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LA GUERRA IN AFRICA ORIENTALE (GIU.40-NOV.41)

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MINI STERO DELLA DIFES A STATO MA GGIORE ESER CITO - UFFI CIO STORI CO

LA GUERRA IN AFRICA ORIENTALE GJUGNO

1940- ~0VEMB RE

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ROM A 1971

1941


PREMESSA

Africa Orientale dal giugno 1940 al novembre 1941: essa continua la serie di monografie che l'Ufficio Storico va da tempo pubblicando sui singoli cicli operativi della seconda guerra mondiale} allo scopo di lumeggiare le varie fasi della nostra partecipazione al conflitto. Un particolare elogio va tributato al colonnello Ugo Le?ne, che a questo lavoro ha ddicato la sua intelligente e appassionata attività. La raccolta della documentazione} il vaglio delle notizie e la ricostruzione degli avvenimenti hanno incontrato particolari difficoltà. Esse sono state affrontate con la serena ed obiettiva imparzialità che si conviene in pubblicazioni di carattere storico, astenendosi da commenti critici di carattere militare attinenti all'organizzazione ed alla condotta delle operazioni. Per tali commenti manca ancora} fra l'altro, la necessaria distanza dagli avvenimenti che componendo passioni e contrasti} conferisce all'ind-agine storica più sicura obiettività. La narrazione è basata su telegrammi operativi del Comando Superiore delle FF.AA. in A. O. I. e su rapporti del Comando stuso ( delle unità operanti relativi a singoli fatti d'arme. Sono state inoltre tenute nel dovuto conto le memorie compilate, a guerra ultimata, sulla base di ricordi ed appunti personali, da molti comandanti di grande unità o reparto, le relazioni dei generali A. P. Wavell, W. Platt e A. G. Cunningham (1), e, con particolare cautela} alcune pubblicazioni bri-

L

A presente narrazione tratta le operazioni in

1

( 1) Dal « The Supplement to the London Gazette » n. 37645 del 9 luglio 1945 e n. 37594 del 4 giugno 1946.


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tannicllc autorizzate dai Governi inglese c dell'India, aventi carattere divulgativo c di esaltazione (1). Non si sono potuti comultare invece i diari (salvo per ii ComatJdo scacchiere nord fino al 28 febbraio 1941 e per le operazioni nel territorio deli' A mara limitatamente a tutto il mese di settembre 194 r): essi furono in parte distrutti per non /asciarli cadere in mano al nemico, in parte, unitamente al carteggio operativo, andarono dispersi. Le perdite sofferte dai 11ostri uel corso delle operazioni sono state indicate per i vari combattimenti o cicli operativi, sempre che sia stato possibile accertarle sulla base della documentazio11e in atti, e riepilogate alla fine del volume. Per consentire al lettore di seguire più agevolmente la narrazione dettagliata degli avvenimenti, essa ( stata fatta precedere da una breve sintesi, illuJtrata da uno schizzo, nel quale sono state tracciate le linee generali delle operazioni e riportate Ìe situazioni co"ispondenti alle fasi più caratteristiche della lotta. Negli schizzi, come nelle carte fuori testo, l'Ufficio si è attenuto, per la toponomastica, alla grafia adottata dal servizio cartografico del Ministero dell'Africa Italiana nella carta I :2.ooo.ooo, aggiornata al 31 dicembre I9J9, e dall'Jstùuto Geografico Militare nella carta I: I .ooo.ooo ediz. I935· L'UFFICIO STORICO

(t) The Abyssinian campaign; · The official story qf the conquest of ltollan Ea.st Africa 1942. The Tiger strikes, 1942 · Pubblished wìth the Authority of the Governmcnt of Jndia by the Director of Public relations.


INTRODUZIONE

L'A. O. L, per la sua particolare situazione geografica rispetto ai contermini .territori nemici, rappresentava una potenziale minaccia strategica alle più vitali vie di collegamento dell'Impero britannico. La minaccia era di natura tale da p(>ter compromettere seriamente la stessa unità economico - militare dell'Impero, che correva il rischio di esser tagliato in tronconi separati e di vedersi impedita ogni libera ed economica manovra delle risorse e dei mezzi. Via terra tale minaccia gravava sul grande collegamento longitudinale Cairo - Capo, vera spina dorsale del sistema coloniale terrestre inglese in Africa. Una nostra eventuale occupazione di Atbara c di Khartum avrebbe infatti spezzato la continuità territoriale del collegamento britannico e avrebbe dato a noi la possibilità di effettuare un collegamento territoriale fra l'A. O. l. e la Libia, operando verso il Sudan inglese con forze muoventi dalla Cirenaica in concomitanza con altre provenienti dall'Eritrea. La semplice occupazione dei centri di Atbara e di Khartum avrebbe avuto inoltre gravi ripercussioni sull'intero mondo indigeno.

Del resto, nell'alta valle del Nilo si erano già incrocia.te, dal 1B93 al xB98, tutte le ambizioni europee. Dopo la missione in Etiopia dell'esploratore russo Leontieff (xB95), che (sotto mascheramento scientifico- religioso) aveva studiato la possibilità di ritardare l'attuazione dei progetti, già avanzati, dell'Inghilterra sulla rotta dal Capo alla valle del Nilo (r), fu l'ardita impresa affidata alla missione francese, Marchand, che venne a turbare (Fascioda, settembre - dicembre xB98), quel programma che nel corso di soli tre anni doveva consentire {1) Nd momento stesso in cui la Francia contestava gli accordi anglo italiani relativi aii'Harar.


6 all'Impero britannico di affermarsi d~cisamente dal Cairo alle sorgenti del Nilo e da Città del Capo a Tanganica, lungo la valle dello Zambese, in virtù dei successi di Kitchener a Khartum e di Lord Robert a Paardeberg. La missione Marchand, com'è noto, legò il suo nome ad una grave crisi europea, che non degenerò in guerra anche perchè « Fashoda n'est pas Sédan ». E furono soltanto gli aspetti militari dell'occupazione italiana dell'Abissinia che determinarono, nel 1935, le sanzioni della Società delle Nazioni, giacchè il consenso ad una penetrazione economica dell'Italia, che rispondeva del resto ai bisogni stessi dell'Etiopia, era già scontato (1). Via mare l'A. O. L insidiava, con le basi di Massaua e di Assab, le rotte Oceano Indiano- Mar Rosso- Canale di Suez. E ciò apparve particolarmente grave in un momento in cui le esigenze operative nel Mediterraneo «arteria jugulare dell'intero sistema circolatorio dell'Impero britannico », secondo il Palmerston, richiedevano, da parte inglese, la libera disponibilità di esse. Nel presente volume vedremo in qual modo, contrariamente ad ogni possibilità teorica e soprattutto a causa del mancato completamento dei previsti programmi di autosufficienza, l'Africa Orientale Italiana verrà a ,trovarsi, fin dall'inizio delle ostilità e in virtù appunto della sua posizione geografica, automaticamente isolata : bloccata sulle frontiere marittime dalla superiore potenza navale inglese e circondata da colonie nemiche, sulle frontiere .terrestri. Strategicamente assediata, senza possibilità di apprezzabili rifc;-nimenti esterni, sarà costretta, perciò, a fare assegnamento soltanto sulle proprie forzç e risorse. Tale situazione di cose avrebbe tuttavia potuto essere considerata con relativa fiducia se gli avvenimenti internazionali avessero consentito una guerra di rapidissima conclusione. Di fronte invece ad una guerra di lunga durata, la situazione strategica dell'A. O. I. divenne fatalmente e rapidamente assai diffi. cile: e ciò particolarmente per la situazione interna in atto o latente ; per l'isolamento delle sue basi di rifornimento; per l'incompiute1.za della sua attrezzatura e per la limitata autosufficienza, specie di quei mezzi di lotta che sono predominanti e decisivi in una guerra moderna.

J.

(1) P.wL BoNCOUR: Entr~ d~ux guerr~s - Souv~nir sur la Ili• R~pubb/1q~... : « l'attribution à l'ltalie d'une pénétration economique, assortie des ga-

ranties politiqut qu'elle eut comportées aurait été presque cenainement accueillie par le Conseil et imposée à l'Abyssinie, en admettant que celle-ci y eut résisté ... pénétraùon économique qui repondait à ses propres besoim l>.


SINTESI DEGLI

AVVENIMENTI

(I 1 giugno 1940- 28 no~mbr.c 1941 ).

La partecipazione dell'Italia al secondo conflitto mondiale data, come noto, dall'II giugno 1940. In A. O. I. furono effettuate nel luglio operazioni -di fronùera a carattere locale e vennero occupate Cassala, Gallabat, Kurmuk, Ghezan, il fortino di Todignac, sul lago Rodolfo, Moyale, il saliente di Mandera. Cessato, un mese dopo l'armistizio con la Francia, lo stato di guerra col possedimento di Gibuti, i nostri attaccarono il SomaWand. Le operazioni ebbero inizio il 3 agosto e si conclusero il 19 con l'occupazione di Berbera. Tenace fu la resistenza dei Britannici appoggiata ad opere semipermanenti che sbarravano le due piste camionabili da Hargeisa a Berbera. Conquistato il Somaliland, non venne attuato nessun altro progetto offensivo per non incidere ulteriormente sulle già scarse riserve. Fino al 17 gennaio 1941 (data sotto la quale il fronte eritreo si mise in movimento), la stasi operativa in A. O. l. fu turbata solo da alcune incursioni britanniche nella zona di Cassala e del lago Rodolfo e da azioni a carattere locale su Gallabat e El Uach.

Alla stessa data ben critica era in complesso, la situazione militare italiana : Il 28 ottobre 1940, era stato ordinato l'attacco alla Grecia (quasi contemporaneamente aveva avuto inizio la partecipazione del Corpo :-~ereo italiano alle operazioni aeree contro l'Inghilterra). Il primo urto alla frontiera albanese aveva portato le nostre truppe nella zona di Vovonsha (a 15 km. da Metzovo) a Kalibaki ed oltre il Kalamas. Ma i Greci, dopo l'iniziale ripiegamento, avevano contrattaccato con forze soverchianù e obbligato i nostri a retrocedere riuscendo a cacciarli da Santi Quaranta, da Argirocastro e da Corcia. L'afflusso di


8 nuove forze dali 'Italia aveva dato luogo ad un'importante battaglia di arresto, che era valsa ad impedire che l'avversario portasse la sua immediata minaccia sugli obiettivi della sua offensiva: Berat, Tepeleni e Valona. Questa parziale ripresa dei nostri era costata però perdite notevoli ed uno sforzo logistico molto oneroso. Contemporaneamente, il 9 dicembre, in Africa Settentrionale, i Britannici, forti di un imponente numero di carri armati di ultimo tipo, avevano attaccato le posizioni di Sidi el Barrani, che le nostre truppe avevano raggiunto il 16 settembre avanzando lungo la litoranea, rifornendosi a mezzo autocarri, anche dell'acqua. L'offensiva, travolta la resistenza italiana, aveva proceduto rapida verso il confine cirenaico spingendosi fin su Halfaya, Sollum e Sidi Ornar; costretta la difesa a ripiegare su Bardia che cadeva il 5 gennaio, investiva Tobruch, che cadrà il 24 e successivamente Bengasi, che cadrà il 6 febbraio. Sul mare, intanto, la nostra Marina, pur dapdo ripetute prove del consueto tradizionale ardimento, aveva subìto perdite notevoli: un audace attacco di aerosiluranti nel porto di Taranto (12 novembre) aveva danneggiato gravemente alcune delle nostre unità di maggior tonnellaggio. Quindici giorni dopo, una nostrJ formazione navale della quale facevano parte due corazzate si era scont.rata allargo della Sardegna (battaglia di capo Teulada) con una formazione nemica forte anche di una porta-aerei infliggendo e subendo nuove perdite. Altre unità avevano cagionati e riportati danni nella successiva battaglia combattutasi tra il 9 e il 12 gennaio, nd canale di Sicilia. Questi avvenimenti assorbirono l'attenzione e le attività del Comando Supremo a Roma e ogni disponibilità di mezzi aerei. L'A. O. L restò completamente abbandonata a se stessa, tanto che per un paio di mesi mancò il collegamento postale con l'Italia ed il rifornimento anche di materiali, di poco peso e volume, indispensabili al funzionamento di mezzi importanti che restarono così inutilizzati (es. bronzine per carri armati).

L'offensiva britannica in A. O. l. si iniziò quasi contemporaneamente in Eritrea e in Somalia. In Eritrea, il Comando Superiore decise di sottrarsi alla manovra avversaria e, il 15 gennaio, ordinò alle truppe schierate tra Cassala e Tessenei di rompere il contatto col nemico e portarsi sull'altopiano. Dal 26 al 31, la lotta si sv9lse accanita a Barentù e Agordat. 11 1° febbraio, carri armati di gros~ tonnellaggio penetrarono nelle nostre linee a sud di Agordat. Ordinato il ripiegamento su Cheren,


9 si combattè attorno a quella conca la più sanguinosa battaglia della campagna. Essa si sviluppò attraverso tre tempi: nel primo (3- 13 febbraio) l'avversario non conseguì risultati tangibili e per l'usura subìta fu costretto ad allentare la· pressione; nd secondo ( 14 febbraio 14 marzo) limitò la propria attività a piccole azioni locali e tiri di artiglieria; nel terzo (15- 27 marzo), dopo un'azione distruggitrice e demoralizzatrice dell'artiglieria e dell'aviazione, il nemico impadronitosi di M. Dologorodoc, concentrò i suoi sforzi a cavallo della valle Dongolaas riuscendo, dopo dura lotta, ad assicurarsi il dominio della stretta omonima e, quindi, la possibilità di transito per i carri cingolati. Dopo l'occupazione di Cheren (27 marzo), superata dall'avversario un'ultima resistenza nella zona di Ad Teclesan, Asmara veniva ceduta, il I 0 aprile, quale città aperta. Il 3, forze motorizzate britanniche raggiungevano Adigrat. Poche nostre forze, riuscite a portarsi al sud, da Asmara, da Arresa e da Adua, si raccoglievano tra Dessiè e l'Amba Alagi, attorno al Vicerè, Governatore Generale e Comandante Superiore delle FF. AA. dell'A. O. I.. L'8, un altro attacco ci toglieva anche Massaua: tutta l'Eritrea cadeva, così, in possesso del nemico. Frattanto, il 22 gennaio, l'avversario passava il confine nell'Oltre Giuba. Era contenuto nella boscaglia ad occidente del fiume, ma veniva sgomberata Chisimaio. Tra il 17 e il 18 febbraio, attraversava il Giuba presso la foce e lanciava i suoi mezzi meccanizzati verso Margherita; ·il 22, occupava, dopo aspro combattimento, Gelib; il 24, era a Modun. Perduta col Giuba ogni possibilità di ulteriore resistenza in Somalia, il Comando Superiore ne decideva lo sgombero. Mogadiscio veniva occupata il 26. I superstiti del Basso Giuba sfuggiti alla cattura raggiungevano il territorio dell'Harar per Belet-Uen, Gabredarre, Sassabaneh; i nazionali del Medio Giuba e i pochi indigeni che non avevano disertato, raggiunsero invece, per Dolo. il Galla e Sidama. Nella nuova situazione le forze del Somaliland venivano fatte ripiegare a protezione della ferrovi a di Gibuti. Poco dopo, il 16 marzo, l'avversario sbarcava a Berbera. La sua avanzata da Giggica su Ha.rar veniva contrastata, ma la situazione generale ed il propagarsi delle defezioni fra i reparti di colore inducevano il Comando Superiore a ordinare cht le forze dello scacchiere si raccogliessero sul fiume Auasc. La posizione dell'Auasc, forte al centro, era però aggirabile per le ali; il Comando Superiore ordinava quindi a queste truppe di ripiegare nel Galla e Sidama: la strada su Addis Abeba, restava così liber:a. Il Vicerè decise di lasciare nella capitale, che non poteva essere


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difesa, un presidio di polizia c di ripiegare su Dessiè. Pensoso dell'incolumità dci numerosi nazionali raccolti in Addis Abeba, dette di ciò notizia agli Inglesi perchè non bombardassero la città indifesa e perchè affrettassero la loro marcia. La città veniva occupata il 6 aprile. Il 9, gli ultimi automezzi e i superstiti dell'Auasc giungevano nel Galla e Sidama. Con la perdita dell'Eritrea, della Somalia, deli'Harar e dello Scioa era spezzata l'unità dell'A. O. L Le nostre residue forze si raccoglievano in ridotti nel nuovo scacchiere Dessiè - Amba Alagi, cui già si è fatto cenno, e nel Gondarino. Nel Galla e Sidama le truppe avevano abbandonata la fascia di frontiera ed erano state ritirate sull'altopiano. Vano riusciva l'arduo tentativo di alcune tra le colonne più lontane di raggiungere l'uno o l'altro sistema difensivo. La situazione militare italiana in Africa Settentrionale e in Balcania dopo il non favorevole inverno 1940- 41 si schiariva notevolmente in primavera, senza tuttavia lasciar sperare in possibili immediate favorevoli ripercussioni sulla sorte dell'A. O. L: - in Africa Settentrionale forze italo- germaniche liberayano, il 4 aprile, Bengasi e, oltrepassata Tobruch, ove gli Inglesi si erano fortemente organizzati a difesa, raggiungevano Porto Bardia ; - nei Balcani l'esercito greco, attaccato frontalmente dai nostri ed a tergo dai Tedeschi, capitolava il 22 aprile. Le operazioni contro l'Amba Alagi furono precedute da quelle contro le posizioni di Dessiè, che 200 km. più a sud, costituivano un elemento di saldatura con le forze della Dancalia e con quelle di Gondar. Travolte queste tra il 19 e il 26 aprile, la nostra difesa venne arretrata alla stretta di Ualdia. Il Vicerè da Alomatà si trasferì a Mai Ceu. Caduta anche la stretta di Ualdia la difesa fu limitata alla parte più elevata del massiccio dell'Al agi al M. Corarsi ed ai passi di Togorà, ad occidente, e Falagà, ad oriente, col proposito di resistcrvi ad oltranza. I passi furono attaccati a partire dal 1° maggio ed occupati, rispettivamente il 4 e 1'8. La resistenza del presidio sulla w mmità dell'Amba si protrasse, in un cerchio di fuoco, fino al mattino del 17 maggio, giorno in cui il Vicerè decise la resa. L'n giugno, unità navali si presentarono innanzi alla Baia di Assab. Nella mattinata stessa la città venne occupata. I presidi della


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Dancalia si arresero un mese più tardi. I nuclei della lontana Migiurtinia, rimasti isolati, furono eliminati in maggio da autocolonne armate .provenienti da:! Somaliland e da forze giunte, via mare, al C. Guardafui.

Mentre si svolgeva l'offensiva britannica contro l'Eritrea e la Somalia, il Galla e Sidama, che era stato impegnato solo con azioni locali (Mega, Afodù, Gambela), ritirava le truppe sul ciglio dell'altopiano. Concetto operativo del comando scacchiere sud era il seguente: cc Combattere il nemico il più a lungo possibile in campo aperto, cedendo volontariamente il meno possibile di territorio; resistenza manovrata fino all'ultimo, con l'appoggio delle popolazioni fedeli, dei maggiori fiumi, delle foreste, della guerriglia ». Ai primi di maggio, l'avversario concentrava i suoi sforzi nella zona di riva sinistra dell'Orno avanzando su Soddu, sia dallo Scioa, per Sciasciamanna, sia da Neghelli. Dopo aver duramente combattuto specie a sud- est dei laghi, nella lunga e sanguinosa battaglia di Uadarà, definita in The Abyssinian campaigns cc forse la più dura azi<>ne dell'intera guerra », il 22 occupava Soddu con truppe corazzate. Il 5 giugno, passava l'Orno Bottego sopravanzando anche quelle fra le nostre truppe del settore sud -orientale che erano riuscite a raggiungere, ma non a superare, il fiume. La situazione intorno a Gimma precipitava. Il comandante dello scacchiere ordinava l'arretramento del fronte e si trasferiva egli stesso nella zona fra i fiumi Didessa e Dabus. Il 21, dopo lunghe trattative, le truppe britanniche prendevano possesso di Gimma. Dal 24 al 26, venivano lanciati da occiden.te attacchi attorno a Dembidollo nuova sede del comando. Tra il 28 giugno e il 2 luglio, gli ultimi presidi isolati (Bedelle, Dembi, Belletà, Gore, Jubdo) esausti, cedevano le armi. Il 3, dopo aver respinto sul Burta ripetuti attacchi di Congolesi <~ppoggiati da artiglieria, veniva accettata dal Comandante Superiore la proposta fatta dal nemico di cessazione delle ostilità. Gli accordi estesi a tutte le truppe dello scacchiere sud erano conclusi nella notte sul 4·

Unica efficiente restava ancora in A. O. la difesa dell'Amara, che era stata, nel frattempo, organizzata con lo scopo di << durare » il più a lungo possibile. Essa si appoggiava a un ridotto centrale

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(Gondar- Azozò) che faceva sistema con una serie di capisaldi isolati destinati a sbarrare le principali comunicazioni con Gondar. Già in maggio l'avversario ne aveva saggiato la consistenza in aspri infruttuosi attacchi contro il caposaldo di Celgà. Dopo la caduta di Debra Tabor (6 luglio), col graduale scemare delle piogge, il nemico riprendeva, in settembre, la pressione, a nord, sul caposaldo ddl'Uolchefit: i difensori del passo, il 28, esaurita ogni scorta, cedevano alla fame. Gli sforzi nemici si concentravano allora contro le difese di Culqualber.t: si combatteva il 12 e il 13 novembre e, infine, più duramente il 21. L'ultima battaglia per il possesso di Gondar durava 4 giorni (24- 28 novembre).


PARTE PRIMA

IL PERIODO TRA LE DUE GUERRE IN AFRICA ORIENTALE (MAGGIO 1936 - GIUGNO 19<40)


PROGETTI PER LA PREPARAZIONE M1LIT ARE E L'AUTOSUFFICIENZA DELL'A. O. l.

Conquistata l'Etiopia (1935- 36), essa passò a costituire con l'Eritrea e la Somalia, l'Africa Orientale Italiana (A. O. 1.). A capo ddl'intera colonia fu nominato un governatore generale col titolo di Vicerè d'Etiopia. Il territorio fu suddiviso, in primo tempo, in cinque governi e un governatorato (di Addis Abeba) e, successivamente, in sei governi: Eritrea, Amara, Scioa, Galla e Sidama, Harar, Somalia. A capo di ciascuno di essi fu posto un governatore che, pur dipendendo dal Governatorato Generale, poteva corrispondere di~ rettamente anche col Ministro dell'Africa Italiana ed aveva alle sue dipendenze un segretario generale, con uffici di governo, ed un comandante delle truppe (se il governatore era un civile). Ogni go~ verno si suddivideva a sua volta in commissariati, residenze e viceresidenze. L'iniziale ordinamento politico~ amministrativo militare dell'A. O. l. fu basato su una forza bilanciata di 67.000 uomini. Nel febbraio 1937 il Capo del Governo, col foglio segreto che si riporta in stralcio decideva di portare a 100.000 le forze terrestri a presidio dell'Impero, ordinava di costituire in Africa Orientale delle riserve istruite e di iniziare le predisposizioni per l'organizzazione di una « armata nera '' indicando come obiettivo logistico da raggiungere, l'autarchia del territorio africano in tempo di pace e, soprattutto, di guerra. « N. 15044 - Roma, 22 febbraio XV. « Caro Graziani, il programma di riarmo (estero) .. . .. « Ho quindi stabilito che le forze terrestri a presidio dell'Impero salgano dal I 0 luglio p. v. a xoo.ooo uomini dei quali 50 mila metropolitani il cui inquadramento (divisioni, brigate, battaglioni) t! il cui dislocamento sarà stabilito da V. E.


,, Queste sono le forze che chiamo di carattere verticale. ·• Le forze orizzontali a presidio dell'Impero saranno costituite dalle centurie di lavoratori il cui inquadramento ed armamento deve essere incessantemente perfezionato e dalle costituende legioni della M. V. S. N. che devono essere considerate quali forze di riserva e devono essere regolarmente addestrate e prontamente mobilitabili. « A cominciare dal settembre p. v. bisogna cominciare a reclutare, inquadrare e addestrare i primi 100 mila uomini dell 'armata nera: obiettivo è di avere almeno 300 mila mobilitati per l'epoca nella quale il riarmo sarà completato (1940- 1941). .. Tenere sempre presente che in caso di guerra la madrepatria non chiederà nulla all'Impero ma non potrà dare nulla. Costituisce quindi obiettivo supremo da raggiungere l'autarchia dell'Impero in tempo di pace c soprattutto di guerra. <• Accusi ricevuto ... - MMsolini ».

Il progetto per la mobilitazione dell'Impero trasmesso il 9 aprile dal Maresciallo Graziémi al Ministero Africa Italiana, fu seguito da progetti particolari relativi all'articolazione della massa cosòtuente l'armata nera, alla costituzione delle unità, al fabbisogno per un anno di autosufficienza, all'assegnazione di unità servizi. Nella prima decade di giugno il Ministero dell'A. l. trasmise a quello della Guerra copia del carteggio intercorso con l'Africa Orientale riservandosi di sottoporre al suo esame il complesso problema dell'organizzazione dell'armata nera non appena ultimati gli scambi di vedute col Governo Generale dell'A. O. I. Intanto il divampare della ribellione in taluni territori dell'Impero imponeva nell'autunno 1937, misure militari eccezionali che superavano di gran lunga l'ordinamento previsto e lo stesso aumento annunciato dalle direttive di Mussolini (1). La constatata insufficienza dell'ordinamento politico- amministrativo- militare induceva il Ministero dell'A. I. a richiedere, anche per ragioni di bilancio, un progetto di ordinamento suppletivo che il Governo Generale (Maresciallo Graziani) trasmetteva il 1° dicembre. Detto progetto, tenute anche presenti le necessità di difesa contro minacce esterne, richiedeva tra l'altro: 3 brigate corazzate (una per la frontiera Eritrea, una per la frontiera Amara- Beni Sciangul(t) Nel 1937 erano ancora alle armi 255.000 uomini (135·000 naz.ionali e 120.000 coloniali).


17 Sudan, una per la frontiera del Chenia), 24 batterie anticarro, 3 gruppi di artiglieria contraerei, 6 battaglioni carri armati ed auto~ blindo, 5 autogruppi. Il Ministero della Guerra (cui l'ordinamento suppletivo venne trasmesso per esame) rispose comunicando l'ammontare approssima~ tivo della spesa ed i tempi di approntamento ed esprimendo l'avviso che il progetto dovesse limitarsi per il momento a quanto era as~ lutamente indispensabile per la tutela dell'ordine interno dell'Impero e che quanto invece occorreva per la mobilitazione e la difesa delle frontiere dovesse essere stralciato per essere esaminato nel quadro generale degli apprestamenti bellici dell'esercito (necessità metro~ litane e coloniali) sia pure col grado di precedenza consigliato dalla lontananza dell'Impero dalla madrepatria. Le richieste per potenziare l'A. O. I. in previsione di un conflitto internazionale non ebbero seguito ; nè ebbe seguito un prom~ moria sulle spese di approntamento dei materiali di mobilitazione compilato dal Ministero dell'A. l. l'anno successivo, quando, nel settembre 1938, venne in Italia il Comandante Superiore delle FF.AA. dell' A. O. 1., generale Cavallero. Il programma di predisposizioni per la mobilitazione, promesso dal generale in tale circostanza, non risultò pervenuto. Fu, invece, inoltrata da Addis Abeba, nel febbraio 1939, una richiesta urgente di materiali per un'eventuale «esigenza Gibuti ». L'8 maggio 1939, in occasione dell'abolizione della carica di Comandante Superiore delle FF. AA. dell'A. O. I. ( r) e del rimpa~ trio del gen. Cavallero il Ministero dell'A. I. trasmetteva al Vicerè un promemoria riepilogativo, nel quale tra gli argomenti di maggiore importanza ed urgenza riguardanti la preparazione militare dell'Impero si richiamavano quelli relativi alla costituzione dell' « armata coloniale ». Tra il maggio e il settembre il Duca d'Aosta faceva pervenire al Ministro A. l. i seguenti fascicoli: - predisposizioni di mobilitazione e disposizioni preliminari; - progetto di autosufficienza A. O. I.; - disposizioni preliminari operative; piani operativi; - disposizioni di mobilitazione. Per quanto riguarda in particolare l'autosufficienza, il progetto, pervenuto nel mese di giugno, prevedeva una spesa complessiva di L. 4·830.000.000. Presentato nell'agosto al Capo del Governo esso non (r) L'abolizione verrà sanzionata con legge n. 887 del 21 giugno 1940. 2


18 potè aver corso per difficoltà di carattere finanziario. In tale considerazione venne anzi stabilito di limitare l'autosufficienza a quanto possibile attuare coi fondi già stanziati in bilancio, senza ulteriori assegnazioni straordinarie. Il Governo Generale tornò sull'argomento il 2 settembre con un secondo progetto di autosufficienza basato sul fabbisogno militare di un anno e assai ridotto, rispetto al primitivo. Il nuovo progetto prevedeva una spesa complessiva di L. 1-453-000-000. La richiesta venne accolta solo in parte e, in definitiva, furono messi a disposizione dell' A. O. I. 900 milioni. Il 30 novembre il Ministero delle Finanze assicurava che con apposito provvedimento di variazione al bilancio sarebbe stata disposta l'assegnazione straordinaria della somma. La nostra impreparazione a sostenere un'eventuale guerra, con tutte le probabilità di guerriglia nelle nostre retrovie, fu nuovamente rappresentata nella riunione tenuta dal Ministro dell'A. O. I. a Villa Italia in Addis Abeba nella seconda metà di febbraio 1940. In questa riunione il gen. Gazzera espose chiaramente l'impreparazione del suo territorio, l'inadeguatezza dell'armamento delle poche .truppe, l'inesistenza o quasi di comandi e di servizi sul fronte sud e il vicegovernatore generale, gen. Nasi, con parole anche più esplicite confermò l'inconsistenza delle nostre forze nell'Impero per una guerra contro ringhi! terra. Il Duca d'Aosta si recò a Roma per insistere sulle gravi deficienze militari dell'A. O. I. e sulla necessità di un apprestamento di tutti i mezzi che la guerra odierna ben si sapeva avrebbe resi necessari e impegnati. Il 6 aprile, alla presenza del Capo del Governo si riunivano per esaminare la situazione militare dell'A. O. I., il Ministro dell'A. I., il Sottosegretario alla Guerra, il Vicerè d'Etiopia. In tale riunione, considerata la situazione e le necessità dell'Impero, nonchè le necessità e possibilità metropolitane, veniva stabilito di provvedere alle più impellenti e indispensabili necessità dell'A. O. I. con l'invio di un blocco di materiali e personale. Con decreto interrninisteriale dei 18 stesso mese (58 giorni prima della dichiarazione di guerra) veniva finalmente fatta l'assegnazione dei 900 milioni da tempo concessi.

All'inizio delle ostilità risultavano partiti ed arrivati in A. O. I. per la «esigenza Gibuti » e a seguito dei provvedimenti del 6 aprile, i seguenti materiali e nuclei di personale: I compagnia speciale carri M: 24 carri e relativo personale,


1 compagnia speciale carri L: 24 carri e relativo personale, 3 gruppi da 105/28 : 32 cannoni e relativo personale, 2 gruppi da 75/46: 16 cannoni e relativo personale, 4 batterie da 20: 24 mitragliere con nuclei di personale, 4 compagnie mor.tai da 81 (solo materiale), 300 ufficiali e una modesta aliquota· di personale specializzato. Nulla di quanto previsto per l'armata coloniale era stato avviato

in A. O. l. Le aliquote di materiali che nella riunione del 6 aprile 1940 il Ministero della Guerra si era impegnato di anticipare (avrebbero dovuto essere reintegrate con l'impiego di materie prime da assegnare dal Commissariato generale per le fabbricazioni di guerra) rimasero giacenti a Napoli per il sopraggiunto stato ru guerra e furono sue~ cessivamente utilizzate ir.. Africa Settentrionale e in patria. Cominciarono, invero, i primi invii : un piroscafo di gomme salpò da Genova ma prima di giungere a Napoli fu richiamato; altri ne partirono e proseguirono ma non giunsero a destinazione: il Marin Sabaudo che trasportava materiali per la costituzione di altre ~ compagnie mortai fu dirottato dagli Inglesi su Tobruch, il V er~ bania, con 6o mitragliere, su Porto Sudan. Giunse in Africa Orien-tale qualche materiale mandato in aereo guerra durante (ad esempio 4000 colpi per mitr. da 20 anticarro), ma in definitiva la guerra lag~ giù si fece con quel che c'era (1).

~1) li comando servizi aerei speciali da e per l'A. O. I. trasportò nel corso delle operazioni 1739 passeggeri e 340 tonn. di materiale, bagaglio e posta.


ORDINAMENTO MILITARE DELL'AFRICA ORIENTALE ITALIANA

L'ordinamento militare dell'A. O. I., nel maggio 1940, era ancora quello adottato a suo tempo in relazione all'organizzazione per litico- amministrativa data al territorio nel novembre 1937. Con questo ordinamento si era inteso dare la prevalenza agli organi civili e si erano limitate notevolmente le possibilità delle autorità militari. In una terra selvaggia, dai violenti contrasti, in parte ancora poco o imperfettamente conosciuta, dove alle brulle montagne degli altopiani ed alle grandi foreste dell'Amara, dei Galla e Sidama e del Harar, fanno riscontro le immense piane e l'arida boscaglia dei bassopiani con vaste piaghe infestate dalla malaria e dalla dissenteria; in un territorio dove piogge irruenti, repentine e torrenziali, con l'improvviso gonfiarsi dei fiumi, allagano periodicamente le campagne; in un paese ove innumerevoli genti e diversi linguaggi si incontrano e si sovrappongono; in un ambiente coloniale tutt'altro che sicuro dove le doverose misure di sicurezza riuscivano ritardatrici e vjncolatrici dell'azione di colonizzazione, anche perchè non disponevamo di automezzi attrezzati per superare le difficoltà causate dalle grandi piogge, era stato instaurato troppo presto un ordinamento essenzialmente civile ed uniforme conservando un'organizzazione militare atta solamente ad operazioni di polizia. Numerose famiglie di nazionali raggiunsero l'A. O. I. ; le donne e i bambini (ne arrivavano ancora nel maggio 1940) costituiranno una grave preoccupazione per il Comando Superiore nel corso delle operazlont. Per dare un buon assetto politico - militare al territorio sarebbe stato necessario sradicare completamente i focolai di dissidenza e di rapina, dare sicurezza ai traffici, e riuscire a tenere tranquillo il territorio con le sole bande irregolari di polizia, onde poter disporre delle truppe regolari per eventuali operazioni belliche alla frontiera,


,

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senza essere costretti ad arrestare per questo l'azione di penetrazione e di colonizzazione. Le bande vennero costituite dai commissari e residenti con nativi ritenuti sicuri; esse furono indubbiamente utili; dettero il loro concorso ai reparti regolari agenti nella loro area per risanare le campagne dai predoni, operando, talvolta, anche da sole; ma l'obiettivo essenziale non fu raggiunto. Verso l'ultimo periodo delle operazioni le nostre truppe ebbero a combattere infatti più contro i ribelli di varia provenienza nelle retrovie che contro le forze regolari britanniche; da troppo poco tempo eravamo in territorio etiopico perchè si potesse sperare, da quelle popolazioni, la stessa fedeltà spinta fino all'estremo sacrificio di cui dettero prova gli eritrei dei vari reparti. Nell'imminenza dell'entrata in guerra dell'Italia e precisamente nella terza decade del mese di maggio ebbe inizio l'attuazione di una nuova organizzazione militare. Per essa tutti i poteri politici, amministrativi e militari vennero concentrati nelle mani del Governatore Generale Vicerè d'Etiopia, Amedeo di Savoia duca d'Aosta, alla cui immediata dipendenza fu. rono posti: il Vicegovernatore Generale, governatore di colonie dott. Giuseppe Daodiace, ed il Capo di S. M. del Governo Generale (con rango di vicegovernatore generale) gen . di C. A. Claudio Trezzani (1). La nuova orgamzzaz10ne, attuata all'inizio delle ostilità, fu la $Cguente: - uno scacchiere nord (geo. C. A. Luigi Frusci), fronteggiante il Sudan settentrionale: tale scacchiere comprendeva i territori dei governi dell'Eritrea (meno la Dancalia) (comandante truppe: gen. Vincenzo Tessitore) c dell'Amara (comandante truppe: generale Agostino Martini); - uno scacchiere sud (gen. cles. d'A. Pietro Gazzera), fronteggiante il Sudan meridionale ed il Kenia settentrionale, e comprendente il territorio del Galla e Sidama e aliquote del territorio della Somalia fino a Dolo; (1) Con legge n. ~87 del 21 giugno 1940, come già ricordato, venne sqr presso il Comando Superiore delle forze armate dell'Africa Orientale Italiana istituito con decreto legge 17 agosto 1938. La denominazione di comandante superiore permase però, in aggiunta a quella di vicerè d'Etiopia governatore generale dell'A. O. I., sancita in documenti ufficiali a firma dello stesso Vicerè.


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___, uno scacchiere est (comandante: gen. di C. A. Guglielmo Nasi; vicecomandante: gen. di C. A. Sisto Bertoldi), che fronteggiava la Costa Francese dei Somali ed il Somaliland Britannico, e comprendeva i territori dei governi di Harar (comandante truppe: gen. di div. Carlo de Simone) e dello Scioa (comandante truppe: gen. di C. A. Ettore Scala), della Dancalia, di Dessiè e Uorra Ilù, nonchè òell'Ogaden, Mudugh, Nogal e Migiurtinia; - un settore Giuba (gen. di C. A. Gustavo Pesenti), fronteggiante il Kenia e comprendente aliquote dei territori del governo della Somalia; - un comando Marina (ammiraglio Carlo Balsamo); - un comando Aeronautica (gen. di S. A. Pietro Pinna).

« Considerato che una vasta incastellatura avrebbe richiesto elementi ausiliari (Stati Maggiori, collegamenti, servizi, ecc.) non disponibili, ritenuto che data moltiplicità situazioni derivanti da intrecciarsi azioni offensive e difensive con situazione interna, in scacchieri amplissimi, fosse necessario strumento agile, snodato, modificabile secondo situazioni di volta in volta affacciantesi », l'organizzazione militare fu attuata con le seguenti caratteristiche: - dosamento iniziale delle forze nei vari scacchieri non uniforme, ma adeguato alle prevedibili necessità del momento; - raggruppamento organico delle forze in: battaglioni, brigate ed occorrendo divisioni coloniali (di due o più brigate), comandi scacchiere; - ripartizione delle forze per l'impiego in: truppe a disposizione dei comandi degli scacchieri e riserva generale nelle mani del Comandante Superiore le FF. AA. dell'A. O. I.


APPRESTAMENTI DIFENSIVI, PIANI DI COPERTURA E RADUNATA, E FORZE CONTRAPPOSTE Il problema della sistemazione difensiva delle frontiere in A. O. I., già preso in esame fin dall'epoca della campagna italo ~ etiopica (1935- 1936), in seguito all'atteggiamento ostile assunto dall'Inghilterra nei nostri confronti e limitato allora alla frontiera eri~ tre-o- sudanese, formò successivamente, verso la fine del 1937, oggetto di studio per tutto l'Impero. Ma il dilagare della ribellione in taluni territori <lell'A. O. I., la diminuita tensione apparente nella situazione internazionale, nonchè le difficoltà <li carattere finanziario, derivanti dalle molteplici necessità cui fu necessario far fronte nell' Impero (nel quale si erano iniziati, infatti, vasti programmi di CO· lonizzazione e, grandiosi lavori urbanistici, quali il piano regolatore di Addis Abeba, ecc.) fecero sì che, in effetti, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, noi possedessimo lungo la frontiera sol· tanto un sistema di copertura attuato da reparti e bande confinarie, non appoggiate ad organizzazioni difensive vere e proprie neppure nei punti più sensibili ed aventi, più che compiti di sicurezza nei riguardi di un nemico esterno, compiti di polizia (repressione del contrabbando delle armi, del movimento dei fuorusciti , ecc.).

All'inizio della seconda guerra mondiale - settembre 1939 il Comando del Corpo di Stato Maggiore trasmetteva al Comandante Superiore delle forze armate in A. O. I. le «Direttive per la difesa in A. O. I. » e le « Direttive per le operazioni offensive in A. O. L » approvate di massima dal Maresciallo Badoglio, capo di S. M. Generale, che si riservava di definitivamente approvarle quando avesse esamin ato i conseguenti piani di coper.tura e radunata e gli studi per le operazioni offensive compilati dal Comando Superiorr:. Presupposto fondamentale delle direttive per la difesa (orientate sull'ipotesi di un conflitto contro Francia e Inghilterra alleate) era:


1• mantenere l'integrità del territorio anche nella situazione di completo isolamento dalla madrepatria >> . Questo presupposto fu confermato dal Capo del Governo al generale Trezzani in partenza per l'A. O. I. (verbalmente il 20 aprile 1940 e per iscritto l'indomani) nei seguenti termini: « Tutelare all'interno e difendere all'esterno l'integrità politica e territoriale deJI'Impero. E ricordarsi che a guerra iniziata, la madrepatria non potrà più aiutare l'Impero )) . Pertanto, primo e particolare obiettivo da prefiggersi era quello di mettersi in grado di impedire sollevazioni che avrebbero potuto verificarsi allo scoppio delle ostilità in Europa e di garantire la sicurezza delle frontiere, senza tuttavia trascurare misura alcuna atta a c.onsentire azioni offensive verso quegli obiettivi il cui possesso si rivelasse utile o addirittura necessario. Le forze a disposizione sarebbero state quelle mobilitabili sul posto. Il loro impiego era devoluto al Comandante Superiore delle FF. AA. dell'A. O. 1., cui era affidata la condotta delle operazioni su direttive del Capo di Stato Maggiore Generale. L'importanza strategica dell'Impero in campo aereo, navale e t<.rrestre per la minaccia ch'esso rappresentava per le linee di comunicazione del Mar Rosso c dell'Oceano Indiano c verso le colonie confinanti, era considerata tale da far supporre che l'avversario avrebbe cercato di compromettere ed eliminare il nostro dominio, ~ia fomentando la rivolta interna, sia agendo con azioni militari presumibilmente attuate: dal Sudan nord - orientale, verso l'Eritrea e l'Arnara e, dalle Somalie, francese ed inglese, verso Harar. Erano considerate meno pericolose, e perciò meno probabili, azioni dal Sudan meridionale e dal Kenia verso il Gimma e la Somalia. Azioni in grande ~tile, tali cioè da compromettere il nostro dominio in A. O. I., si prevedevano solo in un secondo tempo, perchè avrebbero presupposto l'impiego di notevoli rinforzi di truppe che avrebbero dovuto affluire d'oltremare.

Le direttive sancivano che operazioni offénsive da parte nostra sarebbero state subordinate alla situazione del momento ed alle forze che avrebbero potuto rendersi disponibili; ordini per la loro attuazione sarebbero stati, in ogni caso, emanati dal Capo di Stato Maggiore Generale. Scopo comunque delle operazioni stesse sarebbe stato: in un primo tempo, l'occupaz.ione di Gibuti e della Somalia inglese e, in un


secondo tempo, la penetrazione nel Sudan, per raggiungere la linea Porto Sudan- Atbara, rompendo così in due il territorio angloeg1z1ano. Le direttive precisavano che questa seconda operazione, che avrebbe potuto acquistare particolare valore per il suo concorso ad operazioni nell'Africa Settentrionale- scacchiere egiziano- era da considerarsi eventuale e che se ne faceva cenno a titolo orientativo (1). I piani di copertura e radunata furono compilati e diramati tra l'ottobre 1939 e il marzo 1940. I criteri <ii massima ai quali si ispirarono, comuni a tutti i governi escluso quello .dello Scioa, intesi a lasciare alla riconosciuta competenza <iei comandanti delle truppe la possibilità di impiegare le loro forze nel modo ritenuto più efficace, furono i seguenti: - avere ai confini, in ogni governo, una copertura da rinforzare all'atto della guerra utilizzando anche i carabinieri, la guardia di finanza, la polizia dell'A. O. I., le bande di commissariato e residenziali; - presidiare il territorio in ogni governo con il minimo di forze indispensabili e battere il territorio stesso, da presidio a presidio, se necessario, con colonne mobili; - tenere accentrate in ogni governo le rimanenti truppe in località opportunamente scelte, costituendone delle masse di manovra a disposizione dei governatori. Il Governo Generale dell'A. O. I. doveva avere una sua massa di manovra che avrebbe rinforzato, se possibile, con le masse di manovra dei governi non invasi e che non avessero forti ribellioni interne. Questa massa di manovra, rinforzata o meno, sarebbe stata impiegata per linee interne proiettandola, tutta o in parte, nel territorio <ii quel governo che ne avesse avuto maggior bisogno. Se poi le condizioni dell'Impero lo avessero consentito (sia riguardo a invasioni dall'esterno, che a ribellioni interne) si sarebbe potuto pensare a compiere, con le masse di manovra disponibili, eventuali azioni offensive oltre i confini. (1) Pubblicaziom britanniche hanno affermato che una azione nel Sudan sarebbe stata per noi più redditizia di quella nel Somaliland. Critici militari italiani hanno anche espresso parere che, non potendole effettuare entrambe, sia stato un errore strategico preferire la seconda alla prima. Si rimanda al riguardo il lettore al capitolo « Previsioni operative durante e dopo la conquista del Somaliland » nel quale è stato riportato per esteso il carteggio intercorso su tale argomento fra Comando Supremo e Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. J. nell'agosto 1940.


Il 14 maggio, il Maresciallo Badoglio, esaminati detti piani di copertura e radunata e il piano per la difesa costiera, scriveva : « Di massima, nulla ho da obiettare: solo confermo quanto già comunicato con fogli o n. 5057 del 27 dicembre 1939 e cioè che tutti i piani relativi ad azioni offensive partenti dall'Impero debbono avere carattere di studio e di orientamento, perchè il com~ito delle truppe dell'A. O. l. è, nell'attuale situazione, essenzialmente difensivo; operazioni offensive potranno essere attuate solo in casi specialissimi ».

Durante il periodo di non belligeranza furono attuati lavori difensivi, ma di non grande entità e con mezzi di circostanza e limitati a taluni punti lungo la frontiera. Altri lavori difensivi furono realizzati nell 'interno, in quei territori dove la situazione politica, per l'atteggiamento diffidente e incerto della popolazione indigena, si presentava sfavorevole e delicata. Esistevano anche nelle principali sedi dei reparti i cosidetti « fortini » provvisti di debole parapetto in terra ed ancor più debole re· ticolato. In conclusione, però, tutti questi lavori allo scoppio delle ostilità in A. O. I., avevano scarsa consistenza e non potevano essere considerati vera e propria organizzazione difensiva, capace di dare valido appoggio alle truppe di manovra nella difesa dell'Impero contro un nemico assai mobile perchè dotato con larghezza di automezzi, ordinari e blindati, particolarmente idonei alla lotta sui terreni africani. Le nostre forze ali 'inizio delle ostilità risultano dagli specchi allegati n. 1 e 2 (v. anche schizzo n. 2 e carta fuori testo n. 1 ). Sono in totale 7.000 ufficiali e 84.000 sottufficiali e truppa nazionali (inclusa finanza, marina td aeronautica) e circa 200.000 coloniali; con un armamento di 3.300 mitragliatrici, 5.300 fucili mitragliatori, 67o.ooo (ucili, 24 carri M, 39 carri L, 126 autoblindo (o auto· carri attrezzati con appositi scudi). Nello specchio n. 2 è riportato anche il numero dei pezzi distinti per calibro (4 obici da 149l13; 4 cannoni da 120 l 45; 26 cannoni da 120 l 25; 59 da 105 l 28; 216 da 77/28; 92 da 70/ 15 ; 312 da 65/ 17 e circa un altro centinaio dei più diversi tipi). Gli aerei all'inizio della campagna erano 325 (1). (1) V. allegato ]·


ScHrzzo N. 2.

SCHIERAMENTO DEllE fORZE CONTRAPPOSTE IN A.O.I. ALL' INIZIO DELLE OSTILITÀ ( 11 GIUGNO 1940 )

o

N OSTRE FORZ E : (1)

-

p~r pp~rgzionial/e

ri'onNere .. . .. .. u ... 206.000 pt>rorttine interno v. .. . 78.000 compiessivamenfe u.. ~ FORZE AVVERSARIE :

•••••••• /.imiti tt/.rcaccl116r~oo'iurtqre 400

.-•"" l ngles1: ' erc/U.fl '1'lv.OO. •A '() ""-·-· uom1.' ':,~~ ,.. flo'irlocal'l'ad..fo'M v. .... 70.000 ••~ francea1. .......... ..... ..... .. . v. .... 10.000 complessivamente u. .... 80.000 (t) Nonaono considerate le forze di polizr;:--


La forza presente in A. O. I. subì un incremento nei primi mesi di guerra per effetto della mobilitazione in sito di nazionali e coloniali (1). Queste cifre risultano: per il personale, dagli specchi periodici trasmessi a suo tempo a Roma dal Comando Superiore delle FF. AA. dell'A. O. l. e, per il materiale, da uno specchio alla data del 15 luglio 1940 del Ministero dell'Africa Italiana. Ma è noto che il numero può essere inutile se non addirittura dannoso, in una guerra contro una potenza modernamente armata quando i disponibili non abbiano armamento, ordinamento e addestramento adeguato e quando non siano sostenuti da servizi adeguati per dotazioni e mobilità. Le nostre truppe coloniali in A. O. I. erano agguerrite per la lotta contro i dissidenti; riunite in piccoli reparti, armate di fucile e d'arma bianca, avevano qualche nozione delle misure per sottrarsi alla vista e per proteggersi dall'aviazione avversaria, ma non erano però addestrate ad operare in più ampio quadro sotto il fuoco dell'artiglieria, nè sapevano valersi della cooperazione tattica della propria aviazione, come non avevano idea di carri armati. I graduati non conoscevano, o conoscevano ben poco, la lingua dei loro ascari; gli ascari non si comprendevano agevolmente fra loro. Piaga grave di quasi tutti i reparti coloniali erano le famiglie al seguito (i «campi famiglia »). I pochi reparti di truppe nazionali erano formati dai così detti 11 volontari », quasi tutti uomini di età superiore ai 30 anni rimasti nell'Impero dopo la conquista etiopica, desiderosi di avvicinarsi alle famiglie lasciate in patria nel 1935 o di assicurarsi una lucrosa sistemazione stabile in A. O. I.. Da potersi richiamare per mobilitazione non c'erano che i nazionali adibiti a funzioni di governo al centro e nelle residenze esterne e coloro che erano venuti in terra d'Africa per svolgcrvi commercio, attivare piccole industrie o dedicarsi alla agricoltura: uomini tutti, che oltrepassavano già i 3o-40 anni, punto desiderosi di fatiche di guerra e pensosi piuttosto del proprio avvenire economico. I comandanti di compagnia e di plotone, quasi tutti richiamati a domanda, erano anch'essi elementi eterogenei per età, per qualità fisiche e morali, per attitudini professionali. Erano in genere uomini privi di una buona sistemazione in patria che avevano cercato in (x) V. schieramento forze contrapposte alla data del (schizzo n. 8).

10

gennaio

1941


,

Africa una più lucrosa occupazione per qualche anno. La loro preparazione non era adeguata alle esigenze di una guerra contro eserciti modernamente armati; la loro conoscenza di lingue indigene era quasi nulla sicchè nei battaglioni coloniali tutte le comunicazioni al di fuori di quelle inerenti alla ristretta vita giornaliera dovevano esser fatte attraverso uno o più interpreti sempre improvvisati con inconvenienti di ogni genere. I reparti riuniti in così dette brigate (che in realtà erano reggimenti senza amministrazione reggimentale), non avevano potuto essere addestrati per una guerra contro avversario dotato di artiglierie, di carri armati e di aerei: l'aveva impedito il loro pressochè continuo impiego in operazioni di grande polizia ed in lavori stradali. ed il loro sparpagliamento in battaglioni o compagnie nell'immenso territorio. Sulle gravi deficienze e sulla vetustà del materiale e del mumzionamento non. è necessario soffermarsi a lungo. I reparti coloniali erano armati con fucili Mannlicher, mitragliatrici Breda e mitragliatrici Schwarzlose; i nostri cannoni, all'infuori dd gruppo da 75/46 non avevano gittata superiore ai 7 chilometri (i cannoni britannici da 88 mm., con tiro efficace a 11 chilometri, potranno perciò svolgere sovente indisturbati, la loro azione di fuoco); le nostre truppe non disponevano di armi contraeree ed anticarro (le 24 mitragliere da 20 mm. non avevano i congegni di puntamento per il tiro contraereo e non un colpo per il tiro anticarro; 4000 colpi, giungeranno solo ai primi del '41); non disponevano di mine di sbarramento, di equipaggi da ponte e di parchi attrezzi; il materiale radio in dotazione era deficiente per numero e qualità (in alcuni momenti salienti la mancanza di pile o di valvole impedirà gl'indispensabili collegamenti e le urgenti comunicazioni operative). L'aviazione scarsa, con apparecchi lenti, antiquati, a limitata autonomia, non poteva essere di ostacolo all'azione britannica nè di appoggio alle nostre truppe di terra: ardimento, sovente temerario opporranno i nostri CR 42 all'armamento degli Hurricanes e dei Curliss; tanto meno i vecchi e pesanti CA 133, potranno competere con i Blenheim, gli W ellesley ed i Ferrybattle. La nostra aviazione sarà tuttavia impiegata per azioni sulle linee, per concorso alle operazioni di polizia contro ribelli, per servizi di osservazione aerea e per collegamenti fino a quando l'aviazione nemica, superiore qualitativamente e quantitativamente non ne annullerà ogni capacità di azione. A mettere in evidenza le difficoltà di funzionamento dei servizi di rifornimento e di sgombero sui quali si tornerà più volte nel corso


della narrazione basti qui ricordare che in tempo di pace le truppe dislocate a Calam e a Magi, dovevano essere rifornite per via aerea (da Gimma o da Neghelli), oppure, per concessione del Governo inglese, dal Kenia a mezzo dì un fornitore italiano colà appositamente inviato; e che per i rifornimenti di Gambela e di parte del territorio del Galla e Sidama, si provvedeva dal Sudan, per la via fluviale del Baro.

Di fronte avevamo invece un nemico meno numeroso ma perfettamente organizzato nei comandi, nei reparti, nei servizi; veramente efficiente per potenza di mezzi (artiglieria, carri armati, aerei), per mobilità, per addestramento. Caratteristica dell'ordinamento delle unità britanniche era la completa autonomia nella quale ciascuna entro ambiti proporzionatamente diversi, poteva operare. Ciascuna divisione comprendeva 3 brigate, unità di artiglieria, genio e servizi. Di ogni brigata, facevano parte normalmente 4 o 5 battaglioni, da 2 a 4 batterie di artiglieria di calibro 88 o superiore (12-24 pezzi), compagnie mortai e mitragliatrici pesanti, reparti controcarro e contraerei, unità del genio, dei servizi ed automobilistiche. Alla brigata erano assegnate inoltre, in modo continuativo una o due squadriglie autoblindo ed un numero variabile di carri armati; con essa, alla diretta dipendenza del generale comandante, operavano di norma sempre le stesse unità di assalto aeree, in intima ed ininterrotta cooperazione, resa possibile dal consuetudinario addestramento in comune e da multipli e sicuri mezzi di collegamento. A sua volta ogni battaglione, formato da 3 compagnie armi automatiche leggere, da una compagnia armi automatiche pesanti e mortai e da una compagnia comando, aveva in proprio tanti nuclei di camionette 'quante erano le compagnie, di guisa che ciascuna, pel trasporto degli uomini e dei materiali, disponeva sempre degli stessi automezzi e conducenti; e per di più, di un così largo numero di stazioni radio autoportate da poterne assegnare di volta in volta fino a due ad ogni unità staccata. Tutti i servizi erano autoportati. Nel complesso, quindi, un corpo di spedizione perfettamente attrezzato per il movimento a largo raggio anche in terreni privi di qualsiasi risorsa logistica. Con sì diverse caratteristiche le forze contrapposte in A. O. L dovevano operare in un teatro d'operazione vasto quasi sei volte


..

31 l'Italia, percorso solo in qualche tratto da poche rotabili a fondo artificiale e attraversato invece in tutta la sua estensione da numerose piste transitabili dai normali automezzi soltanto nei periodi asciutti. Ne conseguiva la difficoltà se non l'impossibilità per i nostri, con mezzi .d i traspor.to inadeguati, in crisi di gomme, e con limitata disponibilità di carburante, di far massa per linee interne contro una determinata linea d'operazione dell'avversario.

Quanto sopra valga soprattutto ad avvertire il lettore che occorre andar cauti nei raffronti delle cifre. In particolare non si deve dimenticare che alle meno numerose forze britanniche si devono aggiungere l'enorme massa di ribelli, i così detti « patrioti », e le orde dei saccheggiatori lanciatici abilmente addosso. Nella relazione del gen. Cunningham ad esempio, là dove tratta della resa di Gimma è detto : « Le forze patriote si erano accresciute fino a raggiungere i 12.000 uomini circa, non per veri patrioti ma per molti fuorilegge che si erano aggregati nella speranza di bottino quando la città fosse caduta >> . Similmente alle poche perdite inglesi occorre aggiungere quelle sopportate per la causa britannica dalle formazioni irregolari e dai predoni che non figurano nel computo.


SITUAZIONE LOGISTICA DELL'A. O. l.

L'organizzazione logistica prevista dalle direttive del settembre 1939 per la difensiva in A. O. I. e per eventuali operazioni offensive avrebbe dovuto assicurare all'Impero autonomia di mezzi di funzionamento sulla base di : 20 unfoc per armi portatili; 10 unfoc per artiglierie; - scorte viveri, foraggi, vestiario, materiale sanitario, ecc. per dodici mesi; - scorte di carburante per un anno, corrispondenti al numero di veicoli che si possedevano. Ma la suddetta autonomia logis.tica, che pur lasciava insoluto il problema dell'armamento moderno, solo in parte aveva potuto essere assicurata. Si deve, anzi, qui ricordare che nel 1939 venne imposta una forte riduzione di forza dei reparti e del relativo inquadramento, quando, per esigenze varie (è di questo anno l'operazione in Albania) anche i migliori autocarri lasciarono l'Impero. Il Governo Generale dell'A. O. I. , già prima dello scoppio del cnnflitto, ma specialmente nel periodo di non belligeranza, si era in ogni modo adoperato per aumentare le scorte, onde accrescere le possibilità difensive dell'Impero nell'eventualità che l'Italia fosse coinvolta nella guerra. A tale scopo si accrebbe l'entità dei rifornimenti di cereali, zucchero, carburante, materiali vari ecc. e nel contempo si restrinsero i consumi per i civili. Si attivò la produzione agricola con ritmo crescente già nel 1939 e più ancora nel 1940 e nei primi mesi del '41. I raccolti nel Galla e Sidama dettero quantitativi sufficienti alla regione e alle truppe operanti in essa con un'eccedenza tale da consentire di cedere al Governo Generale di Addis Abeba 200.000 quintali di cereali e 150.000 quintali di caffè a un prezzo pari a I l 3 o t l 2 di quello


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...

praticato sul mercato di Addis Abeba. Si impresse maggiore sviluppo alla .trazione animale, all'uso dei gassogeni e si incrementarono, nel complesso, tutte le industrie atte a valorizzare i prodotti locali. Si accelerò la costruzione di impianti atti ad effettuare sul posto la riparazione di armi e di macchine, la produzione di cartucce, ecc. Ma non tutti questi provvedimenti poterono essere attuati completamente prima dell'inizio del conflitto. L'isolamento co"mple.to dalla madrepatria e la non raggiunta prevista autosufficienza fecero assurgere fin da principio il problema logistico a condizione determinante e fondamentale per la soluzione di ogni altro problema militare e, per diretto riflesso, politico. Soltanto la soluzione del problema logistico avrebbe potuto infatti garantire: a) la rapidità di manovra delle forze armate, così da farle tempestivamente accorrere nella quantità ed efficienza volute su qualsiasi punto del confine e deli 'interno; b) la necessaria alimentazione dei mezzi di vita e di combattimento per dette forze. Sotto il primo aspetto la soluzione del problema poggiava essenzialmente sul trinomio : gomme, autocarri, carburanti. Il problema delle gomme si presentava come estremamente preoccupante. L'autosufficienza prevedibile sulla base dei movimenti normali andava da uno a due mesi. Per rimediare in qualche modo a tale deficienza furono attuati c tentati tutti i provvedimenti possibili : requisizione di tutte le gomme per i .tipi di autocarro di più comune impiego (Fiat 634 e Lancia Ro); precettazione delle gomme di ogni altro tipo, nuove ed usate ; riparazioni spinte al massimo; riduzione di tutti i movimenti non indispensabili degli autocarri; utilizzazione della trazione animale per brevi trasporti, mentre si sollecitarono aiuti sia dalla madrepatria che dall'estero, tenendo presente che la difesa dell'A. O. I. dipendeva dalla manovra delle forze armate; questa a sua volta dagli automezzi, i quali dipendevano infine, evidentemente, dalla disponibilità di gomme e di carburante. Gli autocarri efficienti e disponibili all'inizio della guerra erano 5.300 di cui 1.800 di requisizione. Il .tenerli in efficienza non preoccupava; si vedeva anzi la possibilità di aumentarne il numero rimettendo in assetto quelli tratti dai « parchi auto guasti)). La disponibilità raggiunta di carburanti era ritenuta sufficiente (in relazione agli automezzi esistenti) per un periodo di 6-J mesi, 3


34 salvo che necessità operative non avessero aumentato di molto i consumi medi previsti e che l'azione nemica non distruggesse quantità notevoli di carburanti (ciò che avverrà in alcune loca1ità: es. Assab). Per diminuire tale pericolo si trasferirono i depositi costieri in depositi interni interrati e si frazionarono i depositi in fusti pure interrati. · Per quel che sì riferiva all'alimentazione della truppa e del combattimento la situazione se non rosea non appariva neppur preoccupante. In particolare essa poteva così riassumersi (1): - alimentazione: di fronte alla incompleta autosufficienza iniziale si era provveduto a ridurre le razioni viveri e foraggi e a fare acquisti dal commercio; coi provvedimenti attuati la scorta alimentare si riteneva potesse considerarsi sufficiente fino a marzo 1941; - vestiario ed equipaggiamento: era in lavorazione tela per 330.000 uniformi; la dotazione scarpe nei magazzini bastava appena per le truppe da mobilitare mentre occorreva rinnovare 120.000 paia di scarpe e 28o.ooo paia dì sandali, con le risorse in posto si contava di poter avere, in sei mesi, 6o.ooo paia di scarpe e 120.000 paia di sandali; insoluto era (e tale rimase) il problema dei .teli da tenda, la cui deficienza avrà .serie ripercussioni sul fisico delle truppe nel periodo delle piogge; - armamento: grave, nel suo complesso, appariva la situazione: pur se l'armamento individuale era sufficiente, molto sentita era invece la mancanza di armi contraeree (in tutto l'Impero non si avevano che 4 batterie da 20), e assoluta la deficienza di armi controcarro. Tali deficienze, date le caratteristiche della guerra moderna, eserciteranno influenza capit?le in campo .tattico a nostro svantaggio. Mobilitati i reparti previsti, ogni riserva di mitragliatrici e di fucili mitragliatori venne pressochè esaurita. Quanto al muni~ionamento, le dotazioni delle arti_glierie erano di 10 unità di fuoco, quelle dei fucili soltanto di 6; - materiali sanitari : ad eccezione dei medicinali alterabili dal tempo si poteva assicurare il fabbisogno per tutto il 1941. La capacità di posti letto era stata portata da 5.000 a 14.000; - quadrupedi: in servizio erano oltre so.ooo, e si ritennero bastevoli alle necessità di parecchi mesi. « In conclusione - scriveva, il 16 luglio, il Governatore Generale - per la manovra delle forze siamo in crisi di gomme ; nessun (x) Relazione del Vicerè ìn data 16 luglio.


35 tentativo per superare questa cns1 va trascurato; qualunque apporto

è utile (r). « Per l'alimentazione della vita e del combattimento poss1amo tirare avanti ancora per 6 o 7 mesi » (2).

(1) Sin dal Jicembrc: 1939 il Ministero A. l. aveva sollecitata l'assegnazione della valuta necessaria all'acquisto delle materie prime per costituire congrue scorte di pneumatici in A. O. I., ma soltanto il 30 maggio 1940 (n giorni prima dell'inizio delle ostilità) il Ministero Scambi e Valute concesse la chiesta aut,orizzazione. (z) Nello specchio all~gato n. 2 sono indicati il munizionamento e la consistenza carburante e derrate al J 0 luglio 1940.


SITUAZIONE POLITICA INTERNA

La propaganda antiitaliana fra l'elemento indigeno era stata particolarmente intensificata a partire dai primi di maggio 1940. L 'azione degli emissari nemici fu volta a convincere le popolazioni indigene che gli Inglesi avrebbero agito presto e sarebbero penetrati nell'A. O. I. conquistandola col favore della ribellione interna. Ciò provocò molta effervescenza, sia nelle popolazioni a noi devote e fedeli, sia in quelle mal sottomesse e causò l'intensificarsi di atti aggressivi da parte di gruppi di predoni e di ribelli che non si limitarono a compiere razzie e vendette, ma assalirono anche presidi e reparti. Ai primi di maggio, un migliaio di armati con mitragliatrici provenienti dal Beghemeder in una incursione nel Bughnà distrussero villaggi a noi sottomessi; ai primi di giugno, forti formazioni ribelli attaccarono nostri reparti in movimento tra Engiabara e Danghila; il 5, in regione Guraghè, formazioni valutate in 8oo-1ooo a::mati attaccarono un'autocolonna con comando brigata; l'II, venne sorpreso il presidio di Gildù nel settore Ambò; il 13, un migliaio di armati procedettero a rappresaglie nel Lasta contro popolazioni a noi fedeli e sottomesse ( 1). Un piano organico sembrava presiedere questi atti di ribellione tendente ad obbligarci a distrarre molte forze per la tutela dell'ordine interno a detrimento di quelle da destinare ai confini; le direttrici di movimento dei gruppi ribelli sembravano orientate verso le grandi strade che fanno capo ad Addis Abeba: strada imperiale a nord di Dessiè; strada per il Gimrna e per Harar; strada Ambò Lechenti. Lo Scioa era la regione più infida e più subdolamente irrequieta (la stessa città di Addis Abeba era da considerare se non un fornello da mina certo un pericoloso focolare di infezione); dei battaglioni che (t) Per la toponomastica v. rchi?:zo n. 1 .


37 la presidiavano, 14 facevano parte della riserva generale del Comando Superiore delle FF. AA. In condizioni quasi analoghe si trovava l'Amara, giacchè la propaganda avversaria, ricca di mezzi ed efficace presso popolazioni naturalmente irrequiete e facilmente impressionabili, agiva oltrechè dall'interno anche dalle province contermini; l'infiltrazione propagandistica era particolarmente facile dai confini del Goggiam assai difficilmente sorvegliabili. Detta regione però, per la sua . maggiore eccentricità e per la mancanza di importanti obiettivi territoriali, preoccupava meno il nostro Comando anche perchè un'eventuale ribellione avrebbe potuto essere colà più facilmente circoscritta. Nelle altre regioni dell'A. O. l. il fenomeno della ribellione non aveva assunto le proporzioni dello Scioa e dell'Amara. Le autorità inglesi seppero assai abilmente sfruttare l'animosità contro di noi dei rifugiati oltre confine e dei fuorusciti, che avevano la possibilità di rientrare nell'Impero, promettendo loro grandi vantaggi con la restaurazione del Negus e fornendoli di armi ed elargendo denaro. Con questi elementi valutati in nwnero di circa 8.ooo (x) venne a costituirsi lungo tutti i nostri confini una specie di antemurale. Mobilissimi, liberi da ogni vincolo, eccitati contro di noi, desiderosi di vendetta, con molte parentele e interessi nell'interno dell'Impero, perfetti ~onoscitori del terreno nonchè dei nostri posti di confine, t'~si potevano, in qualunque momento, infiltrarsi nel paese, trovarvi appoggio ed asilo e fomentare la ribellione. Per fronteggiarli, nel caso che necessità operative ai confini ci avessero costretto a distogliere molte forze dall'interno, il Comando Superiore predispose la costituzione di pochi ma piuttosto forti pre(1) N t:! Kenia: un nucleo di circa 1.400 fuorusciti etiopici diste!ri lungo la fascia confinaria di fronte al nostro «Oltre Giuba» con centro di gravitazione intorno a Garissa; un nucleo di un migliaio a Buma; un nucleo di forze imprecisate a Marsabit; un nucleo di circa 8oo uomini a Isiola ; un nucleo di circa 400 uomini in zona Mombasa. Nel Sudan: un nucleo di circa 450 uomini nella zona Gambela-Kurmuk; un nucleo di forza imprecisata di nuovi rifugiati nella zona di Roseires; un nucleo di forza imprecisata nella zona di Ghedaref; un nucleo di forza imprecisata ~Ila zona di Khartum. Complessivamente i fuorusciti nel settore erano valutati in 3.000 uomini armati intenti all'addestramento militare. Nella Costa France.ce dt:i Somali: un nucleo di circa 300 uomini concentrati nei pressi di Gibuti. Nt:l Somaliland: uu nucleo di circa 6oo uomini dislocati lungo la fascia di confine.


sidl: tutela per le popolazioni che, sebbene istigate, avessero voluto ·mantenersi fedeli; monito per quelle incerte.

Riassumendo : la nostra situazione generale militare e politica in A. O. I., specie dopo l'armistizio con la Francia, poteva giudicarsi buona, se riferita a una guerra di breve durata, ma era insidiata da numerosi mali interni che, sebbene non ancora di preoccupanti proporzioni, erano però già quasi ovunque in potenza e tali che, nell'ipotesi di una guerra. lunga, avrebbero preso sempre maggiore sviluppo e finito per provocare conseguenze così gravi da compromettere in modo veramente fond amentale il nostro potenziale bellico in A. O. L, paralizzando ogni nostra possibilità operativa.


PARTE SECONDA

LE OPERAZIONI NEL 1940. PREVALENZA ITALIANA

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OPERAZIONI DI FRONTIERA (OCCUPAZIONE DI CASSALA, GALLABAT, KURMUK, GHEZAN, MOYALE E DEL SALIENTE DI MANDERA) * (Luglio 1940).

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Il 30 maggio, venne costituito in Roma il Comando Supremo delle Forze Armate: Comandante Mussolini, Capo di Stato Maggiore Generale il Maresciallo Badoglio, Capo di Stato Maggiore dell'Eser~ cito il Maresciallo Graziani, Capo di Stato Maggiore della Marina l'Ammiraglio Cavagnari, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica il Gen. Pricolo. Le prime direttive da esso impartite circa le operazioni di guerra in A. O. I. sono riassunte nel seguente telegramma inviato dal Maresciallo Badoglio al Comando Superiore FF. AA. A. O. l. in Addis Abeba in data 9 giugno : << Situazione politica internazionale in sviluppo ma non compie~ tamente definita. Duce intende primo tempo non prendere iniziativa contro Francia ma solo et eventualmente contro Inghilterra. Azioni Impero subordinate gran parte situazione interna. Concetto generale: garantire possesso Impero, operando essere sicuri successo, successo sia reale e non effimero. Su tali basi, direttive sono queste: 1° ~con~ tegno strettamente difensivo; 2 ° ~ .tenersi pronti at reagire subito e violentemente; 3o - studiare varie possibilità offensive da attuare dietro suo ordine, tenermi corrente situazione ». L'armistizio chiesto dalla Francia il 17 e firmato il 24 giugno 1940 non considerava alcuna cessione territoriale in A. 0 .. I Francesi continuavano a restare a Gibuti e i nostri non potevano agire offensivamente contro di essi. Esclusa per il momento anche l'opportunità di un'azione offensiva con obiettivo la Somalia Britannica, possibilità che era stata presa in considerazione fra le varie esaminate, le operazioni in A. O. I. si limitarono, nelle prime settimane di guerra, a piccole azioni condotte n eU 'àmbito delle opposte coperture sotto forma di incursioni e colpi di mano aventi lo scopo di ricercare no• Vedi schizzo n. ]·


ttzte. Veniva frattanto studiata e preordinata un'azione offensiva nello scacchiere nord, su Cassala, « obiettivo non lontano nè difficile la cui conquista oltre a sensibili ripercussioni morali sulle popolazioni sudanesi ci avrebbe dato il possesso di un importante nodo stradale ». Dubbi e difficoltà sollevati da Roma fecero segnare un tempo di arresto a queste operazioni i cui vantaggi venivano precisati dal Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. in data 26 giugno, nei seguenti termini: - chiudere il principale accesso ali 'Eritrea; - impadronirsi di un nodo stradale indispensab.ile per eventuali azioni offensive a più largo raggio; - tenere alto il morale tra le truppe e il nostro prestigio fra le popolazioni. L'operazione fu fissata per il 4 luglio: il comando truppe Eritrea fu incaricato dell'esecuzione.

Cassala dista dal confine eritreo una trentina di chilometri; il terreno intermedio è facile; la stretta di Mocràm che difende direttamente la città è facilmente aggirabile. Le forze avversarie a difesa diretta <li Cassala risultavano costituite da: I compagnia sudanese, I sezione cannoni anticarro; 6 carri armati leggeri; circa 35 autocarri, più o meno attrezzati e armati di mitragliatrici, con un totale di circa 3oo-350 uomini. Non era però da escludere l'intervento di nuclei (per una forza complessiva di circa 3.000 uomini) segnalati in località varie e nella zona di Khashm el Girba, località distante circa 6o km. da Cassala. La possibilità dell'intervento di tali forze e la necessità di assicurare il mantenimento delle posizioni, una volta raggiunte, indussero il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. a impiegare nell'operazione: 4.8oo coloniali, 1.500 cavalieri, 2 gruppi di artiglieria someggiata, 12 carri medi e 12 leggeri, forze che vennero ordinate su tre colonne e una riserva. Fu previsto anche il concorso dell'avtaztone.

Le nostre truppe alle ore 9 del 4 luglio 1940 giunsero, senza incontrar resistenza, sull'allineamento M. di Cassala- Cat mia - M. Mocràm. L'attacco della posizione per l'attardarsi della colonna centrale a causa di oiffìcoltà del terreno, venne sferrato dalle due colonne laterali. La colonna di destra impegnò frontalmente con l'avanguar-


ScHrzzo N . 3·

OPERAZIONI DI f'RONTIERA FRONTIERA SUDANESE LUGLIO 1940

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44 dia appiedata la stretta di Mocràm, che forzò poi al galoppo con tre gruppi di cavalleria, mentre con un quarto gruppo l'aggirò da nord. In que&to episodio il nemico lasciò dei morti sul terreno e furono fatti alcuni prigionieri. La colonna di sinistra, intanto, superata la montagna, progrediva lungo la ferrovia ed avanzava verso la città: un contrattacco di carri armati ed autoblindo venne fermato dalle nostre truppe e, poi, disperso dall'aviazione. Nella giornata venne completata l'occupazione di Cassala e costituita una testa di ponte sul fiume Gasc, includente Cassala ed appoggiata con l'ala sinistra a M. Cassala e con l'ala destra a M . Mocràm. L'operazione per la conquista di Cassala si concluse con lievi perdite : 2 ufficiali morti e 4 feriti ; 41 ascari morti e 110 feriti. Il nemico reagì soltanto con le truppe in posto; l'aviazione nemica fu assente. L '8 settembre, per meglio assicurare i fianchi della testa di ponte furono spinte ricognizioni offensive a nord, verso Tegalhus e a sud verso Malawiya.

Contemporaneamente all'occupazione di Cassala, nostre truppe, con un colpo di mano, conquistavano il fortino inglese di Gallabat prospiciente il nostro posto di confine di Metemma. Già il 14 giugno e, successivamente, il 30 il nemico aveva effettuato puntate offensive in detta località; il 30, era stata anche temporaneamente occupata da forze irregolari sudanesi la collina di Re Giovanni che domina Metemma da est. Si decise perciò di occupare l'intero costone di Gallabat e l'operazione fu compiuta col concorso dell 'aviazione il mattino del 4 dopo che il settore era stato rinforzato da un battaglione coloniale. Lievi furono le nostre perdite (3 morti e 16 feriti) e lievi quelle dell'avversario so.ttrattosi in tempo al combattimento. Rimasero nelle nostre mani le bandiere inglese ed egiziana issate sul pennone del fortino. Con l'occupazione di Gallabat le nostre truppe si assicuravano il possesso di un importante nodo stradale sul quale convergono le piste provenienti da Ghedaref e da Om Ager.

Sempre nella prima quindicina di luglio sulla stessa frontiera col Sudan si ebbero alcune azioni locali intese a migliorare la nostra situazione confinaria al limite di governo nord-occidentale del Galla


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e Sidama: il 7, i nostri eseguivano una incursione su Kurmuk, qualche elemento penetrava nel fortino ma il colpo di mano non riusciva. 11 12, sotto la nostra pressione il nemico abbandonava la località; successivamente la nostra occupazione veniva estesa e migliorata spostandola sulle colline circostanti. Il 14, nostre bande occupavano, con azione di sorpresa, Ghezan a nord- est di Kurmuk. Con l'occupazione di Kurmuk e Ghezan la nostra situazione al confine in quella zona veniva migliorata perchè da tali località si potevano meglio controllare le provenienze che da Karturn risalgono la valle del Nilo A:b zurro. Nella zona del lago Rodolfo nostre forze del presidio di Cataro in dcognizione oltre frontiera occupavano il 19 agosto, il fortino di Todignac. Il 15 ottobre, il gruppo bande « Rolle n proveniente da Addis Abeba varcò il confine a nord- est di Kurmuk per compiere in base ad ordini diretti avuti dal Comando Superiore colpi di mano sulle retrovie avversarie in zona Roseires. Si addentrò per oltre 100 km. in territorio nemico, attraverso terreno cespuglioso e senz'acqua, sorvegliato e mitragliato da aeroplani da caccia. Sulla via del ritorno si avvicinò al Nilo Azzurro ove prese contatto con elementi britannici di un battaglione di frontiera alla confluenza dell'Offat. La tormentata incursione, si concluse, il 29 a Ghezan. Il gruppo bande che aveva perduto alcune decine di uomini per stenti e gran parte delle salmerie, dopo una breve sosta di riposo in Asosa ripartiva per rientrare ad Addis Abeba. Anche lungo la frontiera del Kenia le truppe dello scacchiere sud e del settore Giuba svolsero operazioni a breve raggio con obiettivi di carattere locale. La conquista di Moyale inglese veniva iniziata il IO luglio con una riuscita azione di sorpresa. Contrattacchi tendenti a ristabilire la situazione furono respinti e il 15, il nemico sotto la forte pressione delle nostre truppe, abbandonava definitivamente la località inseguito da colonne leggere in direzione di Buna. . Contemporaneamente, lo stesso giorno 15, più ad oriente nostre forze occupavano le località di Terkali e Tagaba, mentre altre si impadronivano di quelle di Danisa e Cocaia. Con tale operazione veniva eliminato il saliente inglese di Mandera, e realizzato un raccorciamento del fronte verso il Kenia di ci rea 300 km. L'avversario, il 31 luglio, con azione condotta da reparti del King's African Rifles e del 1° reggimento Niger tentò di ricacciare


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le nostre truppe che avevano raggiunto la località di Debd. Fu respinto da tre compagnie coloniali e lasciò nelle nostre mani il gagliardetto del VI battaglione K. A. R .. Ritornò cinque giorni dopo in forze e rioccupò la località che i nostri sgombrarono senza impegnarsi. Successive puntate offensive portarono i nostri elementi esploranti a Ajau e Batalo ma con scopo semplicemente informativo e di molestia essendo stato sancito, da recenti direttive, che sul fronte del Kenia dovesse tenersi atteggiamento difensivo; direttive ispirate al concetto di non lasciarsi attrarre da obiettivi territoriali di scarso valore che avrebbero lasciato alle spalle dei nostri zone predesertiche e5-ponendo le linee di comunicazioni a facili incursioni nemiche.


CONQUISTA DEL SOMALILAND

11 testo della convenzione d'armistizio con la Francia, firmato a Roma il 24 giugno, stabiliva che, durante le ostilità contro l'Impero Britannico e per la durata dell'armistizio stesso, il territorio della colonia della Costa Francese dei Somali sarebbe stato srriilitarizzato per intero e l'I.talia avrebbe avuto pieno e costante diritto di usufruire del porto e delle installazioni di Gibuti e della ferrovia Gibuti - Addis Abeba nel tratto francese per trasporti di qualsiasi specie. Il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. quando apprese dalla radio la conclusione dell'armistizio e le sue condizioni, cercò di prendere contatto con le autorità francesi di Gibuti, ma ·ogni tentativo d'intesa fallì di fronte alla linea di condotta assunta dal generale francese comandante delle FF. AA. di quel territorio il quale si trincerò dietro l'asserzione di non aver ricevuto istruzioni dal suo Governo. Lo stato di guerra col possedimento di Gibuti si protrasse in conseguenza per oltre un mese. In questo lasso di tempo si decise l'azione su Berbera. I vantaggi dell'operazione vennero così sintetizzati, il 14 luglio, dal Comando Superiore delle FF.AA. dell'A. O. I.: - impedire ogni possibilità di sbarco di forze inglesi ed eliminare il pericolo di una loro offensiva verso Harar ; - togliere il contatto diretto fra Inglesi e Francesi di Gibuti e, -se del caso, consentire, in secondo tempo, un'azione su Gibuti da sud, oltre che da ovest e da nord; - ridurre la fronte da invigilare da 1.150 km. di frontiera terrestre a.po km. di frontiera marittima, con possibilità di ricupero di notevoli forze per altri impieghi; - profonde favorevoli ripercussioni sulla situazione interna (1). (1) 11 geu. Nasi, in una sua relazione, ricorda che fra il 5 e 1'8 agosto gli


Chiarita, il 27 luglio, la situazione di Gibuti, coll'accettazione da parte delle locali autorità francesi delle clausole d'armistizio, fu stabilito che l'invasione del Somaliland avesse inizio la sera del 3 agosto. Il Somaliland è un'arida e desolata terra che si affaccia al golfo di Aden (Aden~ Berbera, km. 300) (x). Morfologicamente, il settore in cui si svolsero le operazioni è costituito dalle propaggini dell'altopiano Hararino (e dell'Ogaden) che arriva a 20 km. da Berbera (altitudine di Giggica: 1.700 m.; di Hargeisa: 1.300; altitudine massima della catena: 1.952 m.). Ter~ reno, quindi, di medio piano, talora impervio, sempre rotto da nu· merosi alvei asciutti, desertico o coperto dalla tipica boscaglia so~ mala spinosa. Nessuna strada propriamente detta percorre la zona; solo due piste camionabili portano a Berbera partendo da Hargeisa e da Bu~ rao. (La pista camionabile lungo la costa, segnata sulla carta I :I mi~ lione può praticamente considerarsi come non esistente). Fuori delle piste il terreno non è percorribile dagli autocarri e lo è molto difficilmente dai carri armati «M >>. Le distanze in linea d'aria, lungo le direttrici che più intere~ sano sono: Bio Caboba ~ Zeila, km. 155; Zeila ~Berbera, km. 190; confine~ Hargeisa ~ Berbera, km. 270; Curati~ Oadueina~ km. 200; Oadueina ~ Adadleh ~ Mandera, km . 90· Si sapeva, in linea generale, che gli Inglesi avevano concentrato le loro forze e preparato successive linee di resistenza a cavaliere della pista Giggica ~ Hargeisa ~Berbera. In realtà queste linee di resistenza si appalesarono molto più solide ed estese di quel che non si sapesse e si pensasse. Soprattutto la prima, quella dell'Argan, approntata a cavallo della camionabile su un fronte di 20 km., organizzata in profondità con capisaldi naturalmente forti e potentemente armati, poggiante i suoi fianchi alle due regioni dell'Asa e del Gaan Libah, pratica~ mente inaggirabili, costituì per i nostri una sorpresa. Insieme a questa inattesa robustezza della difesa un grosso sba~ glio della nostra carta (riprodotta da una carta inglese del 1926) che pervenne, per conoscenza, un telegramma diretto dal Maresciallo Badoglio al Vicerè che si espnmeva presso a poco in que~ti termini: u Su, da bravi! Bisogna portare al tavolo della pace anche: un pegno coloniale». (r) Per la toponomastica v. schizzo n. 5·


49 non riportava l'unica pista camionabile Hargeisa- Darbor uk- Laferug- Berbera, e dava, invece, come pista camionabile il sentiero Adadleh- Lafcrug, provocò gravi errori di riferimento, sia da parte della ricognizione aerea, sia da parte del S.l.M., che si tradussero poi in un più grave errore nella impostazione dell'attacco della linea delI'Argan. Le forze nemiche, secondo i dati che possedeva il nostro Comando, erano rappresentate da circa 11.000 uomini ripartiti in cinque nuclei (schizzo 11. 4) corrispondenti ai settori: a) settore costiero di Zeila; b) settore di Dobo; c) settore centrale; d) settore di Hargcisa; t) settore orientale (1). (1) l vari nuclei risult:~vaM così costituiti: Nttcleo a). Settore costiero di Zeila: la banda Hilalos (irregolari indigeni); elementi di po)jzia (550 uomini). Nt4bleo b). Settore di Dobo: r comando (Northcol); I compagnia del Corpo cammellato; I banda Hilalos; I tornpagnia di polizia (900 uomini). Nucleo c). Settor.: centrale: I comando truppe del Somaliland; I comando settore (Norw.un: comando 1° battaglione reggimento Rodesia del Nord); 3 compagnie del Corpo cammellato; 3 compagnie Hilalos; r battaglione del reggi· mento della Rodesia del Nord; I battaglione dd reggimento indiano Punjab di Aden; 1 compagnia cannonieri somala; l reparto d'istruzione somalo di arti· glieria; 2 compagnie di polizia; fuorusciti etiopici; genio, autotrasporti e servizi (7.200 uomini). Nucleo d). Settore di Hargcisa: 1 comando (Southcol); J banda H ilalos; 3 compagnie del Corpo cammellato; 1 compagnia di polizia (I.6oo uomini). Nucleo e). Settore orientale (Erigavo e confine sud - orientale): 1 banda H ilalos; I compagnia di poli1.ia (900 uomini). Armamento e mezzi: Cannoni da costa di calibro imprecisato: n. 5· Cannoni da camp<\gna da 76,2 m m.: n. I9 (a). Cannoni anticarro di calibro impreci!'ato: n. 8. Cannoni contraerei da 76;2.: n. :20 (a). Mitragliere contraerei da I3 mm.: n. 10. Cannoncini contraerei da 20 mm. : n. 17. Mitragliatrici Bren, Lcwis e Hotckiss: n. 64. Fucili mitragliatori: n. 108. Carri armati e autoblindo: n. I (b). Automezzi (di media portata): circa n. 400. (a) Dato non accertato (si ebbe poi la sen.saz.ione che il S.l.M. avesse inc:luso molto mate· riale inefficiente; durante le operazioni furono individuate due sole b:lttc:ric: da cunpagna calibro 88). (b) Non accurato lo sbarco di carri armati c: di autoblindo nel SorMiiland. Risultava che un .ceno numero di automezzi enno stati blindati ed armati di mitragliatrici, (Nei vari combatumc:nti entreranno in azione anche carri armati, ma di tipo coloniale:, scoperto, c: cnmunquc: di un modello leggero).

4


so I nuclei a) e b) erano notevolmente lontani dal grosso delle forze

e non aveyano strade per raggiunger!o; notizie recenti facevano ritenere probabile un concentramento dei nuclei c) e d) nella regione più alta (tra passo Karrim e passo Jerato) e meglio difendibile del territorio attraversato dalla nostra direttrice principale di azione verso Berbera. Il nucleo e), per la sua dislocazione e per il suo sparpagliamento, poteva essere trascurato.

Dalla relazione del gen. W avell si rileva che: << Al I agosto I940 lo schieramento delle forze nel Somaliland era il seguente : 0

« Truppe di copertura: a) Zona di Dobo: I compagnia del Corpo cammellato somalo, meno una banda. b) Zona di Hargeisa: compagnia motorizzata del Corpo cammellato somalo, meno una banda; una banda ·del Corpo cammellato so malo; I compagnia del reggimento Nord Rhodesia K. A. R. c) Burao: I compagnia e I banda motorizzata del Corpo cammellato somalo. « Una pattuglia di ufficiali con stazione radio era sulla strada costiera fra Zeila e Berbera. Un gran numero di Hilalos operava nelle zone avanzate, generalmente sotto il controllo ·di ufficiali distrettuali, per raccogliere informazioni sui movimenti nemici. « Posizioni del Tug Argan: a) Reggimento Nord Rhodesia, meno una compagnia; 1 compagnia mitragliatrici; 1 compagnia del Corpo cammellato somalo e ia 1'" batteria leggera Est- Africana mantenevano la posizione principale. b) Il fianco sinistro della posizione del Tug Argan era difeso dal 2° King's African Rifles, con quartier generale a Mandera. c) Il III battaglione del ISo reggimento del Punjab era concentrato a Laferug. All'arrivo del II battaglione del Black Watch, il 7 agosto, il III battaglione del ISo reggimento del Punjab si distese sul fianco destro delle posizioni del Tug Argan, per proteggere gli accessi alla costa attraverso le alture .tra le posizioni e la stretta di Shell Gap. Il Black Watch divenne forza dì riserva a Laferug.


ScHIZZO N.

lE OPERAZIONI PER lA CONQUISTA DEL SOMALILAND DISLOCAZIONE DELLE FORZE BRITANNICHE Al6 LUGLIO 1940 SECONDO l DATI IN POSSESSO D El COMANDO SUPER IORE Ff. AA. DELL' A .O.I.

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« Altre posizioni: Il I battaglione del 2° reggimento del Punjab occupò lo Sheikh Pass, lo Shell Gap (sulla strada costiera da Zeila), il Bihendl Gap ad est di Berbera e la base di Berbera » (I). Dalla stessa relazione si rileva che, nel dicembre 1939, i capi del Comitato degli S. M. avevano approvato in linea di massima la proposta dal gen. Wavell di difendere il territorio della Somalia Britannica e, in caso estremo, Berbera, invece di abbandonare il paese di fronte ad una invasione italiana come era stato ventilato in un primo momento Da parte nostra il Corpo di operazione, agli ordini del generale Nasi, fu costituito con 26 battaglioni (23 coloniali e 3 nazionali); 2I batterie di vario calibro (10 nazionali e II coloniali), con una forza complessiva di 4.8oo nazionali (ufficiali, sottufficiali e truppa) e 30.000 coloniali.

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Esso fu così articolato (v. schizzo n. 5): 1° - colonna di sinistra (gen. Bertoldi): LXX e XVII brigata coloniale con un complesso di 8 battaglioni di cui 3 nazionali (2 di cc. nn. e I mitraglieri dei cc Granatieri di Savoia ») e 4 batterie. Base di partenza: Agin; obiettivo: Zeila. Colonna costi~ra (luogoten. gen. Passerone): I battaglione cc. nn., I reparto speciale, I battaglione coloniale, I sezione artiglieria. Base di partenza: Zeila; primo obiettivo : Bulhar. 2° - Colonna del centro (gen. de Simone): divisione speciale Harar costituita dalla XIII, XIV e XV brigata coloniale e da reparti motorizzati con un complesso di 11 battaglioni e 14 batterie. Base di partenza: Giggica; obiettivo finale: Berbera (2). 3o - Colonna di d~stra (gen. Bertelio): 1 battaglione a. s.; 2 gruppi dubat e I batteria. Base di partenza: Curati; primo obiettivo: Oadueina. (t) Dal << The Supplement to tbc London Gazeue » n. 37594· Lo Shell ed il Bihendì Gap (varchi, strette) non sono indicati sulle carte in possesso dell'Ufficio; il Bihendì Gap si può, forse, identificare nella sorgente Bihen segnata nello schizzo n. 5· (2) Nel rorso delle operazioni passeranno a far parte della divisione speciale Harar: la colonna di destra, a partire dal 7 agosto; la II brigata, a partire dal xo; la LXX, a partire dal 13.


ScHizzo N . 5·

LA CONQUISTA DEL SOMALILAND VISIONE D'INSIEME DELLE OPERAZIONI

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54 4° - Riserva del comando scacchiere (col. Lorenzini): II brigata coloniale (su 4 battaglioni e 2 batterie). 5o - Aviazione a disposizio1ze: 27 apparecchi da bombardamento; 23 apparecchi da caccia; 7 apparecchi da ricognizione. L'operazione nel Somaliland si presentava complessa perchè: da una parte, l'entità delle forze nemiche c la robustezza di opere for.tificatorie semipermanenti (l'organizzazione di queste ultime era stata perfezionata nel 1939) richiedevano l'impiego di molta truppa; mentre dall'altra la lunghezza della linea di operazione (dal confine a Berbera vi sono 270 km.), svolgentesi in zona torrida e desertica, imponeva di ridurre al minimo il contingente per non correre il rischio di un insuccesso logistico. Notizie contraddittorie sulla percorribilità delle piste e sulle risorse idriche rendevano ancora più oscuro il problema. L'azione fu preparata di lunga mano con afflusso di buona parte delle truppe e di forti quantità di materiale da località lontane oltre mille chilometri per strade rese difficili dalla stagione delle piogge. Essa fu imperniata sul concetto base: Berbera è la chiave del Somaliland; bisogna, trascurando ogni altro obiettivo, conquistarla. Le due piste camionabili portanti a Berbera rispettivamente da Hargeisa e da Burao attraversano la cintura di alture al varco del Tug (torrente) Argan largo circa 4 miglia e al .Passo Sheick ove la pista corre attraverso un passaggio stretto e scosceso. Una direttrice che consentisse l'uso di una camionabile era obbligatoria per le nostre necessità logistichc legate agli autocarri. Si cercò di ingannare il nemico fingendo di voler procedere per entrambi gli itinerari mentre poi si scelse il primo. In previsione della difficoltà di sfondare la linea fortificata si studiarono due aggiramenti : uno larghissimo (km. 343) per Zeila lungo la costa, l'altro, a più ristretto raggio, ma con percorso più difficile fra il primo c la strada di Adadleh. L'azione, che si svolse tra il 3 e il 19 agosto, può dividersi in tre fasi: preliminare, attacco della linea fortificata, sfruttamento del successo. Prima fase (3 - 6 agosto). - Nella prima fase, di avvicinamento, i nostri non incontrarono resistenze e, superata qualche azione di arresto svolta da armi anticarro e da mitragliattici poste a sbarra-


55 mento della strada per Hargeisa e vinta qualche difficoltà logistica, poterono occupare Zeila- Dobo- Hargeisa- Oadueina, costituendo un semicerchio da cui partire contro l'obiettivo finale: Berbera, che ne rappresentava il centro di figura. In questa fase, l'aviazione portò il suo efficace contributo proteggendo la radunata e la marcia delle nostre colonne. Il compito fu assolto con azione indiretta, mercè reiterati bombardamenti delle forze aeree di Aden e con l'interdizione dei campi d'appoggio nel Somaliland. L'aviazione nemica costretta a partire da campi lontani compì azioni saltuarie e mai tempestive; quasi sempre .trovò nel cielo d'azione i nostri caccia in protezione diretta che ne frustrarono i tentativi di piombare sulle nostre truppe. Il giorno 6, il generale Nasi ordinava: - alla divisione speciale del Harar di proseguire celermente l'avanzata movendo da Hargeisa con direttrice generale la rotabile, per smontare le posizioni nemiche e aprirsi la strada su Berbera; - alla colonna di destra, di avanzare da Oadueina con direzione generale Adadleh per concorrere con manovra avvolgente all'attacco della divisione speciale del Harar ; - alla brigata di riserva di avanzare ad una tappa di distanza dalla divisione speciale del Harar, gravitando a nord della rotabile tenuto conto che il suo speciale jmpiego sarebbe stato quello di agire per la nostra sinistra su Argan (I) per cadere su Laferug; ~ alla colonna di sinistra (che già aveva raggiunto i suoi obiettivi) di avviare ad Aubarre tre battaglioni (LXX brigata agli ordini del gen. Miiller) e un gruppo di artiglieria quale riserva a sua disposizione.

Seconda fase (7- 15 agosto)- La battaglia dell'Argan. - Un telegramma del Vicerè a Roma in data 9 così riassumeva la situazione nemica: « Gli Inglesi che occupavano inizialmente varie località (Girreh, Dobo, Hargeisa, Oadueina), al primo sentore della nostra avanzata sono rapidamente ripiegati (in genere elementi cammellati) sull'acrocoro centrale dove hanno concentrato tutte le loro forze e tutto fa credere occupil;lo la linea di alture passante all'incirca per Argan, Adadleh, forse M. Mirgo e sembra che intendano accettare battaglia. «A quale scopo non saprei dire: o per dar tempo di sgomberare su Berbera e di qui ad Aden, oppure per guadagnare tempo in attesa di rinforzi ». (1) Che praticamente sul terreno doveva intendersi El Anod.


s6 Le ricognizioni aeree e il S.l.M. avevano intanto fornito qualche informazione più precisa sulle forze e le difese nemiche che sbarravano le piste camionabili Hargeisa-Laferug-Berbera e Burao-SheikhBerbera. Ma, invero, la consistenza e l'ampiezza delle suddette linee erano state molto sottovalutate (sia dal S.l.M. che dall'aviazione) e soprattutto ne era stata errata la ubicazione, perchè ogni dato topografico veniva riferito alla pista camionabile che, come già accennato, era sulla carta in dotazione, spostata a oriente di oltre 20 km. rispetto alla realtà. Fra l'altro, la località di Argan (che costituì una indicazione capitale per l'impiego della brigata di riserva che doveva aggirare l'estrema destra del nemico) era·segnata 20 km. a occidente della pista camionabile, mentre in realtà la pista passava quasi per quel punto. Qualche cosa il gen. de Simone, riuscì a precisare alla vigilia dell'attacco, ma l'errore fondamentale non fu svelato che a Berbera, quando venne trovata una carta esatta nell'archivio inglese (1). A partire dal 7 agosto, la colonna principale (divisione speciale Barar) marcia da Hargeisa su Darboruk ; alla sua sini~tra una co!Gnna formata da un reparto volontari tratti da tutte le forze armate, da un battaglione cc. nn., da un battaglione ascari e da una sezione d'artiglieria (al comando del luogotenente generale Passerone) riceve, il 9• !'ordine di concentrarsi nella zona di Zeila per muovere in direzione di Bulhar e Berbera; sulla destra, i dubat convergono da Oadueina sulla colonna principale per proteggerne il fianco destro. Il IO agosto, la colonna centrale giunge a contatto col sistema fortificato britannico (schizzo tl. 6). Il nemico risulta organizzato a difesa tra Adadleh ed Argan sulle pendici di riva destra del Tug Argan che limita a nord la piana di Darboruk. Il paese di Darboruk, costituito ·da poche misere capanne, giace a cavallo della pista a nord del passo ·di Godayere. A settentrione del Tug Argan, il terreno sale rapidamente, con buon dominio su tutta la pianura di Darboruk ed è un'ottima posizione difensiva. Chi, risalite le alture del passo Godayere, si affacci sulla piana, fronte a nord - est, nota : - a destra: il blocco roccioso e tondeggiante del monte Dameir che si alza a 5 - 6oo metri; - al centro: la sella sul cui fondo corre la pista Hargeis.aBerbera che ha, a destra. un'altura conica rocciosa alta 2-300 metri denominata « Sanc.l1lol » (fortino n. 1). Altre due alture, coniche (r) Lo schizzo n. 6 è stato basato su una copia della suddetta carta.


Scmzzo N. 6.

LA CONQUISTA DEL SOMALILAND(4·t9AGOST01940) LE OPERAZLONI DALL' 11 AL 19 AGOSTO

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ss anch'esse (fortino n. 2, « Bipartito » o « Castello ») e allineate colla prima, si stagliano in direzione approssimativa sud -ovest nord- est :tll'orizzonte, indicando, a un dipresso, l'andamento della pista. Quest:J. infatti, attraversato con un guado il torrente Argan, ne risale la riva destra, passando ad occidente del Sandalol, volge poi lievemente ad oriente sfiorando le estreme pendici occidentali del Dameir, e prosegue infine con direzione generale sud -ovest nord -est, passando ad oriente delle accennate alture coniche; - a sinistra: un gradino roccioso, quasi senza soluzione di continuità, forma la sponda destra del Tug Argan ad occidente della pista precipitando pressochè verticalmente sul torrente. Tutta la fascia di terreno compresa fra la linea del passo Goclayere e il Tug Argan è solcata da numerosi impluvi che hanno andamento quasi perpendicolare al torrente. La copertura è rappresentata da una rada vegetazione di acace ombrellifere nane limitata ai margini degli impluvi e agli avvallamenti compresi fra le varie alture rocciose che sono brulle, come la piana di Darboruk, sulla riva sinistra del Tug Argan. Le stesse caratteristiche, a un dipresso, presenta il terreno di riva destra del torrente pur sembrando un poco più coperto. Il giorno IO è essenzialmente impiegato per l'organizzazione dell'attacco della posizione di Darboruk- Dameir che dovrà aver luogo l'indomani 11. Per l'attacco sono in prima schiera la XIV brigata (gen. Tosti) che ha raggiunto il crinale a occidente di passo Godayere (a sinistra) e la XV brigata (col. Graziosi) schierata a sud del Tug Argan (a destra). E' in seconda schiera: la XIII brigata (gen. Nam). La colonna dei mezzi motorizzati segue a distanza, meno le artiglierie che devono schierarsi per sostenere l'attacco. La XIV brigata ha il compito di aggirare le posizioni nemiche organizzate sui due rilievi rocciosi prossimi alla pista Darboruk- Laferug (i quali secondo le notizie giunte dal servizio informazioni e dalle fotografie aeree pare siano le sole che sbarrano la strada su Laferug) e puntare sul bivio per Mandera con direzione di attacco le pendici occidentali delle alture coniche vicine alla pista e con obiettivo il rovescio del fortino n. 2. La XV brigata deve, a sua volta, aggirare da destra il M. Dameir, che sebbene non segnato nelle carte in distribuzione, costituisce visibile forte spalla dello sbarramento di Darboruk, e cadere anch'essa su Mandera.


59 Contemporaneamente : - sulla costa, la colonna di sinistra inizia l'aggiramento partendo da Zeila; - la II brigata, passata alle dirette dipendenze del comando divisione speciale Harar, puntando per El Anod, 4cve, senza lasciarsi attrarre dalla battaglia di Darboruk, raggiungere con largo giro Laferug, per cadere alle spalle delle difese avanzate del nemico; - la colonna di destra deve puntare su Adadleh e quindi su Sik. Fra le ore 7>35 e le 8 del giorno 11, in tre successive ondate, nostri apparecchi S. 8r effettuano il bombardamento delle posizioni nemiche nella wna Mandera- Laferug e fra il M. Dameir e il fortino «Bipartito ». Alle 8, ha inizio il tiro di preparazione di artiglieria. La XIV brigata, che è giunta, il Io, sul Godayere dopo una tormentosa marcia effettuata in condizioni assai difficili, ha i propri effettivi e parte della base mobile non ancora al completo pel disguido di alcuni reparti e dello scaglione salmerie causato dal cattivo funzion:\mento dei mezzi di collegamento. Il suo movimento ha nondimeno subito inizio. Nel corso della preparazione raggiunge la base di par tenza per l'attacco a ridosso delle basse ondulazioni di riva sinistra del Tug Argan (destra della pista di Berbera) o ve sosta secondo gli ordini ricevuti . Verso le 12,30, i primi elementi della XV brigata sono sul Dameir; viene allora prescritto alla XIV brigata di iniziare anch'essa l'attacco e alla II di muovere verso Laferug spostandosi mol to a sinistra. Non appena le teste dei battaglioni della XIV brigata giungono nei pressi del paese di Darboruk si rivela intensa la reazione dell'avversario, specialmente di artiglieria; un primo obiettivo, situato all'altezza e ad ovest del fortino « Sandalo! » (n. I) viene raggiunto ma i reparti, duramente provati, sono costretti ad arrestarsi davanti ad estese linee di reticolati. L'organizzazione difensiva britannica si manifesta, nel corso della giornata, assai consistente, ampia e profonda , e la XIV brigata, che ha urtato contro il forte del dispositivo, è costretta, nella notte, a ripiegare sulla posizione di partenza. La IJ , più a sinistra, incontra anch'essa forti resistenze. Nelle prime ore del giorno 12, attacchi effettuati d'iniziativa da r eparti avanzati della XIV brigata, spostatisi nel corso dell 'azione sulla sinistra della pista di Berbera, non conseguono risultati positivi ; la ricerca dell'estrema destra avversaria da parte della II brigata rivela anche verso occidente l'esistenza di una sistemazione difen-


6o siva sempre più estesa, robusta e profonda, mentre sul M. Dameir, Ja XV non riesce ad eliminare del tutto le residue resistenze britanniche. La colonna di destra del Corpo d'operazione, pur dando protezione al .fianco esposto della divisione .speciale, non può far sentire la sua azione nè verso la XV brigata, nè verso passo Jerato; non diversamente avviene per la colonna costiera che a causa dell'insabbìamento degli automezzi può soltanto raggiungere il T. Bareris a nord- ovest di Bulhar. Nella notte sul 13, la XIV brigata sì raccoglie tutta sulla sinistra della pista di Berbera. Poco prima delle 6, mentre i reparti si accingono a riprendere l'avanzata, un violento fuoco d'artiglieria e mitragliatrici si abbatte sulla zona da essi occupata causando disordine e turbamento. Intervengono nostre artiglierie e mortai, e ardite pattuglie avanzano nuovamente in esplorazione, ma la brigata, dopo .tre giorni di aspri combattimenti, non è più in grado di persistere nell'attacco. Viene quindi disposto che l'indomani sia sostituita con la XIII. La XV brigata consegue qualche progresso; a tarda sera respinge un contrattacco effettuato dall'avversario da nord e da ovest con reparti autocarrati armati di lanciabombe, ma isolata com'è, in località Mirgo (la colonna di destra non riesce a prender contatto con essa nel cuore del! 'organizzazione avvers:;tria) si trova in situazione non facile. Anche la II brigata realizza scarsi progressi nella giornata del 13 caratterizzata dall'accentuarsi della crisi nei collegamenti. Il I 4, vengono effettuati colpi di mano sui fortini n. I e n. 2 (<• Sandalo! >> e « Bipartito ») con l'appoggio dell'aviazione. Verso le ore 14,30 due ondate di tre apparecchi Ca 133 bombardano il forti.po n. 2 con visibile precisione, ma l'attacco che segue è arrestato dali 'intenso fuoco avversario e da minacce sul fianco destro; anche l'azione contro il fortino n. 1 fallisce. Si realizza però uno spostamento in avanti della parte centrale dello schieramento, mercè la conquista di due fortini ad occrdente del «Sandalo! » e del « Castello». La relazione del gen. W aveli così tratteggia la situazione alle prime ore del 15 agosto: « L'Observation H ill, che era vitale per la difesa dell'intera posizione, era dominata dall'artiglieria a breve distanza, dal Round H ill. Molte delle difese erano state distrutte; la guarnigione, che aveva validamente resistito per 4 giorni, era stanca. Tentativi di sloggiare il nemico dal Mirgo Pass e dal terreno a sud di Castle Hill erano falliti. C'era anche la minaccia della


61 colonna nemica avanzante da Zeila lungo la strada costiera, sebbene la sua avanzata, sotto il bombardamento di navi dal mare e della R. A . F . dal cielo, non procedesse con grande decisione. «Gli attacchi aerei nemici sulle truppe e sui trasporti allo scoperto erano stati continui : non erano stati molto pericolosi, ma avevano dato considerevole disturbo. « In tali condizioni, il gen. Godwin Austen venne alla conclusione che la ritirata su Berbera e l'evacuazione costituissero il solo mezzo per salvare le forze inglesi da una pericolosa disfatta e da un possibile annientamento ; in conseguenza telegrafò al G. Q. G. del Medio Oriente, rappresentando le due alternative: immediata evacuazione o continuazione della resistenza con probabile perdita di una grandissima parte delle forze militari. « ll tenente generale Sir H. M. Wilson, che reggeva temporaneam ente il comando del Medio Oriente durante la mia permanenza in Gran Bretagna, decise per l'evacuazione. Non ho alcun dubbio che sia le proposte del generale Godwin Austen sia le decis.ioni del generale Wilson siano state giuste ». Fermo nel convincimento che sia necessario sbloccare la pista camionabile, il comandante la divisione speciale, in seguito all'arrivo di una batteria da 105/28 e in attesa che giunga in posto anche quella da 149/13 e la LXX brigata, su due battaglioni, prcannunciati dal comando scacchiere, decide di tentare, nel pomeriggio del giorno 15, un attacco contro il solo fortino n. 1 che occupato costituirebbe buona base di partenza per la successiva azione contro il fortino n. 2 . N el frattempo giungono al comando di divisione direttive del comando di scacchiere, compilate in base ad ordine del Comando Superiore, che prescrivono, nel caso l'attacco del fortino n. I non riesca, di troncare ogni azione offensiva e riordinare le brigate in vista di eventuali nuove operazioni basate su altro indirizzo. Alle ore 15, ha inizio, come stabilito, il tiro di pre·parazione di artiglieria, intenso e preciso; alle 16, l'artiglieria divisionale allunga il tiro sul fortino n. 2 e le fanterie muovono accompagnate dal fuoco del XIII gruppo da 65/17 diretto sulla parte media del fortino e spostato sempre più in alto a mano a mano che le fanterie serrano sotto. Verso le ore 16,30, le prime pattuglie varcano la profonda zerìba di spine e l'insidioso reticolato dirigendosi celermente su per le pendici rocciose del Sandalo!; altre seguono e si irradiano dappertutto. Alle ore 17, una bandiera bianca sventola sul fortino. Gruppi


di ascari sempre più numerosi oltrepassano i reticolati mentre le prime pattuglie sono già a metà della salita. Il gruppo da 65/17 batte, ormai, la cima. Nell'oscurità che sopravviene ha inizio il rastrellamento delle numerose caverne; soltant{) nuclei isolati resistono ancora qua e là. Alle ore 19, il fortino è in nostro saldo possesso. Contemporaneamente la II brigata occupa le posizioni che controllano l'estremo limite settentrionale della linea nemica e il passo che sbarra la piana di El Anod presso il quale si raccoglie nella notte. La caduta del fortino n. 1 denominato dagli Inglesi « Gibilterra >> costituisce un episodio determinante nei riguardi dell'ulteriore corso delle operazioni. Il « Sandalo! », come del resto tutti gli altri fortini del complesso sistema difensivo nemico, si presenta accuratamente e sapientcmcnte organizzato: ha numerose caverne naturali ed artificiali (circa 20) con volte in cemento e fe ritoie ampie e ben mascherate; numerose sono le armi a tiro teso e a tiro curvo che da postazioni, accuratamente scelte, battono intensamente e per notevole profondità tutto il terreno circostante; è dotato di munizioni e viveri in abbondanza; una rete di collegamenti multipli a filo e senza filo as-sicura la tempestiva trasmissione degli ordini e la più accurata condotta di fuoco; tabelle affisse ad ogni feritoia, che riportano distanze e punti di riferimento, permettono immediatezza e precisione di tiro. L'acqua, in ogni elemento della difesa, è assicurata da un impianto idrico che, con tubazioni interrare, solleva l'acqua del Tug Argan, ne riempie un serbatoio in cemento sul ridosso della collina del « Sandalo! » e la distribuisce, con varie diramazioni, ai fortini. Piste di arroccamento a tergo assicurano i rapidi spostamenti e i rifornimenti. L'organizzazione è completata dalle difese passive costituite da fasce di ramaglia spinosa che mascherano vari ordini di reticolati. Grovigli di filo spinato coprono tutta la collina. L 'artiglieria ha postazioni multiple, collegate da tronchi di decauville per il tempestivo e rapido spostamento dei pezzi. Sul « Sandalo! », in vetta, tra blocchi rocciosi collegati da strutture in cemento armato, è l'osservatorio dal quale lo sguardo spazia per 360 gradi fino alle colline di Godaycre.

Terza fas~ (16- 19 agosto). -

Il mattino del 16, il Capo di S.M. del Comando Superiore FF. AA. dell'A.C.I. e il comandante dello scacchiere esaminano in posto la situazione. Potendosi considerare la


crisi felicemente risolta viene decisa la ripresa dell'azione. Subito dopo tale decisione si ha notizia dell'avvenuta occupazione del fortino « Bipartito » da parte della XV brigata; pìù tardi il nemico si ritira da El Anod e la II brigata procede su Dalaad. A sera la situazione è la seguente: ~ II brigata: raccolta davanti a Dalaad, si prepara a puntare per Gorka Malgoi e Siyane su Berbera; - XIII brigata: nella zona del fortino « Bipartito » pronta a riprendere nella notte la marcia su Dalaad; - XV brigata: in marcia su Mandera ad est della camionabile e sull'alto; - XIV brigata: si sta raccogliendo nella zona di Darboruk per riordinarsi; -LXX brigata: in marcia per raggiungere la zona del Tug antistante al fortino « Bipartito » (a 5-6 km. a nord del predetto fortino); - colonna di destra: nella zona di Sik, si accinge a prendere contatto con le forze nemiche di passo Jerato per occupare se possibile il passo, indi proseguire su Mandera; - colonna costiera: ha sublto qualche bombardamento dal cielo e dal mare; diretta a Bulhar non incontra resistenza, ma è in condizioni tali da sconsigliare il proseguimento della marcia per lo stato della pista e per la mancanza di risorse idriche. Allo scopo di riprendere il contatto col nemico ripiegato rapidamente dalla zona dei fortini e per non dargli il tempo di sistemarsi a difesa su posizioni retrostanti, il comandante la divisione speciale decide di costituire con la LXX brigata, reparti mitraglieri, autoblido, carri veloci e artiglierie varie, una colonna mista ai suoi diretti ordini su due scaglioni e in parte autocarrata per spingersi con essa in direzione di Laferug. Verso le ore I I del 17, il 1° scaglione affacciatosi coi suoi elementi esploranti (gruppo bande PAI) sulle pendici sud della conca di Laferug viene arrestato da intenso fuoco di mitragliatrici, cannoni anticarro, bombarde e artiglieria. La successiva azione di due battaglioni coloniali della stessa colonna di formazione, che dovevano risalire le alture ad ovest di L~erug per raggiungere le pendici nord -occidentali della conca e cadere così alle spalle della ·difesa, realizza solo qualche progresso, mentre si intensifica la reazione dell'avversario che sul Barkasan contrasta il movimento della XV brigata. La XIII brigata alle 16 è a


Dalaad e cioè notevolmente indietro, mentre la colonna di destra, trovato passo Jerato sgombro, può facilmente iniziare la discesa su Mandera ove giunge alle on.: r9. In questa situazione, nd tardo pomeriggio inaspettatamente si affaccia sulle alture a nord di Laferug b II brigata che era stata costretta a rinunciare all'itinerario assegnatole per le difficoltà che le si prospettavano specie nei riguardi del rifornimento idrico. L'avversario, vedendo minacciata seriamente la propria via di ritirata, approfitta dell'oscurità e ripiega sotto la protezione di energiche azioni di retroguardia che sfruttano le forti e impervie posizioru del M. Barkasan. L'alta e ampia mole del Barkasan con pendici cadenti quasi a precipizio sulla piana a settentrione consente iufatti a poche forze di ostacolare i progressi dei nostri specie di notte e permette di occultare il ripiegamento su Berbera lungo la pista di Sheikh. Il nemico si sottrae così all'accerchiamento. I reparti indigeni inglesi reclutati sul posto si sciolgono c i componenti rientrano nei rispettivi paesi. Le brigate che il 3 sera avevano varcato il confine, il 19 sera erano a Berbera. Le truppe inglesi, a quell'ora, sotto la protezione delle loro navi da guerra, si erano già imbarcate abbandonando tutti i materiali e le armi pesanti.

Il geo. Nasi fece sul ciclo operativo del Somaliland alcune considerazioni che si riportano: « Le informazioni avevano sottovalutato le difese localizzandole a cavallo della camionabile o poco più mentre avevano una estensione (da El Anod a Adadleh) di una ventina di chilometri. «Si ritenne così di poterle facilmente aggirare e di poter impostare l'attacco più sulla manovra che sul fuoco. E viceversa la manovra a raggio stretto fu durissima e quella a largo raggio impossibile per le difficoltà del terreno e l'autonomia (someggiata) insuffiòente delle nostre brigate. Perciò, pur avendo impostato l'attacco sull'aggiramento delle difese nemiche, l'attacco fu frontale o presso a poco. « L 'unico aggiramento a largo raggio riuscito (anche se non giunse a fondo) fu quello della colonna costiera (1). (1) ll 15 agosto il Primo Ministro britannico ebbe a dire in Parlamento: <c Gli Italiani puntano su Berbera anche da occidente lungo la costa con unità

motorizzate. La situazione dd Somaliland si presenta molto grave».


65 << La colonna di destra non trovò grande impiego tattico (anche perchè essendo cammellata aveva scarsa mobilità in quel terreno montuoso) ma fissando il nemico sul fronte di Sheikh ne impedì la manovra coprendo e alleggerendo l'ala destra della colonna centrale. « Facendo astrazione dei 6 giorni di combattimento, le brigate impiegate nell'azione superarono in dieci giorni i 270 km. lungo i quali si snoda la camionabile dal confine a Berbera, con una media che, tenuto conto delle deviazioni dovute al fatto che le unità marciavano in formazione, di notte, fuori strada, e attraverso boscaglie, può calcolarsi superiore ai 30 km. al giorno. cc Vettovagliare 35.000 uomini portando spesso l'acqua anche per i quadrupedi a 100- 200 km. di distanza dalle risvettive basi, rifornirli di munizioni e di quanto altro necessario, autotrasportare riserve che dovevano affluire d'urgenza, sgomberare feriti in una regione deserta talora senza strade propriamente dette, con poche piste camionabili, spesso impantanate o insabbiate, marciando in genere di notte per sfuggire ai bombardamenti aerei nemici, ha rappresentato uno sforzo logistico più che notevole ».

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Le perdite subìte dai nostri ammontarono in totale a 2029 u. (nazionali morti, feriti e dispersi 161; indigeni 1868) così ripartite nei tre tempi dell'operazione: primo tempo 59; secondo tempo 1445 ; terzo tempo 525 (I). A queste si devono aggiungere le perdite subìte dall'aviazione (che ebbe 4 apparecchi abbattuti) in 13 morti, 3 feriti e 7 dispersi. Le perdite del nemico non possono essere precisate che nel numero dci prigionieri da noi catturati : inglesi bianchi 26 (di cui 11 ufficiali) ; di colore 38. Il gen. Wavell nella sua relazione segnala le seguenti perdite britanniche: 8 ufficiali inglesi uccisi, 4 feriti, 4 dispersi; 8 graduati britannici uccisi, 18 feriti, 17 dispersi, 22 indiani o africani uccisi, Bo feriti, 99 dispersi e annota: « che queste perdite fossero relativamente leggere fu dovuto al fatto che la maggior parte delle truppe attaccate era in solide difese e che il ripiegamento abilmente compiuto col favore della oscurità non fu ostacolato o incalzato dal nemico, presumibilmente in conseguenza delle forti perdite da esso subìte durante il giorno l>. {I) Ufficiali: morti 16, feriti 46; sottufficiali: morti 6, feriti u, dispersi I; truppa nazionale: morti 17, feriti 64; truppa coloniale: morti 426, feriti 1.409, dispersi 33· 5


66 Rimasero in nostra mano:- 5 cannoni, 5 lanciabombe, 30 mitra· gliatrici anticarro, 71 mitragliatrici varie, 5·396 fucili, qualche milione di cartucce, 3 carri armati, 128 automezzi efficienti o ripara· bili, derrate varie per 75 mila quintali circa, materiale del genio per 50 mila quintali circa. I nostri segnalarono 9 apparecchi britannici abbattuti e 5 distrutti al suolo; il gen. Wavell precisò ]e perdite in 7 aeroplani abbattuti, 10 gravemente danneggiati e un certo numero leggermente danneggiati.


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PREVISIONI OPERATIVE DURANTE E DOPO LA CONQUISTA DEL SOMALILAND

(Agosto - s~ttembre 1940) Il 1" agosto, nell'imminenza cioè dell'azione su Berbera, il Maresciallo Badoglio fermava la sua attenzione sulla frontiera del Suclan ovc riteneva non fosse da escludersi il .tentativo di operazioni offensive da parte dei Britannici per toglierei quanto era stato da noi occupato e invitava il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O . l. a ~tudiare e riferire sulla possibilità di estendere la nostra occupazione a tutta la striscia di confine che si affaccia alla zona predesertica. u Qualora sviluppando le operazioni che hanno portato all'occupazione di Cassala, Gallabat, Kurmuk e Ghezan, si potesse occupare tutta la striscia confinaria che si affaccia alla zona semidesertica, potremmo costituire un cuscinetto fra noi e l'occupazione inglese sulla linea Atbara, Khartum , Sennar, che offrirebbe una certa garanzia dì sicurezza ai nostri territori dell'ovest dell 'Impero n (r). Queste direttive si incrociarono con una lettera del 2 del Vicerè nella quale era detto : « Mentre è in corso questa azione [del Soma1iland J penso al Goggiam e al Sudan e mi sorriderebbe molto una azione nel triangolo Ghedaref, Singa, Roseire~; mi riservo di prospettarvi vantaggi e svantaggi di questa operazione >> . E in data 8, mentre precisava il suo pensiero, chiedeva risposta, sia pure approssimativa, alle seguenti domande: « Quali sono le previsioni sulla durata della guerra? << Posso contare su grossi rifornimenti di gomme? << Perchè se la guerra dovesse durare molto, è chiaro che bisogna rinunciare ad ogni sforzo non indispensabile per conservare le forze il più a lungo possibile>>. Il 13, il Maresciallo Badoglio tornava sull'argomento e, con rif~rimento alla prevista offensiva del Maresciallo Graziani in Egitto. scnveva: (t) Per la toponomastica v. schizzo n. 1.


68 ({ Salvo i conti che, come giu~tamente dite, dovrete fare dopo le operazioni in corso per riguardo alla situazione logistica io penso che la vostra futura linea di condotta potrebbe essere la seguente: 1" - mettersi sulla difensiva a sud per essere in grado di fron teggiare un eventuale attacco proveniente dal Kcnia; 2° - migliorare la situazione all'ovest ponendo fra noi e gli Inglesi il cuscinetto rappresentato dalla zona predesertica, col quale ostacolare un intensificarsi della propaganda e la conseguente ripresa della ribellione; 3° - avviare gli studi e pensare a concentrare i mezzi e gli sforzi per una offensiva verso il Sudan. Tale offensiva dovrebbe svilupparsi in concomitanza con quella che il Maresciallo Graziani sferrerà alla fine di settembre - primi di ottobre, tendendo al canale di Suez. « Prego farmi conoscere il vostro pensiero e le vostre possibilità li . Segue uno scambio di telegrammi in data 22 nei seguenti .termini: « Condizione assolutamente indispensabile per fare quanto proponete è l'invio entro il 15 settembre di 100 aeroplani, 10.000 gomme e 10.000 tonnellate di carburante. Amedeo di Savoia ». « Se mi fosse possibile vi manderei il doppio di quanto richiedete. Sto tentando tutte le vie ma finora senza successo. Perciò state fermo finchè non possa rimpolparvi. Badoglio ». Il 26 dello stesso mese, in risposta ai quesiti del Vicerè circa le previsioni sulla durata della guerra e le possibilità di rifornimenti di gomme, il Maresciallo Badoglio scriveva: « Determinare a priori la durata della guerra è cosa praticamente impossibile. Vi posso dire che i Tedeschi ritengono di poter condurre felicemente a compimento lo sbarco in Inghilterra e quindi concludere la guerra entro il mese di ottobre prossimo venturo. Con ciò non si nascondono le difficoltà dell'impresa, che dopo aver accuratamente studiata e preparata, perfezionano continuamente in tutti i particolari ... « Credo che si possa concludere così: speriamo che la guerra termini realmente entro ottobre, ma prepariamoci all'idea che duri più a lungo. « I rifornimenti di gomme dal Giappone pare finalmente si stiano bene avviando. Quelle autorità militari - secondo una comunicazione giunta il 24 corrente - hanno infatti deciso di effettuare la nota spedizione per l'A. O. I.. .. Il piroscafo partirebbe a metà settembre. Speriamo che non intervengano nuove difficoltà e che tutto proceda regolarmente.


((Comunque qui non ci si basa e ci si fida di questa sola v1a, ogni altra viene studiata e tentata . . . <' Per l'aviazione vi ho già dato notizie con mio telegramma 2045 in data 22 corrente. Anche questo è un problema difficile che si sta risollevando. Si studiano, tra l'altro, speciali :1ccorgimenti per poter inviare in volo gli aerei da caccia CR .p. \( In quanto a condotta di operazioni siamo, mi pare, perfetta~ Jnente d'accordo. «Con la mia 1882 vi avevo esposto un piano organico, che aveva lo scopo principale dì orientarci sulle idee di non disperdere sforzi. E' naturale che l'attuazione di qualsiasi piano sia subordinata alle possibilità. Il vostro telegramma 6oo49 data 22 corrente ed il mio 2052 stessa data hanno messo il punto su questa questione. «Sempre in tema di idee io vi pongo una domanda : assicurato i) triangolo Cassala~ Ghedaref ~ Roseires per le note ragioni di sicu~ rezza al fianco, è più conveniente - potendolo puntare su Kh ar~ tum o su Porto Sudan? Tenete presente che i nostri ultimi obiettivi SQno i) canale di Suez e le comunicazioni del Mar Rosso. « Ma poichè voci continue di rinforzi al Kenia giungono da fonti diverse, bisogna ora mettere la fronte sud in condizioni di poter resistere ad una forte ,pressione. «Come giustamente voi avete affermato in un vostro telegram~ ma, prima essere sicuri delle porte di casa e poi pensare ad uscire fuori >l. Si riporta per esteso la risposta del Vicerè che fa il punto sulla questione. In essa - approvata nelle sue conclusioni dal Maresciallo Badoglio - viene riconosciuta la necessità di assumere un atteggiamento di attesa (1). « Ho letto attentamente il vostro 2105 op. del 26 u. s. e rispondo: « 1° ~ Prevedevo che anche a voi sarebbe riuscito impossibile

vaticinare con certezza il termine della guerra e comprendo che quanto mi comunicate in materia è il massimo che si può dire. Esso mi è servita come orientamento che; se bene ho compreso, si può . nassumere cos1' : - prima di ottobre la pace è impossibile; - dopo ottobre vi sono delle probabilità. Dire in che percentuale è forse più che altro questione soggettiva ed anche relativa. (1) Comt è noto la critica britannica (cee carico al Comando italiano di non aver saputo trarre vantaggio dalla superiorità iniziale delle forze.


;o Infatti dal mio punto di vista pace significa non solo caduta dell'Inghilterra ma crollo dell'Impero Britannico; perchè solo con questo conquisteremo il dominio del mare dal quale dipende la sicurezza definitiva del nostro Impero ; - per queste ragioni ed esaminando il problema esclusivamente dal mio punto di vista - cioè sotto l'aspetto del compito primitivo e fondamentale: garanzia dell'integrità politica e territoriale dell'Impero - dovrei concludere indicando come unica soluzione possibile il completo raccoglimento per consumare il minimo di energia sì da conservare le forze il più a lungo possibile. Dico di più: poichè è mio dovere prevedere lontano e guardare in faccia l'ipotesi peggiore mi sto già preparando al caso di non poter più, per mancanza di autocarri, manovrare le mie forze e perciò studio un decentramento delle mie riserve e delle risorse così da disporle in corrispondenza delle principali linee di irruzione nemica tanto da resistere a lungo nella speranza di aver tempo di far affluire a piedi rinforzi tratti dagli altri scacchieri. E' una situazione a cui mi rassegnerò quando proprio vi sarò costretto perchè comprendo benissimo che essa mi porterebbe fatalmente ad un atteggiamento passivo che è il peggiore al quale può essere ridotto un comandante in guerra. « 2° - Queste sono le conclusioni alle quali devo addivenire accettando l'ipotesi peggiore di una guerra molto lunga ed esaminando il problema dal mio punto di vista. Ma se la difesa dell'Impero è un aspetto importantissimo della nostra guerra non è ancora tutta la guerra e non devo escludere che quello che posso chiamare il mio interesse debba cedere il passo ad un interesse più vasto. « Voi stesso mi avete accennato all'offensiva dell'Ecc. Graziani in Egitto alla quale un concorso, sia pure indiretto e lontano, delle mie forze potrebbe riuscire utile. E' chiaro che questo concorso sarà tanto più efficace quanto più immediato nel tempo e soprattutto più vicino nello spazio. Di qui una prima conclusione: difensiva &onte a sud (Kenia); esame di' possibilità offensive in direzione di ovest o di nord; per essere più espliciti: obiettivo Khartum oppure obiettivò Porto Sudan. « Quando vi ho parlato della conquista del triangolo GhedarefSinga- Roseires più che ad una grande offensiva verso Khartum pensavo al cuscinetto r he voi mi suggerivate di frapporre fra il Sudan ed il Goggiam per meglio tenere questo a freno. Poichè creare una striscia a cavallo del confine è pressochè impossibile per la natura del terreno impervio e desertico al di qua e paludoso al di là di esso, avevo pensato al noto triangolo non tanto come pedana per Khar-


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tum quanto per copertura del confine, anche se non escludevo di potere poi, in secondo .tempo, spingere il vertice verso Khartum. « Ma se si astrae da questo risultato di copertura che sarebbe implicitamente assicurata dall'offensiva su Khartum, mi sembra che tutti gli altri fattori del problema propendono per l'azione verso il nord. cc A Khartum è prcssochè impossibile arrivare direttamente da Cassala marciando diritto verso ovest; sono oltre 400 km. di deserto e noi non potremo mai avere i mezzi - aviazione cd autocarri - per superare una simile difficoltà logistica. << Molto più facile sarebbe arrivarci scendendo a cavallo del Nilo anche se la strada è molto più lunga (oltre s6o km. in linea d'aria); ma per questa soluzione dovrei crt:!armi una grossa base logistica nel C'..oggiam. Ma qui ho il solo materiale logistico necessario per le truppe in posto; dovrei portare tutto dall'Eritrea e dallo Scioa; sono, tanto da una parte quanto dall'altra, dai 6 ai 700 km. di trasporti da fare per una strada che al di là di Gondar e di Lechenti è pessima. Inoltre partirei da un territorio che non sarà mai così sicuro da assicurarmi che tutti i traffici vi si possano svolgere senza molestia alcuna. « D'altra parte penso che indirettamente padroni di Khartum potremmo essere anche senza mettervi materialmente i piedi. Khartum è la punta dell'Egitto nel Sudan; la sua vita gravita sull'Egitto al quale è ottimamente collegato per acqua e per terra, dal quale riceve ordini e risorse. cc Se noi tagliamo questo fascio di comunicazioni praticamente siamo padroni di Khartum e dell'Alto Sudan. E questo credo si pos.sa ottenere con la conquista del paese di Atbara. « Atbara è un grande nodo stradale al quale convergono le comunicazioni provenienti dall'Egitto, dal Mar Rosso e dall'Alto Scioa. << Forse la conquista di Atbara avrà dal punto di visto politico una risonanza mondiale inferiore a quella di Khartum, ma dal punto di vista strategico ha un'importanza notevolmente superiore. Se del caso, quando fossimo padroni di Atbara ed i mezzi ce lo consentissero, potremmo sempre puntare su Khartum. «Oltre al grande valore strategico dell'obiettivo l'azione su Atbara offre questi vantaggi: - parte dall'Eritrea, sicura all'interno, solcata da ottime strade c nn d'ora dotata di una aliquota di mezzi - autocarri, munizioni e viveri - all'incirca sufficiente senza che accorrano grossi trasporti da altri scacchieri; - Atbara è l'obiettivo più vicino: da Cassala ad Atbara vi


sono 36o km. mentre da Cassala a Khartum ve ne sono 410 e da ~etemma a Khartum via Ghedaref 520 e 56o da Kurmuk lungo il

Nilo; - il grosso delle truppe operanti su Atbara paese marcerebbe lungo l'Atbara fiume con notevole semplificazione del grave problema rifornimenti idrici; - infine e, forse più importante, l'azione su Atbara è quella t:he ci porta più vicino all'azione di Graziani e perciò è quella che meno indirettamente la aiuterebbe. « Atbara rappresenta l'obiettivo principale e su di esso occorre convogliare la massa principale delle forze, ma questa colonna non può essere unica. Occorre garantire e fiancheggiare l'azione principale con altre sussidiarie c precisamente: - per garantire la base di partenza Sabderat- Cassala - Tessenei occorre occupare Khashm el Girba; - per fiancheggiare la colonna principale è necessaria una puntata da Karora su Porto Sudan per Tokar per occupare un porto 1rnportantc sul Mar Rosso ed una porta di afflusso di notevoli rinforzi. E se anche non potessimo arrivare sino a Porto Sudan attireremmo da questa parte forze non disprezzabili a favore della colonna principale. « Infine allo scopo di distrarre l'attenzione nemica si potrebbe tentare qualche incursione offensiva molto più a sud; ad esempio da Kurmuk in direzione di Roseires e da Gallabat in direzione di Ghedaref. << Riassumendo l'azione potrebbe avere questa impostazione generale: a) azioni dimostrative diversive : puntate in direzione di Roseires c di Ghedaref; b) conquista di Khash m el Girba a garanzia della base di partenza ; c) puntata contemporanea da Karora su Porto Sudan ed azione a fondo su Atbara. << Le forze tattiche per queste operazioni

le avrei e potrei inviarle

sulle basi di partenza senza depauperare gli altri scacchieri cioè lasciando 20 battaglioni nell'H arar; 17 nel settore Giuba ; 36 batta· glioni nello scacchiere sud; 45 battaglioni nell 'Amara e 31 nello Scioa. « Ma queste forze sono solo una parte di quanto mi occorre; per intraprendere a ragion veduta questa azione molto più poderosa di


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ogni altra mi sono indispensabili: aeroplani, gomme e carburanti. Ho richiesto 100 apparecchi (di cui 70 da bombardamento e 30 da caccia), 10.000 gomme, ro.ooo tonnellate di carburante. So che voi eccellenza vi adoperate a tutt'uomo per farmele avere e ve ne ringrazio. Ma è mio dovere dirvi con la massima sincerità e con tutta chiarezza che fino a quando non avrò ricevuto questi rifornimenti io non rpi posso assolutamente muovere altro che per difendermi ed anche questa difesa, senza rifornimenti , diventerà col tempo sempre più difficile ed aleatoria >) • Sul tema « aviazione >> il Vicerè ritorna qualche giorno più tardi nel fare il punto della situazione generale ad avvenuta conquista del Somaliland, mentre è in corso il rientro della maggior parte delle truppe che hanno partecipato all'azione: « In questo mese le forze nemiche sono notevolmente aumentate oltre che di numero per qualità. Sono entrati in linea gli apparecchi Handley Page u Hampdem >l che hanno una velocità di 430 km. e un'autonomia di circa 2 .300 km .. Mentre prima potevamo salvarci tenendo gli apparecchi nei campi più interni ed adoperando quelli periferici come campi appoggio, oggi tuci i nostri campi, compresi quelli segreti, sono alla mercè del nemico. A queste offese non possiamo agevolmente sottrarci perchè i campi sono allagati e gli apparecchi sprofondano nel fango perciò trattili dalla rim@ssa bisogna scaglionarli lungo le piste ed il pericolo di perderli diminuisce di poco. Se il nemico è libero di impunemente fare tutto quello che vuole, abbassarsi a 10 metri per mitragliare un autocarro isolato o un gruppo di tre fusti di benzina è chiaro che la difesa passiva diventa pressochè inutile. Per salvarsi non c'è che la reazione attiva tanto è vero che nei pochi luoghi dove noi abbiamo dei caccia o non vengono o se vengono quasi sempre lasciano qualche penna. Oggi in tutto l'Impero (che è vasto quattro (r) volte l'Italia e dove gli obiettivi da difendere distano a volte migliaia di chilometri gli uni dagli altrj) noi abbiamo sei batterie antiaeree (4 antiquate) e 4 batterie da 20 mm .. E di caccia efficienti ne abbiamo sì e no una trentina. Il nemico che se ne è accorto e che cresce giorno per giorno in attività e baldanza, scorrazza sull'Impero mitragliando e spezzonando e le nostre perdite aumentano con inesorabile progresso e la popolazione indigena sgom enta invoca inutilmente protezione; a neutralizzare !'effetto delle bombe vicine non basteranno piò le notizie di vittorie (1) Per l'esattezza circa sci.


74 lontane. Le conseguenze materiali e morali dì tutto ciò sono troppo evidenti perchè occorra commentarle. (( [! passare del tempo conferma sempre più le previsioni iniziali sulla complessiva linea di condotta inglese: attendere il progressivo e~aurimento delle nostre risorse affrettandolo con persistenti martellamenti aerei intesi, in primo luogo, ad eliminare la nostra scarsa aviazione, poi a colpire i depositi principali (benzina e munizioni) cd, infine attraverso alle azioni sulle città principali .terrorizzare le popolazioni per prepararle alla rivolta, se nere, per ridurle all'accasciamento, se bianche. Debilitato, così, il nostro organismo essi pen~no di squassarlo con il propagarsi di una rivolta in grande stile dall'Amara per !o Scioa, fino ad Addis Abeba; dopo averci così paralizzati attaccarci colle grosse forze che intanto si vanno raccogliendo ed organizzando oltre confine. " Riuscirà questo piano tipicamente inglese? Non lo credo; ma non mi nascondo il pericolo che esso può contenere, pericolo che col progressivo esaurirsi delle nostre possibilità si farà sempre più grave. <<Noi abbiamo forze numerose (siamo sui 350- 36o mila uomini), solide e battagliere. L 'armamento e munizionamento sono sufficienti; l 'equipaggiamento ha attraversato una notevole crisi, ma va lentamente migliorando con lo sfruttamento di tutte le risorse locali; i viveri non ci mancano e perciò nel complesso si potrebbe non solo reggere, ma reagire. u Ma tutta la nostra forza, che pure è grande, è minata da alcune deficienze che si fanno sempre più acute e dolorose e che in un tempo più o meno lontano finiranno per metterei molto a mal partito. « Ritengo mio dovere, a costo di apparire noiosamente insistente, rinnovare le richieste già fatte di quelle poche cose che ci sono indispensabili e che elenco in ordine d'importanza: gomme, aviazione, carburanti, armi contraeree, armi anticarro. << Dateci, nella misura strettamente necessaria, questi mezzi e !'Impero a guerra .finita sarà più vasto e più solido; ma se la guerra 3Ì protrae e se questi mezzi non ci potranno arrivare noi con tutti i ripieghi, con tutte le economie e con tutta la nostra volontà non potremo che prolungare la resistenza. " E non sempre resistere significa vincere ». <(

Al foglio del Puca d'Aosta del 2 settembre risponde il Maresciallo Badoglio in data 7:


75 «Scopo del mio foglio 2105 op. del 26 agosto u. s. e dei precedenti, era quello di giungere ad un preciso orientamento sulla più conveniente condotta delle operazioni nello scacchiere di capitale importanza dell'Impero. « L'orientamento è ora raggiunto e si può considerare definitivo, poichè io mi associo in pieno alle vostre conclusioni. << Siamo altresì perfettamente d'accordo che l'esecuzione del vostro piano è subordinata alle possibilità logistiche e che - di conseguenza - se non si riesce a superare le difficoltà inerenti non c'è che da assumere atteggiamento, che non voglio dire passivo, ma che ~iefinisco di attesa. « Il primo rifornimento dal Giappone è avviato, il contratto è concluso, verso la metà del mese dovrebbe partire il piroscafo Jamayuri Maru il quale trasporterà: - benzina avio tono. 2.5oo; - olio tonn. 200; - coperture e camere d'aria n. 6.ooo; - z ucchero tono. 500; - riso tonn. 1.000; - olio di ricino. << Approdo a Chisimaio. << Speriamo arrivi felicemente in porto; non avrete tutto quello che vi occorrerebbe, ma una parte non disprezzabile. L'esperienza che faremo servirà di guida per .t entare nuove spedizioni. <<E' inutile vi dica che su questa via di rifornimento è indispensabile mantenere il più assoluto silenzio e garantire il più rigoroso segreto ». Arriverà un piroscafo dal Giappone che porterà riso, 8oo tonn. di gasolina e gomme, ma queste ultime non serviranno per i nostri autocarri.


STASI

OPERATIVA

(Settembre - dicembre 1940)

PRIME AVVISAGLIE DELL'OFFENSIVA BRITANN ICA (SCIUSCEIB- GALLABAT-

EL UACH (I). Venne scartato così, dopo la conquista del Somaliland, per il mancato arrivo di rifornimenti nella quantità necessaria, ogni progetto offensivo, anche a raggio limitato. A rafforzare il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. in tale concetto influirono, verso la fine del settembre 1940, alcuni sintomi di peggioramento nella situazione, rappresentati: all'esterno, da un progressivo aumento di forze nemiche lungo il confine, particolarmente intenso a Cassala e sulla direttrice Ghedaref- Metemma; all'interno, da un accentuarsi della propaganda anti-italiana nell'Arnara, resa assai più efficace dalla presenza dell'ex Negus nel Sudan e dalla sempre maggiore consistenza che la rivolta, largamente potenziata dagli Inglesi, andava prendendo specialmente nel Goggiam. Lo stato di irrequietezza delle popolazioni Amara, l'addensarsi della minaccia esterna, le insistenti voci che correvano circa una prossima azione inglese sulla direttrice Gallabat- Metemma con obiettivo Gondar, indussero il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. l. ad affidare il Goggiam, già facente parte dello scacchiere nord. al gen. Nasi, comandante lo scacchiere est. Dato che le retrovie della regione fanno capo allo Scioa, territorio già compreso nella sua giurisdizione (2), il gen. Nasi poteva così meglio manovrare le sue forze militari e politiche e opporsi più utilmente all'attività del col. Sandford da poco penetrato nel Goggìam. Il Comando Superiore provvide altre~ì a rinforzare adeguatamente il settore Gondar- Mctemma inviandovi truppe tratte dalla riserva generale. Il comando Arnara rimase tuttora incaricato dei servizi logistici del Goggiarn. (1) Per la toponomastica v. schizzo n. 3· (2) V. schizzi n. 2 e n. 8.


-;]

Con tali provvedimenti, oltre a realizzare l'unità di comando nel Goggiam, si metteva il Comando scacchiere nord in condizioni più favorevoli per fronteggiare la situazione in Eritrea e nel settore di Metemma. L'attacco contro Gallabat non si verificò subito, tuttavia la situazione generale, nell'autunno 1940, continuò progressivamente a peggiorare a nostro sfavore. Gli Inglesi, dopo quasi quattro mesi di passività assoluta, cominciarono a dar segni di una attività aggressiva, evidente preludio di più vasti intendimenti offensivi. Sono di questo periodo : le incursioni a nord di Cassala, quelle ad occidente del lago Rodolfo e le più importanti azioni in forza su Gallabat e su El Uach.

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La difesa di Cassala affidata a 4 battaglioni coloniali e 2 batta· glioni cc. nn ., appariva notevolmente rinserrata; si ritenne perciò opportuno darle maggior respiro con piccole azioni locali. Il 31 ottobre, un battaglione (I) rinforzato da una batteria cammellata fu spinto sulle pendici nord di M. Sciusceib (pozzi di Tamiam) dominanti la pianura sudanese verso Aroma e le piste confluenti su Cassala. Nessuna reazione disturbò il movimento; l'avversario soltanto l'indomani effettuò alcuni sondaggi con mezzi meccanizzati seguiti, il 2, da tiri di aggiustamento di artiglieria; il 3, lanciò il primo attacco di una certa consistenza, fu respinto e si ritirò lasciando nelle nostre mani un carro armato ed una autoblindo; il giorno successivo, svolse solo azioni di logoramento con intervento di aerei e il 5, fu visto defluire con mezzi meccanizzati a tergo delle posizioni tenute dal battaglione. Lo stesso giorno (avuta notizia della presenza di forze indiane che provenienti da Aroma erano in marcia nella zona a nord di M. Tandellai) un gruppo bande della Polizia Africa Italiana (P.A.I.), rinforzato da I battaglione su due compagnie coloniali c da I sezione ;..rtiglieria da 65/ I7, riceveva dal comando della 4" divisione l'ordine di proteggere, movendo da Serobatib (località di confine ad una tappa dai pozzi), una carovana cammellata che, attraverso il passo tra M. Tandellai e lo Sciusceib, doveva rifornire il presidio di Tamiam. Il battaglione doveva sostare al .torrente Ghirghir; su di esso era previsto dovesse ripiegare il gruppo bande nel caso avesse trovato la stretta occupata dal nemico e non fosse riuscito a forzarla.


Il movimento delle bande della P. A. I. oltre il torrente Ghirghir ebbe inizio alle 23 circa e cioè oltre mezz'ora dopo il tramonto della luna, con notte fonda. Dopo circa un'ora di marcia, le due centurie si affacciarono alla stretta tra i roccioni del T andellai e dello Sciusceib. Furono accolte da un nutrito fuoco di fucileria e di mitragliatrici che impiegavano pallottole traccianti. Ne seguì un aspro combattimento svoltosi nel buio della notte: mentre le armi appostate sui declivi delle alture, battevano la piana sottostante, automezzi corazzati, sboccati dalle pendici orientali dello Sciusceib, si gettavano sulla carovana e sugli uomini di scorta mitragliandola e tagliandola in due: un troncone veniva gettato contro le pendici del M. Tandellai ove continuava a combattere fino all'indomani, ma era poi soverchiato; l'altro, ricacciato verso il Ghirghir, si univa alle compagnie in sosta lungo il corso del torrente e con esse ripieg~va su Serobatib. La scarsità di forze di quel presidio non consentì una reazione immediata. Dopo questi avvenimenti aumentò la pressione contro il presidio dello Sciusceib. La giornata del 9 fu caratterizzata da .tiri di interdizione sui pozzi, che erano situati al centro dello schieramento dei reparti, e da un minaccioso invito al distaccamento perchè cessasse dall'inutile resistenza. Ma i manifestini lanciati da un aereo non riuscirono a minare la coesione degli ascari che risposero col fuoco aJle intimidazioni. Perduta la speranza di un successo incruento, i Britannici attaccarono le posizioni tenute dal battaglione, il mattino dell' n. Per tutta la giornata misero a dura prova la saldezza dei difensori, ma all'imbrunire ripiegarono ovunque. Nella notte sul 12, reparti del presidio di Serobatib e della XLI e XLII brigata rinforzati da aliquote di artiglieria e carri armati, agli ordini del comandante la 4a divisione (gen. Baccari), mossero per rilevare il battaglione e la batteria da 65/17 ai pozzi di Tamiam. La colonna giunse a M. Sciusceib senza colpo ferire perchè il nemico sgombrò tempestivamente la zona (1). Il quasi contemporaneo attacco di Gallabat {6- 7 novembre) venne preceduto da un violento bombardamento aereo su Gallabat e Metemma effettuato a ondate successive, mentre l'artiglieria nemica (1) Le perdite nel combattimento del 5 e 6 novembre assommarono a circa e ad un'ottantina di prigionieri in gran parte feriti. Il presidio di Tamiam ebbe 19 coloniali uccisi; 2 ufficiali, 3 sottufficiali e 46 coloniali feriti, 17 dispersi. 150 caduti


79 sconvolgeva le posizioni tenute dai nostri (x). Alle 7,15, le fanterie (Sud:anesi, Indiani e Britannici) mossero :all'attacco precedute da carri armati. Il presidio di Gallabat (XXVII battaglione coloniale; 1 sez10ne da 70 j l 5), pur decimato e SCOSSO d :alla preparazione aero-terrestre del nemico, oppose strenua resistenza. L'azione dei fucili anticarro unita a quella delle mine predisposte intorno alle posizioni e sussidiata dall'asperità del terreno, riuscì ad immobilizzare quasi tutti i carri armati britannici; tuttavia l'avversario fini col prevalere nell'impari lotta ed i nostri dovettero abbandonare il villaggio. Mentre si svolgeva l'attacco su Gallabat sei apparecchi da caccia fatti inviare d:al Comando Amara, apparvero nel cielo della battaglia, piombarono arditamente sugli aerei avversari e ne abbatterono sette senza subire perdite. Un pilota inglese lancia tosi col paracadute venne fatto prigioniero. Il combattimento intanto continuava serrato tra Gallabat e Metemma; un battaglione di formazione (LXXVII su due compagnie e XXV su due compagnie) precedentemente spostato sulla destra dello schieramento veniva lanciato al contrattacco; nel sanguinoso assalto che ne seguì caddero tutti gli ufficiali dei reparti ài primo scaglione, ma la fanteria nemica, sorpresa, fu costretta a retrocedere. I1 sacrificio del LXXVII battaglione e l'azione di una grossa formazione di S. 79 che, giunta in quel momento da Addis Abeba, rovesciava sulle truppe e sulle ar.tiglierie avversarie numerose bombe e spezzoni, imposero ai Britannici un tempo di arresto. Ne approfittò il comando del settore per imbastire una sistemazione difensiva sulle <<alture di Re Giovanni l> che valse a sottrarre i nostri all'azione dei carri armati e assicurò, fra l'altro, il possesso delle acque del Rio Cengià sulla pista Metemma- Gondar. Per tutta la giornata l'artiglieria e l'aviazione avversaria si accanirono in una metodica distru( r) Presidiavano la zona Gallabat- Metemma (ten. col. Castagnola): 2 compagnie mtr. e I plotone fucili anticarro della divisione '<Granatieri di Savoia»; nuclei carabinieri e della guardia di finanza; 3 battaglioni coloniali della IV brigata (XXV, XXVII e LXXVII); 2 compagnie mtr. coloniali x• gruppo bande di confine; I compagnia coloniale mortai da 8r; x sezione art. da &;/17; 1 sezione an. da 7•lf!5; una banda irregolare. Le forze britanniche che sferrarono l'attacco (agli ordini del gen. br. X. Slim) erano costituite dalla X brigata mista indiana (due battaglioni indiani e il battaglione inglese Essex) rinforzata da reparti sudanesi ed etiopici; da 1 reggimento art. da campagna (circa 24 pezzi di vario calibro); da 2 mezze compagnie carri armati medi e leggeri (12 macchine); da circa 30 aerei da bombardamento e da caccia.


8o zione di tutte le opere, fortini, comandi, magazzini, abitati . Nel tardo pomeriggio, la nostra aviazione, partita dai campi di Gondar e Bahar e rinforzata da squadriglie di bombardieri e caccia inviate dal Comando Superiore delle FF. AA. dell'A. O. I. impose un rallentamento alla pressione avversaria. I nostri apparecchi svolsero intensa violenta azione sulle posizioni di Gallabat e di Otrup e rientrarono i11columi alle basi meno due: uno, colpito, dovette essere abbandonato dall'equipaggio che si salvò col paracadute, un altro fu costretto ad un atterraggio di fortuna nelle nostre linee. Un battaglione cc. nn. e reparti coloniali, dislocati fra Blagir e il Gandua (su circa roo km.) per dare sicurezza alle autocolonne di rifornimento dirette a Metemma, nella giornata del 7, mossero per via ordinaria e sfruttando automezzi in transito, raggiunsero tale località (I). Ma il nemico, nel pomeriggio del 7· iniziava il ripiegamento dei materiali già accumulati nel fo rtino di Gallabat lasciando in posto soltanto truppe di copertura. Da parte nostra la rioccupàzione del territorio di Gallabat, iniziata nel pomeriggio dell'8, veniva ultimata a tarda sera del giorno stesso (2). Su questo settore però la lotta continuò assai attiva a causa dello stretto contatto tattico tra le unità contrapposte. I Britannici riconosceranno di « non aver raggiunto il principale obiettivo e cioè la distruzione di Metemma e con essa la possibilità di un aiuto efficace ai patrioti abissini attraverso le carovaniere controllate da quel centro >> (3).

In corrispondenza dello scacchiere sud, nella terza decade di novembre, una colonna nemica in movimento verso Todignac (sul lago Rodolfo) veniva sorpresa e costretta a ripiegare rapidamente col concorso di armati della fedele popolazione Gheleba.

Nel settore Giuba il 15 dicembre, si pronunciò un'azione in forze contro il nostro posto avanzato di El Uach. Una colonna motorizzata della forza di due brigate (I brigata S. A. e XXIV brigata (t) DCCXXXI battaglione cc. nn.; comando IV brigata (col. Polverini) coi battaglioni XIV e XXIX; 1 sezione da 6s/I7 e I sezione mortai da Sx. (2) Nostre perdite dal 6 all'S novembre: ufficiali: 5 morti, 5 feriti, I disperso; nazionali: 8 morti, 10 feriti, 1 disperso; coloniali 174 morti, 224 feriti. (3) Dal The Abyssinian campaigns.


8r Costa d'Oro) con concorso di autoblindo cd aerei costringeva il nostro presidio a ripiegare attraverso la boscaglia su Lug Ferrandi (r). Le forze nemiche non si spingevano oltre la tagliata di confine, ma l'azione coordinata di carri armati, truppe motorizzate e aerei segnò la perfetta messa a punto dell'apparato bellico nemtco. RIPERCUSSIONI SUL FRONTE INTERNO.

In dicembre, la situazione generale in A. O . I. era dunque caratterizzata dalla progressiva, lenta diminuzione del nos~o potenziale bellico per il graduale consumo delle risorse, per il logorìo .delle truppe colorùali, per il diffuso malessere tra le popolaziorù e dal rapido aumento delle forze nemiche (soprattutto in me7.Zi tecnici moderni) e del loro morale per effetto anche dei successi conseguiti su altri fronti. Il passaggio dei Britannici dall 'atteggiamento difensivo a quello offensivo assicurava ad essi il vantaggio dell'iniziativa delle operazioni in un momento che, a nostro maggior danno, coincideva con la fine del periodo delle piogge che ridava libertà di movimento alle formaziorù ribelli ed ai loro emissari.

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Sul firùr del 1940, gl'intensificati collegamenti interrù fra le formaziorù ribelli, la diffusione di messaggi negussiti originali o apocrifi, e di lettere di fuorusciti o di ribelli creano una vera e propria rete di propaganda e di intrigo; messaggi e lettere pervengono anche ai capi a noi fedeli e talvolta ai militari coloniali, scuotendone la fiducia e seminando tra di essi l'indecisione. Questa forma di propaganda, non più generica ma specifica, che specula su ogni conoscenza e relazione individuale, larga di promesse concrete, che sfrutta ogni episodio passato, diviene sempre più pericolosa sia per gli effetti che ha sui nostri capi, sia perchè tende a rianimare e a riunire le disperse forze dissidenti . Emissari di numerose formazioni ribelli, grandi e piccole, percorrono il territorio, allacciano relazioni e mantengono contatti. Le lettere intercettate e consegnate ai comandi sono molte; ma, in complesso, la rete ordita a nostro danno è di difficile controllo, e (1) Il presidio era mmposto da 1111 gruppo dubat di recente formazione (CIII), dal CXCI battaglione coloniale, da una banda confinaria, da una batteria cammellata c da 2 batterie J:t 70/ rs. 6


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soltanto operazioni a mano armata che riuscissero a sconvolgere il campo avversario potrebbero spezzarla. La stasi militare ha ripercussioni tanto più avvertite in quanto fa seguito ad azioni il cui rapido e fortunato svolgimento ha notevolmente influito sugli indigeni a noi indifferenti o ostiE. Il crollo francese, sebbene attenuato nelle sue ripercussioni dalla mancata occupazione di Gibuti, le operazioni di Cassala, di Gallabat, di Kurmuk, di Moyale, e l'occupazione .del Somalilanc;l, hanno fortemente impressionato le popolazioni, e, soprattutto, quelle dello Scioa e del Hararino. La inattività successiva, il prolungarsi della guerra, il disagio provocato dalle sempre crescenti restrizioni, hanno preparato un .terreno favorevole alla propaganda nemica. L'aiuto inglese non è ora più limitato a promesse che si ripetono da anni; se lascia ancora dei dubbi nel Beghemeder, nel Uollo, nello Scioa, ed in alcune parti dello stesso Goggiam, si è ormai trasformato in una realtà nell'Ermacciò e nell'Agaumeder, nelle regioni cioè a nord e a sud della strada che da Metemma porta a Gondar, nelle quali la ribellione è compatta e prende un aspetto decisamente politico e nazionalistico. L 'aiuto non si limita più ai soli bandi negussiti, che pur hanno creato irrequietezza e destato nostalgici sentimenti appena sopiti, ma si concreta in denaro, radio, armi, munizioni; è rappresentato dall'intervento diretto di emissari inglesi e di nati~i .e persino dall'atterraggio, nel cuore del Goggiam, di aeroplani nemici. Ciò che maggiormente influisce su questa nuova fase della situazione politica interna, è soprattutto la rarefazione dei nostri mezzi di trasporto. Tale rarefazione, oltre a paralizzare ben spesso la immediatezza della nos.tra azione politica e della reazione militare, incide sui prezzi e non consente adeguati rifornimenti alle zone politicamente più sensibili, anche se altrove vi è esuberanza di prodotti. I cereali, eccedenti ai bisogni locali e di prezzo 1rnsorio nel Uollo, hanno raggiunto in Eritrea prezzi talmente proibitivi, da creare una vera c propria crisi d'ordine politico, oltre che economico. Il sale nei territori dello Scioa e del Goggiam ha raggiunto prezzi mai conosciuti, neanche nel cessato regime negussita; essi toccano in cer.te località le 1.200- 1.400 lire al quintale. Nè alla insufficienza dei trasporti può supplire il traffico carovaniero che pur rispondeva un tempo alle modeste esigenze dell'economia etiopica, e che a causa della guerra, delle requisizioni e delle


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strade, è stato fortemente intaccato o è, in certe zone, addirittura scomparso. La mancanza dei tessuti (conseguenza della chiusura dei traffici) e quella del sale (conseguenza della rarefazione dei mezzi di trasporto), l'inevitabile tendenza di ogni popolo primitivo, a tesaurizzare in guerra la moneta metallica, hanno decisamente influito sul corso del tallero. Al cessato equilibrio fra tallero, sale e tessuti, si aggiungono, a determinare il rialzo del tallero, il rincaro e la mancanza di tutti gli altri prodotti italiani, commerciabili in lire, cosl che viene ridotto di fatto, ed in modo molto sensibile, l'effettivo potere d'acquisto della valuta italiana. E poichè l'economia indigena ha come mezzo principale di scambio il tallero, l'aumento del suo prezzo da L. 12 in media a L. 35 circa, senza accenno a stabilizzarsi, incide in modo grave e preoccupante specie su quell'enorme massa di nativi, circa soo.ooo, che percepiscono paghe in lire e rappresentano l'ossatura militare e politica dell'A. O. I.: il loro sfaldamento potrebbe significare lo sfaldamento totale di tutta l'organizzazione del territorio (1). Questo complesso di cause, non ha ancora provocato in dicembre, situazioni nette, nè fatti nuovi di grande rilievo, ma ha rivelato sintomi che denotano un aggravarsi giornaliero della situazione interna e ne preannunciano nettamente qual cosa di più dì un peggioramento. Sono sintomi del momento: il polarizzarsi di armati intorno agli esponenti della ribellione che hanno intensificato incitamenti, promesse e arruolamenti e le cui forze sono dovunque. segnalate in aumento; la decisa recrudescenza delle diserzioni, più che triplicatesi nel mese di novembre e in costante aumento; la irrequietezza generale e l'aggressività avversaria che si manifesta con azioni armate, (1) Nel progressivo scadere del potere di acquisto della moneta italiana e di quella etiopica si possono distinguere le seguenti fasi: 1• fase: la lira carta circola nel rapporto di 12 lire per un tallero; 2"' fase: la lira carta non è più accettata dagli indigeni che si liberano anzi di quella in loro possesso cedendola al cambio di 10 lire carta per 6 lire nikel; - 3a fase: la moneta italiana non ha più capacità di acquisto; si è costretti a mettere sul mercato le ri~erve in talleri; - 4• fase: i talleri perdono potere di acquisto, gli operai sono pagati in parte con sale; - 5• fase: vengono rifiutati anche i talleri argento, tutto si riduce allo scambio di merci.


con minacce alle famiglie dei nostri militari e nei tentativi di isolamento dei nostri mercati, soprattutto nell'Amara. Le compagini ribelli sono in attesa degli avvenimenti che sentono prossimi, attesa particolarmente irrequieta là dove è più intensa l'azione del nemico e più vicina la guerra. Per il momento si è lontani ancora da un fronte ~nico della ribellione; dissensi profondi corrodono le formazioni ribelli nel Beghemeder, nelle regioni a nord e ad ovest di Gondar; manca l'animatore della ribellione nello Scioa. Ma il Comando Superiore non può non tenere presente che questo fronte può costituirsi in qualsiasi momento sotto la pressione straniera; che le formazioni ribelli tentennanti e in relazioni con noi, possono, da un momento all'altro, riprendere la loro aggressività; che possono ricostituirsi quelle formazioni che la combinata azione politica e militare aveva spezzate e disgiunte; che, infine, la fedeltà di molti, di moltissimi capi è in relazione diretta con la nostra forza.


PARTE TERZA

L' O F F E N SI V A BR I T A N N I C A (GENNAIO - NOVEMBRE rq ,p )


PROVVEDIMENTI, DIRETIIVE E SCHIERAMENTO DELLE FORZE CONTRAPPOSTE NELL' IMMINENZA DELL'OFFENSIVA BRITANNICA ( 24 dicembre 1940- 16 gennaio 1941) La possibilità di un'offensiva nemica di vasta portata contro l'A. O. I., manifesta nella prima decade di novembre, si trasformava in quasi certezza verso la fine del mese. Preparativi affrettati erano evidenti e notizie varie, se pur non controllabili, indicavano la prima decade di dicembre come data probabile d'inizio dell'attacco. Senonchè, all'improvviso, l'atteggiamento nemico subì un deciso cambiamento: la pressione già in progressivo aumento diminuì di intensità; i quotidiani bombardamenti di Gallabat, divennero meno rabbiosi; l'afflusso delle riserve verso l'Atbara rallentò. Nell'azione aerea le singole spedizioni furono affidate a pochi apparecchi. Il Comando Superiore delle FF. AA. dell'A. O. l. ne dedusse che i Britannici intendevano ricacciare la minaccia delle nostre truppe in Africa Settentrionale prima di attaccarci nell'Africa Orientale e scrisse in un rapporto al Capo dd Governo in data 16 dicembre: t< T<>lto ogni carattere di minacciosità alle nostre truppe del Nord Africa avrebbero fatto convergere sul nostro fronte tutta la loro aviazione e probabilmente buona par.te delle loro unità motorizzate per un colpo a fondo contro di noi che, riuscendo, segnerebbe il principio della fine dell'Impero,, Mussolini rispose nei seguenti termini: « Vice-Re Aba - Ricevo vostra in data 16 dicembre alt Concordo con quanto esponete alt Data e soprattutto ampiezza azione nemica sarà determinata da quanto succederà nel prossimo tempo negli scacchieri del Mediterraneo libico e greco che impegnano imponenti forze nemiche alt Dislocamento in atto di ingenti forze aeree tedesche nel Mediterraneo non permetterà almeno per qualche tempo rapida manovra verso Etiopia forze aeree inglesi al t Nel frattempo faremo quanto possibile per rafforzare aviazione A. O. alt Sono assolutamente sicuro che Voi e tutti, sul Vostro esempio, terrete sino all'ultimo alt Est necessario fare quanto è possibile dal lato morale e materiale per


88 assicurarci lealtà truppe indigene e soprattutto per evitare la sorpresa ». Di fronte al delinearsi della suddetta eventualità il Comando Superiore aveva rinforzato lo scacchiere nord : - nel settore eritreo, con 4 brigate della sua riserva (II, XI. XVI, XLI), I battaglione tolto da Assab, I gruppo da 105 e tutti i fucili anticarro di preda bellica disponibili; - nel settore di Gallabat, con la VI e la LXI brigata, col gruppo bande Uollo Ambassel ed altri elementi minori (1 gruppo da 100, I batteria da 20, r plotone anticarro, r compagnia mitraglieri, 1 compagnia mortai da 81 ). Erano restati a disposizione del Comando Superiore: - nell'Hararino: 2 brigate ritenute indispensabili per rinforzare eventualmente il settore Giuba, per difendere il Somaliland ed e\'entualmente la Costa Francese dei Somali (1); - ad Addis Abeba: 4 battaglioni della divisione « Cacciatori d'Africa » per la difesa del presidio e delle immediate vicinanze, c la divisione « Granatieri di Savoia » (9 battaglioni di cui 3 cc. nn.) per contribuire, col concorso di altri 7 battaglioni cc. nn. a tenere a freno lo Scioa, c per l'ultima difesa della Capitale.

Le direttive per fronteggiare la situazione furono ispirate al seguente concetto: « Poichè salvare tutto l'Impero è impossibile, salviamo almeno le parti fondamentali di esso». Esse vennero diramate il 24 dicembre esclusivamente ai comandanti di scacchiere, dell'Aeronautica e della Marina e furono , il 30 dello stesso mese, notificate al Comando Supremo. Si riportano per esteso:

<< Scacchiere nemico. << Notizie accertate dànno contro

di noi una forza valutabile dai

210 ai 230 mila uomini così ripartiti:

- da Mombasa al lago Rodolfo, circa 100.000 uomini in condizioni di attaccare tanto lo scacchiere Giuba quanto quello sud; - dal lago Rodolfo al Nilo, numero imprecisato (forse s.ooo) di elementi irregolari e di fuorusciti inquadrati da Inglesi; - dal Nilo a Porto Sudan, una massa di forza imprecisabile perchè in continuo aumento valutabile dai 100 ai IIO.ooo uomini; - ad A der, una massa dai 10 ai 20.000 uomini in attesa, (1) Col 1" gennaio il « settore Giuba » cambia la propria denominazione in cc scacchiére Giuba n.


molto probabilmente, di tentare uno sbarco nel Somaliland oppure a Gibuti o in entrambe le regioni.

« Probabili intenzioni avversarie (1). u Dobbiamo pertanto aspettarci in un tempo più o meno rmminente: << 1 " - Un attacco a fondo

dal Nilo a Porto Sudan: « Sulle sue modalità esecutive si possono fare queste due ipotesi: a) attacco a fondo sulla direttrice di Gallabat- Gondar (primo obiettivo Gondar) sussidiato da due azioni concomitanti su Gubba- Uomberà a destra, e su O m Ager a sinistra; questo attacco sarebbe preceduto od accompagnato da un'azione dimostrativa sul fronte Om Ager (escluso)- M. Maman (compreso); b) attacco a fondo contro l 'Eritrea sul fronte Tessenei- M. Maman con primo obiettivo Agordat; questo attacco sarebbe sussidiato da quello su Gallabat in direzione Gondar e più tardi potrebbe essere rinforzato da un attacco su Karora - Cheren. « Allo stato attuale delle cose, la prima ipotesi appare più probabile della seconda. « 2 ° - Attacco a fondo contro il fronte sud:

«E' probabile che esso preceda nel tempo l'azione precedente ma non si può neanche escludere che esso si svolga dopo la riuscita vittoriosa di essa. « Dallo schieramento nel Kenia non si possono desumere le linee generali del piano avversario. « Come semplice induzione si può credere: a) un'azione sussidiaria El Uach- Bardera e forse Lugh Ferrandi per creare un fianco difensivo e per interrompere la strada Mogadiscio - Neghelli; b) in seguito attacco da sud e da ovest su Chisimaio per eliminare la possibilità di una nostra azione controffensiva sul loro fianco destro nel caso di attacco della fronte Mandera -lago Rodolfo. « 3o - Sbarco Somaliland -Gibuti, nel caso di sviluppo vitto-

rioso dei due attacchi precedenti, con obiettivo Harar. «Non è neanche da escludere un'azione in Migiurtinia a scopo impegnàtivo. (1) Per la toponomastica v. schizzi nn. 1 , 7 e 9·


« Nostre possibilità.

« Il rapporto numerico assoluto fra le nostre forze c quelle avversarie dà a noi una certa superiorità numerica; ma bisogna tenere conto: a) che una aliquota sensibile delle nostre forze è impegnata per tenere a freno la rivolta interna; b) che il nemico avendo l'iniziativa può fare massa dove vuole, e pur essendo complessivamente più debole può, nel punto voluto, raggiungere una schiacciante superiorità; c) che il nemico ci soverchia per carri armati, autoblindo, artiglieria autoportata, per autocarri, per armi antiaeree e per aviazione; cioè proprio là dove noi siamo deboli per mancanza quasi assoluta di armi anticarro e antiaeree, per grande deficienza di carburante e gomme, per inferiorità quantitativa e qualitativa di apparecchi. « Noi possiamo contare sulle migliori capacità combattive delle nostre truppe e sul più alto valore della nostra aviazione; d) che la quasi totalità delle nostre forze è costituita da truppe indigene ottime per l'attacco, meno buone per la difesa, irruenti, non tenaci, facili allo sgomento se le cose si mettono male. Molte di esse sono costituite da elementi di fedeltà tutt'altro che provata, pronti ad abbandonarci, se non a rivoltarsi, quando vedono che la vittoria è degli Inglesi. (( Provvedimenti presi. « Convinto che il primo urto sarà al nord del Nilo e che se riuscissimo a rintuzzarlo, anche sugli altri fronti l'offensiva sosterebbe dandoci qualche mese di respiro e forse consentendoci di arrivare alla stagione delle piogge, ho concentrato nel settore nord tutte le forze che avevo a mia disposizione e credo che vi potranno resistere. Il gen. Frusci sa che buona parte delle sorti dell'Impero è nelle sue mani. Egli ha fiducia ; se terrà duro anche gli altri scacchieri potranno resistere; se egli sarà travolto tutto crollerà.

(( Direttive per l'avvenire. « Bisogna avere fiducia e sperare bene, ma è anche doveroso prospettarsi le ipotesi peggiori; se non si avvereranno tanto meglio, se si realizzeranno saremo preparati ad affrontarle. « Se noi fossimo sfondati dall'attacco nemico avremo contro non solo le popolazioni ribelli, ma anche quelle oggi incerte che si butteranno sulle nostre retrovie rendendole impercorribili; molte delle nostre truppe indigene si sbanderanno durante la lunga ritirata. Non solo, ma perderemmo progressivamente tutto l'Impero


ScHizzo N. 7.

DIRETTIVE DEL COMANDO SUPERIORE FF.AA. DELL' A.O.I. IN OAT A 24 DICEMBRE 1940

PER LA COSTITUZIONE DI RIDOTTI NEl VARI SCACCHIERI

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60oKm . ......


per ridurci ad un unico ridotto centrale nel quale dovremmo concentrare tutta la popolazione bianca che non. potremmo alimentare. <<E' pertanto assurdo pensare ad un fronte unico semicircolare progressivamente restringentesi sulla capitale. « Per evitare i mali di cui sopra è necessario formare in ciascuna delle più importanti regioni dell'Impero un ridotto nel quale ogni scacchiere dovrà resistere ad oLtranza con i propri mezzi. « Si allega un lucido - da sovrapporre alla carta al I :I .ooo.ooo dal quale appare a puro titolo orientativo l'andamento generale che potrebbero avere i ridotti di ogni regione: Eritrea, Amara, Goggiam, Dessiè, Scioa, Galla e Si dama, Mogadiscio, Harar (v. schizzo 1z. 7). « l comandanti in indirizzo mi diranno entro il Io gennaio p. v. il loro parere in materia con l'indicazione delle linee esterne e dei capisaldi dei ridotti e l'andamento della cintura del nucleo centrale. « E' sottinteso che a questi ridotti bisogna venire solo quando ogni difesa più ampia e più continua fosse materialmente impossibile. « In caso di attacco nemico le truppe di ciascuno scacchiere dovranno impegnarsi a fondo per respingerlo non irrigidendosi nella difesa passiva di posizioni che potrebbero sempre essere accerchiate o sfondate, ma tenendo testa con poche forze per poi contrattaccare accanitamente sui fianchi. Ciò non è difficile perchè risponde allo spirito delle nostre truppe, perchè le strade utili sono poche e ben determinate, perchè al nemico sono indispensabili molti automezzi, e distruggerli vuol dire fermarlo. « Il largo uso di interruzioni stradali e l'impiego su vasta scala dei pezzi da 65 in funzione anticarro saranno parte eminente della nostra tattiéa. « Mentre, verificandosi l'ipotesi che si considera, le .truppe di terra saranno costrette a frazionarsi nei singoli ridotti e svolgervi azione isolata, l'aviazione continuerà ad avere un impiego accentrato in base agli ordini che ·darò ali 'Eccellenza Pinna di volta in volta. Decentrati invece resteranno i mezzi sia per avere un maggiore contatto con i comandanti di scacchiere che continueranno ad impiegare la rispettiva aviazione con le norme attuali sia per non dover agglomerare i mezzi su pochi campi. Ciò non toglie che di volta in volta si possa far massa a favore ·di quello o quell'altro scacchiere. «Alla Marina oltre al compito attuale - molestare il traffico nel Mar Rosso - competerà la difesa di Massaua. « Ove per assoluta prevalenza numerica dell'avversario non si potesse fermarlo al confine e se anche i successivi contrattacchi du-


93 rante la sua avanzata non riuscissero, ciascun comandante di scacchiere provvederà a raccogliere tutte le forze utili nei ridotti di cui al numero VI, ed in essi e per essi resisterà ad oltranza anche se completamente circondato ed isolato. « In questi ridotti si raccoglieranno tutte le truppe regolari; le bande di sicura fedeltà resteranno fuori per agire sulle retrovie nemiche e per organizzare ed appoggiare l'azione analoga delle popolazioni restateci fedeli. « Tutta la popolazione nazionale dovrà essere raccolta nei ridotti. « I comandanti di scacchiere provvedano fin d'ora e con le dovute cautele, per non destare un panico prematuro, a raccogliere nell'àmbito del rispettivo ridotto tutte le risorse per vivere e combattere. <<Per conto suo questo Comando provvede ad organizzare un ridotto centrale costituito da: - una serie di capisaldi avanzati all'incirca nelle regioni di Dessiè- Debra Berhan - Ficcé- Ambò- Uolisò- Moggio; - una serie di capisaldi arretrati nelle regioni di SendefàSulultà- Olettà- Sabatà- Acachi- Ciaffendenza; - un ultimo ridotto costituito dall'attuale cinta di sicurezza di Addis Abeba. « Nel dettare queste direttive ho voluto di partito preso considerare l'ipntesi per noi più sfavorevole, ma ciò non significa affatto che io la consideri fra le più probabili; semplicemente essa non ? impossibile. Ma quand'anche avesse una sola probabilità su mille di verificarsi dobbiamo considerarla e predisporre tutto quanto è predisponibile perchè, se per sciagura dovesse verificarsi, animi e mezzi siano pronti a fronteggiarla. « Queste direttive si rivolgono esclusivamente ai comandanti in indirizzo. « Proibito darne comunicazione anche solo parziale a qualsiasi ufficiale od ente dipendente. cc Esse servono esclusivamente per loro orientamento, perchè studino fin d'ora le decisioni che dovranno prendere, perchè possano attuare i provvedimenti esecutivi possibili senza gettare nelle truppe e nelle popolazioni il panico e senza che esse indeboliscano la resistenza che dobbiamo opporre al nemico sul con {i11e lottandovi con tutta l'energia e con tutta la fede. - Il Vicerè d'Etiopia Governatore Generale dell'A. O. I. Comandante Superiore delle Forze Armate Amedeo di Savoia ».


94 Il successo delle truppe britanniche a Sidi el Barrani e Bardia

(9 dicembre 1940-5 gennaio 1941), allontanando la minaccia italiana dal canale di Suez, indusse, infatti, il geo. Wavell, comandante le truppe del Medio Oriente, ad attuare operazioni in grande stile in Abissinia onde assicurarsi il dominio del Mar Rosso. A tale scopo il generale britannico (che in Africa Settentrionale raggiungerà, con parte delle forze già dislocate in quello scacchiere, i margini dei deserto Sirtico) ideò un movimento convergente verso il centro dell'altopiano etiopico operando a nord dal Sudan (generale Platt) e a sud dal Kenia (geo. Cunningham). Alla concezione del piano fecero tempestivo seguito i necessari movimenti di truppe: - dall'Egitto affluì nel Sudan, via mare (7 gennaio) e via Nilo, la 4a divisione indiana, oltre a un complesso di carri armati da crociera, compagnie varie di trasporti meccanizzati, aliquote di rinforzo di artiglierie di medio calibro e grandi quantità di rifornimenti. La divisione si dislocò nella boscaglia del delta del Gash a nord di Cassala, ove già si trovava una speciale unità celere motorizzata di formazione denominata « Gazelle Force >> (1). La 5• divisione indiana, già in posto, si concentrò con le brigate X e XXIX ad occidente di T essenei, lasciando la IX a fronteggiare .temporaneamente Gallabat; - dall'Africa meridionale affluirono nel Kenia la Ila e 12.. divisione, le brigate I, II e V e considerevole quantità di materiali. Il gen. Wavell nella sua relazione del luglio 1945 sulle operazioni in A. O. dichiarerà che il gen. Platt e il gen. Cunningham agirono in base a sue direttive generiche, che il movimento a :tenaglia su larga scala, attraverso l'Eritrea e la Somalia, convergente su Amba Alagi-, combinato con l'attacco diretto delle forze dei « patrioti >> attraverso l'Abissinia occidentale non era stato previsto nel piano originario, ma si delineò gradualmente in base allo sviluppo degli avvenimenti. « Fu in effetti una improvvisazione secondo la concezione britannica della guerra - egli dice ____, piuttosto che un lavoro in serie secondo la concezione germanica». In risposta alle direttive del Comando Superiore del 24 dicembre il comando scacchiere nord, 1'8 gennaio, comunicava (allegato n. 4): (r) Cosùtuita da 6 compagnie mtr. del Sudan (3 delle quali assegnate alla X brigata indiana), da cavalleria motorizzata e da una aliquota di arùglieria mobile.


95 « Le direttive in esso tracciate per la difesa dell'Impero trovano la mia comple.ta adesione, non solo, ma corrispondono a provvedimenti da tempo in corso di attuazione nel mio scacchiere. « li progressivo addensarsi di forze nemiche ha determinato un mutamento nel concetto iniziale della battaglia sulla fascia di frontiera; esso venne sostituito da quello di sottrarre la massa dei reparti, scarsi - per non dire privi - di mezzi meccanizzati, alle conseguenze di un potente urto iniziale. cc Da ciò un graduale ed oculato alleggerimento di forze e di mezzi sulla linea marginale di frontiera e conseguente rafforzamento dei nuclei di manovra retrostanti. cc Tale alleggerimento è già in corso (Cassala- Serobatib- Adardè) ed, a seconda delle circostanze, sarà continuato, se necessario. cc Il problema della difesa arretrata, già preso in esame nel mese di novembre e successivamente sviluppato e perfezionato, venne reso noto nelle linee generali a codesto Comando con i fogli or6o84 del 27 novembre e 01~21 del 3 dicembre. «Eritrea. - L'ala destra, sbarrando gli accessi dalla costa all'altopiano, si appoggia al mare sul .torrente che sfocia a Marsa Cuba. L 'ala sinistra deve invece appoggiarsi a Biacundi, sul Setit, almeno fino a quando non saranno decise le sorti dei presid~ dell'Uolcait. In seguito, se le minacce da oltre Setit fossero incalzanti, la linea esterna del ridotto, dal M. Doborò sul Gasc, dovrebbe ritrarsi a sinistra fino al ponte di Mai Tinchet sul T acazzè o ve esiste un ridotto già presidiato ... >> . cc Amara. I lavori per la sistemazione difensiva del ridotto sono in corso. L'Amara beneficia di un'organizzazione difensiva preesistente, per il nucleo centrale Azozò- Gondar, che viene ora riveduta e migliorata nel dettaglio>>.

Appositi lucidi indicavano: la linea esterna e i capisaldi del ridotto Eritreo e del ridotto Amara ; la cintura del nucleo centrale intorno all'Asmara; il fronte a terra esterno della piazza marittima di Massaua ; la dislocazione delle artiglierie assegnate come prima imbastitura della difesa; le interruzioni stradali e gli sbarramenti (r). Nel foglio del 27 novembre sopra citato del comandante scacchiere nord era detto : (r) L'Ufficio Storico dello S. M. E. non è in possesso dei lucidi cui fa riferimento il foglio de!l'8 gennaio 1941.


«Dato il costante incremento delle forze avversarie e la manifesta minaccia offensiva, avevo impostato fin dall'8 corrente, con direttive segrete ai generali comandanti delle truppe dell'Eritrea e dell'Amara, a titolo precauzionale, il problema dell'intelaiatura di una difesa arretrata: _- nell'Eritrea la linea dei vecchi forti di Cub Cub, Cheren, Agordat, Barentù, con appoggio sul Setit a Biacundi, da considerarsi come perni di manovra per la difesa ad oltranza; - neli'Amara la piazza di Go n dar con sbarramento delle comunicazioni sul margine dell'altopiano a Debarek, colle Chech, Celgà, con appoggio allago. « Tale studio è in corso di sviluppo, non soltanto come orientamento mentale dei più elevati gradi ma anche nelle predisposizioni pratiche>>. ll 3 dicembre il comando scacchiere nord era tornato sull'argomento col foglio n. or6g21 diretto ai comandi dipendenti· e trasmesso per conoscenza al Comando Superiore. In esso era detto : « ... E' .tuttavia necessario pensare fin d'ora alla possibilità di dover addivenire ad una contrazione dello schieramento su posizioni arretrate, difensivamente più idonee per fattori geografico- militari o meglio rispondenti alla quantità delle nostre forze. « L'ordine per la contrazione dello schieramento deve partire solo da me. << Tale problema implica lo studio : - della scelta di posizioni arretrate di difesa; - della preventiva imbastitura della stessa, mediante perni di manovra solidamente guarniti di artiglieria da posizione e che servano di base per la difesa manovrata; - delle direzioni di ripiegamento e deflusso dei reparti; - delle linee successive di attestamento, rispondenti sempre a possibilità di manovra ». Seguivano direttive particolareggiate sui singoli punti. Il IO gennaio, ebbe luogo in Addis Abeba una riunione presieduta dal Vicerè nella quale fu esaminata l'opportunità di una eventuale contrazione dello schieramento sul fronte occidentale eritreo per dare maggiore consistenza alle nostre truppe in vista dell'imminente offensiva nemica. Ad essa parteciparono il gen. Trezzani, il Vicegovernatore Generale dott. Daodiace, l'Alto Commissario senatore Gasparini; il generale Pinna, il capo ufficio operazioni delle


97

,.

FF.AA. col. Montezemolo ed il capo di S. M. del comando scacchiere nord, col. Pizzorno. Questi, in rappresentanza del comandante che aveva già sollevata la questione col foglio in data 3, esprimeva il parere che una battaglia nel bassopiano contro forze provviste di mezzi meccanizzati in larga misura, anche se tatticamente vittoriosa avrebbe messo le nostre truppe in gravi condizioni e nell'impossibilità di fronteggiare ulteriori tentativi d'invasione per l'usura del combattimento, che sarebbe stata gravissima, e per la sicura perdita di unità isolate esposte al pericolo di accerchiamento. Parere contrario al ripiegamento espressero le due autorità politiche e civili presenti alla riunione (il Vicegovernatore Daodiace e l'Alto Commissario senatore Gasparini) in vista delle ripercussioni che esso avrebbe avuto sul morale delle popolazioni. Il Comando Superiore FF.AA. dell'A.O.I. deliberò di sottoporre la questione alla decisione di Roma e con l'occasione clùese anche il benestare per l'arretramento delle truppe dislocate nel settore Gallabat- Metemma, già progettato anche per sottrarle all'azione della malaria. « Da Gallabat a M. Maman ho a stretto contatto circa 6o.ooo Inglesi divisi in due masse. Massa sud 20.000 gravitante su Gallabat; massa nord orientata su Agordat. A Gallabat potrei resistere ma malaria decima truppe perciò le ripiegherei gradatamente su Ammaoit fra Celgà e Metemma. Ripartizione massa nord fa chiaramente intuire intenzione nemico aggirare nostre ali puntando per Tessenei su Barentù et da Maman su Cherù per poi proseguire su Agordat. Terreno piatto, unito, che boscaglia copre senza ostacolare, facilita manovra del nemico prevalentemente motorizzato. Data ampiezza fronte ho fin qui tenuto mie forze divise in nuclei di qualche battaglione su principali linee irruzione ma esse erano facilmente avvolgibili con grave pericolo di essere battute isolatamente. Ho pertanto fatto ripiegare massima parte sulla fronte bivio est Tessenei-SabderatCherù, il che com porta in tempo più o meno vicino abbandono concessione Ttssenei. Su questa linea potrei accettare battaglia con non molta probabilità vittoria; se battuto, non escludo di dover ripiegare su Cheren, abbandonando parte occidentale Eritrea. Da punto di vista esclusivamente militare converrebbe considerare linea TesseneiSabderat- Cherù come posizione intermedia transito per ripiegare sulla linea Agordat- Barentù, ove terreno limitando azione automezzi ci darebbe maggiori probabilità di vittoria. Ma questa soluzione importa il gravissimo inconveniente dell'abbandono non solo di Cassala et Tessenei, ma intero territorio ad ovest della linea Agor7


da t- Barentù ed il ripiegamento da Om Hager con quasi sicuro isolamento settore Eritrea da quello Amara con gravissime ripercussioni interne e soprattutto sulla situazione internazionale. Queste sfuggono mio apprezzamento. Perciò prima di orientarmi su questa soluzione chiedo vostro consenso. -Amedeo di Savoia )) . Il capo di S. M. dello scacchiere nord, rientrando dalla riunione di Addis Abeba, recava al proprio comandante le direttive emanate dal Comando Superiore sull'arretramento dello schieramento in attesa della risposta del Comando Supremo (allegato n. 5). In particolare: il comando scacchiere nord, era lasciato libero di decidere lo sgombero di Gallabat e Metemma su Ammanit, era autorizzato a sgomberare Cassala di tutto lo sgomberabile !asciandovi però un presidio tale da impedire un colpo di mano prima dell'inizio dell'offensiva; era invitato: a lasciare in posto i battaglioni di Mesfìntò e Amba Zaul, ad imbastire la difesa di una posizione retrostante ad Om Ager .tenendo tuttavia dette località fìnchè non fosse deciso lo sgombero del l 'Uolcait, a raccogliere le altre forze in due masse : una a nord tra Sabderat e Cherù destinata a fermare un attacco proveniente da nord- ovest con obiettivo la strada Cassala- Agordat; l'altra, a sud (regione ad est di Tessenei), con compito di opporsi a un attacco nemico che proveniente <la Khashm el Girba puntasse in corrispondenza della Tessenei- Barentù. Rispondendo al promemoria, il generale Frusci informava, il 12, che le .direttive in esso contenute erano già in atto; esprimeva il parere di sottrarre, in un primo tempo, le truppe all'usura gravissima di una battaglia nel bassopiano in attesa di favorevoli circostanze, insisteva inoltre sulla necessità di affrontare e decidere il problema dell'Uolcait e chiedeva di essere autorizzato all'immediato sgombero dei due presidt più avanzati: Amba Zaul e Mesfintò (allegato n. 6). Lo stesso giorno sia le disposizioni già attuate, che quelle preannunciate venivano approvate da Roma col seguente telegramma: «Premesso che decisioni di carattere operativo devono partire da premesse et relative conseguenze di 'arattere strettam.ente militare - cioè dalle maggiori o minori probabilità di vittoria - vi prego di non preoccuparvi delle ripercussioni di carattere int,ernazionale che potrà avere abbandono località di confine da voi segnalate. Quanto alle ripercussioni di carattere interno, intendo sulle popolazioni locali, adottate i provvedimenti del caso la cui efficacia sarà in relazione all'andamento più o meno propizio delle operazioni militari. Venendo alla situazione approvo vostro progettato ripiegamento truppe su posizioni fra Celgà e Metemma. Essenziale est conservare


ScHIZZO N.

SCHIERAMENTO DELLE FORZE CONTRAPPOSTE AL 10·1-1941 NELL' IMMINENZA DELL'OFFENSIVA BRITANNICA

0 SANA

,. NOSTRE FORZE : 336.000(1) FORZ E AVVERSARIE : 25<4.000(2)

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le truppe per il combattimento non perderle per la malaria. Per quanto riguarda settore nord~ est approvo ripiegamento su linea Tessenei ~ Sabderat- Cherù anche se ciò importa abbandono Cassala~ Tessenei. Su questa linea impegnerete la battaglia più o meno a fondo a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di forze. Nella peg~ giore delle ipotesi battaglia ritardatrice, che dovrebbe permettervi di concentrare le forze sulla linea Agordat- Barentù dove resistenza dovrebbe farsi ad oltranza et dove, dato terreno e spazio, vi è possi~ bilità di manovra da parte nostra e difficoltà d'impiego di forze mec~ canizzate nemiche. Abbandonare terreni est semp~e doloroso, ma quando si preservano le forze vi è la probabilità di riconquistarli at~ traverso la vitt-oria; quando le forze sono menomate o sconfitte il riacquisto .dei territori diventa problematico. Non bisogna dimenti~ -care che il destino dell'Africa sarà deciso da quello che si farà in Europa e convincersi che l'Asse vincerà poichè non vi è altra alter~ nativa. Riassumendo trovo le vostre disposizioni attuate e quelle che mi preannunciate logiche, inspirate dal buon senso et adeguate alla situazione. Il compito che vi attende è arduo ma non superiore alle vostre qualìtà di capo e di combattente e soprattutto alla vostra volontà, alla capacità dei vostri collaboratori e al valore delle vostre .truppe. - Mussolini. Il 15 gennaio, nell'imminenza dell'offensiva avversaria, il Comandante Superiore delle FF. AA. dell'A. O. I. informava il c~ mandante dello scacchiere nord che ulteriori notizie sul nemico con~ fermavano le previsioni fatte sino allora: attacco in forze contro l'~ritrea con primo obiettivo Agordat; eventualmente, preceduto, accompagnato o segu1to da altro sulla direttrice Karora - N ada- Che~ ren; e aggiungeva che meno decisa sembrava invece la volontà di attacco per Galla bat su Go ndar; che fra queste due direzioni era rite~ nuto probabile un attacco intermedio su Om Ager, ma per il m~ mento esso appariva meno direttamente minaccioso. L'azione più importante si delineava nel settore di Agordat e lo schieramento avversario poteva far pensare ad un disegno operativo attuantesi attraverso l'azione di due tenaglie una interna all'altra. Quella interna, più potente, con le branche partenti a nord -dalla zona Serobatib- Goz Regeb - Eriba e a sud dalla zona Sarsareib ~ Khashm el Girba, e con probabile obiettivo la recisione delle strade Cassala~ Agordat (a sud di Uaccai) e Tessenei - Barentù. Quella esterna, meno forte, con branche partenti dalla regione Derudeh (a nord) e Showah (a sud) che agendo a più largo rag~


10 1

gia avrebbe potuto puntare direttamente sugli obiettivi Agordat e 'Harentù. Il terreno &a Sabderat e Cherù era favorevole all'impiego dei mezzi meccanizzati, sicchè il nostro schieramento Cassala- Tessenei mchiava di essere tagliato fuori senza possibilità di efficace reazione. Per parare a tale minaccia che se attuata avrebbe aperto al nemico la via Cheren- Asmara, il Comando Superiore ordinava l'arretramento dello schieramento sulla linea Cherù- Algheden - Aicotà, che per la sua natura a rilievi montuosi si prestava a una più facile difesa contro mezzi meccanizzati. Raggiunta questa linea, il Comando Superiore FF. AA. si riservava, in base aJla situazione del momento, di accettare battagl ia oppure di ripiegare ancora sulla linea Agordat - Barentù più forte della prima. In pari tempo detta Comando confermava l'autorizzazione per lo sgombero di Gallabat e Metemma, e l'occupazione delle posizioni di Ammanit. Restava invece in sospeso, per il momento, ogni decisione circa l'abbandono o meno di Om Ager e con esso dell'Uolcait, abbandono che, a parere del Comando Superiore, avrebbe consentito al nemico <li recidere la strada Tacazzè- Gondar isolando l'Eritrea dall'Amara (nll~gato 11. 7 ).

Il comandante lo scacchiere nord replicava, il 16, confermando la necessità dello sgombero deii'Uolcait e insistendo per l'immediato, ritiro dei presidf di Amba Zaul e Mesfintò ( all~gato n. 8 ). Il ripiegamento ebbe inizio nella notte. Lo schieramento delle forze contrapposte all'inizio dell'offensiva brit annica (e più esattamente alla data del 10 gennaio) risulta dallO>

schizzo n. 8. La situazione delle forze avversarie nei territori limitrofi del-· l'A. O. I. riportata nello schizzo è quella approssimativa che risultava al servizio informazioni del Comando Superiore. La dislocazione dei nostri reparti ed il raggruppamento delle forze britanniche operanti sui vari fronti verranno precisati trattando.. delle operazioni nei singoli scacchicri .


L'ATTACCO CONTRO L'ERITREA

l L TERRENO (l). Il bassopiano occidentale eritreo che le truppe britanniche risalirono da Cassala per Kerù su Agordat, da Tessenei per Aicotà su Barentù, si estende presso a poco dal meridiano di Biscia ai confini occidentali della colonia, elevato, movimentato da rilievi, e coperto ~pesso da folta vegetazione. Pianure estese si riscontrano soltanto in corrispondenza dei tre maggiori fiumi della regione: il Barca, il Gasc, ed il Setit; hanno fondo argilloso o sabbioso e, spesso, in vicinanza dei fiumi, dunoso; quelle del Setit e del Gasc pendono leggermente verso occidente e, nella striscia che si estende fra Tessenei ed Om Ager lungo il confine occidentale della colonia, hanno altitudine media di 6oo m.; quelle del Barca sono più estese, particolarmente sabbiose ed hanno alti tudine media di soli 250-300 metri. Nel rimanente, il bassopiano occidentale è costituito da una regione pendente da est verso ovest, di altitudine fra i r .ooo e i 700 metri, prevalentemente pianeggiante, nella quale si elevano rilievi che toccano anche i 1.300 metri. Procedendo verso occidente, tali rilievi si fanno meno frequenti e di dimensioni più modeste, sì che, a poco a poco essi appaiono come isole rocciose in mezzo al circostante terreno di trasporto. I corsi d'acqua del bassopiano, nel passare dali 'una ali' altra zona pianeggiante, attraversano questi rilievi in strette lunghe e tortuose come avviene per il Gasc a Curcuggi. Tra il Barca e il Gasc i rilievi, pur mantenendosi staccati uno dall'altro. tendono a disporsi su allineamenti presso a poco meridiani. I principali rilievi sono: ( 1) V. schizzo n . y.


103 - monti di Biscia (m. 1226) sul cui prolungamento verso sud si trovano i monti Tabamba (m. 1188), Denderà (m. 1336); - M. Debengheré (m. 1430), M. Scirbò, M. Goga; - M. Siror, M. Cherù (m . 11~), M. di Alghedén (m. 1327), M. Laudana (m. 1308); - M. Caucauab (m. 1099), M. Barongià (m. 1020), Madhaué Sabderat (m. 1050), M. Aritoben (m. 131)), M. Cassaloi (m. 1248). Tali rilievi si presentano come residui di catene, dalle dorsali strette, dai fianchi assai ripidi sull'alto e dolcemente inclinati in basso e hanno talora l'aspetto di enormi ammassi di ciottoli (M. Cassaloi). A nord e ad ovest le alture sono più modeste, più frazionate e disposte in ogni senso. La regione fra Gasc e Seti t, generalmente inospite, è costituita da: - una zona prevalentemente montuosa che dal vecchio confine della colonia Eritrea con l'Etiopia (fra Mareb e Setit), si estende verso occidern:e presso a poco fino al meridiano di Gullui; - una zona di grandi pianure che da tale meridiano si estende, oltre i limiti della colonia, fino all'Atbara.

A oriente di Biscia si elevano, a cavaliere del Barca, i monti di Agordat che chiudono in una conca l'abitato omonimo. Hanno altitudine compresa fra i 700 e i 1 100 metri. Sorgono isolati o raggruppati in brevi catene, sono brulli, a fianchi ripidi, a vette spesso rocciose c talora dentellate (M. Caianeic a nord- ovest di Agordat); a sud, si estendono, sempre più discontinui, fino al torrente Sadun che li divide dalla catena dei M. Liban. A causa della discontinuità del rilievo è agevole circolare in questa regione. Si trovano frequentemente, in particolare a sud dell'abitato di Agordat, lungo la strada per Barentù, estese zone pianeggianti; nei dintorni immediati dell'abitato di Agordat, invece, il terreno è leggermente movimentato ed ha l'aspetto di dune solidificate. Il Barca taglia questi rilievi in successive strette. L'abitato di Barentù si stende ai piedi di una collina. A raggio medio di circa 4 chilometri da questa, sulle fronti ovest e nord, si sviluppa una serie di alture di altitudine media di 1000 metri, che recingono completamente senza interruzione la conca di Barentù. Sul fronte est, il terreno è piatto, senza nessun appiglio. A sud, è piano fino a qualche chilometro oltre il bivio di Tessenei - Biacundi: si susseguono poi lievi ondulazioni.


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Sulla zona di Agordat convergono sia le provenienze dalle regioni etiopiche di Cafta e di Bircutan: direttrice Om Ager- Curcuggi-Agordat; direttrice Biaghela- torrente Sittona- Barentù- Agordat; sia le provenienze dal basso Gasc (Sudan anglo- egiziano): direttrice Cassala - Biscia - Agordat. Ad Agordat tali direttrici si fondono e, per la via segnata dalla ferrovia e dalla rotabile Agordat- Cheren, proseguono per Asmara, o, per la valle del Lébca, verso il mare. Da qui l'importanza militare di Agordat (confermata dalle due battaglie avvenute nel giugno del 1890 c nel dicembre 1893). I monti di Agordat, sia perchè forti naturalmente, sia per il dominio che esercitano sul terreno che si estende intorno ad essi, ben si prestano alla difesa del centr~ omonimo, e allo sbarramento delle direttrici sopra indicate. Però bisogna tenere presente la possibilità di aggiramenti dovuta alla discontinuità del rilievo. Il Barca, al quale la difesa eventualmente può appoggiarsi, scorre v1cino all'abitato; il suo corso subalveo fornisce ai pozzi acqua abbondante in ogni stagione; le sue rive boscose offrono riparo dall'osservazione aerea. La conca di Agordat e i monti viciniori sono invece completamente brulli e scoperti. (',oNTRAZIONE

DELLO

SCHIERAMENTO

SUL

FRONTE

OCCIDENTALE

ER ITREO (1).

Abbiamo visto come il Comando Superiore FF.AA. dell'A. O. I. decidesse di sottrarsi alla manovra avversaria. Il 15 gennaio, ordinò di rompere il contatto col nemico tra Cassala e Tessenei e ripiegare sulla linea Barca- Chcrù- M. Adal - Aicotà- fiume Gasc. Le disposizioni del comando scacchiere nord per il nuovo schieramento previdero: la costituzione di una massa di manovra in zona Cherù c di un'altra in zona Aicotà, tra M. Eli t e il Gasc; la costituzione di una riserva in zona Biscia e la creazione di un a p poggio retrostante per le masse operanti nei capisaldi organizzati di Agordat e Barentù. Il ripiegamento, iniziato la notte sul 17, venne eseguito senza destare l'attenzione del nemico, che solo due giorni dopo spinse avanti le sue forze meccanizzate per riprendere il contatto. Il 18, nei pressi di Uaccai- tra Cherù e Sabderat - ebbero luogo i primi scontri di nostri reparti, provenienti da Cassala, con mezzi (1) V. scl11zzi nn . 10 e rr.


ScHIZzo N. 10.

L' ATTACCO CONTRO L' ERITREA LE OPERAZIONI PR IMA DELLA BATTAGLIA DI C HEREN FI NO. AL 2 FEBBR.1941

~ Unità kilunniclle ---l·~ .tJirellric/tii:r/ltuco colonne

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meccanizzati avversari della « Mobil GazeUe Force ». L'indomani un'efficace azione ritardatricc veniva effettuata dalla XII brigata coloniale (col. Rocco). Il 20, ultimati i movimenti previsti, era in atto il seguente schieramento: 1 " divisione (gen. Carnimeo) (V e XLIV brigata coloniale; compagnia cammellata; banda P. A. 1.) in zona Karora- Chelamet; - 4• divisione (gen. Baccari) (XII e XLI brigata coloniale. gruppo bande a cavallo e raggruppamento P. A. I.) in zona Cherù; 2• divisione (gen. Bergonzi) (VIII e XVI brigata coloniale) in zona Aicotà ; - XLII brigata coloniale a presidio della piazza di Agordat; - II brigata coloniale in zona Cheren (si trasferirà la notte sul 22 ad Agordat) ; - XI brigata coloniale nei pressi di Asmara; - XLIII brigata (ten. col. Postiglione) in zona Om Ager; - I battaglione cc. nn. e 3 battaglioni coloniali (gen. Rizzo) in zona Uolcait; - VI, LXI e IV brigata coloniale (gen. Martini) in zona Gallabat- Metemma. Agiva su Chcrù la 4• divisione indiana (gen. Beresford- Pierse) e verso Aicotà la (gen. Heath). Il giorno stesso, mentre sul fronte della 2• divisione pochi dementi meccanizzati prendevano contatto con le nostre pattuglie a circa 10 chilometri a ovest di Aicotà, una massa notevole di autoblindo ed automezzi nemici si ammassava a Uaccai e pr.acedeva verso Cherù. Gli attacchi di detti reparti sostenuti da battaglioni a piedi vennero rintuzzati da nostre forze col valido contributo della aviazione, che, nella giornata del 20, perdette ben 13 apparecchi. L'indomani mattina nuovi attacchi furono sferrati senza successo contro le nostre posizioni di Cherù: una nostra banda a cavallo dd gruppo Amara caricò una batteria d'artiglieria gettando bombe a mano e sacrificandosi a gloria dell'Arma (x). Gli attacchi avversari vennero rinnovati nel pomeriggio.

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(1) In T hr Aby.wnian Campaigns si legge: << Quando la batteria ingl~se prese posizione, un gruppo di cavalleria indigena italiana guidato da un uftì. ciale su un cavallo bianco, la caricò dal nord piombando giù dalle col· line. Con un coraggio eccezionale questi soldati galopparono fino a trenta metri dai cannoni sparando dalla sella e gettando bombe a mano, mentre i nostri artiglieri voltati i cannoni di x8o, sparavano con l'alzo a zero. Le gra· nate scivolavano sul terreno senza esplodere mentre alcune squarciavano addi


ScHizzo N. I r.

L'ATTACCO CONTRO L' ERITREA '

SCHIERAMENTO OHLE UNITA DELLO SCACCHIERE NORD ALLA DATA DEL 20 GENNAIO E SUCCESSIVI SPOSTAMENTI FINO All'IN IZIO DELLA BATTAGLIA DI CHE RE N ( 3 fEBBRAIO 1941)

~ CNI/turt()he tJ'ivn<r tJ'i/e.ra <rrrt'lrtri<T çu p~lm/dil't'66nuo N.B. /1 ~ /e64/f11(, tr Cv4Cvb e K erJa !ircArires/trn~ l"t',~'«rl/17't ·ct11't'rlvra


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A sera, il comandante dello scacchiere, ritenendo scarsamente garantito lo schieramento delle masse di manovra di Cherù ed Aicotà per la distanza di esse dai perni di manovra (Barentù- Agordat) e l'esistenza di una vasta zona intermedia di terreno piatto facilitante il giuoco dei mezzi meccanizzati avversari, propose al C-o~ando Superiore FF. AA. l'arretramento delle masse stesse su posizioni ravvicinate ai perni suddetti. Il Comando Superiore, pur facendo rilevare il pericolo contingente insito nel provvedimento, lasciava il comandante dello scacchiere arbitro di attuarlo dopo aver alleggerita la pressione nemica. Il 22, ripetuti attacchi tentati in mattinata sul fronte di Cherù vennero respinti e la pressione si allentò in seguito al contrattacco effettuato da un battaglione verso le 11. Nel settore di Aicotà, era contenuta anche la spinta avversaria contro la stretta di Aicò_ Ma infiltrazioni di carri armati e di autoblindo sulla dirèttrice Aicotà- Biscia, che aprivano la via alla X brigata di fanteria indiana ad est di Cherù, imposero il ripiegamento sulla linea Agordat - Barentù, tallonato da presso dal nemico. La XLI brigata di retroguardia (gen. Fongoli) ne subì l'azione violenta. Il movimento da Cherù venne iniziato dalla brigata alle ore o del 23 e procedette indisturbato per circa 18 - 20 km .. Ma, poco dopo le 5,30, il primo scaglione fu investito da fuoco di mitragliatrici ed attaccato da autoblindo nemiche che percorrevano il terreno in tutti i sensi sparando e lanciando razzi. Le autoblindo, incuneatesi fra detto scaglione e il grosso, attaccarono contemporaneamente con violento fuoco di cannoncini e di mitragliatrici, i battaglioni che seguivano. La scarsa visibilità e l'accanimento della lotta, provocarono l'inevitabile frazionamento dei reparti; nuclei superstiti di due battaglioni si buttarono verso il Barca e seguendolo lungo la sponda destra raggiunsero Agordat fra il pomeriggio e la sera del 24. I reparti che, in base al compito ricevuto, erano rimasti nella stretta di Cherù a protezione dello s.filamento del grosso furono più tardi e a loro volta attaccati durante il movimento. In complesso riuscirono ad aprirsi la strada su Agordat solo 1200 uomini con 12 ufficiali. Fra i catturati fu il comandante di brigata. rittura il petto dei cavaJli, ma prima che quella rarica da pazzi potesse essere fermata il Royal Rgt. dovette ricorrere alle mitragliatrici ». Ma la carira non era da pazzi perrbè mirava ad evirare l'accerchiamento dell'intero gruppo. Fu condotta da volontari di una delle bande agli ordini dd teo. Togni che morì col cavallo su un rarro armato nemico.


I I l

Per effetto del mutato schieramento del fronte di Agordat si impose anche, dopo uno scontro avvenuto il 25 a Gogni tra reparti della XVI brigata coloniale e la XXIX indiana, la rettifica di quello d1 Barentù. Intanto la lotta si estendeva al settore di Oro Ager. Il 23, il presidio, dislocato nella zona dell'abitato, teneva testa con contrattacchi alla pressione frontale; ma elementi motorizzati si insinuavano alle sue spalle, mentre per effetto dell'avvenuto ripiegamento delle truppe di Cassala sulla linea Agordat- Barentù, tutto il settore Om Ager veniva a trovarsi col fianco destro scoperto. Un tempestivo ripiegamento, iniziato il 25, lungo il Setit- Tacazzè, consentiva a queste truppe (XLIII brigata coloniale) e a quelle del settore Uolcait, più a sud {I battaglione cc. nn. e 3 battaglioni coloniali) di rompere il contatto col nemico e di raggiungere successivamente attraverso notevoli difficoltà logistiche, posizioni più arretrate nella zona TolèAz Darò. La colonna nord, proveniente da Oro Ager, nel successivo ripiegamento da Tolè su Arresa respingeva col tiro dell'artiglieria someggiata puntate di autoblindo e di carri armati leggeri alla stretta di Mai Gualà a sud -ovest di A Toqualù (7 febbraio). Le truppe della colonna sud (settore Uolcait) attraverso il bassopiano del Tacazzè affluivano intanto nel Tigrai occidentale, in zona Az Darò, ad ovest di Adua.

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Per il ripiegamento delle truppe del settore di Gallabat (generale Martini: IV, VI e XLI brigata coloniale) il comando truppe Amara potè contare su una disponibilità di 330 automezzi; scelse, per il nuovo schieramento, posizioni adatte nella zona di BlagirCdgà e procedette ad una prima imbastitura della difesa con reparti di nuova costituzione. Le truppe furono divise in otto scaglioni, dei quali sei autocarrati e due appiedati. Le unità appiedate, scavalcandosi su posizioni prestabilite, avevano compito di reciproco appoggio e di protezione dei reparti autocarrati, costituiti nella maggior parte, dalla massa delle artiglierie. Le operazioni di ripiegamento, nelle quali si inserl lo sblocco ed il ricupero della banda di Cor Adar e del presidio di Amba Quarà assediato da tempo e rifornito a mezzo aviolanci di viveri e medicinali, vennero iniziate la notte sul 27 gennaio d'iniziativa rlel comando di scacchiere che aveva ricevuto un consiglio sospensivo dal \...ornando Superiore.


II2

ll contatto col nemico era strettissimo; il complesso delle truppe e dei materiali da ripiegare notevole; la distanza da superare rilevante : 140 km .. Nella notte sul 29 i Britannici attaccavano Gallabat, presidiato dal XXIV battaglione e venivano respinti. Durante la giornata del 31 sottoposero alle consuete azioni di artiglieria le posizioni di Gallabat e di Re Giovanni. Il I febbraio, poco dopo la mezzanotte i nostri approfittando di una .tregua nelle azioni di pattuglia, lasciarono le due posizioni e si diressero verso Comar. Raggiunti gli autocarri ed effettuato il caricamento, iniziarono subito il movimento passando alle 8 dalla linea di sbalzo s~abilita sul torrente Maccià a 50 chilometri da Metemma. Il nemic:o non avvertì l'abbandono delle posizioni da parte della VI brigata e del L VII battaglione che lasciarono sul posto pattuglie di copertura che compirono, indisturbate, la loro missione. Il mattino del 30, il Comando Superiore, tramite comando scacchiere, chiedeva al comando Amara se non ritenesse di poter soprassedere al ripiegamento in corso per impiegare le truppe in altra impresa. Il comando Amara fece presente che essendo la massa delle artiglierie già arrivata al ciglione di Celgà ed il materiale logis.tico ridotto allo stretto indispensabile per la manovra in corso, non era in grado di provvedere a nuove immediate esigenze. Le operazioni poterono considerarsi virtualmente concluse al mattino del 2 quando l'ultimo scaglione a piedi aveva ormai potuto interporre fra sè e il nemico circa 8o chilometri, su un itinerario lungo il quale erano stati predisposti frequenti interruzioni e campi minati. La IX brigata di fanteria indiana, che pur aveva svolto continua attività di pattuglie, fu completamente sorpresa e mosse soltanto due giorni dopo l'abbandono di Gallabat. Intanto il I gruppo bande di confine, partito il 23 da Comar alla volta di Quarà (situata a tre giornate di marcia a sud- est di Metemma), il mattino del 27 poneva piede sul primo gradino dell' Amba; attaccate notevoli forze ribelli che si opponevano al suo congiungimento con la banda del presidiò, superava la resistenza nemica con grave sacrificio di sangue e, alle 19 entrava nel fortino. Sulla via del ritorno, il 29, i ribelli attaccarono la colonna poco dopo la partenza. L'azione avversaria, contenuta dapprima col concorso di un aereo che efficacemente spezzonò il nemico, fu scossa nella stessa giornata da un duro prolungato combattimento e stroncata infine il 30 con ripetuti contrattacchi. 0


113 Nelle lunghe, estenuanti marce dei giorni seguenti il gruppo bande fu rifornito a mezzo lanci aerei di munizioni e viveri; il 5 raggiunse la pista di Ammanit (x). L'8 febbraio, rientrata nel ridotto Amara anche la colonna di Quarà e procedutosi al brillamento delle ultime interruzioni stradali fra Ammanit e Blagir, potè dirsi precluso al nemico l'accesso su Gondar. Il ripiegamento interessò comandi e reparti per un totale di 2182 ufficiali e truppa nazionale, 13-102 coloniali, 59 pezzi di artiglieria e mortai, 289<} quadrupedi e circa 1500 tonnellate di materiale pesante vario. L'opportunità dell'effettuato ripiegamento dalla linea CassalaTessenei- Om Ager venne confermata dai successivi avvenimenti; si ebbe inoltre il vantaggio che l'aviazione nemica, probabilmente ancora impegnata in Africa Settentrionale, non esercitò che deboli e .sporadiche azioni di disturbo. Da documenti trovati dal Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I., si apprese che una manovra a te~ naglia doveva essere attuata all'alba del 19; i nostri ripiegarono la sera del 17. Radio Londra, la sera del 24, affermava che l'arretramento era avvenuto poche ore prima che-le truppe britanniche serrassero quelle italiane in una sacca nella quale avrebbero trovato completa distruzione. Il movimento anche se ci costò la perdita di par.te della XLI brigata, di artiglieria e materiali vari potè dirsi tecnicamente riuscito malgrado le varie circostanze sfavorevoli che lo caratterizzarono. Il nemico, infatti, agì esclusivamente con automezzi: carri armati, autoblindo e camionette velocissime, che, rese ardite dalla loro invulnerabilità, dettero prova di molta intraprendenza (2). I battaglioni preceduti dalle camionette mossero esclusivamente in autocarro. I nostri non potettero contrapporre che una velocità di spostamento di 5 chilometri all'ora a quella avversaria di ben 30 chilometri; mentre alla fine del secondo giorno .di ripiegamento essi avevano due tappe· di vantaggio sul nemico, alla fine del terzo erano sopravanzati. (r) Perdite della colonna di Quarà: I ufficiale e 129 coloniaU morti; 4 ufficiali e 222 coloniali feriti e cioè oltre il 25% della forza complessiva. (z) Costituite da autocarri kggeri a otto ·ruote espressamente costruiti per muovere nel deserto, blindate tutto attorno, coperte di una rete metallica elastica antibombe a mano, erano armate con una mitragliatrice da 12 mm. che agiva anche in tiro antiaereo; equipaggio 5 persone; ogni macchina aveva UI;\ radio telefono. 8


l nostri mezzi radio non funzionarono in seguito ai .~ravi e ripetuti guasti dovuti alla vetustà del materiale. Il ripiegamento generò nei quadri amarezza e sconforto (per quanto la necessità di esso fosse da tutti riconosciuta) e, nelle truppe indigene, demoralizzazione. VARIANTI ALLE CIRCOSCRIZIONI DEI GRANDI COMANDI MILITARI.

( Schizzo

1J. 12 ).

Alla fine di gennaio, la situazione generale politico- militare in A. O. l. ed, in particolare, la minaccia incombente sulle comunicazioni tra Eritrea e Amara determinata dall'abbandono della regione dell'Uolcait indussero il Comando Superiore FF. AA. ad una nuova e più adeguata ripartizione dei grandi comandi militari. L'offensiva delle forze regolari inglesi contro l'Eritrea e la situazione interna dell'Amara, ove le forze ribelli avrebbero dovuto, nell'intenzione nemica, far massa agli ordini del Negus per ributtarci dalla regione e marciare poi contro lo Scioa e Addis Abeba, avevano creato una situazione di fronte alla quale un'azione di comando e di manovra unitaria da Gallabat al Mar Rosso era pressochè impossibile. Diverse erano le forze avversarie e diversi i loro obiettivi; eccessivamente esteso lo scacchiere di operazione e, proprio nel settore Amara, ove l'azione politica si compenetrava e quasi si sovrapponeva a quella militare, le nostre forze erano divise perchè dipendenti in parte da Asmara e, in par.te, da Debra Marcos. Ad eliminare tali inconvenienti veniva disposto che Io scacchiere nord fosse limitato alla sola Eritrea, esclusa la Dancalia; che si costituisse un nuovo scacchiere «ovest» comprendente i territori dei governi Scioa e Amara più l'Uolcait; che lo scacchiere est perdesse il territorio dello Scioa. Rimanevano immutate le circoscrizioni dello scacchiere sud e del settore Giuba (x). In conseguenza, sotto la data del 4 febbraio, venivano poste alle esclusive dipendenze del comandante lo scacchiere ovest (gen. Nasi) tutte le forze militari distaccate nell'Amara e sotto il suo completo controllo politico e militare l'intero territorio della regione mentre il comandante lo scacchiere nord (gen. Frusci) veniva mes~o in grado di dedicarsi esclusivamente alle gravi esigenze della situazione militare del! 'Eritrea. (x) V. a/fegato n. 9·


ScHIZZO N. 12 .

VARIANTI ALLE CIRCOSCRIZIONI DEl GRANDI COMANDI MILITARI DURANTE L'ATTACCO CONTRO L' ER I TREA

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116 CEDIMENTO DELLA LINEA AGORDAT- BARENTÙ. AcoRDAT. (Schizzo n.

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L.-. BATTAGLIA DI

r 3).

I Britannici, eliminate le nostre retroguardie, sfruttando la superiorità di mezzi, rapidamente serravano contro le nostre posizioni di Agordat e Barentù e, il 26 gennaio, interrompevano con forti infiltrazioni le comunicazioni fra le due località. Sul fronte di Agordat, già presidiato dalla XLII brigata coloniale (ten. coL Luziani), erano affluiti, .tra il 22 e il 26 gennaio, la II e la XII brigata ed elementi della XLI, del raggruppamento P. A. I. c del gruppo bande a cavallo Amara. Il col. Lorenzini, già ·comandante della II brigata, aveva assunto il comando della 4• divisione. La linea difensiva, con uno sviluppo di circa 22 chilometti, si appoggiava ai monti Taninai, Caianaic, Itaberré, Laquatat e Cochen, ed era presidiata da 5 battaglioni coloniali, 1 battaglione cc. nn. ed I compagnia volontari tedeschi (r). Una massa di manovra, costituita da 2 battaglioni della II brigata, carri M e carri L, veniva dislocata (il 27) dietro il Laquatat, a ridosso dei bassi speroni boscosi del Cochen; 2 battaglioni (della XII brigata) nei pressi di Agordat, anch'essi a disposizione del comando di divisione, avevano il compito di concorrere all'azione che presumibilmente la massa di manovra sarebbe stata chiamata a svolgere o tra M. Laquatat e M. Cochen o lungo l'ampio alveo del Barca; un altro battaglione della II brig. era tenuto in riserva per eventuale azione verso la stretta di Entraieb; il raggruppamento P. A. I. era incaricato di presidiare le alture del Damtai. Sul fronte di Barentù (col. Delitala, comandante la piazza) alle truppe in posto (1 raggruppamento squadroni autocarrato, I battaglione coloniale, 2 compagnie del genio artieri, 1 batteria da 105/28, I batteria da 75/13, 1 sezione da 70/15), si aggiungevano, il giorno 19, I battaglione cc. nn. ed I batteria da 70/15 e successivamente, reparti della XVI e dell'VIII brigata coloniale ripiegati dalla zona di Aicotà.

Il 27, in zona Agordat, tra l'Abermannà e l'Itaberré, numerosi autocarri (della « Gazellc Force») attraversano il Barca spingendo elementi in ricognizione verso il M. Caianic; la reazione delle nostre artiglierie e delle nostre pattuglie ed il terreno non percorribile dagli ( r) La compagnia era stata formata con volontari provenienti dagli equipaggi delle navi che aU'inizio della guerra si erano rifugiate a Massaua.


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ScHIZZO N. T"' -'"


II8 automezzi arrestano il movimento. Più a sud, altre forze autocarrate (n• brigata di fanteria indiana) appiedano in valle Entraieb e ne risalgono grimpluvi tra M. Cochen c M. Damtai. Questa azione fa cadere il mito della inaccessibilità del Cochen che, S<:elto come pilastro di estrema sinistra deila linea di difesa, è debolmente presidiato. Il 28, i nostri (gruppo bande a cavallo Amara e IX battaglione coloniale) incalzano i reparti avversari ed occupano alcune posizioni. All'alba del 29, il nemico, che conserva ancora il possesso della cima ovest del Cochen (uno dei tre spuntoni costituenti la q. usr), sferra, con reparti della V brigata indiana, un attacco in forze sul caposaldo del Laquatat. Dopo un violento bombardamento riesce ad occupare alcune quote che vengono però in parte riconquistate subito; un contrattacco cftettuato più tardi nel pomeriggio, frutta ai nostri la cattura di armi e munizioni. Il 30, il combattimento si estende: sul caposaldo del Laquatat ç nella piana tra Laquatat e Cochen, ampia tre chilometri e mezzo, il nemico scatena con largo impiego di artiglieria, carri leggeri e autoblindo, un nuovo violento attacco contenuto dallo slancio di un battaglione Amara; sul massiccio Cochen- Damtai l'azione per eliminare le infiltrazioni avversarie, ripresa dai nostri al mattino, si protrae con alterne vicende e gravi perdite per tutta la giornata. Durante la notte sul 31, continua accanita la lotta sul Cochen per snidare l'avversario che ha piazzato numerose bombarde dietro gli alti picchi rocciosi della q. II5J. All'alba, un violento fuoco di artiglieria si abbatte sul tratto di fronte Laquatat- Cochen; un primo attacco in forze di fanterie, carri armati medi e autoblindo, dopo una leggera inflessione, è contenuto e respinto grazie anche al preciso tiro di repressione dei nostri 105. Ma il nemico non desiste, l'artiglieria riprende più violento il tiro mentre nuove forze, ·appoggiate da r6 carri armati di dimensioni mai viste fino allora, intervengono nella lotta. La situazione appare gravissima. E' necessario contenere l'infiltrazione avversaria che progredendo taglierebbe fuori tutti i reparti della destra dal Laquatat in poi. Ma i battaglioni ~ disposizione del comando di divisione, compresi quelli costituenti la massa di manovra dislocata dietro il Laquatat e a ridosso dei bassi speroni del Cochen, sono stati tutti impiegati per la riconquista del Damtai e del Cochen. Le poche forze che il comandante raccoglie spostando un battaglione coloniale, due compagnie cc. nn., e la compagnia volontari tedeschi dal settore di destra, per ricostituire, coi carri già in posto una riserva nel punto che appare più minacciato, non possono mutare le sor ti della giornata. Dalle pendici del Cochen, dalle al-


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ture del Laquatat, da q. 726 si tenta ostacolare l'avanzata, ma i carri armati, alcuni dei quali incassano senza risentire danno i colpi da 77/28, sono ormai padroni della piana e raggiungono la strada Agordat- Cheren verso il k.m. 2 seguiti subito da reparti di fanteria. Eroico è il sacrificio dei nostri carri armati, che i carri avversari, di tonnellaggio tre o quattro volte superiore, mettono in breve fuori combattimento nella quasi totalità senza subire perdita alcuna. Sono le ore 14: aerei nemici padroni incontrastati del cielo mitr.Igliano e bombardano; la battaglia di Agordat è perduta; al comandante non resta che prendere le disposizioni necessarie pcrchè la ritirata, che s'impone sollecita, non si converta in fuga disordinata. Esclusa la possibilità di imbastire una nuova resistenza al Carobel, a così breve distanza dalla linea perduta, con i reparti in piena crisi, viene ordinato il ripicgamento su Cheren. Esso, sebbene protetto da due battaglioni dislocati sulla riva destra del Barca a cavaliere della rotabile, obbliga le unità a &azionarsi e a seguire, specie nella zona montuosa, itinerari multipli, per sottrarsi all'azione degli automezzi avversari. I reparti, tuttavia, ripiegano contrastando l'avanzata del nemico.

Contemporanea all'azione di Agordat si svolgeva quella su Ban:ntù (1). 11 27, dopo intensa preparazione di artiglieria, i Britannici attaccavano il fronte nord della piazza a cavaliere della rotabile per Agordat c ripetevano, senza successo, i loro tentativi fino a sera. Il 28, la lotta si riaccendeva sul fronte nord : a un lieve cedimento faceva riscontro un contrassalto che, dopo alterne vicende, vedeva i nostri riaffermarsi sulle posizioni prima abbandonate; anc.he mezzi meccanizzati che erano riusciti a risalire la vecchia pista di Agordat verso la piana di Suzena, venivano ricacciati; sul &onte ovest, un'importante altura caduta in mano dell'avversario era riconquistata prima di sera. Il 29, episodi locali si svolgevano sulle colline Aliscià e Basali, ma in complesso la giornata si chiudeva col ristabilimento della situazione su quasi tutta la linea. L'indomani, sull'intero &onte di Barentù era un succedersi di assalti e contrassalti; a nord del paese la difesa cedeva, ma un contrattacco ricacciava l'avversario dalla posizione occupata. Il 31, le (1) Per la toponomastica v. schizzo n. 9·


I20

nostre truppe, a costo di gravi perdite, riuscivano ancora a mantenersi sulle posizioni. La situazione, alle ore 10 del 2 febbraio, veniva così sintetizzata in un telegramma del comando scacchiere nord al Comando Supe~ riore FF. AA. in Addis Abeba: <l ••• Caduta Agordat ha imposto ripiegamento truppe Barentù dopo lotta che definisco eroica. Forze nemiche rilevanti avanzano su Cheren. Est probabile attacchino subito la piazza aut che semplicemente la investano et tentino invece risalire da alto Barca per valli Gulà et Ghergher aut Ferfer verso Asmara. Valle Ghergher est accessibile camionette. Avversario punterà certo anche su Adi Ugri come prova forte pressione che esercita in questo momento su Bergonzi che ripiega (1). Da Tolè si può giungere con camionette ad Az Darò dove si inizia camionabile per Adua. Situazione nostra: A Cheren sono concentrate le .truppe più efficienti et cioè reggimenti granatieri et brigata Prina (2). Tra Cheren et Asmara sono in ricostituzione le brigate logore. At Asmara tre battaglioni di milizia che costituisco con la mobilitazione dei nazionali e con i quali presidierò gli sbarramenti delle anzidette tre vie di facilitazione dal Barca at Asmara (3). In marcia sulla strada Tolè - Arresa Bergonzi et Postiglione assai provati. Allo sbarramento di Arresa mando il gruppo P. A. 1.. A Selaclacà mando le truppe provenienti dall'Uolcait. Dappertutto ho mobilitato i paesani per concorrere alla difesa del territorio ». Il Comando Superiore FF. AA. rispondeva alle ore 17,05 col seguente telegramma: « Notizie certe da più fonti danno che gli Inglesi hanno subito perdite gravissime tanto è vero che fanno affluire da Porto Sudan e Gallabat tutte le forze disponibili per sostituire quelle ormai impotenti a combattere. Nostra situazione est grave ma tutt'altro che disperata e basta volere per fermare l'offensiva nemica. Lasciate a Cheren minimo forze necessarie a difendere quella posizione per la sua natura fortissima; occupate i colli alle testate delle tre valli indicatemi; sorvegliate il resto con paesani spinti verso il nemico e tenete il massimo delle forze sulla congiungente Cheren- Asmara. (1) Da Barentù su Tolè e Arresa. (2) Colonnello Prina comandante la Xl brigata coloniale. (3) Ristabilita la sttuazione i battaglioni cc. nn. vennero sciolti nella seconda quindicina di febbraio per restituire alla vita civile elementi indispensabili alle officine, alle industrie e al commercio.


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Adi Ugri pronto a lanciarle ove si presenti il nemico. Generale Nasi manderà una brigata ad Enda Selassié per disimpegnare od aiutare Rizzo. Non dimenticate che Asmara si difende soltanto sulla linea Cheren- Adi Ugri- Enda Selassié e che da resistenza su questa linea dipende salvezza Impero, di cui allo stato attuale delle cose non abbiamo ragione alcuna di dubitare ». A Cheren nei giorni r, 2 e 3 feb~raio si raccolgono gli elementi delle brigate II e XLII , parte di quelli della XII e i gruppi di artiglieria. Il ripiegamento su Arresa dei reparti che avevano combattuto a Barentù viene effettuato sotto la protezione di elementi di retroguardia dislocati alla stretta di Tolé. Attraverso questa stretta sono già sfilati i reparti ripieganti da Om Ager (XLIII brigata) che hanno perduto, strada facendo, quasi tutti i Cunama e i Baria allontanatisi per rientrare ai loro paesi invasi dal nemico. Con gli effettivi assai ridotti giunge nella zona di Arresa l'VIII brigata coloniale che da Barentù ha ripiegato fuori strada (r). Notevoli le perdite di artiglierie e materiali; infatti: - i reparti che ripiegavano da Agordat, per le infiltrazioni avversarie sulla strada, dovettero, in parte, seguire un itinerario pedemontano a nord della ferrovia e, i rimanenti, un itinerario lungo il Barca non percorribile dagli automezzi; - la colonna che aveva combattuto a Barentù ripiegando per Tolé portò al seguito le artiglierie e il materiale automobilistico ma, poichè l'ultimo tratto dell'itinerario di ritirata su Arresa era rappresentato da una unica mulattiera, e non si volevano creare piste che avrebbero potuto essere utilizzate dal nemico, il comando scacchiere radiotelegrafava di distruggere in posto i superstiti cannoni, bruciare gli automezzi e proseguire col solo personale; alla XLIII brigata che, oltrepassata dalla 2 .. divisione, aveva assunto le funzioni di retroguardia, ordinava di cessare da tale compito per raggiungere anch'essa, lungo il percorso più opportuno, Arresa dopo di aver reso inservibili i materiali d'artiglieria e gli automezzi che non potevano esser portati al seguito. Anche le truppe dell'Uolcait, che raggiunsero il Tigrai occidentale seguendo l'Itinerario Adi Remoz- Cac- Ha - torrente Mené- Az Darò, dovettero, data la mancanza di strade, abbandonare il materiale d'artiglieria da posizione e quello automobilistico, dopo averlo reso inutilizzabile. (1) V. schizzo n. 11.


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Le perdite in uomini, quadrupedi e materiali, verificatesi presso reparti dipendenti durante il ripiegamento, assommarono complessivamente a : - 179 ufficiali; 130 sottufficiali; 1230 uomini di truppa nazionale; 14.686 uomini di truppa coloniale; - 4331 quadrupedi; 329 fucili mitragliatori; 231 mitragliatrici; 96 pezzi; - 141 automezzi; 7 motocicli; 15 carri L ; 9 carri M. Anche l'aviazione, che concorse efficacemente alle operazioni spezzonando e mitragliando posizioni e colonne avversarie e distruggendo numerosi mezzi meccanizzati, subì sensibili decurtazioni. Tra il 17 e il 31, perdette 17 apparecchi, per azioni di guerra, e 3, per incidenti di volo, altri 24 furono tanto gravemente danneggiati da richiedere, per essere nuovamente impiegati, almeno 2, 3 mesi (1). Il 7, veniva costituito e affidato alla 2~ divisione (col. Delitala) il «settore del Seraé >l (XVI brigata coloniale, XLIII, resti VIII e raggruppamento P. A. 1. ; sede del comando in Adi Ugri) col compito di sbarrare le provenienze dalla direttrice Tolé- Arresa e valli del Ferfer, dell'Obel e del Mareb. (1) Telegramma del Duca d'Aosta in data 1° febbraio 1941 : « 42563 S. M. - Nelle operazioni tuttora in corso, iniziatesi d 17 gennaio, aeronautica Impero ha sublto seguenti perdite: apparecchi per aztonl di guerra, ivi compresi velivoli distrutti al suolo, n. 17, per incidenti di volo n. 3; inoltre n. 24 apparecchi, danneggiati per incidenti di volo, non potranno essere efficienti che entro il mese di marzo venturo. Io totale n. 44 velivoli durante 13 giorni di operazioni sono andati distrutti o si sono resi inefficienti per lungo periodo di tempo. «Efficienza apparecchi al 31 gennaio è: S. 79, n. 7; S .. !li, n. 6; Ca 133, n. 37; Cr. )2. n. 14; Cr. 42, n. 15; Ro 37, n. 2; S. 82, n. r: totale n. 82. << Pongo pregiudizìale rilievo che attualmente su tutti i fromi vengono impiegati dal nemico in numero assai rilevante velivoli da caccia tipo Hurricane et Gloster. Impiego Ca 133 è divenuto pressochè impossibile senza forte scorta di caccia. Considerata tale situazione, faccio osservar~ che, proseguendo operaz:oni c qualora impiego aeronautica .:onservasse ritmo mantenuto attuale periodo, è prevedibile rhe entro 15 giorni aeronautica Impero dovrà considerarsi priva di apprezzabile efficienza bellica. 11 Richiamo pertanto nuovamente attenzione sulla urgente neccssitj di inviare sub:LO adeguato numero di apparecchi in A. O. I. per fronteggiare situazione rcsasi assai difficile. Di fronte a tale stato di fatto informo avere allo studio costituzione di una divisione azzurra che sarà composta di militari nazionali e indigeni appartenenti alla Rc~ia Aeronautica. La divisione verrebbe impiegata in operazioni terrestri a fianco camerati forze armate di cui sarà fiera condividere le sorti )J.


123

Il ro, la 3• divisione (costituita sotto la stessa data con la XII brigata avuta dalla 4~ divisione, disciolta il 4 febbraio, e la VI, tolta dall'Amara) (gen. Bergonzi) veniva dislocata tra i capisaldi di Cheren e di Arresa a sbarramento delle provenienze sulla direttrice principale Chcren - Asmara. Nello stesso periodo di .tempo il comando scacchiere disponeva la costituzione del «settore del Tigrai occidentale». Alle truppe provenienti dalla regione Uolcait (gen. Rizzo) (r) che avevano raggiunto la zona di Az Darò, ordinava di organizzare a difesa il territorio col compito di sbarrare le provenienze dal Tacazzé e provvedere alla sicurezza sulla rotabile Adua - Gondar. Dette truppe si dislocarono a Az Darò, Enda Selassié e Af Gagà. LA BATIAGLIA DI CHEREN.

(Schizzo n. 14 e carta fuori testo 11. 2 ).

Cheren, capoluogo del Senait, giace nel mezzo del rilievo omonimo, in un'amena conca ricca di acque, dal fondo movimentato, dal clima mite, dominata a settentrione dalla grande mole del monte Laal Amba (m. 2048). Il Senait si eleva ad occidente dell'altopiano dei Mensa, sulla sinistra dell'Anseba; la parte a nord di Cheren arieggia ancora ad altopiano ed è conosciuta col nome di altopiano dei Bogos, la parte a sud è conformata decisamente a catena. L'altopiano dei Bogos, che in pochi punti raggiunge i 2000 metri, digrada dolcemente ad ovest ed a nord, mentre ad oriente cade a picco sull'Anseba; verso nord -ovest si raccorda agli altopiani dei Maria nelle Rore. La catena dei monti Senait che corre sulla sinistra dell'Ameba, molto ravvicinata al fiume ha, fino a sud di Cheren, altitudini superiori ai 2000 metri (M. Suardum 2379 metri, M. Dagaisò 2o6o metri), poi si allarga e si abbassa in molti contrafforti collinosi che separano il bacino del Barca da quello dell'Anseba. Un semicerchio montano circonda la cittadina di Cheren, interrotto: a sud- ovest dalla stretta e ripida gola di Dongolaas, attraverso la quale passano la rotabile Asmara- Cheren- Agordat- Cassala e la ferrovia Asmara - Cheren - Agordat- Biscia; e, a nord, dalla stretta dell'Anseba attraversata dalla pista per Cubub. Il crinale di tutto il sistema si eleva ad un'altezza media di metri 1700 ed è, in genere, caratterizzato da una serie di picchi e euIL TERRENO DELLA BATTAGLIA. -

(1) Verrà sostituito il 16 m:uzo dal col. Delitala che cederà il comando della .2'' divisione al gen. Valletti Borgnini.


spidi, più o meno torreggianti, da speroni, e da burroni con pareti a strapiombo. La gola di Dongolaas è serrata fra M. Dologorodoc, a sud -est, c M. Sanchil, a nord- ovest; il primo digrada verso sud- ovest in uno sperone roccioso che in qualche tratto si eleva in punte: fra queste notevoli le due dette dagli Inglesi « Pinnacle » e « Pimple »; l'altro è preceduto ad ovest, a guisa di antemurale, da un poggio indicato con q. 1616, dal quale è diviso da un avvallamento che discende ripido nella gola; tali acciçlenti formano e controllano l'imboccatura della stretta. L'interno di essa ha pareti rocciose e ripide dalla parte del Dologorodoc; meno aspre e più facilmente accessibili sono invece le pendici sud- occidentali del Pinnacolo. La catena a sud -est del Dologorodoc si spinge, rocciosa ed intagliata verso oriente culminando colle vette di M. Falestoh, di punta Zelalé, di M. Agher Sugà: alture separate fra loro da anguste seilette che pongono in comunicazione l'ampia val Bogù, a meridione di esse, con la piana di Cheren, che si allarga a settentrione. Dal Sanchil, il sistema si estende alto e sconvolto verso nordovest, e torreggia nel massiccio tricuspidale del Roccione Forcuto ed in quelli più ampi e selvaggi di M. Amba, dei monti di Samanna e di M. Beit Gabrù; massicci tutti che precipitano, a sud, nella sottostante valle Hagas con stretti e profondi calanchi o con burroni ed anfratti rocciosi. A nord di M. Beit Gabrù, la catena si spezza nel colle Aful ; raggiunge poscia M. Dobar e volge ad est; forma, in terreno arido e roccioso, il passo Dobac; prosegue, con la stessa direzione, elevandosi nei monti Trongò e Laal Amba e da qui volge verso nord- est colle cime Bab Harmas, Cubub e Engiahat. La depressione ad oriente di M. Laal Amba, quella settentrionale di Ander e quella intermedia della valle dell' Anseba facilitano le comunicazioni fra nord e sud attraverso questo tratto della catena. La rotabile e la ferrovia seguono, serpeggiando, la valle Hagas. L'H agas lungo il suo alto corso, riceve, da nord, una serie di .torrenti che hanno origine fra Roccione Forcuto e M. Gabrù e da sudest il torrente Bogù che, lambito il costone M. Agher Bacac - Falestoh, si immette nell'Hagas alla sua testata, nella gola di Dongolaas.

Un sistema difensivo che si appoggi al complesso montano ora descritto, offre senza dubbio considerevoli possibilità difensive pur


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essendo naturalmente debole in corrispondenza dei valichi. La catena montana, sviluppandosi a semicerchio a ridosso della piana e dell'abitato di Cheren, consente infatti all'avversario, che da1l'esterno forzi e superi uno o più dei valichi, di cadere immediatamente sulla città e sul rovescio dell'intera organizzazione difensiva. Le possibilità naturali del terreno non erano state d'altra parte messe in valore da un armonico complesso di lavori: nessuno scavo vi era stato praticato, nessuna trincea, nessun ricovero per truppe in linea, nessun elemento di reticolato; anche l'interruzione stradale già preparata nella stretta di Dongolaas, attuata poi efficacemente il 1° febbraio, e l'altra, in corso di esecuzione, a nove chilometri a nord della stretta dell'Ameba erano tali da poter assolvere soltanto un compito di temporaneo arresto.

Il rapporto del gen. W. Platt sulle operazioni in Eritrea ed in Abissinia così tratteggia gli elementi che influirono sulla decisione di attaccare Cheren : « Quasi dal giorno del primo contatto a Cheren furono fatte ripetute ed ampie ricognizioni verso nord e verso sud per cercare un'altra strada per superare il ciglione... Ad Arresa vi era un possibile passaggio, ma la strada si era dimostrata così difficile che gli Italiani nel ritirarsi da Barentù, erano stati costretti ad abbandonare tutti i loro veicoli. Ora, non solo vi erano difficoltà naturali, ma la via era bloccata da forze nemiche. Non esisteva alcuna rotabile che consentisse di alimentare una forza sufficiente per aprirsi una strada combattendo e il tempo che sarebbe occorso per costruirne una avrebbe permesso al nemico di rendere la posizione di Arresa formidabile quanto quella di Cheren. Le piogge avrebbero paralizzato il movimento di automezzi &a Barentù e Arresa. Anche a nord non fu trovata alcuna strada. Era chiaro che Cheren era il solo accesso praticabile alle quote più alte del ciglione, per una forza di una certa entità ».

LE OPERAZIONI. Cicli operativi e forze contrapposte. La battaglia di Cheren si sviluppa attraverso tre tempi: - primo tempo (2- 13 febbraio): Il nemico, con le forze pr~ venienti da Agordat, inizia subito una serie di attacchi tendenti a scardinare la nostra difesa, senza conseguire risultati pratici. Gravi sono le nostre perdite, ma non meno gravi quelle dell'avversario, che è costretto ad allentare la pressione per l'usura sublta;


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~ secondo tempo (14 febbraio- 14 marzo): Sul fronte occidentale e meridionale di Cheren la lotta si limita a piccole azioni locali, a tiri di artiglieria ed attività di pattuglia; nel settore nord invece, si ha una accentuata pressione contro la nostra occupazione avanzata di Cub Cub; essa costringe i nostri a ripiegare su passo Mcscelit (20 chilometri a nord di Cheren); - terzo tempo (15- 27 marzo): La battaglia infuria su tutto il fronte di Cheren: i monti di Samanna, il Roccione Forcuto, M. Sanchil, M. Dologorodoc, sono .teatro di lotta cruenta. Impadronitosi del Dologorodoc l'avversario concentra i suoi sforzi lungo la valle Dongolaas riuscendo a determinare una pericolosa sacca ed a riattare un'interruzione stradale che aveva fino allora impedito il transito dei carri cingolati e delle c~mionett~. N ella notte sul 27, le truppe italiane, esauste, ricevono l'ordine di ripiegare su una linea difensiva a cavallo della strada per Asmara.

Le posizioni della cintura montana di Cheren erano, durante la battaglia di Agordat, sguarnite di truppa. L'I I 0 reggimento « Granatieri di Savoia », (col. Corsi) aveva però ricevuto in Addis Abeba, il 24 gennaio, l'ordine di raggiungere Cheren (I). I suoi battaglioni vi si erano trasferiti tra il 29 gennaio e il I 0 febbraio, in parte con autocarri in parte per ferrovia, da Asmara. Il comando dello scacchiere nord provvide subito ad attuare un primo schieramento per sbarrare gli accessi alla conca a forze motorizzate britanniche. A tale scopo fece dislocare il II battaglione, a difesa delle alture che rinserrano la gola di Dongolaas (dalle pendici nord- occidentali di M. Sanchìl alla selletta del Falestoh); il III (bersaglieri), alla stretta di Cubub, per fronteggiare le provenienze dalla valle dell'Anseba; il I, in regione Scinnara, a difesa dci passi Aful e Dobac. Il 1° febbraio, alle 21, il capo di S. M. dello scacchiere faceva brillare le mine predisposte nell 'interno della stretta di Dongolaas, tale brillamento provocava una notevole interruzione stradale e ferroviaria. Alla suddetta data, nella zona di Cheren erano dislocati, oltre l'no granatieri: - l'XI brigata (col. Prina) e il III gruppo squadroni cavalleria <:olonial e, a nord -est dell'abitato ; - il IV gruppo di cavalleria coloniale, al campo avio a nordcvest della città; (1) L'n" reggimento granaùeri era costituito da due battaglioni granatieri (I e II), un battaglione bersaglieri (III), e una compagnia mortai.


128 -

il CIV gruppo artiglieria 71/28, in zona M. Dologorodoc;

I compagnia genio e elementi sussistenza. I reparti della 4" divisione coloniale, in ritirata da Agordat, si andavano frattanto raccogliendo, per riordinarsi e ricostituirsi, nella zona di Habi Mente! (località sulla strada di Asmara a 12 chilometri da Cheren). Lo stesso giorno, il comando scacchiere nord affidava la difesa della piazza di Cheren al gen. Carnimeo (comandante la 1" divisione coloniale dislocata tra Karora e Chelamet) e ne disponeva il trasferimento a Cheren con parte delle sue truppe: V brigata coloniale (da Alghena), e V gruppo artiglieria (da Mersa Taclai) (1). Il movimento fu iniziato la notte stessa; i materiali poterono essere autotrasportati, ma gli uomini dovettero invece percorrere a piedi ben 290 chilometri. Nella notte sul 2, il comandante la piazza provvide a dislocare i battaglioni dell'XI brigata coloniale in modo meglio corrispondente alla situazione : - LVI battaglione in zona M. Tetri- M. Amba; - LI battaglione a diretto sbarramento della stretta di Dongolaas; - LII battaglione tra sella Zelalé (colle Acqua) e M. Agher ; - LXIII battaglione alla « Missione » a sud -ovest di Cheren; - comando brigata a Sella Zelalé. Il CVI gruppo artiglieria auto portato da 77/28, giunto nella notte stessa da Cub Cub, venne piazzato con le sue tre batterie lungo il margine orientale della piana di Mogareh; a nord- ovest della piana, al XV gruppo cavalleria coloniale venne affidato il compito di eliminare eventuali infiltrazioni dal colle Aful e dal passo Dobac (2); gli accessi attraverso la catena montana a nord di Cheren rimasero sotto il controllo del I battaglione granatieri e del III (bersaglieri) in attesa che si precisassero le eventuali direzioni d'attacco britannico (3). -

(1) A presidiare le difese della zona di Cub Cub rimanevano la XLIV brigata coloniale, il II gruppo cavalleria c una banda P. A. I. (Per la toponomastica, v. schizzo n. 11). (2) XV e III gruppo verranno trasferiti ad Ad Teclcsan rispettivamente il giorno 3 c il giorno 6 in seguito ad ordine del comando scacchiere nord . Il III verrà sostituito dal II proveniente da Cub Cub. (3) Le forze britanniche operanti sul fronte eritreo, in uno studio del Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. l. in data 24 febbraio, risultavano !:osì dislocatt: e raggruppate:


Primo tempo. (Schizzo I 5). Il mattino del 2, le forze motorizzate avversarie, fin qui attardate al passaggio del Barca dall'interruzione del ponte in ferro « Mussolini », risalivano la valle Hagas e prendevano contatto col nostro sistema difensivo. Elementi corazzati si spingevano nella stretta di Dongolaas ma, bloccati dall'interruzione stradale, venivano respinti; altri dilagavano in val Bogù, ai piedi .dello Zela~é, senza tuttavia poter trarre dall'irruzione apprezzabili vantaggt. L'indomani, mentre erano tuttora in corso di completamento i movimenti ordinati dal gen. Carnimeo, l'artiglieria britannica apriva il fuoco su q. 1616, sulle pendici sud- occidentali del Sanchil e sul Dologorodoc; carri armati da crociera e camionette penetravano nuovamehte nella stretta di Dongolaas spingendosi fino all'interruzione stradale, altri mezzi celeri risalivano la val Bogù e s'inerpicavano sulle pendici sud -occidentali dello Zelalé verso il colle Acqua nella vana ricerca di una pista. Poco dopo le 16, il II battaglione << Camerons » scozzesi, attaccava l'altura di q. 1616 presidiata da una compagnia granatieri. Il combattimento si protraeva violento finchè, nel tardo pomeriggio, i pochi granatieri superstiti non furono sommersi e cos.tretti a ripiegare sul Sanchil. All'alba del 4, i reparti britannici venivano contrattaccati e respinti oltre la sommità del,l'altura, ma l'intervento di rinforzi e l'in-

..

Zona di Cub Cttb: - tra Cub Cub e Uad Giaba: x brigata senegalese (tre battaglioni); I battaglione sudanese; I battaglione indiano; I gruppo artiglieria; I compagnia del genio; mezzi corazzati; - a sud di Mersa Gulbub: 2 bande cammellate sudanesi; I banda savari sudanese a cavallo; mezzi cor~zati; - ad Aqiq: 2 battaglioni inglesi. Zona di Porto Sudan: - x battaglione egiziano; I battaglione arabi dello Yemen; 1 compagnia del genio; 2 batterie costiere; elementi di polizia. Zona di Cheren: - 4" divisione anglo - indiana, composta da: 2 brigate anglo- indiane (V e VII), I battaglione inglese di riserva, elementi di artiglieria motorizzata, I compagnia zappatori minatori, mezzi corazzati vari. Zona di Arresa: - s· divisione anglo. indiana composta da: 2 brigate anglo - indiane (IX e X), x battaglione montato sudanese, I compagnia volontari greci, I gruppo dì artiglieria, 2 compagnie zappatori · minatori, mezzi corazzati. Zona Agordat e zona Goz Regeb- At·oma: - reparti non accertati. 9


tenso fuoco di artiglieria arrestavano i progressi dei granatieri. Il comando piazza dispose che l'azione fosse ripresa l'indomani con la compagnia granatieri in sito, 2 compagnie del LI battaglione e 2 compagnie del LVI battaglione coloniale. Due altre compagnie, del III battaglione bersaglieri, trasferite dalla stretta dell' Anseba a quella di Dongolaas, dovevano dislocarsi sulla sommità e sulle pendici nord ~ occidentali del Sanchil, a presidio della posizione l'una; pronta ad intervenire, contrattaccando, l'altra. L'attacco era predisposto per le prime ore del 5, ma, nella notte, l'avversario rinforzato da elementi della V brigata indiana riusciva ad occupare il costone del Roccione Forcuto, costringendo il L VI battaglione coloniale a ripiegare su M. Amba e minacciando da nord il Sanchil. Nelle prime ore del mattino, i « Punjabs » erano già in vista dell'abitato di Cheren e si affacciavano sulla piana di Mogareh, mentre un altro battaglione della II brigata indiana (I/ 6• « Rajputana ») avanzava da q. 1616 lungo il costone occidentale del Sanchil. In questa situazione il comandante della piazza ordinava che l'operazione progettata la sera precedente si mutasse in azione di contrattacco: il LVI battaglione (meno una compagnia da lasciare a presidio di M. Amba) avrebbe attaccato da nord il fianco sinistro dei <• Punjabs » : i granatieri e le due compagnie bersaglieri, già in m~ vimento su M. Sanchil, si sarebbero opposti, contrassaltando, a qualsiasi progresso del I/ 6• « Rajputana »; il LI battaglione avrebbe contrastata ogni azione avversaria nell'interno della stretta di Dongolaas. Ma gli Indiani, allargata la propria fronte sui costoni meridionali del Sanchil, si frazionano in gruppi e risalgono la montagna passando di roccia in roccia cauti e decisi. Alle 9, l'artiglieria britannica concentra il fuoco sulJa sommità del monte e la fanteria con un supremo sforzo, muove all'assalto delle posizioni tenute dai nostri; i granatieri decimati dal fuoco avversario, oppongono tenace resistenza, ma sono costretti a cedere in qualche tratto; due pezzi da 6s/ 17 trasportati a spalla sulla cima del Sanchil « Nido -d'aquila » colpiscono da brevissima distanza le fanterie britanniche. La lotta è ormai prossima alla crisi risolutiva: i difensori esaurite quasi del tutto le munizioni sono allo stremo delle loro possibilità fisiche, quando due compagnie bersaglieri, inerpicatesi nella notte su per le scoscese pendici del monte, appaiono sotto il torrione e con travolgente assalto rovesciano nei sottostanti burroni i gruppi indiani che hanno già posto piede sul « Nido d'aquila ». I « Rajputana » vengono intanto minacciati alle spalle dal XCVII battaglione coloniale che, giunto a Cheren da Alghena dopo 5 giorni di marce forzate, è


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stato avviato alla stretta di Dongolaas, e sta risalendo il Sanchil a tergo dei reparti britannici che ne hanno ormai raggiunto la sommità. Esausti, pressati sul fronte e sorpresi dall'attacco alle spalle i t< Rajputana » ripiegano nella sottostante valtetta e da qui sulla

q. 1616. Il XCVII battaglione prosegue il suo movimento, raggiunge a sera la vetta del Sanchil e, nella notte, ne presidia le pendici nord per fronteggiare l'avversario che occupa tuttora il costone del roeciane Forcuto. L'attacco di quest'ultima posizione, che in mano dell'avversario rendeva la nostra situazione sul Sanchil oltremodo pericolante, venne predisposto per il giorno successivo e fu affidato allo stesso XCVII battaglione coloniale rinforzato da elementi bersaglieri con mortai. Il comandante della piazza raccolse nel tratto Dongolaas - M. Amba gran parte delle truppe a sua disposizione ed ottenne dal comando scacchiere l'autorizzazione d'impiegare qualcuno dei reparti della II brigata in via di ricostituzione ad H abi Mentel. (Schizzo n. 16 ). Nelle prime ore del mattino, dopo breve preparazione d'artiglieria, il XCVII battaglione, su due scaglioni, mosse all'assalto, sorprese l'avversario, ne scosse la resistenza; ascari e bersaglieri incalzarono; altri reparti (del L VI battaglione) avanzarono dal M. Amba per ristabilire il collegamento colle truppe del Sanchil, mentre aerei britannici lanciavano bombe a tergo delle posizioni tenute dai nostri e sulle strade di accesso per impedire l'accorrere di nuovi rinforzi. Dopo tre ore di dura lotta l'attacco fu coronato da pieno successo; i « Punjabs » furono costretti ad abbandonare il roccione Forcuto ( r). Occorreva però strappare all'avversario anche il possesso delle quote 1616 e 1567. Per eliminare l'una e l'altra occupazione venne disposta un'azione di tre battaglioni coloniali (CVI, LXIII e LVI) moventi da M. Amba con direzione i costoni di q. r6o5 e 1567; i reparti del Sandùl, schierati lungo le pendici meridionali del monte, dovevano tenersi pronti a concorrere all'attacco di q. 1616. A movimento iniziato, formazioni aeree britanniche in successive ondate bombardarono, spezzonarono e mitragliarono per oltre due ore i reparti attaccanti. (1) I picchi del roccione Forcuto furono chiamati dai Britannici << Brigadier's Peaks » (Brig's Peaks) per ricordare la presenza in linea del comandante la brigata.


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L'azione contro le due posizioni non ebbe esse rimasero entrambe nelle mani del nemico.

risultati sperati:

Il mattino del giorno 7, chiari indizi fanno ritenere prossimo un ritorno offensivo -dell'avversario con diverso obiettivo. Rinforzato dalla V brigata della 4.. divisione il .nemico intende infatti risalire la val Bogù e l'impluvio di « Acqua » in R. Scescilembi per minacciare sul rovescio le nostre posizioni del Falestoh e del Dologorodoc e procedere in direzione dell'altura della « Missione » che si affaccia su Cheren.

Durante tutta la giornata una violenta azione di artiglieria si :~bbatte sul M. Dologorodoc. Il movimento dei reparti ha inizio la

sera. I fucilieri indiani risalgono le alture ad oriente ed occidente del colle Acqua e, all'alba, irrompono sulle posizioni .tenute dai nostri, mentre l'aviazione britannica in costante crescendo svolge intensa azione di bombardamento. Di fronte alla superiorità avversaria alcuni reparti del IX battaglione coloniale, che presidiano il Falestoh, sono costretti a cedere. Rapida è la discesa degli Indiani e il dilagare di una parte di essi verso la << Missione »· ostacolata soltanto dai pochi granatieri posti a guardia della selletta Falestoh- Zeban. Forti nuclei assalgono intanto da tergo i difensori del colle Acqua, già premuti frontalmente, e consentono a nuove forze di straripare_nel versante prospiciente Cheren. Alle ore 0,30 del giorno 8, elementi indiani raggiungono l'abitato contrastati da successive frammentarie resistenze dei reparti del IX battaglione. Il destino di Cheren sembra segnato e già giungono all'Asmara incontrollate sinistre notizie sulla sorte toccata alla cittadina. Ma il co~ndo della piazza riprende l'iniziativa nella notte e mentre lancia il III gruppo cavalleria coloniale all'assalto dei « Rajputana >> che stanno raccogliendosi ai margini meridionali dell'abitato, ordina al IV battaglione coloniale (ammassato ai piedi del forte di Maio a nord- est di Cheren) di portarsi celermente sulla pista che sale al Zelalé per attaccare e respingere contro il monte i Britannici scesi in piano; al I battaglione granatieri (dislocato a Scinnara) di trasferirsi al margine occidentale di Cheren lasciando pochi elementi a guardia .dei passi Aful e Dobac; al II gruppo cavalleria coloniale · (in marcia da Cub Cub) di forzare il movimento e raggiungere C:he-


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ren nel più breve tempo possibile; all'artiglieria tutta della difesa di concentrare il fuoco sulla sella di Zelalé e sul Falestoh per dare alle truppe britanniche più avanzate la sensazione dell'isolamento nel quale sono venute a trovarsi. Gli ascari eritrei del IV battaglione coloniale « Toselli » ed il III gruppo cavalleria si lanciano sugli Indiani con travolgente impeto che rianima i combattenti del IX arretrati poche ore prima. La lotta raggiunge, .t ra l'una e le tre, la più alta drammaticità; assalti e contrassalti si susseguono repentini e violenti. I reparti avanzati dei battaglioni indiani contengono, in primo tempo, l'azione decisa dei nostri, ma poi la loro capacità reattiva si attenua, tentennano e finiscono col ripiegare. Serrati contro i costoni dello Zelalé e del Falestoh, ne risalgono le pendici ; tentano sulle sommità un'ultima difesa e accennano a qualche contrattacco, ma oppressi dall'efficace fuoco delle batterie italiane e sospinti dall'impeto incalzante degli ascari ridiscendono nella val Bogù trascinandosi dietro numerosi feriti.

Le giornate dell'8 e del 9 furono caratterizzate da intensa attività dell'artiglieria avversaria, integrata da ricognizioni aeree, spezzonamenti e mitragliamenti. La nostra artiglieria (data la limitata gittata), unitamente ai mortai da 81, reagì più che altro per ostacobre il movimento nelle immediate rctrovie nemiche. Nel pomeriggio dell'8 il comando dello scacchiere nord disponeva l'avviamento in rinforzo alla piazza di Cheren del battaglione alpino «Work Amba» (da dislocare su M. Agher Bacac) e della XLIV brigata coloniale coi battaglioni CV e CVII. Il CXII battaglione della stessa brigata rimaneva a Cub Cub a difesa dello sbarramento di Cam Ceu. Il ro febbraio una colonna composta dal 1° Royal Sussex occuperà Mersa Taclai e proseguirà su Nacfa. Il fronte di Cub Cub verrà compreso nel sistema difensivo di Cheren a decorrere dallo stesso giorno.

Alla sera del 9, la sistemazione difensiva della piazza era la seguente: - settore Becana- Zelalé- Falestoh (col. Lorenzini): II brigata coloniale (battaglioni IV, IX, X, CLI); I battaglione granatieri, batteria artiglieria 65/ 17; - settore Dologorodoc- Sanchil (col. Corsi): II battaglione granatieri; III battaglione bersaglieri (meno una compagnia); batta-


glione « Tipo » eritreo; CIV gru p .(X> artiglieria da 77/28; Ioa batteria da 65 l 17 e pezzi anticarro; - settore roccione Forcuto- M. Amba (col. Oliveti): XCVII; LVI; LVIII; CVI battaglione coloniale; II grup.(X> artiglieria 65/17; - settore colle Aful- passo Dobac: Il grup.(X> cavalleria coloniale; ~ settore nord- Anseba: 1 compagnia bersaglieri; 1 squadrone cavalleria del II gruppo. A disposizione del comando piazza restava il III gruppo squadroni cavalleria. Il battaglione alpino « Work Amba », al suo arrivo si dislocava (come previsto) su M. Agher; la XLIV brigata invece, d'ordine del comando scacchiere nord, nel pomeriggio del giorno IO, dovrà trasferirsi a Chelamet (a s6 km. da Cheren) essendo stati segnalati movimenti di truppe britanniche al confine settentrionale dell'Eritrea. Lo stesso comando scacchiere, per alleggerire la pressione del nemico su Cheren e parare la minaccia rappresentata dall'estendersi delle sue basi dalla regione di Agat ai pozzi di Sciotel con tendenza ad avvolgere l'ala sinistra del nostro schieramento, ordinava anche movimenti di truppe nella zona del bacino del Barca (1). In particolare disponeva che: - la VI brigata, discendendo la valle Ghergher, effettuasse, nei giorni 9 e IO, delle puntate offensive in direzione nord per disturbare l'avversario, tencndolo sotto la minaccia costante di una eventuale azione in forze sul fianco; - un grup.(X> squadroni muovesse contemporaneamente lungo la val Gula, prendendo collegamento con la colonna della VI brigata; - un battaglione alpini, in sosta nell'Asmara, raggiungesse M. Becanà ed effettuasse, partendo da questa base, puntate offensive sull'alta valle Bogù.

Il mattino del 10, la valle Hagas pullula di veicoli di ogni genere; il Comando britannico spinge innanzi, per la ripresa dell'azione, quanto è ancora arretrato della 4.. divisione; la valle Bogù ~ gremita di artiglierie. L'attacco si rìpromette, come già il precedente, di aggirare la sinistra del nostro schieramento e, come quello, prevede un'azione contro le nostre po. ·zioni ad occidente della gola di Dongolaas: (r) Per la toponomastica v. schizzi nn . 9 e 14.


- l'XI brigata indiana (rinforzata da truppe fresche dopo gli avvenimenti del 4) deve rinnovare, a sinistra, i suoi tentativi su roccione Forcuto e M . Sanchil ; - la V brigata deve ritentare, a destra, il superamento della sella tra punta Zelalé e Falestoh; - la XXIX brigata (avuta in rinforzo della s• divisione indiana) è dislocata in val Bogù, in seconda schiera, dietro la V, per sfruttare il successo di quest'ultima. La « Gazelle Force », in riserva, deve tenersi pronta a sfociare e dilagare al di là dei monti.

Nel pomeriggio i bombardamenti terrestri divengono più serrati c violenti, mentre l'azione aerea aumenta anch'essa d'intensità. Il roccione Forcuto e il Sanchil sono investiti quasi contemporaneamente. La lotta si svolge cruenta con alterne vicende. Sul roccione Forcuto gli ascari del XCVII battaglione coloniale, decimati e demoralizzati da tre giorni di snervanti bombardamenti, cedono, verso le ore 16, e i superstiti si sbandano nel sottostante vallone sul quale l'avversario si affaccia minaccioso; sono gli stessi ascari che con tanto slancio il giorno 6 hanno assaltato e conquistato le posizioni che ora perdono. Alla selletta del Sanchil, i bersaglieri sono a loro volta aspramente impegnati, ma contengono il nemico. Un loro vigoroso contrattacco riconquista il roccione Forcuto e consente di farvi affluire, durante la notte, munizioni, viveri ed acqua. Ma, all'alba, un ritorno offensivo dell'avversario li ricaccia dalla posizione.

Il comandante della difesa, che non ha riserva di truppa a sua disposizione, insiste per il ritorno a Chercn della XLIV brigata già partita per Chelamet; l'ottiene e al giungere di essa invia il CV battaglione sul rovescio di M. Amba cd il CVII alla « Missione ». Per tutta la giornata dell'II febbraio, l'avversario ripete i suoi tentativi contro la selletta, ma è contenuto sempre dalla tenacia dei difensori e dal tiro delle batterie della difesa; sulla posizione di roccione Forcuto ammassa intanto uomini, armi e munizioni. In tale situazione, il comandante della piazza ordina che il battaglione alpini « Work Amba » si porti, al più presto, dall'estremità sud- orientale del fronte su M. Amba per attaccare, nella notte stessa da nord, la posizione del roccione Fo~cuto.


Il movimento del battaglione viene celermente effettuato su automezzi. Alle ore 20, gli alpini raggiungono la sommità di M. Amba, a mezzanotte la base di partenza per l'attacco. Di qui sferrano, colla tradizionale bravura dci soldati della montagna, un immediato assalto a bombe a mano cadendo sul fianco della posizione britannica; le opposte artiglierie cd i mortai si accaniscono su attaccanti e difensori interdicendo anche l'afflusso dei rinforzi dai costoni della

q. 1616. L'imprevista direzione dell'attacco disorienta i Britannici, e li costringe ad abbandonare con l'altura tutto il materiale che vi avevano raccolto. Padroni delle tre cime del monte, i nostri vi si organizzano saldamente. Il colpo inferto dagli alpini induce l'avversar-io a desistere da ulteriori tentativi di impadronirsi del Sanchil e del roccione Forcuto, ma lo lascia aggrappato all'altura di q. 1616 unico suo appiglio al nostro sistema difensivo. Il Comando inglese anzi, ritenendo insufficienti le forze dislocate nella zona, sposta su tale altura il III battaglione << Manhatte >> della XXIX brigata, già schierata nella val Bogù per l'operazione che sta per essere attuata sul colle Acqua. All'alba del 12, l'artiglieria britannica investe con una tempesta di fuoco a massa il colle fra punta Zelalé e M. Falestoh; forti pattuglioni di Indiani, che durante il tiro di preparazione hanno serrato sotto, sostano ai piedi della siepe di filo spi nato che limita lo spalto; il battaglione dei Sikhs da val Bogù risale il costone meridionale; i << Rajputana rifl es » si accaniscono contro il Falestoh; altri reparti rimontano la testata della val Bogù c la valle Romiù col proposito di affacciarsi sullo stradone di Asmara. Da parte italiana: gli ascari del X battaglione coloniale difendono la sella; la 1" compagnia granatieri occupa i due pilastri del colle per sbarrarne l'accesso col fuoco dei mortai ; il battaglione . Toselli » presidia il Falestoh; il CLI battaglione è disteso lungo tutto l'impervio costone M. Agher- M. Becana a protezione dell'alta valle Bogù per la quale si accede ad Habi Mente!; il IX battaglione è in riserva. l combattimenti acquistano rapidamente carattere di estrema violenza. Elementi nemici riescono a penetrare nella selletta e a procedere in direzione della piana di Giufà. Un contrattacco elimina l'infiltrazione. Le batterie italiane, dopo brevi tiri di inquadramento, iniziano un efficace concentramento sulle artiglierie avversarie schie-


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rate in val Bogù, mentre da M. Amba prendono sotto il loro fuoco autoveicoli in sosta nella valle Ascidirà. L'avversario persiste nel tent:Jtivo di aprirsi la via su Chercn e riesce infatti a conseguire qualche progresso sul fronte del nostro IV battaglione (rinforzato da 2 compagnie del CVII e da I compagnia del LII battaglione coloniale) che, nella dura lotta, perde 12 ufficiali ed o l tre metà dei graduati c.: degli ascari. Gravi sono anche le perdite fra i granatieri di Savoia che azionano i mortai . A . partire dalle prime ore del pomeriggio, la forza di penctrazione avversaria lentamente si affievolisce, fino a che la situazione si capovolge e il successo si delinea nettamente a nostro favore: il nemico (al quale era anche giunta la notizia che una nostra brigata coloniale in marcia nella valle del Barca tendeva al ponte di ferro a tergo della divisione) ripiega. Viene inseguito da reparti degli stessi battaglioni che ne hanno per lunghe ore sostenuto il poderoso urto e da reparti di formazion e di conducenti. Depositi di munizioni costituiti dall'avversario (circa 40.000 colpi) sono fatti saltare; armj e materiali vengono rastrellati.

Svaniva così, la speranza dei Britannici di poter progredire nel settore meridionale, risalendo quel ramo della val Bogù che avevano denominato « Happy Valley )) (valle dena felicità). « Era essa che aveva dato la fal sa speranza di trovare una strada che permettesse di aggirare la fortezza nemica, strada che il Comando britannico cercò invano per un mese; e fu su di essa che le truppe indiane ebbero a ritirarsi due volte sconfitte, ma non scoraggiate trasportando i loro morti e cantando nella notte)) (1). Il 14, i carri armati, che erano stati disseminati sotto gli alberi in attesa che l'azione della fanteria permettesse loro di irrompere per la strada, furono visti ripiegare lungo la rotabile verso occidente; tl nemico desisteva, per il momento almeno, dai suoi propositi d'attacco.

Secondo tempo. Le truppe britanniche furono tutte fatte ripiegare gradatamente dalla zona avanzata per ripristinarne gli organici (1) « This was te give false ho~s of a way round the enemy's fortress walls that the British Command were to seek for a month, and always to be denied; and Indian troops were to retire down it twice, defeated but undistressed, carrying their heavy casualtics and singing through the tlight )J. (Tht: Ab)ISSinìan campaigns - Tl1t: official story of tht: conqut:st of ltalian Ea.>t Africa).


q o e potenziarne l'efficienza: la 5" divisione, ritirata la XXIX brigata da val Bogù, la IX da Gallabat e la X da Barentù, si rac.colse nel territorio compreso tra Cassala e Tessenei; la 4• divisione si concentrò in valle Ascidirà, dopo aver sostituito, su q . r6r6, l'XI brigata con la V; le artiglierie assunsero schieramento più arretrato. Da parte nostra si procedette al consolidamento della difesa ed al riordinamento dei reparti: le posizioni, che erano state obiettivo di reiterati attacchi avversari nel settore più sensibile del fronte occidentale, vennero organizzate a capisaldi con il compito di resistere ad oltranza anche se oltrepassate (la mancanza di idonei mezzi tecnici consentì però soltanto di approntare col materiale pietroso disponibile sul posto un limitato numero di ripari); col filo spinato che potè essere racimolato nella zona furono costruite siepi efficaci soprattutto perchè riducendo le possibilità di sorprese locali, valsero a dare al difensore maggior tranquillità. Alla fine del mese, il comandante la piazza di Cheren, in vista della ripresa de Il 'offensiva britannica, rappresentò nuovamente al comando scacchiere nord la necessità di rinforzare le truppe della difesa. Affluirono nella conca i seguenti reparti: X II brigata colo· niale (battaglioni XXXVI, XLI, CIII); VI brigata (battaglioni XIX, XXIV, XXXI, XXXIV); u • legione cc. nn. (2 battaglioni); XLIV battaglione cc. nn.; 3• compagnia carabinieri di formazione. Nella prima decade di ~arzo, la difesa poteva così disporre di 2S battaglioni di fanteria (7 nazionali) con una forza media di 400 uomini ciascuno (circa 12.000 in totale) ; 30 batterie di artiglieria (120 pezzi di piccolo calibro).

Durante questo periodo, come già accennato, l'attività operativa sul fronte sud -occidentale del sistema difensivo di Cheren si limitò a tiri di artiglieria, incursioni, attacchi locali e azioni di pattuglie: i nostri effettuarono ricognizioni offensive in val Bogù, sulle pendici sud-orentali del Dologorodoc e in valle Aful, e colpi di mano su q. 1616, in valle Ascidirà e su M. Blaga Ghetao; i Britannici attaccarono, il 4 marzo, M. Tetri riuscendo ad occuparlo temporaneamente (la situazione fu ristabilita l'indomani da un contrattacco di una compagnia di carabinieri che mosse dalle pendici nord -occidentali di M. Amba) e tentarono, senza successo, nei giorni 13 e 14, di occupare M. Beit Gabrù. Sul fronte nord, l'attacco alle nostre posizioni avanzate di Cub Cub difese da retroguardie (la XLIV brigata, come già ricordato,


era affluita a Cher<:n il 9 febbraio lasciando in posto il CXII battaglione) venne iniziato il 14. Tra il 16 e il 20, l'avversario occupò il costone antistante Cam Ceu. Rinnovò l'attacco il mattino del 21 con un tentativo di aggiramento; respinto, lo riprese nel pomeriggio, ma fu ancora validamente contenuto. 11 24, però, mentre forze nemiche tenevano fortemente impegnato Cub Cub, altre riuscivano ad infiltrarsi passando a sud e ne accerchiavano cd eliminavano il piccolo presidio raggiungendo Chelamet. Il 25, il nemico veniva a contatto con la nostra difesa di passo Mescelit (1). Il 5 marzo, la Brig's Force al completo si schierava di fronte alla cintura settentrionale di Cheren, contro la quale le sue artiglierie iniziavano tiri di inquadramento (2). Il 13, reparti della legione straniera tentavano di forzare la stretta di Andcr, ma erano respinti; altri attacchi condotti contro M. Engiahat, nei giorni 14 e 15, si infrangevano contro la resistenza degli ·ascari del CLI battaglione; un tentativo di aggiramento dell'ala destra era sventato da elementi ùi cavalleria del XV gruppo. Il cerchio attorno a Cheren si andava tuttavia stringendo, mentre le nostre forze si diradavano per la defezione di buona parte degli ascari del bassopiano. Le quattro settimane seguìte ai cruenti combattimenti della prima fase, se consentirono il riordinamento dei nostri reparti e un certo consolidamento della difesa di Chercn, valsero però anche ad accentuare la schiacciante superiorità avversaria in artiglieria e specialmente in aviazione (3). L'atteggiamento della popolazione eritrea non destava preoccupazione, ma i Britannici non trascurarono di fomentare l'esodo dei militari reclutati nei territori che si erano dovuti abbandonare, allettandoli con la ripresa dei mercati, organizzando vendite a prezzi irrisori, offre~do l~uti compensi per le informazioni, confermando in carica i van cap1-paese. (1) Per la toponomastica v. schizzi nn. 10 e 14. (2) Questa forza risultava al comando della piazza di Chcren cosl costituita: battaglione Royal Sussex; t6° reggimento Punjahs; 1 reggimento della legione straniera francese; 1 battaglione senegalcsi inquadrati da ufficiali francesi; un complesso di artiglierie di ogni calibro; clementi meccanizzati. La relazione dd gen. Platt riporta in,·ece la seguente composizione : VII brigata indiana, XIV battaglione della legione straniera, truppe suppletive e III battaglione di marcia (T chad). (3) Nella già ricordata pubblicazione dal titolo T h~ Tig~ Stnk~s si legge: 11 D opo la battaglia sul col dell'Acqua l'aviazione nemica disturbò raramente la 4• divisione. La RAF stabilì la sua completa supremazia aerea e gli aeroplani nemici apparvero assai di rado sopra Chercn >>.


Terzo tempo. (Schizzo n. 17 ). Alla fine del periodo precedente, le nostre forze attorno a Cheren erano così dislocate: - settore Beganà ~ Zelalé- Falestoh: XI brigata coloniale (battaglioni LI, LII, LVI. LXIII); XLIV gruppo da 65/17 cammei~ lato; I batteria da 75/I3i - settore Dologorodoc ~ Sanchil : I I 0 reggimento « Granatieri di Savoia >> (I e II battaglione granatieri; III battaglione bersaglieri); battaglione coloniale « Tipo >> ; XI e V gruppo da 65/17; batteria c. a. eta 20 m m.; batteria c. c. da 47/32 (in corrispondenza della stretta di Dongolaas); --,settore roccione Forcuto- M. Amba~ M. Rotondo: V brigata coloniale (battaglioni XCVII e CVI); ~attagliane alpino « Work Amba >>; V battaglione coloniale; I /6oo gruppo artiglieria da 65/ I7; gruppo da 105/28; batteria c. c. da 75/27 C. K.; - settore Scinnara (M. Beit Gabrù ~M. Dobac): XLii brigata coloniale (battaglioni XXXVI, XLI, CIII); I batteria da 77/28; I batteria da 65/I7i IV battaglione coloniale; - settore nord : II brigata coloniale (battaglioni IX, X e CLI); VI brigata coloniale (battaglioni XIX, XXIV, XXXI, XXXIV); XLIV battaglione cc. nn.; II, VI e XII gruppo da 65/I7i 2 batterie da 77/28; - a disposizione comando piazza: I I"" legione _cc. nn. (su due battaglioni) sulle pendici orientali di M. Rotondo e M. Amba; XLIV brigata coloniale (battaglioni CV e CVII) a nord di Cheren; 3.. compagnia carabinieri di formazione sulle pendici est di M. Amba; XV gruppo squadroni cavalleria nella piana di Mogareh.

L'avversario si apprestava ad attaccare le nostre posizioni da sud ~ovest con la 4• e la 5• divisione indiana, rinforzate da carri I e da artiglierie e mortai, mentre, come già accennato, premeva da nord con truppe della legione straniera e del lago Ciad (I). La 4• divisione indiana doveva assicurarsi il possesso del massic~ cio del Sanchi l; la s• doveva attaccare il pilastro orientale deHa stretta di Dongolaas, mentre mezzi corazzati avrebbero tentato di forzare il passaggio in fondo valle. Nel frattempo le truppe provenienti da Karora dovevano impegnare le forze del settore nord per impedirne (r) La composizione delle divisioni indiane 4• e 5"" è stata indicata a

pag. 129.


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ScHIZzo N. 17.

LA BATTAGLIA DI CHEREN DA L 15 A L 27 MAR ZO 194 1

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l'afflusso sul &onte principale della lotta e cercare di infiltrarsi &a le colline per interrompere la rotabile ad est di Cheren. Considerata però la difficoltà di attaccare direttamente il Sanchi! lungo le sue ripide pendici meridionali ed occidentali, i Britannici decisero ancora una volta di assicurarsi in primo tempo il possesso del roccione Forcuto e il dominio delle sellette fra l'altura stessa e M. Amba a nord, e M. Sanchil a sud, per mettersi in grado (ammaestrati dalle esperienze precedenti) di fronteggiare, nelle direzioni più probabili, i nostri contrattacchi. La conquista di M. Samanna doveva inoltre garantire le truppe operanti da sorprese lungo la valle Ascidirà e da eventuali azioni contro le posizioni di q. 170.:. e IJIO che, nelle mani dei nostri, avrebbero costituito grave minaccia per lo schieramento delle artiglierie e per le linee di comunicazione delle truppe attaccanti. Il 15, all'alba, il nemico intensifica nel settore nord il tiro d'artiglieria, già notevole fin dai giorni precedenti alla stretta di An der; la sua aviazione smantella le nostre posizioni sul fronte occidentale del sistema difensivo di Cheren e paralizza ogni movimento neli'abitato. Più tardi, mentre velivoli a volo radente esasperano la loro opera di distruzione e demoralizzazione, l'artiglieria, senza risparmio di munizioni, concentra il fuoco sui monti San1aona, Amba, Forcuto, Sanchil e Dologorodoc e nell'interno della stretta di Dongolaas. Le nostre posizioni, sconvolte da circa 3o.ooo granate, scompaiono sotto un nugolo di polvere e di fumo. · Lo stesso giorno bombardamenti terroristici su Asmara provocano numerose vittime &a i civili, mettendo in angoscioso orgasmo la popolazione che non si sente in alcun modo protetta. Durante la preparazione, le fanterie britanniche serrano sulle predisposte basi di partenza per l'attacco (valle Ascidirà, regione Lucarava, q. 1616). <<Dietro le pendici della q. 1616 si concentrano la IX e la XXIX brigata di fanteria indiana. L'attacco al forte Dologorodoc deve essere condo.tto dal 2° Hingland light Infantry che si avvicina all'obiettivo da sud- ovest. Questa azione non deve però iniziarsi fino a che non siano stati occupati il M. Sanchil e il roccione Forcuto» (1). Le unità della 4" divisione indiana sferrano l'attacco, alle ore 8 circa, in tre direzioni principali: verso q. 1677 (propaggini sud- orien(r) Dalla relazione- del generale Platt.


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tali dei monti di Samanna), verso il roccione Forcuto e verso la seiletta del Sanchil. La battaglia divampa con grande accanimento da ambo le parti e si svolge con alterne vicende. I Britannici si aggrappano al M. Samanna e alla selletta del Sanchil, ma non riescono a superare la cortina di bombe che i difensori rovesciano su di loro; pongono piede sul roccione Forcuto, ove si scontrano coi granatieri del I battaglione. Alle ro,3o, giudicati soddisfacenti i progressi anche sul Sanchil, lanciano ad un contemporaneo nuovo assalto le due divisioni nell'intento di scardinare la difesa della gola di Dongolaas, mentre mezzi corazzati tentano di forzarne il passaggio: i carri, all'imbocco della stretta, sotto l'azione di predisposti ordigni incendiari e efficacemente battuti dalle nostre batterie del Dologorodoc e da mortai da 81 postati sui due versanti della gola, sono costretti a ripiegare subito ; alla selletta del Sanchil l'attacco è respinto dai bersaglieri dell'no granatieri dopo sanguinosa lotta; all'ala opposta verso il pilastro di sinistra della stretta, sotto l'azione di fuoco che si scatena dalle pendici del Sanchil, le truppe della divisione indiana non riescono neppure ad attraversare la rotabile. A mezzogiorno la battaglia si estende verso nord- ovest. L'intero costone da M. Amba fino a M. Samanna è investito dalla 4• divisione; gli alpini del battaglione cc Work Amba » ne sostengono con estremo valore i furiosi attacchi; i battaglioni coloniali XCVII e CVI, ridotti considerevolmente di numero ed esausti, cedono in qualche .tratto, ma non consentono ai battaglioni cc Rajputana », « Maharatta » e « Sihks » sensibili progressi. In valle Aful, una colonna di palestinesi e di ebrei, preceduta da clementi corazzati leggeri, .tenta la conquista del colle e delle alture che lo delimitano (M. Gabrù e M. Dobac} ma è respinta c inseguita. Nel settore nord, tra la stretta di Anseba e M. Engiahat, le truype della II e VI brigata sventano tentativi di aggiramento da parte di reparti francesi. Anche sul M. Forcuto, ove i e<>mbattimenti si sono protratti aspri e sanguinosi per tutto il giorno, la situazione dei Britannici appare critica. Ben presto però la situazione muta. All'imbrunire, una tempesta di fuoco si abbatte sulla cima e sul costone sud -occidentale del Dologorodoc; i reparti della d·ivisione, attraversata la strada, si addossano alle pendici meridionali del monte ed iniziano l'attacco del pilastro orientale della stretta di Dongolaas, riuscendo dopo aspra lotta a soverchiare gli estremi difensori del

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« Pinnacle » e del « Pimple ». Dalla sommità del monte (q. 1501) i reparti non ancora impegnati del II battaglione granatieri accorrono nella notte per riconquistare le posizioni perdute. Ma, nel contempo, un battaglione inglese (West Yorks), lasciate le posizioni di attesa a sud di q . 1616, avanza rasentando il costone occidentale del Dologorodoc, risale il monte nell'oscurità e, superate non lievi difficoltà di terreno, punta direttamente sul vecchio fortino di q. 150r costruito dai nostri, dopo la conquista dell'Eritrea, a dominare la strada Cheren- Agordat e la sottostante piana ad occidente di Cheren. La resistenza delle pattuglie d'artiglieria che presidiano l'osservatorio installato nella vecchia costruzione e la reazione degli artiglieri ai pezzi non riescono ad impedire che la cima venga occupata nelle prime ore del mattino del 16. Il comandante la piazza, che nella notte stessa aveva deviato verso il Dologorodoc due compagnie del CVII battaglione coloniale, già in movimento verso il roccione Forcuto, ordina anche al XV gruppo cavalleria (dislocato all'estremità orientale del settore nord) di portarsi a celerissima andatura sul Dologorodoc e alle truppe dell'XI brigata coloniale (del settore « Zelalé ») di puntare attraverso il Falestoh, in direzione nord- ovest fra M. Zeban e il Dologorodoc. Verso le sci, la difesa è duramente impegnata anche sul Sanchi!, sul roccione Forcuto e sulle scllette a settentrione dei due monti, mentre viene premuta sulla depressione dell'Anseba e alla stretta di Ander e minacciata di aggiramento da M. Engiahat. Nella mattinata, il comandante la s• divisione indiana (che sul fronte sud si appresta a lanciare .tutta la IX brigata all'attacco di M. Falestoh e di M. Zeban) alimenta l'azione sul fronte occidentale della piazza, passando la X brigata a rinforzo della 4~ divisione operante alla sua sinistra. I nuovi battaglioni scavalcano quelli che si mantengono abbarbicati al terreno fra Sanchil e il roccione Forcuto e rinnovano furiosi assalti contro le posizioni dei nostri; più a nord- ovest i battaglioni « Rajputana », « Maharatta >> e << Sihks >> riprendono gli attacchi su q. 1677, M. Samanna e M. Tetri. Gli uni e gli. altri urtano però contro una salda difesa. I granatieri del Sanchil, i carabinieri 1 gli alpini e gli ascari del Samanna sanno trovare sufficiente vigore per impedire agli attaccanti di affacciarsi sulle posizioni che essi difendono e per ricacciare quelli che vi pongono piede. Per arginare l'avanzata su M. Zeban, il cui possesso avrebbe determinato il superamento della stretta e l'aggiramento di tutto il ~<~tema difensivo italiano, lo stesso giorno 16, venne ordinato un


contrattacco, che doveva esser condotto dai battaglioni CXII e CV, da reparti dell'XI brigata e dai resti del XV gruppo squadroni appiedato che aveva contenuto, all 'alba, i progressi del nemico verso la piana di Cheren. Ma l'azione fu stroncata fin dal suo inizio dall'aviazione avversaria e da un concentramento di artiglieria che si abbattè violento su i reparti operanti. Il comandante lo scacchiere nord, avuta conoscenza della situa7.ione (gli venne rappresentata nella notte dal capo di S. M. del comando piazza), emanò le seguenti direttive: cc r• - sta bene per il nuovo attacco al M. Dologorodoc, non con impiego a massa, ma col criterio dell'infiltrazione di nuclei così da non offrire esca all'artiglier ia ed al bombardamento aereo; << 2 ° - se non riesce, risulteranno inopportuni ulteriori tentativi ; << 3~ - in tal caso provvedere al consolidamento della nuova linea che dal Falestoh, per le pendici dello Zeban ci riallaccia al M. Sanchil in località Pozzo; « 4• - l'interruzione sia tenuta sotto il costante controllo da parte del presidio di M. Sanchil; azioni di pattuglie evitino il riattamento della strada; << 5o - occupato o no, il Dologorodoc, riordinare i reparti eliminando i frarnmischiamenti e ricostituire le riserve di settore e di

piazza; « 6• - fare attenzione all'estrema destra, dove da vari segni appare evidente intenzione del nemico di puntare su Habi Mente! )).

Giungevano, intanto, a Cheren (col comando della LXI brigata, ten. col. S. Giordano) i battaglioni coloniali provenienti da Gondar L e LVII ; l'uno venne inviato alla stretta di Dongolaas, l'altro su q. 140], caposaldo a controllo diretto dell'interruzione stradale. Con essi e con le truppe in sito, il comando piazza predispose il nuovo contrattacco per la riconquista del Dologorodoc. Ma il comando della 5• divisione britannica, deciso a sfruttare il successo ottenuto il g iorno prima, aveva a sua volta ordinato fosse ripresa l'azione nelle prime ore del mattino con obiettivo M. Zeban e la piana di Cheren. Alle 4, le posizioni italiane furono sconvolte dai tiri concentrati ùi numerose batterie e mortai; alle 5, le truppe britanniche mossero dalle proprie posizioni; alla stessa ora ebbe inizio il contrattacco italiano. I battaglioni L e L VII si scontrarono coi battaglioni « W or-


cester )) e dei « Punjabs » avanzanti. m direzione nord e lungo le pendici occidentali del Dologorodoc. I nostri ressero all'urto fin verso le 9, furono poi soverchiati dal fuoco vicino e lontano dell' avversario e costretti a ripiegare; gli ascari deli'XI brigata furono sopraffatti a loro volta sulle pendici sud- occidentali di M. Zeban, mentre, ad opera di un battaglione di secondo scaglione, subivano ugual sorte, nella selletta Falestoh- Zeban, i superstiti del II battaglione granatieri che vi si erano raccolti. Alle 9,30, anche M. Zeban veniva conquistato. La situazione si fece in quel momento estremamente critica. Esigui isolati drappelli di ascari rallentavano la marcia in avanti dei Britannici. Questi però non erano in grado di proseguire subito l'azione, sia per l'accanita resistenza che era stata loro opposta, sia per evidenti difficoltà logistiche (nel tardo pomeriggio velivoli a bassà quota provvederanno infatti ai rifornimenti delle truppe attaccanti). Il comando della piazza di Cheren trasse profitto della temporanea crisi avversaria e lanciò al contrattacco di M. Zeban il CV battaglione coloniale. L'azione suscitò un'ondata di fiducia fra le nostre truppe; i reparti pur ridotti nei loro effettivi si ricostituirono, ed avanzarono su M. Zeban e verso la sommità del Dologorodoc. La resistenza dei battaglioni della XXIX e della IX brigata indiana sembrò vacillare di fronte all'inatteso impeto ed ardimento dei nostri, ma il proseguimento dell'azio~e venne stroncato da un violentissimo fuoco aereo- terrestre (r). Il comandante la difesa dispose acchè la truppa sostasse sulle posizioni raggiw1te; chiamò a sè il comandante la II brigata e gli i m(x) La nostra situazione in fatto di aviazione venne così sintetizzata in un telegramma del Comando FF. AA. dell'A. 0.1. diretto a Roma la sera del 17 marzo: .«Oggi, che tutte, lo sforzo inglese è concentrato su noi, gli apparecchi da bombardamento in linea sono ridotti a tre 79• tre 81 et nove I33· Esclusi i 133, che possono essere impiegati soltanto in operazioni nell'irlterno e gli S. 81 ripartiti uno per scacchiere, debbo sostenere la battaglia di Cheren <:on tre 79, laddove l'avversario impiega decine e decine di apparecchi e bom· barda in C<'ntinuazione le nostre linr.e. Le truppe indigene hanno paura soltanto del bombardamento aereo e, di fronte alle perdite gravissime, si demoralizzano e si sbandano. Ieri il 105° e il 112° battaglioni, partiti entusiasticamente al contrattacco, sono stati quasi distrutti dall'aviazione e ridotti non più impiegabili. Di fronte a ciò noi nulla possiamo fare. Se volete, fate ancora in tempo ad aiutarci, inviando, non un apparecchio alla volta, ma decine di apparecchi. Dal 2 febbraio ad oggi abbiamo ricevuto uno - dico uno - 79, mentre abbiamo inviato in Italia equipaggi per ritirarne dodici. Se non volete correre seri rischi di compromettere la battaglia di Cheren mandateci a qualunque costo apparecchi. Fine telegramma».


par.tì ordmi per l'ulteriore proseguimento dell'azione; reparti della brigata dovevano essere distolti temporaneamente dal settore nord e trasportati celermente alla stretta di Dongolaas. Nell'accingersi ad eseguire l'ordine il gen. Lorenzini veniva colpito a morte da una scheggia di granata. Alle 15, le truppe indiane, rianimate da una vigorosa azione delle proprie artiglierie, rioccupavano la serie di gobbe che dall'osservato-rio del Dologorodoc digradano sulla stretta di Dongolaas; contemporaneamente la « Brig's Force » attaccava le posizioni del settore nord arrestando il predisposto movimento dei reparti della II brigata verso il Dologorodoc. La giornata del 17 si chiudeva così, dopo aver consentito ai nostri soltanto di ridurre l'inflessione e averli riportati sotto il Dologorodoc. Nella selletta del Sanchil e del roccione Forcuto l'avversario era stato ancora una volta costretto a ripiegare. La nostra linea, dal M. Falestoh si riallacciava al Sanchil per q. 1552, q. 1407 e colli~ netta delle batterie anticarro all'interno della stretta. Sul fronte nord, i tentativi, delle truppe britanniche e dei battaglioni francesi liberi, di conquistare il M. Engiahat e di raggiungere· la rotabile Cheren- Asmara non avevano avuto successo.

L'indomani, le truppe britanniche alleggerivano su tutto il fronte· la loro pressione; evidenti segni di stanchezza avev.ano caratterizzato gli ultimi sforzi offensivi sulle alture dal Sanchil al Samanna. Il comando piazza, al quale era stato preannunciato l'arrivo della XLI brigata (i battaglioni CXXXI, CXXXII e IC giungeranno a Cheren in giorni successivi nell'ordine suddetto), considerato che il possesso del pilastro orientale della stretta, necessario per il controllo della interruzione stradale, era premessa indispensabile per ogni po~si­ bile ulteriore resistenza, trasferiva il battaglione alpini « Work Amba )) da M. Samanna nella zona a oriente della gola per tentare ancora una voLta la riconquista del Dologorodoc. Il battaglione costituì la colonna centrale di un dispositivo di attacco, che ebbe il L battaglione colo!"liale come colonna di destra e il CXXXI come colonna di sinistra. Procedendo a cavaliere della rotabile Cheren - Dologorodoc gli alpini si lanciarono, verso la mezzanotte, all'assalto della contesa posizione giungendo fin sullo spalto che circonda il « forte ». Una lotta accanita si svolse attorno alla bianca costruzione che l'artiglieria britannica isolò coprendo di fuoco le pendici occidentali ed orientali del


~on te ed .imJX:dendo co~ì ogni progresso delle colonne laterali. Dopo due ore dt dun combattunenti i valoros~ alpini falciati sui fianchi dal tiro delle mitragliatrici e contrassaltati dalla sommità dell'altura erano costretti a ripiegare.

Seguirono otto giorni durante i quali fu manifesto il proponimento nemico di produrre col continuo martellamento aereo effetti terrificanti sulle truppe, specie su quelle coloniali per deprimerne il morale prima di riprendere l'azione. Nos.tri tentativi di riconquistare di sorpresa il M. Dologorodoc, effettuati, la notte del 21 marzo, dal battaglione Toselli e, la notte sul 23, dall'LXXXV battaglione coloniale si alternarono con azioni avversarie sulle pendici del Sanchil, con prove di penetrazione da par.te di carri armati alla stretta di Dongolaas, con attacchi di sorpresa (colle Aful), con puntate (M. Falestoh) e saggi di infiltrazione. Il 24 marzo, il comando dello scacchiere eritreo ordinò di desistere da ogni contrattacco e di stabilizzarsi sulla linea Fales.toh- pendici meridionali di M. Zeban- Pozzo (1407)- pendici est di M. Sanchil. Le truppe della difesa avevano in tal giorno la seguente dislocaziOne: - settore Beganà- Zelalé- Falestoh (col. Ossoli): battaglioni LII, LXIII e CV, 1 batteria del CVI gruppo; - settore Dologorodoc (col. Prina): battaglione alpini « Work Amba », brigate coloniali L, LVIII, LXXXV, LI e LVI ; 46" e 21' batteria del V gruppo; - settore M. Sanchil (col. Corsi): II 0 reggimento << Granatieri di Savoia ))' w• batteria del V gruppo; - settore M. Amba (col. Oliveti); battaglioni coloniali V e CVI; II& legione cc. nn.; 3• compagnia carabinieri; gruppo artiglieria IOO/IJ; -settore Scinnara (col. Bonelli): btg. coloniali XXXVI e XLI; - settore nord (col. Rocco): II, VI brigata coloniale, XII gruppo artiglieria; - a disposizione comando piazza: battaglioni coloniali CXXXII e IC, XV gruppo squadroni cavalleria. L'ubicazione dei reparti è riportata nello schizzo numero r8. I battaglioni coloniali che vi appaiono numerosi sono in realtà ridotti ad una forza oscillante fra i 180 e i 250 uomini ciascuno .con scarsissimi ufficiali. Le compagnie hanno perduto la loro consistenza organica.


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18.

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Avvantaggiato dal terreno guadagnato e dal conseguito dominio della stretta il Comando inglese progettò, per il mattino del 25 marzo, un attacco frontale ed aggirante dei costoni del Sanchil. Mentre nel tratto Sanchil - M. Tetri, le posizioni italiane dovevano essere attaccate o impegnate dalle unità britanniche della 4a divisione indiana che le fronteggiavano, alla stretta di Dongolaas (fra la sommità di M. Dologorodoc e le pendici sud -orientali di M. Sanchi!) doveva operare la 5a divisione indiana su 3 brigate (IX, X e XXIX) e tutta l'artiglieria del contingente britannico del Sudan ; obiettivo d'attacco: M. Zeban e piana di Chcren. Durante le notti sul 24 e sul 25 aerei nemici, avvalendosi di rnzi illuminanti, spezzonarono e mitragliarono da bassa quota le nostre posizioni. Il 25 verso le 4,30 il nemico scatenò un violento bombardamento di artiglieria su tutto il fronte con par.tico[ari concentramenti su q. 14<>7, sulla collinetta della batteria anticarro, sulla ferrovia e sulla sommità del Sanchil. Bocche da fuoco di tutti i calibri effettuarono il martellamento, mentre un intenso crepitare di armi automatiche concorreva ad infrenare ogni proposito di reazione. Poco o nulla era possibile osservare data la semioscurità e la foschia prodotta dal bombardamento stesso. Profittando delle tenebre, reparti di attacco, usciti dalla galleria a sud di q. 1616, si scaglionarono nei numerosi tombini lungo il tratto neutro della strada. ferrata, tenendosi pronti ad avanzare; altre unità scesero lungo le propaggini settentrionali del fortino e dall'altura Pan di Zucchero. In particolare: la IX brigata, a destra, avanzata in massa dal Dologorodoc, con parte delle sue forze, occupò q. 1407, q. 1425 e la zona dei pozzi, con le rimanenti prosegul verso nord e sboccò in piano : alpini ed ascari ne contrastarono i progressi fin verso la 8,30; la XXIX, al centro, premendo nella stretta, serrò contro la collina, ove era piazzata la batteria anticarro; la X, a sinistra, assecondò il movimento avanzando lungo le pendici sud- orientali del Sanchil e si affacciò anch'essa al piano. Gli obiettivi raggiunti dalla 5" divisione consentivano ormai ai genieri britannici di provvedere, con relativa sicurezza, al riattamento della strada; il lavoro fu iniziato il giorno stesso; carri armati si spinsero fino alla interruzione per trasportare materiali e poteggere con le loro corazzature i genieri. Col CLXX battaglione cc. nn., che affluì a Cheren nel pomeriggio, e coi uattagltoni coloniali XXII e XXXIII, che giunsero nella notte, il comando piazza tentò un'ultima volta, il 26, di riconquistare il fortino di q. 1501, impiegando anche due compagnie del XXXV


battaglione, già riserva del settore Zelalè. Camicie nere ed ascari posero piede sulle alture che controllano i pozzi e su q. 1407, ma sotto violento fuoco di artiglieria furono costretti a ripiegare sulle posizioni di partenza. A sera il comandante lo scacchiere eritreo, prevedendo ormai prossima la possibilità di transito dei carri cingolati e delle camionette, ordinava: la cessazione di ogni resistenza a Cheren, il ripiegamento delle artiglierie ed il loro schieramento su nuove posizioni al margine dell'altopiano, la ritirata delle fanterie superstiti ed il loro concentramento in zone di raccolta a sud e ad est di Teclesan. Il movimento fu compiuto nella notte; poco dopo l'alba, mezzi meccanizzati nemici superavano l'interruzione stradale di Dongolaas. Dopo 55 giorni aveva così termine la battaglia di Cheren! « La R.A.F. con la sua varietà di macchine dagli << Hurricanes u ai « Vincents » aveva conquistato il dominio dell'aria ... assicurando all'esercito l'imm unità contro gli attacchi aerei avversari ... L'artiglieria britannica tra il 15 e il 27 marzo aveva sparato oltre uo mila proiettili! » (I). Il miglior riconoscimento del valore dimostrato dalle nostre truppe nel corso dell'aspra battaglia venne dallo stesso nemico contro cui esse si erano strenuamente battute. Dal lontano scacchiere est, a partire dalle r6,4o, la radio di H:uar più non rispondeva.

J COMBATTIMENTI DI AD TECLESAN (28- 31 MARZO). (Schizzo nuIl ripiegamento delle truppe da Cheren fu disturbato dall'aviazione. Nel pomeriggio del 28, mezzi meccanizzati attaccarono un primo sbarramento dei nostri sulla strada per Asmara. All'imbrunire, i superstiti ripiegavano verso la fronte Massaua - Asmara per sottrarsi alla cattura. Le ultime riserve, costituite nel loro nucleo principale dalle forze dispon ibili del 10° reggimento granatieri (2), affluivano intanto. da Addis Abeba verso nord, col compito di arginare l'avanzata del nemero 19). -

(t) Dalla relazione del gen. Platt. (2) Il 10° reggimento granatieri (costituito nell'organico di 2 battaglioni granatieri, 1 battaglione alpini, J banaglione mitraglieri, 2 compagnie mortai da 81) aveva allora disponibili solo il I c II battaglione granatieri, 1 com· pagnia mortai da 81 e 1 compagnia mitraglieri. Le altre forze erano statt. impiegate in altri settori di combattimento o di presidio.


1 54

mico, che procedeva verso Asmara ostacolato ormai soltanto da tre ostruzioni stradali predisposte dall'arma del genio lungo la rotabile. Le nuove posizioni difensive dette di Ad Teclesan includevano in zona avanzata i monti Scindoà e M. Zahalò, con compiti di osservazione e copertura c si appoggiavano ai monti Fansciboca- Addigares- Debra Harmaz- Uarà, ultima corona di alture dominanti l'altopiano fra Cheren e Asmara, quale posizione di resistenza. Lo Scindoà e lo Zahalò che si ergono isolati rispettivamente ad ovest e ad est della rotabile, consentivano di controllare le mosse del nemico. La difesa, nel suo complesso, poteva creare ancora un ostacolo al progredire delle unità meccanizzate nemiche. Alla sera del 27, le posizioni avanzate erano presidiate da 2 battaglioni coloniali (XLVII e CXIV), la posizione di resistenza solo da 3 compagnie di camicie nere. Lo schieramento delle artiglierie era invece in atto e fu completato il giorno 28 (I). A tarda sera il gen. Carnimeo assumeva il comando del fronte subentrando al gen. Bergonzi. Lo stesso giorno 28, il M. Scindoà venne attaccato ed occupato dai Britannici. Reparti del I battaglione del 10° granatieri, che stavano prendendo posizione sull'Addigares, furono lanciati contro il nemico in direzione dello Scindoà. L'azione si sviluppò nella notte ed ebbe il suo sfortunato epilogo al mattino. Il battaglione, operante al buio attraverso un terreno rotto e scosceso, fu attaccato da forze preponderanti e minacciato di esser tagliato fuori dall'azione di carri annati e di camionette nemiche che (pur contrastati dal gruppo bande a cavallo « Amara » alE'altezza del km. 52) lo oltrepassarono sul suo fianco destro lungo la rotabile. Esaurite le munizioni, caduto il comandante del reggimento (col. A. Borghesi), il battaglione ripiegò, incalzato da vicino sull' Addigares e sulla selletta a sud- ovest dell'altura stessa. Il giorno 29, l'avversario lanciò i suoi mezzi corazzati in corri~pondenza dell'interruzione stradale del km. 51, mentre con la fanteria tentava la conquista dell'Addigares. L'azione non ebbe successo ed a sera, al languire del combattimento, il sistema Addigares- Fanscibocà era sempre in mano dei nostri (2). Il ll /10° granatieri intanto, (x) 1 gruppo obici da 1oo/I7 su sei pezzi, I batteria obici da 149/13 e gruppo da 77!28 su tre batterie, in località Deca - Gabrù; r gruppo da 105 ridotto su quattro pezzi in località Dic- Dic; I batteria obici da 75/ 13 fra km. 46 e 47 della rotabile Asmara- Cheren; I batteria su due pezzi da 77/28 a sud di q. 2129 (ovest di km. 46). (2) - Elemenù del CI battaglione coloniale (autrasponato da Massaua il ::6 marz.o): costone nord M. Addigares; 1


ScHizzo N. 19.

L' ATTACCO CONTRO CERITREA l COMBATTIMENTI DI AD TECLESAN

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giunto a tarda notte ad Uarà, aveva preso posizione su Debra Harm az collegandosi col CXIV battaglione al M. Zahalò. Il CVIII battaglione coloniale, giunto anch'esso nelJa zona il mattino del 29, era stato inviato in regione Scherdebbà per prendere contatto coi reparti coloniali a M. Zahalò e coi difensori del Debra- Harmaz, e completare così la difesa su quel tratto di fronte.

11 mattino del 30 marzo, il nemico riusciva ad occupare il costone nord dell'Addìgares ed a consolidarsi sulla quota 2100. Lo stesso giorno, il comando della fanteria del settore di Ad Teclesan veniva affidato al ten. col. Luziani. Nel tardo pomeriggio, un intenso tiro di artiglieria si abbatteva sul M. Zahalò costringendo gli ascari del CXIV battaglione a ripiegare: non più di un centinaio di uomini raggiungevano però le posizioni dell'Harmaz tenute dal II/ xo• granatieri. Per effetto dell'azione del mattino lo schieramento sull'Addigares era minacciato sul fianco destro; un gruppo squadroni appiedato (truppe nazionali), giunto nella notte, fu perciò destinato a fronteggiare tale minaccia. L'LXXXVIII battaglione coloniale, giunto anch'esso prima dell'alba, veniva in parte dislocato sul Fanscibocà e in parte tenuto in riserva. Nelle prime ore del mattino del 31, il n~mico, che era riuscito ad infiltrarsi lungo la ferrovia nella valle Anseba ed era giunto ad Adi Naamen minacciando di rovescio l'intera difesa di Ad Teclesan. scatenò un violento bombardamento sulle nostre linee della selletta e dell'Addigares dilagando quindi in ogni direzione con direttrice di movimento la rotabile. A rallentare i progressi avversari su ,questo tronte contribuì l'azione del CXI battaglione coloniale (XLII brigata) che, autotrasportato da Massaua, era appena giunto nella zona. Nella mattinata stessa sul fronte di Debra Harmaz alcuni centri di resistenza avanzati del caposaldo di q. 2336 venivano occupati dal nemico e riconquistati dai nostri, ma tutta la posizione doveva poi essere abbandonata a sera col delinearsi di una minaccia sul rovescio - l / 10° granaiteri (430 uomini) e parte 155" compagnia cc. nn. : M. AÒ· digares- selletta; - elementi del LXXX battaglione coloniale (autotrasportato da Adi Areai il 29 marzo) e 1 plotone granatieri mortai da 45: M. Fanscibocà; - rimanenza 155' compagnia cc. nn. e 2 plotoni mitraglieri: pressi. .:antoniera n. 3; - CC. RR.: ciglione rotabile testata impluvi Ba t. Arais.


I)]

dei difensori già premuti frontalmente e bombardati dall'alto. Pochi granatieri si raccolsero nella notte ad Ad Teclesan, la .trovarono sgombra e proseguirono per Asmara. Furono quindi avviati a Massaua ove giunsero la sera del 2. Di fronte al precipitare della situazione, il Comando Superiore FF. AA. dell' A.O.I. disponeva: - la cessione di Asmara al nemico quale città aperta per risparmiare l'abitato e salvaguardare la popolazione civile; - lo sbarramento delle provenienze da nord con le .truppe ripiegate da Arresa e Adi Ugri su Adi Caiéh e da Enda Selassié su Adua; ----=- la difesa di Massaua organizzata a ridotto - con le truppe della piazza riforzate da quelle provenienti da Ghinda; - la raccolta sull'Amba Alagi delle forze recuperabili per tentare una estrema difesa; - la chiusura da ogni parte del ridotto di Gondar e del Galla e Sidama per resistere il più a lungo possibile; - la raccolta delle poche forze rimaste a Dessiè per coprire, da nord, Addis Abeba. Nella capitale veniva lasciato un presidio di circa 6ooo bianchi composto di carabinieri, polizia A. I., battaglioni camicie nere e milizia speciale per difef\dere la popolazione dal brigantaggio degli indigeni. Asmara fu ceduta il 1° aprile (il centro della città era stato colpito con bombe di grosso calibro il 28 marzo). I movimenti di ripiegamento si svolsero indisturbati fino a tutto il 2 aprile. Il giorno 3, il nemico lanciò ancora all'inseguimento le sue forze motorizzate che, nella stessa giornata, raggiunsero Adigrat.

LE OPERAZIONI NEL SETIORE DI ARRESA E NEL TIGRAI OCCIDEN-

TALE (1). ---, Nella prima decade di febbraio, come già ricordato, le truppe del settore Barentù (2a divisione) e del se.ttore Om Ager (XLIII brigata) erano affluite in zona Arresa, ove già ai primi del mese era stato dislocato il raggruppamento P .A.I. per organiizarvi la difesa. Il 21, la XLIII brigata sostituiva il raggruppamento passando alle dipendenze della divisione suddetta. Il ciglione di Arresa, alto qualche centinaio di metri sulle sot(x) Per l;t toponomastica v. schizzo n. I I.


tostanti pianure, si svolge a semicerchio intorno al paese, dal quale dista in media 5 chilometri in linea d'aria, e impedisce l'accesso alla strada che da Arresa conduce a Adi Ugri. Nella « impossibilità di arrivare ad Arresa con le ruote >> i Britannici limitarono la loro azione su quel fronte ad attacchi parziali (6- 13 marzo) ai quali fecero riscontro ricognizioni da parte dei nostri. Più consistenti, e preceduti da intensa preparazione di artiglieria, questi attacchi si rinnovarono nei- giorni 21, 26 e 27 m;uzo senza conseguire risultati positivi. Intanto la situazione nel settore di Cheren si andava aggravando e il comando scacchiere disponeva che tre battaglioni coloniali (XXII, CXIV e CIV) lasciassero la XLIII brigata e il settore di Arresa per raggiungere Ad Teclesan. Il 31, le rimanenti forze, meno un battaglione di copertura, ricevevano l'ordine di portarsi al più presto ad Adi Caiéh. Ivi giunte, constatata l 'im possibilità di imbastire comunque una difesa consistente ad Adi Caiéh, proseguivano su Adigrat e Amba Alagi. Durante il ripiegamento il raggruppamento P.A.I., su automezzi, veniva attaccato da autoblinde nemiche; il XLIV battaglione coloniale, con le salmerie e l a parte someggiata del comando di brigata, veniva tagliato fuori sulla strada Mai Haini- Coatit dall'avversario che aveva già occupato Adi Caiéh; raggiungeva l'Amba Alagi, il 7 aprile.

Le truppe che, come già ricordato, provenienti dall'Uolcait si erano dislocate, ai primi di febbraio, a Enda Selassié, Af Gagà e Az Darò, sostarono in detta zona sino alla fine di marzo, disturbate solo di quando in quando dai ribelli dell'Uolcait unitisi a quelli del posto. Il 1° aprile, dopo aver assicurato il passaggio lungo la stretta di Dembeguinà a reparti provenienti da sud Tacazzé e diretti a Asmara, furono autotrasportate ad Adua (il presidio di Az Darò seguì il movimento il 2). lvi provvidero a dar sicurezza allo sgombero dell'abitato occupando il passo Gasciorchi a sbarramento delle provenienze di Adi Qualà. In Adua ricevettero l'ordine di proseguire su Adigrat; mossero la notte sul 2, giunsero il mattino successivo ad Adigrat, vi sostarono tutto il giorno e, a sera, partirono alla volta dell'Amba Alagi.

L'occuPAZIONE DI MAssAUA. (Schizzo n. 20). - Nel gennaio 1941 la· organizzazione, fronte a terra, della base navale di Massaua, era costituita da una serie di opere costruite intorno alla città a distanza di 5 o 6 chilometri dall'abitato, munite di mitragliere, provenienti da


ScHizzo N. 20.

L' ATTACCO CONTRO L~ ERITREA L'OCCUPAZIONE DI MASSAUA ( 8 APRILE 1941 )

Harglne della ol!lé.ta d/Hauava al/a l'Ine d//é66ratò /94/ ----)~ 1)/rnioni d/ allucco del/~ fOrze 6rilonn/clle

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16o navi danneggiate. Tale linea si appoggiava, nella parte centrale, alle alture di M. Uadi e di q. Segnale e ai vecchi forti Vittorio Emanuele e Umberto I. Era previsto il concorso delle batterie contraeree dislocate sulla sommità delle piccole alture che circondano il porto e delle batterie costiere da 120 mm. All'inizio dell'offensiva britannica vennero discussi, presso lo Stato Maggiore dello scacchiere, presente il Comandante superiore di marina, alcuni provvedimenti da adottare per migliorare la difesa di ~assaua. Fu deciso di rafforzare e dare profondità al fronte a terra costruendo una linea di centri di resistenza avanzati a circa 15002000 metri da quelli già esistenti. La sistemazione fu rafforzata con un sottile reticolato e con campi minati : notevole fra questi quello del settore nord in zona pianeggiante, nel quale furono impiegate alcune centinaia di torpedini da blocco e bombe da getto, le une e le altre non più utilizzabili per il loro impiego originale. Il 28 gennaio, il Comando Superiore FF. AA. dell'A.O.I. costituì, sotto la data del 1° febbraio, la piazza di Massaua quale parte integrante dello scacchiere nord, includendo in essa le forze navali mobili, la difesa fronte a terra e quella fronte a mare; ne affidò il comando al contrammiraglio Bonetti. Per iniziare la costituzione del presidio del fronte a terra e per eseguire i lavori di rafforzamento fu inviato a Massaua, in primo tempo, il CXXXVI battaglione cc. nn. e, successivamente, un gruppo mobilitato della guardia di finanza, tre batterie da 77f 28 Skoda ed una da 120. Il 21 febbraio, durante la seconda fase della battaglia di Cheren, il comandante lo scacchiere nord, considerato che la sistemazione difensiva della piazza di Massaua, già consigliata dal .terreno, aveva sviluppo inadeguato alla scarsezza delle forze disponibili, ordinava il trasferimento a Massaua della XLII brigata coloniale su tre battaglioni e, su proposta del contrammiraglio, concentrava la difesa della piazzaforte sul suo margine interno organizzandovi dei capisaldi sui quali avrebbero a mano a mano ripiegato i reparti che presidiavano il margine esterno. Questi capisaldi dovevano essere rafforzati con ostacoli anticarro da costruirsi sulle fasce costiere nord e sud e in zona Moncullo. Tra il 25 e il 29 marzo, la XLII brigata venne richiamata sull'altopiano in zona Ad Teclesan. Pochi giorni dopo, caduta Asmara, affluirono a Massaua parte dei superstiti di Cheren. Complessivamente giunsero nella piazza, insieme ad alcuni generali e Stati Maggiori: circa 350 uomini dell'XI battaglione di formazione granatieri, 210


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del battaglione alpini << Work Amba», 250 cc. nn., 50 bersaglieri, 200 genieri, 40 artiglieri e 1 100 Amara. Questi ultimi però, data la scarsa fiducia che si poteva riporre su di loro, vennero disarmati e, muniti di muletti e di una somma di denaro, furono fatti uscire alla spicciolata dal ridotto. Ai primi di aprile, sul fronte a terra della difesa di Massaua (affidato al col. Oliveti) erano schierati: - il gruppo mobilitato misto della guardia di finanza dell'Eritrea e il battaglione granatieri nel settore nord; 2 battaglioni di formazione di marina (compagnie di nazionali e di ascari) nel settore centrale; 1 battaglione cc. nn. nel settore sud. Conclusasi la battaglia di Cheren, le truppe britanniche che, provenienti da Karora avevano par.tecipato alla battaglia sul fronte nord, mossero direttamente verso la costa e presero contatto con la difesa del settore settentrionale della piazzafor.te. Dopo l'occupazione di Asmara, forze della s• divisione indiana con carri armati, e cannoni, per Ghinda, discesero verso Massaua. Il 2 aprile, il comandante inglese, servendosi di una linea telefonica che funzionava ancora tra Asmara e Massaua, avvertiva il comandante italiano della base navale che non avrebbe assunta la responsabilità di provvedere all'alimentazione della popolazione italiana dell'Eritrea e dell'Abissinia se qualcuna delle navi esistenti nel porto di Massaua fosse stata affondata o fossero stati danneggiati gli impianti portuali. L'ammiraglio comandante la piazza faceva rispondere che non po.teva, nè intendeva, modificare gli ordini ricevuti e le disposizioni prese. Il Comando Superiore FF. AA. dell'A.O.I. ed il Super Marina, subito informati, approvarono e confermarono tale decisione. Il 3, la X brigata indiana prendeva contatto con la VII brigata e con reparti di « Francia Libera >> che investivano da nord le difese a terra della base navale alle dipendenze anch'esse della divisione incaricata di cooordinare gli attacchi. Le nostre batterie del settore nord aprivano il fuoco sui reparti e sugli automezzi che affluivano neila zona di Emberemi. L'azione a fuoco, r ipresa il giorno 4, fu intensificata da ambo le parti, all'alba del 5· Nel pomeriggio dello stesso giorno, si presentò alle nostre linee sulla strada di Moncullo una autovettura inglese con bandiera parlamentare. Ne scesero due ufficiali che, accompagnati al comando

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piazza domandarono, a nome del loro Generale, la resa della città onde evitare un inutile spargimento di sangue. L'ammiraglio comandante, privo di carri armati, di mezzi anticarro e di aviazione, chiese istruzioni al Ministero della Marina. In attesa della risposta si addivenne ad una .tregua delle opposte artiglierie. Roma decise la resistenza ad oltranza. Notificata la decisione al Comando inglese, venne dalle due parti ripreso il cannoneggiamento. La sera del 7, dopo aver rimosso o aggirato i campi rli mine dei settori centrale e meridionale, le truppe indiane occuparono le colline fronteggianti la linea di difesa interna e le opere campali abbandonate della difesa esterna. Nel settore nord, ove il campo minato antistante alla linea esterna era armato con mine marittime t.!d era più agevolmente vigilato, perchè in terreno pianeggiante, i Britannici si limitarono a bonificare la pista per Otumlo. All'alba dell'8, l'attacco si sviluppa violento su tutto il fronte. Nel settore ovest, il nemico occupa fin dalle prime ore del mattino quota << Segnale »; una compagnia di ascari muove al contrattacco, riesce a portarsi sul ciglione di levante dell'altura ma non può progredire essendo la sommità fortemente battuta dal fuoco nemico; carri britanici « I » risalgono lo schieramento verso nord fino a M. Uadi. Sul fronte nord, le nostre batterie prendono sotto il loro .t iro automezzi in movimento verso Embercmi; le truppe contrastano l'azione di pattuglie e di reparti del reggimento Sussex, e catturano prigionieri; alcune posizioni cadute in mano del nemico vengono rioccupare con arditi contrattacchi; il gruppo mobilitato della guardia di finanza e i residui dell'Ilo reggimento granatieri gareggiano fra loro per impeto e decisione ma, nella mattinata, la linea è ciò nonostante rotta in più punti e i carri armati penetrano da varie direzioni nell'abitato. Anche dopo la resa della città, nel settore nord, ove più sanguinosamente si è combattuto, la resistenza continua con alterne vicende, e dura finchè giunge l'ordine di desistere dalla lotta. Nuclei di prigionieri catturati dalla guardia di finanza affluiscono scortati a Massaua quando la città è già occupata dalle truppe della 5~ divisione indiana e della legione straniera francese.

La caduta della piazza fu preceduta dalla distruzione degli impianti e dall'autoaffondamento di parte del naviglio mercantile. Le forze subacquee e, in parte, le unità da guerra di superficie riuscirono invece ad allontanarsi.


l preparativi dell'esodo erano cominciati nel mese di febbraio. Durante la nuova luna fu possibile predisporre per la partenza delle unità da guerra di superficie: Eritrea, Ramb I, Ramb II; dei sommergibili Perla, Archimede, Galileo Ferraris, Guglie/motti e delle unità mercantili m/n Coburg, p.jfo Warteufels, mfn Himalaia (T). Le unità da guerra di superficie, a motore, che disponevano della autonomia necessaria furono destinate a porti del Giappone. I sommergibili e la m / n Coburg furono invece avviati a un porto francese dell'Atlantico (furono predisposti rifornimenti in mare di combustibile, acqua e viveri). Il piroscafo Warteufels fu approntato per raggiungere Diego Suarez nel Madagas<.'ar e ia mfn italiana Himalaia un porto nel Brasile. Delle dieci unità, nove raggiunsero le rispettive destinazioni: l'incrociatore ausiliario Ramb I incontrò nell'Oceano Indiano l'incrociatore inglese Leader, accettò l'impari combattimento, lo sostenne per circa un'ora, e fu infine incendiato cd affondato. Anche un piroscafo (il Bertram Reckmers) tentò di raggiungere un porto amico ma, cannoneggiato da una unità leggera inglese, si autoaffondò. Per i piroscafi rimasti in rada era stato previsto l'affondamento in modo da inutilizzare il porto. Rimanevano alla base le unità da guerra di superficie che non avevano autonomia sufficiente per raggiungere un qualsiasi porto amico. Si trattava di tre cacciatorpediniere della classe Tigre e di tre cacciatorpediniere della squadriglia Manin. Il Ministero della Marina, al quale il contrammiraglio Bonetti aveva proposto di mandare le unità ad autodistruggersi sulla costa dell'Hedjaz per dar modo agli equipaggi di scendere a terra, essere internati e forse qualcuno almeno rimpatriato, approvò in massima la proposta, impartendo la direttiva di fare con tale naviglio un'azione contro una loc.alità della costa controllata dagli Inglesi (Perim, Porto Sudan, Suez) e procedere quindi alla prevista distruzione. (1) All'inizio del conflitto i sommergibili dislocati a Massaua erano otto, tutti di tipo antiquato. La loro attività fu compromessa dalle condizioni eli· matiche della zona e da guasti negli impianti di refrigerazione interna, a cloruro di metile, che produssero intossicazioni ed asfissie negli equipaggi. Essenzialmente per questo quattro andarono perduti nelle due prime settimane dì guerra : il MacalU, il Galilei, il Galvani, il Torrice/li. Quest"ultimo. comandato dal capitano di corvetta Pelosi, sostenne un lungo combatùmento in superficie ;;:omro tre cacciatorpediniere e una cannoniera inglesi e, prima di autodistruggersi, affondò il cacciatorpediniere Kartottm e danneggiò la cannoniera.


Dopo la caduta di Cheren, fu .tentata dalla squadriglia Tigre una puntata contro Suez ma il cacciatorpediniere Leone, che navigava, di notte, in testa alla formazione, urtò contro uno scoglio sutendo gravi danni che ne procurarono l'incendio. Le altre due unità, vista l'inutilità d'ogni sforzo per salvare la nave, procedettero al salvataggio del personale e rientrarono a Massaua. Fu decisa allora un'incursione su Porto Sudan. Le unità delle due squadriglie (ad eccezione del Battisti, che ebbe una avaria alle caldaie) giunsero in prossimità .di Porto Sudan al mattino; subito avvistate dalia ricognizione aerea vennero attaccate con accanita pcrsistenza da numerosi aerei. Il Sauro, colpito al centro, affondò in poco più di un minuto a poca distanza da Porto Sudan. l superstiti dell'equipaggio, circa 100, furono ricuperati nel tardo pomeriggio e portati a Porto Sudan. I cacciatorpediniere Pantera, Tigre e Mattin diressero verso la costa araba. Il Manin, colpito, perse il contatto con le altre unità ed affondò. Una parte dell'equipaggio fu salvato da unità inglesi. Il Pantera e il Tigre poterono accostare allo Hedjaz a sud di Gedda: le navi vi furono affondate e gli equipaggi sbarcati a terra. Anche il Battisti riuscì a raggiungere la costa. Il posamine Ostia, la torpediniera Orsini, la m / n Niobe, le vedette Biglieri e Matteu.cci si affondarono a Massaua. Nessuna unità che avesse un qualche valore militare cadde, così, in mano ai Brit:mnici.

Caduta Massaua tutta l'Eritrea era ormai in possesso del nemico. Complessivamente le perdite subìte dai nazionali dello scacchiere nord nel corso delle operazioni in Eritrea assommarono a circa 8.000 uomini (ufficiali: morti 120, feriti z6o; truppa: morti 3.000, feriti 4·Soo); non si hanno notizie sulle perdite dei reparti coloniali.


L'ATTACCO CONTRO LA SOMALIA

IL TERRENO (I). La ripartizione del territorio dell'Impero in « scacchieri », cn~ trata in vigore poco avanti la dichiarazione di guerra, aveva lasciato .al settore Giuba la giurisdizione politica e amministrativa del~ l'intero territorio della Somalia, ma aveva sottratte dalla sua dipen~ denza militare le regioni dei Migiurtini e degli Ogaden. Geograficamente il paese è caratterizzato da una estesa pianura piatta, arida, uniforme, che dal mare risale, in direzione S. E.~ N. W., così lievemente che la curva di livello dei 200 m. corre ad una di~ stanza media di 4-500 chilometri dalla costa. Con la stessa direzione S. E.~ N . W., il terreno, dall'allinea~ mento Gherlogubi ~ Callafo ~ Dolo, va successivamente elevandosi, dapprima con pendenze medie lievi, per balzare poi verso le monta~ gne degli Arussi e la zona dei laghi (Galla e Sidama), a maggiori altezze con forme sempre più aspre. I cotsi d'acqua che attraversano la regione, si riducono a due soli: il Giuba che, nei pressi di Dolo, raccoglie le acque del Daua Parma, del Ganale Doria e deli'Uebi Gestro e l'Uebi Scebeli. Entrambi hanno lo stesso andamento generale dei rilievi fino alla costa, quivi deviano verso S. W., il Giuba per un breve tratto, e l'Uebi Scebeli, invece, per oltre 300 chilometri lungo i quali corre parallelo alla costa alla distanza media di 30 chilometri da essa, per scomparire poi nel sottosuolo a circa 30 chilometri dal Giuba. Sia il Giuba che l'Uebi Scebeli hanno regime fluviale; nella sta~ gione che precede le piogge, però, diventano poverissimi di acqua (nel febbraio 1941 erano pressochè asciutti) ed in molti tratti rono facilmente guadabili. In particolare: il letto del Giuba, a sud di (1) Per la toponomastica v. schizzi 1111. 21 c- 22.


Dolo, è molto tortuoso e poco profondo fin presso Giumbo, dove, in vicinanza della costa, sì allarga e si infossa notevolmente. In questo tratto, per tutto il suo sviluppo, le rive si mantengono di massima a pari quota, meno che davanti a !onte (sud di Margherita) ed a Bardera, ove la sponda destra ha leggero dominio su quella di sinistra. A nord di Bardera, il .terreno a sinistra del fiume è punteggiato dai caratteristici « bur » somali, piccoli rilievi di rocce granitiche a pan di zucchero distribuiti in modo regolare per grande estensione. Tutta la regione, comprese le zone di media elevazione, ha fondo polveroso ed è, in genere, scoperta od al più rivestita dalla tipica boscaglia somala, bassa, rada, spinosa c priva di ombra. In prossimità dei corsi d'acqua, però, la vegetazione diventa più fitta, più alta e più verde, specie attorno ai centri abitati e lungo le « concessioni )) . Le coste, fiancheggiate a breve distanza da un lungo e sottile cordone di dune sabbiose, cadono sul mare con un basso orlo roccioso, interrotto frequentemente da estesi tratti di spiaggia e da insenature. Solo l'insenatura di Chisimaio, che ha fondali sufficientemente profondi ed è protetta contro i venti dalle due grosse isole dei « Pescecani » e dei « Serpenti », può essere utilizzata come porto per l'ormeggio di navi di grosso tonnellaggio in qualunque condizione di .tempo, mentre Mogadiscio, indifesa dai venti, consente anche alle navi di piccolo tonnellaggio solo l'ancoraggio a distanza dalle banchine. Facili, in genere, le operazioni di sbarco quasi ovunque. La rete stradale, che sulle carte appare a maglie molto fitte, si riduce in realtà ad un insieme di piste che congiungono fra loro i centri abitati, prive di manutenzione regolare, poco frequentate e che le piogge e la siccità rendono sovente intransitabili, pel fango o per la sabbia, ai mezzi automobilistici pesanti. Grandi strade di sicuro transito sono solo quelle che da Mogadiscio adducono a Giggica, nell'Barar (bituminate fino a Fer Fer), a Neghelli, nel Galla e Si dama (di cui alcuni lotti erano già dati in appalto per la bitumazione) ed a Chisimaio (a fondo completamente naturale). Discreto l'allacciamento fra Bardera e Belet Uen, per lscia Baidoa e Tigieglò. Discrete le due piste che fiancheggiano il Giuba, su entrambe le rive fino a Bardera, e quella che prosegue poi da sola lungo la destra del fiume; ottime tutte e due fino ad Alessandra pcrchè mantenute a beneficio delle concessioni. La presenza di numerosi allacciamenti interni e la conformazione del terreno, consentono però quasi dappertutto, il movimento


ScHIZZo N. 2r.

L' ATTACCO CONTRO LA SOMALIA GENNAIO-FEB BRAIO 1941

••••••• Limiti dtscac-chi6re o .rt~ttore ---")~ Pt'rertòni d/amrcçq d~lle /rJrubritr:rnniche


anche fuori delle piste principali, a mezzi meccanizzati leggeri e opportunamente gommati. Tutta la regione è, durante la stagione secca, priva di risorse idriche, tranne che in vicinanza dei corsi d'acqua o lungo la costa, dove zone di pozzi salmastri s'incontrano a distanza di qualche giornata di marcia a piedi. Gli abitati sorgono solo lungo la costa e lungo i corsi di acqua, nelle zone dei pozzi. La linea di confine fra la Somalia e il Kenia non corrisponde ad alcun elemento geografico caratteristico. Essa è artificialmente segnata da una tagliata rettilinea della boscaglia nella vastissima ptana che si estende fra il fiume Giuba ed il fiume Tana; è attraversata a Colbio, Diff, Gherilli ed El Uach, da cattive piste che fanno capo, da una parte, in territorio britannico, a Garissa e Wajir; e dall'altra, a Chisimaio, Gelib e Bardera; in corrispondenza di tali località esistono tre ponti militari di barconi, i soli lungo questo tratto del Giuba. Fra il confine ed il Giuba, la boscaglia è, più che altrove, fitta ed inospitale, interrotta solo, molto di rado, da qualche piccolo gruppo di case, dimora, nella . stagione delle piogge, di tribù pastorizie; propizia, quindi, all'occultamento di forze anche rilevanti guanto contraria all'osservazione terrestre. L'organizzazione difensiva della regione non disponeva di opere e lavori apprezzabili. Essa era costituita da: - un sistema di avamposti: a El Uach, Cantama e Fafadun, nel settore del Medio Giuba; a Afmadu, e Beles Gogani, nel Basso Giuba. Elementi dei gruppi dubat autonomi e delle bande confinarie estendevano l'occupazione a Malca Marra, Sadei, Gherilli, Liboi, Golbio (1); -- due distaccamenti ai guadi di Bardera e Dugiuma (2); - due teste di ponte sull'Uebi Iero (braccio del Giuba che recinge da ovest l'isola di Alessandra): a Mansur ed a Bua Barugi.

(1) DeUe bande confinarie addette al servizio di vigilanza sulla frontiera solo qualcuna aveva in distribuzione un apparecchio radio, di guisa che tutte le trasmissioni dalle località più avanzate per cenùnaia di chilometri venivano fatte con portaordini a piedi. (2) A fine dicembre il Giuba che nel medio e basso corso aveva un buon volume d'acqua potrYa essere guadato solo nelle suddette località.


Allorchè giunse il foglio del 24 dicembre col quale il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. prescriveva che, in ciascuno scacchiere, le nostre forze, se sopraffatte e costrette a ripiegare, dovessero raccogliersi in un ridotto (che per lo scacchiere Giuba doveva svilupparsi attorno al centro di Mogadiscio), venne dato inizio ai più urgenti lavori per una sistemazione che, la completa mancanza di materiali di costruzione, di attrezzi da lavoro, di mano d'opera e di armi pesanti, resero di non facile e di non rapida attuazione. Tali lavori erano stati iniziati da poco quando giunse l'ordine che Mogadiscio dovesse essere considerata città aperta e perciò non difesa. Si intensificò, invece, nel gennaio 1941, l'attività per l'apprestamento difensivo di Chisimaio :itenuta sempre obiettivo principale del l 'offensiva nemica. LE FORZE CONTRAPPOSTE.

Alla fine del 1940, lo scacchiere Giuba disponeva delle seguenti truppe: A) Truppe operanti: 3 brigate (XX, XCI c XCII) con complessivi 14 battaglioni coloniali; 1 compagnia CC. RR. (zaptié); I raggruppamento dubat (su 5 gruppi); 2 battaglioni costieri (della forza di 8oo-1ooo uomini ciascuno); 4 bande presidiarie (di forza variabile fra 300 e 500 uomini); 1 battaglione genio coloniale (2 compagnie artieri e I pontieri) ; I battaglione cc. nn. (con una sola compagnia regolarmente costituita); 27 batterie di artiglieria di vario calibro (in postazione fissa, da posizione, motorizzate, carnmellate e contraerea) (x); 16 mitragliere da 13,2 della Marina, in postazione fissa contraerea; 6 fucili Colt da 6,5 della Marina, anch'essi in postazione fissa contraerea. B) Truppe territoriali (ripartite fra i vari presidi): 1 battaglione CC. RR. (su 3 compagnie miste, nazionali e coloniali): 2 (t) 2 batterie da nn/45 della Marina (con postazioni fisse); 2 batterie da 1:20.'25 coloniali (con posta7ioni fisse)· 7 batterie da 77/'2'ò coloniali da posizione; 2 batterie da n t2B coloniali motorizzate; 5 batterie da btj/17 coloniali cammellate; 3 batterie da 70/15 coloniali da posizione; 4 batterie d.l 76i4o della Marina in postazione fissa e aerea; 1 batteria da 76 40 della M. V .S.K io postazione fissa e aerea; 1 batteria da 75/27 A.W. della M.V.S.N. in postazione fissa e aerea.


compagnie Guardia di Finanza miste (nazionali e coloniali); I com~ pagnia radiotelegrafisti dell'esercito; x repar.to M. V. S. N. forestale, basi territoriali dei battaglioni coloniali; I autogruppo coloniale; 1 deposito territoriale; 1 deposito coloniale; ospedali territoriali; ma~ gazzini vari di artiglieria, genio e commissariato. Tutte queste forze (dedotte le poche destinate alla difesa della città di Mogadiscio e della costa ed il raggruppamento dubat a diretta disposizione del comando scacchiere) erano, in armonia ai concetti operativi che prevedevano un atteggiamento difensivo su tutto il fronte pur vivificato con azioni di contrattacco, raccolte a gruppi in corrispondenza delle principali vie di transito attraverso ii .Giuba, col nucleo più forte attorno a Chisimaio stessa (una recente segnalazione del Comando Superiore dava come imminente un attacco in forze su Chisimaio), e con un tentacolo avanzato in corrispondenza dell'abitato di Afmadù. Nell'agosto 1940, la fascia di frontiera era stata divisa in due ~uori (Medio e Basso Giuba); limite di settore: la congiungente Diff- Dugiuma. Nell'ottobre successivo, le forze dei due settori avevano assunto rispettivamente la denominazione di Iox• e 102" divisione coloniale; la mancanza di organi di servizio mobili e di adeguati mezzi di trasporto aveva tuttavia lasciata immutata la loro tipica struttura di unità .territoriali non idonee ad operazioni mobili, tanto più che il vasto territorio dall'una e dall'altra parte del Giuba mancava per centinaia di chilometri di profondità di ogni risorsa logistica naturale o predisposta. Le due divisioni anche sotto la loro nuova suggestiva denominazione, continuarono cioè ad essere due in1provvisati raggruppamenti di unità minori, rispondenti ad esigenze locali, mancanti di vincoli organici e di unità di indirizzo addestrativo e disciplinare. La XV brigata Amara, facente part<.: della riserva generale del Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. e già dislocata nell'Barar, messa a disposizione del comando scac~ chiere Giuba, raggiungeva Mogadiscio il 15 gennaio. Eccettuati i piccoli nuclei di specialisti del genio, la compagnia mitraglieri, i carabinieri e le due batterie contraeree della M. V. S. N ., tutte le altre unità che si trovavano in Somalia erano costituite esclusivamente da elementi coloniali del luogo. Data la scarsa densità della popolazione, la mobilitazione aveva fatto affluire ai reparti, male inquadrati, uomini di 70 anni e giovanetti di 14. In mectia ogni battaglione aveva da 6 a 8 ufficiali richiamati quasi tutti e del tutto inesperti dell'elemento indigeno.


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L'Aeronautica, nel gennaio 1941, aveva in Somalia una decina di apparecchi CR 133, ripartiti fra i campi di Mogadiscio e Gobuen, due apparecchi M. 32 e uno M. 42 da caccia normalmente dislocati nel campo di Mogadiscio. La Marina, oltre alle batterie del fronte a mare e della difesa c. a., disponeva, nel JX>rto di Chisimaio, di alcuni rimorchiatori di piccolo tonnellaggio. In questo porto, fin dali 'inizio delle ostilità, erano ancorate 17 navi mercantili (II italiane, 5 tedesche, I iugoslava); un piroscafo giapJX>nesc, che vi giunse in secondo tempo, riparti dopo aver effettuato lo scarico del materiale e il carico di sale. L'entrata del porto era sbarrata da mine. In caso di attacco era previsto che tutti i piroscafi, non utilizzabili in colonia e di sufficiente autonomia ed efficienza, raggiungessero porti neutrali o francesi controllati. L'avversario, in corrispondenza della frontiera della Somalia, aveva schierate due divisioni: l'II.. e la 12• africane ( 1). (x) Nell'appendice C alla relazione del gen. Cunningham è riportato il seguente ordine di battaglia delle divisioni n• e n• alla data del xo febbraio 1941. 11• DIVISIONE AFRICANA:

Comando 11.. (A) divisione; u• (A) compagnia divisionale telecomunicazioni. Comando 21• (EA) brigata di fanteria: 21 .. (EA) sezione telecomunicazioni di brigata; I/2" King's African Rilles (aggregato alla n• divisione); I/4° King's African Rifles; x• reggimento Nord Rhodesia; 53~ (EA) batteria leggera; 53" (EA) compagnia campale; 21• (EA) compagnia di gruppo di brigata; 2• (EA) ambulanza campale. Comando 2 3• (N g) brigata di fanteria: 23• (Ng) sezione telecomunicazioni di brigata; x• reggimento Nigeria; 2° reggimento Nigeria; 3" reggimento Nigeria; 52• (Ng) batteria leggera; 51.. (Ng) compagnia campale; 23• (Ng) compagnia di gruppo di brigata; 3• (Ng) ambulanza campale. Trupp~ divisionali: Squadron cc C» del x• reggimento autoblindo EA; 2 .. (SA) batteria di m. c. (obici da 6 pollici);


'f (SA) brigata campale (s•, It, t8• batteria campale); 1• (SA) batteria anticarro; 5" (SA) batteria c.a. (meno 2 sezioni); ~~ (SA) compagnia campale; I8• (SA) compagnia parco campale; Compagnia « C » I/3° King's African Rifles (mitraglieri); 1° East African Pioneers; 3° (EA) sezione igienica campale; JI 0 parco campale divisionale d'artiglieria; 3• officina mobile; Distaccamento della 4• compagnia irregolare. 1.2• DIV ISIOI'E AFRICANA:

Comando I2a (A) divisione; I2• (A) compagnia divisionale telecomunicazioni. Comando 1• (SA) brigata di fan~a: IO" compagnia telecomunicazioni di brigata; I0 Royal Nata! Carabineers; I0 Transvaal Scottish; I0 Duke of Edimburgh's own Rifles; 4• (SA) brigata campale (w•, n', 12" batteria campale); 1• (SA) compagnia campale; 1• (SA) compagnia servizi •< Q >> di brigata; Io• (SA) ambulanza campale. Comando 22• ( EA) brigata di fanteria: 22• (EA) ~ezione telecomunicazioni di brigata; I/1° King·s African Rifles; 5° King's African Rifles; IW King's African Rifles; 22" batteria da montagna · R. artiglieria ; 54" (EA) compagnia campale; 22'" (EA) compagnia di gruppo di brigata; 1• (Tg) ambulanza campale. Comando 24• (C. d'O) brigt:ta di fanteria: 24• (C. d'O) sezione telecomunicazioni di ~rigata; 1° (C. d'O) reggimento; 2° (C. d'O) reggimento; 3° (C. d'O) reggimento; 51• (C. d'O) batteria leggera; 52' (C.d'O) compagnia campale; 24" (C. d'O) compagnia di gruppo di brigata; 4• (C. d'O) ambulanza campale. Truppe divtsionaJi: Squadron << B » dd 1° reggimento autoblindo EA; 3• (SA) compagnia autoblindo; 1• (SA) compagnia carri armati leggeri;


173 x" (SA) batteria m. c. (6o libbre); x• (SA) batteria campale; 2" (SA) batteria anticarro; 4" (Rh) batteria anticarro; Una sezione della s• (SA) batteria c.a.; 6" (SA) batteria c.a. (meno 3 sezioni); 19" (SA) compagnia parco campale; Compagnia <<A'' I/3° King's Africa n Rifles (mitraglieri); 2• (EA) sezione igienica campale; 12° parco divisionale campale d'artiglieria; x• (SA) officina generale mobile; Compagnia irregolare n. x; Distaccamento della compagnia irregolare n. 4·

Truppe della forza d~ll'Est Africa: 1° (EA) reggimento autoblindo (meno 2 squadrons); t • (SA) brigata di medio calibro (meno 2 batterie); DISLOCAZIONE DEI REPARTI AEREl DELL'EsT AFRICA AL GIORNO 1° GENNAIO 1941.

(Appendice B relazione gen. Cunningham):

Comandi: Comando delle forze aeree dell'Est Africa: Nairobi; Comando avanzato delle F. A. dell'Est Africa: Nairobi (dal 9 gennaio 1941); x• brigata bombardamento S.A.A.F.: Nanyuki; Stazione della R.A.F.: Nairobi; Stazion:: della R.A.F.: Eastleigh; Stazione della R.A.f.: Mombasa. 2 ° squadron S.A .A .F.: Comando: Nanyuki; Flight <<A>> (mobile): Nanyuki; Distaccamento 1 del Flight << B >• : Archer's Post; Distaccamento 2 del Flight "B >> : Ndege's Nest; Distaccamento x del Fligh~ << C )) : Marsabit; Distaccamento 2 del Flight << C " : Lokitaung; Veli voli di ciserva: Nanyuki.

squadron S.A .A.F.: Distaccamento x del Flighr << A " : Garissa; Distaccamento 2 del Flight u A ,,: Lamu; Distaccamento x del Flight << B »: Nairobi; Distaccamento 2 del Flight << B Il: Bura; Flight << C » : Mombasa. )

0

I/ 0 squadron S.A.A.F.:

Comando: Archer's Post; Flights << A », cc B ''• cc C >>: Archer's Post.


Alle caratteristiche delle unità britanniche, costituenti un corpo di spedizione perfettamente attrezzato · per il movimento a larga autonomia anche in terreni privi di qualsiasi risorsa logistica, si è già accennato a pag. 30. LE DIR:E"n"IVE. L'offensiva contro la Somalia era prevista dal Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I.; si sapeva anche con quali forze probabilmente sarebbe stata condotta. Di fronte a questa eventualità il nostro Comando considerò l'alternativa o di rifiutare la battaglia e sgomberare tutta la Somalia (Mogadiscio compresa) o di affrontare la lotta su quelle posizioni che meglio avrebbero potuto prestarsi allo scopo. Abbandonare la Somalia senza colpo ferire non fu ritenuto conveniente per considerazioni varie; tra l'altro, avremmo perduto anche le truppe visto che i Somali si sarebbero sicuramente sbandati per tornare alle loro cabile a tutela dei loro beni. Fu deciso dunque di resistere sul Giuba pur sapendo che: il .fiume, in quel periodo di massima magra, non avrebbe rappresent:tto un vero e proprio ostacolo potendo essere guadato, anche con automezzi, in molteplici punti. Nel gennaio, come già accennato~ il Co·· mando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. rinforzò il settore con una brigata della riserva generale e dette le seguenti direttive: « In caso squadron S.A.A.F.: Comando: Nanyuki; Flight « A», Flight « B » e distaccamento: Nanyuki; Flight « C >J : N:tnyuki; Distaccamento del flight cc C >>: Momba ~a. 12°

34" Flight: Comando: Mombasa; Distaccamento: Mombasa; Distac~a me.nto: Dar· es · Salaam. 40• squadron S.A.A.F.: Com:tndo: Marsabit; Flight cc A » : Lokitaung; Flights cc B >> e cc C »: Marsabit. 41° .cquadron S.A.A.F.: Com:tndo: G:trissa; Flight cc A » : Garissa; Flight cc B n : Garissa; Flight cc C»: Ndege's Nest.


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di attacco nemico in forze non irrigidirsi in una difesa del confine praticamente impossibile, ma cedere terreno fino al Giuba; difendere ad oltranza la linea del Giuba, difendere ad oltranza Chisimaio con le truppe materialmente in posto, contrattaccando con altre il fianco sinistro dell'avversario». Il comando scacchiere Giuba (gcn. di div. Carlo dc Simone) (r) doveva perciò essere in grado di fronteggiare con i propri mezzi sia b minaccia su Chisimaio, sia quelle, non meno pericolose, dirette verso l'Alto e il Medio Giuba. Un'azione in forze su Dolo e Lug Ferrandi avrebbe, infatti, dischiuse all'avversario: verso nord, le strade di Neghelli e dell'Alto lJebi Scebeli e, verso est, quelle di Mogadiscio e del Medio Uebi Scebeli. Analogamente, se condotta da Bardera e da Gelib, essa sarebbe caduta a tergo dell'intera linea del Giuba, aprendo agevolmente la via verso tutto il corso dell'Uebi Scebeli e sullo stesso territorio dell'Barar. La difesa di Chisimaio assorbiva una grossa aliquota delle forze della. ro2• divisione (gen. Santini); i sei battaglioni della rox• (generale Carnevali), non erano molti per fronteggiare l'avversario su un fronte di 6oo chilometri circa che le recenti puntate nemiche su Buna (Galla e Sidama) avevano esteso fino a Malca Rie e Malca Marra, presidiate entrambe da forti distaccamenti. Lo spostamento dell'intero ragruppamento dubat, facente parte della riserva scacchiere, da Brava a Margherita, in posizione centrale fra Chisimaio e Gelib effettuato nella prima quindicina di gennaio, fu inteso sia a dare la possibilità di alimentare un nostro contrattacco contro una massa nemica diretta su Chisimaio, sia a concorrere ad interdire a tale massa l'accesso alla camionabile GelibMogadiscio. Restava a disposizione del comando scacchiere soltanto la XV brigata, nè esso poteva fare assegnamento su ulteriori rinforzi di uomini e di artiglierie avendo il Comando Superiore incondizionatamente esclusa tale possibilità lasciando solo sperare in un eventuale aumento di mezzi aerei « all'ultimo momento >> qualora ne fossero giunti dall'Italia (2). In attesa pertanto che le intenzioni nemiche si palesassero, il comando scacchiere, per porsi in misura di fronteggiare l'eventuale attacco su ciascuna delle tre principali direzioni (settentrionale, centrale e meridionale), dispose (24 gennaio) che la XV brigata si disio(t) Aveva sostit!JÌto il gen. Pesenti il 29 dicembre 1940. (2) Alla fine di ~ennaio giungevano da Addis Abeba 2 S.79.


casse (con automezzi in proprio) a Brava, bivio delle due autopiste per Bardera e Gelib, e s.tabilì che il raggruppamento d~bat non potesse essere impiegato senza la sua preventiva autorizzazione. Nella relazione del gen. Cunningham è detto: « Il mio piano per la conquista di Chisimaio prevedeva che la 123 (A) divisione (I brigata S. A., XXII E. A. e XXIV Costa d'Oro) movesse dalla zona Garissa- Wajir su Afmadù. Di qui una colonna (I brigata S. A.) doveva marciare verso sud, occupare Gobuen e costituire una testa di ponte a Giumbo, mentre un'altra colonna (XXIV brigata Costa d'Oro) doveva occupare Buio Erillo, muovere ~u Alessandra e rrùnacciare Gelib ... « In considerazione dell'importanza di Gobuen, il grosso dell'artiglieria e i carri éJ!mati vennero assegnati alla 12• divisione. « L'n• divisione (XXIII brigata della Nigeria) dalla zona di Bura, avanzando per il lago Badana, doveva attaccare ed occupare Chisimaio ». LE OPERAZIONI. (Schizzi nn. 21 e 22). fRONTE DELLA 102• DIVISIONE (BASSO GIUBA). - Al princ1p10 della seconda metà di gennaio, l'attività esploratrice nemica, mai sopitasi dopo l'episodio di El Uach, si va estendendo a tutta la frontiera dello scacchiere, facendosi più aggressiva. Anche i grossi si avvicinano al confine e forti distaccamenti motorizzati attaccano i nostri posti avanzati. Con ininterrotte imboscate e con l'ardito impiego di bottiglie incendiarie le nostre bande riescono per più giorni a tenere a bada gli elementi esploranti avversari. Il 21, il 24 e il 25, autocolonne miste di camionette, fanterie autoportate, autoblindo e carri leggeri passano il confine rispettivamente a Diff, a Liboi e a Golbio. Con successo vengono contenuti i progressi del nemico a Digh Merer e Matauarsisa, mentre, più a nord, altre bande ne rendono difficoltosa l'avanzata a Gherilli e a El Uach. Meno fortunati sono invece gli sforzi fatti per contenere i progressi nemici sulla pista di Liboi, ove una nostra banda è costretta a ripiegare prima su Tabda e, dopo un nuovo scontro, il giorno 30, su Bcles Gogani; qui però il nostro presidio, éhe è stato nel frattempo rinforzato, reagisce e contrattacca il 31 si chè il nemico desiste per il momento dalla sua azione. Il 2 febbraio, la colonna che _fino allora è rimasta apparentemente inerte davanti a Matauarsisa attacca quel presidio e procede su Afmadù contrastata da elementi in agguato nella boscaglia. Altri


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scontri hanno luogo contemporaneamente lungo le piste che per El Mergis e Fafadun adducono a Bardera. Il giorno 4, al mattino, dopo una preparazione di circa due ore di bombardamento aereo e tiro di artiglieria, una forte colonna di truppe africane precedute da autoblindo attacca il presidio di Beles Gogani. Il co~battimento s'impegna con decisione dall'una e dall'altra parte e si protrae fino alle II, quando il sopraggiungere di notevoli rinforzi all'attaccante e la perdita delle salmerie coi rifornimenti, sbandate dal mitragliamento aereo mettono in crisi i difensori; poichè la linea di ripiegamento su Afmadù è già intercettata, l'8o dubat, fortemente decimato, per evitarç la cattura abbandona la pista di Gelib e si getta nella boscaglia. Anche lungo la pista di Golbio il nemico è attivo. Il suo movimento viene contrastato, il giorno 6, a Baddada e successivamente al posto di sbarramento di Lach Bada. Più a nord, eliminati i nostri elementi avanzati, le colonne nemjche riprendono la marcia sia su Fafadun (verso Bardera), che su Afmadù (verso Gelib), avvalorando così l'ipotesi che esse intendano aprirsi la strada attraverso il Giuba là dove incontrano Ininore resistenza. Per lo sbarramento dell'importante nodo stradale di Bardera la difesa dispone di tre battaglioni e quattro batterie; sul Basso Giuba, a difesa della direttrice Gelib- Mogadiscio, vi sono invece complessiva· mente nove battaglioni, dieci batterie e due compagnie mortai 81/35, di cui tre battaglioni e cinque batterie destinati alla difesa di Chisimaio. Nel bilancio complessivo delle nostre forze, ora che la minaccia nemica appare non più liinitata alla sola occupazione di Chisimajo, come prima si riteneva, il mantenere impegnati un terzo dei battaglioni e metà delle batterie della 102a divisione per la sola difesa di <}Uesta località, eccentrica e staccata dalla linea di resistenza, appare al comandante lo scacchiere antieconomico e rischioso, dato che il Giuba è divenuto quasi ovunque guadabile. Egli viene, quindi, nella determinazione di rinforzare la linea del Basso Giuba fra Gelib e Giumbo a spese della difesa di Chisimaio e ripartire la propria riserva in due blocchi dislocati lungo le due presumibili direttrici principali dell'attacco nemico, Wajir- Bardera e Garissa- Gelib. Gli ordini relativi, diramati il giorno 8, cominciano ad avere esecuzione nella notte stessa. Il nemico,. che coi combattimenti del 3 e 4 febbraio si è aperta la strada da Matauarsisa e Beles Gogani su Afmadù, fa sentire più de12


eisa la sua presenza, il giorno 5· Vivace è la reazione delle forze as-segnate alla difesa di questo importante nodo stradale. Esse, ad eccezione di una compagnia che costituisce il presidio interno del ridotto, sono tutte appostate entro la boscaglia circostante la quale, oltre ad una discreta copertura alla vista, offre anche una certa protezione contro l'irruzione improvvisa di mezzi blindati e buone possibilità di agguati e contrattacchi che si realizzano con successo il 6, 1'8 e il 9 febbraio. Il mattino del Io, però, l'aviazione e l'artiglieria nemica intensificano il tiro su Afmadù che, verso le ore 9, viene investita da un largo spiegamento di truppe a piedi precedute da autoblindo. Accolta da violento fuoco di fucileria ed artiglieria e molestata sui fianchi dai nostri nuclei rimasti appostati nella boscaglia, la fanteria africana si arresta e quindi ripiega sulle posizioni di partenza. Dalle ore I5 all'imbrunire, bombardieri pesanti si susseguono ad ondate di mezz'ora sulla zona rovesciandovi centinaia di bombe di grosso calibro. Segue, per tutta la notte, insistente il tiro di artiglieria. Intanto Gelib ha raggiunto un 'discreto assetto difensivo. Il compito affidato al presidio di Afmadù può quindi considerarsi ormai pressochè assolto; l'ulteriore permanenza sul posto potrebbe compromettere il .tempestivo recupero di questo apprezzabile nucleo di forze che più utile impiego può ora trovare nella difesa del settore di Gelib. A sera, pertanto, il comando dello scacchiere autorizza quello della 102& divisione a ripiegare detto presidio su Gelib. Il mattino seguente, dopo un nuovo intenso Q<>mbardamento aereo, i Britannici avanzano su tre colonne circondando il ridotto da cui i dubat hanno fatto appena a tempo a saltar fuori, e se ne impadroniscono. Le truppe del presidio (meno la squadra autoblindo e gli automezzi con i feriti che ripiegano direttamente su Gelib) si gettano a sud del ridotto là dove è più fitta la vegetazione, nella speranza di poter meglio sfuggire all'accerchiamento dei mezzi celeri avversari e raggiungere la pista che porta a Gelib per Bua Barrugi; ma, avvistate dagli aerei, spezzonate e mitragliate da bassa quo.ta, raggiunte dalle truppe motorizzate finiscono con lo sparpagliarsi nella boscaglia; gli autocarri con le batterie da 65/17, la compagnia mortai da 81, ed altri materiali rimangono immobilizzati negli acquitrini. Un successivo tentativo di recupero non ha successo. Il mattino del IO febbraio, giunge in volo a Mogadiscio il Vtcerè. Accompagnato sul Giuba visita lo schieramento delle truppe e i lavori difensivi della piazza di Chisimaio ove pernotta. lvi comumca che, accettando la proposta già fatta dal comando scacchiere, è venuto nella determinazione di fare ~rretrare le nostre truppe dietro


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il Giuba e di contrastare ad oltranza, dietro questo ostacolo, l'avanzata nemica. Chisimaio deve perciò essere sgombrata al più presto ricuperando tutto quanto ancora è possibile e distruggendo il resto. Nessuna illusione egli si fa, però, circa la resistenza che le nostre truppe potranno opporre. Il Giuba, ormai quasi completamente asciutto, meno che negli ultimi 15-20 chilometri, ha perduto quel limitato valore di ostacolo che in periodo di piena gli si può attribuire. La vasta, piatta, arida e scoperta pianura che per circa 700 chilometri si estende dal Giuba alle prime propaggini dei rilievi Hararini, d'altra parte, non offre alcuna possibilità di ostacolare ulteriormente l'avanzata delle colonne motorizzate dell'invasore nè consentirebbe la vita stessa alle nostre fanterie costrette a ripiegare a piedi incalzate dappresso, se non addirittura precedute, per terra e nell'aria dall'avversario. Il mattino dell'n febbraio, vengono date le disposizioni per l'immediato sgombro del caposaldo e del porto. Le operazioni hanno immediato inizio e procedono senza interruzione con febbrile ed ordinata alacrità fino al 13, giorno in cui tutto quanto poteva essere recuperato nella piazza di Chisimaio ha già raggiunto o sta per raggiungere la nuova destinazione oltre Giuba. Tutti i piroscafi in grado di navigare ricevono ordine di prendere il mare e dirigersi su qualche porto neutrale od in stato di armistizio (Diego Suarez nel Madagascar). La petroliera Pensilvania deve raggiungere prima Mogadiscio per ultimare lo scarico della nafta e poi regolarsi come gli altri piroscafi. Le navi che non possono lasciare il porto vi devono essere affondate nei punti prestabiliti per ostruirne l'ingresso. In fatto: il Pensilvania, riuscì a raggiungere Mogadiscio seguito l'indomani da un piccolo rimorchiatore germanico, ma nei giorni successivi fu messo in fiamme dal tiro di un incrociatore inglese da 10.000 .tonnellate; due piroscafi riuscirono a raggiungere Diego Suarez; durante la navigazione due si autoaffondarono e cinque furono catturati; di tre altri non si ebbero più notizie. I rimanenti vennero affondati nella rada. La nuova dislocazione delle forze lasciò immutato il limite di settore fra le due divisioni e si ispirò al criterio di sorvegliare il Giuba lungo tutto il suo sviluppo !imitandone l'occupazione ai punti di più facile passaggio. Solide teste di ponte dovevano essere costituite a Giumbo, Margherita, Gelib, Barbera, Lugh Ferrandi e Dolo; forti rincalzi dovevano essere tenuti in zone centrali. In sintesi :


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- il settore Medio Giuba, già ripartito in due sottosettori: so.ttosettore Bardera, affidato alla XX brigata (colonnello Azzolini); sottosettore Lugh- Dolo, affidato alla XCII brigata (colonnello Giaume); venne riassettato in armonia ai nuovi criteri, ma non rimase influenzato dallo sgombero di Chisimaio; ......, il settore Basso Giuba venne diviso invece in tre sottosettori contigui: sottosettore Giumbo (col. Bernardi) compreso fra il mare e il parallelo di Tarda, con uno sviluppo di 40 chil9metri; lungo il tratto di fiume meno guadabile era presidiato: dai battaglioni V costiero e CXCV coloniale; dal CXXII gruppo misto d'artiglieria (1 batteria da 120/25 e 2 da 77/28); da r batteria da 70/IS da posizione ed I da 20 mm.; da I compagnia mortai da 8I/35 e da I cp. genio; sottosettore Margherita (col. Bivona), con una ampiezza di circa 44 chilometri, fra i paralleli di Torda e di Cansuma; affidato alla XCI brigata coloniale (CXCIII, CXCIV e CXCVI battaglioni coloniali. Il CXCIII doveva ttasferirvisi dal settore Giumbo, appena sostituito dal CXCV in ripiegamento da Chisirnaio) rinforzata da I compagnia mobile CC. RR., da I banda, da I batteria da 77/ z8 (ripiegata da Gobuen) e da I da 6S/I7 autoportata (rimase inoltre temporaneamente a Margherita, per mancanza di mezzi di trasporto, il III gruppo dubat che doveva raggiungere il proprio raggruppamento a Dinsor); sottosettore Gelib (col. Mazzi), da Cansuma a Dugiuma (130 chilometri circa di estensione), affidato a: LXXV e XCIV bat- . taglioni coloniali e VIII gruppo dubat; I battaglione di formazione misto della Marina (nazionali e coloniali con 22 mitragliere); il VII battaglione genio; I sezione autoblindo Fiat (3 autoblindo), r sezione M. V. S. N. e I compagnia presidiaria; 4 batterie d'artiglieria (1 da 6S/I7 someggiata, I da 70/15 autocorazzata, 2 da 77/28 motorizzate); 1 compagnia mortai da Br/35 (I). (I) Alla data del 22 febbraio 194I le forze britanniche operanti contro la Somalia risultavano al Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. così dislocate e raggruppate:

Zona W ajir: I brigata imprecisata, meno t battaglione; comando l brigata motorizzata metropolitana sud- africana (assegnata alla 12• divisione indl-


Scmzzo N. 22.

L'ATTACCO CONTRO LA SOMALIA LE OPERAZIONI SUL BASSO GIUBA DAL 13 AL 22 FEBBRAIO 1941

DISLOCAZ IONE REPARTI SUL BASSO GIUBA (l)

(1 )_ lixctvjcol. .i. 8mtr. t. 65/•,

(z)_ tJ baoda OestleehlJ.lma • cc.RA . liuxvfcoi.IIHt . VIli R.M.i vu •1'1iu· (3) gr. Ou ba t { li9mtr.RII. •~Ionjzstl•65/t7 cC:::.rep.pres. ~;u.

i

(4)_ llcXCJvfcot llcxcvtfcot. ~65/t7 j5)_ limllVcol. (

Testt' t7't.ponle ~

Attocchi 61"/tannici

{6)_ *Y/COI.CQSI. 'daSI _l~ +~77/U ~'70/1~ , , .

(7) ilcxcvfcol.


Il giorno 13, dopo un'azione di reparti esploranti, una colonna di truppe appiedate ed autoblindo appoggiata da violento fuoco di artiglieria e da spezzonamento di aerei a bassa quota attaccava frontalmente la testa di ponte di Mansur che contemporaneamente veniva minacciata sul rovescio da Buio Erillo. La difesa era costretta a ripiegare dietro l'Ueb Jerò, il ponte sull'Ueb veniva distrutto, andavano perdute una batteria da 70/15, una da 20 e due autoblindo che non fu possibile rimuovere dal posto. L'indomani, la nuova posizione occupata dai nostri sulla sinistra dell'Ueb veniva attaccata da un battaglione di fanteria con autoblinde appoggiate da fuoco di artiglieria, lanciabombe ed aerei, mentre altri reparti premevano più a sud sulla testa di ponte di Bua Barugi. Il mancato successo di questa azione, e forse, l'ancora incerta percorribilità delle piste a settentrione, inducevano il nemico a cercare un passaggio attraverso il Giuba più a valle. Pur persistendo, infatti, nel tentativo di sfondare la nostra linea di resistenza in c<>rrispondenza di Gelib, le forze britanniche deviagena); I battaglione della I brigata metropolitana; I batteria. (Elementi meccanizzati non accertati).

Zona Buna· D~bel:

I

1

gruppo di artiglieria;

battaglione della brigata imprecisata di Wajir e

1 batteria, non accertati.

Zona Glu:rille: V battaglione KAR; dementi meccanizzati. (x banda somala e I batteria non accertati). Zona Gclib: Comando avanzato 12• divisione indigena; XXII brigata indigena; XXIV brigata indigena menc• I battaglione; 1 battaglione motorizzato della l brigata metropolitana; 1 battaglione pionieri; 1 gruppo artiglieria divisionale; 2 batterie d"accompagnamento; elementi meccanizzati. Zona Giumbo: Comando avanzato u~ divisione :ndigena; XXIII brigata indigena (n a divisione); I battaglione motorizzato del « Kenia Regiment »; I battaglione pionieri; I reggimento artiglirria divisionale; I batteria d'accompagnamento; elementi meccanizzati. (XXI brigata indigena e I batteria d'accompagnamento non accertati). Zona Garis.ca- A;madù: Comando 12• divisione indigena; III battaglione KAR; 2 battaglioni motorizzati della I brigata metropolitana; I battaglione della XXIV brigata indigena. (Non accertati: 2 battaglioni motorizzati australiani; 1 battagìione del « Carnei Corps »; I gruppo artiglieria divisionale; elementi meccanizzati ; I banda somala). Zona Bura Colbio: Comando Ila divisione indigena; I brigata della Rhodesia Nord (indigena); I batteria d'accompagnamento. (Non accertati: 1 bat· taglione della XXI brigata indigena; III battaglione KAR; 1 gruppo arùglieria australiano)


vano in par.te verso sud, costringevano il presidio di Sato a ripiegare su Margherita e comparivano, il mattino del 14, contemporaneamente davanti a Gobuen e Chisimaio. Il battaglione di retroguardia (CXCV), lasciato in Chisimaio per le ultime operazioni di sgombero e distruzione, aveva appena cominciato ad attraversare il fiume, quando i primi colpi dell'artiglieria giungevano presso il ponte. Nella giornata le truppe britanniche occupavano la città dopo averla sottoposta ad intenso bombardamento aeronavale e terrestre. Rimanevano tagliati fuori alcuni nostri reparti distaccati molto avanti e le bande che avevano continuato a difendere i posti di sbarramento. Durante le giornate del 15, 16 e 17, le nostre posizioni del basso Giuòa ed in particolare di Giumbo furono tenute sotto il continuo bombardamento dell'artiglieria e degli aerei nemici al quale, il giorno 15, si sovrappose per un paio d'ore anche il tiro di due incrociatori portatisi a breve distanza dalla costa. Nella stessa giornata, il nemico con ripetuti attacchi tentava raggiungere il quadrivio di Gelib forzando la linea dell'Ueb. Respinto, riprendeva a martellare le nostre linee col fuoco dell'artiglieria, mentre l'aviazione e la marina indisturbate (i nostri disponevano ormai di 1 M. 32 e r M. 42 e 3 soli bombardieri) bersagliavano senza posa le retrovie. In Mogadiscio ondate successive di bombardieri uccidevano in una sola volta 120 persone; Modun per due ore consecutive era sottoposto al .tiro di unità navali; l'abitato di Gelib era completamente distrutto dal lancio di bombe incendiarie ed ugual sor.te toccava all'ospedale da campo 0310, all'ospedaletto di Dinsor e alla stazione· radio di Bardera. Il convincimento della invulnerabili~à dei mezzi nemici penetrato nell'animo delle truppe indigene provocò le prime diserzioni e creò un certo senso di iniziale sfiducia in taluni reparti. Fu necessario ritirare indietro, per rimetterli in efficienza, i due battaglioni che avevano combattuto a Mansur e sull'Ueb, nonchè il XCIV che, con lunga diversione, aveva ripiegato da Afmadù e l'VIII gruppo dubat inviato a Madoca. Pertanto il comando scacchiere, il giorno 17, metteva a disposizione del comando I02 divisione l'intera XV brigata (gen. Brunell i), fino allora rimasta a Brava; contemporaneamente, tenuto conto che sul fronte della rora divisione i progressi nemici sembravano seriamente ostacolati dalle condizioni stradali e che la direzione dell'attacco principale appariva ormai precisata, disponeva che . il raggruppamento dubat (gen. Bisson) (meno il III gruppo lasciato nel settore di Gelib in luogo del XCIV battaglione) si trasferisse anch'esso da Dinsor nella zona di Modun.. 3


Intanto nel settore Giumbo la situazione si aggravava improvvi!>amente. Alla sera del 17, il guado di Bulo Merere cadeva in possesso del nemico e anche il reparto a difesa del guado di Ionte era costretto a ripiegare. Un tentativo effettuato a tarda sera per ricacciare i reparti passati al di qua del fiume non ebbe successo. L'azione fu rinnovata all'alba del giorno seguente (r8). Il tiro delle numerose mitragliatrici che coronavano la testa di ponte nemica, delle artiglierie e dei mezzi corazzati schierati in posizione dominante al di là del fiume, ebbe buon giuoco sulle nostre .truppe che operavano per ampio tratto in terreno completamente scoperto. Il battaglione attaccante subì sensibili perdite e fu costretto a ripiegare ~u Bulo Boda, ove venne rinforzato con 2 compagnie del V battaglione costiero, con 1 sezione da 70/ 15 e I da 20 mm. e ove, nella notte, affluirono da Margherita il CXCIII battaglione e I compagnia carabinieri. Queste truppe avrebbero dovuto eliminare la testa di ponte nemica che nella notte aveva raggiunto una estensione di circa 3 chilometri ed una profondità variabile dai 500 ai 1000 metri. Senonchè verso le 10,30 (del 19), prima cioè che il nuovo attacco, che peraltro era stato rinviato all'indomani, fosse sferrato, numerosi automezzi avversari avanzarono daf .fium~ su larga &onte. I pochi pezzi d'artiglieria già sul posto aprirono subito il fuoco contro i carri e le autoblindo ed il CXCIII battaglione attaccò arditamente sul fianco la testa della colonna. Ma tale reazione non bastò ad arrestare i mezzi corazzati nemici che continuarono ad incunearsi fra i nostri reparti falciandoli inesorabilmente. Il combattimento, &azionatosi in singole azioni, si protrasse per circa quattro ore durante le quali da ambo le parti si ebbero perdite non precisate, ma rilevanti. Alla fine, il nemico frantumata la nostra resistenza si divise in due colonne che, in direzioni opposte, puntarono l'una, su Giumbo e, l'altra, su Torda, mentre autoblindo e carri leggeri penetrati nella boscaglia, si davano alla caccia degli sbandati che sfiduciati per la propria impotenza erano in cerca di scampo. Nella notte sul 20, un reparto nemico sbarcato presso El Moghe, sul rovescio dell'abitato di Giumbo, completava l'accerchiamento di quel saliente tagliando ai superstiti difensori ogni via di uscita. Cadevano in mano del nemico 22 ufficiali e circa IOO nazionali. Alla colonna nemica da Bulo Boda, che avanzava verso nord, veniva sbarrata la strada all'altezza di Torda. Ma, intanto, l'atteggiamento di molti ascari di razza inferiore, da poco reclutati ~1 andava facendo sempre più allarmante: spesso sotto la violenta azione dell'artiglieria, degli aerei e dei carri sfuggivano al controllo dei propri ufficiali; alcuni avevano abbandonato


la linea dell'Ueb Jerò gettando le armi e dichiarando di voler andare a casa (l'ordine era stato ristabilito spingendo avanti reparti già provati), altri, che avevano disertato di recente, erano stati catturati con le armi alla mano fra gli attaccanti. Esaminata in posto la situazione il comando dello scacchiere dette direttive perchè le truppe del sottosettore Margherita, ove non fossero riuscite a contenere la pressione nemica da sud, ripiegassero verso nord su linee successive, man mano restringendo la propria fronte, pur conservando sempre allo schieramento l'attuale andamento ad <<L» con un lato cioè rivolto alle provenienze da sud e l'altro lungo il Giuba in modo da evitare che il settore Gebil venisse a trovarsi improvvisamente scoperto sul fianco. IJ comando della 102& divisione doveva completare questo schieramento ripiegando la propria fronte anche a nord di Gelib, sì da dare ad essa la forma di un rettangolo con il lato posteriore aperto, cosa che del resto era già in atto fin da quando l'VIII dubat era stato inviato a Madoca. Per la eventualità, poi, che la situazione anche nel settore Gelib dovesse él.ggravarsi tanto da rendere assolutamente impossibile ogni ulteriore resistenza da parte delle truppe che vi erano schierate, il comandantt> lo scacchiere indicava come meno sfavorevole ad una sosta delle nostre truppe per azioni intese a non lasciare del tutto libera alle autocolonne nemiche la strada per Mogadiscio ed H arar, la linea che passa per Brava, Modun, Avai (ove le dune costiere, ripiegando per breve tratto verso nord, restringono alquanto la pianura interposta fra le dune stesse ed il letto dell'Uebi Scebeli); e l'altra segnata all'ingrosso dal canale di scarico dello stesso Uebi Scebeli tra Merca e Genale, distanti rispettivamente dal Giuba x6o e 250 chilometri, entrambe facilmente aggirabili e difficili da raggiungere a piedi attraverso una zona arida, piatta, scoperta e polverosa. La decisione di ripiegare dal fiume doveva essere presa, previo consenso del comando di scacchiere, solo quando si fosse trattato di salvare gli ultimi reparti non più in condizione di resistere; per tale ripiegamento dovevano essere sfruttati al massimo i mezzi di .trasporto disponibili. A parte l'ordine del Comando Superiore FF. AA. di resistere ad oltranza sulla linea del Giuba, un ripìegamento di molte forze, senza protezione aerea, con pochi mezzi di trasporto, in terreno privo di acqua, si sarebbe presto fatalmente trasfor.!llato in una rotta disordinJta. Direttive furono anche impartite, il 19, per l'eventuale sgombero di Mogadiscio; per la distruzione di quanto, non essendo necessario alle popolazioni, avrebbe potuto riuscire utile al nemico; e per la messa in efficienza, a disposizione del comando scacchiere1 di


186 tutti i reparti ed elementi isolati che si sarebbero resi disponibili in conseguenza dell'evacuazione della città. Delle direttive sopra esposte il comando scacchiere mise al corrente il Comando Superiore FF. AA. chiedendo, data l'assenza completa della nostra aviazione dal cielo della battaglia, che gli venisse inviato almeno uno o due apparecchi <la caccia. Ma in tutta l'A.O.I. non vi erano allora che 5 apparecchi M. 42. « Il piano del comandante la 12* (A) divisione per l'occupazione di Gelib fu il seguente - dice il gen. Cunningham nella sua relaZione - : la XXII brigata ebbe ordine di avanzare da Mabungo lungo una pista segnata sulla carta, ma delle cui condizioni nulla si sapeva, per tagliare la strada per Mogadiscio circa 18 miglia ad est di Gelib. Nel frattempo la brigata Costa d'Oro doveva avanzare verso sud da Mabungo e la I brigata S. A. verso nord da Ionte >> .

Verso le ore 16,30 del giorno 20, colonne britanniche motomeccanizzate, provenienti da sud apparvero davanti alle nostre difese di Torda. Avvistate e battute tempestivamente ed efficacemente dalla artiglieria, le teste delle colonne si disordinavano e si arrestavano. Autoblindo, carri e camionette colpite dal tiro venivano abbandonate, mentre truppe a piedi cercavano di occultarsi nella boscaglia. Un pronto contrattacco del IL battaglione «Amara» condotto su entrambi t fianchi dell'attaccante dette luogo ad un violento combattimento che si concluse col ripiegamento del nemico sorpreso dalla improvvisa reazione dei nostri. Nel frattempo però l'avversario passava il Giuba anche a Mabungo (so chilometri circa a nord di Gelib) e ciò induceva il comandante deUa 102* divisione a disporre il ripiegamento delle truppe dipendenti verso la zona di Modun con sbalzi successivi sulle linee: Bar Tuculle- Omboi - Etille; e Cugni Barrò- El Callafo. TI comandante dello scacchiere disponeva allora che il comando della 101" divisione (gen. Baccari) (1) inviasse subito da Bardera, in direzione di Gelib, un battaglione e una batteria autocarrata per attaccare, sul fianco e sul tergo, le truppe britanniche che stavano passando o avevano passato il Giuba fra Dùgiuma e Gelib; ordinava alla 102• di sospendere ogni movimento e si recava ad Omboi. lvi giunto, avuta notizia della crescente demoralizzazione delle truppe, decideva di portarsi a Gelib per conoscere dalla viva voce del comandante in (z) Aveva sostituito il gen. Carnevali (ammalato), il

IO

febbraio.


posto lo stato reale delle cose in quel settore. Qua e là, attorno a Gdib, la boscaglia era in fiamme e qualche co~po di cannone di medio calibro giungeva fin dentro l'ampio braciere ove prima sorgeva l'abitato : eran circa le ore 24. A Gelib constatò che la situazione si era venuta aggravando sull 'Ueb Jerò dove, a cau'sa delle continue perdite, non si riusciva più a mantenere gli ascari sulle posizioni durante i violenti concentramenti di artiglieria ed i bombardamenti aerei che accompagnavano l'avanzata dei carri; che era da attendersi da un momento all'altro, venissero travolti il LXXV ed il CXCIV battaglione ormai ridotti agli estremi; che la situazione non era migliore a Madoca, o ve anche l'VIU dubat, uno dei reparti meglio inquadrati, e il XCIV battaglione ridotto ad un terzo delle forze, davano dubbia garanzia di poter ulteriormente resistere; che mancavano notizie recenti sulla situazione a Margherita. Il comandante dello scacchiere decise perciò che venisse iniziato il ripiegamento, fermo restando che dovevano essere arretrate per prime le truppe meno solide e che la fronte doveva essere man mano raccorciata arretrando progressivamente le ali a cominciare dalla sinistra (settore Margherita), fino a ridursi ad una ristretta testa di ponte attorno a Gelib, che avrebbe a sua volta ripiegato sotto la protezione di altri reparti già in posizione sulla linea Bar Tuculle- Etille. Rientrato in sede, dava, per radio, comunicazione dettagliata al Comandante Superiore le FF. AA. della situazione e delle misure che aveva dovuto prendere. Il Vicerè rispondeva che, avendo quotidianamente seguito ed apprezzato i tenaci sforzi fatti per ottemper:>re all'ordine da lui dato, si rendeva pieno conto della ineluttabilità della decisione, dolente che la situazione generale non gli consentisse di venire in alcun modo in aiuto delle sue truppe. Nella notte sul 21, rotto il contatto a Torda, i nostri raggiungevano .Illane (sud di Margherita). Il mattino successivo, alle 10,30, una forte colonna nemica, preceduta ed accompagnata da azione aerea e da mezzi corazzati attaccava quella posizione. L'attacco era contenuto dal tiro della nostra artiglieria e da un contrattacco del IL battaglione che sarà poi decimato e in parte catturato per effetto del successivo intervento di batterie avversarie autoportate. Raggiunta Margherita, le colonne nemiche cadevano alle spalle del CXCVI battaglione, che, vedendosi preclusa la strada per Etille, si gettava sulla pista che c_onduce alla seconda linea di sbalzo.


r88 Nel sottosettore Gelib la giornata del 21 era caratterizzata da una maggiore tranquillità. A nord di Madoca, il nemico era lontano e inattivo; fra Bua Barugi e Cansuma, l'attività delle due parti si limitava a scontri di pattuglie. Solo sull'Ueb &i aveva qualche ora di crisi perchè il CXCIV, sottoposto ad azione di artiglieria, abbandonava la prima linea trascinandosi dietro il LXXV battaglione. La situazione però veniva ristabilita dal pronto intervento del XCIV battaglione spostato da Madoca a Mansur, tanto eh€ il comando sottosettore Gelib chiedeva di essere autorizzato a soprassedere al ripiegamento sempre che fosse possibile dar sicurezza al suo fianco sinistro. Le poche forze disponibili del so.ttosettore centrale ricevevano l'ordine di sbarrare, fra Etille e Laeto, le due piste provenienti da Margherita, ma esse erano ben poca cosa per poter fermare la valanga che stava piombando loro addosso; verso mezzogiorno, fanti e artiglieri venivano sommersi dalle prevalenti forze avversarie: circa 100 automezzi, fra cui una trentina di autoblindo e carri ed una decina di pezzi di medio calibro, sfilavano in direzione di Omboi. Già alle ore 8 del 22, il nemico aveva avio-lanciato un messaggio ai presidio di Gelib invitandolo a desistere dalla valorosa, ma vana resistenza. Premuti ora da numerosi carri e da blindo che avanzano lungo la strada di Margherita e con movimento aggirante, si dirigono verso il lato nord del paese, i nostri decidono di raccogliersi neli 'isola di Alessandra ed ivi resistere ancora. Ma, intanto, una colonna proveniente da nord forte di molti carri e autoblindo sferra un violento attacco contro le posizioni di Madoca dove i nostri la contengono e la contrattaccano, e altre forze premono su Mansur; da tutto il cielo della battaglia e delle retrovie l'aviazione nemica non dà tregua; ogni comunicazione fra .il comando settore ed il comando della divisione è interrotta. Il combattimento si frantuma in singoli episodi: a Madoca il XL battaglione perde più di metà dei suoi uomini; perdite gravi subiscono anche il III dubat e il battaglione << M » fra Bua Barugi e Gelib. Le forze nemiche sono in continuo aumento: Gelib è ormai piena di autoblindo, carri, autocarri. Alle 15>30, il comando del sottosettore viene catturato (1). L'intervento della 101• divisione a Chedful non ha modificato le sorti della battaglia. Il LXXVI battaglione giunto dopo un percorso di 220 chilometri alle spalle della colonna britannica in marcia m Madoca ne attaccava di sorpresa la coda provocando allarme e con(x) In una corrispondenza dai Cairo venne riferito che a Gelib il giorno :u erano stati catturati 64 ufficiali, 420 nazionali e 866 coloniali.


fusione; ma per timore di essere tagliato fuori, si disimpegnava dal combattimento e rientrava a Bardera. Dopo l'annientamento pressochè totale della 102• divisione e dei reparti inviati in suo rinforzo, non apparve possibile, con le sole forze disponibili (3 battaglioni e 5 batterie di cui I battaglione e 2 batterie ancora in marcia) sbarrare a Modun l'avanzata delle autocolonne nemiche, perchè uscendo dalla strada esse avrebbero potuto agevolmente superare, tenendosi fuori anche dal tiro delle artiglierie, i limiti estremi della nostra fronte, e proseguire direttamente su Mogadiscio sorprendendola in pieno sgombro. Si ritenne quindi opportuno arretrare di più la difesa sbarrando gli accessi ad ovest e a nord della città e cioè a Vittorio d'Africa, Afgoi e Balad, ove le esistenti opere d'arte avrebbero potuto essere utilmente sfruttate per raHentare i movimenti dell'avversario. In .tal senso il comando scacchiere dava disposizioni lo stesso giorno 22. A Modun veniva lasciato un distaccamento con fuzioni ritardatrici.

fRONTE DELLA 101• DIVISIONE (MEDio GIUBA) (1). Il crollo della linea difensiva del Basso Giuba mise in condizioni critiche le unità della Ioi• divisione che, frazionate lungo un estesissimo fronte, potevano essere agevolmente aggirate e sopraffatte, l'una dopo l'altra, dalle colonne celeri nemiche padrone ormai di tutta la rete stradale sul loro tergo. Era necessario, perciò, che la divisione riunisse le proprie forze, al più presto e fuori del contatto nemico. L'idea di eventualmente impegnare una battaglia nei pressi di Mogadiscio, era già stata scartata. Le forze superstiti disponibili in posto si riducevano infatti alle poche impiegate fra Modun e Vittorio d'Africa ed ai reparti, di dubbia efficienza, già destinati a sbarrare i ponti dell'Uebi Scebeli ad Afgoi e Balad; in tutto il rimanente territorio dello scacchiere, rimaneva ancora solo qualche piccolo presidio interno, formato in prevalenza da inabili e da reclute o da nuclei di carabinieri ed il IV battaglione costiero diluito lungo parecchie centinaia di chilometri (780 fra El Sole e El Arar). A Vittorio d'Africa non si poteva quindi avere la presunzione di fermare il nemico a lungo ma appena il tempo necessario per far defluire da Modagiscio tutto quello che poteva essere ancora utilizzato. Assolto qùesto compito le truppe superstiti dovevano ripiegare verso nord, lungo l'unica direttrice che avrebbe lasciato loro una ulteriore possibilità di azione, fino

(1) Per la toponomastica v. schizzo n. 21.


a raggiungere una linea che più e meglio si sarebbe prestata ad ostacolare l'avanzata dei mezzi meccanìzzati nemici e sulla quale sarebbe stato possibile raccogliere tutte le forze in ripiegamento dalla Somalia, ed, eventualmente, quelle inviate in rinforzo dall'Harar. Indipendentemente, però, da ogni decisione circa la resistenza da opporre nella zona di Mogadiscio alle truppe provenienti dal Basso Giuba, l'impossibilità di un intervento tempestivo della 101" divisione era già scontata, data la lunghezza degli itinerari che le truppe avrebbero dovuto necessariamente percorrere a piedi, essendo gli automezzi disponibili appena bastevoli al trasporto delle artiglierie e dei materiali pesanti. Per le considerazioni sopra esposte, la sera stessa del 22, il comando scacchiere ordinava alla 101" divisione di ripiegare, a marce forzate, direttamente sulla zona di Callafo per organizzarvi un nuovo fronte difensivo contro le provenienze da ovest e da sud, in cooperazione con le truppe provenienti da Vittorio d'Africa che avrebbero preso posizione nella zona di Scillave. In obbedienza all'ordine ricevuto, il comando della 101" divisione, nella notte sul 23, decideva di raccogliere le proprie forze a Lugh Ferrandi e dì qui portarsi poi su Callafo, per Oddur. Disponeva perciò che le truppe schierate nella zona di Bardera raggiungessero Lugh Ferrandi su due colonne: l'una, a piedi, al comando del comandante la XX brigata (col. Azzolini), (costituita dal LXXIII e LXXIV battaglione, CIII gruppo dubat, 40" batteria da 67/17 e dalle salmerie), per <<sinistra Giuba», fuori pista, lungo un itinerario malagevole, ma meno arido e meno esposto ad incursioni di mezzi meccanizzati; l'altra, al comando dello stesso comandante della divisione, formata da tutte le artiglierie e dalle stazioni radio del comando, caricate su autocarri, lungo la pista di riva destra. Riunitesi in Lugh alle truppe già sul posto ed a quelle proveruenti da Dolo, esse dovevano riprendere la marcia su Callafo. I servizi da Baidoa si sarebbero trasferiti, direttamente a Callafo, assieme al CXCVII battaglione, ivi in formazione, non appena raggiunti dal LXXVI battaglione di ritorno da Chedful al quale era affidato incarico di dar loro protezione durante la marcia c di imbastire la prima difesa nella nuova zona.

La notte sul 25, i movimenti predisposti erano in corso allorchè un radiogramma urgente del Comando Su perio re ordinava che la 101" divisione anzichè su Callafo, ripiegasse su Neghclli, nel Galla


e Sidama, e che le rimanenti forze dello scacchiere fossero avviate nell'Harar.

Durante la giornata successiva, l'aviazione nemica bombardava intensamente i centri di Baidoa, Lugh e Dolo e le piste interposte, provocando perdite fra gli uomini ed i materiali ed influendo sinistramente sugli animi degli ascari già turbati dalla preoccupazione che elementi di razza inferiore rimasti senza controllo, potessero abbandonarsi, prima ancora delle truppe nemiche, ad atti di violenza e di rapina contro le loro famiglie. Atti d'indisciplina si verificarono fra le truppe che chiedevano il pagamento dei propri risparmi ed il proscioglimento dal servizio. Il comando della divisione con le batterie 2\ 3a e u• da 77 l 28 e 39\ 93\ 94a da 65 l 17, che andavano perdendo per la strada tutto il personale indigeno, raggiungeva Dolo, abbandonata dal CXCII battaglione che, alla notizia di dover lasciare il paese, si era dileguato con le armi nella boscaglia. Caricati gli ufficiali, i nazionali, un centinaio di ascari fedeli, i cannoni, le armi automatiche, la radio ed i viveri sugli autocarri ancora in grado di marciarç, il comando della ror• divisione, passato dal mattino del 25 alla dipendenza del comando scacchiere sud, iniziava la marcia verso Neghelli e Dalle. Attraverso molte difficoltà dovute al pessimo stato di alcune piste, all'inefficienza degli automezzi e alla deficienza di personale, raggiungeva Dalle, il 7 marzo. Lo stesso giorno, pochi superstiti nazionali della XX brigata che avevano marciato lungo la sinistra del Giuba raggiungevano stremati di forze e senza viveri Lugh Ferrandi già in mano degli Inglesi. La colonna dei servizi in movimento sulla strada per Callafo veniva richiamata, ma, rido.tta anch'essa, per la diserzione di tutti gli ascari, ai soli quadri, al personale nazionale ed alle armi automatiche (del LXXVI e CXCVII battaglione), non poteva per ragioni di sicurezza tornare indietro e proseguiva su Callafo e, poi, per Daga Medò in territorio dell'Harar.

L'occuPAZIONE DI MoGADISCIO. -Il 23 febbraio, il distaccamento di Modun, attaccato da formazioni meccanizzate nemiche, dopo aver reagito, ripiegava su Vittorio d'Africa per sottrarsi all'accerchiamento imminente. A sera, il nemico raggiungeva tale località; arrestato dal fuoco dell'artiglieria e delle armi automatiche davanti al


canale, riusciva, con largo giro, a portarsi sul rovescio delle nostre posizioni cogliendo alle spalle e di sorpresa i difensori che nella lotta ingaggiata in così critiche condizioni venivano messi in gran parte fuori combattimento; i superstiti ripiegavano per Audegle su Afgoi. Il comandante dello scacchiere, mentre disponeva che una commissione, composta dal podestà, dal commissario e dal direttore di governo più anziano fra i rimasti in sede, si facesse trovare con bandiera bianca, alle ore 7 del giorno seguente, sulla strada per Vittorio d'Africa, al 240° chilometro da Mogadiscio, per trattare la consegna della città alle autorità britanniche, ordinava che le truppe rimaste ripiegassero su Balad e quindi su Bele.t Uen. Il giorno 26, i Britannici occupavano Mogadiscio senza incidenti. La loro celerità ed autonomia aveva reso impossibile ai pochi elementi, sfuggiti il giorno 22 fra Madoca ed Etille alla sor.te dei più, di trovare scampo arretrando. Gli uni dopo gli altri, costretti dalla sete e dalla fame ad avvicinarsi ai C!!ntri abitati avevano finito, dopo stenti e privazioni, col cadere nelle mani del nemico. Tutto quel che si era potuto salvare avviando la 101" divisione sul Galla e Sidama e le rimanenti truppe sull'Harar venne fatto procedere a sbalzi protetto da retroguardie su Gabredarre, Dagabur e Giggica. Oltre Gabredarre qualche fucilata .dalla boscaglia disturbò il movimento: .trattavasi però solo .di gruppi di predoni che poche scariche di mitragliatrice tennero distanti. Il 28 febbraio, la maggior parte dei superstiti (in numero imprecisato) aveva già oltrepassato Dagabur. L'aviazione nemica era stata imprevedutamente assente. Dal 1° al 4 marzo, gli elementi rimasti indietro potevano essere ricuperati ed avviati a loro volta a Giggica ed Harar. Il presidio di Dagabur venuto a contatto con punte meccanizzate nemiche ripiegava svolgendo efficace azione ritardatrice. Il giorno 9, il comandante dello scacchiere Giuba, convocato in Harar dal Comandante Superiore delle FF. AA. giuntovi in volo da Addis Abeba, visitava le posizioni occupate dalle truppe dello scacchiere est fra Harar e Giggica. L'indomani, assumeva il comando di detto scacchiere e la reggenza del governo dell'Harar.


LE OPERAZIONI NEL TERRITORIO DELL'HARAR

h. TERRENO. Il territorio dell'Harar (scacchiere est) è geograficamente costituito da un esteso piano inclinato che dal suo margine più elevato, corrispondente alla linea del fiume Auasc, digrada, ad est ed a nord, verso il mare, ed, a sud, verso il bacino dell'Uebi Scebeli, con altitudine media tra i 1600 metri (Giggica) ed i qoo (Hargeisa). L'ossatura montagnosa della regione si eleva però in alcuni tratti oltre i 3 .000 metri ed è orientata in linea generale da ovest a est. Schematicame"nte questa parte elevata può essere rappresentata da una croce orizzontale di cui l'asse più lungo ha origine dai monti Gugù e per i monti del Cercer, raggiunge il passo Marda, ove si deprime ripidamente nella piana di Giggica, per risollevarsi poi, dopo Hargeisa, verso Sheikh. L'asse più corto della croce, a sua volta, corrisponde all'insieme delle pieghe collinose che corrono parallele al vecchio confine col Somaliland, fino circa all'altezza di Bagiagia per ripiegare poi, in direzione sud -est, verso H argeisa e Darboruk. Fra questa fascia orientale e le propaggini dei monti del Cercer, che come è sopra detto precipitano al passo Marda allargandosi considerevolmente, si apre una vasta pianura che dalla zona di Dagabur (limite settentrionale della Somalia), per Giggica e la valle Harraua, raggiunge la base meridionale della pianura dancala, su cui corrono le comunicazioni ferroviaria e rotabile fra la Costa Francese dei Somali ed Addis Abeba.

fL CONCENTRAMENTO DELLE FORZE DEL SOMALILAND SUL TERRITORIO DI lfARAR.

Alla data del IO marzo, le truppe dislocate nell'Hararino raggiungevano la cifra di 26.000 coloniali e 5.000 nazionali. Questi ul13


1

94

timi (fatta eccezione delle unità di artiglieria non appartenenti alle brigate coloniali, del II battaglione M. V. S. N., già esistenti anteriormente alla mobilitazione, e del DIV battaglione cc. nn. costituito con richiamati) erano per la maggior parte autisti, nuclei di specialisti del genio, carabinieri, guardie di finanza, e militi della P. A. l. distribuiti fra i vari presidi del territorio nonchè avieri rimasti senza impiego dopo la perdita di gran parte·degli apparecchi. Lo schieramento delle nostre forze, schematicamente, comprendeva (schizzo n. 2 3): - una linea avanzata, costituita da un sottile cordone che partendo dalla costa dancala, fasciava la colonia francese dei Somali .fino al mare, per proseguire poi lungo la costa della Somalia Britannica, fino alla Migiur.tinia. Questo cordone era alquanto più consistente in corrispondenza dei due porti di Zeila e Berbera, sìa a motivo della forza dei rispet.tivi presidi, sia pei rincalzi dislocati a tergo, lungo le due principali vie di comunicazione che allacciano dette località ali 'Hararino; ____, una ristretta linea arretrata, limitata allo sbarramento materiale della sola strada Gigg1ca - Harar, mediante due nuclei dislocati, l'uno dietro l'altro, in corrispondenza del passo Marda e della , stretta di Babile; - un grosso nucleo, raccolto nella zona di Dire Daua, costituito: in parte, da una riserva mobile, orientata verso la predetta direttrice, ed, in parte, da un agglomerato di truppe varie addensa~e nell'interno della città. Solo l'accesso orientale di Dire Daua era sorvegliato da piccoli reparti pos.ti a guardia delle interruzioni che si stavano approntando sulla pista per Aiscia. Presidi vari, distribuiti su tutto il resto del territorio, avevano essenzialmente lo scopo di fronteggiare la situazione interna. Era stata inoltre assegnata al territorio dell'Harar la XIV brigata coloniale che, da Addis Abeba, doveva giungere in ferrovia a Dire Daua.

Col giungere dei Britannici nella piana di Giggica, lo sparpagliamento di una parte notevole delle nostre forze dello scacchiere nel Somaliland, territorio facilmente isolabile, apparve al nuovo comandante (gen. de Simone) non più rispondente alle esigenze operative del momento. Era necessario provvedere innanzi tutto a sbarrare gli accessi a1la ferrovia di Gibuti che l'avversario avrebbe potuto raggiungere rapidamente attraverso la piana di Giggica e la valle deli'Harraua (con o senza il concorso di forze sbarcate a Berbera)


lE OPERAZIONI NEL TERRITORIO DEll' HARAR

f COSTA FRANCESE

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assicurandosi una più diretta e comoda linea di rifornimento dal mare per le ulteriori operazioni sulla capitale. Pertanto il comando scacchiere chiese ed ottenne l'autorizzazione di arretrare e raccogliere dette forze per destinarle al compito di cui sopra. (Le truppe di occupazione del Somaliland, agli ordini del gen. Bertello, comprendevano la LXX brigata coloniale, 2 gruppi dubat e artiglierie varie. Nella zona a sud- ovest di Zeila era inoltre dislocata la XVII brigata). Le successive disposizioni furono intese a organizzare un'ampia fronte difensiva avanzata ad arco con la convessità rivolta ad est ed a sud- est. Tale fronte : - dal lago Abbé, doveva seguire dapprima il confine della colonia francese dei Somali e pci, per lungo tratto, il nostro vecchio confine con il Somaliland fino a Bagiagia; qui ripiegava ad angolo retto con direzione ovest, traverso alla piana di Harraua, fino a raggiungere Sciavelli, pilastro avanzato verso est dalla regione elevata di Goggiar, in modo da fronteggiare le minacce da est (Somaliland) e da sud (Giggica); - da Goggiar doveva proseguire pel passo Marda, fino al passo Dandi, da dove doveva ripiegare nuovamente verso ovest, tagliando tutti gli accessi all'abitato di Harar, sia dalla pian~ di Giggiga che dai bacini dei torrenti Fafan, Dacata e Errer. Dovevano essere materialmente presidiati soltanto quei tratti delle estese posizioni dì prima linea che costituivano punto di obbligato passaggio per le principali vie di comunicazione. La piazza di Dire Daua nella eventualità che il nemico fosse riuscito ad aprirsi la strada attraverso uno o entrambi gli antistanti settori Harraua (gen. Bisson) ed Harar (gen. Santini), doveva mettersi in condizione di resistere a oltranza agli attacchi contro uno o più dei suoi quattro fronti; avrebbe potuto contare sul rinforzo di una parte almeno delle truppe in ripiegamento. Mentre questo piano di organizzazi<~ne e preparazione si andava febbrilmente attuando, il nemico addensava le sue unità motorizzate e meccanizzate nell'ampia boscaglia a sud di Giggiga e non !ungi dall'abitato stesso e costringeva un nos.tro .distaccamento autocarrata di retroguardia ad arretrare. Il giorno 14 marzo, la XVII brigata (col. Agosti) e la LXX (gen . Graziosi) iniziavano il movimento prestabilito rispettivamente su Bio Gurguré e su Gogti. Per la XVII il movimento, breve e sicuro,


197 si compì ordinatamente senza .defezioni e nel tempo previsto. La LXX invece (raccolta nella zona di passo Godayere) incontrò difficoltà non lievi, sia perchè la colonna fu costretta a deviare dall'itinerario in cerca di acqua e di copertura, sia perchè venne molestata dall'aviazione e da ribelli ai quali si .erano uniti nostri disertori carichi di bottino. Per proteggere la colonna da sorprese dalla parte del mare furono lasciati il I battaglione arabo- somalo, I batteria da 120J25, e 1 batteria da 20 m m. a Berbera, ed 1 reparto dubat (meharisti) a Bulhar, con il compito di ostacolare eventuali sbarchi nemici. Nella notte sul 15, mezzi speciali britannici sbarcavano truppe e carri armati leggeri alle due estremità dell'abitato di Berbera. Lo sbarco era stato preparato e protetto dal fuoco di artiglieria di alcune navi da guerra apparse improvvisamente, prima dell'alba, davanti al porto. I difensori superstiti vennero in parte fatti prigionieri e condotti a bordo delle navi, in parte si gettarono attraverso la boscaglia e riuscirono a sfuggire alla cattura.

I COMBATTIMENTI SULLE POSIZIONI DI PASSO MARDA. Divenuto ormai padrone assoluto della piana di Giggiga, il nemico intensificò l'azione aerea sulle nostre posizioni, sul campo d'aviazione di Dire Daua e sull'abitato di Harar, agevolato dalla possibilità di utilizzare i campi avanzati di Hargeisa e di Giggiga. Contemporaneamente, suoi elementi blindati si spingevano verso Bagiagia e verso il passo Marda. Il giorno 17, il passo Marda veniva attaccato con notevoli forze, parte delle quali tentavano l'aggiramento della difesa risalendo le pendici laterali del passo. Contrattaccate dai rincalzi del XXXVIII battaglione e dal I gruppo dubat, ripiegavano con perdite. Lo stesso giorno, la pressione di reparti corazzati britannici veniva a gravare sul presidio di Goggiar. L'indomani, formazioni motomeccanizzate, adunate nella piana, erano efficacemente battute dai nostri cannoni da 105, mentre ripetuti tentativi di reparti dell'n" divisione sud- africana di aggirare le ali della nostra difesa venivano nuovamente frustrati. Nella notte, però, il XXXVIII battaglione, uno dei nostri migliori reparti coloniali, di vecchia formazione, ben inquadrato e valorosamente comportatosi nella conquista del Somaliland, abbandonava improvvisamente le posizioni avviandosi in massa verso il nemico. Sul passo Marda, ove erano rimasti solo pochi graduati di razza eritrea e le armi pesanti che gli ufficiali erano riusciti a salvare, ve-


niva trasferito, in autocarro da Babile, il XX battaglidne di razza eritreo- amara; ma il fatto, venuto in breve a conoscenza degli altri reparti di colore, prevalentemente somali, aveva gravi ripercussioni: nel IV, nel VI e più par.ticolarmente nel CI gruppo dubat le diserzioni assunsero un dtmo preoccupante. Nei giorni 19 e 20, la resistenza delle nostre truppe veniva nuovamente provata al passo Marda ed a Goggiar, ma il nemico era, ancora una volta respinto e subiva perdite in uomini e materiali, specialmente notevoli al passo Marda ove repar.ti del XX battaglione, sostenuti da vigorosa azione di artiglieria, passavano al contrattacco. Attorno a Giggiga, intanto, continuavano ad affluire lunghe colonne di carri armati, autoblindo, camionette e artiglierie autoportate; mentre la nostra avia~ione non era in grado di intervenire, quella avversaria impunemente portava la sua offesa sulle nostre posizioni e sulle nostre strade spezzonando e mitragliando a bassa quota anche singoli automezzi ed individui. Al mattino del 21, preceduti ed accompagnati da violenta azione di artiglieria e appoggiati dall'aviazione, i Britannici attaccavano l'intero fronte da Goggiar a passo Dandi. La nostra artiglieria reagiva efficacemente ed il XX battaglione, passava più volte al contrattacco, riuscendo a mantenere intatte le sue posizioni, ma, verso mezzogiorno, le rilevanti diserzioni avvenute nel CI gruppo dubat, schierato sulla sinistra, consentivano all'avversario di raggiungere, da quella par.te, la cresta. Nella notte, la situazione peggiorava perchè i Britannici si accingevano dalla posizione conquistata, a discendere verso il piano per cadere sul rovescio del XX battaglione e tentavano di completare l'accerchiamento del reparto muovendo anche dal passo Dandi che avevano, nel frattempo, occupato in seguito all'improvvisa diserzione dei dubat che lo presidiavano. Il comando scacchiere, al quale era stato assegnato altro compito, ordinava di ripiegare, nella notte stessa, sulle posizioni di Babile. L'operazione poteva svolgersi senza serie molestie da parte del nemJco. ARRETRAMENTO SULLA LINEA DEL FIUME AUASC E CESSIONE DI HARAR QUALE CITTÀ APERTA.

La situazione generale delle forze nostre e nemiche in tutta l'A. O. I. ed il propagarsi delle defezioni fra i reparti di colore avevano già, il r8, indotto il Comando Superiore a ordinare al coman-


199 dante dello scacchiere est, in Dire Daua, di raccogliere tutte le forze del territorio dell'Harar sulla linea del fiume Auasc, fra il M. Dofan e le alture di Mecciara, nel Cercer, col compito di arrestarvi il nemico indubbiamente tendente alla capitale.

Dallo Scioa venivano intanto avviati sull'Auasc il comando della divisione «Granatieri di Savoia >> (gen. Liberati) con una compagnia del battaglione mitraglieri <iella divisione stessa (t); il 2 10° reggimento fanteria cacciatori d'Africa (2); . un gruppo bande scioane e artiglierie varie (3). Il gruppo bande, in seguito a bombardamento aereo del convoglio ferroviario che, a scaglioni, lo avvicinava all'Auasc (31 marzo), giungerà nella zona quando i nostri avranno abbandonata la linea del fiume. In conseguenza dell'ordine ricevuto, il gen. de Simone dispose, il 19 marzo, per l'occupazione e _l'organizzazione della nuova fronte che venne divisa in due settori: settore Auasc (gen. Liberati) e settore Cercer (gen. Santini); linea di resistenza : M. Dofan - fiume Auasc- M. Cumbi- Mecciara. Per raggiungere la nuova linea nelle migliori condizioni per affrontare il nemico, vennero indicate successive linee di sbalzo e stabiliti i seguenti itinerari: a) Bio Gurguré- Dire Daua - Miesso- Auasc: assegnato alle truppe del settore Harraua e della piazza di Dire Daua e, a partire da Dire Daua, alla sola parte autocarrata delle truppe del ~ettore Harar; b) passo Marda- Harar - lago Faramaia- Carsà- Asba Littorio Mecciara: assegnato alle truppe a piedi ed eccezionalmente a qualche elemento autocarrato del settore Harar. In armonia alle disposizioni date, mentre le truppe del settore Harar t.rattenevano .il nemico davanti alle posizioni di passo Marda, Babile e del Bisidimo, un ansioso, febbrile e ininterrotto movimento di truppe a pie-di, di autocolonne e di convogli ferroviari si svolgeva ( r) I reggimenti deìla divisione erano stati impiegati a Cheren (u 0 ) e a Ad Teclesan txo0 ) . (2) I reggimenti 21c0 e 211° erano stati costituiti con richiamati all'atto della mobilitazione. (3) I batteria da 37 mm. (6' pezzi anticarro); 1 gruppo da 105/28 (12 pezzi); 1 gruppo da 77/28 (8 pezzi); 1 gruppo da 6s/I7 som. (8 pezzi); 1 batteria da 75/A da pos. (4 pezzi).


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fra la fronte del settore Harraua e le località arretrate che le truppe dovevano raggiungere. La manovra di ripiegamento ebbe regolare attuazione fino al raggiungimento della linea Dire Daua- Babile. Essa non sfuggì però al nemico che ccrtò di ostacolarla con azioni aeree, ma si astenne da ogni azione terrestre, preferendo addensare i propri mezzi contro il settore Harar per sviluppare su questa unica direzione tutto il suo sforzo. A Dire Daua, però, un pericolo, più insidioso dello stesso nemico, era in agguato : la diserzione, malanno contagioso, già da tempo in incubazione fra le truppe somale, che rapidamente :si diffuse non risparmiando alcun reparto, fomentato dall'incubo che il territorio abbandonato sarebbe stato presto occupato dall'invasore. Neppure la XVII brigata, la più omogenea fra quelle dell'intero scacchiere e la sola che aveva conservato quasi integralmente la sua costituzione e forza organica (circa 3.500 uomini), rimase immune al contagio, e la sera stessa del suo arrivo in Dire Daua, essa cominciò ad avere le prime diserzioni che limitate dapprincipio, come nelle altre unità, a qualche centinaio di casi, andarono rapidamente crescendo, sino a ridurre la forza in un paio di giorni a meno di 1000 uomtm. Come già accennato, nella notte dal 21 al 22, le truppe dd settore passo Marda avevano ripiegato sulle posizioni di Babile (generale Sirigatti). La giornata del 22, venne impiegata dall'avversario a ristabilire il transito sulla strada interrotta e portare avanti le proprie forze, mentre l'aviazione effettuava sulle nostre posizioni bombardamenti. Durante la notte sul 23, profonde colonne nemiche, a fari accesi, si avvicinarono alle nostre posizioni. Verso l'alba, una nostra pattuglia di CR 133 si portò sulla zona e lasciò cadere alcune bombe ben centrate, ma, data la vastità del bersaglio, i risultati furono modesti ed il nemico continuò a serrar sotto (x). Nell<: prime ore del mattino, quando carri e autoblindo furono più vicini e più numerosi, le compagnie di un battaglione presidiario coloniale, prese dal panico, ab(r) Dopo la distruzione a terra di numerosi apparecchi avvenuta sui campi di Dire Daua, c la perdita di due caccia che partiti in cattive condizioni atmosferiche dal campo di fortuna di Bisidimo non avevano fatto ritorno, al settore aeronautico erano rimasti solo uno o due caccia 42 e qualche CR 133 non idonei ad opernioni diurne.


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bandonarono la linea e si dispersero nella boscaglia. Le truppe britanniche, che seguivano le unità meccanizzate, poterono così agevolmente occupare la nostra posizione avanzata che sbarrava la pista di Babile. Circa le 14 il nemico, che era riuscito a ristabilire il transito sulle interruzioni, attaccò, con unità appiedate e motorizzate appog· giate da artiglieria e da aviazione, le nos.trc posizioni davanti alla stretta di Babilc e a tergo dal T. Dacata. Il fuoco violento e preciso delle nostre batterie lo dissuase, pel momento, dal portare a fondo l'attacco. Continuò, nondimeno fino a sera, vivace fra le due parti il duello delle artiglierie e, da parte nemica, l'ammassamento di automezzi di ogni specie, fuori del tiro delle nostre armi. L'azione dci reparti appiedati britannici, appoggiati da artiglieria, carri armati e aviazione, riprese l'indomani alle 7,20 e si protrasse, con alterne vicende, per tutto il giorno; ma le diserzioni andavano estendendosi ai vari nostri reparti raggiungendo in alcuni forti proporzioni; contemporaneamente si accentuava la minaccia avversaria sul rovescio della stretta di Babile. In tali condizioni, il comando dello scacchiere decideva che tutti i reparti della zona di Babile ripiegassero, nella notte, sulla linea di sbalzo Dire DauaCarsà, già indicata nell'ordine di operazione del 19. Il ripiegamento si compì regolarmente. Solo un plotone della M. V. S. N. non fece a tempo a disimpegnarsi e rimase nelle mani del nemico. Ma il CXL battaglione coloniale, che lasciò per ultimo la posizione, si sbandò sparando in aria, e solo un centinaio e mezzo di uomini con gli uffi. oali raggiunsero il torrente Bisidimo (affluente del fiume Errcr) a sud -est di Harar.

Per dar tempo: alle truppe, di raggiungere il Cercer fuori della diretta pressione nemica, ed, al comando della piazza di Dire Daua (gen. Tosti), di ultimare lo sbarramento delle provenienze da Harar, occorreva, però, che l'avversario fosse trattenuto ancora un paio di giorni ad es.t dell'abitato di Harar. Le alture della sponda destra del torrente Bisidimo rappresentavano la sola posizione che potesse rispondere a questo scopo. Esse distano in linea d'aria 7 chilometri dall'abitato di Harar, il quale veniva così a trovarsi al limite di gittata dello schieramento dell'artiglieria nemica. Dietro l'abitato, una vasta pianura si stende piatta, priva di ogni appiglio tattico e facilmente percorribile, fuori della strada, da mezzi motorizzati fino all'imbocco della pista per il Cercer. Per ordine del Governo Generale,


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Harar doveva essere considerata città aperta e lasciata, perciò, estranea ad ogni azione di combattimento. Il mattino del· 25, dopo l'avvenuto sgombro della stretta di Babile, la posizione del Bisidimo .(gen. Alberghetti) era pronta ad assolvere il compito affidatole. Nel pomeriggio, le prime pattuglie meccanizzate britanniche si avvicinarono alle nostre posizioni del piano. Accolte prontamente dal fuoco delle nostre artiglierie ripiegarono abbandonando sul posto qualche carro danneggiato. Ebbe inizio allora il .tiro d'inquadramento dell'artiglieria nemica cuj, fino all'imbrunire, risposero le nostre batterie. All'alba del 26, preceduto da nuove puntate di elementi esploranti meccanizzati e dal fuoco di batterie di calibro vario, il nemico iniziò l'attacco su vasto fronte con forze meccanizzate al centro e reparti appiedati alle ali che tentavano di aggirare le estremità del nostro schieramento. Al centro, la reazione delle armi anticarro e automatiche e il ben aggiustato tiro di artiglieria riuscirono ad arrestare l'attacco. Sulla destra, nuclei appiedati che risalivano le pendici di M. Akim vennero anch'essi arrestati; più minaccioso si delineò il movimento aggirante sulla nostra sinistra, ma, anche là, le nostre truppe tennero ·e i movimenti nemici si fecer9 incerti. Avevano avuto intanto luogo i previsti movimenti verso il Cercer. E la piazza di D ire Daua, ove già stavano affluendo per ferrovia ed in autocarr9 da Addagalla e da Gogti le retroguardie del settore H arraua, era ormai pronta ad entrare in azione anche sui fronti est e nord, sia pur con forze ridotte dopo le diserzioni che avevano quasi completamente dissolta la XVII brigata coloniale. · Ma ecco che un avvenimento imprevisto giungeva a turbare l'andamento delle operazioni in corso. Un aereo nemico, abbassatosi sulla città, lanciava il seguente messaggio: cc Al Podestà di Harar: H arar non può considerarsi come città aper.ta a meno che tutte le forze militari non ripieghino immediatamente ad ovest della città ». Il messaggio di risposta fu così redatto: « Truppe Harar nell'interesse della popolazione civile aderiscono spostarsi ad ovest della città: movimento avrà inizio un'ora dopo cessazione fuoco da parte truppe inglesi sulla linea. Alle ore 7 di domani 27 corr. i rappresentanti del governo e della città avanzeranno oltre le nostre linee portando i distintivi prescritti per trattare le modalità relative alla consegna della città ». Intanto il ripiegamento veniva ordinato. Senonchè dopo una inconclusiva presa di contatto fra i parlamentari delle due parti il Comando britannico faceva comunicare che le truppe avrebbero ripreso l'avanzata alle 16,30.


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Un'ora dopo, già alcune autoblindo nemiche raggiungevano gli sbocchi dell'abitato: la popolazione indigena era tranquilla; quella nazionale rassegnata. Tutte le truppe (meno due batterie da 105/ 28, r:tggiuntc in marcia e catturate all'altra estremità del paese) riuscivano a sorpassare il cerchio di ferro che stava stringendosi attorno alla città. Delle truppe a piedi che, per mulattiera, da Fiambiro e da Bisidimo dovevano raggiungere direttamente Carsà, senza passare per Harar, solo una parte arrivavano a destinazione, perchè durante il percorso in tutti i reparti molti uomini si sbandavano. Il mattino del 27, nuclei meccanizzati nemici si avvicinavano alle nostre posizioni di Carsà e Langhei per accertarne la consistenza. La pressione aumentava nel pomeriggio, mentre forti ondate di apparecchi da bombardamento e da caccia, picchiavano dappertutto, a Dire Daua, a Gotà, a Miesso e lungo la ferrovia, provocando continui danni e perdite. I coloniali, senza distinzione di razza, si andavano, intanto, allontanando a gruppi sempre più folti asportando armi automatiche, salmcrie, munizioni, viveri; i battaglioni si erano, per la più parte, ridotti così a una forza media di 200 uomini, prevalentemente cariche speciali; qualcuno a soli 100 o anche meno, come il CXL battaglione e qualche gruppo dubat. A Miesso, il XV gruppo artiglieria da 65/17 non disponeva più di alcun uomo ed aveva dovuto caricare i pezzi su autocarri; le batterie del XIII gruppo someggiato avevano sostituito serventi c conducenti con ufficiali e camtcte nere. In tali condizioni di forze non era più possibile pensare di opporre al nemico s.uccessive resistenze su prestabilite linee di sbalzo: non restava che raccogliere, c al più presto, sulla linea Mecciar.1Auasc le truppe non ancora sbandate e le unità nazionali, specie di artiglieria, prima che potessero esser travolte alla spicciolata. Per far questo, occon -:va, però, che forti retroguardie continuassero a trattenere il nemico lungo i due itinerari, per il tempo necessario in relazione alla celerità di movimento delle singole colonne. Sull'itinerario basso (Dire Daua- Auasc), che si svolge per intero in piatta pianura, questo compito veniva assegnato, in primo tempo, al presidio di Dire Daua e, in secondo tempo, al raggruppamento motorizzato (col. Buonamico). Sull'itinerario alto (CollubiMecciara), il comandante della colonna doveva trarre profitto, nell'impiego della retroguardia, dalle numerose strozzature del terreno, impercorribile ad automezzi fuori dell'unica pista, e dalle interruzioni stradali già approntate.


Il giorno 29, lo sgombero di Dire Daua, benchè frequentemente turbato da incursioni aeree e da continue crisi nei mezzi di trasporto, avveniva regolarmente. Il nemico non si faceva vivo sui fronti est e nord della piazza, ma tentava rìpetutamente di sfondare gli sbarramenti del fronte a sud; l'intervento del I gruppo artiglieria da 77/28 motorizzato e del raggruppamento motorizzato riuscivano, però, ogni volta a contenerlo e, all'imbrunire, l'ultimo treno e gli ultimi automezzi carichi di truppe e materiali lasciavano la città, abbandonata anche da quasi tutta la popolazione indigena. La XVII brigata, però, partiva con soli 6-700 uomini; 2 battaglioni coloniali di formazione, ai quali per misura prudenziale, all'ultimo momento, erano state tolte le armi, si erano dileguati del tutto. Più tardi, a Gota e Miesso, due scaglioni, non più in grado di opporsi al nemico per le n~merose defezioni, venivano fatti proseguire direttamente su Adama senza sostare sull'Auasc. A .Miesso sostava, invece, il raggruppamento motorizzato per bloccare la strada che conduce nel Cercer. A tarda sera, ad Auasc, fra la stazione ferroviaria, il ponte e le case del paese, sono ammassate alla rinfusa le varie colonne giunte nella giornata da Dire Daua e le truppe e i materiali scaricati dai treni; altri treni ed autocolonne arrivano di continuo da Dire Daua, Gota e Miesso. L'anticipato arretramento di due scaglioni e l'inten-'. sificato movimento ferroviario della giornata, hanno creato un'improvvisa congestione di uomini, macchine e cose, in Auasc. Parte delle unità in arrivo, grandi e piccole, ~n conseguenza delle diserzioni hanno assunto fisonomie e formazioni diverse da quelle note. A buio ogni movimento diviene sempre più difficile, nè può essere accesa alcuna luce per la minaccia dell'aviazione nemica che fino alle ultime ore del giorno ha sorvolato colonne e convogli in marcia. Nella notte si adottano provvedimenti urgenti per disintasare la zona di Auasc prima che il sopraggiungere della luce renda possibili le incursioni aeree nemiche.

Sul fronte di Collubi - itinerario alto - nella stessa giornata del 29, autoblindo e camionette spintesi, nelle prime ore dd mattino, fin sotto il costone di Uerabilli venivano arrestate dal nostro fuoco e costrette ad arretrare. Reparti appiedati, sostenuti dall'artiglieria, iniziavano più tardi l'attacco del costone ; riuscivano ad impadronirsene e allargavano la loro fronte di attacco. Il combattimento, particolarmente accanito verso le 9, induceva il nemico a dc·


sistere per la giornata da ulteriori tentativi; ne approfittava il comap.dante di settore (gen. Santini), che aveva ricevuto l'ordine di affrettare il ripiegamento sulle posizioni di Mecciara, per avviare le truppe, parte a piedi e parte in autocarro, direttamente su Ghelemsò. La giornata del 30 veniva impiegata nel settore Auasc per dare assetto organico alla difesa, sgomberare le truppe destinate alle retrovie e provvedere ai primi rifornimenti. Anche i reparti ripiegati per ultimi da Gota e Miesso avevano raggiunto l' Auasc, ed a Miesso restava solo il raggruppamento motorizt:ato a contatto con elementi motorizzati britannici in esplorazione Nel settore Cercer continuava, intanto, senza disturbo da parte nemica, l'arretramento dei vari scaglioni su Ghelemsò; ad opera del genio veniva interrotta la pista Asba Littorio- Miesso. Nel pomeriggio, un aereo inglese la.sciava cadere presso Auasc un messaggio indirizzato a S. A. R. il Vicerè. In detto messaggio venivano indicati il giorno e l'ora in cui un nostro apparecchio provvisto di determinati segni di riconoscimento avrebbe potuto trasportare sul campo di Dire Daua nostri parlamentari incaricati di precisare le modalità per la consegna di Addis Abeba alle truppe britanniche. Considerato che un prevedibile ordine improvviso di ripiegare dalle posizioni occupate sull' Auasc avrebbe reso impossibile il ricupero delle truppe nazionali e delle artiglierie autocarrate che si trovavano nel Cercer, perchè la sola strada che scende nella piana dello Auasc, quella che sbocca ad Arbà, era prossima ormai ad essere raggiunta dal nemico, il comando scaccbiere1 nello stesso giorno 30, ordinava, a mezzo radio, lo sgombero su detta località, impiegando tutti gli automezzi disponibili, degli elementi na~ionali e delle artiglierie non someggiatc della colonna che seguiva l'itinerario alto. Allo sbocco della strada Ghelemsò sarebbe rima&to, in posizione ad est di Arbà e fino a sgombero ultimato, il raggruppamento motorizzato. Il grosso della colonna, che rimaneva così costituita solo da reparti coloniali a piedi e someggiati, accelerando la marcia, doveva invece portarsi, come previsto, sulla piana di Mecciara. LA RESA DI Anors ABEBA E IL RIPIEGAMENTO NEL GALLA E SrDAMA.

Il 31 alle ore 20, il Comando Superiore FF. A'A. dell'A.O.I. convocava a Moggio il comandante lo scacchiere, e lo informava che, non ·essendo in grado di inviare rinforzi sulla linea dell'Auasc, nè potendo garantire a lungo la incolumità dei numerosi nazionali rac-


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colti nella capitale contro le prevedibili reazioni della popolazione indigena, aveva deciso di trasferirsi nel ridotto Dessi è- Alagi e di trattare con gli Inglesi la resa di Addis Abeba, sgombrando le truppe del presidio non indispensabili al servizio di polizia, parte su Dessiè e parte sul Galla e Sidama. La difesa di Addis Abeba non era possibile. La linea perimetrale della città, che è ·largamente disseminata in un bosco di eucalipti, aveva una estensione di circa 40 chilometri ed era costituita da una serie di fortini in muro a secco ampiamente intervallati fra di loro. Costruita per la difesa contro incursioni di ribelli, non era in grado di opporsi ad un esercito regolare abbondantemente dotato di mezzi motocorazzati facilmente impiegabili contro qualunque tratto del fronte. In città vivevano circa 30- 35 mila Italiani (in prevalenza donne e bambini, molti degli uomini essendo stati mobilitati) e quasi roo.ooo Scioani non dimentichi della sanguinosa reazione seguita all'attentato contro Graziani. Per la sicurezza dei nostri connazionali, occorreva lasciare il più breve intervallo possibile fra l'esodo delle nostre truppe e l'entrata in città di quelle britanniche. Non dovevano quindi essere opposti ulteriori ostacoli all'avanzata nemica su Addis Abeba, dopo che, i nostri parlamentari inviati in volo a Dire Daua ed il Comando avversario, avessero convenuto il giorno nel quale la città poteva essere occupata. Le truppe dello scacchiere dovevano quindi trattenere il nemico sull' Auasc solo fino al momento opportuno e ripiegare poi nel Galla e Sidama ad eccezione di quelle che, per la dislocazione attuale, sarebbe stato più conveniente avviare su Dessiè. Si prevedeva che lo sgombero delle truppe dalla capitale avrebbe potuto essere ultimato entro due o tre giorni, urgendo trasferire al più presto nel Galla e Sidama i reparti destinati a presidiare la fronte di quel territorio che sarebbe venuta a trovarsi esposta alle minacce da Addis Abeba, appena questa fosse stata occupata dai Britannici (r). Il comando scacchiere est veniva perciò autorizzato ad iniziare subito l'arretramento del grosso delle sue truppe, lasciando sulla linea dell'Auasc poche forze pronte anch'esse a sgombrare rapidamente la via per la capitale. In relazione alle predette direttive, detto comando, il giorno 1° aprile, emanava gli ordini per l'arretramento delle truppe della linea · (r) Vive insistenze in tal -senso erano state fatte dal comando dello scacchiere sud.


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M. Dofan- F. Auasc- Mecciara sulle zone di Sciasciamanna e Dessiè. In sintesi : - le truppe del settore èercer, raggiunto Ghelemsò, dovevano dividersi in due colonne : l 'una, formata dalle truppe nazionali e dalle artiglierie autoportate, come già ordinato, doveva raggiungere, sotto la protezione del raggruppamento motorizzato, Arbà e il F . Auasc per riunirsi alle truppe in posto; l'altra, costituita dalle sole truppe coloniali a piedi, in difetto di automezzi, da Ghelemsò doveva proseguire a marce forzate, per Mecciara ed Enghedà, su Siré e Sella di H erà, ove sotto la protezione cii apposito distaccamento, già in posto, doveva riunirsi alla colonna diretta su Sciasciamanna; - le truppe del settore Auasc dovevano, pur mantenendo occupato il tratto di fronte dell'Auasc corrispondente al sottose.ttore cen· trale (col. Di Marco), con un gruppo di artiglieria e le unità p azionali che vi erano schierate, iniziare subito il ripiegamento, per Adama ed Aselle, su Sciasciamanna formando una sola colonna ripartita in cinque scaglioni (I, gen. Bertello; II, gen. Tosti; III, col. Agosti; IV, gen. Liberati; V, col. Buonamico); - le truppe schierate fra Malca Sadi e M. Dofan, non potendo sgombrare tempestivamente a piedi la strada per Addis Abeba, dovevano ripiegare direttamente su Dessiè, la sera del 4· Durante la giornata del 1• e nella notte sul 2, ebbero inizio i movimenti e con essi l'estenuante tormento delle nostre truppe per la insufficienza dei mezzi di trasporto, il loro crescente logorìo e l'esaurimento di carburanti (x). ~ Il I aprile, la I brigata S. A. occupò Miesso e la XXII brigata E. A. la scavalcò avanzando verso l'Auasc. Il giorno 2 verso le 9,30, reparti di fanteria ed artiglieria autoportati, rinforzati da carri ed autoblindo, attaccarono il nostro raggruppamento motorizzato ad Arbà. Esso sostenne validamente l'urto per più ore, consentendo all'autocolonna del settore Cercer (col. De Cieco) di sfilare per intero e al sicuro e raggiungere Auasc. Alle ore 0

(1) Quasi tutti gli automezzi, già da lungo tempo in servizio e per la mag· gior parte provenienti dalla requisizione,. impiegati senza un giorno di riposo nella raccolta delle truppe dal mare all' Auasc, avevano le gomme logore, i freni inefficienti e mancavano di parti di ricambio.


208 14,30 effettuata dal genio l'interruzione della strada Arbà - Ghelemsò, anche il raggruppamento, rotto abilmente il contatto, ripiegò dietro l'Auasc; alle ore 17,30 i due ponti, della ferrovia e della rotabile, furono fatti saltare. L'intenso movimento dietro l'Auasc non sfuggì all'aviazione nemica che ripetutamente, ad ondate successive, bersagliò la zona. In Adama, ove la rotabile si biforca per proseguire verso Addis Abeba e verso il Galla e Sidama, la situazione era divenuta, da qualche giorno inquietante. Disertori delle bande residenziali di Moggio e Uolenciti, fatta lega con elementi locali, vi alimentavano la ribellìone. Presso Moggio la proditoria asportazione di un tratto di binario faceva deragliare un treno di carburante partito da Addis Abeba alla volta di Adama. Il tempestivo intervento di un reparto autocarrato di ascari, al quale veniva aggregati sul posto una compagnia camicie nere, e la successiva azione di altre forze fatte accorrere con autocarri blindati il giorno successivo, consentivano il recupero dei fusti. Durante la marcia di ritorno, però, l'autocolonna veniva attaccata da aerei a bassa quota e gran parte del prezioso carico andava incendiato. Il 3, il grosso delle forze del settore Auasc era dislocato fra passo Gariboldi e Gondi. Gli elementi lasciati sul fiume per svolgere azione ritardatrice venivano raggiunti dai due reparti autoportati del Cercer. Nella mattinata, clementi esploranti avversari, preceduti ed accompagnati da violento bombardamento aereo e di artiglieria su tutto il settore centrale, riuscivano ad attraversare, non visti, l'Auasc a monte ed a valle dei ponti. Nel pomeriggio, reparti forniti di armi automatiche raggiungevano con azione di sorpresa una posizione tenuta da un battaglione cc. nn. cd occupavano un tratto della linea mettendo fuori combattimento e catturando parte di una compagnia mitraglieri della divisione granatieri e una batteria da 37 mm .. Nel corso dell'azione, 8 pezzi di un gruppo 77/ 28 erano perduti e poi recuperati; le truppe rimaste sull'Auasc venivano infine arretrate. Nella piana di Matahara e sulle àlture ad ovest del passo Gariboldi sostavano il raggruppamento motorizzato e lo' scaglione Di Marco col compito d! impedire al nemico di avanzare su Adama durante la giornata del 4· Nel pomeriggio, il nostro raggruppamento motorizzato veniva a contatto con elementi motorizzati nemici e li costringeva a retrocedere. All'alba del 5, gli ultimi reparti, molestati solo da nuclei di ribelli fra Uolenciti cd Adama, oltrepassavano la sella di Herà e proseguivano per Gondi.


Un ufficiale era stato intanto, il 4, incaricato dal gen. Mambrini, della Polizia Africa Italiana comandante la piazza di Addis Abeba, di recarsi incontro al nemico oltre l'Auasc per invitarlo ad affrettare la sua entrata in città. Da 24 ore il gruppo nazionale cavalleggeri di Neghelli era duramente impegnato contro forze preponderanti ribelli nella zona di Addis Alem ove si erano ammassati i coloni dell'Opera nazionale combattenti. Quel presidio (a circa 30 chilometri da Addis Abeba) sarà .disimpegnato, il 5, dalla decisa cruenta azione di un battaglione autocarrato che il comando truppe Scioa era riuscito a formare prima di lasciare la città con i soldati nazionali dei vari uffici e depositi. Lo stesso giorno forze aeree britanniche si alternavano sull'aeroporto di Addis Abeba in attacchi combinati di bombardieri e cacciatori recando notevoli danni. Il 6, alle IO,JO, la I brigata sud -africana faceva il suo ingresso nella capitale.

La posizione di Sella Herà restava presidiata dal I scaglione (generale Bcrtello) per consentire alla colonna del settore Auasc di prendere maggior distanza ed ai superstiti del settore Cercer di raggiungere la sella stessa; senonchè il comandante le truppe in ripiegamento dal settore Cercer faceva presente al comandante dello scacchiere la impossibilità di proseguire lungo l'unica mulattiera che conduce alla sella di Herà passando per Enghedà, data la scarsezza di viveri, l'insufficienza delle salmerie, le continue defezioni e l'ostilità della popolazione di Enghedà che aveva catturato il residente e sopraffatta l'avanguardia della sua colonna inviata in soccorso. Nella considerazione che il distaccamento a presidio della sella di H erà, già attaccato nel pomeriggi9 del 5, avrebbe potuto essere travolto il mattino del 6 ponendo in crisi anche gli altri scaglioni della colonna del settore Auasc, senza apportare alcun beneficio ai reparti che seguivano l'itinerario alto, il comandante lo scacchiere disponeva che esso si portasse, durante la notte sul 7, a sud di Aselle, vi rimanesse in posizione per l'intera giornata del 7 a protezione del resto della colonna e proseguisse poi, a sbalzi, su Sciasciamanna. Al comandante del settore Cercer ordinava di deviare su Robi per riunirsi al presidio di Ticciò e ripiegare direttamente su Cofolé e Sciasciamanna, evitando la strada di Aselle. Intanto a Ligaba (tra Adama e Aselle) la banda residenziale assaliva la sede della residenza; grosse bande di paesani armati scorazzavano lungo la strada di Aselle assaltando nuclei ed automezzi isolati. Poi anche l'abitato di Aselle diventava teatro di altre scene 14


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di sangue. I presidi di Ticciò e delle residenze circostanti raggiungevano in condizioni disperate la strada di Sciasciamanna. Il giorno 9, gli ultimi automezzi assieme alla retroguardia giungevano ìn salvo nel territorio del Galla e Sidama. Diverso fu l'epilogo del movimento compiuto attraverso il Cercer. La marcia della colonna, ripartita su due scaglioni, fu quanto mai difficile, contrastata e ìnasprita dall'ostilità degli elementi locali e dalla diserzione delle truppe di colore. Il giorno 8, i superstiti del secondo scaglione (XIII brigata, gerr. Sirigatti) furono attaccati e decimati. Il 10, il comandante del settore (gen. Santini) comunicò al comando scacchiere di non po.ter proseguire nella direzione indicatagli (Robi), dato lo stato di esaurimento dei pochi uomini e quadrupedi rimastigli. Lasciato arbitro di giudicare la reale situazione del momento e di dirigersi eventualmente verso le posizioni occupate dai Britannici se non aveva altra via di scampo, venne catturato, unitamente al comandante la XIII brigata, 38 ufficiali, I20 nazionali e 100 coloniali, presso la stazione ferroviaria di Arbà, il giorno 12. L'altro comando di scaglione (XIV brigata, gen. Alborghetti) raggiunse Cuna con pochi elementi, vi fu attaccato, il giorno 9, e ripiegò su Minni ove, recuperati i superstiti del battaglione Cercer e del XIV gruppo artiglieria someggiato con tre pezzi, si organizzò a difesa nei fabbricati della S. l. A.. Il I4 e I5, venne attaccato dagli armati del cagnasmac di Gololcià. Invitato, il giorno successivo, ad arrendersi, respinse l'intimazione e chiese al comando scacchiere sud qualche soccorso in viveri e munizioni. Ma detto comando, non disponendo di aerei, non aveva modo di rifornire i superstiti dello scaglione passato inaspettatamente alle sue dipendenze. Il gen. Alborghetti, rimasto isolato, si arrese, il 29, all'ufficiale comandante il distaccamento britannico giunto a Gololcià che gli inviò il Padre Michelangelo della' Missione di Cuna esortandolo alla resa. In base alle direttive del comandante lo scacchiere sud, le truppe superstiti del territorio dell'Barar e della Somalia, si dislocarono, il giorno Io, tra Sciasciamanna, Soddu e il lago Margherita. Erano : 2 battaglioni di fanteria; I battaglione carabinieri; r battaglione aeronautica; I battaglione cc. nn.; 4 battaglioni coloniali; I raggruppamento motorizzato; I plotone a. c.; I plotone motociclisti (So motocicli e due autocarri corazzati) ( 1), 29 batterie di vario calibro con (1) Reparto costituito con motocicli requisiti nella Somalia e nell'Harar.


1 I l

relative munizioni (115 pezzi); 48 stazioni radio di vario tipo; due autogruppi (oltre 500 automezzi); I ospedale da campo; I sezione sussistenza con squadra forni W eiss, nonchè I comando di scacchiere ed I comando di divisione. In totale oltre 6.000 nazionali delle varie armi e servizi e 3.000 coloniali (1) raggiunsero la destinazione loro assegnata e, nonostante gli sforzi eccezionali compiuti, i rischi e le privazioni affrontati, la raggiunsero in condizioni tali da poter essere in breve nuovamente impiegati con buon rendimento.

(1) Alcuni reparti proveniv~no dal fronte del Kenia (Somalia).


COSTITUZIONE DEL RIDOTTO DESSIE'- ALAGI. ATTACCO CONTRO LE POSIZIONI DI DESSIE' E DELL'AMBA ALAGI CoSTITUZIONE DEL RIDOITO.

Con la perdita dell'Eritrea, della Somalia, dell'Harar e dello Scioa erano venute a mancare le più importanti basi logistiche di rifornimento delle nostre residue forze. Queste si andavano intanto raccogliendo in rido.tti nella zona Dessiè- Amba Al agi e nel Gondarino, mentre, lasciata la fascia di frontiera, si organizzavano a difesa sul ciglio boscoso dell'altopiano dei Galla e Sidama. Quanto all'aviazione, essa, dopo l'impari lotta sostenuta, non contava ormai più di una diecina di apparecchi efficienti. · Deciso l'abbandono di Addis Abeba si era affacciato il problema: dove portare il Comando? Furono prospetta.te al Duca d'Aosta quattro soluzioni: 1" - Trasferirsi nella regione degli Arussi dove la popolazione sembrava fedele ai nostri. Questa zona aveva il vantaggio di essere confinante con l'Hararino, con la Dancalia a noi devota, con il Galla e Sidama e non era lontana da Addis Abeba. 2° - Ripiegare nel Galla e Sidama dove la popolazione, almeno in quell '~poca, appariva abbastanza sicura, dove il terreno si prestava ad una resistenza mobile e che non era ancora stata duramente attaccata.

3o - Ripiegare a Gondar col gen. Nasi. Era lecito prevedere che questo scacchiere, per la sua posizione eccentrica, sarebbe stato attaccato solo in un secondo tempo; per intanto doveva difendersi soltanto contro le formazioni irregolari di indigeni agli ordini di ufficiali inglesi. 4o - Creare un ampio ridotto chiuso, a nord, dall'alta catena montuosa di cui l'Amba Alagi è una delle cime e, a oriente, dal deserto dancalo assolutamente impraticabile; limitato, a sud, da una


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linea che includesse la rotabile Assab- Dessiè- Gondar e, a occidente, dalla regione del Tigré e Uollo intransitabile a qualunque veicolo. Fu preferita quest'ultima soluzione. La difesa venne prestabilita in corrispondenza degli sbocchi sud (Dessiè) e nord (Alagi) del corridoio che, percorso dalla strada imperiale, si snoda, per 250 chilometri circa, lungo l'orlo orientale dell'acrocoro abissino nel tratto compreso fra le due dette località. Con la costituzione del nuovo ridotto, il Duca d'Aosta si propose di impedire il congiungimento delle forze provenienti dal nord (Eritrea) con quelle del sud (Somalia) e di assicurare così il perdurare ciella grave crisi logistica incombente sui rifornimenti delle truppe britaniche del sud che si trovavano fuori della zona di rifornimento di Massaua. Queste truppe, non potendo avvalersi di Gibuti, dove erano i Francesi, e non trovando un correttivo efficace nelle possibilità di rifornimento del piccolo porto in rada aperta di Berbera, collegato con l'interno da una difficile pista, dovevano far capo a Mogadjscio. Questa città era distante ormai 1.800 chilometri dal teatro d'operazione e ad esso collegata con una strada che già in condizioni non buone, sarebbe stata con le prossime piogge pressochè totalmente preclusa al transito. Il sistema Dessié- Alagi doveva inoltre impedire ai Britannici di assicurarsi la disponibilità della rotabile Dessié- Debra Tabor per attaccare il ridotto di Gondar da sud oltre che da nord, direzione, quest'ultima, che il forte sbarramento dell'Uolchefit rendeva assai malagevole, e consentiva ai nostri l'accesso al mare (Assab) e il contatto con Gondar, con lo Scioa e con l'Eritrea.

Il 28 marzo il Comando Superiore aveva disposto la costituzione del « rido.tto » (poi << settore ») di Dessié, affidandolo al gen. Varda già comandante il presidio di Addis Abeba. Alcuni giorni prima, lo stesso Comando aveva ordinato di effettuare, nel più breve tempo possibile, il trasferimento di tutte le forze della piazza di Assab sull'altopiano, al nodo stradale di Combolcià, per arginare l'avanzata del nemico dalla zona dell'Auasc verso Dessié; lo sgombero, iniziato il 27 marzo, veniva compiuto in circa 15 giorni; il col. Raugei, comandante del settore Dancalo, fu posto a disposizione del comando settore Dessiè. Diversa fu la sorte dei reparti che, dall'Auasc, dal settore di Debra Berhan e da Debra Marcos, dovevano pur essi affluire sull'altopiano; lo sconvolgimento politico e l'insurrezione seguìti agli avve-


nimenti sul fronte sud e all'abbandono di Addis Abeba impedirono, alla grande maggioranza di essi, di raggiungere la zona di Dessié. Sull'Amba Alagi si raccoglievano le truppe ripiegate da Asmara, Arresa e Adi Ugri. Il sistema Dessié - Amba Alagi fu costituito in scacchiere il 7 aprile. Il fronte sud venne affidato al gen. Frusci, il fronte nord al gen. Valletti- Borgnini. Il Duca d'Aosta ne assunse il comando. Fra le varie possibilità operative che si offrivano ai Britannici dopo i successi conseguiti, prevalse quella avente per obiettivo l'eliminazione del ridotto Dessié- Alagi. Il gen. Cunningham, dopo l'occupazione di Addis Abeba, avrebbe voluto impiegare tutte le forze ai suoi ordini verso ovest e sud- ovest allo scopo di eliminare il centro di Gimma e rendere sicura la propria linea di comunicazione con la regione dei Laghi, ma il comandante in capo del Medio Oriente lo informava che riteneva imperativa la necessità di avanzare in direzione nord. L'operazione voluta dal gen. Wavell si riprometteva l'apertura della strada tra Addis Abeba e Asmara in modo da permettere a truppe e mezzi di trasporto dislocati in A. O. di raggiungere l'Egitto imbarcando a Massaua e a Porto Sudan o lungo la vallata del Nilo. L'ATIAcco coNTRO LE POSIZIONI DI DESSIÈ. LA BATTAGLIA DI CoMBOLciÀ. (Schizzo n. 24).

Il settore Dessiè, a movimenti avvenuti, potè disporre in definitiva, dei seguenti reparti: 3 battaglioni cc. nn. (III, XI e XII); battaglione nazionale presidiario « Assab >> ;battaglione marina; XVIII hattaglione genio; 3 battaglioni col9niali (XXXII, XLVI e LXX, i due ultimi inviati da Gondar); XI gruppo squadroni cavalleria; I banda; 5 gruppi di artiglieria; 2 batterie marina. Non giunsero invece: - dal settore Auasc: il I battaglione del 2I0° fanteria che, attaccato da formazioni ribelli e costretto a ripiegare sul fiume, si arrese ai Britannici e il gruppo bande dello Scioa i cui componenti, dopo aver chiesto a mezzo dei graduati di tornare nell'Uolissò ove avevano lasciato il campo famiglie, si allontanarono dal reparto tra il 2 e 1'8 aprile; -dal settore Debra Berhan: l'LXXXVII battaglione coloniale che disertò durante lo spostamento verso Debra Sina, il XCIII che,


ScHIZZO N.

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L' ATTACCO CONTRO DESSIE

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bloccato, verrà catturato in maggio, in zona Molalè, il DCXXXI cc. nn., costretto alla resa a Debra Berhan, e le bande del presidio del Derrà che, sciolte e ricostituite in parte, si unirono all'avanguardia della colonna proveniente dal Goggiam meridionale; - da Debra Marcos: le truppe del (;Qggiam meridionale che, dopo una tormentosa marcia, saranno costrette alla resa a Uoggidi, il 23 maggio. I Britannici provenienti dalla capitale, occupata, col concorso di notevoli formazioni di ribelli, Debra Sina, il 14 aprile, respinti i nostri elementi avanzati dislocati verso il Termaber, procedettero verso nord e presero contatto con la nostra sistemazione spinta, per coprire il bivio di Combolcià ed evitare alla popolazione di Dessiè di esser coinvolta nei rischi della difesa, a circa 40 chilometri dall'abitato in direzione sud -est. Le nostre forze risultavano così schierate: - fronte sud: 2 battaglioni nazionali (1); 2 battaglioni e 2 compagnie coloniali ed I banda; 5 gruppi di artiglieria; - fronte est: I battaglione nazionale (marina); I battaglione e I compagnia coloniali; 2 batterie; - riserva parziale della linea: 2 compagnie artieri del XVIII battaglione; - riserva generale (Dessiè): 2 battaglioni nazionali; 1 gruppo squadroni coloniale. Le truppe del sottosettore ovest di Dessiè che si estendeva ad occidente della strada imperiale fino all'allineamento Tacazzè- Bascilò- Nilo Azzurro (I battaglione cc. nn. d'Africa (XIII) e circa 16.000 paesani armati) provvederanno alla protezione del fianco destro della difesa, sosterranno scontri con armati locali, cederanno il battaglione cc. nn. al fronte sud di Dessiè ma non avranno peso sulle operazioni nella zona di Combolcià. Le forze avversarie erano costituite dalla I brigata sud -africana su quattro battaglioni, con artiglierie di piccolo e medio calibro, e da forze ausiliarie, ingrossate da disertori, inquadrate, in parte, da elementi bianchi. Le operazioni contro Dessiè furono precedute da un vano tentativo di intimidazione. Il 17 aprile il gen. Cunningham inviò al Duca d'Aosta il seguente messaggio : (1) Reparù di cc. nn. costituiti con nazionali residenti a Dessiè, richiamati alle armi all'inizio delle ostilità.


217 « A .fine umanitario ed in considerazione della pericolosa situazione militare in cui si trovano ora gli Italiani in Etiopia, sono autorizzato dal Comandante in capo del Medio Oriente ad inviare il seguente messaggio: « Fino a che le truppe italiane in A. O. I. non avranno deposto le armi, nessuna responsabilità per la protezione ed il soccorso dei nazionali italiani può essere accettata, fatta eccezione per le località già occupate da forze sotto il comando militare britannico. « E' dovere dei comandanti militari britannici, con tutte le forze a loro disposizione, continuare la guerra contro gli Italiani con la massima energia e non può consentirsi che alcunchè interferisca con .tale scopo .fino a che i combattimenti continuano. « Una risposta può essere inviata su 9700 Kf es nominativo inglese YNC, nominativo italiano YNI, fra le ore 0515 e o815 TMG e le 1215 c 1515 TMG .fino al 21 aprile compreso ». Il 20 aprile il generale britannico ricevette la seguente risposta: « Con riferimento alla vostra lettera, non posso prendere in considerazione le vostre proposte di carattere militare stop La responsabilità relativa alla popolazione bianca ricade su voi quando le vostre truppe o indigeni armati agli ordini dei vostri ufficiali o chicchessia ai vostri ordini occupano località in cui si trovi popolazione bianca. - A . di Savoia ». La battaglia (17- 26 aprile) che prese nome da Combolcià si svolse in tre distinte fasi. La prima fase (17- 19 aprile) fu caratterizzata da prevalente azione dell'artiglieria e dell'aviazione nemica, da attacchi locali e da sondaggi lungo tutto il fronte. La nostra artiglieria controbattè efficacemente l'avversario; i fanti lo ricacciarono da qualche posizione sulla quale riuscì a porre piede. Di questo periodo va ricordato, come particolarmente aspro, il combattimento del pomeriggio del 19 in cui nazionali e coloniali riuscirono a ributtare dalle posizioni, temporaneamente occupate alla nostra ala sinistra, il III battaglione fucilieri « Duca di Edimburgo ». Questa fase vedeva però il rapido declino morale e il dissolversi di gran parte dei reparti coloniali. A rafforzare la difesa che per effetto di tali defezioni aveva perduto di consistenza entravano in linea una compagnia mista della guardia di finanza appena costituita e il III battaglione cc. nn.. Ad immediato rincalzo venivano dislocate tre compagnie del battaglione marina tolte dal fronte est.


218

La seconda fase aveva irùzio, il mattino del 20, con un'azione di sorpresa contro la nostra sinistra. L'avversario riusciva a porre piede sulle posizioni che potevano essere riconquistate solo in parte. L'indomani, dopo averne annientato il presidio, si assicurava anche il possesso di un elemento di difesa avanzata al centro del nostro schieramento. Il mattino del 22, la lotta riprendeva sullo stesso tratto di fronte, dopo breve ma violenta azione di artiglieria, mentre forti nuclei abissini tentavano di cadere alle spalle dei nostri. Il fuoco si esten~ deva quindi a tutta 'la linea e nuove forze avversarie entravano in lizza. A destra, gli attacchi venivano contenuti dal fermo contegno del XXXII battaglione coloniale e dai fucilieri di marina efficacemente sostenuti dall'artiglieria; alla sinistra, invece, muovendo da est (dalle posizioni conquistate il 20) e da sud, il nemico riusciva prima ad isolare e poscia, dopo alterne vicende, a sopraffare la difesa del caposaldo chiave della posizione: torme di abissini dilagavano a .tergo dei nostri. La pronta reazione degli altri reparti in linea (col. Raugei), arginava l'avanzata dei Britannici sul fronte e smorzava l'impeto dei combattenti abissini a tergo, consentendo di trarre in salvo le artiglierie mobili ancora efficienti e di imbastire, sulla seconda linea, una nuova difesa. Alle ore 16, il ripiegamento poteva dirsi compiuto (1). Il nemico iniziava intanto l'investimento del fronte nord dell'Amba, spingendo nuclei motorizzati a prender contatto con gli elementi avanzati della difesa.

Il 24, aveva IDlZlO la .terza fase. Persistendo nella sua azione contro il sistema difensivo di Dessiè, l'avversario ne investiva la seconda posizione. Contenuto per tutta la giornata, riprendeva l'attacco, all'alba del 25, concentrando i maggiori sforzi contro l'ala destra della difesa, presidiata da alcuni reparti coloniali di scarsa efficienza che defezionavano scoprendone il fianco e obbligando i nostri ad un ulteriore arretramento. Con questo ripiegamento andò per~ duto il collegamento con le truppe della Dancalia. Il nuovo schieramento venne travolto il pomeriggio del 26. L'avversario iniziò quindi un'azione di artiglierie di medio calibro contro l'abitato che contemporaneamente veniva attaccato dai ribelli. In considerazione del (1) Nel combattimento di Dessiè il giorno 22 si ebbero le seguenti perdite: ufficiali morti accertati 3, feriti 8, dispersi 11; nazionali morti accertati 42, feriti 94, di~persi 579; coloniali morti accertati 2, feriti 6, dispersi I.


219

pericolo al quale sarebbe stata inutilmente esposta la inerme popolazione civile. nazionale, il comandante del presidio (col. V annetti) decise la resa della città. Alle I8,3o, gli Inglesi entravano in Dessiè. Sfondato il fronte sud, a Dessiè, il Vicerè ripiegò a Mai Ceu nella speranza che si potesse ancora difendere la stretta di Ualdia. Caduta anche questa, ripiegò, il I maggio, sull'Amba Alagi col proposito di resistervi ad oltranza. Quasi contemporaneamente veniva attaccato ed eliminato, da forze ribelli soverchianti, il presidio di Socotà che, insieme alle bande del commissariato, si era raccolto per l'estrema difesa nel fortino di Adegà (6o chilometri a sud- ovest di Amba Alagi). I paesani armati del settore ovest di Dessiè di fronte al dilagare delle bande scioane defezionarono. Alcuni presidi opposero resistenza ma furono soverchiati. Il comandante (col. Anderson), con una sessantina di naziona1i e pochi zaptiè, esaurite le munizioni, sarà costretto alla resa in Tantà (Magdala) il 20 maggio (I). 0

L'ATTACCO CONTRO L'AMBA ALAGI. (Schizzo n.

25).

L'organizzazione difensiva dell'Amba Alagi, data l'esiguità delle forze e dei mezzi disponibili, era stata limitata alla parte più elevata del massiccio in sistema col Cerarsi ed ai passi di Falagà, ad oriente, e Togorà, ad occidente. Il massiccio dell'Amba Alagi è di difficile ascensione, salv.o attraverso i passi, ed è caratterizzato in alto da pareti a picco continue. Il passo Falagà ha la profondità di un chilometro circa: la parte settentrionale è denominata passo Togò, quella meridionale costituisce il passo Falagà propriamente detto. I due passi, delimitati, ad ovest, da una parete pressochè inaccessibile e, ad est da un precipizio intransitabile, costituiscono una inaggirabile stretta. A settentrione del passo Togò .due s~roni tabulari si protendono per circa due chilometri verso nord, dominando la sottostante vallata; sullo sperone orientale si inerpica una strada in cattive condizioni, ma transitabile per automezzi speciali, che termina al passo Togò (essa si diparte dalla strada Mai Mescic - De bus a circa 5 chilometri dal passo). Ad ovest del sistema passo Falagà- passo Togò si erge imponente il M. Kumsà, costituito da un'amba tabulare con altitudine media di 3.400 metri, sulla quale si elevano alture di poche decine di metri a dolci pendii erbosi. Esso domina, verso occidente, con l'Abba (z) V. pag. 295.


220 Kumsà (3534), il M. Corarsi (3326) e la stessa Amba Alagi (3442) e si protende, per una diecina di chilometri, in direzione nord- ovest con una serie di alture che si susseguono fino a Mai Mescic chiudendo, da nord -est, la valle del Mai Corar e del Mai Mescic e cioè ]a conca di Enda Medani. Dall'Alagi si diparte, in direzione nord -ovest e con altitudine media sui 3200 metri, una non ampia dorsale che si eleva di nuovo sui 3400 metri col M. Astembiel prima di digradare sul pas:so Togorà, il quale ha, come pilastro occidentale, l'Ambamelaccè. Detto passo dista circa 4 chilometri in linea d'aria dall'Amba Alagi. Il ridotto Alagi (gen. Valletti - Borgnini) fu organizzato su tre settori: Falagà, Toselli e Togorà. La difesa del settore Falagà (ten. col. Postiglione), affidata alla XLIII brigata coloniale (r), giunta da Arresa ai primi di aprile, fu organizzata sul passo Falagà, sul passo Togò e sui due speroni antistanti. La difesa del settore Toselli, affidata a tre battaglioni nazionali, quattro battaglioni coloniali ed elementi vari (2), fu organizzata sul M. Corarsi, sul passo Toselli e sull'Amba Alagi. Il settore si estendeva: a nord (col. Delitala), sino alla stretta di Mai Mescic, a sud (ten. col. Tramonti) sino al M. Uoghelem. La difesa della stretta di Mai Mescic, ostruita a circa 6 chilometri dall'Alagi, era affidata solo a elementi di vigilanza e di rallentamento spinti nel fondo valle non essendosi potuta presidiare, ad oriente, la catena del Kumsà. La difesa del settore Togorà (col. Largajolli), affidata al gruppo bande Polizia Africa Italiana rinforzato da una compagnia (t) La XLlii brigata coloniale era costituita dal XLI e dal LITI battaglione coloniale; da I nucleo mitraglieri nazionali; da I compagnia genio dell'Eritrea; dal comando XLIII gruppo artiglieria someggiata; dalla 32" batteria someggiata coloniali! e dalla 9.. batteria del 6o0 reggiml!nto artiglieria; con una forza complessiva di 43 ufficiali, 243 sottufficiali e nazion:tli, 827 coloniali; 35 mitragliatrici; u cannoni; 102 quadrupedi; 4 autocarri. A fine aprile verrà assegnato alla brig:ua I plotone mortai da 81 e ai primi di maggio 2 compagnie CC. RR. ed x compagnia genio artieri dell'Eritrea. (2) 2I 1° reggimento fanteria d'Africa su due battaglioni; XXVI battaglione coloniale; battaglione CC. RR. ; battaglione azzurro (costituito da personale disponibile dell'aviazione); nucleo marinai (provenienti da Assab); II e III gruppo 6o0 artiglieria ; gruppo 75/46 contraerei; elementi di gruppi di artiglieria coloniale 6;/17; battaglione mitraglieri dei ~<Granatieri di Savoia» (meno 1 compagnia; 3 plotoni fucilieri anticarro; reparti di formazione del 2° autoraggruppamento dell'A. O. I.


ScHizzo N. 25

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mitraglieri del reggimento « Gra.naùeri di Savoia n, fu imbastita sulle posizioni del passo. Nella seconda quindicina di aprile, l'attività dell'artiglieria britannica sul fronte nord del ridotto dell'Amba Alagi fu ininterrotta. I tiri dell'artiglieria ed i bombardamenti aerei furono gradualmente intensificati per fiaccare il morale dei difensori forse più che per smantellare i nostri pochi pezzi che avevano scarse munizioni e limitata gittata. Dopo le prime prese di contatto con le nostre difese avanzate, i Britannici serrarono, col grosso delle loro forze, verso il massiccio dell'Amba Alagi fermandosi a circa IO chilometri dalle nostre posizioni. Elementi avanzati inoltratisi oltre la stretta di Meida Merra, eliminato un campo minato ed una interruzione stradale, occuparono, il 27, l'altura del paese di Adi Musnò prospiciente lo sperone occidentale antistante al passo Togò. Caduta Dessiè (il 26), i Britannici cercarono di investire subito anche da sud il ridotto e, servendosi fra l'altro di nostri autocarri trovati nell'abitato, lanciarono, la sera stessa dell'occupazione della città, una colonna motorizzata in .direzione nord. Essa fu però arrestata dalle interruzioni stradali operate dai nostri a Ualdia. Negli ultimi giorni di aprile, i bombardamenti aerei e i tiri dell'artiglieria avversaria, intensificati sulle posizioni avanzate di passo Falagà e non controbattuti dalle nostre artiglierie per deficienza di gittata, provocarono notevoli perdite nei reparti e determinarono la diserzione di numerosi ascari. La no.tte sul I 0 maggio, i Britannici iniziarono una violenta preparazione con mortai e cannoni di piccolo e medio calibro ~ullo sperone occidentale di passo Togò e al margine settentrionale dello sperone orientale del passo stesso. Ad occidente, la difesa venne sommersa e lo sperone fu occupato. Un contrattacco riusd però a contenere l'avanzata avversaria a nord del passo ove, dopo la diserzione della maggior parte degli ascari che lo presidiavano, erano rimasti ad a~ionare le armi automatiche solamente gli ufficiali coi loro attendenti. Sullo sperone orientale, sopraffatti alcuni centri avanzati, l'avversario non proseguì l'attacco e sostò al margine dello sperone stesso proFetto da alcuni salti di roccia (r). (x) L'attacco fu condotto dal 51° « Palestine Commando >> (reparto d'assalto) e dal 3/12° « Frontier Force >> sullo sperone occidentale; dagli « Skinner's Horse >> (cavalleria appiedata) sullo sperone orientale.


223

Il giorno successivo, senza rinnovare gli attacchi con la .fanteria, i Britannici sottoposero le posizioni a continuo fuoco di artiglieria e bombardamento aereo. A sera, giunsero in rinforzo ai nos.tri nel settore di passo Falagà due compagnie carabinieri e una compagnia del genio artieri dell'Eritrea, ma i zaptiè, in numero di IIo, disertarono anch'ess.i quasi tutti nelle successive 48 ore. Il 3, all'imbrunire, l'artiglieria britannica intensificò il tiro sulle posizioni di passo Togò e sul caposaldo dello sperone. orientale. Alle 21,30, ebbe inizio una nuova azione della fanteria: arres.tata quasi ovunque sulle posizioni di partenza a nord -ovest di passo Togò, si ridusse a piccoli assalti e contrassalti sullo sperone orientale. Alle 23, circa, i Britannici rientravano sulle proprie posizioni iniziali lasciando sul terreno morti, armi e munizioni. Un .tentativo effettuato più tardi dai nostri per la rioccupazione dello sperone occidentale perduto il I maggio fu, a sua volta, frustrato da un subitaneo contrassalto avversario. La notte stessa, i Britannici lanciarono la XXIX brigata di fanteria indiana appoggiata da tutta l'artiglieria disponibile contro le difese di passò Togorà. Respinti, persistettero, per tutta la mattinata, nel tiro di artiglieria che integrarono con il bombardamento e il mitragliamento aereo, finchè, soverchiato il reparto coloniale posto a difesa della posizione, riuscirono ad occupare il passo e a procedere, per la linea .di cresta, s.ino a portarsi a contatto del ridotto ·dell'Alagi. In primo tempo il comando del settore F alagà riceveva ordine di ripiegare per M. Kumsà e M. Corarsi, sull'Amba, abbandonando i cannoni e trasportando le sole munizioni di artiglieria, successivamente veniva ]asciato arbitro della situazione e la contrazione non fu effettuata. Il mattino del 5, dalle posizioni raggiunte nel settore occidentale oltre il passo Togorà, il nemico mosse alla conquista dell'Alagi preceduto ed appoggiato da violenta azione di artiglieria, ma le ondate impetuose degli attacchi andarono ad infrangersi contro l'Amba. Nei giorni 6 e 7 l'artiglieria martella va l'Alagi con pezzi di .tutti i calibri. Il mattino dell'8, approfittando della nebbia, l'avversario (I brigata sud- africana) riusciva a porre piede con grosse pattuglie sulla posizione avanzata di M. Uoghelem (settore Toselli fronte sud) presidiato da carabinieri e zaptiè, ma un immediato contrattacco ristabiliva la situazione. Nella stessa giornata, nel settore Falagà, reparti della IX brigata indiana attaccavano da ovest, le nostre posizioni a immediata difesa di passo Togò e da est, lo sperone orientale mettendo a dura 0


224 prova i nostri che, in primo tempo, contrassaltavano e li contenevano. Verso le ore 16, però, i difensori del passo, battuti dall'aviazione e dall'artiglieria nemica, defezionavano. Il comando del settore disponeva che il retrostante passo Falagà fosse tenuto da pochi elementi fino a sera onde consentire una uLteriore resistenza sull'altura orien~ tale di M. Kumsà. L'indomani, il movimento avversario fu contrastato fino ad esaurimento delle munizioni. Quindi i superstiti, tolti gE otturatori e precipitati i pezzi non someggiabili, ripiegarono a scaglioni sul M. Cerarsi entro il limite del ridotto dell'Aiagi (1). La sera dell'8, il Duca d'Aosta in un dispaccio allo Stato Mag~ giore Generale così riassumeva la situazione: « ... Il ridotto del~ !"Amba Alagi est ormai stretto da ogni lato: attaccati da nord e da ovest, investiti da est, chiusi a sud, ove risulta che formazioni rego~ lari inglesi e quelle di Ras Scjum siano giunte at Mai Ceu. Disertato altri militari coloniali, compresi zaptiè, artiglieri e perfino attendenti (in tutto ~1) rimangono all'Alagi circa quattro battaglioni nazionali (di cui due forma t~ da autieri, avieri, carabinieri, genieri) con poche batterie di piccolo calibro con limitato munizionamento et im~ potenti controbattere medi calibri nemici sempre più tormentosi. Dal 29 aprile al 7 maggio sono caduti nel ridotto oltre 12.000 colpi di artiglieria; le perdite (6o morti, 158 feriti) sono relativamente limitate solo per i ripari che in tutti i modi si stanno costruendo. L'aviazione nemica indisturbata et in 9 giorni ha compiuto nel nostro cielo più di 100 ore di volo in azione di bombardamento, mitragliamento, spezzonamento. Danni materiali già notevoli, viveri razionati po~ sono durare circa .tre mesi. Scarsità et difficoltà per acqua et legna. Gravissimo problema quello sanitario per materiale impossibilità di ricoverare feriti che avremo quando saremo attaccati a fondo. Que~ sta est forse nostra maggiore debolezza anche per azione depressiva sui superstiti ». Con la perdita del passo di Falagà il ridotto Alagi fu direttamente investito oltre che dal lato nord anche dal lato est; il giorno s~esso, la pressione avversaria si estese al fronte sud. Nei giorni successivi nuove forze nemiche entrarono in linea. Truppe regolari ed irregolari si addensarono sulle intricate pendici cercando di sfruttare i canaloni coperti che adducono all'Amba e di infiltrarsi tra i nostri centri di resistenza, ma vennero contenute e respinte. Il 13, il ne~ (x) Le perdite di passo Falagà (esclusi i morti e feriti non raccolti) assom· marono a ufficiali 5 morti e 10 feriti; sottufficiali e truppa nazionali 39 morti e 84 feriti; coloniali morti e n8 feriti.

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mico rinnovò gli attacchi sul fronte sud del ridotto, appoggiato questa volta dal fuoco di nuove artiglierie giunte da Dessiè. L'entrata in azione di queste nuove artiglierie anche sul fronte sud completava il cerchio di fuoco attorno all'Amba; al presidio ·non rimase più alcuna possibilità di sfuggire al tormentoso e accanito tiro che infuriava da circa 10 giorni senza posa: il ricovero dei numerosi feriti diventò impossibile. Il 14, i Britannici attaccarono in forze e riuscirono a metter piede sulle posizioni di M. Corarsi; un nostro contrattacco per ristabilire la situazione non ebbe successo per la sproporzione delle forze; il presidio, ridotto a 150 uomini, ripiegò salvando artiglierie e armi automatiche. La situazione, con la perdita di M. Corarsi, divenne ancor più grave: il nemico era ora in grado di battere, da brevissima distanza, tutte le pendìci dell'Amba Alagi rendendo ogni movimento e ogni attività diurna nell'interno del ddotto pressochè impossibile. Per tre giorni sotto azione implacabile di tutte le artiglierie nemiche e dei bombardamenti aerei si protrasse ancora la resistenza sulla breve sommità del monte. Il 17, alle ore 15, il Duca d'Aosta telegrafava a Roma la decisione di trattare la resa: «Situazione Amba è seguente: Amba completamente circondata a tiro efficace di fucile da formazioni ribelli inquadrate da Inglesi et nostri graduati indigeni disertori, et bombardata violentemente giorn<;> et notte da molte artiglierie in prevalenza medio calibro (r). Generale convinzione in tutti quadri et truppa della inutilità della pro.trazione della lotta. Impossibilità ricovero feriti aggrava depressione morale. Trattative fatte per sgombrarli hanno aperto speranza prossima cessazione lotta affievolendo ancora più volontà lottare. In qualunque caso Inglesi intendono continuare bombardamento et spingere attacco ribelli spalleggiandoli da lontano con reparti regolari. Creao che a un attacco concentrico dei ribelli preceduto da un violento bombardamento, non si potrebbe reggere e che invasione nostre posizioni da parte indigeni avrebbe peggiori conseguenze sia per impossibilità sfuggire alla cattura sia per ulteriore prigionia. Convinto che ulteriore resistenza potrebbe a gran prezzo di sangue protrarsi solo per qualche giorno se non per qualche ora, ho deciso so.tto la mia responsabilità stipulare condizioni (1) A lotta finita il geo. Trezzani lhiesc al geo. Platt quanti colpi i Britannici avessero sparato contro la posizione dell'Amba Alagi investita da oord e da sud; il gen. Platt rispose che avevano in batteria 70 pezzi ognuno con una dotazione di 1000 colpi e che ne avevano sparati la metà.

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resa. Rifìutatami facoltà di restare sull'Amba sia pure con impegno di cessare ogni ostilità contro Inglesi. Ho ottenuto onore delle armi. Agli ufficiali sarà conservata permanentemente la pistola ( 1 ), le truppe nazionali et indigene rimaste fedeli sfileranno in armi dinanzi reparti inglesi che renderanno onori. Uso radio resterà concesso fino ore 12 giorno 19 per affari privati ufficio, poi fino ore 24 del giorno 20 per comunicazioni private controllate. Sono giunto a questa decisione dopo ponderato esame situazione et con cuore angosciato devo concludere che nella situazione in atto essa est l'unica possibile, avendo raggiunto il limite della resistenza umana delle truppe. Gondar et Galla e Sidama continueranno resistere fino a che potranno. Io seguo mio destino confortato di aver fatto tutto il mio dovere. Amedeo di Savoia ». Il giorno stesso, il gen. Volpini, inviato al Comando britannico per trattare la resa, cadeva, insieme al magg. Bruno ed a due carabinieri di scorta, ucciso da predoni. Il Duca d'Aosta nell'esprimere il suo risentimento agli Inglesi per l'eccidio compiuto dalle loro bande e quindi per loro colpa, aggiungeva che se volevano trattare dovevano mandare il loro rappresentante sull'Amba. Al colonnello Russel, presentatosi a tale fine egli disse: « Le trattative non saranno iniziate se prima voi non avrete ricuperato le quattro salme e ce le avrete portate quassù perchè siano sepolte in mezzo ai nostri morti ». Così fu fatto. Le quattro salme, ritrovate dal Comando inglese e composte nelle bare, salirono portate a spalla da ufficiali, sino alla vetta più alta dell' Alagi per essere inurna te nel fortino Toselli. Concluse le trattative, il 19 maggio, reparti inglesi e scozzesi resero gli onori militari ai valorosi superstiti dell'Amba. Lo stesso giorno il gen. Gazzera, comandante lo scacchiere sud, veniva nominato dal Governo di Roma Comandante Superiore e Reggente il Governo Generale dell'A. O. I. Il Duca d'Aosta, bella figura di soldato, che sulla pietraia del ridotto aveva vissuto come il più umile dei suoi fanti, chiuderà la sua· ancor giovane esistenza, dedita alla Patria, in prigionia a Nai~ robi, IO mesi più tardi (3 marzo 1942). La sua salma riposa nel cimitero dei prigionieri di guerra italiani, nella boscaglia del Kenia.

(t) Le pistole furono invece sequestrate dagli Inglesi il giorno dopo la resa.


GLI AVVENIMENTI IN DANCALIA E IN MIGIURTINIA

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IN DANCALIA. (Schizzo n. 26).

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Dopo la caduta di Dessiè rimasero in Dancalia : un nucleo centrale (col. Raugei), dislocato tra il torrente Mille e la valle Dobbi, con sede del comando in Tandehò, forte di 2.8oo coloniali e 70 nazionali, ordinato su quattro bande cammellate e due compagnie coloniali; il comando Marina Assab, che aveva assunto, dopo la caduta di Massaua, anche le funzioni di Comando Superiore di Marina A. O. ed aveva compito di difesa della zona costiera tra Bailul e Raheita, con due compagnie marinai (200 uomini), due compagnie raccogliticce di autieri appiedati armati di fucili Wetterly e due pezzi da 'J6; e il IV battaglione azzurro (gen. Piacentini), le cui forze, inclusa una banda, assommavano a 45 ufficiali, 43 sottufficiali, I~ nazionali (in gran parte piloti e specializzati) e I20 coloniali, dislocato in zona Manda. La piazza di Assab rimase, dunque, praticamente priva di qualsiasi mezzo di offesa e di difesa e coi pochi militari necessari all'or-_ Jine pubblico; i mezzi marittimi (piroscafi Piave, India e Sannio e tutti i rimorchiatori tranne uno) erano stati affondati il giorno IO aprile, subito dopo l'occupazione di Massaua, per ingombrare il porto. Le forze britanniche, che da Massaua scendevano verso sud, si fermarono a Zula e solo un piccolo distaccamento fece una puntlta SLl Thiò. Il 22 aprile, affluiva in Assab una colonna con I54 donne e I I4 bambini provenienti da Addis Abeba, Asmara e Dessiè, recante la notizia che bande di ribelli scendevano numerose verso la città dalla zona di Ghirilio e dal piano del Sale. L'8 maggio, vi giungeva anche il personale che presidiava le opere dell'arcipelago di Dahalach (il c~i sgombro era stato ordinato, previa sanzione del Vicerè, il 16 aprile) ad eccezione del presidio dell'isola di Nocra ove circa 900 fra Italiani e Tedeschi, erano stati catturati verso la fine del mese.


Caduta Dessiè, il col. Raugei assumeva il comando della Dancalia. Assab veniva dichiarata città aperta. La mattina dell'II giugno, numerosi apparecchi giunti da Aden e da Perim, bombardarono la città. Contemporaneamente si presentarono davanti alla rada quattro navi che aprirono il fuoco sull'abitato con cannoni da 152 e da 120. Un aereo gettò nel frattempo la intimazione di resa (r). Mentre sbarcavano truppe indiane, il commissario, come da ordini impartiti in precedenza dal comando piazza, si recava dall'ammiraglio inglese a consegnare la città. Il piccolo presidio fuori dell'abitato continuò la resistenza finchè non fu circondato; gli ufficiali, recuperati dalle isole Dahalach, furono fatti ripiegare con due autocarri su Elidar. Caduta Assab, anche i minori presid~ costieri cessarono la resistenza. La resa di Assab e le notizie provenienti dall'altopiano circa maltrattamenti inflitti ai congiunti dei coloniali influirono ulteriormente sul morale dei reparti in Dancalia provocando un aumento delle defezioni. Forze motorizzate britanniche, provenienti da Batié, accentuarono la pressione contro le difese del nucleo centrale. Il sultano dell'Aussa si sottomise ai Britannici ed assunse nei nostri riguardi un atteggiamento ostile troncando anche i rifornimenti di carne e di cereali sui quali le nostre truppe dovevano fare assegnamento per vivere. Ai primi di luglio, le nostre forze coloniali in Dancalia erano ridotte a circa I 300 uomini dislocati, in parte nel Gamarri e, in parte, nella zona M. Ghifo. Contro di esse iniziarono le ostilità anche gli armati del sultano dell' Aussa che occupato l'altopiano di Gamarri, depredarono il magazzino e interruppero il nostro collegamento con gli altri reparti. Il 5 luglio, il comandante del nucleo centrale era costretto a chiedere ai Britannici la resa, che otteneva il 6 con l'onore delle armi. Il battaglione azzurro, posto a difesa dell'interruzione di Manda si trasferiva, nella notte sul 6, in valle Beda allo scopo di evitare un accerchiamento da parte dei ribelli. Al mattino, un suo distaccamento, che si recava al confine frances~ per la riscossione di fondi inviati da Gibuti, veniva attaccato da ribelli dancali; dopo aspri combattimenti, era costretto a ripiegare sul battaglione. Questo il giorno ro, nell'impossibilità di resistere ulteriormente alla pressione (1) Già il 1° maggio l'incrociatore ausiliario inglese Parvati di 4500 t. si era diretto per entrare nella base di Assab, ma era saltato sulle mine; da terra non era stata fatta alcuna reazione per la nota mancanza di mezzi.


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ScHIZZo N. 26.

GLI AVVENIMENTI IN DANCALIA (APRILE-LUGLIO 1941 ) E IN MtGrURTINIA (MAGGIO 1941) ~ ~

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nemica, per la mancanza di acqua, viveri e carburante, chiedeva ed otteneva la resa con l'onore delle armi. IN MIGIURTINIA.

Nella seconda quindicina di aprile, il comando del settore Alta Migiurtinia (col. De Maria), stabilitosi a Tohen (Crispì), disponeva che in tale località affluissero sia il presidio di Bender Cassim che quello di Dante, cui era stato ordinato di distruggere tutti gl'impianti di Hafun utilizzabili dal nemico, e di ripiegare poscia con la massima quantità possibile di armi, munizioni, viveri e fondi. Ai primi di maggio, le forze a disposizione del settore Migiurtinia risultavano costituite da 300 nazionali e 200 ascari, oltre quelle affluenti da Dante, con scorte viveri sufficienti fino ,al 15 giugno. Erano in funzione le stazioni R. T. di Eil, Dante Alula e Crispi. Il 24 e il 28 aprile, autocolonne provenienti dal Somaliland raggiunsero le località di Garoe e Gardò; il 6 maggio, dopo una rico.gnizione compiuta da elementi trasportati per via aerea, i Britannici occuparono Bender Cassim, già evacuata dal {lostro presidio; la stazione r. t. venne distrutta ad opera del personale lasciato in posto per il suo funzionamento. Da Bender Cassim la colonna mosse l'n, verso Dante che cadeva il r6 in possesso del nemico; il r8, forze sbarcate al capo Guardafui costringevano alla resa il nostro presidio che trovavasi nell'Dadi Tohen; il 21, un reparto inviato anch'esso via mare prendeva possesso di Alula.


LE OPERAZIONI NEL GALLA E SIDAMA

IL TERRENO. Il territorio dei Galla e Sidama che prende il nome dalle principali genti che lo popolano, è una zona d'altopiano elevantesi non di rado oltre i 3000 metri. Il corso dell'Orno col suo andamento tortuoso divide la region~ in due parti: - ad oriente, .tra la valle dell 'Orno e le conche dei laghi Galla, corre una serie di rilievi allineati in direzione N.N.E. - S.S. O.: sono i M. del Guraghè, il M. Muggo, i M. dei Soddo, superanti i 3000 metri, e il massiccio del M. Gughè che, a ovest del lago Regina Margherita, raggiunge i tp.oo metri. La serie di depressioni nel cui fondo si annidano i laghi Galla, unisce più che non divida l'altopiano abissino al tavolato somalo. Questo si estende obbliquamente a sudest dell'altopiano Galla ed abissino e lo delimita in parte con la sua scarpata più ripida. Le maggiori elevazioni che oscillano intorno ai 3500 metri ed oltre, si trovano sul margine di questa scarpata da cui il tavolato declina, nel suo complesso dolcemente, verso est- sudest. Nel tratto che qui si considera si notano: M. Cilalò (m. 3655), M. Caccà (m. 382o), M. Guramba (nei M. Sidamo) (m. 3367), M. Giam Giam (3151). Ai piedi dei monti Sidamo nascono il Ganale Doria e il Daua Parma che insieme all'Ueb Gestro dànno, nei pressi di Dolo, origine al Giuba; -ad occidente dell'Orno Bottego il terreno si presenta come un grande nodo montagnoso dal quale defluiscono radialmente le acque: verso nord il Didessa, tributario del Nilo Azzurro, e il Ghibiè di Ennarea; verso est il Ghibiè di Gimma, il Gogeb ed altri tributari dell'Orno; verso ovest il Baro e il Ghilo affluenti del Sobat e quindi del Nilo Bianco. Questa zona montagnosa, che prende a nord il nome di Gimma, di Guma, di Ghera, di Ghescia, a sud quello di


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Caffa e Ghimirà, e che si prolunga con una propaggine sud - occidentale nel Magi, costituisce lo spartiacque fra il bacino del L. Rodolto e il bacino del Nilo. Dalle zone culminanti dei M. Botor, dei Mai Gudo e dei M. Aggio, il terreno perde bruscamente quota di un paio di migliaia di metri verso est sulla valle dell'Orno ; mentre digrada molto più lentamente verso ovest formando tavolati e altopiani più Q meno rotti, sui margini, dalle incisioni di un fitto reticolo di valli torrentizie, profonde, rivestite di bosco e· interrotte da cascate e da rapide. Anche sul bassopiano sudanese il tavolato etiopico si affaccia bruscamente. La zona ~i frontiera è costituita da una fascia profonda alcune centinaia di chilometri, giungente, in territorio etiopico, fino ai margini dell'altopiano (Uadarà - Javello- Gardulla- Baco - Magi - Gurafarda- Dembidollo - fiume Dabus) e, verso i .territori britannici, fino alle propaggini del M. Kenia, alle alture a sud del lago Rodolfo ed al corso del Nilo Bianco. Zona generalmente arida, malarica, con boscaglia tipo somalo o di sconfinate piane desertiche, talora vulcaniche (Kenia), e verso nord, a tratti, acquitrinosa ed eminentemente malsana (Acobo- Ghelo - Baro - Sobat). Elevata è in essa la .temperatura; assente ogni risorsa ed abitato. La rete stradale rappresentata, nel 1940, dalle strade automobilistiche a fondo artificiale Addis Abeba- Gimma e Addis Abeba- Lechenti e dalle piste camionabili che univano fra loro gli altri centri abitati, consentiva, nei periodi asciutti, di percorrere con automezzi e senza particolari difficoltà (salvo quella inerente alle grandi distanze) tutto il territorio, all'infuori delle zone di recente occupazione, a sud del Baro, delle valli del Ghilo e dell' Acobo, dell'asperrima regione montana del Dauto - Conta, e del malsano, .ampio, disabitato fondo valle dell'Orno. Nei periodi delle piogge però i movimenti di automezzi, specie se in autocolonne, divenivano estremamente lenti, spesso difficili, talora impossibili in .taluni tratti per parecchi giorni: se ne avrà la triste riprova dal marzo 1941 fino al termine delle operazioni nel Galla e Sidama (6 luglio). Tre erano le possibili vie di invasione dell'A_ O. L dal Kenia: la più lunga (svolgentesi in terreno facile, con strade camionabili atte a far superare facilmente la grande distanza), quella della Somalia, seguita dalle truppe del gen. Cunningham si svolgeva completamente :1l di fuori dal territori? del Galla e Sidama ; la più diretta, assai ineno a!,.!vole per natura di terreno e condizioni di strade, ma più pericolosa anche perchè la grande rotabile da Dolo a Neghelli era assai vicina al confine, puntava direttamente da Moiale,


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per i laghi, su Addis Abeba; la terza, asperrima, difficilissima sia dal punto di vista operativo che logistico portava anch'essa dal lago Rodolfo, per il Caffa e Gimma, alla ·capitale. Le offese dal Sudan contro l'Impero attraverso il Galla e Si· dama, movendo da Kar.thum, potevano incanalarsi lungo la sponda sud del N ilo azzurro e raggiungere Addis Abeba per Asosa e Ghimbi ; ma questa via, eccentrica, non appariva favorevole ad azioni in forze, sia per il terreno paludoso e malarico fra Karthum ed Asosa, sia perchè Karthum ed il Sudan meridionale erano, a loro volta, esposti a una nostra possibile avanzata dall'Eritrea e dall'Amara. La zona intermedia tra Sudan e Kenia, lungo il Baro, benchè avesse una specie di posto avanzato nella concessione britannica di Gambela, appariva così difficile e così eccentrica da indurre ad esclu~ dere la possibilità di minacce esterne molto serie o, quanto meno, molto rapide, da quella par.te, pur potendo divenire teatro di azioni secondarie, concomitanti.

LE FORZE CONTRAPPOSTE. All'inizio del conflitto le forze dello scacchiere sud comprendevano: I battaglione cc. nn. permanente; 2 battaglioni cc. nn. di marcia; I compagnia cannonieri nazionale motorizzata su due batterie da 77/ 28 e I da ros/28; 1 compagnia cannonieri da posizione su due batterie da 77/ 2B, mista di nazionali e coloniali; I sezione autoblindo Lancia; 5 comandi di brigata coloniale ; 18 battaglioni coloniali (15 organicamente completi); 4 gruppi bande regolari di &ontiera; I gruppo squadroni di cavalleria coloniale; 5 gruppi artiglieria someggiata; elementi coloniali del genio. Per mobilitazione vennero completati i sopraddetti reparti e costituiti ex novo: 4 comandi di divisione coloniale (21\ 22\ 2]' e 24•); 2 comandi di brigata coloniale; 3 battaglioni cc. nn.; 2 gruppi artiglieria da posizione misti di nazionali e coloniali (oltre la trasformazione in gruppi delle compagnie cannonieri); 1 compagnia autonoma mitraglieri (per servizio contraereo); I compagnia mitraglieri motociclisti; 7 battaglioni coloniali ; 1 gruppo bande di frontiera ; 3 gruppi artiglieria someggiata ; I compagnia mortai da 8I; 1 battaglione genio coloniale. Tutti i complementi furono tratti dalla popolazione galla del Galla e Sidama. L'inquadramento venne effettuato con graduati eritrei. Con queste forze il coma11;do di scacchiere (gen. Gazzera) doveva operare, con larga autonomia, in un territorio più grande


della madrepatria, non completamente assoggettato e doveva assolvere compiti militari e civili su di una popolazione composta da poc~i ~azionali, spesso con famiglia, e molti indigeni, non sempre SJCUfl.

Il territorio del Galla e Sidama, occupato da .troppo poco tempo, non poteva avere ancora attrezzatura, sia pure primordiale, che consentisse di sostenere una eventuale guerra contro una potenza modernamente armata. Il raggruppamento delle forze terrestri in brigate coloniali e <• gruppi bande '' autonomi, che pareva adeguato in tempo di pace .alle necessità delle normali operazioni di polizia per garantire la sicurezza interna, non fu ritenuto, dal comando di scacchiere, rispondente alle esigenze di una guerra contro nemico esterno armato ed addestrato all'europea. « A parte l'insufficienza dell'armamento, due elementi essenziali mancavano completamente - scrive il gen. Gazzerra: - la possibilità di comando e di impiego coordinato delle forze quale solo si può ottenere con la costituzione delle grandi unità dalla divisione in su (notando però che la forza numerica non è di per sè sufficiente a determinare in paesi coloniali il tipo di grande unità, nè il numero delle grandi unità in sottordine da raggruppare); - l'esistenza e l'organizzazione di servizi che consentissero rapidi movimenti e rifornimenti sicuri durante gli spostamenti e le soste delle unità stesse e durante la battaglia; organizzazione questa che nella madrepatria va dai grandi parchi automobilistici ai depositi di riserva, agli organi dei servizi presso le piccole unità, e che, io un territorio separato dalla madrepatria quale era il Galla e Sidama con pochi e lontani depositi del Comando Superiore ed esteso fronte, avrebbe richiesto dovizia di personale, di stabilimenti, di dotazioni e di mezzi di trasporto, laddove si disponeva soltanto di qualche elemento di deficiente qualità ». Tre comandi di divisione (21•, 22" e 23a) vennero pertanto costituiti sin dal primo momento. Ne fu affidato il comando a tre generali giunti, il 6 giugno, dall'Italia (gen. Tissi, gen. Caffaratti, generale Van den Heuvel) ; anche tre ufficiali di S. M. giungeranno successivamente dall'Italia. Il rimanente personale ed il minimo delle dotazioni occorrenti al funzionamento dei comandi furono tratti dalle scarse disponibilità dello scacchiere. Alla riunione dei reparti in divisioni coloniali il comando scacchiere farà ricorso anche più tardi, quando si .tratterà di riordinare


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gli elementi che affluiranno nel Galla e Sidama dopo l'invasione dello Harar e dello Scioa. Per le medesime ragioni di comandabilità, in relazione all'ampiezza del territorio ed alle operazioni, verrà successivamente costituito anche un comando « Gruppo divisioni » per la zona di sinistra Orno e, più tardi un comando « Gruppo divisioni » per la zona Didessa -Da bus. Alle esigenze operative non potè adeguarsi, in alcun modo, il servizio informazioni, già insufficiente ed in crisi alla vigilia della guerra, non disponendo il comando di scacchiere di un suo organo per tale servizio.

Il funzionamento dei « serviZI » propriamente detti era basato su una organizzazione statica di magazzini aventi considerevole autonomia. Il comando scacchiere disponeva di magazzini principali a Gimma, di centri servizi a Ghimbi e Neghelli, di un certo numero di depositi e di stabilimenti presidiari periferici per il vettovagliamento e per l'assistenza ·sanitaria. Questi consentivano la vita nei presidi che nel periodo più acuto delle piogge venivano a trovarsi isolati e l'allontanamento fino a distanze da due a tre giornate di marcia dalle rispettive basi dei reparti operanti. Occorreva però provvedere, durante la buona stagione, al regolare afflusso di ingenti quantitativi di viveri e materiali vari ai magazzini più impor tanti, ed al tempestivo rifornimento dei magazzini presidiari lontani dalle strade. Per far fronte alla cattiva stagione occorreva che le do.tazioni di questi ultimi consentissero una autonomia di circa un anno. La mobilitazione dei servizi presentò molte difficoltà per la grande estensione del territorio, per l'insufficienza di personale e di mezzi idonei c per la scarsità delle riserve. Non si trattava di provvedere soltanto a distribuzioni, ma si doveva produrre direttamente, incettare ed accumulare provviste per completare gli scarsi rifornimenti dell'intendenza. (( Questa insufficienza ed inidoneità dell'organizzazione dei servizi doveva influire ed influì grandemente nello ~volgimento delle operazioni, come è naturale in qualsiasi teatro di guerra, ma ancor più nei vasti ed impreparati territori coloniali ». Per la loro scarsa efficienza ed aleatoria esistenza meritano particolare cenno le comunicazioni elettriche e radio: nessun .telegrafo o telefono in sede fissa era in atto. Tutte le comunicazioni del co-


mando scacchiere, sia verso il Governo Generale, sia con i c<>mandi militari e gli organi civili dipendenti dislocati nel vasto territorio, gravavano: su una linea telefonica semivolante distesa fra Addis Abeba e Gimma funzionante solo per tratti staccati; su una rete telefonica volante in Gimma; su una insufficiente rete radio-telegrafica militare che si limitava a collegare i punti principali del territorio (neppure tutte le sedi di residenza). Il servizio dei trasporti, poi, costituì nel Galla e Sidama un vero incubo: la insufficienza di mezzi e di carburanti, che nonostante il più ·parsimonioso impiego rendeva penosi o carenti taluni rifornimenti, impedirà, nel corso delle operazioni, di attuare con l'urgenza del caso i necessari spostamenti di truppe da un fronte all'altro dello scacchiere: « Con maggiori mezzi e con una maggiore idoneità loro alle esigenze locali - scrive il gen. Gazzerra - sarebbe stato possibile conferire alle operazioni un ben diverso ritmo >>.

Le forze britanniche sul fronte del Galla e Sidama sono riportate in calce dislocate e raggruppate .così come risultavano al Comando Superiore FF. AA. dell'A.O.I. alla data del 22 febbraio

1941 (1). Su di esse si tornerà con maggior esattezza trattando delle operazioni nei si_ngoli settori. (1) Zona Roseirts - Kurmuk: - tra Ghezan e Belfodio: z battaglioni (in parte montati e in parte autotr:lSportati); mezzi corazzati; - tra Kurmuk e Sergole : 4 battaglioni muniti di automezzi e quadrupedi, c.: irca 200 cavalieri, aliquote di artiglieria, mezzi corazzaci. Zona Aiungmir-Jokau Post (ovest di Gambela): I battaglione bis, V[ K.A.R. rinforzato da elementi australiani; 1 battaglione non precisato,· proveniente daU'Uganda; z bande irregolari '<Nuer »; t compagnia di regolari sudanesi; 2 compagnie di polizia; aliquota d'artiglieria ; mezzi corazzati. Zona Boma· Torit (ovest Magi): - a Neum: 1 banda irregolare di zoo uomini; - a Boma: 1 compagnia del Corpo Equatoriale; reparti imprecisati nuovi arruolati Toposa; una sezione d'artiglieria c.a.; - di fronte a Zilmami: 2 compagnie dc:l Corpo Equatoriale; bande irregolari Amara; , - a Lothagum: 1 compagnia mitragliatrici del Corpo Equatoriale; - a Sevat Amba : x compagnia del Corpo Equatoriale ; 1 banda regolare; reparti imprecisati nuovi arruolati Toposa; - a Torit: compagnia comando dd Corpo Equatoriale, compagnia tras· porti dd Corpo Equatoriale.


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Qui ci si limita a sottolineare il fatto che la completa autonomia operativa delle unità britanniche veniva valorizzata dalle possibilità di gettare sui fianchi e sulle retrovie delle nostre truppe non solo i fuorusciti etiopici, che l'Inghilterra andava addestrando nel Kenia e nel Sudan, ma anche orde di saccheggiatori in collegamento coi nuclei dissidenti tuttora attivi nelle zone più impervie della reg10ne. Zona 1'urkana (ovest lago Rodolfo): 4° bis K. A. R. (25a br.); I battaglione del Carnei Corps; dementi meccanizzati; 2 batterie autotrasportate; gruppo ban· de Turkana; banda fuorusciti etiopici. (Non accertati: 2 battaglioni australiani o neo- zelandesi; 1 battaglione indiano). · Zona Sibìlet (est lago Rodolfo): 4° quater battaglione K. A. R. (25a br.). (Non accertati: elementi mP.ccanizzati; banda fuorusciti etiopici). Zona Mega: 2• batteria motorizzata sud- africana (t• divisione metropolitana); I batteria d'accompagnamento; elementi meccanizzati. (Non accertati: 5° ter battaglione K. A. R. (25• br.); 1 battaglione del reggimento etiopico). Zona El Dukana (ovest di Mega): comando avanzato 1a divisione metr<>politana sud· africana; 3" brigata motorizzata sud· africana (t• divisione metr<>politama); 1 batteria d'accompagnamento; 1° bis battaglione K. A. R. (25• br.). (Non accertati: elementi meccanizzati; 1 gruppo artiglieria divisionale). Zona Marsabit (sud di Mega): comando 1.: divisione metropolitana sudafricana: 56 brigata motorizzata sud- africana (t• divisione metropolitana); I bat· teria d'accompagnamento. (Non accertati: 1 battaglione Nata l Mounted Rifles; l gruppo artiglieria divisionale). Zona Kampala (nord lago Vittoria): I battaglione K. A. R. Zona Kigtum (nord lago Vittoria): forze non accertate: 2 battaglioni australiani o neo-zelandesi; altre forze imprecisate. Zona Kitale-Eldoret (nord-est lago Vittoria): forze non accertate: I batteria motorizzata australiana; I battaglione indiano. Zona Manvuki -lsiolo (nord- est di Nairobi): I 0 battaglione Irish South Africa motorizzato; I battaglione fanteria leggera del Kenya Regiment. (Non accertari: I brigata imprecisata; 2 battaglioni del reggimento etiopico; I gruppo artiglièria). Zona Kitui (est di Nairobi): I brigata imprecisata; I batteria d'accompagnamento. (Elementi meccanizzati non accertati). Zona N aìrobi- N akuru: 2 reggimenti inglesi di fanteria; 2 reggimenti di fanteria del Congo belga. (Non accertati: I brigata indigena imprecisata; I battaglione del Kenya Regiment; I battaglione indiano; 2 gruppi artiglieria; elementi meccanizzati). Zona Malindi: 3 battaglioni indiani; I batteria da costa. (Non accertati: 2 battaglioni arabi; 2 compagnie mitragliatrici indiane). Zona Mombasa: t brigata (4~?) motorizzata metropolitana sud- africana; 1 compagnia di difesa costiera; I compagnia arabo- indiana; I batteria d'accompagnamento; 2 batterie da costa. (Non accertati: 2 battaglioni di indiani; 2 compagnie mitragliatrici indiane; 2 compagnie sudanesi).


LE DIRETIIVE·. In base al presupposto fondamentale delle già ricordate Direttive per la difesa: « mantenere l'integrità del territorio anche nella situazione di completo isolamento dalla madrepatria », considerate le possibilità di offesa dall'esterno, e l'esistenza di focolai di dissidenza all'interno, la dislocazione delle truppe nel Galla e Sidama si informò inizialmente ai seguenti concetti: - tenere per quanto possibile al confine i gruppi bande di frontiera i quali, per la loro costituzione (somali e genti di bassopiano), erano reparti più adatti a vivere in quelle zone basse, calde, povere di risorse, generalmente malsane per gli uomini dell'altoptano; - tenere le brigate quanto più possibile organicamente nunite o coi battaglioni riunibili in tempo non troppo lungo.

Dalle offese provenienti dall'esterno nel primo periodo della campagna si è già parlato trattando delle operazioni di frontiera e ricordando le puntate offensive nemiche del novembre 1940; qui si accenna perciò soltanto all'attività dei focolai di dissidenza. Il fenomeno della ribellione, pur non avendo ancora assunto i'estensione che già aveva nell'Amara e nello Scioa, andava gradualmente sviluppandosi anche nello scacchiere sud: - sulla sinistra dell'Orno, lungo la pista Tavello- Gardulla~ il IO novembre, veniva tesa un'imboscata ad una nostra autocolonna: il pronto intervento della scorta ne evitava la distruzione; - nella zona centrale un reparto del II gruppo bande, dislocato a Giaba, poteva riunirsi al gruppo Magi soltanto a metà dicembre dopo aver perduto in combattimento 133 dubat (48 morti e 85 feriti); - nel Ghimira, in due cicli di operazioni di polizia su terreno impervio e boscoso, i nostri perdevano, tra il ro ottobre e l'n novembre, 150 coloniali q·a morti e feriti (2 ufficiali feriti); - nella zona nord- orientale, capi infedeli attaccavano, il 3 ottobre, la residenza e il fortino di Dirrè, mentre ribelli provenienti da oltre Nilo si avvicinavano alla stessa località. Un battaglione coloniale costringeva i ribelli a ripassare il fiume, mentre le bande irregolari del commissariato del Lieka, affluite da Lechenti, provvedevano a ridurre alla ragione i capi defezionati ed i loro armati.


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Alle note direttive diramate dal Comando Superiore il 24 dicembre 1940 per la costituzione di ridotti in ciascuna delle più importanti regioni dell'Impero, il generale Gazzera rispondeva, il 6 gennaio 1941 (allegato 1z. 10). Dopo aver espresso il proprio pensiero e formulato proposte circa una condotta della guerra orientata a criteri diversi da quelli .contenuti nelle direttive stesse, il comandante lo scacchiere sud proponeva, in particolare, di concentrar tutta la popolazione nazionale in Eritrea e Somalia, di sganciare il Comando Superiore da Addis Abeba e di « articolare tutte le forze e tutti i mezzi disponibili del!'A.O.I. in due grandi frazioni di esercito, una settentrionale ed una meridionale, ambedue col compito di combattere ad oltranza il nemico esterno soprattutto col movimento e con la manovra sfruttando al massimo il terreno e gli ostacoli naturali, senza abbandonare (senza cioè far passare dalla parte del nemico esterno ed interno) le popolazioni a noi fedeli ». A conclusione faceva presente che salvo nuove direttive (che non giunsero) si proponeva di attuare nello scacchiere sud quanto segue: «a) predisposizione a Uondo, Gimma, Ghimbi e forse anche a Soddu - compatibilmente con i mezzi, col personale e col tempo disponibile - di qualche sistemazione difensiva che dia qualche sicurezza contro colpi di mano alle principali scorte di derrate, carburanti, munizioni, mezzi di ogni genere: tali lavori hanno già avuto inizio; « h) graduale concentrametno di donne e bambini se non venissero inviati in Somalia: anche questo provvedimento ha avuto un qualche inizio e attuazione con lo sgombero di Neghelli; « c) combattere il nemico il più a lungo possibile in campo aperto, cedendo volontariamente il meno possibile di territorio; «d) resistenza manovrata fino all'ultimo, con l'appoggio delle popolazioni fedeli, dei maggiori fiumi, delle foreste, della guerriglia; cc e) ad ogni modo, se la sorte delle armi dovesse esserci avversa, piuttosto pieno sbaraglio in campo aperto che non mortificante ricovero ed inevitabile capitolazione in un ridotto, senza alcuna speranza di ripresa e di soccorso ». Nel quadro delle direttive e degli ordini del comando di scacchiere ai comandanti dipendenti e aderenti ai concetti avanti accennati rientrano: \ \ le disposizioni per alcuni lavori di rafforzamento fra i quali principali quelli a Uadarà e a M. Giabassirè, a sud; sul torrente Coca


tra Soddu e l'Orno; sulle colline antistanti al Didessa, in corrispondenza di Bedelle; nella zona di Gimma, interessanti direttamente la piazza; a Ghimbi; . - le disposizioni per alcuni lavori di mina e interruzioni al basso fiume Billate, tra Dalle e Soddu; davanti al nostro schieramento sul torrente Dadaba (Sciasciamanna) e tra questo ed i tre laghi; a Osciot e Dacano in corrispondenza. dei due versanti dell'Orno; in corrispondenza di Abaltì; in due tratti del fiume Gabà (affluente del Didessa), tra Bedelle e Ghimbi; al margine dell'altopiano di Magi, tra questa piazza e Uesca Ueca; - la scelta delle posizioni avanzate esterne a Uadarà, al M. Gìabassirè, a Giarso, Gardulla, sull'altopiano di Magi, al torrente Durta (Dembidollo) e al F. Dabus.

LE OPERAZIONI FINO ALLA CADUTA DI ADDIS ABEBA E DI DESSIÈ. Durante le operazioni contro l'Eritrea e la Somalia gl'Inglesi tennero verso il Galla e Sidama, un atteggiamento di attesa pur vigilando quella frontiera con notevoli forze bene attrezzate. Verso la fine del mese di gennaio, in seguito allo sviluppo sfavorevole preso dalle operazioni in Eritrea, il comandante del Galla c Sidama decidev~ di sgomberare la fascia di bassopiano che risultava per noi troppo onerosa logisticamente e troppo facile campo di manovra per i mezzi terrestri ed aerei del nemico, e ritirarsi, combattendo nei punti e nei momenti più favorevoli, sul ciglio boscoso dell'altopiano etiopico. Il grosso delle sue truppe (circa so.ooo uomini) doveva dislocarsi lungo un fronte complessivo di circa 1100 chilometri con presi& nelle zone di obbligato passaggio e deboli forze lungo la linea di contatto con gl'Inglesi: la 23a divisione si portò, nella seconda quindicina di febbraio, su posizioni scelte sulla destra del Dabus e a sud di Dembidollo mantenendo posizioni intermedie ad Afodù e a Gambela per consentire lo sgombero di Asosa e della stessa Gambela; la 21• lasciò Javello il 27 febbraio, e si schierò nella zona Alghe- BurgiFincioa; la 24• sgombrò Neghelli il 19 marzo, per trasferirsi sulla posizione di Uadarà che doveva essere difesa a oltranza; la 22• dispose, il 25 marzo, l'arretramento delle sue truppe dalla fascia di confine suU'altopiano di Magi. Tutti i mezzi di trasporto vennero oculatamente impiegati in queste operazioni e ogni cosa utile ai bisogni di guerra (materiali e


ScHIZZO N. 27.

LE OPERAZIONI CONTRO IL GALLA- SIDAMA PUNTATE OFFENSIVE DEl BRITANNICI NEL FEBBRAIO MARZO 1941

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unità sanitarie, derrate, magazzini) fu ripiegata, a sbalzi successivi, in depositi arretrati dietro le nuove linee. L'attività di pattuglie e le azioni di reparti esploranti delle oppu~ ste coperture furono, in febbraio e marzo, ravvivate dai Britannici con puntate offensive di notevole consistenza lanciate su tre impor~ tanti direttrici di penetrazione: Mega, sul fronte del Kenia (21" di~ visione), in febbraio; Afodù e Gambela, sul fronte del Sudan (23" divisione), in marzo. (Schizzo n. 27). Sul fronte dd Kenia, alla fine di gennaio, i tentativi avversari di aprirsi la via su Maiale, iniziati il 25 e condotti con largo spiega~ mento di forze nelle giornate del 28 e del 29, non ebbero successo. Più a nord, invece, le brigate II e V della x• divisione sud~afri­ cana, precedute da autoblindo, attaccarono ed occuparono, il r• e il 2 febbraio Gorai, Madda el Curno ed El Oboe, località tutte, a nord~ ovest di Mega, tenacemente difese dal I gruppo bande di frontiera. Il 9, raggiunsero Banno. I nostri ripiegarono sulle propaggini occi~ dentali e meridionali del Gundile. Nella notte sul 14, colonne mo~ torizzate della V brigata S. A., lanciate in direzione di Mega atte~ starono a 13 chilometri dall'abitato, mentre la II manovrava in modo da tagliare l'eventuale ritirata del nostro presidio su }avello. Un di~ staccamento autocarrato, inviato dal comando 21" divisione (generale Zauli) da }avello, si scontrò con. forze nemiche in sosta a Dubu~ luk ma non riuscì a forzare lo sbarramento. L'attacco di Mega ebbe inizio il 16 e durò tre giorni durante i quali l'aviazione avversaria indisturbata fu sempre presente nel cielo della lotta mitragliando e spezzonando; il 18, il nemico, riuscito a dilagare nella conca, co~ strinse i difensori alla resa. In conseguenza degli avvenimenti di Mega, venne sgombrato Moiale e la 21" divisione si schierò sul fronte Gundile ~ JaveHo. Le truppe di Maiale (LIV battaglione) ripiegarono sul fiume Daua Parma e quindi su Neghelli. La marcia di oltre 450 chilometri, iniziata la notte sul 18, fu compiuta a tappe forzate fra popolazione ostile (Borana) con pochi viveri e scarse munizioni. Si ebbero malati c feriti, ma non si ebbero disertori. A Moiale i Britannici entrarono il 22. Durante questo periodo la XXV brigata britannica (anch'essa della 1• divisione) svolse contrastate azioni locali nella zona di fron~ tiera ad ovest del lago Rodolfo: il 9 febbraio, attaccò Todignac e, 1'8 marzo, occupò Calam.


Le operazioni sul fronte della 23• divisione furono precedute da una rivolta nella zona di Lechenti. Il villaggio, ove ha inizio la camionabile per Addis Abeba a pochi chilometr~ dal campo di aviazione di Bonaia era sede di servizi militari e civili vari e costituiva un centro militare importante, ma, per essere a contatto coi territori Amara di oltre Nilo, a nord, e con quelli dello Scioa, ad est, subiva più di ogni altro l'influenza della propaganda britannica. All'alba del 4 febbraio, una massa di indigeni, istigata dal capo locale che si era fino allora mantenuto fedele, informata della partenza, avvenuta nella notte, dell'VIII battaglione coloniale, assaliva i depositi di carburanti difesi fino al sacrificio dai militi della forestale e due cantieri stradali siti a poca distanza dall'abitato, trucidandovi 16 nazionali. Il comandante del presidio prendeva coi propri mezzi (DVI battaglione cc. nn., elementi vari presidiari) i primi provvedimenti per domare la ribellione e richiamava l'VIII battaglione coloniale. Questi nei giorni 4, 5 e 6 riusciva a sbloccare il campo d'aviazione e dare respiro all'abitato mentre il capo di S. M. dello scacclùere (col. D'Amico), inviato ad Addis Abeba per richiedere l'intervento diretto di forze da est, o.ttenuti dal Comando Superiore una sezione autoblindo ed il XL V battaglione coloniale già dislocati nella zona Ambò- Ghedò, raggiungeva con tali forze la zona dei cantieri stradali e proseguiva su Lechenti. I ribelli, premuti da ogni parte, si rifugiavano sui monti a nord della camionabile rendendo necessario un ciclo di operazioni di polizia nel quale furono impiegati anche altri reparti fatti affluire nella zona. Non si riuscì però ad eliminare del tutto i ribelli. La loro azione si farà sentire ancora nei mesi successivi in concomitanza con le operazioni che saranno svolte in quel settore dalle truppe britanniche.

Sul fronte esterno della 23• divisione, in regione Beni Sciangul, verso la metà di febbraio, il nemico, contrastato solo da elementi ntardatori, attaccò da Sciogali, Ghezan e Kurmuk (già sgombrate dai nostri) in direzione di Afodù e Asosa. Una colonna, proveniente da Ghezan, oltrepassata Boma, puntò su Afoòù mentre, altri reparti, da Kurmuk premevano su Gohà ove i nostri avevano ripiegato di sorpresa dopo aver contrastato il movimento avversario da M. Dul. Il 9 marzo, dopo rapido combattimento preceduto da una efficace azione d'artiglieria, il Corpo Orien-


tale Arabo ed il II f 6° K.A.R. conquistarono il ciglione di Afodù presidiato dal L V battaglione coloniale. Lo stesso giorno, un distaccamento belga raggiungeva una posizione fronteggiante Asosa dal sud. Il ripiegamento sulla destra del Dabus, ritardato da queste azioni locali e dalla necessità di completare lo sgombero dei materiali, si svolse regolarmente. Le bande di Gohà e di Sora riunitesi dopo l'evacuazione di Asosa, avvenuta il mattino del 10, riuscirono anche esse, marciando di notte attraverso terreno cespuglioso a raggiungere, l'u, il fiume. Anche nel settore del Baro Je operazioni di sgombero del bassopiano erano .tuttora in corso quando il nemico, il mattino del 22 marzo, avanzò con tre colonne su Gambela; la colonna centrale, costituita da due battaglioni di truppe di colore del Congo Belga, puntò direttamente sull'abitato lungo la pista di riva destra del Baro, ma venne tenuta in scacco dalla nostra reazione di fuoco e da contrattacchi locali; la colonna di destra limitò il suo concorso alla sola azione di fuoco, mentre quella <ii sinistra, raggiunta la rotabile Gambela- Dembidollo, dilagò in direzione del campo d'aviazione gravemente minacciando le nostre forze che difendevano Gambela (700 uomini). L'azione non ebbe però ulteriore sviluppo. A sera, il fuoco nemico diminui d'intensità e l'avversario sgomberò il campo <l'aviazione per raccogliersi ad occidente del paese che i nostri sgomberarono nella notte ripiegando sul Saco. Sensibili furono le perdite da ambo le parti ( 1) . La sera del 24 marzo, un telegramma del Vicerè richiamava l'attenzione del comando scacchiere sud sulla situazione in cui, col nemico ormai alle porte dello Scioa, venivano a trovarsi le sue truppe. Il 25 mattino, il gen. Gazzera si recava ad Addis Abeba per ricevere istruzioni. lvi giunto veniva informato che, dato l'andamento delle operazioni nello Hararino, non era più intenzione del Vicerè resistere all'Auasc; che Addis Abeba, considerata città aperta, sarebbe stata resa al nemico senza resistenza, !asciandovi però alcuni reparti, per sicurezza, neli 'interregno; che il Comando Superiore si sarebbe trasferito nella zona dell'Amba Alagi, continuando a tenere la direzione <ielle operazioni; che lè truppe a sud del N ilo Azzurro sarebbero passate, in quanto e quando possibile, allo scacchiere sud. Le istruzioni si ccncretavano nel compito di « durare » il più a lungo possibile per impegnare molte forze del nemico. (r) Nostre perdite: morti 81 (1 ufficiale), feriti 64 (2 ufficiali), dispersi 77·


Entrati i Britannici in Addis Abeba (6 aprile 1941), le truppe italiane, dislocate nello Scioa 9ccidentale e nel settore Auasc, ripiegavano sul Galla e Sidama, lasciando questa regione scoperta alle minacce nemiche provenienti dalla capitale. Erano circa 30.000 uomini, già molto scossi, prove;1ienti in parte dalla Somalia e da Harar, appesantiti da forti aliquote di quadri di reparti rimasti senza truppe, di enti territoriali e amministrativi, di « basi » di battaglioni coloniali, coi loro « campi famiglie » indigene e bagagli ingombranti. Il comando scacchiere sud imbastiva, con essi e con truppe tratte dai vari settori, una prima difesa lungo il fiume Ghibiè Grande, in zona Abaltì, e nella regione <lei piccoli laghi, mentre ripartiva il territorio in tre grandi zone. Costituiva altresì una riserva di uomini da impiegare o come elementi destinati a formare nuove unità combattenti o come complementi (ufficiali e truppe) (nella foresta di lklletà e a Saca di Gimma per i provenienti dai servizi, e nella coperta regione di Agarò per i provenienti dai comandi). Nella zona Didessa- Dabus, la 23" divisione si raccoglieva verso occidente trasferendo la sua sede di comando da Ghimbi a Neggio. La 26• divisione, costituita con la VII brigata coloniale proveniente dallo scacchiere ovest, con unità di artiglieria provenienti da H arar e con altri repar.ti ed elementi dei servizi già in posto, assumeva la difesa del settore Lechenti. Il gruppo divisioni era affidato al generale de Simone. Nella zona centrale (alla diretta dipendenza del comando scacchiere) oltre la 22" divisione, in regione Magi - Bonga, erano dislocate le truppe del nuovo fronte: «fronte nord- est» (settori Limmù Ennaria e Abaltì) (gen. Ettore Scala), che si snodava lungo il corso del Ghibiè Grande. (Il fronte nord- est comprendeva inizialmente anche il settore Lechenti, passato, il 21 aprile, alla 26• divisione). Il gruppo divisioni della zona sinistra Orno (geo. Tissi) ebbe alle sue dipendenze la 21• divisione coloniale in zona Alghe- Fincioa; la 24.. in zona Uadarà; la 25• (formata con le truppe in ripiegamento dal territorio di H arar su Sciasciamanna) nel settore Laghi; e la 101" ricostituita in zona Gardulla- Baco -.Soddu.

Sfruttando gli ostacoli naturali e creandone di artificiali il comandante dello scacchiere aveva cercato di dare a ciascuna zona autonomia di vita e di lotta in modo che, cadendone una, le altre potessero ancora difendersi. Sarebbe stato utile poter disporre del tempo necessario per attuare le più urgenti provvidenze perchè, tanto per


citarne alcune, il piano delle interruzioni stradali era venuto a trovarsi a fronte rovesciata rispetto alle provenienze da est; gli organi dei servizi non erano più in grado di adeguatamente soddisfare le esigenze .della nuova situazione; e insufficienti ai maggiori bisogni erano anche i mezzi di collegamento. Ma, prima ancora che la nuova fronte potesse in qualche modo consolidarsi, il nemico cominciò a premere con forze motorizzate lungo le direttrici più importanti dello scacchiere. Come già ricordato, caduta Addis Abeba, il gen. Cunningham venne invitato dal comandante il Medio Oriente ad agire in .direzione nord per aprire_ al .traffico la strada Addis Abeba- Asmara. Il compito di attaccare Dessiè fu affidato, dal comandante l' u a divisione, alla I brigata S. A. Con riferimento a questa diversione, nella relazione del generale Cunningham si legge: « Mi sembrò evidente che non avevo truppe sufficienti per mettere in atto la mia prima intenzione di avanzare su Gimma e, al tempo stesso, mediante pressione delle due divisioni avanzanti a nord e a sud, di far sgombrare il riemico dalla wna dei Grandi Laghi a sud di Addis Abeba. << Considerai che dei due obiettivi, se · solamente uno dove"Va essue perseguito, l'ultimo era il più importante. Le truppe a Sciasciamanna rappresentavano una costante minaccia per la mia linea di comunicazione a Moggio e ad Adama e sarebbe stato un gran vantaggio per me avere anche l'intera strada dal Kenia via Neghelli. «Ordinai perciò alla I I" (A) divisione di concentrarsi per attaccare Sciasciamanna, alla 12" (A) di avanzare su Dalle e Hula ». Una forte colonna motorizzata proveniente da Addis Abeba venne segnalata infatti, il 9 aprile, tra Uolisò e Uolchittè, mentre importanti aliquote meccanizzate furono avvistate sulla direttrice di Sciasciamanna : in conseguenza di questa minaccia, il mattino del 10, venne fatto saltare il ponte di Abaltì sull'Orno. Sul fronte sud, il nemico proveniente da Neghelli prese contatto, il 24 aprile, con la nostra linea di resistenza nella zona di Uadarà. Sul fronte ovest, nel settore Baro, attaccò a più riprese le nostre posizioni di Dembidollo, agendo prevalentemente con formazioni ribelli e fuorusciti ma anche con forze provenienti dal Congo Belga e dalla Nigeria appoggiate da reparti mitraglieri e bombardieri. Su tale fronte, nei combatti· menti del 15 e del 24 aprile, i nostri, che avevano avuto notizia del-


ScHIZZO N .

28.

LE OPERAZIONI CONTRO IL GALLA- SIDAMA SITUAZIONE Al PRIMI DI MAGGIO 1941

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l'azione predisposta dall'avversario, prevennero l'attaccante e lo respinsero. La lotta si svolse, aspra e in profondità, nella zona del torrente Burta spezzettandosi in singoli episodi e riaccendendosi violenta con l'entrata in azione di nuove forze; nell'una e nell'altra giornata, l'avversario, dopo aver subìto notevoli perdite in uomini e materiali, rompeva il contatto tra le 15 e le 16 sottraendosi all'inseguimento con mezzi celeri (1).

In complesso, la situazione, alla fine di aprile, era caratterizzata dal graduale e progressivo addensarsi di forze nemiche regolari ed irregolari contro la nostra linea di schieramento. (Schizzo n. 28). Le direzioni principali di attacco, già ai primi di maggio, potevano essere individuate nelle seguenti: - da Neghelli e Javello verso Dalle; - dallo Scioa verso Sciasciamanna e Abaltì; - dal Sudan verso Scioa Ghimira. Più minacciose, per la loro qualità e quantità, erano le forze gravitanti .sulla zona di sinistra Orno. L'attacco verrà sferrato contro di essa ai primi di maggio e coinvolgerà successivamente la zona centrale e la zona Didessa - Dabus. Il nemico, mentre serrava sotto coi grossi e completava i preparativi per le imminenti operazioni, sviluppava la sua attività aerea rivolta principalmente contro i campi d'aviazione per distruggere i pochi nostri apparecchi superstiti; alimentava con la propaganda il fenomeno della diserzione, specie nei reparti coloniali provenienti dagli altri scacchieri; potenziava i nuclei ribelli (particolarmente attivi nelle grosse colonie Amara del Galla e Sidama) rifornendoli di denaro ed armi e avvalendosi di altri nuclei guidati da ufficiali inglesi. Favoriti dalla discontinuità della nostra linea di occupazione, nuclei di ribelli riuscivano ad infiltrarsi, attraverso regioni non controllate, a tergo del nostro schieramento, e insidiavano le linee di comunicazione rendendo difficili i rifornimenti. A fronteggiare tale situazione, ulteriormente peggiorata con l'insediamento dell'ex Negus in Addis Abeba, che provocava, a volte, (1) Nel combattimento del 15 aprile (al quale parteciparono il CLXXXI battaglione coloniale, il III gruppo bande, clementi della guardia di finanza e nuclei volontari irregolari) le nostre perdite furono di 91 morti e 145 feriti. Nel combattimem ~del 24 aprile (al q~le parteciparono il II gruppo bande, i battaglioni coloniali CLXXXI c CLXX.,XVIII e il C gruppo da 77/28) le nostre perdite furono di 53 morti (I uffìc:ale) c 84 feriti (2 ufficiali).


).

l 'isolamento logistico di unità schierate sul fronte, furono necessarie dure operazioni di rastrellamento che incisero sulla disponibilità di forze da opporre al nemico esterno.

LE OPERAZIONI DOPO LA CADUTA DI ADDIS ABEBA E DI DESSIÈ. ZONA SINISTRA 0MO (25" DIVISIONE).

.

fRONTE SETTENTRIONALE: La battaglia dei piccoli Laghi. Sul fronte settentrionale, le nostre forze alla dipendenza della 25" divisione (gen. Liberati) tenevano le posizioni della sella dì Cofolè, del Dadaba, di M. Fìchè, del Gidù e di M. Muggo e presidiavano Sciasciamanna e Sole (r). (Schizzo n. 29). Mentre si andava perfezionando lo schieramento, all'alba del 26 aprile, la 30" batteria da 65/17, che da M. Fichè si trasferiva a Sciasciamanna, veniva sorpresa e distrutta da ribelli arussi nei pressi di Neghelle (2) ove era stata costretta a sostare per essersi gli automezzi impantanati durante la notte. Il fronte settentrionale della . zona sinistra Orno, ripartito inizialmente in due settori (Laghi e M. Muggo), venne, il 7 maggio, diviso in tre : settore di destra (Laghi), col. Agosti; settore centrale (Bubissa- Gidù), col. De Cieco (3); settore di sinistra (M. Muggo), col. Buselli.

( 1) Situazione della 25" divisione alla data del 20 aprile: Settore LAghi: - sella di Cofolé: 5 compagnie del 21o0 fanteria e 2 batterie Ja 70/15; - Dababa: D LXXXV cc. nn., XII bauaglione coloniale, IV battaglione genio, CXXI gruppo arùglieria da 77/28; -M. Fichè e Gidù: CLXXXIV battaglione coloniale, 2 batterie da &jj x7 e I da 20 mm. Completavano la difesa del settore Laghi : il raggruppamento meccanizzato (9 carri medi., 5 autoblindo ed I sezione artiglieria da 6<j/x7), x squadrone di cavalleria autocarrato, 2 batterie da 75/27 C. K. e 1 banda indigena. Scctore M. Muggo: - Acc.i amò: resti LXXXIX battaglione coloniale, 1 batteria da 6tj/ r7 e 1 compagnia genio; - M. Muggo: CLXXXTI battaglione coloniale, II battaglione cc. nn., X2CXI gruppo artiglieria da xos/28, I batteria da n/28 e I compagnia del genio; - presidio di Osanna: resti del XC battaglione coloniale. Quasi tutti i reparti avevano forza molto ridotta. (2) Da non confondere con Neghdli. (3) Il col. De Cieco assunse, il 12 maggio, il comando del settore centrale che era stato temporaneamente affidato al col. d'art. Amerio.


Il 25 aprile, allo scopo di alleggerire la forte pressione che il nemico stava esercitando contro il fronte di D essiè, il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. I. ordinò al comando dello scacchiere Galla e Sidama di eseguire una puntata offensiva da Sciasciamanna in direzione di Moggio. (Tra Adama e Ad<iis Abeba era dislocata J'u• divisione britannica: XXII e XXIII brigata). In mancanza di riserve venne destinata all'operazione una par.te delle forze che tenevano la linea, non ancora consolidata, del settore Sciasciamanna. Con esse, nella notte sul 29, venne approntata una colonna di formazione (gen. Bertello) (1). La necessità di riattare le numerose interruzioni, effettuate dai nostri reparti all'atto dell'abbandono del territorio dello Scioa, incise, sin dall'inizio, sulla celerità dell'operazione e sulla sorpresa; l'attraversamento del guado sul Dadaba fu poi particolarmente laborioso: l'autocolonna, mitragliata a bassa quota, vi perdette l'intera notte. Il nemico reagì, in primo .tempo, serrando da presso i difensori di M. Fichè che attaccò il 1° maggio, con fanteria e carri armati e col concorso dell'aviazione, dopo una violenta preparazione di artiglieria. L'impari, sanguinosa lotta si concluse all'arma bianca. Il nemico non trovò sul monte che morti, feriti, e pochi superstiti senza munizioni. Qualche coloniale riuscì a sfuggire alla cattura e raggiunse Colito (2). Nella situazione così determinatasi, il comandante la colonna che, alla sera del giorno 3, aveva compiuto appena so chilometri, considerato che spingendosi oltre sarebbe andato a cadere fra le branche di una tenaglia pronta a chiudersi alle sue spalle mettendo in serio pericolo tutto il sistema difensivo di Sciasciamanna, non si lasciò impegnare dall'azione britannica e rientrò al Dadaba (3). Il 5 e il 6 maggio, elementi nemici presero contatto coi nostri ai guadi del fiume Gidù. Il 7, l'avversario, affluito ad Adamitullo in (t) La colonna tutta motorizzata ma molto eterogenea comprendeva: I plotone motociclisti, 1 battaglione coloniale (500 u.), I battaglione cc. nn. (300 u.), 8 pezzi da 77/28 e 3 da 20 mm., 1 squadrone carri \'eloci ( 12 carri), 1 compagnia carri M. 11 ( 10 carri), I sezione autoblindo, 1 compagnia genio artieri, elementi dei servizi. (2) Il presidio di M. Fichè ebbe 73 morti (tra i quali 8 ufficiali e 14 nazionali); 48 feriti (4 ufficiali e 9 nazionali)i 31 dispersi r 109 catturati. (3) In una sua relazione il gen. Bertello dichiara di aver ricevuto il mattino del 3 un telegramma in tal senso dal geo. Gazzera precedentemente messo al corrente della situazione.


ScHrzzo N. 29.

LE OPERAZIONI NEL GALLA-SIDAMA ZONA SINISTRA F". OMO LA BATTAGLIA DEl PICCOLI LAGHI E LE OPERAZIONI SUL FRONTE SUD

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forze, si spinse ad est del lago Sciala sino all'altezza di Neghelle e ad ovest dello stesso lago, fino a Bubissa. Nei giorni 7 e 8, tentò di aprirsi la strada per Bubissa su Colito, ma venne fermato e ricacciato. Da questo lato il nemico, dopo un ultimo tentativo effettuato il mattino dell'n, desistette dall'operare, anche perchè le forti piogge avevano reso la zona estremamente pantanosa. Dal lato orientale, invece, sistemate ampie reti metalliche sull'autopista a sud di Neghelle, attaccò il IO, preceduto da carri armati e autoblindo e appog· giato dal fuoco di artiglieria e da un forte spezzonamento e mitragliamento aereo. L'attacco, particolarmente violento sulla sinistra, venne fermato dalla nostra reazione; gli ascari passarono il piccolo Dada ba e contrattaccarono infliggendo sensibili perdite ad un battaglione sud africano. Il giorno n, un altro attacco, condotto però con formazioni di ribelli, venne anch'esso stroncato. Durante tutto il giorno 12 e la notte sul 13, il nemico concentrò il fuoco dei suoi pezzi da 1o6 sul caposaldo del Dadaba. Alle 4 del 13, l'azione . dell'artiglieria venne intensificata. I danni da noi subiti furono gravi: tutti i pezzi da 37/40 e da 20 mm. ed alcuni da 77/28 fuori combattimento, la stazione radio distrutta, il comando del caposaldo colpito. L 'attacco nemico, che si sviluppò con successo sulla sinistra, venne contenuto, per qualche tempo, da un nostro contrattacco preceduto da un'azione d1 carri L, ma in fine la difesa fu travolta. Pochi furono i difensori del caposaldo che sfuggirono alla cattura; pochissimi i catturati illesi. Alle ore 17,30, il comando gruppo divisioni autorizzò il comando del settore Laghi a ripiegare sulla posizione dei M. Cassl, località così denominata sulla carta, cui però faceva riscontro sul terreno una pianura appena ondulata. Le truppe distaccate alla sella di Cofolè si raccolsero lungo la pista Sciasciamanna- Soddu. Il presidio di Adda, sul quale erano ripiegate le truppe della difesa di Sole, venne, invece, rinforzato onde permettere alla 21• e 24• divisione, schierate in zona Afrarà e Giabassirè e premute frontalmente dal nemico proveniente .da sud, di transitare per Uondo. Sciasciamanna, sul cui cielo già dal giorno 5 si succedevano ininterrottamente apparecchi Hurricane (1) venne occupata, il giorno 14. Il ripiegamento dei nostri fu reso penoso dai ribelli che impegnarono i reparti sui fianchi in numerosi scontri. (x) In un radio cifra dd gen. Gazzera, in data I<) maggio, si legge: « Non dispongo di nessun aeroplano bensì di oltre 1000 militari aeronautici con 4 generali e circa 35 ufficiali superiori. Con parte di essi costituito un battaglione azzurro più due compagnie... ll .


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Mentre la 25& divisione si schierava e cercava di rafforzarsi sulle posizioni M. Ambericciò - Bubissa ~ M. Cassi, respingendo, il 17, un attacco a M. Cassì, i Britannici raggiungevano Dalle (il 17) e anche da questa località cercavano di avanzare verso Soddu, nodo stradale di capitale importanza sul quale convergevano tutte le direttrici ritirata delle nostre forze dislocate sulla sinistra del fiume. Veniva pertanto dato l'ordine di ripiegamento dietro il fiume Billate, sia alle truppe di Bubissa, sia a quelle di M. Cassi. Ripiega~ vano prima le truppe da Bubissa che, il 18, assumevano lo schieramento previsto con circa 400 uomini, 2 pezzi di artiglieria e alcuni carri M II. Il col. Agosti riprendeva il movimento la sera stessa e, nella notte, scavalcava le truppe schierate lungo il fiume. Il mattino del rg, il nemico attaccava frontalmente ma veniva fermato. Accertata la poca consistenza della difesa, effettuava un movimento a largo raggio giungendo sul tergo dello schieramento che dopo breve lotta veniva annientato. Il col. De Cieco, portatosi innanzi su un carro armato per controllare personalmente la situazione, era mortalmente colpito, insieme a tutto l'equipaggio dd carro. Il 20 maggio, la colonna Agosti Iipiegava ancora verso Soddu e si arrestava al bivio per Dalle. lvi s'univa ad alcuni reparti della 101& divisione che affluiti da Gardulla (VII gruppo squadroni coloniali e reparti del I gruppo bande) erano riusciti a contenere in .tempo orde di indigeni ribelli dilagate a cavaliere della pista Soddu ~Dalle. Altre bande abissine, provenienti dallo Scioa, impegnavano, int<:nto fortemente, più a nord, il nostro presidio di Hosanna e lo costringevano, dopo due giorni di resistenza, a ripiegare su Godiciò.

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Il progressivo aggravarsi della situazione militare e politica nel Galla e Sidama fece sorgere il problema della sicurezza dei nazionali civili raccolti a Gimma. Al comandante di scacchiere, che aveva rappresentata la situazione, il Vicerè cosi rispose per radio in data 12 maggio : « A 176643. Data distanza ed isolamento non ho elementi precisi che mi consentano darvi consiglio. Ad ogni modo tenere presente che quando situazione complessiva vi imponga abbandono Gimma potrete prendere contatto con uno dei comandi inglesi che vi circondano e trattare con esso per consegna della città in cui lascerete: fino alloro arrivo forze per protezione contro ribelli. ~ Amedeo di Savoia ».


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A questa comunicazione altra ne seguì, in data imprecisata, che non risul~a giunta al comando scacchiere. Di essa è cenno nel seguente radiocifra pervenuto al Comando Supremo, il mattino del 17: << 0502/M S. M. Oper. Progressivo aggravarsi situazione Gimma pone in primo piano problema sicurezza nazionali del Galla e Sidama raccolti a Gimma. Ho invitato Gazzera restringere note >tolmentc la sua fronte, oltre che per dare maggiore compattezza alla difesa generale, anche per ricuperare forze nazionali a difesa posizione Gimma ove nazionali sono raccolti. Queste truppe dovranno difendere la popolazione dai ribelli fino all'arrivo delle forze regolari inglesi cui affideranno la popolazione stessa, come fu fatto per Addis Abeba. - Am~d~o di Savoia >> . Per fronteggiare la minaccia contro il capoluogo del Galla e Sidama, il comando scacchiere provvide a far occupare la linea CocaGuarimita (zona di M. Tambaro, sulla sinistra dell'Orno) a cavallo della pista che da Soddu porta al guado del fiume e a Gimma, mentre inviava sulla destra a prendere posizioni sulle pendici del Dacano le poche truppe ancora disponibili. Il 22 maggio, alle ore 17,30, carri armati nemici, superate le nostre ultime difese al bivio di km. 7 della pista Soddu- Sciasciamanna, si impossessarono del centro di Soddu e da qui lanciarono una colonna autocarrata verso Godiciò con l'evidente scopo di tagliar fuori i resti della nostra 25~ divisione. Lo stesso giorno, l'azione generale del nemico si appalesava come convergente contro Gimma. L'improvvisa e violenta piena dell'Orno, che distrusse i passaggi predisposti per facilitare il deflusso degli automezzi in ripiegamento sulla destra del fiume, e le piogge continue, che impantana·vano le piste rendendo lento il movimento dei rinforzi avviati verso il settore Dacano, concorsero a peggiorare la nostra situazione sulla direttrice Soddu - Gimma. In queste condizioni e nonostante la depressione morale dtrivante dalla caduta dell'Amba Alagi, dall'aumentato ritmo delle defezioni, dagli attacchi ribelli e dalle offese aeree nemiche, la resistenza offerta dal nostro leggero sehieramento attuato sul Coca, affluente di si nistra dell 'Orno, impedì tuttavia al nemico di affaccinrsi subito sul grande fiume e consentì al nostro Comando di imbastire, con le poche truppe di riserva della zona centrale e con i reparti riusciti a superare l'Orno Bottego (2 battaglioni e 3 batterie), una difesa sulla destra del fiume stesso. Il settore Dacano venne affidato, il 23, al gen. Majnardi. Nel pomeriggio del 25, una autocolonna nemica, composta di truppe motorizzate, autoblindo, artiglierie cingo-


255 late e materiali da ponte, si attestava contro la linea del Coca; il 28 maggio, le nostre forze che la presidiavano, assolto ormai il loro compito, venivano fatte ripiegare sulla destra dell'Orno.

f'RONTE MERIDIONALE: Situazione ai primi di apri/e. Come già ricordato, sul fronte meridionale dello scacchiere sud erano dislocate le divisioni 24", 21• e 101• a difesa delle linee di comunicazione che collegano il Kenia al Galla e Sidama. La 24• divisione difendeva quella che da Neghelli, per Uadarà e Hula, adduce a Uondo ; la 21 • quel!~ che da Javello, per Alghe e Dilla, porta alla stessa locafità; la 101• sbarrava le rotabili che da Giarso e da Baco confluiscono su Soddu. La 24• divisione, il 19 marzo (in seguito ad ordine del comando gruppo divisioni, gen. Tissi), assicurato lo sgombero dei magazzini e dell'ospedale, aveva lasciato Neghelli per trasferirsi sulla posizione di Uadarà. Già prima (27 febbraio) la 21• aveva sgomberato Javello per ripiegare al margine dell'altopiano sul fronte Alghe - Burgi. Invariata era rimasta la dislocazione della 101• nella zona Giarso- Soddu- Bacu.

u operazioni sul fronte della 24" divisione. Battaglia di Vadarà (1). - La posizione di resistenza che, fronte a sud, la 24• divisione (gen. di Pralormo) aveva presidiata in zona Uadarà comprendeva un costone di moderata elevazione orientato da sud- ovest a nord -est valicato obliquamente, nella sua parte mediana, dalla strada Neghelli- Uondo che quivi supera i primi contrafforti dell'altopiano etiopico. Ad ovest della rotabile, il terreno, a spalto e poco coperto da vegetazione, offriva buone possibilità di difesa : un monticello, denominato dai nostri M. Calamita, si prestava per l'osservazione e consentiva di battere d'infilata buona par.te del fronte; ad est, invece, la parte più elevata e più forte del costone aveva davanti a sè e ad (1) La 24• divisione alla Jata del 20 marzo era così costituita: - XXV brigata coloniale (battaglioni VII, XII, LIV e CLXXXV; XXV gruppo da f>s/I7 su due batterie); - LXXXV brigata coloniale (CLXXXIII battaglione meno due compagnie; LXXXV gruppo artiglieria su due batterie da fl;/17 ed una di mortai da St); - DV battaglion~: cc. nn. ; LXXXVI gruppo artiglieria coloniale su due batterie da 6sf17; 1 sezione autoblindo; clementi ùel genio; 1 squadra di milizia forestale.


immediato contatto, una fascia di .fitta foresta profonda circa 2 chilometri che rendeva difficile una buona difesa. La posizione di resistenza ebbe un totale sviluppo di circa 1 2 chilometri e venne ripartita in due settori: il settore est (strada inclusa) affidato alla LXXXV brigata, quello ovest alla XXV. L'antistante «zona di sicurezza» era caratterizzata da due elevazioni tondeggianti, ampiamente intervallate, denominate «Alberone di Ras Destà >> l'una (ad oriente della strada) e « Rocce bianche » l'altra (ad occidente). Mentre i nostri si sistemavano a difesa, il comando della 12" divisione africana concentrava la sua XXIV brigata «Costa d'Oro» sulla strada di Neghelli e la XXI (EA) sulla strada di Javello (1). In zona Uadarà la prima presa di contatto col nemico si ebbe, nel settore ovest, il 3 aprile a seguito di un tentativo di nuclei britannici di impossessarsi delle « Rocce bianche ». Attacchi, più consistenti, ma parimenti infruttuosi, furono tentati dal 20 al 22; l'azione, rinnovata con carri armati la mattina del 23, portò alla perdita della posizione. Di poi, per tre giorni, l'avversario si accanì contro l'altro elemento ritardatore della zona di sicurezza, l' « Albero ne di Ras Destà », che infine riuscì a sommergere col concorso di centinaia di fuorusciti e di ribelli, condotti al fuoco da Britannici, dopo una preventiva e larga distribuzione di bevande alcooliche. Gravi notizie giungevano intanto dal nord: grosse bande di ribelli, presi i due fortini di Hula, massacrati i nazionali che facevano parte del presidio, discendevano verso l'Afrara (sede di un deposito di fucili e cartucce) sbarrando così l'unica via di comunicazione della 24• divisione con Uondo e minacciandone le spalle. Il comando gruppo divisioni, nel dare notizia dell'invio di forze da Uondo, segnalava l'opportunità di un'azione concomitante dal sud per liberare Hula. Una colonna autocarrata si aprì la strada fra i ribelli, rioccupò i fortini di Hula, .svolse azione di repressione e rientrò a Uadarà.

Dal 24 aprile al 3 maggio, i Britannici lanciarono ben undici vani attacchi contro la posizione di resistenza. (1) La XXiV brigata «Costa d'Oro>> comprendeva: la 24• sezione telecomu· nicazioni di brigata; il 1°, il 2° e il 3° reggimento «Costa d'Oro»; la 51a batteria leggera; la 52._ compagnia campale; la 24~ compagnia di gruppo di brigata; la 4a ambulanza campale.


Furono dure: logoranti giornate ed il successo dei nostri fu tanto più meritorio in quanto la lotta si svolse in condizioni particolarmente critiche create dai ribelli che operando sulle nostre retrovie avevano lasciato le truppe di Uadarà (ove non esistevano depositi) senza rifornimenti di viveri e di munizioni per artiglieria e mortai per la durata di sette giorni . Più degli altri, violento fu il bombardamento del 26 aprile che investì il centro e tutta la nostra ala destra. Tre colonne attaccarono quella mattina dopo breve ma intensa preparazione d'artiglieria e violento bombardamento aereo. Il combattimento durò alcune ore, poi la tenace resistenza dei nostri e i numerosi contrattacchi locali indussero il nemico, che aveva subìto sensibili perdite, a desistere dalla lotta.

Al mattino del 4, la situazione si aggravò. L'avversario sferrò un violento attacco su tutto il fronte della divisione incessantemente martellato da numerosi aerei. Costretto ad allentare la pressione verso mezzogiorno per la pronta reazione dei nostri, rinnovò, nel pomeriggio, l'attacco con nuovo impeto; sopraffatte le truppe al margine anteriore del bosco, penetrò nella fascia boscosa procedendo verso il suo margine settentrionale. L'indomani non riuscì a conquistare M. Calamita ma, a sera, gli avvenimenti delle due aspre giornate non lasciavano sperare di poter ristabilire la situazione: il nemico si era aperta la via anche al centro dello schieramento e non avrebbe ttovato eccessive difficoltà se avesse tentato di avvolgere le ali poichè i nostri avevano ormai impiegate tutte le scarse riserve. Verso le 20 del 5 maggio, il comandante del gruppo divisioni sinistra Orno, in una comunicazione radio, lasciava il comandante della 24' divisione arbitro di decidere se rimanere in posto o ripiegare sulle posizioni dell'Afrara, 50 chilometri più a nord. Sentito anche il parere dei comandanti di brigata, il gen. di Pralormo decise il ripiegamento su Afrara. Il movimentc fu iniziato, a scaglioni, nella notte stessa; alla difesa di Uadarà la divisione aveva ormai legato il suo nome. Il battaglione di retroguardia (LIV) ancora il 10 maggio con un combattimento, protrattosi fino a tarda sera, fermava, nei pressi di Socorà l'incalzante avanguardia nemica. Nella relazione ufficiale del gen. Cunningham è detto: « L'attacco fu iniziato il 3 maggio, giorno in cui il 2° reggimento « Costa d'Oro » effettuò un'ampia marcia di fianco, aprendosi la strada con i propri « Pangas » attraverso la fitta foresta. ll 4 17


maggio, il I reggimento <<Costa d'Oro», appoggiato da artiglieria, attaccò due grosse alture, fortemente difese dal nemico. Veicoli corazzati da combattimento furono mandati su una vecchia pista abissina per appoggiare l'attacco di fianco del 2° reggimento «Costa d'Oro », ma poterono avanzare di poco. Più tardi, nel pomeriggio il 2° reggimento «Costa d'Oro» cadde sulle posizioni arretrate di sinistra del nemico e, il 5 maggio, aveva tagliata la strada dietro la posizione. Il nemico però mantenne ancora la sua posizione principale e non fu che il I6 maggio che esso fu scacciato da quelle sue alture» . 0

ù operazioni sul fronte della 21• divisione. Combattimento di Fincioà (I). - In zona Alghe Burgi la 21 .. divisione (IX e XVIII brigata coloniale), sgombrata Javello, aveva occupato la foresta di Fincioà ed, a sostegno di questa posizione, il M. Cuia con le sue ramificazioni; aveva inoltre mantenuto l'occupazione delle alture di Soroppa, 20 chilometri a nord di Javello, mentre, a tergo di Alghe, intensificava i lavori difensivi in corso sulla forte posizione di M. Giabassirè (a I8 chilometri da Alghe, a Ioo da Javello). Contto la fronte della 2Ia divisione (gen. Zauli) (2) le ostilità furono aperte dai ribelli; forti bande vennero respinte a Burgi, il 28 febbraio, il 19 e il 20 marzo (cadevano il residente e numerosi irregolari). I Britannici attaccarono invece l'altura di Soroppa all'alba del 3I con una brigata rinforzata da carri armati e costrinsero il nostro presidio a ripiegare, con gravi perdite, su Alghe (un battaglione e una batteria da 65/17 andarono perduti). Dopo puntate offensive effettuate in aprile (2, IJ), il 2 maggio, reparti della stessa brigata (XXI E. A.) (3) sotto una pioggia battente, tentarono d'im(1) La 21 3

divisione alla data del 4 maggio era così costituita.: - IX brigata coloniale (battaglioni LIX, LX e II ed una batteria da 6s/17); - XVIII brigata coloniale (CLXXXVI battaglione e LXXXVI gruppo da &j/17 su due batterie); - IV gruppo artiglieria motorizzata (nazionali) con una batteria da 105 ed una da 77/28; 1 batteria contraerei da 20 mm.; - IV battaglione genio artieri- (fino al 12 maggio). In totale 133 ufficiali, 9r6 nazionali, 4.304 coloniali, r.roo quadrupedi e una cinquantina di automezzi. (2) H gen. Zauli, destinato ad altro settore, sarà sostituito, il 5 maggio, dal geo. Calfaratti. (3) L'ordine di battaglia della XXI brigata di fanteria (E. A.) alla data , del 5 aprile era il seguente: 218 (E. A.) sezione telecomunicazioni di brigata; TY'2° King's African Rifles, l/4° King's African Rifles, 1° reggimento Nord


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possessarsi di sorpresa di un elemento della difesa nel bosco di Fincioà; respinti, eseguirono puntate di assaggio in varie direzioni riuscendo infine ad occupare l'obiettivo, il 6. L'indomani, un contrattacco del LIX battaglione valse a contenere la pressione dell'avversario e ad impedirgli di sorprendere in crisi la divisione, che, all'alba del 6, aveva ricevuto l'ordine di ripiegare sulle posizioni di M. Giabassirè. Il movimento della 21" coloniale, disturbato dai ribelli, fu compiuto· nelle due notti successive. . Le operazioni sul fronte della 101" divisione. - Nello stesso periodo di tempo, la 101" divisione coloniale che, ricostituita il 21 marzo, aveva conservato della vecchia divisione somala il solo comando (gen. Baccari), presidiava la zona Soddu - Gardulla - Baco con un presidio avanzato a Giarso. De.tto presidio respinse, il 6 ed il 9 aprile, gli attacchi di una colonna motorizzata; partecipò, il 29, in concorso con le truppe di Gardulla, ad un combattimento contro masse ribelli tra Macille e Carme e fu fatto ripiegare su Gardulla ai primi di maggio (1).

LA marcia all'Orno Bottega. - Con l'aggravarsi della situazione nel settore dei piccoli Laghi, mentre forze terrestri nemiche facevano la loro apparizione al margine della posizione dell'Afrara (14 maggto), il comando gruppo divisioni sinistra Orno, disponeva che la 24" divisione lasciasse la posizione di Afrara e si trasferisse a Uondo, che la 21& muovesse subito da Giabassirè per raggiungere Dilla, ove avrebbe .trovato ulteriori ordini, che la 101" arretrasse la propria difesa da Gardulla a Cengia e trasferisse gran parte delle forze nella zona Billate - Soddu. Il movimento delle divisioni 21" e 24" si effettuò fin dall'inizio m condizioni particolarmente dure, sotto una pioggia torrenziale, su strade divenute fanghiglia, con soste interminabili imposte dalla necessità di rimettere in moto gli autocarri continuamente impantanati. Rhodesia (meno I compagnia); I 0 plotone deUa 1 (S.A.) compagnia autoblindo; 53" (E.A.) batteria leggera; 53a (Costa d'Oro) compagnia campale; 2• (Zn.) ambulanza campale; 21' (E.A.) compagnia di gruppo di brigata. (r) La IOI 8 divisione ricostituita comprendeva alla data del 2I marzo i seguenti reparti: briga t:~ mista Laghi (XVII battaglione coloniale a Giarso, XVI e I gruppo bande a Gardulla, IX gruppo artiglieria someggiata a GardullaGiarso); VII gruppo squadroni a Cengia; V gruppo bande a Baco.


A tarda sera del ter~o giorno di marcia, giunse dal c6mando gruppo divisioni alla 21' divisione, che si trovava a circa Bo chilometri dal Giabassirè, il seguente ordine: <<Dalle caduta, 21' e 24' divisione attaccate. Obiettivo della 21' posto di blocco ovest. 24' attacchi da est». Senonchè a Dilla, ove la divisione giunse la sera del 18, un radio del comando scacdùere le ordinò di dirigersi a Soddu anzichè a Dalle: la situazione precipitava sul fronte nord della sinistra Orno epperò il gen. Gazzera affrettava il movimento delle divisioni 21' e 24' verso la conca di Soddu per evitare che fossero tagliate fuori e per far massa con esse contro il nemico. (Anche la 101' divisione ebbe ordine di raccogliere nella zona di Soddu le sue truppe di Gardulla, Baco e Cengià). L'indomani, quando la radio annunciò la resa dell'Amba Alagi, la 21' divisione, che contava 145 ufficiali, 1000 nazionali e 4000 coloniali circa, si accingeva ad affrontare, co11; estrema penuria di viveri e attraverso un'infida boscaglia, un nuovo percorso di 150 chilometri. L'ordine del comando gruppo divisioni di attaccare le forze britanniche dislocate a cavaliere della strada Uondo - Sciasciamanna all'altezza del bivio per Dalle, giunse invece alla 24' divisione in Uondo il mattino del 21 maggio, ma anch'esso fu annullato il giorno stesso dal gen. Gazzera, che, a mezzo della stazione radio locale ordinò al comandante la divisione di buttarsi al più presto attraverso la campagna, con tutti gli elementi che si trovavano in Uondo, in direzione Gedano- Umbo- Soddu, seguendo la colonna Caffaratti (21' divisione), che già aveva avuto ordine di avviarsi in tale direzione. Quando, la sera del 22, i Britannici, impossessatisi di Soddu, lanciarono una colonna autocarrata verso Godiciò la situazione delle divisioni provenienti da sud era la seguente: i reparti della 21', superato il Ghidabò, erano in cammino verso Umbo; la 24', già a contatto coi Britannici provenienti da nord, sventati tentativi avversari di penetrare nella conca di Uondo, marciava incolonnata lungo un sentiero che dipartendosi dalla strada Uondo- Dilla tre chilometri a sud di Uondo si snodava attraverso la boscaglia; i reparti della 101\ affluiti a Soddu e inviati poscia al Billate in rinforzo ai superstiti della 25' e gli elementi vari che il comandante della 101' divisione aveva impiegato per mettere in stato di difesa l'abitato (sede dei servizi del! 'intero gruppo divisioni sinistra Orno), avevano subìto la sorte di Soddu, ove erano stati catturati anche i comandi della 25' e della 101' divisione. Il 23, l'avanguardia della 21' divisione raggiunse il Billate e prosegui, il giorno successivo, il movimento attraverso una vasta zona


boschiva allagata dalle incessanti piogge e dallo straripamento del fiume. Per oltre tre ore gli uomini procedctterv lentamente con l'acqua fino all'inguine appoggiandosi al bastone col quale erano cos.tretti a tastare il terreno per trovare dove fosse possibile poggiare il piede. Fra le 12 e .le 13, il comando scacchiere comunicò: « Anche Godiciò caduta 21" e 24• accorrete all'Orno ... precisate vostra posizione»; il movimento verso ovest continuò. Il 27, dopo 14 giorni qi faticose marce e di penosi bivacchi, la divisione, insidiata dai ribelli, esausta per la fame, si appres.ta ad attraversare la piana di Umbo, ove l'attendono occultati nella rada boscaglia le truppe e i mezzi corazzati della XXII brigata K.A.R. Sono circa le 9,30: carri armati si svelano sul fianco destro dei reparti in marcia; altri risalgono la colonna sulla sinistra, mentre nuclei di ribelli aprono il fuoco da tutte le parti. Ogni reazione si appalesa ben presto inefficace, e il comandante la divisione ordina la resa. Lo stesso giorno venivano catturati a Esciò, i pochi elementi rimasti della 101 • divisione. l superstiti della 25", privi di viveri e munizioni, venivano anch'essi costretti ad arrendersi in regione Godiciò. Delle nostre forze operanti nella zona sinistra Orno restava ancora la 24• divisione ridotta ormai a 18oo nazionali e 1500 coloniali. Dopo aver sostenuto un sanguinoso scontro con forze irregolari nel quale fu particolarmente provato il IV gruppo carabinieri (combattimenti di Dolo 24-25 maggio), la divisione aveva guadato, il 26, il Billate. L'indomani, rifornita di pane, zucchero e tè a mezzo aereo, veniva dal comando scacchiere incoraggiata a perseverare nello sforzo per raggiungere le nostre linee. Il movimento di detta unità si rivelava però sempre più diffi. cile: le truppe erano stanche per le estenuanti marce rese particolarmente dure dalla continua pioggia; molti soldati impossibilitati a proseguire dovevano, per mancanza di mezzi, essere lasciati indietro, i feriti appesantivano il movimento e le diserzioni nei reparti colonjali assumevano proporzioni sempre più allarmanti. Mancavano notizie della 25.. brigata di retroguardia (era stata catturata. di sorpresa, nei pressi di Hula). Il 31, in vista di Umbo, già occupata, come Soddu, dal nemico con carri e artiglierie, il comandante della divisione decise di tentare nella notte il passaggio della grande piana del campo d'aviazione tra Umbo e Soddu. Il movimento fu attardato da un torrente in piena che potè essere attraversato solo all'alba, ma lo sbarramento nemico fu ugualmente superato di sorpresa.


Il 5, la divisione con una marcia di 9 ore, scese all'Orno Bottego, mentre l'avversario, più a nord, attraversava in forze il grande corso d'acqua. Otto giorni la 24a coloniale .trascorse sulla sponda sinistra del fiume, a sud -ovest di Soddu, mentre alle prese con formazioni ribelli tentava di passare a nuoto e a mezzo natanti. Qualche galleggiante improvvisato con intelaiatura di legno e sostenuto da bidoni, fasci di borracce o otri, riuscì a valicare il fiume, ma con scarso carico. Gli aerei britannici avevano fatto intanto la loro apparizione nella valle dell'Orno. In questa situazione, considerato che i reparti della divisione avevano superato i limiti di ogni umana resistenza e tenuto conto che nessun aiuto era più possibile porgere loro, il Comando Superiore delle FF. AA. dell'A. O. I. il 9 giugno, autorizzò il g~nerale comandante dell'unità ad arrendersi. La sera del ro, il comando della piazza di Gimma lo informò che stava .trattando anche la sua resa. Il 13, dopo altri infruttuosi tentativi di . superare l'Orno Bottego t dopo aver sostenuto vari combattimenti contro i ribelli, la diviSIOne si diresse verso Soddu. Durante la marcia, come convenuto nelle trattative, un reparto britannico le venne incontro per darle assistenza. Il 17, all'entrata in Soddu, l'avversario rese gli onori militari ai valorosi superstiti. ZoNA CENTRALE FRONTE NORD- EST. (Sclziz:::o 1l. JO). - Il fronte nord- est era costituito, come noto, su due settori: Limmù Ennaria (gen. Zauli) e Abaltì (colonnello Fratta). , Mentre si combatteva sulla sinistra dell'Orno, a.lla fine di aprile, forti formazioni di ribellì scioani, guidati da ufficiali britannici, guadavano il fiume all'altezza della confluenza col piccolo Gbibiè. Il mattino del 3 maggio, assalivano di sor presa le posizioni occupate dal battagl i~:me scuola graduati coloniali che era stato dislocato a una mezza giornata di marcia per la protezione del fianco sinistro dello schieramento di Abaltì (r). L'attacco riusciva ad isolare i fortini pre(x) Le forze schierate sul fronte nord- est subirono notevoli mutamenti dall'inizio della costitm.wne di tale fronte fino alla caduta. Inizialmente mentre ancora si effettuava il ripiegamento da Addis Abf'ba, il nuovo fronte venne così imbastito : - nel settore di Abaltì.: XV battaglione coloniale, battaglione scuola


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sidiati dalle due compagnie che costituivano il battaglione; il combattimento si protraeva fino ad esaurimento delle munizioni (circa le 15); tutti gli ufficiali e i nazionali del comando cadevano, pochi coloniali soltanto riuscivano a ripiegare, ma la sorpresa contro lo schieramento di Abaltì non riuscì e un efficace contrattacco del LXVI battaglione ricacciò gli armati etiopici oltre il Bottega in direzione di Uolchittè. Altre formazioni operavano però più a nord, al margine orientale dell'altopiano dei Botor. Se fossero riuscite a scavalcare quei monti avrebbero potuto dilagare su Gimma. A fronteggiare la pericolosa situazione, venne costituita in Giroma una colonna operativa, agli ordini del col. di S. M. Grandi, coi battaglioni XV e CIXC, il C gruppo artiglieria someggiata coloniale da 75/ I 3 ed un battaglione nazionale del reggimento autieri fucilieri di nuova costituzione. I reparti si raccolsero nelle adiacenze di Tirò. La colonna mosse il giorno 7 lasciando in posto il battaglione autieri per eliminare i ribelli che scorazzavano nella zona. Il XV battaglione, inviato innanzi, incontrò, 1'8, il nemico a M. Abù e combattè durante tutta la giornata senza arrivare a una risoluzione. Il 9, col giungere del grosso, la lotta si riaccese e si protrasse vivace, con alterne vicende, finchè i ribelli furono costretti a ripiegare sotto la spinta dei nostri, inseguiti, oLtre il fiume, dall'artiglieria (1). Anche nel settore Limmù Ennaria (nord di Abaltì) una grossa formazione di ribelli infiltratasi, nella seconda decade di maggio, sulla destra del fiume veniva incalzata e dispersa dalle nostre truppe presso Alga e presso Coma. Alla fine del mese, ad avvenuta occupazione della wna sinistra Orno, il Negus convocava ad Uolchittè i rapi battuti per indurii a graduati coloniali di Gitnma, I batteria da 47, I batteria da 65/17, I squadrone carri veloci; - nel Limmù Ennaria: le bande irregolari di polizia delle residenze di S:1co, Com:1, Alga, Cossa. Completato il ripiegamento, e riordinate le truppe affluite, i due ~ettori vennero rinforzati destinando: - aò Abaltì: il III gruppo carabinieri dello Scioa, l'LXXXVIII battaglione coloniale, l'VIII gruppo squadroni cavalleria coloniale, la compagnia deposito coloniale di Addis Abeba, I gruppo misto di artiglieria (costituito con le unità pr~sistemi, I batteria da 77/28 ed I da 105/28) e il I battaglione genio coloniale artieri. ( 1) Nostre perdite: 1 ufficiale morto e 2 feriti; 7 nazionali morti e alcuni feriti; un centinaio di coloniali tra morti e feriti.


ritentare l'azione con maggiori mezzi in concorso all'operazione che truppe britanniche avrebbero svolta su Abaltì con la XXIII brigata Nigeria e su Dacano (sud di Abaltì) con la XXII E. A. Il settore Dacano (gen. Majnardi) era stato costituito, nella seconda decade di maggio, come già ricordato, in conseguenza degli avvenimenti sulla sinistra Orno. La posizione sulla quale la difesa era stata appena imbastita per impedire al nemico il passaggio del fiume, era limitata, a sinistra, dalla confluenza del Gogeb con l'Orno stesso ed era suddiviso in due sottosettori: Odonitta e Aro. Sul fronte, che aveva uno sviluppo complessivo di 38 chilometri, erano schierate tutte le truppe disponibili in posto, che assommavano complessivamente a 3800 uomini compresi i servizi: 68 mitragliatrici, IO pezzi da 105/28 e 7 pezzi da 75/13 (r). L'azione sul fronte di Dacano ebbe inizio il I giugno col tiro di bombarde e artiglieria contro le truppe di una piccola testa di ponte lasciata, il 28 maggio, sulla sinistra dell'Orno Bottego per consentire il recupero di materiali. Essa venne ripiegata sulla riva destra verso mezzogiorno. Nella no.tte sul 3 giugno, i Britannici, superata una nostra interruzione tra roccioni strapiorrìbanti, occupavano, con elementi vari, le alture sulla sinistra dell'Orno fino alla confluenza con l'Odonitta e facevano affluire sulla sponda del fiume mezzi .corazzati e camionette, mentre, con .tiri di mitragliatrici, paralizzavano ogni movimento nella piana ove erano schierati i nostri reparti. Un primo tentativo di passaggio sulla sponda destra non aveva successo, ma permetteva al nemico di constatare che la difesa era completamente immobilizzata dall'incessante martellamento aereo e terrestre e dal tiro delle armi automatiche piazzate sulle alture della sponda sinis.t ra dominanti la zona tenuta dai nostri reparti. Il 4, il nemico riusciva a passare il fiume a valle del traghetto rotabile. L'indomani, attaccava il II battaglione cc. nn. e lo travolgeva. Un aggiramento proveniente dalla confluenza del Gogeb nell'Orno determinava poi il completo accerchiamento del settore; le batterie stesse venivano assaltate di rovescio. Un tentativo di contratt~cco, effettuato dal III 0

(1) Situazione alla sera del 31 maggio: - sottosettore Odonitta: II battaglione cc. nn., VIII grupp.o squadroni, XXXI gruppo artiglieria 105/28, C gruppo artiglieria 75/13, batteria mitraglia· triei c.a. 12,7, XIV battaglione genio, 46a compagnia genio; - sottosettore Aro: CLXXXII btg. coloniale; TI1 gruppo CC. RR. mob.; - riserva: battaglione nazionale di formazione, CLXXXIX battaglione coloniale.


gruppo carabinieri, riusciva infruttuoso per l'esiguità delle nostre forze. Il comando dello scacchiere ordinava allora di raccogliere tutti i disponibili ed effettuare con essi resistenze successive per ritardare l'avanzata del nemico in direzione del Ghibiè di Gimma e cercare di fermarsi sulle colline di Nadda collegandosi a sinistra con le truppe provenienti da Abaltì. Alle tre, dopo che la località era stata superata dalle truppe superstiti, veniva effettuato il brillamento di una predisposta interruzione ad ovest di Dacano. Sotto violento temporale le truppe, giunte stanchissime a Nadda, si schieravano sulle nuove posizioni; non trovavano però collegamento a sinistra non avendo potuto le truppe di Abaltì ripiegare al piccolo Ghibiè. I nazionali vennero allora concentrati nell'abitato, mentre i resti delle truppe coloniali (350 uomini circa) furono schierati a difesa del piccolo Ghibiè. Nel settore Abaltì il nemico, all'alba del 6, aveva di sorpresa passato il fiume e superata col concorso di forze irregolari, l'interruzione stradale, aveva con rapida manovra, circondato tutto lo schieramento costringendolo alla resa. Contemporaneamente, grosse formazioni ribelli erano spinte nel settore Limmù Ennaria e, dopo violenti scontri su M. Motè, erano riuscite ad affermarsi tra Como e Saca (nord di Girnma) annientando, in un duro combattimento, il 3 giugno, il fedele battaglione scuola graduati coloniali, ricostituito su due compagnie dopo il combattimento del 3 maggio ( 1). Si era venuta così a creare una situazione di serio pericolo per la stessa città di Gimma. La mancanza di riserve che consentissero di poter in qualche modo parare alla tragica situazione (rinforzi partiti da 6 giorni dalla regione Caffa verso Ginima erano rimasti impantanati a sud del Gogeb) decise il comando dello scacchiere: ad ordinare l'arretramento dell'intero fronte Dacano- Abaltì- Saca- Ghibiè Ennaria, a predisporre misure di difesa vicina che assicurassero la protezione immediata della popolazione nazionale civile di Gimma e ad affidare i pieni poteri ad un ufficiale generale perchè trattasse la· resa della città (quale città aperta) a condizioni onorevoli. Lo stesso giorno il comando di scacchiere si trasferiva nella zona Didessa- Dabus, per condurre l'azione delle rimanenti .t ruppe al fine di prolungare la resistenza nel resto del territorio, e per esercitare azione di comando superiore sullo scacchiere Amara (gen: Nasi) e sulle forze della Dancalia Aussa (col. Raugei) che ancora combattevano. (x) Caddero 7 ufficiali, 1 nazionale e circa 200 coloniali.


LA RESA DI GIMMA. - Mentre il nucleo maggiore di resistenza del Galla e Sidama si spostava nella zona Didessa- Dabus, nella zona centrale dello scacchiere la lotta si restringeva attorno a Gimma. Le forze del settore Limmù Ennaria ripiegando lentamente dovevano cercare, con azioni di retroguardia, di tener lontano da Gimma le masse ribelli provenienti da nord, mentre, per parare alla minaccia di orde irresponsabili che da ogni direzione premevano con azione concentrica sulla città, venivano organizzate a difesa, con truppe nazionali, le regioni contermini di Agarò e Sombo. Inoltre, per eliminare le infiltrazioni che si andavano manifestando un po' ovunque, venivano costituite colonne mobili che, partendo dal centro di Giroma, dovevano operare contro le punte più minacciose. Non poterono però essere evitati alcuni eccidi di truppe dislocate in presidi esterni: il 21 giugno, venivano sopraffatti e massacrati gli autieri dell'autoraggruppamento di Saca di Gimma; l'indomani, veniva aggredita a Garrima una colonna che aveva rilevato il personale del commissariato del Daura Conta. Il Io giugno, si ebbero i primi contatti al piccolo Ghibiè tra i nostri parlamentari e quelli britannici, ma le trattative si presentarono difficili perchè il Comando inglese intendeva ottenere la resa totale di tutte le forze del Galla e Sidama. Le condizioni di resa furono concordate il 20; oggetto della resa: le forze di Gimma e quelle che si trovavano nel raggio di 10 chilometri dall'abitato. In base a tale accordo, il 21, le truppe inglesi prendevano possesso della città. Lo stesso giorno, per deficienza di viveri e di acqua, deponeva le armi anche il presidio di Agarò. Lasciata Gimma, il 6 giugno, il Comando Superiore (e comando .scacchiere sud) raggiungeva, il 7, la foresta del Dabana (ovest di Bedelle) ove sostava per emanare gli ordini impos.ti dalla situazione, }n sintesi: « raccogliere le truppe per prolungare la resistenza 11 . La 22• divisione, tuttora nel Caffa, veniva fatta affluire, per il ponte di Cericcò, verso D embi, ove il gen. Nam aveva costituito, con resti di repar.ti inviati da Gimma da alcuni giorni (battaglione carabinieri, battaglione autieri, VIII battaglione coloniale) il settore Alto Didessa, dipendente dalla 26.. divisione. Questa dal Lieca si stava trasferendo : parte, a Bedelle (col comando) nel settore Medio Didessa, parte, a Ponte del Greco nel settore Basso Didessa (sulla strada tra Lechenti e Ghimbi). Invariata la dislocazione ·della 23.. divisione sul Dabus, nel settore Baro- Sonca, e nel settore di Gore (Salei- Bure).


268 FRONTE occiDENTALE. Già, il 25 marzo, il gen. Caffaratti, comandante della 22' divisione (in ottemperanza agli ordini già ricordati dd comando scacchiere), aveva disposto l'arretramento sull'altopiano di Magi di tutte le truppe dislocate verso la fascia di confine,, allo scopo di concentrare le forze per garantire il possesso di quel caposaldo; una colonna motorizzata britannica puntava intanto su Uesca Ueca ove era un nostro piccolo presidio. Il r• aprile, in conseguenza della situazione generale venutasi a creare nel terri torio dell'A. O. 1., veniva ordinato anche alle truppe di Magi di sgomberare il materiale e di ripiegare poi su una nuova linea più arretrata nella zona di Golda senza lasciarsi impegnare da una eventuale azione britannica. Si aveva, infatti, notizia in quei giorni che oltre le truppe di Uesca Ueca un'altra colonna motorizzata si trovava in valle Acobo e che una consistente formazione ribelle di circa 2000 fucili intendeva da Gheiscia attaccare sul tergo le truppe di Magi. La sera del 6 aprile, venne iniziato lo sgombro della zona. Esso fu disturbato solo da azioni locali, che non impedirono il regolare afflusso dei reparti ai punti di incolonnamento e il successivo movimento su Golda ove essi giunsero la sera dd 9· La notte sull'II aprile ebbe luogo anche il ripiegamento del presidio di Gurafarda. In attesa dell'arrivo della colonna ripiegante da Magi, le truppe che ne avevano preceduto il movimento si erano opportunamente dislocate per imbastire la linea di difesa di Golda e per provvedere alla sicurezza del villaggio trasformato in caposaldo. In zona avanzata veniva lasciato un gruppo bande a presidio di Giamo e un reparto nazionale a Sciascia. Attaccati da fuorusciti e ribelli questi presidi reagirono con azioni di repressione. I nazionali ripiegarono, poi, il 23 su Golda. Tra la fine di aprile e i primi .di maggio, le .truppe britanniche che avevano occupato la zona di Magi (XXV brigata E. A.), si spinsero verso il fiume Burber Uaca occupando anche il villaggio di Sci ascia subito dopo la nostra evacuazione ed il fortino di. Giamo che il gruppo bande, minacciato di accerchiamento, aveva, per or.dine del comando divisione, abbandonato il 4 per ripiegare a sua volta su Golda. Nel territorio del Ghimira, &a Golda e il Baco, ove si concentrò la 22• divisione la zona di Tamangiagi costituiva, per la sua particolare posizione, il punto nevralgico della situazione interna del settore. l ribelli effettuarono varie azioni contro quel presidio nella seconda e terza decade di aprile ed ai primi di maggio. Il 6, il comando di divisione (col. Pialorsi) decise di arretrarne le truppe a Cianna ri-


.r ScHrzzo N. 31.

LE OPERAZIONI NEL GALLA-SIDAMA ZONA CENTRALE (Fronte occidentale)

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tirando anche il presidio di Dizu (1). H movimento, iniziato la sera del 7, interrotto il mattino successivo da un combattimento impegnato dai nostri contro ribelli che avevano attaccato la colonna, si compiva il 9· L'abbandono della zona di Gurafarda e di Tamangiagi provocò l'afflusso dei ribelli nel territorio del Moccia e Masango, ove furono gettati i primi semi della ribellione e della defezione dei capi locali. Nei giorni 7, 8 e 9 maggio, eliminati i nostri posti di guardia sul fiume Baco, venne isolato e attaccato il piccolo presidio di Iechi che dovette essere rifornito a mezzo aerei. Al presidio di Gheccia veniva intanto ordinato di ripiegare verso nord su Attelé, posizione dominante e più idonea a sostenere un attacco di ribelli; ma la quasi totalità dei coloniali defezionarono e i pochi nazionali, abbandonata Attelé, si diressero al F. Baro nel settore della 23a divisione (zona Didessa- Dabus) ov~ si unirono ad un reparto di regolari inviato loro incontro da Gore. Non riuscirono, invece, a raggiungere il Baro i nazionali e i pochi graduati eritrei rimasti fedeli del presidio di Iechi. Fino al 19 maggio continuò, con ritmo accelerato, il potenziamento della piazza di Golda e la intensa attività di scorta alle autocolonne e carovane di rifornimento. In detto giorno, il comando della 22a divisione riceveva l'ordine di arretrare la sua linea sulla posizione di Cianna e Aberà abbandonando tutto il Ghimira. A sua disposizione, per lo sgombro dei materiali e dei viveri, veniva messo il II 1° autotrasporto ilislocato a Bonga. Il ripiegamento, disturbato solo la notte del 1° giugno da una formazione di ribelli, veniva ultimato l'indomani. I Britannici, provenienti da Tamangiagi, occupavano intanto Uota (Ghimira), ma fino al giorno in cui venne ordinato il concentramento di .tutte le truppe dello scacchiere nella zona Didessa- Dabus, sulle nuove posizioni occupate dalla divisione si verificarono solo piccoli scontri (a Gaigo e a Gaccia). Quando, il 6 giugno, la 22" divisione ricevette dal comando scacchiere l'ordine di trasferirsi, via Dembirà- ponte Cericco, a Dembi e di inviare subito un'aliquota delle sue forze a Belletà, essa dispo· neva di circa 100 ufficiali, 400 nazionali, 3500 coloniali e 500 tra cavalli e muli (2). (t) Il col. Pialorsi, comandante io posto della I brigata coloniale, subentrò, il 1° maggio, nel comando della 22• divisione al gen. Caffaratti nominato comandante della 21a. (2) Dette forze erano inquadrate nei seguenti comandi e reparti: comando divisione e comando I brigata con relativi reparti e servizi; 2" compagnia


Accertato, sulla base delle informazioni avute dal nucleo esplorante divisionale e delle ricognizioni eseguite da ufficiali, che il transito per le varie scorciatoie adducenti al F. Gogeb era impossibile, il comando della 22• divisione, nelle prime ore del 12 giugno, decideva di raggiungere ponte Cericco seguendo la più lunga via di Bonga, Beda. · L'inevitabile passaggio di tutti i reparti della divisione da Bonga, già sede del campo famiglie (disciolto in seguito all'ordine di trasfenmcnto a Dembi), rese di ancora più seria e difficile soluzione il problema dei familiari dei coloniali. Solo una parte delle famiglie si era infatti trasferita ai paesi di origine o aveva raggiunto Sciabe per l'ulteriore smistamento; la maggioranza di esse invece si era stabilita a Bonga o nella speranza che una migliorata situazione consentisse loro di r.ilcongiungersi ai rispettivi capi famiglia, o perchè impossibilitata a raggiungere i lontani paesi di origine già evacuati dalle nostre truppe. 1 coloniali che incontrarono così a Bonga le rispettive famiglie, dichiararono di non poterle abbandonare in tale località sia per le difficoltà che esse avrebbero incontrato per il sostentamento, sia perchè, subito dopo la nostra partenza, sarebbero rimaste in balìa dei ribelli e chiesero quindi di farsi seguire da esse. La fondata preoccupazione dei coloniali e la delicatezza dell'argomento, che nella contingente difficile situazione potevano avere funeste ripercussioni sui reparti, consigliarono il comando di divisione di non opporre un netto rifiuto alle richieste dei coloniali, limitandosi a svolgere attiva opera di persuasione perchè il maggior numero di famiglie si concentrasse oltre il Gogeb, nel settore di Sciabe, incaricato del loro ulteriore smistamento. T ale opera, svolta nell'interno dei reparti dai rispettivi ufficiali, non sortì che effetto parziale, per cui oltre 2000 persone fra donne, bambini e servi con relativo bestiame, si unì alla divisione nella sua marcia. Così appesantita, la 22• divisione superava grandi difficoltà specie nel .t ransito sulle piste nella zona di Bonga e, modificato ancora l'itinerario, raggiungeva, il 13, Belletà e, il 14, Abgacciò. La sera del 19, disturbata durante la marcia da attacchi di piccole formazioni di ribelli, attestava ed accampava a Cericcò. 20 giugno, il comando scacchiere le comunicava che in conseguenza della nuova situazione generale, essa doveva raggiungere Gore, .tuttora presidiata dalle nostre truppe, anzichè Dembi.

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autonoma cc. nn. d'Africa; 3• compagnia genieri artieri; l, XVlll e CXC battaglioni coloniali; Il gruppo bande di frontiera « Akobo »; 1• batteria someggiata coloniale.


ZoNA OmEssA - DABUS. SITUAZIONE AI PRlMI DI MAGGIO. -

Il territorio del gruppo divi-

SlOflÌ Didessa - Dabus, attorno al quale, durante il mese di maggio, si

andava stringendo il cerchio delle truppe nemiche regolari ed irregolari, è caratterizzato, all'ingrosso, da un complesso di rilievi fra i 1.800 e i 2.200 metri separati e scompar.timentati in blocchi, di forma e dimensioni differenti, da ampie e piatte pianure che numerosi corsi d'acqua, con andamento tortuoso, attraversano in tutte le direzioni. Una ben sviluppata rete di piste camionabili, a fondo naturale, da Ghimbi, centro di figura del territorio, s'irradia verso tutte le località periferiche. A causa delle forti pendenze e della natura argillosa del terreno, tali piste però diventano facilmente intransitabili dopo le piogge. Nei riguardi della difesa esterna avevano particolare importanza il fronte occidentale e il fronte orientale. Il fronte occidentale, il quale sbarrava le ar.terie stradali che da Roseires e dal Nilo Bianco fanno capo ai centri di Asosa e Gambela, divenuto operativo fin dall'apertura delle ostilità, era stato arretrato, come già ricordato, dalle posizioni di confine al gradino collinoso .immediatamente retrostante. La 23• divisione (gen. Van den Heuvel), che già da tempo lo presidiava con una forza di circa 9000 uomini, era, a malgrado della estensione del fronte (circa 700 chilometri) c della completa mancanza di armi contraeree ed anticarro, in discrete condizioni materiali ed in ottime condizioni spirituali. Priva, però, di riserva, era prevedibile che le sue difficoltà sarebbero cresciute non appena l'avversario avesse preso l'iniziativa su uno qualunque dei suoi settori. Sul fronte occidentale i Britannici avevano forze regolari raggruppate in due nuclei: uno nella zona di Gambela ed uno nella zona Asosa- Afodù. Nelle località intermedie, erano invece, dislocate bande di ribelli che si appoggiavano a reparti regolari fissi o saltuariamente inviati con autocarri. Dopo i tentativi effettuati in aprile per impadronirsi di Dembidollo, le truppe britanniche si ritirarono .definitivamente dietro il fiume Saco; sul fronte occidentale, si ebbero poi solo frequenti scontri di pattuglie. Importanza d'ordine ben superiore andò invece assumendo il fronte orientale in conseguenza dell'occupazione di Addis Abeba da parte dei Britannici e del rientro del Negus. Le truppe deUa 26• divisione (gen. Umberto Berardi), che vi erano dislocate, erano state


per la maggior parte addensate, sotto la pressione degli avvenimenti, sui tratti di fronte più minacciati corrispondenti alla ottima camionabile proveniente da Addis Abeba ed alla pista Ghedò- Billò- Siré, mentre la rimanente parte era stata assorbita dalle profonde e malsicure retrovie fra il Ghibié e Lechenti (8o chilometri). In tutto il n:sto del territorio erano solo piccoli distaccamenti destinati essenzialmente a fronteggiare la situazione interna locale. La divisione (forte di 4.500 uomini) risentiva anche della sua improvvisata formazione specie nei servizi, e nei collegamenti intonati alle diverse precedenti dipendenze e situazioni. La zona di Lechenti, per la sua posizione e in conseguenza della situazione contingente, aveva la funzione di sbarrare la strada su Gimma e su Ghimbi e costituire base di appoggio per eventuali contrattacchi e centro di raccolta per truppe che ripiegassero dalla prima linea. Essa non aveva però alcun valore tattico essendo caratterizzata da una serie di piccoli dorsi, ampi e largamente intervallati fra i quali sì distende il lungo abitato di Lechenti, nè avevano aggiunto gran chè al suo scarso valore naturale i pochi embrionali lavori di rafforzamento effettuati su qualcuno di detti dorsi. Dal punto di vista interno poi, la regione era particolarmente turbolenta, sia per la presenza di centri di ribellione (zona LechentiM. Tuca; zona Dirré; zona Argio), sia per la vicinanza della zona di Ghedò dove, dopo l'occupazione di Addis Abeba, la ribellione spadroneggiava liberamente con forti bande armate favorite dai Britannici.

FRONTE ORIENTALE (1). Ai primi dì maggio, venne effettuata un'azione nella zona ad oriente di Lechenti tendente a circondare la regione del M. Tuca, ove risultavano annidati un migliaio di ribelli.

(1) Le truppe dipendenti dalla ::z6• divisicne alla data del 21 aprile erano così disloca te : - comando VII brigata coloniale: strada Bacò- Lecheoti, 2 chilometri ad oyest del Ghibié; - CLII e XLV battaglione coloniale; ::z compagnie del XV battaglione; III gruppo artiglieria da posizione; comando I gruppo someggiato con una batteria da 6t;II7; 1 compagnia artieri del V battaglione genio: sul Ghibié fronte a Bacò; - VI battaglione coloniale: a Billò; - V battaglione cc. nn. (riserva divisionale): a Siré; - DVI battaglione cc. nn.: a Lechenti; - comando XV battaglione coloniale con due compagnie e una banda: a Dirré; 18


Ma queste forze, pur subendo perdite in uomini e più ancora in bestiame, riuscivano a ritirarsi, non viste, nella boscaglia di Galatà. (Schizzo 11. 32). Si aveva in animo di riprendere, appena conveniente, l'azione contro di essi, ma l'incalzare degli avvenimenti sui vari fronti e l'avvenuta riduzione delle più esigue forze disponibili (due battaglioni da Gore e dal Dabus erano stati inviati d'urgenza in autocarro a Gimma) non consentirono che l'azione fosse ripresa come line a se stessa. Restavano, infatti, a Ghimbi, come riserva generale, soltanto un battaglione della M.V.S.N. e una banda. Verso la fine del mese, la situazione si faceva particolarmente grave sul Ghibié, ove tutte le strade a sud e ad ovest delle nostre posizioni, spesso intransitabili per le piogge o interdette dall'aviazione, erano ormai infestate dai ribelli che rendevano lenti ed incerti i rifornimenti ai presid! avanzati. Di queste .bande, provenienti in gran parte da Aratù e da Bacò, alcune si erano infiltrate fra il Ghibié e l'esiguo presidio di Siré, ed insidiavano alle spalle le truppe schierate sul Ghibié, minacciando da vicino la stessa sede tattica del comando della 26• divisione rimasto a Siré. Ciò mentre era incombente la minaccia di un attacco in forze da par.te dei Britannici e mentre. formazioni di ribelli, non prive ormai di coesione e baldanza, si addensavano presso il fiume. In questa situazione, venne fatto affluire nella zona, da Ghimbi, l'unico reparto a disposizione del comando gruppo divisioni per immediato impiego e venne disposto altresì che due battaglioni si trasferissero a Siré dal Dabus e da Dembidollo. Intanto, all'alba del giorno 24, una grossa formazione di ribelli si riversava su Anno (sede del comando della VII brigata coloniale, col. Rean), si univa alla banda residenziale di un degiac ritenuto fino allora il capo più fedele della regione, e attaccava, di sorpresa, la compagnia che vi era dislocata in rincalzo della prima linea. Dopo aver massacrato tale reparto quasi per intero con tutti gli ufficiali (r), si dirigeva su Billò e sul rovescio delle nostre forze schierate sul Ghibié che venivano, in pari tempo, ,attaccate anche frontalmente da altre formazioni. Il combattimento si protrasse per l'intera giornata con - presidio aeronautico e mezza compagnia DVI battaglione cc. nn.: a Bonaia; - mezza compagnia DVI battaglione cc. nn.: ad Argio. (t) Dei 158 uomini della compagnia scamparono all'eccidio solo 29 ascari. Un ufficiale, ferito, fu raccolto da un ufficiale inglese che aveva seguito l'azione ìn un carro armato.


ScHizzo N. 32.

,s-l"\LE OPERAZIONI NEL GALLA-SIDAMA ~-..

--:-----

/ •• ZONA DIDDESSA-DABUS(fronte orientale)

••

...............

~ Oirniqn/t:l/allacco l"ormar/on/rl/u!/1/

.....-. Jcl!ùramMI'o a'ella 26.o'IY. al R~-11'.

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Zone occv,otrll' t:fqo/ri~l'/1/ al 7- Yl.


alterne vicende, finchè, a sera, sul Ghibié il nemico era costretto a ripiegare; non così invece a Billò ove i nostri riuscivano appena a contenerlo. All'indomani ed il giorno seguente, il combattimento si riaccese con maggiore accanimento su tutto il fronte, con frequente intervento dell'aviazione britannica. Estintosi alla fine sul Ghibié davanti a Bacò, esso riprendeva ancora, il giorno 27, con maggiore decisione a Billò, ove il presidio, ormai sfinito e privo di munizioni e viveri, stava per essere isolato da grossi nuclei di predoni armati che aggredivano anche le nostre colonne di rifornimento lungo la pista di Siré. Il comandante del gruppo divisioni ritenne che il restare in una simile situazione equivalesse a rassegnarsi passivam_ente a veder fra non molto completamente travolte le forze della 26"' divisione ripartita fra il Ghibié, Billò, Siré e Lechenti. Poichè le ricognizioni effettuate avevano concordemente accertato che il Didessa, per la notevole larghezza in tutto il suo sviluppo, per l'altezza d'acqua di circa due metri e per le sponde inaccessibili fuori dei ponti, costituiva un ostacolo considerevole al passaggio di un avversario in forze, rappresentò al comando scacchiere la convenienza di arretrare il fronte della 26• divisione su quel fiume non appena col concorso dei reparti nuovi giunti si fosse stabilito un temporaneo equilibrio nella zona. Il comando scacchiere autorizzò l'arretramento proposto con l'obbligo di estendere il fronte della 26• sulla nuova linea a sud - est di Bedelle fino a prendere collegamento col presidio di Saca. Il 3 giugno, ebbe inizio, nella z.ona Didessa nord, il ripiegamento su Diré e quindi su Lechenti, ostacolato oltre che dal fuoco dei ribelli, da ripetute incursioni aeree. Il presidio di Billò avrebbe dovuto, per Ursa, trasferirsi nei pressi di Giara ma, la peggiorata situazione nella zona di Saca indussero il comando scacchiere a rinunciare a quell'itinerario e ordinare che anch'esso convergesse su Siré. Prima che avesse inizio il movimento però, interi plotoni abbandonarono il presidio por.tando seco le armi. Le diserzioni continuarono nella notte. I superstiti nazionali, con qualche ascaro fedele al fianco, aggrediti durante la marcia nella boscaglia, furono, il 5, dopo un sanguinoso scontro, costretti alla resa. All'alba del 7, nessun reparto trovavasi più ad oriente di Lechenri : un battaglione cc. nn. e un battaglione coloniale erano in marciaverso sud su Argiò per raggiungere i guadi sul Didessa ad oriente di Hedelle, guadi che correvano il rischio di cadere nelle mani dei ribelli già saldamente affermatisi nelle attigue zone di Coma e di Saca. La


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stessa Lechenti doveva al più presto essere sgombrata per portare tutte le truppe dietro il fiume. Il IV battaglione della M. V. S. N., rinforzato da una batteria da 65 f 17 someggiata, che fra i repar.ti nazionali era il solo finora risparmiato, veniva inviato da Ghimbi ad Orde Mulé per proteggere l'intenso movimento di uomini, quadrupedi e automezzi che da Lechenti si trasferivano al ponte del Greco, e per dar tempo alle truppe che a mano a mano raggiungevano il Didessa di sistemarsi a difesa. Il presidio di Orde Mulé occupava l'estremità più orientale del lungo, sottile ed elevato sperone che si estende, con direzione ovest~ est, fra i due profondi avvallamenti del torrente Ciocorsà, a nord e del tor~ rentc Macà, a sud ed è percorso dall'unica pista automobilistica che allacci Lechenti al ponte del Greco. Forma la testa di questa specie di molo, un dosso rotondo, alquanto elevato e completamente nudo, che tutto intorno, meno che sul tergo, è circondato da un vallo abbastanza profondo, attraversato, sul davanti della posizione, da una sottilissima lingua di terra sulla quale passa la strada, di cui era stata predisposta l'interruzione. Dal dosso la vista spazia lontano per 36o 11 distaccamento doveva ostacolare al nemico il riattamento della interru~ione finchè possibile, sganciarsi poi rapidamente e ripiegare dietro il ponte del Greco. Alla sera dell'8, tutte le truppe, che avevano lasciato Lechenti al mattino, ed il cencioso corteo delle famiglie indigene sostavano su l rovescio della posizione di Orde Mulé. L'indomani, raggiungevano ponte del Greco. Il 14, grossi nuclei ribelli armati di mitragliatrici attaccarono tre volte Orde Mulè da più par.ti. Respinti dal tiro dell'artiglieria e dal contrattacco di gruppi di ascari e camicie nere desistettero, verso le 17, dall'attacco. Giudicando ormai esaurito il compito affidato al presidio di Orde Mulé, il comandante del gruppo divisioni ordinava che non appena la situazione lo avesse consentito, esso fosse fatto ripiegare. Ma l'ordine non giunse al distaccamento. Il mattino del 15, venne ripetutamente e violentemente attaccato da truppe regolari britanniche rinforzate da artiglierie e da formazioni di ribelli. Un primo attacco, iniziato alle 7,30, da bande di ribelli contro il fianco sinistro ed il rovescio della posizione fu contenuto. Alle 10,30, con l'entrata in azione di mortai da 81 e di reparti di colore, l'attacco si fece più violento; raggiunse il suo culmine quando, un paio d'ore più tardi, il nemico concentrò ~ui difensori anche il fuoco delle sue artiglierie. I nostri risposero fino ad esaurimento delle munizioni poi l'orda dei ribelli si rovesciò sui difensori tagliando loro ogni possi0

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bilità di scampo (1). Perduta ogni speranza di t:ecuperare i superstiti del distaccamento di Orde Mulé e di altri reparti ad oriente del Didessa, il I8, il ponte del Greco veniva fatto saltare. L'indomani, le nostre posizioni sul Didessa venivano sottoposte per più ore al tiro violento di mortai da 8I e di batterie di piccolo e medio calibro inglesi, mentre reparti di pontieri britannici tentavano di mettere in acqua materiali regolamentari per il gettamento di un ponte: la pronta reazione delle nostre batterie e delle armi automatiche distribuite lungo il .fiume, frustravano il tentativo.

Più gravç si era fatta, intanto, la situazione nel settore Diòessa sud a causa del cedimento del settore di Saca che aveva lasciato incontrastata al nemico la via su Bedelle. Il comandante della 26" divisione aveva schierato sulla riva sinistra del Didessa, dietro il ponte militare (già distrutto): il DVI battaglione cc. nn. (che ad Argio aveva raccolto il distaccamento avieri di Bonaia), I batteria da 77/28 ed I compagnia del XV battaglione genio. A Bedelle, a difesa del nodo stradale che aveva importanza vitale per l'eventuale ripiegamento del presidio di Dembi, era rimasto solo il CLXXXVIII battaglione coloniale (ridottosi, dopo le ultime diserzioni, ad un paio di compagnie) e la banda residenziale. Non vi erano mezzi per controllare la zona a nord del ponte e le provenienze da Saca e tanto meno per costituire una riserva. Il giorno I9, contemporaneamente al tentativo di passaggio di truppe britanniche nel settore Didessa nord, formazioni abissine guidate da capi locali infedeli, riuscivano non viste a guadare il .fiume e cercavano di staccare i nostri reparti, schierati sullo riva sinistra, da Bedelle s~ cui già si stavano dirigendo altre colonne provenienti dalle zone di Coma e di Saca: Il battaglione cc. nn. ripiegava sopra un'altura a 5 chilometri dal fiume, lasciando in posto una forte retroguardia. Temendo che le truppe così frazionate nel settore potessero correre il rischio di essere sopraffatte separatamente in minor tempo il comando del gruppo divisioni ordinava di far ripiegare tutti i reparti dal Didessa su Bedelle per assicurare, assieme al locale presidio, 1l possesso di quel nodo stradale almeno fino all'avvenuto ricupero (1) Perdite del presìdio di Orde Mulé (forte di 367 nazionali e 83 ascari): II3 nazionali (8 ufficiali) c 51 coloniali, morti; 76 feriti e dispersi. Fra i morti è il colonnello del genio Bazzani.


279 delle truppe tuttora più a sud. Successivamente, le forze così riunite dovevano arretrare dietro il fiume Dabana le cui sponde, alte e ripide e la predisposta interruzione del ponte, avrebbero consentito di attardare la dilagante avanzata nemica e dar tempo all'autocolonna del quartier generale del comando scacchiere, rimasta impantanata presso il Dabana, di proseguire per Bube. II mattino del 20, il comandante la 26• divisione si recava incontro ai propri reparti sul Didessa. Il giorno stesso, orde di ribelli si rovesciavano sul presidio di Bedelle (col. Giaccardi). Difendeva gli accessi del paese un battaglione coloniale appostato sulle alture circostanti l'abitato. Ma il contegno degli ascari, fin dall'avvicinarsi dei primi gruppi di ribelli, lasciava prevedere che poco affidamento poteva farsi sulla loro volontà di combattere, e infatti, rimasti dapprima spettatori passivi si sbandavano poi dandosi alla campagna. I pochi nazionali, assaliti nei locali della residenza, erano costretti alla resa. Non diversa sorte .toccava, l'indomani, ad alcune centinaia di superstiti del Medio Didessa che al comando del comandante la divisione marciarono su Bedelle per tentare di sbloccarla e aprirsi poi il varco verso il Dabana (1). Tre giorni dopo, veniva assalita e distrutta a Ciorà (30 chilometri a nord- ovest di Bedelle) un'autocolonna di rifornimeitt;i che il comando scacchiere aveva avviato verso nord dai magazzini di Gimma. Restava isolato, 50 chilometri a sud di Bedelle, il settore Alto Didessa (presidio di Dembi) che avrebbe dovuto, dopo l'arrivo della 22" divisione, raccogliersi con questa a Bedelle e raggiungere, con le truppe di quel settore, il fiume Gabà per assumere una nuova dislocazione più raccolta. Ma la 22.. divisione trovavasi ancora al ponte di Cericcò e, caduta Bedelle, venne avviata, come già ricordato, su Gore.

FRONTE occiDENTALE. - In contrapposto all'intensa attività del settore della 26.. divisione, sul fronte della 23• si ebbero, nello stesso periodo, soltanto incursioni aeree nemiche ed azioni di reparti esploranti, effettuate prevalentemente dai nostri per mascherare la reale consistenza delle nostre forze e mantenere vivo in esse lo spirito combattivo. La situazione era però divenuta preoccupante a sud di Dembidollo, in zona Selei - Bure~ ove le formazioni abissine, inquadrate (x) Nel periodo 21 aprile- 21 giugno 1941 la 26a divisione ebbe complessivamente 1015 perdite, così ripartite: ufficiali: morti 17, feriti 5; nazionali: morti :208, feriti 124; asrari: morti :Ulo, feriti 4II.


da ufficiali inglesi, si erano fatte più aggressive, mentre le nost re bande irregolari diventavano, a mano a mano, più infide. (Schizzo 11. 33). Il mattino del 20 giugno, il comandante dello scacchiere, appena giunto a Bube, éonvocava il comandante del gruppo divisioni. Nel colloquio che ne seguiva, considerato che, sotto la crescente pressione nemica, le poche forze distese lungo l'ampia fronte del gruppo divisioni, correvano il rischio di essere da un momento all'altro frazionate in piccoli noccioli difensivi impossibilitati ad appoggiarsi l'un l'altro veniva deciso di raccogliere tutte le forze ancora disponibili, compresa la 22.. divisione al suo arrivo, nella zona Jubdo- Dembidollo che, nella situazione contingente, meglio si prestava a una resistenza fino al lim ite del possibile ( 1). Le conseguenti disposizioni esecutive iniziali furono impartite tc.>ncndo presente che fulcro dell'intera operazione doveva essere l'arresto del nemico sul fiume Didess.a, o su altra posizione intermedia fra Didessa e Ghimbi, da protrarsi fino a quando le .truppe provenienti dal Dabus non avessero raggiunto Jubdo o imboccata la mulattiera che da Neggio porta direttamente a questa località. Ma poichè le condizioni della VII brigata coloniale e del V battaglione M. V. S. N. sul Didessa erano molto precarie, l'arretramento delle truppe dal Dabus doveva avvenire sollecitamente in modo da disimpegnare i reparti impegnati sul D idessa prima che essi potessero esser sopraffatti e prima che le formazioni ribelli, in marcia da Macò, tagliassero la strada Ghimbi- Jubdo. ( 1) Alla data del 20 giugno le truppe della 23' diYisione erano così raggruppate: · - settore Selci - Ru re : reparto mitraglieri milizia forestale: forza approssimativa, l50 u., due;: bande del li gruppo bande: forza approssimativa, 350 u., bande locali: forza approssimativa, 400 u. ; - settore Baro - Sonca : squadriglia motociclisti : forza approssimativa, 70 u., C LXXXI battaglione coloniale: forz:1 approssimativa, 700 u., resti Hl gruppo bande di confine: forza approssimativa, 200 u., C LXXXVII battaglione coloniale: forza :tpprossimativa, 6oo u., una sezione mortai da 81. A nord del settore Baro - Sonca, nella regione del Gara Arba era dislocato in parte 1! IV gruppo bande; - settore Dabus - N ilo: XXVIII battaglione coloniale: forza approssimativa, 6so u., Jue sottogruppi dei IV gruppo bande: forza approssimativa, 400 u., una hatteria da 65/17. · Il LV battaglione coloniale era stato inviato nella zona di Lcchcnti.


Scmzzo N. 33·

LE OPERAZIONI NEL GALLA -SIDAMA ZONA OIDDESSA- DABUS (Fronte occidentale)

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Importanza fondamentale, nello sviluppo dei vari movimenti, veniva ad acquistare quindi la posizione di Ghimbi della quale bisognava perciò conservare il possesso fino a quando non fosser.o sfilate tutte le truppe provenienti e dal Dabus e dal Didessa. La situazione complessiva nel Galla e Sidama il mattino del 24 giugno veniva rappresentata a Roma dal Comandante Superiore le FF. AA. dell'A. O. 1.. In sintesi: forze ridotte complessivamente a J .500 nazionali e 5.000 coloniali; Belletà, presidiata da elementi nazionali e coloniali raccogliticci provenienti da altri settori, non ancora seriamente attaccata; a Dembi 500 nazionali e xoo coloniali a contatto con ribelli che si vanno addensando nella zona; reparti e servizi della 23• divisione e residui della 26• in marcia, con automezzi e a piedi, lungo le strade che convergono su Jubdo da nord e da est; ribelli, penetrati a Bedelle, minacciano il movimento da Bube, dal fiume Gabà e da Mattù; poche .truppe di settore, sopraffatte alle sorgenti del Baro, tengono ancora fra Baro e Bure e cercano di concentrarsi a Gore per unirsi alla 22.. divisione in marcia da ponte Cericco. Tutte le truppe dovrebbero .tendere, per Jubdo, a Dembidollo per alimentarvi la nostra ultima resistenza. Dembidollo, pur reggendo alla pressione da Gambela, è minacciata sul fianco destro da provenienze Mogi;. Lagamera e Cobaca. Azzardata appare la speranza che le truppe della zona a nord di J ubdo arrivino in tempo: forti piogge rendono i movime11;ti lenti e faticosi; aerei nemici seguono le colonne bombardandole e mitragliandole e aggravando le difficoltà del loro vettovagliamento che deve spesso affidarsi a risorse locali.

Lo stesso giorno 24, una formazione di ribelli occupava Umbi spingendosi poi su un costone a circa 6 chilometri ad ovest di Dembidollo. Altri attacchi si manifestarono, il 25 e 26, attorno alla sede del comando truppe del Galla e Sidama sulle direzioni di Lagamera e Gambela. Furono tutti respinti da nostri contrattacchi e la situazione venné rHitamlita, ma le infiltrazioni nella zona di Lagamera in direzione est e di Dembidollo minacciavano anche alle spalle i difensori del Bir Bir. Jubdo era inoltre minacciato anche dalle provenienze da Bube e da Supè sorvegliate da pochi ascari. Queste minacce, unitamente all 'imprevisto assottigliarsi delle forze disponibili determinato dall'invio di rinforzi a Dembidollo e a Lagamera, dall'incerto arrivo della 22• divisione e dalle nuove diserzioni verificatesi fra i coloniali, indussero il comandante del gruppo


divisioni a proporre di restringere ulteriormente lo sviluppo complessivo del fronte nord portando la difesa dal Bir Bir su una linea più arretrata (torrente Inclina). La proposta venne accettata, il 28. Nel complesso, le operazioni per raggiungere Jubdo dal Dabus e dal settore Didessa nord si svolsero regolarmente. Le popolazioni si mantennero tranquille. Nessun inconveniente si verificò nella regione attraversata dove i capi locali e masse di indigeni rinnovarono espressioni di fedeltà e dettero ai reparti generi di produzione locale e bestiame. La maggiore difficoltà al movimento derivò invece dalle condizioni delle piste che le piogge avevano rese impraticabili. Nella giornata del 28, quasi tutte le truppe erano affluite a Jubdo e nella zona del Bir Bir che l'aviazione britannica mitragliava ripetutamente. Intanto, il presidio di Dembi , circondato da tre lati e battuto dall'artiglieria e dagli aerei, all'ordine ricevuto, il 22, di sottrarsi all"assedio e di gettarsi su Bcdelle, già occupata dal nemico, aveva fatto presente che la mancanza di ogni mezzo di somcggio, la poca attitudine dei superstiti alla marcia a piedi e la scarsezza dei viveri, toglievano ogni possibilità di successo ad una eventuale sortita. Esso continuò perciò a difendersi sul posto contro gli attacchi nemici divenuti più insistenti dopo l'occupazione di Gimma fino a che, il giorno 28, ridotto agli estremi per le perdite e la mancanza di rifornimenti, era costretto alla resa. L 'indomani, capitolarono gli ufficiali, sottufficiali, e i nazionali che, provenienti dai depositi territoriali della Somalia, di Harar e di Addis Abeba si erano, a mano a mano, raccolti a Belletà. Il 30, il piccolo presidio di Gore, che aveva continuato a resistere nella speranza dì essere liberato dalla 22" divisione, era anche esso costretto a deporre le armi: sul Baro, le bande del II gruppo Uomberà, incaricate di assicurare il possesso dei guadi indispensabile per il recupero della 22" divisione, si erano battute con bravura in condizioni impari, finchè, il 23, abbandonate dagli ultimi elementi delle bande residenziali, non erano state sopraffatte. Alla 22" divisione veniva, nella notte stessa, ordinato di portarsi a Dembidollo. Essa raggiungeva, nelle prime ore del mattino, il torrente Gambar, ma il ponte, le cui travi di sostegno erano state precedentemente segate dagli Abissini e lasciate in equilibrio instabile, cadeva sotto il peso del primo reparto che vi transitava e la corrente travolgeva alcuni dubat, mentre, dall'opposta sponda, si scatenava improvviso il fuoco di fucileria e di armi a utomatiche. Nella notte, elementi isolati, parte a nuoto e parte sulle traballanti assicelle del ponte interrotto, passavano il torrente e stabilivano, sulla riva destra, una efficiente testa. di ponte strenuamente difesa poi, mentre la com-


pagnia genieri artieri dava corso ai lavori di riattamento. Sul ponte riattato, la divisione transitava il mattino del 2 e, respinti gli attacchi delle formazioni ribelli, procedeva, il 3, verso il torrente Maghellà (sud- est di Gore) sempre disturbata dai ribelli che tentavano di frazionare la colonna. Ma anche il ponte su questo torrente paludoso era stato interro.tto; la divisione veniva costretta, ancora una volta, :l sostare avendo di fronte le ingenti forze ribelli di Gore cui si erano unite formazioni provenienti da altre zone.

Esaminata la situazione nostra ed avversaria dopo la caduta òi Dembi e di Gore, il comando scacchiere aveva deciso di raccogliere .t utte le truppe nella zona circostante l'abitato di Dembidollo per organizzarvi una resistenza estrema. Oltre a una difesa di qualche consistenza sul Burta, non era stato possibile, con le forze disponibili (910 nazionali e 870 coloniali, quasi tutti già addetti a comandi e servizi) costituire che una linea di vigilanza attorno al centro abitato. Sul fronte esterno, avente uno sviluppo di circa roo chilometri, erano a contatto col nemico 155 nazionali e 1980 coloniali. Ma il 2 luglio, mentre lenti e faticosi procedevano i movimenti delle truppe provenienti da! Didessa e dal Dabus, quando i primi reparti della 23• divisione, stremati di forze e ridotti di numero, cominciavano ad arrivare, il nemico, riusciva a circondare a Jubdo un forte gruppo di reparti nazionali e coloniali su cui il nostro comando faceva affidamento per organizzare la difesa. I Congolesi attaccavano, lo stesso giorno 2, sul Burta con forte appoggio di artiglieria costringendq i nostri elementi più avanzati a retrocedere; il mattino del 3, riprendevano l'attacco ma venivano contrattaccati e respinti. Verso le II, il fronte ritornava calmo. Sembrò quello il momento propizio per accettare la proposta di cessazione delle ostilità che il nemico aveva fatto per radio e con manifestini. Il generale Gazzera così tratteggiava, in un radiocifra diretto a Roma, la situazione: « L a marcia che ci ha condotto da Gimma al Caffa e dal Dabus a Dembidollo, sta giungendo al suo fatale epilogo precipitato dalla sorpresa di ieri a Jubdo ... Resistenza che da giorni anzi da settimane dava adito a ragionevoli speranze è giunta limite umano estremo ... ». Nel pomeriggio, venivano inviati, quali parlamentari nei pressi del torrente Burta verso Gambela, per trattare col generale belga Gil-· licart, il capo di gabinetto del Governo Generale (gen. Guasco), il capo di S. M. del Comando Superiore (col. d'Amico) e il commis-


sario di Dembidollo (dott. Lepore). Gli accordi, conclusi la notte sul 4, si estendevano a tutte le truppe dello scacchiere, compresa, quindi, la 22" divisione per la quale si nutrivano le maggiori preoccupazioni. Il 6, alle 8,15, il Comandante Superiore trasmetteva al Comando Supremo il seguente telegramma: « At momento onori bandiera forze armate Dembidollo sono: ufficiali 2]6, truppa nazionale 2360 di cui 950 combattenti, coloniali un migliaio, 18 pezzi con 100 colpi pezzo; 94 armi automatiche con mezza unità di fuoco. Ancora zona Gore resti 22" divisione con 450 nazionali e un migliaio coloniali , . Le condizioni per la cessazione delle ostilità vennero comunicate al comandante della 22" divisione (col. Pialorsi) dal comando scacchiere, il mattino del 4 luglio. Il mattino stesso i ribelli attaccavano in forze e sommergevano il reparto che presidiava la testa di ponte costituita sul T. Maghellà. Nel pomeriggio, formazioni regolari delle truppe negussite in divisa investivano .tutte le posizioni della divisione. La lotta si protraeva sanguinosa fino alle 18,30 ora in cui l'avversario, fortemente provato, era costretto a ripiegare oltre il torrente. L'attacco veniva rinnovato il 5 e il 6, ma non aveva miglior successo. Verso le ore 10 del 6, mentre il nemico rinunciava a persistere nell'azione e gradatamente si andava ritirando, si presentavano alle uostre linee, con bandiera bianca, due nativi recanti una lettera del Comando britannico con la quale veniva data comunicazione dell'intervenuto accordo tra il Comando Superiore delle FF. AA. c il Comando dell'Armata britannica per la immediata cessazione .d elk ostilità e per la successiva consegna delle armi ai soldati dell'esercito abis-sino che accerchiavano la divisione. A mezzo degli stessi messi il comandante della 22" rispondeva che non avrebbe fatto consegnare le armi ad indigeni da noi considerati fuori legge e con i quali non intendeva trattare anche in ottemperanza agli ordini ricevuti dal Comando Superiore delle FF. AA. Il 7, dopo lunghe trattative, si concordava che l'inizio delle operazioni per il ritiro delle armi avrebbe avuto luogo presso il comando di divisione, alle ore 11 del giorno 8 alla presenza del delegato britannico e del fitaurari comandante dei reparti abissini materialmente incaricati della raccolta delle armi stesse. Le operazioni di ritiro delle armi venivano iniziate dietro assicurazione dell'iQlminente arrivo del delegato inglese. Alle ore 13, quando le operazioni stavano per essere ultimate (il delegato inglese si era fermato sulla vicina altura oltre il torrente) gli Abissini si abbandonavano al più sfrenato saccheggio senza distinzione fra nazionali e


coloniali passando per le armi chi tentava di opporsi alla spoliazione Contro il gruppo bande dubat ormai disarmato un violento fuoco dt fucileria e di armi automatiche rivelava con gli accorgimenti adottati per il massacro una premeditata volontà di vendetta. Sorpresi dal proditorio attacco, alcuni dubat si rifugiavano nella boscagl.ia mentre altri accorrevano a riprendere le armi accatastate. Il combattimento fra dubat e abissini si protraeva fino a notte inoltrata, e riprendeva nelle prime ore del 9· Accerchiati e frazionati in numerosi gruppi i dubat con6nuavano a resistere finchè, verso le 10,30, sopraggiungeva un capo indigeno che, fatto cessare il fuoco dagli Abissini, affermando di essere comandante di regolari etiopici, offriva la resa secondo le condjzioni già stipulate. I superstiti della divisione, che avevano raggiunto Gore, la sera dell'8, in condizioni di estrema spossatezza fisica, venivano, per scaglioni autotrasportati a Bure e consegnati all'ufficiale belga comandante del reparto congolese di guarnigione (1). Le perdite avute nel corso de!Je operazioni nel Galla e Sidama furono dal comando scacchiere sud valutate in 286 ufficiali (166 morti, 118 feriti, 2 dispersi), 2035 nazionali (n23 morti, 585 feriti, 327 dispersi) e 19317 coloniali (7486 morti, 9362 feriti e 24~ dispersi).

(r) Perdite subìte dalla 22~ divisione: ufficiali: 9 morti, 15 fc:riu, 6 dispersi; nazionali: 9 morù, 5 feriti, 8 dispersi; coloniali : 1.118 morti più 215 irre· golari, 1.132 feriti più 430 irregolari.


LE OPERAZIONI NELL'AMARA

CoNTRAZIONE DELLE FORZE E OPERAZIONI PERIFERICHE DI COLONNE E PRESIDI ISOLATI.

Lo stato di irrequietezza della popolazione dell'Amara nei primi mesi di guerra e l'offensiva delle forze regolari inglesi contro l'Eritrea suggerirono nell'ottobre 1940 e nel febbraio 1941 (come già ricordato), alcune varianti alle circoscrizioni dei grandi comandi militari ( 1). La regione del Goggiam, in particolare, era per la maggior parte in rivolta. I nostri presidi, eccettuato Danghila, Burié e Debra Marcos che avevano forze sufficienti per affrontare e sostenere qualsiasi scoJUro coi ribelli, erano praticamente assediati. Le autocolonne rifornimenti anche se scortate venivano di sovente attaccate da formazioni irregolari che, inflitte di sorpresa perdite a volte notevoli, si sot· traevano poi al combattimento. Una missione britannica (brig. Sandford) penetrata dopo dure peripezie nel Goggiam attraverso il Sudan, alla fine di settembre vi svolgeva incessante attiviù, Re sobillava le genti, costituiva « centri operativi » per l'arruolamento di « patrioti » e per l'indirizzo delle loro attività e riforniva i ribelli, che avevano come primo esponente il degiac Mangascià, di armi, munizioni, talleri e tderìe. Il Negus, trasferito dagli Inglesi da Londra a Karthum in attesa di rientrare in territorio etiopico, riceveva capi e notabili abissini, effettuava arruolamenti di fuorusciti, emanava editti e istigava le popolazioni dell'Amara e le truppe al nostro soldo a ribellarsi al Governo italiano. Anche truppe regolari sudanesi, al comando del colonnello Wingate, agiranno nella regione a partire dal mese di febbraio. Al tempo dell'entrata del Negus in Etiopia (Ailé Selassié attra· versò la frontiera il 20 gennaio e giunse sul M. Be-laiya il 6 febbraio) (1) V. pagg. 76 e n4.


288 il « Foreign Office )) formulò la seguente dichiarazione: « Il Governo di S. M. dà il benvenuto al risorgere di uno Stato etiopico indipendente e riconoscerà le rivendicazioni dell'imperatore Hailé Selassié al trono. « L'Imperatore ha rappresentato al Governo di S. M. che egli avrà bisogno di assistenza e di guida esteriori. Il Governo di S. M. concorda su questo punto di vista e ritiene che tale assistenza e guida in materia economi~a e politica potranno formare oggetto di un accordo internazionale alla conclusione della pace. « Esso riafferma di non avere ambizioni territoriali in Etiopia. Nel frattempo la condotta di operazioni militari da parte delle forze imperiali in alcune località dell'Etiopia richiederà misure temporanee di guida e di controllo)).

Fino al mese di febbraio furono da parte nostra effettuate nel Goggiam soltanto azioni a raggio limitato tendenti a battere il terre:-no fra un presidio e l'altro, a distruggere piccole formazioni avversarie ed a corroborare sopratutto l'opera di pacificazione che il comandante lo scacchiere andava svolgendo fra la popolazione mediante contatti coi capi. Si ricordano: la parziale distruzione e il totale sbandamento, ad opera del r• gruppo bande, di una carovana di ribelli che si recava per rifornimenti nel Sudan (5 agosto 1940); il combattimento sostenuto, durante la marcia di trasferimento da Gondar a Metemma, da una colonna della IV brigata coloniale (XXV e LXXVll battaglione) inviata in rinforzo nel s~ttore occidentale dell'Amara (20 settembre); i tentativi di intercettamento della missione Sandford effettuati dalla XXII brigata alla fine di agosto e verso la metà di ottobre.

Le direttive di fine dicembre 1940 del Comando Superiore prescrivevano ai comandi di scacchiere di predisporre, in ciascuna regione, la costituzione di ridotti per il più opportuno e redditizio sfruttamento delle forze e dei mezzi in relazione alle loro possibilità ed all'evolversi della situazione e li invitavano a indicarne: le linee esterne, i capisaldi e l'andamento del perimetro del nucleo centrale. Il comando scacchiere nord suggeriva per il territorio dell'Amara, la organizzazione di un sistema di difesa (già fatto studiare fin dal novembre dal comando truppe Amara) la cui linea esterna appoggiando l'estrema sinistra ai ciglioni di Blagir- Celgà, volgesse ad oriente, per opporsi (al colle Chercher ed a Tucul Dinghià) alle provenjenze da Om Ager; tagliasse poi la rotabile Gondar- Tacazzé - Asmara, inclu-


dendo le alture di Amba Ghiorghis, onde controllare le comunicazioni dell'Ermacciò e del Belesa; corresse poi sulla displuviale Dan<.az- Ambaciara ripiegando in fine ad arco con direzione nord -est ~ud- ovest, per appoggiarsi alla riva del Tana. Questo progetto, di massima e puramente orientativo, prevedeva inoltre una serie di presidi scaglionati lungo la rotabile fino al Tacazzé. Essi dovevano costituire, unitamente a quelli dislocati a nord del fiume sul tronco stradale adducente ad Asmara, un sistema di sicurezza al traffico ed un collegamento tattico fra il ridotto Amara e quello Eritreo. Il progetto dovette però subire sostanziali modificazioni per effetto degli eventi bellici.

Nella seconda quindicina di febbraio (la contrazione delle truppe del settore di Gallabat era stata effettuata ai primi del mese), di fronte all'aggravarsi della situazione in Eritrea e in Somalia, il comandante lo scacchiere ovest (Amara), gen. Nasi, disponeva il ripiegamento dei presidi di tutto il Goggiam settentrionale e l'occupazione di determinate località prescelte per far fronte alla minaccia che si profilava, sia dall'esterno su tutto il perimetro dello scacchiere, sia all'interno, a causa del passaggio alla ribellione, o quanto meno ad un atteggiamento di diffidente attesa, della quasi totalità dei capi rimasti fino allora a noi favorevoli (I). Ordinava, in particolare, il ripiegamento del presidio di Uomberà (sul quale, il I 0 gennaio, era stato fatto sgombrare il distaccamento di Gubba) nel territorio del Galla e Si dama; dei presidi di Danghila, Piccolo Abai e Mescenti su Bahar- Dar e delle truppe di Engiabara su Burié. Le truppe di Uomberà (II gruppo bande di confine) giungeranno a Neggio (nel Galla e Sidama) il 17 marzo, compiendo lunghe (x) Alla data del 22 febbraio 1941 le forze britanniche sul fronte dell'Amara risultavano al Comando Superiore cosl dislocate c raggruppate: Zlma Mctemma- Cclgà: x• divisione anglo- sudanese compoota da: Xl brigata indiana (autoportata); XII brigata sudanese; I battaglione inglese di riserva; aliquote di artiglieria; mezzi corazzati. Zona di GMdaref: 3 battaglioni sudanesi; 1 battaglione inglese; I gruppo cavalleria << Kordofan »; 1 banda 1c Kadugli » sudanese; 1 banda 1c Redif » sudanese; 2 compagnie di coloniali francesi; 111 battaglione regolare etiopico. Zona Rosdrt:s- Kurmuk.: 2 battaglioni indianj; 2 compagnie coloniali francesi; elementi di artiglieria; 2 compagnie di polizia; mezzi corazzati. 19


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tappe talora in reg1om pnve d'acqua e portando al seguito feriti, viveri e munizioni. Nel Goggiam, a movimenti effettuati, venivano a costituirsi due raggruppamenti di forze mobili coloniali di cui: uno, in regione Bahar- Dar (col. Torelli), a minaccia dell'avversario che mirasse o a puntare su Gon dar, risalendo la sponda occidentale del Tana, o a congiungersi coi dissidenti àel Beghemeder, per gettarsi su Debra Tabor; l'altro, in regione Burié (col. Natale), col compito di resistere, appoggiandosi al F. Biro al Tamcia, ad una avanzata delle forze ribelli su Debra Marcos e lo Scioa. A loro volta, gli armati del Damot si raccoglievano per opporsi ad ulteriori movimenti delle nostre forze da Burié su Debra Marcos, mentre elementi britannici organizzavano la distruzione dei ponti e praticavano interruzioni stradali nella zona. Alla fine di febbraio, con l'aggravarsi della situazione generale e allo scopo di riunire le forze sottraendole al pericolo di essere soverchiate singolarmente, veniva ordinato il ripiegamento delle truppe di Burié su Debra Marcos, previa una sosta a Dembeccià per consentire anche il ripiegamento di quel presidio premuto da forze ribelli e da elementi sudanesi che si erano impossessati del costone immediatamente a nord dell'abitato. Le truppe di Burié iniziavano, il 4 marzo, la marcia verso Dembeccià, sbloccavano, il i presidi di Mancusà e Giga e giungevano, il 6, a Dembeccià dopo aver sostenuto violenti combattimenti con ingenti forze sudanesi, fuorusciti amara e ribelli che lasciavano nelle nostre mani numerosi cammelli con rilevante bottino (1). L'8, la colonna riprendeva il movimento e, l'indomani, raggiungeva Dess dove occupava posizioni dominanti a cavallo della strada Baremmà- Debra Marcos a 16 km. da quest'ultima località. Il 12, tutte le truppe del settore Goggiam meridionale (Baremmà - Debra Marcos) passavano per l'impiego alle dirette dipendenze del comando Scioa. A partire dal 27 dello stesso mese, le truppe del Goggilam settentrionale (Bahar- Dar, Mescenti) che avevano sostenuto aspri combattimenti ed effettuate ardite ricognizioni offensive (3, 19, 23 marzo ed altre ne effettueranno il 2 aprile), venivano fatte ripiegare su Gondar per la pista di Ifag lungo la riva orientale del Tana perchè destinate a prendere la dislocazione per esse prestabilita nel ridotto

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(I) Nostre perdite: ufficiali, 3 morti e IO feriti; nazionali, 2 morti e 6 feriti; coloniali, 121 morti e 201 feriti.


Amara ( 1 ). A nord- ovest dell'abitato, allo scopo di dar prova del nostro appoggio ai paesani della zona a noi sottomessi, era stata, intanto, eseguita con successo una puntata offensiva su Mahin Abò sede di emissari inglesi. Tre giorni dopo (3o marzo) perveniva al gen. Nasi il seguente marconigramma del Comandante Superiore FF. AA. dell'A. O. I.: « Situazione scacchiere nord va rapidamente precipitando. Fra due o tre giorni tutta Eritrea sarà in mano nemica. Occorre stabilire un fronte nord che abbia pilastri fondamentali : Ponte di Mai Timchet et Amba Alagi. At costituire quest'ultimo provvedo io. Voi, con la forza in posto, con quella che stavate per mandare a Fru~i, con quella del settore Tigrai occidentale che Frusci mette at vostra disposizione create un pilastro di sinistra. Provvedo at presidiare meglio che posso Dessiè per !asciarvi aperta una via di comunicazione. Da est nemico insegue residùi di De Simone che sull'Auasc non potrà che opporre resistenza di poche ore per cui devesi prevedere imminente occupazione di Addis Abeba. Dopo ciò impero si ridurrà a seguenti punti: Ridotto Amba Alagi, Ridotto Gondar, Galla e Si.dama. Presidio Dessiè quando premuto da vicino ripiegherà su di voi per strada De bra T abor H . Lo stesso giorno, il Comando Superiore FF. AA. preavvisava il comando truppe del settore Goggiain meridionale del probabile immediato sgombero del Goggiam la cui occupazione, nel quadro operativo generale, non aveva più ragione di essere.

Il gen. Nasi, rispondendo al marconigramma di cui sopra, faceva presente che la posizione dell'Uolchefit, su cui era già stata imbastita la difesa, poteva costituire un formidabile pilastro per sbarrare ai Britannici la strada dal Tacazzè sull'altopiano Amara. Durante il mese di aprile, il traffico coi presidt periferici venne assicurato a costo di duri scontri, sfidando anche le insidie delle mine .stradali collocate lungo gli itinerari percorsi dalle nostre colonne. I distaccamenti fra l'Uolchefit e il Tacazzè vennero fatti ripiegare sull'Uolchefit; le truppe di Bahar- Dar affi uirono a Go n dar; i presid1 del Beghemeder a Debra Tabor. Le varie marce furono compiute dalle colonne fra grandi difficoltà, attraverso terreno impervio e privo di risorse. Le insidie dei (x) Nel periodo febbraio- aprile 1941 .queste truppe (XXII brigata c:oloni:IIe) avevano subìto le seguenti perdite: morti 201; feriti fios.


ribelli, i combattimenti contro reparti regolari britannici, la fame, la sete, le fatiche, la stanchezza, la mancanza di medicinali e di quadrupedi misero a ben dura prova la capacità dei comandanti, la disciplina e lo spirito di sacrificio dei reparti. Col ripiegamento dei presidi avanzati, lo stato di fermento delle popolazioni andò sempre più accentuandosi ed i ribelli, aizzati dalla propaganda inglese, si fecero sempre più audaci. Alcuni dei presidi più lontani, rimasti isolati dopo strenua resistenza, furono, per mancanza di viveri o per esaurimento di munizioni, costretti ad arrendersi. Il 17 aprile, il presidio di Derasghè (Semien) assediato da 13 giorni da un migliaio di ribelli era costretto a cessare la resistenza per mancanza di acqua ; il 24 dello stesso mese, il presidio di Mota (Goggiam) attaccato da forze regolari inglesi e da ribelli, appoggiati da mortai, era anch'esso costretto alla resa.

Più a lungo si protrassero le tormentose vicende delle truppe del Goggiam meridionale (Debra Marcos, Dess) che, in base agli ordini ricevuti dal Comando Superiore, avrebbero dovuto raggiungere Dessiè passando: o per Ficcè e Debra Berhan, oppure per Ficcè e Uorra Ilù, nel caso Debra Berhan fosse già in mano nemica. Nel complesso, fra reparti mobili e reparti per la difesa in posto, tali truppe, agli ordini del col. Maraventano, assommavano a: 2.163 nazionali, 7.153 coloniali, 5.000 irregolari armati goggiamiti. La marcia ebbe inizio il 4 aprile. Il 7, gli ultimi elementi di retroguardia passarono il Nilo. Il passaggio del fiume non venne disturbato; potè, anzi, essere distrutto il ponte, interrotta la strada e frustrati, l'indomani, i tentativi di passaggio fatti dall'avversario. La stessa sera, però, giunse ai nostri notizia che truppe britanniche autotraspor.tate avevano occupato Ficcè catturandone il presidio. A Cuiu, ove la colonna liberò, il 10, un fortino assediato da una settimana, pervennero nuove direttive del Comando Superiore che suggerivano di tentare di raggiungere Dessiè per il Derrà ancora presidiato da nostre truppe. Per fronteggiare ogni minaccia da Ficcè venne occupata, tra il 15 e il x6, l'Amba Sciungurti che, a nord -ovesf di tale località, costituiva, per l'asprezza delle sue pareti e il dominio sul terreno circostante, eccellente caposaldo per la protezione del movimento e forte pilastro per una temporanea sistemazione difensiva, sulle alture cli Sirè. Contro queste posizioni venne sferrato, il 23, un violento attacco da reparti nigeriani e sudanesi e da contingenti di irregolari.


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Gli uni e gli altri vennero respinti e ripiegarono in direzione di Ficcè. All'alba del 24, i nostri mossero da Sirè e, nel tardo pome~ riggio dopo una marcia di 45 chilometri, raggiunsero Adanacciò, ove furono nuovamente attaccati da formazioni ribelli che, contrattaccate, si sbandarono. Dal 26 al 28, la colonna percorse l'unico aspro sentiero addu~ ccnte al Derrà. Era intanto caduta Dessiè (26) e con essa era venuta meno la speranza di un rifornimento aereo di munizioni. Il 9 maggio, le truppe, in sos.ta nel Dcrrà, vennero messe dal Comando Superiore alle dipendenze del comandante il settore ovest di Dessiè che, con bande di paesani armati, tentava di organizzare una difesa nella zona di Magdala. Il comando settore ovest di Dessiè che, già il 6, aveva richiesto alla colonna l'invio di due battaglioni alleggeriti a Tanta per libe~ rarne il presidio assediato da tempo e renderne possibile il ripiega~ ruento su Agibar, nel comunicare che l'estrema difesa delle truppe alle sue dipendenze sarebbe stata fatta nell 'Uorroi Manot, aggiun~ geva ritenere urgente il trasferimento di tutta la colonna nel Borana e Amara Saint. Due battaglioni coloniali alleggeriti si portarono la notte sul IO a Debrè Sina di Borenà, ma ivi giunti,- gli ascari dichiararono che senza le loro famiglie, rimaste nel Derrà, non avrebbero proseguito. Il I2 e I 3 maggio, nel settore ovest di Dessiè caddero i p re~ si di di Lalibelà e Muggia ; il 14, fu sopraffatto il presidio di Uorro Ilù ; l'indomani i componenti il presidio di Daont furono uccisi o cattu~ ratì in un tentativo dì sortita effettuato di notte. Il 16, gli attacchi contro Tantà ripresero più violenti. Il 17, dopo due giorni di com ~ battimenti, Agibar cedeva a soverchianti forze ribelli. Lo stesso giorno il presidio alle sorgenti dell'acqua di Tantà veniva annientato. Il I9, il col. Anderson dava notizia della propria situazione ormai disperata. Il 20, esaurite le munizioni, era costretto ad arrendersi in Tantà (Magdala). La colonna Maraventano intanto aveva raggiunto, nella notte sul 18, il pianoro di Ciacatà; all'alba del giorno successivo, veniva attaccata da ingenti forze sudanesi e patriote, agli ordini del colonnello O. C. Wingate, che falciate dalle nostre armi automatiche, non insistevano però nell'attacco. Il 20, la colonna proseguiva verso il Borenà per congiungersi coi battaglioni già in posto. Dopo favorevoli combattimenti di avanguardia attaccava, a sua volta, e con successo, ribelli e reparti sudanesi costringendoli ad abbandonare la regione e il fortino di Uoggidi e inseguendoli all'arma bianca mentre


i battaglioni distaccati nel Borenà li premevano da nord. Il successo aveva però causato un pauroso cònsumo di munizioni di tutte le armi sicchè, a S<:ra, il comandante la colonna sintetizzava la propria situazione al comandante lo scacchiere Amara (« quasi esauriti viveri c munizioni... circa 500 ammalati e feriti barellati; ... uomini debilitati anche per denutrizione ... ») e ne otteneva autorizzazione a decidere secondo coscienza e tradizione. Il 23, la colonna si arrendeva, in Uoggidi, al Comando inglese con l'onore delle armi. Erano 1.000 nazionali (32 borghesi); 5.000 coloniali; 3.500 donne e bambin i, mogli e figli di ascari. Le perdite sofferte dalla colonna nel ciclo di operazioni, iniziato ii 4 aprile a De bra Marcos, assommarono a oltre I .200 (I). Il Negus entrò in Debra Marcos il 6 aprile e vi rimase, protetto dalla « Gideon Force >> fino al 28. Venne quindi accompagnato ad Addis Abeba ove fece la sua apparizione il 5 maggio. ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA DIFENSIVO DELL'AMARA.

(Schizzo n. 35)·

Mentre si svolgevano tali avvenimenti, venivano attuate le disposizioni emanate dal gen. Nasi per la riorganizzazione delle forze in base alla nuova situazione con lo scopo di « durare 11 il più a lungo possibile. Con le truppe in posto e con quelle dei presidi periferici, che erano riuscite a ripiegare, il sistema difensivo dell'Amara, nell'aprile 1941, poteva disporre di circa 17.000 nazionali e 23.000 coloniali (2). L'organizzazione militare del territorio poggiava sui seguenti l i dotti: - due ridotti staccati con funzione ritardatrice e precisamente: ridotto di Uolchefi.t- Debarech (ten . col. Gonella Mario) (a IIO chilometri a nord - est di Gondar), sbarrava le provenienze dal Tacazzè ed era presidiato da circa 5.000 uomini, servizi compresi (3). Il ridotto non aveva cintura reticolata ma, le alture dello Uolchefit (impervio complesso montano a fianch i scoscesi strapiom(t) 2 ufficiali morti e 8 feriti, 8 nazionali morti e 27 feriti, 302 coloniali morti e 86.t feriti. (2) Costituiti in 12 battaglioni nazionali, 15 battaglioni coloniali o gruppi bande, 3 squadroni, 4 batterie someggiate coloniali, 3 sezioni contraeree (6 mitragliere da 20 mm.), r6.batterie da posizione. Nessun aereo. (3) 2 battaglioni <:c. nn., 2 gruppi bande, 7 rannoni, 1 sezione di ·due mitragliere da 20 mm., 4 mortai da Sr mm., 12 mitragliatrici oltre quelle in oq~anico ai reparti.


ScHIZZO N. 35·

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banti nel sottostante pianoro di Debivar) costituivano un serio ostacolo per chi, da nord, puntasse su Gondar. Nel ridotto erano state fatte affluire le truppe dei soppressi presidi di Amba Madre, Adi Areai, Zerima, Arco di Trionfo e Debivar. Una interruzione, di oltre 70 metri di ampiezza, controllata e battuta dal fuoco delle armi automatiche della difesa, era stata praticata sui tornanti della rotabile lungo i costoni dirupati dell'altura ; ridotto di Debra Tabor (col. Angelini Ignazio) (a 16o chilometri a sud- es.t di Gondar); sbarrava la strada Dessiè - Gondar -ed era presidiato da circa 6.000 uomini (1). 11 ridotto aveva una cinta reticolata di circa 7 chilometri di sviluppo. La posizione non era però naturalmente forte; era stata scelta, a suo tempo, con criterio più politico che militare. Un primo progetto che prevedeva l'occupazione de1 ciglione di Debra Zebit e della stretta di Ne Fas MachaCiò- Ciò - Ciò (5o chilometri ad oriente di Debra Tabor) era stato seartato per l'impossibilità di eseguire, per mancanza di tempo e deficienza di mano d'opera, i necessari lavori difensivi ; - la piazza di Gondar- Az.oz.ò, che costituiva il ridono centrale, disponeva di due capisaldi interni cinti da reticolato (Gondar e Azozò) (col. Martinelli) e dei seguenti capisaldi esterni (in un raggio variabile da 20 a 6o chilometri da Gondar) destinati a sbarrare Je rotabili: Blagir- Celgà (ten. col. Miranda Domenico), a sbarramento delle provenienze dali 'Ermacciò e dal Tenchiel; appoggiato ai dirupi del ciglione dell'altopiano; saldo, nel suo complesso, per natura del terreno e dosamento di forze e di mezzi ; Tucul- Dinghià (ten. col. Casalone Riccardo), a sbarramento delle provenienze dall'Uolcait e da Om Ager; costituito da un complesso di opere rafforzate da interruzioni, fossi anticarro e campi minati; Ualag (col. Polverini Alberto), a sbarramento delle provenienze dal Tacazzè (caduto che fosse l'Uolchefit). Il caposaldo includeva i monti Gianahoi e Sainà e, in un secondo tempo, le posizioni di M. Ambessò e M. Darhò; Culqualber - Fercaber (ten. col. Ugolini Augusto), a sbarramento delle provenienze da Debra Tabor. Gli apprestamenti difensivi si appoggiavano alle alture sviluppantisi ad arco dal maSSiccio del Denghel alla riva nord- orientale del lago Tana. (1) 3 battaglioni cc. nn., I battaglione coloniale, 1 gruppo bande, 6 cannoni, 2 mortai da 81 mm.


La forza del ridotto centrale era di 30.000 uomini circa (1). Una celere avanzata del nemico lungo le vie di penetrazione nell'Amara era stata resa materialmente difficile. La massa inglese che, subito dopo la . conquista di Asmara, aveva puntato al Tacazzè con obiettivo Gondar era stata, infatti, fermata per molto tempo ai piedi dell'Uolchefit; la strada di Debra Tabor era ancora sbarrata dalla resistenza delle truppe di Dessiè; sulla direttrice di Gallabat facevano buona guardia i battaglioni di Celgà. Mentre si organizzavano febbrilmente le posizioni difensive stabilite e si provvedeva, nei limiti consentiti dai mezzi e dal tempo disponibili, ad attrezzare logisticamente i capisaldi staccati dal centro, anche il nemico accelerava ed intensificava i suoi preparativi di attacco in modo da poter travolgere le nostre forze prima ancora ch'esse potessero consolidarsi sulle nuove posizioni. Erano in favore del nemico: il prestigio acquisito sulle popolazioni indigene in seguito ai successi già riportati, ed il collasso morale che minacciava molti dei nostri reparti coloniali e specialmente quelli di recente costituzione. Mentre un successo nemico, su un qualsiasi punto della &onte dd ridotto, avrebbe presumibilmente provocato il tracollo della nostra residenza visto che i coloniali rappresentavano i due terzi delle nostre forze nell'Amara ; un insuccesso, inflitto ai Britanntci, avrebbe invece galvanizzati gli animi e rese le truppe capaci di ulteriori sforzi. Su quest'ultima possibilità faceva affidamento ìl gen. Nasi. E quando, il 24 aprile, in vista della « situazione generale c delle possibilità avvenire», conseguenti alla capitolazione greca c alla rioccupazione della Cirenaica, il Comando Superiore gli richiese di far conoscere se potesse concorrere, con parte delle truppe gondarine, alla riconquista di Asmara e di Addis Abeba (svolgendo azione decisiva nella prima operazione e preponderante nella seconda) e di precisare, nell'affermativa, le direzioni, le forze e i tempi, egli rispose che era pronto ad operare in qualsiasi direzione, con IO battaglioni coloniali, 2 o 3 battaglioni cc. nn. autocarrati, artiglieria, genio e autocolonna logistica, con preavviso di 7-8 giorni indispensabili per ripiegare i ridotti esterni di Celgà e Tucul Dinghià e costituire la colonna operante. Ma il 26, Dessiè, atlraverso la quale avrebbero dovuto transitare (1) 7 battaglioni nazionali, :> battaglioni coloniali, 13 batterie, 2 sezioni contraeree (4 mitragliere da 20 mm.); nei pressi di Gondar era inoltre dislocata la riscr"a generale di 5 battaglioni coloniali e gruppi bande.


le truppe per agire su Addis Abeba, era costretta alla resa e la progettata operazione cadeva con essa. !'ROVVEDIMENTI ATTUATI IN CAMPO LOGISTICO PER POTENZIARE LA RESI · STENZA DEL RIDOTTO.

La resistenza del sistema difensivo Amara, nel periodo luglio novembre 1941, non sarebbe stata possibile senza le tempestive misure adottate per protrarne le autonomie in campo logistico al di là del limite massimo previsto (prima quindicina di giugno); per questo motivo, prima di narrare le vicende della lotta attorno all'ultimo ridotto italiano in Africa Orientale, si ritiene opportuno fare un breve cenno delle varie previdenze attuate. Ai fini della difesa fu, anche, di gran vantaggio il tempestivo sgombero su Asmara dei civili (donne, bambini e invalidi). In campo logistico, svolse particolare attività i1 gen. Martini addetto a1 comando delle truppe.

Om la perdita dell'Eritrea e di Addis Abeba venne a mancare !n Gondar il periodico afflusso di viveri e materiali, via Dessiè o via Asmara. Il ridotto dell'Amara dovette fare assegnamento sulle proprie scorte e sulle eventuali possibilità di sfruttamento delle risorse locali. Proibite le ince.tte forzate e le razzie, anche perchè avrebbero provocato l'imboscamento delle derrate e dei m ateriali e l'esodo del bestiame e delle popolazioni, e prescritto il sistema degli acquisti ai prezzi correnti, il problema monetario si appalesò in tutta la sua gravità. La valuta dell'A. O. 1., già da tempo deprezzata dai nativi, era ormai rifiutata dai più in commercio. Fu richiesta altra moneta che giunse dall'Italia, ma commisurata alle possibilità di carico di un apparecchio che, con· intervalli di venti giorni tra un viaggio e l'altro, trasportò valuta cartacea, aliquote di talleri e materiali vari (medici· na!i in specie). Solo nei mesi di settembre e ottobre però, la carta moneta, a corso normale, potè sostituire in parte quella « A. O. l. » ed essere esitata in luogo del tallero (1). Dal Governo Generale (Gimma) pervennero, nel giugno, alcune migliaia di talleri e 6J chilogrammi di oro in blocchetti, ma questi ultimi risultarono difficilmente permutabili. · (t) Il tallero in taluni periodi aveva raggiunto il prezzo unitario di 320 lire.


Per superare la crisi derivante dalla non accettazione della valuta locale fu giocoforza procedere alla vendita di merci ed oggetti già òichiarati fuori uso o esuberanti alle esigenze normali: furono messi in vendita letti, lamiere, indumenti e financo fucili. Per provvedere, utilizzando rottami e materiale fuori uso, alla fabbricazione di parti di ricambio per artiglierie ed armi portatili, fùono impiantati nuovi laboratori e ampliati e perfezionati quelli già esistenti; si ripristinarono le armi di preda· bellica e si fabbricarono elementi per colpi di mortaio da 81; alcuni legnami locali furono impiegati alla costruzione di calci per fucili mitragfiatori e di casse per fucili; per supplire alla deficienza di carburante si impiegarono, nei servizi di carattere interno (rifornimenti idrici, trasporto derrate, munizioni e materiali vari), veicoli a trazione animale' in luogo dì automezzi: assali e gomme d'auto fuori uso agevdlarono l'allestimento del carreggio occorrente; con tessuto d'agave si crearono finimenti e taschette per biada, mentre la tela di agave a trama fitta fu impiegata per la fabbricazione di secchielli e di ghirbe e ghirbette someggiabili. Sei « Caterpillars )) , non altrimenti utilizzabili, divennero altrettanti carri armati, con corazzatura di foglie di balestra, resi· stenti ai colpi di fucileria e mitragliatrici; un 634 fu trasformato in autoblindo gigante, armato di 13 mitragliatrici fra ieggere e pesanti. Il servizio genio attese a numerosi lavori stradali e di manutenzione; a interruzioni ed ostruzioni sulle linee di comunicazioni; a costruzioni varie; ad apprestamenti difensivi (fortini, .trincee, fossi anticarro, postazioni, campi minati, lavori protettivi per l'aeronautica, ricoveri antiaerei, . sistemazione di comandi, scavi in caverne per decentramento munizioni e vettovaglie). Regolò le erogazioni idriche ed ii servizio lacuale sul Tana; fabbricò e riparò attrezzi pesanti e leggeri; creò gassogeni a mano per stazioni ottiche; costruì, con rottami, corazze protettive; allestì bagni per truppa; utilizzò i fusti vuoti trasformandoli in forni occasionaJi o li spianò in lamiere per coperture; fabbri cò mine a strappo, lanciafiamme, triboli; rigenerò pile; organizzò un accurato servizio trasmissioni col concorso, anche, del reparto radio della Marina. In campo sanitario una apposita sezione ricuperi, provvista di vasche di lavaggio e di apparecchi di sterilizzazione, consentì il ripe-


tuto reimpiego di materiale di medicazione che, in tempi normali, sarebbe stato eliminato dopo l'uso; le limitate capacità di ricovero vennero moltiplicate mediante allestimento di nuovi padiglioni e baracche; fu ripristinato e costruito materiale lettereccio, attrezzature per formazioni sanitarie campali e convalescenziari; furono create unità ospedaliere suppletive, specie per militari indigeni (i posti letto furono elevati a 1.200 per nazionali e 3.000 per co1oniali); furono costituiti nuclei someggiati e uno speciale nucleo chirurgico autocarrato per le esigenze di pronto intervento in prossimità delle linee avanzate; si impiantarono lavanderie e sezioni per il ripristino e la riparazione del materiale deteriorato (letti, barelle~ ecc.); furono create squadre di disinfezione e disinfestazione; alla scarsezza di alcool disinfettante si provvide con benzina depurata, mediante speciale processo chimico.

I margini di tempo previsti per la massima durata delle scorte alimentari furono protratti di circa sei mesi adottando il più parsimonioso e diligente impiego di ogni derrata utilizzabi1e: la razione viveri giornaliera fu ridotta del 2o-3o% ; la macinazione dei cereali fu effettuata nei ridotti esterni, ricorrendo a mezzi di ripiego; all'abburattamento delle farine si provvide con vagli di circostanza costruiti in sito; la farina di grano, sempre più scarsa per la panificazione, fu gradualmente sostituita con quella di ceci e cereali vari (l'aliquota della farina di frumento, negli ultimi tempi, era inferiore al w % del peso globale della razione di pane); quando possibile, con miscele di vari tipi di farina, si fabbricarono paste alimentari; per condimento si impiegarono o'lii di semi e grassi vari; furono costituite adeguate scorte di bestiame, che vennero periodicamente smistate s~i vari capisaldi anche per sottrarle ai pericoli degli intensi bombardamenti aerei; si impiantarono orti ed allevamenti di suini; si organizzarono squadre di specialisti che costruirono reti ed attrezzi per la pesca nel lago Tana; alla deficienza di carne bovina si provvide, in determinati periodi, con la macc1lazione di cavalli e muletti gravemente fiaccati.

Per fronteggiare le gravi deficienze in fatto di vestiario ed equipaggiamento si escogitarono ogni sorta di adattamenti, ripieghi, trasformazioni ed utilizzazioni: furono confezionati circa so.ooo capi di corredo fra giubbe e pantaloni (4.000 federe di tela di canapa furono trasformate in 6.000 giubbe); ro.ooo coperte furono ricavate da


quelle fuori uso; 12.000 pagliericci impermeabilizzati con !.ali di alluminio (ottenuti da rottami di gavette, .tazze e bidoni) sostituirono altrettanti teli da tenda mancanti; con cravatte bianche cucite fra loro si confezionarono mutande; dalle cravatte kaki si trassero berretti a busta e fettucce per le fasce gambiere ricavate da mantelline fuori uso; copertoni impermeabili, tende Roma, tendoni vari deteriorati furono impiegati per la costruzione di tende tipo Moretti; bournus inutilizzabili vennero trasformati in mantelline; con le coperture di gomma, non più impiegabili dagli automezzi, si ripararono 5.000 paia di scarpe e si fabbricarono 2.000 paia di sandali di vario tipo per militari coloniali; dai gambali per ciclisti si ricavarono tomaie per èalzature; con mezzi di circostanza fu creata una conceria per trattare le pelli provenienti dalla macellazione; la cenere lisciviata della panificazione ed i grassi animali misti ad olio di ricino bruciato si utiHzzarono per fabbricare il sapone; la milizia forestale, impiegando squadre specializzate, fornì il quantitativo di legna e di carbone necessario al fabbisogno mensile.

La forte penuria di quadrupedi, falcidiati dallo infierire della peste equina e dal1e rnorìe dovute agli sforzi ed allo sfinimento per denutrizione, richiese oppor.tune provvidenze ed assidue cure. Rigorose misure di immunizzazione dovettero essere praticate prima dell'assegnazione ai reparti in linea dei quadrupedi provenienti da zone infette. Con l'acquisto dal commercio locale di 2.000 soggetti, fra rouletti abissini ed asinelli, si supplì, in parte, al'le deficienze quantitative ; presso le infermerie si recuperarono 2 .500 quadrupedi: rsoo vennero distribuiti ai reparti, gli altri 1000, inguaribili, furono destinati alla macellazione.

Le riparazioni ed i ripristini degli automezzi dovettero essere necessariamente limitati per la mancanza dei materiali occorrenti. La unica officina esistente in Gondar trasformò alcune auto speciali in tipi di normale impiego da adibirsi al trasporto di derrate e materiali; costruì motori a scoppio per automezzi a nafta, cassoni e gassogeni per autocarri ed autovetture, attrezzature per trasporti quadrupedi, e veicoli a trazione animale; utilizzò balestre e telai, traendo1i dai rottami e dai pezzi fuori uso; con elementi in bronzo ed alluminio fabbricò boccole, anelli, bronzine e giunti.


In materia di carburanti, 1e autonomie poterono essere prolungate di circa 8 mesi coi più svariati ripieghi: 4.000 quintali di essenze furono ricavati da miscele di benzina, gasolio, petrolio, olii lubrificanti, liquidi lanciafiamme, carbolineum e grassi in proporzioni varie. Un certo quantitativo di benzina per disinfezione e di olio speciale fluido minerale fu anche preparato per la 1ubrificazione delle armi automatiche. In complesso, i risultati ottenuti superarono in questo campo ogni ottimistica previsione. L'ATIACCO DEL SISTEMA DIFENSIVO DELL'AMARA.

CAPOSALDO DI CELGÀ. Sul fronte Celgà- Blagir, nostre ricognizioni offensive avevano ricacciato, in febbraio e in aprile, nel basso Tenchiel formazioni ribetli che tentavano di penetrare nel territorio del Dembea sotto il nostro controllo (1). Il 16 maggio, il nemico aumentava la sua attività intesa a saggiare la consistenza della nostra difesa; il mattino del 17, giorno della capitolazione dell'Amba Alagi, formazioni sudanesi e ribelli, apppoggiate da intenso fuoco di artiglieria e dell'aviazione, attaccavano in forze il caposaldo. Dopo aspri combattimenti, l'avversario riusciva ad occupare Anguavà, posizione che nel corso delia stessa giornata veniva riconquistata dai nostri e riperduta. L'indomani il nemico, riprendeva l'azione e tentava di aggirare la destra del nostro schieramento, mentre .teneva sotto il tiro di artiglieria l'ala sinistra (Blagir). Respinto, cercava di rompere al centro .tra Celgà e B1agir: il battaglione coloniale che era quivi schierato fu costretto ad arretrare, con gravi perdite, verso il fortino di Celgà, ma il successo nemico fu di breve durata perchè il I gruppo bande di confine, affluito con la XXII brigata (colonnello T orelli) della riserva generale, tempestivamente lanciato al contrattacco, costrinse l'avversario ad indietreggiare sulle posizioni di Anguavà dalle quali veniva poi sloggiato, nelle prime ore del mattino successivo, da altro travdlgente attacco di .t utta la riserva generale che lo rigettò nei burroni del bassopiano. Ad oltre 900 assommarono le perdite dei nostri nelle tre giornate di combattimento (2). Dopo questa azione il nemico non tenterà più

(1) Le ricognizioni ebbero luogo nei giorni 17 febbraio, 9 - II aprile e 21-:13 aprile. Le perdite complessive sommarono a 23 coloniali morti e 87 feriti. (2) Morti: ufficiali 12, .sottufficiali 2, coloniali 268; feriti: ufficiali 7• coloniali 327; dispersi: ufficiali 6, sottufficiali 2, coloniali 284.


di forzare il nostro schieramento in corrispondenza del caposaldo di Celgà fino al termine delle operazioni in A. O.

Rworro DI DEBRA TABOR. - La caduta di Dessié (26 aprile) aprì al nemico la rotabile per Debra Tabor. La pressione si accentuò, quindi anche contro questo ridotto. Essa fu esercitata in primo .tempo, esclusivamente da formazioni ribelli inquadrate da Inglesi. Verso la seconda decade di aprile, il presidio poteva ormai considerarsi isolato senza possibilità di aiuti esterni. Cominciò, così, un assedio a largo raggio che, con !''affluire di nuove forze nemiche, andò sempre più restringendosi. Il 15 maggio formazioni di ribelli guidate da ufficiali britannici attuarono un primo attacco contro le posizioni avanzate del ridotto; furono respinte, ma la resistenza de'l presidio ne risultò minata per lo scarseggiare delle munizioni, per la difficile situazione alimentare e sopratutto perchè i graduati indigeni segnalarono che gli ascari, convinti che la nostra resistenza non avrebbe potuto durare a lungo, desideravano tornare alle loro case per non esporsi atle vendette dei ribelli che, in numero di circa. 8ooo, erano dislocati a cavaliere della rotabile ad est e ad ovest del paese. Il progetto di far ripiegare le unità del presidio di Debra Tabor sulle retrostanti posizioni di Culqualber- Fercaber (sconsigliato dallo stesso comandante) fu scartato dopo accurato esame delle conseguenze ch'esso avrebbe determinato. Il 27 giugno, l'avversario rinnovava l'attacco col concorso dell'aviazione; veniva respinto e contrattaccato; nè migliore successo avevano altri tentativi effettuati nei giorni seguenti. Ma il I 0 luglio, mentre mezzi meccanizzati britannici e formazioni scioane serra· vano più dappresso la difesa del ridotto, la crisi morale si accentuò per l 'atteggiamento quasi genera'le delle truppe coloniali orientate verso la resa o la diserzione. Per misura precauzionale, i più infidi dovettero essere disarmati, l'esperienza avendo dimostrato che i disertori e i congedati, se armati, venivano obbligati dai ribelli ad aumentare le loro file e a combattere contro di noi. Di fronte a .tale situazione, l'indomani, i'l comandante del caposaldo prese in considerazione la resa proposta dal Comando britannico; il Comando Superiore l'autorizzò, se inevitabile, alle medesime condizioni stabilite per l'Amba Alagi. Con la caduta di Debra Tabor (6 luglio), la via verso il ridotto centrale era aperta da sud - est e da est. Il caposaldo di Culqualber assumeva le funzioni ritardatrici già affidate a Debra Tabor. 20


Rmorro DI UoLCHEFJT -lliBARECH. - Il 2 aprile, fu deciso il già ricordato ripiegamento sull'Uolchefit dei presidi dell'Amara a nord di tale posizione. Le operazioni relative ebbero termine il 7 col ritiro del presidio di Debivar. Furono quindi fatte saltare le interruzioni stradali predisposte in corrispondenza dei ripidi tornanti sulla parete settentrionale di quel massiccio. Nei giorni 1o-12 aprile, a causa della defezione di ras Haialeu Burrù che aveva giurisdizionç sulla regione e che, trasferitosi da Gondar a Dabat, divenne subito dopo il principale esponente della ribellione in tutto il territorio non -più direttamente controllato da noi, il collegamento fra Gondar e Uolchefit si fece assai difficile. In zona Dabat, nelle giornate del 12 e 13, ebbero luogo vivaci scontri per ricacciare le formazioni ribelli che avevano messo piede sull'altopiano (1). Il gen. Nasi, dopo aver provveduto a rafforzare la difesa del ridotto di Uolchefit e a fornirlo quanto più possibile di viveri, ordinò il ripiegamento su Gon<..lar delle forze dislocate fra Uolchefit e l'antica capitale dell'Abissinia. Con quelle forze ripiegò anche l'ente agricolo « Romagna d'Etiopia n, che tanto proficuamente doveva poi contribuire a prolungare l'autonomia logistica del Gondarino. Il 18 aprile, l'organizzazione del ridotto poteva considerarsi compiuta, ma già il baluardo dell'Uolchefit aveva arrestato gli elementi meccanizzati che i Britannici, presa Asmara, avevano lanciato sulla rotabile addùcente a Gondar non appena ripristinate le interruzioni a nord e a sud del T acazzè. Il nemico, nell'impossibilità di superare il baluardo, si sistemò nell'antistante zona di Debivar, da dove con le artiglierie iniziò un quotidiano bombardamento delle nostre posizioni. Reagirono i nostri col fuoco, ma con oculata parsimonia per non esaurire le scorte di munizioni, e, più efficacemente, con ardite puntate che dettero al presidio largo respiro e gli consentirono di procacciarsi viveri. Fra i numerosi combattimenti, sostenuti in questo primo periodo della resistenza, sono da ricordare quelli svolti nella zona di passo Ciank, il 28 e il 29 maggio, nel corso dei quali i ribelli, riusciti a conquistare il villaggio di Debarech, ne furono ricacciati con notevoli perdite. Il distaccamento di passo Ciank veniva poi ripiegato sulle linee di resistenza dell'Uolchefit. Ma se l'offesa nemica, i disagi, i sacrifici e le fatiche non riuscì(t) Nostre perdite: 2 ufficiali, 5 nazionali e 14 coloniali morti: 6 ufficiali, 6 nazionali e 65 coloniali feriti.


rono ad incrinare la compagine materiale e morale dei difensori dell'Uolchefit, cominciò a farsi sentire su alcuni reparti di colore l'influenza deleteria della propaganda avversaria che, favorita dall'isolamento del ridotto ed avvalorata dai successi riportati dal ner.lico in altri settori dell'Impero, minò gradualmente la coesione dei coloniali. Si cominciarono, così, a verificare diserzioni, mentre forti bloccni di ascari delle bande richiesero di esser lasciati liberi di tornare alle loro case. Questo stato di animo avrebbe po.tuto avere assai gravi conseguenze per la difesa, se non fosse stato arginato dall'effi. cace opera di persuasione svolta_dal comandante del ridotto e dai quadri. Una prova dell'ottenuta rigenerazione degli spiriti si ebbe, dopo una fallita irruzione avversaria (17 giugno), nell'azione svolta, il 22, da due compagnie cc. nn. e da due gruppi bande, in uno dei quali si era maggiormente manifestata la crisi morale. L'azione fu sferrata dai nostri contro una posizione difesa da circa I .500 armati agli ordini del ras Haialeu Burrù. Le formazioni ribelli furono sbaragliate e volte in fuga. Il Ras, ferito, fu catturato, c fu fatto largo bottino di armi. Il nemico lasciò sul terreno numerosi morti tra i quali anche il figlio del Ras ( x). Il brillante successo ebbe immediate favorevoli ripercussioni nell'atteggiamento delle popolazioni indigene del .territorio circostante e determinò una battuta d'arresto nelle operazioni offensive dell'avversario. Gl'Inglesi fecero affluire nella regione, lungo la rotabile Asmara - Adua- Gondar, percorribile in qualsiasi stagione, altre artiglierie e reparti regolari che si schierarono nella zona di passo Ciank. Le formazioni ribelli, passate al comando di un degiac, limitarono per qualche tempo la loro attività al solo blocco dei rifornimenti, facendo allontanare dalla zona il bestiame ed attuando rappresaglie ai danni dei paesani che tentavano di fornire derrate al nostro ridotto. Contro i ribelli il comandante dell'Uolchefit effettuò una puntata offensiva il 13 luglio che valse ad infliggere loro gravi perdite e a catturare bestiame e cereali. Il giorno successivo, · con azione di sorpresa, il gruppo bande altopiano decimò il reparto britannico che presidiava passo Ciank. Il morale però delle truppe coloniali aveva bisogno di essere · continuamente sorvegliato e stimolato. Occorreva reagire alle molte cause di abbattimento e la reazione più efficace non poteva che ricercarsi nella decisa aggressività dei reparti nazionali. Perciò il ! 0 agosto, (1) Nostre perdite: 2 ufficiali e r sottufficiale fet:iti; 14 morti c 102 feriti coloJ1iali. Il nemico lasciò 336 morti sul terreno.


una colonna di 700 cc. nn., con aliquote delle altre armi e solo una piccola rappresentanza di coloniali al comando dello stesso comandante del ridotto, attaccava le posizioni nemiche di Giramba Zuriè. Constatata, nel corso del combattimento, la superiorità delle forze avversarie e respinto un contrattacco sul fianco, i nostri tornarono sulle posizioni di partenza: l'esempio e il successo va~sero an~ cora una ·volta a tonificare la saldezza dei reparti coloniali (1). Ma se la compagine morale poteva in qualche modo essere sostenuta col san<? governo, con l'esempio e la fermezza, assai più diffi~ cile era reagire al logoramento fisico. Sotto l'azione delle piogge torrenziali la maggior parte dei ric~ veri era crollata; la totale mancanza di materiali vietava qualsiasi lavoro di ripristino; nazionali e coloniali confinati ad oltre 3.000 metri di altitudine, erano esposti ai rigori stagionali; sofferenze, sforzi fisici, sbalzi termici, privazioni, denutrizione, si ripercuotevano dannosamente sullo stato sanitario; la scarsità dei viveri costringeva a graduale riduzione della razione giornaliera per prolungare al massimo le limitate autonomie; in sos.tituzione della carne bovina, si macellavano i muletti abissini; coi più rigidi criteri di economia si sfruttavano tutte le risorse in sito, ricorrendo ad ogni possibile ripiego; frequenti erano i casi di sfinimento e di deliquio; lo scorbuto minacciava di aggravare le condizioni fisiche generali già tanto depresse. Tuttavia queste truppe, senza ripari, col vestito ridotto a brandelli, scalze, déperite, tennero testa per quasi sei mesi agli attaccanti, li batterono, resistettero all'influenza di una propaganda che invitava alla diserzione promettendo, specie agli elementi di colore, lauti compensi pecuniari, abbondante alimentazione, cessazione ddla lotta e dei sacrifici e rientro alle proprie case. L'episodio di un nostro posto avanzato (una compagnia cc. nn.) che, il 26 agosto, venne sopraffatto e catturato in breve tempo ed altri vari sintomi confermavano, però, che il ridotto dell'Uolchefit per quanto sorretto da eccezionali forze spirituali, era in realtà fisicamente logoro. Il 18 settembre, una formazione mista di reparti coloniali e nazionali attaccherà ancora una volta e disperderà il ne~ mico a passo Ciank, ma la capitolazione si profilava ormai inevitabile. La fame, quando ogni scorta è esaurita, piega inevitabilmente qualsiasi proposito di ulteriore resistenza. Lo stesso giorno, il comandante le .truppe Am·ara comunicava (z) Kostre perdite: ufficiali: 2 morti, I ferito; nazionali: 20 morti, 38 feriti, 13 dispersi; coloniali: I morto, 3 feriti.


<\! caposaldo le direttive che avrebbero dovuto regolare la resa e informava il Comando Supremo che confidava di poter prolungare ancora di qualche giorno, rispetto alla data del 25, già precedentemente indicata, l'autonomia in viveri di Uolchefìt, sempre che un vecchio Caproni, che teneva ancora duro all'aeroporto di Azozò, fosse riuscito a sfuggire alle insidie nemiche. Egli aveva pensato spesso all'eventualità di un ripiegamento su Gondar del valoroso· presidio che sbarrava le provenienze dal Tacazzè, ma avevà dovuto scartarla. Il 20, ne sintetizzava le ragioni in una lettera al colonnello comandante: «a) Anche ammesso e 'l'ammetto, la possibilità di venirvi incontro con 4 o 5 battaglioni fino ad Amba Ghiorghis, anzi magari fino a Tellecchiè, voi dovreste pur sempre, e da solo, fare una quarantina di chilometri. « b) Come potrebbero i nazionali con le scarpe a brandelli, senza allenamento, senza quadrupedi che portino viveri e munizioni compiere le due o tre marce necessarie aprendosi il varco fra i ribelli accorrenti e sotto il probabile martellamento degli aerei? Temo che il ripiegamento finirebbe per divenire un si salvi chi può più vergognoso e più deleterio, per il buon nome del presidio di Uolchefit, di qualsiasi resa. « Se vedete in questa soluzione una possibilità di riuscita, comunicatemelo e mi riservo di esaminarla ancora ». La richiesta di armistizio per trattare la resa sarà fatta il 25 sera, dopo un'ultima sortita con la quale una colonna mista di I.Ioo coloniali e 250 nazionali andava a cercare ed attaccava ancora, fuori del ridotto, nel villaggio di Uochen, l'avversario che preferiva sottrarsi al combattimento (1). Il 27, le nostre condizioni di resa erano accettate. Il 28, i Britannici rendevano gli onori alla nostra Bandiera. Il presidio di Uolchefit aveva sostenuti 30 scontri e combattimenti offensivi e controffensivi; aveva inflitte perdite valutate ad un migliaio di morti ed oltre 3.000 feriti; aveva catturati col ras: un- cannone, 18 mitragliatrici, 6oo fucili, ingente bottino di munizioni e materiali; aveva subìte 93 incursioni aeree con azioni di spezzonamento e di .mitragliamento e con lancio di 5.500 bombe, incassati circa 14.000 colpi di artiglieria. Perdite: ufficiali caduti 8, feti ti 9; nazionali caduti 86, feriti II?; coloniali caduti 280, feriti 450; totale 950 pari al 28 % delle forze. Questo, in sintesi, il glorioso bilancio della difesa. ( 1) Nostre perdite: 3 moni e r6 feriti.


3I O , In questo periodo, specie nel bimestre luglio- agosto, l'azione aerea inglese si accanì su Gondar e su tutti i capisaldi esterni. Sulla capitale ddl'Amara si avvicendarono giornalmente dai 40 ai 50 aerei, sganciando tonnellate di bombe, molte deUe quali di grosso calibro e ad effetto ritardato. Nulla fu risparmiato dal nemico : edifici pubblici, comando truppe, ospedali, vennero sottoposti agli effetti distruttori del bombardamento, compiuto con assoluto dominio del cielo, giacchè i due caccia disponibili (un CR42 ed un CR32) furono risparmiati per poterli impiegare in casi estremi ed in missioni delicate e per proteggere, nell'aeroporto di Azozò, l'apparecchio che effettuava alcuni rifornimenti dalla madrepatria (I). INVESTIMENTO DEL RIDOTTO CENTRALE E DEI SUOI

CAPISALDI. -

Intorno al ridotto centrale, già prima della caduta dell 'Uolchefìt, erano avvenuti combattimenti e scontri con formazioni ribelli infiltratesi oltre la ~inea dei capisaldi avanzati: imboscate, colpi di mano, brillamento di mine stradali lungo le piste, aggressioni e rapine per disturbare i mercati locali, avevano richiesto onerose misure di sicun:zza da parte delle nostre truppe. Il 22 luglio (Debra Tabor era caduta il 6), l'avversario, munito di artiglierie, iniziò l'investimento del caposaldo di Culqualber. Questo faceva sistema con le posizioni di Fercaber sul lago Tana e rappresentava, ai fini della difesa del ridotto centrale, una posizione di capitale importanza perchè, dopo di essa, il nemico avrebbe potuto dilagare lungo le ampie vallate pianeggianti di facile accesso che portano direttamente sino ad Azozò e Gondar. Ma oltre all'importanza tattica, Culqualber aveva anche una vitale importanza logistica in quanto il suo possesso assicurava il controllo delle regioni a nord (1) Negli ultimi giorni di vita del ridotto Amara il CR42 sarà inviato in ricognizione allo scopo di avere conferma circa l'esattezza o meno di un concentramento di unità corazzate lungo le regioni a cavallo dell'asse l Jolchefit · Gondar. Durante il volo di rientro, assalito da vari caccia levatisi dal campo di Dabat, impegnerà ardita lotta. Investito da varie raffiche precipiterà al suolo incendiandosi. Il mattino successivo gli stessi avversari lanceranno su Gondar un messaggio così concepito: «Un tributo di ammirazione al pilota dell'apparecchio Fiat CR42. Era un valoroso». Alla vigilia della caduta di Gondar (26 novembre) il superstite CR32 si porterà ripetutamente a volo radente sulle autocolonne in marcia lungo il tronco stradale Culqualber · Azozò, mitragliando uomini ed automezzi ed infliggendo all·avversario sensibili perdite. Al rientro l'apparecchio verrà dai nostri distrutto ad evitare che cadesSe in mani avversarie.


3l I del lago Tana, ricche di cereali e di bestiame, dalle quali il comando dell'Amara traeva la maggior parte delle vettovaglie per le truppe. Il presidio di Culqualber, composto di coloniali e nazionali, disponeva di circa 2.000 uomini ai quali erano da aggiungersi circa 8oo uomini del presidio di Fercaber. L'azione nemica contro Culqualber si manifestò, inizialmente, con operazioni svolte da formazioni ribelli inquadrate da Inglesi, le quali cercarono di disturbare il nostro dispositivo di difesa mediante colpi di mano, attività di pattuglie, infiltrazioni, favorite dalla natura del .terreno, sui rovesci delle posizioni e lungo la strada CulqualberAzozò e su quella per Fercaber, in modo da rendere, ai nostri, difficili le comunicazioni ed i rifornimenti. In complesso tale attività aggressiva nemica più che ad eliminare il caposaldo tendeva a renderne difficile la vita ed a fiaccare lo spirito dei difensori che erano, nepa maggioranza, coloniali. Ma il nostro presidio non solo rintuzzò le offese, ma andò esso stesso alla ricerca dell'avversario e lo attaccò sulle sue stesse posizioni. Si ebbero, così, le pu.ntate offensive dell'8 e del 14 agosto. Il 24 dello stesso mese, una colonna di rifornimento proveniente da Gondar veniva attaccata da ingenti forze ribelli sulla rotabile di Culqualber. Nei combattimenti sostenuti dai reparti di scorta, e particolarmente in una furiosa carica di cavalleria, gravi furono le perdite inflitte, ma sensibili anche quelle sofferte dai nostri (r). Jn una successiva incursione nel dispositivo avversario ad oriente del caposaldo (5-6 settembre) venivano distrutti apprestamenti offensivi e ingenti riserve di viveri non potute trasportare. Ma si accentuava intanto la pressione di formazioni ribelli a tergo della nostra posizione, nel territorio interposto tra Culqualber ed il ridotto centrale. Per effetto di tale minaccia e nell'impossibilità di fruire senza combattere della linea di rifornimento più breve, ma più esposta, Culqualber- Azozò, il comando delle truppe venne nella determinazione di utilizzare, per rifornire Culqualber, la linea di comunicazione terrestre e lacustre più lunga, ma più sicura, AzozòGorgorà -lago Tana- Fercaber. Ma anche questa via divenne, ben presto, poco sicura a causa di infiltrazioni ribelli. Fu, perciò, necessaria una energica azione di polizia. Il 13 settembre, una nostra colonna, composta da tre battaglioni coloniali e da un gruppo squa(t) Perdite subìte dalla XXII brigata (battaglioni LXXVII e LXXXI), dal I gruppo bande di confine, e dal XfV gruppo squadroni di cavalleria: ufficiali : · morti 4, feriti 4; coloniali: morti 6<). feriti ro6.


3l2 droni di cavalleria, iniziava l'operazione nella zona del basso Magach, dove le nostre truppe vennero fortemente impegnate dall'avversario che disponeva di numerose armi automatiche; il combattimento assurse ad estrema violenza; il nemico, snidato dai suoi appostamenti, fu travolto e inseguito dalla brillante azione della nostra cavalleria; due squadroni forzarono il passaggio del Magach; contrattaccati da nuove forze di armati che tentavano di accerchiarli, lottarono strenuamente per aprirsi un varco e rientrare nelle nostre linee (1). Altra puntata offensiva fu compiuta, il 23, da una colonna mista di nazionali e coloniali su Amba Mariam, caposaldo del dispositivo avversario a sud- est delle nostre linee (2). La stessa attività, contrassegnata dal medesimo ardimento, svolgevano intanto le truppe di Celgà: nelle operazioni del 1° e 18 settembre venivano attaccate e disperse, dopo aspri combattimenti, consistenti formazioni avversarie. Particolarmente brillante l'azione di sorpresa del 18, nella quale i ribelli lasciavano sul terreno numerosi morti (3).

Con la caduta di Uolchefit la pressione nemica si estese, alla fine di settembre, anche al caposaldo di Ualag serrato da presso già il 27 (4). L'investimento del ridotto centrale divenne così completo su tutto il fronte. Dal caposaldo di Ualag, mosse 1'8 ottobre, una nostra colonna di 500 nazionali e 2.000 coloniali rinforzati da artiglieria per effettuare una puntata contro Amba Ghiorghis (15 chilometri dalle nostre posizioni) dove si era insediato un comando inglese. Superate le prime resistenze, i nostri attaccarono le posizioni fortificate a protezione del centro . abitato, arrestando contrattacchi nemici e stroncando tentativi di aggiramento. L'avversario ripiegò incalzato dalle nostre truppe che, raggiunta l'Amba Ghiorghis, incendiavano la nostra ex-residenza divenuta sede del Comando inglese distruggendo un deposito munizioni e la stazione radio del nemico. Si aveva, così, il primo contatto tra le forze del ridotto e gli Inglesi provenienti dall'Uolchefit. (1) Nostre perdite: 2 ufiiciali morti e 5 feriti ; coloniali: 41 morti c 78 ferici . (2) Nostre perdi t~ : 6 coloniali morti e 6 feriti. (3) Nostre perdite: J" settembre: 8 coloniali morti e 23 feriti; 18 $ettembre: 3 ufficiali feriti, 45 coloniali morti c •ti feriti. (4) Nome perdite il 27 settembre: 12 coloniali morti e 30 feriti.


Nelle rimanenti settimane di ottobre, non si verificarono operazioni di particolare importanza. I difensori di Culqualber persistettero però nelle loro azioni di molestia. Nel combatt~mento del 18 ottobre, infatti, sull'altura di Lamba Mariam, ove i Britannici avevano iniziato lavori per costituire un elemento fortificato d'osservazione o d'appoggio in vista di eventuali azioni da parte delle truppe affluite nella zona, i nostri si impossessarono di ingente materiale di ogni genere e molto ne distrussero in posto. Gravi furono le perdite inflitte dalle nostre artiglierie nell'inseguimento èhe si protrasse per circa 20 chilometri.

Cessate le piogge, i preparativi, che il nemico era stato costretto ét condurre con ritmo lento a causa delle avverse condizioni stagionali,, avevano intanto, in ottobre, maggiore-impulso. Tra questi preparativi sono da ricordare: 1° - la mobilitazione di tutti gli armati ribelli dell'Amara. Questa nuova massa di circa 20.000- 30.000 uomini, di scarso valore bellico e disçordi, che, presa a sè, non poteva seriamente preoccupare la difesa di Gondar, avrebbe potuto invece diventare minacciosa se appoggiata a formazioni regolari inglesi. Era comunque sempre fastidiosa per l'azione disgregatrice e deprimente che esercitava, a mezzo di intimidazioni e minacce di rappresaglie, sulle popolazioni e sui nostri ascari coloniaJi reclutati sul posto; 2° - l'alacre preparazione logistica e lo spostamento in avanti di mezzi e di truppe regolari lungo le direttrici provenienti da Uolchefit e da Debra Tabor. Il nostro Comando, per contro, di fronte alla minaccia che si andava delineando, provvedeva a riorganizzare truppe e servizi per adattarli alla nuova situazione ai fini di una maggiore resistenza: rinunziava al controllo della regione granaria del lago Tana e al mantenimento delle comunicazioni con Gorgorà e Celgà e riuniva presso Gondar una massa di manovra di 5-6 battaglioni coloniali per parare ogni imprevisto. La situazione logistica in conseguenza peggiorava. Il morale delle truppe si manteneva, ciò nonostante, ancora buono.

Dal complesso dei preparativi nemici, il co;ffiando del ridotto Amara era indotto a ritenere che l'attacco sarebbe stato effettuato contemporaneamente su tutti i fronti da forze ribelli debolmentè. in-


3 14 quadrate da reparti regolari, mentre il grosso delle forze regolari avrebbe attaccato il caposaldo di Culqualber. Ripristinato il traffico lungo la pista Dessiè- Debra Tabor, i Britannici potevano ormai usufruire, per investire simultaneamente il caposaldo su due fronti, anche delle truppe e dei mezzi avviati da Asmara a Dessiè. Al fine poi di sottrarre al tiro delle nostre artiglierie la zona d'aH!uenza degli automezzi, essi avevano congiunto, mediante un raccordo, la rotabile principale, a nord deii'Ualag, alla •· vecchia pista portoghese » che, attraverso la montuosa regione del Dancaz, raggiunge la strada Gondar- Debra Tabor. Ciò aveva reso possibile la raccolta di truppe e mezzi in zone defilate sul rovescio delle difese di Culqualber. Il 10 novembre, risultavano attestati, a nord e a sud del caposaldo, elementi di due brigate motorizzate con i grossi ancora in movimento. Erano inoltre già in sito aliquote di carri armati, autoblindo e forti masse abissine dislocate in corrispondenza dei settori nord- est ed est della difesa. Sei batterie di vario calibro, di cui una pesante, e numerose sezioni di bombarde completavano il dispositivo avversario. Durante la prima decade di novembre si notò un'affluenza di truppe e mezzi anche sugli altri fronti: formazioni ribelli, condotte da ufficiali inglesi, presero contatto con la nostra linea del Magach; .sul fronte di Celgà venne segnalato l'arrivo di truppe sudanesi; sul fronte di Tucul - Dinghià giunsero formazioni ribelli provenienti dali 'Uolchefit.

La notte sul 12 novembre, l'avversario tentò di penetrare nella nostra difesa in corrispondenza dei settori orientale e sud- orientale del caposaldo di Culqualber. Respinto, iniziò, all'alba, un'intensa azione di bombardamento aereo e terrestre che sconvolse le nostre posizioni. L'azione dell'artiglieria si protrasse, poi, per tutta la notte. Verso le ore 4 del 13, un attacco generale investì tutti i fronti del caposaldo. Vi parteciparono anche reparti coloniali di provato valore combattivo già al nostro soldo. Dopo alterne vicende, nel corso delle quali l'avversario riusciva a penetrare in più punti del nostro sistema difensivo mettendo a dura prova la saldezza dei carabinieri e zaptié c delle cc. nn. del CCXL battaglione, un contrattacco del LXVII battaglione coloniale ristabilì la situazione. Il nemico fu cost retto a ripiegare all'imbrunire, lasciando sul terreno i suoi morti e numerose armi.


L'indomani riprese l'attacco ma le nostre truppe, insonni, mal vettovagliate, battute dall'artiglieria e dall'aviazione non cedettero e la pressione nemica dovè allentarsi. Il 17, nostri pattuglioni ristabilirono il collegamento fra Percaber e Culqualber. L'offensiva contro Culqualber- Fercaber potè, momentaneamente, considerarsi arrestata; la situazione rimase però, sempre, delicata: il nemico si era mantenuto vicinissimo alle nostre posizioni e con insistente azione di fuoco paralizzava ogni movimento nell'interno del caposaldo. La sera del· 18, il comandante segnalava che, mentre lo spirito dei nazionali era altissimo, il morale dei coloniali doveva ritenersi alquanto scosso specialmente in relazione alla potenza dei mezzi impiegati dall'avversario.

Anche negli altri capisaldi la situazione si era fatta, nel frat-. tempo, delicata: il caposaldo di Ualag era a stretto contatto col nemico; azioni aeree e di artiglieria, arrecavano lievi, ma continue perdite; non sembrava che l'avversario intendesse, per il momento, attaccare in forze il presidio, ma altre truppe erano segnalate in afflusso. Formazioni indigene, inquadrate da Inglesi, avevano invaso la regione circostante il caposaldo di Tucu'l- Dinghià; parte della popolazione locale era stata costretta a passare ai ribelli; il comando truppe dell'Amara aveva disposto il ripiegamento di quel presidio sul ciglione dell'altopiano al pa~so di Chercher, collegandolo, a destra, col caposaldo di Ualag ed, a sinistra, direttamente con le difese della piazza di Gondar. Il caposaldo di passo Chercher avrebbe dovuto collegarsi ad occidente éol reparto dislocato a difesa dd passo Dirma, ma questo era stato attaccato e cinto d'assedio il 17. Vano riuscirà il tentativo di sbloccarlo che sarà fatto, il 21, da una colonna di formazione di cc. nn. e coloniali : il presidio era stato costretto alla resa per sete. Il ripiegamento avvenne in condizioni di estrema difficoltà e con largo tributo di sangue. Il caposaldo di Celgà, dopo una puntata offensiva effettuata il 1" settembre, aveva mantenuto l'iniziativa dei movimenti, ma era ormai tagliato da Gondar e la popolazione dislocata a cavallo della rotabile era passata ai ribelli : tra il 16 e il 20 novembre, truppe di scorta ad una colonna viveri diretta appunto a Celgà in uno scontro con Britannici e ribelli infliggevano e subivano perdite sensibili; 'lo stesso giorno 20, attacchi sferrati contro le posizioni di Blagir veni-


vano respinti con cattura di prigionieri, di armi e materiali; nei giorni 23 e 25 nuovi attacchi erano ugualmente frustrati. Nel settore Tana la situazione aveva consigliato di riunire in unica massa i piccoli presi& dislocati a protezione della strada AzozòGorgorà. Anche le condizioni interne della piazza di Gondar erano peggiorate in seguito al passaggio ai ribelli delle popolazioni dimoranti ad ovest di Azozò; il nemico aveva intensificato le sue offese aeree contro l'abitato e la cinta fortificata. In complesso, gli Anglo - ribelli avevano ormai investito tutti i capisaldi del ridotto, mentre, per la rivolta ddle popolazioni a nord e ad ovest della città, anche le cinte di Gondar ed Azozò venivano a trovarsi a diretto contatto col nemico.

Fallito il primo tentativo, era prevedibile che l'avversario avrebbe rinnovato l'attacco contro Culqualber con maggiori forze e mezzi. Infatti, nella giornata del 20, circa 6o apparecchi alternantisi a gruppi di squadriglie bombardavano senza posa il ridotto sconvolgendo quanto poteva essere sfuggito alle precedenti distruzioni, mentre le artiglierie battevano osservatori, comandi e centri di fuoco oramai tutti individuati. Il mattino del 21, nuove truppe con larga partecipazione di aerei, ar.tiglierie e bombarde, ritornarono all'attacco. L'azione si iniziò con particolare accanimento contro il fronte nord presidiato da un reparto di carabinieri, il quale, esaurite le munizioni, si gettò all'arma bianca riuscendo, con ripetuti e violenti corpo a corpo, ad alleggerire la pressione avversaria, pur subendo gravi, ma gloriose perdite. Alle 10, l'attacco veniva ripreso, con maggior vigore in seguito all'afflusso di nuove riserve, sul fronte nord stesso e, contemporaneamente, sui fronti sud e sud orientale. Sul fronte nord, la situazione ritornò ad essere precaria, ma lo slancio degli ascari del LXVII battaglione coloniale (riserva) .fiaccò in ripe· tuti contrassalti la combattività dell'avversario. Nelle prime <>re del pomeriggio, tutti .i fronti erano di nuovo violentemente impegnati : il battaglione carabinieri, perduti quasi tutti i suoi effettivi, venne sommerso dalla schiacciante superiorità delle forze nemiche che dilaga· rono in ogni direzione; le camicie nere del CCXL battaglione e gli ascari del LXVII (sul fronte orientale), altro reparto di carabinieri (sul fronte meridionale) contennero la pressione avversaria finchè (verso le 15) presi alle spalle furono costretti a cedere.


Anche nel settore di Fercaber (XIV battaglione cc. nn.) la lotta sostenuta contro masse in gran parte di ribelli integrate da qualche formazione regolare ed appoggiate da elementi corazzati, si protrasse, con alterne vicende fino alla caduta di Culqualber. Si chiuse, così, il 21 novembre, la gloriosa resistenza dei due eroici presidt La difesa vi perdette oltre 1.000 uomini e cioè circa il 40 % della forza combattente (r). Nella giornata del 23, il nemico fece avanzare, lungo la direttrice Culqualber- Gondar, colonne motorizzate che, nel pomeriggio, presero contatto con la cinta di Azozò, mentre distaccamenti di fanteria, nella notte sul 24, tentarono qualche azione di assaggio contrc le nostre posizioni della linea del Magach. Si iniziava in questo modo l'investimento diretto della città di Gondar da tutti i lati, fuorchè da nord, ove rimanevano ancora attivi i capisaldi di Ualag e di Chercher. LA BATIAGLIA DI GoNDAR. Terreno e forze contrapposte. L 'abitato di Gondar sorge su un pianoro delimitato dalla vallata del torrente Angareb, ad est, e da quella del suo affluente Kaà, ad ovest. T ali valli lo separàno dalle propaggini di due catene montane che convergono leggermente verso sud attenuandosi in groppe collinose ed in piccole ambe isolate prima di cedere all'ampia distesa pianeggiante del lago Tana. La catena orientale si snoda lungo i monti Devà, Tumbulù, Chidané Meret, Defeccià, Meldibà, gruppi collinosi del Giaguì, Gaveseg e Meleldibà. Quella occidentale, più elevata, lungo i monti Maurà Tararà, Amba Tararà, Comità, Encé Duba, Abbà Samuel, Lozà, Tellach Bademà, Deldali, Abbaraghei. A nord dell'abitato si eleva il Dunquam Amba. La natura del terreno, più che l'entità delle truppe e dei mezzi della difesa, contenuti ormai in ristrettissima cerchla ed inadeguati comunque ad una ulteriore prolungata resistenza, orienta l'attacco di Gondar, ne detta il concetto operativo e ne regola le modalità. A nord, gli apprestamenti difensivi di passo Ualag, che ne hanno messo in valore gli appigli tattici naturali, sono difficili da superare, mentre risulta impossibile lo spiegamento di unità corazzate e autotrasportate sulle alture che si elevano a settentrione e ad occidente del sistema difensivo. La difesa si attende, perciò, dalle due colonne

(x) Ufficiali : morti 3, feriti 6, dispersi x; nazionali: morti 156, feriti 154, dispersi xo; coloniali: morti 354, feriti 252, dispersi ll9·


che hanno serrato su Culqualber, dall'Uolchefit e da Debra Tabor, un attacco sul fronte meridionale del ridotto e una azione secondaria in corrispondenza del suo lato orientale. Le cinte fortificate di Gondar e Azozò furono ripartite in settori affidati ciascuno ad un ufficiale superiore. Sulle alture di maggior rilievo della catena ad oriente e ad occidente della piazza furono sistemati ridottini staccati presidiati da compagnia e da plotone, con elementi di artiglieria e mortai. La dislocazione e l'entità delle nostre forze e di quelle britanniche, alla data del 24 novembre, sono qui riportate. Nostre forze: Cinta fortificata di Gondar : -settore Amba Genio (N. E.): 1 gruppo bande di. confine; 1 sezione mortai da 8I; I batteria da 6sl I7; I compagnia battaglione genio (LI79 uomini fra nazionali e coloniali); -settore Gondar (E): II battaglione coloniale Amara; I compagnia mortai da 8I; I batteria da 120/25; 1 compagnia coloniale; 2 compagnie nazionali; 1 batteria da 104l32 (858 uomini); - settore Gomità (W): CLXVI battaglione cc. nn. ; 1 batteria da 75II3; I sezione 77/28; 2 sezioni mortai da 8I (540 uomini). Cinta fortificata di Azozò: - settore Azozò : 3 compagnie fucilieri coloniali; XIV gruppo squadroni cavalleria appiedata; I centuria lavoratori; I batteria da 100 l 17; I batteria da 77l 28; 1 sezione da 20 m m. ( 1.440 uomini); - settore Magach: I battaglione e I compagnia nazionali ; 2 batterie da 6sl 17; 1 sezione mortai da 8I (640 uomini). Riserva comando piazza: 1 battaglione (530 uomini). Riserva comando truppe: XXII brigata coloniale (650 uomini). Servizi vari dei reparti : 615 uomini. Forze britanniche: - in corrispondenza del caposaldo di Ualag: XXVI brigata K. A. R.; 1 reggimento scozzese su due battaglioni; aliquote artiglieria e carri armati leggeri; - in corrispondenza delle opere difensive di Chercher: gruppo armati Ermacciò e gruppo armati Chemantì; aliquote artiglieria; - in corrispondenza del caposaldo di Celgà : 1 brigata sudanese; formazioni di armati paesani; aliquote artiglieria; - lungo il tronco rotabile Celgà·- Azozò: I battaglione etiopico (ex asèari) e formazioni di armati paesani;


-

addossati alle difese del fronte meridionale: XXV brigata

K. A. R.; 6o carri armati; aliquote artiglieria autotrasportata; reparti carri leggeri; formazioni di armati abissini alle dipendenze àel ministro della guerra etiopico; paesani armati; - lungo la mulattiera Dancaz- A mbaciara : 1 brigata sudafricana; 1 battaglione di liberi francesi; paesani armati. Appare superfluo indugiare in un raffronto delle forze contrapposte in queste ultime giornate della guerra in Africa Orientale: solo si osserva che a sostegno delle forze britanniche (inglesi, sudafricani e regolari di colore) si tenevano pronti ad intervenire 10.000 abissini, al comando di ufficiali britannici e circa 20.000 paesani ar· mati, alle dipendenze di capi dissidenti.

Azioni preliminari. - L'azione decisiva per la conquista di Gondar, iniziata e conclusa il 27 novembre, fu preceduta, tra il 24 e il 26, da esplorazioni e ricognizioni intese a saggiare il grado di r<'azione della difesa. (Schizzo 1l. 36 ). Reparti, appoggiati da aliquote di carri armati ed artiglierie, lanciati, all'alba del 24, alla conquista del ponte de_lla rotabile sul Magach, dovettero, nel tardo pomeriggio, rinunciare al loro obiettivo, non avendo potuto espugnare l'altura di Abbaraghei che domina il ponte da occidente. Durante l'intera giornata del 25, l'attacco fu rinnovato ed esteso anzi alle posizioni del Meleldibà ma l'esito fu ancora negativo; nè ebbe miglior successo, l'indomani, un ritorno offensivo operato da formazioni irregolari appoggiate da carri armati britannici. L'attacco. - L'andamento convergente delle due rotabili che, provenienti da Culqualber e Gorgorà, si fondono nell'unico tronco adducente da sud ad Azozò costitul il naturale incanalamento dell'attacco in forze sferrato sul fronte meridionale, la notte del 27. Subito dopo il tramonto lunare (ore 4,00), unità della XXV brigata coloniale britannica investivano, con forze preponderanti, il fronte sud tra Meleldibà e Abbaraghei. I difensori del Meleldibà, dopo breve sanguinosa lotta, venivano soverchiati e l'avversario, guadato il Magach e oltrepassate le zone minate, serrava sotto le posizioni del Gaveseg e di q. 2043. Anche il presidio di Guara veniva travolto. Gli ascari del Kenia (XXV brigata K. A. R.) serravano intanto sull'Abbaraghei, ove la lotta si protraeva sanguinosa fino ad esaurimento delle munizioni da parte della difesa mentre, fattosi giorno, masse armate abissine tentavano di investire le alture del Cbemandibé e del Tellach Bademà.


j20

Impadronitosi dell'Abbaraghei, l'attaccante puntava, con elementi corazzati, verso l'aeroporto di Awzò e si impegnava in dura lotta coi reparti posti a difesa del campo che venivano decimati e soverchiati (1 reparto avieri, I compagnia coloniale, 1 sezione da 20). Circa le 9, i combattimenti si riaccendevano ovunque: sulla destra, i difensori del Gaveseg e dell'altura 2043 contrastavano sanguinosamente l'occupazione del passo sulla carrareccia Ifag- Gondar; al centro, tra valle Angareb e valle Demasà, le unità regolari del K.A.R. superavano la resistenza dei nostri sull'Ambetà Miedà; a sinistra, forze irregolari abissine, rinforzate da truppe regolari britanniche della XXV brigata e da mezzi corazzati, riuscivano ;:r spezzare la resistenza dei nostri attorno al T ellach Bademà. Alle II, il fronte meridionale della difesa era travolto; regolari ed irregolari, eliminati gli ultimi focolai di resistenza, entravano in Awzò e proseguivano su Gondar·.

Sul fronte orientale del ridotto, .tra Devà e Giaguì, ove il terreno era caratterizzato da scoscendimenti, anfratti e burroni che rendevano difficili i movimenti durante la notte, l'attacco ebbe inizio nelle prime ore del mattino e fu diretto particolarmente contro le nostre posizioni del Chidanè Meret e del Defeccià. Ripetuti contrattacchi del I g-ruppo bande riuscivano a contenere per oltre 6 ore i repar.ti di una brigata sud- africana, mentre le truppe del battaglione « Liberi Francesi » tentavano, per tre volte invano, la scalata dei fianchi scoscesi del Devà. A mezzogiorno, le unità, che avevano superato la nostra resistenza nel tratto Dembutù- Giaguì, si trovavano di fronte alle difese ravvicinate della cinta di_Gondar fra Matmac, Addis Alem e le pendici orientali del Maraghi; le truppe provenienti da Azozò, precedute da carri armati e autoblindo, serravano contro le posizioni del Conhicuc, Amba Badoglio, Sabunaber, Encè Dubà. La reazione dei valorosi ascari della XXII brigata coloniale schieratasi sull'Amba Badoglio e i tiri delle nostre superstiti batterie non potevano che rallentare l'irruzione dei mezzi corazzati, ed infatti, nelle prime ore del pomeriggio (14,30), mentre volgeva ormai al suo ineluttabile epilogo anche la lotta fra Matmac e Addis Alem (erano sopraggiunti mezzi corazzati dalla pista di Ifag), carri armati ed autoblindo seguiti da reparti regolari entravano in Gondar. Il gen. Nasi, vista l'inutilità di una ulteriore resistenza, essendo state sopraffatte le difese meridionali di Gondar e le riserve, alle ore


ScHIZZO N.

36.

LA BATTAGLIA DI GONDAR (24·27 NOVEMBRE 1941}

UNA

BRIGATA SUO· AFBI •

. C"NA

l

ARMATI

PAESANI

l

J XXV BRIGATA K.A.R. 60 CARRI ARM.-ALIQ.ART.-REP. CARRI LEGG FORMAI~'ARMATE ETIOPICHE - ARMATI PAfANI

~ C/nla lorlificatatti6onttar t o'/Ar oro' e

Cfnlri tti rutsltnza Diruioni ftt .a llacca/Jrtillnnic/Jf Il fila gtÌJ(nllla o'ei27·XI.

~

o

21

2

e

9

10km.

f


322 I4,JO, inviava due parlamentari verso Azozò per chiedere al Comando inglese una tregua d'armi. Ma intanto gli avvenimenti precipitavano. La stazione radio era assalita e distrutta; truppe meccanizzate inglesi, proseguendo la loro avanzata, travolgevano le ultime difese nostre e raggiungevano alle ore 16,30 ia Banca d'Italia, sede del comando scacchiere (gen. Nasi). La missione dei parlamentari, che non erano ancora rientrati, era così superata dagli avvenimenti e la bandiera inglese veniva alzata sull'edificio della Banca d'Italia. La lotta, spentasi gradualmente nei centri di resistenza della cinta fortificata, si protrasse per tutta la notte e parte del mattino successivo nell'interno della città. Masse abissine dilagarono da ogni parte, saccheggiarono, devastarono, spararono all'impazzata in preda ad una sanguinosa esaltazione che determinò più volte l'energico intervento delle stesse truppe regolari britanniche. Carabinieri, P. A. I., guardie di finanza, militari e civili posti a guardia dei vari fabbricati, reagirono pagando spesso con la vita il loro ardimento. Suddivisi in pattuglioni nei vari quartieri della città essi si prodigarono per salvaguardare l'incolumità delle persone e sottrarre alla distruzione la proprietà privata nei momenti più tristi, quando cioè !'attività devastatrice dei predoni sembrava non voler nulla risparmiare. Cessate in Gondar le ostilità, l'ordine per la resa non potè essere comunicato subito ai vari comandi esterni essendo stata, dai ribelli, distrutta la radio. Lo fu l'indomani, a mezzo di ufficiali scortati da camionette britanniche. I capisaldi di .Ualag, Chercher, Celgà e Gorgorà, contrastarono perciò, durante .tutta la giornata del 27, l'avanzata avversaria. L'azione nemica più decisa fu condotta contro il caposaldo di passo Chercher e precisamente contro le posizioni fra Chercher e Ualag. Essa si esaurì senza successo dopo due ore di combattimento che costarono all'àttaccante sanguinose perdite. Il tentativo di forzare il nostro schieramento fu vano anche in corrispondenza del caposaldo di Celgà. l quattro presidi deposero le armi il mattino del 28 in obbedienza agli ordini ricevuti (I). (x) Perdite dal 21 al 27 novembre 1941: - Ualag: nazionali: feriti 3; coloniali: morti 39, feriti 9B; -- Colle Chercher: nazionali: morti 15, feriti 38; coloniali: morti no, feriti 138, dispersi 4; - Celgà: nazionali: morti xo, feriti 27; coloniali: morti 43, feriti 43• dispersi 38; - Gorgorà: coloniali: morti 46, feriti 52, dispersi 8.


La battaglia per il possesso di Gondar si chiuse col seguente bilancio di sangue: ufficiali 22, nazionali 495, coloniali 1.248. Perdite subì.te per la maggior parte nei combattimenti del 27 (1). Nell'ultima giornata di guerra, duramente combattuta attorno al tricolore non ancora ammainato del ridotto dell'Amara, i superstiti> nazionali ed indigeni, tributarono all'onore militare. un sacrificio di sangue pari circa ad un terzo della loro forza globale.

(1) Ufficiali: mo~ Io, feriti 9• dispersi 3; nazionali: morti 138, feriti 214, · dispersi 143; coloniali: morti 451, feriti 721, dispersi 76.


PERDITE

Nel corso della trattazione sono state indicate, sempre che pos~ sibile, le perdite subìte dai nostri reparti nei singoli fatti d'arme. Ma mentre per alcuni cicli operativi difetta ogni dato relativo a varie unità, per altre non si hanno che indicazioni globali, man<eando le segnalazioni giornaliere che solo i diari avrebbero potuto fornire. Come già ricordato, l'Ufficio Storico è in possesso soltanto dei diari del comando scacchiere nord, fino al 28 febbraio 1941, e ciel comando truppe Amara, fino al settembre dello stesso anno. Le relazioni dei comandi delle varie unità operanti sono state compilate, in gran parte, al ritorno dei comandanti dalla prigionia sulla s<eorta di appunti e ricordi personali. Superfluo soffermarsi sulla difficoltà per alcuni comandanti di valutare le perdite dei coloniali. Anche nei riguardi dei nazionali, però, le particolari circostanze di guerra hanno consentito soltanto l'accertamento di dati parziali. Già in data 16 aprile 1941 il Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. L in un radiocifra all'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore si esprimeva infatti nei seguenti termini: « I 0 - difficoltà comunicazioni, scomparsa quasi totalità c~ mandanti reparti , distruzione archivi, rendono incerte comunicazioni anche approssimative circa perdite nazionali; cc 2°- su 50.000 nazionali alle armi caduti ufficiali 170; truppa 3.10o; feriti ufficiali 340, truppa 4.700; dispersi ufficiali 300; truppa 15.000 più 6.ooo lasciati Addis Abeba per protezione popolazione bianca; cc 3o - in particolare: a) scacchiere nord: ufficiali morti 120, feriti 26o, nazionali morti 3.000, feriti 4.500, su un complesso di 13.000 combattenti. I rimanenti 5.500 vanno considerati dispersi: in parte morti in parte prigionieri;


b) scacchiere ovest: ufficiali morti 16, feriti 22; nazionali morti so, feriti 8o; c) scacchiere est: ufficiali morti 12, feriti 18, nazionali morti 30, feriti 'JO; d) scacchiere sud: nazionali morti 15, feriti 25; dispersi 454; c) scacchiere Giuba: ufficiali morti Io, feriti 25; nazionali morti 18, feriti 20. - Amedeo di Savoia ». Nello specchio che segue Sono riportati i dati approssimativi che si posseggono raggruppati per scacchiere. Essi hanno comunque un apprezzabile valore indicativo.


PROSI'ET1'0 APPROSSIMATIVO DELLE PERDITE.

w

NAZIONALI

t-l 0\

COLON IALI SC ACCHIERE

Uffici a l i

Periodo Morti

feriti

3·19/Vlll/1940

Ili

Scacchiere Nord (2)

11/VI/1940· 15/lV/1941

Scacchiere Giuba (2) Scacchiere Est (2)

So maliland (I)

Dessll: (3) Scacchiere

A. Alqi

Morti

f eriti

46

23

75

120

260

3000

4500

Idem

IO

25

{ 300 '

18

20

idem

12

18

\

30

70

16-26/ IV/41

3

8

42

94

5

lO

39

84

166

118

2

1123

585

92

210

30

502

789

4785

624~

( Settore falagà

Dessi è· A. A.

~ Settore Toselli (4)

Tr upp a Dispersi

Il

l Dispersi

Morti

feriti

Dispersi

426

1409

33

5500 ••

l--

Dagli elementi in possesso dell'Ufficio non si rllevano dati Mppure larg amente approssimativi.

579'" 77

118

327

7486

9362

2469

465

3462

6399

574

302

864

16/IV· 17/V/ 1941

{ Settore Togorà (4) 11/VI/llU0-

Scacchiere Sud (5)

Scacchiere Ovest (6)

6/VII/1941

~

Amara Ooggiam merid.

11/VI/1940· 27JXI/1941

14/111-23/V/1941

l

2 426

l

8 703

l

27

(l) Perdite subite nella conquista del Somaliland non incluse dal Comando Superi.o re ff. AA. neJ radiocifra del 16 aprile. - (2) Radiocifra del Comando Superiore del 16 aprile, V. paz. 324. - (3) Radioc:ifra relativo alla giornata del 22 aprile; De;slè cadt.le Il 26. - (4) L'ufficio non possiede dati, il Duca d'Aosta in un dispaccio allo S. M. de11'8 mauio indicò le perdite del ridotto dal 29 aprile al 7 maggio in 60 morti e 158 feriti. la resistenza dell'A. Alagì cessò il 17 mag!tio. - (5) Valutazioni alle quali è addivenuto il gen. Oazzera interrogando ufficiali e militari di trupp.l dei singoli reparti. - (6) Dati tratti da relazioni vane. - • Sono in:lusi i prigionieri alla data del 16 aprile 1941, co:npresl l pJchi dispersi, o pri~ionieri, del Oalla e Sidama e cleii'A.mara. - •• Inclusi i prigionieri alla data del 16 aprile. - - Inclusi i pr•Kionieri.


CONCLUSIONE

Nel corso della narrazione sono risultati evidenti le caratteri~ stiche antitetiche dei due avversari: differenza di armamento e di equipaggiamento, squilibrio nella disponibilità di mezzi e di risorse. L'uno non era assillato dalla preoccupazione dej viveri e dei rifornimenti; disponeva a dovizia di autotrasporti, si muoveva su strade libere, in regioni pacifiche; possedeva un moderno armamento, teneva incontrastato il dominio del cielo. L'altro, lottava con la povertà per resistere fino all'ultima car~ tuccia e all'ultimo tozzo di pane; viveva delle magre scorte e degli acquisti in sito, era nell'impossibilità di manovrare per mancanza di automezzi, si trovava esposto alle continue offese aeree che non gli concedevano tregua, disponeva di armamento ed equipaggiamento scarsi e antiquati. Ma poichè all'inizio del conflitto, noi superavamo per numero di effettivi i nostri avversari, questi, a campagna vittoriosamente ul~ nmata, esaltarono oltre misura tale circostanza, per valorizzare, a fini propagandistici, il proprio successo. In sede di conclusione non sembra, quindi, del tutto inutile qual~ che considerazione sull'argomento. Le truppe coloniali costituirono, nel 194~41 , il grosso delle n~ stre forze in A. O. I. (circa il 75 o/.,). In alcuni scacchieri esse furono chiamate ad operare lontane dalle proprie famiglie o costrette ad abbandonarle nel corso delle operazioni; in altri, mossero invece e combatterono coi familiari al seguito. Difficilmente evitabili furono le diserzioni in massa, nel primo caso; grave impedimento, nel secondo, derivò invece alla libertà d'azione dei comandi che, pur se videro il fenomeno della diser~ zione alquanto limitato, ebbero tuttavia frenata e ostacolata ogni pos.c;ibilità di movimento dalla presenza di una folla di donne, di


vecchi e di bimbi che si tramutava non di rado in una vera accozzaglia di cenci e di piaghe. Tragica situazione per comandanti grandi e piccoli, costretti ad impiegare uno strumento fragilissimo e di estrema delicatezza di cui non potevano prevedere le mutevoli reazioni nelle varie, spesso tragiche, circostanze che essi dovettero fronteggiare. Il contrasto fra la ricchezza dei mezzi nemici e la povertà dei nostri, prima, e il terrore di rappresaglie da parte del restaurato potere del Negus, poi, andarono gradualmente determinando la sfiducia nell'efficacia dei nostri prolungati tentativi di resistenza. I nostri ascari, laceri e non protetti dalle piogge, furono, durante l'offensiva britannica, mal nutriti (i viveri scarseggiavano ed arrivavano con la irregolarità imposta dalle pessime condizioni della viabilità), depressi e esasperati dalla persistente e non controbattuta azione aerea nemica e dallo stillicidio continuo di perdite lungo le insidiate retrovie; e, infine, anche malcontenti per le paghe corrisposte in una moneta cartacea che, a poco a poco, perdeva ogni suo valore. Su individui inclini per natura allo scoraggiamento ed alla suggestione come gli ascari, trovavano facile presa gli incitamenti alla defezione che il nemico rivolgeva loro con ogni mezzo, contrapponendo, in particolare, al trattamento che essi ricevevano da noi quello di cui fruivano i disertori. I disertori stessi, rivestiti a nuovo, venivano spinti fin presso ai nostri reparti ed esaltavano a gran voce coi megafoni, i privilegi della conseguita abbondanza . Oltre alle notizie relative ai molti mezzi meccanizzati ed agli aerei nemici pronti a muovere dai territori già occupati, alle condizionate promesse di perdono diffuse dal Negus a mezzo di emissari e di manifestini lanciati dagli aerei ed alla abile propaganda britannica, che attribuiva alla nostra inutile resistenza i danni che le popolazioni subivano in conseguenza della guerra e le privazioni cui erano costrette dall'incapacità di acquisto della nostra moneta, concorrevano, ad accrescere la generale sfiducia, le frequenti azioni aeree nemiche su tutte le località ove risiedevano nostre truppe o comandi; incursioni che, per mancanza di mezzi contraerei, rimanevano senza alcuna reazione da parte nostra. Gli ufficiali, nonostante la inesperienza di molti e le privazioni cui furono assoggettati, si sforzarono fino all'ultimo di arginare la dissoluzione dei rispettivi reparti, ma essi stessi fatalmente finirono con l'opera e più per una meccanica, per quanto nobile, concezione del dovere, che per la ragionata convinzione che nel loro sacrificio vi potesse essere qualche speranza di utilità o di successo.


Fra le truppe coloniali, l'orientamento alla defezione, che si manifestò dapprima in individui isolati, coinvolse, poi, interi drappelli di forza progressivamente sempre maggiore. La truppa indigena abbandonò i reparti spesso insieme ai propri graduati, asportando le armi automatiche, i viveri e le munizioni; talvolta,. rientrata nei rispettivi territori, si unì, più o meno spontaneamente, alle bande dei capi ribelli più autorevoli. Quanto sopra non deve essere inteso come accusa rivolta contro Je nostre truppe di colore che nel complesso, resistettero e combatterono più a lungo dì quanto la grave situazione potesse far sperare, ma bensì come necessaria messa a punto per chi voglia, più o meno ingenuamente, indugiare in raffronti aritmetici tra dati di forza in realtà non comparabili. Reparti di formazione e complementi tratti da popolazioni locali, dopo appena tre anni e mezzo di sudditanza italiana, servirono con fedeltà, nonostante le gravi privazioni e pagarono largo tributo di sangue, adattandosi alla lunga durata delle operazioni, alle ripercussioni logistiche e familiari di esse e ai vari aspetti di una guerra cui l'intervento di masse di artiglieria, carri e aviazione conferiva un aspetto che essi non avevano mai prima di allora conosciuto. Ci abbandonarono, in parte e molti a malincuore, a mano a mano che i loro paesi natali vennero invasi e ci abbandonarono sovrattutto per sfuggire al temuto eccidio da parte dei ribelli, che desiderosi di acquistar benemerenze agli occhi del dominatore di domani, terrorizzavano gli indigeni con la loro ferocia. Pur considerando le nostre forze destinate a soccombere, perchè senza aerei, senza carri armati, senza mezzi anticarro e contraerei, gran parte dei soldati coloniali combatterono .fino all'ultimo con disperata ed eroica fermezza contro il nemico esterno e contro i loro fratelli ribelli; ben pochi furono i disertori che spontaneamente rivolsero le armi contro di noi. Nobilmente descriveva la tragica situazione il comandante truppe Amara, accomunando nazionali e indigeni : « con truppe mal nutrite, male equipaggiate e quasi scalze; con reparti indigeni non sempre regolarmente pagati; con poche armi automatiche in gran parte guaste, con pseudo carri armati di... brevetto locale, con artiglierie vetuste e logore e munizioni vecchie e scarse (dei proiettili ne scoppia uno su tre), senza armi anticarro, con pochi mezzi di trasporto, con carburanti alchimiati, senza aerei, con pane nero grumoso e fermentato, con magazzini semivuoti, senza tabacco, senza


notizie dei familiari, isolati e circondati dal nemico e dall'incessante insidia ribelle, la difesa attorno all'ultimo Tricolore italiano è pervasa ancora da profonda dedizione al dovere » ( 1 ).

In una pregevole « nuruatura >> della seconda guerra mondiale, edita sotto l'egida della Oxford University Press, si dà, in tema di squilibrio dei mezzi e delle risorse, efficace risalto ad alcuni concetti, che nessuno può contestare, se non per esigenze di contingente propaganda; concetti che si riportano qui di seguito, in stralcio, coi loro riferimenti a cicli operativi che ebbero rapido corso e grande risonanza in occidente e in oriente: << Il disastro polacco fu male inteso a suo tempo e le vittime biasimate immeritatamente. Esso avrebbe dovuto insegnare due cose: primo che contro carri armati ed aeroplani, truppe prive di appropriate armi di difesa, per quanto valorose e numerose, sono soltanto delle pecore da macello ... » • ... « I tentativi di tener le fortezze e di condurre campagne senza aviazione fallirono in modo disastroso: Hong-Kong, Malaya e Singapore furono successivamente perdute in .tal modo e i Giapponesi conquistarono le Indie Orientali Olandesi, il resto di Borneo, le Filippine, le Andemanne e la Birmania >• ••• (2).

Il ricordo di questi avvenimenti << male intesi a suo tempo >> induca il lettore a meditare sulle nostre vicende in Africa. Il suo raccoglimento sarà anche onore reso ai nostri caduti e combattenti, nazionali ed indigeni in A. O. I.

(r) Relazione del Comando truppe Amara.

(2) A Miniature History of the War by R. C. K. ENsoR, Oxford University Press, London, Humphrey Milford, 1945·


ALLEGA TI


Alterato l

SPECCHIO DELLA FORZA PREsENTE DISLOCATA IN AFRICA ORIENTALE ALLA DATA DEL t 0 GIUGNO 1940 Ufficiali

Soltufficiali

Truppa nazionale

Totale

O OVER. NI

Totale

Coloniali M.V.S.N.

R.: E.

M.V.S.N.

R.. E.

R. E.

M.V.S.N.

R.. E.

aenerale

M.V.S.N.

Comando ff. AA. A. O. l.

420

29

727

49

4.8'24

65

5.971

143

1.468

7.S82

Ooverpo dell'Eritrea

8()2

116

956

184

6.350

3.111

8.108

3.411

30.342

41.861

Oovemo dell'Amara

925

285

786

539

5.393

12.667

7.104

13.401

39.684

60.279

Oovcrno dello Scioa

1.140

246

1.176

377

11.336

4.250

13.652

4.873

35.056

53.581

Governo Oalla e Sidama

700

Ooverno deli'Harar

686

Ooverno della Somalia . Totali Totali Ou1rali

l

74

583

138

3.503

1.931

4.786

2.143

23.886

73

563

112

3.944

1.735

5.193

1.92.0

31.001

38.114

l

458

35

437

40

1.704

586

2.599

661

20.4S8

23.718

l

5.131

858

5.228

1.439

37.054

24.345

47.413

26.642

181.895

255.950

181.895

255.950

'

5.989

6.667

--- -

61.399

74.055

30.815

ALTRE ARMI Carabinieri R.eali . : R. Guardia finanza : R. Marina A. O. l. : R. Aeronautica .. Polizia AfTica lt.. :

.

Totali:

... . .

Ufficiali

76 41 356 499 90

--1.062

SottuHiciali

.. .

.

811 174 1.143 791 349

- 3.268 --

.. ..

.. .. .

Truppa nazionale

.

..

2.085 7W

Coloniali

5.721 2.872 1.341

..

--12.818

.

6.086 831 1.994 3.566 4.601

--18.078

.. .. . ---

Totale

9.0S8 1.845 10.214 7.728 6.381

35.226


AU.rato l

SITUAZIONE APPROSSIMATIVA REPARTI, AUTOMEZZI, ARMI E MUNIZIONI. CONSISTENZA CARBURANTI, LUBRIFICANTI E DERRATE IN A. O. I. ALLA DATA DEL 15 LUGLIO 1940 ~e P A~ T 1 -

Esercito: Divisioni nazionali (Savola-Afrìca) 2 • Btg. nazionali 16 • C p. carri armati 2 - C p. carri veloci 1 . Sq. autoblinde l • • Or. art. nazionali 10 • Brigate coloniali 29 • Btg. col. autonomi 17 • Gruppi art. col. 2 • Or. sq. cav. col. 8 - Gruppi bande 22.

AuT o M EZ z 1 al

1° ottobre 1940: Autocarri 6286 - Autovetture 590 · Automezzi speciali 998 · Motocicli 397.

A~TIOLIERIA

CARBURANTI E LUBRIFICANT I

ARMI PORTATILI

Consist~nza

Tipo

P~uiN.

Munidonam~nto N.

..

4 4

27.600

26

.. .

14 216 16 24 32 8

38.400 147.000 8.400 100.000 508.500 39.000 58.000 421>.000

Obici 149/ 13 Cannoni 120/45 120/25 105/28 104/32 Obici l 00/ 17 Cannoni 17/28 75/46 75/27 Cl(. AV. 75/ 13 75/A 70/15 65/17 37/40 20 mm . Mortai 81 mm. 45 mm .

.

... .

.

.

~Q

4

92 312 31 24 71

57

900

Tipo

Numero

Munizionamcnto N.

M ltragliatrici fucili mitragllatori Fuc. c mosch. tipo va.rio Pistole varie Bom~ a mano

3.313 5.313 672.800 33.500

82.200.600 40.299.000 158.700.000 6 .272.000 1.813.000

-

in tonnellate al t• lua:lio 1940 ~nzina • Gasolio . Petrolio . Lubrificanti Nafta pesante Olio Diesel

91.500 27.000 2.800 4.700 5.200 2.430

CONSISTeNZA DER~A Te

Pasta farina Riso Formaggi Olio oliva Olio semi Thc Zucchero

s~tt~mbrc 19'0 novembre 1040 novembre 1940 a:cnnalo 1941 marzo . • 1941 settcmbr~ 1940 mano .. 1941 marzo .• 1941

-

390.000 560.000 67.250 844.000 84.000 130.000

• Totale: 24 carri M; 39 carri L; 126 autoblinde (o autocarri attrezZAli con Appositi scudi).

'


335 Allegato 3

L'AERONAUTICA IN A. O. l. ALLA DAT A DEL 10 GIUGNO 1940 Al 10 giugno, giorno della dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia ed all'Inghilterra, le forze di linea dell'Aeronauùca (gruppi 8, squadriglie 5) erano composte così come segue: 1° - lin~a: 14 squadriglie Ca. 133 con 6 apparecchi ciascuna )) )) ,. S. 7 :h » 6 ,, )' 2 s. 79 » 6 ,, Ro. 37 )) 9 )) ,, l) 2 Cr. 32 )) 9 )) )) )J 2 Cr. 42 9 Totale apparecchi )l

'2° - Appar~cchi in

183

magazzino ~ffici~nti:

35 Ca. 133 J

s.

81

4 s.

79 Ro. 37 5 Cr. 3'2 14 Cr. 42 2

Totale :tpparecchi

61

3° - Appar~cchi in ripmazione alle ~.R .A .M. ~ ditte:

..S Ca. 133 16 s.

8J

'2

79

s.

Ro. 37 3'2 2 Cr. 42 2

11 Cr.

Totale apparecchi

81

T otale generale

325


Allegato 4

COMANDO SCACCHIERE NORD STATO

M/.CGlORE

8 gennaio 1941

OII49/0p. Oggetto: Direttive per la difesa dell'Impero.

Al Comtmdo Superior~ FF. AA. ddl'A. 0.1. Stato Maggì"'·~ - Ufficio Ope1·azù:mì.

Addis A~ba

Mi riferisco al foglio 335270 del 24 dicembre u. s. Le direttive in esso tracciate per la difesa dell'Impero trovano la mia completa adesione, non solo, ma corrispondono a provvedimenti da tempo in corso di :tttuazione nel mio scacchiere. Il progressivo adden:;arsi di forze nemiche, ba determinato w1 mutamento nel concetto iniziale della battaglia sulla fascia. dì frontiera; esso venne sostituito da quello di sottrarre la massa dei reparti, scarsi - per non dire privi - di mezzi meccanizzati, alle conseguenze di un potente urto iniziale. Da ciò un graduale ed oculato alleggerimento di forze e di mezzi sulla linea marginale di frontiera e conseguente rafforzamento dei nuclei di manovra retrostanti. Tale alleggerimento è già in co:so (Cassala, Serobatib, Adardè) ed, a se· conda delle circostanze, sarà continuato, se necessario. Il problema della difesa arretrata, già preso in esame nel mese di novembre c successivamente sviluppato e perfezionato, venne reso noto nelle linee generali a codesto comando con i fogli or6o84 del 27 novembre e 016921 del 3 dicembre. Eritr~a.

La linea esterna e i capisaldi del ridotto sono allegati nel lucido allegato 1 (t). L'ala destra, sbarrando gli accessi dalla costa all'altopiano, si appoggia al mare sul torrente che sfocia a Marsa Cuba. L'ala sirùstra deve invece appoggiarsi a Biacundi, sul Setit, almeno fino a quando non saranno decise le sorti dei presidi dell'Uolcait. In seguito, se le minacce da oltre Setit fossero incalzanti, la linea esterna del ridotto, dal M. Doborò sul Gasc, dovrebbe ritrarsi a sinisu·a fino al ponte di Mai Timchet sul Tacazzè ove esiste un ridotto già presidiato. Lo schizzo allegato 2 indica la cintura del nucleo centrale intorno all'Asmara, e !'all~gato 3 il fronte a terra, esterno, della piazza marittima di Massaua. Reparti nazionali ed aliquote genio stanno lavorando per l'apprestamento dei capisaldi del ridotto; le artiglierie assegnate, come prima imbastitura della difesa, sono già in posto (allegato 4). {1) L'Ut'licio Storico dello S. M. E. non è in possesso dei lucidi cui fa riferimentn d presente foglio.


337 Le interruzioni stradali e gli sb:lrramenti &Ono già a buon punto: per tl :w gennaio saranno completi con la posa in opera di oltre un migliaio di

mine (all~gato 5).

Amara. Linea esterna e capisaldi del ridotto (vedt all~gato 5). I lavori per la sistemazione difensiva del ridotto sooo in corso. L'Amara beneficia di un 'organizzazione difensiva preesistente, per il nucleo centrale Azozò- Gondar, che viene ora riveduta e migliorata nel dettaglio (allegato 6). Le interruzioni stradali, sia disposte dal Comando Superiore genio, sia attuate direttamente, risultano dall'all~gato 7. In corso d'attuazione altre previdenze di minor conto per la difesa e quelle riguardanti la popolazione nazionale dispersa sul territorio. Generai~ dt C. d'A. comandante lo scacchi"e nord LUICI FRUSCI

Allegato 5

COMANDO SUPERIORE FF. AA. DELL'A. O. l. STATO MACCIORE.

tt

gennaio 194t

Pramemm-ia per Eccellenza Luigi Frusci Asmara

Trasmetto per conoscenza il telegramma mandato a Roma in merito alla situazione del vostro scacchiere. Con riserva di più precisi ordini quando sarà arrivata b risposta al telegramma di cui sopra l'A. R. vi prega di disporre come segue: a) circa il ripiegamento di M:utini su Ammanit l'A. R. vi lascia libero di decidere sec:ondo la situazione;

b) lasciate per ora in posto i battaglioni di Mesfintò e Amba Zaul; al riguardo potete fare ulteriori proposte; c) Postiglione imbasùsca la difesa di postztonc retrostante all'attuale che meglio gli consenta di sbarrare la strada Om Hagcr Biacundi; tenga tuttavia Om Hager per coprire l'imbocco della strada di Adi Remoz fino a che non si decide le sgombero del Uolcait;

22


t!) potete sgombrare Cassala di tutto lo sgombrabile !asciandovi però un presidio tale da impedire un colpo di mano precedente ancora all'inizio dell'offensiva, predisponendo> ogni cosa per ritirare questo presidio all'ultimo momento e in blocco. Sta bene per lo sgombero di Tessenei lasciando, non sulle posizioni attuali, ma oltre il paese un battaglione con compito di zona sicurezza e di osservazione; ~) tenete sul fronte bivio Tessenei- Sabdcrat un minimo di forza unicamente a scopo di sorveglianza e segnalate in tempo non probabili irruzioni nemiche da questa parte; f) raccogliete tutte le altre forze in due mal.se; una a sud (regione ad est di Tessenei) con compito di opporsi a un attacco nemico che proveniente da Kashm el Girba punti in corrispondenza deHa Tessenei Barentù; l'altra a nord fra Sabderat e Cherù per fermare un attacco proveniente da nord - ovest con obietùvo la strada Cassala Agordat; g) costituite una riserva da trarsi da Agordat dislocandola in modo che possa aiutare l'una o l'altra massa; h) sostituite le truppe tolte ad Agordat con altre prese a Cheren e tenete la posizione di Barentù; t) in caso di attacco nemico non distendetevi su una fronte difensiva ma impegnate le lJ:'uppe a blocchi in controffensiva;

f) qu~sti ordini valgono in attesa della risposta di Roma; non appena que5ta ci sarà giunta e in conformità del suo tenore vi daremo ordini definiùvi. D'ordine

11 geru:rale di corpo d'armata Capo di Slilto Maggiore ddl~ FF. AA. CLAUDIO TREZZANI

Allegato 6

Telegramma in partenza - Sopracifrato COMANDO SCACCHIERE NORD UFFICIO OPERAZIONI

12 gennaio 1941

Comando Superiore forze armate - Addis Abeba. Ricevuto promemoria 563287 (.) Disposizioni nel quadro diretùve superiori sono già in atto (.) Est doveroso però precisare che mio parere est fermo per la soluzione totalitaria che consente di sottrarre in primo tempo alla


339 sicura grav1ss1ma usura di una battaglia in bassopiano, la maggior parte delle forze et quasi tutte le artiglierie mobili (.) Questo concetto di economia delle forze mi pare sia l'unico che consenta di « durare» in attesa di favorevoli eventi su altri teatri di operazione che pos5ano disimpegnare l'Impero da questa crescente pressione (.) Comunque (,) il dispositivo che sto attuando deve considerarsi indispensabile base intermedia per giungere alla soluzione totalitaria (.) Debbo però insistere sulla necessità di affrontare decisamente il problema del Uokait che è in stretta relazione con quello di Gallabat et di Om Hager (.) Sgombero Uolcait non porterebbe a mio avviso conseguenze di eccessiva gravità et del n:sto est soluzione a cui prima aut poi, aut di nostra volontà aut per pressione, dovremo arrivare (.) Meglio ricuperare quelle truppe che sarebbero pe<dute at aggravarsi situazione specialmente se presidio Om Hager venisse premuto il che comporterebbe impossibilità rifornimenti Uolcait (.) In attesa decisioni insisto per ritiro immediato presidi Mesfintò et Amba Zaul la cui funzione nella situazione odierna non habet alcuna logica ragion~ di essere(.) FRUSCI

Allegato 7

COMANOO SUPERIORE FF. AA. DELL'A. O. I.

53 s.

Addis Abeba 15 gennaio 1941

Oggetto: Direttive per la difesa dello scacchiere nord.

All'Ecc. il gep. Luigi Frusci, comandante dello scacchiere nord. Asmara e, per conoscenza :

All'Ecc. il gen. Guglielmo Nasi, comandante dello scacchi~e est. Debra Berhan 1° - Le notizie sul nemico continuano a confermare le previsioni fin qui fatte : attacco in forze contro l'Eritrea con primo obiettivo Agordat; non si può ancora dire se questo attacco sarà preceduto, accompagnato o seguito da altro sulla direttrice Ca rora- Nacfa - Cheren, probabilmente sussidiato, ad est, da altro lungo la fascia costiera. Meno decisa sembra la volontà di attacco per Gallabat su Gondar anche se le forze su questa direttrice permangono imponenti; da qualche indizio st può pensare all'intenzione di un aggiramento attraverso all'Ermacciò.

\


Fra queste due direttrici di attacco vi è la terza intermedia su Om Hager

per quanto per ora essa appaia meno direttamente minacciosa. 2° - L'attacco più importante appare, allo stato attuale delle cose, quello del settore di Agordat e dallo schieramento avversario si può pensare ad un disegno operativo attuantesi attraverso a due tenaglie una interna all'altra. Quella più interna, che è anche la più potente, ha una branca nord partente dalla zona Serobatib- Goz Regeb - Eriba con probabile obiettivo la recisione della strada Cassala Agordat in regione Uaccai; l'altra branca partente da Kashm el Girba e Sasareib con obiettivo la recisione, passando a sud di T essenei, della strada Tessenei- Barentù. Dopo di ciò le due forze potranno darsi la mano a sud di Uaccai o proseguire indipendenti su Agordat e Barentù. La tenaglia più esterna, meno forte, ha le due branche partenti dalla regione Monte Maman Derudeb (a nord) e Showach (a sud) che possono con più largo giro puntare sugli stessi obiettivi Barentù - Agordat.

3° - Restando noi nella situazione attuale si ha per certa conseguenza la caduta di" Cassala e Tesse nei e la cattura dopo la lotta più o meno accanita delle truppe ivi dislocate. Si impone pertanto lo sgombero di quella località. Si potrebbe ripiegare per accettare battaglia sulla linea Cherù- Sabderat Bivio Tessenei ma questa linea fortissima al centro ha i fianchi molto deboli, soprattutto il destro fra Sabderat e Cherù in corrispondenza del quale tutto fa credere che il nemico voglia fare lo sforzo principale. Il terreno a cavallo della cortina fra Sabderat e Cherù è favorevolissimo ai mezzi meccanizzati nemici. Perciò la posizione Tessenei Sabderat Cherù se è migliore dell'attuale Cassala Tessenei non si può dire certamente ottima. 4° - Molto migliore di questa appare quella retrostante Cherù - Algheden Aicota che non solo è rriolto meho estesa (circa la metà) ma ha il grande vantaggio di mandare completamente a vuoto la mossa principale nemica (Serobatib Uaccai); di evitare tutto il terreno di facilitazione per il nemico (fra Cherù e Sabderat); di svolgersi quasi ovunque in terreno a rilievi montuosi mentre alla sua estrema sinistra l'aggiramento è meno facile potendosi appoggiare attra,•erso al Gasc di. Gabiscialai. 5° - Vi prego pertanto disporre per un ordinato ripiegamento delle vostre forze sulla posizione di cui sopra (capo 4°). E' inutile che richiami la vostra attenzione sul g~osso pericolo che questo ripiegamento può correre per opera di una offensiva nemica da Serobatib su Uaccai che taglierebbe fuori le truppe di Cassala e Sabderat; bisogna pertanto sbarrare fortemente questa direttrice. Ciò fatto il presidio di Cassala potrà fare uno sbalzo autocarrato su Cherù; dopo potrà ripiegare Tessenei, dopo ancora Sabderat e per ultima la cortina difensiva di M. Tellai. 6° - Occupata la linea Barca-Carcoè-Cherù-Algheden-Aicotà la nostra situazione sarà notevolmente migliorata e potremo attendere gli eventi e giudicare


34 1 se ci convenga accettare su di essa (cosa che mi sembra più conveniente) la battaglia oppure ripiegare ancora sulla linea Agordat Barentù.

1' - Ad ogni modo, nei riguardi di quest'ultima, consiàerate il pericolo di una irruzione nemica in regicne del Tarchinà (nord di Barentù) che tagliando Barentù da Agordat elimina il si~tema difensivo per creare due capisaldi isolati in condizione di non potersi reciprocamente aiutare. Per avere un sistema è indispensabile la libera percorribilità della strada Agordat- Barentù ; perciò la battaglia dovrebbe essere impegnata sulla linea: alture a nord di Agordat Orherè Uadei Ceref Logodat Curcuggi con un raddoppio da Logodat alle alture a sud di Barentù. Ad ogni modo quanto è detto ai paragrafi 6° e 1' ha un puro valore orientativo restando fermo che, per ora almeno, la parte esecutiva si limita al ripiégamento ed alla occupazione della linea Barca· Cherù · Aicotà (vedi capover'i 6o e 5o). g,o - Resta la questione Om Hager e di riflesso l'occupazione del Uolcait; a me sembra che, per ora almeno, anche con il ripiegamento sulla linea Cherù Aicotà non 'si imponga il ripiegamento da Om Hager su Biacundi e, di conseguenza, l'abbandono del Uolcait che importerebbe la recisione in pieno della strada Tacazzè Gondar ed il netto isolamento fra Eritrea ed Amara. So che dì massima non siete di questo parere e che propendete per un abbandono completo di Om Hager e Uolcait. Desidero avere conferma di questa vostra concezione e conoscere le ragioni che la sufuagano. In base ad esse mi riservo di decidere. Per ora ad Om Hager (salvo arretramenti tattici) e nel Uolcait lasciate le cose come si trovano. <f - Resta confermata l'autorizzazione dello sgombero, da farsi con grandissima oculatezza, di Gallabat e Mett:mma per occupare le posizioni di Ammanit. 11 Vicer~ d'Etiopia Governatort Generale ddl' A. O. l. Comandante Superiore del!~ forze armatf' AN.ED.EO DI SAVOIA


342 Allegato 8

Telegramma in purtenza. COMANDO SCACCHIERE NORD UFFICIO OPERAZIONI

01563/0p. Sopracifrato.

16 gennaio 1941

At Comando Superiore foru armate - Addis Abeba. o6133· Rispondo al foglio 53 S. (.} Inizio i movimenti per assumere lo schieramento sul fronte Cherù - Aicotà secondo Vostre direttive (.) Prevedo esecuzione in 8 giorni salvo disturbi avversario (.) Invierò con aereo di venerdl schema dei movimenti predisposti (.) Riservomi comunicazioni per ripiegameoto Metemma ancora in studio (.) Per quanto riguarda questione Uolcait confermo necessità sgombero per seguenti ragioni (:) Primo (:) Funzione militare dei presidi Uolcait nell'attuale situazione est assolutamente negativa (.)

Secondo ( :) Immancabili riflessi dei ripiegamenti in corso accentueranno pressione_ribelli rendendo precaria situazione presidi stessi (.) Terzo (:) Presidio Om Hager con nuovo schieramento rimane eccessivamente isolato et, gravitando sulla stretta di Laebà non può assicurare sicurezza comunicazione per Uolcait che si biforca a ovest della stretta stessa (.) Quarto (:) Rifornimenti· Uolcait saranno difficoltosi se non impossibili et certamente sottoposti a crescenti insidie (.) Quinto (:) Non est perciò da escludersi onerosissimi rifornimenti aerei (.) Sesto (:) Se pressione nemica dovesse farsi senti re su O m Hager sgombero Uolcait sarebbe irrimediabilmente compromesso con sicura perdita battaglione nazionale, artiglierie et buona parte coloniali. Settimo (:) D'altra parte non est detto che sgombero Uolcait favorisca In glesi che probabilmente troverebbero resistenza in quelle popolazioni. - ·Ottavo (:) Col mantenimento Uolcait non si assicura neppure indirettamente protezione strada Tacazzè- Gondar che può essere facilmente in~diata dall'Ermacciò et Quollo Uogherà da dove più agevolmente si può raggiungere predetta comunicazione (.) N ono (:) Per quanto riguarda sicurezza della strada Tacazzè - Gondar est più facile conseguirla con protezione diretta rinforzando. presidi con truppe che si ricuperano da Uolcait (.)


343 Comunque provvedimento può essere attuato dopo perfezionamento nuovo schieramento et cioè fra una settimana quando percepiremo prime reazioni nostro ripicgamento (.) Insisto però per inunediato ritiro presidi Amba Zaul et Mesfintò (.) FRUSCI

Allel!ato '

COMANDO SUPE.RIORE FORZE . ARMATE A. O. I. STATO MAcclORE - UFFtcro OPERAZIONI N. 563718/0p. di prot.

Addis Abeba, 30 gennaio 1941

Oggetto: Creazione dello scacchiere ovest.

All'Ecc. il getzeral~ di C. d'A. Fru~ci Luigi - Asmara. Al:'Ecc. iJ g~neral~ di C. d'A. Nasi Guglielmo- Addis Alxba. .1.ll'Ecc. il g~n~ral~ di C. d'A. Berta/di Sisto - Har(lr. e, per conoscenza: Al Comando Supr~mo - Stato Maggiore Generale - Roma. Al Ministero dell'Africa Italiana - Uff. Militare - Rdma. Al Go11erno G~neralc A. 0./. - Gabinmo - Addis Abeba. Al comando dello scacchiere sud - Gimma. Al comando d~llo scacchiere Giuba - Mogadiscio. Al comando ddla R. Aeronautica dell'A. O. l. - Addù Abeba. Al comando superiore R. Mari71a dell'A. 0.1. - Massaua. I. - Il progressivo evolversi della situazione impone graduali ritocchi ai compiti e alle stere di azione dei più diretti collaboratori di questo Comando.

TI. - Due fatti di rilievo segnano la situazione attuale: l'offensiva delle forze regolari inglesi contro l'Eritrea; l'offensiva di un cosiddetto esercito del Negus contro l'Amara. Quest'ultimo si impernia sulle forze ribelli sparse nell'Amara che nella intenzione nemica dovrebbero fare massa agli ordini del Negus, ributtarci dalla regione per poi marciare contro lo Scioa e Addis Abeba e quindi ripristinare la capitale dell'impero negussita. Una offensiva delle truppe inglesi su Gondar dovrebbe servire come preludi? e spinta alla marcia di questo cosiddetto esercito del Negus. III. - Di fronte a questa situazione un'azione unitaria di comando e di manovra. da Gallabat al Mar Rosso è pressochè impossibile. Diverse sono le


344 forze avversarie, diversi i loro obiettivi, eccessivamente esteso lo scacchiere di operazioni. Non solo, ma il nemico agisce in due settori distinti con forze diverse. Sarebbe errore contrapporgli nel settore Amara le nostre forze divise perchè in parte dipendenti da Asmara e in parte da Debra- Marcos. Aggiungasi che in questo settore l'azione politica si compenetra e quasi si sovrappone a quella militare. IV. - In conseguenza sono venuto in queste determinazioni: a) il limite dello scacchiere nord, che continua a restare alle dipendenze ddl'Ec.:. il gen. Frusci, viene stabilito alla linea del Setit- Tacazzè fino al torrente Meri; b) viene costituito uno scacchiere ovest agli ordini dell'Ecc. il gen. Nasi comprendente i territori dell'Amara e dello Scioa, più l'Uolcait; c) tutte le forze dislocate attualmente in questi territori passano alle dipendenze dell'Ecc. il geo. Nasi;

ti) lo scacchiere est resta negli attuali limiti; unicamente viene diminuito di tutto il territorio dello Scioa. Esso sarà agli ordini dell'Ecc. il gen. Bertoldi;

t>) nulla di mutato nei riguardi dei rimanenti scacchieri. V. - Le presenti disposizioni entrano in vigore a partire dal giorno 4 febbraio 1941.

Il Comandante SupcriOt·e FF. AA. A. 0.1. AMEDEO DI SAVOIA

Allegato JO

RISPOSTA DEL COMANDO SCACCHIERE SUD ALLE DIRETTIVE DEL COMANOO SUPERIORE

(N. 335720 del 24 dicembre 1940) Foglio n. 02/137 in data 6 gennaio 1941. Ho attentamente studiato le direttive per la difesa dell'Impero, contenute nel foglio dd Comando Superiore Ufficio Operazioni, n. 335720 in data 24 dicembre 1940 e, riferendomi al colloquio concessomi da V. A. R. il giorno 26 dello stesso mese e a quanto richiesto nel fogÌio stesso esporrò integralmente il mio pensiero. E' lontano da me ogni intendimento di critica negativa così come ogni lontana pretesa di insegnamento; come pure, se i concetti che esporrò non


l

345 veni~ro accettati,

si voglia sempre considerare l'espressione: del mio pensiero e dovere - della maggiore possibile collaborazione. So bene che il contenuto del foglio 335720 vuole riferirsi soltanto ad una deprecatissima ipotesi, esaminandola cercherò di tenermì sullo stesso piano ipotetico, considerato soltanto nell'intento di una doverosa ma estrema preveggenza. Prima di entrare in argomento, devo però far rilevare che i nativi più intelligénti sono alquanto perplessi dinnanzi al contegno strategicamente inattivo che noi teniamo da qualche mese a questa parte, in così vivo contrasto con l'immagine formatasi nella loro mente di un Governo italiano potente e dinamico. Essi hanno la percezione che l'Impero è diventato come una grande fortezza assediata, la cui guarnigione non si oppone per terra ai lavori di approccio del nemico e la cui aviazione (riferendosi a quanto essi vedono qui) è scarsa e poco atriva, mentre la difesa contraerea è quasi inesistente.

come semplice desiderio -

]. - Il contenuto del foglio 335720 può a mio avviso, essere idealmente diviso m due parti. a) La prima parte consiste in un mutamento profondo delle direttive iniziali pel nostro contegno. Infatti, all'ordine di c< mantenere la integrità ter· ritoriale dell' Impero... >l è sostituito ora qudlo - rnilitarmente più agevole di cercare di battere il nemico, indipendentemente da frontiere e da « posizioni '' · Criterio che agevolerà l'abbandono di qualche località tenuta a titolo molto oneroso, per semplice questione di nomi molto noti, a danno del buon impiego di mezzi. Ho disposte subito per l'attuazione di tali direttive sulla fronte del Kenja, dove il nemico ha forze più che quadruple delle mie e dispone di mezzi meccanizzati che io non ho ed ai quali non posso opporre alcuna arma specificatamente idonea. Dei provvedimenti presi ho già riferito con foglio 02/8758 in data 30 dicembre 1940. Nei riguardi delhi fronte dei Kenja, è doveroso rilevare come il Comando Superiore ammetta ora (sia pure per solo inciso al capo III, lettera b, ultima frase) che sulla fronte del Kenja l'attacco principale possa essere condotto tra Mandera e Lago Rodolfo. E allora riesce difficile a spiegarsi perchè - ammesso che il nemico abbia nel Kenja 100.000 uomini, ammesso che possa attaccarci a fondo, ammesso pure che, «se noi fossimo sfondati dall'attacco nemico ... perderemmo progressivamente tutto l'Impero >> - lo scacchiere sud sia lasciato in tanta inferiorità di forze e di mezzi, a tutto vantaggio (a mio avviso sproporzionato) dello scacchiere nord. Sorge così spontaneo il dubbio che il Comando Superiore non abbia tenuto conto delle possibilità che, con l'inferiorità tanto marcata delle forze nostre a sud, lo sfondamento tanto temuto a nord possa invece avvenire, con maggiori ragionevoli probabilità, proprio a sud. Dubbio tanto più fondato se ha consisten.z.a l'ipotesi del Comando Superiore che l'attacco alla fronte sud possa precedere nel tempo l'attacco nord (capo II, n. 2).


Sulla fronte Sudan invece non ho ancora introdotto sostanziali mutamenti' nello schieramento, sia perchè tra Lago Rodolfo e Nilo Azzurro più che al ne· mico, esterno occorre ora fare fronte alla rivolta interna che quale scaltra avanguardia nemica tende, sia pure con non gr.andi forze ad interromperei la comunicazione vitale Bonga- Magi; sia perchè su tutta la fronte siamo in condizioni di terreno vantaggioso rispetto alle possibilità di impiego di mezzi meccanizzati. Richiamo però l'attenzione sul fano che, mentre il Comando Superior( valuta che tra Lago Rodolfo e Nilo Azzurro il nemico abbia circa 5000 uomini, qui ne risultano invece almeno 13.000 (e cioè 1000 regolari del fV btg. K. A. R. a Lokintang, 5000 irregolari e fuorusciti amara lungo il confine, 7000 più indietro tra Kosti e Sennar). A conclusione di questo primo argomento, rinnovo la richiesta già fatta con foglio o2{85]6 in data 24 dicembre u. s. della urgente necessità di avere l'assegnazione o di due brigate coloniali o di almeno 6 battaglioni cc. nn .. Il provvedere sotto pressione degli avvenimenti sad più oneroso, più ~ri· coloso, forse tardivo.

b) La seconda parte invece del foglio 335720 consiste nella valutazione della situazione presente, delle previsioni per l'avvenire, del conseguente pr<>geno di contegno nostro. II. - Questa seconda parte mi sembra informata talora ad un eccessivo pessimismo, tal altra ad eccessivo ottimismo; tutto subordinato a due preoccupazioni, che vincolano sensibilmente l'azione militare e anche politica. Cercherò di esporre in particolare questa mia interpretazione. a) Non riesco anzitutto a condividere la convinzione espressa nelle direttive che qualora il nostro fronte -·· e specialmente quello nord - sia sfondato, tutto sia perduto e dest:inato a crollare. Abbiamo anche sugli altri fronti buoni comandanti e buone truppe da battaglia. Ci sono nell'Impero estese e prospere regioni, nelle quali vivono popolazioni numerose, laboriose, tranquille perchè ricche, abbastanza legate a noi - sia pure in parte da poco tempo - perchè abbiamo assicurato loro benessere e tranquillità; popolazioni che ben sanno quanto dovrebbero attendersi da uo: ritorno del Negus. Tali sono le popolazioni della vecchia Eritrea e della vecchia Somalia e credo parte di quelle dell'Barar: tali ritengo le genti Galla e Sidama (Sidama, Ometo, Gimma, Gore, Uollega, Beni, Sciangul, Lieca). Perchè non avere in esse alcuna fiducia ed essere invece: disposti ad abbandonarle senz'altro per auto- assediarci in ridotti più o meno estesi, simili ai tanto deprecati presidi? b) Trovo invece eccessivo ottimismo allorquando - ammesso che molte truppe siano così poco fidate come le ritiene il Coglio n. 335720 (capo IV, lett, d, ultime righe); ammesso che le popolazioni siano così poco sicure come è detto al capo VI, comma 2°; previsti) che le truppe, come viene prescritto, debbano impegnarsi a fonde - si ritiene possibile che queste truppe possano poi racc<r


347 gliersi nei ridotti di ciascun scacchiere, ridotti che per lo scacchiere sud sono previsti dal foglio 335720 a non meno di 250-300 km. dal presumibile terreno della battaglia a fondo; e che le bande irregolari (di popolazioni di cui non ci si fida) possano restare a battagliare per noi fuori dei ridotti. L'esperienza di tutte le guerre passate e forse anche di quella presente in Francia, in Albania e-in Africa Settentrionale, dice che le truppe che ripiegano dopo combattimento in campo aperto non sono io grado di fermarsi e svolgere efficace difesa, specialmente contro un nemico più celere, se non esiste già una sistemazione difensiva almeno embrionale in atto, ma soprattutto se non vi sono altre ·truppe fresche già iO' posto, attorno alle quali le prime possano riannodarsi. Ora queste condizioni non possono, in quelle attuali, ottenersi per questo scacchiere, che dispone di pochissime forze per la battaglia e per l'ordine interno, e che non dispone di truppe per i ridotti. c) Prima preoccupazione delle direttive in argomento bencbè non espressa esplicitamente, appare quella della sorte della popolazione nazionale. Questa preoccupazione è da tutti noi naturalmente e perfettamente compresa: però mi sembra che sia da chiarirsi bene che la popolazione nazionale non sotto le armi è divisa nettamente in due categorie: - uomini, che tutti indistintamente, opportunamente raccolti, possono e debbono concorrere alla difesa mobile ed in posto: li abbiamo tutti appositamente dotati di un'arma ed è stata creata una apposita organizzazione, la Milizia Speciale; - donne e bambini, che devono essere raccolti in zone dove sicuramente .nulla abbiano da témere dalle popolazioni locali (zone cioè dove il nemico .se vi giungesse, giungerebbe da « nemico regolare» e non quale selvaggio ribelle) ed abbiano possibilità di ricovero e di nutrimento. A me pare che siano adatte le zone: per la parte nord dell'Impero, l'Eri.trea, ove del resto già sono; per la parte centrale e meridionale, la Somalia tra il Villaggio Duca degli Abruzzi ed il mare, dove (a quanto mi ha acc~n­ nato l'Ecc. l'Alto Commissario Gasparini) il nutrimento sostanzialmente non mancherebbe e dove, per dati altrove uditi, non riuscirebbe difficile un alloggiamento « di guerra ». Se si viene in tale ordine di idee, il provvedimento è da attuarsi, a mio avviso, subito: attuato ora, il concentramento potrebbe essere compiuto con calma ed ordine: imposto dall' urgenza, potrebbe diventare tragico. Per quanto riguarda questo scacchiere, riterrei molto utile anche per esso l'adozione di un tale provvedimento: se non vi si addivenisse, provvederei io stesso ad un graduale concentramento di donne, bambini e invalidi a Uondo, Soddu, Gimma, Ghimbi, dove la popolazione locale, è da ritenersi non farebbe .dd male anche in caso di rovesci militari. Resterebbe però sempre il pericolo .delle infiltrazioni di altri elementi più sanguinari ed il peso, influenzante in modo sfavorevole le operazioni ed il morale dei combattenti padri, mariti, figli, fratelli, di queste donne e di questi fanciulli lasciati in zone non perfettamente SICure .


d) L'altra evidente preoccupazione è quella di conservare nella sua attre:z.. zatura attuale, ad ogni costo, Addis Abeba. E' essa che deve aver suggerito il concetto di una difesa dell'Impero frazionata. In applicazione di questo concetto, Jd un accentramento strettissimo di tutto - quale è tuttora in vigore e contro il quale da tempo ho subordinatamente spezzato molte !ance, vedendone ogni giorno tutto il danno militare, politico, economico - si verrebbe a sostituire improvvisamente, nel momento del maggior pericolo, quando più utile sarebbe un'azione unitaria di comando, quasi un (absit injuriia verbis) <<si salvi chi può )). Ciò mentre tutti sappiamo che nessuna delle regioni dell'Impero (neanche questa, che è notoriamente la più ricca di risorse) può vivere, combattere, resistere da sola. Ora Addis Abeba - centrCJ di figura geometrie~, c~ntrale di comando, ma anche centro di una regione che per ora poco produce e che è permanentemente minacciata da una popolazione poco fidata, esterna ed interna, agglomerato urbano che racchiude un eccesso di donne e bambini - una volta sistemata a ridotto avrebbe i giorni della sua sopravvivenza stabiliti dal numero di razi01ù accantonato in precedenza. Mentre da altra pane sottrae un rilevante numero di battaglioni, di armi e di mezzi, che a mio avviso potrebbero più utilmente venire impiegati nel complessivo sistema militare dell'Impero; se non erro, oggi per Addis Abeba sono impegnate forze pari alla metà di quelle dello scacchiere sud, che deve difendere un territorio più grande dell'Italia, con 18oo km. di frontiera, con 120.000 nemici di fronte a sè, che ha anch'esso le sue agitazioni interne. Non mi sfuggono le considerazioni politiche, ma se si avverassero le previsioni disperate del foglio 335720, si sarebbe obbligati a superare queste ed altre considerazioni non strettamente militari. Stando c.osì le cose, mi pare com·enga esaminare la possibilità di prevedere lo spostamento tempestivo ed ordinato da Addis Abeba, di quanto si penserebbe di tenere custodito nell'ultimo ridotto costituito dall'attuale cinta di sicurezza, in località meno minacciata e mantenendo soprattutto il Comando Superiore libero da ridotti e da cinta. Addis Abtba potrebbe allora, come anello del più vasto ed unitario sistema militare, essere tenuta a difesa da ben nùnori truppe, e cioè senza essere di peso eccessivo pel resto della difesa dell'Impero.

III. - Dopo tutto quanto sopra, mi si chiederà forse comt' io veda invece la soluzione del problema. Sono decisioni queste da lasciarsi a chi ha tutti gli elementi e la respono sabilità e che conosce a fondo le direttive impartite o sanzionate dallo Stato Maggiore Generale : io non posso che adombrare concetti, non definirli pienamente. A me insomma sembra - e so di non dire nulla di nuovo - che geografia, storia, politica, etnografia, stiano ad indicare che l'Impero ha due grandi centri di


349 gravità, due grandi fronti: uno settentrionale (Eritrea ed Amara Settentrionale): uno meridionale (Harar, Galla e Sidama, Somalia). Lo Scioa resta un po' a sè, ma tutto considerato gravita in huona parte verso il blocco meridionale. Ammesso questo, anzichè prevedere un impiego delle forze frazionate all'estremo ed una difesa fratturata in otto o dieci ridotti isolati, io vedrei tutte le forze ed i mezzi disponibili articolati in due grandi frazioni di esercito, una settentrionale ed una meridionale, ambedue col compito di combattere ad oltranza il nemico esterno, soprauutto col movimento e con la manovra, sfruttando al massimo il terreno e gli ostacoli naturali, senza abbandonare (e senza cioè far passare dalla parte del nemico esterno od interno) le popolazioni che ci sono fedeli. L'ide<t di abbandonare volontariamente territori ricchi e fedeli apparve già in passato: ho avuto occasione di dimostrarne i più gravi inconvenienti in un promemoria al Capo di Stato Maggiore del Governo Generale [foglio 02j r44r in data 5 aprile u. s.; che allego in copia (1)]. IV. - Non posso nascondermi, con mia grande preoccupazione, che col foglio 335720 si dichiara che, anche nella migliore delle ipotesi, avremo soltanto «qualche mese di respiro l> in modo « di arrivare forse alla stagione delle piogge». Ma che avverrtbbe dopo? Se così fosse, l'Impero sarebbe in uno stato preagonico, !asciandone passivamente e fatalmente determinare la durata dai quantitativi di derrate da raccogliersi nei ridotti e dalla iniziativa dd nemico esterno ed interno. Ma questa passività, che non mi sembra ammissibile, abbrevierebbe anche la fine. Chiudersi nei ridotti, significherebbe rinunciare ai raccolti della prossima stagione, rinunciare a mantenere efficiente una preziosa rete di comunicazioni, rinunciare quindi fin d'ora ai rifornimenti dall'una all'altra regione perchè ciascuno dovrà provvedere subito ad ammassare per proprio conto quanto più possibile di derrate e di altri mezzi. · V. - Nella situazione attuale, salvo nuove direttÌ\·e, mi proporrei di attuare nello scacchiere sud, quanto segue: a) predisposizione a Uondo, Gimma, Ghimbi e forse anche Soddu - compatibilmente con i mezzi, col personale e col tempo disponibile - di qualche sistemazione difensiva che dia qualche sicurezza contro colpi di mano alle principali scorte di derrate, carburanti, munizioni, mezzi di ogni genere: tali lavori hanno già avuto inizio; h) graduale concentramento di donne e bambini se non venissero inviati in Somalia: anche questo provvedimento ha avuto un qualche inizio di attuazione con lo sgombero di Neghelli; c) combattere il nemico il più a lungo possibile in campo aperto, cedendo volontariamente il meno possibile di territorio; d) resistenza manovrata fino all'ultimo, con l'appoggio delle popolazioni fedeli, dei maggiori fiumi, delle foreste, della guerriglia; (x) Omesso.


e) ad ogni modo, se la sorte delle armi dovesse esserci avversa, piuttosto pieno sbaraglio in campo aperto che non mortificante ricovero ed inevitabile capitolazione in un ridotto, senza alcuna speranza di ripresa e di soccorso. Ed in questo credo di essere fedele interprete del sentimento di queste truppe, che conservano intatta la fiducia nella vittoria finale delle armi nostre, dell'Impero agli ordini dell'Altezza Reale il Duca d'Aosta e dovunque sventoli la nostra Bandiera.

Il comandantt scacchier~ sud Gen. PIETRO GAZZERA


INDICI


INDICE DEL TESTO Pag. Pr~messa

lntroduzùme Sintesi degli avvenimenti ( 11 giugno 1940 • 28 nov~mbr~ 1941)

3 5 7

PARTE PRIMA JL PERIODO TRA LE DUJl GUERRE IN AFRICA ORIENTALE (MAGGIO I936- GIUGNO 1940)

Progetti per la pr~parazione militar~ e l'autosufficienza dell'A. O. l . Ordinamento militar~ dell'Africa Ori~ntal~ Italiana . Apprestamenti difensivi . piani di copertura e radunata, e forze contrapposte . Situazion~ logi>tica dell'A. 0.1. Situazion~ politica interna

I 5

20

23 32 36

PARTE SECONDA

LE OPERAZIONI NEL 1940:

PREVALENZA ITALIANI\

Operazioni di frontiera (Occupazione di Cauala, Gallabat, Kurmuk Gezan, Moyale e del saliente di Mandera. · Luglio 1940 ) . Conquista del Somaliland (agosto 1940) . Pr~visioni operative durante e dopo la conquista del Somaliland (agosto· st'llembr~ 1940)

67

Stasi operativa ( s~ttembre · dicembre 1940)

76

Prime avvisaglie dell'offensiva britannica (Sciusceib, Gallabat, El Uach) Ripercussioni sul fronte interno .

-+ 1

47

76 8x

PARTE TERZA L 'OFFENSIVA BRITANNICA (GENNAIO- NOVEMBRE

1941)

Pr011v~dimenti, direttiv~

e schieramento delle forze contrappoi'te nell'imminenza d~ll'oflmsiva britannica (24 dic. 1940 • r6 gcnn. 1941 )

L'attacco contro l'Eritrea 23

87 102


354 Pag.

Il terreno . Contrazione dello schieramento sul fronte occidentale eritreo Varianti alle circoscrizioni dei grandi comandi militari Cedimento della linea Agordat- Barentù. - La battaglia di Agordat La battaglia di Cheren . Il terreno della battaglia Le operazioni . Cicli operativi e forze contrapposte Primo tempo Secondo tempo Terzo tempo I combattimenti di Ad Teclesan (28- 3I marzo) . Le operazioni nel settore di Arresa e nel Tigrai occidentale L'occupazione di Massaua

L'attacco contro la Somalia . Il terreno . Le forze contrapposte Le direttive Le operazioni . Fronte della I028 divisione (Basso Giuba) Fronte della rox" divisione (Medio Giuba) L'occupazione di Mogadiscio Le operazioni nel territorio dt>ll'Harar Il terreno . Il concentramento delle forze del Somaliland sul territorio di H arar I combattimenti sulle posizioni di Passo Marda . Arretramento sulla linea del .fiume Auasc e cessione di Harar quale città aperta La resa di Addis Abeba e il ripiegamento nel Galla e Sidama .

Costituzione del ridotto Dessiè- Alagi. Attacco contro le posizioni di Dessiè e dell'Amba Alagi Costituzione del ridotto . L 'attacco contro le posizioni di Dessiè. - La battaglia di Combolcià L'attacco contro l'Amba Alagi Gli at~venimenti in Dancalia e in Migiurtinia In Dancalia In Migiurtinia Le operazioni nel Galla e Srdoma Il terreno .

Io2 Io6 II4 I l

6

1 23

I 23 I 26 126 I 29 I 39 I 42 I 53 I 57 I58 I 05

I 65 I 69 I74 I 76 176 I 89 I9 I I93 I 93 I 93 I 97 I 98 205 212 2 I2 2I 4

219 227 2 27 230 23I

23 I


355 Pag.

Le: forze contrapposte .

Le direttive Le operazioni fino alla caduta di Addis Abeba e di Dessiè Le operazioni dopo la caduta di Addis Abeba c: di D essiè Zona sinistra Orno . Fronte settentrionale (25" divtsione). - La battaglia dei P i.:· coli Laghi . Fronte meridionale . Situazione ai primi di aprile Le: operazioni sul fronte della 24• divisione. Battagli:~ di Uadarà . Le operazioni sul fronte della 21• divisione. Combattimento di Fincioà Le operazioni sul fronte della IOia divisione La marcia all'Orno Bouego Zona centrale . Fronte nord - est La resa di Gimma Fronte occidentale Zona Didessa - Dabus Situazione ai primi di maggio Fronte orientale Fronte occidentale

Le opera?:ioni nell'Amat·a Contrazione delle forze e operazioni periferiche di colonne e presidi isolati Organizzazione del sistema difensivo dell'Amara Provvedimenti attuati in campo logistico per potenziare la resistenza del ridotto L'attacco del sistema difensivo dell'Amara Caposaldo di Celgà Ridotto di Dc:bra Tabor . Ridotto di Uolchefit - Dcbarech Investimento del ridotto centrale e dei suoi capisaldi La battaglia di Gondar . Terreno e forze contrapposte Azioni preliminari L'attacco

Pmlite . Conclusione .

2 33 238 2f0 249 2 49 249

255 255 255 258

259 259 262 2 62 267 268 2 72 272

73 279

2

287 287 296 300 304 304 305 306 3 ro 3I 7 3I 7 3I 9 3I 9 324 327


INDICE DEGLI ALLEGA TI

Speçchio della forza presente dislocata in Africa Orientale Italiana alla data del 1° giugno 1940 ::l. - Situazione approssimativa anni e munizioni, consistenza carburanti, lubrificanti ~ derr:lte in A.O.I. alla data del l'; luglio 1940 3· - L'Aeronautica in A.O.I. alla data del 10 giugno 1940 . 4· - Foglio del comando scacchiere nord n. 01149/0p. dell'8 gennaio 1941 all'oggetto: Direttive per la difesa dell'Impero 5· - Promemoria del Capo di S. M. delle F.F. AA. ddl'A.O.I. per il gen. Frusci n. 563287 dell'n gennaio 1941 6. - Telegramma del gen. Frusci al Comando Superiore FF. AA. in Addis Abeba o. olio96 del 12 gennaio 1941 . 7· - Foglio del Comando Superiore FF. AA. ddl'A.O.I. n. 53 S. del 15 gennaio 1941, all'oggetto: Direttive per la difesa dello scacchiere nord . 8. - Telegramma del comando scacchiere nord al Comando Superiore Forze Armate - Addis Abeba, n. ors63j0p. del 16 gennaio 1941 9· - Foglio del Comando Superiore FF. AA. dell'A.O.I. n. 563718/0p. del 30 gennaio 1941 all'oggetto: Creazione dello scacchiere ovest 10. · Foglio del comando scacchiere sud n. 02/ I37 in data 6 genoajo 1941 in risposta alle direttive del Comando Superiore FF. AA. ddl'A.O.I. del 24 dicembre 1940 . 1. -

333 334 335 336 337 338

339 342 343

344


INDICE DEGLI SCHIZZI E DELLE CARTE SCHIZZI P q. 1. -

Le operazioni in A. O. I. durante la seconda guerra mondiale Visione grafica riassuntiva (giugno 1940 - novembre 1941)

6-7

2. - Schieramento delle forze contrapposte in A.O.I. aJl'inizio delle osti-

lità (II giugno I940) . 3· - Operazioni di frontiera (frontiera Sudanese: luglio 1940 - Fron-

27

43 tiera del Chenia: luglio-ottobre 1940) 4· - Le operazioni per la conquista del Somaliland - Dislocazione delle forze britanniche al 6 luglio 1940 secondo i dati in possesso del 51 Comando Superiore FF. AA. deli'A.O.I. . 5· - La conquista del Somaliland - Visione d'insieme delle operazioni 53 6. - La conquista del Somaliland (4-19 agosto 1940). Le operazioni dall'n al 19 agosto . 57 7· - Direttive del Comando Superiore FF. AA. dell'A. O. l. in data 24 dicembre 1940 per la costituzione di ridotti nei vari scacchieri 91 8. - Schieramento delle forze contrapposte al IO gennaio 1941 nell'imminenza dell'offensiva britannica 99 9· - Il terreno delle operazioni in Eritrea 104- I 05 10. - L'attacco contro l'Eritrea. Le operazioni prima della battaglia di Cheren fino al 2 febbraio 1941 . 107 11. - L'attacco contro l'Eritrea. Schieramento delle unità dello scacchiere nord alla data dd w gennaio e successivi spostamenti fino all'inizio della battaglia di Cheren (3 febbraio I94I) . 109 12. - Varianti alle circoscrizioni dei grandi Comandi militari durante l'attacco contro l'Eritrea 115 1 3· - Cedimento della linea Agordat - Barentù. La battaglia di .~gordat (27-31 gennaio 1941) . I I7 1 4· - La battaglia di Cheren (3 febbraio - 27 marzo 1941) · Visione d'insieme . . . 125 1 5· - La battaglia di Cheren. Le operazioni dai 3 al 13 febbraio I94I . I 31 16. - La battaglia di Cheren. Dislocazione delle forze contrapposte al 5, 6 e 7 febbraio 1941 133 17. - La battaglia di Cheren. Le operazioni dal 15 al :1.7 marzo 1941 143 18. - La battaglia di Cheren. Dislocazione delle forze contrapposte al 24 marzo 1941 o

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- L'attacco contro l'Eritrea. I combattimenti di Ad Tec lesa n (28-31 marzo 1941) . 20. - L'attacco contro l'Eritrea. L'occupazione di Massaua (8 aprile 1941) 21. - L'attacco contro la Somalia (gennaio-febbraio 1941) 22. - L'attacco contro la Somalia. Le operazioni sul Basso Giuba dal I3 al 22 febbraio 1941 . 23. - Le operazioni nel territorio dell'Harar 24. - L'attacco contro Dessié (20-26 aprile 1941) 25. - L'attacco dell'Amba Alagi (r-17 maggio 1941) 26. - Gli avvenimenti in Dancalia (aprile-luglio IQ41) e in Migiurtinia (maggio 1941) 27. - Le operazioni contro il Galla e Sidama. Puntate offensive dei Britannici nel febbraio-marzo 1941 28. - Le operazioni contro il Galla e Sidama. Situazione ai primi di maggio 1941 29. - Le operazioni nel Galla e Sidama. Zona sinistrata F. Omo - La battaglia dei Piccoli Laghi e le operazioni sul fronte sud . 30. - Le operazioni nel Galla e Sidama. Zona centrale (fronte nord-est) Jl· - Le operazioni nel Galla e Sidama. Zona centrale (fronte occidentale) p. - Le operazioni nel Galla e Sidama. Zona Didessa - Dabus (fronte orientale) 33· - Le operazioni nel Galla e Sidama. Zona Didessa - Dabus (fronte occidentale) 34· - Le operazioni nell'Amara. Ripartizione militare del territorio al 5 aprile 1941 35· - Organizzazione del sistema difensivo dell'Amara 36. - La battaglia di Gondar (24-27 novembre 1941) 1 9·

155 159

t67 I

8I

195 2 15

22 r 229

2 75

281

CARTE

(in busta, a fine volume)

r - Dislocazione delle truppe dell'A. O. I. e schieramento delle forze avversarie al xo giugno 1940. 2. - Il terreno della battaglia di Cheren.


TJI'OGRA~IA

REGIONALE

1971

ROMA

•


DISLOCAZIONE DELLE TRUPPE DELL'A. O. l. E SCH


CARTA N. l

MENTO DEllE FORZE AVVERSARIE Al 10 GIUGNO 1940 SEGNI COII'IENZ

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COMANDI OREPARTI

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SEGNI CONVE'NZIONAI.I

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Regioni e localita conquistafe dalle truppe iteliene ne/ limiti di scecchie,-. e partire dal .4 febbr~tio 1941 .

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--·

Posizioni tenute in A. O. l. elle dete del lO epri/e J94l.

~

Direzioni d'eUecco durante l'offensive britanni~ novembre 1941}.


SCHIZZO N . l

LE OPERAZIONI IN A. O. l. DURAN E LA SECONDA GUERRA MONDIALE VISIONE GRAFICA RIASSUNTIVA (GIUGNO 1940

NOVEMBRE 1941)

o SANA

SEGHI COHVENZIONA11

- - - F~rron~ in n;/-cÙ/tJ Jrrad1 .r~ml'r~ prakca.IJ1il /1:th &llmJi:JnaiJ;l/n,l/a .t'ltzg;i?n. /&110r~w1e


~TTAGLIA DI CHEREN

CARTA 2


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LA GUERRA IN AFRICA ORIENTALE (GIU.40-NOV.41) by Biblioteca Militare - Issuu