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L’ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

ANTONELLO BIAGINI

DANIEL REICHEL

ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA POLITICA MILITARE E POLITICA ESTERA

ROMA 1991

STARJI.IMENTO GRAFICO MILITARE · GAETA


PROPRIETÀ LETTERARIA Tutti i diriui riservali

Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione (e)

by SME - Ufficio Storico


PRESENTAZIONE Il volume, quinto della collana La difesa nazionale. TI problema della preparazione ne/l'Italia contemporanea, costituisce un valido esempio di storia militare comparata affrontando lo stesso tema in base a documentazioni originali di diversa provenienza e formazione. Gli Autori - colonnello professor EMG Daniel Reichel, già capo dell'Ufficio storico della Repubblica federale Svizzera e presidente del Comitato internazionale di bibliografia militare, e professore Antonello Biagini, professore ordinario di Storia dell'Europa orientale presso l'Università di Roma - ben noti per la loro produzione nel campo degli studi di storia militare, conducono qui una minuziosa indagine dimostrando, giova ribadirlo, la stretta connessione e interdipendenza tra politica estera e politica militare. Dalla lettura dei due saggi il confronto, da questo punto di vista, si risolve tutto a vantaggio della Svizzera anche se lo studio (corredato da carte, schizzi e tabelle) pubblicato in Appendice al secondo saggio dimostra - senza alcun orgoglio di parte - quanto lo Stato Maggiore dell'epoca si applicasse all'esame dei problemi inerenti la sicurezza dello Stato e invocasse una linea di politica estera, giusta la richiesta di Tancredi Saletta ( 1902), affiancata da una conseguente preparazione militare (p. 54). IL CAPO DELL' UFFICIO STOR ICO


PARTE PRIMA


DANIEL REICHEL

IL PENSIERO MILITARE DELLA SVIZZERA VERSO LA METÀ DEL XIX SECOLO Tentativo di analisi di alcuni influssi che hanno determinato la sua evoluzione e, più in particolare, della prospettiva con cui è stata considerata la difesa del meridione del paese. *

SOMMARIO

Introduzione. 1. Quadro generale: l'èvoluzione delle istituzioni militari svizzere dal 1803 al 1848.

2. L 'originalità dell'azione di Guillaume Henri Dufour. 3. La Svizzera e lo sviluppo dei nazionalismi europei. 4. Il lento sviluppo dell'esercito federale (1871-1874).

5. Genesi di un esercito originale. 6. La difesa della frontiera meridionale della Svizzera.

• Traduzione italiana a cura dell'Ufficio Storico.


'' Le guerre precedentemente sostenute ci avevano abituati a considerare in una nazione le sole forze militari, senza tenere in alcun conto lo spirito che animava i suoi cittadini". M. de ROCCA

INTRODUZIONE

Il progetto di questo lavoro è stato concepito a seguito di una relazione del professor Antonello Biagini al Centro di Storia di PullyLosanna <1>. A fronte dei piani elaborati dallo Stato Maggiore ita1iano, abbiamo voluto vedere sotto quale prospettiva la Svizzera aveva considerato la difesa della sua frontiera meridionale, nel momento in cui essa ha cominciato a porsi più seriamente questo problema. Ora, molto rapidamente, ci è apparso che uno studio in qualche modo simmetrico con quello · del nostro collega italiano non fosse realizzabile. Soprattutto a causa delle caratteristiche profondamente diverse dei due eserciti, quello italiano e quello svizzero. Prima di affrontare il problema propriamente detto, della difesa del tratto meridionale del massiccio alpino, ci è dunque sembrato indispensabile descrivere lo strumento con il quale la Svizzera si proponeva di condurre questa difesa. Tanto più che i piani conservati presso l'Ufficio Storico di Roma, relativi alla " Prima ipotesi", non tengono praticamente alcun conto delle possibilità di difesa, molto reali, che si offrivano all'esercito svizzero. È vero che l'esistenza di questo esercito sfuggiva quasi del tutto agli osservatori. Truppa di milizia che effettuava qualche giorno di servizio all'anno e che non disponeva nemmeno di uno Stato Maggiore generale in sede permanente: un esercito così impostato non suscitava la curiosità o l'attenzione degli addetti militari (I) Antonello BIAGINI - La prima ipotesi operativa italiana contro la Svizzera. Aspetti politici e·mifitari - Centre d'Histoire - Actes du Symposium. 1/11/ 1983 - Lausanne, 1983,

pp. 77 - 91.


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PARTE PRIMA

si Jiccva allora - degli "Osservatori". In un rapporto sulla del G iura, infatti, l'ingegnere francese Séré de Rivière scriveva, 1111 0 1 no a l 1873: "È certamente verosimile che la Svizzera non difende•:\ la sua neutralità in caso di attacco". 11

l ' 111 11 l'.

dil l·, 11

In queste condizioni abbiamo pensato che fosse indispensabile esamina re con maggiore attenzione alcuni aspetti della politica militare svizzera negli anni - peraltro cruciali - che vanno dal 1847 al 1874. In particolare: a) gli influssi che hanno caratterizzato l'esercito svizzero; b) il pensiero prevalente sulla difesa della frontiera meridionale del paese. · Essendo il campo mo lto più vasto di quanto potesse sembrare ad un primo approccio, abbiamo limitato il nostro esame e concentrato la nostra attenzione solta nt o su alcuni aspetti qualificanti.


1. Quadro generale: l'evoluzione delle istituzioni militari svizzere (1803-1848).

Nel corso di tre secoli, da Marignan (1515) a Nuenegg (1798), i Confederati riuscirono praticamente ad evitare ogni invasione del loro territorio fornendo truppe scelte ai loro vicini - in particolare al più potente, il re di Sardegna. Si può affermare, con sufficiente certezza, che il pen-

siero militare svizzero, durante questo lungo periodo, si esprime anzitutto attraverso la tecnica professionale dei suoi capitani. L'esperienza, acquisita a caro prezzo nel corso di numerosi combattimenti, non può essere scritta; essa si perpetua in seno ai reggimenti anche senza lasciarne tracce scritte, tanto la cosa è naturale: questi uomini hanno la tattica nel sangue. Ma l'0pinione pnhhlica elvetica - mi si permetta questo neologismo - si sente sempre meno coinvolta dai problemi relativi alla sua stessa difesa. Questo stato di cose cambia alla fine del XVIII secolo, allorché un periodo di pace più lungo del consueto condann.a molti reggimenti all' inattività. Appaiono allora i primi scrittori militari svizzeri dell'epoca moderna (2) . Il crollo dell'antica Confederazione (1798) provoca peraltro, come contraccolpo, il risveglio di giovani energie. È così che Jomini sarà, all'età di ventun anni, responsabile della logistica della Repubblica Elvetica. Napoleone, che ha bisogno di effettivi, proscioglie inoltre la Svizzera dai precedenti vincoli per mezzo deli'ActedeMediation (1803), ottenendo in cambio quattro reggimenti (ai quali si aggiungeranno un battaglione del Vallese ed uno di Neuchatel), che dovranno costantemente essere mantenuti a pieno livello organico. Fino al 1813, più di 80.000 Svizzeri si batteranno così agli ordini dell'Imperatore, acquistando un'esperienza di combattimento che non ha nulla da invidiare a quella dei loro predecessori, sebbene in questo caso il loro pensiero militare assuma nuove dimensioni. (2) Bisogna citare a questo proposito il generale di Warnery (I 720 - 1786), che si era fatto le prime esperienze d'armi al servizio della Sardegna, prima di diventare colonnello degli Ussari al servizio di Federico II. Warnery rileva con una precisione da uomo di scienza certi errori commessi nel corso della guerra dei sette anni, alla quale aveva preso parte. Queste osservazioni saranno riprese da Jomini nel suo, Traité dcs grandcs opcrations (1805) , al quale esse serviran no da base.


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PARTE PRIMA

Fino a quel momento, si è detto, gli Svizzeri erano rimasti prima di tutto tattici. Sotto la pressione degli eventi essi vedono invece svilupparsi, per la prima volta nella loro storia, l'opera di due strateghi: Jomini (3) e Dufour <4>. Per più di mezzo secolo questi due uomini, molto diversi tra loro, eserciteranno un'influenza profonda su un esercito in cerca di una propria fisionomia, quantunque sia piuttosto di due eserciti che sarebbe necessario parlare nel tentativo - non facile - di operare una sintesi.

Il primo esercito è costituito dai vecchi reggimenti che continuano a prestare servizio, sotto la bandiera svizzera, nei paesi stranieri, come i quattro reggimenti che militano in Francia (fino al 1830), i quattro in Olanda e i quattro a Napoli. Sono truppe di professione, dove l'ufficiale è formato dalla pratica e dall'applicazione di regolamenti, spesso voluminosi, che il soldato di professione ha il tempo di assimilare (non <:i rinne ~nçi:m:1 il prohlem c1 rii ~r110le di guerra o di insegnant! n1!!1tari superiori per i "figli di famiglia". Si ritiene che l'apprendistato del mestiere, sostenuto da una ed ucazione di qualità, sia sufficiente). li secondo esercito è quello delle milizie cantonali. Qui vi è uno spirito militare molto vitale. Si presta servizio con molto ardore per qualche giorno all'anno. Se tutto va bene si partecipa ad un "campo federale" ogni cinque o sei anni. Ma bisogna tuttavia osservare che, legalmente, le autorità militari federali non possono riunire in questi campi più di 2.500 uomini. (3) Antoinc - Hcnri J oMINI ( 1779 - 1869). Da prova di sé ne l corso dei suoi primi comb~t!.hnenti n!l'ctà di 16 unni. Ptinccipiiiitk; fino al :81 3 a tutte le campagne dell'ltuperu, ndla maggior parte delle quali con l' in, arico di capo di Stato Maggiore del Maresciallo Ney . I consigli di Jomini permisero a quest'ultimo di contribuire in maniera determinante alla vittoria di Bautzen (1813). A seguito <li 11nn r.•avl· l·nntroversia rnn il Maresciallo Bcrhier, Jomini passa al servizio dello zar di Russia. dove resta fino a lla propria morte. Raggiunse la notorietà con il Traité des grande.\· opérations e il l'récis de l'art de la guerre. L 'altra grande opera, Histoire critique des guerres de la l?t>vol111io11, meriterebbe di essere meglio conosciuta come una delle prime opere moderne di stori:1 comparala . (4) Giullaume - Henri Du1-ouu ( 1787 - 1875), di Ginevra. L'annessione di Ginevra alla Francia gli consente l'accesso al Pulitc..:nico di Parigi, in cui riceve da Monge e colleghi l'eccezionale eredità scientifica della scuola di Mbières, in cui l'Aucien Regine formava i suoi ufficiali del Genio. Partecipa , come capit ano del Genio, alla difesa di Corfù (1813) nella quale si distingue. Tornato a Ginevra esercita parallelamente le fu nzioni di ingegnere cantonale (181 7 1847) e di istruttore alla Scuola Cc111ralc di Thoune (da l 18 19), di cui assumerà la direzione nel 183 1. Generale, comanda111c in capo dell'Esercito svizzero nel 1847, 1849, 1856 e 1859. Lavoratore indefesso, Dufour dirige, d:1ll'ini1io a lla fine, la realizzazione della carta topografica della Svizzera (1 833 - 1865) . Tra le , uc opere bisogna citare il suo Coursdc Tactique(l841) e numerosi lavori, alcuni dei quali pubblicati rnlla rivista militare svizzera.


Generale Antoine-Henri Jomini (1 779-1869)


C olo nnello f ederai<• N ·rrlinand Lecomte (1826-18 99)


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Malgrado l'innegabile entusiasmo di cui danno prova queste truppe al momento delle adunate o delle esercitazioni (in cui il tiro ha conservato il retaggio ed il significato atavico, che aveva preso gli antichi Confederati, del rituale, della festa e del valido fattore di integrazione sociale), la reale efficacia delle milizie elvetiche non convince molto gli osservatori stranieri circa la volontà del governo svizzero di ricorrere a11e armi, in caso di necessità, per difendere la neutralità del paese. Inoltre i rapporti fra i Cantoni sono caratterizzati da non poche frizioni ereditate dal passato. 2. L'originalità dell'azione di Guillaume Henri Dufour.

Verso il 1817 i problemi intorno ai quali si confrontarono alcuni militari svizzeri, preoccupati di preservare l' indipendenza del loro paese, sembrano di difficile soluzione. A brevissimo termine taluni di essi appaiono decisamente insolubili. Ma questi capi sono giovani e non dubitano che, consacrandovi il tempo necessario, riusciranno a raggiungere gli obiettivi. Intanto, sotto il loro impulso, le autorità militari federali creano a Thoune una Scuola Centrale con lo scopo di formare ogni anno, una trentina di ufficiali delle armi del Genio e di Artiglieria. Dufour ha 32 anni e viene chiamato ad operare in questa Scuola agli ordini del colonnello di artiglieria Goeldlin de Tiefenau , di Lucerna, insieme con il capitano d'artiglieria Salomon Hirzel di Zurigo. Molto diversi nel carattere, i tre uomini hanno acquisito una solida esperienza di combattimento: Goeldlin agli ordini di Murate Hirzel come artigliere alla Beresina (1812). In seno a questo gruppo Dufour ha il merito di tracciare, fin dall'inizio, una chiara linea di condotta da cui non si discosterà mai: stabilire fra gli allievi della Scuola Centrale dei legami di amicizia e cameratismo fondati sulla assoluta onestà dei rapporti umani e sul rigore matematico del lavoro. A differenza delle Accademie militari straniere, in cui la durata relativamente lunga degli studi permette la realizzazione e l'assimilazione da parte degli ufficiali di una dottrina unitaria, Dufour, che dispone soltanto di alcune settimane per formare i suoi capitani, adotta il procedimento inverso. Egli inculca nei suoi allievi, come primo dovere, la necessità di lavorare con accanimento e di creare, così facendo, le basi che permetteranno loro di prendere, quando sarà il momento, le iniziative più ardite. È il principio liberale del lievito che si mette nella pasta: la pasta lieviterà.


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PAR TE PRIMA

Per prima cosa, essendo a conoscenza delle tensioni interne, tra i Cantoni e in seno ai singoli Cantoni tra cattolici e protestanti, tra Svizzerifrancesi e Svizzeri-tedeschi, tra aristrocratrici e liberali o meglio ancora tra realisti e democratici (Neuchatel è ancora un principato prussiano), Dufour stabilisce come regola assoluta che nella Scuola Centrale tutti questi germi di crisi siano lasciati da parte. La sua concezione d'intelaiatura è semplice: si formeranno dai trenta ai quaranta ufficiali all'anno, provenienti da tutti i Cantoni. Dopo trenta anni più di un migliaio, quindi di ufficiali della stessa matrice e con una comune esperienza militare avrebbero portato un principio di unità e di coesione fra le diverse componenti della società e reso possibile la costituzione e lo sviluppo di un esercito rinnovato. Si deve inoltre tener conto, in tale quadro, della presenza tra gli allievi della Scuola di quegli ufficiali che avendo prest ato servizio all 'estero saranno in grado di portare un contributo originale all'evoluzione dottrinale e tecnica. Altri sara nno designati ai più alti destini, come un cittadino della Turgovia di nome Luigi Napoleone Bonaparte - il futuro Napoleone III - in servizio a Thoune agli ordini del Dufour come capitano di artiglieria. La Scuola Centrale svizzera, peraltro, non è unicamente un luogo in cui si realizza la progressiva integrazione dei quadri di un nuovo esercito, ma anche un focolare di cultura con i suoi riferimenti all'estero, dove i vecchi allievi saranno destinati ad occupare posti chiave. In questa Scuola il Dufour ha il grande merito di permanere a lungo. 11 genio, si è detto, è spesso l'effetto di una lunga pazienza; questo assioma trova qui una conferma evidente. Generazioni di ufficiali apprendono così sotto la sua direzione - poiché bisogna impararlo - il rispetto delle opinioni, spesso diverse, degli altri; la fortificazione campale; la balistica, la tattica ed i fondamenti di storia militare. In breve, essi scoprono nella istituzione militare svizzera una sintesi originale delle scienze esatte e di quelle uma nistiche che imparano e continueranno ad a pprezzare. Ma la Scuola Centrale non è la sola opera del grande ginevrino. Lo sviluppo, parallelo, della cartografia svizzera, alla quale il Dufour dedica equamente le sue cure, porterà ai suoi ufficiali, all' esercito e agli ingegneri del paese u na base comune di primissimo ordine. Allorché, in Europa e nel Paese, cominciano a prendere piede le prime avvisaglie dell'ondata rivoluzionaria della metà del secolo, la Confederazione elvetica è minacciata da una crisi senza precedenti. I Cantoni


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cattolici si alleano in un "Sonderbund". È la minaccia di una vera e propria disintegrazione. Dufour, eletto dalla Dieta comandante in capo dell'Esercito federale, agisce con la massima tempestività. ln quei centri dove, dal 1815, non si era quasi mai visto radunare più di due o tremila uomini per volta, il Dufour mobilita in qualche giorno una forza di più di centomila uomini. La motivazione di unitarietà fornita è irresistibile. Non si sa come equipaggiare i numerosissimi volontari che si preannunciano. Il binomio "massa + velocità" ha rapidamente ragione delle forze del "Sonderbund" che combattono tuttavia in maniera risoluta nei pochi scontri di questa breve campagna. L'onore delle armi è salvo. Ma l'elemento decisivo, è necessario sottolinearlo, risiede nel fatto che i comandanti - da ambo le parti - sono dei vecchi allievi del Dufour. Prima di partire per le operazioni il comandante in capo ha dichiarato alla Dieta: "Nel caso in cui si dovesse giungere agli estremi. non mi scosterò mai dai limiti della moderazione e dell'umanità ... non perderò mai di vista il fatto che è tra Confederati che ha luogo la contesa" <5>. 11 suo messaggio non cadrà nel vuoto perché tutti coloro, agli opposti lati della barricata, ai quali esso è destinato sono stati preparati a comprenderne il profondo significato . La portata di questa campagna, che comunque costò perdite esigue, è stata spesso sottovalutata dagli storici militari. A torto, riteniamo, poiché essa offre un eccezionale esempio di controllo di una crisi che avrebbe potuto degenerare rapidamente giungendo alle estreme conseguenze. Le guerre di secessione rischiano sempre di provocare delle lesioni interne, talvolta irreparabili, o delle perdite al di là delle proporzioni della posta iniziale, come si sarebbe visto qualche anno più tardi negli Stati Uniti d'America. La strategia a lungo termine del Dufour aveva conseguito, malgrado la modestia quasi irrisoria dei mezzi disponibili, due obiettivi: la creazione di una Confederazione dalle assise rinforzate e dotata di una Costituzione moderna; una sintesi, realizzata per la prima volta in seno all'Esercito, tra un quadro (superiore) semi-professionista ed un esercito di milizia. Ma ogni evento traumatico ha i suoi limiti, come si vedrà nel decennio successivo. (5) Olivier R EVERDIN , La guerre dtt S1mderb11nd vue por la (ìénéral Dujour, Ed. du Journal de Généve, Génévé, 1948, p . 28.


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PARTE PRIMA

3. La Svizzera e lo sviluppo dei nazionalismi europei.

Durante gli anni che vanno dal 1850 al 1860 gli ambienti militari svizzeri seguono con attenzione lo sforzo considerevole messo in atto dalla Francia imperiale, dall'Italia del Risorgimento e dalla Prussia per lo sviluppo dei rispettivi eserciti. Tale panorama conferma peraltro l'impressione che il ricorso alla "mobilitazione di massa", asso nella manica del Dufour nel 1847, non sarebbe comunque sufficiente per contenere le forze di un eventuale aggressore. Ma se i colonnelli della Confederazione sono consapevoli delle difficoltà di condurre una difesa nazionale di successo, l'opinione pubblica , ancora una volta, non si sente altrettanto coinvolta. Tanto più che per molti la guerra implica soltanto che alcuni reggimenti prestino servizio lontano dalle loro frontiere oppure che qualche ufficiale si arruoli a titolo personale negli eserciti stranieri. E le abitudini stentano a morire. Malgrado infatti la combinazione organica tentata dal Dufour, continua a coesistere un secondo tipo di esercito, quello dei professionisti che operano a Napoli, negli Stati pontifici, nella Legione straniera creata da Luigi Filippo, e altrove. Al loro rientro in Svizzera, questi militari importano regolamenti concepiti per degli eserciti permanenti, che un " caporalismo" sempre tenace si sforza di introdurre in seno a una milizia alla quale invece male si attagliano. ln breve, l'edificio militare elvetico è ben lungi dal presentare quella compagine omogenea che si può registrare nelle monarchie circostanti. Infatti, ciò che la Svizzera vuole non è un esercito di professionisti, ma un esercito che abbia sufficiente personalità per poter lottare al fine di ottenere un successo difensivo. Con questa prospettiva, all'inizio dell' anno 1856 viene lanciata la "Revue militaire suisse" che conquista rapidamente un folto pubblico presso gli ufficiali del cantone militare francese <6 >. Il suo redattore capo, il capitano dello stato maggiore generale Lecomte <7) concretizza, in un certo qual modo, una sintesi tra il (6) La Svizzera tedesca disponeva, già da molti anni, di una rivista militare di eccellente qualità: Allgemeine Schweizerische Militiir - Zeilung (d'ora in avanti ASMZ) redatta in questi anni decisivi da un uomo di elevala competenza, il futuro colonnello Hans Wieland. Fu la Sociiitii militaire fiidiirale, riunita a Liestal il 6 agosto 1855, che decise la pubblicazione deJJa "Revue Militaire Suisse" (d'ora in avanti RSM). (7) Ferdinand LF.COMTE (1826 - 1899). Formato da Jomini che gli affidò una parte dei suoi manoscritli, Lecomle fu con altrettanta cura regolarmente consigliato dal generale Dufour. Conducendo contemporanea mente una carriera civile operando sempre rivolto ai suoi doveri militari, Lccomte, fu un perfetto ufficiale di milizia. Addetto alla biblioteca e ufficiale dcJJo Stato Maggiore Generale, cancelliere di StaLO e colonnello direttore di divisione, egli prese parte alla campagna del 1859 quale addetto aJJo Stato Maggiore del re Vittorio Emanuele Il. Più tardi partecipò a ttivamente alla g uerra di secessione come maggiore dell'esercito amt:ricano (dal 1862 al 1865 in periodi successivi). A lui si devono numerose opere di storia militare.


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pensiero di Jomini e queJlo del Dufour. Dotato, come questi ultimi, di una straordinaria capacità di lavoro congiunta ad un marcato spirito critico, contribuisce quanto meno, per parte s ua, a conferire un nuovo stile all'ufficiale della Svizzera francese. Si adopera per ricondurre attraverso lo studio della storia militare, all'amor proprio negli aJJievi. Lecomte non perde inoltre occasione per approfondire la conoscenza dei suoi discenti nel campo dell'armamento, della fortificazione e, soprattutto, della geografia militare. D'altronde lo si sarebbe dovuto fare da tempo. Nel 1856 scatta un'azione contro-rivoluzionaria a Nem:halei, in cui i realisti si impadroniscono del castello in vista della restituzione dell'antico Principato al Re di Prussia, suo sovrano fin dal 1848. La Prussia minaccia un intervento militare. La Svizzera replica con la mobilitazione dell'esercito alla testa del quale viene chiamato, ancora una volta il Generale Du four (30 dicembre 1856) (R) . i,'cscrciw svizzero sci::11<lt: i11 l:apu ,uÙuic11.u .la i.uW sprititO eccellen-

te. Lo slancio popolare è innegabile. L'Europa, stupita, scopre una volta di più che la Svizzera possiede un esercito i cui effettivi e la cui volontà di combattere non sono da sottovalutare (9). E, soprattutto, questa volta il Dufour mette in pratica un secondo concetto magistrale: quello della fortificazione campale. In tempo record Bàle si trasforma in un vasto campo fortificato mentre Dufour, per mezzo di altre opere, si assicura il possesso delle teste di ponte di Schaffouse, Eglisan e Steim-am-Rhein. La scelta strategica è chiara: utilizzare la piazza d'armi di Bàle come perno di manovra, superare il Reno e, secondo il caso, condurre azioni offensive o ritardatrici in territorio tedesco. La contesa trova una soluzione politica, ma l'operazione determina nell'esercito svizzero una cosciente consapevolezza di forza reale <10>. (8) V. a questo proposito il puntuale studio di Roland B ECK, "Roulez Tamhours" Politisch - militiirische Aspekte des Neunburger Konjliktes zwischen Preussen und der Schweiz ASMZ - Bern - 1982. (9) Cfr. Generale DuFOUR , Neutralité de la Suisse in RSM, 8 fèvricr 1870, p. 52: " Fu lo slancio nazionale che, nel 1857, renderà attonita l'Europa e metterà in luce, in un giorno così radioso, lo spirito comunitario delle nostre gemi. .. ". (10) Cfr. DumuR, op. cit., p. 66: " Tale armamento, benché alquanto inadeguato, è costato tuttavia alla Confederazione non meno di 3.000.000 di franchi ... Ciò nonostante ... non vi è nulla da recriminare; questa spesa è stata largamente compensata dalla posizione che la Svizzera ha conquistato in Europa e dall'esemplare dimostrazione di unità e d.i energia che ha saputo dare quando la si credeva debole cd alla mercé delle fazioni che dividono alcuni paesi".


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PARTE PR IMA

L'esperienza si rivela positiva anche su un altro piano. Il 15, 16 e 17 febbraio 1857 un gruppo di ufficiali riuniti ad Aran decide di assumere decisa posizione per l'ammodernamento dell'esercito svizzero, mediante una rigorosa petizione. Le risoluzioni prese sono esplicite, riformatori chiedono anzitutto che si provveda a : organizzare unità a livello divisionale sin dal tempo di pace; creare uno Stato Maggiore Generale permanente; istituire una cattedra di Storia Militare presso il Politecnico Federale; unificare i calibri dell'artiglieria (a quel tempo le artiglierie cantonali schieravano cinque diversi calibri di obici). Il documento, con numerose critiche implicite all'istituzione militare del momento, non viene certamente accolto senza riserve dall'ambiente militare di lingua francese. Ferdinand Lecomte discute del problema col Dufour e finisce per assumere una posizione che rispecchia chiar:::.mcr.t~ ~! pcnsicrG dc! Gci1cral0: "L'\1.sµt:i.iu uc,gai.ivu Ji questo iavoro consiste nel mostrare continuamente un bisogno eccessivo di cambiamenti, di novità, di perfezionamenti bizzarri, etc ., febbre perniciosa alla quale nessuna istituzione militare può sopravvivere ... Ora, quale fiducia credi che l'esercito possa avere in se stesso, dopo o gni riforma compiuta per dimostrargli quanto poco valesse prima" (I I). Lecomte insiste per contro sull'aspetto positivo dei temi di Aran, sottolineando che un esercito di milizia deve avere uno Stato Maggiore particolarmente qualificato. Se le due campagne del 1847 e del 1856-57 hanno raggiunto il loro obiettivo "non lo dobbiamo che alla fortunata circostanza che ha posto alla testa dei nostri stati maggiori degli uomini di élite, studiosi, particolarmente dediti alle scienze militari con esperienza acquisita, chi duran te il servizio all'estero, chi con funzioni militari cantonali e federali . . . ma per gli stati maggiori poco istruiti, poco abili, tutto diventa difficile, perfino l'addestramento delle truppe" (12) . In breve, bisogna dotare l'esercito svizzero di uno Stato Maggiore Generale permanente e di primissimo ordine, provvedimento che Jornini aveva già proposto nel 1882: "Invece di perdere tempo per l'addestrare milizie alla Weber e perfezionare la loro istruzione formale con le armi, utile solo per le parate e non per la guerra, perché non vi dedicate alla organizzazione di un valido stato maggiore, vero perno di u n (Il)

LP.COMTE,

RMS, 21 aprile 1857, pp.161 e seguenti.

(12) Ibidem, pp. 195 - 196.


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grande esercito quando è all'altezza delle sue funzioni. .. Perché non dovreste avere uno staff di sette o otto ufficiali, permanente e affiatato, che potrebbe fungere da scuola di stato maggiore?" (l 3). Le preoccupazioni di Jomini si ricongiungono a quelle del Dufour. Questo incontro non è affatto fortuito: esso giunge infatti nel momento in cui l'esercito svizzero si vede mutilare dell'apporto, vitale per esso, dell'esperienza professionale di combattimento acquisita nel servizio all'estero. È giunto il momento - concordano i due personaggi - che questo esercito colmi le sue lacune con le capacità di un valido Stato Maggiore. Tuttavia si esita a creare quest'organismo; si avvertono delle reticenze che mascherano problemi di ordine finanziario (14). È d 'altronde logico che l'istituzione di uno Stato Maggiore sia te-

muta da quegli ufficiali di stato maggiore che ne hanno titolo senza però possedere quelle profonde conoscenze che si avrebbe il ctmtto dì attendersi da essi. Non lo si dice apertamente, ma le numerose allusioni a "coloro che danneggiano lo spirito degli ufficiali e sovraccaricano la loro memoria con uno studio sbagliato" sono sufficientemente chiare a questo proposito (I5). Il caso vuole, tuttavia, che, nel periodo 1857-1864, il posto unico di "aggiunto al Dipartimento militare federale" sia occupato da una responsabile fuori del comune: il colonnello Hans Wieland. Egli si sostituisce infatti a uno Stato Maggiore permanente che non esiste, è redattore capo dell' "Allgemeine Schweizeriche Militar-Zeitung" e contemporaneamente ispettore generale della Fanteria. È opportuno soffermarsi un istante a considerare questa interessante personalità. Wieland ha le sue radici a Basilea, città renana che ha sempre mostrato significativi elementi di fusioqe tra il dinamismo tedesco e lo spirito latino. Gli uomini (13) Cfr. Q11elq11es idées de ]omini sur l'arméefédérale RMS, 20 luglio 1857, pp. 267 - 273. Si tratta di un richiamo da un Lesto pubblicato nel 1882. Per quanto precede, e sopraltullo per quanto concerne lo stile di comando di Dufour, ci siamo riferiti alla recente opera di Georges Rapp, L 'Eta/ - major général suisse (premiére partie), Baie - Helbing e Lichtenhahn 1983, T.J. (Centre d'Histoire et de Prospective militaircs serie, Recherches des sciences comparees). (14) TI budget federale dell'epoca era all'ordine di 20.000.000 di franchi. La creazione di uno Stato Maggiore Generale permanente sarebbe costata 250 .000 franchi. Lecomte a nnota: "C'è voluto del coraggio alla riunione di Aran di fronte ad un tale spirito di economia; RMS - 1857, p. 214. (15) Generale MORANO, citato dal Capitano Lecomte, RSM, 16 ottobre 1859, p. 407.


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PARTE PRIMA

della sua famiglia hanno assunto, per diverse generazioni, cariche militari all'estero e responsabilità politiche (uno dei suoi zii era membro deHa delegazione inviata a Napoleone nel 18 13 per manifestare la neutralità del corpo svizzero). Al momento della sua nomina il fratello Heinrich si trova al servizio dei Borboni, difenderà Palermo dai garibaldini (1860) e comanderà le truppe straniere incaricate della difesa di Gaeta (1864). Compiendo uno sforzo considerevole, Hans Wieland accetta la sfida e disimpegna da solo le specifiche funzioni di uno Stato Maggiore permanente. Così facendo, si uccide letteralmeule ùi iavoro. Dopo ia sua morte (1864), quando si pone il problema della sostituzione, non è più possibile ignorare l'esigenza di dare inizio alla costituzione dell'istituto. Ma ancora una volta lo si ricopre di una veste impropriamente modesta chiamandolo "Ufficio federale di stato maggiore" <16) . La necessità aveva creato l'organo, ma la sua relativa debolezza non sfuggiva a quei militari che avevano a cuore la difesa del Paese. Ci si è spesso interrogati sul perché l'esercito svizzero non avesse occupato preventivamente la Savoia, nel 1848 o nel 1859, per assicurarne la neutralilà. Eppure il Trattalo <li Vienna (1815) ne aveva esplicitamente prevista la possibilità, su richiesta del re di Sardegna. Abbiamo appena visto che in questo periodo l'esercito svizzero è del tutto preso da problemi interni di crescita, solo parzialmente risolti . Pur tuttavia questo solo fattore può contribuire a capire la questione anche se non ne dà la spiegazione. Un altro elemento, piuttosto, merita di essere egualmente ricordato: l'estrema modestia del bilancio federale. Ne deriva che le autorità politiche del Paese si sforzano di ridurre continuamente le mobilitazioni. Quindi non si vede praticamente come, in tali precarie condizioni, l'esercito federale avrebbe potuto effettuare un'operazione delicata che avrebbe richiesto molto verosimilmente tempi assai lunghi. 4. Il lento sviluppo deJl'esercito federale (1871 -1874). Le situazioni mediocri, comunque, hanno talvolta il vantaggio di suscitare delle reazioni positive. Consapevoli dell'impossibilità, per il modesto ufficio di stato maggiore, di compiere correttamente la propria missione - soprattutto l'elaborazione dei piani di operazioni - alcuni ufficiali federali affrontano infatti di propria iniziativa il problema. Sono (16) Letteralmente " Eideniissisehes Sta bsbureau". Per i particolari, vedere Viktor HoDer Schweizerische Generalstab - (seconda parte) Helbing e Lichteuhahn , Basilea 1983 pp. 37 e segg_.

FCR,


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in grado di farlo perché hanno ricevuto dal Dufour la preparazione necessaria. Così dopo le Scuole centrali, il cui corso di durata limitata non concedeva molto tempo per i lavori a lungo termine, un certo numero di ufficiali effettuò volontariamente e a proprie spese un ciclo di importanti ricognizioni militari. L'abitudine e l'impronta dufouriane erano rimaste. Questi lavori, spesso molto approfonditi, costituivano per la loro stessa natura un considerevole ausilio per la pianificazione operativa come si vide nel 1857 per la difesa della frontiera settentrionale ed in modo particolare a Baie. Quanto alla tutela della frontiera meridionale della Svizzera, sono indicativi due momenti particolarmente degni di nota: le prime grandi manovre in montagna effettuate sul massiccio alpino, dirette dal colonnello federale Louis Aubert (1861) e la ricognizione militare della valle del Rodano e del S. Gottardo, condotta dal colonnello Borgeaud (1865).

a) Le manovre in montagna del 1861. L'8 febbraio 1861, il colonnello federale Louis Aubert <17), ispettore del Genio, tiene al Circolo Ufficiali di Ginevra una conferenza sulla quale è interessante soffermarsi. In essa l'Aubcrt, uno dei principali responsabili della difesa nazionale, tratta con un linguaggio chiarissimo il problema delle vie strategiche delle Alpi e, soprattutto, il testo della sua esposizione viene pubblicato sul "Journal de Genève". La "Revuc militaire suisse" del 30 marzo 1861 riprende a sua volta dei lunghi estratti (17) Lo uis AUBERT (1813 - 1888), formato al Politecnico come Dufour, era entralo nell'arma de l Genio ed aveva contribuito, alle sue dipendenze, a riorganizzare la Scuola Centrale Divenuto comandante del Genio, si batté con successo per la costruzio ne delle strade della Purea, dell'Oberalp e dell'Axcustrasse. Fu inviato a Firenze nel 1866 come addello militare presso l'ambasciatore svizzero. Avendo chiesto di poter seguire le operazioni, il 5 luglio 1866 riporta: "Ho appreso dal Ministro Ricasoli che La Marmora ha rifiutato di concedere per mc l'autorizzazione a raggiungere il Quartier Generale. Il Ministro Ricasoli mi ha ricevuto con molta benevolenza grazie ad una raccomandazione di Ernesl Neville [eminente filosofo ginevrino (1816 - 1909)). L' 8 luglio in un rappo rto complementare, precisa: "Sembrerebbe che il generale, La Marm ora avesse aggiunto, in relazione all'addetto svizzero, che la Confederazione svizzera non ha d a to all'Italia, in questi ultimi anni, alcuna prova di buona volontà tale da meritarsi un'eccezione (allusione al divieto di far uscire i cavalli)". Ma Aubert non perde il suo tempo . Studia l'impiego, da parte del comandante italiano, delle ferrovie in guerra osservando che "a Lodi si sono trasportali 42.000 uomini in 24 ore". Parimenti si interessa del problema della trasformazione dei fucili per permetterne la retrocarica. cfr. Les "papiers'·' du Culuflel Aubert, a cura di Théodo rc A UDCRT, Jullien Ginevra 1953, pp. 229 e 232.


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di questo studio del quale riporteremo, più avanti, qualche passaggio. È da sottolineare come questa procedura - che può sembrare insolita, ma abituale in quel periodo - coinvolga gran parte dell'opinione pubblica nella ricerca di soluzione per un problema strategico di vitale sicurezza. In sostanza l' Aubert rileva che se il massiccio alpino è attraversato da una serie di assi con andamento meridiano, sono invece quasi del tutto assenti le vie di arroccamento che consentono di far affluire una massa di manovra sull'uno o sull'altro asse. Da qui la necessità di costruire anzitutto le strade della Furka, dell 'Oberalp e dell'Axenstrasse. Dimostrando con molta pertinenza come non si difenda un territorio di montagna limitandosi a tenere delle posizioni ma, al contrario, garantendosi la libertà di manovra attorno ad esse, l' Aubert postula l'inderogabile esigenza di procedere ad altri allestimenti stradali. Suggerisce quindi che, vengano aperti alla circolazione il Grimsel (dal Bernese al Vallcsc) e il Panix (dal calllunc di Glarona a quello dei Grigioni). li ricordo dalla campagna di Souvarof del 1799, rimastogli chiaramente impresso nello spirito, fa inoltre aggiungere ali' Aubert : " Vi sono tre eventualità in cui si presenta per la Confederazione l'esigenza

di difendersi: 1) se l'Austria e la Germania vogliono passare dai Grigioni per piombare in alta ltalia; 2) se la Francia vuole penetrare in Lombardia percorrendo la strada del Sempione; 3) se l'attacco viene dal mezzogiorno in direzione del Giura o del Voraleberg. Ora, in ciascuna di queste tre evemualità noi perdiamo comunque, irrevocabilmente, tutta la Svizzera del Sud e nello stesso tempo le nostre migliori posizioni difensive se un distaccamento abbastanza consistente riesce ad impadronirsi delle ultime strette che costituiscono le nostre uniche vie d 'accesso, attraverso il confine orientale dei Grigioni o quello occidentale del Vallese, a queste due grandi vallate. Ci occorrono dunque degli altri accessi a queste valli e sono questi che costituiscono la rete delle vie strategiche proposta alle Camere. Essa è composta: da una strada che collega l'alto Vallese al Bernese attraverso il Grimsel; una che mette in comunicazione Glarona con i Grigioni attraverso il Panix; una che attraverso la Francia e l'Oberalp collega i Grigioni col Vallese e questi due Cantoni con il Ticino per la strada del S. Gottardo che essa incrocerà nella valle di Ursereu. Così l'itinerario protetto sarà continuato da Sl. Maurice e Luciensteig ( ... ) Inoltre, allo scopo di giungere ( ... ) dopo il centro della Svizzera, dai due lati del lago dei Quattro Cantoni che fanno capo alla strada del S. Gottardo per Fli.ielen , sarebbero necessarie due strade, una lungo la riva destra, attraverso l' Axenberg, e l'altra


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lungo la riva sinistra, attraverso il Seelisberg. Quest'ultima presenterebbe, rispetto alla precedente, il vantaggio di essere protetta dal lago dei Quattro Cantoni in caso di attacco dalla Germania e di costituire essa stessa un collegamento con l'Oberland per mezzo della via di Briinig. Si tratta dunque di realizzare nel massiccio del S. Gottardo un grande incrocio di vie di comunicazione che adducano alle quattro grandi vallati che discendono dal massiccio stesso. Il Genio federale era portato a chiedere ancora di più: affiancare a queste strade delle opere difensive. La valle del Reno è protetta alla sua testata dalJe opere di Luciensteig e quella del Ticino dalle opere di Bellinzona, che presentano tutte un reale valore impeditivo benché, per queste ultime, sarebbe stato auspicabile arretrarle fino alla confluenza con la Mosa. Quanto alla valle del Rodano, le opere di S. Maurice, di per se stesse già poco efficaci, hanno ulteriormente perso valore dopo l'annessione alla Francia del territorio neutrale. Si domanda dunque di arr etrare il perno della resistenza nel Vallese presso Brigg le cui alture del Briggerberg si prestano mirabilmente alla costruzione di trincee che permetterebbero di arrestare con eguale successo un nemico che sbucasse dell'uno o dall'altro lato della strada del Sempione. La valle di Ursereu, infine, incassata tra imponenti muraglie verticali nel cuore del massicio del S. Gottardo, la carreggiata del Sud, la stretta di Uri e i passi della Furka e dell'Oberalp, porte come non se ne trovano spesso neanche nelle fortezze, costituirebbe un notevole ridotto una volta che le stesse porte fossere sbarrate da forti in grado di offrire un'energica resistenza. Un nemico intrappolato nei lunghi budelli deJle valli delle Alpi più elevate e bloccalo da questi baluardi si troverebbe in una situazione niente affatto comoda. Inoltre ci vorrebbe un secondo ridotto specificamente destinato alla difesa della regione settentrionale della Svizzera, come quello di Ursereu lo è per la regione meridionale, e parimenti in grado di ospitare depositi, magazzini, materiali, ecc.: lo si potrebbe individuare in fondo alla vallata di Unterwald, nella posizione di Stautz. Questo secondo ridotto sarebbe in comunicazione diretta con quello di Uri per mezzo della strada di Seelisberg, cioè attraverso una valle molto facile da difendere: essi si proteggerebbero reciprocamente con efficacia: anche il ridotto di Unterwald ha delle superbe fortificazioni donategli dalla stessa natura. Quanto ai collegamenti con quella parte del territorio alla cui difesa è destinato, essi potrebbero essere resi più facili e rapidi in quanto sarebbe agevole e poco costoso farlo raggiungere, con un breve tronco, mediante un prolungamento delle ferrovie svizzere dell'Ovest, del Nord e dell'Est che fanno capo al nodo di Lucerna".


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Quest'ultimo passaggio doveva suscitare, da parte del Lecomte, un'energica reazione nella quale egli mette seriamente in discussione l'efficacia delle ridotte proposte dall' Aubert: "A proposito dell'importanza di queste ridotte in contrade quasi deserte, si rimanda alle osservazioni del penultimo numero (della Revue. Nda). Il nostro esercito, non solo non garantirebbe il controllo su alcuna parte vitale del Paese, ma potrebbe a sua volta rimanervi intrappolato, come gli Austriaci a Mantova nel 1796. Se si concorda che ci serve una posizione centrale per alimentare la resistenza e come base di operazioni, allora riteniamo che a tai riguardo Lucerna sia preferibile".

A proposito della costruzione della ferrovia del Gottardo: nuove divergenze tra i due pensatori militari. Aubert: "Ciò che sarebbe più vantaggioso per la Svizzera nell'interesse della sua sicurezza futura e che, qualora si dovessero superare le Alpi con la ferrovia, l'attraversamento avvenisse non incidendo il nostro Paese. Gli interessi della neutralità e della difesa militare lo esigerebbero; ma sfortunamente è da prevedere che le esigenze militari finiranno per prevalere, e così ci troveremo esposti al rischio che questa ferrovia attraverso le Alpi rappresenti l'obiettivo di tutte le potenze belligeranti e possa attirare ancora una volta su di noi le disgrazie che sono piombate sulla Svizzera alla fine del secolo scorso. Ciò che si dovrà dunque cercare è il passaggio meno rischioso, e questo non potrà che essere quello che si dirige il più lontano possibile dal centro del Paese".

Lecomte: "Ci rincresce di dover esprimere un'opinione diametralmente opposta a quella del Colonnello Aubert. li passaggio che potremmo più facilmente proteggere è quello cenlraie; questo, secondo noi, è dunque preferibile dal momento che siamo intenzionati a di(enderci e che ammettiamo che la violazione della benché minima parte del nostro territorio francofono significa fare la guerra a tutta la Svizzera. Aggiungiamo inoltre che il passo del S. Gottardo presenta, rispetto a quello del Sempione, il vantaggio di avere entrambi i versanti in suolo svizzero".

La pubblicazione di una controversia può essere una dimostrazione di democrazia - è vero - qualora gli avversari si astengano da ogni polemica. Nel caso in questione la pubblicazione di tale dibattito era però finalizzata in quanto non poteva che indurre a spronare un pubblico militare attento ad approfondire il problema. Il colonnello Aubert, d'altronde, portava a sostegno della sua tesi il più completo corredo informativo esistente. Non solo, ma dopo essere riuscito a far decollare il suo programma di costruzioni stradali, egli stava per mettere a segno


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un secondo colpo da maestro: fare effettuare delle manovre in grande stile sul massiccio alpino e superare finalmente gli angusti limiti delle minute esercitazioni di routine. All'inizio del 1861, egli riceve infatti dall'ufficio di Stato Maggiore l'incarico di effettuare una "radunata" pianificata che contemplava un trasferimento dal Basso V al lese dal quale ci si doveva portare "per manovra" fino al ghiacciaio del Rodano 0 8). Egli si reca allora a Berna, chiede udienza al consigliere federale Stampfli, capo del Dipartimento militare, e non esita a porgli tre condizioni: 1 ° Abbandono di un progetto di manovra in cui tutto è già preordinato.

2° Assunzione, da parte del capo dell'Ufficio di Stato Maggiore, delle fun zioni di Capo di SM dell'operazione. 3° Esecuzione delJe manovre non subordinata alle esigenze amministrative del commissariato (soprattutto per l'a ccantonamento e l'alloggiamento - fonti di guadagno per i comuni - e la servitù delle strade, la cui priorità di utilizzazione era sempre attribuita al turismo, ecc.).

Avuta soddisfazione, l'Aubert può attuare il suo piano, del quale il seguente documento ci dà i lineamenti.

"Quartier Generale, Lucerna 8 agosto I 861. ORDINE DI DIVISIONE N ° 2

contenente il supposto generale, l'esecuzione delle operazioni e l'organizzazione della divisione Supposto generale Tutta la frontiera meridionale della nostra Patria è minacciata: colonne nemiche l'hanno invasa prima che fossimo pronti a respingerle. Nel Cantone dei Grigioni l'avversario tenta di assicurarsi il controllo dello sbocco meridionale dei passi dell'Engadina e dello Spluga; al centro è riuscito ad impadronirsi del S. Gottardo e le sue teste avanzate hanno raggiunto il lago dei Quattro Cantoni. Nel Cantone del Vallese abbiamo ancora il possesso del S. Maurizio e degli sbocchi meridionali del Sempione; l'esercito svizzero si riunisce in tutta fretta sui versanti occidentali delle Alpi; una avanguardia che occupa il Cantone di Lucerna e l'Oberland bernese ha ricevuto l'ordine di attaccare a fondo lungo la valle del Resus e di riprendere il S. Gottardo. Questo è il compito delle truppe mobilitate per la radunata. (18) Ibidem p. 191.


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Esecuzione Mentre il grosso dell'avanguardia, con tulli i mezzi di trasporto che può reperire sul lago dei Quattro Cantoni, ha il compito di sbarcare a Fhielen, una seconda aliquota di reparti di consistenza variabile deve superare contemporaneamente la catena montuosa che separa la valle del Reuss dal cantone di Unterwald attraverso i passi di Surenen e di Schonegg, sboccare ad Attinghausen e Seedorf, i due punti dove si può forzare il Reuss, e minacciare il fianco sinistro del nemico in prossimità di Alldorf. Un terzo complesso di forze deve tendere a raggiungere la valle dello Schachenthal, uscendo dalla valle del Linth e, passando per l'Urnerboden, incidere il nemico sul fianco destro. Riuscito l'attacco così combinato, il nemico è costretto a ritirarsi ad Amsteg, posizione dalla quale viene ricacciato l'indomani fino a Wasen; da quest'ultima località, già minacciata sul fianco sinistro da uno dei nostri distaccamenti che si è portalo oltre l'Oberland bernese attraverso il passo di Susten nel Mayenlhal, l'avversario sarà ulteriormente costretto a ritirarsi attraverso le Schollenen nella valle dell'Urseren assecondando nel contempo l'attacco principale; la posizione del ponte del Diavolo, non potendo essere presa frontalmente, sarà fatta cadere per manovra da una nostra colonna proveniente dal Vallese per il passo della Furka, che costringerà il nemico ad arretrare nella valle di Levinen (la Leventina). A questo punto mentre metà della nostra avanguardia insegue il nemico giungendo fino ad Airolo, perverrà la notizia che il nemico è riuscito ad impadronirsi di S. Maurizio nel Vallese e sta progredendo con successo risalendo la valle del Rodano. Immediatamente il comandante in capo ordinerà alla avanguardia di operare una conversione sul fianco destro e di dirigersi a marce forzate su Briga per occupare, se possibile, la forte posizione del bosco di Finges e quindi, raccolte le truppe del Vallese, opporre un'energica resistenza. Con questa operazione la Radunata sarà terminata".

Il nostro intendimento non vuol ora essere quello di dare un rendiconto delle manovre, la cui buona riuscita ebbe tuttavia una grande risonanza in tutto il Paese. Ci preme comunque metterne in risalto tre aspetti. Il primo è rappresentato dalle formule semplici ed originali alle quali l' Aubert fa ricorso per accostarsi alle realtà della guerra: "Si avanzava solo quando gli obiettivi erano stati abbattuti o distrutti (la colonna che il 17 agosto si spinse da Goeschenen ad Andermatt sparò 19.340 colpi di fucile dei quali 2.949, cioè il 15,50/o, andarono a segno)". Finché le sagome non sono distrutte l'avanzata è dunque bloccata.


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Il clima caldo fa si, inoltre, che i soldati si impegnino al massimo per poter raggiungere in fretta gli accampamenti (19>. Il secondo aspetto si traduce nel rafforzamento della disciplina, ottenuto naturalmente con la marcia in montagna associata ad una valida "motivazione": la certezza di poter difendere con successo il massiccio alpino. " Dopo quindici giorni di duro impiego (i soldati) erano in forma perfetta .. . l'ingresso in Sion fu bellissimo, le truppe coperte di polvere avevano un aspetto eccellente. Si sarebbero detti dei veterani" (20). Il terzo aspetto è quello del tema adottato per le manovre. L'ipotesi di partenza è decisamente pessimistica. "Tutta la frontiera meridionale della nostra Patria è minacciata" ... il Gottardo è caduto ... la Svizzera ha mobilitato troppo tardi. L'intenzione politica dell' Aubert è chiarissima: vuol dimostrare agli osservatori stranieri che l'esercito svizzero fa corpo unico con le sue montagne, dove non è escluso che possa subire qualche rovescio, ma dove ha sempre la capacità di ristabilire la situazione. Agli uomini politici svizzeri, alcuni dei quali partecipano a queste manovre come ufficiali superiori, l' Aubert offre l'occasione di conoscere tutto quanto c'è da sapere in materia di difesa nazionale. Infine, infonde fiducia nei soldati , liberati per quindici giorni dal formalismo (la caserma non potrà mai essere niente altro che un'astrazione) e ricondotti alla realtà vivificante del terreno. Egli dimostra a questi soldati di milizia che c;lue settimane trascorse tra le rocce sono sufficienti all'uomo per trovarvi l'ambientamento. È doveroso infine osservare che queste manovre non sono state dirette contro l'Italia: ci si prepara esclusivamente in vista di una ipotesi di aggressione. Ma si diffida comunque ed i motivi appaiono plausibili.

b) li discorso del generale Bixio alla Camera italiana (1862) . Il 20 giugno 1862 infatti il generale Bixio pronuncia un discorso alla Camera italiana nel quale afferma senza mezzi termini che ''il Ticino deve tornare all'Italia e che l'Imperatore dei francesi si impadronirà della Svizzera fino al Tirolo" (21 >. L'inviato del Consiglio federale che assiste (1 9) Ibidem p. 193. (20) Ibidem p. 193.

(21) I passi che seguono sono tratti dal Rapporto del Consiglio federale dell'alta A ssemblea Federale sulle relazioni dell'Ttalia con la Svizzera (al 24/25 luglio 1862).


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PA RTE PRIMA

a questo discorso, ne riporta i termini in un dispaccio, anche se lo tempera aggiungendovi nel commento: " È ben vero che questo oratore è un tipo molto eccentrico". Senza precipitazione, l' 11 luglio il Consiglio federale dà istruzioni al suo inviato, Tourte, di presentare una nota di protesta contro le espressioni usate dal generale Bixio. Il 21 luglio Tourte telegrafa al Consiglio federale il seguente messaggio: "Estratto dalla Gazzetta Uf ficiale. Ministro: La situazione nei confronti della Svizzera è un pò delicata per via di un 'allusione fatta recentemente in Parlamento; non sarà fatto alcun nome per evitare di coinvolgere delle personalità. Bix io: Resto della mia opinione. Crispi: Io non sono d ' accordo. Ministro: Resta il fallo che ogni passo , ogni tentativo, ogni incoraggiamento che costituisca minaccia di retta o indiretta alla Confederazio ne sarebbe u n grave errore per la politica italiana. {Bravo.) Nel futuro l'Italia deve cercare sicure alleanze tra gli Stati intermedi e, quindi, si deve comunque condannare l'opinione in questione. Non si dovrà mai operare per incoraggiare le loro aspirazioni anche se fossero gli Svizzeri stessi a chiedere l'annessione; si considererebbe questa annessione come la fine di una Confederazione decisamente necessaria per l'indipendenza italiana. (Bravo.) Se, in conseguenza di eventi attualmente imprevedibili ma tuttavia possibili nello sconvolgimento dei rapporti fra gli Stati, si giungesse a ritenere conveniente e necessario restituire alla sua appartenenza naturale una parte del territorio nazionale e se ci fosse la possibilità di intervenire commercialmente, si cercherebbe di compensare in qualche altro modo la Svizzera per evitare di renderla meno potente, meno efficace per la sua difesa e per dell'Italia (Bene); e si darebbe grande importanza ad una alleanza con essa, resa impossibile solo a causa della neutralità impostale nel 181 5. Ma se la Svizzera fosse minacciata - e quanto meno l'Italia n on ha firmato i Trattati del 1815 - essa saprebbe prendere le misure al momento suggerite dai suoi più gravi interessi. {Bravissimo)".

Il Consiglio federale assume quindi una posizione che sarà adottata dall'Assemblea, e costituirà oggetto di una pubblicazione il cui rapporto verrà largamente diffuso: ''Bisogna riconoscere che le dichiarazioni del Ministro sono generalmente favorevoli alla Svizzera. Ci rincresce soltanto per quel passo in cui si prevede l'eventualità per cui potrebbe essere necessario il ricongiungimento di parte del territorio svizzero alla sua nazionalità naturale, nel qual caso si cercherebbero altre forme di compenso per la Svi7.7.era. l Jna tale politica disconosce i fondamenti sui quali poggia l'esistenza nazionale e la politica


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della Svizzera e ferisce i sentimenti più intimi del diritto e dell'onore della nazione svizzera. La Svizzera non deve e non può nemmeno lasciar credere di prestarsi a una tale politica; è per questo che eleviamo solenne protesta contro quelle espressioni del Ministro italiano davanti a voi, davanti al popolo svizzero e davanti all'intera Europa".

Allarmata dalla Prussia nel 1856, dalla Francia al momento dell' annessione della Savoia nel 1860 e, infine, dall'ambigua discussione alla Camera italiana, l'opinione pubblica svizzera reagisce, da una parte, con un'adesione crescente al problema del rafforzamento della difesa nazionale e, dall'altra, a mezzo di approfonditi studi di geografia militare, con particolare attenzione alla frontiera meridionale.

e) Lo studio del colonnello Borgeaud (1865). Nel settembre 1865 un gruppo di ufficiali dello Stato Maggiore Federale, agli ordini del colonnello Borgeaud, effettua una ricognizione particolareggiata del settore che va dal Lago Lemano al S. Gottardo <22>. Si tratta di uno dei lavori più completi dedicati all'argomento. Un comandante, di qualsiasi livello, può trovarvi tutti gli insegnamenti richiesti per condurvi un'operazione: dalle più complete indicazioni geografiche alle indicazioni statistiche più dettagliate (risorse, capi di bestiame, cavalli, abitazioni, etc.). Alcuni estratti meritano di essere citati: "La valle di Conche ha una grande importanza militare in quanto: funge da testa di colonna per colpire alle spalle un esercito che abbia passato il Sempione e che discenda il Vallese da Brieg a S. Maurizio ( ... ) funge parimenti da testa di colonna contro un avversario che risalga il S. Gottardo da Airolo ( ... ) le strade della Furca e dell'Oberalp collegano le operazioni militari sulle sponde del Lemano e quelle sulle sponde del Lago di Costanza, (22) Ricognizione della valle del Rodano, dal lago Lemano al S. Gottardo, eseguita nel 1865, dal 3 al 16 settembre memoria redatta dal Col. B ORGEAUD. Questa memoria considerata confidenziale all'atto del suo impianto (alcuni mesi prima delle oper azioni del 1866 .....) fu pubblicata intef,'Talmente - il fallo significativo - sulla RSM del gennaio 1870. Dato che la cornice della RMS non era sufficiente, la " Revue des Armes Spéciales", di nuova fondazione, s'incaricò di una parte della pubblicazione. Se si trovano in questo periodo degli studi su tutte le frontiere svizzere, relativi all'epoca considerata, nessuno di essi è stato sviluppato con una tale ricchezza di particolari sulla frontiera merid.ionale.


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qualora un avversario sia penetrato nel cuore dell'altipiano svizzero, per esempio a Berna" (23)_ Quest'ultima osservazione deve essere sottolineata, poiché fornisce la prova che lo Stato Maggiore Generale svizzero, per la difesa del massiccio alpino, non ne considera solamente il Sud ma anche - come sempre - il Nord, in quanto soltanto lo spessore delle Alpi, nella sua interezza, garantisce all'altipiano la profondità strategica necessaria alle operazioni. Se si osserva che il testo del Borgeaud viene pubblicato agli inizi del 1870, la sua validità appare arn.:or più precorritrice. A proposito della fortezza naturale costituita dalla gola di Varen, il Borgeaud prosegue: "Noi dobbiamo stabilire due fronti ai fini della nostra sicurezza, per rispondere alla doppia ipotesi di un attacco proveniente dalla Francia o dall'Italia ... La stessa invulnerabilità della fronte va bene in entrambi i casi. In fine questa posizione gode il beneficio d.i essere storica (allusione al combattimento di Finges sostenuto nel 1779 contro l'occupante francese), e di rappresentare una motivazione popolare, costituendo per coloro che verrebbero chiamati a difenderla il ricordo di eroiche gesta'' <24) . Notiamo infine una allusione alla guerra per bande (o guerriglia): "Dal momento che abbiamo il controllo della riva destra del Rodano, sede del governo, siamo sicuri che le operazioni della piccola guerra verranno condotte con energia'' (25). La "piccola guerra" viene condotta parallelamente a quell'altra che, un secolo più tardi, è stata chiamata guerra "classica". Nell'ottica svizzera dell'epoca le due forme sono complementari. Nel Vallese si sa di poter contare su una cinquantina di compagnie di volonta ri per operare sul suo terreno accidentato (26). La pubblicazione su una rivista militare di uno studio approfondito di tal fatta può apparire insolita, potendo esso sembrare fare il gioco di un possibile avversario col fornirgli informazioni di tale qualità. (23) Revue des A rmes Spéciales, 2/ 1870 p. 36. (24) Ibidem p. 37.

(25) Ibidem p. 39.

(26) Non ci sembra inutile mettere in rilievo l'esistenza di queste compagnie di volontari di cui non abbiano trovato alcuna traccia nei rapporti redatti da osservatori stranieri (ad detti militari ed altri).


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Si può tuttavia arguire che mettendo queste informazioni a disposizione dei principali interessati - i comandanti dei reparti che avrebbero potuto essere chiamati ad operare in questo settore - lo Stato Maggiore Federale sia intenzionalmente partito dal presupposto che i principali beneficiari dello studio dovessero invece essere gli stessi militari delle regioni alpine reclutati in loco; e che il vantaggio superasse il contraccolpo delle informazioni diffuse. Nel 1870 l'effetto locale dello studio aveva indotto infatti larga fiducia nella possibilità di contenere eventuali aggressioni esterne e, con una situazione internazionale considerevolmente deteriorata, bisogna riconoscere che questo fu un riscontro di tutto rilievo. d) Il grido d'allarme di Eugène Rambert (1866).

Critico letterario e d'arte, naturalista, poeta, filosofo, Eugène Rambert <27) è diventato una delle "grandi voci" del paese. Il suo studio La S vizzera nella crisi europea C28), la cui diffus iom: è più ampia di q uella dei la vori prettamente militari , lancia un vero grido d'allarme. Il punto di partenza è questa volta costituito da una circolare del ministro francese Lavallette, indirizzata ai rappresentanti della Francia all'estero il 16 settembre 1866. Venutone a conoscenza, Rambert ne analizza il testo con una lucidità alla quale i successivi eventi dovevano dare una clamorosa conferma. Avendo Lavallette, dichiarato "che dopo Sadowa la Francia, invece di essere soddisfatta perché i trattati del 1815 sono stati calpestati, ... , non si sente più legata ad essi" <29), Rambert osserva "che quei trattati riguardano la Svizzera''. 1l seguito è una severa messa in guardia dei suoi concittadini contro la politica di Bismarck imprudentemente sanzionata da Lavalette. " Quest'uomo (Bismarck) ci ha offerto lo spettacolo, nell'anno di grazia 1866, di una pura e semplice conquista. Egli non ha certo fatto complimenti: si è ben guardato da tutto ciò che avrebbe potuto attenuare lo scandalo del trionfo della forza bruta; egli ha detto: "la forza è la forza" ed è passato oltre". (27) Eugène RAMBERT (1830 - 1886), professore ali' Accademia di Losanna, quindi al Politecnico di Zurigo (1860 - 1883) ha lasciato un 'opera considerevole, della quale cinque serie sono dedicate alle A lpi svizzere ( 1865 - 1875), e numerosi articoli a ppa rsi nella Biblioteque uni-

verselle e Revue Suisse. (28) 1.10. 1866. Biblioteque universelle, XXVll/ 1866, pp. 200 - 234 . (29) Ibidem p . 203 .


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E Rambert in aggiunta: "Noi immaginavamo che la Svizzera francese e quella italiana fossero le più esposte al pericolo di una politica annessionistica da parte dei loro vicini. Errore! A questo punto il pericolo non è meno grande per la Svizzera tedesca. Forse anche più grande". Rambert si rammarica della scomparsa di Cavour: "Quanto si deve rimpiangere cha la morte abbia interrotto così presto la carriera di un grande ministro, veramente liberale, che, senza fare ricorso al principio di autorità, ha fondato il Regno d'Italia" . E in conclusione: " Riassumiamo( ... ) Invece di essere circondati da numerosi stati, piccoli o grandi, per la maggior parte inoffensivi come accadeva ancora fino a pochi anni fa, la Svizzera ha da questo momento due potenze confinanti, la Francia e l'Italia, e corre il rischio di averne presto una terza, la Prussia e tutte e tre possono ingrandirsi a sue spese ( ... ) Di conseguenze non possiamo contare che su noi stessi" (30>. Non si sarebbero potute impiegare espressioni più chiare. Il poeta fu ascoltato e questa fu una delle fortune della Svizzera di quel periodo. Ma Rambert, consapevole che un grido d'allarme non è sufficiente e che soltanto un'azione instancabile può essere coronata da successo, pubblicò, uno dopo l'altro, alcuni studi che esprimevano molto bene il sentimento popolare: Le Alpi e la libertà, La nostra Fortezza (1868), che hanno trovato collocazione nella magistrale serie dedicata alle Alpi svizzere. Questi titoli non devono indurci in errore: non si tratta di un'evocazione unilaterale di un passato eroico, ma di un'analisi molto realistica degli ammaestramenti tratti dal passato de11a Confederazione. Dopo aver analizzato il successo di Morgaten (1315), l'Autore ricorda senza condiscendenza le cause che hanno portato, praticamente nello stesso senso, a11a cocente disfatta di Rothenturm (1798). Il titolare della cattedra di storia della letteratura francese al Politecnico federale contribuì così in buona parte a fare della storia militare ciò che deve essere: una scienza fondata sulla conoscenza degli errori. Non solo, Rambert, con grande senso della storia, ha ricordato ai suoi concittadini che senza coraggio non è possibile difendere la montagna. (30) Ibidem p . 219.


ITAl.lA E SVIZZERA DURANTE LA TRIP LICE ALLEANZA

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È anche per difendere meglio il proprio terreno montuoso, considerato come il più fedele alleato, che l'esercito svizzero decise nel 1869 di adottare il fucile Vetterli. L'arma era senza dubbio una delle migliori dell'epoca. La ricarica in un unico tempo consentiva un tiro più rapido del fucile francese Chassepot (20 colpi in 90 secondi) . Era già tardi, è vero, se si considera che l'equipaggiamento dell'esercito si sarebbe completato nel volgere di parecchi anni, ma il passo decisivo era fatto: la consapevolezza di poter lottare ad armi pari costituisce per il soldato una fortissima motivazione.

e) L'ultima operazione dei "contingenti cantonali": la guardia alle frontiere nel 1870-71 e le sue conseguenze a m edio termine. Non ci dilungheremo su questo periodo meglio conosciuto rispetto ai precedenti. Ci limiteremo ad osservare che se da un lato l'esperienza di un servizio protratto oltre l'usuale mise in mostra il notevole spirito che animava questo esercito, dall'altra rilevò diverse carenze, alcune delle quali veramente gravi. Ancora una volta l'autorità politica voile fare delle economie fuori luogo col rischio di compromettere la solidità dello sbarramento eretto a lla frontiera. Il generale Herzog, comandante in capo, al quale si rifiutavano i mezzi per portare a termine la sua missione, presentò a piu riprese le sue dimissioni che furono rifiutate. Il colonnello federale Louis Aubert, alla testa di una divisione rinforzata, allo scopo di rimediare alla carenza di effettivi, ebbe l'intuizione, è giusto riconoscerlo, di far manovrare senza sosta le sue truppe davanti a quelle prussiane e a quelie francesi che si ammassavano a nord del confine svizzero. Lo sbarramento in conclusione era stato sostituito con una "dimostrazione". A queste pesanti ipoteche si aggiungeva il fatto che l'esercito era rimasto tale e quale attraverso i secoli, una coalizione di ventidue Cantoni. Alla fine fu chiaro che tale sistema arcaico era sorpassato. Tanto più che nel 1817 ci si era rifiutati in quegli Stati sovrani, di costituire dei reggimenti. Il termine, ricordando l' Ancien Régime , era stato prescritto e lo si era sostituito con quello di "contingente". Ma queste unità erano del tutto particolari. L'organizzazione militare nel 1874, frutto dell'impulso datole dal generale Herzog, permette all'esercito, che non domanda di meglio, di vedersi finalmente modernizzato. L'obbligatorietà del servizio - che permise di raddoppiare gli effettivi, - l'incremento della potenza di fuoco


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PARTE PRIMA

e i reggimenti ne furono le principali caratteristiche. Successivamente, lo sviluppo della potenza di fuoco negli eserciti europei e, in particolare, quella deJla loro artiglieria pesante, spinse Io Stato Maggiore generale svizzero a costruire una rete di fortificazioni, specialmente sul Gottardo e a S. Maurizio . Queste opere furono realizzate in fasi successive corrispondenti alJa costituzione ed evoluzione deJla Triplice Alleanza.

5. Genesi di un esercito originale. Il mezzo secolo che va dal 1817 al 1874, come si è già sottolineato, costituisce per l'esercito svizzero un periodo che può essere definito come crisi di crescita. Le influenze più diverse si fanno sentire in seno all'istituzione militare di questa Confederazione di Stati deJla quale si è potuto dire, giustamente, che rispecchiava l'immagine dell'Europa. Dell'Ancien R égime t:unservava tradizioni le cui radici, a volte popolari , e a volte aristocratiche, sono ancora vivide: è noto come il servizio militare costituisca il più efficiente fattore di integrazione socia le sul quale si è costruita la Svizzera. Mentre tutto concorrerebbe a dividerla: le lingue, le etnie, le confessioni religiose, i fatlori geografici ed economici (l'antitesi cittàcampagna) l'unico elemento di fronte al quale crollano tutte le barriere è il reggimento, in cui i Confederati servono sotto la stessa bandiera. (Si osserverà a questo punto che si tratta di una bandiera svizzera e che il termine "mercenario", spesso impiegato, è nella maggior parte dei casi, inesatto, soprattutto nel XYlll secolo). Dal servizio in Francia si riporla la pratica professionale, da quello in Olanda i regolamenti. Dall'epopea napoleonica, con le sue immani distruzioni che hanno colpito il cuore del popolo, è nata, immediatamente dopo, la necessità di sanare le ferite e approfondire il concetto politico di neutralità. Ma si è anche conservato l'essenziale di una attività di Stato Maggiore che ha sostenuto le sue prove e ne ha fatto un patrimonio comune e per il futuro . Abbiamo messo in rilievo il ruolo eccezionale svolto da Dufour e da Lecomte, ma non sono i soli. Ri.istow, esule prussiano, divenuto colonnello dello Stato Maggiore svizzero, prende una licenza per servire come capo di stato maggiore di Garibaldi. I suoi consigli permetteranno a quest'ultimo di ottenere la vittoria su alcuni reggimenti svizzeri al servizio dei Borboni di Napoli.


Armata Federale nel 1871. Carabinieri. Pubblicato in A. BACHELIN, L 'armée de l'Est en Suisse, Lausanne, Blanc , lmer et Lebet, s.d.


Litografia del Forte Cerro (Laveno). Pubb li cata nella "Revue M ilitaire Suisse•· nel 1866 .


!TAi.ii\ E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

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Tra i combattenti di Solferino, da parte francese, vi sono una ventina di ufficiali svizzeri nei ranghi de1 J O Entranger, dall'altra parte, alcuni signori di Castella, di Albertini e di Bavier prestano servizio sotto la bandiera di Francesco Giuseppe. Tra i non combattenti, a curare le ferite dopo una giornata di combattimento c'è i1 fondatore della Croce Rossa, Henry Duraut. E tutti questi testimoni di guerra, tornando in Svizzera, vi esercitano un'influenza spesso difficile a cogliersi, ma estremamente reale; senza contare, è i1 caso di ripeterlo, l'eredità di quattro secoli in cui l'attività militare rappresentava l' unica industria in grado di assorbire 1e eccedenze, considerevoli, della parte contadina di una popolazione essenzialmente dedita al lavoro agricolo non sempre sufficiente. Scegliendo di industrializzare la Svizzera, i radicali del 1848 si impegnano in un'impresa difficile e dai risultati incerti. La maggioranza contadina tenterà di rifiutare i prestiti richiesti per creare un'Università federale a Zurigo; bisognerà ricorrere al sotterfugio di modificarne la denominazione - proponendo un Politecnico federale - per strappare il consenso all'Assemblea. Quando viene proposta l'istituzione di uno Stato Maggiore permanente, viene opposto un rifiuto. Si procede dunque con incertezza c per tentativi. Anche se lo avverte confusamente, il popolo svizzero è del tutto ignaro che il tessuto del suo esercito è molto solido . Lo si intravede solo quando capita la ventura di avere qualche capo eccezionale. Ma quando compare il pericolo, esso scopre con entusiasmo genuino che il suo esercito è valido e in grado di compiere la sua missione. Non era un esercito come questo che avevano immaginato in Prussia degli uomini come Scharnhorst e Gneisenau, quando parlavano di un landwehr dalle radici ancorate nell'intera popolazione? Ma questa presa di coscienza dura lo spazio, relativamente breve, in cui si manifesta i1 pericolo; una volta scongiurato questo si smette di pensarci. "La malattia e la guerra hanno questo in comune, che il popolo rifiuta di pensarci" ha detto un medico francese. Ora, il primo problema che si pone nell'Europa inquieta della seconda metà del XX secolo, è proprio quello de11a stabilità della funzione della difesa. Prima di scoprire una possibile risposta ne11o sviluppo delle fortificazioni in Svizzera permane la tentazione di un esercito di professio ne o di un esagerato rafforzamento dei quadri.

Si commettono degli errori: si copiano gli eserciti stranieri e si fanno quelle che Jomini chiama "le esercitazioni alla Weber" . Si cerca di snaturare - e questo è l'aspetto più grave - lo spirito della Scuola Centrale.


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PARTE PRIMA

Durante un corso tenuto ad Aarau si sottopongono i quadri a quattro settimane di insegnamenti teorici, in aula. Per finire, si adottano dei regolamenti troppo complicati, spesso introdotti da ufficiali che rientrano dal servizio all'estero. Ma la reazione non si fa attendere: Dufour fa disegnare ai suoi allievi progetti di fortificazioni campali e fa loro eseguire dei rilievi sul terreno, è l'arma del povero. Ma nel 1856, a Basilea, di fronte alla minaccia prussiana "l'arma del povero" fa meraviglie! Sappiamo oggi che i servizi di informazione francesi, tedesche e italiani hanno studiato le fortificazioni di S. Maurizio, ma non hanno mai scoperto la portata delle opere che Dufour e i suoi successori avvrebbero loro opposto in caso di attacco violento. L'esperienza insegna, ai quadri che sanno conservare un'autonoma capacità di giudizio, che se gli eserciti di professione possono cadere nella routine, non pertanto l'esercito di milizia è al riparo da una cattiva routine. La decisa determinazione del colonnello Louis Aubert di uscire · dalla strada battuta e di basare le manovre sul più elementare buon senso ha certamente mostrato a questo esercito, meglio di cento speculazioni teoriche, in cosa consistesse la sua reale vocazione: la difcsa di quel terreno che sarà sempre il suo alleato più sicuro. Esaminiamo ora uno degli aspetti fondamentali del problema: un esercito condannato dalla politica di neutralità ad attendere un attacco e a rispondere solo quando la legittimità della difesa salta agli occhi dell'opinione pubblica internazionale, questo esercito non combatte ad armi pari, dato che il suo avversario dispone dell'iniziativa strategica. Da ciò la necessità di concepire uno strumento in grado di assorbire il primo choc e quindi di condurre una battaglia "difensiva-offensiva" fermando l'avversario e aggirandolo. Per raggiun!1,ere tale obiettivo non vi è quasi altra scelta che quella di sfruttare al massimo le possibilità offerte dal terreno. Ora, per arrivare a questo risultato bisogna concedere a tutti coloro che agiscono in compartimenti estremamente delimitati la massima libertà d'azione. Si può dire, senza timore di sbagliare, che, al termine dell'evoluzione considerata, un capitano dei carabinieri svizzeri dispone di un margine d'iniziativa simile a quello di un comandante di un battaglione di linea in un esercito permanente. Ecco, a nostro giudizio, uno degli elementi più originali dell'esercito svizzero di questo periodo: questa riscoperta della libertà d'azione che i Romani avevano concesso ai loro centurioni.


ITA I.I A E SVIZZERA UURANTE LA TRIPLICE AI.I.EJ\NZA

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6. La difesa della frontiera meridionale della Svizzera. È necessaria a questo punto una precisazione relativa al concetto di "fronte Sud" <31 ). Questo termine è posteriore e sembra sia stato sanzionato da alcuni documenti redatti verso la fine del secolo. L'epoca che consideriamo non conosce ancora i fronti continui che appariranno solo all'inizio della prima guerra mondiale. Nel XIX secolo, quando si considera un'operazione, questa è ancora caratterizzata da combattimenti di importanza variabile e da qualche battaglia decisiva. Lo studio dei testi cui abbiamo fatto riferimento nelle pagine precedenti permette di distinguere abbastanza chiaramente la fisionomia della guerra che si sarebbe potuta condurre in questo settore.

Nessuno pensa ragionevolmente di poter garantire l'ermeticità della frontiera. Si distinguono quindi delle zone in cui infliggere delle battute di arresto tramite la guerriglia e gli sbarramenti stradali disposti in profondità. Le fortezze naturali infine, valorizzate da trincee, potranno fungere da perno di manovra. Il modo di Dufour di concepire la difesa della frontiera settentriona le della Svizzera, con perno in Basilea cd clementi avanzati nella Foresta Nera , offre un esempio di applicazione concreta di quanto è stato appena detto. Si trovano idee simili nello studio di Borgeaud , da noi citato, specialmente a proposito dell'importanza del perno dello Spluga: Strade del S. Bernardino e dello Spluga. Queste due strade si riuniscono allo Spluga. Se l'esercito italiano si impadronisce della valle dell'Inn, sia agendo lungo la Valtellina, sia lungo il bacino dell'Adda, allora le due strade del S. Bernardino e dello Spluga cadono in mani agli italiani, possono giungere sino a Ragatz senza aver niente da tenere né sul fianco destro né in coda. Dovranno sorvegliare solamente il loro fianco sinistro, dalla parte di Dissentis. Una volta a Ragatz, prenderanno Zurigo, sulla sinistra, come punto di riferimento seguendo la Lireth e i Laghi di Wallenstadt e Zurigo. Questo secondo modo di procedere è lento ma per un esercito proveniente dall' ltalia è più sicuro del primo. È la strada che Souvarof avrebbe dovuto prendere per giungere a Zurigo. (31) I termini di "frontiera Sud" e " fronte strategico contro l'Italia" appaiono in HA YMERLE - in uno studio comparso su "Streffleur's Oesterreichische Militarische Zeitschrift " Das strotegische Verhiilln is der Sr:heiz zu den Nachbarstraaten. Wien - 1871. Traduzione nella Rivista del le Anni Speciali, 1872, pp. 550 - 556 e 1873 pp . I - 4.


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P ARTE PRIMA

Qualora la Svizzera dovesse operare in Italia, ragioni politiche e militari designerebbero la Valtellina, che racchiudiamo in un arco di cerchio, dallo Stelvio a Como, mentre gli italiani non potrebbero penetrarvi che da Lecco (32).

Se presso lo Stato Maggiore generale svizzero ci fosse stata a quel tempo la deliberata intenzione di riconquistare la Valtellina questo testo, molto verosimilmente, non sarebbe stato pubblicato. Si tratta di una pura e semplice analisi sistematica - ~el tipo di quelle a cui procedono gli Stati Maggiori di tutti gli eserciti - di uno scacchiere strategico. Il passo che segQe merita, per contro, di trattenere più a lungo la nostra attenzione. Vantaggi e inconvenienti de/l'annessione della Savoia alla Francia dal punto di vista della nostra frontiera militare. T vantaggi di tale annessione sono: :1) L'Italia che è oggi una dclk sei grandi poten.-:e in Europa, avrebbe avuto, con il possesso della Savoia, due porte aperte per penetrare nella Svizzera centrale, una da Ginevra e l'altra attraverso il distretto di Aigle; mentre adesso la Svizzera centrale è quasi irragiungibile per un esercito che parta dall'Italia; b) Prima dell'annessione della Savoia e di Nizza, la Francia non possedeva nessuna delle grandi vie di comunicazione tra la Francia e l'Italia attraverso le Alpi . Di conseguenza, qualora un esercito francese avesse dovuto passare le Alpi contro la volontà dell'Italia o di un esercito straniero che lo occupasse, il comandante francese avrebbe dovuto scegliere una strada e quindi conquistarla con la forza. Allora sarebbe stato possibile che questa scelta fosse caduta sulla strada del Sempione, l'unica che non presenta grandi opere della fortificazione permanente come ostacoli. Ma oggi che la Francia dispone della strada di Moncenisio e di molte altre fino ai colli, non si comprenderebbe che un generale facesse lo sbaglio di non scegliere una o più di queste strade aperte piuttosto che mettersi sulle spalle una nazione e in più centomila uomini, volontariamente e senza alcuna necessità; e) Le Faucigny, ma più semplicemente il Chablais sono le uniche zone del territorio francese contro le quali potremmo assumere un atteggiamento offensivo senza correre grandi rischi. In effetti, prendendo come basi di operazioni il distretto Aiglc e del basso Vallese, possiamo occupare l'alto Fancigrey ed una buona parte del Chablais senza avere nulla da tenere alle spalle, né alle ali poiché la destra del nostro fronte strategico si appoggia al Lago Lemano e la sinistra alle Alpi. (32) BORGEAUD, op. cit., pp. 153 - 154.


ITALIA E SVIZZERA OURANTll LA T RIPLICE ALLFANZA

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Questa facoltà di occupare, così militarmente una frazione del lerritorio francese, esporsi troppo, mi sembra degna della più seria attenzione; per cui, ha lutte le supposizioni che sarebbe possibile fare e alle quali tale facoltà consenlirebbe di dare risposta, mi limiterò alle due seguenti: a) Supponiamo che la Francia arrechi una offesa morale o un considerevole danno maleriale alla Svizzera e che noi dovessimo, per salvare il nostro onore, vendicare l'offesa con le armi. Senza il Faucugny e il Chamblais la cosa sarebbe impossibile poiché, anche restando la Francia ferma e con le armi al piede, non sapremmo dove trovare il punto debole della sua impenelrnbile coi az.za; b) Supponiamo che, con un decreto, la Francia si annetta Ginevra e che si limiti esclusivamente a prenderne possesso; come proteggere Gi nevra dell' intera Svizzera? Con l'occupazione di Faucigny e di Chablais si costringerebbe la Francia a venire a combattere sulle sponde dell' Aar dove troverà tutta la Svizzera decisa a vincere, come a Mora, o a morire come i difensori di S. Giacomo. l

gravi inconvenienti Jelra11m.:ssio,1e Jella Sa.oia alla Francia sono:

a) La neutralità del Chablais non esiste che virtualmente; b) TI Cantone di Ginevra che aveva un tratto di fronliera con la Francia già abbastanza lungo, oggi è quasi del tutto racchiuso dalla Francia; c) La Francia, che aveva già contro la Svizzera un fronte di operazioni da Basilea a Ginevra, ha costituito, con l'annessione della Savoia, un seconde fronte, perpendicolare al primo, da Ginevra a Martigny. l due fronti strategici della Francia contro la Svizzera contengono i quesiti più gravi che si possano porre ad un ufficiale"(33),

Pubblicato nell'aprile del 1870, questo testo esprime senza equivoci la natura delle preoccupazioni di certi circoli militari della Svizzera francese. Se si era temuta, nel 1856, un'azione delJa Prussia contro Basilea, si temeva ora un'operazione della Francia imperiale volta ad ammettere la città di Ginevra. Ma perché la Svizzera non aveva preventinamente occupato la Savoia, secondo il diritto concessogli dal Trattato di Vienna? Perché, ancora una volta, è lì e non altrove il vero problema della frontiera meridionale della Svizzera<34). (33) Ibidem, pp. 177 - 178.

(34) Per lo Stato Maggiore italiano la frontiera sellentrionale del Regno comprende il tratto della Valle d'Aosta che fronteggia la Savoia. Per lo Stato Magb,iore Generale svizzero la frontiera meridionale parte ~al Lago Lemano. T1 r.hahlais e il Faucigny che furono per secoli uno dei baluardi della difesa del Piemonte, passati sollo la sovranità perni di manovra offensivi .


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PARTE PRJMA

I problemi di ordine interno con cui doveva misurarsi il giovane esercito federale in piena crisi di crescita e specialmente la grave ipoteca che faceva pesare su di esso l'assenza di uno Stato Maggiore permanente ci hanno fornito qualche elemento di valutazione. Ma il vero problema non è di ordine militare, ma quasi sempre politico. William Martin ha osservato con ragione che l'occupazione preventiva della Savoia non sarebbe stata senza grandi rischi: "La neutralità - sottolinea - come la concepivano alla vigilia della grande guerra (1914-1918) risale, non al 1516 e nemmeno al 1815, ma al 1860" <35) . Ma c'era il precedente del 1848. E qui, ancora, seguiremo il grande storico: "L'anno 1848 fu , in tutta Europa, un periodo di agitazioni e di rivoluzioni. Il 18 marzo scoppiava una rivolta a Milano; una settimana più lardi l'esercito sardo, accorso in aiuto agli insorLi, entrava nella città. Il re di Sardegna, costretto a fare fronte a Est con tulle le sue forze, non era rassicurato sulle sorti della Savoia. Egli temeva, in una volta, l'insurrezione e l'invasione. Si rivolse alla Dieta federale, ancora in vigore, per proporle, con una nota del 4 aprile 1848, un'alleanza contro l'Austria. Non si deve credere che questo suggerimento fosse respinto con indignazione dalla Dieta. Esso fu respinto, ma senza indignazione, per quindici voti contro sette. Berna, Ticino e i cantoni di origine romanza - con Druey e Staempflei in testa - erano favorevoli all'alleanza, cioè ad una rottura della neutralità per la qualcosa si attendevano dei compensi territoriali nel Chablais e nel Faucigny. Quella era una politica avventurosa. Non si può tuttavia disconoscere la forza degli argomenti presentati a favore di una occupazione della Savoia del Nord da parte dell'eserciLo federale. 11 re di Sardegna aveva inteso, nel 1815, garantire la sicurezza dei suoi Stati proteggendoli anche con la neutralità svizzera. Essendo la Sardegna in guerra, la Svizzera aveva il dovere, o almeno il diritto, di occupare la Savoia e le sarebbe stato facile ottenere qualche beneficio in cambio del servizio reso. Allora abbiamo perso un'occasione favorevole per rendere debitore il re di Sardegna invece di indisporlo durevolmente" (36)_

Quest'ultima osservazione ci fornisce, innegabilmente, una delle chiavi del problema. La perdita della Savoia pesava molto più sulla bilancia italiana, di un allineamento della frontiera al Ticino, o anche della nostalgia della Valtellina nello spirito di certi Grigioni . (35) William

M ART IN ,

(36) Ibidem, p. 286.

Hisloire d e la Suisse, Payot., Losanna, 1943, p . 285.


PARTE SECONDA


ANTONELLO F. M. BIAGINI

IPOTESI E STUDIO DELLO STATO MAGGIORE ITALIANO INTORNO ALLA NEUTRALITÀ SVIZZERA

SOMMARIO

Introduzione. 1. Progetto di attacco alla Francia da parte dell'Italia.

2. Rilevanza strategica della Svizzera. 3. I probabili accordi franco-elvetici. 4. La questione dell'Alta Savoia e l'accord o segreto della Con federazione con l'Austria. 5. Lo scacchiere italo-svizzero. 6. Le lineee di operazione ipotizzate. 7. Le fortificazioni italiane fino al 1915. 8. Conclusioni. 9. Appendice.


INTRODUZIONE La politica militare del primo ventennio dell'unità è caratterizzata dal processo di trasformazione dell'Armata sarda in esercito nazionale O>; attraverso la fusione delle diverse componenti, si va strutturando uno Stato Maggiore adeguato alle esigenze e alle responsabilità del nuovo Stato e si costituiscono, tra gli altri, l'ufficio dello Scacchiere Occidentale, quello dello Scacchiere Orientale e l'ufficio Coloniale che offrono una ricca documentazione - conservata presso l' Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito in Roma - sempre più preziosa per ricostruire aspetti non secondari della politica italiana, interna e internazionale <2>. La rottura del rapporto privilegiato con la Francia in conseguenza dei fatti legati alla proclamazione di Roma capitale d'Italia e - soprattutto - l'occupazione francese della Tunisia, determinano per l'Italia la spinta decisiva a siglare, il 20 maggio 1882, l'alleanza con Germania e Austria. Rinnovabile ogni cinque anni e diretta contro Francia e Russia, (I) Per tutti questi aspetti rimando al fondamentale volume di Massimo MAZZETTI , L 'esercito italiano nella Triplice A lleanza. Aspe/li della politica estera 1870-1914, Napoli 1974 ,

pp . 571. Sempre dal punto di vista della politica militare cfr. gli studi di For tunato MI NNITI,

Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza, in "Storia Contemporanea", IV (1973), I; ID., Politica Militare e politica estera nella Triplice Alleanza. Dietro le trattative del 1882, in "Memorie Storiche Militari 198 1", Roma, Ufficio Storico SME, 1982, pp. 117- 187; ID ., Fernando VENTUIUNI, Militari e politici nell'flalia umbertina; in " Storia contemporanea", X III (1982), 2, pp. 167-250. Per la parte navale cfr. Mariano GABRIELE, / ,e Convenzioni navali della

Triplice Rom a 1%9, pp. 607; per la politica militare nei Balcani cfr. Anto nello F.M. B1AU1N1 , Momenti di storia balcanica (1878-19 14). Aspetti militari, Roma 1981 , pp. 315. Per qua nto attiene a lla componente politico-diplomatica d ella T riplice cfr. Lu igi SALVATORELLI, la Triplice A lleanza. Storia diplomatica (1877-1912), Milano 1939, pp. 478 e Federico CJIABOO, Storia della politica estera italiana dal /870 al 1896, Bari 1965, pp. 826. (2) Il materiale ut.ilizzato per questo studio è conservato presso l'Archivio dell'Ufficio Storico dello SME (abbreviato SME-AUS) in cinque raccoglitori numerati progressivamente dal n. 41 RR al n. 45 RR, Scacchiere Occidentale, Svizzera. La sigla RR sta per riservatissimo.

li raccoglitore 41 contiene documenti del periodo 1878- 1893, quello 42 il periodo 1894-1899, quello 43 il periodo 1900-1905, quello 44 il periodo 1906-1910, q uello 45 il periodo 1911-191 5.


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PARTE SECONDA

la Triplice si realizza su una piattaforma difensiva <3>e pone - direi naturalmente - il problema della definizione dei rapporti con la Svizzera. Da un canto l'esigenza - probabile e prevedibile - di congiungere le forze armate italiane e quelle tedesche rendeva necessaria l'utilizzazione del territorio svizzero per il transito delle truppe italiane; dall'altro, andava precisato l'atteggiamento della Svizzera nel caso di un eventuale conflitto europeo. In altri termini, era necessario chiarire meglio i termini della sua neutralità.

In una Memoria operativa contro la Francia nel 1876, il maggiore Alessandro Baldassarre Orero <4>, ipotizzava un'alleanza con la Germania in funzione antifrancese - che avrebbe reso fondamentale la necessità di riunire le forze alleate italo-tedesche - e analizzava aspetti positivi e negativi di tale strategia. Tra le possibili soluzioni , l'Orero indicava quella di dividere l'Esercito italiano in quattro colonne che avrebbero potuto superar~ il confine italo-francese attraverso le strade rotabili del Piccolo S. Bernardo, del Monginevro, dell' Argentera e del Moncenisio, percorribili come linee di invasione, escludendo invece le altre due della Carniche e del Col di Tenda (analogamente era da esclud ere la costituzium: di un Corpo di sbarco). Il raggruppamento strategico delle quattro strade d'invasione in due linee d'operazione - una per la Savoia e l'altra per il Delfinato- avrebbe poi determinato la naturale suddivisione dell'esercito operante in due armate su quattro colonne; )' Orero, sulla base di considerazioni di ordine strategico, tattico e logistico, concludeva la propria relazione dichiarandosi contrario all'ipotizzato congiungimento delle forze alleate italo-tedesche. (3) l contraenti si impegnavano a non stringere alleanze in conlraslo con il trattato , ad osservare una benevola neutralità nel caso che una delle Potenze contraenti si fosse trovata in conflitto con un altro Stato. L'Austria e l'Italia si impegnavano inoltre a mantenere lo statu quo nei Balcani salvo accordi diversi tra i due Paesi con adeguati reciproci compensi. L'Alleam.a, come noto, verrà regolarmente rim1ovala e cesserà di esistere nel 1915 , con l'entrata in guerra dell' Italia a fi anco delle Potenze dell' Intesa. (4) Alessandro B. 0.KERO, Offemiva italiana contro fa Francia, fogli 94, Roma 9 luglio 1876, R. 44 RR, fondo cit., SME-AUS . Sull'attività di Orero come membro della Commissio-

ne di delimitazione del confine tra Romania e Bulgaria e tra la Bulgar ia e la Rumelia dopo il Congresso di Berlino efr. Antonello F. M. BlAGINI Momenti di storia balcanica... cit., ID., Alessandro Baldassarre ORERO, in " Memorie Storiche Militari 1982" , Roma 1983, pp . 271-298, per la parte avuta nella politica italiana in Eritrea durante il governo Crispi.


ITAI.IA E SVIZZERA DURANTF. I.A TRIPLICE ALLEA NZA

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Per l'esercito tedesco, infatti, sarebbe stato conveniente (giusto l'insegnamento della precedente campagna del 1870) muovere daJI' Alsazia e dalla Lorena, dove le forze italiane avrebbero potuto raggiungerlo con un percorso di circa cinquecento chilometri (rispetto ai duecentocinquanta degli alleati tedeschi) non prima di venticinq ue/ trenta giorni: come è intuibile, tale soluzione si mostrava contraria ad ogni logica operativa e strategica. Dall'Alsazia, la riunione delle forze italo-tedesche sarebbe stata realizzabile se le truppe italiane avessero attraversato l'Alta Savoia vioiando ài fatto ia m:utralità ùdla regione. Tale neutralità, decisa a Vienna nel 18 15 e ribadita dall'articolo 3 del trattato di Parigi (20 novembre 1815) era stata riaffermata in varie occasioni dalla Svizzera e accettata dalla Francia in atti e documenti diplomatici: il governo elvetico poteva occupare la regione nel caso di un conflitto fra Stati confinanti come era avvenuto nel 1859 e nel 1870. In ogni caso, all'aprirsi delle ostilità le truppe francesi di guarnigione nella regione avrebbero dovuto evacuare la zona affidando il mantenimento dell'ordine pubblico ai corpi, municipali o governativi, preposti allo scopo. I trattati del 1815 lasciavano al re di Sardegna la facoltà di fortificare la zona neutralizzata. In linea di principio, tale facoltà sarebbe dovuta passare alla Francia con il trattato di Torino del 1860, ma la Svizzera aveva sempre dichiarato di considerare tali operazioni come una patente violazione della neutralità: per ben due volte la Francia aveva dovuto abbandonare i lavori intrapresi , avvalorando - di fatto - la posizione svizzera.

II maggiore Orero, dopo una approfondita analisi dell'apparato militare fra ncese e tedesco concludeva sostenendo (con una intuizione di notevole portata) che la Francia, in caso di un nuovo conflitto con la Germania, avrebbe dov uto impostare una lunga guerra difensiva con carattere "manovriero", avendone mezzi e uomini. La difesa, in altri termi ni , non doveva essere imposta dagli insuccessi militari (come nella precedente campagna del 1870) ma derivare da una precisa scelta strategica: quella di un conflitto lungo, che solo nel tempo avrebbe potuto aver ragione dell'apparato militare tedesco.


1. Progetto di attacco alla Francia da parte dell'Italia. Le convenzioni militari stipulate fra Germania e Italia e tra Austria e Italia consentivano alle truppe italiane di attraversare l'Austria unicamente nel caso di un conflitto contro la Francia e la Russia. L'Austria avrebbe invece mantenuto un atteggiamento neutrale nell'ipotesi di un conflitto franco-italo-tedesco e non avrebbe quindi permesso il transito dell'Armata italiana che avrebbe dovuto congiungersi alle forze tedesche sul Medio Reno. Il problema, da parte italiana, fu affrontato con l'elaborazione di un piano d'attacco alla Francia sulla frontiera delle Alpi e prevedendo le modalità concrete di trasferire le truppe - attraversando la Svizzera - alle frontiere tedesco-elvetica e francoelvetica <5). Presupposti base di questa ipotesi erano: la non opposizione della Confederazione; l'uso, per una spedita marcia della III armata, delle comunicazioni rotabili comprese quelle fortificate ; la possibilità di poter attrezzare, lungo le linee di marcia, depositi che alleggerissero i servizi d'intendenza al seguito dell'Armata. "La diversa celerità con cui gli elementi della 111 armata (corpi d'armata, divisioni di cavalleria, servizi d'armata) compiono la propria mobilitazione, non permette di iniziare contemporaneamente per tutti il movimento il quale, pertanto, deve compiersi per scaglioni successivi, in ciascuno dei quali vengono ad aggrupparsi quegli elementi che sono pronti a muovere contemporaneamente o quasi" (6).

L'armata era perciò divisa in quattro scaglioni: il primo, composto dalla II e III divisione di cavalleria, avrebbe iniziato il movimento con tre o quattro giorni di anticipo sul secondo, composto dal V, VI, e X corpo d'armata; il terzo scaglione, composto dall'VIII e IX corpo d'armata e dalla 1a divisione di cavalleria, avrebbe iniziato il proprio movimento dopo un intervallo di sei o sette giorni, allo stesso modo del quarto scaglione, composto dai servizi d'armata. Attuandosi il movimento per scaglioni successivi ed essendo questi composti di tre elementi, le linee (5) Stato Maggiore Esercito - Archivio Ufficio Storico, Ufficio Scacchiere Occidentale, 3 marzo 1898, Studio del trasferimento della III Armata sulla frontiera tedesco-elvetica e su

quella franco-elvetica, altra verso il territorio svfr.zero, ff. 14 con allegati, R. 42 RR cit. , cfr. Appendice I , pp. 89-101. (6) Studio del trasferimento ... cit., f. 3.


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rotabili occorrenti all'esecuzione del trasferimento dell'armata dalla Valle del Po all'altopiano svizzero si riducevano a tre e consentivano di scegliere quelle che, offrendo una migliore condizione logistica e un minore sviluppo chilometrico, permettevano di ridurre la durata complessiva del movimento . Tale movimento, a sua volta, era suddiviso in due fasi distinte. La prima prevedeva il trasporto delle varie unità e servizi dai rispettivi centri di adunata alle località prossime al confine, e cioé: in direzione di Chiavenna (tra Chiavenna e Bergamo) con una profondità di circa cento chilometri; in direzione di Como (tra Como e Milano) per una profondità di circa quarantacinque chilometri; in direzione di Domodossola (tra Domodossola e Novara) per una profondità di circa centoventi chilometri. In questa prima fase la disposizione degli elementi componenti una grande unità doveva essere inversa alla propria veiocità di movimento nel senso che i reparti più lenti dovevano essere inseriti alla testa della formazione di marcia. La seconda fase del movimento avrebbe avuto inizio dalle località in cui era terminata la prima e aveva come obiettivo i probabili fronti di Schaffhausen-Zurzach (Medio Reno), Sackingen-Basilea (Medio Reno), Basilea-Porrentruy (frontiera franco-elvetica), St. Hippolyte-Pontarlier (frontiera franco-elvetica). Gli elementi concentrati in direzione di Chiavenna avrebbero dovuto seguire la linea dello Spluga, quelli in direzione di Como la linea del San Gottardo, e quelli in direzione di Domodossola la linea del Sempione. "Una volta che, a mezzo delle predette linee, gli elementi dell'armata hanno raggiunto i'aitopiano svizzero, essi piegano, a seconda dei caso, in direzione dei quattro fronti di schieramento da raggiungersi sul medio Reno o sulla frontier1:1 franco-elvetica a mezzo di altrettante linee rotabili indipendenti" (7). I tempi tecnici di esecuzione del movimento verso i quattro fronti ipotizzati, dalla mobilitazione alla seconda fase, prevedevano da un minimo di 39 giorni per i fronti di Schaffhausen-Zurzach e Sackingen a un massimo di 42 giorni per i fronti Basilea-Porrentruy e St. HippolytePontarlier. La I e TI divisione di cavalleria - concentrate fra l'ottavo e decimo giorno di mobilitazione in direzione di Como e dotate di maggiore velocità rispetto agli elementi dell'armata - avrebbero costituito il primo scaglione che, in tutti e quattro i casi previsti, avrebbe dovuto (7) Studio del trasf erimento. . . cit., f. 7 .


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raggiungere, con notevole vantaggio sugli altri, i fronti di schieramento. La 1a divisione di cavalleria, pronta a muoversi il 17° giorno di mobilitazione, si sarebbe spostata insieme ai corpi d'armata, che alla fine della prima fase, avrebbero dovuto trovarsi scaglionati in ciascuna delle tre direzioni indicate per una profondità variabile tra i 45 e i 120 chilometri. Facendo muovere le varie parti di ciascun corpo d'armata in maniera inversamente proporzionale alla propria velocità di movimento, si otteneva così una completa riduzione della profondità e la riunificazione delle unità senza eccessiva perdita di tempo. Il passaggio dello Spluga e del ·Sempione richiedeva il frazionamento dei corpi d'armata in brigate, il passaggio del Gottardo era invece realizzabile per divisioni. Per i servizi d'armata si preferiva al movimento per ferrovia quello per via ordinaria. Con l'accordo della Confederazione elvetica il trasporto dei Servizi per ferrovia avrebbe richiesto 7 1 treni, mentre la ferrovia del Gottardo - anche prevedendo la totale sospensione dei treni ordinari - non permetteva più di otto-nove treni al giorno: il movimento avrebbe richiesto nove-dieci giorni, oltre ai due o tre occorrenti alle operazioni di carico e scarico. Più conveniente quindi il trasferimento per via ordinaria. La distanza di circa trecento chilometri della seconda fase del movimento poteva essere coperta in dodici-tredici giorni, con tappe di trenta chilometri. Per evitare l'enorme profondità che avrebbe sviluppato la colonna dei servizi, se avviata lungo una sola direttrice di marcia, era stato adottato il criterio della divisione in tre parti, evitando in tal modo sia il rallentamento dovuto alla profondità, sia quello dovuto alle condizio ni del fondo stradale che avrebbe subìto una minore usura. Le direttrici di marcia rimanevano quelle dello Spluga e del Gottardo, mentre quella del Sempione era sostituita con quella più agevole del LukmanierAndermatt. Tale sistema permetteva di far giungere ai fronti i Servizi quasi contemporaneamente ai corpi d'armata.

2. Rilevanza strategica della Svizzera. Questa, in sintesi, l'ipotesi di trasferimento della III armata, cui nel prosieguo - anche per ragioni di riservatezza - si fece riferimento nei vari documenti come "seconda ipotesi" in alternativa alla "prima" che prevedeva il trasferimento di truppe in Germania attraverso l' Austria. È comprensibile come questo significasse comunque una violazione della neutralità della Svizzera, anche quando fosse avvenuta con il


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consenso del governo della Confederazione. Ma il problema della neutralità, oltre che militare, era un problema politico-diplomatico e di atteggiamento, soprattutto della Confederazione nei confronti dei Paesi confinanti. Il comando del Corpo di Stato Maggiore aveva preso in esame (fin dal 1876) i problemi connessi alla violazione della neutralità della Svizzera e dell'Alta Savoia, sia dal punto di vista tecnico-militare che da quello politico e diplomatico. Da questa attenta analisi era nata la sollecitazione, rivolta al ministero degli Affari Esteri, ad una ampia trattativa diplomatica, alla fine di garantire ed essere garantiti sull'applicazione del principio di neutralità erga omnes. Lo stesso atteggiamento svizzero lasciava spazio a dubbi e perplessità. Nel 1895 il Corpo di Stato Maggiore aveva segnalato al ministero della Guerra e al ministero degli Affari Esteri il peso e l'importanza che andavano assumendo le forze mobili e di difesa territoriale della Svi zzera e il fatto che la politica militare fosse sempre più accentrata a livello federale. In conseguenza di ciò il comando aveva ordinato l'esecuzione di ricognizioni sul terreno e aveva svolto numerose indagini sulla consistenza delle forze armate elvetiche, sia attraverso la promozione di studi monografici, sia attraverso le notizie e le indicazioni della stampa. Nel 1900 era stato organizzato un viaggio di Stato Maggiore sulla frontiera centrale (8) c nel 1902, per la prima volta, era stato accreditato presso il governo della Confederazione un addetto militare italiano, segno della volontà di rapporti migliori tra i due Paesi. Con la nomina di Edoardo Ropolo a tale carica, prevaleva la linea propugnata dallo Stato Maggiore e si dava il giusto riconoscimento alla rilevanza strategica della Svizzera. Ai compiti abituali di un addetto militare, nel caso specifico si accompagnava quello di verificare in quale modo la neutralità della Svizzera fosse vissuta all'interno del Paese. Amor di patria, senso dello Stato, convinzione di dover difendere la propria integrità con un efficente apparato militare furono le caratteristiche più (8) Cfr. Archivio stabile della IIT Armata, SME-AUS, Svizzera, R. 43 RR. , fase. 1900. Tn particolare allegato 1-A, Ricognizioni tattico-logistiche delle linee di marcia attraverso l'altopiano svizzero; allegato 1-B, Monografia della valle del Reno fra Coira e Triibbach. Studio

di una posizione nel Vorder Rheim dalla quale si possa efficacemente coprire, contro le provenienze del fronte orientale del campo trincerato del Gottardo, il fianco sinistro di una armata diretta per lo Spluga ed altre linee ad oriente di questa verso la Conca di Coira; allegalo 1-C, Studio intorno alla opportunità di u.~ufruire delle linea del Bernck-Franenfeld-Flaach anziché della linea del lago Vallenstadt nella traversata dell'altipiano svizzero.


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significative che Ropolo cominciò ad individuare fin dai suoi primi rapporti: analizzando a fondo le istituzioni militari svizzere, egli rilevò come presupposto base il legame inscindibile fra Stato, società, economia e tradizioni, dimostrando così l'impossibilità di applicare altrove il medesimo sistema. Quanto alle fortificazioni sul confine con l'Italia, Ropolo attesta nei suoi rapporti le capacità offensive e difensive dell'esercito svizzero (9), confermando le preoccupazioni già espresse dal Capo di Stato Maggiore, generale Saletta. Si innesca un meccanismo di reciproco sospetto che determinerà relazioni politico-diplomatiche certamente non facili, accentuate inoltre da un certo allarmismo che ingigantisce i problemi, pur veri e fondati. Diffusa, per esempio, la preoccupazione che in caso di conflitto la Confederazione non avrebbe potuto, o voluto, imporre il rispetto della propria neutralità schierandosi a fianco della Francia o favorendo , quanto meno, le operazioni dell'esercito francese contro quello italiano. In tempi successivi, analoga preoccupazione sarà espressa nei confronti dei rapporti austro-svizzeri, anche se già nel 1892 un opuscolo anonimo, attribuito al generale Marselli (edito in Italia c ripreso da tutta la stampa europea), aveva enunciato, con estrema chfarezza e lucidità, tutti quei punti che avrebbero comunque impedito la violazione della neutralità svizzera in ogni ipotesi di alleanze prevedibili. Le stesse motivazioni verranno riprese, opportunamente, dal colonnello Negri dell'Ufficio Informazioni nel 1911, per smentire le voci di un supposto accordo segreto austro-svizzero. Il Marselli, in sostanza, sosteneva che la neutralità della Confederazione era un atto voluto e dovuto per la particolare posizione geografica e per la eterogeneità dei gruppi cantonali: una Svizzera non neutrale sarebbe divenuta, inevitabilmente, teatro di operazioni contrapposte. I diversi gruppi nazionali avrebbero assunto una posizione centrifuga determinando la fine stessa della Confederazione. L'altro elemento inoppugnabile era costituito dai precedenti storici: i torbidi del 1830, la richiesta di Carlo Alberto nel 1848 di tremila uomini da utilizzare contro l'Austria, le vicende del 1859-60, del 1866 e del 1870, costituivano tutte testimonianze del fatto che, nonostante le sollecitazioni interne ed esterne e gU interessi opposti dei Paesi confinanti, la neutralità era stata (9} Per una biografia di llopolo (Firenze 1869 - Torino 1917) cfr. Antonello F.M. 81 AG1 gem:rule Edoardo Ropolo addetto m ilitare a Berna e a Pie troburgo, in " Studi StoricoMilitari", 1985, pp. 179-204. N 1, //


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sempre rispettata. Ciò non vuol dire che il dibattito sul tema fosse destituito di fondamento. Nel 1908, quando le possibilità di conflitto sembrano concretizzarsi e piu acuto diviene il dissidio austro-italiano sulla politica balcanica, i Paesi potenzialmente in guerra fra loro e confinanti con la Svizzera progettano, in via operativa, l'utilizzazione del territorio elvetico: l'Italia, costretta in un certo senso dagli adempimenti connessi alla Triplice, la Francia particolarmente interessata all'utilizzazione dell'Alta Savoia, l'Austria protesa alla via dell'Engadina nel caso di un conflitto con l'Italia. Con questo sfondo, si comprendono meglio le preoccupazioni dei militari italiani: la frontiera verso il Canton Ticino risultava, infatti, indifesa, né i fondi a disposizione permettevano la costruzione di fortificazioni che potessero in qualche modo reggere il confronto con quelle svi zzere. Per tale motivo lo Stato Maggiore italiano, con profondo senso I.li rcallà, aveva chiesto l'avvio di trattative diplomatiche al fine di ottenere concrete assicurazioni sulla neutralità della Svizzera applicata indistintamente verso tutti i Paesi confinanti. Se tali assicurazioni fossero state date, si sarebbe potuto procedere a fortificare la frontiera del Vallese, prevedibile via di una irruzione francese attraverso l'Alta Savoia. Nel 1897 il generale Tancredi Saletta, comandante del Corpo di Stato Maggiore, aveva sottolineato la pericolosità della facoltà attribuitasi dalla Svizzera di occupare la regione in caso di conflitto; nel caso in cui la Confederazione non fosse stata in grado di tutelare la neutralità della regione, quali sarebbero state le contromisure italiane? Lo Stato Maggiore pose il quesito al Ministero degli Affari Esteri, il quale in una risposta redatta nel 1899, si pronunciò dicendo che sarebbe stata considerata una violazione della neutralità il mancato ritiro dalla regione delle truppe francesi: in tal caso, si prevedeva la possibilità di inviare un ultimatum alla Svizzera, misura giudicata dal generale Saletta tardiva e inutile, data la rapidità della mobilitazione svizzera e francese. Il Ministero degli Esteri non riteneva comunque opportuno, in quel momento, affrontare il problema. Nel febbraio 1902, alla vigilia del rinnovo della Triplice, durante una riunione tra i Ministri degli Esteri e della Guerra (Prinetti e Ponza di San Martino), il capo di Stato Maggiore era tornato sull'argomento chiedendo che si stabilisse una linea politica affiancata da una conseguente preparazione militare. In altri termini, voleva che si prendesse


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la decisione se fortificare il confine occidentale e, in particolare, il confine con la Svizzera (IO)_ Il ministro degli Esteri non aveva voluto affrontare questo tipo di problemi, sostenendo che il rinnovo dell'alleanza "avrebbe fissato per molti anni i capisaldi della politica estera italiana". Inutile anche l'esempio della Germania, la quale, per proteggere l'ala sinistra di un eventuale schieramento sul Reno contro la Francia, aveva progettato fortificazioni nella parte di confine di Basilea (forti di Tulingen e di Singen). La prudenza tedesca - si argomentava allo Stato Maggiore italiano - avrebbe dovuto riianciare i'iniziaiiva dipiomatica non potendo l'Italia fortificare la frontiera del Ticino cd essendo il pericolo ben maggiore. Dopo il rinnovo dcJla Triplice, il Capo di Stato Maggiore riaprì, di propria iniziativa, la questione, sottolineand o come la preparazione militare svizzera fosse rivolta quasi esclusivamente verso l' Italia e non avesse un carauer~ soio <li,cw,ivu. Le: ru , i.;f;..:azioni del Sar. C otta_rdc consentivano, infatti, l'adunata nel Canton Ticino di numerose forze che avrebbero potuto, con facilità, irrompere in Lombardia. Il pericolo, ovviamente, era costituito dal fatto che di questa facilitazione potevano avvalersi altri eserciti: in quel momento si pensava alla Fra11cia. La Svizzera aveva potenziato il settore militare - in relazione alle forze mobili - sia aumentando la durata delle scuole per le reclute, al fine di migliorarne la preparazione, sia rinnovando i materiali dell'artiglieria campale; aveva inoltre accentrato sempre di più tutto ciò che riguardava le forze armate, sottraendole alle a utorità cantonali e attribuendole alla competenza di quelle federali, per assicurare all'esercito unità di comando e unità d'azione. Analoga attività era stata svolta nella preparazione militare del territorio: la Svizzera, dopo aver quasi portato a termine il campo trincerato del Gottardo, lo sbarramento del Saint Maurice e delle vie del Fulka e del Grimsel, si preparava a fortificare lo sbocco nord del Sempione. (10) Cfr. dispacci del comandante del Corpo di Stato Maggiore a Ministro della guerra nn . 259 ris. del 31 ottobre 1901 e 308 del 29 dicembre 1901; n . 39 del 7 febbraio e 409 del 1° dicembre 1902; cd ancora n. 105 del 20 maggio 1897, n. 155 del 23 febbraio 1898, n. 10 del 29 gennaio, n. 77 del 4 marzo, n. 147 del 13 giugno 1899. Attraverso questi dispacci e le informazioni progressivamente acquisite il comando del Corpo di Stato Maggiore intendeva "portare il governo del re in grado di giudicare esattamente lo slato delle cose" (Saletta a Ministro della guerra, R o m~ 24 gennaio 1903, oggetto: La Svizzera e /'a,;sel/o difensivo italiano, SME-AUS, R. 43 RR, fase. 1903).


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Tale preparazione militare del territorio era tutta rivolta verso l'Italia, e come più volte aveva sottolineato Saletta, non era di carattere esclusivamente difensivo, dal momento che le fortificazioni del Gottardo consentivano alla Svizzera di raccogliere nel Canton Ticino numerose forze che avrebbero potuto con facilità irrompere in Lombardia. La Francia aveva rafforzato allora le proprie difese sui passi del Giura, la Germania aveva iniziato lavori di fortificazione sulle alture di Tulingen e Singen, per costituire un appoggio a un eventuale schieramento sul Reno, per mettersi al sicuro da ogni aggiramento proveniente dal territorio svizzero. L'Italia, al contrario, non aveva preso alcun provvedimento: gli sbocchi del Gran San Bernardo, del Canton Ticino e del Sempione rimanevano indifesi. "Evidentemente - commentava Saletta - la necessità di dover provvedere alla difesa di una estesa frontiera con mezzi limitati, fece sembrare al Governo essere minor male il trascurare quel tratto di essa confinante con una potenza la cui n eutralità è imposta dai trattati, o con territori neutralizzati come quelli dell'Alta Savoia. Tuttavia il fidarsi troppo della neutralità di un paese che lemamcnte, ma sicuramente, si è provveduto d 'armi cd ha rivolto verso di noi il nerbo maggiore delle sue di fese, come se da noi specialmente venisse minacciato, non sembra prudente consiglio".

Se non si poteva, né si doveva, supporre che la Svizzera violasse di sua iniziativa la neutralità , non si poteva neppure stabilire a priori in quale misura (in un conflitto europeo in cui le potenze della Triplice Alleanza si fossero trovate di fronte alla Francia) questa neutralità non potesse essere violata da uno dei Paesi belligeranti, penetrando neì territorio svizzero, generalmente riconosciuto di grande importanza strategica. Scopo dichiarato della politica militare svizzera, era la difesa, con le armi, della propria neutralità sancita dai trattati. Schierandosi contro quello fra i belligeranti che avesse tentato di viola rla, la Confederazione si sarebbe trovata, forzatamente, alleata dell'altro, al quale avrebbe portato il prezioso contributo delle proprie armi. In altri termini, in omaggio stesso del principio della neutralità, la Svizzera sarebbe stata costretta a prendere parte attiva alla guerra. Ciò non poteva avvenire quando - secondo Saletta - la neutralità svizzera, disarmata, non aveva altri mezzi, per mantenersi nella sua integrità, che il ricorso per via diplomatica alle potenze garanti, la qual cosa salvaguardava l'avvenire ma non mutava il rapporto delle forze belligeranti che


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stessero di fronte. La preparazione della Svizzera aveva perciò creato una situazione nuova: "e di questa situazione gli Svizzeri stessi si preoccupano, non per tema di essere coinvolti in un futuro conflitto ma per quella di esservi trascinati senza avere la libertà di scegliere, in modo conforme ai loro interessi, il partito con cui schierarsi, rimanendo vincolati dalla difesa del principio astratto della neutralità ad opporsi a chi per primo lo avesse violato, chiunque esso sia. Ed è perciò che dobbiamo preoccuparci anche noi, perché nel caso di un conflitto colla Francia, il solo possibile alla nostra frontiera, finché dura la Triplice Alleanza, le conseguenze di questa situazione diverrebbero gravissime".

3. I probabili accordi franco-elvetici.

Le due ipotesi possibili per la Svizzera erano quelle di schierarsi dalla parte della Francia o contro di essa. Nel primo caso la Francia avrebbe avuto la possibilità di riunire parle delle proprie truppe a quelle svizzere nel Vallcse e costituire un'armata d'invasione che avrebbe avuto a disposizione tre grandi rotabili (indifese da parte italiana), due ferrovie e una grande piazza d'armi nel Canton Ticino, protetta dalle opere meridionali del Gottardo. La direzione di queste linee d'operazione, che avrebbe permesso all'invasore di aggirare il fianco destro della linea di difesa italiana e di minacciarne le spalle, dava loro un valore strategico tale da vincolare il successivo andamento delle operazioni italiane per la durata di tutta l'eventuale campagna. La linea ferroviaria di Vullorbes attraverso il Giura (concessa dalla Confederazione alla Francia) avrebbe reso più facile il concentramento delle truppe francesi nel Vallese, fatto che venendosi a sommare alla rapidità della mobililazione delle truppe svizzere avrebbe costituito una minaccia concreta e immediata pochi giorni dopo l'inizio delle ostilità. Qualora invece la Svizzera si fosse schierata contro la Francia, questa ne avrebbe invaso il territorio occupando il Cantone di Ginevra, attraverso l'Alta Savoia, avrebbe portato le sue truppe nel Vallese fino alle due linee del Gran S. Bernardo e del Sempione (quest'ultima munita di ferrovie ed entrambe indifese) che le consentivano un accesso relativamente facile al territorio italiano. Saletta sottolineava a questo proposito come la Confederazione, occupata quasi esclusivamente a organizzare la propria difesa verso l'Italia, avesse lasciato aperto completamente il suo territorio sul versante francese. Lo sbarramento di Saint Maurice ,


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che aveva le sue difese più efficaci rivolte verso il Vallese (costruito in parte con denaro francese), poteva essere evitato facilmente percorrendo come via alternativa la strada che da Chamonix scendeva a Martigny; non era da considerarsi dunque come un ostacolo in grado di arrestare il movimento dei Francesi, che avrebbero dovuto coprirsi il solo fianco sinistro dalle minacce provenienti dal Furka e dalle mulattiere che attraversavano le Alpi Bernesi . In ambedue i casi ipotizzati, nulla avrebbe impedito ai Francesi di violare la neutralità dcll'Alla Savoia. Nd primo l:aso, ia Svizzera non si sarebbe opposta a quanto poteva agevolare la cooperazione con la Francia; nel secondo, impegnata nella difesa del proprio territorio, non avrebbe rivendicato i propri diritti in quella zona neutrale. Infine, se fosse riuscita a mantenere la propria neutralità senza ricorrere alle armi, non avrebbe corso il rischio di perderne i benefici per assicurare la neutralità all'Alta Savoia, tanto più che la Confederazione aveva interpretato i trattati rivendicando la propria libertà di occupare o meno la regione con proprie truppe in caso di guerra. C iò lasciava di nuovo il campo libero ai Francesi, i quali non avrebbero perduto l'occasione di avvantaggiarsene. 4. La questione dcli' Alta Savoia e l'accordo segreto della Confederazione con l'Austria. La neutralità dell' Alta Savoia - a parere del generale Saletta già negativa per il passato - era resa ancor più pericolosa, in quel momento, dall'apertura della strada del Gran San Bernardo (dove le truppe francesi potevano giungere per mezzo della facile mulattiera del Col de la Balme, anche senza penetrare nel cuore del territorio svizzero) e da quella della ferrovia del Sempione, nell'ipotesi in cui la Francia avesse rivendicato il diritto, concesso dai trattati al re di Sardegna, di usufruire di quel passaggio in caso di guerra per ritirare le truppe occupanti la zona neutrale. Si rendeva dunque necessario completare l'assetto difensivo italiano sulla frontiera con la Svizzera, pur rischiando di violare in tal modo la neutralità. 11 suggerimento formulato dal generale Saletta, sul piano politico-diplomatico, consisteva in una ampia e articolata trattativa attraverso la quale provocare delle dichiarazioni che eliminassero le divergenze nell'interpretazione dei patti precedentemente stipulati, in particolare quelle relative agli obblighi della Svizzera - in caso di guerra - nei confronti della zona neutrale dcli' Alta Savoia.


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Non era chiaro, infatti, se si configurava per la Confederazione l'obbligo di occupare la zona con proprie truppe una volta avvenuta l'evacuazione, imposta dagli accordi internazionali, da parte della potenza occupante. "Amichevoli spiegazioni su questi punti - concludeva Saletta - col Governo Federale si potrebbero intavolare o da soli o coll'appoggio morale della Germania, che darebbe un maggior valore alla nostra richiesta, e talora si avesse la ventura che essi venissero interpretati nel senso da noi desiderato, maggior sicurezza ne risulterebbe per noi"OO.

La questione dell'Alta Savoia, come si vede, era stata ed era al centro dei rapporti tra l'Italia e Svizzera. Già nell'ottobre 1875, il tenente generale Ettore Bertolè Viale aveva richiamato l'attenzione del ministero della Guerra sulla presenza di ufficiali francesi del Genio nella zona di Noneville, incaricati di studiare un sistema di fortificazioni nella valle dell' AJ·ca (Faucigny). Tale pre-

senza, in una zona dichiarata neutrale e posta sotto la protezione della Svizzera dai trattati del 1815 e del 1860, poteva essere, nel caso i Francesi avessero iniziato i lavori, oggetto di protesta diplomatica. I presupposti non erano mutati nel 1881 e il comandante del Corpo di Stato Maggiore suggeriva che della questione fosse investito il ministero degli Affari Esteri 0 2>. Sinteticamente si può ricordare come la questione dell'Alta Savoia fosse nata in conseguenza degli sconvolgimenti prodotti dalle conquiste francesi dell'ultimo decennio del XVIII secolo. La Savoia infatti faceva parte del regno di Sardegna e comprendeva le sette province di Caronge, Genevois, Chablais, Faucigny, Savoia propriamente detta, Tarantasia e Mariana. (11) Tancredi SALETTA, comandante il Corpo di Stato Maggiore, a OTIOLENGBI ministro della Guerra, Roma 24 gennaio 1903, oggetto: La Svizzera e l'assetto difensivo italiano, SMEAUS R. 43 RR, fase. 1903 . Cfr. anche Tancredi SALETTA a Ministero della Guerra - Se!,'Tetariato generale, Roma 13 gennaio 1905, prot. n. 18 R.S., oggetto: Neutralità della Svizzera, SME-A US R. 43 RR, fase. 1905. (12) Ettore BERTOLÈ VIALE, comandante il Corpo di Stato Maggiore a FERRERO, Ministro della Guerra, Roma 4 luglio 1981, prot. n. 701 ris. Reparto Operazioni, Ufficio Informazioni, oggetto: Probabili intenzioni della Francia di non rispettare la neutralità de/l'Alla Savoia, SME-AUS, R. 41 RR, fase. 1881. ID., 14 luglio 188 1, prot. n. 739, oggetto: Probabili intenzioni della Francia di elevare fortificazioni ad Annemasse (Basso A rve), ivi.


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I cantoni svizzeri formavano una confederazione riconosciuta neutrale, che non comprendeva Ginevra. Benché stretta a quella da convenzioni di perpetua amicizia e alleanza la piccola e antica repubblica era indipendente e il trattato del 1782 ne garantiva la neutralità. Il suo territorio, composto da numerosi piccoli distretti attorno all'estremità sud-occidentale del Lemano, incastrati fra le terre di Sardegna e di Francia, non aveva nessuna comunicazione terrestre col resto della Svizzera, da cui la separavano a nord il paese di Gex, francese, a sud le province sarde di Carouge e del Chiablcsc. Sia la Savoia (nel 1792) che Ginevra (nel 1798) erano state riunite alla Francia che aveva costituito due nuovi dipartimenti: quello del Monte Bianco, comprendente la Moriana , la Tarantasia, la Savoia propriamente detta e il Genevese; quello del Lemano, costituito dal Faucigny, dallo Cha blais, da Carougc e da Ginevra cui fu aggiunta una parte del paese di Gex. Più tardi Napoleone aveva riupjto all'Impero anche il Vallese e, fatta aprire la strada del Sempione, aveva così ottenuto - attraverso Ginevra, lo Chablais e il Vallese - una nuova grande linea di sbocco nell 'alta Italia, posta tutta su territorio francese. Con la caduta di Napoleone, Ginevra e il Vallese, nel 1814, si·erano resi indipendenti e avevano manifestato alla Dieta federale della Svizzera il desiderio di entrare a far parte della Confederazione. Consapevole della volontà degli alleati di fornire la Svizzera di una frontiera militare facilmente difendibile anche con forze limitate, Ginevra in viò a Parigi Pictet dc Rochemont per chiedere l'annessione di Gex e della provincia di Carouge, al fine di rimuovere le perplessità della Dieta federale in merito al suo ingresso nella Confederazione. Questa, a sua volta, aveva incaricato il colonnello Finsler di studiare una linea di confine da sottoporre all'approvazione delle Potenze. Finsler, partendo dal concetto che la Svizzera doveva chiudere alla Francia le porte della Lombardia impedendole il passaggio per il Vallese e per il Sempione, propose come linea di frontiera sud-ovest la cresta dei monti Vuache, Sian, Solève e della displuvialc che cinge a sud il bacino dell' Arve fino al Monte Bianco. In pratica tutto il dipartimento del Lemano avrebbe dovuto essere unito alla Svizzera. Il progetto, pure sostenuto all'interno della Dieta federale, non era mai stato presentato, dal momento che un simile allargamento


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territoriale sarebbe stato possibile solo penalizzando la posizione del re di Sardegna. Il trattato di pace firmato a Parigi, tra la Francia, l'Austria e i suoi alleati il 30 maggio 1814, procurava al Cantone di Ginevra una strada di comunicazione con gli altri cantoni (articolo IV del trattato), mentre lasciava la Savoia divisa. Il dipartimento del Monte Bianco rimaneva scisso in due parti: una (Moriana e Tarantasia) veniva restituita al re di Sardegna, mentre l'altra (Savoia propriamente detta e Genevois) rimaneva alla Francia (insieme al paese di Gex nel dipartimento del Lemano) . Negli altri territori (Carouge, Chablais, Faucigny) continuava l'occupazione austriaca. Durante il Congresso di Vienna il rappresentante di Ginevra, Pictet de Rochemont, svolse una febbrile attività, parzialmente in contrasto con i rappresentanti della Dieta Federale, per fare accettare il progetto di ingrandimento ai rappresentanti di Inghilterra, Russia e Austria: analoghe, ma di segno opposto, le trattative condotte dai rappresentanti del re di Sardegna, che ottennero un consistente risultato, con la cessione - da parte del Metternich - delle provincie contese. Successive trattative all'interno del comitato speciale per gli affari svizzeri e il ritorno di Napoleone dall'Elba, portarono all'atto di cessione (26 marzo 1815) a condizione che la Savoia settentrionale fosse resa neutrale. Il trattato del 20 maggio 1815 sancì la nuova linea di frontiera fra il regno di Sardegna e Svizzera, i territori ceduti, i limiti e le condizioni della zona neutrale (le deliberazioni prese costituirono l'articolo XCll dell'atto finale di Vienna). Dopo vivaci dibattiti, fu riconosciuta al re di Sardegna la facoltà di fortificare la zona neutralizzata (in base all'articolo VI del trattato del 20 maggio), mentre rimaneva insoluta la questione se la Svizzera fosse obbligata o meno a occupare militarmente la zona neutralizzata in caso di conflitto tra le Potenze vicine (articolo XLII). Gli aggiustamenti territoriali e la garanzia delle Potenze sulla neutralità della Svizzera e della Savoia successivi alla disfatta napoleonica di Waterloo (Trattato di Parigi del 20 novembre 1815 e Trattato di Torino del 16 marzo 1816), non definirono quel problema che, in buona sostanza, fu al centro dei successivi rapporti italo-svizzeri. Nel 1859, all'inizio delle ostilità la Svizzera non aveva manifestato precisa intenzione circa l'occupazione della Savoia. Vennero intavolate


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t ratlative

tra Berna e Torino per fissare le modalità dell'occupazione: il governo sardo - che si sentiva garantito da una Savoia elvetica di fronte al pericolo francese - sosteneva che la Svizzera avrebbe dovuto occupare la Savoia, cosa che la Confederazione non aveva intenzione di fare. Spostandosi il teatro del conflitto dalle Alpi, le trattative vennero sospese e, ancora una volta, la questione rimase irrisolta. La cessione della Savoia alla Francia, pur non alterando quanto stabilito nel 1815, attenuò l'importanza strategica della zona neutrale. La guerra francoprussiana e il mutato atteggiamento della politica italiana dettero alla questione della Savoia neutralizzata un nuovo valore, non solo per i due Stati direttamente interessati (Francia e Svizzera) ma anche per la Germania e per l'Italia. La Francia dispose allora un vasto piano di fortificazioni alle frontiere con la Germania, con l'Italia e anche con i Paesi neutrali, quali il Belgio e la Svizzera. Rimaneva aperta, senza difese artificiali, la breccia costituita dalla Savoia neutralizzata, attraverso la quale poteva transitare ogni esercito disposto a ·violare la neutralità svizzera. Da parte francese fu iniziata allora una vasta campagna per dimostrare come le stipulazioni del 1815 avessero perduto ogni significato e la neutralità della Savoia dovesse considerarsi una realtà superata. La campagna pubblicistica a sostegno di questa tesi finì, fatalmente, per allarmare non solo la Svizzera ma anche la Germania e l'Italia e nel corso degli anni il problema continuò a costituire oggetto di un polemico dibattito sia sul piano teorico che su quello giuridico-formale, strategico-militare e più propriamente politico-diplomatico O3). Si giunse così, nell'aprile 1906, a individuare la realizzazione di una ulteriore ipotesi che prevedeva la marcia della III armata, attraverso la Svizzera, divisa in tre fasi. Nella prima fase l'armata avrebbe dovuto raggiungere la Conca di Coira fra Tamins e Malans, utilizzando tre strade indipendenti: quella di Chiavenna-Spluga-Coira, affidata al VII corpo d'armata con missione fiancheggiatrice contro eventuali azioni offensive provenienti dall'Alto Reno; quella di Chiavenna-Maloggia-IulierTiefenkasten-Coira, assegnata al VI corpo d'armata; quella di TiranoBernina-Stis-Fluela-Landquart, assegnata al V corpo d'armata e alla (13) Numerosi i dispacci, gli studi, le relazioni sul problema. Oltre quelli citati nella nota 12, cfr. rapporto n. 90 del 7 novembre 1884 dell'Addetto Militare a Parigi con allegato lo studio del L.Col. Fescourt, la défense de la Savoie, ed estratti di giornali del settembre 1883 (R. 41 RR , fase. 1884). Traduzione d ella relazione di von Bernhardi (Berna 25 settembre 1891 ) allegata al rapporto n. 189 del 18 maggio 1892 dell'Addetto Militare a Parigi (ivi, fase. 1892) .


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divisione di cavalleria. Nella seconda fase, l'armata doveva procedere da Coira verso il fronte Zurigo-Eglisau attraverso la via di Sargans per non violare la neutralità di Liechtenstein. Nella terza fase, infine, l'armata si sarebbe spostata verso Ovest attraverso l'altopiano svizzero, avvalendosi delle numerose strade esistenti. Se il governo elvetico avesse permesso o quanto meno tollerato il passaggio delle truppe sul proprio territorio, tutto sarebbe stato più semplice, non ultimo il rifornimento di viveri e mezzi; se, al contrario, la Svizzera si fosse opposta, l'armata avrebbe dovuto procedere in base alle esigenze militari e, presumibilmente, sarebbe stata costretta a combattere per penetrare in terra elvetica. Conseguenza diretta di questa seconda ipotesi, ben nota ai servizi d'informazione svizzeri, fu la voce (diffusasi nel 1909) di un accordo segreto tra Austria e Svizzera. I crediti che l'Austria aveva concesso alla Confederazione per il completamento e l'armamento delle opere del Gottardo e la sistemazione delle opere intorno a Bellinzona sembravano confermare queste notizie e contribuivano ad allarmare lo Stato Maggiore italiano, che le considerava punti di raccolta di forze mobili all'estremo Sud del Canton Ticino per una eventuale offensiva dalla conca di Bellinzona-0 berdò. Una ulteriore conferma era data dalla dislocazione di quattro grandi unità dell'esercito svizzero alla frontiera con l'Italia, particolarmente addestrate per la guerra di montagna. La Svizzera avrebbe potuto, infatti, lasciare alle forze austriache il transito attraverso l 'Engadina - azione in verità, poco fruttuosa, sul piano strategico e operativo in quanto l' Austria avrebbe visto inutilmente ampliato il proprio raggio d'azione oppure concorrere con le forze austriache al controllo della Lombardia (incuneamento del Canton Ticino) e della Valtellina (saliente di Poschiavo). Il concentramento verso Bellinzona e Poschiavo avrebbe paralizzato la capacità operativa dell'esercito italiano verso la frontiera orientale, compromettendone la mobilitazione e adunata. Tali preoccupazioni erano forse eccessive, ma trovavano una logica motivazione nel deterioramento dei rapporti austro-italiani. La situazione alla frontiera svizzera, ritenuta preoccupante dal generale Saletta in rapporto allo schieramento occidentale, diveniva più grave per la contemporanea necessità di fortificazione e armare la frontiera orientale. Era dunque essenziale comprendere appieno l'atteggiamento della Svizzera, per prevedere come si sarebbe schierata in un prohabile conflitto austro-italiano.


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E proprio per migliorare i rapporti politico-diplomatici con la Confederazione, il maggiore Giuseppe Pennella capo dell'Ufficio Scacchiere Occidentale, in un promemoria dell'ottobre 1910, suggeriva l'abolizione dei piani operativi previsti; sarebbe stato eliminato così "un vero incubo, poiché l'esecuzione del progetto potrebbe risolversi in un disastro con nostro incalcolabile danno". Nel gennaio 1911 il colonnello Negri , capo dell'Ufficio Informazioni , accettando pienamente la fondatezza del parere di Pennella in merito al pericolo di un accordo a ustro-svizzero, aggiungeva come propria valutazione il fatto che la Confederazione non poteva essere propensa a stipulare un patto che le avrebbe tolto i vantaggi derivanti dalla neutralità . Le considerazioni di Negri erano avvalorate dall'analisi complessiva del quadro internazionale. Intanto, per muovere guerra all'Austria, sarebbe stata necessaria la rottura della T riplice, che però non avrebbe interrotto automaticamente i rapporti della Germania con l'Austria, né quelli della Francia con la Russia. Le alleanze, al contrario, si sarebbero rinsaldate, provocando un conflitto mondiale . Di fronte a una tale si tuazione europea, la Svizzera - come andava sostenendo Marselli già dal 1892 - avrebbe mantenuto la neutralità, garantita proprio dalla sua efficienza militare (14) . Il rinnovo della Triplice nel 1912, non aveva stabilito in maniera tassativa il concorso dell'Italia a fianco degli Alleati sul Reno. In un telegramma del 4 dicembre 1912, il colonnello Zupelli, da Berlino, trasmetteva al generale Pollio, Capo di Stato Maggiore, l'esito di una conferenza avuta col Capo di Stato Maggiore tedesco, nel corso della quale era emersa la richiesta da parte della Germania di precisare - in una convenzione scritta - i termini del concorso dell'esercito italiano in caso di guerra: momento in iziale della mobilitazione, entità della forza concorrente, modalità del suo impiego. Lo Stato Maggiore tedesco, pur non avendo insistito per ottenere l'invio di un'armata italiana sul Reno, considerava tale partecipazione importante per l'Italia. Da informazioni confidenziali, infatti, Zupelli era venuto a conoscenza dell'intenzione, della Germania, di avviare molto presto una vigorosa offensiva contro la Francia, limitandosi invece alla sola azione difensiva nei confronti della Russia. L'attacco tedesco avrebbe assorbito tutte le forze francesi, (14) Sui rapporti a ustro-svizze ri e sulla fondatezza degli elementi che avevano quasi p or-

tato ad una a llenza anti-italiana c fr. M.

M AZZETTI ,

L'esercito italiano ... cit., pp. 242-243 .


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facilitando l'azione all'armata italiana sul Reno e impedendo alla Francia di distrarre parte delle proprie forze per uno sbarco, ritenuto per altro poco probabile, date le limitate possibilità della propria flotta. Zupelli concludeva dicendo che a suo avviso, la Germania avrebbe gradito il concorso dell 'armata italiana sul Reno, sia pure in forma ridotta <15). Il 5 dicembre, l'addetto militare a Berlino colonnello Calderari , in un rapporto al Capo di Stato Maggiore, faceva riferimento al telegramma di Zupelli, avvalorandone le conclusioni. Diceva infatti che, contrariamente a sue precedenti impressioni, dagli ultimi colloqui avuti con il generale van Moltke, aveva potuto constata re come la Germania vedesse favorevolmente un'azione italiana, "proveniente dal Nord delle Alpi, alle spalle deUe truppe francesi", ritenendola relativamente facile e di esito sicuro 0 6>.

Del 7 dicembre, una singolare ed emblematica lettera del tenente generale Pollio, al Ministro della Guerra, con acclusa la copia del noto telegramma di Zupelli. Pollio dichiarava apertamente - sia pure in un documento riservatissimo - l'impossibilità di dare una risposta a Zupelli: "Ora io mi trovo nell'ignoranza assoluta delle clausole del Trattato d'alleanza che, ci unisce attualmente alla Germania: non so quindi in quale circostan za possa verificarsi il casus foederis cioè non so quali obblighi abbiamo contratti verso l'Impero germanico nelle prevedute esigenze della situazione internazionale. Anzi, io ho saputo che si era rinnovata la Triplice alleanza solo perché me ne scrisse il colonnello Calderari nostrQ addetto a Berlino, a cui fu data personalmente la notizia da Sua Maestà l'Imperatore Guglielmo. Poiché l'invio del colonnello Zupelli nella capitale dell'Impero fu approvato dal Regio Governo, è necessario ora che io possa completare le istruzioni da tegli (dal Regio Governo approvate) non solo per ciò che riguarda l'invio eventuale di un 'armata in Germania per operare a fianco dell'esercito germanico, invio che escludo assolutamente per ora, ma anche sui due seguenti motivi: 1° Se verificandosi il casusfoederis, l'Italia mobiliterà le sue forze militari terrestri e navali contemporaneamente alla Germania . (1 5) ZurELLI a POLLIO capo di Stato Maggiore, tg. d a Berlino 4 dicembre 1912, SMEAUS , R 45 RR. fase. 1912. (1 6) CALDERARJ a PoLLIO capo di Stato Maggiore, Berlino, 5 dicembre 1912, prol. n. 229, oggetto: S ituazione politica generale, SME-AUS , R. 45 RR , fase. 1912 "Credo sia mio dovere informare V.E. che dal generale MolLke ... la situa zione generale politica del momemo conlinua ad essere giudicata come mollo grave ed in ogni modo più grave di quello che può apparire dalle notizié della stampa . . . mi pare di poter dedurre c he le alte sfere militari di qui, suggest ionate forse da quelle austriache, sono nnimntc dn sentimenti assai bellicosi , e che se

esse fanno esortazioni a Vienna, non è certo per raccomandare calma e moderazione".


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2° Se il Regio Governo ordinerà, o non, la mobilitazione generale. In linea subordinata, per le modalità dell'impiego delle nostre forze, prenderò gli ordini da S.M. il Re. In attesa della risposta che Vostra Eccellenza crederà darmi, stimo mio preciso dovere, naturalmente per solo supremo interesse del Paese, che io sia tenuto al corrente della situazione politica internazionale, come è del resto stabilito dal paragrafo 1° del Regio Decreto 5 marzo 1908 che determina le attribuzioni del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Nel caso concreto, è ovvio che è principalmente con le forze militari che si esplica nelle gravi circostanze ii potere delle allt:anze r.::d t'! anche o vvio che colui il quale deve per istituto preparare la guerra ed assumere le immense responsabilità dello svolgimento delle operazioni, sia informato di quanto può interessare la preparazione e l'impiego di tali forze, specie in questi tempi in cui si è oltremodo allargato il campo delle eventualità di guerra"(l7).

In occasione delle grandi manovre dell'esercito tedesco, nell'autunno del 1913, i generali von Moltke e Conrad continuavano a fare pressioni su Pollio per ristabilire il <.:om:orsu militare dell'Italia sul lealro <li o perazione dell'Alsazia; a seguito di ciò , il Capo dell'Ufficio Trasporti, Fiastri , aveva ricevuto l'ordine di studiare urgentemente un piano per il trasporto, a mezzo ferrovia, di tre divisioni di cavalleria da impiegare in Alsazia 0 8) _ Con tale ordine, lo Stato Maggiore annullava il progetto già compilato dall'Ufficio Trasporti ch_e prevedeva il trasporto in Alsazia e Baviera della III Armata su quattro corpi d'armata. Comunque, nel gennaio del 1914, lo studio relativo al movimento del Corpo di cavalleria venne presentato allo Stato Maggiore austriaco e a quello tedesco dall'inviato del governo italiano a Vienna, generale Fiastri, che doveva illustrarlo e prendere accordi sulle linee di movimento attraverso l' Austria, la Baviera e l'Alsazia, e sulla installazione di stazioni di sosta e di vettovagliamento. Gli uffici Trasporti austriaco e tedesco avrebbero dovuto pianificare, in dettaglio, il movimento sui rispettivi territori; alle riunioni fra i rappresentanti degli uffici Trasporti dei tre stati maggiori tenutesi a Vienna, i delegati tedeschi dissero chiaramente di avere direttive precise riguardanti un piano di movimento per un'intera armata e non per tre divisioni di cavalleria. Fiastri, una volta rientrato da Vienna, ricevette l'ordine di studiare immediatamente il movimento (17) POLLIO a Ministro della Guerra , Roma 7 dicembre 19 12, oggetto: Convenzione militare colla Germania, SME-AUS R. 45 RR, fase. 1912. (18) FIASTRI, comandante 15" divisione ftr. "Piacenza" a Ministero della Guerra , Piacenza giugno 1922, oggetto: Relazione sulla missione avuta dal Direttore dei Trasporti a Vienna nel 1914, prot. n. J2 ris. pers. , risposta al foglio del 13 giugno 1922 n. 1880 (Ufficio Storico), * SME-AUS R . 45 RR, Svizzera, fase . 1922.


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ferroviario dai centri di mobilitazione e di raccolta per un'armata, secondo un progetto elaborato dal generale Pallio e già approvato dal Governo. Nell'aprile 1914, Fiastri, tornato nuovamente a Vienna, fu colpito dall'atteggiamento dei rappresentanti tedeschi che facevano pressioni sui colleghi austriaci per concludere in fretta, " quasi che la guerra alla Francia dovesse essere imminente. E così essi tradivano involontariamente la premeditazione dell'aggressione lanciata, intermediaria l'Austria, pochi mesi dopo". Fiastri escludeva nel modo più categorico che fossero state studiate, anche in via di ipotesi, soluzioni diverse da quelle di un aiuto alla Germania e quindi operazioni che in qualche modo potessero coinvolgere il problema della neutralità svizzera. Dello stesso tenore una relazione di Zuccari a Vaccari, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, sulle trattative da lui svolte a Berlino nel marzo del 1914 intorno alla partecipazione della III Armata - a fianco delle truppe tedesche - sul fronte francese. Agli italiani era infatti affidato il fronte sud di Strasburgo <19>. 5. Lo scacchiere italo-sviz:tero.

Tra il 1914 e i primi mesi del 1915 fu redatto un lungo rapporto sullo scacchiere italo-svizzero, con il quale - presi in esame tutti i fattori che potessero far prevedere da parte svizzera il mantenimento e la tutela della propria neutralità - si sottolineava l'improduttività per l' Austria e Germania di una eventuale violazione, pur senza escludere completamente tale ipotesi <20>. Vennero studiate con molta cura le caratteristiche geografiche del territorio e le vie di comunicazione, rotabili e ferroviarie, per avere un quadro quanto più chiaro possibile degli itinerari che, ipoteticamente ma non troppo, costituivano un pericolo per l'Italia. Oltre alla rotabile che dalla conca dell' Andermatt penetrava nell'altopiano svizzero <21 >, (19) ZucCARI a VACCARJ , Budapest 25 giugno 1922, prot. n. 27 1, riservatissimo, risposta al foglio n. 1879 del 13 giugno 1922, oggetto: Missione a Berlino nel marzo 1914, SMEAUS R. 45 RR, fase. 1922. (20) Comando del Corpo di Stato Maggiore, Memoria sintetica dello scacchiere ilalosvizzero, maggio 1915, SME-AUS, SMRE - Vari Uffici, R. 69, fase. 8, Ufficio operazioni. (2 1) Nella conca di Andermall la rotabile incrociava l'altra grande via di comunicazione c he in senso longitudinale congiungeva il Vallese con il Cantone dei Grigioni. Da questa si distaccava nel Vallese, verso Nord, la rota bile del Urimsel e verso Sud la rotabile del Sempione (con la grande ferroviaria omonima) e del Gran San Bernardo le quali, attraversate le Alpi, scendevano nella Pianura Padana.


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gli elementi di massimo rischio erano rappresentati dalle vie, rotabili e ferroviarie, del Gottardo e dell'Engadina. Le prime collegavano le due opposte valli del Ticino e del Reuss che costituivano la comunicazione più breve e più diretta fra Lombardia e Svizzera. La rotabile dell'Engadina raggiungeva verso occidente, sul versante italiano, la valle della Mera per il colle della Maloggia e verso oriente entrava nel Tirolo austriaco . Anche questa, pertanto, era una comoda linea di comunicazione fra l' Austria e il cuore della Lombardia, attraverso il territorio elvetico. Il confine politico fra Italia e Svizzera che si sviluppava per 560 km (270 in linea d'aria), non correva sullo spartiacque principale che per tratti relativamente brevi, serpeggiando invece prevalentemente sul versante meridionale in modo estremamente svantaggioso per l'Italia. La Svizzera infatti sul versante meridionale delle Alpi possedeva (e possiede ancora) tutto il Can ton Ticino, che penetra nel territorio italiano con un enorme cuneo profondo circ?. 80 km e comp rensivo dei tre grandi valichi alpini, quelli del Gottardo, del Lukmaneir e del San Bernardino; sempre sul territorio elvetico si trovavano gli altri valichi non meno importanti del Sempione, del Maioggia del Bernina. Una ipotetica offensiva da parre svizzera contro l'Italia, dal punto di vista delle condizioni geografico-territoriali, sarebbe stata relativamente facile. L'Italia, invece, possedeva nel versante svizzero la valle di Lei e la conca di Livigno , che non avevano collegamenti rotabili con la Confederazione, salvo la strada della Forcola di Livigno, percorribile solo dall'artiglieria da campagna. Le implicazioni di carattere militare conseguenti a una siffatta linea di confine politico, sono evidenti: dal momento che la Svizzera aveva il possesso del Vallese, dei Grigioni e del nodo del Gottardo, in una eventuale invasione dell' Italia, non avrebbe incontrato ostacoli naturali alla direzione di marcia, se non nc11a catena principale delle Alpi; per penetrare dall'Italia nel cuore dell'altopiano elvetico, invece sarebbe stato necessario superare ostacoli montuosi ben più rilevanti per numero ed entità. L'andamento particolare del confine aumentava, per l'Italia, lo svantaggio rappresentato dalle caratteristiche geografiche dei due Paesi, in quanto la Svizzera, padrona della maggior parte dei valichi alpini, dominava strategicamente tutto il versante meridionale delle Alpi. In special modo , il possesso del Canton Ticino (collegato con il resto della Confederazione attraverso le Alpi mediante tre ottime rotabili e una


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ferrovia di grande traffico) avrebbe permesso ad un esercito avversario di realizzare, con tutta tranquillità, la propria adunata sotto la protezione del nuovo campo trincerato di Bellinzona e di entrare in Italia senza incontrare ostacoli naturali, arrivando immediatamente in una regione di grande importanza, quale la Lombardia, e raggiungere Milano. Il pieno controllo dei colli del Sempione, del Maloggia e del Bernina, avrebbe consentito alle truppe avversarie di attraversare le Alpi in quei punti, trovando estremamente agevole l'accesso nelle valli d'Ossola, della Mera (e quindi del bacino del lago di Como), in Valtellina. La Svizzera avrebbe potuto trovarsi avvantaggiata dal fatto che tutte le rotabili provenienti dal Gran San Bernardo al Bernina convergessero nella Pianura Padana sul fronte Ivrea-Lecco <22>; ma, in tal caso, le truppe provenienti dal Gran San Bernardo si sarebbero trovate completamente isolate dalle altre colonne e prima di sfociare nella pianura piem on tese avrebbero dovuto percorrere quasi per intero la lunga Valle d ' Aosta. Difficilmente quella via sarebbe stata usata come direttrice di operazioni importanti. Con ogni probabilità, le colonne prindpali avrebbero scelto lo sbocco sulla pianura del fronte Gozzano-Lecco - poco più di settanta chilometri in linea diretta - che nella stagione invernale si restringeva ancora, dato che i colli alpini risultavano impraticabili per movimenti di grosse colonne a causa della neve <23). La minaccia principale per l'Italia poteva venire, ragionevolmente, dal Canton Ticino, sul fronte di sbocco Gozzano-Como, di circa cinquanta chilometri, ma la linea d'operazione che seguiva la sponda occidentale del Lago Maggiore era resa difficile agli invasori dalla natura del terreno e dal fatto che essa li separava - àttraverso il lago - dalle altre colonne provenienti dal lato orientale. Il tratto più pericoloso per l'Italia, in conclusione, rimaneva la punta estrema del Canton Ticino, il fronte Varese-Como, di circa venti chilometri. L'Italia dal canto suo, se avesse deciso di invadere la Svizzera, avrebbe incontrato difficoltà estreme. (22) L' altra direttrice, Bernina - Colle d' Aprice - Val Camonica, era eccessivamente eccentrica per poter essere utilizzata . (23) Il tunnel del Sempione era da considerarsi inutilizzabile per gli avversari, sboccando in territorio italiano; la linea d'operazione per gli svizzeri poteva usufruire esclusivamente della ferrovia del Goliardo, poiché quella a scartamento ridotto del Bernina aveva scarsa p otenzial ità e non poteva essere utilizzata per grossi trasporti di truppe e materiali, specialmente

nella stagione invernale, durante la quale era spesso interrotta .


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Tutti i fattori geografici e politici - favorevoli alla Svizzera - diventavano di segno opposto per l'Italia: per giungere a un obiettivo importante al centro dell'altopiano, un'armata italiana avrebbe dovuto superare la duplice barriera montana del Vallese o la quadruplice dei Grigioni, fermo restando il fatto che anchè sul versante italiano alcuni dei principali colli alpini appartenevano alla Svizzera. Dalla parte del Canton Ticino, la situazione era più complessa, in quanto per arrivare alla barriera alpina, al nodo del Gottardo, ai valichi del Lukmanier e del San Bernardino, sarebbe stato necessario superare indenni il campo trincerato di Bellinzona, le fortificazioni d' Airola e di Val Tremola e tutte le altre difese che le truppe avversarie avrebbero potuto opporre nelle Valli del Ticino, del Breno e della Mossa. Senza trascurare poi che, dall'Italia, le principali direttrici di marcia, penetrando nell'altopiano svizzero dopo aver attraversato le Alpi, si aprono a ventaglio, mettendo le eventuali truppe di invasione in condizioni non facili per il successivo svolgimento delle operazioni. La Confederazione, infine, poteva sempre disporre della linea del Gottardo, tutta su territorio elvetico, mentre l'Italia non poteva fare affidamento su alcuna rete ferroviaria poiché gli avversari erano in condizioni di impedirlo. Passando poi dalle considerazioni strategiche a quelle tattiche, va ricordato che le truppe svizzere, se fossero state costrette ad attenersi alla difensiva, avrebbero potuto sfruttare un terreno fra i più aspri e montuosi d'Europa, ricco di posizioni naturali rese ancora più sicure da moderne fortificazioni come il campo trincerato del Gottardo. Avrebbero dunque avuto la possibilità di contrastare efficacemente l'avanzata di un nemico anche numericamente superiore. La difesa in territorio italiano, di contro, poteva utilizzare un territorio montano solo nelle due zone laterali dello scacchiere - a occidente del Lago Maggiore e a oriente del Lago di Como - e comunque per una profondità di gran lunga minore rispetto a quella del territorio elvetico. Se l'invasione fosse avvenuta dal saliente estremo del Canton Ticino, nella zona compresa fra i due laghi sopra detti (ed era la più probabile, perché la più facile e la più favorevole alle truppe avversarie), non si poteva disporre che di un terreno collinoso prima, e pianeggiante poi, quale era quello compreso tra la linea di Como-Varese e Milano, certo non adatto per una efficace azione difensiva. Nello scacchiere italo-svizzero, tanto per l'offensiva quanto per la difesa, le condizioni naturali e l'andamento del confine politico, sarehbero state senza dubbio più favorevoli agli elvetici che agli italiani.


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6. Le linee di operazioni ipotizzate.

Sembra utile, a questo punto, richiamare - sia pure schematicamente - le linee di operazione ipotizzate dall'Italia contro la Confederazione e, simmetricamente, il relativo progetto da parte svizzera in funzione antitaliana. Nella regione italo-svizzera, il territorio a sud della barriera alpina, per comodità espositiva, può essere diviso in tre zone - separate nettamente tra loro dal contrafforte del Monte Rosa e da11a catena Mesolcina - attraverso le quali non esiste alcun collegamento traversabile rotabile. A ciascuna zona si può far corrispondere una linea di operazione: la zona occidentale, comprendente la linea del Gran San Bernardo; la zona centrale, comprendente la linea del SempioneGrimsel, quella del Gottardo, del Lukmanier e del Gran San Bernardino; la zona orientale, comprendente la linea dello Spluga, quella del Maloggia, del Bernina e del Giogo di Santa Maria. In ogr..l direttrice di marcia esistevano rotabili, oli.ime dal punlù Ji

vista logistico per larghezza (da 6 a 10 m), qualità del fondo, solidità delle opere d'arte, manutenzione; qualche difficoltà inevitabile dovuta alla rilevante pendenza, solo nelle vicinanze dei grandi valichi alpini. In teoria, le linee di operazione riferite alle rotabili avrebbero potuto essere tante quante erano le strade percorribili, e cioè nove; ma in realtà qualora un'armata avesse oltrepassato le Alpi e conquistato il Canton Ticino, non tutte le rotabili sarebbero state altrettante linee d'operazione indipendenti (le strade del Gottardo, del Lukmanier e del San Bernardino avevano in comune la città di Bellinzona; quella del Gottardo e di Lukmanier il tratto Bellinzona-Biasca). Le linee di operazioni indipendenti tra di loro, che consentivano di raggiungere le principali città elvetiche compresa la capitale, si riducevano a quattro: 1) Ivrea - Aosta - Gran S. Bernardo - Martigny - Losanna; 2) Novara - Domodossola - Sempione - Briga - Gletsch - Grimsel Interlaken - Berna; 3) Milano - Varese - Ponte Stresa (o Milano - Como - Lugano) - Bel linzona - Gottardo - Adermatt - Atdorf - Lucerna; 4) Milano - Lecco - Colico - Spluga - Coira - Sargans - Zurigo. Le altre cinque rotabili tutte ad Est del Gottardo, potevano essere considerate come sussidiarie rispetto alle quattro principali. La via del Gran San Bernardo sarebbe stata la più facile dal punto di vista delle difficoltà naturali (sarebbe bastato superare un solo eone


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di alta montagna per sboccare subito nell'ampia Valle del Rodano), ma avrebbe incontrato le moderne fortificazioni di St. Maurice che avrebbero sbarrato efficacemente l'avanzata. La linea del Sempione presentava condizioni più difficili, obbligando il superamento di due colli di alta montagna e il blocco costituito dalle fortificazioni di Condo, poco dopo il confine, e da quelle del Furka, facenti parte del campo trincerato del Gottardo. L'avanzata attraverso la linea del Gottardo, presentava il maggior numero di difficoltà: sarebbe stato necessario espugnare prima il nuovo campo trincerato di Bellinzona; poi quello del Gottardo - che presentava lungo questa direttrice tre linee successive di difesa, tutte efficaci e moderne, formate dai Forti di Airola, dal Colle e dal ridotto centrale di Andermatt - ; e ancora l'angusta Gola dello Achollenen (Valle della Reuss), unica via per proseguire verso il Lago dei Quattro Cantoni, strettissimo corridoio molto facile da difendere anche solo con qualche semplice ma efficace interruzione stradale. La linea dello Spluga era l'unica, delle quattro principali , nella quale non si trovassero fortificazioni svizzere ma abbondavano i luoghi naturalmente fortificati (t ra questi , per non citare che i principali, il Colle, ristretto e difcndibile con poche truppe; la stretta di Rofna, lunga due chilometri, fra Splugen e Andcer; la via Mala, a sud di Thusis) . Le linee di operazione secondarie presentavano anch'esse per la configurazione del terreno, numerose pesanti difficoltà rendendo assai problematico un piano d'invasione del territorio elvetico. Le linee d'operazioni dalla Svizzera verso l'Italia, erano suddivise, a loro volta, in tre gruppi: 1) Il gruppo del i~allese, con !e due iOtabili del Gran San Bernardo (da

Martigny ad Ivrea) e del Sempione (da Briga, D omodossola , a Gravellona e quindi a Novara o Milano per le stra de del Lago d 'Orta e del Lago Maggiore). 2) Il gruppo del Canton Ticino (il più probabile, per i motivi già detti), con le rotabili: Bellinzona - Locarno - Domodossola (zona non fortificata da parte italiana); Bellinzona - Locarno - Pallanza - Gravellona (difesa dello sbarramento di Monte Orfano. La strada stretta tra i monti e il lago era facilmente difendibile); Lugano - Ponte Tresa - Varese - Milano; Lugano - Como - Milano.


ITALIA E SVIZZERA UURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

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In questi ultimi due casi non esistevano opere di fortificazione permanenti, ma solo una serie di postazioni per batterie di piccolo e medio calibro. Paradossalmente la zona più pericolosa (Canton Ticino) finiva per essere quella meno difesa. 3) Il gruppo del Cantone dei Grigioni, costituito dalle rotabili dello Spluga, del Maloggia, del Bernina e del Giogo di Santa Maria, tutte convergenti verso Colico. Era questo il tratto più difeso, come si vedrà successivamente, trattando delle opere di fortificazione. Ammettendo quindi una possibilità d ' invasione dell'Italia da parte della Svizzera la si poteva prevedere, come si è già detto, solamente attraverso il Canton Ticino; è ovvio che le altre strade potevano essere utilizzate per azioni di fiancheggiamento. L'o rganizzazione difensiva della Svizzera - circondata da Italia, Francia, Germania e Austria - avrebbe dovuto logicamente ispirarsi al pnnc1p10 cl1 unpectire l' accesso al pr opno terntono delle !orze armate di tutte le nazioni confinanti, nel caso in cui qualcuna di esse avesse tentato di violarne la neutralità sancita dai trattati. La Confederazione, quindi, avrebbe dovuto organizzare un sistema di fortificazioni su ciascuna delle quattro frontiere per sbarrarne gli accessi più importanti, ed eventualmente completarlo aìì'interno del P aese con un analogo sistema difensivo centrale, sia pure ridotto. Tuttavia la logica seguita dalle autorità militari svizzere non era stata tale: le frontiere del Giura e del Reno , verso la Francia e la Germ ania, erano state lasciate completamente aperte, come pure quella orientale , verso l' Austria - in verità la più difficile da difendere dato che il Tirolo austriaco si saldava al territorio svizzero lungo la Valle dcll'Inn sen za alcun elemento di separazione. Tutta l'attività svizzera, nel campo dell'organizzazione difensiva del territorio, era stata concentrata a fortificare la frontiera, già naturalmente forte, verso l' Italia. Anche Io stesso sbarramento del St. Maurice, nel basso Vallese, che avrebbe potuto contrastare un'eventuale avanzata delle forze francesi tendente a rimontare la Valle del Rodano , era rivo lto principalmente a bloccare la provenienza dall'Italia attraverso il Gran San Bernardo o il Sempione. Le opere del campo trincerato del Gottardo, edificate con l'idea di rappresentare l'estremo ridotto della difesa svizzera, (quelle del nucleo centrale, presentavano effettivamente la possibilità di sbarrare le quattro grandi linee d'operazione che si intersecavano nella Conca di


74

PARTE SECONDA

Andermatt, cioè quelle corrispondenti alle valli del Ticino, del Rodano, della Reuss e del Reno). In realtà, mentre gli sbarramenti verso Nord e verso Est si erano ridotti a poca cosa, le opere dirette a sbarrare le provenienze dall'Italia avevano acquistato sempre maggiore importanza, in particolare, quelle del fronte Ovest o del Furka, per le provenienze dal Sempione e dal Gries; quelle del fronte meridionale o di Airolo, dietro le quali erano collocate in seconda linea le fortificazioni del Colle del Gottardo e in terza linea quelle del ridotto centrale di Andermatt. La Svizzera spingeva ancora più a Sud le sue fortificazioni contro l' Italia, e proprio in quegli anni era sorto il nuovo campo trincerato di Bellinzona, che si estendeva dalla riva occidentale del Lago Maggiore alla catena Mesolcina, con un carattere decisamente offensivo verso l'Italia, poiché costituiva una vera piazza di raccolta delle truppe federali eventualmente destinate a infiltrarsi immediatamente nella Lombardia, a brevissima distanza dal confine. a) b) c)

d)

La struttura complessiva delJa difesa svizzera comprendeva: Lo sbarramento di St. Maurice. Lo sbarramento di Gondo (Sempione) . Il campo trincerato del Gottardo, ampio e articolato: fronte meridionale; fronte occidentale; fronte orientale; ridotto centrale di Andermatt. TI campo trincerato di BelJinzona.

Le rotabili che valicavano le Alpi a Est di quella del Gottardo, non erano chiuse da opere di fortificazione permanente, mentre quelle del Lukmanier e del San Bernardino (interamente in territorio svizzero) erano difese indirettamente dal campo trincerato di Bellinzona; in conclusione le rotabili effettivamente prive di fortificazioni erano solamente quelle che dal bacino del Lago di Como e dalla Va1te1lina immettevano nel Cantone dei Grigioni (quattro in tutto).


ITAI.IA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

75

SPECCHIO RIASSUNTIVO DELLE FORTIFICAZIONI SVIZZERE* SBARRAMENTO DI ST. MA URICE (Va/lese)

Forte Savatan

5 cupole per cannoni di medio calibro

2 cupole per cannoni di piccolo calibro 2 batterie di cannoni di medio calibro in barbetta

Forte Dailly

2 cupole per cannoni di

medio calibro

Sbarrano la rotabile del Vallese

2 cupole per cannoni di

piccolo calibro 7 batterie di medio calibro in barbetta

Balleria du Sex

8 cannoni di piccolo ca-

libro in caverna (forse qualcuno di essi è di medio calibro). Alle opere sopra indicate, si devono aggiungere le vecchie fortificazioni, a Nord di St. Maurice, di scarsissimo va lore, i trinceramenti e gli appostamenti al Colle di Javernaz e ad E n Riondaz. • Coma ndo del Corpo di Stato Maggio re, Memoria ... cit, nota-20.

SBARRAMENTO DI GONDO (Sempione)

Forte di Gondo Batteria di Figenen

Circa 40 mitragliatrici in casamatta 4 pezzi di medio calibro in barbetta

Sbarrano la rotabile del Sempione

(più alcuni piccoli blockhaus sulla displuviale, ed un certo numero di ricoveri lungo il confine).


76

PARTE SECONDA

CAMPO TRINCERATO DEL S. GOTTARDO -

FRONTE MERIDIONALE

a) Gruppo delle opere di Airolo

Fortino all'imboccatura della galleria del Gottardo

2 casamatte per cannoni a tiro rapido e mitragliatrici Portone corazzato ali' ingresso della galleria

2 forti Fondo del Bosco

Complessivamente: 1 cupola per 2 pezzi di medio calibro 2 cupole per un pezzo di medio calibro 7 cannoni a tiro rapido in torretta a scomparsa 8 cannoni di piccolo calibro, in casamatta

Chiude materialmente l'accesso alla grande galleria ferroviaria.

Battono le rotabili de! Gottardo. fino alla stretta di Stalvedro e la Val Bedretto.

Posizione di Vinei

Numero imprecisato di batterie o di appostamenti

Batteria Stuei

2 o 3 pezzi di piccolo calibro in caverna

Batte gli angoli morti delle opere Fondo del Bosco e Motto Bartola.

BatteriQ,Motto Bartola

10 pezzi di medio calibro in barbetta

Nel 1913 erano in corso dei lavori, per trasformare la batteria in opera casamatta. Batte la rotabile d el Gottardo, anche oltre la stretta di Stalvedro.

Batte la Val Bedretto.


ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPI.ICE ALLEANZA

77

b) Opere dell'Alpe di Fieudo

Opere n. I , lf, lii

Sistemate per fucileria e mitragliatrici; forse qualche appostamento per pezzi di medio calibro

Battono verso Ovest il versante Nord della Val Bedretto, per impedire l'aggiramento delle opere di Airolo.

Forte del S. Gottardo

4 cupole per pezzi di medio calibro

Costituisce un secondo sbarramento della rotabile del Gottardo, dopo i forti di Airolo. Vi sono inoltre i trinceramenti ed appostamenti nella località dei Banchi.

3 torrette corazzate per

cannoni a tiro rapido ! btteria di medio c2libro in barbetta

-

FRONTE OCCIDENTALE -

Forte del Ghiacciaio del Rodano

1 cannone di medio calibro in cupola, e 2 in

casamatta. Cannoni di piccolo calibro nelle caponiere

Ridollo del Furka

Sistemato per fanteria. Presente qualche piazzuola per artiglieria

Posizione di Liingisgrat

Viene occupata con artiglierie all'atto della messa in stato di difesa della piazza

Batte verso Ovest la rolabiìe del Furka, ed un tratto di quella del Grimsel.

Batte la rotabile del F urka.

Batte le rotabili del Furka e del Grimsel.


78

PARTE SECONDA

-

Forte Stock-Boden

FRONTE ORIENTALE 2 cupole per 1 o 2 cannoni di medio calibro 2 cupole per cannoni

di piccolo calibro 4 torrette corazzate per

la difesa della stazione radiotelegrafica nelle vicinanze del forte

Batteria del Pazzo/a Stock

6 pezzi di medio cali-

Posizione di M. Cal-

Viene occupata con artiglierie all'atto della messa in istato di difesa della piazza

mo/

bro in barbetta, ed un appostamento per 4 pezzi

Batte la strada dell' Oberalp, la conca di Andermatt, lo sbocco Nord della galleria ferroviaria a Goschencn .

Batte la strada dell'Oberalp.

Batte la strada del1'0beralp.

RIDOTTO CENTRALE DI ANDERMATT

Forte Biih/

4 cupole per pezzi di

calibro

5 torrette a scomparsa per cannoni a tiro rapido 3 cannoni di medio calibro aggiunti recentemente, anche essi in cupola 2 torrette corazzate per la difesa del muro ad occidente del forte

Batte le provenienze dal Furka, dal Gottardo e l'imbocco della gola di Sckollenen.


ITALI/\ E SVIZZERA DURANTE Li\ TRIP U CE ALLEANZA

5 torrette a scomparsa per cannoni di piccolo calibro

Batte le strade del Go~ardo, del Furka, lo sbocco Nord della galleria ferroviaria a Goschenen, e la valle della Reuss fino a Wasen.

Posizione di Rosmetllen

Viene occupata con artiglierie all'atto della messa in stato di difesa della piazza

Batte le strade del Gottardo, del Furka, e dell'Oberalp.

Balleria di piazza d'armi

4 pezzi di medio calibro in barbetta

Batte la conca di Andermatt.

Batteria di Altkirche

2 cannoni di piccolo calibro a tiro rapido in casamatta

Batte gli angoli morti dei forti Biihl e Biizberg.

Balleria di A. im Lock

4 pezzi di medio calibro in barbetta

Batte le provenienze dal Colle dell' Obera lp.

Forte Stock-Boden

Fa parte tanto del fronte orientale, come del ridotto centrale di Andermatt, (v. Fronte orientale)

Difesa della stretta del ponte del Diavolo

Ponte in ferro nella galleria di Uri

Forte Biizberg

3 cupole per 1 o 2 cannoni di medio calibro

79

Tamburo difensivo per fucileria presso il ponte del Diavolo Appostamento per mitragliatrici e tamburo difensivo sulla stra da del Forte Bazberg Porta in ferro dopo il ponte del Diavolo

Sbarrano materialmente la rotabile che da Andermatt scende a Goschenen.


80

P A l<TE SECONDA

CAMPO TRINCERATO DI BELLJNZONA

Batteria di Gordola

4 o 6 pezzi di medio calibro in caverna

Batte le provenienze da Locarno, il Lago Maggiore, e la piana di Mogadino.

Batterie ed appostamenti del M. Gambarogno

Numero imprecisato di posizione e di pezzi

Pare che battano verso Sud la V. Vedasca; verso Nord le rotabili del Lago Maggiore, lo specchio d' acqua e la Piana di Mogadi no.

Batterie sul M. Ceneri

4 pezzi di medio calibro in barbella sul lronte Sud Forse altre in numero imprecisato sul fronte Nord

Battono, verso Sud, la strada proveniente da T.ugano; pare che battano anche verso Nord, il I ,;:igo Maggiore e la Piana di Mogadino.

Appostamento sul M. Generoso

Se ne suppone l'esistenza

Batterebbe la posizione italia na della Seghignola.

Batterie ed appostamenti sul Corno di Cesero e sull'Alpe d'Arbino in Valle Arbedo

Numero imprecisalo di posizione e di pezzi

Battono le provenien ze dal Passo di S. Iorio.

Batteria di Lumino, o di Monticello

Numero imprecisato di pezzi

Batte la Val Mesocco per impedire aggiramenti dal S. Bernardino.

(Esiste inoltre un certo numero di ricoveri presso la frontiera orientale del Canton Ticino, dal Passo di S. Iorio a Passo di S. Lucio) Nel Cantone dei Grigioni non esistono fortificazioni, ma solo ricoveri ai Passi di Cassana, del Lavarone, di Federia, del Fieno che mettono nella Conca di Livigno , e forse anche in Val di Campo (S.E. del Passo del Bernina) ed ali ' Alpe Valluglia (S. del Lago di Poschiavo) .


81

ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPI.I CE ALLEAN ZA

7. Le fortificazioni italiane fino al 1915.

Le zone italiane adiacenti al confine elvetico erano quelle della Val d'Aosta, della Val Toce, del territorio compreso tra il Lago Maggiore e il Lago di Como e, infine, della Valtellina. Tralasciando qui le opere di difesa dell'alta Val d'Aosta contro invasioni provenienti dal Piccolo S. Bernardo - in quanto relative alla competenza dello scacchiere italo-francese - , il primo sbarramento era quello di Bard, dove sorgeva un vecchio forte, retaggio di precedenti costruzioni non più adeguato agli attacchi di una artiglieria quale quella dei primi decenni del novecento <24). La sistemazione difensiva della Val Toce (e Val d'Ossola) avrebbe richiesto numerosi interventi di fortificazione, se si fosse deciso di portare la difesa quanto più vicina possibile al confine. In tale valle, infatti, venivano a convergere più vie provenienti dal territorio svizzero: la rotabile del Sempione, le due da Locarno - una per S. Maria Maggiore e l'altra lungo il Lago Maggiore - e altre, anche secondarie, tra le qua,:

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era deciso invece di portare il nucleo delia difesa in posizione arretrata, nei pressi della Gravellona, dove con un unico sbarramento si sarebbero bloccate le provenienze deila Val d'Ossola e del Lago Maggiore. Era stata costruita solo una piccola opera avanzata a !selle - che aveva lo scopo principale di " battere" lo sbocco sud del Tunnel del Sempione - mentre lo sbarramento principale avrebbe dovuto essere delegato ad un 'opera potente - non ancora ultimata nel corso del 1915 - da armare con quattro o sei cannoni da 149 A, sul Monte Orfano <25). La zona compresa fra il Lago Maggiore e quello di Como risultava scoperta, nonostante che in caso di guerra proprio da lì sarebbe venuta - prevedibilmente - l<1 minaccia principale. A tale proposito . fin dal 1862, la vecchia Commissione permanente di difesa, aveva indicato come soluzione la costruzione di un campo trincerato presso Varese, ma il terreno collinoso estremamente ramificato con numerose vit: di comunicazione tra Varese e Como non si sarebbe prestato ad essere fortificato. Forse per tale ragione , la proposta della Commissione non aveva avuto seguito (24) li forLe era armato con cannoni e obici di tipo antiquato: una batteria da 149 A, due da 120, una di obici da 149. Altre tre batterie, sempre di cannoni da 149 A, completavano la difesa all'esterno del forLe stesso, sulle posizioni di Tete de Cou e Col Courtil, insiem e a numerose artiglierie di medio e piccolo calibro a nche queste di vecchio tipo . (Cfr. Comando del Corpo di Stato Maggiore, Memoria... cit. , p. 52 sgg.) . (25) La difesa sarebbe stata compleLaLa da appostamenti sulle posizioni di Bara verso la Val d'Ossola, e di Monte Rosso verso il Lago Maggiore, ciascuna doLata di una batter ia d i cannoni cfa 149; da posizioni prestabilite a Candoglia. Monte Orfano, Monte Rosso, Aizo e Feriolo, con cinque batterie da 75 per ogni posizione. (Ibidem).


82

PARTI! SECONDA

e la difesa, inevitabilmente, era stata demandata alle truppe mobili, sia pure coadiuvate da appostamenti fissi per l'artiglieria <26>. La parte più difesa era quella della Valtellina, affidata ai tre sbarramenti di Colico, di Tirano e di Bormio: quello di Colico aveva lo scopo principale di battere le provenienze da Chiavenna - dove si riunivano le rotabili dello Spluga e del Maloggi a - oltre a quello di difendere il vallone che scende dal Passo di San Iorio e di agire contro invasioni dall'alta Valtellina <27>; quello di Tirano (sul versante meridionale della Valle dell'Adda, più precisamente situato a Poschiavino, a sud di Tirano) era armato con quattro cannoni da 149 A in cupola e dalla batteria occasionale di Croce dei Motti con altri quattro cannoni da 149 G (oltre una batteria di riserva di 149 G e due batterie da 87 con armamento secondario). Tali posizioni avevano il compito di ostacolare l'eventuale penetrazione in Italia attraverso il Bernina e l'Aprica delle truppe austriache che, violando la neutralità svizzera (o in assenza di un'opposizione da parte della Confederazione), avrebbero polulo raggiungere facilmente Chiavenna - attraverso la Valle dell' lnn , il Bernina, l'Aprica e il Maloggia -; quello di Bormio, infine, costituiva lo sbarramento più efficace per la Valtellina, dove oltre alle strade provenienti dalla Svizzera, confluivano le vie di comunicazione del Tirolo austriaco per il Passo dello Stelvio <28 >. (26) Erano slati preparati quattro appostamenti per bau eric da 149: uno a Monte P iambello a est della strada che dal Ponte T resa conduce a Varese attraverso il Lago di Lugano; due a Monte Campo dei Fiori a nord di Varese; uno a nord di Varese; uno a nord di Como, sul Monte Geno, tulli destinati a "battere" le strade che conducevano al front Varese-Como. I pezzi occorrenti per queste quatlro batterie erano disposti a Como, insieme ai materiali per un'altra batteria da 149 prevista per armare la posizione della Seghignola (sopra Lanzo d'Intelvi) compresa nel progetlo di lavori di difesa dalla Svizzera, su l Monte Generoso. (Ibidem). (27) Lo sbarramento di Coli..:u 1.:umpn:ndeva: a Momecchio nord, un 'opera con quallro pezzi da 149 A in cupola; a Fuentes, un appostamento per quattro cannoni da 149; a Pione (a sud di Colico), una batteria da 75. A metà strada fra Colico e Lecco (e precisamente a Castel di Vezio presso Varenna) era previsto l'impiego di una batteria da 75, sci11prc depositata a Como. (Ibidem). Tali progetti, precisi e puntuali, erano cli fatto vanificati dalla presenza (a otto chilometri a nord del fronte Montecchio-Fuentcs) del contrafforte del Monte Berlinghicra, che si protende nel Lago di Mezzola formando una batteria al tiro delle opere di Colico. Se l'attacante svizzero o più probabilmente austriaco, provenendo da Chiavenna fosse riuscito a portare delle bat terie d'assedio su questo sperone, le fo rtificazioni di Colico si sarebbero trovate in pericolo "poiché le dominerebbero con un dislivello di 300 m circa a distanza di tiro efficace per le moderne bocche da fuoco di medio calibro" (Ibidem , p . 56). Per evitare ciò, la difesa dall'attacco proveniente da Chiavenna avrebbe dovuto essere spostata sullo sperone est del Monte Bcrlinghera, cosa non fattibile per la natura granitica del terreno e per la ripidezza dei versanti. (28) Lo sbarramento di Bormio era costituito dalla batteria Dossaccio - annata con quattro canno ni da 120 Armstrong a tiro rapido in cupola - dalle batterie in barbetta di La Molta - con quattro pezzi da 87 - dalla batteria di Monte delle Scale - con quattro pezzi da 75.


ITALIA E SVIZZE RA DURANTE LA TR IPLICE A LLEANZA

83

SPECCHIO RIASSUNTIVO DELLE FORTIFICAZIONI ITALIANE AL CONFINE SVIZZERO VAL D'AOSTA Sbarramento di Bard

Forte di Bard

1 batteria da 149 G 2 batterie da 120 1 batteria da obici da 149 (Lutte in casamatta)

Posizioni di Tete de Cou e Col Courtil

Complessivamente: 3 baLLerie in barbella da 149 G

Posizioni eventuali

Da armarsi con cannoni da 120, obici da 149 e cannoni da 87

Nelle località di Tète de Cou e Coul Courtil esistono solo posizioni naturali, alle quali si accede mediante mulattiere il cui riattamento è solamente allo stato di progelto. Scopo deHo sbarramento è di chiudere lo sbocco verso Ivrea alle provenienze dal Grande e dal Piccolo S. Bernardo.

VALLE DEL TOCE (Val d'Ossola)

Batteria di !selle

2 cannoni da 75 in caverna

Batte lo sbocco della Galleria del Sempione.

Tagliata

Sistemata per fucileria

Batte la rotabile del Sempione.

Inoltre, per la difesa deHo sbocco Sud della galleria del Sempione, sono previste l'inondazione dell'ultimo tratto della galleria stessa, due interruzioni mediante mine, più un'altra nella galleria di direzione.


84

i'ARTE SECONDA

Sbarramento di M. Orfano

Forte di M. Orfano

4 (o 6) pezzi da 149 A in cupole, più una batteria esterna da 75

La costruzione dcll' opera di M. Orfano è appena iniziata. Sono impiantati i cantieri per i lavori preliminari. È ultimata la strada · d'accesso che parte dalla rotabile di GravellonaMergozzo, lunga 4 km, larga da m 3,50 a 4 con la pendenza del 10% percorribile da autocarri.

Posizione di Bara

l batteria da 149 G

Posizione di M. Rosso

l batteria da 149 G e

Nelle altre cinque località non esistono che posizioni naturali accessibili aJl' artiglieria. Sbarrano le provenienze dalla V al d ' Ossola e dalla strada litoranea del Lago Maggiore.

1 da 75

Posizione di Candoglia Posizione di A rzo Posizione di Feriolo

batteria da 75 1 batteria da 75 batteria da 75

ZONA FRA IL LAGO MAGGIORE ED IL LAGO Df COMO

Appostamento di M. Piamne/lo

1 batteria da 149 G

2 appostamenti del

2 batterie da 149 G

M. Campo dei Fiori

Appostamento di M . Geno

1 batteria da 149 G

In tutte le località controcitate, eccettuata quella della Seghignola, esistono spianamenti. Tutte sono provvedute d i strade d'accesso. I pezzi da 149 G sono depositati a Como .


ITALIA E SVl ZZERA DURANTE LA TRIPI.ICE ALLEANZA

Posizione della Seghignola

1 batteria da 149 G

Appostamenti di M. Scerrè, M. Martica, Cà del Monte

Per artiglierie delle truppe mobili

Laveno

1 batteria da 7 5

85

Battono le provenienze dal saliente del Canton Ticino.

Non esistono lavori speciali per la sistemazione della posizione.

BACINO DEL LAGO DT COMO E VALTELLINA Sbarramento di Colico

Opera Montecchio Nord

4 cannoni da 149 A in

cupola

Appostamento di Fuentes

1 batteria da 149 G

Batteria di Piona

1 batteria da 75

L'opera Montecchio Nord è ultimata. Nelle posizioni di Piona e di Fuentes i pezzi vengono portati al momento del bisogno. Batlono le provenien7P

rb rhjaycnnl'l, l'fa]

Passo di S. Iorio e dalla Valtellina.

Posizione di Castel di Vezio (Varenna)

1 batteria da 75

Batte il Lago di Como. Non esiste una speciale sistemazione.

4 cannoni da t 49 A in cupola

L'opera dei Canali è stata collaudata nel mese di ottobre 1914.

Sbarramento di Tirano

Opera dei Canali


86

PARTE SECONDA

Batteria occasionale di Croce dei Motti

l batteria da 149 G 2 batterie da 87 (armamento secondario)

A Croce dei Motti esiste solo una posizione militare con strada d'accesso. Battono le provenienze dal Bernina e la rotabile della Valtellina.

4 cannoni da 120 in cupola

La batteria Dossaccio è ultimata . Le batterie le Motte e M. delle Scale hanno l'armamento sul posto in magazzini.

Sbarramento di Bormio

Batteria Dossaccio

Batteria le Motte

batteria da 87

Batteria di M . delle Scale

1

Appostamento di Punta Rims

per artiglierie delle truppe mobili

batteria da 75

Battono le provenienze dal Giogo di S. Maria e dallo Stelvio. A Punta Rims esiste un piccolo spianamento con mulattiere d'accesso.

Ad Iselle esiste una casermetta capace di 100 unità. Esistono inoltre, lungo il confine, nella conca di Livigno, una caserma difensiva per 100 unità, al Passo di Val Viola, una per 200 alla Forcola di Livigno, una per 150 al Lago di Campaccio ed una per 160 al Passo di Cassana. Infine, verso lo Stelvio ed il Giogo di Santa Maria, un ricovero per 250 unità alla Forcola del Braulio, ed uno per 150 alla IV Cantoneria (Stelvio). Esistono inoltre al confine, lungo la catena Mesolcina, 2 ricoveri, capaci di 250 unità alla Garzirola, e 2 ricoveri e baracche in legno, capaci complessivamente di 350 unità al Passo di San Iorio.


ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE Al I EANZA

87

8. Conclusioni.

Come si è visto fin qui, nelle ipotesi teoriche, nei piani studiati, negli incontri agli alti vertici internazionali, ovunque, insomma, fin iva coll'emergere l'enorme importanza del territorio Confederale - zona di transito obbligato per il centro-Europa che negli anni considerati costituiva il teatro di uno dei primi conflitti di proporzioni e di implicazioni vaste e complesse. Sullo sfondo degli avvenimenti che si andavano preparando, la rilevanza strategica della Svizzera e la portata politica della sua neutralità non potevano essere trascurate dai Paesi interessati. All'interno, se per il governo elvetico dichiararsi neutrale era stata una logica necessità per le molteplici ragioni già richiamate, all'esterno altrettanto legittimi erano i dubbi, le apprensioni, gli interrogativi su questa neutralità che andava meglio precisata per coslituire una effettiva garanzia. in conclusione, si era arrivali .t t:uu1p1c:n<lt:1 .:: .:ome l.; scelta del governo elvetico fosse stata improntata e organizzata al fine di utilizzare lo strumento militare in chiave difensiva - per evitare cioè possibili violazioni alla propria neutralità - ma si era anche visto come tale difesa fosse stata così bene impostata da poter essere usata, sia pure teorica mente e contro ogni interesse del Paese, in funzione offensiva, soprattutto contro l'Italia. Non può destare dunque meraviglia l'interesse dimostrato dal governo italiano e puntualmente verificabile nell 'attenzione costante al problema la parte dello Stato Maggiore. Quando infine si riuscì meglio a puntualizzare i termini nei quali il governo federale intendesse e applicasse il principio di neutralità nel senso cioè di non partecipare in alcun modo al conflitto e di opporsi, eventualmente con la forza, a qualsiasi tentativo di violazione del proprio territorio da parte dei belligeranti - il giudizio degli ambienti politici italiani e quello dei più alti organismi militari, si trovarono a coincidere. In una lettera inviata al Ministro della Guerra, il generale Cadorna, in qualità di Capo di Stato Maggiore, diceva espressamente che il tipo di neutralità scelto dalla Confederazione costituiva " la forma che a noi meglio conviene nell'eventualità che anche l'Italia possa essere trascinata nel conflitto stesso" (29). (29) CAn<)RNA al Ministro della Guerra. Roma 13 agosto 1914, prol. 11 . 1513 riservatissimo, oggetto N eutralità della Svizzera, SME-AUS R. 45 RR, fase. 1914.


88

PA RTE SECONDA

Se, infatti, per qualunque ragione, le forze svizzere non avessero contrastato il passaggio attraverso il territorio elvetico alle truppe tedesche o austriache eventualmente dirette verso l'ItaJia, quest'ultima si sarebbe trovata in una grave situazione, non solo e non tanto sul versante tirolese ma soprattutto su quello del Canton Ticino per la natura geografica di questo, che si incuneava nella pianura lombarda, quasi alle porte di Milano. Senza escludere, per altro, un contemporaneo attacco sul saliente del Poschiavino, dell 'Engadina e dello Spluga che avrebbero consentito !'ingresso in Valtellina. Da più di un decennio lo Stato Maggiore aveva sottolineato l'attività militare della Svizzera particolarmente intensa lungo il confine italiano, insi nstendo presso il ministero della guerra per ottenere in via diplomatica delle garanzie da parte del governo federale. Tale indicazione durante gli anni di pace era stata trascurata, certo per i delicati problemi di equilibri politici, ma la questione si riproponeva ancor più pressante una volta scoppiata la guerra che stava coi11volgen<lo lutta l'Europa. Sia l'Italia che la Svizzera, ormai, avevan o dichiarato con "risoluta fermezza" la loro neutralità e le trattative fra i due Paesi potevano considerarsi più agevoli sulla base di un comune interesse. L'Italia, inoltre, costituiva al momento l'unica fonte di alimentazione degli elvetici, che non avevano più riserve di grano e ciò avrebbe potuto agevolare la situazione, rendendo più disponibile la Confederazione a trattare <30>.

(30) Analoghe segnalazioni giungevano al Ministro degli Esteri da parte del delegato a Berna Paolucci de Calboli, il quale, riferendo un suo colloquio con il presidente svizzero, richiamava le incomprensioni tra i due paesi: gli italiani si sentivano minacciati dalle opere fortificate che la Svizzera aveva costruito sulla loro frontiera, la Confederazione dubitava delle intenzioni dell'llalia dal momento che essa era stata la sola tra le gra ndi potenze del congresso di Vienna a non aderire formalmente a li' Atto europeo del 1815, inducendo a pensare di volersi riservare a tempo debitò la posibilità di violare la neutralità elvetica. li delegato italiano concludeva proponendo al proprio governo di dissipare alfine i reciproci timori mn una nota ufficiale di riconoscimento spontaneo della neutralità svizzera; a tale nota, la Confederazione da parte sua avrebbe potuto rispondere con l'assicurazione esplicita di di fendere sempre e comunque la prop ria neutralità da tutti i paesi confinanti . (Paolucci de Calboli al Marchese di S. Giuliano, Ministro degli Esteri, Berna, 30 agosto 19 14, particolare e riservata, SME-AUS, R. 45 RR , fase. 1914).


APPENDICE I

Studio del trasferimento della III Armata sulla frontiera tedesco-elvetica e su quella franco-elvetica, attraverso il territorio svizzero Ufficio Scacchiere Orientale

3 MARZ O 1898


I.

Scopo del lavoro Scopo del presente lavoro è quello di studiare il modo di portare, nel più breve tempo possibile, la III Armata italiana sul medio Reno (tra Sciaffusa e Zurzach o tra Sackingen e Basilea) o pure sulla frontiera franco-elvetica (tra Basilea e Porrentruy o tra St. Hippolyte e Pontarlier) attraversando a tappe il territorio della Svizzera, nella ipotesi che la Confederazione non si opponga in alcun modo al movimento.

li.

Elementi di base per la compilazione dello studio Partendo dall'ipotesi su cui basa questo studi o che la Con federazione Svizzera non si opponga cioè al passaggio della III Armata italiana attraverso il suo territorio, ed allo scopo di effettuare il movimento nel più breve tempo possibile, si è ritenuto logico l'ammettere: 1) di potersi valere, occorrendo, per la marcia dei vari elementi dell' Ar-

mata, così delle comunicazioni rotabili non protette da fortificazioni come di quelle sbarrate in territorio svizzero da opere fortificatorie; 2) di poter organizzare lungo le accennate linee di marcia depositi di tali e tanti mezzi che dispensino dal far funzionare al seguito dei vari elementi incolonnati nelle medesime i servizi di Armata, i quali non essendo pronti a muovere se non parecchi giorni dopo dei Corpi d'Armata e delle Divisioni di Cavalleria costringerebbero questi elementi ad iniziare con notevole ritardo il movimento, la durata complessiva del quale risulterebbe per tal modo eccessiva.

III.

Aggruppamento dei vari elementi dell'Armata in scaglioni, a seconda dell'ordine in cui sono pronti a muovere La diversa celerità con cui gli elementi della III Armata (Corpi d' Armata, Divisioni di Cavalleria, Servizi d'Armata) compiono la propria


92

APPENOJCE I

mobilitazione, non permette di iniziare contemporaneamente per tutti il movimento, il quale, pertanto, deve compiersi per scaglioni successivi, in ciascuno dei quali vengono ad aggrupparsi quegli elementi che sono pronti a muovere contemporaneamente o quasi. Questi scaglioni, in numero di quattro, si succedono nel seguente ordine e risultano composti come appresso: 1° scaglione: 2 a e 3 a Divisione di Cavalleria, dopo un intervallo di 3-4 giorni segue il 2° scaglione : V, VI e X Corpo d'Armata, dopo un intervallo di 6-7 giorni segue il 3° scaglione : VIII e IX Corpo d'A rmata e 1" Divisione di Cavalleria , dopo un intervallo di 7-8 giorni segue il 4° scaglione: Servizi d'Armata. 11 tatto che il movimento deve attuarsi per scaglioni successivi e che in uno stesso scaglione non vengono ad essere aggruppati più di t re elementi riduce a tre le linee rotabili occorrenti all'esecuzione del trasferimento dell'Armata della Valle del P o all'altopiano svizzero e consente di scegliere quelle che, offrendo migliori condizioni logistiche e minore sviluppo chilometrico, permettono di ridurre la durata complessiva del movimento. IV.

Suddivisione del movimento in due parti Il movimento di cui è oggetto il presente studio, si compone di due parti: la prima comprende il trasporto delle varie unità e servizi dell' Armata dai rispettivi centri di adunata a talune località prossime al confine dell'Italia con la Svizzera; la seconda parte comprende il proseguimento del movimento da queste località ai quattro fronti: 1° Sciaffusa - Zurzach (nel medio Reno) 2° Sackingen - Basilea (nel medio Reno) 3° Basilea - Porrentruy (nella frontiera franco-elvetica) 4 ° St. Hippolyte - Pontarlier (nella frontiera franco-elvetica). Nell'intento di ridurre il più che sia possibile la durata complessiva deJ movimento, per l'esecuzione della p rima parte di esso, la quale si


ITALIA E SVIZZE RI\ DURANTE LA TKIPLICE /\LLE/\NZA

93

svolge tutta in territorio italiano, sempre quando l'entità del percorso sembrò giustificarne la convenienza, si utilizzarono le linee ferroviarie, tenendo, ben inteso, presente la condizione di non ritardare oltre il 14° o 15 ° giorno di mobilitazione il concentramento della 1a e 2 a Armata verso la frontiera nord-ovest. La seconda parte del movimento venne studiata prescindendo affatto daHa ferrovia del Gottardo, l'utilizzazione della quale e delle altre che diramandosi da questa menano ai fronti sopra indicati, porterebbe come conseguenza la soppressione o la limitazione per un periodo di tempo abbastanza lungo del movimento normale ferroviario sia di viaggiatori che di mezzi della Svizzera e implicherebbe intese preventive con il governo federale e studi ferroviari da lunga mano apprestati e di comune accordo tenuti al corrente.

V. Prima parte del movimento (dai siti di adunata dei vari elementi dell' Armata alla frontiera svizzera) La prima parte del movimento ha origine per ciascun elemento deJI ' Armata nel rispettivo sito di adunata ed ha termine presso il confine italosvizzero in località dalle quali si possa agevolmente proseguire nella traversata del territorio della Confederazione. Tali località, in numero di tre, perché tre sono, come di sopra si è accennato, le linee di marcia indipendenti occorrenti all'effettuazione della seconda parte del movimento, furono determinate nel criterio che debbano sc.rvire per t11tti e q uattro i casi nei quali si scinde la seconda parte del movimento allo scopo di semplificare il problema ferroviario, e, nell'intento di accorciare la durata del successivo movimento per via ordinaria, furono scelte, il più che fu possibile, vicine alla frontiera svizzera. Esse sono: Chiavenna, Como e Domodossola . L ' Allegato n. 1 contiene i dati riflettenti lo studio di questa prima parte del movimento, il quale non per tutti gli elementi deJI ' Armata ha termine aJle stazioni teste di linea di Chiavenna, di Corno e di Domodossola, ma per buona parte di essi invece, a cagione dell'insufficienza di mezzi di scarico e di ricovero di treni delle stazioni anzidette, si compie lungo le varie linee, in stazioni alquanto più arretrate.


94

APPENDICE I

Dall'allegato sopracitato si rileva che i vari elementi dell'Armata, a movimento compiuto, vengono a trovarsi concentrati: a) in direzione di Chiavenna (tra Chiavenna e Bergamo) sopra una profondità di cento chilometri circa O); b) in direzione di Como (tra Como e Milano) sopra una profondità di 45 chilometri circa (1>; c) in direzione di Domodossola (tra Domodossola e Novara) sopra una profondità di 120 chilometri. In ciascuna direzione però la parte maggiore dei corpi o servizi che entrano nella formazione di ogni singolo elemento (Corpo d'Armata, Divisione di Cavalleria o Servizi d 'Armata) è spinta verso la testa, dove di preferenza sbarcano le fanterie divisionali, rimanendo più indietro i bersaglieri e poscia successivamente le armi a cavallo ed i servizi. Per tale modo in ogni direzione gli elementi di una stessa grande unità, addensati maggiormente verso la testa, trovansi disposti in ragione inversa della velocità rispettiva di marcia, la qualcosa consente, nel successivo movimento, agli elementi più arretrati di serrar sotto a quelli antistanti senza obbligarli a rallentare o ad arrestare la marcia. ln conclusione, la prima parte del movimento si riassume in questo specchietto: In direzione di In direzione di In direzione di Chiavenna (tra Como (tra Como Domodossola (tra Chiavenna e Ber- e Milano, su una Domodossola e gamo, su 100 km. profondità di 45 Novara su una di profondità) km.) profondità di 120 km.) I

Scaglione. Tra 1'8°

la 2" e 3" Div. Cavalleria

ed il 10° giorno

di mobilitazione trovansi concentrate II Scaglione. Tra il 12° ed il I 8° giorno di mobilitazione trovansi concentrati

- -

--

il V Corpo d'Ar- il VI Corpo d'Ar- il X Corpo d'Armata mata mata

seg ue

(I) Le divisioni

di Cavalleria si trovano concentrate in una sola località.


95

ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

segue specchio

In direzione di Chiavenna (tra Chiavenna e Bergamo, su 100 km. di profondità)

In direzione di Como (tra Como e Milano, su una profondità di 45 km.)

In direzione di Domodossola (tra Domodossola e Novara su una profondità di 120 km.)

Ili Scaglione. Tra il 17° ed il 24° giorno di mobilitazione trovansi concentrati

la la Divisione il IX Corpo d' Ar- l'VIII Corpo Cavalleria t2> mata la I • Div. d'Armata Cavalleria <2>

IV Scaglione. Il 24° giorno di mobilitazione trovansi concentrati

i Servizi di Arma- i Servizi di Arma- i Servizi di Armala (1 a parte) (3) la (2a parte) (3) la (3 a parte) (3)

VI.

Criteri generali seguiti nello studio della seconda parte del movimento La seconda parte del movimento ha origine là dove con la prima parte del movimento stesso furono concentrati i vari elementi dell' Armata ed ha termine sul medio Reno (dietro il fronte Sciaffusa-Zurzach o Solingen-Basilea) oppure nella frontiera franco-elvetica (dietro il fronte Basilea-Porrentruy ed a quello St. Hippolyte-Pontarlier). Quattro essendo gli obiettivi di marcia da raggiungere, il movimento si scinde in conseguenza in quattro così distinti. Direttrici di marcia. Per le ragioni accennate nel paragrafo III, alla effettuazione di questa 2 a parte del movimento occorrono tre direttrici rotabili di marcia indipendenti. Scelte col criterio che, per le loro condizioni logistiche e per il minor percorso chilometrico, meglio delle altre si adattino all'esigenza che è caposaldo dello scopo che si propone (2) La I • Divisione di Cavalleria figura una volta in direzione di Chiavenna ed una volta in direzione di Como, perché concentrala a Milano, nel primo caso segue la linea del Maloia, negli altri tre casi segue la linea del Gottardo. (3) Ognuna delle tre parti dei Servizi d'Armata si compone ad un di presso di 1/ 3 di detti servizi.


%

AP PENDICE I

questo studio, di accorciare cioè il più possibile la durata del movimento, esse sono: 1°) per gli elementi concentrati in direzione di Chiavenna, la linea dello Spluga, ed una volta, in concorrenza con questa, la rotabile del Maloia-J ulier <4}; 2 °) per gli elementi concentrati in direzione di Como, la linea del San

Gottardo e talora, in concorrenza con essa, la rotabile del Lukmanier che per l'Oberalp scende ad Andermatt in val di Reuss; 3°) per gli elementi concentrati in direzione di Domodossola la linea

del Sempione prolungata oltre l'Oberland dalla rotabile del Grimsel. Una volta che, a mezzo delle predette linee, gli elementi dell' Armata hanno raggiunto l' altopiano svizzero essi piegano, a seconda del caso, in direzione dei quattro fronti di schieramento da raggiungersi sul medio Reno o sulla frontiera franco-elvetica a mezzo di a ltrettante linee rotabili indipendenti. Divisioni di Cavalleria. La 2a c 3 a Divisione di Cavalleria, concentrate fra 1'8° e il 10° giorno di mobilitazione in direzione di Como, e dotate di maggior velocità degli altri elementi dell'Armata iniziano appena pronte il movimento c costituiscono il 1° scaglione che, in tutti e quattro i casi, raggiunge con notevole vantaggio sugli altri, i fronti di schieramento. La l a Divisione di Cavalleria, la quale non è pronta a muovere se non il 17° giorno di mobilitazione, in grazia della sua maggiore velocità riesce a compiere il movimento insieme ai Corpi d'Armata che muovono pe; primi dalle località di concentramento rispettive. Corpi d 'Armata. Come si è detto a l paragrafo V i Corpi di Armata al termine della prima parte del movimento, trovansi scaglionati in ciascuna delle tre direzioni sopra una profondità variabile dai 45 ai 120 km. F acendo muovere, appena pronte le varie parti di ciascun Corpo d'A rmata, e approfittando del fatto che esse, dalla testa alla coda, risultano disposte in ordine inverso deJla rispettiva velocità di marcia, si ottiene di poter eliminare, dopo un certo numero di tappe la profondità eccessiva dello scaglionamento e di costituire, via facendo le varie unità senza a lcuna perdita di tempo. (4) Q uesta linea è stata scelta per la I • Divisione di Cavall eria a llo scopo di evitarle il frazionamento che avrebbe dovuto subire percorrendo la linea dello Spluga.


ITA LIA E S VIZZERA DURANTE I.A TRIPUC E ALLEANZA

97

Il passaggio dello Spluga e quello del Sempione e poscia del Grimscl hanno richiesto il frazionamento dei Corpi d'Armata in scaglioni di brigate; al passaggio del Gottardo invece si è potuto procedere per div1s10rn. Oltrepassati i colli, per maggior comodità della marcia, si è fatto seguitare ai Corpi d'Armata il movimento in due scaglioni distanziati di una tappa e formati, in massima, uno da una intera divisione, l'altro da una divisione e dalle truppe suppletive. L'invio dei Corpi d'Armata sui fronti di schieramento, a cagione della diversa loro prontezza ad iniziare il movimento, si compie in due scaglioni successivi. Servizi d'Armata. Per i servizi d'Armata, visto che essi non sono pronti a muovere se non il 26° giorno di mobilitazione, considerato che in questo frattempo potrebbero prender si. volendo . i necessari accordi con la Confederazione, quando fosse ritenuto opportuno farli procedere in ferrovia sino a destinazione, è stato studiato se convenga o meno di ricorrere eventualmente a tale mezzo di trasporto . Ma poiché il trasporto per ferrovia dei servizi della lll Armata richiede 71 treni e la ferrovia del Gottardo, anche quanç:lo su di essa fosse completamente sospeso il servizio dei treni ordinari, non comporterebbe l'effettuazione di più di 8 o 9 turni per giorno, il movimento richiederebbe 9 o IO giorni, ai quali aggiungendo 2 o 3 giorni almeno per le operazioni di carico e scarico, si avrebbe una durata complessiva di 11 o 12 giorni. Ora, stante che la distanza media chilometrica che intercede fra le località nelle quali i servizi giungono alla fine dell 1" parte del movimento ed i vari fronti di schieramento si percorrono in 12 o 13 giorni, compresi in questi 2 o 3 giorni di riposo, ne risulta la nessuna utilità di preferire il movimento per ferrovia a quello per via ordinaria. Considerata l'enorme profondità che a ssumerebbe la colonna d ei Servizi d'Armata - quando fossero avviati lungo una sola direttrice di marcia - ciò che in definitiva si risolverebbe in una maggiore durata del movimento, e considerato inoltre che in tale ipotesi il movimento prolungato di carriaggi pesanti sopra una stessa rotabile potrebbe avere per effetto di guastarne il fondo specie nei tratti di maggiore pendenza o di manutenzione più difficile, e quindi di rallentare il deflusso dei vari elementi , si è stimato opportuno di dividere i Servizi d'Armata in t re parti, pressoché uguali tra loro, e di assegnare.a ciascuna una direttrice di marcia.


98

APPENDICE I

Due di tali direttrici sono le stesse di quelle impegnate per la marcia dei Corpi d'Armata, e cioè quelle dello Spluga e del Gottardo; alla linea del Sempione-Grimsel, nella quale si incontrano un maggior numero di ascese e di discese da superare, si è sostituita la linea assai più comoda del Lukmanier, la quale ha bensì un tratto in comune con quella del Gottardo, ma questa circostanza non produce alcun incaglio nel movimento pel fatto che il tratto comune viene superato in giorni diversi dagli elementi incolonnati nelle due direttrici. La linea del Lukmanier si allaccia ad Andermatt alla linea del Gottardo, ma allora si sono già superate le difficoltà della traversata delle Alpi. Approfittando della maggiore velocità di marcia dei servizi rispetto ai Corpi d'Armata, si è potuto ottenere di farli giungere dietro ai fronti di schieramento contemporaneamente o quasi ai Corpi d'Armata che per ultimo giungono a posto. L'arrivo dei vari elementi dell'Armata sui vari fronti di schieramento ha pertanto luogo in tre scaglioni successivi. VII.

Effettuazione della 2 a parte del movimento I O caso. Dal confine italo svizzero al fronte Sciaffusa-Zurzach (medio Reno). L'allegato n. 2 contiene lo studio del movimento dei cinque Corpi d'Armata e delle tre Divisioni di Cavalleria dai rispettivi punti di concentramento presso il confine italosvizzero fino al medio Reno sul fronte Sciaffusa-Zurzach.

L'allegato n. 6 contiene lo studio del movimento dei Servizi dell'Armata. Dalle.tabelle di traslocazione e dai grafici che fanno parte dei detti allegati si deduce quali sono le linee di marcia utilizzate per l'esecuzione del movimento, quali e quante sono le unità avviate lungo ciascuna di essa, nonché le località prescelte per farvi tappa. L'arrivo sul fronte di schieramento avviene in tre scaglioni successivi: il 1° scaglione formato dalle Divisioni Cavalleria 2 a e 3 a vi giunge tra il 21 ° e 25 ° giorno di mobilitazione; il 2° scaglione formato dai Corpi d'Armata V e VI vi giunge tra il 29° e 31 ° giorno di mobilitazione;


ITA I.IA E SVIZZERA DURANTE LA T RIPLICE AL LEANZA

99

il 3° scaglione formato dalla 1a Divisione Cavalleria, dai Corpi d'Armata e dai Servizi d'Armata vi giunge tra il 33 ° e 39° giorno di mobilitazione.

Pel 39° giorno di mobilitazione adunque l'intero movimento è ultimato.

2 ° caso. Dal confine italo-svizzero al fronte Sakingen-Basilea (medio Reno)

L'allegato n. 3 contiene lo studio del movimento dei cinque Corpi d'Armata e delle tre Divisioni di Cavalleria dai rispettivi punti di concentramento presso il confine italo-svizzero fino al medio Reno sul fronte Sakingen-Basilea. L'allegato n . 6 contiene lo studio di movimenti dei servizi d'Armata. Dalle tabelle di traslocazione e dai grafici che fanno parte di detti allegati si deduce quali sono le linee di marcia utilizzate per l'esecuzione del movimento, quali e quanto sono le unità avviate lungo ciascuna di essa, nonché le località prescelte per farvi tappa. L'arrivo sul fronte di schieramento avviene in tre scaglioni successivi: il 1° scaglione formato dalle Divisioni Cavalleria 2a e 3a vi 0 giorno di mobilitazione; . giunge tra il 24° e il il 2° scaglione formato dal V, VI e XC.A. e dalla 1a Div. Cavalleria vi giunge tra il 31 ° e il 34 ° giorno di mobilitazione;

p

il 3° scaglione formato dall'VIII e IX C.A. e da i Servizi d' Armata vi giunge tra il 38° e il 39° giorno di mobilitazione. Per 39° giorno di mobilitazione, adunque, l'intero movimento è ultimato. 3 ° caso. Dal confine italo-svizzero al fronte Basilea-Porrentruy.

L'allegato n. 4 contiene lo studio del movimento dei cinque Corpi d'Armata e delle tre Divisioni di Cavalleria dai rispettivi punti di concentramento presso il confine italo-svizzero fino alla frontiera franco-elvetica sul fronte Basilea-Porrentruy . L'allegato n. 6 contiene lo studio del movimento dei Servizi d'Armata. Dalle tabelle di traslocazione e dai grafici che fanno parte di detti allegati si deduce quali sono le linee di marcia utilizzate


100

APPENDICE I

per l'esecuzione del movimento, quali e quanto sono le unità avviate lungo ciascuna di essa, nonché le località prescelte per farvi tappa. L'arrivo sul fronte di schieramento avviene in tre scaglioni successivi: il 1° scaglione formato dalle Divisioni CavaJleria 2 8 e 3 3 vi giunge tra il 24 ° e il 29° giorno di mobilitazione; il 2° scaglione formato dal V, VI e XC.A. e dalla 1 a Div. Cavalleria vi giunge tra il 33 ° e il 37° giorno di mobilitazione; il 3° scaglione formato dall'Vlll e IX C.A. e dai Servizi d' Armata vi giunge tra i1 39° e il 41 ° giorno di mobilitazione. Per il 41 ° giorno di mobilitazione, adunque, l'intero movimento è ultimato. 4 e caso. Dai confine irnìo-svizzero uì fro n te SL. H ippolyle-Po11iadi1::1.

L'allegato n. 5 contiene lo studio del movimento dei cinque Corpi d'Armata e delle tre Divisioni di CavaJlcria dai rispettivi punti di concentramento presso il confine italo-svizzero fino alla frontiera franco-elvetica al fronte St. Hippolytc-Pontarlier. L'aJlegato n. 6 contiene lo studio del movimento dei Servizi d'Armata. Dalle tabelle di traslocazione e dai grafici che fanno parte d i detti allegati si deduce quali sono le linee di marcia utilizzate per l'esecuzione del movimento, quali e quanto sono le unità avviate lungo ciascuna di essa , nonché le località prescelte per farvi tappa. I due Corpi d'Armata avviati per la linea del Sempione (X e Vlll) una volta scesi a Brieg possono portarsi sul fronte di schieramento attraversando il Colle del Grimsel o pure scendendo il Rodano per la rotabile del Vallese. Facendo a quest'ultimo modo si accorcerebbe di 2 o 3 giorni il movimento deJle predette unità, per cui il X Corpo lo terminerebbe nel 33 ° giorno invece che nel 36° giorno e l'VIII Corpo nel 39° giorno invece che nel 41 ° giorno di mobilitazione . La durata complessiva del movimento dell'Armata però non verrebbe ad essere diminuita pel fatto che i Servizi d'Armata, ultimi a giungere a posto, vi arrivano solo il 42° giorno di mobilitazione. Per quanto, e più ancora, per la considerazione


JTALIA li SVIZZEKA DURANTE I.A TRIPLICE ALLEANZA

101

che gli accennati Corpi d'Armata, quando seguissero la rotabile del Vallese avrebbero a brevissima distanza minacciato il fianco sinistro dagli attacchi provenienti dalla Savoia, si è preferito di proseguire il movimento attraverso il Colle del Grimsel. Ad ogni modo sia nella tabella di traslocazione come nel grafico ad essa corrispondente si sono distintamente contemplati i due casi . L'arrivo sul fronte di schieramento avviene in tre scaglioni successivi: il 1° scaglione formato dalle Divisioni Cavalleria 2• e 3a vi giunge tra il 28° e il 30° giorno di mobilitazione;

il 2° scaglione formato dal V, VI e X e.A. e dalla 1a Div. Cavalleria vi giunge tra il 35 ° e il 37 ° giorno di mobilitazione; il 3° scaglione formato dall'VTIT e IX e.A. e dai Servizi d' Arma ta vi giunge tra il 40° e il 42° giorno di mobilitazione. Per il 42° giorno di rnobilitàzione, adunque, l'intero movimento è ultimato.

VIII.

Conclusione Il concentramento sulla frontiera tedesca-elvetica ha termine il 39° giorno, quello sulla frontiera franco-elvetica il 41 ° - 42° giorno di mobilitazione. · Non sembra possibile di effettuare il movimento in un tempo minore di quello indicato.


APPENDICE II

Promemoria sui Servizi d'Intendenza


Servizio viveri I.

1° SCAGLIONE 1° periodo Le truppe del 1° scaglione si concentrano in Valtellina e attorno a Chiavenna. Costituzione di un magazzino avanzato di venti razioni nelle stesse località. Tempo: dal 1° al 20° giorno di mobilitazione. 1. Mezzi di trasporto disponibili :

a) L'ufficio trasporti ha posto a disposizione dei servizi d'intendenza due treni giornalieri sulle linee: Lecco - Colico: carico in doppia trazione

Tonnellate 510

Colico - Chiavenna »

»

»

»

220

Colico - Sondrio

»

»

»

350

))

Con questi mezzi si possono portare giornalmente da Lecco a Sondrio 700 tonnellate e da Lecco a Chiavenna 320. b) Sul Lago di Como si hanno disponibili: i piroscafi grandi, capaci di rimorchiare tre barconi, compiendo in un giorno due viaggi da Como a Colico; i piroscafi piccoli, capaci di compiere due viaggi al giorno, rimorchiando un barcone, o di compierne uno solo rimorchiandone due o tre. La Società Lariana possiede dieci barconi di cui tre in metallo; altri venti si potrebbero requisi re dai privati. Detti barconi possono trasportare ciascuno: da 40 a 50 quadrupedi, oppure da 4 a 6 carri, oppure 80 tonnellate di merci. · Nota: Per caricare carri e quadrupedi, bisogna provvedere i barconi di rampe di legno che sarebbe facile costruire, trovandosi il materiale abbondante sul posto.


106

APPENDICE TI

Calcolando di poter fare assegnamento solamente su venti barconi al giorno, perché si effettuano anche dei trasporti di truppe, e che questi barconi facciano un solo viaggio per dar tempo al carico e scarico, si potrebbero giornalmente avere a Colico dal Jago 1.600 tonnellate di derrate, e di là farli affluire a Chiavenna in una tappa (km 28.6). 2. Trasporti da effettuare. Ora venti razioni per 200.000 uomini (intera forza dell'Armata) calcolate a un kg, e 44.000 quadrupedi calcolate a dieci kg importano in cifra tonda: 200 tonn. x 20

4.000

440 tonn. x 20

8.800

Totale

12.800 tonn .

a cui aggiungendo le razioni viveri e foraggi (rispettivamente in cifra tonda 900 mila c 90 mila come risulta dall'allegato A) occorrenti sul sito di radunata dal 1° al 20° giorno di mobilitazione, si ha un totale di 14.600 tonnellate. Anche calcolando su 18 tali giorni di movimento, perché nei primi giorni si richiedono ordini e predisposizioni per raccogliere, caricare e spedire le derrate, i mezzi di trasporto disponibili permettono di far affluire da Lecco e da Colico pel 20° giorno (510 + 1.600) x 18 = 37.980 tonnellate cioè una quantità assai inferiore al fabbisogno. In seguito si potrà sempre far affluire giornalmente almeno una giornata viveri e foraggi per tutta l'armata (tonn. 640), e tutti quegli altri rifornimenti che saranno necessari. Note: 1) Occorre però che i due treni che furono previsti da Lecco verso Colico abbiano origine a Bologna o a Verona, e che altri treni, pure dalla zona centrale della 3• Armala, portino a Como le derrate da caricare sui barconi (per vellovagliamcnto basterebbe un Lerzo treno di 302 tonnellate di carico. Si potrebbe esaminare se il territorio del III Corpo d'Armata oltre a quanto deve provvedere ad altre a rmate può sussidiare la zona centrale della 3' Armata . In caso affermativo occorrerebbero minori trasporti in ferrovia, potendosi far afnuire lederrate su Como per via ordinaria. 2) TI trasporto giornaliero a Tirano delle derrate giunte coi treni a Sondrio richiederebbe due mute di carri ed un totale di almeno 1.4-00 carri a due ruote. Forse sarebbe meglio stabilire il magazzino a Sondrio, scaricandovi le merci alla rinfusa dal treno, e accrescendo poi di una


ITALIA E SVIZZhRA D URANTE LA TRIPLICE ALLl:iAN ZA

107

muta i carri e quadrupedi per il trasporto da Sondrio, anziché da Tirano, verso Pontresina, di quanto occorre giornalmente, come si vedrà in seguito. Basterebbe in tal caso 524 carri. 3) Finché rimangono raccolte attorno a Tirano, le truppe preleveranno i viveri a Sondrio coi propri mezzi (colonne viveri e carreggio dei corpi). 4) Per la stessa economia di carreggio converrebbe impiantare un magazzino succursale a Colico per le derrate provenienti dal lago , dove le truppe finché r imangano attorno a Chiavenna verrebbero ad attingere con propri mezzi. I viveri inviati giornalmente a Chiavenna per ferrovia, servirebbero per la costituzione del magazzino avanzato e per gli ulteriori bisogni .

3. Carne. Per un corpo d'Armata occorrono giornalmente sessanta buoi e per tutta l'armata 334. Saranno requisiti sul posto, avendo l'avvertenza fin dallo scoppiare delle ostilità, di far ritirare tutto il bestiame che trovasi ai pascoli verso la frontiera, e concentrandolo in vicinanza dei depositi avanzati. 4. Pane . Lo specchio B indica le razioni pane che si possono avere dal panificio avanzato, nella zona di radunata, dopo iJ 7° giorno. Finché esso non è in grado di fornire il pane, lo si farà venire dai panifici territoriali assegnati all'armata; in seguito spostandosi il panificio, il pane sarà sostituito nei trasporti dalla farina e fabbricato sempre in vicinanza delle truppe. 2° periodo Tutto il primo scaglione (quattro Corpi d'Armata) passa la frontiera e si raccoglie in Andeez ed in Engadina . . Si forma in queste località un magazzino avanzato di razioni viveri (I). Tempo: dal 21 ° giorno di mobilitazione. (I) La costituzione ed il trasporto al seguito delle truppe di un magazzino a vanzato di dieci razioni viveri e for·aggi, seni.a l' aiuto della fe rrovia, ritarda, come si vedrà, d'assai le operazioni, ma è ritenuto indispensabile per assicurare il vettovagliamento delle truppe in paese nemico, che non offre per il vettovagliamento alcuna risorsa locale. Lo si è diminuito a cin que razioni q uando le truppe del I scaglione 1,,ìungono a Coira, sia perché si può contare allora su qualche risorsa locale, sia perché ci avviciniamo ad un'altra base d 'operazione dalla quale trarre le vettovaglie, sia infine e specialmente per economia di trasporti . O


108

APPENDICE Il

1. Stante la vicinanza del nemico non si potrà inoltrare il carreggio per portare viveri alle truppe e costituire il magazzino in Engandina, che al seguito del grosso dei Corpi d'Armata. 2. Occorre quindi che le truppe attraversino la catena alpina di frontiera vivendo coi mezzi che hanno con sé, consumando 2 razioni viveri ordinari (una distribuita alla partenza, una col carreggio dei corpi) e due razioni viveri di riserva (col soldato). Solo in casi eccezionali si potrà distribuire al soldato, già sovraccarico della coperta da campo, una o due altre razioni di riserva. Occorrendo si potrà pure ricorrere al parco viveri di riserva di corpo d'Armata. l quadrupedi hanno tre razioni, una con sé, una col carreggio: una razione avena al parco viveri di corpo d'Armata. I buoi requisiti sul posto seguono le truppe. 3. Mezzi Ji trasporto occorrenti. Calcolando la razione ordinaria a kg 0,800 (farina in luogo di pane) riducendo, per economia di trasporti, la razione foraggio a kg 7,500 (cinque di avena, 2,5 di fieno) e supplendo alla deficienza del fieno con mezzi locali (erba, paglia, fieno), per un corpo d ' Armata, diminuito di cinque squadroni di cavalleria, ossia per 35.000 uomini e 5.000 quadrupedi, una razione pesa in complesso 655 quintali. Assegnando ad ogni carro tirato da due quadrupedi un peso utile di cinque quintali perché si tratta di strade di montagna, occorrerebbero per una razione 131 carri e 262 quadrupe<li <la tiro; per due razioni 262 carri e 524 quadrupedi da tiro. Nota: La razione viveri di riserva pesa coi recipienti 1,40 e la sua sostituzione alla razione ordinaria aumenterebbe il peso trasportalo da ciascun carro di 25 kg.

4. Funzionamento del servizio. Il servizio dei viveri verrebbe eseguito nel modo seguente: su ciascuna delle tre strade, Bernina, Maloggia e Spluga, passato un corpo d'Armata, comincia un servizio a catena per portare innanzi ogni giorno due razioni viveri senza la carne (farina in luogo di pane). Sulla strada del Maloggia il servizio è sospeso durante il passaggio del X Corpo, per essere ripreso il giorno successivo per due corpi d'Armata.


ITAUA E SVIZZERA DURANT E LA TK IPLICE ALLEANZA

109

Si calcolano tre tappe sulla strada del Bernina, due sulle altre. Per economia di materiale, stabilite mute di quadrupedi in ogni tappa, i carri percorrono in un giorno due tappe, trainati successivamente dai quadrupedi di due stazioni. Queste mute, ritornando in giornata alla propria stazione, vi riaccompagnano il carreggio vuoto proveniente dalle truppe, e percorrono così due tappe, una col carreggio carico, una col carreggio di ritorno. Di qui la necessità di tappe brevi . Per tale modo di funzionamento occorrono: tre mute di 262 carri ossia 786 carri 1 I 1O di riserva ossia

1572 quadrupedi

74 carri

Somma 860 carri

1720 quadrupedi

Per tre corpi d'Armata (Maloggia e Spluga) due mute

1572 carri

1I 1O di riserva

3144 quadrupedi

158 carn Somma 1730 carri

3460 quadrupedi

Ossia per tutto il I O scaglione: carri 2590, quadrupedi 5180. Note:

(I) Ogni carro porla in più del carico normale quallro o sei razioni di foraggio (rispellivamente 30 e 45 kg) pei quadrupedi delle varie mute dislocate lungo la strada. (2) Occorreranno inoltre trapeli per superare le pendenze forti al passaggio dei colli. Vi potranno essere destinati anche buoi da requisire in Valtellina e valli vicine, e che si manterranno sul posto.

5. I mezzi disponibili . Quattro colonne viveri, carri 164 x 4 carreggio del magazzino avanzato viveri Totale

= 656 734 1390 1200

restano da requisire Somma

2590

Nota: Attualmente non è ordinata la formazione delle squadre di treno borghese per il magazzino avanzato. Se anche si formassero le squadre nelle località loro assegnate, non potrebbero essere trasportate a Verona e Bologna che fra il 20° e il 24° giorno di mobilitazione, e giungere sul sito di radunata per via ordinaria che fra il 27° ed il 34° giorno. Bisognerà dunque in principio supplire con carri e quadrupedi di requisizione.


110

APPENDICE 11

6. Tempo occorrente. Con questi mezzi avremo portato a tutto il 29° giorno di mobilitaz10ne: dietro al V Corpo d'Armata dal 24 al 29 (Bernina, tre tappe)

razioni dodici, consumate cinque;

dietro al VI Corpo d'Armata dal 25° al 27° (Maloggia, 2 tappe)

razioni sei, consumate due;

dietro all'VIII Corpo d'Armata il 29° giorno (Spluga)

razioni due, consumate - ;

dietro al X Corpo d'Armata (in marcia) i giorni 28° e 29°

razioni - , consumate - .

T olak: razioni vcnli, consumale selle,

ossia per ogni uomo: razioni 13/4 = 3,25. Per avere un magazzino di dieci razioni converrà quindi portarne altre sette. Ma occorre anche rinnovare quelle consumate dalle truppe per giungere in Engadina, e provvedere alle consumazioni giornaliere: sono dunque altri undici giorni di movimento. (ventidue razioni ossia 7 al magazzino, undici di consumo giornaliero, quattro per sostituire quelle di sosta). Volendo dunque assicurare dieci razioni viveri al magazzino dell' Engadina prima di far muovere le truppe, queste non si potranno prima del 41 ° giorno di mobilitazione distaccare dall'Engadina (linea dei magazzini avanzati) più di quel tanto che permettono loro le colonne viveri. Note:

(1) Questo limite di tempo potrà naturalmente essere diminuito se au~enteranno mezzi di trasporto disponibili. (2) Si suppone che i corpi siano in condizione di andare a ritirare i viveri aJ magazzino avanzato di Siss e Pontresina. (3) Perciò occorre costituire loro una salmeria, ed aumentare al più presto il carreggio del magazzino per rendere disponibili le colonne viveri che devono fare il servizio dal magazzino alle truppe. Sono carri 164 x 4

= ·656.


111

ITALIA E SVT7.7.ERA DURANTE LA TIUPLI C!i ALLEANZA

3° periodo Le truppe del 1° scaglione si trasferiscono dal fronte ThusisTiefenkasten-Kloster, dove si fa giungere il magazzino avanzato di dieci razioni viveri e foraggi.

1. Mezzi occorrenti . I viveri possono avanzare sulle tre strade: 1) Samadcn - Ponte Campo vasto - P. dell'Albul a - Bad km 41,3, tappe 3. 2) Silg - Statta - Schweiringen - Ticfcnkasten, km 46,8, tappe 3. 3) Ander - Thusis , km 12, 1, tappe 2. Facendo avanzare ogni giorno di movimento, come si è visto nel periodo precedente per il trasporto della Valtellina a ll'Engadina due razioni al giorno per tutte le forze dello scaglione, e cioè: due razioni per un corpo d'armala sulla 1a linea - tre mute di 262 carri = 786; quattro razioni per un corpo d'armata sulla 2 3 linea - tre mute di 524 carri = 1572; due razioni per un corpo d ' armata sulla 3a linea - una muta di 262 carri = 262;

somma = 2620 1/10 di riserva = 260 Totale carri = 2880

quadrupedi

= 5760.

Da Chiavenna e dalla Valtellina si farà invece avanzare una sola razione per tutta la forza del 1° scaglione. Occorrono: per un corpo d'armata dal Bernina, 3 mute di 131 carri 2 mute di 262 carri

393 524

per un corpo d'armata dallo Spluga, 2 mute di 131 carri

262

Somma carri aumento di 1/ 1O carri

1179 117

Totale carri

1290

per 2 corpi d 'armata dal Ma]oggia,

e senza tener conto dei trapeli/ quadrupedi

2580

Note: (I) Se dal carreggio già disponibile (carri 2580) desumo le colonne viveri rientrate a cor pi d 'annata (carri 656) e questi 1290 carri, avrò disponibili pel rnovimenlo oltre l'Engadina carri 634.

E poiché in questo movimento ne occorrono 2880 ne dovrò requisire 2246 + 656 = 2902


112

APPENDICE Il

(2) Totale carri necessari in questo 3° periodo: 2880 + 1290 + 656 = 4826, di cui 734 del magazzino avanzalo 4092 da requisire.

4° periodo Marcia su Coira ed impianto in quella località di un magazzino avanzato di cinque razioni viveri e foraggi. 1. Fabbisogno. Per avere sul fronte Thusis-Kloster dieci razioni viveri di scorta e sostituire le razioni (due a quattro) consumate dalle truppe nella traversata dei monti dei Grigioni, occorrono 11 a 13 giorni, a cominciare dal 1° movimento per le colonne del magazzino. 2. Funzionamento nel servizio, e mezzi occorrenti. Lasciando dal fronte Andeere-Engadina a quello Thusis-Kloster il carreggio per trasportare giornalmente una razione per tutte le truppe del 1° scaglione, ossia: sulla l a linea tre mute di 131 carri 393 sulla 2a linea tre mute di 262 carri 786 sulla 3 a linea una muta di 131 carri = 131 Somma 1310 1/ 10 di riserva = 130 Si ha un totale di fabbisogno in 1440 carn Ne rimangono dunque disponibili 2880 - 1440 = 1440 Dal fronte Thusis-Kloster a Coira calcolando due tappe, e volendo trasportare ogni giorno due razioni viveri, saranno necessari: due mute di 262 carri per ciascun corpo d'armata = 2096 1/ 10 d'aumento 204 Totale carri Basterà dunque un aumento di 2300 - 1440 vranno requisire.

2300

= 866 carri, che si do-

3. Tempo. In sette giorni di movimento si potrà avere a Coira cinque razioni ed aver sostituito le razioni (due) consumate dalle truppe nella marcia da Coira. Cosicché avrò a Coira questo deposito verso il 56° o 57° giorno di mobilitazione.


ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

113

Conclusioni per il primo scaglione Quando il 1° scaglione muove da Coira, si hanno per il servizio vettovagliamento sulle retrovie Carri 4826 + 860 = 5.686 quadrupedi (senza tener conto dei trasporti): 11.372 Fra essi 734 carri e 1.468 quadrupedi appartengono al deposito avanzato viveri ordinari e gli altri sono di requisizione. Si hanno a Coira (Stabilimento avanzato) a Thusis-Kloster

5 razioni 5 razioni 10 razioni

a Tirano-Chiavenna

20 razioni Le truppe hanno inoltre: Col soldato e col carreggio d ei corpi

2 raziòni viveri ordinarie 2 razioni viveri di riserva

Col parco viveri di riserva di corpi d'armata

1 razione viveri di riserva 1 razione galletta (carne in piedi) 4 razioni sale 4 razioni caffé e zucchero

Si hanno inoltre coi corpi

1 razione foraggio 1 razione avena

Col parco viveri di riserva di C.d' A.

razione avena 3 razioni avena, 1 fieno

Il.

2° SCAGLIONE

Finora non se ne tenne calcolo, ma esso deve giungere sul fronte Thusis-Kloster quando il 1° è a Coira. I servizi d ' Armata, che fanno parte di questo scaglione, hanno in meno della formazione normale prescritta per la 3a Armata.


114

APPENDICE II

assegnati come si vedrà in seguito ai Corpi d'Armata del l O Scaglione

otto ospedali da campo quattro infermerie cavalli

il magazzino avanzato viveri ordinari

il panificio avanzato. Ha in più i quadrupedi del parco viveri di riserva d'Armata (610). Questi Servizi da Verona e Bologna si trasferiscono per via ordinaria a Chiavenna, dove pervengono in tempo per partire verso il 40° giorno d i mobilitazione. Per far giungere questo secondo scaglione sul fronte Thusis-Kloster, ed avere una certa scorta sarà sufficiente un magazzino in Engadina da quattro a cinque razioni. In caso di necessità lo Scaglione può fare assegnamento anche sui viveri di riserva del parco d'Armata. Sul fronte Thusis-Kloster può prelevare viveri dal magazzino ivi esistente. In cifra tonda la sua forza è la seguente:

l ° Corpo d'Armata (senza bersaglieri e con un solo squadrone di cavalleria) cavalli 5.000 UOillllll 32.000 Servizi d'Armata (c.s.) uom1m

cavalli

3 .600

10. 500

35.600

Totale

5.500

Una razione viveri e foraggi pesa 28,4 + 78,7 due razioni occorrono dunque carri 428.

107 tonnellate. Per

Per passare in Engadina calcoliamo due tappe da Chiavenna ossia due mute: si avrà un fabbisogno totale di 856 carri. Parte di essi servirà poi per far passare una giornata di viveri al giorno dal fronte Thusis-Kloster quando vi sia giunto lo scaglione.

lii.

3 ° SCAGLIONE

12.200 cavalli

Forza 12.400 uomini Una razione viveri (a 0,800) =

=

9,9 tonnellate 91,5 tonnellate

Totale

101,4 tonnellate

Una razione foraggio (a 7 ,5)

Carri per il trasporto 203.


ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

115

Supponendo questo terzo scaglione in Engadina, e volendo al solito far giungere due razioni al giorno si avrebbe bisogno di due mute di 406 carri ossia 812 carri. IV.

FABBISOGNO TOTALE IN CARRI E QUADRUPEDI PEL SERVIZIO DI VETTOVAGLIAMENTO E QUADRUPEDI

E CARRI DISPONIBILI

Al momento di partire da Coira, supponendo il 1° scaglione a Coira, il 2° sul fronte Thusis-Kloster ed il 3° in Engadina si avrebbe bisogno di: I scaglione 2° scaglione 3 ° scaglione O

carri 5.686 carri 856 carri 812

Totale carri 7 .354 con 14. 708 quadrupedi. Tale numero, che aumenterà ancora coll'allontanarsi di tutte le truppe dalla base di operazione, finché non si potrà fare assegnamento su risorse locali o tratte da un'altra base di operazione più vicina, è veramente stragrande. Utilizzando tutti i quadrupedi dichiarati idonei pel treno borghese non se ne hanno che: nel territorio del III Corpo d'Armata 10.144 nel territorio del V Corpo d'Armata 10.615 nel territorio del VI Corpo d'Armata 5.815 Totale

26.571

e nei depositi di rifornimento della 3a Armata (Bologna, Verona, Ferrara, Padova e Milano) 29.6~8 ma solo al 50° giorno di mobilitazione. Si potrà fare assegnamento su piccola parte dei quadrupedi dichiarati non idonei per cause transitorie, che sono territorio III Corpo d'Armata 10.843 territorio V Corpo d'Armata 7.815 territorio VI Corpo d'Armata 4.955 23.653


116

APPENDICE Il

Notisi che il territorio del III Corpo d'Armata non fa parte della zona centrale della 3a Armata, che coi quadrupedi idonei al treno borghese si formano già le squadre di questo e che molti dei quadrupedi dichiarati non idonei per cause transitorie sono precettati dai corpi. Se si trovano i quadrupedi da tiro, i carri a priori non fanno difetto.

V. MEZZ I DT TRASPORTO SUSSIDIARI

Non si può ricorrere all' impianto di una ferrovia ridotta (per esempio sistema Decauville) a causa de11e pendenze le quali giungono fino a11'8% e ridurrebbero il rendimento troppo piccolo. Una locomobile pesante sistema Scott è capace di rimorchiare, anche con queste pendenze quattro tonnellate di peso utile , a km 70 in una giornata. Essa farebbe così il servizio di ventiquattro carri a due ruote. Il servizio ne sarebbe certamente semplificato e si fa voti perché, accertato il modello più conveniente, se ne acquisti un certo numero; ma la mole dei trasporti nell' ipotesi che si considera è tale che si richiederebbe sempre un numero ingente di locomobili. Non si può fare alcun assegnamento sopra requisizioni di quadrupedi da tiro in Svizzera, sia perché i quadrupedi saranno tutti ritirati prima dell'invasione, sia perché sono appena sufficienti ai bisogni dell'esercito Svizzero.

VI.

P AN1F1CI0 AVANZATO

È pronto a Verona e Bologna fra il 7° ed il 15° giorno di mobilitazione, donde può essere trasportato per ferrovia a Chiavenna e Sondrio, prima che incominci la marcia del 1° Scaglione. Si potrà caricarlo sui treni messi a disposizione dell'Intendenza (occorrono due o tre treni).

Dal panificio sono carreggiate cinque Sezioni, quattro con forni modello 1897, una con forni Rossi. Si potrà usufruire anche là 6a Sezione (senza forni ma con attrezzi) facendo costruire forni in muratura dove si impianta il panificio. Questi forni saranno anzi necessari per il 2° e 3° Scaglione, permettendo


117

ITA I.IA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

così di spingere innanzi le Sezioni carreggiate. La 7 a Sezione (senza forni e senza attrezzi) troverà difficilmente impiego, nella traversata delle Alpi, così come è formata, per la mancanza di grossi centri abitati. Occorrono: per una Sezione forni Rossi

carri

52

per quattro Sezioni forni modello 97

carn

196

per due Sezioni (senza forni)

carri

72

Totale carri 320 e quadrupedi 640 Se la situazione lo permette, in ogni sbalzo delle truppe da una valle all'altra, dove sarà impiantato il magazzino avanzato viveri, il panificio seguirà immediatamente le truppe per stabilirsi nella nuova sede del magazzino ed incominciare tosto la panificazione. eia avanzato, giacché alle truppe che rimangono o vanno raccogliendosi a Chiavenna e in Valtellina si farà giungere il pane dei panifici territoriali della zona centrale, per ferrovia. Le quattro sezioni modello 1897 marceranno in coda al V Corpo, e quella modello Rossi dietro l' VIJi . Colle cinque Sezioni carreggiate si possono avere le seguenti razioni: una Sezione forni modello Rossi (14 forni)

42.000

quattro Sezioni forni modello 1897 (24 forni cad .)

207.360

Totale 249.360 La forza dei tre Corpi d'Armata che si riuniscono in Engadina essendo di circa 105.000 uomini, quando essi muoveranno in avanti, s1 potrà sempre avere le due razioni necessarie. Nel giorno in cui il magazzino si sposta e s'impianta nella nuova sede, le truppe mangiano le razioni già distribuite o viveri di riserva. Avanzando dall'Engadina si vedrà se occorre lasciare indietro una Sezione Moreno 97 (razioni 51.840) in Engadina per il 2° Scaglione (uomini 35.600). Nola: Anche la formazione del carreggio per il panificio avan zato è [ .. . ] ma non ordinata: né forma ndosi le relative squadre di treno borghese nelle località previste, si potrà avere qncsto carreggio sul sito di radunata p rima del 30° giorno d i mobilitazione. Occorrerà perciò ricorrere anche per questo carreggio alla requisizione.


118

APPENDICE Il

Servizio Sanitario Si nota innanzitutto che il servizio sanitario per la 3 a Armata è costituito per intero per la guerra di pianura. Ora, se si possono someggiare gli ospedali da campo carreggiabili, che possono rimanere, per il loro servizio, sulle strade, non si può senza materiale speciale someggiare le Sezioni Sanità che devono invece poter seguire le truppe. Sarà bene ad ogni modo assegnare ad ogni Corpo d'Armata almeno due ospedali da campo da duecento metri. Per questi, i quadrupedi del treno borghese si potranno avere in tempo dalle squadre che si formano in Verona. Assegnando sessanta quadrupedi da soma a ciascun Corpo d' Armata si potrà rendere someggiabili i due ospedaletti da campo che hanno. L'evacuazione dei feriti e degli ammalati si può fare col carreggio vuoto di ritorno del Servizio viveri o con mezzi requisiti.

Servizio Veterinario Un'infermeria cavalli sarà assegnata a ciascun Corpo d'Armata del primo scaglione. Il carreggio ed i quadrupedi giungono in tempo da Verona dove si formano le infermerie.

Truppe ed altri servizi d'Armata Artiglieria d'Armata. Parco d'Artiglieria e del Genio. Non sembra che i Corpi d'Annata ne avranno bisogno prima di sboccare da Coira, e per ciò si lasci;mo al 2° Sçaglione. Parchi aerostatici si potranno assegnare ai Corpi d'Armata fin da principio, senza che ne vengano sensibilmente alterati i calcoli sovraesposti. Parco vestiario ed equipaggiamento. Si potrà farne marciare una parte col 1° Scaglione.


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APPENDICE III

Promemoria sul funzionamento dei Servizi d'Intendenza (con annessi 4 specchi)


PROMEMORIA sul funzionamento dei Servizi d'Intendenza Nello svolgimento di questi servizi è opportuno distinguere due periodi. Nel primo periodo i rifornimenti occorrenti all'armata sono tratti dalla base d'operazione in Italia, e rifornimenti e sgomberi seguono le stesse linee di marcia delle truppe. Nel secondo periodo, cioè allorquando le nostre truppe saranno giunte a S. Gallen e sul fronte Starkenstein-Filzbach, i rifornimenti si trarranno dal territorio germanico, e vi si avvieranno gli sgomberi, pel lago di Costanza.

Le derrate e gli altri mezzi di guerra radunati in tempo sulla riva tedesca a Lindau e Friedrichshafen vengono attraverso il lago portati a Rossbach, a Romanshorn, e di là alle truppe. 11 presente studio è stato compilato in base alla tabella di marcia compilata dall'Ufficio Scacchiere Occidentale. Ogni sosta nel movimento così i<leato richiederebbe speciali ripieghi e aumento di carreggio e di derrate.


126

APPENDICE lii

A . FUNZIONAMENTO DEI SERVIZI DURANTE IL 1° PERIODO BASE DI OPERAZIONE IN ITALIA. I provvedimenti da attuarsi sono i seguenti: 1) Costituzione appena indetta la mobilitazione, ed anche prima se è possibile, di due grandi depositi a Chiavenna e a Tirano (testa di linea ferroviaria Chiavenna e Sondrio) per il vettovagliamento delle truppe in occupazione avanzata e di quelle che si raccolgono a Chiavenna e Tirano, nonché per il vettovagliamento durante il movimento d'avanzata, finché i viveri non possano essere forniti dalla nuova base d'operazione. 2) Appena possibile dopo l'avanzala delle prime truppe, costituzione di magazzini di tappa lungo le linee di movimento per alimentare le truppe durante il movimento dall'Italia alla Conca di Coira. 3) Costituzione nella Conca di Coira di un grosso magazzino avanzato per il vettovagliamento delle truppe che vi giungono, e di là marciano in avanti, finché, come si è detto, non si cambia base di operazione. 4) Invio da Coira alle località, che costituiranno questa nuova base, del carreggio occorrente al servizio, traendolo da quello che ha già servito per il trasporto dei viveri dall'Italia a Coira. 5) Riattivazione del servizio ferroviario sulle linee svizzere e riattamento delle linee stesse, ove occorra, per facilitare i movimenti da Coira e dalla nuova base d'operazione alle truppe . Servizio del pane. Per l'alimentazione delle truppe incaricate della difesa avanzata nei primi giorni di mobilitazione, il pane verrà spedito dai panifici territoriali del V Corpo d'Armata. Verso il 7° e 8° giorno potranno essere inviate in Valtellina due sezioni panettieri (personali e materiali senza carri) e pel giorno 15 giungervi le altre tre sezioni con forni e così in totale tre a Chiavenna e due a Tirano. Con le medesime si confezionerà il pane a Chiavenna e Tirano


ITALIA E SVI ZZERA DURANTE LA TRIPLICE /\LLE/\NZ/\

127

per le truppe in occupazione avanzata, e per quelle che man mano si radunano in quelle località. Il giorno 24° si farà partire da Chiavenna per Thusis, col carreggio di quel magazzino di tappa una sezione panettieri con forni... (42 razioni al giorno). Appena impiantato questo panificio a Thusis da Chiavenna s'invieranno farine in luogo di pane, che si confezionerà sul posto al magazzino di Thusis. Da Tirano e Chiavenna si spedirà pane sulle altre due linee e converrà fare largo uso di pane biscottato e di galletta perché talora dovrà essere consumato dopo qualche giorno (12 al più). Non appena, colla costruzione di forni in muratura e con spedizioni dei panettieri territoriali, si sarà assicurata a Chiavenna e Tirano la quantità di pane occorrente per le truppe che ancora vi rimangono e le spedizioni da farsi, il panificio avanzato verrà inviato a Coira con una delle colonne di carreggio. Appena i forni saranno colà impiantati, dall'Italia si invierà farina in luogo di pane. A suo tempo poi il panificio proseguirà per la località scelta come nuova sede del magazzino avanzato, oppure verrà ripartito fra le truppe, a seconda del bisogno . Servizio della carne. La regione in cui si opera è ricca di bestiame. Appena indetta la mobilitazione, si raccoglierà attorno a Chiavenna ed in Valtellina, il bestiame esistente sulla frontiera. I primi corpi che marciano avranno al seguito i buoi necessari: per gli altri corpi si provvederà che li trovino alla tappa. Occorrerà perciò ricorrere alla requisizione sul posto e nei dintorni. Qualora questo bestiame fosse insufficiente, si faranno spedizioni da Chiavenna e da Tirano al seguito delle truppe o colle colonne di vettovagliamento. Servizio del foraggio. Nel periodo in cui le truppe sono in Valtellina occorrerà inviare loro avena e fieno. Durante la successiva attraversata, essendo la regione ricca di fieno, basterà provvedere all'avena. Ad ogni modo nel calcolo di trasporti la razione giornaliera di foraggio fu ridotta a 5 kg che potranno essere tutti d'avena, o in parte d'avena e in parte di fieno.


128

APPENDICE Ili

Elementi pel calcolo dei mezzi necessari . Si è calcolata la razione viveri ordinari (viveri complementari e pane, senza carne) a kg 1. Qualora si trasportasse farina invece di pane, il peso della razione si ridurrebbe a kg 0,800. La razione foraggio fu calcolata, come sopra è detto, a kg 5. L'annesso specchio n ° I indica per ciascuno dei grandi scaglioni di movimento, il numero dei carri a due ruote occorrenti per portare una razione viveri per gli uomini ed una razione foraggio per i quadrupedi. Si suppone che un carro di requisizione o delle colonne viveri, a due ruote e due quadrupedi porti 5 quintali di peso utile; un carro a 4 ruote ne porta l O. A questo peso occorre aggiungere in ogni caso quello dei viveri per il conducente e del foraggio pei quadrupedi del carro. Costituzione dei depositi a Chiavenna ed a Tirano . L'ufficio trasporti può mettere a disposizione dei servizi d 'Intendenza fino al 12° giorno di mobilitazione un treno giornaliero sulle lince: da Bologna a Verona a Colico da Colico a Chiavenna da Colico a Sondrio

carico utile tonnellate 250 carico utile tonnellate 110 carico utile tonnellate 175

Dal 13 ° giorno in poi, sulle stesse linee e con lo stesso carico, due treni giornalieri. Inoltre due treni giornalieri da Bologna o Verona a Colico, con carjco utile di tonn 250. Coi mezzi che, dedotti quelli impiegati pel trasporto di truppe, si possono utilizzare sul lago fra Como e Colico si avrebbe modo di trasportare in questa località e giornalmente tonn 1600 di derrate. In conseguenza: Dal 2 ° al 12° giorno possono giungere in ferrovia (I) a Chiavenna

tonnellate 110 x 11 = 1210

a Sondrio

tonnellate 140 x Il = 1540 Totale tonnellate 2750

(I) Durante questo periodo non si potranno avere a Como per inviarle a Colico pel lago che quelle derrate che potranno essere raccolte a Como per via ordinaria.


129

ITALIA E SVIZZERA DURANTE L A TRIPLICE ALLEANZA

Dal 13° al 20° giorno possono giungere a Colico: per ferro via

tonnellate 500 x

8

4000

per lago

tonnellate 500 x

8

4000

Totale tonnellate 8000 Di queste, per ferrovia possono essere trasportate in complesso a Sondrio e Chiavenna: (220 + 350)

X

8 = 4560

e ne rimarrebbero a Colico 8000 - 4560 = 3440 che potrebbero essere spedite a Chiavenna e Sondrio per via ordinaria mediante carreggio requisito come si vedrà in seguito. Dal 1° al 20° giorno occorrono per le truppe in occupazione avanzata e per quelle che man mano affluiscono nella zona di radunata 900.000 razioni viveri 90.000 razioni foraggio vale a dire 1.800 tonnellate di derrate. Al 20° giorno dunque sarebbero accumulate nei depositi di Sondrio e Chiavenna tonnellate 2750 + 4560 - 1800 = 5510, trasportate per ferrovia, e che rappresentano all'incirca dieci razioni per tutta l'Armata. Da Sondrio dovrebbero portarsi per via ordinaria a Tirano. Questa dotazione potrà essere aumentata, come si disse, trasportando a Chiavenna e Tirano per via ordinaria le altre derrate giunte a Colico pel lago. Dal 21 ° al 31 ° giorno (per averle in tempo da spedirle a Coira) possono giungere per ferrovia a Sondrio e Chiavenna tonnellate 570 x 10

5700

per il lago a Colico

4300.

tonnellate 430 x 10

E così in totale, pei bisogni dopo il 20° giorno , per ferrovia a Sondrio e Chiavenna tonnellate 5510 + 5700 = 11.210 per il lago a Colico tonnellate 3440 + 6450 = 9.890 Totale tonnellate 20.100 Calcolando di dover alimentare tutta l'Armata con viveri tratti dai magazzini di Chiavenna e di Tirano dal 21° al 38° giorno (18 giornate)


130

APPENDICE lii

ed anche calcolando a 10 kg anziché a 5 le razioni foraggio, occorrerebbero tonnellate 630 x 18 = 11.340. Abbiamo dunque un sufficiente margine e possiamo ritenere assicurata la qualità di derrate occorrenti ai magazzini. Vettovagliamento durante la radunata. Sino a che sarà possibile, le truppe in occupazione avanzata, e quelle che si radunano in Valtellina dovranno rifornirsi coi loro mezzi di carreggio direttamente ai depositi di Chiavenna e di Tirano. Alle truppe dell'occupazione avanzata che si fossero spinte così innanzi da non poter giungere coi loro mezzi ai depositi ora detti, è necessario trasportare i viveri mediante carreggio di requisizione. Il carreggio destinato a fare questo servizio per le truppe in occupazione avanzata potrà essere il primo giunto di quello che in seguito dovrà servire ai trasporti lungo le linee di movimento. Quello necessario ad alimentare le truppe attorno a Tirano potrà essere tratto dalle colonne viveri dei Corpi d'Armata V e VII rinforzate come vedremo con carri di requisizione. Vettovagliamento dall'Italia alla Conca di Coira. Si suppone che gli alpini e le batterie da montagna possano vivere sul paese. Ogni corpo d'armata può portare con sé cinque razioni viveri ordinari (una col soldato, una col carreggio dei corpi, tre colla colonna viveri) . Le divisioni di cavalleria possono portare con sé due razioni: una col soldato, una col carreggio. Si calcola una razione pei servizi d'armata. Non si fa assegnamento sulle razioni viveri di riserva, che risulteranno necessarie in caso di ritardo nel movimento sia delle truppe che delle colonne di vettovagliamento, in caso di distaccamenti, etc.<2) . Le altre razioni occorrenti per la traversata sono tratte, di massima nei giorni di sosta, dai magazzini di tappa costituiti in località opportune. Il carreggio a ciò impiegato può in massima ritornare in tempo alla base d'operazione ed essere reimpiegato. (2) Se il soldato portasse con sé quattro razioni viveri di riserva, ed occorrerebbe studiare il modo .. .


131

ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLI CE ALLEANZA

Xl CORPO D'ARMATA. LINEA DELLO SPLUGA (v. grafico n. I). Il Corpo d'Armata si reca a Thusis coi mezzi di cui dispone. Du-

rante la marcia le sezioni della colonna viveri vuote ritornano a Chiavenna a ricaricarsi. Dal giorno 23 ° si stabilisce un servizio a catena fra Chiavenna e Thusis (km 61,4, due tappe in andata e due di ritorno) con quattro mute di carri, capace ciascuna di una razione per tutto l'XJ Corpo e truppe annesse. Si forma così a Thusis un magazzino di tappa dal quale attingeranno le truppe dell'XI Corpo e i bersaglieri finché non giungeranno a Coira. Il carreggio che ha servito per la formazione del magazzino, pel 36° giorno è tutto a Thusis e può portare a Coira 3 razioni viveri, o tornare in Italia passando le tre razioni alla colonna vIVen. Calcolo del carreggio necessario. Una razione viveri e foraggio per le truppe che seguono la linea dello Spluga pesa quintali 729, che richiedono 146 carri a due ruote. Una sezione della colonna viveri porta solo quintali 435 . Bisognerà dunque rafforzarle per provvedere al trasporto di quintali 729 - 435 = 294. Per ciò occorrono 59 carri per sezione. Per tre sezioni ne occorrono 177 . E così in totale: 584 carri 4 mute di 146 pel deposito 177

»

Totale

761

»

1/10 aumento

76

»

in·Totale

837

»

rinforzo alla colonna viveri

e coi trapeli necessari, in cifra tonda

2000 quadrupedi.

Linee Chiavenna-Maloggia-Fulier-Coira; Tirano-Bernina-Fluela-Landquart; e linea sussidiaria dell' Albula. Lo specchio n. 2 indica per ogni scaglione di marcia dove vennero stabiliti i magazzini di tappa, quante razioni occorrono in ciascuno di essi, quanti carri per trasportarle. I grafici n. 2 e 3 indicano come realmente avverrebbe il movimento del carreggio per provvedere a questi bisogni. Calcolo del carreggio necessario. Come da specchio n. 2 per


132

APPENDICE III

formare i magazzini di tappa occorrono carri 1931

+ 1192 =

3122

Ma occorre altresì rinforzare le colonne viveri dei Corpi d'Armata. Per esso occorrono al V Corpo » VI VII » VIII »

carri » » »

156 138 114 114

Totale 3644 1/ 10 aumento 360 carri 4000 e calcolando 800 quadrupedi pei trapeli in ciascuna delle due linee un totale di quadrupedi 9600. Nota bene. Forse le truppe avanzale permetteranno di costituire prima del 20° giorno i magazzini <li P issindcllo, Natoia, Sitraplana, l ' ontresmo, S. Moritz, con rispa rmio di ça11eg· gio, evitando incontri di colonne.

Impianto nella Conca di Coira del magazzino avanzato. Le prime truppe che giungono nella Conca di Coira vi giungono coi viveri per l'indomani. Appena è possibile (vedi grafici n. 2 e 3), con apposite colonne carreggio si forma a Landquart e a Coira un magazzino avanzato viveri ordinari, che deve fornire viveri a tutte le truppe ma n mano che arrivano per le due linee orientali e lì avanzano, fino a tutto il 38° eccettuate la 2 a Divisione di Cavalleria e gli Alpini che si suppone possano vivere sul posto con compere e requisizioni. TI magazzino provvede ugualmente all'XI Corpo quando al 39° giorno giunge a Coira. Esso contiene infine due razioni viveri di scorta per tutte le truppe, meno che per l'XI Corpo che le porta con sé da Thusis, per le truppe che si suppone vivano sul paese, pei servizi d'Armata che giungono il giorno 39°.

Lo specchio n. 3 indica le truppe da vettovagliare giorno per giorno ed il numero di carri necessario per far affluire i viveri necessari. I grafici n . 2 e 3 danno il movimento del carreggio per la formazione dei magazzini di Landquart e di Coira. Una sola linea, dato l'intenso movimento delle colonne di truppe, non sarebbe stata sufficiente, o le colonne sarebbero riuscite troppo


133

IT/\U/\ E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE Al.T.EANZA

pesanti. La linea del Fuliez porta i viveri occorrenti alle truppe che convergono a Coira, quella del Bernina-Fluela i viveri occorrenti a quelli che si riuniscono a Landquart. Calcolo del carreggio necessario. Come da specchio n. 3 occorrono: carri 1/ IO aumento

5441 544 5985.

Di qui si possono dedurre: 734 2531

carri del magazzino avanzato viveri ordinari carri che possono essere impiegati due volte (v. grafici)

3265

restano dunque da requisire carri 2705. Calcolo del numero totale di carri e quadrupedi da requisire, pel vettovagliamento. Per la linea dello Spluga Per le altre due linee Pel magazzino di Coira Totale

carri 837 quadrupedi » 4000 » » 2705 » »

7542

»

2000 9600 5410 17010

E tenendo conto di quelli del magazzino avanzato viveri ordinari carri 8276 quadrupedi 18478 (3). Lo specchio n. 4 dà il numero dei carri che giornalmente occorrono in partenza da Chiavenn~ e da Tirano. Giova notare che coi primi carri che si raccolgono in quelle località si provvede altresì ai seguenti servizi: dal 6° giorno di mobilitazione vettovagliamento delle truppe in occupazione avanzata in quanto esse non possono farlo coi mezzi propri (300 carri a Chiavenna, 150 a Tirano); dai primi giorni trasporto a Tirano delle derrate che giungono a Sondrio per ferrovia. (3) Si potrebbe supplire in parte a questa ingente q ua n tità di carreggio con locomotive

stradali , locomobili, impianto di ferrovie economiche etc ..


134

APPEND ICE 111

Qualora non si avessero in tempo carri a sufficienza per questo servizio, le colonne che si formeranno più tardi, inv.ece di prendere i viveri a Tirano (come è accennato nel grafico n. 3) li prenderanno a Sondrio facendo una tappa in più. Nota bene. Per le poche truppe che si raccolgono alla frontiera prima del 6° giorno, ba· steranno i mezzi di cui dispongono in pace più pochi carri requisili sul poslo.

Mezzi pel someggio. Essendo l'intera armata provvista per pianura (salvo i battaglioni alpini e le batterie di montagna) sarà indispensabile assegnare ai Corpi d ' Armata, almeno per quelli di I linea, una sufficiente quantità di quadrupedi da soma per costituire salmerie al seguito dei distaccamenti. SERVIZI V ARI Servizio sanitario. Ad ogni Corpo d'Armata è assegnato, in più dei 4 ospedaletti da 50 letti, un ospedale da campo di 100 letti. Nella zona da attraversare sono numerosi i grossi fabbricati ad uso d'albergo nei quali potrebbero essere ricoverati gli ammalati ed i feriti non trasportabili. Lo sgombero degli altri si effettuerebbe col carreggio vuoto del servizio viveri. Le truppe hanno seco sufficienti mezzi per giungere alla Conca, dove si potranno rifornire al deposito avanzato che vi giunge il giorno 39°. Gli ulteriori rifornimenti si trarrebbero dalla Germania. Sarebbe però necessario provvedere ciascun Corpo d'Armata di quadrupedi da soma e materiale sanitario someggiabile per i distaccamenti destinati ad operazioni fuori dalle rotabili. Servizio veterinario. A ciascun Corpo d'Armata è assegnata un'infermeria cavalli, sufficiente per la traversata. Le altre infermerie giungono a Coira coi servizi d'Armata il giorno 39° .


ITALI/\ E SVIZZERA DURANTE Li\ TRIPLIC E ALLEANZA

135

Servizio d'artiglieria. Essendo presumibile che le truppe non incontreranno prima di Coira gravi resistenze, esse potranno sopperire ai bisogni di munizioni e materiali d'artiglieria coi mezzi assegnati ai Corpi d'Armata. Il parco d'artiglieria d'Armata potrà, senza inconvenienti, marciare cogli altri servizi e giungere a Coira il 39° giorno. Pei maggiori bisogni che possono occorrere in seguito, dovendosi a un dato momento abbandonare completamente le linee di movimento dall'Italia alla Conca di Coira, sarà opportuno portare in questa località una riserva di munizioni, quelle per esempio che trovansi al deposito centrale dell'Armata. Da calcoli istituiti, pel solo trasporto delle munizioni, senza tener conto dei rimanenti bisogni (pezzi e affusti di ricambio, carri bagaglio, carri vari di riserva, fucine etc.) occorrono 1500 carri circa a due ruote. Se ne sono calcolati 1600 che divisi in due grosse colonne raggiungerebbero Coira nei giorni 37 e 38, approfittando della linea del Fulier, ormai libera nei giorni precedenti (vedi grafico n. 2). Questi carri saranno requisiti coi rispettivi quadrupedi a Bologna e Verona, dove sono depositati i materiali e raggiungeranno Chiavenna per via ordinaria. Servizio del genio. Si presume che le truppe potranno giungere nella Conca di Coira senza aver bisogno di maggior mezzi di quelli di cui dispone il Corpo d ' Armata. Nel 30° giorno giungono a Landquart i ferrovieri e i pontieri. Pel 39° giorno vi giunge il parco genio di Armata. Occorrendo altri mezzi, verranno tratti dalla Germania, dove forse converrebbe avere fin dall'inizio delle operazioni una riserva di quelli regolamentari, di modello speciale per l'esercito italiano. B. IMPIANTO DEI SERVIZI PEL li PERIODO.

RIFORNIMENTI TRATTI DAL TERRITORIO GERMANICO. Allo scoppiare delle ostilità, e potendo anche prima, gli ufficiali commissari incaricati, secondo le vigenti convenzioni, di impiantare il


136

APPENDICE lii

deposito intermedio di Offenburg, e quelli sussidiari di Lingen e Rdolfzell, si recherebbero in tali località per radunare derrate ed ogni altro mezzo occorrente alle truppe, traen~oli dal territorio o zona di rifornimento assegnata ali'Armata italiana. Tali derrate verrebbero quindi, a cura delle autorità militari germaniche, trasportate a Friedrichshaven e Lindau sul Lago di Costanza dove si formerebbero dei magazzini provvisori. Di là, occupato S. Gallen e cadenti in nostro potere Roschach e Romanshorn, per mezzo di battelli le derrate verrebbero portate a queste due località, ed in seguito con battelli e colla ferro via a Costanza. Si calcola che pel 37° giorno si possa già disporre di Roschach. Il magazzino di Coira-Landquart, come si è visto, senza tener conto delle 2 razioni di scorta, può provvedere a tutte le truppe fino al 38° giorno e provvedere altresì il 39° giorno all'Xl Corpo e ai servizi d'Armata . Roschach, Romanshorn, Costanza ... funzionerebbero da magazzino avanzato e le truppe verrebbero ad attingervi sia coi propri mezzi di trasporto, sia con parte del carreggio affluito dall'Italia a Coira. Il grafico n. 4 indica il movimento di questo carreggio nell'ipotesi che il giorno 37° Roschach sia disponibile per noi ed il movimento abbastanza protetto dalla 2a divisione di cavalleria a S. Gallen e dai Corpi d'Armata che già trovansi ad ovest della valle del Reno. Una maggior attesa per aver maggior sicurezza richiederebbe altre giornate di viveri da trarsi dal]'Italia ed aumento di carreggio requisito. I 3200 carri che, secondo il movimento segnato nel grafico n. 4, si possono far affluire alla nuova base d'operazione, sono certamente esuberanti rispetto ai bisogni <4>. Il seryizio sarà però maggiormente assicurato, accelerato e facilitato se potremo trarre partito dalle ferrovie svizzere che congiungono Co ira al Lago di Costanza, ed il lago colle varie località che verranno in seguito occupate dalle truppe. Perciò si è provvisto che assieme al V Corpo d'Armata giungessero nella Conca di Coira le due compagnie ferrovieri di lavoro assegnate alla 3 a Armata con il relativo parco, e occorrendo, coi 60 carri del treno (4) Su questo carreggio si trasporteranno tutti i viveri che risulteranno esuberanti in Coira, tenendo conto dell'XI Corpo e dei servizi d' Armata che si devono transitare.


ITALIA E SVIZZERA DURANTE I.A TRIPLICE ALLEANZA

137

borghese assegnati alla Direzione Trasporti e tappe dell'Armata dovranno essere requisiti per tempo (5). Queste compagnie marciando sempre colle prime truppe provvederanno ai riattamenti che fossero necessari. Spetterà al comando d'armata indicare le linee che dovranno essere riattate per prime. Rimangono da risolvere due problemi. Che fare del numeroso carreggio che avremo in esuberanza a Coira? Volendo spostare da Coira il deposito d'artiglieria, come disporre, mentre le strade nella valle del Reno sono tutte ingombre? 11 carreggio esuberante si potrebbe rimandare in Italia. Una parte certamente vi sarà già stata avviata con gli ammalati, i feriti nonché coi materiali da rimandare in patria. Volendo che tutto il carreggio disponibile affluisca alla nuova h ase d'operazione o alle truppe, volendo portare via da Coira il deposito munizioni, e volendo nello stesso tempo che l'XI Corpo d'Armata chiuda tutto il movimento, bisognerà che questo corpo d'armata rimanga qualche altro giorno a Coira anziché muoversi, come è previsto, il giorno 4. Il trasporto dei materiali sarà facilitato se la ferrovia da Coira sarà disponibile ed in stato di fare il servizio.

(5) Vi saranno pure aggiunte per l'esercito delle linee, due compagnie ferrovieri d'esercizio.


138

APPENDICE lii

Specchio N. 1

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ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLIC E ALLEANZA

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INDICI


INDICE DEI NOMI E DEI TOPONIMI AARAU: 36

BALCANI : 46N BA.LE: 15, 19

ACHÒLLENEN (GOLA DELLO): 72

BANCHI: 77

ADDA: 37, 82

BARA: 81, 84

ADERMATT: 71

BARD: 8 1, 83

AIGLE: 28

BASILEA: 17, 36, 37, 39, 50, 55, 91, 92, 95 ,

AIZO: SIN AIROLO: 24, 27, 70, 72, 74, 76, 77

99

BAUTZEN: 8N

ALBERTINI: 25

BAVIER: 35

ALBULA: 111,131

BAVIERA: 66

ALPI: 19, 21, 22, 23, 28 , 30, 28, 49, 58, 62, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 74, 98, 11 7

BAZBERG: 79

ALPE VALLUGL!A: 80

BELGIO: 62

AL TKIRCHE: 79

BELLINZONA: 21, 63, 69, 70, 7 1, 72, 74

ALTDORF: 24

BERESINA: Il

ALSAZIA: 47, 66

BERLINO: 64, 65 , 67

AMSTEC.: 24

BERNA: 15, 23, 28, 40, 53, 62, 7 1, 88N

ANDEER: 72, lii, 112

BE RNCK: 52N

ANDEEZ: 107

BERNINA: 62, 68, 69, 71, 73, 80, 82, 86, 108, 109, 110, 131, 133

ANDERMAIT: 24, 51 , 67, 72, 74, 78, 79, 96, 98

BECK, ROLAND: 15

BERGA, O: 50, 94

APRICA: 82

BIAOINI, ANTONELLO F.M.: 5, 43, 45N, 46N , 53N

ARAN: 16

BIASCA: 71 ,

AOSTA: 71

ARBEDO (VALLE): 80

BISMARCK: 29

ARCA: 59

BIXIO, NINO: 25, 26

ARGENTE RA: 46

BODEN: 79

ARVE: 60

BOLOGNA: 106N, 109N, 114, 115, 116, 128, 135

ARZO: 84 ATDORF: 71 ATIINGHAUSEN: 24 AUBE RT, LOUIS: 19, 20, 22, 23, 24, 25, 31, 36 AUBERT, THEODORE: 19N

BORBONI: 32 BORGEAUD: 19, 27, 28, 37 BORMIO: 82, 85 BRENO: 73 BRIGA: 24, 71, 72

AUSTRIA: 20, 40, 43, 45, 46N, 49, 51, 53, ~4. 58, 61, 63, 64, 66, 67, 68, 73

BOSCO: 76

AXE NBERG: 20

BRIGG: 21

AXEUSTRASSE: 19N, 20

BRIGGER BERG: 21

BAD: 111

BRÙNIG: 21

BRIEO: 27, 100


146

INDICI

BULGARIA: 46N

CRISPI: 26

B0 HL: 78, 79

CROCE DEI MOTTI : 82, 96

CADORNA: 87

DAILLY: 75

CALDERARI: 65

DE RIVIÈRE, SÉRÉ: 6

CALMOT: 78

DE ROCCA, M.: 5

CAMPO DEI FIORI: 84

DELFINATO: 46

CANDOGLIA: 84

DISSENTIS: 37

CARLO ALBERTO: 53

DOMODOSSOLA: 50, 71, 72, 93, 94, 96

CA RNICHE: 46

DOSSACCIO: 82N, 86

CARONGE: 59

DRUEY: 40

C AROUGE: 60, 61 C ASSANA: 80

DUFOUR, GUILLAME HENRT: 3, 8, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 19, 32, 36, 37

C ASTEL DI VEZIO

DURAUT, HENRY: 35

C ASTELLA: 35

EGLISAN: 15

C AVOUR: 30

EGLISAU: 63

CENER I: 80

ELBA: 61

C HABOD, FEDER ICO: 45N

EN RIONDAZ: 75

CHAMONTX: 58

ENGADINA: 23, 54, 63 , 68, 88 , 107, 108, 110,111,112,114, 11 5, 11 7

CHASSEPOT: 3 I CHAJ\,fBLAIS: 39

EUROPA: 12, 15, 27, 32, 35, 38, 40, 70, 87, 88

CHIABLESE: 60

FANCIGREY: 38

CHIAVENNA: 50, 62, 82, 85, 93, 94, 95N, 96,105,106,107, lii, 113,114,116,117, 126, 127, 128, 129, 130, 131 , 133, 135

FAUCUGNY: 38, 39N, 40, 59, 60, 61

COIRA: 52N, 62, 63 , 71, 107N, 112 , 113, 11 5, 118, 126, 127, 130, 131, 132, 133, 134, 135, 136, 137

FERIOLO: SIN, 84

CHABLATS: 38, 39, 40, 59, 60, 61

COL DE LA BALME: 58 COLLE D'APRILE: 69N COL DI TENDA: 46

FAUCUGNY : 39 FEDERICO li: 7N FESCOURT: 62N FERRARA: I 15 FIASTR I: 66, 67 FIENO: 80 FIEUDO: 77

COLICO: 71, 73, 82, 85, 105, 106, 107, 128, 129

FIGENEN: 75

COMO: 38, 50, 69, 70, 71, 72, 74, 81, 82N, 84, 85, 93, 94, 95N, 96, 105, 128

FINGES: 24, 28

FILZBACH: 125

CONCHE (V ALLE DI): 27

FINSLER: 60

COND0: 72

FIR ENZE: 19N

CONRAD:66

FLAACH: 52N

CORNO DI CESARO: 80

FLUELA: 62, 131, 133

CORFU': 8N

FL ÙELEN: 20, 24

COSTANZA (LAGO): 27, 125, 136

FORCOLA: 69, 86

COUL CO URTIL: 83

FRAN CESCO G IUSEPPE: 35


ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

FRANCIA: 8, 14, 20, 21, 27, 28, 29, 30, 32, 38, 39, 43, 45, 46, 47, 49, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59N, 60, 61, 62, 64, 65, 67, 73 FRANENFELD: 52 FRIEDRICHSHAFEN: 125 FRJEDRICHSHAVEN: 136 FUENTES: 82N, 85 FULKA: 55

147

HERZOG: 31 HIRZEL, SALOMON: 11 HOFER, VIKTOR: 18N INGHILTERRA: 61 INTERLAKEN: 71 INN (V ALLE DELL'): 73, 82 !SELLE: 81

FURCA: 19N, 20, 21, 24, 27, 58, 72, 74, 77, 78, 79

lTALIA: i9N, 20, 25, 26, 28, 30, 37, 38, 43, 45, 46N, 49, 53, 54, 55, 56, 57, 59, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 87, 88, 125, 126, 127, 130, 131 , 135, 136, 137

GABRIELE, MARCIANO: 45N

IULIER: 62, %

FULIER: 131, 135 FULIEZ: 133

GAETA: 18

IVREA: 69, 71 , 72, 83

GAMDAROGNO: 80

KLOSTER: Ili, 112,113,114,115

GARIBALDI, GIUSEPPE: 32

JAVERNIAZ (COLLE DI.. .): 75

GARZIROLA : 86 GENEROSO: 80

JOMINI, ANTOlNE-HENRl: 7, 8, 9, I4N, 15, 16, 17

GENEVOIS: 59, 6 1

LAGO D'ORTA: 72

GENO: 84

LAGO DEI QUATTRO CANTONI: 72

GERMANIA: 20, 21, 45, 46, 47, 49, 5 1, 55 , 59, 62, 64, 65, 67, 69, 73, 134, 135

LAGO DI POSCHIA VO: 80

GEX: 60, 61

LAGO MAGGIORE: 69, 70, 72, 74, 80, 81, 84

GIOGO DI SANTA MARIA: 71, 73, 86

LÀNGISGRAT: 77

GIURA: 6, 20, 56, 57, 73

LANDQUART: 62, 132, 133, 135, 136

GLARONA: 20

LA MARMORA: 19N

GLETSCH: 71

LA VALLETTE: 29

GINEVRA: 8N, 19, 38, 39, 57, 60, 61

LAVARONTE: 80

GNEISENAU: 35

LAVENO: 85

GOELDLIN, DE TIEFENAU: 11

LECCO: 38, 69, 71, 82N, 105, 106

GOESCHENEN: 24 GONDO: 74, 75

LECOMTE, FERDINAND: 10, 14, 15, 16, I7N, 22, 32

GORDOLA: 80

LEI: 68

GOSCHENEN: 78, 79

LEMANO (LAGO): 27, 38, 39N, 60, 61

GOZZANO: 69

LE MOTTE: 86

GRA VELLONA: 72, 81, 84

LEVINEN: 24

GRIES: 74

LIECHTENSTEIN: 63

GRJGIONI: 20, 23, 40, 67, 68, 70, 73, 74, 80, 112

LINDAU: 125, 136

LIESTAL: 14

GRIMSEL: 20, 55, 67, 71, 77, 96, 97, 98, 100, 101

LlNGEN: 136

GUGLIELMO (IMPERATORE): 65

LIRETH: 37

LINTH: 24


148 LIVIGNO: 68, 80, 86

INDICI

MORGATEN: 30

LOCARNO: 72, 80

MORIANA: 59, 60, 61

LODI: 19N

MOSA: 21

LOMBARDIA: 20, 55, 56, 60, 63, 68, 69, 74

MOSSA: 70

LORENA: 47 LOSANNA: 29, 71

MONTE BERLING HIERA: 82N

LUCERNA: 11 , 21, 22, 23, 71

MONTE DELLE SCALE: 86

LUCIENSTEIG: 20, 21

MONTE -GENEROSO: 82N

LUGANO: 71, 72, 80, 82N

MONTE BIANCO: 60, 6 1

MONTE MARTICA: 85

LUKMANIER: 51, 68, 70, 7 1, 74 , 98

MONTE PIAMBELLO: 82N

LUIGI FI LIPPO: 14

MONTE ORFANO: 72, 81, 84

LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE (NAPOLEONE 111): 12

MONTE ROSA: 71

LUMINO: 80 MALA: 72 MALANS: 62 MALOGGIA: 62, 68, 69, 71, 73, 82, 108, 109, 110, l3l MALOIA: 96

MONTE ROSSO: SIN, 84 MONTE SCERRÈ: 85 MOTTO BARTOLA: 76 MURAT: li NAP OLEONE: 7, 18, 60, 61 NAPOLI: 8, 14

MA YENTHAL:24

NATOIA : 132

MANTOVA:22

NEGRI: 53, 64

MARIGNAN: 7

NEVILLE, ERNEST: 19N

MARSELLI : 53 , 64

NEY: SN,

MART IGNY: 39, 58, 71, 72

NEUCHÀTEL: 7, 12, 15

MERTIN, WILLIAM : 40

NIZZA : 38

MAZZETTI, MASSIMO: 45N, 64N

NONEVILLE: 59

MERA (VALLE DELLA): 68

NOVARA : 50, 71, 72, 94

MERGOZZO : 84

NUENEGG: 7

MESOLCINA: 7 1, 74, 86

OBERALP : 19N, 20, 2 1, 27, 78, 79, %

METTERNICH : 61

O BERDÒ: 63

MÉZIÈRES: 8N

OBERLANI): 21, 23, 24

MEZZOLA (LAGO DI): 82N

OFFENBURG: 136

M INNITI , FORTUNATO: 45N

OLANDA: 8, 32

MOGADINO: 80 MILANO: 40, 50, 69, 70, 71 , 72, 88, 94, 115

ORERO, BALDASSARRE ALESSANDRO: 46, 47

MONCENISIO: 38, 46

OSSOLA (VALLE D'): 69, 81, 83, 84

MONGE: 8N

OTTOLENGHI : 59N

MONTECCHIO: 82N, 85

PADOVA: 11 5

MONTI CELLO: 80

PALERMO: 18

MORA: 39

PALLANZA: 72

MORANO: 17N MORENO:ll7

PANIX: 20 PAOLUCCI DE CALBOLl : 88N


JTAI.IA E SVIZZERA JJURANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

PARIGl: 47, 60, 61, 62N

ROMANIA: 46N

PASSO DELLO STELVIO: 82

ROMA: 5, 45

PASSO DI VAL VIOLA: 86

ROMANSHORN: 125, 136

PAZZOLA: 78

ROPOLO, EDOARDO: 52, 53

PENNELLA, G IUSEPPE: 64

ROSCACH : 136

PIACENZA: 66

ROSMETTLEN: 79

PIAMNELLO: 84

ROSSBACH: 125

PIANURA PADANA: 67, 69

ROSSI: 116, 117

PI CCOLO S. BERNARDO: 46, 81, 83

ROTHENTURM: 30

149

PICTET DE ROCHEMONT: 60, 61

RU SSIA: 45 , 49, 61 , 64

PIEMONTE: 39

RÙSTOU: 32

PIETROBURGO: 53

SACKJNGEN: 50, 91 , 92, 99

PIONA: 85

SADOWA : 29

PIONE: 82N

SALETTA, TANCREDI: 53, 54, 55N, 56, 5S, 59N. 6.1

PI SSIADELLO: 132 PO: 50, 92 POLLIO: 64 , 65, 66, 67

SALVATORELLI , LUIG I: 45N SAMADEN: 111

PONTARLLER: 50, 91, 92, 95, 100

S. BER~ AR DINO: 37, 68, 70, 7 1, 74, 80

PONTE STRESA: 71, 82 PONTE TRESA: 72

S. BERNARDO (GRAN): 51\, 57, 58, 67, 69, 71. 72, 73, 83

PONTRES INA: 107, I ION, 132

S. GALLEN: 125, 136

PONZA DI S. , ARTINO: 54

S. GlACOMO : 39, 81

PORRENTRUY : 50, 9 1, 92, 95, 99

S. GOTTARDO: 9, 20, 2 1, 22, 23, 25, 27, 32, 50, 51, 55, 57, 63 , 68, 69N, 70, 7 1, 73, 74, 76, 77, 78, 79,93,95N,96,97,98

POSCHlAVO: 63, 82, 88 PRINETTI : 54 PRUSSIA: 14, 15, 27, 30, 35, 39, 43 PULL Y-LOSANNA: 5 PUNT A RIMS: 86 RAGATZ: 37 RAMBERT, EUGÈNE: 29, 30 RAPP, GEORGES: 17 RDOLFZELL: 136

S. IORIO: 80, 82, 85, 86 S. LUC IO: 80 S. MARIA MAGGIORE: 81 S. MORITZ: 132 SARDEGNA : 7, 18, 40, 47 , 58, 59, 60, 61 · SA RGANS: 7 1 SAVATAN : 75

RENO: 15, 2 1, 49, 50, 53N, 55, 56, 62, 64, 65, 73, 74 , 95, 96, 98, 99, 136, 137

SAVOIA : 18, 27, 38, 39, 40, 43 , 46, 47, 52, 54, 56, 57, 58, 59, 60, 61 , 62, 101

RESUS: 23

SCHÀC HENTHAL: 24

REUSS: 24, 68, 72, 74, 79, 96

SCHAFFHAUSEN : 50

REVERDIN, OLIVIER: 13N

SCHAFFOUSE: 15

RICASOLI: 19N

SCHARNHORST: 35

RODANO : 19, 2 1, 23, 24. 27, 28, 71, 72, n, 74, 77, 100

SCHÒNEGG: 24

ROFNA: 72

SCHWE IRlNGEN: 111

SCHÒLLENEN: 24, 78


150 SCIAFFUSA: 91, 92, 95, 98 SCOTI: 116 SEEDORF: 24 SEELISBERG: 21 SEGHIGNOLA: 80, 82N, 85 SEMPIONE: 20, 21, 22, 27, 38, 50, 51, 55, 56, 57, 58, 60, 67, 68, 69, 71, 72, 73, 74, 75, 81, 83, 96, 97, 98, 100 SEX: 75 SILG: lii SINGEN: 55, 56 SION: 25, 60, SISS: 110

INDICI

39, 40, 43, 45N, 46, 47, 49, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59,60,61,62,63,64, 68, 69, 70, 72, 73, 74, 82, 87, 88, 91, 93, 116 TAMINS: 62 TARANTASIA: 59, 60, 61 TETE DE COU: 83 THOUNE : 8N, 11 , 12 THU SlS: 72, 111, 112, 113, 114, 115, 127, 131, 132 TICINO: 20, 21, 40, 54, 55, 56, 57, 63, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 80, 85, 88 TIEFEHKASTEN: 62, 111

SITRAPLANA: 132

TIRANO: 62, 82, 85, 107, 113, 126, 127, 128, 129, 130, 133, 134

SOLÈVE: 60

TIROLO: 25, 68, 73, 82

SOLFERINO: 35

TORINO: 47 , 61, 62

SOLINGHEN: 95

TOURTE: 26

SONDRIO: 5, IO, 106, I07 , 116, 126, 128, 129, 133, 134

TRÙBBACH: 52N

SOUV AROF: 20, 37

TUNISIA: 45

SPLUGA: 23, 37, 50, 51, 62, 71, 72, 73, 82, 88, 96, 97, 98, 108, 109, ! IO, 131

TURGOVlA: 12

ST. HIPPOLYTE: 50, 91, 92, 95, 100 ST. MAURICE: 20, 21, 23, 24, 27, 32, 36, 55, 57, 72, 73, 74, 75 STAEMPFLEI: 40 STALVEDRO: 76 STÀ.MPFLI: 23 STARKENSTEIN: 125 STATI UNITI D'AMERICA: 13 STATIA: lii STAUTZ: 21 STEIM-AM-RHEIN: 15 STELVIO: 38, 86 STOCK-BODEN: 78, 79 STRASBURGO: 67

TULINGEN: 54, 56

UNTERUALD: 21, 24 URI : 21 URL: 79 URNERBODEN: 24 URSEREU: 20, 21 VACCARI: 67 VAL BEDRETTO: 6, 77 VAL CAMONICA: 69N VAL MESOCCO: 80 VAL TOCE: 81, 83 VAL TREMOLA: 70 VALLE D'AOSTA: 39N, 69, 81 ,83 VALLESE: 7 , 20, 21, 23, 24, 27, 28, 38, 57, 58, 60, 67, 68, 70, 72, 73, 75, 100, 101

SURENEN: 24

VALTE LLINA: 37, 38, 40, 63, 69, 74, 81, 82,85,86,88, 105, 109N, 111 , 11 7, 127, 130

SÙS: 62

VAREN (GOLA DI): 28

STUEl: 76

SUSTEN: 24

VARENNA: 85

SVIZZERA: 3, 5, 6, 7, 8N, 14, 15, 19, 20, 21, 22, 25, 26, 27, 29, 30, 32, 35, 37, 38,

VARESE: 69, 70, 7 1, 72, 81, 82N VEDASCA: 80


ITA LIA E SVIZZERA D URANTE LA TRIPLICE ALLEANZA

VENTURINI, FERNANDO: 45N

VULLORBES: 57

VERONA: 106N, 109N, 114,115,116, 118, 128, 135

WALLENSTADT (LAGO) : 37, 52N WARNERY: 7N

VETTE RLI : 31

WASEN: 24, 79

VIALE BE RTOLÈ, ETTORE: 59

WATERLOO: 61

VIENNA: 18, 39, 47, 61, 66, 88N

WEBER: 16, 35

VINEI: 76

WIELAND, HANS: 14, 17, 18

VITTORIO EMANUELE Il: 14N

WIELAND, HEINRICH: 18

VON BERNHARDI: 62N

ZUCCAR!: 67

VON MOLTKE: 65, 66

ZUPELLI: 64, 65

VORALEBERG: 20

ZURIGO: li , 29, 34, 37, 63, 7 1

VUACHE: 60

Z URZACH : 50, 91 , 92, 95 , 98

15 1


INDICE GENERALE

Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. III PARTE PRIMA D. REICHEL, Il pensiero militare della Svizzera verso la me-

tà del XIX secolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pag. Introduzione

3

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5

zere (1803-1848) ........................ .. ........

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7

............

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11

3. La Svizzera e lo sviluppo dei nazionalismi europei 4. Il lento sviluppo dell'esercito federale (1871-1874)

»

14

»

18

5. Genesi di un esercito originale ........... ....... .. . 6. La difesa della frontiera meridionale della Svizzera

»

32

»

37

1. Quadro generale: l'evoluzione delle istituzioni militari sviz-

2. L'originalità dell'azione di G.H. Dufour

PARTE SECONDA A.F.M. BIAGINI, Ipotesi e studio dello Stato Maggiore italiano intorno alla neutralità svizzera . . Pag. Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ))

43

1. Progetto di attacco alla Francia da parte dell'Italia . . .

»

49

2. Rilevanza strategica della Svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

51

3. I probabili accordi franco-elvetici . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

57

4. La questione dell'Alta Savoia e l'accordo segreto della Confederazione con l'Austria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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58

5. Lo scacchiere italo-svizzero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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67

6. Le linee di operazione ipotizzate . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

71

7. Le fortificazioni italiane fino al 1915 . . . . . . . . . . . . . . .

»

81

8. Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

87

Appendice I . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

89

Appendice Il . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

103

Appendice III ..... ... ............. . . .......... ·. . . . .

»

123

Indice dei nomi e toponimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

145

Elenco dei grafici e delle carte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

»

152

45


ELENCO DEI GRAFICI E DELLE CARTE Allegato 1: Tabella di Movimento. Allegato 2 · Rappresentazione Grafica del Movimento della 3 a Armata dalla Valle del Po al Medio-Reno tra Sciaffusa e Zurzach. Allegato 3: Rappresentazione Grafica del Movimento della 3 a Armata dalla Valle del Po al Medio-Reno tra Sackingen e Basilea. Allegato 4: Rappresentazione Grafica del Movimento della 3 a Armata dalla Valle del Po alla Frontiera Franco-Svizzera tra Basi­ lea e Porrentruy. Allegato S: Rappresentazione Grafica del Movimento della 3 a Armata dalla Valle del Po alla Frontiera Franco-Svizzera tra St. Hip­ polyte e Pontarlier. Allt!galo 6: Rappresentazione Grafica dei Movimento dei Servizi d' Ar­ mata dalla Valle del Po ai 4 Fronti di schieramento. Grafico 1

Annesso all'Appendice III

Grafico 2

Annesso all'Appendice III

Grafico 3

Annesso ali' Appendice III

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