S T A T O M A G G I O R E O E L L' E S E R C I T O UFFICIO
LE
STORICO
OPERE DI
RAIMONDO MONTECUCCOLI EDIZIONE CRITICA a cura di
RAIMONDO LURAGHI
VOLUME II
Delle Battaglie (I) Tavole Militari Discorso della Guerra contro il T ureo Della Guerra col Turco in Ungheria (Aforismi) Dell'Arte Militare Delle Battaglie (Il)
ROMA
-
1988
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STILGRAFICA • VIA DELI.A MORTEIJ..A, 36 • TEL. 4388 ~00 · ROMA 1988
PRESENTAZIONE
Con questo secondo volume dell'edizione cn"tica degli scn"tti di Raimondo Montecuccoli vengono presentati - puntualmente introdotti, esplicati ed annotati dalla vivida speculazz·one del professor Luraghi - ben sei studi del grande Capitano: zJ ''delle battaglie''; le ''tavole mzfitan·' '; zf ''discorso della guer;a contro il turco"; gli "afonsmi", ovvero zJ trattato "della guer;a col turco in Ungheria''; zf ''dell'arte militare'' e la seconda trattazione del ''delle battaglie". Raggruppati in modo omogeneo, questi studi ci n·velano un Montecuccoli - oltre che lungimirante stratega quale già lo conosciamo - meticoloso ed attento tattico, analitico e preciso "matematico'' delle operazioni e della logistica - l'antesignano dei /agisti moderni, affermerei, scrupoloso indagatore dell'animo dei soldati, tanto da essere definito dal curatore, anche in questo campo, il ''primo fra gli psicologi mzfitan·· •. Ma è forse propn·o in questi scn#i così meticolosi e dettagliati fin nel particolare - più che da quelli di ampio respiro - che viene fuon· il grande condottiero, con z1 suo mai dimenticato bagaglio delle esperienze maturate nei gradi più umili, e quindi attento alle esigenze ed alla sicurezza degli umili: i principi del/' economia delle forze, della sicurezza e del morale - quest'ultimo secondo la terminologia anglosassone - associati in stretta ed armonica simbiosi. Ed è ancora da queste osservazioni minute che un attento /et-
tore - e soprattutto, auspico, i Quadri mzlitan·più giovani - può tran-e ti ''perenne'' dell'arte militare, quel ''perenne'' che - al di là di qualsiasi evoluzione tecnologica - n·mane immutato nel tempo, poichéfondato sul valore dello spirito e sulla coscienza dell'integn"tà di chi· ci ha preceduto, ad esaltazione dell'umiltà ed a npulsa della presunzione. IL CAPO DELL' UFFICIO STOR1CO
NOTA
Con il secondo volume delle Opere di Raimondo Montecuccoli che qui si presenta viene completata per la prima volta l'edizione critica in italiano dei maggiori trattati teorico-militari dell 'illustre condottiero. I criteri seguiti nella cura del presente volume sono analoghi a quelli già usati per il primo; la canografia è stata anche qui preparata appositamente da Alberto Rosselli. Il Curatore ringrazia ancora una volta l'Ufficio Storico dello S.M. Esercito per il suo inestimabile aiuto, così come il Kriegsarchiv di Vienna e la Biblioteca Estense di Modena che hanno gentilmente consentito la pubblicazione dei ms. da essi custoditi. Raimondo Luraghi
DELLE BATTAGLIE Prin10 trattato DI RAIMONDO MONTECUCCOLI
INTRODUZIONE
Il pn·mo trattato Delle Battaglie è, tra i manoscritti di Montecuccoli, uno di quelli che sollevano i maggion·problemi. L'originale di pugno dell'Autore non si è più n'trovato: si può tuttavia suppore che il codice esistente alla Biblioteca Estense di Modena (zJ quale costituisce, sia detto inàdentalmente, l'unico esemplare che si abbia di tale trattato), sia stato fatto.per volontà di Montecuccoù stesso e forse riveduto da lui (sebbene non vi siano correzioni di suo pugno: ma nessuno può escludere che esse fossero state fatte su una pn·ma copia, andata poi perduta così come l'onginale). Conforta questa tesi l'esame della grafia, che è una cancelleresca, chiaramente del Diciassettesimo secolo. Sipuò fondatamente supporre che la copia (così come quella del Trattato della Guerra) sia stata dunque fotta per disposizione del Montecuccoli, verosimilmente allo scopo di'fome omaggio al Duca di Modena Francesco Il d'Este, suo protettore e signore naturale. Quando e in quale circostanza? Una facile ti/azione è che ti Nostro avesse recato seco i due manoscritti quando, su richiesta del Duca, si recò a Modena per assumere ti comando delle forze collegate nella così detta guerra di Castro. La n'chiesta gli giunse però tanto inattesa e ti suo n'entro nell'Impero, per recarsi al letto di morte della vedova del cugino Girolamo, fu cosìprecipitoso che è difficile suppo17e che egli abbia avuto ti tempo difar preparare e di portare seco, o di/arsi inviare, i manoscritti. Più probabile che egli, per far cosa grata al Duca, vi avesse atteso dopo il suo n'torno, e precisamente nel 1645, quando, in seguito ad una ferita, trascorse un pen'odo di convalescenza nella appena acquisita sua propn·età
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
di Hohenegg ove, tra l'altro, attese a preparare lo Urschrift delle future Tavole Militari. Secondo ogni verosimiglùmza, eglz' riprese qui i suoi manoscrz'ttz' della prigionia e fece assai probabilmente preparare le copie per ti Duca. Un apografo del Trattato della Guerra rimase anche nel suo archivio pn·vato a Hohenegg, ed è quello che oggi si trova al Kn·egsarchiv di Vienna e di cui si servì il Veltzé, da me indicato come «Manoscn'tto Viennese» (cfr. voi. I). Ma per ti Delle Battaglie il problema è più complz'cato e più oscuro. Anzz'tutto a Vienna, come si è detto, non ve n'è traccia. Vi si trova invece un altro manoscn#o, con lo stesso tz'tolo, ma datato ben chiaramente «1673»: è questo il secondo Delle Battaglie, scn#o, sembrerebbe, ventott'anni dopo ti pn·mo. Il Veltzé, tuttavia, non avendo preso visione del codice modenese, pensò che, come accade per ti Trattato della Guerra, anche qui à si trovasse di fronte a due apografi della medesima opera. Si sbagliava gravemente. In conseguenza di· questo errore il pn·mo Delle Battaglie n·mase non pubbùcato sino al 1975, quando apparve la traduzione in Inglese di Thomas Barker (in: The Military lntellectual and Battle - Raimondo Montecuccoli and the Thirty Years W ar, AlbanyandNewYork, 1975). CosìcometlDellaGuerra,essoè, in Italiano, del tutto inedito. Il secondo problema nguarda la sostanza dell'opera. Come si è già avuto occasione di accennare (Cfr. /1ntroduzione alla presente edizione, pubblicata nel primo volume, e che qui di seguito si riassume), il Pien· ipotizzò che il Delle Battaglie altro non fosse se non la Nona «Pecon'na» (un quaderno, così chiamato, come gli altri otto, dalla copertina in cartapecora), da Montecuccoli scntta durante la pngionia di Stettino, e volle considerarlo come una introduzione al Della Guerra. Kurt Peball tuttavia dimostrò ti carattere ausiliaro e secondanò delle «Pecon·ne» rispetto al maggzòr trattato, il che, per altro, emerge sia dall'indice delle «Pecon·ne» stesse ne/Della Guerra, che da una sene di punti in entrambi i trattati, su cui, nella presente edizione, l'attenzione del lettore è stata attratta mediante le note. In altre parole ti Delle Battaglie appare troppo ben elaborato per essere un semplice quaderno di appunti. D'altronde, i fatti
Introduzione
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d'arme citati non risalgono più avanti· della prigionia di Stettino: per cui la supposizione più ragionevole è che il trattato sia stato, sì, fondato sulla nona «Pecorina»: ma ne rappresenti una (probabilmente) totale rielaborazone e un amplt"amento in forma di opera autonoma. Quando esso assunse la sua presente forma, non è dato stabilire: probabilmente nella sosta a Hohenegg del 1645, perchépn·ma Montecuccoli ebbe ben poco tempo disponibile per dedicarsi ad attività di scrittore. Ad un iniziale colpo d'occhio, zl pn·mo Delle Battaglie, trattando prevalentemente di tattica, può appan·re di un interesse meno attuale che altre opere del Nostro: ma un esame più attento conduce a ben differenti conclusioni. Anzitutto, anche sul piano strettamente tattico, il trattato (come già acutamente osservato dal Pien) dà un quadro di un 'esattezza sorprendente della tattica in vigore durante ti culmine della Gue1Ta dei Trent'Anni. Ma vi è di più. Le frequenti argomentazioni su problemi operativi, le quali, come una cornice, inquadrano l'intera opera, sono di un 'attualità palpitante. Si vedano le pagine circa l'opportunità o meno di dar battaglia o quelle sul comportamento del vincitore e del vinto: e ciò sarebbe già moltissimo. Ma non basta: si vedano ancora le tesi di psicologia militare; le considerazioni sulla figura e i compiti del capo militare, che anticipano di quasi due secoli Clausewitz con maggiore logicità e chiarezza; si considen·no infine tutti ipn·ncipi generali di tattica, validi in ogni tempo ed in ogni luogo. Basterebbe tutto ciò a fare del primo Delle Battaglie ti degno compagno del Trattato della Guerra. Insieme, entrambi ci danno un quadro pressoché completo del pensiero di Montecuccoli nella sua pn·ma fase, nonché una sen·e di nflessioni sul complesso e proteiforme fenomeno della gue77a che non solo coloro i quali fanno professione di soldati, ma ogni persona di cultura potrà meditare con profitto. Insieme naturalmente all'inestimabile contnhuto che ti trattato dà alla comprensione, non solo ston·co-militare, di quella che fu l'età di Montecuccoli, di· Gustavo Adolfo e di Wallenstein. R.L.
DEllE BATIAGLIE Primo trattato Risoluti di presentar la giornata, o d'accettarla dall'inimico, si devono avere molte considerationi innanzi della battaglia, durante la battaglia, e dopo la battaglia. Innanzi della battaglia si de' pigliar il tempo , overo l' occasione, con avantagg10: 1 °. Attaccando l'inimico quand'egli ha separata l'armata e l'ha indebolita per aver mandato a qualche impresa un nervo di gente; e così il re di Svezia attaccò Friedland a Li.itzen mentre che il Pappenheim era ito ad attaccar Halle in Sassonia; e così anche Banér assalì Hatzfeld a Wittstock mentre che il Klitzingen era ito con un corpo dell'armata ad attaccare Rathenau, Brandenburg, et altre cittadelle, etc. 1 . 1 Come esempio della prontezza nello sfruttare l'errore del nemico cli dividere le proprie forze , M. cita il caso della battaglia di Lùczen ( 16 novembre 1632) in cui Gustavo Adolfo attaccò il Wallenstein, Duca di Friedland (il M. lo indica quasi sempre con quest'ultimo appellativo) allorché questi aveva consentito alla cavalleria di Pappenheim di separarsi dal grosso per l' azione su Halle; va detto che Wallenstein pensava di poter riconcenuare le proprie forze in tempo utile. Il suo errore fu di non porre io bilancio una fulminea mossa da parte del re di Svezia. (Cfr.: Karl Deuticke, Die Schlacht bei Lùtzen, Giessen, 1917 ; Hans Delbriick, Geschit;hte der Kn'egskumt im Rahmen der politischen Geschichte, Berlino, 1920 sgg., voi. iv; Michael Roberts, Gusta11us Adolphus- A History ofSweden, 1611-1632, London, New York and Toronto, 1958, voi. ii ). Il secondo esempio ponato da M. è quello de!Ja battaglia di Wittstoek (4 ottobre 1636) in cui M. si distinse coprendo con maesuia la ritirata degli sconfitti Imperiali. Delle persone qui citate , Gustavo Adolfo , com'è noto, morì a Lùtzen; così pure Gottfried Heiruicb Pappeoheim (1594-1632), uomo di vasca cultura, abile stratega dotato di grande coraggio fisico e leader di Cavalleria tra i più iJJusui della scoria. Johan Banér (1598-1641), generale svedese salito al più alto grado da modeste origini contadine, divenne comandante supremo delle forze svedesi dopo il disastro di Nordlingen (5-6 settembre 1634) grazie alla protezione del grande Cancelliere svedese Oxenscierna, che ne aveva intuito il genio; Melcbior von Hatzfeld (1593-1658), dapprima combattente nelle file protestanti, poscia passato con Wallenstein, abile e professionalmente ben preparato, fu dapprima uno dei maesui cli M., che poi si unò con lui; Hans Kaspar von Klitzingen ( + 1634) era un generale deU'Elettore di Sassonia il quale ultimo, nella disavventura di Wittstock, comandava le armate imperiali (oltre le proprie) e la cui inetta leadership fu non piccola causa del disastro.
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Le opere di Raimondo Montei:uccoli
2 °. Alcuni avendo conosciuto come l'esercito nemico è preso
da certa superstizione di non combattere in tale tempo, hanno quel tempo eletto alla zuffa e vinto. 3 °. Sopra il tutto devesi pigliar il tempo d'azzuffarsi coll' inimico quando i soldati sono pieni di speme e di coraggio, che gli uomini et i cavalli sono rinfrescati, né sono stanchi per la lunghezza del digiuno o della marcia, ma sono arditi e freschi, né diffidano della vittoria, perché il maggior segno di perdere è quando non si crede poter vincere. 4 °. Si cerca di cogliere il nemico all'improvviso, o di notte , quando si riposa, massimo se l'inimico ha l'esercito copioso di molte generazioni, et i soldati sono di gran corpo, perché di notte i nimici discordi di costumi e di lingue, spaventati dal pericolo improviso, assopiti dal sonno, difficilmente si posson ordinare insieme, ma di giorno possono intimidire chi li attacca col far veder la grandezza de' loro corpi vasti, et col numero della moltitudine; o di giorno, quand'una parte della sua gente è a foraggio, o quand'egli sia sicuro, né sospetta d'esser attaccato, s1 come il re di Svezia assalì a Leipzig il Tilly, il quale non pensava a cosa alcuna meno che a questa, e Banér assalì Marazzino 1 bis; o quand'il nemico ne presenta qualche vantaggio, come nel passar un fiume, aspettando che sia in mezo da ogni banda e poi assalendolo, o nel marciare, s' ei lo fa disordinatamente; e eh' ei sia stracco, o gli convenga passar a canto a qualche bosco o marazzo o luogo difficile. 5 °. Alcuni, che hanno temuto della virtù del loro nimico , hanno cominciato la zuffa nell'ora propinqua alla notte , acciochè 1 bis Johan Tserclaes de TiJly (1559·1632), vallone, allievo di Alessandro Farnese, creò, per il Duca Massimiliano di Baviera, un esercito ben organizzato ed efficiente. Vincitore alla Montagna Bianca (8 novembre 1620) conquistò poscia il Palatinato Renano e disfece a Lutter il re di Danimarca Cristiano N (24-27 agosto 1626) guadagnandosi la fama di abile capitano. Severo, spartano, fu uno tra i maggiori maestri di M.. Battuto gravemente da Gustavo Adolfo presso Breitenfcld (17 settembre 1631), fu, più tardi, ferito in combattimento sempre conuo gli svedesi presso Rain (15-16 aprile 1632) e morì a Ingolstadt quindici giorni più tardi. Rodolfo Giovanni Marazzino ( + 1645) friulano, fu tra gli italiani che servirono negli Eserciti absburgici, insieme con iJ fratello Paolo. La sconfitta cui accenna M., ad opera di Banér, è quella di Chemnitz (14 aprile 1639), in seguito alla quale Marazzino (che si era distinto alla Montagna Bianca e a Nordlingen) fu sottoposto a Corte Marziale. Assolto, si ritirò a vita privata.
Delle battaglie - primo trattato
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suoi, sendo vinti, potessero, difesi dall'oscurità di quella, salvarsi. 6°. Alcuni, che sono stati attaccati ne' loro campi, hanno differito d'uscire per molte ore, sinché l'inimico ha perso quel primo ardore col qual ei venne, o ch'ei s'è voluto ritirare , o che l'hanno visto fatto negligente per aver dati essi spezie et apparenza di timore; poi all'ora hanno combattuto seco. 7 °. Devesi anche aver ordinato l'esercito in battaglia prima che s'arrivi sopra il campo della battaglia et alla vista dell'inimico, e così ha sempre fatto il re di Svezia in ogni suo attacco generale, avendo sempre la notte innanzi riposato con l'armata in battaglia nel medesim' ordine con che ella doveva combattere 2 • 1
Il luogo si dee anche considerare. Per eleggere un campo di battaglia proprio per la qualità e per la quantità delle genti di guerra che s'avranno: 1 ° . Se si è più forti di Cavalleria che l'inimico, si devono cercar le pianure, e se si è più forti di Fanteria, devonsi eleggere luoghi angusti, impediti di fossi , di paduli e di forre. 2 ° . Se si teme d'esser cinto dal gran numero dell'inimico, devonsi coprir i suoi fianchi , e l'uno d'essi per lo meno, con la natura del luogo, cioè con una riviera, con un bosco, con una montagna, con dirupi, con una città, o con altra cosa equipollente. 3° . Giova anche la situazione di quel luogo che mette a' suoi la necessità nel combattervi, la speranza nel valore, e la salute nella vittoria; e certo le fortezze propinque, quanta maggiore speranza danno di salvarsi, tanto minore animo danno di resistere. 4 °. Si rende anche inutile la moltitudine dell'inimico con l'angustia del luogo, nel quale egli non può spiegare se non una parte delle sue genti. 2
M.. come generale, segu irà sempre q uesto esempio, compiendo anche le marce di avvicinamento in ordine di battaglia. Va anche osservato qui il duplice uso della parola «battaglia>, incesa sia ad indicare il combattimento, che a designare il grosso dell'esercito, specialmenre quando sch ierato in ordi ne d i battaglia.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
5 °. Avendo alcuno voluto combattere quasi che sicuro di non poter esser rotto, ha ordinato l'esercito suo in luogo dov' egli abbia avuto il rifugio propinquo, o tra paludi, o tra monti, o in una città potente, perché in questo caso egli non può essere seguito dal nemico et il nemico può esser seguito da lui; ciò non si deve imitare se non con grande considerazione e con un esercito virtuoso, del quale si sia sicuro eh' egli non deva abbandonar il campo prima dell'estrema necessità, o che con altro mezzo si possa costringere a ristar su' l campo et a combattere sinché paia al generale di ritirarlo, perché altrimenti la propinquità del rifugio leva l'animo di resistere; né si deve riguardar a i mezzi per dove si può scampare, ma più tosto a quelli per dove bisogna necessariamente vincere, perché se dal principio si fa conoscere come si può salvarsi, l'impazienza o timidità naturale degli uomini ne può ricercar il mezzo al minimo accidente che arriva. 6°. Nella qualità del esercito si dee sapere che: 1, La Cava/lena. La Lancia 3 serve più per investire che per sostenere, fa l'impressione col corso, e però richiede un terreno sodo et uguale; La Corazza può investire e sostenere, si muove alla carica col passo, e però il terreno può essere men sodo e · men uguale , ma non però impedito di fossi o d 'arbori, perché il suo corpo, che deve esser fitto e serrato insieme, non si potrebbe tener unito; l' Archibugero, o Carabina, disordina l'inimico co' tiri della carabina; il suo corpo non ha a fare d ' esser troppo serrato insieme, e però può soffrire un terreno più difficile. 2, Fra le macchine , i carri falcati de gli antichi et i leofanti investivano col corso, e però richiedevano un piano sodo et uguale, e se all' imitazione di que' carri si volessero oggidì usare macchine appunrute per rompere l' Infanteria, com'è rappresentato nella figura 70 della meccanica, Pecorina VII 4 , bisognerebbe, per servirsene, di un simil piano. L'Artiglieria tira di lontano, posta in alto domina l'inimico, posta in piano striscia orizontal3
lntendasi: "i lanceri" , così come poco più oltre si deve intendere: "i corazzie ri". Questa citazione contribuisce ad escludere l'ipotesi che il Delle Battaglie possa esser stato scritto addirittura prima delle "Pecorine". 4
Delle battaglie · p rimo trattato
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mente ), non si può difendere da se stessa, s' ella è attaccata, vi si corre sopra per impedire i suoi tiri, e però richiede sito che possa difficilment' essere abbordato. 3, Fra l'Infantena, il Moschetto tira di lontano, investito non può sostenere, e però richiede fosso, marazzo, o altro vantaggio che lo difenda dall'esser investito; la Picca sostiene et investisce 6 , avanza pian piano, fa un corpo solido e fermo e ben serrato insieme, e sì come per sostenere si può aitare di qualche sito scabroso, così per investire non dev' esser il luogo sì difficile che disunisca il suo corpo ed impedisca eh' ella possa venir alle mani; gli Scudi hanno la medesima ragione della Picca; le saette, le fionde e tutt' i veliti de gli Antichi, e se a lor imitazione si volessino anch'oggidì impiegar qualchi soldati che gettassino granate 7 , hanno la ragione de' Moschettieri. E però ben considerata la qualità delle sue armi, si dee eleggere sito avantaggioso, dove ciascheduna possa ben fare l'offizio suo e pe'l contrario vedere che quelle dell'inimico non vi possano commodamente adoperarsi e vi sieno rese inutili. 7°. Nella qualità de' siti si dee generalmente sapere che: 1, i monti e i luoghi relevati scoprono e comandano l'inimico; non lasciano scoprir né riconoscere le sue proprie forze né i suoi ordini, non facendosi mostra che della propria fronte; se l'inimico viene a salirvi, non può tener l'ordinanza serrata, né ha forza nel caricare, perché la gravità del proprio corpo lo tira abbasso e adietro, e pe'l contrario chi è in possesso del monte, et asta 7 bis all'ingiù, accresce al moto d'impulsione il moto della gravità propria, e se la salita è scoscesa, o umida per la pioggia, non può l'inimico tener il piè fermo, né le file unite. Quandi i tiri de' soldati antichi partivano dalla forza del braccio, com' el gettar de' pili et il tirare colle fionde , egli è sicuro ) !mendasi: opera con tiro radente. Importantissima tesi , la quale, ben chiaramente e in maniera inequivocabile sviluppata nelle righe seguenti, dimostra come già negli anni 1640 il M. considerasse la picca come arma sia difensiva che offensiva, seguendo in ciò la grande intuizione di Gustavo Adolfo; mentre nel passo precedente egli dimostra l'azione squisitamente difensiva del fuoco. 7 M. svilupperà sempre più questa sua tesi, fino a creare la specialità dei granatieri. 7 bis Intendasi: colpisce con l' asta(o picca). 6
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
che a contramonte riuscivano più lenti e m en vigorosi che da alto e basso; anche chi è sopra un rialto , e recede un po' poco dalla sua estremità, è sicuro de' colpi dell' artiglieria nemica, perché venendo i tiri in linea retta, s' ei radono l'estremità del colle, passano sopra il capo delle genti , es ' ei vengono un po' più bassi, danno in terra e non colgono 8 , quindi è che Cesare occupava sempre i rialti, né volontieri attaccava l'inimico, che già ne fosse sopra ordinato in battaglia. Nella battaglia di Leipzig, era un sito un po ' rilevato, dov'era piantata una giustizia 9 , vicino di Podalwitz, che fu subito occupato dal Pappenheim, e così prevenne il re di Svezia, che aveva il medesimo disegno , e che per ischivare il disavantaggio d ' attaccare dirittamente in quell'eminenza gli Im perialisti, fece piegare et avanzare un po' in giro il corno destro dell'armata, per venir al fianco di quel rialto . Il Conte Galasso ha in ogni luogo autenticato questa massima col suo esempio ; questi monti occupati da lui gli diedero vittoria a Nordlingen. contro li svedesi, li quali , conoscendo pure questo vantaggio di sito impiegarono tutte le loro forze per superar i luoghi più alti , ma si affaticarono in vano 9 bis . 2, Le valli, et i fondi, possono servire per mettervisi una pane delle genti al coperto delle cannonate; per coprire un fianco della battaglia; per imboscarvi e nascondervi un nervo di gente , che quando la zuffa è attaccata, dia su' l fianco o sulle spalle dell'inimico. 3, I luoghi stretti e passaggi angusti riducono la moltitudine dell' inimico inutile, e fanno che i molti diventan pochi, non potendo capire più genti da un lato che da un altro, sì che si viene a 8 Si tratta dello sfruttamento dei pend ii d olci, che M. teorizza oltre un secolo prima di Wellington. 9 Cioè un patibolo. 9 bis A Néirdlingen (5 -6 settembre 1634) il generale d egli Imperiali Matteo Galasso (1584-1647), ottenne una grande vittoria sugli svedesi, che migliorò le soni absburgiche. Il Galasso, friulano, fu uno tra i migliori cap itan i italiani d ell'Impero e M. lo considerò uno dei suoi maestri ; i suoi indubbi difetti (era dedito al bere e morl probabilmente alcolizzato) non sembrano giustificare le aspre critiche cui lo sottopone Thomas M. Barker (Cfr. : The Military lntellectual and Battle: Raimon do Montecuccoli and the Thirty Years War, Albany, NY , 1975, pag. 231, o. 7), sembra su lla fede di Gilnther Franz, Biographisches Worterbuch zur deulschen Geschichte , Monaco , 1953. li Barker, pur usual mente cauto, sembra dimenticare la diffusa ostilità tra i germanofoni (ove il Franz trova le sue fonti) verso i generali italiani dell' Impero; e non dà, a mio avviso, peso sufficiente al giudizio di M.
Delle ballaglie - primo trattalo
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combatter del pari , dove in un campo aperto e spazioso li molti superano i pochi, sì perchè li possono cingere et attorniare, sì anche perché nella larghezza degli ordini possono sempre far succedere gente fresca, e finalmente vincere se non per la virtù loro , almeno per la stanchezza de' pochi. I passaggi angusti dinanzi al campo intrattengono l'inimico, che non possa venir ad attaccare se non con gradissimo disavantaggio, il che fu mal osservato dal Hatzfeld nella battaglia di Wittstock; e dietro al campo diffendono le spalle e necessitano anche i propri soldati a combattere ordinatamente, essendo guarniti di moschetteria, che carichi e tiri sopra quei che vogliono abbandonar il campo e fuggire. 4, I boschi non lasciano riconoscere la gente che vi è dentro, né l'ordine che le tengono; possono servir ad imboscate, si mantengono con vantaggio poiché chi vi è dentro sta al coperto, né può essere pigliato in mira dall'inimico il quale non sa come accertar i suoi tiri e pe' l contrario viene offeso e bersagliato da quei che sono dentro al bosco, bisognandogli camminare gran spazio allo scoperto prima che d'avvicinarvi; anche, nell'estremità del bosco si possono abbatter arbori, i quali impediscano totalmente la Cavalleria che per sorte venisse quivi ad assalire; gli è ben vero che il bosco non diffende già dalle cannonate, perché percuotendo le palle negli arbori, ed abbattendoli, causano maggior danno che non farebbono le palle istesse, si come chiaramente si conobbe alla battaglia di Wittstock; possono però i boschi coprir un fianco dell'armata, mettono in sospetto il nimico non sapendo che gente vi sia dentro, la quale può far impeto all'improvviso quando le pare, né può essere assalita; e se non si vogliono guarnir di gente per esser quelli troppo vasti, o la gente che si ha troppo poca, vi si può mettere il fuoco, et in tal modo cuoprono pur anche il fianco dell'armata, perché le fiamme impediscono l'inimico di entrar da quel lato, siccome Friedland nella battaglia di Liltzen fece metter il fuoco in essa città che colle fiamme ricopriva il corno destro della sua battaglia. 5, I fiumi servono per coprir i fianchi o le spalle della battaglia, e non esser attorniato.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
6, Un fosso , una siepe, una vigna reca anche qualche vantaggio per la Moschetteria.
Ora intesa in generale la natura de' siti, devesi cercare di prevenire il nemico nell'occupare gli avantaggiosi e proporzionati alla qualità e quantità della sua geme, e se l'inimico gli ha prima occupati, bisogna studiarsi di tirarlo fuori insensibilmente, ovvero di guadagnarglieli a forza assalendoli occultamente in quella parte eh' egli non guarda, e segnatamente in quel lato che non è così difficile ad esser superato; ché se si trova l'inimico in luogo per lui disavantaggioso, come se colla Cavalleria si fosse ridotto in un marazzo, e coll'Infanteria in una pianura, bisogna assalirlo incontinente senza dargli tempo che con questa si ritiri e guadagni qualche sito forte, o con quella esca dalla campagna.
8°. Bisogna procurare, s'egli fa vento, di pigliar il di sopra, accioché il fumo, la polve e la pioggia dia negli occhi al nemico, sì come il re di Svezia fece nella battaglia di Leipzig, il quale, avendo il vento contrario, fece piegare et avanzar un po' in giro il corno destro dell'armata, sì che il vento venne a ferirgli il fianco, e non la fronte, e lo divise con gli Imperialisti. Né solo impedisce il vento la vista, ma quando egli è gagliardo, fa che i tiri riescano più deboli, né accertino lo scopo 8 bis. Anche al sole bisogna tener rispetto, acciò che co' raggi non abbarbagli: né basta ch'allora non dia nel viso, ma conviene pensare che crescendo il di non offenda.
Si dee levar a' suoi ogni speranza e mezzo di potersi salvar fuggendo ed imporre loro ogni necessità di combattere. 1 ° . Alcuni hanno incitato l'inimico stesso sotto spezie di 8
bis Cioè vadano fuori bersaglio. Altro pumo che attesta la relativa inattendibilità delle armi da fuoco del tempo, le quali non potevano esercitare, nella migliore delle ipotesi, che una funzione secondaria.
Delle battaglie - primo tra/lato
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avviso benevolo, a venir a tagliar il passo all'esercito, acciò non potendo salvarsi colla fuga, riponesse ogni sua speme nel valor della mano. 2 °. Alcuni avendo data la battaglia vicino ad una città amica, hanno ordinato a i contadini che non ricevino dentro nissuno, et hanno fatto saper quest'ordine a tutta l'armata. 3 °. Altri hanno fatto cavar un fosso dietro all'armata, per il cui impedimento la cavalleria non potesse fuggire. 4 °. Altri hanno condotto la gente con navi, e poi disimbarcatele a terra, hanno fatto metter il fuoco nelle barche, o ritirarle, e così fece il Principe Maurizio a Nieuwpoort, et il Colonnello Kerhauss nel passare il Reno; e similmente hanno alcuni fatto tagliar dietro a loro i ponti sopra di cui erano passati al campo di battaglia 9ter. 5 °. Cesare mandava via i cavalli de gli uffiziali e il suo proprio, e fece talora combattere la Cavalleria a piede, rimovendo i cavalli, e così fece anche Catilina_ 6 ° . Alcuni hanno ordinato al tergo della battaglia un numero di soldati, che caricassero e ricacciassero all'inimico chiunque si fosse ritirato , e gli hanno comandato pubblicamente di ammazzar chiunque fuggisse. • 7 °. Hanno alcuni circondata la battaglia di carri per levar la speranza del fuggire, et hanno altri guaste e rotte le strade della ritirata, e resele sconce al cammino acciò che l'armata credesse di dover vincere o morire.
9 m Maurizio di Orange Nassau (1567-1625} conquistò a Nieuwpoon il 2 luglio 1600 una splendida vittoria conuo l' Arciduca AJbeno d ' Austria che alla testa di un esercito spagnolo aveva cercato di sbloccare la città. Mania Andrea Kerhauss , colonnello imperiale. prese pane a molti fani d'arme tra il 1632 e il 1636: di quale specifico episodio però parli qui M., è difficile stabilire.
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Le opere di Raimondo M,ontecuccoli
L 'Ordinanza e Disposizione della gente
I
in battaglia deve considerarsi; et in essa queste generalità: 1 ° . Che quegli si dice aver vinto la giornata il quale rimane maistro del campo, et ultimo sopra la piazza, perché la maggior uccisione dell'inimico non si fa nel conflitto, ma nella fuga; sì che l'unico scopo di chi si ordina in battaglia è di poter rompere, urtare, mettere in fuga e confusione e cacciar l'inimico del campo, dove poi perseguitandolo se ne fa strage, perché essendo disordinato e tutto preso dalla paura, né ha più cuore di difendersi; e così lascia anche addietro il cannone, preda del vincitore 10 . 2 ° . Che si faccia ordinanza in modo che tutta la gente possa combattere, né vi siano truppe inutili, perché s'elle non possin combattere, ci saria come non averle 11 . 3 °. Che l'armata non combatta mai tutta in una volta; ma che possa rifarsi, et il combattimento reiterarsi due o tre volte, perché tale è la sentenza de' Capitani migliori; perché l'esempio de' Romani l'ha dimostrato, e l'usanza moderna lo comprova; perché la ragion lo vuole , bisognando che ere volte la fortuna abbandoni, o che 'l nemico abbia tanta virtù che tre volte vinca, s' ei vuol superar un'armata che tre volte si rinforza; et anche perché bisognando necessariamente che tanto la parte che rompe, quanto quella ch'è rotta [deva] 12 cacciar dal campo chi non ha 10 La tesi (risalente ai duelli dcli' età feudale) secondo cui vincitore era colui che rimaneva "padrone del campo" , viene qui da M. svuotata del suo pristino contenuto e trasformata nel principio moderno per cui vincitore è colui che riesce a spezzare le schiere nemiche volgend ole in fuga e, mediante la cattura di prigionieri, armi e artiglierie, praticamente annienta - o danneggia gravemente - l'esercito avversario. Ciò, ovviamente, nel campo tattico , che è il tema principale de l presente trattato: il successo strategico, come M. sapeva benissimo cd altrove indica, è altra cosa. 11 Principio dello sfruttamento totale delle proprie risorse. 12 Parola illeggibile, sostituita congetturalmente con "deva". Questo principio, di mantenere forze di riserva, non con trasta con il precedente, in quanto là si trattava delle forze effettivamente presenti sul campo di battaglia; inoltre designare un nucleo come riserva significa dargli una funzione specifica. M. critica il non impegnar tutte le forze senza specificato morivo.
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riserbato altra gente fresca da opporre; e se ciò è successo molte volte col furore di una truppa di riserva, la quale non s'azzuffava se non dopo che tutte le altre avean combattuto, quanto maggior effetto farà un second'ordine di battaglia, che verrà alla carica dopo che tutta l'armata nimica avrà combattuto contro il primo ordine, et anche più un terz'ordine all'imitazione de' Romani, se i due primi sono disfatti? Quest' è una massima sicura, eh' ogni truppa, per grossa ch'ella sia, s'ella ha combattuto, ella è in tal disordine, che la minima che sopraviene è capace di disfarla assolutamente, talmente che un generale che può conservar all'ultimo qualche truppe senza aver combattuto deve con esse guadagnar la vittoria, sendo cosa longa e difficile di voler rimetter in buon' ordine un'armata c'ha combattuto per combatter di nuovo, perché alcuni sono feriti, altri badano al bottino, ad altri rincresce il ritornar al pericolo, pensando aver soddisfatto al loro debito, e tutti insieme sono talmente commossi che non intendono , o non vogliono intendere, alcun comandamento. Al contrario, quei che non hanno ancora combattuto sono nell' ubbidienza, pronti a fare ciò che loro si comanda; però la scienza del generale non è tanto a rimettere insieme e rilegare le truppe disordinate e disperse (che non è propriamente se non un'azione di coraggio) quanto a far combattere le sue truppe ben a proposito l'une dopo l'altre, e non tutte alla volta, dovendo considerare eh' ei non può esser ben ubbidito dalle sue genti che sino a quell'ora che le manda alla zuffa; doppo questo, tutte le orazioni del mondo non le fermarebbono quando fuggono, ma lo fa bene una truppa in buon'ordine, la quale dando ombra all'inimico, lo fa rimanere di perseguitare, e così i fuggitivi hanno tempo e luogo di rassodarsi 13 . 4 ° . Che i battaglioni e squadroni si possano assistere e secondarsi l'un l'altro, perché combattendo ogni truppa di per sé colla fronte, gli è necessario che il fianco gli sia difeso dalla fronte d'un'altra, et il fianco di questa colla fronte di una terza, e così di mano in mano, et anche acciò che essendo rotta e cacciata una 13
Domi na dell'impegno della riserva nei momenti decisivi.
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truppa, ne succeda un'altra, che intrattenga l' inimico e dia tempo e luogo alla prima di relegarsi al coperto. 5 • . Che nell'ordinar la battaglia s'osservino s1 ben le distan. ze, che sendo rovesciate le prime truppe, non si gettino sopra quelle che le devono sostenere , né le seconde sopra le terze. 6 ° . Che si vegga di non poter esser preso pe' fianchi , anzi si cerchi di ordinare l'armata in modo che possa cingere e rinchiudere quella dell'inimico, il ché si può fare mettendo i soldati più forti e più valorosi sull ' ale della battaglia 14 , e cominciando la zuffa per il lato dove si sente che si è più forte, perché se una volta si rompe una dell'ale del nimico, si piglia poi nel fianco e nelle spalle, ed è impossibile eh' egli possa resistere. 7 •. Che si dispongano buoni capi in tutte le parti della battaglia, i quali si riferiscano l'uno all 'altro, e tutti al generale, perché un muro, il quale d 'ogni parte inclini, vuol più tosto assai puntigli e spessi ancora che non così forti, che pochi ancora che gagliardi: ch'uno solo non rimedia alla ruina discosto, né il generale solo può supplire da per tutto, essendo impossibile, dopo aver ordinata l'armata e che si viene alla zuffa, ch'egli possa dar ordine se non dalla parte ove egli è, talmente che s'egli non ha buon'assistenza, quand'anche facesse delle meraviglie dove si trova, non può rispondere dell ' ignoranza de ' capi che commandano l'altre parti dell'armata 15. 8°. Che s'ordini insieme le truppe d'una istessa nazione , e conoscenti , sì perché si secondano con l' affetto maggiore, sì anche perché meglio si possono discernere i forti et i vili , e s'accendono maggiormente nell'emulazione e nella contenzione della gloria; così li svedesi erano sempre in un corpo distinti dagli Alemani nell'Armata di Gustavo lor re; et in tutte le congiunzioni dell'Armate Imperiali con quelle di Spagna, di Baviera, di Sassonia, di Brandenburg, etc., si sono sempre distinti i corpi, o secondo le nazioni , o secondo i Prìncipi et i Generali. 14
Principio che M. seguici vittoriosamente a San Gouardo ( ! · agosto 1664). u M. pone qui in rilievo uno dei doveri fondamentali del comandante in capo: la scelta dei quadri, gli altri essendo il piano strategico e il controllo dell ' esecuzione.
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9°. Che l'Artiglieria s'ordini conforme alle regole date nel trattato di quella 16.
II 1. In conformità di queste massime si è comunemente usato
di disporre l'Infanteria nel corpo della battaglia, per battaglioni in iscacco, e la Cavalleria all'ali et alle spalle di quella in isquadroni , e l'Artiglieria secondo la commodità del luogo, al fronte dell'armata et a' fianchi de' battaglioni. 2. Questi battaglioni si sono ordinariamente fatti di cinque sorti, cioè: quadro d'uomini, quadro di terreno, duplicato, di gran fronte, quando la fronte si rapporta al fondo secondo qualche proporzion data 16 bis_ Lo spazio che ciascun soldato occupa marciando in battaglia, è di tre piedi nella fronte e sette piedi nel fondo. 3. Per far un battaglione quadro d'uomini, e sieno per esempio 100 uomini, si piglia la radice quadra di cento, e dà 10, che è il numero di soldati che si hanno a mettere tanto nella fronte che nel fondo , come si vede nella figura prima.
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4. Per fare un battaglione quadro di terreno, e sieno 105 uomini, si moltiplicaranno per 3: ch'è lo spazio che ciascuno occupa in fronte : e faranno 315. Questo numero si divide per 7: 16
Chiaro accenno alle "Pecorine", il che vale a dimostrare ulteriormente come esse fossero già state redaete quando fu scritto il "Delle Battaglie". 16 bis Per "fronte e fondo", locuzioni normalmente usate da M., si intende ciò che noi oggi chiamiamo rispettivamente "riga" e "fila", composte, nel primo caso, da uomini schierati fianco a fianco; nel secondo, l'uno dietro l'altro. Per la migliore comprensione dei testi di M., bisogna anche aver presence che egli soventissimo usa il termine "fila" per indicare ciò che noi chiamiamo "riga" , e, quindi, " uomi ni in fila" per "uomini in riga" .
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ch'è lo spazio che ciascun occupa nel fondo: e darà 45. Ora si piglia la radice quadra più vicina di questo numero, et è 7, e questo è il numero de ' soldati che bisogna metter nel fondo; poi si dividono li 105 uomini per 7, e daranno 15, e questo è il numero de' soldati che bisogna metter in fronte, come si vede nella figura seconda.
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5. Per far un battaglione duplicato, cioè a dire , che ha due volte tanti uomini nella fronte che nel fondo, e sieno dati 98 uomini, si raddoppia questo numero, e saranno 196. Poi si piglia la radice quadra di questo numero, che è 14. E questo è il numero de' soldati che bisogna mettere in fronte, e là sua metà, ch'è 7, si deve mettere in fondo, come si vede nella figura terza che segue. 14
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6. Per fare un battaglione di gran fronte, e sieno 21 O uomini, de' quali si voglia far un battaglione che abbia 30 uomini di fronte, per sapere quanto egli avrà di fondo, bisogna dividere 210 per 30 e darà 7. Per trovare il fronte per il fondo bisogna dividere 31O per 7 e ne viene la gran fronte di 30, come si vede nella figura quarta. JO
7. Per far un battaglione la cui fronte si rapporti al fondo secondo qualche proporzione data, siano dati 135 uomini in tal ragione che per ogni cinque di fronte ve ne siano ere di fondo, cioè a dire , che la ragion de' lati fra loro sia come la ragione di 3 a 5. Si divida 13 5 per 5 e si moltiplichi il quoziente per 3, e dal
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prodotto si cavi la radice quadra, che sarà 9 per il fondo del battaglione. Ora per saper la fronte, si divida 135 per 3 e si moltiplichi il quoziente per 5 e dal prodotto si cavi la radice quadra che sarà 15 per la fronte del battaglione, come si vede nella figura quinta. 15
3 °. Ma poiché i battaglioni quadri, o quadri di terreno, si sono trovati debili di fronte, e la soverchia altezza del fianco rende molti soldati inutili, secondo che un battaglione non può mai combattere più alto che di 6 o 7 file, perché le picche sono lunghe 18 piedi, e le mani n'occupano 3, sì ché il resto della picca s'avanza fuori della prima fila 15 piedi, la seconda fila, oltre quello che le mani occupano, ne ritiene per Io spazio ch'è fra una fila e l'altra, avendo il passo allungato nella battaglia ristretta 3 piedi; di maniera che il resto della picca s'avanza fuori della prima fila 15 piedi, la seconda fila, oltre quello che le mani occupano, ne ritiene che lo spazio ch'è fra una fila e l'altra avendo il passo allungato nella battaglia ristretta 3 piedi; di maniera che il resto della picca è 12 piedi, e per la medesima ragione la terza fila non ne può avere che 9, la quarta fila 6, la quinta 3 e la sesta arriva giustamente colla punta della sua picca al pari della prima fila, o qualche poco fuori, se le file si spremono e si serrano di vantaggio nel fondo, onde l'altre file non possono adoperare la lor arma, e son inutili se non quanto possono in qualche modo servire a rifare e riempire le piazze che rimangono vuote nelle prime file; però nelle giornate campali egli non è più di grand'uso questa sorte di battaglioni. Si fanno anche le croci, i circoli, i triangoli e le mezze lune, che si possono usar particolarmente per sostener un furioso attacco da tutte le parti, per far un'apertura dentro un battaglione, come un corpo dentro un legno, e per chiudere e cingere l'inimico. Ma sopra tutti sono rimasti i battaglioni duplicati, de/ quali si servono gli spagnoli, e quei di gran fronte, che sono sempre stati in uso
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appresso agli antichi , et sono più che mai ritenuti da' moderni. E questa forma s'intende ne ' battaglioni delle picche, che sono come le sarisse de' Greci, e come gli gravemente armati de' Romani , e che [sono] l'arma unica e senza pari per sostenere le forze della Cavalleria, e senza la quale un'armata non sarebbe che braccia e gambe senza corpo, ch'è totalmente necessario per dar appoggio a detti membri , perché ella è il muro, che colla sua sodezza mantiene la piazza, sostiene il nemico , e dà agio alla Cavalleria ed alla moschetteria di ranodarsi copenamente alle sue spalle; e quanto a' moschettieri, che fanno l'uffizio de' leggiermente armati de' Greci e de' Veliti de ' Romani , si schierano secondo i battaglioni della picche, et anche fra squadroni della Cavalleria, ne gli intervalli propri et a ciò ordinati, acciò ché possino co' tiri continui infestare e disordinare l'inimico senza confodersi, né rendersi inutili, e dopo aver fatto la scarica, possino rimettersi in luogo sicuro e coperti a ricaricar i moschetti. I Greci non facevano che un sol corpo di tutte le loro sarisse al qual davano 16 soldati di fondo, e tutto il resto si scendeva in una fronte che conteneva 1024 uomini. Li Romani distinguevano i loro gravemente armati in picciole truppe dette manipoli di 120 soldati ciascuno, che avevano 10 soldati di fondo e 12 di fronte, perché giudicavono che quel corpo avesse più vita, che avesse più anima , e che fosse composto di più parti, in modo che ciascheduna per se stessa si reggesse. Oggidì li olandesi imitano i Romani , dando a' loro battaglioni 10 di fondo e 20 di fronte , che fanno un corpo di 200 picche. Nell' Armata imperiale si danno comunemente ai battaglioni 7 uomini di fondo, e tutto il resto si mette di fronte, e si fanno i battaglioni di 300 o 400 picche, et il Friedland elesse il numero dispari , acciò che le bandiere nella quarta fila venissero giustamente ad esser collocate nel mezzo dello squadrone, utilità più d'apparenza che d'effetto, e che in nissum modo uguaglia il bene che si ritrae dal numero pari coll ' aiuto del quale si può facilissimamente, et in un subito, alterar la forma dell'ordine secondo il sito del luogo e secondo il numero dell'inimico, diminuendo la fronte
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e raddoppiando l'altezza, ovvero diminuendo l'altezza e rinforzando la fronte, o della metà, o d'un terzo, o d'un quarto, secondo eh' ei si vuole, e che la parità del numero comporta, al che il numero dispari è inetto. Li svedesi formano i battaglioni di picche di 4 bandiere, che contengono 192 soldati, fanno il fondo di 6 uomini, et la fronte vien ad essere di 32 soldati. E in effetto le picciole truppe tanto d'Infanteria, che di Cavalleria hanno questo vantaggio, che più gente può combattere in una volta. La fronte viene a stendersi più, a causa dell'intervalli che sono fra le truppe; e le maniche de' moschettieri vi si possono collocar più frequenti, et esse vi si possono maneggiare più comodamente e con minor confusione per esser men grosse di numero; in oltre le picciole truppe possono attaccar in più parti, e si ha quasi tanti combattimenti che soldati; e se un picciolo corpo è rovesciato, il disordine non è molto grande, né la breccia è molto difficile a rifarsi, perché ella è picciola, e v'è altri corpi pronti a sostituire in luogo di quello. Ma i gran corpi hanno queste incommodità, che bisogna eh' essi abbiano un campo di battaglia molto uguale, altrimente non possono conservare il loro ordine, né possono agere a destra e a sinistra, ma solamente combatter avanti di loro; quando sono rotti una volta, egli è difficile a rimetterli, et a riparar una ruina, la quale rassomiglia bene spesso a quella d'un edifizio che cade tutto intiero né si può ristabilire che rifacendolo di nuovo. Egli è ben vero che per difendersi e salvarsi in una ritirata, e per non esser attaccato, questi gran corpi solidi e massicci sono al proposito, e sì come sono come immobili e di poco uso negli attacchi, così quando non vogliono far altro che difendersi , sono difficili ad esser rotti; ma le picciole truppe si menano da rutti i lati, e tengono il lor ordine in ogni sito; possono combattere in più volte; et finalmente egli è cosa molto più facile in caso di bisogno il far di molte una grossa prontamente e senza disordine, che d'una grossa farne molte picciole 17 . 17
Acuta critica delle massicce formazioni usate nell'Esercito imperiale sino a Breitenfeld. M. coglie anche giustamente il fatto che esse , form idabili nella difesa, erano inette nell'attacco. Solo con formazioni più agili sarebbero riusciti Gustavo Adolfo e M. ad usare i picchieri nell'attacco.
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4 °. Quanto alla Cavalleria gli antichi Romani la dividevano in truppette, dette turme , di 32 soldati per una. Poi i francesi l'ordinarono già tutta in una fila, che essi chiamavano en haye, cioè in siepe, et oggi l'ordinano in isquadroni grossi, che hanno 7 a 8 uomini di fondo. Gli olandesi danno a' loro squadroni 5 uomini di fondo , sì che la fronte vien ad esser di 16. Nell'Armata imperiale si fanno li squadroni di 200, 250 e 300 cavalli, et il fianco è di cinque, e tal ora di 4, e tutto il resto si dà alla fronte. Li svedesi formano gli squadroni pur di 200 in 300 cavalli, ma il loro fondo è solo di 3 et il resto è di fronte. Le norme antiche di rombi, cogni 17 bis , e simili sono tralasciate, come di poco uso. Lo schierare in una sol fila la Cavalleria, è tralasciato, com'ordine cattivissimo, perché egli è ragion natura le, che il forte superi il debile , e che 4 o 5 file di cavalli serrate insieme, e congionte, ne rovescino una sola. Egli è vero che quand'una compagnia è distesa tutti combattono, e quand'ella è ammassata in isquadrone non ci è se non la sesta parte che combatte, cioè la fronte, ma quando si ordina una truppa non si dee solamente riguardar a questo, che ciascuno possa tirar all'abordo un colpo di pistola, o portar una stoccata, ma devesi più tosto aver riguardo ch'ella possa rompere ciò che se gli presenta dinanzi , ch'è l'unico scopo di chi commette giornata, e ciò si fa molto più gagliardemente quando ella è.,disposta in isquadrone; e ciò si dee intendere della Corazza, la cui forza consiste nella fermezza e nella solidità. Si potria anche replicare, che lo squadrone non può rovesciare al più che 15 a 16 cavalli dalla truppa ch' è stesa in siepe, il che è vero, ma ciò sarà nel senso dov'è l'insegna, e dove i capitani et i soldati migliori sono collocati, e portata via questa parte, tutto si crolla; e quando anche ciò che [rimane] 18 volesse dar né fianchi dello squadrone, gli altri squadroni, che solo secondano, l' impedirebbono; che se pensassino di dar né fianchi dell'armata, bisogna considerare, che 300 cavalli schieraci in una fila, occupano l7bi> Cunei. 18
Lettura congetturale.
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da 1000 passi di longhezza, e tutta la Cavalleria in questo modo terrebbe un spazio infinito, sì che essendo sì lontani gli uni da gli altri, non si potrebbono aitare, né soccorrere fra loro, e per venir a giungere i fianchi dell'armata avrebbono a pigliar il giro d'una circonferenza grandissima, là dove i squadroni di riserva girandosi vicino al centro sarebbono molto prima in ordine per riceverli, e romperli di nuovo, sì che quando fossero tre a quattro truppe di Cavalleria ordinate a questo modo in fila l'una doppo l'altra, un squadrone le può rovesciar tutte con la facilità che una palla può abbattere più file di zoni. Così dunque per sostener una forza, ci vuola un'altra forza, e la ragion vuole ch'un battaglione, e così anche uno squadrone abbia la sua convenevole fortezza e grossezza. S'aggiunge, che facendosi più file in uno squadrone, egli è verosimile che quei che mettono alla prima fila sieno uomini scelti, e quei della seconda fila li secondino anche in valore; et una compagnia è ben misera, s' ei non vi è 10 o 20 soldati buoni; e quanto al resto, che si suppone non esser di tal valore, è ordinato come al coperto sotto all'ombra di questi primi, il che li fa seguire più arditamente venendo alla carica, sapend' essi bene che la fronte riceverà tutto il pericolo, e tutto il danno, e che s'ella rompe il nemico, ch'essi participeranno al medesimo onore, onde bisogna bene eh' ella sia una viltà insigne, quando una truppa disposta in tal modo non viene alle mani, poiché il valor de' primi li dee far dar drento, e la sicurezza a gli ultimi li dee far seguire; ma quando una truppa è ordinata in siepe, i valorosi, che sono per l'ordinario il minor numero, ancor che vadino risolutamente alla zuffa, nondimeno gli altri, che non hanno voglia di andare, restano a dietro sì che in 200 passi di cammino si vede rischiarire e diradare questa lunga fila e vi appariscono dentro gran brecce, il che incoraggia maravigliosamente il nemico, e molte volte di cento cavalli non ve ne saranno che 20 o 25 che carichino, i quali venendo poi a conoscere che non hanno sostegno né appoggio alcuno, dopo aver tirato qualche colpo di pistola, o d'avere dato. qualche colpo di spada, tornano a dietro, se non sono stati rovesciati all'abordo. Il combatter però in una fila o due si può permettere alla
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Le op ere di Raimondo Montecuccoli
Lancia, et alli archibusieri, perché non possono investir in grosso; e quando si vuol caricar dell'Infanteria in una zuffa particolare, perché più file possono attaccar da più lati, e succedono l'una all'altra sì presso, che la moschetteria non ha tempo di ricaricare; e quando si ha picciola truppa di 20 o 25 uomini, perché combattendo in siepe ella fa più grand'apparenza e ti può attaccare i fianchi dell'inimico. Nel resto si devono tener i squadroni, nelle file de' quali bisogna regolarsi secondo il valor de' soldati, et essendo grànde, si debono far manco file, ma essendo poco, se ne devono far più. Li squadroni molto grossi e massicci, hanno quelle incomodità che si sono dette de' grossi corpi, e si tiene che 100 cavalli in due truppe ne possino battere 150 in una sola. In ogni modo che si ordini l'esercito, deve pigliarsi ( quanto a' cavalli) questa generalità, che sempre s'hanno a porre o dietro, o da' fianchi; chi li pone d'avanti nel dirimpetto dell'esercito, conviene faccia una delle due cose, o che li metta tanto innanzi, che sendo ributtati , eglino abbiano tanto spazio che dia loro tempo a potere cansarsi dalla Fanteria, e non l'urtare; o ordinare in modo quella con tanti intervalli che i cavalli per quelli possano entrare tra loro senza disordinarli; ma nell'uno e nell'altro modo si combatte con grave disavantaggio e soggetto a gran disordine.
5 •. Gl' intervalli fra le truppe sono molto necessari perché danno entro e ricetto a i corpi della moschetteria, che vi si maneggia; fanno apparire la fronte più longa, e danno agio che quei che combattono dinanzi possano esser sovenuti da quegli che sono posti di dietro a dirimpetto degl' intervalli, e così i manipoli de' Romani avevano intervalli fallati, sì che ad un manipolo de gli astati era dietro un intervallo de' principi, et all' intervallo de gli astati era dietro un manipolo di principi, al quale rispondeva poi un vacuo de' triari, et un manipolo di essi ad un vacuo de' principi. Che se il manipolo de' principi fosse diritto alle spalle di
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quello degli astati, e quello de' triari alle spalle di quello de' principi, e così gl'intervalli l'uno al deritto dell'altro, sarebbono inutili per ritirarsi come per ispignersi innanzi, perché ritirandosi un manipolo degli astati, urta in quello de' principi che gli è alle spalle e questo volendosi spinger avanti, urta in quello che gli astati che gli è dinanzi; o se pur vogliono entrare negli intervalli conviene che gli uni ritirandosi e gli altri subentrando torcano l' ordinanza e facciano maggior cammino. Erano dunque gl' intervalli fallati, e perché i corpi eh' erano in una Legione Romana erano piccioli e distinti e senz'armi lunghe, si potevano facilmente ritirare senza disordinarsi né perdere le loro distanze, et il second'ordine poteva facilmente riempire le distanze dinnanzi, et in caso di bisogno ciò poteva anche far il terz' ordine. Ma una moltitudine grossa non può essere ricevuta come un corpo picciolo, né si può ritirare combattendo senza rompersi e senza qualche disordine, impedita anche dalle picche, il che però potevano far i Romani come si vede nella figura.
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I1.ig.6. E ciò s'intende dell'Infanteria la quale anche rotta e messa in fuga, cede in retta linea, e fugge a diritto, perché un battaglione disfatto non piglia caracollo.per fuggire, nè fa conversione rutto in un corpo, ma ciascun soldato di per sé volta il viso e fugge, il che altrimenti arriva nella Cavalleria. Gli' intervalli devono esser tali eh' ei siano capaci di ricevere agiatamente quei che vi devono ritirare, o avanzare. L'ordinar le truppe dietro a gl' intervalli ha questa utilità, eh' elle stanno quasi sicure di non essere attaccate dall'inimico, perché egli sarebbe una
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temerità di venir a passare e offrir li fianchi alle tue truppe che sono poste dinanzi, aver a sostener la moschetteria che le favorisce, e finalmente aver ad azzuffarsi del pari con esse. Né potend'esser attaccate non lasciano però di dar sospetto all'inimico solo col farsi vedere e tenerlo incomodo, perché possono sempre avanzar quando vogliono, e se l'inimico viene punto a disordinarsi pigliano quel tempo per metterlo totalmente in confusione. Si ha anche con tali truppe questo vantaggio, che si possono levar da un luogo, e spignerle in un altro, dove si vede il bisogno, il che non si potria fare s' elle fussino schierate in una medesima fronte coll'altre, se non con grave perdita di tempo e disordine. Aggiugnesi che in tal modo non si viene ad ubbligar l'esercito ad un impeto ed una fortuna ma combatter più volte 19, né tutti si stancano o si disordinano a un tratto, s1 che 'dopo la rotta della prima fronte può l'altra, o la terza, guadagnar la battaglia, essendo fresca o facendo uno sforzo contro l'armata nimica stanca e disordinata; et usano oggidì tutti i capitani di ordinar la battaglia con più d'una fronte che i tedeschi chiamano treyfach 20 , e così hanno fatto gl'Imperialisti a Li.itzen, Soulz, Nordlingen, Wittstock, Freyberg, e per tutto, fuori che il Tilly nella battaglia di Leipzig, il qual schierò tutto l'esercito in una sol fronte, e se ne trovò male; gli svedesi e gli olandesi fanno l'istesso 21 . Quanto a gl'intervalli della Cavalleria, vi è altra ragione, che all'Infanteria, perché quando questa è disordinata, piglia la fuga in linea retta, come s'è detto, ma quando un squadrone di Cavalleria piega, ei gira su la man sinistra, o su la mano ritta, né mai, o di rado avviene, eh' ei ritorni per quella linea su la quale fu collocato, sì che se uno squadrone è posto dietro all'intervallo che 19 L'agilità dello schieramento consente la manovra,
come è tosto chiarito. Espressione tedesca arcaica per dreifach. 21 Liitzeo, 1632; Soulz, 28 ottobre 1633, in cui gli Imperiali e gli spagnoli. comandati dal!' Aldringen e dal Duca di Feria, respinsero con successo gli svedesi del Feldmaresciallo Gustav Karlsson Horn; Nordlingen, 1634; Witmock, 1636; Freyberg (o Freiberg) nella Meissen, ove il 10 marzo 1639 Marazzino (la cu i avanguardia era comandata da M.) costrinse Banèr a togl iere l'assedio; in.fine Lipsia Breitenfeld, 1631. Sebbene M. stimasse molto il Tilly, egli non esita qui a indicarne il maggior errore: quello, appunto, di essersi attenuto alla vecchia tattica di massicce formazioni schierate in una sola linea. 20
Delle battaglie - primo trattato
è fra i due primi, egli è impossibile eh' ei non sia urtato, se l'uno de' due primi vien a piegare sì come si vede nella figura, e di qui
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nascono le continue dispute et querele né rincontri che si hanno coll'inimico, dove si ode mai altro che lamentarsi d'esser stato rovesciato da questo e da quell'altro squadrone amico, che l'ha urtato, e che gli è venuto adosso, essendo l'uso fra gl'lmperiali di disporli a quel modo in iscacco. Ma se gli squadroni sono posti gli uni diritti dietro alle spalle de gli altri, egli è molto più facil cosa, che nel piegar de' primi, quei di dietro sieno cansati, e evitino l'urto. È ben vero, che se i secondi squadroni devono farsi innanzi per entrare ne gl' intervalli de' primi, conviene che torcano l'ordinanza, e facciano maggior cammino; né sono anche in questo modo ben assicuraci dall'urto, perché girando la Cavalleria in confusione e con impeto, egli è gran fortuna s' ella viene giustamente a rincontrare quel vacuo eh' ella ha sulla mano ricca, o su la manca, né si piega un po' più qua, o un po' più là sopra li squadroni di dietro, oltre che, caricando tre o quattro squadroni in una volta, né avendo essi disegno di girare, ma sendo fatti piegar per forza, egli avverrà che voltandosi l'uno a destra e l'altro a sinistra, verranno due insieme a voler passare per un vacuo che non li cape, e però bisogna di necessità, che si spingano addosso a gli altri squadroni, sì che quando anche si usasse questo modo nell'Armata Imperiale, non mancherebbono lamentazioni di molti, che sarebbono rovesciati da' suoi propri, perché non ostante ogni cautela che si usi, egli è difficile di cansar l'urto de' squadroni fra loro, massime quando
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
sono grossi, perché sempre allargano gli ordini quando si mettono in fuga, et uno squadrone, che per esempio occupava 50 passi nell'andar serrato insieme alla carica, ne piglia più di 100 nel tornar disordinato, volendo tutti i soldati cacciarsi nella fila davanti , per non esser di quei di dietro, et quando si volesse pure ordinare una Cavalleria dietro all'altra in poca distanza il miglior mezzo sarebbe di fare i squadroni non molto grossi, e metterne tre o quattro l'uno a canto dell'altro con qualche distanza fra loro, poi dietro a questi su la mano ritta posarne altrettanti pur con qualche distanza fra loro, giustamente a dirimpetto del grande intervallo della prima fronte; e così di mano in mano , come s1 vede rappresentato.
ooq poq. .. . =·-oooJ =·ood Fi.:r. 8. Perché a questo modo quando li tre o quattro squadroni venissero rotti , non potrebbono mai ingrossar e allargarsi tanto, aitati dalle distanze che avean fra loro , che non potessero passare pe'l grande intervallo ch'hanno di dietro, e se piegassero a destra o a sinistra, piegherebbero sopra di loro medesimi, che sono già confusi, né recherebbono danno a gli squadroni di dietro , perché vedendo quel grand'intervallo, ogn'uno s' avisarebbe di correr là, e lo riscontraria facilmente, il che non può avvenire quand'alternatamente un squadrone è posto dinnazi , et un altro a dietro su'l canto.
Disputate le buone e le cattive qualità dell'ordinanza, si potria ordinar una forma di battaglia, che per quanto fosse possibile s'accostasse alla perfettione, e schivasse li diffetti accennati; non già perché s'abbia sempre invariabilmente ad usare
Delle batlaglie - p n·mo trattato
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questa forma d'ordine quando si voglia far giornata, dovendosi variare la forma dell'esercito secondo la qualità del sito e quantità del nimico, ma questa forma si dà, perché da quella si pigli una regola et un ordine a saper conoscere i modi d'ordinar l' altre, perché ogni scienza ha le sue generalità sopra le quali ::.n buona parte si fonda, et è cosa molto ben fatta ch'un generale abbia ben impresso l'ordine eh' ei vuole seguitare tanto ne' paesi larghi che ne' paesi stretti, acciò che non resti attonito, né gli bisogni consultar longo tempo quando l'affare si presenta; e quando li gran fondamenti sono bene stabilici, s'egli arriva qualch'accidente , che richieda che si varii qualche cosa nell'ordine, ciò si fa con molta facilità. Si potria dire, che questo è un avvisar l'inimico del modo con che si vuol combattere, e che ciò gli dà apertura di pensar a i remedii; il che saria vero, se si osservasse sempre un'istessa forma; ma quando se ne fanno veder parecchie, si mette in dubbio quale si voglia ritenere, et io quale formarsi, fuori che i capi principali, che riserbano la migliore nella lor memoria.
1 ° . Ora s'abbia per esempio un'armata di 24.000 fanti e
8.000 cavalli, fra quali sieno 1.000 lance, 1.000 cavai leggeri: e per questi s'intendono soldati a cavallo che non hanno arma alcuna di difesa, ma solo per offesa hanno due pistole e la spada, più atti a seguitar l'inimico quando è rotto, che a romperlo, et abili ad altri servizi nell'esercito in cui si richiede prestezza e velocità (e però non c'è dubbio , che gli Ungari, Croati, Polacchi, et simil sorte di gente molto adoperata nell'Armata imperiale, ne adempiono perfettamente le parti, sì per la natural leggerezza e velocità de ' loro cavalli, sì anche per la foggia delle selle, delle briglie, e de vestiti di simil nazione); 3.000 Corazze, armate intieramente dal capo al piede, e 3. 000 altre Corazze armate di
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
petto e schiena e morione alla prova, senza bracciali, né cosciali, né caschetto serrato; e fra l'Infanteria sieno 960 Scudi,o targhe, o rondaccie, o rotelle; 960 moschettoni corti e grossi, che portino da 7 a 8 palle; 6.000 Picche, e 16.000 Moschettieri 22 • Quest'armata si può ordinar in battaglia nella forma che rappresenta la figura qui annessa segnata A. (v. Tavola A).
1 °. Ogni battaglione semplice è composto da due compagnie, e forma senza le sue ale un corpo quadro oblongo, che ha 24 uomini di fronte , et 8 di fondo, numeri ambidue pari de' quali il primo si può dividere per 2, 3, 4, 6, 8, 12; et il secondo si può dividere per 2 e per 4; e però si può subito con facilità l'uno e l'altro ringrossare o diminuire, secondo il bisogno et il piacere. La prima fila è di targhe, la seconda di moschettoni, e l'altre sei sono di picche. Tutto il corpo consiste di 192 uomini, e però non è così grosso ch'ei non sia maneggiabile, né così debile, ch'ei non possa far resisitenza. Tutte l'armi fanno perfettamente l'ufficio suo; le picche in 6 file possono tutte agire, né ve n'ha di inutili, come sarebbono se ve ne fusse di più; e quando il battaglione è bene ristretto, vengono assai ben coperte le file de' moschettoni e delle targhe, perché le picche tengono i cavalli dell'inimico discosti 12, o 15 piedi essendo esse lunghe 18. Le targhe fanno un meraviglioso effetto, perché di lontano tengono tutto il battaglione coperto da i tiri della moschetteria nemica, e di vicino quando la zuffa si restringe e che le picche sono divenute inutili, rannicchiandosi a terra e scorrendo verso le picche con spade larghe; e costì tagliano le gambe a' nemici; e così servendo le picche a sostenere il nemico, le targhe servono poi ad aprirlo, e vincerlo; i moschettoni tengonsi bassi a ginocchi, e non tirano sinché l'inimico è vicinissimo, o gionto alle picche, et all'ora fanno la discarica tenendo dritto la mira contro la cemura dell'uomo s'egli è a piedi, e contro la fossetta del petto del cavallo, s'egli è a cavallo, et in tal modo 22
Già negli anni 1640 M. aveva elaborato principi tattici propri in base ai quali egli accresceva di molto la potenza di fuoco in rapporto alle picche, superando assai i principii svedesi, fino ad un rapporto di oltre 1, 7 in favore delle armi da fuoco porracili.
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possono minare tutta la prima fila dell'inimico e spaventare quei che seguono.
2 ° . Al battaglione sono aggiunte le sue ali, overo maniche di moschettieri, sì perché minando e disordinando co' loro tiri continui le truppe opposte dell'inimico, rendono poi agevolezza al battaglione di sostenerle, o di romperle; sì anche perché la moschetteria senza coperta si rovescia facilmente, e però non potendo sussistere senza appoggio si congionge al battaglione in maniche; queste maniche si posson' ordinare in diverse maniere, ma nella figura suddetta sono distinte a ciaschedun battaglione in quattro pam. La manica dinanzi ha 24 moschettieri di fronte e 2 di fondo, quelle da' lati ne hanno ciascuna 18 di fronte e 6 di fondo, che fanno in tutto 336 moschettieri. Fanno tutte benissimo l'offizio loro, perché quella dinanzi può tirare continuamente di piè fermo una fila dopo l'altra senz'impedirsi, mettendosi l'una a ginocchio dopo aver tirato, et avendo ricaricato nel tempo che la terza abbia sparato. Quelle de' lati tirano similmente tutte l'una fila dopo l'altra, come si fa nell 'esercizio, rimettendosi sempre dietro aJla manica quella che ha sparato per ricaricar nuovamente, et in questo modo ogni moschettiere si può servir della sua arma. Sono continuamente 60 tiri a un tratto, né le truppe sono sì grosse, che volendo disimpegnarle, o farle avanzare, o riculare , o ritirare, possano generar impedimento e disordine , perché quando l' inimico vien alla mischia, si ritirano dietro al battaglione a dirimpetto de gli intervalli, e qui nuovamente ricaricano, e tirano fin ché possano, e se l'inimico fosse così ardito di passare fra i due battaglioni delle picche, pigliano la spada alla mano , e s'azzuffano valorosamente con esso. La manica di dietro reca parimente grand'utilità, perché quando le picche s'abbassano per azzuffarsi, ella è all'ordine per tirare sopra le loro teste nel corpo dell'inimico, e fa anche un altro effetto, che è di render più sodo il battaglione, il quale viene in questo caso ad avere 10 uomini di fondo.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
3 °. Ogni volta che [il battaglione] è composto di due compagnie, ha due insegne, le quali vengono collocate nella quarta fila delle picche, che è la sesta del battaglione, eque' due o tre soldati che si levano per lo spazio d'ogni insegna, si possono mettere ne' canti del battaglione verso le picche indentro, o dove se n'ha più bisogno, perché i canti sono i più discoperti quando le picche son'abbassate.
4 °. L'Infanteria, che chiude i lati della battaglia, è ordinata in un battaglione quadrato a otto facce, accioché in ogni caso, che l'inimico battesse la Cavalleria di quel con-io, essa non possa esser presa pe ' l fianco , e rotta, ma possa far costa da ogni parte ad un tratto, e difendersi. Il battaglione quadrato, ovvero tondo a 8 facce è composto di quattro piccioli quadrati oblonghi, che hanno 8 di fondo e 16 di fronte, e che però contengono ciascheduno 128 uomini, fra quali sono 16 scudi, 16 moschettoni , e 96 picche; poi per riempire li quattro vacui, che sono formati ne' canti de' quattro quadrati oblonghi, è messo in ciascheduno un conio, ch'è la metà d'un quadro perfetto, cioè 28 uomini perché i lati de' quadrati oblonghi, che si riguardano , sono di 8 e quello spazio, dove entra interiormente il conio, scema una misura, e fa 7, onde multiplicando quadratamente 7 fa 49, la cui metà è 24-½ , a cui s'aggiunge la metà di 7 cioè l'intera diagonale del quadrato, la quale rende la faccia esteriore del conio e dà 3-½, che aggiunto a 24-½ , fa 48 uomini per tutto il conio , nel quale sono 7 scudi, 6 moschettoni , 15 picche; adunque tutto il battaglione a 8 fascie comprende 732 uomini , come si vede rappresentato in questa figura, fra quali sono 108 moschettieri nel centro intorno a sei bandiere segnati verdi 23 , 92 scudi nella fila esteriore segnati rossi, ottantaotto moschettoni segnati gialli nella fila ch'è dietro alli scudi, e 444 picche segnate nere intorno a' moschettieri. 23
Le tavole inserite da M. nella bella copia del Ms. avevano queste distinzioni di colori. Essi sono indicati con altri accorgimenti nelle tavole allegate alla presente edizione.
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I moschettieri del centro hanno 6 piedi di distanza da tergo a tergo, acciò che possano ben maneggiarsi nel caricar e ricaricare, e nell'inginocchiarsi per dare spazio alla fila ch'è dietro di poter tirare, perché sendo le picche col ginnocchio (illeggibile) e piegato per combattere, si fanno più basse, in modo che una parte del corpo dell'uomo a cavallo dell'inimico può esser vista, e bersagliata. Nissun'altra sorte di battaglione può far fronte da (illeggibile) 23 bis parti in un tratto sufficientemente, perché lo spazio, ch'è verso il centro, viene sempre a farsi più angusto, e però capace di minor numero di picche , sì che il fondo viene molto debile, et 23
bi, Le due parole illeggibili che occorrono in questo brano non sono state sostituite perché la loro assenza non rurba il senso. che è chiaro di per sé. Da not:1.Ce che il Barker (The Military lntellectual.... cit., pag. 101 sgg.), traducendo ricomuisce del rutto e in maniera arbitraria i paragrafi, alterando quindi non solo il testo di M. , ma rendendolo meno intelligibile. Interessante la critica di M. alle debolezze del quadrato.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
ineguale, et i canti rimangono molto vuoti , et aperti , come chiaramente si può vedere in un battaglione quadrato, e però a voler riempire il vacuo di que' canti, si vien a formare questo tondo a 8 facce, il quale è migliore di tutti gli altri, se ben'anco questo patisce qualche difetto negli angoli interiori, dove restringendosi lo spazio , vengon anche a scemar un poco le picche, et a render il fondo non così ben sostenuto; e tale sarebbe anche la figura circolare senza faccie. Quattro simili battaglioni a 8 facce si mettono nella battaglia, cioè due, che chiudono i lati dell'Infanceria, e due altri che si mettono all' esuemità de' corni della Cavalleria, acciò che si possa ranodar quivi dietro , e se l'inimico passasse, fosse salutato nelle spalle e ne' fianchi dalla moschetteria, che vi è dentro. Tutti questi quattro battaglioni a 8 facce contengono 2928 uomini, cioè 432 moschettieri, 368 scudi, 352 moschettoni, e 1776 picche. Questi sono come quattro baloardi, che anch' oggi sono la gran cortina della battaglia, perché ricevono ciascheduno nel mezzo 108 moschettieri, i quali (in caso che l' inimico rompesse i corni della battaglia, e passasse per girarvi) possono continuamente tirare e forzar l'inimico a ritirarsi se non vuole offrir le spalle e i fianchi a questi continui tiri , et essi stanno in sicuro guardati attorno attorno dalle picche, le quali facendo (illegibtle) da tutti i lati, non possono esser forzate, tenendosi per massima che nissun battaglione di picche si può forzar per la testa; e posson anche esser d 'aiuto a qualche squadrone, che si potrà rilegare dietro di quelle perché la Cavalleria dell'inimico non oserà d'urtarle, e se le urta non le sfonderà, perché poca cosa ritiene i cavalli: il tuono et il fumo del moschetto li spaventa, le ferite li fermano , la paura degli uomini fa loro tener la briglia, e sopra il tutto le picche sono una barriera, che sostiene ogni grand'impeto. Un esempio se ne vide alla battaglia di Leipzig, dove già tutta l'Armata imperiale era battuta, e cedeva il campo: et il Reggimento d'Infanteria del Principe di Holstein rimase ·solo su la piazza, e fu caricato ue, o quattro volte furiosissimamente dalla Cavalleria svedese vittoriosa, né mai poté esser rotto, sinché a forza di cannonate non fu disfatto; e similmente il reggimento di Fanteria
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del Wangler si ritirò sin alla città di Leipzig tutto in un corpo in dispetto di quante cariche mai seppe dargli l'inimico 23 ter_
5° . La prima battaglia si fa più solida che la seconda perché ella ha a sostenere l'impeto de' nemici freschi et ordinati, e che vengono forse tutti schierati in una fronte; e per questo conviene ch'ella abbondi d'uomini, e però ella è formata di quattro battaglioni suddetti a 8 facce, che contengono 2928 uomini, e di 19 battaglioni semplici, che contengono 10.032 uomini , cioè 2736 picche, 456 scudi, 456 moschettoni; e di sette squadroni e cinque truppette di Cavalleria per ciascun corno co' gli intervalli guarniti di moschetteria, sì che ciascun corno contiene 2500 soldati, cioè Lancie 250, Corazze intiere 700, Mezze corazze 750 e moschettieri 800; e di tre squadroni e tre truppette di riserva posti dietro all'Infanteria, che contengono 150 Lancie, 600 Corazze, intiere. Sì che tutta la prima battaglia viene ad essere forte 18. 710 uomini, e cioè 8416 moschettieri, 854 Scudi, 808 moschettoni, 4512 picche, 650 Lancie, 2000 corazze intiere, 1500 mezze corazze 24 . La seconda battaglia, perché ella s'azzuffa coll'inimico stracco e disordinato , può esser di minor numero che la prima, e però ella è formata di 9 battaglioni semplici, che contengono 4752 uomini, cioè 216 Scudi, 216 moschettoni, 1296 picche, 3024 moschettini; e di sette squadroni, e quattro squadroncelli, et un grandissimo squadrone di Cavalleria per ciascun corno, con gl'intervalli guerniti di moschetteria, sì che ciaschedun corno contiene 750 mezze corazze, 175 Lancie, 500 corazze intiere, 800 moschettieri, 500 Cavai leggeri, o Croati, onde tutta la seconda battaglia 2' « r M. espone con grande perizia la formidabile forza delle picche contro la Cavalleria: però (ed ecco dove il fuoco poteva venir usato in maniera offensiva: non cerco con le armi in dividuali!) una formazione d i picchieri poteva venir d isfatta a colpi di artiglieria, naturalmente se si possedevano i cannoni leggeri d i accompagnamento, introdorti per primo da Gustavo Adolfo. Da notare che fu nel reggimento del colon nello Johann Wangler che M. d apprima si d istinse . 24 Nuovamente il rapporto tra armi da fuoco portatili e armi bian che è favorevole al le prime. Notare i "moschettoni", da M. intesi come a rmi d'accompagnamento pesanti, fondamentalmente per battere la Cavalleria corazzata.
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viene ad essere forte 10.202 uomini, cioè 216 Scudi, 216 moschettoni, 1296 picche, 4624 moschettieri, 1000 mezze corazze, 350 Lancie, 1000 corazze intiere, 1000 Cavai leggeri. E di tutta l'armata avanzano 2960 moschettieri, e 272 picche, le quali si tengono in disparte per averle alla mano ogni volta che bisognasse commandar gente in qualche luogo, o ad occupar qualche posto, senz'aver a rompere, o indebolire un battaglione, e per coprir e rinforzare una parte, non se .ne indebolisca nè se ne renda nuda un'altra; e questi in disparte e che sopravanzassino potrebbon esser Dragoni, come più presti a poter arrivar al luogo, dove venissino commandati. Mancano similmente 80 scudi e 64 moschettoni, in luogo de' quali si possono metter file di moschettieri, ovvero intralciare uno Scudo ed un moschettiere.
6° . S'aggiunge la moschetteria alla Cavalleria, perché ella ne diventa più gagliarda, e se l'inimico è più forte di Cavalleria, questa moschetteria la mette in equilibrio, e s'egli è più debole , chiara cosa è che questa lo potrà rompere, perché egli è incredibile il danno e l'apertura eh' ella fa tirando a proposito, e caricando subito dietro a i tiri le Lancie e le corazze, ed è certo, che quand'uno squadrone vede cadersi alla testa nove o dieci uomini d'abordo, che gli altri che seguono pensano a' fatti loro. Aggiungesi che al favore di questa moschetteria si possono anca collocar quivi pezzetti d'Artiglieria 25 , che fanno gran stragge de ' cavalli nimici; in oltre avendosi nell'armata due volte più moschettieri che picche per gli assedii delle piazze, e per gli altri servizi dell'esercito che richiedono più frequentemente quest'arma, in un giorno di battaglia riescono quasi troppo, perché non potendo essi tener fermo il piede se non col favor delle picche, né potendo le picche coprirne tami,quando l'inimico s'azzuffa le maniche si ritirano dietro a' battaglioni, dove poche possono adoperarsi tirando fra gl'intervalli, e la più parte diventano 25
I cannoni d'accompagnamento "reggimentali", introdotti dal re d i Svezia.
Delle battaglie - prim o trattato
inutili; e però s'impiegano molte volte utilmente e con benefizio duplicato fra le truppe della Cavalleria_ Giulio Cesare lo fece molte volte ne' suoi combattimenti, et a' nostri giorni il re di Svezia lo ha imitato a suo gran vantaggio.
7 °. Le truppette di Lancie sono di 50 cavalli, ciascuna schierata in due file di 25 per fila, perché la lancia non fa effetto, che per la furia, e fuga del corso del cavallo, e però non c'è che due file al più che possano servirsene, et avendo fatto apertura e secondata dalla Corazza, la quale andando ben serratta abbatte e rompe tutto ciò che rincontra.
8°. Li squadroni di riserva sono posti dietro all'Infanteria, perché questa non può essere rovesciata,come la Cavalleria, la quale spesse volte col suo disordine viene ad urtare e disordinare gli istessi squadroni di ritegno. Aggiungesi, che se l'inimico è messo in confusione dall'Infanceria, questi squadroni possono perseguitarlo, acciò che l'Infanteria rimanga in ordine né abbia occasione di sbandarsi per vietare ogni inconveniente. Essi sono composti di 200 Corazze intiere per uno, ch'è l' arma più propria per far corpo, e per sostenere, e portar un grand'urto; hanno 50 cavalli di fronte , e 4 di fondo, e se si vogliono aver più massicci, per un bisogno di sostener un'ala già mezzo rotta, o per opporgli ad un grandissimo corpo unito dell'inimico, si possono subito incorporar due squadroni insieme, che ne facciano uno di 400 cavalli, et allora se gli dà 5 uomini di fondo, acciò che abbia proporzione alla fronte, che è di 80 cavalli; nell'estremità de' corni della battaglia son anche poste le corazze intiere, come la più valorosa sorte di Cavalleria, che più facilmente può romper l'ali dell'inimico, e pigliarlo nel fianco, et i suoi squadroni sono due di 200 cavalli e di 4 file l'uno, et il terzo è di 300 cavalli, e di cinque file, come di ritegno, e di riserva a gl'altri.
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9°. I corni della battaglia sono egualmente forniti, et egualmente forti, presupponendosi, che non vi sia circostanza o di nimico, o di luogo, la quale rechi più vantaggio in un lato che in un altro.
10° . I Cavalli leggeri si mettono sopra l'estremità de' corni
della prima, o della seconda battaglia, et essendo necessari nell'esercito a diversi usi in un giorno di battaglia non ci è posto più a proposito per loro, di questo. ' Il Tilly, maestro di dar giornate (se bene o fosse destino , o difetto suo o d'altri , rimase perditore nell'ultima) solea dire ch ' ei non s'avria mai volsuto servire d' Archibugieri 26 in una battaglia; ed è memorabile l' osservazione del Friedland, il qual dopo la battaglia di Lii tzen scrisse un'ordinanza al Marescial di Campo Aldringen 26 bis, che commandava allora l'Armata imperiale in Baviera, e della quale fu data copia a tutti i colonelli, e tale era il tenore: che avend'egli visto in effetti nella battaglia di Liitzen quanto dànno gli avevano cagionato i suoi Archibugieri, i quali con i loro caracolli, non solo non avevano punto danneggiato l'inimico, ma di più, o avevano disordinato l'altre truppe rovesciandosi sopra di loro, o l'aveano impedite mentre eh' elle andavano alla carica, comandava assolutamente, che tutti i colonnelli di Cavalleria dovessino intieramente riformare le carabine, et armare i loro reggimenti di corazze. E se ne vide un' altra prova nella battaglia di Nordlingen, dove la Cavalleria spagnola avvezza a combattere in quel modo caracollando, benché guidata da Gambacorta 26 tcr , soldato di riputazione, fu in ogni modo più tosto derisa, che pregiata, perché non danneggiava punto il nemico; e certo l'effetto a che ella è inventata, cioè di fare qualche apertura co' tiri delle 26
Intendasi: "archibugieri a cavallo" . Aldringen (1)88· 1634), lorenese, servì dap prima gli spagnoli poscia gl i Absbur· go. Soldato serio e capace, fu essenzialmen te un buon professionista militare. 26 "' Gerardo Gambacorta ( + 1636), napoletano al servizio d ella Spagna, buon generale, sebbene legato al metodo sorpassato della car11eolla, su cui cfr. più oltre, n. 47. 26 bis Johann
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carabine nelle truppe nemiche, acciò che tanto più facilmente possano poi entrare le lancie, e le corazze, è molto meglio eseguito dalla moschetteria, la quale può giunger più lontano col tiro , può accertar meglio il colpo, essendo il moschettiero più fermo a piede, che l' archibugiero a cavallo; e quello che più importa, non può impedire la gita della Cavalleria che va alla carica dopo que' tiri, perché molti, che non hanno gran voglia di venir alle mani e di mischiarsi, fingono d'esser stati impediti quando anche non lo siano stati e si servono volontieri di questo pretesto per ricoprire la viltà loro. Si mettono dunque i Cavai leggeri sull'estremità dell' ali acciò che non possano subito senza impedimento seguitarlo, e che fra tanto le corazze si ranodino e si tengono serrate insieme in un buon ordine, acciò che in ogni caso che l'inimico di rilegasse , non possa torgli la vittoria di mano. Possono anche i Cavai leggeri pigliar di quivi un gran giro, quando la zuffa è appiccata, e girar a i fianchi, o alle spalle dell' inimico, come fecero i Croati imperiali nella battaglia di Leipzig; perché lo possono, se non metter in disordine, almento tenerlo in sospetto, e tenervi qualche truppe nnpegnate.
11 ° . Si computa, che ciascun soldato a piede stando in battaglia per combattere occupi 3 piedi quadri, cioè tanto di fronte che fanno un passo, acciò che le Picche possano voltar il di fondo, e viso da tutti i lati; ma nell'atto del combattere la distanza è di 11 piede quasi quadrato, acciò che così serrati abbiano più forza di sfondar e rompere, o di sostenere. Ciascun soldato a cavallo occupa 4 piedi 27 di fianco a fianco , e 10 piedi di tergo a tergo , ma nel combattere si serrano in mucchio senza tener ranghi. La distanza d'un battaglione o squadrone, ch'è dietro a un altro, deve essere tale ch'egli possa fare la conversione tutto in un
21
27 Il sistema d i misure q ui usato da M. è fond ato sul "passo" modenese (o •verga"), indicato talvolta con ·v·, di metri 1,25; quanto al piede, egl i non precisa se fa uso di quello modenese, parigino , viennese, olandese, d i Pomerania o di Norimberga (cfr. a questo proposito la n. 173 bis al Trattato della guerra, nel voi. I, pag. 285).
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
corpo, quando vogli, o che gli bisogni marciar altrove. La distanza d'una battaglia all'altra si fa di 500 o 600 passi, et è molto necessaria, sì per fuggire il riscontro della prima, s' ella fosse rovessiata, sì anche per poter voltar un corno, o la metà, o una parte della fronte tutto in un corpo per conversione da quel lato dove il bisogno richiede, come il re di Svezia fece girare a Leipzig la sua seconda battaglia contro l'ala diritta degli Imperiali che aveva già messo in rotta i Sassoni, e nel medesimo tempo contro l'ala manca di detti Imperiali, che scostata dall'Infanteria caricava quasi di fianco il corno destro della prima battaglia svedese. Aggiungesi, che tutto quel spazio, ch'è intercetto fra una battaglia e l'altra è come assicurato ne' fianchi, perché se l'inimico venisse per cinger il fianco della prima battaglia, et entrar nello spazio di dietro, verrebbe egli stesso necessariamente a sporger il suo fianco alla seconda battaglia; che s'egli volesse venire sin'al fianco della seconda battaglia, gli bisognerebbe scostarsi tanto dal corpo dell'esercito suo, et indebbolirsi in maniera, che rompendolo in una parte tutto gli andarebbe male; e si suppone che l'inimico non abbia tanta forza, che egualmente possa assalir da ogni banda, perché avendole non bisogna mettersi in campagna seco, se non si ha grandissimo vantaggio di sito, di luogo, o di qualità di gente.
12 °. Li Dragoni s'intendono fra moschettieri e picchieri,
perché devono combattere a piedi, né sono altra cosa, ma vanno a cavallo, acciò che se si ha da guadagnar un posto, o da far altro servizio, nel quale si richieda prestezza e velocità, vi sieno portati più presto 27 bis.
13 °. Il fronte di questa battaglia, è steso assai sufficientemente per guardarsi d'esser preso pe' fianchi, e per fare che tutti 27
bis
edizione.
Sui Dragoni si veda la n. 69. pag. 199 al Trattato della guerra, nel voi. I della presence
Delle battaglie - primo trattato
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possano combattere e tuttavia non è stato disteso , che il fondo non sia assai fone per sostenere lo sforzo dell'inimico, avendo due fronti di battglia, overo due battaglie, e ciascheduna i suoi battaglioni grossi di 10 uomini, e gli squadroni grossi di 4 et anche di 5, oltre che la prima battaglia ha i suoi soccorsi e le sue truppe di riserva.
14 ° . Il fronte della Cavalleria, è messo un po' adietro a quello dell'Infanteria, onde la Cavalleria sta quasi un poco al copeno, sì anche perché egli è sempre più facil cosa l'avanzare e camminar inanzi se si vuole, che il rinculare, e camminare indietro se si è troppo avvanzato.
15 ° . Le bandiere sono collocate nella sesta fila del battaglione, e gli stendardi nel mezzo della seconda fila dello squadrone; le eruppe note e famigliari sono messe insieme, perché quando l'una, che sta in pericolo, è propinqua all'altra, da cui ella è amata, avviene reciprocamente che questa sottentri generosamente la pugna per la salute di quella, avendo rimorso d'affetto , e di vergogna, se non abbracciasse l'occasione di meritare verso di lei e se l'abbandonasse fuggendo. Anche i novizi e mercenari, o quelli in ché si fida meno , si collocano appresso a qualche palude, o in altro luogo , dove la fuga proibita aguzzi gli animi alla vittoria. Il Generalissimo dell'esercito non ha talvolta luogo certo e determinato, dove egli stia, per poter vagare di qua e di là, veder gli ordini, i disordini che nascono, i vantaggi , i disvantaggi che si presentano, et ordinare, e prevedere i remedii ; e così faceva il Friedland. Ma il re di Svezia pigliava il suo posto dinanzi la Fanteria della seconda battaglia, et anche il Tilly si metteva al corpo dell 'Infanteria, e così anche il Galasso. Ciascun corno della battaglia dinanzi ha il suo Marescial di Campo, et i due corni di dietro hanno due Generali di battaglia. Al corpo della Fanteria della prima battaglia può assister il Generale del cannone, passandovi anche talora il Generalissimo.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
Le truppe di riserva devon anch' esser comandate da una persona Generale , perch'egli è di gran momento il soccorrer a tempo dove bisogna, o quando si vede bella, il mandar con impeto all'improviso sopra il nemico qualche squadrone di Cavalleria, che passa fra gli intervalli de' fanti e taglia in pezzi quello che l'Infanteria ha messo in disordine. In qualunque luogo stia il Generalissimo, s'egli non ha un Guidone per insegna dee almeno farne subito rizzar uno sopra una lancia con una banda, o con altro segno, che si vegga di lontano, si come fece l'Hatzfeld a Wittstock, acciò che si sappia sempre dove egli sia, e si possa mandar a lui per ordine, et avvisarlo di tutto ciò che passa in ogni lato e pane della battaglia; e però egli suol pigliar il posto nel mezzo , come luogo di dove si può meglio, che da nissun altro, vedere e comandar in ogni parte; se bene può evitarlo a suo arbitrio, come se vi fosse un rialzo , o aluo luogo , di dove potesse meglio scorgere e commandare. Deve anche aver uomini eletti appresso di sé, Uffiziali riformati, Camerati et Aiutanti Generali ben conosciuti nell'Armata, atti ad eseguire, e portare ogni comandamento. Hanno alcuni ordinato, ad ogni mille uomini , più o meno , un soldato vecchio, pratico, valoroso e incorrotto, il quale aveva in carica di osservar il valor, o la viltà di ciascuno, e poi dopo la zuffa darne ragguaglio al Generalissimo acciò che i premi e le pene fossero giustamente distribuiti, e che i soldati sapendo d'aver inspettori delle lor attioni , e che non operavano in segreto, s1 svegliassino tanto più al valore, e rintuzzassino la viltà.
II
Se il luogo , dove si dee combattere è molto angusto, si può ordinar l'armata in 3 battaglie; dar a' squadroni della Cavalleria una fila di più. far gl' intervalli fra le truppe minori, e che le maniche di moschettieri vi passino facendo fronte del fianco, e tirando in quel modo, overo spiegandosi doppo esser passate, se
Delle ballaglie - primo trtrttato
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possono, tornando a far del fronte fianco, sin a tanto che dovendosi poi ritirare , tornino ad assottigliare la fronte , come si vede nella figura qui annessa signaca B, (v. Tavola B) dove la prima baccaglia contiene 5392 moschettieri , 608 scudi, 592 moschettoni, 2316 picche, 500 lancie , 1200 mezze corazze, 1400 corazze muere. La seconda battaglia contiene 4768 moschettieri , 240 scudi, 240 moschettoni, 1440 picche, 300 lancie, 1200 mezze corazze, 800 corazze imiere, 500 Cavai leggeri. La terza baccaglia contiene 4224 moschettieri, 216 scudi, 216 moschettoni, 1296 picche, 200 lancie, 600 mezze corazze, 800 corazze inciere, 500 Cavai leggeri; e fanno in tutto 14.376 moschettieri, 1064 scudi, 1408 moschettoni, 5292 picche, 1000 lancie , 3000 mezze corazze, 3000 corazze intiere e 1000 Cavai leggeri, sì che avanzano di tutta l'armata 1624 moschettieri e 280 picche, le quali si possono tener in disparte ad ogni bisogno, e con queste, o con quelli si dee anco instaurare la piazza degli scudi, che mancano 104, e de' moschettoni, che mancano 88 per causa de' battaglioni composti a 8 facce , la cui circonferenza esteriore occupata dalle targhe, e da' moschettoni, è molto maggiore che l'interiore occupata dalle picche e da moschetti.
1 ° . Ne' canti della prima battaglia di quest'ordinanza, si vede un nodo di 200 moschettieri in 6 file, che fanno 150 et il nodo ha due ali su i canti anteriori , e ciascuna di 25 moschettieri in due fila, che fanno in cucco 200, e sono ordinate in tal modo, perché molto più facilmente e più gente in un tratto può tirare , come si vede in a dove le ali sono poste dirittamente su i canti verso il di fuori in modo che gli altri moschettieri del quadrato possono senza danno , e senza impedimento tirare , e tirato ch'egli hanno , l 'ali non hanno a far altro, se non che la fila diritta passi un poco su'l lato ritto e la fila manca su'! manco , di sorte che ciascuno moschettiere passi un po' poco in di fuori dietro a quello che gli precede, tanto che senza impedimento, e senza danno di quello che gli è dinanzi possa tirare , e così potranno tirare tutti li
Le opere di Raimondo Montec11ccoli
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50 moschettieri in un tratto, come si vede in B il che non si può fare con !'altre ali , e quand'esse avranno tirato, si fa ch'elle di
. . . . . ...: .... ..... ..... ..
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nuovo si serrino l'una fila a canto all'altra come prima, e possono continuare nella baccaglia, sin canto che l'inimico viene a caricarle , perché allora si ritirano in salvo dietro de' battaglioni a 8 facce. Nell'angustia d'un sito, si possono anche adoperar queste ali e gli altri battaglioni, perché occupano poco spazio in larghezza, e fanno molti tiri in una volta.
2 °. Quando i battaglioni delle picche sono collocati così vicini l'uno a canto all'altro, che le maniche de' moschettieri vi passano solamente assotigliate, gl'è sicuro, che i moschettieri , che scanno a dietro a dirimpetto degli intervalli, quando la zuffa [è] appiccata sono in salvo, e possono tirare continuamente, perché essendo Io spazio , ch'è fra due battaglioni solamente due volte 17 piedi o poco più , et essendo le picche di qua e di là lunghe due volte 18, l'inimico non ardirà mai di passarvi, perché se i battaglioni facessino in quel mentre faccia di fianco verrebbono a stringere l'inimico in fra le picche a coda di rondine. Quindi è che per assicurare le maniche de' moschettieri, usassero anche alcuni capitani d'ordinare su i canti di dietro del battaglione corpetti di picche, che li sostengono, come si vede in questa figura.
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Delle battaglie - primo tra/lato
Perché olue che i moschettieri scanno qui difesi , i fianchi del battaglione sono anche mirabilmente protecti, il che non succederia così bene se questi corpetti fussino posti su i canti dinanzi del battaglione, perché potrebbon essi medesimi essere attaccati nel fianco , impedirebbono la moschetteria di potersi scendere per tirare , né proteggerebbono i fianchi de' battaglioni.
III
Quando la Cavalleria dell'inimico è molto più forte, non bisogna coprire la Cavalleria coll'Infanteria, e disporre li squadroni dietro al coperto fra gl 'intervalli de' battaglioni, come se per esempio s'avesse a far giornata col Turco molto più potente di Cavalleria in una campagna rasa, dove non fosse alcun impedimento naturale di bosco o di roccia o d'altro, né artificiale di uenziere o di forti.
1 °. Bisogna stender in fronte i battaglioni di picche tanto quanto egli è mai possibile, acciò che l'inimico non possa facilmente rinchiuderli colla sua ordinanza lineare .
2°. La Cavalleria si dispone fra l' Infanteria dietro a di-
rimpetto degli intervalli , acciò che quando l'inimico volesse venir a trovarla, gli bisognasse passare fra le salve della moschetteria.
3 °. Si dee avanzar colla battaglia contro di lui, né aspettare che egli attacchi, perché non essendo l' inimico ben fornito d'armi di difesa, e però non venendo facilmente alla mischia, né all'urto,
Le opere di Raimondo Monlecuccoli
va bersagliando di lontano con molti piccioli pezzi e saettoni, i quali fanno gran danno a chi sta ferm o e colle corna della sua ordinanza lineare va anche facilmente accostandosi e discostandosi da' lati, e molestandoli co' tiri , sì che consistendo la sua vinu in maggior pane nel combatter discosto, bisogna potergli tosto occupare, e non dar loro spazio a uarre.
4 °. Gli squadroni si fanno più massicci che all 'ordinario, e più grossi, perché facendo l'inimico i suoi di due o tre mille cavalli bisogna che l'opposizione abbia qualche proporzione e che s'opponga forte contro forte.
5 ° . Si dispongono alcuni battaglioni e squadroni lungo fianchi della battaglia per assicurarli.
6°. Se la seconda battaglia è men forte di gente che la prima si dee piuttosto stender a dirimpetto de' corni, e lasciar il vacuo nel mezzo, che riempiendo il mezzo lasciar vacuo il dirimpetto de' corni, perché quivi cominciano ordinariamente le rotte, et i disordini, i quali deve la seconda battaglia essere in pronto per msraurare;
7 ° . Questa seconda battaglia dev'essere disposta in guisa cale, che possa far testa delle spalle ogni voi ta, che l'incarico venisse ad assalirla quivi.
8°. Gl'intervalli devon esser sufficientemente grandi, acciò che servino di piazza avvancagiosa, e di ritirata sicura a gli squadroni per uscire, e per reintegrare senza disordine, e riordinarvisi, e sono intanto riempici di maniche di moschetteria.
Delle battaglie · p rimo trattato
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IV
Se si può coprire un fianco della battaglia, col favore di una riviera, o d'un bosco, d'un monte, d'un lago, d'una città, da mare , da palude, o da dirupi , o da cosa simile, si mette tutta la Cavalleria ne l'altra ala, non avendone questa di bisogno per esser coperta dall'acqua.
1 ° . S'assicurano anche i fianchi della battaglia con le carra,
che si dispongono da ogni parte, in due, o tre file, e sono forniti di picche per sostentar il nemico, e di moschetteria per cacciarlo, o fargli danno, e si chiama un wagenburg, che con molto suo vantaggio fu usato a' nostri tempi dal marchese di Durlacq 28 , se ben egli non rimase d'esser rotto per un accidente, che gli arrivò del fuoco che se gli mise nella munizione. Questi carri servono a portar li viveri e le munizioni dell'armata, e se si vogliono adoperare a coprir i fianchi della battaglia arrecano duplice servizio, ma bisogna congegnarli in modo che si possano aprire e rinserrare secondo che si vuole cacciar fuori o ricever dentro i cavalli o fanti, e si possono anche armare di punte nel lato di fuori, e si risparmieranno le picche, le quali si potranno impegnare altrove.
2 °. Si possono similment' assicurar i fianchi della battaglia con un numero sufficiente di catene, le quali non hanno a fare di esser molto grosse, bastando eh' elle possano sostenere la foga del corso d'un cavallo; né fare d'esser molto lunghe, ma sol tanto che un uomo senza gran forza ne possa trascinare una parte per terra, 28 Giorgio Federico di Baden-Durl ach ( 15 73- 1638), ge nerale procesrame, seguace del!' Elettore Palatino Federico V (l'effimero re d i Boemia), fu batruto dal T illy il 6 maggio 1622 a Wimpfen. Il suo Wagenburg (o cerchio di carri) aveva in izialmente resisti to bene alle cariche , quando il suo treno di munizioni prese accidentalmente fuoco e salcò in aria.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
e portarla quand' ei volesse; e bisogna eh' elle abbiano de gli uncini ne' capi, acciò che possano attaccarsi l'una dentro all'altra. Queste catene devon essere (tflegibile) 29 due altri uomini l'uno de' quali tenga un palo che ha di sotto una punta di ferro, e di sopra un anello per cui si passa la catena, e l'altro tenga un martello, col quale subito che si forma la battaglia picchia su'l palo, e lo pianta in modo ch'ei si rimanga 2 o 3 v. sopra terra, e 'l terzo passa la catena per l'annello, o l'attacca nella catena dinanzi.
Il che si può fare con grande facilità e prestanza; e per far uscire e rientrar la Cavalleria, si possono sempre aprire et abbassar le catene come e dove si vuole.
3° . In vece di catene si possono piantar pali lungo i fianchi della battaglia, che abbiano 3 punte di ferro nel capo di sopra, che sporgano in fuori come pali di assalto; ovvero (poiché i pali devon essere molti, né si potriano portare, se non col moltiplicare la gente, la quale fuori di questo sarebbe inutile, e col diminuire i combattenti), si potrebbe fabbricar una forchetta da moschetto un po' poco più grossa nella gamba che all'ordinario, la qual gamba si separasse in tre quando si volesse aprire, acciò che piantandola in terra, sopra tre piedi, stesse più ferma e più soda, e nella sommità della forchetta avesse le tre punte di ferro che sporgessero in fuori e che fatte a vite si potessino subito metter e levare quando si volesse, et in tal modo potrebbe ciascun moschettiere portare una tal forchetta, la quale non peserebbe non molto più dell'altre, e sarebbono di molte per piantarle folte e spesse, et in molti luoghi, e si potrebbono risparmiare molte picche, perché la moschetteria sarebbe sicura e coperta da per se medesima, e farebbe un mirabil effetto di poter offendere l'inimico di lontano e di presso; e con tal invenzione si potrebbe formar tutta la battaglia in architettura militare, e che avesse i suoi 29 Il Barker (op. cic., pag. 117) ricostruisce congetturando, in modo che non pare valido, alterando sostanzialmente il pensiero di M.
Delle batlaglie - primo trattato
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bastioni e le sue cortine, né l'inimico potesse assalir alcuna parte senz' esser offeso per la fronte e per i fianchi , il che altrimente non si può far colle picche: il numero delle picche dovrebbe esser maggiore di quello de' moschettieri, dovend' esse occupar la circonferenza esteriore, la quale è maggiore che l'interiore; et ora egli è tutto il contrario, avendosi più moschettieri che picche, in rispetto de' servizi ordinarii dell'armata, i quali sono molto più frequenti che le giornate campali, sì anche perché bisognando che i picchieri per sostenere uno sforzo abbiano per lo meno 6 uomini d'altezza, fanno che i moschettieri, che stanno lor dietro, non possono tirar sopra le loro teste che in due o tre file; il che tutto sarebbe agevolato perché fra loro bastoni si potrebbono cacciar le bocche de' moschetti , si potrebbe tirar per di sopra e da' lati, e da ogni parte senza sospetto d'offendere alcuno de' suoi. Quasi una simile invenzione ha avuto qualche tempo uso nell'armata svedese nella quale ciascuno moschettiere portava una mezza picca eh' essi chiamavano schweinfeder, e la piantavano subito dinanzi a loro per coprirsi dalla Cavalleria; ma queste mezze picche non possono recar l'utile delle forchette, perché queste hanno tre gambe, onde stanno molto più forte che quelle, che ne hanno una sola; hanno tre punte, che sporgono in fuori orizzontalmente, onde resistono molto più che quelle che ne hanno una sola, né può guardar orizontalmente, ma rimira troppo alto; e finalmente queste servono anche d'appoggio al moschettiere per accertare il suo tiro, il che non possono far quelle 29bis _ Quando non s'abbiano stromenti per coprir tutto il fianco della battaglia, se ne dovrebbe almeno avere qualcheduno per coprir i fianchi di que' due battaglioni che fossino posati all'ali dell'armata, perché essendo pochi si potriano postar facilmente e si risparmierebbono li battaglioni a 8 facce , i quali portano via di molta gente, e di loro non può combattere che un'ottava parte, se non è per l'accidente che l'inimico gli attacchi da tutti i lati. 29 bis Questa mezza picca non era la picca ridotta di cui Gustavo Adolfo aveva armato la massa dei suoi picchieri. Essa invece recava un gancio per poggiarvi il moschetto ed all'occorrenza la sua punta poteva esser distaccata ed infilata nella canna a mo' di baionetta. Successivamente il M. sviluppò il suo appoggio a tripode.
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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4 °. Ma quando si ha qualche poco di tempo, si de' subito far alzar trincere ne' lati della battaglia, et in esse lasciare aperture , per le quali la Cavalleria possa sortire e rientrare.
5 °. Quando si viene a dar battaglia, il bagaglio si suole ordinariamente lasciar adietro in una città, o in un campo fortificato con guarnigione sufficiente. Che se egli fusse coll'armata, si lascia dietro alla battaglia, in qualche rialzo, o bosco, o luogo avvantaggioso non molto lontano, pur con guardia sufficiente. E se si dubita che l'inimico venga alle spalle o mandi un corpo di Cavalleria per attaccarlo quando la zuffa è appiccata, si rinchiude (purch' egli sia riformato né in quantità troppo grande) dentro al vacuo della battaglia, la quale è ordinata in modo eh' ella può far testa da tutti i lati.
V
Si è costumato alcuna volta da alcun capitano di dar la forma di mezza luna alla fronte della battaglia per potere nel vacuo di mezzo ricevere l'inimico e circondarlo, e combatterlo da ogni parte, il che fece Banér a Melnik, avendo tutta l'armata contro una grossa partita di Cavalleria Imperiale 29 ter ; perché in tal caso l'inimico perde l'animo vedendosi cingere, né sa in qual modo combattere, perché s'egli s'azzuffa nel mezzo, è battuto nella fronte, ne' fianchi e nelle spalle, e s'egli s' azzuffa ne' corni.bisogna ch'egli si separi nel mezzo , e s'apre e si rompe da se medesimo concedendo apertura assai a chi lo carica. Serve anche la mezza luna per porre ne' corni la più forte parte del suo esercito, e la più debole nel mezzo, acciò che 29 ,cr
La battagl ia d i Melnik avvenne il 29 maggio 1639, ed in essa (o meglio nel fatto d'armi
di Brandys che seguì) M. fu fatto prigion iero .
Delle battaglie - p rimo trattato
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appiccandosi la zuffa solo i corni del suo e dell'esercito nimico vengano a combattere, e le schiere di mezzo per esser distanti l'una dall'altra non si aggiungano, sì che combattendo la parte sua più gagliarda colla più debole dell'inimico, lo vinca. Et non solo ne' corni, ma in ogni altra parte, alcuni capitani, quando hanno conosciuto che il nimico ha fatto forte un lato della battaglia, non gli hanno opposto la parte più forte , ma la più debole e l'altra più forte hanno opposta alla più debole; poi nell'appiccare la zuffa hanno commandato alla loro parte più gagliarda che solamente [contenga] il nemico, e non lo spinga, et alla più debole che ceda, e si ritiri: questo genera due grandi disordini al nemico, [il primo è] eh' egli si trova la sua parte più gagliarda circondata; il secondo è che parendogli avere la vittoria subito, rade volte è che non si disordini, d' onde ne nasce la sua subita perdita. Nella battaglia di Leipzig il corno destro dell'Esercito imperiale ruppe il manco dell'inimico, eh' era l'Armata di Sassonia, ma il corno sinistro fu rotto dal destro dall'inimico, eh' era l'Armata svedese; ora il vantaggio era eguale dall'una parte e dall'altra, ma perché gli Imperiali doppo aver rotto i sassoni, si disordinarono et i svedesi si tennero insieme, questi guadagnarono la battaglia, e quelli la persero; e però si conchiude, che se bene in questa sorte d'ordinanza artifiziosa, pare che l'uno venga ad avere tanto vantaggio che l'altro, in ogni modo facendolo l'uno a disegno e con ordine, viene a farlo con suo vantaggio et a prevenir il nemico , il quale lo fa forzato e senza avervi pensato, e però non sa così presto aitarsi e valersi dell'opportunità, oltre che si può sempre avere in pronto un corpo fresco di ritegno , il quale guardi i fianchi e le spalle della sua parte più forte, in caso che 'l nimico volesse col suo lato vincere [e] circondarlo. L'ordinanza lunare è qui rappresentata nella figura C solo colla prima battaglia della figura A (v. Tavole A e C) , perché nel medesimo modo vi si può aggiungere dietro la seconda e anche la terza battaglia alternandola nel più e nel meno, come si vede in questa [che] serve solo per darne un esempio; e si posson anche curvar meno facendo lo spazio minore.
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le opere di Raimondo Monlecuccoli
1 ° . Alcun capitano ha fatto la fronte dell'esercito ad uso
d ' un conio, giudicando potesse per tal via aprir l' esercito nemico, perché da più truppe viene fatta impressione in un luogo solo, e se l'inimico è steso in una sol fronte, egli è facile il penetrarlo col conio, non potendo venir sì presto al soccorso co' i corni della sua battaglia, i quali sono troppo discosti, et hanno a fare una circonferenza troppo grande, e prima che sieno arrivati, il conio ha già fatto apertura, e dà la via alla sua Cavalleria, che gira poi alle spalle dell'armata nimica. Questo è chiamato da gli antichi capo porcino, et è fatto in questa forma: /1. che distinto in battaglioni, si rappresenta come si vede in questa figura , e certo
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.
essendo fatto lo sforzo da' molti contro i pochi, perché succedono gli uni agli altri sempre nel medesimo luogo, è ragione che questi siano rotti da quelli; ma bisogna che i soldati siano vecchi e valorosi, massime i primi, acciò che non si rovescino sopra le truppe di dietro. I quadrati gialli non significano altro, se non che mostrano come li due conii neri si riducono in un solo. Nella baccaglia di Leipzig l' Arnim [dispose] 30 l'Armata di Sassonia quasi in questa foggia, ma perché l'Armata era levata nuovamente e poco usa a combattere, fu subito m essa in rotta da quella degl'Imperiali. 30 Johann Gcorg Amim (o Amcim, secondo la forma arcaiu), (1581-1641), braodcnburghesc, dapprima al servizio della Svc:zia, passò poi con Walknstcin. Nd 1631 passò al servizio della Sassonia e si trovò cosi nuovamente a combattere accanto agli sved esi. Arrestato da costoro nel 1637, tornò al servizio imperiale. Egli non fu però, come pom:bbe sembrare, un avventuriero. In realtà fu uno dei pochi leaders dell'epoca che cercarono di perseguire una policiu "nazionale" tedesca, volta a volta anciabsburgiu, antisvedese, aocifrancesc (ed anche tutte le cose insieme). Non è quindi per caso che egli simpatizzò con Wallenstein, di cui fu per qualche tempo l'ascoltato consigliere.
Delle battaglie · primo trattato
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2 ° . Contro a questa forma hanno usato fare una forma ad
uso di forbici, per poter tra questo vacuo vincere quello conio e circondarlo, e combatterlo d'ogni parte. La forbice rappresenta la lettera V, ed è com'un conio 30 bis a rovescio, ed ha questo vantaggio, che dove un'ordinanza diritta o lunare è tanto discosta co' suoi corni, che prima che sieno arrivati al soccorso il conio ha già fatto rottura , la forbice chiude subito dall'una e l'altra parte il conio e lo disfà; e si ha da pigliare questa regola generale, ch'è 'l maggior rimedio che si usi contro ad un disegno del nimico, e fare volontario quello eh' egli disegna che si faccia per forza, poiché facendolo volontario, si fa con ordine e con vantaggio suo e disavantaggio dell'inimico; e se si facesse forzato vi sarebbe la sua ruina. Fa il conio l'avversario per aprir le schiere: se si va con esse aperte si disordina lui, e non s'è disordinati da esso.
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3° . Egli non si trova cosa migliore, che porre le truppe più valorose nel lato col quale si suol cominciar a combattere, cioè se si vuol appiccar la zuffa col corno destro solamente, quivi si collochino i soldati più forti; se col corno sinistro, quivi pure si mettino le schiere migliori; se col mezzo in forma di conio, qui si ordinino i più gagliardi combattenti, perché in questo modo la parte sua più gagliarda combatte colla più debole del nimico, ed è ragione che la vinca, e rotto l'avversario in un luogo, si piglia poi ne' fianchi e nelle spaJie, come s'è detto, et ordinariamente quelli che danno vinta la giornata sono pochi. 30 bis
Cu neo.
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Le opere di Rllimondo Montecuccoli
VI
Quando un capitano si trova aver più esercito di quello del nemico a volerlo circondare, che non lo prevegga, ordini l'esercito suo di eguale fronte a quella dell 'avversario: di poi appiccata la zuffa, faccia ch'a poco a poco la fronte si ritiri, et i fianchi si distendono, et occorrerà che 'l nemico si uoverà senza accorgersene circondato.
1 °. Che se si dubita d'esser circondato dell'inimico, si debbono aver truppe di riserva, e di retroguardia in pronto per opporle alla parte che vuol cingere, perché, se si volesse levare da i luoghi loro i battaglioni et i squadroni già ordinati, si turberebbe tutto, e per soccorrer una parte si snuderebbe l'altra.
2 °. Si dee sopra il tutto osservare di non mutare gli ordini, né cangiar la gente da un luogo all'altro nel punto che già la zuffa incomincia, perché subito nasce tumulro e confusione.
3 °. Alcuni hanno collocato gli ausigliari nella prima fronte , e dopo a questi i suoi propri soldati, acciò che gli ausigliari avendo innanzi il nimico e di dietro sendo chiusi da' suoi propri, non potessero fuggire , di modo che sendo necessitati al combattere, vincessero l'inimico; pensando poi con la sua gente fresca e ristorata il nimico già stracco superare; modo utile ad imitarsi panicolarmente quando s'ha a fare con inimico il quale mette tutto l'impeto suo nelle prime furie, e dopo quelle suol scemare di vigore e di coraggio.
4°. Altri avendo nell'esercito suo gente ch'era fuggita dall'inimico, o che in qualche modo dipendeva da quello , dubitando
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d'esser da essa abbandonato su'l campo, se per sorte fosse stata chiamata dall'avversario col mezzo d'araldo, o di trombetta, l'ordinò dietro alla prima fronte della battaglia, et alle prime truppe comandò che subito che scoprissino l'inimico dinanzi a loro, lo caricassino senza dargli tempo di parlare né di ritirarsi e senza voler intendere araldo, né trombetta.
5 °. Alcuni Capitani de gli antichi, come Annibale, Pirro, Antioco, Jugurta, si servirono de gli elefanti, i quali si ponevano nella prima fronte dell'esercito, e colla grandezza de' corpi, e coll'orrore del barrito, colla novità della forma, turbavano gli uomini et i cavalli, e col vigore coll'impeto rompevano le schiere nimiche, che cadevano come ad un tremoto; avevano la cotenna durissima e quasi impenetrabile, e portavano anche torri su' l dorso, dentro cui scavano dieci o quindici uomini, i quali come da bastioni lanciavano dardi e saette. Altri usavano carri i quali avevano da' fianchi alcune falci, talché non solamente servivano ad aprire con il loro impeto le schiere, ma ancora ad ammazzar con le falci gli avversari, e questi pure si collocavano nella prima fila della battaglia. Altri si servivano di cammelli, animali che colla novità della forma spaventavano e mettevano in rotta i cavalli.
6 ° . Contro a questi impeti si provideva in tre modi: o si faceva la fronte dell'esercito piena d'intervalli, e perché ella non trasparesse, anzi paresse unita, si riempivano di veliti, a' quali si comandava che tosto che i leonfanti venivano, cedessero, e per li spazii ordinari entrassino tra le legioni, e lasciassero la via aperta a' leonfanti; e così venivasi a render vano l'impeto di quegli, ricevendoli dentro nelle schiere dove poi si pigliavano insieme con quei che li reggevano, e dove anche talora erano ordinate balestre grandi su carri dette carrobalestre, che quando i lionfanti erano giunti a tiro vicino , scoccavano contro di quelli saette che li
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trafiggevano: et in questo modo si rendeva anche vano l'impeto de' carri falcati, ricevendoli dentro alle schiere, poi circondandoli, e ammazzando quei che vi pugnavano sopra. Nelle guerre che ha avuto il re di Svezia contro il re di Polonia, dicesi che lo sveco solea render vano l'impeto delle lance polacche chiamate da loro gli Hussard, con questa medesima maniera d'aprirsi, il che può molto bene succedere, quando quest'impeto non sia secondato da un corpo di gente grave e serrato insieme come sono le Corazze, le quali devono subito succedere e rompere e mettere in confusione tutto ciò che ritrovano aperto, nel qual caso l'aprirsi è molto pericoloso 31 . O si sostenevano con la densità degli ordini spaventando gli elefanti co' gridi, tagliando loro i piedi con accette, e ferendoli con gran pietre e gran freccie, sì che spaventati o feriti, davano a dietro, e messi in fuga, rompevano e facevano strage dell'esercito proprio che gli usava, e così anco si facevano rivoltar i carri falcati, i quali difficilmente trovavano sempre un campo piano et uguale, e da ogni poco d' impdimento o da un cavallo ferito o morto erano ntenuu. O si faceva con arte alcuna resistenza gagliarda, come ficcando assai pali in terra, dopo le prime schiere, fra quali i soldati si ritiravano quando i carri venivano correndo, che sostenuti da' pali perdevan l' impeto loro; o vero riempiendo il campo di tribuli, che è uno stromento fatto di 4 pali, il quale in qualsiasi modo si getti, sta sempre sovr'a tre punte, e colla quarta che è ritta all'insù impedisce l'impeto de' carri; et anche di lamelli, che mettendovi sopra il piede, avend'essi l'ugna molto molle , zoppicano e pe 'l dolore scuotono abbasso chi vi siede sopra. Questi tribuli sono anche detti da gli antichi murici, ma sono di ferro , in Alemanno si chiamano Fussnagel, e si potriano molto bene adoprare contro la Cavalleria, seminandone il campo 3 1 bis. 31
Il re di Svezia era Gustavo Adolfo e quello di Polonia Sigismondo lll, del ramo cattolico dei Vasa. Il conflitto cui allude M. cominciò quasi subi10 dopo l'avvento al trono svedese di Gustavo Adolfo ( 16 11). Per · sveco" intendasi "svedese". Gli "Hussards" sono gli Ussari. 31 bos Simili ordigni si usano oggi allo scopo di perforare i pneumacici degli automezzi. Così furono largamente usa1i dai partigiani italiani contro le autocolonne 1edesche.
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7°. Dove si trova qualche vantaggio di luogo, qmv1 si possono risparmiar l'armi, et impiegarle altrove, dove il sito non è sì ben guardato di sua natura, come per esempio se vi è un fosso, o altra simil cosa, basta a guardarlo e guarnirlo de' moschettieri, i quali offendono di lontano il nimico, e si posson risparmiar le picche, poiché il fosso di sua natura sostien il nimico , che non passi, massime s'egli è tempo gelato, che si sdruccioli, perché l'inimico che volesse passarlo si disordinerebbe miseramente, e più squadroni rovescerebbono quello che si aventurasse il primo; e tal fosso recò grandissimo vantaggio ali' Armata Cesarea ~ella battaglia di Liitzen. O vero se il luogo non è tanto scabroso che possa intieramente sostenere il nimico, vi si possono aggiungere qualche picche, ma in vece di mettervene 6 di fondo, che è la foltezza maggiore, vi se ne metterà due, o tre, concedendo il (zllegibile) alla natura del sito, e l'altre picche s'avanzeranno per collocarle in altro luogo, dove siano più utili, et a questo modo bisogna andar con risparmio con tutte le sorte d'armi che s'hanno, e si renderanno tutte utili e combattenti.
8 ° . Hanno alcuni usato di far fosse, e di poi ricoprirle . leggermente di frasche e terra, e lasciare alcuni spazi solidi da potersi tra quelle ritirare, di poi appiccata la zuffa ritirarsi per quelli, et il nemico seguitandoli, è minato in esse. Altri hanno sotterrato grandi urne di terra, e ricopertele leggiermente di terra onde che la Cavalleria nemica correndo imprudentemente sopra quelle urne, le gambe de' cavalli sono rimaste impegnate e rotte.
9°. Leggesi che i Finni, popoli settentrionali, si servivano nelle battaglie di cani feroci, che saltando mordacemente alle narici de' cavalli del nemico, gli afferravano; ciascun soldato a cavallo avendo il suo cane, il quale arrivato alla vista dell'inimico lasciava scappare, et essi con impeto e ferocia implacabile turbavano le schiere nemiche fra le quali entravano poi i soldati facendone strage .
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10°. Se si ordina la battaglia sopra la ripa di qualche fiume,
o che si piglia il fiume alle spalle, s'osservi di lasciar qualche poco di spazio tra 'l fiume e l'armata, acciò che bisognando per qualche accidente ritirarsi un poco, si possa fare senza ire a cadere nell'acqua.
11 ° . Alcun capitano ha steso dinanzi alla testa del suo
esercito tutti quelli animali che !'.inimico adorava come suoi Dei, come cani, pecore, gatti e simili, onde l'inimico ha cessato di tirare, dubitando di non offendere qualche suo animale. Altri ha messo al tergo della sua armata tutte le statue di quei Dei a' quali si porta maggior onore e religione, acciòche i soldati s 'esponessero più arditamente a i pericoli, stimando di aver per spettatori i Dei i quali non devessino in alcun modo abbandonare, né asciarli venire nelle mani dell'inimico.
Gli aggiunti della battaglia sono: l'orazione a Dio; l'allocuzione a' soldati; il segno della pugna. I. Ordinato l'esercito in battaglia, prima di venir alla zuffa si prega pubblicamente Dio, acciò che voglia concedere vittoria felice , e perdonar i peccati, perché i soldati soglion esser molto più arditi e più allegri quando sanno d'essere riconciliati a Dio, dal quale sperando d'esser protetti, tengono la vittoria per sicura. Gli antichi non venivano mai a combattere senza prima far drizzar un altare e farvi i sacrifici consigliati da' sacerdoti e vittimarii, et in questo modo i soldati si facevano a credere che i Dei promettevan loro la vittoria , dalla quale credenza nasceva l'ostinazione del combattere, che in effetto faceva eh' ei vincessino; o col far voti a Giove, a Marte, o altri Dei guadagnavano spesso le battaglie, come Romulo combattendo co' Sabini, o Tullo Ostilio co' Fidenati è Veienti: e se ciò accade nelle false religioni, quanto meglio è successo nella vera, sì come le Sacre Scritture ne sono piene d'esempi. Giuda Maccabeo, ogni volta che in procinto di combattere orò et invocò l'aiuto divino, sempre vinse; ma in due guerre
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principali leggesi ch'ei non orasse, l'una contro Antioco Eupatore, l'altra contro Bacchide et Alcimo, et allora egli rimase morto nella battaglia 32 . L'armate de' Protestanti in Alemagna, oltre alle preghiere sue ordinarie, cantano al suono delle trombe qualche Salmo di simil ragione, come è Ein feste Burg ist unser Gott, ovvero Es wollte uns Gott gniidig sein: e recando le trombette su quest'aria, s'accingono alla pugna. L'Armate Cattoliche offrono il sacrifizio della messa e confessano i peccati; in tal modo s'acqueta l'ira di Dio, s'impetra il Suo aiuto, e si trae quest'altro benefizio: che avendo i soldati già l'anima riconciliata a Dio, su'l punto della zuffa non hanno più a fare di perscrutar la coscienza, dovendosi pensare a vincere l'inimico, né hanno a mormorare orazioni quando gli è tempo d'atterrire co' gridi il nemico ed eccitar se stesso et i suoi alla pugna, né hanno a numerar i paternostri delle corone quand'egli è tempo di caricare i globi di piombo nelle schiere contrarie, perché queste (scrisse un dotto religioso) sono ora2ioni ( ... ) di lepri armate; quando s'ha a combattere s'ha a combattere, e si dovea orar prima, e l'uomo di guerra, quand'egli è in azione contro a' suoi nemici, si dee forzare di cacciar fuori del pensiero e della memoria ogni imagine melanconica e trista acciò che ella non vada diminuendo quel primo furore ch'è in lui, che spesso lo rende formidabile.
II. L'allocuzione è quando il Generale parla pubblicamente a' soldati per eccitarli alla virtu e riempirli di animo accioché persuasi da lui vadano pieni d'ardire alla zuffa, mentre che sta loro ancora negli occhi la presenza del Generale e negli or~cchi il suono delle sue parole; né fra gli antichi leggesi che alcun grande 32 La morte di Giuda Maccabeo, uno tra i più straordinari condottieri popolari della storia, avvenne nel 161 a.C. alla battaglia di Elasa ove egli, dopo sette anni di vittoriosa guerra, fu sconfitto e ucciso da Bacchide, generale del re di Siria. La rivolta era cominciata nel 168 a.C. in seguito alla soppressione del Giudaismo ad opera del re di Siria, Antioco IV Epifaoe (187 -163 a.C.), della dinastia dei Sekucidi. Essa era continuata contro Antioco V Eupacore (163- 162 a.C.) e, dopo la morte di questi, contro il successore Demetrio I. Alcimo, luogotenente di Bacchide, era un ebreo transfuga.
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capitano donasse mai giornata senza mai conz1onar pnma 1 soldati. A' nostro tempi il re di Svezia fu grand'oratore e parlò in molt'occasioni a' soldati. Nell 'armata Imperiale il Tilly facea parlare per [lui] un Commissario Generale , facendo su ' l campo a cavallo un circolo di tutti gli uffiziali dell 'armata, in mezzo del quale egli a canto al detto Commissario si stava, perché la difficoltà della lingua alemanna non lo lasciava concionare lui medesimo. L' Aldringen in Baviera dopo aver ordinato l' armata in battaglia, pensando a tutte l'ore d ' azzuffarsi coll ' Horn Marescial di Campo svedese 33 , stando a cavallo fece pur fare intorno di sé il circolo di tutti li uffiziali dell ' esercito et orò eloquentissimamente; dopo la qual concione la seconda persona dell' esercito suol rispondere a nome di tut ti che ciascuno combatterà valorosamente e farà il debito suo , che è un modo di approvazione , com ' era quello degli antichi che gridavano tu tti unitamente e alzavan le destre e scuotevano insieme l'armi, il che si usa anche oggidì quando la moltitudine dopo le parole tenute dagli uffiziali grida unitamente sì , et i principali fra quella aggiungono qualche brevi parole di approvazione o di buona volontà. Pel contrario, quando fra gli antichi la moltitudine fremeva, o con mestizia taceva era segno di improbazione. Talora parla il capitano senza far circolo, solo cavalcando fra gli ordini e dicendo qualche brevi parole alle truppe dinanzi a cui passa. Gli antichi erigevano anche subito su ' ! campo un tribonale, fatto e rialzato di zolle di terra e di gazoni 34 , sopra cui saliva e concitava il generale, e se vi era tempo s'erigeva anche di p ietre. Parlano anche pubblicamente i capitani de' tempi nostri nelle sue stanze , dove fanno convenire e ragunare gli uffiziali dell'esercito, 33 Gustav Karlsson Horn ( 1592- 1657), Feldmaresciallo svedese, comandante io capo delle forze di Svezia dopo la morte d i Gustavo Adolfo , fu catcu rato a Nordlingen. Nel 164 1 avrebbe dovuto venir scambiato con M. , ma Banèr considerava il Nosuo un avversario canto pericoloso che mandò a monte lo scambio. Horn rimase così in prigionia fino al 1642 e M. fu scambiato (mono Banèr, che era stato il principale ostacolo) con il generale Slang (o SchJa.ng). Da quel momento Horn fu impegnato soltanto su fronti minori. 34 I "gazoni" erano zolle compatte, assicurate al terrapieno con apposiù pioli di legno appu ntiti onde rivesùrlo.
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ma ciò fanno quando hanno a parlare più tosto d'altre cose che d' inanimarli alla giornata imminente. 1 °. I capitani eccitano i soldati a ben combattere ricordando la necessità che leva lor via ogni speranza di salvarsi fuora che nel vincere e che li costringe, a vincere o morire. 2 ° . Rappresentano la giustizia della causa, l'amor della patria, quello del capitano, e facendogli sdegnare contra a' Nemici: mostrando che dicono parole ignominiose di loro, che vogliono levar i beni, la religione, la libertà, la vita, e che val meglio morir generosamente che languir sotto una tirannide; che combattendo non si muor invendicato; ed è meglio pugnando da uomini lasciar a' nemici una vittoria sanguinosa e mesta, che rendendosi captivi esser tagliati a pezzi come pecore o viver schiavi; eh' egli è infamia risparmiar con una fuga vile quella vita; che forse poco dopo ha in ogni modo da morire d'infermità; che più duole la contumelia e vergogna compagna della poltroneria, che una morte insensibile e gloriosa; che se l'anima morisse col corpo secondo gli atei, la morte sarebbe desiderabile, ella finirebbe ogni doglia , libererebbe l' uomo da ogni male, tutto il composto si risolverebbe ne' suoi primi principii ; e sì come nulla si sentiva prima di nascere, così nulla si sentirebbe dopo la vita; ma poiché l'anima vive più libera e sciolta quand'ella è separata dal carcere del corpo che quand'ella vi è unita, come si può arguire dal sonno, dove giacendo la parte corporea, l'animo agisce più libero e talvolta prevede in sogno le cose future ; quanto meno si dee temer la morte ch'è l'uscita dal male, l'eccesso del bene, la fine del finito, il cominciamento dell'eternità e la nascita di un giorno che non ha sera 35 . Dio può più perdonare e rimettere che l'uomo non può peccare e commettere [per) quest 'infinita misericordia, la quale è molto maggiore che non può esser l'iniquità degli uomini; sperano i turchi stessi et i giudei di salvarsi; e l' anima umana, ch'è venuta dal soffio di Dio e che ritiene della divinità non può se non ricongiungersi al suo principio e godere con Dio una felicità eterna. I Cristiani non hanno punto a turbarsi per la ricordazione dell'Infer~o: perché 3) Queste tesi, più che d i origine neoplatonica, come arguisce il Barker (op. cit. , pag. 235, n. 4), sembrano chiaramente isp irate dal platonismo del Rinascimento. .
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egli e tutte le sue possanze sono state menate captive in trionfo alla risurrezione del Redentore , né può inghiottir quelli che partecipano del beneficio di questa vittoria; se vi è qualche macchia di peccato, quel Santissimo Sangue l'ha lavata, ogni minimo atto di contrizione la cancella. Dunque è ben vile quell'anima che fugge i pericoli per il timor della morte, contristandosi di lasciar una vita caduca e uansitoria per una perfettamente colma di tutti i beni eterni; e questo timore è indizio sicuro di una vita cattiva, poiché chi ben vive non potendo aver se non buon fine, non ha occasion di temerlo, anzi più tosto di desiderarlo ; e se si lasciano dietro a sé in questo mondo amici, parenti e beni, si trovano nell'altro mondo più amici, più parenti e più beni, e se si rimane insepolti su'l campo non lo sente; la gloria del nome non è offesa, anzi ella si conserva più durabile fra le isrorie che (tflegibtfe) le giornate, che fra i marmi che potrebbono essergli eretti in sepolcro; e se termine della morte prefisso è giunto, indarno si fugge , dunque essendo necessario, sia il fin generoso. 3 °. Dando confidenza a' soldati e riempiendoli di buona speranza. La confidenza causano l'armi, l'ordine, le vittorie fresche e l'opinione del Capifano et altre cose; perché l'esercito animoso, non lo fa solo l'esser in quello uomini animosissimi, ma l'esservi ordini bene ordinati, perché se uno è de' primi combattitori e sappia, sendo superato, dov'egli s'abbia a ritirare , e chi abbia a suècedere nel luogo suo, sempre combatterà con animo veggendosi il soccorso propinquo; e se uno sarà de' secondi com battitori, l'esser spinti e ributtati i primi non lo sbigottirà, perché egli s'avrà presupposto che possa essere, et l'avrà desiderato per esser egli quello che dia la vittoria al suo padrone, e non sieno quegli; si può dunque dire che, considerando l'animo, l'età e la virtù loro s'ha speranza sicura della vittoria, ch'egli s'ha vantaggio di Artiglieria, di numero o di qualità d'uomini, di generazione d ' armi, di siro rilevato o d'altro, che nella pugna l'ardire serve di muraglia, e chi non teme è men esposto al pericolo; la fortuna aita gli audaci e chi sprezza la morte la scampa, chi la teme l 'incontra; la salute sta nel combattimento
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dove l'armatura, la forza, la vinù et i compagni difendono , ma il pericolo sta nella fuga, dove l' armi sono gettate via, l'animo è perso, gli aiuti dispersi 36 ; che si sovvengano del valor passato, delle vittorie acquistate; e ch'hanno a combattere con quegli eserciti inimici ch'hanno altre volte rotti e vinti , e con eserciti mercenari, o nuovi, o poco bellicosi e mal armati, o mal ordinati e mal condotti, celando o mutando il nome del Generai inimico s'egli è di grande riputazione, come fece il Banér, il quale, quando Marazzino soccorse Freiburg, subito pubblicò al suo esercito, dopo alcuni prigionieri fatti, che il Galasso non c'era e che il soccorso non era altro che gente com.mandata. Che se l'esercito è stato altre volte battuto dall'inimico, si può confonarlo dicendo che ciò successe allora per cause che ora sono rimosse, che egli furono allora più deboli dell'inimico, soldati nuovi e non esercitaci, mal condotti dal capitano che per l'ignoranza de' siti e degli ordini si lasciò cogliere troppo disavantaggiosamente , o per poca cura delle cose sacre irritò l'ira divina; e che, essendo ora tutte le cose contrarie, è verosimile che l'esito della zuffa deve anche esser contrario, perché non fu colpa loro, ma mancanza degli apparati necessari o decreto del fato che li volle ammonire della fragilità umana la quale è troppo messa in oblio nelle cose prospere. Dà parimenti il capitano confidenza a' soldati se colla fronte, colle parole e col vestito si dimostra allegro e pieno di speme, avendo il viso sereno, gli occhi ardenti e luminosi, il vestito fiero e bizzarro, e scherzando con motti arguti, perché i soldati argomentano che il Generale non si porrebbe a ridere e sollazzare da vicino al pericolo s' ei non si sentisse di molto più forre e s'ei non avesse buona causa di sprezzar gl' inimici, onde pigliano una gran confidenza, come, dicendo un soldato chiamato Giscon ad Annibale, suo Generale, che il numero de' nemici , a vederlo di lontano, gli pareva meravigliosamente grande, inarcando i cigli Annibale rispose ch'ei v'era un 'altra cosa molto più meravigliosa; che, 36
Chiunque abbia esperienza di combanimemo sa che il momento più pericoloso. in cui si può facilmente venire uccisi, è queUo della fuga, e che chi fugge è p iù fa.cilmeme preda dei colpi del nemico. 11 Barker (op. cit., pag. 132) sposta arbitrariamente questo passo. determinando, a mio avviso, una cotale confusione.
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chiedendo l'altro quale questa si fosse, soggiunse Annibale: "ella è questa, che fra sì gran numero de' nirnici che tu vedi là, non v'è pur uno che si chiami Giscon come ce". Questa parola di riso , detta fuori dell'aspettazione de ' circostanti, che pensavano che dovesse essere qualche cosa di gran conseguenza, li fé ridere da vero, e li rimise di buona speranza. Et un altro capitano, avendo udito da certo soldato che i nemici erano in sì gran numero che colla moltitudine delle saette che essi scoccavano, oscuravano il sole , rispose: "tanto meglio , perché combatteremo all'ombra". Può anco il capitano narrare le sue vittorie contro a' nemici; le fortune che ha avuto; che egli sacrificherà il suo sangue coll' esercito; che i soldati averanno a seguire più i suoi fatti che i suoi detti e a pigliar tanto il suo esempio quanto i suoi precetti. Si fa anche che i soldati apprezzino poco il nemico, mostrando loro i prigionieri ignudi, acciò che vedasi le loro membra delicate e molli, ovvero squallide, afflitte e deboli e le loro armi di poco valore; non abbiano ragione di temerli, vedendo con qual sorte di gente abbiano a combattere, umile, ignava e lagrimante: ma ben abbiano a temere la captività vedendo la misera sorte di quelli afflitti, frustati ne' ceppi, macilenti; onde sia meglio cader nella z1:1ffa che traendo una vita infelice, aspettar tanca contumelia e calamità. Accresce anche indi la confidenza a' soldati il far loro credere che Idd io o qualche buon genio abbia rivelato o dato indizio della vittoria. Sertorio mostrò di parlare con una cerva, la quale da parre di Dio gli prometteva la vittoria; Si lla disse di parlare con un' immagine che egli aveva tratta dal tempio di Apolline; molti hanno detto esser apparso loro in sogno Iddio che gli ha ammonici aJ combattere; Carlo VII re di Francia, nella guerra contro gl'lnglesi diceva consigliarsi con una fanciulla mandata da Dio, la quale si chiamò per tutti la pulzella di Francia, il che gli fu cagione della vittoria 37 . 37 Quinto Senorio, generale di Caio Mario, d opo che Silla ebbe vinta la guerra civile continuò la resistenza io Ispagna e Lusitania riuscendo a battere ed a tenere a bada parecch i generali romani (fra cui lo stesso Gnco Pompeo) finché. nel 72 a .C ., cadde assassinato da un traditori:, Marco Perpenna Vemonc. L'episodio di Carlo VII di Valois. re di Francia (142 2-1461), e di Giovanna d'Arco. derca la Pulzella di Orléans, avvenne nel la Guerra dei Ccnt' anni, tra il 14 29 (primo apparire di Giovanna) e il 1431 (su a esecuzione).
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Il re di Svezia disse di aver sognato, la notte precedente alla battaglia di Leipzig, che egli era stato morso dal Tilly al braccio manco, ma che il Tilly era da lui stato mono; il Banér ha presso di lui un villano detto Hans Cosarvar il quale molti Preti Protestanti mantengono aver rivelazioni divine e vogliono che sia guida al Banér nell'imperare benché egli mostri in apparenza di sprezzarlo. Egli è vero che la benignità del Nume ama talvolta gli uomini, o perché essi lo meritano, o perché ella è tocca dalle loro affezioni; e però con sogni e prodigi ammonisce delle cose future: ma sovente sono inventi di capitani per innanimire i soldati, i quali hanno fatto pigliar altra forma alle statue de gl'idoli, mettendo loro uno scudo o una lancia nelle mani o facendo far loro qualche altro gesto che presagisca la vittoria et il favor divino, sì come per il contrario dimostrano come l'inimico sia in disgrazia de' Numi, abbandonato dall'assistenza celeste, o per esser pergiuro o per qualche altro misfatto. E se i soldati fossero sì superstiziosi che si lasciassero mover gli animi dagli augurii o da' portenti, tosto che uno simil accidente nasce , dee il capitano mostrar la cagione di esso e ridurlo a cagion naturale o interpretarlo a suo proposito et a suo vantaggio o schernirlo come superstizione e filosofia di conocchia. Cesare, ritrovata una vittima senza cuore: "e che", disse, "è egli forse meraviglia che una bestia non abbia cuore?" e con questo scherzo dié confidenza a ' soldati. Marcello, cacciando il cavallo contro il nemico et il cavallo impaurito voltandosi e portandolo via, adorò nel medesimo istante il sole, come s'egli non fosse stato per accidente che il cavallo avesse girato, ma espressamente per questo effetto. Cesare, cadendo in Africa nell'uscire di mare, disse: "Africa, io ti ho presa!"; e molti hanno renduta la cagione dell'oscurar della Luna e de' tremoti. 4 °. Mostrando a' soldati eh' egli sono alla presenza di persone illustri e che aborriscono l'ignavia et esaltano il valore, e che non mancheranno testimoni delle loro azioni, combattendo su gli occhi del Generale o del Principe, il quale, essendo infante, è stato molte volte portato dentro la culla dinnanzi alla battaglia e quivi collocatolo acciò che i soldati vedessero che non mancavano né gli auspici né gli occhi del re loro; o essendo infermo si è fatto
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ponare in lettica; e leggesi di alcuni popoli che, quando volevano combattere, mettevano da vicino tutti i parenti loro, acciò che nel cospetto de' suoi vincessero gloriosamente o cadessero con laude; et i figliuoli , la moglie e i parenti erano santissimi testimoni della pugna. Altri hanno posto le reliquie, le statue degli D ei e l'Arca sopra il Carrozzo: o quelle cose che, onorando religiosamente , erano più ostinati a difendere 38 ; e ne traevano maggior confidenza; e, quando non fussino in presenza, può dir il capitano che ei si figurino eh' elle vi siano e si pongano avanti alli occhi che mali irreparabili possono seguir dalla perdita; che si preparino alla zuffa in modo che intendano che non l'esercito della patria, ma la patria stessa periclita, perché quella non ha altra cosa di resto , vinta e battuta che sia l'Armata; ch'ella ha riposto tutte le sue forze e tutta la sua potenza in quei soldati; che in essi ha riposto ogni sua speranza della quale non la vogliano defraudare: rendano alla patria quelle grazie che le si conviene. 5 ° . Dando speranza a' soldati di grandi remunerazioni e premi se ei vincono e di gran pene se ei perdono; che le ricchezze, l'onore , la gloria la libenà, la patria sta nelle loro mani; che a' vittoriosi tutte le cose sono sicure, le vittorie abbondano, le città, le colonie s'aprono, le dignità e le dilizie si danno ; e secondo la natura di ciascuno si promette, si minaccia, si eccita, si chiama a nome , si fa risovvenire delle azioni che ha fatto altre volte valorosamente, de' premi che ha ricevuto; o nel denaro, o nelle cariche de' bottini e delle prede che s'hanno a sperare; che ei non vi è guadagno maggiore della vittoria dove chi vince rapina ogni cosa, gli uomini , le donne, i denari e tutto il paese. Ma chi è vinto dee aspettare tutti i mali opposti, infamia, servitù, miseria, povertà et il castigo del Principe e del Generale. Et acciò che i soldati nella loro viltà siano minacciati non solamenti di quelli mali che possano temere dagli uomini , ma di quegli anche che da Dio possano aspettare, si dee indurli a confermare con giuramen38 Richiama la costumanza degli Ebrei (attestata dalla Bibbia) di andare in battaglia recando con st l'Arca dc:IJ' Alleanza, e quella delle milizie comunali milanesi che si suingeYacno attorno al Carroccio ("Carrozzo").
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to santissimo di non volersi abbandonar l'un l'altro, ma combattere ostmatamente. Hanno alcuni giurato che chi non sia passato due volte a traverso delle schiere nimiche non sia mai ricevuto sotto tetto alcuno, né abbia adito a i parenti, né a i figliuoli, né alla moglie. Qualche capitano ha giurato il primo di non voler ritornare negli alloggiamenti se non vincitore; et avendo persuaso qualche altro uffiziale a giurar l'istesso, non è stato alcuno degli altri eh' abbia ricusato di far il medesimo giuramento e taluno disse generosamente, rivolto al suo generale: "oggi farò, o capitano, che m 'avrai a ringraziare, vivo o morto ch'io sia" . E si potria a tal imitazione, bevendo tutti da un medesimo bicchiere, concordemente allegarsi che fosse infame chi, senza ferite o vittoria, si partisse dal campo; et almeno di far sovenir i soldati del sacramento già prestato al Principe sotto quelle bandiere, al quale sono tenuti in coscienza. 6 °. Dando bere a' soldati qualche cosa che dissipando dal1' immaginazione le idee meste et oscure, riempie il capo di spiriti caldi et allegri. Tale è il Maslach de' turchi, ch'è una certa spezie composta delle spezie d'una pianta detta Cervaria, preparata ciascheduna di per sé 39 . La Cervaria si chiama communemente "der schwartze oder der rothe Hirschwurz ", cioè "coda di cervo", perché subito eh' ella comincia a germinare nella primavera mette fuori una chioma copiosa e folta che nella sua figura rappresenta la coda di un cervo; e tal pianta si chiama, da turchi, arabi, mas: e da questa si fa il Maslach de' turchi. La sua preparazione appo 39 M. inizia qui una luoga digressione sul sistema di dar da bere ai soldati qualche bevanda eccitante (basterebbe, a tale p roposito, ricordare il consumo enorme di cognac fatto nella Prima Guerra Mond iale, allorché si preparavano i soldaci a uscir di trincea; cfr., tra le altre, la testimonianza di un combattente: Emilio Lussu, Un anno sull'Altipiano, Torino, 1946). Il "Maslach", di cui M. parla, pare si chiamasse in realtà, in turco, "maslik" , che, a sua volta, proverrebbe dall'arabo "masluk", "decotto" . (cfr.: T. Barker, op. cic., pag. 235. n. 15). Detto questo però occorre osservare che il vocabolo non compare più nella lingua cure.a odierna, mentre in quella arcaica esso poteva indicare tre differenti decotti di piante tra cui lo stramonio e lo hashish. Il Barker (loc. cit.) ha rintracciato un derivato della parola nell'ungherese "maszlag", usato però io senso traslato ("pasticcio", "imbroglio"). Ma il M. lo dice preparato da una pianta, detta peucedanum ceroaria , appaneoente al le umbrellifrre e considerata un tempo assai efficace contro blocco renale, indigestione e altri disturbi. ·Non sono in grado di dire se avesse anche proprietà stupefacenti: va però tenuto presente che M. aveva compiuto ampi studi di botanica e che in seguito a Hohenegg li avrebbe sviluppati anche coo vaste sperimemazioni.
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loro non è vulgare ma arcana e tenuta fra le cose segrete da' Sacerdoti che non la comunicano manco a' loro domestici o famigliari: in tal modo raccolgono ogni anno alla fine del mese di Agosto e nel cominciamento di Settembre, quando particolarmente 9 o 2l passano per lo segno O 40 , il seme il quale, riserbato con grave cura e sovente volte esposto ali' aere , viene scosso acciò che non pigli alcun danno né muffa ; ritornando poi il tempo solenne della preparazione, che è il duodecimo anno, portano fuori il seme raccolto e sin a quell'ora curiosamente custodito e lo spremono, e conservano l'olio profuso(?) pel torchio. Poi, quando il 0 è passato, quasi la metà del O 41 , metton insieme una gran quantità di questa pianta fresca con tutta la sotanza e co' fiori. Dalla radice pesta spremono il succo; le foglie, il gambo et i fiori cuociono nell 'acqua del fiume Giordano: e quando è raffreddata ne levano cautamente la mucillagine che sta sopra a galla: e poi dall'olio del seme, dal succo della radice e dalla mucillagine di questa pianta si compone quel famoso Maslach, pigliando tre parti di mucillagine, una parte di succo et una parte di olio. Queste messe insieme in una secchia che ha un coperchio pieno di forami, sono messe al sole; e' muovono continuamente la secchia con una macchinetta c' ha di sotto a traverso cucchiare da spumare duplicate e di sopra assettine a graticola, et è girata dal vento con una ruota; e questa rimuove la secchia sin tanto che tutte le parti, miste perfettamente insieme si riducono in un succo meloso. Una drama di questo liquore, spesso e concreto , ovvero Maslach, si vende appresso di loro [per] 20 aspri 42 ; e questo Maslach, disciolto nell'idromele quanto è una fiala (?) e preso, 40
I simboli asuologici indicano rispettivamente Venere, Marte e la costellazione del Leone (cfr.:Jean Chevalier, Alain Gheerbranc, Dictionnaire des symboles, P:uis, 1974 sgg., 4 volumi). 1 • I simboli indicano il Sole e nuovamente la coStellazione del Leone. 42 La drama (o "dramma") era un ottavo di oncia, ossia grammi 3.5; l'aspro, così chiamato dagli ewopei, ed il cui nome cu rco era akce, costituiva l'unicà monetaria dell'Impero Ottomano. Coniato inizialmence con una lega conceoence il 90% di argenco e pesante grammi 3.2. decadde poi sempre, sia attraverso la diminu zione del contenuto d 'argento che mediante la diminuzione del peso originario, talché, aJ tempo di M.. esso non conteneva quasi più che rame. Il suo valore era adesso pari ad 1/ 120 del ducato d'oro veneziano. (Cfr.: Peter Sugar, Southeastem Europe under Ottoman rule, 1354-1804, Seattle and Londoo, 1977, pag. 37, o. 3).
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subito eccita un'animosità meravigliosa nell'uomo et talora li fa simili a furibondi, sì che, rapiti fuori di sé medesimi, e particolarmente in guerra, non temono alcun pericolo per grande che sia. Fa anche gli uomini inclini a' piaceri di Venere, ma bisogna assuefarsi a pigliarlo ne gli anni più teneri, altrimente non si piglia senza pericolo: nella qual cosa egli imita la natura dell'oppio , che non se ne può mangiar molto se non fattovi l'abitudine ne' primi anni, la qual spesso diventa una seconda natura. Altrimenti il Maslach non è oppio, né tocca per cognazione alcuna la famiglia del papavero. Tale è l'olio della semente di canapa, la qual semente si pesta sottilissimamente e si bagna un pacchetto con vino e poi riscalda dentro una padella, tanto che sia così calda che non vi si possino soffrir dentro le mani, e poi si mette dentro un sacchetto o si stringe al torcolo sin tanto che essa butta la sostanza: e questa è un olio che, bevendone un'oncia, fa combattere ferocissimamente e senza paura 4 3. Tale è il vino gagliardo di Spagna o di Grecia e l'acquavite, la quale si suol dare a' soldati nell' eccessi del combattere; ma bisogna però servirsene addestramente, acciò che non offuschi tanto l'intelletto che non sieno poi incapaci d'ubbidire e di intendere i commandamenti, o che le gambe ne venghino a vacillare et a mancare dell'ufficio loro. A gli uffiziali non si dovrebbe permettere di berne, sì perché in loro si richiede la mente più pura e più chiara, ché hanno a reggere gli altri, sì perché denno aver l'animo per natura che gli ecciti alle cose onorate nell'amore della virtù e non per artifizio che li faccia operar come ciechi, con un simulato genere di falsa fortezza; o se ne venisse loro ammesso qualche poco, dovria essere molto parcamente per rimpattare (?) le forze del corpo, e che i spiriti non avessino a illanguidire sì tosto per la fatica o per qualche ferita: non già per alterar il vigor dell'anima. 43 Come appare ch.iaro, M. aveva condono profondi scudi non solo d i botanica, ma di
tossicologia. La canapa di cui egli parla qui, è chiaramente la cannabia indica, da cui proviene la così detta marjuana.
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III. I segni della pugna sono: 1 ° il suono delle trombe, de' timballi e de' tamburi, scromenti più che ogni altro atti ad animar alla zuffa et a risvegliar gli spiriti mentre che sonano e battono a battaglia; ec si hanno anche piff~ri nell'Infanceria; e fra i Cavalli Leggeri di Croazia o di Ungheria si hanno zufoli , tromboni ec altri strumenti; et. è cosa cerca che fra tutte le cose che possono commover gli affetti, la musica tiene il luogo principale; e solevano gli antichi far risuonar qualche carme che cancassino i gesti di qualche eroe per sollecitar i soldati all'imitazione di quegli; et oggi anche si usa di sonar ne la tromba qualche salmo o qualche inno o qualche aere allegro dal quale incitaci si vada con più ordine alla zuffa. 2 ° : è il motto , ovvero parola o nome che è dato dal generale in una o due parole a' soldati quando è in fronte (?) a cominciar la baccaglia, accioché si conoscano fra di loro e fra l'inimico; et il cui uso però cessa se anche il nemico la sapesse: e perché egli è facile il risaperla fatto un prigioniero della parte contraria ovvero riuscici (?) a render qualche fuggitivo , s'egli si viene a passar per un bosco, si dà a tutti i soldati uo [a] livrea di un ramoscello verde, come l'Armata svedese a Leipzig; o se si passa per un villaggio, pigliasi una fascina(?) di paglia o di fieno, come l'Armata svedese a Wittstock, le quali cose non possono nell' istante dall 'inimico (imitarsi). Le bande che si portano del colore del Principe o qualche nastro di qualche colore legato su la sommità del caschetto o al braccio o alla spada o in qualche altro luogo visibile, serve anche a questa distinzione di conoscersi, il che fu usato dagli Imperiali a Wittscock; e sebbene per qualche accidente questi segni possono recare qualche incomodità, come se uno si ritrova solo mischiato era l'inimico non potendo levarsi il segno non può anche fingersi de ' suoi et aspettar il tempo di salvarsi. In ogni modo poi, anche si dee combattere di valore e non di astuzia , et il commodo universale , che fa che conoscendosi di lontano i soldati, si possono tener meglio insieme, rilegar meglio o meglio soccorrersi, dev'essere preferito al particolare. Però si deve adoperare; e questo è anche uno di quei mezzi che leva al soldato ogni speranza di potersi salvare col valor della mano ; dove che essendo i soldati et Ufficiali conosciuti di lontano
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e visti dal generale, hanno stimolo maggiore di operar valorosamente e di evitare ogni moto di viltà e di pigrizia. Usò alcun capitano di dar per motto a' suoi soldati che chi interrogasse il motto fosse ammazzato; et in questo modo si conosceva subito nell'inchiesta il nemico e non s'era da lui conosciuti; ma creò però qualche incommodità. Cesare, nella guerra africana, dié per motto felicitas; Bruto diede libertas; e cose simili, brevi e di buon presagio, come "fascio", "vittoria", "palmas", "virtù", "Dio con noi", "trionfo". Gli antichi solevano dare il nome di Dio che la Patria o essi Capitano onoravano; il motto di Ciro era: "Jupiter focius, Dux servator"; quel di Cesare: "Venus genitrix"; di Augusto: "Apollo". A' nostri tempi il re di Svezia solea dare: "Gott mit uns". Il Tilly e Friedland davano: "Gesù Maria" .
NELLA BATTAGLIA SI CONSIDERANO LE COSE SEGUENTI, CIOÈ: Come s'apparecchi la zuffa, come ognuno faccia l'uffizio suo, come si faccia nascer cosa che turbi l'esercito nemico. Subito che si comincia a scoprire l'inimico, l'artiglieria grossa deve cominciare a giuocare facendo la batteria pronta, e subito romperlo, disordinarlo prima che venga alla carica; e di mano in mano che gli eserciti si vanno accostando, gli altri pezzi più piccoli vanno tirando, poi i moschettieri e tutte le altre armi da tiro, acciò che l'inimico sia continuamente danneggiato e quanto più accosta tanta maggior offesa ritrovi. 1 ° . S'egli si è al coperto e fuori dall'offesa dell'artiglieria dell'avversario, si dee differire quanto si può il venir alle mani , acciò che tanta maggior copia di tiri siano fatti contro di quello e molti de' suoi battaglioni o squadroni rotti e disfatti senza azzuffarsi, ovvero sì intimiditi che, azzuffandosi, sia facile il rompergli, vantaggio particolare che ebbe il re di Svezia contro gli Imperiali a Leipzig, molti reggimenti de' quali furono totalmente disfatti dal cannone prima che si venisse alle mani; e ciò si intende
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anche s'egli si ha maggior quantità di pezzi che l'inimico, o più armi da tiro e meno armi corte; o se l'inimico avesse posto la sua artiglieria dietro nell'ultima parte degli intervalli, perché, non volendo che i colpi di quella offendessino i suoi propri, converrebbe passassino per una linea retta e per quella medesima sempre: sì che, facendo all'incontro intervalli, verrebbe ad esser vana, perché questa è una regola generale: che a quelle cose le quali non si possono sostenere si ha a dar la via; o se l'inimico l'avesse posta tutta in un luogo solo, perché si dovrebbe subito andar alla carica in quella parte per non darle tempo di raddoppiare il colpo e negli altri lati differir d 'appiccarsi ; o se si conoscesse di aver vantaggio nelle altri armi da tiro minori, in modo che l'esercito nemico ne fusse offeso et il suo proprio difeso, cioè l'Infanteria è coperta dalli scudi che le stanno dinnanzi e la Cavalleria difesa per la distanza nella quale fosse collocata, cioè al pari della fronte de ' secondi battaglioni, la qual distanza farebbe che essa non fusse [r )aggiunta dai tiri dell'inimico. 2 ° . Ma se l'inimico avesse questi vantaggi , si dovreboe subito andargli addosso ed azzuffarsi coll'armi eone, impedirgli i colpi dell'artiglieria e delle lor armi da tiro, non trovandosi altro modo per il quale si sia men offesi che preoccuparlo subito; errore commesso dal Tilly a Leipzig, il quale tenendosi in battaglia due ore e più continue, battuto orribilmente dai piccioli cannoni del re senza venir alle mani, o fosse che tutti i reggimenti dell'Armata Imperiale non fussino anche arrivati su'l campo o fosse altro difetto, si cagionò la perdita della battaglia. Dunque, a volere che l'artiglieria nemica sia inutile, non c'è altro rimedio che assaltarla, perché, se i nemici l'abbandonano, si occupa; se la vogliono difendere, bisogna che se la lascino dietro, in modo che, occupata da nemici e da amici, non può tirare; e se 1'inimico l' avesse posta in luogo che ella non fosse guardata da picche o da altre armi eone ma solo da moschettieri o da altre armi sciolte (?) che offendono solo di lontano, il modo di preoccuparla sarebbe di commandar gente sciolta che andasse a trovarla tosto e rado: non adaggio et in mucchio, perché con la prestezza non se le lascia raddoppiar il colpo e perché per la raddità può meno
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numero di uomini offendere; e a ciò sarebbono nati [i] moschettieri che, dopo aver tirato, gettassino il moschetto e con la spada alla mano vi corressino furiosamente sopra, come sogliono far mirabilmente i francesi; et anche vi potriano correre qualche Cavalli leggeri, dopo i quali n 'andrieno picche et armi gravi per mantenerla, perché queste non possono camminare ratte e non disordinarsi, né sparse per non rompersi da loro stesse.
I. Subito che si è dunque alla portata del cannone, si va dritto all'inimico, s'egli non si ha qualche vantaggio nel differire ad appiccarsi 44 , come si è detto; et in tal modo si incoraggiano i soldati, si schiva il danno che può fare il cannone dell'avversario e si lascia dietro di sé il luogo dove [ci] si stende in battaglia, nel quale so possono poi rilegare e rifare i battaglioni rotti. E certo hanno tutti gli uomini naturalmente una certa allegrezza et incitazione d'animo alla zuffa , la quale non si deve reprimere coll'aspettare il nemico di pie' fermo ma si dee accrescere coll'andargli all'incontro, perché i tuoni, i gridi et il motto riscaldano il sangue , dissipano dal pensiero le immaginazioni meste et eccitano il coraggio de' suoi, atterrendo quello dell'inimico, perché chi attaccasse raddoppia l'animo suo e chi è attaccato si intimidisce. In ogni modo l'aspettare il nemico serve a tener l'ordine più fermo il qual si può rompere andando alla carica, e serve a lasciar frangere et esalare quel primo empito e sforzo dell'inimico e che i suoi battaglioni ben serrati attendino quelli dell'avversario sparsi, diradati, fuori lena (?) e stanchi dal corso e dal grido. Ed è certo che difficilmente si può avanzarsi ben serrati massime se la campagna non è ben piana et uguale da pertutto, o è gelata e che si sdruccioli, o se i battaglioni sono troppo grossi e massicci o di gente nuova che non è anco ben avvezza a conservar gli ordini, sì che si ha questo vantaggio in aspettar di pie' fermo, particolarmente conoscendosi l'inimico di natura indomita da principio et invincibile nel primo impeto: ma che, avendo passato la prima 44
Locuzione usata sovente dal M. , già in precedenza, nel senso di "venire alle mani" .
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furia, diventa impaziente e vile al travaglio, e facile ad esser respinto perché il furore è finalmente sostenuto dagli uomini fermi e saldi; et il furore sostenuto , facilmente si convertirà in viltà. Questo s'intende della Fanteria, perché la Cavalleria ha sempre maggior forza se compie (?) un po' di moto che senza; così, anche conoscendosi l'esercito nimico composto di soldati nuovi e poco pratichi nell'armi , egli è bene spaventarlo col grido e colla furia; ma contro a vecchi soldati esercitati alla guerra ella è certo inutile. In ogni caso che si vada all'inimico, non bisogna andare con tanta fretta che i battaglioni si disordinino; anzi, andar d'un picciol passo sino alla portata di una pistola; ma poi di là raddoppiarlo e spigner arditamente con le picche ben serrate e la moschetteria tirando continuamente su l'ali et i scudi ricoprendo il battaglione e disordinando i picchieri dell'inimico quando la zuffa è ristretta 45 , e che per la lunghezza dell'asta le picche diventano inutili ma li scudi e le spade possono in ogni ristrettezza maneggiarsi. Nel tempo che si raddoppia il passo si può anche alzar un grido per incitar l'unione della battaglia, et issando il grido forte e unito e sonoro, s'assicurano della vittoria; ma essendo discorde, languido e debole, arguiscono mancamento di coraggio. E certo questo grido ha qualche momento per cause naturali, perché sono due venti negli uomini pe' quali il timore penetra all'animo: gli occhi e l'orecchio; dunque , chi turba o l'uno o l'altro di essi s'avvantaggia molto la vittoria. Dicesi che di tali rumori fusse Pane inventore , onde nacque il proverbio de' timori Panici. Trovasi che acclamavano il nome della gente o della patria; gli spagnoli gridano "Spagna"; i Romani gridavano "feri", come oggidì li francesi gridano "tue, me" ovvero "ça, ça, ça", e ciò, si intende, nell 'atto dell'azzuffarsi: perché fuori del primo assalto non si segue di rumoreggiare perché rumori continui impedirebbero i commandamenti, il che saria cosa pemiziosissima. Gli Ungheri e Croati fanno urli strepitosissimi, il che ritiene tuttavia dell'antica barbarie. 4
) Viene di nuovo riaffermato il principio dell'uso offensivo delle picche.
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Fu tal capitano che ordinò a' suoi che se l' inimico mandasse i carri falcaci con gran rumori e fremiti , aprissero le schiere e con silenzio disserra(ssero) loro la via, sicuro che dovessero trascorrere senza danno se nessuno si fosse opposto; ma se l'inimico li mandava senza rumori, essi alzassero i gridi, e spaventando i cavalli co' rumori e con tiri li ricacciassero contro l' avversario medesimo_
II. Egli si appicca la zuffa in diversi modi: 1, si concorre egualmente con l'uno e l'altro corno della battaglia con forza eguale e retta ; utile per chi ha più forti e maggior copia di combattenti, acciochè circondi l'inimico da ambedue i corni e quasi lo rinchiuda nel seno del suo esercito; ma se l'avversario è più forte di genti, si corre pericolo eh' egli cinga dai lati l'ala destra o la sinistra s' ei non si hanno in pronto i sussidi e le riserve che prevengano e sostengano l'inimico. Avvi anco pericolo che, stendendosi la battaglia in spazio prolisso, non si rincontrerà sempre un piano per rutto tutto eguale, e bisogni fare in quella parte un seno, ovvero curvatura, nel qual luogo facilmente si rompe la baccaglia. 2 , si fa un attacco obliquo, facendo appiccare l'ala destra della battaglia fornita di fanti e di cavalli migliori coll 'ala sinistra dell' inimico, e separando l'ala sinistra della battaglia dalla destra del!' inimico accioché le armi da tiro non la giungano; ed intanto, facendo lo sforzo contro l'ala sinistra dell'inimico si procura di romperlo quivi e poi dargli nel fianco ; ovvero nell'istesso modo si appicca l'ala destra dell'inimico alla sua sinistra se in essa sono posti i migliori combattenti. Che se l'inimico procura di essere il primo a ciò fare, le riserve che si pongono dietro alla battaglia, tanto di Infanteria che di Cavalleria, si spingono a quel corno che è forzato e si fa resistenza, accioché, se la Cavalleria dell'inimico rompe quel corno (il che ella non può fare senza mettersi in disordine) ella vi incontri gente fresca che la fermi subito e poi li faccia voltar le spalle. 3, a 400 o 500 passi dall'inimico, fuori dell'opinione sua, subito si divide la battaglia in due e si attacca all'improvviso l'uno o l'altro corno dell'inimico; ma vi è pericolo, separando l'esercito in due parti e rimanendo la baccaglia vuota nel mezzo, se l'inimico
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non è vinto nel primo impeto, che egli abbia occasione di assalire i corni divisi o la battaglia nel mezzo abbandonata e di vincere. E certo, tutti questi artifizi consistono nel prevenire il nemico e nel fare pensatamente quello che a lui riesce improvviso e fuori de1l'aspettazione; sì che esso, venendogli esser più lento e tardo nell'applicar i rimedi perda il tempo e l'occasione, sì come chiaramente si vede nello schermire, dove chi previene il compagno , guadagna, ancorché l'avversario potesse sempre fare le medesime cose. Che se in questo modo si vuol attaccare l'esercito inimico, si può nel medesimo tempo far avanzare parte della seconda battaglia nel varco del mezzo della prima, accioché l'inimico non possa servirsi di questo vantaggio. 4, se, per aver un fianco nella battaglia assicurato dal sito, s'è messa tutta la Cavalleria nell'altro fianco, si può appiccar la zuffa da questo lato, essendosi il doppio più forti che l'inimico, dovendosi sempre, come s'è detto, appiccar la zuffa pe'l lato dove ti trovi esser più forte; se non fosse che avendosi a fare con un'inimico impetuoso da principio e pigro dopo l'impeto, si appiccasse la zuffa con la gente più debole, acciochè ei possa sfogare il suo primo furore, e poi procedesse la gente più gagliarda che trovandolo stanco e (iflegibile) lo battesse. 5, s'appicca anche la zuffa coi soldati più deboli posti nel mezzo della battaglia, accioché, attirando i più forti dell'inimico ed essi ritirandosi, vengano a condurlo disordinato e stracco nel seno della battaglia, dove sia chiuso (?) da tutte le parti. Ovvero essendo posti i soldati più deboli in un corno contro i più forti dell'inimico, et appiccandosi e cedendo, l'ispirino a disordinarsi et a perseguitarli e così separarsi dall'altro corpo della battaglia, la quale rimanga in preda de' suoi più valorosi.
III. Se nel campo della battaglia è qualche posto avantaggioso, si cerca di guadagnarlo e di prevenir il nemico; e facendo vento favorevole, s'attacca fuoco in un villaggio o bosco, acciò il fumo sia portato nel mezzo dell'inimico e !'acciechi; ovvero colla Cavalleria
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leggera si ccorre inanzi sul campo ad eccitare la polvere; et intanto si occupa il posto. Che se l'inimico l' ha già occupato, si cerca di cacciarlo coll'artiglieria o sorprenderlo marciando secretamente ne' lati o facendo in quella pane ogni sforzo di Cavalleria e di Fanteria, sì come fecero li svedesi a Nordlingen nel guadagnarsi il bosco, che riuscì loro, e poi guadagnar la montagna , che loro non successe. Mentre s'attacca la battaglia si fa anche che la Cavalleria faccia improvvisamente un gran giro, o vada alle spalle dell'inimico; ovvero, essendo posta secretamente dietro all'lnfanteria per ingannar l'inimico, passi all'improvviso fra gli intervalli de' battaglioni e l'attacchi furiosamente. Fa ognuno l'ufficio suo in questo modo: 1 °, i cannoni tirano da che scoprono l' inimico e continuano a tirare senza cessare siché si venga alla mischia. 2 °, se vi sono carri appuntati 46 collocati dietro ali' infanteria fra gli intervalli o in altro luogo dirimpetto della Fanteria nemica, pigliano la corsa a 100 passi dall'inimico e feriscono con impressione furiosa , e dietro a ciascun di questi segua un squadrone di Corazze che trovando l'aperrura fatta entra e taglia a pezzi ciò che è disordinato. Né questi carri sono soggetti a gli inconvenienti di quelli antichi falcati perché i cavalli che li tirano sono al coperto nè possono esser feriti o spaventati co' gridi; il carro non può esser offeso, perchè oltre alla solidità del metallo, l'angolo fa che le palle dell'inimico non faccino presa ne' lati ma strisciano senza appiccarsi e senza far danno; non possono essere sostenuti dalla densità de gli ordini, perché l'angolo acuto è troppo penetrativo; non possono esser lasciati passare dando loro la via perché, sendo secondari immediatamente dalle Corazze, l'inimico saria subito rotto , né v'è altro rimedio che piantarvi contro pali o abbatervi arbori dinanzi e spargervi triboli e farvi fosse dinanzi , le quali cose 46
Non si trattava semplicemente di carri muniti di punte (come sembra credere il Barker. op. cit., pag. 145, che io con~guenza traduce • ... cars equ ipped with sharpened stakc:s,,. ·, falsando del rutto il senso del testo di M.); ma di veri e propri veicoli ricopeni di corazzarure di ferro, ove anche i cavalli stavano ch iaramente all'interno.
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non si hanno sempre in pronto, o per difetto di materia o per mancamento di tempo o [per] la difficoltà di portarle. 3 ° , le lance cominciano a galoppare a 100 passi dall'inimico e a 50 passi corrono a tutta briglia per dar colpo alla lancia e fare apertura nella quale subentrano poi le Corazze. 4 °, l'ali de moschettieri, tanto fra l 'Infanteria [che] fra la Cavalleria, cominciano a tirare da che sono a giusta misura e seguono continuamente sinché viene alla mischia, dove una parte si ritira dentro l'Infanteria ed un'altra dietro alla Cavalleria fra gl'intervalli, di dove va pure offendendo l'inimico finché ella può co' tiri, e non potendo più tirare, offende colla spada e col calce del moschetto. [La moschetteria] deve fare i suoi tiri non tutti in una volta, ma in buon ordine, gli uni dopo gli altri e distinguersi in più salve, di modo che, quando gli ultimi hanno dato fuoco, i primi abbiano di già ricaricato; e gli ufficiali devono porre cura che non scarichino troppo presto ma che aspettino la giusta distanza accioché i colpi non siano vani; e particolarmente la moschetteria ch'è posta tra i cavalli la quale dee procurare di fare buona e sicura breccia ne' squadroni nemici, accioché tanto più facilmente sieno poi rovesciati nell'urto. 5°, le Corazze vanno serrate insieme, senza tener fila ma mucchio, colla spada alla mano, perché gli è ragione che il forte porti sempre via il debole; e per non disordinarsi vanno di passo alla carica il quale si può sollecitare un po' più quando si è vicinissimo [al nemico] per dar maggior urto perché rompendosi gli squadroni dall'urto violento che essi ricevono, bisogna inferire che quelli che si mantengono più serrati et urtano con tutto il corpo gionto fanno più gran sforzo et effetto. Né devono in modo alcuno pigliar le pistole alla mano per girar il fianco a 20 passi daII'inimico e per discaricare sopra di lui una salva come hanno fatto alcuni volendo poi rifar un gran circuito per ricaricare e per ripigliare nuove pistole, perché l'inimico non ha dato loro tempo di tornare testa avendo interpretato i loro giri e rigiri per una fuga, e gli ha seguiti sì caldamente che hanno presa la carriera tutto a lungo, né hanno più potuto rimettersi. E però questo modo di combattere mal inventato è più proficuo per giuocar a bomba che
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per azzuffarsi da senno 47. E se la prima fila delle Corazze vuole pure pigliar le pistole alla mano, deve anche avervi la spada legata con un nastro, ovvero tener la spada nell'altra mano della briglia accioché, subito sparata la pistola, la quale non può far effetto s' ella non è tirata a bruciato giubbone, gettata via - o rimessa nella fonda, se ne ha tempo - [la pistola], si pigli nella mano destra la spada con la quale entra alla mischia senza caracollo alcuno, perché le truppe non si rompono s' elle non sono vivamente sfondate, e del danno che cagionano i caracolli s'è già parlato. Se le mezze Corazze avessino le prime file armate di moschettoni (il che può meglio servire loro in un ricontro particolare che in una battaglia, dove l'apertura nelle truppe nemiche è fatta per moschettieri che sono misti alla Cavalleria e per le truppette di Lance che le precedono nella carica), e non fussino Lance dinanzi a loro, potrebbono a 30 o 40 passi mettendo la mano alla spada, cacciarsi fra l'inimico alla mischia; ovvero, facendo avanzar questa fila un po' più innanzi dallo squadrone, potrebbe far la sua discarica a giusta misura e, fattala, girarsi la metà da un lato e l'altra metà dall'altro lato dello squadrone e rimettersi dietro all'ultima fila e così dar luogo allo squadrone di avanzarsi e di caricare. 6°, le picche ben serrate insieme rincontrano l'inimico il quale è ricevuto da moschettoni molto di presso accioché i colpi non vadano vuoti, et azzuffatesi che sono, sottentrano li scudi a sbaragliar il nemico e disfarlo. 7 ° , si può anche tener qualche pezzo di cannone caricato di ghiaia, di catene o di palle minute, dietro a qualche battaglione o squadrone il quale , aprendosi quando l'inimico è gionto molto vicino, dà luogo all'artiglieria di tirargli all'improvviso sopra, con sua grandissima strage.
IV. I capitani sono alla testa delle loro compagnie e conducono valorosamente le truppe alla carica. Li tenenti stanno dietro li squadroni colla spada alla mano ferendo et ammazzando chi vuol 47
Condanna definitiva del sistema della "caracolla", consistente appunto nello scaricare sul nemico le pistole a 20 passi di distanza , poscia girare, ricaricare e tornare all'attacco: e così d i seguito.
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fuggire o sbandarsi. Le persone generali subordinate, comandano ai- battaglioni et agli squadroni di avanzar quando è tempo secondo l'ordine del Generale, di giungere, o di attaccare o di sostener l'inimico secondo le occorrenze. 1 ° , il Generalissimo dev'essere per la sua diligenza come anima al corpo fra tutti i suoi membri , pigliando sempre guardia del contegno dell'inimico per far combattere le sue genti a proposito, assistendo i battaglioni rotti con dei pedoni, o con degli squadroni, mandando sussidi a quei che sono in travaglio e facendo succedere i fiacchi e i sbandati e rimettendo in ordine quei che sono stati rotti; si verranno a riannodare per indurli alla zuffa, al soccorso degli altri. E perché difficilmente i battuti vogliono ritornar a combattere, non si dee molto fidare in essi. Dee assodare da qual lato l'inimico dà più sforzo e quivi inviare le truppe di riserva; e da qual lato egli è più debole, e quivi cercar di romperlo, il che seppe fare mirabilmente il conte Galasso a Nordlingen. 2 °, Le truppe devono sopra il tutto esser avvertite di tener sempre le loro distanze et i loro ordini senza rovesciarsi l'una su l'altra e senza confondersi, e quando un ufficiale viene ad esser mono, deve su bito la seconda persona rientrar nel comando accioché nulla sia trascurato. 3 °, Deve ciascuno proporsi di piuttosto morir nella zuffa che di pensar alla fuga o ad una ignava captività e sappia di dover rendere alla pena et al castigo ignominioso quello spirito che non avrà volsuto onorevolmente impiegar nella zuffa. 4 °, La pugna si provoca dall'armi da tiro , si fa colla Cavalleria armata, si sostenta colla Cavalleria armata di armi corte et il più furioso combattimento è quello che si fa colla spada. 5 °, Fu taluno che, conoscendo l'ignavia della sua Cavalleria, fece levar i freni a' cavalli, accioché senza ritegno e con maggior forza facessero impressione nell'inimico.
V. Se si è più foni dell'inimico, dopo averlo attaccato per la fronte e pe' fianchi, si manda occultamente un nervo di gente che passando al coperto di un monte o di un villaggio assaglia improv-
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visamente il nemico alle spalle; o vi si può mandare la Cavalleria leggera, che in tal caso può esser collocata dietro ai corni della prima battaglia accioché il nemico non se ne avvegga_ 1 °, Se si vede che l'inimico abbia dira[da]to le schiere in un luogo, quivi si cerca di fare lo sforzo e volgere la battaglia. 2 °, Quando gli eserciti si sono accostati insieme e che la fronte di ciascuno è occupata al combattere, si possono far uscir pe' fianchi le armi da tiro e turbar l'inimico. 3 °, Se la Fanteria dell'inimico è disposta in grossi battaglioni massicci, e si rompono e s'aprono in più parti(?) come avviene ai gran corpi, mentre che ei non camminano del pari, o in una parte spingono et avanzano et in un 'altra cedono e rinculano, si dee pigliar questa occasione e con picciole truppe gettarsi fra due et occupare li spazi che si veggono vuoti nel fronte di essi battaglioni e combatterli ne' fianchi dove sono radi e disarmati, e nelle spalle. 4 ° , S'egli avviene di romper un corno della battaglia dell' inimico e ch'egli rompa similmente uno de' tuoi, bisogna vedere d'esser il primo a girare e, lasciando andare la gente rotta, prevenirlo nell'attaccarlo alle spalle coll'ala vittoriosa. 5 °, S'egli si ha la forza della sua armata principalmente nella Cavalleria leggera, armata d'armi da tiro, come avevano i Parti e hanno anco oggidì i Turchi, e che la forza dell'inimico consista nell'Infanteria armata gravemente, non si dee uscir alla carica e all'urto, ma solo battere di lontano l'inimico co' tiri e consumarlo, perché, sendo egli a piedi, non può esser sì veloce che i cavalli, e però non può urtarli e far loro cedere il campo; perché, se l'inimico avanza in un lato i cavalli girano in un altro: e sempre gli stanno intorno e continuamente l'infestano co' tiri senza poter essere offesi intanto che lo consumano e sconfiggono, sì come fecero i Parti a Marco Crasso. Un scrittore della milizia sopra i Commentari di Cesare, vorrebbe armare tutta la Fanteria di moschetti, né vorrebbe avere alcuna picca, biasimandola come arma molto inutile, forse fondato sopra detto (?) fatto d'armi di Crasso co' Parti, che fu disfatto senza mai poter venire alle mani; ma non s' avverte che le armi da tiro de' Parti erano a cavallo e non a piedi, e però poteano per la loro agilità sfuggir di venire alle
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mani, il che non potriano fare i moschettieri. Poi l'esercito di Crasso aveva pochissima Cavalleria, la quale ,oggidì è in molto maggior copia proporzionata all'armata e che subito disfaria li moschettieri, i quali, gionti di presso, non possono aver altra difesa che la coperta delle picche 48 . 6°, Se l'inimico è impetuoso, da principio si sostiene il suo furore colle picche poi, passatogli l'ardor dell'animo, si combatte colle spade. 7 °, Se si vede che '1 nemico non abbia truppe di riserva in qualche parte della battaglia, quivi s'attacca e si sforza; e se si conosce eh' ei si confonda, turbi li ordini, sia intimidito, non guardi le distanze e sia in confusione in qualche luogo, quivi si manda rinforzo a' suoi per turbarlo maggiormente e metterlo in rotta non dandogli spazio di ricogliersi; et anche là dove si scopre eh' egli abbia i sussidi lontani. 8 °, Ciascun squadrone o battaglione si difende da per sé nella fronte: ma ne' fianchi deve esser difeso e protetto da un altro. 9 ° , Poca quantità di Cavalleria può per la sua prontezza entrare arditamente in grosse battaglie di fanteria nemica o malamente fiancate. di moschettieri, o svantaggiate di sito, ovvero per essere alquanto disordinate da qualche errore o dal caso o da chi guida tali battaglie con passo sconcertato, o da poca diligenza di mal pratici soldati, o nel passar qualche fosso o qualche altro luogo angusto e malagevole; e con facilità disordinarle e romperle. 10°, Se l'inimico non è ancora tutt? ordinato in battaglia e la vanguardia sola arrivata sul campo, bisogna incontinenti assalirlo senza aspettar eh' egli ingrossi, perché combattendo molti contro pochi, è ragionevole che i pochi sieno battuti. I svedesi attaccarono gli Imperiali, che non erano ancora tutti insieme, la sera precedente alla battaglia di Nordlingen e li ruppero; e se 48 Sebbene
non appaia facile individuare lo scrittore cui fa cenno M., il passo è egualmente del massimo interesse. in qvanto dimostra come fosse impossibile eliminare la picca poiché si sarebbe stati irrimediabilmente battu ti nel corpo a corpo. Solo con l'avvento delle armi individuali rigate, al tempo della Guerra Civile Americana, la situazione mutò radicalmente e l'arma bianca perse ogni efficacia. (Cfr.: Raimondo Luraghi, Storia della Gue"a Civile Americana, Vediz., Milano, 1985).
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avessero seguitato di perseguitar prima che l'armata si fosse giunta, forse che l'avrebbero messa in disordine. 11 °, Se l'inimico è rotto in qualche parte, gli armati gravemente non devono perseguitare per non turbar gli ordini e confondere la battaglia sì che, rivoltandosi il nemico, gli opprimesse dispersi et incomposti; ma i Cavai leggeri, passando fra gli intervalli, o qualche altra truppa di Cavalleria, scappando per la fronte e per i fianchi, e qualche moschettiere, si può arrischiar a perseguitare per non perdere l'occasione; e intanto può tutta la battaglia avanzar pian piano in buon ordine; né si deve permettere il perseguitare o il buccinare sinché l'inimico non è rotto da tutti i lati: e se bene bisogna perseguitarlo caldamente, bisogna in ogni modo aver sempre delle truppe in ordine, che non si sbandino, affin di vietare ogni inconveniente: e sempre bisogna rivolversi contro quei che combattono.
VI. Se l'inimico spinge la sua Cavalleria che stà ne' corni della battaglia contro la tua vanguardia et avendola rotta la perseguita in disordine e tanto lontano che lasci la sua Infanteria molto addietro, si dee lasciar passare oltre e lasciar seguitare li fuggitivi; et intanto avanzarsi ratto a caricare e piglir ne' fianchi la sua Infanteria, la quale, essendo nuda e non coperta dall'ali de' Cavalli, è facilissima ad esser rotta. 1 °, Se l'inimico s'impegna a seguitar la tua Cavalleria leggera [si può attaccarlo] con un nervo di genti e disfarlo . 2 °, Se la Cavalleria de' tuoi fianchi è rovesciata, vi si mandano de' squadroni di ritegno che sono posti dietro all'Infanteria, ovvero di quelli della seconda battaglia, ovvero s'egli s'è previsto che l'inimico volesse far quivi un sforzo, vi si avanza un battaglione di picche e di moschettieri che era posto quivi a questo effetto, i quali, trovando l' inimico che perseguita in disordine sì come egli avviene quasi sempre, lo sfonderanno e metteranno in rotta. 3 °, Se l'inimico ha quantità di armi da tiro e combatte di lontano, bisogna prestamente e con furia assaltarlo accioché non
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abbia tempo a trarre, perché, a volere che una cosa che tira discosto sendo alla campagna non ci offenda, non vi è altro rimedio che con quanta più celerità si può, occuparla. Si caccia anche fuori per gli intervalli qualche Cavalleria leggera, [eh )e facendo un giro, pigli con seco e ferisca quam' ella può di questa gente sciolta e poi torni dentro alla battaglia per altri intervalli, o per i fianchi vada a rimettersi dietro all'ordinanza; né oserà l'inimico di perseguitarla per paura della moschetteria. A ciò sarebbe molto abile la Cavalleria leggera e che in tal caso si potria mettere fra gli intervalli de' battaglioni o della Cavalleria grave, e che altrimenti riesce quasi inutile. I Romani, i quali avevano quantità grande di scudi, per fuggire il saettarne de' Parti, comandavano alle sue genti che quando i Parti venivano verso di loro si inginocchiassero,e la seconda fila de' battaglioni ponesse gli scudi in capo alla prima, la terza alla seconda, la quarta alla terza e così successive, tanto che tutto l'esercito veniva ad essere come sotto un tetto, e difeso. 4 °, Se il nemico non ha molto più genti di te e voglia per disordinarti assaltarti da più bande, sarà suttigliezza sua e ventura tua perché conviene che a far questo egli si assottigli in modo che puoi facilmente urtarne una banda e sostenerne un'altra et in brieve tempo minarlo. 5° , S'egli si prevede che l'inimico voglia far uno sforzo e cingerti un corno della battaglia, tu puoi rinforzarlo d'un battaglione o due di Infanteria posti in tale distanza che la tua Cavalleria, sendo spinta, non lo rovesci e che sia a tempo a sostener l'inimico. Ovvero puoi stendere più la fronte della battaglia; ovvero puoi dividere la battaglia et attaccar l'inimico nell'estremità, lasciando vacuo di geme il mezzo. E ciò si può fare tutte le volte che non potendosi sostener l'inimico di fronte, si aprono le schiere e, lasciandolo passare, si attacca ne' fianchi. 6 °, Se l'inimico ha mandato genti dietro alle spalle per attaccar il bagaglio, bisogna mandarvi contro un nervo di gente che lo rispinga, pigliando della gente quella che sopravvanza nell'ordine della battaglia o quella di riserva, o quella che può far minor breccia et indebolir meno la battaglia. Che se bene fu consiglio
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ardito d 'un gran capitano di non volervi mandare [alcuno], dicendo che, guadagnando la giornata , non solo si ricupera il suo, ma anche si occupa e si fa preda di tutto quello del nemico, in ogni modo egli stesso vi mandò; sì perché, vedendo i soldati di aver l'inimico alle spalle potriano turbarsi et intimidirsi; sì perché potriano abbandonar la battaglia per gire a difendere le cose loro; sì anche perché l'inimico non vedendo di trovar resistenza, potrebbe lasciar il bagaglio et attaccar le spalle della battaglia. Si dee bene pigliare cura che dovendosi levar gente dalla battaglia per mandarla in qualche luogo, si faccia segretamente, sì che l'inimico non se ne accorga, accioché vedendo indebolir quella parte non pigliasse l'opportunità di farvi sopra uno sforzo. 7°, Se un corno della battaglia del nimico combatte languidamente e va cedendo, egli è bene di prevalersi del tempo e caricarlo più vivamente, ma non tanto che si abbandoni il corpo della battaglia sin che non si sa come la cosa stia nell'altro corno , perché molte volte si è vincitore in un lato e perdente nell'altro. Ora quando si ha già avviso che da tutti i lati è rotto il nimico , allora si dà la via a' cavalli di perseguitar i fuggitivi. 8 °, Contro alla quantità della Cavalleria nemica, solevano gli antichi opporre i cammelli, essendo natura del cavallo di fuggire alla vista et ali' odore del cammello; e contro gli elefanti, oltre i modi già detti accioché i cavalli non ne fossero spaventati a prima vista, facevano fare simulacri di legno della figura e del colore di elefanti e dentro al simulacro facevano entrare un uomo con una tromba che, se soffiata per la bocca del finto animale , mandava un suono orribile et acuto, et in tal modo i cavalli si avvezzavano a sprezzare il fremito e la vista de l' elefanti. Contro il corso de' carri , gettavano per terra gli scudi e ne facevano un monte. 9°, Se l'inimico semina triboli contro la tua Cavalleria, tu puoi girar da' lati, ovvero impiegar la Cavalleria altrove e qui porre Infanteria, perché i triboli tanto impediscono la tua Cavalleria di passare a te che la sua di passar a lui. 10° , Pur contro a gli elefanti usavano gli antichi di porci con pece liquida; poi, accesala, davano la via a' porci i quali, abbruciati dal fuoco , correvano grugnendo contro i leofanti , i quali , spaven-
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tati, si mettevano in fuga; ma il nemico facea nutrire i porci co' gli elefanti per avvezzarli alla vista et al grugnito di quelli. 11 °, Contro ad ogni assalto improvviso dell'inimico devonsi avere molte truppe di riserva, di Cavalleria o di Fanteria, poste dietro i corni della Cavalleria in tal distanza che non possano esser rovesciate e che in ogni modo sieno assai vicine per le cose sùbite; e così anche dietro all'Infanteria, la quale non si rovescia sì facilmente. Né è necessario attaccarsi totalmente all'esempio delle battaglie designate, le quali sono rappresentate solo per dar un saggio delle regole principali. E per occupar colla fronte grande spazio di pane (?) per non essere circondato, queste truppe di riserva si possono fare dalla gente che sopravanza et anche scemando qualche squadrone o battaglione dalla battaglie et impegnandolo in sussidi perché si oppongano all'inimico s'egli attacca; o , se ei non attacca, saltano fuori come da insidie et improvvisamente assaltano lui; dove si vede il vantaggio perché sempre quei che sopravvengono sono più terribili all'inimico di quei che sono già azzuffati.
A VOLER TURBARE NELLA ZUFFA L'ESERCITO NEMICO I. Si fa nascere qualche cosa che lo sbigottisca; 1, con annunziare nuovi aiuti che vengono; 2, col.dimostrare cose che rappresentino nuovi aiuti, talmente che i nemici, ingannati da quello aspetto, sbigottiscano e, sbigottiti, si possano facilmente vincere. Alcuni hanno ordinato i bagaglieri in modo che rappresentavano gente d'armi e poi gli hanno fatti apparire sopra un colle mentre eh' eglino erano alle mani col nemico , d 'onde nacque la loro vittoria; 3, assaltando all'improvviso nel mezzo della zuffa il nemico o di dietro o da un lato perché, se vagliano gli assalti finti, conviene che molto giovino i veri, e le cose inopinate muovono assai, et un grido che arrivi al tergo de' combattenti li sbigottisce sommamente perché veggono che la lor salute et il pericolo loro consiste nella virtù altrui; e il più delle volte le cose lontane perturbano più la mente degli uomini che le propinque.
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Ma difficilmente si può assaltar all' improvviso il nemico se il paese non t'aiuta; ma ne' luoghi selvosi e montuosi e per questo atti agli agguati , si può bene nascondere parte delle tue genti per poter in un subito e fuori di sua opinione assaltare il nemico; ovvero la notte precedente alla giornata si può mandar un nervo di gente al tergo dell'inimico, che l'assalga quando la zuffa è appiccata: e nella battaglia di Li.itzen il caso portò mirabilmente quell'aiuto che l'artifizio procura altrove, cioè che il Reinach giunse con un corpo di Fanteria fresca da Halle mentre che le armate abbandonavano già da ciascheduna pane il campo, stanche et intimidite del conflitto e temendo l'una dell'altra perché egli non poté giunger prima. Si che egli è opinione commune, e che evidentemente s'è da poi conosciuta, che se il Wallenstein avesse lasciato combattere quella Fanteria fresca avria guadagnato la vittoria a pieno 49 . Ovvero si manda gente a rendersi ali' inimico che, per acquistar fede , rendono l'armi e ne serbano delle corte nascoste; poi nella zuffa, s' ei siano posti dietro alla battaglia, attaccano l'inimico da dietro; e, se ne sono posti dinanzi , fuggendo fanno perdere il coraggio agli altri; o s'ha già instigato a mutinazione una pane della gente dell' inimico, concordato che nella zuffa faccia l'istesso, o metta il fuoco nella munizione.
II. Turbasi facilmente la Cavalleria nemica o con forma o con rumori inusitati, come colla vista de' cammelli o de' liofanti, col rumore de ' scoppietti 50 ; quando dal principio [questi] non erano anche in uso da per tutto, col raglio o colla vista del fuoco. Hanno alcuni messo nella prima fronte carri pieni di stoppa e di 49 J ohann Heiorich Reinach ( + 1645), genera le bavarese, poscia comandance dell 'Artiglieria. Il Barker (op. cit ., pag. 237 , n. 4), sulla fede diJosef Seidler, Untersuchungen uberdie Schlacht bei Liitzen, Memmingen, 1954, pag . 9 1 sg., osserva che le t ruppe del Reinach erano stanch issime per la marcia compiuta e che Wallenste in non era al corrente del reale stato d el nemico. Per altro, la consumata esperienza del M. è da p rendere in seria consid erazione ed è noto che Wa!Jeoste in apparve perdente su quel campo solo perché si ritirò con decisione autonoma. 50 lo "scoppietto" o "schioppo" fu la prima arma da fuoco portatile , sostituita poi dal più perfezionato archibugio e qu indi d al moschetto.
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pece, tirati da buoi: e venendo alle mani appiccarono fuoco a quelle, d' onde che i buoi, volendo fuggir il fuoco , urtarono nell'esercito nemico e l'apersero; altri hanno gettato contro a' cavalli alveari d'api che coll'aculeo gli hanno messi in fuga; altri hanno gettato urne piene di serpi, et altri sono corsi contro di loro con facelle ardenti e gli hanno spaventati; e si potriano oggidì con fuochi d' artifizio far lance di fuoco o granate da mano per la Cavalleria sciolta che portate o gettate contro i cavalli del nemico li potriano mettere in disordine.
III. È stato qualche volta di gran momento, mentre che la zuffa dura, seminare vuoi che pronuncino il capitano de' nemici esser morto e mostrarne - o fingerne - i segni d'una spada insanguinata, d'un capo tronco che gli assomigli, di un'armatura più che le altre adorna, o d ' altro indizio, e subornare qualcuno che fra i nemici faccia similmente intendere che il loro capitano è morto o fuggito, accioché i soldati, credendolo e disperando della vittoria, s'intimidiscano e fuggano. Giova anche seminar voci e gridare che i soldati intendano di aver vinto nell'altra parte dell'esercito; et insomma far pubblicare alto e chiaro tutto ciò che succede in favore per rilevar il coraggio di quelli che lo potriano avere abbassato o per il gran travaglio o per la fama di qualche disastro, proponendo loro la stanchezza dell'inimico, la morte de' suoi capi, la fuga delle sue truppe, le spoglie, l'onore della vittoria et il gran buttino. E fingere qualche buon augurio per gente appostata che dica di aver visto una colomba, un'aquila, uno splendore intorno alla testa del capitano, o delle bandiere, ecc. 5 1 .
IV. Se nella zuffa occorre alcun accidente da sbigottire i tuoi soldati, è cosa prudentissima il saperlo dissimulare e pervertirlo in bene. Alcuni veggendo come, mentre si combatteva, una parte 51
M. dà sempre grande attenzione ai fattori psicologici, tale che lo si può a ragione considerare il primo studioso moderno di psicologia militare.
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delle sue genti se n'era ita dalla parte nemica e come quella cosa aveva assai sbigottito i suoi, fece subito intendere per tutto l' esercito come ogni cosa seguisse per ordine suo e che quelle genti dovevano ingannar l'inimico; altri avendo mandato certi soldati a fare alcuna faccenda ed essendo stati morti, disse, perché l'esercito suo non si sbigottisse, avergli con arte mandati nelle mani de' nemici perché gli aveva trovati poco fedeli. Altri ammazzò uno che gli significò la morte di uno de' suoi capi per paura che dicendo il medesimo a gli altri non gli sbigottisse; ed è punito gravemente chi per imprudenza o pusillanimità reca cattive novelle , come molti furono fatti decapitare dal Friedland dopo la battaglia di Liitzen solo per aver detto al Reinach che la battaglia era perduta. 1 °. Se i tuoi soldati cedono et inclinano, non dei per questo diffidare. L'evento della maggior parte de' fatti d'arme fu da principio più contro a quelli a che si dovea la vittoria. La temerità, dopo eh' ella ha sfogato il primo impeto giace torpente, come alcuni animali dopo aver perso l'aculeo; però dee il capitano farsi innanzi a quelli che fuggono , incitargli col consiglio, colla mano e colla voce et adempier le veci di capitano costante e di fortissimo soldato. Taluno, sendo già parte delle sue legioni in rotta, fece vergognarle della fuga facendosi innanzi con una spada in mano e gridando: "se alcuno vi domanda dove avete lasciato il capitano vostro, dite: noi l'abbiamo lasciato che combatteva". Altri a quegli che fuggivano fecero intendere se non volevano [combattere] sarebbero [stati] morti da gli amici e da' nemici. Altri hanno tolto una bandiera di mano a' suoi e gittatala tra i nemici , proposto premi a chi la riguadagnava: oltre lo stimolo di coscienza che gli spronava a riguadagnar quella cosa che essi tenevano religiosamente in venerazione; altri, facendosi innanzi a' fuggitivi , giurò di non voler ricevere alcuno negli alloggiamenti se non vincitore. Altri vedendo procedere lentamente una legione ammazzò il porta insegna accioché i soldati, atterriti dall'esempio, si spingessero arditamente sopra il nimico. Altri si gittò da cavallo e fermandosi dinnanzi alla battaglia, fe' vergognare i soldati, che per non abbandonarlo reintegrarono la zuffa. Leggesi che, fuggendo i persiani, le mogli loro se gli fecero avanti la gonna dinnanzi e mostrando
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loro le parti naturali, domandarono se si voleano rifuggire e ricovrarsi là dentro, di che vergognati tornarono a combattere. Dee insomma il capitano esser da per tutto, esortar gli uni con isperanza di premi e spigne[ re] gli altri col timor della pena; agir con tutti; mostrar di vedere tutti, stimando ciascuna anima generosa per cosa egregia il rincontrar gloriosamente la morte sotto gli occhi del suo Principe o generale; et allora dee cominciar a prezzar la morte quando vede le cose sue in pericolo e ricordandosi della sua pristina stirpe e dignità, deve con qualche truppa di [ri]serva o colla sua compagnia di guardia o con qualche residuo di gente, gettarsi arditamente là dove l'inimico è più folto per rincuorar la battaglia e guadagnar di sua mano propria la giornata o per non sopravvivere alla morte et alla rotta del suo esercito, cercando di riacquistar colla morte l'onore che la vittoria gli doveva, sì che s'egli è inferiore di felicità all'inimico, egli non gli sia inferiore di virtù: e s'è vinto dalla moltitudine o dalla disgrazia, egli vinca gli altri di gloria. Egli è ben vero che il generale non si dee mettere temerariamente in pericolo se la necessità non lo richiede, perché molte armate sono state sconfitte per la perdita del capo, né il braccio del generale è causa della vittoria ma ben la sua industria; e se in un esercito gli armati alla leggera si rassomigliano alle mani, la cavalleria a i piedi, i battaglioni di gente a piede allo stomaco et al petto et il capitano alla testa del corpo umano, è chiaro che il capitano il qual troppo si azzarda e che mal a proposito si getta ne' pericoli non solamente trascura la vita sua ma ancora quella di tutti gli altri la cui saluta dipende da lui; e dove non può arrivare che poco vantaggio se la cosa gli succede bene, e pe'l contrario perdita universale di tutto se succede male, non dee far atto di soldato privato, il quale porta seco pericolo di perdere un generale in campo. Et essendo rimproverato a Scipio che egli non era molto molto pugnace, rispose che sua madre non l'aveva generato soldato ma capitano 52 ; et un altro, sfidato a duello, rispose a chi lo sfidava che egli non era gladiatore, e se quegli aveva voglia di H
Si uatta d i Publio Cornelio Scipione Emiliano (185- 129 a .C.).
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morire non gli mancava un laccio o altri modi. Eleggesi di Annibale che in tanti conflitti, quasi innumerabili, non ricevette mai ferita alcuna, ei fusse sorte o cautela nel custodirsi. Ma quando egli è di grande importanza che il generale si esponga al pericolo, come quando in una giornata tutto periclita, allora deve a testa bassa impiegar generosamente la mano e la persona senza punto risparmiarsi non dando orecchio alle parole di quelli che vanno dicendo che un buono e saggio capitano deve morire di vecchiezza o almeno vecchio. Anzi: veggendo le sue genti in rotta e l'armata in pericolo, dee imitar Cesare, che in simil caso, vedendo le sue esortazioni esser vane, prese armi d'un semplice soldato e corse [già] vecchio verso il nemico dopo aver esortato i soldati di morir con lui; il che non era un atto simulato, poiché toccò 200 frecciate sopra lo scudo. Né si chiama azzardarsi quando il corpo dell'armata dove il generale si trova si muove per combattere e ch'egli non esca dal suo posto; e se il generale ha qualche tenente generale o bravo Marescial di campo capace di ben condurre la guerra dopo di lui, tanto meno dee temer il pericolo della sua persona. 2 °. I generali che si propongono di volersi mischiare coli' inimico sogliono armarsi di petto e schiena e morione alla prova. Così s'armò Pappenheim a Lipsia, Hatzfeld a Wittstock, Horn a Nordlingen. Altri non sogliono armarsi per esser più agili e perché non si mischiano sì di leggeri; né l'armi li possono in ogni modo difendere o dalle palle dell'artiglieria: e quelle del moschetto possono in ogni modo toccarli nella parte che non è coperta, come nel viso , nelle braccia e nelle coscie le quali non è possibile armare per la gravità dell'armatura. Tilly, Friedland, Galasso non si armavano 53 • 3 °. Se i Principi si trovano presenti alla pugna, si sogliono metter a dietro nella parte più sicura per non lasciar periclitare le loro persone et in ogni caso di disgrazia potersi ritirare e salvare. Così fece il re di Ungheria, così il Cardinal Infante a Nordlingen e l'Elettore di Sassonia a Wittstock s4 • H Intendasi: non indossavano armatura.
~ 11 Barker (op. cit ., pag. 237, n. 12) ritiene giustamente che, essendo stata Nordlingen una vittoria imperiale, M. si riferisca qui alla prima fase della battaglia, quando l'attacco svedese al monte Allbuch ebbe quasi successo.
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DOPO LA BATTAGLIA SI CONSIDERA: S'egli si è vincitore o vinto o se la vittoria non è più da una parte che dall'altra. Occorre talvolta che la vittoria non si può quasi attribuire né all'una parte né all'altra, e ciò avviene quando la battaglia è ben disputata e combattuta da ambo le parti e che la notte separa la zuffa la quale durando potrebbe recare la vittoria intiera all'una delle parti. Ma, sopravvenendo la notte e conoscendo ciascuno il danno ch'egli ha patito, né considerando quello dell'avversario, si risolve di ritirarsi e cedere il campo. Perché ciascuno fa tal giudizio dal suo lato, avviene che senza sapere l'una parte dell'altra ambidue si ritirano , sì come succese alla battaglia di Liitzen, nella quale se bene gli Imperiali fecero perdita del cannone , non fu perché l'inimico lo guadagnasse a forza, ma perché, in difetto di cavalli, non poté esser condotto e rimase su la piazza, la quale essendo fatta visitare l'altro giorno da ambe le parti, i svedesi, che vi arrivarono i primi, guadagnarono quello che vi si trovava. I. Egli è di sì grande importanza in questi casi notturni il sapere lo stato vero dell'inimico, che di qua spesse volte dipende tutta la vittoria; né si deve perdonare ad alcuna invenzione per averne notizia. Si possono mandar soldati arditi, promettendo loro grossi premi, che fingendosi dell'inimico passino alla sua armata ad osservar ogni cosa e ciò è cosa facile ad eseguire in tale confusione, dove se anche il mandato fosse colto, potria celare d'ispiare fingendo di aver sbagliato la sua armata o d'esser un prigioniero; si può anche saper lo stato dell'inimico da i prigionieri fatti nuovamente , e si può anche sapere azzardando una truppa o due che riconoscano di presso o s'azzuffi.no, perché è cosa sicura che se il Friedland avesse saputo lo stato de' svedesi, o che gli svedesi avessero saputo quello del Friedland, o l'uno o gli altri ottenevano la vittoria imiera, la quale non avendo realmente nissuno acquistato, non lasciavano però di attribuirsela da ambo le parti facendo l'allegrezza pubblica e ricevendo l' Ambasciatori de' Principi che si congratulavano.
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II. Devesi anco considerare che in simili battaglie ben combattute e separate dalla notte, ciascuna armata ha la parte del suo timore: onde chi fusse il primo a confirmarsi nell'animo e con una parte delle truppe che gli restano facesse una carica furiosa e risoluta sopra l'avversario, facilissimamente lo j?Orrebbe in rotta, perché chi attacca raddoppia il coraggio e chi è attaccato , non sapendo se sieno poche o molte forze che succedono, perde l'animo e suppone a prima vista che se l'inimico non si sentisse in effetto più forte o più fresco , non l'attaccherebbe. Egli è ben vero che queste truppe devon essere delle migliori e più assicurate, accioché non si lascino rovesciare , né vengano a metter fra suoi propri la confusione che si desidera porre fra l'inimico. La battaglia , di Wittstock fu combattuta ostinatamente e separata dalla notte. La quantità de' morti, sieno uffiziali che soldati, la quantità delle bandiere e de' stendardi dall' una parte e dall'altra [catturati] erano in numero eguale e si consultava di rappiccar la zuffa l'altra mattina. Ma poiché l'artiglieria di Sassonia fa subito, senza far alcun tiro, occupata dal nemico nel bel cominciamento della zuffa per difetto de' cannonieri che se ne fuggirono, fu risolto dalla parte de' gli Imperiali di ritirarsi la notte a Werben, dove si passò lo Havel, e poi a Magdeburgo si passò l'Elba. Ora, se in quello stato gli Imperiali avessero assaliti gli svedesi che avevano la loro parte dell'apprensione e del danno e a' quali il vantaggio dell'artiglieria riusciva inutile, forse che li avriano messi totalmente in rotta; ovvero, se nella ritirata de gl'Imperiali qualche truppe svedesi avessero fatto un'impressione gagliarda su la retroguardia, potevano mettere ogni cosa in disordine; e se bene il perseguitar l'inimico di notte è difficile per il pericolo dell 'imboscate , in ogni modo si dovriano avventurar qualche truppe, perché il guadagno può esser molto maggiore della perdita e perché nessun fatto di guerra è mai stato tanto sicuro che non bisogni conceder qualche cosa nelle mani della fortuna. Questa battaglia di Wittstock non si può propriamente includere nel numero di quelle che non sono né vinte né perse,
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Le opere di l?flimondo Montecuccoli
perché se bene il numero de' prigionieri e de' morti è stato eguale e la ritirata senza disordine, né l'armata degli Imperiali fu rotta, in ogni modo poiché i svedesi guadagnarono il campo della battaglia e presero l'artiglieria, ebbero segni assai della vittoria. È ben vero eh' egli non si può dire che la vittoria fusse intiera, poiché non ne seguì la fuga nella quale consiste il vero frutto della vittoria perché in essa si tagliano a pezzi i nemici come pecore, non avendo ardire chi fugge di rivoltarsi, sì perchè non può attendere aiuto alcuno da' suoi che sono dispersi, sì anche perché fermandosi dà tempo all'inimico di ringrossare e di venirgli più forte addosso e di tagliargli il passo della fuga, il qual sospetto gli leva l'animo e coll'animo gli leva le forze.
III. Le ragioni che fanno esser ostinate le zuffe sono la buona disciplina e buona condotta de' soldati, il mischiar nell'ordinanza la Cavalleria colla Infanteria dove l'una sostiene l'altra; e quando l'una delle due armate nimiche è forte d' Infanteria e l'altra è forte di Cavalleria perché gli uni non possono forar i gran battaglioni, né gli altri possono cacciar lontano i cavalli 55 . E simili battaglie durano longo tempo, come quella di Li.itzen durò dal mezzo giorno sino alla notte oscura, e così anche quella di Wittstock; e quella di Nordlingen dalla punta del giorno sin circa al mezzo giorno: ma quella di Lipsia (-Breitenfeld), male ordinata, non durò più che due ore; e così anche quella che diede Merode, dove egli rimase morto 56 . Nelle battaglie ben combattute e separate dalla notte, rimangono meno morti che nelle altre perché la maggior strage si fa né fuggitivi; o se ne rimangono , tanti ne rimangono da una )) Il Barker omette completamente questo passo, dall'inizio dei cap.iii, ritenendo (del tutto infondatamente) che esso sia un'interpolazione, e ne dà in nota una traduzione con alcuni gravi fraintendimenti (p.e., egli traduce "Le ragioni che fan no esser ostinate le zuffe" con: "There are cenain circumstances which give battles a good reputation" ; e "cacciar lontano i cavalli" con: "to engage in exteosive pursuit" !) (Cfr. : T . Barker, op. cit., pag. 238, n. I). % Jean d e Merode de Westerloo ( 1589-1633), fiammingo, ufficiale spagnolo poi generale imperiale, collaboratore di Wallenstein, fu ferito e morl alla battaglia di Hessisch-O ldendorf, 1'8 luglio 1633. (Cfr.: Goto Mann, Wallemtein, Frankfurr am Main, 1971, trad. it., Firenze 1981 ).
Delle battaglie - primo trattato
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pane che dall'altra e chi vince ha più gloria che letizia dalla vittoria: e tal vincitore, in simil caso, disse: "altre di queste vittorie (cioè sanguinose) ci faranno perdere". Si contano piu di 9000 uomini rimasti nella battaglia di Ltitzen, ma metà de' quali fu sicuramente di svedesi, senza metter in conto il re di Svezia che colla sua real persona poteva equivalere a molte migliaia. A Lipsia (-Breitenfeld) si conta che rimanessero similmente morti da 9000 uomini ma la più parte fu de gli Imperiali trucidati nella fuga, e nel conflitto ne rimasero pochi, perché egli durò poco e di quei che vi rimasero tanti se ne poteano contare da una pane che dall 'altra_ S'egli è vincitore, si deve con ogni celerità seguire la vittoria et imitare in questo caso Cesare e non Annibale il quale, per essersi fermo da poiché egli ebbe rotto i romani a Canne, ne perdé l' imperio di Roma 57 . Quell'altro mai dopo la vittoria non riposava, ma con maggior impeto e furia seguiva il nemico rotto che non l' avea assaltato intero; e se l'inimico si ritirava in qualche luogo forte , non lasciava d'attaccarlo anche quivi per servirsi del benefizio della fortuna, stimando che non bisognava dar alcun spazio alli sbigottiti di riassumer gli spiriti e lasciando a dietro ogni cosa perseguitava il capitano de' nemici in qualunque parte si fosse ritirato fuggendo, accioché non potesse far altre levate e rinnovar la guerra, ancor che non fosse senza nota di qualche temerità fidato nella riputazione e fama delle cose fatte con forze deboli, s'assicurava d'entrar per tutto , stimando che ogni luogo gli dovese esser sicuro. Devesi dunque perseguitar di forza l'inimico, senza dargli tempo di ritirarsi, mettendogli la Cavalleria leggera alla coda, guardandosi di non perder il tempo a buttinare e dare grazia al nemico di salvarsi; e facendo seguir il resto della Cavalleria pesante e poi dell'Infanteria, sì come si fece a Nordlingen, dove tre gran leghe di strada erano piene di morti e di feriti. E prevedendosi il luogo dove l'inimico s'abbia a rifuggire , vi si può H Quesco ed alcri passi valgono a smentire coloro i quali sostennero che M. non insisteva abbastanza su Ua necessità dello sfruttamento immediato del successo.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
mandar un nervo di Cavalleria leggera che tagli loro la strada e faccia che gli venga nelle mani come gli uccelli nella rete ~8 •
I. Dopo la vittoria bisogna guardarsi di non s'impegnare tosto [in] qualche piazza per non perdere il tempo, ma perseguitare caldamente le reliquie dell'armata rotta sin che elle sieno totalmente annichilite e se vi è gente ausiliaria sia costretta a capitolare la sua ritirata, accordandogli anche qualche denaro per distaccarla dal pattito dell'avversario , perché non bisogna attaccarsi ad una gran piazza ben fornita quando si persegue un maggior bene, sendo che il poco d' assicuranza che può restare all 'inimico di Cavalleria è sbigottita e stracca, né può far resistenza; e dovendo ritirarsi per paese difficile; e paesani ... e le piccole guarnigioni, gonfie di coraggio per veder il nemico rotto e perseguitato, possono fargli gran danno. Ma avendo tempo di rinfrescarsi d' Infanteria e di buccinare dentro al buon paese dove vanno, il coraggio e la speranza di tutti è mirabilmente ristorato; dopo la battaglia di Wittstock, il Banér impiegò da tre settimane nell'espugnar il forte di Werben e nel passar l'Elba, nel qual breve tempo gli Imperiali, messisi ne ' quartieri di Halberstadt, Merseburg et altre cittadelle, non si può dire quanto si rifacessino di vigore , di forze e d'animo. E però con ogni diligenza doversi levar al nemico il modo di prevalersi del tempo: 1 , che se il paese a causa dell'acqua o d'altro sito malagevole non permette di perseguitar l'inimico come si vorrebbe, si possono attaccar le piazze sgomentate dalla vittoria e che poi si renderanno forse facilmente, massime s 'elle non sono molto forti e che alcune si siano già rese et abbiano dato esempio all'altre , ovvero eh ' elle siano l' unico rifugio dello stato dell' inimico e che, prese queste , sia vinta e finita la guerra; ovvero che le reliquie et i capi o il Principe dell'armata vi si siano ritirati; o eh' egli sia )S Fu questa l'essenza della manovra sia di Napoleone aJena-Auemadt nel 1806 che di Grant ad Appomattox nel 1865.
Delle battaglie - pn·mo trattato
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verisimile che per la gran paura eh' elle hanno concepito s'abbiano a rendere senza far grande resistenza e far perdere il tempo, anzi, che per assicurarsi da ogni parte, avendo l'armata assai potente, né temendo che il nemico possa più far testa colle reliquie del suo esercito, si può lasciar una parte dell'armata a gli assedi delle piazze e col resto perseguitar il nemico sì come fece il re di Svezia, che, dopo la battaglia di Lipsia (-Breitenfeld), lasciò l'armata di Sassonia all'assedio di Lipsia e colla sua perseguitò senza perder tempo il Tilly.
II. Si pubblica subito la vittoria, la fama della quale dev'esser sempre maggior dell'effetto perché ciò ritirerà i confederati dell'inimico dalla sua confederazione come dopo la battaglia di Nordlingen si distaccarono il Duca di Sassonia e le città franche dalla lega de' svedesi; impaurirà gl'inimici, farà che i neutrali si dichiareranno per il vincitore; manterrà li confederati fideli e costanti, i suggetti ubbidienti; e sarà favorito da tutti , perché là dove la fortuna inclina, quivi anche inclina il favor degli uomini; e gli stati misurano le amicizie non con la fede ma col successo; et i soldati istessi, massime mercenari, che seguono ordinariamente la guerra per l'utilità e non per altro effetto, abbandoneranno il partito vinto e si daranno al vincitore. 1, Si fanno correr presto gli avvisi coll'uso delle Poste , alle quali si ordina che non diano cavalli a persona alcuna la quale non abbia passaporto del Signore; et anco con i fuochi che ne' luoghi più alti sopra grand'arbori sono fatti da ogni villaggio sì che alla vista dell'uno, subito l'altro è acceso, e così in poco spazio tutto il paese è ripieno; 2, Si rendono solennemente grazie a Dio in tutte le città del vincitore e colle salve delle artiglierie se ne fanno pubbliche allegrezze. Si fanno seppellir i morti con onorate esequie de' suoi, sì perché egli è un atto di pietà sacro e religioso, sì anche perché esso è una dimostrazione necessaria fra i sopravviventi, e finalmente accioché i corpi insepelliti non infettino I' aere di corruzione; si raccolgono i suoi soldati, si lodano e si ricompensano ,
Le opere di RrJimondo Monteçuçcoli
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principalmente i capi e quelli che hanno fatto degli atti segnalati, dividendo loro le spoglie dell 'inimico secondo i loro meriti , scrivendo loro lettere di testimonianza della lor virtù sì come è l'uso della Corte Imperiale, dando loro buoni quartieri e permettendo loro qualche tempo di riposo e di godimento, come facea Cesare, che solea dire che i suoi soldati anche unti sparsi di unguento sapean combatter bene, alludendo all'uso de' convivanti che in quel tempo si ungevano quando si mettevano alle mense; si puniscono quei che hanno mal combattuto e che sono notati di poltroneria, come fece il Friedland in quella memorabile giornata di Praga dopo la battaglia di Liitzen 59 e come Schonickel fu privato del reggimento dopo la battaglia di Wittstock per non aver soddisfatto il suo debito nella zuffa 60 ; si dà ordine che i prigionieri siano fidelmente et umanamente guardati e trattati, facendo medicar con cura i feriti perché al nemico che resiste è generosità mostrarsi superbo, ma da poi ch'egli è vinto è generosità mostrarsi umano. Tutti gli uffiziali maggiori cominciando da' colonnelli sono prigionieri del Principe, e non di chi li fa; ma il Principe ne suol pagare la ranzione e donar qualche prigione o somma di denaro a chi gli ha presi. Dopo la battaglia di Nordlingen il Re di Ungheria donava 80 talleri a chi gli presentava uno stendardo o un'insegna dell'inimico; 3, Bisogna rifar l'armata di soldati e di munizioni incorporando anche sotto alle sue bandiere li prigionieri del nemico i quali, se sono di una medesima nazione, sogliono talora servir fedelmente , non lasciando sì tosto liberi i loro uffiziali , accioché non sieno sviati, e perdano ogni speranza di potersi rifare. Chieder le guarnigioni del nemico che si rendano, ricompensando quei che rimetteranno le piazze e trattando rigorosamente gli ) 9 Dopo
la battaglia di Liitzen il Wallenstein fece giudicare da una Cone Marziale a Praga per codardia di fronte al nemico parecchi ufficiali di grado elevato. tra cui il T. col. Albrccht von Hofkirchen comandante di un reggimento di Corazzieri che si era mostrato pavido o restio ad impegnarsi in combarcimento, uavolgendo nel panico alui due reggimenti. Parecchi furono assolti: ma diciassette, condannati a morte (tra cui lo Hofkirchen) furono impiccati sulla pubblica piazza il 14 febbraio 1633. 60 Abraham Schonickel era colonnello di un reggimento di Corazzieri.
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ostinati; guadagnar i grandi del paese per denari, stati et onori; cercar d'occupar i passi e le carreggiate(?) e non lasciar cosa alcuna alle spalle che possa offendere, impedire il corso delle munizioni e de' viveri.
III. Bisogna servirsi della vittoria con cautela, con umanità, con modestia. 1, Con cautela, perché egli avviene naturalmente che le cose prospere cagionino negligenza. Egli puossi ricevere qualche colpo per la troppa fiducia, et ogni poco danno macchia e lacera la fama della vittoria acquistata; e però nel proseguire bisogna guardarsi dalle insidie, massime di notte, se si hanno a passar riviere o luoghi angusti o selve, o a canto a qualche città nemica, ovvero s'egli si è molto deboli di Cavalleria, perché, allontanandosi troppo da' fanti, possono le reliquie dell'esercito battuto, che sono per l'ordinario cavalli, rannodarsi, rivoltarsi e batterti; ovvero se l'inimico ha dopo di lui qualche corpo d'armata fresco che non giunse a tempo né si trovò alla battaglia. Ma tal cautela non dee però impedire il frutto della vittoria, avventurando qualche truppe che seguine disperatamente: perché di due mali bisogna eleggere il minore; e sarebbe men male il perdere qualche truppa, se pur dovesse essere, e che è un male incerto, che lasciarsi scappar di mano il frutto della vittoria, che è un male certo. E però si dee pigliar quello per miglior partito: perché tutto netto, tutto senza . . sospetto, non s1 trova mai. E l'opinione di coloro che dicono che si dee fare un ponte d'oro al nemico che fugge, ché dalla disperazione cresce l'audacia a i rinchiusi, che dove non è più sperare, il timore piglia l'armi, che la salute de' vinti è il non isperarsi salute alcuna, che Temistocle, avendo messo in rotta Serse in Grecia e risolvendo i greci di chiudergli il passo e d'impedirgli il ritorno, et egli dubitando che la disperazione non si convertisse in coraggio, avvisò Serse che se ne fuggisse subito o che il ponte sull'Ellesponto sarebbe distrutto, si dee intendere quando il nemico è ancora nel suo intiero o s'egli è rotto, gli resta ancor tanto che può relegar un
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
gran corpo; perché altrimenti dove l' animo è una volta atterrito si fugge non tanto dall 'armi del nemico quanto dal viso: né si dee lasciar fuggire l'occasione massime in questi tempi, né quali, facendosi le guerre più umanamente che l' antiche, né sendo i prigionieri condotti in trionfo o gettati alle fiere o tenuti schiavi per tutta la vita, non hanno suggetto di ridursi a tanta disperazione e di credere senza dubbio di aver a morire; e però piuttosto si rendono a disposizione quando veggono di non poter più combattere con isperanza di vincere, che vogliano provare quell' estremità. Così il generale dell' aniglieria Salis si arrese con tutte le sue genti a una partita svedese condotta dal Pfuhl; Schlang si rese in Chemnitz agl'lmperiali, etc. 61 . Licurgo, che comandava a' suoi soldati di non perseguitar troppo i nemici dopo eh' eran rotti stimando che non fosse atto di gentil core né di nazione nobile e generosa il metter a fil di spada quei che erano sbandati né poteano p iù relegarsi, né aveano più speranza di vittoria, et anche giudicando che quando il nemico sa che si perdona a' fuggitivi e che si uccide quei che fanno testa, ricorre volontieri a questo rimedio trovando il fuggire più utile che l'aspettare, lasciava un bene certo per un incerto. Lucullo, che non volea distrugger affatto Mitridate accioché non avesse occasione di chiamar aiuto da i re circonvicini, e così venissero a distrarsi nuovi nemici contro a' romani, ma volea che Mitridate potesse rifare la sua armata, accioché egli avesse poi a condurre la guerra più tosto contro a nimici nuovi e non provati, stimava forse che , se bene avesse mandato a fil di spada tutto ciò eh' egli aveva rotto nella prima battaglia, sarebbono in ogni modo rimaste assai forze proprie a Mitridate se non per far guerra solo, almeno per rinforzare grandemente quelli altri che gli avessero ponato aiuto, ma se avesse aspettato a distruggere Mitridate nella seconda 61 Hans Wolf von Salis, generale bavarese, fu circondato e costretto al la resa da Hans Adam von ?fuhl , un tedesco al servizio degli svedesi, d urame la ritirata di Ga lasso dal Mecklenburgo nel 1638. Il generale svedese Erich Schlang (o Slang) fu fatto prigioniero da Ottavio Piccolomini il 19 marzo 1641 a Neunburg , nell'Alto Palatinato e fu poi, come altrove già detto , scambiato con M . In realtà lo Slang aveva combattuto assai accanitamente prima di darsi p rigioniero (Cfr. più oltre , quanto d etto da M. nelle Tavole Militan) .
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battaglia (nella quale avrebbe raccozzato tutte le reliquie del suo stato ed esausto di gente il paese) non avria potuto aver forze proprie, e !'ausiliari sole, di per sé non avriano poi potuto resistere; perché, se Lucullo non avesse fatto questo giudizio, egli era vano, per sospetto di nuovi nimici, lasciar rifare Micridate il quale, dovendo in ogni modo esser rotto fusse tosto o tardi , era sempre in necessità di collegarsi finalmente co' vicini e di suscitare a Lucullo nuovi nemici 6 1 bis. 2 , Con umanità, perché di sua natura la vittoria è crudele, e si dee reggere non tagliando ogni speranza al nemico; ma dopo aver abbastanza sbigottito, perdonando di nuovo e mostrando gli invitarnenti della pace. Questo ammollisce e frange colla vista de' pegni e colla vista di beni e de ' campi che non si devono rovinare; né si dee stimar altro il paese de' nemici che come un ostaggio, e tanto più quanto più egli è culto. Se gli dee perdonare, né si devono rendere più difficili ad essere espugnati i nemici ridotti in insania e disperazione; aggiungasi che si mostra confidenza di voler (?) il paese e risparmiarlo come suo proprio: ciò che s' abbrugia e si guasta si tiene per cosa altrui; e Banér s'è fatto rendere de ' prigionieri di gran condizione solo col minacciare il nimico di voler metter il fuoco nel paese se non erano resi: che se il paese fusse già stato abbrugiato, non ne avria potuto ricrarre questa utilità. Si dee anche perdonar al sangue civile se la guerra è fra la medesima nazione, e si dee stimar insigne quella vittoria in cui risplenda più la clemenza che la crudeltà. Li Romani non solo perdonavano , ma pigliavano anco per compagni i vinti e se bene ciò facilitava a gli altri popoli il guerreggiare, in modo difficultava loro anche il vincere mentre che scemava l'ardore del combattere in guerra 62 . 3, Con modestia, ascrivendo la vittoria alla grazia di Dio e 61
bis M. allude qui alla Seconda Guerra Miuidatica (75-65 a.C. : Lucullo però lasciò il comando nel 67). u fonte di M. è evidentemente la vita di Lucullo di Plutarco. 62 M. è sempre capace di elevarsi per giudicare ad un livello superiore, di ordine poliùco; egli comprende perfettamente che il nemico "annientato· diventa un avversario implacabile. o deve essere rimesso in piedi a spese del vincitore.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
moderando i suoi effetti, perché nelle cose prospere anche i gran capitani insolentiscono né possono digerire una gran felicità: ma sappiano che la fortuna è di vetro e che quanto più ella è splendente, tanto ella è fragile. Ha la condizione de' mortali queste veci: che dalle cose prospere nascono le avverse e dalle avverse le prospere. Che cosa può temere il vincitore? Questo ch'egli non teme?
S'egli s'è vinti, bisogna sopportar la perdita prudentemente e fortemente. I. Prudentemente, cercando di ritirarsi in qualche bosco vicino (quando si vede già il suo esercito in piega) o luogo avvantaggioso dove si possa aspettare il benefizio della notte la cui oscurità ricopre la ritirata e la fuga; e così pensarono di fare il Weimar e lo Horn nella battaglia di Nordlingen: e già la loro ala diritta era ritirata nel bosco quando l'ala manca fu messa in confusione dagli Imperiali e, rovesciandosi sopra il resto dell'eser. . . Clto, mise tutto 1Il rotta. 1, facendo suonar la ritirata quando si vede che la gente comincia a disbandarsi, accioché invece di fuga paia spezie di ubbidienza militare; 2, facendo venir qualche ambasciatore che rapporti che il soccorso è vicino , o qualcheduno dei tuoi propri che sia stato mandato innanzi e rivenga a dire che egli, co' suoi occhi propri, ha visto il soccorso, accioché l'armata rotta ripigli coraggio, né si disbandi; 3, conoscendo et esaminando bene le sue perdite, nè far come quelli che si fingono ogni cosa lieta e occultando gli avvisi della strage con pazza dissimulazione, differiscono più tosto il rimedio de' mali che i mali stessi, il che non si dee, perché chi non vuol saper le sue perdite aggrava il timore , sendo che i mali dubbiosi tormentano più: e pe'l contrario egli è spesso consolazione della calamità il conoscere le sue sorti perché l'ignoranza è un poltrone rimedio de' mali, anzi, non è rimedio alcuno non potendosi medicare il male che non si conosce. Conoscasi dunque
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e si esamm1, né si lasci il Principe ingannarsi dal generale dell'esercito, il quale per ricoprire il suo fallo o la sua disgrazia fa parere la perdita minore di quella eh' ella è e cerca ogni modo di ricoprir il danno . Ma se bene si deve conoscere e sapere il vero in se stesso, dee però celarsi fra popoli e dal pubblico, e diminuir il danno colle parole e colle apparenze, seminando anzi avvisi contrari d'aver battuto il nemico, perché le guerre si fanno particolarmente colla riputazione e colla fama, e quasi tutti gli uomini si muovono al moto della fortuna, et ogni poco di colpo che si tocchi dal nemico, cagiona qualche mutazione delle cose, parte per il timor che si ha del nimico, parte per il disprezzo in che viene chi ha pugnato infelicemente, perché chi ha guadagnato la vittoria amplifica et accresce la sua autorità e facilmente impetra ogni cosa e ha i soldati pronti et obbedienti ad ogni uffizio; ma chi è vinto ha i soldati mal contenti e contumaci et è abbandonato da gli amici e da' confederati, venendo in disprezzo di tutti. Se le città sono assediate disperando affatto del soccorso, si rendono, come fece Rostock, in cui comandava il Barone di. Virmond 63, intesa la strage de gli Imperiali a Lipsia (-Breitenfeld); e molte anche senza esser assediate seguono la fortuna del vmc1tore; 4, salvando la persona del Principe che dopo Dio è la causa prima di tutti i buoni o cattivi successi della guerra. E talun re usava altre vesti quando si facea veder all'esercito, altra quando s'azzuffava col nemico et altra quando la necessità richiedeva la fuga, perché disponendo le schiere volea esser conosciuto da tutti, nella zuffa non volea esser conosciuto da alcuni delli nemici; nella fuga non voleva esser conosciuto né dalli amici né da' nemici. Il. Fortemente ritirandosi nel miglior ordine che sia possibile, almeno colla Cavalleria, la quale non essendo ordinariamente perseguitata che da gente sciolta o da Cavalli leggeri può far una bella ritirata, e si può pigliar il tempo quando l' inimico, ignoranG¼ Johann Virmond von der Neers ( +
1632), generale imperiale.
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te di ciò che si passa nell' altro corno della sua battaglia, ritiene la sua gente e non incalza e viene a dar spazio di ritirarsi; la qual ritirata non si piglia sempre in la strada diritta, ma con un circuito maggiore su la più sicura 64 • Alcun capitano, per intrattener l'inimico e dar spazio a' suoi di salvarsi , s' è ritirato con poca gente dentro una città mostrando ogni apparenza di volersi quivi difendere, accioché l'inimico attaccasse la piazza e lasciasse di perseguitar gli altri. 1, vedendo se dalla perdita ne può nascere alcuna sua utilità, massimamente s'egli è rimasto alcun residuo d'esercito. La commodità può nascere dalla poca avvertenza del nemico, ché il più delle volte gli uomini sono offesi più dove dubitano meno; 2, ingegnandosi coll'industria che la perdita sia meno dannosa, al che fare è necessario tenere modi che l'inimico non ti possa con facilità seguire, o dargli cagione eh' egli abbia a ritardare. Alcuni, poiché egli hanno conosciuto di perdere, ordinarono a gli loro capi che in diverse parti si fuggissero avendo dato ordine dove si avevano poi a raccozzare, il che fu causa che il nemico, temendo di dividere l'esercito, ne lasciava ire salvi o tutti o la maggior parte d ' essi. Altri hanno gettato innazi al nemico le loro cose più care et il bagaglio accioché questo , ritardato dalla preda, dia loro più spazio alla fuga. Alcuno per nasconder il danno eh ' egli aveva ricevuto nella zuffa, avendo combattuto infino a notte con perdita di assai de' suoi, fece la notte sotterrare la maggior parte di quegli, donde che la mattina vedendo i nemici tanti morti di loro e sì pochi degli avversari, credendo avere disvantaggio, si fuggirono; 3, ritirandosi nelle città vicine, per di là de' fiumi , facendo curar i feriti e pensando a rifar l'armata conducendone le reliquie in paesi fertili , commodi e sicuri, non lasciandosi sbigottire per l' evento di una battaglia, perché Marte è commune e spesso raddrizza il vinto e affligge il vincitore, l'armi sono giornaliere, e 64 M.
comincia qui a dar prova di queJla maemia nell'arte dello sganciarsi dal nemico che sovente in futuro, quando la fortuna nella Guerra dei Trent'An ni comincerà a volgere contro gli Imperiali, gli consentirà di porre io salvo eserciti battuti privando il nemico dei frucci della vinoria.
Delle battaglie - pn·mo Jratlato
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però non si dee disperare, ma più tosto volgere il viso alla fortuna, raccogliere tutto ciò che si può delle genti rotte e disperse, mostrar di non esser vinto di coraggio, benché si sia vinto di fortuna, mettere in armi tutto il suo paese, e che i sudditi armati si presentino a i passaggi per impedir l'entrata del nemico rompendo i ponti et i guadi delle riviere, tagliando le strade e traversandole d'arbori abbattuti, rompendo le chiuse et inondando il paese se si può, come fecero a Brema 65; assicurarsi della fedeltà delle piazze come buone cittadelle e guarnigioni, e di quella de' sudditi con ostaggi, offerte e benefizi; rimettersi in campagna il più presto che sia possibile e col più grosso numero di soldati che si potrà per far ancor testa al nimico; opporsi a' suoi disegni, turbarlo nelle sue azioni, far sì che i confederati l'assalgano per divertire 66 e dividere le sue forze; fortificar i passaggi; provvedere e munir le piazze di frontiera di viveri, munizioni e guarnigioni, massime quelle che si prevede dover essere attaccate dal nemico le prime, et accioché non sieno sbigottite per veder un vicino nimico vittorioso , vi si può gettar dentro la più parte dell'Infanteria per rompere quella prima impetuosità, perché una piazza che resista qualche tempo e che intrattenga il nimico, rileva molto gli affari di un esercito battuto: al quale può anche servire un paese inviluppato d' acqua dove ei si ritiri, perché ciò ritien il nimico e dà tempo al vinto di riordinarsi. Dopo la battaglia di Lipsia (-Breitenfeld) fu messa in faccia ali' inimico vittorioso la città di Lipsia, per fermarlo quivi e guadagnar tempo di rifarsi, ma la città non tenne molto tempo e si rese , da che seguì che l'armata di Sassonia potesse poi entrare in Boemia e guadagnar il paese per la difesa del quale non erano ancor fatti i preparativi necessari; e ciò fu con poca riputazione del Reggimento del Wangler, che vi era messo dentro alla difesa; 4, rimirando alle forze poste vicine e lontane e cercando nuove levate e nuovi aiuti et insomma facendo prova di ogni cosa, a guisa di serpi che, schiacciato il capo, non lascian di minacciare 65 Durante il periodo danese della Guerra dei Trent'Anni ( 1625-1629). 66
Distrarre . Locuzione abitualmente usata da M. in questo significato.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
anche colla coda. E se era nella marcia qualche soccorso per congiungersi all'armata, il quale intesa la nuova della rotta si sia ritirato, bisogna vedere di raggiungerlo e farsi forte di nuovo , come arrivò dopo la battaglia di Lipsia (-Breitenfeld), che il soccorso di 15.000 uomini imperiali che venivano d'Italia sotto al comando dell' Aldringen, dovea giungersi al Tilly, né era molto lontano; ch'egli intese la nuova rotta di Tilly: sì che, ritornando il soccorso indietro, si fece poi la congiunzione in Franconia; 5, li Canaginesi crocifiggevano i capitani che perdevano una battaglia; i Romani non li punivano in modo alcuno pensando che allora era punizione abbastanza la vergogna e la punta dell'onore; et un gran politico approva questa massima perché se oltre al timore che il capitano ha dell'inimico et al sospetto che recano sempre i grandi affari s'aggiunge anche la paura della pena, non potrebbe mai un generale pigliare una risoluzione generosa e tentar una fonuna, sì che per troppa cautela si lascerebbe sfuggire molte delle occasioni dalle mani. Dal servizio imperiale è autenticata questa massima perché né Tilly, né Hatzfeld, nè Marazzino sono stati puniti di aver combattuto infelicemente 67 ; anzi, che lo stimolo che ha sempre un capitano vinto di volersi ricattare lo fa molte volte esser più diligente et operar meglio di quello ch'ei farebbe, per ripararsi la sua riputazione, sì come Hatzfeld l'anno dopo la battaglia persa di Wittstock combatté felicissimamente il Palatino, e lo ruppe 68 .
67 In realtà Marazzino. per la sconfitta di Chemnitz, fu sottoposto a Cone Marziale (cfr. più indietro, n. I bis). 68 Il 17 ottobre 1638 (non , dunque , l'anno dopo Wittstock, come dice erroneamente M.. ma due anni più tardi) lo Hatzfeld batté a Vlotho il giovane Carlo Ludovico del Palatinato, figlio dell'ex Elettore Federico V.
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TAVOLE MILITARI DI RAIMONDO MONTECUCCOLI
INTRODUZIONE
Il trattato Tavole Militari è, fra le opere di Montecuccoli, una delle tante la cui storia è complessa e che ha generato forse ti maggior numero di· qui pro quo. Cominciamo anzitutto dal manoscn'tto. L 'origz·nale sembra scomparso, e non è stato fino ad ora n·ntracciato. Quella che n·mane è una bella copia, in un chiaro corsivo, fatta evidentemente sotto ti controllo del Nostro: sta perché essa reca la data «Hohenegg, 20 marzo 16531 sia perché, trovandosi essa alla ONW già Biblioteca Imperiale, appare chiaramente essere la stessa di cui Montecuccolifece omaggio all'Imperatore Ferdinando III. Il testo è corrente e non mostra sviste o erron· di amanuensi. Esso reca ti titolo (forse appostavi dal traduttore che, su questi ms. , curò le edizioni latine del 1716 e del 1718) di Tabulae viginti, quibus universa ars et disciplina militaris comprehenditur. Non vi è alcuna traccia di un titolo «Dell'arte militare, (che fu evidentemente inventato dal Veltze); quanto a quello di «Sistema dell'arte bellica, appostavi dal Foscolo, esso fu chiaramente tratto dal titolo della Tavola introduttiva, «Sistema dell'arte, . L'opera fu dunque scn'tta dal Nostro durante la sua seconda sosta a Hohenegg: ma non fu né composta rapidamente, né[rotto di improvvisazione. Nel 1645 infatti Montecuccoli, (che era stato nominato Tenente-Maresciallo l'anno precedente), essendo convalescente di una ferz"ta, trascorse un pn·mo penòdo di nposo a Hohenegg; fu, tra l'altro, in questo m omento che egli, secondo ogni verosimiglianza, attese alla prima stesura del Delle Battaglie, rz·maneggiando i concetti della nona «pecon·na», ed alla bella copia del Della Guerra, per portarle poi entrambe al Duca di Modena presso ti quale intendeva recarsi entro lo stesso anno, 1645. (Cfr.: Montecuccoli al Duca di Modena, 16 maggio 1644, pubb. in: Grassi, Opere di Raimondo Momecuccoli annotate da
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Le opere di RJzimondo Montecuccoli
Ugo Foscolo e corrette, arricchite ed illustrate da Giuseppe Grassi, Torino, 1821, pag. 15 sg.). Durante questo soggiorno del 1645 a Hohenegg egli compose la pn."ma stesura delle future «Tavole». L'onginale di questo «Urschrift», custodito alla Tn·vulziana di Milano, andò, come si è più volte detto, distrutto durante gli eventi bellici del 1940-45; la copia custodita al Kn·egsarchiv a Vienna è ottocentesca. Essa (come è attestato nel frontespizio) fu fatta a Milano il 10 maggio 1889 «integrale e fedele, coi suoi erron· inesattezze ed omissioni», dall'originale, per disposizione del Principe Gian Giacomo Tn·vulzio, che controfirmò. L 'onginale,n·masto alla Trivulziana, doveva far fede, ma esso finì, appunto, distrutto. Così com 'esso ci appare ora nella copia ottocentesca custodita a Vienna, zl ms. consta di 95 fogli, più un «registro» o indice. Le espressioni usate furono poi da M. trasfen"te pressoché verbatim nelle Tavole del 1653, le quali, salvo minon· vananti che saranno eventualmente segnalate in nota, non si discostano granché dal testo dello «Urschnft». In quest'ultimo già appan·va a chiare lettere ti titolo (che era, dunque, sin da allora ben fissato nella mente di M. ) : Tavole Militari di Raimondo Conte di Montecuccolo (sic), Signore di Hohenegg e Iuppendorff, Consigliere Aulico di guerra e Gentiluomo effettivo della Camera di Sua Maestà Cesarea, Colonello d 'un Reggimento di Corazze, e Generai Tenente Marescial di Campo nelle sue Armate». Al di sotto la data: «L'anno della Salute MDCXLV». Non fu dunque l 'opera del 1653 altro che una riedizione del ms. del 1645? Chiunque credesse ciò, commetterebbe un profondo errore. In realtà, sebbene le pietre fossero più o meno le stesse, l'edificio che ne uscì fu affatto differente. Anzitutto, malgrado zl tt"tolo, nello «Urschnft» mancava ancora del tutto la disposizione in tavole. I van· argomenti erano trattati in capi giustapposti ed in maniera assai meno essenziale. In secondo luogo, l'ordine del matenale era ancora pressoché del tutto scolastico. Per esempio, le nozioni matematiche e tngonometn'che erano interposte anziché premesse; così pure quelle sull'arttgliena e la scienza della fortificazione. Il M. cioè andava cercando una esposizione apodittica
Tavole militan'
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che presentasse in un quadro unico tutta l'arte e la scienza militare: ma ancora non vi era n·uscito (egli andrà perseguendo simile tentativo per l'intera sua vita, pur essendovisi' avvicinato moltissi·mo per lo meno nelle Tavole del 1653 e, successivamente, negli «Afonsmi»). Nel 1653 l'iniziale «Urschrift» si sviluppò nelle Tavole Militari contenute nel ms. qui· di seguito pubblicato, opera in cui culmi·nava un processo di meditazione e di elaborazione durato dunque otto anni. Essa ebbe tosto una fortuna notevole, sia per la sua agilità che per la compendiosità e la completezza: come si dirà più oltre, un vero e proprio vademecum militare ad uso dei comandanti di eserciti. Non molto dopo la morte di Montecuccoli ne fu fatto un primo estratto dal titolo: «Tabelle assiomatt'che di guerra» (seguito dal sottotitolo: «Sive excerpta e comitis de Montecuccoli aphon·smis bellicis, methodice digesta et compata atque Eugenio Sabaudiae Pn'ncipi dedicata a Godo/redo Person») (ONW, Ms. 10733); qualche tempo più tardi, copia di quest'ultimo ms. fu (verosimilmente dal Principe Eugenio) data in omaggio a Vittorio Amedeo II (BRT, Ms. mii. 254); e da quest'ultima lo Zappata trasse la sua edizione a stampa del 1692. Non ci si dilungherà qui, perché se ne è già parlato esaun·entemente altrove, sul come parte di quest'opera, (mutzla e dal Foscolo mescolata con estratti dello «Urschnft» allora custodito alla Tn'vulztana), abbia trovato posto nell'edizione foscoliana del Montecuccoli. Viste nel loro complesso, .le Tavole Militari appaiono il pn·mo, vasto tentativo di Montecuccoli di una esposizione sistematica non solo e non tanto dell'arte, quanto della scienza militare. Cominciò qui (o meglio, cominciò dallo «Urschnft») il cammino che avrebbe condotto all'esposizi'one apodittica degli «Afonsmi»; ma pn·ma sarebbe occorsa la lunga meditazione sul pensiero di Campanella. Il che, insieme all'annosa espen·enza di comando e di guerra, avrebbe fatto degli «Afonsmi» un prodotto sostanzialmente diverso dalle «Tavole», senza più alcun residuo manualistico e con un più marcato accento sui pn·ncipù' universali a detn·mento deiproblemi tecniàparticolan·.
124
Le opere di Raimondo Montecuc&oli
Ma di ciò a suo tempo. Qui basterà osservare l 'impianto galileiano delle «Tavole»: ti felice incontro in esse tra assiomi ed espenenza che ne fa ancora oggi una lettura interessante non solo per m otivi storici ma per una sen·e di discussioni di problemi che sono sempre attuali. Le «Tavole» sono in ven'tà una di quelle opere sbalorditive, nelle quali una enorme dottn'na è concentrata in maniera sistematica, razionale ed organica entro uno spazio limitato: per i generali dell'epoca un autentico compendio del sapere militare scientificamente esposto; per tutti un 'opera che desta meraviglia e ammirazione e da cui vi è ancora molto da apprendere. Rimane da situare zl trattato entro l'evoluzione generale del pensiero del Nostro. A differenza delle opere del pn·mo periodo (essenzialmente zl Della Guerra e, secondo ogni probabilità, un perduto «Urschrift» del Delle Battaglie, costituito forse dalla nona «pecon·na», nonché zl poco che fu pubblicato dal Bettim), Montecuccoli non è più qui un giovane ufficiale, promettente, già apprezzato dai supenòn·, ma che ancora deve compiere la propna camera. Già nel 1645, quando redasse lo «Urschnft» delle «Tavole», egli era giunto al rango di Tenente-Maresciallo, stimato e nspettato dall'Imperatore e da tutti i maggion· capi mtlùan· ed occupava una posizione di pn·m o piano nel comando supremo absburgico della Guerra dei Trent'anni: ma ora, nel 1653, egli è, nel campo militare, ormai quasi la pn·ma personalità dell'Impero. Prova ne sia che egli non scrive più «per sé stesso», ma dedica direttamente ti suo trattato all'Imperatore Ferdinando III, nella cui biblioteca (o in quella che un tempo era sua) esso tutt'ora si trova, e glie lo indi'nzza con una vera e propna lettera prefatoria. Egli ha cioè raggiunto un livello in cui i suoi pn·ncipii, le sue idee, le sue opimòni fanno testo, sono nspettosamente ascoltate ed accuratamente studiate: è ormai tl pensatore militare più autorevole dell'Impero, se non già d 'Europa. Nello stesso tempo le idee, che nel Trattato della Guerra e nel Delle Battaglie apparivano ancora, fino ad un certo punto, temi di ncerca o proposte di discussi·one, hanno qui acquisito una
Tavole militan·
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certezza ed un 'autorevolezza che emergono sin dalla lettura delle prime righe: egH è ormai un Maestro e come tale parla. Tuttavia dallo stesso testo non appare la minima traccia dipresunzione o di albagia: Montecuccoli ebbe per tutta la vita la tempra e la modestia dell'autentico scienziato, di colui cioè che perennemente ncerca, che non è mai contento dei nsultati raggiunti, che sempre si appoggia all'espen·enza pratica ed i cui scritti rappresentano assai più un modo di fare ti punto nel cammino incessante della ncerca che non uno statement di obiettivi realizzati. In ogni caso in tutto ti trattato le preoccupazioni didattiche sembrano ora superare quelle eunstiche. Poiché questa è la grande intuizi·one che sta alla base di esso: non vi sarà progresso nell'arte della guerra se questa non si fonderà sempre più sulla scienza della guerra; se non si passerà dal praticismo acefalo ad una preparazione scientifica sistematica. In questo senso le «Tavole» rappresentano il momento di svolta che segna il passaggio dal modo di fare la guerra seicentesco a quello dell'età che nasce, l'età cioè di Vauban, Puysegur, Fedenco ti Grande, Guibert e Napoleone, i quali tutti (con l'eccezione forse del pn·mo) si proclamarono allievi di Montecuccoli. E di quella nsorta oggi, dopo che per un secolo la scuola «romantica», ispirata ad una erronea lettura di Clausewitz, sembrava averci nportato all'età degli «artisti» (o piuttosto, ahimé, perché gli artisti sono pochi, degli artigiani: e, in genere, di artigiani ben mediocn). Tutto ciò significava nallacciarsi al modo scientifico di/are la guerra che era stato praticato e insegnato in Italia al tramonto del Medio Evo e nel Rinascimento ed a cui, pnmi, uomini come Gustavo Adolfo, Maurizio di Orange e Wallenstein erano n"tornati (e questo s~ fu un immortale insegnamento del grande re di Svezia). Ma, sia detto ancora una volta, Montecuccoli non teonzza qui l'arte di altri. Studioso, certo, dei grandi della generazione precedente alla sua, si servì di questo matenale (cioè ga!tleianamente, dell'espen·enza scientificamente analizzata) per elaborarlo, integrarlo e produrre qualche cosa di suo, di angina/mente, integralmente suo: si vedano i pn·ncipii della logistica, qui sviluppati a fondo ed elevati ormai ad una vera scienza; la dottn·na
126
Le opere di Raimondo Montecuccoli
delle azioni di «commandos», che egli sempre fece progredire e che raggiunge in queste pagine livelli di sorprendente attualità; lo studio razionale dell'artiglieria, dell'investimento e della difesa delle piazze; e sul piano operativo l'insistenza, veramente napoleonica, sulla celerità; la visione costante della strategia come globale; infine (ed è, questa, cosa pressoché del tutto nuova in rapporto alle opere precedenti) la visione delle fortezze · e degli assedi come elementi della manovra operativa e mai come fini in se stessi. Tutto ciò consente di vedere le Tavole, con la loro lunga, meditata elaborazione, come la seconda tappa fondamentale del pensiero del Nostro. La terza sarà anche il prodotto delle nuove espen·enze militari, in Polonia, in Scandinavia e in Unghena. Circa i· cn'ten· seguiti nella presente edizione, ci si limiterà ad osservare che la disposizione della matena ha dovuto per forza di cose seguire l'ordine delle pagine, e non quello di grandi tavole sinottiche come nel ms.. Esse infatti avrebbero creato sen'e difficoltà di ordine grafico, oltre ad essere scarsamente maneggevoli, scomode e conseguentemente di lettura faticosissima. Le poche note dell'Autore sono contraddistinte da lettere dell'alfabeto; tutte le altre, quando non altn'menti specificato, si intendono del curatore. Solo in caso di possibili equivoci esse sono seguite dalla notazione (N.d C.).
R.L.
ALLA SACRA CESAREA E REALE MAESTÀ dell'Imperatore e del Re di Ungheria e di Boemia, mio clementissimo Imperatore, Re e Signore 1 • Questi fogli renderanno umilissimo conto a Vostra Sacra Reale Maestà del mio ozio. Io ho cercato di ristringere metodicamente fra brevi termini il campo vastissimo di quella disciplina ch'è la sola arte (a) che si aspetta a i Monarchi; che dona e toglie le corone; che ha in sua custodia (b) la Religione, la Patria e gl'istessi Re 2 ; e ch'è la più illustre delle virtù, (c) ma che non ha mai vibrato raggi più chiari che nell'opere veramente auguste di V.S. Maestà. Onde mi sono affaticato di rivocarla a quelle generalità sopra delle quali ogni scienza, come in sue radici, è fondata 3 , poche di numero, ma che producono rami e frutti infiniti perché chi conosce i principii (d) (a). Coetera utcumque dissimulari, at boni Ducis imperacori esse virtutem. (Tacit.) (Lezione incerta, essendo il manoscntto in tal luogo scarsamente leggibile. li Veltzé (ii, 29) omette del tutto la citaz .. R.L. ). (b) . Omnia latent in tutela ac praesidio bellicae virtucis. (Cic. ). (e) . Ac nimirum dicendum est quod sentio. Virros miliraris praestat coeteris omnibus (Cic.). (d) . Semen, quamvis exiguum, in bono solo sparswn, facile comprehendit, et se explicat, breve item monitumin bona mente. (Lips. Poi.)*. * Nel ms. dello Urschnft questa citaz. da Lipsio figura nella pagina di frontespizio, sotto il titolo e la data, seguita dalla seguente, che in questa stesura delle Tavole fu dall' A. omessa: Omnium honestarum rerum semina animi nostri gerunt, quae admonitione excitantur non a/iter, quam scintilla flatu leviadiutaignemsuumexplicat. (Senec., Epis. , xcv). (N.d.C.). 1 L' Imperacore cui si rivolge M. è Ferdinando III (1637-1657), il secondo sovrano absburgico sotto cui il Nostro servi (gli altri due essendo stati Ferdinando II. 1619.1637 e Leopoldo 1, 1658-1705). il quale si era già palesato buon generale (fu uno dei comandanti imperiali alla vittoria di Nordlingen, 5-6 settembre 1634). 2 Appare qui per la prima volta la definizione che sarà ripresa negli «Aforismi• circa il carartere risolutivo della decisione militare. 3 Viene in questo passo per la prima volta enunciata la mira ambiziosa di fondare l'arte e la sc.ienza della guerra, mediante il metodo deduttivo, sopra assiomi di carartere unive rsale, beo radicati tuttavia dialetticamente nella esperienza pratica (la qual cosa impedirà ogni scolasticismo ed astrazione. mante· nendo un solido legame con la realtà effettuale), che il Nostro perseguirà per l'intera sua vita.
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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può facilmente per lo discorso attignere inumerabili conclusioni che da quelle risultano: et oserò dire, ch'avend'io con occhio curioso crascorso tutta la storia universale dal principio delle cose, non ho trovato successo alcuno considerabile d'azione bellica, che non possa ridursi e non cada sotto alla considerazione di questi precetti. Non ho però volsuto toccare altra sorte d' esempi che quella ch'hanno dato al Mondo le guerre moderne esercitate immediatamente per la mano invittissima di V.S. Maestà o per li suoi ordini e direzione clementissima mediante li suoi Capitani o aderenti , perché in queste sole s'è vista una moltitudin'e e varietà di tante e tali cose, che sono di per sé bastevoli a formar l'arte et a costituirne le regole 4 . Né potevano esser minori, mentre ch'egli era destino che in V. Maestà sola si ragunassero unitamente tutte quelle glorie che gli andati secoli non videro mai se non disperse et in ombra nella serie de gl'Imperatori passati, perché lo ampliare gli stati in guerra, raffermarli in pace, ripurgarli nella religione et assicurarli ne~ successori, è un cumulo unico di grandezze che s'ammira singolarmente in V.S. Maestà, sì come è unicamente proprio dell'animo suo augusto il congiungimento di tutte quelle virtù che hanno partitamente adornato il petto de gli altri Cesari. Et a' piedi di V. Sacra Maestà reverentissimo m'inchino. Di Hohenegg li 20 marzo 1653 Di Vostra Sacra Cesarea e Regia Maestà umilissimo, divotissimo vassallo e servitore Raimondo C. di Montecuccoli
4
Il M. si atterrà quindi all'esperienza militare della G uerra dei Trent'anni, forse non canto per l'asserita deferenza verso l'Impe ratore, quanto perché, così, egl i avrebbe avuto campo di parlare di cose da lui personalmente vissute, per la massima parte in prima persona.
Tavole militari
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SISTEMA DELL'ARTE 4 bis L'ARTE MILITARE è disciplina del modo di ben guerreggiare, di cui: -
il FINE è, col ben guerreggiare , di vincere; il SOGGETTO è la guerra, la quale si divide rispettivamente:
al Luogo in: . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . terrestre mantuma al Modo in: ...... ... ...... ....... . difensiva offensiva alle Circostanze in: ....... .. .... civile, esterna . . . gmsta, mgmsta - li MEZZI o strumenti si considerano nella:
precognizione della:
p reparazione della:
esecuzione, che riguarda:
Logistica decimale (tav. I) Contenuto delle superfici e de' corpi (tav. II) Trigonometria de ' triangoli rettilinei ( tav. III) Armata(IV) Provvigione (V) Operazione (VI) La campagna, e consiste nel: - marciare (VII) - alloggiare (VIII) - combattere, il qual è generale o fatto d' arme particolare ( I X ), ( X) - campeggiare (XI) Le fortezze , e consiste nella loro: -fabbrica, nella quale si considerano: la forma regolare (XII); la forma irregolare (XIII); li di fuori (XIV);
4 bis Fu il titolo di q uesta tavola introd uttiva che crasse in inganno patecchi Curatori, dal Foscolo al Velt:zé, i quali attribuirono variamente alla presente opera vuoi il titolo d i «Sistema dell'arte bellica• (il Foscolo) o di «Dell'atte militare• (il Veltzé).
130
Le opere di Raim ondo Montecuccoli
- guardia (XV) ; - presa, la quale si fa per via: reale , o assedio formato (XVI); meno regia (XVII); - diffesa, la quale si fa contro l' attacco reale (XVIII); men reale (XIX); - soccorso (XX). le GENERALITÀ sono: - implorare l'aiuto di Dio; - consultar co' periti e fedeli ; - non perder le congiunture; - commetter le cose a chi ha volontà et abilità d ' esseguirle; - non si confondere ne' comandamenti; - osservare segretezza, celerità, disposizione , risoluz10ne ; - notizia esatta del paese, del nimico , delle forze propne ; - mostrarsi più lieto ne' perigli m aggiori; - prevenir il nimico; prevedere e proveder a tutte quelle cose che possono giovar o nuocere al disegno che si ha; - disciplina nel ricompensar il bene, castigar il male , abituarsi negli ordini.
TAVOLAI La LOGISTICA DECIMALE 5 è un calcolo facilissimo delle frazioni riddotte in part i decim e 6 . ~ li M. usa la parola «logistica> non nel senso odierno, ma in q uello originario del greco antico, cioè come «scienza della computazione>, considerata in collegamento con i principi della logica matematica. 6 Il fine principale che il Nomo persegue in questa Tavola (così come nelle due successive) è di fondare una scienza della guerra, basata su principi matematici. Egli si mostra in ciò uomo del tutto moderno, e discepolo di Gali leo, il quale aveva statuito che il reale fondamento della
Tavole militari
131
Nella:
Addizione, A. Si propongono li segni eguali, cioè d'una stessa spezie, gli uni sotto gli altri, et essendovi spazi vacui, si riempiono con zen: A
264 ° 5' 9" 76°8'0" 341 ° 3' 9"
Sottrazione, B. Si pongono pure li segni eguali gli uni sotto a gli altri e si riempiono gli spazi vacui co' zeri, come s'è detto: B
9035 ° 7' 6" O' "O" 36° 9' 7" 8' "6" "
8998 ° 7' 8'' 1' ' ' 4'' ' ' Moltiplicazione, C. Si procede a moltiplicare senza riguardo de' segni, ma doppo la operazione s'aggiungono insieme gli ultimi segni del moltiplicante e del moltiplicando e s1 scnvono sopra l'ultima ziffra del prodotto: scientificità consiste nella miJurazione (ossia nella matematizuzione) dei fenomeni (Cfr.: Antonio Banfi, Galileo Galilei, Milano, 1949. pag. 298 sgg.). Questa era la scuola italiana nel campo della dottrina della guerra: e M. ritiene indispensabile che il generale parta, avanti e prima d i tutto, da una conoscenza razionale dei principi matematici elementari. Non stupisca q uindi il fatto che egli muova dalla computazione aritmetica di base: si pensi che in quel tempo molti dei migliori soldati e capitani (per non dire rutti) erano fondaroemalmeme degli artigiani, la cui preparazione si basava, se non proprio sulla «praticaccia>, certo su un praricismo senza molti principi. Nessuno più di M. valutava l'importan za trascendentale dell'espe rienza pratica: egli però riteneva che non si sarebbe mai progrediti oltre un livello d i sostanziale approssimazione senza uno srudio sistematico dei fondamenti della scienza e, da buon pedagogo, pane qui dai principi elementari per elevarsi a quelli p iù alti. Da notare anche che egli cende non già ad insegnare l'aritmetica, ma a fornire dei processi razionali e sopractutto uniformi (che sono quelli ancor oggi in uso) al posto dei sistemi d i calcolo grossolani ed approssi mativi in uso all ora ua la gente «pratica•, i q uali finivano per dare risultati sovente errati ed in ogni caso con un margine di approssimazione eccessivo. Il più limpido esempio si ha nei suoi consigli per passare da un metodo rozzo ad uno razionale nella epressiooe delle frazioni. È ancora da sottolineare che M. pensava giustamente che senza una solida padronanza del calcolo aritmetico nessuna conoscenza scientifica fosse possibile nei campi dell 'artiglieria , della fonificazionc e della topografia. Si vedano a questo proposito le Tavole successive. Per rispetto al testo si sono lasciate qui le notazioni aritmetiche di M., in cu i le uni tà imere sono indicace con • e i numeri frazionari con ' " ' " " ". Quando però quesro arrischierà di ingenerare confusione con le misure angolari , tali notazioni del M. saranno sostituice con virgole.
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Le opere di R.aimondo Montecuccoli
264 ° 5' 9" 76' 8"
6
211 1587 18521
7
2
5 4 3
20320° 5' l" 2' "
Divisione , D. Si procede senza riguardo de' segni, ma doppo si sottraggono gli ultimi segni del divisore da gli ultimi del dividendo , et il resto si mette sopra l'ultima ziffra del quotiente. 1, Se nel dividendo restano numeri considerabili, vi s'aggiunge un zero e si torna a dividere, et il quotiente dà minuzie minori , et ogni volta, e se s' aggiunge un zero , s'aggiunge un segno di più. 2 , Se il divisore dà qualche segno minore che il dividendo, s'aggiungono al dividendo tanti zeri, che vengono ad uguagliare o a superare in minorità quei segni del divisore . 3, S'egli occorre un numero a dividersi che doppo gl'intieri abbia terze o quarte, come 46' 9' ", si riempiono gli spazi fra mezo con zeri, e cioè: 46° O' O" 9' ". Sia qui il numero dividendo 254 ° 6' 7" 9' "etil divisore 38 ° 9' :
D
12 23
66 7 218 762 2546 389 38 3
o 23 79 99 8
6° 5' 4"
Radice quadra, E. Si procede ne gl'intieri al modo ordinario, e le minuzie s'accoppiano due a due , incominciando dalla sinistra; e se nell'ultimo periodo cade una ziffra semplice, vi s'aggiunge un zero. 1, L'estrazione de gl'intieri dà radici intiere, e quella delle minuzie dà minuzie. 2, Se nell'estrazione rimane un resto , vi s'aggiunge uno o più periodo, ciascuno di due zeri, e si estrae
133
Tavole militan·
finché si vuole. Sia qui il numero, dal quale si dà da estrarre la radice quadra 146 96° 7' l" 2' "9" ": E
1 17 21 2 55 37 1 46 96 71 22 44 22 4 22
29"" 4
121 ° 2' 3"
Radice cubica, F. Si procede negl'intieri al modo ordinario, e le frazioni s'accoppiano tre a tre incominciandosi dalla sinistra; e se nell'ultimo periodo cade una ziffra semplice vi s'aggiungono due zeri. 1, L'estrazione degli intieri dà radici intiere e quella delle frazioni dà frazioni. 2, Se nelle estrazioni rimane un resto, s'aggiunge uno o più periodo ciascuno di tre zeri. Sia qui il numero da estrarsi 40567° 8' 2". F
1 2 5 13 40 27 2 1
214 463 385 103 75 1 567° 90 700 446 346 9
21 44 3 8'2"0' " 8O o 18 o 2 7
34 ° 3'
Riduzione, G, delle frazioni ordinarie nelle decimali; s'aggiungono zeri al numeratore e si divide con nominatore. Siano qui da ridursi 3 / 4: G
2
300" 44
7' 5"
134
Le opere di Rt,zimondo Montecuccoli
Reduzione, H, delle frazioni decimali nell' ordinarie; la ziffra si fa, e diventa numeratore , e li segni si convertiscono in zeri, a i quali si prepone 1, ed è il nominatore: H
7' da ridursi sono 7 I 10 7' 5" sono 7 5 / 100 o 3 / 4.
TAVOLA II Il CONTENUTO delle SUPERFIZIE e de' CORPI si rinviene in questo modo. Nel: - TRIANGOLO RETIANGOLO , A. La metà della base moltiplicata per lo cateto dà l'area.
J~~~ .90
OBLIQUANGOLO, B. La metà della base moltiplicata per la perpendicolare dà l'Area.
QUADRO PERFETIO, C. Un lato moltiplicato per l'altro dà l'Area.
OBLONGO, D . Un lato de' brevi moltiplicato per uno de' lunghi dà l'Area.
Tavole mtlitari
135
ROMBO, E. La somma delle perpendicolari moltiplicata insieme dà l'Area.
~15-.i: / ~ O .a
(·)···-)
V ROMBOIDE, F. Un lato lungo moltiplicato per la perpendicolare dà l'Area.
}(!.?i 2.0 ·
PARALLELOGRAMMO, G. in angoli obliqui. Si adeguano le parallele, una delle quali moltiplicata per la perpendicolare dà l'Area. .Fia-. 7• v
~ ~ PARALLELOGRAMMA, H, in angolo retto. Adeguate le parallele ab ccl, l'una moltiplicata per lo lato a-c dà l'Area. e
Fi.g: 0.
H[ D
ioe-
'.>$00.C
A
]+o li
TRAPEZIO, I. Si risolve il Trapezio con due perpendicolari in due Triangoli et in un Parallelogrammo.
N.B. Dove si scontrano frazioni, per pronunziar l'Area si pigliano sempre due ziffre insieme; e se non rimane se non una ziffra nelle frazioni, vi s'aggiunge un zero.
Le opere dì Raimondo Montecuccoli
136
CORPO, K. La superfizie moltiplicata per l' altezza dà il Contenuto 7 •
N.B. Dove si scontrano frazioni, per pronunziar il Contenuto del Corpo si pigliano tre frazioni insieme. - FIGURE IN PIANO, L. Per di dentro , col mezzo del circolo graduato, s'eleggono due stazioni, dalle quali s1 urano linee immaginarie a tutti gli angoli della figura. :
••••
2,
..'; ...=· !,\ ··-··:.: l:./ ···~ ..:·
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s · · .':
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- FIGURE IN PIANO, M. Per di fuori, da una linea capitale tirata all'intorno si fanno cadere perpendicolari sopra gli angoli della figura, che poi misurati costituiscono la figura.
DIAMETRO alla Circonferenza è la proporzione di 113 a
355 7
8.
Intendasi: il volume. I principi esposti nella presente Tavola (come nella successiva), sono oggi insegnati universalmente nelle scuole, cosa che nel Seicento non capitava; ed era comunissimo il caso di ufficiali (anche di altissimo grado), che, saliti in base alle doti ed all'esperienza personale, arrivavano ad elevate funzioni di responsabilità e di comando del tutto ignoranti dell'aritmetica e della geomeuia elementari. Il M. propone, con questo suo uattato, una riforma radicale, ponendo la conoscenza di tutte queste nozioni alla base della cultura dell'ufficiale (ed anche del 8
137
Tavole militan·
TAVOLA ID La TRIGONOMETRIA
misura in questo modo gli Angoli del Triangolo: - A, in cui sono noti gli Angoli e un lato. Angolo b 90°, seno 100.000. Lato ac 5 Verghe 9 , seno 59.994. Angolo a 36°52': 59994*
5 299970 2° 99970/100000, overo 3" 100000 A
-
B, in cui è un Angolo ottuso.
~.J4 .
Angolo ottuso b 180 sottraggo: 120 60° Seno 86603. lato ac 10 V. Angolo a 30°. Seno 50000: sottufficiale). Da notare che accanto alle figure (che sono qui riprodotte) egli aggiunge esempi pratici (che qui sono, ovviamente, omessi dato il loro carattere elementare), ma che dimostrano la sua preoccupazione pedagogica. È anche degna di nota l'ammi revole sinteticità con cui M. costringe io tre Tavole le nozioni basilari dell'aritmetica, della geometria delle figure piane (e di alcune solide) e della trigonometria, costituendo così, con una estrema nitidezza, u n fondamento minimo ma indispensabile per costruirvi sopra una completa preparazione razionale dell ' ufficiale che aspirava a più elevate responsabilità di comando. 9 Circa il sistema di pesi e misure usate da M., si veda la o. 173 bis al Trattato della Gue"a, nel Voi. I della presente edizione, nonché la n. 27 al Delle Battaglie, in questo volume. Ci si limiterà qui a ricordare che la «Verga> (indicata con «V•) usata dal Nostro era in genere la Verga modenese (o Braccio), di m. 1,25; qui si tratta invece della Verga renana , di m. 3,77 e il M., quando ne fa uso, lo dice di solito esplicitamente, come poco più oltre (cfr. più avanti, n. 88 e 91). La Verga renana (indicata con V e talora con W) si divideva io 12 piedi di m. 0,313 e il piede in 12 pollici: sovente però il Nostro (il quale te ndeva sempre per quanto possibile a razionalizzare le misure riducendole a rapporti decimali), divide di sua iniziativa la Verga renana in 10 piedi, anzich~ 12.
. Le opere di Raimondo Montecuccoli
138
50000 10 136895 500000 86603
5 ° 7' per lo lato be
C, In cui sono noti tre lati. Lato maggiore ac 24 V. Somma degli altri due lati 31. Loro differenza 3. 31 A
'{~ :E\g.J5.
I
)i.I
21 930
.li
3 ° 8' 244 2
3 ° 8' 24° O' 27 ° 8' base aggiunta 13' 9" dimidiata per ce 24° O' 13° 9' 10 ° 1' resto per ea Ora si hanno due Triangoli, in ciascuno de' quali è cognito un Angolo retto e due lati. - D , in cui sono noti due lati e un Angolo. Somma de' lati cogniti 70 V., loro differenza 10. Metà degli Angoli ignoti 45 °. Tangente 100000. 100000 10 3264 1000000 77777
14285
Tavole militan·
139
Questa Tangente 14285 dà l'Angolo 8° 8' e l'aggiunto o sottratto da 45 °, posto di sopra nella regola di proporzione, la somma e resto sono per gli Angoli richiesti e 53 ° 8', a 36 ° 52'. ora il lato maggiore ab riguarda l'Angolo maggiore. - E, In cui è un Angolo ottuso. Lato be 5 ° 7', Angolo a 30°, lato ac 10° O' , seno 50000. 50000
~g- h
'~ . y
4151 9668 1441137 5000000 577777 5555
87719
Questo seno 87719 mi dà l'Angolo 60° per b che staria bene per l'Angolo richiesto fatto acuto, ma perch' egli è ottuso (il che è necessario sia dichiarato dal proponente o osservato dal disegno) bisogna sottrarlo da 180° e ne viene 120° per l'angolo richiesto b. Nel Triangolo rettangolo: 1, se li due lati comprendenti l'Angolo retto sono per esempio 3 e 4, li loro numeri quadrati sono 9 e 16 e la radice quadra della somma 25 , è 5 per l'ipotenusa. 2, Se l'ipotenusa è 5 un lato è 4, li loro numeri quadri 25 e 16 differiscono in 9 la cui radice è 3 per il terzo lato.
TAVOLA IV L'ARMATA è composta di: - CAPI, fra i quali: - sia una regolata subordinazione - un solo sia il supremo, al quale si dieno le commissioni libere 10 , e che però sia peritissimo, virtuoso, cauto, fortunato e d'autorità. 10 Ossia gli si garantisca assolu ta
libertà d'azione.
Le opere di Raimondo Montecuctofi
140
FANTERIA e CAVALLERIA, che devon essere proporzionate al paese et al nemico. -
ARTIGLIERIA, la quale si:
Gitta, pigliando a 160 libbre di ottone;
11
di rame, 10 lb. di stagno e 8 lb.
Ragguaglia col compasso curvo, con lo spago e coll'ago 12 , accioché diviso il ragguagliamento in tante parti uguali serva a far tiri sicuri dal più corto sino al più lungo , perché il cannone tirato orizzontalmente sopra di un piano fa il tiro mezzo in linea retta e mezzo m curva; Terzia per conoscere la sua grossezza, la quale si porta sopra la misura delle calibre ed è fabbricata secondo la tavola cubica, e tante lb. di polvere può portar il pezzo nella prova maggiore, 1/ 2 nel tiro ordinario, 2 / 3 per far breccia 13 ;
·
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Fig-.Je.
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11
2.00
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La libbra usata da M. oscillava forse sui 350 grammi: non è sempre chiaro se egli usi la libbra modenese, quella viennese, quella della Germania del Nord o ancora quella di Parigi. Lo scarto è ampio, oscillando da gr. 560 (libbra di Norimberga) a gr. 340 (libbra modenese). In un punto almeno dello «Urschrift> (ma non del presente ms.) egli dichiara di far uso di libbre di Modena. 12 Il primo era usato per il puntamento in elevazione, il secondo per controllare l'orizzonte del pezzo, il terzo per il puntamento in direzione. (Cfr.: The Compleat Gunner - In Three parts, translated out of Casimir, Diego Uffano, Hexam and othe r Authors , London, 1672, pag. 53 sgg; J. Jobé, H. Lachouque, Ph. E. Cleator, Daniel Reichel, Histoire illustrée de l'Artillerie, Lausanne, 1981). B «Terziare• significa operare secondo parametri matematici fondati su l tre: cioè il pezzo veniva costruito secondo un rapporto cubico tra il numero dei calibri e lo spessore, e poteva sparare al massimo (nella «prova maggiore•. cioè nel collaudo) una carica uguale in peso al valore dello spessore stesso. Da notare che il M. usa, secondo l'espressione del tempo , il termine «calibra> per «calibro•
G•o
Ta110/e militan·
141
Regola ne' tiri con quadrante, al che serve la Tavola dell'elevaz10oe: Tavola dell'elevazione Gradi
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24
Passi
Gradi
Passi
200 244 287 329 370 410 449 487 524 560 595 629 662 694 725 755 784 812
25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45
980 1000 1019 1037 1054 1070 1085 1099 1112 1124 1135 1145 1154 1162 1169 1175 1180 1184 1187 1189 1190
839 865 890 914 937 959
142
Le opere di Raimondo Montecuccoli
Carica, con palle, cartaccie, palle a stanga, a forbice, a catena 14 . Ne' cannoni di metallo 15 si dà per ogni 10 lb. di palla 1 lb. di vento 16; in que' di ferro 2 lb. Rinfresca con aceto, acqua, liscivio; Proporziona conforme alla figura Ce tavola D.
Fig.19.
Calibra divisa in 8 parti
Calibra AB. orlo C, gioia D, collo XV, collare F, fregi dinnanzi G , pizzo del mezzo GM, bottone S, delfini I, questi si mettono in modo che sollevandosi con essi il pezzo esso sia in equilibrio, braccia K. si mettono nel punto della divisione pJ rtendo il pezzo in 7 parti eguali e dandone alla parte dinnanzi 4 e a quella di dietro 3 e si mettono in modo che l / 3 delle braccia serri l / 3 della grossezza di sotto del metallo. Capo CE, lungo 1 ca!., grosso 6/ 8 in D; Vaso HL, lungo 2 1/2 ca!., largo 6/8; Vaso col pizzo del mezzo GL, lungo 3 ca!., largo 7 /8 in M; Volano col collo EG, lungo 8 ca!., largo 11/ 16 in G , 3/8 in F; Camera LN, lunga 5 ca!., larga 1 in M, 7/ 8 in L; Culatta P, lunga I ca! .. grossa 1; Anima AQ lunga 17 ca!. Tutti gli altri pezzi si dividono colla proporzione del cannone intiero, o per aritmetica o per geometria, dividendo la lunghezza di ciascun pezzo in I 8 parti e proporzionandone ciascun membro.
14 Per «cartacce• si intendano i cartocci da mitraglia; le palle a stanga erano formate da due proiettili u niti mediante una sbarra: come quelle a catena (o «incatenate•) ed a forbice servivano per abbattere ostacoli. l) Intendasi: di bronzo. 16 li vento è propriamente la differenza tra calibro dell'arma e diametro del proiettile: si intenda: una palla da 10 lb. richiedeva un'anima di un cali bro sufficiente per ospitarne una da 11 lb.
Tavole militari
143
Divide in due generi: cannoni e colubn:ne: - Primo genere. Cannone intiero, è lungo cal. 18. Tira una palla di lb. 48 m distanza di piedi 400, passa piedi di terra 2O17 ; Mezzo cannone, è lungo caL 20, tira una palla di lb. 24 m distanza di piedi 300, passa piedi di terra 12; Quarto di cannone, è lungo cal. 24, tira una palla di lb. 12 m distanza di piedi 200, passa piedi di terra 7; Ottavo di cannone, è lungo cal. 27, tira una palla di lb. 6, pesa centinaia 18 21; - Secondo genere. Colubrina intiera, è lunga cal. 32, tira una palla di lb. 16, pesa centinaia 56; Mezza colubrina, è lunga cal. 33, tira una palla di lb. 8, pesa centinaia 3 3; Quarto di colubrina, è lunga cal. 34, tira una palla di lb. 4 pesa centinaia 20; Falconetto, è lungo cal. 35, tira una palla dilb. 2 , pesa centinaia 11. - Pezzi da reggimento alleggeriti di metallo, colla camera appunmta, del genere de' cannoni, usati nelle guerre d'Italia del 1643. Fecero prove mirabili t9 . Mezzo cannone, è lungo cal. 12, tira una palla di lb. 24; Quarto di cannone, è lungo cal. 14, tira una palla di 1b. 12; Ottavo di cannone, è lungo cal. 16, tira una palla dilb. 6; Decimosesto di cannone, è lungo cal. 18, tira una palla di lb. 3. 17 La parola «terra• è una letcura che, pur altamente probabile, rimane congetturale. M. intendeva evidentemente «terrapieno•. Il Veltzé ha semplicemente tagliato quest'ultimo dato per tutti i tipi di cannone . 18 In tendasi: «di libbre• ( in inglese: hundredweight). 19 Si tratta dei famosi cannoni reggimentali, inventaci da Gustavo Adolfo. Come si è detto (cfr. Introduzione al I volume della presente edizione) erano di cmecallo• (cioè d i btonzo), quelli di cuoio essendo stati un'invenzione senza alcun esico e praticamente inusabili. Le «guerre d'Italia» sono i conflitti sussumi sotto la denominazione di «guerra di Castro• ove M. aveva comandato, come si sa, le milizie estensi. È probabile che tali cannoni d i accompagnamento fossero stati in trodotti pe r iniziativa sua, il che prova quanto egli avesse compreso la sostan.za della rivoluzionaria invenzione del re di Svezia. Dalla descrizione che segue appare anche come tali pezzi avessero già su bico un 'evolu zione e fossero ora differenziati in quattro tipi, per esigenze diverse. Il vero e proprio pezzo d'accompagnamen to, che si poteva spostare anche manualmente sul campo è però il quarto.
144
Le opere di Raimondo Montecuccoli
La camera appuntuta è lunga 3 calibre, larga dinnanzi 1 cal. e sotto al focone 1/2 cal. Il capo è grosso 4/ 8 si com'ancora il vaso. La lunghezza qui annotata s'intende nell 'anima 20 • Il Mortaro si proporziona conforme al diametro o calibra della sua camera. Ordinariamente la camera di larghezza di una palla di 8 lb. di ferro, gettera una palla di 40 lb. di pietra.
T1g. zd.
abcd, camera larga 1 diametro, lunga 2. grossa I; pq, calibra del mortaro 3; adpq, anima alta 5; xloy, pezzo del mezzo, alto 5 / 8, grosso 2/ 3; ipkq , la volata alta 4, grossa I /2; w , il focone; ciascheduna in linea eguale quanto al di fuori. La fascia d el capo ghfe, la fascia del capo yo, la fascia dell'urto, e del vaso e del mezzo grossa 6/8, quella dell'urto e della camera 1/2 rs, la fascia della camera senza i fregi loro incavati. rst, il fondo, o culatta, tirata in tondo, grossa I e I / 8. Le braccia grosse I / 8, larghe 8 e I / 8 .
Il Pettardo si proporziona e riparte alla misura del suo fondo interiore; per di dentro si va perdendo e per di fuori è gettato in linee parallele. Secondo s'egli si vuole aver largo di bocca, in quella larghezza si dissegna un circolo (li più grandi sogliono avere un piede di bocca, o diametro) il cui diametro si riparte in 54 parti eguali, et 4 di queste parti danno il diametro del fondo, ed è la regola degli altri membri, onde saranno: bocca del pettardo 1, 1 / 4 diametro del fondo: lunghezza di tutto il pettardo 1, 1/8; grossezza del fondo, e a canto al fondo 3/ 8, io I pezzi reggimentali erano dunque muniti di un tipo di camera di scoppio «appuntuta>, cioè a forma con ica, ma ristretta sotto il focone : cosa che si riscontrerà nei futuri obici campali, che Federico Il avrebbe usato contro le fanterie con tanca efficacia.
Tavole militari
145
dinnanzi 3 / 16; per di fuori è di forma cilindrica alto 1, 5 / 8; dinnanzi da per di fuori una fascia alta 1/ 16 e più bassa dell'orlo superiore anco 1/ 16 accioché il petardo si cacci dentro alla madrella e la fascia sigilli e turi ogni vacuo. Le braccia sono lunghe e grosse 3 / 16 e sono fatte per ispignere forte il pettardo con una o due forchette fatte a tal'effetto. Il focone si fa di sotto nel mezzo del fondo 21 .
Calcula la sua laveta 22 1 / 3 del peso del pezzo ch'è sopra. Le lavete de' cannoni sono lunghe 1, l / 3 della lunghezza del loro pezzo; quelle delle colubrine 1,1/2. Conta, ragguagliandola all'impresa che si dissegna et alla commodità di poterne avere da i nostri circonvicini. Con questa si contano mortari e pettardi 22 bis. 21
Si intendeva per petardo un ordigno usato specialmente per sfondare le porte d i fortezze. Esso era fatto di metallo ( cioè d i bronzo da cannone), fissato in genere sopra una tavola e contenente una carica di polvere assai abbondante (fino a 20 lb. ). Esso veniva appeso contro la porta mediante un gancio e poscia fatto esplodere con una miccia. La sua invenzione sembra dovuta agli Ugonotti francesi che lo usarono nel 1579, durante le guerre di religione, per prendere Cahors. (Cfr.: An Universal Military Dictionary , by Cape. George Smith, London, 1779, pag. 202). 22 «Affusto•. Dal tedesco «Lafette•. 22 b,, La struttura tecnica dell'artiglieria qui proposta da M. merita alcune considerazioni. Emerge anzitutto la sua profonda cultura specialistica: curioso di ogn i sapere, egli aveva studiato fin nei minim i particolari le caratteristiche tecniche delle bocche di fuoco , e qui ne dà una limpida sintesi . In secondo luogo , salta subito all'occhio il paragone con i principi dì Gustavo Adolfo . Il grande re svedese aveva (cfr. Introduzione al I voi. della presente ediz ione) riclassificato tutti i cannoni riducendoli a tre tipi: da 24, 12 e 3 libbre. Il M. , forte di altri venticinque anni d i esperienza, propone una Struttura più complessa, in cui appare una divisione dcli' artiglieria in quattro specializzazioni: anzitutto l' artiglieria pesante, chiaramente destinata a battere le posizioni fortificate (egli si preoccupa di porne in risalto la forza d i penetrazione entro terrapieni); in second o luogo l'artiglieria da campagna; qu indi i pezzi di accompagnamento e, in ultimo, da assedio (mortai). È inceressame notare che egli propone due versioni del cannone da 24: normale (lungh. 20 calibri) e alleggerito (12 calibri), e così via per i pezzi da 12 e da 6. La prima,
146
Le opere di Raimondo Montecuccoli
BAGAGLIO - Si riduca al più breve piede che sia possibile 2 3; - Si passano ad una Compagnia 3 carra, et uno di Vivandiere, et a ciascun soldato a cavallo un bidetto 24 .
TAVOLA V
La PROVVIGIONE si fa di: DANARI, che sono il nervo della guerra; VIVERI, li quali s'abbiano: in Campagna: 1, tagliati dal campo; 2, espressi da' luoghi circonvicm1; ne' Magazzini, che devono esser in più luoghi, forti, vicini all'armata, commodi per farne la condotta con barche, carra, some; nell'Esercito, e questi sieno: 1, custoditi con diligenza dalle rubberie , tradimenti, corruzione , nimico; 2, tassati 25 con giustizia da' Profossi et Auditori 26 , che ragguagliano a mercatanti il prezzo della vendita con quello della compra, né lasciano falsificare Ii pesi, misure , robbe; 3, distribuiti con ordine e con risparmio, conforme alle liste degli effettivi soscritte e suggellate dagli offiziali; 4, riferiti con numero giornalmente al Commissario Generale accioché egli sappia quanto entra et esce dal campo; 5, spezie principali sono pane, carne, sale, vino, birra e biade, orzo, fieno, paglia, sorba, ecc. chiaramente, destinata a formare le batterie pesami; la seconda quelle campali. È all 'artiglieria da campagna, più mobile e maneggevole, che va chiaramente la sua preferenza e, in essa, ai pezzi «reggimentali> o di accompagnamento. In futuro il suo pensiero in materia seguirà una ulteriore evoluzione: i profondi stud i di artiglieria furono infatti sempre da lui perseguiti. Ma qui le sue idee appaiono già orientate verso l'avvenire, e comincia a mettersi in luce il grandissimo contributo che egli darà al lo sviluppo dell' artiglieria. 23 Patente smentita a coloro, come Clausewicz, i quali vollero sostenere che la riduzione al minimo del bagaglio sarebbe stata una novità introdotta nelle guerre della Rivoluzione Francese. 24 Animale da trasporto, mulo o somaro. 2 ) Cioè requisiti. 26 Profosso era il comandant,e della polizia militare (come rimasto nell 'i nglese «provose>); Auditore il giudice della corte militare.
Tavole militan·
147
MUNIZIONE, la quale si calcola in ragione di 100 tiri per ogni cannone, e per ogni moschettiero 50 tiri; 1, una lb. di piombo fa 14 o 16 palle; la polvere si dà due terzi del peso della palla; la miccia ali' egual della polvere. La Cavalleria si suol provvedere da per sé. - STROMENTI, per travagliar la terra, per far ponti e per ciascun genere d 'artefici. - ARTIFICI , Ingegneri , Penardieri, Artiglieri, Bombardieri, Mastri di ponti, mine e fuochi, Polverieri, Fonditori, Armaiuoli, Mugnai, Guastatori, Muratori, Barcaruoli, Falegnami, Maniscalchi. - CAVALLI, Si calcola che un cavallo tiri da 5 centinaia 27 . - GUIDE, 1, sieno fedeli e pratiche; 2 , se n'abbiano molte e si distribuiscano a più corpi, dove fa di bisogno; 3, si concertino fra di loro de' luoghi e delle strade; 4, si custodiscano con guardie, massime nel calor dell'azione. - SPIE, 1, sono fedeli a chi più dona; 2, non sieno conosciute da alcuno , né meno fra loro medesime ; 3, se si sospetta della loro fedeltà, si finga con esse, si communichi cosa che non sia, si faccia correr grido contrario ali ' operazione che si dissegna; 4 , s' elle propongono intraprese, si vegga d'assicurarsi della lor persona e d'aver pegni in mano di moglie e di figlioli.
TAVOLA VI L'OPERAZIONE
sia:
- PROPORZIONATA alla forza principale che si ha di Fanti, co' quali s'opera più avvaotaggiosameme in paesi stretti e coperti e per via d'assedi, sì come in Fiandra e Italia; o di Cavalli, in paesi larghi et aperti e per via di battaglie, come in Germania, Ungheria e Polonia. i;
Cioè 500 lib bre.
Le opere di Rllimondo Montecuccoli
148
ADEGUATA al disegno che si ha di: 1, attaccar un paese con guerra offensiva; 2, difenderlo con difensiva; 3, soccorrer un collegato: attaccando. Bisogna: 1, esser più forte del nemico; 2, sia guerra interna nel paese che si attacca e si venga chiamato dall'una delle pani. Svedesi in Germania, francesi in Ispagna, spagnuoli in Francia 28 ; 3, si tratti bene chi si rende, male chi fa resistenza; 4, si mantiene l'acquistato levando a i popoli la volontà di rivoltarsi potendo, e la potestà di farlo volendo; Diffendosi gli stati: piccioli, con una o due buone fortezze, con le quali si mantengono tanto che gli altri, che per gelosia non veggono volontieri crescere la potenza del nemico, hanno tempo di mettersi in arme e di soccorrerli; mediocri~ che possono aver un'armata in piede, si difendono con questa e colle fortezze: quella senza queste è forzata ad abbandonar il paese, queste senza quella non possono mantenersi se non tanto quanto durano le provvigioni fatte. In questo modo si sono mantenute la Baviera con Ingolstadt, la Sassonia con Dresda e Wittenberg, l'Assia con Kassel e Ziegenheim 29; grandi, se hanno li paesi separati, ciascheduno si diffende di per sé, come gli stati mediocri. Se hanno li paesi uniti, non hanno a temere se non le guerre intestine, però: 1, abbiano poche fortezze ma buone: a i confini, non nel cuore dello stato, e così è levato il nido delle rivolte; 2, non dieno li Governi perpetui né continui nell'istessa famiglia; 3, mantengano guerra fuori del paese; contro a più nimici collegati, 1, si cerchi di far nascere dissensione e gelosia fra di loro e di separarli, (come) parte de' Principi protestanti separatisi da' svedesi mediante la Pace di Praga l'anno 1635; 2, se la forza nimica è molto superiore a quella del difensore, si ritiri tutto quello che si può dentro alle fonezze e il resto si demolisca, ab brugi e consumi; 3, s' ella non è molto superiore, si può mantenersi tagliando i viveri al nimico e 28
Il riferimento è, nel primo caso, alla Guerra dei Trent'anni (1629); nel secondo alla ribellione della Catalogna, sempre durante tale conflitto; nel terzo all'intervento spagnuolo durante le guerre della Fronda (1648 -1653) terminate lo stesso anno in cui M. scrisse questo trattato. 29 Durante la Guerra dei Trent'Anni.
Tavole mi/ilari
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consumandoli anticipatamente in que' luoghi dov' egli potria pigliar posto, campeggiandoli a canto fonificato o più forre di Cavalleria, per impedirgli ogn' impresa, gettando di mano in mano rinforzi nelle piazze dov' egli s'avvicina, col qual mezzo le piazze della Slesia si mantennero contro al genera! svedese Wittenberg l'anno 1646; distribuendo ne' luoghi serrati la Cavalleria ch'impedisca i suoi foraggieri. - SOCCORRESI un collegato con: diversione, se il paese del nimico è confine; congiunzione, se il paese del collegato è confine; chieder il passo e qualche piazza per pegno, in sicurezza del ritorno, se si è separato da altri paesi. Il re di Svezia ebbe Spandau nella marca l'anno 16 31, e prima Stetti no in Pomerania; danaro, se mancano gli altri mezzi. Così hanno soccorso un tempo li veneziani, gli olandesi; li francesi, i svedesi.
TAVOLA VIl Nel MARCIARE si considerano: - GENERALITÀ. 1, L'ordinanza del marciare è tanto migliore quanto con minor tempo, moto e mutazione si può da quella schierarsi in battaglia. 2 , Nessuno esca dall'ordinanza. 3, Bagaglioni non si mischino fra le truppe. 4, Le truppe non marcino tanto separate che non possano sempre soccorrersi, però le prime facciano alto di là da i passaggi sin che le altre si sieno ricongiunte; né tanto vicine e serrate insieme, che l'una rovesciata abbia a gettarsi su l'altre. 5, Si copri un fianco della marcia con fiumi, argini, monti, carra, catene, cavaglieri di frisia o altro vantaggio secondo il sito del paese e la qualità della gente. - TEMPO. Se si marcia palesemente coll'armata e s'è insieme: 1, la marcia per l'iscritto 30 ; 2, gli ordini la sera innanzi a ciascun 30 Si intenda: il piano di marcja sia messo per iscritco, onde nessuno possa poi allegare di non aver imeso gli orruru.
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corpo: Infanteria, Cavalleria, ecc.; 3, all'ora prefissa del marciare si presentano subito all'avanguardia, o (in) piazza d'armi, li generali di battaglia, Quartiermastro generale e capitan di Guide 3 1 ; 4, si aprono le trinciere del campo per passar in gran fronte; 5, le guardie non partono da' lor posti sin che tutto non è in marcia; 6, si commandano partite 31 bis e corpi sciolti a riconoscer innanzi, a dietro e da' lati, a guardia dell'Artiglieria, del generale e del bagaglio; quelle occupano le eminenze, scoprono le imboscate et avvisano d'ogni cosa; 7, si divide l'Armata in avanguardia, metà della Cavalleria, battaglia, Infanteria e guastatori, Artiglieria minuta, grossa e suo traino, bagaglio generale; retroguardia, l'altra metà della Cavalleria, bagaglio dell'Armata, un reggimento di Cavalleria. L'estate, 1, si marcia di buon'ora; 2 , per lo fresco; 3, fuori de' grani. Di verno , 1, far giornate brevi; 2, aver cura del fuoco. Di notte, 1, li corritori e le partite s'avanzano meno , e di giorno più; 2, lasciar soldati su le croci delle strade accioché non si fallisca la marcia; 3, le prime truppe abbian ordine d'investir a testa bassa tutto ciò che riscontrano 32 . Senza sospetto , 1, ciascun corpo marcia da per sé col suo bagaglio appresso; 2, il convoi è comandato coll'Artiglieria e suo traino; 3, le pezze grosse si conducono sopra le carra 33 . Con sospetto, 1, si rinforza quella parte dov'è il sospetto con qualche pezzetto di campagna e carra di munizione, Fanteria o Cavalleria comandata; 2, l'Artiglieria è sulle lavete 34 ; 3, il bagaglio nella parte più coperta e sicura. Occultamente, 1, andar di notte; 2, per boschi, valli e luoghi coperti; 3, scostarsi da tutt'i villaggi e case abitate; 4, non toccar 31
! «generali (o «sergenti generali») di battaglia» erano i comandami di Brigata; assieme a loro il Quartiermastro, da cui dipendevano rurte le attrezzature logistiche, e il capitano comandante la compagnia delle Guide. 31 bi, Pattuglioni. 32
Dar indietro di fronte a eventuali gruppi nemici che si incontrino è assai più pericoloso di notte. M. ch iaramente non temeva il combattimento notturno. 33 «Senza sospetro• significa marcia in zona di assoluta sicurezza. Il cconvoi• è il treno dei bagagli; i grossi cannoni non sono tenuti sugli affusti, cioè non sono pronti per il com battimento. 34 Affusti. Cfr. n . 22.
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se non la sordina 35 ; 5, non far fuoco; 6, nasconder le miccie 36 ; 7, mandar Cavalli innanzi, che fermino tutti quelli che si iscontrano e guadagnino i passi; 8, pigliare strada diversa dal camino dritto, s'egli si può esser visto, e poi girare 36 bis ; 9, tener per qualche tempo le porte serrate, s'egli si esce d'una città, et aver ben l'orecchio che qualche spia non sia colle truppe. Se l'Armata non è insieme, 1, si dia il rendez-vous per iscritto in luogo opportuno; sia la strada che si ha da fare, segreto che l' inimico non lo risappia, sicuro, che non lo preoccupi 37; 2, si specifichino l'ora e le altre circostanze; 3, s'abbiano spie e partite fuori. - LUOGO. In campagna più o meno aperta, 1, si marcia in battaglia, in corpi, in brigate, in reggimenti , in compagnie, e le carra in tante file raddoppiate che si può; 2, si volge il viso della battaglia dove si sospetta il nimico, poi si fa marciare l'Armata per fianco; se ciascheduno a cavallo girasse sopra il suo centro come alla Fanteria, che lo squadrone non avesse a fare la conversione, si guadagneria molto tempo. In paese stretto, 1, si deve raguagliar insieme l'incommodità del camino, il tempo che si de' guadagnare e la quantità della gente che marcia: un soldato a cavallo occupa di fronte 5 v., di fondo 8; un fantaccino, di fronte 3 v., di fondo 5 38 ; 2, e si fanno diversi corpi, che gli uni marcino doppo gli altri ed alloggino in diversi luoghi, o si marcia per differenti strade, o si spianano le campagne per farvi marciar la gente, e l'Artiglieria sta su le strade maestre con le sue guardie di Fanteria lungo i lati, e la Cavalleria per di fuori; 3, rinforzar la vanguardia e retroguardia ,l Cioè evitare segnal i di trom ba o di tamburo se non in sordina. 36 Dei moschetti e pistole oltre che dei cannoni. 36 bis Forse il più splendido esempio di questo principio acutamente affermato da M. , avvenne durante la famosa «marcia di fianco•, del generale Jackson , alla battaglia di Chancellorsville (27 aprile - 4 maggio 1863), allorché egli fece piegare il suo C. d ' A. verso Todds Tavern, traendo in inganno il gene ral e unionista Hooker , il quale concl use che la colonna nemica «si allontanava• (Cfr. : Raimondo Luraghi. Stona della Guerra Civile Amen·cana, V Ediz. , Milano, 1985 , pag. 76 1 sgg.). ' 7 Cioè che non lo occupi in precedenza. Anche più avanti il verbo •preoccupare• è usato con q uesto significato. >8 Le armi lunghe (picca, moschetto con forcone) facevano sì che il fante occupasse nella marcia assai più spazio che nei tempi recenti.
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con Infanteria e pezzetti 39, o ripartir la battaglia in modo che -il cannone e il bagaglio e la più gran parte della Cavalleria (poich' ella non può giuocare nell'estremità) venga abbracciata nel mezzo; 4, lasciar Fanteria commandata nell'angustie imboccate da strade incrociate che vengono da boschi o da valli sospette sinché sia passato tutto il bagaglio, e questa si congiunge poi alla retroguardia, o mandar innanzi a preoccuparle; 5, osservar fra le truppe una conveniente distanza di 100 passi in circa accioché l'una rovesciata , non metta l'altre in disordine; 6, fare una buona fronte d'uomini eletti e porre dinanzi qualità d'arme che per sua natura non possa esser rovesciata. S'egN si rappresenta per via qualche bosco, mandar innanzi: 1, a farne la scoperta; 2, a preoccuparlo. S'egN si passa a canto a qualche posto nimico, mandar gente che si pianti dinnanzi e lo tenga bloccato sin che l'esercito sia passato. S'egli si ha da passar un fiume, l, piantar l'Artiglieria su la ripa in mira del luogo che si vuol occupare (sarà gran vantaggio se il fiume sarà quivi un angolo rientrante, e tal sito elesse il re di Svezia a passare il Lech contro al Tilly l'anno 1632) 40 ; 2, Cominciar a fare il ponte, e mettervi di mano in mano moschettieri che tirino oltre l'acqua; 3, passar qualche Cavalleria (fatto il ponte), Fanteria, pezzetti e guastatori che fortifichino quella testa, sì com'anche la prima, se si teme nella retroguardia; 4, far prima la scoperta dalla parte onde può venir l'inimico, e guardarsi, che non avesse acconcie barche armate o altri strumenti che rompessino il ponte quando la metà della gente fusse passata; 5, guardar e fortificar il ponte in ambedue le teste, s'egli ha da star così fatto 41 . 39
Incendasi: di aniglieria (legge ra). Il 15-16 aprile 1632, il Tilly fronceggiava Gustavo Adolfo in Baviera coprendosi dietro il Lcch. Il re forzò il fiume. sfruttando un'ansa rivolta verso di lui, così che il corso d'acqua copriva i fianchi della sua testa di ponce. Nel successivo combattimento Tilly fu mortal mente ferito e il suo esercito posto in ritirata. Gustavo Adolfo occupò Monaco, Augusta e tutta la Baviera meridionale. M. avrebbe in futuro sperimentato questo uso in un'ansa favorevole il l ' agosto 1644 a San Gottardo, ove i rurchi sfruttarono contro di lui un simile percorso del fiume Raab . Giova dire che il Nostro , che già in queste pagine aveva analizzato tale situazione, non solo non si lascerà sorprendere, ma volgerà la configurazione topografica a proprio vantaggio. 4 1 Cioè se il ponce deve essere permanente, o ve nir mantenuto in funzione per qualche tempo. 40
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OPERAZIONE. Non si mandano com"tori: 41 bis 1, Per investir un Quaniero; 2, soccorrere qualche piazza; 3, coglier il nimico all'improvviso; 4, per paese copeno o in tempo di nebbia, che non si può scoprir dì lontano; 5, insomma ogni volta che si va con risoluzione di ricusar ogni incontro. Ritirarsi in faccia al nimico ; 1, cosa molto pericolosa; 2, si faccia presto, per tempo di notte che di giorno, perché il nimico teme l'imboscata a seguitarti: sul far della notte si manda innanzi il bagaglio, a mezzanotte la gente e sul far del giorno seguono le retroguardie; si fanno li fuochi accostumati e le miccie si lasciano accese ne' posti soliti; 4, si coglie il tempo che l'inimico abbia la gente fuori del campo per esser ita in foraggio o in altra fazione alla quale tu l'inviti mandando fuori una delle tue partite, la qual abbia ordine segreto di non tornar più al campo, perché l'inimico uscirà forse molto più forte a seguitarla et a te darà campo di marciare: con quest ' artifizio marciò il Galasso da Bernburg l'anno 1644 42 . Marciare per un passo custodito dal nimico; 1, fingere di far lo sforzo in un luogo, poi passare in un altro , o di ritirarsi e di marciare altrove, poi con celerità ritornar al passo prima che l' inimico vi arrivi; 2, nasconder qualche gente poco lontano dal passo, poi marciar coll' armata più oltre: l'inimico costeggia la marcia dell' esercito et intanto la gente nascosta occupa il passo. Così Galasso passò la Pena in faccia al vecchio Wrangel nella Pomerania l'anno 1637 e lo batté 43 . Marciare con celerità; 1, lasciar a dietro il bagaglio 44 ; 2, metter la Fanteria a cavallo o pigliarla in groppa. 41 bis Scorridori. che fungevano da pu nte di avanguardia. 42
Allorché si ritirò in Boemia, stretto d a p resso da Tomensson. È interessante osservare, paragonando questo trattato al Della Guerra e al Delle Battaglie, come ormai M. appaia un maestro in q uesta difficilissima aree, ove egli si era affinato nelle ulti me campagne della Guerra dei Trcnt' Anni in cui si trovò costantemente di fronte a masse nemiche superiori (spesso in misura schiacciante) e riuscì sempre a sfuggire la disfatta, a mantenere sostanzialmente intatte le proprie forze e (quel che più concava) a far fallire la strategia avversaria mirante ad infliggere un colpo mortale agli Imperiali e ad u na rapida e decisiva soluzione del conflitto. 43 Nel Meklenburgo. li «vecchio Wrangeb era Hermann von W rangel (1587 -1644), e non il più famoso Karl Guscav von Wrangel (1613 -1676), avversario di M. nella fase finale della Gu erra dei Trent' Anni. 44 Altra prova che M. non tollerava certo di essere «ingombrato dal bagaglio•, e che la celerità era per lui importanza somma.
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TAVOLAVIII Nell'ALLOGGIARE si considerano:
-
GENERALITÀ.
Mandar innanzi una partita di Cavalli col Quartiermastro Generale et altra persona principale a riconoscer il sito. Prima che si alloggi: 1, metter l'Armata in battaglia; 2, posar le guardie; 3, mandar fuori le partite; Alloggiar di buon'ora, per aver tempo di: 1, riconoscer i posti; 2 , distribuir le guardie; 3, fortificar l'alloggiamento; 4, drizzar le tende; 5, andar a foraggio; 6, scoprir gli andamenti del nimico. In luogo: 1, dove si possa aver acqua, legna, foraggio , ombra in estate; 2, commodo per accamparsi; 3, avvantaggiato per combattere e per soccorrere presto gli uni gli altri; 4 , non possa esser attaccato all'improvviso nè dominato col cannone. - SENZA SOSPETIO 45. S'alloggia la gente ne' villaggi circonvicini; 1, s'assegna la piazza d'arme ordinariamente al Quartier Generale ch'è nel centro e dove si tengono li soldati dell'ordine; 2, la Fanteria chiude le avvenute 46 con barricate, carra o grosse travi: la Cavalleria fa l'istesso et apre nuove uscite; a questa si dà nel biglietto del quartiero il nome de' luoghi verso dov' ella ha da batter le strade e mandar partite; 3, l'allarme generale si dà con qualche tiro di cannone o segno di fuoco o di fumo; 4, la piazza d'arme de' quartieri particolari si fa di notte alle spalle, di giorno alla fronte del villaggio, ma se la Cavalleria ha qualche sospetto ella si tiene in campagna vicino al quartiere. Per sicurezza de' quartien·; 1, posar a 300 passi del contorno le sentinelle; di notte ne' luoghi eminenti, su gli arbori, su i campanili; di notte ne' luoghi bassi, fuori delle strade maestre, alle vie in croce, che scoprano e non sieno scoperte, doppie; e fra quelle e 'l corpo di guardia, semplici; non scendano da cavallo, stieno senza celata, non lascino accostarsi ma fermino ogn'uno sin eh' egli sia riconosciuto, in luogo 4
~ Cfr. 46
più sopra, n. 33. Cioè le vie d 'accesso.
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piano, largo è senz'avvenute; sieno poste in corona e camminino continuamente l'una verso l'altra; 2, far. le ronde, che visitano le sentinelle: si spargono a 300 passi di fuori per la campagna; 3, mandar li battitori per ogni strada o venuta; non iscoperti dall'inimico, avvertiscano tacitamente l'ali' arme, ma scoperti l' avvertiscano con tiri di pistole, vicini che sono alle sentinelle, o di lontano con fuoco o fumo; se il paese è piano s' avvanzano quanto possono; se vi sono passaggi, vi si pongono guardie avvanzate; se vi è presidio del nemico , battono sin alla porta; 4, mandar partite e spie; 5, (i) corpi di guardia carichino a corpo perduto 47 ; 6, toccar il buttasella; 7, ridurre la gente in poche case e visitare s' ella è desta e li cavalli son insellati; 8 , aver l'occhio al fuoco 48 . - Con SOSPETTO La Fanteria e ti cannone alloggiano al Quartier Generale; la Cavalleria in un bosco o in uno o due villaggi de' più vicini ali' intorno e coperta dalla Fanteria; ovvero si campa: 1, la Fanteria alza una trinciera alta 6, grossa 3 v., e dov'è padule o accesso difficile, per risparmiar il travaglio si chiude da quella parte il campo con carra o con cavaglieri di frisia o con palissate che si levano poi l'altra mattina quando si marcia; 2, fatte le trinciere, li soldati fanno le loro baracche con stanghe e paglia, o spiegano i padiglioni; 3, il traino dell'Artiglieria è nel mezzo e qualche pezzetto si pianta verso que' luoghi onde potria venir l'inimico; s'egli" si teme che l'inimico dia sul quartiere: 1, prevenirlo et attaccar lui o dargli l ' all'arme; 2, mettersi subito segretamente in battaglia in qualche luogo per dov' egli abbia da passare perché trovandoti inaspettatamente così ordinato, può esser eh' egli si perda d'animo e si confonda, e nel ritirarsi , o prima eh' egli abbia tempo di ordinarsi, ti porga qualche opportunità di batterlo; le guardie se non si marcia: 1, si mutano allo spuntar del giorno o verso la sera; 2, il numero è conforme al bisogno; 3, il luogo è fuori del campo alle avvenute del nimico , al campo, dov' egli è 47
Si io ceoda: per trattenere al massimo l' evencualer nemico e dar tempo agli altri di correre alle armi. 48 !mendasi: al pericolo di ince ndio .
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men forte ; nel campo, ali' Artiglieria, munizione, bandiere, provianda, prigionieri, quartieri de' generali; 4, la diligenza consiste nel nome 49, ronde, pattuglie, partite, spie.
- FERMANDOSI il campo abbia: Provigione di· bocca e di guen-a; l , possa condursi sicura al campo, però non si lasci facilmente qualche gran piazza nimica alle spalle; 2, a' mercanti e vivandieri sieno assicurate le strade ; 3, non si vendano fuori del campo i bestiami guadagnati. Acqua; l , farne l'assaggio, che'ella non sia avvelenata, e vedere ch'ella non possa esser tolta dall'inimico. Foraggio; s'abbia: 1, nella campagna e luoghi circonvicini; 2 , vi si mandi con convoi per difendersi dalle partite nimiche o per impedir li disordini e rubbamenti ; 3, in diversi tempi o all'improvviso, acciò che l'inimico non lo risappia; 4, ne' luoghi più lontani da principio, poi ne più vicini. Legna per baracche e per fuoco alle guardie et alle cucine. Sito commodo; 1, piano o agevol collina, in buon'aere, non commandato né suggetto a inondazioni o incendi; 2 , se vi è bosco, tagliarlo, abbrugiarlo , abbracciarlo o scostarsene: precetto mal osservato dal Wrangel in Boemia a Triebl l'anno 1647 50 ; 3, se vi è pericolo d'inondazioni, fare contr'argini e condurre l'acqua altrove; 4, tener netto il campo e seppellir le immondizie; 5, occupar e guarnir i luoghi del contorno , i passaggi e qualcheduno fra strada verso i magazzini, se sono lontani; 6, aver se si può un fiume a canto , il quale assicuri un fianco dell'esercito, somministri acqua, sia ricettacolo dell ' immondizie, dia il .passaggio da una parte e dall'altra, agevoli la condotta 51 delle cose necessarie; il ponte non possa esser battuto dal nimico , abbrugiato o rovinato col mandar giù per la corrente fuoco o altre machine. 49 Ossi2 parola d'ordine.
,o Il 19-20 2gosco 1647. Comand2va in quesc2 carnp2gn2 gli Imperiali Pecer Melander von Holzapfel ( 1585· 1648), un calvinist2 2SSiano; M.• con il grado di Tenente-Maresciallo, era suo luogotenente, pur 2vendo del proprio superìore una scarsa stima. La vittorìa di T riebl (o meglio, Su1bro, presso Plzen, in Boemia) fu conquistata contro l'abile Karl Gusrav von Wrangel (Cfr. più indietro, n . 43) ed il merito principale andò al Noscro, che comandaV2 l'ala destC2 delle forze
Imperiali. H Cioè l'afflusso.
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-
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FORMA
de quartieri;
Si fa conforme al sito e alla quantità della gente; 1, troppo picciola, è incommoda per l'alloggiamento, troppo grande, per le guardie e diffesa; 2. li quartieri particolari si fanno quadri in angolo retto; 3, la fortificazione si fa con trinciere, riddotti, fortini, tenaglie, corna,corone, ecc. >2 •
- QUARTIERO D'INVERNO assicurar la gente, fortificando un campo e tenendola insieme appresso a qualche gran città; 1, distribuirla in luoghi serrati, vicini, che possano soccorrersi gli uni gli altri; 2, le frontiere de' quartieri sieno coperte da fortezze, fiumi, monti, passaggi >3 ; 3, quivi sieno guardie e Cavalleria che dia avviso quando venga il nimico con tiri concertati che si rispondano, con segni e con mandare avvisi; impedisca le sue picciole partite e gli tagli i viveri alle spalle quando ei volesse passar in grosso all'attacco di qualche quamere. lìg: 'Z.,3 . r . - - - - - = : . . , ~ - -- -'lL I l.s
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Reggimento di 6 compagnie di Fanteria, di 100 soldati l'una. Klmn. quadro rettangolo; kl ed mn, lati deUa larghezza di 260" che sono però mutabili; a, colonnello; b, Tenente colonnello; c, capicani; d, cappellano, segretario, barbiere, ecc.; e , baracche de' soldati; f, strade, verso dove riguardan le porte; g, strade cieche, dove non riguardan porte; h, spazio per carriaggi; i. vivandieri; rw , ultimi spazi che si danno a' tenenti et a gli alfieri; mn , ultimi spazi che si danno a' sergenti. Fuori di mn si rizzano forchette e stanghe a traverso, alle quali s'appoggiano le bandiere, e sotto si cavano pozzi.
~2 Diversi disegni di fortificazione campale, illustraci nei trattati Della Guem1 e Delle Battaglie. H Intendasi: obbligati.
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Reggimento di 3 compagnie di cavalli. kl ed mn, lati della larghezza di 250' che sono però mutabili; km ed In, lati della larghezza di 300', immu tabili; larghezza di ciascun capitano: 70'; larghezza della suada fra mezzo: 20'; larghezza delle baracche e delle stalle ciascu na IO'; vie 5'; a, colonnello; be, capitani; d, baracche de' soldati; e, stalle; f, vie nelle quali riferiscono le porte delle baracche; g , vie di mezzo; h , strade cieche; i, vivandieri.
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L'esercito accampato . "4~. · J~~t!. ~Fanteria: Reggimento a, di compagnie 10; b, 8; e, 12; d, 9. Cavalleria: Reggimento e, di compagnie 3; f , 4. Stab H generale: g , quaniero del generale; h, generai dell'Artiglieria; i, mercato; k, spazio per uffizial i; l, spazio per carriaggi; m , forestieri . Nel mezzo del mercato si lascia un vacuo di 200' e dalle parti s.i fanno 6 baracche larghe 10' e fra le baracche si lasciano strade, 20'. li campo si cinge con parapetti e difese io distanza di 150' o 200' che serve per la piazza d 'arme.
TAVOLA IX COMBA1TERE (in) generale, BATIAGLIE o FATII D' ARME
si considerano questi casi: - CAGIONI che invitano a dar BATIAGLIA. 1, Speranza della vittoria; 2, Voler soccorrere gli assediati: svedesi a Nordlingen l'a. 1634; svedesi aJankau, per soccorrer Olmiltz, H Tedesco: Stato Maggiore.
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l'a. 1645 5 5; 3, Trasportato da' soldati 56 ; 4, Necessitato per la penuria de ' viveri o d'altra cosa che disfà l'armata: re di Svezia a Norimberga l'a. 1632 57 ; 5, non aspettare che l'inimico si rinforzi: re di Svezia a Leipzig l'a. 1631 58 ; 6, voler pigliare la congiuntura di qualche vantaggio che l'inimico porge disunendo le truppe a un passaggio o dividendo l'armata: Banér a Wittstock, l'a. 1636 59 . - CAGIONI che ritengono dal dar BATTAGLIA. 1, Il danno perdendo saria maggiore che l'utilità vincendo; 2, si è infenòre all'inimico; 3, non si hanno le forze insieme; 4, l'inimico ha preso posto avvantaggiato; 5, l 'inimico si disfà da per sé per qualche mancamento o per esser composto di capi mal uniti e di leghe mal annesse. - MODI per tirar il nimico a BATTAGLIA. 1, Assediandogli una piazza: Tilly a Neubrandenburg e Magdeburgo l'a. 1631; 2, cogliendolo nella marcia: Banér contro Marazzino a Chemnitz l'a. 1639; 3, am·vandogli sopra all'improvviso: re di Svezia a Liitzen, l'a. 1632; 4, serrandolo fra due armate; 5, tirandolo in agguati con imboscate o con finta di ritirarsi o di marciar altrove; 6, tagliandogli i viveri. col far ritirar ogni cosa nelle città, abbrugiar le campagne, desolar il paese; serrargli i 55
li 6 settembre 1634 gli svedesi e i sassoni del Feldmaresciallo Horn e di Bernardo di
Weimar, avanzatisi per soccorrere la città protestante di Niirdlingen, assediata dalle truppe imperiali d.i Ferdinando d'Ungheria (il futuro Imperatore Ferdinando III , cui questo trattato è ded.icaco) e da quelle spagnu ole del Cardinale Infante Ferdi nando di Toledo, con il Galasso in comando d.i fatto, furono gravemente sconfitte, come più volte si è accennato nelle noce ai precedenti trattaci di M. Il 6 marzo 1645 gli svedesi di Torstensson, mossi dal desiderio di soccorrere Olmiicz assediata dagli Imperiali, vennero a battaglia presso Jankau Oankov) e ottennero una segnalata vittoria, ma a loro volta non riuscirono a prendere Brno, malgrado cinque mesi d.i assedio. M . non era presente aJankov . 56 Poteva (e può, più di quanto non si sia disposti ad ammettere) capitare a capi deboli o sospinti da demagogia: non cerco ad un leader del polso di M. 57 Preziosa critica alla cronica debolezza logistica di Gustavo Adolfo, verso il quale M. ha in genere un atteggiamento positivo ma di cui sa vedere le gravi debolezze. Ridotto in gravissima crisi dall'abile strategia di Wallenstein (che invece, sul piano logistico, non temeva rivali) Gustavo Adolfo si risolse al fallimentare attacco delle fonissime posizioni di costu i ad Alte Feste subendo un grave scacco. (31 agosto-4 settembre 1632). 58 Battaglia di Breitenfdd, 17 settembre 1631, in cui Gustavo Adolfo disfece Tilly. 59 Il 4 ottobre 1636 Banér conquistò la vittoria di Wittsotck attaccando le truppe imperiali · dello Hatzfeld mentre erano sparpagliate per congiungersi con quelle del Klitzingen.
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passi; accamparsi a canto a lui in posto avantaggioso per natura o per arte. - OSSERVAZIONI sulla BATTAGLIA 1, Polvere, vento, pioggia, sole sono cose buone ma accidentali e mutabili, e più della fortuna che del sapere; 2, elegger ti campo a proposito , piano et aperto s'egli s'è potente di Cavalleria, selvoso e malagevole se di Fanteria, stretto quand'egli s'è inferiore all'inimico accioch ' egli non possa stendere la fronte maggiore della tua né cingerti, spazioso quando s'è più forte, avvantaggioso come un rialzo , un bosco, un passaggio dinnanzi a te per lo quale convenga all'inimico di venir alla sfilata: così fu avantaggiato il combattimento de gl'Imperiali a Norimberga, 1632, e a Nordlin gen, 1634 60 . 3, n·conoscer prima il sito e considerare che il fronte si possa girare avvantaggiosamente da tutte le parti dove venga il nimico: precetto mal osservato dagl'Imperiali a Wittstock l'a. 1636; 4, n·nforzar la Cava/lena co' Fanti o la Fanteria co' Cavalli, secondo che si ha più dell 'una o dell 'altra; 5, disporsi in modo ch'egli si possa combatter più volte perché chi conserva più truppe fresche nell 'ultimo quegli guadagna 61 , come Banér a Wittstock, e però la disposizione d'una sol linea è dannosissima come provò Tilly a Leipzig l' a. 1631 ; 6, Copnr i fianchi della battaglia o l'uno d'essi col vantaggio del sito, occupando colli, boschi o villaggi (Bavari ad Allerheim l'a. 1645) 62 , o con l'arte, come cavaglieri di frisia, triboli, catene, funi , carra, battaglioni di Fanteria; 7, guardarsi che le truppe rovesciate non urtino nell 'altre , però le riserve si mettano con gran giudizio in luogo che possano soccorrere dov' è il bisogno, far sortite improvvise a cingere l'inimico o ad 60 Intendasi: costringere il nemico , mediante uo'ocu laca scelta di terreno , a impegnarsi in un passaggio obbligato, come avvenne nei d ue episodi citati. 61 Principio che sarà vigorosamente riaffermato d a Napoleone (Cfr. : David Chandler, The Campaigns o/Napoleon , London , 1965; crad. it. : Milano 1967). 62 La battaglia di Allcrheim (o Allersheim) detta anche seconda battaglia di Nordlingeo , avvenne il 3 agosto 1645. Gli Imperiali-Bavaresi del Feldmaresciallo Franz von Mercy ( 1598-164 5) respinsero dapprima i francesi di Turenne: ma l' arrivo di un secondo esercito gu idato da Condé rovesciò le soni a danno di Mercy che fu ucciso io battaglia. Tu ttavia la vittoria costò ai francesi un prezzo talmente alto che essi dovettero ritirarsi, e !.'arrivo di rinforzi Imperiali comandati dall'Arciduca Leopoldo-Guglielmo condusse alla sconfitta di Tu renne a Ph ilip psbourg (3 ottobre 1645).
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altro effetto; 8, far sempre essernell'aere quantùà di tiri, e però la moschetteria sia anche fra le truppe de' Cavalli, uso ordinario de' svedesi; 9, vi sieno più persone generali all'ala, battaglia, riserva e a tutte le fronti et anche dietro all'esercito, che abbiano cura particolare di rallegare la gente rotta o sbandata; 10, metter li migliori soldati sulle ali e cominciar la battaglia da quel lato dove si sente d'esser più forte, et il più de bile tenga a bada il nemico azzuffandosi più tardi, o aiutato dal vantaggio del sito o dalla figura, come l'ordine lunare 63 ; 11, metter tutta la cavalleria sopra un'ala sola se l'altra è assicurata dal sito: il Duca d'Enghien a Allerheim l'a. 1645 caricò con tutta la sua Cavalleria sopra un corno solo de' Bavari 64 ; 12, darti nome, la munizione et il segno per riconoscersi; 13, far le preghiere a Dio et inanimare li soldati con l'oggetto della gloria, del bottino, della ricompensa, della giustizia dell causa, della necessità e della speranza della vittoria; 14, cominciar la zuffa di notte o verso la sera se si ha da combattere con pochi contro a molti acciochè l'inimico non riconosca le tue forze e che i tuoi non si sbigottiscano a veder il numero dell'inimico; 15, chi ha soldati valorosi e fedeli e non arrischia tutta la guerra in una battaglia, abbia in pronto il luogo della ritirata: ma chi ha suggetto e materia contraria deve levar a' soldati ogni mezzo di ritirata e condurli in modo ch'abbiano da vincer o da morire; 16 , ordinare dietro a battaglioni preti, barbieri e scrivani, accioché li feriti sieno consolati, medicati e notati; 17 , tirar l 'artiglieria subito che si scopre il nimico a misura 65 , e sopr' un rialzo si piantano li pezzi in più schiere, gli uni dietro a gli altri: Torstensson a Jankau l'a. 1645 66 ; 18 , non si fermare sotto all'artiglieria del nimico ma attaccarla subito ch'ella comincia a tirare; 19, m oversi a rincontrar il nimico e non aspettarlo a 63 Chiara esposizione del principio de lla baccaglia d'ala, che dunque M. aveva comi nciato a sviluppare agli inizi e non alla fine della sua carriera di generale. La «figura• è il tipo di schieramento: quella «lunare• aveva le ali avanzate, in forma dì mezzalu na. In tal caso (come avrebbe facto M. a San Gottardo) si potevano porre le truppe meno solide al centro. 64 Come Duca d'Enghien era designato il Cond é. 6) A tiro. 66 M. non manca di notare il maneggio dell' artiglieria di Torstensson, uno tra i maggiori artiglieri dell'epoca.
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piè fermo: svedesi a Leipzig l'a. 1642 67 ; 20 , am·var in battaglia sopra il nimico il quale non abbia ancor bene spiegata la sua ordinanza (esempio suddetto); 21, non allontanarsi mai troppo dal corpo per seguitar il nimico (errore de' spagnuoli a Lens l'a. 1648) 68 se non all'ultimo, et anche allora bisogna ritenere truppe unite et in ordine; non bisogna già perdere la congiuntura d 'incalzar il nimico nel disordine e nella confusione che in lui si scorge senza dargli tempo di rimettersi (Imperiali a Nordlingen caricano li svedesi che con qualche disordine si ritirano al bosco, e li rompono) , ma o bisogna seguir unitamente con tutto l'esercito senza smembrarsi (il che cagionò la perdita degl'Imperiali a Leipzig l'a. 1642) o avere gente spiccata destinata a quest' effetto; 22 , ogni squadrone 69 abbia qualche gente comandata sopra i suoi fianchi che custodisca i suoi, investisca quei dello squadrone I nimico e lo perseguiti essendo rotto; 23 , secondar a tempo e rinfrescar la gente stanca con la fresca, nel che fu ottima la disposizione degl'Imperiali a Nordlingen l'a. 1634; 24, la prima fila dello squadrone tiri particolarmente a gli uffiziali dello squadrone opposto e s'abbia gente appostata che uccida il capo dell'esercito nimico; 25 , fingere d'attaccar in un luogo e fare lo sforzo veramente in un altro; 26, faticar il forte dell'inimico col tuo debile , poi, col tuo forte fresco , caricar il suo già stanco; 27, non adoprar mai una cosa ad altro effetto se non a quello a eh' ella è stata ordinata per non cagionare confusione e però aver sempre gente in pronto da poter impiegare senza romper e smembrar gli squadroni; 28, far pochi prigiom'eri per non s'imbarazzare né buttinare finché l'inimico non è cacciato fuori del campo, per la cui inosservanza persero gl'Imperiali la battaglia di Jankau rn Boemia e di Lamboy in Westfalia. 67 li 2 novembre 1642 gli svedesi di Torste nsson, in quella che fu detta la seconda battaglia di
Breitenfeld, disfecero un esercito imperia le comandato dal!' Arcidu ca Leopoldo-Guglielmo e da Ottavio Piccolomini attaccando repentinamente il nemico, lento a schierarsi. 68 U 10 agosto 1648 a Lens il Condé sconfisse gli spagnuoli dell'A rciduca Leopoldo-Guglielmo facendo fall ire u n estremo tentativo di invadere la Francia attraverso l'Artois. 69 M. usa qui evidentemente il termine •.squadrone• non per indicare u n reparto di cavalleria, ma al l'uso svedese, per «battaglione•.
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- GUADAGNANDOSI 1, Render grazie a Dio; 2, seppellir i morti; 3, pubblicar la vittoria; 4, perseguirla, cacciando le reliquie dell'armata battuta, mandando ordine alle piazze che si rendano , pigliando i passi principali del paese eque' luoghi che possono impedir la communicazione con gli stati propri. - PERDENDOSI 1, Rammassar i soldati ne' luoghi dentro lo stato; 2, metter la gente del paese in arme; 3, proveder bene li passi, frontiere e piazze; 4 , romper i ponti e le strade, tagliar i boschi, aprir le chiuse; 5, rimetter nuovo esercito in piede; 6, chieder aiuto a gli amici e collegati.
TAVOLA X COMBA1TERE (in) particolare
si considerano: - SORPRESE 1, avere spie fra l'inimico, accioch'essendo egli avvisato del tuo disegno , non si possa muover che non lo sappia; 2, condurie tre o quattro caria leggerissime tirate ciascuna da un cavallo per portare i stromenti atti a rompere qualsivoglia ostacolo che si possa riscontrare, come sono tre o quattro pettardi, un picciol ponte che serva anche di mantelletto 70 , arieti, falci, tenaglie, seghe, mannaie, martelli, picconi, badili, zappe , lime; un mortaro leggiero con qualche granata; ballestre con frecce da appiccar fuoco; due pezzetti da 12 o 15 lb. di palla ma corti con un affusto leggiero tirato da un cavallo; 3, si coglie all'improvviso il nimico nel tempo eh' egli è ito a saccheggiar il paese et ha indebolito il corpo del suo esercito, e così fu colto Banér a Cham l'a. 1641, o che una parte debole è separata dal tutto, come fu colto il conte della Torre a Steinau in Silesia l'a. 1633 e Schlang a Neuburg am Walde l'a. 70
O testuggine, struttura atta a coprire al di sopra i gruppi d 'assalto.
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1641 e il Duca Franz Alben di Sassonia a Schweidnitz l'a. 1642 71 ; o che l' inimico sta senza guardie e negli alloggiamenti disunito , come li francesi sorpresi dagl' Imperiali, bavari e lorenesi a Tuttlingen l'a. 1643 , e di nuovo li francesi dall'Arciduca sorpresi, rotti e cacciati di là dal Reno l'a. 1645 72 ; o che l'inimico marcia, e si va ad apettarlo in agguato in que' luoghi dove bisogna eh ' egli sfili e disunisca le forze e che una parte non può soccorrer l'altra, com 'a i passi, alle riviere, a i boschi, ecc., caricandolo vivamente prima eh ' egli possa mettersi in ordine et unirsi o ritirarsi; cosi furono battuti otto reggimenti al W rangel appresso a Dachau in Baviera l' a. 1648 73. 4, Per romper un quartiero (il che si fa o di notte con incamisciati 74 o alla punta del giorno o in prima sera, arrivando sopra il nimico , ch'è marciato 75 , prima ch'egli abbia posto le guardie e dati gli ordini necessari; o vero al mezzo giorno, quando la gente è fuori al foraggio ): aver la ricognizione del luogo e delle circostanze, marciar occultamente, girare alle spalle o a i fianchi del quaniero et accostarvisi il piu che si può senz' esser sentito e tagliar fuori le patruglie , le sentinelle , il corpo di guardia; impedir il nimico che non si giunti a far corpo; separar le truppe in tanti corpi , che si voglion far attacchi 76 e tutti dieno da 71 Charn fu una sconfitta minore del Banèr; anche gli altri sono fatti d'arme di secondaria imponanza, o episodi di combattimenti maggiori. Franz Albert von Sachsen-Lauenburg (1598-164 2) pur essendo protestante, fu seguace della causa imperiale . Sul generale svedese Schlang (o Slang) , cfr. o . 33 al trattato Delle Battaglie . 72 La battaglia di Tuttlingen (24 novembre 1643) fu una specchiata vittoria delle truppe imperiali, bavaresi e lorenesi comandate da Franz von Mercy (1598-1645) e daJean de Werth (1591-1662) su quelle francesi-weimariane che, al comando del Maresciallo Guébriant, avevano dapprima varcato il Reno e la Foresta Nera, penetrando nel WUmcmberg. Dopo la morte di Guébriant ali' assedio di RattweiJ aveva assumo il comando il generale Josias von Rantzau che fu appunto sconfitto e fatto prigioniero a Tuttlingcn. Nuovo comandante dei francesi fu il Maresciallo Turenne che si ritirò in Alsazia. Il secondo ep isodio è la battaglia di Mergemheim (2 maggio 1645) al lorché Tu renne che si era avanzato verso la Germania centrale con l'obiettivo finale di congiungersi agli svedesi di W range! i q uali scendevano da Nord, fu sorpreso e gravemente battuto dagli Imperiali, nominal mente comandati dall'Arciduca Leopoldo Guglielmo (1614-1662), in realtà dal von Mercy. Turenne dovette ritirarsi sul Reno, mentre il Condé cd un contingente svedese si affrerravano al suo soccorso. 73 Questa sconfitta degl i svedesi, che li cosuinse a separare le loro forze da quelle francesi di Turenne cui si erano già uniti e ad obliquare verso la Boemia , fu quasi per intero merito di M. 74 Cfr. n. I 48 al Trattato della Guerra nel voi. I della presente edizione. n Intendasi: «che ha appena finito di marciare•. 76 Si intenda: «in tanti corpi quanti attacchi si vogliono fare>.
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diversi lati in un istesso tempo; spinger a tutto corso et entrar mischiato col nimico subito che si è scoperto; aver un corpo che guardi la campagna e qualche gente a dietro a i passaggi, che sostenga e favorisca la ritirata; far presto l'esecuzione. 5, Per romper una guardia, convoi o foraggieri, s'osservano parte delle medesime cose, e con tali regole il re di Svezia ruppe tre reggimenti imperiali a Tangermtinde l'a. 1631 e gl'Imperiali ruppero tre reggimenti svedesi appresso a Wolmerstadt l'a. 1636; le guardie del Cardinal la Valette furono rotte appresso Mezières l'a. 1635; quelle de' svedesi furono rotte appreso a Triebl in Boemia l'a. 1647, e poi di nuovo appresso a Dingelfingen in Baviera l' a. 1648 11 . - STRATAGEMMI I, Far credere all'inimico che le forze che l'attaccano , o che voglion e possono attaccarlo, sieno di quello maggiori ch'elle sono in effetto, al che serve far venir gente da diversi luoghi et a varie piazze d'arme accioché non sieno viste tutte insieme, ordinar gran numero di provianda ne' contorni, mandar lettere in modo che possano essere intercette dall'inimico, avanzarsi determinatamente da qualche provincia lontana di dove l'inimico possa probabilemente supporre che s'abbiano avuto rinforzi, mostrar di voler tagliar la ritirata al nimico; con queste arti il Pappenheim fece ritrarre il Banér da Magdeburgo e ne estrasse la guarnigione l'a. 1632; et il Wittenberg fu fatto ritirare dalla Moravia sino alla Silesia inferiore l' a. 1646 78 • 2 , attaccar l 'inimico per piu versi: cos'i sono state diverse volte<: rotte tutte le guardie de' svedesi a Meiningen in Baviera l'a. 1648 79. - IMBOSCATE si fanno: 1, Ne ' boschi, giardini, case, villaggi, fondi, fossi, ecc. ; 2, A foraggien·, corritori, guarnigioni e partite del nimico; 3, Ricono77 L'episodio di Tangermunde avvenne durame la campagna che precedette la battaglia di Brei tenfeld; Wolrnerstadr (o Wolmirscedc) trovasi a N . di Magdeburgo: il combattimento avvenne poco prima della battaglia di W itcscock; gli alui sono episodi minori . 78 li primo ep isodio avvenne d urante la campagna che culminò con la battaglia di Liitzen; il secondo fu opera di M. e costituì una era le sue più brillanti azioni. 79 Anche queste furono per lo p iù azioni condotte d a M.
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scesi ti luogo dell'imboscata, ch'egli non sia preoccupato; 4, Non arrivarvi troppo prima del tempo dell'esecuzione e non fermarvisi troppo accioché l'inimico non ne abbia lingua; 5, Posarsi in luogo che si possa sfuggir per più lati se l'inimico venisse troppo forte; 6, Mutar luogo et imboscarsi altrove se si teme d'esser stato scoperto; 7, Mettersi in modo che si possa uscire agiatamente dall'imboscata senza disordinarsi; 8, Tener sentinelle che scoprano di lontano; 9, Fare l'imboscate doppie e triplicate; 10, Quei che si mandano per attirar il nimico ne gli agguati vadano per camino differente e solo il capo loro sappia il dissegno; 11, Far l'imboscate con tutta la gente quando il nimico non può venirvi più forte; 12, Lasciar passare più persone senza mostrarsi quando si aspetta di meglio.
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RITIRARSI
1, Riunir la gente et i prigionieri e porli fra squadroni senz' arme e senza speroni e su cattivi cavalli; 2, S'egli" bisogna combattere, metter in disparte il bottino ed i prigionieri in qualche luogo coperto con guardia proporzionata o mandarli innanzi in gran diligenza mentre che gli altri combattono; 3, Ritirarsi per istrada dove si pensa di non rincontrar il nimico, cancellar la pesta, aver premeditato qualche buon luogo per bosco, valle o passaggio stretto e difficile, all' in:iboccatura del quale dopo esser passato si lascerà qualche truppa a diffenderlo o si chiuderà con carri, arbori, ecc. 4, Lasciar tre o quattro de' meglio montati con un trombetta all'entrata d'un bosco, imboccatura d'una valle, sommità d'un colle, i quali vedendo il nimico che seguita, con un suon di tromba si lascino vedere per fargli tener briglia; 5, Aver dato il rendezvous per la riunione delle truppe assai discosto dal quartiero assallito; 6, Calcular ti tempo della n"tirata, e s'ella può esser fatta prima che l'inimico sopravenga, marciar di lungo senza fermarsi; 7, Se l'inimico manda innanzi truppe commandate per fermarti, sacrificare alcune delle tue, che carichino a testa bassa et l' altre caminino senza perder tempo , come successe a Jiiterbogk l'a. 1644 80 ; 8, Se l'inimico spicca l'avanguardia, né può seguitar così 80 Durante la campagna contro
i francesi.
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presso col grosso , fermarsi appiattato dietro a un monte o altro luogo coperto e riceverlo ordinatamente e con risoluzione. - RICONTRI inopinati 1, Usar impeto e determinazione; 2, Deludere la vista dell'inimico facendo parere poche le truppe s' elle son molte col nasconderle , dar molto fondo 81 , ammassarle senz'intervalli: e molte s'elle son poche, col dar molta fronte , mischiarvi i garzoni, far passare più volte le medesime, far apparir li bagaglioni, toccar le trombe e i timbali ove non è gente. - SCARAMUCCIE 1, Si/anno per riconoscer un sito , innanimare la gente , e provare la sua e quella dell 'inimico; aver prigionieri e lingua; occupar o guardar un posto, trattener il nimico che non marci; 2, Guardarsi di non esser tirato in imboscate; 3, Rinfrescare spesso chi scaramuccia; 4, Can·care più forte che mai quando si vuol spiccarsi 82 , mandando gente fresca e ritirando gli altri. - BOTIINO 1, Si distnhuisce mettendo ogni cosa in comune, et i prigionieri conforme alla tassa della loro ranzione 83; 2, Ristorando i danni de' cavalli morti e de' soldati feriti ; 3, Dividendo il resto a ciascheduno a proporzione del suo soldo.
TAVOLA XI Del CAMPEGGIARE 84 TEMPOREGGIANDO 1, Si vince il nimico eh' è rinchiuso nel tuo paese; 2, che non ha mezzi per continuar la guèrra; 3, népiazze per suo avantaggio. - Si FANNO cose 1, Come s'egli s'avesse paura per rendere più sicuro e più negligente il nimico; 2 , Sifìnge una n"ti·rata per condurre l' inimi81
Si intend a: usare schieramenti molto profond i e con fronte comparativamente scarso . Leggasi: «spicciarsi,. 83 Cioè al prezzo del loro riscatto. 84 Il M. intende qui, per «campegg iare• , il «tener la c:impagna.., cioè prorrarre le operazioni. 82
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co in siti disavvataggiosi o verso il soccorso che viene, per poi rivoltarsi e combatterlo, come fece Banér a Marazzino l'a. 1639 85 . - CHI È MASTRO della campagna 1, Riparte l'essercito in tanti corpi quanti si possono fare sicuramente per operare più cose in un medesimo tempo, e così fece l'Imperatore, allora re di Ungheria, doppo la vittoria avuta a Nordlingen l'a. 1634; 2, Mette paura al paese; 3, Fa correr fama d 'esser molto più forte di quello ch'egli è, e però fa scorrere varie panite in vari luoghi per confirmar questa voce; 4, Colla fame, col fuoco , col dare il guasto alla campagna forza i luoghi a rendersi et a dar ostaggi, li quali si pigliano da i paesi che non si possono tenere, facendosi pagare tributi o contribuzioni e da' paesi sospetti si conducono seco i capi principali sotto spezie di onorevolezza. - Per AFFAMAR un nimico 1, Se gli abbrugiano all'intorno le campagne, ville e molini, come fece Banér all'interno di Praga l'a. 1639, e s'appicca fuoco al suo campo o per tradimento o per forza, come tentò Torstensson nel campo degl'Imperiali a Bernburg l'a. 1644; 2 , Se gli corrompono l'acque; 3, (Si) impediscono i passi rompendo i ponti; 4, (St) tagùano i viveri con un nervo di Cavalleria che va subito a combatter i suoi foraggieri mentre che il resto dell'esercito sta in battaglia per impedir il soccorso; 5, S'accampa vicino a lui e si costeggia s'egli marcia; 6, S'occupano con presidi i luoghi all'intorno ; 7, Si sorprendono o sforzano i magazzini; 8, Si campa fra l'inimico, o fra il luogo di dov' egli ha i suoi viveri, e la sua comunicazione; 9, Si circonda l'inimico con fortificazioni, se il . . stto reca questo vantaggio. - A RINCONTRO 1, Tu fai uscire nuove partite dal campo sopra l'imboscate dell'inimico; 2 , Ti allarghi con fortificazioni ; 3, Muti posto; 4, Tieni· un piede in terra e l'altro in mare ,come fece su'l principio della guerra il re di Svezia nella Pomerania e nel Meklenburgo l'a. 1630, o sopra un fiume reale 86 . as li 14 aprile 1639 :tlla battaglia di Chemniu. inruiziooe della suategia anfibia.
86 Mirabile
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TAVOLAXII Della FABRICA REGOLARE 8 7
SI FANNO le fortezze 1, A i confini o su i passi, o capaci di contenere. una guarnigione sì fone che metta paura a un inimico il quale volesse entrare dentro al paese, o nel luogo della residenza; 2, Si fortificano in uno stato grande le frontiere, i passaggi, i porti di mare avendo riguardo eh' el luogo sia commodo per lo traffico, l'aere sano e s'abbia gente per guardarlo, denaro per pagar i soldati, munizioni di bocca e di guerra per intrattenerlo; 3, Le àttadelle si fanno alle piazze e città conquistate per impedire, col mezzo della guarnigione che vi si mette , che gli abitanti non si rivoltino, la qual guarnigione non potria star sicura nella città fra di loro; a quelle di frontiera, accioché se l' inimico entra per qualche stratagemma dentro alla piazza ne sia ricacciato per la forza della cittadella; alle troppo grandi, la cui circonferenza non si può facilmente fonificare; alle mal ubbidienti, accioché la cittadella sia loro di freno; 4, Le cittadelle devon esser poste nel luogo più eminente e più forte, che commanda sopra il :resto della piazza; possano facilmente esser soccorse; con due balloardi dentro e gli altri fuori della piazza; dalla parte di sopra della città se vi passa qualche fiume, e se l'acqua è stretta, l'abbraccino, onde commandino al fiume, alla campagna et alla città. - E' SONO DI TRE SORTI (le) fortezze 1, Gran reale, nella quale la linea di difesa ficcante è sempre da 60 V. in circa 88 ; 2, Mediocre reale, nella quale detta linea non arriva mai a 60 V.; 3, Pz'càola reale, nella quale la poligona esteriore è sempre 60 V.; 4, Le fortezze minon· delle picciole reali si chiamano foni,il più picciolo de' quali a quattro bastioni non deve aver meno di 6 V. per lato né il maggiore più di 18 V. 87 Per «fabrica• il M. intende l'arte d ella fortificazione permanente che divide in due gruppi: regolare (o normale) e irregolare (o eccezionale). 88 Per linea di difesa ficcante, si intende la conina o bastione, da cui si tirava frontalmente verso l'attaccante, con tiro normalmente dall'alto in basso, cioè ficcante, mentre dalle mezzelune, baluardi, ecc. , si sparava con tiro radente. la misura di cui M. fa uso in questa pane del trattato è la Verga renana di m. 3,77 (per la precisione, m. 3,766), indicata con V., come egli stesso esplicitamente dice poco più oltre (Cfr. n. 91).
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Le PROPORZIONI della fortificazione 1, Sono infinite, ma quella è stata communemente sopra tutte l'altre approvata e praticata che il Quartiermastro Generale del1' Armata imperiale Reich 89 ebbe dal Morshausen, matematico insigne e pratico celebre nell'esercito svedese 90 ; 2, La propor.àone è questa: li 2 / 3 dell'angolo della figura formano l'angolo del balloardo, sin ch'egli arriva nell'ottagono a essere di 90° dove poi sempre rimane nell ' altre figure di più bastioni; la cortina è sempre di 36 V. , misura di Rhinlandia 9 1 ; la faccia sempre è di 24 V.; il fianco è nel quadrato 8 V., nel pentagono 9, nell'esagono 10, nell'eptagono 11 e nell'ottagono 12, dove poi sempre rimane nell'altre figure ; 3, Da questi termini cogni"ti si viene poi per la via della trigonometria in cognizione di tutti gli altri angoli e di tutte l' altre linee necessarie alla fortificazione di qualche luogo et alla costruzione delle tavole di ciascheduna figura di quattro , cinque, sei e di più bastioni, sino alla linea retta: veggasi per esempio nella Fig. O la forma d'un essagono; 4, Quest'è il modo di fortificar in grande reale, alla cui forma si proporzionano tutti gli altri luoghi da fortificarsi , sieno piccioli o mediocri, regolari o irregolari, come per esempio, s'io ho una linea di 30 V. e ch'io ne voglia formar un essagono, dico per la regola d'oro: la poligona interiore A-B 60,0,8 91 bis in grande reale mi dà la gola L-M 12,0,4 che 92 gola mi darà la poligona interiore o vero linea di 30 V. e trovo 6,9, 1 per la sua gola: in tal guisa rinvengo il fianco, la faccia e gli altri membri proporzionati; e se di questa linea di 30 V. io dovessi formar un pentago~o o eptagono o qualche altra figura 89 Cari
Friedrich von Rcich fu nominato nel 1647 colon nello delle Guardie e Quartiermastro
Generale. 90 Era l'clngegnere generale, (o comandante del Genio) dell'Esercito svedese. 9l Si ha qui la conferma che M. in questo trattato usa prevalentemente la verga renana. Il cballoardo, (o baluardo o bastione). era agli spigoli della fonificaziooe, la pane che sporgeva io avanti , consentendo di fiancheggiare con il fuoco «radente• le cortine. 9J bi, La prima cifra indica le verghe (qui, quelle renane) ; la seconda e la terza i sottomultipli , cioè piedi e pollici: la Verga renana comprendeva 12 piedi, ciascuno di m. 0,314, il piede comprendeva 12 pollici di cm. 2,54. Per cpoligona• si intende il lato del poligono; sul.la «poligona>, coincidente con la conina , la «gola> è la pane inclusa entro il baluardo; di questo , la «faccia• è rivolta verso l'apena campagna; il «fianco• fa angolo con la conina in modo d a fiancheggiarla con il fuoco. 92 Intendasi: «la quale» .
TiJ11ole militan·
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che l'angolo della circonferenza richiedesse , mi regolerei pure nel modo suddetto secondo la proporzione del pentagono, eptagono o altra figura analoga in grande reale; 5, Il profilo nella lunghezza dev'essere regolato al tiro del moschetto accioché la strada coperta e l' opre di fuori possano esser difese dal terrapieno , ma questo tiro, che si suppone portare da 60 V. nella sua intiera forza (cominciando la palla oltre a questo termine a scemar di vigore ed a declinare dalla linea retta) si misura dalla cima del parapetto nell'angolo della cortina e del fianco sin alla punta del bastione opposto 93; nella grossezza si regola alla forza del tiro del cannone per potervi resistere , alla qualità della terra con che si fabrica et all'altezza che richiede la sua scarpa convenevole 94 ; nell' altezza si regola alla qualità del luogo il quale, avendo colli o rialti, l'opre che vi si fanno a rimpetto devon' esser più alte per non esser dominate, alla figura la qual' essendo maggiore vuol opre più alte, et minore più basse, all'armonia di coprire convenevolmente ciò che gli piace a dietro, non impedir la difesa ad un altro travaglio, poter esser 1~esa da un altro. ll,_-_·,:.···''~tt .. - -,. .. --:r..
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·l,fr.. ~ . ·--.)( scala di V. per la figu ra 26
scala di V. per la figura 27
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scala di V. piedi per il profilo · . E sono disegnati due soni (di) profili nella tavola, il maggiore de ' quali è p roprio dell'ottagono, la cui poligona interviene a 62° O' e serva a proporzionar il profilo alle fortezze reali ch'hanno la poligona interiore da 46 • a 9' si no alla più lu nga linea che si fonilichi; l'aluo minore proporziona il profilo di quelle che hanno la pol igona interiore sotto 46 • sino alla più corta linea che si fortifichi. 93 Il tiro utile del moschetto dell'epoca è dunque calcolato da M. ad un massimo di m. 222 e con tiro ficcante (il che significa, con un calcolo ottimista , non più di 100 metri tirando a livello suolo: daci che coincidono con quanto a suo tempo osservato nella «Introduzione•, posta nel voi. I della presente ed izione). Ciò sp iega anche perché la lu nghezza massima fiancheggiabile d~lle cortine non doveva superare le 60 V. 94 Imendasi: conveniente. 9 l Ecco comparire il piede renano, pari a 1/ 12 della Verga, cioè a poco più di cm. 30. da M. indicato con v.
172
Le opere di Raimondo Montecuccoli
Profilo dell'ottagono
o ABC, angolo della figura e della circonferenza, 120°: DEF, angolo del bastione 80° che sono li 2 / 3 dell' angolo della figura; G-H, cortina di 36 V.; D -E, faccia di 24 V.; F-I , fianco di 10 V.; K-H, linea maggiore di difesa di V. 61, 3,; A-B , poligona interiore di 60, O, 8; K-E, poligona esteriore di 81, 1, l; L-M, gola di 12, O, 4.
Tavola de' profili Vallo piedi Larghezza superiore C -D .. ....... . .. .. ........... .. .. . ... ... .. . . Altezza E-C, F-0 ............ .. ...... .. .... .... ........... . Piede interiore A-E...... .. ........ .. .. , . . .. ................. ... .. . • Piede esteriore F-B. .... ..... ............ . ...... ................ .. . Base A-B. ...... ..... . .. .. ... ....... ..... .... .. , .... .. .. .. ............ • 84 65 Terrapieno C-a.... . ... ............ ... .. .. . ........ ............... . •
• •
Base del parapetto a-D ............... . ..... .. .... ............ .. .. Cam ino della Falsabraga B-6 (97) ........ . .. .. . ............. .. . Base della falsa b . e bancheno........ ..... . .. .. .. .............. . Berma o margine H-1 ........ ............... ........... ....... .. .. Gran berma colla falsa b. B-1. ......... ........ . .. .. ........... . Fosso Larghezza superiore 1-0 .. .. ............... . . ... ............... . Larghezza inferiore K-N ......... ..... .. .................. .... , .. . Profondità M-N, L-K .. ................. .. , . . . , .... ...... . ... .. ... . Se.a rpa, contrascarpa 1-L, M-0 ........ . ..... .... ........ ....... . . Spianata Spianata 0-Q ..... ..... ................. . .... . , . .. .. ..... ....... . . Strada coperta 0-P.... . .. ... . ...... . ..... . .... . ... .. .. ... .... . .. . . Base del parapetto e bancheni P-Q .... .. ....... .. . ... .......... .
• •
•
•
.
57 18 18 9
51 (96) 14 7 7
30 30 27 21 26 O 77 o 6 9 59 o
• • •
112 85 76 57 18 14 18 14
• • •
108 85 26 20 82 65
•
La base del parapetto e del bancheoo nel vallo, falsa braga e strada coperta et in qual si voglia fortezza o grande o picciola sono sempre l' istesse fuori della base, che si proporziona. Il parapetto è nell'altezza interiore c-f 6 (piedi), nell ' altezza esteriore i-h , 4, nel piede interiore b-c, l, nel piede esteriore i-D , 2. Il bancheno è di larghezza a-b 3, d'altezza b-e, 1,5. 96 Degli elementi qui indicati, per cui sono date du e serie di misure per due dimensioni di fortezze, la cfalsabraga> era un falso fossato; il cbancheno• era la banchina su cu i si tenevano i moschettieri.
173
Tavole m ilitari
TAVOLAXIIl La FABBRICA irregolare
ANGOLI E LINEE idonee 1, Sono idonei gli angoli della circonferenza non minori di 90 ° e le linee non più brevi di 36 V. e se in questo caso la lunghezza delle linee è disuguale si uguagliano col tirarle più a dentro o più fuori e con l'aiuto di alcune perpendicolari nel mezzo che ne porgono l'uguaglianza, come si vede in A; 2, Et ti baloardo, il quale ne proviene in se stesso regolare et uniforme di proporzione all'angolo della figura; 3, Se le linee non si possono uguagliare, si fortifica ciascheduna proporzionalmente secondo la sua lunghezza, pigliando la gola, il fianco e la capitale (questa varierà, poiché le poligone sono ineguali), e ciascuna faccia si tira dalla punta del fianco al punto della sua capitale, e dove le linee s'intagliano quivi è il punto del balloardo; 4, La poligona interiore lunghissima è di 70 V., la brevissima è di 36 V., l'esteriore lunghissima è di 82 V. , la brevissima di 60 . ..,. J'ig:~.
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ANGOLI E LINEE non idonee
1, Si raggiustano col tirar le line più dentro o più fuori, o col
tagliar via l'angolo con una linea retta, o col formarlo in tenaglia come si vede in C. 2, Se l'angolo meno di 90 ° non si può raggiustare, si fortifica con un triangolo equilatero; e s' egli non è molto minore di 90°, si fortifica come il quadrato facendone
Le opere di Raimondo Montecuccoli
174
angolo di bastione e formando a sua proporzione nuovo angolo di figura e di difesa, o vero si fortifica con una corna 97 ; 3, Se l'angolo è minore di 60° non si può fortificare; 4 , Negli angoli acuti si de' fare il vallo più forte e più grosso o aiutarlo colla falsa braga; 5, Gli angoli rientranti o si tagliano tirando una linea retta più a dentro o più fuori, o se i punti delle loro gole sono in distanza di più di 70 V. si fortificano a questo modo: se l'angolo è da 13 5 ° sin. a gli altri maggiori , si fortifica all'indentro con le proporzioni ordinarie, poi si rovescia e tira fuori 98 ; ma se l' angolo è fra 13 5 e 90 ° si forma pur un baluardo in dentro poi si rivolta per di fuori in un ravelino che con la linea trasversale a-b , perpendicolare sovra la capitale e due volte lunga quanto è la detta capitale, forma l'angolo del ravelino di 90 ° si come si vede in D; 6, Linee p iù lunghe di 70 V. ricercano un ravelino nel mezzo e s'elle sono molto più lunghe , come di 30 °, ricercano un baloardo piatto, o vero si può fare tutta la gola de' due bastioni su questa linea lunga, sì come s' ella è troppo breve si fa tutta la gola su le due altre linee, che la chiudano ; quando u na linea è molto lunga, si divide per 60 et il quoziente mostra il numero delle poligone interiori e de ' balloardi piatti, ch'è uno meno delle poligone. Ora se il resto che rimane è meno, o tanto che per ciascuna poligona rimangano ancora 10 V. di sopra più, tal resto si riparte a ciascuna poligona, come per esempio sia la linea data 440, divisa per 60 dà 7 poligone e rimangono 20 V. che ripartite in 7 danno 2,677, onde ciascheduna poligona verrà ad essere 62 ,6/ 7; ma se il resto è tanto maggiore che nella ripartizione vengano più che 10 V. a ciascuna poligona, allora si divide la linea per un numero di più, che non è il numero delle poligone, come per esempio la linea data sia 290, divisa per 60 dà 4 poligone e 97
Opera a due baluardi, posti come d ue corna. Si intenda: di fronte alla necessità di fortificare u n angolo concavo, si d isegna il baluardo come se fosse giacente ali' interno deU' angolo concavo stesso, ossia come se dovesse difendere l'angolo convesso: poscia lo si «rivolta> ossia lo si cosuuisce eguale ma giacente entro la parte di piano contenuta enuo l'angolo convesso, ossia all'esterno di q uello concavo. Lo stesso vale per quanto detto subito dopo; per «ravelino> inrendasi un rivellino , ossia opera sim ile ad un baluardo ma non giacente sullo spigolo de l bastione e staccata da esso. 98
Tavole militari
175
rimangono ancora 50 V. le quali, dando più che 10 per poligona, si divide la linea per 5 e ne vengono 58 V. per ciascuna poligona. - Dalla POLIGONA esteriore I, Si fortificano le figure ali' in dentro cioè verso al centro portandovi sopra le proporzioni come s' ella fosse poligona interiore, poi que' balloardi si rapportano dentro proporzionatamente come si vede in E. 2, O vero sipiglia un angolo de' più ottusi e vi si prende la distanza del punto del balloardo dal fianco prolongato, poi l'allungamento del fianco, poi il fianco secondo la proporzione delle tavole e così è formato un mezzo o intiero baloardo in angolo, sotto del cui fianco si tirano linee parallele alle poligone esteriori, che sono poligone interiori, e secondo esse si fortifica la figura al modo ordinario; 3, O vero si adeguano li due angoli che comprendono la poligona e con la proporzione delle tavole si pigliano egualmente le distanze del punto del balloardo dal fianco prolongato, l'allungamento de' fianchi et i fianchi, e sono formati uniformi li due mezzi balloardi, e così ,::,·"\;:-:-. procedesi con gli altri. ~...:..• ......
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n,12. .
PER LO PROFILO delle figure irregolari si somma insieme la lunghezza de' lati della figura e la somma si divide per lo numero de' lati, et il quoziente dà la lunghezza del lato ragguagliato, conformemente al quale si proporziona il profilo. - LE CITIÀ ANTICHE si fortificano 1, Fabricando la fortificazione di là dal fosso vecchio o lasciando spazio convenevole fra' due, e questo fosso vecchio e le mura
176
Le opere di Raimondo Montecuccoli
servono di ritrinciamento e tagliata 99; 2, Avendo disegni regolari di più figure fatti colla medesima scala del disegno della pianta vecchia su carta trasparente, e provando quale vi s'acconci meglio; 3, Facendo un banchetto intorno alle mura vecchie e facendovi Blockhauser 100 di legno dove non sono fianchi, alzando false braghe, fabbricando balloardi piatti nelle linee troppo lunghe, e ravelini et opre di fuori. - Se un' ACQUA passa a traverso 1, Si/a passare per lo mezzo della cortina, e se l'acqua è più larga che la cortina ordinaria si fa la cortina più lunga, ma all'entrata et all'uscita dell'acqua si fanno ravelini co' fianchi o vero corna; 2, Se la fortezza giace su la riva d'una larghissima acqua si fanno finire su l'acqua due mezzi bastioni, ma se l'acqua non è più larga del tiro del moschetto, si assicura il ponte dirimpetto di là dall'acqua con ravelino, corna, corona, ecc.; e s'ella è più larga che iltiro del moschetto vi si fabbrica, invece dell' opre suddette, un buon forte come un mezzo esagono, o vero due baluardi intieri e due mezzi di un pentagono, o cosa simile, lasciandolo aperto verso la fortezza e solamente assicurata l'entrata con palissate 101 . - LUOGHI COMMANDATI 1, Si fortificano in quanto alla figura al modo ordinario, ma li balloardi che riguardano l'altezza si fanno pieni e vi si fabbricano sopra cavaglieri se la sommità è tale eh' ella possa essere scortinata e battuta dal cavagliere 102 ; 2, L 'altezze che sono viàne alla piazza 99 La disquisizione di M. sul modo di fortificare città già munite di vecchie fortificazioni, in genere medievali, mostra tutta la sua abilità nello sfruttare ogni appiglio tattico nella difensiva. Per «ritrinciamento• si intenda «uinceramento•, il quale non forma la difesa definitiva ma consente per lo meno ai fanti di sparare al coperto; per «tagliata• si intende un 'opera ausiliaria che potesse infrangere (<tagliare») l'impeto nemico. 100 li «Blockhauser> (meglio noto con la parola inglese «blockhouse•) era una fonificazione campale, non resistente come il baluardo ma capace di apprestare un minimo di copertura ai pezzi leggeri ed alle armi individuali dei difensori. 101 li lato verso la fonezza di cali opere distaccate doveva sempre (come è detto anche poco più avanti) essere aperto verso la fortezza, affinché, se esse fossero in mano al nemico, questi non se ne fosse potuto servire contro la fortezza stessa. 102 Si intende per ccavagliere• un 'opera più piccola costruita «a cava.llo> di quella precedente, in modo da eguagliare l'altezza d i quella nemica dominante. In tal caso l'altura tenuta dal nemico doveva poter essere «scortinata• (cioè la si doveva poter battere in modo che essa non servisse da cortina ossia da protezione al nemico). I bastioni poi dovevano essere pieni, cioè a prova d i proiettile , anche se questo perveniva con tiro ficcante (cioè con p iù energia cinetica).
Tavole militan·
177
o s'abbracciano dentro alla fonificazione,o si fortificano con opre panicolari cioè corna, corone o altro , secondo che l'altezza 103 è larga o stretta o lunga e si distende in fuori; e simili opere devon essere aperte verso la fonezza et i loro fossi con palissate, per esser secchi; 5, Ne ' luoghi che, dentro alla fonificazione , vengono battuti nelle spalle, si fanno traverse 104 .
TAVOLA XIV Dei DI FUORI 105
-
RAVELINI 1, Senza fianchi, non abbiano la punta meno di 60 né più di 90 °;
la linea capitale 106 corrisponda al mezzo della cortina, le sue facce sieno li 2/ 3 delle facce de' bastioni adiacenti e sieno tirate in dirittura del punto della faccia e del fianco di detti bastioni finché tagli la fossa; 2 , Co' fianchi, questi si formino paralleli alla capitale e ciascuno venga ad esser la metà della sua faccia.
-
MEZZELUNE
1, Hanno l'ùtessa quantità de' ravelini, né possono stare senza ravelini o senza corna da i lati perché altrimenti non avriano difesa; 2 , Siprolonga la capitale del bastione e si attonda la conuascarpa del fosso sul' estremità della quale si tira una linea che tagli perpendicolarmente la capitale; 3, Le facce hanno l'istessa lunghezza che quella de ' ravelini e s'acconciano su la capitale e su l' altra perpendicolare in modo che corrispondano alla dirittura del punto de le gole de' ia.velini adiacenti; 4, Lifianchi si tirano paralleli alle facce del balloardo che gli è dietro; 5, Il profilo A è per li ravelini o mezzelune delle fo rtezze la cui poligona interiore è (V.) 62 ,8, quei dell' altre fortezze si proporzionano conforme alla loro poligona interiore; l'annesso profilo serve anche per corna e per tenaglie. 103
Leggasi: altura. La cuavers~ era un'opera , generalmente campale. intesa a copri re le spalle dei difensori da un fuoco nemico che li avesse presi sul rovescio. IO) Ossia, ddk opere esterne al maggiore complesso fonificaco. 106 •Capitale• era la line,. immaginaria cenuale che dividcllll l'opera esterna in due parti uguali, perpendicolarmen te alla cortina. 104
Le opere di R.aimondo Montecuccoli
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Profi lo A Vallo Base (piedi) .. .. .. . ... .. .. .. .. .. .. ..... .... ..... ........ ...... . ......... .. .. . ........ .... .... ... ...... ... . . .... 49,5 Altezza. .. .. ... . .. .... .. ..... ... .... .. .. . ...... .. .. .. ... .. .. ...... .. ... .... ... .. .... .... . .... .... .. .. ........... 9,0 Piede interiore.. .. . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . .. .. . .. .. . . . . . .. .. . . .. . . .. .. .. .. .. .. . .. . . .. .. . .. . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . 4, 5 Piede esteriore.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . .. . .. . . . . . . . . . . . .. . . .. . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4, 5 Base del parapetto col bancheno ... . .. ........ . ..... .. ... .. ... .. .. .... .. ... , . .. , . .. , . ... .... .. .. .. .. . .... .. 21.0 Berma. .... . .. .. ...... .... .. .... . .. ....... ... . ... . .. .... ... . .. . .. .. . . , .. .. , .... .. . ... . .... .. .... .... 6,5 Fosso Larghezza sup., piedi 61 (ravelino), 68 (mezzaluna), 58 (corna); Scarpa Controscarpa piedi 9 Profondità
- CORNA 1, Hanno i fati paralleli che si avanzano 60 V. dalla punta de' fianchi, de' bastioni; 2, La pofigona interiore et esteriore, sia per esempio la lunghezza della cortina 36 V., la gola sarà 9,9 capitale 9,4, fianco 5,4, faccia si dà per sé 10,8 (come 1:2), cortina 16,2 (co~e 1:3).
-
TENAGLIE
1, Semplici, hanno i lati paralleli che si avanzano 50 V. dalla
punta de' fianchi de' bastioni; la poligona esteriore è per esempio 36 V., la perpendicola che scende dal mezzo della poligona sopra l' angolo rientrante è 1/ 4 della poligona, cioè 9, le facce si danno da per loro; Doppie, la perpendicolare s'allunga della sua mètà cioè 4, 5, dal punto della metà delle facce si forma l'angolo in fuori che dà l'altre due facce: vedi B. - CORONE 1, Si fanno coffa proporzione delle tavole secondo le quali s1 proporziona similmente il loro profilo. - RIDOID 1, Lipiù piccioli hanno un lato di 4 e li maggiori l'hanno di 6 V. Il loro profilo, che serve anche alle stelle, è C.
Tavole militan·
-
179
STELLE
l , Hanno le quantità de' ridotti, si fanno quadrate , pentagone, essagone col formare il picciolo Streichwinkel 107 .
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Profilo C Vallo Base............... ........... .. ....... . ................. .. .. ...... ...... .. .. ....... ... .... . ....... fra 14 e 20 piedi Altezza .... ..... ............ .. ... ............ ...... ... .. .. .. .... . , ................ , ............... fra 8 e 10 piedi Larghezza sup. del parapetto............................. ................................... fra 8 e 10 piedi; Larghezza sup . del parapetto.................................................................... 4 e 6 piedi; Berma.. ......... ..... .......... . ..... ...... ........ .. ... ... ......... . ..... . ..................... fra 2 e 3 piedi;
Fosso Larghezza ........................... ....... ... .... ............................................... fra 15 e 24 piedi Profondità si regola alla qualicà della terra.
-
FORTINI
l , Quadn' con bastioni intien· si fanno colle tavole proporzionali o
meccanicamente , dove la gola è 1 / 5 della poligona interiore, la capi tale è 2 / 5, il fianco è 1/ 4 della cortina; nell' altre figure la gola è 1/ 5, la capitale 1/ 3, il fianco 1/ 7 della poligona interiore; 2, Quadri con mezzi bastioni, non devon ' aver meno di 6 V. un lato che si divide in 3 parti, 1/ 3 pro longa il lato e fa la capitale , 1 / 3 è la go la, 1 / 6 è il fianco, e le facce si danno da per sé; 3, Triangolan·, si fanno nel medesimo modo, s1 che un triangolo equilatero si fortifica con corna a , m ezzi bastioni b , tenaglie c, balloardi piatti d, stelle e. Vedi D . 107 Lettaralm.: «angolo d ' urto• , vale a dire probabilmente che esse nella figura esagona dovevano coprire gl i angoli di essa dall'impatto dei proiettili nemici. li Ve ltzé stesso (Il, 91) rinunciò a decifrare questa figura dcli' antica arte fortificatoria.
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Le opere di Raim ondo Mon tecuccoli
CASTELLO 1, Si mette nelle città, disegnando le fortezze e coll' istessa misura
disegnando sopra un'altra carta il castello, il quale poi si ritaglia e s'acconcia nel luogo più proprio della fortezza,con due baloardi dentro e gli altri fuori, e che le facce de' baloardi più prossimi vengano a cadere perpendicolarmente nel mezzo della cortina del castello; 2, Il profilo del castello si proporziona non secondo la sua poligona interiore, ma secondo l'altezza del vallo della fortezza, perché se questa è V. 1,8, l'altezza del vallo del castello dev'essere 2,6 accioché l 'opere della fortezza sie no comandate dal castello.
TAVOLA XV Della GUERRA 107bis in cui si considerano:
UOMINI 1, La guarnigione d 'una piazza si ragguaglia contando quanti passi ha la piazza di contorno, o vero contando 200 soldati per
bastione, o calculandola conforme alli corpi di guardia da ciascheduno de' quali si hanno da tirare le sentinelle che devon mutarsi 6 volte, le ronde , che per lo meno hanno a esser quattro uffiziali maggiori e minori: ora, calculatasi la guardia d'un giorno, s1 triplica il numero accioché li soldati abbiano due giorni franchi. - MUNIZIONI 1, Bisogna pigli"ar cura particolare della loro conservazione; 2, Sono particolarmente polvere grossa e minuta, palle, miccia, fuochi d' artifizizio e tutti gl'ingredienti di che tali cose sono composte, come sono salnitro, zolfo, carbone, mercurio sublimato, arsenico, auripigmento 108; 3, Il cannone si conta a tre o quattro pezzi per bastione, ma di calibre diverse per diversi usi, cioè cannoni doppi, tre o quattro, per rovinar i travagli del nimico; falconetti e colubrine per impedir chi travaglia; pezze 107
bis Dopo il p recedente cap itolo su ll 'arte razionale della fortificazione, vengono qui esposti i principi della d ifesa materiale delle piazze. 108 O solfato di arsenico. G li ultimi tre prodotti indicati servivan o per fabbricar le micce, per gli arcifizi e come componenti di inneschi.
T11110le mili111ri
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corte di gran calibro per l' opre di fuori, eh ' hanno le difese corte; petrieri per le brecce; archibugi a ruota per le sortite; spingarde contr'a quelli che son armati alla pruova del moschetto.
-
VIVERI
1, Li magazzini devon esser forniti di viveri per un anno, li quali si
devono visitare spesso e rinfrescare; 2, Vi dev'esser dentro ogni sorta di formento , grani e legumi; farina in botti; molino a mano , vento , acqua, bestie; biscotto, sale, butiro, cascio, oglio, lardo, carne e pesce salati; vino, aceto , spezierie, agli, cipolle e altri frutti; acqua di pozzi e di cisterne, perché le fontane per acquedotti possono esser levate; vestiti, biancherie, scarpe, corami. - STROMENTI 1, Nell'Arsenale sieno artiglieria con sue appartenenze, palle a catena , mortari, petardi, trombe, granate semplici, doppie, a mano; moschetti, picche, allabarde, partigiane, spadoni, spade, pistole, carabine , corazze, rondacce, lancie a fuoco, sacchi da assalto, pignatte , ghirlande, palle ardenti, fuochi che s' appiccano ; polvere, palle, piombo, ferro, acciaio, bronzo, rame, calcina, pietre , mattoni, sabbia, legna, zolfo, salnitro, carbone, selle e altri fornimenti da cavalli; triboli, secchie di cuoio, schizzatori, caldaie, uncini , grafi, cavalletti, Hebzeug, Brechzeug 109, ponci da assalto , lanterne, fiaccole, padiglioni; 2, Nel Zimmerho/ 110 sieno palissate di tutte sorti, cavaglieri di frisia, legni da fabricare , travi, tavole, ferri da vanghe, da badili, da zappe, ecc.; chiodi grossi e piccioli, funi .pelli, carri, carriuole, barche, scale, sacchi, strumenti per falegnami e per la fortificazione , gabbioni, corbelle, fascine, ponti di giunco e di botticelli impeciati. - OSSERVAZIONI CORPI DI GUARDIA. 1, sieno a ciascuna porta, alla piazza d 'arme ch'è quella del mezzo della città, alla casa del Governatore , all'entrate delle riviere o dov'è qualche difetto nella piazza; di due in due bastioni; 2 , si assicurino con forti palissate all'intorno; 109
Leve e frantoi. A differenza del!' Arsenale, che era il magazzino di quello che oggi si definisce il cscrvizio di artiglieria,, lo <2.immechof> (che si poucbbc cradurre con •camerone> o dllagazzino> di costruzioni) lo era per quello che indichiamo oggi come «servizio del genio>. 110
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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3, si mettono li borghesi ne' luoghi meno pericolosi e men importanti, se si stimano fedeli: altrimenti si disarmano e si publicano gli ordini che essi non abbiano commercio né corrispondenza col partito contrario, non ricevano alcuna persona in casa senza denunziarla, non facciano ragunanze né vadano . in truppe né di notte, si ritirino in casa in tempo dell'Avemaria e meccino lume alle finestre; 4, li soldati sieno alloggiaci in uno , due o tre quartieri vicino alle porte o lungo il ramparo 111 ; 5, la guardia di Cavalleria si fa per di fuori dandogli un nome o contranome differente da quello della piazza; 6, la guardia si muta doppo le porte serrate, accioché nissuno possa dar avviso in che posto egli sia entrato; si raddoppia in tempo di sospetto, mercati, feste, vendemmie e raccolte. - PORTE. 1, si serrano subito tramontato il sole e s'aprono levato il sole stando il corpo di guardia in arme e mandandosi prima per la porticella a riconoscer fuori; non s'aprono di notte se non per importantissima cagione et allora vi dev' esser presente il Governatore; 2, si visiti e peschi tutto ciò che entra; 3, non si lascino imbarazzare; 4, si fermi chi viene, e quando la sentinella vede venire ne dia qualche segnale e si pigli il nome di chi entra, l'osteria e l' altre circostanze per iscritto facendogli deporre le armi da fuoco; gli osti fanno l'istesso e portano la sera le liste al Governatore, il qual vede s'esse si risembrano. - NOME l, Si dà chiuse che sono le porte e si muta quand' elle sono state aperte di notte o che si dà l'allarme o che qualche soldato è fuggito; 2, si dà alle guardie di fuori differente da quel di dentro. - RONDE 1, Il numero delle ronde essend 'ordinato dal Governatore; il Sergente Maggiore fa canti biglietti dove scrive il nome di colui che deve far la ronda et a qual ora; questi alla sua ora se ne va al corpo di guardia della piazza, mostra il suo biglietto, gli si dà la parola e ne va a far il giro del ramparo una o più volte conforme all'ordine; 2, la ronda ordinaria visita le sentinelle. riguarda e 111
O «rampano• (dal francese rampart, cioè cerchia delle fortificazioni).
Tavole militari
183
ascolta di quando in quando per di là della muraglia; la ronda straordinaria, fatta dal Governatore o Maggiore, visita di più li corpi di guardia per vedere se una parte è svegliata, l'arme in buon ordine né imbarazzate, il fuoco, il lume e le miccie accese e se vi è il numero ordinato de' soldati et uffiziali. - PATRUGLIA 1, Si tira fuori del corpo di guardia della piazza, va battendo le strade della città, ferma chi ella trova et osserva s'egli va nel tempo , modo e luogo debito.
- SENTINELLE 1, Devon essere su le mura moschettieri, a' magazzini e polvere, picchieri; 2, sieno ancor in pronto sul vallo arme d'asta, picche e simili accioché in tempo di pioggia, nel quale l' arme a fuoco sono la più parte inutili, non si resti senza difesa, caso successo a Dwinjau 112 sorpresada' svedesil'a. 1640perquestosolomancamento. - All'ARME 1, Se succede di giorno per qualche partita del nimico, la guardia darà qualche segno di dove venga e quanto sia forte , la Cavalleria sortirà cautamente e la Fanteria si getterà ne(l) difuori per favorirla; 2, se l'allarme è per qualche emozione nella piazza si chiuderanno le porte e si metteranno in arme quei che non sono del tumulto; 3, s'è per il fuoco, non correranno al fuoco se non quelli che sono destinati a tal' effetto, e gli altri si metteranno io arme; gli operari n'andranno tutti co' loro stromenti, si romperanno le case propinque, serve e valletti porteranno acqua; si rinforzerà la guardia e si farà caminar la patruglia; di notte , per qualche attacco, il Governatore andrà al corpo di guardia della piazza, manderà rinforzo dove si fa l'attacco, si getterà fuoco nel fosso e s 'avanzeranno li fanali del ramparo per rischiarar la campagna; quelli che sono usciti di guardia quel giorno stesso andranno ne ' posti dov' essi erano la notte precedente e quelli che devoo entrare in guardia vanno alla piazza d'arme; gli osti non devono lasciar uscir di casa li forestieri . 112 La parola è poco leggibile ; d'aluonde non è stato possibi le localizzare la città ind icata qui da M. Il Veltzé (Il, 97) non è chiaro su q uali basi, ipotizza: «be i Driesen•, senza dare altre spiegazioni, secondo il sistema da lui frequentemente usato; la città potre bbe forse essere Zwickau.
184
Le opere di Raimondo Montecuccoli
TAVOLA XVI Della PRESA REALE o ASSEDIO FORMATO
USARE STRATAGEMMA 1, Per attaccare la piazza sprovvista et all'improvviso, facendo vista d'attaccarne un'altra; 2, Esser più forte del nimico in
campagna, o aver due armate, una delle quali faccia testa all'inimico e l'altra attacchi la piazza, o guadagnar tanto tempo che egli sia fortificato sotto con tal circonvallazione, che sopravenendo l'inimico non possa espugnarla; si come fecero gli olandesi sotto a Bois le Due, poi sotto a Mastricht, e l'Imperatore, all'ora re di Ungheria , sotto Ratisbona 113 ; 3, Risolversi·, se l'inimico viene, o di levarsi dallo assedio per tempo, o andarlo a rincontrare , o di aspettarlo, come fecero l'Imperatore a Nordlingen e gli spagnuoli a Rocroy 114 ; 4, Aver il piano della piazza; 5, Far tanta provvigione nel campo che possa durate sinché dura l'assedio; 6, Mandar a se"ar la piazza colla Cavalleria che scaramuccia e dà commodità di riconoscer il sito; 7, Accampar l'armata il più vicino che si può, ma di fuori del tiro del cannone, e così farsi vedere in battaglia e chieder la città che si renda; 8, Far tanti quartieri quanti hanno ad esser gli attacchi; 9, Tirar la linea di comunicazione e di circonvallazione e rinchiudere nel campo i luoghi che dominano. m Il primo episodio avvenne a 's Hertoge nbosch (che M. qu i chiama, alla francese, Bois le Due), nel 1629,allorché Federico Enrico, successore di suo fratello Maurizio di Nassau , riuscì ad eludere l'abilissimo Spinola impedendogli di soccorrer la piazza (poiché gli olandesi avevano difeso k opere d'assedio in eccellente maniera) finché questa cadde in loro mano; il secondo nel 1632, allorché agli olandesi riuscì, assediando Mascricht, di fortificarsi attorno alla città così da poterne continuare l'assedio fino alla resa di questa; il terzo episodio nel 1634, poco prima della battaglia di Nordlingen, allorché il re d'Ungheria (e il suo Te nente generale, Galasso) riuscirono ad impedire a Horn ed a Bernardo di Weimar di soccorrere Ratisbona , che essi bloccavano e che dovette arrendersi il 26 luglio. M. , allora Tenente-colonnello, partecipò attivamente al la testa del suo reggimento di Corazzieri. 114 Nel 1643 gli spagnuoli, comandati da Francisco de Mello e forti di circa 27 .000 uomini, mossero dall'Olanda attraverso le Ardenne con obiettivo Parigi, ma il Mello si fermò ad assediare Rocroi. Il Condé (al lora Duca di Enghien, poco più che ventiduenne) gli mosse incontro con una forza di 23.000 effettivi. De Mello (come qui accen na M.) tolse l'assedio ed a su a volta marciò per incontrar il Condé. La battaglia, che ebbe luogo il 18 maggio 1643, terminò con una grande vittoria francese, ove per altro gli invitti qu ad rati dei Tercios spagnuoli cedettero solo quando (come era occorso agli Imperiali a Breitenfeld) furono disfatti a colpi di artiglieria. Com'è noto, a Nordlingen invece la vittoria arrise agli assedianti (Imperiali) che mossero ad incontrare gli svedesi.
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APPROCCI
1, Non sieno imboccati 115 o sieno ben profondi o con doppio
parapetto e si coprano per di sopra con fascine, tavole et altri velami; 2, Si conducano nella linea più breve e però in linea retta, s' ei si può, e verso la parte più de bile della piazza che suol essere la faccia d~i bastione, o in quel verso dove la qualità della terra e delle altre circostanze porge più facilità di approcciare; 3, Si fiancheggino 116 , sieno alti e larghi abbastanza e, quanto più vicini alla fortezza, tanto più profondi; 4, A certe distanze vi sieno ridotti e fortini per tenervi li corpi di guardia e per impedir le sortite; 5, Si fanno di terra, fascine, gabbioni, palissate, candelieri, a guisa di siepe, ecc.; 6, Si cominciano fuori del tiro del moschetto, di notte s'ei non si può di giorno, al coperto di mantelletti, ne' vantaggi di fossi, rialzi, fondi, ecc.; o nel principio vi si fabbrica un buon forte.
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BATTERIE 1, S'alzano subito per levar le difese e si vanno avanzando a misura che s' avanzan gli approcci; 2, Si formano diversamente, cioè interrate, dove il terreno è buono e che ci è qualche luogo eminente; su'l piano della campagna, coperte di parapetti fatti di terra, sacchi di lana, gabbioni, salsicce 117 , casse; doppie, cioè con doppio parapetto; 3, Servono a far breccia quando si è da vicino, facendovi un fosso più profondo dell'ordinario o un pozzo dentro per guardarsi dalle mine dell'inimico; 4, Si turano le cannoniere con madrieri ed altri velami dopo aver sparato; 5, L'altezza loro si regola conforme ali' altezza et alla vicinanza del luogo che dev' esser battuto e si fanno ordinariamente alte 4, 5, 6 piedi; la lunghezza si regola alla quantità del cannone dandosi a ciaschedun pezzo una V. di spazio et a i due pezzi dell'estremità 6 piedi di più per andarvi a torno, si che una batteria di 6 pezzi avrà 7 V. Cioè siano tali da non poter venire presi d'i nfilata («tiro di imbocco•) dal fuoco nemico. Cioè si coprano con tiro fiancheggiante. È interessante notare come la relativamente scarsa efficacia del fuoco dell 'epoca consentiva l'approccio «in linea rettv .In pochi d ecenni il miglioramento non certo delle armi individuali (che non migliorarono sostanzial mente mai sino all'invenzione del fucile rigato) ma di quelle di accompagnamento avrebbero consigliato di ricorrere all'approccio in parallele, praticato da Vauban. 117 Ossia sacchi di sabbia. lll
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di lunghezza; la larghezza si regola conforme alla lunghezza del cannone e della sua laveta 118 e di più se gli dà una V. di spazio per lo rinculo e 5 piedi per andargli a torno; la parte di dietro si fa 1 piede o vero 1, 1 / 2 più alta che quella dinanzi. - DIFUORI 1, Si sforzano con zappa, mine, ponti volanti; 2, Battuto che si è 11 9 bisogna aver istromenti per ricoprirsi. - CONTRASCARPA 1, Si apre colla zappa, cioè Untergrabung 120 sotto terra attraverso al camino coperto, e prima d'aprirla bisogna avere rotto il fianco che la difende. - FOSSO 1, S'egli è senz'acqua si passa con gallerie e traverse; 2, Se vi è ac/ua, s' empie con salsicce, gabbioni, terra, fascine, o si vuota scavando il fosso se la campagna è più bassa o facendo sulla controscarpa fossi più bassi che l'acqua, e canali che vadano al fosso e che la ricevano, cavandola poi da i pozzi con pompe, molini, ecc.; disto mando l'acqua con nuovi letti o alzando de le dighe, o si fanno traverse (lasciandovi più aperture per le quali l'acqua possa scorrere) sopra le quali si gettano ponti da assalto di corame, tela, sughero, giunchi, tonnelli, ecc. 121 . - GALLERIA 1, S'incomincia a mettere doppo che il fosso è ripieno e si getta la terra davanti in foggia di colle e da i lati si mettono candelieri 122 alla prova del moschetto o pure vi si getta anche terra; 2, Si riveste di terra alla prova del cannone, gettando la terra contro al lato ch'è riguardato dal bastione opposito; 3, Si ricopre per di sopra di terra o di pelli fresche di bue o di lame di ferro contro al fuoco, e vi si fanno piccioli pertugi ne' lati per aver lume et aere. - MINA 1, Si incomincia al pié del vallo o nella strada coperta passando 118 119
Affusto.
Intendasi: dal fuoco dei difensori . 110 Ossia scavo di gallerie. m Bari lotti. 112 Tubi di ferro o di lamiera ripieni di terriccio o piet risco.
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sotto al fosso, e si fa segretamente accioché l'inimico non contramini, e quand'egli bisogna necessariamente far romore a rompere un muro o altro, si faccia salva continua di tiri che levi l'udito al nimico; 2, La mina si conduce in angoli retti et in capo alla via si fa la camera. - BRECCIA 1, Si/a con mina o con batteria; 2 , Si riconosce da gente armata alla prova; 3, Sifa in più d'un luogo e s'assalta al segno di ceno numero di cannonate o d'altro contrassegno. - ASSALTO 1, Si dia furioso, rinfrescato con gente e replicato più volte; 2, S'egli non si può entrar dentro alla piazza, s'alloggia su la breccia; 3, Si danno in più parti e s'aiutano i veri co' finti, come fecero gl'Imperiali a Kalbe, Aschersleben, Newalsleben nell'a. 1630, a Magdeburgo l'a. 1631 et alle Città Campestri l'a. 1633 et a Kaiserlautern l ' A . 1635 12 3 . - GUAD AGNATA la piazza 1, Si rifanno i luoghi rovinati e si disfanno gli approcci; 2, Si caccia fuon· la gente sospetta e si provede la città s'egli si vuol mantenere, altrimenti si smantella; 3, L'Artiglieria, munizione e provianda è del Principe, il bottino è de ' soldati.
TAVOLA XVII Della PRESA meno REALE in cui sono: IMPETO aperto 1, S'attacca la piazza vigorosamente da tutti i lati con ogni generazione di strumenti, si fa come fecero il re di Svezia a Francoforte sull'Oder l'a. 1631 e pur li svedesi a Gross-Glogau in Silesia l'a. 1642 e l'Arciduca Leopoldo alla Cittadella di Courm Le prime ue località furono prese dagl'Imperiali durante la campagna in Sassonia; la presa di Magdeburgo da pane di Tilly il 20 maggio 1631 terminò con un orribi le saccheggio; non si sa a che cosa alluda M. con il termine «Città Campestri> se non forse ai centri slesiani conquistati in quell'anno da Wallenstein. (Velczé, II, 102 elimina affatto l'espressione); Kaiserlautern fu presa il 19 luglio 1634 da Galasso e Hatzfeld e fu M. alla cesta di una élite di 500 Corazzieri appiedati che irruppe per primo dalla breccia determinando la caduta della piazza.
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trai 124 ; 2, S 'osserva t1 tempo che la guarnigione sia indebolita, o vista qualche dissesione, o terrore panico o altro mancamento. - BLOCADA o fame 1, Si pigliano più facilmente le piazze che sorto più popolate; 2, Il tempo più proprio è quando la piazza ha manco viveri dentro, cioè poco tempo innanzi alla raccolta, o che ci è maggior quantità di gente dentro in tempo di feste o di fiere; 3, Si fortificano i luoghi per dove si passa per la sicurezza de convoi 12 5; 4 , Si mettono guarnigioni intorno ne' villaggi circonvicini se la piazza è in mezzo al nostro paese, accioché non vi sia introdotta cosa alcuna, o si fa all'intorno una linea di circonvallazione con forti, distante dalla piazza alla portata del cannone; 5, S'impedisce alla piazza l'uso delle porte opponendogli fortini e rovinandogli i ponti col cannone e i molini col fuoco; 6, S'egli passa un fiume per la città si fanno forti su le ripe e ponti per communicar i quartieri 126 e vi si tendono dinnanzi catene o palissate o arbori flottanti per custodirli che non possano esser rotti da macchine che scendessero la corrente; 7, Si cerca di levar l'acqua alla piazza o d'inondarla, facendola gonfiare. Per blocada si sono a questo modo prese molte piazze dagli Imperiali doppo la battaglia di Nordlingen, l' a. 163 5, e pur dagli Imperiali Ehrenbreitstein l' a. 1636, poi Breisach dal duca Bernardo di Sassonia l'a. 1638 e gli svedesi tentarono di pigliar Wolfenbiittel l'a. 1641. - SORPRESA SI OSSERVI: 1, la ricognizione del luogo che si vuol sorprendere, de' strumenti che vi bisognano, della strada che si deve pigliare; 2, la condotta che si fa, mandando le genti a truppe, o sciolte, o conducendole in grosso; 3, l'esecuzione, per la quale si mette l'ordine d'ogni cosa per iscritto prima di uscire, notando in ruolo li nomi di quelli che devon operare; 4, quando si è entrati nel luogo sorpreso si de' far un grosso che travagli, l'altro che sostenga, il terzo che guardi la campagna; occupar le piazze e le 124
Durame la campagoa che culmioò poi con la vittoria francese a Rocroi. Questo passo poco chiaro sign ifica : si sbarrano coo forti gli itioerari d a cui passano i convogli di carri del nemico, per assicurarsi che ciò non avvenga. 126 Si intenda: per porre tra loro in comuoicazione gli accampamenti d egli assedianù. 125
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strade, disarmar gli abitanti; 5, il tempo più proprio delle sorprese è quando fa vento ed è buio perché non si è udito né visto; e si fanno con: PETTARDI, coi quali devon esser altri stromenti di forza, lime, seghe, martelli sordi, acqua forte 127 e sacchetti di tela di 5 o 6 libbre di polvere di carica per romper grate di ferro, abbatter palissate e levar altri ostacoli 128; SCALATA: 1, si dia in più luoghi, e dove sono fossi con acqua, in tempo eh' ella sia gelata, come fu la sorpresa fatta di Philippsbourg dagli Imperiali l'a. 1635; o vero s'abbiano barchette su le quali s'appoggino le scale, e si dieno false all'arme; 2, le scale sieno di misura, forti, facili a portarsi et ad applicarsi senza romori; 3, nel salir le mura, sieno destinate truppe di moschetteria che tirino continuamente a i fianchi et alle difese; MURO DIFETTOSO: 1, quand'egli è rotto o basso o si debole che si può aprire e così fu sorpresa Wesel da gli olandesi l'a. 1629; 2, o quando ei s'entra per le cerniere delle piazze basse, per gli scolatoi, per l'entrata delle riviere; GUARDIA TRASCURATA: 1, s'imbarazza una porta 129; 2, si sorprende il corpo di guardia con gente introdotta di nascosto alla sfilata 130 o appiattata in carra, barche, botti, ecc.; sotto spezie d'andarsi a rendere; travestita in abito di paesani, donne, mercanti, frati, malati, soldati usciti dalla guarnigione, presi e rilasciati; 3, s'attacca fuoco né borghi e mentre che quei di dentro corrono fuori per estinguerli, si sorprende la porta; 4, si tirano fuori que' di dentro sotto spezie di ragionamento 131 poi s'entra con essi loro; 5, sapendosi che a qualch' ora debba entrar una partita dell 'inimico, si finge d'esser quella; 6, si falsifica un ordine per fare uscir la guarnigione o per farvi introdurre gente; 7, si mette paura a una piazza mostrando con falsi trofei, bandiere e captivi 127
Acqua fone: miscela a base di acido nitrico, mescolato talvolta con acido cloridrico, la quale ha la proprietà di intaccare i metalli e viene ancora usata dagli incisori su rame. 128 Questa pane in cui M. elabora la teoria della sorpresa è in realtà un ammirabile compendio degli elementi delle azioni di «commando• i cui principi.i sono validi ancor oggi. 129 «Imbarazzare•, cioè ingombrare, creando confusione. 130 Intendasi: alla spicciolata. 131 Cioè fingendo di incavolar trattative .
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d'aver guadagnato una battaglia; 8, si dà all' arme apertamente da una parte e s'entra occultamente dall'altra. INTEllIGENZA: 1, si ha co' borghesi e co' soldati che si guadagnano con promesse, presenti, dignità et ogni genere di persuasioni; 2, per non essere tradito doppiamente s'abbiano in mano per sicurezza ostaggi del traditore; 3, questo eseguisca il disegno o introducendoti per qualche luogo non guardato, da lui riconosciuto, o lasciando aperte le porte segretamente, o guadagnando la volontà de' soldati e corrompendo qualche sentinella, o introducendo soldati travestiti, o aprendo le prigioni et armando i tuoi prigionieri che sono stati condotti nella piazza, o corrompendo le munizioni di bocca e di guerra, o persuadendo a quei di dentro (doppo aver sostenuto qualche finto attacco) eh' egli è bene di rendersi, o facendo nascere dissensione fra quei di dentro; 4, queste tre ultime cagioni, cioè intelligenza, trascuraggine della guardia e difetto di muro promossero la sorpresa fatta della città piccola di Praga da svedesi l'a. 1648.
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DIFFESA contro all' ASSEDIO reale In GENERALE l, Far giurar e sostenere questa deliberazione a' capi e soldati: di
viver e di morire insieme e che il primo che parlerà di rendersi si sottometterà a esser punito della morte; 2, Far credere che venga il soccorso fingendo lettere e messaggi; 3, Le sortite impediscono l'inimico e devon essere risolute, segrete, in ore diverse e ben concertate per la ritirata; si fanno per far prigioni, vastar gli approcci, inchiodar il cannone 13 2 , mandar fuori o introdurre gente; quando si riconosce qualche vantaggio, gli spioni ne danno avviso , gettando la notte nel fosso in luogo concertato biglietti attaccati a delle pietre; non si fanno quando la guarnigione è 132 li cannone si «inchiodava> forzan do a colpi d i mazza una grossa pu nta di ferro nel focone , con ch e non si poteva più accendere la carica di lancio ed il pezzo era inutilizzato.
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troppo debole; 4 , La gente che sorte riceve la parola e per fraconoscersi un segnale, camicia, fazzoletto , croce di carta o simile; si raguna nel fosso o nella strada coperta; si distingue in più corpi, che gli uni secondino gli altri ; porta arme e stromenti conforme all'operazione che si vuol fare; la Cavalleria cerca di guadagnar le spalle alla guardia e la vanguardia occupa e tiene qualche posto sin che gli altri eseguiscano il disegno; 5, Si g uamz'scono di moschetteria e di cannone tutti que' luoghi che riguardano il verso della ritirata 133 . - APPROCCI 1, Tirar continuamente a quei che travagliano; 2 , Dar sovente all' arme; 3, Far sortite e contr'approcci. - BATIBRIE 1, Far contrabbatterie; 2, cavaglieri per commandarle; 3, tavolati e palchi di legno dove non si ha terra. - DI FUORI 134 1, Minarli, quando non si possono più tenere e quando l'inimico gli occupa, farli saltare. - CONTRASCARPA 1, Minar il bordo del f osso dove l'inimico ha da far le batterie per romper i fianchi; 2, Alloggiar nella falsabraga pezzetti a rimpetto del luogo dove la contrascarpa vien aperta: e dove non è falsabraga, far un coffano dentro al fosso lungo la faccia del bastione. - FOSSO 1, Si di/fende levando e rovinando la materia che l'inimico vi getta dentro; 2 , Facendo traverse, tagliate e ritirate s'egli è secco. - GALLERIA 1, Si rompe con cannone, fuochi d ' artifizio , bombe, granate, petardi et altre macchi ne che si gettano a basso; con barche in cui sono pezzetti corti che si vanno a sparare contro alla galleria. - MINE 1, Contraminarle , sventarle, pettardarle, levarne la polvere, rovinarle col fuoco ; 2, S 'elle non si scontrano, si fa una nuova mina, e 133 Anche q ui M. mosua quanto egli abbia studiato i p rincipii dell 'azione di «commando>, cosa che lo rende q uanto mai attuale. 134 Si intenda: le opere esterne.
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quando l' inimico ha fatto volar la sua et ha occupato il luogo abbandonato , si dà fuoco alla contramina; 3, Le contramine si fanno al favore de' bastioni vuoti, e se sono pieni si fa un pozzo nel mezzo e di là strade verso la galleria, di dove, forando con trivelle lunghe d'acciaio di 8 o 10 piedi, sotto, sopra e da' lati, si scopre la mina, per lo qual effetto si mettono ancora ne' luoghi sospetti tamburi o baccini di ottone e dadi , ceci, fave o pezzetti di suvero trapassati con setole di porco 135 . - BRECCIA 1, Non lasciarla n·conoscere; 2 , Ripararla di notte con terra, travi, palissate; 3, Iscarpar la sali'ta 136 ; 4, Mettervi triboli, cavaglieri di frisia, tavole piene di chiodi, e materia combustibile alla quale s'appicca fuoco; 5, Tener in ordine su i lati della breccia cannoni corti con ogni sorte d'arme, di fuochi e d'ogli bollenti; 6, Far ritn'nciamenti 137 , che sono generali e particolari; sieno tanto lontani dal luogo attaccato che la mina dell'inimico non li poni via; non tam' alti che vengano battuti dal cannone che batte i primi ripari o sieno visti o servano di coperto al nimico vicino, né tanto bassi che sieno dominati dalla prima breccia; si possono far più ritirate 138 1'una dietro all'altra. - ASSALTI 1, Si diffendono con gente armata alla prova, ch'hanno rondacce e mantelletti; 2, Lz' soldati si ordinano distintamente: alcuni si tengono in grosso alla piazza d ' arme pronti ad andare dove richiede il bisogno, altri sono distribuiti per li luoghi che non sono attaccati, altri servono alla difesa de' tre attacchi che si suppongono , e questi si dividono su la breccia di fronte e ne' fianchi , dietro alla breccia per rinfrescar i primi e a basso del bastione in battaglia; 3, Li borghesi saranno divisi nella medesima proporzione e nella difesa degli attacchi serviranno per gettar fuochi , pietre 13l Con questo metodo la minima vibrazione provocata dall 'opera di scavo del nemico nel sottosuolo veniva immediatamente percepita. Per «suvero• intendasi sughero. 136 clscarpar la salita> significa costruire una scarpata che blocch i la salita della breccia. 137 Trinceramenti. 138 Per •ritirate• si intendono linee successive di uincee su cui potersi attestare in caso di ripiegamento.
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e per portar munizioni et altri rinfrescamenti; 4, Con questi modi si sono egregiamente dìffese dalli svedesi Freiberg nella Misnia l'a. 1642, Brno in Moravia l'a. 1645 , la città vecchia e nuova di Praga l' a. 1648. - CAPITOLAZIONI 1, Ridotto all'estremo (et avvisatone prima il Principe o generale col quale si deve aver concertato qualche segno segreto per conoscere le vere lettere dalle false), dovrà il generale ragunar il consiglio di tutti i capi e rimostrar lo stato della piazza, la necessità e i difetti; 2, S 'essi consigliano di ricever composizione, deve fame scriver un atto soscritto da tutti 139; 3, Metter ancora per iscritto le difese che si saranno fatte, li soldati perduti, li difetti che sforzano a capitolare, e far sottoscriver tutto a gli uffiziali e borghesi principali; 4, Per parlamentare, (fatta tregua), si ricevono dentro persone d 'autorità e si danno fuori ostaggi; il Governatore non esce mai in persona; si raddoppiano le guardie; 5, Le condizioni più avvantaggiose sono di uscir liberi e salvi senza ricever violenza nè oltraggio, con arma e bagaglio, tamburo battente, insegne spiegate, miccie accese, palle in bocca 140 con qualche pezzi di cannone e munizioni necessarie; aver carra per condurre malati e bagaglio, e convoi sufficiente sin a tal luogo specificato, per la tale strada, in tanto tempo, e chi le riceverà lascerà ostaggi a dietro; prender li prigionieri reciprocamente senza ranzione 141 ; spiegar nettamente gli articoli della capitolazione che non vi resti alcuna anfibologia 142 ; 6, Nell'uscire s'ordinerà la marcia al modo consueto militare, et il generale sarà l' ultimo a uscir dalla piazza; il convoi sarà distribuito da per tutto il quale si rimanderà giunto che si sia al luogo della ritirata e si faranno rivenire gli ostaggi; 7, Così forzate per assedio reale si resero a patti di buona guerra Ratisbona all'Imperatore l'a. 1634 et Magdeburgo all'Elettor di Sassonia et a gli Imperiali l'a. 1636. n 9 Questo comportamento era necessario affinché non si potesse scaricare tu tta la respo nsabilità della resa sul comandante. 140 Intendasi con le armi cariche a palla. 141 Riscatto. 142 Frasi che potessero dar luogo ad equivoci . 143 Steccati.
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TAVOLA XIX DIFESA contr'all' ATTACCO men principale, cioè IMPETO aperto 1, Buona fortificazione, opere di fuori, palissace, scacchette 143 e ogni sorca d'impedimento; 2, Quantità di soldati, munizioni e scromentt. - BLOCADA 1, Commandar a tutti ch'ei si proveggano di viveri; 2, Visz'tare li magazzini, munizioni, case particolari; 3, Cacciar fuori le bocche inutili; 4, Abbrugiar d'intorno tutto ciò che non può introdursi. - SORPRESE IN GENERE: 1, S'impediscono col batter la campagna, mandar partite e spie, metter guardie avvanzate e ne ' villaggi all'intorno, entrar in sospetto quando le persone accostumate a venir non vengono, dar qualche all'arme falsa , ma di rado, per vedere se tutto è in punto. PETIARDO: 1, Rinforzar i luoghi deboli con terra e palissace; 2, coprir le porte con opre di fuori; 3, Moltiplicar a un 'entrata le porte e gli ostacoli con barriere, palissate, rastrelli, ponti levatoi, bacule, 144 cataratte, catene, piombaie, cavaglieri di frisia. SCALATA: 1, Muraglie alte, travi , pietre, fuochi d'artifizio sopra il parapetto e acqua gettata su'l ramparo quando agghiaccia; 2, Falsebraghe, fossi con acqua, cunetta o altro fosso nel luogo dove si può metter il pié delle scale; 3, Concrascarpe tagliate a piombo o incamisciate 14 5; 4, Di fuori, guardate; 5, Palissate al pié della muraglia o in mezzo al fosso; 6, Cannoni ne' fianchi, caricaci di catene e ferraglie; 7, Romper di verno il ghiaccio con mannaie, seghe, barchette ferrate, prima che l'acqua sia forte rappresa. DIFFETIO DI MURO: 1, Ripararlo, avanzar corpi di guardia di legno nel fosso ne' luoghi non fiancheggiaci; 2. Disgiunger le case dal ramparo e dalle porte; 3, Metter all'imboccatura delle riviere steccate e palissate in più file, lasciandovi un passaggio per le 144 145
Saracinesche . Cioè rivestite con tavole o altro per renderle a perpendicolo là dove non lo fossero state.
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barche serrato con cataratte, catene o con un arbore di · nave armato di gran punte di ferro; un vascello in guardia se il fiume è largo; un forte s 'egli è porto di mare. GUARDIA: 1, La diligenza consiste nelle regole spiegate di sopra. INTELLIGENZA: 1, cacciar fuori dalla piazza la gente sospetta, o a forza o sotto spezioso pretesto; 2, Non la metter in fazione a' posti importanti e mettergli spie all'intorno; 3, Separar li prigionieri, barricadar le porte delle prigioni, mettervi guardie, darne le chiavi a persona affidata; 4, Far entrare in guardia a sorte; 5, Prometter impunità e ricompensa a chi discopre l'intelligenza; 6, Non dar li governi perpetui né a persone non provate, né troppo grandi e però ambiziose, né troppo picciole e però interessate; 7, Non dare autorità a i commandanti della città sopra la cittadella.
TAVOLA XX Del SOCCORSO
- INGENERE l, Bisogna mandar gente e lettere che promettano soccorso a gli assediati, per dar loro cuore; 2, È necessan·o affrettarsi prima che l'inimico si fortifichi dinanzi alla piazza perché sin tanto che la linea di circonvallazione non è fatta, è molto riuscibile introdurre il soccorso, come per due volte s'introdusse in Brno assediata l'a. 1645; o il far ritirar l'inimico affatto, come l'Arciduca fece ritirare li svedesi da Brieg in Silesia l'a. 1642 e poi da Augusta l'a. 1646 et il Piccolomini li fece ritirare da Freiberg l'a. 1642. Ma quando la linea è fatta, la difficoltà del soccorso è grandissima, si come tentarono in vano gl'Imperiali e spagnuoli di soccorrer Bois le Due l' a. 1629, poi Mastricht l'a. 1632, et invano tentarono gli svedesi il soccorso di Ratisbona l'a. 1634 146 - SI D ANNO I soccorsi 1, Impedendo li viven· al campo nimico; 2, Mettendo a sacco il suo paese per divertirlo 147 , o attaccando altre sue piazze; 3, 146 L'Arciduca è 147 Iatendasi:
Leopoldo Gugliel mo d 'Austria ( 1614-166 2). distrarlo . creando un a diversione.
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Soccorrendo effettivamente la piazza di quello ch 'ella ha di bisogno, che generalmente sono munizione, provianda, soldati: e si fanno entrare con poca gente per sorpresa come a Brno, o con tutte le forze , come a Nordlingen et a Nonantola in Italia l'a. 1643 148 ; 4, Attaccando il campo del nimico o mostrando di volerlo attaccare e di voler dar battaglia in una parte, et intanto introducendo il bisogno 149 dall' altra, si come s'è detto fecero li svedesi a Nordlingen. - S' INTRODUCONO 1, Marciando occultamente e passando per li luoghi men guardati e men fortificati, il che succede quando la piazza non è serrata da tutte le parti: così fu soccorsa Glogau dalli svedesi l'a. 1642; 2, Facendo uno sforzo di passar a traverso se si è scoperti, mentre che quei di dentro fanno sortite nel luogo assegnato' e si fraconoscono col motto e contramotto concertato, e si danno all'armi false in altri luoghi; così soccorse l' Arciduca Cambrai 150 ; 3, Attaccando direttamente il campo dell'inimico, nella qual azione si tira ogni notte qualche colpo di artiglieria nell'approssimarsi per far intender a quelli della piazza che il soccorso è ,vicino; s'attacca un quartiero di sorpresa di notte tempo , dando l'all'arme in diversi luoghi ed applicando i ponti a i ritrinciamenti che vogliono 148 La
così detta guerra di Castro esplose nell'autunno del 1641 per un violento contrasto tra il Duca di Parma, Odoardo Farnese (che possedeva anche il piccolo feudo di Casuo, entro i confini dello Stato Pontificio) e il Papa Urbano VIII Barberi ni (1623-1644). Un gruppo di Stati italiani (Toscana, Venezia, e il Duca di Modena , Francesco I D'Este) pur cercando di mediare, inviarono aiuti pecuniari al f.arnese , preoccupati dall'eccessivo dinamismo politico del Papa e, spaventaci da un possibile insediamento della famiglia Barberini sul trono di Parma, si strinsero l' 11 agosto 1642 io lega difensiva. Più preoccupato di tutti era Francesco I d'Este cui il Papa stava già chiedendo il passo per poter invadere il Ducato di Parma. L'azione diplomatica estense fu condotta dall'amico di M. , Fulvio Testi. Dopo u na tregua e confuse trattative, la guerra riprese nel 1643, questa volta con l'intervento diretto di Toscana, Venezia e Modena che il 26 maggio di quell'anno avevano rinnovato la loro lega. li Duca di Modena chiese all'Imperatore i servigi di M., ch e furono tosto accordati. Arrivato sul posto e nominato Maresciallo, egli dopo aver organizzato un efficiente corpo di Cavalleria, dovette tosco cimentarsi con i pontifici che avevano invaso il D ucato e posto l'assedio a Nonantola. li 21 luglio 1643 egli, avanzatosi per soccorrere la piazza assediata, dette battaglia ai pontifici e li disfece completamen te. La motte della vedova del cugino Girolamo lo costri nse in dicembre a rientrare a Vienna. (Cfr. su lla guerra di Castro: Romolo Quazza, Preponderanze Jtraniere, Milano, 1938, pag. 199 sgg., ottavo volume della «Scoria Politica d'Italia> pub bi. da Francesco Vallardi). 149 Intendasi: quanto abbisogna agli assediati. no L'Arciduca è, nuovamente, Leopold o Guglielmo.
Tavole m ilitari
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sforzare; o di viva forza, piantando il cap.none in luoghi eminenti che commandino su' l campo rompendo le difese , e dando l'assalto; o fingendo in un luogo e con ponti a gettare guadagnando altro posto; s'attacca un forte con ·approcci, cannoni e fuochi d' artifizio s'egli è picciolo, e si stacca dal campo dell'armata mettendosi fra mezzo, s' ei si può, per impedir il rinforzo ; li luoghi più commodi per passare sono li più deboli nella forza di travagli e nella difesa de gli uomini; se l'inimico non è fortificato si cerca di guadagnar l' eminenze e gli altri vantaggi del sito, e di dargli battaglia formata; 4, In questo modo .furono soccorse Thionville dal Piccolomini l'a, 1639 e Wolfenbiittel dall'Arciduca l'a. 1641 e Rocroi da' francesi I'a. 1643.
DISCORSO DELLA GUERRA CONTRO IL TURCO DI RAIMONDO MONTECUCCOLI
t
INTRODUZIONE
Il Discorso della Guerra contro il Turco fu escluso dal Veltzé dalla sua traduzione di Montecuccoli perché ritenuto (e"o'neamente) un semplice Urschrift degli "Afonsmi" Ora, è vero che gran parte del testo del Discorso fu incluso pan·pari (e addin"ttura verbatim) negli "Afonsmi", specialmente nella parte terza di essi, la quale quindipu,ò apparire (e di/atto tal'ora è) npetitiva; ma è altrettanto esatto sottolineare la profonda differenza delle circostanze in cui le due opere nacquero e delle esigenze che le generarpno. Il Discorso reca chiaramente in testa la data "Vienna, 1 ° marzo 1664": non solo, cioè, pn·ma degli "Afonsmi": ma prima (ed è questo il punto) della cruciale campagna che condusse Montecuccoli alla grande vittona di San Gottardo. Esso fu composto, secondo quanto precisato dal ms. stesso, in un lasso di tempo che va dal 1661 al 1664: ossia mentre zl Nostro comandava le operazioni in Transilvania ed in Unghena contro i turchi. Da qui nasce ti suo peculiare interesse: siamo cioè di fronte alle proposte ed alle idee operative formulate da Montecuccoli propnò in vista della campagna di San Gottardo, mentre negli "Afonsmi" si ha invece ti bilancio postumo di tale campagna nonchél 'esposizione, nel complesso, di un piano operativo assai più grandioso ed ambizzòso, destinato a dare all'Impero Ottomano un colpo se non mortale, almeno di taliproporzioni da eliminarlo in via definitiva come minaccia per gli Absburgo. Mentre dunque le idee esposte nel Discorso furono la premessa della campagna di San Gottardo, quelle discusse negli
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
"Aforismi" non poterono venire realizzate da Montecuccoli, ma costituirono ti fondamento delle successive vittorie di Carlo di Lorena e specialmente di Eugenio di Savoia. Malgrado quindi ti trasferimento di· inten· paragrafi del Discorso negli "Aforismi", le due opere, lo si ripete, appaiono ad una lettura attenta profondamente diverse. Dettate da necessità pratiche immediate e chiuse entro precisi· hmiti le idee del Discorso; aperte su prospettive molto più vaste e ispirate ad una strategia globale e di lunga scadenza quelle degli "Aforismi", ove anche emergono le modificazioni e le correzioni che l 'espenenza di San Gottardo suggerì. Va subito detto che il Discorso aveva ben chiaramente anche un altro fine, di ordine assai più pratico: l'esigenza cioè di parlare ben chiaro alla Corte di Vienna e al Supremo Consiglio Aulico di Guerra facendo loro comprendere le reali esigenze per una campagna offensiva contro i turchi; elencando i mezzi e i cn'ten· senza i quali una tale campagna si prospettava nschiosa e destinata a fallire; chiedendo non già l'impossibile, ma l'indispensabile per poter garantire ragionevoliprospettive di successo. In realtà Montecuccoli doveva sapere che avrebbe avuto ben poco, e, all'atto pratico, dovette affrontare il nemico con strumenti e mezzi assai inferion· a quanto da lui n'tenuto necessanò (ma che egli si facesse ben poche illusioni è dimostrato dalle sue considerazioni circa gh impedimenti e le remore den·vanti dal dover affrontare la campagna con un esercito di coalizione, messo insieme all'ultimo momento); furono sopra ogni altra cosa il suo genio, le sue impareggiabili qualità di condottiero che conquistarono la vittona. Viste le cose in tal modo, ti Discorso potrebbe appan·re come un 'opera dettata unicamente da necessità contingenti, ed avente quindi soltanto valore storico: non è così. Anzitutto il problema particolare è, come sempre da Montecuccoli, z·nserito in un quadro generale, permanente e valido indipendentemente dalla circostanza specifica: si vedano le poche nghe di premessa; in secondo luogo la struttura logica, già sviluppatasi nelle Tavole Militari, compie qui un ulteriore passo avanti sebbene essa possa qui appan·re di estrazzòne più cartesiana che campane/liana (come
Discorso della guerra contro il Turco
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sarà invece negli "Afonsmi"); infine le idee strategiche (si veda per esempio l'esatta individuazione delle linee di operazione contro l'impero Ottomano, che sarà seguita fedelmente dal Principe Eugenio), logistiche e organiche consacrano con una limpidezza rara zl Nostro come uno tra i maggion· geni nel campo dell'organizzazione usata aifini del successo strategico. Il Discorso è qui pubblicato per la pn·m a volta in senso assoluto; zJ ms. è chiaro, evidentemente nveduto dall'Autore, e presenta ben poche lacune o espressioni zllegibih. li problema dei toponimi denvanti dalle vane lingue si presenta già qui, ma è discusso a fondo nella nota introduttiva agli "Aforismi", cui si n·manda. Le note dell'Autore sono contraddistinte da una lettera dell'alfabeto e siglate (N.d.A.); tutte le altre si intendono del curatore e non harino alcuna specificazione, eccetto che in caso di dubbi, ove recano ,fa sigla (N. d. C.). R.L.
I
I
Il fine della guerra si è il vincere. Si vince coll'esser superiori e coll'ottener avvantaggi sopra il nemico. Gli avvantaggi riguardano l'operazione e gli aggiunti di quella.
gli apparecchi di
gente artiglieria munizione v1ven bagaglio danaro
Sono aggiunti: tempo luogo le circostanze modo
L'azione consiste nel
{ mamare
alloggiare combattere
segretezza risoluzione celerità essecuzione 1
battaglia assedi pamte scorrene
1 Si noti come M. , il cui pensiero è ora giunco a piena marurazione, insista più che mai su questi quatuo elementi che possono venir considerati l'epitome della sua domina: la segretezza, cioè la sorpresa; la risolutezza; la celerità e la pronta esecuzione. Notare ciò è panicolarmence importante in vista della congerie d i erronei giudizi che l'Ottocento ( ed anche il secolo nosuo) hanno accumulato su di lui ; allo stesso modo, nel diagramma successivo, egli pone la battaglia come primo scopo dell'azione operativa; le marce e gli accampamenti sono mezzi per questo fine , menue le azioni d ' assedio appaiono nettamente subordinate all'obiettivo supremo: dar battaglia risolutiva al nemico.
le opere di Raimondo Montecuccoli
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Questi avvantaggi , bene esaminaci, ragguagliaci e stabiliti come primi evidenti principii radicaci nel senso e nell 'esperienza, madre delle scienze, 2 porgono il fondamento a discorrere (qual nelle matematiche discipline) per dimostrazione 3.
I PRINCIPIO Il Turco ha più gran numero di gente e più poderoso essercito dei Cristiani, perché: -·1. Possiede un vasto Impero; -2. La poligamia nei suoi Stati augmenta la moltiplicazione degli uomini; -3. Tutti vanno alla guerra, non dandosi altra scala per salire agli onori e alle ricchezze che quella delle armi; né essendo fra di loro monasteri o chiostri, academie o studi, esercizi o altre professioni che distolgono le persone dall'arte militare; e quei pochi ordinati alla coltura dei campi sono anche essi comandaci in caso di bisogno a seguire gli eserciti per far condotte 4 , per servir di guastatori o per altri usi ); -4. Ha il Turco di continuo in piedi una milizia grossissima propria e ausiliaria: 2
Espressione di chiara matrice campanelliana. del metodo galileiano, con riferimento ormai esplicito ad una impostuione logico-matematica del pensiero. 4 Cioè per trasportare (•condurre•) viveri, acqua, materiali o munizioni. >La struttura sociale dell ' lmpero Ottomano è nelle righe che seguono, vista da M. prevalente· mente in conuasto con quella europea del tempo. In questo senso ciò che egli dice è esatto, scarseggiando ua i turchi quella Vll.Sta cd anicolata borghesia mercamilc, bancaria ed intellettuale di tipo moderno che era ormai una potenza in Europa; nonché una nobiltà relativamente autonoma con rie.che cd influenti personalità come era tipico delle società occidentali. Non bisogna dimenticare in primo luogo che nell'Impero Ottomano compito fondamentale dei credenti era. almeno in linea di principio, diffondere la fede mediante le armi; ed in secondo luogo che esso era fondato su una formidabile organizzazione burocratica ccnualizzaca ove lo strumento di potere era una «intellettualità» composta di «domestici• del Sultano il quale aveva praticamente del tutto esautorato la nobiltà. I dotrori della religione islamica. oltre a dover riconoscere nel Sultano il capo dei credenti, non formarono mai un clero nel senso occidentale della parola. Al di sotto dei ceti dominanti viveva una vasta società di Struttura assai meno «moderna> di quella occidentale, dove il commercio e la produzione manifatturiera erano, ancor più che io Europa, subordinaci all'agricoltura. (Cfr.: A. Bombaci e $.J . Shaw, L'Impero Ottomano, Torino. 1981). 3 Limpida enunciazione
Discorso della guerra conlro il Turco - - - ------ -----
Ordinaria di Propria
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-Prettoriani, o stipendiati dalla Pona; -Timarioti, o provisionati nei Paesi 6 ; [ -Presidi de ' confini, come Asapi e Begli 6bis; Commandati alle Provincie;
Straordinaria di
Ausigliaria di
( Avventurieri o volontari;
-Tanari; -Valacchi;·. [ -Moldavi; -Transilvani;
-5. Onde si vide l'esercito turchesco l'a. 1594 sotto a Sinan Bassà con 100.000 uomini espugnar in faccia ali ' Armata Cristiana Raab, Papa, Gyorszentmarton 7 . L'anno 1596, sotto a Maometto III, con 200.000 uomini espugnarono Agria 8 pur in presenza del campo cristiano e l'anno passato, 1663, sotto il G ran Visir con più 6 I «pretoriani> erano , evidentemente, i G iannizzeri, truppa di Fanteria sceltissima, limitata di numero e composta di qapiqullan·, cioè schiavi della Pona, reclu tati in giovanissima età tra le popolazioni soggc:rce (quindi aoa mussulmane). Essi erano oggetto di ua accurato, lunghissimo addestramento; non potevano sposarsi né esercitare alcuna attività che fosse fonte di reddito , essendo pagaci per il loro servizio. Abilissimi, non superarono mai i 30.000; i «timarioti> erano titolari di concessioni governative.o e Timar>, in cui gran parte delle province europee ed anatoliche erano divise allo scopo di finanziare le forze armate. Il ,rimariota> (o capo del Timar) doveva nutrire a addestrare una certa quantità di uomini in cambio di ciò e.be rendeva la concessione. Si costiruiva così la sceltissima cavalleria degli Sipahis (o Spahis), di cui i timarioti cosciruivano l 'ufficialicà. 6 bis Coloro e.be presidiavano le zone di confine erano divisi in Azap (che M. chiama «Asapi• ), i quali avevano funzioni di polizia, e Belg (i «Begli•). 7 Raab è Gyor, dove, al momenco in cui stava scrivendo queste pagine, si uovava M.; punto strategico, domina la confluenza della Raab (in ungherese Raba) e del Danubio; Papa si uova ci rca 40 km. a monte di Gyor, su l fiume Tapoka; Gyorszencmarton è pochi km. a oriente d i Gyor. La campagna di cui si parla qui avve nne durante il conflitto che tra gli Absburgo e gli Ottomani era scoppiato nel 1590 poiché I' lmpcmore Rodolfo Il ( 1)76- 1612) aveva rifiutato di pagare alla Porta il tributo per la striscia di Ungheria e.be gli era rimasta. In seguito alla vittoria absburgica di Sissck, Sinan Pascià, Gran Visir del Sultano Murad Ili ( 15 74-159)) prese il campo in persona con un grande esercito , ma dopo i successi ottenuti non riuscì a prendere d'assedio Komlirom (oggi Komarno, in Cecoslovacchia). 8 Agria ~Egee.nell'Ungheria orientale. cl 1596 il nuovo Sultano. Maometto Ili (1595-1603) prese il campo in persona insieme al suo Visir Ibrahim Pascià e dopo la presa di Eger batté gravemente gli absburgici a Mezo Kerészcés (24-26 ottobre l 596).
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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di 100.000 uomm1 espugnarono similmente Neuhausel e Novigrad 9• -6. Quindi è che non per nulla né senza ragione fu giudicato necessario qual grande apparecchio per incender il Turco, descritto da Francesco Guicciardini sotto Leone X Papa 10 , il quale apparecchio era tale che: 1. Cesare, con gli ungheresi, polacchi e germani gisse lungo il Danubio nella Servia 11 in traccia per avvicinarsi a Costantinopoli; 2. Francia con gli svizzeri passasse dalla parte di Brindisi in Albania per assalir la Grecia; 3. Spagna con gl'inglesi da Cartagena passasse lo stretto di Gallipoli (per) espugnare li Dardanelli (e) per assalire Costantinopoli; 4 . Il Papa con gli italiani si movesse da Ancona (con cento navi rostrate) 12 medesimamente; -7. Né Lazzaro Schwendi 13, il qual tiene esser quasi impossibile il far guerra offensiva al Turco, fu capitano di poca esperienza o di poco valore. (A) 9 Il
Gran Visir è Ahmed Kopri.ilil, contro cui presto prenderà il campo M. Neuhausel si trova in Slovacchia, ua i fiumi Vah e Nitra; il suo nome slove no (che reca oggi) è Nové Zamky; quello ungherese era ErsekCtjvar; Novigrad è in Ungheria, a N. del Danubio; il suo nome è Nagyoroszi. 1 Francesco G uicciard ini, Storia d'Italia, xiii, 9, espone questo piano, formulato nell'anno 1518 da Papa Leone X de' Medici (1512 -1524). Esso viene però esposto dal Guicciardini con parecchio scetticismo. 11 Serbia. 12 Il passo è, nel ms. , scarsamente leggibile. È stato ricostruito con l'aiuto del testo del Guicciardini, che M. cita quasi letteralmente. 13 Lazar Freiherr von Schwendi, commissario generale dell'Impero, comandò le forze inviate dall'Imperacore Massimiliano II (1564-1576) contro i turchi in Transilvania nel decennio 1560-70, ottenendo anche alcune segnalate vittorie. (A) Veggasi Gulielmi Brussi Scoti consilium: cMirabar equidem non ica quidem Racisbonae convenrus agerentur, n ih il de bello conficiendo, aut solum levia quedam subsidia omnium sermone agitari, tamquam res non cum potentissimo Turcorum tyranno, sed cum aliquo regulo essec futura. Acque ii eciam quos non istarum peritos esse magis imellexi, ita mecum loquebanrur ut non de bello sed cerra de victoria esset decernendum. Turcos nosuorum milirum conspectum ferrc non possc; imbellem esse hominum barbarorum turbam, cui arma, animus dux belli denique deesset . Ego contra praesemiebam id consequi turum quod tristibus nuntiis pervenit> (N.d.A.) * * Non è stato pouibile identificare l'autore di questo «consilium•, cit. da M .. Congelluralmente, si tratta di un William Scott Bruce. I fatti avvennero verosimilmente ad una delle Diete di Ratisbona e mostrano la leggerezza con cui i Principi tedeschi affrontavano la minaccia turca. (N .d.C.).
°
Discorso della guerra contro il Turr;o
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II PRINCIPIO Il Turco è valoroso nel combattere quanto il Cristiano perchè: -1. Ha la caglia ben fatta e robusta, si nutre di poco ma buon cibo, non distrugge con la crapula la complessione; -2. È avvezzo all'esercizio dell'armi, ond'è ardito; -3. Tiene l'ora e il genere della morte essere inscritti dal fato a ciascheduno sulla fronte e però inevitabili, (C) onde nemmeno in tempo di contagio usa il Turco precauzione alcuna; anzi, indifferentemente si serve della vesce e dei lini del morto , col dilemma: «si Deo visum est ut sic moriar, fieri necesse est: sin minus abesse non poterit». -4. Onde si è visto in questi due anni di molti turchi o rotti dalle partite cristiane in campo, o forzati dentro alle palanche espugnate 14 , lasciarsi, anziché arrendersi , ostinatamente uccidere ' e abbrugiare.
III PRINCIPIO Il Turco ha per arme da offesa nella Cavalleria comunemente la sciabola o scimitarra e la lancia; altri , come i tartari, hanno frecce e un martel d'armi o «pusignan»: e taluno ha qualche arma a fuoco . Per la difesa non ha corazza né altro, trattine alcuni che portano un giaco di maglia o una cuffia di ferro in capo. La Fanteria ha per offendere il moschetto e la scimitarra e taluno porta una pistola alla cintura o un'accetta, ma non ha picche, onde: -1 . La Cavalleria turca è più agile che l'alemanna, sì per la (C) Non est prudencis ducis io eas se pati anguscias conduci ut iovicus proelio cum hoste decernere rogatur. (N.d .A.). 14 Ossia entro i baraccameoci. Il vocabolo palànka è condiviso dalle lingue serbo-croata, turca e ungherese e originariamente significava ~palizzata>; lentamente finì per assumere quello di baracche fortificate o fortini di frontiera, press ' a poco quelli che più tardi nel linguaggio militare sarebbero stati indicaci con il vocabolo inglese block-houses. (Cfr. : Pete r Sugar, Southeastem Europe under Ottoman rule, 13.54-1804, $caule and London, 1977, pag. 104 sgg.).
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Le opere di Raimondo Monlecuccoli
natura dei cavalli, sì per la leggerezza degli arnesi, delle selle e li ferri stessi, sottili e piatti; -2. È più pronta che l'alemanna a trascorrere innanzi e a dietro , a girar a i fianchi e alle spalle, a pizzicar in uscire e a ritirarsi e a tirar l' inimico negli agguati: ma ella non può sostener ferma lo urto d'uno squadrone proporzionato, ben insieme serrato e gravemente armato ; -3. La Fanteria finalmente, priva delle picche, non può, investita da uno squadrone o da un battaglione di picchieri sostenersi intiera e resistere.
IV P.RINCIPIO Il Turco conduce seco Artiglieria di numero e di calibro molto maggiore della nostra perché: -1. Ne ha abbastanza negli arsenali di Costantinopoli e Pera, Temesvàr, Eszèk , Belgrado, Buda, Banja Luka 15. Ne fonde coi rami che gli somministrano le miniere dell' Asia e che compera anche da cattivi cristiani; -2. Dove noi ci serviamo di pezzi da 6, 12, 24 e rado di 48 libbre, il Turco conduce seco Artiglieria da 60, 80 e più libbre di palla; -3 . Questa Artiglieria del Turco fa ben maggiore effetto della nostra, ma a riscontro ella è molto più difficile a condursi, a maneggiarsi e più lenta a ritirarsi e a raggiustarsi, consuma più munizione e fracassa e rompe le lavette 16 , le ruote, i tavolati e le . . . stesse tnncere e terrap1eru; -4. L'anno 1594 Sinan Bassà al favor della sua Artiglieria passò il Danubio presso la Raab in faccia all'Armata arciducale e la 1> A parte quelle centrali di Costantinopoli e Pera, le altre basi erano disposte a semicerchio attorno alla zona ungherese , teatro d i scontro con gli Absburgo: Temesvàr (oggi, in romeno, Timisoara) in Transilvania; Bclg,ado alla confluenza della Sava e del Danubio; Eszék (oggi Osijek, in Jugoslavia) suUa Drava a poca distanza dalla confluen za col Danubio; infine Banja Luka in Bosnia. 16 «Lavette• dal tedesco «Lafecte>, affusti.
Discorso de/111 guerra contro il Turco
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costrinse a ritirarsi a Ungarish Altenburg 17 ; e la campagna passata ebbe l'inimico seco 30 pezzi da batteria 18 e 300 pezzi d'artiglieria mrnuta; -5. Non ha il Turco granate da mano ma ben palle di fuoco o di fumi fetenti , come si è visto a Neuhausel.
V PRINCIPIO Il Turco ha abbastanza di munizioni perché: -1. S'è visto (trasportarne) a barconi colmi e numerosi più e più volte sul Danubio contro acqua; -2 . Si contano da 18.000 palle d 'Artiglieria grossa tirate l'anno passato dentro a Neuhausel onde, aggiuntando la polvere per le mine e per la moschetteria che sparava incessantemente si possono calcolare 6 a 7000 centinaia di polvere che il Turco avrà consumato in quell 'assedio 19.
VI PRINCIPIO Il Turco abbonda di vettovaglie, cioè di pane, nso, carne perché: -1. Fa le sue provvigioni e magazzini anticipatamente e per tempo; -2. Ne conduce seco gran copia per l'immensa quantità di bagaglio che egli ha; -3. Le fa contribuire dai luoghi circonvicino dove si guerreggia, o per timore che hanno i villani d ' esser castigati e abbrugiati 17 ln ungherese. Mosonmagyar6vi.r, alla confluenza della Leitha con il br.1ccio meridionale del Danubio. 18 Costituenti il parco d'assedio. 19 Per ,centinaia> si intendono eviden temente ,centinaia di libbre•. Rimane da stabilire qu:1.le tipo di libbra usi qui M. : secondo ogni verosirniglimza, si tratta della libbra modenese di 340 gr:1.mmi. il che darebbe oltre duecento tonnellate di polvere, cifra che, sebbene assai gr.1nde, non sembra impossibile, tenendo conto che in essa si comput.a non solo l'esplosivo usato per le armi da fuoco (tra cui i grandi cannoni d 'assedio) ma anche per la guem di mine.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
se non obbediscono, o per guadagno, perché il tutto vien loro nel . . campo pagato m contant1.
VII PRINCIPIO Il Turco ha un bagaglio immenso perché: -1. Li grandi e uffiziali maggiori ne conducono quanto vogliono; -2. Li Giannizzeri hanno ogni 1O di loro un cavallo per mettervi sopra il mantello e altra cosa leggera, venendo le più gravi caricate sopra le carra; hanno padiglioni che li ricoprono , cavalli e sacchi di cuoio che portano l'acqua, cuochi che apparecchiano la vivanda, onde non hanno a pigliarsi altra cura che di combattere; -3. Li Spahi fanno camerata di 5 o 6 di loro e comprano insieme uno o più cavalli o cammelli con un padiglione e altre provvigioni, onde non vi è s~ povero soldato fra turchi che non porti seco il suo padiglione; -4. Li tartari conducono ciascheduno da 5 o 6 cavalli con loro , accioché, stanco l'uno, possano subito salire sull' altro ; -5. In somma, immenso è il bagaglio e l'attiraglio de' cavalli, bufali, cammelli, carra, guastatori, villani deditizi e simili.
VIII PRINCIPIO Il Turco possiede gran tesoro, perché: -1. Le rendite ordinarie, li traffichi, li tributi dei cristiani, le donationi, le eredità dei vassalli, le confiscazioni, le pene pecuniarie, li sindacati, li dazi o gabelle, le saline, le decime delle prede, grani e bestiami, le miniere della Servia, Bosnia, Macedonia, Asia, riempiono continuamente gli erari; -2. Li soldati Timari s'intrattengono da per sé, senza altro soldo;
Discono della guem1 çontro il Turco
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-3. L'Ali Bassà che morì ai mesi passati in Buda, lasciò più di un milione che cadde in eredità al Gran Signore; -4. Onde si è visto che il suddetto Alì Bassà nell'assedio di Varadino 20 diede più di 30.000 talleri di donativo straordinario ai soldati per animarli al travaglio. E il Gran Visir, nella campagna passata, oltre ai donativi fatti ai soldati, fece pagare in contante nel campo sotto Neuhausel sin il fieno e la paglia che i contadini arrecavano.
IX PRINCIPIO Non serve tutto il tempo dell'anno al Turco per guerreggiare, come può servir all'esercito Cristiano, perché: -1. La gente del Turco, avvezza al clima caldo e orientale, difficilmente s'accomoda al rigore dell'aere più fredde; -2. La quantità smisurata dei cavalli, cammelli e altri armenti 21 non trova sostentamento prima che l'erba sia spuntata fuori e che li grani sono prossimi a maturare: onde non suole il Turco prima della fine di maggio o del principio di giugno porsi mcampagna; -3. La lontananza della gente che ritrae dall'Asia non permette che possa uscire prima dell'estate: e sì come a riscontro. -4. La consuetudine e legge che egli ha di non fermarsi in campagna oltre a San Domenico-San Martino l'obbliga a ritirarsi prima del verno.
X PRINCIPIO Il Luogo nell'Ungheria è disavantaggioso al Turco e non favorevole, perché: -1. La Sava, la Drava e il Danubio corrono tutti e ere verso 20
In Transilvania, chiamata Gross Wardein dai tedeschi , Nagyvarad in ungherese e, oggi, Oradea Mare in romeno. 21 li ms. ha: carmamenti•, evidentemente un grossolano errore.
Le opere di RPimondo Montecuccoli
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oriente, onde la condotta delle cose necessarie per noi è seconda: e per il Turco contro la corrente rivengono.
XI PRINCIPIO Il Modo di guerreggiare del Turco è più adeguato alla segretezza, risoluzione, celerità e esecuzione del nostro, perché: -1. Il dominio del Turco è monarchico e assolutamente dispotico , acquistato per lo ius dell'armi e quindi radicato alle leggi fondamentali del regno in virtù delle quali un solo è Principe, rutti gli altri schiavi e che ripongono in quella schiavicudine cieca obbedienza (e) la beatitudine anche dell'anima doppo la morte; -2 . Le commissioni sono date libere, assolute e con piena autorità al Capitano dell'esercito e sotto quella generalità: vtdeat consul ne quid res pubblica detn·menti capiat, comeché: -3. dipendendo il tutto dal consiglio d'un solo che non ha pari nel carico né collegati per concertarli, che ha il comando illimitato, che abbonda di ogni requisito necessario, dalle cui mani pendono i premii e le pene (testimonio il Rais Effendi , o gran cancelliere, e il Bassà suo genero , fatti l'anno a dietro morire dal Gran Visir per leggiero sospetto di concradicione), ai cui cenni obbediscono ciecamente l'esercito e il paese, dipendendo dico il rutto dal consiglio d'un solo, vengono a cessare e a togliersi quelle cause che di lor natura involgono consulte, conferenze, obiezioni , dispute, dissensioni e emulazioni, e quindi per conseguenza necessaria divulgazione dei segreti, irresoluzioni, discrepanze e freddezze nell'esecuzione.
XI1 PRINCIPIO Marcia 22 il Turco in più corpi a suo comodo e di nottetempo se il nemico è lontano. Ma in presenza o in vicinanza dell'inimico 22
Il ms. ha , marchiare•, che è evidememence un errore dcli 'amanuense.
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va riunito e serrato. Ha una avanguardia grossissima, e se egli ha seco i tartari , servono questi d 'avanguardia alla avantiguardia del Turco; così: -1. l ' anno 1661 l' Alì Bassà si ritirò all'arrivo dell'armi cesaree dal Tibisco sino in Transilvania, il 10 luglio oltre Claudiopoli 23 sempre unito e serrato, né distaccando mai dal corpo alcuna partita se non de ' tartari; -2. Il Gran Visir, avvicinandosi a Strigonia 24 l'anno 1663 mandò nell 'avantiguardia l' esercito d' Alì Bassà a formar il campo e a pigliar i posti; nel marciar via di Neuhausel, lasciò nella retroguardia i tartari, valacchi e moldavi col Bassà d 'Aleppo.
XIII PRINCIPIO
Alloggia il Turco in campagna ma non fortifica il campo perché: -1. Si fida nella moltitudine della gente; -2 . Non può con essa campare dentro alle linee; -3. E campandovi, non ha Fanteria abbastanza in proporzione della circonferenza, per guardarlo; -4. Cerca le riviere, non potendo poc'acqua supplire a tanta moltitudine; -5 . Ha li suoi corpi di guarèlia di 5 a 6000 cavalli, siccome anche le pattuglie che vanno facendo la ronda e le Bereitschaft 25 che accorrono 26 dove si sente l'allarme né mai si scostano troppo dal campo, onde possono sempre in brevissimo tempo unirsi 23
lo tedesco K.lauseoburg; essa era una delle «sen e città sassoni• della Transilvania. Il suo nome ungherese era Kolozsva.r; oggi (io romeno) il suo nome è Cluj Napoca. 24 Io ungherese Esztergom, in tedesco Gran, sul Danubio a N .O. di Buda , la «città santa• dell'Ungheria cattolica, sede dcli ' Arcivescovo metropolita. li Primate d 'Ungheria reca ancor oggi il titolo d i «Arcivescovo di Scrigonia•. n li significato letterale di questa parola tedesca (che qui, esse ndo usata al plurale, dovrebbe essere «Bereitschaften•: ma , data la perfetta conoscenza del tedesco che aveva M., si tratta molto probabilmente di una svista dell'amanuense) , è di «semp re pronti•; in linguaggio militare, «picchetti armaci,. 26 li ms. ha «scorrono• .
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Le opere di Raimondo Montecuce-oli
insieme da 15 in 18.000 cavalli, come si osservò l'anno passato, (quand' )e' passò la Vaga con 2000 cavalli 27 .
XIV PRINCIPIO Il Turco, nel combattere in battaglia: -1. Zona come noi l'Infanteria nel mezzo e la Cavalleria su l'ale; -2. Cerca i piani, per poter far giocare la moltitudine della sua Cavalleria; -3. Si distende in più linee incentrate nel mezzo a guisa di mezzaluna accioché affrontandosi col nemico, le corna della sua ordinanza vengano a cingere il fianco e le spalle dello avversario; -4. Comanda gran numero di gente che nell' ardore delle zuffe scorrono dietro e da' lati e veggono di penetrare al bagaglio e di cagionare confusione. Come successe nella battaglia di Mohacs dove Lodovico re d'Ungheria rimase disfatto 28 ; 27 Per il fiume Vaga (oggi, in Slovacchia, Vili), cfr. n. 9. La cifra qui data dev'essere un errore dell'amanuense, perché la cifra di 2000 non concorda con l'argomentazione immediatamente precedente. Si deve evidentemente trattare di 20.000; la frase è anche mutila e se non si aggiunge, come qui si è fatto , un «quando•, non ha senso. 28 Nel 1516 salì al trono di Ungheria Luigi II di Boemia, che si trovò a dover affrontare non solo la pressione turca ma anche l'ostilità dei piccoli feudatari, capitananti da Giovanni Zapolya, Principe di Transilvania. Quando la sorella di Luigi, Maria, andò sposa a Ferdinando d ·Absburgo fratello di Carlo V ( 1516-1556 come re di Spagna, 15 19-1 555 come Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico) , lo Zapolya e gli ungheresi in genere temettero di cadere sotto la sovranità absburgica , come poi in effetti avvenne: la fama di paladini del cattolicesimo nuoceva agli Absburgo, perché il protestantesimo, auspice anche lo stesso Zapolya stava diffondendosi in Ungheria. Ma non solo Giovanni Zapolya incoraggiava i turchi , sibbene anche il re di Francia Francesco I (1515-1547), il quale voleva alleviare la pressione che l'Impero e la Spagna, uniti sotto Carlo V, esercitavano su di lui. li Sultano Solimano II ( 1520-1566) detto il Magnifico, si mosse contro l'Ungheria nel 1520 e 1' 8 agosto di quell'anno conquistò la piazzaforte di Belgrado. Dovette poi procrastinare, essendo impegnato nella conquista di Rodi: ma infine, tacitate le repubbliche marinare italiane con concessioni, invase l'Ungheria. Il 29 agosto 1526 il re Luigi Il lo attaccò a Mohacs. Dapprima l'aniglieria ungherese ruppe i turchi al centro; allora il re si lanciò con la Cavalleria per sfondare il fronte nemico, ma dopo averne superate due linee fu avviluppato sul fianco descro dalla Cavalleria di So limano. Gli ungheresi tennero fermo , respinsero il primo assalto e procedettero contro la terza linea: ma qui l'Artiglieria turca aprendo il fuoco a bruciapelo causò loro terribili perdite, ed in quel momento i Giannizzeri e gli Spahi coouattaccarono. Fu il disastro: il re stesso cadde sul campo; i motti furono oltre 15.000: i pochi superstiti, catrurati, furono decapitati. Le perdite rurche furono forse altrettanto severe. Ferdinando d' Absburgo divenne re , ma quasi senza regno; lo Zapolya ebbe
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-S. Assalgono con grandi urli 29 e con grida per imprimere spavento; -6. Investiscono e si ritirano e vanno e vengono per dar soggetto ali' inimico di seguitarli e condurlo per tal via nelle imboscate che essi formano duplicate (e) triplicate e con molta gente, come pure successe a Mohacs e l'anno passato a Parkanyi col Forgach 3°; -7. Tengono in continui allarmi con batterie e con assalti or veri or falsi il nemico, per non lasciar riposarlo, e vincerlo con la stanchezza, potendo essi turchi col loro gran numero rinfrescar successivamente i stanchi con freschi , il che non possiamo far noi; -8. Se il Turco non può sforzar il campo cristiano, va egli a porsi fra l'esercito e fra i magazzini e le strade dei viveri e de' foraggi , e l'affama. Così nell ' anno 1600 costrinsero i turchi il Duca di Mercurio 31 a ritirarsi dal soccorso che egli portava a Canisia 31 bis avendogli tagliata la condotta de' viveri.
XV PRINCIPIO Il Turco negli assedi provvede attivamente in tal guisa: la Transilvania sotto protettorato turco e fu da questi riconosciuto re d'Ungheria, ma dovette riconoscersi a sua volta vassallo della Porta e conceder agli Ottomani di guarnire una serie di piazze. Comunque, per molti ungheresi era meglio q uesta semi-indipendenza con garanzia della libertà religiosa che la temuta intolleranza absburgica. (Cfr.: Géza Perjés, Mohtics, Budapest, 1979; fondamentale sulla campagna e la battaglia; Laszl6 Alfòldi, «The battle ofMohacs, 1526>, in: War and society in &stem Centrai Europe, 1101. iii, From Hunyadi to Rtikoczy: war and society in late medieval and early modem Hungary, ed. by J.M. Ba.k and Bèla K. Kiraly, Brooklyn, NY, 1982, pag. 189 sgg. ; A. Bombaci e$.). Shaw,op. cit., pag. 386 sgg.; Halil Inalcik, The Ottoman Empire: theclassicalage (1300-1600), London aod New York, 1973 ; Pem F. Sugar, op. cit. 29 Il ms. ha: «voli•. ;o Parkaoyi è' il nome ungherese di u na città oggi in Cecoslovacchia e chiamata Stùrovo, che in tedesco era indicata come Barchan o Gockem; il come Adam Forgach, feldmaresciallo imperiale, fu il d ifensore di Ncuhausel nel 1663. li conflitto era scoppiato nel 1657 tra i turchi e il Principe di Transilvania, Gyorgy Rak6czy II ( 1648-1660; n . nel 1621); questi aveva finito per chiedere l'aiuto degl i Absburgo e la guerra si era estesa. Di essa, la brillante difesa di Neuhausel (Nové Zamky) fatta da Forgach fu uno era i principali episodi. 31 Philipp-Emanuel Lorraine-Vaudemom, Duca di Mercocur, tenente-generale imperiale, da M. chiamato «Duca di Mercurio•. 31 b" Canisia è Nagykanizsa,città ungherese situata in importante posizione strategica a S.O. del Lago Balaton , lungo la strada per Zagabria da un lato e per Vienna dal!' altro.
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-1. Non fa acquisti per salto , ma piede a piede. Né Solimano attaccò Vienna nel 1529 prima d ' aver liberate le spalle da Raab e da Ungarisch Altenburg 32 ; -2 . Non consuma il tempo e le spese in imprese e spedizioni di poco momento; -3. Non fortifica il campo con linee di circonvallazione come è detto nel XIII Principio, ma lo assicura e lo ricopre col gran numero della Cavalleria; -4. Non fa gli approcci per la linea più breve assicurata con ridotti da luogo a luogo, ma li fa in linee curve moltiplicate le une dietro alle altre come si è visto nell'assedio di Neuhausel; -5 . Non rilevano le guardie né i lavoratori negli approcci, ma, entrati una volta nelle trincee , vi stanno sin alla fine dell' assedio e rientrano in ciascheduna parte più forti che non è tutta la guarnigione nemica: e quivi a loro viene portato il mangiare, la legna, l'acqua e gli altri bisogni; -6. Formano gli approcci più profondi e più lunghi dei nostn ; -7. Aprono le mura con (batterie) 33 continue, scavano i fossi derivandone l' acqua, li riempiono con sacchi d ' arena, di lana , fascine e altri materiali, fanno gallerie, spingono innanzi a sé montagne di terra che adeguano le altezze delle muraglie e de ' terrapieni della piazza assediata, fanno mine al modo ordinario e anche straordinario, all'antica romana, scalzando i fondamenti delle mura e reggendole con sostegni di legno sin a una certa misura e poi dandogli fuoco e facendo in tal mo.do cader una J l In unghe rese Mosonmagyar6var, cfr. n. 17. A segu ito della disfatta di Mohacs e della conquista turca dell'Ungheria (Buda cadde il I 7 settembre 1526), Ferdinando d ' Absburgo reagi attaccan do Zapolya e battendolo a Tokaj nel 1528. Solimano, dopo aver ripreso Buda, avanzò il 10-23 settembre 1529 su Vienna, d ifesa da non più di 17 .000 uomini, nominalmente al comando del Conte Palati no d •Austria, in realtà di due a nzian i ed espeni leaders: il conte di Salm ed il feldmaresciallo Wilhelm von Roggendorf, che con sforz i quasi incred ibili posero la città in istato di difesa . Tra il 23 e il 27 settembre Solimano investì completamente la città: fu il primo assedio d i Vienna. Si sviluppò una complessa guerra di mine e contromine, punteggiata da coraggiose sortite degli assediati. Col venire d ella stagione piovosa, Solimano il 14-15 ottobre tolse l'assedio, non senza aver messo a mone rutti i prigionieri d i sesso maschile. (H . Hummelberger, Wiens ente Belagerungdurchdieliirken, 1529, Wien, 1979). JJ Congetturale. La parola nel ms. è illeggibi le.
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lunga faccia di muro tutta in un tratto; inquietano con perpetui ed ostinati assalti i difensori: il che tutto si è visto ultimamente a Neuhausel; -8. Queste opere che ad altri riuscirebbero di insopportabile fatica, sono agevolate al Turco da una quantità immensa di guastatori, parte condotti a quest'effetto coll'esercito, parte comandati dai luoghi circonvicini, parte pagati 34 ; da gente volontaria che è in campo e dai contadini deditizi, onde l' opere si perfezionano presto: perchè il Giannizzero (tolto il primo aprire delle trinciere che egli fa da se stesso e il primo pigliarsi i posti che si fa andando l'Aga 35 loro di notte con la bandiera a pigliarlo), tutto il resto del travaglio e l'approfondare, allargare e coprire gli approcci è fatto da altri, né ha il soldato da pensare ad altro che a combattere 36 . Passivamente: -1. Le piazze del Turco non sono buone come le nostre; non sono fabbricate alla moderna, non hanno fianchi reali, sono anguste, hanno borghi aperti; le case fabricate maggior parte di legno e attaccate, o poco distanti, alle mura della piazza; -2. Si fidano nella quantità del presidio e nella forza dell' esercito che hanno sempre in piedi per rendersi padroni del campo.
XVI PRINCIPIO Il Turco fa da per sé poche partite o scorrerie, perché: -1. Non si scosta mai troppo dal campo come si è detto nel Principio XIII, 5, e come si osservò l'a. 1661 in Alì Bassà in Transilvania; -2. Lascia questa parte ai tartari , valacchi e moldavi, come si ~ Si intenda: offerti. 35 Letteralmente, anziano.
La parola però designava i vari ranghi degli ufficiali e sottufficiali dei Giannizzeri, da caporale (come in questo caso) sino al comandante del Corpo. 36 li senso del periodo è perfettamente chiaro, anche se esso mal si regge grammaticalmente: il che attesta della fretta con cui M. gettò giù questo stud io che, presumibilmente per l'inizio della campagna che doveva condurre alla vittoria di San Gottardo, non ebbe a quanto appare nemmeno il tempo di rileggere.
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legge delle scorrerie che fecero l'anno 1529 nel paese ob der Enns 37 , e come si è visto nell'anno 1663, nella scorreria fatta dai tartari nella Moravia, nella quale i turchi non fecero a loro che accompagnarli sino alla Vaga a Freistadtl 38 , aiutarli a forzar il passo e poi si fermarono potendo assicurar loro le spalle e il ntorno; -3. Danno però talora il guasto ad un paese intiero quando si ritirano, per obbligare con la fame l'inimico e non entrarci e a non perseguitarli, o a uscirne, entrato che ci fosse . E il far questi diserti per qualche spazio di terreno fra sé e l'inimico fu già in uso fra gli antichi germani (terra de more germanico) ed ora fra i persi, come racconta il Busbecq 39, e soglionsi chiamare (illeggib. ). Ora dovendo queste notizie servire di lume per, da una parte, aprofittarci dei nostri, impedendo e deludendo i vantaggi del nimico, e per, dall'altra parte, correggere i nostri e coglier l'inimico ne' suoi disavantaggi e come si suol dire prendre l'ennemis par son défaut et par son faible, vengono a risultarne queste massl!Ile:
I MASSIMA l'esercito maggiore in campagna e intorno al Danubio sia di 50.000 alemanni con 10 in 12 .000 cavalli leggeri ungheresi , croati, polacchi e simili, perché: 1 ° - Se egli non è in qualche grossa proporzione fra la potenza movente e il mobile e fra l'attivo e il passivo non può H l..etteralm. sopra la zona di Enos. città dell'alta Austria.
Oggi Hlohovec in Cecoslovacchia. 39 Augier Ghislain dc Busbecq (o Busbeck), 1522-1592. nato a Comines, nelle Fiandre. diplomatico, scrittore e umanista, servì Carlo V e Ferdinando Id' Absburgo. Dal 1555 al 1556 fu ambasciatore a Costantinopoli e nel 1562 pervenne a negoziare una pace con Solìmano li. Alla fine della vita fu a Parigi, come tesoriere di El isabetta d ·Austria , moglie di Carlo IX re di Francia. Morì a Rouen. le sue epistole in latino da Costantinopoli e da Parigi sono un modello di eleganza latina e (specialmente le prime) una fonte primaria per la storia e i cosrumi del tempo. Fu anche collezionista di testi greci e scoperse ad Ankara il famoso «Monumcnrum Ancyranum,. contenente il testamento politico di Augusto. Tra l'altro, introdusse in Europa il tulipano. Scrisse anche sulle cose militari turche e descrisse ampiamente i suoi viaggi . }S
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seguirne il moto e l'atto; e il persuadersi con 25 o 40.000 persone la vittoria contro alla gran potenza del Turco (Principio I) saria una imperita temerità 40 ; 2 ° - Eserciti maggiori di questo si sono avuti più volte solo contro il Turco come l' a. 15 30, che l'esercito cristiano era di 90.000 fanti e 30.000 cavalli; l' a. 1542 fu similmente grossissimo, guidato da Joachim Principe di Brandenburgo; l'a. 1547 di 100.000 uomini; l' a. 1566 di 80.000 fanti , 25 .000 cavalli e 36 navi ; l'a. 1594 di 50.000 uomini ; l'a. 1595 di 70.000 ma ancora contro a nemici cristiani molto men potenti del Turco 40 bis; 3 ° - Senza questa forza non si può ragionevolmente (come chiaro è l'esempio nella suddette grossisime armate , che ad ogni modo poco di grande operarono) né venirsi a fronte al nemico , né sostenere il decoro dell'armi, ma si è costretto a rappiattarsi qui e là, con perdita e con discredito; 4 ° - Troppo frequenti e lugubri abbiamo gli esempi delle memorabili perdite fattesi dai cristiani per essersi cimentati con pochi contro a molti, come successe l'anno 1526 a Lodovico d'Ungheria, l' anno 1537 al Coniano 41 l'anno 1541 al Raggendorff, l'anno 1556 al Prichein. Come a riscontro ogni volta che il Turco non ha avuto le forze smisuratamente superiori è stato battuto,come successe l' anno 1593 sotto a Sissek e sotto Alba Regale e l'anno 1595 sotto a Strigonia 42 . 40 In realtà, quello stesso anno M. avrebbe conquistato la splendida vittoria di San Gottardo con ooo più di 26.000 uomini io prima linea: è vero però che ne aveva per lo meno altrettanti nelle fonezze e nei presidii; che i turchi noo potevano opporgli io que l momento più di ~0.000 uomini di prima linea; e, the fast but not the least, che al condottiero non fece mai difetto l'audacia. purché fondata su condizioni ragionevoli: una p roporzione di uno a due era da lui considerata cale. Si giudichi da ciò la sua im pavidità . 40 bis M. allude evidentemente alle truppe impegnate d agli Absburgo di Spagna nelle guerre di religione, contro francesi e ol andesi. 41 Hans Katzianer, generale absburgico, respinto dai rurchi e costretto a ripiegare in territorio austriaco. 42 Alba Regale (altrove Alba Regia), è la città di Székesfehérva.r a N.E. del Balaton , sulla via per Buda. Nel M.E. fu residenza d el re d'Ungheria della dinasci:a. Arpadica; nel 1222 il re Andrea Il vi firmò la «Bolla d 'oro», che rimase la base della constilutio feudale d'Ungheria; fino al 1526 fu sede d ell 'incoronazione dei Sovrani u ngheresi. Per Strigonia, cfr. più indietro. n . 24.
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II MASSIMA La ripartizione di questi 50.000 alemanni sia di 25 o 30.000 fanti e 20-25 .000 cavalli, perché: 1 ° - Il rispetto che si deve avere al gran numero della Cavalleria del nemico e alla qualità del paese dell'Ungheria che in molti luoghi ha campagna vastissima, richiede necessariamente questa proporzione: altrimenti non si potria per lo tardo moto dei pedoni, comodamente difendere il paese dal guasto contro alla numerosa Cavalleria del Turco; e le Corazze ben armate non sono da reputarsi meno de' Fanti ne' fatti d'arme.
III MASSIMA L' arme fra la Fanteria devon essere 1 / 3 di picche, armate con petto, morione e mezzi bracciali; 2 / 3 moschettieri, con forchette, senza le quali non si può fare tiro sicuro; e un numero di rondacce che s'hanno a condurre col traino dell'Artiglieria per servirsene all'occasione; fra la Cavalleria: per la difesa, corazze, cioè petto, schiena , caschetto a lunga coda e orecchie, manopole e bracciali; per l'offesa: spade lunghe e non pieghevoli, e pistole, perché: 1 ° - Tutto il nostro vantaggio è di formar un corpo solido così fermo ed impenetrabile che ovunque egli stia o vada sia come una fortezza; e impenetrabilità non si può attendere se non dalla picca e dalla corazza; 2 ° - La Cavalleria leggiera serve a scorrere, a pigliar legna, a dar la carica quando l'inimico sia rotto, e deve avere per offesa oltre la spada, la carabina. Non deve già questa essere un troppo gran numero, perché col suo moto e caracollo (non potendo star salda quand'ella è vigorosamente investita) cagioneria troppa confusione nella battaglia, come chiaro apparisce dall'ordine del Friedland generalissimo, il quale, vista con gli occhi propri nella battaglia ultima di Liitzen la confusione che la Cavalleria leggiera
Discorso della g11e1Ta contro il Turco
incontrò nel fatto d'armi, dall'esercito 43 .
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la proscrisse 1nt1eramente
IV MASSIMA Oltre questo esercito maggiore si deve avere un corpo di 20.000 uomini in Croazia e di 25 a 30.000 nella Transilvania o nella Ungheria superiore 44 perché: 1 ° - Queste parti tanto distaccate e lontane rimarranno altrimenti scoperte e soggette alle invasioni; 2 ° - Si tengono anche distaccate le forze dell'inimico; 3 ° - Possono in caso di bisogno accozzarsi insieme due eserciu;
4 ° - Così fu anche osservato l'a. 1556 nel quale l'imperatore Massimiliano si tenne al Danubio. Un corpo di 22.000 uomini era nell'Ungheria superiore, un altro di 13.000 stava fra la Drava e la Mur. L'a. 1601 il Duca Mercurio 45 stava con un esercito sotto Alba Regale, Giorgio Basta con un altro in Transilvania e l' Arciduca Ferdinando assediava col terzo Canisia.
V MASSIMA S'abbia appresso all'esercito maggiore per Artiglieria ordinaria: 100 pezzetti da 3. libbre; 6 falconi; 6 quarti di cannone; 4 mezzi cannoni; 2 mortari da 100 libbre, petrieri o Haubitzen 46 da caricarsi con granate, palle di fuoco, palle infocate e cartucce 47 ; 43 Tutto questo passo contiene numerosi, evidenti errori di copiatura che lo rendono poco coerente; le correzioni sono state ridotte al minimo ed è stata omessa la riproduzione dell'ordine del Wallenstein. 44 L'attuale Slovacchia. 4 ) Cfr. n . 31. 46 Obici. Per la nomenclatura dei pezzi di artiglieria cfr. le minu ziose spiegazioni che M. ne dà in Ta11ole Militari. 47 Mentre le palle infocate erano normali proeittili di ghisa arroventati, le palle di fuoco erano autentici ordigni incendiari.
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Le opere di Raimondo MonJecuccoli
requisiti a 100 tiri per pezzo; granate da trarsi fuori de' moschetti; ponti di barche su le carra; altri a gettare come Binsenbriicken 48 ; scale da assalto; palle a catena, granate a mano; granatieri, guastatori, minatori, Schanzem 49 , catene, palissate, spanùhe Reitero 50, Schwe,fudem , carra alla Durlach 51 ; perché: 1 ° - La proporzione verso quella dell'inimico (Principio IV) non richiede di meno; 2 ° - Bisogna poter sempre covrire i lati dell'esercito sia nel marciare, nell'alloggiare e nel combattere; 3 ° - La Cavalleria del Turco e i cavalli stessi temono di lor natura sopra tutte le cose il fuoco, onde cosiste il nostro vantaggio particolarmente in simile offesa; 4 ° - La quantità del cannone serve sommamente alla difesa delle linee, perché non venendosi così subito alle mani come in una battaglia che si dà in campagna aperta, l' Artiglieria ha molto più tempo di fare il suo effetto.
VI MASSIMA L'Artiglieria straordinaria per formar un assedio sia in pronto di rinforzo all'ordinaria co' loro requisiti di palle e munizioni. 1 ° - Devono questi requisiti essere alla mano per non perdere il tempo quando la congettura s'appresenta di intraprendere qualche assedio, né a far la cosa palese con la lenta condotta dell'Artiglieria, onde potriano questi requisiti tenersi a Komorn 51 bis Raab , Graz.
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Pom i di giu nchi, o ponti volanti. Scavatori di trincee. Cavalli di frisia. H Due diversi tipi di carrette. H bis M. indica q ui con il nome tedesco di Komorn una importantissima località strategica e porto fluviale, situata su Ua riva N. del Danubio tra Bratislava e Esztergom, chiamata in ungherese Komarom e oggi, in Slovacchia, Komarno. Da notare che, sebbene la città faccia ormai parte della Cecoslovacchia, la sua popolazione rimane in maggioranza ungherese e che il sob borgo meridionale di Komarno, posto a S. del Danu bio, si trova tutt'ora in Ungheria e porta l'amico nome di Komarom . 49
,o
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VII MASSIMA La munizione deve essere in quantità, perché: 1 ° - Se ne consuma di molta, o le imprese rimangono imperfette; bisogna fornirne talora l'una, talora l'altra piazza, o delle nuovamente occupate; 2 ° - Li svedesi consumarono ali' assedio di Praga vecchia e senza frutto 4000 centinaia 52 di polvere; Carlo Gustavo sotto Copenhagen ne consumò 12 centinaia 53 ; gli Imperiali dopo aver fatte le mine sotto a Glogau, in Slesia, per mancanza di polvere da caricarle non poterono farle volare e furono forzati d' abbandonare l'assedio; il Gran Visir, nell' assedio di Neuhausel l' anno passato aveva consumato da 6 in 7000 centinaia di polvere; 3 ° - La miccia s' ab brucia continuamente di giorno e di notte.
VIII MASSIMA Vuolsi avere delle vettovaglie sufficienti per li presidii ordinari e per l'armata. E fra le spese sono principalmente biscotto e riso. Vuolsi formar a tempo i magazzini e determinar luoghi sicuri dove mercanti, vivandieri , appaltatori abbiano a far scalo; e tali luoghi po~riano esser Presburgo, Raab, Komorn , Papa, Radkersburg , Cassovia 53 bis; Villach, Boschau, Sehinder 54 ; 2 ~
Cfr. n. 19. Sic, ma deve intendersi 12 .000. Cfr. q uanto detto nella seconda parte degli cAforismi>. Durante la guerra del Nord, cominciata nel 1655, Carlo X (Carlo Gustavo) di Svezia, dopo aver attaccato la Polonia, si ti rò contro una coalizione in cui vi erano la Danimarca, il Brandeburgo e, più tardi , l'Austria. L'assedio che egli pose a Copenhagen fu nel 1658 e non approdò ad alcun risu ltato. Infine le forze ausuiache, gu idate da M ., conquistarono una serie di vittorie che condussero nel 1660 alla pace di Oliva. Fu questa una tra le più brillami campagne del Nosuo. H bis Presburgo, oggi Bratislava, capitale della Slovacch ia, e ra una importantissima città ungherese con il nome di Pozsony; come tale, fungeva da capitale d ell'Ungheria absburgica d opo la perdita di Buda e vi aveva sede la Dieta; di Raab, Komorn e Papa si è detto; Radkersburg era in territ0rio austriaco; Cassovia, nome assai usato ai tempi di M., anche per la p resenza di numerosi italiani con u na loro tradizione, si chiama oggi Kosice, in Slovacchia. Era u n' importante città dell'Ungheria di allora, con il nome di Csakany; in tedesco era denominata Kaschau. ) 4 Villach è in Stiria, assai indietro rispetto al previsto fronte operativo; così pure, a quanto sembra, le altre località, il cui nome odierno non è stato identificato, anche per scarsa leggibilità ddms. 53
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1 ° - Il pane è necessarissimo e non potendosi sempre o
cuocere a tempo o, cotto che egli sia, darlo fuora né mantenerlo senza guastarsi, sarà bene di aver quantità di biscotti che si conservano meglio, e serbarli all 'occasione; anche il riso risparmia la fatica di macinarlo e di cuocerlo nei forni e conseguentemente risparmia la legna ed è di maggior nutrimento che il pane; 2 ° - Molte armate si sono disfatte per difetto di provianda: ne abbiamo freschissimi esempi nell'Ungheria superiore.Abbiamo visto quest'anno 1664 li (illegibile) e Zrrnyi 55 in un paese fresco e non guasto, in tempo che l'inimico non era in campagna né s'è mai lasciato vedere con soldati ben pagati, e freschi, patire penuria di viveri: che cosa sarà nei luoghi distrutti, in faccia al campo nemico e con mancamento di soldo? Certo che il fidarsi di ritrovar il sostentamento nel paese nemico è un lusingarsi e pascersi di chimere 56; 3° - Vuolsi avere talora del vino o della birra per mantenere la salute del soldato, il quale non ha come il Turco lo stomaco avvezzo da fanciullo a ber l'acqua.
IX MASSIMA Il bagaglio si deve riformare al più picciolo piede che sia possibile; scaricarsi delle bocche inutili, averne però il bisogno 57 perché: 1 ° - L'eccessivo bagaglio occupa tanto spazio che non si può né alloggiando ridurlo dentro alle fortificazioni, né marciando o combattendo ricoprirlo abbastanza; )) Il primo nome è indecifrabile, evid. pasticciato dall'amanuense; il secondo è quello dell 'uomo destinato a diventare uno dei grandi rivali di M., Mikl6s Zrinyi (1620-1644), Bano di Croazia dal 1647. poeta, generale, uomo politico e scrittore militare. Sulla sua rivalità con M., si veda l'introduzione al I volume della presente edizione ove sono cit. le edi.zioni delle opere di Zrinyi nonché i principali scritti sulla controversia tra i due.ai quali si deve aggiungere ora: Géza Perjés, «The Zrfoyi-Momecuccoli controversy>, in: From Hunyadi to Rak6czy ... cit., pag, 335 sgg. )6 Si ha qui la prima aspra critica di M. allo Zrinyi, e una risposta anticipata di oltre un secolo alla leggenda secondo cui gli eserciti potrebbero sostentarsi unicamente «vivendo sul paese». H Intendasi: la quantità necessaria (di bagaglio).
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Il difetto fa che il soldato non può portar seco né tende né utensili né altre cose necessarie, onde per patimenti e disagi s' inferma e muore. 2°
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X MASSIMA Del denaro ce ne vuole per le spese ordinarie dell'intrattenimento della soldatesca e per le straordinarie di spie, corrieri, donativi, travagli alle trincere, agli assedi e simil cosa, perché: 1 ° - Nelle guerre in altri paesi si mettono in contribuzione i luoghi all'intorno, il soldato ha qualche profitto, quello che si compra non si paga più di quello che intrinsecamente vale; 2 ° - Mancando l'intrattenimento 58 puntuale alla soldatesca li reggimenti si diminuiscono a vista per le fughe, per le malattie e per quelli che sono ammazzati dai paesani; la disciplina militare non può osservarsi, le pene e i castighi non possono in coscienza imporsi; il brio e l'ardore del combattere s'intiepidisce e si estingue; il paese è messo a sacco onde traggono poi l'origine le lamentazioni degli ungari e l'animosità e l'odio fra le nazioni: e ali' occasione del combattere non si ritrovano i soldati all'insegna.
XI MASSIMA Il guerreggiare di vernotempo è un avantaggio che i cristiani avranno sopra il Turco (Princ. IX) perché: 1 ° - Il Turco non sa farlo, non l'avendo mai fatto; non lo può, carico di troppa moltitudine di cavalli che non trovano foraggio; non lo vuole per legge e per consuetudine; 2 ° - Li ghiacci danno facilità a molte imprese: di passar le riviere, attaccar luoghi situati nei paludi e cose simili; si risparmiamo i quartieri e i passaggi delle soldatesche, massime ausiliarie; il Turco col bere acqua non è sì atto a sopportare il freddo; le milizie )S
Le paghe.
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asiatiche e i cavalli non soffrono i ghiacci; i foraggi mancano a tanta Cavalleria; 3 ° - Per far la guerra l 'inverno ci vogliono questi requisiti: 1) gente fresca, ben vestita, ben calzata, ben pagata; 2) magazzini formati anticipatamente di grani e di biade; 3) Schanzkleid 59 di ferro acciaiato; 4) ogni soldato abbia la sua tenda; 5) ferri con ramponi acciaiati per i cavalli; 6) vino, acquavite, riso, biscotti; 7) slitte per l'Artiglieria in tempo di nevi grosse ; 8) due Armate , che l'una travagli dal principio di aprile sin dal principio di novembre, cioè 7 mesi dell ' anno, e l'altra da novembre sin ad aprile, 5 mesi ; ovvero sia un' Armata sola di cui la metà dei reggimenti e la metà di ciaschedun reggimento faccia il primo servigio e l' altra metà il secondo; e si recrutino e rimontino nel tempo dei quartieri , onde: 9) rinforzi l'esercito nell 'autunno perché le malattie, le morti, e le fughe lo diminuiscono troppo l'estate. 4 ° - Ovvero si esca d' alcune settimane prima del!' inimico in campagna: e si potrà sforzar una piazza o dar il guasto a un paese o formar qualche altra impresa prima che l 'inimico si sia raccozzato insieme 59 bis.
XII MASSIMA Il luogo più avantaggioso a noi per far la guerra st è principalmente lungo il Danubio: 1 ° - La commodità e la corrente del fiume porta con facilità macchine, proviande, munizioni , ecc.; 2 ° - La regola generale di guerra richiede d 'impadronirsi dei fiumi , massime reali ; >? P:uapctti o rivc:scimc:nti da trincea. >9 bis Si osservi come: in questo p:uagrafo M. prevedeva tutte le possibilità di una campagna invernale: e: mostri di averne studiato a fondo le esige nze organiche e logistiche, contrariamente: alla consuerudine dell'epoca di preodere i quanieri d'inverno e di non condurre più operazioni attive fino a primavera. Anche io ciò egli appare ben avanti rispetto al suo tempo.
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3 ° - S'accorcia la linea di comunicazione con l'Ungheria supenore; 4 ° - Si tagliano fu ora l' altre piazze dell'inimico che stanno più discoste dal Danubio; 5° - Si fanno l 'imprese con buona linea di comunicazione e con coerenza, non per s,i.lti; 6 ° - Si apre la strada per servirsi con profitto delle galere e per esser secondato per acqua nell' operazioni; 7° - Si fa con minor spesa che altrove, e molto (meglio) che nell'Ungheria superiore dove l'esempio ci ha fatto vedere quanti eserciti sieno iti a molto disagio, di fame, di ammunitionamento e per quella stravaganza di quella gente, non potendosi somministrare a tempo i viveri, le paghe, i vestiti e le altre necessità e massime non essendovi fatta alcuna linea di coerenza e di comurucaz10ne.
XIII MASSIMA Il modo nostro non può essere né risoluto né segreto, né esecutivo, ma egli è lento, perché: 1 ° - L'esercito, che è composto di gente alemanna, unghera, francese, italiana, svedese, ecc. di propria e d'ausiliaria, e ciascheduna parte divisa in più membri con diversi privilegi e diversi fini e diversi comandanti, bisogna che per necessità abbia il moto tardo nelle deliberazioni e nelle esecuzioni, avendo per muoversi bisogno del consenso di più voleri quali non sempre facilmente concordano per le varie nature, esercizi e fini; né possono guardare il segreto per la pluralità dei soggetti che hanno a concorrere nella partecipazione delle consulte 60 ; 2 ° - Il rimedio sarà: dare l'autorità assoluta ad uno solo, o aggiungergli un consiglio di pochi ma buoni, fideli, esperti, così i Romani nei casi urgenti ricorsero all'autorità dittatoria; la Repubblica veneta, tanto gelosa della sua libertà, o riserva l'autorità a 60 M. prevede ben chiaramente tutti i gravissimi problemi che egli dovrà affrontare guidando un esercito composito ed eterogeneo nella campagna di San Gottardo.
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pochi cittadini che nei bisogni urgenti senza maggior consulta possono soli deliberare, o la danno piena al generale (B).
XIV MASSIMA Nel marciare; doversi insieme riconoscer innanzi e nell' intorno, coprir i lati della battaglia col vantaggio della natura e dei siti, con l'Artiglieria, di catene, carra, palissate, ecc.
XV MASSIMA Nell'alloggiare; scegliere luoghi avvantaggiosi, incomodi alla Cavalleria della quale il Turco abbonda; fortificare o ricoprirsi con Wagenburg 61 o con palissate o con altro: 1 ° - Considerare di non lasciarsi chiudere né circondare in luogo dove non si potesse avere acqua, pascoli, foraggio , vettovaglie, legna, munizioni, e però: 2 ° - si mantenga sempre un passaggio aperto per la condotta delle cose necessarie, e quando fosse (possibile) anche con fortini al tiro di moschetto l'uno dall'altro; 3 e · - Non lasciarsi mai tirare a grosse scaramucce, perché in esse ha troppo avvantaggio il Turco, come unico e proprio suo modo di combattere; 4 ° - Non lasciarsi luoghi considerabili dell'inimico alle spalle.
XVI MASSIMA Per li fatti d'arme: egli viene prima in questione s'egli è o non è a noi profittevole di dar le giornate. 61 Fonificazione campale fatta disponendo i carri in cerchio. (B) Tito Livio: «Tres tribuni potestate consulari documento fuere , quasi plurimum impe, rium, bello inutile esset, tendendo ad sua quisque consilia, curo alii aliud videmur, spernerunt ad occasionem locum osti saluberrimum; in admi nistratione magnarum rem est, summam imperii apud unum esse•. (N.d.A. ).
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- Per la negativa militano queste ragioni: 1) si mette a rischio tutta la somma delle cose in un punto; 2) tutta l'Ungheria si rivolterà nel caso d ' avversità e il male della guerra entra di lancio nei paesi ereditari 62 ; 3) le storie insegnano che delle battaglie datesi coi turchi pochissime si sono guadagnate e molte perdute; 4) quei che prescrivono i precetti dell'arte, sopra tutti gli altri inculcano questo: non decernat imperator, nisi summa necessitudo aut summa et occasio data sit; nisi cum maior emolumenti spes quam damni motus extendatur; 5) una sola battaglia persa dall 'Elettor palatino al Weisserberg di Praga 63 gli tolse il regno; una sola persa nei campi di Mohacs dal re Ludovico d'Ungheria gli tolse il regno e la vita; una sola persa dagl'Imperiali a Leipzig gli fé perdere tutto ciò che avevano nell'Impero e anche parte dei paesi ereditari; una sola persa dai svedesi a Nordlingen tirò seco la perdita di molte province e di molte piazzeforti; una sola persa dai polacchi l'a. 1657 fece scorrere i svedesi trionfanti per tutto il regno 64 ; - Per l'affermativa militano queste ragioni: 1) Egli è un paradosso di persuadersi e di voler vincere una guerra senza combattere: perché il fine di chi vuol far la guerra è poterla combattere alla campagna e poter vincere una giornata; chi non ardisce di farlo manca del fine per cui si guerreggia: e. si ha ben visto più volte delle armate deboli rompere delle più forti in campagna, ma non s'è mai visto che un esercito che per non combattere si rinchiuse dentro un campo fortificato ne abbia mai disfatto uno che l'abbia attaccato. A chi assalisce basta che di più attacchi che gli fa, l'uno gli riesca bene, per renderlo vittorioso: ma chi è assalito, mette tutta la sua speranza nel ritrinciamento, e vedendolo forzato in una sol parte, perdesi il cuore in tutte l'altre e si abbandona il resto. Se quei che attaccano sono respinti, possono facilmente rimettersi e ritornar alla carica. Finalmente, la più gran fortuna che possa avere un'armata che combatte dentro 62
Intendasi: nei paesi absburgici, cioè in Austria. Bianca, 8 novembre 1620. 64 Nella guerra del Nord . 6~ Montagna
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alle linee è di non esser battuta, ma ella non può avere mai la gloria di disfare intieramente il nimico né aver alcun vantaggio considerabile se non è che ella esca dalle trincere a combattere l'inimico quando egli sia stanco e in perdita grande per gli attacchi fatti; 2) bisogna imitar i Romani , che faceano le guerre corte e grosse 65; 3) non può il Turco nelle battaglie campali adoperare tanta moltitudine di guastatori e gente disarmata, la quale seguita il suo campo, e che in tal azione gli riesce così inutile e d ' imbarazzo, come nell 'altre spedizioni militari cl ' assedi o d'altro gli riesce utilissima; 4) quando il Turco s'accorge che l'esercito cristiano non ardisce di combattere, lo circonda, il rinchiude, gli taglia i viveri alle spalle e in ogni modo lo distrugge senza operare onde gli convien perire senza speranza di vincere, dove a riscontro combattendo può sperare la vittoria; 5) si sarà nell'umore degli ungheresi, che stracchi e impazienti delle lunghezze, danno nella disperazione; 6) guadagnandosi una battaglia, resosi per la vittoria padrone della campagna, o si può suingere il Turco a una buona pace; o si può occupargli nel corso della vittoria un grandissimo uatto di paese, perché i luoghi che egli presidia non sono di gran forza; o si può debellarlo affatto facendo sollevare i popoli a lui soggetti ormai impazienti del giogo e della tirannide, che aspettano solo d'esser appoggiati, essendo fra di loro molti cristiani, come in Grecia, Macedonia, Illiria, Dalmazia e simili, di che ultimamente scrisse eloquentemente l'Arcivescovo di Strigonia: ma il candore di questo negozio batte nel cacciar l' inimico fuora del campo, senza di che egli è impossibile di procedere agli altri progressi: hic
opus, htc labor; 7) alle obiezioni e alle ragioni della parte negativa rispondesi: I, che i danni che seguono la perdita d ' una battaglia sono veramente grandissimi, ma che egli bisogna aver tante e in tali 6) Ulteriore dimostrazione , se ve ne fosse bisogno, che M. aveva perfettamente compreso l 'essenz.a della strategia offensiva e della ricerca rapida della decisione, a condizione che ne esistessero le possibilità.
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disposizioni le forze , che si confidi poter con probabilità e con ragione praticar la campagna e combattendo guadagnar la vittoria, il che si può con fondame neo sperare purché non s'incorra in cinque errori principali che hanno fatto perder le giornate dei tempi addietro , e sono: i, azzuffarsi con numero troppo sproporzionatamente inferiore di pochi contro molti; ii, lasciarsi trasportare da troppo ardore di combattere senza vantaggio; iii , darsi a buccinare prima che d'aver totalmente cacciato l'inimico fuori del campo; iv, scomporre gli ordini nel dar la caccia troppo alla sciolta all'inimico che fugge , cadendo nei suoi agguati; v, lasciarsi ridurre in angustie dove egli si abbia anziché p er elezione, per disperazione a combattere; II , all'altra obiezione di non far giornata se non per necessità o per vantaggio , rispondasi che la necessità è evidente ed assoluta mentre che egli non è possibile di uscir da questa guerra senza venir ad un fatto d ' arme, e che il trar la guerra in lungo è un rovinarsi, evidentemente essendo i paesi esausti , gli ungheresi disperati e il peso delle armi amiche e nemiche , proprie ed ausiliarie , insopportabile 66 .
XVII MASSIMA Il modo e avvantaggio da pigliarsi nel dar la battaglia, per vincerla probabilmente, sono gl'infrascritti: 1 ° - Si schivino gli errori suddetti; 2 ° - Si sforzi l'inimico di venir a trovarci nei nostri avvantaggi campeggiando vicino a lui in sito avvantaggioso , sin che costretto per il difetto de' foraggi a ritirarsi, o combatta o si dia 66 Vi è qui, in anticipo, la risposta , tersa ed inequ ivocabik, alle accuse dello Zéinyi, nonch é la chiara espressione del la determinazione di M., presa p rima d i mettersi in campagna , di venire con i tu rch i a quella battaglia d ecisiva che sarà San Gottardo.
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altra buona occasione: assalendolo quand'egli è impegnato ID qualche assedio , cogliendolo a qualche passaggio, o disunito; 3 ° - Guardarsi d'esser circondato (Principio XIV, 3) e però si assicurino i fianchi e le spalle con trincere, vantaggi di siti, boschi, monti, paludi,fiumi, dirupi, battaglioni(?) pali, carra, ecc.; 4 ° - L'ordinanza della battaglia non sia molto distesa né più di quello che dal capitano posto nel mezzo possa esser scopeno, perché ella deve far testa da tutti e quattro i lati; 5 ° - La forma della battaglia sia quadra o più tosto, per toglier via i canti, venga nell'ottangolare, come si fece in Transilvania contro Alì Bassà l'anno 1661; così l'inimico non ritrova punta alcuna che egli possa facilmente sforzare, ma riscontra quasi da per tutto una forza eguale dai lati; 6 ° - Ciascheduna fronte sia di due lati e la seconda serva di riserva e di soccorso alla prima; 7 ° - La munizione e il bagaglio principale si ponga nel mezzo e nel centro della battaglia; 8 ° - Contro alla Cavalleria del nemico si presentano in fronte le picche alle quali si dà 1 / 3 della moschetteria per coprire i fianchi, 1 / 3 sotto alle picche avanti alla fronte et 1 / 3 di riserva per secondare; 9° - L'Artiglieria più grossa si pone fra li picchieri e moschettieri, la più minuta fra i moschettieri e i cavalli; ciascun pezzetto di cannone sia servito da due persone, l'una delle quali va caricando e sparando e l'altra va alzando le gambe della lavetta e spinge il pezzo e lo fa da camminare con quella prestezza che la gente marcia; 10° - Si mettono plotoni di moschettieri tra (i) cavalli, massime dove il sito impedisce l'urto e il libero maneggio dei cavalli, ma questi plotoni abbiano da vicino ove ricoverarsi, in caso che la Cavalleria l'assalisse soli; 11 ° - In somma la moschetteria e le corazze investiscono l'Infanteria dell'inimico le picche sostengono la sua Cavalleria, l'Artiglieria spari contro a tutti, ma distribuendosi in modo, sì come anche la moschetteria, che sempre vi sia fuoco in aria; 12 ° - Le riserve e le retroguardie osservino di avanzarsi e di
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girarsi verso la fronte, secondo che egli si conosce o il bisogno di soccorrere i suoi e dar loro calore e ristaurarli, o il vantaggio di far danno e riapissicare 67 o di porre in rotta il nemico; 13 ° - Siasi ammonito di non lasciare spaventarsi per i gridi e per i urli dell'inimico né per altre novità e apparenze; 14 ° - Sopra il tutto non disguarnir mai troppo le piazze, perché non essendosi sicuro della vittoria la quale sta nella mano dell'Altissimo, lo spavento della rotta faria anche perdere le piazze che si renderiano senza combattere , perché i residui e gli rimanzi 68 dell' esercito battuto non possono ricoverarsi come nelle altre guerre né luoghi sicuri, ma vien loro la ritirata intercetta dalla Cavalleria leggiera del Turco onde deve lasciar l'arrischiare l'armata senza arrischiar anche tutto il regno in una volta sprovedendo le piazze, che hanno ad essere l'ancora stessa del mantenimento degli stati.
XVIII MASSIMA Negli assedi consistono gli avvantaggi in questi punti: Passivamente e nella difesa: 1 ° - Le fortezze sieno ben fornite di tutte le cose necessarie per un mezzo anno almeno; sieno grandi e capaci di molta gente e fornite di buoni difensori per tenere da lontano l'inimico; 2 ° - Sieno l' opere tutte contraminate , accioché l'inimico proceda con più rispetto e lentezza, rompa la furia e l'impeto e perda tempo nell' avanzarsi; le mine , fatte da per tutto di là della contrascarpa, come in Candia 69 , come si è fatto a Raab, saranno 67 Il signficato di questa parola sembra: «ri prendere il combattimento q uando le proprie file l'avessero interrotto per stanchezza•; probabilme nte essa suonava «riappiccarsi• o «riappiccicassi• nel testo originale. 68 Rimanenti. 69 Nel 1645 un gruppo di corsari maltesi, provenienti dai porti veneziani d i Creta (Candia) catturarono u na nave con alcune delle mogli del Sultano Ibrahim I ( 1640-1648); i tu rch i reagirono sbascando a Creta un esercito d i 50.000 uomini i quali. con l'aiuto delle local i popolazioni greche, che non amavano il governo veneziano, presero Canea e Retimno , rispettivamente nel 1645 e nel 1646. poi posero l'assed io alla formid abile fottezza d i Candia (lraklion). L'assed io durò ventun anno ( 1648-1669). sia per la grande potenza e perfezione delle fortificazioni.qui sottolineata da
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modo esqms1to perché, non potendosi esser eguale al nemico sopra sito, si viene a essergli eguale sotterra in dove egli non può spiegare più gente di quella che noi possiamo muovere , oltre che perde tutto il vantaggio dell'Artiglieria: dunque si costringe di andar sotterra a questo modo; notisi che essendo gli approcci del Turco trasversali, non ci è difficoltà a riscontrarli con le mine (alle quali suolsi clandestinamente o andar di sotto, o dare svaporamento e aria, o levar la polvere) 70 ; 3 ° - S'abbiano gran fianchi 71 nella piazza per poter metter molta artiglieria in controbatteria contro al gran numero dei cannoni dell'inimico; siccome anche vi sieno dei cavaglieri 72 per dominare alle batterie alte e alle montagne di terra che sono alzate dai turchi; qui possono anche servire i fornelli e fianchi entranti dell'avancorpo; 4 ° - Si giuochi dei fuochi artifiziali 73 nella trincea dell' inimico, perché essendo quelle molto contigue e fisse l'una nell'altra 74 e ripiena di gente, non possono (andar) a vuoto né senza danno; 5 ° - Si levi la terra all'inimico e ogni materia e coperta 75 per quanto mai si può, perché tutto gli torna a grand'avvantaggio per la quantità grande dei guastatori; 6 ° - Li parapetti e terrapieni sieno 3 o 4 piedi (più) grossi che il profilo ordinario per resistere all'artiglieria dell'inimico che è più grossa e vien caricata con più polvere della nostra; 7 ° - Le sortite si facciano con grande avvertenza, perché l'inimico è molto forte negli approcci , si secondano molto bene M. , sia anche perché l'enorme superiorità della Marina veneziana creò gravissimi problemi di rifornimenti agli assedianti riuscendo invece sempre a rifornire gli assediaci e catturando anche le isole di Lemno e Tcnedo,il che portò al blocco dei turchi che avevano tentato vanamente di forzare il blocco stesso. 70 «Andar di sotto• significa conuominare scavando un nostro fornello di mina sotto a quello nemico; «dar vento e aria> significa aprire un condotto di sfogo alla mina eliminandone l'intasamento che è la causa maggiore della sua potenza; «levar la polvere• è chiaro di per sé. 7l Le parti dei baluardi della fortezza da cui partiva iJ tiro fiancheggiante che copriva le cortine; cfr. le ampie spiegazioni date da M. in Tavole Militari. 72 Rialzi elevaci sopra le fortificazioni. 73 Razzi. 74 Ci& comunicanti tra di loro. n Copertura o protezione.
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gli uni gli altri, e volendosi (spingere) giù alle spalle dell'ultime linee, se si è investiti dalla Cavalleria non si può tornar a dietro.
XIX MASSIMA Attivamente e nella offesa: 1 ° - Non si lasciar mai luogo nemico alle spalle e massimamente vicino a i fiumi navigabili, accioché non resti impedimento a viveri né si possa esser circondato; 2 ° - Sia tanta munizione di bocca e di guerra nel campo che possa fornire per tutto il tempo dell'assedio, senza averne a far venir dell'altra, e ciò per cautela in ogni caso che l'inimico tagliasse le condotte; 3 ° - S'impieghi il tempo, le spese e le fatiche in luogo utile e riputevole, con coerenza e per gradi, non per salti 76 ; 4 ° - Far gran batterie per levar i fianchi, le quali non essendo reali 77 si possono togliere facilmente; 5 ° - Servirsi principalmente delle mine e de' mantelletti, perché le piazze del Turco hanno fianchi reali 78 ; 6 ° - Fortificar bene i luoghi e secondo l'arte moderna presi che si sono, facendo travagliar all'opera i paesani deditizi, introducendo subito le proviande e munizioni necessarie e tassando all'intorno e deputando le decime dell'entrata per intrattenimento 79 delle guarnigioni; 7° - Giuocar con fuochi d'Artiglieria e con bombe, perché essendo i luoghi angusti e le case fabbricate in gran parte di legno, possono facilmente accendersi, e 80 non vanno a vuoto , essendo i presidii gagliardi e folti; 76 Esigen za di
un investimento metodico. Cioè trattandosi solo di opere campali, non permanenci. 78 Ossia avanzarsi prevalentemente in galleria e con copertura di testuggini («mamelletci>) perché le fortificazioni turche sono dotate di opere permanenci che conse ntono il cirò fiancheggiante. 79 Paga. 80 Queste bombe, sottinteso. 77
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8° - Facciasi buona circonvallazione, perché il nemico suol esser mastro 81 ; 9° - S'abbia una flotta sul Danubio la quale secondi l'assedio.
XX MASSIMA
Le scorrerie e il dar il guasto al paese non reca communemente per ordinario grand'avvantaggio, se non è in qualche caso particolare, onde l'anno passato furono proposte in consulta e disapprovate, perché: 1 ° - Nel paese sono tutti cristiani, onde il male che si fa risulta essenzialmente in danno della Cristianità e solo per accidente in danno del Turco; 2 ° - S' elle si facessero al tempo della raccolta, toglieriano in parte la sussistenza al nemico, ma non potendosi fare in quel tempo poiché l'inimico è in campagna che l'impedisce, si fanno l'inverno che elle non giovano, perché: 3 ° - li foraggi non vi sono, però il grano è seminato o sotterra, l'erba non s'impedisce di crescere alla primavera, delle case che si abbruciano non si servono i turchi perché essi campano sotto alle tende; se gli si abbrucia qualche parte, palanca 82 o altro , li villani hanno da rifarsi a loro spese e sudare, come è successo a Lambech, Wall , Eszék, ecc. 83. 4 ° - Se si conducono via in schiavitudine que' villani e si prendino quei bestiami, si dà qualche poco d'incomodità all' inimico ma non gli s'impedisce in ogni modo per questo le sue grandi imprese perché egli conduce seco ed altrove le proviande e poco emolumento piglia dai villaggi; 5 ° - E quando dalla parte nostra s'abbia disegno e forza per entrar nel paese del!' inimico e per operarci e sussisterci, il darvi il 81
Intend asi: maestro nell'attaccar le fonificazioni sia campali che permanenti.
82
Cfr. o. 14.
83 Eszék è una città sulla Drava , oggi Osijek . io Jugoslavia: cfr. o. I). Le altre due località non sono state individuate .
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guasto ridonda a nostro disavvantaggio e facciamo quello che l'inimico stesso avria da fare , quando fosse in termine di non poter mantenere la campagna; 6° - Concludendosi, che vi sia qualche utile de' particolari che fanno un poco di bottino: ma, alla somma delle cose, anzi che rilevi, pregiudica, per la ragione suddetta e perché il Turco e il Tartaro si raccatta con usura ne gli incendi de' nostri paesi; 7 ° - Se per accidente vien a (illeggibile) (che) torna conto di dar il guasto (a) qualche spazio di paese, si faccia con la Cavalleria leggiera e unghera, più atta a guasto e più sciolta che la Cavalleria alemanna grave.
DELLA GUERRA COL TURCO
IN UNGHERIA* DI
RAIMONDO MONTECUCCOLI
* Nel ms. originale, dopo la parola «Ungheria.., è aggiunto penna, la dm.: cA. 1670•. (N.d .C.).
a
matita: «1660-1664•. Indi, a
INTRODUZIONE
La vittoria di San Gottardo aveva portato Montecuccoli all'apogeo: elevato all'altissima carica di Luogotenente Generale dell'Impero (promozione che, come egli stesso attesta, glifu comunicata personalmente dall'Imperatore con lettera in Italiano), insignito dell'Ordine del Toson d'Oro, nominato nel 1668 Gran Maestro dell'Artiglieria e Presidente del Supremo Consiglio Aulico di Guerra, egli non aveva soltanto (come più volte si è osservato) raccolto nelle sue mani un potere che lo faceva secondo al solo Imperatore e che nessun 'altro mai aveva posseduto dopo Wallenstein; ma era diventato la più insigne personalità militare d'Europa, amminirato, onorato e rispettato da tutti (e, sia detto incidentalmente, invidiato da non pochi). Otto anni sarebbero trascorsi prima che egli avesse dovuto riprendere il camp_o nel 1672 contro i francesi, comandati dal suo grande rivale-ammiratore Turenne (da Montecuccoli a sua volta rispettato e ammirato); otto anni non già di quiete, ché, forte delle recenti espen·enze e deipoten· quasi illimitati messi in sua mano, egli si sarebbe dedicato con estrema energia a tutta una sen·e di nforme mtlitari che avrebbero gettato le basi di quell'Esercito impenale absburgico il quale sarebbe rapidamente assurto ad essere una delle miglion· istituzioni militari d'Europa, usbergo e cemento dell'Impero cui, al fatale tramonto, sarebbe addin'ttura sopravvissuto, sia pure di pochi giorni. Non è zJ caso di intrattenersi nuovamente qui su un 'azione diuturna, tenace, che trionfo alla fine di formidabili ostacoli: solo un anno prima della morte avrebbe Montecuccoli visto infine nascere quella istituzione per cui si era
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
battuto praticamente solo. Né è zl caso di ritornare sulle riforme da lui introdotte in tale fase: rafforzamento del fuoco in rapporto all'urto (aumento del numero dà moschetti su quello delle picche); creazione dei granatien·; perfezionamento e modernizzazione dell'artiglieria da campagna; miglioramenti tecnici' nelle bocche da fuoco e nelle armi individuali: fu un'operosità meravigliosa la quale non gli impedì un 'altrettanto feconda attivùà di scn'ttore. Non solo, infatti, accompagnò egli la sua campagna per la creazione di un esercito permanente, forte, efficiente, moderno ed organizzato, con una sen·e di saggi e di memorali: ma, nella quiete di Hohenegg, con la sua adorata sposa, in quello che dovette forse essere uno tra i momenti miglion· della sua vùa, compose zl suo trattato di arte militare più ampio (anche se non, forse, zl più importante): Della Guerra col Turco in Ungheria, passato nella tradàione con zl nome, non del tutto inesatto, di «Aforismi». Il ms. definitivo, custodito a Vienna in OSK, reca l'annotazione «scn'tto nell'A. 1670»; ma, a tale data nsale soltanto l'ultima revisione di Montecuccoli, poiché la pn·ma stesura (essa pure custodita in OSK, Vienna), era del 1668. La bella copia finale appare ancora qua e là modificata da correzioni· d'Autore, talvolta scribacchiate in fretta: evidentemente egli si nprometteva di n·prenderla nuovamente; ma le cure dello stato e dell'esercito non glie ne lasciarono zl tempo. Si appressava zl 1672 e, insieme, zl doppio duello finale con Turenne. Su questo opus magnum alcune considerazioni debbono esser fatte. Anzitutto, occorre notare che esso è, dopo il «Della Guerra», ii secondo grande trattato generale di arte e di scienza militare del Nostro: l'uno si colloca all'inizio della sua cam"era di soldato e di scn'ttore militare; l'altro all'apogeo. Tra i due sono trascorsi quasi trent'anni, e quali anni! Dopo gli «Aforismi», Montecuccoli continuerà a scrivere: ma, per una serie di ragioni, mai più tenterà egli una nuova summa dell'intera dottrina militare, poichéti Del1' arte militare, pubblicato qui di seguito, pur contenendo spunti di interesse estremo, n·marrà allo stato di abbozzo e non più.
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In secondo luogo va ricordato che mentre ti Trattato della Guerra era dovuto alla penna di un ufficiale certamente già affermato, già favorevolmente noto e rispettato da amici ed avversari insieme, ma ancora in posizione relativamente subordinata, gli «Aforismi» sono l'opera di un uomo che non solo ha raggiunto i fastigi supremi della carriera, che non solo si trova al vertice di uno tra i più potenti imperi militari d'Europa: ma che è ormai, nel campo, considerato universalmente un Maestro di livello eccelso, cui sovrani, condottieri, statisti si rivolgono per averne lume ed acquisire la scienza; i cui pareri fanno testo e sono avidamente analizzati e studiati. Ciò vale a spiegare perché, mentre il «Della Guerra» rimase pressoché ignorato, gù «Aforismi», subito dopo la morte del Nostro, furono n'cercati, copiati, tradotti·, sovente con tale fretta da introdurvi svan·oni ed equivoci che sarebbero giunti in qualche caso fino a falsarne t1 pensiero. Conseguentemente, egli parla qui con ben altra autorevolezza che nel «Della Guerra». Nella prefazione a quel giovanile trattato egli aveva detto di scnvere per se stesso ed aveva avanzato zJ dubbio che alcuno mai· si sarebbe imbattuto a leggerlo. Ciò sebbene la copia da lui donata al Duca di Modena quando già era un generale di notevole fama, valga a dimostrare che egli considerava quelle riflessioni come valide e scientificamente fondate . Gli «Aforismi» invece sono esplicitamente dedicati all'imperatore Leopoldo I: e con un piglio ancora diverso da quello espresso in una analoga dedica delle Tavole Militari a Ferdinando III. Colà infatti parlava l'uomo giunto ormai ai vertici dell'auton"tà militare dell'Impero; nell'introduzione agli «Afonsmi» vi è di più. Vi è zJ Maestro, la cui autorevolezza è ormai indiscussa e che si n·volge come tale allo stesso Sovrano, pur nel tono sempre profondamente n·spettoso della forma; vi è zJ mentore che l'Imperatore medesimo ascolta con nspetto attento n·conoscendolo, si può dire, quasi·pedagogo. E come Maestro parlava egli a/l'intera Europa. Ciò sebbene ti suo tono non mostrasse mai ti minimo segno di iattanza o di albagia, ma quella profonda, sostanziale umiltà, che è ugualmente aliena dall'ipocnsia della falsa modestia.
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Rispetto al «Della Guen-a» alcune differenze sono, ovviamente, da notarsi. A parte l'evoluzione e zl perfezionamento nella tattica, a parte lo sviluppo tecnologico (e tattico) dell'Artiglz'eria, si insiste qui meno su certi strumenti di guen-a come ti ten-onsmo o la tecnica del colpo di stato mentre viene svtfuppata e analizzata a fondo la metodologia della presa e difesa delle piazzeforti (varrebbe la pena di studiare quanto ti grande Vauban abbza appreso da Montecuccoli) . Ma i concetti operativi e specialmente strategici sono immutati, anche se affinati: e sopra ogni altra cosa, l 'opera intera è pervasa da quella concezione della strategia globale che pone ti Nostro ben avanti a qualsiasi altro, ben avanti a Clausewitz, in una visione di sbalorditiva attualità. Oltre a ciò, logicamente, vi sono molte altre cose negli «Aforismi»: vi è, nel libro secondo, un modello di analisi storico militare; vi sono le linee di un vasto p iano operativo contro l'Impero Ottomano che, seguite da Carlo di Lorena e da Eugenio di Savoia, li condun-anno alla vittona; vi è, certo, la difesa (non la «giustificazione», come fu detto) della sua condotta deÌla guen-a che p ortò al tnònfo di San Gottardo; vi è infine, trecento annipn·ma di Sir ]ohn Hackett, un esempio di ''futurologia' ' che valse esso pure a dare al pensiero del Nostro quel sapore di attualità che ne forma forse il fascino più grande. Vi è tutto questo e molto altro ancora, su cui troppo lungo sarebbe soffermarsi: del resto è giusto che ti lettore e lo studioso scoprano da soli gli inesausti teson· di cui quest'opera - come le altre di Montecuccoli - abbonda. Ma una cosa non va passata sotto stfezio: la peculiare struttura dell'opera stessa. Qui sì, dai tempi del «Della Guen-a», i mutamenti sono stati enormi. Tra i due trattati vi è di mezzo lo Zibaldone, nonché anni di studio indefesso e di meditazione profonda. L'apparato cn·tico, con le citazioni degli Auton· di cui più oltre si dirà, vale a testimoniare non solo l'enorme erudizione del Nostro, ma il suo metodo e le sue nflessioni. Come lo Zibaldone attesta, vi è, sopra tutto, uno studio ed un 'assimtfaztòne attenta delle dottn·ne metodologiche di Tomaso Campanella. La struttura stessa dell'opera lo mostra: il tentativo, perseguito instancabilmente per un 'intera
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esistenza, di ridurre i risultati· scientifici in proposizioni apodittiche; la concezione metodologica dialettica per cui gli assiomi hanno ti loro fondamento nell'esperienza analizzata alla luce di principi universali evidentemente innati: si sarebbe tentati di dire che vi è già, qui, un sapore kantiano. E insiem e zl tentativo, sempre perseguito con tenacia e lucidità estreme, di costruire una «scienza globale» della guerra, di cui va detto che esso, forse non gli riuscì: ma che egli vi si avvicinò certamente più di qualsiasi altro (e negli «Afon.smi» forse più che altrove), scavalcando ancora una volta i· tempi e apparendo come precursore di quanto gli studiosi di problemi mzlitan.· e strategici perseguono oggi. La stessa impostazione generale dell'opera vale a dimostrarlo: e chi non ne osservi e non cerchi di comprenderne ti carattere di vero e propn.ò opus tripanitum, verrebbe a comprenderla in maniera distorta e par-zia/e. Campanellianamente (e secondo gli insegnamenti più che di Bacone, di Galileo!), certo, l'espen.·enza è la base di ogni conoscenza scientifica. E quale espen.·enza aveva, al momento della stesura degli «Afon.smi», accumulato zl Nostro! Quale n.àa, straordinan.a, multiforme espen.·enza! Basta n.vederne i dati biografici per rendersene conto: propn.ò quell'espen.·enza che, non per sua colpa, mancherà alla mente, pur eccelsa, di Clausewitz. Ma solo ti pensiero umano possiede quell'elemento universale che consente alla maten.a viva, sì, ma di per sé incondita, dell'espen.·enza, di cn.stallizzarsi nel puro metallo degli assiomi: dai quali (non dall'esperienza immediata ed informe) prende le mosse la scienza. Ciò ispira tutta l'opera, ma gli assiomi· sono concentrati per lo più nel pn.·mo libro. Il secondo è un esempio mirabtle di «n.'analisi» dell'espen.·enza alla luce degli assiomi; il terzo è uno specifico esempio; (ecco perché zl Nostro scelse infi."ne ti titolo Della Guerra col Turco in Ungheria: gli assiomi del pn.·m o libro, erano, sì, validi universalmente: ma l'esempio pratico della loro applicazione all'analisi cn.'tica degli ammaestramenti del passato ed alla previsione scientifica del futuro non potevano che limitarsi ad una espen.·enza specifica, particolarmente probante: non potevano ab-
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bracciare tutta l 'esperienza, a scanso di aiiontanarsi daiia concretezza e difinire neiie fumosità, che tanto ripugnavano al No stro che mostra ancora qui, di aver ben appreso da Galtleo). Si noti ancora, di passata, parlando del libro terzo, come Montecuccoli già usasse con piena consapevolezza i'! metodo della costruzione dei «modelli» e «scenari», oggi riscoperto dagli analisti strategici. L'impostazione triadica è costantemente peroasa dal principio dialettico delle antitesi e delle sintesi, mai però applicato in maniera meccanica o, meno che mai, dogmatica. Da questo punto di vista ti Nostro ci dà un modello di metodologia: ti metodo, indispensabile ad un approccio veramente scientifico, non è mai da lui trasformato in feticcio o dogma, né mai trascende la propria qualità di strumento del sapere. Le citazioni degli Autori, che egli questa volta, a differenza deiprecedenti trattati, dà in extenso, meniano a loro volta un discorso a parte. Anzitutto Montecuccoli non intese mai «infarcire» il trattato: ché, anzi, esplicitamente li relegò in apposite pagine perché non disturbassero la lettura. Conseguentemente si è pensato di seguire al meglio le sue stesse intenzioni raccogliendole qui in apposite Appendici critiche, poste alla fine di ciascun libro e distinte dalle note mediante un differente sistema di richiamo (cioè una lettera e un numero progressivi, laddove le note, sia dell'Autore che del Curatore, sono a pié di pagina e semplicemente numerate). Né intese ti Nostro fare inane sfoggio di erudizione, ché anzi, una attenta lettura delle sue citazioni di Auton· è estremamente rivelatnà del suo metodo dipo1Te a frutto l'espen·enza ston·ca e di paragonarla costantemente con quella attuale, da lui vissuta direttamente o indirettamente. Messe tutte insieme, le citazioni danno un quadro completo e soprattutto organico del corpus di insegnamenti che egli aveva tratto dalla stona, nonché del suo giudizio sul passato militare ed anche politico. Gli Auton· da cui provengono i brani citati sono in tutto quarantadue: quindici antichi, cinque tardo -medievali e del Rinasci-
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mento, ventidue contemporanei o del recente passato.* In questa edizione i testi sono stati riprodotti esattamente come dati da Montecuccoù nel ms. finale degli' «Aforismi» e non è stato fatto alcun tentativo di nportarli' alla corretta lezione testuale, così come si può stabilire dalle edizioni critiche in circolazione oggidì: ciò sebbene (per gli' antichi) si sia costantemente tenuta presente l'edizione Oxoniense dei classici. Questo per due ragioni. Anzitutto è praticamente impossibile scopn·re di quali edizioni di Auton· ti Nostro si sia servito: e, ovviamente, le lezioni variano (e talvolta di parecchio) da un 'edizione all'altra: per quanto nguarda i Classiàpoi, vi sono, tra Montecuccoli e noi, tre secoli di filologia, di critica testuale ed anche di ritrovamenti', i quali non sono passati invano. In secondo luogo appare del tutto evidente che moltissime volte Montecuccoli cita a memona: ciò la dice lunga sulla sua dimestichezza con gli' Autori ed il suo profondo, continuo studio critico di essi, nonché sugli elementi, entro la specifica citazione, che lo avevano particolarmente colpito: in altre parole, egli, nelle vananti personali delle sue citazioni, sembra darci già un materiale parzialmente elaborato in sede critica: non si tratta quindi qui di sostituire le citazioni di Montecuccoli con altre, corrette dal punto di vista filologico (il che sarebbe stato un lavoro del tutto stenie): ma di cercar di capire che cosa passava per la mente del Nostro. Viste così le citazioni costituiscono un matenale preziosissimo per chi vorrà studiare ti processo di· elaborazione dà dati da parte di luz~ la genesi cioè del suo pensiero e della sua dottn·na attraverso uno deifatton· di tale genesi: l'analisi della espen·enza ston·ca, l'altro essendo l 'analisi di quella diretta. Montecuccoli, per quanto si nfensce agli Auton· classici, dà tutti i testi in Latino. Alcuni degli scritton'più tardi sono dati invece in Francese, Spagnuolo, Tedesco, Italiano. Il quesito sorge quindi circa la sua conoscenza del Greco: ma le citazioni da opere • Gunther E. Rothenberg, «Maurice of Nassau, Gustavus Adolphus, Raimondo Montecucco/i and the 'm1Jitary revolution ' o/ the Seventeenth Century•, in: Makers of Modem Strategy from Machiavellico che Nuclear Age, ed. by PeterParet, Princeton, Nj, 1986, pag. 32 sgg. , calcolando gli Auton·, è giunto alle stesse cifre.
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dell'Imperatore bizantino Leone VI delle quali notoriamente non esistevano, alla sua epoca, versioni latine, scioglie ti quesito nel senso che, a mio avviso, ti Nostro le lesse in Greco e le volse i·n Latino personalmente. Tanto per le citazioni degli Autori, inserite, come si è detto , in apposite Appendici critiche a parte, site alla fine di ciascuno dei tre libri e contraddistinte da una lettera e un numero. Quanto alle note dell'Autore, esse sono state date in numerazione continua a piédipagina insieme a quelle del Curatore e sempre distinte dalla sigla (N.d.A.); quando esse necessitavano di chianficazione, si è apposta direttamente alla nota dell'Autore una nota del Curatore, richiamata da uno o più astenschi e contraddistinta dalla sigla (N.d. C.). Tutte le altre note, pn·ve di qualsiasi sigla, si intendono del Curatore. Infine i toponomigeografici che abbondano negli «Aforismi». Occorre anzitutto n·cordare che l'area geografica in cui si svolsero gli eventi" narrati nel secondo libro (e dove si colloca lo «scenanò» previsionale di quellipossibilifuturi) era, ai tempi del Nostro, diviso tra tre stati: l'Impero Absburgico, quello Ottomano e zJ Pri"ncipato di Transilvania (vassallo però dei turchi) . Non mo/- · ti annipiù tardi, dopo la morte di Montecuccoli, esso fu tutto unificato nel Regno di Unghena sotto la Corona degli Absburgo. Oggi, in seguito ad una seri·e di cataclismi storici, esso appare diviso tra sei stati (Austna, Ungheria, Cecoslovacchia, URSS, Romania, Jugoslavia) con lingue, culture e tradizioni diverse. Il terremoto politico è stato accompagnato da un comspondente terremoto nei toponimi. Le località quindi, ai tempi di Montecuccoli, avevano per lo meno due nomi: per lo più un nome ungherese, indi uno tedesco usato dalla burocrazia politica e militare di Vienna; sovente accanto a questi due ve n'era uno nella lingua locale, un altro in turco e uno in italiano. A complicare le cose, quasi tutti quei toponimi sono oggi mutati, eccetto quelli dello spazio che costituisce la Repubblica Popolare ungherese (ove però sono ovviamente cadute le denominazioni in tedesco). Si aggiunga che nel tempo della Costituzione feudale del Regno d' Unghena la lingua degli
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atti ufficiali era zJ Latino: tutte o quasi tutte le località avevano quindi anche una denominazione latina; e che, data una vasta presenza italiana (in genere di mercanti)**, numerosi erano i toponimi italiani dei quali alcuni sono in uso presso dz' noi tutt'ora (Belgrado, Bratislava o Presburgo, ecc.). Montecuccoli non ha un cn·terio generale: per le località ove esiste un toponimo italiano, egli da buon umanista lo usa (Stngoma per Esztergom, Cassovza per Kosice, Comorra per Komarno, Claudiopoliper Cluj Napoca, ecc.). Altrove usa zl toponimo tedesco, corrente entro le forze armate (Neuhausel per Nové Zamky); altrove quello ungherese. Il cn'tenò seguito nella presente edizione è stato duplice. Anzitutto si sono lasciati i toponimi nella forma usata dal Nostro, limitandosi, la prima volta che essi ricorrono, a darne ampia spiegazione in nota, precisando di ogni località ti nome attuale; in secondo luogo, quando i nomi· appan·vano manifestamente storpiati (in genere, si suppone, per colpa dei copisti) essi sono stati nportati alla lezione corretta. Dubbi, salti, passi o parole illeggibili sono stati segnalati z'n nota. R. L.
.. Debbo queste notizie all'amico e collega Domenico Caccamo, illustre studioso della stona dell'Europa Onentale.
ALL'IMPERADORE
Sacratissima -Cesarea Real Maestà, Vivo 60 anni nel Mondo, e 43 1 d'essi nel servigio militare di V.S.C.M. L'esperienza mi ha instrutto di varie cose per promoverlo, e le grazie, che dall' imo de ' gradi della milizia sino al supremo del comando degli Eserciti successivamente m' innalzarono, coll'accrescimento di tanti altri in più persone dianzi divisi, ora in me accumulati carichi, vie più ardente ne accendono il zelo. Ma li disagi , li disordini, le ferite e l'età ne scemano le forze. Soddisferò al genio ed all'obbligo, come eh' io vaglia, in vita, e da poi con l'opera, sinché la mano il mi permetta; questa invalida, col consiglio; e nell'inabilità d'amendue , co' voti e con le memorie (Al) espresse e consecrate umilissimamente alli piedi Cesarei in questi fogli della Guerra col Turco. Impresa dignissima di V.S.C.M. propria della sua Pietà, del suo Trono, della positura de ' suoi Stati: e quali Armi più Sante, che mosse a liberare il Sepolcro di Cristo? 2 E a chi più appartiensi d'esaltar gli umili, deporre i tiranni dal solio, tenere in giusto equilibrio il Mondo, che al Primo e Mag1 - Il Grassi ha «quarantacinque, , che è manifestamente errato; inoltre, invece che «d'essi, ha «di quelli,: non gravi errori (eccetto il primo): ma sintomi della scarsa attendibilità dei ms. da lui usati. 2 - Anche in questo passo le discordanze minori tra il testo del Grassi e il ms. originale, sono continue («sepoltu ra• invece di «Sepolcro• . ecc.). Interessante anche notare come il Nostro , alla soglia degli Anni '70, premesse su l Sovrano per stimolarlo a prendere le armi contro gli Ottomani. Presagiva egli che quella da lui considerata l'altra minaccia per l'Impero - la Francia - si profilava all'orizzonte, e però si dovesse togliere preventivamente la minaccia turca dalle spalle? Si direbbe di sì a giudicare di quanto pressante divenga nelle righe successive l'invito, sino ad assumere toni personalistici.
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giore (Albis) fra gli uomini, per essere di D io solo minore e secondo? E dove ·cogliere palm e più nobili, più ricche , più comode, che in riacquistar l'usurpato, correre vaste provincie, secondare l'invito degli oppressi, li vaticini de' savi, il corso delle riviere? Inimicizia solo meritevole dello sdegno d'un Cesare, (B 1) d'un Leopoldo , traspirante tutto vigore , generosità, grandezza, nello splendore degli occhi, nella vivacità della faccia, nell'età florida, nella mirabile tempera. Primo nel nome, e ne' gesti , il quale dopo avere restituito coll' Arme i Regni (C 1) alli Re e con feconda prole dato li Re a ili · Regni, dopo aver fatto prova del favor divino e del valor de ' suoi Eserciti contro i Barbari (D 1), proseguirà co' celesti auspici il corso delle non men che sue, pubbliche felicità. E 'l diviso Imperio della terra , al cui dissidio dieron due Magni, Costantino (El ) occasione, Carlo (Fl) confirmazione, ricongiungerà egli Massimo in uno, per conseguirne, quando che sia, il dovutogli trionfo, coronato di Stelle nel Cielo. Così augura , Di V.S.C.M. , L' umilissimo divotissimo Vassallo e Servo.
PREFAZIONE
La virtù innata del senso apprendendo gli oggetti ne lascia impresse nella memorie le spezie: da più memorie tra loro insieme paragonate nasce l' esperienza; e da più sperienze una cotal ragione universale si astrae, che delle Scienze e dell' Arti è principio; onde sì come la pratica dalle spezie di più singolari , così la teorica dalle regole generali ciò che farsi debba qui e di presente, discorre e giudica. Quella senza questa è men soggetta all'errore (Gl), questa senza quella assai più oltre si stende e fin nella conoscenza dell'universale e delle cagioni s'interna; l'una senza l'altra è manchevole, e col solo accoppiarle (Hl ) insieme amendue la perfezione si attinge. Imperciò che l'Idea (11) dell ' Arte è misura, e l'Uso (Ll) è maestro delle cose da farsi. Quindi è che nel presente Trattato si porranno in primo luogo, giusta il costume de' Matematici, li Principi e gli Assiomi dell'arte militare, che sono quegli aforismi, e quelle maggiori proposizioni su le quali, come sopra stabile base, l'intelletto sillogizzando (M 1) naturalmente si appoggia ibis . In secondo luogo re2 bis . Il Grassi, in base alle citazioni di Aristotele fatte da M., segnala in apposita nota (p. 72) quello che a lu i sembra il fondamento «aristotelico> del pensiero del Nostro. A questo proposito occorre osservare che, data l'atmosfera del tempo, l'omaggio ad Aristotele (che, per aluo, M. considerava, ed a ragione , un grandissimo, da lui attentamente meditato e profondamente conosciuto) era doveroso; ma la domina della conoscenza da lui esposta appare assai più vicina a quella del Campanella, che presume una capacità ordinatrice «a priori•, della quale non si ha traccia nello Stagirita. Ma la cosa di gran lunga più importante è la dichiarazione, che appare immediatamente dopo , di voler seguire un metodo per nulla aristotelico, ma piuttosro galileiano, («giusta il costu· mc dei matematici•) e per nulla basato sulla logica formale d i Aristotele ma su una strunura logicomatematica di sapore beo più plarooico. li principio infine di esporre apoditticamente gli assiomi è totalmente appreso da Campanella (la cui dottrina, come appare nello Zibaldone, M. aveva studiato e meditato profondamente, dedicandogli in ogni caso uno spaiio prevaleme su quello attribuito ad ogni altro pensatore); in sostan za la sua imtauratio magna, il tentativo cioè di costruire una vera e propria scienza militare, fondandosi su un metodo logico-matematico-apodittico nasce chiaramente da GaliJei e Campanella beo più che da Aristote le e mostra la consapevolezza ch e, se una scienza militare può esistere, essa deve fondarsi unicamente su un procedimento di ordine logico-matematico. Lezione questa che pone M. alla testa, qu ale precursore, del mode rno studio scientifico della guerra e che rende le su e dottrine di valore permanente ed universale.
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cheransi avanti, come proposizioni minori , le pratiche di essi aforismi riflessi alle prossime 2 ter guerre seguite nell'Ungheria, acciò che restringendosi nell'applicazione l'Università delle massime e de' comuni prindpi alle circostanze de' casi ed al particolar operabile, ne risultino in terzo luogo le conclusioni de' vantaggi e disavvantaggi che si hanno da procacciare e da fuggire nella guerra col Turco. Allegasi luogo a luogo alcuno de gli esempi e documenti dell'antica milizia, non senza tramezzarvene talun altro de' praticati nelle guerre del corrente secolo, imperciò che, eccettuata l'invenzione dell'artiglieria 3 la quale ha in qualche parte alterato le forme, sta il resto delle regole nella sua fermezza e dignità. E dall'autorità degli uomini grandi gran parte del sapere deriva, mentre che la loro testimonianza è da se stessa ragione, benché estrinseca, fortissima: quello «Egli zJ disse» , de' Pitagorici, ebbe forza d'imprigionar l'intelletto di molti savi in ossequio del Maestro, né poco rileva che una sentenza medesima venga dall'una o dal1' altra bocca proferita: vola con differente forza da un sol arco la freccia (Nl) che da diversa mano è incurvato, ed un concetto di più ingegni in un consenzienti (01) ravvisasi come oracolo dalle !abbia della stessa Verità espresso. Vengono qui dunque apportate le autorità ne' propri termini e nelle precise parole; accioché il senso non ne resti nel volgarizzarle punto alterato; e poiché le varie lingue in cui gli autori scrissero, sparse per entro al ragionamento, il renderebbon confuso, e coll'interrompere 'l filo del discorso sarieno tante pietre d'inciampo al lettore, sonosi perciò quelle
2 "' • Per «prossime• si intendano le più vicine nell'immediato passato; ecco il costante aggancio con la realtà che è, come aveva insegnato Galilei, il fondamento ineliminabile di una autentica conoscenza scientifica; e infine la visione <futurologica>, solidamente ancorata ai due primi momenti. 3 • Il M. intuisce qui come le innovazioni tecnologiche , per altro imponantissime a giudicare dallo spazio che egli sempre vi consacra, non valgono di per sé a mutare i fondamenti della strategia e poco si ripercuotono anche a livello operativo, la loro maggiore incidenza essendo nei campi tattico e logistico ( ove egli, invero, come più oltre si vedrà. attribuisce ad esse una importanza grandissima, in ciò emergendo sopra numerosi altri pensatori militari); e sott0linea l'importanza ineliminabile della storia militare, senza la quale si getta l'esperienza al vento e si costruisce sulla sabbia.
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fuora del testo nel foglio di rimpetto notate 4 . Le pratiche (Pl) che si adducono, sono quelle dell'ultime campagne in Ungheria; con ciò sia che gli esempi quanto più recenti e prossimi, di tanto maggiore ammaestramento sono eglino, ritenendo maggior analogia e venendo più in acconcio a' tempi, a' luoghi ed alla materia moderna; confacevolezza (Ql) ch'è l'anima dell'insegnamento, mentre che 'l ragguaglio che si fa nel simile trova più proporzione nel caso ei non v'è divario nell'applicazione. Oltre eh' egli si ha l'esperienza de' propri sensi, esenti da illusioni, gran momento alla giusta notizia, e che fu singolar prerogativa dell'Evangelista (Rl), testimonio di veduta, avvegna che la variazione di una sola circostanza vale a' diversificar tutto il caso. E quì conviensi ridere di certi scrittori tondi e frustapenne 5 , li quali dove si fecero a credere di ottenere nome d ' Istorici, si acquistarono derisioni e fischiate , scorgendosi nel disordinato caos de' loro racconti dipinta e trasfusa la confusione de' loro cervelli, ed in molto cicaleccio (Sl) nissun buon senso; quante gran cose in poche linee ristrinsero gli antichi! (Tl) Quante poche in gran volumi (Vl) i moderni! Atteso che facendo essi d'ogni erba fascio, raccogliendo li rumori delle piazze ed infilzando gazzette , gareggiarono a saltar de' primi in sul palco, poco o nulla curando o esaminando la verità (Vl) delle cose e la sussistenza (Zl) de' rapporti, ma senza saper che si dicessero, senz'arte, senza informazione (A2 ) e senza vocazione alcuna legittima, riempierono di sogni i loro fogli, abusandosi del tempo , e della pazienza delle genti, che, fuor che ' l titolo d'Istoria, non più che la scimmia di Esopo sotto alle maschere, (B2) null ' altro di tale per entro vi ritrovarono . 4 •
Il M. ebbe dunque cura di non «infarcire• (come da alcuno si disse) il p roprio cesto con citazioni: che , anzi, egli esplicitamente relegò in nota. ~ - Il bersaglio della polemica di M. sono evidentemente io primo luogo gli scritti d i Zrioyi sulle recenti campagne contro i turchi. Harms Kaufmann (Raimondo Gra/Montecuccoli, 1609-1680, Kaiserlicher Feldmarschall, Militartheoretiker und Stoatsmann, Dissercazione di Don. inedita, Vienna, 1974), iodica anche J ohann Heinrich Andler, la cui «Memoria belli Ungaro-cu rci» apparve io Vienna il 2 maggio 166'>. e l'Abate di Noires, che purre scrisse su llo stesso tema, come possibili bersagli del sarcasmo di M., il quale, va detto, lodò ua gli storici che scrissero di quella campagna, solo il Gualdo Priorato.
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Misera Istoria, che costoro di sfacciatamente profanare (C2) non si vergognano, mentre che lo scrivere non si appartiene a' ciarlatani né a persone volgari: e come possono mai uomiccioli privati giudicar (D2) delle cose di Stato? Chi non mai vide eserciti, delle militari? Chi non fu mai in Coree, degli arcani de' gabinetti? Successe nel tempo della guerra Turchesca quello stesso che 'l Mascardi (E2), non senza sdegno, narra esser occorso in quella de' Svizzeri in Alemagna: «Oggi che 'l Re di Svezia scorre depredando la Germania, un' intero popolo di Scrittori si vede suno, che riempie il Mondo di fogli e sollecita alla fatica gli stampatori. Infelice condizione di così nobile insieme e malagevole mestiere, oggi ripucata faccenda dozzinale e comune all'ignorante (F2) non meno che al dotto. Grande ingiuria del nostro Secolo , né può consentirsi senza manifesto oltraggio de' posteri:. 6 .
Ma con tanta maggior licenza precipitarono qui le penne in una farragine di adulazioni prezzolate (G 2), d'inventate favole e di spropositi (H2 ) intollerabili, quanto che la materia rispetto a' inimici barbari, a' regioni men note, e ad un inviluppamento universale, diede maggior campo alle novità, alle meraviglie, ed alle imposture. Oh quanti fantocci (12) vollero comparir in iscena! Oh quanti invidi, cui gli occhi offese la luce degli altrui gesti illustri, condotte a gaggio penne vili e bugiarde, si presero a giuco l'altrui simplicità, e su fogli mentiti impressero ritratti mostruosamente feroci (L2), disegni chimerici, battaglie fantastiche, eroi favolosi, encomi meritati da gli uni, usurpati dagli altri? Via compendiosa per certo, e di nulla fatica all'apoteosi, se l'appropriarsi quel d'altri, e 'l rivestirsi degli abbigliamenti delle Deità (M2), senza più a deificarsi bastasse; e se cotal fama non fosse momentanea ecomica, che ad un raggio di Verità, ad un giro di scena si dilegua e sparisce (N2). Ma non avendo costoro onde consolarsi col vero, come il Magnanimo ed il Gran Carlo (02), si lusingano nell'opinione, benché delle false lor lodi non possano, quasi di cotanti 6
• Agostino Mascardi, pubblicò nel 1639 una storia della congiura dei Fieschi; la sua «Arte istorica• era uscita in prima edizione nel 1636, quella completa è del 1646.
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rimproveri, essi medesimi non vergognarsi: conciò sia che la vera gloria è il testimonio della nostra coscienza; e che prò che altri ci . lodi, quand'ella ci accusa? O che nuoce che altri ci biasmi, s'ella ci difende? Gli avvantaggi esaltano l'essere delle cose, rendendole più opportune, più comode, più utili, e più efficaci, ed in questi si risolvono gli strategemi della milizia. Devesi dunque misurare e paragonare insieme li propri vantaggi con quelli dell'inimico, per prevalersi degli uni e render vani gli altri, per corregger altresì e ricoprire le proprie debolezze e vegghiar a quelle dell'avversario , de' suoi errori (P2) non altramente approfittandosi di quel che 'l valente schermitor faccia, il quale s' in~egna di guadagnargli il debole della spada (Q2) e di tentarlo nelle parti men coperte; ed all'incontro, dov'egli men forte si sente, scansa le prese (R2).
LIBRO PRIMO AFORISMI DELL'ARTE BELLICA IN ASTRATIO 1 CAP. I Della guerra I. La guerra è un'azione di eserciti offendentisi in ogni guisa, il cui fine si è la vittoria.
II. La guerra è interna o esterna, offensiva o difensiva, maritima o terrestre, rispetto alle persone, al modo ed al luogo diverso. III. La vittoria si conseguisce per mezzo dell'apparecchio, della disposizione e dell'operazione. IV. In ciascheduno di tutti e tre questi membri si hanno vantaggi e disavvantaggi, che sono qualità naturali o acquistate di tem7 • Nel ms. originale, custodito al Kriegsarchiv di Vienna (0SK, Vienna, Nachlass Monte· cuccoli , K.UI, Abt. d/ l, 7, I. KA.), il titolo del Libro Primo era: «Dei Pn.ncipii e degli Assiomi>. L'idea di modificarlo fu tarda, in quanto solo nella bella copia finale esso appare cancellato di pugno di M., e da lui sostituito con quello attuale. Si osservi come i copisti più cardi, per difficoltà intrinseca di lettura della grafia del Nostro, ma anche per scarsa attenzione e poca cognizione della materia, finissero per trasformarlo in «Aforismi dell'Arte Bellica in n·tratto» , il che falsa completa· mente i fondamenti filosofici e metodologici del pensiero di M. Il Foscolo e il Grassi, saggiamente, non seguirono tale lezione, ma mutilarono il titolo riducendolo ad «Aforismi dell' Arte Bellica», facendo così andar perduto il senso dell'impostazione triadica data alla sua opera maggiore dal1' Autore stesso. È da notare ancora che il Grassi aggiunge qui altre citaz. latine, attribuendole al M. , mentre esse non risultano in alcuno dei ms. originali del Kriegsarchiv, e sono evidentemente aggiunte arbitrarie di amanuensi più cardi.
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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po, di luogo, di arme o d'altro, che giovano o nuocciono a sormontar l'inimico.
01,
V. L'apparecchio si fà d'uomini, di artiglieria, dì muniziodi bagaglio, dì danaro 8 .
VI. La disposizione si ragguaglia alle forze, al paese; al disegno che si ha di offendere, dì difendere, o di soccorrere. VII. L'operazione si eseguisce con risoluzione , con segretezza, con celerità, marciando, alloggiando, combattendo.
CAP. II Dell'apparecchio
VIII. Facciasi l'apparecchio per tempo, mentre (S2) che lo stato publico è in calma.
Titolo Primo DEGLI UOMINI · IX. Devonsi gli uomini: assoldare, ordinare, armare, eserotare, disciplinare. X. Si assoldino gli uomini non già della feccia del volgo né a caso, ma si vogliano scerre d'infra i migliori (T2), che sìeno sa8•
In un primo momento il M. aveva formulato il par. V come segue: «R ipongono i popoli barbari principalmeoce i loro van taggi nella moltitudine e nel furore; ma le milizie ammaestrate, nell'ordine e nel valore•; poi, saggiamente, ci ripensò e lo eliminò, come contrastante con il carat· tere universale della prima pane. La frase appare cancellata d i pugno dcli' A. nella bella copia finale, e riappare ali' inizio della parte terza.
Della guerra col turco in Ungheria
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ni, arditi, robusti, su 'l fior dell'età, induriti nè disagi de' campi o dell'arei faticose, non infingardi, non effeminati, non viziosi. Sbis 1 - Gli arrolati fanno lor mostra e prestano il giuramento, ove principalmente promettono fedeltà, obbedienza e valore. XI Vengon ordinati gli uomini secondo la loro attitudine e m1st1ere. 1 - L'ordine, ragione di priorità e di posteriorità, è disposizione e collocamento di ciascuna cosa in suo luogo, regola e modo; e sì come da questi nasce la buona fortuna, così in opposito dal disordine la confusione; onde piene si leggono di esempi le !storie dove grossissimi eserciti senz' ordine sono da pochi ben ordinati stati sconfitti. 2 - Si distinguono gli uomini in:
offiziali
Maggiori [ Minori
gregan
Cavalleria [ Fanteria
combattenti o soldati
8 bis •
Il Foscolo aggiunge qui una sua nota sostenendo che M. mostrerebbe io questo passo la propria prediliziooe per gli eserciti di leva in confronto a quelli volon tari . Questa osservazione (del tutto anacronistica) rientra nel quadro della grande infatuazione ottocentesca (protrattasi sino alla prima metà del Novecento, e che in parte dura tutt'ora) per il «cittadino soldato>. Il Foscolo non pare rendersi conto (ma ai suoi tempi era forse ancora impossibile: occorreva la spaventosa esperienza della Guerra Civile americana e delle due Guerre mondiali) che tale sistema serviva unicamente per procurare allo stato le enormi masse umane mobilitabili a seguito della rivoluzione industriale. (Cfc. : Hoffman Nickerson, The armed borde, 1793 · 1939, New York, 1940;] .F.C.Ful· ler, The conduct of war, 1789-1961; A study of the impact of the French, industriai and Russian revolutions on war and its conduci, London, 1962; Raimondo Luraghi, L'ideologia della guerra industriale, 1861-1945, in: «Memorie Storiche Militari•, 1980, pag. 169 sgg.). In realtà, ciò di cui parla M. qui (come viene ben chiarito da altre sue opere quali il Trattato delle Guerra che il Fosco· lo, per la verit.à, non conobbe) è quello che si definisce oggi selective service, ossia una combinazione era volontariato e coscrizione, il cui aspetto più importante consiste sia nel non accettare indiscriminaramente chiunque si presenti, che nell'evitare di prendere tutti in massa: ma selezionare accuratamente una élite di uomini, destinati poi evidentemente al professionismo militare, o ad un quasi professionismo.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
non combattenti
Artefici Operari Guide Spie Guastatori Vivandieri Mercanti Garzoni e gente minuta in uso de' soldati
Religiosi Medici Speziali Chirurgi Falegnami Ferrari Muratori Fornari Armaiuoli
3 - Si compongono in Decurie (Decurias); (1) (Rotten) che sono 8 o 10 uomini più o meno, sotto un capo detto Decurione (Rottmeister); (2) In squadre, che sono più Decurie (Corporafschaften); (3) In compagnie, che sono più squadre; (4) In reggimenti, che sono più compagnie unite insieme. 4 - De' reggimenti di Fanteria si formano battaglioni, che sono ·corpi ordinati in più file di fronte e di fondo , li quali ne' reggimenti di Cavalleria chiamansi squadroni. (1) Una fila di fronte, overo di lunghezza, sono più soldati posti in linea retta, l'uno a canto all'altro; (2) Una fila di fondo, overo di altezza, sono più soldati, posti in linea retta l'uno dietro all'altro. 9 5 - Di più Squadroni, e battaglioni formansi Corpi maggiori, membri dell'Armata, e si chiamano: (1) Brigate Vanguardia (2) Battaglia ( Retroguardia Ala, o Corno destro (3) Corpo ( Ala, o corno sinistro 9 - La
.
.
innanzi nel mezzo addietro
(
l
ch'è la parte che va
]
su la destra eh' è la parte nel mezzo [ sulla sinistra che sta:
«fùa di fronte• si chiama oggi eriga•; la «fila di fondo•, «fila>.
Della guerra col turr;o in Ungheria
Prima linea, o Fronte (4) Seconda Linea [ Terza Linea o Riserva
(5) Colonne
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ch'è l' Armata schierata in 3 ordini
ch'è la parte, che marcia in più squadroni e battaglioni [ di fondo
6 - Gli offiziali (U2) maggiori e minori sono: (1) Nell'Esercito le Persone Generali; (2) Ne ' Reggimenti lo Stato Colonnello; (3) Nelle Compagnie le prime Piane. 10 10 - Stato generale: Generalissimo, che suol essere un Principe dd sangue, chiamato da Cesare negli amichi •Bestallungen• di Massimiliano II «Feldobrister• ovvero «Unser Obri.ster• («Reuterbestallung>, art. 58, 89; «Artikul auf die deutsche Knecht•, art. 6, 62);* nelle moderne patenti vien nominato «Feldhaupcmann>, e tal titolo ebbe il Wallenstein; Luogo Tenente Generale, il quale è similmente unico nell'Esercito, e vien da Cesare chiamaco negli amichi «Bestallungen. «FeldobristerLieutenant•, ovvero «Unser Obristlieutenant• («Reuterbestallung», art.89; «Bestallung der Reuterrechts•, art.6; «Arcikelsbrief af die deutsche Knecht•, art. I , 19). Nelle moderne patenti, sì come nella mia, data in Vienna I'a.1664, vien nominato «Feldhauptamann-Lieutenanc•; Maresciallo di Campo, il cu i numero è indefinito; Generale della Cavalleria; Generale dell'Artiglieria; Tenente
Maresciallo di Campo; Sergente Generale di Battaglia; Generale Commissario; Quartier Mastro Generale; Udito, Generale; Vicario e Cappellano Generale; Generali: Aiutami, de' viveri, de' carriaggi, Ingegneri, Segretari, Profosso, Medici, Chirurgi, Speziali. Stato Colonnello di Cavalleria: C-0lonnello; Tenente colonnello; Sergente Maggiore; Quartiermastro; Cappellano; Uditore; Mastro de' carri con la sua geme; Profosso co ' suoi «Henkersknechten•; Stato Colonnello di Fantena: C-Olonnello; Tenente colonnello; Sergente Maggiore; Uditore, Quartiermastro; Aiutante; Cappellano; Segretario; Proviandmasuo; Barbiere; Profosso; Tamburo maggiore ; Prima Piana di Cavalleria: Capitano; Tenente; Cornetta; Sergente; Caporale; Forriero; Scrivano; Barbiero; Sellaro; Armaiuolo; Maniscalco; Trombetta; Prima Piana di Fanteniz: Capitano; Tenente; Alfiere; Sergente; «Fiihrer>; Forriero; Caporali; «Fourierschiitzen»; Scrivano; Barbiere; Tamburi e pifferi. (N .cl.A.)** *I documenti designati qui ed oltre formano un~ serie di regolamenti in vigore nel)'Esercito imperiale al tempo di M .. Per Cesare si intende evidememence l'Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. (N.d.C.) **Il «Sergente Generale di Battaglia•, con rango di Generale di Brigata, era il comandante generale dei servizi di sicurezza e polizia militare cui era addetto qu ale ufficiale esecutivo il Profosso (ancor oggi, io Inglese, Provost); il «Sergente Maggio{e> era il Maggiore. L'importanza del «Barbiere•. qui incluS-O tra i membri dello staff. derivava dal fatto che egli (o per lo meno, il maestro) fungeva da chirurgo. (N. d .C.)
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
7 - Dove più officiali concorrono in carico eguale il più anziano precede, senza riguardo d'altra condizione o dignità, onde ne nasce un'ordine inalterabile che toglie di mezzo ogni cagione e pretesto di dissensione e di disputa, e fa che la somma dell'imperio si ritrova sempre in un solo, perché troppo nociva al pubblico si è la moltitudine (V2) de' comandatori, non meno che la copia de' medici all'infermo. ( 1) Il titolo nudo però del carico senza l'esercizio non vien in considerazione. (2) Qualunque volta trovansi insieme unite la soldatesca Cesarea e quella d'altro potentato osservasi quest'ordine; Che in carico eguale gli officiali di Cesare precedono sempre senza riguardo di anzianità, ma in carico disuguale il maggiore all'inferiore comanda. Così nelle battaglie, e negli assedi l'ala destra è de' Cesarei, e nelle marcie appartien loro per la prima volta la vanguardia. XII. Le qualità richieste nè Generali, in qual più in qual meno a proporzione del carico che di grado in grado ei sostengono, sono naturali od acquistate. 1 - Sono naturali: (1) Il genio marziale ed il temperamento (22) sano, robusto, di estremità grandi, e ripieno di sangue ispiritoso, onde ne risultano la intrepidezza nel pericolo, il decoro nella presenza e l'infatigabilità nel negozio; (2) L'età competente, che, troppo giovanile, alla maturità ed ali' esperienza, troppo senile alla vivacità non deroghi; (3) la nascita, la quale, quanto più conspicua, tanto più ella inspira venerazione di se stessa negli animi de' soggetti. 2 - Sono aquistate: ( 1) Le virtù della prudenza, della giustizia, della fortezza, e della temperanza; (2) L' arte (A3) della guerra per teorica e per pratica, e quella del dire (B3) e del comandare (C3). XIII. Della scelta o deletto e dell'ordinanza della soldatesca
Della guerra col turco in Ungheria
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ne hanno lasciato esempi dignisissimi d'imitazione li Greci ed i Romani. 1 - Li Greci la dividevano in Cavalleria e Fanteria. Questa era ripartita in Decurie (versus) di 16 uomini l'una di fondo, per la commodità del numero pari, atto alla trasformazione (D3) degli ordini, cioè a raddoppiare e moltiplicare, a restringere e contrarre la Falange per lungo e per largo, con ciò siaché il 16 raddoppiato fa 32, diviso per metà 8, e può egualmente sino all'unità bipartirsi. Due Decurie poste l'una a canto all'altra chiamavansi Dilochia. Più simili, unite insieme l'una pure a canto all'altra, formavano la Falange, la quale conteneva 16.384 combattenti: a 16 di fondo ed a 1024 di fronte. Divisa ella pel mezzo della larghezza, l'una delle parti chiamavasi Corno destro , o Capo, e l'altra Corno Sinistro, o Coda; e di nuovo pel mezzo dell'altezza spartita, acquistavasi forme di quattro quadrilunghi. 2 - Li Romani dividevano la Milizia in gente da piè, da cavallo, e da marineria. La Cavalleria si ripartiva in Turme, la Fanteria in Legioni, così dette dall'eleggere; La Legione, in arme gravi e leggeri, ed in Coorti: ciascheduna Coorte conteneva fanti e cavalli, divisa in Manipoli e questi in Centurie, e le Centurie in Contuberni. 3 - Leggonsi queste istituzioni militari negli antichi istorici, raccolte poi insieme da molti altri (E3) in ristretto, e ne sono di presente tutt' i libri di guerra in qualsiasi lingua ripieni; onde che prò farne qui superflua e noiosa repetizione? XIV. La moderna ordinanza è fondata ed espressa nelle capitulazioni (Bestallung) de' Colonnelli, nell'Instruzione de' Lustratori o Commissari delle Mostre, negli articoli Militari (Ar#chulbrief) e nelle leggi della Cavalleria (Reiterrecht) lObis di Carlo V e di Massimiliano II Imperatori, punti autenticati nella Dieta del10 bi, . Il M. esprime questi termini militari in tedesco della sua epoca; oggi suonerebbero rispettivamente «Bestalluogen.• , •Artikelbriefcn• e «Reucerrecht>.
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l'Imperio a Spira l'Anno 15 70, al che possono aggiungersi per maggior pienezza le leggi militari svedese, olandese, brandenburghese, tutte quante sul piede alemanno formate. XV. Si armano gli uomini d'arme diverse, a diversi usi et a vari siti, ond'elle sono offensive e difensive; gravi e leggiere. 1 - Usavano gli antichi mazze (F3 ), giavellotti, pili, dardi, e saette da trarsi con gli archi; pietre da scagliarsi con le mani , con le frombole; spade, aste, sarisse, scudi, corazze, celate, cosciali , gambiere. 2 - Si sono oggidì per l'invenzione della polvere l' arme nostre dalle antiche alterate, ma non perciò se n'è tralasciata l' imitaz10ne. 3 - Sono l'arme fra noi: (1) Dtfensi·ve (G3). Corazze intiere con petto, schiena, elmetto, bracciali, cosciali, manopole; mezze corazze, con petto, schiena, morione o celata aperta, scudi, o rondaccie, o targhe. (2) Offensive. Primo, da lungi: moschetti , carabine, moschettoni , pistole, granate da mano o da frombola. Secondo, di presso: lancia, picche, spade, arme in asta. (3) Le arme difensive devono ricoprire bensì, ma non già impedire, il corpo; onde li catafratti armati da capo a piede sono venuti in disuso. Alcramence è l'armatura grave , come un muro (H3) di ferro, stabile, immobile a qualsiasi scossa. (4) Proprietà dell 'arme offensive si è che, da che l'inimico si scopre sin'a ch'egli sia sconflitto e cacciato dal campo, venga incessantemente bersagliato e battuto, e quanto più da vicino egli si accosta, tanto più spessa sia la tempesta de' tiri sopra di lui; prima a lungi, de ' colpi del cannone, poi più presso dal moschetto , e consecutivamente dalle carabine, dalle pistole, dalle lancie, dalle picche, dalle spade e dall ' urto medesimo delle truppe. 11 11
- Si noti come il M. insista semp re sull'uso di un volume di fuoco massimo e sopracrutto continuo, il che smentisce. se ancora occorresse, la leggenda secondo la quale egli sarebbe stato un adepco dell'arma bianca ed avrebbe mal compreso l'arma da fuoco. Fu. viceversa, perché egli comprese benissimo le reali possibilità ed i reali limiti delle armi da fuoco del suo tempo che seppe sfruttarle a fondo senza chieder ad esse quanto ancora non potevano assolutamente dare.
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(5) Quindi è ch' appresso i Romani si ordinavano in una medesima Legione fanti e cavalli, arme gravi e leggiere. E nell' antica milizia spartana e macedonica anche le machine militari, artiglieria di quei tempi, erano ripartite tra le Falangi (I3). E quindi è pure, che nell' ordinanze (Bestallung) di Carlo V Imperatore sotto una Cornetta di Cavalleria si contavano lance 60, armate 12 di tutta pezza; mezze corazze 120; cavalli leggieri 60, con lunghi archibugi. Sotto una Bandiera di 400 fanti erano 100 picche, 50 tra spadoni ed alabarde, 200 archibugieri, e 50 sopranumerari per riempir li vuoti. (6) Così, trovavansi insieme diverse generazioni d' Arme, acciochè l' una fosse di sussidio all'altra e che in ogni sito, quale e come si presentasse, s' avesse mezi propri per difendersi e per offendere l' inimico. {7) Si avvisarono poi li Capitani che la Cavalleria e la Fanteria non convengono ben ' insieme nel marciare, mentre che i Fanti adagio , e li Cavalieri più forte camminano , né meno negli alloggiamenti, dove quegli possono facilmente starsi senza foraggio e sotto le tende , al che senza rovinarsi non possono questi reggere né durare ; né meno altresì nella forma della condotta e del commando, che tra gli uni e gli altri molto differente si prova. Per queste ragioni si è stimato meglio distinguer in diversi Corpi la Fanteria e la Cavalleria, e pur tra questa similmente distinguer in reggimenti diversi le lance, le corazze e gli archibugieri, lasciandosi all'industria ed alla discrezione de' generali l'ordinarli poi in tal guisa che possano porgersi scambievolmente opportuni sussidi nelle fazioni . XVI . Sono perciò li reggimenti moderni a piede composti di due terzi ( Moschetti e di un terzo ( picche. 1 - Gli archibugi non si adoprano più negli eserciti alemanni, avvenga che il moschetto fa maggior passata, e quell' istess'uomo che porterebbe l'archibugio può portare 'l moschetto;
f)
½)
12 - Qui , come più oltre, il M. per catmato> intende ccoperco d a armatura> onde i cdisarmati> non sono quelli privi di atmi. ma p rivi di corazza.
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Devon i moschettieri portar la forchetta per accertare meglio il tiro, e fia gran vantaggio, s' ella avrà nella cima una punta, com'uno spiedo,13 per piantarla al bisogno incontr'alla Cavalleria. 3 - Sieno i moschetti tutti d'un istessa calibra, per non pigliare scambio nelle palle. 4 - Io ho fatto fabbricar de' moschetti rinforzati nella culatta, più gravi alquanto degli ordinari e di maggior lunghezza, per servir ne' presidii e dove le difese tra bastioni sono più lunghe di quelle che col tiro del moschetto ordinario s'attingano; impercioche, come i fianchi sono piccioli, di pochi pezzi sono capaci: e se il moschetto dall'un punto all'altro non arriva, tutto riman senza difesa; gli altri servendo per li moschettieri dell'esercito, a quali spesse fiate conviene marciar in una campagna da 200 e più leghe; 14 (1) Ne ho parimente fatto fabbricare altri con tal artificio, che nel mentre la serpe stringente la miccia accesa si abassa sopra il focone , nel medesimo istante egli si scuopra da sé, nel che viensi a guadagnare 'l tempo di aprirlo doppo aver soffiato sul carbon della miccia, oltre che si è sicuro che 'l moschetto non piglierà fuoco a caso e che la pioggia o il vento non bagnerà né porterà via il polverino. 15 (2) E pur altri, che hanno insieme l'accialino e la serpe, 16 per poter adoperare l'uno nell'occasioni segrete, dove la miccia accesa o si vede o si sente aJ fiuto, o dal tempo umido e ventoso vien guasta, e per servirsi dell'altra quando quegli mancasse: e di cotali servonsi anco i turchi. 5 - Le picche devon'esser forti, diritte, di 15, 16 in 17 piedi lunghe con punte a lingua di carpa, e di lame di ferro nella parte 2 -
13
Il M. dà qui un vocabolo tedesco che nemmeno al Veltzé (Il, 217) è riuscito di decifrare. Questi pesanti moschetti da bastione furono una nuova arma portatile introdotta da M., che dette così un sostanziale contributo allo sviluppo di tale imporrantissimo tipo d i arma. 1 l - Fu questo il famoso moscherco «sistema Momecuccoli•, lodato e adottato da tutti gli eserciti d 'Europa prima dell'adozione generale del fucile a pietra. 16 • Si intenda: a doppio sistema, pietra e miccia. 14
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di sopra per lo lungo ricoperte 17 : i picchieri sieno armati di petto, schiena, e celata. 6 - Si può formar nella Fanteria una fila di scudi che ricopra le picche, e con le spade e col brocchiere venendosi alle mani si cacci sotto al nimico, e 'l metta in iscompiglio. 7 - Potriansi anche aver compagnie formate di granatieri, 18 che con la mano, e meglio con le frombole, scaglino granate nelle battaglie, sì come fanno in occasione d'attacchi nelle contrascarpe, nei di fuori, ne gli assalti e nell'acquisto di qualsisia posto. 8 - Li Dragoni (L3) non son altro che Fanti posti a cavallo armati di moschetti leggieri un po' poco più cuni degl'altri, 19 di mezze picche e di spade, per occupar con diligenza un posto, per prevenir l'inimico ad un passaggio, e perciò forniti di zappe e pale, e per porsi a cavallo in mezzo e nel vuoto de ' battaglioni per quindi tirar sopra gli altri: combattendo essi altramente per ordinario a piedi. XVII. Li Reggimenti di Cavalleria sono oggidì armati di mezze corazze, cioè di petto, di schiena, di morione con più lame di ferro insieme conesse dietro e dà lati, acciò che difendano il collo e !'orecchie, e di manopole che coprano la mano sin'al gomito. Il petto dev' esser a prova del moschetto e l' altre pezze a prova della 17 • 18
•
Affinché il nemico non potesse, mediante appositi spadoni, troncarle. È questo il primo accenno a q uanto egli farà più tardi: cioè l'organizzazione di un rego·
lare Corpo di Granatieri. 19 . Ecco espresse, con mirabile limpidezza, le funzioni dei D ragon i, che il Settecento e l'Ot· tocento poi dimenticarono, e che furono i primi antesignani delle moderne truppe celeri. Risusci· rati dal genio del generale Nathan B.Forrest. nella Guerra civile americana, vi compirono mirablli imprese. (Su ciò, cfr. la n. 69 al Trattato della Guerra, pubbl. nel voi. 1 della presente edizione). È anche da osservare come il Nostro , per garantire ai Dragoni una potenza di fuoco sufficiente da poter tenere fronte alla Fanteria. Li arma di moschetti eguali a quelli dei Fanti, ma un pò più corti; Io stesso per le picche. Duecento anni dopo il generale Forrest risolverà il problema esatta· mente allo stesso modo: dando cioè ai suoi uominj , an ziché il leggero moschetto da Cavalleria, il fucile da Fanteria accorciato (sembra superfluo osservare il significato del tutto diverso della pa· rola «moschetto• nel Seicento e nell'Ottocento: quello che ai tempi di M. era il «moschetto•, ora era il fucile, menue il recente moschetto da Cavalleria corrispondeva alla leggera carabi na dei tem· pi.di M. ). In entrambi i casi l'uomo a cavallo, una volta smontato, aveva un'arma potente che gli consentiva d i rispondere con efficacia alla Fanteria nemica, più , nel '600, la picca e nell' Otto· cento la baionetta.
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pistola e della sabla 20 . Portano per offesa pistole e spade lunghe ferme , che feriscono di pu nta e di taglio, e la prima fila può anco aver moschettoni. 1 - La lancia è la regina dell 'arme a cavallo 21 , sì come la picca a piede: ma le difficoltà che si sono scontrate per averle , per mantenerle e per adoperarle , ha fatto appresso noi lasciarne l'uso. 22 Impercioché, se i cavalli non sono ottimi e disciplinati al maneggio non vagliono; gli uomini dovendo esser' armati da capo a piede hanno bisogno di garzoni, di ronzini e d'altre comodità che recano grandissima spesa; il terreno, s' egli non è sodo, unito , senza sterpi e senza fossi, non ammette libera la carriera, 23 onde inutile rimane il più delle volte la lancia. 2 - Gli archibugieri o carabine non possono essere disarmati, far corpo solido, né aspettare di pié fermo uno scontro, 24 onde non saria bene d 'averne gran numero in una battaglia, non sapendosi ove collocarli, che nel dar volta non facciano confusione, conciò sia eh' essi investono con caracollo e quindi piglian la carica, onde mentre che girano, l'inimico gli incalza a tergo, ed essi cedendo, quasi spezie di fuga, togliono l'animo à gli altri o gli urtano e se li rovesciano addosso con molto disordine; cagione che indusse il Wallestein, direttore in que' tempi dell'arme Cesaree, a proscriverle dall 'Armata per espresso decreto , doppo l' esperienza e la cattiva prova che di sé diedero nella battaglia di Liitzen l'anno 1632 . 25 20
Intendasi: la sciabola. Giorgio Basta e Ludovico Melzo nelle regole militari della Cavalleria.(N.d.A.)* *Su Giorgio Basca, casalese, uno era i più illustri general i absburgici, e il milanese Ludovico Melzi, cfr. n. I al Trattato della Guerra, nel voi. I della presente ediz. (N.d.C.). 22 - Per «lance• intendansi i lancieri, che, copen:i da armatura completa, esplicavano una terribile forza d ' urto . 23 - Cioè la carica al galoppo. 24 - Per archibugeri o carabine, il M. io1ende sem pre i così detti «carabinieri•, o archibugeri a cavallo, mai quel lj a piedi , definiti invece «moschett ieri•. Il senso della frase , invero poco chiara, è: non possono contemporaneam ente essere «disarmati• (vale a dire , senza armatura), e nello stesso tempo far «corpo solido• o attendere l'urto a piè fermo. Egli conclude ritenendoli praticamente inutili, e ne fa nuovamente fede citando ancora una volta la d isposizione di Wallenstein che li bandiva affatto dal campo di battaglia. 2 ) - Il M. rip roduce qui nuovamente il cesto della d isposizione del Wallenstein, che si omette. 21
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3 - Le Corazze intiere sono isquisite per romper e per sostenere. Ma quando egli si considera che quest 'arme , s'elle non sono a prova, 26 poco giovano (anzi , che le rotture del ferro squarciato da' tiri del nimico impiagano maggiormente), ed a prova troppo pesano, ed impediscono talmente la persona, che caduto il cavallo il soldato non può aitarsi; oltre che li bracciali ed i cosciali guastano le selle e gli arnesi e offendono i cavalli sù ' l dosso e li straccano, perciò si è giudicato meglio di starsene con le mezze corazze. 27 XVIII. Si esercitano gli uomini armati: e senza esercizio non si dà esercito, ma gente rammassata alla rifusa, male indigesta, moltitudine inesperta. 28 1 - S'esercita il soldato, o solo, o in compagna d 'altri. 2 - Si esercita solo: (1) Abituandosi al corso, al salto, alla lotta, al nuoto , e a disagi. (2) Riconoscendo i segni ed il suono. (3) Imparando a' maneggiar ben l' arme che egli deve adoperare , a tirar giusto , a rassettarsi ben l' armature indosso; el cavaliere oltre di ciò ad armeggiare, e prima a salire e scendere, sellare e disellare, imbrigliare, pascolare, ferrare , medicare 'l cavallo, ammaestrandolo al nuoto , alla briglia ed al non esser ombroso. 3 - Si esercita in compagnia standosi in ordinanza con gli altri, di fronte o di fondo , e movendosi nel proprio centro, o ver occupando altro terreno , e ciò col ritener il sito di prima tra li soldati prossimi o col mutarlo. ( 1) Nel centro movonsi li soldati voltando chiascheduno la faccia a destra o a sinistra o a dietro; e ciò serve eziandio qualunque volta si voglia caminare da lati o a dietro , bastando girar in quel ver-
26 • 27 •
Cioè a prova di arma da fuoco. La «mezza corazza• proteggeva solo il torace , le spalle e la testa. 28 • Il M., grande organizzatore , dà gi ustamente all'addestramento un'importanza massima. Si osservi anche l'insistenza , nelle righe successive, sulla preparazione fisica, ove, pure, egli appare un precursore dei concetti contemporan ei d i massima efficienza ind ividuale.
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so la faccia e poi marciare diritto; così ristringonsi o allargansi le file e così possono aprirsi vie , passaggi e intervalli fra le truppe, come più torna in acconcio. (2) S'occupa altro terreno col mutar sito, intralciando 29 l'una fila con l'altra di fronte o di fondo, e senza mutar sito raddoppiandole o facendo la contramarcia (evolutio), per la quale si dà lor campo d'uscire alla scaramuscia l'una doppo l'altra e di rientrare: o facendo la conversione (conversio), caracollo nella Cavalleria, eh' è il giro che fa il Battaglione in corpo e massiccio, come s'egli fosse tutto d'un pezzo a guisa d'un vascello in acqua, e si fa di essa conversione ¼, o ¾, o o il giro intiero. (3) Sono questi li principali esercizi in cui gli altri tutti risolvonsi e da Greci e Latini, che egregiamente ne scrissero, gli hanno presi i moderni. (4) Le parole di commandamento sieno brevi, chiare non ambigue: ed accioche vengano intese, sia, tra le prime, imposto il silentio. (5) Quanto più sono spediti, semplici e minori i movimenti e le mutazioni, massimamente di dar piega in presenza dell'inimico, tanto migliori si stimano. (6) Inverso la Cavalleria si abbassa la picca tenendone appoggiato il calce contr'al piè destro, avanzando ben'oltre il sinistro e pigliando in mano la spada. Inverso la Fanteria se ne impugnerà il calce con la mano destra appoggiata alla cintura e ' 1gomito sinistro sosterassi su l'anca o su' l ginocchio manco avanzato e piegato, ogni volta eh' egli s' abbia da ferire di basso in alto. La punta deve indirizzarsi in mira della cintura dell'inimico o del petto del cavallo o del botton della sella, dove anche il moschettiero la piglia. Si può anche prender la spada nella destra e la picca con la sinistra nel mezzo strassicandone il calce, il che nell'imprese di notte, nelle porte, nelle strade e luoghi angusti viene molto in acconcio.
¾
29
• clntralciando• significa «scavalcare passando attraverso• , e non già ostacolare. Da osscrvars.i anche che successivamente qui (e oltre) il M. chiama indifferentemente «fila• anche quella che noi chiamiamo «riga•.
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XIX. Di un Battaglione quadrilungo si formano agevolmente tutte l'altre figure, ciò è la forbice , che nel verso opposto dà il conio: 30 la luna, che a rincontro forma il convesso: l' istrice o porco spino; più linee: il Battaglione col vuoto nel mezzo. Talché delle ragioni e proporzioni dello squadroneggiare se ne può far notomia, nella compositura d'una compagnia sola, analogica a quella di un Reggimento e di un esercito com'è la parte al tutto ed il modello all'idea, e potendo ella perciò dirsi picciolo esercito, non men che l'esercito può chiamarsi compagnia grande. XX. Nello schierare in ordinanza le soldatesche si hanno da osservare questi pnnc1p1. 1. Collocar l' arme ne' loro vantaggi, dov'elle non riescano superflue, né oziose, ma facciano con utilità e con sicurezza l' offizio loro. 2. Ferire continuamente di lungi e di presso l' oste nemica, sostenerla e cacciarla. 3. Idearsi una tal forma d'ordinanza che serva di regola a tutte, come il retto è norma dell ' obbliquo, conciosiaché in qualunque sia genere di cose egli se ne dà una suprema e principale che è misura dell'altre, le quali quanto più a lei si accostano , o da lei si dilungano , tanto più o meno perfette elle sono. XXI. La moltitudine degli officiali reca non men avvantaggio nel combattere che dispendio nella sostentazione. Pochi, non possono acudire da per tutto al bisogno, né far ben combatter i soldati, né sottoentrare e supplire ali ' offizio di quei che mancano e vengon uccisi o feriti; la mediocrità è da ritenersi , con tale distinzione: che in tempo di pace entro il proprio paese se ne scemi il numero su quel d'altri , e in tempo di guerra s'accresca. Quando una compagnia 3 1 sia di 150 uomini, un reggimento 32 di 10 30
Cuneo. Cp: Offiziali 6; moschc:ttic:ri 96: picchieri 48: cotale 150.(N.d.A.) 32 - Rgt: Offiziali 6; moschettieri 960; picchieri 480: totale 1500; armandosi 8 uomini con rondaccc invece di moschetti: Offiziali 6; moschettieri 88; picchieri 48; rondacce 8: totale 150; o vero: 880, 80 rondacce, totale: 960.(N.d.A.). '
1
-
•
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Compagnie sarà di 1500, numero sufficiente ad esser retto e maneggiato dagli offiziali soliti a preporvisi, come poc'anzi s'è rimostrato. 1. Un nodo di picche ben serrato insieme si rende impenetrabile 33 alla Cavalleria: ma elle bensì il di lei urto a 12 piedi lungi da sé sostengono, e la cacciano bersagliata del continuo dalla moschetteria ed offesa dalle rondaccie che gli si cacciano sotto. 2. La moschetteria sola senza picche non può far corpo che vaglia a sostenere di pié fermo un urto né l'empito della Cavalleria che l'investa, né le picche che l' accommettino 34 , ma gli conviene cedere il campo; quindi i Greci non vollero se non la terza parte d'armati alla leggiera nel lor' esercito, ed i Romani non più che la quarta parte eh' essi chiamarono Veliti, e con ottima ragione essi il fecero, perché quando si restringe la zuffa e si viene alla mischia, li disarmati e l'arme di tiro sono poco utili. XXII. Vi hà due sorti di intervalli, o di distanze frà soldati, ciò è a file aperte ed a file serrate. 1. A file più o meno aperte contansi 4 o 5 piedi d'intervallo, cioè quello spazio ch'è fra una persona e l'altra e fra un cavallo e l'altro di fronte e di fondo; egli varia conforme al disegno che si ha o di far l'esercizio e di non impedirsi l'un altro con l' arme, o di fare la contromarcia; o di dar via e passaggio a qualche truppa o pezzo di artiglieria che fosse stato un tempo dietro in appiatto, come in aguato; o dar luogo tra fila e fila di picche alle file dei moschettieri, li quali sparano e si ritirano fin tanto eh' egli si venga vicino alla zuffa, o di aprir maggior vuoto e uscita alli tiri del cannone inimico cui si sta esposto. 2. A file serrate si calcola che 'l pedone occupi 3 piedi di fronte e 3 di fondo , e che 'l cavaliere ne occupi 4 di fronte e 8 di fondo. 3. A file serrate, quanto più li soldati sono insieme ristretti , H · Nella battaglia da casi nel piano di Leipzig l' a. 163 1 avevano gli Imperiali perduto il campo ed iJ solo Reggimento di Holstein, fortificato di molte picche, stette saldo né puoté prima esser sconfitto che dall'Artiglieria nimica non fosse batruto, ed il Reggimento del Wangler aluesr ritirossi a malgrado dell 'Aniglieria svedese sin dentro la città illeso.(N.d.A .). 34 • !mendasi: che li impegnino in combattimento corpo a corpo.
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salvo che le braccia rimangan libere a maneggiarsi, tanto meglio egli è: e deve altresì la Cavalleria, salvo che i cavalli non si calpestino né si facciano sopraposte, 35 strettissimamente serrarsi. 4. Tra fanti e cavalli, tra una Squadrone e l'altro, tra li moschettieri e picchieri, devonsi lasciare strade di fronte e di fondo, più o meno larghe conforme al bisogno. 5. Si ragguaglia un passo andante a 2 piedi grandi geometrici, e per conseguenza 5 passi a 10 piedi, che fanno una W (Verga) di Rinlandia. onde 300 passi andanti vagliono 60 W, tiro ordinario del moschetto. 36 Notisi, che la Verga di Rinlandia contiene propriamente piedi 12, ma per la comodità del calcolo viene in 10 divisa, onde questi piedi sono più lunghi degli altri, restandò la W l'istessa. 37 XXIII. Sì lunghe sono le picche, che quelle della sesta fila possono con lor punte giungere sino alla prima, e quando un battaglione fosse composto di 100 file di picche, non può adoprarne se non 4 o 5, perché poniamo essere quella 18 piedi lunga, 3 di essi o circa sono occupati dalle mani, onde alla prima picca restano liberi 15. La seconda fila, oltre a quello ch'ella ne impugna, ne consuma 3 nello spazio tra l'una fila e l'altra infraposto, di modo che egli non resta di picca utile se non 12 piedi. Alla terza fila ne restano 9, alla quarta 6, alla quinta 3. L' altre file per ferire sono inutili, non già per sostenere e per ristaurare le prime sottoentrando ne' voti. 38 1. Per tal ragione gli antichi facevano le sarisse (M3) della prima fila più corte e l' altre a dietro di mano in mano più lunghe, 3~ - Sovrapposizioni: cioè ognuno deve crovaF agevole posto in riga, e non trovarsi dietro ad un altro («sovrapposto>). 36 - Circa il sistema di misure usato da M. , si veda quanto più volte detto nelle n. ai precedenti Trattati, sp.al Della Gue"a, nel voi. I della presente ediz .. La portata del moschetto appare qui, com'era, limitatissima: 60 Verghe renane , cioè sui 220 m . di gittata massima (non di tiro utile!). Da notare che l'avvento del fucile, non aumentò, ma ridusse tale gi ttata, dato il minor peso (cioè la minor massa e q uindi la minore energia cinetica) del proiettile. 37 • Si osservi la tendenza di M. a ridurre per quanto possibile i sottomultipli di allora a decimali (Cfr. il Trattato Tavole Militari). 38 - Sentenza definitiva contro i massicci tercios di stile spagnuolo, ancora usati dal Tilly a Breitenfeld (163 1).
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acciò che quelle della terza e della quarta, abbassate, venissero a ragguagliarsi con le punte a quelle della prima e della seconda. 2. Li moschettieri innanzi alle picche, vi si pongono sotto con un ginocchio a terra, e sì fanno fuoco. 3. Nelle maniche poste allato alle picche tirano le file l'une doppo l'altre conseguentemente in due modi, cioè, tirato che hanno le prime, o elle vanno a riporsi per contromarcia dietro all'ultime, o elle pongono un ginocchio a terra per ricaricare, o prostrate e bocconi stansi, finché quelle a dietro, standosi ritte, sparano per di sopra le teste de' primi. 4. La moschetteria si ordina a 6 file di altezza, impercioché elle possono talmente com partirsi nello sparare, che tirato che abbia l'ultima fila, può la prima aver già ricaricato e tirar di nuovo per tener di continuo bersagliato e sotto il fuoco l'inimico: a men di 6, non potria la prima fila per mancanza di tempo aver di nuovo ricaricato allo sparare dell'ultima, onde non si avrebbe un fuoco perpetuo. In contrario dov'ei s'avessero troppe file di fondo, converrebbe alla prima doppo aver ricaricato starsi gran tempo a bada, innanzi che a lei tornasse la volta di tirare. 5. La prefata moschetteria non deve men esser ordinata in troppo gran fronte, come di 70, 80, 100 uomini, avvenga che caricata eh' ella fosse dalla Cavalleria o scontrata dalle picche, gli converrebbe cedere e lasciar vuoto un così grande intervallo che l'inimico potria facilmente prevalersene, entrando per esso a pigliar ne' fianchi gli altri squadroni ed a romperli. 6. Onde per ischifar quest'inconveniente non si stendono li 500 moschettieri dell'ale in un fronte solo, tanto quanto ei ne sono capevoli, ciò è di 83 uomini, spazio di 124 passi senza contar gli intervalli: ma si distribuiscono, (doppo aver formate le maniche di numero conveniente) in altre parti della battaglia come si dirà appresso.
+
XXIV. La Compagnia è composta: di offiziali
Maggiori
Capitano Tenente [ Alfiere
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Sergente Minori
Capitan cl' Arme (Rustmeister) (Il foriere è spesso impedito, né può sempre essere presente)
di soldati semplici: Moschettieri Picche Rondaccie Offiziali
88 48 8 144. 6. 150 Combattenti,
fra i quali si contano: Caporali Capifila
6 18
1. Uomini 6 fanno una fila; file 4 fanno una squadra; squadre 2 un'ala: ale 3 fanno il battaglione: le picche nel mezzo, li moschettieri su i lati, ed il suono marciando tra la seconda e terza fila, ma in battaglia alla destra dell'ala nel vuoto.
Una squadra ha: Caporale Capifile Soldati
1
3 20
24. Il caporale guida la prima ed i capifila le altre file. Le strade fra le squadre sono di 3 piedi e fra le ale di 6. 2. Le picche sono poste a 6 di fondo e a 4 di fronte in una squadra come l'altre, impercioché più sottile saria debole e più
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grossa saria inutile alle picche per la ragione alegata, oltre che s' egli occorresse che il battaglione avesse a far fronte nelle due parti opposte, tre file si terriano volte all'una e tre file all'altra competente resistenza, 39 dov' elle sieno coperte da due altre file di moschettieri e di rondaccie, che si pongono loro avanti. 3. Nello sfilare a qualche stretto dov'egli convenga passare a uno a uno, la prima fila della prima squadra va innanzi, segue la seconda fila, indi la terza e la quarta, sin che tutta la squadra sia passata. Poi incomincia a passar la seconda squadra, e l' altre conseguenti. S'egli si può caminare in fronte più stesa, come a 4, a 8 o a più per volta, si marcerà squadra a squadra o ala ad ala, o tutto il battaglione di fronte. XXV. Nel modo che marcia e si mette in battaglia in compagnia, nell'istesso procedesi anche col reggimento , o giungendo le compagnie l'una a canto all'altra: o pigliando le picche di tutto il reggimento insieme, e li moschettieri altresì a parte, e formando di questi le due -ale da i canti e di quelle il corpo del mezzo , e che facilmente in cocal guisa si eseguisce. Le prime cinque compagnie che hanno da formar l'ala diritta, mandano i lor moschettieri su quella linea distinti nelle loro squadre, poi vi congiongono alla mano sinistra col debito intervallo le picche, alle quali l'altte cinque compagnie congiongon similmente le loro, e restano li moschettieri su l'estremità manca. Così possono le bocche a fuoco schierarsi o ripartite in due ale acanto alle picche o la metà in fronte e l'altra su l'ale, o tutte in fronte o tutte a tergo dietro alle picche, le quali stannosi a ginocchioni, e per di sopra esse tirano i moschetti o framisti alternatamente un moschettiere e una picca: o dietro gl ' intervalli de' battaglioni per cui vanno e vengono tirando e ricaricando. XXVI. La figura Prima rappresenta un reggimento schierato tutto in una fronte: e la figura il disegna formato in battaglione. Ora, di più battaglioni e squadroni formasi la battaglia dell'eser39 - Cioè, a far resistenza dove loro compecc.
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cito intiero, sì come per cagion d'esempio: Diasi da ordinarsi in battaglia un'Armata di 240.000 combattenti, cioè: 1. 24.000 Fanti divisi in 16 reggimenti, che fanno 16 battaglioni; 12.000 Cavalli armati, in 16 reggimenti , che fanno 80 squa- · droni; 2000 Dragoni in 2 reggimenti, che fanno 4 squadroni; 2000 Cavalli leggieri in 2 reggimenti, che fanno 4 squadro01;
40.000 Combattenti - 36 reggimenti.
Artiglieria, . . mez1 cannom: quaru: falconi: mortan: pezzetti:
4 6 8 2 80 100 pezz1.
2. Un reggimento di fanteria è di 1500 combattenti cioè: 60 officiali Picche 480 Rondaccie 80 Moschetti 880 1500.
3. Un battaglione è di: Picche Rondaccie Moschetti
480 80 720 1280 soldati semplici
Li corpi (N3) deono essere più di numero e men massicci, più alla romana distinti e facili ad unirsi e a dividersi che alla macedo-
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nica, (03) immobili e che ad ogni fossetto si scompongono. 40 4. Un reggimento di cavalli è di 750 soldati semplici. 5. Uno squadrone è di 150 uomini a 3 di fondo e 50 di fronte, imperciò che li più grossi sono difficili a maneggiarsi, e li men forti fanno leggiere impressioni e debole resistenza: es' egli occorresse di fare lo squadrone più gagliardo, se ne possono sempre accoppiar due insieme. 6. Li battaglioni si fanno di 480 picche a 6 di fondo e 80 di fronte, cui avanti si pone una fila di 80 moschettieri, che ricoperti sotto il favor delle picche possono tirare con sicurezza ora in piede, ora con un ginocchio a terra, senz aver da far alcun movimento , origine de' disordini ; innanzi a questa file ponsene un'altra di 80 rondaccie, che riparano i colpi alle diretane. La guarnigione de' moschettieri a canto alle picche è di 10 squadre per lato e di 40 soldati per isquadra: 6 squadre in due linee dall'un de' lati e 6 dall'altro formano le maniche: due squadre poste dietro alle picche salgono o su cavalli, o su qualche carro , o che si sia altro eminente, e quindi tiran a cavaliere per disopra il battaglione, o ristaurano le maniche stanche, o vengono commandate in altro servigio; e due finalmente si collocano per plotoni fra la Cavalleria più propinqua, le quali continuo danno fuoco, finch'ei si venga alla mischia, nel qual caso, tra i battaglioni onde furono dianzi tratti, hanno ricetto. Ripartendosi a questo modo la moschetteria in plotoni e din: nanzi alle picche ~ dietro al battaglione, viensi a diminuire quello spazio che risultarebbe oltre misura se tutta questa moschetteria fosse schierata in una sol fronte a lato alle picche, massime dove egli occorresse di unire due battaglioni l'uno a canto all'altro , perché non potendo la moschetteria investita tenersi ferma, aprirebbe ella cedendo intervallo così ampio che la Cavalleria ostile avria campo d'entrarci in gran fronte e turbar ogni cosa, come si disse. 40 - Come si vede (e come già si era notato in precedenza) il M . è completamente in accordo con Maurizio di Orange e Gustavo Adolfo nel così detto «ordine sottile> che egli, se mai , accentua aumentando la potenza di fuoco, e non viceversa, come da alcuno si è volu co sostenere .
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XXVII. Lo studio principale si è di assicurar ·i fianchi della battaglia, avendosi per isperienza che, rotte l'ale della Cavalleria, viene la Fanteria attorniata, né gli resta più mezzo o voglia di difendersi, anzi, perdutasi d'animo, getta l'arme in terra e chiede mercé. Or per assicurar questi fianchi servono egregiamente li battaglioni posti ne' canti, che con tiri frequentissimi infestano l' inimico e l'impediscono d'accostarsi, ed accostato ch'egli sia, non solo con le picche e con le rondaccie li sostengono, ma anco li rispingono. E perche 'l moschetto tira non piu di un 300 passi o circa, 41 fa perciò mestiere, volendosi, che tutto il fronte della battaglia sia scortinato e difeso, eh' ad ogni 600 passi di distanza al più vi sia un simil nervo di moschetteria assicurato dalle sue picche. 1. Può ben il sito naturale render i fianchi sicuri, ma non essendo egli mobile, né da strassicarselo dietro, fa ben sì pro' a chi vuol aspettare l'attacco dell'inimico, non già a chi va a riscontrarlo o a trovarlo nel suo posto; ma gli stromenti dell'arte possono usarsi da per tutto, si come pur anche in difetto d'altro ordigno può fare il battaglione da sé, due de quali l'uno all'altro contiguo volgono a tutte le parti il viso, dando luogo alla moschetteria dell'ale, parte nel vuoto del centro e parte ne' canti, dov'eziandio l'artiglieria si ricovera. E questi può dirsi un bastione mobile, onde viene scaricata una tempesta continua de' tiri contr'a chi che tentasse o di fronte o di fianco o da tergo accostarsi. 2. Vuolsi per ordinario disporre tutta la Cavalleria in ordinanza fallata a canto dell'Infanteria, ma questo azzardo ne risulta, che stendendosi ella da 2000 o più passi, è impossibile che gli squadroni situati nella estremità, e colà verso, risentano alcun utile o benefizio dalla Fanteria tanto da loro discosta, e perdono quel sussidio reciproco tanto necessario: oltre che quando detti squadroni sieno una volta rotti e messi in fuga, dove possono eglino riordinarsi e raccogliersi, se non hanno luogo sicuro e se possono essere intercisi e tagliati dalla Fanteria tanto lontana? Ed i plotoni, dove hanno essi a ricoverarsi rotta la Cavalleria? 41
•
Cfr. n. 36.
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3. L'intervallo fra gli squadroni è di passi 18, spazio conveniente accioché vi si possa maneggiar il plotone de' moschettieri di 8 di fronte e 5 di fondo, e che quello uscito, possono gli squadroni avanzar e moversi senza urtarsi e confondersi, né però di ampiezza tale che l'inimico possa prevalersene per entrarci: l' intervallo fra le maniche de ' moschettieri e le picche, e fra dette maniche e lo squadrone che gli sta a lato, è ciascheduno di 6 passi. 4. Le riserve poste dietro de' battaglioni stanno sicure che nulla si rovescierà loro addosso, né le porrà in confusione. Le truppe per sorte rotte possono riunirsi e raccogliersi dietro le Fanterie poco distanti, o dietro gli squadroni di ritegno. 5. La distanza di 300 passi di fondo tra l'una e l'altra linea fa che i tiri , li quali vengono ad offendere la prima, non giungano a un tratto a ferir la seconda: e che l'una, sconfitta, abbia spazio sufficiente da rimettersi e da cansarsi dall'urtare negli altri, i quali freschi vagliono a reintegrare valorosamente la zuffa: né può l'inimico perseguitar a lungo la Cavalleria della prima fronte benche rotta, con ciò sia eh' egli verrebbe a lasciarsi alle spalle ed al fianco le Fanterie, ed a riscontrare altresì la testa della seconda linea tutta intiera, unita e fresca. Se uno o due soli squadroni della prima fronte cedono respinti, possono altrettanti delle riserve accorrer incontinente al disordine e dar tempo e luogo alli battuti di riunirsi. Un altro vantaggio reca questa gran distanza, eh' essa assicura tutto il fianco e le spalle della battaglia, perché l'inimico non potrebbe far sì gran giro senza dividersi molto e metter.perciò a gran rischio il suo esercito. XXVIII. Si formerà però la battaglia per esempio nella forma che la Figura dimostra, da variarsi secondo la varietà de' siti e delle contingenze 1. Cavalleria. ( 1) Squadroni armati nella prima fronte 2 5
Ne' sussidi Nella 2 ° fronte
10 25
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Ne' sussidi nel mezzo [ Sul corno destro Sul corno sinistro
10 5 5 80
(2) Squadroni leggieri, o Croati, Rimpetto al mezzo di ciascuna fronte di ciascun lato
500 [ 500 500
l
~ 2000
collocati in parte dove non possano né esser investiti dall'inimico, né rovesciarsi sopra gli amici, ma che stiano, come in guinzaglio, pronti a sortire di botto ovunque l'occasione gl' inviti. Se ci fosse maggior numero di Cavalleria leggiera, oltre alli 2000 suddetti, saria difficile il racchiuderla entro l'ordinanza, ma si avria da porre per di fuori su i lati di quella per quindi servirsene al bisogno, o per ricoverarsi, investita che fosse, né potesse resistere, dietro al1' esercito, o in qualunque altra parte sicura. 2. Fanteria (1) Battaglioni nella prima fronte A dietro per fortificar i lati, e gli angoli, e poter formare un battaglione doppio Nella seconda fronte A dietro
6
2 6 2
16 (2) Dragoni a ciascun lato della battaglia in vece di Fanti
800 [ 800
dietro a ciascuna fronte
u; 2000
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( 3) Plotoni ripartiti tra li 5 squadroni prossimi del battaglione onde sono cavati: 32 3. Artiglieria, si distribuisce tutt' a lungo della battaglia, la grossa a canto e dinnanzi alla Fanteria, dov' ella è ben guardata e può scoprir facilmente il nimico e tirare subito che la lo scopre, e ferire a diritto e di traverso, senza impedir il passaggio alle truppe, e la minuta tra gli squadroni e li plottoni. Così non s'incorre l'assurdo di perderla in caso di fortuna avversa tutta in un tratto, come successe alli Cesarei ne' fatti di arme di Wittstock e di Jankau , gli Anni 1636 e 1645, perche ella era tutta insieme. 4. Carra e bagaglio. Si forma un chiuso di carra (Wagenburg) e del bagaglio dietro la battaglia, con guardie di scorta che 'l difendano così dagl'inimici come dalli propri soldati che talora allo spoglio di esso si danno. In cotal modo verranno anco meglio guardate le spalle della battaglia, e conoscerà l'esercito che ' l perder il campo e la moglie e i figli e ciò ch'egli ha di più caro, è tutto uno, la qual cosa il farà più ostinato al combattere. XXIX. Questa forma di battaglia ha ciascheduna sua parte, come di ogni qualità d'arme composta, per se stessa fortissima, e perciò non facile ad esser rotta, conservandosi intiero il tutto fin che le parti stan ferme (PE). Ha ella eziandio attitudine a tramutarsi in qualunque altra che sia richiestra, o dal sito che si presenta, o dal disegno che si ha, o dalle congiunture che nascono. 1. Sito
( 1) Havvi bosco o villaggio o collina a mano destra o a sinistra del campo, la Fanteria o li Dragoni ordinati sopra le estremità, la preoccupano 42 di lancio e vi si alloggiano. (2) Havvi fiume o dirupo che assicuri intieramente un lato dell'esercito, ponsi tutta la cavalleria sull'altro, e qui diffonden42
•
M. usa ripetutamente il vocabolo ,preoccupare• nel senso di «occupare prima•.
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do tutte le forze contro un ' ala sola dell'inimico, molti vengono a combatter contra pochi, e li circondano et inviluppano. (3) Evvi bosco o luogo coperto propinquo su la strada che viene da luoghi amici, riduconsi in truppe li bagaglioni 43 , acciò che quando gli eserciti stanno per azzuffarsi, mostrino di avanzarsi alla larga verso il nimico per dargli timore, sì come anche lo sbigottirà il far correre voce nell'ardor della pugna ch'il suo condottiero e capo sia rimasto morto. (4) Se al fianco o alle spalle dell'inimico vi ha qualche bosco o valle, al quale si possa non adocchiato arrivare, vi si può spedir Cavalleria leggiera e Dragoni, che nel calor della zuffa attachino l'inimico a tergo o al fianco o dieno sul bagaglio, per cagionargli confusione, conciò sia che li preparati sorprendono gli impreparati.
(5) Se la qualità del paese il comporta, s'ingegna d'avvicinarsi al nimico segretamente e di combatterlo prima eh' egli abbia ben formata la sua ordinanza, come successe a Tuttlingen in Svevia contr' a francesi l'Anno 164 3. (6) Se il paese è stretto, si fanno tre o quattro o più linee e membri della battaglia. (7) Se vi ha qualche palude o fosso, si può mettervisi dinnanzi con alcune truppe, le quali all'avanzar dell'inimico si ritirano per de' passaggi fatti a posta, da lui non osservati, che perciò vien condotto alla trappola. 2. Disegno
( 1) Se con l'ala destra ei si vuol battere il corno sinistro dell'oste, o a ritroso, si porranno su quest'ala li migliori ed il maggior numero de' soldati, e moverassi con passo veloce, e le truppe di quel lato e della seconda linea si spingeranno parimente innanzi su la mano destra al pari dell'altre, intanto l'ala manca andarà adagio, o non si moverà punto, imperciò che nella sospensione 4 3 • li Foscolo (e il Grassi) hanno «battaglioni•, con che l'intero passo vien falsato e diventa privo di senso.
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dell'oste, e prima ch'egli s' accorga dello stratagemma o si risolva al rimedio, verrà il tuo forte a combattere contr' il suo debole , nel tempo che 'l suo forte si sta ozioso e infuria a vuoto: e se quivi si riscontrasse a sorte qualche villaggio, avrassi a metterci fuoco, acciò che l'inimico non possa attaccar la tua ala manca, né avvedersi di quello che si fa. 44 (2) Se con amendue l'alesi vuol cingere l'inimico, vale il presentarsi in linea retta per ingannar l'inimico, ed intanto proceder pian piano con parte del mezzo ed avanzar con le punte, facendo com'un seno di luna falcata, nel qual modo il Banér, generai svedese, circondò le truppe imperiali rimpetto a Melnik in Boemia l' Anno 1639. Overo si può lasciar vuoto il mezzo della battaglia, e divider tutto l'esercito in due ale: overo si può lasciare la prima fronte nel suo intiero, mentre che la seconda bipartita si spinge innanzi su i corni della prima e distende di altrettanta lunghezza la linea; riuscirà meglio questo tratto in tempo di nebbia o di polvere o di fumo , e ogni volta che l'inimico non possa accorgersi di questo movimento, onde per meglio deluderlo si può stendere nel mezzo una fila di Cavalleria che non lasci riconoscer il vacuo che vi si lascia. (3) Per faticar il forte dell'inimico col tuo più debole, e poi col tuo forte caricar il suo già stanco, si può metter dinnanzi a tutti la Cavalleria leggiera con qualche Squadrone di ritegno , sopra della quale egli sfoghi la furia sua prima, e faccia le prime cariche, e poi stanco senta l'impeto e l' impressione della tua parte gagliarda e fresca: et acciòche l'esercito non abbia a sbigottirsi dal veder dar volta alle tue prime ordinanze, devesi anticipatamente far consapevole dello stratagema. 3. Congiunture S' egli si scorge qualche segno di timore o di confusione nell' inimico, il che apparisce dal turbarsi gli ordini, dal framischiarsi 44 - La teoria della battaglia d 'ala (che uova il suo pieno sviluppo nel secondo Trattato Delle Battaglie), appare qui già completaroeoce enunciata.
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senz'intervalli le truppe, dal tremar delle bandiere, dallo scuotersi insieme le picche e dal volger esse le spalle, s'incalzi di botto, né gli si dia tempo di riasumer l'animo, ciò sequendo con li Dragoni, Cavalleria leggiera, plotoni e gente sciolta, le quali servono ancora a preoccupare un posto, mentre che avanzandosi in battaglia l' esercito, viensi a intoppar qualche fosso o fondo, o bosco, o rialto, o che che altro vantaggio sia, dinnanzi, da' lati, o da tergo. 45 XXX. La disciplina (Q3) è sopra tutte le cose necessaria al soldato senza di cui la gente armata è più dannosa che utile; più a' suoi ch'al nimico formidabile: ella è diffusamente compresa nelle leggi militari, e ne' statuti di guerra che ordinano obbedienza a maggiori, fortezza contr'al nimico, onestà nel vivere, proponendo a ciò i premi e le pene convenevoli. 1. Ottimo instituto si è quello che le promozioni (R3) non si facciano se non per gradi, o in ricompensa di qualche azione straordinaria. XXXI. Le Guide nell'esercito sono come gli occhi nell'animale. Devesi tenerle ben guardate, (S3) con premi (T3) e con isperanze e con timore di pena: danno talora ostaggi (U3) in pegno di fedeltà. 1. Se n'abbiano di molte da distribuirsi in più lati, e si concertino fra loro de' luoghi e delle strade. XXXII. Le spie si allettano e si mantengono col danaro: procedasi cauto, e s'infinga con esse, perché elle sono talvolta doppie: assicurarsi della persona et aver pegni di moglie o di figliuoli , s' elle propongono qualche sorpresa: non lasciarle conoscere né da altri né fra loro. Possono spiare prigionieri, trombetti , trasfuggitori (V3) , che vengono o che si mandano, villani, corridori, soldati travestiti , messageri deditizi. Le spie dell'inimico, colte che siano, si impiccano. (23 ). 45 • Dopo la magistrale e completa esposizione de i principi tattici, è qui stata esposta la dot· trina operativa, in cui M. ha enunciato tutti i fondame ntali esempi nel campo, dal la battaglia d'a. la all' avvolgimento su entrambe le ali.
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Titolo Secondo
DELL'ARTIGLIERIA
XXXIII. Se ne considera la fabrica e proportione, il maneggio, le appartenenze. 1. Nella fabbrica si osservi, che gli Arsenali antichi sono un caos (A4) di artiglieria confusa, indistinta, sproporzionata: a gran pena si trovano nomi abbastanza per distinguerla; né ci è vocabolo di serpente o di fiera o di uccello, che non sia stato appropriato a qualche pezzo. Ognuno, o Principe, o generale, o fonditore ha voluto inventar a capriccio nuove calibre e nuove dimensioni , senza che molti di loro abbiano potuto dell'utile e dell' effetto farne legittime prove, sì perché elle costano assai, sì perché ei bisogna osservarle in guerra viva. 46 ( 1) Per rinvenirne dunque la sua bontà ha fatto mestiere fondere quantità di pezzi dal più breve di grado in grado al più lungo, e dal più sottile sino al più grosso: poi, a diverse successive distanze dalla minima alla massima, doppo essersi spiegate per la linea del tiro più e più vele tese l'una dietro all'altra, gli è convenuto far var"i tiri nella terra più o meno densa, per osservare con l'occhio la resistenza , la giustezza e la forza de' pezzi sì com' anche quanta e quale linea retta o obliqua sia stata dalla striscia della palla, col suo moto impresso, disegnata per l'aria. Da queste prove si è trovata la vera proporzione, che annullando quell ' antiche forme, constituisce il cannone nella sua perfezione, la quale si ha da osservare esattissimamente, non adoprando altre che le dal buon' uso approvate ripartizioni. 2. Impercioché l'Artiglieria troppo grossa e pesante costa assai in riguardo delle fusione, del metallo, della polvere eh' ella consuma e de' cavalli che hanno da tirarla e delle persone che devon servirla: ella è incomoda e lenta a condursi ed a maneggiarsi, e 46 - Ecco il M. teorico dell'Artiglieria. degno predecessore di Gribeauval. Si pu ò senza tema di esagerazione sostenere che egli è il primo generale, dopo Gustavo Adolfo, cui si deve una concezione scienti.fica dell' Aniglieria e che pone in pratica gli insegnamenti dei grandi teorici suoi predecessori.
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nello spararla scuoce e rovina le batterie e i terrapieni, i letti, le casse, le cannoniere. ( 1) L' Aniglieria troppo leggiera non può far colpo gagliardo a cagione della poca polvere che gli si dà nella carica: rincula troppo nello spararla; si riscalda presto, ond' ella non ritien giusto, anzi varia il tiro, e talvolta scoppia. (2) Li pezzi di soverchio lunghi sono anco pesi, e la palla perde una parte della sua forza prima che dal cannone sia uscita. (3) Dalli troppo corti esce la palla prima che tutta la polvere sia accesa e che gli abbia data sufficiente sospinta; oltre che non potendo essi sporgere lor bocca per oltre i gabbioni ed i candelieri che coprono la batteria, gli schiantano, gli abbrugiano, e li rovinano. XXXIIII. Si porrà quì una proporzione distinta, facile aritenersi, che ha aggiustatissima simetria delle parti fra loro e al tutto, e che viene stimata l'ottima, secondo la quale io ho fatto fondere molt'artiglieria in Italia e negli Arsenali Cesarei, parte piena, parte alleggerita di metallo, e tutta perfettamente buona. 1. Quanto alla materia, se ne fà di cuoio, di ferro, di metallo: quest'è composto di rame, col quale si mesce dello stagno e del bronzo a diverse leghe. 2. Quant' alla forma tutta l'Artiglieria si riduce oggidì a due generi, cioè a quella:
47 48 49 -
Eguale cilindrica seguita
Cannoni 47 Colubrine 48
Ineguale incamerata, o mcampanata
Cannoni Pecrieri 49 Mortari, Pettardi, Organi.
In ted. Karthaunen. (N.d.A.). In ted. Sch/angen. (N.d.A.). In ted. Haubitzen. (N.d. A. ).
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3. Li Cannoni sono: Tirano libbre di ferro Lunghi cal. lntieri 48 18 Mezi 24 20 12 24 Quarti Ottavi o falconi 27 6
Pesano cent. 72 43 27 50 21 51
(1) Le Colubrine sono lntiera Meza Quarta Falconetto
16 8 4 2
32 33 34 35
56 33 20 11
(2) Cannoni leggieri di metallo con la Camera in punta, o incampanati, sono: Mezo Quarto Ottavo ~ da Regg.to
24 12 6 3
12 14 16 18
)2
53
(3) Li Petrieri non tirano ferro , né piombo, ma pietre di lb. 12 sin in 48, o scartocci, o fuochi 54 . Gli organi sono più canne sopra una carretta a due ruote, rassettate insieme, che con un sol fuoco serpeggiante si sparano, alcuni di essi chiamansi a braga e si caricano per la culatta, con loro mascoli. ~o - li di ultimo di agosto 1669 feci fondere in Vienna due quarci di cannone pieni di metallo nella qui assegnata proporzione dal fonditore Balthasar Herold li quali riuscirono poscia nelle prove buonissimi. (N.d.A.).* *Per cannoni cpieni di metallo> si intenda pezzi di bronzo fusi in un sol blocco e poi alesati. (N.d.C). l i - Medesimamente faci far prova di 6 falconi li 24 maggio 1669. (N.d.A.). li - Quattro di questi quarti di cannone alleggeriti in metallo feci io provare a Vienna li 19 di novembre dell'anno 1669. che riuscirono buonissimi. (N.d.A.). ~3 - Dei falconi di cotesta sorte alleggeriti d i metallo feci io provare a Vienna li 24 luglio 1669. (N.d.A.). 4 ~ - Il «peuiere», come più oltre si vedrà, era l'antenato dell'obice campale.
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XXXV. Con questi due generi di Artiglieria si è provveduto per la campagna, e per le fonezze. 1. Quella piena di metallo serve a batterie e contra batterie, e si carica nella prova maggiore con polvere eguale al peso della per far breccia con Li cannoni palla; nel tiro ordinario con doppi possono servire nelle piazze per rovinare l' opere degl' assediatori, ed a questi per batter quelle, mentre che vi si possano commodamente condurre per acqua. Le colubrine servono a tirar lontano. 2. Quella alleggerita di metallo, e perciò detta artiglieria di campagna, serve a tirar fra l'oste, ed è facile a m~neggiarsi, e si carica per ordinario con -¼ o con la metà di polvere del peso della palla, e tal'ora con patrone, o scartocci. Quando si tirano granate con l'artiglieria, gli si dà della polvere ordinaria, imperciò che le granate si calcolano come pietra, e la pietra è valutata + del peso del ferro; come per esempio un mezzo cannone, che si carica per ordinario con 12 libbre di polvere (metà del peso della palla), si caricherà con 4 lb. per la granata.
½;
f.
+
XXXVI. Li petrieri 55 vagliono a tirare granate e palle 56 , che penetrano il terrapieno vi scoppiano dentro e vi fanno breccia: caricati di gragnuola 57 a sacchetti, cuffie, o tonelletti 58 pieni di scaglie di pietra, o di pallini, o di quadretti di ferro , o di catene (ma n . Al dì 24 maggio 1669 faccio prova di due pecrieri l' uno de' q uali carico d 'u na granata a due fuochi* e l' altro di scartocci; riescono molco bene.(N.d.A.). *Quando il petriere (o obice) sparava a granata, per evitare che la granata esplodesse dentro la canna (come sarebbe avvenuto se la spoletta, allo scopo d i accenderla, fosse stata rivolta verso la carica cli lancio), si usava il sistema dei «d ue fuochi>: cioè si poneva la granata e nuo l'arma con la spoletta rivolta verso la bocca; poscia si dava fuoco alla spo letta stessa, indi alla carica cli lancio. Anche questo sistema era assai pericoloso, poiché se la carica cli lancio non si accendeva, la granata esplodeva egualmente eouo l'arma. Per il mortaio si usava lo stesso sistema, con gli stessi rischi. Nel 1747 il Duca di Sassonia, Maresciallo d i Francia, all' assed io d i Berg-op-Zoom, inuodusse con successo il sistema «a un fuoco>, ponendo cioè la granata enuo la canna con la spoletta rivolta, sì, in d irezione della bocca, ma obliquata verso l'alto , in maniera da venir accesa dalla fiamma che «filtrava> dal evento• (cioè dallo spazio tra p roietto e canna). (N.d.C.). )6 - In red. Wallkugeln, (N.d.A.). H - In ted. Hagel, cartocci. (N. d.A.). )S - Barilotti.
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che il tutto non ecceda il p eso della sua propria palla); servono ne' fianchi delle difese, ed a ricacciar l'inimico dalle opere esteriori occupate, ed a gettar palle di fuoco per illuminar la campagna. Tirano da 12 sin' in 48 lb. di pietra, hanno alcuni di loro la camera larga della palla e lunga: altre l'hanno lunga ecome la palla intiera. Altramente tutta la loro lunghezza è da 4 sin a 8 palle.
f
f
XXXVII. Li mortari 59 grandi gettano pietre di 400 e di 600 lb., servendo contr' alle batterie , riddotti, magazini , bastioni e altre opere anguste dell' inimico; rovinano le gallerie, le case, i coperti, le lavette ed i letti dell' artiglieria; gettano parimente grandine 60 e piogge di fuochi con gran danno delle case coperte di paglia o di scandale; triboli, tuffati in materie resinose , ignee squaliate e riposte dentro un corpo di legno il quale scoppia nell 'aria, e li triboli 6I chi qua, chi là , dove cade, ci entrano di ficco, appiccandosi il fuoco , sì come anco fansi alcune freccie simili tirate con balestroni e con gli archi all 'uso de' tartari , o con archibugio ordinario: e con moschettoni da mano si tirano pure palle di fuoco: e co' cannoni ordinari p er arrivar più lontano , et altre di ferro massiccio infocate, e granate. Li mortari piccoli che gettano 100 lb. di pietra con la camera lunga , 62 servono a tirar in maggior distanza, che l'ordinaria; ma 59 • Al dì 24 luglio 1670 faccio prova di due monari fusi di nu ovo, che gettavano 200 lb.di pietta per uno . Il p rimo tiro getta la pieua di peso di 185 lb. a 900 passi; il secondo a lo45 passi. Indi si getta una granata pesante 265 lb. la quale appunto nell' uscir fuori dalla bocca del rnortaro crepata in pezzi, l'un di cui colse nel capo, a canto a me, il mio segretario italiano Giuseppe Minacci e lo ferì a mon e. Successe per disavventura che la granata , non assai bene nel monaco stivata, si rivolse e la cannella nell' uscir si ruppe, onde prima del tempo prese fuoco e scoppiò.(N.d.A.)* *Vale a dire, la granata (come ogni p roietto sferico) ruotando entro la canna si impegnò con la spoletta con uo 1•interno della canna stessa (ciò perché non era stata posta con la spoletta nel centro esano dell'anima). Comune pericolo del tiro a due fuochi. Da notare la data, che è di due anni posteriore alla prima stesura degli «Aforism i•; il che mostra come essa sia stata aggiunta da M. nella revisione finale del ms. (N.d .C.). 60 • In ted . Feuerhagel. (N .d.A.). 61 . In ced. Fussangeln, Murices. (N.d.A.). 62 • Sia i «petrieri• (come poi gli obici) che i mortai erano muniti di camera di scoppio. incesa ad evitare che la carica di lancio facesse esplodere la granata entro l'arma.
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in tal caso le granate devono esser fatte in tal guisa eh ' elle possano resistere alla polvere che le caccia. Il colonnello dell' Artiglieria Holst 63 pone molti piccioli mortari assodati su una tavola, onde coll' elevazione di essa, restano tutti insieme in un tratto aggiustati, maneggiabili e giustissimi. Di cotali fecesi prova a dì 24 Maggio 1669. XXXVIII. Li pettardi si fanno a più foggie e di forme diverse a uso di rompere porte, palissate, barricate, grate di ferro, ponti levatoi, saracinesche, catene, gallerie, mine , ecc. XXXVIIII. Al maneggio dell'Artiglieria si ricchieggono: 1. Lavete ordinarie, o casse, e letti esattamente proporzionati, sì come anche le ruote ; lavete più basse sopra (Waltzain) ; picciole ruote basse tutte di un pezzo (Blockrader); per li petrieri, paiuoli, batterie, carro matto (Sattelwagen), carrettoni, carrino o berro (Breitwagen ), slitta, scaletta o capra, cucchiari o cazze, cugni , scovolo o lanata o scopatoi ( Wisher) , stivadori, cavagliero (Zundruthe ), buttafuoco. 64 2. Palle giuste col debito vento , 65 il quale ne ' cannoni di metallo, è per ogni 10 lb. di palla una lb. di vento, ed in que ' 63 • 64 -
Colonnello di Artigl ieria svedese, d al M. assai m mato e citaco sovente . Le «!avete• (come detto) erano gli affusti (dal red. Lafette) ; le ruote basse servivano per il tiro dalle feritoie; gli strumenti richiesti per i pe trieri erano per porli in batteria e p reparar le cariche, caricarli, ripulirli. Il «buttafuoco• serviva per far fuoco alla carica di lancio: era formato da una miccia accesa attorcigliata attorno ad una verga. Il «carro marco• e ra un carro piatto (senza sponde) capace di carichi molto p esami , rap idamente caricabili e scaricabili, in genere per brevi e rapidi spostamenti; il «becco, era di scartamento p iù largo del normale, per il trasporto rapid o su terreno accidentato . Da notare che questo passo fu oggetto da parte di M. di una serie di ripensamenti; la sua versione finale, che trovasi nella bella copia del ms. in OKA, Vienna, risu lta da una serie d i correz ioni, cancellatu re e ricorrezioni da parte dcli' A. che rendono il passo quasi illeggibile. La presence ricostruzione si avvicina al testo definitivo del M. il più possibile , omettendo solo alcu ne sue traduzioni di termini in tedesco, affatto illeggibili, che nemmeno il Veltzé riuscl a suo tempo a decifrare. La versione del Veltzé è, anzi , assai p iù incompleta d ella presente nostra (senza che per altro egli si curi di segnalarlo); non parliamo poi di quella del Grassi, mutila e imprecisa, evidencemence non per colpa sua, ma degli amanuensi che fecero le copie di cui egli si dovette servire. 6~ - Molte p alle sono bistorte o gob be e bislacch e , onde convien dar loro venco. (N.d.A.)* *Per «vento> si intendeva la minima d iffe renza d i calibro tra pa lla e anima, necessaria per il caricamento della bocca. (N.d. C.)
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di ferro, 2 lb. 66 Polvere, che si compone di salnitrio, zolfo , carbone a vane dosi 67 (Siitz), stromenti. 68 3. Che 'l pezzo sia ben fuso, di buona tempra, provato, terziato, ragguagliato col compasso curvo o con lo spago o con l'ago, acciò che la differenza della grossezza quinci e quindi del metallo in tante parti eguali divisa, il che chiamasi smorzar il vivo allo pezzo, regoli la misura de' tiri, e la linea visuale corra parallela coli' anima del pezzo. Sia visitato, 69 s'egli è ricco di metallo, se l'anima è parallela, se il focone, gli orecchioni, li delfini, sono a suo luogo , se la canna, tenutasi ben diritta l'anima di ferro, non è storta, s'egli è col dado, o con tinirella forato diritto, se per di dentro è pulito senza porosità, caverne, o peli; sia caricato, aggiustato, sparato, rinfrescato e rimesso in punto, dov' egli fosse lungo tempo stato caricato, o pur fosse inchiodato. 70 XL. L'Artiglieria, machina principale dell'esercito, comprende come di sua pertinenza sotto di se tutti li stromenti militari, 66 • Si intenda: una palla da 10 lb. di bronzo (o piombo o alcra lega non ferrosa) doveva avere un vento proporzionale al d iametro che essa avrebbe avuto se il suo peso fosse stato di 11 lb.; una di cferro• (ghisa), come se fosse stata di 12 lb. 67 - Da q uattro, asso. asso; cinque, asso, asso; sei, asso, asso, ciò è 4 , 5, 6 parti di salnitro, una di zolfo e una di carbone. (N.d.A.). 68 • Due stil i, o aghi, (Raumnadeln), L'uno a punta per nettare e innescare il fogone, l'altro un campinetto in cima per terziare i pezzi. Misura delle calibrc e del pie' geometrico (Nurncon berger Caliber, Visier - und Ma.rsstab). Squadra lineale, compassi con punte curve e diritte, triangolo , quadrante o simil altro momento per rinvenir il mezzo del pezzo dinanzi o di dietro come pure archipenzolo o nivello col piombino; secchie di cuoio; fieno, paglia e stoppa; bocconi, cocconi di legno, funi; marchi e sagome, centri.(N.d.A.)* *Quest'ultima parola è congetturale. Sono state altresì omesse quelle traduzioni tedesche che sono risultate del rutto illeggibili. Questa nota fu aggiunta all'ultimo momento di pugno del M . e non si trova negli apografi usati dal Foscolo e dal Grassi, che la omettono. La funzione dell'ago cper nettare e innescare il fogone• è chiara; l'altro serviva per dividere facilmente la lunghezza dell'anima in ue parti eguali (•terziare>). L'uso del calibro e della squadra è evidente; così quello dei compassi, ecc. Il rimanente serviva per funzioni varie (intasare la palla, raffreddare la canna dopo un fuoco prolungato) e per esercitazioni di tiro, o per il puntamento preventivo del pezzo su direzioni di arresto automatico. (N.d.C.). 69 - Trad. tedesca illeggib., saltata anche dal Vcltzé. 70 - Notevole la precisione richiesta dal M. nella perfezione tecnica del pezzo: osservare specialmente la cura con cui si consiglia di stabilire l'orizzonte del pezzo.
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li materiali, li operai gli artefici che quivi servono, e sono: 1. Li fuochi d'anificio (Pyrobolia, Feuerwerke): tanto le materie 71 ond'ei si compongono, quanto i fuochi composti, 72 ampiamente discritti in più libri d 'ogni sorte e lingua, benche molti temerariamente scrivono di quello che men intendono, o trascrivono ciò eh' altri hanno detto, ond' egli non si de' prestar fede se non a quello che s'è sperimentato. 2. Le persone dell' Aniglieria 73 e la maestranze 74 • 71 - Polvere, salnitro, zolfo,* carbone, pece, colofonia, terpentioa, storace, benzoin, salmiak, allume, antimonio, aloe, (illeggib.), cera, olio, calce viva, piombo, bombage, colla, limatura di ferro, segatura di legno, vetro pesto, legno putrido, stoppa.(N.d.A.). *Il ms. usato dal Grassi scrive qui , invece di zolfo, «salnitro tosto• , il che, oltre a non aver senso, fa mancare uno dei tre ingredienti-base della polvere nera; più oltre, invece di «vetro pesto• scriverà «vetriolo pesto•; sembra strano che egli non si sia reso conto che queste espressioni, trovate evidentemente nei ms . di cui si servì, non avevano senso. Anche il Veltzé dà una lista più incompleta della presente, cui manca un solo ingrediente, risultato illeggibile. Circa l'uso di queste materie, si noci che esse serviranno essenzialmente sia per produrre la maceria esplosiva o incendiaria da includere nei razzi, che per fornire ad essi il propellente. É assai interessante vedere elencati gli elementi usati per una combustione senza ossigeno comburente.(N.d.C.). 72 - Stoppini, esca (Zundschnur); macerie ignee squagliate (GryefFuig), Stemfeur, Feuerbeizen, Regenlicht, Spreng -, Sturm-, Giftdunst, Wailkugeln , granate con uno o d ue fuochi , di metallo, di terra, di vetro , di ferro , di piombo, da trarsi colle mani, col mortaro, co ' petrieri e col cannone; gragnuola, scartocci (Kartatschen, Patrone), Pechkrànze, Feuerballen, Sturmfosser, Top/ - und Spieukrànze. (N.d.A.)** ** Il M. nella fretta mescola termini italiani e tedeschi. Da notare che vi è qui materia per uno studio (che dovrebbe esser fatto) sulla chimica e la meccanica delle macchine infernali dcli' epoca, assai più complesse di quanto comunemente non si supponga. (N.d.C.) . 73 - Generale, colonnello, Tenente colonnello, Oberhauptmann, capitani, commissari, Quartiermastro, Uditore, Profosso, Stuck.junker, Forieri, Zeugschreiber, Ingegneri , Zeugwarte , conduttori (Werkmeister) , Krautverwalter, caporali, connestabili (Buchsenmeister) , Handlanger, peccardieri, minatori (Bergknappen), granatieri, pionieri, Schanzgriìber mie ihrem Schanzzeug, Feuerwerker co' loro materiali, Fuhrleute, Batterie - und Geschirrwagen, Bruckenmei.tter. (N.d .A.)*** *** Altra nota apposta dal M. affrettatamente, mescolando alla rinfusa termini tecnici in italiano e in tedesco (secondo forse il loro più frequente uso nelle Forze Armate absburgiche, ove entrambe erano lingue di servizio, ma dove l'italiano, al tempo del Nomo, prevaleva a livello di alto comando). Nessuno è in grado di dire se M. si proponesse di far redigere una bella copia finale, e se egli si ripromettesse di unificare questa terminologia. In genere sono date in tedesco le denominazioni di coloro che avevano funzioni squisitamente tecniche, come lo Schanzgriìber (capo degli zappatori) o il Bruckenmei.tter (capo dei pontieri). (N.d .C.) 74 - Muratori , armaiuoli, fonditori, medici, Wundàrtze , barbieri, maniscalchi, ferrai , Schlosser, (da qui in avanti illeggib.; il Veltzé legge congetturalmente: Schwertfeger, Plattner, Radmacher, Fassbinder); Zimmermei.tterco' suoi uomini e sue genti; (da qui in avanti nuovam . illeggib.; congettura il Veltzé: Schiebka"en, Barken auf Wagen). (N.d.A.)**** ***"Anche questa è una n. aggiunta affrettatamente dal M. durante l'ultima revisione della bella copia. Si noti in proposito come negli eserciti di allora molto di questo personale era formato da impiegati e funzionari civili militarizzati, ma senza specifico rango militare. (N.d.C.).
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3. Carra e cavalli per condurre ogni cosa. Un cavallo può tirare da 5 centinaia, ma per continuar a lungo, e per paesi tal volta aspri e difficili, si contano 3 centinaia di peso per cavallo, senza ch'il peso del carro venga in scandaglio.
Titolo Terzo DELLE MUNIZIONI DI GUERRA E DI BOCCA
XLI. Per munizione di guerra s'intende particolarmente la polvere, le palle, (Kreut und Loth), e la miccia. 1. Se ne piglia seco nell'esercito più o meno, secondo il paese dove si va e l'impresa che si disegna e la facili tà, o difficultà, d'averne dell'altra da luoghi vicini o lontani. 2 . Ordinariamente suolsi pigliarne seco per cento tiri di ciascun pezzo di cannone, di mortaro o di petriero, e per 16 tiri al giorno per moschettiero quand'egli è in fazione : a 16 tiri richiedesi 1 lb. di piombo, computandosi ciascheduna palla pesar 2 lochi, o 1 oncia; imperciò che, se bene li moschetti sono di tal calibra che 14 palle pesano giusto 1 libbra, in ogni modo, perch' elle vanno troppo forzate entro la canna, se ne fanno 16 ch'entrano agiatamente col debito vento. La buona polvere si calcula la metà del peso della palla, la men buona e però a 1 lb. di piombo, di polvere. La palla da pistola pesa 1 Loth; sono forate a tal calibra, che 20 palle fatte di 1 lb di piombo ci vanno forzate, onde se ne fanno 24. Così a 1 oncia di piombo si dà oz. di polvere. 75 La miccia si consuma del continuo, e si calcola, che ne abbrugiano 9 dita (zal/) nello spatio d'un ora, e però 21 piedi in 24 ore. Un centinaio di miccia dà 450 tese, a un di presso.
+
f,
+
n · Circa queste misure e quelle seguenti, se ne è discusso ampiamente in varie n. ai Trattati precedenti ed a l I voi. della presente edizione. Qui basterà notare: a), la palla standard del moschetro era da un'oncia (superiore quindi a quella del successivo fucile); il Loth era pari a mezza oncia; le «di ca> corrispondevano al pollice; il e centinaio> di miccia era di cento libbre in peso.
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LXII. Chi può viver senza mangiare, esca in campagna senza le vettovaglie necessarie. Più fiera del ferro è la fame, e più eserciti consuma la penuria che la zuffa. A gli altri casi può trovarsi temperamento sù 'l fatto, mal' Annona non ha nel bisogno rimedio s' ella non è stata tempestivamente riposta: onde senza colpo ferire si riman vinto. 1. Spezie assolutamente necessarie di quella sono il pane, il sale, il biscotto, l'aceto e qualche bevanda per gli uomini; orzo, biada, fieno, paglia, erba, per li giumenti. S'aggiungono carne fresca e salata, butiro, cascio, lardo, tabacco , pesci salati e legumi. 2. Si contano per un soldato giornalmente: pane 2 lb. , carne 1 lb., vino 1 misura, o vero cervisa 2 76 , sale -½ lb. per settimana; ma per un cavallo biada giornalmente 6 lb. overo orzo, o grano 4 lb. fieno 10 lb., paglia 3 fasci per settimana. In una famiglia privata si conta comunemente una persona annualmente 4 staia o sacchi di grano, e 2 tonni di bira. 3. Limagazini devon'esser in più luoghi, forti, vicini all'armata, commodi per farne la condotta con barche, con carra o con some, e che queste sieno doppie, accioché mentre le une vengono al campo, le altre partono a caricar di nuovo; devon nella fabrica esser rivolti alli venti più salubri; rinfrescati spesso di nuova provianda; provisti di molini a acqua, a vento, a giumenti, a mano, e di forni da cuocere 'l pane 77 . 4. L' ordinanze principali intorno allo Stato della provianda riguardano li fornari, gli osti, li mercanti, le cose comestibili e le bevande. ( 1) Ch' ogni cosa sia tassata a prezzo ragionevole dalli Profossi e da gli Uditori, che ragguagliano il prezzo della vendita con quello della compra, e co' disagi, e col pericolo. (2) Che le misure, i pesi e le robbe sieno rette, non falsificate. 76
77 •
Birra.
Questo è già un introdurre sostanziali innovazioni nella logistica così com'era stata for. mulata da Wallenstcin durante la Guerra dei Trent'anni. Cfr. : Géza Perjés, Mez6gazdasagi Ter· melés, Népesség, Hadserege1elmezés és Statégia a 17. Szazad Masodik Fefében (1650-1715), Budapest, 1963.
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( 3) Che nell'esercito sieno li viveri custoditi con diligenza dalle ruberie (A4bis) e da i tradimenti, dalla corruzione e dagl'incendi. Sieno distribuiti con ordine, e con risparmio conforme alle liste de gli effettivi autentiche, perché inutile è la parsimonia al da sezzo. (4) Si hanno anco i viveri dalla campagna, tagliandone i grani, e si fanno contribuire da' luoghi circonvicini. Si è costumato cavar forni sotto e per entro la terra, e fabbricar molini a mano delle pietre degli edifici e dalle lapide che per avventura si riscontrano.
Titolo Quarto DEL BAGAGLIO
XLIII. Nissun vocabolo espresse mai con tanta proprietà la natura del suo significato quanto il latino, che nomò impedimenti il bagaglio. Speditissimamente si eseguirebbono le imprese, se il bagaglio non fosse loro d'impaccio; da molte invettive che gli inesperti fulminano contro quello sariasi esente; ma ciò è un volere illuminar i corpi e che non facciano ombra; sì come sono indispensabili necessità di natura il bere, il mangiare, il ripararsi dall' ingiurie dell'aria e il riposare tal volta, così ei bisogna cuocere, alimentarsi, vestirsi, dormire, aver tende, gira foraggio, portar masserizie ed arnesi, e con tutto ciò non trascurar il servigio: dunque fa mestiere esservi persone che si piglino queste brighe mentre che il soldato sta in fazione, e queste sono li bagaglioni (Tross). 1. Nel Reuterbestallung di Massiliano II nbis si permette ad ogni 12 cavalieri un ronzino (Trossklepper) et in un'altra ordinanza 78 si passa a ciaschedun offiziale alcun numero di bagaglio e 77 bis 78
-
Nella Dieta di Francoforte al Meoo, J'a.1658. (N.d.A .) Art. 15 . (N.d.A.).
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di cavalli per esso (Wagenpferde), sì com'anche presentemente in tutti li presidi dell'Ungheria si concedono bagagli e valletti. Nell'Esercito Cesareo in campagna si pratica di passare ad una compagnia 4 carra, et uno di vivandiero; ed a ciaschedun cavaliere , oltre al cavallo di servigio, un ronzino: a' fantacini si passano in campagna donne 79 e somari. Vengono poi in conto a parte le carra per li viveri, per gli ammalati e per gli stromenti di ciaschedun artigiano. 2. Deesi ben il bagaglio ridurre al minor peso possibile: per la buona ordinanza e disciplina del quale stanno molti punti notabili fra gli statuti di guerra, e particolarmente in quelli di Svezia. (B4) 3. Il servigio ne ' quartieri Cesarei s'intende per letto, legna, candela e sale: nel servigio di Spagna ci sono di più compresi gli utensili della cucina e della tavola, ed il lavar le lingerie. 80
Titolo Quinto DEL DANARO
XLIV. È il danaro quello spirito universale che per tutto infondendosi, l'anima è 'l move; è virtualmente (C4) ogni cosa; lo stromento degli stromenti, che ha forza d'incantar lo spirito de' più savi e l'impeto de' più feroci. Qual meraviglia dunque, se producendo gli effetti mirabili de' quali sono ripiene le storie, richiesto tal'uno delle cose necessarie alla guerra, egli rispondesse tre esser quelle: danaro, danaro, danaro. (D4) 1. Ma perch'egli è, eziandio, l'anima e 'l sangue de' mortali, onde con difficoltà si può persuader a' popoli di contribuirlo 79 •
Cioè persone di servizio, che cucinavano, lavavano la biancheria e rassettavano i baracca-
menti. 80 •
Vedasi la n. precedente.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
per sostentar la milizia, devesi recar loro innanzi argomenti della necessità indispensabile, della convenienza e dell'alleggiamento 81 a suo tempo. (1) Nissuno stato pubblico può godersi la quiete, (F4) né ribattere (G4) le ingiurie, né difendere le leggi, (H4) la religione e la libertà (14) senz'arme. lddio le ha onorate coll'intitolarsi Dio (14) degli Eserciti: la Maestà (M4) non è senza esse in venerazione, né tra suoi, (N4) onde nascono le sollevazioni, né tra gli stranieri, (04) onde le guerre. Le ricchezze, gli agi medesimi non possono senza lor conservarsi. Gli Egizi (P4) dividevano tutte le rendite del Regno in tre parti; l'una per li sacrificatori, o pel Clero; l'altra pel re e per li ministri; la terza per la milizia. Si consideri il danno che reca una semplice scorreria di masnadieri predatori, e si ragguagli se il danno patito in un'ora, tra per la distruzione e per gl'iocendi e per le ingiurie ne' campi, nelle case, ne' frutti, nelle masserizie, nelle persone e negli armenti , non monta assai più di quello ch'avria fatto il sostentamento annuale di alcun numero di soldatesca. (2) È di alleviamento nelle contribuzioni, quand' elle sono imposte con giustizia, con egualità e con proporzione geometrica 82 , e eh' elle sono riscosse da gli essatori senz' aggravi d 'insolenze o di profitti privati, o che in difalco di esse si pigliano altre materie, come drappi e vettovaglie: ma sopra il tutto allor che uscendosi in breve fuora del proprio paese, viensi a portar l'arme su l'ostico o su l'altrui comunque si sia. E tanto vi si fa di conquista, quanto e' bisogna per sostentarsi l'esercito, o tutto o in parte, e mantenerci li presidii delle piazze, che, propugnaculi delle frontiere, danno campo sicuro di respirare in quiete alla patria. 81 - Si intenda: .alleggerimento• (della pressione fiscale una volta scampato il pericolo). In proposito, si tenga presente che colui il quale disse esser le tre cose necessarie alla guerra «denaro, denaro e ancora denaro•, fu il Maresciallo di Francia Gian Giacomo Trivulzio, al re Luigi XII. (Cfr. :Gunther E. Rothenberg, «Maurice of Nassau, Guscavus Adolphus, Raimondo Montecuccoli, and che 'milicary revolu cion' of che Sevenceenth Century•, in: Makers of Modem Strategy · from Machiavelli to the Nuclear Age, Princeton, NJ, 1986, pag.32 sgg.). 82 - È interessante vedere M. sostenere, in pieno Seicento, l'esigenza della rigorosa proporzionalità dell'imposta, cosa che ne dimostra il livello da uomo di stato, oltreché di condottiero.
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CAP. III Della disposizione
XLV. La disposizione (Q4) è l'ordine che si dà alle cose, secondo la lor quantità e qualità; nato al pari col mondo il quale tratto fuora della confusione del caos, sortì la disposizione eh ' egli ha ordinata a' suoi fini. XLVI. Si dispongono con maturo consiglio la materia alla forma , li mezzi al fine, e le parti al tutto. 1. Il consiglio è la base delle azioni, e se ne danno questi ammon1ment1: (1) Consultisi (R4) adagio, e tosco eseguiscasi. (2) Sia la salute dell 'esercito legge suprema. (3) Concedasi alcuna cosa all 'arbitrio della fortuna. (4) Colgansi le congiunture. (S4) ( 5) Acq uistisi fama (T 4) all' arme. (6) Chi pensa a tutte le cose non ne fa alcuna e chi a poche, (U4) s'inganna, conciòsia che ritrovandosi più e più proprietà, qualità e circostanze in un soggetto, la notizia di poche nol dà abbastanza a conoscere, e quella di molte con diversi riscontri fra di loro ragguagliati e rifflessi, difficilmente si attinga. Dieci parole sole in tanti modi tra loro combinate quante ne cape la varietà delle trasposizioni, o semplici, o per binari o ternari accoppiate, monteranno a milioni di collocazioni: (V4) or qual forza di mente, qual dilatanza di tempo vale a trascorrerle? Dunque fra l' ecesso e 'l difetto scelgansi pochi termini , ma utili, propri ed intimi del soggetto di cui si consulta, coli' applicare gli Aforismi (Z4) dell'arte al Caso in ordine al Fine ed ai Mezzi per conseguirlo, ed agl'Impedimenti da rimoversi, ed alla Coerenza del passato (A5) per lo presence, col futuro (B5) 83. La disposizione è universale o particolare.
83
•
Si vedano in Append ice le o.di M. V4 e Z4 , e l'annoraz. del Curatore ad es~.
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Titolo Primo DELLA DISPOSIZIONE UNIVERSALE XLVII. La Disposizione Universale riguarda la somma della guerra in grosso, prescrive la norma (C5) generale al maneggio diquella e l' indrizza per via avvamaggiosa: l' intavolar bene il giuoco su le prime mosse de ' pezzi influisce per tutto il suo corso, facilita a vincere; e dove per l' opposito la collocazione de gli scacchi è da principio mal ordinata, il ripararla dappoi è difficile. Ed è assioma de' medici che gli errori della prima (D5) concozione 84 non si correggono nella seconda: così li difetti che si commettono dalli Magistrati Supremi nell'ordinare , difficilmente possono da gl 'inferiori nell ' esequire ammendarsi, (E5) a quali sovente tocca a portar le iniquità di chi peccò ne' principii; e David pregò Dio a liberarlo delle peccata altrui. 1. Frontino (F5) dà a questa suprema disposizione il titolo de custodiendo statu belli, che noi diremmo consàruir bene lo stato della guerra, ciò è stabilire e concertar la forma di ben condurla ed amministrarla in ordine alla vittoria. 2. Gustavo Adolfo re di Svezia guerreggiando nella Polo85 nia, con un' esercito di buona Fanteria, e di poca Cavalleria, non le arrischiò in quelle vaste campagne, ma si fermò nella Prussia, dove , espugnate le piazze, e stabilitovi(si) fermò il piede: ritenne nella pace il frutto delle conquiste della guerra. Carlo Gustavo per l' opposito riacendendo quivi la guerra nell'Anno 1656, corse (G5) tutto a traverso il Regno da un capo all 'altro al favore delle dissensioni civili, ma queste sopite, e 'l di lui esercito scemato e affievolito, riperdette il tutto: all'esercito grave de' Svedesi non era proprio il correre né al leggiero (H5 ) de' Polacchi il combattere di piè fermo: questi dieron giornata campale e stataria a Varsavia e furon rotti , quelli correndo da per sé si disfecero. 86 84 8) -
Concozione: med icina, pozione; (cfr. ancora oggi l' inglese concoction ). I.a campagna polacca cli Gustavo Adolfo di cui p~la qui M. avvenne ua il 1625 e il 1629. 86 - li M. si riferisce qui alla Guerra del Nord ( 1655-1660) in cui re Carlo X di Svezia (Carlo Gustavo) batté d app rima i polacchi ed alla fine fu disfatto grazie all 'i ntervento delle forze absburgiche , comandate da M. Da notare che l'origi nale reca la data cl666•, mentre deve ch iaramente intendersi •1656•. Il Veltzé non nota l' errore.
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Il Gran Visir, doppo aver più volte sperimentato nella guerra di Candia che la flotta turchesca restava sempre, nel passaggio del mare, dalla Veneta battuta e rotta, mutò forma di traggettar la gente e li riquisiti, né mai più la raccozzò insieme in un Corpo, ma partitamente in diverse fiate ed in vari tempi e luoghi ne fece alla sfuggitta di un volo allo spirar di qualche buon vento il traggitto, e da indi in poi capitò sempre in salvo. 87
Titolo Secondo RISPETIO ALLE FORZE
XLVIII. Devesi misurarle, e come giudice disinteressato fra le parti in una causa civile, ragguagliarle (15) a quelle dell'inimico. 1. Se la forza principale che si ha consiste in Cavalleria, (L5) si cerchino li piani e le campagne larghe ed aperte: ma luoghi montuosi, stretti (M5) e impediti, s'egli si confida più nella Fanteria. Con questa procedasi per via di assedi, con quella per fatti d'arme. 2. Se l'armata è forte ed agguerrita e quella dell'inimico debole, nuova, inesperta, o è nell'ozio impigrita, (N5) cerchinsi le battaglie, come fecero Alessandro (05) e Cesare co' loro eserciti veterani e vittoriosi. Ma se per l'opposito l'inimico in questo prevale, converrà guardarsi dalle giornate, campeggiar ne' vantaggi, fortificarsi su' passi, contentarsi d'impedirgli i progressi ed imitar Fabio (P5) Massimo, il di cui campeggiar contr' Annibale è il più celebre, che abbia mai avuto l'antichità, sì com'egli ne acquistò perciò fra capitani (Q5) il titolo di Massimo. Onde considerisi quest'uomo, (R5) in un tempo che tante battaglie perdute, tante rotte d'eserciti, tante disgrazie aveano messo spavento orribile nell'animo de' soldati e 87 •
Sulla guerra di Caodia vedasi nel presence volume il Discorso della guerra contro il Tur-
co, n.69.
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del popolo di Roma , considerisi dico Fabio fatto Dittatore, (S5) e ' I vedrete: (1) Mutar la forma del guerreggiare, temporeggiare , dar intervallo (T5) ali' isperimencato infortunio ed alle stragi, non metter a repentaglio (U5) la somma delle cose; poiché ogni leggiera percossa in un esercito debole è grave, sì come in un corpo accagionato e infermiccio più si risente un picciol affetto , che non un grande in un valido, non per la forza del male , ma per l'impotenza a resistere; (2) Non isfuggire il combattere, ma volerlo a suo vantaggio; (V5) ( 3) Confidarsi più al consiglio (25) che al caso; (4) Non curarsi de' cicalecci (A6) del volgo; (5) Far sacrifizi, (B6) orazioni e voci a Dio; (6) Accamparsi in faccia all'inimico e costeggiarlo, marciando per }' eminenze (C6) e per luoghi avvantaggiosi; occupar i castelli ed i passaggi incorno al campo dell'inimico, e dov'egli ha da marciare, tenersi dentro alle linee, né lasciarsi attirare o inescare (D6) a combattere con disavvantaggio , non essendo poco il tenerlo a bada, (E6) fargli perder il tempo , uccellarlo, impedirgli i disegni, fermarne o ritardarne i progressi e l'esecuzione. 88 (7) Presidiar (F6) le piazze, tagliar i ponci, ritirar in sicuro la gente da' luoghi inetti a difesa, disertare (G6) quelli per dove l' inimico ha da passare, abbrugiandone le case e corrompondone gli alimenti; (8) Aver provigioni di vittovaglie per sé, assicurate alle spalle; condurre l' inimico in siti penuriosi, (H6) infestargli i foraggieri con partite continue, impedirgli le scorrerie , (16) osservare le sue marcie, marciargli a canto, fargli imboscate; (9) Con tal modo (16) di guerra, sendosi nel proprio paese dove le assistenze necessarie non mancano e dove a riscontro l'inimico in terra ostile, lungi dalla patria, senza piazze né magazini né piede affisso, né mezzi per continuar la guerra, patisce di tutto e diminuisce continuo di gente, di forze e di animo, in tal modo dico, 88 - T uua questa mirabile esposizione pone in alta luce il pragmatismo del M., a differenza di tanti capitani che per essere stati supinamente proni alla teoria dell'annientamento. condussero i propri eserciti alla disfattta cd alla cacastrofe.
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si può eziandio da sedere (M6) vincere l'inimico. 3. S' egli si è notabilmente inferiore all 'inimico di numero o di qualità di soldatesca, sì che ei non si possa con lui campeggiare, bisognerà abbandonar la campagna e ripanìrsi (N6) nelle piazze forti , come fecero que' di Bisanzio contra Filippo, ed Asdrubale contra Scipione, acciò che o l'inimico scorrendo per lo paese , sia dalli presidii quà e là disposti pizzicato e consunto, senza eh' egli dietro a sé lasci opera alcuna di pregio: o si annoi degli assedj e se ne rimanga; o a uno a uno ponendoli , vi consumi la stagione e le forze.
Titolo Terzo RISPETTO AL PAESE (P6)
XLIX. Non potendo gli ateniesi (Q6) difendersi da Serse, né in campo aperto né in posti chiusi, abbandonarono la terra , s'appresero al mare e t rasferirono lo stato della guerra in una battaglia navale. 1. Vedend o oggidì la Francia di poter ricever danni e diversione dalle potenze marittime (R6) confinanti, si studia di armare una poderosa flo tta. 2. Domiziano (S6) contr'a Germani, che dalle selve, ove sicuro avean o il ricovero , l'infestavano , fece quelle assalire e tagliare, con la qual cosa non che egli lo stato della guerra, mutasse la fine , soggiogando l'inimico . 3. Se il Paese proprio che soffre l 'invasione è di tal sorte costituito che vi si possa resistere con pochi a molti , si può operare per diversione, (T6) giusta la regola de ' medici , che di colà dove soverchio gli umori concorrono , sogliono derivare e riveJlere. Così la Francia fortifica oggidì nella miglior perfettione le piazze ch'ella tiene di frontiera ne' Paesi Bassi , per poter qualunque volta ella voglia disporre quivi una guerra difensiva e portar altrove a sua posta !'arme conquistatrici. 4. Ma per ben servirsi della diversione si osservino queste massune:
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( 1) Sia il proprio stato più forte che non è quello dell'inimico; perch' egli è cosa naturale di prima difender il suo che di oppugnare l' altrui; ( 2) Sia l'ostile che si assalta per diversione facile ali' invasione: sia la diversione galiarda: ed il colpo sia in parte vivamente sensibile; (3) Siasi accompagnato dalla buona fo rtuna, (U6) ch 'è il favor Divmo. L. La più celebre diversione (V6) che si legga si è quella de' Romani fatta alli Cartaginesi da Scipione, nel tempo che Annibale guerreggiava in Italia, nella quale veggonsi come dentro uno specchio queste dignissime riflessioni: ( 1) La difesa d'Italia già assicurata per alcune rotte (Z6) ch'avea tocco Annibale , massime a Nola per opera di Claudio Marcello, (A7) per la peste (B7) e per la fame che l'afflissero e per l'opposizione dell'esercì co consolare di P. Licinio; (2) La facilità (C7) grande con la quale Scipione si pensava di poter guerreggiar nell'Africa , dove la Sicilia, che li Romani signoreggiavano, recava grande comodità a traggittarvi il suo esercito, composto meglio che di 35.000 combattenti; (3) La riputazione (D 7) e la fama al nome Romano di non istarsi solamente su la difensiva fra' suoi, ma ancora su l'offensiva di fuora; di vedere il seggio (E7) della guerra, la desolazione delle campagne, le stragi, il terrore, le fughe , gl'incendi, le dislealtà de' compagni, in casa d ' altri e lungi dalla propria; (F7) (3) La buona sorte, che accompagnò sempre Scipione, senza la quale non avria mai potuto venir a capo d'un' impresa altretanto malagevole quant ' egli facile se l' avea figurata: imperciòche Siface (G 7), di cui egli assai si prometteva, gli mancò su ' l bel principio, e fece dirgli non dovesse entrare nell'Africa. Utica (H7) la qual' egli avea destinata per afficcarci il piede e per servirsene di scala ali ' altre imprese fu doppo 40 giorni di vano assedio soccorsa (I7) dall'esercito di Asdrubale e di Siface forte di 80.000 fanti e di 23. 000 cavalli. Gli bisognò poi combattere questo medesimo esercito cui egli abbruggiò (17) il campo e ' l disfece. Si rimesse Siface, (M7) e rissò in piede un'armata eguale di
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numero alla prima, ma nuova: e con questa pur bisognò cimentarsi. Finalmente fu richiamato Annibale in Affrica , il cui esercito agguerrito, vittorioso ed intiero diede più da temere (N7) quivi a' Romani che nell'Italia medesima, parendo loro fosse murato anzi il luogo che ' l pericolo: e con quest' esercito debbe pur anche Scipione venir a quella gran giornata, decretoria per certo, la quale impose il fine (P7) sì come non senza minore gloria di Scipione, decorato del titolo cl ' Affricano; (Q 7) onde non commune si richiesero a cosa sì grande il favore del Cielo e la Virtù del capitano. 89 LI. Non mero meritevole è di rifflesso la diversione , che l' Arme Cesaree con le collegate fecero alle Svedesi l' Anno 1656 9°. Stavano quelle nellaJutia, tentando per ogni verso di passar in Fionia a combattere l' esercito che ivi il re sveco teneva sotto il comando di Carlo Gustavo Wrangel , Grand 'Ammiraglio. Disegno importante, e di somma consequenza, ma altretanto dificile che magnanimo. Aveasi da valicare , per fosso , il mare , ed a sormontare, per parapetto, una spiaggia tutta quanta di forti , di batterie, ed un 'oste schierata in battaglia guarnita; bisognava dipendere dal soffiar de ' venti , e quel ch' è peggio, servirsi necessariamente de ' navigli , li cui piloti e capitani non andavano a piene vele, cioè non concorrevano con animi determinati e con efficaci voleri all'impresa: non per questo si tralasciò di valorosamente tentarla e ritentarla, ma con pari valore, né senza cingere l'onde di molto sangue, fummo sempre respinti. Io dissi ali' ora che 'l modo di avvicinarsi alla Fionia era l' allontanarsene; che la via più breve d ' entrarci era girar 50 leghe all' intorno , e che la porta non era né Mittelfahrt, né Alsen , ma la Pomerania. 91 Fu il pensiero approvato, si marciò di repente in Po89 • 90 .
La battaglia di cui si parla è, ovviamente, Zama ( 202 a .C.). M. descrive q ui la b rillante campagna d ella Guerra dd Nord da lui guidata e condotta, che piegò defioitivamence gli svedesi. 91 • Si osservi come M. esponga qui , con la massima limpidezza e circa trecento anni prima di Liddcll-Han . la domina dell'approccio indiretto, da lui non solo tcorinata. ma praticata vittoriosamente. La fionia è la grande isola danese di Fyn . (Cfr. : Sir Basi! Liddc:11-Hart , The liddellHart Mem oirs, London , 1966, 2 vols.) .
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merania, si passò in più luoghi la Pena, si espugnarono di primo lancio li fo rti di Damgart, Triebsees, Loitz, Treptau, e simili: poi molt'altre piazze forti, come Gartz, Damm, Wollin e Demmin, e si scorse sin randa e randa del mare Baltico sotto Stralsunda, Wolgast, Anklam. 92 Lo scoppio di questo fulmine ritrasse subito fuora della Fionia l'Ammiraglio svedese, il quale venne ali' infretta con qualche numero di soldatesca in soccorso della Pomerania, ma le forze così divise, né providerono abbastanza alla difesa di questa, né lasciarono se non molto affievolita quella Provincia. Per lo che l'arme collegate colà adietro rimaste ebbero campo d 'entrarci, di sconfiggere e di far rendere a discrezione il nimico; e l'entrate nella Pomerania, in tale stato la ridussero , che, se la pace d'Oliva 93 sopraggiunta non fosse, l'avriano di in breve intieramente riconquistata. E tutto ciò fu d ' una diversione l'effetto. LII. Non senza buon discorso alla regione ed al sito sagacemente rifflesso, ha il Turco fatta la guerra con tanta profusione di sangue, d'oro, e di tempo per il conquisto di Candia, poiché con essa si ha assicurato il dominio della Grecia e dell'Asia: ha posto una pietra fondamentale al dominio del mare e di quell'isole; e si è messo a cavaliere alla Sicilia. Osservazione dagli antichi e primi dominatori di Candia, secondo riferisce Aristotile, (R7) non punto negletta. LIII. Lasciano alcuni pigliar assai terre ali' inimico ed inoltrarsi entro al paese per più giornate , acciò che indebolito a cagion de' presidi qua e là distribuiti, possano poi più facilmente combatterlo. Così li polacchi permissero a Carlo Gustavo, re di Svezia, di correr tutto il Regno l'Anno 16 57, acciò eh' egli distruggesse , come poi successe, l'esercito suo fioritissimo; onde nel computarsi 92 • La lettura di questi nomi, piccole località baltiche, ha creato problemi a cuni i cu ratori delle edizioni di M. Il Vdtzé, che per primo poté far uso del ms. originale, propone una serie di lcrrure a dir poco arbitr.uie. Quelle qui proposte sono state ricosuuite grazie ali' aiuto del Dr. Kurc Peball, Arkivrat all'OKM e riordinatore del «Nachlass• di M.. che qui ringrazio. 93 • 1660.
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che per occasione di discorso si facea delle forze svedesi che ali ' ora campeggiavano in Danimarca, ebbe a dire tal uno per ischerzo che avria dovuto venir in conto un'armata svedese di 40.000 uomini che era rimasa adietro in Polonia, ma eh' ella ci era rimasa in guisa da non rilevarsi più in piede, se non se al giorno dell'universale resurrezione. LIV. Altri s' infingono di temere per render più sicuro e più negligente il nimico, e col ritirarsi il conducono in siti disavvantaggiosi e verso il loro soccorso, ch'è fra strada: e poi di repente si rivoltano e ' I combattono. LV. Altri scanno in marce (S7) continue per attrarre l'oste di fuora de' suoi posti e assalirlo; o per consumarlo nelle marce alle qual egli non è avvezzo, o per abbondar sempre di nuove vittovaglie.
Titolo Quarto RISPETTO AL DISEGNO LVI. Il disegno (T7) ha per iscopo principale offendere l'inimico, difendere se stesso, soccorrere gli altri.
Titolo Quinto DELLA GUERRA OFFENSIVA LVII. Per attaccar'un paese con guerra offensiva, osservansi questi Asiomi: 1. Esser più forte dell'inimico e maestro della campagna ed avere armata megliore. Solea dir Cesare due essere le cose (U7) che acquistano, conservano ed accrescono gli stati: li soldati e 'l danaro. La Francia oggidì compra col danaro molti luoghi, e molti altri ne sforza con l'arme;
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2. Vegliar alle congiunture che nella Provincia che si vuol affrontare ci sia guerra intestina o fazioni, e che egli si venga chiamato dall'una delle parti; 3. Dar battaglie, metter terrore nel paese; far correr fama d' esser più fotte di quello che si è; ripartir l'esercito in tanti corpi quanto far si può con sicurezza, per operare più cose in un medesimo tempo; 4. Trattar bene che si rende, male chi fa resistenza; 5. Assicurarsi le spalle, (V7) lasciar quiete e stabili le cose in casa propria e ne' confini; 6. Piantar fermo il piede, stabilirsi in qualche posto che come centro fisso vaglia a sostener ciascun moto ; impadronirsi de' fiumi reali e de' passi, formar bene la linea della communicazione e delle corrispondenze ; 7. Cacciar l'inimico dalle fortezze espugnandole e dalla campagna combattendolo. Imaginarsi di far gran conquiste in guerra senza combattere, sa del chimerico; 94 8. Tagliargli i viveri; levargli i magazini, o di sorpresa o di forza; fronteggiarlo (27) di presso e stringerlo; porsi fra lui e fra 'l luogo (A8) della sua communicazione, occupar con presidi i luoghi del contorno; circondarlo con fortificazioni; distruggerlo parte a parte col battergli le partite, i foraggieri, i convoi; abbruggiargli il campo e le munizioni, gettarci fumi pestiferi, distruggergli le campagne all'intorno, le ville , e i molini , corrompergli l'acque, appiccargli de' morbi contagiosi , 95 seminar dissensioni fra la sua gente. 9. Guadagnare lo stato: ( 1) Edificando fortezze, (B8) e cittadelle; presidiando le fatte; (2) Acquistandosi l'affezione degli abitanti; (3) Imponendo presidi (C8) o colonie (D8); (4) Facendo aderenze, leghe e fazioni; (5 ) Infestandolo con le continue scorrerie, spogli, minaccie , incendi, e per tal via costrignendolo a contribuzioni, tributi e suggez10ne ; C)4 • Altra pa1eme smentita e q uanti sostengono che il M. non avrebbe inteso l'esigenza del combartimemo. 9s . Viene qu i addiri ttura prevista la guerra batteriologica.
Della gue"a col turco in Ungheria
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( 6) Andando ad abitarci; (7) Proteggendo i vicini men potenti, abbassando i maggiori , (ES) non lasciando prenderci piede a grandi stranieri; (8) Conducendone seco i Capi principali, quasi ostaggi, sotto spezie d' orrevolezza; (9) Levandogli la volontà, la possanza di tumultuare.
Titolo Sesto
DELLA GUERRA DIFENSIVA
LVIII. Nella difesa osservansi queste massime: 1. Aver una o più fortezze (F8) ben situate, che sostengano l'assalitore, sin che l'esercito sià raunato, o che il soccorso 96 venga da chi che sia altri, geloso della potenza del terzo; 2. Appoggiare e dar calor alle piazze con un corpo volante, cui reciprocamente dian calore ed appoggio le piazze; 3. Contr' alle sedizioni civili, mantener guerra fuora del paese, dove corron a svaporare e risolversi gli umori inquieti e cativi. 4. Sendosi senz' esercito o con forze de boli o con truppe di Cavalleria solamente: ( 1) Ritirar tutto ciò che si può dentro alle piazze e luoghi chiusi distruggendo il resto, massime in que' luoghi dove l'inimico potria pigliar posto; (2) Allargarsi con fortificazioni quando si scuopre che ' l nimico cerca di racchiuderti; mutar posto, non esporsi in luogo da essere circondato o riddotto a non potere né combattere 97 né ritirarsi, 96 - I Paesi Bassi si può dire sieno stati soccorsi l'anno 1668 dalla gelosia de' potentati della tripla alleanza. (N.d.A.)* * M. allude alla così detta «Triplice dell' Aja. , composta da Olanda, Inghilterra e Svezia, allo scopo di fermare il re di Francia. Luigi XIV, che stava per impadronirsi dei Paesi Bassi austriaci. (N.d.C) 97 • L'esercito danese nell'isola di (illeggibile); il conte della Torre in Silesia l'a.1647; Rak6czy in Polonia l'anno 1648; svedesi a Sonderburg e nell 'isola di Funen l'anno 1658-59.(N.d.A.)* * Il primo e il secondo episodio sono della Guerra dei Trent'anni; gl i ultimi due della Guerra d el Nord; Funen è Fyn (v.più sopra, n. 91).(N.d.C.).
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Le opere di Raim ondo Montecuccoli
e perciò tener un piede in terra e l'altro in mare, 98 o sopra un fiume reale; (3) Impedirgli !'imprese gettando di mano in mano rinforzo nelle piazze alle quali egli s'accosta, distribuendo ne' luoghi serrati la Cavalleria che continuo l'infesti preoccupando i passi; rompendo ponti e molini gonfiando !'acque, tagliando e sbarrando le selve.
Titolo Settimo DEL SOCCORSO
LIX. Si soccorre: 1. Congiugendo insieme le forze; 2. Facendo diversione; 3. Somministrando danaro, munizioni e altri requisiti militan; 4. Raccordandosi di farsi dar in mano piazze di sicurezza, pegni di fedeltà e valico per la ritirata.
Titolo Ottavo DELLA DISPOSIZIONE PARTICOLARE
LX. Questa riguarda partitamente ciaschedun membro della milizia. Tre sono le sue parti principali; ricognizione esatta, condotta ordinata, esecuzione vigorosa.
98
• M. mostra una chiara concezione della strategia anfibia, che egl i aveva sperimentato di persona nella Guerra del Nord , e che, per es., Clausewitz non comprenderà mai del tutto.
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CAP. IV Dell'operazione
Titolo Primo
DELLA RISOLUZIONE LXI. 1. Consultar lentamente, (G8) esequir con prestezza e costanza è insegnamento de ' savi. 2. Quindi doppo la risoluzione già presa, non dar più orecchio a dubitazione (H8) o scrupolo alcuno, e supporre che non sempre tutto quel male (18) che potrebbe succedere, arriva, siasi o che la Misericordia divina il ritenga, o che la nostra destrezza lo schifi, o che l'inavvertenza della parte avversa il trascuri . 3. Commetter ad un solo in capo le operazioni, atteso che dove l'autorità sono eguali li pareri sono diversi e l'impresa, quasi cosa comune (18) e non propria, non viene con pari ardore prosegurta. 4. Impiegate tutte le forze del valore e le regole dell'arte, ed appagato l'animo di nulla aver' omesso di ciò che faccia al felice esito dell'operazione, raccommandarne l'evento alla Previdenza (M8) sovrana, conciò sia cosa che egli sarebbe un tentarla in confidarvisi in tanto eh' egli si trascurasse l'umana, la quale non è altro che un raggio di quella di là su, all'intelletto nostro participata. Confidò David in Dio, ma non tralasciò di far vigorosamente tutto il possibile per lo stabilimento del regno. (1) Acquietar dunque l'animo nel divin decreto, e che segua, costante e risoluto, con egualità di mente; non gonfiarsi ne' prosperi , né avvilirsi negl' infelici successi: ché nel mondo con un continuo flusso e rifflusso gli uni gli altri s'incalzano, e perciò: - Non rattristarsi, né ripentersi del fatto , ancorché mal riuscito, poiché, bilanciatesi a minuto tutte le cose, più verisimile egli era eh' elle dovessino esser terminate a fine contrario di quello eh' elle ebbero; onde s' elle fossero anche a rifarsi, terrebbesi di bel nuovo il modo di prima ogni volta che le circostanze fossero in tutto pari alle prime.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
Titolo Secondo
DELLA SEGRETEZZA LXII. 1. Trattar le cose con molti, risolverle con pochi, o da sé solo. (N8) 2. Nasconder il suo disegno al nimico, e s'egli il discopre, mutarlo. 3. Guardarsi dalle spie dell'inimico; custodir bene li prigionieri, non permettere vagabondi e persone non conosciute nell' esercito; non fidarsi delli trasfuggitori; imporre pene gravissime a chi tiene corrispondenze (08) coll'oste ed a chi rivela i segreti. (P8) 4. Infingersi; addormentar l'inimico; render con ragioni e segni apparenti credibile quello che far non si vuole; s'egli s' è forte mostrarsi debole, ed a ritroso; far vista di attaccar' un luogo , e gettarsi su l'altro.
Titolo Terzo
DELLA CELERITA ' LXIII. 1. Serve alla segretezza la celerità, troncandosi per essa il tempo alla divulgazione delle cose. Correr (Q8) all' improvviso sopra il nimico disproveduto e sorprenderlo: far sentir il colpo del fumine (R8) prima che se ne vegga il lampo: (1) A ciò serve l'interposizione del mare , de' fiumi, de' monti, de' passaggi, delle lontananze (S8) che nel! ' immaginata sicurezza rendono negligente l'assalito. (2 ) Lasciar a dietro in luogo munito tutto ciò che può recare ritardamento , come sono i bagagli, l' Artiglierie grosse e talvolta ancora la Fanteria (T8). Overo metterla su la carra, o su i cavalli, o ingropparla. (3) Avvanzarsi di notte (U8) affrettatamente per istrade occulte e non battute. 3. Fu la cellerita virtù propria di Alessandro (V8) e di Cesa-
Della guerra col turco in Ungheria
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re: ed invero mirabili effetti (28) ella produce; l'inimico non ha luogo ove si tenga sicuro; ed i momenti delle congiunture si colgono. (A9) 4. Se il tardare toglie di mano l'occasione, (B9) e l'affrettarsi le forze, si contrappesino i momenti del bene e del male.
Titolo Quarto
DEL MARCIARE LXIV. 1. L'ordinanza del marciare ha per fine il poter trasformarsi subitamente con brevissimi moti , e mutazioni in quella di battagliare, onde: 2. Dalla battaglia formata nell'idea o in disegno, si piglia la norma di ordinare le truppe alla marcia, facendo del fianco di quella la fronte di questa, e marciando gli squadroni e battaglioni l'uno dietro l'altro nell'istesso ordine ch'essi prima tenevano, standosi a un pari l'uno a canto all'altro; e facendone tanti corpi o colonne, ch'ei piace. 3. Si hanno da considerare nel marciare il luogo; il tempo; il sospetto; il disegno. LXV. Sono i luoghi stretti o aperti, precipitosi o fraudolenti (C9) piani o montuosi; con una o con più strade; molli di terreno, o sodo per l' Arteglieria; traversati di siepi, boschi, fossi, paduli e riviere, o senza passaggi. 1. Si ordina ben la marcia, qualunque volta, alla qualità del camino da farsi et al tempo da mettersi, ragguagliatosi il numero della gente distinta in tanti battaglioni e squadroni, in Artiglieria e bagaglio, e calcolando quanti uomini e cavalli e carra possono passar insieme di fronte. Un soldato a cavallo occupa di fronte 5, e di fondo 8 V. Un fantacino di fronte 3 e di fondo 5 V. 2. Si stende la fronte della mancia, più o meno, o in colonna, o in brigate, o in reggimenti, o in squadroni conforme alla quantità e larghezza delle strade.
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Le op ere di Raimondo Montecuccoli
3. In paese ristretto si fanno diversi (D9) corpi, che gli uni marcino doppo gli altri et alloggino in luoghi differenti, o si spianano le campagne per la marcia della gente, mentre che l' Artiglieria sta su le strade maestre con guardia di Fanteria lungo i lati e di Cavalleria per di fuora. (1) Si manda innanzi a riconoscere ed a fare la scoperta (E9) ed a preoccupare le strettezze, i boschi, i passaggi, sì com'anche a piantasi dinnanzi un posto del nimico per dove si convenga passar di presso, ed a tenerlo imbloccato sin a che l'esercito sia tutt'oltre; (2) Si fa una buona fronte di uomini scelti e si pone innanzi qualità d'armatura, che di sua natura sia ferma, né facile ad essere indietro rovesciata; (3) Si rinforza la vanguardia e la retroguardia con Infanteria e con Artiglieria minuta, e si riparte la battaglia in modo che il cannone e 'l bagaglio e la più parte della Cavalleria, la quale non può giuocare nell'estremità, venga abbracciata nel mezzo. 4. Dovendosi tragittare un fiume. (1) Piantar l'Artiglieria su la ripa rimpetto al luogo che si vuol' occupare: gran vantaggio sarà se 'l fiume farà quivi un angolo rientrante o s'egli avrà qualche guado vicino; (2) Mano a mano che si fà il ponte, avvanzarvi moschettieri, che tirino oltre l'acqua; (3) Fatto il ponte, passar un nervo di fanti, di cavalli, di pezzetti e di guastatori, che fortifichino quella testa, sì com' anche l'altra di qua in caso di sospetto alla retroguardia; (4) Osservare che non sieno appostate barche armate , o fuochi , o altre machine che rompano il ponte quando la metà della gente sia passata; (5) Por guardie e fortificar il ponte in amendue le teste , s'egli ha a permanere. 5. A ciaschedun corpo (avvanguardia, battaglia, retroguardia) o colonna che marcia separatamente, darle seco pale e zappe, guastatori e guide, per accorciar li passaggi e per non errar il cammino. 6. Osservinsi questi punti: (1) Nissun esca dell'ordinanza;
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{2) Li bagaglioni non ardiscano tramischiarsi alle truppe; {3) Queste tengano le debite distanze (F5) fra loro, di 100 passi o circa, acciò che non vadano tanto disgiunte che non possono a tempo secondarsi , né tanto vicine che l'una rispinta venga di necessità a gittarsi su l'altra e sconcertarla. LXVI. Si marci nell'estate a buon'ora per lo fresco, e fuora de' grani , acciò che si possa con agio riconoscere l'avvenute,99 posar le guardie , spedire le partite fuora , drizzare le baracche ed i padiglioni, andar a foraggio; di verno facciarsi giornate brevi, e si abbia cura sollecita del fuoco. 1. Di notte li corridori e le partite s'avvanzano meno , e di giorno più; ( 1) Si lasciano soldati su i crocicchi acciò che quei che seguono non falliscano la marcia; {2) Le prime truppe abbiano ordine d'investire a testa bassa tutto ciò che riscontrano. LXVII. Sospetto dell ' inimico o non si ha, o si ha picciolo, o grande. 1. Dove non si ha sospetto: (1) Ciascun corpo marcia da per sé col suo bagaglio appresso; (2) Il convoi è commandato coli' Artiglieria; (3) Li pezzi grossi conduconsi sopra i carri; (4) La marcia e gli ordini si danno per iscritto la sera innanzi a ciaschedun corpo; (5) All'ora prefissa del marciare si presentano all'avvanguardia li generali di battaglia, Quartiermastro generale e capitano di guide; (6) Si spianano le trinciere del campo per passar in gran fronte; {7) Le guardie del campo non partano da loro posti sin che tutto non è in marcia; {8) Si mandano innanzi guastatori a racconciare le strade, partite, corpi sciolti, corridori e vedette a discoprire innanzi, a tergo e su i lati; guardie all'Artiglieria, al generale, e al bagaglio; quelle oc99 •
Cioè le vie d 'accesso o quelle lungo cui si dovrà marciare.
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Le opere di Raimondo Montecuuoli
cupano le eminenze , scoprono le imboscate e portan lingua di ciò che occorre; (9) Marcia nella vanguardia la metà della Cavalleria: nella battaglia la Fanteria, li guastatori, l'Artiglieria leggiera, preceduta da certo stromento a guisa di vomere (das Gleiss), che segna la careggiata per la strada che de' tenersi, poi l'Artiglieria grossa , il suo treno, il bagaglio generale; nella retroguardia l'altra metà della Cavalleria, il bagaglio dell'Armata, un reggimento di cavalli; (10) Se l' armata non è insieme diasi il rendez vous, o piazza d 'arme, per iscritto in luogo opportuno, su la strada che si ha da tenere ; sicuro, acciò che l'inimico non lo preoccupi, e segreto, ch' egli non ne abbia lingua. Si specifichi l' ora e l' altre circostanze: s'abbiano spie e partite fuora. 2. Dov'egli si abbia sospetto, devesi a proporzione di esso più o meno accrescere le diligenze: (1) Si marci nell'ordine che si de' tenere nel combattere; cioè si disponga la battaglia col viso volto verso il nimico , poi si faccia marciar per fianco, come si disse; (2) Si rinforzi quella parte dove 'è il sospetto con pezzi di campagna, munizione, zappe, pale, badili, Fanteria o Cavalleria commandata; e sia il bagaglio nella parte più coperta e più sicura; (3) L'Artiglieria, ch'è su le lavete, venga ad essere in fronte. Gli squadroni fra posti tra battaglioni formeranno le due prime linee, seguirà il traino dell 'Artiglieria in tante file raddoppiate quante la strada ne fia capevole; poi le carra de' viveri, le bagaglie e finalmente la riserva; (4) Le truppe facciamo alto per di là de' passaggi sin che l'altre che seguono si sieno ricongioote ; onde entrandosi in una pianura si ponga in battaglia la gente; riscontrandosi qualche strettezza si fili di nuovo , la vanguardia la prima, poi la battaglia indi la riserva; (5) Si copri un fianco della marcia con fiumi, argini , monti, carra, catene, cavaglieri di frisia, o con altro vantaggio secondo il sito del paese e la qualità della gente e degli ordigni. LXVIII. Il disegno differente , che si ha, varia similmente le osservaztom.
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1. Marciandosi occultamente: (1) Andar di notte (G 9) per boschi, valli e vie coperte; e scostarsi da i luoghi abitati. (2) Non toccar se non la sordina (H9) , non far fuochi (I9) se non si è nell'uscir del campo, nel qual caso si lasciano accesi per apparenza (L9); nasconder le miccie, o pigliar archibugi a ruota e focili; (3) Mandar cavalli innanzi, che fermino tutti quelli che si riscontrano , e guadagnino i passi; (4) Mettersi in via (M9) diversa dall'attenzione, s'egli si può esser veduto, e poi girato riprender quelle che si vuol fare; stieno chiuse le porte uscendosi da qualche città o luogo abitato; ed aver l' occhio che qualche spione non esca insieme alla rinfusa con le truppe; (5) Portar viveri seco a misura del tempo della spedizione (N9). 2. Non si mandano innanzi corridori quando egli si va per soccorrer qualche piazza; per cogliere all'improvviso il nimico; per paese coperto, o in tempo di nebbia, che non si può scoprir di lontano: ed in somma ogni volta che si è determinato il ricevere con risoluzione qualsisia incontro 100. 3. Marciandosi per valicare un passaggio custodito dall'inimico: (1) Fingere di far lo sforzo in un luogo e passar nell'altro; o di retrocedere e di volgersi altrove, poi con celerità e prevenzione ritornarsi colà, prima che l'oste ci arrivi; (2) Appiattare qualche gente non guarì lungi dal passo, poi marciar coll'esercito più oltre: e nel mentre , corre la gente nascosta a sorprendere il passo ed a pigliarci posto . Così il Tenente generale Galasso valicò la Pena in Pomerania contr'all' Armata svedese l'Anno 1644 avendo lasciato in aguato il Sergente generale Breda, che ne sorprese il passaggio. 100 • In tal modo fu sopresa e disfatta la partita svedese uscita con gente scelta, la maggior parte officiali, fuor di Friedrichsode l'a.1659, mentre ch'io mi portava a riconoscer quella piazza, e che di notte e lungi l'intoppai, incontaneme investita dallo Pfund (?)* allora Tenente colonnello riformato il quale si trovava a capo della nostra vanguardia con gente commandata.(N.d.A.) * li nome è congetturale; il Velczé, non riuscendo a leggerlo, lo ha saltato a pie' pari; così i vari copisti di cui si servirono i passati curatori, incluso il Grassi. Il fatto d'acme avvenne nella Guerra del Nord. (N.d.C.).
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4. Marciandosi con prestezza: (1) Lasciar a dietro gl ' impedimenti; (2) Mandar innanzi la Cavalleria 101 (09); (3) Porre la Fanteria a cavallo, o su la carra, o ingropparla; (4) Aver cavalli vuoti alla mano da cambiare alla foggia de' tartari (P9); (5) Marciare giorno e notte (Q9) a gran tratta. 5. Ritirandosi all'inimico farlo in modo ch'è non si paia fuga (R9).
Titolo Quinto DELL'ALLOGGIARE
LXIX. Si alloggia diversamente l'esercito secondo il sospetto al quale si proporzionano le diligenze; onde o si fa separatamente in paese amico, o in uno, o in due , o in tre villaggi; o unitamente in campo formato; o in battaglia, se l'inimico è in presenza. Si alloggia rispetto al tempo o per una notte sola, o per farci qualche indugio, o per isvernarci. 1. Alloggiandosi separatamentee né villaggi circonvicini: (1) Si assegna la piazza d 'arme per ordinario al Quartier' generale, che suol esser nel centro, e dove si tengono li soldati dell' ordine; (2) La Fanteria chiude l' avvenute con barricate, carra, arbori , travi e simili; la Cavalleria fa l'istesso, aprendosi nuove uscite; ed a questa si dà in iscritto il nome de ' luoghi verso dove ella ha da battere le strade e da inviar le partite; (3) Si dà all'arme col cannone o col fuoco, o col fumo e col suono di cimbali maggiori 102 de gli ordinari; 10 1
-
Io a Kormend l'anno 1664 in Ungheria.(N.D.A.)*
* Durante la campagna comro i curchi di cui si parlerà nel successivo libro degli «Aforismi•.(N .d.C.). 102 - Tali gli ebbe il re d i Svezia Carlo Gustavo in Polonia l'a. 1657, e tali ne porca il Turco. (N.d .A.).
Della guerra col turco in Ungheria
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(4) La piazza d'arme de' quartieri particolari si fa di notte alle spalle, di giorno alla fronte del villaggio: ma se la Cavalleria ha qualche sospetto, tiensi cò' cavalli insellati, o si mette in campagna · a canto al quartiero; (5) Per guardie si posano sentinelle, si mandano ronde , battitori di strada, partite e spie, conforme alle regole; (6) Talvolta la Fanteria e 'l cannone campano al quartier generale; e la Cavalleria in un bosco, o in uno, o due villaggi de' più vicini all'intorno, e ricoperta dalla Fanteria, la quale è più presta m arme; (7) S'egli si teme che l'inimico dia sù 'l quartiere si de' prevenierlo ed attaccar lui, o dargli all'arme, o porsi segretamente in battaglia in qualche luogo per dove gli convenga passare; imperciò che intoppando egli all' improviso e disavvedutamente nelle truppe che ordinate l'attendono, può facilmente restar sbigottito, confondersi, recar agio di porlo in rotta. (8) Le truppe che devono il dì seguente aver la vanguardia hanno da alloggiarsi ne' luoghi più avvanzati sù 'l camino della marcia. 2. Alloggiandosi insieme, accampato per una notte sola: ( 1) Sia il sito riconosciuto dal generale Quartiemastro e da qualche altra persona principale dello esercito, che sarà ita innanzi con una partita di Cavalleria; (2) Sia comodo (S9) d'acqua, di legna, di foraggio, d'ombra la state e di coperto l'inverno; (3) Sia avantaggioso (T9) per qualche fiume o dirupo o che ché sia altro, che ricopra un lato del campo, non suggetto ad esser assalito all'improviso né dominato col cannone né interrotto da qualche impedimento fraposto nell'unione della gente , che de' sempre potersi secondare a vicenda; (4) Sia il campo in buona custodia, per via delle spie che si tengono fuora e delle guardie che si dispongono in corpi, sentinelle, ronde, patruglie, corridori, partite; (5) Sia fortificato con una chiusa di carra (Wagenburg) o di palissate, che a tal effetto si conducono seco, o d'una lieve trincera, alta 6, grossa 3 V. (6) Il treno dell'Artiglieria sta nel mezo del campo, e qualche pez-
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zetto si pianta verso l'avvenute onde potria venir l'inimico; (7) Prima d ' alloggiarsi mettasi l'Armata in battaglia si posino le guardie e si comandino fuora le partite; (8) Si alloggi di buon 'ora per aver tempo di riconoscer i posti, distribuire le guardie, fortificar l'alloggiamento, alzar le tende, andar a foraggio, scoprire gli andamenti dell'inimico. 3. Fermandosi il campo si abbia provigione (V9) di bocca e di guerra, e eh' ella si possa condurre con sicurezza al campo, e perciò abbiasi sempre aperta la via alli viveri, alli soccorsi ed alla ritirata; la linea della comunicazione sia bene stabilita, né si lasci leggiermente qualche gran piazza ostile alle spalle. ( 1) Alli mercanti e vivandieri sieno assicurata le strade, e per la loro immunità sieno osservati gli articoli militari: né si vendano fuora del campo li bestiami acquistati; (2) L'acqua (V9) sia di fonti o di fiumi o di pozzi cavati in terra; se ne faccia il saggio, e si badi eh' ella non possa esser tolta dal numco; (3) Il foraggio si abbia dalla campagna e da i luoghi circonvicini: si mandino li foraggieri con iscorta, la quale li difenda dalle partite inimiche e impedisca i disordini e le rubberie. Vadano in diversi tempi ed all'improviso, accioché il nimico no 'l risappia: né luoghi più remoti da principio, e di mano in mano più vicini; (4) Siavi legna per le baracche e per far fuoco alle guardie ed alle cucme; (5) Il sito sia comodo in piano, o in agevole collina, in buon'aria (29), cui corrotta mutisi il campo; non comandato né suggetto alle innondazioni o agl'incendi; (6) Se vi ha bosco (AIO) tagliarlo, abbracciarlo o abbrugiarlo, o scostarsene o se vi è pericolo d ' innondazioni farci contrargini, o divertir l'acqua altrove; (7) Tener netto il campo: sepellir le immondizie 103 aver cura del fuoco; 103
• Si noci . qui e altrove . come il M. abbia cura dell' igiene e della pulizia del campo: ciò sulresempio dei Romani, che sempre seppero evitare le disastrose epidemie le quali decimavano gl i eserciti dei secoli Sedicesimo e Diciassettesimo. In questo (come in altro) M. appare ben superiore ai generali del suo cempo.
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(8) Occupar e guarnir i luoghi del contorno ed i passaggi, massime verso li magazini, quand' ei sieno lontani. (9) Aver (Cl O) , s' egli si può, un fiume a canto, il quale assicuri un fianco dell'esercito, somministri acqua, sia riccettacolo del1' ordure, dia il passaggio in amendue i continenti, agevoli la condotta delle cose necessarie. Il ponte (D 1O) sia fatto in modo che non possa dall'inimico essere né battuto, né abbrugiato, né rovinato con machine che scendano per la corrente, e sia fonificato alle teste; (10) La forma e la grandezza de ' quartieri si conforma al sito ed alla quantità della gente e piede e a cavallo, dell'Artiglieria e del bagaglio: troppo angusta ella è incomoda per gli alloggiamenti, pericolosa per il fuoco 104 , o nato, o gettato dentro al campo; e sprezzabile per indiziarne (ElO) poche forze: troppo grande ella è grave (FlO) per le guardie e per la difesa (GlO) 105 ; (11) Li quanieri 106 particolari si fanno quadro in angolo retto. Con minor acuratezza si ritiene immutabile la lunghezza, dandone per una compagnia di cavalli da 12 in 15 passi di fronte ; a una di Fanteria 8 passi; (12) Il campo si cinge su 'l terreno più eminente dall'intorno con trincee a denti (HlO) o a punte, con riddotti, fortini, tenaglie, corna, corone, ecc., in distanza di 15 O, o 200 V. dagli alloggiamenti, la quale serve per la piazza d' arme. Si fanno tal' ora campi doppi per allargarsi (110) e per guadagnar terreno: tal' ora si fortifica un campo più ristretto (110) 107 dentro all' altro, per difenderlo con poca gente, in caso che una parte di essa dovesse uscir fuora; (13) Le guardie si mutano allo spuntar del giorno o verso la sera, collocandole in modo che elle non possan' esser sorprese, né le av104 • Come nel campo imperiale a Bernburg l'a. 1644 dove li svedesi gettavano continuamen te giorno e notte palle infuocate e roventi per incendiad o.(N.d.A.). 10 ~ • Come il campo de' Cristiani socco Canisia* l'a. 1664.(N.d.A.). * Canisia è Nagykanizsa in Ungheria. La campagna sarà ampiamente discussa nel secondo libro degli «Aforismi•.(N.d .C.). 106 • Dell'anatomia di cotesti campi, della lor forma, spacio e fortificazione ne sono i libri ripien i. (N.d.A.). 107 • Arciduca Leopoldo a Guisa.(N.d.A .).
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vanzate tagliate fuora; il numero è conforme al bisogno: il luogo è fuora del campo all'avvenute, al campo dov'egli è men forte, nel campo all'Artiglieria, munizione, bandiere, vittovaglie, prigionieri, quartieri generali, piazze e mercati. La diligenza consiste nel nome, ronde, patuglie, corridore, partite, spie; (14) Campandosi in battaglia restano li battaglioni e li squadroni com'e; stanno, fuorché solo si raddoppiano le distanze a due passi per fila di fronte e a 8 di fondo, acciò che più agiati riposino; lasciandosi anche un spazio vuoto dinnanzi per uscir fuora. 4. Ne' quartieri di Verno egli bisogna assicurar la gente: ( 1) Fortificando un campo e tenendola quivi insieme appresso a qualche gran città mercantile o a qualche riviera, ricoprendo con essa il paese; (2) Distribuendola (MIO) per grossi presidi, in luoghi serrati, vicini, che si possano soccorrere e porgere aiuti agli uni agli altri; (3) Ricoprendo le frontiere de' quartieri con fortezze, fiumi (NlO), monti, passaggi; quivi sieno poste guardie e Cavalleria, che avvisino quando venga il nimico e che gli impediscano di scorrere con picciole partite; o s'egli passasse in grosso gli taglino i viveri alle spalle, ed infestino la retroguardia: e perciò i viveri dall'intorno si riddurranno in luoghi serrati; (4) Ristorando ( O 1O) i soldati dalle fatiche delle spedizioni, e pigliando (PIO) i quartieri per amor o per forza.
Titolo Sesto DEL COMBATIERE
LXX. Egli si combatte, o intorno alle fortezze, o in campagna. ( 1) delle fortezze si considerano la fabrica, l'attacco, la difesa; (2) In campagna occorrono la zuffe particolari, li fatti d'arme.
Della guerra col turco in Ungheria
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CAP. V
Delle fortezze
1. Per non vivere tra bruti convenero insieme da principio gli uomini nè ricinti (QlO) e per difendersi dalla ferocia de gli altri uomini trovarono l'arte di fortificarli, acciò che pochi (RlO) avessero potuto a molti ressistere. 2. Sono forti i luoghi per natura (SlO), o per arte (TlO), o per amendue: (1) Quelli, posti in siti montuosi, scoscesi, paludosi, bagnati dal mare, o da lago, o da qualche fiume reale; (2) Questi, fatti a mano con fossi, e con terrapieni, e muli de' fiumi, e delle montagne. 3. Se le fortezze sieno utili, o no', fu problema politico (UlO). Dissero alcuni che i luoghi forti incitavano i Principi alla tirannide , li popoli alle ribellioni, gl'inimici agli assedi e li cittadini al1' ignavia, ma questi cotali non s'avvisarono di distinguere l'uso dall'abuso delle cose e la colpa dell'operante dall'innocenza de' m ezzi, con ciò sia che se tal'argomento valesse, concluderebbe altresì in disfavore di tutti gli altri beni (VlO), come sono l'eloquenza, la forza, la sanità, le dovizie, l' arte dell'imperare, e simili. L'uso moderno (ZlO) 108 ne ha decisa la controversia, e l'esempio d i qualche popolo (non dirò libero, perché li Veneti e gli Olandesi da queste riconoscono il loro prospero stato , e se pregiuditio alcuno ne risulta mai a qualche Repubblica , fu non delle fortezze, ma della forma del governo diffetco , che non seppe mantenersi in padronanza delle piazze, né in divozione li presidj) licenzioso , che non le vole , col disapprovarle le approva, mentre ch ' egli anzi con quest'ateo conferma essere le fortezze custodia de' scet108 -
Ital ia, Germania, Belgio, Francia. La Candia per questi anni è ella stata argine glorioso della Cristianità concr'al corrente dell'arme On omane. La Francia non ha ella rinforzato con cittadelle le piazze occu pare ne' Paesi Bassi l'a.1668? Fa per ciò il Turco smantellate (le fortezze) l'a. 1669 alli Transilvani ed alli Cosacchi. E negli articoli della Pace dell'a. 1664, si parruisce che non s' inalzino nuovi forti.(N .d .A.)* * Si tratta della Tregu a d i Vasv:ir tra l' impe ro absbu rgico e i turchi, in seguito alla grande victoria d i M. a San Goccardo.(N.d.C.).
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tri, freno e ceppi de' popoli sediziosi e domati (All), caratteri di giurisdizione e mezzi efficaci alla tranquilità (B 11) pubblica coli' assicurar le forze de' reggenti e l'obbedienza né sudditi ed il buon ' ordine dentro e la resistenza alle violenze d i fu ora. Quindi la fabbrica ne è da Sovrani proibita a i vassalli , ed il Turco tiene presidiato tutti i luoghi forti in Tartaria, onde a sua posta depone egli il Khan dal trono , come fece l' anno 1668. Sendo il Regno d'Inghilterra privo di fortezze, fu tre volte conquistato (Cll) in sei mesi 109: e Federico Palatino, salutato da i ribelli per re di Boemia, colla p erdita d ' una sola battaglia a Praga l' anno 1620 perdette tutto il Regno , e se qualche barbaro confidando nel gran numero degli eserciti, non pensa d'averne bisogno , ei s'inganna, e si espone ad un peso continuo intollerabile, o ad essere corso. Sieno le fortezze (Dll) poche e buone (Ell): situate alle frontiere , a i passi, alli porti di mare e né luoghi di residenza. ( 1) Sieno capaci di contenere tanta guarnigione che vagliano a sostenere un assedio reale, o che il nimico sia obbligato di averci rispetto, qualunque volta per inoltrarsi entro il paese dovesse lasciarle a tergo e dietro (Fll ) di sé; (2) Sieno comode per il commercio, per ricever i soccorsi e per godere buon aere , acqua pura e campi fertili; (3) Sieno proporzionate al sito, al fine ed alle forze, così ostili da sostenersi, come proprie da fornirle di gente , di munizioni, e de gli altri requisiti. 4. Le cittadelle si fanno alle piazze conquistate 110 disubbedienti per ritener quelle in freno ed il presidio in sicurezza; ai luoghio di frontiera per raddoppiarne la difesa; alle città troppo va109
. M. si riferisce qui alle battaglie della Rivoluzione e della guerra civile io Gran Bretagna e specificamente alla campagna del 1644, in cui (aprile) gli scozzesi invasero l'Inghilterra mappando ai realisti rutto lo Yorkshi re; il 2 luglio il re Carlo I fu d isfatto dai parlamentari nella battaglia di Marston Moor. Ma subito dopo il re contrattaccò conquistando tu tta l' Inghilterra del S.O. Tut· tavia il 27 ottobre fu sconfitto a Newbury e d ovecce riti rarsi. In tutti qu esti casi la mancanza d i fortezze portò ogni volta alla totale caduta di immense zone nelle man i di u no dei d ue eserciti. Ovviame nte , le fortezze mancavano perché l'Inghilterra, proietta dalla flotta, non paventava inva: sioni maniere. Nessuno aveva previsto la gu erra civile. 1 10 • Cioè: conquistata u na piazza, vi si costruisce una cittadella per tenerla sotto controllo.
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ste, e per ciò inette ad essere con fortificazioni ricinte. (1) Si edificano nella parte più eminente del luogo , e superiore del fiume , se ve ne ha: o si abbraccia con due baloardi dentro e con gli altri fuora della piazza, per commandare in un medesimo al fiume, alla campagna ed alla piazza.
Titolo Primo DELLA FABBRICA
LXXII. 1. Sia la piazza per molti ostacolo a gran pena accessibile. Abbia il presidio molto spazio per difendersi e poco ne conceda all'inimico per farci l'attacco. In somma sia atta a guadagnar tempo, e tirar in lungo. 2. La fabbrica è regolare ed irregolare; quella ha per soggetto le figure di angoli o di lati eguali sempre simile a se stessa ed invariabile, ed è norma (H 11) di questa che dalle figure irregolari viene denominata. 3. Sono canoni architettonici della pianta (Il 1): ( 1) Non si dia punto alcuno nella fortezza che da molti altri non sia veduto, coperto (111) e difeso; (2) Sia la linea difendente maggiore, e perciò di più uomini capevole, che la linea difesa; (3) Quanto più bastioni ha la piazza, tanto ella è più forte; (4) Commandi ella e predomini tutto all'intorno; (5) Quanto più vicine al centro, tanto più alte sieno l'opere; (6) La linea di difesa ficcante non sia più di 60 Verghe lll, imperciò che il tiro del moschetto 112 , o non giunge più oltre, o non ci arriva con forza, o la mira in tanta distanza non può pigliarsi giusta; (7) Quanto maggiori sono li fianchi, retto ed obliquo e la gola, tanto migliori; (8) Tutte le opere esteriori sieno aperte verso la piazza; 111
• S'intendono Verghe o pertiche di Rhinlandia che hanno 12 v. (piedi: N.d.C.), ma si ·iducooo a 10 pet la facilità del calcolo. (N.d.A.). 112 • Alui vogliono regolare la linea di difesa al tiro del cannone, ma non bene. (N.d .A.).
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
(9) L'angolo del bastione non sia meno di 60 né più di 90 gradi: quindi l'angolo della figura o del poligono non sia meno di 90 °; (10) L'angolo , che formano il fianco e la cortina, sia retto 11 3 ; ( 11) Gli angoli di tenaglia (M 11) sieno esclusi dalla fortificazione. 4. Canoni del profilo (N11). (1) Sieno i terrapieni alti e grossi mediocremente. Troppo alti accrescono le spese e ricoprono l'inimico; troppo bassi sono facili a sormontarsi e vengono dominati dalle eminenze di fuora, che scoprono l'interno della piazza. Larghi in eccesso costano inutilmente e troppo sotili non resistono alle batterie del nimico , né vi si dà spazio il quale cappia le proprie; (2) Il fosso de' cavarsi a misura del terrapieno per trarne la terra che ci bisogna: sia più profondo dell'altezza d'un uomo e piu largo della lunghezza d'un grand'arbore; ripieno d'acqua, può scoprir meglio il luogo per lo quale valica l'inimico, ma secco è più atto alle sortite, al ricovero delle genti, alle contramine ed a supplire in vece di opere esterne. In difesa particolare del fosso serve la falsa braga, fabricata a quest' unico fine. 5. Li di fuori son' opere fatte di là oltre il fosso per rinforzar' i luoghi più deboli, per dar calore alle sortite e alle contramine, e per tener da lontano il nimico. (1) Si distinguono in ravellini, meze lune , corna, corone, ecc. 6. In somma, l'angolo del bastione, la linea di difesa, il fianco reteo e l'obliquo, la faccia e la gola devono ritener fra di loro una coca! simetria, che per avvantaggiar l'uno non si pregiudichi all'altro membro. (1) Ma quante combinazioni diverse posson'ei farsi nel proporzionar queste parti? Quanti autori ne hanno ei scritto? Quante trovansi differenze né loro inventi? Infiniti per certo, ed a nausea, rispetto a tanti ripetitori, compilatori, e molti frà loro chimerici e senza pratica. Quest'è un Proteo, che si muta e rimuta in mille forme. 11 3 - Alcuni lo fanno acuro. al tri lo fanno ottuso, sino ali 'ottagono inclusivamente, ma quegli stessi il concepiscono prima retto, per quindi regolarsi nella misura dell'obl iqu ità che vogliono dargli; l'invenzione non è nuova, ma da 100 anni proposta (da) Miche! Potier d'Estaign. ben discussa nel!' Accademie ed in pratica, e finalissimamente riggettata con l'approvaz ione dell'angolo retto . (N.d.A. ).
Della guerra col turco in Ungheria
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(2) Rispetto alla materia, chi la vuole di pietra viva, chi di mattoni cotti e non cotti, chi di terra, chi d 'arbori, e ci fù il re Gustavo
Adolfo, che nella copia delle miniere della Svezia progettò di porre in opera de' quadrati di ferro. (3) Rispetto alla forma restano in controversia. La linea di difesa da raguagliarsi al tiro o del cannone, o del moschetto? Li bastioni pieni o vuoti, acuti o ottusi o retti? Con orecchioni e casa matte, o senza? Il fosso secco, o con acqua? La cortina lunga, o corta? Retta, o rifflessa? E ciò in angolo che rientri , o che risalti in fuora? Il fianco su la cortina, o perpendicolare (onde chiamarsi fianco retto), o in angolo ottuso, o in acuto? Il fianco obliquo detto secondo, o utile, o dannoso? La falsabraga e le opere esterne, o avvantaggiose, o pregiudicievoli? (4) Ciascheduna di queste opinioni ha per se Autori 114 celebri e forti argomenti: e chi è in una piazza qualunque ella si sia, ha soggetto di aver buon cuore e di rallegrarsi, non gli potendo mancar modi di porsi in buona difesa per un verso o per l'altro, purché sappia imprimer (011) le forme più proprie alla materia soggetta e conformar il giuoco al punto (Pll) ch'al guizzar del dato gli cade innanzi. 7. In ristretto sono buone le piazze le quali, osservate le massime fondamentali sudette, hanno ampiezza e gran corpi da combatterci in grosso , da tenerci mole' artiglieria, da alzarvi più fianchi a da farci piu e più ritrinciamemi. 8. Fra tutte le proporzioni confirmate dall'uso, fuori del quale ogni speculativa è falace (Q11), io soglio attendermi a quella del Morshausen 115 , al quale io ho veduto moltissime fiate praticarsi con applauso e con buon successo. Essa è tale: 114
• Marlois non vuole obliquo affinché maggiore ne risulti il rerco. Tensini fa i~barbacane, che diciam falsa braga, in nanzi alle sole corti ne le qual i egli vuole molto lunghe. Dogan stima forte le opere a corna, non consilia ravelini né le mcze lu ne. Freyrag sceglie cortine brevi, bastioni vuoti. Pagano e Ruis vogliono che sopra la cortina cada il fianco in angolo ottuso. Lorini, Bar le Due, Speckle, Stevi n , Fournier, de Vi lle, Melder, Heidman, sono stati grandi Maestri, pratichi dell'arte. (N.d.A.)* * Su parte di questi teodci e ingegneri cfr. le n. al Tra/lato della Guerra, nel voi.I d ella presente ediziooe.(N.d.C.). 115 - Questi fu Ingegnere di Gustavo Adolfo re d i Svezia e di esso fu allievo il Reich, Ingegnere dell'Armata Cesarea, poi Generai Quartiermastro e dopo Generale di battaglia. (N.d.A.).
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(1) Pigliarsi l'angolo del bastione : dell'angolo della circonferenza, sin eh' egli arriva a 90 gr. dove poi sempre rimane. La cortina è _ __ _________ _ _ _ _ 36 W 116 La faccia _ _ _ _ _ _ __ _ _ __ _ _ _ _ 24 W Il fianco del quadrato _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ 8 W e nell'altre figure va crescendo una verga di più sino all'ottangolo, che ha il fianco di 12 W dove poi sempre rimane . (2) Sopra una linea retta per formarci baloardi piani: La gola è _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ _ __ ___ Il fianco _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ La capitale _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ La cortina _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ __ _ _ __
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(3) Da queste cose supposte viensi in cognizione dell ' altre linee e de gli altri angoli per la trigonometria o, per una, la scala m etrica. E se ne formano tavole che di grado in grado dal angolo del quadrato di 90 sino alla linea retta di 180 gradi salendo , servono mirabilmente alla direzione delle figure irregolari. (4) Facile ed invalicabile proporzione per tutte le figure senza considerazioni degli angoli si è quella del Melder, dove sempre contengono il Poligono interiore 60 parti: La capitale _ _ __ __ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ 23 La gola _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ 12 Il fianco nel O 9, altrove , per tutto , 10. Egli la scandaglia a minuto in paragone di quelle di Marlois, di Freytag e di Ruiz, e dimostra la sua migliore; come eh' ella abbia la linea di difesa più breve e quella de fianchi piu lunga delle loro. 9. In queste due maniere , le quali hanno gran fianco secondo , se oltre al retto perpendicolar sopra la cortina se ne desidera un altro perpendicolare su la linea di difesa per moltiplicarne i fianchi in amendue le forme, facilmente il vi si può aggiunger senza 116 -
Il simbolo W ind ica la Verga renana , d i cui più volte si è parlato, altrove indicata con V. La nomenclatura delle fortezze è diffusameme uattata nelle Tavole Militari, in questo stesso volume.
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mutar altra struttura, e sol col formarci la terza piazza piu alta 117 , come si vede in A ed in B, e perché la falsa braga, ottima difesa del fosso, viene per ciò disapprovata: eh' ella è imboccata dall' inimico ogni volta eh' egli ha occupato la contrascarpa, e la rende inutile ; perciò promovesi quì l'angolo del bastione su la punta di essa falsabraga, e così ella vien coperta con accrescimento di spazio e di fianchi, come si vede in C. (1) L'invenzione nuova d'alcuni ingegneri di tirar' una linea a traverso del fosso dalla punta del bastione sino a quella della contrascarpa, come in D, pare a prima vista cozzare contro alle regole generali quasi eh ' egli s'appresti una galleria tutta in punto al nimico per promuovere lungo essa il passaggio del fosso: ma dall' altro canto ella ricopre non solamente la falsabraga dall' esser infilata, ma anche il fianco del baloardo opposto dall' essre battuto dal punto della contrascarpa che gli sta di rimpetto , e dove communemente l'inimico pianta le artiglierie per rovinare li fianchi. Ali' obbiezione si può rispondere che questa traversa facilmente si difende in testa da per sé a cagione della poca presa eh' ella dà, e della quantità delle mine e delle ritirate che per entro vi si può fare riculando: oltre che eziandio senza essa non può mai la galleria che fa l'inimico in dirittura dell'una delle faccie del bastione, essere scoperta, se non da un sol lato: la sperienza di qualche attuai attacco ne stabilirà, o reggetterà la proposizione, non meno che la seguente. (2) Della fortificazione in cui gli angoli de' bastioni si voglion acuti e le cortine ripiegate all 'indietro come A. B. Il mondo cupido di novità fa quello, nelle arti , che ne' vestiti: egli giuoca di foggie , e dove esausto è il ritrovamente delle nuove , piglia a raffazzonare le antiche. Così hanno alcuni filosofi del nostro tempo , tratte dal sepolcro le già seppellite opinioni degli atomi e del movimento del globo terrestre 118 , e così alcuni mo117 • L'anno 1660 feci alzare presso a Parchim nel Meckleobu rgo quamo batterie una p iù alra delJ'al ua, conforme al le p roposizioni del Ruiz , le quali riuscirono benissimo senza recarci imped imento alcuno. (N.d .A.). 118 - La polemica contro la resu rrezione dell'atomismo vecchio stile ha di mira p robabilmente Gassendi (1592-1655), il che non srup isce, conoscendo d allo Zibaldone le convin zioni filosofi-
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Le opere di Raim ondo Montecuccoli
derni ingegnieri vanno ora risuscitando questioni già per l' innanzi nelle matematiche scuole notomizate, e dall'uso universale con ragioni e con autorità riprovate. Galeazzo Alghisi da Carpi diede già alle stampe nell ' anno 15 70 un gran libro in foglio di fortificazione dedicato all'Imperatore Massimiliano II, nel quale pone tutto il suo studio appunto in quest'uno , di provare la bontà delle cortine a dentro riflesse in angolo quanto più acuto, tanto migliore. Ma cotal principio ha molti argomenti e molte sperienze in contrario. 1O. Ragioni: ( 1) Il baloardo acuto riesce stretto con poca piazza per l' Artiglieria, per la gente, per le piazze basse, per li ritrinciamenti e per esser vuoto nel mezzo, acciochè l'inimico non ci trovi dentro terreno da alloggiarvisi né da far volar con le mine; (2) La punta è facile ad essere rovinata e a dare perciò ricovero all'inimico, che vi si appiatta; (3) La cortina, o dentata , o a forbice, o in qualunque altra guisa riflessa, come si vede in a,b,c,d ,e, diminuisce la piazza e con molto ricinto poco sito ristringe: dove in apposito la cortina retta abbraccia più terreno, è di spesa minore, si fa più presto e si guida più facilmente; (4) Se questi angoli rientrati sono ottusi , i lati non possono riguardarsi l'un l'altro né difendersi acconciamente per l'obliquità loro e per la grossezza de ' parapetti; ed ogni volta che l'inimico è vicino all'angolo, non può più esser' offeso; (5 ) Dove li siti hanno naturalmene qualche angolo rientrante, suolsi correggerli come difettosi , tagliandoli con una linea retta piu infuori , come si vede in C. 11. Autorità: ( 1) Carlo Theti, lib. 1, Cap. 7; che del M.; l'espressione •movimento del globo terrestre• deve anche verosimilmente inceodersi in polemica con Gassendi, intendendosi «movimento• per il movimento degli atomi che spiegherebbe le trasformazioni d ella Terra; o forse a nche per la ripresa d i d omine tolemaiche fatta dal Gassend i stesso (che. pure, nell'intimo era piuttosto galileiano): e si tratterebbe allora dei pretesi movimenti di oscillazione del globo attorno alla linea congiungente lo zenit con il centro della Terra, movimenti assu mi per sp iegare le posizioni relative dei corpi celesti.
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Daniel Speckle, cap. Xl ; Sardi, trattato 2 °, foglio 47 ,48,49; De Ville, livre I, panie 3, chap. 46,47; Cellarius, lib. 2, cap. 7; lib. 3, c. 5 11 9 . 12. Uso: (1) Commune è la pratica delle cortine rette e degli angoli de' baloardi di 90 gr., dove si possa conseguirli senza corrompere la simetria dell'alcre parei. Ed in cosa onde pende la salute de' popoli e la conservazione e la perdita degli stati, nulla dee farsi che non sia su la maggiore probabilità stabilito, e per molte isperienze confirmato; (2) In fine li fianchi di mia invenzione rialzati a foggia di cavaliere e perpendicolari su la linea di difesa, come si è detto , adempiono senza punto alternar le forme ordinarie I' offizio de ' bastioni acuti e delle cortine rientranti. Il perché non niego io già in cotal costituzione d'angoli acuti e rientranti racchiudersi un gran segreto in pro della fortificazione , sf come da Bonajuto Lorini , da Adamo Freytag e da molti altri egli è stato osservato.
(2) (3) (4) (5)
IXXIII. Nella fortificazione irregolare osservansi questi canoni: 1. Quando più l'irregolare accosta la regolare, tanto ella è migliore; 2. La distanza de' baloardi non sia meno di 60, né più di 80 Verghe ; 3. Il poligono interiore sia per lo meno 40 o 36 Verghe; 4. Ogni qualvolta dunque gli angoli e le linee sieno adatte cioè quelli della circonferenza non meno di 90 gr. né queste meno di 36 V, ma però tra loro di lunghezza ineguali, ei si vuole ugualiarle tirandole più a dentro o più in fuora con l'aiuto di alcune perpendicolari nel mezzo che ne segnano l' uguaglianza ; ed il baloardo il quale ne proviene in se stesso regolare ed uniforme si proporziona all'angolo della figura , a che sono di grand'uso le prefatte cavole; 119 •
Cfr. su qut"sti Autori e sugli altri cit. successivamente. più indieuo, n . I 14.
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5. Se gli angoli, e le linee non sono adatte fia mestiere raggiustar gli uni e l 'altre col tirar le linee più a dentro o più infuora. O se il raggiustamento sia irremediabile facciasi così: ( 1) Le linee troppo lunghe si fortifichino con baloardi piani e con ravelini. Le troppo brevi con mezzi bastioni, o col farle tutte cortina , portando la gola sopra le congiunte linee; (2) Gli angoli troppo acuti si convenono in angolo di bastione, o in mezzi baloardi, o in mezze lune, o si smussano con una linea retta o rientrante per farne tenaglia , o si fortificano con una corna, o come un triangolo da ' lati uguali; ( 3) Gli angoli rientranti , o si tagliano col tirar una linea retta più in fuora , o si fortificano con che che sia, revelino , o bastione, secondo l 'apertura dell 'angolo. 6. Le Città fatte all'Antica: (1) Si fortificano all 'infuora lasciando spazio convenevole uà 'I fosso antico e 'l terrapieno nuovo; (2) Con bastioni, o con ravelini , o con altre opere esteriori; (3) Sia la fortificazione regolare in rutto, o in pane, il che facilmente si fa con applicare sopra la pianta del luogo vari disegni fatti con una medesima scala in carta trasparente . che dimostrano qual di essi vi s' adatti più acconciamente; (4) Si fa una banchetta intorno alle mura vecchie con gabbie di legno per fuora, che servono di fianchi. 7. A ragion del sico: (1) L'eminenze dall'intorno che commandano, o si demoliscono , o si scarpano a piombo, o s'abbracciano, o si fortificano con opre particolari, eziandio con più di esse poste l'una avanti all'altra: o si formano dirimpetto all'alcezza baloardi ripieni con cavalieri per sopra che le battano, o si fanno traverse e spalle che le acciecano; (2) Li borghi, se non sono fortificati, si demoliscono; (3) Luoghi posti su le roccie , si scarpino e le cavità si riempiano , per aver tutto all ' incontro non men libera la veduta che i tiri non impediti; (4) Luoghi posti su le riviere sieno fortificati eziandio nella ripa opposta: e dove il fiume sia molto largo, terminino due mezzi bastioni su l'acqua;
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(5) S' ella passa per la fonezza, ricevasi nel mezo della conina, quando anche dovesse questa essere più lunga che all 'ordinario, purché all'entrata ed ali ' uscita dell 'acqua giaccianvi ravelini co • fianchi, overo opere a corna.
LXXIIII. Quanto al profilo. 1. Egli resta nella proporzione consueta, con quest'aggiunta:
2. Le mura grosse costano assai, ricchieggono tempo e sono incomode a risconuar l'inimico; 3. Val meglio il terrapieno di terra: al di lui piè un muro 6 piedi grosso, e nel fondamento 7, con feritoi , dieuo di cui è una stradella pur larga 6 v per le ronde, per risconuar da basso il nimico e per ispazzare col moschetto il fosso. L'altezza del muro è uguale alla contrascarpa e perciò da 21 piedi. 4. Il terrapieno e ' I parapetto ha molta scarpa, acciò che d a per sé più facilmente sostengasi e •l cannone dell'inimico non vi abbia presa; 5. Nella punta de' baloardi è rinforzato il muro fino a 24 v per coprir il camin delle ronde , che dalla campagna non sia imboccato : evvi denuo un volto per passare dall 'una nell'alua faccia, sì come pur lungo il muro per tutto havvi nicchie incavateci 2 v per enuo, con archi alti 7 v, dove li soldati dalle pieue e dalle granate s1 ricoverano; 6. V'ha triplicate difese, alta, bassa, e di mezzo; 7. Questa sone di profilo dal Colonnello Holst proposta, e dal Consiglio di Guerra approvata, si prattica di presente nella fortificazione di Praga.
Titolo Secondo DELL' ATTACCO
LXXV L'attacco , o egli è occulto per intelligenza, o per stratagema: o egli è manifesto e subitaneo impeto aperto e per assalco, o lento per imblocco e per ossedione, o fra ' I subito e ' l lemo
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per assedio formale ed a forza. Non vi ha luogo alcuno sì forte, cui il ferro o il fuoco o la fame o la frode non espugni. 1. L'intelligenza si ha con li cittadini o co' soldati , il cui animo si guadagna con presenti, promesse e persuasioni(Rll). ( 1) Questi eseguiscono il disegno aprendo le porte, guadagnando la volontà de' compagni o di qualche guardia, introducendo soldati trasvestiti , aprendo le carceri ed armandone i tuoi prigionieri, corrompendo le munizioni , inchiodando le artiglierie, diseminando disensioni e terrori panici, persuadendo la resa della piazza, corrispondendo per segni(Sll). (2) S'abbiano dal corrispondente pegni di sicurezza nelle mani , per non cadere nel tradimento ad altri ordito. 2. Gli statagemi si eseguiscono con pettardi, con iscalata, per difetto di muri o per trascuraggine delle guardie. (1) Si mandano le genti, o a truppe, o sciolte per convenir poi insieme segretamente, o si conducono io grosso. L'ordine dell' esecuzione ponsi a minuto per iscritto. Il tempo si elegge, quando fa vento e buio, e che non si è veduto né udito. Entrata la gente nel luogo sorpreso, un corpo di essa combatte, l'altro sostiene, il terzo guarda per di fuora la campagna: si occupano le piazze e le strade, si disarmano gli abitanti e si ripartono le case per lo bottino. (2) Con li pettardi e con altri scromenti di forza, lieve , seghe, martelli sordi, fuochi arcifiziali , ecc. , si aprono grate di ferro, palissate, barriere, mura deboli ecc. ( 3) Le scala ce si danno in più parei accalorate da false aU' arme; in tempo di gelo, dov ' il fosso è con acqua , o con barchette su le quali s'appoggiano le scale. Elle 120 devon essere di giusta misura, forti, facili a portarsi e ad applicarsi senza strepito. Mentre eh' egli si dà la scalata, sieno ordinate truppe di moschettieri che tirino continuamente alli fianchi ed alle difese. (4) Difettoso è il muro quad'egli è rocco, o basso, o debole, o che si può entrare per le cannoniere delle piazze basse, o per gli scola120
•
Vcggansi le infinice invencioni deswm: da' vari ingcgneri .(N.d.A.).
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toi, o per l'imboccatura delle riviere. · (5) Per trascuraggine delle guardie s'imbarazza una porca: si sorprende il corpo di guardia con gente introdotta di nascosto alla sfilata, o rappiattata in carra, barche, botti ecc., entrata sotto specie di fuggitivi, o sotto veste mentita di villani, donne, mercanti, religiosi, infermi, soldati usciti dal presidio, presi e rilasciati. Si attacca fuoco ne' borghi , e mentre che quei di dentro corrono fuora per ispengerlo, sorprendesi la porta. Si entra alla rinfusa co' terrazzani tratti fuora con finta di ragionamento , o d 'essere de' loro; si falsificano le scritture e gli ordini per farne uscire la guarnigione: si atterisce il presidio col far ostentazione, o vera o falsa ch'ella sia, di trofei, di bandiere, di prigionieri e di qualche vittoria: si dà all 'acme da un lato e si fa l'impressione in un'altro. 3. Per impeto apeno si attacca vigorosamente la piazza da rutti i lati e con ogni generazion di stromenti; in tempo che la guarnigione è indebolita, o vi è dissensione, o terror panico, o altra mancanza drenco. 4. Per imblocco e per ossedione pigliansi più facilmente che per la forza quelle piazze 12 1 che sono molto popolate, o molto forti, o di vasta circonferenza, che racchiudono gran presidio. (1) Il tempo adatto si è quando vi è penuria di viveri dentro, come suol succedere poco inanzi alla raccolta, o che vi è molta gente, com'in occorrenza di solennità e di fiere; (2) Si fortifichino i luoghi , onde si passa per la sicurezza de' convoi; (3) Si alloggino le soldatesche ali' intorno ne ' villaggi circonvicini, o si faccia una linea di circonvalazione; (4) S'impedisca alla piazza l'uso delle porte, de' ponti e de' molini con forti , fuochi e batterie; (5) S'egli corre un fiume per la città, facciavisi de ' forti insù le ripe e de' ponti per communicar i quartieri , vi si tendano dinnanzi catene, palissate , arbori galleggiami armaci di punti di ferro e 121 • Così successe felicem<"nt<" 1'1mbl0<w d, Fricdrilhsodc ra. 1659. non ostante ch'ella avesse un' entrata aperta al soccorso dalla parte del mare Ma l'opposto avvenne di Stertino in Pomerania e di Canisia in Croazia 1enme ~mbedur p<"r forza : nell'anno suddetto 1659 l' una: e l'altra nell'anno 1664.(N.d A )* * I primi due episod, • vve nnero durame la (juerra del Nord; il terzo nella campagna contro i tu rchi.(N.d.C.).
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con graffi appiccati insieme; (6) Si tolga l'acqua alla piazza, e con farla gonfiare inondisi 122 : ma dove l'imblocco non vaglia, frangasi colla forza la peninacia.
LXXVI. Nell 'assedio formale ed a forza , conviene: Accamparsi; cinger la piazza; aprir le trinciere; approcciarla; batterla; sforzar li di fuori ; aprir la contrascarpa; passar il frosso con galleria; appiccarsi al vallo con mine; far breccia; dar assalto. 1. Nel por campo per assediar la piazza sia si avvisato di: (1) Investirla sproveduta ed all'improviso, facendo sembiante 123 d'attaccarne un'altra e mandando innanzi la Cavalleria ad intorniarla; (2) Esser maestro della campagna, o molto più forte dell'inimico, o aver due (Tll) o tre armate , che l'una fronteggi il nemico e 'l tenga in iscacco 124, mentre che l' alrre formano l'assedio ed assicurano le spalle e le vittovaglie' o guadagnar tanto di tempo che vi si sia fortificato sotto, prima che l'oste sopravenga; (3) Risolversi, qualvolta egli venga, e disporsi o di star fermo o d'andar a riscontralo in sito riconosciuto avvantaggioso; o di far l'uno e l' al ero, lasciando guardie nelle trinciere et uscendo coli' esercito non molto lontano, acciò che non entri forse qualche soccorso per altra parte, che facendo insieme col presidio galiarda sortita battesse le guardie, o di ritirarsi per tempo; (4) Accampar l'armata il più vicino che si può, ma fuora del tiro del cannone; e pigliar i posti principali nella pane onde può più 122
•
Wolfenbilrcel angustiatll dal fiume Ocker ad open degli svedesi l'anno 1641.(N.d.A.).
m · Nell'anno 1629 il Principe di Orange attaccò Bois le Due, e per ricoprire il disegno fece riconoscere Liegi (?) e Wesel. (Manuscritto che descrive a una per una distintamente le campagne fatte dal Principe di Orangc, communicatomi da ll 'Elettore di Brandenburgo).(N.d .A.)* • Questo ms. sarà dal M. più volte citato, insieme ad altre fonti inedite oggi probabilmente perdute. che egli potè vedere.(N.d .C.). 124 • Qualunque volta volca il Principe di Orange fare qualche spedizione nella Fiandra, lasciava sempre alla Mosa ne' contorni di Nimega un campo volante il quale invigilasse alli movimenti dc' Spagnuoli e ne impedisse i d isegni .(Ms.) Attaccò l'Orange nell'anno 1629 Bois le Due con 24.000 fanti , 4000 cavalli e gli altri requisiti necessari. Et oltre di ciò fecero gli olandesi pure lcv:uc di gente per la difesa del rcsco del paese. (Ms. a .1629). lo nell 'anno 164~ cenni nella Silesia in iscacco l'arme svedesi rette dal generai Wittcnberg menue che il conce di Puchheim, ces:ueo. ricuperò le piazze che teneano li svedesi nell 'Au stria e nel la Moravia occupata.(N .d .A.).
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probabilmente venir il soccorso 12 ~; (5) Siavi comodità d 'acqua, di grani, di foraggi, di legna e di materia per li travagli: o se ne faccia tanta provigione nel campo, che possa durar per tutto l' assedio; (6) Si provegga alla perdita e consumazione dell 'esercito per !'intemperie dell 'aria, o per l'accesso del freddo o del caldo, o per l'acqua cattiva a bersi, o per le innondazioni; (7) La linea della corrispondenza sia assicurata al favore di un fiume o del mare , o d'una schiera di forti poco distanti l'uno dall'altro; (8) Si abbia il disegno della piazza, del sito e del contorno; (9) Non sia il campo né troppo angusto a cagione del fetore, del disagio , del contagio e del fuoco: né troppo spazioso per la difesa: sia a canto a un fiume, s'egli è possibile, e si facciano tanti quartieri quanto hanno a essere gli attacchi. 2. Si cinge la piazza con la circonvalazione 126 (Ull ), la quale si fa doppia verso la città per rinchiudere gli assediami e verso la campagna per opporsi al soccorso e per communicar 127 i quaruen. 3. Apronsi le trinciere e s'incominciano gli approcci (Vll): (I ) Fuora del tiro del moschetto di notte, se non si può di giorno; al coperto di mantelletti e ne ' vantaggio di fossi, rialti, fo ndi, ecc; o del principio vi si fabrica un buon forte 128 ; (2) Non sieno imboccati, o sieno più forti, o con doppio parapetto e ricoperti con fascine, tavole, et altri velami; (3) Si conducano nella linea più breve , o s'egli è d'uopo per traverse; si facciano dupplicari, acciò che si porgano assistenza reciproca; si tirino verso la parte più debole della piazza, che suol essere per ordinario la faccia de' bastioni e talvolta le cortine lunghe m . Giunca I" Armata olandese sotto a Bois le Due, si divise in piìl quartieri alle principali avvenute per impedir i soccorsi.(Ms. a. 1629) (N.d. A.). 126 • li campo ~diante fece doppia circonvallazjone (sotto Bois le Due), quella di fuori di 50 000 passi di circuito, !"altra, li ridotti et altre opere di fuora. che vi furono fane.(Ms.a.1629). (N .d.A .). 127 • •On commença à joindrc !es quarricrs par dcs tranchéea fon elcvées, de 9 v dc hautcur. fossi profond et large à l'advcnani,. (Ms. a.1632XN.d .A.). 128 • «Affin que nos gens puisscm avanccr sans csrre incommodés dcs sorùcs, l'on faisoit dcs corps dc garde d'cspacc en espace pour joindre Ics approchcs , ec pouvoi r s'emresccourir. (Ms .. a.1632) (N .d .A.).
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fuor di misura, o in quel luogo dove la qualità del terreno e del1' altre circostanze reca più facilità di approssimarsi ; (4) Si fiancheggino, sieno alti e larghi abastanza , e quanto più alla fortezza vicini , tanto più profondi, con una o due banchette e corbelle sopra il parapetto, ripiene di materia che percossa non balzi; (5) A certe distanze di 30 in 40 W, vi sieno ridotti e fortini per tenerci entro le guardie, che impediscano le sortite, difendan le linee e dieno ricovero a i lavoratori. 4. Le batterie si piantano subito per levar le difese, per impedir i travagli dell'inimico e per favorire gli approcci: si avanzano a misura che si avanzan le linee: si formano diversamente interrate, dove il terreno è buono e alquanto elevato; doppie, cioè con doppio parapetto, su ' l piano delle campagna con parapetti fatti di terra, di fascine, di sacchi ripieni di lana e di rena, di gabbioni, di salciccie, di casse; rialzate dov 'elle hanno a dominare. ( 1) Tirano per far breccia quando si è da vicino facendovi un fosso profondo ali' intorno, o un pozzo dentro per guardarsi dalle contramine. Si fanno su la contrascarpa apposta al fianco, che si vuol battere con maggior numero di cannoni di quelli che ci ha l' inimico; (2) Si dispongono i pezzi in tre batterie sì che batti no quella di mezo a piombo e perpendicolarmente per ismovere la terra, e le due da i lati in croce, per far cader la terra smossa. Dodici piedi di buona terra ben battura resistono ad una palla di Artiglieria, et 1 piede resiste ad un moschetto: il numero de' pezzi necessari per far una breccia si ragguaglia al tempo, al profilo dell ' opera et alla qualità del terreno; si contano per lo meno due approcci , e per ciascheduno di essi 3 batterie, e 4 pezzi per batteria; somma, 24 pezzi. Se la linea del tiro batte il terrapieno in angolo troppo obliquo la palla non penetrerà a dentro, ma strisciando rifleterà indietro; (3) Si battono le cisterne, e le scale delle corri per renderle inutili; (4) Si turano le canoniere con madrieri e con altri velami doppo aver sparato , per ricaricare e raggiustar il pezzi con sicurezza; (5) L'altezza delle batterie si regola ali' altezza et alla distanza del luogo che deve esser battuto, la lunghezza si ragguaglia alla qua-
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lità de pezzi che si hanno a ciascheduno de' quali si dà 1 W. di spazio, et alli due dell'estremità si danno 6 piedi di più per andarvi attorno: sì che una batteria di 6 pezzi avrà 7 W di lunghezza: la larghezza si misura alla lunghezza del pezzo e della cavetta, dandoli 1 W di più per reculare e 5 piedi per andargli all'intorno. La parte adietro si fà 1 -½-v più alta di quella d 'avanti, per la facilità di rimettere il pezzi a suo luogo; (6) L'Arciduca sotto Ostenda consumò per un milione d'oro di polvere. 5. Li difuori si sforzano con batterie, sappe, mine, granate, fuochi, ponti volanti: ed espugnati eh' ei sono, vi si alloggia dentro con ricoprirvisi e fortificarvisi. Nell'occasione che gli Spagnuoli soccorsero Valenciennes l'anno 1656, gettarono da 30.000 granate di mano 129. 6. S'apre la contrascarpa con pettardi, con granate sepellite e con la sappa (Zl 1), la quale si fa sotterra a traverso del cammin coperto, doppo aver rotto il fianco che la difende e va a terminare nel fondo della contrascarpa del fosso , al luogo dove si ha disegnato di porre la galleria: si espugna talora d'empito aperto, o col comandarla ed imboccarla dalle batterie a tal intento innalzate: si può far doppia sappa. ( 1) Bisogna prepararsi a riscontrare tiri, fuochi, granate, fummi fetidi, mine, fogade , trabocchi ecc., facendo perciò trincee lungo la contrascarpa, le quali fiancheggino dentr' al fosso e '1 tengono netto dall'inimico. 7. Quanto al fosso: ( 1) S'egli è senz'acqua, vi si formano alloggiamenti e vi si piglia posto; o si riempie e si passa con gallerie, argini di fascine , traverse a livello del fondo o sotto esso 130; i i 9 • Colonnello e Generalquarciermastro And remom.(N.d.A.)* *Durame il conflitto che vide la Francia e l' Inghilterra schierate insieme contro la Spagna. le due personalità che M. cita sono evid. le fonti della notizia.(N.d.C.). u o . , N'y ayam pas de moyen de rémplir le fossé, à cause de son excessive profondeur, l'on fit à chaque approche à l'emrée d c la comrescarpe deux suers, larges de 20 ou 2~ v, du diame1re et profondeur de 6 v plus de fond du fossé, avec dcs degrés pour y descendre; du fond de ces puits nous commencions nos galkries e1 passions par dela le fond de leur fossé; de jusqu'à la murail· b.(Ms., a.1632)(N.d.A.).
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(2) S'egli è con acqua, si riempie con fascine , sacchi, salciccie e
salciccioni, gabbioni terra ecc., o si vuota scavandolo dove la campagna è più bassa, o facendo nella contrascarpa pozzi più profondi dell'acqua medesima e canali che quivi la conducano, per indi poi cavarla con pompe, molini ecc., o divertendola 13 1 (Al2) con nuovi letti ed innalzandole gli argini; o si fanno traverse (lasciandovi diverse aperture per l'uscita della corrente) sopra le quali si gettano ponti da assalto di legno, di corame, di tela, di suvero, di gionchi 132 , di tonelli, o sopra ruote e Waltzen. 8. La galleria s'incomincia a porre doppo che il fosso è ripieno e che la strada ci è fatta rammucchiando la terra innanzi a sé in foggia di colle, e rizzando candelieri da i lati alla prova del moschetto o gettandovi pur anche terra alla prova del cannone contr'al lato che sta in veduta del bastione opposto: ricopresi parimente per sopra di terra o di pelli fresche di bue contr'al fuoco; e vi si fanno ne' i lati piccioli spiragli per aver lume e per rifiattare. (1) Se ne fanno più d'una e in più luoghi, sr com'anche più breccie; (2) Si passa talora senza galleria, con ponti che si gettano; (3) Si patuisce co' lavoratori il lavorio della galleria a tempo preciso e per un prezzo determinato di 4000 o 5000 talleri, più o meno secondo la larghezza e profondità del fosso e secondo il pericolo che nel travaglio s'incorre. Il Principe di Orange pagò il lavorio d'una galleria 133 sotto a Bois le Due 30.000 fiorini ed un ' altra in altro assedio 80.000 fiorini. 9. Le mine (B12) s'incominciano al pie' del vallo in qualche aperrura fattasi col cannone, e sotto coperta di mantelletti, un piede sopra la superficie dell'acqua; o nella strada coperta passando sotto 134 al fosso; o scalzando e appuntellando il muro, e poi ab-
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«Estant arrivé sur le bord du fossé (illegg.) de la contrescarpe. il resolut de la passer et
fit faire trois batteries chacune de 6 pieces que flanquait le lieu, ou il escoit d' inremion de jiner son pont de jonc• . (Ms., a.1645) (N.d.A. ). 132 - Per «suvero• intendasi «sughero•; i cgionchi• sono , giunchi• ed i ctonelli> sono barilotti. Erano rutti ponti volanti, di materiale leggerissimo e alcuni (quelli di «tonelli•) galleggianti. 133 - Colonnello Holst.(N.d.A.). 134 • Cos? l'Arciduca (Leopoldo Guglielmo , N.d.C.) a Glogau l'anno 1642. (N.d.A.).
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bruggiandone li sostegni 13 5 (C12). (1) Si dè lavorare segretamente acciò che l' inimico non contramini; e dov' egli convenga romper mure e far strepito, facci ansi salve continue di cannonate per levargli l'udito e la terra si conduca via occultamente, eh' ella non sia veduta. (2) Si fanno le mine scendendo a piombo, a scarpa, a scala, con traverse e con pozzi, e si conducono le strade ed i canali ne' piani a livello, nelle rivolte ad angolo retto, e pervenutosi al luogo che si vuol far volare, si fa in capo di esse la camera o il cubo capace di tanti barili di polvere quanti ne richiede la resistenza del luogo , il quale cede sempre nella sua parte più debole: contandosi che un centinaio di polvere possa far volare una verga cubica di terra. Caricansi talvolta con 30, 40, 60 barili di polvere per rovinar un baloardo o qualche fabrica di pietra: le mine picciole di 6, 8, 10 barili di polvere s'addimandano fornelli, li quali fanno aperture agiate per alloggiarvisi con pala e zappa e per rifarne degli altri e per rompere le ritirate; si fanno talora più rami e più cubi; (3) Tutta l'industria consiste nel turar fortemente la bocca della camera e tutt' all'intorno lasciandovi lo spazio solo per lo scoppino o salciccia t 36 , disposta in modo che i tonelli tutti pigliano egualmente fuoco in un tutto, dipendendo da ciò il buon effetto della mina, con ciò sia che la polvere sempre scoppia ed esala per la parte più debole; (4) Riscontrandosi acqua o sorgente, si tura o si vuota o si disvia, o si và sotto la vena, la terra arenosa si arma e si appuntella in foggia di galleria, o si cava sin' alla sua solidezza, la pietra viva si scansa e si attornia, sì com'anche le contramine; le muraglie s'inteneriscono 137 (D1 2), con aceto e con acqua vita; si fa il prezzo m - Svedesi a Praga l'anno 1648; turch i a Neuhausel l'a. 1663.(N.d.A .)* * Neuhausel , sita nell'Ungheria Superiore (cioè nell'attuale Slovacchia) si chiamava in
ungherese Ersekujvar; oggi in ceco si chiama Nové Zaml..-y.(N.d.C.). 136 . La «salciccia. era formata da un grosso involucro di tela, del diam. d i· circa 5 cm., fatto a lungo sacco e ripieno d i polvere. Fungeva da miccia rapida, cioè da quella che è oggi la miccia detoname. 137 • «Il y avoit huit jours que Ics Espagnols baignasscm cominuellement une muraille de vinaigre et dc eau de vie pou r la pouvoir renvcrrer tout d ' un coup, comme il fuent>. (Memoires
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cò minatori e tanto per piede, acciochè travaglino con maggiore stimolo; (5) s' egli si indugia a dar fuoco alla mina abbiasi l'occhio che l' inimico non la sventi o l'umidità non la guasti. Dandoglisi fuoco si ritiri in disparte e nelle trinciere più vicine la gente, presta a correre per la galleria d'assai to . 10. La breccia (E 12) si fa con la mina e con la batteria o con la sappa; all ' angolo del bastione per aver un luogo da rappiatarvisi; o vicino al fianco per far volar il ritrinciamento in caso che ve ne sia; o alla metà della faccia. ( 1) Si desidera eh' ella sia grande , agevole da salire e sfornita di difese 138 ne' fianchi; si fa riconoscere da gente armata di rondaccie e di morione alla prova; (2) Si corre a qualche segno concentrato di tiri di Artiglieria, o di che chè sia. ( 3) Si fa tal' ora la breccia per dar apertura a un uomo o due, che vi si nascondino a condurre la mina. 11. L'assalto si dia furioso , subito che la mina ha giuocato, in guisa che una truppa incalzi l'altra; si rinvigorisca con gente fresca e si replichi più volte. (1) Non potendosi entrar' nella piazza, alloggiarsi al piede o alla metà o sopra la breccia; battere col cannone i ritrinciamenti; penetrar più a dentro con altri fornelli e passar tal' ora sotto al fosso della tagliata: l'alloggiamento si fa spianando il suolo e mettendoci più file di gabbioni ricoperti di tavole e di terra , al favor de' quali li minatori seguono il lor travaglio nel mezo , da alcuni soldati armati assicurati ne' fianchi; (2) Si danno gli assalti in più parti, e si aiutano i veri co' i finti; 12. Guadagnata la piazza, si riparano i luoghi rovinati e si disfanno gli approcci. du Due d c Guise, 1.5, p.682); «Je fis crois ou quatre jours baigner les p ierres d e la muraille avec d u vi naigre et de l'eau de vie q ui esranr dissous par ce moyen grortam tomboiem sans aucun brui c rou res en morceaux..(i bid.) (N.d.A.)* *Francesco di Lorena, Duca di Guisa (1519-1653), illusrre e ge niale uomo di gu erra, detto le Balafré ( lo Sfregiato) per u na grave fe rita al viso, fu uno tra i p iù notevoli generali cattolici nelle Guwe di religione (N.d.C.). 138 • Imperiali a Nordlingen mal consigl iati, l' a .1634.(N .d .A.).
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(1) Si fa uscire la gente sospetta e si provede il luogo, o si smantella; (2) L'artiglieria, munizione, e vittovaglia è del Prencipe, il buttino appartiene a' soldati.
Titolo Terzo
DELLA DIFESA LXXVII. 1. L'attacco insegna 139 (F12) la difesa. (1) Mandar fuora della piazza la gente sospetta, siasi a forza o sotto pretesto spezioso: mutar il presidio; non lo porre in fazione a' posti importanti; mettergli spie all'intorno; far entrar in guardia a sorte; (2) Separar li prigionieri, visitarli spesso, barrare le porte delle carceri, tenervi guardie , darne le chiavi a persone affidate; (3) Prometter impunità e ricompensa a chiunque scuopre li tradimenti; (4) Non dar i governi perpetui né a persone di fede non provata, né corrutibili per soverchio di ambizione o di interesse; (5) Concedere alli comandanti delle cittadelle l'independenza del Governatore della città. LXXVIII. Contr' agli stratagemi. 1. S'impediscono generalmente gli stratagemi battendo la campagna e l' circuito esteriore della piazza, tenendo fuora partite, spie e guardie avanzate ne' villaggi dall'intorno; toccando, se bene di rado, arma falsa. S'impediscono particolarmente: 2. Contr'al pettardo. (1) Rinforzar i luoghi deboli con terra e con palissate; (2) Coprir le porte con opere esterne, farle a più faccie in angoli, intagliarvi per dentro delle feritoie, terrapienar le superflue, tenervi casse ripiene di terra che ogni sera nel serrarle vi s'appoggino dietro; 139 • In izialmente la frase su onava così: •Contr'all ' lmelligenza l'attacco insegna la d ifesa•, successivamente cancell. dall 'A.
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(3) Moltiplicar gli ostacoli con barriere, palissate, rastelli, cavaglieri di frisia, ponti levatoi, bacule , saracinesche, catene, piombaie; (4) Non far l'entrate in linea retta, e che vi sieno corpi di guardie fra mezzo; appuntarci petrieri carichi di ferraglie. 3. Contr' alle scalate. (1) Muraglie alte, travi, pietre, fuochi preparati sul parapetto; (2) Acqua gettata sul declivo del parapetto quando ella agghiaccia;
(3) False braghe, fossi con acqua, o cunetta, o altro fossetto colà dove dee porsi il piè delle scale; (4) Contrascarpe tagliate a piombi o incamisciate; (5) Opere esterne guardate; (6) Palissate al pié della muraglia o in mezzo al fosso; (7) Cannoni posti ne' fianchi carichi di catene i di ferraglie; (8) Ghiaccio del fosso rotto di verno con manaje, con seghe, con barchette ferrate. 4. Se il muro è difettoso; (1) Ripararlo; (2) Disgiunger le case dal terrapieno e dalle porte; (3) Avanzar caponiere nel fosso e ne' luoghi non fiancheggiati; (4) Piantar steccate e palissate in più file all'imboccatura delle riviere, lasciandovi un passaggio per le barche fra mezo , chiuso con catene o con arbori di nave armati di punte di ferro; (5) Porvi un vascello in guardie se il fiume è largo, o un fortino, s'egli è porto di mare. 5. Per le Guardie. (1) Porre de' corpi di guardia a ciascheduna porta, alla piazza d ' arme , alla casa del Governatore, ali' entrata delle riviere, a i luoghi diffettosi, ad ogni due bastioni; (2) Assicurar essi corpi con forti palissate all'intorno; (3) Mettere li cittadini ne' luoghi meno pericolosi e men'importanti , s' ei sono fedeli; altramente disarmarli e publicar gride che proibiscano sotto pena della vita le corrispondenze, il commercio con li nemici, le ragunanze, l'andar in truppe, il camminar di notte senza lume, l' alloggiar forestieri senza dinunziarli , l'uscire di casa in tempo dall' arme, o il porre lume alla finestra, e minacciarli che
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in caso di sollevazione e di tumulto si appiccerà fuoco nella città senza riguardo di sesso né di età; (4) Alloggiar i soldati in uno o due o tre quartieri vicino alle porte, o lungo il terrapieno; (5) Mandar guardie di Cavalleria fuora della piazza, dandogli un nome, o segno differente da quello che si dà per di dentro; (6) Mutar le guardie doppo le porte chiuse, acciò che nessuno possa dar avviso in che posto egli sia entrato; (7) Raddoppiarle in tempo di sospetto, di ragunanze, di mercati, di feste , di vindemmie e di raccolte; (8) Far tener esse ragunanze fuora della città. 6. Le Porte. ( 1) Chiuderle al tramontar del sole e aprirle a sole levato e quando ei fà chiaro; non mai di notte, se non per cagione importantissima nel qual caso siavi il Governatore stesso presente: ordinare che il Sergente maggiore vi assista, che il corpo di guardia sia in arme, che s'apra una porticella doppo l'altra, riserrandosi quella a dietro sinché si abbia mandato fuora a riconoscere ed a fare la scoperta; (2) Visitare tutto ciò che per esse entra ed esce, frugando con pertiche o con che ché sia per entro le carra e per quei luoghi , dove alcuna persona o altra cosa proibita potesse appiattarsi; (3) Non lasciarle imbarazzare; (4) Fermare chiunque viene, dandone la sentinella un segno, quand'ella il scopre di lungi; (5) Pigliar per iscritto il suo nome e l'albergo dov' egli va, e l' altre circostanze, e facendogli deporre l'arme, confrontar poi queste liste con le altre che gli osti portano ogni sera al G overnatore de' nomi della gente eh' essi albergano. 7. Il Nome. ( 1) Darlo chiuse le porte; mutando ogni volta eh' elle sono state aperte di notte o che si dà l'alla'arme, o che qualche soldato è fuggito; darlo alle guardie di fuora diverso da quello di dentro. 8. Le Ronde. ( 1) Mandarle a l'ore ordinate dando loro il nome; (2) Farle girar il ramparo una o più volte, visitando le sentinelle,
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riguardando e ascoltanto di quando in quando per di là della muraglia; (3) Mandar la ronda straordinaria fatta dagli officiali maggiori, la quale visiti li stessi corpi di guardia avvertendo se una parte loro è svegliata, se ha l' arme pronte e in buon ordine, e se ci è fuoco, lume , e miccie accese, e se il numero de' soldati e degli officiali è compito. 9. Le Patruglie. (1) Trarle fuora de' corpi di guardia; (2) Farle caminare per le strade delle città, fermando chiunque elle scontrano, ed osservando ch'egli vada nel tempo, luogo e modo debito. 1O. Le Sentinelle. (1) Porle su le mura armate di moschetto , e dalle munizioni di picca; (2) Aver anche sul ramparo arme d'asta, picche e simili in pronto, acciò che in tempo di pioggia, che le arme a fuoco riescono sovente inutili, non si resti privo di difesa. 11. In tempo dall'arme. (1) S'egli è di giorno per qualche partita dell'inimico, far sortire cautamente la Cavalleria e gittar Fanteria ne' di fuori per spalleggiarla; (2) S'egli è per qualche sollevazione interna, chiuder le porte, porre in arme quelli che non sono tumultanti; ( 3) S'egli è per qualche incendio, non lasciarvi accorrere se non quelli che deputati vi sono, a gli altri far pigliar l' arme, mandarci gli operai co' loro ordigni, abbattere le case vicine, far portar acqua, scale, schizzatoi e graffi da commune degli uomini, e delle donne , rinforzar le guardie, far caminar la patruglia; (4) S'egli è a cagione di qualche assalto e di notte, mandar rinforzo dove si fà l'attacco, gittar fuoco nel fosso ed avanzar i fanali del terrapieno per rischiarar la campagna; li soldati che sono usciti quel giorno di guardia ritornino a' lor posti e quelli a quali toccarebbe d'entrarci vadino alla piazza d'arme, ed il Governatore al corpo di guardia principale: gli osti non lascino uscir fuora di casa gli forestieri.
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LXXIX Contr'all'impeto aperto. 1. Buona fortificazione , opere di fuori, palissate, stacchette, impedimenti, quantità di soldati, di munizioni e di stromenti. 2. Per il numero de' soldati. ( 1) Si misura la circonferenza della linea esterna fondamentale del terrapieno e per ogni passo contasi un soldato, o per ogni bastione 200 soldati; (2) O si fa il calcolo per via de' corpi di guardia da ciascheduno de quali s'hanno da trarre le sentinelle, le ronde, le patruglie e gli officiali, et hanno due giorni franchi dalla guardia. 3. La munizione abbisogna per l'Artiglieria, e per la moschetteria. Poi vi sono li fuochi d'artifizio, le mine , le granate, le bombe, i mortari, che ricchieggono molta polvere. Le palle si calcolano al numero de' tiri, e più delle picciole che delle grandi; la miccia arde continuamente. (1) Li granari sieno forniti per un anno, e le provigioni spesso visitate, riviste, rinfrescate, conservate, di ogni sorte: grano e legumi, di vino, d'aceto, ed oglio: vi sieno pozzi e cisterne imperciò che gli acquedotti possono esser guasti. 4. Sono stromenti principali: cannoni, armature, fuochi artificiali, polvere, palle, miccia e materie per farne; materiali d'ogni sorte; maestranze co' loro ordigni, legna per fabricare, per cuocere e per iscaldarsi. (1) Del cannone si contano 4 o 5 pezzi per ciaschedun bastione, ma di calibre diverse a diversi usi, intieri per rovinar i travagli del1' inimico, colubrine per tirar di lontano e per impedire i lavoratori, pezze corte di gran bocca per le opere di fuora che hanno corte difese, petrieri per le brecce, archibugi a ruota per le sortite, spingarde contr'agl'armati alla prova, Artiglieria di riserva, la maggior parte sopra i fianchi de' posti attaccati. 5. Aver cura del fuoco, acceso il quale: (1) Abbatter i tetti e porvi travi ricoperti di sabbia, di letame e di terra; (2) Toglier via o ricoprire la paglia ed il fieno; (3) Soffocar le granate con pelli di bue bagnate, o spengerne il fuoco , doppo eh' elle sono scoppiate;
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(4) Far delle traverse e de pozzi dov'elle cadano, o a rotolone, o di ficco, e incavar de' volti vicini per ricoverarvisi sotto. LXXX. Temendosi l'ossedione. 1. Provedersi per un anno di viveri, di medicamenti, d'acme , di stromenti, d'uomini che le trattino, e di ogni altra cosa necessaria; (1) Visitar i magazini, i monesteri e le case de' particolari; (2) Cacciar fuora le bocche inutili, ripartir con risparmio le vittovaglie; (3) Abbrugiar all'intorno tutto ciò che non può introdursi e che può servir al nimico. LXXXI. Contr'all'attacco formale. 1. Tutte le difese si fanno sotterra, sopra terra, rasente terra. (1) Sotterra vengono fossi, cunette, mine, fornelli, fogade, cateratte e simili. Elle costano più fatica e tempo dell'altre: non si possono usar da per tutto, né sempre riscontrano a venir dirittamente a piombo sotto l' opere del nemico per farle volare; (2) Sopraterra servono i valli alti, le piatte forme, e li cavalieri. Scuoprono, e tirano dentro a i lavori del nimico, ma solamente di ficco. (3) Rasente terra vengono in acconcio falsebraghe, coffani, caponiere, strade coperte, piazze basse, parapetti interrati. Spazzano cotali difese la linea orizontale, la campagna, e però meglio che di ficco, ma per poco o assai che il travaglio dell'inimico s'innalzi, elle restano acciecate o imboccate; (4) E' bisogna di tutt'e tre insieme servirsi, acciò che al difetto dell'una si supplisca con l'altra. 2. Far giurar e soscriver a tutti di voler viver e morir insieme, pena la morte al primo che parlasse di rendersi. ( 1) Dare speranza di soccorsi, fingendo lettere e messaggieri; (2) Aprir le chiuse et innondar le campagne. 3. Approcci. (1) Impedirli tirando a i lavoratori, dando all'arme frequente , uscendo con contrapprocci, facendo sortite risolute, segrete, cau-
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te (G 12), (e per non dar' negli aguati , atteso che la perdita di dieci di quei di fuora non compensa il danno d ' uno di que' di dentro) a fine di guastar i travagli, di far prigionieri, d ' inchiodar il cannone o di romperne le ruote e le carrette, di mandar fuora o d 'introdur gente , ogni volta che si scorge qualche vantaggio; (2) Quelli che escono abbino qualche segnale per riconoscersi fra di loro, portin arme e stromenti atti all' esecutione che si disegna, la Cavalleria corra alle spalle delle guardie ostili; (3) I luoghi della ritirata che sono di fuori la contrascarpa, il fosso secco, la falsabraga, sieno guarniti di moschetteria e di cannone che la spalleggi; (4) Tralasciar di far sortite quando la guarnigione è troppo debole , o che vi è poco a fidarsi nella cittadinanza che rimane dentro. 4. Batterie. (1) Resistervi con le contrabbaterie, alzando cavalieri (Hl 2) per dominarle; (2) Far tavolati e palchi di legno dove manchi la terra: farle interrate (Et"ngef allt) quando l'inimico è vicino per batterlo, al piano dell'orizonte porre li pezzi sopra ruote basse, come si fa ne ' vascelli, acciò che non siano scavalcati né offesi quando e' tirano in braga 140 • 5. Di Fuori. ( 1) Minarli o farci una fogada quando non possono più manternersi, e far una sortita, subito che la mina ha giuocato. 6. Contrascarpa. ( 1) Difenderla minando il bordo del fosso nella parte dove l'inimico ha da fare la batteria, per rompere i fianchi ; (2) Alloggiando nella falsabraga pezzetti a rimpetto dell'apertura da farsi nella contrascarpa; (3) Facendo coffani, dove non è falsabraga; (4) Formando de' speroni nella contrascarpa, che servono d ' opere esterne e diano ricovero nelle sortite. 140 • In barba,
uber die Bank.(N.d.A.). *
* Ossia pezzi posti «in
barbetta>. piazzati cioè a cielo aperto e in posizione da tirare appena ;opra il riparo, senza feritorie. «Scavalcati» significa «smontati».(N. d .C.).
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7. Fosso. (1) Difenderlo, levando e rovinando la materia che l'inimico vi getta dentro; (2) Facendo traverse, tagliate, contramine e ritirate s'egli è secco; (3) Minando 141 la contrascarpa; (4) Profondando la cunetta nel mezo del fosso sin al trovar acqua, et assicurandosi in cotal guisa da i travagli ostili di sotterra. 8. Galleria. (1) Romperla col cannone, con fuochi d'artificio, bombe, granate, pietre, pettardi, barili e colonne fulminanti; (2) Con barche in cui sono pezzetti corti, che si vanno a sparargli addosso; ( 3) Col batterle di fronte, di fianco e a tergo. 9. Mine. (1) Rimediarvi col contraminarle di sotto, o riscontrarle, sventarle , turarle, pettardarle, cavarne la polvere, condurvi dentro acqua, abbruggiarle, sottrarne i puntelli, uccider i minatori, cacciarli (112) con granate, fummi fetidi, trombe e simili stromenu; (2) Si riscontrano al favor de' bastioni vuoti; e se son pieni, si cava un pozzo nel mezo di dove si va verso le mine; (3) Si scuoprono vedendo il lume o sentendo il rumore, per li forami che si fanno in terra, sotto, sopra, e da i lati con foratoi e succhi lunghi (sareni) di acciaio, o passandovi una canna bucata, sì com'anche ponendo ne' luoghi sospetti l'ago magnetico, o tamburi con dadi o legumi , o pezzetti di suvero traversati di setole sopra essi 142 . 10. Breccia. (1) Difenderla col non lasciarla, riconoscere; (2) Ripararla di notte con terra , travi, palissate, col'iscarpar la salita, farci qualche fogata, contraminarla; ( 3) Seminarvi sopra de' triboli, acconciarvi de' cavalieri di frisia 141
- «Ceux de la ville (Maamichc) avaienc devant kur conuescarpe plausieurs mines, et nous obligeaienc à ne poi ne avancer que par nos mines , n 'eussions décourven Ics leurs, ce qui nous apportoit un grand recardemenc•.(Ms., a.1632)(N.d .A.). 142 - Per notare le vibrazioni dd terreno conseguenti a lavori di mina.
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e delle tavole piene di chiodi e materia combustibile per accenderla a tempo; (4) Far tagliate e ritrinciamenti (L12), che sono generali e particolari, tanto discosto dal luogo assalito che la mina dell'inimico non li porti via, né tant' alti che sieno in vista e offesi dal cannone battente i primi ripari, o che dieno coperto all'inimico vicino, né tanto bassi che sieno dominati dalla prima breccia; sieno ben fiancheggiati e battano il luogo abbandonato; (5) Farne due e tre l'uno doppo l'altro. 11. Assalti. (1) Sostenerli e rispingerli armando gente alla prova coperta di rondaccie e di mantelletti; (2) Provedendo ben i fianchi, caricando l'Artiglieria di cartaccie, tirando incessamente l'uno doppo l'altro né tutti a un tratto; (3) Distribuir i soldati alla piazza d'arme, a i luoghi non attaccati, alla breccia, e questi sì ripartiti che alcuni la difendono di fronte, altri a tergo sostengano e rinfreschino i primi, altri da' lati e su i fianchi tirino alla breccia, ond' ella venga difesa di fronte, di fianco e da tergo, con arme, fuochi, oli bollenti, pietre, zolfo, sabbia infuocata, sciami di pecchie; (4) Le persone disarmate servano a portar munizioni, e rinfreschi, ed a spegner gl' incendi che per avventura si appiccassero alle case. 12. Ridottosi all'estremo. ( 1) Ragguagliarlo alli superiori co' quali si deve aver concertato qualche segno segreto, per riconoscer le vere, dalle lettere falsificate; (2) Ragunar il consiglio, rimostrar la necessità e le diffalte della piazza; (3) Porre in iscritto le difese, che si sono fatte, li soldati morti, feriti, caduti, infermi e perduti, li mancamenti che appaiono, e quest 'atto si fa soscrivere a tutti gli officiali e cittadini principali. LXXXII. L'ultimo rimedio degli assediati è il soccorso. 1. Chi lo conduce deve affrettarsi, prima che l'inimico si fortifichi, e spedirne messi e lettere innanzi, ch'il promettano per dar cuore a gli assediati. Si danno i soccorsi:
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( 1) Prevenendo il nimico 143 , et accampandosi a canto alla piazza , prima eh' egli la serri; (2) Impedendogli i viveri; (3) Saccheggiando il suo paese; (4) Attaccando altre sue piazze; (5) Soccorrendo affettivamente la piazza di quello che l'è necessario , come viveri , munizioni , soldatesche, o che ché sia, et introducendogli con poca gente , e di sorpresa, o con tutte le forze. (6) Attaccando il campo dell'inimico, o fingendo di voler venir seco a giornata, ed assalirlo 144 in una delle pani introducendo intanto dall'altra il bisogno. 2. Per introdurre il soccorso. (1) Marciar occultamente; (2) Penetrar per i luoghi men custoditi e men fortificati; (3) Passar 145 determinantamente a traverso delle truppe inimiche se si è scoperto, mentre che quei di dentro fanno sortite nel luogo, tempo, modo e segno concertato, e danno altrove all' arme false; (4) Portar la farina, e la polvere in sacchetti di cuoio , in groppa a cavalli, per darli vicino al campo alli picchieri che vanno a gittarli nella contrascarpa, o nel fosso ; (5) Far vista di voler combattere per tener l' inimico a bada, che non divida le truppe , e distacar occultamente, o di notte , due o tre partite, che girando vadano a gettarsi entro alla piazza. 3. Per attaccar il campo. ( 1) Tirar ogni notte qualche tiro d'Artiglieria nell ' avvicinarsi, p er far conoscere a gli assediati esser il soccorso presente; (2) Assalir il campo o u n quartiero 146 per sorpresa di notte tem143 •
Cosl fece lo sveco a Norimberga l'anno 1632; così io a Presburgo l'anno 1663.(N.d.A.)* i turchi.(N. d.C.). 144 • Svedesi a Norimberga l'a. 1632.(N.d.A.). 14 ) - Il Principe di Condé soccorse a questo modo Cambrai (N.d.A.). ** ** Alla fine della Guerra dei Trent'anni.(N.d.C.). 146 - Francesi ad Arras l'anno 1654; Spagnuoli a Valenciennes l'anno 1656 (N.d.A.). *** *** Menue il conflitto franco-spagnolo continuava anche dopo la fine della Guerra dei Trent'anni, ad esso si inuecciarono le lotte civili d ella Fronda. li 25 agosto 1654 i francesi comandati dal Maresciallo Turenne disfecero gli spagnuoli alla cui testa era iJ transfuga amirealista Condé. Il 16 luglio 1656 il Condé a sua volta sconfisse a Valenciennes i francesi del Turenne che però riuscì a manovrare e sottrarsi alle conseguenze della battaglia pe rsa.(N.d.C.).
* Nella campagna conuo
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po con incamisciati, dando all'arme in luoghi diversi et applicando i ponti e gli ordegni alle linee; o apertamente di viva forza col cannone, che domini e batta il campo, col romper le difese e gir all'assalto, col finger quivi e guadagnar con ponti volanti posti men forti (M12) nell'opere e nelle guardie; (3) Attaccar un fortino con approcci, con batterie e con fuochi, s'egli è piccolo e distaccato dal campo dell'armata, ponendosi in fra mezo per romperli la comunicazione; (4) Assediar (N12) formalmente gli assediatori.
CAP. VI D el combatter in campagna
LXXXIII. Del Combatter in campagna il quale è: particolare con parte delle forze; generale, con tutte d'esse insieme. Gli avvantaggi del combattere scaturiscono da quattro fonti principali: 1. Che molti combattano contra pochi, al che si riduce: ( 1) Rompere un quartiero 147 , una guardia 148 , un convoi, i foragg1en; (2) L'attorniar l'imboscate scopertesi. (3) Lo spingersi coll'Esercito sopra un corpo 149 debole e diviso. 2. Che li preparati attachino gli' impreparati; i freschi li strac. chi; gli armati , i disarmati; gli arditi, i timorosi; li risoluti, i perplessi, al che si riducono: 147
• Gustavo Adolfo con tutta la Cavalleria ruppe il quaniero di 3 reggimenti imperiali intorno a Tangermiinde l'a.163 I. Hatzfeld ne ruppe alui ue intorno a Wolmerstadt l'a.1635 , conducendo io la vanguard ia.(N.d .A.). 148 - Così furono battute le Guardie dd Cardinale la Vallette appresso Mezières l'a.1636; io rovinai il ponte de' svedesi a Ohlau sopra l'Oder l'a. 1632: il col.Donep convogliando li foraggeri imperiali fu disfatto dal Torscensson presso Bernburg l' a.1644.(N.d .A.). 14 9 - Così entrarono I' Imperiali a Triebl in Boemia nel campo dcli' inimico sul bel mczo giorno dd tempo ch'egli avea la geme a foraggio e vi si tagliarono le guardie e da ·1500 uomini, l'a. 1647. Così il conce della Torre fu fatto arrendersi in Slesia. Così fu il Banér rotto a Cham l'a. 1637. Così furono battuti alcuni reggimenti svedesi appresso Dachau in Baviera l'a.1648.(N.d .A.).
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( 1) Le sorprese la cui qualità essenziale dall'etimologia dichiarata si è di giunger all'improviso ed inaspettato sopra l'inimico, quand'egli o dorme, o mangia, o celebra feste , o foraggia, o sta in punto di alloggiare, o disloggiare, o non ha ancora messo le guardie, o le ha levate, o ha disellato, o disimbrigliato i cavalli; (2) L'imboscate; (3) L'attaccar l'inimico, o quando egli è senza capo, o ch'egli è in marcia 150 • 3. Che di fronte si urti il nimico nel fianco o nelle spalle, al che si riduce: ( 1) Seguir il nimico su la pista e caricarlo in luogo ristretto prima eh' egli possa voltarsi e riordinarsi; (2) Aprirsi in due e girgli ne' lati alla truppe opposta, o mandargli nascostamente truppe dietro alle terga. 4. Ch' il sito sia avvantaggioso, e ciascuna sorte d'arme sia in posto dove possa far il suo offizio, né starsi oziosa, al che si riduce il porsi innanzi un passaggio· per dove l'oste deve filare: (1) L'occupare un rialto 1 51 o un bosco, dove senza essere scoperto si scuopre, e dove l'urto, che dall'alto al basso si spinge, ha più forza; (2) Il combatter in luoghi piani et aperti s'egli si è più forte in Cavalleria, ed in selvosi e malagevoli se si prevale ne' Fanti; in luoghi ristretti sendosi inferiori di numero , in spaziosi s'egli si è superiore.
Titolo Primo
DELLE ZUFFE PARTICOLARI LXXXIV. Sono queste: scaramuccie, sorprese, sforzar o difender trinciere , passaggi, riviere; riscontri impensati, ritirate. 1. Massima delle massime: Il vantaggio che nelle prime imprese (012) altri riporta è presagio 1~0 -
Come il Marazzi no rotto dal Banér presso Chemnitz l'a.1639.(N.d.A.). Gran vantaggio de gli Imperiali nel combattimento di Norimberga l'a. 1632 ed in quello di Nordlingen l'a.1634.(N.d.A.) IH -
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delle future , e all'eco della fama lascia impresso il carattere dell'ardire ne' suoi e del timore nel cuore de' nem1c1. LXXXV. Le scaramucce si fanno: (1) Per riconoscer un sito; (2) Per incoraggiare la soldatesca e farne saggio (P12) e cimentarla coli' inimico. (3) Per far prigionieri e pigliar lingua; (4) Per occupare o guardar un posto; (5) Per impedir all'inimico la marcia; (6) Abbiasi l'occhio di non esser tratto negli agguati, di rinfrescare spesso li combattenti e di caricar più che mai forte ali' or che si vuol ritirarsene. LXXXVI. Le sorprese. 1. Si fondano sopra i bisogni indispensabili del mangiare, del bere, del riposare e del risapere gli andamenti dell'inimico, onde per consequente necessario ne risulta il foraggiare, gir per legna, dormire, condur salmeria, disellare e disimbrigliare i cavalli e pigliar lingua, tutte cose suggette alle sorprese; quindi: (1) Con imboscata e con assalti improvisi sorprendonsi quartieri, foraggieri , corridori, partite, guardie, bagagli e l'esercito stesso mentre ch'è in marcia; e bisogna: (2) Aver spie tra l'inimico, le quali osservino s'egli non sia avvisato del disegno che si ha e se nata sia alcune mutazione nelle cose, concertando con esse loro il luogo da· depositarvi il segreto; ( 3) Condur seco le cose bisognevoli ali' esecuzione del disegno; (4) Tender gli aguati ne' boschi, giardini, case erme, villaggi, cespugli, vallette, fossi, rive, strade cupe, et in tutte quei luoghi dove bisogna che l'inimico fili e disunisca le forze onde una parte non può soccorrere l'altra, com'a i passi, alle riviere ed a i boschi (Q12) succede, nel qual caso si ha da caricare in testa e in coda sopra i primi passati , avanti eh' ei possano riunirsi e riordinarsi. 2. Nelle imboscate. (1) Riconoscere ch'il luogo non sia preoccupato; (2) Non arrivarci molto inanzi al tempo dell'esecuzione e non fer-
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marvisi troppo , accioché l'inimico non ne abbia lingua; (3) Posarsi in parte ch' egli si possa uscir da più bande, se l' inimico venisse troppo forte; (4) Mutar luogo et imboscarsi altrove ogni volta che si teme di esser stato scoperto; (5) Tener sentinelle le quali scoprano da lungi, o starci all'erta per non essere sorpreso ; (6) Far l' imboscate doppie e triplicate; (7) Quei che si mandano per attrarre l'inimico alla trappola, vadano per differente cammino di quello che piglia la gente che va ad imboscarsi, e solo il condutiere di quella lo sappia; (8) Far l'imboscate con tutta la gente quando il nimico non può venirci con forze eguali, e farle con poca quand'egli può venirci più poderoso; (9) Lasciar passar più persone senza mostrarsi ogni volta che s'attende negli aguati qualche cosa di migliore. 3. Si rompe un quartiero e una guardia o un convoi: ( 1) Di notte con incamiciata, o alla punta del giorno nella stanchezza delle vigilie, o sul far della sera nell ' alloggiarsi, prima che le guardie sieno messe e le cose disposte , o verso al mezogiorno 152 quando la gente è a foraggio; (2) Qui si conviene marciar occulto; girar alle spalle e a i fianchi del quartiere; tagliar fuora le patruglie, le sentinelle ed il corpo di guardia; impedir all 'inimico ch' egli non si unisca , far più attacchi in più lati in un tempo; ( 3) Spingersi ratto di carriera ed entrar framischiato coli' inimico quando si vede d'esser scoperto; romper il corpo di guardia; farsi padron della piazza, disordinar chi si unisce, correre le strade e dove si ode rumore, ed alle case degli officiali; e far prigioni, metter fuoco al villaggio, cingerlo per di fuora; aver un corpo che guardi I H. Su 'I meriggio assaltarono gl'Imperiali il campo de' svedesi a Triebl (Stribro , N.d.C.) in Boemia l'anno 1647 con felicissimo successo.(N.d .A.)* • La «incamiciata> era un gruppo o commando di uomini che, per riconoscersi rapidamente nel buio, indossavano sopra la divisa una camicia bianca, o erano in maniche di camicia. Fu usata in Francia dopo la revoca dell'Editto di Nanres (18 ottobre 1685) dai guerriglieri ugonotti delle Ceven ne , detti perciò «camisards>.(N. d .C. ).
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la campagna, un 'altro a tergo a qualche passaggio che sostenga la ritirata; far prestamente l'esecuzione; (4) Ritirarsi per tempo; riunir la gente, mandar inanzi li prigionieri senz' arme, senza speroni e su cattivi cavalli, pigliar la strada per dove si pensa di non abbattersi nell'inimico e cancellarne la peste; lasciar guardie alli passi, chiuderli con carra e con arbori; porre tre o quattro de' meglio montati con un trombetta appresso a una punta d'un bosco o d'una valle o d'un colle, che mostrandosi a tempo faciano ritener briglia al nimico, il quale sospetta degli aguati; assegnar il luogo della riunione delle truppe discosto dal quartiere assalito; marciar di lungo senza fermarsi e comandar truppe a dietro che sostengano gli aggressori; fermarsi appiattato e ricever in buona postura e determinatamente 1 53 il nimico, che sarà forse debole ed arriverà disunito e in disordine. LXXXVII. Per assalir 154 una trinciera. 1. Accostarsi quanto più si può fuor d'offesa e non iscoperto. 2. Dar false all' arme in più lati al favor della notte che non lascia discernere gli attacchi veri da i finti, e fare lo sforzo in uno o in due soli (luoghi). 3. Non tanto dividersi che in caso di sortita ostile gli uni non possono tempestivamente soccorrer gli altri. 4. Per l'attacco una mez'ora innanzi giorno, quando i tiri del~ l'inimico vanno a vuoto ed incerti, e che indi a poco spuntando il giorno si può ravvisar ogni cosa e prevalersi de' vantaggi acquistati. 5. Occupar qualche riddotto o eminenza che comandi, o qualche via non imboccata, che conduca a coperto sin sotto alla trinciera; accommetterla nella parte dov' ella è men forte e dove li difensori non possono porvisi dietro in battaglia. 6. S'ella è linea di circonvalazione d ' assedio, concertar con quei della piazza l'ora e '1 luogo della sortita. 7. Disporre l'attacco con plottoni di moschetteria comandata innanzi, secondata da 200 o 300 uomini con fascine et arme, lH • Così furono a Juterbogk ricevuti i svedesi che inseguirono la Cavalleria casarea la quale si ritirava da Maderbring l'a. 1644. (N.d.A.)*. *Si osservi come, in tutta questa parte, M. appaia ancora come un precursore, vero maestro delle azioni d i «commando, (N.d.C.). 1~4 • Arras , Valenciennes.(N.d.A .).
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che riempito il fosso, salgano su la trinciera, e di colà su alto tirando, tengano franco e difeso il pie' di essa trinciera per farvi al lor favore discender gente a pigliarvi posto, e far seguir altri con zappe e pale che l'aprano e spianino, accioché la Cavalleria abbia spedita l'entrata, sostenuti da buon numero di cavalieri e di pedoni che sparino continuamente mentre che gli altri travagliano, et assicurati anche di più da una grossa riserva. 8. Impiegare 2 o 3000 uomini a ciaschedun attacco per investire gli uni doppo gli altri. 9. Servirsi della congiuntura, se per sorte l'inimico impaurito abbandonasse qualche luogo non assalito, col mandarci incontinente gente e stromenti. 10. Ad un passaggio. (1) Preoccuparlo prima che l'inimico vi giunga; (2) Sorprender le guardie che l'hanno in custodia, o forzarle con pettardi, scale, granate, fuochi, mine ecc., o batterle da qualche eminenza, o venir loro alle spalle e cagliarle valicando altrove. (3) Preveder in ogni caso alla ritirata, lasciando buone guardie dietro a sé ne' luoghi stretti. 11. Al transito d'un fiume. (1) Passar a guazzo, o su ' l ghiaccio, o a nuoco, o con barchette (R12), tenendo a mano per le redini i cavalli nuotanti: o tenendosi con le mani appiccato alle code 155 degli stessi cavalli; (2) Dar gelosia in più luoghi e tenendo l'inimico a bada 15 6 nell'uno craggitcar nell'altro; (3) Scegliere qualche eminenza 157 o ripa innalzata, o curva ripiegatura 158 e angolo rientrante del fiume, onde i tiri tengano scorl )) • «Danzig. den 8 XII 1663. Die Kosaken haben dcn Dnieper passiert, und die Tataren ihnen gefolgt, und 2 u nd 2 Pfcrde zusam mengekoppelt und wu rden denselben grosse Bundel von Binsen und Rohr an den Schweif gebunden , ihre Sachen darauf gepackt und sind sie so mit Verlust ei nes einzigcn Man nes durchgeschwommen• (N .d. A.)* * Questa nota (si uatca evidentemente di una pagina di diario, non è detto di chi o d i quale unità), apposta d i pugno di M.. è di d ifficile decifrazione. Qui si è seguita la ricoscruzione del Veltzé (li, 341, n .2), discostandosene cuctavia in alcuni punti. Malgrado qualche apparente incongruenza, il senso è chiaro ed il Velczé lo individuò abbascanza bene.(N.d .C.). n 6 - Galasso alla Pena di Pomerania.(N .d.A.). 1H . Impe riali a Sonderburg l' a. 1659.(N .d.A .). l)S - Svedesi al Lech in Baviera l'a. 163 1.(N.d .A.).
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rinato e battuto comodo spazio di terreno nella parte opposta, e ricoprirvisi , passando al favor del fummo e d ' arbori tronchi attraversau; (4) Calare al favor delle batterie e della moschettaria le barche nell'acqua e traggittar soldatesca e guastatori a pigliar posto e a fortificarsi quivi rimpetto con ravelini e con corna, le quali si fiancheggiano fra loro scambievolmente, sieno difese dalla ripa di qua , abbraccino terreno di molte truppe capevole; (5) Lavorar continuo al ponte sopra il quale, fatto ch 'ei sia, passi la geme , si ordini et occupi li siti comodi ed opportuni; ( 6) Si passano le riviere su ponti di materie diverse , e di varie invenzioni costrutti, sopra dighe, et argini , che hanno i loro vuoti, ove ha la corrente il suo transito ; con barche, a nuoto pe ' guadi col diramar il fiume , col rimontar alla sua scaturagine; (7) Infine dov'una armata è molto ali ' inimica inferiore difficilissima cosa è l'impedirne l'.>9 il passaggio. Così gl'lmperiali sotto al Galasso passaron il Reno a Spira l' anno 16 36 in faccia al Duca Bernardo di Weimar , che stava coll'esercito svedese nella ripa opposta. Così i francesi passarono il trincerone nello stato di Milano sotto il Duca di Modena l'Anno 1511 (S12) 160 . (8) ·o sservisi la natura del fiume, se per avventura gonfio da qualche piena non togliesse il modo di ripassare. 12. Per difender una trinci e ria. ( 1) Porre schierati i moschettieri lungo la linea, i picch ieri in corpettì nelle punte e ne' ridotti , li guastatori alla mano , e le artiglierie ne ' fianchi e ne ' rialti; (2) Disporre tramesati squadroni e battaglioni, in due fronti , a distanza convenevole dalle trinciere , e fra d' essi, non tutti in un sol luogo per oviar alle finte con truppette distaccate, che carichino 09 - cL'expérience a toujours fait connoirre qu ' une armée puissame est mal aisément bridée par un fleuve, car si el le ne le passe pas à la favcur d ' un lieux advantageux et de l'artillerie, elle y parvienc par finesse et amusant d ' une part, jetant des ponts et faisant ses forts d'un autre• (La Noue, Disc. mii. , 22).(N .d .A.). 160 - Il «Duca di Modena• era Alfonso I d'Este, grande artigliere; l'episodio q ui accennato da M. avvenne du rame la guerra dell a Lega sama, successiva a q uella d ella Lega di Cambrai. li passaggio del naviglio avvenne poco prima che giungesse il nuovo comandante francese, Gastone di Foix, che l'anno successivo, insieme ad Alfonso , avrebbe poi battuto gli spagnuol i a Ravenna.
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i primi dell'inimico li quali cominciano a passare, o se questi s'ingrossano, carichino gli squadroni e battaglioni intieri, non dando lor tempo di pigliar posto ne' di formar corpo ne' di fortificarsi; (3) Spinger fuora della linea truppe di Cavalleria, che piglino ne' fianchi gli assalitori; (4) Riparar la linea, se per sorte il nemico l'avesse rotta; aprirla volendosi far sortita; illuminar la campagna s'egli è di notte con molti fuochi per distinguer i veri dagli attacchi simulati. 13. Per difender' un passaggio. (1) Prevenire: riconoscer i vantaggi, porvi guardie, alzarvi fortini, imboccarlo coll' artigliarie, caricar e mischiarsi coli' inimico che passa, acciò che i tiri dell'altra ripa non possan nuocere. LXXXVIII. Ne' riscontri inopinati. 1. Far la guerra all'occhio 161 ; caricar con impeto e con determinazione; deluder la vista del nimico facendo parer poche le truppe s' elle son molte per impegnarlo, e molte s' elle son poche per atterirlo: far perciò poco o molto fondo, grandi o piccioli intervalli, ostentare o nascondere i battaglioni, toccar le trombe e le nacchere dove non è gente, e non toccarle dov' ella è.
Titolo Secondo
DELLE BATIAGLIE (T12)
LXXXIX. 1. Le battaglie danno e tolgono i regni; pronunziano le sentenze decisive ed inappellabili fra i potentati; terminano la guerra; immortalano il capitano 162 . (1) Elle, o si cercano, o si sfuggono, o si danno; conviensi: (2) Mescere in sì gran negozio (V12) alla fortezza guerriera molto prudenza, ne' sacrificar (V12) a chiusi occhi l'esercito senz'utile e senza bisogno: ne' precipitarsi (Z12). Solea dire il generai Ga161
• 16 i .
Cioè prendendo immediate decisioni sul posto. Prova ulteriore che il M. aveva perfettamente compreso l'importanza della battaglia.
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lasso esser impertinente l'ambizion di coloro che alle spese del-
1' altrui sangue fama di bravi affettavano; (3) Aver i soldati freschi (A13), cibati, ordinati, inarditi; (4) Combatter a senno (B13) suo, non a voglia d'altri. 2. Cercasi di venir a giornata quando il persuadono: sperar (C13) la vittoria; soccorrere gli assediati; temer la rovina de' suoi senza combattere; essere spinto dalli rimproveri (D13 ), o allettato dalle adulazioni e dall' esortazioni altrui; prevenir i rinforzi (E13) che vengono all'oste; coglier la congiuntura di qualche vantaggio, come di un passaggio, o che l'oste si disunisca, o che commetta altro fallo. 3. Sono questi i modi per trarci il nimico: (1) Assediargli una piazza di rilievo; (2) Dargli il guasto al paese; (3) Coglierlo all'improvviso in qualche stretto, o disunito nella marcia, o negligente nè quartieri; (4) Rinserrarlo fra due eserciti; ( 5) Condurlo alla tratta con finta di ritirarsi o di marciar altrove, e con una pronta contramarcia stringerlo nel campo. 4. Dissuadono dalle giornate: (1) Veder maggior il danno perdendo che l'util vincendo; (2) Esser inferior (F13) di forze al nimico; (3) Attender soccorsi (G13) ; (4) Trovarsi l'oste in posti avvantaggiosi (H 13); (5) Disfarsi egli da sé per qualche diffalta (113) o dissensione di capi o disunione di leghe. XC. Nel venir' al fatto d'arme si considerano le cose: prima, nell'atto e doppo. 1. Prima. (1) Invocar il Dio degli (L13) Eserciti; (2) Raccozzar (M13) insieme tutte le forze possibili; (3) Esaminar li vantaggi (Nl 3) del sito, del vento e del sole , e sceglier campo corrispondente al numero 163 et alla qualità dell'esercito; 163 - li soldato a cavallo occupa in file apenc 6 v di fronte (cioè 3 per l' uomo e 3 per lo spatio) e 6 v di fondo; in file serrate 3 di fronte e 6 di fondo . Il fante occupa in fùe aperte 4 v di fronte (cioè 2 per sé e 2 per lo spatio), e 6 v di fondo. ln file serrate 2 v di fronte e 4 di fondo. Fra' ranghi (dello) squadrone rimane una strad ella per i pezzi. (N.d.A.)* * Questa noca mostra quanto sia malsicuro ogni calcolo fatto sul sistema di pesi e misure usato
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(4) Prevenir l'inimico; (5) Animar (013) i soldati cui devono inspirar ardire il viso, gli atteggiamenti, il vestito, il parlare del capitano, il quale propone loro la vittoria, l' obbligo, la necessità, la gloria, il bottino, le ricompense ed il fine delle fatiche; e talora rinvigorisce in loro gli spiriti col far dar bere mediocremente, col fingere prospero presagio di sogno, di revelazione, o d'altra simil cosa; (6) Distribuir la munizione; dar la parola; (7) Formar l' ordinanza coll'impiegar l'arme ne ' loro vantaggi e dove non restino oziose, e col mettersi in assetto di poter combattere di fronte e di fianco, per adoprarle al bisogno, senza romper, o smembrar gli squadroni, conciò sia che il sito si cangia, l' ordinanza del nimico si muta, e nascono accidenti impensati: dar a riconoscer il capo per qualche segno o guidone, congiunger in uno e tramezzare fanti, cavalli ed Artiglieria in tal guisa eh' ei si dieno aiuti scambievoli, ne' possa l'inimico investir la Cavalleria senza bersi le salve de' moschettieri, né accommettere la Fanteria senza aver da sostener l'urto de' cavalli. Negli antichi Bestal/ung , ogni Reggimento di Fanteria conteneva un tal qual numero di Cavalleria e d'Artiglieria: e de ' cavalli ce n'erano altri armati di corazze intiere, altri di mezo , altri più leggieri senz'armatura. A che fine (Q13) 164 quest'insieme incorporare più sorte d'arme, se non solo per dimostrare il bisogno indispensabile eh' elle hanno l'una dell ' altra, e l'assistenza eh' elle dal Nostro: e su ciò più volte si è richiamata l'attenzione in n ., sia nel presente volume che in quello precedente. Negli «Aforismi, ad es. egli usa abbastanza regolarmente la Verga renana (indicata con W oppure con V), d i m.3,76, divisa in 12 piedi, ciascu no di circa 30 cm ., che M. indica in genere con il simbolo v. Tu ttavia qui è impossi bile che si tratti d i piedi, perché un cavaliere in marcia non poteva occupare in senso longitudinale solo tre piedi, cioé novanta centimetri! Né è pensabile che egli occupasse tre Verghe, cioè oltre d ieci metri e mezzo. Neppure il problema si risolve se si segue il sistema che il Nostro usa, d i rid urre la Verga a dieci piedi per comodità di calcolo: nemmeno m. l , 10 potrebbero contenere in lunghezza un cavallo in marcia; e sembra quindi pure da escludersi che egli usi il «passo> (di cui invece fa uso poco più avanti) , sia perché, potendosi calcolare il passo a 65 cm., la questione rimarrebbe irrisolta, sia perché non occorre mai nei ms. d i M. che egli indichi il passo con il simbolo «v• , destinato volta a volta ad indicare sia la verga modenese che il piede renano . Probabilmente quindi egl i usa qui la verga modenese (pure indicata con v), di circa 90 cm.; ed allora i conti tornerebbero.(N.d.C.). 164 - lmpropria a quest'ufficio è la Cavalleria leggera, com' ei si vide negli Ungheri alla batta· glia d i Leipzig l'anno 1632. (N.d.A.).
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,o, •/ -
possono a vicenda reciprocamente prestarsi? Nelle moderne comuni ordinanze, dove tutta la Fanteria si pone nel mezo e la Cavalleria su l' aie della battaglia le quali si stendono a mille e mille e più passi, dicamisi in buona fe', che favore può ricevere la Fanteria dalla Cavalleria o questa da quella? Chiara cosa è, che battute che sieno l'ale suddette, la Fanteria rimangasi abbandonata e nuda da i lati; ella è persa, e sconfitta, se non per altro almeno a forza di cannonate, come furono disfatti li battaglioni svedesi alla battaglia di Nordlingen l'Anno 1634 doppo che la loro Cavalleria fu cacciata dal Campo. Videro i svedesi questo difetto, e per ripararvi posero de' plottoni di moschettieri e qualche pezzetto d'Artiglieria fra gli squadroni de' cavalli, ma non fu sufficiente il rimedio, imperciò che rotti questi squadroni, li plotconi andavano per conseguente necessario a fil di spada; come pure ad essi successe nella battaglia di Wittstock l'anno 1636 però ch'eglino non aveano corpo vicino da ricoverarsi né picche, che gli sostenessero; e come potriano essi mai riccorrere alla Fanteria tanto lungi disposta ? Ma datasi nell'ordinanza l 'unione suddetta, egli è evidente che nissuna parte può essere investita, a meno che l'assalitore non abbia a bersi prima la salve dell' Artiglierie, poi quelle della moschetteria, indi delle pistole e finalmente ha elli da sostener l 'urto delle picche e de' cavalli insieme: vantaggio che non si può ottenere nella distante divisione di queste generazioni d'acme 165 ; (8) D isporsi talmente che si possa combattere più volte , conciò sia che chi conserva più truppe intiere nell 'intimo, come dé pezzi nel giuoco de scacchi, quegli guadagna; e perciò schierare l'armata in tre linee, di cui la prima sia la più forte come quella che ha da far e da sostener il forte dell'impressione, la seconda un pò meno, e la terza sol composta di qualche riserva; o in due linee ciascheduna delle qual i abbia dietro di sé le sue riserve; (9) Assicurar i fianchi della battaglia col sito di qualche colle, bosco, riviera, dirupo, villaggio, che a guisa di bastioni fiancheggi , 16 ) -
Questo è uno dei casi in cui il M. corregge le disposizioni taniche svedesi, migliorandole e modernizzandole.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
e spazzi la fronte della battaglia; overo coll'arte coprendosi con trinciere , carra, catene, funi, palissate, triboli, arbori ramosi, o con battaglioni; (10) Proveder che le truppe possano tutte secondarsi l'una l'altra, senza confusione, e che le rotte non si rovescino sul' altre: e però mettere le riserve dietro d'un colle, od un bosco, o rimpetto a gl'intervalli per soccorrer i primi, per correr su l'inimico e rientrar a rimettersi senza urtare gli altri; (11) Così anche la Cavalleria leggiera sia poca, ed in luogo onde incalzata non possa cedendo né far confusione né imprimer' timore negli altri; ( 12) Sieno perciò gli intervalli proporzionati alli squadroni e battaglioni di sussidio, non così larghi né frequenti che l'inimico o possa venirci con gran fronte e farci qualche forte impressione, o obblighi le riserve ad entrarvi subito per riempir il vuoto, atteso che in tal modo verebbe la battaglia ad aver una sol fronte; (13) Si calcula, che un fantaccino, quando egli è ben ristretto per combattere, occupi tanto di fianco quanto da tergo 1 -½- passo: e un cavaliere da fianco e da tergo 3 passi. Sia la distanza tra la prima e la seconda linea da 150 e 200 passi o circa, e fra questa e la terza da 300; e così ancora dove la battaglia sia ordinata in due linee sole co' loro sussidi, per trovarsi pronto a volger il viso ne' lati opposti; ( 14) Stender la fronte convenevolmente per non esser attorniato dall' inimico e per cinger lui, s' egli è troppo ristretto: né perciò assottigliarsi (R13) tanto nel fondo che si manchi de ' debiti sussidi e si arrischi tutta la fortuna in una fronte; metter tutta la Cavalleria sopra un'ala sola mentre che l'altra sia assicurata dal sito; (15) Distribuir le persone generali all 'ale, al corpo, alla riserva, a tutte le fronti e dietro all'esercito; (16) Aver gente commandata su i fianchi di ciascun squadrone e plottoni di moschettieri, ma che abbino da vicino il rifugio, o sieno Dragoni, che possan salvarsi se la Cavalleria cede; (17) Appostar persone che uccidano il capitano dell'oste, o che sotto colore di trasfuggitori assalgano nel conflitto l'inimico alle spalle (S13);
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(18) Far nascer qualche novità nel (Tl3) fervor della zuffa; (19) Levar talora a' soldati ogni mezzo di ritirata, e condurli in sorte che abbino da vincere o da morire; (20) Tener dietro a' battaglioni religiosi , barbieri, scrivani, che consolino, curino, registrino li feriti: (2 1) Comporre gli squadroni di 150 in 200 cavalli l'uno, a tre di fondo, e li battaglioni a 500, 1000, 1500 fanti per uno a sei di fondo; (22) Porre l'Artiglieria grossa tra la Fanteria nel mezzo e da' lati, e la minuta fra la Cavalleria, quasi tutta nella prima fronte, anche sopra l'eminenze che comandano dinnanzi, da i lati o da tergo, ùrando per di sopra l'esercito; e sia talmente posta ch 'ella non impedisca la marcia e le scariche della moschettaria, e dove il campo è pietroso si faccino i di lei tiri più tosto corù anzi che no, acciò che ferendo la palla nelle pietre le faccia balzare su l'oste 166 ; (23) Gli squadroni di ritegno per soccorrere e per sostenere sieno di corazze e dragoni, e posti in sito avvantaggioso; (24) Disegnar la forma della battaglia e darne a ciaschedun offiziale la pane che gli tocca; (25) Le carra di munizioni si pongono a dietro qualche rialto ~ o in altra parte sicura e coperta, e ripartita in più luoghi , acciò che una sol disgrazia non la ruini tutta. Sieno la carra ricoperte di pelli di bue, e ben custodite. Appresso la Fanteria, stia essa munizione su carrette a due ruote , che si voltano in centro. Si fanno talora fossi in terra dove la munizione si serba; (26) Racchiuder' il bagaglio (V13) entro un ricinto di carra con guardia alle spalle dell'esercito in distanza del tiro del moschetto, o collocarlo in qualche collina in dispane, fattoci da guastatori qualche fosso intorno, e postovi guardie; o si lascia adietro nelle piazze forti vicine, acciò che non dia materia a propri soldaù di spogliarlo e di fuggirsi. 2. Nell'atto. 166 • Tiro di rimbalzo , di cui M. appare già esperto , anche se alcuni scrittori lo vollero attribuire a suoi successori.
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(1) Pervenir l'inimico, e caricarlo prima ch 'egli sia in ordinanza 161 ; (2) Far subito prigionieri, che si esamineranno separatamente con minaccie e con tormenti per avere lingua sicura dello stato del nimico e delle circostanze; (3) Occupar i luoghi più comodi, come rialti, argini, passaggi per impedir le avvenute al nimico e per assicurar a se stesso i fianchi e le spalle; (4) Tirar l' Artiglierie subito che si è a misura, e piantar sopra un rialto i pezzi in più schiere, gli uni dietro gli altri , ma non fermarsi sotto quella del nimico, anzi attaccarla subito eh' ella incomincia a sparare; (5) Cominciar la battaglia da quel lato dove si sono collocate le truppe migliori e dove si sente d'esser più forte, e tener col più debole a bada il nimico, azzuffandosi più tardi, o aitato dal sito; (6) Combattere valorosamente e moversi all'attacco se il terreno è uguale, per dare cuore a' suoi, ma attender di piè fermo s'egli si è in sito avvantaggioso che il cannone colpisca bene; (7) Mantener giustamente le distanze ordinate, né sì ristrette che impediscano i movimenti, né sì larghe che dieno facile ingresso all'inimico o disgiungano troppo i sussidi; (8) Non far caracolli, né mai im pegnar le riserve se non per molta necessità, lasciando sempre qualche appoggio dove le truppe rotte possano riunirsi; non tralasciar però di soccorrere con esse là dove è il bisogno; far sortite improvise a cingere l'inimico o ad incalzarlo (V13) vacillante o ad altro effetto, sostener le truppe, che piegano e riunirle e ricondurle alla carica, né perciò p recipitarle stracche e sconcertate, ma lasciarle prima ripigliar fiato e cuore; (10) Sparar continuamente non già tutti insieme, ma successivamente per intervallo acciò che i primi abbiano ricaricato quando gli ultimi hanno finito, si che vi sia sem pre fuoco per aria; tirare particolarmente in mira degli offiziali; (11) Non allontanarsi mai troppo dal corpo a preseguitar (213) l'i167
- Da questo punco in avanti, notare l 'energia implacabile con cui M. intendeva si dovesse condur la battaglia.
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nimico, né sbandarsi, né bottinare sin ché egli non è totalmente cacciato fuora del campo; (12) Investir il fianco (A14) de' squadroni nimici con la gente comandata ch'entra fra suoi intervalli e preseguirarli rotti che l' sieno, o pigliar nel dosso quei che tuttavia stanno saldi; (13) Non adoprar mai una cosa ad altro, che al fine a ch'ella è stata ordinata, per non generar confusione; (14) Faticar il forte dell 'inimico col suo debole, poi col suo forte fresco caricar il di lui già stanco; ( 15) Cominciar la zuffa di notte o verso la sera, s'egli si dee combattere con pochi contra molti o si dee attaccar un campo, imperciò che la notte (B14) _dà luogo alle finte ed alle insidie; ella nel resto ricopre indifferentemente sotto al suo manto le belle e le cattive azioni , onde rimane la virtù senza lo stimolo della cupidigia, dell'onore, e del timore dell ' ignominia, e del castigo; (16) Far pochi prigionieri, per non s'imbarazzare, e porli in disparte; (17) Ricoprir con le truppe (C14) un palude o un fosso, e all'avvanzarsi del nimico finger la ritirata per certi passaggi fatti aposta, e così trarlo alla trappola, e dove si prevede eh' egli abbia a venire con furia, insidiargli con carra cariche di fuochi artifiziali o con fogade e somigliami scratagemi; (18) Ragguagliar da tutte le bande continuamente il generale di quanto passa; postandosi egli in luogo da scoprir rutto, per mandar soccorso dove bisogna e per incalzare dov'è il vantaggio; bilanciar il male e ' l bene, se una parte dell 'armata prevale e l' altra cede, e se '1 bene è maggiore, proseguir il vantaggio, o se '1male, soccorre 1 rotu; (19) Perseguitar il nimico sconfitto con la Cavalleria leggiera e con gente comandata, per cacciarlo né dargli tempo di riunirsi; per lo contrario, perduta la speranza del vincere, ritirarsi al meglio che si può. 3. Doppo, o si vince, o si perde. (1) Nella vittoria. Render grazie a Dio; seppellir i morti; pubblicar la vittoria, esaggerarla e proseguirla; incalzar le reliquie dell 'esercito battu-
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to, né dargli tempo di raccorsi; metter terrore nel paese col fuoco , col sacco, colla spada, usar m inaccie, forza, lusinghe; sollevar i popoli, guadagnar (D14) i collegati, corromper gli amici, vacillando all' ora gli animi avidi di novità , mancando il rispetto e venendo lì magistrati in disprezzo . Vinti li Cartaginesi (E14) , sono abbandonati da i Numidi; Api (F14) sconfitto è cacciato dagli Egizi. Espugnar piazze, piantar fermo il piede; divider l'Esercito a più imprese in un tratto , non dar il guasto (G14) alle provincie ch'egli si ha in animo dì mantere o in proprietà, o per quartiero. (2) Nella perdita. Non perdersi d'animo , perché l'arme sono giornaliere (H14); ritirar le reliquie dell ' esercito e rammassar' le sbandate; porre in arme la gente del paese e far nuove levate; gettarsi dentro a i luoghi forti e provedere i passi, le frontiere e le piazze, tagliar le selve, romper i ponti, ìnnondar le campagne; ricorrer alle forze ausiliarie (I14) ma che le proprie prevalgano, per esser quelle gravi poco men che le ostili, infedeli (114) incostanti, disubbedienti. (3) Per la ritirata. Riunir la gente o nel campo, o nel luogo più vicino che si può, acciò che si vaglia a resister a qualche picciol corpo del!' inimico che seguitasse, gettarsi nella piazza più considerabile e più esposta al pericolo; abbruggiar le bagaglie pigliando seco il migliore; mandar'innanzi a rifare, raccommodare , a preoccupar i passi, per dove convìen dì marciare: e passato che si è uno stretto, guarnirlo, difenderlo , barrarlo, e se ci è bosco, tagliarlo; sacrificar nella retroguardia una parte delle truppe per salvar il resto; separarsi in quattro o cinque corpi che per diverse strade si ritirino; caricar a testa bassa le partite dell' inimico che si sono avvanzate dal loro grosso, tagliarle fuora, dirìzzargli imboscate. Marciar speditamente in colonne, con un corpetto di retroguardia per sostener l'inimico , né disporre le truppe in battaglia se non costretto dalla necessità di combattere.
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APPENDICE al Libro primo, alla lener2 dedicatoria cd alla Prefazione dcU' A. Ci=ioni di Autori (Al) - «Unius aetalis Junt, quae fortiter fiunt, quae vero proutilitate reipublicae, aetema sunt•. (Vcgecius , lb, ii, 3, De Catone majore). (Al bis). «Colimus lmperatorem, ut hominem Deo secundum, et solo Deo minorem; sic enim omnibus maior est, dum solo Deo minor>. (Terrullianus, Ad Scapulam, 2). {BI) - «Aquila non captai mUJCfJ.J>. (N.d.A .). (Cl) - «Quot regnaJ annos, 101 reges reJJiluisli; Caesaris est annos sic numerare suoS>. (Fcrdin. Curtius, Anno 1660). (DI ) - Nelle guerre degli anni 1661, 62, 62, 64. (N.d.A.). (El) - «Ahi, Coslantin, di quanto ma/fu malre,. (Dame, Inferno, xix , 115). (Fl) - «OccidentiJ Imperatores suos fuisse; ab iis partibus in on·entales plagas transiisse; reddendum esse 1uum gentibus decus; quid enim spei in On'entis Imperaton'b us?,. (Bussièrcs, lb. iv. num. 23). (G!) - ,Expertu1 carens arie minus errabil in agendo quam habem artem sine expen'entia; tamen magis scimus perarlem, quatenus qui artem tenenl sciunt uni11ersale et causam•. (Ariscotcle, Meuph., i, !).* *Nel Grassi questa citaz. è sostituita da alm, cvidcnrcmcncc introdotta da uno dei copisti, e non da M. (N.d.C.). (Hl ) · ,Experientia mu/Jum confert ad ral. adminwrandam, sed tamen praeter expen'entiam requiritur ul malur eham iJJJum universalem•. (Arist., Et.Nic. x, 9).** **Per q uesta citaz. , come in quelle successive della Prefaz., il Grassi ha preso delle citazioni che qualche aman. sconosciuto aveva sostituito a quelle originali di M. (N.d.C.). (11) - «Cognitio, et Idea arti! est m ensura rerum fim'endarum per artem, . (LI) · «Usus rerum magister>. (Caesar, De bello civili, ii). ,Non pouumus acquirere habitum iudi&andi quid in singularibus circumslantiis siJ agendum, nisi per experientiam experti simus, quid in simil,bus circumstantiis alias accideni, experientia aulem non potesi 11&quiri nisi longo tempore,. (Arist., Et .. vi, 8). (M l ) - •Ex praecognitin. (Arist.). (Nl). ,Ut in uno aliquo telo aut gladio multum inlerest, a quamanu veniat; sic in sententia, an pene/rei, va/de /11&it robustae alicuius et receptae au&1orita1is pondus,. (lipsius, Po/il., praef.). (01). «Potentiuimaprobatio est, si in id quod dicimus, omnescomenllant,. (Arist.); «A,gumenlum 11en·1atis est aliquid omnibus 11ideri,. (Scocca). «Quod omnibus ila videtur; ita id esse dicimus•. (Arist., Nicom., x, 11). (PI) - «Non singula, sede multis illuJJn'a, et, ut i/le aù, summa sequor 11estigia rerum, . (Poncanus. Introductw ad Florum). «Ex dignitale historia discurrere per negotiorum celsitudimen, non humilium minutias indagare causarum•. (Ammiaous , xxvi). (Ql) - «Nec utiles nobis omnes historiae pari gradu: ea, ut censeo, maxime in qua simili/udo et imago temporum nourorum• . (Lipsius, Praefatio in Annalibus T11&iti. ); ,Nuspiam /11&1'/ilius aut bellica res, aut omnis reipublicae disciplina cognoscitur; quam exannalium monumentis>. (Pontanus. ex Marco Tullio Cic.). (Rl) - «Quod 11idimus oculis noJJris, quod perspeximus et manus nostrae contrecta11erunt annunciamus vobis,. Ooann., Epist., i e 1). (S I~ - «lnscitia in plerisque et sermonum multitudo•. (Lips. Poi. ex Lacrc. io Cleob.). «Negat
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Cicero quidquam esse in Historia pura et illustri brevitate dulcius, . (Pont., lntr. ad Fior.) (Tl) · Curzio, Cesare, Tacito, Livio. (U l ) • «Non m odico historiae detrimento quam excrescentem in volumina plura, pauciores legunt>. (Bus., Hist. frane., Monit. ad lectorem) . (Vl) · ,Histona est rerum pub/ice gestarum ex fide narratio: gestarum scilicet ut nimium fig· menta omnia et fabulae ex ingenio adinventae excludantur». (Pont. ,Introd. ad Fior.) (ZI) - «Sed ti/e egregius histonarum scriptor, huius cladis histonam ita scnjm't, ut m e pudeat eum 1'ta impntdenter rem sibi ignotam in vulgus prodere fuisse ausurm . (Sambucus, De rebus Hung. ,
fol. 77 2). (A2) • «Il sapere e la ven·tà dè successi, le nsoluzioni importanti e segrete, le disposizioni e le circostanze, non è mestiere dozzinale,. (Mascardi, Arte histor.) • Venias pluribus modis infracta: pn·mun, inscitta reipublicae, ut alienae; mox libidine absentandi, aut rursus odio adversus dominantes, . (Tacic., Hist., i, 1) . (B2) • «Dii Deaeque! Quam nihil in m edio invenies!,. (La scimmia d 'Esopo). (C2) · «Lo scriver l'istoria fu imposto ad uomini grandi: fra gli Ebrei a Mosè, a Giosuè, ai Profeti; fra gli Egizi al collegio dei Sacerdoti, fra i Persiani fu scritta dà Magi; p resso de ' Romani il Pontefice la scriveva; fra i Cnstiam; i Vangelistt', poscia i Protonotari; in Venezia un Senatore,. (~fase. Arte istorica, Pro. , 1, 6, 2). (02) · ,De iis vero quemquam dicere, quorum ignarus es, stultu ac rudis ingemi'propn·u m est>, (Arist. , Rhet., ii, 22). «Nulla que non didicit pingere, potesi b ene iudicare quid sit bene pietam a plumario, ve/ textore in pulvinaribus,, (Varro, De lib. educ.) «Poetam non potesi nosse nisi qui versutn potesi scribere, , (H yeron. ad Eustach .). (E2) • Arte istor. , Tratt. iii, c.1. (F2 ) · ,Scn'bimus indocti doctique poemata pexima,, (Hor., Episc. ad Pison.). (G2) · «Uomini che per non m onr di fame vendono a chi più paga la fama, corvi ingordi che cantano il 'Victor Caesar' non a chi vince ma a chi li pasce,, (Barcoli , Dell'uom o di lettere). (H2) · •Qu1dam inter eos creduli, quidam negligentes sunt, quibusdam mendacium obrepit, " quibusdam placet. liii non evitant, hi appetunt, , (Seneca, Nat.quest., vii ). (12) - •Quanti m i parver già Fabi e Catoni - Che, poiché quivi di lor esser seppi, . Mi riuscirono pecore e m ontoni». (Machiavelli, L'asino d 'oro). (L2) - Bel vedere scolp1io un tartaro col collo di cammello, cui (uno) tronca un braccio di sciabola; «Così se di repente in ciel rosseggia - Con infausto splendo, nuova com eta - Il m inacciante enne ognun vagh eggia . E in quei torbitt' rai la m ente acqueta; . Può bene 'I sol de la suprema reggia · Recar vista e tesor, ch 'al più appeta · Gli occhi di tutti una menltta stella». (Palemonio); , Spectatum admùsi risum teneatts, amici» (Hoc., Poes.); , Sed tu vanissim e plebù captor, quid ob hac tam non praeclara superas, (Diog. Laerz., Vita di Arcesilao). (M2) - «Divinam ex eo maiestatem asserere sibi coepit Caligula. Et dato negotio, ut simulacra Numinum ... apportarentur e Graecia, qut'bus capite dempto, suum impon eret• ; (Svetonio, in Caligola, cap. 22); «Statuarum capita permutantur vulgaris 1am pndem salttbus,; (Pl in., secund.). (N2) - «Quae cito placent, diu piacere non possunt», (Vulgacum oraculorum). (02) - «Magnanimus maiorem veritatts quam opinionù curam habere,, (Arist., Et.Nic.aps, iv, 12); ,Carolus Princeps optt'mis rneren· honorem studet, adipisci f ugit, tanto moderatior quanto melior; unum conscientiae suae calculum habens• , (Bussières , iv, n. 23 ). (P2) • «Quieti zntentique Caec1na ac Valens, quando hostù imprudentia rueret, quod loco sapientiae est alienam stultit,am oppen·ebatur, , (Tacit., Hist., ii); ,Villa hostt'um in gloriam exercitus sui vertunt•, (Tacic. , Agricola, c.32) . (Q2) - «Prendre l 'enemi par son f aible», (Proverb. ) . (R2) · «Ruggier cerca il pagan tener a bada - Lungi da sé, né di accostarsi ha caro, - Per lui non fa lasczar venirsi addosso - Un corpo coì grande e così grosso,. ( Ariosro, Orlando. xlvi , 128). (S2) · «Si semel hostis praeveneni occupatos, m etu universa turbantur. Et quae ex aliis urbi-
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bus petendt1 s,mt, interclu1is itineribus denegt1ntun, (Veg., iii, 3). (T2) · 1Gt1lbt1e vox, legi t1 Je mi/item, non emù, (Tac. , Hist., lb. i). (U2) · •Questa n. dell'A. è nportt1ta a pie ' di pagina, come n. 10. (N.d.C.). {V2) · •Entia nolunt mt1le gubernan·; non bonus mullorum Princ,patum; unus Princ,ps esto,; (Arist., Metaph., xxii, 10). (22) · •Corporis cerlt1ti11t1 virtus ex mt1gniludine, robore 11eloetit1te constai•; (Arist., Rhet., lib. i); •Qui magnt1 ht1bent extremitt1tes, sunl fortes et @imi ut pt1tet in leonibun, (Aris1., Physiognom., c. 3). (A3). «In re militan· quidem ad perit,am magis quam ad probitatem est respiciendum: pauciores enim sunl rei militt1ris penti, plures probitatis,, (Arist., P.I. , v, 9). (B3) - ,Turpe est quod homo non possit sibi opitult1ri per vires corporis, turpius quod non possil orationem, quod hominibus magis est propria quam usus corpons•. (Arisc., Rhet. , ii , I). (C3) · cNullum animai morosius est homine, multum maion· artem tractandurm, (Seneca, De clemenha, i); •Imperare non dignitas tantum est, sed et ars, et quidem artium omnium sublimissima,, (Hug.Grotii lb.ii. c.20, cx Chrysost.). (D3) · ,Sciendum 1ale1 eligendos esse numeros, qui ad ordinum transformationeJ 1in1 idonei, hoc est sine pht1langis longitudinem duplicare, sine multiplicare 11elimu1, aut eandem cot1trahere: hanc ob causa tales numeros excogitavere, qui ad unitatem usque aequaliter po1sunt dividi,, (Aelian., Instr.ac.). (E3) - cl.eone Imperatore; Vcgezio, De re miliran·; Frontino, de' stratagcmi; Enea, Degli assedi; Potibio, Della milizia romana; Claudio Eliano, Della taccica; Giusto Llpsio, Della milizia romana nella Politi.a, lb.v. (F3). Vcg., i, 14, 15, 16, 17; ii, 16, 17. Polib., 2. (G3) · ,Necesse est ut dimicandi acnorem sumat audaciam, qui munito capile ve/ pe.tore non timet 11ulnus•, (Veg., i, 20). (H3) · ,Excipienbat proelium gravis armatura tamquam murus fe"eus stabat, et non solum missilibus, sed eham gladiis cominus dimicabat,, (Veg., ii, 17). (13) • I.co.lmp., in Apparatu bel. (L3) • •Deleçtis equitum sex milibu1, tre,enlos, quos 'dimacha1' appellant, adiung,i: equis vehebantur, çum res po1ceret, pede1lris acteJ erant,, (Cun., v, 13). (M3 ) - Claudi Aeliani , Ta.ti•. , 14. (N3) - ,Statan·u s uterque rniles (il macedone e il romano) ordit1es serv(ms; sedi/la phalanx immobilis et uniu1 generis: romana acies distinctior, ex plun·bu1 partibus constam, facilis partienti quacumque opus essei, facilis iungenti>, (Liv., ix). (03) · ,Phalangem inutilem ve/ mediocris iniquitas /oçi efficit>, (Liv. , xliv). (P3) · ,Ubipartes labant, 1umma turbatur>, (Cure., iii, 8). (Q3) • cDisc,plina maiorum rempublicam tenei, quae si dilabatur, et nomen romanUJ et imperium amittemus•, (Lampridius, Alex. Scvcrus). (R3) · ,Jb, diutius submtere coactus, quia duces socord1us asurva1iprofugert1nh, (Cun., ix, 9). (S3) · ,Postero die lyc10 11ineris, quo Persidem intraverat (Alex.) due, tnginta talenta dono dedit>, (Curt. , v, 1). (T3) · ,Jnopem consilii Alexandrum senior quidam penlus locorum cum duobus filiis adii, siprelium open· essei, aditum Je momlraturum esse promittens; octoginlt1 talenta com1itu1i daturum Alexander, el altero ex juvenibus obside retento, ipsum ad eXJequenda quae obtulerat, dimisih, (Curt., viii, 18). (U3) · ,Servus dominum iugulavit; et ila clam a Caesaris praesidiis in Pompei castra dùces,it, et indicium glande s,nptum rnisit, per quod certior fieret Caesar quae in oppido ad defendendum çompararetun, (Caesar, De bello hispanico). (V3) · ,Ex Getulis duos magnis praemis pol/içiiattonibusque propositis, pro pe,fugis speculandi gratia in Caesaris castra mittunl•, (Cacs., De bello africano); «Callidum delegit gallum, huic
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magnis praemiis pollicitationibusque persuadei, ut ad hostes transeat; quid fieri velit, edocet>, (Caes .. De bello gallico, iii). (Z3) · «Speculatores prehemi, in crucem sublati», (Caes., De bello hispanico). (A4) . «De que la artilleria se reduzca a unos mismoJ calibm,, (Ayton , Disc.Milit., punto 20). (A4bis) · «Sera parsimonia est, tum servare cum deficit,, (Veg., iii, 3). (B4) · «Schwedische Obergerichts-Ordnung, Tit. 5• . (C4) · , ... Quivis nummis praesentibus opta, Et venie/: dausum possidet arca Iovem», (Petr. Arbiter). (D4) • «Sed nihil aeque /atigabat, quam pecuniarum conquisitio: eos esse belli nervos dictitans», (Mucianus, in: Tac., Hist. , ii, 84; Cic. Pro lege Mamlia; Bodin, vi, 2). (E4) - Cic. , ii De o/f. (F4) - «Nec quies gentium sine armis, nec arma sine stipendiis, nec stipendia sine tributi.r haben· queunt>, (Tac. , Hist. , iv). «Cum fortis armatus custodit atn·um suum, in pace sunt ea quae possidet», (Lucan. , ii, 21). (G4) · «Armatus intentusque sis neque tuae occasioni desis, neque suam hosti des,, (Liv. xxii). (H4) . ,Summa reipublicae tuitio de stirpe duarum rerum arma scilicet, atque Jegum venit: istorum enim alterus alten·us auxilio semper equit>, (Justin. ad Meonum. ). «Necessarium est habere arma, quibus de magistratibus parere inoboedientes compellantur, et vis propellat externos,, (Arisr. , Poi., viii, 8); «Leges armorurn praesidio firmatae sunh, (Justin . . in Cod.). (14) - «Qui non possunt fortiter pen'cula subire, servi sunt invadenh·um, , (Arist., Poi. , vii, 16). (L4) - «Fortissime, magne et potem, Dominus exercitus nomen tibi», (Gerem .. xxxii, 18). (M4) · «lmperatoriam Majestatem armis decoratam esse oporteh, (lmtit. justiniani, in Proem. ). (N4) · «Per contemptum insurgunt plenque Jubiectorum adversus dominantes, , (Arist. . Po/it., v, 10). (04) · «Nemo provocare audet, aut facere iniuriam aut regno aut popufo, quem intelligit expeditum atque promptum ad vindicandum•, (Lampr .. in Alex.). (P4) · Diod., ii. (Q4) · «Dispotitio est rerum apta collocatio, e fegansque in compositi'onibus e/fectum operis cum qualùate», (Vicruvius, i, 2). (S4) · «Poi/et in omnibus rebus humanis occasio, sed maxime in bellicis, , (Polib., ix, 5) (T4) · «Ut famae inserviret (Corbulo) quae in novis coeptis validissima est», (Tac .. Ann. , xiii, 2); «Ut famam et opim'onem hominum teneret (Caesar) ut authoritatem Pompez'i minueret» , (Caes .. De bel.civ. , iii); «Inviso semel Principe, seu bene, seu male /acta premunt» , (Tac.). (U4) · «Ad pauca respz'cientes /acillime decipiuntur», (Arist.); «Praecipitantia indiciiproverbio anglicano iudz'catur, significante: stultorum z'ocula cito finiunt>, (Bigbaeus, De anima rah'on., ii). (V4) · Per sapere quante volte possano variamente trasporsi li termini d'un numero dato: (Clavius, in Spheram 1): «Accipiantur tot numen· in sene naturali incipiendo ab unitale I, 2, 3, 4, 5, etc. quo/ sunt terminipositione variandz; multipfz'canturque inter se omnes; numerus enim procreatus ostendet propositum. l
l
2 2
3 6 4 24 5 120 6 720 7 5040 8 40320
ab e ab e bac bea e ab c ba
6 Sz'c 4 termini 24 non possunt posihone vanan·: quia 1, 2, 3, 4, inter se multiplicati· tantundem
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faciunt. Sic 10 termini 3,628.800 modis pos111nt positione 11ariari, quae 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10 inter se mulriplicati eum numerum reddunl» . (Z4) - Termini: Aforismi (Thesis, q11ae1tio iuris, propositio maior), Caso (Hipothesis, quaesrio facti, propositio minor), Fine, Me zz i, Impedimenti, Coerenza.• *Questa n ., come la precedente , mostra non solo quale profonda conoscenza avesse il Nostro deUa logica (e, chiaramente, dcll'O~anon): ma anche i suoi continui tentativi per dare ad ess:i. una suuctura matematica: e qui egli superava Aristotele ed i logici del suo tempo, presentendo in un ceno senso molti dei problemi che saranno studiati poi su ben altra scala da Leibniz (N.d.C.). (AS) - «In contingentibus agibilibus ut plurimum futura similia 1unt praetentiJ,, (Arist.). (B5) - «Utiman sapermi et intelligerenl et n011iJ1im11 providerent,, (Deucoronom ., xxii). (CS) - •Caesar a superiorib111 consiliis depulsw, omnem tibi comm11111ndtzm belli rationem existima11it», (Caes., De bello civ., 1, 3). (D5) - ,In principio enim peccalur, principium autem dicitur eJJe dimidium totiuJ, itaque p11rum in pn·ncipio e"11tum co"espondens est ad alias partes,, (Arist., Poi., ii, 4). (ES) · ,Quindquid deliranl reges plectuntur Achi11i,, (Hor. ).
(H ) - ,Str11tag.•, I , 3. (GS ) - ,Non gralli nec uno incursu con1ectand11m hostem 11agum,, (Tac., iv, 6). (HS) · ,Tacfarinas spa~it bellum ubi inslarelur caedem ac rursum in terga remeam: et dum ea ratio barbaro fuit, in11il11m fessumque impune ludificab11tur> , (Tac., A nn., iii , 21). {15) - ,Difficile 11Ìncitur qui 11ere potesi de suis et de adr,enani· copiis iudicare,. (Veg., iii, 9; xxvi. 2). (LS ) - «Locum pugna delegere septum agresti aggere et 11di1u angu110 ne pervius equitiforet» , (Tac., Ann., xii, 31). Veg ., iii, 9. (MS)· ,Laetus Alexander quod omni expeliverat voto, in il/iJ potissir11um angwtiis decemendum•, {Cun., iii, 8). (NS) - ,Pro lironibu1 accipiendi sunl qui pugnare longo lempore desierunt>, (Veg .. iii, 9). (05) - Front .. i, 3. (PS) · Liv., xxii. (QS) - ,Plurib111 vùtoris el maiorib111 proeliis a11us insignis Rullu, sed omnia aequare unis
hostis Annibal potesi. Nihil certius eJI quam unum hominem nobis c11ncl11ndo rem restituisse, sicul Ennius ait, , (Liv. , xxx, 26). (RS) - Liv., xxii. (S5) · «Paululum interr,a/li cladibus romanis solers cunclatione Fllbii fedit>, (Liv., xxii). {U5) · ,Satis cito incipi 11ictoriam ra1111 (Paulinus) ubi pro11Ì!um foret ne 11incerent11n, (Tac., Hist., ii, 21 ). (VS) · ,Nisi aequo loco et opportunitate aliqua data,, (Cacs. , De bello gal/. , iii). (ZS) · «Bellum ralione, non fortuna querere,, (Liv., xxii); «Cum non minus essei imperatoris conti/io superare quam gl11dio, , (Caes., De bello civ., i). (A6) - ,Non respicit sapiens quid homines lurpes iudicent, aut miserum; non ira qua popu-
lus; sed 111 sidera contrarium mundo iter inlendant, ila hic advenus opinionem omnium 11adi1>, (Seneca, xiv); ,In sapientem non cadit iniuria» . ,La f11çon doni /'on parloit du Prince d'Orange, de ce qu 'avec une si puissante Armée il n 'a11oi1 rien entrepris de comideralion j usqu 'ii ce temps, l'offensa tellement, qu'il ayma mieux ha%11rder un affaire difficile, et quasiment hors de raison que de se voi, dècrier,• (Maurice, anno 1645, attaquant Hulst). 0 **Il Vclczt (11, 259, n . 1) legge «manoscritto•, invece di cMaurice• (N.d. C.). (B6) - ,Ab Diis ors111•. (Liv., xxii, 9. 20). (C6) - ,Fabius per loca alta agmen ducebat, modico hoste interr,a//o, nec l1b1is1ens, nec congrediens,, (Liv., xxii); ,wcisque superion"bus iter facere instituih , (Hinius. De be/I.a/ex.). (D 6) · ,1m·1at de industria duce, si forte lraherel ad aequum certamen possil>, (Liv .. xxii). (E6) · ,Ne nihil ac1um cenJeat exacta prope aestale per ludifica1ionem hostis,, (Liv. , xxii).
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(F6) · Liv., xxii, 8, 11. (G6) · •Ne cuius rei copia essei>, (Liv. , xxii, 11). (H6) · ,Inopia est coactus Annibal,, (ibid., xxii). (16) • Caes., De bel.gal., v. (16) · ,Una ratio belli gerendi ad11ersus Annibalem est: qua ego gessi, n ec eventus modo hoc docet: stultorum iste magister est, sed eadem ratio quae fuit, futuraque donec res eadem permanebunt, immutabilis est», (Liv., xxii, 39). (M6) · , Caesar in eam spem venerai, se sine pugna et sine 1111/nere suorum rem conficere posse, , (Caes., De bello civ. . i, l); ,Jam /ere sedendo et cunctando bellum gerit., (Liv., xxii, 24); ,Dubitas erga quin eos sedendo superavit hostum, (Liv. x:xji, 39). (N6) · Front., i e iii, esempi 4 e 5; Svedesi in Pomerania l'anno 1659; spagnuoli nei Paesi Bassi l'anno 1664. (06) · ,Poenus exercitum in civitates dimisit ut et muns se ipsi et am1is muros tutarentur. Scipio ubi animadvertit circumferre ad singulas urbes arma, diutius magis quam magni esse opens retro vertit iter,, (Liv., xxiii, 235. (P6) · Vedi punto 2, (9). (Q6) · Front., I, 3, esemp. 6, 7. (R6) · Front., 1, 3, esemp. 10. (S6) · Front., 1, 3, esemp. 10. (T6) · ,Classem in Afn'cam traicerat Praetor, ut et hostes in terra sua bellum haberent, minusque laxamenti daretur iis ad Annibali submittenda•. (Liv. , xxii, 37); ,Ne bellum mole una ingrueret, Caecinam cum quadraginta cohortibus distrahendo hosti mittit,, (Tac., Ann., i, I); «luba necessitate coactus de suis copiis, quas contra Caesarem adduxen't, sex cohortes in fines regni sui mittit, quae esseni praesidio contra Getulon, (Caes., De bello afr.. 1); «luba capii consilium satius esse sibi suoque regno subsidio ire; itaque rursus se recepii atque auxilia a Scipione etiam abduxit,, (ibidem); «Docet quantopere intersit manus hostium distinen·, ne cum tanta multitudine uno tempore confligendum sit, , (Caes., De bello gal., ii); «Hostes in nos avobis convertam», (Cure . . vii). (U6) · ,Bene fortunatus est, sine ratione habens impetus ad bona et haec adipiscens, et enim a Deo vecti sine ratione impetum habet ad operan· aliquid», (Scotus, Quodlibetis). (V6) · Liv., xxviii , xxix, xxx. (26) · ,Concusso iam et paene fracto Annibale. , (Liv., x:xviii). (A 7) • ,Claudius Marcellus Anniba/is exercitum ad Nolam fudit, pn·musque tot cladibus /es· sù Romanis meliorem spem dedit,, (Liv. , i, 23). (B7) · «Punicum exercitum super m orbum etiam fames affecit», (liv., xxviii , 46). (C7) · «Carthagine nihil civilis roborù est, mercede paratos milites habent, Afros Numidasque; levissima fidei mutandae ingenia. Hic modo nihil morae sit, uno et traiecùse me audietis et ardere bello Africam et nolentem hinc Annibalem, et obsidere Carthagine•, (Liv. , xxviii, 44); «Tantus omnibus ardor erat in Africam traiciendi, ut non ad bellum duci viderentur sed ad certae vù:toriae premia,, (Liv., xxix, 24). (D7) · «Ad dignitatem populi romani famam pertinebat, non ad defendendum modo ltaliam, sed ad inferenda etiam Afncae arma videri nobis animum esse•, (Liv., xxviii, 44). (E7) · , Afnca sit reliqui belli sedes», (lbid.). (F7) · «Res aeternas moliri, arma procul habere•, (Tac., Ann., vi). (G7) · ,Si non abstineat Afnca Scipio, sibi (Syphac1J necessarium /ore pro patna, parentes ac penatibus dimicare,, (Liv., x:xix, 22). (H7) · «Ad oppugnandam Uticam omnes belli vires convertii (Scipio) eam deinde si cepisset, sedem ad coetera exequanda habiturus,, (Liv., xxix, 35). (17) · «Quorum (Asdrubalis, Syphacis) adventus hoc fecit, ut Scipio, cum quadraginta ferme dies nequicquam omnia experiens obsedisset Uttcam, abscederet znde irrito incepto, iam enim hiems
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instabat>, (Liv., xxix, 35). (L7) • ,Bina castra uno diede/eta; caesa aut hausta flammis ad quadraginta milia hominum sunt; capti supra quinque mzfia; signa militaria centum septuaginta septem•, (Liv. , xxx, 6). (M7) · ,Exercitu haud minore quamquam pn·us habuerat (Syphax) coeterum omni prope novo atque incondito, ire ad ho1te1 pergit>, (Liv., xxx, l I). (N7) . ,Magis metuendum (Annibalem) quod incolumi exercitu in Africam traiecisset; locum nimirum, non pen'culum mutatum,, (Liv. , xxx, 28). (07). , Fassus est Annibal non proelio modo se, sed bello victum,, (Liv., xxx, 35). (P7) · ,Nusquam minus quam in bello eventus respondent», (Liv., xxx , 30). (Q7) · «Primus certe hic imperator nomine victae a se gentis est nob1Jitatus», (Liv., xxx, 45). (R 7) . «Videtur autem insula Creta ad principatum Graeciae esse nata, ac praeclare sita. Cuncto namque imminet mari, cum fare Graeci omnes circum mare interpositi. Abest enim hinc modicum a Peloponneso, i/fine vero ad Asiae loco, qui circa Triopium locum et Rhodium. Quare imperium obtinuit Minos, ac et insularum alias subegit alias iamdudum incultas habitare fecit. Tandem Sic,Jiam aggre11u1, circa Camannam defunxit» , (Arisr., Poi., ii 8). (S7) • «Caesar nulla ratione ad pugnam elz'ci po11e Pompeium existimans, hanc sibi commodissimam belli rationem iudicavit, uti castra ex eo loco moveret, sevzperque essei initinen'bus, hoc sperans, ut movendis castns plun·busque adeuntis locis, commodiore frumentaria re uteretur, simulque in itinere et aliqua occasionem dùnicandi nancisceretur et insolitum ad laborem Pompei exercitum quotidianis itineribus defatigaret», (Caes., De bello civ., iii). (T7) · «Quantus urgendo trahend011e bello modus,, (Tac., Hist., iii, 12). (U7) - Dio., xlii. (V7) · «Neque post tergum hostem relinquere volebat>, (Caes., De bello gal., iv). (Z7). Li cesarei strinsero così lo sveco a Norimberga l'a. 1632; e lo sveco li cesarei a Bernburg l'a. 1644. (A8). ,Omnium laborum finem esse existimabant, si hostem Ibero intercludere et frumento prohibere potuissent,, (Caes., De bello civ., i); ,Eodem die castra promovit An'ovistus, postndie praeter castra Caesans suas copias transduxit eo consilio, uti frumento commeatuque qui ex Sequanis et Aeduis supporlaretur, Caesarem intercluderet>, (Caes., De bello gal/., i). (B8) - ,Adnotabanl periti non alium ducem opportunitates locorum sapientius legisse: nullum ab Agn'cola positum castellum aut vi hostium expugnatum aut fuga desertum•, (Tac., Agricola, 22); «Didius Gallus parta a prioribus continuai positis admodum castellis tn ulteriora promoJÌJ•. (Tac., Agric. , I 4). · (C8) - «Caesar legiones quattuor in Belgio collocat totidem in Aeduos deducit; sic enim exùtimabat tutissiman /ore Galliarn si Belgae, quorum maxima virtus, et Aedui, exercitibus continerentur», (Caes., De bello gal/., i, 8). (D8) - «Redacta in forman provinciae pars Britanniae, addita insuper veteranorum colonia,, (Tac. , Agric., 14); «Colonia Camulodunum valida veteranorum enim delecta in agros captos, subsidium adversus rebelliones,, (Tac., Ann., xxii, 32). (ES) - «Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles, exunentes implevit bonis, et divites dimisit inanes», (Salmi). (F8) · (Il) Landgravio d'Assia coll'opporre all'acme cesarea l'anno 1647 la piazza di Casse!, Ziegenhain e Marburg, salvò il paese. (G8) - ,Aggredere tarde agenda, sed aggressuJ age constanter», (Bias). (H8) - «/acta est alea•, (Svet., in Caes.); ,Nulla interposita dubitatione (Caesar) legiones expeditas quattuor equitatumque omnem ex castns educit, quod res in celen·tate posita esse videnbantun, (Caes .. De bello gal/., vii). (18) - «Tout le mal quipeut am·ver, n 'am've pas; soit que Dieu le détoume par sa grace, soit que nous l'esquivz'ons par notre addresse, soit que l'imprudence du parti contraire en rompe le coup,, (de Balzac, Arntippe). [cfr. più avanti , p. 539 , noca (N3)).
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(18) - ,Quod multorum commune e!I in eo minima adhibetur diligentia: nam de propnu maxime curanl homines, de communibus autem minus tanquam enim a/io curanl ab aliis negliguntun, (Arist., Poi., ii, 2). (MS) - ,Coeterum destinata salubn"ter omni ratione potentior fortuna discussit>, (Curt., iii, 4). (N8) . Veg. , iii, 26. (08) - Articoli e leggi militari. (N.d.A.)
(P8) - «Persia magnam rem sustineri posse non credunt ab eo cui tacere grave sit, quod homini facillimum voluerit esse natura•, (Cun., iv, 6). (Q8) - ,pn·us ad conhnentem visus est Caesar, quam de eius adventu fama omnino in ea; regiones perferretun, (Caes. , De bello gal. , iii); ,Tanta celeritate 1n;tructo paratoque exercitu, Graeciam oppreuil (Alexander) ul quam venire non senserunt, oculis Je vix crederent>, (Curt., ii); , Celeriter contraque omnium opinionem confecto itinere, multo; in agria 1nopinan1es deprehendil>, (Caes., De bello gal., vi). (R8) - ,Hoc adeo celen·ler fecit ut simul adesse et venire nuntiaretun, (Caes., De bello civ., iii): ,Si/anus quamvis maximis potuit itineribus non solum nuntios, ;ed eham famam adventus sui praegrmus, ad hostem pervenit>, (liv. xxviii, I). (S8) - ,Hieme creverant Alpes, sic intere/usum putabant iter (Galli), sed il/e (Caesar) ex dislantibus hibernis castra contraxil el antea in media Gallia fuit quam ab ultima timerelun, (Fior. , iii, 10). (T8) • ,Relictis pedestnous copiiJ, tota nocte cum equih.bus itinerari! tanto spatio fatigatis ad Araxim prima luce Alexander pervenit>, (Cure., v, 5). (U8) - ,Raptim agmen cursus magis quam itineris modo ducit ne nocturna quidem quiete diurnum labore relaxanle•, (Curt., v, 3). (VS)· «Querebatur (Alex.) se iacere segnem, cuius velocilatem nemo antea voluisset e/fugere, , (Cun., vii, 7); ,Nullam virtutem regis istius magis quam celeritatem laudaven'm,, (Cun. , v, 5 ). (28) • ,in il/o corpore (Danz) posita est victoria nostra et tanta res celeritatis est praemium,, (Cun., ix, 13): «Ut celeritale reliqua res conficeret, qua pleraque era/ consecutus•, (Caes., De bello gal, vii): ,Unum communis salutis auxilium in celen'tate ponebat>, (Caes., De bello gal., v): «Erat in celeri/ate omne positum certamen, uti pn·us angustias montesque occuparent• , (Caes., De bello civ., i): «I/le (Bardanes) ul era/ magù ausis promptus, .. tna milta stadiorum invadù ingnarumque et externe Gotarzem proturbat, nec cunctalur quin proximas praefecturas corripiat,, (Tac., Ann., xi): ,Nihil in discordiis civilibus festtnatione tutius, ubifacto magis quam consulto opus est, , (Tac., Hist. , i, 8). (A9). «Aberat ab eo (Dano) Alexander stadia MD sed 1am nullum intervallum, adversus celen·1a1em eius satis longum videbatun, (Cun., v, 8). (B9) - ,Uterque eorum celen·tati studebat ut suis auxi/10 essei et ad oppn'm endos adversarios ne occasioni temponi deesset>, (Caes., De bello civ. , iii). (C9) · ,Sensim et caute progrediendum erat, iam non hostium sed locorum fraude suspecta,, (Curt., v, 5); , Regem non do/or modo, sed etìam pudor temere in villas angustìas coniecti exercitus, angebat, , (Cun., v, 3). (09) - ,Divisis cum Parmenione copiis illum campes1n· itinere procedere iubet: ipu cum expedito agmine ingum montium capii>, (Cun., v, 3). (E9) · «Quadralo agmine et composito ibat (Alex.) speculatores subinde praemittens qui explorarent loca,, (Cun., vi, 4). (F9) · ,/ta cursum regebat (Alex.) ut pn·mi coniungi ulh.mis possent», (Curt., v, 13). (G9) • «Exercitum educunt: Pompeius clam et noctu, Caesar palam atque interdiu», (Caes., De bello civ., v, 4). (H9) - ,ipse (Alex.) tertia vigilia, silenti agmine acne tuba quidem dato signo, pergit ad demonstratu, iten , (Curt., v, 4).
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(19) - ,Monet ut ignes fien· in castra prohibeat, neque eius adventus procul significano fiat>, (Caes., De bello gal., vi); «Ignes fien'prohibuit (Pompeius) quo occultus essei eius adventus, , (Caes. , De bello civ. , iii). (L9) - «Praecepit (Alex.) ul caslrorum specie manente plures de industria ignes fieri imperarat, quo magis barban· crederent ipsum regem in castris esse, , (Curt., v, 4). (M9) - «Eral iter a proposilo diversum, contran·um in partem in' videbatur», (Caes., De bello civ .. i). (N9) - , Tridua ali,nenta portare mi/item iusserah, (Cure., i, 4). (09) - ,Minulium cum omni equitalu praemittit, si quid veri/ah· itineri.r atque opportunitate temporis profi1eri possih, (Caes. , De bello gal. , vi); ,Cum expedita equitum manu viam ingreditur (Alex.) phalange quantum fesn'nare pomi, sequi iussih, (Curt., v, 13). (P9) - ,Numidis, desu/Jorum in modum binos lrahentibus equos, inter acerriman saepe pugnam in recentem equum ex fesso armatis transultare mos era/>, (Lv., xxiii, 31). (Q9) - «Neque diurno neque nocturno itinere intermisso,, (Caes., De bello civ., vii); «Continuum diu noctuque iter properabah, (Tac. , Ann. , v, 12). (R9) · ,Ne profectto, nata a timore defecnonis, similis fugae videretun, (Caes. , De bello gal., vii). (S9) - ,Rem frumentariam providet, castri.r idoneum locum delegit. , (Caes., De bello gal., vi). (T9) - , Vercingetorix locum castri.r delegit paludibus et si/vis munitum,, (Caes., De bello gal., vii); ,Castra erant ad bellum ducendum aptissima, natura e/ loci munitione et mari propinque, et aqua el salis copia. Non maten'a multorum arborum, non frumentum cuius erant pienissimi agn·, deficere poterai>, (Caes., De bello civ., ii). (U9) - «/Ile segetis idoneum locum in agris nactus, qui propeciam natura era/, ibi adventum expec/are Pompeii constituit., (Caes., De bello civ., iii); ,Cas/ra tuto facienda sunt loco, ubi et lignorum el pabuli et acquae suppetat copia, , (Veg. , i, 22). (V9) - ,Neque ipse (Caesar) propius hostem castra ponere propler acquae penuriam se posse animadvertereh, (Caes., De bello af ). (Z9) - , Si diutius commorandum sit foci salubritas eligetur; cavendum etiam ne mons sit vicinus altior, quid ab ad11ersan11 captus, possit officere. Considerandum ne Jorrentibus inundari consueverit campus, et hoc casu vim patiatur exercitus,, (Veg., i, 22). (AIO) - ,Caesar silvas cedere instituit et ne quis inermibus imprudentibusque militibus ab latere impetus fieri posset, omnem eam materiam quae era/ causa, conversam ad hostem collocabai et pro vallo extruebat,, (Caes., De bello gal., iii). (BlO) - «Cuis (Pompeii) in adventum praesidi causa, Caesar plura caste/la occupavzt partim suo equitatu, par#m pedestris copia in statione et in excubitu castris praesidio esse possenh, (Caes., De bello Hisp., vi). (CIO) - ,Flumen Axonam exercitum trasducere maturavit atque ibi castra posuit quia res et lotus unum caJtrorum n'pù jluminis muniebat, et post ea quae erant tuta ab hostibus reddebat et commeatus ab Rhemis reliquisque civitatibus ut sine periculo ad eum portori posset, efficiebatJ, (Caes., De ballo gal., ii). (D10) - , In eo flumine pons erat, ibi praeJidium ponit et ab altera parte fluminis sex cohortes reliquit; castra in altitudine pedum duodecim vallo, fossaque duodeviginti pedum, munire iubeh, (Caes., De bello gal., ii). (ElO) . «Paucitatem militum ex castrorum exiguitate cognoscebanh, (Caes., De bello gal., iv); , Qua castra ut fumo atque ignibus significabant amplius milibus passum acto in lan'tudinem pe1eba111,, (Caes., De bello gal., ii). (FlO) . , Castra oppugnala demonstrant quum crebro integri defessis succederent nostroque amiluo labore defatigarent quibus propter magnitudinem caJtrorum perpetuo essei 111dem in vallo permanendum,, (Caes., De bello gal., vii); ,Nam prupugnatores angusta constringan/ et ultra quam convenit latiora diffundunt, , (Veg., iii, 8). (GlO) - , Spem oppugnantium augebat amplitudo valli quod duabus leg,onibus sztum vix
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quinque milia armatorum tuebantun, (Tac., Hist., iv, 22). (Hl O)· «Et castra inde duo ab urbe stadia communit,, (Cun .. v, 6); «Melius adhuc ratus Alexander in eodem tumulo communire, vallu, iaci iussih, (Curt. , iv, 12); , Dum hac opera fiebant a legionibus inten·m post ac ante opus instructa sub hoste stabat,, (Caes., De bello Afr. ); «Primam et secundam aciem in ar,nis esse tertium castra munire iussit>, (Caes., De bello gal. , vi). (110) · Caes., De bello gal., i. (LlO) • , Jta minora castra inclusa maioribus castellis atque arcis locum obitinebant>, (Caes. , De bello civ., iii). (MIO) · «Ipse (Caesar) exercitum distn'buit per hiberna, legiones quattuor in Belgio colloca/ totidem in Aeduos distn'b uit, sic enim existimabat tutissiman /ore Galliam,, (Caes .• De bello gal., iv); «Coactus est exercitum in hibernis collocare, legiones in plures civitates di.stribuere, ut inopia frurnenti mederetun, (Caes., De bello gal. , v); «Exercitum in hiberna deduxit et sic disposuit qua pars Galliae vacua ab exercitu esset,, (Caes .. De bello gal.). (NlO) • «Caesar castra ad /lumen Apsum ponit, ut vigiliis castellisque benemen°tae civitates tutae esseni praesidio, ibique reliquarum ex Italia legionum adventum expectare et sub pellibus hiemare constituit>, (Caes .• De bello civ., iii). (O 1O)· «Reductus inde in hibema miles laetus animi quod adversa man's expeditione prospera persavisset,, (Tac., Ann. . ii, 26). (PIO)· «Tacfarinas huc adrogantia venerai ut sedem sibi atque exercitui suo postularet, aut bellum inexplicabile minitaretun, (Tac.. Ann. , ii , 73). (QlO) · «Agrestem incultamque hominum in initio saeculi vitam a communione brutorum animalium ac ferarum, urbium constitutio pn'ma discrevit. In hi.s nomen reipublicae peperit communis utilitas,, (Veg., iv, in prologo). (R IO) · ,Ad hac rursus opera addendum Caesar putavit minore numero militum munitiones defendi possent> , (Caes., De bello gal., vii). (S!O) · «Pylas incolae dicunt, arcti.ssimas fauces monimenta, quae manu ponimus naturali situ imitante,. (Cun., iii. 4). (T!O) · «Urbes atque castel/a aut natura rnuniuntur, aut manu, aut utroque,, (Veg., iv , 1). (UIO) · Jean Bodin, De Rep . . v, 5; Machiavelli, Discorsi; Tensini, Fortif.. (VlO) • «Quod magna inferat incommoda, qui vi orationis iuste utitur, id certe omnium bonorum maxime praestantissimorum, ut virium, sanitatis, divitiarum, impen'i commune est; nam his omnibus maxime quicunque proden·t, iam iusta utatur et laedet eum iniuste,, (Arist., Rhet., i, I). (ZlO) • «Rex scytharym ratus eam urbem quam in ripam amnis macedones condiderant, suis impositam esse cervicibus, misit ad diruendam,, (Curt., vii, 7). (Al I) - «Sex oppidù condendis electa sedes est; modici inter se spatz'i distabant, ne procul repetendum esset mutuum auxilium. Haec omnia sita sunt in edùi.s collibus velut freni domitarum gentium,. (Curt., vii. 10). (B 11) · «Victor Drusus in tutelam provinciarum praesidia atque custodias ubique disposuit. Per Mosam /lumen, per Albim, per Vi.surgim, per Rhenum q~idem ripam quinquaginta amplius castel/a direxit> , (Florus, iv , 12). «Urbium et arcium aedificatio pn·mum a regibus /acta est, tum ad ipsius regni maiorem contra hostes extemos secun'tatem, tum ad ipsorum regum in subditos authon'tatem stabiliendam,, (Polybius). (Cl!) - Bodin, Rep., v, 5. (DI 1) • «Nec id nobù virium erat quod firmato praesidio id capessendo bello dividere/un, (Tac .. Ann.. xiii , 41). (El ! ) · «Locorumque opportunapraemunivit>, (Tac., Ann. iv, 24). (Fl 1) · «Ut a tergo tuta relinqueret>, (Cun .. iii, !); «Quum ad oppidum Senonum Vellaunodunum venisset, ne quem post se hostem relinqueret, oppugnare institut°t> , (Caes. , De bello gal. , vii). (G 11) · r Thebani conantur praesidium macedonicum ex aree thebana, quam Cadmeam 110-
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cani, depellere, ip1am praealtis foJJÌ.J, et munitimmo t1allo cinctam obsidere, , (Cun., ii). (Hl i) . , Obliquum cognoscitur per rectum: 1mperfec1um per id quod perfectum,. (Ili ) · , Jnchnographia,, Guandriss, le pian. (Li i) - , Hoc directi, sed angulosi munfaciendi ut si quù ad murus machinas 11oluerit admot1ere, non solum a fronte , sed etiam a lateribus et prope a tergo oppn·matur» , (Vcg., iv. 2). (Mli ) · ,Angle renlrant, todter Winkel ,. (Ni I) · , Ortographia, Durchschnit1profil, . (0 1I). ,Applicare acti11a passim, . (PI !) - ,Casu oblata ad consilium flectere, . (Ql i ) · ,Relinquere sensum propter rationem 1mbecilli.J est intellectun , (Arisr.). (Rl 1) · Acnca comm., De in.Jidiis, De portarum custodibus, De ob1idionem, De ngnii», 4, 5, 11. (Sll). Acnca comm., De signis, 11. (TI I) · •ludovicus ingentes copias in tres partes dividit, cum prima ipse 1ub1titi in Ruscinon1ensi comilatu; quae provinciola ad auxilia et commeatus, tum ad recessum, ubi op111 foret, obtinenda neceJJano erat; parti alterae cuipraeerat Rostagnus, obsidio urbi.J commissa est; tertiam quasi e,xubitoriam ut late incursaret , commealus iut1arel, proculque auxilia ab obsessi.J amo11ere1, seu cursoriam aciem per11agan· i11Jsi1>, (Buss., Hist.franc . . iv, 25 ). (U l I) - «Fu/11ius ea omnia vallo ac fossa ila iungere parai, ne exitus inclusi.s ab urbe neve adilus foris ad auxilia intromittenda eJJeh , (Liv., XJCXViii, 4). (V! I) · Boyaux, ligncs, approchcs: brachi4, accessus. (ZII ) . Tramfossio, Untergrabung. (A12) · •Quoniam omnis arcebat un111 ad muro1 adilum, eum ut averterent, modico supra urbem spalto ducta fossa, no1111m alveum aquù apen·unl, in quam eiectae 11el abductae, alveo veten· exicato, nav,gia de1tituta, urbemque haud munitam satia eo foci oppugnatorum armis obiicerent• , (Buss., Hist Frane., vi , 3). (Bi2) . ,Aliudgenus oppugnatianù est subterraneum, atque ucretum, quod cuniculum t10· cani, a leporibus qui sub lems fodiunl ,, (Vcg., iv, 24). (Cl 2) • «Cum ad murorum fondamenta per11enen'n t, sulfodiunJ eorum maximam partem et apponiis ft&cioribus J,gnis ruinam muri su.p endunt: lune 1ubter 1gnis 1mmi11it11r», (Vcg ., iv, 24); ,Aut p enetrant urbem et noctu percuniculum egrediuntur> , (lbid.); , Cumculu1 delectis militibus eo tempore plenus, in aede lunonis, quae in Veientana aree era/, armatos repente ed,iit> , (Liv., vv). (012) - «Cum caedendum eJJel saxum, arbonbus circa immanibus deieclis detruncati.rque, struem ingenlem l,gnorum faciunt eamque, cum vis et venti apta faciendo igni coorta es1ent, ardentiaque J{J)((J infuso aceto putrefaciunl. lta tomdam incendio rupem ferro 1olum, u d elephante1 eti4m deduci possent>. (Liv . . xxi. 37). (E12) • «Admo11ere etiam te1tudines, ariete1, falceJ, vineae, plult!i, musculi, tu"eJ•, (Vcg., iv, 13). (F12) . «Unum contrariorum eJI rallo congoscendi alten·,. (G12) · ,Ambraciem u segniores ad p en cula erant, iam nemo eruphonibus, ul ante in 1tatione1 hostium, sed dispos,ii per muros et tu"es ex Iulo p ug nabanh, (liv,. xxxviii, 6). (Hl 2) · Katzen, suggesla lormentaria. (ll2) · «Cuniculos aperienbanl, et per /oramina demi11ebant in operarios ur1os, aliasque bestias et apum examina,, (Appian., De bello Mit.) (112) · RetranchemenlJ, Abschmile, rescissiones. (Mi2) - •Quae minima 11isa pars firma esse, huc concumlur>, (Cacs .. De bello gal., vii). (Ni2) · ,Adhortatus ad laborem mililes Alenam circumvallare instituit (Caesar). Galli magno cralium scalarum harpagorum numero effecto, media nocle silentio ex castris egressis ad campestreJ (Cae1aris) munitione1 accedunl, subito clamore sublato, qua 1ignifica1to ne, qui in oppidc ob sidebantur de suo advenlu cognoscere p ossent, crates p roicere, fundi.J , sagi11is, lapidibu1 no11ros de 11allo deturbare, reliquaque quae ad oppugnationem pertinent admini.Jtrare,, (Cacs .. De bello
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gal., iii). (O 12) - «Non ignarus (Agricola) instandae famae ac prout prima cessissent/ore universa•, (Tac. Agric., 18). (Pl2) · «Nunquam mi/es in aciem producendum est, cuius ante experimenta non cepen·I>, (Veget., iii, 26); «Ne pnus quam genus hostium cognosceret timore manum consereref>, (Liv. xxvii). (Q 12) · «Boii locum imidiis quaerentes nocte praetergressi saltum, qua transeundum erat Romanis, imederunl>, (Liv. , xxxv, 4). (R 12) · «Fabrefoctis cymbis, quarum compages in quattuor parte solveretur uJ earum singulae binis equis mulisve vehi commode possent, atque ipsae, ubi usis foret, in commissuras ligneis eiavis perapte insen·, stupa et pice ad obturamentum paratis, instrumento navigiorum exposito, iisque foci/e compactis et picatis, inde prehensi ad ultenorem ripam trammittuntur ad cymbarum latera equis adnatantibus, nullo penculo quippe onere levatis, frenoque ductis, ne torrente amne raperentun, (Buss., Hist. fran., iv, 26). (Sl2) - «Consilium cape in arena,, (Seo., Epist.) (Tl2) · Giornate, fatti d'arme: «Fatalem diem nationibus ac populis, le chiama Vegczio, iii, 11 . «A chi sa ben presentar al nimico una giornata gli altri errori che facesse ne ' maneggi della guerra sarebbero sopportabili, ma chi manca di questa disciplina, ancora che negli altn'parttcolan· valesse assai; non condurrà mai una guerra ad onore, perché una giornata che tu vinca, cancella ogni altra tua mala azione; così medesimamente perdendola restano vane tutte le cose bene da lui avanti operate,, (Machiavell i, Arte della guerra, i). (Ul2) - «Reputa quantum moliaris, (Svct., Caes. ); «Boni duces publico certamine nunquam nisi ex occasione aut nimia necessitate conjligunl>, (Veget., iii, 26). (VI2) . «Iste hostias agit iugulatum hostibus• , (Arist.). (212) · «Festinationem hostibus moram ipsis utilem disseruit>, (Tac., Hist., ii, 7). (Al3). Osserva questa massima il Turco e ne diede saggio nella battaglia di Mohacs in Ungheria l'anno 1526: •Al Sulimanus quamquam a nostris tympanorum strepitu et tubarum clangoribus ad certamen provocatur, tamen ab exortu solis ultra men·diei tempus in castns silentio sese conh·nuit. Nescire poterai quae ea prodeundi in aciem tarditate hostes molirentur au longa proeliis expectatione nostros fotigatos uno eoque acemmo impetu invaderenh, (lschvanffy, De rebus Hung. , viii); ,Ut p randeat mi/es firmatisque cibo viribus arma caperet>, (Liv., ix); <Cibo torpore firmare iussit (Marcellus) ut si longior essei pugna viribus sufficerent> , (Liv., xxvii, 13); «Mi/item itinere fessum, sarcines gravem obitcere hosti nolebat> , (Tac., Hùt. ii, 8). ,Lassos itinere ac proeliando mililes ad oppugnanda castra succedere noluit,, (Caes., De bello Alex.) ; «Spah·umque interponendum ad recreandos animos portabat>, (Caes., De bello civ., iii, 15). (B13) · Li soldati romani invitati dalli sanniti a com battere: «Non quo hoshs vocasset, sed quo imperatores sui duxisset ituros esse•, (Liv., viii). (CI 3) - «Cavendum est ne dubitanlem aut formidantem exercitum ad pugnam pub/team producas,, (Veg., iii, 9); ,Nunquam ad certamen publicum produxens mi/item nisi cum eum videns sperare victoriam, , (Veg., iii, 2). (D 13) · «Si quanto quid Pompeius tardius, aut comideratius /aceret, unius esse negotium diei, sed illum delectari impeno dicerenf>, (Caes., De bello civ., iii); ,Comules fobianis artibus cum debellare possent hostem, bellum traxisse• , (Liv., xxii, 34); «Pompeius suorum omnium hortatu stauerat proelio decertare,, (Caes., De bello civ., iii). (El3) - «Maturavit Romanus ne proelio uno cu m latino Volscosque contenderai>, (Liv., ii). (FI3) · <in aciem exin· non audebat, novo milite et ex multis generibus hominus collecto, nec dum noto sa1is inter se ul fidere a/ii aliis possent,, (Liv., xxxv, 3). (GI3) · «Collegam expectandum ut coniunctis exercitibus commune animo consilioque rem gererent,, (Liv. , xxii, 3). (H 13) · «Paulino cauta potius consiiia cum rottone quam prospera ex casu placebant,, (Tac., Hist .. ii, 25 ).
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(113) - ,Magna dispositio est hostemfama magis urgen· quam/erro,, (Veg ., iji, 26). (Ll3) - «SanctuJ, Sanctus Sanctus Dominus Deo Sabaoth,, (Hymn., SS. Ambr., Auguscin.) (Ml3) - ,Uta dividendo copias periere duces nostri, ila separati ac divisi oppnmi possunt hostes,, (Liv., xxv, 38). (N13) - «Callidissimus impera/or (Annibal) observato loci ingenio, ita instruxit aciem ul Romams adversus haec omnia obversis secondum coelum tenens vento, pulvere, soli pugnaret,, (Florus, ii, 6); «Amplius saepe focus et occasione prodest quam virtus: amplius 1firtus quam multitu-
do, . (Veg .. iii, 26). (013) - «Quipauci plures vincere soliti estis, nun paucis plure vix resistitis?», (Liv., xxiii, 45 ). (Pl3) - , sn·1anni circumire terga vincentium coeperant ni id ipsum verituJ Agncola quattuor equitum alaJ ad subita belli retentas, venientobus opposuisset>, (Tac., Agric. , xxxvii); ,Dux 1ibi de/ectosi retinuerat ad improvvisa,, (Tac., Hist., v , 4). {Ql3) - «Maun· Numides extemplo fuga effusa nuda comua deseruere,, (Liv., xxiii, 31). (Rl3) - «Melius est post aciem plura servare praesidia, quam latius mi/item spargere•, (Veg., iii, 26). {S13) - ,Simulatis transfugis qui mox terga pugnantium ceciderunt>, (Fior., ii, 6). {TI 3) · «Subita conterrent hostes usitata vilescunt,. (Veg. , iii, 26). {U13) - «lmpedimentis in proximum collem deductis, , (Caes., De bello gal., vii). (Vl3) - «Addidit facile Massinissa perculsis terrorem nudavitque ea parte aciem equestri auxi-
lio, , (Liv., xxx, 33). {Zl 3) - «Qui dispenis suis inconsulte sequitur quam ipse acceperat adversano vult dare victoriam•, (Veg .. iii, 26). (A 14) - «Vitelliani temere exsurgentes, cedente sensim Celso, longius secuti ultro in insidiis praecipitantur. Nam a lateribus cohortes legionus adversa fronte et subito discursa terga cinxerant equiteJ•, (Tac., Hist., ii, 28); «In primis monet Caesar ut contineant milites nec studio pugnandi, aut spes praedae longius progrediantun, (Caes. De bello gal., vii); Articul auffdie teutsche Knecht, (Pct .20). (Bl4) - ,Ab noctumo utique abhorrens (Fabius) certamine,, (Liv., xxii. 18); ,In compectu omnium res gerebatur, neque ree/e aut turpiter factum ce/ari poterai>, (Caes. De bello gal., vii). {Cl 4) - «Antequam miscerentur acies, terga vertentibus Vitellianis, Celsus, doliprudem, regressi/ suos,, (Tac., Hist., ii, 25). {D14) - «Post cladem ad Cannas quo sociorum ad eam diem firmi Jteterant tum labore coeperunt nulla profectio alia de re, quam quod desperare coeperant de imperio,, (Liv., xxii, 61); «Omnia prona victoribus, virtis adversa,, (Tac., Agric., 33). (El4) - Pol ib .. i. (Fl4) - Herod., iv. (Gl4) - ,Urbibus parcere quantum possent quo opulentius imperium haberent», (Liv., xxxii, 42). (HI4) - «Ducum effugit alter, alter occisus est: dubium utrum ma1ore animo. Paulum puduit, Varro non despera11Ìt>, (Fior., ii, 6); ,Consuli ex tanta e/ade redeunti et obviam itum frequenter ab omnibus ordinibus et gratia.e actae quod de republica non desperasset,, (Liv., xxii, 61 );
,Haec dices ]oab: non te frangat ista res; varius emm eventus est belli; hunc et nunc illum consumit gladius,, (2 Reg., 11 , 12). (114) - «Id quidem cavendum semper Romanis ducibus erit, ne ita extemis credant auxiliis, ut non plus sui roburis suarumque proprie virium in castris habeant>, (Liv., xxv, 33). (Ll4) - ,Populus noster, sociis defendendis terrarum iam omnium politus esh, {Cic. , De Rep., iii); «Nihil rerum mortalium tam instabile ac fluxum est quam fama potentia non sua vi nixa>, (Tac., Ann. , xviii, 19).
LIBRO SECONDO
AFORISMI RIFLESSI ALLE PRATICHE DELLE GUERRE PROSSIME ADDIETRO DELL'UNGHERIA 1
CAP. I \nno 1661
I - Reggeva li Transilvani Giorgio Ragozzi 2 , la cui mossa in Polonia contra 'l divieto della Porta 3 , fu cagione o pretesto al Turco d'assalire la Transilvania. Per lo che il Gran Vizir n'entrò l'anno 1650 con 100.000 armati e con molta artiglieria, oltr'ai Tartari ed ai 1 Per «prossime addietro> il M. intende: «passate, ma ancora vicine nel tempo•, ossia «appena trascorse>. 2 «G iorgio Ragozzi> è Gyorgy Rak6czy 11, Principe di Transilvania ( 1648-1660). 3 Nel 1657, mentre era io pieno sviluppo la Guerra del Nord (1655-1660) combattuta inizialmente da Carlo X di Svezia contro Giovanni Casimiro, re di Polonia. Gyorgy Rak6czy II attaccò a sua volta i polacchi sperando di trarre vantaggio dalle iniziali vittorie degli svedesi. Ma in quello stesso anno scava scendendo io can,po a som:gno dei polacchi l'Impero absburgico. Sebbene Rak6czy si fosse spinto fino a Varsavia, presto dovette ritirarsi. La sua azione inconsulta provocò l'ira dei turchi, perché mandò a monte le loro aspirazioni sull'Ucraina per soddisfare k quali avevano b isogno d i non irritare i polacchi. Per ciò essi stessi contribuirono alla cacciata di Rak6czy dalla Polonia; i loro ausi liari tartari lo batterono il 31 luglio 1657 a Trembowla, presso Tarnopol; poi essi decisero di deporlo e sostituirlo con altri. Avvenne così l'invasione di cui M. parla poco più avanti. Rak6czy però inizialmente sconfisse il Gran Visir Mehmed Kopriilii (1656-1661 ) alla battaglia di Lippa (maggio 1658), ma poi, non potendo resistere alla massa preponderante dei tu rchi , fuggì nell 'Ungheria absburgica e chiese aiuto all'Imperatore promettendogli alcl! ne province. Di qui ritornato in Transilvania con nuove truppe cacciò a sua volta Akos Barcsai, nuovo Principe inscaurato dai turchi (1659). N uovamente sconfitto dai turch i a Feno (1660), morì poco di poi a Nagyvarad (Varadioo) per le ferite riponate in battagl ia. Il 27 agosto la città cadde in mano turca: ma ormai la guerra si era estesa coinvolgendo l'Imperatore.
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valacchi , fece deporre il Ragozzi , ed elegger altri Principi che nello spazio di due anni (A 1) furono desso Giorgio Ragozzi , Francesco Rhedey, Acazio Barcsai, Giovanni Kemény e Michele Apafi, due in battaglia, il terzo ne' ceppi uccisi, uno ritenuto in carcere, e l'altro dell ' insegne del Principato in fino ad ora fregiato . II - Il Turco prese Feno l'a. 1659 e il seguente sconfisse il Ragozzi. Poi l'anno appresso espugnò Varadino 4, l'a. 1661 perseguitò il Kemény 5 sin al Tibisco nell ' appartenente dell 'Ungheria inoltrandosi e ogni cosa a fuoco e ferro mettendo. III - Al Turco, sempre armato , non è mai calva l' occasione, la quale può egli senz' indugio , qualunque volta a lui piace, afferrare per i capegli. Vano error lusinga coloro che delle forze del Turco parlano con poca stima: tanti regni da lui conquistati né mai più da' cristiani ripresi , tante piazze forti espugnate, tante battaglie campali vinte, convincono di temerità e d 'insufficienza sentimenti (Bl) così impropri, i concetti di chi vibrando per ispada la lingua, batte ( C 1) con parole magnifiche l'oste. Mantiene il Turco eserciti perpetui 6 in piede, guerreggia continuo; non ammette la forma del suo dominio nulle altro ordine ch'il militare, in quanto è il rustico solamente subordinato in sostentamento del primo e talvolta commandato egli ancora a seguir gli eserciti, per far condotte 7 , per servire di guastatore e 4 Varadino si chiamava in ungherese Nagyvarad; da d opo la Prima Guerra mondiale fa parte della Romania e si ch iama Oradea. ) Successore del Rak6czy , sostenuto dagli Absburgo. 6 La milizia del Turco è: Propria (ordinaria: pretoriani, stipendiaà della Porta; Timarioti, o provigionati ne ' paesi; p residiari de' confini , di spalti, ecc.; slriZOrdinaria: comandati alle p rovince; venturieri e volontari). Ausiliaria, di: tartari, valacchj , mold avi , uansilvani. Chi possiede terreni di rendita di 5000 aspri, o circa, chiamasi Timar, ed è obbligato a mantenersi a sue spese in guerra con un valletto montato; chi ne possiede 10.000 chiamasi Siamet e deve comparire con 4 armati. Le munizioni si fabbricano in Costantinopoli, vengono dall'Egitto e dal Cairo. e ne conducono in copia gl'inglesi, olandesi e francesi. (N .d. A. ). * • Si veda il Discorso della gue"a contro al Turco , in questo stesso volume, specialmente le n. 5, 6, 6 bis. L'aspro (in rurco Akce) era la principale moneta d 'argento dell'Impero Ottomano. Intorno al periodo di cui si tratta, valeva 1/ 100 di Ducato d 'oro austriaco e I / I 20 di Ducato d'oro veneziano. li «siamet• si chiamava in rurco Zeamet; era il detentore di un Timar che rendeva da 20.000a 100.000Akces. (N.d.C .). 7 Cioè per la corvée dei uasporà.
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per altri usi. Una è l'accademia (Dl), uno lo studio, l'esercizio, la disciplina, una è la via alle dignità, alle ricchezze, agli onori: quella dell'arme. Stende egli la vastità del suo Impero nell'Asia, nell'Africa, nell'Europa; la poligamia gli moltiplica i popoli, cui monistero e clausura all' opere pubbliche non tolgono. Le sole provincie della Valacchia, Moldavia, Transilvania (El) e le frontiere dell'Ungheria, fertilissime di vettovaglie, e di miniere , possono mantenergli da 50.000 combattenti, avvezzi al clima, a i cibi, all'idiom~. all'arme, per uscire a momenti in campagna senz'aspettar la gente asiatica; e dirassi ancora che delle forze del Turco non s'abbia a tener conto? Ch'egli non vanti a miglior titolo ch'il millantatore di Plauto di portar in sua mano (Fl) gli arieti, le catapulte e le baliste? IV - Le cose poi della Transilvania sempre estuanti si mutano (Gl) a un batter d'occhi, sì per la costituzione di quello stato eh' affettando contradizioni agogna nella tirannide la libertà, sì per lo genio della nazione cui l'odio inverso i potenti esaltato d'un balzo, e l'invidia a gli eguali, e !'ingiurie de' suoi, e la dissensione delle credenze, rendono cupidissima di novità: il perch'ella sempre inquieta, od è afflitta nel male o nel bene è ristucca 8 . V - Spedirono perciò i Transilvani Dionisio Banffy e Martino Cassoni a supplicar Cesare di prottezione e d'aiuti, non men da loro che dagli Ungheri con urgentissime istanze sollecitati, dicendo questi la pace col Turco esser un nome senza suggetto, nissuno poter godersi in quiete le sue facoltà, renderglisi tributari i sudditi e sottrarsi al dominio de' loro naturali padroni, poco giovar a gli Ungheri il lasciarli perdere per poi redimerli; scorrere egli le campagne, e desolarle, e quindi la carestia, onde poco tempo appresso avrebbero le piazze altresì dovuto ceder alla fame; 8 Aspro giudizio di M. sui transilvan i, con i quali egli fu sempre (e soveme non del tutto a tono) assai severo.
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stendersi quella lingua dell'Ungheria, ch'il re possiede in una linea poco larga ma assai lunga e difficile a ricever in tempo i soccorsi, e perciò convenirsi il romper apenamente, e a dirittura nelle pani men remote, la guerra. A così fatti argomenti, ed a voti sr fervidi, Si supplichevoli e si universali, concesse l'Imperatore i soccorsi richiesti, e da distanti quanieri delle Austrie e del Regno della Boemia contratti, entrarono per varie parti da Hradisté, Hodonin, Jablunka, Skalité, e dal Monte Bianco 8 bis, nell'Ungheria, e comparvero alla piazza d'arme fra Trnava e Sindonia 9 quindi più oltre nelle vicinanze di Comorra 10 avanzando là dove furono alla campagna attenduti. VI - Se il conseguimento di sospirate cose tanto più reca di giubilo quanto più opponune ed a maggior uopo elle giungono, festa grandissima senza dubbio si dee credere toccasse l'animo del Palatino di Ungheria 11 che, andato a riscontrare le truppe a' confini, ne avesse lor dato con liete accoglienze, e con affettuose dimostrazioni, manifesti segni. Ma tutto all'opposto furono imprecazioni i primi saluti e proverbioso il ricevimento, lasciandoli egli sin là trascorrere di publicamente dirgli eh' esse entravano nell'Ungheria bensi, ma senza saper il come d'uscirne, ché la guerra non si facea senza danari, in cui mancanza non potea la soldatesca alemanna non danneggiar la Provincia: motivo a gli Ungheri di unirsi in di lei danno col Turco, delle cui arme quegli che sariano rimasti non men che delle malattie e de' disagi miseri 8 bis
Valico dei Carpazi. tratta di località site lungo l'arco carpatico, in quella che è oggi la Slovacchia ed era allora l'Ungheria Superiore. «Sindonia, non è stata identificata. 10 «Comorra•, importante porto sulla riva N. del Danubio, si chiamava in ungherese Komarom (e così si ch iama tu tt'ora il sobborgo meridionale di essa, che forma una città indipendente sulla riva S. in territorio ungherese); sita oggi in Cecoslovacchia, si chiama Komarno. 11 Il «Palatino• era il Viceré dell'Ungheria absbUigica, designato con il consenso dei nobili magiari in base alla vecchia costituzione feudale d 'Ungheria che trovava la sua base nella «Bolla d'oro,, firmata nel 1222 dal re Andrea II. Di fronte alla Hungarisch Hofkanzlei di Vienna egli rappresentava piuttosto la nobiltà magiara. In quel periodo era Palatino il come Ferenc Wesselényi (160)-1667), uomo di indubbio livello ma inquie to e intrigante, il quale rappresenterà sempre più una sotterranea (e non tanto sotterranea) fronda antiabsburgica. 9 Si
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avanzi, non avriano potuto sottrarsi alle sable 12 degli abitatori. Bollivano nell'animo di quest'uomo d'ingegno ruvido e volubile le considerazioni del soccorso, per necessità in pregio, ma per natura avuto in odio: non è libera la volontà cui strigne il • bisogno; vuol' ella insieme e disvuole, onde a ogni tratto si muta. Chi chiede aiuti, teme l'inimico ed ha gelosia dell'amico. Pargli vedersi preda o dell'uno perdendo, o dell'altro vincendo: quindi unica è la sua mira, e sol nell'ordine dell'esecuzione distinta: si pone in cuore di cacciar fuora del suo, qual da legno chiodo con chiodo, prima l'arme ostili col favore delle ausiliarie, indie quest' altre ancora con quantunque buono o reo modo che ha 13. Quindi l'arme che soccorrono, a che le riceve sempre li paiono gravi nel peso e lente nell'opera, non potendo esse pareggiare la velocità del di lui pensiero, che senza rifletter a' mezzi va di primo volo a lanciarsi su 'I fine; e quindi all'incontro chi porge sussidio e vede mancargli le provigioni e le aderenze promosse, consumarsi i soldati nelle fazioni, ne~ disagi e per gli assassinamenti, compensato il beneficio da mordacità e da ingratitudine, non può non farne rammarichi e doglianze, onde copiosa messe di diffidenze, dissensioni, querele ed offese finalmente ne pullula. Per non riandar in cosa odiosa gli esempi recenti di soccorsi o mal prestati o mal ricevuti, richiamisi alla rimembranza quello degli antichi Galli, che adescati dalla speranza di predar Roma, aderirono e adorarono Annibale, ma com' egli dal valicar l' Apennino per gl' intolerabili freddi fu ritenuto, costretto a svernar quivi in Francia l'esercito, cambiossi incontinente l'affetto 14 di que' popoli; e l'odio ch'aveano contr'a Romani (Hl) concetto, tutto volsero contr' ad Annibale, il quale, reo sotto abiti mentiti, ebbe ad involarsi alle insidie (Il). 12
Sciabole. È già qu i ben delineato il fondamentale contrasto tra gl i ungheresi e gli Absburgo, i cui interessi saranno rappresentati da M. ; i magiari volevano, se possibile, liberarsi sia dagli ottomani che dagli Imperiali di Vienna e il Palatino era, pare, al centro degli intrighi. 14 Per «Francia> si intende qui la Gallia Cisalpina. 13
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VI - Cotal entusiastico trasponamento del Palatino fu cotanto più irragionevole quanto ch ' il soldato provisto di soldo anticipato vivea all'ora del suo, e pagava in contanti le provigioni, ch'a ' seconda del Danubio dalle provincie superiori scendevano senz'il minimo aggravio degli Ungheri (salvo di alcuna poca erba per li cavalli) al campo, tutto presto all'imprese già risolute. VII - Era stata dibattuta più e più volte nel corso di molti mesi la materia e la forma della guerra, ed in quelli di maggio e di giugno in sì fatta guisa determinata. Non volea la Pona soffrir Principe ,il Kemény Janos, né che l' Imperatore si mescolasse punto nelle cose della Transilvania. Cesare a riscontro, astraendo dal Kemén y eh' egli non avea fatto Principe e da qualunque altro individuo, pretendea solamente che l'elezione seguisse co' voti liberi degli stati li quali perciò fossero nel loro diritto mantenuti 15. A questo fine sospiravano li Transilvani i soccorsi, offerivano luoghi di sicurezza ai presidi e vettovaglie alla milizia campestre cesarea, e prometteano divozione e fedeltà e di non trattar mai cos'alcuna col Turco né in pregiudizio né senza saputa di Cesare; assicuravano le aderenze proprie, e davano intenzione di quelle del Moldavo e del Valacco. Univano gli Ungheri, come si disse testé, alle supplicazioni de' Transilvani le proprie, promettendo pur' essi alcune mila uomini per via dell' insurrezione personale 16 , protestando però sempre l'Arcivescovo Lippay 17 , e il Palatino che i villani non avriano dato né vittovaglie né condotte, sì perché ei non ce n'era, sì perché il consentimento comune mancava. Onde furono in Cotte Cesarea stabilite queste risoluzioni: pigliare a petto le cose della Transilvania col negozio e coll'arme, presidiar i luoghi offerti e difenderli, dare olcreciò mille fanti al l) Intendasi: che la designazione del Principe fosse regolarmente fatta dagli estati• o cordini• d el Principato, secondo la costituzione feud ale. 16 Si tratta dell'imurrectio, una istituzione feudale per cui i nobil i dovevano presentarsi alJe bandiere del re con i propri armati. Caotica e dd rutto inefficiente, non ebbe praticamente più nell'età moderna alcuna imponanza militare. 17 Gyorgy Lippay, (mono nel 1665), cardinale Primate d 'Ungheria, con il titolo di «Arcivescovo di Strigonia•.
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Kemény per servirsene in campo a sua disposizione, formar due corpi, l'uno d'essi volante, l'altro d 'un esercito giusto e reale: quegli per campeggiar al Tibisco e al favor delle piazze e per far ricovero ed assistenza al Kemény, questi al fine di operar al Danubio per diversione, e di spignersi sopra Strigonia 18 e Buda, incontinente ch'il Turco o assalisse i luoghi presidiati, o scorresse su gli stati regi. Non potersi in ogni modo riuscir ben né trattati senza far sentir gli effetti delle arme (11 ), né potersi altresì soccorrere a dirittura la Transilvania inabile a sostenere tutta la mole della guerra, posta in parte troppo longinqua, in una stagione tanto avanzata, senza minima prevenzione né delle cose più necessarie, né di posto fisso per assicurarci il piede; doversi tener per legge sovrana la conservazion dell'esercito; e qual via più breve al di lui esterminio, che mandarlo colà oltre, lasciando intanto scoperti gli stati interiori ereditari? Dover bensì il Palatino insieme coll'Homonay, Generale della superior Ungheria, disporre la cittadinanza di Cassovia 19 a ricevere guarnigione, rimostrandogliene la necessità indispensabile a cagione dell'iminente pericolo, quale soprastava, o ella era tenuta accettarla 20 . VIII - In questa conformità furono li deputati di Transilvania con piena soddisfazione rinviati, e gli ordini per ragunar l'armata spediti. Si commandò al Generale di Battaglia Gottfried Heister, Governatore ali' ora di Szatmar 21 , di presidiar in Transilvania Szekélyhid, K6var, e Samos-Hujvar; et al Conte Giovanni Riccar18 «Strigonia> è Esztergom, in ted. Gran, la città santa dell'Ungheria, sita a N. di Buda, sul Danubio. 19 «Cassovia>, nome legato anche ad una locale tradizione italiana, era una importante città sita nell'Ungheria Superiore e chiamata in magiaro Kassa . Oggi il suo nome è Kosice, e la città si trova in Cecoslovacchia. 20 Questo era il piano di operazione più sensato, che avrebbe colpito al cuore i turchi, seguito il Danubio (buona linea d i rifornimenti) e te nuta la guerra io zone ricche di risorse. Andarsi invece a cacciare nell ' impervia e spoglia Transilvania era una follia ; ma per ciò premevano gli ungheresi, con il Palatino e il Cardinale Primate alla testa, per togliersi le truppe absburgiche dal loro territorio. 21 Szarmar, d etto in tedesco Sathmar, si chiama oggi Satu Mare, ed è in Roman ia. Le aluc località si trovano nella Transilvania di N.O.
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do di Stahrenberg, Tenente Maresciallo di campo, condottiero delle truppe campestri in quelle bande, di porsi al Tibisco e dar calore alle cose. A me, come a Maresciallo di Campo, ne fu la suprema direzione, non meno che la condotta dell'Armata capitale, commessa, la quale , come dissi, erasi insieme raccozzata a Martos, nel mese di luglio presso a Comorra, fone di 14 a 15.000 combattenti, fior di gente, agguerrita, baldanzosa delle fortunate spedizioni avute gli anni prima addietro in Polonia, in Danimarca, ed in Pomerania. Fu qui posta ogni industria e fatica nel far grandi apprestamenti di artiglieria grossa, di monari, munizioni, viveri, fuochi artificiali, ponti, materiali d'ogni sorte, strumenti da lavorar la terra, manelletti, granate a mano , minatori ed altri molti artigiani ed operari; e furono eziandio disposte le recrute della Fanteria, che per lo Danubio condotte, precisa ogni via alle fughe, venivano insieme ed a grande agio ad incorporarsi all'Esercito. In cotal guisa stavano già tutte le cose apparecchiate, il sito per accampar l'esercito su la ripa destra del Danubio, dove giacciono Strigonia e Buda già riconosciuto , e tra Comorra e Totis avantaggiosamente scelto; gli spazi e gli alloggiamenti già disegnati, il ponte di barche su'l Danubio gettato, l'Armata per sopra passarsi la sopravegnente mattina, quando in su'l meriggio videsi giungere inaspettatamente corriere con ordine della Corte, che l'esercito marciasse subito nell'Ungheria superiore, e più oltre, conforme a ciò che la ragion di guerra avesse colà allora indettato 22 . Se a cotal' ordinanza rimanesse sorpreso e stordito l'animo di tutti già può dirsi, operanti e nell'atto già immersi, e veggenti riuscire vani tanti faticosi apparecchi, e perdersi la congiuntura della debolezza de' presidi turcheschi in que' confini, quasi di soldatesca allor vuoti, trasmessa a rinforzar l'oste di AH Bassà,
22 Questa disastrosa variante, che rischiava di mandar in nulla (e, d i fatt0, mandò in nulla) il piano tanto accuratamente preparato da M. , fu presa a Vienna per motivi politici, cioè per compiacere alle richieste degli ungheresi, massime del Palatino.
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Iddio il sa: ponderavasi dall' altro canto a qual pelago di miserie andava a commettersi marciando la gente al Tibisco: nissun provedimento vi si era fatto, e per farcelo mancavano il danaro, il tempo (entrava il mese di Agosto), i granai, e 'l consentimento degli Ungheri; la poca gente che colà si trovava consumavasi di penuria; e che saria d'un numero maggiore? Molti mesi si travagliò per accumular il pane necessario a Comorra vicina, alluviata da' fiumi, fornita di molini e di 80 forni fabbricativisi apposta: allora che cosa sarà, in parte dove tutto ciò venga meno? Non si puoté durante tutto il verno decorso far passar i vestiti , fermatisi perciò a Fiilek, alle soldatesche di colà per cagione de' cammini sfondati; né men si ebbe mezzo di far loro rimettere qualche danaro per mancanza di corrispondenze di banchieri; e come mantenerci l'Armata intiera? Abbandonano i villani le case, fuggonsi e raccolgansi ne' boschi, quindi tramando insidie (Ml) ai soldati, foraggieri e passaggeri, e vi spietatamente uccidono, e non sia per nascer odio irreconciliabile? Si arriverà tardi stanco male in arnese , tra le pioggie e tra i fanghi; trapasserà inutilmente nella marcia il tempo dell'operazioni, mentre ch' il Turco agisce di fatto e mette le sue cose in effetto. Quanto meglio varrebbe rimanere fermo nelle mature risoluzioni per tutto l'anno sottilmente discusse e con tanti argomenti pro e contra, e coll' unione di tanti voti stabilite! Quanto meglio espugnare Strigonia e Buda, e bilanciare con il loro acquisto la perdita di Varadino ! Entrar di lancio e viver su l'ostico, e liberar un gran tratto di paese de ' tributi! 23 A queste vive ragioni nuovamente rappresentate, ma poco attese, furono reiterati gli ordini di promuovere la marcia col dire doversi la medicina applicare là ove era il male. IX - Il parere de' prudenti e de' periti è l'unica misura della bontà degli atti morali: e quel non so che di divino che è ne' consigli sta radicato nel consenso di più intelletti, a ciascun de' quali , mentre che doppo la debita applicazione di studio e di 23 Ecco
la fulminea strategia d i M., contrapposta a quella macch inosa e dispersiva della Coree.
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tempo le cose si paiono sotto le medesime forme , non può dubitarsi ch'elle non sieno veramente tali (Nl ), e appieno , o a un dipresso, onde il mutar simili sentenze è un peggiorarle; ma vi ha tal 'or de' ministri maggiori d'autorità che d'esperienza (e chi può averla in tutte le cose? ) li quali far da sé non sanno (01), seguir degli altri il consiglio, quasi bisognevoli dell' altrui lume , non vogliono, onde nel sconvolgimento delle prese risoluzioni cercano loro glorie e credito: ma quando poi gli avvenimenti non corrispondono a i voti, ogn'uno s' infinge e si scolpa (Pl), sì come di questa marcia di Transilvania divenne, dove per illusione di giocolatori politici, sendomi di repente state cambiate le carte in mano , nissuno volle esserne stato l' autore né ' l consigliere. X - Compensò l' affrettamento della marcia l'angustio del tempo e la lunghezza delle strade, e trovossi l'esercito il 3 agosto ne i campi di Levice dove avutasi lingua che retrocedendo il Kemény avanzava con 60.000 uomini Alì Bassà 24 , e che con gran premura erano chiesti gli aiuti, fu quegli senz'altro rispetto dargli, forte promesso 25 , e lasciata di lui addietro la Fanteria e 'l cannon grosso con ordine di seguir appresso sotto il commando del Principe di Baden Leopoldo Guglielmo generale dell ' Artiglieria, spinsi io velocemente innanzi colla Cavalleria (Ll ) e con essa pervenni li 18 d'Agosto a Caden, in riva al Tibisco a una lega sotto Tokaj 26 : arrivo opportuno, al cui primo avviso l'inimico ristette , il quale passato da Nagybanya ed entrato nelle pertinenze 24
Cone d' Alì Pascià. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. 000 lsmacl Pascià di Buda , Pascià di Temesvàr, Pascià di Eger: Soldati delle frontiere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . 16.000 Pascià di Asia (Oglu , Hassan, Zachel): Tartari . . . . . . ... . . ...... . . . .. . .. • . . . .. . ... . .. . .. . ..... . .. . . . ... . . .. . .. . .. 8.000 TOTALE . . .. .. .. .. . . ......... . ..... . . . . .. . . ..... . .. . .. .. . .. . . . . .. . •. .. . .. .. 60.000 (N .d .A.). n Intendasi: «fu fonemenre promesso di dargli quegli (cioè gli ai uti) senza riguardo ad altre considerazioni•. 26 Le località citate qui e poco oltre si t rovano io parte nell'Ungheria di N.O., in parte, oggi, in Romania e in URSS (Rutenia). In particolare: Nagybanya è oggi Baia Mare e Maramaros-Sziget è Sighctul Marmaciei, entrambe nella Transilvania romena; Munkacs è Mukacevo , nell'Unione Sovietica.
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reali dell'Ungheria, correva a briglia sciolta, e senza ritegno , desolandole col fuoco e con lo spoglio, li contorni di MaramarosSziget e di Munkacs mentre eh' i tartari con strage crudelissima lasciavano da per tutto quasi striscie di fulmine , orridi segni del lor passaggio ancor fumante dell'arsione delle case e delle campagne, e fetido degli insepolti cadaveri. Assaltò egli Medgyes, ma invano, posesi sotto Huszt, ma al premiero grido dell'arme cristiane con mille benedizioni dagli abitanti allora acclamate, incontinente levossi e riprese a dietro la marcia. Ricongiunta in questo mentre la Fanteria alla Cavalleria, non si stette in dubbio di perseguitar senza indugio il nimico, e si cercò d ' accozzar insieme tutte le forze (Rl) per venir con esso lui a giornata, non dovendosi senz' esse tutte , che distratte non giovano , tutta la fortuna arrischiare. Dieci mila uomini avea promesso il Palatino, che si risolvettero in 150 cavalli dal generale Homonay appena concessi, che giuntosi su confini della Transilvania furono da lui indietro richiamati; né valse il dire ch'in cotal guisa non avriano participato alla gloria, alle sole arme alemanne tutta perciò serbata: né alcun altro argomento ebbe forza di persuadergli a formar al meno in apparenza qualche corpo su le frontiere per dare calor e fama alle operazioni; Cassovia eziandio rifiutò di ricever il presidio offertogli dal Palatino, suspicato di con essa lei intendersi; alterazioni in vero da sconcertare ogni ben formato disegno. Nulla di meno si passò ciò non ostante a Tokaj il Tibisco, e li 30 d'Agosto lungo al fiume Kraszna a due leghe di Szatmar campò l'esercito, cui s'era poco dinnanzi congiunto il Kemény con 3.000 uomini non bene ancor rassicurati (SI ) delle battiture preterite: ardeva egli di voglia di rientrar in Transilvania, e perciò prometteva (TI), con giuramenti affermandolo, aderenze de' popoli, vittovaglie e foraggi in copia, e in fin monti d'oro. Ma l'Armata già gravemente si risentiva degli incommodi, delle malattie e della penuria, conci6sia che , se ben la campagna era piena di grani, mancavano in ogni modo nella marcia continuata il tempo, i molini, e i forni per farne il pane, né men ci erano magazini per averne fatto riserbo , né carreggi per seco
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condurne del fatto, là onde tra la fame e tra le febbri, e le dissenterie cagionate dall'acque cattive, e dall'intemperie dell 'aere, ferventissimo di giorno , e di notte freddissimo, gran parte dell'esercito 27 , offiziali e gregari, languivano (Ul). Xl - Fu però concertato col Kemény che egli per di là della Kraszna la via di Nagyba.nya, Kovar e Szamos-Ujvar tenesse co' suoi, e che l'esercito Imperiale di qua del fiume per quella di Zilah marciasse: così più diffuso saria il grido delle nostre arme , men sentiriasi l'inopia de' foraggi e da varie parti più certa avriasi avuta lingua del Turco, il quale, a misura che noi avanzavamo , retrocedeva. Ebbesi nella marcia qualche insulto da i villani tumultuanti, che contro i soldati che givano in disparte la loro rabbia sfogavano; indi a poco venne avviso aver il Bassà risoluto di fermarsi a Claudiopoli 28 , o di venirci a riscontro, la onde si formò la battaglia quadrilunga (Vl), volubile (Zl), con gli impedimenti nel mezzo , disposti a scambievole soccorso fanti , cavalli ed Artiglieria, ordinantamente framischiati (A2). Quindi m i confidò il Kemény ch' egli, qual Principe nuovo, non ancora poteva assicurarsi de ' suoi, per lo che desiderava per entro alle nostre ordinanze essere compreso, e si fu concertato di ricevernelo con qualche sua truppa, o che le altre si schierassero per di fuora su le ale a far testa a gli insulti de' Tartari, o a perseguitar l'inimico rotto , o a trarlo seco fuora del campo fuggendo (B2 ), e poscia opportunamente tornando . In questa ordinanza di battaglia marciavasi (C2) m edesimamente ed alloggiavasi, l'ardore e l'aspettazione del combattere accoppiando il senso de ' sempre più crescenti mali. Ma finalmente il Bassà non venne, né si fermò, né aspettò , e da una masnada de' Tartari scontrata e battuta, si riseppe eh' egli si 27 S'infermarono gravemente tra i principali il generai dcli' Artiglieria Baden, il Tenente Maresciallo di campo Sporck, il Tenente Maresciallo di campo Stahrenberg, che ne mod, il generai Commissario Schifer, che ne morì, il generai Uditore Spacker, che ne morì, il colonnello d e' Dragoni Bistcrzky, che ne morì, e molti alui colonnelli ed offiziali. (N.d .A.). 28 <Claudiopoli>, una d elle <Sette città. sassoni d ella Transilvania, si chiamava in tedesco Klausenburg , in ungherese Kolozsviir e oggi , in romeno , Cluj Napoca. È la seconda città della Romania dopo Bucarest, ed è tu ttora trilingue.
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era ritirato a Marosvasarhely, altrimenti Neumarckt 29. sette leghe oltre Claudiopoli, là dove giunto l'esercito nostro, ne fu confirmato l'avviso.
XII - Avea sin qua la speranza (D2) di cose migliori da versarsi col cornucopia a Claudiopoli allettato gli animi de' soldati, ch'onde così fortemente ramaricavansi, l'annona (E2) imaginata fu un sogno , né si trovò pur del pane per un sol giorno: le aderenze, l'unione delle forze e li sussidj delle cirtà sassoniche e de' più de' Transilvani in fummo si dileguarono. Eglino, acclamato Michele Apafi, nativo sassone, in Principe, scrissero ( né valsero gli artifizi per cui più lertere furono intercette ed occultate a far sì che qualcuna buon ricapito non avesse) , essere le cose loro a lor grado composte; goder essi la quiete, non chiedere aiuti , esser'armati contra chiunque voglia turbarli . A sì strana metamorfosi , a mutazione (F2) di scena così contraria, che farsi? (G2). Scemava l'esercito, moltiplicavan gl' incommodi; le pioggie, il verno imminente, le strade cative, gran tratto deserto (H2) a riandar accrescevano le difficoltà (12). Doveasi per buona ragion di guerra porsi Claudiopoli (L2) dinnanzi a sé , piazza grande , mercantile , in sito fertile , freno al Turco, antemurale all'Ungheria, chiave del passo in Transilvania, fronte, copertura e linea di connessione agli altri posti; ma come che di viveri esausta, di vittovagliamento sopra tutte le cose aveva ella mestiere; ma d 'onde provederla, se non se dalla campagna? E come dalla campagna se li mieteva in suo proprio l'esercito (M2) e consumava quello in un giorno eh' alla guarnigione avria mesi durato? Dunque necessario era , di allontanarlo di quindi. Afflissero queste considerazioni il Kemény che unicamente fisso nelle sue convenienze, di esse sole la somma delle cose facendo e poco del resto curandosi , vi è maggior impegno all'esercito sempre più procacciava. Ma egli era evidente aver il Turco tre cotante genti di noi ; starsi egli ne' vantaggi de' suoi posti, con magazzini fattivi a tempo e ben provveduti, in paese alle spalle 29
Oggi Tirgu Mures.. in Romania.
Le opere di Raimondo Montecuccoli
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ripieno, innanzi a sé, cioè verso noi, desolato (N2), e l'assistenze degli abitanti a suo prò. All'incontro le nostre arme debilitate, ripiene d'infermi, più in sembiante d'ospitale che d'esercito, senz'aver in luogo alcuno pié fermo, doversi per gir più oltre traversar campagne riarse e già da due anni incolte, si come n'erano infelice spettacolo Alba Giulia (Weissenburg), Nagyszeben (Hermanstadt) 30, ed altri luoghi fattisi rei conoscere. A che fine dunque gettarsi nel golfo delle miserie e mendicar precipizi? Mancavano da per tutto il pane e i foraggi: (02) e come in presenza dell'inimico, a fronte di sì numerosa Cavalleria cercarli? (P2) Qual pazzia porsi ad imprese temerarie che anco felicemente succedendo non potriansi giustificare? (Q2) Cadendo le pioggie, come muoversi in que' terreni tenaci? Passandosi oltre, o si lasciava grosso presidio in Claudiopoli, o no. Nel primo caso, qual Fanteria sana rimaneva all'esercito? Nell'altro, qual sicurezza alle spalle de' villani ribelli , e dalle città già col nemico rappattumate? Aveasi più volte fatto copia di combattere al Turco, datagli occasione di cimentarsi, e tante giornate campali presentategli quante (R2) se n'erano nel marciare fatte di strada, che furon parecchie, dietro a lui seguitando e sei leghe al suo campo vicino appressandosi: perché non averci egli in sito eguale aspettato? Perché non uscir egli de' suoi vantaggi per riscontrarci? Forse per trarci negli inganni (S2). Aver poi gloriosamente esaltata la riputazione (T2) delle arme, fatto ritirar l'inimico fuora dell'Ungheria, introdotto il Kemény e il promesso soccorso nella provincia, purch' ella con prontezza corrispondente avesse voluto o l'uno o l'altro ricevere, apertoci il varco e tenerne in mano le chiavi per rientrarci sempre a nostra posta; esser ormai tempo di ricreare e di riconfortare (U2) l'Armata. Si appagò di queste ragioni il Kemény ed assicurata con giuramento la fede de' cittadini, s'impose presidio di 1500
,t
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«Alba Giulia• (sotto i Romani Apulum, e oggi Alba lulia in Romania), si chiamava in magiaro Gyulafehérvar e io tedesco Weissenburg; Nagyszeben, più nota con il nome tedesco d i Hermai:istadt, una delle «sette città> sassoni, si chiama oggi in romeno Sibiu , dal nome romano di Cibioum.
Della guemz col lurco in Ungheria
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alemanni e 600 cavalli del Kemény in Claudiopoli sott' il commando del Tenente col. Tasso, il quale fu poi ricambiato dal Tenente colonnello Redani. Si provide la piazza di munizioni, di materiali per la fortificazione e di grani tagliati nel campo e da tutti a gara introdotti per vil prezzo imposti alla fatica del mieterli e del condurli: e si gettò altresì presidio in Bethlen e in Fagaras, termine alla metà della strada fra Vienna e Costantinopoli 3 1. Cos1 ritirossi l'esercito li 17 di settembre a dieci leghe dietro Claudiopoli, per osservare da luogo più commodo, e senza disrruggere i contorni della piazza, gli andamenti dell'inimico, e per caldeggiarla e darle agio di porsi in buono assetto, e perché poteva per avventura il Bassa voler tentarne lo attacco in tempo che le strade guaste fossero state d'impedimento alla sollecita marcia della nostra Fanteria; perciò furono in prevenzione disposti e presti tenuti ronzini di bagaglio, da incavallare ad ogni uopo di soccorso la gente di piede. XIII - Intanto il generale dell'Artiglieria de Souches, il quale con un campo volante d' Alemanni e di Ungheri campava ne' contorni di Comorra, fece una scorreria verso Buda, dove, rovinate le palanche 32 di Waalsombeck e due altre mal fornite allora di difensori, e da soccorsi lontane, rimasero parecchi de ' nemici uccisi e prigioni e messi a bottino; ma vaglia il vero: sogliono simili corsi in afflizione e danno de' nostri riflettere, atteso ch'i paesani, come cristiani e deditizi ch'ei sono, vengono poscia dal Turco astretti a rifabbricare a loro spese e sudori i luoghi distrutti, ed essi così spogliati ed angariati, nissun'opera o ricognizione possono contribuir a' loro naturali padroni, o a' nostri presidi. Io spedii similmente il colonnello Schneidau con Dragoni, 31 32
Località di moocagna , strategicamente importante, circa 70 km . olue Sibiu.
Palanche sono un reci nto di siepi o di palificate con un fosso avan ti, una torre o casa amica barrata, o una gabbia innalzata sopra pilastri di legno, o parete di travi insieme incastrate ed impiasuicciate di ferro o cos'alua simile per stazione delle guardie, e in alcuni luoghi piil concr'a ladroni che coou'un gesto inimico fatte. (N.d .A.). • •SuJJa parola cpalanche• cfr. in questo stesso volume Discorso della Guerra conlro ii Turco, n. 14. (N.d.C.).
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Cavalleria, pettardi ed altri stromenti a tentar la sopresa di Sant lob, con l' assistenza della Fanteria del presidio di Szekélyhid ma non potend 'egli entrar nella rocca assai forte , abbrugiò l'espugnata palanca che dinanzi gli stava e, sì ricoprendola, d 'opera esteriore servivagli. XIV - Tenutosi da ogni tentativo il Bassa, cominciò a ritirarsi fuora della Transilvania, dove lasciò però a dietro sott' il commando d 'Ibrahim 2.000 Turchi e da 3.000 valacchi, si prese quartiero di verno a Temesvar. Noi similmente lasciata alla disposizione del Principe Kemény una partita di 2.000 cavalli alemanni sotto alla condotta del Colonnello Fabri, Claudiopoli ben provista e munita, la linea della communicazione stabilita fra l'esercito e le fortezze e gli stati, e la stagione de gli assedi trascorsa, ci ritirassimo verso il Tibisco, sospirato porto a doverci cansare dal naufragio , del contagio, della fame e delle miserie: impercioch'il tratto da Varadino a Tokaj sino a Szatmar tutto era incolto, e perciò da gli abitanti chiamato Betulia insipida; da Huszt, Szatmar, Medgyes, Nagybanya, Kovar, Szamos-Ujvar, Bistritz, Maros-Vasarhely, tutto arso e distrutto; da Szatmar, Zilahy, Claudiopoli, consumato da' nostri; il resto de' Siculi 33 e de Sassoni parte dalle soldatesche lor proprie, parte da quelle del Turco e del Kemény rovinato; il gelo, ch'arrestava il corso dell ' acque, toglieva l'uso de' mulini; sferrati i cavalli; gli uomini nudi; le strade cative , e tempi ngorosissimi moveano a compassione. Dal Kemény non si potea sperare sollievo alcuno , confessando egli d 'esser povero gentiluomo, non aver altro dal Principato se non il nome né più di 400 cavalli de' suoi uniti insieme, per lo sostentamento de' quali e de' nostri e de' villani, che tutti ad un tagliere voleano mangiare, nascevano giornalmente tra foraggieri , con morte di non pochi di loro, battaglie (V2) e contese. In terzo, s' accoppiava alla fame il contagio (22) che toglieva gli offiziali ai BI «Siculi> sono gli Székely, popolo di origine oscwa, ma certamente magiari (o magiarizzati), formavano. assieme ai magiari veri e propri ed ai sassoni una delle tre «nazioni> della Transilvan ia, la quarta essendo i Vlahi, (gli attuali romeni), non riconosciu ta come pari d alle altre tre. Gli Székely parlavano comunque un dialetto magiaro.
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Della guerra col turco in Ungheria
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soldati, questi all' insegne , mentre che quasi rutti li colonnelli e lor luogotenenti e le persone dello stato Generale e la mia propria famiglia 34 , costretto io solo a supplire ali' offizio degli altri , giaceano infermi. Per lo che movendosi l'esercito, come si disse, verso il Tibisco, campò il primo giorno di novembre al Szamos, il quale valicato li 2 a Szamosszeg fu a dì 5 una lega di Tokaj, ed alli 19 fra il Tibisco ed il Bodrog, e a dì 15 di Decembre a due leghe di Cassovia, quivi aspettando li magnati Ungheri , che per aggiustarne la repartizione degl i alloggiamenti (A3) all'esercito vi si doveano assembrare. XV - Stavasi in canto il Kemény presso a Medgyes di ritorno egli ancora di Transilvania, dove le intelligenze eh ' egli avea in diversi luoghi, e panicolarmente a Biscriccia 35 che gli chiuse le pone su l' viso e sparò sopra le di lui truppe le aniglierie, non ebbero effetto alcuno . Figa.ras assaltata da' turchi li ributtò con grave lor dan no, e quei soldati alemanni che dentro vi erano di presidio, fatta una gagliarda sonita , guadagnarono 8 stendardi da' valacchi. L' Apafi mandò Patenti Universali per la provincia.
CAP. II Anno 1662
XVI - La cupidigia del Principato tenea inquieto il Kemény, il quale in dispetto della stagione e de ' stati che gli si dichiaravano avversi , e de' suoi propri, che 'l dissuadevano, fece gagliardissime instanze per un rinforzo di 2. 000 uomini dell ' Armata Cesarea, cui ricusarli non volli , e mandarli sotto la condotta del colonnello Jacques Gérard , soldato veterano e di vaglia. Mosse il Principe i suoi su ' l principio di Genaio, e provenendo con la diligenza l'aspettazione (B3), sorprese l'animo di tutti i 34 Li più intimi de' miei famigliari. paggi, cameriere, stalma.mo, cuochi, Cappellano, scgreu.rio e simili nella medesima ora servirono e trapassarono. (N .cl.A.). H Bistriu , oggi Ba.nslci Bystrica , in Cecoslovacchia.
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transilvani che tosto incominciarono a declinar dall' Apafi, il quale astretto a rifuggirsi in Segesvar, città aperta e senza valide mura, chiese ricoverarsi su dentro al castello, il che dalla cittadinanza gli fu negato: e le sue proprie truppe di notte fuggendo, l'abbandonarono (C3), così mal ferma si è l'affezione de' popoli dove la fortuna si cambia. Ben sortita celerità se con pari ardore continuata, potea il Kemény senza gran fatica espugnar la piazza ed aver l' Apafi nelle sue mani, ma dalle lusinghe invescato, promettendogli (D3) l'uno di cedergli il Principato, e la altra di riceverlo dentro con modo amichevole e senza violenza, troppo alla provincia esosa, sì innanzi lasciò trascorrer il tempo (E3) de' trattati (F3) ch'i turchi ebbero agio di assembrarsi; e guidati da Kiiçiick Mehmet Bassà, a gettarsi entro a quel luogo. Ebbe lingua di buon'ora il Kemény della venuta loro, con ammonimento esser opportuno riscontrarli (G3) e stanchi (H3) della marcia combatterli prima che con coloro della citta si congiungessero (13): ma il Kemény, dalle sue nuove speranze alloppiato 36 , non s'attenne al consiglio, sì che entrati senza opposizione li turchi , videsi in continente l'animo dell'Apafi e de' cittadini mutato (L3). Fu allora suggerito al Kemény esser ormai inutile il far quivi più lungo soggiorno, ma ben necessario l'allontanarsene per poter riposar i cavalli e foraggiare commodamente; fu inoltre avvisato che il nimico avea disegno di attaccarlo , ma egli dubbioso ed irrisoluto tra lo starsi e l' andarsi, tra 'l combattere e 'l ritirarsi , parea non potesse, quasi uccello nelle panie, quinci staccarsi, e come ch'e' si trattasse d ' un arrangiamento da festa e d 'una giostra sollazzevole, non curava gli avvertimenti, aggirato e deluso da' alcuni de' suoi, prima tenuti in sospetto, qui dal Turco corrotti, indi a poco traditori scoperti. Così il giorno de' 2 3 di gennaio, avend' egli permesso alle truppe di uscir a foraggio (M3 ), ed ecco su 'l mezzo giorno venirsene baldanzosi i turchi ad assalir impetuosamente la gente 36
Incendasi: «narcotizzato• («oppiato•).
Della gue"a col 111rco in Ungheria
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del Kemény a gran pena salita a cavallo e schieratasi tumultuaria (N3) in battaglia. Si trassero alcuni al primo all'arme per infedeltà in disparte; il corno sinisuo, dov'erano gli alemanni, ruppe il destro opposto dell 'inimico, preludio della vittoria, se l' altro corno cedendo non avesse dato agio al Turco di venir al tergo (03) e di circondar (P3) coloro che in un medesimo vincitori e vinti si videro, astretti essi ancora a dar volta. Fu la strage su 'l campo poca, nella fuga molta, e da' paesani fatta maggiore. Vi restò fra gli altri il Kemény né si sa il come, benché li più tengano caduto da cavallo e da suoi medesimi, a caso o a studio, calpestato. XVII - Con sì fatta catastrofe finì sua vita il Kemény Janos , Principe di qualità degne e di lunga isperienza militare, ma in questa spedizione poco cauto, nulla conforme alle buone regole operando e solo abbandonatosi imieramente al destino, come da vari segni de' suoi andamenti e discorsi di quegli ultimi giorni comprender si puote. Così cadde egli sorpreso, tradito e sconfitto: forse in pena, come Calvinista ch'egli era, della sua credenza nel Fato. XVIII - S'erano ragunati in ordine regio gli stati dell'Ungheria superiore in Cassovia, dov'io a gli 11 di gennaio, ed il giorno appresso il Conte di Rothal , il Palatino e ' l Cancelliere di Ungheria, come plenipotenziari Cesarei intervennero. Conteneano le proposizioni in sostanza l' alloggiamento della milizia ed il presidio di Cassovia; esonavano questo punto la convenienza di dar forma allo stato militare, la necessità publica, la convenzione degli articoli dietali e l' intelligenze notorie che alcuni di quei cittadini aveano col Turco 37 • Persuadevano i quanieri all'esercito quest'alue ragioni: erano state sollecitamente richieste quest'arme dagli Ungheri nel tempo del bisogno; elle s' erano rese meritevoli con una spedizione laboriosissima ed avvantaggiosa, per la quale furono poco dianzi liberati dalle fauci del Turco; si 37 Andrea Sartalmassern, borghese de ' principali di Cassovia , cenea corrispo ndenza col Bassà
di Eger, come si conobbe: da lc:nere im ercene. (N .d .A.).
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mantenivano da 3. 000 uomini come guardie avanzate fuora del paese, cioè in Transilvania, in loro sicurezza e senza lor aggravio; aveano avuto ozio di far senza disturbo raccolte, vindemmie, e seminazioni; doversi ristorar l'esercito , né potersi ragionevolmente quindi levarlo per l'imminente pericolo delle nuove invasioni del Turco. Ma tutti questi argomenti messi in non cale, allegavano gli stati lor privilegi, l'invalidità del consenso di alcuni pochi , mentre che dall'universale in piena Dieta 38 non venga approvato; l' impossibilità de' mezzi, e che la città non potea ricever presidio, riserbando ella vuoti i casamenti per ostello di provincia qualunque volta di ricovero avessero avuto mestiere . Cotal materia fu in più sessioni discussa e disputata, vari proggetti ne furono fatti e disfatti , rifatti e di nuovo cassi ed annullati, ed in fine conobbesi ch 'egli era un pestar l'acqua nel mortaio, e che questi sentimenti contrari venivano suggeriti e fomentati da più alto luogo, dove il danaro avea corrotto il cuore e le lingue di alcuni, che nel proporre le cose più tosto materia di contradire che di obbedire somministravano, laonde in apparenza contrari , l'un l'altro incolpando, e ' l viso delle arme facendosi segretamente poi si levavano , e della clemenza Cesarea abusandosi (R3) tiravano d'accordo ad un fine; e sì fartamente inasprironsi gli animi de ' malvagi, che in dispetto de' ben affetti e di miglior senno, siasi o per indiscreto zelo di libertà trapassata in dissoluta licenza, o per dissensione di credenza eretica solita influir spirito di vertigine e di sospetto, non solamente che ricusassero dar quartieri a soldati: ma anco ordinarono alli villani di abbandonar le lor case lasciandole vuote, di non vender quei grani ch'avean di soverchio, e d 'andar in traccia degli infermi e de' sbandati e a dietro rimasti soldati come a caccia di fiere, e di spietatamente macellarli. Povera soldatesca, cui nel pericolo si canta l'osann a, e passato ch 'egli è, s' intuona il crocifiggi! Né qui fermandosi, sollecitarono que' transilvani ch'esercitavano r.raffico in Cassovia, accioché s'unissero con esso loro per 38 Si
intenda: la Dieta d' Ungheria.
Del/11 guerra col turco in Ungheria
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cacciar e tagliar gli alemanni; proposero di assoldar Rateri 39 per sollevarsi, tentarono di rompere il Quartiere generale in H6thirs, benché in loro danno; invitarono da' confini della Polonia bande di malandrini a danneggiarci, assalirono nella marcia, travestitisi da turchi, il Reggimento del colonnello Kniegge , il quale appunto come turchi gli accolse. In somma, tratti dall'odio, e dal sospetto, ebbero per unica mira, e 'l confessò il vice Cornice di Cassovia, di non soffrir guarnigione, far perir l'esercito, aver un Principe in Transilvania aderente e protettore de' loro capricci e indipendente da Cesare. Dignissimi in vero di ogni più atroce castigo, per istrangolare nella culla la serpe e per discernere tra buoni i cattivi, ed accioché l'impunità (S3) non sia a nuovi misfatti materia. Così discioltasi a dì 21 di gennaio infruttuosamente la conferenza, spedirono gli stati a Cesare per iscusarsi e per supplicarlo accioché l'esercito fosse da que' Comitati fuora rimosso: grazie cui la incomparabil sua bontà, per l'uso assiduo del beneficare in natura converso, negare loro non volle.
XIX - L'esercito dunque, richiamato e lasciata qualche gente ne' posti presidiati, mosse il mese di Marzo dalla superior Ungheria; e nell'inferiore (dove fu poscia acquartierato), pervenne; alloggiando un grosso di Cavalleria e di Dragoni a Rimaszombat, luogo comodo alla connessione della linea ed al soccorso delle parti alte , sì come poco appresso il destro ne venne , impercioché, sì tenuto ristretto il Turco da' nostri presidi in Transilvania che non potea danneggiar l'Ungheria, risolvette di espugnarli per forza, onde unitisi nella primavera l' Apafi, il Kiiçiik Mehmet Bassà ed i vallacchi, con Artiglieria ed altri apprestamenti necessari, poserosi all 'assedio di Claudiopoli stringendola forte con approcci e con batterie; ma il Commandante Davide Redani valorosamente difendendosi con sortite e con altro fece lor grave danno , similmente con tagliate 40 per entro la città che capacissima n ' era, 39 Cioè Rittern,
cavalieri mercenari. d ietro le fortificazioni per bloccare l'accesso attraverso le b recce.
40 Trincee costruite
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dietro alla parte del muro battuto assicurandosi delle breccie dell' inimico, si facea beffe. Fu intanto comandato al Colonnello Schneidau, di portarsi al soccorso della piazza, il quale marciando con diligenza dal predetto Rimaszombat, giunse e ruppe le guardie ostili, e dalla vanguardia guidata dal colonnello Post fu sconfitto un corpo avanzato di villani che si erano fortificati fra strada ne' boschi per impedirne il varco, quale colla spada apertosi, vennero vincitori a Claudiopoli, donde l' Apafi presentitone l' arrivo, avea due giorni prima sciolto (T3) l'assedio e lasciata a dietro gran quantità di materiali e di vittovaglie. Così trionfò Claudiopoli, argine (V3) egregiamente opportuno a ritener l'impetuosa innondazione delle arme Turchesche, le quali per tutt'il corso dell'estate indarno sudando ruppero (V3) in questo scoglio. XX - Ma per istabilire con fondamento più fermo le cose sì della guerra sì della pace, fu da Cesare intimata la Dieta in Pozsony 41 al dì primo di Maggio, che alli 9 di Settembre poscia finita, finirono altresì in nulla svaniti doppo lunga speranza i trattati della pace col Turco, dalla Porta ad Alì Bassà rimessi, che ne avea la plenipotenza in Temesvar, dove per addormentarci furono riassunti. Divora il Turco coll'animo la monarchia (23) del mondo, né vuole senza far prima cimento delle arme (A4), dar a sé o ad altrui riposo: onde, che farsi? Se non preferire ad una pace cativa una buona guerra (B4), e quella fuor delle mani sguizzata, afferrar (C4) questa? CAP. ll1 Anno 1663 XXI - Certi ingegni speculativi, sì belle idee dipingonsi nella mente e sì di tutto punto aggiustato , che di essi non altrimente 41 Dopo la perd ita di quasi tutta l'Ungheria , caduta in mano turca, Pozsooy era diventata la sede della Dieta e, quin di, la capitale . Pozsony era il nome ungherese della città, chiamata altresì Presburgo e dopo la Prima Guerra mondiale nuovamente con il suo nome ceco d i Bratislava, capitale della Slovacchia.
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che Prometeo delle sue statue innamoratisi, per non mai più lasciarle, le sposano 42 . Erasi l' imaginazione della pace (D4) sì fortemente impressa nell'animo di qualche ministro, che nissun argomento valea a trargliela di capo. Credenza avvalorata dagli artifizi (E4) del Turco, il qual rimostrando ad ora ad ora come perfetto l'aggiustamento de' negoziati, vi intralciava a ogni tratto qualche leggiero scrupolo di dissidio , il qual tolto, nascevane un nuovo, in guisa che di uno in altro andando e 'l tempo in apparenze protraendo, pareasi di vi è più accostarsi ogni ora alla conclusione, alla quale, però in fatti mai pervenivasi. Così una linea può sem pre più appressarsi ad un'altra, senza ch'elle mai, fuorché in un punto, insieme concorrano (F4). Cotal opinion p reconcetta fu di due mali effetti cagione, conciosia ché non solo si tralasciò di applicare col fervor necessario a gli apparecchi della guerra, ma delle truppe ancora ne furono qualchedune qua e là divise per soddisfar alla privata ambizione di coloro che desideravano di comandar a parte, e qualchedune ben da 4.000 e più combattenti 43 vecchi e aguerriti, vennero trasmesse in Italia, non senza mormorazione (G4) de' popoli, li quali dato loro quartiere nel tempo quieto, vedeansi nelle turbolenze dell'aiuto lor privi. Laonde, quantunque lunghissimo tempo, anzi anni fossero trascorsi da che s'ebbe sospetto probabilissimo della rottura della pace, si può in ogni modo affermare con verità, che paradosso si paia, che noi fossimo sorpresi, e che senza pensarvi ci trovassimo in una fierissima guerra involti. Oltre che una lunghissima fila di guerre antecedenti e di spese continue aveano esausti gli erari e sparsi qua e là tanti e si fatti diffetti nelle frontiere , che non si poteano se non successivamente, e collo spazio di molt' anni (H4) quieti e di molto danaro , correggere. XXII - Così stavan le cose, ed eccoci sù la fine d'Aprile
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Svista di M. , che intendeva evidentemente, Pigmalione. Due reggimenti di fanteria (Schonaich, Porcia); due reggimenti di Cavalleria (Fabri, Carafa). (N. d.A .). 43
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giunger avviso , che il Turco, sotto la condotta del Gran Vizir 4 3 bis usciva in campagna con 100.000 uomini 44 , numero in cui confrontavano a un di presso il Reninger Residente Cesareo alla Porta, li prigionieri, le spie, Ii corrispondenti e li trasfuggitori. All' incontro stavano dell'Esercito Cesareo qualche reggimenti in Transilvania e nell'Ungheria Superiore, altri ne' presidi dell'Ungheria bassa, et altri in Stiria. Onde il corpo, che si dovea porre in campagna in opposizione del Turco si riduceva a men di 6.000 tra fanti 45 e cavalli, numero il quale poi appresso durante rutta la campagna, e bilanciate l'entrata e l'uscita della gente, in questi termini, o intorno , sempre rimase , atteso che s' e venivano o recruire a' Reggimenti o sussidi dell'Impero , a gran pena supplivano a ristorare le piazze vuote de' morti e de ' malati, ed a rinforzar l'uno o l'altro de' luoghi più esposti all'inimico. Temeraria e ridicola pareasi questa proporzione ragguagliata all'oste turchesco, la qual de' nostri , meglio che di Lucullo Tigrane (14), dir potea esser molti, se e' venissero oratori; pochissimi se per 43 bis Il a uovo Gran Visir era Ahmed Kopriilil. succeduto nel 166 1 al padre . 44 Gian nizzeri della Porta . . . .. . . . . .. .. . . . ....... .. .... .. . ... ....... ..... . . 12.000 Cavalli e fanti della Porta (dal l'Albania e dal!' Asia). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 5 .000 Da Temesvàr con Alì Bassà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18.000 Di Transilvania .. . .. .. .. .. .. . .. .. .. . .. . .. . ..... ... .... . ..... ... ... .... ..... . . . 5.000 Dc confini. ...... ........ . .. . . .... .. . .... .. .. .. . . . . . ..... . . .. . .. .. . . .. . .. .. 15.000 Tartari, Moldavi e Valacchi .. ... . . .. . .. . .. .. . . . .. . .. . ... . . . . .. . .. . . .. . . . . 35.000 TOTALE ..... ... . .. .. .. .. .. . .. . .. ... .... .. . . .. .. ........ . .. ... .... .. . . .. .. 120.000 200 pezzi d'Artiglieria leggera; 25 pezzi d ' Aniglieria grossa. (N.d.A. ). 4 ) Cavalleria:
Montccuccoli . . . . . .. .. .. . . . . ..... . .. . . . ... .... . ..... .. .. ... 605 Zeiss . . ...... .. . ... .......... .... ... .. .. . .... . ... .. .. . . .... .. ........... ... .. . 604 Holstein. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. ....... 595 Caprara ........... .. .. . .. .. ........ .. ........ . . . ... . ... . .. . .. .. . .. . . .. .. .. . .. 679 Rappach . ... ... .... .. . .. .. ..... . ... .. . ... . .. ... . ... . . . .. . . ... . . . .. . .. .. . . .. . . . 960 Knieggc . . . . . . . . . . . . ... .• .. . .. . .... .. . .. .. . .. . .. .. . .. . .. . .. .. ..... . . 287 Croati ... .. ......... . ...... ..... ....... .. . . . . . .. .. .... . . .. . . . . .. . .. .. .. . .. . .. . 365 TOTAI.E. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . .. .. 4. 095 Dragoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 181 Fanteria di Promnitz . . . . .. .. .. . .. . . . . .. . . . . . . ... . . .. . .. ... . .. . . .. . .. . .. .. . 1.259 SUMMA SUMMATADE' COMBATTENTI . . . . .. • .. . .. . . .. . . .... . .. . ... . 5.535 (N. d.A .)
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combattere. Deplorabil cosa che la salute di tanti popoli dovesse nella virtù di così pochi soldati riposare. E che far' io? cui n'era incaricato il commando? Ridurmi a far il Croato 46 con una partita di 4.000 cavalli? Al carico di Maresciallo di Campo ed alla mia lunga servitu mal convenivasi lamentarmi a Cesare. Giaceva egli infermo del vaiuolo: abbandonar il servigio? l'ossequio e la fedeltà mi ripugnavano. Protestai, obedii, mi sacrificai (M4). Qui convenne fare di necessità virtù, aver per iscopo principale di tener celata la debolezza (N4) delle proprie forze, di mostrarsi però in tal qual modo al nimico, sì perché a lui nissun vedendosi a torno non crescesse baldanza, sì per animar gli Ungheri alla propria difesa, e sì per dar calore alle tre piazze principali di Gyor di Comorra e di Neuhausel 47 , che erano situate su la punta et alla avvenuta del Turco. A ciò far fu stimato ottimo sito quello di Ungarisch Altenburg 48 nel quale concorrevano tutti i vantaggi (04): l'inimico non potea riconoscerlo e molto meno attorniarlo 49; si occupavano ambedue le ripe del Danubio per via di ponti e di barconi; facili erano le condotte delle vittovaglie e di che che fosse; si aveano le fortezze da vicino per assisterle; si teneva aperta la comunicazione (P4) alla venuta delle recrutte , delle rimonte et degli aiuti stranieri: ricoprivasi l'Austria; si vegliava alli movimenti dell' inimico per prevenirlo ovunque egli andasse, mentre che noi caminavamo per la corda, dove egli per l'arco avea da marciare. 46 Citando il compito usualmente affidato ai Croati (Cavalleria leggera, utile più che altro per
incursioni) M. tira una frecciata allo Zrfoyi, Bano di Croazia, il q uale sosteneva che si dovesse combattere contro i turchi con incursioni di Cavalleria leggera. M. per la verità propugnava una Strategia assai più concreta. 47 Importante località strategica, su l fiume Vah , che, oltre a coprire Komarom, impediva l'accesso alle direttrici di Bratislava e di Vienna, oggi in boemo chiamata Nové Zamky (il nome ungherese era Ersekujvar). 48 Nome tedesco di Mosonmagyar6var, città dell'Ungheria di N.0 , sita su un ramo del Danubio appena entro il confine ungherese, ove confluiscono le strade da Vienna e da Bratislava. 49 Come successe al colonnello Schlang in Neuburg am Walde l'a. 1641; al Ragozzi in Polonia l'a. 1657; ali' Asch enberg all'isola di Alteo l'a 1669 . (N.d.A .)* *11 colonnello svedese Schlang, per cui M. ebbe sempre una radicata (e forse non infondata) antipatia, fu poi scambiato con il M. stesso , che era allora prigioniero degli svedesi; della campagna del Rak6czy si è detto (cfr. p iù indietro, n . 3); il terzo episodio avvenne nel.la Guerra del Nord. (N.d.C.).
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XXIII - Quivi dunque fu eletta la piazza d' arme generale per esserci le truppe a di' 15 di giugno, il che fu poscia fin a' 15 del settembre diferito a richiesta dell 'Arcivescovo di Strigonia, che protestò non potersi far l'insurrezione degli Ungheri prima de' 9 di luglio, e perciò non potersi in modo alcuno senza porre in disordine ed in confusione ogni cosa introdurre nel regno la soldatesca alemanna prima de' 15. Gran fortuna che le pioggie continue e le crescenze de' fiumi traboccanti in quell'anno oltre misura ritardarono per alcun tempo le imprese del Vizir, il quale co' suoi indugi e con le sue irresoluzioni non lasciò discernere il difetto delle nostre lentezze. XXIV - Erasi il giorno avanti, cioè a dì 14 di Luglio, in una giunta tenutasi a Comorra in materia della insurrezione, risoluto che la gente de ' comitati della ripa sinistra del Danubio, dovesse unirsi parte 50 in vicinanza di Neuhausel tra il Vago e la Nitria 51 intorno a Weisskirchen 52 , a gli ordini del Conte Adamo Forgach Governatore di esso Neuhausel e Generale delle Città montane; e parte 53 a Léva ed a Korpona; che quella de' Comitati della ripa destra 54 si raccozzasse tra Giavarino 55 e Papa a gli ordini del vescovo di Giavarino; e nell'isola detta comunemente la Schiltte si ragunasse quella de' Comitati di Presburgo e di Comorra; che la linea della comunicazione perché ella fosse breve e sicura, si formasse per traverso l'isola con ponti di barche al Danubio e sopra il Vago , che la trascorrono. Ch'essendo però la gente dell'insurrezione mal provista, non obbligata a starsi in campagna se non per pochissimi giorni, e la maggior parte villani inesperti, ritenuti a forza, e che perciò o si )O
Comitatus Nicriensis, Tirnaviensis, Arvensis, Twochzensis. (N.d.A.).
H I fiumi, entrambi in Slovacchia e che si gettano nel Danubio, si chiamano oggi Vah e
Nitra. )
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Località non identificata, probabilmente Banovce.
H Comitarus Hontensis, Neogradiensis, Solcensis, Liptaviensis. (N.d .A.). >4 Comitatus Castri ferrei, Soproniensis, Sgladiensis,Javriniensis , Wespriniensis. (N .d .A.).
)) «Giavarino•, importantissima località suategica, sede del Governo militare dell'Ungheria Absburgica affidato a M., si trovava alla confluenza della Ra.ba (in tedesco Raab) nel Danubio. Chiamata in lingua tedesca con lo stesso nome del fiume (Raab), il suo nome ungherese era ed è
Gyor.
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fuggono di nascosto dal campo, o non avezzi a soffrir la vista dell'inimico (in quanto a memoria de' viventi non si avea avuto guerra formale immediata col Turco) avriano al bisogno abbandonati i posti, egli si dovesse far una scelta de' meno disatti, li quali restassero in campo e fossero intrattenuti dagli altri in compenso d'essere licenziati alle lor case. Trattossi altresì di far qualche nuova levata di Ungheri, ma, l'Arcivescovo disse, bisognar prima pagar de' loro stipendi li soldati confiniari, e eh' altrimenti sariano essi tutti, col lasciar vuoti i loro posti, corsi a pigliar soldo ; 6. XXV - Fra queste disposizioni, giunse su 'l principio d'agosto l'Armata turchesca a Strigonia, dove ella alcuna gente traggittò oltre al Danubio. Il Forgach n'ebbe tostamente lingua, e che queste truppe erano sì passate: ma pocche e delle meno agguerrite, e ch'il ponte per l'esercito non potea d'alcuni giorni essere compito, ond'egli, opportuna ravisando l'occasione d' inverstirle e di batterle, pigliò seco la gente dell'insurrezione che stava al suo commando e la Cavalleria e gran parte della Fanteria del presidio di Neuhausel con qualche pezzetto d'artiglieria e di mortaio, e tutta la notte con esse marciando, si spinse alli 7 d'agosto risolutamente su l'inimico. Ma scontratolo più forte assai ed in miglior postura di quello che li aveano riferto le spie, vide in su lo schiarire del giorno un tratto il capitano della vanguardia, che senza nulla scoprire era giunto sino presso a Barcan, venirsene verso di lui in fuga col nimico alle spalle, e vide altresì la sua Cavalleria, che seguiva, essersi separata da' Fanti, avanzata per troppo ardore più in fretta di quello che li pedoni avessin potuto seguirla, onde dov' egli venne per rompere e per disfare altrui, rimase egli rotto e disfatto e la gente presa, tagliata e dispersa; tanto è lubrico e difficile il sorprendere Cavalleria leggiera, non già all'uso delle guerre de' tempi addietro ripartita negli alloggiamenti de' villaggi, ma accampata e contigua al grosso dell'esercito dal quale può a momenti essere rinforzata. l6
Cioè avrebbe disertato per arruolarsi nelle file mercenarie, ove vi era la promessa di paga.
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Quest'accidente (Q4) sconcertò tutte le disposizioni; la guarnigione di Neuhausel esausta, il residuo del presidio rimastovi dentro disanimato e confuso, la gente dell'insurrezione dissipata talmente che per tutto l'anno né pur un sol uomo più insurse. E se il Vizir avesse seguito (R4) di filo e mandato su le peste 5 o 6.000 cavalli ch'avessino incontinente investita con imblocco la piazza, ci era dubbio eh' ella in quel tumultuoso disordine non si fosse resa senza difesa. Ma perché questo prospero avvenimento gli successe oltre la di lui espettazione, perplesso nella deliberazione, ed involto nella difficoltà di assalire o Giavarino o l'esercito, perdette egli il tempo, ed a me il concesse, d'introdurre incontinente in Neuhausel nuovo fresco presidio di fanti, di Dragoni e di cavalli. Per l'assedio di Giavarino avea il Vizir apparecchiato barche in su le carra, sacchi da rena, balle di lana, gabbioni e simili altri ordigni; ma fastidio gli dava la vicinanza d'un esercito (S4) di cui le forze gli erano ignote e la moltiplicità de' ripari e de' fossi, che dalle piogge, oltr'il consueto cadenti, ripieni, faceano di sé nella superficie, benché per la brevità del tempo di travagliarci attorno poco cupi 57 per entro, orribile mostra al di fuori. Dall'assalir il campo ristette, vedendolo dalle piazze e dalla riviere coperto: sì ch'al fine, determinatosi all'assedio (T4) di Neuhausel vi comparse a dì 15, e a 16 di agosto l'attaccò formalmente. XXVI - Giunsero richiamati dall 'Ungheria superiore li reggimenti di Sporck, Heister, e Schneidau, che all'esercito s'incorporarono: e si tenne alli 14 una giunta a Pozsony per ripigliar la materia dell 'insurrezione, conforme alla quale doveansi indirizzare le operazioni, ma conobbesi in fatti che la consternazione della toccata percossa terrea tuttavia gli animi sì forte impauriti, che pochissima speranza ci era di qualche buon frutto. Nulla di meno , poiché in questa dovea consistere una gran parte della difesa, fu risoluto d'intimarla per li 24 d'agosto a Warberg, e che per dargli calore ed assicurarla dalle partite n Poco profondi.
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dell'inimico che poteano passar il Vago e turbarla e porre in confusione il paese, dovesse l'Armata alemanna passar il Danubio, già dalla turchesca similmente varcato, e camparsi a Cseklész, guardando in tanto e sin che la insurrezione seguisse il Vago. Per lo che levatosi l'Esercito da Ungarisch Altenburg giunse a di 21 a Cseklész, luogo che alle spalle avea un ramo morto del Danubio con molti guadi, e innanzi a sé certe boscaglie e avvenute dove innalzarsi alcuni fortini (U4) si mandarono guardie di cavalieri e Dragoni al Vago e si fecero guastare certi passaggi che c1erano. Distendesi questo fiume da Trencin sin a Gutta, dove mette capo nel Danubio, per lo spazio di 15 leghe, e l'acqua vi era sì bassa che quasi per tutto guazzar 58 si potea. L'inimico vi tenea schierata tutto lungo le ripe la maggior parte della sua Cavalleria, massime de ' tartari , valacchi e moldavi, che tutto il tratto occupavano da Gutta sin oltre a Freistadtl 58 bis. Il peggio era di non aver presidio alcuno in Pozsony che più e più volte ostinatamente rifiutato l'avea, onde potendo l'inimico avvanzarsi a sua posta lungo la città ed a coperto di essa, non veduto dal castello, seguivano che la sicurezza dell'esercito, delle piazze e de' ponti rimaneva all'altrui discrezioni esposta (V4). XXVII - Giunto il termine de' 24 all'insurrezione prefisso, si portò il Palatino alla piazza d'arme di Warberg, mezza lega dal campo alemanno distante, ma né pur uno , che comparso ci fosse , vi si trovò, scusatisi li comitati di Nitra, N6grad e Hont d'essere oppressi dal Turco; quei di Ama, Turzovca, e Trencin, dover guardar le proprie case nelle città montane; quel di Pozsony essere esausto per la recente perdita fatta a Parcany; sì che svanì la speranza dell'insurrezione 59 , unica cagione e motivo del campo a Cseklész, di dove s'introdussero in questo mezzo per due volte in Neuhausel qualche Haiduchi 60 di Giavarino e di Camorra, che 18
Guadare.
18 bis Oggi Hlohovec, sul fiume Vah. 59 Prova dell'assol uta inefficienza di questa istituzione
feudale. Hajduks erano irregolari che conducevano una sorra di guerriglia conuo i turchi, i quali, ovviamente, li consideravano, sovente a tono, banditi. 60 Gli
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nelle parti men custodite passarono a nuoto la Nitria. Si mandarono continue partite per osservar l'inimico e per aver lingua sicura dell'assedio, del campo e del suo modo di foraggiare, il quale a punto da vari prigionieri, dalle spie, e da fuggitivi si riseppe. Spedii una volta fra l'altri il Tenente Maresciallo Sporck, buon condottiere di panite, con 2.000 cavalli scelti per tentar la sorte; ma sì come lo stile del Turco si è por guardie e mandar pattuglie grossissime di 5 e 6.000 cavalli l'una e di non iscostarle molto dal campo e di concertar fra lor segna da poter ad ogni uopo insieme congiunsersi, così fu a gran pena lo Sporck su l'altra ripa del Vago, che egli intoppò in queste gran truppe , le quali, di lui accorresi, furono in un batter d'occhi sopra modo ingrossate, onde senza aver egli avuto agio di operar cosa alcuna, debbe contraputar in ragion d 'acquisto l'essere senza perdita ritornato nel campo. XXVIII - Avea ormai il Vizir preso i posti dell'assedio e fortificatili , per lo che non avendo egli che far de' Dragoni (Z4) né di tutta la sua Cavalleria presso di sé, doppo aver quantunque volte tentato ben per 15 giorni il passaggio del Vah e tante esserne stato sostenuto e rispinto , prese egli risoluzione di passar a viva forza e di assalir il campo di Cseklész e ne volle commettere l'esecuzione al generale de' tartari 61 , cui perciò fea promesse larghissime; ma scusandosi egli che l'attaccare trinciere non era impresa da tartari, fortificò il Vizir quel corpo in fin a 25 .000 uomini o intorno, con Artiglieria e Fanteria, e diedegli condottieri proporzionati; che a dì 3 settembre da tutte le bande (D5) in un punto, chi pe' guadi e chi a nuoto , chi più su e chi più giù di Freistadtl, vennero in folla e in furia a lanciarsi nel fiume ed a forzar i passaggi ed a cacciarne la nostra gente, cui per due leghe perseguitarono. Superat' i passi, si rimasero i turchi, i valacchi e l'Infanteria e l'Artiglieria a Freistadtl per battere quella casa e per favorir la ritirata de' tartari, che da 15. 000 si volsero alcuni verso Pozsony 61 li corriero cesareo chiamato Holzcl, il qual per timore fattosi turco serviva al Vizir d'interprete, ritornato alla fede, ha questa e molte altre panicolarità riferito. (N.d. A.).
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lungo le montagne saccheggiando e abbrugiando, ed alcuni trascorsero a dirittura al Monte Bianco (Weissenberg) e in Moravia.
A quest'allarme (era di poco passato il meriggio) fu di botto l'esercito in battaglia per quivi ricevere l'inimico e per raccoglier i foraggieri, le salvaguardie, le truppe rotte al Vago ed i soldati che fuora ai molini si ritrovavano. Ma la più parte di essi per altra via verso Pozsony si ritirò, vedendosi da tergo e da lati le fiamme e gl 'incendi di mano in mano appigliarsi e vie più dilatarsi verso Bibersburg, Bosing e S. Jorg. Non erano nel campo più di 2.000 cavalli, ed altrettanta Fanteria, soggetti ad esser tagliati alle spalle, o da Pozsony divisi, o impegnati in faccia al nemico senza poter reforaggiare né spiccare da sé alcuna partita per repirmere le scorrerie, o tenuti a bada intanto che ingrossatosi l'oste con nuove forze del campo turchesco , avesse potuto sormontarci a man salva; la onde si prese consiglio di quindi levarsi su l'imbrunir della sera, come seguì, per lo che due ore innanzi al giorno si giunse la mattina seguente a Pozsony. Qui si ebbe in cuore di accamparsi dinnanzi a' borghi e di tirar dalle falde de ' monti sin al Danubio una linea (C5) per fortificarsi; ma chi l'avria difesa se tutta la Fanteria a 2.000 non arrivava? Come assicurar l' eminenze spaziose, distese, che nel dorso miravano, dominavano il campo, imboccavan le linee e facean di se stesse spalla e coperta alle valli diretane, per le quali si potea non veduto condursi a i borghi alla città non presidiata (pareagli mentre che l'esercito avanti gli stava non aver dentro di presidio mestiere) ed ai ponti? Lungo le colline tutto eran vigne; lungo al Danubio, boschi e paduli; verso il Vago distrutto ed arso ed in faccia all'inimico: e dove dunque pigliar i foraggi? Forse nella parte opposta al Danubio? Ma come filare per i borghi, per due ponti, in lontananza di tre o quattro leghe, senza cavalli di bagaglio? Non sariano sempre rimasti nudi gli stendardi, il campo esposto a gli insulti e a la soldatesca impegnata, che nissuno avriasi potuto comandar altrove? Alla Schtitte minacciata dal Turco, contigua al suo campo, di tanta importanza e vuota di
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guardie, chi potea recargli soccorso in cotal positura della gente? Per queste ragioni , e per trarsi di soggezione in libertà d'acudire alle occorrenze, si ripassò alla destra ripa del Danubio; quindi subito in un medesimo si rinforzò di gente la Schiitte, si presidiò Trnava e Modem da gli abitanti derelitte e di vettovaglie a soprabbondanza ripiene, si spedirono 2.000 cavalli con lo Sporck dietro a' tartari, si aumentò il presidio del castello di Pozsony, s'impose guarnigione ne' borghi e si fu eziandio alla città offerta, la qual ricusatala allora, pur non istette poi guarì ad accettarla 62 . XXIX - Non valse lo Sporck a raggiunger i tartari che, come un baleno passando e d'un cavallo stracco sopra un fresco di quei che vuoti a mano li conduccono 63, d'ora in ora lanciandosi, e cansando qualunque benché minimo scontro, predarono, arsero, distrussero e ritornarono a Freistadtl, dove la lor ritirata stavasi sostenuta da i turchi. XXX - Nell'aspettazione de gli aiuti dell'Imperio e dell'insurrezione da farsi, come si disse a Wartberg, fu a dì 13 di settembre eventualmente conchiuso di entrare nell'isola, dove per l'un de' ponti fatto a Gutta si fronteggiasse e si tenesse a bada coll'Armata alemanna il nimico, il qual per l'altro di Comorra fosse alle spalle infestato; e ciò dovesse eseguire il Conte Nicolò Zrmyi, Bano di Croatia, subito che la gente della insurrezione e quella attesa di Stiria fosse comparsa 64 • XXXI - Fra queste disposizioni diverse partite sortirono felici successi. 62
Mirabile marcia di fianco, che ponendo le scarse truppe imperiali su l lato sinistro dei rurchi, tolse loro la possibilità (ammesso che ne avessero avuta l' intenzione) di penetrare più a fondo verso l'Austria e la Moravia. 63 I cavalleggeri tartari avevano sempte seco almeno due cavalli, ed in p iena corsa , senza arrestarsi , passavano con un volteggio dall'uno all'altro. 64 Ulteriore sviluppo della manovra di fianco di M. , il che costrinse i turchi ad attaccare la lunga isola Schiitte, che era la base da cui partivano tu tti gli attacchi sulla loro ala sinistra ed alle loro spalle.
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Da un 'imboscata (D5) ov'egli stava appiattato, vide il Tenente colonnello Honing marciargli avanti da 12.000 fra tartari e turchi, e passati eh' e' furono , s'appiccò egli alla retroguardia e ne tagliò e fece prigionieri da 300. Il capitano Aurochs ne ruppe 70. Il Capitano Henrico da 200, e le partite di Comorra, che givano oltr'al Danubio in busca, riportavano sempre o png1omen o bottini di cavalli, cameli, buffali e d'altro. XXXII - l'inimico all' incontro tentava vigorosamente e da più parti d' entrar nell'isola, in cui difesa nuova Fanteria e Cavalleria vi si trasmesse. Venne egli ancora una volta fra l'altre con gran forze sin alla guardia de' cavalli, che stava dinnanzi a' borghi di Pozsony sostenuta dalla Fanteria, e quivi al calore d'una gagliardissima scaramuccia, e dalla vetta delle montagne, riconobbe il sito e la positura e ' I ponte e l'esercito rimpetto a Pozsony attendato. E come poi si riseppe da' prigionieri, e più specificatamente dalla corrispondenza del Principe di Valacchia, Giov. Gregorio Ghica, fu il disegno del Turco d'attaccar prima il campo a Cseklész e susseguentemente Pozsony, e fallitogliene il primo, d'eseguir il secondo: ma l'averci egli veduto la nostra gente accampata (E5) 65 , fecegli pur ancor rompere quest'altro proponimento.
XXXIII - Il Ghica non combattè 66 mai di buon cuore a favor 6~ Così il re di Svezia coll'accamparsi a Norimberga J'a. 1632 salvò la città e l'esercito. (N.d.A.). 66 ,Ait Vallachiae Princeps, se quidem obtorto contra Christianos collo in bellum compelli, nunquam tamen sua suorumque arma, ettamsi capite plectatur, Christianis noxia /ore,, (Bethlen, Ru Transilv., p. 432) (N.d.A.)* * li Principe di Valacchia, Giovanni Gregorio Ghica (asceso a tale carica nel 1669), era dj eminente famiglia fanariora (ci~ greco-ortodossa di Istanbul) di origine albanese. Figlio di Giorgio Ghica, che era stato Principe di Moldavia poscia di Valacchia dal 1658 al 1660. era costretto per forza a servire i rurchi di cu i era vassallo, ma nascostamente favorì sempre i cristiani finché nel 1664 si schierò apertamente con questi. Dopo la fine delle ostilità, nd 1672 i turch i, ciò nonostante , gli ridettero il principato di Valacchia, dove dovette sostenere un ' aspra lotta contro i Camacuzeni, un'altra famiglia fanariota a lui rivale. Nel 1673 cambiò di nuovo bandiera portando le armi contro i rurchi; malgrado ciò visse poi a Istanbul ove morì. Parecchi suoi successori regnarono nel secolo successivo sulla Valacchia. In questo periodo numerose famiglie fanariote penetrarono in Valacchia ed in Moldavia. ove ebbero vaste proprietà; oltre ai Ghica un'altra famiglia successivamente divenuta celebre fu quella degli Ypsilanti. (N.d.C.).
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de' Turchi , favorì il Corriero Holzel 67 e gli diede agio di rifuggirsi da' turchi a' nostri , et oltre a ciò a me , allo Heister, al Governatore di Comorra, Conte di Puchheim, si offerse egli con più d'un messaggio di prestar alcun buon servigio ali' arme cristiane, ma come eh' egli era incorporato nel grosso dell'esercito turchesco, fu stimato esser impossibile eh' egli 'allora potesse far cosa degna dell'opera: furono bensì le sue offerte udite, applaudite e regalate, ma il negozio senz'interromper il filo della intelligenza con esso ordita, fu a più commoda congiuntura rimesso. XXXIV - Da questo nuovo tentativo de' turchi ne' borghi di Pozsony, si prese motivo di rappresentar alla città il pericolo in eh' ella stava, che da essa appreso, piegò gli animi a ricevere qualche presidio. Ma perché la Fanteria Cesarea non potea da per tutto supplire, fu l'ausiliaria richiesta di 150 uomini per rinforzare il castello di Presburgo: ma se ne scusarono i capi, dicendo non poter essi dividere la gente se non solamente in caso di porla in Vienna o in Giavarino o in Comorra. XXXV - In tanto a dì 27 settembre Neuhausel si rese a patti di buona guerra, e la gente, che ne uscì sana e salva nelle persone e nelle bagaglie, fu con inviolata fede in fino a Comorra scorta e accompagnata, rippresse da tur~hi le insolenze de' tartari che saccheggiarla voleano 68 . Sei bastioni cingevano questa piazza, tre de' quali erano finiti e tre imperfetti con poco o nissun fosso (F5) (gran trascuraggine di chi 69 ebbe l' incarco , ed insieme gli emolumenti per fabbricarla, e del comodo godendo, poco dell'opera gli colse). Il Turco conobbe il suo vantaggio, cinse (G5) col campo la piazza, ne chiese col far la chiamata la resa (H5 ); indirizzò gli attacchi 67 Holzel, Corriere nostro fatto turco poscia fuggito
e ritornato al Cristianesimo. (N.d.A.).
68 M. rende qui omaggio ali' onestà con cui i tu rchi mantenevano i patti. 69
Arcivescovo di Strigonia Llppay. (N .d .A. )* *Si tratta di una gravissima accusa, non solo dì peculato, ma addirittura di tradimento. Nel ms. questa nota è seguita d alla parola «Articolo ... •, senza altre specif. Forse M. intendeva fornire qui le prove. (N.d.C.).
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verso i ere baloardi manchevoli; prese posto col corpo della Fanteria unitamente contiguo e dalla Cavalleria adiacente assicurato, alzò sei gran batterie (15) dalle quali di continuo fulminando con pezzi da 48, 60, e tal'or da 80, meglio di 18.000 tiri sparò. Gli approcci erano profondissimi, di linee curve crasversdi, l'une dietro l'alcre tirate da un gran numero di guastatori; scannò (L5) il fosso e levò l'acqua; diroccò le case, batté li bastioni (M5) nelle punte e ne' fianchi, smontò il cannone de' difensori, uccisene gli artiglieri, onde per la lunghezza del poligono esteriore, il tiro del moschetto carente, rimasero quelli senza difesa; e tal fu la breccia eh' a cavallo vi si potea salir sopra. Si alloggiò al pié della muraglia, minò (N5) in più luoghi, alzò monti (05) di terra, o cavaglieri (P5), dominanti all'altezza de' bastioni che, diroccati, riempiendo in parte il fosso fecero scala alla salita. Fabbricò gallerie (Q5 ), diede più assalti, e dove la Fanteria non bastava, supplivano gli Spahi, cui perciò in premio s'accresceva lo stipendio; e finalmente strinse gli assediati di gente, di difese e di munizione sproveduti (in quella appresosi anche a caso il fuoco, colpa di un moschettiere, colla morte di due Tenenti colonnelli e di altri molti), e dal grido lamentevole del volgo e delle femine e d'alcuni altri di vil cuore, commossi a render la piazza. XXXVI - Doppo la perdita di Neuhausel disimbarazzato e libero il Turco, fu di contrari effetti cagione: tanta diede apprensione ad alcuni del regno, che già meditarono 70 di farglisi tributari, e con esso ne tenero corrispondenze (cecità degna di compassione, se altro la malizia la cagionasse, e quale sciocchezza maggiore che sognarsi di trovar la luce in fra le tenebre, la libertà nella tirannide e la felicità su ' I lubrico continuo de' precipizi del corpo e della anima?). Tanta all'incontro svegliò vigilanza ne' capi dell'esercito, che si raddoppiarono le diligenze nell'opere di 70 Arcivescovo e Palat.i no. (N.d.A.)* *Altra gravissima accusa. Occorre però tener presente che costoro, i qual i per M., fedele all'Impero, erano poco meno che traditori, agivano secondo quello che ad essi pareva l' interesse non già dell'Impero, ma dell'Ungheria. (N.d.C.).
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fortifi cazione a i passaggi e alle piazze, e si accrebbero i presidi e le guardie e la gente in Presburgo, in Schintau e nell'isola, somma principale delle cose a cui l'Armata alemanna intendeva. XXXVII - Giunse in tanto il Conte Nicolò Zrfoyi con la gente de' Confini Croata ed Unghera, ed entrò nell'isola a dì 15 ottobre, accampandosi in vicinanza di Comorra dove, fattosi il ponte, mandò qualche partita nell'altra parte del Danubio senz' effetto di considerazione. XXXVIII - E poco da poi riparato che ebbe il Vizir le breccie di Neuhausel e messo quivi in effetto le cose sue , cominciò a far ritirar i tartari verso Strigonia, seguendo egli appresso con tutto l'esercito e senza tentar altra impresa, incaminò a' quartieri di verno. Al cui esempio parimente l'Armata alemanna si riparò verso il fine di novembre negli alloggiamenti a cantar inni di gloria al Dio (S5) degli eserciti, il quale tanto di animo e di mente gli infuse quanto ne tolse al Vizir che de' suoi gran vantaggi prevalersi non seppe, circoscritti i suoi ·trofei intra angusta circonferenza d'una imperfetta fortezza. XXXIX - Non hanno senza fallo queste azioni difensive il brillante lustro delle conquiste (T5 ), ma elle hanno del certo molto più di fatica, d'arte e di costante intrepidezza. Nella guerra offensiva nulla di ciò vien in conto, perciò che gli occhi affissati a quello che si opera e ripieni della luce di un fatto magnifico , non si volgono altrove , né d'altro oggetto fattibile cappiono le spezie; e la fama (U5) la quale 71 ... ch'inventa e iperboliza, disegna circa un sol punto di verità, siasi o di bene o di male , una gran periferia di favolosi ingrandimenti. Ma nella difensiva il minimo fallo è mortale; gli avvenimenti improsperi son dal timore , microscopio 1 ' A questo punto vi è nel ms. originale un salto, che M., rileggendolo, ha omesso di colmare. li Veltzé (Il, 408) taglia senza il minimo cenno l'inmo inciso; il Grassi (360) completa così la frase : «e la fama , la quale con tromba strepitosa che inventa e iperboleggia .. .>, evidentemente p rendendo per buona una interpolazione congetturale di qualche tardo amanuense (notisi anche la lezione «iperboleggia,, anziché «iperboliza•, come è invece nell'originale).
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de' mali, ampliati, ed a un solo vengono imposti (V5 ). Rimirasi al male (25) che succede, ma non al peggio che non divertito , avria potuto succedere, e che perciò in ragion di bene deesi computar (A6) per giustizia: essendo dimostrazione di statica che la potenza minore, ché ché ella faccia alla maggiore che seco a forza la [tragge] 72 , non può finalmente far resistenza 73 .
CAP. IV Anno 1664
XL - Non valsero gli sconcerti della campagna trascorsa a farci più cauti nella presente; anzi , rigettate dell ' arte le forme metodiche , chimericamente disegnarono e sì non colorirono. Egli era dall 'Imperio giunto un corpo assai considerevole di gente ausiliaria condotta dal Conte di Hohenlohe , la quale buona ragion di guerra volea fosse poco lungi dal Danubio alloggiata, presso alla mano, da uscir con essa su ' l primo abbonacciarsi della stagione per tempo in campagna ad operazioni solide ed avvantaggiose. Ma egli fu proposto di far una scorreria nell'inverno, mentre che le armi turchesche stavansi ritirate e disgiunte, per dare, diceano alcuni, il guasto al paese e impedir loro in tal guisa di rimettersi di nuovo in campo alla primavera. Cotesta proposizione posta in consulta, quanto più a 72
Alua parola illeggib. nel ms. originale. Si segue qui la lezione del Grassi. che sembra la più probabile. 73 Soggiacque vicendevolmente a tal dura legge: la Fiandra l'a. 1646; la Francia l'a. 1652; la Svezial'a. 1658-1659epoilafiandral'a. 1668. (N.d.A .)* *Nel 1646, essendosi l'esercito imperiale dell'Arciduca Leopoldo Guglielmo ritiratosi dalle Fiandre verso l'interno della Germania per fronteggiare le forze congiunte di Turenne e Wraogel, i francesi guidati da Gastone d'Orléans e dal Principe di Condé conquistarono agevolmente parecchie città delle Fiandre , inclusa Du nkerque; nel 1652 essendo Turenne stato costretto a spostarsi su Parigi per fronteggiare e battere il 5 luglio alla Porta S. Anton io i frondisri guidati da Condé, gli spagnuoli e gli imperiali al comando di Carlo IV di Lorena i.nvasero quasi senza colpo ferire la Francia; nel 1658-59 le armate imperiali guidate da M. e unite ora agli alleati inglesi e olandesi, sconfissero gravemente gli svedesi che dovettero sgomberare la Danimarca poscia chiedere la pace. (N. d.C.).
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minuto discussa, tanto più insusistente fu giudicata: conciosiaché, essendo gli agricoltori del paese cristiani, sì come per dianzi si disse , la strage e 'l guasto che vi si fa, prima in lor danno, e più che de turchi, risulta; poi, se ciò si facesse nella raccolta, serviria per mandar a male qualche parte di vettovaglia, ma di verno, a che prò? I grani sono già sotterra seminati, ali' erba non si può impedire di crescere a suo tempo, delle case che si abbrugiano nulla curasi il Turco, campeggiante sotto le tende ; gl'incendi delle palanche, de' ponti o d'altro , non sono ch'oppressioni de ' poveri villani, cui sta l'obbligo del risarcimento. Il condurre via que' villani, il predar que' bestiami , reca bensì qualche incommodo all'inimico, ma non che vaglia a ritardardar, e meno a rompergli il corso delle sue imprese; conduce egli seco d ' altrove le provigioni e da lontane parti anticipatamente le invia a riempir li magazzini di buon'ora; cade bensì in emolumento di tal qual privato il bottino, ma alla cosa pubblica nulla rileva; anzi: che mentre dalla parte nostra si abbia disegno e forza da entrar nel paese ostile per operarci e p er sussisterci, il distruggerlo non che in prò, ma in gran nostro pregiudizio (B6) ridonda; e si fa quell'istesso che l'inimico dovria far egli, qualunque volta fosse a termine di non poter mantenerla campagna; oltre ch'il Turco e 'l Tartaro con troppo esorbitante usura si ricattano a lor volta con gl' incendi de' nostri paesi. A che dunque lo strapazzo e lo struscio della soldatesca? Non istà la guerra, come da cotal uno 74 in piena consulta fu detto , nel rubbar quattro cameli o un paio di muli, o nell 'abbrugiar un pagliaio. Si rovescia l'ordine ragionevole delle cose qualunque volta de si fa dell'accessorio il principale; ed è cosa degna d 'annotazione ch'il gran Vizir ebbe per appunto il medesimo disegno l'Anno 1663: e già avea da Osijek comandato 3 Pascià con ordine d'abbrugiare dall'una e l'altra parte della D rava in fin a Buda, e pigliar e far schiavi tutti quei sudditi cristiani eh' agli Ungheri contribuiscono; ma furono poi richiamati per intercessione de' soldati Turchi confiniari, rimostranti che esterminati quei villaggi e quei sudditi, non poteano essi più mantenersi. 74
Hohenlohe in piena consulta, presente lo Znnyi. (N.d.A.).
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XLI - L'unanime disapprovazione di questo pensiero non valse però a toglierlo dall' animo di chi se l'era figurato come inspirato dal buon genio tutelare di queste provinzie per redimerle dagli imminenti pericoli, promettendosi le prodezze di Centenio Penula, il quale chiese al senato Romano 5.000 uomini (C6), vantandosi voler con essi del primo colpo rompere Annibale. Lasciossi lusingar (D6) a sì dolce proposizione il Senato, et in vece de' 5 richiesti, 8.000 combattenti gli diede , a' quali gran numero di volontari s'aggiunse; ma che ne avenne? Andò, non vide, e fu del primo colpo totalmente disfatto (E6); e cotal fu della facile credulità il frutto, che, rigettato il corpo, ali' ombra appigliossi. In simil guisa non si mutò qui il conceputo proggetto, ma solo il luogo, e furono le suddette truppe dell'Imperio allontanate dal Danubio, e nella Stiria poste a quartiero. Breve l'indugio, s'accinsero alla impresa, e passando il fiume Mura a dì 20 gennaio con qualche reggimento alemanno Cesareo e con li Croati del Znnyi giunsero a dì 21 a Becsehély, dove incorporatisi li confiniari del Batthyany, formarono un esercito di 8 in 2.000 alemanni e di 15 in 16.000 tra Ungherì e Croati , con 17 pezzetti d ' Artiglieria ed un mortaro. Passarono la sera de' 22 un fosso al favor della acqua ch'il freddo rappresse , e d'alcune tavole traversate là dove il ghiaccio era alquanto rotto; onde l'inimico si rese a dì 23, ed a 24 vi s'impose presidio; quindi la marcia seguì a dì 25, ed a 27 si passò avanti Szigetvar in distanza dal tratto d'un cannone e si giunse il dì 28 alle Cinque Chiese 75. Presisi quella medesima notte i posti, fu la mattina seguente la città assalita per alcune aperture e forami incontratisi per avventura in quelle mura vecchie e corrose e poco difese dall 'inimico, il quale si ritirò dentro al castello. Ci rimase all'attacco la Fanteria col Hohenlohe, e marciò la cavalleria col Znnyi a dì 29 verso il ponte di Osijek cui doppo aver egli in parte abbrugiato e rovinato, ritrovossi otto giorni doppo di ritorno alle Cinque Chiese. n Cinque Ch iese è la città di Pécs, in Ungheria.
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La fama sparse di questo ponte ch'egli fosse da 8.000 passi lungo e da 15 piedi largo , e di una struttura meravigliosa, non più riedificabile: ma quest'erano iperboli di persone oziose e poco pratiche imperciò ch'egli non è altro ch'uno strato di travi e di fascine, posto per pavimento di un gran tratto di strada di natura padulosa e uliginosa, che nella siccità della state o ne' geli del verno suole essere per lo più secca e soda, ma ne ' tempi umidi e piovosi, essendovi il terreno molle e traversato di luogo in luogo d'alcune fosse cupe, abbisogna de' ponticelli che per congiurgene le ripe vi sieno fatti sopra. XLII - Del vano attacco del castello faceansi beffe gli assediati, onde fu dalli commandanti Zrfoyi e Hohenlohe doppo molte contese fra lor insurte, levato l' assedio a dì 9 febbraio; e ripigliando di ritorno la marcia, passarono da Szeges luogo , che prima d'esser investito, si rese; e a dì 15 trovaronsi nuovamente alla Mura ed al forte Zrfoyi 76 dove gli eserciti, accrescendosi vie più sempre i disgusti fra i capi, si separarono. Né guarì stette, eh' essi da capo si ricongiunsero per queste mal fondate supposizioni. Essere la piazza di Canisia sprovveduta di viveri, facile ad espugnarsi anche di lancio, e di primo assalto; fuora di soccorso per la lontananza del Vizir, che molto djvise avea le sue truppe, o per l'impossibilità del passaggio interrottogli per la tagliata del ponte di Osijek. Uno ingegnere poco accorto e men pratico ne impresse quest'opinione nello animo del Zrfoyi, il quale s'ingegnò persuaderla a que' consiglieri dello stato: questi tratti dal zelo della cosa pubblica e dalla speranza di poter liberarsi da un presidio ostile che stava a quella provincia come su 'l collo e a cavaliere, sì caldamente ne commendarono con plausibili argomenti l'impresa a Cesare, di soggiorno in quel tempo a Ratisbona, che tutto l' Impero con applauso la concepette e ne sollecitò con premura l'esecuzione. Determinatosi il giorno degli 8 di marzo per l'attacco, e lo spazio del tempo frapposto sin a quel termine per l'apparecchio de' requisiti necessari. 76
Zrinyivar, alla confluenza deUa Mura e della Drava.
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Non mancarono persone instrutte dell'arte e del fatto , che con solide ragioni s'affaticarono in disuaderla, rimostrando che la guerra dovea trarsi al Danubio, dove con somma facilità si poteano raccozzare tutte le forze e tutti gli apprestamenti, e che l'espugnazione di Strigonia era il colpo maestro; ma fermo si stette su 'l primo proponimento 77 . XLIII - Convennero dunque a Canisia da tutte le parti le soldatesche, condotte le alemanne Cesaree dal Conte Pietro Strozzi, Tenente-Maresciallo; le Unghere e le Croate dal Zrinyi e quelle dello Imperio dallo Hohenlohe. Alternarono i generali nel dar la parola; ebbero dissensione (F6) nella ripartizione de ' posti e degli attacchi 78 . Trovarono la piazza fuor di sorpresa 79, situata infra paduli, dove la materia per gli approcci, s' ella era solida e forte , per la gravità s'affondava; e s'ella era leggiere, non potea reggere a i tiri non solamente del cannone e delle spingarde, ma ne men de' moschetti; e le fascine , che in abbondanza si richiedevano, furon pochissime. Onde in vece di vere linee di approcci , non eran che velami e candelieri, che toglievano la veduta all ' inimico ben sì, ma non ne riparavano i colpi da i quali infin dentro delle medesime trincee non si stava sicuro, il perché molti e molti offiziali e soldati, qual ne' piedi e qual nelle gambe, non che nelle parti più eminenti del corpo, vi rimasero feriti e morti. Sì che, sperimentandosi nell'atto che senza un attacco formale non si potea venir a capo dell 'opera, fecero istanza gli esecutori d'aver rinforzo di tutte le cose, per non dover ritirarsi infruttuosamente dall 'impegno. Concesso e somministrato tutto ciò che fu mai possibile di gente, di viveri, di munizioni e di stromenti militari, non perciò fu la seconda prova più della prima fortunata, atteso che final77 M. si riferisce probabilmente a se stesso, fin dall'inizio per validissime ragioni contrario a quella mossa dispersiva. 78 Il M. non fa commenti (e non ne occorrono) a q uesto rovinoso metodo fondato sulla responsabilità (o meglio, sulla irresponsabilità) collettiva. 79 Cioè preparata a ricevere gli attaccami.
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mente doppo lungo inutil travaglio , giunse all' improvviso, a dì 22 maggio, ragguaglio che il Vizir, trapassato Osijek, era in marcia verso le Cinque Chiese per soccorrere Canisia, e di lì a poco, cioè a dì 30, ch'egli era ormai giunto a Szigetvar. Cotal l'inspettata nuova riempì gli animi di perplessità, accresciuta dalle gagliarde sortite che fecero nel medesimo tempo gli assediati, mettendo più e più volte fuoco alle trinciere de' nostri, che da capo a piede ab bruggiarono. Posero gli assediatoci in questione se si dovea star forte e far testa nella linea della circonvallazione ch'avean fatta; ma s'avisarono eh' ella in molti luoghi era dominata, in alcuni priva della reciproca communicazione a cagione di tramezzati paduli, in altri troppo ampia e distesa, né da potersi guarnire con la soldatesca diminuita, poca, stanca, abbattuta di cuore e di forze; che gli approcci erano parte disfatti, parte imperfetti, e 'l più de' cannoni dal soverchio tirare troppo allargati nel focone, resi inutili. Considerarono la penuria del pane e de' foraggi; le diversità degli eserciti, che suole produrre lentezza, disubedienze, discordie; l'inimico forte di 40.000 uomini e di 100 pezzi d 'Artiglieria, e come ne gl'infelici successi aviene, l'uno su l'altro rigettava la colpa. Laonde presero risoluzione di richiamar all' infretta li presidi da Becsehély e da Bab6csa, abbandonati e inceneriti, e 'l dì primo di giugno su ' l far della notte si ritirarono di sotto Canisia, e quindi lasciando a dietro munizioni, granate e vari stromenti, levarono frettolosamente l'assedio, che meglio d'un milion d 'oro costato avea. XLIV - Seguitò l'inimico il nostro esercito, che ritiratosi al forte Zrinyi (Zrinyivar) e forzato a ripassare su 'l destro lato della Mura, lasciò al Turco il vantaggio del bosco per ricoprirsi; della collina, per comandar oltre al fiume: e della via, piana e aperta all 'attacco del forre, difficile e chiusa a sostenerlo. XLV - Volarono queste novelle alla Corte che tutt'altre attendendone, premeagli il male e di peggio temeva, onde stimò
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doversi dar altra forma alle cose. A me per corriero espresso giunse ordine de' 4 di giugno della propria mano di Cesare scritto (né saprei dire quale a me qui fosse più acuto stimolo, o la forza o la soavità dell 'Imperio): esser appunto successo quello di ch'io era per troppo stato presago; commandavami Sua Maestà ch'io mi portassi incontinente su le poste a quell ' esercito a reggerne la capitananza, poiché il caratere del mio carico avria tolto la parità (G6) del comando, qual'io dovessi in me assumere. Spacciatesene perciò le ordinanze, (dovevo) 80 altresì rinforzare quelle arme col far marciar appresso in tutta diligenza quella poca soldatesca che stava intorno al Danubio; rimediar al disordine; rimettere le cose al meglio; far la guerra all'occhio, e provedere alla salute publica. Alla prontezza dell'ossequio , la debolezza delle forze opponevasi: la più scelta e più gran parte della soldatesca veterana da un continuo seguito di patimenti, di malattie e di cattivi successi, nuda e di cuore abbattuta, erasi a pochissimo numero ridotta. Della milizia nuova, rozza, a gran pena conoscente le insegne, poco capitale potea farsi. Vedeasi all'incontro il Turco numeroso , fresco, altiero del soccorso di Canisia. Vedeasi la campagna sconcertata, conciò sia cosa che buona parte della stagione trascorsa, erasi tratta la sede della guerra in parti difficili e disavvantaggiose, dove né li magazzini erano apprestati (fattisi lungo il Danubio); né le condotte possibili, per la malagevolezza e lunghezza delle strade e per la strettezza del tempo; né la congiunzione delle genti dell'Imperio e di Francia, se non tardi e con incomodo, reuscibile 81 . so Altra parnla illeggib. nel ms. originale. Il Veltzé (II, 416) ricosuuisce a buon senso («Anderseics wurde befoh!en.. .•, ecc.); il Grassi (che, sulle orme del Foscolo, dà l'intero capoverso in corsivo) ha una lezione più dubbia, opera evidentemente di qualche amanuense, che causa un rimaneggiamento del periodo. La lezione «dovevo•, qui proposta, ,Wincide sostanziai.mente con quella del Veltzé («mi fu ordinato•). Da ricordare che anche il Veltzé lavorò sul ms. originale in
OKW. 81 Viene qui per la prima volta fatto cenno all' invio di truppe francesi da parte di re Luigi XJV. Questi aveva a lungo esistato: la Francia era tradiz ionalmente alleata dei rurchi i quali, dopo tutto, se la prendevano con gli Absbu rgo , nemici della Francia. Ancora nel 1662 il Minisuo Llonne lo scriveva chiaramente. Ma nel 1663 venne l'incursione condotta dai tartari di cui M. ha a lungo parlato nel cap. precedente: essi si erano spinti depredando fino in Slesia, trascinando via io
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Né parea oltre a ciò cosa giusta ch'io avessi a porre il ripieno del mio alle trame degli alui, né sopra gli altrui fondamenti edificare, dove se gli avvenimenti fossero in onore successi, perch'io usurparlo? E se in ignominia, perch'io incaricarmene? Prevalse però ad ogni altra considerazione un'obbedienza a chiusi occhi, con la quale, se non la gloria de' successi, quella almeno dell'ossequio si conseguiva. Partii a gli 8 di Vienna, conferii m Gratz con que' ministri, e giunsi a dì 15 giugno nel campo. XLVI - Trovai il forte Zrfoyi attaccato e battuto; lo Strozzi ucciso in una scaramuccia in cui valorosamente respinse il Turco che di superare la Mura tentava; l'Armata, infelice spettacolo, consumata, priva di offiziali, la maggior parte feriti o infermi, debilissima. Aveasi a difendere il forte e 'l transito del fiume per lo spazio di più leghe, onde la gente non potea, sr poca ella era, darsi lo scambio nelle trinciere. La ripa sinistra, occupata dall' inimico, era montuosa, dominante, fornita di boschi e con seni della riviera ricurvi in suo comodo; l'opposta, da noi tenuta, era bassa, piana, nuda, scoperta e commandata. Mancavano le munizioni di guerra e di bocca: e se la Stiria aveale a gran pena fornite in tempo quieto, l'inimico lontano, alla soldatesca che ci fu per l'addietro, come ora far ciò nella confusione de gli animi, a maggior numero di gente, sotto gli occhi del Turco? Fu già questo forte eretto per ricoprire, come con un ridotto campale, la testa d'un ponte che dava il passaggio su la Mura verso Canisia e ciò per assicurare le spalle alle truppe che in tempo di pace scorrendo a predare, perseguitate dal Turco nel ritirarsi, qui vi si ricoveravano col bottino, per ripassarlo a lor beli' agio. sch iavitù ben 80.000 cristiani. A questo punto il Gran Visi r Ahmed Koprii lu aveva (forse contro la sua volontà) passaco il seg{lp; il terrore si era sparso dovu nque nel Sacro Romano Impero Germanico ove ogni giorno i rintocchi della Tiirkenglocke, la «campana d ei turchi•, suonavano l'allarme. In seguito alla vittoria francese nella G uerra dei trent'an ni ed alla cosriruzione della Lega del Reno (presieduta dalla Francia) tra i principi tedeschi, Luigi, se non voleva perdere il prestigio e su bire u na sconfitta politica di proporzioni incalcolabili, doveva intervenire. Il re decise di farlo, ma senza formale dichiarazione di guerra alla Porta, inviando cioè delle eruppe (6000 uom ini) accanto al contingence che la Lega del Reno aveva già d eciso di mandare. (Cfr . su ciò: Philippe Sagnac et A. de Sainr-Léger, Louil XIV, 1661-1715 Paris, 1949, pag. 101 sgg.).
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Onde il luogo, di nulla importanza, non avea fosso né corridore né forma né fianchi , per essere le difese della corna brevissime, l'orizonte basso e decline, il terrapieno alto, strettissimo e pur dominato da una eminenza dove il Turco piantò batterie; senza terra per dentro e senza spazio, aperto in ambedue i lati, non prodotti 82 sin all'acqua ma dalle ripe del fiume disgiunti, e perciò non meno esposto ad esser espugnato la prima ora dell'attacco che l'ultima; inabile alle sortite a cagion dell'erto e del colle imminente; angusto, dove molta gente non capiva senza confondersi ed impedirsi l'un l'altro, né poca bastava a difenderlo; standosi nel forte, domandavasi dov' egli fosse; l'intitolarono per comun nome i soldati l'ovile. L'Armata turchesca l'assaliva con tutte le forze unite, dove la Cristiana se non con poche e per parti poteva assistergli, costrette a passare filando sopra un ponte veduto, imboccato e continuamente dall'inimico battuto. Soglionsi fortini così fatti, cui alcun fiume dalla comunicazione delle proprie forze divide, in somiglianti congiunture per comune regola, senza ostinarvisi alla difesa, spianarsi e abbandonarsi per non perdere mal a proposito insieme col forte la gente, sì come il Barone d'Avangour 82 bis, gentiluomo francese di lunga esperienza militare sin oltre ne' paesi stranieri fuora di Europa acquistata, avea più volte consigliato di fare, obbligandosi di ripigliarlo con poca pena tosto eh' il Turco se ne fosse coli' esercito discostato, overo di costruirne in otto giorni di tempo un altro migliore. Il che fu pure ancora stabilito due anni prima dal Consiglio supremo aulico di guerra, quando su 'l principio della fabbrica di esso, fattosi riconoscere dal colonnello e supremo Ingegnere Holst, e eh' egli ne ebbe riferite le qualità, fu concluso ch'entrandosi in guerra, niuna fattasi riflessione al fotte, quasi egli non fosse, o si mantenesse o si abbandonasse , come più in acconcio fosse tornato alla positura dell' Arme ed alle disposizioni della guerra. Nulla dimeno sì per compiacere al Zrfoyi che n'era vago e nell'impegno si ritrovava, e vi è più per guadagnar tempo 82
Protratti. Pierre Dubois Davaugour era stato Governatore della Nuova Francia a Quebec e cadde combattendo conuo i Turchi a Zrfoyivar (v. oltre). 82 bis
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di adunare le forze cristiane che da più bande concorrevano e senza le quali non si potea formar Corpo da porre a fronte al Turco, e per tener lui qui intanto occupato accioché ci perdesse gente e cavalli ed altrove non adoperasse, si prese risoluzione di difenderlo sin all' estremo. XLVII - Il che per lungo spazio di tempo fu eseguito con fossi, pozzi, contramine, fornelli , capponiere, coffani, tagliate, fianchi copeni, traverse , palissate, alloggiamenti interrati, fogade, sortite, bombe sepelite o gettate per entro gli approcci, granate a mano e a mortari, contrabatterie, fuochi artifiziati e simili altre invenzioni dell'arte. Si rinfrescò e si ricambiò ogni giorno la soldatesca nel forte , accioché ella potesse meglio reggere alle molte fatiche e vegghie; così fu anche mutato il Conte Jacopo Leslie Tenente-col. del Reggimento Spick, il quale vi fu sin dal principio posto al commando e poi rilevato dal Tasso, Tenente-Col. del reggimento Strozzi, già che li collegati 83 , a quali di ragione e per lo convenuto toccava la volta, si scusarono di farlo. Si dispose ordinatamente la difesa della Mura, assegnandosi a ciaschedun Corpo la distanza ch'egli dovea con guardie e con trincee assicurare, cioè a gl'Imperiali lo spazio della confluenza della Mura e della Drava sin a rimpetto del fone; dal fone sino a Kotoribo alli Collegati; da Kotoribo più su a gli Haiduchi e Croati di Zrfnyi, Nadasdy e Batthyany. Si ordinò una grossa sonita di 2. 200 fanti alemanni e 500 Haiduchi per la mattina de' 22, un'ora avanti giorno, ma la pioggia tutta la notte precedente caduta rese il terreno e l'erta del monte sì liscia, lubrica ed impraticabile che ne impedì l'esecuzione, la quale, differita al giorno seguente dei 23, fu di nuovo frastornata a cagion d'un soldato che desen ando la sera innanzi a trasfuggitosi dal forte al nimico, tradì e rivelò l'impresa, essendosi 83
Come sempre le un.iche truppe su cui si poteva far conto erano quelle al servizio diretto degli Absburgo; le altre (in genere dei principi tedeschi) erano poco solide e sovente infide. Da queste considerazioni trarci M. maggiore slancio per il costituire quell'esercito permanente absburgico di cui sarà il primo organizzatore.
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veduto il Turco rinforzare le guardie non meno alla testa degli approcci con 12 Insegne di più del consueto, che quelle ancora della Cavalleria. Accidente forse per minor male de' nostri occorso, imperciò che a chiunque considera l'angustia dello spazio per dove avea da gire sù per la costa del monte la nostra gente, e la qualità delle linee dell'inimico profondissime, serrate, e contigue insieme, col corpo tutto de' Giannizzeri unito, evidentissimo ei si pare il rischio di una pessima riuscita. Si consultò di nuovo, come pur tentar si potesse qualche cosa di rilievo contr'al nimico? e fù di comun consenso concluso, che l'attaccarlo nel suo posto e di fronte, con gente poco di numero, debole di forze e d'animo, e col superare in sua presenza e sotto i suoi occhi il fiume, la costa del monte, il bosco e le tagliate ch'egli ci avea fatte, era temerario partito; ma più imprudente, e da arrischiarvi la somma delle cose, era l'altro di passar due volte la Drava, l'una dietro del campo, e l'altra sotto alla confluenza d'ambedue i fiumi, a Terniz, e poi assalirlo nel suo posto, e lasciar intanto le trincee lungo la Mura, o intieramente sprovvedute, o leggiermente guarnite. Vedevasi a tutt' ore sforzarsi l'inimico di passar a noi e di attaccarci, perché dunque, s'egli si stimava bene d'azzuffarsi con esso lui, perché non lasciarlo passare e riceverlo ne' nostri vantaggi, anzi che cercarlo ne' suoi? Che in somma bisognava aspettare la congiunzione della gente ausiliaria ch'era per istrada, quella dell'Imperio col Marchese Leopoldo di Baden, e la francese col Conte di Coligny e che senza cotal unione qualunque impresa si tentasse, anzi follia e furore 84 che virtù e bravura saria riputata. E l'attaccar posti, e luoghi fortificati e 'l combattere di piè fermo, non essere mestiere (H6) degli Ungheri e de' Croati, il cui proprio pregio si è la velocità e la vigilanza. Noti erano per se stessi argomenti st chiari, e nissuno sapea 84 Il M. fa qui in n. una strana citazione dei famosi versi petrarcheschi, «Virtù comr'a furore - prenderà !'arme ... •, modificandoli: < ... ne' Germanici cuor .. .•. Evidemememe i versi gli eran parsi adatti per mobilitare la nazione germanica, che non sembrava aver inteso il pericolo, contro la gravissima minaccia turca. li Veltzé riproduce la citazione di M. in traduzione tedesca; il Foscolo e il Grassi se la cavano cagliando la citazione.
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contradirci, se non se tale , cui fu l'unico intento che le arme, senza punto calergli se con buona o con mala fortuna, tosto di colà uscissero; o che, per non essersi mai ritrovato in battaglia campale, la si figurava com'un armeggiamento di giostra o di torneo, o come una zuffa di cavalleria, di leggier conseguenza; o che, impaziente delle fatiche e delle cure, dava per isfuggir il disagio (I6) in pusillanime dispersione e volea precipitar negli estremi e mendicar precipizi, allegando che alli soldati confineari mancavano le seco portate e consumate provigioni, e che, non usi a campeggiare, avean essi compìto al tempo e all'obbligo di starsi fuora de' loro presidi e delle lor case, tanto diminuiti che non poteano più far guardie, come se le congiunture (L6) della guerra e de' tempi agli uomini, e non questi a quelle , dovessero accomodarsi; o si avesse per delirio a cozzar (M6) col capo del muro; o che per occulti fini al publico bene il privato affetto anteponendo, avesse con animo lieto veduto volontieri gire di mal (N6) in peggio le cose. XLVIII - Intanto l'inimico diede a dì 21 giugno un furioso assalto alla mezza luna del forte, e ne fu rispinto con perdita di molta gente d'amendue le parti; si affatticò e fece l'ultimo di sua potenza tanto per ispugnare il forte, quanto negli ordigni e nelle machine per valicar la Mura; ma nell'uno e nell'altro tentativo riscontrò sempre valorosa resistenza; sin che a dì 29, essendosi egli tanto oltre avanzato sotto al forte che l'artiglieria non potea più offenderlo, abbrugiate le palissate che servivano di riparo e appressandosi viepiù su i lati dove la linea non era serrata né continuata sin al fiume, come si disse , riddotte le cose ali' estremo, scrissero tutti gli offiziali maggiori, d'Avangour, Tasso, Rembling, Butder, Rossy, ch'essi avean conchiuso di ritirar la guardia dal fosso, da tutte le parti investita, prima eh ' ella ne venisse cacciata a forza e portasse negli altri la confusione e 'l terrore; di ritirar eziandio il cannone. A dì 30, di buon mattino, fece l'inimico giuocar una mina nell'angolo del ravellino (vi ci trovassimo appunto io e 'l Maresciallo di Campo Sparr presenti), in quella rovina alloggiandosi,
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pigliando posto ne' lati da nissun fianco scoperti, ed ivi con rondaccie e fascine ricoprendosi. Ora, come si vide non rimanerci più altra resistenza che la semplice tagliata d ' un picciol fosso e d'una palissata, diedesi ordine al Tasso che quand' egli conoscesse di non poter più difendere quel riparo, dovesse per tempo far mettere il fuoco ne' legnami e nelle casuccie che vi erano, ritirar a dietro i soldati, fare scoppiar le mine già cariche, distrugger il luogo (pratica comune nell 'opere esteriori d'ogni piazza quand' elle non posson più mantenersi), ritirare la guarnigione di qua dal ponte e poi rovinarlo , pigliando sopra 'l tutto cura che troppo folta la gente non s'affollasse talmente insieme che s'impedissero gli uni gli altri e cagionassero confusione. Giudicò il commandante di poterlo tenere sin'al giorno seguente; ma non sì tosto fossimo di colà usciti e giunti nel campo, io e lo Sparr, che l'inimico assaltò e sforzò con sì furioso empito il suddetto ritrinciamento, che i difensori postisi in confuzione ed in fuga · senza dar tempo di rovinare né il forte né il ponte, disordinatamente e con perdita di molti offiziali e di presso a 800 uomini, corsero, chi su iJ ponte, che per soverchio peso si ruppe , chi a nuoto alla ripa opposta del fiume , dove era il nostro campo. Chimerizarono alcuni eh' il forte si fosse a bello studio lasciato perdere: sottigliezza non meno acuta di quella degli Ateniesi, dubitanti non avesse il re Filippo lasciatosi apposta morire per ingannarli. Di gran rettorica avria fatto mestiere a persuadere a tante e sì diverse persone di lasciarsi tagliar per nulla. XLIX - Non tralasciò il Turco l' oppotunità di tentare per ogni verso in quella confusione il passaggio della Mura, ma la difesa già prima antiveduta et eventualmente disposta, con tanto vigore successe, che doppo due grosse ore di fiero combattimento restò l'inimico, che gran gente vi perdette, del suo intento frustrato, rinovò poi più volte gli sforzi, prevalendosi de' suoi gran vantaggi e de' materiali che gli somministrava la selva; dove a rimpetto il sito dell'esercito cristiano, basso, in campagna rasa e scoperta, stavasi a qualunque insulto esposto.
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Onde con nuova industria fece di mestiere tirare per la campagna linee molto larghe e profonde, le quali , principiate ad aprirsi sin ne' quartieri del campo givano a comunicarsi ed a sboccare in quelle fatte nell'istesso modo lungo il fiume , dove invece de' riddotti usitati , imboccati dalle altezze opposte, si fecero cupe caldaie , ch'alla veduta dell' inimico ed a i colpi delle Artiglierie occultavano la gente. L - Conoscendo finalmente il Vizir di non poter spuntar l'intento, minò a dì 7 luglio il forte e l'abbrugiò e spianò intieramente, manifestando chiaramente con quest' atto in qual pregio egli il tenesse , non servendosene in conto alcuno: anzi quel Bascià, che d 'ordine del Vizir lo riconobbe, riferì il forte non valer nulla, ed averci egli per ischerno, non so ché dentro adoprato, che troppo (vergognoso) 85 sarebbe ridirlo. Fece il giorno seguente vista di marciare, e non marciò , pensando per avventura di sedurci con tal apparenza a muoverci di quindi ed a lasciar liberi i passaggi della Mura, per dar egli poi volta e d ' improviso occuparli. Il Batthyany però co ' suoi Ungheri marciò verso li suoi confini, avendosi dubitato che l'inimico a quella parte si volgesse. In tanto stettesi sin a dì 17 in continuo esercizio tirandosi con l' Artiglierie eco' moschetti incessantemente d'un campo nell'altro. In questo mezzo, che della somma delle cose quivi si guerreggiava, il Principe di Valacchia co' suoi e con alcuni tartari e turchi raccozzati de ' loro presidi dalli Bascià di Buda e di Neuhausel, assalì Levice, il qual luogo messo su la difesa fu a dì 19 di luglio dal Maresciallo Heister ed altri con la sconfitta del valacco 86 soccorso, professando egli averne a bello studio agevolata la vittoria a i cristiani, per lo zelo eh' egli si era già da gran ss Parola mancante nel ms. originale. Si segue qui, benché ass:ù opinabile, la ricostruzione in Foscolo-Grassi. 86 Racconta ch'egli avca 8000 de' suoi, 4000 tartari e da 500 a 600 turchi che a bello studio avca prima mandato fuora i tartari a depredare, e che indi data lui volta co ' suoi ocl conflitto, lasciò in preda a' nostri que' pochi che scco furono (N. d .A. )* • cli Valacco• è Giovanni Gregorio Gicha , di cui alla n . 66. (N.d.C.).
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tempo a loro proposto in cuore , il che si pare, essendogli stato levato dal Turco a questo titolo il Principato, e convenutogli di congiuntura i regni Cesarei, dove sin'ora onorata provvisione per lo suo piatto riceve 8 7 • Il dì 17 di buon mattino, marciò il supremo Vizir verso Canisia; se gli spedirono appresso alcune panite di Cavalleria, che sopragiuntene alcune della sua retroguardia, le batterono e ricondussero de' prigionieri, per la cui lingua e per altre congietture si giudicò poter egli o rinfrescarsi a copeno del lago Balaton, il si ponendo in fronte ; o il si lasciando alle spalle, marciar per la via de' confini, a distruggere in passando quelle palanche ed a porre l'assedio a Giavarino (Raab) overo marciar a dirittura al fiume Raab per guadagnar il passaggio e quindi inoltrarsi verso Sopronio (Odenburg) 88 e Neustadt nell 'Austria, o da Canisia dar volta, e ritornar di nuovo alla Mura quando le arme cristiane se ne fossero allontanate. LI - Fattasi perciò una disposizione adeguata ad opporsi a qualunque di sì fatti disegni, si marciò non prima de ' 14 per assicurarsi delle finte: si lasciarono a dietro a Kotoribo , ed a Legrad tre reggimenti di Dragoni, fanti e cavalli per custodir quelle pani. Si andò allo incontro della gente ausiliaria e dell 'aniglieria verso il fiume Raab per affrettarne l'unione, cui fatta, si potesse con fondamento e con buona ragion di guerra fronteggiar l'inimico, il quale , se per avventura si fosse ingaggiato sotto a Giavarino o a qualche altra piazza, sariasi alle arme cristiane accresciuto questo vantaggio, d ' assalirlo nell'impegno e di combattere con tutti i nostri contr'una pane de' suoi. Si passò a Srediscé la Mura a dì 16, e a 17 fecesi la congiunzione coll' Armata dell'Imperio; poi, rinforzatosi il presidio di Lendava, si piegò verso Murska Sobota (speditosi innanzi a dirittura verso Czakany il Nadasdy co' suoi Ungheri, ad unirsi col Batthyany, custodir con 87 Salvo poi
ad essere rimesso al porere dai turchi, come si è detto alla n. 66. «Sopronio> è Sopron (in cedesco Odenburg), u nica città ungherese ove i rurchi non posero mai piede. Neuscadc è Wiener-Neustadt. 88
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esso lui que ' passaggi ed incoraggiare la gente paesana sin all' arrivo dell 'esercito), dove l'armata Francese similmente si unì 89. LII - Ma, provandosi che non ostante qualunque più squisita diligenza, l'esercito procedea lentamente a cagion delle strade rotte , de' passaggi stretti, de ' paduli e della stanchezza de' pedoni, degli infermi e de' dismontati , accresciuta dalla gran penuria del pane, e considerandosi che al nemico restava in tal guisa troppo campo di prevenirci, (come che già s'avea lingua essersi egli innanzi avvanzato con un grosso della sua Cavalleria); e che del non lasciar prevenire, tutta la somma del negozio dipendea, acceso che passato lui a sua volta il Raab, tutt' il nostro vantaggio era ito in fumo, la linea della corrispondenza tagliata, li paesi interiori di spavento invasi e l'armata atterrita e da per sé a sbandarsi disposta, presesi perciò consiglio, stando già in sicuro la Fanteria e l'Artiglieria in sito, come qua egli era, montuoso e di boschi e di passaggi ripieno , di avanzarsi parimente colla Cavalleria, coi Dragoni e con qualche pezzetto da campagna per opporglisi al transito del Raab , o per tagliarlo a tergo, s'egli, separato dalla sua Fanteria, fosse per aventura gito oltre. Cose marciossi a dì 24 verso San Gottardo, posto onde ricoprivansi la Stiria e l'Austria, porgeasi calore a Kormend e a Vasvar, aveasi in vantaggio il fiume dinnanzi a sé, e osservavansi le azioni dell'inimico al cui moto si regolavan le nostre, sì che, avutasi lingua a dì 25 che 15.000 cavalli de' suoi, dall 'esercito separaci, scavano intorno a Vasvar, si marciò ratto colà, postisi innanzi nella vanguardia li Dragoni col Reggimento de' Croati del Kuscheniz , avvezzi per molti anni addietro a militare nelle guerre germaniche. Opportunamente si giunse a dì 26 à Kormend, perciò ch'il Vizir giustamente in quel punto tentò il passaggio e ne fu ributtato, e la notte innanzi il Colonnello suddetto de' Croati, uscito in partita, avea battuto i tartari, ma poi nel perseguitarli intoppò ne' giannizzeri , ch'il ripercossero. 89 Al M. era dunque riusci ca quella che Moltke avrebbe in futuro considerato una tra le più diffiàli manovre: l'unione di masse scp2Iate in presenza del nemico.
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A dì 27. intorno al meriggio, fece il Vizir da capo grande sforzo per valicar il Raab, il che pure valorosamente gli fu impedito. A dì 28 di buon'ora appiccò egli fuoco al suo campo e marciò all' in su contro alla corrente del fiume , e rinovò il tentativo di passar a Csakany, dove dalla vanguardia de' Cesarei fu con gran vigore e suo danno rispinto. A dì 29 marciò egli più su verso San Gottardo; l'armata cristiana il costeggiò, e qui la nostra Cavalleria alla Fanteria si ricongiunse. A dì 30 fermi stettero ambedue i campi appresso San Gottardo , l'uno rimpetto all'altro, il fiume fra mezzo, giuocandosi continuamente col cannone. Si dispose la forma della battaglia, nella quale l'Armata di Cesare tenea il corno destro, quella dell'Imperio il mezzo ed i Collegati e Francesi il corno sinistro: furono a tutti distribuiti per iscritto e in disegno li punti da osservarsi nell'ordinanze e nel combattere, come qui appresso. LIII - Punti da osservarsi nella battaglia publicatisi a dì 30 luglio 1664. 1 - Esercito sarà schierato in battaglia nella forma del disegno; 2 - Le picche a quattro di fondo con due fila di Moschettieri dinnanzi a loro, fanno il battaglione di 6 di fondo, e tutto il resto di fronte; 3 - A canto a ciascheduno squadrone di Cavalli sieno posti plottoni, over maniche(06), di 24 o 30 Moschettieri l'una, li quali se doppo fatte le salve fossero per aventura fortemente investiti, ritiransi al favore de' più vicini battaglioni; 4 - La moschetteria non faccia tutta insieme una salva, ma compartiscasi in modo ch'una o due file per volta sparando , li tiri sieno continui, e dove l'ultima di esse ha dato fuoco , abbia la prima ricaricato; 5 - L'istesso deesi osservare nello sparare dell'Artiglieria; 6 - Sieno le distanze così per fianco come per tergo tanto nel postarsi quanto nell'avanzarsi, per ischifare ogni confusione, esattamente tenute; 7 - La Cavalleria grave non si separi mai dalla Fanteria per seguitar lo inimico dalla cui primiera fuga non lascia punto adescarsi: ma
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tutta la battaglia in grosso, piede a piede, unitamente l'incalzi, e sendovi Cavalleria leggiera, dessa li carichi allora eh' egli volge le spalle, per li vuoti degl'intervalli, e, scontrando ostacolo troppo fone, per quegl' istessi a salvarsi ritorni; 8 - Nissuno, a pena d'infamia e di mone, si dia a bottinare sin che l'oste turchesca non è intieramente battuta e messa in rotta e che i nostri sieno padroni del campo rimasi; 9 - Non curar punto né lasciarsi smarrire dagli urli e gridi de' barbari, o dalla numerosa apparenza, composta in gran parte di gente vile, disarmata, canaglia; 10 - Gli squadroni di riserva soccorrino oportunamente e senza confusione gli altri che ne hanno bisogno; 11 - Ognuno si trovi a combattere sotto la sua insegna, né si mescoli tra 'l bagaglio a pena d'infamia e di mone; 12 - Ogni capo favellando con parole ardite a' suoi soldati, al combattimento gli accenda; 13 - Nel marciare, conservi ciascheduno il medesimo posto et ordine nel qual'egli è, senza cambio darsi infino e tanto che si sta in presenza e a veduta dell'inimico, cioè: o si marcia in battaglia di fronte, o per corpi gli uni dietro a gli altri , o per colonne, secondo che la situazione del paese spazioso o angusto il permetterà; 14 - Il bagaglio, dove sieno strade comode, marcierà ricopeno a canto ali' Armata; o non essendovene, alla coda di quella. LIV - Quanto bene tornasse aver tramezzato (P6) li battaglioni alli squadroni; copene le picche co' moschetti, e questi con quelle per tirar salve continue, senz'altro moto di valutazione o di conversione; disposte le guardie, i soccorsi, le riserve e gli aiuti in modo che né gli attacchi finti , né le all'arme false, che furon non poche, ci avessero potuto ingannare, né alli veri fossero mancate le debite resistenze (Q6), il successo della giornata il fece d'ivi a poco toccar con mano. lmperciò, che a dì 31, si trasse l'inimico a mezza lega sopra San Gottardo, e nel marciare tentò di passar per un guado capevole di uno squadrone intiero di fronte, e vi passò effettiva-
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mente, cominciando a ricoprirvisi con alzare terra, ma li Dragoni Cesarei del corno destro, che con qualche Cavalleria comandata erano di vanguardia, li ributtarono in dietro con suo gran danno. LV - Il giorno primo d'Agosto intorno alle 9 ore del mattino fece l'inimico i suoi attacchi di rimpetto all'Armata dell'Imperio , occupando a forza il passaggio del fiume cui egli avea già la notte antecedente incominciato a valicare senza che le guardie, cui obbligo era non solamente di vegghiarci con occhio indefesso, ma di fortificarvisi ancora nel modo ordinato, se ne fossero accorte: poca attenzione in vero di tal' uno 90 che stimò soverchio il fortificarsi (R6) già che si era determinato di combattere l'inimico; né considerava il buon uomo che voleasi combattere bens1, ma con vantaggio a grado nostro , non a piacer suo, ordinati avvertitamente, non confusamente sorpresi; la qual sorpresa fu a' nostri di grande sbigottimento cagione: onde ci si venne finalmente ad un genera! combattimento. Durò il fatto di arme sette ore, continue, fiero, sanguinoso a gran pezzo dubbioso , ma alla per fine rimase la vittoria a' cristiani, li quali, battendo l'inimico, dentro del fiume il respinsero e si resero padroni del campo e d' alcuni pezzi d'Artiglieria, onde meglio che 16.000 uomini del Turco, la migliore e la più scelta gente eh' egli avesse a piede e a cavallo, vi rimasero estinti nella guisa che siegue. LVI - Videsi il dì primo d'Agosto su l'alba uscir dal campo turchesco alcune mila cavalli che indussero a credere volessero assalir le guardie ed i reggimenti della nostra ala diritta, onde fu incontinente spedito colà lo Sporck con mille cavalli alemanni, co' Dragoni e Croati per rinforzar quell'ala e per osservare ogni altro tentativo dell'inimico: ma, come si riconobbe ch'essi erano foraggieri, passò lo Sporck oltre il fiume, assalì e disfece quel convoi, con preda di molti cavalli, muli e bagagli. 90
Waldeck. (N.d.A.)* *Severo giudizio su un ufficiale delle truppe alleate imperiali, le meno disciplinate e affidabili. (N.d.C.).
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In questo tempo del1a nona del mattino a un di presso, calò il Vizir con tutte le sue forze schierate in battaglia su la ripa del fiume in luogo a lui molto comodo, dove l'acqua, non più di 10 o 12 passi larga, con tortuoso corso formava uo'angolo verso lui rientrante ed avamaggioso; fece egli quivi i suoi attacchi e forzò il passaggio, come si disse per dianzi. Era toccata la guardia e difesa di quel posto, sì tutto come nel mezzo del campo, a quelli dell'Impero, in conformità del concertato, che quella delle Armate disposta nel mezzo della battaglia anch'il mezzo del campo dinnanzi a se custodisse; alla Cesarea, che formava il corno destro, la difesa di quel fianco; ed a quella de' Collegati e de' Francesi su 'l corno manco , pur la cura del fianco sinistro incaricata restasse. Cotesta distinzione (S6) de' corpi fu adeguata alla ragion di guerra, confermata dalla pratica di Spagna e di Olanda, che ciascuna delle nazioni si ponga di per sé dall' altre distinta, accioché una lodevole emulazione a gareggiate nella solecitudine e nella bravura gli accenda; alla qual cosa ebbe per aventura risguardo l'Impero, quando nel concedere la gente ausiliaria desiderò che ciaschedun Corpo avesse le cose sue a parte; tutto oportunamente quivi osservatosi, dove la gente veterana Cesarea e francese venne su l'ale, punti da cui per ordinario incominciansi le conquiste (T6) o le perdite delle battaglie; e la colletizia dell'Impero venne nel mezzo, sito più di tutti sicuro. LVII - Egli fu di più concertato che in bisogno straordinario, e dov'uno esercito solo non fosse bastevole a mantener il suo posto, vi accorressero in tal caso gli altri, o parte o tutti al soccorso, non già ciecamente ed al primo all'arme (avria potuto l'inimico assalir da più bande in un tratto, sì com'egli pur fece, o toccar false all' arme per far correre qua e là inutilmente la soldatesca mettendola fuor di leva e di ordinanza; ed a nissuno era giusto togliere l'onore di difendere il suo posto, per quanto egli avesse potuto), ma ben sì a misura della urgente necessità. Laonde quivi scorgendosi lo sforzo grande del Vizir, vi accorsero di volo in aiuto li contigui reggimenti Cesarei, Schmidt
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di Cavalleria e Nassau e Kielmansegg di Fanteria, e scesero anche da i loro padiglioni alcune truppe dell'Impero per acudir a i compagni; ma tra che la potenza dell'oste fu oltre modo gagliarda ed impetuosa, passatone già gran parte occultamente la notte avanti, e che molta della prefata nostra gente era inesperta e bisogna 91 , avenne che a pena giunta a fronte al nimico, dié a dietro, e voltando le spalle cedette il campo, onde fu dall'inimico, che con gran baldanza perseguitolla, sino alla falda del monte e fra le bagaglie ricacciata e messa in grande scompiglio, nel quale anche il battaglione del Nassau fu tagliato, egli morto , lo Schmidt ferito e 'l suo reggimento disordinato. LVIII - Aggiungasi, che per essere stata l'Armata quattro giorni continui senza foraggio, convenne di necessità dar permissione la sefa antecedente di foraggiare quella mattina, ond' erano molti foraggieri usciti innanzi il giorno, e se ben la licenza era concessa con queste precauzioni, che i valletti soli sortissero del campo e di quella Cavalleria che non avea garzoni, un terzo solo senza più foraggiasse; ch'il resto nel campo tenesse i cavalli insellati e presti, e ch'al primo segno ritornassero i foraggieri d ' un volo e gli stendardi; in ogni modo seguì sì improviso l'allarme, e sì male obedito fu l'ordine, o per terror concepito, o cheché se ne fosse la causa, che pochi d'essi vidersi ritornarsene nel campo, il quale restò perciò molto deserto; e videsi insieme per conseguente posta su l'orlo del precipizio ed in estremo pericolo la salute publica e la somma delle cose. Qui tal'un fu, ch'in atto d'uom disperato, percotendosi col pugno, tenente la spada in su la coscia verso di me rivolto esclamò operar indegnamente i soldati, tutto esser irremediabilmente perduto; al che io: eh' egli si confortasse, risposi; non aver noi ancora tratte fuori le spade, non giunger impremeditato il caso, e ch'ogni cosa andria bene. E in questo dire presi de' Cesarei reggimenti la Corona, Sparr, Tasso a piede, Lorena e Schneidau a cavallo, che colà verso avanzavano; raccozzata altresì per lo Mar91
Scarsa ( di addestramento e preparazion e).
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chese di Baden gente fresca dal corpo dell'Impero, li condussi a caricare nel fianco il nimico, cui, sostenutane prima, indi rottane la furia, rispinsero in fine, e 'l menaron battendo sin in ripa del fiume, sì dando agio al Reggimento dello Schmidt et a quelli altri dell'Impero di raccogliersi, ripostarsi e riordinarsi. Rimasero in quest'atto tagliati fuora, in certe casette rinchiusi, alcuni pochi Giannizzeri, che vollero innanzi soffrir lasciarsi quivi entro abbrugiare, eh' arrendersi , ostinazione degna di riffiesso e di ammirazione. LIX - Non rallentava né punto, né poco il Vizir di fare sempre e sempre più passar maggior numero de' suoi su la nostra ripa, sì che vedendosi allor quivi riddotta tutta la mole delle forze turchesche, ed i nostri per la grande disparità delle forze impotenti a resistere, tostamente il Cavalier maltese Machau al generai francese Coligny mandai, dicendo , esser venuto il tempo, in conformità dell'appuntato di assisterci, sì come instantemente io ne 'I pregava; il eh' egli, non senza alcuna difficultà facendo , inviò da 1000 fanti in due battaglioni e da 600 cavalli in quattro squadroni, gli uni da la Feuillade, gli altri da Beauvezé guidati, ch' a miei ordini presentatisi e dalla mia viva voce 92 ricevutili, furono da loro valorosamente eseguiti. Laonde, accresciutosi quivi i rinforzi de' Francesi, de' Collegati, e de' reggimenti Cesarei Spieckh e Pio a piede, e Rappach a cavallo, andavasi restituendo le cose. Si fortificava però intanto viepiù l'inimico ne' posti occupati, e nel medesimo tempo a mezza ora di strada più su valicò egli il fiume con molta Cavalleria, e con altra mostrossi ancora più basso 92 «En foi de Gencilhomme et de soldat, soyez persuadé que ceux, qui se sonc trouvés à S. Gottard, avoueronc par tout q'une action aussi éclatante pour nostre nation , est due à vostre prudence consommée, que nostre bon ne fortune a rnis en exécutions sous les ordres reçues de la proprie bouche d'un si grand capitaine. Ce 16 octohre, la Feuillade,. (N.d.A.)* *Si veda nell'introduzione al voi. I della presence edizione un 'ampia discussione su questi temi, nonché la documentazione delle esitazioni di Coligny, che M. riuscì a vincere con l'aiuto di la Feuillade e di Beauvezé. Poiché, normalmente, «la vittoria ha molti padri, mentre la sconfitta è orfana>, non pochi cencarono di sottrarre almeno parte della gloria di San Gottardo a M., che invece deve essergli riconosciuta rutta incera: e i documenti lo provano. (N.d.C.).
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in atto di voler passar oltre, il ché, se a lui riuscito fosse, restava il campo circondato (U6) alle spalle e l'esercito cristiano infallibilmente battuto. LX - In tal pericoloso frangente convenne metter l'ultima posta e pigliar l'estrema risoluzione in tal guisa. Alla parte superiore del fiume si opposero li Reggimenti di Cavalleria Cesarea Montecuccoli e Sporck (unico resto di tutte le riserve), e nella parte inferiore di quello si presentarono le truppe de' Collegati e de' Francesi, che fecero tener briglia al nimico, il quale nstette. Qui nel mezzo, dove tutta era la somma delle cose e nissun tempo da perdere si dava, però ch'il Turco, quanto più s'indugiava, tanto più forte postavasi, doppo aver io riconosciuto e fatto riconoscere 93 la comodità e 'l sito e la lui positura, disposi ed ordinai l'attacco di concerto con l' altre persone generali 94 • Ed accorgendomi io che alcuni pensavano quindi andarsene e che molti aveano già abbandonato (V6) il campo ed altri allo stesso fine fatte caricare lor salmerie 95 , io dissi loro, nissuna via aprirsi alla nostra salute se non la virtù de' nostri animi e delle nostre destre; doversi assalir l'inimico con tutte le forze e fare l'estremo di nostra potenza per cacciamelo via, e quando ciò anco appieno riuscito non fosse, doversi in ogni modo fermar qui il piede, pigliarvi posto e cogliervi immortali o gli allori o i cipressi; ottenerci gloriosi i trionfi o i funerali; viverci o morirci. E così detto ad un'ora ci scagliassimo su l' inimico da tutte le parti e con tutte le forze a un tratto e ad un medesimo segno, che fu un grido universale di tutte le voci alla foggia de' Barbari, con l'arte loro delusi, li reggimenti Cesarei Spieckh, Pio, Tasso, Schneidau, Lorena, Rappach alla destra; la sold~tesca dell'Impe93
Per Andremont, Stauffenberg ed altri. (N.d.A.).
94 Baden, Hohenlohe, Coligny, la Feuillade eque' dell'Esercito cesareo. (N.d.A. ). 9)
Ll francesi eque' dell'Imperio. (N. d.A .)* *I francesi stavano per andarsene per volontà del Coligny, che (cd egli stesso lo disse: cfr, l'Introduzione al I volume della presente edizione) aveva evidentemente istruzioni dal suo re di rischiare il meno possibile. Diverso il contegno del la Feuillade, che spinse Coligny a decidere , pur con esitazioni, di restare e combattere . (N.d.C.).
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ro, spezialmente del circolo di Svevia, nel mezzo; li Francesi alìa sinistra, tutti in forma di mezza luna investirono di fronte e dai lati con tal risolutione e vigore il nimico,. che egli sforzato fu non solamente ad abbandonare con grande strage de' suoi il terreno ove si era ritrincierato, ma a pigliar ancora disordinatamente la fuga (26) e a gettarsi entro all'acqua per salvarsi su l'altra ripa: e ciò con tanta confusione e spavento, ch'affollandosi (A7) nella strettezza del transito e l'un l'altro urtando e sospingendo, quelli tutti, che campati di morte dalla mischia erano fuggiti, precipitati nel fiume si sommersero. Con pari felicità sconfisse lo Sporck la prefata Cavalleria ostile, grand'occisione facendone, sì com' anche furono tutte le altre torme turchesche che tentarono il passo anche più sopra, dalli Croati e Dragoni Cesarei disfatte; e percioché l'Artiglieria del nimico ch'era piantata al di là del fiume su la rip11 opposta, veniva incessantemente dalla nostra moschetteria bersagliata, gli convenne abbandonarla, il perché alcuni de' nostri, a nuoto passando, parte ne inchiodarono e parte ne rovesciarono dentro l'acqua, che fu poscia tutta ripigliata e condotta ali' esercito. LXI - Fu la zuffa sanguinosa (B7), fiera e dubbiosa, e durò dalle 9 ore del mattino sino alle 4 doppo il meriggio. Molti furono i morti e feriti in ambedue gli eserciti, ma dal lato de' turchi in particolare, dove perì non già la milizia imbelle (C7), ausiliaria e fugace, ma la propria e la più agguerrita e feroce , cioè que' Giannizzeri, quegli Albanesi, que' Spahi eque' primi e principali capi di Costantinopoli, che sono scudo e spada dell ' Impero ottomano, e con tanta loro strage che poche simili ne raccontano le storie (D7), cioè ch'un cotal corpo insieme unito sia stato battuto in campagna. Molti stendàrdi e bandiere ci furono conquistate, e ricchissimo ne fu il bottino, d'arnesi decorati e d'argento , di danari , spade, cavalli, arme gioiellate, vesti preziose e molt'altre sì fatte cose; e per lungo tempo dappoi ne' cadaveri, o da sé a galla venuti, o con rampincoli tratti alle ripe , sempre nuove prede nel fiume si ripescarono.
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LVII - La mattina seguente furono rese solennissime grazie al Datore delle Vittorie, la cui misericordia da' nostri voti, e più dall'implorata intercessione della santissima Vergine sollecitata e mossa a pietà, confermò (E7) gli animi, fortificò (F7) le destre de' suoi divoti e percosse (G7) visibilmente il Turco. LXIII - Di sommo aiuto fu l'aver situata la gente men esperta nel mezzo, e la veterana, e nella quale si confidava il più, su le estremità della battaglia, atteso che l'inimico attaccò non solamente nel mezzo, ma ancora su i lati e passò quivi il Raab, dove se la resistenza di pochi contra molti non l'avesse sostenuto e cacciato, tutto l'esercito restava infallibilmente circuito, e preso ne' fianchi, dalle spalle e messo in rotta. Ma per ciò fare, era mestiere che que' pochi, li quali dovean con la virtù supplire al difetto del numero, fossero d'un valore sperimentato ed abituato. Oltre che gli aiuti dall'estremità al mezzo poteano per la coerenza esser subitamente dati da ambedue le ale, come successe; il che dall'una all'altra estremità per la soverchia distanza riuscire non potea. LXIV - Con tutto ciò in quanto pericolo stesse la giornata di perdersi, pur troppo il fecero conoscere la fuga e la confusione de' primi; l'intrepido combattere de' Giannizzeri e de gli Albanesi, che ancor sormontati, non mai chiesero quartiere né domandaron la vita; l'esser stato il fatto d ' arme per un grande spazio com' un flusso e rifflusso di onda marina spingente e rispinta ambiguo ed incerto (H7); e 'l difetto della polvere, a poche libre riddotta. Quindi restò autentico l' asioma, non doversi correre ciecamente (17) e senza aver ben bilanciate le forze e sottoporre la somma delle cose al capriccio della fortuna e d'una buona o mala giornata: conciosia cosa ché, in vantaggio sì grande di sito, di tempo ed altre circostanze stette in billico la vittoria, che saria egli stato in sito pari, o disavantaggioso? Li più tristi uomini sono quelli che sogliono fare maggiore strepito (17) perché non avendo essi mai fatto prova di sé medesimi, non si conoscono loro stessi, e fuor del pericolo, cui
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ignorano, temerari , nel pericolo timidi si confondono (M7). Certo è che in sì grave materia l'errar due volte non lice, e doppo il fatto il pentirsi (N7), o l'incolpar questi o quelli, nulla giova (07). Fermezza e presenza d'animo ben si richiese per acudir in ogni luogo, ascoltar, e badar' a' tutto, non anteporre i cicalecci del volgo alla salute publica (P7), e cogliere tal congiuntura, che senza metter in compromesso ogni cosa, s'avesse potuto fare un colpo che valesse assai (Q7), perché l' arrischiar a perder molto, ed a conquistar poco, non fù giamai sano partito. LXV - Si pensò a proseguir la vittoria ed incalzar l'inimico rotto e sbigottito, molto ben ricordevoli del rimprovero già fatto ad Annibale (R7): ma il fiume tra' due , l'acqua talmente ingrossata che bisognò la mattina seguente ritirar le guardie da i posti presi su le ripe del fiume già innondate per l' orribili pioggie sopravenute appunto doppo il combattimento; 30.000 cavalli dell'inimico, stati spettatori della zuffa senza più, ora freschi ed intieri; la penuria del pane e della munizione che finì insieme col finirsi !'ultime cariche; la diminuzione della soldatesca stanca e talmente dispersa eh' ella non si trovava suffiziente alle guardie più necessarie e consuete, ne differirono l'effetto: oltre che l'inimico non levò già il campo, ma solo il ristrinse sino al giorno de' 5 e de ' 6 d'Agosto, eh' egli volse la marcia verso Kormend 96 su la sponda destra del fiume, onde noi, lungo la sinistra costeggiandolo, il seguissimo non senza grandissima difficoltà , per essere l'acqua della Lafnitz, e della Pinka smisuratamente cresciute, e . . ponatme v1a 1 ponti. LXVI - Giuntosi presso à Kormend a dì 9 d'Agosto , io proposi in consulta, e ne rinovai la proposizione a dì 11 , che la 96 Il nemico. sebbene avesse subito un terribile rovescio, non era stato distrutto ed aveva ancora 30.000 uomini freschi (d i Cavalleria). Coloro quindi (come il Sugar, op. cit., pag. 197) che rimproverano a M. di «non aver inseguito•, parlano a casaccio e senza seria conoscenza della situazione, la q uale avrebbe richiesto non già un inseguimento. ma una seconda battaglia, resa impossibile dai fatti qui citati e sopra ogni cosa dal dissolvimento dcli' Armata in seguito all'abbandono degli alleati.
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congiuntura non potea esser più destra di passar oltre il Raab , o con tutto l'esercito o con gente scelta comandata, d 'assalir il retrogrado dell' inimico e proseguir la vittoria 97• Ma fu unanimamente risposto esser impossibile di strascinarsi dietro i soldati se prima non riposavano; mancar il pane ed i foraggi, base d ' ogni buon disegno; convenire ingolfarsi in siti padulosi, e se le piogge avessino continuate, inestricabili; doversi rinfrescar prima la gente stanca, poca, ferita, inferma, dismontata , ne' contorni di Sopronio (Odenburg), unir la dispersa, trarre la vecchia fuora delle piazze, aggiustar bene ed infallibili le cose dell'annona, poi gire verso l'inimico e combatterlo con tutte le forze unite , non già con gente comandata, avendo la soldatesca ausiliaria ordine preciso di non mai separarsi d'insieme; laonde dietro all'inimico per osservarlo fu spedito allora solamente il Nadasdy con gli Ungheri, rinforzato de' Croati e de ' Dragoni e di sei pezzenti di campagna. E in quello ch' il Turco verso Alba Regia (Stuhlweissenburg) 97 bis moveasi, l'Armata nostra circa la Pinka e la Giins verso Sopron pian piano si trasse. Quivi preso pur alquanti giorni rinfresco, fu con gente nuovamente dall 'Impero venuta, e dal Principe Ulrico di Wiirttenberg condotta, e con una bellissima Artiglieria degli Arsenali Cesarei, rinforzata 98 . LXVIII - L' Imperatore intanto , ragguagliato della v,Ìttoria riportatasi, sommo grado ne seppe, e doppo le solite allegrezze e 97
Si potrebbe chiedere perché mai M. , che era risoluto a sfruttare il successo, consultò gli altri comandanti i quali con mille ragioni, più o meno reali, rifiutarono. La risposta è che il M. comandava una coalizione quanto mai disorganica di forze; né egli aveva autorità se non sui reggi.menti absburgici , eccellenti, ma ben scarsi di numero. Se avesse cercato in quella situazione di imporre la propria volontà, sarebbe rimasto solo. 97 bi! «Alba Regia. (o Alba Regale , in tedesco Sruhlweissenburg), è la città ungherese di Székesfehérva.r, che fu nel Medio Evo la residenza della Dinastia reale d 'Ungheria; colà nel 1222 il re Andrea II firmò la «Bolla d 'oro», più volte citata. Fino alla caduta dell'Ungheria in mano turca fu la sede dell'incoronazione dei re. 98 Ora che egli aveva ricevuto rinforzi di truppe absburgiche, poteva M. proseguir la campagna secondo il suo desiderio: ma nel frattempo I·Imperatore, precoccupato (e non a torto) delle tempeste che andavano addensandosi sul Reno, aveva già precipitosamente deciso la Tregua di Vasvar (1664) che, come M . spiega poco olue, avrebbe liquidato le nuove prospettive da lui create per una seconda, vittoriosa campagna. Entro ere anni la Francia avrebbe invaso le Fiandre.
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ringraziamenti a Dio con li divini offizi e con lo sparo delle aniglierie nella sua propria residenza di Vienna celebratisi, ringraziò con lettere di mano (Handbrief), a me per ricapito trasmesse, quegli offiziali maggiori, in attestazione e comendazione del cui valore io dianzi avea scritto, ed a' quali le consignai, e che poi d'altri regali ancora dall'augusta sua mano onorati furono. Io per me due clementissime lettere ne ricevei, scritte di proprio pugno nell'Italico idioma, tesoro a me prezioso, e la più degna memoria ch'io possa trasmandar a miei posteri; oltre a ciò piacquegli onorarmi su 'l campo stesso delle fatiche, d'un insigne guiderdone, dichiarandomi Luogotenente Generale delle sue arme Cesaree, carico dignissimo in sé, ambito da Principi, ed esaltato di pregio per essere seguìto in su 'l fatto 99 in segno del merito. A tutti fu dato un mese di paga, giubilo universale dell'esercito e premio delle fatiche. LXVIII - Rinfrescato che fu l'esercito, e stante la lingua avutasi dal!' inimico eh' egli fosse accampato ad Alba Regale dove avea ricevuto un soccorso di 17 in 15. 000 uomini di gente asiatica, si mosse l'esercito a dì 29 e riprese la marcia verso Ungarisch Altenburg con disegno di portarsi più oltre verso Giavarino, e per far la guerra (S7) all'occhio. Né guarì stette, che su 'l principio di Settembre ebbesi avviso ch'il Vizir era marciato da Alba Reale a Strigonia, e che quivi con tutte le forze su la ripa sinistra del Danubio passato egli era; per lo che l'esercito cristiano si portò similmente da Ungarisch Altenburg à Pozsony (Presburgo), dove, passato il ponte, dirittamente andosene a postarsi su 'l Vago per fronteggiar l' inimico e porglisi in faccia; e per ciò fare si ebbero a racuzzar insieme tutte le forze possibili, facendo venir dalla Schiitte, dove egli con alcune truppe 99 cli a escé plus glories au feu le Maréschal de la Meilleraye d 'eme honoré par le Roy du bascon de Maréschal de France à la venue de toute I' Armée conquerante, et sur le bréche de la ville de Hesdio, la quelle il venoit de soumettre a son maistre, qu 'il ne l'auroit esté de le recevoir secrétcement dans le cabinet>, (Traité de lague"e). (N .d.A .)* * M. cita qui la Noue (cfr. nel volume I della presente dizione, gli Autori elencati nel Trattato della Gue"a). (N.d.C.).
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accampato era, il Generai Heister, che a dì 15 si congiunse ali' Armata capitale, sì com' anche fecero il Nadasdy con gli Ungheri, Croati e Dragoni, che stati erano in traccia dell'inimico come pur dianzi si disse. E non fu senz'ammirazione del Vizir, il quale ebbe a dire aver noi spiriti famigliari eh' i loro d1ssegni ci rivelassino, conciosia ché, quantunque volte egli pensava di operar alcuna cosa, tante trovavasi da noi pervenuto, come nella finta eh' egli usò di levar il campo dal forte Zrfoyi; nella marcia improvisa eh' egli prese a Kormend; nel tentativo a Czakany nelle contrarie marcie, or ali' insù, or ali' ingiù della riviera; nelle false all'arme, e tant'oltre, che egli dall'impazienza e dall'ira sospinto, si precipitò a passare nel luogo ove mal gliene prese 100 . LXIX - La difficoltà e l'intoppo maggiore fu sempre il diffetto de' foraggi, del pane e delle condotte, con incredibile ammirazione ed implacabile disdegno del mondo tutto di vedere perir l'Armata e interrompersi l' imprese per mancanza di viveri in tanta comodità del fiume tra i nostri presidi, in paesi di natura abbondanti , in negozio di sì grand'importanza e di sì lunga mano previsto, per mera scioperaggine o timidità o infingardigia di coloro cui per debito d'offizio cotesta cura apparteneva, e pure non si lasciarono giammai veder ali' esercito: e più da meravigliarsi ancora, che da ministri principali fosse tal negligenza senza castigo impunamente sofferta, non ostante che la soldatesca ausiliaria strepitava e protestava di non poter far più un passo né in modo alcuno adoperarsi senz' esser premieramente assicurata del pane, de' foraggi e delle condotte sin dentro al campo, e di luoghi da lasciarvi a dietro gli ammalati 101 . LXX - Intanto riseppesi a dì 26 che il Vizir era venuto ad accamparsi a Neuhausel e ch'avea disegno di portarsi di colà a 100
Ciò era dovuto alla straordinaria capacità di M. di divinare le intenzioni del nemico: dote rara a oche nei massimi condottieri. 101 M. si porrà tosco, dopo la guerra, al lavoro per rimuovere questi difetti , nella sua nuova qualità di Presidente del Consiglio Aulico di Guerra , gettando così le basi d i un razionale sistema di comando delle forze absburgiche.
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Nitria, onde per ricoprir que' contorni e prevenirlo, o riscontrarlo, marciò l'esercito verso Freistadtl, dove sopra il Vago era il ponte assai forte per passarvi eziandio il cannone, ed ad un quarto di lega ivi presso campossi; formossi l'ordine della battaglia 102 , e stavasi per pigliar la prefata via di Nitria dove , sfuggendosi le pianure comode per la Cavalleria turchesca, aveasi il vantaggio de' siti montuosi e boscherecci, e si assicuravano le città montane , le miniere, le piazze e l'entrata ne' paesi, e dove o l'inimico sarìa venuto a dare di petto nella nostra Armata, fornita allora d'una bellissima Artiglieria, e perciò ad essere molto meglio ch'a S. Gottardo colto e ricevuto, o dessa Armata sarìa gita al favore e lungo il fiume Nitria con ogni sicurezza (T7) ad investir il suo esercito, o a tagliargli infallibilmente i viveri alle spalle dalla parte di Strigonia. Ma perché l'esercito non potea inoltrarsi a men che d'aver seco provigione di pane per alcuni giorni, e che perciò bisognava necessariamente aspettarne la condotta da Pozsony per dove già spedito si era, e si calculava poter giungere nel campo a dì 29 e 30, restò stabilita la marcia oltre al Vago al dì primo di ottobre. LXXI - In quest'attenzione degli animi colmi di brio, fuora per gli occhi scintillanti nelle ardimentose parole espresso, giunsero lettere del Residente Cesareo Reninger (durante il corso della guerra fu egli sempre a canto a sé dal Vizir ritenuto), nelle quali scrisse che il Turco chiedea la pace (U7), umilazione insolita al fasto barbaro; eh' egli avea inibito dal lato suo gli atti di ostilità, e che desiderava l'istesso si facesse dal nostro; sopra di che vennero poscia gli ordini Cesarei di publicarne come si fece la sospensione delle arme, la quale poscia in una tregua di 20 anni a terminare si venne. Onde a dì 3 e 4 d'ottobre si separarono d'insieme gli eserciti, ed al Danubio appressandosi, la comodità del tetto e la facilità delle condotte per la corrente dell'acqua acquistaronsi.
LXXII - Quante difficoltà (V2) (lasciando or quelle addietro che per la parte dell'inimico insorsero, e l'altro delle dure condi102 Da una annotazione qui apposta sul ms. dcli' A., appare che egli in tendeva aggiungere qui in n. l'ord ine di battaglia: cosa che non fu fatta.
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zioni pretese, che le piazze da occuparsi non cadessero in sola possessione di Cesare, che la pace non si facesse senz'il consenso de' soccorrenti né senza l'inclusione de' Moldavi, Valacchi ed altri) si attraversassero alle buone operazioni, quant' industria e petto abbia fatto mestiere per superarle, quanta fortuna abbia influito gli auspici Cesarei e quanta sia stata la grazia del Cielo per favorirne i successi, chiunque ha lume d ' intelletto, chiaramente se 'l vede: l'arme parte distrutte per le morti, fughe e malattie de' soldati, parte distratte e tutte sconcertate e sconnesse; le vittovaglie, i foraggi , le condotte e le munizioni sempre manchevoli; le persone principali degli offizi del commissariato, de' viveri e della pagadoria sempre absenti; li puntigli, le competenze, le discrepanze (Z2) della volontà di tanti capi, generali e corpi di varie dipendenze, religioni e interessi, cose a tutti notorie, ne fanno a chi le considera ampia testimonianza, e come può mai conseguirsi in tale stato di cose l'unità degli ordini, il segreto delle deliberazioni, la prestezza e la facilità del risolvere e dell'eseguire, che sono l'anima delle operazioni militari? Ognuno ha le sue opinioni ed instruzioni, ognuno vuol valer qualche cosa, e narra il fatto come gli torna a conto o come il capisce, scrive, esclama, mormora e si lamenta. Le private corrispondenze, come cosa perniziosissima e cagione di confuzione, scandali ed inconvenienze, già per editto 103 espresso de gl'Imperatori con somma sapienza proibita, sì com' anche da gli olandesi nella lor flotta l'a. 1666 vietate, furono qui anzi fomentate, stimolate, gratificate. Quante licenze poi si pigliassero alcuni diametralmente opposte alle regole militari. Iddio il sa. Talun ci fu che, commandato di fortificar il suo posto, se ne fece beffe, benché tosto restasse egli beffato; che ordinato di 103 Il M. riproduce q ui integralmente in n. l'Editto imperiale del 10 agosto 1659 che vie tava ai militari p resso un esercito in campagna d i intrattenere privata corrispondenza relativa a questioni di servizio se non per via gerarchica, attraverso i loro superiori. Il testo, reperibile in una q ualsiasi raccolta di leggi, editti, ecc. d ella Casa d' Absburgo, è qu i omesso. Chiunque voglia esprimere un giudizio fondaco sulla campagna deve meditare i problemi che derivarono a M. dal comandare una coalizione raccogliticcia, ove gli interessi particolari prevalevano su quelli dell'insieme: gran virtù fu la sua di riuscire a condu rre u n simile coacervo a battaglia campale contro un nemico assai su periore d i numero, ed alla splendida virtoria di San Gottard o.
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tener una strada marciando, ne prese a suo talento un'altra; e chi ritirò le guardie da posti a lui confidati, con evidente pericolo del publico infortunio. Chi per esser un po' poco dal cannone dell'inimico nei suoi alloggiamenti bersagliato, quantunque facile ne fosse il riparo col levar dinnanzi a sé alcun parapetto, disloggiò per capriccio, e discontinuando la linea del campo, lasciò cotal vuoto ed apertura fra mezzo, che gran danno succedere ne puote. Chi al maggior uopo, e nel fervor dell'azione, ebbe in animo di ritirar la sua gente, col pretesto che il posto a lui non toccasse; e chi di fatto la ritirò! Qualunque volta marciando facea mestiere di separar il bagaglio dalle truppe acciò che egli non facesse imbarazzo e confusione, mai ci fu mezzo di farlo pratticar ad alquanti di loro. Nel consiglio opinavano alcuni una cosa, che fuora di là ne dicevan un'altra e ne scriveano una totalmente diversa. Cose tutte da render un capo di Guerra farnetico e disperato. E nulla meglio sariami successo, se alle piaghe dell'animo, allo trasportamento degli spiriti quasi deliranti , non fossero di continuo stati inspersi preziosissimi balsami e lisiri e soavissimi sedativi dell' Archeo: cioè a dire, se clementissime lettere di proprio pugno di Cesare, le quali a tutte l' ore confermando la riconoscenza, il grado, e la piena soddisfazione di tutto ciò ch'alla giornata succedea, e la condotta di ogni cosa a me liberamente confidando, non avessero ogni nuvola di ramarico dissipato dal cuore e 'l sereno e la calma in lui rimenato 104 . Accidenti tutti inseparabili de gli eserciti composti di più genti ausiliarie, che quasi corpi eterogenei difficilmente nell' identità alle grand'imprese si uniscono. E ben fortunato , la Dio mercè, può riputarsi, non men d'Annibale (A3) che in si gran fama perciò ne crebbe, il pilota che fra tanti scogli le onde solcando e in nissun d'essi rompendo , nel combattuto legno approda a salvamento nel porto.
104 Dall'atteggiamem o dell'lmperacore che lo sorresse in ogni modo venne certamente a M. un grandissimo aiuto.
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APPENDICE al Libro secondo Citazioni di Autori
(Al) · ,Compagno è 'I precipizio alla salita, -E van quasi dei par ruina e volo; -Molti gl'Icari son; ma chi d 'un solo · Dedalo i vanni in questo ciel m 'addita?, (Fulvio Testi, Ode ad Enrico Moiza). (Bl). Cfr. n. al Discorsode/Jague"acolTurco. (C I) · «Bessus circum/em· merum largius iubet, debellaturus super mensam Alexandrum,, (Cu rt., ix, 4). (DI ) · , Quibus in urbibus sunt frequentia gymnasia, ludi, theatra in iisdem /ere solent esse imbeiles homines, minimeque mtlitares,, (Herod ., i); «Voluptatum vita genus emoliih, (lbid. ). (El) · «Prudens bellatornec timet, nec temnit hostem ,. (F l) · «Meus est balista pugnus, cubituscatapulta, humerus aries• , (Plaut ., Captivi, iv). (G 1) · , Magna ce/enter fit commutatio rerum•, (Caes., De bello civ., i). (H l) · , Verterant Galli retro ad Annibaiem ab Romanis odia, , (Liv., xxii, 1). (Il). , Mutando nunc vestem, nunc tegumento capitis, e"ore etiam sese ad insidiis munieral>, (lbid.). (LI) · «Sub clipeo facienda pax,. (Ml)· ,Exercitui longinquum iter conficienti maxime ab insidiis incolarum et rusticorum cavendum est•, (Erod ., iv, De Aegyptiorum exercitu necato a rusticis Poeris). (N 1) · Quod probatur ve/ omnibus, ve/ piurimis, ve/ JOpientibus, ve/ maxime notis et c/aris, 1d improbandum minime est,, (Arist.). (01) · «I/le quidem eximius, qui per se omnia novit, sed praestans eti.am qui parei recto monenti, . (Pl) · «Hicaiiusinaiium culpamreferebat.>, (Cun ., iv, 3). (QI) · «Caesar L. Minucium Bastlium cum omni equ1tatu praemittit, si quid celen·tale itineris atque opportunitate tempons proficere possit; sese confestim subsequi decidit., (Caes., De bello gai., vi). (Rl ) · ,Satis validi si simul incubuùsenl; per intervailum adventates neque constantiam addiderant lurbatis et pavore fugientium auferebantur,, (Tac., Ann., iv, 73). (SI)· ,Caesar neque satù militibus pertemtù confidebat, spatiumque interponendum ad recreandos animos putabat>, (Caes., De bello civ. , iii). (TI). «Egli è tanta la voglia estrema (de gli esult) di ritornar in casa, ch'e' credono naturalmente molte cose che sono false e molte ad arte ne aggiungono, taiché ti riempiono di speranza talmente che fondandoti in su quella tu fai un 'impresa dove tu rovini,, (Machiav., Discorsi, ii). (Ul) · «Longum iter ex Hùpania magnum numerum (copiarum) diminuerat, et gravis autumnus in Apulia circumque Brundisium ex saiubem·mae Galliae et Hùpaniae regionibus omnem exerctlum valetudine tentaverat>, (Caes., De bello civ., iii). (V I) · «Comua subsidiis firmavtt, non recla fronte, sed a latere positù, ut si hostes circumvenire aciem lentassent, parala pugnae /orent>, (Cure. , iv, 7). (Z l) · ,Uitimos ordines avertit Alexander a fronte, ut totam aciem orbe munirei: adeoque aciem versatilem posuit, ut qui ulh'm i stabant ne cirtumvenirentur; verti /amen et in frontem c-ircumagipossent>, (Curt. , iv, 13 ).
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(A2) . «lnstitutum hoc in equitibus servabat Caesar, ut adolescentes atque expeditos ex antesignanis eleclos milites ad pemicitatem, armis inler equites proeliare iuberet; his erat rebus effeclum, ul equitesi mille, apertioribus etiam locis, septem milium pompeianorum impetums sustinere auderenh, (Caes., De bello civ., iii): • Virtus unita fortior se ipsa diu,. (B2) - «Ambiorix pronuntian· iubet ut quam in partem Romani impetum fecennt , cedant: rursus se ad signa recipientes insequantur,, (Caes., De bello gal., v). (C2) - «Ipse (Alexander) quadrato agmine zncedens, , (Cun., v, 3); «Quadrato agmine et compositio,, (Cun .. vi, 4); «Haec ratione paene quadrato agmine inslructo, in conspectum hostium exercitum adduci!> , (Caes., De bello gal., viii). (02) - «lpsa spes inopiam sustinebat>. (Caes., De bello ci., iii). (E2) - ,Gravitate annonae iuxtaseditionem venlum• , (Tac., Ann. , vi, 13). (F2) - «Labienus, tanta rerum commutatione longe aliud sibi capiendum consilium, atque anteasenserat, intelligebal> , (Caes. , De bello gal., vii). (G2) - «Consilia plus res dant hominibus quam homines rebus,. (H2) - «Pervastas solitudineseuntes fame atque inopia de be/lari posse•, (Cure., iii, 5). (12) . «Magnis difficultatibus coactus Gabinius, non ut volebat, sed ut necesse era/ bellum gerebat, , (Caes. , De bello a/ex.). (L2). Di Pirro fu scritto: «Neminem elegantius loca cepisse, praesidia disposuisse,, (Liv., xxxv , 14). (M2) . «Documento Breisach, che cesse alla fame l'a. 1638, nata dall'esercito amico che vi soggiornò intorno e consumò le raccolte,. (N.d.A.). (N2) . «Omnia tamdiutino bello exhausta posi tergam sunt>, (Cure., iv, 14). (02) - «Caesar postquam per Ubios exploratores comperit, Suevos sese in silvas recepisse, inopiam frumenti veritus, constituìt non progredì longius», (Caes., De bello gal., iii). (P2) - «Magnum 1n timorem Afranius Petreiusque perveniunt, ne omnino frumento pabulo que 1nterdicerentur, quod multum Caesar equitatu valebat,, (Caes., De bello civ., i); «Omnes nostras pabulationes frumentationesque observabat (Vercingetorix) dispersosque quam longius procederat adoriebatur, magnoque incommodo afficiebat., (Caes. , De bello gal., vii). (Q2) - «Nisi aequo loco, aut opportuni/aie aliqua data, legato dimicandum non exish.mabat>, (Caes. , De bello gal., ii); «Bellum quomodo gestish'? Loco aequo, tempore tuo pugnasti? Bis cum hostibus pugnatum est, bis loco iniquo subiit C. Manlius in valle inferiore pedibus paene hostium aciem subiecit ut si n on tela ex superiore loco mìtterent sed corpora sua nuda iniicerent, obruere nos potuerint>, (Liv. xxxviii. 45). (R2) • ,Omnibus diebus Caesar exercitum in aciem aequum in locum produxit, si Pompeius proelio decertare vellet> , (Caes., De bello civ. , iii). (S2) - ,Pompeius simulato metu deduxit intanlem hostem in loca infesta, , ((Front .), Stratag., ii, 32). (T2) . Passato Cesare il Reno e trovato che li Svevi reccozzaci enuo le selve, stavano aspettando quivi i Romani per combattere, non vols'egli con tanto suo incommodo gira t rovarli ; ,diebus xviii trans Rhenum consump1it, satis et ad laudem et ad utziilalem profectus arbitratus, se in Galliam recepii pontemque rescidit,, (Caes., De bello gal. , iv); e di Enrico IV, re di Francia, si legge che venuto da Amiens ad Arras: , Il y a demeuré trois jours en bat1ail/e, puis, voyant que rien ne paroissoit, il se retira du costé de France, mal satisfait, disoit il galemment, de la courtoisie des ennemis, qui n 'avaient pas voulu s'avancer d 'un pa1 pour le récevoir, et avaient refusé de mauvaise grace l'honneur, qu 'il leur faisoit>, (Hardouin, Hist. de Henn· IV. , a. 1597, p . 244). (U2) · «Caesar exercitum ex labore atque inopia refecit>, (Caes. , De bello gal., vii). {V2) - «En casa del pobre 1odo1 cnan, y todos tienen razom, (Prov. Espagn.). (Z2) . ,Famem de1nde peshlentia secuta eJJ: quippe insalubn·um ciborum novi 1ucci, ad hoc ih.neris labor, vulgaverant morbos, sed nec iumenla erant quibis excipi possent, et m1/es vix arma portabat., (Cure., ix, 10).
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(A3) - ,Frigore victusque penuna Cyn· exercitum affectum, tectis et commeatibus iuverant animos», (Curt., vii, 9). (B3) - ,Thessalos, nihil minus quam bellum metuentes, adoritur Philippus, quibus ex improviso praeccupatis, atque in poteslalem ductis,, (Curt., i). (C3) - ,Postquam adventare Alexandrum compertum est in suos quisque vicos dilapsi, Bessum relinquerant», (Curt., iii, 4); «A ndrosthenes mallebat se v~toriae Pompezi comitem esse, quam socium Caesaris in rebus adversis, , (Caes. , De bello civ., iiz). (D3) - , Scythis fractis, Saracae misere legatos qui pollicerentur gentem mandata facturam, , (Cure. , vii, 9).
(E3) - «Docuit Caesar quantum usum haberet potiri oppido: et id fieri celeriter, pn·usquam auxilta concu"erent», (Caes., De bello civ., iii); ,Caesarmaturandum sibi censuit, ut prius quam essent maiores eo copiae coactae dimicaret> , (Caes. , De bello gal., vii). (F3) - «Gallis ad consilia capienda nihil spatti dandum existimabat Caesar», (Caes., De bello gal. , vi). (G3) · «Vercingetorix, ubi de Caesaris adventu cognovit, oppugnatione desistit, atque obviam Caesaris proficiscetur», (Caes. , De bello gal., vii); «Galli re cognita per exploratores, obsidionem relinquunt, ad Caesarem omnibus copiis contendunt•, (Caes., De bello gal/., v). (H3) - «Refectzs cum fatigatis certamen inituri eranh, (Cun., v. 13) . (13) - «Expectare dum hostium copzae augerentur, summae dementitze esse iudicabat,, (Caes., De bello gal. , iv). (L3) - «Despecta Pompeii fortuna ut plerumque in calamitate ex amicis inimici exi.stunt», (Caes., De bello civ. , iii). (M3 ) - «Hostes, incuria eorum (Thracum) comperta duo agmina parant: quorum altero populatores invaderentur, a/ii castra romana expugnarent», (Tac . , Ann., iv, 48). (N3) · «lnstrucJo exeràtu, magis ut necessitas temporis quam rei militaris ratio, atque ordo postulabal>, (Caes., De bello gal. , ii). (03) - «Multum ad terrendos nostros valuit e/amor, qui post tergum pugnantibus extz'tit, quod suum pen'culum in aliena vident virtute consistere, , (Caes., De bello gal., vii). (P3) - «Victrices regis copiae cornu suo dextero converlerunt se ad Jn'cesimam sextam legionem, magnis copiù hostium circumdatam>, (Caes., De bello Alex., 40). (Q3) - «Persuasionisque plenus cuncta fato agi», (Svet., Tiber., 69); «Sed ut opinor inevitabile est fatum , , (Curt., iv 6); , Tam fatum cuius inevitabilis sorsest, appellabat,, (Curt ., x, 1). (R3) - «Unum te non latere percupimus quando bellicosae esperaeque gentis habenas capis, Ungarum non indulgentza sed severitate molliri, non dementza et impunita/e, sed virga fe"ea in obsequio retinen·,, (Bonfin., Reg. Ung., xxxix, p. 671). (S3) - «Frementz'bus primon'bus, remque exempli regentibus pessimi, si reo atque innoxio pennde sii affirmantibus re impunitas novo aliquando cn·mini matena fo ret•, (Buss., Hist. fran., V. 7, U). (T3) • «Dumnacus, adventu Fabii cognito, desperata salute, si tempore eodem coactus essei et romanum externum sustinere hostem, et respiciere ac timere oppidanos repente ex eo loco cum copiis recedit» , (Caes., De bello gal., vii). (U3) · «Adnotabant pen'ti, non alium ducem opportuni/a/es locorum sapientius legisse; nullum ab Agricola positum castellum aut vi hostium expugnatum, aut pactione, aut fuga desertum; craebrae eruptiones ita intrepida ibi hiems et sibi quisque praesidio irritzs hostibus eoque desperantz'bus» , (Tac., Agn'c., 22). (V3) • ,Circa muros unius urbis haerebat (Alexander) tot maximarum rerum opportunitate dimùsa», (Curt., iv, 4). (23) · ,Nec mundus duobus solibus potest regi, nec duo summa regna salvo statu te"arum potest habere», (Curt., iv, 11 ). (A4) - Armorum virorumque faciendum certamem, (Tac., Ann., xv).
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(B4) - ,Miseram pacem ve/ bello bene mutan·,, (Tac., Ann., iii, 44). (C4) - ,Pace frustra petita, omnia in bellum consilia converlerat Darius,, (Cun. , iv, I O). (D4) - ,Pax et concordia speciosi! et irriti! nominibus iactata sunt,, (Tac., Hùt., ii).
(E4) - «Numquam intermittebat Phamaces legatos de pace atque amicitia mittere ad Domitium, quam hoc ipso crederei eum facilius decipi posse•, (Caes. , De bello Alex., 37). (F4) - «Hyperbola ex sectione conica est linea recta,. (G4) - ,Quamdiu expectatur, aut metuitur hostis vires nostrae non distrahendae» , (Xenophon, v); ,Cuius exercitus est hostili minor illius pars nulla debet ad universo exercitu divelli,, (lbid.). (H4) - «Pompeius annuum spatium ad comparandas copias nactus, quod vacuum a bello atque ab hoste otiosum fuerat>, (Caes., De bello civ., iii).
(14) - ,Si hi sunt legati, multi sunt. Si hostes oppido paucissimù, (Liv., xx). (L4) - ,Il/ud grave ac miserum videbatur, paucos de summa rerum ac de salute omnium decertare,, (Caes., De bello Alex., 16). (M4) - «Domine, si adhuc populo tuo sum necessarius, non recuso laborem•, (in Vita S. Mart.). (N4) - ,Gliscere famam ipso spatzo sinebat Mutianus, gnarus modicas vires sibi, et maiora credi de absentibus» , (Tac., Hist. , ii, 83). (04) - «Consederat cum copiis rex loco natura munito: unum latus adiectum erat /lumini Nilo, alterum editissimo loco ductum, tertium palude cingebatur>, (Caes., De bello Alex.). (P4) - «Castra ad/lumen Apsum pomi (Caesar) ut vigiliis, castellisque benem en·tae civitates tulae esseni praesidio, ibique reliquarum ex Italia legionum adventum expectare constituit», (Caes., De bello civ. , iii). (Q4) - «Quod saepe in bello parvis momentis magni casus intercederent>, (Caes., De bello
civ., i). (R4) - «At Corbulo utendum recenti terrore ratus ad occupantia Tigranocerla pergit>, (Tac., Ann., xvi, 23); «Eo cursu, quo refugienteJ alexandn·nos ex castello in castra Jua milites insecuti, munitionibus successerunt acem·meque proeliari coeperunt,, (Caes., De bello Alex., 30); ,Mundenses, qui ex proelio in oppidum confagerant, cum diutius circumsiderentur, bene multi dedittonem faciunt>, (Caes., De bello Hisp.); «Inconditos oppidanos proelio vicit Polypercon; intra munimenta compulsos secutus, urbem in dedittonem redegit», (Ct1n., viii, 11 ). (S4) - «Nuntiabantur auxilia magna equitatus oppidanis 1uppett'a1 venire, non eJI visa ratio ad oppugnandum oppidum commorandi,, (Caes., De bello Alex., 5). (T4) - Ex fuga haec quum oppidum Mundam sibi constituissent praesidium, nostri cogebantur neces1an:o eos circumvallare,, (Caes., De bello Hisp., 32). (U4) - ,Castra inde duo ab urbe stadia communit>, (Cun., v, 5); , Ipse Alexander castra in vallo communit>, (Cu n. , vi, 4). (V4) - ,Ut a tergo tanta relinqueret Alexander, Amphoterum classipraefecit,, (Curt., iii , l); «Ne quid a tergo, quod destt·nata impedire pouet, moneretur>, (Curt., viii , 5). (Z4) - «Ne segniter uni urbi assidere videretur Alexander, operi Perdiccam praefecit, cum expedita manu Arabiam petiit», (Cun., iv, 3). ( A5) - , Viginti milita praemissa cum sagittariorum manu, Pyramum omnem transire iusserat Dan·us,, (Cure., iv, 5). (B5) - «Et a fronte, et a tergo circumiturus hostem ut undique urgeref> , (Cu n ., iii, 8); ,Clamore et impetu tergis germanorum circumfunduntur Romani,, (Tac., Ann., i, 68). (C5) - «Cae1ar castra magnis open'b us munire, reliquasque copias expectare iussit», (Caes., Debellociv., i). (D5) - ,Ferocissimos auxilt'arium imminentibus viae lucis occultoJ componit. Equites procedere longius iuui, et initiato proel,o sponte refugi, festinationem sequentium elicere, donec insidiae coorirentur>, (Tac., Hist., ii, 2).
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(E5). «Non est visa ratio Caesari proprius accedendi ad oppidum, quoniam ibi praesidio grande Numidarum esse cognoverat hostesque mediam IZCiem suam oppido texisse, sibique difficile factu esse intellexit, simul et oppidum uno tempore oppugnare et in acie ex iniquiore loco pugnare», (Caes., De bello Afr. ). (F5) · «Fossa ante urbes latissima, altissima facienda», (Veg., iv, 5). (G5) . «Alexander urbem corona circumdedit», (Curt.. vii. 6). (H5) . «Alexander arcem oppugnare adortus, caduceatorem praemisit, qui denuntiaret, m deden'nt, ipsosultimaessepassuros», (Curt. , iii, 1). (15) · «Turres admovebantur et excussa tormentis tela emicabanl>, (Curt., viii, 2). (L5) · «Caesar Cadurcorum civitatem ad inopiam aquae redegit cum fontes cuniculis avertisset et fluminis usum per sagittarios arcuisset», (Front., iii, 7); «Caesar aqua prohibebat oppidanos,, (Caes., De bello gal., viii). (M5) . «Munimenta concussit fundisque et sagittis propugnantium plerosque deiecit>, (Cun. , viii, 2). (N5) · «Alexander agi cunicolos iussit>, (Cun. , iv, 6); «Cunicolo suffosa moenia ingens nudavere spatium,, (Curt. vii, 6).
(05) . «lngens barbaros pavor rudes ad talia opera concusserat excitatam molem subito cementes», (Curt., ii, 2). (P5) · «Super magnis machinis multi armati admoventur, ex quibus tela mittuntur cum alia, tum catapultae et fundae, atq11e etiam in tecla anmdinacea sagittae igniferae», (Aeneas, Poliorc., c. 32). (Q5) · Vineas dixerunt Veientes: istae cum factae fuen·nt, iunguntur in ordinem, sub quibus subtidentes tutiad subruendamurorum penetranl fundamenta», (Veg., iv, 15). (R5) · «Vannius impar multitudinem hostium eoque castellis sese defendere bellumque ducere statuerat,, (Tac. , Ann. , xii , 29). ($5) · «Benignitate Deorum evasisse gravem casum», (Tac., Ann. xiv, 6); «Tum tabemaculo egressus Alexander 1n·bus aris in ripa Pyrami amnis Iovi atque Herculi Minervaeque sacratis, Synam petit», (Cun. , iii, 2). (T5) · «Fortuna rebus famam praeliumque constituit», (Curt. ). (U5) · ,Nunquam ad liquidum fama perducitur; 011mia1 il/a tradente, maiora sunt vero. Nostra quoque gloria, cum sit ex solido, tamen habet nominis quam opens», (Curt .. ix, 2); «Cuncta, ut mos famae, in maius eredita», (Tac., Ann., iii, 44). (V5) . ,Iniquissima haec be/forum condiho est: prospera omnes sibi vindicant, adversa uni imputantun, (Tac., Agnc., 27). (Z5) · «Haec more fama credentium otlo augebantur, (Tac., Ann., iii, 44). (A6) · ,Mazor i/li (Ferdinando) laus ob conservatam melioribus temporibus bonam Unganae partem debetur, quam multis ob partos in summa opportunitatum omnium alfluentia de devichs regibus aut populis celebres triumphos. Quo magis ei, tempore tam necessario, omnia defuerunt, eo clarius animi eius virtus enituit», (Busb.). (B6) · «Milites a populatione Astae prohibuit Alexander, parcendum suis rebus praefatus: nec perdenda ea, qua possessores venerant>, (Cu rt .. ii). (C6) . ,Petit a Patribus ut sibi quinque milza militum darentur, se pen'tum et hostis el regionum, brevi operae praetium facturum» , (Liv., xxv, 19). (D6) · ,Id non prossisum magis, quam stolide creditum, tanquam eadem militares et imperatoriae arles esseni. Data proquinque octo mzlta mzlitum,, (Liv . • xxv, 19). (E6) · «Fusa extemplo est Romana acies se adeo ne fugae iter paluit, omnibus viis ab equi/e insessis, ut ex tanta 1nultitudine vix mille evaserint», (Ibid). (F6) . «Tres tribuni poteslate consulan· documento fuere quam plurium impen·um bello inutile essei, tenedo ad sua suisque cons,Jia, cum a/ii aliud videretur, aperuerant ad occasionem locum hosti», (Liv.) . 1
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(G6) - ,Delectus est M. Alletus ex praetoriis, ne comulan· obtinente Asiam, aemulatio inter pares, et ex eo impedimentum oriretun, (Tac., Ann., ii, 9); l'emulazione di Corbulone e di Pero fu della costui sconficca cagione (Tac., Ann., xv, 3). (N.d.A.). (H6) - ,Pugna Romana stabilis et suo et armorum pondere incumbentium in hostem. Concursatio et velocitas illius (Punicae aciei) maior quamvis», (Liv., xxx, 34). (16) • ,Dimicationi propter animi mollitiem studere omnes videbat, quod diutius laborem /erre non possent,, (Caes., De bello gal., vii). (L6) - ,Comilium magis res dant hominibu.s, quam homines rebus». (M6) - ,Quid ruimus beluarum ritu in pemiciem non necessariam? Fortium virorum est magis mortem contemnere quam odisse vitam», (Cun. , v, 9). (N6) - ,Hanno domum nostram quando alia re non potuit, ruina Carthaginis oppressit., (Liv., xxx, 20}; «Suasit Scipio consuli, ne tam iniquo loco confligeret: victus deinde complurium qui et prudentiae eius et virluli invidebant, sententiis et ipse saltum ingressus est, ubi sicut praedixerunt, /usus fugatusque est Romanus exercitu.s», (Liv., xiiii). (06) - «Romani cum Campanis equitibus nullo modo pares esseni, excogitarunt ul delectos ex toto exercitu qui velocissimi videbantur parmulis non amplis gladiisque armare eosque adiunctos equitibus usque ad moema provehi», (Front., iv, 29). (P6) • ,Dum equestre proelium erat, multitudo massiliorum sustinen· vix poterat, deinde ut pedes romanus repentino per turm/ZS su/ZS viam dantes intercursu, stabilem aciem fecit absterruitque effuse invehentem rese hostem; primo barban· segnius permittere equos, deinde stare ac prope turban· novo genere pugnae, postremo non pediti solum cedere, sed ne equitem quidem sustinere peditis praesidio audentem», (Liv .. xxx, 11 ). (Q6) . ,Qui comibus praeerant extendere ea iussi, ita ut nec circumvenirentur, si arctius starent, nec tamen mediam aciem exinanissent», (Cun., iv). (R6) · «Hoc et natura pn'us es tua cum defenden's, aliena ire oppugnalum», (Liv. , xxviii , 41 }; «Satis etio incipi victoriam ratus ubiprovisum foret, ne vincerentun, (Tac., Hist., ii). ($6) - ,Batavi Transhenanique quo discreta virtus manifestius spectaretur, sibi quaeque gem consistunt, eminus lacessentes», (Tac., Hist., iv, 23 ); •Pedites his plun·um gentium non mixtas sed sua quisque nationis iunxerant copitm, (Curt., iv, 12). (T6) - «Utn'nque equite nudata erat Punica acies, cum pedes concum·t nec spe nec vinbus iam pan, (Liv., xxx , 34). (U6) - «Afri circa iarn comua vim fueranl, irruentibusque incaute in mediam Romanis circumdedere al1ZS, mox comua extendendo, clausere et ab tergo hostes, , (Liv., xxii, 47). (V6) • «li/i ante discrimen feroces, in periculo pavidi, non arma noscere, non ordines sequi, non in unum consulere», (Tac., Hist., i, 48); «Ingavissimus quisque, et ul res docuit, in peni:ulo non ausurus, nimis verbis, lingua feroces•, (Tac. , Hist., i, 35 ). (Z6) - «Ex letnplo infugam omnes versi», (Liv. , xxx, 18}. (A7) - rin arctum compulsi cum vix armis satis spatii essei, corona hostium cincti, ad multum diei caeduntun, (Liv., xxiii); «Nec poterai patescere acies•, (Tac., Hist., xiv, Il); ,Caeduntur in portis suomet ipsi agmine in arcto haerentes, , (Liv., xxxiv). (B7) - «Nec Romanis incruenta 111i:toriafuit>, (Liv., xxx, 18). (C7} - ,Nec Scipioni aut cum Syphace inconditae barbanae rege, cui Statorius semilixas ducere exercitus solitus sit, aut cum socero eius Asdrubale fugacissimo duce, rem futuram aut tumultuariis exercitibus ex agrestium semiermi turba subito collectis, sed cum Annibale», (Liv., xxx, 28); «O te beatum, Pompei, qui cum tabulis bello mithn'datzi:o decertans, magni et existimationem et cognomen adeptus es!•, (Appian. Akx., Bellum civile, ii): ,Mihi quidem tres victonae Annibalis ad Treb,am, ad Trasimenum, ad Cannas, omnibus rebus gestis Alexandn· longe praeponenda viden1ur. Quid enim? HIZS iste de egregis bellaton'bus tulit, il/i cum inertibus Asiae populù negotium fuit», (Busbeq. ). (D7) - «Ordinem hanc }anizarorurn primus instituit Amurathes, nec ab eo tempore unquam
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in proelio vieti, dissipati auJ caesi leguntur, sed contra re iam desperata, victoriam perditam recuperasse et reliquo iam dissipato exerciJu, suo intervento victoriam ex hostium manibus extorsiJse,, (Lonicer. , Chron. Ture.); «Quam virtutem Scipionis Cato in senatu sic hi proseculus, ut diceret: reliquos, qui in Africa mililarenl, umbras militare, Scipionem vigere,, (Liv., lxix). (E7) - «Confirma me, Domine, et re1pice in hac hora ad opera manuum mearum, ut hoc, quod credens per te posse fieri cogitavi, perficiam,, Oudith., orat. ). (F7) - «BenedicJus Dominus noster, qui docet manu1 nostras ad proelium, el digitos no1tros ad bellum,, (Salmi). (G7) - «Dexlera Domini magnificata esl in fortitudine, percu.11-it inimicum,, (Exod. ). (H7) - ,Anceps pugna nunc sequentium, nunc fugientium in multum diei varium certamen extraxit>, (Curt., vii.i). (I7) - «In aciem exire non audebat, novo militae, et ex multis genen·b us hominum collecto, necdum nolo salis inter se, ut fidere a/ii aliis possint», (Liv., xxxv, 3). (L7) - «Se quo die hostem vidisset (consulem) profligaturum,, (Liv., xxii, 38). (M7) - «Sabinus festunatum Jemere proelium pariformidine deseruit», (Tac., Hist., iv, 67). (N7) - «Nec eventus modo hoc docet: stultorum iste magisJer esl, sed eadem ratio quae fuil, futuraque, donecreseadem manebunt, immutabilis est», (Liv., xxii , 39). (07) - «Pompeius saepe querebatur tantum se opinionem fefellisse, ut a quo genere hominum victonam 1peras1et, ab eo inilio fugae facto, paene prodilus videre/ur,, (Caes., De bello civ., iii). (P7) - ,Si quando quid Pompeiu1 tardius aut consideratius faceret, unius esse negotium diei, sed illum delectari imperio dicebant,, (Caes, De bello civ., iii). (Q7) - •Pompeius semper spectabat 1i iniquis locis Caesar se subicerel», (Caes., De bello civ., iii); ,Id ea causa faciebat Caesar, quod tanta multitudine hostium, nisi aequo loco aut opportumiale aliqua data dimicandum non existimabat,, (Caes., De bello gal., iii). (R7) - ,Tum Maharbal: vincere sciJ Annibal, victoria uti nescis,, (Liv. , xxii, 51). ($7) - «Consilium in arena capere•, (Prov.). (T7) - «... Ductorque placebat -Non qui praeciptii traheret simul omnia casu, -Sed qui malura ve/ laeta ve/ aspera rerum. -Consilio momenta regens, nec tristibus impar, -Nec pro successu nimius spatiumque morandi, -Vicendique modum mutatiJ nosset habeniJ,, (Claudian., De bello Got.). (U7) - ,In eam necessitatem compulsi hostes ul supplices pacem peterent•, (Liv., xxx, 22). (V7) - ,Sed tunc acrius in castns quam in campo, nostro cum mi/ile, quam cum Numantino proeliandum,, (Fior., De gest. Rom., ii, 18). (27) - ,Utque exercitu vario linguis moribus, cui cives, soci, exlerni interessent, diversae cupidineset aliud cuique fas nec quidquam illicitum,, (Tac., Hist. , iii, 33). (A8) - ,Inler tot homines, quibus non lingua, non mores, non /ex, non arma, non vestitus habilusque, non causamilitandieadem essei», (Liv., xxx, 33).
LIBRO TERZO AFORISMI APPLICATI ALLA GUERRA POSSIBILE COL TURCO IN UNGHERIA
CAP. I Della guerra
I - Li popoli barbari ripongono principalmente i loro vantaggi nella moltitudine e nel furore; ma le milizie ammaestrate , nell'ordine e nel valore 1 .
CAP. II Dell'apparecchio
II - Il Turco, del cui dominio la forma è tutta bellicosa e feroce, ha gli apprestamenti militari sempre in assetto; li quali se per sorte non si trovano appunto su 'l luogo preciso ove hanno da adoperarsi, anticipatamente e prima che il suo disegno scoppi, li vi trasporta. Gli anni innanzi il 1663 , incredibile quantità di navi onerarie e di barconi da carico, mate contr'acqua su per lo Danubio da buffali, copia immensa di vittovaglie, di Artiglieria grossa, di munizioni e di cose simili, a Belgrado, a Osijek e a Buda nell'Ungheria condussero. 1 Questo passo, che appariva inizialmente nel libro primo, fu colà cancellaco di pugno del!' A. , e trasportato qui.
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III - Ma non potendosi senza qualche strepito far cotesti apparati, cerca il Turco con speziose apparenze di colorarli. Così allora pres' egli pretesto, or di gir in Dalmazia concr' a' Veneti, or in Transilvania contr' al Ragozzi; come egli pur fatto avea l'Anno 1644, quando per assalire d'improviso il Regno di Candia, d'intendere a Malta s'infinse. IV - In rimedio, fa di mistiere non essere credulo alle sue falsità, né lasciare mai sprovvedute le piazze delle frontiere: anzi, non che per gli soli presidi, ma per un campo volante che all' occorrenze fosse per campeggiar in que' contorni, abbondantemente fornirle: e tutto ciò di buon'ora, conciosia ché: I. La compera, le condotte, le fabbriche delle cose necessarie successivamente si fanno, e di Dio solo è il «disse e fu fatto». Nelle turbolenze mancano il tempo, i mezzi e l'applicazione (Al) medesima qua e là distratta; crescono i prezzi alle robbe; le regioni per dove si passa, e che dovriano somministrare i carreggi, tra la confusione e le sollecitudini di salvar le facoltà proprie, e tra l'esacerbazione de gli animi e la tema d'involgersi ne ' romori, si appongono tal volta contra, anzi che in prò. L'inimico stesso può impedirne le strade, o quindi conghietturarne li diffetti e i disegni. Allora che Filippo Macedone pensò d'assalir i Persiani, due anni innanzi a porsi in ordine per la guerra s'affaticò. Ed Enrico IV (Bl) re di Francia, impressosi nell'idea un vasto disegno, molti e molti anni prima che porlo in atto si parecchiò. Quando l'anno 1663 Luigi XIV , pur re di Francia, ebbe animo di passare coll'acme in Italia, spedì l'anno antecedente commissarj colà a provvedere i grani, foraggi, artiglierie, quartieri e a trattarci aderenze e cose simili; e medesimamente l'anno 1667 prima di moversi al conquisto ne' Paesi Bassi, le cose del suo regno e delle finanze aggiustò; riempi i coffani, accrebbe l'armata, compero dall'Inglesi Dunquerque, e con simili altre prevenzioni il buon fine dell'impresa si assicurò 2 • 2
li progetto d i Enrico IV era quello relativo ad una guerra generale contro la Spagna. che fu mandanto in nulla dall'assassinio del sovrano (1610); nel 1662, in seguito ad alcuni sgarbi su bi ti dall'Ambasciatore francese in Roma, Duca di Créqui, Luigi XIV inviò truppe in Italia per
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2. In somma, un lungo apparecchio (Cl) produce una presta vittoria, e fu massima de' Romani, imitata oggi dal Turco, di fare le guerre corte e grosse; ed è trito proverbio, non dover uomo saggio imbarcarsi senza biscotto.
Titolo Primo DEGLI UOMINI
V - Ha il Turco una milizia perpetua in piede, che con recrutte continue sempre piena mantiensi. La propria è stipendiata parte dalla Porta e parte da' Timari (Dl), e l'ausiliaria vien con le prede fatte nell'ostico soddisfatta. 1. Il Timaro è un assegnamento d'entrata sopra certi terreni, per lo più acquistati in guerra, e che hanno qualche rapporto alle colonie romane o alli feudi ed alle commende, onde morto un soldato, molte persone si presentano subito per sottentrare nel posto, non alcrimente che appresso di noi si brigano di conseguir benefizi o altri offizi vacanti. 2. Gli ausiliari, che ché tali di nome , sono veri suggetti; come gli anni 1665-1666 si videro il Prencipe di Valacchia Giorgio Ghica e 'l Khan de' tartari, accusati l'uno di collusione co' cristiani nel conflitto di Levice, l'altro di disubbedienza, amendue de' lor principati spogliati e sbanditi 3 .
VI - Le recrutte in supplimento de' luoghi vacanti si fanno di obbligati o di volontari. 1. Gli obbligati pigliansi alla Porta fuora del numero de' Giannizzeri o de' giovenotti allevati entro il Serraglio. Questi escorcere scuse e riparazioni dal Papa Alessand ro Vll; nel 1667 Luigi invase i Paesi Bassi spagnuoli per sostenere il cosl detto «diritto di devoluzione•, in base al quale alcuni dei paesi che si trovavano sotto la Corona di Spagna dovevano, in caso di morte del re Filippo IV d ' Absburgo, passare anziché all'erede maschio (il re Carlo Il), alla figlia più anziana, cioè a Maria Teresa, moglie appunto di Luigi. U frequente ricorso di M. ad esempi di politica aggressiva della Francia di Luigi XIV deriva forse dal fatto che egli considerava tale paese, insieme all'Impero ottomano, come il più pericoloso nemico degli Absburgo. 3 Cfr. qui addietro, libro secondo, n. 66.
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sono figli de' cristiani europei, che presi fanciulli (E 1) di 8, 10, sin in 20 anni da' lor padri a ragion di tributo e di decima, e condotti a Constantinopoli, vengono secondo l'indole ed attitudine ch'e' dimostrano a gli offizi o della Corte o de' giardini o agli esercizi militari distribuiti. 2. Li volontari si assoldano col publicarsi bando che la Porta s'aprirà per far gente; e tutti corrono a gara per farsi scrivere a ruolo; come che gli soli figli de' Giannizzeri, li rinegati o i servitori degli offiziali di guerra vengano registrati. 3. Tali recrutte si fanno o a Costantinopoli o nell'esercito medesimo. Di colà dal Serraglio fece il Gran Vizir precedente venir 4000 giovani , che arrolar fece ne li Giannizzieri e gli Spahi l'anno 1658, all'or ch'egli da Andrinopoli in Transilvania per occupar Eeno si fu mosso. Nell'esercito medesimo recruttò il Vizir Mehmet l'anno 1663, subito doppo la presura di Neuhausel, in luogo de' morti li garzoni degli offiziali, tra quelli i più gagliardi e più esercitati in guerra scegliendo, e fece Timar !spahi chiunque volle restar di presidio dentro della piazza, dando loro sei aspri 4 il giorno infin a tanto, che li villaggi del contorno fossero stati rimessi, per quindi poi trarne un regolato sostentamento. Similmente doppo la battaglia di S. Gottardo molte migliaia ne arrolò. 4 . Queste recrutte sono di ottima qualità, perch'essendo indeficiente il numero di coloro che, vigorosi e già disciplinati ed esercitati, si offrono per essere soldati, si può del buono a sua scelta eleggere il meglio; la ragione di sì gran concorso si è che la sol'arte della guerra è in pregio ed è l'unica via e porta alle dignità (Fl), alle ricchezze ed agli offizi, sì che ogn'uno, il quale abbia spirito ed animo, alla milizia s'impieghi, onde l'encomio di Vegezio a' spartani (Gl) può a miglior diritto darsi oggidì al Turco. VII - Gli eserciti perpetui recano grandi avvantaggi. 1. Si è rispettato (Hl) dagli amici, e nimici; onde a suo grado 4
Si vedano sulla monetazione dell'Impero Ottomano le note ai libri prec. degli «Aforismi•, spec. la n. 6 al libro secondo. «Mehmet• è un errore dei copisti. Si legga «Ahmed, .
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si mantiene la pace (Il) e si è presto ad imprender la guerra, siasi o per prevenir l'in imico, o per impedire (Ll) la di lui crescente potenza: (al cui fine i Romani (Ml) soccorsero li mamercini contr' à' Cartaginesi; e que' di Corinto rinfacciarono a gli Spartani d ' aver lasciato troppo crescere gli Ateniesi), o per correre (N 1) sopra 5 uno Stato, o per cogliere a tempo qualch'altra opportuna occasione che si presenti, sì come ha sempre il Turco quella delle discordie tra cristiani abbracciata, od' essere chiamato in soccorso, o di trovar mal in ordine l'avversario. 2. Si hanno sempre soldati veterani (01) alla mano (vero esercito perché esercitati, immortale (Pl), come li 10.000 Persiani, perché non mai licenziati, ma di continuo reintegrati) , muro (Ql) dell'Imperio, diffensori della patria, tesoro inestimabile de' Principi, i quali, se aspettano a raccogliere soldati nella necessità, non trovano , se non ciurma e canaglia (Rl ), nuova, inesperta, indisciplinata, ignota, tumultuaria, ch'avrà il nome (Sl) d'esercito senza più. Onde a gran diritto disse Leone (Tl) Imperatore 6 , due essere l'arei alla fondazione , e conservazione della Repubblica necessarie, l'agricoltura, cioè per nutrir la milizia (Ul), e la milizia per proteggere l'agricoltura. 3. Si può subito (Vl ), senza porci indugio fra mezzo, le prese deliberazioni mandar ad effetto, né lasciarsi sfuggire le congiunture di mano , ma prevenire coll' arrivo la fama e far prima del lampo sentire il fulmine, essendo egli natural cosa e giusta che l' armato al disarmato , e ' l forte al debole, imperi. 4. Cosa facile dunque, anzi più comoda, è al Turco il far la guerra che lo starsi in pace, impercioché avend' egli sempre in promo gli eserciti, con essa fa acquisti, vive su l'ostico, allevia la spesa e toglie i soldati dall 'ozio, fomite delle sedizioni. VIII - A questo continuo, imminente pericolo, quale schermo? Quest'uno; tener sempre in piede un corpo (Zl) di reggi5 La Francia invase li Paesi Bassi cattolici non p rovisti d ' arme l'an no 1667. (N.d.A. )* * Cfr. la precedente n . 2 (N.d.C.). 6 L' im peratore d'Oriente Leone VI (886-912) fu aucore di trattat i militari p regevoli , ua cui
quello intit0lato Tactika.
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menti veterani e di lunga esperienza per più e più fazioni nelle quali segnalate si sieno; impercioché: 1. Il fine di chi vuol far guerra è poter combatter col nimico alla campagna e vincere una giornata: ma ella non si può, non che vincere, ma né prudentemente arrischiare (e chi saria così forsenato di farlo? Non già Scipione (A2), né Sempronio, né (B2) Vegezio) (C2) con gente non veterana (D2), non disciplinata, non agguerrita: dunque senz' essa rimansi del fine preteso frustrato. 2. Il disciplinare l'esercito richiede grande spazio di tempo, l'agguerrirlo maggiore, e 'l renderlo veterano ancor più. L'arte, che imita la natura, opera per gradi e non a salti. Ei bisogna che la prima scelta sia buona, ché non può in materia cattiva buona forma introdursi. Ma qual'è la scelta di questi tempi? Deplorabile (E2); e quest' error primo nella levata a tutte le altri parti trasfondesi (F2). Ei bisogna che il soldato abbia ottimi maestri (tactici) negli esercizi; ch'egli si trovi in molte fazioni e combattimenti, impercioché l'abito non si fa se non per atti continuati; eh ' egli in fine sopraviva e sia avvanzo di molte sanguinose occasioni: cose ardue, cose lunghe. Se quegli stessi Romani, gran maestri prima di guerra e vincitori di popoli, poi divvezzi (G2) per qualche tempo dall' uso dell'arme, non valsero a far testa ad Annibale, e solamente doppo molte rotte e percosse tocche, poterono essi nell' arte bellica e nella fortuna rimettersi, che non avverrà egli ad altra nazione men della romana virtuosa? Le quali cose ben ponderate inferiscono di necessità questa irrefragabile massima: IX - Ch'egli bisogna far gran conto dell' arme agguerrite (H2 ), non lasciarle mai venir meno, e sempre averne buon numero m pronto. 1. Fioriscan l' arme, e sotto lor ombra fioriranno l'arti e commerci e lo stato; quelle languenti, non ci è salute (12), forza, (L2) decoro (M2), prontezza (N2). Né si lusinghi chi chi sia, né si persuada con lo starsi egli quieto di godersi i suoi agi, perché eziandio non molestante, sarà molestato (02). Durò la Repubblica Romana sin ch'ella guerreggiò co' cartaginesi. Un grand'Impe-
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rio (P2) non può mantenersi senz'arrne; s'egli non urta è urtato ; s' egli non ha occupazioni fuora, le ha dentro. Perché? Ella è legge universale che niuna cosa sotto al sole stia ferma (Q2), e conviengli salire o scendere, crescere o scemare. Non si ferma il Sole giunto al Solistizio, avvegna che forse il paia, né quieto è sempre lo stato che si mostra calmo al di fuori. Siasi de' letterati questione se tra 'l moto diretto e rifflesso della pietra nel vano dell'aere in alto scagliata, e di colasù abbasso cadente, qualche intervallo di quiete si traponga o no; egli è ben fra politici fuora di controversia che nella vicinanza de ' potenti (R2) degli ambiziosi e degli emoli, e massimamente del Turco di cui si parla, non si da se non fittizio riposo (S2), ed è necessario opprimere od essere oppresso , perire o uccidere. Si appanna il lustro dell' arrne che, nel solo conservar occupate, alle conquiste non si sfodrano; si perde in prima la fama (T2), e poi con essa la potenza. 2. Li primi Monarchi del Mondo autenticano in fatti la massima. Ha la Svezia destinato in ciascheduna provincia un certo numero di case e di campi, come Tirnari, per lo mantenimento de' soldati, con sì bell'ordine esercitati, ch'ella può di ora in ora ragunare forze considerabili per mare e per terra. Ed è in sì gran pregio la milizia in quel regno , che le cariche principali non ad altri si conferiscono, se non a coloro che abbiano fatto acquisto di merito in guerra all'uso degli antichi Romani (U2). L'Olanda è parimenti sempre armata; l'Inghilterra ha del continuo flotte poderose su 'l mare. La Polonia ha buone instituzioni per insorgere con ben 100.000 cavalli e più, a un bisogno; ma la libertà disoluta di quel regno, ammaliando quel bene, confonde gli ordini. La Francia obliga non meno tutti i Vassalli della Corona, rilevanti direttamente ed immediate dal re , che i loro sottovassalli (arrieres Vassaux) a servir in guerra con equipaggio d' arme e cavalli ogni volta eh ' ei sieno chiamati, in riguardo de' lor feudi ; e la pubblicazione che di questo comandamento si fa a' primi, chiamasi Bando (Ban) ed à secondi addietro-Bando: (arrier ban). Si aggiungono li reggimenti stipendiati, nominati dalle province di Picardia, Normandia, Campagna, Navarra, Pie-
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monte, ecc. Poi iJ reggimento delle guardie e quello de Svizzeri, che fanno un oste poderosissima, sì per lo numero , sì per la nobiltà francese, di natura e di studio bellicosa e fone, acuita eziandio dalla necessità di procacciarsi fortuna , mentre che , succedendo li primogeniti soli nell' eredità paterne, a' cadetti fa mestiere fabbricarsi lor sone. Fu la Spagna formidabile al mondo co' suoi eserciti, e per essi la di lei grandezza nell'auge: ma come in progresso di tempo la stima (V2) dell'acme e le ricompense declinarono, e li premi (Z2) al merito de ' soldati instituiti, in favore di professioni istrane (A3) degenerarono , così a mano a mano videsi della Monarchia sfiorire la grandezza, sol col rimettere l' arme in credito riacquistabile. Non m'è ignoto essere ne ' paesi ereditari di Cesare gran Nobiltà, alla quale per antica istituzione si aspetta la difesa della patria. Esser anco ordinata una tal qual milizia provinciale sotto il Colonnello del paese; ma iJ genio, la disposizione , l'esercizio, e la disciplina mancando, poco o nissuno stabile fondamento può farvisi sopra, oltre che moltissimi feudi di vassalli obligati per l'addietro a guerreggiare personalmente, sono da alcuni anni in qua o per vendite, o per legaci, o per caducità trapassaci in possesione degli ecclesiastici e del Fisco, che in luogo di que' valorosi nobili , persone rustiche al presente sostituiscono. E quanto alla Nobiltà, videsi l'anno 1647 Ferdinando III Imperatore movere la sua Augustissima persona al soccorso di Egra in Boemia col seguito di pochissimi gentiluomini. Quanto alla gente provinciale raccozzata insieme alla rinfusa, chi non sa che ad ogni minimo accidente ella si sbanda? O all'uno o all'altro di loro venga per sorte abbrugiaca una casa, o spogliato un villaggio, che tutta se ne fugge? (B3) O ch'ella alla disoluzione ed a' ladronecci (C3) s'avvezza? Onde viensi a ricadere nella milizia mercenaria, poco buona perché tumultuariamente raccolta, e di ciò ebbesi pur troppo saggio nella gente levatasi dagli stati nell'ultima guerra con molto danaro e con poco frutto ; e pure perpetuamente necessaria, per esser perpetuo il pericolo imminente del Turco. Perché dunque non risolversi a
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fare una disposizione per sempre di gente eletta, valorosa, veterana, provata 7 ? XI - Ma al mantenimento d'un esercito perpetuo potriasi opporre: 1. L'aggravio intolerabile del paese, o del Erario. Al che si risponde: (1) Non sono i regni dell'Augustissima Casa inferiori di bontà, di fecondità, e di ampiezza ad altri, che simil peso sopportano; (2) Il nome d'esercito perpetuo, e non la cosa, è quello che inorridisce; egli è un fantasma che solo nell'apparenza spaventa (D3), poiché da tempo immemorabile sono stati continuamente di fatto sostenuti eserciti grossissimi in piede, e dove per riforme o licenziamenti furono scemati, bisognò tratto tratto con maggiore spesa e con minor frutto riempirli di nuovo. Quali tempi furono mai tranquilli? Ebbero i secoli passati le guerre col Turco sin all'anno 1606, nel quale si fece la tregua. Sottentrarono le turbolenze civili e le machine di Enrico IV re di Francia, che doveano scoppiare l'anno 1610; sopravenne l'anno 1618, le guerre della Boemia e dell'Imperio, che durarono sin all'anno 1648, e la pace non ebbe effetto prima del 1650. Indi a poco bisognò di nuovo armarsi l'anno 1655, poi l'invasione della Fiandra del 1667, finalmente le sollevazioni dell'Ungheria del 1670 8 : e quai sono dunque gli anni della quiete? (E3) Si licenziò parte dell'esercito Cesareo l'Anno 1650, e si fecero nove levate il '5 5. Si licenziò l'Anno 60 e si fecero nuove levate il 61. Si licenziò il '62 e si recruttò il '6 3: si licenziò il '6 5 e si fecero nuove levate il '67; si licenziò il '68, e si recruttò il '70. Or qual risparmio è cotesto? S'egli si calcola il danaro de' licenziamenti e delle nuove levate e delle recrutte e delle marcie e de' transiti, troverassi sorpassar di molto quello che costeria un aggiustato perpetuo sostentamento delle truppe; 7
Ecco l'esigenza della creazione di un esercito permanente, fondato sul servizio selettivo. M. allude qui alla cospirazione antiabsbu rgica in cu i fumno coinvolti il Palatino, Fece ne Wessel€nyi, Peter Zrfoyi, fratello del defunto Bano di Croazia e generale Miklòs Zrinyi nonché Ferenc Nadasdy, e che fu sangu inosameoce repressa. Degli altri conflitti si è accennato nelle precedenti note. 8
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(3) L'inquietudine (F3) dell'animo di trovarsi sempre in istato d'esser sorpreso e di perdersi ignominiosamente senza combattere , merita pure d'essere ricattata a prezzo d'un buon dato, per metter in calma il pensiero. Sarebbe egli sì gran cosa segregare in tutti i regni una volta per sempre ed in proprietà della milizia, di ciascun villaggio una casa, un giardino o una porzione di terreno, per mantenimento d'un certo numero di soldati che, esercitati e disciplinati, componessero un'Armata perpetua, senz' esser obligato al riflesso ed al ripartimento di sempre nuovi quartieri 9? Overo sarebb' egli insopportabile aggravio , se ad ogni dieci case 10 s'imponesse il sostentar un soldato, cui, presente, fornissero il vitto ed il vestito; absente, il danaro equivalente? Dimostrò Augusto al Senato eh' egli era necessario di stabilire un'entrata perpetua per lo soldo della milizia, et ordinò che la vigesima delle successioni, dell'eredità e de' legati fosse alle finanze militari aggregata, le quali si possono anche sopra molte rendite casuali dello stato fondare, come sono ammende, multe o pene pecuniarie , confiscazioni, caducità di feudi , deficienza di famiglie e simili straordinari. Si potrebbe oltr' a ciò moderare le spese ordinarie, e posporre le supperflue alle necessarie della guerra; ben deesi con mani pure ed innocenti dispensar le finanze , punir capitalmente il delitto del peculato, atterir con aspri supplizi e confiscazioni de' beni i colpevoli, e distinguere l' erario militare dagli altri; (4) il guasto e le prede che può far l'inimico cui non si è pronto resistere, molto maggior danno (G3) reca di quel che possa importar cotale spesa; allora da sezzo si piange sentendosi l'effetto 9
«Qu 'il ne soit permis aux aulres sujects de porter /es armes, ii fin que /es laboureurs et artìsans ne se affriandent aux voleries, comme ils fo nt lai.rsant la charrue et la boutique sans avoir aucune expénence des arm es; et quando il /aut marcher contre l'ennemy, ils quittont l 'enseigne, ou s 'enfuyent au prem ier choc mettant toute l'armée en desarroy». (Jean Bodin, Rep., v, 5). (N.d .A.). 10 L'anno 1658 si contarono nel!' Austria inferiore 56. 162 case. Se per ogni 10 case si calcola I soldato da sostentarsi, monterà la somma a ............. ...... ..... .......... ......... ... ... .. 5616 soldati; Nel!' Austria superiore la metà .... ..... ... ......... .. ..... ... .. ... .. ... .. .... .... ....... ... ............ . 2.808; Stiria, Carinzia, Carniola come le due Auscrie ....... ....... ... ...... ....... .. ........ ..... ... .... ... 8.424; Boemia, Silesia, Moravia come le tre Ausrrie ...... ....... .... .... .. .. .... ........ .... ... .. .. ....... !6.848; TOTALE .... ............ ... ...... ....... ......... .... .. .. ..... ... .... .............. .... ....... 33 .696. (N.d. A.).
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del male, il quale avria potuto essere a tempo prevenuto, e, com'incendio nelle prime scintille, divertito nelle sue cause; sì che del lor pianto si ridono i saggi (H3 ). 2. Potriasi opporre il pregiudizio che risulteria alla libertà, ed a' privilegi de' stati, li quali non consentono se non d'anno in anno l'intrattenimento della soldatesca, al che si risponde: ( 1) non si alterano punto li privilegi degli stati, conciosiaché è conceduto con li medesimi suffragi liberi, una sol fiata, quello stesso, e non più, che sogliono in più volte concedere; (2) li privilegi si chieggono e si concedono a benefizio (I3 ), e non a pregiudizio del privilegiato. Ma il rimanersi di stabilire un esercito perpetuo è un privilegio dannoso, dunque da non desiderarsi, anzi da abolirsi, non altramenti che cessando il fin della legge, cessa essa legge. E mi si dica per grazia, vi è egli altro mezzo di mantenere lo stato? Evvi alcuna parte nell'Europa più suggetta alla guerra (L3) di questa? Più contigua immediate al Turco? Ci è egli memoria di uomo che si ricordi d'aver mai avuto pace attuale, o non lubrica, o non sospetta? 3. O si hanno a temere le sedizioni de' soldati: (1) molti sono i rimedi a quest'inconveniente. Li politici ne prescrivono diverse regole, e le potenze circonvicine, sempre armate, ne danno vivi esempi (M3); (2)infine si de' eleggere di due mali il minore (N3 ), impercioché in nissuna cosa, né pure negli stessi elementi, non si trova tutto puro (03 ), netto, sicuro, ma la prudenza consiste in saper conoscere la qualità degli inconvenienti, e prender il manco tristo per buono. XII - Le recrutte si facciano dunque continuamente (P3), o de valletti de' soldati, o de volontari (Q3) dell'Imperio e d'altri paesi, o de' prigionieri (R3) dell'inimico che sono cristiani, come Albanesi, Bosnesi, Raziani e simili; o de' commandati alle provincie conquistate (S3), come fece Svezia in Danimarca l'anno 1658, o di qualche Accademia militare. 1. Qual neve al sole si dilegua continuamente l'armata: (1) muore naturalmente e per violenza il soldato; l'inimico, li
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paesani, le malattie, la fame, il caldo e 'l freddo, gli stenti, ne fanno strazio. Vien reso inabile (T3) dalle ferite , dalle infirmità, dall'età. Si toglie al campo e s'impone ne' presidi delle piazze e delle provincie conquistate. Onde gli eserciti, quantunque vittoriosi, hanno sempre di supplimenci (U3) mestiere, come si sa per prattica e degli eserciti di Alessandro (V3), di Annibale (Z3) e di Cesare similmente si legge; (2) dovriasi in ciascheduna provincia fondare un'Accademia militare (ad imitazione de' Giannizzeri del Serraglio) dove instrutti alla guerra venissero gli orfani , i bastardi, i mendicanti e i poveri che negli ospitali soglionsi alimentare. E la fondazione di cotali scale saria forse di maggior merito al zelo de' fondatori e di maggior promozione alla Cristiana Religione, che quella non è di novi monasteri o di ginnasi superflui; (3) per mantener sempre compìte e ripiene le compagnie, facciansi passar mostra ogni due o tre mesi; e con ogni maggior rigore castighinsi que' capitani che con liste ingannevoli e in fraude dell'Erario mettono a repentaglio la guerra tutta, mentre che il generale sopra la gente eh' egli pensa d'avere, e non ha, piglia false misure e fa disposizioni fallaci. Solea Gustavo Adolfo re di Svezia concedere passavolanti o piazze mone 11 a capitani in tal guisa che ad ogni dieci uomini che passavan mostra, uno di sopra più, cioè undici ne venivano pagati, con obligo però al capitano di tener sempre ristaurate ed intiere a sue spese la compagnia. Nell'Esercito Imperiale si dava in guerra a' capitani o a' colonnelli il trattamento delle compagnie intiere ne' quartieri, a condizione che tali ancora, ciò è compìte, le presentassero in campagna. Questo medesimo stile s'osservò pure in Francia. 11 «Passavolanti• eran detti i soldati portati in forza dalla compagnia e in realtà inesistenti (in genere, uomini presi in forza temporaneamente); «piazze morte• erano i posti esistenti, in una compagnia, in realtà non coperti da un effettivo. Molti comandanti di compagn ia senza scrupoli se ne servivano per ottenere una quantità di soldo e razioni maggiore di quella effettivamente dovuta, che essi intascavano. Gustavo Adolfo soleva pagare undici uomini ogni dieci effettivi: con che si «normalizzava• il sistema, si concedeva al comandante qualche fondo excra, e si era sicuri della reale consistenza del reparro.
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2. Quanto alle rimonte:
( 1) si danno in Ispagna a' soldati li cavalli marchiati col taglio d'un orecchio per riconoscerli; e per giustificarne lor morte deve il soldato presentar l'orecchio, la pelle del capo e la certificazione del suo capitano ali' offizio del Commissariato 12 ; (2) nel servigio Cesareo si sono parimente distribuiti talvolta cavalli di rimonte a' soldati, ma sì come l' offiziale in tal caso non ci ha essatta inspezione, quasi di cosa non sua, così grande spesa corre al Principe per l'inganno de' soldati, che vendono i cavalli, o lascianli per poca cura, o per esser a piede e non far servigio, a bello studio perire; onde: (3) si è provato essere di più servigio e di maggior utile dare una certa somma di danaro a' colonnelli ed obbligarli a far essi le rimonte , conciosiaché a miglior prezzo posson' essi trovar i cavalli, che i commissari; e trovateli, più s'ingegnano a farne tener buon conto che se essi interesse alcun non ci avessero . XIII - Il Turco ha per Arme da difesa giacchi di maglia, giubbe imbottite, manopole, guanti di ferro sin'al gomito, cuffie di ferro o celatine, scudi o targhe. (1) Non ha il Turco corazze, petti o guardareni né a piedi, né a cavallo, sì che mancando egli d'arme gravi, è agilissimo, sì per la velocità de' cavalli, sì per la leggierezza degli arnesi, delle selle e de' ferri stessi che hanno sotto a' piedi, sottili e piani, ond'egli è prontissimo a trascorrer innanzi e addietro, a girar a' fianchi e alle spalle , a pizzicare, investire, ritirarsi e a trar l'inimico negli aguati; ma egli non può già fermo e senz'aprirsi sostener l'urto d'uno squadrone proporzionato, ben serrato insieme e gravemente armato 13 . La maniera de' tartari, Valacchi e Moldavi nel combattere è tutta al vivo dipinta da Livio de' Numidi (A4) e da Cesare ne' soldati di Ambiorige (B4) e da Tacito in Tiridate (C4). Non portano questi armi alcuna da difesa; hanno selle senza ritegni e 12
Ciò per impedire che il soldato vendesse il cavallo e ne reclamasse poi un altro. M. intende sempre ccoperto da armatura•.
13 Per carmato•.
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arcioni. La sabla e l'arco, o qualche palla di fuoco in cima alla freccia; combatton fuggendo, e sempre corrono; conducono due o tre cavalli a mano , per salir sur un fresco quando il primo è stanco. XIV - Il Turco ha per arme da offesa: 1. Di presso lance, o copie 14 con banderole, sable o scimitarre o stocchi 15 lunghi (Stecher), mazze di ferro , martelli d'arme o pusegan , accette alla cintola; 2 . da lungi saette o freccie , iaveline 16 , archibugi a ruota, moschetti e qualche pistola; (1) Al Turco manca la picca (D4), ch ' è 17 la regina dell'arme a piede, e senza di cui non può una Fanteria da uno squadrone di cavalli o da un battaglione di picche investita, sostenersi intiera e resistere; (2) Li moschetti del Turco sono più lunghi di canna che i nostri e più piccioli di calibra, e non hanno bandoliere o patrone 18 , onde più tempo mettono a riccaricarli; la tempra del ferro è ottima, e perciò caricano polvere eguale al peso della palla e tirano assai più lungi e fanno passata maggiore de' nostri 19. Non portano forche tta, ond'il tiro è men giusto ; la lor miccia è di bombage ritorta. XV - Sieno all'incontro l 'arme della nostra Fanteria un terzo di picche, non secche 20 , ma armate con petto, morione , e mezzi bracciali; due terzi moschetti con forchette ; e buon numero di 14
cCopie• di lance. armi cioè da p unta simili alla lancia. Con gli stocchi feriscono i turchi per stoccata, o di punta. (N.d.A.). 16 La iavelina è una sorta d'arma in asta, che si scaglia. (N.d.A.) *. * Cioè il giavellotto (in francesejavelin) . (N.d.C.). 17 Molto importa la differenza dell'acme. Aveano i Germani forza e valore quanto i Romani, ma genere pugna eJ armorum superabantur, (Tac. , Ann., ii); e gl'inglesi eran battuti apud quos nulla loricarum gelearumve tegmina (Tac. , ii, 4). (N .d.A.)** ** Questa imp. nota del M. sottolinea, con tre secoli d i anticipo su Fuller, l'enorme incidenza dell'armamento sulla evoluzione della tattica e, qu indi, dell'arte e, più ancora , della scienza d ella guerra e della storia militare (Cfr. : J .F.C. Fuller, Armam ent and History, London, 1945). (N.d .C.). 18 Cioè non avevano cartucce: polvere, piombo e stoppaccio dovevano venir intmdotti separatamente, come in Europa due secoli prima. 19 Cioè avevano maggior forza d i penetrazione. 20 Picche csecche• erano i picch ieri non protetti d a alcuna armatura. I)
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targhe, o di scudi da armarsene la prima fùiera de ' battaglioni, o da condursi sì com'ancora le arme difensive , col treno dell' Artiglieria per distribuirle a' bisogni. XVI - Sieno l' arme della Cavalleria: (1) Per la difesa corazze, ma ch'elle ricoprono, non impediscano, (E4) ne rendan inutile il soldato; e cotali sono petto (F4), 21 schiena, caschetto a lunghe code e orecchioni, con ferro dinanzi che il naso difenda, manopole e guanti di ferro sin' al gomito, le cui dita ferrate non sieno. E quest'armature ricchieggonsi. Impercioché l'investir unito e serrato è quello che rompe , ma il cader alcuno della prima fila fa perder la forza dell' urto, intanto che i cavalli a dietro adombrano e si scompone la truppa; (2) Per l'offesa, spade lunghe con forti croci o elci 22 non pieghevoli, pistole e qualche moschettone. 1. Tutto il vantaggio consiste in formar un corpo solido sì fermo ed impenetrabile, ch ' ovunque egli stia o vada a guisa di bastione mobile , arresti il nimico, e da per sé si difenda; ma cotal fermezza, ed impenetrabilità non si può se non dalla picca a piede, e dalla corazza a cavallo, ottenere. 2. La Cavalleria leggiera serve a scorrere, far iscorte, pigliar lingua , guastar il paese nimico, tener il di lui esercito infestato e sempre in su l'arme, e dargli la carica, rotto ch'egli sia: de' aver per offesa la scimitarra, o la spada, o la carabina. Non dev' ella essere in troppo gran numero , sì perché nell' agilità e leggierezza a lei in ogni modo prevalgono avvantaggiosamente i turchi, sì perch' ella col suo moto e caracollo (non potendo star salda quand'ella è vigorosamente investita), cagioneria confusione in una battaglia, com'evidememente si sperimentò in quella di Liitzen, onde il Wallenstein, Generale in quel tempo dell'imperatore, a bandirla affatto 23 dall'Esercito si risolvette. Né 21
Un petto a bocca stima le saette de' parti come cannucce de ' fanciulli (Ciamp. , Prose). (N.d .A.)*. * G. Ciampoli, saggista e scrittore tardo-cinquecentesco. (N.d.C. ). 22 Else. 23 Il M. inserisce qui in ex tenso l'ordi ne del WaJJenstein, che è stato nella presente ed izione, per ragioni di spazio, omesso.
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mai più da poi si servì d ' altra cavalleria leggiere che di qualche reggimento di Croati o di Ungheri , i quali ebbero l'istesso ordine che i soldati di Ambiorige testé allegato, cioè dove l'inimico fuggisse dargli la carica, e dov' egli si rivoltasse, fuggirsi. 3. È la lancia regina dell'arme a cavallo: ma ella dev'essere armata ed instrutta come il Basta ed il Melzi la ricchieggono, cioè che i lancieri sieno uomini vigorosi , armati da capo a piede, abbiano ottimi cavalli e terreno piano, sodo, non impedito. A questo modo, ripartiti in piccioli squadroncelli, vanno di carriera ad investire, e fanno apertura e strada, dove li corazzieri, che di trotto seguono la lancia, entrano e fanno strage; (1) Se la lancia non ha queste qualità, e che l'uomo o 'l cavallo o 'l terreno non corrispondano e interrompino quell'empito della corsa col quale ella de' ferire, o eh' ella non sia immediate secondata dalla corazza, ella è inutile, atteso che l'inimico s'apre allorché vede venirla, dà luogo all 'impeto, e poi cinge i lancieri e li taglia, sì come fece Carlo Gustavo re di Svezia nell'ultime guerre contr'à Polacchi. Per la grande spesa dunque e per lo rado uso della lancia, la quale solamente in un giorno di battaglia si adopera , è stata ella tralasciata ne' nostri eserciti. Se ne servono i Polacchi, e perch'elli in picciole truppe di 25 o 30 cavalli l'una combattono, chi ne avesse da mille armate come s'è detto, potria formare da 30 o 40 squadroncelli, che bene, e con risoluzione guidaci, e dalle corazze secondati, gran colpo, e grand'impressione potriano fare.
XVII - L'Esercito del Turco si distingue in Fanteria, e Cavalleria. 1. Compongono la Cavalleria:
(1) Gli Spahi (H4) , che sono di due sorti, cioè Timar !spahi, che vivono de' Timari, e Baluch !spahi (altrimente Spahoglani, Pretoriani) eh' escono de' Serragli e dalla Porta vengono stipendiati; (2) Li Beschli, o cavalleria de' presidi, com ' in Ungheria gli Ussari; (3) Li volontari; (4) Gli Acansj (14), comandati dalle provincie;
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(5) Gli Agalar, guardie de' Pascià 24 . 2. Formano la Fanteria: (1) Li Giannizzeri (L4) 2 5 divisi in tante orde, o Camere, o Compagnie, di 300, 400, o mille uomini l'una; (2) gli Azap, (M4) o Fanteria de ' presidi, com'in Ungheria gli Haiduchi; (3) gli Albanesi e Bosnesi, guardie per lo più de' Pascià; (4) Comandati e volontari, qual dallo stimolo di generosità, qual da alcun privilegio concessogli, e qual da speranza di preda allettato. 3. Sonovi alcuni che militano a piede e a cavallo, come li nostri Dragoni, e servono per ordinario alli Pascià. XVIII .- L'Armata cristiana si divide parimente in Fanteria e Cavalleria. 1. A diversi usi e servizi dell'esercito richiedesi varietà d'uomini e d'arme. Si ha da ferir l'inimico da lungi e di presso, da sostenerlo, da romperlo, da perseguitarlo, rotto ch'egli è. Si hanno da espugnar e difender luoghi forti, valicar fiumi, passar selve e monti; da fare scoperte, scorrerie, prede e cose altre simili; 2 . La Fanteria è la base stabile, è 'l piedestallo dell'esercito, per dar battaglie e per ispugnar fortezze . Li Romani ed i Svizzeri hanno con essa fatto cose mirabili; li Dragoni sono pure Fanteria, che per gir più veloce, cavalca; ond' ella deve comporre il maggior nervo e numero dell'armata; 3. La Cavalleria (04) con arme gravi sia la metà o più de fanti; e la leggiera sia un quarto o meno di quella. In questa valsero molto i Sarmati (P4) e i Parti (Q4). 4. In cotal proporzione la Cavalleria, che tra l'Infanteria de' mescolarsi, non è soverchia; né può per tanto esser meno per rispetto della Cavalleria ostile numerosissima e della qualità del Regno d'Ungheria, che in molti luoghi ha campagna assai vaste; e del servigio da prestarsi, ch'è di far cavalcate, scorrerie, sorprese,
24
Su tutte queste categorie di combattenti , cfr. nel presente volume il Discorso della Guerra
contro il Tureo, n. 6 e 6 bis. 25
Il M. , con annotazione di suo pugno in margine al ms., calcola a 38.000 il numero totale dei Giannizzeri disponibili per il Sultano.
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convoi, perseguitar (R4) l'inimico, pigliar lingua, portar avv1s1 , difender il paese dal guasto, e cose simili; 5. Le Corazze non sono da riputarsi meno de' fanti in un fatto d 'arme, e sono come torri inespugnabili, che si mantengono unite e salde, massimamente contr'alla Cavalleria turchesca armata alla leggiere. 6. La Cavalleria leggiere dev' essere molto meno che la gravemente armata, pur non cagionar confusione nella zuffa, e potere starsi da quella ricoperta senza disertar il campo, altrimente, toltane la proporzione, non ben possono insieme unirsi, perché i cavalli leggieri vogliono scorrere, e li gravi far le imprese a piè di piombo; i leggieri non possono star saldi nella battaglia né dietro a rintrinciamenti racchiudersi, li gravi non possono ricoprirli combattendosi, né starsi senza trinciere alloggiando, la quale diversità ha cagionato che quantunque volte sono state unite insieme queste milizie di natura diverse sen'una tal qual precisa ragionevole proporzione, tante sono nate risse, sconcerti e dissensioni tra lor capi, né mai sono convenuti in un parere nelle spedizioni, né potuto operare cosa che vaglia. XIX - Il valor dell'Esercito con la virtù del capitano misurasi, ed il Turco ha capi e soldati sperimentati, valorosi ed esecutivi. 1. Quindi nasce la costoro isperienza; sono da fanciulli nudriti nell'arme; passano per gradi alle cariche, corrono varie provincie, come che l'impero loro è vastissimo, e trovansi in guerre continue. Avvi però di presente tra essi ancora degli abusi e delle corruzioni, poiché a.4;uni vengono di primo balzo dagli offizi della Porta al comando degli eserciti innalzati, sì come appunto questo supremo Vizir, figlio del defunto, allevato ne' studi per essere Muffti, con esempio senz' esempio al padre è nel Viziriato successo. Il qual abuso è nato , e quinci piglia radice, che il Soldano ne' lussi marcido e delle maomettane leggi poco curante, non esce più in persona alle conquiste 26 . 26
M. p arla q ui d i Ahmed Kopriilù ( 1661- 1676), da lui sconfitto a San Got tardo , succed uto al padre Mehmed (16 56- 1661).
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2. Il valor nasce prima dalla complessione robusta, non
corrotta dalle crapule, piena di sangue puro e spiritoso. Poi dalla perizia del maneggio dell'arme e degli esercizi militari, ne' quali arditamente confidano (T4); dalle vittorie passate; da que' duo gran poli dell'orbe politico: premio, e pena, l'uno amplissimo, l'altra severissima appo i turchi; dalla religione persuadentegli conseguirsi l'eterna beatitudine nel morir combattendo: e l'ora fatale (U4) e 'l genere della morte che ciascuno in sua fronte porta scritto esser innevitabile. 3. La virtù esecutiva nasce dal comando che hanno que' Capi despotico, indiviso. (1) Despotico egli è legitimamente, atteso che il supremo dominio, e per conseguente il delegato, come acquistato per lo ius dell'arme e quindi radicato nelle leggi fondamentali del regno , vuole che un solo sia Principe e tutti gli altri sieno schiavi 27 , li quali in cotal servaggio e cieca obbedienza la beatitudine anche dell'anima doppo morte ripongono. Sono perciò le commissioni libere (V4), assolute (24) e con piena autorità al Capitan generale, in due parole date, di promuovere il servigio del principe all'uso della Repubblica Romana , cui piacque negli accidenti straordinari con piena potestà il Dittatore, poscia in di lui vece creare il Console (A5 ). (2) Indiviso (B5), non avendo il capo né pari nel carico, né ausiliari, né collegati a canto per consultarli nell'imprese e nelle dissensioni per conciliarli; ma a' di lui cenni e l'esercito ed il paese tutto ciecamente obbediscono. L'unica sua mano dispensa i premi (C5) e le pene 28 ; onde si viene a togliere via quelle cause che di lor natura involgono consulte, conferenze, obiezioni, dispute, dissensioni ed emulazioni, e queste poi divulgazioni de' segreti, irresoluzioni, discrepanze , remore, freddezze e sconcerti nell' esegmre.
27 Ei rimane in alcun luogo della Cristianità qualche vestigio di questo dominio di proprietà cd ucik sopra di que' sudditi, che chiamano Leibeigene. (N.d.A.). 28 11 Gran Cancelliere (Defterdar) ed il Pascià suo genero furono ambedue fatti strangolare dal Vizir sotto a Neuhausel !"anno 1663 per leggero sospecto di contradizione. (N.d.A.).
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XX - Il generale da contraporsi al Turco sia di qualità (D5 ) dell' offizio degne fregiato , naturali ed acquistate , come si disse. 1. Illustre e grande è il carico di chi comanda un'Armata, dalla cui salute o perdita il re, li regni e le Corone dipendono; onde per adempirne l' offizio ricchieggonsi in esso: (1) Sanità (E5) vigorosa, abile a soffrir le fatiche e lo stemperato clima dell'Ungheria, caldissimo, e !'acque cattive, e l'accampar sotto le tende, e la continua inquietudine; onde imitando egli Corbulone (F5 ), possa col suo esempio animar ne' patimenti i soldati, visitar (G5) le guardie e le fortificazioni, riconoscer i siti, camioar (H5 ) a piede o intorno all'esercito per aitarlo, o innanzi a lui per condurlo, e aver sempre vivide,. preste e presenti le facoltà della mente (I5 ), che dal temperamento degli organi corporei in gran parte dipendono, conciosiaché le cose della guerra sono ore, punti e momenti preziosi, irreparabili 29; (2) Presenza maestosa, cui gran riflessione nel conferir gli offizi faceano gli Etiopi (L5 ), perciò che nello specchio della fronte e degli occhi vedesi l'imagine dell'ingegno scolpita; (3) Scienza militare, qualità principale, pratica non infusa, ché non nascono i capitani, ma fanti; non da' libri, ma su 'l campo; non lusureggiando fra gli agi, ma sotto l'arme e su la neve, sudando e gelando. Né Druso (N5) in camere all'ombra amene, ma a i fervidi raggi del sole imparò la milizia, arte (05) propria de' re e de' grandi: la quale né ad un tratto, né per une o due campagne si apprende. E come tanta diversità d'accidenti, tanti casi, tante parti che la constituiscono possono mai in breve spazio di tempo presentarsi sotto gli occhi in esempio? E nella mente idearsi? Come può intendersi un tutto, di cui s'ignoran le parti? Come giudicare dell'abilità degli artisti e de' subordinati? Come supplire a' loro difetti, mentre eh' eglino sieno absenti e che errino nell'operare? Non si contentò Traiano (P5) d'una veduta di passaggio data 29
M. insiste ancora sull'esigenza della celerità nel concepire e nell'eseguire: uno tra i più grandi ammiratori di M., Napoleone, soleva dire che egli poteva, sì. perdere una battaglia, ma non perdeva mai un minuto. (Cfr.: V.J. Esposito e J.R. Elting, A Military History and Atlas o/ Napoleonic Wars, New York, 1964).
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agli Eserciti; ma volle essere prima che Maestro , discepolo. E pur trovansi ingegni sì temerari che per saper maneggiar un cavallo , porre in resta una lancia da torniare o per aver letto di Vegezio i precetti o di Livio le storie, tengonsi gran capitani (Q5); ed è cosa mirabile che nell'arti di poco rilievo nissuno , senza dar prima di sé prova ne gli esami e nell'opra , non vien passato Maestro, e nella milizia, che tanto importa (R5 ), ammettonsi tal volta offiziali della cui attitudine non si ha alcun saggio; (4) Virtù morale, che ad ogni uomo, ma al capitano (S5) particolarmente, s'aspetta. Ella non è altro che la prudenza (T5) medesima, son due nomi e una cosa, ella riguarda il convenevole, la mediocrità e l' opportuno in qualunque atto e a qualunque buon fine (U5 ). S' ella dalle cose fattesi ne' tempi addietro si regola in quelle dell'avvenire, providenza; s'ella dà a ciascheduno il suo , giustizia; s' ella modera la passione concupiscibile, temperanza (V5 ); e se l'irascibile, fortezza si appella; (5) La fortezza è qualità propria, ed inseparabile del soldato, e tanto più del capo. Dev' egli più che con le parole, con gli atti insegnarla. Piange l'oratore per commover gli uditori alle lagrime; e coll'esempio (Z5) della propria bravura trasfonde il capo nel cuor de' soldati l' ardimento. Animar gli atterriti, ringrossar i pochi, ristaurar la zuffa languente, rintegrar i rotti , ricondur alla carica le truppe rispinte, rimettere la battaglia, perdersi negli estremi per salvare la cosa publica sono degni impieghi del capo: ma sopra il tutto il non turbarsi , l'esser presente, non confondersi ne' comandamenti, osservar tutto , non alterarsi punto, dar gli ordini con quella tranquillità di spirito come s'egli si fosse nella più alta quiete: questo si è del di lui valore il vero proprio paragone; e perciò che il cuore, alterato dagli affetti, trasmanda al cerebro spiriti che 'l turbano e 'l confondono, quindi avviene la moderazione e chiarezza della mente essere segno infallibile dell' intrepidezza del cuore, il quale fu perciò dagli antichi domicilio e seggio della sapienza (A6) stimato (B6). (6) Ma non che nella parte assaliente, anzi, in quella che sostiene de ' la fortezza del generale risplendere. ·A quante e a quali censure (C6) , calunnie e giudizi degli imperiti (D6), del volgo
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(E6), degl'invidi, degli emoli non è egli sottoposto? Mutano (F6) i nomi alle cose: chiamano il generoso, temerario ; il cauto, irresoluto; il prudente, prolungator della guerra; il vincitor, orgoglioso. Ognuno vuol far del guerriero (G6) e del giudice, e s'imagina nulla di ciò essere retto (H6) che alla norma del suo obliquo cervello non corrisponde. Doma P. Scipione l'Africa, batte quattro eserciti, fa tributario a Roma il re Antioco, termina gloriosamente la maggiore (16) e la più perigliosa guerra che avessero unqua i romani, entra trionfante in Roma. E che in fine? Viene calunniato, processato, perseguitato (L6) eziandio nel sepolcro. Qui de' il Generale esser costante scoglio contra '1flotto delle maledicenze, star fermo contro le satire (M6), far bene e udir male (N6), ridersi di que' deliri , disprezzar (06) que' demoni e soddisfarsi dell'approvazione de' buoni (P6). Fabio Massimo (Q6) non si curò né si alterò per la vanità del popolo; né Cesare (R6) per l'opinione de' nemici, né 'l gran Capitano (S6) per le mormorazioni de' propri soldati 3o, né gli Apostoli per le persecuzioni degli iniqui (T6). Giove si ride dell'inezie de' poeti, che ora con l'ale, or con gli artigli, or con le corna, or adultero, or paricida il dipingono. Si sa ch'i raggi d'una fortuna (U6) illustre tranno contra di sé i vapori della mormorazione. Non de' il generale farne conto: ma ben de' il Principe essergli scudo di protezione; egli, ch'è solo giudice competente, non comporterà che altri s'arroghi l'autorità di darne sentenze (V6). Egli de' questa gratitudine a chi per lui le facoltà e la vita mette in non cale, né quel buon nome militare che con tanto di sudore e di sangue si acquista, de' egli permettere ch'impunemente venga da' maligni lacerato. Egli de' cotest'aiuto al suo buon servigio, essendo di troppo grand'importanza che chi governa gli eserciti abbia da qual si sia altra estrinseca cura l'animo sciolto e libero 31 . 30 Hernandez Gonzalo de C6rdoba (noto nell'Italia del Rinascimento come Consalvo di Cordova), detto «cl Gran Capitan• (1433-1515). vincitore dei francesi a Cerignola ed al Garigliano ( 1503). 31 M. aveva qui probabilmente in mente alcuni era i suoi peggiori detrattori: dal maledico Lorenzo Magalotti, al vanesio Stah renberg. Si veda in proposito l'introduzione, nel I volume della p resente edizione.
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Le cose della guerra sono di per sé difficili, perigliose: tutta la mente , cui elleno invasano (V6), occupanti; onde se vi s'aggiongono ancora d'altronde nuovi pericoli, penurbazioni e distrazioni, sarà impossibile che alcun mai possa virtuosamente operare. E non tutti hanno com'Emilio (Z6) dicea, quell'anima grande, eguale, indifferente di Fabio Massimo , per lasciar la sua ingiuria ne' circoli e ne' conviti discorrere senza precipitarsi a precipitar i consigli, e qual Sansone a trar seco nelle sue rovine lo esterminio della Repubblica. Ricordomi di un Generale, di nazione altramente assai grave e circonspetta, che per un fatto d 'arme improsperamente successogli lasciò uscir fuora in sua discolpa un manifesto per lo quale veniva il fallo a rifflettere sopra il ministero della Corte 32 • Ha egli dunque il Capitano a publicar a suon di tromba gli ordini eh' egli ha, gli arcani del Consiglio, i difetti dell'esercito, il mancamento de' mezzi, la debolezza e la negligenza di qualche Ministro , per giustificarsi o per gir incontro all'accuse e prevenirle? Non dovria egli fare, è vero: ne gli compete porsi col ministero in duello , dov'il soccombere è male e 'l vincer peggio; ma non tutti hanno il dono della beatitudine di San Matteo: (A7) né de' il Principe soffrire che a tal estremo sia egli riddotto. 2. Al capitano che delle qualità suddette andrà fornito, non mancheranno fortuna (B7) né autorità. (1) Nasce la buona fortuna dall'unione e dal buon'ordine, e questi dalla scienza e dalla buona disposizione, per le quali togliesi di mano alla fortuna (C7) il dominio e si dà alla ragione; (2) L'autorità intrinsica è una riverente opinione del valore del capitano ne' soldati impressa; l'estrinseca è la conferita dalla potestà suprema, col carattere del comando, il quale deve essere assoluto (D7), indiviso (E7). Più capi ricchieggonsi in un'esercito di cui sono più membra, più fronti, più funzioni, più luoghi da operarci ad un'ora, massime contr'al Turco che, prepotente di forze, a fronte, a tergo e da' lati in un medesimo tempo assale; 32
Non è chiaro a chi M. alluda io questo passo: certo non a Wallenstein, che egli sempre ammirò come organizzatore e stratega, ma il cui comportamento sempre censurò.
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onde quanto più vi son'uffiziali maggiori, tanto meglio la bisogna procede e più vigorosamente in ciascun luogo combattesi: ma egli è però d'uopo che cotesti capi sieno esperti, uniti , subordinati e ben'affetti (F7) verso il primo: impercioché le risoluzioni e le esecuzioni della guerra voglion prestezza ed esattezza. Quella non può perdere il tempo in consulte, dove le azioni battono in punti (G7): e l'esattezza non vuole dispute, ma ubbedienza: la onde se più capi non s'intendon ben'insieme né a un medesimo fine concorrono, infallibile è la ruina delle cose, perché ciò che l'un fabbrica l'altro distrugge; sonosi d'impedimento (H7) fra loro, recano remore e dilazioni; e l'applicazione al pubblico negozio tutta dovuta, viene dalle private dissensioni fra le cure particolari partita. Quindi Aristide (17), insieme con Milziade in capitano eletto per comandare alternatamente l'esercito, cesse tutto il suo ius nel compagno (17) che de' persiani poi riportò la vittoria. XXI - Dalla milizia de' turchi s'imbeve il maneggio dell'arme , li movimenti militari e l' abituazione negli ordini insieme col latte. Siena essi nel Serraglio o nell'esercito o ne' tuguri paterni, ognuno ne' più teneri anni ad adoprar l' arme si esercita. O che amino tra lor ricrearsi , o recar diletto a chi chi sia cui onorar vogliono , le recreazioni, gli spettacoli e tutto si risolve in esercizi armigeri da perfezionarsi in campagna. Non sono però i lor movimenti così a minuto distinti come i nostri, e de' Giannizzeri è l'uso, doppo aver fatta col moschetto lor salva, trar fuora la sabla e con essa correr sul' oste. XXII - Quali, e come devan essere i nostri esercizi, se n 'è scritto pur dianzi. Senza fallo chiunque non sa adoprar la sua arma, si troverà all'occasione , più che difeso , imbarazzato: un bastone in mano gli varrebbe meglio che 'l ferro 33 . Chiamasi esercito (M7) dall'esercizio; quegli è inutile ne~ può da un prudenH M. pone qui giustamente in guardia contro la grande prodezza ind ividuale de i tu rch i: oltre un secolo dopo , Napoleone al tempo deUa campagna d'Egitto , osservò che mentre un singolo francese contro un mamelucco era spacciato, venti francesi, grazie alla loro superiore tattica, potevan tenere testa ad un numero più che doppio di mamelucchi.
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te capitano condursi in faccia all'oste, che disciplinato non è (N7). Quanti offiziali sono stati feriti e morti da loro propri soldati disatti a trattar l' arme a fuoco? 1. Si hanno ne' reggimenti Mastri, che ne danno gli insegnamenti , da' Greci chiamati tactici e da germani Tnller, e dovriano gli offiziali (07) medesimi saper e mostrarlo per prattica e per arte a' soldati. 2. Utilissima l'instituzione saria di seminari (P7) militari, come si disse, per istrurci nobili , volontari, poveri, orfani, in ordine a servir in guerra. 3. Fuggansi negli eserciti le superfluità, e tanto meglio di cose necessarie s'imparino. Non fa mestiere che 'l soldato sappia tutta la Tattica di Eliano, né tutte le lezioni e giuochi de' schermitori, né della picca, né del moschetto, né tutti maneggi del cavallo, né tutte le figure del battagliare de' Greci, in rombi, coni e somiglianti. Bastano a sapersi le forme che vengono a destro e sono in uso, quanto più brevi, tanto più facili a praticarsi e megliori. ( 1) Li cavalli si devon avvezzare alla vista et all'odore de' Cameli, poiché naturalmente su ' l principio se ne adombrano , ed il Turco d'essi in gran numero si serve. XXIII - Ottima è la disciplina fra i turchi . Sono forti, obedienti, temperanti, nella speranza di gran premi e nel timor di gran pene. 1. Forti lor fa l'età valida, il corpo sano, robusto, ben nutrito e ben coperto, strumenti dell'animo, la perizia dell'arme, la credenza della fatalità (Q7) inevitabile, onde né pur del contagio tengon conto; le bevande opiate (Maslach) con le quali eccitano al furore gli spiriti 34 . ( 1) lo ho veduto di molti turchi, o rotti dalle partite cristiane in campo, o forzati dentro le palanche espugnate, lasciarsi, anzi che arrendersi ostinatamente uccidere ed abbruggiare. lo gli ho veduti sotto a Zrfnyivar pigliar posto in pieno meridiano sole, di lor 34 A questo proposito, vedasi in questo stesso volume il trattato Delle Battaglie (/), n. 39.
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targhe coperti, né aretrarsi d'un passo, né rallentar il lavoro per la mortalità di quelli che da' nostri tiri colpiti, l'un sopra l' altro morti cadevano. Io gli ho veduti gettarsi con la sabla in bocca due volte entro la Mura, ed una fiata entro la Raba, per tentar in faccia nostra passar a nuoto, onde tolsero la meraviglia all'azione di que' bravi spagnuoli che in tempo di Carlo V tentarono nell'istesso modo di passar colla spada in bocca pur a nuoto l'Elba 35 . 2. Sono eglino o bedientissimi nell'osservazione (R7) delle lor leggi, nell'instituzione di abitar in camerate insieme, del silenzio, dell' orazioni e nel rispetto agli offiziali e nella prontezza di eseguir i commandamenti. 3. Son temperanti; nel vitto parchi (S7), di ber acqua e di mangiar riso e castrato, e ciò una sol volta il giorno, contenti; così dalla replezione e diversità di cibi non aggravato lo stomaco, e faticando eglino assai, non contraggono umori cattivi né corrompono con gli eccessi la complessione, onde la sanità e la robustezza ne risulta. 4. Sono i premi fra turchi smisurati, e le pene atrocissime. Ben intendono, che i supplizi e le ricompense (T7) sono le redini dello stato; che le cose aspre e difficili non possono se non con asprezza farsi osservare, e che l'operar fortemente richiede alcuna cosa di più che la sol lode (U7) in guiderdone. XXIV - La virtù che al soldato appartiensi è tutta negli articoli di guerra Cesarei, svedesi ed olandesi regolata e compresa. 1. Osservarli puntualmente conviensi nella pietà (V7), nella fortezza, nell'obbedienza e nella temperanza. Chi pensa di conseguir buoni successi e di cansar gl' infelici offendono Colui che degli uni e degli altri è giusto dispensatore, ha del scemo. (1) L'otio è fomite del vizio, e della virtù il negozio (Z7): il perché deesi attender continuo o a nuocer all'inimico, o ad avvantaggiare le cose proprie, o ad esercitarsi nel suo offizio e nella sofferenza (A8). }) Durame la campag na contro i protestanti, unici nella Lega d i Smalkalda, che si concluse con la vittoria di Carlo V a Mi.ihlberg (24 aprile 1547) .
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2. Ma se tanto ha da soffrir il soldato, ed a si rigorose pene egli è soggetto, a gran ragione dev'esserne equivalente in premio (B8). (1) Decade la milizia colà dove de' soldati (C8) poco si tien conto. In altra stima fu allora, quando i Monarchi facean lor pregio della professione cavalleresca; quando un re di Francia volle farsi armar cavaliere alla testa dell'esercito l'anno 1515 (D8) 36 ; quando i re ambizionavano la fama di capitani; quando i Cesari furon volenterosi di far rifiorirne la militar scienza (E8). Dunque: 3. La volontà determinata del Principe, conosciuta da' vassalli, di onorar e favorir la milizia; il non ammetter chi chi sia ad offizio (F8) alcuno se prima militato non abbia; il distribuire alle sole persone (G8) di guerra per merito e non per grazia (H8), alla virru, non a caso, i premi, gli onori (18), le mercedi, i privilegi (18) all'ordine militare destinati, ridoneranno alla milizia il suo pristino splendore. ( 1) Sono premi de' soldati nel servigio di Spagna piazze di riformati perpetue, abiti di Croce, comende, ospitali, pensioni a' figli de' padri meritevoli, soccorso agli stroppiati, alle vedove, e simili. Gratitudine e generosità degna d'essere da qualunque potentato imitata 37 .
XXV - Il primo e principal vantaggio, che ha il Turco è l'esorbitante gran numero dell'esercito, conciosiaché ciascheduna parte di esso operando, né oziosa standosi, non può farsi che nella moltiplicazione degli agenti non si moltiplichino le forze, e per conseguente gli effetti. 1. Solimano 38 invase l'Ungheria l'anno 1526 con 300.000 uomini e 300 pezzi d'artiglieria grossa: numero che da un trasfuggitore dal Turco a' cristiani fu argutamente espresso (M8). ;6 ;
7
Francesco I (1515-1547). Le •p iazze di riformati• erano posti garantiti nell 'amminisuazione militare a ch i non era
più in grado di ponare le armi; gli cabiti di Croce• erano titoli di cavalierato. ;s Joannes Sambucus, in Rerum Hungaricarum , così dice. (N.d.A. )*. * Jinos Zsambocki ( 1531- 1584), d eno latinamente cSambucus>, umanista ungherese rifugiacosi a Vienna d opo la disfatta di Mohacs. (N. d. C.).
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Il medesimo Solimano s'avvanzò sin a Vienna l'anno 1529 con 150.000 combattenti (N8) e 160 navi sopra il Danubio, senza le barchette. Sinan Pascià, con 125.000 combattenti (08) e 80 pezzi d 'Artiglieria, messe in iscompiglio il campo dell'Arciduca Mattia, ed espugnò Giavarino l'anno 1594, e due anni doppo Maometto III con un esercito di 200.000 combattenti (P8) attaccò Eger in presenza del campo cristiano, ed espugnolla 39 . 2. Questa moltitudine è quella appunto che chiamiamo potenza, perché il numero del più in sé il minore comprende, ed inoltre il supera, onde se ciascun ente ha di per sé qualche forza, dunque là dove più enti (Q8) sono insieme congiunti quivi necessariamente sarà la forza maggiore , e di due pesi (R8) il più greve trae a sé il più leggiere. Quelle innondazioni (S8) di popoli che dalla Scandinavia, bottega e fonderia di uomini, uscirono ad occupar tante provincie, dalla quantità delle genti insieme unite lor forza trassero: onde non senza ragione hanno li Principi cristiani in materia del Turco, il proverbio: non isvegliar il can che dorme, perché non ognuno ha in suo potere catena per legarlo né esorcismo per iscacciarlo. Il primo Aforismo Militare nelle deliberazioni della guerra è bilanciare (T8) le forze, e s' egli avviene che alcuno troppo inferiore si trovi, come un (U8) contra due, che potrà egli far altro, che _seguir l'insegnamento (V8) divino e chieder pace? Ma che? la tirannia del Turco è più fiera a soffrirsi che la morte medesima. Alle provincie debellate impone egli rettori che spen39 Solimano Il (1520-1566), detto «il Magnifico• attaccò risolutamente l' Ungheria nel 1526,
dopo una fase di conflitto intermittente lungo i confini. Ciò portò alla disfatta di Luigi II d'Ungheria a Mohacs (29 agosto 1526) ed alla caduta d ell'intera Ungheria in mano turca; (cfr. : Géza Perjés , Mohacs, Budapest, 1979). Dopo il disastroso Trattato di Madrid ( 14 gennaio 1526) la Francia aveva cominciato ad esplorare la possibilità di spingere Solimano contro Vienna; incoraggiato anche da ciò il Sultano si mosse nel maggio del 1529 e dal 10 al 23 settembre avanzò su Vienna. L'assedio si protrasse inutilmente sino al 15 ottobre . Nel 1590, sotto il sultanato di Murad Ili ( 1574-1595), poscia di Maometto III (1595-1603) la guerra riprese fra gli ottomani e gli Absburgo. In questo conflitto si ebbe l'invasione di Sinan Pascià entro l'Ungheria absburgica. li diretto intervento del Sultano Maometto Ili fu fatto cessare da una rivolta in Iraq e da un rinnovato conflitto coo la Persia.
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gano le famiglie nobili e le opulenti trasportano; gli esempi de' soggiogati tranno tuttavia dal petto e dagli occhi le lagrime. ed i sospiri: lasciarsi cogliere al fischio dolce delle promesse e persuadersi d'aver solo a pagar un leggier (Z8) tributo, è un dormire a ciglia aperte. Bisogna qui o vincere (A9) o al giogo sottomettere il collo; via di mezzo non ci è; laonde val meglio resistere che rendersi. Or per far giusta resisteza ed equivalente opposizione chiedesi una cotal proporzione di armata la quale , né soverchio grossa tolga la possibilità di porla in piede e di mantenerla, né troppo debole tolga la probabilità ragionevole di conseguire l'intento, ch'è la vittoria. Dunque: XXVI - Il chieder a ciò 200. 000 uomini è uguaglianza, non proporzione, e mostra diffetto d'animo, d'ingegno e d'arte: il chiederne 20 o 25.000 non è proporzione, ma disproporzione , mancamento di esperienza ed eccesso di temerità (B9). Il soverchio numero genera confusione negli ordini né trova sito (C9) per nutricarsi: il deficiente è inetto ad operare (D9), disprezzabile (E9) all'inimico e di nissuna confidenza in se stesso. Quel Grande , quell'intrepido ch'ebbe la temerità per compagna e la fortuna per schiava, veduto il gran numero de' nimici a fronte de' suoi pochi, turbossi (F9), e di ciò alrresì querelaronsi li soldati di Valente (G9). 1. Ebbero sempre i più famosi capitani armate grandi per far cose grandi, atteso che i mezzi hanno ad essere proporzionati al fine. Alessandro (H9) uscì con 120.000 combattenti per la guerra dell'Indie. Nel fatto d'arme di Canna ebbero i Consoli Romani 87 .000 combattenti (19). Goffredo (19) Buglione contra li Saracini un esercito di 300.000 fanti e 100.000 cavalieri armati condusse. L'anno 1532 Carlo V (M9) Imperatore ebbe un'esercito di 90.000 fanti, e 30.000 cavalli. L'anno 1566 l'Imperatore Massimiliano II (N9) messe in campagna 25 .000 cavalli , e 80.000 fanti, oltre al gran numero delle navi sopra il Danubio. Carlo V (0 9) pure assediò Metz con 80.000 combattenti. La Noue chiede contr'al Turco 40.000 cavalli, 50.000 fanti e 10.000 guastatori; ed in un
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altro luogo richiede 120.000 combattenti. Quai poderosi (P9) eserciti non abbiamo noi veduti! A' tempi nostri sotto all'insegne cesaree in Holstein l'anno 1628, a Norimberga l'anno 1632, in Borgogna l'anno 1635, in Pomerania l'anno 1637: e contra nemici molto men potenti e men fieri del Turco? Egli non è impossibile a farsi ciò che altre volte si fece; dall'atto alla potenza è la conseguenza infallibile. 2. Dal disprezzo che si è fatto del Turco hanno principalmente avuto origine le nostre perdite; la temerità o la trascuraggine di combattere sproporzionatamente pochi contra molti, ha messo le vittorie in mano de ' barbari. Gli esempi lugubri de' tempi andati ci sono tuttavia deplorabili. L' anno 1444 alla Varna, Vladislao (P9) re di Ungheria con 16.000 combattenti attaccò il Soldano Muràd che n'ebbe 60.000 e rimase egli mono , e tutta la sua gente, chi su ' l campo e chi nella fuga tagliata. L'anno 1448 Giovanni Corvino 40 al fiume Schitniza con 22.000 uomini (Q9) combatté pure il Soldano che 80.000 ne avea, e rimase disfatto (R9). L'anno 1526 il re Lodovico (S9) a Mohacs con 25.000 uomini fece con Soldano Solimano giornata, che n'ebbe 300.000 e rimase egli con tutt'i suoi sconfitto e mono. Da questi esempi mosso il Busbechio 41 condanna (T9) di pazzia chiunque con forze fiacche e tumulturarie alle arme potentissime del Turco presume opporsi. Quindi pur nacque che l'anno 1594 l'Arciduca Mattia all'arrivo di Sinan Pascià levò (U9) l'assedio di Strigonia, e su la ripa opposta del Danubio passò. Che l'anno 1598 lo Schwarzenberg s'accampò col suo esercito a Strigonia, e quivi fonificatosi, che ché il generai de' Turchi Ibraimo gli si ponesse di rimpetto, scorresse per tutto, mettesse a fuoco e fiamma ogni cosa, facesse schiavi da 13.000 persone e lo Schwarzenberg fosse da' nostri sollecitato ad assalire o gli alloggiamenti o le panite predatrici dell'inimico , stette fermo, né fuora delle sue vantaggiose trincee volle arrischiare (V9) l'esercito. Che l'anno 1605 Giorgio Basta si stasse (29) 40 41
n. 39.
Janos Hunyadi (1446- 1452) re d'Ungheria. Su Augier Ghislain de Busbecq, cfr. più indieu o, Dircorso della Guerra contro il Turco,
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coll'esercito di un 10.000 uomini accampato or a Pozsony, or tra Comorra e Giavarino, soffrendo di udire mille rimproveri e di vedere pigliarsi dall'inimico Nitria, Trnava, l'isola Schiitte, Strigonia, Neuhausel, e predarsi la Moravia, l'Austria e la Stiria senza poter egli cos'alcuna, non che di pregio, di difesa operare. XXVII - Per poter dunque operar con vigore e con probabilità di buoni successi senza intoppar nella sciocca scusa del non putaram (AlO), sia l'Armata capitale da opporsi al Turco di 50.000 combattenti, cioè 28.000 fanti e 2.000 Dragoni, 17 .000 cavalli con arme gravi e 3.000 cavalli leggieri. 1. Io tal numero a un di presso, cioè in 40.000 fanti e 8.000 cavalli, consisteva l'Armata Romana quanto due eserciti consolari si raccozzavano insieme, con la qual forza numerosissimi popoli ei vinsero. Questo numero pure di 40.000 fanti e 8.000 cavalli fu da Massimiliano (BlO) imperatore a gli stati dell'Imperio in soccorso contr'al Turco richiesto. Con tal esercito si potrà campeggiare contra 'l turco ed opportunamente venir seco a giornata, la qual cosa dev'essere il fine di chi mette esercito in campagna, e senza di cui non si può tenersi a fronte al nimico, né seco azzuffarsi, né formar assedio, né soccorrere una piazza attaccata, né sostener il decoro dell'arme: ma si è sforzato qua e là rappiattarsi, starsi ozioso, veder inreparabilmente le proprie perdite accrescer l'animo a' nimici, torlo a' suoi, porre in disperazione il paese, in disprezzo l'arme ed in ultimo esterminio il tutto. Imperciò che il Turco, o sforza negli alloggiamenti l'esercito troppo dispari, o gli abbrugia all'intorno i foraggi, o gli taglia le condotte de' viveri, o l'affama, o gli impedisce la ritirata, o lo stringe a moversi per romperlo in camino, o il racchiude e l'obbliga a rendersi a discrezione e gir sotto al giogo, come successe l'anno 1658 a' Transilvani in Polonia, al la Tour in Silesia ed anticamente a Crasso tra' Parti. E perché questa sola quantità non saria sufficiente a bilanciare la prepotenza del Turco s' ella da qualche altra qualità esaltata non fosse, perciò: 3. De' essere cotest' esercito tutto di gente propria e non di
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ausiliaria composto; conciosiaché 10.000 uomini (CIO) propri sotto l'assoluto comando d'un solo, vagliono a prestar più che 40.000 usiliari sotto capi diversi , dove la gente nuova, bisogna (DIO), indisciplinata, inesperta (ElO) , colletizia (FIO) tumultuaria, non fa prova che vaglia. Gli segreti (GlO) si fanno pubblici. Il moto è lento , la celerità e facilità d'operare vien ritardata e intrigata e resa difficile dalle consulte, dalle deliberazioni e dalle dissensioni, perché ciasched'uno ha fini , opinioni, instruzioni, regole e principi differenti (HlO): onde la disciplina è rilasciata, i comandi non eseguiti, l' obedienza disputata, le operazioni calumniate (Ilo) e gli ordini confusi. 4. Onde postosi nella statera (LIO) di Lorenzo de Medici, misurante le potenze de' grandi, dall'un dé lati quei che recano le truppe ausiliarie: impedimenti nella parte bellica, sospetti (MIO) nella politica e dispendi nell'economia (NlO), e dall 'altro lato i servigi che pochi effettivi prestano, si può legitimamente concludere che l'arme ausiliare, poche, dipendenti da più parti, ed a minuzzoli né tutte a un tratto inviate, accrescono il numero e scemano le forze; e se con attenzione si esaminerà, onde egli avvenga, che ne gli anni (010) 1542, 1552, 1566, con fioritissime armate di cento e più mila, nulla di grande si sia conrr' al Turco operato, si conoscerà tutt'il diffetto esser nato da questa varietà di mal composte unioni. E ché ché dicano di viver a spese proprie e del loro soldo, s'egli si terrà il calcolo di quello eh' ei costano alli paesi ne' foraggi, negli utensili, ne' quartieri di rinfresco , ne' transiti delle marcie , nelle vittovaglie, ne' donativi e ne' regali, ne' disordini e nelle estorsioni, si verà in cognizione che se quel danaro fosse impiegato in levar gente propria, potriasi con essa sola far la guerra al Turco, riserbando le altrui assistenze a soccorrerci per diversioni e con l'aiuto di danari, di vettovaglie e di mun1z1on1. XXVIII - Ha il Turco gran quantità di maestranze e di guastatori: né manca di guide né di spie, parte allettati dalla profusione del danaro, e parte dalle minaccie e dalle pene, che abbruggiano lor case o impalano lor persone, costretti.
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1. Gli artigiani e le maestranze marciano col treno dell 'Ar-
tiglieria come da noi, e li comprendono sotto un nome comune (Topçi). Molti ne conducono coll'esercito, e molti ne fanno venire da' luoghi dall 'intorno. Moscoviti, polacchi, francesi, italiani, ungheri e d 'altre nazioni, rinnegata la fede cristiana, gli servono; come di molti tali Ingegneri ed Artiglieri abbiamo veduto. 2. De' guastatori gran numero ne viene comandato da i villaggi deditizi (Gehiildig). Gli Asapi, gli Armeni, i volontari ed altre fanterie meno in pregio ne fanno l' offizio, pagando loro la mercede dell'opera. Gl' istessi Timar !spahi sono negli assedi obbligati di far fascine, empir il fosso, travagliar alle trincee e far simili altre facende coll'opera de' servitori eh' essi seco conducono. 3. Per Guide e per ispie servesi il Turco de' suoi soldati de' confini, molti de' quali o nati o fanciulli venuti su le frontiere, parlano e vestono all'Unghera, e sono pratichissimi delle strade; o si serve de' rinegati del paese, eh' essersi salvati di prigione s'infingono, o de' villani tributari , o de' Giudei , o de' prigionieri corrotti. Vivandieri e mercanti sono in gran copia. XXIX - Sia intrattenuta nell'esercito cnsuano di continuo ogni sorte di Maestranza: li guastatori non sempre, ma a tempo e luogo. 1. Sieno gli Artigiani e gli operai periti, fedeli e sani. Sogliono marciare ed alloggiare col treno dell'Artiglieria. 2. Ne' servigi ordinari di guastatore, cioè di riparare strade, far fascine e simili, servono la Fanteria ed i falegnami, de' quali un certo numero viene a ciaschedun reggimento passato ed intratenuto; sì com'anche li bagaglioni de' soldati. Ne' bisogni straordinari, come di fortificar un campo, far una linea di circonvallazione in occasione d'assedio, deesi commandarci e forzarci i villani de' contorni: o pagar l'opera al soldato. 3. Delle guide e delle spie (PlO) si può averne al modo stesso che hanno i turchi , così anche de' Vivandieri e mercanti.
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Titolo Secondo DELL' ARTIGLIERIA
XXX - Il Turco conduce seco numerosa Artiglieria, e di gran calibra. Né ha pieni gli Arsenali di Costantinopoli, Pera, Temesvàr, Osijek, Belgrado, Buda, Banja Luka ed altri. Ne fa continuamente fondere da' rami che gli somministrano le miniere dell' Asia, e dagli Olandesi, Inglesi, Francesi e Svedesi ne compra. 1. Molta seco ne conduce picciola e grande, e ne ha di smisurata grossezza, che 80, 100, 120, e più libbre di ferro caccia. La fa egli tirare da' buffali dove non ha la comodità di condurla per acqua. L'anno 1594 passò Sinan Pascià al favor della sua Artiglieria il Danubio presso a Giavarino in faccia all'Armata arciducale e la costrinse a ritirarsi in qualche confusione a Ungarisch Altenburg. L' anno 1664 fece gittare 12 nuovi cannoni intieri a Belgrado, de ' quali avea fatto disegno servirsi nell'assedio di Vienna. Quest'esorbitante artiglieria fa bensì grand' effetto dov' ella colpisce, ma ella è malagevole da condursi e da maneggiarsi, lenta da ricaricarsi e da raggiustarsi ; consuma gran munizione; fracassa e rompe le lavete e le ruote, i letti e l 'istesse troniere e terrapieni. 3. Benché non arrivino i turchi alla perfetta moderna proporzione della nostra Aniglieria , non lasciano però d'averci qualche buona osservazione: fodrano le loro palle con pelle di montoni, sì come noi facciamo quelle de gli archibugi rigati , per far lor tiri più giusti , li quali , a ragion del vento che alla palla si dà, sovente vanno fallaci: sono i loro cannoni tanto grossi nel capo che nella culatta, il che pur serve a ricoprir meglio il bombardiere all' or eh' e' piglia la mira e a regolarne senza stromento il tiro orizzontale. XXXI - Sia la nostra Artiglieria della proporzione moderna, tanto nel genere de' cannoni che delle colubrine, tanto da campagna che da batteria. Ella è più manegiabile, e qui consiste il nostro vantaggio sopra quella del Turco, ed è più efficace, e l' uniformità delle calibre fa che ancora gli artiglieri non iscambia-
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no né si confondano nel dar di piglio alle palle, giuste alla bocca del pezzo. 1. Sia l'Artiglieria ordinaria: 100 pezzetti da 3 libbre; 6 falconi da 6; 6 quarti da 12; 4 mezzi cannoni da 24; 2 mortari da 100; 6 petrieri. Si tralasciano i cannoni intieri, poiché due mezzi fanno l'istesso ch'un intiero ed imbarazzano meno. 2. Sia oltreciò la straordinaria 42 , volendosi formar qualche assedio: 4 quarti di cannone; 6 mezzi; 4 mortari. 3. Vuolsi avere buon numero di Artiglierie in ragguaglio di quella dell'inimico e per poter sempre chiuder e fortificar con essa, siasi marciando, alloggiando o combattendo, i lati dell'esercito. 4. Il Turco e loro cavalli adombrano e temono sopra tutto il fuoco onde in simili offese consiste principalmente il nostro vantagg10. 5. Serve grandemente il cannone alla difesa delle linee di un campo fortificato , perché non venendosi così tosto alle mani e alla mischia come in una battaglia che in campagna rasa si dà, l'Artiglieria ha molto più spazio di replicare sovente i suoi tiri , li petrieri si caricano con granate o con palle di fuoco o con roventi o con scartocci e ferraglie .
Titolo Terzo
DELLE MUNIZIONI DI GUERRA E DI BOCCA
XXXII - Il Turco ha in copia ciò che va coll'artiglieria e col suo treno: munizione, fuochi, barche, stromenti. 1. Fa lavorar continuamente polvere in tutti i luoghi di sua frontiera, ne fa venir dal Cairo e dall'Egitto, ne traffica da' 42 «L'année 1632 l' Armée du Prince d'Orange avait 6 pieces de batterie et 6 demi-canons chambrèz, et force pieces de campagne• (Ms.). (N.d.A. )*. • Si tratta del Ms., non meglio identificato, più volte cit. da M. nelle due precedenti parti degli «Aforismi». (N.d.C.).
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Cristiani, e ne ha sì gran copia eh' egli ne consuma più a tirar a vuoto e per capriccio, che noi non facciamo negli usi necessari. Trovandosi egli in un assedio o in campo, suol ogni sera nel far le sue pubbliche orazioni, gridare ad una voce «Dio, Dio» (Allah, Allah), e doppo il grido fare una salva generale di quanti si trovano nelle trincee, negli approcci o in altra parte del campo; la qual cosa seguendo ogni giorno, si può facilmente argomentare quanta gran munizione si consumi a piacere; la polvere è perfettamente composta, come lo scoppio, la forza e la lunghezza del tiro il dà a conoscere. 2. Il Turco ha gran quantità di navi grosse sopra ' l Danubio ed altri fiumi reali, picciole su le carra, delle quali portatili molte ne accomodò l'anno 1663, quand'egli ebbe disegno di attaccare Giavarino. Gli stromenti di pale, zappe, badili per travagliar in terra e per ogni sorte d'altro operaio, sono in copia appresso di lui, ed oltre a quelli che seco conduce ne fa venire eziandio per estorsioni da' luoghi circonvicini. XXXIII - Li requisiti della nostr' Artiglieria e ciò che in essa si comprende abbiano suffiziente ragguaglianza al di lei numero ed alle operazioni da farsi. 1. Dee la munizione esser in copia ne' magazzeni e coll'esercito, almeno da 100 tiri per ciaschedun pezzo e 300 per ogni moschettiere, ma non si può darne regola certa la quale varia conforme all'imprese che si hanno in mira, alla condotta ch'è facile o difficile, alla più o meno vicinanza de' magazzini ed alla maggior o minor comodità di ristaurare di mano in mano quello ch'al giorno si dissipa. 2. Molta ce ne va nelle fazioni 43 . Li Svedesi consumarono l'anno 1648 nell'infruttuoso assedio di Praga 4.000 centinaia di polvere. Il re Carlo Gustavo ne consumò sotto a Copenhagen 12.000 centinaia. Il Vizir sotto a Neuhausel l'anno 1663 da 6.000 centma1a. H «Au siège de Malta fut tiré 80.000 cops de canon et donné quane ou cinq assauts , et celui de Nicosie eo Cypre en souscient 15• , (La Noue , Discours poi. et mii., xxii) (N. d.A. ).
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(1) Molte imprese restano per fallanza di munizione imperfette. Gli'Imperiali, doppo aver cavate le mine sotto a Glogau in Silesia l'anno 1645, per mancamento di polvere da caricarne le camere tanto debbero indugiar a farle volare, che l'esercito Svedese guidato dal Torstensson ebbe campo di venirci al soccorso e di farne scioglier l'assedio. Ei bisogna munizionare or una piazza or un'altra e le nuovamente occupate di tutto punto fornire. 3. La miccia giorno e notte s' abbrugia. 4. S'abbia gran quantità di granate grosse, e da 10.000 da mano; se ne abbiano d'accomodate in cima alle bacchette da trarsi col moschetto, invenzione del re sveco nell'assalto di Copenhagen; e s'abbiano compagnie di granatieri. 5. Abbiasi un ponce di barche, altre barchette su le carra, ponci di giunco a gettarsi; barconi o pontoni piani ne' fiumi reali, galee e saiche per lo Danubio; affusti da barca per mezzi e quarti cannom. 6. Siavi strumenti per ogni sorte di maestranza; sacchi da terra, palissate, scale da assalto, triboli, speroni da ghiaccio, carrini da serrare 'l campo; una compagnia di minatori ed alcune di guastatori. Nell'atto del combattere molto comode riescono alcune carrette a due ruote da un cavallo tirate, le quali eziandio nella folla delle genti e nelle strettezze degl' intervalli conducono senza impedimento le munizioni, conciosiaché essendo elleno speditissime e girando nel centro senza gran circonferenza, passano per tutto, entrano in ogni spazio, né recano disordine alcuno . 7. Queste parti devono con gran cura osservarsi, poiché in esse consiste principalmente il nostro vantaggio col Turco, ciò è nella fortificazione, la cui sottigliezza egli non cape; nel maneggio spedito dell'Artiglieria, che appresso di lui è più lento; né fuochi d' artifizio e nel distinto movimento dell'esercito, che fra' suoi è confuso. 8. Quanto alla condotta dell'Artiglieria e del suo treno, ella è una delle maggiori spese che faccia il Principe. Vi possono correre di molt'inganni, nel comprar i cavalli, nel nutrirli e mantenerli, nel defraudar i foraggi e cose simili: onde saria gran vantaggio del Principe l'appaltarne dette condotta, ed aggiustarsi
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co' carrettieri che per tutta la campagna facessero a loro spese tirarla. Così fuggiriansi gl'inganni e, la campagna finita, sariasi fuora della spesa di mantener i cavalli. Così si è fatto altre volte con risparmio considerabile dell'erario; e così fanno altri Principi.
XXXN - Il Turco abbonda di vittovaglie, di pane, riso, biscotto e carne. 1. Fa le sue provigioni e magazini per tempo, fa correr grido tal' or diverso dall'operazione eh' egli disegna, per coglier l' inimico sprovisto; tal'or dice quello ch'egli ha nell'animo, per ingannar col vero. Ne conduce seco gran copia per !'immense quantità di bagaglio ch'egli ha; fa contribuire da luoghi circonvicini dove si guerreggia, o per timore che hanno i villani d 'essere castigati e aver arse le case se non obbediscono, o per amor del guadagno, poiché tutto vien loro nel campo pagato in contanti. Non si dà il pane di munizione se non a' Giannizzeri , essendo gli altri obbligati a comperarlo del loro , ma il soldato è tenuto a farne far sin colà nel campo a spese sue la condotta. Le distribuisce con risparmio per la parsimonia in che si vive , perché i Giannizzeri non mangiano , ch'una sol volta il giorno al tramontar del sole, né bevon vino: gran vantaggio , ché i loro stomachi a ciò abituati non se ne risentono. Non esce il Turco in campagna se non quando i grani sono per maturarsi e l 'erbe succose. 2. Sono di lor natura fertilissime d'orzo e di fromento le provincie della Moldavia , Valacchia, Transilvania, Macedonia, Servia, Egitto. Si fa per ordinario in Belgrado la massa de' biscotti, delle farine e degli orzi. XXXV - Ei bisogna sopra tutte le cose vittovagliarsi bene, la forza della guerra dal commeato pendendo. Tanti eserciti si sono consumati, tante imprese a mezzo il corso ite in sinistro, tanto s'è patito nell'ultime guerre per diffetto di provianda, che l'inciampar più in tal errore saria melensaggine. 1. Un esercito fioritissimo di 16.000 fanti e 8.000 cavalli dal Katzianer condotto , venne l'anno 1537 da poco numero de' Turchi sopravenuti infelicemente disfatto senza combattere, per
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la penuria de' viveri (QlO); l'esercito 44 condotto dal Duca Mercurio per soccorrer Canisia assediata dal Turco l'anno 1600 non puoté venir a capo dell'impresa per simili difetti, onde si perdette la piazza 45. 1. Come può travagliare il soldato che non ha fiato in corpo? Regger l' arme chi non può reggersi in piede? Esser brioso e ardito chi non ha sangue nelle vene? Come sostener i disagi delle strade, de' tempi, delle veglie e delle fatiche chi è ignudo e senza scarpe? Come starsi presso agli stendardi chi ha da cercar fuora il pane? Le fughe, le malattie, la disoluzione della militar disciplina (RlO), l'odio e l'animosità fra 'l soldato che va in busca, e fra 'l paesano che 'l suo difende, sono effetti del mancamento della provianda. Li gastigamenti non possono farsi in conscienza, l'ardore del combattere s' intiepidisce o si estingue, il paese è messo a sacco e le insegne restano ignude 46. 2. Per rimediar all'inconvenienza si riempiano per tempo li magazini, tanto per li presidi ordinari quanto per le armate; e se non vi sono, si fabbrichino in luoghi (S10) opportuni, ch'abbiano la linea della comunicazione sicura e che le condotte non possano essere dal nimico impedite; in piazze comode e forti, dove mercanti, vivandieri, appaltatori e simili abbiano a farci scala, come fecero Scipione (TlO) di Cartagine Nuova, Pompeo di Durazzo, Annibale di Taranto. (1) Tai luoghi potriano essere nell'Ungheria Pozsony, Giavarino, Comorra, Radkersburg, Cassovia, Szatmar 47 . (2) Non si lasci perciò facilmente alcun luogo forte inimico alle spalle, massime lungo fiumi reali; non si esca in campagna prima della stagione a ciò propria se non si sono fatte provigioni 44
«Il n'y a rien, qui fasche Ics hommes valoreux si ooo quand ils sont comraints de combame cootre la faim, la soif, !es maladies, le grand chaud ou bien le grand froid, d'autant qui il n'y a venu qui ne soir accablée de tdles incommoditez•, (La Noue, ibid. )(N.d.A.). 4) Su questi episodi cfr. le n. al Discorso della Guerra contro il Turco. 46 Ben giustamente M. considera quale primo segreto della vittoria la perfetta efficienza dell'organizzazione logistica, tema da molti generali e scrittori militari (ua cui il Clausewitz) trascurato. 47 Da questo punco in avanti M. definisce con straordinaria acutezza e lucidità sia la catena delle basi che le linee di operazione che consentiranno ai suoi successori, Carlo di Lorena e il Principe Eugenio, d i sospingere i turchi alla disfatta defi nitiva.
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anticipate per qualche impresa precisa. Né meno nella stagione (UlO) della raccolta può un esercito fidarsi ne' grani della campagna (non tralasciando perciò di condur seco forni e molini) impercioch 'egli è impossibile guerreggiando in Ungheria contr' al Turco di custodir le campagne ed i villani, perch' essi da per se~ fuggono ed abbandonano case e terreni, fanno la guerra a' soldati, né vogliono dar nulla. Gli Ungheri stessi gli spogliano; il Turco li distrugge e gli abbrugia, sì per ispaventar il paese, sì perché avend 'egli opulentissimi magazini e di lunga mano preparati, può sussistere eziandio nella campagne desolate cui gli avversari sono dalla fame costretti d'abbandonare, conciosiaché nei deserti non si può star coll'esercito senza mormorazione (VlO), quando ben ci piovesse la mana. Or s 'elleno sono spogliate ed i villani cacciati, chi coltiverà i terreni per gli anni a venire? Periranno gli eserciti ed i presidi, se il loro vivere dovrà da i raccolti delle campagne dipendere. (3) Anzi né meno è possibile di trovar gli alimenti su 'l paese del Turco, perch'egli è incolto, e riman (ZIO) vuoto, mentre ch'ognun fugge e si ricovera in salvo. Molto tempo ci corre, che ché vittorioso e mastro della campagna si sia, prima di addomesticar i villani che tornino alle lor case, di contenere 'l soldato dal molestarli, di formar piazze di frontiera che li ricoprano e difendano, e di somministrar loro le cose bisognevoli alla coltura. Ond 'egli è necessario far conto di continuar la guerra per alcuni anni a proprie spese, né lusingarsi sperando il sostentamento nelle regioni inimiche, perché rovinansi le soldatesche e si cadrà nell'ignominia di non putaram. 3. Nelle cose della vittovaglia il miglior modo si è d'aver impresari li quali pigliano in appalto a fornir pane per tutto il durar della campagna, obbligandosi a somministrarne tanto e di tal qualità e a tal prezzo. Così usano gli Spagnuoli in Fiandra ed in Italia e così li Francesi e gli Olandesi, i quali usano altresì cotal modo nel mantenimento delle fortezze. Ma non sempre potendosi o cuocer il pane a tempo o, cotto eh' egli è, distribuirlo, o mantenerlo senza che si guasti, sarà
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ben'aver biscotto e serbarlo al bisogno. Il riso ancora risparmia la macina e i forni ed è di maggior nutrimento che 'l pane. ( 1) Suolsi talora aver del vino e della bira per la sanità del soldato, il quale non ha come il Turco lo stomaco avvezzo ali' acqua. (2) Suolsi aver numero suffiziente di carra per la provianda.
Titolo Quarto DEL BAGAGLIO
XXXVI - Il Turco ha smisurata quantità di bagaglio. 1. L'Esercito è una fortezza moventesi, la quale ha da condurre seco tutto ciò ch'è necessario per vivere, per combattere e per gli altri usi. La condotta di queste bisogne si fa per gli uomini stessi o per via di barche, carra, cameli, giumenti, buffali ecc. compresi sotto 'l nome di bagagli e bagaglioni e impedimenti, perch'essi sono veramente d'impaccio a custodirsi, d'imbarazzo ne' movimenti e di spesa a mantenerli; ma così necessari, ch'un esercito il quale non ne sia previsto, o per qualch'accidente ne venga spogliato, è vinto e distrutto senza combattere: egli è quel mal necessario senza di cui (A 11) non può starsi, né con esso bene. 2. Il Turco ne conduce seco una farragine immensa, perciò che i grandi e gli offiziali maggiori ne hanno quant' essi vogliono. A' Gianizzeri ordinariamente si dà per ogni diece di loro un cavallo, cui sopra pongon il mantello ed altre cose leggieri, venendo le più gravi caricate sopra le carra date in parte da' deditizi villani, che perciò nulla costa al Principe né al soldato, né è d'aggravio ne' quartieri di verno, né perdendolo, perde il soldato del suo, oltr'al comodo che si ha con essi, che per una cavalcata e spedizione sollecita la Fanteria si fa marciare sopra esse carra. Hanno padiglioni (B 11) 48 da ricoprirsi, non trovandosi pur un solo, nell'esercito Turchesco, che dorma allo scoperto; hanno 48 Tende.
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cavalli e otri di cuoio, e persone e cuochi che portan lor acqua, drizzan le tende, apprestano il cibo, ond' ei non hanno a pigliarsi altra cura che di combattere; per istraordinario fanno venir insieme le carra de' villani tributari, e ad ogni tre soldati ne concedon uno. (1) Gli Spahi mettonsi a camerate di 5 o 6 di loro, e comprano insieme uno o p iù cavalli e cameli per le lor masserizie; (2) De' Tartari ciaschedun conduce seco da 4 o 5 cavalli, accioché, stanco l'uno , possa su l'altro fresco lanciarsi; (3 ) In somma grandissimo è l 'attiraglio di cavalli, buffali, cameli, carra, guastatori, villani tributari e simili. XXXVII - Non si può non aver bagaglio, ma sta tanto quanto il puro bisogno richiede, e nella di superfluo. 1. L'eccessivo bagaglio distrugge i paesi, le provigioni ed i foraggi ; consuma in pochi giorni quello che a molti avria da servire; rende l'esercito, se non immobile, lento alle operazioni; cagiona confusione , occupa tanto spazio che alloggiandosi mal si può entro le linee racchiuderlo, e marciandosi o combattendosi tenerlo negli ordini e ricoprirlo 49. 2. Il manchevole ed insufficiente non può supplire a' bisogni ne' campeggiamenti e massime nelle guerre, che in paesi o deserti o distrutti si fanno , e dove rarissime sono le case, e del continuo si stà allo scoperto. Onde dove il soldato non poni seco tende, utensili e suoi arnesi, bisogna di necessità che per li patimenti e disagi s' infermi, si muoia, o disperatamente si fugga: e quel soldato eh' oggi al ruolo si scrive, domani cancellasi, e ' l danaro ch'avria costato il mantener il soldato fatto, a doppio accresciuto non basta a levarne un nuovo: oltre che in tal guisa non può mai venirsi a tanto che la milizia possa dirsi veterana e disciplinata. 3. Abbiasi dunque comodità di bagaglio, ma riformato e
49 Patente smentita a quanti hanno voluto sostenere che i movimenti degli eserciti contemplati da M. erano lenti perché egli (come i suoi contemporanei) non avrebbe compreso la necessità di portarsi dietro pochissimo bagaglio: su ciò invece egli insiste cont.i nuamence, come sulla celeri tà; all'avanguardia, per la verità, sugli altri capi militari del tempo suo.
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ristretto, né si soffrano bocche inutili o superflue. Soglionsi passar 4 carra a ciascuna compagnia.
Titolo Quinto DEL DANARO
XXXVIII - Il Turco possiede gran tesoro. 1. Le rendite ordinarie, li traffichi di Costantinopoli e del Cairo, li tributi de' cristiani, li donativi, le eredità de' vassalli, le confiscazioni, le pene pecuniarie, li sindacati, li dazi e le gabelle, le saline, le decime delle prede, de' grani e de' bestiami, gli utili delle patenti, le miniere della Servia, Bosnia, Macedonia, Asia, riempiono continuamente gli Erari. Alì Pascià, che morì in Buda l'Anno 1664, lasciò più d'un milione in eredità al Soldano. 2. Quand'egli Soldano esce personalmente in campagna, fa condurre seco il tesoro; e quando il supremo Vizir è del!' esercito condottiere, vengono i tributi dalle provincie in sua mano pagati. Così può egli far vigorosamente la guerra (C 11). 3. Quindi nasce che '1 soldato è puntualmente del soldo (011) pagato, il quale gli si va di mano in mano accrescendo e migliorando nella successione de' nuovi Soldani, nell'uscire ch'essi fanno la prima volta in campagna, ne' donativi e nella lunghezza del servigio. Ha il vestito e quello che di più gli bisogna. Gli soldati da Timar si sostentano delle loro rendite: tutti ricevono donativi straordinari. Ed Alì Pascià nell'assedio di Varadino meglio di 50. 000 talleri loro donò; e 'l gran Vizir l'anno 1663 sotto a Neuhausel, oltre alli donativi che fece, pagò in contanti sino il fieno e la paglia che i contadini recaronci; la qual cosa cagionò l'abbondanza nel campo e l'affetto popolare nell'animo degli abitatori. A questo modo si possono tener i soldati puniti (El 1); ma non si può già castigar chi rubba s' ei non si paga, né questi, volendo vivere, può dal rubbare astenersi.
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XXXIX - Deesi fra noi stabilire un Erario militare distinto da i coffani (F11) Camerali e di assignazioni ( G 11) effettive dotato. La guerra è un animale inesplebile. Ella fa i Principi grandi , ma non ricchi 50 . 1. Sia dunque data puntualmente la paga al soldato, senza della quale non è possibile conservar la disciplina (H11) né passar rigorose le mostre , onde si ha molta gente nelle liste , poca in servigio: gli offiziali si servono indiscretamente de' soldati per lor domestici, esentandoli dalle guardie; il paese si distrugge; e 'l soldato è costretto a saccheggiare o lasciarsi morir di stento, o fuggire , o ammutinarsi 51 . E non merita il suo stipendio quegli che stà continuo alle prese o in lotta con la morte o con cosa della morte peggiore, il servaggio e la schiavitudine? Diasi dunque il soldo, ma non agli absenti, non alle piazze morte (Il 1), non a valletti: castigando esemplarmente e con ogni severità le frodi. 2. Oltre a queste spese ordinarie, vuolsi aver danaro straordinario per le spie, corrieri, donativi, opere nelle trincee, negli assedi e cose simili. In altri paesi mettonsi in contribuzione i luoghi all'intorno, il soldato ne ha qualche profitto, ciò che si compra non si paga più di quello che intrinsecamente vale; ma in Ungheria la cosa non va in tal guisa, quello che nel campo è recato non ha tassa ed il prezzo eccede la valuta.
CAP. III
Della disposizione
XX.XX - Più linee attingono da un punto all'altro , ma una fra loro è la retta, e brevissima, e l'altre tutte oblique. Varie sono le forme del guerreggiare, ma una è la più propria e migliore , degna di somma applicazione (L11) , gia che ella è la pietra fondamentale di tutto quest 'edifizio. Qui non già il 50 51
Questa proposta d i crea re un bilancio mil itare separato è un'altra tesi d i avangu ardia. Con q ueste idee M. gettò le basi della ese mplare amministrazione mil itare absburgica.
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numero, ma il peso delle semenze (Mll) ha da venir in conto, conciosiaché l'ottimo sta recondito ed agli occhi men perspicaci si asconde. 1. La Disposizione riguarda oltre alle forze ed al disegno, di cui s'è parlato, al modo , al tempo ed al luogo.
Titolo Primo RISPETTO AL MODO
XLI - Non suole il Turco intraprendere due guerre a un tratto: e così fecero anch'i Romani (Nll). E se il Turco mosse guerra a Cesare non ancor sopita quella de' Veneti, fu perch'egli sostenne questa solo passivamente e diffensivamente. XLII - Fa il Turco le guerre corte e grosse, e cerca per conseguente le battaglie, e quindi le campagne aperte. 1. Ond' egli esce fuora con eserciti grossissimi, va a trovar l'inimico per venir seco a giornata, e con questo acquista a sé fama (011) e pone terrore negl'altrui petti. 2. Conserva a questo modo il Turco agguerrito e veterano il suo esercito: e l'inimico col qual' egli doppo alcun acquisto suolsi rappacificare, licenzia la gente e riman disarmato, e volendo riarmare ha geme inesperta. Astuta legge di Licurgo di non far guerra lunga e durevole col medesimo nimico. XLIII - Non suole mai il Turco, o di rado, disunire l'esercito nell'operazione. 1. Li gran fiumi in più rami divisi hanno il guado in più luoghi. Così l'Armate in più corpi ripartite s'affievoliscono (Pl 1) né possono fare gran cose. Questa Massima fu sempre esatameme dal Wallenstein osservata, salvo che a Li.itzen, dove avendo da sé mandati con alcuni Reggimenti il Pappenheìm verso Halle in Sassonia ed il Galasso in Silesia, fu dal re di Svezia colto, assalito e quasi pagò il fio dell'aver rotta la regola.
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2. Se il Turco forma un assedio, manda i Tartari e simile cavalleria leggiere ausiliaria a dar il guasto, scorrere, abbruggiare , saccheggiare ed atterrire (Q 11) il paese colle occisioni, ratti ed incendi; mal' Armata turchesca riman sempre solidamente unita. XLIV - In opposizione si riconfermino santamente le Paci o si prolunghino a tempo limitato le tregue co' vicini (Rl 1). 1. La prima assistenza che da ' Principi cristiani richiedesi, si è di non nuocere (Sll), ed è un aiuto negativo, ma più efficace assai, mentre eh' e' sia leale, che i positivi men sinceri aiuti. Il secondo grado d'aiuto sieno danari, viveri, munizioni. Il terzo la diversione (T 11). 2. L'esercito dianzi proposto per far la guerra al Turco in Ungheria è forte abbastanza, e questi può essere mantenuto in proprio da Cesare, onde ciò che vi s'accrescesse di esterno saria superfluo. Ciò fia manifesto a chiunque piacerà riandare li gesti dell'ultime guerre, dove la soldatesca Cesarea propria operò sola gli anni 1661 , 1662, 1663, e se quella che l'anno 1664 fu qua e là separata, e in diverse fazioni distratta e distrutta, fosse stata in un corpo unita, avrebbe ella senza fallo adempiuto le veci di tutt'i soccorsi de' quali parte pochissima s'impiegò nel fatto d'arme a combattere. Quanti anni sostennero gloriosamente i Veneti soli la guerra col Turco? XLV - Si gettino fondamenti ad una guerra lunga e continuata di più anni. Non si fuggano le battaglie, ma diansi con vantaggio. 1. La guerra lunga è necessaria perch' ella è diametralmente opposta (U11) al disegno del Turco; perché le spese e le fatiche che si fanno ne' principi (VI 1) per sormontar le difficoltà sarieno per nulla; e perché l 'esercito perpetuo, del quale non si può in ogni modo rimanersi, saria anzi che d'alleggiamento, d'aggravio . 2. Il persuadersi di far guerra, progressi e conquiste senza combattere in aperto e senza venir a giornata, s' ella non é contradizione ne' termini, egli è almeno gran paradosso, di cui altri (211) rise. Sò che Lazaro Schwendi (A12) capitano di gran
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fama, mosso da non lievi ragioni, fu di questo parere e volle starsi solamente su la difensiva (Bl2) e quasi di furto involar gli acquisti. Ma qual saria guadagno di acquistar a minuzzoli e perder in grosso? Buscar alcuna bicocca e perdere la campagna e le fortezze? Avvenimenti infallibili a quell'arme che non possono presentarsi in faccia al nimico: e poniamo ch'ei si facesse anch'in tal modo qualche progresso, quanto lentamente? Quando verriasi mai a capo della guerra? La sostanza dell' operazioni militari si risolve nelle battaglie campali e negli assedi reali: tutto il resto di partite, scorrerie, sorprese, abbruggiamento di case e di pagliai, sono accidenti che poco o nulla rilevano alla somma delle cose. Laonde chiunque su questi la condotta della guerra fonda e dispone, vuol per abbracciar l' ombre perder il corpo 52 • E come si può mai arrischiarsi a custodir un passaggio, opporsi a fronte il nimico, assalire un luogo da lui presidiato, se della propria debolezza e del decreto fattosi di non combattere conscio a se stesso, si sta sempre sospeso, in sospetto d'essere sopraffatto e colto all' improviso e impegnarsi a non poter poscia a voglia sua ritirarsi? E se li soldati propri, o nimici, di cotesto proponimento s'accorgono, da qual'ardir questi, da qual timor quelli non saranno eglino presi? Egli è dunque sopra tutte le cose necessario di essere qualificato per combattere e per poter pratticar la campagna. 3. Non però, ch'ei si debbia venir di leggiere, temerariamente (Cl2) e senza vantaggio a un fatto d'arme, o che non si lasci riddurre nell'angustie di combattere forzatamente; ma che si vegghi alle congiunture opportune (Dl2), il perché né Fabio Massimo sfuggì la battaglia, ma volea darla a suo vantaggio; ed a ciò tener sempre sì apparecchiato e pronto l'esercito, che probabilmente sen'abbia combattendo a sperar la vittoria. 52
Giudizio definitivo sull'importanza suprema annessa, dal M. al dar battaglia. Si osservi di passata che il costume turco delle «guerre corte e grosse• nuJJa aveva a che fare con una strategia •annientatrice•: ché, anzi , mirava unicamente a raggiungere nel modo più rapido deJJe paci di compromesso, coerentemente con la strategia propria degli imperi di «espansionismo periferico>. (Cfr.: Edward N . Luctwak, The GrandStrategy of the Roman Empire, New York, 1979; crad. ic .. Milano, 1981).
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Le opere di Raim on do Montecuccoli
Titolo Secondo
RISPETTO AL TEMPO
XLVI - Esce tardi nell' anno il Turco in campagna, e presto se ne ritira. 1. Non può egli uscir per tempo , sì per la grande distanza de' luoghi dove la milizia è negli alloggiamenti distribuita; sì perché avend'egli una Cavalleria et un bagaglio immenso, non può stare in campo prima che l 'erbe ed i foraggi vi sieno maturi: oltre ch'egli non esce prima d'aver data l'erba a cavalli per purgarli almeno per lo spazio di 15 giorni nel mese di Maggio, e queste sono anche le ragioni che 'l fanno ritirar presto, cioè circa S. Demetrio o S. Martino, il che è passato come in legge di consuetudine appo lui. Né potria più fermarsi qùand'anch'ei volesse, per la lontananza de' luoghi ove alcuni vanno a svernare e perché la gente avvezza al clima caldo orientale, come gli Arabi e cotal sorte d 'uomini e cavalli, sono delicati e difficilmente s'accomodano al rigore dell ' aere più freddo: e finalmente , perch' egli diserta e rovina affato i paesi ch'un altro più intelligente conserverebbe per . . 1svernarc1. XLVII - Egli è nostro vantaggio di uscir per tempo, e prima del Turco in campagna, e ritirarsi più tardi. 1. Così avrassi libero campo di sforzar una piazza, o dar il guasto a un paese, o venir a capo di qualch'altra impresa prima di esserne frastornato. 2. Sommo vantaggio sarebbe il far la guerra di verno, (E12), conciosiaché: ( 1) Il Turco non sa farla, non l' avendo mai fatta , e prima che di assuefarvisi avrà fatto perdite irreparabili: né può farla carico di troppa moltitudine, la quale bevendo acqua e refrigerando le viscere, non è così atta a resistere al freddo; e li foraggi mancano a tanta sua Cavalleria, e li camelli non sanno caminar su 'l ghiaccio né i cavalli esser ferrati con ramponi; né vuol farla, siasi per legge
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o per consuetudine; né vaglia incontrario che 'l Turco abbia nell'assedio di Candia passato alcune vernate, conciosiaché non vi era Cavalleria se non pochissima; le sue trincee, non men che case, furono agiate e coperte; e di quando in quando si diede alla gente lo scambio; e nissuna delle fattiche che un esercito campeggiante soffre, patirono. (2) I geli del verno agevolano molte imprese, come passar riviere, attaccar luoghi posti in paduli e cose simili, e si risparmia il passaggio dell'andirivieni delle soldatesche. (3) Ma per far la guerra di verno , questi requisiti ci vogliono: - 1. Gente fresca, ben vestita, ben nutrita, ben pagata; e quartieri e posti sicuri, dove si lascino addietro gl'impedimenti quando si va ad alcuna spedizione; - 2. Magazini forniti anticipatamente di farine e biscotti e di biada, di legna, di molini e di forni; - 3. Pale, zappe, picconi badili di ferro accialato; - 4. Tende per gli soldati, non avendosi sempre comodità di rizzar baracche; - 5. ferri da cavallo co' ramponi accialati; - 6. Vino, acqua vita, aceto, riso e biscotto; - 7. Slitte per le Artiglierie in tempo di nevi grosse; - 8. La metà dell'esercito travagli una perte del Verno mentre che l'altra riposa, e questa a vicenda dia scambio a quella pe 'l resto della rigida stagione; - 9. Le recrutte, qual acqua da viva sorgente, corrano di continuo a rinfrescar i reggimenti che in sì aspre fattiche non possono non diminuir molto; - 10. La legna colà si conduca dove né boschi né villaggi si trovano, per la corrente de' fiumi, da quali non mai troppo bisogna dilungarsi. Non ebbero i Veneti sin'in Candia a portarla? Titolo Terzo RISPETTO AL LUOGO XLVIII - Le conquiste del Turco sono coerenti, non fatte a salti né con intervallo di paese frapposto, cui egli non domini .
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Le opere di Ramzondo Monlecuccoli
1. Gran momento alla vera potenza, la quale , benché vasta,
se è disunita scema di assai; ma unita può in poco tempo con tutte le forze, senz'impedimento alcuno, acudire ovunque il bisogno richiede, brev' essendo la linea del centro alla circonferenza. 2. L'aver a passare per gli altrui stati è cosa di pericolo ed imbarazzo; conciosiaché il portarsi oltre, senz'aver piazze in mano che assicurino le spalle e la linea della comunicazione, è poco cauto consiglio; il chiederle o pigliarsele partorisce odio ed accresce un inimico di più aperto o occulto. XLVIV - Il Turco non aspetta la guerra, ma in casa d'altri la porta. 1. La coerenza de' suoi stati e gli eserciti sempre allestiti gliene recano la comodità. Ottone avea deliberato gir a riscontrar in Francia le forze di Vitellio , ma perché Cecina già valicate avea le Alpi, mandò ad occupare e difendere le rive {F12) del Po, estremità dello stato. Sulpizio Galba concionando a' Romani , gl'invita a portar la guerra in Macedonia (G12). Le ragioni sono evidenti, conciosiaché guadagnandosi dentro al proprio paese nulla si acquista, perdendosi si perde lo stato: mostrasi maggior cuore nell'attaccare {H12) che nell'aspettare, e chi fa la guerra in sua casa men vigorose ha l 'arme, perché la speranza di salvarsi nelle piazze (112) vicine scema l'ostinazione a difendersi. In casa d'altri si eccitano i malcontenti e si dà loro appoggio effettivo e reale: la fonte della gente, del danaro , de' requisiti non s1 intorbida né si secca se non là dove è della guerra il teatro. L - Il luogo più avvantaggioso a noi per far la guerra si è principalmente lungo il Danubio 53 . 1. La corrente del fiume porta con facilità machine, vittovaglie, munizioni , ecc. La regola generale richiede d'impadronirsi delle riviere , massime reali. Si ricoprono gli stati ereditari, si fanno l' imprese con buona linea di comunicazione e coerenza e non per salti: si apre la strada a servirsi con profitto delle galee e H I.a linea di operazione che condurrà Eugenio di Savoia alla vittoria.
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delle saiche, secondanti per acqua le operazioni. Si può essere a sua posta su l'una. o l'altra ripa del fiume col mezzo di ponti, di barche, o di pontoni o di zatte, per aver sempre in sicuro l'esercito, copia maggiore di foraggi e più ampia l'elezione d'intraprendere. Si fa qui la guerra con minore spesa che altrove: le genti ausiliarie possono dall'Imperio venir fino all'esercito dormendo. 2. La Sava e la Drava corrono altresì verso l'Oriente, onde le condotte delle cose necessarie, per noi a seconda, e pe' Turco a ritroso, si fanno. LI - Si operi al Danubio e quivi la sede della guerra si tragga e le piazze dell'inimico s'attachino, perché: 1. Si può operar subito senza perdere 'l tempo nella lunghezza delle marcie; si accorcia la linea della comunicazione coll'Ungheria Superiore; si libera dalle contribuzioni eh' egli dà al Turco una gran parte del Regno; non si danneggia colle marcie il paese proprio, entrandosi di lancio su quello dell'inimico; si tagliano fuora le di lui piazze quindi discoste; si opera con sicurezza, stando sempre a nostra posta il presentarglisi innanzi per combatterlo o il cansarlo per romperne temporeggiando l'empito (Ll2) e la misura. 2. Sì come nel porre l'assedio a una fortezza e nel pigliarci i posti sotto, non tanto alla pane sua più debole si ha riguardo, quanto alla comodità che di fuora si trova per la facilità e sicurezza degli approcci, delle batterie, della materia necessaria e del terreno obbediente ed avvantaggioso, così nel far la guerra non meno deesi aver cura alla comodità di potere spiegare bene le sue ordinanze e mandar ad effetto i conceputi dissegni, che a qualunque altro invito che dia l'inimico; la qual cosa fu da' Romani ne' lor campamenti similmente osservata, ne' quali si sceglievano sempre più tosto un luogo non avvantaggioso di natura, dove avessero potuto ritenere la regolarità della loro castramentazione, che un altro avvantaggioso, ma che gli avesse obligati a romper l'ordine loro.
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LII - Si stabilisca forte e sicura la linea della comunicazione. 1. Qualunque esercito camina fuor di essa, senza tenersi aperta e sicura la strada della corrispondenza e della concatenazione, marcia su l'orlo del precipizio e va mendicando rovine, del che esempi non mancano. 2. Se gli spiriti animali che dal capo pe' nervi a tutto il corpo trasformandosi, vengono in parte alcuna da qualche ostruzione intercetti, perde elli subito il senso, e 'l movimento. E se la strada delle condotte per le vittovaglie e per altri bisogni, per l'unione de' soccorsi e de' supplimenti e per la ritirata negli estremi bisogni, non è assicurata, se i magazzini , gli ospitali, gli arsenali, le fonderie, i fondachi e le stazioni per farci scala, non sono fissi e ben posti, ha l' esercito poco durevole vita, e stà sempre suggetto a gli estremi infortuni. Cotesta comunicazione de' essere tra paesi e paesi, tra piazze e piazze, e tra le parti reciproche dell'esercito, e se la materia non è prima disposta, è impossibile, eh' ella buona forma riceva, richiedendo la natura delle cose tempo e fatica per passare d'uno in altro stato. 3. Per condurre felicemente la guerra in Transilvania, egli è d'uopo di stabilire ben le cose nell'Ungheria Superiore; ed a questa per l'Inferiore ben disposta perviensi. Le piazze devon 'essere vicine, non interrotte da' luoghi ostili frapposti, concatenate per darsi calore reciproco, instrutte delle cose necessarie per la sicureza de' viveri, delle munizioni, dell'artiglierie e degli amalati e per iscaricar l'esercito dall'imbarazzo, capaci di forti presidi per app oggiare o rinforzare o ricoprire gli eserciti, e per aver pronte le forze da soccorrere, da intraprendere e da pigliare le occasioni che si presentano. 4. Leopoldstadt al Vago, Giavarino nell'Ungheria Inferiore, Cassovia nella Superiore, Szatm ar oltre al Tibisco, Sarvar sulla Raba, Neuhausel tra le città montane, sono come centro e cuore di dove si distribuiscono gli spiriti a tutte l' altre parti di que' contorni. Impercioché sono essi luoghi ampi, in siti avvantaggiosi, capaci di buon fortificazione, di case publiche per mercanu,
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traffichi, artisti 54 , in terreni fertili, abbondanti di pascoli, dove un campo volante può sostentarsi con molini da acqua ed altre comodità, e che possono incomodar un nimico che volesse passar avanti, entrar nel paese e lasciarseli dietro alle spalle; e perciò si hanno a fortificare realmente , con magazini, arsenali, molini a polvere, fonderie, ospitali, specierie ed ogn'altro requisito . Alla concatenazione servano Sa.ros-Patack, Tokaj, Ecsed, T rencin, Fi.ilek ed Esperiés. 5. Formisi un altro passaggio oltre al Tibisco, per li Comitati di Ungvar e di Zemplin, più verso i monti, come saria verso Apathi , impercioché la linea sarà più breve, più sicura, più distante da Varadino e ricoperto dalla Kraszna. E 'l tratto ch' è troppo lungo da Tokaj a Szatmar, sarà modificato per mezzo del forte erettosi ad Apathi, luogo copioso di legna e di praterie, nella confluenza del Tibisco, della Kraszna e del Szamos. Ma perch' egli è bassamente situato e perciò alle innondazioni suggetto, ci vorrà tempo e spesa per fabbricarlo, ma eretto che sia, tanto più sicuro contr' a gli attacchi egli sarà quanto più l' assediatore cotal gonfiamento dell'acqua avrà da temere.
Titolo Quarto DELLA GUERRA OFFENSIVA
LIII - S'entri di lancio nel paese ostile, e si espugni Strigonia e Buda. 1. Non si lascia in tal guisa l'inimico alle spalle: s'apre libera la navigazione del Danubio; l'esercito è nel centro dell'Ungheria per egualmente acudire a tutte le parti in caso di bisogno. 2. L'espugnazione non ne sarà troppo ardua, conciosiaché dette piazze non hanno alcun fianco reale ove si possano piantare contrabatterie potenti. Si ha comodità di condurre pe 'l fiume quanti materiali mai si desidera per lo travaglio e particolarmente per gli approcci e forti mantelletti. ~4 Artigiani.
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3. Nel tempo dell'attacco conviensi esser maestro della campagna e battendo prima l'Esercito turchesco in un fatto d'arme , o incominciando l'assedio, come fece il Mansfeld l'anno 1595 , prima ch'egli esca o doppo eh' egli sia ritirato . .UV - Mentre, che l'Armata Capitale opera al Danubio, campeggino nella Croazia e nell'Ungheria superiore le soldatesche de' confini stipenditate e d'insurrezione. Così fu osservato l'anno 1566 nel quale l'Imperatore Massimiliano si tenne al Danubio; un corpo di 22.000 uomini era nell'Ungheria alta, un altro di 13.000 fra la Drava e la Mura. E nell'anno 1601 il Duca Mercurio stava con un esercito sotto Alba Regale , Giorgio Basta con un altro in Transilvania e l'Arciduca Ferdinando assediava col terzo Canisia. 1. Così restano le estremità del Regno coperte; gli soldati ci hanno il loro sostentamento senza portarcelo, atti a render più quivi che altrove utile servigio per la cognizione de' luoghi e de' siti e dell'inimico; se il Turco vuol farci insulto, gli fanno ostacolo, ma s'egli, come tocco su 'l vivo al Danubio, colà si volge, possono i confiniari nel di lui paese trascorrere; o in caso d'urgentissima necessità, essi ancora colà unirsi a' nostri. 2. L'incorporar costoro all'esercito è di poca utilità per le ragioni sopra allegate, pe 'l consumar de' foraggi, per non esser essi obbligati a star fuora se non breve tempo cui ispirato si sbandano, per la diversità degli usi, della disciplina e del combattere, la quale non vuole si raccozzino insieme cose di natura diversa, in una forma non conspiranti (Ml2). Si come avviene ne' medicamenti di vari ingredienti composti, ne' quali spesse volte l'uno invece di acuire la facoltà dell'altro , la rintuzza e meno efficace rende la medicina; e dove ciascheduno di per sé saria buono, insieme uniti impedisconsi. LV - I luoghi del Turco che fuora di mano non possono né arrestar i progressi, né impedire la linea della comunicazione, come Neuhausel ed altri simili, non richieggon assedi formali, ma con l'imblocco, coll'ossedione e col dar il guasto alla campagna
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d'intorno al tempo delle raccolte e de' pascoli, e col tagliar loro la corrispondenza co' suoi, stringesi a cadere da sé. 1. Si poserà fermo (N12) da per tutto il piede, assicurando le spalle (012); si occuperanno le riviere e i passaggi (P12), si promoveranno i presidi, si avvanzeranno di mano in mano posti sicuri, e si faranno nuove frontiere. E subito occupatosi un luogo , si fortifichi in forma reale e di terra s'egli è possibile, o col ben batterla o col rivestirla di gazoni, poiché in tal guisa costerà meno e si finirà più tosto che fabbricando di muro. Si guarnisca di forte presidio per lo qual sostentare o se gli assegni una porzione di terreni contigui; e vi s'impongan colonie, o si tassino nelle decime gli antichi abitatori. 2. Si conduca coll'esercito quantità d' armature sopra il bisogno , per armar coloro, quali sono Bosnesi, Greci e somiglianti che, impazienti della tirannide del Turco si soleveranno contra di lui. 3. Passata la Sava ed occupatosi Belgrado, si marcia o per la via superiore verso Sofia, Filippopoli, Adrianopoli, strada de ' Corrieri ordinaria, o vero per l'inferiore verso l'Albania (Q12) e la Macedonia, overo su la ripa sinistra del Danubio, per la Transilvania e Vallachia, passato il Danubio a Braila nella Bulgaria, e fonificatene, come fecero i Romani, ambedue le ripe, ed occupati passaggi e le fauci del monte detto Erno, o catena del mondo , o Derbent. 4. Ne paia strano che non si fermi l'esercito nell'espugnar molte piazze, perché superate queste più prossime delle frontiere, non se ne riscontra più alcuna di momento: com'egli si vede in tutto il tratto da Vienna sin a Belgrado in Mohacs, Osijek, Temesvar, scogli principalissimi. Onde tutto lo scopo e l'arte e lo studio de' porsi nel vincere una giornata, la qual vinta e disfatta una volta la Fanteria vecchia, egli è notorio a chiunque cien alcun' isperienza, quanta difficoltà sia a riparare gli eserciti, a rimettere l'ardimento ne' lor petti, e quanto tempo ci voglia prima d'agguerrire quelli che mai non furono prima in campagna: massime quando non si dà lor tempo di ripigliar fiato, e dove non ritrovandosi ostacoli di fonezze, egli si è sempre addosso, incalzandoli senza dargli respiro.
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5. E tutto ciò in ordine a quanto si può operare dalla parte dell'Ungheria, la quale non cape maggior peso d'eserciti ausiliari forascieri senza soccomberci sotto e restar oppressa ne' disordini e nelle confusioni (R 12). LVI - Ma per debellare più tosto e a man salva il Turco, operino le potenze ausiliarie per diversione (S12), assaltando da diverse parti per mare e per terra in casa propria il nimico ed in vari luoghi, come di Carlo Magno fu l'uso, distraendolo (T12). E così nell'azione di ciascheduno di per sé dal suo lato, gli acquisti eh' egli farà saranno suoi propri, onde s'affaticherà con più ardore, li provvedimenti suppliran meglio a' bisogni e le risse, le dissensioni e le discordie , che soglion fra diverse nazioni, corpi, e interessi nascere, veranno cansate. 1. Il Polacco, il Moscovita e 'l Persiano efficacemente possono farlo. Il Valacco, il Moldavo e 'l Transilvano sono facili a trarsi alle nostre parti. Alli tartari o si oppongano il transilvani, o si persuada di sollevarli (U12) essi ancora contra 'l Turco. 2. Fecesi un tal progetto (V12) regnante Leone X Pontefice: l'Imperatore per la Bosnia, Servia, e Tracia; il re di Francia dal porto di Brindisi tragittando in Albania per la Grecia; la Spagna da Cartagena per lo stretto di Gallipoli (espugnati li Dardanelli); el Papa stesso da Ancona doveano moversi tutti verso Costantinopoli. 3. Se ne veggono due altri proggetti nel la Noue (212) e Perefixe (A13) 55. 4. Un altro ne fu ultimamente concertato da' Veneti su ' l fine dell'Anno 1658 nel quale doveasi formar una flotta nel Mediterraneo (la parte più debole del Turco sono i combattimenti maritimi) di vascelli corsari mensualmente noleggiati da' Principi, che ne tengono ne' lor porti, gratuitamente concessi: questi dall'ordinaria Armata Veneta spalleggiaci, doveano nel tempo che l'Armata Turchesca avesse fatto vela per Candia, trascorrere fra )) Su l la Noue e gli altri A. cic. dal M.,si vedaoo le noce al Trattato della Guerra, nel volume I della presente edizione.
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Dardanelli a Costantinopoli, chiuder l'ingresso al canale, scorrerlo proibendo che non entrassero vittovaglie nella città, batterla col cannone, con le bombe eco' fuochi per incendiarla, atteso che la maggior parte delle abitazioni vi sono di legno. Il medesimo doveano fare i Cosacchi nel Mar Nero, e fortificarsi sopra certi scogli non molto dalla città lontani, e così colla fame, co' gl' incendi e col terrore suscitare qualche sollevazione. Nell'istesso tempo il Ragozzi co' transilvani, Constantino e Steffano co' Valacchi, e Moldavi, doveano invadere 'l Turco per terra, il quale era col suo esercito impegnato nell'Asia per la ribellione di Hassan Pascià. Ma successa in tal mentre la morte del Pascià e del Ragozzi, svanì l'impresa. 5. Ma perché i mezzi, quanto più semplici tanto più facili e praticabili e men confusi, vagliano perciò soli l'Imperatore e la Polonia per terra e l'Italia (in cui si comprendono il Papa e il re di Spagna, li Veneti, i Genovesi e Malta) per mare a combattere con guerra offensiva il Turco. E non faccia altra cosa l'Impero che d'assicurare le spalle agli Stati di Cesare.
Titolo Quinto DELLA GUERRA DIFENSIVA
LVII - Nella certezza che 'l Turco venga a noi, e nell'incertudine del dov'egli, intenda ferire, non può un corpo volante Cristiano (suppostosi di non aver così di repente alla mano un esercito giusto da venir con esso a battaglia in parità di sito) opporglisi con vantaggio in altro posto migliore che tra UngarischAltenburg e la fortezza di Giavarino, co' pomi consueti a traverso la Schiitt e sopra ciascun braccio del Danubio che insieme congiungano ambe le ripe: poscia che quindi, come da centro egualmente distante ali' estremità si può da per tutto acudire e ricoprir le provincie. Impercioché: 1. O l'inimico vorrà attaccare la piazza stessa di Giavarino e
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l'esercito vi sta già a canto a caldeggiarla ed a gittarvisi dentro , s'egli bisogna. 2. O egli cercherà battere l'esercito e l' impresa gli riuscirà vana per essere egli qui accampato in luogo forte tra 'l Raba e 'l Danubio e la Rabnitz, dove le munizioni da bocca e di guerra non posson essergli impedite, il qual vantaggio non avrebb'egli in un campo fortificato all'infretta, dove or manca il tempo, or la Fanteria, o i materiali per farlo, e dove un picco! fosso con un debol riparo non può l'impeto sostenere d'un grand' assalto che sforza le linee, o circonda, assedia ed affama il campo. 3. O egli vorrà penetrare per entro al paese. Ma di fronte non potrà farlo, perciò che il campo volante sta già difendente il Raba e la Rabnitz , e da essi è difeso. Né meno potrà farlo per fianco, conciosiaché gli converrà caminar obliquamente per l'arco e per la circonferenza lungo il Raba e la Rabau, onde giongerà tardi, dove l' esercito volante caminando a dirittura per la corda e per lo diametro, cioè per la Rabau, e dietro al fiume, sarà sempre a tempo in qualunque luogo di apporglisi , da essa riviera fino nella Stiria coperto. 4. O l'inimico passando il Danubio vorrà attaccar qualche piazza su la ripa sinistra, o dar il guasto al paese: e l'Armata volante il prevenirà pure, traversando per la strada più breve la Schiltt, gettando rinforzo ne' luoghi esposti all'attacco ed opponendosi su 'l Vago alli di lui tentativi. 5. Oltre al Vago, e verso la Transilvania, si guerreggia al favore delle riviere Nitria, Eipel, Tarna, Bodrog, Tibisco; delle piazze Szatmar, Ecsed, Tokaj, Cassovia, Patak, Fillek; delle parti montane e de' castelli .Arva, Murany, Léva, Nitria. LVIII - Dichiaratosi precisamente l'intenzione del Turco, si può gir per tempo a preoccupar i posti e rinforzar le difese. 1. La parte ch 'è tra Giavarino e 'l lago detto Sidlersee è resa forte dal Raba e dalla Rabnitz e da Ungarisch-Altenburg di cui un lato giace alla ripa del Danubio e l'altro vien bagnato dal fiume Leitha che ' l pone in isola, e con un corso lento che quasi immobile forma nella pianura un padule che dilatandosi fino alla
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Rabnitz e con essa al lago, non apre alcun altro passaggio trattone uno traversante que' stagni ed a soli paesani noto, se non sotto alla vista e lungo il castello; sì che o rompendo il fondo di quella via padulosa o turandosi la bocca della Leitha là dov' ella mette nel Danubio, gonfierà ristagnata in tal guisa che con pochissima gente e con breve trincea tutto quel tratto fìa reso impratticabile e in ottima difesa constituito. 2. La Rabau è pur resa fone da molti stagni e dalle piazze di Kapuwar e Sarvar. Il resto del fiume Raba fin nella Stiria è guernito de' castelli Kormend e S. Gottardo. 3. La Schiltte, cioè l'isola che fa il Danubio, oltre al sito naturale è dalla fortezza di Gomorra resa forte. 4. La parte sinistra del Danubio è ricoperta dal fiume Vago, lungo il quale stanno i forti di Guta, Séllye, Schimau, Leopoldstadt e Trencin.
CAP. IV Dell'operazione
Titolo Primo DELLA RISOLUZIONE, SEGRETEZZA E CELERITÀ
LX - Il comando del Turco ha risoluzione, segretezza e celerità, perch' egli è dispotico, e nel capo dell'Esercito assoluto ed illimitato, indipendente; onde vengono a cessare quelle cagioni che di lor natura involgono consulte, conferenze, obiezioni, dispute, dissensioni ed emulazioni, e quindi, per conseguente, divulgazione (B13) de' segreti, irresoluzioni, discrepanze, remore e freddezze nell'esecuzione. Il modo nostro non può essere né risoluto, né segreto, né repente , perché: 1. L'esercito, ch'è composto di gente alemanna, unghera, francese, italiana, svedese, ecc. di propria e di ausiliaria e ciasche-
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duna pane divisa in più membri, con diversi privilegi, fini e comandanti, bisogna che per necessità abbia il moto tardo nelle deliberazioni e nelle esecuzioni, facendogli mestiere per moversi del consenso di più voleri, quali non sempre facilmente concordano per le varie nature, es·ercizi e fini; né possono guardar il segreto per la pluralità de' suggetti che nella partecipazione delle consulte hanno a concorrere. 2. Sarà rimedio dare l'autorità assoluta ad un sol capo, o aggiungergli un consiglio di pochi ma buoni, fedeli, ed esperti. Così i Romani ne' casi urgenti all'autorità Dittatoria ricorsero; e la Rep. Veneta, tanto della libertà gelosa, o riserva l'autorità a pochi cittadini che ne' bisogni urgenti senza maggior consulta possano soli deliberare: o piena al generale la danno.
Titolo Secondo DEL MARCIARE
LXI - Il Turco marcia in più corpi, a suo comodo e di notte tempo s'egli è dall'inimico lontano: ma in presenza o in vicinanza dell'inimico, va unito e serrato, ha una vanguardia grossissima; e s'egli ha seco i tartari, servongli di antivanguardia. 1. Così l'Anno 1661 Ali Pascià si ritirò all'arrivo dell' arme cristiane dal Tibisco fino in Transilvania a 10 leghe oltre Claudiopoli; sempre unito e serrato, ne mai dal corpo alcuna partita, fuorché di tartari, distaccò. 2. Così il Gran Vizir avvicinatosi a Scrigonia l'Anno 1663 mandò nella vanguardia l'esercito di Alì Pascià a formar colà il campo ed a pigliarci i posti. Nel marciare via da Neuhausel lasciò nella retroguardia li cartari, i Valacchi ed i Moldavi col Pascià di Aleppo. LXII - L'armata cristiana nel marciare tengasi insieme, riconosca innanzi e ali' incorno. Copra i lati della baccaglia col vantaggio della natura e de' siti, o con l'artifizio di catene, carra,
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pali e cose somiglianti, marci nella medesima forma in cui ella fa disegno di combattere. Misurare 'l tempo di partir dall'uno e giunger ali' altro campo prima che 'l Turco l'assalga per istrada, s'egli non ha animo di seco azzuffarsi.
Titolo Terzo DELL'ALLOGGIARE
LXIII - Il Turco alloggia in campagna, ma non fortifica il campo, perché: - 1. Si fida nelle sue forze; - 2. Non può con tanta moltitudine capir dentro le linee; - 3. Né avria Fanteria abbastanza rispetto alla circonferenza per guardarle; - 4. Cerca le riviere, non potendo poc'acqua supplire a sì numeroso esercito; o manda innanzi a cavar pozzi; - 5. Ha gli suoi corpi di guardia di 5 e 6.000 cavalli sì com'anche le patuglie che vanno facendo la ronda: e li corpi di rinforzo presti e attenti a soccorrere dove si senta rumore, né mai dal campo si dilungano molto, onde possono in brevissimo tempo unirsi insieme da 15 in 18.000 cavalli. LXIV - Dobbiam noi nell'alloggiare: - 1. Scegliere luoghi avantaggiosi, impropri alla Cavalleria di cui il Turco abbonda, fortificarci o ricoprirci col carreggio, o con palissate, o con altro; - 2. Porsi in luogo dove non possa il nimico attorniarci, né vietarci l'acqua, i pascoli, la legna, la vittovaglia, le munizioni ecc.; e però: - 3. Mantener sempre un passaggio aperto dietro o acanto a sé per la condotta delle cose necessarie, quando anche facesse mestiere di assicurar quel tratto con una linea di più fortini al tiro del moschetto l'uno dall'altro. Non lasciarsi luoghi considerabili dell'inimico alle spalle.
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Titolo Quarto DEL COMBATTERE
LXV - Egli si combatte o intorno alle fortezze , o in campagna.
CAP. V Delle fortezze
LXVI - Le piazze del Turco non sono buone come le nostre. 1. Non sono fabricate alla moderna, non hanno fianchi reali , sono anguste; hanno borghi aperti e case la più parte di legno e contigue, o poco distanti, alle mura della piazza. 2. Si fidano nel grosso numero del presidio 56 a piede e a cavallo e nella forza dell 'esercito 57 sempre in piede per rendersi di botto padrone del campo. LXVII - Il Turco procede negli assedi in tal guisa: 1. Non fa acquisti per salti, ma piede a piede. Né Solimano attaccò Vienna l'Anno 15 29, se non doppo aversi assicurate le spalle con l'espugnazione di Giavarino e di Ungarisch-Altenburg. 2. Non consuma il tempo e le spese in imprese e spedizioni di poco momento. 3. Non fortifica il campo con linea di circonvalazione, ma l'assicura e ' l ricopre col gran numero della Cavalleria. 4. Non tira gli approcci per la linea più breve, fiancheggiata di luogo in luogo con ridotti; ma li fa in linee curve traversali, ) 6 «Ny
Scrigonie, ny les aucres places des T urcs sonc gueres fortes; pour ce que q uand ils se doucent qu'on on veut assaillir quelq'une, ils y jenenc dedans 8 ou 10.000 soldacs, et ne se souciont point d' au ue forcification>. (la Noue ). (N .cl.A. ). 7 ) «La coustume des Turcs n'est point de fortifìer beaucou p de places, d'autant que nul n'oseroit entreprendre d'aller assaillir aucune des principales qu' il n'eust incontinenr une puissanre armée sur les bras, qui luy ferait lascher prise•. (la Noue). (N.d.A.).
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parallele alla parte ov'egli s'appressa, moltiplicate l'une dietro ali' altre perché non possono elle esser alcunamente dalla piazza imboccate né dal cannon danneggiate. 5. Forma gli approcci molto più profondi e più larghi de' nostri; vi si alloggia con ogni comodità e sicurezza, cavando eziandio de' nicchi nel parapetto per meglio ripararsi dalle pioggie. La comunicazione dell'una all'altra trincea è facile e sicura. 6. Non dà muta alle guardie né a' lavoratori, li quali entrati una volta ne' posti, vi stanno sin al fin dell'assedio. Sono in ciascheduna parte più numerosi che non è tutta insieme la guarnigione inimica, e perciò egualmente gagliardi alla testa, alla coda e da' lati. E quivi vien loro il cibo e l'acqua e la legna e gli altri bisogni recato. 7. Rompe le mura e i valli con batterie continue, servendosi di gran numero d'Artiglieria e di gran calibra. Scanna i fossi, derivandone l'acqua; li riempie con sacchi d'arena e di lana, di fascine, salsicce ed altre materie; fa gallerie; spinge innanzi a sé montagne di terra, capaci di più pezzi di cannone, le quali agguagliano o superano le altezze delle muraglie e de' terrapieni della piazza assediata; fa mine semplici e doppie, triplicate l'une sopra l'altre, profondissime, caricandole con 120, 150 e più barili di polvere, overo scalza alla romana i fondamenti della mura, e reggendola con sostegni di legno cui egli poscia appicca il fuoco , fa diroccare una gran faccia di muro tutta insieme. Inquietano con perpetui et ostinati assalti li difensori. 8. Quest'opera, ch'ad altri di insuperabile fatica riuscirebbero, sono agevoli al Turco per l'immensa quantità de' guastatori, parte coll'esercito a quest'effetto condotti, parte da i luoghi circonvicini comandati, e parte di gente volontaria ch'è in campo , e de' contadini deditizi pagati, oltre a i donativi eh' egli fa in somigliami occasione, come Alì Pascià nell'assedio di Varadino meglio di 50.000 talleri donò per gli approcci e per gli altri travagli; onde le opere tosto si perfezionano ed il Giannizero (eccettuatone il primiero aprire delle trincere e pigliar posto, eh' egli seguendo l'Aga che coll'insegna va innanzi, fa da se stesso) null'altro ha da pensare che a ben combattere, conciosiaché tutto
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il resto del travaglio, l'approfondare, allargare e ncopme gli approcci, da' guastatori vien fatto. LXVIII - Per la difesa contr'agli assedi del Turco. 1. Le fortezze sieno di tutte le cose necessarie per un mezz' anno almeno fornite; sieno grandi e capaci di molta gente, munite di buoni di fuori e di batterie per tener da lungi il nimico e per ricoprir i fianchi capitali; abbiano vie coperte per ritirarsi con sicurezza ali' estremo bisogno; e si faciano volare con mine quando e' si abbandonano. · Si fortifichino con lavorio continuato, senza interrompimento, fin'alla lor perfezione, acciò che quello che oggi si fa non mini domani e siasi sempre a ricominciare. Né si muti al capriccio di ciascun nuovo ingegniere o comandante il dissegno già una volta stabilito, ma sciasi fermo sù quello per non tessere la tela di Penelope. 2. Sieno l' opre tutte contraminate, accioché l'inimico proceda con più rispetto e lentezza, rompa la furia e l'impeto e perda tempo nell'avanzarsi. Passino le mine anch 'oltra la contrascarpa, qua e là per la campagna diramandosi , come si fece a Giavarino ed ultimamente in Candia, percioché non potendosi esser eguale al Turco sopra terra, viensi a pareggiarlo sotterra, dov' egli non può più di noi spiegare numero di gente, oltre eh' egli perde in ciò tutto il vantaggio dell'Artiglieria. Notisi ancora, ch' essendo gli approcci del Turco traversali e duplicati e triplicati , non ci è difficoltà a riscontrarne con le mine o gli uni o gli altri. 3. Abbiansi gran fianchi nella piazza, per poterci mettere molt'artiglieria sopra contr'al gran numero di quella del Turco. Sì com'anche si è nei cavalieri, per dominare alle batterie alte ed alle montagne di terra eh' egli suole innalzare. Facciansi parimenti fornelli, e fianchi interrati. 4. Si gettino molti fuochi artifiziati nelle di lui trincee, percioché essendo elleno contigue e l' una nell'altra incatenata e ripiene di gente, non facilmente vanno a vuoto e senza danno, come s' adoprò al forte Zrfoyi di sua natura imperfettissimo e nulladimeno più di tre settimane difeso.
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5. Levisi la terra ed ogni altra materia per quanto mai si può all'inimico, poscia che per la gran quantità de ' guastatori tutto a gran vantaggio gli torna. Alle sue mine vadasi per di sotto, o si sventino, o se ne levi la polvere. 6. Nella parte della piazza più esposta alle batteria rinforzinsi i parapetti e terrapieni di 3 o 4 piedi di più che 'l profùo ordinario, per resister alJ 'artiglieria più grossa della nostra, e con più polvere di quello che facciam noi, caricata. 7. Le sortite o con gran cautela si facciano , o non si facciano punto; conciosiaché il Turco è molto forte negli approcci; si secondano bene gli uni e gli altri, essendo il corpo della milizia contiguo, ed entratosi in quelle fosse non si può facilmente sbrigarsene né uscirne, e volendosi gir alle spalle dell'ultime linee, s'intoppa nella CavalJeria, né si può più retrocedere. E se bene su 'l principio pare che 'l Turco abbandoni, e ciò per artifizio, la testa delle linee, in ogni modo inoltrandoci noi, vengon essi tosto con la sabla in mano alla mischia, in cui il cannone e la moschetteria della piazza non serve per nulla , e come gagliardi ch'ei sono ed in maggior numero, con nostro danno ci cacciano, il quale si è maggiore in ragguaglio de' pochi difensori della fortezza. 8. De' ritrinciamenti, e delle tagliate dietro a' terrapieni non si può far gran caso: perch' essendo essi in Ungheria fabbricaci all'antica molto alti sopra l' orizonte della piazza, ella tutta vi è sottoposta, e perduro il vallo, si vien dominato ne' ritrinciamenti. LXIX - Per l'offesa nell'assedio delle piazze del Turco 1. Non si lasciar mai luogo nimico alle spalJe, massime vicino a' fiumi navigabili, accioché non resti impedimento alle condotte né si stia in pericolo di essere attorniato. 2. Abbiasi tanta munizione di bocca e di guerra nel campo eh' ella possa fornire a tutto il tempo del!' assedio senza doverne far venir altra, e ciò a cautela in ogni caso che l'inimico tagliasse Je condotte. 3. S'impieghino iJ tempo, le spese e le fatiche in occupazione di luoghi utili e riputevoli e coerenti, per gradi e non a salti.
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4. Far gran batteria per levar i fianchi , li quali non essendo reali si possono facilmente togliere e perciò: 5. Servirsi principalmente delle mine e di molti mantelletti, atteso che in mancanza di fianchi reali , venendosi al pié della fortezza, le difese sono di fronte , di alto abasso , e di tratti a mano. 6. Giuocare di fuochi e di bombe, perch'essendo i luoghi angusti e le case in gran parte di legno, le incedono, né cadono a vuoto fra la soldatesca che numerosa e folta ci sta. 7. Sieno dupplicati gli approcci e ben' incrocicchiati, et assicurati contr' alle grosse sortite con ridotti e con batterie. 8. Facciasi buona circonvalazione, perché l'inimico suol essere mastro della campagna, particolarmente in Cavalleria. 9. Ab biasi su ' l Danubio una flotta secondante l'assedio. 10. I luoghi presi fortifichinsi conforme l' arte moderna, facendo lavorarci attorno i paesani deditizi , introducendovi senz' indugio li fornimenti necessari e tassando all'intorno e deputando le decime dell 'entrate per lo sostentamento de' presidi.
CAP. VI Del combatter in campagna
Titolo Primo DELLE ZUFFE PARTICOLARI
LXX. - Il Turco non fa da sé molte partite né scorrene perché: 1. Egli non si dilunga mai troppo dal campo; 2. Lascia questa parte a' Tartari, Valacchi e Moldavi come si legge delle scorrerie che fecero l' anno 15 29, nel paese ob der Enns, e come vide l'anno 1663 nella scorreria fatta da' tartari in Moravia, nella quale altro non fecero i Turchi, ch'accompagnarli
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sino al Vago , aiutarli a forzar il passaggio, e poscia quivi s'arrestarono ad assicurar loro le spalle e 'l ritorno 58 . 3. Dà però tal ' ora il Turco dietro a sé il guasto ad una regione intiera quand ' e si ritira, per obbligar con la farne il nimico , o a non entrarci, o a non perseguitarlo, o ad uscirne entrato ch'ei fosse. Il disertare alcuno spazio di paese fra sé e 'l nimico fu già in uso fra gli antichi Germani (C13), ed ora fra Persi (D 13) e tra la Svezia e la Livonia (E 13 ).
LXXI - Le scorrerie del canto nostro, e ' l dare 'l guasto al paese, non reca comunemente vantaggio alcuno, se non se in qualche caso particolare, per queste ragioni: 1. Nel paese sono tutti cristiani, onde il male, che si fa; in danno della Cristianità essenzialmente risulta , e solo per accidente nel Turco. 2. S' elle al tempo della raccolta si facessero, toglieriano in parte la sussistenza al nimico , ma non potendosi far a quell 'ora percioché il Turco che le impedisce è in campagna, si fanno l'inverno, ch'elle non giovano. 3. Se in ogni modo s'avesse per avventura a depredare e scorrere, facciasi con la Cavalleria leggiere ed U nghera, più che la grave Alemanna, a cotal sorte di funzione sciolta et adatta. 4. Meno deesi lasciarsi attizzare ed impegnare in grosse scararnuccie, perché in esse troppo vantaggio ha il Turco, come unico e proprio suo modo di battagliare (F13 ); avendo egli cavalli più veloci e più agili de' nostri e men aggravati dagli arnesi di briglie, selle ed armature.
Titolo Secon do DELLE BATIAGLlE
LXXII - Il Turco nel battagliare: ss Su quc:scc: campagne: si è diffuso M. nel libro II degli «Aforismi•.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
1. Pone come noi la Fanteria nel mezzo e la Cavalleria sù leale; 2. Fa i suoi squadroni e battaglioni grossissimi, come le
falangi greche; 3. Cerca i piani per far giuocare la sua numerosa Cavalleria; 4. Si distende in gran fronte e in più linee incurvate nel mezzo, a guisa di mezza luna, per occupare grande spazio e far che più gente combatta in una volta; accioché affrontandosi egli col nimico , le corna della sua ordinanza vengano a cingere il fianco e le spalle dell'avversario; 5. Ordina gran corpi o trozzi di gente che nell' ardor della zuffa scorrono dieuo e da' lati, e s'impegnano di penetrar al bagaglio 59 e di cagionar confusione; 6. Assale con grandi urli e con gridi (G13) per imprimere spavento nell'inimico ed eccitare l' ardimento ne' suoi; 7. Investisce e si ritira o fugge , e va e viene per attizzar il nimico e seguitarlo e per tal via condurlo nell'imboscate, ch'egli forma duplicate e uiplicate e con molta gente, e quando vede il suo tempo, e che i nostri son'aperti o sbandati, torna egli di botto e gridando li carica e gli attornia; 8. Si presenta con isquadroni di gran fronte, e dov'egli ritrova intervallo, fa in un momento con la natia agilità fronte del fianco di essi, ed entro a' vuoti si caccia; 9. Tiene in continue all'arme con batterie con assalti or veri or falsi il nimico, per no'l lasciare riposare, e vincerlo con la stanchezza, potendo egli col suo gran numero rinfrescar successivamente gli stanchi co' freschi, il che non potiam far noi. 10. Se il Turco non può sforzar il campo cristiano, va egli a porsi fra l'esercito e frà i magazzini per impedirgli i viveri ed foraggi, e sì l'affama 60 . LXXIII - Quanto a fatti d' arme , nasce dal canto nostro )9 Battaglia di Mohacs. (N.d.A.). Per ques10 mezzo l'anno 1600 costrinsero i rurchi il Due2 di Mercurio a ritinrsi daJ soccorso ch 'egli portava a Canisia. (N.d.A.)*. • Su questo episodio cfr.: DiJcorro della Gue"a contro il Turco , in questo stesso volume , n. 31 e 31 bis. (N.d .C.). 60
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quistione se il venirci sia di nostra conveninenza o no; e per la parte negativa militano queste ragioni: 1. Si mette a repentaglio tutta la somma delle cose in un punto; 2. Tutta l'Ungheria potria sollevarsi in caso di sorte avversa, e la mole e sedia della guerra trarsi di lancio ne' paesi ereditari; 3. Le storie insegnano che delle battaglie datesi co' Turchi, pochissime si sono vinte e molte perdute: e la speranza del guadagno vincendo (Hl 3) 61 , non ugguaglia il timor del danno perdendo; 4. In una sola battaglia a Praga perdette il Palatino il Regno e gli stati 62 . A Mohacs il re Lodovico la vita e 'l Regno. A Leipzig gl'Imperiali tutto ciò ch'avean nell'Imperio. A Nordlingen gli svedesi molte piazze e provincie. A Varsavia l'anno 1657 li Polacchi quasi tutto il Regno. In Fionia gli Svedesi quasi tutte le conquiste della Germania. Li francesi in Italia il Regno di Napoli e lo stato di Milano 63 . LXXIV - Per la parte affirmativa fanno questi argomenti: 1. Egli è un paradosso il persuadersi di trionfare senza combattere, conciosiaché il fine di chi vuol far la guerra è poter combattere alla campagna per vincere una giornata, e chiunque non ha animo di farlo manca del fine per cui si guerreggia. E se bene più volte s'è veduto armate deboli romperne delle forti in campagna, non già mai videsi che un esercito, per isfuggir la zuffa rinchiuso dentro un alloggiamento fortificato, n'abbia sconfitto uno che l'assalisse. 61 A questo punto M. inserisce in n. la seguente citazione, di cui non indica l'autore: ,Non decertet imperator nisi summa necessitudo auto summa ei occasio data sii; nisi cum maior emolumenti 1pes quam damni metus ostenditun. Tale citazione è seguita dal commento di pugno del M.: , è avviso stolto• . Tale annotazione dice ben più d i molti discorsi il reale pensiero dell' A. sulla battaglia. 62 Alla Montagna Bianca, presso Praga, I'8 novembre 1620. 63 Oltre a Mohacs, d i cui si è ampiamemo detto , gli altri fatti d'arme furono: Lipsia-Breicenfeld, l 7 settembre 1631; Nordlingcn, 6 senembre 1634; Varsavia (i n realtà avvenuta nel luglio 1656: uanasi probabilmente di errore dell 'amanuense. sfuggito alla revisione d i M.); infine è cit. la campagna finale condotta contro la Svezia nella Guerra del Nord. Quanto ai francesi , si tratta qui delle battaglie del Garigliano (29 dicembre 1503) e d i Pavia (24 febbraio 1525 ).
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Basta all'assalitore, che di più attacchi eh' egli fa uno ben gli riesca per renderlo vittorioso ma l' assalito pone tutta la sua speranza nel ritrinciamento, e vedendolo in una parte sola forzato, perdesi in tutte l'altre il cuore e abbandonasi il resto. E se gli assalitori sono a dietro respinti, possono facilmente riordinarsi e ritornar alla carica; finalmente può ben un'armata combattente entro le linee, aver la fortuna di non esser battuta, ma non già quella di battere, salvo eh' ella esca fuora delle trincere ad azzuffarsi coll'inimico già stracco e per gli attacchi fatti affievolito; 2. Sono da imitarsi le guerre de' Romani, corte e grosse, ma ciò non può farsi senza battaglie; 3. Non può il Turco ne' fatti d'arme adoprar la moltitudine de' guastatori e della gente disarmata che segue '1' esercito, e che qui altretanto inutile e d'imbarazzo gli riesce , quanto nell'altre spedizioni militari d'assedio, o d'altro gli viene a suo uopo; 4. Quando il Turco s'accorge che l'esercito cristiano non ardisce combattere, la baldanza gli cresce, il circonda, gli caglia i viveri e senz' operare il distrugge, onde conviengli consumarsi fuor di ogni speranza di vincere dov' all'incontro combattendo può sperar la vittoria; 5. Col guadagno di una battaglia si occupano intiere provincie, come gli esempi 64 dianzi allegati dimostrano, impercioché i luoghi che 'l Turco presidia non sono di gran forza . E crattone Canisia, Neuhai.isel e Szigetvar, gli altri tutti non sono di gran considerazione. Da Buda sin a Costantinopoli non si trova una fortezza reale, ma hanno fianchi piccioli, incapaci di molt'artiglieria, e perciò facili a rovinarglisi o a ricoprirvisi sotto con mantelletti; o sono fatti di legno, e perciò alle bombe e al fuoco aperti; oltr' a ciò li popoli a lui soggetti impazienti al giogo, sospirano l'occasione di sollevarsi e d'aver appoggio, moltissimi di loro essendo cristiani nella Grecia, nella Dalmazia, ed altrove; onde, battuto l'inimico una volta, fuora del campo restano, 64 L' anno 1659 in Pomerania, sendosi maestri della campagna, quanti luoghi forti espugnammo è cosa notoria. (N. d . A.)*. * M. cita qu i appena accennandovi la magnifica campagna da lu i condotta conuo gli svedesi nella Guerra del Nord. (N.d.C.).
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benché per lor grandezza meravigliose, agevoli le conquiste. Ma questa padronanza della campagna non può senza battaglie conseguus1. 6. Alle obiezioni della parte negativa rispondesi: (1) Grandissimi sono invero li danni che seguono la perdita d'una battaglia: ma bisogna aver tante e in tale disposizione le forze, che ragionevolmente e probabilmente si confidi di poter combattendo conseguir la vittoria; il che si può con fondamento sperare pur ch 'ei non s' incappi in cinque errori principali che hanno fatto perdere le giornate de ' tempi addietro, e sono: (2) Azzuffarsi (113) con numero troppo sproporzionato di pochi contr'a molti; (3) Lasciarsi trasportare (L13) da troppo ardore di combattere senza vantaggio; (4) Darsi a bottinare (M13.) prima che l'inimico sia stato totalmente vinto. Per vietarlo vi s'appicchi fuoco; (5) Scomporre gli ordini nel dar la carica (N13) troppo alla sciolta all'inimico che fugge, cadendo negli aguati (013) o noi potendo sostenere quando di repente ei si volge; (6) Lasciarsi ridurre in angustie (Pl3), dov'egli si abbia, anzi che per elezione, per disperazione a combattere. (7) La necessità di combattere è assoluta ed evidente, mentre ch'egli non è possibile di finir la guerra altrimenti: e starsi senza guerra non si può in continuo sospetto di averla, e per conseguente gemendo sotto il continuato insoporcabile peso dell'arme che hanno esausto i paesi e messo gli Ungheri in esclamazioni. LXXV - Gli avantaggi da pigliarsi nel dar battaglia per probabilmente vincerla , olcr'a gli altri sopr'accennati son questi: 1. Schifare gli errori discorsi; 2. Sforzar l'inimico di venir a trovarsi ne' nostri posti, la qual cosa non sarà tanto dificile , o per impazienza di non potersi egli tener più fermo in nostra presenza, diffalta di foraggi; o per liberare dall'assedio una piazza che gli avremo per aventura ristretta ; o per vergogna di doversi ritirar senza far nulla , impercioché venend'egli con determinazione di far progressi, il suo non avanzare ( Q 13) è un rinculare e 'l suo orgoglio natìo a correr su
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l'inimico, e quasi cinghiale contro lo spiede, ad avventarglisi addosso, il sospinge. 3. Attaccar lui in qualche assedio impegnato, o per qualche passaggio o distretto disunito (R 13), o disavvantaggiosamente accampato (S13) o disordinatamente marciante; o in altra occasione favorevole che si presenta; 4. Guardarsi d'essere circondato, e perciò assicurar i fianchi . 5. Sia l' ordinanza della battaglia non troppo distesa, perch'ella non dev' esser priva di robustezza (T13) al di dentro, anzi poter far testa da tutti e quattro i lati: e 'l capitano del mezzo di essa da per tutto scoprirla. 6. Investire con le corazze 65 la Fanteria dell'inimico disarmata di picche: e con le picche e la moschetteria sostenere e cacciare la sua Cavalleria, e con l'Artiglieria e qualunque altre bocche da fuoco, ch'essi grandemente temono, tempestarle incessantemente amendue, atteso che li Giannizzeri senza picche non possono resistere all'urto della Cavalleria o Infanteria: né gli Spahi senz'armature, alle corazze e moschettate, né i cavalli o cameli o elefanti alla fiamma ed allo scoppio delle granate; li pezzetti da reggimento vansi caricando e sparando e spingendo (alzata la coda della lavetta) con la stessa prestezza come altri marciano, dovunque e' si vuole 66 . 7. Sieno ordinate truppe di cavalli (e 'l sappiano li soldati) ch'alla coda, o dov 'egli sia d'uopo, scorrarno continuamente et uccidano chiunque piglia la fuga (Ul3) e chi abbandona il campo. 8. Non disguarnir mai troppo le piazze, perciò che in caso di fortuna avversa, li residui e gli avanzi dell 'esercito battuto che sogliono per altro ricoverarsi in esse e servir di rinforzo al presidio, non possono farlo quivi, venendo loro la ritirata intercetta dalla Cavalleria leggiere del turco. Onde non si scemino mai li presidi delle piazze, le quali sono !'ancore sacre che mantengono gli Stati. 6
) «Il faut aller conue les turcs avec pied de plomb et mains de fer>, (la Noue). (N.d .A. ).
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Interessantissima teorizzazione dd fuoco di accompagnamento.
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9. Così postasi ferma speranza in Dio, fuor di cui sarebbe ella vana e fallace, e lei con opere (V13) valorose accompagnata senza le quali la confidenza sarebbe un tentarlo ed un presumere di senza merito salvarsi (come ch'egli espressamente tutto lo sforzo (Z 13) della nostra cooperazione ricchiegga) non abbiamo a dubitar punto della vittoria dalla mano non abbreviata di Lui, che 'n saggio della sua miracolosa potenza suole con le più deboli le più robuste cose confondere (Al4).
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Le opere di Raimondo Montecuccoli APPENDICE al Libro terzo Citazioni di Autori
(Al) - «Timet, atque eum deficere omnia videntur, qui in ipu negotio consilium capere
cogitun. (BI) - Perefixe, Vied'HenriW. (Cl) - «Diubellumpara, utcitiusvinces,. (Dl) - «Tymariotas vocantur, sii:: dicti, quod ex Tymar, id est aerano, stipendium annuum recipiant», (Lonic. ). (El) - •lmpuberes a parentibus avelluntur, ut propri generis obliti, novurn induant in lmperatorem obsequiuum et amorem. Multi etiam a parentibus offeruntur, quia facil,or delectis ad dignitates aditus patet,, (Turcici lmperii status, ex officina elzeviriana, a. 1649). (Fl) - «Eo impendi laborem ac peni::ulum, unde honos ac emolumentum speratun. (G 1) • ,O viros summa admiratione laudandos, qui eam praecipue artem adiscere 110/uerunl, sine qua aliae artesesse non possunh, (Veg., iii, pro!.). (Hl) - ,Ubi iustus exercitus deest, qui hostibus opponi ac satis nostra tutari possit, tunc iniun'is hostium patemus el direptionibus», (Polyb., v); «Per militares viros resp. incolumis servatun, (Plat., vii Poi., 9). (II ) - «Qui desiderai pacem, preparet bellum•. (Veg .. iii prolog.); «Nem o provocare, nemo audet offendere quem intelligit superiorem esse pugnalurum», (lbid.); ,Imperato, qui pacem affectat, ad bellum se praeparel>, (Taccica Leonis. c. 20, num. 90); «Cum fortis armatus custodii atrium suum, in pace sunl ea quae pomdet•, (Luc., 11); «Cretensis legislator scnpsit leges hominibus tamquam semper ad bellum praeparatis. Est namque omnibus ac singulis civitatibus natura bellum inter se mutuo occultum,, (Plat., De Leg.). (Ll) - Polyb., i; Thucid., i. (Ml) - «Hit agendum, ne omnium rerum ius ac potestas ad unum populum reveniat», (Liv. , xxii); «Tumus minime laetus novae origine urbis et tum nim,o plus quam satis tutum esset accolis, rem troianam crescere ratus, haud gravatim socia arma Rutulis iunxit,, (Liv., i). (Nl) · «Orchanes auxit imperium usus in primis opportunitate Christianorum animis inter se dissedentium»; «Hungan'am Turcus suam armis ac sanguine, ve/ incolarum perfidz'ae inconstantiae parte,, (Ture. imp. ). (01) - «Non subitum mi/item sedveterem expertumque belli,, (Tac., Hist., iv, 11). (PI) - Herod., vii. (Ql) - «Virtusregni in exercilus tota posita est>, (Deuter.). (Rl) - «Turnultuan·os exercitus ex agrestium semiermis turba subito collectos,, (Liv., xxx , 28); «Segnem numerum ermis oneraverat>, (Tac., Hist., iv, 2). (SI) - «Nomen magis exercitus quam robun, (Tac., Hist., iv, 2). (Tl) - Plin . . I xvii, c. 3, c. xi. (Ul) - «Civita/i necessan· sunt m,Jites, quia si non habet mzlites a quibus defenderetur ad hostibus, potesi redigi in servitutem•. (Arisc., Poi., iv, 4); ,Nullum autem otium ut est in
proverbio, nec quies servis, qui vero non possunl /ortite, pericula subire, servi sunt invadentium,, (Arisc., poi., iv, I); «Pn'ma Resp. apud Graecos constituta est ex his qui bellum generabanh, (Arist., Poi., iv, 13). (VI) - «Nihil festinatione tutius ubi facto magis quam consulto opus est., (Tac., Hist., i, 62); «!Ile biduo tn'a m,Jia stad,orum invadit, ignarum et extem·tum Gotarzen proturbat,, (Tac., Ann.. i, 3); «His de causis uterque eorum celen·tati studebat, ut suis essei auxzl,o et ad oppn·mendos adversarios, ne occasioni temporis deesset> , (Caes. , De bello civ., iii). (21) - ,Securi imperii non aliud certum esse pignus quam paratum et semper in castris
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exercitum•; «Collige exercitum, quem hostes formident, qui sit pace belloque assiduus. Continebit hic terror cives in fide, hospitia vetera firouzbil, nova inveniet>, (Bard., A,gen., iv); «Ad subita casuum, aut bellorum,, (Lips., Poi., iv, 7). (A2) • «Scipio autem, cum exercitum a Pisone acceptum avaritiae ac desidiae deditum, accepirset, ente eum sibi emendandum constituit, quam cum hostibus ad pugnam aliqua ratione descederel>, (Carolus Sigon). (B2) · «Loca pacata se ad hibemacula electurum, neque novum mi/item ferocirsimo hosti obiecturum,, (Liv., xxx , de Sempr.). (C2) . «Nunquam mi/es in aciem producendus est cuius antea experimenta non ceperù• . (Veg .. iii , 20). (D2) . «Ut veterum militum romanorum verba audivil (Syphax) quam multarum rerum ipse ignorans essei ex comparatione tam ordinata disciplina animadvertit> , (Liv., xxiv). (E2) . «Coeunt aliqui ignoti inter se ignorantesque; purgamenta urbium suarum; assueti
latrociniis, bellorum insolentes•. (Lips .. Poi. , v, 8; ex Liv., Curt., Egesip. ). (F2) • «In pn·ncipio peccatur, pnncipium autem dicitur esse dimidium totius, itaque parvum in principio erratum, correspondens est ad alias partes•, (Arist., Poi., 4). (G2) . ,Post primum Punicum bellum viginti et quod excurrit annorum pax, ila Romanos illos ubique victores, olio et armorum desuetudine enervavù, ut secondo Punico bello Annibali pares esse non possent. Tot itaque consulibus tot ducibus 101 exercitibus amissis, tunc demum ad victoriam pervenerant cum usum exercitumque militare condiscere potuerunt>, (Veg. , i, 28). (H2) - ,Ipso successo experientur qui te lacessent, longe aliud esse conscn'ptum nuper mi/item in aciem statuere; aliud egregios viros et qui annos non plus ex fastis quam stipendiis suis numeranl. Al in repentinis armù cum implenda cohortes sunt, cum inexpertis et obviis cingulum datur, saepe nescias virum an statuam adomes•, (Bard. Argen., iv); «Que estado se ha fundado, ni estab/icido, ni manlenido sin las armas' Estas asseguran el Imperio, mantienen la justicia, conservan en obediencia a los vassallos, hacen amar y temer al Pn'ncipe, difienden las n·quezas, obligan a los enemigos que teman y respeten, establecen y mantienen la paz y la republica, sin que se pueda conservar sin ellas». (Aytoo, Discurso militar, punto 2). (12) • «Armis opus est contra vim atque arma; sine armis fieri nihil recte potesi, horum praesidio salus patriae numeranda aut nobir omnibus ad unum pereundum nullum hoc venus oraculum•, (Busbec.); , Omnia nostra studia et haec forensù laus et industria latent 111 lutela ac presidio bellica virtule• , (Cic., Pro Mur.); «Neque divitiarum secura possessio est nisi armorum defensione servetur,, (Veg., iii, 13); «Qua res vita et tranquillum usum habet sine militia? Patria, libertas, civem atque aedes, incolae, reges latent in tutela ac presidio bellicae virtutis,, (Lips., Poi., v, 2). (L2) . «Ubi nullus est militarium virorum ordo et cura, ibi nulli sunt rei publicae nervi: itaque ea resp. facile evertitun, (Herod., ii). (M2). «In pace decus, in bello presidium,, (Tac., Germ.); «Sunt arma in bello necessaria, in pace decora, , (Cassiod., Serm., 18). (N2) · «Nemo audet provocare eum, aut iniuna afficiere quem intelligit promptum et expeditumadvindicandum,, (Liv., xxv). (02) - Turcorum mos est ut eo magis quempiam conculcare nitantur, quo se ei supenores esse magis animadvertunt. Al diverso more cum illis agent melior agentium fit conditio,, (Busbeq .). (P2) - «Magnae civitates bellum gerentes conservantur, eadem imperio potitae, corrompun-
tun (Arisr.. Poi. , vii, 14); «Tabescit sine adversario virtus». (Q2) . «Nunquam in eodem statu permanent,; «-Vedi le Stelle e '/ ciel, vedi la Luna, -Vedi gli altri pianeti andar errando -Or alto or basso senza requie alcuna. -Quando il Sol vedi tenebroso, e quando -Lucido e chiaro, e così nulla in Terra . Vien ne lo stato suo perseverando», (Machiavelli, L'asino d'oro).
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(R2) - «Hanc maximam tanquam fundamenlum 1uppono: cum scilicet qui finibu1 1uis contentu1 conserva/ioni tantum 1ui status studet, alieno verum nihil acquirit, malevolis hominibus tam voluntatem quam facultatem nocendi adimere non posse,, (Nicol. Belli, Poi. fran., a. 1615, p. 840). (S2) - ,Inter impotentes ac validos falso quiescas., (Tac., Germ.); «Parum e1t tuta .rine
viribu1 maiestas», (Liv.); mec unquam deerunt nùi 1yla hac humani generis excisa, raptores alienaelibertatùcapi>, (Lips., iv, 9). (T2) - «lam deflectente Franciae gloria, cuius arma continendi.r partù, non parandi.r novis depromerentur, iactura pn'm um fama, deinde poteslatis, 1pementi~us exten"s, quem non timenl suz; et obnoxio extero qui non tenei sua», (Buss., v, 8). (U2) - «Ideo Roma seminan'um optimorum ducum et bellatorum fuit, quia civiles homine1 bellica virtute donabantur; iu1tum ne censebat eos summo impeno in patria potiri, qui summa pericula pro ea subiis1enl, illù bene urbem credi regendam, cuius sanguine defensa essei>, (Cooczen, Poi., x. 14). (V2) - «La estimact'on militar es la vam de lodo unitamente toca al Principe. Ni ha avido Monarquia que no aya durado todo lo que duro la estimacion de la.r armaun ella, , (Ayton, punto 1). (22) - «Per negligentiam 1uperiorum temporum robur infractum est, cum virtutis proemia occupare/ ambitio et per gratiam promoverentur milites, qui promoveri consueverant per laborem,, (Veg., ii, 3). (A3) - ,A penas aurà quien busqua la.r medras en la1 fatigaJ y reisgos militare1, 1iendo los demaJ medros de lograrlas maJ foci/es y seguros», (Ayt0n, puoc. 1). (B3) - «Fumus primo conspectu1, deinde e/amor trepidantium in vicis auditu1, postremo 1emores puerique refugiente1 tumultum in castns fecerunt; itaque sine comzlio, sine imperio pro se quisque currere ad 1ua tutanda momentoque tempons castra relicta erant., (Liv., xxxv). (C3) · ,Sellulari et opifices minime mzlitia idoneum genu1,. (Liv., viii). (D3) - ,Non è il mal che tormenta, -Ma la tema del mal, tani 'egli è fiero, -Quanto a se 1tesso zJforma uman penn'ero, , (Fulvio Testi). (E3) - , Nulla magna civitas diu quie1cere potesi>, (Liv., xxx, 44). (F3) - «Habendus metus, aut faciendus est,, (Sallust. ) . (G3) · ,Quod avaritia servare et parcere studet, ho1tis eripit», (Polyb. , v); «Qui propter nimium quietù de1iderium 1egnis est, tandem se 1ua quiete privai», (Thuc., i, in oratzone Con·n1hii ad 1ocio1); ,At sumptum ratto e1t habenda: grave tot centunones, tot milites ex alienis laboribus vivere. Scilicet egregia cura timemus ne non ho1tis, cum saeviet, plena1 domos et opulenta1 inveniat. Repetamus memoria vastitate1, peculatus, exitia, quibus regzones arserunt, quot annorum stipendia paucorum mensium furor consumpsih (Argen. , iv). (H3) - ,Carthaginiensubus, cum pn·m a co/111110 pecuniae difficilis videretur, mae11ttiaque et fletus in curia essei ridenlem Annibalem ferunt conspectum. Cuius cum A1drubal risum increparet in publico fletu, cum ipse lacrimarum causa essei. Tunc flesse, inquit, decuit, cum adempia nobis arma, incensae naves, interdictum externis bellù. !Ilo enim vulnere concidimus,, (Liv., xxx , 44). (13) - ,In aedificationem, non in destructionem, (Paul. ). (L3) • «Ces trois e1tat1 ont ersté en tou1 Royaumes et Republique1 bien ordonnées; c'e1t à 1cavoir, l'estat Eccle1iaJtique, puis l'e1tat Militaire, puis le menu peuple des gens scholastiques, merchants, artùans et laboureurs,, (Bodin, Rep. , vt); «NeceJSaria officia sunt circa rem divinam, circa rem bellicam, circa redztus publicos et impensa11, (Arist., Poi., vi, 8); , Partes civitatts 1unt qui arma tenent et qui con1ultant., (Arìst. , Poi., vii, 14); ,Qui simul in communione vivunt neceuarium eJI zpm habere arma quibu1 et magùtratibus inoboedientes compellantur, et quibus vù propellatur externa,, (Arìst., Poi, viii, 8); «Facta 1ubditù et exteris opinione quod nemo potCJt aggredì, pacem turbare impune•, (Gassendi, Phi/01. Mor.). (M3) - «Dimidiata copia 1empre regem committentur, ut mile1 1ex mensibus domi, re/i-
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quum annum degat in castris. Ita enim nec disiunctis ad vafidam sedìtionem vires /ore, nec longa et supervacua in penatibus mora abituros a militia. et ne in otio deteriores sint, militan· labore incitentur>, (Argent., iv). (N3) · «Il faut appelerle périi au secours du pénl, sortir d'un mal par un autre mal», (Balzac, An'stipp.) * * Jean Louis Guez de Balzac (c. 1597-1654), scrittore e politologo francese, sostenitore dapprima del Cardinale Richelieu, poi dedicatosi unicamente agli studi, membro dal 1634 deJJ' Accademia di Francia, scrisse, oltre ad opere di carattere letterario, un trattato intitolato Le Pn'n ce (1631), il quale, malgrado lo stile ampolloso, mostra grande intuito politico. La sua opera più rimarchevole furono le Lettere, continuamente aggiornate ed aumentate dal 1624, ricche di interessami dissertazioni morali, politiche e letterarie. (N.d.C.). (03) · «Apes ideo pungunt quia ubicumque dulce est, ibi et acidum invenies, , (Petron., pag. 22). (P3) . ,Marcus Cato, qui Uticae praeerat, delectus quotidie habere et in castra submittere non intemzittit., (Caes., De bello A/r.); «Nisi tingulis paene memibus in decadentium locis iuniorum turba mccedat, quamvis copiosus exharietur exercitus,, (Veg., iii, 3). (Q3) · «Amyntam in Macedoniam ad inquisitionem novorum m1litum misil Alexander,, (Curt., iv, 6); «La costumbre de los esguizaros es bonissima, qua cada compania tiene dos capitanes, de los qua/es el uno esta serviendo la compania, y el otro en sua Provincia recogiendo y embiando gentes, y cada ano se aftemam, (Ayt., p . 5). (R3) • Come li 3000 greci che militarono allo stipendio de Persi (Curt., iv, 5), e come si usò nell'ulcime guerre della Germania. (S3) · «Ut diminuta copia redintegrarentur, imperai certum militum numerum civitatibus,, (Caes., De bello gal., vii). (T3). «Delectus habiti supplendis illyrici legionibus ex quibus aetate aut 11alet11dine fosti sacramento sol11ebant11r>, (Tac., Ann., xvi, 13). (U3) · «Proelt:is etiam secundis atterebantur copiae, deviotarumque gentium militi minor quam domestico fides habebantur>, (Curt., iv, 6). (V3) · «Supplementum novorum mzlitum a Cilicia occum't,, (Curt., v . 7); «In supplementum distn·butus mile!>, (Curt., vi, 6); «Supplementum novorum militum occumt>, (ib.); «Memnon ex Thracia in supplementum equitum sex mzlia, peditum septem milia adduxit», (Curt. , ix, 3); «Antipatrum cum supplemento tironum in Craten· locum vocavit,, (Curt., x, 4); ,Adsuppfendum exercitus damnum certavere Gallia, Hispania, Italia,, (Tac. , Ann., i, 7 1). (Z3) · ,Nuncius victoriae ad Cannas Carthaginem miseraJ Mago. Is res gesta.sa fratre in Italia exponil: cum sex imperaton'bus, cum sex consutan·bus exercitibus acie conflixisse; occidùse supra ducenta milia hostium, supra quinquaginta mzlia cepisse. Pro his lantis totque victoriis sacrum immortaf,'bus agi haben·que. Summa fuit orationis: quo proprius spes belli pe,fìciendi sii, eo magis omni ope iuvandum Annibalem esse, millendum igitur supplementum; mìttendum in stipendium pecuniam frumentumque tam bene meritis militt'bu!», (Liv., xxiii, 12 ). (A4) . «Numidis nihil pn·mo aspectu contemptius; equi parvuli el graciles, discintus et inemzis eques, praeterquam, quod iacula secum portai; equi sine frenis, defomzis ipse cursus n'gida cervice et extento capite cu"entium,, (Lv.). (B4) - «Ambiorixpronunciari iubet, ut procul tela coniciant, nec propius accedant, et quam in partem Romani impetum fecen'nt, cedant, rursus Je adsz'gna recipiente! insequantur, quo praecepto ab iis dilt'gentis1ime observato, quum Romani in eum locum unde erant aggresti revern· coeperunt, et ab iis qui cesserant et abiis quiproximi Jteterant circum veniebantur, (Caes., De bello gal/., v). (C4) · ,Tiridatu Armeniam depopulari, et si copiae contra ducerentur, eludere, huc quoque et illuc volitans, plura fama quam pugna exte"ere,, (Tac., Ann., xiii, 37); ,Tacfan'nas bellum in Africa renovat, vagis pn·mum populationibus, et ob penicitatem inulti!; de,'nde vicos exscindere, trahere graves praedas,, (Tac., Ann., iii, 20).
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(D4) - «Romani mi/es levi gladio inermem Sarmatum cominus fodiebat» , (Tac.. Hist. . i). (E4) - «Non de pugna, sed de fuga cogitant, qui in acie nudi exponuntur ad vulnera. sed gravis pediti lorica videturet galea /orlasse, ceterum quotidianus mus non laborat», {Veg. , i, 21). (F4) - ,His more gentico continuum ferri tegimen; erupellarios vocant, inferendis ictibus inhabiles, accipiendis impenetrabiles», (Tac . . Ann.. iii , 43); «Cataphractarum tegimen ut adversus ictus impenetrabiù, ita impetu hostium provolutis inhabile ad resurgendum,, (Tac., Hist., i, 79). (G4) - ,Tria circiter mili'a tartarorum et turcorum equitum sublato ingenti clamore in Tillianos milites irruperunt; tartaris magnam vim sagittarum in eos am'due iacientibus. sed quod thoracibus et galeis armatos sagitlae haud facile permeabant, ipsi vero longioribus sclopetis peritissime rem gererenh, (Isthv., xxxii); , Necesse eJI, ut dimicandi acn"orem sumat audact'am, qui munito capite ve/pectore non timeatvulnus,, (Veg., i, 20). (H4) - ,Spahi autem vocantur servi Magni Principis,, (Lonicer. ); ,Spahoglani et ]aniceri quo nomine equites, peditesque praetoriani censentur>, (lsthv., xi , 185 ); ,Praecipui sunt palatii custodes et regis satellitesque quos Spahioglanos nuncupant, qufJSi dicfJS nobtles pueros, ve/ filios. Spahi enim, turr:orum lingua nobiles, Oglan vero puerum aut filium significai>, {Loniccr. ). (14) - ,Infimi ordinis sunt equites Alcantzi; crudelissimi vt1Jtatores, qui absque ullo salario militantes, igni ferroque cuncta vfJStant>, (Loaicer. ). (L4) - ,Firmissimum lmperatoris Turcici sunt praesi'dium duodecim milia Janizarorum, qui omnes pedites et Christianorum filii, in re militari sunt exercitatissimi, partim in aula Turcica, partim in Natolia inter Turcos educati. Sunt praeter hos et alia lanicerorum decem milia, hinc inde per munitiones et propugnacula hostium regnis sunt opposita, et rursus a/ii 6000 per arces lmperatoris distributa. Decem deinde iuvenum milia omnis generis be/forum exercitiis in diversis locis fJSsidue ad mtlitt'am formarentur, ex quibus si quis ex superiorum ordinum classibus deficient, novi subinde in illorum contubernia adsci.rcantur>, (Loaicer. ). (M4) - ,Asapi peditum sunt vilissimi, sagittandi in primis penti. In urbium oppugnatione primi ipsi penculo obiciuntur, nec strages ipsorum magni aestimatur>, (Lonicer.). {N4) - «In universum aestimanti plus panes, peditem roboris•, (Tac .. Germ. , 6); «Omne robur in pedite., (Tac.. ibid . • 30; Agnc., 12). (04) - «Absque equitatu peditatus, quamvi.r firmus in proeliis, tanquam nudus censetur>, (Thucid.). (P4) - «Vim equitum qua sola valent, offerebant>, (Tac. , Hist., iii, 5). (Q4) - «His sola in equite vis,, (Tac. , Ann. , vi, 34); «Equestn'um sane vin'u m id proprium, cito parare victoriam, cito cedere,, (Tac., Germ., 30). (R4) - «In proeliis ac vtàoriis absque firmo equitatu, nullum hosti, etiam fugienti, magnum incommodum infe"e potesi>, (Thucid .. vi). (S4) - «Tanti esse exerct'tum, quanti imperatorem•, (Fior., ii, 18). (T4) - «Cum nemo facere metuat, quod se bene didicisse confidai>, (Veget. ). (U4) - «Si monfactum sii, frustra declinari, sin contra, stulte metuit, (Busb. ). (V4) - , Vezirius cum omnimoda potestate semper emittitur, et quia ex distantibus te"arum spatiis consilia post res alferuntur, nihtl aliud ei praescribitur quam ut videat ne Imperator aliquid detn·menti pati'atur> , (Busb. ). (Z4) - «Summos belli duces summo praeditos impeno esse opertet, ut focilius bella gerani, alios sibi obsequentes reddant, si'n tque omnia eorum consilia magi.r arcana,, (Thucid., vi). {A5) - «Videat consul ne qut'd Resp. detrimenti capia1>. ,La Repubblica viniziana ha riservato autorità a pochi cittadini, che ne' bisogni urgenti, senza maggior consulta, tutti d 'accordo possono deliberare, perché gli ordini consueti hanno il moto tardo, avendo bisogno del consenso di più voleri, i quali non facilmente concordano per le varie nature, esercizi e fini; onde nel raccozzarli insieme va' tempo e le cose talvolta non aspettano tempo,, (Machiavelli, Di.rcorsi, i). (B5) - ,Si in bello plures sint aequalis potestatis duces, paucum aut nullum in eo est
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regimen, auJ incurii.s el di.scordii.s obnoxium,, (Bodin, Rep., vi , 4); «Perniciosa omnino est duorum ducum in eodem exercitu inler se conlentio,, (Herod., v, di Megabazo di Arisrogara); ,Jmperantium multitudo et turba licet per usum id faciant, et domi et fori nocet>, (Thucid., vi); «Medicorum turba Pn·ncipem perdit>, (Dio.); «Salubn'um in administralione magnarum rerum est summam impen'i apud unum esse,, (Liv.). (C5) - «Ducibus inest authontas, mifitibus, ob immensa praemia, ve/ ingentes poenas, obsequium,, (Busb.). (D5) - , Tria opus esse ad eruditionem dicebaJ Ari.sloteles: naturam, instilutionem, exercitationem,, (Diog. Laer., Vita Ari.si.}. (E5) - ,Di/igendum proconsulem gnarum militiae, corpore validum et bellum suffecturum,, (Tac., Ann., iii, 22). (F5) - ,Ad hac penuna aquae, fervida aestas, longinqua itinera, sola duci.s patientia mitigabantur, eockm p/ura quam gregario milite tolerante,, (Tac., Ann., xiv, 24). (G5) - «Opera inten'm ipsa Caesar quottdie circumire,, (Caes., De bello A/r.). (H5) - •Rex agmen circumibat pedes, iacentes quosdam engens et alios cum aegre sequerentur, adminuculo corpons qui excipiens,, (Cun., vii, 3); • . ..primus sumpsisse labores, -Pn'mus iter carpisse pedes,, (Silius). (15) - • Vespasianus acer militae anteire agmen noctu diuque consilio, ac si res posceret manu hostibus obniti, cibo fortuito, veste habituque, vix a gregano milite discrepans,, (Tac., Hi.st., ii , 5).
(L5) - ,Pulchritudinem apud Aetiopes in dandis magistralibus spectan; nam augustissimam speciem credebant haustam a coelo,, (A rist., Polit., iv, 4). (M5) - ,In bellica praefectura maior aspectus habenda peritiae quam virtut:J et morum», (Arist., Poi., v, 9). (N5) - ,Drusus in 11/yncum mi.ssus est, ut suesceret m1littae, studtaque exercitus parareJ, simul iuvenem urbano luxu lascivienJem melius in castri.s haberi Tiberius rebatur> , (Tac., Ann., iv, 4). (05) - ,L'arte della guerra è di Janta virtù che non solo mantiene quelli che sono nati Principi, ma molte volte fa gli uomini di privata fortuna salire a quel grado,, (Machiavelli, Il Pn·ncipe). (P5) - «Neque em'm prospexisse castra. brevemque mifitta quasi transi.sse contentus, 1/11 egisti tribunum ut statim esse dux posses, nihtlque di.scendum haberes tempore docendi,, (Plin., Panegir. de Tr111an.). (Q5) - «Rari duces, numerus vix e1t totidem quot Thebarum portae, ve/ divitis ostia Nili.,
(Casaub ., io praefat. ad philos, ex poeta saryrico).
(R5) - •Quis, qui modo sii suae mentis, probet iud,cem, medicum, architectum non expen·menJo probatum!», (Pasch., Leg. , c. l); ,Tanta moli.s esJ eum eligere, cuius virtutt· et felicitati creditur negotium universorum», (lbid. ); , Corbulo tot per annos mifilum atque ho1tium gnarus, gerendae rei praefic1tur, ne cuius alten·us inscitia rursum peccaretur quia Paeti piguerah, (Tac.,Ann., xvi , 25). (S5) - ,Ducem et Principem non coenae sumptu aut voluptatis fruitione, sed maxime prudentia eJ labore in exercitu coeteros praecedere oportet», (Xenophon, Cyrop., i); , Proprium lmperatori.s {lmperator est unus suae militzae praecipuus dux 11 Rege designatus) munus est subiectossuosprudentia,fortitudine, iustitia, temperant1aanteire», (Leo, Tact., i, 11). (T5) - ,Prudentia esJ recta ratio aliquid efficiendi; efficere vero est actionem externam agere, ve/ opus,, (Arist., Eth., vi, 4). (U5) - ,Boni exercitus imperatons munus non in sola acie instruenda positum est, aut loci, ad v1àonam opportuni.s capiendis, verum etiam in tuendo exercitu ab inopia, morbis sedittone, ignavia et eodem ad contentionem virtuti.s excitans, , (Xenophon.. i). (V5) - ,Quid est nemim negoti continere eos quibus praesi.s, si te ipse contt·neas?» , (Cic. , Ep
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I, ad fratrem); ,Si raia beneficia deitatis babere nos putamus, babemus» , (Cic., cpist. 8); , A van· fideifamaeque postremo omnibus rebus commodum anteferunt», (Sallust. ,]ug. ). (Z5) . ,Facta mea non dieta vos milites sequi volo, nec disciplinam modo, sed exemplum etiam a me petere» , (Liv.); ,Qui est ipse tela tractare, procedere ante signa, versori media in mole pugnae sciat,, (Liv.). (A6) · ,Corsapientiaelocusest•, (Crisost. , Homil. 38, inc. 21 Match .) .
(B6) • CorneLius epist. ad Rom . c. 10. (C6) . «In bac insana bominum ambitione, tot calumniatoribus in deterius recta torquentibus, parum tuta simplicitas est>, (Senec. Tranquil. c. 3). (06) . ,Fabius Pictor dixit artes lune solu esse beatas quando i/la artifices iudicant. Hac est
misena nostn· aevi: iudicant studiosos otiosi, laboribus exercitatos tirones, modestos bomines Sardanapali> , (Caram., Tom. i Theol. reg. epist. ad Dianam). (E6) . «Non tam bene cum rebus bumanis agitur ut meliora plun'bus placeant; argumentum pessimi turba est. Non quaeramus quid vulgo ven'tatis pessimo interpreti, prebatum sit, , (Sen. , vù. beat., C. 2). (F6) . ,Quam sunt omnia in boe mundo praepostera! Ven·tas censetur blaspbem,a, iustitia morti adiudicatur», (Annotat . in Evang. Marth. ). (G6) . , De so/dado y de loco, cadaun tiene un poco• , (prov. Esp.); , Volentes esse legis doctores non intelligentes neque quae loquuntur, neque de quibus alfìrmant», (Paul. i ad Timoth., i , 7). (H6) . «Ve/ quta nil rectum nisi quod placuit sibi, ducunt,, (Horat .) ; ,Virtutum medium
cognoscere, non cuiuslibet est, sed sapientis,, (Arist., Mor. , iii , 4); ,Multitudini peiora videntur quaemagisrequisitasunh, (Arist. ,Retb. , iii, 12). (16) . ,Punici belli perpetrati quo nullum neque maius neque pen'colosius Romani gessere, unuspraecipuam glonam tulit>, (Liv., xxxviii , 53). (1..6) • «Parum fuisse non laudari modo pro rostris P. Africanum post mortem, nisi ettam accusaretur; et Cartbaginienses exilio Annibalis contenlos esse: populum Romanum ne morte quidem P. Scipionis exsatiari, nisi et ipsius fama sepulti lacerelur», (Liv., xxxviii , 54); «Quo maior Scipio, eo propior invidiae, , (Liv. , ibid. ). (M6) · , Immotus adversus eossermones,, (Tac . , Ann. , i , 20). (N6) . «In memoria aeterna erit iustus; ad auditione mala non timebit>, (Ps. iii). (06) · ,Ercole facea sì poco conto delle maldz'cenze che ordinò un sacrificio nel quale non si adorava che con ingiun·e; Alessandro se ne beffava; Augusto le n'compensava; Tiberio le dissimulava; Tito le disprezzava. Tre buoni Imperatori ne lasciarono una legge divina: si id ex levitale processenl, contemnendum est, Ji ex insania miseratione dignissimum, si ab iniuna, remittendum•, (Cod. 9, tir. 7; Pietro Matthei , Vita di Villeroy.). (P6) . ,Jdin levi babendum, dumprobentte probi,, (Lips , Poi., iv) . (Q6) · ,Fabius Maximus suum impen·u m minui per vanitatem populi maluit, quam secunda famamaleremgerere,, (Liv., xJiv). (R6) . , Sapientem se timidumque bostium opinioni praebebat», (Caes., De bello Afr.). (S6) · ,No fue menor va/or en el Gran Capitan sufrir las murmuraciones de su exercito en el Garillano que mantener firmo elpie contra la evidencia del peligro, , (Saavcdra , Empr. p oi. , 14) . (T6) · , Calumniabanturea quae ignorabant•, Oud. Apost. ep., cat. v, 10). (U6) . , La fuerza de los rayos de una fortuna illustre levanta contra si las niemblas de la murmuraciom , (Saav ., Empr. poi. , 12). (V6) · ,Virum profecto quaen't boe tn'b unal qui non ignarus rerum quae eveniunt in bac vita,, (Lips. ). (Z6) . ,Nibil magis ratus magno duci convenire quam pro omnibus cogitare•, (Macro b., Saturn.). (A7) · ,Nemo tam fama contemptor est, cuius non debilitari animus possit. Neque enim
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omnes tam firmi et constantis animi contra adversum rumorem esse possunt, quam Fabius fuit; qui suum imperium minui per vanitatem populi maluit, quam secunda fama male rem gerere. Monendi imperatores sunt sedprimum a prudentibus et proprie rei militaris peritis, et usu doctis, deinde ab his qui intersunt gerendis rebus, qui loca, qui hostem, qui temporum opportunitatem videnl, qui in eodem velut maiore navigio participes sunt peri&uli,, (Liv., xli, 22). (B7) - ,Beati quipersecutionem patiunturpropter iustitiam», (Matth., 51. (C7) - ,Fortuna plurimum potest, tum in reliquis, tum praecipue in bello•, (Caes., De bello civ., iii); ,Militarem artem plurimae fortunae egentem», (Plut., in Epam.). (D7) · ,Ubi est ratio plurima ibifortunae est minimum•, (Arist.). (E7) - ,Nullis certis mandatis extra consulturum•, (Tac., Ann. , i, 7); ,Rebus turbidis protempore ut comuleret», (Tac., Ann., ii, 10); ,Consulium pro tempore et pro re caperet», (Caes., De bello gal/., v); , Hoc mandatum quantum libet laxum, hominem prudentem arctius adstn'n git, quippe hi sunt ei statuti termini ingenium Principis, cui satisfacere arduum; salus p ublica eredita suae virtuti et fidei, sua fama et exi.stimatio prae qua sapientibus omnia sunt vilia», (Pasch., Legai., pag. 131 , 132}; «Si el Pn'ncipe fia sus armas a un generai, por que no le ha de fiar todo lo que loca a la proporcion y disposicion d 'ellas? El, como muy interesado en el logro de los succesos dispone todo como mas convenga al servicio del Principe», (Ayt., pun. 12}. (F7) - «Non est bonus multorum Pn'ncipatus, unus est Pn'nceps,, (Arist., Met., xiv, 10). (G7) · ,El non fiar enteramente de los genera/es, que embian a los exercitos, es de mucho inconveniente y si se embiassero los de mas cabos enemigos o mal a/fectos suyos, fuera embiar a su foca/es, y aun emulos, lo que deven ser companeros y ajudar al generai, el qual no temendolos confidentes, trabajara mas y despensaria mas tiempo en pensar como librarse de calumnias, que en elmododeofenderalenemigo,, (Ayt., p. 15). (H7) - ,Peligran mucho los successos porque en la guerra la tardanza de un quarto de hora los gana o pierde; y esta la puelde ocasionar un cabo inferior de mala voluntad con tal dissimular que no pareza malitia, con que si no cooperan todos con igual voluntad al cumplimiento de la orden del generai todo se mal logra. Pues para perder las ocasiones no es necessario sean las cabeças totalmente enemigas, tin que basta no corran totalmente iguales, y no tengan mismo fin., (Ayt . , p. 15). (17) • «in illis dissidentium opinionum res ipsae pluremque eliduntur aut eluduntun, (Pascb., Legat. , ix). (L7) - Plutarch. , in Arist. (M7) - ,Exercitata paucitas ad victoriam promptior est; rudis et indocta multitudo», (Veg. , i, l); «Post quanta 110/uerit stipendia inexercitatus mi/es semper est tiro,, (Veg.); ,In omni proelio non tam multitudo et virtus indocta, quam ars et exercitium solent praestare victonam», (Veg., i, 1); ,Miserum esse cum exerceantur athletae, venatores et gladiatores, non exerceri mililes,, (Avidius Cassius). (N7) - ,Legiones operum et laboris ignaros, populationibus /aetantes veterem ad morem reduxit Corbulo,, (Tac., Ann. , xi, 6); «Plus molis adversus ignavzam militum quam contra perfidiam hostium erat>, (Tac., Ann., xiii); ,Populum per tot annos molliter habitum, n ondum audebat Tiben·u s ad dun"ora vertere>, (Tac. , Ann., i, 2}. (07) - ,Cohorti tribunus praeerat armorum scientia, virtute corporis, morum honestate praecipuus», (Veg., ii, 12). (P7) - ,Curet rex en'gi 111 unoquoque loco Hispaniae, Neapolis et Belgii, duo aut quattuor seminaria militum, in quibus .filii pauperum et natura/es liben· tantum educantur, ubi assuefiant arma tractare,, (Campanella, Monarch. Hips. , c. 15 ). (Q7) - «Si Deo visum est ut sic moriar, fieri necesu est sin minus, obesse non poterit. Itaque vestes et lintea, in quibus peste aegn· animam exhalarunt, etiam num a m ortifero sudore madentes, contrectant, imo iis perfticant faciem•, (Busbeq). (R7) - «Censete hac esse bonae militiae, ve/le, veren·, oboedire•, (Thucid., v).
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(S7) - ,Deprompta farinae pauca cochlearia in aquam iniciunt; addunt butiri non nihil; deinde sale et aromatibus condiunt: quae admota foco ubi ferbuerunt, inlumescunt, sic ut capacem impleanl patinam. Sunt quifolliculum siccatae et in pulverem redoctae camis bubulae complent, qua, ut firmioris nutrimenti magno cum fructu utuntun, (Ture. imp. ex Off., dx.) ; «Nec raro urgente fame incisis equorum venis, sanguinem haun·unt, quo inedia s-uccu"ant>, (Lonicer. ). (T7) - ,Praemio et poena respublica continetun, (Soloo ). (U7) - «Nemo in bellis strenuus evadere unquam concupivit solius laudis gratta sed et commodi quoque sui causa,. (Xenophon, i). (V7) - ,Praestal cum paucis bonis ad11emu omnes malos quam cum multts malis adversus paucos bonos bellum gerere•. (Diogenes, apud Laenium). (27) - «Exercilum numquam otiosum esse oportet, sed in eo, ut ve/ noceal hosti, ve/ sibi necessaria parei, ve/ se mi/iJariler exerceal, semper occupare,, (Xenophon, i). (A8) - «Strenui sunt bellatores qui et certandi laborem, et in exercitu famem el sitim et reliquas belli aerumnas fe"e possunt>, (Xeoopboo., i); «Quibus sudor, pulvi.r et talta et talia epulis iucundi.r .runt, qui hiemem et aestatem iuxta pati, humi requiescere, eodem tempore inopiam eJ laborem tolerare possint>, (Sali., De bellojug. ). (B8) - ,A los hombres que salen de sus tierras y casas a trabajar, y derramar sangre, y monr por su patna y su ley y por su Rey, no solamente se deben guardar los pn·vilegios y essenciones que los antiguos leyes concediron, pero aun darlos mas, por animarlos a entrar en tantos peligros y trabajosa profe.rion a la qual ti no ttrasse la esperança de honores y provecho, solos acuderian los que no pudieran hacerolra cosa, en quienesse deve hacerper fondamento• , (Ayton, pun. 3). (C8) - ,Militta ipsa gravis est et infructuosa; denis in diem assibus corpus et anima aestimatun, (Tac.). (08) • Iovius, v. 12. (ES) - ,Rex semper opinionem bellicosi de se praebeat si contemptui exponi nolit, aut ostendot palam se amare bellum,, (Campanella. Monarch. Hi.rp., cap. 15 ). (FS) • ,Cum igitur hanc uttlissimam men/tam recuperare et e Rep. nostra quasi eiectam revocare sJudeamus, in tantts occupationibus nostris haud praetermisimus, quin omnem laborem nobis ip.ris assumeremus, ut utilitas inde communi.r omnibus adferretun, (Leo, Tact., io proem.). (GS) - ,Neque licebat cuipiam ci11ium beneficium a Rep. Romana postulare pn'usquam decennio militasse/> , (Petr. Greg., De Rep. Romana., xi. 3). (HS) - ,Cecidùse in imtum labores si praemia periculorum soli adsequantur qui periculis non adfuen'nt> , (Tac., Hist. , iii, 13). (18) - ,Ego poeta sum el, ut spero, non humillimi spiritus, si modo coronis aliquid credendum est, quas e/tam ad imperilos de/erre gratta soleh, (Petr.. Satyr., p. 22). (LS) - ,Honos a/il arles omnesque accenduntur ad studia gloria,, (Cic. ). (MS) - ,Militaris ordo, qui sit honoratior in rep. , adpugnas adpugnas mortemque pro patria paratos pri1nleg1ù oman· so/et>, (Herod., ii). (NS) - ,Tantum esse hostium numerum, ut .ri omnes ligatù post /erga manibus vincirentur, ila ut nec gladios stn'ngere, nec armis sumpti.r se tueri possent, a tantuli.r tamen copiis quas rex (Ludovicus Il) haberet, tridui spatio vix trucidan·atque interficiposse viderentun, (Isthvanf., viii). (08) - Isth. , x. (P8) - Isth. XJCViii. lb. xxx: ,Dicebantur in castris ad ducenta armatorum milia reperiri,. (Q8) • ,Plus vident oculi, quam oculo,, (Prov .). (RS) - ,Si machinae leviores fuerint pondere, quod attrahunt non machinae pondus, sed pondus machinas in altum elevabih, (Kirch .. in Magnet., p. 118). (S8) - «Ludovicus, patris imitatione, hostem anteaquam vincerei, obruebah. (Bussièr., v, o. 8). (T8) - ,Vespasianus bellum armaque et procul ve/ iuxta sitas vires circumspectabat,, (Tac. ,
Della guerra col turco in Ungheria Hist., cv, 74); ,Stultus est quifructus arborum spectat, altitudinem non metitun, (Cun., vii); «Sed cum hostis virem suasque pensare/,, (Curt., viii). (U8) - «Nec Herculescontra duos, , (prov.); •Deosfortioribus adesse,, (Adeg.). (V8) - Luca, c. 14, v. 31.
(Z8) - ,Ubi othomanicus equus pedem figit, in eo solo herbam post hac nunquam amplius enasci,, (prov. ).
(A9) - ,Non in verbis rem verti aiJ, aut bello vincendum aut melioribus (/ortioribus) parendum esse,, (Llv., xxxii); •Mii Worten ist Nichts gethan,, (prov.). (B9) - •Certum et insuperabile mortis peri&ulum in tanlam hostium vim paucorum fortitudini; nihil loci esse parcendum inani operae, sel"l!andosque meliori sorti tam fidos milites,, (Bus., vi,
5). (C9) - «Et caslri.s locus, et exercitui commealus suppetebant,, (Curt.. iii). (D9) - ,Habel omne ens naturale suam determinatam virtutem moli suae proportionatam», (Kirch.,Magn., 118). (E9) - «Legionem neque eam plenissimam, propter paucitatem despiciebant», (Caes., De bello gal., iii). (F9) - ,Fluctuare animo rex (Alexander) movebat enim eum multitudo hostium, respeclu paucitatissuaegentis, , (Curt., iv, 12). (G9) - «Expositos se tanto pauciores integri.s hostium viribus querebanlun, (Tac., Hist., ii, 30). (H9) - ,Centum viginti milia armatorum erant quae regem ad id bel/um sequabantun, (Cun., viii, 5). (19) - Llv. , xxiii, 36.
(L9) - «Anno Christi 1096 in exercitu Godefiidi Lotharingi numerata sunt trecenta peditum milia equilum loricatorum centum milia, , (Lonicer., Chron. Ture.).
(M9) - lsth., 1. xi. (N9) - Isth., I, xxiii. (09) - la Noue, Discours politiques et militaires. (P9) • «Il/aut du fort con tre le fort,, (la Noue ). (Q9) - ,Vladislao Dracula Valachiae Princeps occum·t conspicalus regis exercitum et militum
paucilatem constematus, orare coepit ne ultra contenderai; Turr:as cum longe maiore sel"llorum manu venatumprodire soleret, quam Ungaricae nunc forent copiae,, (Bonfin., dee 3, 1. vi.). (R9) - ,Anus exclamavit: heu quam vereor ne parum aequis Ungari nunc dimicarent auspiciis, quando traiectus eorum vado exerr:itus, vix unum, Turcarum vero dies tres jluvium perturbavit, veluti futuram cladem ex inopia copiarum hanolaretun, (Bonfin., dee 3, I vii). (S9) - «Universa hic Pannoniae nobilitas occubuit,, (Bonfin., ibid). (T9) - Sambuc., in appendice. (U9) - •Ottomano se temere cum exiguis et tumultuan'is copiis obicere, vereor ne modo lemeritatis verum etiam dementiae reprehennone non careat,; ,Optare/ Ferdinandus Primus sibi eas vires cum quibus posset n·ne insaniae crimine ac suo tantum pen'culo, rem in proelii casum sel"l!are, sed generosos eius i'mpetus prudentia temperare,; •Considerai quam iniquum certamen futul"Um sit, si viginti quinque, aut tnginta milia peditum, adiuncto exiguo equitatu, cum ducentis equitum milibus, frano pedi/e fultis, committantur. Quid eo sperandum sit, satis eum docenl supenorum tempol"Um exempla, accepta ad Nz'copolim et ad Varnam clades albantibusque adhuc ossibus caesorum Chri.stianol"llm ad Mohacium campi,, (Busb.). (V9) - •Retrocedendum censent ne rem maxime arduam et periculosam ingrem; cum innumerabilibus hosh·u m copiis, inexplicabili f acinori.s ausus certamen suscepisse viderentur, (Isth.,
xxviii). (Z9) - ,Nos1n· e castri.s famantia procul tectorum culmina, el ignes longe lateque collucenles prospz'ciebanl, Schwarzenbergium ut hostilem vaslaJzonem coerceat, hortantur. Il/e muneris
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impositi officique memor, potiorem omnibus rebus exercitus salutem ducere, compescere eiusmodi voces ac quantum flagiti exercitu in periculum sua temeritate adducto admitteretur, docere>, (Isth., xxxi). (AlO) - ,Basta interea castra intra Jaun·num et Comoronium idoneo loco erat metatus, sed cum se imparem hosti predicaret, tam Strigonium quam novam arcem hostibus capiendum reliquit> , (lsth., xxxiv). (BIO) - ,Jnsipientis belli ducis est, non suis, non hostium vinbus ut par est, aestimatis in proelium ruere: ex quo serum il/ud sequitur tam graviter notatum, non putaram», (Busb. ). (Cl O)· «Maximilianus lmperator proposuit Principzbus lmpent ul auxilium postulatum pro defensione contra hostem (turcam) /areni octo milia equitum et quadraginla milza peditum quibus pecunia per octo menses, postea per tres annos continuo solverentur: sed hoc totum essei in iignata pecunia quae tota prout sese belli offeret occasio, imprenderetur», (Peuus Bizarus, De bello pannon, pag. 487). (ClO) • ,Discors exercitus nec ad unum intenlus imperium, vario tumultu cune/a turbai>, (Cun.). (DI O) - ,Rudis et indocta multitudo exposita semper ad caedem,, (Veg., ii, I). (El O) • ,Scientia rei bellicae dimicandi nutn·t audaciam,, (lbid. ). (FIO) - ,Sedprimo impetu coesi disiectique ut quibus temere collectis non castra, non ducem noscitantibus neque in victona decus esset neque in fuga flagitium,, (Tac. , Hist. , ii, 12). (G10) - ,Licinius Crassus percunctanti quo tempore castra maturus essei, respondit: vereris ne tubam non exaudias,, (Frooc., i, I). (HlO) • ,Nec disciplina inter se nec notitia nec affectione consentiunt; necesse est autem tardius ad victonam pervenire qui discrepai antequam dimicent», (Veg., ii, 2). (110) - ,Ut quisque versum pedites instruxit, putavit se continuo in Heliconem venisse,, (Peuon., pag. 51). (LIO) - Boccalini, «Ragguagli». (MlO). ,Fuerunt soci Latini max subditi, amici reges postea vectigales, omnes uno auxiliorum praetexta libertatem amiserunt,; ,Britanni ab Anglis, Graeci a Turcis, Hispani a Maun'.s quos ad praesidium evocarunl, impeno eiecti sunt>; ,Acciti ausilio Germani, sociis pariter atque hostibus servitutem imposuerant>, (Tac., Hist., iv, 71). (N!O) - , Restituere intercepta tergiversantur plun·mi, quia sumptus belli non refunduntur, cum conservare quaesita non possit is cui alioque debentur-,; ,Cum fessi sunl et exhausti qui viribus minus utn'm que valebant, saepe a potentiori opprimunlur». (010) - ,Sasuares castra ecchiana adortus atque repulsus, multi suorum amistis, aegre Albam revolvit. Hoc unicum, quod laude aliqua dignum farei militare facinus toto eo bello gessimus», (lsth., 1. xxiii); ,Jnfelicis ignominiosisque belli Pestani talis fuit exitus, quo iam tertio concessa Turcis victona, omnis militaris glonae famam et existimattonem amisumus», (lsth., I. xv); ,Jtalicarum cohortium dimidia fare pars seditione /acta spreto ducum imperio, in Jtaliam reditum suscepit>, (lsth., l; xi). (PIO) - «Omnia hostium non secus quam sua ipsi (Anniba/1) nota erant», (Liv., lCXii). (QlO) - «Durissimi hostes atque a nullo exercitu expugnabiles, fomes, fngus» , (Xenophon., Cyrop. , vi). (RIO) · ,Disciplinam servare non potest ieiunus exercitus», (Cassiodorus). (S10) - «Neque co'inmeatibus vim facere potuit>, (Tac., Ann., xiii, 8). (TlO) - ,Haec i/li arx, hoc horreum». (U l O) - ,Ne ob re frumentana duris subvectionibus laborare,, (Caes., De bello gal., vii, 2); «Inducendo hzbemandoque exercitu praecipue annonae cura ducibus habenda,, (Thucid., vii). (VlO) - ,Et murmuravit omnis congregatto filiorum lsrael contra Moysen et Aaron in solitudine,, (Fxod., xvi, 2). (Zl O) - ,Fx turcici impenz solitudine beneficium hoc 1/lis resultal, quia quisquis eas regiones
Della gue"a col turco in Unghena
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te"a in11aderet, magnum expen'retur incommodum quod is exercilum difficillime sustentare posset, nisi commeatus aliunde comportaret quamobrem magna prius annonae el rerum ad 11ictum necessariarum 11is comportanda est, in primis panis biscoctus, , (Nicol., Bel. frane., 1625, in 4, pag. 373 , 389). (Al I) - «Non possum tecum 11i11ere, nec sine te>, (Marciai.). (B 11) - «Magna turcis cura est ul bene 11alentem tutumque ad iniuria tempes.:atis mi/item
habeant; a vi hostili ipse se defendat, valetudo stai praesidio publico. Adversus imbrem tentorio eis circumferuntur, vestium quoque pannus pub/ice suppeditatur>, (Bus b. ) . (Cl I) - «Bella non magis armis, quam sumph'bus geruntur>, (Thuc., i). (Dl I) - ,Stipendium militibus non numeratur, sed appenditur, ne quis le11iores accisos11e nummos tibi datos criminetur> , (Busbeq.). (E 11) - «Neminem concutiatis et contenti estate stipendis vestris•. (Fl 1) - «Quand le taillon fut mis sur /es sujets l 'an 1549, le Roy fit promesse de n 'affecter ny employer /es deniers à autre usage qu'au payemenl de sa gendarmerie, sans /es confondre avec /es autres deniers ordinai'res. Camme il fut austi dii quando on imposa la so/de de 50. 000 hommes de pied du temps du Roy François /,, (Boclin, Rep., I. vi). (G 11) - «Centesimum rerum 11enalium post bella civilia insttiutum deprecante populo, edicit Tiben'us Militare aeran·um eo subsidio niti,, (Tac., Ann., i). (H 11) - ,Et quelle issue peut on esponer, de voir /es soldats saccager, piller, bruler avec une licence déborder /es pauvres sujets? Il n 'y a donc m oyen de remédier ii tani de calamytés, si non en payant l'Armée,, (Bodio, Rep., 1. vi). (il I) - «A ducibus falsum mtlitum numerum referentibus publicum fraudatur aerarium ex quo communium praefectorum scelere hodie fien· videbamus ul quam11is amplae regum opes a/endo paulo diutius exercitui non sulficiant; et saepe numero ubi acie confligendum sit, magnum adeatur periculum dum Imperatorei ea ducum relatione decepti, se copias numerosiores habere quam res SII credunt», (Busb.). (LI I) - «S11etonius Paulinus dignum fama sua ratus de toto genere belli censere, festinationem hostibus, moram ipsis uhlem disseruit,, (Tac. , Hist.. ii, 31). (Mll) - «Imperatoris mililans et pen'ti sententza centum ducum impen'torum iudicio et strepituipraeferenda est. Sic unus Xanthippus restituii rem Carthaginiensium,, (Polyb. , i). (Nll) - «Veno in Afn'cam bello omnibus aliis in praesentia levan· bellis volebant>, (Liv . . l(XÌX); «Ne cum Antiocho et Poenis simul bellandum essei>, (Liv., xxxv). (011) • «Bella fama constant, et timetur il/e potissimus qui sibi 1am opinionem strenuitatis comparavit,, (Herod., vii); «Barbaris cunctatzo servilis; statim exequi regium 11idetun, (Tac., Ann., vi, 8). (PI I) - ,Satis validi si simul incubuissent per intervalla adventantes, neque constanllam addiderant turball'.s et pavore fugienh·um auferebantun , (Tac., Ann., iv, 16). (Qll) - «In hostico ingressus exercitus statim omnia caedibus et rapinis impleat ut magnum hosti terrorem de se iniciat; si& Cyrus ingressus est Babyloniam,, (Xcnophoo .. 1. 5); «In hostt'co versantes omnia terrore, incendiis, rapinis implere debenl ad sui metum im'ciendum; SIC Regulus in Aftica,, (Polyb., I. i). (Rl L) - «Antiochus rex principio 11eris, filio misso in Syriam ad custod1am ultt'marum partium regni ne qui absente se, a tergo moveretur; ipse cum omnibus te"estn'bus copiis ad Pisidiasoppugnandasestprofectus», (Liv., xxxv, 13). (SI I) - ,Anno 1543, dum Carolus Imperator et Franciscus rex Galliae infeslts armis conflictantur, Turca suis rebus intentus arcem Hungariae Granensem et Albam Regalem occupai>, (Lonicerus); «/te superbi, o misen· Cristiani, ·Consumando l'un l 'altro, e non vi caglia -Che 'i sepolcro di Cristo è in man de ' cani>. (Peuarca). (TI I) · «Quoties in exercitu plures duces convenere, nisi hostt·um 111'res eos simul arma coniungere cogant, commodius et ad pacem inter se Juendam, et ad hostem fatigandum, cop,as
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di11idunt et in diversa loca abducunt, ubi eorum quisque rem per se et bellum gerat, quam simul et unasretineanlur», (Herod., v). (U11) - ,Quod tibiprodest adversario nocet, quod illum iuvat, libi officih, (Veg. , iii , 26). (Vll) - ,Dimidiumfactiquibenecoepit, habet». (Zll) - Boccalini, Ragguagli, parte III. (Al2) - ,F.xperientia hactenus nos docuit apertis proeliorum conjlictibus Turcos vinci et debe/lari non potuine; si conligenl nostrum equilatum in proelio turcorum equitatum primo impetu profligare, tamen adhuc longe a viclona absumus. Turca ordines slatim reparat, ve/ ad munitiones pedestris aciei, tanquam ad munitam ci11italem sese recipit; et exempla testantur, ettam si primo cursu viclores extiterint, tamen ad ultimum, cum ad munitiones et vallum pedestris acieipugnandum, iterum fuisse profligatos•, (Lazari Schwendii consilium). (B12) - ,Rattone et experientia extorquente, ac nobis imperante, quod salus et conserva/io nostra pro statu rerum nostrarum, potius ex bello defensivo, quam ex offensivo, dependeat, (lbid.). (Cl2) - ,Displicat in uno eventu et magnitudine felicitatis omnia ponere, ne quid hostis valeat quid tempus, quid natura farai pensi quicquam habere placet>, (Busbec.); ,Nell'arrùchie11ole giuoco dell'armi vince e trionfa non men la fortuna che il senno,, (Banoli , Ricreflz. del savio, ii, 8). (D12) - ,Non erat in Fabio Maximo minus animi quam in T. Sempronio, quam in Varrone,
sedplus erat comi/ii> , (Busb. ). (El2) - •Quo tempora militia penitus abnuunt Turcae, , (Stat. lmp. Tur. , ex offic., elzev.). (F12) - «Annius Gallus ad occupandi Padi ripas praemissus, quoniam prima consiliorum frustra ceciderant, lramgresso iam Alpes Cecinfl, quam sisti intra Gallias posse speraverah , (Tac. , Hist., ii, 2). (Gl2) - «Sed utrum in Macedoniam legiones transportetis, an hostem in Italiam accipiatis, hoc quanlum intersit si unquam antea alia punico certe proximo bello experti estts», (Liv., xxxii). (Hl2) - «Tflnto audaces fortiusque p ugna/un·, quanto maior spes maiorque animus inferentts est vim quam arcentis», (Liv, xxi) . (112) - «Propinqua Cremonemium moenia, quanto plus spei ad effugium minorem ad resistendum animum dabant,, (Tac., Hisl., iii, 5). (112) - ,Barbarorum impetus acreJCunclattone languescere», (Tac. , Ann., xii , 13 ). (Ml2) - ,Deniquesil quodvis simplexdumtaxal et unum, , (Horac. , De arte poet. ). (Nl2) - ,LesArméesnevon1pasenposte, , (laNoue) . (012) - ,I.i male accorti di gue"a non si guardano alle spalle dove, come Sertorio diceva, conviene a11er quattro occhi, bastandone due alla fronte; perciò si lasciano dietro piazze d 'arme e fortezze reali e le camano perché non han forze bastevoli a conquistarle: così impegnati nel paese nimico e colti in mezzo, si trovano 1al che fare alla coda che non sanno a che volger la lesta, , (Bartoli , Ricreaz. del Savio, i, 4). (Pl2) - «UI fauces quae Hispanias Galliis iungunt in potestatem esseni> , (Liv., ii). (Ql2) - Petaocio, De itineribus aggrediendiTurcam, pag. 610 sin a 615. (R12 ) - ,F.xercitum contractum ex di11ersis genlibus ul secunda res tenent ita adversae dissolvunt>, (Tac., Agnc. , 32). (S1 2) - ,Hostes abducere a nobis ad sua tutanda consultissimum itaque in illius regionem inrumpendum,, (Thucid., iii). (Tl2) - ,Carolus bellum infert, quodque ipsi in more erat hostem disctruclurus, partem exercitus ex Saxonibus Friisque conflatam Theodorico committit, qui ad borealem Danubii ripam incederent, dum adaustralem militumalteram partem per Ba11ariam ipse deducerete•, (Bussièr. , iv , n. 22); ,Carolus exercitum tnpartito di11isumin in l.ivones, Hunnos etBn.tones mis1"t, , (Bussièr., iv, n. 41 ). (U 12) - ,Interhosies discordiarum serere causas sapientta es/e ducis,, (Veg . , iii, 9). (V12) - G uicciardioi, (Storia, xiii).
Della guerra col turco in Ungheria
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(212) - la Noue, Discours politiques et militaires. (Al3) · Vie de Henri IV. (Bl3) - «Non omnes nuntios palam audivi omnia consilia cum praesentibus tractari, ratio rerum aut occasionum velocitas patitur tam nescire quaedam milites quam scire oportet. Si ubi iubeantur quaerere singulis liceat, pereunta obsequio etiam imperium intercidit>, (Tac., Hist., i , 83); «Perendo potius quam imperia ducum sciscitando res militares continentun, (Tac., Hist. , i , 84). (Cl3) - Tac., De mor. Germ. (D13) · Busb. (El3) - Die lievlandische Mauer. (Fl3) - ,Britanni in equitatu maxime periti, et enim ea gens velocissimis equis assueta, ad eorum cursum flexit variam industriam suam, modumque pugnandi accomodaverat, modo lori.s actis instar grandinis effundi in hostem, mox momento circumflecti et adsurgere ferociter latera, mox flexu assumpto in simulatam, fugam praecipitari, mox Porthorum instar, atque histncum, iaculari a tergo, tela imcere persequentibus, deinde tubarum ordinibus frontem obvertere iterumque nova ludificatione tassare hostem atque perimere. Franci novo pugnae genere conturbantur, namque statariae pugnae penti, ad discursorium hunc volatilemque Martem percellun tur, cum ferirentur undique nec fen'rent; cum et firmi in gradu paterent iaculis, nec ad insequendum effusi ea declinarent; nunquam compotes hostium ferro sicco atque inutili morientem dexteram onerante,, (Buss., vi, n. 4). (GI3) - ,Congressus et e/amor, quibus maxime conterrentun, (Cacs., De bello Hisp., 4); «Multum ad terrendos nostros valuit e/amor qui post tergum pugnantibus extitù, , (Cacs., De bello gal., vii); «Ingens ad ea e/amor cum clamore comprobata cohortatio est., (Liv.); ,Clamore ad ardorem pugnae excitandum 1ublato,, (Liv., xl); «Nec impetum modo Poenorum sed non clamorem quidem sustinere possent>, (Liv., xxvi). (Hl3) · «Boni duce1 publico certamine nunquam, nisi ex occasione aut nimia necessitate, confligunt> , (Veg., iii, 26); «-Porcontroilpocoei'ncerto, il certo e '/molto,, (Tasso). (113) - ,Evitandum censebant proelium (Chri.stiani sub Maximiliano Cae1are adversu1 Solimanum) tum quia totius imperii summan in discn·men adduxissent uno certamine cuiu1 exitus eJt 1emper anceps ac dubius, tum quia nondum tantas copias in promptu habebant ut cum hoste aperto Marte confligere auderent>, (Bizarus, pag. 496). (Ll3) - ,Galli cum nimis temere in primos hostium antecursores impetum facerent anlequam Germanorum phalanges et Ungari Boemique equites appropinquarent, a Bajazethe lunata acie circumventi, parte caesi, partim capti sunl>, (Lonicer., Chron, Ture.); «Anno 1409 victoria ex Chri.stianorum incuria penes turca1 fuit cum enim caeco impetu equitatus Chri.stianorum in adversos hostes rueret, gravi e/ade accepta, antequam a peditatu subsequente subveniri posset, diuipato ordine, loco pulsus et i'n fugam actus est. Fuga equitum animadversa, pedites quoque turbati terga ho1ti verterunl, qui cz'rcumfusi equitatus turcici sagittis omnes confixi periere,, (lbid.); ,In deposcendis periculis eadem audacia et ubi advenere in detrectandis eadem formido,, (Tac., Agri&., 1). (Ml3) - ,Cupidine praedae graves onere sarcinarum velut vieti caedebantun, (Tac., Hist., i, 15); «Funestam eis populationem facit>, (Liv., iii); , ... que le pescheur par le poisson -Ne soit pris de son hameçom. (Nl3) - ,Turcis ad primum impetum fugam simulantibus, Galli triumphum canentes, iam aduc integro undique eo1 concludit, omnes fortiter dimicantes trucidat, quo infelici Gallorum casu tem'ti, coeten' di/fugerunl>, (Lonicer.). (013) - «Barban· momento tempori.s quasi vieti de industria ces1ere, cedentes victor urgei, iam in angustias locorum prope ventum erat. Tum barbarus versus in pugnam proelium imtaurat, barbarorum man111 ex insidiis coorta cum horrifico clamore in subiectam turbam effunditur, quae multitudine obruta est>, (lbid. ).
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
(P13) - ,Non est prudenlÌJ duciJ in eas se pati angu1tias conici, ut invitus proelium cum hoste decemere cogatun, (Tac., HiJt., i, 15). (Q13) - «Poenus, quia non vicisset, pro vieto essei•, (Liv., i , de SaguntiniJ) . (Rl3) • «In PyliJ et angustiJ locorum est a paroo exercilu cum magno confligendum, non in uqua planitie et patenti loco, ne minor exercitus a maiore circumveniatun, (Herod., De GraeciJ Thermopylas occupatibus). ($13) - ,Tum maxime cum hoste conjligendum est cum milites quidem non tirones, sed exerc,iati, alacri animo idpostulant, et foci condziio commoditasque nobis /avei; hostes vero sunl imparati, dormientes: tunc eos aggredì oportet, qua castrorum ve/ exercitus sui parte maxime sunt imbecilles», (Xenophon., i). (Tl3) - «Nihil introrsum roboris, ac virium esse», (Liv., XJCV); furono li Toscani da' Romani disfatti per diffetto di sussidi: •Quia nullis recentibus subsidiis fulta prima acie fuit», (Lv., ix). (U13) - «Auxiliares ante Carthaginiensium aciem, ne homines mixti colluvione omnium gentium liberum recepium fugae haberent» , (Liv., xxx, 35). (V13) - «Abias sperans in Deo et orans, cum inivit certamen et haberet bellico1iJsimo1 viros et electorum quadraginta milia, occidit jeroboham», (Paralip. , ii, 13 ); «Facienti quod in se est Deus non denegai gratiam», (Axiom. Theol. ); ,Si armatura 1agittiJque potissimum et telis plurimis et multitudine hominum et strenuitate et idoneiJ consiliis molitionibus militaribus ahundaven·mus Romani contra illos, Jum divino auxilio, tum victoria de illiJ non destituemun, (Leo, Taci., c. 18, p. 132). (Zl3) - ,Regnum coelorum vim patitur, et violenti rapiunt il/ud... ». (A14) - «Et infirma mundieligit Deus un confundat fortia,, (Paul., Cor., i, v, 27).
DELL'ARTE MILITARE DI RAIMONDO MONTECUCCOI.I
INTRODUZIONE
Il ms. del trattato (o meglio, come più oltre si dirà, dell'abbozzo di' trattato) Dell'Arte Militare reca chiaramente la data, scn'tta (come tutto il ms.), di pugno di Montecuccoli: Salmiinster, 29 novembre 1673. Esso fu dunque iniziato soltanto diciassette giorni· dopo che la resa di Bonn nelle sue mani era venuta a coronare una tra le più bnllanti campagne del Nostro: quella, appunto, del 1673 contro Turenne. Era dunque un momento di tregua precana, e Montecuccoli era ben lontano dal tranquillo soggiorno di Hohenegg, quando si accinse a metter su carta questa nuova opera che mai sarebbe n·usczto a condurre a termine. Probabilmente questa pn·ma stesura, in fatti non più che un abbozzo, fu scn'tta di getto, a quanto sembra in non molti giorni, ma altrettanto verosimilmente con svanate interruzioni nel mezzo. Così come ci è pervenuto, il ms. è dunque, giòva npeterlo, allo stato di semplice abbozzo; non solo pn·vo di qualsiasi rifinitura, ma addin'ttura incondito, confuso, npetitivo: non più, i'n sostanza, che un insieme di note e diappuntischeletn'ci in vista della stesura di una futura opera; i'n parte semplice elenco di citazioni di Auton~ per lo più antichi, non ancora commentate o elaborate. Di tale ms. (che, interamente dipugno di Montecuccoli, è di lettura difficoltosissima e sovente pressoché del tutto illegibile) fu fatta una copia, evidentemente nel secolo decimonono, pur essa conservata in OSK, Vienna, la quale però aiuta scarsamente il lavoro di edizione, quando non tenda a renderlo ancor più difficile, in quanto zeppa di grossolani erron· di trascn'zione.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
I motivi che resero impossibtle al Nostro la revisione di questo trattato sono chiari, e sono gli stessi che ne causano il profondo interesse. 1672: l'altro grande nemico dell'Impero absburgico, che Montecuccoli aveva sempre temuto e con cui aveva previsto che si sarebbe dovuto combattere, stava a/fine scendendo in campo. La Francia di Luigi XIV attaccava l'Olanda, sua antica alleata, per infliggerle un colpo mortale ed aprirsi la via all'egemonia non solo continentale, ma marittima e coloniale. Alcuni tra i maggiori generali dell'epoca, Turenne, Condé, Lussemburgo furono impegnati nel tentativo di guerra totale contro la piccola repubblica. L'intervento impenale a fianco dell'antica nemz·ca era inevitabile, ma zJ Cancelliere Lobkovic, accecato dalla sua franco filza, legò le mani alle forze armate. Solo nel 1673 si riconobbe a Vienna quanto Montecuccolifosse stato lungimirante nell'additare il pericolo francese, ora che Turenne stava penetrando nell'Impero e avanzando fino in Francoma. Il Nostro ebbe così mano libera: e nella stupenda campagna del 1673 costn·nse Turenne a ritirarsi dal Meno e dal Tau ber, varcò il Reno egli stesso minacciando l'Alsazia e obbligando i francesi a sgomberare precipitosamente l'Olanda; poscia, collegatosi con le forze della repubblica, investì Bonn, alleata del re di Francia, costn"ngendola alla resa. Il Dell'Arte Militare è dunque, tra l'altro, ti distillato, frettolosamente messo su carta, di questa nuova, splendida espen·enza: e non solo. Esso inaugura l'ultimo pen·odo del Montecuccoli scn'ttore; e poiché ti secondo Delle Battaglie, come si dirà, n'mane di datazione incerta, è, in un certo senso, anche l'ultimo trattato che il Nostro abbia scn'tto (o cominciato a scn·vere) ex novo, e da questo punto di vista appare importantissimo anche perché in esso sono esposte le idee su cui si fonderà, nel 1675, l'ultima sua campagna contro Turenne e Condé. In esso appare ben chiaro quanto Montecuccoli stesse meditando sia su fonti francesi, che sulla stona militare e la geografia strategica della Francia (si veda ti par. 163, ove appare tracciata con incredibile lungimiranza la strategia che nel 1870 porterà i prussiani a Pangt). Si direbbe che egli, come negli «Afon'smi»
Dell'arte militare
contro i Turchi: stesse già meditando le grandi linee di una risoluta strategia offensiva contro la Francia. Il Dell'Arte Militare è, quindi, di altissimo interesse: e non solo perché rappresenta l'ultima evoluzione del pensiero del Nostro: ma perché in esso si trovano, sia pure allo stato di abbozzo, non poche idee del maggiore rilievo. Il ms. n'torna continuamente, anzitutto, sulla difficile manovra consùtente nel dividere le propn·e forze in presenza del nemico per n·unirle sul campo di battaglia, che Moltke definì di suprema difficoltà per un capitano e che a pochissimi sommi condottieri·, oltre che a Montecuccoli (ti quale non aveva esitato a praticarla di fronte al suo grande avversanò Turenne), n·uscì con successo. si· può anzi dire che qui per la pn·ma volta tale concezione (cioè la manovra convergente) appare sviluppata a fondo, sebbene non ne manchino cenni negli scn'tti precedenti. L'efficienza organizzativa è oggetto di ultenòre insistenza: si veda per esempio come ti Montecuccoli batta più che mai sull'igiene del campo (per due volte si sottolinea l'esigenza del controllo dell'acqua, che non sia inquinata) ,· infine le operazioni in un singolo teatro sono costantemente viste nel più ampio quadro_ strategico; pochissimi i cenni alla tattica. Tutto l'interesse dello ·scn"ttore sembra ormai concentrarsi sui settori· operativo e strategito: anche perché, si può supporre, egli pare avesse ormai n·nunciato a scn·vere ex novo un trattato di tattica, contentandosi di' ripigliare il secondo Delle Battaglie. Né si deve trascurare di osservare ancora una volta il n·corso di Montecuccoli al sistema apodittico, spinto qui fino all'abbozzo di un quasi-dizionan·o militare; sebbene ciò che ti Nostro persegua non sia certo nulla di simile, ma, ancora una volta, ti tentati·vo di ridurre l'arte (egli pare ormai aver adottato questa parola: il che renderebbe zl tentativo stesso chiaramente contradittonò) ad un insieme di nozioni ben definite e chiaramente identificabili, zl distillato dell'espen·enza e degli studi semisecolan· di un grande condottiero. La pubblicazione del ms. ha posto problemi abbondanti e di non facile soluzione. Si sono dovuti tralasciare penòdi che
Le op ere di Raim ondo Montecuccoli
erano ripetitivi o totalmente zlleggibzli; si sono lasciate da parte le numerose citazioni latine che Montecuccoli aveva affastellato con l'evidente intenzione di riprenderle e inserirle in un contesto ma che così, campate in aria, non avevano senso alcuno. Si è infine dovuto ricorrere più di una volta alla lettura congetturale. Ci'ò non di meno si confida che questa pn·ma pubblicazione del Dell'Arte Militare sarà, come è parsa al Curatore, del maggiore interesse. R.1.
Salmilnster, 29 novembre 1673
DELLA GUERRA, DELL'ARTE Mil.ITARE
AFFORISMI, ESEMPI, RAGIONI, AUTORITÀ DELL'ARTE MILITARE IN GENERE Implorare il Dio degli Eserciti - Ma bisogna rendersi degno del suo ajuto e dei suoi afflatti e inspirazioni: Recede a malo, et fac bonum. Serbinsi prima buoni costumi, si purghino, i vizi, si bandiscono i lussi e poi si lodi e si preghi Iddio, che egli esaudirà. In
malevolam animam non intrabit sapientia. - Custodit Dominus Dzligentes (Salmo 144). - Velut nutrix dirigit gressus parvolz~ sic Dominus ommem gressus justi (Salmo 54). Pigliar le congiunture. La caccia del Wrangel in Boemia. L'Arte militare prescrive il modo di ben guerreggiare con afforismi che riguardano ciascuna parte. L'Arte militare ridotta in afforismi (è] confirmata dagli esempi, dalla pratica e dalle speculative ragioni, dalla autorità dei grand'uomini e dalla Istoria.
VOCABOLI A Alloggiare Assoldare Apparecchio Approcci Contro Approcci Arma
Arme Artiglieria Assalto Contro agli assalti Assedio Contro ali' assedio Attacco
Le opere di Raimondo Montecuccoli
B
Bagaglio Battaglia Batterie Contra batterie Breccia Contra alla breccia
e Castigo Capitulazione Capo Celerità Combattere Consiglio Contrascarpa aperta Contrascarpa difesa
Fato Fonezza Fabbricar Fonuna Forze Fosso Fosso difenderlo Di fuori forzarli difenderli G
Galleria Contro alla galleria Guardia Guardie Guerra difensiva Guerra { offensiva
D Danaro una tnnc1era Difendere { un passaggio Difesa Dio Disciplinare Disposizione Dissegno Divisione
H Huomini I Imboscate Impeto aperto Contro all'impeto Intelligenza Contro ali' intelligenza
E
M
Esercitare Esercito
Marciare Mine Contr' alle mine Monarca Munizione
F
Fame
Dell'arte militare
o
s
Occasione Operazione Ordinare Ossediare Contro l'assediare
Scaramuccie Scorrerie Segretezza Soccorso Sortite Spie Stratagema Contro alli stratagemi
p Pace Paese Passaggio forzarlo Perdita Premio Presidj Posti Prudenza Padronanza R
Recrutte Riscontri inopinati Risoluzione Ritirata Riviera passarla in forza
))9
T Temporeggiare Trinciera Trincera sforzarla
V
Vittoria Vittovaglie
z Zuffe particolari
XENOFONTE DI CIRO
Un capo di guerra consideri d'aver: 1 °, abbondanza di vettovaglia nel campo; - 2 °, Sanità e forza di soldati; - 3 °, Qualche mezzo accioché riescano ottimi ed espenissimi in ciascun'azione militare; - 4°, Alacrità negl'animi dei soldati; - 5°, Obbedienza in essi; - 6 °, Ordinar l'esercito alla battaglia; - 7°, Amore e benivoglienza nei soldati.
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
PER LA VE1TOVAGLIA
Si sia sempre coll'animo alla speculazione del modo d'averne. Non si diferisca mai di preparare le cose neccessarie pria che la neccessità ci costringa; ma quando li ha l'abbondanza, allora si consideri avanti la penuria. Perciocché più facilmente si ottiene dagl'uomini quel che bisogna, se non appaia che ne abbi necessità. Oltre di ciò darai senza colpa appresso i tuoi soldati e perciò guadagnerai ancora maggior rispetto. E allora potrai usar parole più capaci di persuadere, quando potrai dimostrare che puoi far del bene e del male. PER LA SANITÀ
Si abbiano Medici e Chirurghi e si usi anche diligenza che l'esercito da principio non infermi, osservando d 'acamparsi in luogo salubre quando si ha a far qualche dimora. Non riempiendosi troppo di vivande, perché egli è grave e molesto; e consumando colla fatica i cibi che entrano nel ventre, il che augmenta anche la forza. Né bisogna che un esercito mai stia in ozio ma o faccia male all'inimico o bene a se stesso, perché egli è difficile mantenere un uomo solo ozioso, molto più difficile una famiglia, difficilissimo un esercito ozioso.
PER GLI F.SERCIZJ MILITARI
Si propongano alcuni certami e provi (?) premi, acciocché si esercitano a tutte le cose nelle quali si ritrovino poi instruiti al bisogno. PER L'ALACRITÀ E IL CORAGGIO
Si dia buona speranza ai soldati, ma se proposta sovente volte ' l'aspettazione dei beni rimanessero poi delusi finalmente, benché si promettesse loro vera speranza, non restarieno persuasi, onde
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bisogna conservar la sua essortazione fedelissima e sola nei grandi pericoli. PER L' OBEDIENZA
Vale lodare e onorare l'obbediente e sprezzare e punire il disubbidiente e cioè per farsi obbedire di necessità, ma per farsi obbidire d'amore, è strada più compendiaria. Gli uomini obbediscono volontieri a quelli che stimano più prudenti e più utili a loro stessi, di loro stessi; come i malati obbidiscono a quelli che gli ordinano quello che bisogna, e nel mare quegli che navigano ubbidiscono volontieri al pilota. Ma quando gli uomini stimano che ubbedendo deano ricevere qualche male, non si lasciano eccitar né dal pane, né dai premi, non pigliando alcuno volontieri un dono che ridonda in sua incomodità. Ma per acquistarsi questo credito di prudente non ci è strada più corta che d'esser prudente in quelle cose nelle quali desideri di parerlo, perché se vuoi parere buon agricoltore, buon medico, o buon latinista senza esserlo, stima quante molte cose bisogna considerare per parerlo: e benché persuaderai a molti e averai uomini apposta che ti lodino per acquistare credito, nulla di meno alla fin de' fini sarai scoperto e sì verrai a farne prova maggiormente. Ma per essere prudente nell'ordinar la battaglia o altro: 1 °, impara ciò che si può imparare in tal soggetto; 2 ° , quella che dagli uomini non puoi imparare né provederlo con umana providenza, si dee perseverare dagli Dei per l'arte del dominare; 3 °, ciò che conoscerai esser buono a farsi, procura che si manda ad effetto senza negligerlo. PER L'AMORE
È l'istessa via d'acquistarlo nell'animo dei soldati che di farci amici. Cioè col far benificio; e perché egli è difficile poter sempre far beneficio, rallegrati dei lor buoni successi e condogliati dei cattivi, aiuta alla loro difficultà, consigliali acciocché non errino, fatti loro compagno.
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Nella state, soffri più di sole; nel verno , più di freddo che essi proprj; e nelle fatiche, fatica più d i loro. Ma sappi che le stesse fatiche non offendono similmente simili corpi d'un imperatore e d'un uomo privato, perché l'onore allegerisce alquanto le fatiche all 'imperatore, e perché egli conosce che non sta occulto ciò che egli fa. Macchini il capitano quanto può d'assaltare con gente ordinata nimici senza ordine; con armati, disarmati; con vigilanti, dormienti; vedendoli [e] e non potendo esser visto; essi in luogo disavantaggioso e tu in luogo sicuro. E spesso si offre l'occasione di questi errori, perché bisogna foraggiare, bisogna dormire et altre cose di necessità fare. Il che tutto bisogna considerare et in ciò che tu ti riconosci più debole, esser molto provido, ed in ciò che l'inimico è più debole, assaltare. E bisogna che il capitano in tutto sia diligente e considerato, e non solo servirsi di ciò che ha imparato, ma speculare da lui stesso a nuove machine et inventioni contro il nimico. Sì come i musici non solo si servono delle melodie apprese, ma si sforzano di comporre nuove canzoni. AFORISMI MILITARI DELL'ISTORIA DI FLORO 1, ARME. Coll'armi difendesi gli Stati; 2, GENERALE. Il capo dell'Essercito abbia un'autorità assoluta; 3, FORTEZZA. Ad tutelam novae urbis (Romae) sufficere vallum videbatur (Hist. , lb.i., cap. 1); 4, PORTE. Le porte si custodiscano bene; 5, BATTAGLIA - NELL'ATTO. Si fanno voti a Dio; 6, ARME IN PRONTO. L'arme custodiscono gli Stati; 7, BATTAGLIA, DOPPO. Ringraziar Dio, appendere le spoglie e le bandiere nelle Chiese; 8, BATTAGLIA. Nec Romanis incruenta victoria fuit (Livio, xxx, 18); 9, COMBATTERE. Cercar di separar l'inimico per com batterlo disunito, finger perciò una ritirata; 10, AUSILIARI. Gli ausiliari sono sospetti, aspettano gli eventi per appoggiarsi al vincitore;
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11 , BATIAGLIA. Interpretar in meglio e mostrar fatto a studio
quel che procede di danno; 12 , BATIAGLIA. Non si dà battaglia quando egli si è inferiore troppo di forze; 13, BATIAGLIA DOPPO. Servirsi d'una vittoria per istrumento d'un'altra; 14, BATIAGLIA. Talor perdesi,- eppure, o per vanità o per imporre alle genti, arrogasi o pubblicasi la vittoria; 15 , CONSIGLIO. Tutto ciò che fa l'inimico contra a ragione , dee esser sospetto; 16, PIAZZE. Non si diminuiscono mai tanto dei presìdi che, perdutasi la battaglia, non possano poi difendersi; Rohanville , prima guerra contra i francesi, fu per questo presa ed abbrugiata; 17, DISCIPLINA. Più importa l' essecuzione degli ordini che la v1ttor1a; 18, SITO, RICONOSCERLO. Ridurre l'esercito nimico in luoghi ristretti e scabrosi, dove , assalito, non possa diffendersi 19, LEGHE, POCO DUREVOLI. Chi sostiene il lor primo impeto, facilmente le dissolve , e vince; 20, BATIAGLIA, SULL' ATIO. Con gente messa prima in aguato o mandata sotto spezie di trafugatori, assalir col favor della zuffa l'inimico alle spalle; aver favorevoli il vento, il sole e la polvere; 21, BATIAGLIA DOPPO. Capitani dimostrano valore, chi cadendo, chi salvandosi 22, ESSERCITO. Si ammollisce nelle dilizie; 23, CAMPEGGIARE. Temporeggiare. Vincesi una battaglia se guadagnasi una Provincia, e doppo questa molte altre; 24, SCELTA. Scelgonsi li soldati dai Romani non sotto a 17 né sopra a 45 anni; 2 5, ASSEDIO. Si leva l'assedio quando troppo grande è la resistenza dei difensori; soprarriva il soccorso; il proprio essercito si disfa per pesti, farne, inclemenza di cielo, sedizioni; il nemico attacca un altro luogo che dev'essere necessariamente soccorso; 26, CONQUISTE. Si mantengono col lasciar vivere i popoli colle loro leggi;
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27, PIAZZE. Non lasciar le piazze del nimico alle spalle; 28, DISCIPLINA. Fortezza dei soldati; 29, BATTAGLIA SANGUINOSA. Pirro della vittoria guadagnata ma sanguinosa contra de ' Romani, disse: «alterius sibi paris victoriae haud esse opus»; 30, BATTAGLIA, vinta a caso o pel favor divino; 31, CAPITANO. Sue doti (?): scientia rei militaris , virtus, authoritas, felicitas; 32, VITTORIA. Non vergognarsi d 'esser vinto per la gran virtù del vincitore; 33, BATTAGLIA. Ordinar ben la battaglia, combattere fieramente; 34, ìì:> 35, CONQUISTA. Per assicurarsi delle conquiste demolire i luoghi forti, avere gli abitatori fuori de' boschi; disarmare gli abitanti; 36, FORTEZZA, VIRTÙ. Virtù; 37, DIVINO AIUTO. Da implorarsi; 38, MILIZIA. 1, Veterana intratengasi sempre e sia un re sempre armato; 2, Soldati eleggansi i buoni. Nascita, luoghi, età, persona, spirito, professione; 3, Si esercitino nei presidi, sieno disciplinati; 4, Sieno proprj , in compagnie, mercenarj; 5, Capi sieno bravi, fortunati, auterevoli, nobili, ricchi; 39, FANTERIA. 1, Necessari.i per espugnare, difendere; 2, Utile per conservar le piazze e per la spesa minore; 40, CAVALLERIA. Le pattuglie; spedizioni di celerità; sorprese; romper quartieri; dar il guasto alla campagna; romper un convoi; toglier i viveri; interrompere una marcia; preoccupare un posto; pigliar lingua; 41, MILIZIA. Alle sollevazioni si previene: 1, dando poca autorità ai capi; 2, non ragunandoli per lungo tempo [né] insieme lasciandoli; 3, fuggendosi l'ozio e tenendo impiegati i soldati e facendo lor imparare qualche mestiere; 42, APPARECCHIO. 1, Danaro - Cassoni pieni di danaro; 2, Arme - Arsenali pieni d'armi e di strumenti; 3, Munizioni di
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bocca, e di guerra - Magazini ripieni di munizioni e di viveri; 4, Medici, Chirurghi, Ospitali; 43, GENERALE. Sia: 1, liberale; 2, segreto; 3, vigilante; 4, intrepido; 5, sprezzatore delle voluttà; 6, buono; 7, giusto; 8, conservator dei soldati; 9, di fede inviolabile; 44, CAMPO. Da osservarsi: 1, li culto divino ; 2, La nettezza; 45, ARMATA. 1, Troppo debole invalida; troppo grossa confusa; giusta di 40.000 uomini; 2, sia retta da un capo solo , ma da molti subordinati; 46, OFFENDERE. Per invasione: 1, raccozzar l'armata in piazze d'armi ; 2, animar i soldati; 3, informarsi essatamente del Paese, dei siti, del nemico , sue forze, leghe, costumi; 4 , seminarvi diffidenze, gelosie, odio; 5, porre in contribuzioni il paese con iscorrerie e disertarlo alla turchesca; 6, gir piede a piede, pigliando piazze e stabilendovi quanieri; 7, per giornate e battagliare; 8, render la sua dominazione amabile e desiderabile per la sua virtù eroica; 47, CAMPO. 1, Non sia soggetto alle sorprese et agli attacchi; 2 , impedisca le scorrerie del nemico; 3, fortificarlo se egli dee essere di durata; 4, in luogo avvantaggioso per rendersi maestro della campagna; mandare fuora panite e corpi volanti; tener aperti i passaggi e servire di piazza di sicurezza, di ritirata, e di magazino (come una piazza di guerra presa) quando il nimico non abbia forze da tenersi in campagna, altrimenti devesi andar direttamente sopra di lui e disfarlo, o per battaglia, o col togliergli i viveri; 5, sia posto lungo un fiume navigabile, in paese fertile , vicino a qualche bosco; 6, proporzionarne la grandezza alla grandezza dell ' armate. - Il generale nel mezzo , gli altri subordinati a lui vicini: li capitani presso dei loro colonelli e gli officiali subalterni dei capitani; 7, siano piazze d'armi montati; 8, tenerlo netto; 9, circondar il campo con fossi, valli sovra terra e palissate con ridotti, e punte o bastioni e mezzi bastioni di spazio in spazio; 10, guardie, ronde, paruglie nel campo e fuora; partite, corridori e battitori di strada; 48, COMBATTERE. Difesa. 1, Difendesi in campo attaccato: 2, montando il terrapieno; 3, ritagliandolo a dente; 4 , seminando
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triboli dietro alla linea; 5, ponendo l'armata in battaglia dentro al campo; 6, illuminando la campagna s'egli è di notte; 7, facendo sortite colla cavalleria che pigliano l'inimico in fianco; 8, mettendosi di giorno in battaglia, spiegando le linee ed uscendo a combattere l'inimico; 49, BATIAGLlE . 1, Si fanno a caso quando due armate si riscontrano opinatamente o a dissegno; 2 , opporsi al rinforzo ed alla congiunzione dei suoi (cioè dei loro); 3, animar li soldati col battere nei piccioli riscontri il nemico; 4, dimostrarsi allegro ali' essercito ed animarlo col parlargli e col farsi vedere da per tutto promettendo ricompense e pane; 5, ornarsi esternamente di ricchi vestiti; 6, finger qualche segno o altre cose di buon augurio; 7, prevenire l'inimico nell'ordinarsi in battaglia; 8, pregar Dio; 9, riveder la gente e l'armi loro e la munizione; 10, far mangiare li soldati; 11 , dar il signale; 12, non bottinare; 13, non gettar le armi; 14, non permettere agli officiali di battersi soli; 15 , servirsi dei vantaggi del sito e preoccuparli, come fosse, rive , colline , etc.; 16, talora si leva un gran grido andando alla carica per inspaurar il nemico e per animar i suoi; talora si osserva silenzio per meglio intendere gli ordini; 17, far bere vino a' soldati, per più animarli; 18 , andar lentamente alla carica, per non perdere il fiato; 19, a 20 passi dall'inimico, far la discarica; 20, tengasi il generale con truppa scelta in luogo dove possa scoprire il tutto ed accorrere a fuoco per necessità d'assistenza; 21 , aver gente segretamente eletta, che s'attacchi al generale inimico; 22, le distanze sieno tali che vi sia spazio sufficiente di moversi per sostenere i primi e impedire che, rovesciati li primi, non confondano gli altri; 23, le riserve o danno l'ultime spinte allo inimico che vacilla, o ristabiliscono la speranza dei suoi che sono in rotta; 24, le riserve potriano essere composte dei volontari e de' riformati; 25, l'Artiglieria sia ben servita; 26, esporre qualche preda a bello studio acciocché l'inimico si abbandoni allo spoglio; 27, se l'una delle ale batte e l'altra piega, si soccorri questa, e quella proseguisse la vittoria; 28, mandar Cavalleria a proseguire l'inimico rotto ; 50, VITIORIA. Guadagnandosi: 1, render grazie a Dio; 2, fuggir l'ozio e i piaceri; 3, conservar una generosa umanità coi
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vinti; 4, pubblicar la vittoria ed ingrandirne il vantaggio; 5, spaventar le piazze a rendersi; 6, occupar il danaro publico; 7, impedir il nemico di rimettersi; 8, far medicar i feriti, seppellir i morti, pregar per essi, trattar bene i prigionieri e lasciarli per il cambio o per il riscatto o su la parola o senza condizione, donar loro la libertà o arrolarli in servigio; 51, CONQUISTE. Conservar le conquiste, più difficile che il farle; 52, DISCIPLINA. Tunc acrius in castris quam in campo, nostro cum milite quam cum Numantino pugnandum fuit, (Liv., II, 18); 53, FORTIFICARE il campo; 54, ALLOGGIARE; 55, BAGAGLIO. Sia poco e ristretto il bagaglio; 56, PIAZZA. 57, ASSEDIO. 58, CAPITANO. Dia esempio di virtù e di valore; 59, PROVIANDA. Far saggio dell'acqua, che ella non sia avvelenata; 60. PIAZZE. Si espugnano le piazze col denaro e con esso si vincono gli esserciti; 61, COMBATTERE. Temporeggiare contr'un nemico ardente; imporre ai suoi la necessità di combattere; 62, ASSALIRE all'improvviso, guadagnar il vento, riflettere il fulgore dell'arme negli occhi al nemico; 63, BATTAGLIA NELL'ATTO. 64, COMBATTERE. Non dar tempo all'inimico di congiungersi; 65, LEGA. Due potenze collegate insieme dividono fra loro una provincia che assalgono; 66, CONQUISTE. 67, ESSERCITO. Essercito troppo grosso, non valido; 68, CAPITANO. 69, SORPRESA. Si sorprende l'inimico ubbriaco; 70, ESSERCIZIO. L'emulazione e l'essercizio mantiene l'essercito florido;
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71, SITO. 72 , ASSEDIO. Fortezza che non può sperare soccorso, s1 rende; 73, ATIACCARE. 1, assallir l'inimico per diversione; 2 , nel di lui pasto; 74, DIFESA. Fortificar quei luoghi per dove conviene al nimico di passare per venir a trovarci; 75, LEGA. Se uno ha scrupolo di far lega con teco per rispetto dell 'obbligo che egli ha al suo Principe, piglia tu il titolo di quel Principato; 76 , BATIAGLIA. Declinasi per qualche predizione astrologica; 77, ASSEDIO, SOCCORSO. Attaccar gli stati del nimico occupato nell 'assedio per divertirlo; 78, TREGUA. Con che ciascuno ritenga ciò che egli ha occupato; 79, ATIACCO DI PIAZZA. Si distribuisce in tre parti l'essercito e di nottetempo fansi due attacchi furiosi e colla terza si assale nel luogo men forte e si espugna; 80, ASSEDIO. Attaccar piu luoghi in un tratto quando l'essercito è numeroso; 81, SORTITA. Succede felicemente al favor di qualche selva vicina al nimico; 82, CAMPEGGIARE. Dar il guasto al paese per impedire che il nemico non possa rimetter le forze insieme; per dar il guasto si riparte l' essercito in tre: due scorrono, la terza sta in mezzo dove di nottetempo le altre si ricovrono; 83, DIVERSIONE. Occupato il nemico in un assedio, si invade il suo paese; 84, SORPRESA. Si sorprende chi è trascurato nelle guardie, chi ha avuto qualche buon riscontro poco anzi; 85, ASSEDIO. Preoccupare e fortificar i luoghi per dove può venire il soccorso; 86, CONQUISTE. Se ne assicura cacciando fuora gli abitanti antichi ed introducendo i tuoi naturali (colonia); 87, BATIAGLIA. Si dispone in tre linee;
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88, OSTAGGI. Si ritengono ostaggi principali in pegno di sicurezza di cose promesse o di danari da pagarsi; 89, BATIAGLIA. Per ritener le invasioni del nimico opporgli un mucchio di speroni colle rotelle all'insù; 90 , BATIAGLIA. Vien impedita dalla notte; 91, RITIRARSI. Di nottetempo ingannando l'inimico co1 fuochi; 92 , ASSEDIO. Non si intraprende quando si serba l'essercito a cose magg1on; 93, SPOGLIO. Si redime lo spoglio d'un paese con riscatto di danaro ; 94, ESSERCITO. Per convocar presto un essercico pubblicasi la revisca; 95, EssERCITO DI MASNADIERI. Impiegarlo altrove e darlo a chi fa guerra; 96, COMBATTIMENTO. Col sostituire freschi soldati agli stanchi battesi l'inimico che da' prima era vittorioso; 97, PASSAGGI. Aprirsi la strada col ferro; 98, ESSAZIONI. Per non aggravar il paese con essazioni , s1 alimenta il soldato col proprio danaro; 99 , VITIOVAGUE. Col cogliere i viveri e le condotte al nimico s1 vmce senza sangue; 100, PUGNA. Nel combattimento la partenza d'un capo frange l'animo dell'esercito. Il generale dee nella zuffa accorrere ai bisogni , animare , osservare , ammonire dell' onore e dell ' offiz10;
101, FORZE. Combattimento. Dove il nimico è molto superiore di forze non bisogna combattere apertamente ma all ' improviso, sorprenderlo di repente , e sull'alba sorprenderlo; 102, ESSERCITO. Chi è debole contro un più forte cerca siti angusti ; e' si fortificano in modo che una sola avvenuta sia aperta; 103, BATIAGLIA. Dovendosi rinovar la battaglia si uccidono i prigionieri fatti, acciocché o non impegnino le guardie o rivoltandosi non danneggiano ; 104 , VITIORIA. Battuto il nimico , non dargli tempo di rimettersi più su piedi, ma premerlo con maggior vigore e
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suscitargli nuovi nimici rimostrando la facilità di opprimerlo rnueramente; 105, FORTEZZE. Luoghi forti che non si possono presidiare, demolirli, acciocché il nimico non se ne serva; così anco dalle vittovaglie; 106, DIFENDERE. Per difendere uno stato: 1, presidiar i luoghi forti; 2, levare dei soldati; 3, accumulare danaro; 4, far voti e preghiere a Dio; 107, SOCCORSO. Si soccorre o con gente o con sussidj; 108, TEMPOREGGIARE. Temporeggiasi quando si aspetta rinforzo; quando il nimico si disfà da per sé; per aver essercito nuovo; in clima a lui insolito, o di infermità affetto; 109, BATIAGLIA SI PERDE. Capo che fugge fà perdere l'animo ai soldati e perdesi la battaglia; 110, MATRlMONIO , confederazione. Ordinariamente dove si fanno matrimonj fannosi anco confederazioni; 111, BATIAGLIA. Si sfugge quando il nimico è troppo forte, quando si spera si disfaccia per l'estremo caldo o freddo o per la . . cattiva stagione; 112, IMBOSCATE AGUATI. Si scaramuccia e facendo vista di ritirarsi s'attira il nimico negli aguati; 113, SPIE CORRITORI. Non veder di leggero, per non impegnarsi in un conflitto mal a proposito; 114, BATIAGLIA. Per impegnarvi li compagni renitenti, comminciasi la zuffa e gli altri per non parer disertori dovranno seguire. Si precipita la battaglia quando si ha associati: l'uno invido della gloria dell'altro, vuol involargli la gloria ed attacca precipitosamente la zuffa. La temerità di alcuni che con pocchi assalgono molti cagionano la perdita degl' esserciti; 115, GUARDIE. Per assicurar la persona del Principe si hanno: Guardie del Corpo; Compagnie; Reggimenti; 116, EsERCITO. Si licenzia venendo il verno e si acquartiera; 117, SOLDATI CHE DISERTANO. Si publica loro il perdono perché rivengano a un tempo prefisso; 118, INVASIONE. S'attacca il paese nimico da più parti e con più eserciti in un tratto;
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119, BATIAGLIA. Persasi la battaglia, li popoli si rendono e sommettono al nimico; 120, CITIADELLA. Le cittadelle tengono in freno quei che inclinano a sollevarsi contro al suo Principe. Fingono i cittadini di dar mostra alla soldatesca che son risoluti per difendersi, invitano e allettano fuora il comandante della cittadella coi suoi, poi la sforzano. Cittadini datisi su la protezione d 'altri , demoliscono le cittadelle; 121, PIAZZA SORPRESA. Sorpresosi il castelli, quei della città rompono il ponte dell'uscita poi assediano di nuovo il castello e lo ricuperano coll'uccisione dei primi vincitori; 122, INVADERE. Avendo con seco nell'esercito persona la quale abbia pretentione legitima nel regno invaso, non fa il regno gran difesa; 123, ASSEDIO. Peste nell'esercito assediato scioglie l'assedio; 124, SOCCORSO. Chi chiede soccorso di piazze di sicurezza assume pegno di fedeltà a chi lo dà; 125, CITIADELLE. Si demoliscono da chi ambisce la libertà; 126, SOCCORSI. Chi soccorre spoglia spesso di qualche piazza il soccorso; 127, ASSEDIO. Facilmente s'intraprende, battuto che sia prima il nimico, che è posto in terrore; 128, BATTAGLIA. Battuto l'inimico, le sue piazze facilmente si rendono; 129, ASSEDIO. Il verno scioglie l'assedio; città popolate e grosse non facilmente si attaccano, se non con grandissimi eserciti; 130, RINFORZO. Chi non aspetta il rinforzo vicino e la congiunzione, combatte separatamente; non è maraviglia che egli sia battuto; 131, ESPUGNAZIONE. Si espugna un luogo col appiccarvi il fuoco; 132, FORTEZZA BEN FORTE. Ricovro è d'un Principe che non ha armi in piedi per resistere all'invasione; 133 , BATTAGLIA. Terror panico e sole contrario fanno fuggire chi potea vincere; 134, lNVASIONE. Chi dubita d'esser invaso rovina tutti i ponti dei fiumi e pone forti presidi ai passaggi;
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13 5, FruME. Si passa segretamente con barchette al favor di funi legate in amendue le ripe del fiume e si sorprende il nimico; 136, BATIAGLIA. Un fatto d'armi perso muta lo stato delle cose e chi volea entrar in lega si arretra; a riscontro chi vince calma le sollevazioni e ribellioni che erano in punto da suscitarsi; 13 7, SOLDO. Si pagano i Soldati colle Decime ecclesiastiche concesse dal Papa; 138, COLLEGATI. Principi collegati di eguale qualità non possono mantenersi gran tempo insieme se egli non vi ha un capo sopra loro tutti, saggio e stimato, per avere l'obbedienza degl'altri. L'uom savio che avrà sotto il suo comando 10.000 uomini è più da stimarsi che dieci personaggi ciascun dei quali ne avesse 6000 sotto di sé e fossero tutti confederati insieme, conciosiaché vi sono tante cose a disputar ed aggiustare fra loro, che la metà del tempo si perde, le occasione fuggono prima che vi sia cosa alcuna risoluta e concertata; 139, TREGUE E COLLOCUZIONI. Sono disavantaggiose le collocuzioni tra gli esserciti nemici per chiunque è inferiore, conciosiaché ognuno desidera d'avvanzarsi e di assicurarsi; onde si attaccano al potentato maggiore, che può adempiere i loro desideri più che il minore; 140, CONFEDERAZIONE. 141, POTENTATI, ACCORDO. Accordansi insieme li Grandi d'abbandonar ciascuno i suoi alla discrezione dell'altro; il re di Francia Luigi XI vuole abbandonar i liegati a Carlo duca di Borgogna, purché egli abbandoni al re la protezione della Bretagna; 142, BATTAGLIA. una battaglia mette in compromesso ed a repentaglio la somma delle cose, e doppo di essa si veggono gran mutamenti di stato per poca gente che vi rimanga morta o disfatta. Chi perde non deve più intraprendere che imprese facili per rimettere il cuore ai suoi. Una battaglia persa ha sempre gran coda e cattiva per chi perde. I conquistatori e chi tiene essercito migliore devono cercar le battaglie per abbreviar l' opra; 143, SORTITE. Dar buona parola a gli assediati per tener a bada le sortite;
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144, PIAZZA ESPUGNATA. S'entra per la breccia appianata col fosso, e se non v'è breccia s'entra per le mura abbattute; 145, CONSIGI.10. Esser tardi a intraprendere ma a ciò che s'intraprende essere talmente provvido che si riesca nella impresa; 146, SORTITE. Sono pericolose a quei della piazza perché essi sentono più la perdita di 10 uomini che quei di fuora di 100 conciosiaché il loro numero non è eguale e non restauransi con nuovi soldati. Si faccia segreta e si vada determinatamente e a capo basso sin là dove si vuol giungere, senza fermarsi tra strada né dar l'allarme; 147, ASSALTO. Determinar l'ora, e poi nel punto determinato far qualche segno con tiri di cannone o di bomba o di altro; 148, MANIFESTI. Publicar l'onestà delle sue pretensioni; 149, INCORAGGIARE. Per non scemar l'ardire ai suoi si celano le sconfitte e si dipingono i fatti non cattivi per buoni; 150, 1ìMORE. Il me semble une folie de ne craindre son enemis et ne vouloir craindre rien (Commines, m, 5); 151 , ARMATA. L'armata del Duca Carlo di Borgogna tutta a cavallo trattenne quei che servivano all'Artiglieria (l'anno 1464); 152, CONFEDERATI. Li confederati di rado si trovano insieme al punto concertato onde !'imprese svaniscono; 153, PIAZZA, RITIRATE. Egli bisogna aver piazze forti alle spalle che in caso di bisogno diano sicuro ricovero. Altrimenti egli è pericolosissimo l' avvanzarsi troppo; 154, PIAZZA. La piazza capitale o metropoli espugnata, le altre seguono l'esempio e si rendono; 155, CONGIUNZIONE ESERCITI. Impedir al possibile la congiunzione di due eserciti nimici ed attaccarne uno prima che ella sia fatta; 156, CONFEDERATI. Chi ha da far con più confederati, corra su l'uno che è più alla mano prima che gli altri possano assistergli; 157, BATTAGLIA. Caricar il nimico che viene filando prima che egli sia unito e postato; cavalieri mettono piè a terra per meglio combattere; battaglie sono nella mano di Dio a sua volontà, perché le cose non si trovano al campo come elle sono concertate nella Camera. Difficile che il senso d'un uomo sappia
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portar e dar ordine a sì gran numero di gente. Ciascuno dee fare da per sé quanto ei può e che ei deve. Quando si va ad investir il nemico, marciasi in modo che la Fanteria possa di quando in quando ripigliar fiato; 158, BATIAGLIA. Cavalleria respinta si rovescia sopra la Fanteria e la rompe. Castigar i fuggitivi; riunire le truppe sciolte e disperse doppo la carica. Il ritirar le reliquie dal campo è pericolosissimo perché li soldati perdono l'animo e si mettono in fugga, onde è meglio rappiccar la zuffa e vincere o morire. la notte separa il combattimento; chi sta costante su il campo trova sovente il nimico partito p rima di lui. Subornar qualche messaggiere che rechi buone nuove per riconfortar l'esercito. Cercar qualche buon luogo per riposare gl' affaticati e medicar i feriti; 159, PIAZZA. METROPOLI. Traggasi in lega ed al suo partito la città capitale del Regno: tutte le altre seguono; 160, PONTE. Si portano i tonnelli sciolti e da congiungersi insieme e picciole barchette su le carra per far ponti; 161, LEGA. Dove sono più collegati né un solo a cui gl'altri obediscano, variano le opinioni e poco di buono si conclude o si esegmsce; 162, FIUME. Per tragittare un fiume si guadagnano !'isole se ve ne sono d'avvantaggiose; 163, ASSEDIO. Per serrar Parigi, bisogna rendersi padrone dell'alto e della parte superiore delle tre riviere Marna, Yonne , Seine; 164, DIFESA. Chi fa guerra contra molti collegati de' cercar pace per disunirli uno alla volta; poiché sarà poi difficile che tornino qui ad unirsi; 165, BATIAGLIA. Le battaglie sono cose molto incerte; 166, BATIITORI. Guardisi chi va a riconoscere di non ingannarsi, come quelli che riconobbero di gran cardoni per lanceri che aveano alzate le lance e gli altri che riconobbero fasselli di grano maturo per isquadroni di Cavalleria; 167, ASSEDIO. Piazza che dispera il soccorso si rende facilmente. Piazza in cui il capo vien ucciso facilmente si rende. Piazza
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persasi entro del proprio paese si può facilmente ricuperare e forzare per fame tenendo ben presidiati i luoghi dell'interno; .168, BATTAGUA. Un traditore che abbandona il campo nel punto del combattere e passa al nemico, o che commincia a fuggirsi per dar esempio ed instigar gl 'altri a fuggire, o che uccide il capo dell'esercito a tradimento, fa perdere la battaglia; 169, PIAZZE, PRESA. Espugnar le piazze le quali possono porre in contribuzione grande e buon tratto di paese. Per consumar una piazza troppo grande e vasta se ne distrugge una parte; 170, DIFENDERE. Des ennemis éstrangers, quand le dedans
est uni, on le défend aisement, car zls n'ont nulles intelligences ni accointenances à ceux du Royaume. (Commines, V, 18); 171 , GENERALI. Si levano via dall'esercito per qualche colpa considerabile ricevuta dal nemico, o per aver spogliato e depredato qualche paese amico; 173 , ATTACCARE. Far l'armate così grosse e così buone e forti d'Artiglieria che l'inimico non ardisca combatterle. Pigliar subitamente le piazze che sono mal fornite e difettuose; e poi fornirle di sì grosso presidio e di buona Artiglieria che egli non sia possibile il ripigliarle (così facea Luigi XI re di Francia, Commines, VI, 5); pigliarle ancora per tradimento e corrompere li governatori di esse; 173, BATTAGLIA. Un gruppo di transfugatori che nella battaglia passano da un esercito all'altro danno persa o vinta la battaglia; 174, PIAZZA, ATTACCO. Ella è follia d'attacar una piazza nella quale sia troppo gran numero di difensori; 175 , SOCCORRERE. Chi soccorre guadagna qualche piazza e la si tiene poi per sé; 176, DIFENDERE. Quando si sta sulla difensiva si forniscono bene le piazze e si lascia entrare il nimico il quale si distrugge da per sé; 177 , ASSEDIO . Nell'assedio che molto dura, patisce l'assediatore nelle altre pani del suo stato orrende perdite; 178, LEGA. Egli succede spesso che l'uno dei collegati si rapacifica col nemico e diventa inimico al suo primo collegato;
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179, LINEA DI COMUNICAZIONE. Le due de Bourgogne desi-
roit fort d 'avoir la Lorraine, pour avozr le passage de Luxembourg en Bourgogne et que toutes ses seigneuries joignissent ensemble. (Commines, IV, 13); 180, COMBATTERE, PASSAGGIO. Se la gente che deve guardare un passaggio si ritira in disordine, è dubbio che l'armata addietro riceva terrore e si metta in fuga, né ben combatta; 181, BATIAGLIA. Perdutasi la battaglia perdonsi coloro che prima furono o finsero d'esser amici e si entra in disprezzo appresso a suoi; 182, MOSTRA. Ai ponti, passaggi stretti e dove ci convien sfilare si contano l'armate; 183, BATIAGLIA. Doppo la rotta del nemico la Cavalleria il perseguita e fa macello. Dove non è Cavalleria che perseguiti, l'inimico non può perdere molto; 184, FORTIJNA. Centum doctorum hominum conszlza, sola
haec vincit dea; 185, CONQUISTE. Moderarle; 186, COMBATTERE. Gli eserciti de' nemm smisuratamente grossi, tumultuari e non agguerriti, vinconsi colla fame anziché col ferro; 187, COMBATTERE. Per ostinarsi a combattere, collegansi col sangue; 188, VITIORIA. La vanità de' capi vanta spesso la vittoria dove ella non è; 189, PIAZZE che non si possono mantenere né facilmente soccorrere né fidarsi degli abitanti si demoliscono ; 190, COMBATTERE. Combattesi talora non per valore, ma per necessità; 191, CONQUISTE. Assicurar le conquiste col dar ai vinti mezzi da poter vivere e coll'allontanarli dai mezzi di sollevarsi; 192, VITIORIA. 193, CAPITANO. Non isprezzi il nemico; 194, BATIAGLIA. Nel trepidar dell'esercito rimette il capitano col suo esempio l'ardire ai soldati; 195, CAPITANO NELLA BATIAGLIA. Soccorre ai bisogni,
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incoraggia suoi, carica il nemico, fa officio di capitano e di soldato; 196, CAPITANO NELLA BATTAGUA. Metta pie' a terra: ablegato equo, pn·mam in aci'em procurrit; 197, PIAZZE. S'assediano; si espugnano subito doppo una vittoria campale; 198, CAPO. Sia solo con autorità assoluta; 199, FORTUNA. La fortuna più vale che la virtù; 200, VITTORIA. La vittoria si ha talora per fortuna e per errore; 201, ACQUE. Sono sovente infette, onde bisogna farne un saggio; 202, COMBATTERE. Ostinazione nel combattere; 203, LEGA. È ritenuta ferma dal scambievole timore che l'uno ha dell'altro collegato; 204 , INCORAGGIARE. 205 , BATTAGUA. Per tirare l'inimico a battaglia camparsegli contro; attaccargli una piazza in faccia sua; dar il guasto al suo paese; cingerlo con fortificazioni; incitarlo a scaramucce. Temporeggiar per ischivar la battaglia; consumar il nimico col tagliargli i v1ven; 206, BATTAGUA di gran conseguenza (Pharsalicis campis Urbis, Impen'i, generis humam·fata commissa sunt); 207 , ESSERCITO. Troppo grosso, non buono; 208, VITTOVAGLIA. Sopra tutte le cose si provveggano da principio le vittovaglie ed i magazzini; 209, TEMPOREGGIARE. Calunniato; 210, BATTAGUA. Battute le prime schiere che si rovesciano su l'altre, cagiona confusione e perdita della battaglia; 211, BATTAGUA. L'antico modo di battagliare in Italia era di non caricare se non per squadre onde il combattimento dura tutto il giorno senza gran danno. Essortano arditamente a dar battaglia coloro che non hanno obbligo o voglia di trovarvisi e che hanno interesse che altri combattano la loro guerra; 212, CONSIGLIO. Impetrare con digiuni ed orazioni l'ispirazione divina nei consigli;
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213, PIAZZE MARITIIME. Per assediarle bisogna chiuderle con flotte dalla parte del mare per impedire i soccorsi; 214, PIAZZE. Le piazze occupate confermano le conquiste, che, perdutesi quelle, si perdono. Citadelle fuora delle città. Piazze si danno in pegno a chi presta denaro; 215, ARMATA. Si disfa non combattendo per mancanza di viveri e di paga; 216, COMBATTERE. Val meglio combattere, quando si vede che tenuta senza combattere si perde la gente per qualche difetto di viveri o di soldo o di malattie; 217, FORTEZZE. Luoghi forti danno a molti occasioni di governarsi licenziosamente, confidati nella ritirata sicura che essi hanno; 218, PIAZZA. Si sorprende col guadagnar una porta. Chi ha la piazza capitale e metropolitana, ha il governo della provincia. Pigliarsi piazza benché debole per alloggiare il verno. Piazze in luoghi sterili e montagnosi, se elle sostengono l'assedio, disfanno l'armata nemica. Le piazze di convenienza e che servono ad una impresa si pigliano in prestanza con giurar di renderle a termine prefisso doppo l'impresa fatta; 219, DIFFENDERE. Si fa alle frontiere in sito avvantaggioso per aver il proprio paese e gli amici dietro a sé favorevoli e le spalle sicure; 220, CONQU1STE. Nei paesi conquistati non si deono lasciare piazze non espugnate. Non lasciarvi personaggi potenti, ma permutar loro i beni che vi posseggono con altri che sieno lontani di là. Contentar il popolo coll'affranchirlo ~alle gravezze e dar anco qualche soddisfazione alla nobiltà. Facili a conquistarsi sono le province dove non sono piazze forti e dove i popoli sono pronti a ribellarsi, e dove si hanno intelligenze e si portano arme per armarne la gente disarmata; 221, PIAZZE. La linea di communicazione si assicura con piazze fra mezzo, ben munite; 222, DIFENDERE. Si fa difesa coll'opporsi ai passaggi; 223, ARTIGLIERIA GROSSA. Si passa per le montagne ene l'Artiglieria grossa coll'aiuto degli uomini che la tirano e poi la
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sostengono tirando a rovescio in una discesa rapida; così Carlo VIII di Francia passò da Pontremoli le montagne a Fornovo. (Commines, VIII, 5); 224 , CAVALLERIA LEGGERA. La Cavalleria leggera è propria per travagliar l'oste nemica e tenerla inquietata; 225, COMBATTERE. Quando due armate stanno molto vicine una dell'altra, di rado esse si separano senza combattere. Colle corazze e gente d'arme combattono misti piedoni, balestrieri a cavallo e Stradioti o Croati; 226, COMBATIERE. Sotto specie di fuga assallir all'improvviso e stanco il nimico; 227 , SITO, DIFFENDERE. Siti forti (aggiunti a piazze e fortezze) danno animo ai popoli di porsi su le armi; 228, CONQUISTE. Assicurarle; si perde l'acquisto per li governatori viziosi; si assicurano le conquiste col pigliar ostaggi; 229, PREMI. Li premi non si facciano volgari e consueti, o che non s1 mma~o; 230, ... (cfr. 228); . 231, PIAZZE. Resasi la piazza capitale, si rendono i popoli; 232, PREMI .... (cfr. 229); 233 , 234 , .. .
2 35, BORGOGNA E FlANDRA. Come queste due province per matrimoni d'uria figlia del conte di Fiandra col duca di Borgogna s1 misero ms1eme.
DELLE BATTAGLIE Secondo trattato DI RAIMONDO MONTECUCCOLI
INTRODUZIONE
Il secondo trattato Delle Battaglie è forse quello - tra le opere di Montecuccoli - che ha sollevato le maggion·polemiche. Il ms., custodùo in OSK, Vienna, reca chiaramente la data 1673, ripetuta due volte in nitida grafia seicentesca, assai verosimilmente di pugno dello stesso Autore. Né sembra che estranei vi possano aver posto mano, in quanto il ms. passò direttamente dall'archivio pnvato di Montecuccoli a Hohenegg a quello militare viennese ove, come si· è detto, si trova tutt'ora. Tuttavia nella Prefazione l'Autore dice di nfen'rsi a/l'esperienza di 22 anni di guerra nella Germania: e, salvo eccezioni di· cui si discuterà, si attiene a ciò nportando quasi um·camente esempi tratti dalla Gue"a dei Trent'anni. Come si sa, Montecuccoli partì al seguito di Rambaldo di Col/alto per seroire quale semplice soldato negli Eserciti imperiali l'anno 1625, ti che indicherebbe come anno della stesura ti 1647: data da scartarsi, perché in quel pen·odo Montecuccoft' era impegnatùsimo nella campagna contro Wrangel in Boemia. Il terminus a quo nella complicata vita del trattato va dunque spostato più avanti; ti Barker, attento studioso del penòdo, fa notare che per alcuni anni (e cioè fino al 1629) il Nostro in Germania non fu coinvolto i·n azioni milt'tan· di nlievo: il penòdo quindi di «espenenza di 22 anni di gue"a» porterebbe alla data del 1651 come più probabile momento in cui la Prefaziòne fu scn'tta *; meglio ancora, essa
si
• THOMAS M. BARKER, The Military lntelleclual and &11/e - Raimondo Montecucroli and the Thirty Years War, Albany, N.Y., 1975 , pag. 9 sgg.
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potrebbe assegnare a quegli anni 1651-53 in cui si ebbe anche la redazione delle Tavole Militari. In ciò concorda anche il Pieri *; ma da tale momento in avanti la storia di questo secondo Delle Battaglie non è più tanto semplice. Anzitutto compaiono in esso per lo meno tre cenni ad eventi militari svoltisi (o previsti) ben più tardi; in secondo luogo tutto il tono usato dall'Autore nello scritto non è assolutamente pi'ù quello del generale di grande prestigio ma non ancora assurto al comando supremo che si trova nelle Tavole Militari, né, meno che mai~ quello del giovane promettent~ del primo Delle Battaglie: esso è, invero, proprio dell'uomo che riveste la massima autorità e autorevolezza, che può non solo proporre, ma disporre, il cui prestigio è ormai immenso e indiscusso. Il tono, per intenderci, degli «Afonsmi» e qualcosa di più. Quanto agli elementi di cui si fa cenno più sopra, essi appaiono n'chiamabili, il pn·mo, alla campagna contro gli svedesi in Pomerania dal 165 7 al 1660; il secondo a quelle contro i turchi in Unghena (1661-1664); il te'f'Zo infine, su cui l'Autore insiste a lungo e che costituisce la conclusione e, per così dire, delinea lo «scopo finale» dell'opera, è chiaramente relativo al grande conflitto con la Francia di Luigi XIV in cui egli, nel 1673, aveva appena concluso una vitton'osa campagna e di cui attendeva la npresa. Tutto ciò punta sulla data del 1673 come niente affatto casuale: che cosa si deve dunque concludere? Pn'ma di tentare una nsposta bisogna ancora richiamare l'attenzione su un altro fatto: la minuta onginale dell'opera è persa (ammesso che una minuta omogenea sia mai esistita); e non si possiede altro che il ms. citato, in una bella cancelleresca ornata del Seicento (e non pn·vo, si badi, di qualche correzione di pugno dell'Autore). Ciò potrebbe non avere grande significato, certamente; ma potrebbe anche i'ndicare che in realtà la minuta (o le minute) subirono tali n'maneggiamènti su fogli diversi e sparpagliati, da causarne la perdita o, quanto meno, la non conservazione. * PI.ERO PI.ERI, Gue"a e Politica negli Scrittori Italiani, Napoli. 1945 , pag. 91, n.
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Delle battaglie · secondo trattato
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La supposizione più sensata che si può dunque formulare è che ti secondo Delle Battaglie fu cominciato, sì, attorno al 1651 (o, ,quanto meno, negli anni Cinquanta); ma fu poi ripreso, rimaneggiato (nessuno essendo in grado di dire quando, in quante occasi·oni ed entro quali limiti) fino a ricevere nel 1673 il suo aspetto definitivo, senza che ciò implicasse l'eliminaziòne delle partipiù «vecchie», per lo meno entro i limiti di accettabilità che esse potevano aver mantenuto. È chiaro che la Prefazione, trattando dipn·ncipi generali di indole filosofica, non necessitava di nfacimento; è per lo meno altrettanto plausibile pensare che Montecuccoli non abbia mai trovato ti tempo per ristrutturare radicalmente il suo trattato, sebbene esso, a parte la Prefazione, appaia così omogeneo da lasciar supporre una riformulaziòne definitiva nell'insieme, appunto attorno al 1673. Così come esso ci appare, ti trattato è nitido, sintetico e dotato di una singolare lucidità, nmarchevole anche in un Autore che, come ti Nostro, non pecca si può dire mai di idee poco chiare o confuse. Breve, stnngato, densissimo, esso non ha più alcuna parentela con il pn·mo trattato dello stesso titolo. Le idee tattiche di Montecuccoli appaiono qui alla loro completa maturazione: in particolare è ampiamente e nitidamente teonizata la «battaglia d'ala», ti che è dire poco, perché in realtà qui si espongono si'nteticamente i pn·ncipii della marcia di fianco, del così detto «ordine obliquo» e delle linee interne; la Cava/lena (cioè la forza mobtfe) è utilizzata secondo una visuale nuova. Tutto ciò che }omini teonizerà, tutto ciò che Federico ti Grande e «Stonewall» Jackson realizzeranno, si n'trova qui, esposto con una lungimiranza ed una chiarezza di idee da lasciare attoniti. Lo stesso si dica per l'integrazione del fuoco con l'urto; della nserva tattica e operativa; della comprensiòne esatta dei limiti che l'arma individuale da getto ancora aveva in un 'era (ed è detto propnò in queste pagine) in cui la sua portata non superava i 300 passi ed in cui solo persone avulse dalla realtà potevano fantasticare di una sua prevalenza nei confronti dell'arma bianca. Qui vi sono le ultime parole del Montecuccoli tattico: e, come egli
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appare ormai decenni più avanti dei suoi Maestri~ Gustavo Adolfo e Wallenstein, così supera ti suo tempo, precoTTendo non solo Napoleone, ma (parlando sempre dei pn·ncipi generali) i condottieri· stessi del futuro , fino all'età nostra ed anche oltre. R.L.
PREFAZIONE Il sapere è un conoscere le cose per le loro cagioni, onde a voler ben giudicare della natura loro bisogna riddurle e risolverle ne ' primi principi. Io ho preso ad essaminare, con ogni accuratezza e con molto esatta osservazione de' casi successi, li vantaggi del combattere e le ragioni delle vittorie , né mi sono fermato nella superfizie dell'apparenze o degli usi , sapendo che inter causas malorum nostrorum est quod vivimus ad exempla, nec ratt'one ducimur: sed consuetudine abducimur, et locum recti tenet apud nos errar ubipublicus factus est. Ma ho voluto penetrare l'interno dell'arte e de' principi che la costituiscono avendo preso per guida l'esperienza di 22 anni di guerra nella Germania (ove li fatti d' arme sono stati frequentissimi) e la lettura de' migliori Autori prattici ch'abbiano scritto precetti militari o racconti di combattimento 1 . Scrivendo io delle battaglie campali, scrivo della parte più necessaria e più onorata della guerra, perché, come disse colui 2 , a chi sa bene presentar al nemico una giornata, gli altri errori che facesse ne' maneggi della guerra sarebbono sopportabili; ma chi manca di questa disciplina, ancora che negli altri particolari valesse assai, non condurrà mai una guerra ad onore. Perché una giornata che tu vinca cancella ogni altra tua mala azione ; così medesimamente perdendola restano vane tutte le cose bene da te avanti operate. 1 Questa proposizione indicherebbe in maniera categorica che M. avrebbe cominciato a scrivere il presente trattato al più presto nel 1648; o meglio nel 1651 , poiché, come giustamente ritiene il Barker (cfr.: THOMAS M. BARKER, The Military lntellectual and Battle - RJ,imondo Montecuccoli and the Thirty Years War, Albany, NY, 1975, pag. 9 sgg.), M. non partecipò ad azioni di qualch e rilievo sino al 1629. Perché poi nei successivi rimaneggiamenti egli abbia lasciata immutata questa parte della prefazione, è cosa che si è discussa nella nota introduttiva al secondo Delle Battaglie. 2 Non è possibile stabilire con certezza a chi si riferisca qui M. ; da notare che il Veltzé salta completamente questa Prefazione.
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DISCORSO SOPRA LE BATIAGLIE CAMPALI Tutte le considerazioni che si possono fare sopra le battaglie campali o fatti d'arme si ristringono principalmente a cinque capi, cioè: I, A i vantaggi che si hanno nel combattere; II, A certe massime fondamentali sopra le quali, come posizioni irrefragabili, si formano le osservazioni; III, Ad alcune osservazioni che hanno avuto li gran capitani nell'ordinare l' essercito alla battaglia; IV, All'essamina degli abusi correnti; V, Alla pratica nella quale si riducono tutti questi vantaggi, massime ed osservazioni.
CAPO I De' vantaggi nel combattere
Tutti gli avvantaggi del combattere scaturiscono da quattro fonti, cioè:
I. - Che molti combattano contra pochi. A questo caso si riducono: 1. Le sorprese de' quartieri che si fanno con tutta la Cavalleria, come fece il re di Svezia appresso a Tangermilnde, Hatzfeld appresso a Wolmerstadt, ecc. 3. 2. L'attacco improvviso delle guardie, de' foraggeri e de' convoi; così, passandosi improvvisamente la Pena nel Mecklenburgo, si battette il vecchio Wrangel appresso Triebsees; furono battute le guardie del cardinale la Vallette appresso Mezières; si rovinò il ponte del nimico sopra l'Oder a Ohlau; Rinseck e Donep furono rotti appresso Bernburg; s'entrò a Triebl in Boemia nel 3 Contrariamente a quanto pouebbe sembrare, questi due episodi (o per lo meno il primo) si devono riferire alla Guerra del Nord, e specificatamente all 'anno 1657, poiché il facto d'acme di Tangermunde della Guerra dei Trent'anni accadde nel 163 7, cioè quando Gustavo Adolfo era già morto. Il ere di Svezia, cui qui si allude sarebbe quindi Carlo Gustavo. Si tratta pertanto di un chiaro segno dei continui rimaneggiamenti del trattato fino al 1673 .
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campo del nimico e si tagliarono a pezzi le guardie e da 1500 uomini; furono battute le guardie nimiche ed espugnato un forte dinnanzi il suo campo appresso Dingelfingen in Baviera 4 . 3. Il circondar l'imboscate quando si sono scoperte. Così fu circondato il Bruay; così furono battuti otto reggimenti al Wrangel appresso Dachau in Baviera. 4. L'andar con un'armata sopra un corpo più debole o diviso. · E questa divisione succede o a un passaggio, quando il nimico è passato la metà e eh' egli ha un passaggio dietro di lui e che non può ritirarsi all'infretta, come succedette al Wrangel appresso Dachau; o quando il nimico ha una parte delle sue genti fuori al foraggio, o a una cavalcata, o in altro servigio: e in somma ogni volta che il tutto attacca una parte. Così il re di Svezia attaccò il Friedland a Liitzen, che aveva mandato in diversi luoghi parte delle sue genti; Banér ruppe Hatzfeld a Wittstock, che s'era smembrato di 6000 uomini; il conte della Torre fu fatto arrendersi con la sua gente in Silesia; Hofkirchen fu rotto appresso Melnik; Banér fu rotto a Kam; Franz Alberto rotto appresso Scharnitz in Silesia; gli francesi battuti nel Wiirttenberg e cacciati al di là dal Reno. 5. Chi vuol prevalersi di questo vantaggio d'andar con molti contra pochi assallendo quelli che sono divisi, deve sopra tutto far bene il calculo del tempo che è la misura del moto, e vedere che l'operazione sia fatta prima che gli altri del nimico si possano riunire e soprafargli; per questa inosservanza furono tagliati a pezzi tutti gli svedesi che attaccarono il quartiere dell'Imperatore a Eger. II. - Che li preparati attacchino gl'impreparati. Cioè che li freschi attacchino i stanchi; gli armati, i disarmati; li vittoriosi, i vinti; gli inanimati, gli atterriti; li risoluti, gl'irresoluti: perché quelli vanno con l'animo fermo a dissegno formato, con l'arme in ordine e senza confusione; e questi sono preoccupati dal terrore, si figurano le forze del nimico maggiori di quello che sono in 4 Questi,
come i seguenti episodi, sono della Guerra dei Trenc'annj.
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effetto, né possono o sanno così all'improvviso pigliar partito. A questo caso si riducono: 1. Tutte le sorprese, la cui qualità essenziale e etimologia è di giunger ali' improvviso et inaspettato sopra il nimico: come sono le sorprese de' quartieri quando i nimici dormono, mangiano , celebrano feste o giuochi , sono a foraggio, stanno per alloggiare e non hanno ancora messe le guardie o stanno per marciare et hanno levate le guardie o sono stracchi et hanno dissellati i cavalli, o sono in altre cose negligenti; e come sono le sorprese delle guardie , caricandole a testa bassa, senza dar loro tempo di montar su i cavalli e d'imbrigliarli. 2. L' imboscate semplici e doppie , uscendo improvvisamente sopra un grosso che non sia unito né schierato in battaglia, o sopra una truppa che non abbia le pistole alla mano o che rinfreschi ed abbia levato le briglie a' cavalli, o che esca da un quaniero e non abbia ancora tirato su le pistole. 3. L'attaccar il nimico quando gli manca il generale; così il re di Svezia passò il Lech in Baviera per esser stati feriti li due capi principali, Tilly e Aldringen; e così fu gran vantaggio nel soccorso di Wolfenbilttel ch'appresso li svedesi era morto il Banér, né vi era ancor giunto Torstensson; o l'attaccarlo quando è in marcia, e così Marazzino fu rotto dal Banér a Chemnitz. 4. L'usar tutti i stracagemi possibili per far creder all'inimico che le forze che l 'attaccano, o che vogliono o possono attaccarlo, sieno maggiori di quello che sono in effetto; al che serve il non lasciar mai conoscere né scoprire le proprie forze, anzi, far credere alli suoi propri che sieno molto maggiori di quello che sono , accioché (se qualcheduno ha intelligenza col nimico o viene fatto prigione) non possa darne lingua; l'unar determinatamente il nemico se si rincontra di nottetempo e quando non si è visti; il far venir gente da diversi luoghi et varie piazze d' arme ; l'ordinar gran numero di provianda da diversi contorni e mandar le lettere in modo che possano essere intercette, come fece il Pappenheim contro il Banér quando andò a levar la guarnigione di Magdeburgo; l'avanzarsi determinatamente da qualche provincia lontana di dove l'inimico possa probabilmente presupporre che si abbiano
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avuto rinforzi; il non rmrarsi mai, anzi mostrar sempre di avanzarsi senza dar mai il minimo segno di timore ; il mostrare di voler attaccar da più parti il nimico e di volergli tagliar la ritirata , perché ciò imprime gran timore nel commune de' soldati: così Friedberg fu soccorsa due volte dal Marazzino e poi dal Duca d'Amalfi, Brieg fu soccorsa dall'Arciduca, Glogau dal Torstensson, Wittenberg fu fatto ritirare dal Montecuccoli dalla Moravia sino alla Silesia inferiore, ed il Wrangel e Turenne furono fatti uscire fuori di Baviera. 5. L'usar qualche cosa nuova che ingelosisca e atterrisca l'inimico, come fu la prima volta l'artiglieria, le serpi di Annibale, le carra falcate , gli elefanti, li cani corsi, le fiaccole accese fra le corna de' buoi, ecc. ; e come sarieno oggidì le palle e le frecce di fuoco e le granate tirate a mano o con fionde o con ballestre dalla Cavalleria. 6. Il rendere gli animi ostinati alla zuffa mettendo i soldati in necessità di vincere o di morire; così fece l'Orange alla battaglia di Nieuwpoort e il Galasso al passaggio del Reno in faccia del Duca Bernardo. III. - Che di fronte si urti il nimico nel fianco o nelle spalle. A questo caso si riducono: 1. Il seguitar una truppa su la sua pista e caricarla in luogo stretto o ad un passaggio, dove non abbia tempo o commodità di voltarsi; 2 . Il divider subito una truppa in due per attaccare quella del nimico ne' fianchi . 3. L'attaccar il nimico per più versi ; così sono state diverse volte rotte tutte le guardie del nimico a Memmingen in Baviera; così fu rotta la retroguardia del Valensé in Italia da i modenesi nel ritirarsi che ei fece da Pistoia; così Glogau fu espugnata in poch e ore da Torstensson che l'attaccò per acqua e per terra e con ogni forti stromenti 5. ) L'episodio italiano si riferisce alla così detta «guerra di Castro>.
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IV. - Che ti sito sia avvantaggioso e ciascuna forza d 'arme sia in posto dove possa far ti suo uffizio, né rimanga inuttle. A questo capo si riducono: 1. L' aver un passaggio dinnanzi a sé per lo quale bisogni che l'inimico venga alla sfilata, perché in tal modo egli viene ad esporsi ad una gran quantità di tiri prima che possa affrontarsi. 2. L'essere sopra un rialto o in un bosco, perché le truppe del nimico che vengono sono distintamente scoperte, e le tue non sono viste; quelle sono bersagliate di lontano prima che giungano all'urto, e nel caricare l'urto non può avere quel vigore di sotto all'insù che spingendosi da alto a basso; così fu avvantaggioso il combattimento degl'Imperiali a Norimberga e a Nordlingen. 3. L'occupar qualche vantaggio su li due fianchi dell 'esercito, come o colli, o boschi, o villaggi che, a guisa di due bastioni, scortino e fiancheggino tutta la fronte della battaglia; così elessero li Bavari il sito alla battaglia di Allersheim. 4. Combatter in luoghi piani et aperti, se si è più forte dell'inimico in Cavalleria, et in luoghi selvosi e malagevoli se si è più forte di Fanteria; in luoghi stretti quando si è inferiore al nimico, accioché egli non possa stender la fronte maggiore della tua né cingerti, et in luoghi spaziosi quando si è più forte; l'Artiglieria imperiale rimase inutile nelle battaglie di Wittstock e di Jankau perché quasi mai non tirò, il che fu cagione principale della perdita.
CAPO II Delle massime fondamentali 1) Ne gli esserciti sono necessarie diverse sorti d'acme per vari fini, a vari usi e diversi effetti, non potendosi con una sorte sola complire a tutti. Chi vuole urtare o deve ricever urto, si serva della gente armata; e chi è invitato a seguitar il corso d'una vittoria, anteponga all' altre la gente disarmata e leggera 6 . 6
Per «armati• e «disarmati• si intendono anche qui gli uomini protetti o meno dall 'armatura.
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2) Non potendo gli archibuggieri, per essere disarmati, far corpo né aspettar l'incontro del nimico, non è bene averne gran quantità in una battaglia, e bisogna guardarsi dal collocarli in luogo dove possano esser investiti, perché facilmente sarebbono disordinati. 3) Un nodo di picche ben serrato insieme è impenetrabile dalla Cavalleria, né ci è se non Fanteria opposta che possa romperlo 7 • 4) La moschetteria sola non può far corpo che vaglia a sostenere un urto, né può tener il piede fermo, e però ha bisogno d'essere coperta dalle picche e d'aver ricovero in luogo sicuro. Questa massima è avvalorata dal fresco esempio della battaglia di Lens, in Fiandra, dove la Fanteria lorenese tutta armata di focili e senza picche, fu subito e senza difficultà battuta dal Condé 8 ; dove a rincontro nella prima battaglia di Leipzig, avendo gl'Imperiali perso et abbandonato tutto il campo, il solo reggimento di Holstein, fortificato di molte picche, stette sempre saldo né mai poté esser rotto se non dall'Artiglieria, e quello di W angler si ritirò sin dentro alla città di Leipzìg a dispetto di tutta l'Armata svedese. Di qui nasce che li Greci non volsero mai avere nel loro essercito se non la terza parte de gli armati alla leggera, ed i Romani non più della quarta parte ch'essi chiamavano veliti, e tutto il resto era armato d'armatura grave e pesante; la qual cosa essi fecero con ottima ragione, perché altrimente, quando tal sorte di gente è più dì numero che quella ch'è armata pesantemente, non si sa come ricoprirla in un giorno di battaglia, perché quello che copre deve essere maggiore di quello ch'è ricoperto. E quando si viene a ristringere la zuffa e che si viene alle mani, tutta questa gente rimane inutile. Onde la proporzione che noi abbiamo in uso nelle nostre Fanterie, che la moschetteria sia il doppio più delle picche, saria 7
Ulteriore cenno alla tattica, da M. divisa con Gustavo Adolfo, di usare le picche offensivamente . 8 La battaglia di Lens avvenne il 10 agosto 1648; il Conde" fece fallire un ultimo tentativo austro-spagnuolo di invadere la Francia attraverso l'Artois. Il termine «fresco esempio• mostra che il M. dovette aver iniziato la stesura del presence trattato per lo meno nel 1651.
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mal considerata per le suddette ragioni; ma poiché non si viene così spesso a far giornata, come sono frequenti le altre fazioni: l' andar in partite, a foraggio, diffender un forte , ecc., nelle quali si richiede più l'uso del moschetto che della picca, però è parso bene a que' primi capitani d'osservare tal proporzione, la quale chi vuole lasciare stare così, bisogna supplisca con l'arte al diffetto e spieghi la moschetteria in tale ordinanza che possa ben fare l'uffizio suo, né rimanga inutile: ma non sia esposta ad essere rotta o a cagionare confusione. 5) La Cavalleria si deve intromettere e coprire con la Fanteria in maniera che all'inimico per trovarla convenga passare per le salve della moschetteria. Le ragioni sono evidenti, perché dalle moschettate cadono gli uffiziali et i soldati delle prime file che soglion esser i migliori, onde prima che lo squadrone venga all'urto, si trova molto indebolito e perso di animo , et in istato d'esser facilmente rotto dallo squadrone che lo carica; oltre di questo, s'impiega a questo modo utilmente quest'arma, la quale stando tutta insieme riuscirebbe inutile non essendovi spazio dove metterla, perché altrimenti gl'intervalli de' battaglioni verrebbono ad essere troppo grandi. Gli esempi sono antichi e moderni: li 6000 alemanni a cavallo, che in compagnia di Ariovisto combattevano con l'essercito di Cesare, riceverono sempre da 6000 fanti, che con loro erano mischiati, grandissimo aiuto; li svedesi hanno sempre avuto in tutte le battaglie la moschetteria mista fra la Cavalleria, ch'è stata la cagione principale delle loro vittorie. L'autorità è del Basta, del Melzi e del Brancaccio, che stimano ciò essere molto profittevole. 6) Si tiene per massima ne' battaglioni di picche che il fondo non sia né più né meno di 6, perché meno sarebbe debole, e più saria superfluo, non potendo la lunghezza della picca arrivar con la punta più oltre che alla quinta fila; e tale è l'uso svedese, accettato et introdotto ancora nell'Essercito imperiale. Si calcula che un soldato a piede occupi da spalla a spalla e da fianco a fianco , quando è ben ristretto per combattere, 1½ passo. Un soldato a cavallo occupa di fianco a fianco 1½ e di spalla a spalla 3 pass1.
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CAPO III Delle osservazioni I. - Innanzi all'incominciarsi la zuffa: I. Polvere, vento, pioggia e sole sono cose le quali è molto bene d'aver in favore, ma accidentali e mutabili, e più della fortuna che del sapere; e quando non si possono guadagnare nell'ordinar la battaglia, si cerca di guadagnarle col moto obliquo e col piegarsi su quella mano onde vengono, come fece il re di Svezia alla prima battaglia di Leipzig. 2 . Riconoscer il sito e considerare che il fronte si possa girare avvantaggiosamente da tutti i lati dove possa venir l'inimico, non bastando l'aver vantaggio in una parte quando l'inimico possa venir dall'altra; alla battaglia di Wittstock ci facessimo forti contra un lato , e l'inimico venne dall'altro. 3. Far subito prigionieri che si esamineranno separatamente con minacce e con tormenti per aver lingua sicura dello stato del nimico e delle circostanze. 4. Piantar il cannone in qualche posto rilevato e sicuro, accioché mentre dura la battaglia possa tirare, et essendo il luogo erto, si possano piantar li pezzi in più schiere gli uni dietro a gli altri, come fece Torstensson a Jankau; o in luoghi piani che fiancheggino e striscino, né possano essere occupati dal nimico. 5. Aver sempre alla mano di tutte sorte d'armi le quali si possano adoperare conforme il bisogno, senza romper o smembrar l'altre parti della battaglia, perché il sito si cambia, l'ordinanza del nimico si muta e nascon accidenti inopinati; e l'adoprar l'una cosa ad altro effetto che a quello a che ella è stata ordinata, genera confusione. 6. Disporsi in modo che si possa combattere più volte, perché chi conserva più truppe nell'ultimo, quegli guadagna. Così Banér guadagnò la battaglia di Wittstock con 12 squadroni freschi che si presentarono all'ultimo, su 'l tramontar del sole, quando gli Imperiali erano tutti stracchi; così il Tilly fu battuto a Leipzig, principalmente per aver schierato tutto l' essercito in un sol fronte rettilineo e senza riserve.
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7. Coprir i fianchi della battaglia, o l'uno d 'essi, col vantaggio del sito, cioè bosco, riviera, dirupo, villaggio ecc., o con l'arte, cioè col cavare una trinciera al fianco, con un riddotto nelle estremità, ovvero con carra o con catene o con funi fatte passare sopra pali piantati in ischiera che hanno un anello in capo, o con cavaglieri di frisia o con triboli o Schweinfedern, o, in deffetto di qualsivoglia stromento, con la disposizione della gente medesima 8. Metter tutta la Cavalleria sopra un'ala sola, se l'altra è assicurata dal sito; così fecero gli ollandesi a Nieuwpoon; così il Duca d 'Enghien a Allersheim caricò con tutta la sua Cavalleria sopra un sol corno de' Bavari 9. 9. Metter li megliori soldati su l' aie e cominciar la battaglia da quel lato dove si sente d'esser più forte (tenendo intanto il più debole a bada il nimico, o con l'arte, o aiutato dal vantaggio del sito): e, doppo aver rotto la parte opposta, si giri su 'l fianco del nimico; così l'ala destra de' svedesi batté l'ala sinistra de gl'Imperiali alla prima et alla seconda battaglia di Leipzig, e poi prese il resto ne ' fianchi e nelle spalle ; e sebbene la destra de gl' Imperiali batté la sinistra de' svedesi in ambidue li suddetti rincontri, in ogni modo, perché questo fu più tardo che quella a girar alle spalle et al fianco della battaglia nimica, però rimase perdente 10. Guardare che le truppe rovesciate non urtino nell 'altre che sono messe a dietro, ma sieno disposte in guisa che l'una possa soccorrere l'altra, e diano campo di rimettere quelle che sono ributtate; né si devono impegnare se non per molta necessità, facendole avanzar a tempo , talché quinci apportino a' nimici terrore e danno, quindi agli amici ardire e soccorso. 11. Vi sieno più persone generali all 'aie, battaglia e riserva, a tutte le fronti e dietro all' essercito, che abbiano cura di rallegare la gente rotta e sbandata. 12 . Dar il nome, la munizione et il segno per fraconoscersi. 13 . Far le preghiere a Dio et inanimar i soldati con l'oggetto della gloria, del buttino, della ricompensa, della giustizia della causa, della necessità e della speranza della vittoria. 9 Appare qui il primo nitido cenno alla teorizzazione della «battaglia d'ala•. che sarà sviluppata nell' i mero trattato. a cominciare dal successivo paragrafo.
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14. Cominciar la zuffa di notte o verso la sera se si ha da combattere con pochi contr' a molti, accioché l'inimico non riconosca le tue forze e che i tuoi non si sbigottiscano a veder il numero de' nimici. Così Parmenione consigliò Alessandro a dar la battaglia di nottetempo a Dario_ 15. Ordinare dietro a i battaglioni preti, barbieri e scrivani accioché li feriti sieno consolati, medicati et arrolati.
II. - Nella battaglia: 1. Tirar l'Artiglieria subito che si scopre il nimico a misura, né si fermare sotto a quella del nimico, ma attaccarla subito che comincia a tirare 9bis. 2. Moversi a rincontrare il nimico, non aspettarlo a pié fermo. 3. Finger d'attaccar in un luogo e far lo sforzo veramente in un altro . 4. Faticar il forte del nimico col tuo debile, poi col tuo forte fresco caricar il suo già stanco. Così li Romani mettevano sempre nel centro dell' essercito li loro cittadini come più valorosi e fedeli, e degli ausiliari se ne servivano ne' fianchi e nell'avanguardia dell 'essercito. 5. Far sempre essere in aria quantità di tiri. E però la moschetteria non deve scaricare tutta in una volta, ma compartirsi in più salve, sì che, fattasi l'ultima, abbiano i primi moschettieri già ricaricato. 6. Far pochi prigionieri per non s'imbarazzare, né buctinari finché l'inimico non è totalmente cacciato fuori del campo. Questo mancamento ha fatto perdere la battaglia di Jankau in Boemia e battere ultimamente Lamboy in Westfalia. 7. Non allontanarsi mai troppo dal corpo per seguitar il nimico se non è all'ultimo, et anche allora bisogna ritenere truppe unite et in ordine. Gli è ben vero che non bisogna perdere la congiuntura d'incalzare il nimico in disordine e nella confusione che si scorge in lui , senza dargli tempo di rimettersi: ma bisogna avere gente spiccata, destinata a quest'effetto. Così li svedesi nella 9 bi, Questo paragrafo e i successivi sono ripresa quasi verbatim anche nelle «Tavole Mili tari>: il che potrebbe attestare ulteriormente la quasi contemporaneità dei due trattati.
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battaglia di Nordlingen nel ritirarsi al bosco si confondono e rompon gli ordini, del che avvistosi gli Imperiali, pigliano il tempo e li caricano in quel disordine e li rompono. 8. Secondar a tempo, e rinfrescar la gente stanca con la fresca. 9. Ogni squadrone abbia qualche gente commandata sopra li fianchi che custodisca i suoi lati, investisca quei dello squadrone nimico e lo perseguiti essendo rotto. 10. La prima fila dello squadrone tiri particolarmente a gli uffiziali dello squadrone opposto, e s'abbia gente appostata che uccida presto il capo dell'esserci to nimico. 11. Deludere la vista del nimico col far parere poche le truppe s'esse son molte , e molte s'elle son poche. 12. Il generale sia riconosciuto per qualche segno o guidone.
CAPO IV De gli abusi correnti
I. - Per conformarsi alla proporzione che si tiene per lo più oggidì nell' Alemagna, dove per la qualità del paese vasto si richiede molta Cavalleria, si suppone che l' essercito sia composto di 10.000 cavalli, 9000 fanti e mille Dragoni, che fanno 20.000 uomini. Nella suddetta Cavalleria saranno: 2000 Croati, che fanno l'uffizio di Cavalleria leggera: e gli altri 8000 cavalli saranno corazzieri, cioè armati (s'egli è possibile), overo che in ogni modo combattano come le corazze, cioè in isquadroni grassi e corpo formato, investendo ben serrati et uniti insieme senza pigliar caracollo; li 9000 fanti saranno divisi in 3000 picche e 6000 moschettieri. 1. Le 8000 corazze posono esser divise in 8 reggimenti di 1000 cavalli l'uno; ciascun reggimento in 10 compagnie di 100 cavalli l'una; ogni due compagnie fanno uno squadrone di 200 cavalli, onde rutto il reggimento fa 5 squadroni. Nell'azione il colonnello ne comanda due; il tenente colonnello, due; il sergente maggiore, uno. Tutti gli 8 reggimenti fanno 40 squadroni; uno squadrone sarà tre uomini di fondo conforme all'uso e 67 di fronte, si che verrà ad occupare 100 passi di terreno di fronte e 9 passi di fondo.
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2. Li 2000 Croati faranno 40 squadroncelli di 50 cavalli l'uno. 3. Gli squadroni della Cavalleria pesante si fanno di 200 uomini l'uno, perché li più grossi sono difficili a maneggiarsi, e li più deboli fanno poca impressione e sono facili ad esser rotti ; che volendosi poi fare qualche grosso squadrone di ritegno, se ne possono sempre accoppiare due insieme. 4. Li battaglioni della Fanteria si faranno di 300 picche e di 600 moschetti l'uno, onde saranno 10 reggimenti , ciascheduno di 900 uomini che faranno insieme 10 battaglioni; le 300 picche che si ordinano in isquadrone avranno 6 di fondo , onde la fronte verrà ad essere di 50 picche che occupano 75 passi di terreno (fig. 1).
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Ora, se a questo corpo di picche si vuole aggiungere da ciascun lato la sua guarnigione o manica o ala di 300 moschettieri al modo oggidì accostumato, verrà un battaglione ad occupare con le sue debite strade, 245 passi di terreno, come si vede in A. E se si accostano due battaglioni, l'uno accanto all'altro col vacuo fra mezzo accioché il terzo possa subentrare com'è l'uso, verranno ad occupare 765 passi di terreno, come si vede in B, C. Lo spazio ch'è fra le picche A et fra le picche C è di passi 455, da' quali sottratti 75 passi che occupano le picche B, rimangono 380 passi occupati solamente da' moschettieri, cioè 190 passi da ciascun lato, ch'è un'apertura tanto grande che quasi due squadroni di Cavalleria vi possono passare di fronte, onde lascio considerare a ciascheduno se questo non è un esporre da sé medesimo la battaglia ad esser rotta, un invitar il nimico a passarti fra mezzo, un mettere quella moschetteria in abbandono e fare eh' ella disordini tutto il resto; perché si gran numero di moschetteria non può scansarsi se non con disordine, né sa dove mettersi al coperto; oltre che, fatti li primi tiri ed azzuffatosi insieme, rimane inutile, come si disse al Cap. II, n. 2, 4 . Oltre che quando li moschettieri dello squadrone D, F vengono investiti, sono impediti di ritirarsi da quelli di E e s'imbarazzano fra di loro , ch'è contro la regola Cap. II , n. 2. 5. Per rimediar a questo inconveniente, io non darei altra guarnigione alle picche se non di 150 moschettieri per lato, li quali non occuperebbero se non 37 passi, e con la strada di 5 passi farebbono 42 passi, che non è spazio clie faccia gran vista all'inimico né che dia apertura a uno squadrone; e metterei ancora due file di moschettieri alla testa delle picche, come si vede in G, li quali stariano sicurissimi coperti dalle picche, potriano tirare continuamente ora in piede ora a ginocchioni senza timore e senza aver a far movimento alcuno di marcia o di caracollo, c'hè quello che suol generare confusione e disordine; né impedirebbono mai il tiro de gli altri moschettieri che sono sopra l' aie. In questo modo ciascun battaglione di 300 picche verrebbe ad avere 400 moschettieri di guarnigione, e de' 600 ch'abbiamo detto deva constare ciascun reggimento, ne sarebbono 200 di resto, che di tutta la Fanteria farebbono 2000 di resto per impiegarli in altro luogo più a proposito, come si dirà.
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II. - Lo studio principale d'un capitano nel dar giornata, è d'assicurar i fianchi della battaglia, Cap. III, n. 7, et abbiamo per isperienza che in tutti li fatti d'arme seguiti ne' nostri tempi nella Germania e nella Fiandra, la vittoria è sempre stata di quegli ch'ha prima rotto l'ale della Cavalleria opposta, perché battuta quella, la Fanteria viene poi circondata, né ha più mezzo o voglia di diffendersi , ma, persa d'animo, getta via l'arme e si rende, sì come ne abbiamo infiniti essempi: 1. Ora, per assicurar i fianchi, non veggo cosa migliore che avere una quantità di moschettieri su l'estremità dell' ale, che con tiri continui infestino l'inimico, li impediscano d'accostarsi, e col fiancheggiare a guisa d'un bastione la cortina della battaglia, rompano quell'impeto col quale egli viene ad urtare: Cap. I, punto 4, n. 3, come si vede in fig. 1, A; oltre a i plottoni di moschettieri che vorrei mettere fra ciascheduno squadrone di Cavalleria. E perché il moschetto non tira più di 300 passi di punto in bianco, però è necessario a volersi prevalere di questo vantaggio et a volere che tutta la fronte della battaglia sia scortinata, che ad ogni 600 passi di fronte vi sia un simil numero di moschettieri. 2. Ma perché la moschetteria da per sé sola non può tener il piede fermo, Cap. II, n. 4, bisogna, o che il sito naturale sia talmente forte e qualificato come si disse (al) Cap. III, punto 1, n. 7, che gli dia un alloggiamento sicuro e nel quale non possa essere investita, o bisogna procurarselo con stromenti, la qual cosa è meglio, perché il sito naturale è immobile, et obbliga a star fermo a chi se ne vuol prevalere: onde può ben servire a chi vuole aspettar il nimico, ma non già a chi vuole attaccare; ma gli stromenti, di catene, funi, cavaglieri di frisia, triboli, Schweinfedern e cose simili, come si disse e come si vede nella figura 2, vanno da per tutto e servono a quest'effetto di cinger la moschetteria in modo che non possa esser accommessa dalla Cavalleria né cacciata dal suo posto. Ma non avendosi alcuno stromento e volendosi solamente aiutarsi con le arme che si hanno (il che è il soggetto di questo discorso) dico che bisogna assicurare questa moschetteria con un battaglione di picche che la ricopra, le quali picche non hanno a temere essendo di loro natura impenetrabili,
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come si disse Cap. II, n. 3. È ben vero che potendo questo battaglione esser accommesso da tutte le pani per essere situato su l'estremità, et abbandonato dall'assistenza degli altri battaglioni, non deve essere di forma oblunga, ma quadrata , o per dir meglio ottangolare, con un vacuo nel mezzo per alloggiarci li moschettieri , accioché possa far fronte da tutte le parti in un medesimo tempo et abbia egual forza da per tutto. 3. La forma di questo battaglione è segnata B (fig. 1). Le 300 picche si dividono in 4 corpi di 60 l'uno, a 10 picche per fila, che fanno 240 picche: e le 60 picche che restano per lo compimento delle 300 si divideranno in 4 pani a 15 per parte e si metteranno a fortificare li 4 angoli del battaglione. In questo battaglione stanno sicuri 200 e più moschettieri mettendone le due file usitate innanzi alle picche et il rimanente nel vacuo del mezzo. Questo è un bastione mobile, impenetrabile e che scarica una tempesta di tiri contro a chi vuole accostarsi alla fronte o ai fianchi o alle spalle della battaglia. III. - La Cavalleria si suole oggidì disporre su l' ale della battaglia. 1. In due linee con ordinanza fallata, come dimostra C (fig. 3); ma a questo modo ha molti diffetti:
~-
. :r.ig. s.
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r:::::::::::1=
r:::::·.:::::1=
r:.:::::::::1=
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bd
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- 1, se l'inimico con una fronte unita e senza intervalli, come si vede in D , s'avanza contro C, non ci è dubbio che C è ubbligato a subintrare con li squadroni della seconda fila ne ' vacui della prima, come mostrano i punti, per obviare che quei primi squadroni sieno presi nel fianco, onde, invece d'aver due fronti come si era presupposto, se ne viene ad aver una sola et ad azardare tutta la fonuna della battaglia in un sol incontro, ch'è contro la osservazione Cap. III , punto 1, n. 6;
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2, se dunque bisogna riddursi a formar una fronte senza
intervalli, val molto meglio averla fatta prima e per tempo e a dissegno , con ordine e spontaneamente, che riddursi a farla in faccia del nimico contro tua volontà e sforzatamente e forse con disordine, perché nel moversi può essere che quei primi intervalli non si mantengano sì giusti, o qualche fosso si attraversi che non si possa così presto e così unitamente passare, o che qualc'altro ostacolo impedisca; onde concludo che nella prima disposizione si deve fare la fronte unita con piccioli intervalli: perché in tal modo l'inimico è a tua discrezione e l'obblighi a governarsi secondo te, e tu non ti obblighi a governarti secondo lui, perché s'egli non ha la fronte opposta unita come te, tu gli attacchi li suoi squadroni di fronte e per gl'intervalli ne' fianchi, ch'è il vantaggio Capo I, punto 3; e se l'unisce quando ti vede, l'obblighi a far cosa che per suo meglio dovea aver fatto prima; - 3, per esser pronto a soccorrere gli squadroni della prima linea ed a subintrare a tempo ne' vacui, bisogna che li squadroni della seconda linea sieno molto vicini, dalla qual vicinanza ne risultano due inconvenienti: l'uno, che tutti i colpi delle bocche da fuoco e grandi e piccioli tirati alla prima fila vengono anche a ferir la seconda e non vanno mai a vuoto; l'altro, che essendo le prime truppe per fortuna risospinte dal nimico con violenza, vengono quasi necessariamente a dare nella testa delle altre et a mettersi tutte in disordine, non valendo il dire che la truppa di dietro sia posta nell'intervallo, perché quando un squadrone caricato piglia la fuga e 'l caracollo, non lo fa in linea retta, ma in obliqua, come si vede in E, fig. 4; onde va giustamente ad urtare
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chi piglia la fuga ed è rotto e sorpreso dal timore, non può così a puntino pigliar la misura di passare per gl'intervalli lasciati, massime ch'uno squadrone che nell'unare avea, per esempio, 70 passi di fronte, ne occuperà più di 100 nella fuga, perché ognuno vuol esser de' primi e cacciarsi nella prima fila. Di qui nasce che in quasi tutte le occasioni dove si vien rotto, si odono acerbe lamentazioni della prima fila di non esser stata soccorsa a tempo dalla seconda, e della seconda d'essere stata impedita dalla prima che se gli è rovesciata addosso, come s'hanno gli esempi di tanti processi formatisi in questo suggetto; - 4, posto il caso che sieno da venti squadroni da schierarsi nella suddetta ordinanza fallata sopra un'ala della battaglia, la linea verrà ad esser lunga più di 2000 passi, ch'è quasi una meza lega di cammino; ora io lascio considerare a chi l'intende come sia mai possibile che gli ultimi squadroni situati verso l'estremità sentano alcun benefizio o utile dalla Fanteria che nel mezo della battaglia viene a essere sì discosta da loro? E se questo non è come un combatter solo con la Cavalleria senza la Fanteria et un privarsi di quel sussidio reciproco ch'è tanto necessario nell' essercito e nel combattimento? Et oltre di questo, quando detti squadroni sieno una volta rotti e messi in fuga, dove possono mai riordinarsi e raccogliersi, se non hanno luogo sicuro? E come possono fare di non essere tagliati fuori dalla Fanteria (come tante volte si è visto succedere in queste battaglia) se sono situati tanto discosti da lei? 2. Un altro modo di disporre la Cavalleria è schierarla in tre linee, come dimostra F, fig. 5; ma questo similmente incorre li
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terza, perché lo spazio ch'è per 15 squadroni non può mai capirne 20, come si vede nella figura, onde li primi impediscono li terzi di subintrare, e li terzi impediscono i primi di ritirarsi. Si potria dire per obiezione che li Romani usavano questo modo di rifarsi tre volte e di far subintrare una fronte dentro l'altra: al che io rispondo che gli esserciti de' Romani consistevano quasi totalmente nella Fanteria nella quale questo modo è molto buono, perché li fanti si governano più a modo loro e possono andare indietro e di traverso e come richiede il bisogno, il che non possono fare i cavalli; li fanti non si sconcertano così di leggiere; e, sconcenandosi, non si rovesciano su gli altri con quell'impeto e con quella furia che fanno i cavalli; oltre che può essere che li Romani facessero li primi vacui della prima linea sì ampli che capissero tutte due le linee di dietro quando si venivano a ristringere con li triari, sì come dimostra la figura 6.
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3. Il disporla tutta in una fronte rettilinea ha molti notabili mancamenti de' suddetti: non ha disposizione alcuna di darsi scambievole calore col fiancheggiarsi, massime se fra uno squadrone e l'altro ci è grand'intervallo; e non avendo riserva ma appresentando tutto ad un incontro et ad una fortuna, è cosa pericolosa di confondersi per ogni minimo accidente. 4. Il disporre una truppa doppo l'altra, come H (fig. 7), non è da usarsi, potendo il primo squadrone disordinato, facilmente
disordinar gli altri che seguono. Né è poco diffetto, anzi importantissimo, il far combattere poca gente in fronte sì angusta, dove l'inimico con fronte più distesa può cinger i fianchi e far
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combattere molti contra pochi, e tutt'i colpi che vengono tratti dalla linea retta del nemico I cogliono per fronte e per fianco e per traverso tutte le truppe H in una volta. Et il dire che presentandosi l'inimico in battaglia con fronte larga, bisogna in questo caso allargar parimente la fronte dando subito ordine che passino innanzi tante di quelle truppe le quali erano poste l'una doppo l'altra che bastino ad occupare per traverso tanto spazio quanto è quello che ingombra la gente nimica, è un temperamento inutile e pieno di inconvenienti, come si è detto sopra nell'ordinanza W~. . 5. La forma di mezzaluna ha questo vantaggio, che ogni truppa possa fiancheggiar ogni altra, sì per diffesa tra di loro, come per offesa di qualunque truppa nimica che tenti investirla in qual si voglia parte; ella è approvata da gran capitani; è la forma usitata da' turchi e che fu adoperata dal Banér a Melnik quando battette Hofkirchen, et in molte occasioni ha il suo uso; ma, assolutamente parlando, ha parte de' diffetti della forma rettilinea, non essendo fra queste due altra differenza che quella ch'è da una linea retta a una curva 10 . IV. - lo sono dunque di parere: 1. Che la Cavalleria si disponga in due linee, ma che ciascheduna sia unita; cioè che gl'intervalli di fianco a fianco fra uno squadrone e l'altro non sieno più di 20 passi, spazio conveniente accioché vi si possa maneggiar il plottone de' moschettieri di 10 di fronte, et uscito quello, gli squadroni possano avvanzare e moversi senza urtarsi o confondersi; né può l'inimico entrar nel vacuo fra li due squadroni, perché, non essendo la distanza fuori del tiro giusto di pistola, si metterebbe fra una forbice, esposto ad una moltitudine di tiri. 2. Che le riserve della prima linea sieno poste dietro alli battaglioni di Fanteria; e così sono sicure che nissuna cosa s1 rovescerà loro addosso né le metterà in confusione. 10 Si d irebbe che l'osservazione sulla disposizione tattica dei turchi sia stata inserita per lo meno negli anni sessanta.
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3. Che la seconda linea sia distante dalla prima di 300 passi, e così sarà fuori del tiro del moschetto; onde le due linee e le riserve faranno che si potrà rinnovar tre volte il combattimento e tentar tre volte la fortuna, secondo l'osservazione Capo III, p. 1,
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T1g:-. 8. r fcr 1 i ~ ~~ n. 6, come si vede in L (fig. 8), perché se tutta la prima fronte viene ributtata dal nimico, può andare a passar senz'impedimento o per lo spazio di mezzo o per quello de' lati et andar a riunirsi o dietro alla Fanteria, o dietro alla seconda fronte senz' ostacolo, avendo spazio abbastanza da maneggiarvisi; né l'inimico potrà perseguitarla, perché si lascerebbe nelle spalle e nel fianco la Fanteria e le riserve, e verrebbe a rincontrar la testa della seconda linea tutta unita. Se uno o due squadroni soli della prima fronte cedono e sono ributtati, uno o due di quei della riserva possono subito acudir al disordine, ributtar l'inimico e dar tempo e luogo a i battuti di riunirsi. Un altro vantaggio reca la seconda fronte posta in tanta distanza dalla prima: cioè eh' ella assicura tutto quel fianco e le spalle della battaglia, perché l'inimico non potrebbe mai venire a far sì gran giro senza dividere totalmente il suo essercito e mettersi per conseguenza a perdita manifesta. 0
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CAPO V D ella pratica alla quale si riducono tutti questi vantaggi, massime ed osservazioni
I. - Io formerò dunque la mia battaglia nel modo segnato A, che sarà come un modello fondamentale e un archetipo della forma ottima per se stessa considerata, nuda d'accidenti e che si
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potrà poi facilmente variare e riddurre in qualsivoglia altra figura secondo la qualità de ' siti e delle congiunture iobis:
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1. Gli 8000 cavalli corazzieri fanno 40 squadroni, 10 de'
quali sono situati su l'ala destra, 10 su la sinistra, 10 per riserva e 10 nella seconda linea. Questo ripartimento è ragionevole: 1, perché la prima fronte che ha da sostenere rutto l' impeto primo del nimico fresco, dev'essere la più forte; 2, perché non ci potiamo oggidì prometter tanta virtù ne' nostri soldati che, vista rotta la prima fronte , non si smarriscano e sieno capaci di ributtar il nemico vittorioso; 3, perché in questo modo si viene a dilatare la fronte e a stendersi il più che si può ragionevolmente per appresencarvi numero maggiore di combattenti e per impedir che l' inimico non possa facilmente abbracciarti: anzi, tu possa cingere i suoi fianchi. 2. Li 2000 Croati sono divisi in 40 squadronelli di 50 cavalli l' uno , accioché per l'uffizio eh •hanno a fare possano andare e tornare agiatamente senza pericolo di confusione; questi sono posti cinque a cinque dinnanzi alle riserve e dietro alla seconda linea, in luogo che non posson essere investiti e che stanno come cani a lassa, e posson uscire o tutti o parte, al bisogno, per gl 'intervalli che sono lasciati maggiori a canto alla Fanteria (l 'inimico , per timore delle moschettate e delle picche, non se ne prevarrà per suo vantaggio a voler passare quivi, come faria se cali intervalli fussero altrove) a perseguitar il nimico che una volta è IObis Si osservi che questo metodo, di analizzare prima la siruazione tattica c:pura,, in astratto, e poi di calarla nelle concrete siruazioai operative, è modernissima, ed è lo scesso usato da EDWARD N. LUTIW AK, Strategy · The logie of war and peace, Cambridge, Mass., 1987.
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Le opere di Raimondo Montecucco/i
messo in disordine, o a far sortite improvise per cingerlo nel fianco, o per altro effetto; sì come posson anche sonire gli squadroni di riserva corazzieri a metter in fuga il nimico quando conoscono in lui segni di timore e di perplessità, come se confonde le distanze, tituba ne gli ordini, batte le picche insieme l'una con l'altra, tremola gli stendardi, e cose simili; o a secondare li Croati, li quali avendo fatta la loro sparata sopra le truppe nimiche di fronte e per fianco, e sconcertatele, vengono poi le corazze ad investir risolutamente da fianco e per fronte, secondo l'opportunità, et a godere dello sconceno che quelli hanno fatto nello squadrone del nimico. Questi archibugieri o Croati vanno in 6 file a 8 per fila, et occupano 12 passi di fronte e 18 di fondo. 3. Li 1000 Dragoni sono messi su li due fianchi, appresso quelle riserve, per andar a guadagnar un posto o vantaggio su 'l fianco del nimico, o ad altro giovevole effetto. 4. Li 10 battaglioni di Fanteria sono situati in tal modo: 3 stanno nel mezzo della battaglia, ch'è il cuore di dove si compartono tutti gli spiriti al corpo; 4 nelle due estremità per le ragioni allegate, e 3 nella seconda linea. 5. Li 2000 moschettieri ch'avanzano, sono compartiti in 40 plottoni di 50 moschettieri l'uno, li quali plottoni si metteranno a canto a ogni squadrone di Cavalleria, et alcuni di essi si metteranno alla diffesa di un Wagenburg, il quale si formerà di tutte le carra e bagaglio dietro alla battaglia; e questi moschettieri averanno cura di custodirlo tanto da' nimici quanto dalli propri soldati che si danno a svaligiare e spogliare, et in questo modo verranno anche a guardare le spalle della battaglia, stimand'io veramente che si deva condurre seco il bagaglio in un giorno di battaglia, sì perché lasciandolo a dietro bisogna privarsi di qualche numero di gente che vi si lascia in guardia, sì perché si dà occasione a molti soldati di ristarvi sotto spezie di vari pretesti, sì anche perché l' essercito conosca che s'egli perde il campo della battaglia, perderà anche tutto il suo avere e moglie e figliuoli, e che per ciò si renda più ostinato al combattere. 6. L' Aniglieria si distribuisca tutta a lungo della battaglia a canto alla Fanteria, e così viene ben guardata e custodita; tira e
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ferisce da tutte le bande, e se una parte della battaglia è rotta o ha disgrazia, non per questo si perde tutta l'Artiglieria in una volta, come si è persa tutta in un colpo a Wittstock e aJankau, perché ella era tutta insieme. IL - Questa foggia di battaglia mi pare abbia tutte quelle qualità che si è detto doversi osservare: 1. La gente che deve urtare et è armata sia nelle prime schiere e la disarmata dietro, c. 2, n. 1, né può essere investita, c. 2, n. 2. 2. La moschetteria sta tutta al coperto, potendo ritirarsi dietro alli battaglioni di picche e dietro alli squadroni di ritegno; può tutta fare l'uffizio suo non impedendosi gli uni gli altri, né è esposta ad esser rotta, sendo guardata o dalla Cavalleria o dalle picche, c. 2, n. 4. 3. La Cavalleria è coperta dalla Fanteria, e conviene al nimico per trovarla passare per le salve della moschetteria, c. 2 n. 5; li battaglioni hanno 6 uomini di fondo e sono anche fortificati da due altre file di moschettieri che stanno innanzi alle picche. 4. Si ha in pronto da per tutto, cioè nell'estremità, nel mezo e fra il mezo e l'estremità, Fanteria, Artiglieria e Cavalleria grave e leggera per adoperarla conforme al bisogno senza romper o smembrar la battaglia, Cap. III, punto 1, 2, n. 5, 7. 5. Si può rinovar il combattimento tre volte, con la prima fronte, con li ritegni e con la seconda fronte , la quale ricomincia di nuovo la zuffa come un esercito totalmente fresco e separato dal primo, C. III, p. 1, n. 6. 6. Li fianchi sono coperti da i battaglioni di picche, ch'è l'arma più ferma, la più stabile e la più impenetrabile che sia nell'essercito, c. 3, p. I, n. 7. 7. Le truppe rovesciate non posson urtar nelle altre perché non gli stanno a dietro: e queste posson in ogni modo soccorrere quelle sendo vicine e dietro alla Fanteria; e quelle si possono rimetter e riunire o nel luogo de' squadroni di ritegno o dietro alla Fànteria o dietro alla seconda linea, c. 3, p. 1, n. 10. 8. Se l'inimico si disordina o nel mezo o nell'estremità o in qualsivoglia parte della battaglia, si ha subito la Cavalleria leggera in pronto, sì come anche 20 cavalli comandati sopra ogni fianco di
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ciascun squadrone di corazzieri per seguitarlo o per guadagnar i fianchi de' suoi squadroni se gli ha ordinati con grandi intervalli, senza rompere l'ordinanza, cap. 3, p. 2, n. 7. III. - Da questa forma di battaglia si possono con facilità trarre tutte l' altre figure avvantaggiose in riguardo del sito o del dissegno che si ha e delle congiunture che nascono. Quanto al sito: 1. Se vi ha qualche bosco o villaggio o collina da ambidue le parti, quella Fanteria ch'è ordinata su l'estremità la preoccupa e vi s'alloggia avvantaggiosamente, e la battaglia rimane nel suo intiero; e se que' boschi, villaggi e colline sono di natura così forti che li moschettieri vi possono stare sicuri senza l'appoggio delle picche, vi s'alloggiano que' moschettieri et anche li Dragoni; e que' due battaglioni di picche dell'estremità si riducono l'uno nel mezzo della prima e l'altro nel mezzo della seconda fronte , e la battaglia viene a stare come A 1.
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2. Se si è a canto a un fiume o a dirupo o a qualche altro
posto sì avvantaggioso eh' assicuri intieramente un lato dell' esercito , si può metter tutta la Cavalleria su l' altro lato e far quivi lo sforzo contro a una sola ala del nimico, e la battaglia viene ad essere come B, et allora molti vengono a combattere contro pochi, c. 1, punto 1. tt -tt
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3. Se vi è qualche bosco vicino o luogo coperto su 'l camino che viene da luoghi amici, si può far riddurre in alcune truppe ben unite e serrate insieme tutti li servitori della Cavalleria che sono a cavallo, li quali, quando poi gli esserciti stanno per venire alle mani, hanno da muoversi al favore di questi luoghi :operti e mostrare d'avvanzarsi alla larga verso i nimici, che in questo modo resteranno sbigottiti, entrando in sospetto d'esser assaliti da nuova gente. Sì com'anche resterà sbigottito il nimico se nell'ardor della zuffa si farà correre voce per qualcheduno subornato, ch'il suo capitano generale sia rimasto morto. 4. Se al fianco o alle spalle del nimico vi è qualche bosco o fondo o luogo a proposito, al quale si possa arrivare non visto, vi si può mandare la Cavalleria leggera e i Dragoni che nell'ardor della zuffa attaccheranno il nimico nelle spalle o ne' fianchi o nel bagaglio e lo metteranno in confusione perché i preparati attaccano gl'impreparati, c. 1, p. 2; allora la battaglia resta nell'ordine di prima, fuori che li squadroni di ritegno e que' 20 cavalli comandati sopr' ogni lato di ciaschedun altro squadarone hanno a fare l'ufficio de' Croati. 5. Se la qualità del paese lo comporta, si cerca di marciar segretamente verso il nimico e d'arrivar in battaglia sopra di lui prima che lo sappia o ch'abbia spiegata bene la sua ordinanza, --··~ ~ ~ ,;.·, ;_
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c. 1, p. 2, come fece il re di Svezia a Liitzen e come successe a Tuttlingen in Svevia contro a' francesi. 6. Se ci è qualche padule o fosso, si può mettervisi dinnanzi e ricoprirlo con qualche truppe le quali all'avanzar del nimico si ritirano poi per certi passaggi fatti a posta, et il nimico è condotto inavvedutamente alla trappola. In quest'ufficio si può servirsi della Cavalleria leggera senza smembrare la battaglia. 7. Se il paese è stretto, si fanno tre o quattro o più membri o linee della battaglia, come mostra C.
IV. - Quanto al disegno che si ha: 1. Se con l'ala dritta si vuol battere per fianco il corno sinistro dell'inimico, si devono mettere su quest'ala li migliori soldati et anche maggior quantità, ma questi devono stare appiattati gli uni doppo gli altri per non esser visti e per arrivare poi tanto più all'improvviso sopra il fianco del nimico. E quando si va ad azzuffarsi, l'ala destra si muoverà con passo veloce e le truppe di dietro si spingeranno su la mano destra al pari delle altre, e l'ala manca andrà pian piano o non si muoverà punto, perché in questo modo l'inimico, sospeso, prima che conosca quello che tu vuoi fare e che si risolva di quello ch'egli vuol fare, terrà a bada il suo corno destro, e così, combattendo il tuo forte contro il suo debole e rimanendo il suo forte ozioso contro il tuo debole , il suo corno sinistro sarà in tanto circondato e la battaglia verrà a formarsi come D, per tener a bada il corno destro del nimico. Servirà anche molto il sito, e se vi è qualche villaggio, metterci il fuoco accioché l'inimico non possa passare sopra la tua ala manca e non possa anche vedere quello che si fa. Battuto ch'è il corno sinistro del nimico, si può subito investire anche per fianco la Fanteria. Se con l'ala manca si vuol battere l'ala destra dell'inimico, si procede nel medesimo modo appositamente 11 .
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In questo paragrafo la battaglia d'ala è minuziosamente analizzata e teorizzata, cosa che M. non poteva ceno ancora fare nel 1651, per lo meno non con questa auto.rità e precisione.
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2. Se con ambedue l 'ale si vogliono cingere ambedue li
fianchi del nimico, bisogna metter li più valorosi soldati su la punta de' corni, li quali, avvanzandosi velocemente et andando adagio la parte del mezo, si formerà un seno et una meza luna; ma per ingannar il nimico e rubbargli il tempo del rimedio, bisogna presentarsi in linea retta et in due fronti al modo ordinario, per cambiar in un tratto di figura, la quale riuscirà come E, et in questo modo circondò il Banér le truppe dello Hofkirchen a Melnik.
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3. Per fare che dalla meza luna sia cinto non solo generalmente tutto il corpo del nimico, ma anche particolarmente ogni suo squadrone, si devon aggiungere squadroni trasversali alla meza luna, come mostra la figura F, e questi posson essere composti dalla Cavalleria leggera, ovvero de' corazzieri della seconda li nea. L'avvantaggio di questi squadroni trasversali è ch'il
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medesimo spazio di terreno capisce più numero di gente , come si vede tutta la seconda linea esser composta nello spazio della prima; che nel far impressione , gli squadroni del nimico sono colti all'improvviso e per fianco; e che li fianchi de' propri squadroni sono egregiamente diffesi . Ma bisogna osservare che tali squadroni trasversali hanno da marciare per fianco, né da lasciarsi vedere.
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4. Per cinger ambidue li fianchi del nimico si può anche lasciar vuoto il mezo della battaglia e divider subito l' essercito in due pani et in due ale. Così la parte di mezo del nimico rimane oziosa, e tu vieni a combattere col tuo intiero contro una sol parte del nimico, cioè contro le sue estremità, perché tu fai a disegno una cosa la quale a lui riesce improvvisa, e prima eh' egli abbia preso partito, tu hai eseguito ed hai l'avvantaggio notato, cp. 1, p. 2; e poiché la Fanteria non ha il movimento così veloce com'i cavalli, per riuscir meglio in questo dissegno, che consiste nella calculazione del tempo e nella misura del moto, c. 1, p . 1, n. 5, sarà bene disporre l'ordinanza in modo che la Fanteria venga ad essere su i fianchi della battaglia, poi, nell'azzuffarsi, passando la metà della Cavalleria su la mano destra e la metà sulla sinistra, ella viene a restare nel mezo , come si vede nella figura G. Riuscirà meglio questo tratto in tempo di nebbia e di polvere, che l'inimico non si possa accorgere di questo movimento sin a tanto ch'egli non è cinto; overo, per deluder la vista, si può stendere nel mezo una sola fila di Cavalleria che non lasci riconoscere quel vacuo, quando si lascia; overo si può scaramucciar quivi per far vista di voler attaccar nel mezo , et intanto stendersi su i fianchi, com'è l'osservazione c. 3, p. 2, n. 3.
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"Tav. G "
5. Per faticar il forte del nimico col tuo debole e poi col tuo forte fresco caricar il suo già stanco, cap. 3, p. 2, n. 4, si può convertire la nostra ordinanza e metter la seconda linea dinnanzi insieme con la Cavalleria leggera e con qualche squadrone di ritegno che avranno la ritirata, come mostrano le linee di punti; e la prima linea, ch'è la più forte, metterla a dietro , come dimostra la figura H. Questo modo si potria usare contro a' francesi, il naturale dei quali essendo, nel principio, del combattere più che d'uomini; e nella fine, meno che di femine, bisogna render vana la prima loro furia lasciandola correre a bisogna vuoto , cioè isfogandosi su la parte che noi stimiamo il meno e su ' l nostro debole. Et accioché l'esercito non si sbigottisca nel veder rotta la prima fronte (com'è probabile cosa che debba succedere), bisogna avvertirgli anticipatamente che questo è fatto a dissegno , e che la speranza della vittoria è riposta sopra la seconda linea e eh' essa avrà grande avvantaggio di combattere fresca con persone già affaticate ch'hanno passato il primo ardore e fatte le prime cariche 12 .
"Tav. H " 12 Questo accenno finale ai francesi è, a mio avviso, la prova conclusiva che il secondo Delle Bauaglie ebbe la sua stesura finale nel 1673, come indicato dalla data sul ms. Nel 1651 infatti l'ipotesi di u n conflitto con i francesi appariva lontanissimo se pur vi si pensava; la Francia, tormentata d alla guerra d ella Fronda, sostenne se mai l' azione absburgica con tro il crescente attivismo del re d i Svezia Carlo Gustavo. Negli anni Sessanta la Francia inviò addirittura truppe che combatterono sotto M. a San Gottardo conuo i turchi. Ma dal 1670 il conflitto con la Francia d i Luigi XIV appariva effettivamente una p rospettiva immediata.
INDICI
Questi indie:' sono sta# compilati da Antonio Brugioni, che si ringrazia (R.L.)
INDICE DEI NOMI DI PERSONA
A Aaaron, v. Aronne Abia, personaggio biblico, 550 n . (V13) Abias, v. Abia Aelian., v. Aelianus Tacticus Aelianus Tacticus (Claudio Eliano), 375 o. (D3) · (E3) · (M3), 487 Aeneas Tacticus (prob. Enea di Stimfalo), 375 o. (E3), 383 n. (Rll) · (Sll), 459 n. (P5) Afranio Lucio, 456 n. (P2) Afranius, v. Afranio Lucio Africanus P. , v. Scipione Africano Publio Cornelio Agostino, santo, filosofo e teologo , padre della Chiesa, 385 n . (113) Agric., v. Agricola Goeo Giulio Agricola Gneo Giulio, 379 n. (B8), 384 n. (012), 385 n. (Pl3) - (D14), 457 n. (U3), 459 n. (V5), 540 n. (N4), 548 n. (Rl2), 549 n. (113) Alberto d'Absburgo, arciduca e governatore dei Paesi Bassi cattolici, 21 n. 9 ter Albeno d'Austria , v. Alberto d 'Absburgo Alcirno, luogotenente di Bacchide, 67, 67 n. 32 AldringenJohann, 34 n. 21, 46, 46 n. 26 bis, 68, 114, 590 Alessandro, v. Alessandro III Magno Alessandro lll Magno, re di Macedonia, 305, 316, 375 n. (S3) · (T3), 377 o. (M5), 380 n. (Q8) · (T8) · (VS) · (A9) · (E9) · (F9) · (H9), 381 n. (19) - (09), 382 n. (HlO), 455 n. (Cl) . (Zl), 456 n. (C2), 457 n. (C3) - (V3), 458 n. (U4) - (V4) - (Z4), 459 n . (G5) - (H5) - (N5) - (S5) · (B6), 460 n . (C7). 474, 491, 539 n. (Q3), 542 n . (06), 545 n. (F9), 597 Alessandro VII (Fabio Chigi), papa, 465 n. 2 Alessandro Severo, imperatore romano, 375 n. (Q3), 376 n. (04) Alex. , v. Alessandro llI Magno ovvero Alessandro Severo Alexander, v. Alessandro III Magno
Alex. Severus, v. Alessandro Severo Alfoldi Llszl6, 21 7 n. 28 Alfonso I d 'Este, duca di Ferrara, Modena e Reggio, 363 n. 160 Alghisi Galeazzo, 334 All Bassà, v. All Pascià Alì Pascià, 213,215,219,234,394 , 396,396 o . 24, 408, 410 n. 44, 505, 522, 525 Alighieri Dante, 373 n. (El) Allerus M., personaggio citato da Tacito, 460 n . (G6) Amalfi, duca d' , 591 Ambiorige, re degli Eburoru nella Gallia belgica, 456 n. (B2), 475, 478, 539 n. (B4) Ambiorix, v. Ambiorige Ambr. , v. Ambrogio Ambrogio, santo, dottore della Chiesa e vescovo di Milano, 385 n. (113) Aroiota, personaggio macedone citato da Curzio Rufo, 539 n. (Q3) Ammiano Marcellino, 373 n. (Pl) Ammianus, v. Ammiano Marcellino Amurathes, v. Murad I Amyntas, v. Arointa Andler Johann Heinrich, 257 n. 5 Andrea Il, re d 'Ungheria, 221 n. 42, 390 n. 11, 449 n . 97 bis Andremont, colonnello e cGeneralquartiermasuo>, 343 n. 129, 445 n . 93 Androsthenes, personaggio citato da Cesare, 457 n. (C3) Annibal, v. Annibale Barca Annibale Barca, generale cartaginese, 63, 71, 72, 99, 103 , 305, 308, 309, 377 n. (Q5), 378 n. (H6) - (L6) • (T6) - (Z6) - (A7) - (C7), 379 n . (N7) - (07), 385 n. (N13), 391,425, 448, 454, 455 n. (Hl), 460 n. (C7), 461 n. (R7), 468, 474, 501 , 537 n . (G2), 538 n. (H3), 539 n. (Z3), 542 n. (16), 546 o. (PlO), 591 Annio Gallo, 548 n. (F12) Annius Gallus, v. Annio Gallo Antiochus, v. Antioco Ili Il Grande Antioco UJ Il Grande, re di Siria, 63, 484, 547 n. (Nll) · (Rll)
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
Antioco IV Epifane, re di Siria, 67 n. 32 Antioco V Eupatore, re di Siria, 67. 67 n. 32 Anus, personaggio citato da Bonfinius, 545 n. (R9) Apafì Michele, 388, 399, 403,404,407,408 Api, faraone(?) egiziano, 372 Appian. (Alex.), v. Appiano di Alessandria Appiano di Alessandria, st0rico greco, 383 o. (112), 460 n. (C7) Arcesilao di Pitaoe, filosofo greco, 374 n. (L2) (!')Arciduca, v. Leopoldo Guglielmo Ariosto Ludovico, 374 n. (R2) Ariovisto, re dei Suebi, 379 n. (A8), 594 Arioviscus, v. Ariovisto Arse., v. Aristotele Aristide, uomo politico ateniese, 486 Aristotele, filosofo greco, 255 n. 2 bis, 310, 373 n . (Gl) - (Hl) - (LI) - (Ml) - (01),374 n. (D2) - (02), 375 n . (V2) - (Z2) (A3) - (B3), 376 n. (H4) - (14) - (N4)- (U4), 377 n. * - (AS) - (DS), 379 n. (S7), 380 n. (L8), 382 n. (VlO), 383 n. (Ql 1), 384 n. (V12), 455 n. (Nl ), 536 n. (Ul), 537 n. (F2)-(P2), 538 n (L3), 541 n. (DS)- (L5) - (MS) - (T5), 542 n. (H6), 543 n. (D7) (F7) - (L7) Aristoteles, v. Aristotele Aristotile, v. Arist0tele AmeimJohann Georg von, v. ArnimJohann Georg von Arnim Johann Georg von , 60, 60 n. 30 Aronne, personaggio biblico, 546 n. (VlO) Aschenberg, ufficiale svedese, 411 n . 49 Asdrubal, v. Asdrubale Asdrubale, generale cartaginese, 307, 308, 378 n. (17), 460 n. (C7), 538 n. (H3) Attilio Regolo Marco, 547 n. (Ql I) Augustin . . v. Agostino Augusto Caio Giulio Cesare Ottaviano, 79, 220 n. 39, 472, 542 n. (06) Aurochs, capitano imperiale, 4 l 9 (d')Avangour, barone, v. Dubois Davangour Pierre Ayc., v. Ayton Ayton (prib. marchese di Aytona), 376 n. (A4), 537 n. (H2), 538 n. (V2)- (A3), 539 n. (Q3), 543 n. (E7)- (G7) - (H7), 544 n. (B8)
B Bacchide, generale del re di Siria Demetrio I, 67, 67 n. 32 Bacone Francesco (Bacon Francis), 247 Baden Leopoldo marchese di, 433. 444, 445 n. 94 Baden, v. Leopoldo Guglielmo, principe di Baden ovvero Baden Leopoldo marchese di Baden - Durlach Giorgio Federico di, 55, 55 n . 28 Baja.zet (o Bayazid) I, sultano ottomano, 549 n. (Ll3) Bajazethe, v. Baja.zec (o Bayazid) I BakJ. M., editore americano, 217 n . 28 BalzacJean Louis Guez de, 379 n. (18), 539 n. (N3) - * Banér Johan, 13. 13 n . 1, 14, 14 n. 1 bis, 34 n. 21, 58, 58 n. 29 ter, 68 n. 33, 71, 73, 104, 109, 159, 159 n. 59, 160, 163, 164 n. 71, 165 , 168, 288, 357 o. 149, 358 n. 150, 589, 590, 595, 607, 615 Banffy Dionisio, 389 Banfi Antonio, 131 n. 6 Bard., v. Barclay John Barclay Joho, 537 n. (Zl) - (H2) Barcsai Acazio, v. Barcsai Akos Barcsai Akos, 387 n. 3, 388 Bardanes, personaggio citatO da Tacito, 380 n. (Z8) BarkerThomas M., 10, 18 n. 9 bis, 41 n. 23 bis, 56 n. 29, 69 n . 35, 71 n . 36, 75 n. 39, 85 n. 46, 95 n. 49, 99 n. 54, 102 n. 55, 583, 583 n . *, 587 n. 1 Bar le Due René de, 331 n. 114 Bare.oli DanieUo, 374 n. (G2), 548 n. (Cl2) - (012) Basilio Lucio Minucio, 455 n. (Ql) Basilius Lucius Minucius, v. Basilio Lucio Minuc10 Basta Giorgio, 223,272 n. 21 - *, 478,492, 516, 546 n . (AlO), 594 Batthyany, comandante dei Croati, 425, 432, 436, 437 (de) Beauvezé, generale francese, 444, 444 o. * Belli Nicol., v. Belli Nicolò Belli Nicolò, 538 n. (R2) Bernardo (di Sassonia), duca, v. Bernardo di Weimar
Indici Bernardo di Weimar, duca di Sassonia - Weimar, 110,159 n. 55, 184 n. 113,188,363 , 591 Bethlen Gabor, 419 n. 66 Bettini Mario, 124 Besso, satrapo della Baruiana e Sogdiana, 455 n. (Cl), 457 n. (C3) Bessus, v. Besso Biante, uno dei sette savi della Grecia, 379 n. (G8) Bias, v. Biante Bigbaeus, scrittore, 376 n. (U4) Bisterzky, colonnello dei Dragoni imperiali, 398 n. 27 Bizarus Petrus (Bizzarri Pietro), 546 n. (Cl O), 549 n. (13) Boccalini Traiano, 546 n. (LlO), 548 n. (Zl 1) Bodin Jean, 376 n . (D4). 382 n. (UlO) (Cll), 472 n. 9, 538 n. (L3), 541 n. (B5), 547 n. (Fll) - (Hl 1) Bombaci A., storico, 206 n . 5, 217 n . 28 Bonfin., v. Bonfinius Antonius Bonfinius Antonius (Bonfini Antonio), 457 n. (R3), 545 n. (Q9) · (R9) · (S9) Brancaccio Giulio Cesare, 594 Breda, «sergente generale», 321 Bruay, colonnello di, 589 Bruce Williarn Scott, 208 n. (A) - * Brussus Gulielmus Scotus, v. Bruce William Scott Bruto Marco Giunio, 79 Buglione Goffredo di, 491. 545 n. (L9) Bus., v. Bussières Busb., v. Busbecq (o Busbeck) Augier Ghislain de Busbec., v. Busbecq (o Busbeck) Augier Ghislain de Busbechio, v. Busbecq (o Busbeck) Augier Ghislain de Busbecq (o Busbeck) Augier Ghislain de, 220, 220 n. 39, 459 n . (A6), 460 n. (C7), 492, 492 n. 41, 537 n. (I2) - (02), 540 n. (U4) · (V4), 541 n. (C5 ), 543 n. (Q7), 545 n. (U9), 546 n. (BlO), 547 n. (Bll) · (Dll) - (Ill), )48 n . (Cl2) - (D12), 549 n. (D 13) Busbeq., v. Busbecq (o Busbeck) Augier Ghislain de Buss. , v. Bussières Bussièr., v. Bussières Bussières, storico francese, 373 n. (Fl), 374
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n. (Ul ) · (02), 383 n. (Tll) · (A12), 384 n. (Rl2), 457 n. (S3), 538 n. (T2), 544 n. (S8), 545 n. (B9), 548 n . (T12), 549 n. (F13) Buttler, ufficiale imperiale, 4 34
c Caccamo Domenico, 251 n. ** Caecina, v. Cecina Paolo Severo Caes., v. Cesare Caio Giulio Caesar, v. Cesare Caio Giulio Caligola Caio Giulio Cesare Germanico detto, 374 n. (M2) Caligula, v. Caligola Caio Giulio Cesare Germanico detto Campanella Tommaso, 123, 246, 255 n. 2 bis, 543 n . (P7), 544 n . (ES) ('I gran) Capitano, v. Hernandez de C6rdoba Gonzalo (il) Cardinal Infante, v. Ferdinando di Toledo Carlo, Gran, v. Carlo Magno Carlo I Stuart, re d'Inghilterra, 328 n . 109 Carlo II d'Absburgo, re di Spagna, 465 n . 2 Carlo IV, duca di Lorena, 423 n. * Carlo V d' Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 216 n. 28, 220 n . 39,267, 269, 488, 488 n. 35, 491, 547 n. (Sll) Carlo V. duca di Lorena, 202, 246, 501 n. 47 Carlo VII di Valois, re di Francia, 72, 72 n. 37 Carlo VIII di Francia, v. Carlo Vlll di Valois Carlo VIII di Valois, re di Francia, 579 Carlo IX di Valois; re di Francia, 220 n. 39 Carlo X di Svezia, v. Carlo X Gustavo Carlo X Gustavo, re di Svezia, 225, 225 n. 53, 304, 304 n. 86, 310, 322 n. 102 , 387 n. 3, 478, 498, 588 n. 3, 617 n. 12 Carlo di Borgogna, duca, v. Carlo il Temerario Carlo di Lorena, v. Carlo V, duca di Lorena Carlo Gustavo, v. Carlo X Gustavo Carlo il Temerario, duca di Borgogna, 572, 573 Carlo Ludovico del Palatinato, 114, 114 n. 68 Carlo Magno, imperatore Franco, 254, 258. 374 n. (02), 518, 548 n. (Tl2)
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Le opere di RPimondo Montecuccoli
Carolus, Imperator, v. Carlo V d' Absburgo Carolus (Princeps), v. Carlo Magno Casaub., v. Casaubon Isaac Casaubon Isaac, 541 n. (Q5) Casimir, v. Semenowycz Casimir Cassio Avidio, generale romano , 543 n. (M7) Cassiod., v. Cassiodoro Flavio Magno Aurelio Cassiodoro Flavio Magno Aurelio, 537 o. (M2), 546 n. (RlO) Cassiodorus, v. Cassiodoro Flavio Magno Aurelio Cassius Avidius, v. Cassio Avidio Cassoni Martino, 389 Catilina Lucio Sergio, 21 Cato, v. Catone il Censore Marco Porcio Cato Marcus, v. Catone l'Uticense Marco Porcio Catone il Censore Marco Porcio, 461 n. (D7) Catone l'Uticense Marco Porcio, 539 n. (P3) Cecina Paolo Severo, 378 n. (T6), 512, 548 n. (F12) Cellarius, scrittore militare, 3 3 5 Celso Aureliano, 385 n . (Al4) - (C14) Celsus, v. Celso Aureliano Centenio Penula, 425 Cesare Caio Giulio, 18, 21, 45, 73. 79, 89, 99, 103,106,305,311,316,373 n. (Ll), 374 n. (Tl), 375 n . (U3) - (V3), 376 n. (V3) - (23) - (T4), 377 n. (C5) - (V5) - (25), 378 n. (I6) - (M6) - (T6). 379 n. (S7) · (V7) (A8) - (CS) - (H8). 380 o. (H8) - (R8) - (S8) • (28) · (B9) - (G9). 381 n. (I9) - M9) · (09) · (Q9) · (R9) - (S9) · (T9) - (U9) · (V9) (AlO) · (B10) - {ClO) - (D10) - {ElO) · (FlO), 382 n. (Hl O) - (Il0) - (LlO) - (MlO) - (NlO) - (RlO) - (Fll), 383 n . (M12) (Nl2) · (U1 2), 384 o . (A13) - (D13), 385 n. {U13) - (Al4) - (B14), 455 n. (Gl) - (Ql) - (Sl) - (Ul), 456 n. (A2) - (B2) - (C2) (D2) - (F2) - (12) • (02) - (P2) - (Q2) - (R2) • (T2) - (U2), 457 n. (C3) - (E3) - (F3) (G3) - (13) - (L3)- (N3) - (03) - (P3) - (T3), 458 n. (E4)- (H4) - (M) - (04) - (P4) - (Q4) - (R4) - (S4) - (T4) - (C5), 459 n. (E5) - (15), 460 n. (16), 461 o. (07) - (P7) - (Q7), 474, 475, 484, 536 n. (Vl), 539 n. (P3) - (S3) · (B4), 541 o. (G5 ), 542 n. (R6), 543 n. (C7) - (E7), 545 n . (E9), 546 o. (U l O), 549 n. (G13), 594
Chandler David, 160 n. 61 Chevalier Jean, 76 n. 40 Ciamp., v. Ciarnpoli G. Ciarnpoli G. , 477 n. 21 - * Cic. Marco Tullio, v. Cicerone Marco Tullio Cicero, v. Cicerone Marco Tullio Cicerone Marco Tullio, 127 n. (b) - (c), 373 n . (Ql), 374 n. (Sl), 376 n. (D4) - (E4), 385 o. (L 14), 537 n. (I2), 541 n. (V5), 542 n. (V5), 544 n. (LS) Ciro il Giovane di Persia, governatore di Lidia, Grande Frigia e Cappadocia, 547 n. (Qll), 559 Ciro il Grande, re di Persia, 79,457 n. (A3) Claudiao., v. Claudiano Claudio Claudiano Claudio, 461 n. (T7) Claudio Eliano, v. Aelianus Tacticus Claudio Marcello, v. Marcello Marco Claudio, detto il Grande od il Vecchio Claudius Aelianus, v. Aelianus Tacticus Claudius Marcellus, v. Marcello Marco Claudio, detto il Grande od il Vecchio Clausewicz Karl von, 11, 125, 146 n. 23, 246, 247, 314 n. 98. 501 n . 46 Clavius Christopher, 376 n. (V4) Cleator Ph. E. , 140 n. 12 Coligny - Saligny Jean de, 433, 444, 444 o. *, 445 n. 94 - * Collalto Rambaldo di, 583 Commines, v. Commynes Van Der Clyte Philip de Commynes Van Der Clyte Philip de, 573, 575, 576, 579 Condé Luigi II di Borbone principe di, duca d'Enghien, detto il Gran Condé, 160 n. 62, 161, 161 n. 64, 162 n . 68, 164 o. 72, 184 n. 114 , 356 n. 145 - *** , 423 n. *, 554, 593, 593 n. 8, 596 Coniano, v. Katzianer Hans Consalvo di Cordova, v. Hernandez de C6rdoba Goozalo Constantioo, v. Costantino, principe di Valacchia Conte Palatino d'Austria, 218 n. 32 Contzen, scrittore, 538 n. (U2) Corbulo, v. Corbulone Gneo Domizio Corbulone Gneo Domizio, 376 n. (T4), 458 n. (R4), 460 n. (G6), 482,541 n. (R5), 543 n. (N7) Cornelius, 542 n. (B6)
Indici Corvino Giovanni, v. Hunyadi Janos Cosarvar Hans, 73 Costantin, v. Costantino I il Grande Costantino, principe di Valacchia, 519 Costantino l il Grande, imperatore romano , 254, 373 n . (El) Crasso Marco Licinio, 89, 90, 493, 546 n. (GlO) Crassus Licinius, v. Crasso Marco Licinio Cratere, generale di Alessandro Ill Magno, 539 n. (V3) Craterus, v. Cratere Créqui, Duca di , 464 n. 2 Crisost. , v. Crisostomo Giovanni Crisostomo Giovanni, santo, 542 n. (A6) Cristiano IV, re di Danimarca, 14 n. l bis Cun., v. Curzio Rufo Quinto Cunius Ferdin., 373 n. (Cl) Curzio Rufo Quinto, 347 n. (Tl), 375 n . (L3) · (P3) · (R3) · (S3) · (T3), 377 n . (M5), 378 n . (T6), 380 n . (N8) · (PS) . (Q8) . (T8) · (U8) · (VS) - (ZS) - (A9) · (C9) - (D9) (E9) - (F9) - (H9), 381 n. (L9) - (N9) · (09), 382 o. (HlO) - (SlO) - (ZIO)· (All) · (Fl 1), 383 n. (Gll), 455 n. (Cl) - (Pl) · (Vl) · (Zl ), 456 n. (C2) · (H2) - (N2) - (22), 45 7 o. (A3) - (B3) · (C3) - (D3) - (H3) • (Q3) - (V3) · (2 3), 458 o. (C4). (R4) - (U4) (V4) - (24) - (A5) - (B5). 459 n. (G5) - (H5) · (15) - (M5) · (N5) · (05) · (S5) - (T5) (U5) - (B6), 460 n. (M6) - (Q6) - (S6), 461 n . (H7), 537 n. (E2), 539 n. (Q3) · (R3) · (U3) - (V3), 541 o. (H5), 545 n . (TS) (C9) · (F9) · (H9), 546 n. (ClO) Cyrus, v. Ciro il Grande
D Dario Ili Codomano, re di Persia, 380 n. (ZS) - (A9), 458 n . (C4) · (A5 ), 597 Darius, v. Dario III Codomano David, v. Davide Davide, personaggio biblico, secondo re d'J. sraele, 304 , 315 Dante, v. Alighieri Dante Delbruck Hans, 13 n. 1 Demetrio I, re di Siria, 67 n. 32 Deuticke Karl , 13 o. l De Ville, v. (de) Ville: Amoine
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Didius Gallus, personaggio citato da Tacito, 379 n. (B8) Dio., v. Diodoro Siculo Diod., v. Diodoro Siculo Diodoro Siculo, 376 n. (P4), 379 n. (U7), 541 n. (B5) Diogene, filosofo cinico, 544 o. (V7) Diogene Laerzio, scrittore greco, 3 74 n. (L2), 541 n. (D5 ), 544 o. (V7) Diogenes, v. Diogene Diog. Laerz., v. Diogene Laerzio Dogan, v. Dogc:n Marthias Dogen Matthias, 331 o. 114 Domitius, v. Domizio Gneo Calvino Domiziano Tito Flavio, imperatore romano , 307 Domizio Gneo Calvino, 458 o. (E4) Donep, colonnello, 357 n. 148, 588 Dracula, v. Tepe~ Vlad, detto D racula Druso Claudio Nerone, detto Germanico, 382 n. (Bll), 482, 541 n. (N5) Drusus, v. Druso Claudio Nerone Dubois Davaugour Pierre, 431 , 431 n. 82 bis, 434 Dumnacus, personaggio citato da Cesare, 457 n. (T3) Durlacq, marchese di, v. Baden - Durlach Giorgio Federico di
E Eliano, v. Aelianus Tacticus Elisabetta d'Austria, regina di Francia, 220 n. 39 Elting J. R , 482 n. 29 Emilio Paolo, 485 Enea (di Stimfalo), v. Aeneas Tacticus Enghien, duca di, v. Condé Luigi II di Borbone principe di Ennio Quinto, poeta romano, 377 n. (Q5 ) Ennius, v. Ennio Quinto Enrico IV di Borbone, re di Francia, 456 n. (T2), 464, 464 n. 2, 471, 536 n . (Bl), 549 n . (A1 3) Epam., v. Epaminonda Epaminonda, generale greco, 543 n . (C7) Ercole, eroe della mitologia greca, 542 n . (06), 545 n. (U8) Erod. , v. Erodoto
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Le opere di Raimondo Monlecuccoli
Erodoto, storico greco, 385 n. (Fl4), 455 n. (Dl) · (Ml), 536 n. (Pl), 537 n. (12), 541 n. (B5), 544 n. (MS), 547 n. (011), 548 n. (Tll), 550 n. (R13) Esopo, favolista greco, 374 n. (B2) Esposito V.]., 482 n. 29 Eugenio di Savoia, generale, 123, 202, 203, 246, 501 n. 47, 512 n. 53 Eugenio, principe, v. Eugenio di Savoia Eugenius, Sabaudiae Princeps, v. Eugenio di Savoia Eustach., v. Eustachio di Antiochia Eustachio di Antiochia, 374 n . (D2) Evang. Matth., v. Matteo Evangelista
Ferdinando II d' Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 127 n. 1 (v. anche Ferdinando, arciduca) Ferdinando III d'Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 121,124 ,1 27 n. 1, 159 n. 55, 245. 470 Ferdinandus (Primus), v. Ferdinando Id' Absburgo Feria G6mez Alvarez de Figuero y C6rdoba duca di, 34 n. 21 (la) Feuillade François, 444, 444 n. 92 · *, 445 n. 94 · * Filippo li, re di Macedonia, 435,457 n. (B3), 464 Filippo IV d' Absburgo, re di Spagna, 465 n.
F
Filippo V, re di Macedonia, 307 Fior. , v. Floro Lucio Anneo Floro Lucio Anneo, 373 n. (Pl), 374 n . (Sl) . (Vl), 380 n. (S8), 382 n. (Bll), 385 n. (Nl3) · (S13) · (H14), 461 n. (V7), 540 n. (S4), 562 Florus, v. Floro Lucio Anneo Foix Gastone di, 363 n. 160 Forgach Adam, 217, 217 n. 28, 412, 413 Forgach Adamo, v. Forg:ich Adam Forrest Nathan B., 271 n. 19 Foscolo Niccolò Ugo, 122, 123, 129 n. 4 bis, 261 n. 7, 263 n. 8 bis, 287 n. 43, 296 n . *, 429 n. 80, 433 n. 84, 436 n. 85 Fournier Gèorges, 331 n. 114 Francesco I di Valois, re di Francia, 216 n. 28, 489 n. 36, 547 n. {Fll) . (Sll) Francesco I d'Este, duca di Modena e Reggio, 196 n. 148 Francesco II d'Este, duca di Modena e Reggio, 9 Franciscus, rex Galliae, v. Francesco I di Valois François I, v. Francesco I di Valois Franz Giinther, 18 n. 9 bis Franz Alben (o), duca di Sassonia, v. SachsenLauenburg Franz Alben von Freytag Adamo, 33 1 o. 114, 332, 335 Friedland, duca di, v. Walleostein Albrecht Eusebius Wenzel von Front. , v. Frontino Sesto Giulio Frontino Sesto Giulio, 304, 375 n. (E3), 377 n. (05), 378 n. (N6) · (Q6) · (R6) . (S6), 456 n. (S2), 459 n. (15), 460 n. (06), 546 n . (GlO)
2
Fabio Massimo Quinto, detto il Temporeggiatore, 305, 306, 377 n. (S5). (C6), 385 n . {B14), 457 n. (T3), 484, 485, 509, 542 n. (Q6), 543 o. (A7), 548 n. (D12) Fabio Pittore Quinto, 542 n. (D6) Fabio Valente, 374 n. (P2), 491 Fabius (Maximus), v. Fabio Massimo Quinto Fabius Pictor, v. Fabio Pittore Quinto Fabri, colonnello imperiale, 402, 409 n. 43 Famace, re del Bosforo Cimmerio, 458 n. (E4) Farnese Alessandro, principe e poi duca di Parma e Piacenza, 14 n. 1 bis Farnese Odoardo, duca di Parma, 196 n . 148 Federico II il Grande, re di Prussia, 125, 144 n. 20, 585 Federico V, elettore palatino, poi re di Boemia, 55 n. 28, 114 n. 68, 328 Federico Enrico, principe di Orange . Nassau, 184 n. 113 Federico il Grande, v. Federico II il Grande Federico Palatino, v. Federico V Ferdinando, arciduca, 223, 516 (v. anche Ferdinando II d ' Absburgo) Ferdinando d' Absburgo, re di Boemia e di Ungheria, v. Ferdinando I d' Absburgo Ferdinando di Toledo, principe e cardinale, detto il Cardinal Infante, 99, 159 n. 55 Ferdinando d'Ungheria, re d'Ungheria, v. Ferdinando III d' Absburgo Ferd.ùrando Id' Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 216 n. 28, 218 o. 32, 220 o. 39, 459 o. (A6), 545 n. (U9)
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Indici Fuller John Frederick Charles, 476 n. ** Fulvio Fiacco, 383 n. (Ull) Fulvius, v. Fulvio Fiacco
G Gabinio Aulo, 456 v. (12) Gabinius, v. Gabinio Aulo Galasso Matteo, 18, 18 n. 9 bis, 49, 71, 88, 99, 108n. 61,153, 159 n. 55, 184n.113, 187 n. 123, 321, 362 n . 156,363 , 364, 507, 591 Galba Servio Sulpicio, imperatore romano, 3 75 n. (T2), 512 Galba Sulpizio, v. Galba Servio Sulpicio Galilei Galileo, 130 n. 6, 131 n. 6, 247,248 . 255 n. 2 bis, 256 n. 2 ter Galileo, v. Galilei Galileo Gambacona Gerardo, 46, 46 n . 26 ter Gassendi Pierre, 333 n. 118, 334 n. 118, 538
n. (13) Gérard Jacques, 403 Gerem. , v. Geremia Geremia, profeta ebreo, 376 n . (L4) Geroboamo, re biblico, 550 n. (Vl3) Gerolamo, santo, 374 n . (D2) Gheerbrant AJain, 76 n. 40 Ghica Giorgio, 419 n. *, 465 Ghica Giovanni Gregorio, 419, 419 n. *, 436 n. * Giacobbe (od Israele), parriarca biblico, 546 n. (VlO) Giosuè, personaggio biblico, 374 n . (C2) Giovanna d'Arco, santa , 72 n. 37 Giovanni Evangelista, santo, 373 n. (R l ) Giovanni II Casimiro, re di Polonia, 387 n . 3 Giovio Paolo, 544 n. (D8) Giscon, soldato di Annibale Barca, 71, 72 Giuba I, re di Numidia, 378 n. (T6) Giuda Maccabeo, capo militare del movimento giudeo antiellenico, 66, 67 o. 32 Giuda Taddeo, santo, apostolo, 542 n. (T6) Giuditta, personaggio biblico, 461 n. (D7) Giuguna, principe di Numidia, 63 Giustiniano, imperatore bizantino, 376 o. (M4) Giustino Marco Giuniano, 376 n . (H4) Godefridus l!.otharingus, v. Goffredo di Buglione
Gotarzes, re dei Parti, 380 n . (Z8), 536 o. (Vl) (e!) Gran Capitan, v. Hernandez de C6rdoba Gonzalo Grant Ulysses S., 104 n . 58 Grassi Giuseppe, 121, 122 , 253 n. 1-2, 255 n. 2 bis, 261 n. 7, 287 o. 43, 295 n. 64, 296 n . * , 297 n. *, 321 n. * , 373 n. * · **, 422 n . 71 , 423 n. 72, 429 n. 80, 433 n. 84 , 436 n. 85 Gribeauval Jean Baptiste de , 290 n. 46 Groot Huig van, 375 n. (C3) Grotius Hug., v. Groot Huig van Guandriss, ingegnere militare, 383 o. (lll) GuébriantJean Baptiste Budes de, 164 n. 72 GuibenJacques Aotoine Hippolyte de, 125 Guicciardini Francesco, 208, 208 n. 10-12, 548 n. (V12) Guisa Francesco di Lorena duca di, 346 n. 137
* Guise Due de, v. Guisa Francesco di Lorena duca di Gustavo Adolfo, v. Gustavo Il Adolfo Gustavo II Adolfo, re di Svezia, 11 , 13 n. 1, 14 o. 1 bis, 17 n . 6, 24, 29 n. 17, 43 o . 23 ter, 57 n . 29 bis, 64 o. 31, 68 n. 33, 125 , 143 n. 19, 145 o . 22 bis, 152 n. 40, 159 n . 57-58, 241 o. *, 282 n. 40, 290 n. 46,302 n. 81,304,304 n. 85 , 331,331 n . 115,357 n. 147, 474 , 474 n. 11,585 , 588 n. 3, 593 o. 7 Gustavus Adolphus, v. Gustavo II Adolfo
H Hackett Sir John, 246 Hardouio Jean , 456 n. (T2) Hassan Pascià, 396 o. 24, 519 Hatzfeld Mekhior von , 13, 13 n. l, 19, 50, 99, 114, 114 n. 68, D9 n. 59, 187 n. 123 , 357 n. 147, 588, 589 Heidman, scrittore milit.a re, 331 n. 114 Heister Gortfried, 393,414,420,436,451 Henri IV, v. Enrico IV di Borbone Henrico, capitano imperiale , 419 Hercules, v. Ercole Hernandez de C6rdoba Gonzalo, detto «cl Gran Capitan> ovvero Consalvo di Cordova, 484, 484 n. 30, 542 n. (S6)
Le opere di Raimondo Mont4cuccol1
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Herod., v. Erodoto Herold Balthas:u, 292 n. 50 Hexam, tecnico dell':utiglieria, 140 n. 12 Hinius, v. lrzio Aulo Hofkirchen Albrecht von, 106 n. 59, 589, 607, 615 Hohenlohe Wolfang Julius di, 423, 424 o. 74, 425, 426, 427, 445 o. 94 Holst, colonnello di artiglieria svedese, 295, 337, 344 o. 133, 431 Holstein, principe di, 42, 276 n. 33,410 o. 45, 593 Holzapfel Peter Melander voo, 156 n. 50 Holzel, corriere imperiale, 416 a. 61, 420, 420 n . 67 Homonay, generale ungherese, 393, 397 Hoaing, tenente colonnello imperiale, 419 Hooker Joseph, 151 o. 36 bis Hor., v. Orazio Fiacco Quinto Horar. , v. Oruio Fiacco Quinto Horn Gusrav Karlssoo, 34 n. 21, 68, 68 n. 33, 99. 110, 159 n. 55, 184 n. 113 Hummelberger H., 218 o. 32 HunyadiJanos, 217 n. 28,226 n. 56,492, 492 n. 40 Hyeron. (Hyeronimus). v. Gerolamo, santo
Ibrahim Pascià, 207 a . 8, 402, 492 Ibrahim I, sultano ortomano, 235 n. 69 lbraimo, v. Ibrahim Pascià lnalcik Halil, 217 n. 28 lovius, v. Giovio Paolo Irzio Aulo, 377 n. (C6) lsmael, Pascià di Buda, 396 n. 24 lsrael, v. Giacobbe (od Israele) lsth.• V. Iscvanffy Mild6s Isthv., V. lstvanffy Mikl6s lsthvanf., v. lstvanffy Mild6s lsthvanffy Mild6s, v. lstvanffy Mild6s lstvanffy Mikl6s, 384 n. (Al3), 540 n. (G4) . (H4), 544 n. (N8) · (08) · (P8) , 545 n. (N9) - (V9), 546 n. (Z9) ·(AIO)· (010) luba, v. Giuba I
J Jackson ThoroasJonathan, detto «Stonewall>, 151 n . 36 bis, 585
Jeroboham, v. Geroboamo Joachim, principe di Brandenburgo, 221 Joann., v. Giovanni Evangelista JobéJ., 140 a. 12 )omini Anroine Henri de, 585 Jud., Apost., v. Giuda Taddeo Judith ., v. Giuditta Jugurta, v. Giugurta Justin. , v. Giustino M:uco Giuniano Justinianus, v. Giustiniano
K Katzianer Hans, 221 , 221 n. 41 Kaufmann Harms, 257 n. 5 Kemény Giovanni, v. Kemény Janos Kemény)anos, 388, 392, 393,396,397,398, 399. 400,401,402,403,404,405 Kiraly Bèla K., 217 o. 28 Kerhauss Mattia Andrea, 21, 21 o. 9 rer Kirch., v. Kirkhof Johann Kirkhof Johann, 544 n. (R8), 545 n. (D9) Klitzingen Hans Kaspar von, 13, 13 n . 1, 159 o. 59 Kniegge, colonnello imperiale, 407, 410 n . 45 Kopriìlii Ahrned, 208 n. 9,410 n. 43 bis, 430 n. 81, 480 n. 26, 466, 466 n. 4 Kopriilil Mehmed, 387 n. 3, 480 n . 26 Kilçilck Mehmet, 404, 407 Kuschcniz, colonnello dei Croati imperiali, 438
L
Labieno Tito, 456 o. {F2) Labieous, v. Labieoo Tito Lachouque Henri, 140 n. 12 Ladislao V Jagellone, re d'Ungheria e di Polonia (come Ladislao IU), 492 Laertius, v. Diogene Laerzio Lamboy, barone di, generale imperiale, 597 Lampridio, uno degli scrittori della storia degli imperatori, 375 n. (Q3), 376 n. (04) Lampridius, v. Lampridio La Noue, v. Noue Fraçois de la Leibniz Gottfried Wilhelro von, 377 n. * Leo, v. Leone VI il Saggio
Indici
Leo ., lmp., v. Leone VI il Saggio Leone, Imperatore, v. Leone VI il Saggio Leone VI il Saggio, imperatore bizantino, 250,375 n. (E3) · (13), 467, 467 n. 6,536 n. (Il), 541 n. (S5), 544 n . (FS), 550 n. (V13) Leone X (Giovanni de' Medici), papa, 208, 208 n . 10, 518 Leopoldo, v. Leopoldo I d' Absburgo Leopoldo, arciduca, v. Leopoldo Guglielmo, arciduca d'Austria Leopoldo l d 'Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 127 n. 1, 245 , 254 Leopoldo Guglielmo, arciduca d'Austria, 160 n. 62, 162 n. 67-68, 164 n. 72, 187, 195, 195 n. 146, 196, 196 n . 150, 197, 325 n. 107. 344 n. 134 , 423 n. * Leopoldo Guglielmo, principe di Baden, 396, 398 n. 27 Leslie Jacopo, 432 Licinio Muciano, 376 n. (D4), 458 n. (N4) Licinio Publio, 308 Licurgo, 108 , 507 Liddel-Hart Sir Basi!, 309 n. 91 Lionne Hugues de, 429 n. 81 Lippay Gyèirgy, 392 , 392 n. 17, 420 n. 69 Lips. , v. Lipsio Giusto (Lips Joest) Lipsio Giusto (LipsJoest), 127 n. (d)- *, 373 n. (Nl) - Ql) - (Sl), 375 n. (E3), 537 n . (Zl) - (E2) - (12), 538 n. (S2), 542 n . (P6) - (V6) Lipsius, v. Lipsio Giusto (Lips Joest) Liv., v. Livio Tito Livio Tito, 230 n. (B), 374 n. (TI), 375 n. (N3) - (03), 376 n . (G4), 377 n. (P5) • (Q5) - (R5) - (S5) · (Z5) - (B6) · (C6) (D6) - (E6), 378 n. (F6) - (G6) - (L6 ) (M6) - (06) - (T6) • (V6) - (Z6) - (A7) (B7) - (C7) - (D7) - (G7) · (H7), 379 n. (17) • (L7) - (M7) - (N7) · (07) · (P7) · (Q7), 380 o. (RS), 381 n. (P9), 383 n. (Ull)- (Cl2) • (D12) - (GI2), 384 n. (PI2) - (Q12) • (A13) - (B13) - (D13) · (El3) (Fl3) - (G13), 385 n. (NI3) • (013) - (Ql3) - (VB)· (Bl4) - (D14) - (Gl4) • (Hl4) (114), 455 n. (H l ), 456 n . (L2) - (Q2), 458 n. (14), 459 n. (C6) - (D6) - (F6), 460 n . (H6) - (N6) - (P6) - (R6) - (T6) · (06) - (Z6) - (A7) - (C7), 461 n. (D7) ·
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(17) - (L7) - (N7) · (R7) - (07) - (AS), 475 , 483, 536 n. (Ml) - (Rl), 537 n. (B2) - (D2) - (E2) - (N2), 538 n. (S2) - (B3) - (C3) - (E3) - (H3), 539 n. (Z3) · (A4), 541 n . (B5), 542 n . (Z5) · (16) · (L6) · (Q6), 543 n . (A7), 545 n. (A9) · (19), 546 n. (PIO), 547 n. (Nll) - (Rl 1), 548 n. (Gl2) - (H12) . (Pl2), 549 n. (Gl3) (M13), 550 n. (Q13) • (Tl3) · (UI3), 562 , 567 Lobkovic Vaclav, 554 Lodovico d'Ungheria, v. Luigi 11 di Boemia Lonic., v. Lonicerus Philippus (Lonicer Philip) Lonicer. , v. Lonicerus Philippus (Lonicer Philip) Lonicerus Philippus (Lonicer Philip), 461 n. (D7), 536 n. (Dl), 540 n. (H4) · (14) - (L4) - (M4), 544 n. (S7), 545 n . (L9), 547 n . (Si 1), 549 n . (L13) - (Nl3) Lorini Bonajuto, 331 n. 114, 335 Louis XN, v. Luigi XIV Luc. , v. Lucano Marco Anneo Luca Evangelista, santo, 545 n. (VS) Lucan., v. Lucano Marco Anneo Lucano Marco Anneo, 376 n . (F4), 536 o . (Il) Lucullo Lucio Licinio, 108, 109, 109 n. 61 bis, 410 Ludovico d 'Ungheria, v. Luigi II di Boemia Ludovicus II, v. Luigi 11 di Boemia Luigi, v. Luigi XIV Luigi 11 di Boemia, re d 'Ungheria, 216, 216 n . 28,221,231 ,490 n. 39,492,531,544 n. (NS), 383 n. (Tll), 544 n . (SS) Luigi II d'Ungheria, v. Luigi U di Boemia Luigi Xl, re di Francia, 572 , 575 Luigi XII, detto Padre del Popolo, re di Francia, 302 n. 81 Luigi XN, re di Francia, 313 n. *, 429 n. 81, 430 n. 81, 464, 464 n. 2, 465 n. 2, 554, 584, 617 n. 12 Luraghi Raimondo, 5. 11, 90 n . 48, 126, 127 n. (a), 151 n. 36 bis,203, 251,263 n . 8 bis, 556, 585 , 619 Lussemburgo, v. Luxerobourg Fraoçois Henri de Mommorency-Bouneville de Luxerobourg François Henri de Montroorency-Boutteville de, 554 1.ussu Emilio, 75 n . 39 LuttwakEdwardN. , 509 o . 52,609 n. 10 bis
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
M
Matth., v. Matteo Evangelista Matthei Pietro, 542 n. (06) M., v. Montecuccoli Raimondo Mattia d' Absburgo, Arciduca, 490, 492 Maarbale, generale cartaginese, 461 n . (R7) Maurice, v. Maurizio I di Nassau-Orange Machau, cavaliere maltese, 444 Maurice of Nassau, v. Maurizio I di NassauMachiav . • v. Machiavelli Niccolò Orange Machiavelli Niccolò, 249 n. *, 302 n. 81, 374 Maurizio, principe, v. Maurizio I di Nassaun. (12), 382 n. (UlO), 384 n. (Tl2), 455 n . Orange (Tl), 537 n. (Q2), 540 n. (A5), 541 n. (05 ) Maurizio di Orange, v. Maurizio I di NassauMacrob., v. Macrobio Ambrogio Teodosio Orange Macrobio Ambrogio Teodosio, 542 n. (Z6) Maurizio I di Nassau-Orange, statholder dei Magalotti lorenzo, 484 n. 31 Paesi Bassi, 21, 21 n. 9ter, 125 , 184n. 113, Mago, v. Magone · 249 n. *, 282 n. 40, 302 n. 8 1,377 n. (A6) Magone, generale cartaginese, fratello di An· **, 591 nibale Barca, 539 n. (Z3) Max.imilianus, v. Massimiliano Il d' Absburgo Maharbal, v. Maarbale Medici Lorenzo de', detto il Magnifico, 494 Manlio Caio, 456 n. (Q2) Magabazo di Arist0gara, 541 n. (B5) Manlius C., v. Manlio Caio Mehmet, v. Kopriilii Ahmed Mano Golo, 102 n. 56 Melder, scrittore militare, 331 n. 114, 332 Mansfeld Emst von, 516 Mello Fcancisco de, 184 n. 114 Maometto III, sultano ottomano, 207, 207 Melzi Ludovico, 272 n. 21 . *. 478, 594 n . 8, 490, 490 n. 39 Melzo Ludovico, v. Melzi Ludovico Marazzioo Paolo, 14 n . 1 bis Memnon, v. Memnone Marazzino Rodolfo Giovanni conte di, 14, 14 Memnone, generale macedone, 539 n. (V3) n. l bis, 34 o. 21, 71,114,114 o. 67,159, Mercoeur Philipp-Emanuel Lorraine168, 358 o. 150, 590, 591 Vaudemont duca di, 217,217 n . 31,223, Marcello Marco Claudio, detto il Grande od 501, 516, 530 n. 60 il Vecchio, 73, 308, 378 o . (A7), 384 n. Mercurio, duca (di), v. Mercoeur Philipp · (A13) Emanuel Lorraine-Vaudemont Marcellus, v. Marcello Marco Claudio Mercy Franz von, 160 n . 62, 164 n. 72 Maria di Boemia, 216 n. 28 Merode de Westerloo Jean de, 102 , 102 n . Maria Teresa d ·Absburgo, regiòa di Francia, 56 465 n. 2 · Milziade, stratega ateniese, 486 Mario Caio, 72 o . 37 Minacci Giuseppe, 294 n. 59 Marlois, scrittore militare, 331 n. 114, 332 Minos, v. Minosse Martial., v. Marziale Marco Valerio Minosse, re di Creta, 379 n . (R7) Marziale Marco Valerio, 547 o. (All) Mitridate VI, detto Eupatore od il Grande, Masc., v. Mascardi Agostino re del Ponto, 108, 109 Mascardi Agostino, 258, 258 n. 6, 374 n. (A2) Moltke Helmuth Karl Bernhard von, 438 n. · (C2) 89, 555 Massimiliano, v. Massimiliano Il d' Absburgo Molza Enrico, 455 n. (Al) Massimiliano I, duca di Baviera, poi elettore Montecuccoli Girolamo, 9, 196 n. 148 palatino, 14 n . 1 bis Montecuccoli Raimondo, 5, 7, 9, 10, 11, 13 Massimiliano II d' Absburgo, imperatore del n . 1, 14 n. l bis, 15 n. 2, 17 n. 6-7, 18 Sacro Romano Impero, 208 n. 13, 223, 265 n. 8-9 bis, 21 n. 9ter, 22 n. 10-12 , 24 n. n. 10, 267, 300, 334, 491, 493, 516, 546 14-15, 25 n. 16 bis, 29 n . 17, 34 n. 21, 38 n. (ClO), 549 n. (Il3) n. 22, 40 n. 23, 41 n. 23 bis, 43 n. 23 ter Massinissa, re della Numidia, 385 o. (Vl3) . 24, 47 n. 27, 56 n. 29, 57 n. 29 bis, 58 Matteo Evangelista, santo, 485, 542 n. (A6) n. 29 ter, 64 n. 31, 68 n. 33, 75 n. 39, 76 • (F6), 543 n. (B7) n. 42, 77 n. 43 , 81 o. 44. 85 n. 46, 90 n.
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lnditi
Morshausen, <ingegnere generale> dell' eser48, 95 n. 49, 96 n. 51, 99 n. 54, 103 n . cito svedese sotto Gustavo Il Adolfo, 170, 57. 108 n. 61, 109 o. 61 bis - 62, 112 n. 331 64, 113 o. 66, 114 n. 68, 121, 122, 123, Mosè, personaggio biblico, liberatore e legi124, 125, 127 n . 1, 128, 128 o. 4. 130 n. slatore degli Ebrei, 374 n. (C2), 546 o. 5, 131 n. 6, 136 n . 8 , 137 n. 8-9, 140 n. (VlO) 11-13 , 143 n. 17-19, 145 n. 22 bis, 150 n. Moyses, v. Mosè 32, 151 n. 36 bis, 152 n. 40, 153 n. Mucianus, v. Licinio Muciano 42-43-44 , 156 o. 50,159 n. 55-56-57. 161 Mur., v. Murena Lucio Licinio n. 63-66, 162 n . 69, 164 n. 73, 165 n. Murad I , sultano ottomano, 460 n. (D7) 78-79, 167 n. 84, 169 n. 87-88, 170 n. 91, Muràd II, sultano ottomano, 492 171 n . 93-95, 176 o. 99. 183 n. 112, 184 Murad Ili, sultano ottomano, 207 n. 7, 490 n. 113-114, 187 n. 123, 189 n. 128, 191 n. 39 n. 133, 196 o. 148,201,202, 205 n. 1, 206 Murena Lucio Licinio, 537 n. (12) n. 5, 207 o. 7, 208 n . 9-12-* . 211 n. 19, Mutianus, v . Licinio Muciano 215 n. 25, 217 n. 31, 219 n. 36, 22 1 n. 40-40 bis, 223 n. 46, 224 n. 51 bis, 225 n. 53-53 bis, 226 n. 55-56, 228 n. 59 bis, 229 N n. 60, 232 n . 65, 233 o. 66, 236 n. 69-71. 243, 244, 246, 248, 249 n. *, 249, 250. Nadasdy Ferenc, 432,437,449,451,471 n . 8 251,255 n. 2 bis, 256 n. 3,257 n. 4-5, 261 Napoleon, v. Napoleone I n. 7. 262 n . 8 , 263 n. 8 bis, 265 n . * , 26: · Napoleone I, imperatore dei francesi, 104 n . n . IO bis, 268 n . 11, 269 n . 12, 270 n . 58, 121, 160 n. 61,482 n. 29,486 n. 33, 13-14-15, 271 n. 19,272 n. 24-25, 273 n. 586 28, 274 n. 29, 277 n. 36-37, 282 n. 40, 286 Nickerson Hoffman, 263 n. 8 bis n. 42,289 n . 45,290 n. 46, 294 n. *, 295 Nicol. (prob. N icolas de Lancy), 547 n. (ZlO) n. 63-64, 296 n. * - 70, 297 n. ** · *** Noires, Abate di, 257 n . 5 · ****, 302 n. 81-82, 303 n . 83, 304 n. Noue François de la, 363 n. 159,450 o.*, 85-86, 306 n. 88. 309 n. 90-9 1, 310 n. 92, 491,498 n . 43,501 n. 44,5 18,518 n. 55, . 312 n. 94,3 13 n . *, 314 n. 98,324 n. 103, 524 n. 56-57, 534 n. 65,545 n. (09)-(P9), 327 n. *, 328 n. 109, 334 n. 118, 340 n . 548 n. (Nl2), 549 n. (212) *, 343 n. *, 361 n. *, 362 n. *, 363 n. 160, 364 n. 162, 366 n. *, 367 n. 165. 369 n . 166,370 n. 167,373 n. * · ** , 387 n. 1-3. 389 n. 8, 391 n . 13, 394 n. 22, 395 n. 23, 409 n. 42,410 n. 45,411 n. 46 - *, 41 2 Oglii Pascià, 396 n. 24 n . 55,418 n. 64,420 n. 68 - *, 421 n. *, Orange, v. Maurizio I di Nassau-Orange 422 n. 71, 423 n. *. 427 n . 77-78, 429 n. Orazio Fiacco Quinto, 374 n. (F2) • (L2), 377 81,432 n. 83,433 n. 84,438 n. 89,444 n . (E5), 542 n . (H6). 548 n. (Ml2) n. *, 448 n. 96. 449 n. 97-98, 450 n. *, Orchanes, v. Orhan 451 n. 100 - 101,453 n. 103,454 n. 104, Orhan, secondo principe ottomano, 536 n. 465 n. 2,471 n. 8,475 n. 13,476 n. **, (Nl) 477 n. 23,479 n. 25,480 n. 26,482 n. 29, O rléans Gastone d', 423 n. * 484 n. 31,485 n. 32 , 486 n. 33,497 n. *, Otone Marco Salvio, imperatore romano, 512 501 n. 46-47, 504 n. 49, 506 o. 51. 509 Ottone, v. Otone Marco Salvio o. 52,518 n. 55,529 n. 58,531 n. 61-63, Oxenstierna Axel Gustafsson, 13 n. 1 532 n. *, 553,554,555.556, 583,583 n. *, 585, 587 n. 1-2, 591 , 5.9 3 n. 7-8, 614 p · · n. 11, 617 o. 12 Moncecuccolo Raimondo come di, v. MonPagan Blaise François conte di, 331 o. 114 tecucco li Raimondo
o
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
Pagano, v. Pagan Blaise François conce di (il) Palatino, v. Carlo Ludovico del Palatinato Palemonio, poeta, 374 n. (L2) Paolo, santo, apostolo e scrittore, 538 n. (I3), 542 n. (G6), 550 n. (AI4) Pappenheim Gottfried Heinrich von, 13, 13 n. l, 18, 99, 165, 507 , 590 Paret Peter. 249 o. * Parmenione, generale macedone, 380 n. (D9). 597 Pasch, v. Paschasius Radbenus Paschasius Radbenus , santo, 541 n . (R5), 543 n. (E7) - (17) Paul., v. Paolo Peball Kurt, 10, 310 n. 92 Penelope, figura della mitologia greca, 526 Perdicca, generale macedone, 458 n. (Z4) Perefixe, storico francese , 518 , 536 o. (BI) Perjés Géza, 217 n. 28, 226 n. 56. 299 n. 77, 490 n . 39 Person Godofredo, 123 Pecancio, scrittore, 548 n. (QI2) Peto Cesennio, 460 n. (G6) Petr., v. Peuonio Arbitro Petr. Arbiter, v. Petronio Arbitro Petrarca Francesco, 547 n . (Sll) Petreio Marco, 456 n. (P2) Petreius, v. Petreio Marco Petr. Greg. (prob. Pietro di Blois), 544 n. (G8) Petron., v. Petronio Arbitro Petronio Arbitro, scrittore romano, 376 n. (C4), 539 n. (03 ), 544 n . (I8), 546 n. (I 10) Pfiihl Hans Adam von, 108, 108 n. 61 Pfund, tenente colonnello, 321 n. 100 Phacnaces, v. Farnace Philippus, v. Filippo Il Piccolomini Ottavio, 108 n. 61, 162 n. 67, 195 , 197 Pieri Piero, 10, 11 , 584 , 584 n. * Pigmalione, mitico re di Cipro, 409 n. 42 Pirro, re dell'Epiro, 63, 456 n. (L2), 564 Piso, v. Pisone Calpumio Pison., v. Pisone Calpurnio Pisone Calpurnio, 374 n. (F2). 537 n. (A 2) Plat .. v. Platone Platone. filosofo greco, 536 n. (Hl) - (Il) Plaut.. v. Plauto Tito Maccio Plauto Tito Maccio, 389, 455 n. (Fl)
Plin .• v. Plinio il Giovane Caio Cecilio Secondo Plinio il Giovane Caio Cecilio Secondo, 374 n. (M2), 536 n. (TI), 541 n. (P5) Plut. , v. Plutarco Plutarch., v. Plutarco Plutarco, storico greco, 109 n . 61 bis, 543 n. (C7) - (L7) Polib .. v. Polibio Polibio, st0rico greco, 375 n. (E3)- (F3). 376 n. (S4), 382 n. (Bll), 385 n. (EI4), 536 n. (Hl) - (LI). 538 n. (G3), 547 n. (M l t) (Qll) Poliperconte, personaggio citato da Curzio Rufo, 458 n. (R4) Polyb. , v. Polibio Polybius, v. Polibio Polypercon, v. Poliperconte Pompeius, v. Pompeo Magno Gneo PompeoMagnoGneo, 72 n. 37 , 375 n . (U3), 376 n. (T4), 379 n. (S7). 380 n . (G9). 381 n. (19) - (U9) - (BlO), 384 o. (D13), 456 n. (R2) - (S2), 457 n. (C3) - (L3). 458 n. (H4), 460 n. (C7). 461 n. (07) - (P7) (Q7), 501 Pont. , v. Pontano Giovanni o Gioviano Pontano Giovanni o Gioviano, 373 n. (PI) · (Ql), 374 n. (S I) · (VI) Pontanus, v. Pontano Giovanni o Gioviano Post, colonnello imperiale, 408 Potier d'Estaigo Michel, 330 n. l 13 Prichein, generale imperiale, 221 Priorato Galeazzo Gualdo, 257 n . 5 Prometeo, titano della mitologia greca, 409 Puchheim Hans Christoph Reichsgraf von, 340 n. 124, 420 Puysegur louis-Pierre de Chastenet de, 125
Q Quazza Romolo, 196 n. 148
R Raggendorf, generale imperiale, 221 Ragozzi Giorgio, v. Rak6czy II Gyorgy Rak6czy II Gyorgy, 217 n. 28-30, 226 n. 55, 313 n . 97,387,387 n. 2-3 , 388,388 n . 5, 411 n. 49 - * , 464, 519
Indici
Rantzau Josias von, 164 n . 72 Redan i Davide, 401 , 407 Regulus, v. Attilio Regolo Marco Reich Cari Friedrich voo, 170, 170 o. 89, 331 n . 115 Reichel Daoiel, 140 n. 12 ReinachJohaoo Heinrich, 95. 95 n. 45, 97 Rembliog, ufficiale imperiale, 434 Reninger, ambasciatore imperiale, 410,452 Rhedey Francesco, 388 Richelieu Armand Jean du Plessis de, 539 n. • Rinseck, ufficiale imperiale, 588 R.L., v. Luraghi Raimondo Roberrs Michael, 13 n . 1 Rodolfo Il d' Absburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, 207 n . 7 Roggendorf Wilhelm von, 218 n. 32 Romolo, mitico fondatore e primo re di Roma, 66 Romulo, v. Romolo Rosselli Alberto, 5 Rossy , ufficiale imperiale, 434 Rostagnus, personaggio citato da Bussìères, 383 n. (Tll) Rothal , conte di, 405 Rothenberg Gumher E., 249 n. • , 302 n . 81 Ruis, v. Ruiz Ruiz (o Ruis), ingegnere militare, 331 n. 114, 332, 333 n. 117 Rullo Publio Servilio, 377 n . (Q5) Rullus, v. Rullo Publio Servilio
s Saav., v. Saavedra Fajardo Diego de. Saavedra Fajardo Diego de, 542 n. (S6) · (U6) Sabino Giulio, 461 n. {M7) Sabinus, v. Sabino Giulio Sachsen - Lauenburg Fran:z Albert von, 164 , 164 n. 71, 589 Sagnac Philippe, 430 n. 81 Saint-1..éger A. de, 430 n. 81 Salis Hans Wolf von, 108, 108 n. 61 Sall. . v. Sallustio Caio Crispo Sallust., v. Sallustio Caio Crispo Sallustio Caio Crispo, 538 n. (F3). 542 n. (V5 ). 544 n. (A8) Salm. come di, 218 n. 32
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Sambuc., v. Sambucus Joannes SambucusJoannes (ZsambockiJwos), 374 n. {21), 489 n. 38 · *. 545 n . (T9) Sansone, giudice ebreo dell 'Xl sec. a.C. , 485 Santippo, generale spartano al servizio dì Cartagine nella prima guerra punica, 547 n. (Mli) Sardi Pietro, 335 Sattalmassern Andrea, 405 n. 37 Schifer, «generai Commissario• imperiale, 398 n. 27 Schlang, v. Slang Erich Schmidt, colonnello imperiale, 443, 444 Schneidau, colonnello imperiale, 401, 408, 414 Schonickel Abraham, 106, 106 n . 60 Schwar:zenberg, principe dì, 492, 545 n. (2 9) Schwarzenbergius, v. Schwarzenberg Schwendi La:zar Freiherr von, 208,208 n . 13, 508, 548 n. {A 12) Schwendì Lazaro (o Lazzaro), v. Schwendì La:zar Freiherr von. Schwendius La:zarus, v. Schwendi Lazar Freiherr von. Scipio (P.). v. Scipione Emiliano Publio Cornelio ovvero Scipione Africano Publio Cornelio Scipione Africano Publio Cornelio, 307, 308, 309, 378 n. (06)- (T6)- (G7) · (H7) · (17), 460 n . (N6)- (C7). 461 n . (07), 468,484, 501 , 537 n. {A2), 542 n. (L6) Scipione Emiliano Publio Cornelio, 98, 98 n . 52 Scoco (S. Giovanni Duns), 378 n. (U6) Scorus, v. Scoro (S. Giovanni Duns) Seidler Josef, 95 n . 49 Semenowycz Casimir, 140 n . 12 Sempr., v. Sempronio Tito Sempronio Tiro, 468, 537 n . {82), 548 n. (012) Sempronius T., v. Sempronio Tito Sen., v. Seneca Lucio Aoneo Senec .. v. Seneca Lucio Anneo Seneca Lucio Anneo, 127 n. • , 373 n. (01), 374 n. (H2), 375 n. (C3), 377 n. (A6), 384 n. (S12), 542 n . (C6) - (E6). Senofonte, srorico, filosofo e generale greco, 458 n. (G4), 541 n. (S5) · (U5), 544 n. (U7) - (Z7) · (A8) · 546 n. (Q10), 547 n . (Ql 1), 550 n. (S13), 559
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Le opere di Raimondo Monteçuccoli
Serse I. re di Persia, I07, 307 SertorioQuinto, 72, 72n. 37, 548n. (012) Shaw S.J., 206 n. 5, 217 n. 28 Siface, re dei Massesili, 308, 378 n. (G7) • (17), 379 n . (M7), 460 o. (C7), 537 n. (D2) Sigismondo IIl Vasa, re di Polonia e di Svezia, 64 n. 31 Sigon Carolus, v. Sigonio Carlo Sigonio Carlo, 537 n. (A2) Silano Appio Giunio, 380 o. (R8) Silanus, v. Silano Appio Giunio Silio Italico, 54 l n . (H5) Silius, v. Silio Italico Silla Lucio Cornelio, 72, 72 n. 37 Sinan Bassà, v. Sinan Pascià Sinan Pascià, 207, 207 n. 7, 210, 490, 490 n. 39, 492, 496 Slang (o Schlang) Erich, 68 n. 33, 108, 108 n. 61, 163. 164 o. 71, 41 I n. 49 ·* Smith George, 145 n. 21 Solimano II, detto il Magnifico, sultano Ot· tornano, 216 n. 28, 218 , 218 n. 32, 220 n. 39. 384 n. (Al3). 489,490,490 n. 39. 492, 524, 549 n. (113) Solimanus, v. Solimano Il Solon, v. Solone Solone, legislatore ateniese, uno dei sene savi della Grecia, 564 n. (T7) (de) Souches, generale dell 'Artiglieria imperiale, 401 Spacker, cgeneral Uditore> imperiale, 398 n. 27 Sparr, «maresciallo di campo> imperiale. 434, 435 Speck.le Daniel, 331 n. 114, 335 Spinola Ambrogio, 184 n. 113 SporckJohannes von , 398 n. 27,414,416, 418,441,446 (lo) Stagirita, v. Aristotele Stahrenberg Giovanni Riccardo di, 394. 398 n. 27, 484 n . 31 Statorius, personaggio citato da Livio, 460 n. (C7) Stauffenberg, ufficiale imperiale, 445 n. 93 Stefano, principe di Moldavia, 519 Sceffano, v. Stefano Stevin Simon, detto Simone di Bruges, 331 n. 114 Strozzi Pietro, 427, 430, 432
Sugar Peter F., 76 n. 42, 209 n. 14,217 n. 28, 448 n. 96 Sulimanus, v. Solimano II Svet. , v. Svetonio Caio Tranquillo Svet0nio Caio Tranquillo, 374 n. (M2), 379 n. (H8), 384 n. (U l2 ), 457 n. (Q3) Svetonio Paolino, generale ottoniano, 377 n. (U5), 384 n. (HI3), 547 o. (LI 1) Svetonius Paulinus, v. Svetonio Paolino Syphax, v. Siface
T Tac., v. Tacito Publio Cornelio Tacfarinas, v. Tacfarioate Tacfarinate, generale numida, 382 n. (PIO), 539 n. (C4). Tacit., v. Tacito Publio Cornelio Tacito Publio Cornelio, 127 n. (a). 374 n. (Tl) · (A2) - (P2), 375 n. (T2), 376 n. (04) - (F4) - (T4), 377 o. (G 5) - (H5) - (L5) (U5), 378 o. (T6) - (F7), 379 o. (T7) - (B8) • (D8), 380 n. (28), 381 o . (Q9), 382 n. (GlO) · (010) ·(PIO)· (Dl l ) • (Ell), 384 n. (012) - (212) • (Al3) - (Hl3), 385 n. (Pl3). (A I4)- (CI4) · (D 14)- (L14), 455 n. (RI), 456 n. (E2), 457 n. (M3)- (U3) - (A4 ), 458 n. (B4) • (D4) • (N4) - (R4) - (B5) (D 5), 459 n. (R5)- (S5) • (U5) · (V5) · (25), 460 n. (G6)- (R6) - (S6) · (V6) • (A7), 461 n. (M7) - (27). 475. 476 n. 17, 536 n. (01) · (Rl) • (Sl) • (Vl), 537 n. (M2), 538 n. (S2), 539 n. (T3) - (V3) · (C4), 540 n. (D4) · (F4) - (N4) · (P4) - (Q4), 541 n. (E5) (F5) - (15) - (N5) - (R5 ), 542 n. (M6), 543 n. (E7) - (N7), 544 o. (CS) - (H8) - (T8). 545 n. (G9), 546 o. (FIO)- (MIO) - (SlO), 547 n. (Gl 1) • (Lll) · (011) · (Pll), 548 n. (Fl2)- (112) · (L12)- (Rl2), 549 o. (B13) - (C13) - (L13) - (Ml3), 550 n. (P13) Tasso, tenente colonnello imperiale, 40 I , 432, 434, 435 Tasso Torquato, 549 n. (Hl3) Temistocle, uomo poi.irico e generale ateniese, 107 Teosini Francesco. 331 o. 114 , 382 n. (UlO) Teodorico, re degli Osuogoti, 548 n. (T12) Tep~ Vlad, detto Dracula, principe di Valacchia, 545 n. (Q9)
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Indici
Tertulliano Quinto Settimo Fiorente, 373 n. (Al bis) Tenullianus, v. Tertulliano Quinto Settimo Fiorente Testi Fulvio, 196 n. 148, 455 n. (Al), 538 n. (D3) Theodoricus, v. Teodorico Theti cario, 334 Thuc., v. Tucidide Thucid. , v. Tucidide Tiberio Claudio Nerone, imperatore romano, 541 n. (N5), 542 n . (06), 543 n. (N7), 547 n. (Gll) Tiberius, v. Tiberio Claudio Nerone Tigrane, re dell'Armenia, 410 Tilly Johan Tserclaes de, 14, 14 n. 1 bis, 34, 34 n. 21, 46, 49. 55 n. 28, 68, 73, 79, 80, 99, 105, 114, 152, 152 n. 40, 159, 159 n. 58, 160, 187 n. 123 , 277 n. 38, 590, 595 Timoteo, santo, 542 n. (G6) Timoth., v. Timoteo Tiridate, re dell'Armenia, 475,539 n. (C4) Tiridates, v. Tiridate Tito Flavio Vespasiano, imperatore romano, 542 n. (06) Torre, conte della, genera.le imperiale, 163, 313 o. 97, 357 n . 149, 589 Torstensson Lennart, 153 o. 42, 159 o . 55, 161, 161 o. 66, 162 n. 67,168, 357 n . 148, 499, 590. 591 , 595 (la) Tour, generale imperiale, 493 Traian., v. Traiano Marco Ulpio Traiano Marco Ulpio, imperatore romano, 482, 541 o. (P5 Trivulzio Gian Giacomo, 122, 302 o. 81 Tucidide, storico greco, 536 n. (ll), 538 o. (G3 ), 540 n. (04) - (R4) - (Z4), 541 n. (B5 ), 543 n. (R7), 546 n. (UlO), 547 n. (Cll), 548 n. (S12) Tullo Ostilio, terzo re di Roma, 66 Turenne Herui de La Tour d' Auvergoe de, 160 n. 62, 164 n. 72 - 73, 243, 244, 356 o. ***, 423 o.*, 553, 554, 555 , 591 Turno, re dei Rutuli, 536 n. (Ml) Turous, v. Turno
u Ufano Diego, 140 n. 12
Uffano Diego, v. Ufaoo Diego Urbano Vlll (Maffeo Barberini), papa, 196 n . 148
V
Valens, v. Fabio Valente Valensé, generale francese, 591 Valette de Nogaret Louis duca de la, cardinale, 165, 35 7 n. 148, 588 Vallardi Francesco, 196 o. 148 (la) Vallette, v. Valette de Nogaret Louis duca de la Vannio, re dei Quadi, 459 n . (R5 ) Vannius, v. Vanoio Varro, v. Varrone Terenzio Varrone Terenzio, console romano, 385 n. (H14), 548 n. (Dl2) Varrooe Terenzio, scrittore, 374 n. (D2) Vaubao Sébastieo Le Presue marchese di , 125, 185 n . 116, 246 Veg., v. Vegezio Renato Flavio Veget. , v. Vegezio Renato Flavio Vegetius, v. Vegezio Renato Flavio Vegezio Renato Flavio, 373 n. (Al), 375 n. (S2) - (E3) - (F3) - (G3) · (H3). 376 n. (A4bis), 377 o. (15) - (15) · (N5), 380 o. (N8), 381 n. (U9) - (Z9) · (FlO), 382 n. (QIO) · (TIO), 383 n. (Ll l) - (BI2) - (C I 2) - (E12), 384 o. (P12) - (TI2) - (U12) (C13), 385 o . (113) - (N13) · (Rl3) · (Tl3) - (Z13). 459 n. (F5) · (Q5), 466,468,483, 536 n. (Gl) - (Il), 537 o . (C2) - (G2) - (12), 538 n. (Z2), 539 n. (P3), 540 n. (E4) - (G4) - (T4), 543 n. (M7) - (07), 546 n. (DIO) - (HIO), 548 n. (Ull) · (Ul2), 549 n. (H13) Veltzé Alois, 10, 121, 127 o. (a), 129 n. 4 bis, 1430.17, 1790.107, 183 n. 112,187 n. 123, 201, 270 n . 13, 295 n. 64, 296 n. 69, 297 n . * - 74, 304 n. 86, 310 n. 92, 321 n. * , 362 n. *, 377 n. ** , 422 o. 71, 429 n. 80, 433 o. 84 , 587 o. 2 Ventone Marco Perpenna, 72 o . 37 Verciogetorige, re degli Arverni, capo dei Galli, 381 n. (T9), 456 o. (P2), 457 n . (G3) Vercingecorix, v. Vercingetorige Vespasiano Tito Flavio, imperat0re romano, 541 n. (15), 544 o. (T8) Vespasianus, v. Vespasiano Tito Flavio
le opere di R!1i11Wndo Momecuccoli
636
Vezirius, personaggio citato da Busbecq, 540 n. (V4) (de) Ville Antoine, 331 n. 114, 335 Villeroy Mennecy de, 542 n . (06) Virmond von Ocr NeersJohann, 111, 111 n. 63 Vitellio Aulo, imperatore romano, 512 Vitruvio Pollione, 376 n. (Q4) Vitruvius, v. Vitruvio Pollione Vinorio Amedeo II, duca di Savoia, principe di Piemonte, 123 Vladislao, v. Ladislao V Jagellone Vladislaus Dracula, v. Te~ Vlad, detto Dracula
w Waldeck, ufficiale delle truppe alleate imperiali, 441 n. 90 Wallestein, v. Wallenstein Albrecht Eusebius Wenzel von Wallenstein Albrecht Eusebius Wenzel von, duca di Friedland, 11 , 13, 13 n. 1, 19, 28, 46, 49, 60 n. 30, 79, 95, 95 n. 49, 97, 99, 100, 102 o. 56, 106, 106 n. 59. 125, 159 n. 57, 187 n. 123, 222, 223 n. 43, 243. 265 n. 10, 272, 272 n. 24-25, 299 n. 77, 477, 477 n. 23 ,485 n . 32, 507 , 585, 589 WanglerJohann, 43, 43 n. 23 ter, 113, 276 n. 33, 593
Weimar. v. Bernardo di Weimar Wellington Anhur Wellesley duca di, 18 n. 8
Wenh (o Wert) Jean de, 164 n. 72 Wesselényi Ferenc, 390 n. 11, 471 n. 8 Wittenberg Arfwid von, 165, 340 n. 124, 591 Wrangel Hermann von, 153, 153 n. 43 Wrangel Karl Gustav von, 153 n. 43, 156, 156 n. 50, 164 , 164 n. 72, 309, 423 n. • , 557, 583, 588, 589, 591 Wiimenberg Ulrico di, 449
X
Xanthìppus, v. Santippo Xenofoote, v. Senofonte Xenophon, v. Senofonte
z Zachel Pascià, 396 n. 24 Zapolya Giovanni, 216 n. 28, 218 n. 32 Zappata Giovan Batùsta, 123 Zrinyi Mikl6s, 226, 226 n. 55-56, 233 n. 66, 257 n. 5,411 n. 46,418,422,424 n. 74, 425, 426, 427, 431, 432, 471 n. 8 Zrfoyi Nicolò, v. Zrfoyi Mikl6s Zrioyi Peter, 471 n. 8 Zsambocki Janos, v. Sarnbucus Joannes
INDICE DEI NOMI GEOGRAFICI
A
Adrianopoli, 517 Affrìca, v. Africa Africa, 73, 308, 309, 378, n. (T6) - (C7) (D7) - (E7) - (G7), 379 n. (N7), 389, 461 o. (D7), 484 , 539 n. (C4), 547 n. (Nll) . (Qll) Agria (Eger), 207, 207 n. 8, 396 n. 24, 405 n . 37 ,470,490, 589 (l')Aja, 313 n. * Alba, v. Alba Regale Alba Giulia (oggi Alba Iulia), 400, 400 n. 30 Alba Iulia, v. Alba Giulia Albania, 208, 410 n. 44, 517 , 518 Alba Reale, v. Alba Regale Alba Regale (o Alba Regia; oggi Székesfehérvar), 221, 221 n. 42, 223 , 449, 449 n. 97 bis, 450, 516, 546 n . (010), 547 n. (Sll) Alba Regalis, v. Alba Regale (o Alba Regia) Alba Regia , v. Alba Regale Albis, v. Elba (fiume) Alemagna, v. Germania Aleppo, 215, 522 Alesia (oggi Alise-Saime-Reine), 383 n. (Nl2) Allbuch, 99 o. 54 Allerheirn (o Allersheim), 160, 160 o. 62, 161 , 592, 596 Allersheim, v. Allerheirn Alpes, v. Alpi Alpi, 380 o. (S8), 512 , 548 n. (Fl2) Alsazia, 164 n. 72, 554 Alsen, 309 Alte Feste, 159 n. 57 Alten, 4ll n. 49 Alto Palatinato, v. Palatinato Amiens, 456 n. (T2) Anatolia, 540 o. (L4) Ancona, 208, 518 Andrinopoli, 466 Ankara, 220 o. 39 Anklam, 310 Apathi, 515 Apennino, v. Appennino
Appennino, 391 Appomattox, 104 n. 58 Apsus, v. Asso Apulia, 455 n. (Ul) Apulum , v. Alba Giulia Arabia, 458 n. (Z4) Arasse (o Araks), 380 n . (T8) Araxes, v. Arasse Ardenne, 184 n. 114 Armenia, 539 n . (C4) Ama, 415 Arras, 356 n. 146, 361 n. 154, 456 n . (T2) Artois, 162 n. 68, 593 n. 8 Arva, 520 Aschersleben, 187 Asia, 210,212,213,310,379 n. (R7), 389, 396 o. 24, 410 o. 44, 459 n. (B6), 460 n . (G6) - (C7), 496, 505, 519 Assia, 148, 379 n. (F8) Asso (fiume; oggi Semeni), 382 n. (NlO), 458 n. (P4) Assona (fiume; oggi Aisne), 381 n. (ClO) Auerstadt, 104 o. 58 Augusta (Augsburg), 152 n. 40, 195 Austria, 218 o. 32,220 n. 37,225 n. 53,231 n . 62, 250, 340 n. 124,390,411,418 o. 62, 437, 438, 472 n. 10, 493 Austria inferiore, v. Austria Austria superiore, v. Austria Austrie, v. Austria Axona, v. Assona
B Babilonia, 547 n. (Qll) Bab6csa, 428 Babylonia, v. Babilonia Baden, 396 Balaton (lago), 217 n. 31 bis, 221 n. 42,437 Baltico, 310 Baoovce, v. Weisskirchen Banja Luka, 210, 210 n. 15 , 496 Banska Byscrica, v. Bistriccia Barcan, V. Parkanyi
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Le opere di Raimondo Montecuccoli
Barchan (o Gockern), V, Parkanyi Bavaria, 548 n. (Tl2) Baviera, 24, 46, 68, 148, 152 n. 40, 164, 165, 357 n. 149, 362 n. 158, 589, 590, 591 Becsehély, 425, 428 Belgio, 327 n. 108, 379 n. (C8), 382 n. (MlO), 543 n. (P7) Belgium, v. Belgio Belgrado, 210, 210 n. 15 , 216 n. 28, 251 , 463,496, 500, 517 Berg-op-Zoom, 293 n. * Bernburg, 153, 168, 325 n. 104, 357 n. 148, 379 n. (Z7), 588 Bethlen, 40 l Bodrog (fiume), 403, 520 Beculia, 402 Beìbersburg, 417 Bisanzio, 307 Bisuiccìa (oggi Banska Bystrica), 402, 403, 403 n. 35 Bisuitz (oggi Banska Bystrìca), v. Bistriccia Boemia, 55 n. 28, 113, 127, 153 n. 42, 156, 156 n. 50. 162, 164 n. 73, 165, 288, 328, 357 n. 149, 360 n. 152,390,470,471,472 n. 10, 557, 583, 588, 597 Bois le Due (Hertogenbosch), 184.. 184 n. 113, 195, 340 n. 123-124, 341 n. 125-126, 344 Bonn, 553 , 554 Borgogna, 492, 572 , 576, 579 Boschau, 225 Bosing, 417 Bosnia, 210 n. 15, 212, 505, H8 Bourgogne, v. Borgogna Braila, 517 Brandeburgo, 13 , 24, 221, 225 n. 53, 340 n. 123 Brandenburg, v. Brandeburgo Brandenburgo, v. Brandeburgo Brandys (nad Labem), 58 n. 29 ter Bratislava (o Presburgo o Pozsony), 224 n. 51 bis, 225, 225 n . 53 bis. 251, 356 n . 143, 408, 408 n. 41, 411 n. 47-48, 412,414 , 415,416,417 , 418,419,420,422 , 450, 452, 493, 501 Breisach, 188, 456 n. (M2) Breitenfeld, 14 n. 1 bis, 29 n. 17, 34 n. 21 , 102, 103, 105 , 111, 113 , 114 , 159 n. 58, 162 n. 67, 165 n. 77. 184 n. 114, 277 o. 38, 531 n. 63
Brema, 113 Bretagna, 572 Brieg, 195 , 591 Brindisi, 208,455 n. (Ul), 518 Britannia, 379 n. (D8) Brno, 159 n. 55, 193, 195, 196 Brundisium, v. Brindisi Bucarest, 398, n. 28 Buda, 210, 213, 215 n. 24, 218 n. 32, 221 n. 42, 225 n. 53 bis, 393, 393 n. 18, 394, 395, 396 n . 24, 401, 424, 436, 463. 496, 505, 515 , 532 Bulgaria, 517
c Caden, 396 (la) Cadmea, 382 n . (Gll) Cahors, 145 n. 21 (il) Cairo, 388 n. 6, 497 , 505 Camulodunum, colonia romana in Britannia, 379 n. (D2) Camarina, 379 n . (R7) Cambrai, 196, 356 n. 145, 363 n. 160 Campagna, v. Champagne Candia (Creta), 235 n. 69, 305, 305 n . 87, 310, 327 n. 108, 379 n. (R7), 464, 518 Candia (lraklion), 235,235 n. 69, 511, 526 Canea, 235 n. 69 Canisia (oggi Nagykanizsa), 217,217 n. 31 bis, 223, 325 n. 105 - *, 339 n. 121,426, 427,428,429,430,437,501,516,530 n. 60, 532 Canna, v. Canne Canoae, v. Canne Canne, 103, 385 n. (D14), 460 o. (C7), 491, 539 n. (Z3) Carinzia, 472 n. 10 Carniola, 472 n. 10 Carpazi, 390 n. 8 bis Carpi, 334 Cartagena, 208, 518 Cartagine, 378 n. (C7), 460 n. (N6), 539 o. (Z3) Cartagine Nuova, 501 Carthago, v. Cartagine Casse! (Kassel), 379 n. (F8) Cassovia (oggi Kosice), 225, 225 n . 53 bis, 251, 393. 393 n . 19, 397, 403, 405, 405
639
Indici
n. 37 , 406, 407 , 408,437 ,439,451,501, 514, 520 Castro, ducato di , 9, 143 n. 19, 196 n. 148, 591 n. 5 Catalogna, 148 n . 28 Cecoslovacchia, 207 n. 7, 217 n. 30, 220 n. 38, 224 n. 51 bis, 250, 390 n. 10, 393 n. 19, 403 n. 35 Cerignola, 484 n. 30 Cevenne, 360 n. * Cham, 163 , 164 n. 71 , 357 n . 149 Champagne, 469 Chancellorsville, 151 n. 36 bis Chemnitz (oggi Karl-Marx-Stadt), n. 14 o. 1 bis, 108, 114 o. 67, 159, 168 n. 85,358 n. 150, 590 Cibinum, v. Nagyszebeo Cilicia, 539 n. (V3) Cinque Chiese, v. Pécs Cipro, 498 n. 43 Claudiopoli (oggi Cluj Napoca), 215, 215 n. 23, 251, 398, 398 n. 28, 399, 400, 401, 402,407,408, 522 Cluj Napoca, v. Claudiopoli Comines, 220 n . 39 Cornoronium, v. Komarom (Camorra) Camorra, v. Komirom Constantinopoli , v. Costantinopoli Copenhagen, 225, 225 n. 53 , 498, 499 Cordoba, v. Cordova Cordova, 484 n. 30 Corinto, 467 Costantinopoli, 208,210,210 n. 15,220 n. 39, 388 n. 6, 401, 419 n. *, 446,466,496, SOS, 518, 519, 532 Coumai, 187 , 188 Creta, v. Candia Croatia, v. Croazia Croazia, 78, 223 , 226 n. 55. 339 n. 121 ,4 11 n. 46, 418, 471 n. 8, 516 Csakany, V. Cassovia Cseklész, 415, 416, 419, 423 n. * Cypre, v. Cipro Czakany, v. Cassovia
D Dachau, 164, 357 n. 149, 589 Dalmazia, 232, 464 , 532
Damgart, 310 Damm, 310 Danimarca, 14 n. 1 bis, 225 o. 53, 311, 394, 473 Danubio, 207 n . 7,208, 208 n. 9,210,210 n. 15 , 211,211 o. 17 , 213 , 215 o. 24,220, 223 , 224 o. 51 bis, 228, 229, 238, 390 o. 10, 392 , 393 , 393 n. 18-20, 394, 411, 411 n. 48,412,412 n. 51-55 , 413,415,417 , 418, 419, 422, 423, 425, 427, 429, 450, 452,463,490.491 , 492,496, 498, 499. 512, 513, 515, 516, 517, 519, 520, 521, 528, 548 n. (Tl2) Danubius , v. Danubio Danzica, 362 n. 155 Danzig, v. Danzica Dardanelli, 208, 518, 519 Demmin, 310 Derbent, v. Erno Dingeolfiogeo, 165, 589 Doieper, 362 o. 155 Drava, 210 n. 15 , 213, 223, 238 n. 83 ,424, 426 n. 76,432,433, 513, 516 Dresda, 148 Driesen. 183 n. 112 Dunkerque, 423 n. * , 464 Dunquerque, v. Dunkerque Durazzo, 501 Dwiojan, 183
E
Ecsed, 515, 520 Eeno, 466 Eger, v. Agria Egitto, 388 n. 6, 486 n. 33 , 497, 500 Egra, v. Agria Ehreobreitstein, 188 Eipel (fiume), 520 Elasa, 67 n. 32 Elba (fiume), 101, 104, 382 n. (Bll), 488 Ellesponto, 107 Elicona, 546 n. (llO) Erno (o Derbent; monte ), 517 Eons, 220, 220 n. 37, 528 Ersekujvar, v. Neuhausel Esperiés, 515 Eszék (oggi Osijek), 210, 210 n. 15 , 238, 238 n. 83 ,424,425 , 426,428,463,496,517
Le opere di R.aimondo Montecuccoli
640
Esztergom, v. Strigonia Europa, 76 n, 42, 124, 206 n. 5, 209 n. 14, 217 n . 28,220 n. 39,243,245,251 n. **. 270 n. 15, 389, 431, 473, 476 n. 18 Europe, v. Europa F
Fagara!j, 401. 403 Peno, 387 n. 3, 388 Fiandra, v. Fiandre Fiandre, 147 , 220 n. 39, 340 n. 124, 423 n. 73 - *, 449 n . 98, 471, 502, 579,593 , 601 Filippopoli, 517 Fionia (Fyo; isola), 309, 309 n. 91, 310, 313 n. 97 · *, 531 Foresta Nera, 164 n. 72 Fornovo, 579 France, v. Francia Francia, 72, 72 n. 37 , 148, 162 n . 68, 208, 216 n. 28, 220 o. 39, 253 n . 2, 293 n . *, 302 n. 81,307,311,313 n. *, 327 n. 108, 343 o. *, 360 o. *, 391, 391 o. 14, 423 n. 73 • *, 429,429 o. 81,430 n . 81 , 449 n. 98, 450 o . 99, 456 n. (T2), 464 , 465 n. 2, 467 n. 5. 469. 471 , 474, 489, 490 n. 39, 512,518, 538 n . (T2), 539 n. *, 555 , 572. 575, 584 , 593 n . 8, 617 n. 12 Francofone al Meno, v. Francofone sul Meno Francofone sull'Oder, 187 Francofone sul Meno, 300 n. 77 bis Franconia, 114, 554 Freiberg, v. Freyberg Freiburg (irn Breisgau), 71 Freistadd (oggi Hlohovec), 220, 220 n. 38, 415, 415 n. 58 bis, 416, 418, 452 Freyberg (o Freiberg), 34, 34 n. 21, 193 , 195 Friedberg, 591 Friedland in Bohmen (oggi Frydlant-v techach), 13 n. 1 Friedrichsode, 321 o. 100, 339 n . 121 Fiilek, 395 , 515, 520 Funen, v. Fionia Fyn (isola), v. Fionia
G Gallia, 379 n. (C8), 380 n. (S8), 382 n . (MlO), 455 n . (Ul), 456 n. (T2), 539 n.
(V3), 547 n. (S11), 548 n. (Fl2) - (Pl2) Gallia Cisalpina, 391 n. 14 Galliae, v. Gallia Gallipoli (Gelibolu), 208, 518 Garigliano, 484 n . 30, 531 n. 63, 542 n. (S6) Garillano, v. Garigliano Gartz, 310 Germania, 67 , 140 n. 11, 147, 148, 164 n. 72 , 258,327 n . 108,423 n. *, 531 , 539 n. (R3), 583 , 587 , 598, 601 Giavarino, v. Raab Giordano, 76 Glogau, 196, 225, 344 n. 134 , 499, 591 Gockern (o Barchan), v. Pa.rkanyi Graecia, v. Grecia Gran, v. Strigonia Gran Bretagna, 328 n. 109 Gratz, v. Graz Graz, 224, 430 Grecia, 77 , 107,208,232,310,374 n. (M2), 379 n . (R7), 380 n. (Q8), 518, 532 Gross-Glogau, 187 Gross Wardein, v. Varadino Guisa, 325 n. 107, 346 n . * Guta, v. Gutta Gutta, 415, 418, 521 Gyor , V. Raab (Giavarino) Gyorszentmarton, 207, 207 n. 7 Gyulafehérvar, v. Alba Giulia
H Halberstadt, 104 Halle (an der Saale), 13 , 13 n. 1, 95. 507 Havel, 101 · Helicon, v. Elicona Hermanstadt, v. Nagyszeben Hertogenbosch, 's, v. Bois le Due Hesdin, 450 n. 99 Hessisch, 102 n. 56 Hispania, v. Spagna Hlohovec, v. Freistadtl Hodonin, 390 Hohenegg, 10, Il, 75 n. 39, 121 , 122, 128, 244, 553, 583 Holstein, 492 Hont, 415 H6tha.rs, 407 Hradisté , 390
Indici
Hulst, 377 n. (A6) Hungaria, v. Ungheria Hiingary, v. Ungheria Huszt, 397 , 402
Illiria, 232, 541 o. (N5) Illyricum, v. Illiria Indie, 491 Inghilterra, 313 n. *, 328, 328 n. 109, 343 n. * , 469 Ingolstadt, 14 n. 1 bis, 148 Iraklion, v. Candia Iraq, 490 n. 39 Ispagna, v. Spagna Istanbul, v. Costantinopoli Italia, 125, 143, 143 n. 19, 147, 196, 196 n. 148, 208 n. 10, 291, 308, 309, 327 n. 108, 378 n. (D7), 382 n. (NlO), 409, 458 n. (P4), 464, 464 n. 2, 484 n. 30, 502 , 519, 531 , 539 n. (V3) · (23), 546 n. (D10), 548 o. (Gl2), 591 luppendorff, 122
J Jablunka, 390 Jankau (oggiJankov), 158, 159 o. 55, 161, 162, 286, 592 , 595 , 597, 611 Jancov, v. Jankau Jaurinus, v. Raab (Giavarino) Jena, 104 n. 58 Jugoslavia, 210 n. 15, 238 n. 83 , 250 Juterbogk, v.]iiterbogk Jiiterbogk, 166, 361 n. 153 Jutia, 309
K Kalbe, 187 Kaiserlaucern, 187, 187 n. 123 Kam, 589 Kapuwar, 521 Kaschau, v. Cassovia Kassa, v. Cassovia Kassel, 148
641
Klausenburg, v. Claudiopoli Kolozsvar, v. Claudiopoli Komarno, V. Komarom Komarom (Comorra), 207 n. 7,224, 224 n. 51 bis, 225, 225 n. 53 bis, 251, 390, 390 o. 10,394 , 395, 401,411 , 411 n. 47 ,412 , 415,418, 419,420,422, 493,501,521,546 o. (AlO) Komorn, v. Komarom Kormend, 322 n. 101 , 438, 448, 451, 521 Korpona, 412 Kosice, v. Cassovia Kocoribo (oggi Kotoriba), 432, 437 K6var, V. Kovar Kovar, 398, 402 Kraszna (fiume), 397, 398, 515
L Lafoitz (fiume), 448 Larnbech, 238 L.amboy, 162 Lech (fiume), 152, 152 n. 40, 362 n. 158, 590 Legrad, 437 Leipzig, v. L.ipsia Leitha (fiume), 520, 521 1emno (isola), 236 n. 69 Lendava, 437 L.ens, 162, 162 n. 68, 593, 593 n. 8 Leopoldstadt, 514, 521 Léva, 412, 520 Levice, 396, 436 Liegi, 340 n. 123 Lippa, 387 n. 3 Lipsia, 14 , 18, 20, 34, 34 n. 21, 42, 43, 47, 48, 59. 60, 73, 78, 79, 80, 99. 102, 103, 105,111 , 113 , 114,159. 160, 162, 231 , 276 n. 33, 366 o. 164, 531 , 531 n. 63, 593, 595, 596 Livonia, 529 Loitz, 310 Lorena, 576 Lorraine, v. Lorena Lusitania, 72 n. 37 Lussemburgo, 576 Lutter, 14 n. 1 bis Liitzen, 13, 13 n. 1, 19, 34, 34 o. 21 , 46, 65 , 95, 95 n. 49, 97, 100, 102, 103, 106,
Le opere di Raimondo Montecuccoli
642
106 o . 59, 159, 165 o. 78, 222, 272 , 477, 507, 589, 614 Luxembourg, v. Lussemburgo
M Maastricht, v. Mastricht Macedonia, 212, 232, 500, 505, 512, 517. 539 o. (Q3), 548 o. (Gl2) Maderbring, 361 o . 153 Madrid, 490 n. 39 Magdeburgo, 101,159,165,165 n. 77,187 , 187 D. 123 , 193, 590 Malta, 464, 498 o . 43, 519 Manmaros-Sziget (oggi Sighetu1 MarmaQei). 396 n. 26, 397 Marburg, 379 n. (F8) Marna (fiume), 574 Marosvisarhely (oggi Tugu Mur~). 399, 399 n. 29, 402 Maros-Vasarhely. V. Marosvasarhely Manos, 394 Mamon Moor. 328 n. 109 Mistricht, 184, 184 o. l 13 , 195, 3H n. 14 I Mecklc:nburgo (o Mc:klc:nburgo), 108 n. 61, 153 n. 43, 168, 333 n. 117, 588 Medgyc:s, 397 , 402, 403 Mediterraneo, 518 Mciningc:n, 165 Meissen, 34 n . 21, 193 Meklcnburgo, v. Mecklenburgo McLnick, v. MeLnik Mclntk, 58, 58 n . 29 tcr, 288,589 ,607 , 615 Memmingen, 59 1 Meno, 300 n. 77 bis, 554 Mergentheim , 164 n. 72 Merscburg, 104 Metz, 491 Mezières, 165, 357 n. 148, 588 Mezo Kc:résztés, 207 D. 8 Milano, 122, 363 , 531 Misnia, v. Mcisscn Mittclfahrt, 309 Modena, 5, 9. 121 , 140 n. 11 , 196 n . 148, 245, 363. 363 n . 160 Modero, 418 Mohacium, v. Mohacs Mohacs, 216,216 o. 28,217,217 n. 28. 218 n. 32 , 231, 384 n. (Al3), 489 n. *, 490
o . 39,492, 517, 530 n . 59, 531, 531 n. 63 , 545 n . (U9) Moldavia, 389, 419 n. • , 500 Monaco (Miinchen), 152 o. 40 Montagna Bianca, 14 n. 1 bis, 231,231 n . 63, 531 n. 62 Monte Bianco (Carpazi), 390, 417 Moravia, 165 , 193,220,340 n. 124,417 , 418 o. 62, 472 n. 10, 493, 528, 591 Mosa, 340 o. 124, 382 n . (BI 1) Mosonmagyar6var, v. Ungarisch Altcnburg Miihlberg, 488 n. 35 Mukacevo, v. Munkacs Munda, 458 n. (T4) Munkacs (oggi Mukaccvo), 396 D. 26, 397 Mur (o Mura; fiume), 223, 425 , 426, 426 n. 76,428,430,432,433 , 434,435,436,437, 488, 516 Mura (fiume), v. Mur Murany, 520 Murska Sobota, 437
N Nagybanya (oggi Baia Mare), 396, 396 n. 26, 398, 402 Nagykanizsa, v. Canisia Nagyoroszi , v. Novigrad Nagyszc:bcn (oggi Sibiu), 400,400 n. 30, 401 n. 31 Nagyvarad, V. Varadino Nantcs, 360 n . • Napoli, 531 , 543 n. (P7) Natolia, v. Anatolia Navarra (Francia), 469 Neapolis, v. Napoli Nero, Mar·, 519 Neubrandenburg, 159 Neuburg am Waldc. 163. 411 n . 49 Ncuhausel (oggi Nové Zamky), 208, 208 n. 9. 211 , 213, 215,217 n. 30, 218,219, 225, 251,345 n. 135 - • , 411 , 411 n. 47, 412, 413. 414,415,420, 421 , 422, 436, 451. 466,481 n. 28, 493, 498, 505, 514, 516, 522, 532 Neumarckt, v. Marosvasarhcly Ncunburg, 108 n. 61 Ncustadt, v. Wicncr - Neustadt Newalslcben, 187
Indici
Newbury, 328 n. 109 Nicopoli (oggi Paleopreveza), 545 n. (U9) Nicopolis, v. Nicopoli Nicosia (Lefkosfa ovvero Lefko~a), 498 n. 43 Nicosie, v. Nicosia Nieuwpoort, 21, 21 n. 9 ter, 591, 596 Nilo, 458 n. (04), 541 n. (Q5) Nilus, v. Nilo Nimega, 340 n. 124 Nitra, 415, 452, 493, 520 Nitra (fiume), 208 n. 9,412,412 n. 51,416, 452, 520 Nitria, v. Nitra N6grad, 415 Nola, 308, 378 n. (A 7) Nonantola, 196, 196 n. 148 Nordlingen, 13 n. 1, 14 n. 1 bis, 18, 18 n . 9 bis, 34, 34 n. 21, 46, 68 n. 33 , 85, 88, 90, 99, 99 n. 54, 102, 103, 105, 106, llO, 127 n. 1, 158, 159 n. 55, 160, 160 n. 62, 162, 168, 184, 184 n. 113-114, 188, 196, 231,346 n. 138,358 n 151 , 367, 531 , 531 n. 63 , 592, 598 Norimberga, 47 n. 27, 140 n. 11 , 159, 160, 356 n. 143-144, 358 n. 151, 379 n. (Z7), 419 n. 65, 492, 592 Normandia, 469 Nové Zamky, v. Neuhausel Novigrad (oggi Nagyoroszi), 208, 208 n. 9 Nuova Francia, 431 n. 82 bis
o Ocker (fiume), 340 n. 122 6denburg, v. Sopronio Oder, 187, 357 n. 148, 588 Ohlau, 357 n. 148, 588 Olanda, v. Paesi Bassi Oldendorf, 102 n. 56 Oliva (Polonia), 225 n. 53, 310 Olmiitz, I 58, 159 n. 55 Oradea Mare, v. Varadino Orange (Francia), 340 n. 123, 340 n. 124, 344 , 377 n. (A6), 497 n. 42 Orléans, 72 n. 37 Osijek, v. Eszék Ostenda, 343
643
p Padus, v. Po Paesi Bassi, 184 n. 114, 307, 313 n. 96 - *, 327 n. 108, 378 n. (N6), 442, 464, 465 n. 2, 467 n. 5, 469, 554 Palatinato, 108 n. 61 Palatinato Renano, 14 n. 1 bis Pannonia, 545 n. (S9) Papa, 207 , 207 n. 7, 225 , 225 n. 53 bis, 412 Parcany, V. Parkanyi Parchim, 333 n. 117 Parigi, 140 n. 11, 184 n. 114, 220 n. 39, 423 n. *, 554, 574 Parkanyi (oggi Stùrovo), 217,217 n. 30,413 , 415 Parma, 196 n. 148 Patak, 520 Pavia, 531 n. 63 Pécs, 425 , 425 n. 75, 428 Peene (fiume), v. Pena Peloponneso, 379 n. (R7) Peloponnesum, v. Peloponneso Pena (Peene; fiume), 153", 310, 321 , 362 n. 156, 588 Pera, 210, 210 n. 15 , 496 Persia, 380 n. (P8), 490 n. 39 Philippsbourg, 160 n. 62, 189 Picardia, v. Piccardia Piccardia, 469 Piemonte, 469 Pinka (fiume), 448, 449 Pirarno (fiume; oggi Djihao), 458 n. (A5), 459 n. (S5) Pisidia, 547 n. (Rl 1) Pistoia, 591 Plzen, 156 n. 50 Po, 512 , 548 n. (F12) Podalwitz , 18 Polonia, 64, 64 n. 31 , 126, 147, 225 n. 53, 304 , 311 , 313 n. 97, 322 n. 102, 387, 387 n. 3,394,407,411 n. 49,469, 493. 519 Pomerania, 47 n. 27, 149. 153, 168, 309, 310, 321, 339 n. 121, 362 n. 156, 378 n. (N6), 394 , 492 , 532 n. 64, 584 Pontremoli, 579 Porta S. Antonio, 423 n. * Pozsooy, v. Bratislava
Le opere di R(limondo Montecuccoli
644
Praga, 106, 106 n . 59, 148, 168, 190, 193. 225,231,328,337, 345 n. 135,498, 531. 531 n. 62 Presburgo, v. Bratislava Prussia, 304 Pyramus, v. Piramo
Q Quebec, 431 n . 82 bis
R Raab (fiume), 152 n. 40,207 n. 7, 210,412 n. 55,437,438,439, 447,449,488, 514, 520, 521 Raab (Giavarino; oggi Gyò'r), 207, 207 n. 7, 218,224,225,225 n . 53 bis, 235,411 , 412, 4 12 n. 55 ,414,415, 420,437,450,490, 493, 496,498.501, 514,519, 520,524, 526, 546 n. (A IO) Riba (fiume), v. Raab Rabai'i (fiume), 520, 521 Rabnitz (fiume}, 520, 521 Radkersburg, 225, 225 n . 53 bis, 501 Rain (am Lech), 14 n . 1 bis Rathenau, 13 Ratisbona, 184, 184 n . 11 3, 193, 195 , 208 n. (A) - *, 426 Rattweil, 164 n. 72 Ravenna, 363 n. 160 Reno, 21, 164, 164 o. 72, 363, 382 n. (811), 430 n. 81 ,449 n. 98, 456 n. (T2), 554, 589, 591 Recimno, 235 n. 69 Rhenus, v. Reno Rh inlandia (Renania), 170, 277, 329 n. 111 Rimaszombat, 407, 408 Rinlandia, v. Rhinlandia Rocroi, 184, 184 n. 114, 188 n. 124, 197 Roc.roy, v. Rocroi Rodi, 216 n . 28 Rohanville, 563 Roma, 103 , 306, 391, 464 n. 2, 484 , 538 n. (U2), 562 Romania, 250, 393 n . 21 , 396 n . 26, 398 n . 28, 399 n. 29, 400 n. 30 Rostock, 11 1
Rouen, 220 n. 39 Rutenia, 396 n. 26
s Salmiinster. 553, 557 Saroos-Hujvir, 393 San Gottardo, 24 n . 14 , 152 o. 40, 161 n. 63, 201, 202 , 219 o. 36, 221 n. 40, 229 n . 60, 233 n. 66, 243, 246, 327 n. *, 438, 439, 440, 444 n. 92 - * , 452, 453 n. 103, 466, 480 n . 26,521,617 n . 12 Sant lob, 402 Saros - Patack, 515 Sarv:ir, 514, 521 Sassonia, 13, 13 n . 1, 24, 59, 60, 60 n. 30, 99, 101, 105, 113, 148, 187 n. 123, 193, 293 n. • , 507 Sathmar, v. Szatm:ir Satu Mare, v. Szatmir Sava, 210 n. 15 , 213, 513, 517 Scandinavia, 126, 490 Scharnitz, 589 Schinder, 225 Schintau, 422, 521 Schitniza (fiume), 492 Schii tt, v. Schiitte Schiitte (isola), 412,417,418, 418 n. 64, 450, 493. 519, 520, 521 Schweidnitz, 164 Segesv:ir, 404 Seine, v. Senna Séllye, 521 Senna (fiume), 574 Serbia, 208, 208 n. 11 , 212, 500, 505 , 518 Servi a , v. Serbia S. Gonard, v. San Gottardo Sibiu, v. Nagyszeben Sicilia, 308, 310, 379 n. (R7) Sidlersee (lago), 520 Sigherul Marmaiiei, v. Maramaros · Sziger Silesia, v. Slesia Sindonia, 390, 390 n . 9 Siria, 67 n . 32, 459 n. (S5), 547 n. (Rll} Sissek, 207 n. 7, 221 S.Jorg,417 Skalité, 390 Slesia, 149, 163, 165, 187, 195, 225, 313 n. 97, 340 n. 124, 357 n. 149,429 n. 8 1, 472 n . 10, 493, 499. 507, 589, 591
Indici
Slovacchia, 208 n. 9, 216 n. 27, 223, 223 o. 44, 224 o. 51 bis, 225 n. 53 bis, 226, 229, 345 o . * , 390 o . 9. 393 , 393 o . 19, 394, 405,407,408 n. 41 ,410 , 412 n. 51,4 14, 513, 514, S16 Smalkalda, 488 n. 35 Sofia, Sl 7 Sonderburg, 313 n. 97, 362 n. 157 Sopron, v. Sopronio Sopronio (oggi Sopron), 437, 437 o . 88, 449 Soulz, 34, 34 n. 21 Spagna, 24, 46 o . 26 cer, 72 o . 37, 77, 82 , 148, 208, 216 n. 28, 221 o. 40 bis, 301 , 343 o.*, 442, 4S5 o. (Ul), 464 o. 2,465 n. 2, 470,475,489,518, S19, 539 n. (V3), 543 o. (P7), S48 o. (P12) Spandau, 149 Spirn, 268, 363 Srediscé, 437 Steinau, 163 Stettino, 10, ll, 149, 339 o. 121 Stiria, 22S o. 54, 410, 418, 42S , 430, 438, 472 n. 10, 493 , 520, 521 Stralsunda, 310 Suibro, v. Triebl Strigonia (oggi Esztergom ), 215, 215 n. 24, 221 , 221 o. 42, 224 o. 51 bis, 232 , 251, 392 o . 17,393 , 393 n. 18,394,395 , 412, 413 , 420 n. 69, 422,427, 4SO, 452,492, 493 , 515, 522 , S24 n. 56, 546 n. (AIO) Strigonie, v. Strigonia Strigonium, v. Strigonia Stuhlweissenburg, v. Alba Regale Stùrovo, V . Parkanyi Svevia, 287,446, 614 Svezia, 13, 13 o. 1, 14, 15, 18, 20, 44 n. 25, 45 , 48, 49, 60 n. 30. 64 , 64 n. 31, 68, 68 o. 33, 73, 79, 103, 105, 125, 143 o. 19, 149, 152, 159, 165, 168, 187, 258, 301 , 304 , 310,313 o.*. 322 n. 102 , 331, 331 o. 115,419 o. 65,423 n. 73, 469, 473, 474, 478, 507, S29, 531 o. 63 , 588, 588 n. 3, 589, 590, 595, 614, 617 o . 12 Sweden, v. Svezia Syria, v. Siria Szamos (fiume), 403, 515 Szamosszeg, 403 Szamos-Ujvar, 398, 402 Szaunar (oggi Satu Mare), 393, 393 n. 21,
645
397,402 , 501 , 514, 515, 520 Szeges, 426 Szekélyhid, 393 , 402 Székesfehérvar, v. Alba Regale Szigetvir, 425 , 428, 532
T
Tangermiinde, 165 , 16S n. 77 , 357 o. 147, 588, 588 n. 3 Tapolca (fiume), 207 n. 7 Taranto, 501 Tarna (fiume), 520 Tarnopol, 387 o. 3 Tartaria, 328 Tauber (fiume), 554 Temesvàr (oggi Timiljoara), 210, 210 n. 15 , 396 n. 24,402 , 408, 410 n. 44,496, S17 Tenedo (isola), 236 n. 69 Termopili, 550 n. (Rl3) Terniz, 433 Thermopylae, v. Termopili Thionville, 197 Thracia, v. Tracia Tibisco (fiume), 215, 388, 393, 394, 395 , 396,397 , 402 , 403 , 514 , 515 , 520, 522 Tigranocena, 458 n. (R4) Timi~oara, v. Temesvàr Tugu Mure~. v. Marosvasarhely Todds Tavern, 151 o. 36 bis Tokaj, 218 n. 32,396,397,402,403,515 , 520 Toscana, 196 o. 148 Totis, 394 Tracia, 518, 539 n. (V3) Transilv. , v. Transilvania Transilvania, 201 , 208 n. 13, 210 n. 15, 213 n. 20, 215 , 215 n. 23, 216 o. 28, 217 n. 28-30, 219,223,234 , 250,387 , 387 n. 2-3 , 389, 392, 393, 393 o. 20-21, 396, 396 n. 26, 397, 398 o. 28 , 399, 402, 402 n. 33, 403 , 406, 407, 410, 410 n. 44 , 419 n. 66, 464 , 466, 500, 514 , 516, 517 , 520, 522 Trasimeno, 460 o. (C7) Trasimenus, v. Trasimeno Trebbia, 460 o. (C7) Trebia, v. Trebbia Trembowla, 387 n. 3 Trencin, 415, 515 , 521
Le opere di Raimondo Montecuccoli
646
Treptau, 310 Triebl (oggi Suibro). 156, 156 n. 50, 165, 357 n. 149, 360 n. 152, 588 Triebsees, 310, 588 Tmava, 390, 418, 493 Tuttlingen, 164 , 164 n . 72, 287, 6 14 Turzovca, 415
u Ucraina, 387 n. 3 Ungaria, v. Ungheria Ungarisch Altenburg (oggi Mosonmagyar6var), 211,211 n. 17,218,218 n . 32,411, 411 n. 48,4 15 , 450, 496, 519, 520, 524 Ungarish Altenburg, v. Ungarisch Altenburg Ungheria, 78, 99, 106, 126, 127, 147, 168, 184, 184 n. 113,201, 207 n. 7-8, 208 n. 9,213,215 n . 24,216,216 n. 28, 217 n. 28, 218 n. 32, 221 n. 42, 222, 224 n. 51 bis, 225 n . 53 bis, 231,241 n. *, 244,247, 250, 256, 257,301,322 n . 101 ,325 n. *, 384 n. (A13), 387, 387 n . 3, 388, 389, 390, 390 n. 11 , 392 n. 17, 393 n . 18, 396 n. 26, 397,399,400,405,406 n. 38, 407, 408 n. 41,410,411 n. 48,412 n. 55 ,421 n. *, 425 n. 75, 449 n. 97 bis, 459 n. (A6), 463,471 , 478,479,482,489,490 n. 39, 492 , 492 n. 40,501,506, 508, )14, 515 , 517, 527 , 531, 547 n. (Sll), 584 Ungheria alta, v. Slovacchia Ungheria Inferiore, v. Ungheria Ungheria Superiore, v. Slovacchia Uogvar, 515 Unione Sovietica, v. U.R.S.S. U.R.S.S. (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), 250, 396 o. 26 Utica, 308, 378 n. (H7) - (17), 539 n. (P3)
V
Vaga, v. Vah Vago, v. Vah Vah (fiume), 208 n. 9, 216, 216 n. 27, 220, 411 n. 47,412,412 o. 51,415 ,4 15 n. 58 bis,416, 417,450,452 , 514,520,521,529 Valacchia, 389, 419, 419 n. 66 - *, 436,465, 500, 517 , 545 n. (Q9)
Valachia, v. Valacchia Valencieo.nes, 343, 356 n. 146 - *** , 361 n. 154 Vallachia, v. Valacchia Varadino (oggi Oradea Mare), 213, 213 n. 20, 387 n. 3, 388, 388 n. 4,395,402, 505, 515, 525 Varna, 545 n . (U9) Varna (fiume), 492 Varsavia, 304, 387 n. 3, 531, 531 n . 63 Vasvar, 327 n. * , 438, 449 o. 98 Vallaunoduno (oggi prob. Chateau-Landon), 382 n. (Fll) Vellaunodunum , v. Vellaunoduno Venezia, 196 n. 148, 374 n. (C2) Vienna, 5, 10, 122 , 196 n . 148, 201 , 202 , 217 n. 31 bis, 218, 218 n. 32 , 244, 250, 257 o . 5, 261 n. 7, 265 n. 10, 292 n. 50-52-53, 295 n. 64, 390 n. 11, 391 o. 13, 394 n . 22 ,401 , 411 n. 47-48, 420,430, 450, 489 n . *, 490, 490 n. 39, 496, 517 , 524 , 553, 554, 583 Villach, 225, 225 n . 54 Visurgis, v. Weser Vlotho, 114 n . 68
w WaaJsombeck, 401 Wall, 238 Warberg, v. Wartberg Wartberg, 414, 415, 418 Weisseoberg, v. Monte Bianco (Carpazi) Weissenburg, v. Alba Giulia Weisserberg, v. Montagna Bianca Weisskircheo (oggi prob. Banovce), 412 , 412 n. 52 Werben, 101, 104 Wesel, 189, 340 n . 123 Weser, 382 o. (BI 1) Westfalia, 162, 597 Wien, v. Vienna Wiener - Neustadt, 437, 437 n. 88 Wimpfen, 55 n. 28 Wittenberg, 148, 149 Wittstock, 13, 13 n. l, 19, 34, 34 n. 21, 50, 78, 99. 101, 102, 104, 106, 114, 114 n. 68, 159, 159 n. 59. 160, 165 n. 77, 286, 367, 589, 592, 595 . 611
Indici
Wolfenbiittel, 188, 197, 340 n. 122, 590 Wolgast, 310 Wollio, 310 Wolmerscadt (o Wolmirstedt), 165, 165 n. 77, 357 n. 147, 588 Wolmerstadt, v. Wolmerstadt Wolmirstedt, v. Wolmerstadt Wumemberg, 164 n. 72, 589
y Yonne (fiume), 574 Yorkshire, 328 n. 109
647
z Zagabria, 217 n. 31 bis Zama, 309 n. 89 Zemplin, 515 Ziegenhain, v. Ziegenheim Ziegenheim, 148, 379 o. (F8) Zilah, 398, 402 Zilahy, V. Zilah Zrinyi (forte; oggi Zrfoyivar), 426, 426 n. 76, 428, 430, 431 n . 82 bis, 451, 487. 526 Zrinyivar, V. Zrfnyi Zwickau, 183 n. 112
INDICE GENERALE
PRESENTAZIONE .. . .. ...... . ... . . .... . .......... . ... .
pag.
3
NOTA . . .. . ..... . ..... . .. . ...... . . . ........ . ... . . ... .
pag.
5
DELLE BATTAGLIE - PRIMO TRATTATO . . . ...... ..... .
pag.
7
-
Introduzione . .... . .. . ..... . .... . .. ... ..... . . .... .
>
9
-
Testo ........... . ...... . .... ........ . . .... . .... . .
>
13
TAVOLE MILITARI .... .. .... . ......... . ...... . ... . .. .
pag. 119
Introduzione .............. . ....... . .. . . . . . .. . ... .
>
121
Alla Sacra Cesarea e Reale Maestà ... . ..... . ......... .
»
127
Sistema dell'arte .... ..... .. . ..... . ............ . .. .
>
129
-
Tavola I - La logistica decimale ............... . .... . .
>
130
-
Tavola II - Il contenuto delle superfizie e de' corpi .. . . .
>
134
-
Tavola III - La trigonometria .. ... . .. .. .......... . . . .
>
137
-
Tavola IV - L'armata ... ...... . . ......... .. .... . .. .
>
139
-
Tavola V - La provvigione ..... . .. . . . ..... . . . . . .. .. .
>
146
-
Tavola VI - L'operazione ..... . .. ...... . .. .. ... . .. . .
»
147
-
Tavola VII - Nel marciare .... . ...... . ... . .. . ..... . .
>
149
-
Tavola VIII - Nell'alloggiare .. .. . ...... . ........ ... .
>
154
-
Tavola IX - Combattere (in) generale, battaglie o fatti d'arme .............. ....... . . ...... . .
>
158
-
Tavola X - Combattere (in) particolare ........ .. .. . . .
>
163
-
Tavola XI - Del campeggiare ........ . . . ......... .. . .
>
167
-
Tavola XII - Della fabrica regolare
>
-
Tavola XIII - La fabbrica irregolare ... . . . .... ... . . . .. .
>
169 173 .
-
Tavola XIV - Dei di fuori ................. . . . . .... .
>
177
650
Le opere di Raimondo Montecuccoli
pag. 180
-
Tavola XV - Della guerra ............ . .. .... . .... . . .
-
Tavola XVl - Della presa reale o assedio formato ...... .
>
184
-
Tavola XVII - Della presa meno reale . . .. . ........ . . .
>
187
-
Tavola XVIII - Diffesa contro all'assedio reale ........ .
:I>
190
-
Tavola XIX - Difesa contr'all'attacco men principale ... .
I)
194
-
Tavola XX - Del soccorso . . .. . ... . . .. . . .......... . . .
:I>
195
DISCORSO DELLA GUERRA CONTRO IL TIJRCO .. . .... .
pag. 199
-
Introduzione .. ...... . ... . . . .. . .. . .. ...... ..... . . .
:I>
201
-
Testo .. . .. . . ... ..... .. .... . · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·
»
205
DELLA GUERRA COL TIJRCO IN UNGHERIA .. . ....... .
pag. 241
-
Introduzione ....... . ...... . .. . . . .. . . .... . .... . .. .
>
243
-
All'Imperadore . ...... ... . ............... . . .. . . .. .
>
253
-
Prefazione . . .. . .. . .. . ..... . .... . .. . ........ . .. . . .
>
255
-
Libro primo - Aforismi dell' arte bellica in astratto • Cap. I - Della guerra ....... . . . . ... . ... . .... . ... .
>
261
• Cap. II - Dell'apparecchio .. . ..... . .. . . . .. . .. . ... .
>
262
• Cap. III - Della disposizione . . . . . .. ...... ... . .. . . .
»
303
• Cap. IV - Dell'operazione ... . .... . .. . . . ......... .
»
315
• Cap. V - Delle fortezze .......... . ......... . . . . . .
»
327
• Cap. VI - Del combatter in campagna ........ . .... .
,
357
• Appendice al Libro primo, alla lettera dedicatoria ed alla prefazione dell' A. - Citazioni di Autori ... . ....... . .
»
373
»
387
-
Libro secondo - Aforismi riflessi alle pratiche delle guerre prossime addietro dell'Ungheria • Cap. I - Anno 1661 ....... . ... . . . . . . .. . ... . .... .
403
• Cap. II - Anno 1662 • Cap. III - Anno 1663
»
423
• Cap. IV - Anno 1664 • Appendice al Libro secondo - Citazioni di Autori .. . .
408
»
455
6Sl
Indici
-
Libro terzo - Aforismi applicati alla guerra possibile col Turco in Ungheria • Cap. I - Della guerra ............ . . ... . .... . .... .
pag. 463
• Cap. II - Dell'apparecchio ............. .. .. ... ... .
»
463
• Cap. III - Della disposizione ........... . ......... .
»
506
• Cap. IV - Dell'operazione .. . .......... . ... . . .. . . .
»
521
• Cap. V - Delle fortezze ... . . . .. . ........... . . . .. .
»
524
• Cap. VI - Del combatter in campagna . .. .. ... . . ... .
>
528
• Appendice al Libro terzo - Citazioni di Autori
»
536
DELL'ARTE MILITARE ..... . . ... . ....... .. . . . . .... . .. .
pag. 551
-
Introduzione . .... . ....... . .... . ....... . .... . .... .
»
553
-
Testo .. . ..... . .... . ....... . ... .... . .... . .... . ... .
>
557
DELLE BATTAGLIE - SECONDO TRATTATO . . ... . .... . .
pag. 581
-
Introduzione .... . .. . .. . . . .. . . . .. . .... . .. .. . .. ... .
>
583
-
Prefazione ............... . ....... . ........ ..... . .
>
587
-
Discorso sopra le battaglie campali • Capo I - De' vantaggi nel combattere
>
588
• Capo II - Delle massime fondamentali
»
592
• Capo III - Delle osservazioni .. . . .. . . .. . ........ . . .
•
595
• Capo IV - De gli abusi correnti ..... . .. . ......... .
>
598
• Capo V - Della pratica alla quale si riducono tutti questi vantaggi, massime ed osservazioni .... . ......... . .. .
»
608
INDICE DEI NOMI DI PERSONA . . . .... . .. ............ .
pag. 621
INDICE DEI NOMI GEOGRAFICI
•
637
INDICE GENERALE .................... . .. .. . .. . . . .. . .
>
649