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L'ESERCITO ITALIANO E LA QUESTIONE FIUMANA (1918-1921) TOMO I PARTE 2

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TOMO I - TESTO-PARTE 2


STATO MAGGIORE ESERCITO UFFICIO STORICO

Luigi Emilio Longo

L'ESERCITO ITALIANO E LA QUESTIONE FIUMANA (1918 -1921) TOMO I -TESTO PARTE 2

ROMA 1996


PARTE TERZA

IL 1920 E LA GESTIONE CAVIGLIA: DALLE TRATTATIVE ALLE CANNONATE


Indice generale

PARTE TERZA IL 1920 E LA GESTIONE CAVIGLIA: DALLE TRATTATIVE ALLE CANNONATE J - La situazione in Dalmazia

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2345-

414 442 465 482 518

Lo scenario politico Aspetti socio-politici ed ambientali de lla realtà fiumana Caviglia, l' uomo nuovo Le vicende militari di " regolari" e " legionari " 6 - La stretta finale 7 - Lui , D'Annunzio 8 - Considerazioni conclusive

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,,

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568

BIBLIOGRAFIA

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INDICE DEGLI ALLEGATI

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ELENCO DELLE CARTE

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INDICE DEGLI SCHIZZI

622

INDICE DEI NOMI DI PERSONA INDICE GENERALE

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623 641


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle trauative alle cannonate

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1 - LA SITUAZIONE IN DALMAZIA L'evoluzione della vicenda fiumana, tema centrale del nostro lavoro, comporta la necessità di seguire, sia pure a grandi linee, anche quanto era andato e stava maturando in Dalmazia, territorio le cui connessioni geografiche, politiche e militari con la questione fiumana erano molteplici. È quanto pertanto facciamo prima di occuparci del successivo sviluapo cli quest'ultima, mettendo in evidenza alcuni aspetti relativi all'Esercito estendentisi a tutto il 1920. S i è già visto come la linea d ' armistizio, conseguente alle relative clauso.le imposte il 3 novembre 1918 a Villa G iusti ai plenipotenziari austroungarici, comprendesse, entro le delimitazioni confinarie previste per l'ItaUa dal Patto di Londra, la parte centrale della costa dalmata con un retroterra abbastanza profondo e quasi tutte le isole a Nord di Curzola e Mèleda non escluse queste ultime. Non sì perse tempo a dare esecuzione pratica a tale posizione di vantaggio: nei giorni immediatamente successivi , navi da guerra ital ìane presero possesso di Pola e delle isole di Curzola, Mèlecla, Cherso , Lissa, Làgosta ed altre, il 6 novembre fu occupata Sebenico ed il giorno successivo Zara. In una decina di giorni, le posizioni chiave dell'Istria e lungo la costa dalmata erano in mano nostra. Dinnanzi ad un'azione così tempestiva, gli iugoslavi cercarono di reagire. Disponevano cli un indubbio argomento etnico, in quanto il censimento del 1910 divideva la popolazione della Dalmazia in 610.669 iugoslavi e 18.928 italiani, vale a dire una proporzione del 96% a fronte di una del 3%. Zara rappresentava un'eccezione, dal momento che era l'unica ·città dalmata con una prevalenza italiana; per essa, gli iugoslavi suggerivano diverse forme cli autonomia locale e di garanzie culturali, ma sol.tanto in una loro struttura nazionale. Il Consiglio Nazionale di Zagabria ordinò la mobilitazione generale, nella speranza di poter mandare le sue forze verso Occidente e di mantenere in suo possesso quanta parte del litorale e della Slovenia fos se possibile. Nello stesso tempo chiese assistenza mi lita re al capo cli stato maggiore serbo ed al maresciallo Foch, comandante in capo allea-


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L'esercito ira/iano e la questione jìwnana (1918-1921 )

to, ed anche che forze francesi, inglesi ed americane sbarcassero in Dalmazia. Ed infatti dopo un settimana arrivarono contingenti ridotti di queste truppe , conformemente alle decisioni di Versailles del 31 ottobre ed alle clausole dell ' armistizio, ma il loro numero compless ivo era insignificante , pressoché simbolico , ed inoltre erano poste sotto il comando effettivo italiano. Nel frattempo il Consiglio Nazionale inviò delegati militari in Serbia ed a Corfù per cercare di ottenere aiuto dalle forze serbe e francesi agli ordini del generale Franchet d'Esperey, comandante alleato degli eserciti d'Oriente. Questi appariva ben disposto e , probabilmente di propria iniziativa, promise aiuto. Tuttavia l' armistizio austriaco non aveva interrotto la guerra con l'Ungheria, e pertanto l'esercito serbo si stava muovendo a Nord verso il Sinnio ed il Banato e contemporaneamente, a Sud, verso l'Albania ed il Montenegro. Sino alla fine di novembre svolse le proprie attività principali su questi due fronti, lasciando unicamente forze secondarie ad Occidente, verso la Dalmazia, la Croazia e la Sloven ia. L'Ungheria capitolò solo il 13 novembre, ma il grosso cieli' esercito serbo ancora non si mosse in quella direzione. In parte ne era trattenuto da Franchet d'Esperey nell ' intento di evitare conflitti con il Comando Supremo italiano , in parte lo stato maggiore serbo ed il governo erano ansiosi cli assicurarsi il controllo sulla Bosnia-Erzegovina e sul Banato, territori, fra l' altro, promessi Joro dagli alleati nel 1915. 1 serbi reagirono pertanto solo agli sbarchi italiani in Albania penetrando in fretta nella parte occidentale del Paese, compresa Scutari, mentre le nostre truppe stavano occupando Valona e la zona centro-meridionale. Alla Marina era stata attribuita, dal Comando Supremo, la responsabilità dell'orientamento pol itico-militare concernente la sponda orientale cieli' Adriatico; non a caso Governatore della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane era stato nominato l'ammiraglio Milio, con poteri politici e mil itari molto più ampi dì quelli concessi ai suoi omologhi ciel Trentino e della Venezia Giulia. Enrico Milio , un ligure energico ed intelligente, aveva espresso le proprie attitudini all'azione durante la guerra italo-turca quando da capitano di vascello, nel l uglio 1912, aveva gu idato un gruppo cli torpediniere entro lo stretto dei Dardanelli per attaccare le unità della flotta turca, impresa variamente commentata nell'ambiente navale ma che comunque gli era valsa la medaglia d'oro al V.M .; ministro della Marina fra il 1913 ed il 1914 con G iolitti e Salandra, gli vennero conferiti importanti incarichi e comandi durante la successiva guerra mondiale .


TI 1920 e la gestione Caviglia: dalle trattcaive alle cannonate

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Certamente, a sostegno di tale attribuzione è eia ritenere vi fosse la timorosa perplessità del! 'Esercito nei confronti di un 'espansione territoriale dalla quale sarebbe derivato un allungamento del nostro confine orientale, con tutti gli annessi oneri difensivi. Lo stesso Diaz, nel Comitato cli Guerra del 6 dicembre 1918, avrebbe proposto di trattare la cessione della Dalmazia in cambio di Fiume insistendo sullo scarsissimo valore strategico della regione 252 • L'orientamento della Marina, per contro , era quello di un controllo il più ampio e totale possibile della costa in questione , dal Quarnaro a Valona, il cui bacino marittimo era particolarmente appetito. In realtà, al vivo e giustificato desiderio di possedere il controllo militare della Dalmazia non poteva corrispondere, da parte della Marina, la dotazione di uno strumento operativo adeguato allo scopo, tenendo conto del. fatto di dover proteggere oltre 200 km. di linea armist iziale e 6500 km. quadrati di · territorio abitati da circa 150.000 persone in gn:)ll parte a noi ostili o quanto meno estranee, - non a caso alcuni anni prima un deputato slavo, parlando della Dalmazia, l'aveva definita una provincia austriaca, dove si pensava e si parlava in italiano, si comandava in tedesco e si obbediva in slavo - di ardue caratteristiche orografiche e pressoché privi di vie di comunicazione. Ne derivava il doversi limitare al presidio di porti ed isole, e solo cli alcune , mediante contingenti ridotti tratti dagli equipaggi navali necessitando, per l'occupazione di altre fra le più meridionali delle isole dalmate , del concorso di reparti dell'Esercito, che divenne sempre più consistente stante l'importanza di alcuni obiettivi di occupazione (Sebenico, Zara) e delle zone ad essi limitrofe. Un elemento cli dettaglio che, pur nella sua modesta rilevanza, può essere considerato significativo di tale ridotta efficienza operativa della Marina nei riguardi dell'obiettivo descritto, è dato dal fatto che la stessa automobile cl i servizio cieli' ammiraglio Milio era stata richiesta all'Esercito che l'aveva fatta pervenire via mare dal comando di Valona. Per garantire la sicurezza della piazza marittima di Pola vi fu inviata la Brigata Arezzo, poi sostituita dalla Pinerolo . A Lissa ed a Làgosta 0 giunsero il Jl e III 0 battaglione del 16° Fanteria della Brigata Savona; con un altro viaggio delle stesse navi che avevano effettuato il trasporto, era previsto il trasferimento a Mèleda ed a Curzola di reparti del 15° Fanteria che avrebbero dovuto dare il cambio alle compagnie di

"' Alatri P., " Nitti, D'Annun zio e la questione adriatica", Milano. fel trinelli, 1959, pag. 383.


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L'esercito italiano e la questionefiwnana (1918-1921)

marinai che per prime vi erano sbarcate . Un primo sintomo delle difficoltà nelle quali si trovava l'ammiraglio Milio in quei giorni è dato dal dirottamento ciel 15° Fanteria a Sebenico ed ciel I 0 battaglione ciel 16° a Zara, con il conseguente diradamento dell'occupazione delle lsole Curzolane affidata ormai soltanto a due battaglioni. Lo spostamento più a Nord del previsto della Brigata Savona derivava dalle decisioni prese in una riunione ciel Comitato cli Guerra alla metà cli novembre 253 , che inducono a ritenere come a quella data le esigenze dell'occupazione della Dalmazia, dal momento che si pensava potessero essere soddisfatte con 1e scarse truppe cieli' Albania, fossero ancora piuttosto sottovalutate. L' ammiraglio Millo segnalò il 26 novembre a1 Capo di Stato Maggiore dell'Esercito la propria difficile situazione 25\ sottolineando come l'occupazione dell'intera regione fosse affidata soltanto alla Brigata Savona, rinforzata da poche centinaia di carabinieri e guardie di finanza e da due battaglioni cli marinai disseminati lungo la costa e nelle isole, e come pertanto gli servissero con urgenza adeguati rinforzi. Questi erano individuati in un comando di divisione, 3 brigate di fanteria (con il che, tenendo conto della Savona già sul posto , si sarebbe venuta invece a configurare la consistenza cli un vero e proprio Corpo cl' Armata), un reggimento di cavalleria, 4 batterie da montagna, una squadriglia di autoblìndomitragliatrici più altro personale dell ' Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza. La richiesta fu appoggiata dallo stesso Presidente del Consiglio 255 , soJlecitato dallo Stato Maggiore della Marina, dopo che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito si era espresso in termini. possibilistici ma comunque restrittivi indicando nel contingente in Albania, già per conto suo in precarie condizioni organiche, la fonte alla quale attingere, episodio che conferma la mancanza di una valida integrazione fra politica estera e politica militare. A seguito però di un riesame della situazione legata probabilmente alle riluttanze cli questo Comando, nella seconda decade di dicembre cominciarono a giungere a Sebenico i primi scaglioni di un corpo cli spedizione partito a più ripre-

'" TI Com itato d i Gue rra era un organismo costi tuito nel d icembre l 9 J7 allo scopo d i garantire un più organico collegamento fra Governo e Comando Supremo. Di esso facevano parte il Presidente del Consiglio , alcuni ministri ed il Capo di Stato l\1Iaggiore del l'Esercito. "' AUSSME, racc. Otvl 291, proL 474 del 26.11. 1918, da Governatore Dalmazia ed Isole Dalmate e Cu rzolane a Capo S.M. Esercito, f.to Milio. >« AUSSME , racc. OM 227, prot. 3018 del 28. 11. 19 18, eia Prcs idcme Consiglio a Comando Supremo, f.to V.E. Orlando.


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se da Venezia con navi militari e mercantili , basato sulla 24" Divisione al comando ciel generale Tiscornia e composto come segue: - Comando divisionale con reparti direttamente dipendenti (carabinieri, autodrappello , 4 compagnie mitragliatrici); - Brigata Taranto (] 43° e 144° reggimento fanteria) con 2 compagnie mitragliatrici ed un battaglione complementare; - Brigata Gaeta (263° e 264° reggimento fanteria) con 2 compagnie mitragliatrici ed un battaglione complementare; - 21 ° reggimento artiglieria da campagna su 8 batterie; - LTI Gruppo artiglieria da montagna su 3 batterie; - 413' batteria bombarde da 58 B ; - LXXI0 battaglione zappatori; - 13" squadriglia autoblindomitragliatrici; - 136" compagnia telegrafisti; - 14· e 168" Sezione carabinieri; - 4 ospedali da campo eia I 00 posti letto più aliquote divisionali cli san ità e sussistenza 2~6 • In dicembre arrivarono a Sebenico, quale ulteriore ed ultimo contributo del contingente in Albania, il 138° Fanteria della Brigata Barletta e due squadroni di cavalleria, il 2° del reggimento Catania ed il 4° del reggimento Umberto l. L'altro reggimento della Barletta, il 137°, era stato invece inviato con il II e II1° battaglione a Cattaro per partecipare all'occupazione interalleata con un battaglione americano ed uno francese, mentre il I 0 battaglione prendeva possesso di Antivari 11el Montenegro unitamente a reparti minori francesi e serbi. Ad ogni modo, nonostante l'arrivo di tali forze piuttosto consistenti, l' ammiraglio MiUo fece pervenire ulteriori richieste che solo in minima parte sarebbero state esaudite dal Comando Supremo. Aci un rafforzamento dell'occupazione della Dalmazia si provvide invece nell' aprile 1919 inviandovi, oltre a qualche migliaio di complementi, il comando del 1° Corpo d 'Armata, quello della 66" bivisione (che si stabilì a Zara) e la Brigata Bari (139° e 140° Fanteria). Il Corpo cl ' Armata della Dalmazia, comandato dal gen. Montanari, venne posto alle dirette dipendenze del Comando Supremo, provvedimento che determinò un aspetto dualistico nella dipendenza delle truppe che sino allora erano state agli ordini esclusivi del Governatore Millo. Alla data 0

0

,,. Gallinari V., op. c it., pagg. 3 1-32.


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del 15 maggio, la loro consistenza ammontava a 24.000 uomini m . Essa si sarebbe ridotta a poco più di 15.000 nell ' autunno successivo; a seguito dello scioglimento in settembre del 1° Corpo d ' Armata, della 66• Divisione e di quello ancora precedente della Brigata Taranto , infatti , rimasero a presidiare il territorio dalmata la 24" Divisione al comando del gen. Viora con le Brigate Savona e Gaeta ed il 138° Fanteria della Barletta; la Savona si trovava fra Zara, Obrovac e Scardona, la Gaeta tra Sebenico, Drnis e Knin, mentre il 138° Fanteria occupava le isole Curzolane. Alla fine di ottobre, in relazione alla situazione politica in atto, alle notizie sui movimenti di truppe iugoslave ed alla ripercussione delle vicende fiumane e del recente episodio di Traù (vedasi più avanti), il Comando delle Truppe della Dalmazia e della 24" Divisione elaborò al.cune direttive circa un ' eventuale azione contro gli slavi delle quali si riportano i Iineamenti operativi fondamenta!i:

"J tenuto presente eh.e le forze limitate di cui si dispone in Dalmazia in relazione al vastissimo territorio occupato e l'impossibilità di rinforzarle, impongono di tenere evemualmente su questo scacchiere contegno difensivo da esplicarsi però con pronte azioni controffensive parziali, sia disposto sin d'ora per un opportuno raggruppamento delle forze di occupazione, in modo da avere nuclei abbastanza consistenti alla mano, dislocati opportunamente rispetto alle principali probabili direurici di attacco nemico, per poter prontamente agire con contrattacchi; ove le forze avversarie siano soverchianti, le nostre truppe ri2. pieghino su successive posizioni difensive, opportunamente prescelte e studiate, sino a ridursi alla d(fesa ad oltranza dei due importanti centri politici di Sebenico e di Zara, costituendo teste d'imbarco che permettano eventualmente il carico delle truppe sulle navi anche sotto il tiro nemico; 3°) - che la direzione delle operazioni di terra resti affidata a questo Comando; 4°) - la zona di eventuali operazioni di giurisdizione di questo Comando sia - salvo nuove disposizioni da emanarsi al caso all'inizio o durame le ostilità - limitata alla sola regione di terraferma; 0

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'" AUSSME , racc. CSVU 172, tabella statisLica dell ' Esercito mobil icato cie l 9.6.1919.


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5°) - siano presi accordi con la R. Marina circa il concorso nella d(fesa delle teste d'imbarco di alcune unità navali, di reparti di marinai delle D{fese e di parte o tutta la squadriglia di idrovolanti, nella eventualità che il campo di aviazione di Zemonico rimanga tagliato fuori della. linea di difesa di Zara, oltre che per lo studio ed eventuale altuazione delle operazioni d'imbarco. In relazione a ciò questo Comando emana le seguenti direttive: CARATTERISTICHE PROBABILI DELLE OPERAZJONT:

0 /

)

-

il Comando Supremo ha stabilito che ogni azione nostra deve essere subordinata a palese, sicura, decisa offesa che conrro Le nostre truppe sia effettuata da reparti S.H.S. e ciò sia tenuto come norma assoluta da tutti. Da ciò si può dedurre che le ostilità incomincierebbero soltanto quando reparti di truppe regolari, che attualmente vanno serrando sulla linea di armistizio, oltrepassassero quest'ultima.D'altra parte però, dalle notizie che si hanno sulla organizzazione di bande da parte dell 'avversario, èjiwr di dubbio che l'azione delle truppe regolari sarebbe sussidiata da comitagi fatti passare attraverso i monti, e da gruppi più o meno forti di rivoltosi della regione. Le operazioni assumerebbero perciò un duplice aspelto, e cioè: operazioni di guerra vera e propria contro le unità dell 'Esercito regolare S.H.S. e operazioni di guerriglia contro comitagi e bande di rivoltosi. Le prime si svolgerebbero lungo le grandi linee di comunicazione e sarebbero alimentate da una regolare organizzazione dei servizi , avvalendosi delle rotabili e delle buone mulattiere; le seconde assumerebbero il carattere di piccole operazioni di sorpresa, eseguite più specialmente contro le nostre linee di comunicazioni, da semplici nuclei e gruppi isolati sparsi per la regione armati di fucili e forse di mirragliatrici. E pertanto - escludendo a priori la guerra di trincea, data la scarsezza delle forze in relazione alla estensione del territorio - è da ritenersi che le operazioni assumerebbero il carattere di una guerra manovrata. II 0 )

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CONCEITO OPERATTVO

È intendimento di questo Comando , in relazione agli ordini e direttive del governo:


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a) - di eseguire ww prima difesa sulla linea di armistizio con le truppe che già vi sono dislocale : a tale riguardo, perché non possa sorgere dubbio alcuno sulle intenzioni ed azione aggressiva delle truppe avversarie, e perché possa comprovarsi che /'attacco è stato sicuramente condotto dal nemico entro la linea delle nostre occupazioni fisse, i posti più a vanzati - secondo precise disposizioni da emanarsi al riguardo dai Comandi di Settore - dovranno al caso retrocedere alquanto, ripiegando sui reparti immediatamente retrostanti; b) - solo in caso cli assolu1a necessità rn.ilitare rilirarsi sulle successive difese già prescelte, resistendo su ognuna cli esse con la massima tenacia; c) - agire conrro le colonne di attacco con atti parziali con1roffensivi, compiuti da nuclei in potenza oppor1una11ienle predisposi i lungo le direttrici maggiormente minacciate dal nemico . JI/ 0 )

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RAGGRUPPAMENTO DELLE FORZE

in base al su espresso concetto di difesa - sulle notizie signora potute raccogliere e vagliare sulla dislocazione delle truppe S.H.S. risultanti - come e/erto sopra - alquanto addensanlisi in questi ultimi giorni lungo quasi tufla la linea di armistizio, con decisa preponderanza nella zona sud - Cetina-mare - (al massimo una Divisione di Fanteria incompleta e ancora dislocata su larga fronte con scarsa artiglieria) rispello alla zana nord-Velebit-Butiasn.ica - (qua lche baflaglione di truppe regolari doganali) è stato testè da questo Comando rinforzata nella zana sud, con elementi delle tre armi, la linea di occupazione e sono stati cos1i1uiti i due nuclei arretrati in potenza di Dernis (già formato) e di Sebenico (in. corso di forma zione): il primo - essenzialmente difensivo - per parare gli a/tacchi eventuali contro la zona nord del settore di destra (Pagjene-Stikovo ); il secondo - con carattere difensivo-offensivo - per poter manovrare sul fianco, ed eventualmente sul rovescio, di colonne avversarie provenienti dalla conca Spalato-Sinj. È inoltre intendimento di questo Comando costituire con altri elementi di .[orza da trarsi là dove la situazione del momento fo sse per suggerire, un terzo nucleo più arretrato cli riserva generale a Scardona o altra località centrale da prescegliersi a seconda del delinearsi dell'azione nemica.


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Tale nucleo dovrebbe essere pronto ad agire nel settore dell'una o dell'altra Brigata, non dovendosi escludere in modo assoluto il caso che, fra le intenzioni probabili dell'avversario, possa esservi quella di gettare qualche battaglione, o anche solo bande armate, attraverso i Velebit, e per l'alta Zermanja, sulla fronte ObbrovazzoPagjene e più a sud" 258 •

Sempre in ottobre il Comando Supremo predispose i piani per un eventuale abbandono di Sebenico nel caso che la Conferenza di Parigi non avesse assegnato all'Italia l' intera Dalmazia. Inoltre, al fine di evitare possibili atti di disobbedienza da parte di reparti largamente influenzati dalla propaganda dannunziana, fu prevista la sostituzione della Brigata Gaeta con un'altra proveniente dalla Zona cli Trento, considerata sede di truppe più affidabili, con in più l'accorgimento di riconere solo a militari delle classi prossime al congedo ed "in quanto tali verosimilmente poco propensi ad avventure che ne potessero procastinare il iitorno alla vita civile. La Savona sarebbe rimasta a Zara, della quale s i riteneva certa l'attribuzione all'Italia. L'ultima rilevazione delle forze in Dalmazia effettuata dal Comando Supremo alla data del 27 dicembre 1919 dava una forza effettiva di 14.760 uomini ed una forza effetti.vamente presente cli 12.293 259 • La dislocazione descrittiva dei comandi, corpi, reparti e servizi dipendenti al 16.12.1919 è espressa clall' Allegato 48 . Per quanto riguardava lo stato d'animo aleggiante fra queste truppe, fa fede una relazione di Milio ciel 22 settembre nella quale, dopo aver messo in rilievo il buon livello disciplinare e comportamentale dei reparti, il compilatore faceva rilevare come, per quanto riguardava l 'atteggiamento nei r.iguardi degli avven imenti fiumani , esso fosse improntato ad una globale solidarietà con l'iniziativa dannunziana ed alla convinzione dell'unica sol uzione concepibile, quella cioè dell'annessione di Fiume all'Italia. Del pari, Milio metteva in evidenza come, da parte della maggioranza delle truppe in Dalmazia, si fosse stabilito un legame con l'ambiente tale eia far ritenere molto probabile l'eventualità che qualche reparto, in caso di evacuazione del tenitorio, si rendesse protagonista cli man ifestazioni di disobbedienza (Allegato 49).

'" AUSSME, E3-1 66. proL 3708 Op. RRP del 27.I0.1919. da Comando Truppe della Dahnazia e della 24a Div is ione senza indicazione di destinatario/i , f.to gen. Viora. ·,;9 Gallinari V .. op. cit., pag. 134.


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L'esercito iratiano e la questione fium ana ( / 918-/ 92/)

L'impresa fiumana cli D ' A1rnunzio non poteva del resto non avere particolari ripercussioni in Dalmazia, non foss'altro per ragioni di contiguità geografica. E proprio sotto l'influsso delle notiz ie provenienti da Fiume, all'alba del 24 settembre avvenne un'incursione su Traù, occupata dagli slavi. Alcuni ufficiali ciel I 0 battaglione del 264° Fanteria, che presidiava la località di Pergomet posta sulla linea cl ' armistizio ad una decina di chilometri a Nord cli Traù, con .il supporto cl.i una delle due compagnie mitragliatrici del reparto e pochi autocarri, occuparono per circa 10 ore la località sino a che l'arrivo di forze navali amer.icane inviate dal comando interalleato di Spalato non li indusse a rientrare nelle linee italiane. Dell'episodio, di per sé non rilevante ma significativo cl.i una certa atmosfera e di qualche singolare aspetto umano, sarebbe stato fornito un anno dopo un dettagliato resoconto da parte dell' Ufficio Infom1azioni del Governo della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane (Allegato 50). In ottobre si manifestò concretamente quel dissidio fra Nitti e Millo che avrebbe assunto toni sempre più accentuati. Il capo del governo, verso la fine del mese, lo aveva informato di un progetto cli abbandono in piena regola della Dalmazia , al quale l'ammiraglio reagì con un rapporto nel quale si segnalavano le difficoltà ed i pericoli ai quali si sarebbe andati incontro in caso cli sua attuazione. Nitti , a sua volta, gli contestò un 'azione clisinforrnatrice e di eccitazione degli animi, accusa alla quale Millo rispose chiedendo che , dal momento che la sua opera non soddisfaceva il governo, lo si esonerasse dall'incarico di governatore . La richiesta fu respinta, con la perentoria affermazione che " nessuno di noi può lasciare il suo posto". Circa un mese dopo Milio ricevette la visita improvvisa cli Giuriati, inviato eia D'Annunzio per assumere informazioni dirette sulla situazione militare in Dalmazia, nel timore che fosse imminente uno sgombero delle forze italiane così come si poteva essere indotti a credere dalla riduzione e dai movimenti delle stesse, dalle fusioni di alcune brigate e dai concentramenti delle truppe in gruppi cli manovra. I due parlarono anche dell'eventuale sbarco cli volontari fiumani in Dalmazia, cosa che Milio raccomandò di evitare assolutamente per le conseguenze disastrose che ne sarebbero seguite sotto l'aspetto politico. Nel dare comunicazione dell 'incontro alle superiori autorità politiche e militari, il governatore così continuava:

"Mi è sembrato che i miei argomenti riuscissero convincenti. Il Maggiore Giuriati mi ha raccontato quanto sapeva della situazione di Parigi, mi ha consegnato una lettera augurale cli D'Annun-


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zio cui ho risposto nello stesso tono ed è ripartito; mi è apparso persona intelligente e svelta più di quanto io non lo avevo giudicato in passato, ed anche riflessiva e ponderata. Durante il colloquio essendomi giunto il corriere da S)Jala10 colta norizia di preparativi per un attenraro a D 'Annunzio ne ho informato Giuriati; è forse probabile che alcunché di vero vi sia perché pare che l'associazione terroristica di Spalato, che ha diramazioni in vari luoghi abbia intenzioni di fare davvero qualcosa : però se ne è anche parlato in passato di attentati senza poi che vi avverassero, quindi in complesso la cosa mi appare ancora molto dubbia. Riassumo la mia impressione circa il colloquio avuto col Maggiore Giuria ti col dire che a Fium e sono sempre molto fermi nei loro divisamenti, decisi a resistere ad ogni costo ed anche ad intraprendere nuove azioni qualora lo giudichino necessario; e non solo per l 'Italia ma anche altrove sempre coll'ideale della redenzione degli oppressi. Giudico perciò, nei riguardi della Dalmazia, la situazione gravissima e tale da richiedere continua e viva allenzione; mentre ho assoluto ed urgente bisogno di quei duecento, fra RR .CC. e guardie di j,nanza nonché di quei pochi complementi specialmente di artiglieria e fanteria chiesti al Comando Supremo, ed a mio parere irulispensabile per tenere in vera efficienza le forze dipendenti e così pronte per ogni eventualilà , da qualunque parie questa potesse verificarsi" 260 •

Ma quella di Traù non era stata, pur nella sua ininfluente portata, che il prologo cli un 'altra spediz ione messa in atto , ad onta delle raccomandazioni dell'amm. Milio , qualche tempo dopo su Zara a scopo dimostrativo nonostante la previsione di una ritirata dalla Dalmazia non si fosse realizzata . La notte fra il 13 ed il 14 novembre 600 uomini del presidio fiumano (una compagn ia di arditi , una cli bersaglieri , una del battaglione Randaccio, elementi della Legione Dalmata, granatie ri e carabinieri) gu idati eia D'Annunzio. Rizzo e Reina, si imbarcarono sul cacciatorpediniere Nullo e sulla nave Cone/lazza scortati dalla torpediniera P.N . 66 e da l Mas 22; tutto il gruppo navale era al comando del cap. corv. Castruccio Castracane. Il convog lio giunse in vista di Zara al-

"" AUSSME. E3-1 65. pro1. 197 RRP del 30.10.1919. da Governo Dalmazia e Isole Dalmate e Curzolanc a Presidenza Consiglio. Ministero Marina e Comando Supremo, f.to Milio.


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le prime luci del 14; gli si fece inconro il caccia Indomito sul quale i marinai avevano l'aria di volersi schierare in coperta per rendere gli onori, atteggiamento corrisposto dall'equipaggio del Nullo. Vennero scambiati i messaggi con il megafono, e quando i "regolari" appresero della presenza di D'Annunzio a bordo della nave regia proruppe altissimo il grido "Viva l'Italia! ". Il convoglio entrò in porto senza badare ai deboli tentativi fatti per impedire l'accesso, operati dall ' ufficiale che comandava l'Indomito, tra rumori assordanti di campane, urlo di sirene, musiche, canti ed acclamazioni. Tutte le unità della Marina presenti alzarono il gran pavese in segno di saluto , tra l'entusiasmo generale . La popolazione sulla banchina sembrava impazzita, mentre sbarcavano i 600 volontari. Il poeta venne accolto in città come un eroe, e si recò al palazzo del governo a colloquio diretto con Millo . Dopo circa tre quarti d'ora entrarono anche Ziliotto , Krekich, Rizzo, Reina, Castracane, Host Venturi, Cabruna e Giuriati per salutare l'ammiraglio il quale, commosso, lesse loro il telegramma che avrebbe spedito al Presidente del Consiglio e che avrebbe letto dal balcone alla folla: "Gabriele D'Annunzio alla testa dei suoi volontari è quì giunto sul C.T. Nullo ... Ho dato la mia parola di soldato che la Dalmazia del Patto di Londra non sarà mai abbandonata. Le truppe volontarie che accompagnano D'Annunzio restano alle mie dipendenze . Telegraferò altre notizie" 261 • Dopo il colloquio D'Annunzio e Millo uscirono insieme per parlare alla popolazione; il tempo era cattivo e la piazza ricoperta di neve disciolta, eppure quando D'Annunzio, dopo aver proclamato la legittimità della pretesa italiana su Zara, distese davanti alla folla la bandiera di Giovanni Ranclaccio - il maggiore di fanteria M .0. caduto sul Carso al suo fianco tutti si inginocchiarono nel fango dinnanzi ad essa 262 • Il giorno successivo D 'Annunzio rientrò a Fiume· con una parte dei suoi uomini; rimase infatti cli presidio a Zara la Legione del Carnaro, composta dalla compagnia Randaccio e della compagnia bersaglieri, comandata in un primo momento del magg. Giuriat.i e poi dal cap. Corrado. Poiché il giorno 16 c'erano le elezioni generai i, Nitti si servì della censura, ancora in vigore, per impedire la diffusione della notizia in Italia, fino al punto cli far arrestare tutti coloro che sbarcavano ad Ancona provenienti da Zara; il fatto sarebbe stato reso noto soltanto il 22 in un

,., Gerra F., op. cit., voi. I, pag. 184. ,., Ledeen M.A. , "D'Annunz io a Fiume" , Bari, Latcrza, I 975, pag. 172.


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comunicato ufficiale. Il governo si preoccupò subito di far sapere che non era affatto d'accordo con D 'Annunzio. Il ministro della Marina Sechi diramò il 24 una circolare "riservatissima" agli alti gradi perché venisse negata in tutti i modi la sussurrata connivenza de.Ila Marina stessa, ed anzi suggerì la versione dei fatti da fornire nelle conversazion i con i subalterni 263 • La minuziosa ricostruzione di Germano Paoli offre un interessante contributo in merito al contenuto del colloquio fra D'Annunzio e Millo, tanto più prezioso in quanto non se ne trova traccia in altre fonti bibliografiche ed archivistiche al di fuori, per le prime, di una poco conosciuta biografia dell'ammiraglio 264 . Si tratta di un rapporto diretto dallo stesso Millo a Nitti, a Sechi, a Thaon di Revel ed a Diaz, che riportiamo integralmente, comprese le annotazioni a penna (del ministro della Marina) ed in matita verde (probabilmente del suo capo di gabinetto) anch'esse dovute alla scrupolosa solerzia del Paoli:

"Ieri, 14 mattina, quando mi giunsero i telegrammi di V.E. relativi al probabile arrivo di volontari di Fiume in Dalmazia, qui non se ne aveva notizia alcuna; anzi la sera del 12 avevo avuto assicurazione certa, che, per ora almeno, da parie di D'Annunzio nulla si sarebbe fatto in Dalmazia (a) . D'Annunzio stesso mi ha raccontato poi che la decisione di venire a Zara.fu presa improvvisamente il mattino del 13 mantenendo il più assoluto segreto al riguardo sicché a Fiume molti l'hanno ignorato fino al mattino del 14 Novembre. Avvistate le navi con rotta su ZARA mandai incontro il C.T. INDOMITO ad invitare il Comandante la spedizione a venire innanzi tutto a conferire meco, ma ciò era già nelle intenzioni di D'ANNUNZIO che vene subito alla sede del Governo da m.e, ,nentre le altre unità navali con truppe accostavano ordinatamente alle banchine pronte a sbarcare le truppe che avevano a bordo . Riassumo il colloquio avuto: D'Annunzio mi disse che la situazione politica, mutatasi negli ultimi giorni, gli aveva imposto di venire in Dalmazia coi suoi volontarii per affermare il diritto d 'Italia su questa terra e mi chiedeva di

'°' AUSSMM . cart. n°

1445/ 1. '"' Di Giamberardino O., "L'ammiraglio Milio". Livorno, Soc. Editrice TitTena, 1950.


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sbarcare subito le sue truppe. Gli esposi la situazione in Dalmazia ed egli mi assicurò del mantenimento dell'ordine. Gli chiesi se Le sue truppe erano disposte a mettersi alla completa mia dipendenza in Dalmazia ed egli mi rispose di sì alla condizione che io garantissi che non sarebbe in alcun modo avvenuto lo sgombero del territorio ed isole del trattato di Londra. Ho ben ponderato la mia risposta tenendo presente la situazione sotto tutti i suoi aspetti e l'ho assicurato colla mia parola d 'onore che la Dalmazia occupata non sarebbe stata sgomberata. Ho con ciò interpretalo tutto il mio sentimento di soldato e marinaio d 'Itcilia: se per mia disgrazia non lo avessi fatto, oggi la Dalmazia affidata al mio governo sarebbe in.fiamme (b), mentre L'ordine vi regna completo . Ho comunicato la mia decisione ai miei dipendenti, assumendo intera e personale responsabilità del mio atto (c), ed ho trovato un con.senso unanime e completo che ha commosso il vecchio militare che io sono. Ho preso accordi con D'ANNUNZIO per l'organizzazione delle forze che intendeva lasciarmi ed ho poi passato in rivista gli arrivati e quindi parlato, dopo D 'ANNUNZIO, alla cittadinanza frenetica mente entusiasta con tutti i militari presenti, ed in uno stato cL'animo che se non lo fossi già stato, mi avrebbe ancor più convinto della impeLlente necessità deLl 'atto compiuto (cl). Ho insistito pel mantenimento del!' ordine e per la tutela di quanto è jugoslavo o straniero ed ottenuto buon affidamento al riguardo: nulla si è verificato di grave nella serata di ieri malgrado l'eccitamento impressionante,· e oltreché dai miei dipendenti, ho in ciò avuto largo aiuto dagli Ufficiali venuti con D 'ANNUNZIO. Circa la forma colla quale terrò le forze lasciatemi da D'ANNUNZIO, mi valgo della comunicazione co11fidenziale ricevuta da S.E. SECHI a mezzo del mio Capo di Stato Maggiore Comandante BUCCI e di cui, per memoria, allego copia (e) . Sono qui rimaste tre belle compagnie: una di ARDITI, una di BERSAGLIERI ed una di FANTI accasermate a parte sotto il Comando del Maggiore GIUR!AT!, e stamani D'ANNUNZIO me le ha presentate con. elevate parole ponendole per intero alla mia dipendenza: egli tornerà fra qualche tempo in Dalmazia per qualche giorno, e mi risulta pronto sempre ad ogni evento; e con Lu.i tutti i suoi (j) . Io credo che il Governo conosca la situazione a Fiume, ma voglio anche io ripetere ancora una volta che lo stato d'animo di quelle truppe è bellicosamente e nazionalmente magnifico, e tale da dover


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essere tenuto in seria e principalissilna considerazione. So anche che egli non ha che a chiedere riparti ali' Esercito regolare perché questi accorrano con armi e materiali; e che la popolazione a Fiu me e qui in Dalrnazia è a lui avvinta in modo indossolubile (g). Mi sono preoccupato delle eventuali ripercussioni degli avvenimenti in parola alla frontiera, ed in quel di Spalato e dopo presi buoni accordi con D'ANNUNZIO, ho assicurato per radio la r. nave PUGLIA ed il Contranuniraglio Americano di Spalato (che è ora a Ve nezia) che nulla sarebbe stato tentato fuori territorio d'armistizio, mentre l'ordine regna in quest'ultùno. Null'altro ho da aggiungere . D'ANNUNZIO sul "NULLO", il "CORTELLAZZO " con parte dei volontari, la "66.P.N." ed i due "M.A.S." sono partiti per Fiume stamani 15 novembre dalle ore 8 .30 alle 1O.30 ed è qui rimasto il Maggiore GIURJATJ con le tre Compagnie già citate. So che anche a Sebenico l'ordine è stato mantenuto malgrado t'en tusiasmo suscitato dalle notizie di Zara e così negli altri centri di minore importanza. Non mi dissimulo la gravità degli avvenimenti e delle decisioni prese delle quali io solo sono il responsabile, ma nel contempo ne affronto le conseguenze con animo calmo e salda coscienza". ANNOTAZIONI

a) Vuol dire che vi eremo relazioni con D'Annunzio [a penna} b) esagerato [a matita verde} c) male [a mci.lita verde] d) [sottolineata la.fi'ase ''mi avrebbe ancor pùì convinto della impellellfe necessità dell'atio compiuto'', e un punto interrogativo a matiw verde} e) cioè inquadrate. Ma la mia comunicazione non autoriz.z.ava in alcun modo l 'impegno preso da S.E . Milio di non sgombrare la Dalmazia e questa è La vera questione. Sechi [a penna} .f) ragione di più per lasciarlo cuocere nel suo brodo. Sechi [a penna} g) per quella di Dalmazia era proprio obbligo di S.E. Afillo impedirlo. [a penna} : 6.<

'''' Paoli G .. op. cit., pagg. 22-24 (prot. 219 RPP del 15. l I . 19 19, da Governo Dalmazia e Isole Dalmate e C urzolane a Presidenza Consiglio. Min istero Marina. Ufficio Capo S.M. Marina. Comando Supremo, f.to Millo).


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sacrificale di un evento del quale non poteva cogliere essenza e signi ficati e che s ubiva come una necessità umana oscura, fatale; ma i rappresentanti cli questa borghesia avevano pagato il proprio tributo - e , in termini proporzionali , non era stato inferiore - con una determinazione ed una consapevolezza che avevano una base ideale, condivisib ile o meno che fosse. Era la vera classe "eroica", se tale espressione è intesa neJla sua accezione primaria dj sacrificio cosciente. Ora la "piccola borghesia imbestial ita", come sprezzan temente la chiamava Trotzkij, che tra le secche cli una crisi economica ed occupazionale era diventata in effetti il vero proletariato, reagiva contro tutti: contro i socialisti, che al ritorno dalla guerra l' avevano svillaneggiata ed aggredita, contro i capitalisti '·pescecan i" che avevano lucrato alle sue spalle , contro la monarchia, la Chiesa, in una parola contro tutto iJ "sistema". Questi giovani che la trincea aveva digrossato si ritrovavano come orfani: davanti a loro stavano i padri veri, rna erano dei padri perdenti o corrotti o ridicoli, da cui lo stimolo a "mettere una bomba sulla scri vania dei padri" 442 • D ' Annunzio diventava un padre astratto , genitore ideale di tutta una comunità di giovani ai qual i aveva "ru bato l'anima". Le immagini dell' oratoria dannunziana di guerra s i caricavano ora di impulsi impreveduti, minacciando quelle istituzioni e quegli uomini che di esse si erano serviti per eccitare gli animi dei combattenti. Si veniva ad instaurare una netta contrapposizione tra una minoranza intrepida capitanata dal poeta ed una maggioranza pusillanime , come tale legalizzata , impersonata da Nitti: un'Italia viva ed un ' Italia morta , un'Italia dannunziana ed un 'Italia " cagoiana". In ultima analis i, su ll a grande maggioranza dei giovan i ufficiai i, Fiume e D'Annunzio esercitarono un richiamo cli carattere più mitico-simbolico che non programmatico-istituzionale. Come giustamente rileva Nello "":S, la motivazione più profonda di quel richiamo fu rappresentata dalle liturgie politiche fi umane, perché in quell' autentico laboratorio della politica di massa nel quale D'Annunzio aveva trasformato la città del Carnaro quei giovan i, per la prima volta, videro concretizzarsi la "nuova politica" sognata. A Fiume, infatti, non solo germogliò a tutto campo la mitologia dell ' aristocrazia trincerista, ma essa prese anche corpo nelle complesse

" ' Gazzetti M .. '·Note su fenomeni esteti ci a Fiurne'1 O responsabili tà soc iale? O la bomba su ll,1 scri va nia dei padri-r. in: A cti del Convc.gno "Un capitolo di storia: riumc e D'Annunzio" (Garc lone Riv iera-San Pelagio, 27-28.1 0 .1 989). pag. 83. ~ ; Ne.Ilo P., op. cit., pag. I 137.


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Qualche ora prima lo stesso Millo aveva informato telegraficamente N itti dell'accaduto, rappresentando in forma sintetica quanto avrebbe poi esposto più estesamente nel citato rapporto. Questo fu presumibilmente redatto dopo la ricezione della risposta del Presidente del Consiglio: "Ho appreso con dolore ma senza meraviglia quanto V.E. mi ha comunicato. Riservandomi ogni giudizio ulteriore su quanto è avvenuto, ho constatato con doloroso stupore che V.E. agli irregolari di truppe e a D'Annunzio ha voluto garantire l'esecuz ione di trattati ed ordinamenti politici della Dalmazia . V.E . non ha alcun diritto di fare alcuna dichiarazione in questa materia. Il potere rnilitare è sempre alle dipendenze del potere civile . Sta poi il fatto che nella proposta presentata al governo di Washington per la sistemazione della questione adriatica con l 'appoggio della Francia e dell'Inghilterra è consentito che la Dalmazia, tranne Zara ed alcune isole, venga assegnata alla Jugoslavia con speciali garanz ie, per la delimitazione e neutralizzazione, per le minoranze italiane e per gli interessi economici italiani preesistenti. Senza tale concessione non avremmo potuto ottenere l'appoggio dell'Inghilterra e della Francia per le nostre richieste. Pertanto V.E. impegnandosi a non sgomberare la Dalmazia del Patto di Londra ha preso un impegno che nessun governo italiano sarà in grado di mantenere se non mettendosi in aperto contrasto con gli Alleati. Sollevare in questo momento la questione della Dalmazia non può avere altra conseguenza che quella di rendere poco amichevoli Francia e Inghilterra nel momento in cui ci stanno appoggiando e dare nuovo motivo agli Stati Uniti d'America per persistere nel rifiuto alle nostre domande per Fiume dicendo che, quando anche accettasse, l'Italia avrebbe pronte altre pretese. In quanto ai volontari che V.E. assume in servizio, ignoro di quale facoltà si valga e di quali ordinamenti militari. Rimane ben chiaro che l'impegno di V.E. circa la sistemazione della Dalmazia non riguarda il Governo, che è il solo responsabile. Ciò che è avvenuto si può spiegare solo col desiderio di V.E . di evitare u.n conflitto fra italiani. Ma anche per ciò niuno impegno era necessario, e V.E . ha de terminato una situazione di cui vorrà riconoscere l'estrema gravita . Confido che la situazione si chiarirà con una più larga relazione dei fatti . VE . rimanga al suo posto per l'adempimento di tutti i


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suoi doveri di soldato e non assuma alcun impegno che non riguardi la sua qualità di soldato" ™. Paolo Alatri, dal quale abbiamo riportato il documento e che è stato a suo tempo fra i riordinatori dell 'archivio personale di Nitti. affenna che a questo dispaccio Milio non avrebbe neppure risposto, anche se a noi sembra che una replica dell'ammiraglio fosse implicita nel citato rapporto . Sempre dal! ' Alatri si apprende che il 20 novembre il ministro della Marina convocò a Roma l'arnm. Milio, ma questi rispose il giorno successivo che se si fosse allontanato da Zara non avrebbe più potuto rispondere della situazione che fino a quel momento aveva in pugno (anche se, stranamente contraddicendo tale affermazione, aggiungeva che " non sono poi certo che mi lascino partire"), e proponeva di inviare a Roma il suo capo di stato magg iore comandante Bacci. li 22 ed il 24 i giornali pubblicarono un comunicato governativo che deplorava l'operato del governatore della Dalmazia , lasciandolo però al proprio posto 267 • Nell'analizzare i motivi che spinsero D'Annunzio alla spedizione su Zara, che essendo in zona di occupazione militare italiana non poteva presentare motivi di rivendicazione, Alatri ipotizza che forse il d isegno perseguito da D'Annunzio con quell'iniziativa andava ravvisato prop1io nell ' impegnare Millo a non permettere che le truppe italiane abbandonassero mai la Dalmazia, indipendentemente dal! 'esito delle trattative diplomatiche; e se questo era il proposito, indubbiamente riuscì. Ovvero, poteva anche trattarsi di una manifestaz ione reattiva, di un 'espressione di quell'ansia di attivismo dalla quale D 'A nnunzio e molti fra i suoi collaboratori erano stati pervasi assistendo al ristagno dei negoziati internazionali.

Durante il 1920, il presidio della Dalmazia continuò ad essere affidato alla 24" Divisione. Benché questa avesse assorbito i militari delle classi più giovani proven ienti da due brigate disciolte, il suo fabbi sogno di complementi era valu tato all'inizio dell'anno in 6000-7000 uom ini , elc i quali oltre 5000 furono effettivamente mandati in febbraio. Con successivi invii, compreso il 5° reggimento bersaglieri g iunto a Sebenico ai primi di agosto, si riuscì a mantenere le forze d'occupazione in

"'" Alatri P .. op.cit.,pagg.3 14-315. "'' Alatri P., op. cit., pagg. 3 15-321.


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Dalmazia ad un livello superiore ai 10 .000 uomini . E non era stato facile, come attesta il seguente telegramma inviato da Nitti a D iaz , ri masto a coprire l'incarico del tutto onorifico di Ispettore Generale _d ell'Esercito, durante la permanenza a Londra del Presidente del Consigl io per una serie cli incontri con i capi dei govern i inglese e francese:

"Desidero ogni invio truppe Dalmazia sia ridotto minimo indispensabile tanto più Jugoslavi non hanno alcuna idea bellica contando solo esaurire nostra resistenza economica. Data gravità estrema nostra situazione economica alùnentare che dovrà subito peggiorare per assoluta mancanza carbone e cambio occorre ridurre tutte spese soprattutto consumi e lùnitare corpi di spedizione minimo in.dispensabile , tanto più non. avremo certezza avere navi sujjkienti né sufficienti risorse alimentari. Raccomando tutte economie possibili prevedendo ormai spaventose dijjìcoltà" 268 • La situazione politico-militare nella regione , ri masta come s'è visto sostanzialmente tranq uilla, cominciò a deteriorarsi. Fu necessario adottare misure di sicurezza, come la scorta armata ai treni , e non mancarono allarmi nei presidi dei maggiori centri. Più difficili erano le condizion i dell'ordine pubblico nelle isole. presidiate daJ 138° Fanteria Barletta, dove non mancarono attacchi armati contro sentinelle e posti isolati. Le truppe furo no costrette a muoversi con precauzione ed in stato di continuo allertamento. Una manifestazione antiital iana si svolse a Spalato il 27 gennaio, quando sembrò che la soluzione del problema fosse ormai stata raggiunta dalle potenze alleate. La folla occupò due piroscafi italiani ormeggiati in porto, distruggendo la bandiera nazionale di uno d i essi, e penetrò in negozi e sedi di istituzioni italiane, danneggiandole ed asportando il ritratto del Re che fu poi oggetto di dileggio nelle strade. Alcune navi eia guerra si portarono sul posto, esigendo eia parte delle autorità locali le scuse formali, la riparazione delle offese e dei danni e la pun izione dei responsabili. Un incidente ancora pi ù grave avvenne 1'11 luglio, quando alcun i ufficiali della nave Puglia furono assaliti da una folla cl i d imostranti antiitaliani; il cap. corv. Tommaso

'"' AUSSME , E3- J74/l0, prot. l69 del 14.2.1920, da Presidente Cons iglio a Ispettore Generale Esercito. f .to Nitti.


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Gulli, comandante dell'unità, recatosi a terra per intervenire a protezione elc i s uoi dipendenti , fu colpito a morte insieme al marinaio Aldo Rossi, mentre altri due ufficiali ed un graduato restavano feriti. Un aspetto di un certo interesse è quello legato alle proiezioni della propaganda fium ana s ui militari in Dalmaz ia. Due documenti prodotti dal gen. Vi ora in data 9 marzo 1920 riferivano di un incremento nei tentativi di defezione verso Fiume da parte di militari di truppa, ammontanti in una settimana a ci rca una trentina cli casi per i quali fu adottata una punizione di 10 giorni "cli rigore" . I fogli precisavano come si trattasse cli complementi cli recente assegnazione che, durante gli interrogatori , am misero d i essere stati oggetto di lusinghe imperniate s ul benessere che avrebbero trovato a Fiume (7-8 L ire cli paga al giorno , due ranc i succulenti ed abbondanti, nessuna istruzione, ragazze a volontà, ecc.). Gli autori dell 'azione di influenzamento erano identificab.il i soprattutto in volontari de l Battaglione Zaratino·, che approfittavano della dimestichezza con l'ambiente locale e del poter percorrere anche in borghese la Dalmazia infiltrandosi tra le truppe 269 • Circa un mese dopo l'amm. MiUo emanò una disposizione che prevedeva l' arresto cli tutti coloro sorpresi a sobillare i militari e l'applicazione della citata ci rcolare ministeriale n° 28168 del 6 novembre 1919; poiché ragion i di opportunità non consig liavano un defer imento al locale tribunale cli guerra , gli stessi avrebbero dovuto essere inviati a Bari e consegnati a quelle autorità militari o di P.S . a seconda dei casi m . S'è già accennato al fatto che dopo la spedizione dannunz iana de l 14 novembre 19 19 fosse rimasta a Zara di presidio , accanto alle forze regolari, anche la Legione del Carnaro alla quale si sarebbe successivamente aggiunta la Legione Volontari Dalmati, una derivazione clcll' Associazione "Pro Juventute Jadertina" intesa ad alimentme i sentimenti patriottici dei dalmati ed a fornire loro il modo di esercitarsi con le armi. Questa L egione era costituita su un battaglione cli t• linea (Rismon do) formato da 3 compagnie fuci lieri (Oberdan, Sauro e Baflisti), un reparto mitraglieri (Calvi) ed un reparto d'assalto composto esclusivamente da oriundi albanesi, e da 2 compagnie cli 2" linea (Chiesa e Filzi),

'"' AUSS ME, E3-17 l. prot. 547 Op. RP del 9.3.1920. da Comando Truppe Dalmazia e 24" Divisione a Governo Dalmazia e l~olc Dalmate e Curzolane, f.to Viora: prot. 546 Op.. pari darn e mittente a comandi dipendenti. f.to Viora. "" AUSSME, E3-172, prot. 10 l9 RRP dcll ' 11.4.1920, eia Governo Dalmazia e Isole Dalmate e Curzo lane a rnagg. gen. Viora, f.to Milio.


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costituenti una Guardia Nazionale Zaratina della quale facevano parte quei cittadini che per età, condizioni fisiche, occupazioni e cariche non erano in grado di partecipare regolarmente ali 'addestramento o seguire il battaglione in caso di impiego altrove. La forza complessiva di quest'ultimo era di 487 unità, mentre a 258 ammontavano gli uomini della Guardia Nazionale Zaratina. Il battaglione era stato dotato dal comando della Divisione Militare di Fiume di fucili mod. 91 e relative bllffetterie e di 8 mitragliatrici Fiat, armi che in parte erano custodite presso la caserma del 15° reggimento fanteria. Il reparto espletava servizi di guardia all'armeria ed all'acquedotto e ronde in città in ausilio ai carabinieri 271 • Da un documento del 23 marzo a firma del comandante della Brigata Savona gen . Spiller risulta come per il 31 dello stesso mese fosse stato deciso il disarmo e lo scioglimento del battaglione, tranne il drappello cli albanesi per il concorso all'ordine pubblico a Borgo Erizzo 212 : da un altro documento invece, datato 16 aprile e firmato eia M illo , sembrerebbe che il reparto fosse stato mantenuto in vita. Millo faceva anche qualche valutazione sugli ufficiali del reparto, "che pur essendo venuti quì da Fiume sono ottimi e disciplinati; anzi posso accertare in via confidenziale e riservatissima che non desiderano altro che di ritornare nelle file dell'Esercito regolare, ma il momento non mi pare opportuno per proporre ciò al Ministero della Guerra, perché oggi tali Ufficiali mi servono di più neL!a loro posizione attuale che in altro modo, mentre un cambiamento potrebbe generare sospetti ed irnbrogliare ancor di più la difficile e delicata situazione locale" m. Nel giugno 1920 fu prodotto a Zara un documento dal titolo "Appunti sulla questione dalmata" che, al di fuori della specificazione di

" ' AUSSM E, E3- 17 J, prot. 37 del 25.2. 1920, oggetto "Costituzione della Legione Volontari Dalmati'" su fog lio intestaLO "Bcg. Volontari Dalmati F. Rismondo" senza indicazione cli destinatario, f.t.o il comandante cap. Bonvicini . "' AUSSME. E3-l 7 J , prot. 226 RP del 23.3. l920, da Comando Brigata Savona a Comando Truppe Dalmazia, f.to gen. Spiller. "" AUSSME, E3- l 7 I, pro!. 28709 RP del 16.4.1920, da Governo Dalmazia e Isole Dalmate e Curzolanc a Ministro Marina, f.co Mi ilo. L'organico ufficiali era il ~eguente: com.te btg.: cap. Buono Bonvicini, aiutante maggiore: ten. Umberto Sani; compagnia Oberdan: cap. Gastone ivlerluzzi (com.te), s. ten.ti Lino Diana, Pietro Marincovich, An tonio Troiani; compagnia Sauro: ten. Francesco Giangrande (com.te), s. ten.ti Paolo Anfosso e Nicolò Benzoni; compagnia Ballisti: cap. Nicolò Farina (com.te) s. cen. Zenone Bocca, mar.Ilo Vincenzo Frogli,1 (f.f.com.te plotone); compagnia Calvi: ten. Stefano Viola; reparto a.lbanese: ten. Vincenzo Marussich. Il comando interinale di alcuni plotoni e sezioni mitragliatrici era demandato a graduati già ufficiali dell'esercito austroungarico, così quello delle compagnie di 2a linea. Anche i capisquadra erano traili da sottufficiali e graduati già appartenenti all'esercito austroungarico (cfr. documento di cui alla nota 27 .1) .


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data, non reca altre indicazioni identificative ma che, facendo tra l'altro parte del carteggio relativo al Governo della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane custodito presso l'archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, è verosimilmente att1ibuibile a tale Governatorato ovvero al Comando delle Truppe della Dalmazia e della 24• Divisione , anche se la globale impostazione del documento e la rilevanza data ai vantaggi del possesso marittimo della regione farebbe propendere più verso la prima fonte ed alla relativa ispirazione dell'influente esponente della Regia Marina, l' amm. Millo, che ne era titolare. Anche perché le tesi sostenute riecheggiavano quelle già rappresentate in un altro promemoria avente come titolo "li problema adriatico italiano", redatto dallo Stato Maggiore della Marina verso la metà di dicembre ciel 19 I 8 21• . Stralciamo dallo studio alcuni dei brani che riteniamo più interessanti relativi ai primi due paragrafi, omettendo di riportare le considerazioni del terzo riguardanti le risorse ecoriomiche che risultano alquanto sbrigativamente enfatizzate: IMPORTANZA DEL POSSESSO TERRESTRE L'importanza della Dabnazia per le sorti e lo sviluppo d'Italia è al fermata da 22 secoli di lotte che raggiunsero perfino la violenza della disperazione. La regione rimase coLlegata quasi ininterrottamente coll'Italia, attraverso il mare, assai più intimameme che coll'impervio retroterra . La Dalmazia è soglia naturale di contatto fra l'Italia e la .Balcania , destinata a sbocco economico. Il passato ammaestra che soltanto nell'oriente sta la nostra speranza di sviluppo economico. Soprattutto ci assicura una sicurezza sul mare che altrimenti, con la infelice costa nostra orientale , richiederebbe grandi mezzi d'azione navale. Nella guerra, recente il problerna non si acutizzò per l'inattività della armata navale nemica . Il possesso della Dalmazia regola favorevolmente il rapporto politico e l'equilibrio nazionale nell'Adriatico . Gli slavi tendono a conquistare la costa, contrastata tenacemente dagli italiani da 13 secoli. Qualunque compromesso amichevole, anche di massima rinun-

'" AUSSMM, archivio generale cronologico, I 108/ l , prot. 1283 del 19.12. 19 18. da Capo Stato Maggiore R. Marina a Addetto Navale Italiano a Parigi. f.to Thaon d i Revel.


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zia, che distrugga la possibilità avvenire di sviluppo economico, è illusione; episodio sfavorevole nella guerra di contrasti che si perpetuerà. Le concessioni eccitano nuove aspirazioni e sono prova e fatto di debolezza che accellera forse più che ritardare il confli.tto . Il valore della Dalmazia è essenzialmente niarittimo, legato al suo meraviglioso arcipelago che ne corona le coste. Necessità strategica fondamentale è che l'arcipelago e le coste di terraferma, almeno nella zona ora occupata non rimangano nelle mani del nemico che ne costituirebbe poderoso mezzo di offesa . La neutralizzazione o il disarmo sono lustre ingenue di fronte ad avversari decisi a sviluppare la loro potenza; prove della loro effettiva intenzionalità sull'argomento si sono già avute[ .. .]. Il possesso della Dalmazia, necessario per ragioni di sicurezza e di avvenire non richiede peso di forti occupazioni militari e di ingenti spese. L'occupazione normale può essere mantenuta con poche truppe , perché la popolazione è tranquillissima e in breve tempo diverrebbe, nella grandissima maggioranza, italiana o italianizzante. in caso di conflitto la difesa del territorio, contro forze avversarie limitate, riesce abbastanza facile, ed è anche da presupporre che il nemico non potrebbe dispogliere grandi forze da scacchieri di importanza decisiva per obiettivi di valore politico, ma di scarso valore militare, perché non ledono le fon.ti della nostra energia combattiva. La diversione sprecherebbe truppe del nemico a suo danno. Contro forze importanti il problema della difesa, senza sperdimento delle nostre, può risolversi dopo una prima resistenza ai valichi alpini, con la strenua d(fesa dei campi trincerati di Zara e Sebenico, obbligando il nemico a distogliervi maggiori mezzi che alla difesa non occorrano; possedendo Sebenico sarà difficile che Zara venga attacca da terra . Questa d?{esa puramente passiva, e con minimo impiego di for ze, assicura pur tuttavia risultati sostanziali: a) - conserva il vantaggio strategico marittimo dell'Adriatico; h) - non consente al nemico di predisporre in lungo periodo di pace una formidabile situazione militare nell'Adriatico, anche da altre potenze favorita, che soffocherebbe la nostra attività economica sulla sponda orientale e paralizzerebbe la nostra situazione militare in mare durante la guerra; c) - evita il controsenso per cui, nel timore di dover perdere la Dalmazia in caso di guerra per non potervi destinare forze sufficienti,


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la si abbandona fin d'ora, privandoci dei grandi vantaggi che ad essa sono connessi e ponendoci nella predetta situazione; senza dire che il giuoco delle alleanze è prevedibile; d) - salva la italianità di queste terre, diversamente destinata a scomparire dopo tanti secoli di lotta e dopo una vittoria; concelto sentimentale, ma pur doveroso dopo oltre un anno e mezzo di occupazione e quindi di tacita promessa; e nella italianità conservata si troverebbe stimolo di razza alla riconquista dopo il temporaneo ripiegamento [. ..]. Contro forze lilnitate la difesa della Dalmazia è abbastanza facile perché tanto al di quà, quanto al di là delle Alpi la rete stradale è straordinariamente scarsa e,fuor delle strade, il terreno eminentemente carsico e roccioso rende il movimento impossibile ai traini e difficile alle stesse fanterie. Per quanto le operazioni tattiche restino indipendenti dalle coniunicazioni, debbono pur tuttavia gravitare verso di esse per necessità di rifornimenti e di trasporto di artiglierie pesanti, e quindi la difesa si orienta e si sistema a sbarramento delle principali linee dì comunicazione. Le Alpi sono attraversate soltanto dalla rotabile che dalla Lika fa capo ad Obbrovazzo sulla Zermagna , non sussidiata ancora da quella del Prosina che è incompleta e dalla rotabile che conduce a Knin. Fuor delle Alpi non vi è che il fascio longitudinale che converge su Spalato. Se lavori fossero necessari sarebbe sufficiente limitarli allo sbarramento delle rotabili alpine; jiwr di esse riuscirebbero inutili quando non si volesse destinare a difenderli forze ingenti, il che non è consigliabile. il terreno favorisce le resistenze successive, in d(fesa manovrata appoggiata alle sue pieghe che si succedono parallele fin contro la costa. Ma per i concetti e gli scopi su accennati, contro forze pr~ponderanti è sufficiente mantenere Zara e principalmente Sebenico il cui possesso assicura i vantaggi strategici propri in guerra alla Dalmazia. Le forze che il nemico vi dovrebbe distogliere sarebbero superiori à quelle occorrenti per la difesa con vantaggio quindi effettivo nella relatività delle forze contrapposte su scacchieri di magg iore importanza. Basta qui affermare che la predisposizione di quei due campi trincerati con criteri moderni richiede non grandi spese, largamente compensate dagli scopi raggiunti, e forze relati-


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vamente limitate . Ben più difficile poi l'alimentazione del blocco o dell'assedio delle ragioni interne che non quelle della difesa da parte del mare. Ma oltre a questa condotte di operazioni strettamente d~f'ensiva, e che pur garantisce grandi vantaggi in terra ed in mare, non è da escludere la visione di azioni attive che da speciali situazioni fosse ro consigliate . Il campo trincerato di Sebenico favorisce gli sbocchi controffensivi. Obbiettivo localmente importante è Spalato, sia come centro di. vita, sia come uno dei principali porti nernici. Su quella città convergono, dalla fronte Knin-Dernis-Sebenico , tre ottime strade con andamento avvolgente che ne rendono difficile la d~fesa anche per le spalle rivolte al mare da noi tenuto. L'offensiva potrebbe inoltre mirare ad obbiettivi di ben maggiore importanza. Non v'ha dubbio che le linee della Sava e della Drava segnano le direzioni offensive di maggior efficacia, ma appunto per questo è da prevedere che vi si incontrino le maggiori resistenze già predisposte e si sa bene la capacità di resistenza delle sistemazioni difensive. La vastità della fronte verso cui l'azione può essere diretta impedisce al nemico di predi~porre difesa e lo obbliga a guerra manovrata. Le ferrovie esistenti e altre di probabili imminente costruzione favoriscono il problema logistico[. .. ]. Il problema politico e militare non è risolto che dall'annessione sia pure larvata o differita. Le popolazioni non italiane non si sono formate ancora una coscienza slava, perché da troppo poco tempo strappate dall'influsso latino che modellava L'anima Dalmata. Ma, semplici ed ignoranti, subiscono l'assoluta influenza dei preti, dei maestri e dei pochi ambiziosi educati ad odio fanatico contro l 'Italia. L'annessione può ridare in breve impronta italica alla regione; qualunque altra soluzione la condurrebbe in breve nella completa orbita Jugoslava a tutto nostro danno. L'annessione di Zara ed anche di Sebenico, limitata alla città non salva la nazionalità; la loro vita è troppo connessa a quella della regione circostante per poterne restare separate. Dovrebbero finire col subirne l'influenza che gli slavi saprebbero abilmente dirigere. Le condizioni economiche sono ora ben differenti da quelle passare proprie degli antichi comuni_ D'altronde il valore interno della regione sta nella zona Dernis-Knin, per le accennate ragioni economiche e militari.


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IMPORTANZA D EL POSSESSO MARIITIMO La conj,gurazione della costa orientale dell'Adriatico è Lale che chi la possiede ha il dominio dell 'intero mare adriatico; e se ciò non è avvenuto nell'ultima guerra lo si deve alla inesplicabile inattività dell'armala navale austriaca, inattiviLà che stava per cessare quando la direzione della canipaRna navale in Adriatico stava per essere assuma dai Tedeschi. Inter venne l'azione di Premuda coll'affondamento della SANTO STEFANO fortunatissima per noi, e che troncò nel suo nascere la campagna navale nernica offensiva . E dico fortunatissima perché se l'ammiraglio Horthy anziché passare presso alle isole esterne si fosse servito deL/a magnifica linea di arroccamento costituita dalle isole Dalmate entradovi dal Quarnero, la $quadra nemica così con cenrratasi a Cattaro, avrebbe poi eseguira la distruzione, in progetto da tempo, dello sbarramento di Otranto che anni e Jarica ci era costaro; e probabilmenLe anche quella cli buona parte del naviglio leggero nosrro ed alleato, pur riuscendo a non ingaggiare una batraglia decisiva . È stato a Vallona calco/aro che una potente forza navale nemica che avesse voluto attaccare Vallona, avrebbe avuto, partendo da Cattaro , tredici ore disponibili prima che la nostra squadra da battaglia da Taranto e quellafrcmcese da Co,fù avessero potuto accorrere per batterla; e tredici ore in mare sono molte! Perché non fu dagli austriaci Lentato nulla è un fatto che non si spiega; certo che lo spirito aggressivo di Tegethojf era morto nella marina nemica. Le isole Dalmate fino a Capo Planka formano due canali ben difesi dal largo essendo disposte quasi in due fi le parallele alla costa , la quale poi colle isole è ricca di ottimi porti ed ancoraggi. Sebenico vi primeggia per la sua magnifica configurazione. A Capo Planka l'arcipelago Dalmata si interrompe per riprendere al sud col gruppo delle Curzolane che si protendono quasi da Levante a Ponente con configurazione speciale perché le dorsali di esse formano un angolo di più di 60° con quelle delle isole Dalmate. SEBENICO, per la sua configurazione, è molto superiore a Cattaro nei riguardi di Piazza Marittima . Senza dilungarsi in descrizioni basterà citare il fatto che l'Austria lo difendeva con sole mine subacquee (Torpedini) e pressoché senza cannoni, perché quelli trova-


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ti alla imboccatura di Sebenico sullo storico forte San Nicolò. erano di tipo antiquato senza valore effettivo. L'arcipelago di isole che fronteggia Sebenico e ne copre la imboccatura (dove.finiscono i due canali interni della Dalmazia. che vengono dal Nord, sopra citati) permette in breve tempo di chiudere con torpedini /'accesso alla baia, e ciò ad una distanza tale da rendere impossibile un tiro efficace di artiglieria dall'esterno dell'arcipelago sulle navi ormeggiate e tranquille nei canali della baia di Sebenico. Abbiamo trovato nella baia di Prokliana (interno di Sebenico) ben 44 grossi piroscafi aus1riaci che vi avevano trascorso. in disarmo ed in perfet/a sicurezza. il periodo della guerra; ora rinavigano fllfti. Un uguale riparo avrebbe potuto trovare al nord nei mari di Novegradi e Karin presso e al di qua del confine nord di armistizio (trclltato di Londra-canale della Montagna). Gli austriaci avevano difeso Sebenico con quasi mille torpedini che oggigiorno si ancorerebbero in due giorni, ma .fin dal primo l'accesso potrebbe considerarsi chiuso; e così ne avevano fatto una piazza fortissima ed un sicuro riparo. Pi,ì a sud le Curzolane, non possedendo né SpalOlo né Caflaro, sono indispensabili per controllare tali due bei porti 1101urali da relativamente vicino. Col patto di Londra Spalato rimane dominato terrestramente dalle montagne che lo cingono al Nord e dal mare dalle isole Dalmate e Curzalane. E Cattaro può essere molto sorvegliato da Curzola e Lissa: certo che il possesso della penisola di Sabbioncella, non contemplata nel Patto di Londra, penisola che forma sistema con Curzo/a e la domina anche in parte, sarebbe strategicamente molto desiderabile perché assicurerebbe il canale omonimo e permetterebbe anche un sicuro controllo del vallone di Klek (Nehoum) che si trova poco a sud dello sbocco della Narenta, e che è destinato a diventare un importante sbocco al Mare della Erzegovina, B0s11ia. Serbia. Da Klok gli eserciti turchi, ivi sbarcati, marciavano per reprimere (prima del 1876) le insurrezioni in Erzegovina, e vi potevano sbarcare perché in tale punfo la provincia di Erzegovina, allora Turca, arrivava al mare interrompendo la provincia Dalmata Austriaca. Dati gli attuali mezzi di offesa aerei e subacquei, il non possedere quel minimo della costa orie11tale Adriatica che è contemplata nel Pallo di Londra, ci parrebbe in condizioni molto inferiori e dirò anzi più pericolose di quelle in. cui ci trovavamo ante-guerra!


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Né vale dire che abbiamo Pola perché è al Nord ed esposta ad attacchi del retro terra, ed in posizione raie che il suo possesso è indispensabile a noi perché non sia di altri. In mani nostre, come deve rimanere, volendo ragionare astrattamente, converrebbe forse ostruirla perché essendo molto a Nord da essa non si comanda l 'Adriatico: ed infatti La flotta nemica che vi è rimasta intanata durante la guerra non l'ha comandato. E sarà già una grave preoccupazione quella di Cattaro e tale da esigerne almeno la neutralizzazione non perché ciò dia garanzia, ma come soluzione meno peggio delle altre prevedibili. In ogni modo la neutralizzazione dovrebbe estendersi anche al resto della costa che non verrebbe a noi assegnata perché anche Giuppara e Gravosa possono assumere in mano nemica importanza. Altro ancoraggio che in mano nemica avrebbe molta importanza è quello di Porto Tajier nell'isola Grossa, e ciò per la sua configurazione dorninante il centro adriatico. Porro Tajer in mano nemica sarebbe per noi un grave pericolo: in mani nostre può rimanere disarmato od al massimo ostruito con mine per ogni eventualità. Se la costa orientale adriatica avesse l 'aspetto e la configurazione della occidentale si polrebbe rinunciarvi e contentarsi di Brindisi e Vallona ; ma nelle condizioni orografiche ed idrografiche attitali occorre ricordare quello che ebbe a dire un anuniraglio inglese: che se l'Inghilterra fosse al posto del/' !rafia non lascerebbe un centimetro della costa orientale in. mani non sue! Non potendo avere tutto (od almeno non potendo ora averlo) bisogna assolutamente rimanere in possesso dell'indispensabile per non dovere, con enorme gravame finan ziario, compensare con grandi apprestamenti militari la differenza di situazione. Ne vale dire che il nemico non avrebbe Marina e mezzi perché possono averli i suoi alleati oppure fornirgliene" m .

Le sorti della Dalmazia sarebbero state sancite il 12 novembre 1920 dal Trattato di Rapallo, del quale s i dirà più avanti, che assegnava l' in-

,,. AUSSME. E3-1 73n. ··Appunti sulla questione dalmata··. datato Zara giugno 1920. senza altre indicazion i relative all'ente e millente e desti natario.


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tera regione alla .Jugoslav ia tranne Zara e le isole cli Cherso, Lussino, Làgosta, Pelagosa ed a ltre minori. Tre giorni dopo s i svolse un incontro fra O ' Annunzio e l'amm . Mi Ilo in mare aperto, a bordo del CT Indomito, nei pressi dello scoglio di Dolfin, tra le isole di Arbe e di Pago , allo scopo di procedere ad un esame della situazione. L'unica fonte di notizie sul colloqu io si trova in una lunga lettera scritta dal cap. vasc . Umberto Bucci, capo di stato maggiore di Milio, unico testimone insieme all'on. Siciliani , a Carlo Millo , fi g lio dell 'ammirag lio, ed in tegralmente trascritta nel citato volume dell'amm. Di Giamberardino 176 • O ' Annunzio espose le condizioni reali di Fiume, Milio quelle della Dalmazia , cd entrambi convennero su ll ' impossibilità di un'azione di resiste nza in tutta l'estensione di questa. Fu un incontro malinconico . l'ultimo fra i due , chiusosi con un generico impegno a "tener duro" . A Roma, comunque, la presa di contatto fra O' Annunz io e Milio suscitò non poca preoccupazione, e Lo stesso Vittorio Emanuele TJI, attraverso il ministro della Marina, inviò all 'anuniraglio il seguente telegramma:

"Sentito che VE oggi si recò ad Arbe . Ella è soldato e sa che un soldato è legato da giuramento e cioè da quello che Ella prestò quale militare. Ogni suo impegno posteriore è nullo se La dovesse far mancare ai suoi impegni di soldato . So che posso contare sul giuramento e voglio anche pregarla di.far comprendere a tutti i doveri verso l'Italia. Mi telegraj, direttamente ed occorrendo venga Roma conferire" 211 • Milio inviò a sua volta dapprima un telegramma al ministro Sechi nel quale giustificava il suo incontro con O ' Annunz io e lo attribuiva, soprattutto, ad un invito pervenutogli da G iolitti perché facesse opera di moderazione sul poeta, - piuttosto singolare l' assenza di coordinamento fra Presidente del Consiglio e Ministro de lla Marina - e qualche giorno dopo una lettera al Re. In essa erano contenute alcune valutazioni su D'Annunzio , definito stanco e non più in grado di tenere a freno i suoi, e sulla situazione dalmata rappresentata come potenzialmente pericolosa . Frattanto, si era di ffusa la notizia dell'esistenza di una clausola segreta nel contesto del Trattato di Rapallo (a proposito della quale le pagi-

"'' Di Giambcrardino O .. op. cit., pagg. 193- 195. "' Paoli G .. op. c it., pag. 37.


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ne che seguono saranno più dettagliate), il che indusse l'ammiraglio, verso la fin e di novembre, ad aGcettare il piano proposto da Giuriati per uno sbarco legionario sull ' isola di C urzola dove sarebbe stata organizzata una base di resistenza e di fu ture azioni in Adriatico e s ulla costa dalmata . Dell'iniziativa non se ne sarebbe fatto nulla perché O-Annunzio la lasciò cadere, molto probabi lmente, secondo la valida interpretazione di Gerra, a seguito de.Ile considerazioni espressegli da alcuni uffici ali del suo comando: Ja riduzione delle forze legionarie in Fiume sarebbe risultata estremamente pericolosa, perché avrebbero potuto riprendere il sopravvento gli autonomisti o quegli clementi conservatori che già avevano cercato d i opporsi alla proc la mazione de lla Reggenza Italiana del Camaro avvenuta in agosto, e della quale anche si d irà in appresso 278 • L' adesio ne di Milio al progetto G iuriati indusse però D ' Annunzio a ritenere che l' amm iraglio si sare bbe comunque opposto alla cessione della Dalmazia alla Jugoslavia, mentre invece il 2 dicembre Milio dichiarò ad una delegazione di cittadini di Zara di non poter osteggiare gli ordini del governo , ed il giorno stesso fece imbarcare per l'Italia un primo contingente di congedandi de lla classe 1899.11 fatto determinò vivo fermento . ed una folla eccitata cercò di impedire la partenza della nave, mentre anche nei giorn i s uccessivi si rinnovarono manifestazioni contrarie a Mili o cd alle autorità italiane "traditrici del la Dalmazia" . D ' Annunz io pronunc iò contro l'ammirag lio un vio lento di scorso nel quale faceva spicco la frase ''Un uomo è perduto . Un uomo resta", dove l ' attribuzione dei due ruoli era palese. Lo accusò anche d i aver rinnegato l' impegno d 'onore assunto a Zara il 14 novembre dell 'anno precedente che la Dalmazia non sarebbe mai stata abbandonata. A q uest'ultimo proposito, Giu1iati nelle sue memo rie edite nel 1954 avrebbe rivelato come, tra le carte di M il io lasciate al figli o Carlo , vi fosse un ' annotazione nella quale affermava che tale impegno era subordinato alla piena osservanza del giuramento di fedeltà al Re cd alla Patria, e che in questo senso si era espresso con D 'Annunzio tanto verbalmente, quel 14 nove mbre a Zara, quanto in una lettera del 21 marzo 1920 il cui orig inale è custodito presso l ' archivio dannunziano del Vittoriale a Gardone m _ Senza dubbio, l'atteggiamento di Milio fu improntato ad una

,., Gerra F .. op. cit .. voi. li. pag. 236. "' Giuriati G .. "Con o·Annunzio e :Millo in difesa dell'i\driatico··. Firenze. Sansoni. 1954. pagg. 193 -194.


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sorta di doppio gioco fra D'Annunzio e Nitti - che si sarebbe protratto anche con Giolitti, pur se in differente forma e nella diversità intercorrente fra i due statisti - mirante a tenere a bada entrambi, e rispecchiante la generale ambiguità della situazione politica creatasi dopo l'impresa di Fiume. Ambiguità ribadita dal fatto che, nonostante l'operato delI'ammiraglio fosse stato uffic ialmente deplorato e sconfessato in un comunicato governativo , il medesimo era rimasto al suo posto , forse nel timore che la ri mozione potesse determinare una reazione dell'ambiente militare. Proprio in riferimento al Trattato di Rapallo riteniamo interessante, in chiusura cli questa rapida rassegna sugli avvenimenti dalmati connessi più o meno direttamente alla questione fiumana, riportare un rapporto del gen. Spiller dei primi cli dicembre inerente alle condizioni psicologiche degli abitanti del distretto di Sebenico quali si erano determinate a seguito dei predetti accordi italo-jugoslavi:

"Reputo opportuno prospettare per sommi capi lo stato d 'animo della popolazione civile di Sebenico (e immediati dintorni) determinatosi in seguito alla conclusione del trattato di Rapallo. Per facilità di esame scinderò detta popolazione nei tre partiti che la costituiscono; croato-serbo-italiano. il primo ed il secondo rappresentati da una gran maggioranza di contadini e operai di basso ceto, e da una minoranza di elementi colti; il terzo invece, quasi esclusivamente, da elementi evoluti ed intellettuali. La classe agricola del partito croato, pur dimostrandosi apparentemente indifferente non seppe celare la sua grande preoccupazione per l'avvento del futuro regime che essa prevede essenzialmente serbo e come tale non spassionato, ma prepotente e capace di qualsiasi, anche ingiusto sisterna, per assicurare il predominio alla razza ed alla religione serba. in un prim.o tempo ebbero perfino luogo alcune adunanze o, per meglio dire conventicole, specie di abitanti della campagna nelle quali fu manifestamente espressa la simpatia per la permanenza degli italiani. Non molto diverse jìmmo le impressioni del ceto colto croato. Esso infatti, sebbene con maggiore prudente riserbo, ebbe a manifestare specie in discorsi privati, il convincimento che migliori sarebbero state le sorti della Dalmazia, qualora fosse stato applicato integralmente, ed anche in parte, il patto di Londra.


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Be11in1eso però è da fare eccezione per quei relativwnen1e pochi capi-partito che, per la propaganda antiitaliana svolta duronle la nostra occupazione, ora si ripromettono onori e ricompense dal Governo S.H.S . li partilo serbo invece, pur non avendo dato luogo a mand'estazion.i collettive in pubblico, non nascose sin dal primo 1110111e1110 la sua grande soddisfazione. Non mancarono coloro che minacciarono aperte ed impunite vendette, angherie e sopprusi contro gli italiani e contro i croati. verso i quali avevano amichi rancori personali. In questi ultimi tempi la situazione si è però alquanto mutata . Allo scopo di smentire le deleterie vanterie della popolazione serba e per incoraggiare quella croata, da parre dei capi-partilo è stata svolta una in1ensa propaganda, intesa a convincere i croati che, con l'applicazione del trattato di Rapallo· i Dalmati non dovranno considerarsi sudditi dei serbi ma solo dipendenti da un ente starale croato, nelfamente distinto dal regno di Serbia , con il quale non avranno in comune che la dinastia ed il governo centrale. la promessa di tale sistema di governo, che potrebbe chiamarsi federale, ha fatto sì che la popolazione croata, pur non prestandovi fede e conlinuando a dubirare per la sua immunità personale, per gli averi e per la religione, si prepara ad accetrare il nuovo regime, ad ubbidire ciecamente, e ad osLentare contentezza e soddi~:fazione nella speranza di evitare guai peggiori. Nel partito italiano lo srmo di abbauimento determinatosi all'atto della conclusione del trattato. interrotto per un breve periodo dalla speranza in un.a azione di D'Annunzio ed anche - se non di tutti almeno di alcuni dei nostri reparti, ora ha invaso gli anùni. Nessuno ha fiducia nelle garan zie contemplate nella convenzione di Rapallo. Intimoriti dalle minacce dei serbo-croati, dei quali temono ora le vendette per i dispetti e le angherie fa lle comro questi ultimi durante la nostra occupazione, non hanno che un solo pensiero, quello di rn.ettersi in. salvo con le loro famiglie ed i loro beni realizzabili. Di questo staro di cose incolpano le personalità politiche state piLì favorevoli alla causa dalm.a ta, i propagandisti, rutti i regnicoli che si recarono in Dalmazia, affermando che i dalmati italiani farono prima illusi con vane parole e poi traditi. Tale ultima parola è testuale.


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In tale accusa coinvolgono, ingiustam.ente, questo Comando e le truppe dipendenti. Traditi - essi dicono - dal Governo italiano e dai suoi rappresentanti, sarebbe almeno equo che ci fosse facilitato l'esodo ed offerta assistenza nelle località dove ripareremo profughi, ma questa è vana speranza, perché né L'Italia, né il suo Governo, né i suoi funzionari, né il suo Esercito, dopo essersi prestati alla burla atroce di cui fummo oggetto, possono meritare una qualche fiducia. Essi - credendo alle parole dei più esaltati - ritengono ed affermano che il tradimento iniziatosi con la cessione della Dalmazia agli S.H.S. sarà perpetuato .fìno all'ultimo; lo sgombero sarà effettuato celermente e colla massima riservatezza, e che un giorno si troveranno soli, abbandonati all'odio e alle vendette dei loro nemici. Le parole di conforto ed i promessi aiuti non hanno - per essi - che il valore di vane lusinghe intese a tranquillizzarne gli animi e a permettere alle truppe occupanti di sgomberare indisturbate. La mentalità austriaca di molti riprende il sopravvento e la taccia di traditori fatta agli italiani per la proclamata neutralità prima, e per il mancato aiuto durante la guerra è nel Loro animo ora confermata datl'abbandono della Dalmazia . Al partito italiano sono da aggiungersi tutti gli slavi che durante la nostra occupazione si man(festarono favorevoli alla causa italiana, specie le categorie degli impiegati che si rifiutarono di passare al servizio del Governo S.H.S. optando per il nostro. Unica eccezione sono pochi italiani tra i più eminenti e temperati che, per non avere esagerato nelle provocazioni durante la nostra occupazione ora non temono vendette, ed accettano con rassegnazione il fatto compiuto. Sintetizzando quanto sopra è stato detto si può concludere che il sentimento dominante in tutta la popolazione - eccettuata la serba è la paura. Per evitare che in un tempo avvenire/' ordine pubblico possa essere turbato sarebbe necessario rendere note al più presto le modalità che regoleranno lo sgombero, e per calmare gli animi sarebbe indispensabile che da parte del Governo centrale venissero comunicati i provvedimenti che saranno presi in favore dei profughi. Sarebbe inoltre opportuno che lo sgombero di quest'ultimi avvenisse prima della partenza delle nostre truppe perché, quali che siano per essere i provvedimenti che le autorità jugoslave prenderanno


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per la tutela dell'ordine. è probabile che i croati per cattivarsi l'animo dei serbi e soddisfare antichi rancori cercheranno in tufli i modi di nuocere agli italiani" 280 . Il Governatorato della Dalmazia venne soppresso il 17 dicembre 1920 con Regio Decreto n° 1778 (ed il giorno 21 l'amm. Milio rientrò in Italia) e sostituito da un "Commissariato Civile di Zara e della Dalmazia occupata dal R. Esercito" diretto dal prefetto Bonfanti Linares, mentre il gen. Spiller rimase al comando del presidio militare. L'ente rimase in funzione sino al 17 ottobre 1922. Il 5 gennaio 1921 venne proclamata l'annessione di Zara, che il 18 gennaio 1923 fu costituita provincia italiana. La nostra presenza militare si protrasse comunque, sia pure con sempre minor rilevanza, sino alla fine di ottobre 1922, come si desume dalla data elci 23 dello stesso mese in calce al protocollo degli accordi di Santa. Margherita, fi nalizzati alla regolarizzazione dei rapporti fra Italia e regno S .H.S. ed il cui articolo l stabiJiva lo sgombero della cosiddetta 3" zona della Dalmazia, costituita dalle isole antistanti Zara; agli effetti del ritiro delle truppe italiane, infatti, il territorio era stato suddiviso in tre zone, delle quali la I'' corrispondeva alla pa,te interna e la 2• alla fascia intermedia , comprendente anche Sebenico , entrambe presumibilmente sgomberate nel periodo precedente.

Concludiamo la riassuntiva rievocazione delle vicende maturate in Dalmazia con un accenno anche all'impiego dell'Esercito italiano nei Balcani e nell ' E uropa orientale, connesso più o meno direttamente con gli eventi dalmatici sia per ragioni cli contiguità territoriale che per motivi di carattere ordinativo ed organizzativo. Per quanto riguarda la presenza italiana in Albania , va innanzitutto ricordato, a proposito di Valona, che la clausola armistiziale che ce la attribuiva con adeguato retroterra fu interpretata in maniera estensiva, tanto che le nostre truppe - la città era sede del Comando delle Forze Italiane nei Balcani retto dal gen. Piacentini - si spinsero fin dentro il Montenegro, la cui rapida conquista in funzione anti-serba sarebbe stata molto a cuore a Sonnino, probabilmente anche allo scopo cli puntellare il trono di Re Nicola, suocero di Vittoro Emanuele ID, cbe il parlamento di Cettigne

" ' AUSSME, E3- l 74/3, prot. 38 RP ciel 7 .12.1920 , eia Comando Truppe Dahm1zia e della 24 ' D iv isione a Governo Da lmazia e lsole Dal 111ate e Curzolane. f.to il com.le int.le ge n. Spi i lei'.


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aveva deposto per proclamare l'anness ione allo Stato iugoslavo . Le truppe italiane erano in Albania dalla fine cli dicembre 1914, quando fu decisa appunto l'occupazione di Valona a seguito ciel crollo deJJa nuova entità statale sorta dopo i conflitti balcanici. L'entrata in guerra clell'Italia e la sconfitta dell'esercito serbo, che si era ritirato verso l'Adriatico anche attraverso l'Albania centro-settentrionale, avevano portato le nostre forze, aumentate gradualmente fino a fonnare il X\/1° Corpo d'Armata, a diretto contatto con i reparti austroungarici giunti in prossimità della baia di Valona. L'armistizio con la Bulgmia del 29 settembre 1918 e la conseguente ritirata cli questi reparti avevano consentito una veloce e poco contrastata avanzata delle truppe italiane verso Durazzo e Scutari, estesa poi verso l'interno del Paese fino a raggiungere Tirana ed Elbasani. Alla fine delle ostilità con l'Austria-Ungheria il gen. Piacentini aveva ai propri ordini, oltre alla IX0 Brigata cli cavalleria e ad altre unità delle vmie Armi e servizi da lui direttamente dipendenti, il XVJ° Corpo cl' Armata del gen. Ferrero. A cleco1Tere dal 6 novembre, le forze furono ripa1tite in due zone, a Nord ed a Sud del fiume Shkumbi; a settentrione la responsabilità delle operazioni era del XVI° Corpo cl' Annata con inclusa la IX" Brigata di cavalleria, mentre i restanti reparti ed il comando ciel te1Titorio facevano capo in linea diretta al gen. Piacentini. Dal punto di vista politico, il governo italiano, dopo varie mod ifiche cli orientamento , si era espresso nel senso cli essere favorevole ad uno Stato albanese unificato sotto la nostra protezione , ma senza prefiggersi cli occupare stabilmente territori, per cui l'occupazione militare non doveva assumere "carattere coloniale" 2" 1 , il che aveva comportato l'iniziale favore dei notabili e della popolazione che temevano di cadere sotto il dominio serbo o greco. Nel gennaio 1919 si formava a Durazzo un governo provv isorio albanese, che peraltro non sarebbe riuscito ad imporsi alle varie bande armate che, sostenute dai serbi e da esponenti locali ad essi collegati, percorrevano le province interne. Dopo la crisi cli aprile nelle trattative di pace a Parigi, N itti e Tittoni si orientarono verso un collegamento della questione albanese con quello più generale dell'Adriatico, fondato su un progetto cli accordo con Grecia e Jugoslavia per una ripartizione del territorio albanese in cambio di appoggi alle rivendicazioni italiane sulla costa liburnica ed in Asia Minore. (Nitti,

"' AUSS1vlE. D.S. Comando Forze lcalianc nei Balcani. proc. 1209 del I 2 . l O. l 9 18, da Mini stero fa1eri a Comando XV1° C.A., f .to Sonnino.


111920 e la gesrione Caviglia: dalle rrcmarive alle can11ona1e

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fra l'altro, era molto preoccupato per le enormi spese causate dalla permanenza in Albania di un corpo di occupazione di circa 65.000 uomini in precarie condizioni ambientali e logistiche, gravemente falcidiato dalla malaria e quindi bisognoso di continui ricambi di personale). Ciò comportò un mutamento nell'atteggiamento albanese nei nostri confronti, che divenne progressivamente ostile anche in relazione ad alcuni enori ed abusi commessi dalle truppe occupanti. A lla fine cli gennaio 1920 un congresso di delegati di tutta l' Albania dichiarò decaduto il governo cli Durazzo , ormai cli fatto esautorato, e costituì un nuovo governo provvisorio con sede a Tfrana; respinse inoltre ogni progetto di spartizione, dichiarò di non accettare alcun mandato o protettorato straniero e chiese 1'indipendenza completa del Paese nei suoi confini etnografici e naturali. Il gen. Piacentini, giudicate insufficienti le forze a sua disposizione per sviluppare un'azione di contrasto , iniziò il ritiro dei presidi verso la costa proponendo nel contempo a Roma di riconoscere la nuova struttura politica albanese. L'atteggiamento incerto e contraddittorio assunto dal governo italiano nei confronti di questa determinò in breve tempo lo scontro aperto. Il 3 giugno un comitato di difesa nazionale, emanazione.di fatto del governo di Tirana , presentò a Piacentini un ultimatum nel quale chiedeva il passaggio al governo stesso dell'amministrazione di Valona; il 5 le forze albanesi attaccarono i caposaldi esterni della città, costringendoli a retrocedere, ed una settimana dopo reiterarono gli attacchi in contemporanea con una rivolta scoppiata nel perimetro interno. L'assalto fu respinto dopo duri combattimenti, ma apparve chiaro che Valona poteva essere mantenuta solo con l' invio cli notevoli rinforzi ed a costo di una guerra di imprevedibile durata. Della cosa, peraltro, non si resero subito conto né Giolitti, tornato alla direz.ione ciel governo, né il ministro degli Esteri Sforza, i quali ritennero di poter conservare il possesso della città in cambio della rinuncia al protettorato od al mandato sull'Albania e decisero pertanto l' invio cli rinforzi a Valona . Ma a questo punto si delineò in Italia un forte movimento contrario ad un impegno militare del genere . L'll giugno la partenza da Trieste cli tre battaglioni d'assalto determinò gravi scontri con gruppi di manifestanti socialisti , con i quali fu poi accertato che si fossero schierati una sessantina di arditi, episodio ripetutosi il 29 a Brindisi durante .il transi.to di un piroscafo diretto a Valona con un altro reparto d' assalto. Il 26 giugno i bersaglieri cieli ' 11 ° reggimento di stanza ad Ancona, dei quali anche era stato annunciato l'avvio verso l'altra sponda adriatica, siam-


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L'esercilo iraliano e la quesrione.fìurnc111a ( 1918-1921 )

mutinarono asserragliandosi in caserma. Ne seguì una rivolta da parte di elementi anarchici , socialisti e repubblicani, anche se non efficacemente collegata con l'iniziativa dei bersaglieri, che saccheggiarono due armerie e si impadronirono di due forti barricandovisi; il moto fu domato dopo due giorni di combattimento , con l'intervento deJJ'artiglieria della Cittadella e di alcuni cacciatorpeclinieri, e comportò alcune decine di morti e centinaia di arresti. Altri focola i cl i ribellione, associati a scioperi e manifestazioni varie, si ebbero nei giorni successivi in altre località delle Marche ed in Romagna, senza che si arrivasse d'altra parte ad una vera e propria situazione insurrezionale. Alla fine di giugno Giolitti addivenne alla necessità di un dis impeg no dall'Albania ed al riconoscimento di una indipendenza assoluta di questo Paese, ribadendo però la necessità di continuare a mantenere l'occupazione di Valona, punto strategico che avrebbe costituito una potenziale minaccia per l'Italia se in mano ad una nazione nemica , subordinandone quindi l'abbandono solo al momento nel quale vi fosse stata un' Albania solidamente costituita. Questo avrebbe dovuto invece essere attuato poche settimane dopo: il 24 lugl io vi fu un nuovo attacco albanese sulla città solo a stento respinto dalla guarnigione, ed il 2 agosto 1920 fu firmato a Tirana un accordo in base al quale le forze italiane furono ritirate sia eia Valona che dalle altre località occupate in Albania, ad eccezione di un piccolo presidio nell'iso la di Saseno. Sempre nel quadro di un sintetico prospetto della presenza del nostro Esercito nei territori cieli' Europa orientale va ricordato , per quanto riguarda i Balcani, come essa ebbe inizio nell'agosto del 1916 con l' arrivo .a Salonicco della 35" Divisione che, al comando dapprima del gen. Petitti cli Roreto e poi ciel gen . Mombelli , a seguito del progressivo invio di altri reparti assunse dopo un certo tempo la consistenza di un Corpo d ' Armata . Al momento dell'armistizio la 35• Div is ione, dopo essere stata impiegata in Macedonia su un fronte rimasto a lungo statico, era impegnata nella marcia che l'Armata alleata d'Oriente, agli ordini ciel gen. Franchet cl 'Esperey, stava compiendo verso la Serbia, l'U ng heria e la Bulgaria come conseguenza della resa di quest' ultima che aveva costretto tedeschi, austroungarici e turchi ad una rapida ritirata. Si trattò di una presenza non fac ile, sia per motivi ambientali, tanto fis ici quanto relativi a.i rapporti con gli altri comandi dell'Intesa, e sia per ragioni ordinative. L'azione del gen . Mombelli risultava infatti complicata dalle sue molteplici dipendenze: dal Comando delle Forze Italiane nei Balcani cli Valona, dal Comando Supremo , dal Comando delle Forze Alleate


Il 1920 e la ges1io11e Caviglia: dalle 1rattative alle cann.oncae

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in Oriente nonché , per circa la metà dei propri reparti, dal Comando delle truppe alleate in Bulgaria. La tendenza fondamentale dell'azione di comando di Franchet cl' Esperey rn Lrava allo spostamento del contingente italiano verso Nord e verso Est, in modo da evitare il contatto con il territorio serbo ed il collegamento con le altre truppe italiane in Albania, vanificando gl i sforzi compiute eia queste ultime per aprire strade che da Valona e Santi Quaranta consentissero cli rifornire la 35" Divisione . La propensione al decentramento delle forze italiane era tuttavia an che favorita dagli ordini provenienti dal Comando Supremo, molto probabilmente ispirati dal ministro degl i Esteri che si prefiggeva di assicurare una presenza militare italiana in ogni Paese dell'Europa orientale in base al! 'antica politica del "mostrare la bandiera" . Dal 1° aprile 1919 la 35" Divisione mutò la denominazione in Corpo di Spedizione italiano in Oriente, rescindendo il legarne gerarchico con il Comando del gen . Piacentini a Valona, mentre cominciarono ad effettuarsi rimpatri ciel personale che portarono la consistenz.a del contingente, alla metà di giugno, a non più di 20 .000 uomini . In luglio, ulteriormente ridotte cli altri 3000 elementi, le truppe rientrarono in Italia ed il Comando del Corpo cli Spedizione ufficialmente sciolto a partire dal l O agosto. Rimasero alcuni ridotti reparti a Costantinopoli ed a Feredjik (B ulgaria) quale simbolica rappresentanza italiana dell 'occupazione interalleata. Nella prima metà cli gi ugno del 1919 vi fu un intervento in Carinzia . G ià dalla fine delle ostilità il nuovo regno serbo-croato-sloveno e lo Stato austro-tedesco, come allora veniva denominata la repubblica austriaca , s.i contendevano la conca di Klagenfurt e le vicine zone delta Carinzia, abitate anche da popolazioni slovene minoritarie rispetto a quelle tedesche . A Klagenfurt si era costituito un governo provvisorio carinziano collegato con quello cli Vienna, che disponeva cli truppe raccogliticce allestite con i resti cieli ' ex esercito imperiale austroungarico, le quali incontravano notevoli difficoltà nel contrastare la spinta verso Nord esercitata dai serbo-jugoslavi . Il nostro Comando Suprerùo seguiva attentamente la situazione, sia per il concomitante stato cli tensione con questi ultimi e sia perché nella zona passava la più d iretta comunicazione ferroviaria fra l'Italia e Vienna. Dopo l' occupazione cli K lagenfurt eia parte jugoslava ed il prosieguo dei combattimenti sino a pochi chi lometri da Villach, il governo italiano dispose per un intervento mi litare a protezione ciel tratto ferroviario Tarvisio-Villach-FeldkirchenSankt Veit, che si concretò con due brigate di fanteria (Pisa e Mantova) e 1' Xl battaglione bersaglieri ciclisti. Tali forze si fermarono in zona 0


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L 'esercito i,a/iano e la questione fiumana (1918 -1921)

sino ai primi di ottobre, allorché rientrarono rimpiazzate dalla Brigata Piem.onte e dal III 0 Gruppo del 30° Artiglieria, che protrassero la loro permanenza sino al novembre 1920. A parte queste citate, rispondenti in forma più o meno completa ad effettive esigenze operative, alcune altre iniziative militari intraprese restarono prive cli concreti risultati politici , e sul piano storico rappresentano un ' ulteriore espressione di quell'attivismo non sempre ben ponderato che caratterizzò la politica estera italiana nel primo semestre ciel 1919. Questa si era estrinsecata , infatti , nell'invio (sin dall'estate del 1918) di truppe, sia pure in scarso numero, nell'estremo Nord della Russia, sulla costa del Mare dì Barents e nella Siberia orientale per appoggiare in chiave interalleata l'azione degli eserciti antibolscevichi; un altro piccolo contingente operava in Estremo Oriente; una forza di oltre un migliaio di uomini aveva stazionato eia! dicembre 1918 al giugno successivo in Cecoslovacchia, formando i quadri di comando e specialistici delle forze armate del nuovo Stato; fra aprile e giugno la 33" Divisione aveva effettuato una serie di sbarchi sulle coste sud-occidentali dell' Anatolia (alla fine dell'anno era tuttora in loco la Brigata Livorno); infine, sempre nel giugno 1919, un intero Corpo d'Armata era stato approntato per una ~pedizione interalleata in Transcaucasia, non dato più disponibile dopo la caduta ciel governo Orlando. Ricordiamo anche che in Belgio era presente la Brigata Alpi, altre truppe si trovavano nella Germania renana, mentre la 75" Divisione e la Brigata ValteUina (sostituite poi in novembre dalla Brigata Granatieri) concorrevano all'occupazione interalleata della regione tirolese clall' Alto Inn.

2 - LO SCENARIO POLITICO Sempre nell' intento di agevolare al lettore l'inquadramento delle vicende di carattere militare nell'ambito della concomitante evoluzione del quadro politico generale, anticipiamo di questo, così come è stato fatto per l'ultimo quadrimestre del I9 19, una sintetica ricostruzione dei principali avvenimenti internazionali ed interni cli specifico interesse che copra l'intero arco del 1920. Sotto il profilo politico e diplomatico, la fine ciel 1919 vide in pratica dissolversi la comunità internazionale che sino allora era stata impegnata a Parigi nei lavori della Conferenza della Pace. I responsabili dei vari governi erano rientrati stabilmente nelle rispettive capitali , ed era-


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no in preparazione nuovi incontri londines i e parigini cli carattere più ristretto e, almeno nei propositi , meno dispersivi e più concreti. Tn particolare la questione ad riatica era g.iunta ad una svo lta: rital ia, venuta meno la possibilità di un accordo diretto con D'Annunzio, si disponeva a negoziare con g li alleati un progetto di soluzione , individuando gli interlocutori principali nelle sole Francia cd lnghilteri-a con le quali realizzare una forma cli intesa tripartita che approfittasse dell'atteggiamento sempre più isolazionistico degli Stati Uniti. Dal 4 al 20 gennaio, Nitti e Scialoia ebbero a Londra e soprattutto a Parigi una serie d i incontri con Lloyd Gcorge e con C lemenceau nonché con i delegati iugoslavi Trumbic e Pasic , fatto quest'ultimo importante perché apriva una trattati va diretta italo-jugoslava . Nel corso dei colloqui svoltisi sino all ' 1 J gennaio , Italia, Francia ed Inghilterra erano pervenute ad avvicinare di molto le loro posizioni sul problema adriatico. Fra le ire nazioni era stato raggiunto il 13 un accordo s ui seguenti punti: il Corpus separatum di Fiume assegnato in piena sovranità all ' Italia, il porto alla Società delle Nazioni con facili tazioni a tulli gl i utenti e Sussak alla Jugoslavia; continuità territoriale mediante l'assegnazione all'Italia cli una striscia fra mare e ferrovia, lasciando quest'ultima entro il lerritorio jugosl avo; la frontiera stabilita moclificanclo la "linea Wilson " in modo che restassero al i' Italia Monte Maggiore. il territorio cli Abbazia e Volosca ed il saliente di Senosccchia con i monti Auremiano e Re; Zara città libera sotto la garanzia della Società delle Nazioni , con il diritto di scegliersi la propria rappresentanza diplomatica; sovranità italiana su Valona e mandato italiano su ll ' Albania, con rettifica dell a frontiera settentrionale a favore della Jugoslavia ma con speciale reg ime autonomo per le popolazioni albanesi così comprese nello stato jugoslavo; le isole di Lussino, Unie, Pelagosa e Lissa all ' Italia, tutte le altre isole dalmate demilitarizzate; diritto per gli italiani cli Dalmazia cli optare pe r la cittadinanza italiana senza lasciare il territorio. Nel condurre le trattative, Nitti e Scialo ia avevano tenuto certamente conto delle considerazioni di carattere militare prospettate dalla Marina. Sempre ne i primi g iorni cli gennaio , infatti, l'ammiragl io Acton , subentrato il 1° dicembre del 1919 a Thaon di Revcl nella carica di Capo di Stato Maggiore, aveva elaborato un promemoria relativo all ' assetto mili tare mmittimo dcli ' Adriatico nel quale si sosteneva che la sistemazione garantita dal Patto di Londra era, dal punto di vista strategico, la migliore e la piì:1 sicura . Ma, anche se ad essa si fosse dovuto rinunciare per valutazioni poi itiche come ad esempio "il possesso incondi-


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zionato di Fiume", le rinunce avrebbero dovuto riguardare solo le isole Curzolane interne (Meleda, Lesina, Curzola), mentre quelle esterne (Lissa, Casta, Lagosa e Pelagosa) dovevano assolutamente restare in possesso dell'Italia, e tale rinuncia avrebbe accresciuto l'importanza strategica cli Seben ico . Il ministro Sechi , in un suo success ivo promemoria dello stesso periodo, avallava le considerazioni del Capo cli Stato Maggiore ed aggiungeva che una consolidata neutralizzazione delle coste e delle isole assegnate allo Stato S .H .S. costituiva una garanz.ia militare di rilevante importanza , ottenuta la quale si sarebbe potuto essere, senza gravi inconvenienti militari , anche meno restrittivi in fatto di concessioni territori ali. Al predetto accorcio, denominato "compromesso Nitti" , la Jugoslavia presentava il giorno successivo le proprie osservazioni e controproposte che si compendiavano in questi principali assunti: non accettazione della sovranità itaLiana su l Corpus separatum né delle rettifiche alla "linea Wilson"; in Albania, rettifica a favore jugoslavo non solo della frontiera settentrionale ma anche cli quella orientale; regime cli autonomia locale, sotto l'egida della Società delle Nazioni, alla città cli Zara ma non alla municipalità; diritto alle navi da guerra cli entrare nei porti della costa 01ientale dell'Adriatico, anche se demilitarizzati; garanzia agli slavi rimasti sotto la sovranità italiana cli mantenere la loro identità linguistica e culturaJe. All'atteggiamento negativo di Trumbic e Pasic , il Consiglio Supremo, in seno al quale si era ormai delineato un fronte unico anglo-fran co-italiano, contrappose nella stessa giornata una nuova proposta basata sull ' alternativa di optare fra l' accettazione del compromesso e l'applicazione del Patto cli Londra , con la sola variante che il Corpus separa1um, invece di essere assegnato in sovranità all'Italia, avrebbe costituito uno Stato indipendente sotto la tutela della Società delle Nazioni e con .il diritto cli scegliersi la propria rappresentanza diplomatica. Il 20 gennaio i delegati jugoslavi consegnarono a Clemenceau ed a Lloycl George la loro risposta, che costituiva in sostanza il rifiuto delle proposte al leate: l ' indipendenza di Fiume era accettata in Linea di principio, ma la richiesta cli rettifica della frontiera istriana era respinta; 1' indipendenza di Zara era accettata ma solo per la città e non per il distretto municipale; si acconsentiva alla demilitarizzazione delle isole purché Lissa fosse jugoslava. Alcune ore dopo , Nitti diramò una comunicazione ufficiale nella quale si affermava come la delegazione italiana, dopo aver constatato con rincrescimento l'impossibilità cli arrivare ad un ' intesa, s i vede-


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va costretta a dichiarare di considerare senza alcun effetto e come non avvenute le concessioni fatte durante i negoziati , e che pertanto esigeva la piena esecuzione del Patto di Londra. Clemenceau e Lloycl George, da parte loro , ribadirono a Trumbic ed a Pasic l' alternativa già sottoposta, e questa volta sotto forma cli un u.lr.imatuni al quale avrebbero dovuto dare riscontro entro 4 giorni, poi portati ad 8. Allo scadere di questi , la delegazione jugoslava consegnò una risposta formulata in termini concil ianti ma evasivi: premesso che, per questa che considerava più come una proposta amichevole che come un ' ingiunzione, il governo jugoslavo riteneva d i avere diritto ad un termine d i tempo più ampio per un accurato esame dei suoi contenuti , lo stesso governo poteva affermare sub ito come questi non corrispondessero né ai principi proclamati dalla Conferenza della Pace, né ai voti dei popoli e né alle esigenze geografiche ed economiche. Se la Jugoslavia era pertanto disponibile anche a soluzioni tipo arbitrato o pleb.isc ito , non lo sarebbe stata per l' applicazione, in mancanza di una immediata accettazione categorica da parte sua, di un patto (quello cli Londra) concluso da terzi a propria insaputa, e le cui clausole non le erano mai state com unicate. Di conseg uenza il governo jugoslavo dichiarava di non poter accondiscendere alle proposte così come gl i erano state presentate, senza garanzie per l'evacuazione eia parte italiana delle città di Fiume e Zara , erette in stati indipendenti . Alatri , nella sua accu rata analisi sulla dinamica dei negoziati m , mette in evidenza come fosse lecito supporre che l' opposizione cli Belgrado fosse stata incoraggiata da un nuovo intervento filoslavo di Wilson e di Lansing , alla quale andavano aggiunti anche altri fattori. Innanz itu 110 , gli jugoslavi confidavano sulla obiettiva impossibilità da parte degli alleati cli applicare effettivamente il Patto cli Londra, soluzione da loro riguardata come la peggiore; ancora, facev ano affidamento su una serie di tensioni e disordini sociali che avrebbero impedito all ' Italia cli proporsi autorevolmente al proscenio internazionale; infine, nel Consiglio della Corona di Belgrado prevalevano gli elementi croati e sloveni, molto più ostili all'Italia dei serbi. In sostanza, la questone adriatica aveva onnai assunto l'aspetto di una controversia fra Ital ia , Franc ia ed Inghilterra da un lato e gli Stati Uniti dall' altro, che si sarebbe ancor pi ù delineata durante il mese di

'" Alatri P .. op. cit.. pagg. 388-397.


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febbraio. Per il primo degli schieramenti, le proposte del 14 gennaio dovevano costituire un punto ferrno, il governo italiano non era disposto a fare ulteriori concessioni e quelli inglese e francese appoggiavano tale atteggiamento, pronti a comunicare a Belgrado le clausole del Patto cli Londra la cui osservanza eia parte jugoslava non presentava altra alternativa che quella dell'accettazione del memorandum del 14. Nitti nutriva ancora la speranza che si potesse in qualche modo indurre il governo americano ad un atteggiamento più conciliante, rendendosi forse esattamente conto che il successo delle trattative parigine era dovuto proprio al fatto cli aver tenuto fuori glì Stati Uniti eia ogni discussione, e che ogni nuovo intervento da parte di Washington non sarebbe stato che ostacolante nei riguardi delle risoluzioni ciel 14 e ciel 20 gennaio. Come .in effetti fu. Tornato ad occuparsi deJ problema adriatico con intenti solo polemici nei confronti dei governi inglese e francese circa l'imposizione di una soluzione di forza alla Jugoslavia, Wilson affermò che se il progetto dello Stato libero era stato abbandonato perché ad esso erano contrari sia gli jugoslavi che gli italiani, si poteva studiare una diversa soluzione a patto però che essa non fosse imposta ad una delle parti ma trattata e concordata fra loro , ed a condizione che non si realizzasse a spese dei diritti nazionali di una terza potenza (l'Albania). Un'esplicita riserva era però compresa in questa apertura, che doveva poi servire di base alla ripresa delle trattative dirette fra Italia e Jugoslavia, ed era relativa al corridoio tra Fiume e l' Italia, che nell'opinione di Wilson avrebbe favorito una contesa dalla quale sarebbe poi potuta derivare l 'annessioi1e. Lloyd George e Millerand (nuovo presidente del consiglio francese sube1itrato a Clernenceau dopo che questi, sconfitto alle elezioni per la presidenza delia repubblica il 17 gennaio , si era dimesso ritirandosi anche da ogni attività politica) gli risposero invitandolo ad unirsi a loro nel formulare una proposta ai governi italiano e jugoslavo di negoziare un accordo sulla base ciel ritiro cli tutte le precedenti proposte, tanto il memorandum anglo-franco-americano del 9 dicembre 1919 quanto l 'ultimaturn anglo-francese del 20 gennaio 1920. Qualora non fosse stato raggiunto un accordo, ribadivano come la sola alternativa sarebbe stata quella di applicare il Patto di Londra. Wil.son respinse però le implicazioni di questa nota, precisando come gli Stati Uniti, per quanto riguardava Fiume , aderivano al progetto di abolire lo Stato libero e di creare un Corpus separatum sotto la garanzia della Società delle Nazioni ma niente di più; in altri termini , Wilson rifiutava di spostarsi dalle posizio-


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ni espresse nel memorandum del 9 dicembre 19 19, determinando così la sola possibi lità che Italia e Jugoslavia trovassero per conto loro una soluzione conveniente per entrambe. I primi passi in tal senso furono compiuti da Nitti nel corso della sua permanenza a Londra dal 12 febbraio al 5 marzo , a seguito di un invito di Lloyd George per un incontro a tre con Millerand al fine di riprendere la elaborata trama delle trattative adriatiche. Alla vigil ia della partenza, Nitti fece alla Camera alcune d.i chiarazioni che definivano esattamente l'atteggiamento del governo: _e ra impossibile pretendere l'applicazione del Patto cli Londra più Fiume, in quanto la prima cosa avrebbe determinato la rinuncia all'italianità della città, e d'altra parte l'Italia occupava in Dalmazia una zona più estesa cli quella che le sarebbe stata assegnata in base al Patto di Londra e tale , quindi, da vanificare la richiesta cli applicazione di questo . Ma la presa cli contatto diretto con i rappresentanti jugoslavi rimase senza alcun risultato, dal momento che questi continuarono a mostrarsi intransigenti, sorretti anche dalle risposte di Wilson che si susseguirono durante quel mese. Per il confine terrestre, proposero la linea dell'accordo italo-alleato ciel 14 gennaio e ribadita nell'ultimatum alla .Jugoslavia del 20, senza le rettifiche di Senosecchia e Castelnuovo, con neutralizzazione del territorio compreso fra tale linea e la linea Wilson e con garanzie di neutralità quanto più ampie possibili eia parte cli tutti gli Stati contraenti. Per Fiume, Nitti chiese la sovranità ali 'Italia ma con neutralizzazione del territorio , cosa alla quale Trumbic non si oppose ma nemmeno acconsentì, riservandosi di riferire; l'accordo fu invece raggiunto sull'assegnazione ciel porto e della ferrov ia alla Società delle Nazioni, ma il contrasto sarebbe riaffiorato per la richiesta cli Trurnbic che il porto Baross fosse assegnato a Sussak. Un'intesa si ebbe per le questioni relative alle isole dalmate, mentre per l'Albania vi fu un rifa1to circa il mandato all'Italia e l' insistenza per una piena sovranità dello Stato albanese. Albrecht-Carrié, nel suo volume relativo aHe vicende italiane alla Conferenza della Pace, così fa il punto della situazione al1'atto del rientro a Roma cli Nitti il 5 marzo:

"La situazione generale si evolveva in favore dell'Italia, perché Gran Bretagna e Francia avevano definitivamente indicato il loro desiderio di appoggiarne le richieste. Se lasciata sola a jhmteggiare l'Italia, c'era poco da dubitare che la Jugoslavia sarebbe dovuta ù1fine venire a patti con essa. Il suo principale sostegno era stato


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l'appoggio americano, ancora abbastanza forte da bloccare l'ultima proposta di Nitti . Ma, in vista dei mutamenti in atto nella situazione degli Stati Uniti, i crescenti dubbi relativi ai trattati di pace nel Senato americano e la generale tendenza in America a tornare al tradizionale isolazionismo del passato, l'Italia si avvicinava alla vittoria con una tattica di/azionatrice" 2' 3• Tra la seconda metà di marzo e la prima cli aprile furono rimesse sul tappeto le modalità cli una ripresa di contatti con i delegati jugoslavi in vista della prossima Conferenza internazionale cli San Remo. Questa era incentrata sulle questioni relative al trattato di pace con la Turchia, alle riparazioni tedesche e ad altri problemi concernenti la Russia , l' Ungheria ed altre nazioni minori. Si svolse dal 19 al 27 aprile senza la partecipazione dei rappresentanti jugoslavi, invitati anch'essi ma impossibilitati a raggiungere la località ligure per un massicc.io sc iopero dei ferrovieri del loro Paese. L'Ital ia s i era predisposta alle trattative con un progetto che contemplava, nel caso non si fosse add.ivenuti ad un accordo diretto, l' accettazione dei termini del memorandum del 9 dicembre (compreso quello dello Stato-cuscinetto , la cui creazione anche i Capi di Stato Maggiore dell'Esercito e della Marina avevano ritenuto conveniente da un punto di vista militare) con alcune modifiche; si insisteva soprattutto sull' italianità di Fiume, garantita pure ali' interno del costituendo Stato libero , e si rinunciava alla neutralizzazione delle isole jugoslave in cambio della rinuncia a quella delle isole cedute all 'ltalia. II mancato arrivo di Trumbic e di Vesnic (sostituto di Pasic, colpito da una grave malattia) costrinse la Conferenza di San Remo a chiudere i suoi lavori senza delibera che riguardasse la q uestione adriatica. Fu pertanto indetta una nuova Conferenza bilaterale a Pallanza, che ebbe inizio 1' 11 maggio ed alla quale parteciparono Scialoia ed il suo capo di gabinetto Garbasso da una parte e Trumbic e Pasic , nel frattem po ristabilitosi, dall'altra. Trumbic espose il punto cli vista jugoslavo nei seguenti termini: per Fiume, riconoscimento della sovranità ital iana sulla città, ri vendicando a quella jugoslava il distretto e proponendo che entrambe le zone venissero smilitarizzate e neutralizzate; ferrovia, stazione e porto di Fi ume

"' Albrecht-Carrié R. , ·'Jtaly at the Paris Confcrcncc". New York, Columbia University Press, 1938 , pag. 285 (riportato da Alatri P., op. cit.. pag. 420).


11 1920 e la gestione Caviglia: dalle 1rn11ative alle cr111nmw1e

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sotto la sovran ità jugoslava , con statuto speciale sotto la garanzia della Società delle Nazioni per la sai vaguardi a degli inte ressi inte rnazionali del porlo; porto Baross assegnato a Sussak, quale unico sbocco per questa al commerc io del legno croato . Per il confine terrestre, nessuna concessione oltre la linea Wilson, lungo la quale una strisc ia eguale d i territorio da convenirsi doveva essere smilitarizzata dalle due parti . Per le isole del Quarnaro e della Dalmazia, tufle senza eccezione dovevano appartenere alla Jugoslavia, con eventuale demilitarizzazi one ma non per quelle lungo la costa; in quanto a Zara, il suo desLino non poteva essere scisso da quello della Dalmazia, e se ne proponeva un regime di piena autonom ia garantito internazionalmente. Per quanto riguardava l'Albania, se la soluz ione de.li ' indipendenza preferita dalla Jugoslav ia non fosse stata adottata, veni va richiesta una parte della regione sette ntrionale alla qu ale sarebbe poi stata concessa l' autonomia; la questione montenegrina riguardava invece la sola .J ugoslav ia . All'esposizione di Trumbic seguì quella di Scialoia, che rivendicò non solo la sovranità su Fiu me ma anche s ul Corpus separatum, che doveva quindi seguire le sorti della città, e riaffe rmò il carattere internazio nale del porto , della fe1Tovia e della stazione senza peraltro accettarne il controllo da parte della Società delle Na7.ioni, proponendo invece cli affidarlo ad un organo più ristretto quale acl esempio una commissione nella quale fos sero rappresentati gli Stati che potessero avere un interesse nel porto. Per la fro ntiera orientale e la s ua demilitarizzaz ione, trattandosi di problemi di ordine eminente mente tecnico , propose cli demandarli agli esperti militari. Per le isole, Scialoia ricordò che Wilson riconosceva al] ' Italia Lussino, Unie , L issa e Pe lagosa , e che già a Parigi era stata esaminata la possibilità di scambiare Lissa con Cherso, tanto p iù logica se si riconosceva la sovranità italiana su Fiume; per Zara . l'orientamento italiano era favorevo le più ali ' indipendenza che all" autonomia . Seguiro no alcune precisazioni sulla questione albanese e montenegrina c he indicavano come non vi fosse contrasto assoluto fra i due punti d i vista. La Confe renza di Pallanza avrebbe dovuto continuare il giorno success ivo, ma ne fu imped ita dalla caduta elc i governo Nitti messo in minoranza alla Camera ma che però era destinato ad una terza ediz ione con un reincarico conferito allo statista lucano il 18 maggio. T rappresentanti jugoslavi, che anche dietro invito italiano si erano trattenuti a Pallanza qualche giorno nella speranza di una rapidissi ma soluzione della crisi, ne ripartirono infine il 14, e da allora nessuna trattativa diretta sarebbe più stata ripresa nonostante che in merito vi fossero stati pro-


422

L'esercito italiano e la questionefiwnana (1918-792 l)

positi sia da parte jugoslava sia deUo stesso Nitti, il quale però a seguito della recrudescenza cli una situazione interna sempre più tumultuosa era ormai al governo solo per il disbrigo degli affari cli ordinaria amministrazione , in attesa della soluzione di un 'altra crisi determinata da una nuova posizione di minoranza in Parlamento. Proprio in quel periodo cli crisi politica, e precisamente il 4 giugno , l'Italia firmò il Trattato del Trianon (dal nome della villa fatta costruire da Luigi XIV nei pressi dì Versailles), stipulato fra le potenze alleate a l' Ungheria, a complemento del Trattato cli San Germano che era stato sottoscritto il 10 settembre 19 19 con la repubblica austriaca. Ai fini della q uestione fiumana, particolarmente importante risultava l'art. 53, nel quale si faceva esplicita menzione della rinuncia, eia parte dell'Ungheria alla cui Corona di fatto appartenevano quale Corpus separatum, della città e dei territori adiacenti. Secondo l' interpretazione in chjave giuridica di Scialoia 284 , quando il proprietario rinuncia a ciò che è cli sua proprietà senza cederlo ad altri , il bene rimane senza proprietario, e quando il rinunciante è uno Stato ed il territorio rinunciato ha già un 'organizzazione autonoma (come aveva il Corpus separatum), quest' ultima diventa sovrana; di conseguenza Fiume diventava lo Stato fiumano , ed il voto di annessione all'Italia del Consig lio Nazionale poteva rivestire tutta la sua piena validità giuridica. L'articolo 53 non ebbe comunque pratiche conseguenze, poiché per l'applicazione del trattato si richiedevano le tre ratifiche delle potenze alleate, che tardarono sino alla fine di luglio 1921, quando già da tempo la questione sarebbe stata definita con il Trattato di Rapallo fra Italia e Jugoslavia. Il 15 giugno a Nitti successe Giolitti, avendo come ministro degli Este!'i Sforza la cui nomina, essendo stato durante la guerra ambasciatore presso il governo serbo di Corfù ed infine sottosegretario agli Esteri durante il governo Nitri, poteva essere cons iderata indicativa dell' intenzione del nuovo Presidente del Consiglio di prosegu ire i negoziati diretti con la Jugoslavia dei quali anche Sforza era un vivo fautore . In effetti, Giolitti lasciò passare qualche tempo, potendo permetters i di temporeggiare godendo di una maggioranza parlamentare molto più vasta di quella ciel suo predecessore e potendo anche fruire, così, di alcune favorevoli congiunture internazionali determinatesi nel frattempo. Nella se-

"' Tittoni

T., Scialoia V., "L.ltalia aJla Conferenza della Pace", Roma, Libreria di Scienze e

Lettere, L92 l , pagg. I02- I03 .


li 1920 e la gestione Ca viglia: dalle trattcaive alle cw111onate

423

conda metà dell'anno, infatti, la posizione della Jugoslavia fu fortemente indebolita sia dalle problematiche interne ed esterne (plebiscito nella zona contesa del la Carinzia favorevole aJJ 'Austria) , sia dalla definitiva eclissi d.i Wilson; inoltre, le intensificate trame francesi nell'Europa balcanica e danubiana preoccupavano la Jugoslavia e, facendole intravedere il pericolo cli ,un isolamento, la indussero a maggior ragionevolezza di fronte alla necessità cli chiudere in qualche modo il grosso contenzioso adriatico con l'Ital ia. Si è già accennato nelle pagine precedenti al nostro disimpegno militare dall ' Albania ed agli aspetti d i ordine politi co, anche interno, che ne erano stati alla base; contemporaneamente al riacutizzarsi degli attacchi albanesi al nostro contingente, in luglio Sforza ebbe degli abboccamenti con Trumbic mentre lo stesso Giolitti, tra agosto e settembre, esaminò la questione adriatica con Lloyd George a L ucerna e con Millerand ad Aix-les-Bains, nel corso dei quali entrambi accettarono la tesi italiana di una frontiera fissata lungo la linea cli displ uvio alpino più un'esil.e striscia di territorio per collegarla a Fiume , che però sarebbe rimasta città libera mentre l'Italia rinunciava alla Dalmazia in cambio di Zara. Ma la vera ripresa di trattative dirette con la Jugoslavia avrebbe avuto luogo in novembre a Rapallo (in effetti alla Villa Spinola di S. Margherita Ligure, che per trovarsi però finitima a Rapallo avrebbe poi sempre privilegiato convenzional mente quest'ultima località nei riguardi della prima), su iniziati va della stessa, La conferenza si aprì il 7 novembre, e v i partec iparono Trumbic, Vesnic ( nel frattempo divenuto presidente del consiglio) ed il ministro della Guerra Stoianovic per la Jugoslav ia, mentre l'Italia era rappresentata da Sforza e dal ministro della Guerra Bonomi; allorché i negoziati furono pross imi alla concl usione, intervenne anche Giolitti. I lavori si svolsero abbastanza rapidamente, ed il 12 venne sottoscritto un trattato (approvato alla Camera il 27 novembre, al Senato il 17 dicembre, ratificato il I 9 dello stesso mese ed entrato in vigore il giorno successivo) in base al quale tutta la Dal mazia era assegnata a.Ila Jugoslavia ad eccezione di Zara, att1:ibuita alla sovrani tà italiana unitamente alle isole di Cherso, Lussino, Lagosta e Pelagosa con i loro isolotti adiacenti ed alle isole minori comprese nei confin i amministrativi della provincia d'Istria (art. III) , Per quanto riguarda la linea di confi ne fra il regno d'Italia e quello S.I-LS. , essa era stabilita con prec ise indicazioni topografiche che corrispondevano al l'incirca a quelle ciel Patto di Londra, qu indi con il Monte Nevoso all'Italia e con l'escl usione cli Fiume, salvo la rettifica del confine in corri-


424

L'esercito i1afia11u e la questione fiuman a ( 1918-192Jj

spondenza della conca di Longatico assegnata agl i jugos lavi (art. I). A Fiume si riferiva in particolare l'artico.Lo IV, che testualmente sanc iva:

"Il Regno d 'Italia ed il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni riconoscono la piena libertà ed indipendenza dello Staro di Fiume e si ùnpegnano a rispeltarla in perpetuo. Lo Stato di Fiume è costituito : a) dal Corpus separaturn, quale allualmente è delimitato dai conj,ni della città e del distretto di Fiume; b) da un tratro di territorio già istriano, delimitato come segue: a Nord: da una linea da determinare nel terreno che, partendo immediatamente a Sud dell'abitato di Castua, raggiunge sulla strada S. Mattia-Fiume il Lirnite del Corpus separatum, lasciando gli abitati di Serdoci e di Hosti al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, e lasciando tutta la rotabile che, a Nord della ferro via, per Mattuglie ed il bivio di q. 377, ad Ovest di Castua, conduce a Rupa, allo Srato di Fiume: ad Occidente: da una linea che da Mattuglie scende al niare a Preluca, lasciando la stazione ferroviaria e la Località di Matruglie nel territorio italiano" 285 . 11 successivo articolo V fissava le modalità per tracciare la linea di confine , da farsi di comune accorcio sul posto, ed in caso di divergenza eia definirsi attraverso l'arbitrato del presidente della Confederazione Elvetica ; per chiarezza e maggior prec isione, era allegata una carta topografica al 200.000 nella quale erano riportati l'andamento dei confini di cui agli articoli I e l V. L' articolo IV non faceva peraltro menzione di un cimo d i estrema importanza, e cioè la implicita cessione alla Jugoslavia cli porto Baross e del Delta, parti vive e vitali della cospicua struttura unitaria rappresentata dal porto cli Fiume in acque e territorio esclusivamente fiumani; inoltre, se pur cli d imensioni limitate, il bacino cli porto Baross come movimento mercantile era di poco inferiore a quello ciel porto principale. Il cosiddetto Delta aveva avuto origine nel 1852 a seguito cli un' inondazione che, provocando la rottura dell' argine artificiale dell'Eneo sul lato sinistro in corrispondenza del ponte tra Fiume e Sussak, aveva anche comportato la deviazione verso Est ciel tratto terminale del fi ume

"" Benedetti G. , " La pace cl i Fiume" , Bologna , Za nichelli. 1924 , pagg. 72-73 .


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)resa di Fiume'', Milano, Longanesi, 1974, voi. Il) .


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L ·esercito italiano e la q11esrio11e.fi11111ana ( 19 18- 192/ )

che lambiva la parte orientale della città. Nel vecchio letto del tratto deviato ven ne immesso il mare, dando luogo così ad un canale, denominato della Fiumara. che con l' ausilio di una diga rese più idoneo e funzionale l'antico porto fluv iale che aveva avuto sede da secoli appunto nel segmento terminale . Nel 1889 il ministro ungherese Baross ne aveva deciso la trasformazione in un vero e proprio bacino portuario, da impiegare soprattutto per il carico del legname provenie nte dal territorio c roato. Porto Baross aveva le banchine dal lato orientale addossate al Delta e dall ' altro antistanti le ab itazioni cli Fiume sulla riva Marco Polo; la sua entrata in fun zione accentuò la vertenza già in atto tra Fiume e Sussak a pro posito de ll a deviazione dell' Eneo, in quanto la linea mediana del suo tratto finale era sempre stata considerata limite di attribuzione giurisdizionale fra i due centri . La controversia sarebbe rimasta nell'ambito di un contenzioso amministrati vo locale se non vi fosse stato il disfacime nto dello Stato austroungarico 286 • L'omissione nell ·artico1o IV era dovuta al fatto che la soluzione sancita era il frutto di un accordo segreto la cui messa in chiaro avrebbe prodotto notevoli ripercussioni. Attraverso la testimonianza di Caviglia risulta che D ' Annunz io, allorché egli, incontratolo a Cantrida il 18 novembre, gli aveva comunicalo ufficialmente il contenuto dell'articol o IV - privo però dell 'annesso topografico non ri messogli dal governo e c he era invece determinante, anche se sulla scala al 200.000 il particolare di porto Baross appariva poco ev idente - in attesa di poter successivamente trasmettere la copia del testo esatto delle trattative cli Rapallo. eccepì di non poter riconoscere la validità dell'accorcio in quanto la comunicazione fattag li era incompleta non contenendo anche la clausola relativa alla cessione alla Jugoslavia di porto Baross e del Delta. Caviglia . slllpito dell'affermazione e ritenendo c he essa non fosse altro che un espediente per alimentare la tensione (sembrandogli anche impensabi le che degl i atti ciel governo italiano D 'A nnunzio fosse informato più esattamente di quanto non lo fosse lui che d i quel governo era il rappresentante uffic iale) , si rivolse il

"" Una relazione co11ccrncn1e gli eventi significativi rclaiivi al pono di Fiume, che ne rne11e in cvidenia la progressione naturale cd artifi ciale dello ~v iluppo, le contese d i dirino fra i di versi cmi nonché lo "stato d i Fano·· ed il conte nzioso internaziona le ali.i luce de l Tn111 ato d i Rapa llo , fu compilata il IR. 1.192 1 dal co l. Ita lo Garibold i. prcs iden1c dell a Commiss ione lntern,1zionalc pe r la delimitazione de i confini alla fron1iera italo-jugoslava. È cus1od i1a presso l ·archivio del I' USSME. collocazione E3-8 (cfr. Longo L.E., ··ta relazione Gariboldi sulla questione del porto di Fiume.. , in: Fiume. 1/ 1990. pagg. 3 1-42).


lf 1920 e la ~es1irme Caviglia: daf1e 1ra11a1ive alle cc11u101w1e

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giorno stesso al ministro della Guena Bonomi, il quale gli rispose negando il fatto ed aggiungendo che " la controversa questione dell 'appartenenza ciel porto Baross e del Delta" sarebbe stata definita dalla commissione mista alla quale competeva, in base all'art. V, di tracciare sul terreno la linea di confine. L'esposizione di Caviglia così prosegue: " Informazioni mie particolari. mi davan o ragione di credere che le cose si fossero svolte a questo modo. I plenipotenziari jugoslavi erano giunti a Santa Margherita animati dalle disposizioni piLì concilianti; e difa!ti il trallato fu concluso rapidamente con. poca discussione. Tolra la seduta, dopo che il patto era stato firmato da ambo le parti contraenti e quindi ogni questione ad esso relativa era definilivamente chiusa, uno dei plenipotenziari jugoslavi ebbe a chiedere al ministro Sforza quale interpretazione ;(Governo italiano avrebbe dato a/l'articolo 4. comma a) nei riguardi di Porto Baross, poiché tale panico/are risultava poco chiaro dol/a carta al 200.000. il rninistro S:forza rispose che indubbiamente si intendeva che Porto Baross dovesse essere assegnato al Regno S.H.S. e, su richiesta dell'interlocutore, confermò per iscritto questo suo convincimento. Eviden.temenre D 'Annunzio, (il cui servizio cli informazioni politiche si dimostrò talvolta ottimo) era a conoscenza di questo particolare quando io gli delfi partecipazione ufficiale del trattato. È possibile che il Governo, di cui Sforza faceva porle, lo ignorasse? Evidentemente no: .forse il Governo non si riteneva impegnato dalla lettera di Sforza che, dopo 1ut10, esprimeva soltanto un punto di vista personale, in sede di interpretazione di una clausola del trattato. Certo fu la questione di Porto Baross che determinò qualche mese dopo la caduta del m.inis1ro Sforza, ma né in quell'occasione, né dopo la sostituzione del rninislro degli Esteri, il governo volle esprimersi chiaramente su tale argomento. L'equivoco così a lungo protratto incancrenì la questione a tal punto che non fu più possibile risolverla. E d(fatti l'accordo tripartito di S. Margh erita consacra e il trattato di Rapallo e l'aggiunta personale di Sforza. ossia l'assegnazione di Porto 8aross alla Jugosla via. Inoltre, D 'Annunzio, informato della clausola di Porto Baross e, non potendo concepire che io ne fossi al buio, d ivenne più sospettoso che mai, e l'assicurazione che gli diedi, in base alla esplicita rispos1a ricevuta dal Governo al quesito fattogli, che


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L'esercito italiano e la questione .fiumana ( 1918-/921)

non esisteva una questione di Porto Baross, lo confermò nella persuasione che noi fossimo in mala fede e gli tendessimo chi sa quali trane li i. Ciò contribuì ad inasprire le sue relazioni con noi e a rendere inevitabile il conflitto. Ma la riluttanza del governo ad ammettere la rinuncia a Porto Baross, afavore degli jugoslavi, dimostra che esso s'era accorto troppo tardi d'aver commesso un errore irreparabile" 2 ' 7 •

Dell'assegnazione di porto Baross alla Jugoslavia le prime notizie si ebbero in Italia attraverso indiscrezioni della stampa jugoslava, ed in particolare da un'intervista concessa il 20 novembre eia Trurnbic. Nel corso poi delle discussioni alla Camera dal 24 al 27 dello stesso mese ed al Senato ciel 16 e 17 dicembre per l' approvazione del disegno di legge sul Trattato di. Rapallo, furono pertanto chieste spiegazioni a Sforza , che nella prima sede si li mitò ad assicurare che non esisteva nessuna clausola che recasse nocumento alla situazione di Fiume e che l'approvazione del trattato era nell'interesse stesso della città, mentre nella seconda non dette nessuna risposta. Negli anni che seguirono, pur essendo più volte tornata su l tappeto la questione della "lettera segreta" , s ia Sforza che Trumbic non vollero mai rivelarne il testo. ed il primo, lasciando il ministero degli Esteri nel luglio 192 1, ebbe cura che non rimanesse nessuna trascrizione del documento come allegato al Trattato di Rapallo neppure nell'Archivio Storico dello stesso ministero . Della sua esistenza si aveva conferma anche attraverso la dichiarazione fatta in privato dal col. Kalafatovic, capo delI 'ufficio operazioni del comando supremo serbo che fece parte della de legazione cli Rapall o: "Posso assicurarvi che Porto Baross è nostro. È vero che di esso non è specificamente fatta menzione nel te.Sfo dei Trattato; ma esso c'è stato garantito verbalmente dalla Delegazione italiana e, poiché tale garanzia verbale non. ci sembra sufficiente, abbiamo anche ottenuto eh.e il conte Sforza mandasse a questo proposito un.a lettera autografa al Ministro degli Esteri S.H.S. A tale lettera, per maggiore chiarezza e sicurezza, è stato anche aggiunto uno schizzo topografico" ' 88 •

"' Ca viglia E .. op. cit., pagg . 295-297. "" Bcnedelli G.. op. cit.. pag. 8 1.


li 1920 e la ges1ione Cm·ig lia: dalle 1ro1ta1ive alle ca1111011ate

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È a Gerra che, attendendo al suo volume sull'impresa dannun:t.iana . si deve il ritrovamento del documento, tanto cli una prima versione parz ialmente inesatta (perché corri spondeva so lo ad una stesura proposta dalla delegazione jugoslava) e che fu quella che pervenne a D'Annun7.Ìo attraverso suoi informatori fiduciari, prima del suo incontro con Caviglia, quanto di quella effettiva. Le ricerche di Gerra lo portarono a poter accedere ad una rara pubblicazione curata dall'Istituto Adriatico di Zagabria nel [950, consistente in una collezione di documenti relativi al Trattato di Rapallo, tutti in croato ad eccezione delle due lettere seguenti che figurano in italiano: " Rapallo, 12 novembre 1920. Signor Ministro, Ho / 'onore di assicurare Vostra Eccellenza che secondo l'interpretazione che il Governo del Re dà a/1,.artico/o qualtro del 7ì·a11a10 firmalo a Rapallo oggi dodici Nol'embre 1920, il porlo Baross appartiene a Sttssak e quindi al Regno dei Serhi, Croa1i e Sloveni. li Governo del Re si assume impegno che. nel regolamento di confini fra il Regno Serbo, Cromo, Sloveno e lo S1a1o di Fiume detto Porto Baross sia at1ribuito allo Stato Serbo-Croaro-Sloveno nei limiti segnati nello schizzo accluso. La presente nota de,·e rimanere segreta. Gradisca, signor Ministro, gli atti della mia alta considerazione. C. Sforza". In nota alla lettera l'indicaz.ione: ·'Tz Trumbicevich spisa''. ossia: Dalle carte cli Trumbic. "Rapallo. 12 novembre 1920. Signor Ministro, Ho l'onore di accusare ricel'uta a Vos1ra Eccellenza della Sua nota odierna del segue111e tenore: Ho l'onore di assicurare [ecc. ecc . come nella lette ra cli Sforza sino a: rimanere segreta]. Prendendo atto e consentendo in tulio quanto precede Le offro, Signor Ministro, gli alfi della mia alta considerazione. Dr. Ante 1h1mbic ., . Stessa nota come sopra: " Tz Trumbicevich spisa".


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Ceserciw italiano e la ques1io11efiu111a11a (1918- 1921)

Un riscontro su fonti italiane, e precisamente l'archivio privato dello stesso Sforza, rese possibile a Gerra il rintracciare la minuta manoscritta della prima de lle due lettere 289 . Alla fine di g iugno I 921 il ministro degli Esteri sarebbe stato protagonista di un intervento nel corso del quale, pur senza rivelare i particolari, dovette ammettere che il governo aveva riconosciuto la sovrani tà della Jugos lavia su porto Baross. Circa un mese dopo , Caviglia avrebbe pronunciato un discorso molto esplicito , teso a prospettare la situazione creatasi in Adriatico con il Trattato di Rapallo ed anche a chiarire la propria responsabilità ci rca l'imposizione di quell'accordo ai fiuman i:

" ...se come recentemente disse in un suo discorso elettorale /'on . Bonomi, il Tra((ato di Rapallo sarà giudicato dalla Storia, è bene rilevare sin d'ora le varie responsa bilità p erché la storia non confonda nelle sue conclusoni chi ha fissato il Trauaro di Rapallo , chi ha creduto bene di non combatterlo o di apJHOl'arlo, con chi ha do vuto imporlo nell'ambiente di Fiume ed in parre farlo eseguire. Certo il lì'attato di Rapallo sarà giudicato daLla storia, rna possiamo stabilire fin d'ora che il Trattato di Rapallo ha consumato un a vvenimento storico di grande importanza e ha posto il germe di infiniti guai in un terreno anche troppo fecondo. Dopo dodici secoli di lenta avanzata, e quattro secoli di folta con la razza italiana, la razza slava è riuscita ad otrenere dall'Italia in un documento ufficiale - il primo della storia - il riconoscimento del suo incon1rastato dominio sulla sponda orientale dell'Adriatico . Questo il.fatto storico consumato dal Trattato di Rapallo". Dopo aver richiamato l'attenzione del Senato sul la questione di porto Baross ed aver riepilogato i termini ciel suo incontro del 18 nove mbre con D 'Annunzio, il generale Caviglia così proseguiva:

"Era necessario che io ricordassi quanto ho detro perché non si creda che io abbia voluto ingannare qualcuno; se inganno vi .fu ormai è tempo di dirlo - sono stato inganato anch'io. Ora ci si può domandare: quel giorno in cui lw parlato con D 'Annunzio, la clausola di porto Baross faceva già parte del Trattato di Rapallo o non

"' Gemi r., op. cit.. voi. II , pagg. 214-220.


Il 1920 e la geslione Caviglia: dalle tratfl1li ve alle cann01w1e

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ne .faceva parte? lo credo che ne facesse parte. La conosceva il ministro Bonorni o non la conosceva? lo credo che non la conoscesse. Preferisco credere che non la conoscesse perché altrimenti non potrei più avere fede in lui; preferisco credere che non la conoscesse perché altrimenti io e Fiume saremmo stati vittime di una beffa ali' americana . Perché a me è stata consegnata una valiP,ia, diciamo , da portare a Fium.e, che mi si diceva piena di biglielti di banca ed in vece conteneva un aspide ... " ::90 . Che si fosse trattato di una beffa non c'era alcun dubbio , perché lo stesso Sforza, in un volume memorialistico edito quasi trent'anni dopo, rivelò che Giolitti e Bonomi , oltre ad essere ovviamente al corrente di tutto, si erano perfino offerti di firmare il documento segreto, cosa alla quale egli si sarebbe sottratto adducendo che era opportuno che fi rmasse lui solo proprio per d ifferenziare tale impegno da quelli contenuti nel trattato e recanti tutte e tre le convalide 29 1• Mentre avevano luogo, nel primo trimestre dell'an no, le descritte trattative a livello diplomatico , la situazione politica, sociale ed economica all' interno della penisola era contrassegnata da fasi d i grave tensione. Si sussegui rono una serie di scioperi nei servizi pubblic i e nei settori industriale ed agricolo, associati spesso ad occupazioni terriere ed a scontri con la forza pubblica, agitazioni causate s ia dalla penuria di materie prime e dal conseguente rincaro della vita che dalla contrapposizione dei diversi schieramenti. Anche se per questi motivi , oltre che per un reale momento di relativa stas i nel proprio ambito , la questione fiumana parve rivestire una più ridotta priorità, in effetti alcune delle agitazioni furo no direttamente connesse con le vicende di Fiume dannunziana. Fu il caso, ad esempio, dello sciopero dei farrovieri intercorso fra il 20 ed il 29 gennaio, che costituì il presupposto per un disegno eversivo di matrice anarchico-sindacalrivoluzionaria mirante a trasformare fi nalmente l' impresa cl i Fiume in un evento nazionale che portasse alla dissoluzione del governo su base parla mentare . Venuto meno il pronunciamien.to militare con relativa marcia sulla capitale e diminuito quindi il peso specifico dei nazionalisti, si era fatta strada la speranza d i

"" Gel'!'a F ., op. c it., voi. II, pagg . 221-223. "'' Sforza C .. ·'Jugoslavia, Sl0ria e ricordi", Milano , Ri zzoli, 1948. pag. 174.


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L 'eserc:i/0 italiano e la questio11e.fù1111c111a ( 19 I 8- 1921)

realizzare il progetto in accordo con le fo rze di sinistra. I ferrovieri in sciopero potevano rappresentare una situazione idonea per dar vita al tentati vo , elemento centrale del quale era il sindacalista rivoluzionario ed interventista Alceste De Ambri s, capo dell'Unione Italiana ciel Lavoro , divenuto capo di gabine tto cli D'Ann unzio dopo le di missioni d i Giuriati , con accanto il capo de lla Federazione de i Lavoratori del Mare Giu seppe Giulietti e, soprattutto, quello degl i anarchici E rrico Malatesta, vera anima ciel pi ano . Questo poi non sarebbe anelato in porto essendo venuto meno l 'avallo del Parti to Soc ialista (nonostante la ferven te adesione di Nicola Bombacci) e della CGL , che ritennero cli non aver sufficienti garanzie sul carattere politico ciel movimento , temendo probabi lmente che il vuoto prodotto dalla fine cli un governo parlamentare potesse essere riempito. ironia della sorte, proprio da un governo autoritario o addirittura da una dittatura militare . li disegno pertanto fallì prima ancora cli un qualsiasi principio di esecuzione . e Giulietti dovette dar mostra di sbarcare carbone dai tre piroscafi carichi di armi che aveva predisposto al largo d i Ancona. f rattanto Nitti , alla metà d i marzo , procedette ad un ri mpasto di governo con lo scopo di conferirgli una base parlamentare più larga in vista del possib ile voto s ulla soluzione aclriatica con l'abbandono della continuità territoriale tra Fiume e l'Italia . TI fatto più saliente dell'operazione, a parte l'aspetto politico generale, fu la sostituzione al ministero del la Guerra del gen. /\lbricc i con l'on. Bonomi , che clava avvio alla serie de i ministri civili in questo dicastero - in realtà c 'era g ià stato un precedente una doni na di anni prima, attraverso la designazione dal dice mbre 1907 all ' aprile 1908 del senatore Severino Casana - che si sarebbe protratta fino alla formazione de l governo M usso Iini. In effetti Nitti aveva preso posizione a favore di un ministro borghese per i m inisteri mi litari fi n dal marzo 19 J9, sostenendo che i generali non avevano il concetto deJl 'amminist.razione civile , non attribuivano all a spesa alcuna importanza e soprattutto non disponevano della con-ella percezione del la situazione reale. Nonostante tali pregiudizia li , però, nel fo rmare due mesi dopo il suo primo gabinetto , aveva nom inato minis tri per la Guerra e per la Marina due alti gradi delle rispettive Forze Armate, addirittura ribadendo le des ignazioni falle dai Capi d i Stato Maggiore Diaz e Thaon cli Revel. La contraclcliz ionc era s piegabil e con la vera motivazione de l criterio di scelta, quella di dare incremento al piano di rapida s mobilitazione, fulcro imprescindibile de lla q uestio ne mili tare secondo l'ottica nittiana, che era raggiung ibile dando appunto a Diai la


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soddisfazione di veder approvata la propria indicazione cd avendone in cambio piena collaborazione al s uo intento . Albricci, es perto conoscitore della struttura amministrativa mil itare, aveva risposto alle aspettative in tal sens o, estendendo i propri meriti nei rig uardi ciel Presidente del Consiglio anc he attraverso la s tesu ra, in collaborazione con il G uardasigill i Mortara . de l decreto per la concessione dell'amnistia per i reati di d iserz ione commess i duran te la guerra, un' ulteriore tappa della normalizzazione cui Nitti era fermamente risoluto di venire a capo . Ma dove il genera le era venuto me no ai propositi ed alle aspettati ve de l capo clel1'csecutivo. contravvenendo all'impronta riformista del la sua azione d i governo, era nell'elaborazione del nuovo ordinamento cleirEsercito che prevedeva, rispetto all 'immediato anteguerra , un aumento de lle G randi Unità e degli organici degli ufficiali, con un onere di spesa giudicato eccess ivo . La questione finanziari a divenne perLanto serio moti vo di attrito fra Nitti cd Albricci - già colpevole dell'adozione di provvidenze fra le quali quelle re lati ve al migli oramento del Lrattamcnto econom ico di ufficiali e sottufficiali e dell'aumento della razione viveri e della "·cinquina" per la truppa - che, richiesto dal primo cli sospendere l'applicazione del re lativo decreto, eccezion fatta per quella parte che atteneva ai provvedimenti intesi ad agevolare una rapida smobilitazione, rassegnava le dimissioni dichiarando di non p oter più far parte di un governo che sconfessava un provvedimento già approvato. con grave pregiudizio per la propria personale immagine e credibilità . Al nuovo ministro . il socialista riformista Tvanoe B onomi , Nitti chiese ora solo energiche economie con riduz ioni di uni tà , cli ufficiai i , cli cariche, cl i pensioni, ma la determi nazione del nuovo ordinamen to provvisorio venne lasciala come pri ma a i mi litari , che avevano avuto carta bianca nell'util izzazione dei fondi connessi, con il che s i veniva a realia are una riproduz ione del l'ordinamento Albricci anche se i tagli ad esso apportati ris ultavano notevoli e spetLacolari. In alLri termini , Bo nomi avallò un ordinamento di vecchio tipo (nel quale la riduzione dei Corpi d'Armata non comportava comunque la di minuz ione co mpless iva de lle Div is ioni) accontentandosi dell 'apparenza d i una riforma democratica. In aprile, mentre stavano per ini ziare ed erano in corso i lavori della Conferenza In ternazionale cli San Remo , si r innovarono intens i episodi di turbamento dell'ordine pubblico, fra i maggiori dell' intero periodo corrispo ndente a i tre governi pres ieduti da Nitti , con scioperi a vasto raggio fra i metallurgici, i postelegrafonici ed i ferrovieri, con ripetuti ri fiuti da parte cli questi (specie in Toscana) a trasportare soldati e cara-


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L'eserdto italiano e la questio11ejì111nww (1918-1921 )

binicri. Alla base, probabilmente, un concorso di cause tra le quali s ia gli occulti maneggi cli emissari francesi e sia , forse. un altrettanto occul ta e pragmatica sinergia fra gli intenti sovversivi dell'estrema sinistra e quel! i rivendicatori di stampo nazionalista, attivati in tempestiva coincidenza con la predetta Conferenza. Ne deri vò una crisi cli governo, determinata tanto dal malcontento dei socialisti, che contestavano a Nitti la troppo energica repressione delle agitazioni operaie , quanto da quello dei popolari che lo rimproveravano al contrario cli eccessiva tolleranza e guardavano con preoccupazione alla sua avviata politica cli avvicinamento alla Russia, che fu risolta il 18 maggio con un reincarico allo stesso Nitti. Dal punto di vista mi litare , l'evento fu contrassegnato dalla sostituzione al ministero della Guena di Bonomi con Giulio Rodinò. Pochi giorni dopo l'insediamento del gove rno, in occasione del quinto anniversario dell 'entrata in g uerra si svolse all 'università di Roma un comizio nazionalista al termine del quale si formò un corteo di studenti con l' intento di dirigersi verso il Quirinale; la forza dell'ordine si oppose, ed in via Nazionale si verificò uno scontro a fuoco tra la Guardia Regia ed i dimostranti che si concluse con alcuni morti e feriti da ambo le parti. Dal momento che, il giorno precedente, era pervenuta da parte dell'amm . Millo la segnalazione della partenza da Zara di alcuni agitatori nazionalisti, nel corso della serata e de lla notte si procedette aJl'arresto di tutti i c ittadini fiumani e dalmati di qualsiasi età e sesso prese nti a Roma, tra i quali anche tre rappresentanti ciel Cons iglio Nazionale arrivati per confe rire con Nitti. Il comportamento ÌlTCSponsabile e fuori misura degli organi di polizia determinò un 'animata reazione contro il governo, tanto in sede parlamentare che sugli organ i di stampa quanto anche a Fiume , dove alcuni legionari e cittadini abbatterono le baniere del ponte di Sussak minacciando di voler procedere all'occupazione della local ità. Ai primi di giugno. il divampare della rivolta in Albania aggiunse nuova precarietà alla già instabile posizione del gabinetto Nini, ormai ridotto alla sola gestione dell'amministrazione corrente ed oggetto di un'altra crisi aperta il 9 da un voto parlamentare contrario ad un decreto legge sull'aumento del prezzo del pane; non restò a Nitti che ritirarlo e presentare le dimissioni , cedendo il 15 la Presidenza del Consiglio al nuovo incaricato Giolitti (che riportò Bonomi al ministero de lla GLJerra). Questi si trovò a dover fronteggiare una situazione interna che non accennava a quietarsi, con i moti di Trieste, di Ancona e di altre zone legati alle press ioni per il disimpegno in A lbania e con le agitazioni mc-


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talmeccaniche e l' occupazione delle jndustrie a To rino , Milano e Genova conseguenti allo s pinoso proble ma de i poteri de i Consigl i di Fabbrica . Riuscì a diventare protagonista di un ar bitrato fra la corrente mass imalis ta e q ue ll a moderata della CGL , facendole incontrare su u na formula d i compromesso che , sia pu re attraverso nebulosità e riserve, determ inò il rito rno ad una temporanea normalità . Fu approfit tando d i questa, e nella convinzione che si stesse avviando ad assumere un carattere semp re più stabi le, che lo statista di Dronero decise di porre te tm ine all' ultima pendenza residuata alla guerra , quella questione fiumana per la cui soluzione decise di dare incremento a quei contatti diretti con la Jugoslavia che , come s' è visto , avrebbero portato al Trattato cli Rapallo . Ma la fi rma del trattato , da sola, non garantiva l' epilogo dcJl ' all ro problema insilo nella vertenza di F iume, que llo cioè della d isponibjl ità di D ' Annunzio ad abbandonare la c ittà, per la quale anzi c'erano tutte le premesse per un atteggiamento oppositorio. Anziché fo r-.l are la situazione , G iolitti preferì lasciarla matu rare, consapevole che il tempo avrebbe giocato a proprio fa vore . Anche perché, proprio sulla questi one d i F iume , s i saldò la s ua intesa con Mussolini . Il ruolo di questi nella vicenda in esame va inquadrato nella s ua effett iva d imensione reale, che faccia ammenda de!le sopravalutazioni apologetiche e delle stroncatu re denigratorie . Se è vero che Mussolin i era da tempo al corrente dei propositi del poeta e . attraverso "li Popolo d'Italia" . si era ado perato per sostenerli sia nella loro fase di intento che , dopo il 12 settembre 19 19, di avvenuta effettuazione, è altre ttanto vero che su ll 'impresa dan nunziana non ebbe alcuna vera infl uenza né fu m ai, d i D' Ann unzio , uno s tretto collaboratore . Si è gi ~1 accennato nelle pagine precedenti ad alcu ni patticolari circa il rapporto fra i due. che da parte di Mu sso lini si era estrinsecato, nelle pri me fasi dell'impresa fiu mana , in un cauto e ponderato appoggio verbale e giornalistico la cui scarsa consistenza non era però sfuggita a D'A nnunzio che no n aveva esitato a rinfacciargli ta le forma di sostanz iale disimpegno, alla quale Mussolini aveva cercato di sopperire con una grande sottoscrizione naziona le . D ' altra parte, l' attegg iamento d i M ussol in i va interpretato alla luce de i divers i ruo li che ri ves ti vano i due protago nisti: come ha effi cacemente messo a fu oco Va leri. mentre D 'A nnunzio era " un letterato della poli tica", prig ioniero egli stesso del s uo mondo cli parole incantate , M ussolini era essenz ialmente ed autenticamente un politico . in grado comu nque di percepire la sostanza anche politica di quella forza fascinosa e trasci natrice con la quale bisognava fare i conti e dalla quale, ad


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L ·esercito italiano e la questione fiumana ( 19/8- /921 )

ogni modo, non avrebbe mai consentito ad essere estraniato. Era una riprova del suo grande , possi bi listico fiuto, l'atti tudine cioè a captare tutte le forze agitantes i nel presente anche se contrastanti fra loro m . Dal1' impresa fiumana si riprometteva non tanto la premessa per un 'azione rivoluzionaria su vasta scala, con reali7.zazione ciel massimo obiettivo adriatico (F iume e la Dalmazia), quanto invece la caduta del governo Nitti (eia cui la preoccupazione di non toccare problem i istituzionali per non provocare fratture nell'ambiente militare, costituendo contro il capo del l'esecutivo un fronte unico combattentisti.co) , l'avvento al potere cli uomini più vicini all ' interventismo , l'orientamento delle masse in senso "nazionale" e la conseguente annessione di Fiume . Co l passar ciel tempo, si rese conto del pericolo cl i poter essere scavalcato dai progetti repubblicani di una '·marc ia'· eia Fiume a Roma e di perdere i contatti con il movimento dannunziano: g li altri gruppi interventisti davano segno d i magg ior dec isione, le suggestion i rivoluzionarie cominciavano a farsi sentire anche tra i fasc isti, ed a Fiume si pensava acl un colpo cli mano su Trieste quale pre ludio ad una più vasta azione al l' interno del territo rio nazionale. Cercava quindi di prendere tempo , con una sapiente azione di bilanc iamento fra atteggiamenti risol uti e dilatori; in q uell'inizio di autunno 1919, il direttore de "/I Popolo d'/fa/ia " ragionava o rmai non come un rivolu zionario ma come uno statista , e la sua attenzione era pertanto concentrata sulle prossime elezioni politiche di novembre. Conclusesi queste con un notevole insuccesso delle Iiste fasc iste, l 'esito negativo no n doveva modificare la propria valutazione politica, nel senso che bisognava lasciar decantare la s ituazione . senza abbandonarsi a colpi di testa e cedimenti , in quanto proprio la vittoria dei socialisti, a suo g iudizio , avrebbe affrettato la loro crisi inte rna e quella politica generale. Muovendosi da questi presupposti, Mussolini continuava a sostenere a fondo D' Annunzio e ad osteggiare altrettanto a l'onclo Nitti, ma si opponeva decisamente ad ogni ripresa di propositi rivoluzionari da parte del poeta e dei repubblicani. Come analizza De Felice ,

"l'esito delle elezioni lo a,·eva infatti co11fermato nella convinzione che l'interventismo di sinisrra non era in grado di padroneggiare un evemuale moto rivolu~ionario e che questo. anz.i, sarebbe inevitabil-

"" Valcri N., ·'D'Annunzio davami al fascismo". Fi renze. Le Mnnnicr. 1963. pagg. 18- l 9.


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menre cadwo nelle mani dei socialisti ed mirebbe messo in moto a solo I.oro vantaggio quel processo rivoluzionario che essi. da soli , non erano a loro volta in grado di mettere in moto. Bisognava quindi lasciar decanw re la situazione, dimostrare al Paese che la nuova Camera era peggiore della precedenle, perché ancora più incapace di funzionare e di essere governata, e prepararsi alla riscossa, rassicurando da un lato la borghesia che non si meditavano colpi di mano (neppure in Dalma~ia) e dall'altro la classe operaia dimostrandol.e che il.fascismo non era la 'guardia bianca ' del capitalismo " m. Mussolini rese partecipe o· Annun zio di questo s uo punto di vista attraverso un messaggio personale del quale fu latore De Ambris c he invece, come s·è visto in precedenza, coltivò con Giul ictti. gl i anarchici ed i repubblicani l ' idea cli un moto rivolm:ionario dalle profonde implicazioni istituziona li ma da attuarsi eventualmente anche con i socialisti. Pure ne i confronti di tale prqspettiva, Mussolini non assunse però una netta posizione contraria: un rischio calcolato , perché se, s uo malgrado, il tentati vo eversivo avesse avuto luogo, egli non avrebbe che potuto partec iparvi , pena il rimanere completamente isolato e diventare il capro espiatorio d i tutto e di tutti . Durante l' intero corso del J 920. Mussolini cercò di frenare in ogni modo D'Annu nzio, quando non addirittura cli ostacolarlo . Nel frattempo , s i stava verificando nei Fasci cli combattimento da lui fondati il 23 marzo 1919 un processo cli conversione dall'orig inario orientamento cli s inis tra ad uno più dichiaratamente cli destra . al cui contenuto nazio nalistico , antinittiano ed antisocialista l' impresa fiumana apportava non poco contributo . Allorché G iolitti tornò al potere . in molle città i nuovi clementi che afflui vano nei Fasci , per lo pii::1 ex combattenti de lla piccola e media borghesia . si m isero a disposizione delle prefettu re, questure e comandi militari per contribuire al mantenime nto dell 'ordine pubblico che, ormai da oltre un anno e mezzo, continuava ad essere gravemente turbato dalle soperchierie di social is ti , anarch ic i, massimalisti, camere del lavoro , leghe e coope rative rosse , e trovarono ri spondenza nono-

"' !)e Felice R .. ":Vl ussolini i l rivoluzionnrio" . Torino. Einaudi. 1965, pag. 578: per i ,-apponi Mussol ini-D'Annunzio, cfr. anche: Rizzo G .. "D ' /\nmml.iO e Mus~olini , la verità n.:i loro nipporti''. Bologna. Cappelli. 1960: De Felice R .. Mariano E. (a cura di), "Carteg,gio D 'Annunzio-M ussolini 1919-1938", Milano. Mondadori. 1971: Salierno V .. "D'Annunzio e i\lussolini. storia di una cordiale inimicizia", M il ano. Mursia, 1988.


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L'eserciro iwlia110 e la ques1ionefiw11a,w ( /9/8 -192 ! )

stante le misure disciplinari prese dal nuovo governo a carico dei fun zionari che si compromettevano troppo apertamente con i fascisti . Nell'Esercito, specie tra gli ufficiali cd ancor più fra i subalterni d i complemento, questo stato d 'animo era particolarmente accentuato, assumendo in alcune regioni (la Puglia, dove alcuni Fasci sorsero per iniziativa ciel lo stesso Comando ciel Corpo d'Armata di Bari, e la Venezia Giulia) forme di vera e propria collaborazione, dando luogo all'incognita del comportamento delle truppe qualora chiamate in serv izio di ordine pubblico . Il predetto orientamento fu avallato , nella seconda metà del 1920, dallo Stato Maggiore medes imo che in data 24 settembre diramò ai comandi di Coq)o d 'Armata una c ircolare che così si esprimeva:

"Dalle notizie che pervengono in merito af!'attività dei Fasci di combattimento si rileva com.e essi in. genere vadano assumendo non lieve importanza e che possono ormai considerarsi forze vil'e da contrapporre even1ualmente agli elemen.ri antinazionali e sovversivi. Sembra pertanto opportuno che codesto Uffic io procuri di tenere il contatto coi medesimi, seguendone da vicino l'a!fività ed informando eventualmente di quanto al riguardo risultasse di specialmente notevole" . Sulla scorta di tale ufficiale mallevadoria, alcu ni comandi locali interpretarono estensivamente queste direttive sì da agire, come ad esempio quello di Chieti ,

"in modo da non trascurare ogni forma di avvicinamento e di pairocinio che, senza urtare nelle regole del nosrro istituto, possa far giungere nelle varie accolte di reduci la nostra opera sempre intesa al bene dei reduci stessi e ad evitare il malconten10 foriero di di sgregamento politico, di allontanamen.to dalle file dell 'ordine dicoloro che, per esserne srmi i più validi rwori, dovrebbero continuare a rappresentarne la più evidente espressione" 294. Mussolini, ritenendo Giolitti l'unico uomo di Stato che desse affidamento di tenere a freno i socialisti ristabi lendo l' eq uilibrio sociale e

''" V iv:irclli R., "Sonomi e il fascismo in ~lcun i documenti inediti" . in: '"Ril"isw Storica ltalia11a", mar,m 1970.pagg. 147- 157.


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l'ordine . si pronunciò quindi a fa vore del suo gabinetto . pronto a sacrificare ad esso anche la politi.ca filodannunziana e fil odalmata dei Fasci in vista cli un loro organico inserimento nella nuova maggioranza governati va che si anelava del ineando (schierarsi contro il vecchio statista av rebbe d 'altro canto significato sfidare tutta l' Italia moderata e benpensante, che anch·cssa vedeva in lui una garanzia cli ripristino della normalità alla q uale aveva cominc iato a contribuire sin claU'inizio delranno con la costituzione di squadre di privati cittadini che sostitui vano volontariamente gli scioperanti), e l' intesa fra i due si saldò proprio sulla questione fiumana. Giolitti , infatti, continuando a svi.l uppare l'iniziativa di Nitti tendente ad un negoziato diretto con la Jugoslavia, quello che avrebbe poi portato al Trattato d i Rapallo , si g,u·antì l'i mpegno da parte di Mussolini a non intralciare l'operazione. Non solo, ma ottenere l'adesione all 'accorcio o quanto meno la neutralità di Mussolini poteva essere essenziale, perché avrebbe significato privare il movimento dannunziano di uno dei suoi punti d 'appoggio più importanti in Italia, essendo i Fasci di combattimento g li unici che disponessero, specie a Trieste ed in Venezia Giulia, cli un'organi zzazione cli tipo militare. Non fu facile, per il direttore dc ''I/ Popolo d' Italia", mantenere nei confronti di o·Annunzio una posizione di equi librio che gli consentisse di pre ndere le distanze sen za ne l contempo ricusarlo pubblicamente . Nonostante in settembre il "comandante'· lo avesse invitato a Fiume. ev itò di recarvisi, e cercò cli prendere tempo nei riguardi di uno schema di programma insurreziona le, quasi certamente ispirato ed elaborato da De Ambris, che D 'Annunzio gli aveva in viato alla fine dello stesso mese seguito, a breve termine , da un secondo schema corredato di ulteriori elementi aggiuntivi. I documenti sono stati integralmente riprodotti da De Felice ""\ così come anche la risposta di Mussolini che questi rese pubblica nel 1944, durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana s u "li Corriere della Sera" e "Civiltà Fascista "; questa si sostanziava, oltre che sull'impronta decisamente repubblicana che avrebbe dovuto avere il colpo d i stato, in una affermazione sign ificativa che avrebbe costituito iI perno di tutta la questione. I fascisti , infatti, riconoscevano che D 'Annunzio potesse essere '·l 'uomo della situazione cli domani" ed ammettevano che la direzione tattica e strategica spettasse a lu i, cna ponevano come condizione di essere interpel lati circa le fo rme e la scelta

,., Dc Fel ice R., op. c il.. pagg. 640-643 e ·· Appendice.. (pagg. 749-76 1).


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ciel momento dell'azione rivoluzionaria ; a questo proposito, si precisava come questo momento dovesse essere individuato nella primavera ciel 1921. L'interpretazione di De Felice in merito a tale elemento calendariale appare orientata a vederv i un modo per non opporre un netto rifiuto a D 'Annun zio e, al tempo s tesso, per bloccare in pratica l' iniziativa, rinviandola ad un'epoca nella quale non sarebbe stata più possibile perché ne l frattempo, portato a termine l'accordo con la Jugoslavia, Giolitti avrebbe g ià risolto , con le buone o con le catti ve, la problematica fiumana 296 • Allorché il Trattato di Rapallo fu sancito, Mussolini lo approvò con " qu alche dove rosa riserva" (specificamente per la Dalmazia) , ed in particolare per quanto riguardava Fiume la soluzione venne giudicata la migliore fra tutte quelle preceden temente previs te. TI fond o del 12 novembre su "li Popolo d'Ira/fa" si conc ludeva con un'espress ione d i gratitudine a D'Annunzio ed ai suoi seguaci che era in pratica un benservito ed una giubilazione. Tre giorni dopo, in sede di Comitato Centrale dei Fasc i di. combattimento , la dichiarazione cli Musso! ini che, se pur il trattato non risultava soddisfacente per la Dalmazia, bisognava accettare il fatto compiuto come atto cli disciplina nazionale e per non pregiud icare la situazione interna a vantaggio dei socialis ti. venne vibratamente contestata dai delegati dalmati e . nei g iorni successivi, dal Fascio fiumano e da una parte di quello di Roma. Mussolini cercò di placare le acque aderendo a stil are un ordine del g iorno contenente una dichiarazione cli solidarietà con D'Annunzio. al quale fece seguire una l.ettera di sostanziale ripudio anche se improntata a formale considerazion_e . Quest'ultimo, frattanto, dal momento che il governo appariva deciso a far rispettare da tutti g li accordi sottoscritti a Rapallo, aveva mostrato di recepire (nonostante un colpo di mano sulle isole cli Arbe e Veglia come risposta dimostrativa al trattato) l'orien tamento all a moderazione espressogli eia De Ambris c he, con il suo consueto realismo , s i era reso chiaramente conto del come a Fiume pochi credessero alla possibi Iità cli una resis ten7.a e, soprattutto, come ancora più pochi fossero quelli disposti a tentarla; era un discorso che riguardava anche la Dalmazia. per la quale, al di fuori di alcuni nazionalisti. nessuno (compreso Milio) pareva disposto acl appoggiare un eventuale braccio cli ferro dannunziano . Tn base a c iò, il poeta autorizzò Dc Am bris a recars i a Ron1a

2··•

Dc Felice R., op. cit.. pagg. 643-644.


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle trattative alle cc1111101u.1te

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per trattare con il governo un accordo che evitasse un conflitto e garantisse al tempo stesso una soluzione rec iprocamente accettabile della questione fiumana , consentendo soprattutto a D' Annunzio d i uscirne con un'immagine non deteriorata. De Ambris fu però incaricato di sondare preliminarmente Mussolini circa la reale dispon ibi lità dei fascisti in vista cli un estremo atto cli fo rza, una sortita delle truppe dannunziane anticipante l'assedio che prima o poi que lle governative avrebbero posto a Fiume, proiettata verso la costa marchig iana con successiva d iffusio ne del moto rivoluzionario popolare nelle regioni limitrofe. Nell'incontro avvenuto a Trieste ai primi di dicembre, Mussolini lasciò cadere la cosa, opponendo distrattamente una serie di difficoltà vere o presunte. De Ambris proseguì per Roma. ed in un primo momento le trattative da lui attivate sembrarono poter preludere ad un' intesa, tanto che fra la capitale e Fiume intercorsero per alcuni g iorn i comunicazioni e contatti diretti, con arrivo nella ci ttà ciel Quarnaro anche di una delegazione parlamentare . Ma l' im provvisa presa cli posizione cli D'Annunzio , che ann unciò l' irriducibile volontà di proclamare l'an nessione cli Fiume, determinò l' interruzione dei negoziati e la dec isione di Giol itti di fare uso della forza. MussoJ.in i, nei confronti di questo propos ito, si espresse con un invito a lla moderaz ione, esortando il governo ad evitare una nuova Aspromonte, ma conternporanernente garantendo il defilamento dei fascisti da qualsiasi atto che potesse portare la nazione alle soglie di una guerra civile . U n altro episodio è significativo per l' atteggiamento cli Mussolini. Dopo la prima intimazione che Caviglia avrebbe inviato a D ' Annunzio il 30 novembre perché ritirasse Je sue truppe dalle due isole occupate, quest'ultimo si sarebbe rivolto a Francesco Giunta, segretario del Fascio cli combattimento di Trieste e fiduciario della causa fiu mana in Italia, chiedendo il concreto aiuto del Fascio da lui diretto contro Cavigl ia, fatto oggetto cli denom inazioni molto irriguardose . Giunta prese pubbl icamente le distanze, dissociandosi e da un interven.to armato in caso cli confl itto fra truppe regie e legionari e dalla mancanza di rispetto nei confronti cli Cav iglia, posizione prontamente avallata da Mussolini che il I O dicembre , con una lettera, gl i ribadiva la raccomandazione di "non imbottigliare" il fascis mo triestino nel vicolo cieco di una inev itabile disfatta m _ Allorché, nella prima metà cli dicembre fu

''" Ccrvone P.P .. '' Enrico C,,viglia l'anti-Bacloglio", Milano, tv!ursia, 1992. pag. 149.


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L'esercito italiano e la questione fiwnana ( 1918-192/)

applicato il blocco a Fiume e protestò vivacemente dalle colonne de "Il Popolo d'Italia " nei confronti del provvedimento così come della voce cli una prossima azione militare contro la città, non s i trattò altro che di un atteggiamento tattico , da lui stesso confermato al prefetto di Milano Lusignoli , uomo di fiducia cli Giolitti e suo tramite con il capo dei Fasci di combattimento. Come tattico fu pure l' articolo cli fondo apparso a tutta pagina su "Il Popolo d'Italia" del 28 dicembre , dopo l'a!io di forza del gen. Caviglia che aveva posto fine a tutta la vicenda, intitolato "Il delitto!" e violentemente avverso al governo sul quale, diceva, ricadeva il sangue versato in quel drammatico Natale fiumano. L'intesa tra Giolitti e Mussolini , realizzata sull 'assc della questione fiumana, aveva dato i suoi frutti: per il primo, la liquidazione della questione stessa senza il rischio di conflittualità interna , per il secondo la legittimazione di cittadinanza politico-parlamentare a livello nazionale.

3 - ASPETTI SOCIO-POLITICI ED AMBIENTALI DELLA REALTÀ FIUMANA La sintesi rievocativa dello sviluppo storico di Fiume presentata nelle pagine precedenti, ed in particolare il periodo decorrente dalla seconda metà dell'Ottocento alla guerra mondiale , potrebbe g ià di per sé stessa attestare come i suoi cittadin.i fossero preparati ad affrontare situazioni difficili e confuse , divenendo sufficientemente abi li nel destreggiars i fra differenti culture e configurazioni politiche. Nonostante ciò , la permanenza dannunziana fu così farraginosamente composita eia conferire alla struttura socio-politica, ccl all'atmosfera psicologica derivantene, una dimensione ed una tonalità del tutto particolari , dense di aspetti inusitati, difformi e contraddittori. Di alcuni di essi si è già fatta menzione nel quadro delle vicende relative all'ultimo quadrimestre ciel 1919, ma è indubbio che fu iI 1920 l'anno ne] quale quelli tra essi maggiormente significativi presero corpo, connotando con la loro singolaritù quella parentesi certamente fuori ciel comune rappresentata eia tutta la vicenda fiumana nel suo complesso. Il 1919 si era chiuso con prospettive tutt'altro che rosee per la possibilità di positivi e concreti sviluppi dell ' impresa di D ' Annunzio. Il fallimento delle trattative con il governo Nitti per il modus vivendi, l'esito delle elezioni politiche di novembre che avevano visto il prevalere proprio di quelle correnti nettamente ostili all' impresa stessa , la climi-


li 1920 e la gestio,ie Caviglia: dalle trattative alle cannonate

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nuzione dell'interesse e della partecipazione pubblica rispetto all'impatto emotivo dei primi momenti ed anche il sorgere dei primi contrasti di fondo fra il comando legionario ed il Consiglio Nazionale 298 , incline ad un orientamento moderato escludente una rottura con il governo cli Roma, rappresentavano chiare manifestazioni di un affievolimento dell'impulso iniziale ed indicatori altrettanto chiari della conseguente necessità di reperire altre vie per scongiurare il rischio dell'indifferenza e dell'inazione. Sotto il profilo strettamente politico, tale necessità trovò il suo atto più significativo nella sostituzione, il 9 gennaio, del nazionalista Giovanni Giuriati con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris nella carica di capo cli gabinetto del comando fiumano , che per D'Annunzio avrebbe forse dovuto costituire un mezzo per esercitare pressioni su Nitti e per accattivarsi le simpatie delle sinistre. De Ambris, del resto , non aveva fatto mistero ciel perché della sua adesione alla causa fiumana: il motivo dell'annessione passava per lui in secondo piano a fronte della possibilità di fare cli Fiume un esperimento rivoluzionario sindacalista e della sua eventuale proiezione in Italia. Giuriati aveva lasciato la città il 24 dicembre, dopo che già dal 19 aveva rappresentato a D'Annunzio il proprio dissenso a proposito delle tumultuose moda] ità che avevano caratterizzato il plebiscito sul modus vivendi e dell'atteggiamento ambiguo e contraddittorio tenuto dal poeta nell 'ultima fase delle trattative con Badoglio . Come afferma Salotti, questo evento 299 favorì una sorta di "sprovincializzazione" della questione fiumana , che venne via via perdendo i limitati e per certi versi angusti confini locali per assurgere ad emblema quasi internazionale , e per offrire lo spunto a tentativi di spostare l'attenzione su più vasti problemi sociali o addirittura istituzionali . Ne derivarono notevoli implicazioni sulle posizioni dei moderati , del Consiglio Nazionale ed infine anche di settori non marginali delle stesse forze armate che, dopo aver favorito la marcia di Ronchi, temevano ora cli vedersi di nuovo sfuggire di mano la situazione e cli rendersi involontari mallevadori di non graditi rivolgimenti e cli non previste deviazioni ~00 •

' " Sui complessi rapporti fra i due organ ismi, cfr. Saloni G., "I rapporti trn il Consiglio Nazionale fiumano e Gabriele D"Annunzio"'. in: Fiume . 1972, pagg. 54 e sgg. ,,. Cf'r. De Felice R.. ·'Sindacalismo rivoluzionario e fiurnancsimo nel carteggio De AmbrisD' Annunzio ( 1919-1922)", Brescia, Marcellim1a, 1966. ''" Salotti G., '"Fiume dannunziana del 1920", in: Atti del Convegno '·Studi fiu mani" (Roma. 4.12.1982) , pag. 119.


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Anche se tutto ciò sarebbe rimasto poi allo stadio delle intenzioni, soprattutto per l' incapacità dei social isti e delle forze sindacali e politiche grav itanti intorno ad essi di cogliere lo spirito e l'essenza ciel fium anesimo e di travasarlo nella di mensione sociale nazionale, pur tuttavia l' atmosfera caratterizzante la Fiume dannunziana del 1920 costituiva un potenz iale rivoluzio nario la cui mancata utilizzazione da parte dell a sinistra italiana sarebbe stata deprecata dallo stesso Lenin :so,. La città cli ven ne progressivamente iJ punto di riferimento di tutto ciò che vi era di eversivo in Italia: le file dannunziane si accrebbero con l'arrivo di elementi richiamati dalle più varie suggestioni, per cui si ritrovarono nello stesso crogiòlo idealist i puri , esponenti del sindacalismo più isp irato e barricadiero , protagonisti del combattentismo e dell'ard itismo, anarchici, repubblicani e via dicendo. Paradossalmente , l' unico fronte sul quale la vicenda cli Fiume ebbe effetti estremamente limitati fu q ue llo internazionale, al quale sembrava originariamente destinata. Questo potenziale rivoluzionario si estrinsecò a Fiume in alcune iniziative che , se rimasero fermamente allo stato cli progetto data la brevità dell' arco temporale nel q uale tut.ta la vicenda si svi luppò, costituirono peraltro testi monianze rilevanti di questo afflato innovatore ed avveniristico 302 • Il tutto prese le mosse allorché D ' Annunzio e De Ambris, preoccupati della situazione cli stallo nella quale si veniva a trovare la questione fiumana , cominciarono a pensare ad un progetto di indipendenza della città erigendola in repubbl ica. Le voci in tal senso cominciarono a circolare in marzo; ne è espressione la seguente nota informativa che, se pur da valutare con le dovute riserve anche per la categorica concisione del testo e per le oscure caratteristiche della fonte, è quanto meno significativa:

Jnforrnazioni avute da persona partita da Fiume la sera del 17 Marzo Il 28 sarà proclamata la Repubblica. Con ciò D'Annunzio crede di agevolare il R Governo che potrà sempre dire di trovarsi davanti al fatto compiuto. 0

''" De Fel ice R., "Mussol ini il rivoluzionario" . Torino, Einaudi. 1965, pag. 555 n. 3; cf'r. anche Perfetti F., "Fiumanesimo, sindacalismo e fascismo" , Roma. I3onacci, 1988, pagg. 15-36. '"' Cfr. De Felice R .. " Il dannunzianesimo cli sinistra i n un memoranclum d i Nino D aniele a D ' Annunzio del rnarzo-,tprile 192 1", in: S1oria Con1empornnea. 3/1970. pagg. 623-634; Nello P.. " Natura e funzione del mi to dannunziano nel pri mo fascismo", in: S10ria Come/1/porw,ea. 6/ 1990, pagg. 1134-11 38.


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Idealmente, la Repubblica si estende da Capo Promontore alle Bocche di Cauaro; di fatto , comprenderà lo Stato di Fiume; il rùnanente costituirà le "Terre irredente" della Repubblica. Per ora, disse D'Annunzio.faremo una Repubblica ideale, ma una cosa molto ben.fatta. Sernbra che la Germania e l' Ungheria riconosceranno la Repubblica . T Croati - dice D'Annunzio - sono pronti ad unirsi a noi e se si avessero i mezzi .finanziari occorrenti, i contadini si ribellerebbero senz'altro. Questi mezzi, preventivati in ouo milioni di lire, occorrerebbero subiro, ossia pel jìne del mese, prima cioè che i contadini riprendano i loro lavori. Subito basterebbe un m.ilion.e e trecento mila lire e il Presidente del Consiglio sa rutto ciò, ma non vuol dare i denari, perché teme si dica che appoggia il movimento. Forza a disposizione di D 'Annunzio in Fiume: Seimila soldati, bene armati e che fan.no continue esercitazio,~i, alle quali assiste D'Annunzio . Questi, dice, non ha che a dire una parola perché una brigata di S.E. Caviglia passi, anni e bagagli, a lui 30 \ Le voci si diffusero rapidamente, ed il 20 dello stesso mese D' Annunzio pronunciò un discorso al teatro La Fenice per calmare gli animi , in quanto si erano già avuti segni manifesti dell'opposizione tanto cli una buona parte dei cittadini quanto degli elementi moderati o decisamente monarch ici delle stesse forze dannunziane. Il progetto repubblicano, momentaneamente rinviato, fu ripreso al rito rno cli De Ambris dalle sue peregrinazioni primaverili , nel vano tentativo di essere ricevuto da Nitti per proporgli un accomodamento e poi per la ricerca di prestiti necessari alle es igenze finanziarie di Fiume, ed estive, nell'intento di trovare un accorcio con Giolitti (proposito condiviso a malincuore eia D 'Ann unzio, che continuò ad agire in direzione opposta). Il 30 agosto, in un altro d iscorso a La Fenice, il poeta rese noto il testo della Carta del Carnaro , nel quale non si parlava più cli repubblica ma di reggenza, cambiamento cli denominazione tattico che non modificava la, sostanza del nuovo assetto istituzionale vagheggiato per Fiume. La Carta del Carnaro fu un documento di grande rilevanza politica e sociale, frutto cli una singolare coHaborazione sp irituale fra D ' Annunzio e De Arnbris dall a quale fu esclusa ogni rappresentanza di quel "popolo

' " A.C.S ., Fondo Nitti, b. 142, L 141, fog lio ,enza i ndicazion i di prococollo e di daca né di rniucnte e destinatario.


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sovrano" che, nel dettame della stessa Carta , figurava come "rinnovatore e deliberatore". Tn realtà, a De Ambris - che vi aveva tras fuso La propria personale concezione e ne aveva voluto fare la prima trasposizione in termini giu1idico-costituzionali della dottrina sindacalista rivoluzionaria corporativa - anelava attribuita l'e laborazione, il cui testo D ' Annunzio si limitò a traspone in prosa d ·a,te, con l"uso di termini arcaici tratti dal ling uaggio degli antichi statuti comunali e corporativi da lui sempre privilegiati anche nelle sue opere letterarie. L'apporto personale del poeta è da ascrivere a tre articoli (il IV, delie "credenze religiose··, il LXITT sull' "edilità'' cd il LXTY sulla '"musica'') ed alla parte final e di un altro, il XIX, quell o relativo alla nona corporazione della gente del mare e ad una decima corporaz ione dall a misteriosa defini zione, verosimilmente La trasposizione letteraria della Decima Musa . Per De Ambris · il documento, nei princ ipi .ispiratori, nei concetti basilari , ne lla sua parte sostanziale, ebbe il valore di una proiezione della propria impostazione fide istica sindacai-ri voluzionaria, per D'Annunzio fu un esercizio letterario e, sotto l' aspetto politico , una carta da g iocare nella intricata situazione nella quale si trovava, da una parte con le forze di sinistra e dall'altra con Giolitti. Per tutti e due , comunque, si trattava di dare corpo al progetto di Fiu me quale rnodul.o sperimentale d i una struttura ideale, av veniristica, un ruolo trainante per la nascita di una società nuova. La Carta avrebbe riscosso in seguito, accanto a critiche e deprezzamenti (molti dei quali di matrice chiaramente strumentale) anche g iudizi decisamente positivi, pur se non poche sarebbero state le perplessi tà sull a sua adattabilità ad una grande organizzazione statale. Ma, all'epoca, la Carta ebbe un valore di sintomo e di orient.amento, espresse al massimo la tensione equivalente alla frattura istituzionale in atto in quel periodo, e mostrò ancora una volta la tendenza a real izzare soluzioni organiche, basate su un oculato controllo dei rapporti fra le varie c lassi, della crisi de llo Stato liberale. Non fu un caso se, diffusa da De Ambris ne ll'ambito socialista, riscosse tra le masse popolari un ampio favore, stimolando le istanze più populiste tanto da essere considerata dal fasc ismo, al momento ed anche dopo, uno strumento del rivoluzionarismo bolscevico. E d'altra parte ciò andava dato per scontato se ognuno si fosse soffermato suì contenuti che appagavano il propr.io bagaglio ideolog ico : parità di sesso. stirpe. lingua. classe e re ligione; li bertà fondamentali di pensiero, di stampa, di riunione e di associazione; non riconoscimento della proprietà come dominio assoluto della persona sopra la cosa; privazione de i diritti politici ai condannati " in pena cl' infamia",


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ai ribelli al servizio militare per la difesa del territorio , ai morosi al pagamento delle tasse , ai parassiti a carico del la comunità; abolizione nelle scuole deg li emblemi religiosi e delle figure di parte politica; responsabilità penale e civile nei confronti dei partec ipi ai poteri e dei pubblici ufficiali per trasgressioni, abuso, incuria, codardia e inettitudine ("inettczza") ai danni non solo degli organi dello Stato ma anche del semplice cittadino; equità nelle retribuzioni di lavoro, tutela ed ass istenza ciel lavoratore. C'erano poi le Corporazioni , richiamantesi a quelle esistenti nei Comuni italici ne i secoli precedenti, che garantivano la dignità dei lavoratori, li assistevano, provvedevano alla loro capacità tecnica, assicuravano il mutuo soccorso. Esse eleggevano nel proprio seno i rappresentanti al Parlamento (Consiglio dei Provvisori, quelli cioè che dovevano provvedere) il quale, in base alle norme sancite, v~niva così ad essere costituito per il 65% da lavoratori dipendenti (operai, marittimi , tecnici, impiegati privati , impiegati pubblici ed insegnanti) e per il 34% da altre categorie (datori di lavoro, liberi professionisti, amministratori cli società cooperative). Era inoltre sancita la parità cli diritti e doveri per tutti i cittadini , senza distinzione alcuna, e non veniva riconosciuta la proprietà come dominio assoluto della persona sulla cosa. Tale norma costituzionale avrebbe evidentemente potuto soddisfare le tendenze comuniste anche se non va dimenticato che la Carta ciel Carnaro nacque quando in Russia, negli Stati clell 'Est europeo ed in Germania il bolscevismo aveva già abbattuto l'imperialismo capitalistico . È plausibile che tali eventi possano aver influenzato sia De Ambris che D ' Annunzio. Ma proprio a quest'ultimo è da ascrivere la precisazione che vanificava qualsiasi faci le illazione: "Unico titolo di dominio su qualsiasi 111.ezzo di produzione e di scambio è il lavoro. Solo il lavoro è padrone della sostanza resa massimamente fntlluosa e massimamen1e profittevole all'economia generale" 304 • Nella trasposizione letteraria del poeta, la penna dovette certamente prendergli la mano per cui le Corporazioni videro scemare il loro carattere originale , che nel testo redatto da De Ambris le rendeva parte di un programma mazziniano sindacalista, per acquisirne uno medievale. Fu un comprensibile equivoco, che lo stesso De Ambris chiarì come un riferimento al passato che non intendeva modellare il presente ma solo ri-

·'"' Bianchi M., " f'iume città di vita" . Fiume. L7/1989, pag. 22.


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chiamarsi ad esso in chiave di ricorso storico. Così come, in epoca recente, il termine "corporazione" è stato disinvoltamente utilizzato per attribuire alla Carta un significato ed un'intonazione pre-fascista che alcuni storici, ed in particolare De Felice , tendono ad escludere in base ad una prospettiva storiografica più ampia ed articolata. Difficile, ad esempio , sarebbe rinvenirvj tracce dell'assetto burocratico-amministrativo che caratterizzò, ed in un certo senso paralizzò, il corporativismo fascista, anche se non sono nemmeno da escludere alcune anticipazioni che poi il fascismo avrebbe sviluppato e portato a compimento nella "Carta deJ Lavoro" pur nella sostanz iale diversità dei due documenti 305 • L'ordinamento previsto dalla Carta, a causa del precipitare della situazione culminata poi nel Trattato di Rapallo , non e bbe neppure un principio di attuazione; e nonostante l'impu lso innovatore sotto l'aspetto sociale, non determinò un miglioramento nei rapporti tra il comando dannunziano e la classe operaia. Nella seconda tornata dello sciopero generale scoppiato tra la prima e la seconda decade di aprile, il comando lasciò mano libera al Consiglio Nazionale perché , a difesa degli interessi delle categorie imprenditoriali, impiegasse i carabinieri cli Vadalà per occupare le sedi sindacali ed espellerne dalla città alcune centinaia cli aderenti. D'Annunzio, che nella fase iniziale dell ' agitazione era intervenuto per mediare e comporla a favore degli operai, si trovò poi ingabbiato in una contingenza che non gli lasciava sufficienti spazi di manovra . Non appena D'Annunzio annunciò la proclamazione dell' indipendenza fiu mana e la promulgazione della nuova Carta costituzionale , il Consiglio Nazionale si dimise per protesta delegando i poteri al proprio Comitato direttivo, pur cercando di attenuare - anche per stornare il pericolo di incidenti tra legionari e cittadini che, alla luce di certi precedenti, non era poi tanto campato in aria - la portata della propria presa di posizione con l'addurre l'impossibilità, per esso, cli prendere una decisione al riguardo. C'era, da parte dei rappresentanti locai i, la consapevolezza che la dichiarazione cli indipendenza, in quel momento , non avrebbe portato ad alcun risultato concreto e positivo per la città , e ne avrebbe anzi aggravato la già pesante crisi economica, allontanando le prospettive cli un' annessione alla madre patria italiana. Come pure si paventava che dal nuovo go-

,o, Cfr. Saloni G .. "Nuovi studi sulla C,1rta del Carnaro" . in: Fi11111e, gennai o 1973-d icern hre 1974: dr. anche Dc Felice R. , "La Carta del Carnarn nel testo d i Alceste De ..<\mbris e Gabriele D 'Annunzio". Bologna, Il Mulino, 1973.


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verno della Reggenza fossero esclusi proprio gli elementi fiuman i, e che il potere fosse quindi amministrato da militari od uom ini politic i per nulla a conoscenza delle necessità e delle tradizioni locali. Di fron te all ' ipotesi alternativa se le dimissioni ciel Cons igl io Nazionale costituirono un episodio isolato, un gesto impulsivo , o se invece non fossero altro che l 'ultimo atto cli un dissidio cli più o meno lunga data fra lo stesso e gli organ i del comando dannunziano , è presumibile si possa senz 'altro optare per questa seconda affermazione .l<K,. Tornando al progetto di indipendenza cli Fi ume concepito attraverso un ordinamento repubblicano , nel testo della Carta deJ Carnaro redatto da De Am bris il termine "repubblica" fu sostituito eia quello di " reggenza"; come rileva Salotti, il mutamento della parola non può essere sempl icisticamente spiegabile con la predilezione cli D ' Annunzio pe r i termini arcaici, tanto più che l'espressione " repubblica" appariva tanto nel manoscritto del poeta quanto nella prima versione a stampa della Carta , ma come conseguenza della diffic ile situaz ione fiumana in atto e elci timori e del non gradimento che l'espressione stessa avrebbe potuto ingenerare in seno al Consig lio Nazio nale ed ai militari legalitari e monarchici presenti in città 307 • Fu così che 1' 8 settembre, alle di missioni del Consiglio Nazionale D ' Ann unzio e De Ambris risposero proclamando quel giorno stesso la Reggenza Italiana ciel Carnaro (Allegato 5 I), il cui governo provvisorio era così composto: Gabriele D ' Annunzio , Affari Esteri; Giovanni Host Venturi , Difesa Nazionale; Maffeo Pantaleoni, Finanza e Tesoro; Tci lio Baccich , Intern i e Giustizia; Lionello Lenaz, Istruzione Pubblica; Lu igi B iscocca , Economia Pubblica; Clemente Marassi , Lavoro. I sette membri , secondo gli articoli XXXV e XXXVI della Carta ciel Carnaro, erano denominati Rettori ; di essi , quello degli Esteri assumeva il titolo di Primo Rettore e rappresentava la Reggenza al cos petto degli altri Stati, primus inter pares . U n' altra delle iniziative scaturite dalla potenzialità rivoluzionaria dell 'ambiente fiumano fu un vasto piano concepito eia Kochnitzky cl ' in-

"' Cfr. Salott i G.... Nuovi ,tudi sulla Cai1a ciel Carnaro'·, in: Fiume, gennaio 1973-dicembre 1974. x,; Cfr. Saloui G .. op. cit., pag. 96.


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tesa con D'Annunzio e De Ambris per raccogliere in una "Lega di Fiume" i rappresentanti dei popoli oppressi, dei paesi lesi dalla Conferenza di Versailles e dei partiti e gruppi solidali con il programma socio-poli.tico dannunziano; av rebbe dov uto rappresentare una sorta di anti-Società delle Nazioni , in funzione antimperialista e precipuamente antibritannica, per cui furo no presi contatti con esponenti dei movimenti nazionalisti egiziano ed irlandese e successivamente con rappresentanti cli turchi , nordafricani, indiani, armen i, montenegrini , croati ed albanesi, maltesi , cubani, negri d ' America , ecc. Era un ' idea suggestiva, l'essenza cli quel movimento che sarebbe passato alla storia con il nome di "fi umanes imo", ovvero la "dottrina nuova dell ' intero universo" che si fondava sull' unione mondiale di tutte le genti , d ' ogni razza e nazione, che in quei momenti stessero subendo o fossero per subire qualunque forma cli dominio da parte delle potenze imperialistiche. Ma non a1Tivò ml:)i a tradursi in pratica , perché sarebbe stato necessario che Fi ume fosse una vera realtà statale, in grado cli fungere eia effettivo punto cli riferimento per i movimenti nazionali dei popoli oppressi, e non quella realtà precaria, divisa e dall'incerto futuro che invece era; la sua mancata realizzazione fu anche la causa, in luglio , dell'allontanamento di Kochnitzky dall 'entourage dannunziano ,os_ Nella rievocazione della fine ciel suo progetto, il responsabile clelJ'Ufficio "Relazioni Esteriori" del comando fiumano la attribuì coloritamente ad " una tromba marina cli intrighi balcanici", con riferimento ad altre iniziative che rappresentavano versi.oni riduttive della propria. Giuriati, infatti, aveva approntato un piano cli rivolta delle nazionalità oppresse dalla Serbia miranti a dissolvere la Jugoslavia, e di creazione di una Dalmazia indipendente sotto la protezione dell'Italia, concordato con alcuni agitatori croati (attivati anche per un moto insurrezionale in quel Paese) e per il quale aveva ottenuto l'appoggio di Mi lio e l'avallo cli Badoglio, poi sfumato per l'intervento di Sforza. In quella stessa primavera del 1920, inoltre, ali' insaputa di tutti i suoi collaboratori (anche cli quelli impegnati nei contatti con le forze antiserbe nei Balcani), D'Annunzio firmò un accorcio segreto con il presidente del cons iglio montenegrino Jovan Plamcnatz in base al quale si impegnava a fornire

"" Cfr. De Felice R., " D' Annun1.io politico", Bari , Later7.a, 1978; De Felice R. (a cura di), "La Carta del Camaro nei tesci cli A lceste Dc Ambris e Gabriele D'Annunzio" (Appendice). Bologna, Il Mulino, I 973; Kochnitzky L ., "La Quinta Stagione o i Centauri di Fiume", Bologna, Zanichelli, I 922.


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a quell'esercito armi e viveri per la lotta contro i serbi in cambio di un'alleanza che il Montenegro indipendente avrebbe stipu lato con l' Italia riconoscendole in diritto di stabilire , in caso od in pericolo di guerra, una base navale alle Bocche di Cattaro. Anche tutto ciò sarebbe rimasto lettera morta, non avendo D'Annunzio i mezzi economici per sovvenz ionare le insurrezioni antiserbe ed essendo rimasti vani i tentativi messi in atto per procurarli 309 • Lo scoppio del moto rivoluzionario in Croazia, previsto per la fine cli marzo, avrebbe dovuto coincidere con la proclamazione della repubblica a Fiume (la prima notizia ìn tal senso provenne da una lettera inviata eia D ' Annunzio a Mussolini, intercettata eia Caviglia e da questi trasmessa a Nitti) , e con ciò torniamo alla parte iniziale dì questo paragrafo, nella quale si è partiti appunto dal progetto cli indipendenza della città attraverso una sua configurazione republ:llicana che era stato nelle intenzioni cli D 'Annunzio e De Ambris. ln base all'interpretazione cli De Felice, tuttavia, gli obiettivi dei due non erano coincidenti. La costituzione della Reggenza e la promulgazione della Carta, per D'Annunzio, rappresentavano un mezzo per creare difficoltà a Giolitti ed impedirgli, o quanto meno ostacolargli, l'accordo diretto con la Jugoslavia che avrebbe reso inattuabili i programmi di rivolta antiserba che costituivano ormai la sua ultima carta; per De Ambrìs , invece, la cui attenzione era rivolta non tanto ad una rivoluzione nei Balcani quanto ad una in Italia, soprattutto la Carta del Carnaro avrebbe dovuto formare la base programmatica intorno alla quale collegare il movimento legionario con tutte quelle forze eversive disponibili ad identificare la loro causa con quella fiumana per l'instaurazione di un "ordine nuovo" . A prescindere comunque dai contenuti degli obiettivi , iJ loro raggiungimento era ovviamente legato ad una disponibilità finanziaria che se non era tale , come s'è eletto , eia consentire anche l' appoggio a movimenti insurrezionali balcanici, era però sufficiente alla gestione interna della vicenda fiumana. Il principale esponente di questo importante aspetto fu Oscar Sinigaglia , la cui posizione nel mondo della s iderurgia e degli affari ne privilegiava ruolo ed influenza; un altro industriale che si adoperò concretamente per la causa dannunziana fu il senatore Aldo

""' Cfr. Satolli G., " La pol itica estera del Comando f iumano: dall'an tirnperial isrno agl i intrigh i bal can ici'', in: A Ili del Convegno. "Un capitolo di storia: Fiurne e D' A nnunzio" (Gardonc Ri vicraS. Pelagio, 27-28.10. 1989).


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Borletti, mentre invece si defilò un altro grande finanziere, Giuseppe Volpi, rimasto sordo agli approcci messi in atto dagli emissari del poeta . Sostenne finanziariam ente il movimento fiumano anche il grande capitale legato agli interessi armatoriali, per i quali l'annessione della città al l ' Jtalia poteva rappresentare l'opportun ità di eliminare dal) ' Adriatico un porto potenzialmente pericoloso per gli interessi cli Trieste. Sovvenzioni economiche dovettero pervenire a Fiume pure attraverso la massoneria, che si era resa protagonista sin dall'inizio cli pubbliche manifestazioni di plauso nei confronti di D'Annunzio , e sem brerebbe siano state determinanti. Riportiamo testualmente quanto in proposito riferi sce Alatri:

"Massoni erano i 'giurati di Ronchi', cioè i sette i(fficiaLi dei granatieri che spinsero D'Annunzio a porsi a capo dell'impresa j,umana; massoni i generali Taml~jo e Ceccherini che lo raggiunsero a Fiume; massoni Luigi Rizzo, Alceste De Ambris, Giuseppe Giulielli ed Errico Malatesta, eh.e vi ebbero tanta parte; ,nassone Guido Keller, che fu sull'auto di D'Annunzio nella marcia di Ronchi e poi tra i suoi fedelissimi a Fiume; massoni Fabio Grassi e VaLinotti, che garantirono i camions per i legionari; massoni Giovanni Marinelli, jì./,turo segretario amministrativo del partito fascista, e Arturo Castigliani del Lloyd Jì-iestino , che moltiplicarono contatti e consensi e garantirono i primi concreti appoggi j,nanziari; da un massone di alto rango, Giovanni Ciraolo, era presieduta la Croce Rossa Italiana, che assicurò a D'Annunzio copiose forniture di carbone e di viveri e un'apertura di credito di due milioni di lire. Tanto appoggio da parte della Massoneria è spiegabile. Mola sottolinea come, mentre i socialisti minacciavano quotidiana,nente larivoluzione e si proftlava il ritorno di Giolitti, assecondalo da cospicui settori del inondo cattolico, appoggiare D 'Annunzio sull'onda delle solidarietà saldate durante la guerra non sign~ficava soltanto pagare il prezzo della presenza, tra i 'jì·atelli', di generali, affaristi, ·alti burocrati, impresari di guerra, ma anche impedire il ribaltamento del blocco dominante rimasto al potere nel corso della guerra ed ora messo sotto accusa e minacciato dai movimenti di massa, dietro cui si profilava la duplice insidia delle méne vaticane e della rivoluzione bolscevica . Se tale appoggio scemò nel corso del/ 'occ:upctZione dannunziana di Fiume, è perché esso non era concesso con una cambiale in bianco, ma a fini determinati e precisi, mentre, a


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partire da un certo momento, che coincise più o meno con la rotrura delle trattative per il 'modus vivendi ', Le condizioni interne della città cominciarono a deteriorarsi, e per di più D'Annunzio sembrò abbracciare programmi di carattere rivoluzionario" 3 w . Un'altra forma di sostegno, non materiale ma di entità egualmente preziosa per la statura dei personaggi che lo offrirono e la vasta eco che ne derivò, fu la piena solidarietà espressa alla causa dannunziana da Guglielmo Marconi ed A1turo Toscanini . Entrambi si recarono in visita a Fiume, rispettivamente il 22 settembre ed il 20 novembre, - il secondo con tutta l'orchestra della Scala dirigendola, proprio in quelle giornate che seguirono al Trattato cli Rapallo, in un grande concerto - e manifestarono al poeta, pubblicamente e con fervore , Ja loro personale concordanza con i suoi propositi. Alla Carta ciel Carnaro seguì il nuovo ordinamento dell 'esercito fiumano (in precedenza, il 26 gennaio , il Consiglio Nazionale aveva approvato la legge sul servizio m ili tare obbligatorio , che riguardava gli appartenenti alle class i dal 1897 al 1901, i cui adempimenti nella Legione Fi umana o nei Battaglioni Adriatici sarebbero durati sino alla soluzione della questione di Fiume accettata dal Consiglio), elaboralo da D'Annunzio in collaborazione con il suo aiutante di campo cap . Giuseppe Piffer e pubblicato il 27 ottobre 1920. Mirava ad impostare un nuovo tipo di milizia , modellata su un rapporto fiduciario e personalizzato tra il comandante ed i gregari ma fondata anche su una forma di loro autogestione attraverso un "consiglio militare" i membri del quale, qualunque fosse il loro grado, dovevano deliberare a maggioranza ed in piena eguaglianza. Solo per le azioni cli guerra era dato al comandante il pieno potere decisionale. I fondamenti militari erano enunciati come segue: "! reparti prendono il nome di legioni; (! ciascuna Legione è posta sotto il vocabolo d'un. eroe sacrificato, o d'un campo di battaglia, o d 'un luogo di vittoria, o d 'una potenza ideale; al solo Comandante è riservato il potere deliberativo e sopra Lui solo grava tutto il peso delle deliberazioni estreme; L'Ispettore si sostituisce al Comandante in caso di assenza e ne esercita il potere pieno,· il consiglio militare aduna i Capi di legione, i Capi di servizio, l'Aiutante di Campo ad-

''" Alatri P., "D' Annunzio" , Torino , Utet, 1983, pagg,. 451 -452 .


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detto al Coniandante, l 'Ispettore dell'eserciro; questi due ultimi in qualità di consultori; quando l'Esercito sia per intraprendere un'azione di guerra, il Consiglio militare cessa dall 'opera. I Capi di legione e i Capi di servizio non intendono se non ai loro compiti assegnati sul terreno, il Comandante assume la direzione dei movimenti, avendo a/lato l'ispettore dell'Esercito e, se occorra, un mastro di campo eh' egli ha potestà di eleggersi Jiwri d'ogni pregiudizio consuetudine osservanza formali preposto al disegno strategico dell'azione". L'ordinamento, diviso in 64 articoli , fissava regole precise atte a disciplinare istinti , attitudini , pratiche , bisogni ed aspirazioni . Particolare cura doveva .porsi nell' addestramento fisico dei legionari , per i quali si dovevano indire giochi atletici e gare, imprimendo ad ogni !:ipettacolo il carattere de.Ila tradizione greco-latina, "dando iJ massimo rilievo agli scorci delle forze ed ai ritmi del movimento semplificati dalla nudità" . A questi criteri si richiamava specificamente l'articolo XLIV, assimilabile anche lessicalmente alle regole delle compagnie cli ventura: "il Legionario non può dirsi compiuto se non sia esperto: nel correre; nello spiccar salti; nelLo scagliar pietre, nel levare pesi; nel fare ai pugni; nel lottare; nel remare; nel nuotare; nel cavalcare qualunque cavalcatura; nel monrare su qualunque albero o trave; nel superare muri e cancelli; nel!' inerpicarsi fìno a una fi.nestra , a una gronda, a un letto, a unfu.maiolo; nel gertarsi giù dall 'altezza · più. disperata; nello spalancare una porta con un colpo di spalla; nell'intraprendere con le ,nani e coi piedi la più ripida delle rocce; nel salire e nel calarsi per un.a fune; nel passare attraverso le .fiamme salvo; nell'assottigliarsi per passare artraverso spiragli e fenditure; nel raggomitolarsi per restar den1ro al più stretto nascondiglio in agguato; nel.fischiar forte e nel variare iljìschio per segnali; nell'imitare le voci degli uomini e delle bestie; nel cantare; nel sonare; nel ballare" 3 11 •

' " Reggenza Italiana del Carnaro, " Disegno di un nuovo Ord inamento Militare clcll'eserci10 liberatore", F iume, Tipogra fia Mi riam, XXVII oltobre 1920; cfr. a nche Ledda E .. "L'esercito liberatore", Fiume. I 9/ l 990.


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Come la Carta del Carnaro, anche il nuovo ordinamento dell 'esercito suscitò malcontenti e resistenze, specie da parte del gen. Ceccherinì e ciel col. Sani, che si sarebbero poi allontanati da Fiume verso la fine cli novembre. Nel mese di luglio si aprì un arruolamento cli volontari per costituire, con i c ittadini liberi eia obblighi militari, una Guardia Nazionale per la difesa civica. che il l O agosto venne articolato su due battaglioni. Anche fra gli organismi della Reggenza nacquero contrasti e rivalità, particolarmente per ciò che concerneva le componenti civili e m ilitari. Una nota informativa ciel IO ottobre segnalava:

"Il Rettore agli interni a Fiume si propone di ins1aurare l'amminis1razione civile sottraendola alle ingerenze dell'autorità militare per evitarne gli ulteriori ahusi. All'uopo ha evocato a sé alcuni servizi e segnatamente la pubblica sicurezza. compresa anche la polizia militare delegando l'esercizio della prima al Questore della Città e della seconda al capitano Baldassarre, con obhligo di informarlo giornalmente di tutli gli avvenimenti. Sempre allo scopo di instaurare la vita civile, si è proposto di convertire Fiume in piaua .forte in istato di difesa, abrogando il decreto del comando che la dichiarò in istato di guerra . Verrebbe così sottratta l'amministrazione della giustizia ali' autorità militare. Prevedonsi opposizioni da parte dei m.ilitari perché.finirebbero di percepire la indennità di guerra. Per ripristinare l'istruzione pubblica si è proposto di liberare le scuole dalle truppe che vi sono accasermale. Regna vivo malumore .fra gli uf/tciali in servizio attivo ( che sono circa una trentina e rappresentano l'elemento d'ordine) perché si vedono posposti ed esautorati di Ji-onte alla coalizione degli altri uffh:iali di complemento . Questi ultimi circa 500 occuperebbero i migliori incarichi e si darebbero da fare per accaparrarsi dei posti come impiegati netl'am.ministrazione pubblica" 312 • Dell'indisc ipl ina e del contegno prevaricatore della maggioranza dei legionari sono già stati fatti cenni nelle pagine precedenti, e nel cor-

" ' A.S .Ts., Com m.Lo Gen. le Venez ia Giu li a - Atti di ga hi nello. b. 9 I , prot. 153 F. del IO.I0.1920. senza indicazione di mittente e destinatario.


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L'esercito italiano e la questione jìuma!la ( J9lfl-192J)

so del 1920 la loro condotta anelò peggiorando, anche perché non tutti si equivalevano dal punto di vista morale. I servizi di ronda e cli polizia militare erano in gran parte inefficaci ; non cli rado avveniva che il personale preposto a tali incomber1ze si unisse nelle strade, nelle osterie e nelle case cli tolleranza a.i legionari turbolenti e partecipasse alle intemperanze che avrebbe dovuto reprimere . Va però anche detto che Fiume , proprio per le sue condizioni anomale , costi tu iva un terreno più che .idoneo per l'infiltrazione ed i maneggi di avventurieri d'ogni risma e provenienza spacc iantisi per legionari e che pescavano nel torbido. vuoi quali fo mentatori di disordini ed agitazioni ordinati da altri, vuoi quali esercenti in proprio cl.i attività le più losche (soprattutto fra loro si celavano gli spacciatori cli carta moneta italiana falsa) . Il tribunale militare di guerra svolgeva pertanto un 'attività molto intensa, continuando ad ammin istrare la giustizia , piuttosto paradossalmente, in nome di Vittorio Emanuele m. Nel prendere in esame lo spirito cli sfrenata libertà che caratterizzò gran parte della vita fiumana ciel 1920 così come è stato messo in evidenza dalle testimonianze di taluni, va comunque ten uto conto che parte di questi attestati negativi risentirono anche di un'abile rete tesa da Giolitti tramite i mezzi cli informazione a lui legati, per "criminalizzare" agli occhi dell'opinione pubblica e del mondo politico italiano l'impresa dannunziana 313 • Gli arditi, unanimamente indicati come i principali protagonisti delle intemperanze fiuma ne, alcuni anni dopo, con chiaro riferimento ai trascorsi bellici ed anche agli eventi politici nazional i post-dannunz iani , avrebbero così polemicamente difeso l'essenza del loro modo di essere: "Teppisti? Se volete, sia pure teppisti, per quanto nessuno seppe essere più dolce di noi e più amorevole, ché amammo e piangemmo tante lacrime di tenerezz.a e di orgoglio, se pure Le nostre man.i furono intrise di sangue Ìll cambio del sangue, che arrossò e k1 piana e la roccia e la piazza; sangue nostro pwpureo e caldo, scaturito dalle polle di una giovinezza percossa. 1èppisti? Per tutti que!Li che non seppero dare un nome ali' ordine, sia pure teppisti.

"' Salotti G. , "Fiuma dannunziana del 1920". i. 11: Atti ciel Convegno di Stud i Fiuman i (Roma, 4. 12 .1 982), pagg . 122- 123.


Il i 920 e la gestione Caviglia: dalle trattwii·e alle c an1101wte

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Una sola cosa chiediamo: quella che nessuno più di noi, come noi, osi, viva e goda il succo della vita. Questo solo ci basta, perché il resto per noi non ha altro valore che di vane parole o di falsi incensamenti. Noi non ricordiamo e non voglianio che altri ricordino, perché con la niemoria si può a volte falsare La storia, rendendola più piccola della verità o più grande della m.enzogna" 314 • U na valutazione quantitativa e q ual itativa dei legionari era contenuta in una lettera di Zanella dell ' aprile:

"Da conversazioni dirette con persone di Fiume borghesi e militari di tutta fiducia ed autorità risulta in modo assolutamente sicuro che i legionari ammontano a 2500 uomini più 800 cosiddetti volontari fiumani, tra i quali circa 300 croati, ungheresi e tedeschi, arruolati in forza dei bandi di leva ed inquadrati da ufficiali repubblicani. Dei 2500 legionari noi possianw contare su I 000 uomini, che obbediscono non al D'Annunzio ma ai loro uffi:ciali. Costoro comprendono situazione e bisogni della popolazione, sono decisamente contrari alle m.ene repubblicane. i loro i.efficiali, come la generale maggioranza degli ufficialì, si sono finalmenJe preoccupati che il prolungamento dell 'impresa dannunziana è dannoso alla sicurezza della Patria e sono disposti ad aiutare il Governo. Fedeli a D'Annunzio sono: la 'compagnia D 'Annunzio', una delle due squadriglie autoblindo e qualche reparto d'artiglieria. Questi, godendo della proiezione di D'Annunzio, sono baldanzosi, irruenti, ma minoranza.! legionari fiumani sono quasi neutrali, subiscono la situazione e al primo guaio si sbanderanno, lasciando i legionari a bisticciarsi fra loro . La maggioranza degli ujficiali . che assume un atteggiamento sempre più energico, ha chiesto l'allontanamento da Fiume di Alceste De Ambris e dei giornalisti Piero Belli e J'vfario Carli, nonché dei capitani Coselschi, Balisti, Castelbarco e Bracco. Profonda antipatia gode il generale Ceccherini, specialmente dopo che in pieno comizio qualificò la rnarcia reale come insulsa e cretinesca, provocando la ribellione della maggioranza della truppa che poi obbligò il generale a far suonare l'inno nazionale .

,.,, Linares A.R .. "Del pugnale al fiero Ja111po" , Firenze, edizioni Sergio, 1930. pag. 9.


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L'esercito iraliano e la q11estiu11e jìw11ww ( 1918-192 1)

Molri ufficiali, con11inti che i proget1i polirici e le aspirazioni di D 'Annunzio e di De Ambris (repubblica fiumana e f ederazione del Camaro) sono specia/111e111e ora dannosi agli interessi d'l1alia, hanno chiesro a D 'Annunzio di essere prosciolti dal giuramenro e di poter ritornare alle loro truppe. Tra questi, il ten. col. Repetto . Ma il D'Annunzio. temendo le ripercussioni di tale esodo, procura di g11adagnare rempo chiedendo a furti dei memoriali" 3 15 • Nel documento il destinatario non è indicato se non con l'appellativo cli "Eccellenza" con il quale inizia la lettera cbe, facendo paite del Fondo Nitti presso l'Archivio Centrale dello Stato, è presumibile fosse diretta proprio al Presidente del Consiglio. Anche Riccardo Zanella faceva parte di quel microcosmo fiumano così composito e vai·iegato, e forse il vero, reale ruolo da lui rivestito non è ancora stato interamente chiarito, sussistendo elementi che ammantano di una certa ambiguità alcuni aspetti della sua figura e ciel suo compo1tamento, specialmente per ciò che att.iene ai rapp01ti con il govcmo italiano. Capo del movimento autonomista , aveva sempre contrastato il Consiglio Nazionale nel quale vedeva un organo asservito agli italiani, che non faceva gli interessi della città ma quelli delle classi imprenditoriali che lo componevano. Era perciò portatore di una "politica alternativa" che aveva come base il fatto che il Consiglio Nazionale non avrebbe avuto una vera autorità rappresentativa. Su questa posizione si speculava da parte croata. sostenendo come gli autonomisti, a prescindere dalla matrice etnica, fossero contro l'annessione all' Italia e quindi, anche se non pa1teggiavano per la Croazia, abbassavano il ·'quomm" della maggioranza italiana . Già nell'aprile 1919 il gen. Grazioli gli aveva intimato cli lasciare la città 31 6 , e successivamente gli attribuiva "smodata ambizione e interessi particolari" m _Un uomo passionale, testardo, di intelligenza vivace ma faziosamente concentrato sul1' annullamento esecratorio degli avversari politici , tanto da impedirgli di discriminare quanti avrebbero anche potuto essere potenziali alleati 118 •

'" A.C.S ., Fondo Nini . b. 4 1, f. 135. ~en7l1 protocollo né indicazione del desiinmario. daiaia 19.4. 1920. f.to Zanella. '" AUSSi'vlE. E3-8, Com.do Corpo Occ.ne Inuo Fiume, prol. 9092 del 18.4. 1919 da Comandante a on. Zanell a. f.to G ra1.ioli . .,,, J\S-D MA l.i. Fiume, 1045/19 19. fa$C. 3274. 1clcgrnm111a 1736 del 12.6.1919. da gen. Grazioli a Comando Supremo. "' Cfr. Proda G., '"Dal passato di Fiume, studi e ricordi" . Venezia. I.T.E .. 1968; Dalma G .. 'Testimonianze su Fiume e Riccardo Z<111ella" . in: ''li 111ovi111e1110 di libi'razione in lralia". I/ 1965: Ballarini A .. "L'anti D' Annunzio a Fiume. Ri ccardo Z am: lla", Trieste. Svevo, l 995.


li 1920 e la gesrione Caviglia: dalle tratrarive alle cannonaie

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Fiume, dal punto di vista della tipologia umana e delle manifestazioni che ne conseguivano, era veramente un ampio e variopinto palcoscen ico. Già prima dell'entrata cli D ' Annunzio, durante la permanenza delle truppe italiane nel periodo ciel Corpo d'Occupazione InteraJJeato, in città s'era instaurato un clima di "dolce vita" che la configurava come un'anfora traboccante di. gaudiose offerte, un'oasi dispensatrice di ambite delizie che risarcivano dei patimenti delle trincee e gratificavano il " riposo dei guerrieri" . In proposito, pagine interessanti e godibili sono state scritte da Giovanni Comisso , che si era trovato a Fiume prima e dopo l'impresa dannunziana, nei capitoli delle sue memorie dedicati a questa esperienza 319 . Tra i militari italiani e la popolazione civile, ai diversi livelli di frequentazione sociale , si era creata un 'atmosfera di 'dimestichezza e cli reciproco gradi mento che , da parte dei primi, rese doloroso il momento del distacco ancor più delle motivazioni cli ordine idealistico e patriottico che certamente avevano il loro peso ma non erano appannaggio di tutti, specialmente fra gli uomini di truppa. Se d ' altra parte il clima gaudente e festaiolo era stato temperato dai vincol i discipli nari e cli controllo tipici cli reparti regolari inquadrati secondo i canoni ortodossi, tale remora era venuta meno con la nuova caratterizzazione della collettività militare subentrata con D'Annunzio, permeata di spirito volontaristico, ribelle neUa sostanza e nella forma e compiacentesi di esserlo, vibrante cli fervori contestatari e libertari , anelante di assaporare al mass imo la permissività che la situazione stessa consentiva quand' anche non incoraggiava. La baldoria cominciò quindi ad essere una costante nella vita cli Fiume, "un baccanale sfrenato nel quale si vedevano turbinare, in scapigliati allacciamenli, soldati, niarinai, donne, ciuadin.i" secondo la testimonianza di uno che c ' era, Leone Kochnitzky, spirito irrequieto, anima d'artista, non alieno egli stesso dal partecipare attivamente all'atmosfera imperante aperta ad ogni forma cli trasgressione 320 . L' elemento femmini le, ovviamente, giocava un ruolo dj primo piano ; un paio di mesi dopo l'inizio dell 'occupazione della città, D 'Annunzio fu costretto a richiamare i suoi ufficiai i ai quali rimproverò che, in fatto di donne, stavano superando tutti i limiti. Vien fatto cli sonidere , perché il pulpito non era certamente il più indicato per una predica ciel

Comisso G .... Le mie stagioni", Treviso, Libreria Canova, 1951. ~'' ' Kochnitzky L.. " La quinta stagione", Bologna, Zanichclli, 1922, pag. 109.

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L 'eserri10 italiano e la ques1ioneJìumc111a ( /918 -192 I)

genere , tenendo conto elci numerosi precedenti cicli ' in teressato che ora, anche a Fiume, aveva cura di 1in verdire abbondantemente intrauenendo amori di varia estrazione e livello. Accanto alla pianista Luisa Bàccara, sofisticata cd esercitante non poca influenza su l poeta. dividevano la sua alcova canzonettiste di tabarin quali Lilì de Montresor ovvero donne di matrice più anelante ma capaci di soddisfare a vario titolo la sua sensualità.

"N ella sala de l Comando, sotto gli occhi composti e pomposi dei solenni ritrai/i dei governatori magiari della cilfà, passarono molte donne di rutra Europa, vecchi mnori, spente .fiamme dannunziane e nuove conquiste che venivano a stuzzicarlo. a ritromrlo, per vederlo nell'asperro 11uo1·0 e curioso di u11 piccolo Re fra cortigiani e soldati , e ad alcune bellissime veniva consentito di restare a fare intima e dolce compagnia al Comandanre" 32 '. Circolava anche la cocaina. Secondo la testimonianza di Com isso. G iuriati e di altri 322 • durante la guerra alcuni piloti avevano preso l'abitudine di fiutarla per contrastare l' usura psicofisica delle missioni clivolo, ed una volta passati a Fiume ne diffusero l' uso, portandola nel taschino della g iubba in una piccola, elegante scatola d'oro . Lo stesso D' Annunzio ini'.liò ad usarla in quel periodo, ab itudine che s i sarebbe poi protratta anche negl i anni successiv i trascorsi al Vittoriale. Una miscellanea di queste noti'.lie ambientali , relativa a vari settori de lla vita cittadina , e ra sinteticamente raccolta in un noti ziario informati vo diramato con frequenza quotid iana dal Comando Zona di Trieste, del quale un esemplare (in cui si fa appunto accenno anche al! ' uso della cocaina) è riportato nell 'A llegato 52. L'atmosfera, oltre che godereccia, era anche connotata da aspetti fo lc loristici e di stampo vagamente gol iarclico. Ci sembra efficace, a proposito dei primi , questo brano di Kochnitzky la cui intonazione laudativa non ne compromette la vivacità bozzettistica e caricaturale :

" ' Vorrei che un reggirnento di Legionari fiumani sfilasse darnnti a un. colon.nello inglese', scrisse, un giorno, il corrispondente della

·'" D'Arnrna, citato eia Alatri P.. ' ·D'Annunzio··. Torino, Utel. 1983. pag. 449.

'" Comisso G .. op. cit.. pagg . 68-69; Giuriati G .. op. cit.. pag. 56.


Il 1920 e la ges1ione Caviglia: dalle trnll<11ive alle cc111no1w1e

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' Morning Post ' . Certo, il hravo colonnello brirannico sarebbe rimasto assai sorpreso, come, nei suoi piedi, qualunque al1ro colonnello di qualunque altro esercito del mondo. Gli ardiri, piur1osto che i difensori d 'una citrà bloccata somigliano Lcs sombres séraphins d' une mitre Apocalypse.

Gli arditi sono 1111a minoran:a; ma a mano a mano che la viw fi11111ccna si viene organizzando, gli altri corpi subiscono I' i11jluen:a di questo stile spavaldo. Cavalleggeri e fanti, colonnelli e caporali, artiglieri e aviatori, e perfino il buon poeta americano Henry Furst, non c'è phì nessuno che non voglia essere ardito, che non voglia portar ricamata sulla manica sinislra la spada colla ghirlanda di quercia . In poco volger di tempo i Legionari acquislano una sagoma che li individua; inafferrabili sfumarure, da principio: i bersaglieri abbandonano al vento le stesse piume e corrono alla maniera di prima; gli iiffìciali del 'Piemonre Reale· conservano la loro grazia a triera; i granatieri l'eleganza sobria ... eppure c'è in tu11i qualche cosa di cambiato: uno spirito nuovo li anima; e, un poco per volta, con quella delle anime, la meramo,fos i delle un iformi s i compie . Un giorno i fanti spaccano La giubba, il colletro s'apre, e ne sorge il collo nudo che al vento del mare si farà di bronzo : tutti vorranno, in seguito. p ortare il pugnale alla tintura. In estate, il comando di Fiume si impossesserà dei deposiri abbandonati degli alleati: nelle tende f1i lve del/ ' 'Armée d 'Orient' ci taglieremo fanta siose tenwe da parata . Gli siessi arditi varieranno il loro tema: parecchi uj}tciali semineranno di stelle argentee il fe: spamldo, e a più riprese cingeranno il petto d 'alcunari neri: uno spirito nuovo li anima. Volomari non se ne accettano più, ma i solluffi'ciali si moltiplicano. giacché il comando crea caporali, sergenti, aiutanti di bartaglia. Bisogna pure riconoscerlo: è bizzarro l 'aspetto di questi personaggi rabescati di galloni, con un arcobaleno di nastrini policromi sul petw: decorazioni di guerra, restimonianze d'1111 valore messo alla prova, nastrino di Fiume azzurro giallo e amaranto, nastrino nero degli arditi, scaricato nastrino di Zara.' È vero: andature, grida, canzoni, pugnali, capigliature, tulio è assai insolito. Davvero un colonnello inglese si scandalizzerebbe di soldati cosiffatti. Mà Gabriele d'Annunzio non è un colonnello inglese; per fortuna[ ... } Fra gli arditi della d'Annunzio c'è una donna - colonnello si pari lafaccia.1 - una donna che sopra una succillla gonna grigio-verde porta la giacca coi risvolti neri. Ha il grado di tenente; prende parte alle marcie,


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L ·esercito italiano e la ques1ioneJìumanC1 ( / 918-192 1)

alfe esercitazioni; con una 1·irile grazia quest'anima ben temprara si piega alle necessilà rudi del blocco, vigilando alfa salute morale e alla disciplina delle 'sue' m,ppe, peroralldo la causa loro presso il Comandante: costantemente la si vede a.fianco di Rossi Passavan1i" m _ Di q uesto clima scapigliato e fuori ordinanza era efficace proiezione il motto "Me ne frego" che . g ià adottato dagli arditi durante la guerra , diventò ufficiale a Fi ume, ideal mente omologato da D 'Annunzio in un proclama diffuso s ulla città I' 11 gennaio a mezzo manifestini aerei:

" Mc ne frego è scritto nel centro del gagliardello azzurro che ! 'et/tra notte consegnai ai serventi delle mie mitragliatrici blindate, tra i pinastri selvaggi della collina, la lume delle torce e delle stelle, mentre la piccola schiera di volontari dabnata cantava il vecchio canto del Quarantotto, grande come il tuono dell'orga110 nelle nal'ate di Sebenico di Spalato. li morto è crudo . Ma a Fiume la mia gente non ha paura di nulla, neppure e/et/e parole" ' 2~ . Non poteva non farne le spese anche Giolitti, al quale era riservata una strofetta proprio nel canto che a quel motto era espressamente intitolato: "Col vessillo tutto nero che ci stringe attorno a sé, o Cagoia di Dronero me ne frego anche di te".

In verità, era a Nitti che il nom ignolo spregiativo di Cagoia era stato attribuito da D 'Annunzio il 30 settembre 19 19 durante una manifestazione popolare sotto il palazzo del Comando. Nella tradizione popolare, Cago ia era il nome di un becero crapulone dei bass ifondi triestini, rinnegatore di ogni cosa che non fosse il proprio sord ido tornaconto, caratterizzato da una vigliaccheria congenita che si riassumeva nella frase, divenuta emblematica , "Mi no penso che per la paura" . Nitti fu sin dall'iniz io dell' im presa fiumana un bersaglio privilegiato, oltre che cli polemiche, rampogne ed insulti , pure di una satira sferzante che non ven-

''' Kochnitzky L., op. cit., pagg. 64-67 . .,, A lutri P .. " D ' Annunzio'', Torin o. UtCL. 1983. pagg. 445-446.


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1920 e la gestione Ca1·ig/ia: dalle 11·a1ta1ive alle ca1111011ate

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ne meno anche nei primi sei mesi del 1920; un esemp io significati vo, in puro dialetto fiuma no , è riprodotto nel! ' Allegato 53. Nel quadro degli s pettacoli di vario genere che si andavano rappresentando su quel variegato proscenio che era Fiume, non rimase escluso nemmeno il clero. Un aspetto singolare si ebbe attraverso una ri volta con intenti riformistico-modernisti (ivi compresa la possibilità di contrarre matrimonio) messa in arto contro le proprie gerarchie eia un g ruppo cli frati cappucc ini , tutti di origine croata, de l locale convento. Le istanze tendevano ad una "democratizzazione" dell'Ordine e ad una sua ristrutturazione dal basso, respinte le qual i e di fronte ad una richiesta di espu lsione avanzata dai superiori alle autorità politiche dell a città, i battaglieri confratelli no n esitarono a chiede re l'aiuto e la protezione di D 'Annunzio . Solo alla fine del 1922 il Vaticano avrebbe decretato di rettamente I' allontanamento dalla c ittà elc i rel igiosi di orig ine slava. Con una punta di sottile ironia , Ledccn ba commentato la vicenda dicendo che i cappucci ni, così co me i legionari , "erano entrati a far parte ciel mondo di Kellcr" 325 • TI riferimento era pertinente. Guido KelJer fu uno dei personaggi che interpretò al meglio un certo spirito anticonformista ed estetizzante per i l quale la vicenda fiu mana costituì il miglior brodo di coltura. Incisivo il ritratto fattone da Giuriati:

" Pittore, con la tesla perduta in sogni ignoti a tutti ed infantas1iche ricostruzioni della società contemporanea, compì imprese di g11erra rimaste leggendarie, dimenticandosene poi con signorile noncuranza. Come tutti i veri eroi, sdegnava ogni vanteria ed ogni posa lruculenta. Come nati i grandi comici, non rideva mai. Considerava un gioco la vita, la vita sua e quella degli al1ri. il solo gioco che non manc~sse di attralfive. Poiché gli era impossibile vedere e tan10 meno calcolare gli ostacoli , lo assisteva la convinzione che nulla fosse impossibile. Si accingeva con la stessa tranquillità a dipingere un paesaggio ed a sfidare la morte" 326 •

' 1' Lcdeen M.A .. " D'Annum.io a Fiume··. Bari, Latcrza, 1975 , pag. 202: c f'r. anche Saloni G., "Il problema della Diocesi di Fiume dai primi del 1900 al l'annessione a ll' Itali a", in: Alti del Convegno "Giornma di studi sugli aspetti di vita canolica nella storia di Fiume (Roma. 26.1.1985)". pagg. 78-79, e " Le travagl iate vicende del Convento dei Cappuccini a Fiu me ( 1920- 1922)". Fi11111e, apri le 1987 , pag. 52 e sgg .. '''· Giuriali G .. op. cit., pag. 40.


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L 'esercito i1C1iia110 e la quesrio11ejiuma11a ( 19/ R-192 1)

Keller aveva fatto la gue1Ta, ufficiale pilota nella squadriglia di Francesco Baracca, vivendola come una splendida avventura. Una volta a Fiume, era stato l'organizzatore e !"animatore della "Compagnia della guardia", detta anche "La Disperata", che reclutava e metteva a dis posizione di o·Annunzio per i colpi d i mano più audaci alcuni giovani legionari, sciolti dai vincoli cli disciplina militare, che avevano sede in un accampamento di toni zingareschi nei pressi de lla zona portuale , un modo cli sotto lineare il loro distacco dai modi cli vita tradizionali. Con Com isso, Nino Somenzi e qualche altro g iovane ufficiale legionario aveva dato vita ali 'Unione Yoga, un sodalizio d i spiriti liberi tendenti alla perfezione avente come fine il completo rinnovo s trutturale della società borghese affrancandola eia ogni vincolo convenzionale; anche se nella denominazione si richiamava all' ascetismo indiano, non aveva nessuna relazione con tale impostazione dottrinaria , alla quale era anzi per molti aspetti antitetico. Vicino a loro sul piano del presupposto esistenziale, anche Mario Carli, che dopo l'arrivo a Fiume aveva fondato il settimanale "La testa di ferro··. organo dei legionari propugnante la nascita di un governo retto eia "artisti. eia una categoria cioè cli operatori della poi itica intesa come 'rute disinteressata .. ,. Keller era solito passeggiare nudo sulla spiaggia. e quando non sopportava più la vita cittadina di Fiume, si ritirava in campagna in un enorme pagliaio ali ' aria aperta . nutrendosi di frutti e noci raccolti nei pressi. Sua mascotte era un ·aquila . che ben configurava quel binomio ·· Ala-Azione nello splendore·· che aveva scelto proprio come aforisma programmatico della sua vita, e con esso fi rmò la sua azione fiumana più risonante . Nella ricorrenza ciel secondo anniversario della Vittoria aveva divisato di sorvolare il corteo celebrativo che a Roma sarebbe salito al Campidoglio per lanciarvi un logoro scarpone di fante, sottolineando così come la guerra fosse stata sostenuta e vinta dal popolo. ln seguito alla sospensione della cerimonia, volò egualmente sulla capitale e, voltegg iando a bassa quota, lasciò cadere una rosa bianca sul Vaticano con una dedica a "frate Francesco" quale patrono del l' ideale cli povertà, sette rose rosse s ul Quirinale come omaggio alla Regina e, su Montecitorio, un pitale cli fe1TO smaltato con alcune rape legate al manico insieme al seguente messaggio: " Gu ido Keller - Ala-Azione nello splendore - Dono al Parlamento e al Governo, che si regge col tempo con la menzogna e con la paura, la tangibilità allegorica del loro valore" 121 .

''' Gcrra F .. op. cit.. voi. U. pag. 230; cfr. anche Pozzi S., --Guido Kcllcr··. Milano. Medio lanu m. 1933 . pag. 28 e Ledccn M.A., op. cit.. pagg. 190-206.


li 1920 e la ges1io11e Ca i>if?lio: dalle trallmive alle ca11nona1e

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Il I 920, nato all' insegna di una tendenza al ristagno per quanto concerneva l' impu lso iniziale dell a vicenda dannunziana, fu invece contrassegnato nel suo prosieguo , proprio come stimolazione .reattiva, da un insieme d i caratterizzazioni che della vicenda stessa sarebbero state fra le pi ù s ignificanti.

4 - CAVIGLIA , L'UOMO NUOVO Come si è detto in precedenza , il gen. Cav iglia assunse effettivamente la dupl ice carica cli Commissario Straordinario Militare per la Venezia Giulia e di comandante deJ1'8• Annata il 2 1 dicembre 1919, ma già da una decina di giorni si era portato a Udine ed a Trieste. Lo scopo principale che egli si prefiggeva era quello .di ripristinare l'ordine e la disciplina fra le truppe stanziate nella zona cli frontiera, che lasciavano molto a desiderare e del cui rilassamento attribuiva non poca responsabilità al s uo predecessore Badogl io, il cu i unico intento sarebbe stato quello cl i conseguire un successo politico raggiungendo l ' accordo con D ' Annunzio e cli suggellarlo con un ingresso trionfale a Fi ume alla testa delle forze regolari . Quello della disciplina e cieli.a fedel tà alle istituzioni da parte del!'Esercito era il punto centrale ciel pensiero di Caviglia, che pur era un convinto fautore dell' italianità di Fiume e della necessità di unirla all 'Italia e che , inoltre, non nu tri va alcuna cons iderazione per i governanti del momento (già ministro della Guerra durante il primo semestre del 1919, aveva rifiutato il reincarico offertogli da Nitti non condividendone le tendenze politiche) . Secondo lui, tutti si preoccupavano della questione fi umana, ma poch i vedevano il pericolo ancora più grave che proveniva alrltalia clall ' atteggiamento sedizioso d.i ampi settori dell' Esercito e della Mari na . Preoccupazione primaria degli alti vertici militari avrebbe dovuto essere il rispetto, eia parte delle forze annate, del g iuramento di fedeltà al Re ed alle leggi dello Stato , e cli ciò avrebbero dovuto fa rs i garanti nei confronti ciel governo; cli conseguenza, dopo la marcia di Ronchi, tenendo conto che la loro titubanza più o meno accond iscendente avrebbe incoraggiato alla ribellione soprattutto gl i ufficiali dei gradi inferiori , avrebbero dovuto riconoscere come moralmente insosteni bi le la propria posizione e presentare quindi le dimissioni. Da questo atto, di estrema gravità e cli grande significato, governo, forze annate e Paese sarebbero stati probabilmente richiamati alla consapevo-


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L'eserci10 italiano e la ques1io11ejìwnana ( 19/8-/92/)

lezza della reale priorità dei problemi, per la quale questo della affidabilità dell 'apparato militare occupava il primo posto. Nella situazione sociale e politica nella quale si trovava allora l'Italia, infatti, neanche una questione pur vivamente sentita come quella di Fiume avrebbe potuta essere anteposta a tale aspetto istituzionalmente vitale. La lettera scritta a Nitti il 25 settembre 1919, due settimane dopo l'episodio di Ronch i , esprimeva senza mezzi termini il punto di vista di Caviglia che risultava anche esplicitamente critico nei confronti del destinatario:

"Eccellenza, voglia scusanni se mi permetto di dirigerle questa mia Lettera. Mi valgo della mia qualità di senatore. perché come soldato non. potrei così liberaùnente esprimerle il mio pensiero. Mi sono trattenuto finora dallo scriverle, pensando che V.E. avrebbe disposto. anche senza il 1nio consiglio, com.e io penso si debba fa re. Sono profondamente umiliato che nell'Esercito abbiano luogo delle gravi defezioni, e che ancora non siano state prese le irnmediate misure disciplinari doverose, necessarie . Il governo deve pretendere da tutte le truppe l'obbedienza assoluta, continua, immediata. Quando le truppe non siano sempre pronte ad ubbidire, non hanno iL diritto di esistere. La responsabilità diretta di questo elementare dovere è delle alte aurorità militari, del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, del Sottocapo di Stato Maggiore, del ministro della Guerra. Ugualmente per le autorità della Regia Marina. Esse avrebbero già dovwo presentare le dimissioni ed avrebbero dovuto essere accellate od imposte . I corpi che direttamente o indirettamente hanno preso parte alla defezione dovrebbero già essere ·stati sciolti; e tutli gli ufficiali, che sono fuori dalla Legge, cancellati dai ruoli. Tutte le responsabilità militari dirette o indirette deb bono essere inesorabilmente colpite , siano dell'Esercito come della MariJZa . Prendendo queste rnisure tutti rientreranno nell'orbita del loro dovere. \foglia V.E. perdonare le mie parole; il grave nwmento mi costringe ad esprimerle senza reticenze. Voilia gradire i miei ossequi" 326 • Di una decisa e severa presa di posizione si era già reso protagonista alcuni giorni prima , allorché a Finalmarina, suo luogo cli nasci-

"' Cervone P.P. , op. c it., pagg. l3 \- 132.


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ta , aveva pron unciato u n discorso nel quale aveva toccato sia l' aspetto militare , con un invito al verti ce dell 'Esercito a richia mare tutti aU a fedeltà a l g iuramento, non solo i quadri dipendenti ma anche il governo che si mostrava incerto e ti tubante, sia sotto l'aspetto politico, suggerendo alla vecchia generazione di lasciare gradatamente il potere e la soluzione cl i tutte le grav i q uestio ni del momento alla gioventù cbe aveva fatto la guerra. Aveva ribadito i propri concetti alcuni g iorn i dopo al teatro La Fenice d i Venezia , inv itato per una conferenza dalla locale Associazione Combattenti, e riscuotendo consensi ed applaus i si no a che aveva rievocato lo spirito del Piave e di Vittorio Veneto , i sacrifici patiti in trincea e le giuste rivend icaz ion i dei reduc i; ma al lorc hé aveva toccato il problema di Fiume e della lealtà dei m ilitari verso il Re ed il suo governo, era stato e nerg icamente contestato e sub.issato di fiscbi. Così avreb be r icordato nelle sue memorie:

"Mi si presentava un'occasione unica per parlare alla gioventù della necessità della disciplina. lo !!Jperavo che le mie idee sarebbero state lette a Fiume e nella Venezia Giulia e che avrebbero avuto qualche ù1fluenza in quell'mnbiente militare, ricordando ad ognuno il proprio dovere . Comunque mi pareva necessario che qualcuno andasse contro la corrente , per evitare una rivoluzione militare, per richiamare tutti alla disciplina. E poiché nessuna voce autorevole si era Levata da coloro che ne avevano la responsabilità, mi assunsi delibe ratamente questo compito impopolare. Sapevo che mi sarei alienato l 'animo della gioventù. Avrei potuto essere il loro capo politico, ma in quella mallinata perdetti la loro fiducia, fuorviata per eccesso di generosità . Essi pensarono che volessi aiutare il ministero Nini a conservarsi al potere; infatti gli ero d 'aiuto, e me ne dole vo, ma in quel momento era il male minore . Si trattava di ristabilire la disciplina nelle forze annate d di ridare valore ali' autorità dello Stato . Quel mio discorso ebbe una benefica influenza sulle truppe della Venezia Giulia, ma a Fiume purtroppo le cose non m.igliorarono sensibilmente . Però alcuni ufficiali di Ronchi più tardi mi ciffermarono che ne avevano ricevuto un'influenza decisiva nella loro condotla susseguente . Avevo espresso chiaramente il nocciolo del probterna politico interno, allorché affermai che la questione di Fiume era per me secondctria nella situazione nella quale si trovava l'Italia e che non biso-


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gnava subordinare tutta la nostra vita nazionale e la nostra politica estera a quella questione" 329 • Quando , ai primi cli dicembre, Caviglia fu convocato da Nitti a Palazzo Braschi, presenti anche Sforza, Albricci , Sechi ed il nuovo Capo cli Stato Maggiore della Marina amm. Acton e si sentì rivolgere l'invito a ristabilire la disciplina dell'Esercito ed a risolvere la questione di Fiume, si ritrovò ad ereditare una situazione forse ancor più grave di quanto egli stesso non pensasse. Badoglio non si era occupato più cli tanto del problema discipl inare, concentrato a tessere le trame cli quel ruolo cli mediatore con D'Annunzio che , nelle sue intenzioni , avrebbe dovuto condurli aduncomune, trionfale connubio in una Fiume fes tante e commossa; l 'interruzione delle trattative con il poeta verso la fine del mese fece sì che Badoglio, andando a ricoprire il nuovo incarico cli Capo di Stato Maggiore, uscisse dal problema proprio nel momento giusto - un dato ricorrente nella s ua carriera - lasciando a Caviglia la "patata bollente" e tutta l'impopolarità che sarebbe derivata da un eventuale impiego della forza contro D' Annunzio. Caviglia , nel momento in cui ricevette da Nitti l'incarico di subentrnre a Badoglio, ebbe un attimo di perplessità circa i reali scopi cli una designazione che, così come era stata formulata ("per ristabilire la disciplina"), s uonava formalmente non poco ilTiguarclosa nei riguardi del collega:

''Quale fine personale nascondeva la proposta che egli (Nitti n. .d.r.) mi faceva? Quei massoni volevano salvare le responsabilità di un loro confratello più autorevole, che avevano nominato Capo . di Stato Maggiore detl ' Esercito? In quei brevi istanti in cui io così pensavo, tutti erano nel più profondo silenzio di attesa, quasi che dalla mia risposta dipendesse la salvezza della Patria. Appena me ne accorsi, domandai al Presidente: 'Quando Vostra Eccellenza vuole che io parta?'. Vi fu un generale sospiro di sollievo e poi tutti mi sollecitarono a partire subito, specialmen.re Sforza, il quale pare va ritenere imm.inente la rivoluzione militare" »o _ La situazione, dal punto di vista disciplinare, continuava ad essere precaria, in particolare per ciò che concerneva i giovani ufficiali e la ri -

C;,viglia E. , op. cii., pagg. 136-137. ''" Cav ig lia E .. op. c ir. , pag . 135 .

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caduta che ne derivava sulle truppe. Significativi a questo proposito alcuni documenti a firma ciel gen. Carlo Antonio Ferrario , comandante deJJa 45" Divisione, prodotti tra il febbraio ed il giugno 1920 ed improntati ad un misto fra real ismo, amarezza e sarcasmo:

Sussak, 23 febbraio 1920 .

N.115 Prot. S.S. OGGEJTO :

Passaggio a Fiume . A tutti i Reparti dipendenti Ai soldati della 45" D ivis ione.

L'esodo dei soldati della 45" Divisione sulla destra del Recina ha preso gravi proporzioni e, quasi cessato nella brir:ata Lombardia, si sviluppa .fortemenre negli altri reparti. A.ll'opern amorosa svolw dai l'OStri ufficiali voglio aggiungere anch'io una parola di persuasione. Ho sott'occhio una quantità di letiere di propaganda inviate ai compagni dar:li ultimi passati a Fiume . Non sono più legionari della prima maniera che chiamano a raccolta per eventuali battaglie, per offrire la vita! Sono volgari inviti a spassarsela: "Ci alziamo alle ouo e si giu.oca, poi pasta asciutta tutti i giorni, poi a spasso per la città e Le donne costano poco; nessuno cifa 1norale, si prende lire l,50 al giorno , la sera si va all'osteria: Farei la.firma per 5 anni.' Vieni anche tu". Tutte eguali come da un solo stampo, il paraWso dei porci (anziché quello dell'ombra delle spade). Non una parola ideale, non ttn cenno all'Iwlia e neppure a Fiume. E la ragione di ciò si comprende . Una .forte aliquota dei passati in questi giorni è di elementi guasti che, già a Fiume. quando vi arieggiavan ba/taglie, se ne erano andati, ed ora vogliono tornare agli ozi i ed alle lasciate amicizie. Molti sono protestanli per presunti torti avuti, puniti o rimproverati per abituale cattiva condotta, ecc . Ve ne indico quattro ultimi gravemente puniti col massimo di prigione perché: "Durante una rissa con borghesi davano m.iserando spettacolo del proprio spirito com.battivo, fugr:en.do vergognosa1nente". Purtroppo gli elementi guasti trascinano però seco molli buoni, e si indebolisce così: la fronte al nem.ico, questa .fronte che tutta avvolge Fiume, e che pertanto preme, e dovrebbe premere a legionari e re-


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L'esercito italiano e

fa

questione fiumana (1918-1921)

go/ari. La verità è che, come tuti i sentimenti volgari suppurano in circostanze favorevoli, il disfattismo ha trovato qui una veste patriottica e ne approfitta. Poiché, soldati della gloriosa divisione del Sabotino, di Gorizia, del Dosso Faiti, dell'Hermada e del Piave, è qui per ora che si difendono i diritti italiani. Noi obbediamo senza discutere al Re ed alle leggi dello Stato ed in questa obbedienza oggi dobbiamo proteggere il territorio entro la linea d'occupazione, in esso Fiu me ed il Capo Grobnico, da eventuali offensive ne,niche. Non de ve, non vuole Fiume indebolire numericamente e disciplinannente la compagine di quelle truppe che nel norne del Re e con la de vozione del Piave hanno il compito di rimbalzare con l'ossa roue quei pazzi che osassero dar di cozzo nella corazza protettrice. Ma chi passi oggi a Fiume lasciando la 45" Divisione, forse pensa di sottrarsi al pericolo di trovarsi ancora una volta in prima linea; certo almeno, e ciò è matematico, pensa di risparmiare subito la bora sotro la paglia, il peso del rancio ji-eddo, i brividi delle scolte, tutti gli inevitabili fastidi sublimi dei soldati che oggi sono alla vera difesa; ed in compenso dorme in letto a Fiume pien di rancio caldo . Tale almeno è l'illusione loro; quanto certamente duole ai veri legionari, costituisce per essi la principale attrattiva. Andate se volete! io ordino ai dipendenti comandi di proseguire nella propaganda per convincere del loro errore i buoni stolti, ma di desistere da questa guardia demoralizzante che è una vera profanazione; io mi limiterò a segnalarli al comando di Fiume, pirché, se crede, li passi altrove come mal digeriti .

N . 156 Prot S .S. 0GGE7TO: Passaggio a Fiume.

5 marzo 1920.

All' ufficio di Collegamento del Comando C ittà cli Fiume.

il Tenente .. ., passato a Fiume il 3 mattino seco portando i fondi della compagnia, aveva nella mattinata del iiorno 2 schiaffegf!,iato davanti alla truppa (senza provocazioni giustiffranti un atto così grave) un suo collega di anzianità inferiore.


Il /920 e fa gestione Caviglia : da/le 1rc11w1ive alle ca11non.a1e

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li sergente ... , che lo accompagnò era stato punito con otto giorni di S.R. per grave 1rascurarezza in servizio. Proseguiamo in quest'opera di distruzione della disciplina, "acume della forza interiore" e guasteremo precisamente l 'interiore. Anziché avere il Nevoso perderemo anche il Gran Sasso d'Italia .

N. 677 Pror. S.S.

Abbazia, 1° giugno 1920. A Gabriele D'Annunzio e per conoscenza: Al Consiglio Nazionale di Fiume.

Giorni sono un colonnello rimproverava un uf]tciale subalterno perché alle ore 8 di manina era ancora a· letto , come turti i suoi uomini, e gli accantonamenti erano in disordine . La stessa osservazione veniva ripetuta ieri dal Generale e il Tenente veniva nuovamente rimproverato. Il bravo tenente questa notte è passato a Fiume, seco portando una buona quanlità dei suoi uomini ( 18) stanchi di essere svegliati alle ore 8 . Viva l 'ltalia!

N . 659 Pror. S.S .

Abbazia, 9 giugno 1920. Agli Ufficiali della 45" Divisione.

Mi rivolgo agli ufficiali, con una domanda che essi potranno ripetere ai soldati: perché avvengono oggi tanfi passaggi di nostre truppe a Fiume? alcun.e settùnan.e or sono si riacutizzò il movimento che pareva cessato dalla brigata Bergamo. Nove m.ilirari di una compagnia m.itragliatrici "alla vigilia di andare in linea verso . i serbi" passarono a Fiume: ne comunicai i nomi al comando della città credendo si scandalizzasse; dopo otto giorni mi rispose che erano irreperibili; ora vengo a sapere che .fan parte dell'8° reparto d 'assalto. Pochi giorni fa un tenente, una seconda volta rimproverato perché in. letto come tutti i suoi uomini alle olio, se ne andava seccato a Fiume seco portando 18 dei suoi uomini, evidentemente come lui seccati. Oggi son.o sette 4ficiali ed un centinaio di umnini che d 'un colpo passano a Fiume; elementi dell'intero battaglione


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L 'pser cito italiano e fa ques1io11e.fiumww ( 19 18-192 / )

che tiene la linea d'armisri::Jo verso i serbi e che così la lasciano sguemita. Perché? Risponda ognuno a sé stesso : non si può ingannare sé stessi. Io mi limito ad esporre una conclusione sicura a tutti gli ones1i. La Mllerra degli italiani conrro Fiume a colpi di cannone non è molto temibile ; sotto questo punto di vista nessun eroismo a Fium e : sacrifici di vario genere, ma tuffi fuori di Fiume. Per l'e ventuale g uerra ol1re i confini ci sono du e parti: una odierna . cerra,fatta di Clflesa e di disagi sulla linea di armisrizio : quesra i passa li a Fiume l'hanno già scaricata sulle spalle dPi loro colleghi; /'altra parte, dubbia, oltre i confini. M a questa dovrebbe evide111emente essere fiata dai regolari; nessun crede dfrersamellfe . Resra un caso : che Fiume pensi di do1·ersi difendere sola conrro g li Ju1;oslavi, ne /l 'abbando,w dei regolari. Tiriamo via su ciò: per un !aie caso varranno i primi. i rimasti di Ronchi. e (quando una simile decisione fosse presa e nota) quelli dell'ullima ora.1 Questi intermedi no; per cari1à di ? caria ne nascondiamo il ruolino 1110/ivato. In verità qui non la vora più la santa Causa, ma trionfa una corrente clissolvenle che ormai tutti comprendono. Resta l'enigma solo del co111piacime11to fiumano . Ma il tempo è galantuomo . lntanro. ognuno di voi che abbia rispos10 a sé stesso.faccia da onesto i s11oi propositi ·131 • Cavig lia assunse in prima persona razione di ri sanamento disciplinare. Con g li ufficiali cli grado più elevato si espresse in termini piuttos to chiari. affermando come tutti loro, lu i per primo, non avrebbero avuto il diritto di rimanere ai rispettivi posti se le truppe non avessero eseguito gli ordini impartiti , in vitandoli perciò a mettersi in condizione di eseguire quelli che avrebbero a loro volta ricevuto; qualorn non si fossero sentiti in grado cli farlo. non c'era altra vi a che la richiesta cli collocamento in pos izione aus iliaria. Con gl i ufficial i cli grado inferiore e di più giovane età, usò tematiche e paro le più s uadenti. richiamandosi al senso dell' onore e ciel dovere e facendo ris altare il contrasto fra tali valori cd il comportamento dei dannunz iani. Comunque, se il suo iniziale proposito sarebbe stato quello di do mare subito la ribellione con la forza e cli applicare il codice militare, senza riguardi per nessuno, la

" CavigliaE.. op.ci1.. p,1gg.2 11-21<1.


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consapevolezza che questo non era l'intendimento del governo così come cli larghe frange della pubblica opinione lo indusse , in quell ' iniz io del 1920, ad assumere una linea operativa che, oltre agli aspetti cli influenzamento propagandistico tanto sulle truppe regolari quanto su quelle presenti a Fiume, fosse orientata a riallacciare le interrotte trattati ve con D'Annunzio, spersonalizzando tutte le questioni e cercando di far riprendere al Consiglio Nazionale della città quell'autorità che era stata progressivamente abbandonata nelle mani ciel poeta. Tutto ciò era solo in parte in aderenza con l'orientamento di Nitti, che escludeva infatti quaJunque ulteriore trattativa con il comando di Fiume. Egli tendeva a temporeggiare in attesa che si completasse l'opera di autoclisgregazione dell'ambiente dannunziano e che l'ingresso in città dell ' Esercito regolare avvenisse per necessità di ordine e per des iderio degli stess i cittadini (ad agevolare tale sfaldamento dall '_interno. invitò gli amministratori delegati della Banca d'Italia cli Sconto, del la Banca Commerciale Italiana e del Credito Italiano a non concedere alcun credito finanziario per conto cli D ' Annunzio dal momento che il governo, dopo l'entrata delle truppe regolari a Fiume, non avrebbe riconosciuto alcuna operazione) . In tal senso erano state form ulate le sue direttive a Caviglia, che avrebbe dovuto tenersi pronto ad entrare nella città approfittando della prima occasione opportuna , espressione che sottintendeva l'evenienza di gravi disordini. Inoltre , al generale era stato raccomandato cli controllare che i rifornimenti cli viveri fossero concessi soltanto nella quantità necessaria agli abitanti civil i, assicurandosi che non fossero destinati invece alle forze ribel li . Effettivamente, la situazione interna cli Fiume si andava aggravando . I rapporti fra la popolazione ed i seguaci dannunziani davano segni di deterioramento , il "comandante" era quasi privo di mezzi per pagare le truppe, e né il municipio né il Consiglio Nazionale, dal canto loro, disponevano cli fondi per corrispondere il dovuto agli impiegati ed agli operai municipa.li. Tutto il denaro che affluiva, d'altra parte , andava nelle casse del comando fiumano , e la precarietà finanziaria era stata accentuata dal furto commesso dal cap. Mangano, fuggito con una cifra vicina al mi lione m, al quale si cercò cli sopperire prelevando dai magazzini della base militare francese migliaia di quintali di materiali resi-

'" A.S.Ts., Commissariato Generale Civile V .G. - A tti di Gabineuo. b. 27, prot. 1728 del 30.12.19 19, ei a Capo Ufficio P.S. a Commissario Civile V.O .. fi rma illeggibile.


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duati ad una precedente requ is izione e vendendoli all ' asta a prezzi mo lto bassi . Ma , d ' altro canto , le probabilit~1 che Cavig lia fosse chiamato ad entrare a F iume con le sue truppe a seguito di disord ini scoppiati in c ittà apparivano sempre minori. in quanto l'atteggiamento assunto dalle potenze alleate e l'allontanamento cl i una prospettiva di so luz ione diplomatica del problema fiuma no , dando l' impressione che l ' italianità de lla cillà con-esse serio pericolo, facevano tacere in gran parte le discordie interne e la grande maggioranza della cittadinanza tornava a senars i intorno a D ' Annunzio. facendo venir meno q ue ll a richiesta da parte d i essa senza la quale un intervento armato sare bbe s tato " pol iticame nte inopportuno e militarmente sconsigliabile" secondo il g iudiz io de ll o stesso Cavig lia 1;, . Che questa fosse la sua valutazione è confermato da una lettera scritta il 6 gennaio ad un destin atario che . essendo priva di intestazione , è ri masto sconosciuto ma che co munque doveva essere un 'alta personalità in buoni rapporti con lo scrivente da l momento che questi le si rivo lgeva con l' appellativo cli "eccellenza e caro amico" :

"Il go,·erno iraliano non porrà mai ordinare alle truppe regolari /' entrata in Fiume di viva forza, contraria111en1e al volere della cirtà. Per poterlo fa re bisognerebbe che chiedesse prima al Parlamento w, 1·oto su raie questione, perché ritengo che nessun governo si potrebbe reggere in Italia se volesse imporre di viva .forza alla cirtà di Fiume una vololllà straniera ed ingiusta qual'è quella degli Alleati . lo ritengo che se gli Alleali ci imponessero di costringere con la .forza la cil!à di Fiunie a subire la loro volontà , pretenderebbero da noi una cosa comraria ad ogni legge naturale e morale . Sarebbe così crudelmente iniquo che 11ess1111 go,·erno italiano p orrebbe assoggerrarvisi. In questo caso io credo che il governo italiano dovrebbe, nella dovuta form a, esprimere agli Alleati all'incirca questa idea: il go,·erno italiano ha cercato, in una prima fase, di persuadere gli Al/e01i a non comme ffere un 'ing iustizia privando Fiume del proprio diritto di autodecis ione, che le fu riconosciuto persino dagli Asburgo; non essendol'i riuscilo, ha .fatto tuffo il possibile per persuadere la cirrà di Fiume ad accelfare la volontà degli Alleoli: non essendo riusciro nemmeno a que-

'" ;\ latti P .. op. cit. , pilg. 425.


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sto, ritiene la sua opera ftnita . Non lo si può costringere ad impiegare la for za per un 'azione che ritiene ingiusta e che è contraria a6 li ideati nazionali dell' !tali a . Cli Alleati, perciò, impongano essi, se lo credono, I.a loro volontà a Fiume: l' Ttalia assisterà abbrunata al sacrificio. Ma io credo che gli Alleati, se così parlasse loro il nostro governo, non deciderebbero di attaccare Fiume. L'occupazione a vi.va.forza sarebbe operazione rnolto sanguinosa, perché vi sono, con D 'Annunzio, elementi valorosi ed esaltati i quali farebbero costar cara la vittoria. TL solo pericolo potrebbe essere che gli Alleati incaricassero la Jugoslavia di 1ale operazione; questa dovrebbe essere preceduta dal ritiro delle nostre truppe regolari dalla linea di occupazione che circonda Fiume ed in questo caso, io credo , 1nolti sarebbero i volontari che accorrerebbero armati alla d(fesa di Fiume e l'impresa non sarebbe tanto facile per gli jugoslavi. lo ho accettato questa eredità mollo a 1nalincuore; ma certarnente, a 1neno che si tratti di salvare Fiume da un saccheggio per parte di irregolari indisciplinati, io darei le mie dimissioni da generale dell'Esercito italiano, ed andrei a.fare il contadino in un angolo ignorato della Sardegna , anziché dare L'ordine alle mie truppe di occupare a viva.forza Fiume per consegnarla allo straniero. Dio disperda questo evento!" 334 Sul piano strettamente militare, Cavigl ia si adoperò anche per uno snellimento di tutta la struttura. Coadiuvato dal suo efficiente capo di stato maggiore gen . Malladra , soppresse gl i organi, i servizi ed i comandi non necessari, diminuendo di oltre il 50% il numero degli uomini e dei quadrupedi e rendendo quindi tutto più maneggevole e più fac ilmente sorvegliabile. Attuò anche la reale smobilitazione dell'8" Armata, sciolta a decorrere dal 1° gennaio l920 e trasformata in Comando Regie Truppe Venezia Giulia alle dirette dipendenze ciel ministero della Guerra 335 . Riuscì anche a diradare in parte il conti nuo andirivieni tra Roma e

" ' Ccrvone P.P., op. cii., pagg. 137- 138 . .,.,, Nello stesso mese di gennaio vi fu anche lo sciogli1ne1110 del Comando Supremo, che già dai primi e.li agosto ciel I 9 I 9 si era trasferi to eia Abano a Roma assumendo una stwttura che prefigurava la propria trasformazione i n Stato tvfogg iore dell'Esercito. L'articolazione era w due Reparti: Operazioni , al quale facevano capo gli Uffici Operazioni . Addes tramento . Esteri (studi po litici e addetti mi litari), Informazion i , Storico - Ord inamento e Servizi. che raccogl ieva gli Uffi ci Mobil itazione. Rec luiamemo, Servizi e Trasporti.


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Fiume d i un 'eterogenea tipologia cli personaggi - commercianti, veri o presunti, speculatori, giornalisti, ecclesiastici , donne , politici cli ogni colore e politicanti improvvisati - incaricati di nùssioni speciali da D ' Annunzio o dalla sua segreteria , da qualche membro del governo o da associ.azioni massoniche o consimili. Di quella parte il cu i via vai non riuscì ad interrompere, cercò entro certi limiti di servirsene per mantenere qualche contatto informativo diretto con l'entourage del poeta . Per controllare comunque in pieno la situazione in Venezia Giulia, Caviglia chiese ad un certo punto anche i poteri civil i oltre a quelli militari: il 21 gennaio telegrafò in questi termini a Nitti e ad Albricci: "Tutto allora credo che potrei assicurare, e raggiunti. i .fini voluti dal Governo, sarei lieto di essere esonerato da questa carica e ritirarmi a vita privcaa. Continuando come ora non è dlfficile prevedere un'ulteriore sottrazione di/orze dalla.fronte per la tutela dell'ordine a tergo" ,:u,. La risposta cli Nitti fu negativa; il Presidente del Consiglio sconsi gliava il generale dall'insistere sulla richiesta cli poteri dai quali avrebbe subito gravi imbarazzi e la necessità di trattare con elementi politici fastidiosi e difficili. Si è già eletto come tra i propositi di Caviglia all'atto dell'assunzione della carica di Commissario Straordinario Militare per la Venezia Giulia e cli comandante clell'8" Armata vi fosse quello di riprendere le interrotte trattative con D'Annunzio, utilizzando allo scopo la mediazione del conte Piero Foscari, un patrizio veneziano già sottosegretario alle Colonie tra il 1916 ed il 1919 e deputato nazionalista sino alle ultime elezioni politiche. L'iniziativa fu però bocciata eia Nit.ti, che pose comunque come condizione elle D'Annunzio lasciasse Fiume; questi, a sua volta, respinse l'approcc io, convocando il 21 dicembre il Consiglio Nazionale in una seduta plenaria nel corso della quale attribuì al governo la responsabilità della rottura delle trattative avviate con Badoglio. li giorno successivo, allo stesso Foscari ed al colonnello San Martino dello stato maggiore di Cavigl ia che lo accompagnava, disse che egli era stato favorevo le a firmare il modus vivendi ma che ciò gli era stato reso impossibile dagli estremisti; poche ore dopo , infine, parlando dal balcone del Palazzo Governativo, affermò che lui ed i suoi legionari non

'·"' Alatri

r .. op. cit., pag. 426.


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avrebbero lasciato Fiume se non dopo la vittoria completa sull ' intera questione adriatica. L' incontro fra i due , però , era soltanto rinviato. TI primo contatto avrebbe avuto luogo verso la fine di maggio del 1920, a Mattuglie, vicino alla linea cli blocco, promosso dal generale con il motivo ufficiale cli parlare della restituzione della bandiera del 9° Fanteria ma in realtà con il proposito cli esporre a l s uo interlocutore il proprio progetto politico (confine del Patto d i Londra, Dalmazia autonoma sotto il protettorato dell'Italia e, in attesa dell' an nessione, Fiume Stato libero e sovrano con la fen:ov ia ed il porto), ed è interessante e godibile il resoconto in chiave letteraria che ne fornisce lo stesso Caviglia: "Io arrivai sul luogo del convegno qualche minuto prima, e vidi scendere dalla sua automobile il Poeta con alcuni giovani . Mi venne incontro cortesemente, ma io non potei trattenere un. sorriso nel vederlo così mingherlino, vestito da ardito. col cappello piumato, il piccolo petto coperto di nastrini, di coccarde e dì cordoni d 'oro . Pareva un tenorino pronto per la rappresentazione. Ma poi la sua parola dolce ed affabile, le sue maniere cortesemente rispettose e la forma pura del suo dire riuscirono attraenti e simpatiche, come la conversazione di qualche cara conoscenza rnuliebre . Mi ispirava diletto, rna non riusciva a smontare le mie convinzioni su di lui, uonw e cittadino; come se io sentissi la vanità e l'am.bizione personale regolare o sregolare, secondo il momento, le sue idee; o nascondere i movimenti non sempre puri sotto i paludamenti del sacr{ficio altruis1ico".

E concludeva il bozzetto con una tagliente annotazione sul Presidente del Consiglio:

"Anche Nittì conversando con me sfoggiava analoghi sentimenti allruistici di patriottismo e di spiriro di sacrfficio per l'Italia. Ma quando la di1·ina arrn.onia tra gli interessi del Paese e quelli personali era ro11c1, tanto peggio per i primi" m . Nel dare notizia a Nitti del suo colloquio con D ' Annunzio, Caviglia sosteneva il proprio progetto politico ritenendolo , date le condizioni del

m Cavig lia E., op. ciL, pagg. 172- 173.


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momento, la migliore soluzione del problema adriatico. Per quanto riguardava specificamente Fiume , la sol uzione provvisoria cli autonomia e sovranità della città con la ferrovia ed il porto le avrebbe consentito cli vivere e lavorare come comunità libera in attesa che gli jugoslavi accettassero altre soluzioni , una posizione a tempo indefinito per la quale operava un' analogia con quella che l'Inghilterra continuava a mantenere in Egitto 40 anni dopo la sua provvisoria occupazione. Naturalmente, aggiungeva , presupposto indispensabile doveva essere la cessazione dello stato cli ostil ità intermittente fra il governo italiano ed i dirigenti fiumani, a sua volta in stretta relazione con la presenza illegittima in città cli militari italiani; solo la loro uscita eia Fiume , infatti , avrebbe messo in condizioni l'Italia di ritirare a sua volta le truppe cl.e! blocco 338 . 11 progetto di Caviglia non riscosse l'approvazione di Nitti, che ritenne probabilmente che la soluzione indicata fosse , almeno in parte, ispirata da D'Annunzio che invece , al termine del colloquio con Caviglia , non si era nemmeno espresso riservandosi un esame della proposta; d'altra parte , dal tenore della risposta di Nitti, e pur non essendo al corrente di guanto era intercorso nei negoziati di Pallanza tra Italia e Jugoslavia , Caviglia ebbe la generica sensazione che un certo atteggiamento rinunciatario fosse già stato adottato . Verosimilmente insoddisfatto e risentito, e poiché nel frattempo era stato pubblicato il decreto che stabiliva la circoscrizione militare territoriale anche per la Venezia Giulia , iJ generale prospettò una seconda volta a Nitti la possibilità cli esonerarlo dalla carica che ricopriva , di sciogliere il Comando Generale delle Truppe della Venezia Giulia e cli affidare quella zona al naturale responsabile, cioè il Comando del Corpo d'Armata cli Trieste . La richiesta non fu accolta, ed il Presidente del Consiglio dette ad essa un ' interpretazione che urtò la suscettibilità di Caviglia, espressa nella seguente risposta:

"Sono spiacente V.E. attribuisca a ragioni personali la mia doman da di essere esonerato dall 'attuale carica. I motivi che indicavo nella mia lettera non riguardano la mia persona, ma il compito affidatom.i, che ora è esaurito. Non vorrei tuttavia (per quanto, come è noto a V.E. , io consideri assai modesta la mia collaborazione) creare imbarazzi, sia pure mini-

"' A.C.S ., Fondo Nicti, b. 42, f. 137, pmt. 12 176 del 27.5.1920. da Comando Truppe V.G. u Presidente de l Consigli o, f.to Cav iglia .


li 1920 e la gestione Caviglia: dalle trallative alle cannunwe

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mi, a V.E. quale Capo del Governo. soprattutto in previsione della soluzione di una prossima situazione parlamentare che, vista di quì, sembrerebbe piuttosto difficile. Quando però questa soluzione sarà avvenuta (ed io au~uro a V.E. che essa avvenga nel senso da lei desiderato) mi permetterei di venire a Ronza per esporle le raRioni che, a mio parere, rendono necessario che io sia esonerato dall'attuale carica, ed anche che io mi ritiri a vita privata, chiedendo il coLLocmnento a riposo" -'39 .

A Roma Caviglia andò invece verso la fine cli giugno, dopo l ' assunzione del governo da parte di G iolitti. Gl i erano giu nte voc i sull 'accettazione della " linea Wilson" con conseguente, immediato arretramento deJJa li nea d'armistizio, che sembravano confermate dall'ordine ricevuto dal ministero cleUa Guerra di trasportare da Trieste a Pola gli stabilimenti ed i serv izi mi li tari della Venezia Giu lia per allontanarli dal la frontiera . Volle pertanto esporre al nuovo Presidente del Consiglio ed al ministro il proprio punto di vista sul pericolo cli una linea di confine che lasciasse le porte cl ' Ital ia in mano alla Jugoslavia, nonché su lle conseguenze che tale atteggiamento rinunciatario avrebbe potuto avere su tutto il problema ad riatico. Il giorno 30, infine , durante la sec(uta al Senato, pronunciò un discorso nel quale, per i confini , ribadì i postulati del suo pensiero: "I conj,ni della Patria sono le Alpi ed il mare . Le porte dei barbari debbono essere nette nostre mani fino alla soglia. Se ne/Le epoche del nostro servaggio altri popoli sono venuti di quà delle Alpi, ora o ripassino te Alpi o accettino le nostre leggi ., .

Per quanto riguardava spec ifica mente Fiume ebbe toni accorati , quasi un appello perché ad essa non venisse negata la gestione del porto e della ferrovia. Pur ammettendo la possibilità di trattative dirette con la Jugoslavia , infatti , affermò che un eventuale Stato libero fium a no avrebbe anemizzato la città sino alla consunzione se non avesse compreso , oltre il porto, il bacino Nazario Sauro (Porto Baross), il Delta , la Braiclizza e Sussak oltre a tutti gli impianti ferroviari relativi alla zona

'"' A .C.S .. Fondo N icti. b. 42, f. 13ì , senza prot. ciel 31.5. 1920 , ei a Comando Tru ppe Venezia Giulia a Presidente del Consigl io. f.to Cavigl ia.


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L'eserci10 italiano e la questione fiumana ( 1918-1921 )

portuale. Rivelò anche un accordo intercorso fra lui e D'Annunzio per portare la questione di fronte al Senato, e nei confronti del poeta si espresse come segue:

"lo riconosco che si deve a lui se l'italianità di Fiume è ora ammessa da tutto il mondo, poiché nessun uomo era conosciuto al m.ondo come lo era Gabriele D'Annunzio. Ed egli ha portato a Fiume la fa ma che lo circonda ed ha fatto conoscere a tutto il mondo che Fiume era città italiana, ciò che il mondo prima non sapeva" 3·40 _ Non era un tributo da poco, considerando la ruvidezza tipicamente ligure del suo carattere e la valutazione che ne derivava circa la globale personalità ciel poeta , così antitetica alla propria . D ' Annunzio se ne compiacque, ricambiando con altrettanto pubblico riconoscimento di Caviglia quale "grande soldato e grande cittadino", ma negò che l'intesa con lui andasse oltre la necessità di ottenere e tenere ad ogni costo il confine delle Alpi Giulie perché

"per me è fede fernw che il confine d'Italia debba prolungarsi nelle Dinariche fino alle Bocche di Cattaro, che non possono essere se non una stazione navale italiana " 14 1. Al primo incontro con D'Annunzio, nei sei mesi successivi ne sarebbero seguiti altri quattro , in un clima reso progressivamente meno cordiale a seguito dei continui colpi cli mano degli " uscocchi" e di altre intemperanze dei legionari nonché del! 'evolversi della situazione politica generale e di quella adriatica e fiumana in particolare , culminata a metà novembre con il Trattato cli Rapallo. L' ultimo convegno fra i due avvenne il 18 cli quel mese , e nel corso di esso Caviglia notificò ufficialmente a D'Annunzio , a nome del governo , le decisioni derivanti dagli accordi con la Jugoslavia. Il comandante delle truppe della Venezia Giulia stava vivendo una fase critica, come dirà egli stesso nelle sue memorie:

"Nell'animo mio v'era un conflitto fra i miei sentimenti e il niio dovere . Ebbi un momento l'idea di andare in Senato a combattere il

'" ' Cervone P.P .. op. ciL., pag . 142. ' " la Vedeua d'Italia, Fiume, 6.7 .1920.


/11920 e la ges1io11e Caviglia: dalle 1rctlla1ive alle cannonate

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Trattato cli Rapallo, quando ne fosse venuta la discussione. Questo mio atto avrebbe dovuto essere preceduto dalle mie dirnissioni dal Com.anelo delle Truppe della Venezia Giulia, Abbandonai subito tale idea . Avrei scosso la disciplina delle truppe, ed il mio successore diffìcilmente avrebbe potuto guidarle all'affo }tnale . La questione principale srava sempre nella necessità di risrahilire l'autorità dello Stato e la disciplina vacillante nelle .forze armate, costringendole a compiere il loro doverej,no all'ultimo. Adunque un più eforo compito m'imponeva di rimanere al mio posto nel momento decisivo. Sarei srato vile ritirandomi. Mi assunsi quel peso e le responsabilità inerenti, pur sapendo che allontanavo per sempre da ,ne la gioventù italiana. D'altra parte a che avrebbe giovato per _Fiume il mio intervento in Senato? Non era, e non è questo ancora, - la prima stesura del libro su Fiume era ciel 1921, con Giolitti ancora al governo (n .d .r.) - nello sua gran maggioranza, lieto di vivere pacfficamente, rannicchiato sotto le ali dell'on. Giolitti? Il vecchio ed abile Presidente del Consiglio conduce la Camera elettiva con mano ferma, come uno dei nostri padroni di barca guida una tarrana senza grandi mete_, ma a un porto vicino e sicuro nel suo piccolo cabotaggio quotidiano . Forse non occorreva altro alla nazione italiana. La Camera vitalizia poi è corne il carretto che segue a rimorchio la tartana" 342 .

ll superamento del momento cli crisi personale sarebbe stato ribadito in un discorso tenuto alla metà di dicembre agli ufficiali del Corpo cl ' Armata cli Trieste: "lo ho provato una profonda angoscia ed un'aniarezzo senza conFonti nei giorni in cui le decisioni dei plenipotenziari di S. Marghe rita Ligure sono state rese note, l'vli pareva che il Trattato di Rapallo poteva essere, nelle sue conclusioni, fatto migliore per l'Italia. Ma io sono un soldato e qualunque potesse essere la mia meditazione e il mio pensiero, devo ubbidire. Ecco la mia condotta. li vedere continuamente in ognuno che si ribella, in ognuno che insorge e protesta, un eroe od un martire, è segno di profonda inferiorità. Po-

"' Cav igl ia E., op. cit. pagg. 222-223.


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L ' eserciro italiano e fa questione fiuman a ( J9 J8-192 l)

poli forti e dominatori sono quelli che riconoscono la ragione di Stato e ad essa si inchinano. Non quelli che per vano sentimentalismo esaltano come eroico il g esto ribelle " 34\

Altri colloq ui fra Caviglia e D ' Annunzio non vi sarebbero più stati, e l'unica forma cli comunicazione fra i due sarebbe stata rappresentata dai colpi cli cannone con i quali, 40 giorni dopo i.I loro ultimo incontro, Caviglia avrebbe posto la parola fine alla vicenda fi umana del poeta .

5 - LE VICENDE MILITARI DI " REGOLARI" E "LEGIONARI" L' inizio del 1920 comportò, per il Comando Generale de lle Truppe della Venezia Giu li a, un 'ulteriore riduzione degl i organici, sia per effetto de i parziali congedamenti di classi (quelle in servizio erano quattro, rappresentate dagli elementi di l " categoria del 1897, 1898, 1899 e dei primi due quadrimestri del 1900) e sia per il rientro all' interno del territorio nazionale di altre brigate. Vennero sc iolti i comancl .i cie l XXII , XXVI e XXVIII Corpo d'Armata e de lle Divisioni 53° , 60°, 78° e 1° cl ' assalto , mentre restarono mobilitate la 45° e 77° preposte al blocco di Fiume. Il comando della 52" Divisione venne lasciato a disposizione per essere trasform ato in comando ciel nuovo Settore di Udine. Rientrarono anche 2 reggimenti di artigl ie ria eia campagna, 12 g ruppi ~la montagna e 10 pesanti campal i, 2 batterie controaerei, 3 battaglioni zappatori e 6 compagnie telegrafisti. In totale, i rientri ammontarono a circa 12 .000 uomini. A gennaio, il dislocamento delle truppe della Venezia Giulia era il seguente: Zona Gorizia Settore Tarvisio: I0 e Il0 Raggruppamento alpini - 10° Raggruppamento artiglieria da montagna - Xl0 btg. zappatori - 103" comp. telegrafisti; Settore Gorizia: Brigate Como e Bergamo - 7° regg . art. da campagna - XC 0 btg. zappatori - 125" cornp . telegrafisti; V 0 e IX 0 Gruppo O.P.C.; 16" Squadriglia autoblindornitragliatrici.

"' 11 Piccolo. Trie~te, 16. 12.1 920.


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle traffative alle cannonate

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Zona Trieste Settore 1ì·ieste: Brigate Casale e Catanzaro, 6° regg. art. da campagna , LXTIT btg. zappatori, 138" comp. telegrafisti; 45" Divisione: Brigate Regina e Lombardia, 17° regg. art. da campagna, XLII° gruppo O .P.C., LXXX0 btg. zappatori, 145" comp. telegrafisti; 77" Divisione: Brigate Bologna e Ferrara, 34° regg. art. da campagna, Vl0 gruppo O .P.C. , LVIII0 btg. zappatori, 5" squadr. autoblinclom.ci , 33" comp. telegrafi sti; 16° Raggr.to art. pes . campale; LIII Gruppo art. mont.; 145° Regg.to fanteria Catania; 5° Regg.to bersaglieri; 4" e 7" Squadr. autoblindom.ci . Nel Friul i orientale erano stanziati , con .funzione di riserva, i seguenti reparti : Raggruppamento d 'assalto (1 ° regg .to bersaglie ri, 1° gruppo d'assalto, XT btg. ciclisti , 15" sq uadr. autoblindom.ci) , 14° e 21 ° Raggruppamento art. pes. campale, Vll 0 btg. zappatori e III 0 btg. pontieri . Infine , la Brigata Piemonte, il Vl0 gruppo art. mont. e la l'' squadr. autoblindomitr.ci erano dislocate in Carinzia ~"". Con la costituzione del Settore di Udine, si attuò poco dopo anche in Venezia Giulia il nuovo ordinamento dell ' Esercito, che prevedeva tre Corpi cl ' Armata in più rispetto alla struttura prebellica, sorti dalla trasformazione delle Zone di Trento, Trieste e Gorizia, ciascuno dei quali strutturato su due Divisioni nate eia altrettanti Settori. L' ordinamento Bonom i determinò in Venezia Giulia l'istituzione del 5° Corpo d ' Armata, con sede a Trieste, e delle Divisioni cli fanteria 10° (Trieste), 11 ° (Gorizia) e 12° (Pola) . Anche la Divisione di cava.lleria, territorialmente con sede a Udine, venne posta alle dipendenze ciel Comando Generale Truppe Venezia Giulia, pur se mantenne, nella giurisdizione di questo, un solo reggimento (13° Cavalleggeri di Monferrato). li Settore cli Tarvisio, anche restando sotto il controllo del Comando Venezia Giulia, fu attribuito alla 3" Divisione Alpina di Treviso che dipendeva dal Corpo d'Armata cli Bologna. Nonostante lo scioglimento di molti reparti ed il recupero di personale e mezzi da quelli che rientravano, le truppe della Venezia Giulia rimasero piuttosto lontane da una reale efficienza. Gli automezzi a dispo0

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,.,., Galli nari V .. op. ci t., pagg. 180-18 l.


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sizione non avrebbero consentito il trasporto simultaneo di più di un reggimento di fanteria, ed i gruppi di artiglieria pesante campale . ai fini della mobilità di un terzo soltanto delle proprie batterie, erano in difetto d i al meno 60 autocarri pesanti; né migliore era la situazione dei reparti nelle immed iate retrovie. Per quanto riguardava la componente aerea, dei 151 ve l.ivoli in servizio solo meno della metà si sarebbero potuti levare in volo a causa de lla mancanza di piloti i,s. In marzo il ministero del la Guerra chiese a Caviglia una riduzione di 30.000 uomini sui I 06.000 effettivi; a segu ilo delle remore opposte da Cavigl ia e dal parziale congcclamento della classe 1897 , si acidi venne acl una solu zione che comportava la ristrutturazione di quasi tutte le brigate su 4 battaglioni più 2 "quadro''. lo scioglimento di tulle le compagnie mitrag liatrici (mentre quelle di battaglione vennero ridotte a due sole sezioni) e delle sezioni pistole- mitragliatrici. Anche tre battagl ioni alpini furono sciolti o portati a livcl lo '·quadro". Vennero aboliti alcuni reparti arditi territoriali, e eia essi recuperati alcuni complementi che, confluiti nel IX0 battaglione di nuova formazione , anelarono ad integrare il Reggimento d'assalto, mutata denominazione del I 0 Gruppo d'assalto. La ri serva d 'artiglieria fu ridotta a due soli gruppi autoportati. In aprile, si ebbe anche lo sciogl imento del comando della 77° Divisione. Nonostante tutte queste contrazioni, il rapporto di forze con gli jugoslavi , secondo la valutazione di Caviglia , pot.é mantenersi in 7 a 4 per la fanteria cd 1 al per l'artiglieria '"~. Rispetto agi i ultimi mesi ciel 19 19, il problema delle defezioni si era notevoJmente ridimensionato , pur se continuava lo stillicidio dell 'allontanamento verso Fiume di singoli militari o di piccoli g ruppi in contrapposizione al quale cominciavano però a diventare sempre più numerosi anche i rientri (in pochi g iorni, sino al 22 dicembre 1919, si erano allontanati da Fiume 650 uomini della classe 1896). A li vello individuale, va ricordato il tentati vo compiuto ai primi di febbraio da 3 aerei decollati dal campo di Zaule, nei pressi di Trieste, dei quali solo quello dei tenenti Sales e Diana riuscì acl atterrare a Grobnico . Un altro vel ivolo. pilotato dal serg. Aug usto Guerra, a causa de.Ile avverse condizioni del tempo fu costretto ad atteffare in Istria, ed il sottufficiale riuscì a sfuggire alla cat-

'" AUSSME. D.S. Com.do Gen.le Truppe V.G .. 129/S-3c. pro1. 8595 del 12.2. 1920. da Com.te Gcn.le a Ministero Guerra. f.to Caviglia. ''•Gallinari V.. op.cit.,p,1gg. 183- 184.


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tura delle truppe regolari ed a portarsi a Fiume. Il terzo aereo, con a bordo il serg . pil. Enzo Ferri e l'osservatore ten. Basilio Scaffidi, decorato di tre medaglie d'argento al v.m., precipitò nei pressi di Pisino dopo essere incappato anch'esso in piovaschi e raffiche di bora . Gli episodi più rilevanti cli defezione collettiva si sarebbero avuti in maggio e giugno, protagonista sempre il 25° reggimento fanteria della Brigata Bergcuno. La sera del 21 maggio il cap . Trapani, comandante della 6" compagnia , riunì il reparto avvertendo che, essendo in programma per il giorno successivo una lunga marcia , aveva ritenuto opportuno suddiv iderla facendone una parte quella sera stessa. Giunto nella zona di Grobnico, avviò la compagnia verso il locale campo d'aviazione controllato dalle truppe fiumane: durante la notte, però, una trentina di soldati ri uscirono a rientrare in sede nonostante il servizio di guardia aJ campo fosse stato rinforzato :;.17 . Nella notte fra il 6 ed il 7 giugno altre due compagnie dello stesso reggimento passarono a Fiume dopo aver.ridotto all ' impotenza i carabinieri cli un posto di blocco nei pressi di Volosca 348 • Per quanto riguardava il trattamento da riservarsi ai militari cli ritorno da Fiume, già in febbraio il ministero della Guerra aveva .stabilito che, anziché nel Trentino, dovevano essere avviati sotto scorta in Sardegna. Ai primi cli aprile, Caviglia trasmetteva al Presidente del Consiglio ed al ministro una proposta specifica:

"Vi sono sintorni che l'impresa di Fiume volga al suo termine. Vari Ufficiali in servizio attivo permanente che sono a Fiume cercano ora di sistemare la loro posizione e mandano messi. Essi sentono vicina lajtne dell'avventura. Si potrebbero far venire lulti o almeno in gran numero da Fiume. solo prornertendo loro perdono completo; ma per la disciplina futura del 'esercito non è possibile assolverli cornpletamen.te . D'altra parte per ragioni politiche non si può essere troppo severi; perciò io propongo per gli Ufficiali e la truppa questo trattamento da concretarsi in armonia alle vigenti leggi : 1°) - Ufficiali in SA.P. (salvo poche eccezion.i) - collocarli in congedo inscrivendoli nei ruoli delle varie categorie; quelli che per età hanno

"' AUSSME. D.S. Co m.do Gen.lc T ruppe V.G .. l29/S-6c. prot. 03846 del 22.5.1920. da Com.do Zona Trieste a Com .do Gcn.le Truppe V .G., f.to geo. Fe rrern. '·" A.S.Ts ., Comm .lO Gcn. Civ. V.G. - Atti di Gabinetto, b. 9 1, prot. 328 dcll'8.6. L920, ei a Comm.co Gen. Civ. V.G. a Pres.za Consig lio · Ufficio Centrale Nuove Prov ince, f.to Moscon i.


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L'eserci10 italiano e la q11es1ione.fiwna11a (19.18-192.l)

ancora obblighi di leva, inviarli in Albania e Colonie, trattenendoli in licenza ordinaria indeterminata sino a quando possono partire. 2°) - Ufficiali delle categorie in congedo (salvo poche eccezioni) quelli che hanno obblighi di leva inviarli in Albania o Colonie, come sopra è detto; gli altri congedarli senza premio di congedwnento e indennità vestiario. 3°) - Truppa: coloro che non hanno obblighi di leva congedarli, quelli con obblighi di leva inviarli nelle Colonie o in Albania. 4°) - Per tutti: esaminare individualm.ente coloro che hanno da rendere conti con la Giustizia civile o niilitare e deferirli ai tribunali competenti. 5°) - Sciogliere i reparti defezionati" 3'19 • L'orientamento moderatore dì Caviglia, ispirato ad un criterio di opportunità contingente che faceva premio sulla propria concezione intransigente della disciplina militare , era ribadito un mese dopo dal seguente fonogramma:

"Per considerazioni opportunità politica ritengo niilitari tutti usciti a Fiume 6 lvlaggio non siano da inviare Sardegna ma convenga mandarli loro contri mobilitazione senza alcun speciale provvedimento punitivo stop In tal senso dispongo iniziando movimento giorno 10 da Trieste ove prima li concentro stop Sembrami poi cmche si possa ormai liberare e inviare rispettivi corpi tutti militari usciti precedentemente da Fiume e inviati Trento e Cagliari salvo chi debba render conto giustizia stop Nel fame proposta a V.E. ag giungo che tale procedimento clemenza che presto verrebbe conosciùro Fiume gioverebbe fine indurre altri militari regolari uscire stop Capitano Vadalà viene inviato direltamente al Comando Generale Carabinieri che prego avverrire stop Riterrei opportuno che appena compiuto suo interrogatorio fosse inviato licenza senza prendere per ora alcun provvedimento suo riguardo stop" 35('. Ad esso faceva seguito, dopo circa un paio di settimane , un altro messaggio nel quale si proponeva cli estendere l'invio ai rispettivi centri

,.,, A.C.S ., Fondo Nitti. b . 4 1, f. 135, proL 10618 RR de l1'8.4 . l920, da Com.do Gen. Truppe V .G. a Presidente Consigl io e Ministro Guerra. f.to Caviglia. '"' /\USSME, D.S. Com.do Gen. Truppe V.O .. 129/S-6c, prot. 565 clcll'8.5. J920. da Com.do Gcn.lc Truppe V.G. a Prcs.te Consiglio e Mi nistro Guerra, f.to Caviglia .


Il 7920 e la gesiùme Caviglia: dalle tra/lc!live alle can11011a tf'

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di mobiJitazione anche a quei militari che per l'avvenire si fossero allontanati eia Fiume per rientrare al corpo, sempre con l'eccezione dicoloro che fossero stati deferiti al Tribunale Militare per qualche reato 15 1 • Tutte le soluzioni avanzate da Caviglia furono approvate, anche se l'evoluzione degli avvenimenti, così mutevole e contraddittoria nella sua dinamica, avrebbe cli fatto sopravanzato la loro reale attuazione. L' accenno nel fonogramma di Caviglia al cap. Vadalà si riferiva ad un ep isodio avvenuto due giorni prima, iJ 6 maggio, che aveva visto appunto come protagon ista principale il predetto ufficiale. Come si ricorderà, questi , che al momento dell'ingresso di D ' Annunzio a Fiume comandava la compagnia esterna del comando carabinieri del Corpo d ' Occupazione Interalleato , era stato fra i primi a passare tra le file dannunziane con un gruppo cli mil itari clell 'Arma che nei giorni success ivi si era andato ingrossando sino ad oltre un centinaio di elementi . Pur essendo stato sempre uno degli esponenti più alacri ed ortodossi. del la causa fiumana , l'accesa diatriba in atto nell ' ambiente fra quanti, portatori di un sentimento incoercibile di lealismo monarchico, si ponevano in una posizione fortemente critica nei confronti di una soluzione repubblicana alla quale il gabinetto politico di D ' Annunzio aveva cominciato a dare coq)o all' inizio di marzo, lo aveva visto assumere un orientamento sempre più vicino a questi . Verso la fine di aprile le manifestazioni monarchiche da parte dei carabinieri aumentarono di frequenza ed intensità, e ad esse si associarono molti clementi della Brigata Firenze; vi furono distribuzione di man ifestini e scritte sui muri, mentre alcun i ufficiali ostentarono sulla giubba il monogramma di Vittorio Emanuele e presero a salutarsi con il grido "Savoia!", e Vadalà, con il collega Vinci della Firenze e con il magg. Rigoli della Sesia , manifestò la propria aperta contestazione rifiutandosi di intervenire ad un convivio di conc iliazione promosso dal comando fiumano la sera del 28 aprile. La situazione precipitò il 4 maggio. In seguito alla segnalazione che in alcuni magazzini privati erano stati depositati pacchi di proclami del "Comitato Nazionale Fiumano Autonomista", D ' Annunzio dette personalmente l'ordine di procedere ad una perquisizione ed al sequestro ciel materiale. Ma alcuni degli arditi incaricati dell ' operazione, forzate .le saracinesche dei locali , non si Iimi taro no ali ' esecuzione di questa ma

'" AUSSME, D.S. Coni.do Gen . Truppe V.U ., 129/S-6c, prot. 12108 RR del 25 .5.1 920, da Com. Gen. Tru ppe V .G. a Minis1cro Guerra - Divisione Sullo Maggiore, f.to magg. gcn. Malladra.


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L'esercito iwliano e la ques1io1ieflwna11a (191 8-1921)

asportarono generi alimentari per un valore cons iderevole. Nel pomeriggio del 5 lo s tesso D ' Annunzio , venuto a conoscenza dei risultati cieli ' inchiesta che era stata sub ito avviata dal suo segretario particolare cap. CoseJschi e che aveva accertato la colpevolezza degli arditi , dispose per l'arresto dei responsabil i riservandosi più severe decisioni. Ma Ja mattina del giorno s uccessivo il cap. Vaclalà, forse non ancora al corrente di ciò o forse volutamente misconosce ndolo per trarne comunque spunto per quanto si prefiggeva cli fare, radunò i carabinieri in tenuta cli marcia al giardino pubblico ordinando persino il ritiro dei posti cli guardia alle carceri , e scrisse al poeta una lettera u.J.timativa che, dopo una vibrante deprecazione dell' episodio, terminava con la richiesta cli essere sciolto dal giuramento e di essere autorizzato ad abbandonare la c ittà, f issando per la risposta un termine di poche ore allo scadere ciel quale, in caso di mancato riscontro, la richiesta sarebbe stata cons iderata come accolta . Immediata, ed altrettanto perentoria, la risposta di D'Annunzio:

" Non è ammissibile, verso il Comandante, questa forma di minaccia e d 'imposiz ione. La Sua lettera mi fu con.segnata alle ore 9 e 30 da un Suo maresciallo sulla pubblica via. Non prosciolgo dal giuramento né Lei né i Suoi carabinieri . Non tollero radunate rnilitari del genere di quelle che stamani è da Lei promossa. Le ordino di far tornare i suoi uomini agli alloggi ed ai servizi e di attendere le disposizioni che io darò. In caso di disobbedienza, adopererò laforza contro i traditori" m _ Nel corso della mattinata , s i unirono ai carabinieri anche 150 soldati ed una ventina d i uffic iali della Brigata Firenze guidati dal cap . Vinci , ed il magg. Rigoli con qualche elemento della Sesia, dando vita ad un gruppo di circa 300 uomin i. Intervennero il gen . Ccccherini (che s'era adoperato presso il comando perché si consentisse l'allontanamento), il col. Tamajo , 1-lost Venturi , il pres idente del Consiglio Nazionale Grossieh ed il podestà G igante, tentando inutilmente di convincere Vadalà e gli altri e soprassedere alla partenza. La situazione divenne progressivamente tesa, con alcuni componenti dei reparti d'assalto (in primo piano quelli dell'VIII, il battaglione "Sern.aglia" comandato dal magg . Nun-

·'" Gerra F., op. c it., voi. Il, pagg. 2-3.


Il 1920 e la gestione Cm·iglia: dalle 1rt111a1il·e alle rnmwnate

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ziante) che sfilarono minacciosi dinnanzi al gruppo dei defezionandi dirigendosi po i verso lo sbarramento di Cantricla. passaggio obbligato per l' uscita da F iume. F inalmente verso le 16, risultate vane le s ue in ti mazioni, D' Annunzio consentì all 'abbandono della città, dando disposizioni affinché fosse evitato ogni spargimenro di sangue. Di ciò si fecero interpreti il geo. Cecchcrini ed il magg. Nunziante , che antic iparono a C antricla l'arrivo della colonna Vadalà facendo opera di persuasione s ugli arditi perché lasciassero libero il passo. Da una testimonianza diretta, anche se di parte. di un ufficiale degli arditi è possibile ricostruire quanto avvenne dopo. Sembra che i carabinieri, che marciavano in testa a l gruppo, avanzassero piuttosto spavaldamente ostentando con fierezza i gagliardetti . per cercare di impadronirsi dei quali si sarebbero mossi dapprima una donna e poi il tenente dei granatieri Germano Pellizzari, lanciatos i in suo soccorso allorché la stessa venne malmenata e respinta. Scoppiò s ubito un tumulto, con scambio di colpi di pistola e di moschetto e lancio di bombe a mano. conclusosi con 2 rnorti fra i carabinieri e 4 fer iti tra gl i arditi, bilancio contenuto per il solito fatt ivo intervenLo de l gen. Cecche rini che , con altri ufficial i. rese possibile i I proseguimento del la colonna m . La defezione di Vaclalà e dei suoi comportò anche un duello fra il capitano degli arditi Cad i e la medaglia d'oro tenente Cabruna , ufficia.le pilota proveniente clal l' Arma de i carabinieri della quale continuava ad indossare l'uniforme pur avendo dato le dimissioni dal serv izio attivo. L'8 maggio. due giorni dopo l'episodio descritto, nel darne il resoconto il giornale dei legionari La Testa di ferro diretto dal Carli scri sse fra l' altro: "/ carabinieri regi fuggono ignomignosamente da Fiume inseguiti a calci, a sputi, a bombe a mano". TI giorno successivo La Vedetta d'ltalia pubblicò questa accesa repJ ica del Cabruna, che era nel contempo anche un cartello di sfida :

"I responsabili de La Testa di ferro. dimentichi che a Fiume "'è ancora chi, pur portando gli alamari dei Carabinieri, non ha passato la barra, hanno colpito genericamente ed ingenerosamente anche i ,wstri. In risposta il carabiniere Ernesto Cabruna, che ha già dato e 111a11riene le dimissioni dall'Eserciro italiano, pur no11 essendo fuggi-

"' Giulioui A .. ·'Disobbcdisco. Vicende dell'impresa fiumana··. La Spc,da. Tipografia Moder-

na. 1933, pagg. 192-193.


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D'esercito italiano e la ques1ù11Je fiumana ( 1918-1921)

to e non avendo ricevuto né calci né sputi, fermo quì in Fiunie con l'onore dell'Anna che si deve rispettare, ributta in faccia loro tutta la bava dei loro sputi e attende che si insozzino anche di viltà se non rispondessero aLle pallottole che Loro propone di scambiare". S i arrivò pertanto al duello alla pistola, svoltosi il 18 maggio con scambio di colpi a 18 passi di distanza e con l'uso di una sola arma, così c he ciascuno rimaneva inerme sotto il tiro dell'altro. Il primo sorteggiato a sparare fu Cabruna, con esito nullo, mentre Carli ferì l'avversario a.l costato ponendo così fine allo scontro '54 • Una valutazione su ll 'operato di Vadalà e dei suoi carabinieri fu espressa eia Cav iglia a Nitti nei segue nti termini:

"Tutri i RR.CC. sono usciti da Fiume. Essi hanno certamente mancato al Loro dovere non lasciando quella ciltà net Settembre scorso, quando ne ebbero l'ordine . Però la loro opera in Fiume , sempre improntata alle buone tradizioni dell'Arma, opera di pacifìcazione e di garanzia per La sicurezza della città fu praticamente commendovole .11 capitano Vadalà, che li comanda, aveva avuro afjìdamenro di rimanere in Fiume come capo de/La polizia; molte offerte gli erano state fatte perché u:,;cisse da Fiume, ma egli non volle mai accettarle. lo , per mezzo del ten. colonnello dei RR.CC. Da Pozzo gli ho fatto parlare in nome deL/a disciplina, del dovere e del suo giuramento difede/rà al RE e alla Patria ed a queste esortazioni egli si è mostrato sensibile; ebbe con me alcuni colloqui e rimase sempre in Fiume arnia disposizione per fare opera moralizzatrice verso gli ufficiali e le truppe fiumane. Per mei zo suo era predisposto l'esodo di reparti della brigata Sesia , Firenze, Granatieri. del battaglione arditi 'Randaccio' e di due compagnie di finanzieri, ma solo le truppe della brigata Firenze poterono effettuarlo con i RR.CC. Avrei preferito che i CC.RR. rimanessero ancora in Fiume, perché erano una garanzia per noi di impedire colpi di mano ed altre folli azioni dei D'Annunzian.i, ma la loro situazione in Fiume in questi ultimi tempi era incompatibile con la convivenza dei D'Annunziani stessi.

'" Cardosio T., " Vica eroica cli Ernesto Cabru na'', Roma, Ufficio .Storico Stato Maggiore Aeronau tica, I972.


!I / 920 e la gesrione Ca vi1</ir1: dalle 1ra11t11i1•e alle cw111u1wie

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Il Consiglio Nazionale era fa,·ore,·ole a queste truppe, ma ultimamente i D 'Annun ziani sparsero la voce che esse si erano collegate con i zanel/iani per screditar/e presso il Consi)?lio Nazionale . La mia opera ha sempre miralo a disgiungere il Consiglio No zionale dal Comando. a far riprendere al Consiglio Nazionale 1utra la responsabilità ed a limitare quella de i dannun ziani; il Consiglio Nazionale è persuaso di questa necessità, ma non ha la /orza di attuarla. Ora io cerco di separare neTlamente Hos1-Venturi con i suoi 900 1·0lonrari .fiumani da [) 'Annunzio; cercherò poi di rinforzarli a tempo opport11110 con !ruppe regolari o, nie)?lio cmc:ora, con carabinieri , ed imanto spero di far conri1111are l'esodo dei repani da Fiume. Ritengo mio dovere segnalare l 'opera del tenente colonnello Da Po zzo come meritevole di encomio e quella del capitano Vadalà perché sia consen·ato in servi:io, come pi·oporrò a S.E. il Minis1ro della Guerra" '~". L'assunzione del comando militare in Venezia Giulia eia parte ciel gen. Caviglia e l'impu lso da lui dato per il ristabilimento della disciplina e . soprattutto, la sua azione propagandistica cli infl uenzamento s u quegl i uffic iali che, se pur ancora tra le fil e fiumane, sembravano ora meno inc lini a seguire c iecamente il poeta e più sensibi li invece al rich iamo del dovere is tituzionale, determinò freq uenti dissidi tra il comando di F iume ed i vari comandi delle truppe regolari. ln particolare, si acuirono i rancori ne i confronti ciel gen. Arturo Nigra , fo rse il più inviso ai dan nunziani sia perché ortodosso esecutore de lle consegne av ute e rigido custode della discipl ina fra le sue truppe, sia perché non aveva perso occasio ne cli esternare il proprio disprezzo per o·Annunzio e per gli arditi de lla sua "guardia d ' onore" che aveva più volte qualificati con ep iteti pesanti , e sia perché si sospettava sresse preparando un 'azione per impadronirsi del campo d'aviazione di Grobnico. Per tutto questo ins ieme cli ragioni, fu deciso cli dargli una memorabile "lezione" e ne fu organizzata la cattura. Il gen. Nigra era il comandante della 45' Divisione . che con le brigate Regina e Firenze presidiava la linea di demarcazione ad oriente di

,,. A.C.S .. fondo Niui. b . 142. f. 137. pro1. 1702 del 7.5 .1920. da Comrn.10 Straordinario per

la V.G. a S.E. Nini . f.10 Caviglia.


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L' esercito ira/ia,10 e la ques1ione jìwna11a (1918-1921)

Fiume. La sera ciel 26 genn~1io era stato convocato a Trieste al Corpo cl' Armata per la notifica cli un dispaccio ciel ministero della Guerra che lo informava di essere stato dichiarato non idoneo all ' avanzamento al grado superiore. Uscito dal comando del Corpo d'Armata , s i era recato a trovare Caviglia , già suo compagno cli corso ai tempi ciel Collegio Militare cli Milano e con il quale, negli anni successiv i, erano sempre intercorsi rapporti di reciproca stima e cordialità. Sulla via del ritorno in sede, gli fu tesa un ' imboscata da parte di un nucleo di arditi della predetta "guardia d ' onore" cli D ' Annunzio, guidati dal tenente Melchiorre Melchiorri e eia altri due uffic ial i (sembra che , in posizione defilata cli coadiutore, vi fosse anche Host Venturi) . L' evento, per la sua gravità, ebbe notevole risonanza, ovviamente alimentata soprattutto da parte fiumana (Allegato 54), e ne forniamo una ricostruzione utilizzando un documento prodotto dal Comando Zona di Trieste nel quale è riportata testualmente la relazione redatta dallo stesso gen. Nigra, articolata su 4 parti: a) rilievi relativi alla cattura - b) particolari circa le decisioni varie nei riguardi della sua liberazione - c) impressioni sull 'ambiente e sulle persone - cl) notizie varie. In corsivo sono 1iportati alcuni brani dello scritto del Nigra. Il generale era partito eia Trieste verso le 22 con l' ai utante cap. Biffi, e mentre la macchina percorreva la ripida discesa dal colle ciel Luban diretta verso Lopaca fu intercettata da un gruppo armato sbucato dai boschi . Bloccati i due autisti, alcmù arditi (fra cui i sottotenenti Nava e Del l\tlonaco) lo costrinsero ad uscire dalla vettura ed a proseguire a piedi verso Fiume. Nei pressi della città arrivò una automobile con il cap . Coselschi , che gli disse essere in stato d ' arresto perché "aveva manifestato sentimenti anti-italiani ed operato in tal senso" . Portato al comando di D'Annunzio, questi gli fece dire di considerarsi suo ospite, cosa rifiutata dal Nigra, al che D'Annunzio gli fece sapere che allora doveva considerarsi prigioniero. Nel pomeriggio del 27 fu ricevuto dal poeta, dopo aver passato la giornata nella camera del segretario particolare che era stata approntata per la circostanza.

"Fui sempre trattato con. molti riguardi, D'Annunzio ogni giorno si interessava di me inviando appositamente un ufjfriale e meltendo a disposizione libri e quant'altro potesse occorrere. Solo non potei mai uscire dalla camera; in quella auigua prima rimase il cap. Biffi , poi quando questi se ne andò mi venne concessa la cornpagnia del cap. Campi della 45" Divisione; e dopo che questi venne resti-


Il 1920 e la ges1io11e Ca Piglia: dalle trallatil'e alle cw11101wre

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tuilO alla Divisione. per una rappresag lia in seguilo ad avvenimenti esterni a Fiume, mi ,•enne concessa la compagnia del ten. d'artiglieria Canali e di un altro te11.. d 'artiglieria, che lavoravano nello camera vicina facendo schizzi e compilando dis locazioni serbe . In questo periodo una guardia di arditi permane1•a nel corridoio di accesso alla camera con sentinella alla porta , e la noi/e un i([f'iciale degli arditi con altro personale dormiva nella camera attigua alla mia; mi servirn da allendente un carabiniere, e per la mensa era destin ato personale de lla mensa di D'Annunzio. Con D 'Annunzio parlai il 27 gennaio, l'8Jebbraio ed il 9 febbraio per congedarmi".

Nei g iorni 28. 29 , 30 e 3 1 gennaio Nigra fu visitato dal tenente Masperi della segreteria particolare di D ' Annunzio; il 28 l'ufficiale gli disse che c 'era in atto un progetto di alcuni militari della Brigata Lombardia per un colpo di mano mirante alla sua fiberazione. Nigra pregò di adoperarsi presso il gen. Caste ll i perché ciò fosse evitato. sventando quindi il pericolo cli sparg imento di sangue. Venne anche a sapere che , per la sua liberazione, si pretendeva il rilascio di due ufficiali arrestati e tenuti in carcere; D'Annunzio era pure i1Titato per l'ordine del giorno diramato da Cavi glia e per i commenti di alcuni g iornali nazionali. Ne i giorni success iv i fu avvicinato da alcuni ufficiali (uno gli mandò anche un mazzo d i fiori) che g li riferirono del malcontento verso D'Annunzio sia nel s uo entourage che in città. La parte c) affermava testualmente: '' A Fiume vi sono due partiti ben distinti: a) il Cmnando D 'Ann unzio, del quale fanno parte persone veramente esaltate per la questione.fiumana e dalmatica: sono in buona fede ed agiscono sotto l'assillo dell'esalta:io11e, 111c111Te11e11dosi in un'atmosfern d i molta rettitudine morale. Fra que ste persone D 'Annunzio, cap. Vadalà. ten. Masperi, s. ten. Rossi Passavanti. ren. vasc. Casagrande, ten . col. Repetto ed alrrifra i quali un paio di comandanti di battaglione; b) il Comando delle rmppe (due generali, Ceccherini e Tamajo), altri ufficiali della segreteria del Comando e molti altri informano la loro azione a criteri veramente sovversivi, di ribellione contro le istituzioni, contro l'Esercito e l'ordine attuale delle cose. Alcune di queste perseme hanno purtroppo influenza decisiva sull'animo del Comandante, che è ignaro e lontano dal concepire qualsiasi dovere di carattere mi-


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L 'e.rnrcilo iw/ic1110 e la ques1io11e fi11111a11a ( 1918-192 /)

litare. Capaci di qualunque crimine sono soprattuflo il gen . Tamajo, il ten. lgliori, il cap. Coselschi ed altri ufficiali. Persone ciniche. Tali p ersone sono verwnente l'anima nera di Fiume, sono quelle che concep isco,w le più audaci e criminose imprese, le organizzano e le .fanno attuare . È certo che hanno proseliti dovunque in Italia , dove mandano emissari a fare ,·era propaganda rivoluzionaria" . Nell ' ultima parte erano infine riportate alcune notizie cli vario genere, tra le quali le seguenti: si stavano organi zzando assoc iazioni fra legi onari delle singole regioni d'Italia allo scopo di concretare programmi cli propaganda per arruolamen ti di volontari , e per indurre reparti dell'Esercito a far causa comune con le truppe fiumane. In ogni regione d ' Italia sarebbe stato istituito un centro di propaganda dove avrebbero fatto capo i legionari emissari del governo di Fiume; oltre alla propaganda, sare bbero stati allo studio veri crimini contro alti personaggi dello Stato (N itti , comandante de lle truppe della Venezia Giulia) , destinandovi gruppi di arditi guidati da ufficiali; a Fiume affluivano aderenze da ogni parte d ' Italia e molte anche dall'estero, da dove arrivava pure denaro; sarebbero state assicurate adesioni anche da parte cli comand i di reparti regolari dell'Eserc ito; D · Annunzio gli aveva detto che trovava larga condiscendenza da parte cli tante autorità militari , e che ormai mo lta parte dell ' Esercito agi va indipendentemente dal governo'~~. Un altro documento elaborato sempre dalla medesima fonte co nteneva particolari più dettagliati relativi al rilascio del gen . Nigra, avvenuto il 9 febbra io . Lo riproduciamo integralmente per l'importanza descrittiva d i alcuni dettag li , abbastanza sig nificativi per delineare una certa atmosfera ed i comportamenti conseguenti:

"Il giorno 7 corrente a me-::::.ogiorno il ten . Masperi della Segreteria del Comandante D 'Annunzio visita va il gen. Nigra per comunicargli che era stata decisa la sua liberazione p er quel giorno o per il successivo, e che nella gionwra stessa il Co111anda11te D'Annunzio lo avrebbe f atto chiamare per dari/ien e comunicazione. Il generale fece rilevare al tenente l'opportunità che il Comandante D 'Annunzio si recasse personalmente a dargli tole partecipazione, anziché

'" AUSSME, D.S. Com.do Gcn.le Truppe V .G .. 129/S-3c. prot. 30 del 16.2.1920 da Comando Zona Trieslc a Com.do Gen.le Truppe V .G .. f.10 Sailer.


li 1920 e la gestione Caviglia : dalle trclllcuive alle cannonate

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mandarlo a chiamare, e ciò per doverosa deferenza al grado che egli rivestiva e per la sua carica; tanto più che non erasi mai recmo a visitarlo. Convenne il tenente nella richies1a ed assicurò che avrebbe suggerito tale alto di cortesia. Alle ore i 5 iL cap. Coselschi, segretario particolare del Comandante D'Annunzio, si recò dal generale preavvisandolo che dopo le ore 17 il Comandante si sarebbe recato a visitarlo, soggiungendo che la liberazione era già stata de dsa da ire o quattro giorni, ma poi si dovette sospendere . Alle ore 17 il cap . Coselschi avvertiva il generale, con un biglietto. che il Comandante D'Annunzio, sovraccarico di lavoro e di visite, si mostrava dolentissimo di non porerlo andare a visitare e che certamente il giorno successivo jì-c, le 14 e le 15 lo avrebbe fatto. J,1fatti alle 14.30 del giorno successivo, 8, il Comandante D'Annunzio visitava il generale; subito gli cmnunicò eh~ da quel momento poteva considerarsi libero, e ripeteva il suo vivo rammarico per l'increscioso fatto da attribuirsi esclusivamente alla viva impressione di ostilità, alla quale sembravano improntati gli a(ti del generale, ed alle assicurazioni ricevute da molte parti e documentate di tale ostilità. li Comandante fu cortesissimo con il generale, ricordò alcuni episodi di guerra; conunentò molto l'allontanamento della Brigata Regina che diceva confermato; provvedimento che fino allora aveva ritenuto provocato dallo stesso generale . corne gli avevano in modo formale assicurato . Lamentò l'azione del Governo che non aveva certam.ente cognizione di quanla italianità palpitavano le ciaà della Dalmazia, e si preoccupò delle condizioni nelle quali sarebbe venuta a 1rovarsi Fiunie dal pun.10 di vista della sicurezza di .fronte agli jugoslavi . Disse infine che il gen. Caviglia desiderava che il gen. Nigra si recasse direttamente a Trieste. In base a ciò venne s1abilita la partenza per il successivo giorno 9, ed alle ore 9, poiché il Comandante desiderava salurare il generale alla partenza. Alle 9 precise infatti di ieri (9 corrente) il ten. sig. Masperi della Segreteria saliva dal generale ad annunziare che l'autovettura era pronta. All'uscita dell'alloggio si trovava schierata la guardia per rendere gli onori, il generale accompagnalo dal s. ten. Rossi Passavanti, dal ten. Masperi predetto e da alrri ufficiali del Comando uscì dal Palazzo, accolto da due squilli di tromba, e percorse tutta la strada che circonda il Palazzo stesso per recarsi all'autovettura; lungo il viale era schierata ai due lati tutta la Compagnia arditi D'Annunzio (oltre 300 uomini), che rendeva gli onori ed il saturo alla voce. Di


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L'esercito i1a/iww e la questione fiumana ( 1918- 192 I)

fronte al Pa/az.zo presso l'autovettura, altro nucleo di arditi rendeva gli onori; il Comandante non era ancora sceso, allom il generale volle salire per incontrarlo, e poté così ancora conversare qualche ,ninuto intimamente, riportando l'impressione sicura del grande dispiacere del Cornandante D'Annunzio per il dolorosissimo incidente, e che la liberazione era dovuta alla lealtà militare con la quale il generale spiegò tulle le circostanze che lo obbligarono a prendere una posizione decisa, ferma, rigorosa, iriflessibile nelle relazioni con il Comando di Fiume . Chiarite tali circostanze, il saluto di congedo fu improntato a molta serenità d'animo. D 'Annunzio accompagnò il generale a/l'autovettura, i(fficiali e guardie facevano ala lungo lo scalone salutando con grande deferenza, ed i due squilli di prescrizione con il saluto alla voce delle truppe schierate indicarono la partenza del generale Nigra , mentre Gabriele D 'Annunzio, circondato dai suoi L(fficiali, salutava rispettosamente ed affabilmente il generale . Il col. Sani era nell'autovettura del generale, 1nentre in altra vettura seguì.fino a Cantrida il ten . Ma.speri della Segreteria Particolare di D'Annunzio" 357 •

La cattu ra del gcn . Nigra ebbe alcuni strascici polem ici. Uno cli essi fu dovuto al sospetto che i sequestratori fossero stati avve1titi del passaggio ciel generale da una telefonata partita eia un ufficiale del Comando Zona di Trieste, - Caviglia, ne.Ile sue memo.rie, afferma di averne appurato in seguito l'identità, senza peraltro rivelarla :;58 - ipotesi esclusa dal titolare di quel Comando J59 che l' avrebbe invece adombrata nei confronti dell'ambiente della 45" Divisione ,w, il cui comando invece la rigettò, attribuendo l 'eventuale foga cli notizie ai numerosi fiduciari dei quali i dannunziani disponevano dovunque . Il contegno ciel gen. Nigra non fu esente eia alcune critiche, essendogli state attribuite alcune "debolezze" . In una lettera ciel gen . Sailer a Caviglia, il comandante de lla Zona di T rieste ravvisava però l' unico, eventuale ril.ievo che potesse essere mosso al Nigra nell'eccessivo calore con il quale questi si sarebbe espresso, nei riguadi del!' impresa fiumana, con

,., AUSSME, D.S. Com do Gen .le Truppe V.G., 129/S-3c, prot. 27 del 10.2. 1920 da Comando Zona Trieste a Com.do Gcn.le Truppe V .G ., f.10 Sa iler. "' Caviglia E .. op. c it., pag . J 50. ·'" AUSSME, D.S. Com.do Gcn.le Truppe V.Ci .. 129/S-3c, prot. 34 RP del 2 1.2. I 920, da Comando Zona Trieste a Com.do Gen. le Truppe V.O., f.to Sailcr. ·"" AUSSME, rei. PG, Annessi, voi. 7-69g, se1na prot. del 29.1. I 920. da Com .do 45' Divis ione· S tato Magg iore al Com.te di Div.ne. f.to col. Majoli.


Il i 920 e la gestione Caviglia: dalle tralfative alle canno,wte

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gli ufficiali di D'Annunzio e con il poeta stesso; ma, aggiungeva, la cosa poteva essere plausibilmente attribuita al fatto che Caviglia, la sera del 26 gennaio durante la visita che Nigra gli aveva reso prima cli ripa1tire per il suo comando, gli aveva ribadito come, in caso di attacco j ugoslavo, le truppe regolari avrebbero agito cli conserva con quelle fi umane ·161. Oggetto invece cli un provvedimento disciplinare fu il protagonista minore della vicenda, il cap . Biffi, al quale vennero inflitti 10 giorni di arresti di rigore con la seguente motivazione:

"Assalito di n.orte da nurnero soverchiante di arditi jìumani, mentre Lrovavasi assopito, in automobile di fianco al proprio generale disarmato, quantunque avesse avuto il tempo di impugnare la rivoltella non reagì né con. atti né con parole, né sostenne le energiche proteste del generale ma tenne contegnq passivo, .finché ebbe dal suo superiore l'autorizzazione di consegnare agli assalitori l'arma sino allora inutilmente espugnata" 3<•2 • La punizione comminata al capitano suonava molto come l' individuazione , ad ogni costo , di. un capro espiatorio la cui "condanna" avrebbe dovuto rivestire un significato meramente di facciata. È ind icativo, infatti , come l'autorità punente, il gen. Sailcr, facesse rilevare neUo stesso documento nel quale notificava il fatto a Caviglia come il gen. Nigra medesi mo avesse dichiarato che, di fronte a gente decisa a tutto e soverchiante cli numero, se il Bi ffi avesse fatto uso dell'arma avrebbe provocato una reazione tale da raggiungere l'effetto decisamente opposto a quello cli difendere il proprio superiore.

L'episodio N igra costituì un ' occasione per D'Annunzio di mettersi in relazione con Caviglia . Gli scrisse infatti una lunga lettera nella quale esponeva le ragioni che lo avevano indotto a promuovere quell'atto, si lamentava a proposito cli piccoli inc identi cli secondaria importanza, ch iedeva libertà d'azione oltre la cerchia di Fiume per poter preparare la difesa contro Ia minaccia di un attacco jugoslavo e concl udeva, pur

' 6 ' A USSME. O.S. Com do Gen.le Truppe V .O .. J29/S-3c, pn)t. 35 RRP del 20.2.1 920, da Comando Zona Trieste a Com.do Gcn.lc Tru ppe V.G ., f .Lo Sailer. "·' AUSSME. D S. Com.do Gen .le T ruppe V .G .. 129/S-3c, prot. 34 RP del 21 .2 .1920, eia Comando Zo1rn T rieste a Com.do Gen .le T ruppe V .G., f.to Sailcr.


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L ·eserciro italiano e la quesrione fiumana ( 1918- 1921)

esprimendo sentimenti cli stima e cordialità personali, con il dichiararsi pronto ad affrontare anche un conflitto "con italiani non italiani''. Caviglia non rispose alla lettera, consegnando invece ad Host Venturi, che ne era stato il latore, un messaggio ingiuntivo per D 'A nnunzio riguardante 1' immediata liberazione del gcn . Nigra. Inoltre, poiché D' Annunz io continuava ad emanare proclami contro gli ufficiali che esegu ivano gli ordini cli Caviglia o che comunque non si mostravano aderenti alla causa fiumana , incidendo non poco sullo stato d'animo dei reparti regolari , il comandante delle truppe della Venezia Giulia diramò un ordine ciel giorno estremamente energico , quasi brutale, per ria.lzarne il tono morale , dando mano nel frattempo ai preparativi per un atto di forza nel caso 1'intimaz iooe fosse riuscita senza effetto. Proprio cli questo il governo ebbe timore, e Nitti convocò Caviglia a Roma per sondarne le effettive intenzioni ed indurlo se del. caso alla moderazione. Il rilascio di Nigra, avvenuto il 9 fehbraio, se contribuì ad allentare l'aumento della tensione che ne era derivato , non mise fine in vece ai colpi cli mano ed ai tentativi sed iz iosi da parte cie l comando fiumano . Fra i primi , particolarmente rilevante per le conseguenze che ne derivarono, fu quello eseguito a Cava Preluca . Un nucleo di c.irca 70 uom ini , composto da una ventina di artiglieri eia campagna e eia una cinquantina cli arditi, guidati da 5-6 ufficiali tra i quali l'organizzatore dell'impresa ten. Passeri, uscì dal porto cli Fiume su un grosso rimorchiatore che trainava uno zatterone formato da alcuni pontoni di ferro uniti tra loro e ri copertj di strame , mosse in direzione di Abbazia e verso le 2 ciel 20 apri le '~' prese terra in un tratto di costa non sorvegliato fra la linea cli blocco e la Cava di PreJuca . Penetrati sul piazzale della cava , gli arditi si avvicinarono inosservati agli accantonamenti del 6° Gruppo O.P.C. e ad una postazione di mitragliatrice situata su un rilievo roccioso, alla quale erano preposti 8 uomini ed una sentinella. La notte era molto buia ed un proiettore posto nelle vici nanze aveva eia poco cessato cli fu nzionare per un guasto accidentale , un'altra delle tante, ricorrenti coincidenze troppo " coincidenti" per essere ritenute solo casuali. Ad un segnale convenuto , gli arditi si gettarono sulla mitragliatrice, sulle sentinelle alle scuderie ed al parco automezzi e c.irconclarono le baracche dormitorio, immobilizzarono chi mostrava qualche velleità cli resistenza e si im-

"; Nelle var.ie pubbl icazio ni che riportano l'episod io f igura la duta del 19. ma da un documento uffic iale dell'epoca (cfr. nota success iva) la dala indicata è quella del 20.


Il 1920 e /u ges1ione Caviglia: dalle trat/caive alle cw111011ate

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padronirono di 46 cavalli che vennero caricati sullo zatterone. Questo mise la prua su Fiume, mentre una parte degli arditi si dileguò nella fitta vegetazione della zona soprastante e rientrò su alcune barche che avevano fatto parte della spedizio ne e che li attendevano opportunamente nascoste in anfrattuosità della costa. Una relazione inviata eia Caviglia al ministro della Guerra così concludeva la ricostruzione dell'episodio: "Le sentinelle ai materiale autmnobiListico dichiarano di non essersi accorti di nulla; sol.o ricordano di a ver sentito scalpitio di cavalli , cui non diedero importanza perché consueto. La guardia scuderia era disarmata e non oppose alcuna resistenza. La guardia al parco di artiglieria era irregolarmente senza cartucce . La guardia alla mitragliatrice colta di smpresa fu immobilizzata. La sentinella asserisce che, avendo sentito qualche breve rumore, dette il 'Chi va là' e successivamente l'allarme. Al suo grido fece immediatamente seguito il jtschio convenzionale dei Fiumani. L 'Ujfìciale di servizio al Gruppo venne avvertito alle 5,30 da un soldato della guardia alla mitragliatrice, quando cioè il carico si era allontanato e gli arditi avevano lasciate libere le guardie. In complesso l'operazione poté riuscire perché bene organizzata la sorpresa e perché .favorita dalle circostanze: apparve tutravia evidente inerzia nel personale ed una inveterata trascuratezza, solo in parte atrribuibile al frammischia mento dei reparti di sorveglianza irnposto negli ultimi congedamenti, specie al Gruppo di Artiglieria. Sono stati presi provvedimenti disciplinari e penali a carico di alcuni più diretti responsabili del grave fatto; per parte del Comando della Zona di Trieste si sta procedendo ad una ulteriore inchiesta per assodare La responsabilità di alcun.i Ufficiali e stabilire quindi punizioni a loro carico o il deferimento di taluni di essi al Tribunale Militare. È da considerare infine eh.e a Fiume esiste un Comando Navale considerato tuttora regolare; malgrado il porto debba chiudersi la sera alle 20, è accaduto eh.e , dopo tale ora, un rimorchiatore con 70-80 arditi ed una grossa maona ha potuto uscirne e rientrarci indisturbato " ·'6-1.

''" AUSSME . D.S. Com.do Gen .le Truppe V.G ., J29/S-5c , proL 111 69 del 25.4. 1920 . da Com.do Gen .le T ruppe V .G . a Ministro Guerra. f.co Caviglia.


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L'esercito italiano e la questione fiumana ( /918-1921)

L' origine del colpo di mano era duplice. Da un lato , rappresentava un gesto di ritorsione contro gli insulti e le vessazioni cli cui erano stati fatti oggetto, da parte delle aut01ità militari italiane, alcuni soldati fiumani congedati in transito a Trieste; dall 'altro , l'iniziativa aveva anche un carattere cli pratica utilità, perché i cavall ì dell'Esercito avrebbero potuto sostituire efficacemente nel traino delle batterie da campagna quelli, ormai macilenti, in mano aì dannunziani (oltre che , in caso cli emergenza, fornire carne equina ai macelli cittadini). Nella stessa g iornata ciel 20 il gen. Ferrario, comandante della 45" Dì visione, comunicò al Consiglio Nazionale che era vietata ogni introduzione di farina a Fiume e che la disposizione sarebbe divenuta permanente se nel termine cli tre giorni non fossero stati restituiti i cavalli. Il giorno successivo un'altra lettera informava che il blocco sarebbe stato esteso alle comunicazioni ferroviarie e telefoniche eia e per F iume (ed effettivamente, trascorso il termine indicato, il gen. Ferrario fece asportare un tratto cli binario). Nel frattempo, il presidente ciel Consiglio Nazionale Grossicb aveva rappresentato al generale come il Consiglio stesso non potesse esercitare .alcuna ingerenza in questioni di indole militare né sindacare le azion i dì D'Annunzio, .e come la città venisse penalizzata per atti sui quali le au torità comunali non avevano alcuna possibilità di controllo . D'Annunzio si rese conto che non conveniva tirare troppo la corda. Diramò sì proclami ai cittadini ed alle truppe regolari, incitando i primi a non cedere ed i secondi a non farsi complici degli ''affamatori ciel popolo fiumano", ma nello stesso tempo scrisse un lungo memoriale per il gen. Ferrario, esponendo le ragioni che avevano portato alla cattura dei cavalli e dicendosi pronto alla loro restituzione qualora, da parte delle autorità militari, si fosse data precisa assicurazione cli procedere ad una severa inchiesta circa le offese patite a Trieste dai legionari in congedo. Avutala, si addivenne alla consegna dei quadruped i, anche se questi non erano quelli vigorosi sottratti a Preluca ma altrettanti denutriti ronzini cli estrazione fiumana . Anche le autorità militari, eia parte loro, avevano interesse a chiudere la controversia, e soprassedettero a tale forma di scambio certamente non alla pari . Altri colpi di mano continuarono ad essere portati contro i piroscafi , fonte preziosa di rifornimenti per le esigenze della comunità fiumana. Fra il 17 ed il 18 gennaio era stato sequestrato il Taranto, che trasportava 120 quintali di farina, 60 di pasta, un numero imprecisato di quintali di foraggio , 5000 paia cli scarpe ed altri indumenti militari , 4 tonnellate di olio (tutti rifornimenti destinati alle truppe dell'Albania) e, soprattut-


Il I 920 e la gpsrione Cavi,:lia: dalle 1ra11(11ive alle

cc11111011ate

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to . la somma di 2 milioni di lire scortata da un capitano ed un te nente della Brigata Udin e più due carabinieri. Tutti e quattro furono sopraffatti, immobiJ in ati e disarmati al grido di "Viva Fiume ita liana" eia membri dell'equipaggio che, compreso il comandante, era s tato unanimamente d·accordo per effettuare l'azione 36.s. li 6 maggio fu dirottato il piroscafo Feje,wiri, di proprietà de lla Società di Navigazione Adria, salpato da Trieste con un carico di o ltre 5000 tonnellate di grano diretto a Salerno e Messina . TI comandante Domenico Costantini dichiarò di essere stato fatto prigioniero da 5 uffic iali fiumani . uno olo dei quali in divisa, indicati come i tenenti di vascello Manzutto, Negri, Albaretto ed il s. ten. Aclami. Ne lla s ua depos iz ione si ri levarono alcune lacune, non ultimo il moti vo per il quale egli , già rinchiuso nella propria cabina e sostituito nel comando della nave dal Manzutto, fosse stato liberato a 5 miglia dal la rada cli Fiume ed avesse riassunto la gestione ciel piroscafo . Riportiamo la seconda parte della denuncia inviata dal capo de lla Sezione Poli zia dell'Ufficio i nformazioni cie l Comando Generale Truppe Venezia Giulia all ' Avvocato Militare presso il Tribunale cli Gue rra di T rieste contro i predetti ufficiali, in quanto contiene ele menti significativi circa l'apporto dato ad opera'.lioni del genere da parte della Federaz ione Lavoratori del Mare :

"Per impedim.enri materiali non si è po1u10 procedere all 'interrogatorio del Capilano Costantini e muovergli debile contestazioni. Da indagini esperite relatil'e all'antefaflo è risultato che il Capitano Costan.tini avrebbe. col piroscafo, dovuto prendere il mare fin dal I O Maggio, ma alla partenza si oppose la federa zione del personale marittimo a causa degli alloggiame111i de/l'equipaggio che 11011 erano convenientemente sistemali. La federazione pretendel'a che i lavori necessari fo ssero compiuti subito dopo il viaggio . Senonché il giorno 5, all'improvviso, il co11flitto si compose per inusitata acco11disce11denza della Federa::..io11e che com·enne nelle proposte dell'AdrÌCI. Peraltm la partenza jì,1 ritardata ancora per 24 ore: il Capitano Costantini giustificò tale fatto presso la Capi laneria di Porro coll'asserire che era in at1esa di ordini da parte degli armatori. il giorno 6 il Comandante del Piroscafo fece lernre le ancore se11z,a

"'-' AUSS:Vlc. rei. PG. Annessi . voi. 7-69g. prot. 310 del 19.1.1920 e 3-10 del 21.1.1920. da Comando 77 !)i visione - St:uo Maggiore al generale comandante. f.to col. G~ ri boldi.


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L'esercito iwfiano e fa questione.fiumana ( 1918-/ 92!)

prùna passare, come di rito e secondo preavviso ricevuto, nell'id]icio della Capitaneria dove gli si doveva dare comunicazione personale della disposizione di massima recentemente emanata e largamenre conosciuta, che durante il tragitto non avrebbe dovuto obbedire a qualsiasi eventuale intimazione di fermo da parte di navi del Comando Fiumano . Quando e come gli uff-ìciali fiumani si siano imbarcati sul pif·oscc?fo non si è potuto precisamente stabilire, peraltro si deve anunertere per certa la connivenza del personale di bordo, dato che il pirosccifo da 4 giorni aveva lasciata la banchina del Punto Franco e si trovava ancorato nella rada, circostanza questa che rendeva ancora più d(fficile l 'imbarco clandestino già di per sé dÌ:!ficoltoso per il fatto che la nave non faceva servizio di passeggeri . Tn sintesi em.erge: 1 °) che la partenza e la rotta del piroscafo erano conosciwe dalla società Adria che ha sede in Fiume e dalla Federazione del personale marittimo. (Sono nor.e le relazioni intercorrenti rra l'On. Giulietti e Gabriele D'Annunzio); 2°) che il Capitano Costantini con il preresto di dover attendere ordini da parte degli arnia/ori ha ritardato a partire di 24 ore; che nulla più ostava da parte dellafederazione del personale maritrimo; 3°) che l'equipaggio del piroscafo, comandante e macchinisti, era in maggioranzajìumano. Gli elementi finora acquisiti lasciano adito a dubitare sul compormmenlO del comandante Costantini il quale ha reso inoltre un rapporto così vago della cauura subita - men.tre nessun.o meglio di lui avrebbe potuto c1ffermare ad escludere circostanze che ora in.vece con.vien discutere come ipotesi - da jè1r pensare che e&li abbia voluto accedere ai particolari per non indiziarsi connivente nel colpo di ,nano" >66 • Ma ancora più importante fu il dirottamento del piroscafo Cogne, con alcune implicazioni politico-economiche per superare le quali , ad evitare un inasprimento del blocco di Fiume, lo stesso Caviglia dovette personalmente intervenire. La nave, di proprietà della Società di Nav igazione Ansaldo di. Genova, era partita il 2 settembre eia Catania diretta in Argentina con un carico, parte di proprietà italiana e parte cli società

,,.,. AUSSME. D S. Co m.do Gen .Jc Truppe V G .. 129/ S-5c. prot. 9/306 del 17.5. 1920, da Com.do Gen.lc Truppe V.G . - U ff. rnf.ni, Sez. Po lizia, ad Avvocato M i litare presso T ribunale di Guerra Trieste , f.10 cap. Dc V uono.


Il 1920 e la gestione Cal'igliu: dalle lrallmive alle camwnme

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straniere, di sete preziose, orologi svizzeri, automobili , aeroplani, grano e generi alimentari . A Catania si .imbarcarono occultamente 7 "uscocchi" al comando del ten. vasc . Romano Manzutto, ancora una volta protagonista cli azioni cli questo tipo e coadiuvato dal ten. Andrea Benedetti , che attesero la partenza del piroscafo nascosti nella galleria dell'asse dell ' elica . Verso le 16 entrarono in azione: tre uomini presidiarono i locali macchine, altri tre il castello centrale bloccando gli ufficiali della nave nel quadrato e sorvegliando dall'alto la coperta, un altro occupò il locale radio . Il comandante del Cogne si convinse subito che era opportuno non opporre resistenza, richiedendo la solita dichiarazione che era stato costretto a cedere con la forza. TI piroscafo si diresse verso Fiume, dove giunse il 4 con su li 'albero il gonfalone della Reggenza ltatiana del Carnaro che i dirottatori erano riusc iti in qualche modo a confezionare uti linando tutte le bandierine trovate a bordo. Giunti in porto, l'esame del carico rivelò .che, per quanto prezioso, non poteva essere di grande s upporto per le esigenze della città, per cu i eia parte ciel comando fiumano si pensò d i proporre al governo italiano il riscatto della nave. Le lunghe e complesse discussioni si protrassero per quasi due mesi senza pervenire ad una conc lusione, anche perché in izialmente il governo non riconobbe la validità delle credenziali rilasciate dal comando dannunziano ai propri delegati; andò vano anche un passo cli Caviglia nei confronti di D'A nnunzio per convincerlo ciel danno che , sul piano economico e dell'immagine , avrebbe potuto derivarne all'Italia. Alla fine cli ottobre gli esponenti fiuma ni decisero di aprire trattative per la vendìta delle merci ad acquirenti privati, cosa alla guaJe il governo rispose dichiarando ìllegale la prassì e sottolineando agli eventuali compratori il rìschio di " incauto acquisto' ' al quale si sarebbero esposti. TI comando cli Fiume stabiD allora di procedere ad un 'altra transazione, in base alla quale avrebbe consentito il ritiro delle merci eia parte dei proprietari contro il pagamento a proprio favore di una percentuale sul valore de1la nave e del carico , stimato intorno ai 200 milioni, da interpretarsi quale prestito concesso alla città. Intervenne a questo punto l'ind ustriale e senatore mi lanese Aldo Borletti, grande estimatore di D'Annunzio e sostenitore della causa fiumana, che si recò a Roma per accordarsi con il governo nella ricerca d i un gruppo di finanziatori; la sua iniziativa incontrò l'opposizione cli Giolitti , ma Bor1etti si recò a Trieste da Cavìglia ed ottenne l' appoggio di questi presso le autorìtà governative, inclini ora a considerare il danno derivante all 'ltalia col dimostrare di non essere in grado cli assicurare i normalì rapporti commercìalì con gl i altri Paesi.


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L 'esercito iraliano e la quesrione.fiuma11a (1918-1921 )

L' amicizia personale fra D'Annunzio e Borletti consentì il raggiung imento dell ' accordo su lla cifra cl i 12 mil ion i. Si trattava ora cli reperire il latore di tale somma , che fra l'altro D'Annunzio esigeva fosse in contanti non fidandosi di assegni o titoli di Stato nel timore che il governo , dopo il rilascio del Cogne, potesse dichiararli nulli. La scelta cadde sull'avvocato e senatore Edoardo Rotigl iano , già uffic iale nello stato maggiore di Caviglia durante la guerra, che ai primi di dicembre, scortato da alcuni carabinieri, si recò a Fiu me con tre grosse valige contenenti i 12 milioni in biglietti eia mille, così come era stato espressamente rich iesto da D' Annu nzio nell'accordo definitivo. Jl 12 dicembre, il Cogne poté fornimente riprendere il viaggio verso l'Argentina. Ri manendo sempre nell' ambito navale , va ricordata un ' altra controversia, sorta nell'aprile tra le forze regolari e que lle dannunziane e per la quale si fece ricorso, eia parte cli queste ultime , anche al cannone . Il 23 cli quel mese il vaporetto che collegava Volosca a Sussak fu intercettato eia un Mas uscito eia Fiume e costretto al rientro, con notifica eia parte del comandante della silurante che non sarebbero state consentite ulteriori. comunicazioni fra i due porti. lì vaporetto fu allora sostituito dal CT Stocco che, quattro giorni dopo , trovandosi in navigazione, venne avvicinato eia due Mas che gli intimarono cli sospendere il servizio. Il caccia non si curò del!' ingiu nzione e continuò la sua rotta , ma poco dopo, dall'estremità ciel molo Cagni del porto di F iume, vennero sparati alcun i colpi di cannone peraltro diretti abbastanza avanti alla prua. Il cap. vasc . Tanca, Comandante Su periore Navale di Fiume, inv iò al ministro della Marina ed alle altre massime autorità militari un rapporto dal quale emergono alcuni elementi in teressanti a i fi ni clell'atrnosfera che regnava tra gli esponenti ciel comando fiumano:

"Non appena udii le cannonate telefonai al Comando di Città di far cessare il jiioco ed inviai il Tenente di Vascello Di Bracchetti sull' estremità del Molo con l'istesso incarico . Il tiro cessò anche perché da ogni parte ji,1 telefonato di cessarlo . Agf?iungo che, nonostante L'ordine pazzesco eremo stare prese disposizioni per non colpire assolutamente la nave ed il Capitano che dirigeva il tiro aveva avuto cura che i colpi.fossero assoLu.tcanente innocui. 1)/[i recai ùnmediatamente da D'Annunzio e gli rinfacciai l'oltraggio fatto alla Marina : mentre questa si adoperava a rappacijìcare un incidente sorto .fra le truppe, si era creduto bene offenderla, quasi si trattasse di una serva o peggio.


li 1920 è fa gèstione Caviglia: daf/e trattative alfe ca11no11a/è

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Lo avvertivo che non ero più disposto a tollerare soprusi e che assolutamente non volevo più ammettere che i signori Legionari scambiassero la bontà dei miei marinai per dabbenaggine, e che, se egli aveva i suoi arditi, io avevo i miei marinai, i quali, una volta scatenati, avrebbero dalo una solenne lezione ai pazzi. D'Annunzio deplorò l'accaduto dovuto ad un equivoco, ìanroché egli appena sentì i colpi, corse a dare ordine di cessare il fìwco. Mi rilasciò un documento scrillo, che allego, come prova della sua mentalità . Ho rimproverato agli Ufficiali di Marina, che sono con D 'Annunzio, la loro troppo facile acquiescenza agli ordini che ricevono dai grigio verdi, la cui ignoranza delle più elementari regole navali può scusarsi, ma è obbligo degli uj.ficiali di Marina di rettificare queste concezioni erronee . Alle 19 venivano sulla Dante i Generai{ Ceccherini e Tam,aio, che ~iasimavano altamente l 'ano di D'Annunzio e mi dettero copia del documento che proverebbe come essi, e non D'Annunzio, resero il tiro innocuo, ed appena udirono i colpi, immediatamente ordinarono di cessare il fuoco. Mi dissero come d(f/icilmen.te D 'Annunzio ascolti i toro consigli e come spesso debbano venire ad aspri diverbi. /ruanto il Tenente Colonnello Rossi, Capo del Raggruppamento d 'Artiglieria, appena prese visione del/,' ordine, si dimise e chiese di essere prosciolto dal giuramento fiumano. Gli Ufficiali di Marina non osano fare altrettanto - ed è bene che non lo facciano - perché al1rimenti i marinai irregolari resterebbero in mano a subalterni, felici di essersi disfatti dei loro capi , Nel pomeriggio di ieri 28 è venuto a bordo il Comm. Grossich accompagnato dal Capitano Venturi, ad esprimermi il rincrescimento di tutto il Consiglio Nazionale e di tutta la cittadinanza per l'increscioso incidente dello Stocco. Col .folle atto commesso, D 'Annunzio si è alienata quasi completamente la simpatia dei marinai, ai quali sono state :,,pie!{ate bene le cause che condussero al deplorevole incidente" 367 .

,., A.C.S ., Fondo Nitti, b. 4 l. f. I 35 . prOL. 234 RRP senza data , da Co1m1 ndo Superiore Navale d i Fiume a Mi nis lro Mari na e.p.c., a Presidente Consiglio, Min istro Guerra e 1° Aimantc di Campo del Re. f.to cap. vasc. T anca.


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L 'esercito ile.diano e la questione fiumana (]918-192])

Una parte saliente nelle vicende militari de l primo semestre del 1920 avrebbe continuata ad averla la Brigata Regina, già alla ribalta nei mesi precedenti per tutta una serie di episodi dei quali s'è riferito nelle pagine precedenti. A metà febbraio del 1920, il previsto rientro in zona territoriaJe della brigata, che costituiva a Sussak e nella valle del Récina un cuscinetto tra Fiume ed il territorio ciel regno serbo-croato-sloveno , elette luogo a qualche preoccupazione dal momento che l' unità era considerata particolarmente permeabile alla propaganda dannunziana . Il trasferimento si svolse invece in perfetto ordine. Anzi, la cattura eia parte dei legionari fi umani cli una maona occupata da militari del l O battaglione ciel 9° Fanteria ed anche di altri reparti, depose per la solidità e l' affidabilità della brigata: obbligati infatti a sbarcare a Fiume e stimolati in tutte le maniere a restarvi, la grande maggioranza degli ufficiali e della truppa insistette per raggiungere il proprio reggimento riuscendo alla fine nell ' intento. Caviglia mise in rilievo questa discrepanza fra la cattiva nomea attribuita alla Regina e l' effettiva realtà , e ne mosse esplicito addebito ai generali Castelli e Sailer contestando loro cli aver mascherato , con tale gratuita attribuzione, la propria titubante ed inadeguata azione cli comando. Per il Sailer, ne derivò la sostituzione quale comandante della Zona di Trieste con il gen. Giacinto Ferrero. La lettera cli rimprovero a Sailer, che si riferiva ad altre due precedenti inviategli dal medesimo una settimana prima, era la seguente:

"La lettera di V.E. N° 30 R.P. in data 20 corr. mi ha recaro sorpresa . Non sono le notizie degli informatori, ma quelle datemi da V.E. che hanno messo in me dei dubb i sul contegno della Brigara Regina . V.E. ha sempre considerato la Brigata Regina come un'unità in posizione imbarazzante, sulla quale non si poteva.fare sicuro cif.fidamento. Fin. dai primi giorni, quando presi il Comando delle R . Truppe della Venezia Giulia allorché io, per diminuire la possibilità che i ftu mani eseguissero dei colpi di mano, avevo manifestata l'intenzione di impiegare, occorrendo, la forza , togliendo il campo di Grobnik ai fiumani , ecc. VE. mi manifestò subito il dubbio che le truppe della Brigata Regina non avrebbero fatto il loro dovere. E poiché io osservai allora che bisognava sostituire la Brigata Regina, VE .. ritenne possibile che la Brigata sressa sarebbe passata a Fiume. In modo speciale V.E .riteneva ciò sicuro da parte ciel 9° Reggimento Fanreria .


li 1920 e la gesiione Caviglia: dalle tralfcuive alle cannonate

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Da allora in moltissimi casi V.E. ha manifestata la convinzione, che se D'Annunzio fosse venuto colla bandiera del 9° Fanteria a parlare ai.fanti della Brigata, certamente, almeno il 9° Fanteria, sarebbe passato a Fiume; V.E. esternò pure questo dubbio e prese precauzioni quando D 'Annunzio chiese di andare a Buc:cari. Così V.E. più volte volte e disvolle sostituire la Brigata, sempre col dubbio che forse solo con il concedere una buona residen za (Trieste) si sarebbe potuto toglierla senza incidenti dalla linea di armistizio . Così ancora recentemente V.E. veniva a lagnarsi personalmente con me perché, mentre io avevo già detto di mandare la brigata a Gradisca e Gorizia si doverte poi mutare il primitivo disegno desti nando due dei suoi battaglioni ad Adels~erg sulla linea di occupazione ed in posizione avanzata; V.E . manifestò il timore di defezio ni, ed allora io decisi di mandare tutta la Brigata tra Gorizia e Gradisca. Ed infine fu per l' informazione inviata da V.E. , che cioè la Brigata Regina aveva sperato di andare in Italia, e che la disillusione poteva dar luogo a defezioni , che chiesi al Ministero la sostituzione della Brigata. Ho perciò ragione di essere sorpreso delle affermazioni contenute nella lettera 39 R.P. di VE. Certo che la Brigara Regina lasciò il suo posto intorno a Fiume in buon ordine, ed io ebbi a manifestare il mio compiacimento per l'ottimo aspetto dei soldati in marcia, che si nwstravano lieti di lasciare quei luoghi. E con l 'occasione debbo pur notare, che V.E . non ha mai escluso, che il contegno della Brigata Regina durante il tra~ferimento potesse essere quello indicato dagli in.formatori, così che io dovetti ventilare la possibilità di misure coercitive come quelle accennate da VE . Quindi mentre sono lietissùni di constatare con V.E . il buon contegno della Brigata Regina, non posso collo stesso animo constatare la profonda differenza fra ciò che Ella mi ha sempre detto circa lo spirito di quella Brigata, e quanto ne scrive ora. Quan.r.o poi alla forma delle due lettere N° 39 e N ° 40 del 20 F ebbraio, vi rilevo un'intonazione irosa e critica, non approvabile disciplinarmente .


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L'esercito italiano e la questione fiumana (1918-192Jj

Pure comprendendo che quando VE. ,ne le scriveva potesse trovarsi in stato d'animo irritato, debbo con rincrescimento manifestarlo il mio biasimo per tale difetto di forma" ><,s.

Gli addebiti mossi a Castelli erano espress i indirettamente, attraverso una comunicazione inviata al ministero della Guerra: "Come è noto, recentemente mi sono indotto prima a sostituire sulla linea di blocco fiumana la BriMata Regina, poi a proporne l'invio in Paese. Sono note anche le ragioni clei provvedimenti stessi le quali si possono riassumere nella presunta poca sicurezza della brigata, sia per i suoi precedenti fiumani, sia per le condizioni contingenti di morale e di ambiente. Al prodursi di tale situazione a veva concorso particolarmente l'azione personale del Comandante della Brigata (Brigadiere Generale CASTELLI) spesso incerta e contraria alle direttive superiori . Egli aveva infatti fin dal Settembre scorso autorizzato il passaggio a Fiume degli elementi dipendenti, che intendevano votarsi alla difesa di italianità di Fiume, prendendosi arbitrariamente il potere di sciogliere dal g iuramento di fedeltà le mie truppe, lasciate così libere di scegliere tra Fium.e e la loro bandiera. Egli aveva in.oltre indotto il Comando del 9° Fanteria a rassegnarsi al furto (non posso dej,nirlo diversamente) della bandiera del reggimento e ad a,\]Jettare ordini superiori . La posizione della Brigara era g ià quindi così irrimediabilmente compromessa allorché assunsi il Comando delle R.T.V.G. Non mancai però di disapprovare apertamente la condotta del Comandante della Brigata ecl anche quella del Comandante del 9° Fanteria il quale, venuto a conoscenza del furto della bandiera, e saputo ove era stata portata la bandiera trajì1gata, avrebbe do vuto a qualunque costo, con qualunque mezzo, senza attendere &li ordini del Comandante della Brigata, andarla a riprendere . Il contegno conciliante, alacremente cortese del Generale Castelli verso il Comando Fiumano (con ogni probabilità per riuscire ad ot-

.v,, AUSSME, D .S. Com.do Gen .Je Tru ppe V .G., !29/ S-5c, prQL 9204 Op. RP ciel 28.2. 1920, da Com.do Gen.le Truppe V .G. a 1en. gen. s~ iler , i'.LQ Cavigl ia.


Il /920 e la gestione Caviglia: dalle traitarive alle rnnnonate

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tenerne la bandiera del 9°) continuò anche malgrado l 'aperto biasimo del Comandante della Divisione, fino a che il Generale CA STELLI stesso seppe che io ero deciso ad es1reme misure di rigore, pure di ottenere dalla Brigata il contegno militarmente corretto che io dovevo assolutamente esigere. ivla se con ciò poteva essersi resa più misurata ed opportuna l' azione del comandante della Brigata, era ovvio che la situazione creato non appariva mutabile e che, anzi, il mutamento di linea di condotta del Generale CASTELLI (già gravemente compromesso) poteva renderla insostenibile. E di questo particolare stato di cose si è reso ripetutamente interprete S.E. il Generale SAILER, le cui dichiarazioni mi hanno in de finitiva deciso a risolvere la imbarazzante situazione della Brigata col suo allontanamento. (Lettera N° 3204 Op. R.P. del 2812 e.a ., allegata, dalla quale anche agevolmente si rileva la sconcordanza fra le dichiarazioni verbali e quelle scritte di S.E. il Generale SATLER, per il che mi è stato necessario - per quanto increscioso - vivamente richiamarlo) . Come è noto, la Brigata ha tenuto durante il trasferimento contegno esemplare, dimostrandosi petfettamente ali' altezza delle sue belle tradizioni di fedeltà ed onore. Senza dubbio, negli ultimi tempi un salutare mutamento erasi operato nel morale della brigata. Mentre molti degli elementi, che nel settembre avevamo subito i/fascino di Fiume, erano stati eliminati con i congedi e le defezioni, il cattivo esempio delle degenerazioni disciplinari e anche (lo debbo dire) morali dell 'elemento dannunziano, l'assillante dolore della perdita della bandiera del 9° Fanteria, la dolorosa impressione della brigantesca cattura del Generale NIGRA, avevano disgustato profondamente l'elemento sano della Brigata, che costituiva incontestabilmente la grande maggioranza. Ciò non è stato avvertito in tutta la sua 11'1.isura neppure dal Commi.dante della Zona di Trieste . (Lettera 9204 Op. R.P., all.to, citata) . Sta il fatto che io ho potuto personalmente constatare nei reparti della Brigata, oltre all'ordine pe,Jeuo, anche la pieno soddisfazione di uscire finalmente da uno stato di cose ormai doloroso . Cosicché, invece di dolorosi incidenti di repressione energica che si potevano prevedere ( e pei quali erasi predisposto) si è avuto il be/l'esempio di fedeltà del / Battaglione del 9° Fanteria (elenco 9168 0


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L'esercito italiano e la quesrionefiumana (1918-1921)

Op. del 29/2 c .a.). E il trasferimento della Brigata si mostrò ugualmente opportuno: chiesto per spiegabile difetto di fiducia, esso invece consentì alla Brigata di dissipare i lievi dubbi che ne offuscavano la bella tradizione, e di liberarsi da una situazione della quale essa stessa desiderava uscire. Mi sono anche vivamente preoccupato della bandiera del 9° Fanteria. Ho scritto in proposito a D 'Annunzio la lettera che invio in copia, rimasta tuttora senza risposta. Ho consentito anche che per iniziativa diretta del 9° Fanteria fossero presi in proposito accordi col Coniando di Fiume, ma gli accordi non approdarono . Riassumendo: nessun dubbio su/La buon.a compagine della Brigata. sulla opportunità del suo allontanamento da Fiume. Molli dei fatti che fecero sorgere qualche incresciosa incertezza sulla sua saldezza - che si sarebbero evitati con un più fenno e opportuno indirizzo dell'opera del suo comandante - erano già compiuti aLlorché assunsi il Comando delle R .T. V.G. Allo stato delle cose debbo quindi limi Larmi e deplorare l'operato del Generale CASTELLI. Sul detto Generale il comandante della 45" Divisione (Generale NlGRA), ha formulato un giudizio (Allegato) nel quale si nota subito la sconcordanza fra La recisa affermazione Jc:1 vorevole con.tenuta nel primo periodo ed i falli che dopo gli vengono rimproverati anche nel rapporto stesso. In ogni modo, per me è decisamente biasimevole nel Generale CASTELLI, oltre alt' errato indirizzo disciplinare, morale e politico sopraccennato, il suo contegno incerto, il quale - proprio quando in uii ambiente momle rnutevole come quello intorno a Fiume, sarebbe stato necessario assumere posizioni n.etre e decise, ed orientare su quelle i dipendenti - ha contribuito invece,.forse più dei fatti addebitati alla Brigata, a scuotere nelle superiori direLte autorità la fiducia nella Brigata stessa. Ciò nonostante, considerata la posizione difficile in cui indubbiamente venne a trovarsi la Brigata dopo l'entrata in Fiume dei volontari e tenuto conto che probabilmente gli avvenimenti hanno sopraffatto il Generale CASTELLI prima che questi potesse farsi un' idea precisa della situazione e scegliere una conveniente linea di condotta, e che tutto ciò r;li impedì forse di comprendere e seguire gli intendimenti superiori. non ho ritenuto il caso di sottoporre il detto Generale ad altre sanzioni oltre ai rimproveri che già gli.furo-


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle trattari ve alle cannonate

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no mossi dal Comandante della 45" Divisione e dal Comandante della Zona di Trieste" 3';9 • Vale la pena soffermarsi sugli allegati ai qual i accennava Caviglia. La lettera da lu i scritta a D'Annunzio era la seguente:

"Avrei do vuto ringraziarla prùna d'ora per il volume che ha voluto mandanni, e per la dedica che vi ha apposto. Certo l'animo mio è immutato dalla primavera scorsa, ma alcuni atti recenti della S.V. mi han.no dolorosamente impressionato, fa cendo sorgere in me il dubbio che Ella non sia mosso unicamente dal bene del 'Italia, ma anche da ambizioni personali non pienamente pure, e che nello stesso tempo Ella non domini più completamente l 'mnbiente di Fiume . Questo dubbio che io francamente Le esprimo . e che si va generalizzando, la diminuisce nell'animo di tutti gli italiani retti, integri e disinteressati , alieni da preconcetti partigiani o da mire politiche transitorie. Per la stima altissima che io ho sempre avuto per il Poeta d'Italia come per il Soldato d 'Italia, sono profondamente afflitto il dover assumere atteggiamenti contrari ai miei sentimenti. Cosi in questi giorni io ho atteso invano da Lei un'atto di generosità : di patriottismo quale doveva partire spontaneamente dal cuore di un soldato italiano : 'La restituzione della bandiera del 9° Fanteria '; questo Reggimento non è spergiuro, come Ella iniquamente e iniiuriosamente lo proclama. La bandiera del 9° Reggimento fu rapita di notte coll'inganno al Comandante del Cmpo . Essa non sta ottimarnente do ve ora si trova; essa. lungi dal suo Reggimento non ha maggiore valore di quello che potrebbe avere nell'armeria di Torino, o in mano ad un collezionista qualunque. Ridonata al suo Reggimento riprende tutto il suo valore, e solo col suo Reggimenro lo ripende; ritorna il simbolo della Patria, delle tradizioni gloriose del 9° Fanteria, del sangue versato dai suoi soldati e dai suoi ujjzciali nei secoli di sua storia. Come posso io pensare che Ella abbia un cuore di soldato, che sia

'•' J\USSME, D.S .Corn .clo Gen.le Truppe V .G , 129/S -Sc, prot. 95 17 del1 '8J. 1920, da Com.do Gen.lc Truppe V.G. a M inistero Guerra, f.co Cav igl ia.


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L ·eserci10 italiano e la questione fiumana (7918-1921)

animato da generosi sentimenti, da amor di Patria, se non. sente un impulso che pur dovrebbe essere in Lei spontaneo, di lavare l'ingiuria atroce eh.e Ella fa ad un intero Reggimento svalorizzandone la bandiera? Comandante, con dolore debbo dirle come io temo eh.e non potremo mai intenderci se non verrà da Lei quell'atto che io attendo con dolorosa ansia" 370 . Come lo stesso Caviglia diceva nella comunicazione al ministero della Guerra, furo no presi accordi diretti fra D' Annunzio ed il capo cli stato maggiore della 77° Divisione, inviato espressamente a Fiume dal comandante cli questa gen. Bertolini. Sembrò che la questione fosse giunta a soluzione con la restituzione della bandiera, che D'Annunzio si impegnò a patrocinare presso gli uomini del reggimento passati dalla sua parte e della quale arrivò a concordare le modal ità, compresi gli onori militari. Ma il giorno successivo pervenne a Bertolini un suo messaggio così form ulato:

"Ieri radunati i Fanti bianchi, parlai senza passione, e già alle prime parole vidi nei loro occhi il loro animo. Uomini, ufficiali e soldati, chiesero a gran voce eh.e la bandiera rimanesse coi fedeli . Io non posso non rispettare questo sentimento. Lo spirito del '9°' è quì . Non. può essere al!rove . Creda , mio Generale, al mio profondo rammarico. La bandiera sarà custodita con religioso fervore . Ogni mattina ed ogni sera io .faccio, davanti a Lei, la mia preghiera di Italiano" m . Per quanto concerneva il giudizio espresso dal gen. Nigra nei confronti ciel gen. Castelli, esso era così formu lato:

"Esercitò bene il suo comando, e seppe con mano.ferma ripristinare la disciplina scossa dagli avvenimenti di Fiume . Per le attribuzioni eh.e gli vennero affidate nei riguardi di Fiume , non seppe conservare un giusto equilibrio nelle relazioni con gli altri Comandi, tendendo ad esagerare l'importanza del suo compito

,,. Allegata al docu mcnco di cui alJa nota 369, datata 20.2.1 920, da Caviglia a D' An nunzio. " ' Al legata al documento d.i cui al la nota 369, datata 1.3. 1920, da D'A nnunzio a gen. Berto lini.


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ed a rendersi quasi autonomo . Alle relazioni con il Comando di Fiume diede un'impronta talmente personale da non riprodurre il pensiero preciso e le determinazioni delle autorità superiori; anzi deTte l'impressione che tendesse a far credere sue le determinazioni favorevoli ed a scoprire sempre i Comandi Superiori in tutto ciò che poteva riuscire sgradito. Tutle le richieste del Comando inconlravano sempre il parere favorevole del generale Castelli anche se in opposizione a prescrizioni di ordini vigenti, e considerazioni non favo revoli eili ebbe sempre per Tutte le disposizioni restrittive che si imponevano per la condotta dei.fiumani. Le relaz ioni che egli aveva col Comando fiumano erano troppo cor~f'idenziali, ed io ebbi ad osservargli di non dinienticare che egli era sempre un generale anche di fronte ai sigg .ri Casagrande, Balisti, D 'Annunzio, ecc. Per il complesso di queste relazioni che il gen. Castelli e Lutto il suo Comando tenevano col Comando di Fiume, io ebbi a fargli un rimarco severo come risulta da una ler.tera, che quì unisco in copia, poiché sentivo cli non avere in lui un fedele cooperar.ore : e ciò devo dire con jì--anchezza dal momento che ogni mia azione di controllo da va luogo ad una sorpresa . Rilevai che il Comando della Brigata Regina, quello della Firenze, dei reggimenti 9°, 10° e 127° mandavano a Fiume a ritirare la corrispondenza degli idficiali e d ella truppa; che inservienli di mense Ufficiali andavano a Fiume a fare spesa; che parecchi ufficiali andavano a Fiurne per interessi propri; che guardia/ili fiumani venivano continuaménte nel nostro Territorio; che nel centralino militare del Lelefono della Brigata Reginajàceva capo una linea telefonica per Fiume e che molti comandi delle truppe dipendenti corrispondevano con tale mezza direttamente con Fiume. E tutto ciò avveniva col permesso del gen. Castelli. Molte e molte notizie poi e comunicazioni di servizio il gen.. Cas1elli riceveva attraverso il tele.fono di Fiume, per mezzo del quale poi egli comunicava direttamente col Comando della 77• Divisione, non so poi con quale sicurezza pel segreto di servizio. Tutto questo assieme di cose dunque non era regolare, e per non dare uno strappo violento a questa consuetudine lo scrivente andò man mano assorbendo tutte le attribuzioni afftdate al gen . Castelli, ottenendo ultimam.ente di togliergli anche l ' incarico di corrispondere direttwnente e per qualunque motivo col Comando di


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Fiume, avocando al Comando della Divisione anche la firma dei permessi. Ho constatato infine che il gen . Castelli vedeva le cose ed operava verso il Comando di Fiurne in modo completamente opposto a quello del Cornando della Divisione, e questo con grave scapito della disciplina e dell'armonico.funzionamento dei Comandi " 372 •

L'estate del 1920 non fu tranquilla per le truppe della Venezia Giulia. Dopo i gravi incidenti avvenuti in giugno a Trieste in occasione della partenza per l'Albania di alcuni reparti del reggimento d'assalto, episod i simili, pur se meno cruenti, si ebbero a Cervignano quando il l O battaglione del 23° Fanteria Como ebbe l'ordine di spostarsi a Trieste, insieme al resto della Brigata, per imbarcarsi per Porto Corsini a seguito cli una richiesta cli rinforzi avanzata per motivi di ordine pubblico dal Corpo d ' Armata di Bologna (i l movimento via mare mirava ad evitare possibili scioperi fenoviari, ma fu interpretato come un trucco per dissimulare un avvio verso l'Albania). Si registrò, inoltre, una recrudescenza cli tentativi di sabotaggio e cli forti contro i depositi di munizioni , spesso attribuiti ad elementi filojugoslavi, ed anche sulla li nea d'armistizio furono frequenti gli scontri con piccoli nuclei dell' esercito SHS. Caviglia predispose un rafforzamento dell'occupazione della linea avvalendosi del sollecito ritorno della Brigata Como e dell'assegnazione della Sassari, ed in luglio venne stipulato anche un accordo dj col.laborazione fra il gen. Ferrario , comandante della 45" Divisione, ed il gen . Ceccherini, vice comandante delle forze fiumane. Nello stesso mese il ministro della Guerra Bonomi inviò 5· battaglioni provenienti da diversi reggimenti bersaglieri (XVIII/3°, XXIV/5°, X/7° , XII/8° e XXXIII/ 11 °) che con i comandi del 5° e del 7° reggimento consentirono di procedere alla formazione di una Brigata provv iso1ia , nella quale l' 11 ° reggimento fu costituito appunto dal comando del 7° con i battaglioni XTl , xvm e XXXTU. Si trattava di predisposizioni che contrastavano, per certi aspetti, con l ' ottimistica tranquillità di Caviglia in merito al profilarsi di una reale minaccia slava , tanto che gi unse a considerare superfl uo quest'ultimo rinforzo . Egli continuava infatti ad escludere il pericolo cli una guerra con la Jugoslavia, che secondo lui non era m.ai es istito in quanto

m A llegaca al docurnemn di cui alla nota 369, senza indicazione di data, f.tn Nigra.


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sarebbe bastato esaminare la sua situazione interna e le condizioni delle sue comunicazioni ferrov iarie per escludere la possibilità di eseguire anche la più modesta operazione bellica; d'altra parte , riteneva che l'alimentazione cli questo spauracchio non fosse dovuta allo Stato M aggiore quanto invece al timore sempre nutrito eia Nitti nei riguardi delle alte grida e delle minacce degli esponenti poi itici jugoslavi e della loro stampa. Pensava che l 'ormai g iubilato Pres idente del Consiglio non fosse mai riuscito a realizzare come, in quel nuovo regno composto di parti così eterogenee, i senti ment i che avrebbero potuto portare ad una unione comune se pur fittizia fossero rappresentati dall'animos ità contro l ' I tali a e dalle proclamate aspirazioni alla Dalmazia, all'Istria ccl all 'Isonzo, un grosso clangore quindi solo per uso interno. Questa valutazione della minaccia da parte di Caviglia non fo però sempre omogenea, come è dimostrato dal fatto che, sempre in luglio , egli ric hiese al ministero l' invio di circa 1200 complementi cli artiglieria lamentando cli poter dis porre in tutta la propria giurisdizione solo di 6 batterie da montagna, 3 someggiate, 9 da campagna e 4 autoportate, trovandosi le altre per carenza di personale al di sotto dell'efficienza minima. Secondo l ' ipotesi cli Gallinari, non è da escludere che all a base di tale contraddittorio atteggiamento vi fosse una certa artificiosità: l ' ottimismo ostentato in quella fine di lug lio, forma lmente basato s u una certa tendenza al miglioramento della situazione interna jugoslava e sulla condizione delle forze in prossimità della li nea d ' armistizio, era mirato , forse , ad evitare una sua sostituzione dopo il cambiamento di governo m . A prescindere comu nq ue dall'atteggiamento di Caviglia, la situazione militare al confine orientale continuò a costituire la maggiore preoccupazione del minis tero della Guerra; i battaglioni che rientravano dalla Prussia Orientale furono stanziati a Ud ine, così come anche le truppe resesi d ispon ibili dopo lo sgombero clell' Albania vennero avviate in gran parte a Trieste. Ad avvalorare e ad accrescere i timori , contribuirono non poco le informazioni circa un possibile attacco jugoslavo pervenute durante l 'estate al governo ital iano da parte del Foreign Office britannico. Gli organici e la dislocazione delle truppe della Venezia Giulia alla data del 4 agosto 1920 sono riportati nell'Allegato 55.

m Gallina ri V., op. cil., pag . 187


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Se l' estate non fu tranquilla, ancor meno lo sarebbe stato l'autunno. Già il 3 novembre , per garantire il libero passaggio ai naviganti che più volte erano stati fatti segno a fuoco di fucileria e di mitragliatrice da parte dei caposaldi serbi lungo la costa dalla punta cli Urigno a Porto Re, D'Annunzio ordinò l' occupazione dello scoglio di San .Marco, un piccolo isolotto situato fra Porto Re e l'estremità setten trionale dell'isola di Veglia, che venne guidata dal cap. Giuseppe Piffer. Appena fo reso noto a Fiume l' esito dei negoziati fra Italia e Jugoslavia che avevano portato alla firma del Trattato cli. Rapallo , si determinò in città un vivo stato di agitazione. Fra i primi episodi reattivi, vi fu quello che ebbe come protagonista il comandante della 45• Divisione gen . Ferrario, partito il 13 novembre eia Laurana per Martinscizza a bordo cli un Mas per accompagnare a Sussak, al comando della Brigata Lombardia, le bandiere dei reggimenti rientrate dalle cerimonie celebrative svoltesi a Roma il giorno 4 , secondo anniversario della Vitto1ia. Durante la rotta, il Mas fu avvicinato da un ' analoga imbarcazione del comando fiumano con a bordo il gen. Ceccherini che espose a ferrario il desiderio cli D' Annunzio che i vessilli potessero fare sosta a Fiume per ricevere l'omaggio della città. La risposta ciel comandante della 45° Di visione fu che avrebbe aderito se ciò avesse significato il riconoscimento ciel Trattato di Rapallo e la cessazione del contegno ostile dei legionari, ma Ceccherini rispose a sua volta che ciò non era nelle intenzioni di D'Annunzio , dopodiché il mas di Ferrario proseguì per Martinscizza dove le bandiere vennero riconsegnate ai 1~eparti che ne erano titolari . Il poeta, informato del rifiuto opposto alla sua richiesta, si diresse verso Sussak alla testa cli un g~·uppo di arditi comandati dal ten. Igliori e seguito da numerosi cittadini, con il proposito di effettuare un gesto clamoroso, la cattura ciel gen. Ferrario, e di indurre l'intera Brigata Lombardia a defezionare. Aci evitare uno scontro a fuoco fu provvidenziale l'intervento del gen. Ceccherini, che sopravvanzò la colonna uscita da Fiume , raggiunse Ferrario e lo convinse a re.imbarcarsi sul Mas per rientrare ad Abbazia, cosa che avvenne nonostante alcuni colpi sparati contro l' imbarcazione. Per Ceccherini, già da tempo in disaccordo con la linea cli D'Annunzio, l'episodio costituì l'elemento favorente per fargli prendere la decisione che già da tempo maturava, ed alla fine ciel mese rientrò infatti in Italia con qualche altro ufficiale. Ma in quello stesso 13 novembre ebbero luogo altri due eventi che, sul piano militare , erano ancora più importanti (anche per il significato politico che eia essi discendeva), l'occupazione cioè da parte delle forze


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fiumane delle isole cli Arbe e cli Veglia. Nella prima sbarcarono i nizialmente una decina cli arditi e 4 ufficiali, il più elevato in grado dei quali era il colonnello di cavalleria Pasini , seguiti due giorni dopo da altri 150 uomini ciel XIl 0 Reparto d'assalto e eia una batteria cli artiglieria eia montagna. Il Pasin i rientrò a Fiume dopo qualche giorno, e comandante dell' isola sarebbe rimasto il capitano degli arditi Tongiorgi . L'isola, da parte governativa, era retta eia un commissario civi le , nella persona del magg. Emilio Bisson, e dal cap. Vitale Ballesio , che comandava il distaccamento ciel 33° battaglione dell ' 11 ° Bersaglieri costituente il presidio locale ; entrambi aderirono alla causa dannunziana , seguiti da più della metà dei bersaglieri . Una relazione sulla permanenza legionaria ad Arbe, redatta dal comandante ciel distaccamento che sarebbe subentrato ai fiumani dopo il loro esodo avvenuto il 10 gennaio 1921, è contenuta nell'Allegato 56. . Pure a Veglia sbarcarono non pii:1 cli 20 arditi e qualche ufficia le al comando ciel maggiore dei bersaglieri Santini. L' isola era anch' essa presidiata da due compagnie del 33° battaglione dell' 11 ° bersaglieri, che in parte fecero causa comune con i dannunziani. Arrivò s ul posto anche il comandante del battaglione, magg. Giberti , per parlare ai suoi dipendenti , cosa che gli fu impedita per quanto riguardava i soldati mentre gli fu consentito farlo con gli ufficiali, alcuni dei quali si dichiararono favorevoli a D'Annunzio . Giberti fu condotto a Fiume da dove poi gli venne consentito di raggiungere Lussimpiccolo , sede del comando di reggi mento. In seguito sarebbero affluiti nell'isola altri legionari, sino a raggiungere il numero di circa 500 , che inizialmente sembrarono volersi impossessare con la forza degli uffici e sostituirsi in tutto agli impiegati governativi sfrattando i renitenti e gli ostili, ma che poi si limitarono a richiedere una forma cli cooperazione. Si chiarì anche la situazione delle truppe regolari rimaste sul posto: avendo il magg. Santini posto ai bersaglieri il dilemma di rimanere ai suoi ordini o di partire, la maggior parte preferì optare per quest' ultima soluzione , previo però l'abbandono di tu tte le armi e del materiale presidiario. Anche per l'occupazione dannunziana di Veglia disponiamo di una relazione, parziale perché relativa al periodo 28 novembre-13 dicembre ma interessante in quanto compilata dal commissario civile Pietro Bonoldi il 21 dicembre, nel momento cioè nel quale la presenza dei fiumani era ancora in corso , ed illuminante s u non pochi aspetti ambientali e compo1tamentali (Allegato 57). Sempre nel quadro delle reazioni al Trattato di Rapallo, il 14 novembre il comando fiumano procedette anche all'occupazione della zo-


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na del monte Luban, per cui la Brigata Lombardia, che si trovava nella parte orientale della valle del Récina, venne a perdere ogni collegamento terrestre con le altre truppe della 45• Divisione. Un colpo cli niano fu effettuato il 22 novembre su Albona, piccolo centro collinare croato dotato, a 3 km . di distanza nella località costiera cli Rabaz, cli una propria banchina marittima. La sera precedente alcuni legionari fiumani si erano impossessati del piroscafo Croazia alla fonda nel porto di Fiume, caricandovi 200 arditi ed alcuni uffic ial i, compreso un tenente cli vascello, un autocarro, 8 mitragliatrici ed altro armamento . Sbarcarono alle prime luci dell 'alba successiva, immobil izzarono le due guardie doganali di serv izio sul molo e si impadronirono, devastandone quasi completamente l'interno, della caserma della Guardia cli Finanza, caricando infi ne sul piroscafo materiali vari depositati sulla banchina in attesa di essere inviati a Pola. Raggiu nto poi l' abitato cli Albona, parte con l' autocarro e parte a piedi, gli arditi presero possesso dell'ufficio telefonico ciel presidio, da parte del quale non vi fu reazione, tagliando le linee, e della tenenza dei carabinieri asportandone alcun i oggetti.

6- LA STRETTA FINALE TI governo, p ur se consapevole che diffic ilme nte D'Annunzio avrebbe aderito a sgomberare Fiume , cercò a più riprese , sia d irettamente sia attraverso Caviglia, cl i perven ire ad una soluzione pacifica della q uestione fi umana anche perché la stampa nazionale, fatte salve pocbe eccezioni, si esprimeva in termini negativi nei confronti cli un'azione d i forza. Il 16 novembre Caviglia fu incaricato d i dare a D ' Annunzio comunicazione ufficiale del Trattato d i Rapallo, e subito il generale concordò un incontro per il giorno 18 al q uale però, al l' ultimo momento, il poeta si rifiutò di interven ire, probabilmente come gesto ritorsivo per le misure disposte eia Caviglia circa il blocco dei rifornimenti e l'arresto dei legionari fi umani d i passaggio in Venezia G iulia o, forse, anche nel timore cli poter essere catturato. Convinto da un messaggio cli Caviglia a raggi ungere Cantrida, sede indicata per il colloquio, si presentò infatti accompagnato eia una congrua scorta. Cavigl ia, dopo la fo rmale consegna cli una nota con la quale gli comunicava ufficialmente eia parte del regio governo le decisioni prese a Rapallo, peraltro già note a D 'Annunzio per altre vie, cercò subito cli persuaderlo a riconoscere il trattato. Ma il poeta si dimostrò irremovibi-


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le, precisando che il governo della Reggenza lo respingeva perché ai negoziati non erano stati ammessi i suoi delegati e perché la Reggenza stessa era nata se non al fine cli rendere inoppugnabile l' annessione di Piume alrltalia. Dichiarò pertanto cli prendere atto del testo della nota, specificando che l'accettazione del documento non sottintendeva certo quella del trattato ma solo una sua presa in esame. Dopo di ciò sol levò l'eccezione a proposito dell'articolo IV, quello relativo al la cessione di Porto Baross e del De lta alla Jugoslavia , de i cui retroscena s'è già detto in precedenza . Conclusosi l' incontro senza alcun esito positivo, ccl essendos i anzi ulteriormente manifestata l' intransigenza dei dannunz iani, con episod i come quello di Albona che si aggiungeva a quelli immediatamente precedenti di Martinsci zza, Arbc, Veglia, Monte Luban e ad altri di minor cons istenza anche se egual mente significativi di un certo stato d 'animo (il 29 novembre, ad esempio, fu catturato all ' uscita da Pola il piroscafo Narent carico di viveri destinati al ·presidio cli Lussino) , Cav iglia inviò il 22 a Roma il capo del suo stato maggiore gen. Malladra per esporre la situazione . sentire le intenz ioni ciel governo e chiedere i mezzi ritenuti necessari (3 battaglioni di carabinieri) . Giolitti autorizzò Caviglia a rioccupare Arbe e Veglia , e dispose perché gli venissero inviati i rinforzi richiesti e perché fossero poste alle ue dipendenze anche le forze navali dell'Alto Adriatico comandate dall"anuniraglio Simonetti. Sotto l'aspetto strettamente rn ilitare, la necessità ormai sempre meno eludibile cli un ricorso alla maniera forte determinò la stesura cli un piano eia parte del gcn. Fe1nrio, approvato dal comandante del Corpo d'A1mata di Trieste gen. Ferrero, che prevedeva diverse fasi intervallate fra loro in modo tale da permeu crc al comando fiumano di interrompere in qualunque momento !"azione di opposizione. All'intimazione alle truppe ed alle navi dannunziane di allontanarsi dalla città avrebbe fatto seguito l'applicazione di un blocco totale, sia da terra che dal mare, dopodiché si sarebbe passati all'occupazione della linea Guard ia GrandeLuban-Grobnico per chi udere Fiume dalla parte settentrionale e ristabilire il collegamento fra 1e due ali del blocco. Le foi-te a disposizione erano state integrate da un regg in1ento cli for mazione dei carabin ieri , composto dai battaglioni mobili Roma 1, Milano e Napoli i , e dai battaglioni alpini Aosta, Edolo e Vestone inquadrati successivamente nel 5° Gruppo. Il criterio operativo contemplava la costituzione cli 3 settori e le relati ve attribuzioni: il settore di Sussak (Brigata Lombardia e un gruppo di artiglieria da montagna) doveva occupare Grobnico, dopo aver lasciato sulla linea di contatto con gli jugoslavi solo alcuni osser-


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vatori; il settore di Castua (23° Fanteria Como, 3 battaglioni alpini , un battaglione carabinieri , 3 gruppi di artiglieria da campagna) doveva assicurare il blocco ad ovest del Réci na fino al mare , lasciando sulla linea d ' armistizio una sola compagnia; al settore cli Abbazia , infine (40° Fanteria Bologna, un battaglione carabinieri e 2 gruppi di artiglieria pesante campale), competeva assicurare una seconda linea da Mattuglie sino alla costa orientale dell'Istria. Il 24° Fanteria Como , un battaglione di carabinieri e 4 squadriglie di autoblindo sarebbero rimasti di riserva ·174. Nello stesso giorno , 28 novembre, nel quale fu diramato questo primo ordine di operazioni della 45" Di visio ne, Cavi.glia dispose che l ' amm. Simonetti provvedesse a far uscire dal porto cl i Fiume tutte le navi , regolari e non, ed emanò direttive per la rioccupazione cli Arbe e Veglia e per l'aumento delle forze sulla linea cli confine con la Reggenza. La notizia cli questi preparati vi determinò la reazione cli D ' Annunzio, manifestatasi con estrema veemenza attraverso un proclama ai fiu mani ed agli italiani di tutta la Venezia Giulia ed un appello diretto a Francesco Giunta, segretario del Fasc io di combattimento cli Trieste e fiduc iario della causa fiumana in Italia . Il 30 Caviglia, che in queste ultime esternazioni dannunziane era stato chiamato direttamente in causa con termini pesantemente offensivi ("canag lia stipend iata" , era stato uno degli epiteti), inviò al poeta la seguente intimazione:

"Riusciti vani i tentativi amichevoli per ottenere lo sgombero da parte delle truppe fiumane dette isole Arbe e Veglia e degli altri territori occupatijìwri dei limiti dello Stato di Fiume, invito la S.V a ritirare en1ro il giorno 2 dicembre tutte le truppe fiumane da/Le Località sopra accennate ed a far riprendere loro , per la stessa data, la dislocazione entro lo Stato di Fiurn.e quale era prima del giorno IO c .m.." 37' . Poiché prevedeva il rifiuto cli D'Annunzio ad ottemperare all'ingiunzione, nella stessa data Caviglia emanò un proclama alle truppe legionarie facendolo diffondere con manifestini entro le loro posizio ni:

"Presto sarò costretto a bloccare Fiume e le isole occupate. Tutti coloro, appartenenti alle truppe fiumane, che si presenteranno prima

'" AUSSME, 0.S. 45' Divis ione. 127/S- I IA, prot. 4496 del 28. 11. 1920, f.to Ferrario . "' Gcrra F., op. cit., vo i. Il, pag . 245.


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del blocco, avranno il trattamento promesso dal Ministro della Guerra, noto perché già pubblicato sui giornali. Coloro che faranno resistenza od opporranno reazione, saranno trattati corne appartenenti a truppe nem.iche e quelli, tra essi, che ancora hanno obblighi di servizio nell'Esercito Italiano, saranno sottoposti a giudizio come rei di tradimento e passibili di pena di morte perché avranno portato le armi contro lo Stato (art. 71 Codice Penale R. Esercito)" 376 • Nel frattempo, le dispos.izioni di Caviglia ebbero attuazione nell'ambito della Marina . Il cap. vasc . Antonio Fosch ini , subentrato quale Comandante Superiore Navale di Fiume ed anche della Dante Alighieri al cap . vasc. Tanca dopo la richiesta cli questi cli essere esonerato dal comando, trasmise, in nome ciel Comandante in Capo delle Forze Navali clell 'Alto Adriatico, la dichiarazione cli bloc~o per il litorale fi umano e per le isole che erano state occupate dai legionari fi ssandone l' inizio per le ore 10 del 1° dicembre. Sempre il giorno 30 novembre, l'amm. Simonetti diramò a sua volta eia Pola una "circolare riservatissima" nella quale erano precisate le operazioni che le unità navali dell'Alto Adriatico avrebbero dovuto condurre in collegamento con l'Esercito: - favorire l'uscita delle navi regolari ed irregolari dal porto cli Fiume; - blocco di Fiume, di Arbe e cli Veglia; - rioccupazione cli Veglia; - appoggio alJ 'occupazione cli Fiume eia parte delle forze terrestr.i. Per quest' ultimo compito , il documento forniva indicazioni cli dettag lio sul posizionamento tattico delle varie unità che, nelle loro linee essenziali, possono essere così riassunte: navi eia battaglia: Vitlorio Em.anuele e Andrea Daria avrebbero partec ipato all'azione solo se i dannunziani s i fossero impadroniti della Dante e la nave avesse poi aperto il fuoco con le proprie artigl ierie; cacciatorpedin ieri: Fabrizi e Stocco davanti all ' imboccatura de l porto , in modo eia poter battere le- banchine, le testate dei moli interni e la superficie d'acqua prospiciente ad essi; Espero, Zeffiro, La Farina e Bronzetti paralleli al molo, a circa 500 metri, per poter battere le mitragliatrici la parte di esso dalla quale sarebbe stato possibile ai fiumani accedere alla Dante ed al Mirabello, ivi ormeggiati; Riboly e Falco a 2

'" Gerra F., op. c it., voi. n, pag. 247.


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miglia circa dal molo, in posizione da poter controbattere un eventuale f uoco di artiglieria aperto contro le navi in porto e fuori ; rimorchiatori: Calipso in vicinanza del Riboty, Titano e Marittimo nei pressi dell'imboccatura ciel porto, pronti a prendere a rimorchio le unità che fossero uscite. Particolari istruzioni venivano date anche su lla condotta del fuoco, in modo eia evitare " nei lim iti del possibile" cli danneggiare la città e soprattutto la popolazione civile m . Nel pomeriggio dello stesso 30, D'Annunzio scrisse a Foschini una lettera nella quale, dopo averlo invitato a non usci.re da F iume con le navi alle sue dipendenze, affermò "lealmente e dolorosissimamente" che avrebbe impedito con ogni mezzo la pa1tenza; per dare maggior peso a questo proposito, fece ostruire l'accesso al porto con la nave trasporto CorteLLazzo. Alle 6.30 del 1° dicembre, la formazione navale dell'arnm. Simonetti costituita dalle unità menzionate si presentò davanti al porto di Fiume, e eia bordo di una di esse si ordinò a Foschini di uscire con la Dante e le altre navi, cosa alla quale fu risposto non potersi ottemperare in funzione della predetta ostruzione; la squadra navale, allora, verso le 9.30 riprese la rotta per Pola. La spettacolare parata delle unità di Simonetti dete1minò in Italia una serie di reazioni di protesta tanto sulla stampa che in Parlamento. Non mancò nemmeno una presa di posizione censoria nello stesso ambito militare, con richiesta di chiarimenti al gen. Caviglia da pa,te del ministro della Guena . Caviglia rispose attribuendo la responsabilità alle cattive condizioni rnetereologichc che, ostacolando le comunicazioni fra Trieste e Pola, avevano impeci ito al I' amm. Simo netti di ricevere le delucidazioni in merito al piano d ' operazione navale e quindi di limitarsi per quel primo giorno cli dicembre solo ad un servizio di pattugliamento marittimo. Era probabilmente la verità, pur se non è da escl udere che si trattasse di una risposta di comodo, volta a copri.re un'iniziativa propria, alla quale si era forse associato anche il Simonetti, chiaramente intimidatoria nei confronti cli D'Annunzio i cui pesanti strali non potevano certamente lasciarlo indifferente, ombreggiando il contrasto istituzionale anche cli una connotazione personale. Oltre agli ep.iteti ingiuriosi, probabilmente il risentimento di Caviglia nei riguardi cli D'Annunzio dipendeva pure eia altri recenti atteggiamenti del poeta , tra i quali quello ostrnzionistico e sospettoso tenuto durante le trattative finali per il riscatto del piroscafo Cogne, nonché quello irriducibil.e adottato verso

"' Vannutelli G .. "Sul Mirabel/o a Fiume", Bologna, Zanichell i , 1940.


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alcuni approcci riservati promossi verso di lui da Caviglia , servendosi di due ufficiali legionari (i tenenti Magri e Bassi) , allo scopo cli attivare un compromesso ragionevole e la ripresa delle trattative. Questo intento rappresentava, naturalmente ed ancora di più, anche l'orientamento delle autorità politiche, in aderenza alla titubanza costantemente professata ed alla preoccupazione per l' azione dei militari che, come nel caso dell' esibizione navale, era stata invece sconfessata con prontezza ed inusitata energia. Ne conseguì un atteggiamento concil iante da parte di Bonomi, con assicurazioni al sottosegretario agli Est.cri della Reggenza di Fiume Corrado Zoli che l'ultimatum di Caviglia era privo cli carattere aggressivo , e di alcuni deputati e senatori attraverso un messaggio a D ' Annunzio nel quale confermavano come al gen. Caviglia fos sero state impartite direttive tali da escludere un aggravamento della situazione. A tutto ciò si aggiunsero anche coll?qui tra il poeta ed iI gen. Luigi Capell.o , giunto espressamente a Fiume con l'avallo cli Bonomi, l'arrivo nella città il 5 dicembre cli una commissione parlamentare nonché l'intervento della Santa Sede con una lettera del Segretario di Stato cardinale Pietro Gasparri a Riccardo Gigante, iniziative tutte che sembrarono poter preludere alla possibilità cli un accordo, anche se la risposta del podestà di Fiume ali' alto prelato - nella quale si affermava come la città fosse decisa ad opporsi con tutte le sue forze qualora il governo italiano non avesse riconosc iuto ai fiumani il diritto di ricongiungersi alla Madre Patria - non lasciava adito a troppe speranze. Dell'atteggiamento defilato e contraddittorio del governo Caviglia si risentì , considerando una manifestazione cli ambiguità il fatto che non appena egli applicasse le disposizioni energiche richieste da Giolitti, a Roma si fornissero assicurazioni alla stampa atte a calmare un'opinione pubblica allarmata. Si trattava di giochi politici estranei alla sua mentalità, né poteva accettare di fungere da capro espiatorio. Sulla scorta di questo stato d ' animo, il 6 dicembre inviò al ministro della Guerra questo lungo dispaccio: ''La stampa di questi tiorni di dicembre , riportando le dichiarazioni di S.E. il presidente del Consiglio e dell'E.V., rileva che l'azione ordinatami dal Governo non ha alcun carattere di ostilità contro lo Stato di Fiume, che a me .furono date istruzioni precise di evitare qualsiasi increscioso incidente, che il blocco non ha carattere ostile ma si limita a semplice misura di polizia e che infine il mio conregno è in antitesi con tali dichiarazioni. A D'Annunzio viene attribuito il merito di avere sino ad ora evitato il conflitto, mentre si dijjònde il con.vinci-


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L'esercito iwliano e la ques1ioneflumana (1918-1921 )

mento che io oltrepassi Le intenzioni del Governo e voglia il conflitto. Tutto ciò contrasta con gli ordini datimi dal Governo con il telegramma 19973 del 24 novembre che vuole lo scioglimento del corpo dei Legionari Fiumni, la rioccupazione delle isole e l'entrata cle/,/e truppe regolari in Fiume, lasciandomi per il raggiungimento di tali scopi piena libertà di azione e di metodo. Mentre poi nessun colpo è finora partito dalle mie truppe né dalle navi regolari, i Legionari Fiumani hanno compiuto aggressioni usando le armi contro un nostro generale, contro nostri posti avanzati, contro navi ed hanno perpetrato sopraffazioni nelle isole, a Rabaz e ad A/bona. Aggiungasi gli attacchi volgari di D'Annunzio contro la mia persona (cito questi attacchi non per rammarico personale ma per l'effetto sulle truppe di cui parlo in seguito) che la stampa integralmente riporta. Conseguenza di tutto ciò è la nociva diminuzione del mio prestigio presso le truppe e il d{ffondersi e il crescere nel 'opinione pubblica, nonché in queste truppe di terra e di mare, del convincimento che D'Annunzio ha ragione ed io torto, e che alla forza non si farà ricorso, onde ne sarà comprornessa l'efficacia quando jòsse necessario usarla, perché un fenorneno proprio di quesro periodo è la grande sensibilità delle truppe all'ambiente che le circonda, condizione questa di cui bisogna tenere molto conto. Qualora i miei compiti non.fossero mod{fìcati, sarebbe necessaria la pubblicazione nella stampa di comunicali che illuminassero giusramente l'opinione pubblica e niantenessero predi.\JJoste le truppe all'adempimento del dovere ad ogni costo, ed elevato il prestigio di chi le comanda. Se permanessero immutati i miei compiti, sarebbe necessario che io ordinassi, nei prossimi giorni, la rioccupazione dell'isola di Arbe, si intende con la forza, e La proclamazione del blocco di terra e di mare. Ma io sono indo!fo a ritenere che i miei compiti siano di fatto , nelle intenzioni del Governo, mutati da quelli che mi furono fissati col citato telegramma. Ne ho la sensazione dalle comunicazioni che compaiono sulla stampa, che il telegramma di VE. in data di ieri mi conferma. in questo caso chiedo che m.i siano date le nuove istruzioni del Governo" 378 • Comunque, gli ultimi tentativi di pervenire ad un accordo - lo stesso Caviglia ne fu ancora protagonista, utilizzando i buoni rapporti personali

"' Cervonc P.P.. op. cit.. pag. 150.


Il 1920 e lo sestione Cavislia: dalle trc111a1ii'e alle ca111wnate

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con D 'Annunzio di altri ufficiai i - svanirono rapidamente in seguilo alla defezione cli alcune unità navali della base di Pola. TI 6 dicembre il CT Bronzei/i, mentre era in crociera nelle acque del Carnaro , passò a Fiume, imitato dalla torpediniera 68 P.N. che si trovava ad Abbazia a disposizione del comando della 45· Divisione, ed il giorno 8 anche il CT Espero passò nelle file dannunziane dopo un violento ammutinamento dell'equ ipaggio nei confronti degli uffic iali . li reperimento a bordo di quest'ultima nave della "circolare riservatissima" del 30 novembre con l 'ord ine cli operazione delle forze navali contro Fiume, resa nota da D'Annunzio ai cittadini ed ai legionari, determinò nel poeta la convinzione che la apparente adesione del governo alla ricerca di un accordo non fosse che un inganno, irrigidendone l'atteggiamento ed i propositi. La defezione anche di 4 autoblindo delrEsercito regolare appartenenti alla 1• squadrig lia dislocata a Laurana, avvenuta J' .11 dicembre, accelerò a s ua volta la decisione ciel governo di approvare la proposta Caviglia per un'inte1rnzione definitiva cli qualsiasi trattativa con D 'Annunzio. Si cominciò pertanto più concretamente a pensare all'occupazione della città, che si sarebbe voluta affidare ai battaglioni mobi li dei carabinieri, rinforzati dall ' invio di un quarto battag lione, con l'eventuale concorso della Brigata Lombardia .l19 _ La scelta più opporlllna delle modalità per ottenere l'allontanamento de i dannunziani fu lasciata al comando militare , così come sin dal 22 novembre il governo ave va stabilito in occasione del viaggio a Roma del gen. Malladra, capo di stato maggiore di Caviglia. L'operazione era ancora valutata cli relativo impegno, tanto che proprio verso la metà di dicembre fu stabi li to che le Brigate Como e Bologna lasciassero nella zona di Fi ume un battaglione di formazione c iascu na , rientrando in Italia con le rimanenti truppe. Contemporaneamente, però , entro il J 9 il ministero, in aderenza anche ad una richiesta di Cavig lia ciel 29 novembre, inviò i battaglioni alpini Fenestrelle, Dronero e Sa/uzw che, con quell i già sul posto , costituirono il TT 0 Raggruppamento Alpini provvisorio aJ comando del gen . Pezzana . Fu mandato anche un battaglione de lla Guardia Regia. Sin dal 26 novembre, inoltre, Caviglia aveva deciso cli tratte nere la Brigata Piemonte, già in trasferimento dal la Carinzia alle proprie sedi stanziali in Sicilia, e di avviarla nella zona di Bisterza, anche se risultava ad organici pi uttosto ridotti.

"' AUSSYtE. D.S. 45 Divisione, 127/S-1 IA. prot. 106 del 17.12.1920. da Comando Divisione a Cav ig lia. f.10 Ferrario.


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L'esercito iwliano e la questione fiumana ( !918-192 I J

Le modifiche apportate improvvisamente all'organico della 45· Divisione ric hiesero un nuovo ord.ine di operaz ioni , emanato iI 20 dicembre. che contemplava anche una quarta fase:

"Confermo i concetti deU' ordine Operazione speciale N° 7 FORZE: Settore Sussak - (comando brigata Lombardia) - Compagnia provvisoria dei CC.RR. di Sussak con sette reparti. battaglione mobile CC .RR. Roma, comando 74 ° .fanteria. battaglioni 73° e 74° fanteria, comando 4° gruppo someggiato con due barterie . Set tore Castua (escluso presidio Mmtitg!ie) - (comando raggruppamento alpini) - Compagnia di blocco dei CC.RR. destra Recina con qua11ro repani e nucleo CC.RR. di Trieste, battaglione mobile CC.RR. Milano, due romandi di gruppo alpino, sei battaglioni alpini (Aosta, Vestone , Edolo-Sa/u zzo . Dronero, Fenestrelle). tre gruppi (sei batterie) di artiglieria da campagna (34°) . Settore Abbazia (incluso presidio Mattuglie) - (comando 40°.fanteria) - Comando dei CC .RR. divisionali con sei reparri, battaglione CC.RR. Napoli, banaglioni Como o Bologna, 2° gruppo cannoni da 105, otto autoblinda/e. Riserva divisionale - Un battaglione segnalato i11 arrivo (a Volosca). Divenuta necessaria una azione coercitiva per avere ragione della resistenza fiumana si procederà per tempi come segue: 1° TEMPO - Ultimatum delle superiori autorità dopo il quale sarcì: intens~ficata la vigilanza, completati occorrendo gli sbarrameli.ti gicì esistenti, completati i materiali per la loro definitiva chiusura, predisposto per l'i111erruzio11e ferroviaria, ecc.; il tutto seguendo i progetti noti.fàtri da questo comando col comando del Genio. Dietro ordine di questo comando potranno essere eseguiti i seguenti sposuun.enti (per i quali si prevederanno movimenti e alloggiamenti): - battaglione CC.RR. di Castua a S. Matteo-Sarsoni; - battaglione CC.RR. di Abbazia Fa Rubesi e il mare (passerebbe alla dipendenza del settore Castua) . Le disposizioni in batteria delle artiglierie da campagna, montagna e gruppo cannoni .105 come già noto e precisato dall'ordintt de l comando aniglieria dil'isionale. 2° TEMPO - Dichiarazione superiore di blocco assoluto s ulle attuali posizioni (saranno stati eseguiti i movimenti di cui al prirno


li /920 e la ges1ione Caviitia: dalle trattative alle can.nona1e

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tempo) . Gli sbarranienti saranno definitivan1.en.re chiusi; la ferro viaria interrotta (progetto Genio divisionale); iagliate le comunicazioni telefoniche e telegrajìche; impedito il transito a militari e civili ed oini servizio di comunicazione per terra e per mare; ecc. i comandi di settore daranno tutli gli ordini di dettaglio, stabiliranno i limiti e i compiti dei vari reparti e i co/Legamenti.fi-a loro . Per transito in.ereme al campo di aviazione di Grobnico sarà ripristinato il più severo controllo come già.fu per il blocco dello scorso aprile. 3° TEMPO - (soltanto dietro superiore ordine espliciio) - Passag gio ad un blocco più ristretto, sulla linea da noi tenuta prima del giorno 13 novembre (dai ftumani abusivamente occupata); e ripresa delle comunicazioni per il Luban colla brigata Lombardia . 1'1 tale scopo dovrà essere occupata la linea M. Guardia. Grande-Luban (cocuzzoli a sud del.la strada) - Grobovo: ll comando del settore di Castua si impadronirà di detta linea impiegando i battaglioni alpini e d(fendendola poi ad ogni costo con l'appoggio, se necessario, dell'artiglieria a sua disposizione. L'operazione sarà compiuta di notte avanzando risolutamente alla baionetta possibilmente senza sparare. Raggiunta la linea indicata sarà subito provveduto ai nuovi sbarramenti delle strade adducenti a Fiume. l reparti CC.RR. divisionali attualmenre scaglionati sulla linea di blocco ( capitano Zenga) si sposteranno avanti agli alpini costituendo una nuova linea di blocco e collegandosi fra loro , cogli alpini e coi CC.RR. del settore di Sussak. li comando del settore di Sussak, quando ordinato, si impadronirà del campo di aviazione impiegando reparti della brigata Lombardia. Terrà in Sussak un forte nucleo di CC.RR. Cercherà tulli i mezzi per tenersi al corrente degli avvenimenti di destra Recina e per uno stretto collegarnento col comando settore Castua (accordi preventivi). I tre battaglioni ,nobili di CC.RR. serreranno sulla nuova linea e si terranno pronti ad una eventuale entrata in città. 4° TEMPO (eventuale) - Occupazione della città da parte dei tre battaglioni mobili di CC.RR. Le modalità di questa operazione saranno studiate dal colonnello imbrico e concretate in un ordine, tenendo presente che egli potrà disporre di otto autoblindate efficienti (due della l " squadriglia, quattro della 5" e due della 15") che il comando del setlore di Abbazia terrà a sua disposizione . Sarà pre-


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L' eserciro italiano

e la questione.fiumana ( 19i 8- 1921)

veduta 1111a minuta suddivisione di co111piti . l battaglioni ini:ieranno l 'avanzata senza offendere legami fra loro. Turti gli ufficiali saranno dotati di uno schizw della città . Co111e appare eviden,e dalla disloca::,ione loro i tre battaglioni CC.RR. dovrebbero discendere verso la città dalle vie montane; perciò i due battaglioni laterali (Milano e Roma) terranno due forti nuclei a Cantrida e Sussak per approfittare di ogni circostan:a favorevole o costituire prima ondata per 1111a eventuale chiamara in città da parte della popolazione . Le truppe di jàmeria 11011 dovranno entrare in Fiume senza un mio ordine esplicito . Così tutti quei reparti no!l di CC.RR. che fossero entrati dovronno al più presto riprendere la propria dislocazione odierna. CONTEGNO · Quale è delfo nell'ordine N° I. Si eseguiranno i11eso,·abil111e11te gli ordini più che possibile senza far fuoco; ma rispondendo col fuoco ad ogni azione che potesse costare la vita ad un nostro soldato obbediente. Non vi ha perciò possibilità di dubbia interpretazione da parte di chichessia. li presente ordine 11011 sarà diramato ad alcun dipenden1e" 3811 • La situazione precipitò rapidamente. li 17 dicembre Caviglia ricevette da Roma il testo dell'intimazione che doveva essere consegnata a D'Annunzio dopo l'avvenuta approvazione del Trattato di Rapallo anche da parte del Senato, ecl il 19 il generale gli notificò ufficialmente che il trattato, approvato dalle due Camere e sanzionato dal Re, era divenuto legge dello Stato 3SI . Alla comunicazione. Caviglia allegò una lettera personale nella quale pregava D 'Annunzio di voler desistere dai suoi propositi di oppos izione, quali anche il giorno precedente erano stati espressi in un articolo apparso su La Vede/fa d'ltalia nel quale. con l'abituale efficacia letteraria, definitiva il trattato "la carta di Laverna", spiegando come questa fosse una dea degli antichi romani prischi patrona dei ladroni, dei ciurmatori e dei barattatori; a nessuno era lec ito invocarla e pregarla con la propria voce, ma solo con movimenti muti delle labbra ,

'" AUSSME. D.S., 45' Divisione. 127/S - 1 I A. prot. 464:l Op. RR de l 20. 12. 1920. da Comando 45' Di vi,ione a Com.li Brigaia Lombardia e 2° Raggr.10 Alpini. f.to Fcrrario. '" La legge rela1iva al Trana10 di Rapallo. ,anzionata e promulgata da Vinorio Emanuele Ili il 19 dicembre. venne pubblicalo sulla Gazzerw U.fJìcial<' in data 21 dicembre 1920.


li 1920 e la gestione Caviglia: dalle rrartati ve alle cannonclle

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poiché non erano confessabili le cose che si potevano ch iederle. Q uesta mitologica similitudine non poteva peraltro avere un valore né politico né tanto meno diplomatico, per cui D'Annunzio il 20 rispose a Caviglia con una lettera nella quale dichiarava ufficialmente di non ritenere eseguibile un trattato non ratificato daUa Reggenza e stipulato senza la partecipazione cli questa. Affermava inoltre che l'esercito legionario avrebbe respinto con tutte le sue forze e con tutte le armi ogni tentativo d i violare il territorio della Reggenza o di sbarcare a Veglia e ad Arbe. La risposta di D'Annunzio determinò il 20 stesso l'invio al Comando della Reggenza della preordinata intimazione , il cui termine cli attuazione era fissato in 24 ore a decorrere dalle 18 di quello stesso giorno e che indicava i seguenti obbligh i:

"1 - Di ordinare subito e di prov vedere (tlto sgombero delle isole di Arbe e di Veglia e di ogni altro scoglio od isola o località di ferra ferma non compresa nei confini che il Trattato di Rapallo assegna allo Siato libero e indipendente di Fiume. 2 - Di lasciare liberamente uscire le regie navi che si trovano nel porlo di Fiume e di consegnare immediatamente le navi e le autoblindo che defezioneranno dopo la proclamazione del blocco. 3 - Di sciogliere e di allontanare le forze annate non costituite da ciltadinifiumani;forze le quali oggi che l'indipendenza di Fiume è garantita dagli Stati .c01~finan1i. rappresentano, soprattutto perché costiru.ite da elementi defezionati dell'Esercito e della Marina e da volontari reclutati nel Regno con propositi di ostilità al Trattato, un elemento di perturbazione e di minaccia alla leale applicazione dei patti conclusi a Rapallo ed ormai divenuti legge dello S1ato" .m . Alle 17 ciel 21, un'ora prima della scadenza del tempo concesso, D' Annunzio comunicò tramite un tenente che non aveva nulla eia aggiungere a quanto gli aveva esposto nella lettera del giorno precedente, ed alle 18 ebbe inizio il blocco terrestre e marittimo al territorio del.lo Stato di Fiume, ai territori di terraferma fuori cli esso ma occupati dalle truppe fiumane ed alle isole anch'esse occupate. Nell'ordine di blocco, consegnato al gen. Ferrere ed all'amm . Simonetti e contemporaneamente trasmesso dal gen. Fem1rio al comando cli Fiume, era specificato come fossero concesse 48 ore alle navi, ai

·' " Gerra F., op . c it., voi. II , pagg . 266-297.


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L ' eserci10 iwlia110 e la q11es1io11e.fi11111ana ( 1918- 192 1)

sudditi stran ieri, ai cittadini ed ai legionari per uscire dalla zona del blocco e che si sarebbe proceduto secondo le leggi inte rnazionali ed i trattati in vigore. e con quals iasi mezzo, contro chiunque avesse tentato cli violare il blocco stesso. Le prime 24 ore trascorsero relativamente tranquille. turbate solo da un· aggressione compiuta da elementi fiumani ad un posto di carabinieri tra Ciaule e Jclcnie, nel corso della quale un carabiniere rimase ucciso ed altri due fetiti. Ancor più tranquiJle furono le successive 24 ore, ma al loro scadere il numero dei fi umani u citi dalla ciuà fu di soli 250 civil i e 50 legionari. Nella giornata del 21. in risposta all'intimazione di Cavigl ia, la Reggenza llaliana ciel Carnaro (in pratica D'Ann unzio e Zoli, ché i Rettori non furono nemmeno consultati) proclamò lo stato di guerra con la seguente ordinanza:

"li comandante Gabriele D 'Annunzio visto che intorno ai territori della Reggenza è mantenwo il blocco 1errestre e navale che nessun principio di diriflo giustifica; vista l 'intimazione del Comando Generale delle Regie Truppe della Ven ezia Giulia in data 20 dicembre; ordina: Arricolo Unico : In flltto il territorio terrestre ed ins11/are della Reggen za Italiana del Carnaro è pmclamato lo srato di guerra a partire dalla mezzanotte del 21 dicembre 1920" m _ All'ordinanza fecero seguito un proclama ai cittadi ni dello stesso D'A nnunzio e decreti cd appelli vari della Reggenza , tra cu i un manifesto del podestà Gigante in linea con i propos iti cli resistenza del poeta . . L"ufficio operazioni del comando emanò gli ordini per la difesa, spec ificando che ci si doveva attenere al principio di dife nders i ma non di attaccare, reagendo peraltro con il massimo vigore ad og ni provocazione. li piano di difesa s i avvaleva di un numero di uomini che, tenuto conto della diminuzione conseguente a ll ' occupazione delle isole cli Veglia, Arbe e San Marco , era valutabi I.e intorno ai 400 per g li ufficiai i cd ai 4000 pe r le truppe , comprensivo degli 800 vo lontari fiumani, contrapposti ai circa 3000 uomini de lle forze regolari secondo la valutazione data da Caviglia 3M . Il piano prevedeva due linee successive: una di ·'vi-

"" Gcrra F .. op. cit., voi. Il. pag. 269. ''" Cavigl in E., op. cii., p~g. 266.


La linea esterna a tratti e punti indica la linea di occupazione sino al 23 dicembre 1920 - la linea mediana a tratti indica la linea di vigilanza - la linea punteggiata indica la linea di resistenza - i numeri romani indicano i settori della difesa. Schizzo n. 5: Schenw della disposizione difensiva f iumana alla vigilia delL'auacco delle truppe di Ca viglia (da Zoli C .. "Le giornate di Fiume", Bologna, Zanichelli, 192 1)


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L ·eserciro ilaliano e fa questione fiumana ( 1918-1921)

gilanza" , eia Cantrida a Gobrovo, ed una cli " resistenza", eia Cantricla a Tersatto per la difesa ad oltranza cli F iume e di una fascia costiera del la profondità cli pochi cflilometri (A llegato 58). Una comunicazione del questore cli Trieste diretta in data 20 dicembre al Commissario Generale Civile per la Venezia Giulia Antonio Mosconi (succeduto ad Augusto Ciuffelli da oltre un anno) faceva menzione di un supporto armato ai fiumani da parte di elementi filodannunziani locali, tra i quali erano annoverati anche gli appartenenti al Fascio di combattimento: "A conferma delle notizie già comunicate al/ 'E.V.fu noto che informazioni .fiduciarie attendibilissime comunicano che non appena si avrà notizia in Trieste che S.E. Caviglia attaccherà le truppe di D'An.nunzio, i fasci e gli ex volontari dannunziani, molti dei quali rimarranno quì a Trieste per un p iano prestabiLito, si metteranno in rivolta aperta ed armata contro il Governo ed innalzeranno occorrendo le barricate . Questa tattica è stata giudicata la più opportun.a per sostenere fa resistenza delle truppe di Fiume, perché obbligherà il Governo a dividere le forze " 385 •

Effetti varnente, nei giorni di Natale e di S. Stefano, Trieste fu teatro di una violenta sommossa, durante la quale furono fatte barricate con vetture tranviarie, venne assaltata la Questura ed affrontati con bombe a mano gli agenti a cavallo della Guardia Regia; ad ogni modo, anche per la scarsa partecipazione de[la popolazione, la rivolta fu completamente dornàta. Ne erano stati i promotori Piero Belli, corrispondente de Il Popolo d'Italia a Fiume, e Francesco Gi unta, il cui ruolo era quindi in contrasto con la posizione politica assunta venti giorni prima ed avallata eia Mussolin i. A Fiume, in realtà, tra la popolazione ma anche fra gli stessi legionari (e probabilmente anche da parte dello stesso D'Annunzio), v'era la quasi certezza che non vi sarebbe stata un'azione di forza dell 'esercito regio, perché già cli per sé il blocco totale da tena e eia mare avrebbe messo in breve la città nelle condizioni di dover comunque cedere. Ma nella serata del 23 fu intercettato un telegramma del gen. Ferrario indi-

·"' A.S.Ts. , Comrn.to Gen. Civ. V.U. - Aui General i, b. 285. prot. 4562 ciel 20.12. 1920, da Questura Trieste (Gabineuo) a (0111111 .do Gcn. Civ . V .G., f.to: il questore (firma illegg ibi le).


111920 e la geslione Caviglia: dalle 1ra11a1ive alle cannonate

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rizzato ai comandi dipendenti con l'orcl.ine di tenersi pronti per l'indomani ad occupare Fiume in coordinamento con la Marina, ed a questo punto fu chiaro che le speranze cli una soluzione incruenta erano svanite. Tornando all'ordine cli operazioni della 45' Divisione in data 20, i primi due "tempi" erano stati portati a termine entro le 24 ore successive; occorreva ora dare esecuzione al terzo, incentrato sul ripristino del collegamento con la Brigata Lombardia nella zona ciel Monte Luban mediante l'occupazione della pane settentrionale del corpus separatum, il cui inizio fu programmato per le ore 5 del 24 (per inciso , proprio il giorno precedente si attuò quel rientro in Italia già programmato del grosso delle Brigate Como e Bologna e del IV Gruppo O.P.C.). Il giorno 23 i fi umani, ovviamente informati come di consueto, sgomberarono il campo di aviazione di Grobnico (ciel quale era prevista l' occupazione nella pianificazione del gen. Ferrario) e la l_inea avanzata verso Nord che avevano occupato il 14 novembre; questo fatto, imprevisto , indusse probabilmente a ritenere che terzo e quarto "tempo" - quel lo che prevedeva l' occupazione cli Fiume - potessero essere portati a compimento insieme. Lo stesso 23, infatti , il comandante ciel Corpo d'Armata di Trieste gcn. Ferrero, che il giorno prima aveva trasferito a Sapiane la propria sede cli comando , emanò il seguente ordine: 0

"Domani 24 corrente mese , dopo compiuto il movimento progettato sulla Linea Guardia Gran.de - q. 377 - Crobovo, a seconda degli avvenimenti, potrà avere esecuzione il quarto te1npo, o un.a metodica preparazione di esso per il giorno seguente 25 corrente mese. Sarà opportuno che VS.faccia gravitare le sue riserveji-a Castua e Rubesi e le artiglierie disponibili per modo da poter demolire le di fese che i Fiumani e popolazione avessero costruite . L'avanzata delle truppe dovrà avvenire, secondo il bisogno, per operazioni milirari, mentre i battaglioni CC.RR. do vranno entrare per operazioni strettamente di polizia secondo disposizioni prevenrivate. Rammento che per le ore 12 io avrò le truppe della brigata Piemonte al bivio 541, a sud di Ciana, e quelle della brigata Pinerolo a Jelschane. Avverto che domattina 24 Regia Nave Doria attaccherà forza navale ribelle per eliminarla. Operazione che sarà avvertila da rutti e potrà fare an1icipare la ribellione entro Fiume. Ciò porrebbe consigliare l'immediata occupazione di Fiurn.e, se la possibilità si ver~fi-


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L'eser610 italiano e la questio11e.fi11ma11a (JSJ/8-1921)

casse nelle ore meridiane consentendo ordinari coordina111enti della occupazione della Citrà. Altrimenti V.S.provvederà per l'occupazione la maflina seguente" .1"6 • L'accenno alla ribellione all'interno di F iume si riferiva ad un progetto di insurrezione popolare fo mentata da Zanella in coordinamento con il ten. col. Da Pozzo e con il magg . Reina (che dopo la sua espulsione dalle fil e dannunziane era tornato nei ranghi. e teneva ora i contatti con le amorità militari della zona di operazione), sincronizzata con le prime ore del mattino del 25 nelle quali avrebbe dovuto ave r luogo l'azione cli forza sulla città in base alla pi an ificazione originaria. L' anticipo dell 'attacco al pomeriggio del 24 ed una serie di equivoc i e contrattempi , tra i quali l'irreparabil ità del Rcina, vanificarono il progetto e portarono all ' arresto degli esponenti autonomisti -1x1 . Da parte fiumana, s i era anche sospettato che Giolitti vo lesse cogliere di sorpresa l'opinione pubblica, approfittando del fatto che le Camere erano chiuse e che per un paio di giorni non sarebbero usciti i g iornali, per cui la gente, distratta dalle fest ività, sarebbe venuta a conoscere de ll o scontro solo in modo fram mentario. Nelle sue memorie. Cav iglia sostiene invece che tale convincimento derivò dalla pos izio ne assunta dall'amm. Simonetti, che il 22 aveva dich iarato che per ragioni tecniche (rifornime nti e necessità di riposo degli equipaggi) avrebbe dovuto sospendere le operazioni di blocco alla sera del 24 e non avrebbe potuto riprenderle prima ciel 27. La te mporanea ind isponibilità dell'appoggio navale, che certamente penalizzava il quadro operativo generale, non ne modificò la direttrice cli fo ndo, dal momento che Caviglia riteneva che per quanto decisiva potesse essere l'azione delle navi il ruolo trainante avre bbe dovuto essere eserci tato da lle forze cli terra; né era estraneo in lui il timore di qualche altra defezione tra le uni tà della Squadra di S imonetti .

Il mattino del 24 gli obiellivi previsti per la terza fase furono raggiunti , ovv iamente senza contrasto alcuno dato il ritiro dei fium ani. TI

'" AUSS ME, lì.S . 45·· Divisione . 127/S- 1 IA . proL 159 RR del 23. 12.1 920, da Co111 undo 5° C .1\. Trieste a Com.te 45' D ivisione, f.to Fcrrcro.

"" Gemi F .. op. cit.. voi. 11, pagg. 277-278. Cfr. anche Valcri N ....O.Annunzio davami al fascismo". Firenze. Le Monnier. 1963. pagg. 31 -33 e Chiarini R. , .. L'impresa di Fiume nelle carte del magg. Rcina", in Atti del Convegno '"D"Annunzio politico'" (Gardonc Ri viera. 1985), pag. 65.


Il 1920 e la ges1io11e Caviglia: dalle 1ra11ative alle ca1mo11a1e

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gen. Ferrario contava ora sull'intervento dei cannoni dell'Andrea Doria, al q uale avrebbe dovuto fa r segu ito l'irruzione in città , demandata al reggimento carabinieri al comando del col. Imbrico:

"Posizioni prescritte raiiiunte completamente stop Se Andrea Doria attacca da mare si avanzi decisamente su tutti i punti e con assoluta risoluzione rispondendo decisamente col fuoco all 'e ventuale ji.w co dei legionari stop Le artiglierie accompagnino l'avanzata ed aprano assolutamente le vie alle truppe stop Tutte le autoblindo passano a dispos izione del col. lmbrico il quale da questo momento passa ci disposizione del gen. Pezzano stop li gen. Pezzano decida di lanciare in città i tre bauaglioni di CC.RR . stop" ' 88 • Ma sul supporto navale non si poté al mo mento contare, in q uanto l' amm . Simonetti, sollecitato in tarda mattinata da Ferrario a nome e per conto d i Caviglia, ris pose che av rebbe occupato il porto cli Fiume non appena le truppe regolari avessero a loro volta occupata la c ittà ' 89 • L'atteggiamento te mporegg iatore dell' am mirag lio esprimeva chiaramente la sua riluttanza a prendere la grave decisione di aprire il fuoco ed il desi derio che le osti li tà fossero com unque in iziate dall 'Esercito, come confermava anche u n successivo messaggio radio nel quale d iceva che i suoi ordin i e le sue respo nsabil ità g li imponevano di rispondere "soltanto ad atti ostili compiuti dalle stesse unità irrego lari" .wo _ Sarebbe interessa nte prec isare q uanto , in tale atteggiamento, appartenesse al Simonetti ovvero fosse anche il frutto di di retti ve o "suggerimenti " da parte dei più alti vertici della propria fo rza armata . Caviglia non avrebbe in seguito lesinato critiche al comportamento di Simonetti, dalle quali nella prima metà cli gennaio ciel 1921 sarebbe derivato uno scambio epistolare di cui riportiamo alcuni brani sig ni ficati vi. In risposta a i ril iev i cl i Caviglia, l'amm iraglio redasse il 4 gennaio una lunga e dettagliata relazione sugli avvenimenti dei quali era stata

'" A USSME, D.S 45" D ivisione, 127/S- l 1A, prot. 4698 Op. del 24.1 2. 1920, da Comando 45 ' D ivisione a Comand i Settori Sussak, Casiua, Abbazia e coni.le rcgg .io CC.RR., f.to Fcrrario. "" /\USSJ'VLE, D.S. 45' Divisione , l 27iS -1 l A, messaggio radio 12 del 24.1 2.1920, da arnrn . Simonctt i a gen. Fernirio. ''° AUSSME, D .S. 45' Divisione, l 27iS -1 I A. mes,aggio rndio 13 del 24.1 2 .1 920, da arnm . SimonetLi a gen. Cav iglia.


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L'esercilo italiano e la ques1ione.fìu111a11a (1918-1921)

protagonista la s ua squadra navale tra il 24 ed il 26 dicembre, che così terminava:

"Mi p ermetta / 'E. V. di chiudere questa mia relazione sulle operazioni compiute dalla Marina in cooperazione con l'Esercito, con alcun.e osservazioni, riguardanti Le relazioni tra Esercito e Marina, che in questa occasione non mi sono sembrate improntate sempre a quel senso di cameratism.o jìducioso che deve esistere tra compagni d' arme, posti tutti al servizio della Patria. Le defezioni di alcune unità delta Marina, defezioni che hanno colpito l'immagina zione pubblica in modo superlativo, hanno fatto ingiustamente ricadere su tutta la Marina la taccia di indisciplinatezza che /'opinione pubblica non ha invece riversato sull'Esercito, ad onta delle defezioni; asportazioni di armi e di mezzi bellici, che pur esso ebbe a !amen.tare ... che questa credenza abbia potuto altresì radicarsi nei compagni che hanno fatto con noi la guerra, è stata per noi una dolorosa ed immeritata sorpresa". Simonetti auspicava inoltre che , per raggiungere un miglior conoscenza reciproca, su tutte le navi armate imbarcasse a turno un ufficiale del! 'Esercito e che presso tutti i comandi cli una certa importanza dell'Esercito venisse destinato a turno un ufficiale della Marina. Caviglia rispose in data 13 , con una serie di polemiche e pesanti puntualizzazioni . Riferendosi in particolare alla motivazione con la quale il 24 dicembre aveva rifiutato l' appogg io di fuoco,gli contestava che

"/ .. .] non potei, né posso oggi. di fronte alla piena dipendenza di V.E. da me, ammettere che ragioni buone del rifiuto fossero ... gli ordini e la responsabilità dell'E.V, perché V.E. non poteva per le operazioni ricevere ordini che da me e la Sua responsabìlità era coperta dalla mia . lo potevo ordinare a V.E. qualunque atto ostile a vessi ritenuto necessario od utile, ed alla esecuzione deLL'ordine non contrastavano punto istruzioni di massima date alla E. V. da S.E. il ministro della Marina. Né Le ho rnai detto che l'azione navale dovesse lùniiarsi a rispondere agli atti ostili e ad impedire la fuga delle unità navali da Fiume. Fra i militari del R. Esercito una risposta come quella avuta dalla E. V. avrebbe costituito un fatto gravissimo; ma provenendomi da una autorità della R. Marina, con cui in tempi normali le relazioni


Il /920 e la ges1io11e CaFiglin: dalle trattwive alle l'(11u101wte

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di servizio sono generalmente rnre e quindi un vigoroso ci[ftawmenro non può stabilirsi (infafli era già occorsa in precedenza qualche dijfico l1à di intenderci). atlribuisco il fafl o semplicemenle ad un modo particolare di interpretazione della propria posi'::.ione e responsabilità, ben lontano dal pensare che la E. V. abbia inreso di non darmi la sua cooperazione f ... ] La prosa si ammorb idiva un po ' nel Cinale , allorché Cavig lia si doleva per qualche ingi usto g iudizio che potesse essere stato pronunciato nei confronti della Marina , la cui aiione trattegg iava con lusinghieri aggettivi ed al la quale attribui va notevole merito nella risoluzione de lla q uestione fiumana , e si associava all' auspicio di una maggiore cooperaz.ione fra le due forze armate ' 91 • TI mancato appoggio de lla Marina ed il conseguente ve nir meno dell a possibilità cli una r ibellione a ll 'i nterno di Fiume , ado mbrata nell ·ordine del giorno del gen . Ferrero del 23, anziché la messa in atto de ll ' altern ativa d i un rin vio de ll ' azione di fo rza al mattino del 25 (preventivata nell o stesso documento) dererm inò u n 'accelerazione de i tem pi prev isti. Nel prim o pomeriggio del 24, pertanto. il comando del la 45' Divisione emanò gli ordini re lativi. Il primo di essi era il segue nte:

''Si arnnzi su tu/fa la linea sopraffacendo col fuoco chiunque cerchi di ostacolare l 'obbedienza dei noslri soldaLi srop Si entri ill Fiume nel pitì breve tempo possibile stop Lo ,·ogliono l'onore del 'Esercito e le fo rtune della Patria stop " .

A questo primo messagg io ope rativo contrassegnato con il n° 5. seguì subito dopo un ' integrazione 5 bis così redatta: "L 'ordine di oggi al fonogramma n ° 5 è di esecuzione i111mediata per i Comandami dei Seuori S11ssak e Caswa che io sciolgo da ogni legame di precedenri ordini e da ogni impegllo di collegamento s1op Gli ufficiali Superiori o Generali che man mano entrano in città ne assumano il Co111ando in ordine di allzianilà e c11ri1w subito il collegamento con questo Comando fino a nuovo ordine in Abbazia

.,. Giorgerini G., ··Da Matapan al Golfo Persico". Milano. Mondadori. 1989. pagg. 120-122.


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L'eserci10 italiano e fu questionefìumana (19 /8- 1921)

stop TI Comando del Settore di Abbazia tenga pronte le riserve a muovere al primo cenno stop" m . Nelle prime ore deJ pomeriggio della vigilia cli Natale, quindi, ebbe inizio l'avanzata su Fiume, il cu i bilancio verso l'imbrunire era limitato a poco più di 2 km. nella patte occidentale dell.a Unea, a Drenova, a Skuranja e nella zona del po1to petrolifero . La reazione da patte dei fiumani era stata vivace, ed era costata alle truppe della 45" Divisione 4 morti e 28 feriti, fra i quali il magg. Gastone Gambara (il futuro comandante del Corpo Truppe Volontarie in Spagna nel 1938 e capo cli stato maggiore ciel Comando Supe1iore Africa Settentrionale durante la 2" guena mondiale). In una corrispondenza dei 28 dicernbre clell 'i.nviato de Il Resto del CarLino così si leggeva:

"Gli ufficiali delle rruppe ref?oLari, nel mom.ento di andare all'assalto, ordinavano ai propri reparti di non sparare sui legionari se non nel caso di assolwa. necessità; i difensori di Fit.ane invece si difendevano accanitamente con mitragliatrici appostate in gruppi di tre o quattro agli angoli delle strade. !.feriti dicono poi che la Lotta è impari: i nostri regolari vanno all'assalto armali solo di moschetto o fucile, men.tre i .fiumani rispondono con. bombe a mano e col fuoco incrociato e nutrito di mitragliatrici". Visti gli scarsi successi conseguiti, il gen . Ferrero emanò in serata disposizioni più perentorie:

"Malgrado gli ordini pressanti del Comandante la 45" Divisione l'avanzata ulteriore su Fiume non ha avulO luogo stop Ricordo che il Governo ed il Paese attendono da noi la soluzione .fiumana stop Non possiamo noi soldati proseguire al!rimenti che con le armi; certo non con discorsi o per via di parlamentari stop Domattina 25 corrente alle ore 6.30 tutti debbono avanzare risolutamente fin dentro Fiume stop" . Stralciamo il suddetto testo da un messaggio ciel gen. Ferrario ai comandi dipendenti , nel quale il comandante de.Ila 45" Divis ione aggiungeva in proprio q uanto segue:

,., AUSSME, D.S . 45" Divisione. 127/S- I I A, fonogrammi operativi n• 5 e 5 bis, senza ind icazione di protocollo del 24 . 12 .1 920, da Comando 45' Div. a com.ti dei Senori Sussak. Castua. Abbazia , f.10 Fercario .


Il 1920 e la ges1io11e Cal'iglia: dalle 1rt111ative alle cc11111011a1e

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"Per l'esecuzione di questo compito dovranno essere impieiate tutte le artiglierie che all'uopo saranno appostate a brevissime distan ze 11.e/la notte stop Confido che durante la notte stessa le truppe possano migliorare le loro posizioni per lo scatto generale di doma11ina, ma 11011 sarebbe opportuna l'entrata di truppe nel groviglio delle case senza speciali condizioni favorevoli che diano sicurezza da ogni agguato stop Domattina alle ore 6 sarò a Stefani stop " :w~ _

Alle 21, si aggiunsero alle predette disposizioni ulteriori direttive: "Domattina ore 6.30 tutti Rii iy]iciali della 45" Divisione si tmveranno sulla linea più avanzata con una ripartizione sommaria che faranno i comandanti di corpo e precedendo le truppe senza distinzione alcuna avanzeranno di slancio-al grido di 'Savoia' }in dentro la città senza preoccupazioni di alcun collegamento stop l battaglioni di riserva si sposteranno nella notte: baaaglione Como s11 Stefimi - battaglione Bologna su Cantrida - ba11aglione Regie Guardie su Podgreb (su autocarri finché possibile) stop Gli ufficiali precederanno le truppe che per necessità rimarranno arren·ate solo lasciando a scelta dei comandanti di corpo gli indispensabili per la disciplina dei rimasti stop Le mtiglierie saranno subito portate tutte senza distinzione eccetto il gruppo da 105 sulla linea delle truppe ed apriranno il fuoco al primo colpo difucile dei legionari stop Arrivati in cillà si riannoderanno per ordini attorno ai !,oro comandanti stop" 390 •

Ma alle 22.30 pervenne dal gen . Ferrero l' ordine di sospendere le operazioni , comunicato in questi termini : " li Governo del Re plaude al conregno delle rruppe esprimendo loro 1utta la riconoscenza della Nazione stop Desidero che nel giorno di Natale le truppe facciano riposo sulle posizioni raggiunte stop. V.S. disponga per la sospensione immediata dell'operazione, per i collegamenti ed i rafforzamenti sulle posizioni raggiunte prevedendo a fa re avanzare tutte le riserve e tutte le artiglierie stop Mi segnali tulle le disposizioni date stop Domani giorno di Natale sarà

,.,. AUSSME. D.S. 45' Divisione . 127/S- 1l A, prot. 47 10 O p. del 24. 12. 1920, da Comando 45' Divisione a Comandi Settori Sussak. Castu a, Abbazia. f.10 Fcrrario. "'' AUSSME. D.S. 45 Divisione. 127/S- l lA. prot. 4708 del 24.12.1920. da Comando 45' Divisione a Comandi Senori Sussak. Castua. Abbazia. f.10 Fcrrario.


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L'eserci10 i,aliano I! fa questio11e fiumana ( /918- 1921 )

corrisposto soprassoldo 50 lire per ogni soldato e caporale. 200300 per sottufficiale a seconda del grado ed un mese di stipendio per tutti f?li i4ficiali stop" m . Analoghi benefici erano stati previsti per i famil iari dei feriti e dei caduti, nella seguente m isura: da L . 200 a L. 500 per i feriti (in relazione aH ' entità del danno), 5000 per i morti elevabi l i a 1O.000 per il grado cli ai utante cl i battagl ia ,% . L' ordine sottintendeva la speranza di Caviglia, che era anche quella degli alti comandanti operativi, che la notte di Natale ind ucesse D' Annunzio ccl i suoi a non persistere nell'opposizione armata. Ma anche la giornata del 25 d icembre fu punteggiata da tiri d 'artiglieria e di armi automl;ltiche da parte dei fiumani, causando altre perdite fra le truppe regolari. Ad esse, il gen. Ferrario inviò il seguente messaggio augurale:

"S.M. il Re pensando ai suoi soldati che quì combattono per difendere Le Leggi della Patria. commosso per la loro devozione, addolorato perle nostre perdite, ha imposto una sospensione di armi per le 24 ore natalizie. Mentre emano ai vostri comandanti gli ordini per la ripresa dette dolorose ma doverose operazioni, abbraccio col pensiero ognuno di voi, giudico con ammirazione e riconoscenza La vostra condotta che onora i singoli fedeli Reparti e l'intera Divisione . \li auguro buon Natale. Auf?uro buona fortuna a LIe vostre famiglie lontane che oggi con tenerezza e sgomento pensano a voi, coinvolti in una fa · talità che nessun italiano avrebbe creduto si avverasse: questa di do ver cosrringere all'obbedienza un nucleo ribelle che si ammanta del diritto.falso e incompetente di dirigere i destini nazionali" 397 • Nelle prime ore dell'alba, a sua volta, D ' A nnunzio aveva consegnato ad un aiutante il testo cli un proclama Agli italiani da lanc iare con manifesti su Trieste e Venezia (Allegato 59). L'ord ine per la ripresa dell'attacco venne rinnovato per le 7 del giorno successivo, 26 dicembre. Dalle prime ore anche i repart.i della

'"' A USSME, D .S. 45' Divisione, 127/S- L IA. prot. l ì9 RR elci 24.1 2 .1 920, eia Comando .'i 0 C./\. T rieste a Comando 45' Divisione, f.10 Ferrern . ""· AUSS1v1E. D.S. 45' Divisione. 127i S- I I A prot. il leggibi le del 24. I 2 J920. da Comando V 0 Gruppo Al pino a Comandi Btg.ni Fenes1re//e e Ves1011e, f.w co l. Canwn i . ,., AUSSJ\iIE. D.S. 45" Divisione. L2 ìiS- J LA, prot. 4716 Op. del 25.12.1920. da Comando 45' Div. a ufficial i e snidai i d ipendenti , f .io Ferrar io.


li 1920 e la gestione Ca viglia: dalle 11·a1iative alle cannonate

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B1igata Pinerolo erano in linea nel nuovo settore di Drenova. Nella parte iniziale della mattinata le truppe regolari , se pur tenacemente contrastate dai dannunziani, compirono progressi , specie nel settore tenuto dagli alpini. Si combatté accanitamente, casa per casa, e verso le 11 il battaglione Vestone cadde in un agguato nel corso del quale molti dei suoi componenti vennero catturati. L' artiglieria pesante campale, agli ordini diretti del gen. Ferrario, aprì il fuoco sul porto , forse con la speranza di indurre a fare lo stesso anche l'Andrea Daria. L'amm. Simonetti, infatti, aveva revocato l'ordine cli rientro a Pola della sua squadra navale , che s in dal 24 era rimasta qu indi ad incrociare dinnanzi a Fiume. Nel primo pomeriggio i combattimenti sembrarono accentuare la loro durezza, e si rese necessario far intervenire in linea la Brigata Piemonte ed i battaglioni di formazione delle Brigate Como e Bologna, mentre l'artiglieria ricevette l ' ordine cli dirigere il fuoco anche sul centro della città. Nel resoconto degl i scontri, è rilevabile l ' assenza della Brigata Lombardia, pur rientrando il Settore Sussak nelle sue attribuzioni giurisdizionali previste negli ordini cli operazioni emanati dalla 45" Divisione sia il 29 novembre che il 20 dicembre, a proposito della quale è possibile , oltre che opportuna, un ' ipotesi cli sp iegazione . Tra D ' Annunzio ed il gen. Cesare Faccini , comandante della brigata, erano sempre intercorsi rapporti di cordialità , iniziati nel marzo precedente quando , in occasione della cerimonia ufficiale per la consegna alla Lombardia della "cravatta azzurra" (riconoscimento onorario concesso dal Re pe r le benemerenze di guerra) , c'era stato un vibrante scambio di messaggi improntati a reciproca comprensione e solidarietà, e proseguiti poi durante gli episodi della razzia cli cavalli a Cava Prel uca in aprile e dell'occupazione dello scoglio d i San Marco in novembre . Allorché si sv iluppò l'attacco contro Fiume , sembrerebbe vi fosse stata, da parte ciel gen . Faccini , la ferma presa di posizione di non attaccare alle spalle l'esercito leg ionario, consapevole che avrebbe poi dovuto r ispondere cli ciò dinnanzi ad una conunissione d 'inch iesta, come infatti sarebbe avvenuto nel gennaio 1921 . Sul teatro operativo, la situazione stava minacciando cli diventare grottesca, data l ' evidente imposs ibil ità per l' Esercito cli concludere rapidamente, con il solo impiego delle proprie forze , quella che inizialmente era stata definita un ' "operazione di poi izia". La Marina, però , comi nciò a dare segni cli voler uscire dalla posizione cli attendismo sino allora assunta . Già verso le 11 , infatti, l'Andrea Doria aveva aperto il fuoco contro il CT Espero: questo , passando per il canale interno, era


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L'esercito italiano e la questirmefiumana (1918-1921)

stato dislocato dal comando fiumano all'imboccatura di Porto Baross, e ciò fu interpretato come un atto minacc ioso da parte cli Simonetti. Poco dopo, una sottile colonna di fumo fuoriuscente dal fu maiolo più piccolo, prodotto da una stufa accesa dall' equ ipaggio per riscaldars i, avvalorò la sensazione che il caccia si apprestasse a muovere, per cui la Doria gli intimò di uscire dal porto nel termine di un quarto d'ora e di consegnarsi con le arn1i in condizioni cli non utilizzo. Alla risposta negativa cieli' Espero, la nave eia battaglia aprì il fuoco con i pezzi eia 76 de.Ila torretta cli prua. La prima salva colpì la cresta ciel molo, la seconda centrò il caccia a poppa nella zona mediana, squarciando il fumaiolo centrale, la terza colpì nuovamente l' Espero sotto la planc ia , causando un incendio con scoppio di munizioni, e la camera cli lancio con esplosione interna ws . Infine, dietro pressante richiesta di Caviglia a Simonetti , alle 15 .30 l'Andrea Daria fece entrare in azione anche i pezzi da 152, con bersaglio il palazzo dove aveva sede il comando di D'Annunz io che venne colpito eia due granate, la prima delle quali scoppiò contro l' architrave della finestra dello studio del poeta, che venne leggermente ferito alla testa dalla caduta dei calcinacci. Corrado Zoli , che si trovava nel locale con il cap . Coselsch i ed il ten. Tonna, rievocò così l'episodio: "Vidi D'Annunzio sobbalzare sulla poltrona e spingersi in avanti: egli ci ha raccontato poi che, per lo 5.postarnento d'aria prodotto dall'esplosione avvenuta quasi alle sue spalle, si era sentito proiettare il capo in. avanti. T vetri volarono in jì·antumi, una miriade di piccole schegge ci piovvero sulla testa; il salone si riempì di fumo e di polvere. Si precipitarono dentro tre o quattro uffìciali, che afferrarono il Comandante e lo trassero a corsa fuori del salone e giù per le scale . Discesi io pure al primo piano, dove mi meravigliai di constatare che il grande lucernario a vetri, che copre tutto il salone d 'ingresso, era rimasto intatto. Sul pavimento si rotolava un sergente mitragliere 399 • Mi chinai per vedere di soccorrerlo; ma gli vidi nella schiena tale una caverna prodotta da uno scheggione della granata , che giudicai inutile perdere tempo . Di fatto, quando uscii dal rnio ufficio al primo piano, dov'ero entrato soltanto per ripren-

"' Vannutelli G ., op. cit.. pag. 8. ,., Era il sergente elci granacieri Anton io Gottardo, uno dei partec ipami alla marcia di Ronchi (Gerra F., op. cit., H vo i. , pag. 33 l , n. J I).


Il 1920 e la gesrione Caviglia : dalle rrarrali ve alle ca111w1wte

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dere il mantello ed il beretto, constatai che il sergente era spirato .

in quel momento , una seconda granata da 152 scoppiò al piano superiore/. .. /"

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Dalla Doria fu sparata anche una granata da 76 sulla caserma della compagnia D'Annunzio, mentre da terra si rispose al fuoco con un cannone da 75, metà dei proiettili del quale colpirono la nave, che fo anche oggetto cl.i un tentato avvicinamento da parte d i due aerei fiumani, aHont,matisi dopo il primo cenno di reazione . Altri colpi furono sparati nel tardo pomeriggio dalle navi e eia postazioni terrestri, e provocarono vittime fra la popolazione civile ed i legionari e danni agli edifici cittadini. 1n serata , però, l'attacco non aveva ancora ottenuto risultati decisivi. Si rendeva necessario, per i g iorni seguenti, predisporre un 'azione più metodica, fid ando anche nel previsto arrivo di rinforzi rappresentati dal battaglione mobile carabinieri Alessandria, dal 5° reggimento bersaglieri , dai battaglioni alpini Ceva e Levanna e da altre due batterie pesanti campa.li. La notte tra il 26 ed il 27 , così come l'intera giornata del 27 , trascorsero senza eventi degni di rilievo. L'unico fu rappresentato da un contatto diretto fra il cap. vasc . Foschìni ed il podestà Gigante, recatosi verso le 3 a bordo della Dante accompagnato dal col. Tamajo e eia Host Venturi, latore dì alcune proposte ciel comando fiumano per Caviglia intese ad ottenere un'immed iata sospensione del bombardamento. Il generale però non solo le respinse , in quanto non contemplavano la piena accettazione del Trattato cli Rapallo , ma ordinò cli intensificare il fuoco delle artiglierie, a proposito ciel quale indirizzò alla cittadinanza un proclama che, affermando la dolorosa necess ità di sparare sull'abitato, ne attribuiva la responsabilità alla persona cli D'Annunzio (Allegato 60). Ed infatti durante la giornata del 27 , mentre le forze regolari procedevano ad un riordinamento , continuarono a cadere sulla città col pi di artiglieria con esiti abbastanza cruenti. Ne fanno fede alcuni radiogrammi trasmessi dal cap . vasc. Foschinì da bordo della Dante al gen. Ferrario: ·

"Generale Ferrario Abbazia n. 372-27 ore 12,20 2237 - Direttore Ospedale informa che alcune granate sono cadute su dì esso . Stop. Altre granate cascano al centro della città facendo vitrime popolazione civile . Foschini.

"'' Zoli C., ''Le giornate cli Fiume", Bologna, 7.anichelli, 192 1, pagg. 60 -61.


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L'eserci10 i1aliano e la questione fiwnana (1918-1921)

Andrea Doria n . 374-27 ore 12,30 - Informo che stanno .\parando sulla città facendo vittime innocenti - stop . Pregherei far cessare .fìwco. Foschini" "0 1•

La pausa di relativa tranquillità sul piano rnilitare terrestre ind usse il gen. Ferrario ad indirizzare ai comandanti cli reparto , aJJegato ad un ordine di operazione proiettato verso 1'azione di assedio che si andava del ineanclo, un messaggio articolato su alcune considerazioni di carattere etico ed alcune raccomandazioni di ordine operativo: "Apriamo bene gli occhi per guardare in faccia la sorprendente realtà : facciamo la guerra! Quelle batrerie pesanti che avevamo tenute quì per ogni evento j,no al Trattato di Rapallo e che il giorno 23 ( dico or sono quattro giorni) abbiamo allontanato per alleviare dalle requisizioni la popolazione civile, debbono tornare quì, ma non per i serbi, per i neniici interni d'Italia . È proprio guerra: i fucili che spararono in aria si dovettero abbassare alle finestre e nelle vie per vendicare i nostri compagni uccisi; successivamente i cannoni sparano in aria, poi nell'acqua, ma poi, per salvare la vita ai.fanti mitraglieri,forzati dalla ragione e dal dovere puntano uno ad uno tutti sulle mitragliatrici annidate fi'a le abirazioni civili. In.fine anche la Marina dovette usare i suoi mezzi esn·emi! Dissi che con ciò abbicano vinto: abbiamo vinto le idee della ribellione, ahbiarno jèitto trio11fare il diritto della Patria, abbiamo dismttto Le illusioni di esaftati,forse davvero convinti di rappresentare il senno del Paese. Rimane a vin.cere materialmente. Emano con questa L'ORDINE DI OPERAZIONI SPECIALE N° 7 per una divisione in sertori rispondente alla nuova azione di assedio regolare ordinata dal superiore Comando. invio a parte due raccomandazioni : i 0 ) Si tenga presente come i ribelli numerosi, conoscitori della zona e valorosi (tolti da parte dei delinquenti o interessati che staranno nelle case) possono dal centro dirigere attacchi su punti radiali a lom scelta . È necessario che ovunque siano Linee sistematiche di osservazione (vedette), di prima resistenza (guardie), di resistenza assoluta (gran guardie) e di eventuale ripiegamento (linee delle riserve accantonate), ben note alfe truppe; e che le truppe siano impiegate con razionali turni di riposo.

'"' Moscati G .. '·Le 5 giornate d i Fiume", Milano , edizion i Ca rnaro, 193 1. pag. 130.


li 1920 e fa gestione Caviglia: dalle ;rattwive alle cannonate

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2°) Ricordiarno che ieri è caduio in un agguato l'intero battaglione

Vestone, compreso quel fiero comandante che il giorno precedenre aveva freddato un insensato pretendente di catturarlo. È necessario non accogliere nessuna lusinga, m.a soltanto la resa a discrezione" "02 .

Il persistere dell'azione cli fuoco su Fiu me fece sì che Gigante ed Host Venturi , nel tardo pomeriggio del 27 , ritornassero a bordo della Dante chiedendo a Foschini cli poter conferire direttamente con il gen. Ferrario. Foschini trasmise la richiesta , e l' incontro fu stabilito per il giorno successivo ad Abbazia. ln quella sede i rappresentanti fi umani dichiararono che se vi fosse stato l'intendjmento di continuare a bombardare la città, essi si sarebbero sentiti in dovere di interpellare la popolazione civile non combattente di Fiume sull' intenzione di continuare a resistere o meno; in caso affermativo, avrebbero chiesto una tregua per lo sgombero di vecchi, donne e bambini . La risposta di Fe1rnrio fu perentoria: egli aveva ordini cli iniziare il bombardamento sistematico deJla città a partire dal.l'indomani mattina 29 dicembre alle ore 9, che a tale bombardamento avrebbero concorso batterie pesanti terrestri , g ià avvicinate a tale scopo al fronte di combattimento, e le batterie eia 305 della Regia Marina; che non poteva sospendere gli ordini di esecuz ione già dati se la città non avesse dichiarato , prima delle ore 14 ciel giorno stesso, cli accettare il Trattato di Rapallo. Alle proteste elevate dei suoi interlocutori, il comandante della 45· Divisione ribatté che il Comando delle forze investitrici non vedeva altro mezzo di domare l'energia della difesa legionaria e fiumana, se non ricorrendo a que lla estrema misura di pressione, per evitare il macello delle proprie fanterie cli attacco ~03 • Che eia parte dell'Esercito vi fosse la fe rma intenzione , una volta iniziate la operaz ioni , di portarle avanti compiutamente era dimostrato eia un nuovo ordine di operazioni diramato nello stesso giorno 28 dal comandante del Corpo d 'Armata di Trieste: "L'arrivo dei nuovi reparti ed artiglierie deve consentire la preparazione ordinata dell'attacco che mi propongo svolgere nel giorno 31 corrente afondo. Secondo le intese verbali tutte le truppe disponibili (meno il V0 Bersaglieri) sono distribuite nei vari Serrori col criterio generale di impiego

"'' A USS ìvlE . D.S . 45' Divis ione, 127/S- J ! A. prot. 4734 Op. del 27. 12. 1920 , da Comando 45" D ivisione a com.l i d i repar10. f.10 Fern1rio. "'·' Mosca1iG .. op.cit..pagg. 136-1 37.


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l'esercito ira/iano e la questionefiuma,w (1918-1921 )

di.frmterie ed alpini in prima linea, e di RR..CC. e Regie Guardie in seconda . Delle artiglierie autoporra1e quel maggior numero di pez,z,i che le condizioni stradali consentiranno trasportare al di là del Recina, al Settore Sussak (almeno quattro pezzi) - le batterie da montagna e gli obici pesanti campali al Settore Drenova - le artiglierie campali, i cannoni pesanti campali e le rimanenti autoportate nei rimanenti settori.

SVOLGIMENTO DELL'AZIONE: Giorni 29 e 30 corrente - Ricognizioni accurate del jimite di ciascun settore per parte dei Comandi di Settore e dei Comandanti d'Artiglieria - postazioni delle batterie, organizzazione del tiro ed inquadramento degli obiettivi. Determinare di quegli obietti,ii che in ciascun settore potrebbero essere utile scopo per il Liro da mare senza pericolo di offese per le nostre truppe, e loro segnalazione al Comando della Squadra Navale . GIORNO 31 CORRENTE: L'azione d'attacco dovrebbe svolgersi egualmente risoluta su tutta la fronte ma con precedenza nel tempo dai Settori verso mare per attrarre da quella parte l'attenzione ed i niezzi della difesa. in una seconda fase. travolgente, dai Settori di Drenava e di Sussak; e da quest'ora, decisiva, anche dai rimanenti. Il Comando del Settore di Sussak dovrebbe coll'azione delle batterie autoportate e delle sue mitragliatrici, neutralizzare le difese verso il porto e baaere i percorsi che traggono dal mare verso il Calvario. A momento opport:Ltno con mezzi predisposti di passaggio dovrebbe concorrere anche colle sue truppe all'occupazione di Fiume verso il Porto. il tiro dell'artiglieria che dovrebbe conservare su tutta la.fronte una media intensità durante le giornate 29 e 30, dovrebbe avere dal mattino del 31 il più intenso sviluppo fi·a le ore 7 e le ore 10 nei Settori di Castua e Cantrida, limitandosi al tiro delle sole batterie da montagna nel Settore di Drenava contro gli obiettivi di quel Settore. Dalle ore 10 alle 12 le batterie obici pesanti campali prepareranno l'attacco decisivo sulla fronte costituita dal Calvario e Cimitero. Mentre prima di quell'ora do vrebbero eseguire tiri d'ùii1ata sulle arterie stradali del Settore ?lasse (di Sud) e Porto del Petrolio. Lo scatto delle fanterie per l'attacco risoliaivo alle ore 12 . Le fronti che successivamente saranno raggiune dai reparti attaccanti dovranno essere segnate nel giorno 31 con abbondanti.fumate predisposte con materiale adatto (paglia e bitume). Saranno provveduti per cura di questo Comando 30 scudi da trin-


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle trattative alle cannonate

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cea e 30 elmelli Farina che il Comando della 45" Divisione farà distribuire nel ,nodo che riterrà opportuno jì·a i vari Settori. PRESCRIZIONI: J Gradirò avere conoscenza delle ricognizioni che il Comando della 45" Div. avrà ordinato per ciascun Settore, per la sera del 30 corrente. 2°) Prego di esigere che siano predisposti con la più miticolosa cura per ciascun. fronte d 'attacco la successione di elementi cl' assalto ed i rispettivi Comandanti designali personalmente. 3°) Sia ulteriormente e più precisamente indicata la suddivisione dei Settori di città dentro ai quali dovranno in un primo tempo svolgersi i compiti d'occupazione delle singole colonne e queLli che in secondo tempo dovranno essere affidati alle cure dei reparti di polizia ritraendo e riunendo i reparti di Fanteria ed Alpini. 4°) il V 0 Reggùnento Bersaglieri rimane a mia completa disposizione a .lurdani" 404 • 0

)

Alla ricezione, Ferrario rispose come fosse urgente garantirsi soprattutto da una possibile controffensiva nel Settore Castua, quello a mare delle due strade rotabili a cavallo della ferrovia, poiché riteneva che fosse logico, dal punto di vista dei legionari fiumani, tentare cli mettere in atto l'unica possibilità rimasta, quella cioè di una so1tita disperata che consentisse loro di disperdersi nel territorio circostante. A questo proposito, faceva presente che avrebbe accentrato nel suddetto Settore nuovi elementi di difesa, quali autoblindo e carabinieri dei nuclei divisionali, ma che riteneva opportuno ed urgente anche l'invio a Cava Preluca del reggimento bersaglieri 405 . Dopo l' incontro con il gen. Ferrario, Gigante ed Host Venturi tornarono a Fiume e ne riferirono l'esito, e per le 13 di quello stesso giorno D ' Annunzio convocò un Consigl io della Reggenza che si svolse nello studio di Grossich con la partecipazione cli De Amb1is, del sottosegretario agli Esteri Zoli, ciel segretario generale Susmel, di tutti i Rettori , dei membri della presidenza municipale e cli tutti i più influenti cittadini che l'urgenza dei tempi' consentì cli riunire. Di essi, il solo Grossich manifestò, a titol.o personale, il convincimento che, nonostante il bombardamento, non si dovesse cedere alle minacce ed alle imposizioni, mentre tutti gli altri, ad eccezione di Gigante ed Host Venturi che non presero la parola, si espressero per una cessazione della Tesi1 1 •• AUSS IVfE. DS. 45' Divisione, 127/S-l l A. prot. 2 12 RRP del 28. 12. 1920, da Com.do 5° C.A. Trieste a gen. Ferrario. f.lo Fcrrcro. "'' AUSSME. D.S. 45' Divisione, 127/S- I LA , prot. 4773 Op. RP del 28.12.1920. da Com.do 45·' Divisione a gen. Ferrero, f.co Ferrario.


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L'eserciro italiano e la quesrione.fì11ma11a (/918- 1921)

stenza onde risparmiare maggiori danni (qualche colpo d' aitiglieria , sia pure sporadico, era continuato a cadere sulla città, mentre sul fronte terrestre reparti fiumani avevano attuato attività offensiva nelle zone cli S. Mattia, Cosala e Pulaz). AD' Annunzio, a questo punto, non restò che una soluzione, ed infatti la prese dichiarando di rassegnare da quel momento le dimissioni sue e dell ' intero collegio dei Rettoti del Governo Provvisorio della Reggenza Italiana de] Carnaro, cli 1imettere nelle mani della città i pieni poteri civili e militari a suo tempo conferitigli e di mantenere solo il comando dei legionmi dì Ronchj. TI Consiglio prese atto di guesta dichiarazione accogliendone le ris ultanze, deliberò cli essere disposto di massima ad accettare quanto disposto dal Trattato cli Rapallo e conferì ulteriormente pieni poteri a Gigante ed Host Venturi per il proseguimento delle trattative ~M . Queste continuarono infatti nello stesso pomeriggio e nei giorni successivi con il seguente sviluppo. Alle 16 i due delegati fiumani tornarono ad Abbazia dove rimisero il verbale della seduta ciel Consiglio nelle mani del gen. Ferrario, che però richiese che le dimjssioni di D'Annunzio e del governo provvisorio della Reggenza fossero confem1ate da una dichiarazione autografa dello stesso poeta. Gigante ed Host Venturi si impegnarono in tal senso, e pettanto concordarono con Ferrario una ulte1iore sospensione d i 24 ore delle ostilità (Allegato 61). Nel corso della notte, D'Annunzio scrisse una lunga lettera diretta al podestà ed al popolo cli Fiume , una specie di compendio della vicenda che lo aveva visto protagonista da 15 mesi , redatto con il lirismo che gli era abituale e la cui patte conclusiva rispondeva concretamente a quanto rich_iesto dal comandante della 45" Divisione (Allegato 62); nel terzo incontro fra le due parti avvenuto nel mattino del 29, essa fu consegnata a Fe1rnrio , al quale venne anche rife1ita la condizione che D' Annunzio poneva per sv incolare i legionari daUo speciale giuramento e per lo scioglimento dei loro reparti, e cioè la garanzia di una completa amnistia relativa al passaggio degli uomini a Fiume ed all'attività svolta a favore della causa. Interpellato in proposito, Cavigl ia aderì a questa malleveria di carattere disciplinare, con le eccezioni per quelle mancanze estranee alla vicenda fiumana (già peraltro contemplate dallo stesso D 'Annunzio) e per quelle riguardanti gli equipaggi navali e delle autoblindo passati dalla parte dannunziana dopo le intimazioni seguite al Trattato di Rapallo , personale che sarebbe stato sottoposto a giudizio da un tribunale nùlitare ordinario. TI coman-

·•·• /\USSME , D.S. 45' Divi, ione . I 27iS- J I A, intestazione "Ufficio de l Podes tà'. , senza proto collo cie l 28.12 .1920, verbale del Consiglio cli Reggenza pari data. Lt<i Gross ieh , Con ighi, Schittar, Le naz, Biscocca. Rudan. Marassi. S usmel. G igante. T-lost Ven turi.


Il 1920 e la ge.Hione Cavig lia: dalle 1ra11atiFe afle cannonate

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dante delle truppe della Venezia Giulia chiese inoltre di conoscere come e quando D' Anmrnzio avrebbe lasciato Fiume, e pose le seguenti condizioni: l 0 ) Restituzione dei prigionieri delle truppe regolari; 2°) Uscita delle navi eia guerra e commerc iali (queste con modalità eia stabi lirsi) ; 3°) E ntrata in Fiume cli una comm iss ione cli controllo e recupero delle armi e del materiale da guerra; 4°) Uscita dei legionari e ufficiali non originari cli Fiume senza armi e senza alcun materiale dello Stato, in circa cinque giorni; 5°) Disarmo degli uffic iali e legionari di Fiume che non intendessero uscire; 6°) Entrata graduale in Fiume cli CC.RR. e Guardie Doganali e cli una autorità militare regolare; 7°) Sgombero delle isole con analoghi modi ' 07 • I rappresentanti fiumani avanzarono alcune eccezioni relativamente a qualcuno dei punti in questione. Innanzitutto, lo Stato cli Fiume disponeva di una milizia propria, per cui il Comando della milizia regolare fiumana 1iteneva cli poter assumere la responsabi lità dell 'ordinato sgombero dei legionari ed accettava la condizione che nessun estraneo a detta milizia potesse rimanere armato. Il Comando delle milizie regolari fiumane si riservava di chi.edere il concorso di reparti CC.RR. e di guardie cloganal.i , e per quanto riguardava un comando regolare italiano si desiderava conoscere preventivamente quale scopo avrebbe avuto. Del pari, lo stesso comando fiumano si assumeva l'incarico della raccolta di anni, munizioni e materiale dello Stato, e si riservava cli richiedere a su0 tempo il concorso cli una commissione di controllo italiana <l(ls. Le paiti convennero sul proseguimento ciel.la tregua d'anni sino alle 12 ciel 30 dicembre, termine entro il quale i fiumani sarebbero dovuti tornare con larisposta in merito alle condizioni poste da Cavi.glia. Questi, che s ino allora ·aveva diretto e seguito le trattative mediante collegamento telefonico. si trasferì anch 'egli il 30 ad Abbazia , non prendendo però parte diretta agli incontri che contimiarono ad essere presieduti dal gen. Ferrario. Nel pomeriggio Caviglia ricevette la visita del vicario apostolico mons. Costantini 409, offertosi a D'Annunzio come inter-

101 · AUSSME, D.S . 45a Divisione , 127/S- I IA, allegato n° 4 1, prospetco riassu ntivo del.le deci s ioni di Caviglia del 29. 12 .1 920, Lto Gigante, Host Ve nturi e v .to Ferrario . ·"'' AU SSME, D.S . 45' Di vis io ne , 127/S- J LA , allegato n° 42, prospetto delle risposte verbali alle condizioni d i Caviglia de l 29 .12 .1920 , f.to Gigante , Host Ventu ri. ~,,, Cfr. Costamin i C., '·Foglie secche", Roma , Nard ini , I 949 . pagg . 377-396.


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L'esercito italiano e la quesrionejìumana ( / 918-192 I )

mediario per ottenere condizioni accettabili per l'uscita dej legionari da Fiume ed evitare così il pericolo di una sortita in massa dalle linee legionarie in direzione cli Castelnuovo per la quale D'Annunzio , la sera del 29 , aveva dato incarico al suo ufficio operazioni di allestire un piano. Non è da escludere che la condiscendenza che Caviglia avrebbe poi manifestato, come si vedrà, nel prosieguo dei negoz iati, derivasse in parte anche da questo intervento, pur se durante il colloquio il proprio atteggiamento nei confronti della situazione generale si mantenne duro ed inflessibile. Tra le 11 e le 12 si svolse il quatto colloquio. Caviglia aveva acconsentito che i due battaglioni deUa milizia fiumana rimanessero armati ed a rinunciare ali ' entrata in città di una autorità militare o civile italiana, così come a prolungare l'occupazione italiana a Nord e ad Est di Fiume sino a completa sistemazione interna della città ed alla definizione dei confini (il che. peraltro, era già stato considerato indispensabile ai massimi vertici militari); non aderì invece alla richiesta di far entrare i carabinieri solo quando fossero sollecitati dalle autorità cittadine. Lo schema generale delle condizioni poste continuò a rimanere invariato, soltanto si discussero separatamente le clausole alcune delle quali, in pa1ticolm·e quelle relative all'uscita delle navi e dei legionari, risultavano cli onerosa oltre che di difficile attuazione, quanto meno entro i termini temporali che erano stati indicati . FeITario insisteva sull'immediato sgombero dei legionari, i cui primi scaglioni avrebbero dovuto partire da Fiume il 1° gennai.o, e su.Il.a permanenza delle truppe regolari nelle posizioni occupate. mentre quelle fiumane avrebbero dovuto ritirarsi immediatamente dalle Unee negli acquartieramenti. La sospensione delle ostilità fu prorogata sino alle 24 dello stesso giorno, e la seduta aggiornata alle 20. Alla ripresa, fu resa nota un' ulteriore risoluzione di CavigUa che, valutate positivamente le difficoltà avanzate da Gigante ed Host Venturi, differiva sino al 5 gennaio l' uscita delle navi e dei legionari. Caviglia aveva altresì deciso di sospendere l'azione militare a tempo indeterminato, mantenendo però il blocco sino ad esodo ben avviato dei legionari ed insistendo perché sin dal 31 questi fossero concentrati in città, lasciando sulla linea le sole milizie fiumane mentre le truppe regohui avrebbero conservato il loro schieramento. Si stabilì infine che i due parlamentari avrebbero consegnato, entro mezzogiorno del 31, un esemplare del1' accorcio firmato dalle autorità cli Fiume. L' ultimo giorno dell'anno ebbe luogo il sesto ed ultimo colloquio fra le parti. Caviglia, che a questo punto aveva fretta cli porre la parola fine a tutta la questione, aveva fatto altre concessioni: la premessa che lo Stato di Fiume s ubiva il trattato cli Rapallo per forza e per evitare l'azione militare contro la città; la soppressione nel testo di un cenno ali ' uscita dalla città di


li 1920 e la i estion.e Caviglia: dai/e 1raua1ii,e alle can110,w1e

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D ' Annunzio , che non gradiva che fosse resa ufficiale questa ing iunzione (fu oggetto, però, cli una clauso.la segreta); l'estensione dell'amnistia anche ai defezionati dopo la seconda intimazione; il graduale arretramento delle truppe regolari sino al limite del Corpus separarum dopo che fossero uscite le navi e la maggior parte dei legionari. Finalmente, alle 16.30 furono apposte le firme all'accorcio definitivo. Eccone il testo integrale: "Abbazia presso il Comando deHa 45" Divis ione, 31 dicembre 1920, ore 16,30. il Generale Carlo Ferrario Comandante della 45" Divisione per incarico cli S.E. il Generale d'Esercito Enrico Caviglia Comandante delle R. Truppe della Venezia Giulia da una parie, e i sigg . Capitano Nino Host Venturi Comandante delle Milizie Fiumane e Capitano Riccardo Gigante Podestà di Fiume rappresentanti della Città di Fiume per incarico del Consiglio Comunale dell'altra, premesso: che lo Stato di Fiume subisce per forza e per evitare ogni azione militare contro la Città l'applicazione del Trartato di Rapallo; che S.E. Caviglia accorda garanzie disciplinari complete fatta eccezione per i reati comuni e le mancanze disciplinari estranee al passaggio a Fiume ed alla lolla conseguente; che le basi dell'accordo son.o: a) Uscita dei legionarii dalla Città,· b) Evacuazione dal porto di Fiume di tutto il naviglio da guerra e commerciale cmnun.que irregolarmente trattenuto ; e) Sgombero delle isole di Veglia , Arbe e Scoglio di S. Marco da parte dei legionarii; convengono quanLo segue: I. - Scambio dei prigionieri nel più breve tempo possibile. Il. - Uscita di tutto il naviglio da guerra a cominciare dal giorno 2 gennaio 1921, secondo disposizioni che saranno date da S.E. l'Ammiraglio Simonetti, presi accordi per il tramite della R. Nave 'Dante Alighieri' col Comando delle Milizie Fiumane . lll. - Costituzione in Ciuà, in tempo da determinarsi, di una Commissione di iif.ficiali regolari cli terra e di nutre delle varie armi che, in accordo col Comando delle Milizie di Fiume, dovrà ritirare tutti i maleriali di proprietà dello Stato (armi, munizioni, quadrupedi, ecc.; bandiere,· ogni materiale navale militare; ecc.) e nell'attesa, costituzione immediata da parte del Comando delle Milizie Fiumane, di una Commissione responsabile per la raccolta dei materiali e per la preparazione delle consegne.


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L'esercito i1a/ia11.o e la questìo11.efiumana (1918-1921)

IV. - Uscita dalla Città di tutti i legionarii a cominciare dal giorno 5 gennaio J921, con tre treni al giorno di almeno 300 uomini ciascuno succedentisi con orari stabiliti dal Comando Militare. Il Comando delle Milizie Fiumane si impegna a non Lasciar portar jìwri dalla Città alcuna anna da guerra e da.fuoco. I treni in partenza da Fiume si arresteranno alla interruzione fermviaria e i legionarii trasborderanno su analoghi treni che li trasporteranno nell'interno del Paese a i rispettivi depositi, o distretti. o comuni di origine. V. - È autorizzata La conservazione dei due esistenti battaglioni di Milizie annate e ciò dietro richiesta dell'odierno Comando delle Milizie. V!. - Autorità militari o reparti di CC.RR. e Guardie doganali potranno entrare in Città dietro richiesta delle Autorità cittadine . Vll. - lo sgombro delle isole avverrà a cominciare dal giorno 5 gennaio 1921 con modalità da stabilirsi; ove i legionarii volessero transitare per Fiume ciò sarà loro concesso avvenuta L' uscita dei legionarii presenti in Città. Doj>o queste convenzioni è stabilito: da parte dei regolari cessa immediatamente ogni attività che non sia d(fensiva e sarà al più presto concesso il transito ai civili in passaggi controllati per le sole necessità della vita citradina. locale; da parte dello Stato di Fiume il Coniando delle Milizie si impegna di ritirare nella giornata del 1° gennaio 1921 entro le caserme tutte Le truppe legionarie lasciando al servizio dei posti di blocco (di polizia) le sole Milizie Fiumane; a lor volta le truppe regolari, uscite Le navi ed a vviata l'uscita dei legionarii, arretreranno gradualmente.fino ai Conj,ni del Corpus Separatum. Gener. Carlo Ferrario - Capii. Riccardo Gigante Podestà di Fiume . Capitano Nino Host Venturi 4 w

Un compendio delle operazioni era stato redatto quotidianamente, durante lo svolgimento delle stesse, dal comando militare della Reggen" " Zoli C .. "Le giornate d i Fiu1ne", Bologna, Zanichelli , 192 1, pagg . I 18-120. Del testo , la sera del 30 dicembre ali.e ore 23 fu elaborata una stesura copia della quale è custodita presso I 'arc hivio dell ' USS1\·1E (D.S. 45° Div ., 127/S- l I/\, allcgaco 11° 40), elle di fferisce eia quella definitiva per l'abol izione delle sanzioni disc iplinari a carico dei 111ilirnri clefezion,1ti dopo le .in1.i mazioni seguite al Trattato cli Rapallo , per la soppress ione de l paragrn fo 8°) re lativo all' uscita di D'Annunzio dalla ci ttà e per l'inserimento , nell 'ultim a riga, dell'an·e tramento delle truppe regolari s ino ai confini de l Corpus separa/11111 .


Il 1920 P la gestione C(/\·iglia: dalle 1ra11c11iFe alle cc11111orwte

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za attraverso 9 bollettini di guerra decorrenti dal 23 al 31 dicembre , riportati nell' A Ilegato 63. I cinque giorni di attività bellica determinarono com plessivamente. per quanlo concerneva le perdite umane, una c inquanti na cli morti ed o ltre 200 feriti fra i com battenti delle due parti e la popolaz ione c ivile. Come spesso accade per i dati statistici, anche in questo caso risultano alcune differenze nelle cifre , peraltro cli scarsa rilevanza in relazione anche al totale generale relativamente contenuto . Per ciò che rig uarda i caduti dell'Esercito regolare, la fonte più dettagl iata è costituita dalle memorie cli Cavig lia , nelle quali è riprodotto il seguente specchi o:

PERDITE DELL'ESERCITO REGOLARE MORTI

DATA

FERITI

/\NNOT AZ lONT

Dicembre 24 4 (un aiutante di battaglia)

7 ')

) Oltre I 5 feriti leggeri fra cui un comandante di battaglione.

Dicembre 25 - 2)

8 (2 uff.)

2 )

Dicembre 26 I O (2 ufficiali) Dicembre 27 I Dicembre 28 3 3)

2 ')

91 ( 15 uff.) 18 7

Dicembre 29 Dicembre 30 D icembre 31

I ·')

3 4

3 ")

I

Io

I ')

Gennaio

Totale

25 <•)

Morto un ferito del g iorno 24.

' ) Morti a ll 'ospedale fra i fer iti de i giorni precedent i. ' ) Due morti all"ospcclale fra i feriti de i g iorn i precedenti. ' ) Un S. Ten. morto per caduta da un camion sul Luban.

139( t8 uff.) ' ) P iù c irca 30 leggeri curati ai corpi. '') Dei quali 10 sepolti a Fiume.

Secondo la stessa fon te, i caduti fiumani ammontavano a 22, mentre 6 erano state le vittime tra i civili. Il numero dei feriti ascendeva a 139 per le truppe regolari , a 46 per quel le fium ane ed a 22 per i civ ili ·11 1 • Altri autori riportano le seguenti cifre: per Torsiello i morti sarebbero stati 18 fra i regolari e 18 fra i legionari . secondo Moscati i legionari caduti sarebbero 22, secondo Benedetti 24 e lo stesso numero risulta dall'elenco contenuto nel l' "Albo dei Caduti di Fiume", che riporta anche i nom i

"' Caviglia È .. op. t it. , pagg. 280-281 .


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L 'esercito italia11u e la q11es1io11e fiw11a11a ( /918-1921)

di 24 caduti delle truppe regolari. Frassetlo allega r elenco norninalivo dei caduti fium ani mili tari e civili ccl inoltre quelli dei legionari che presero parte ai combattimenti , quello della Legione Fiumana e della Legione di Zara; gli ultimi tre sono stati inclusi dallo stesso aurore anche in un volume edito successivamente 412 • 11 primo giorno del nuovo anno il gen. Ferrari o inviò una comunicazione ai comandanti dipendenti che li orientava verso l'atteggiamento da tenere nei confronti elci dannunziani e della s ituazione in generale:

"L'avvenuta restifuz,ione dei prigionieri fa ritenere iniziala la soluzione del dramma essenzialmente italiano che ebbe p er teatro Fi1.1111e, per al'versario 1111 esercito fedele alle Leggi della Parria ed 1111a gente di,·enuta folle di amor patrio. Così nell'alba del I O gennaio 192 1 uno stesso augurio è in tuffi: Italia e pace . Terrò la V.S. informata dello s 1·olgi111ento della matassa internaf,11mana . Per ora è necessario impedire ogni anticipato fi-ammischiamento, direi che più di prima si impone la massima riservatezza . Ciò anche per una raxione morale . Se chi ci g uida ha creduto, per altre ragioni clii·erse e sopra1tu1to per evitare dannosi s1rascichi di rancori, per aprire al 'aria serena il campo dei nuovi des1ini italiani che parevano incatenati qui, non dobbiamo, }tn quando i leg ionari sono raccolti in Fiume, nascondere la nostra disapprovazione per lo strazio farro de ll 'Esercito. La sjtnge disciplinare non sorrida : V.S. dia gli ordini perché tali siano per ora, davanti a Fiume , l'asperto ed il contegno delle Truppe . I CCRR. dei repani divisionali si preparino a sostituire le truppe sulla linea di con1a1to, ma ques1e non siano per ora arretrate, anzi la vigilan~a sia intensificata. Voglia V.S. vigilare che alcuna falla si apra nel blocco; il serbarlo con assoluta illtransigenza è nostro compito odierno , e nostra garanzia di successo. Mi si i11for111i di ogni avveni111e1110 che possa riferirsi alle condizioni interne cit1adine" •1l .

" ' Torsiello E .. "Gli ultimi giorni di Flumc dannunziana", Bologna, Oheroslcr, 192 1, pag. 27; Moscaci G .. "Le 5 giornate di Fiu me", Milano . edizioni del Camaro. 193 I. pag. 284; I3c11ede1ti G .. '·La pace di Fiume'', l3olog na. 7.anichcll i. 1924, pag. 145: "Albo dei Cadu ti d i Fiume", Padova, 8iasioli. 1984. pagg. 14-16; f-ras~cuo R .. ·' t di~crtori di Ronchi", Milano, edizioni del Camara. 1926, pagg. 395-460: Fras~etco R .. "Fiume o monc!", Roma ,edizioni Mercurio. 1940, pagg. 37 1-430. ' " /\USSME, D.S. 45' Di visione. 127/S- I IA, prol. 4834 de l I .J. 192 1, da Com~ndo 45" Divis ione a com.Li Seuori Castua. Sussak, S. Matteo, Dre nova cd anigl ie ri a div isionale, f.co Ferrario.


Il 1920 e la gestione CaPig lia: dalle ll'alfwive alle a 11z1101wte

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Queste ultime, per i loro aspetti militari e politici, furono oggetto il 3 della seguente nota informativa da parte dell ' Ufficio Informazi oni del Comando Truppe Venezia G iulia:

"In .fiume legionari sono nlftora dil'isi in due catnpi: quelli che si preparano uscire Fiume raggruppar.i attorno a Maggiore Giacone che fa opera persuasione coadiuvato Generale Tamaio, et q11elli che intendono ancora rimanere capeggiato da lgliori et Vagliasindi stop Vagliasindi avrebbe manifestato proposito dissipare materiale guerresco et far brillare depositi esplosivi dopo avvenuta consegna nostri incaricati stop Popola:ione Fiume teme complicazioni per intransigenza estremisti et vorrebbe che marinai nostre nal'i concorressero polizia con bauaglioni .fiumani et desidera che R. nave Danre Alighieri rimanga Fiume per protezione città stop Costituzione Governo p,vvvisorio riesce d(!fìcoltosa per rinunzia Doti. Vio et perché popolazione non vuole che Gigante ed Host Venturi facciano parte Governo prmvisorio stop Malgrado rinunzia potere civile d 'Annunzio cercherebbe di far prevalere sua influen za per scelta membri nuovo governo provvisorio stop Atteg~iamen.to d'Annunzio viene giudica/O poco chi(lJV stop Vi è anche chi ritiene che a/l'ultimo momento d'Annunzio renti qualche m,01'0 colpo di mano et che a/tualmente jètccia il doppio gioco clifin~ere di condurre la calma negli animi mentre SOiio mano incita i più esaltali alla resistenza stop '111 •

li 2 gen naio 192 1 le truppe fi umane furo no passate in rasseg na da D'Annunzio, e poi con lui alla testa si recarono al cimitero di Cosala dove fu celebrata da mons . Costantini una messa al campo nel corso della quale impartì l'assoluzione alle salme dei caduti eia ambo le parti. Ad essi , il poeta rivolse una commossa orazione cli saluto ispirata ad Lfn sentimento cli fraternilà da cui sarebbe derivato il titolo " Riconciliazione'· con il quale fu pubblicala su La Vedetta d'Italia (A llegato 64). Dal 4 al 13, fra commosse manifes tazioni cli saluto e cli affetto della popola:lione, tutti i legionari lasciarono Fiume . l prim i a partire fu rono i mi litari della Brigata Regina seguiti , lo stesso giorno 4, dagli equipaggi delle navi che avevano aderito all a causa fiumana, imbarcati su un piro-

'" A.S.Ts .. Comm.to Gen. Civ. V.G . • Atti di Gabinetto. b. l 12. sen1.a prot. del 3.1.1921. da Com.do Ge n. Truppe V .G . · Uff. lnf.ni . sem.a ind icazione di destinatari o. non fi rmato .


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L 'esercito iraliano e la questione.fiumana ( 1918-1921)

scafo diretto a Pola, dal Battaglione Ufficiali, dal XXII0 Reparto d'assalto e dalla Legione Giovanni Randaccio; il 5 si mossero i reparti d'artiglieria, il 6 la Compagnia della Guardia e l'VIU 0 Reparto d'assalto, il 7 i cavalleggeri del Piemonte Reale, gli equipaggi delle autoblindo ed i genieri. Il giorno 8 fu la volta dei bersaglieri e dei granatie ri; questi ulti mi, in particolare, furono oggetto cli un prolungato e speciale saluto da parte della cittad inanza, nel ricordo ciel ruolo primario svolto in tutta la vicenda fiumana. Il 9 s i allontanarono la Legione Trentina ed il personale ciel Quartier Generale, il 1O il reparto bersaglieri gi unto dall ' isola cli Veglia, I' 11 il XIII° Reparto d ' assalto. L' ultimo a partire fu. il giorno 13, il Xll 0 Reparto d'assalto proveniente dall ' isola di Arbe 4 15 . Il 18 s i allontanò anche Gabriele D ' Annunzio, che era rimasto in città con alcuni ufficiali, dopo essersi accomiatato dalle autorità cittadine e da una numerosa folla che si era assiepata dinnanzi al palazzo municipale. Lasciò Fiume alle 11.45, diretto a Mestre s u una autovettura privata seguito da un'altrn militare e da un autocarro con i bagagli; due g iorni prima erano altri due autocarri con 47 casse e, il 17, un'altra automobile con persone ciel suo seguito 416 • Al le truppe della 45" Divisione che a loro volta si apprestavano a rientrare dalle posizioni s ulle quali si erano attestate, pervenne il 7 gennaio un messaggio di saluto eia parte ciel gen. Ferrario (Allega to 65). Esso, s ul piano cronologico, può costituire appropriato suggello per la r icostruzione della partecipazione e del co involgimento del. 'Esercito italiano nella questione fiumana, obiettivo cli questo lavoro. Riteniamo comunque cli fare cosa utile e gradita al lettore riferendo anche, molto s inteticamente, sugl i avvenimenti che si susseguirono a Fiume prima della sua definitiva annessione all'Italia -111_ In città era rimasto un battaglione cli carabinieri, sia per provvedere al servizio d'ordine durante lo sgombero dei legionari e sia per contribuire al riordino dei servizi di polizia municipale; rimasero anche i

11 • '

Moscati G., op. c ii., pagg. 178- 180. A.S.Ts .. Comm.to Gen. Civ. V.G . - ALLi di Gabinetto , b. I 12 , foglio senza protocollo datalo 19. 1.192 1, pri vo d i indicazioni di mittente e destinatario, contenente una serie di brevi notizie presumibilmente destinate ad un giornale locale (si c hiudono infoni con la d icitura "'con preghiera di pubblicazione in cronaca"). "" "Libro rosso su.i rapporti del Governo di Fiume con il Regio Go verno d'Italia", Fiume, Soc. Ed itoriale Fiu mana. 1922; Benedetti G .. op. cit., pagg. 9 1-1 40 ; Petcani L., '·La posizione internaz ionale di Fi ume clall'arrnistiz.io all'annessione ed il s uo assetto costituzionale durante questo periodo" . Firenz.e , Cya , 1940. pagg. I 15-120; Peroni A., ''Fiume. lineamento storico", Novara , Comitato Giuliano. 1946, pagg. 19-23. 11 • •


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componenti della commissione preposta al recupero delle armi e degli altri materiali bellici, pres ieduta dal ten. col. Da Pozzo, che avrebbe protratto la propria permanenza a l cli là del tempo preventivato, specialmente per le difficoltà di poter sequestrare tutte le armi e le munizioni occultate dai privati. Presente anche personale della Guardia cli Finanza. Il 17 la presenza del contingente dei carabinieri fu ufficialmente richiesta al l' Italia dal Governo Provvi sorio che era stato costituito il 5, ccl il reparto venne ulteriormente rinforzato e posto agli ordini del col. Giungi e del magg . Donati . La partenza dei legionari facilitò una più rapida diffusione della corrente autonomistica la quale, dagli errori e dagli insuccessi del periodo dannunziano, aveva g ià tratto molto vigore in seno al la popolazione; ecl anche gente che s ino a ll a fine aveva lottato per l'annessione credette doveroso accettare provvisoriamente la prospettiva di far vivere lo Stato indipendente nato a Rapallo. Contro questo rimase intrans igentemente ostile invece una minoranza più accesa, mo lto attiva ed appoggiata ad un certo numero di legionari rimasti o rientrati in città, la quale ebbe presto il suo centro nel Fascio di combattimento (sorto il 21 agosto 1920 avendo come presidente Edoardo Susmel e quale segretario Ramfro Antonini , che nel J 945 sarebbe stato anche il capo dell 'ultimo Fascio, quello della RSJ) e nelle sue squadre d'azione che dominarono presto la piazza. T uttavia, uno schiacciante successo fu riportato dagli autonomisti nelle e lezion i per la Costituente. svoltesi il 24 aprile, contro il Blocco Nazionale fa utore dell'italianità e.li Fiume . Gli esponenti di questo schieramento dettero luogo ad una serie di tumulti a seguito dei quali il Governo Provvisorio, quattro giorni dopo, trasferì i poteri ad un Commissario Straordi nario nella persona del podestà Salvatore Bcllasich. Perdurando tuttavia l' impo~sibilità di ristabilire l'ordine e di addivenire ad un accordo fra i partiti , questi chiese al governo italiano di inviare un Commissario Regio. ln aderenza alla richiesta, fu nom inato " Alto Commissario per il Governo Provvisorio" il cap. vasc . Antonio Foschini , che ricevette i poteri il 13 g iugno; con lui fu in viato anche il generale dei carabinieri Denicotti , con il compito cli sovrintendere all 'attività de l personale del l'Arma e di costituire un comando militare ad Abbazia per regolare con prontezza ed uniformità di vedute l'eventuale impiego delle tru ppe di slocate intorno alla città . Questo "Comando delle truppe a Fiume e dintorni" venne affidato al gen. Bassignano, sostituito il 1° settembre dal gen. Amantea. L'ammissione ufficiale dell' accordo italo-j ugosl avo di Rapallo a proposito del porto Baross rese la situa:lione ancora più difficile e tesa:


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L'esercito italiano e la queslion.efiumana (1918-/921 )

un gru ppo di fascisti e di legionari occupò il bacino per impedirne la consegna agl i j ugoslavi, mentre in città scoppiarono, tra il 26 ed il 27 giugno, accesi disordini. li 5 ottobre fu convocata una nuova Assemblea Costituente che procedette alla nomina cli un governo sotto la presidenza di Zanella , la cui azione politica però divenne progressivamente sempre più impopolare ed invisa per cui il suo gabinetto venne rovesciato il 3 marzo 1922 da un moto rivoluzionario. con successiva assunzione dei poteri da parte di un Comitato cli Difesa Nazionale. Il 15 marzo si instaurò un Consiglio Militare che rinconvocò l'Assemblea Costituente e le rimise i poteri il 23. L'Assemblea incaricò il suo secondo vice-presidente di esercitare i poteri ammi nistrativi d i governo, ma nei mesi che seguirono la situazione interna andò sempre più peggiorando divenendo insostenibile, ed a più riprese venne richiesto l'intervento dell'Italia. Questa inviò infine, il 2 settembre 1923, un Governatore Militare nella persona ciel generale Gaetano Giardino , che il 17 ricevette i poteri dal Governo Provvisorio. Tale fatto era peraltro ben lungi dal rappresentare un 'estensione della sovranità italiana, in quanto era stato determinato dietro specifica richiesta fi umana. Ed infatti , da parte italiana fu mantenuta la regolare rappresentanza diplomatica, così come fu reso noto alla Jugoslavia ed alle principal i Potenze c he non si intendeva mutare nulla nello stato di diritto stabilito dai trattati. Dopo l' arrivo di Giardino, fra Ital ia e Jugoslavia furo no ad ogni modo riprese le trattative dirette per una radicale revisione del regime di Fiume, ed il 27 gennaio 1924 si pervenne alla firma degli accordi d i Roma in forza dei quali , il 22 febbraio successivo, fu sancita l'annessione della città all'Italia . Non possiamo chiudere questa sintes i rievocativa del dopo-D' Annunzio senza accennare alle ricadute, in termi ni di benefici legislativi , che della v icenda fiumana s i ebbero s u quanti vi avevano effettivamente preso parte e sui molti altri che , come si vedrà dalle cifre riportate, aspiravano comunque allo stesso godimento , una parte dei quali fu accontentata , minima rispetto all 'entità delle istanze ma p ur sempre tale da portare, se non al raddoppio, quanto meno acl una maggiorazione cli un terzo abbondante rispetto al numero reale dei partecipanti . Dal .1° ottobre 1921 cominciò a funzionare a Fiume l' Ufficio Stralcio Milizie Fiumane, sotto la presidenza d.i Host Venturi , con lo scopo di sodd isfare le richieste cli rilascio del foglio di congedo, deHa dich iarazione integrativa e cli altri documenti, tutti elementi che avrebbero assunto particolare importanza allorché il governo italiano sancì, con De-


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c re to Legge del 30 o ttobre 1924, il riconoscimento uffic ia le dell ' impresa fi umana. Successivi decreti de l 1933 fissarono le modalità concernenti il riscatto ai fi ni pensionistici del serviz io prestato nel le forze fiumane, e nel 1938 vennero s tabilite le no rme per l'autorizzazione a freg iarsi della Medaglia di Ronchi.11 l O novembre 1940 Vittorio Emanuele TTI promulgò l' equiparazione del servi7.io ne ll a miliz ia legionaria fiumana a quello prestato nelle forze armate dello Stato. Il disposit ivo di legge stabilì altresì il riconoscimento, per sottuffi c iali, graduati e militari di truppa cieli ' Esercito arruolatis i nella milizia legionaria fiumana con il grado corrispondente a quello rivestito nella struttura mi litare regolare . delle promozioni eventualmente conse g uite nei gradi della miliz ia stessa; analogo provvedimento era applicabile a coloro c he si fossero arruolati direttame nte in e ssa conseguendovi un grado. Nel dicembre 1939 una clisposi1.ione cie l P.N.F. estese ai legionari fiuma ni il riconosc imento della qua lifica d i "squadrista". L' attività svolta dall'Ufficio Stralcio Milizie Fiumane dal 1° ottobre 192 1 alla fine de l 1942 s i riassume nella ragguarde vole c ifra di 137 .000 pratiche trattate ed e vase. A quest' ultima data. risultarono regolarmente censiti circa 8500 legionari fi umani J 18 • Attraverso la semplice comparazione de lle c ifre - queste e quelle de lla reale consistenza de ll ' apparato militare dannunziano es poste nelle pagine precedenti - appare uno "spaccato" di costume molto significativo , foriero di cons iderazioni che dovrebbe ro partire da lontano , che sarebbero troppo lunghe e che comunque es ulerebbero dai limiti prog ramm atici di questo lavoro. Il fatto d ' a ltra pa rte, per la nitideaa mate matic a dei dati, si commenta da solo. Una cos tante, purtroppo, nelle vicende storiche italiane, della qua le si sare bbero avute, con altrettanto zelo e mancanza di pudo re, ulteriori manifestaz io ni con l' aspirazione a rbitraria alle inflazionate qual ifiche d i ·'squadris ta" e "sciarpa litto rio" . durante il Ventennio, e d i "partigiano" nel secondo do poguerra .

7 - LUI , D'ANNUNZIO Fiume fra il J 9 19 e d il 1920 no n è stata solo D ' Annunz io, ma è indubbio che questi ha rappresentato . della vicenda, l ' elemento centrale.

"' Le<lda E .. .. L'esercito libcr:uore'·. in: Fiume, 19/1990.


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l 'eserciro italiano e la quesrio11e.fi11111ana ( 19/8- 192 l)

l'asse propulsivo ed il fattore primario di identificazione. Non riteniamo possibile, di conseguenza, in un volume relativo al coinvolg imento dell'Eserc ito italiano nella questione fium ana, non soffermarsi sulla sua figura con alcune considerazioni essenzi ali. Esse rappresentano il prodotto di una concisa messa a fuoco di quanto è desumibile attraverso alcune fra le analisi più ri rnarchevol i e significanti nella copiosa lette ratura su l personaggio , c he abbiamo cercato di limita re a. q uegli as petti maggiormente pertinenti alla tematica di fondo del pre~ente lavoro anche se, per una personalità come quella dannunziana così ricca di connotazioni intersecanti , non è agevole operare distiniion i troppo categoriche. Aci onta delle stolide e settarie pregiudiziali che. per alcuni decenni cli questo secondo dopoguerra. avevano cercato di relegarlo in una sorta di lazzaretto culturale, è certo che D'Annunz io ha incarnato un 'epoca , non solo letterariamente ma anche " politicamente", in un sinergismo fra le varie componenti della sua struttura artistica, psichica e comportamentale che rende possibile accedere ad una chiave di lettura univoca capace di dare, ciel personaggio, un ' immag ine globale. Se pertanto, nell'ambito di questo lavoro, la sua rilevanza deve essere necessariamente contenuta entro gli aspetti della vicenda fiumana, è pur vero che il ruolo svolto in essa ha costi tuito una rappresentazione composita dei predetti cle menti . ai quali quindi è opportuno richiamarsi sia pur sinteticamente . Per quanto riguarda il retroterra filosofico ed esistenziale. a differenza degli altri poeti post-risorgimentali (tra i quali Carducci costiwisce l'esemp io forse più significativo e certamente più conosciuto), nel1' opera letteraria di O' Annunzio il mondo latino class ico cede sovente il passo alla suggestione cli Roma bizantina: l'elemento mitico è quello religioso-sacrale , impern iato sul trinomio sacrificio-morte-sangue , mentre l' ane lito patri ott ico si man ifes ta anche attrave rso riferirne n ti ed espressioni bibliche. li messaggio dannunziano è elitario, non è rivolto alle masse ma a gruppi umani selezionati , idonei a recepirlo ed a trasfonderne le risonanze nell'azione; ma questa, in un universo decrepito e corrotto. non risul ta possib ile, per cui non rimangono che due opzioni , vivere per la morte oppure immergersi nella follia . intesa come rifiuto totale verso la società. li rapporto tra la componente artistica e "politica" di D 'Annunzio si chiarifica quindi nella configurazione cli "homo heroicus", atleta dello spirito e poeta del corpo , profeta del rito e del sangue, che nasce con le stigmate dello sconfitto, al quale solo la guena consente cli spezzare l'incantesimo dell ' inazione. Di essa pertanto. della


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sua necessità e della sua bellezza, il poeta diventa il cantore, anche se l' esperienza bellica poi d irettamente vissuta, assimilata nella quotidianità della sofferenza e ciel patimento espressi dalla rassegnazione dolente degli umili , avrebbe reso più partecipe il proprio atteggiamento verso il sacrificio e la mo1te, meno permeato di quell'aristocratico e cinico disprezzo che aveva trovato in uno dei suoi personaggi letterari , l'Andrea Sperelli de "Il Piacere", l'estrinsecazione più emblematica ed autoproiettiva. L'opera dannunziana vive, nel complesso, entro i limiti storici e spirituali del decadentismo, anche se non è sempre possibile identificare il clima dell'esperienza del protagonista, ricco cli lieviti culturali moderni e cli una dinam ica estremamente variegata (caratterizzata dall' alternarsi cli momenti cli esasperato romanticismo , di composta classicità e cli acre realismo verista), con l'atmosfera del decadentismo europeo. Questa, che era allora una tendenza artistica generale·, non ne ispirò soltanto l'opera letteraria rna anche i modi di vita. L'estetismo decadente si incontTò e si incrociò con il su peromismo, ed anche questo non fu soltanto fattore ispiratore della sua opera ma divenne anche atteggiamento personale , il più adatto a favorire la creazione del rnito. Essa, oltre che una conseguenza delle caratteristiche peculiari della sua personalità e delle qualità letterarie, fu infatti anche il prodotto cli una costruzione cosciente messa in atto claJJ'interessato. Far coincidere la vita con l'arte, fare cioè della propria vita un'opera d ' arte, fu l'esplicito obiettivo perseguito eia D ' Annunzio , per il cui conseguimento gli accenti profetici ed evocativi dei quali ridondava la sua opera apparivano i più adatti ad alimentare il senso dell'ignoto e clell 'arcano, presupposti tra i più favorevoli per l'elaborazione mitica . Lo stesso linguaggio della poetica dan nunziana, sovrapposto di immagini e tendente a liberarsi eia esse , tecni camente perfetto e nello stesso tempo inventato e scomposto , era qual~ cosa cli più che un fatto strumentale , era la man_iera di esistere. Anche la partecipazione panica alla realtà , altro elemento essenziale della propria struttura artistica, era una partecipazione primitiva e vergine staccata da ogni presupposto religioso, una primitività quale possesso di un segreto antico, legata al sogno ed al simbolo, tale eia consentirgli cli cogli.ere il nucleo originale ed essenziale delle sue storie. Pure la sensualità non era tesa alla oggettivazione ed alla strumentalità ma a raggiungere una ragione al di là dei sensi, là dove la fantasia v ince la realtà. Di essere un ''incantatore" D'Annunzio ebbe ben presto consapevolezza, e della seduzione mise in atto tutte le arti, nei rapporti inter-


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L ·esercito italiano e la q11estio11e.fìwnana ( / 9 I 8 -1921)

personali come in quelli con le folle. Concepì anche la politica come spettacolo , e pertanto la ammantò di quei colpi di scena che nello spettacolo sono insiti ; sotto questo as petto , Fi ume tra il 1919 ed il 1920 costituì un'occasione unica ed irripetibile , una ribalta dove egli fu più che mai artista, un creatore di visioni e di immagini. Nella città del Carnaro , la sua oratoria esercitò un 'influenza notevolissima , ed egli stesso ne fu ripagato attraverso una sorta di piacere sensuale: "la città posseduta come una donna ardente", avrebbe annotato nei suoi Taccuin ì al ritorno dalla spedizione su Zara . La metodica cieli' aggancio con l' anima della folla era incentrata nel richiamo a qualcosa di superiore e di ineffabile (superiore in quanto ineffabile , ed ineffabile in quanto superiore) , mirato ad accomunarlo magicamente con gli astanti in una ca tegoria elitaria, una corporazione cli privilegiati librantisi al di là del l ' angusta dimensione dove co nsuma la sua quotidiana , bruta mediocrità la grande massa di coloro che , secondo il mordace periodare me dievale, "chiamar si debbono altro che transito di cibo ed aumentatori cli sterco, perché cl i loro altro pieno non resta" . TI tutto , poi, sempre permeato di un alone cli mistero , conferendo una tonalità vaga e leggiadra alle cose più comuni , elevando il conosciuto , nella sua scialba ovvietà , alla dignità dell'inconoscibile . Sarebbe erroneo , d'altra parte , soffermarsi solo o principalmente su questo aspetto , pur importante , di carattere scenografico. Come rileva De Felice , anche se D ' Annunzio non fu , né a F iume né mai, un vero politico , mancandogliene la sensibilità e le capacità specifiche e derivando la sua azione in questo campo soprattutto eia componenti emotive e spiritua I i,

"nel 1919 e soprattutto nel 1920 eMli riuscì però - grazie alla sua sensibilità di vero poeta - ad aprirsi com.e nessun altro ad un ecce·z.ionaLe sforzo dì comprensione del travaglio morale e sociale, ancor prima che politico. del momento e a dischiudersi alle nuove realtà, ai nuovi problemi, ai nuovi stati d'animo, alle nuove soluzioni umane e sociali e, dunque, politiche, confusi quanr'altri m.ai, m.a che erano comuni a vasti settori degli ex combattenti e della giovenrù piccolo e medio horghesi e, sia pur marginalmente, anche ad altri gruppi sociali e che attivavano una sorta di 'contestazio.ne' della 'vecchia' realtà e della 'vecchia' società in nome di 'nuovi' valori che non si sapeva bene individuare e definire, ma di cui si sentiva la necessità. E, soprattutto, seppe meglio dì qualsiasi altro farsi a suo


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m.odo interprete di tutto ciò e in primo luogo dell'anelito a una nuova forma di vita collettiva attraverso la quale reagire alla crisi morale e materiale che era alla base di questa 'contestazione"' 419 •

Giudizio importante, anche perché fa ammenda di alcune schematizzazion.i che, pur contenendo qualche presupposto di veridicità, risultano piuttosto superficiali e riduttive. Una attiene al fatto che l 'impresa di Fiume vada vista solo come un 'avventura letteraria nella trad.izione del decadentismo estetizzante e velleitar.iamente eroicizzante tipico cli tanta parte della borghesia italiana. Se è vero che il decadentismo ebbe una innegabile influenza sul modo con il quale D'Annunzio concepì e visse l'impresa fiumana, è aJtrettanto vero che quell ' "azione" che durante la recente esperienza della guerra s'era anteposta alla "poesia" sublimandosi, a Fiume s' era fatta più umana, meno letteraria, meno personale , era diventata "tens ione vitale" collettiva. Ed anche a questo proposito è opportuna una precisazione. D'Annunzio è stato spesso descritto ccl esaltato come uomo d'azione, ed a questo 1iguardo si è fatto riferimento alle s ue imprese di guerra cd alla stessa vicenda di Fiume . In realtà , si confonde spesso l'azione con l'attivismo, poiché l'azione è coscienza mentre l' attivismo è ebrezza, e le azioni d.i guerra erano state effettuate da D 'Annunzio con l'ebrezza poetica , in una dimensione inebriante. Questa ebrezza era il frutto cli una concezione soggettiva del superomismo, che non si identificava esattamente con l'archetipo di Nietzsche o di Goethe - si trattava di un elemento istintivo, temperamentale, preesistente all'elaborazione dottrinaria - ma si realizzava in un superuomo senza rimpianti e che nulla aveva in comune con l'Idealismo . La concezione superomistica dannunziana era infatti un dato intuitivo s uperante ogni logica perché precedente ogni razionalità, dove l'intuizione doveva rimanere fuori della coscienza e nel co ntempo essere traboccante di ebrezza. Quanto mai efficace il commento di Ferruccio Ulivi: "Se il coraggio fisico gli sovrabbondava, il coraggio morale non. gli mancava . Aveva mancato di qualsiasi ragionevole coscienza del denaro, come, nei legami am.orosi, di qualunque seria comprensione delle ferite inferte nell'animo altrui. Era stato capace di rendersi conto del dolore, della mortificazione altrui, quando il solco del

"' De Felice R .. ''D'Annunzio pol itico'· , Bari, Latcrza, 1978, fotrodur,ìone. pag . Xl.


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L'esercito italiano e la ques1ùmefiw11ana (1918-1921)

tempo avvolgeva le .fisionomie di un alone. Il suo gusto della vita degradava, o lievitava. in spirito di possesso. La vita era bella come un attùno che si coglie o come un ricordo da ricolorare. La memoria era essa pure un'invenzione da attuare al presente . Se la sua esistenza era stata una rincorsa dietro avventurosi legami erotici, non era stato il gaudente libertino, il Don Giovanni alta caccia di vittime da aggiungere al repertorio . Ogni aniore era stato un episodio incomparabile, e diramava un incanto che le vittime predestinate avvertivano. Non aveva mai amato nessuna allo stesso modo ed era incorso nell'avventura con l 'animo con cui ogni volta si immergeva nella scoperta di una città, di un quadro, un angolo di un m.useo. Lo stesso, molto probabilmente, avveniva ora per le iniziative d'ordine bellico, che sarebbe dijjicile, per non dire defatigante seguire. In ciascuna trovava l'avverarsi di una libertà di scelta che gli era indispensabile com.e l'aria. Da superbo animale anarchico, prosciolto da ogni inibizione, si era in qualche modo in.ventato una guerra a niisura del proprio modo d'essere; e doveva pmbabilmenle comunicare in chi l'avvicinasse la sensazione dello spirito dell 'aria, di Ariel, libero d'ignorare il senso dif.ficoltosamenre autentico delle cose, per tessere una rete d'incantesimi in cui anche i più spregiudicati si sentivano coinvolti" J 20 .

Un'altra schematizzazione piuttosto semplicistica è quella per la quale l'impresa di Fiume sarebbe stata una manifestazione di nazionalismo esasperato. A parte il fatto che la vicenda si svolse per buona parte nell'intrecciarsi di suggestion i socialisteggianti ed anarcoidi, più che un vero e proprio nazionalismo quello di D ' Annunzio fu un fervido patriottismo. Supportato eia risonanze risorgi mentali e reso più acceso dal1'esaltazione eroica della guerra combattuta e delle sue reminiscenze in termini di ideali e cli sp iritualità, esso f u altresì attivato dall'ignavia insipiente cli una classe politica incapace, oltre che di cogliere i frutti del sanguinoso pedaggio triennale pagato "dallo Stelvio al mare", di recepire e convogliare stati d 'animo, irrequietezze ed aspirazioni che, anche se contraddittorie, non erano per questo psicologicamente meno reali. La proiezione , da parte di D ' Annunzio, di questo sentimento patriottico personale in una più estesa d imensione collettiva tale eia farlo

" " Ulivi F .. "D 'Annunzio". M ilano, Ruscon i , 1988, pagg. 270-27 1.


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identificare come "anima nazionale", ebbe inizio con la guerra italo-turca della quale fu iJ !irico cantore e proseguì , con un ruolo cli protagonista, di "vate italico", nelle manifestazioni interventiste della primavera del 1915 culminate nel famoso discorso di Quarto, preludio ufficiale della partecipazione italiana alla prima guerra mondiale. S i arruolò volontario, ed aveva già 52 anni , con il suo g rado cli tenente cli complemento dei Lanceri di Novara , orgoglioso delle alte mostrine bianche s u un 'uniforme che peraltro adattò rapidamente alle proprie inclinazioni cd alle d iverse parti sostenute; fu aggregato infatti al Comando S upremo in una posizione morale e disc iplinare ben superiore al grado, anzi indipendente da q uesto, ciel tutto personale, che lo portò ad essere di volta in volta fante, marinaio , aviatore. Non provò il fango ed i pidocchi dei trincerame nti , ma fu ideatore e protagonista di epiche imprese affrontandone incognite e rischi •21• Padre Giovan ni Semeria, cappellano militare presso il Comando Supremo ecl intimo confidente d i Cadorna, così si sarebbe espresso nelle sue memorie: "Ora certamene D'Annunzio a!{isce secondo una fede ·morale ' diversa da quella che ispirava la st.w opera d'arte. Altre volte la morale 'edonistica' rurbava la morale 'eroica '; il suo superuomo aveva troppe stigmate degenerative. Adesso la mornle 'eroica', la morale della forza, o p iuttosto della 'virtus' (nel maschio senso latùw) soverchia la morale del 'piacere'" m . Tn termini più laicamente e sottilmente descrittivi, Gioacchino Volpe compendia come segue lo spirito con il quale D ' Annunzio visse l'es perienza della guerra, un'analisi nella quale riecheggia quanto già eletto circa l'attivismo inebriante ciel poeta: "Era la 'vita eroica', la 'vita intensa' quale del resto, anche .fuori della guerra , aveva sernpre cercato di vivere, intesa non come un 'astrazione di aspetti e di eventi, ma una specie di sessualità d?ffusa, una conoscenza offerta a nitri i sensi, una sostanza bLLona dajiutare,

'" A ll a fine della guerra. attraverso una serie di promoi.ioni per merito, D'Annunzio avev,1 raggiunto i l grado di tenente co lonnell o. li ~uo medagliere annoverava una medaglia d'oro, tre d'argento. umi di bronzo, lu croce di cava liere e cli ufficiale clcll'Ord inc Mil itare di Savoia (D'Anmrnzio G .. "Scrilli , me~saggi. discors i e rapporti militari". a Cllril di Po G .. Roma , edizioni Roma, 1939, Appendice: " Stato di servizio" . pagg. 233-238). ·'" Seineria G., "ì\kmorie di guerra ", Rom a, S.P.F..R ., 192 1. pag. 72.


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da palpare, da mangiare. Nulla sfi1gge ai suoi occhi attenti e protesi, quando vola o naviga, quando si trova coi soldati nell'im,ninenza o durante un'azione. Percepisce zuuo, q[ferra tutto, cerca di appropriarsi di tutto, aderire pienamente alle cose, pienamente vivere in es::;e e di esse, imrnedesimarsi con esse, dissolversi in esse . Poiché 'una tal sete di vivere è simile al bisogno di rnorire e di eternarsi' . La niorte è presente come la vita, calda come la vita, bella come la vita. Son sue parole del Notturno (scritto con gli occhi bendati, sopra strisce di carra, a guida della mano), quando rievoca la sua prima missione di guerra su l'Impavido col comandante Orsini, nel luglio 1915. Ecco la famosa sensualità dannunziana, anzi lussuria , Jeit rnotiv di tanti suoi commentatori, che ne traggono motivo per negare ogni vera spiritualità e moralità alla vita del poeta, alle sue azioni di soldato . La verità è che D'Annunzio porta nella guerra tutta la sua varia, ricca ed espan::;iva natura, non escluso il piacere che egli prova a sentirsi e mostrarsi ancor giovane e fisicamente valido [ ... } Appagqto era anche il su.o gusto di artista, di creatore, di 'inventore ' : vede va l'esercizio alla guerra, infatti, cmne una creazione, un.a quotidiana invenzione spirituale e materiale" 423 • Se tutto questo era rapportabile alla motivazione inclivicluale, sul piano generale la guerra corrispose per D ' Annunzio all'evento politico lungamente invocato per gratificare il proprio sogno d i grandezza nazionale imperialistica, in un'accezione, per quest' ultimo termine , di tipo " lati no" , più aderente alla vocazione estetizzante del poeta che non al materialismo storico . Come ha sottolineato Vivarelli, ri chiamandosi all e considerazioni di Michels , l'i mperialismo dannunziano si ispirava infatti ali' idea d i Roma incentrata sulla consapevolezza della superiorità latina, per cui l'impiego della forza conquista trice si giustificava solo in quanto potesse divenire creatrice di bel lezza, e perciò tutt'altro che coincidente con le linee di un ' autentica Realpolitik ·12·' . Per c iò che riguardava in particolare la questione adriati.ca, questo mare era sempre stato molto caro a D'Annunzio , come attestano i frequenti riferimenti ricorrenti nei suoi scritti. Tal e

"" Volpe G .. " Gabriele D ' Ann unzio" . Roma, Volpe . I98 I . pagg. 64-65, e "O' Annunzio e la G rande Guerra" , in: /,uer vento. 85/J 988 , pagg. 30-3 1. .,,. Vivare ll i R. , "Storia delle origini del fasc is mo", Bologna, Il tvlulino. 198 1, pag. 5 l 6. n. 7 I .


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"pass ione adriatica" era in relazione ai sentime nti di solidarietà irredentistica ed al cocente ricordo delle sconfitte ciel 1866, ma non vi erano estranee anche le numerose reminiscenze storico-letterari.e legate soprattutto a Venezia , c ittà particolarmente presente nel mondo dannun ziano. Con l'impresa condotta ne1Ja baia di Buccari nella notte fra il 10 e l ' 11 febbraio 1918, di nessun effetto militare ma di grande risonanza spettacolare, psicolog ica e propagandistica , anche il nome cli Fi ume entra a far parte del programma cli rivendicazioni adriatiche di D'Annunzio, integrando in tal modo la sua poetica vi sione di un Adriatico "golfo di Venezia". Da guanto esposto non può far rneravigl ia che l'approssimarsi della fine della g ue rra producesse i.n .lui uno stato di irrequietezza, cli sgomento e cli malinconia. Doveva soprattutto turbarlo la prospettiva di un ritorno ad una vita ordinaria (anche se in effetti la s ua non era mai stata tale) e l'interruzione cli quell ' "inebriante" gara con il proprio destino di creatura mortale ne.Ila quale D ' Annunzio aveva temporaneamente alle ntato la tensione che lo consumava ma della quale non poteva fare a meno. U no stato d 'animo espresso compi utamente e senza remore in una lettera a Costanzo C iano del 14 ottobre 19 18, nella prospettiva della conclusione del conflitto:

"Per me e per te , e per i nostri pari, la pace oggi è una sciagura. Spero di avere almeno il tempo di morire come merito[. .. }. Sì, Costanzo. tentiamo qualche altra grande impresa, prima di essere pacificati perjèJrza. lv.1eglio essere inghiottiti dal nosrro mare che dalfango ,nobile" 425 • Terminata la guerra, due sono i personaggi che diventano centro cli rannodarnento di idee, aspirazion i , propos iti , sentimenti , s peranze, aspettative ed interess i cli quanti erano tornati dalle trincee e cli coloro cbe, ancora acerbi per la guerra al fron te, erano adesso disponibili ai richiami cli ogni altra g uerra o che comunque avesse una qualche parvenza cli guerra . Ma mentre Mussolini è e resta politico, ed il suo attivismo prende corpo e si attual izza in una prospettiva cli progetto po litico mirante a diventare regime , stato, D'Annunzio è e resta poeta anche quando s i imbarca in un'avventura politica.

'" Vivarell i R .. op. c ii. , pagg. 270-27 1.


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L'eserciw italiano e la questione fiumana (1 918-1921)

Se, nelle imprescrutabili ragioni che determinano la Storia, la vicenda fiuma na era destinata ad originars i, c iò non sarebbe potuto accadere che con quel protagonista e con quel copione scritto da lui e per lui.

8 - CONSlDERAZIONI CONCLUSTVE Un consuntivo statistico relativo ai partecipanti alla vicenda fiumana è possibile solo per approssimazione . La documentazione reperibile in sede archivistica risulta parziale , riferita a determinati segmenti temporali od a singole Grandi Unità o reparti , tale quindi da non consentire un esaustivo bilancio in merito al numero effettivo di militari del Regio Eserci to che aderirono, fra il settembre 19 19 ed il dicembre 1920, alla causa dannunziana . Gl.i elementi cli certezza possono riguardare quanti entrarono per primi a Fiume nella tarda mattinata ciel 12 settembre al seguito di D ' Annunzio , poco pi ù di un migliaio , ed i 650 che vi pervennero nel pomeriggio, portando il totale generale degli occupanti in quel primo g iorno a circa 1700 uomini; altri dati statistici definiti riguardano il numero dei militari italiani presenti in c ittà alla data ciel 15 e del 28 settembre, mentre un altro specchio numerico è quello riguardante la 77" Divisione aggiornato al 3 I dicembre I 919 . A prescindere dai suddetti elementi di certezza, che sono stati ri portati nella seconda parte del vol ume . il rilevamento di altri dati statistici relativi al I 920 è reso arduo dal fatto che l'allontanamento di personale dai rispettivi reparti per recarsi a Fiurne continuò solo a li vello individuale o di gruppi molto esigui , diffic.ilmente precisabile sotto l' aspetto numerico, mentre l ' unica defezione collettiva di r iIievo ed organ icamente quantificabile riguardò , come s'è visto, tre compagnie de.I 27° reggimento fanteria della Brigata Berganw tra la fine di maggio ed i primi cli giugno . Nel corso ciel 1920, la situazione mutò invero in senso globale, a live llo tanto deHe fo rze politiche e dell'opinione pubblica q uanto anche del !'Esercito. e non avrebbe potuto essere altrimenti stante Ja generale caduta cli tensione nei confronti della questione fiumana e della stessa confusa atmosfera regnante in città. Tn più , per l 'Esercito , influirono l'atteggiamento sostanz ialmente favorevole assunto dalla gran maggioranza dei capi militari nei riguardi cli Giolitti ed anche altri motivi cli carattere specifico. Nei 15 mesi trascorsi dall'im presa dannunz iana, infatti, si era verificata una profonda mutazione ordinativa in base alla quale, nell ' ultima frazione del l' anno, gran parte degl i uomini


Il 1920 e la gestione Ca viglia: dalle 1ra1ta1ive alle cwznonate

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che si erano trovati nei ranghi nel settembre 19 l 9 , appartenenti alle classi 1898 e 1899 che avevano fatto la guerra ed erano quindi più sensibili a certe suggestioni patriottiche, o era stata smobilitata o era in proci nto di esserlo , ed i sostituti , elementi del 1900 e 1901 , erano sicuramente meno recettivi ad eventual i infl uenze carismatiche da parte cli s uperiori tuttora intenz ionati ad esercitarle in senso fi loclannunziano (ma sotto questo aspetto le probabi lit~1 e rano notevolmente scemate) . Inoltre, tra la fine de.ll'estate e l'autunno dalla Venezia Giulia e dall'Istria erano stati allontanati tutti i reparti che non davano garanzia della massima affidabilità, avvicendati da altri che da questo punto cli vista non lasciavano dubbio alcuno. Solo s u base appross imativa, quindi , è possibile calcolare che nel l'arco cli 15 mesi siano passati nelle file dannunziane tra i 500 ed i 600 ufficiali ( 160 dei quali provenienti eia corpi, reparti e servizi dell'Esercito non mobi.li.tato stanziato su tutto il teÌTitorio nazionale) e circa 5500-6000 uomini cli truppa, comprendendo omnicomprensivamente in quest'u ltima categoria anche i sottuffic ia li ed i graduati (negli ultimi giorni cruciali del dicembre J920, al la vigilia dei combattimenti, si può calcolare che fossero presenti complessiva1nente a Fiume non più di 3600 militari, 1nentre altTi 500 circa erano impiegati dal la metà di novem bre nell'occupazione delle isole cli Arbe, Veglia e S. Marco). Per quanto riguarda gl i ufficiali defezionati, quelli superiori - tra i quali un solo generale (Ceccherin i), peraltrn non titolare di comando od incarico specifici ma a disposizione di un Comando cli Corpo d 'Annata, ed uno solo (col. Sani) con la qual ifica di comandante di corpo - si possono valutare, in rapporto alla cifra globale indicata, fra il 2 ed il 3% (parì a poco meno d i una q uindicina), mentre la percentuale di quelli in S.A .P. (categoria comprendente tutti i superiori) dovrebbe oscillare fra 1'8 ed il 10% (corrispondente a circa una ci nq uantina). La maggioranza degli uffic iali, pertanto, fu rappresentata eia quelli inferiori e tra questi, in larghissima parte, eia subalterni appartenenti alle classi più giovani (18941899) e quasi tutti , salvo qualche eccezione, di complemento. Ad ostacolare un più preciso riscontro statistico sta anche il fatto che, come è stato possibile evidenziare nella cronistoria delle defezioni, non pochi elci protagonisti risultano menzionati con il rispettivo grado pur trovandos i g ià in congedo od in attesa cli esso . Un 'analisi degli aspetti che riguardano il coinvolgimento dell' Esercito nella questione fiumana non può prescindere, cosi come è stato fatto per la cronistoria degli avveni menti , da un riferimento alla relazione


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dell'inchiesta sui fatti cli F iume e laborata dal gen . Pecori Girald i, ed in particolare alla parte VI che attiene alle "considerazion i e conclusioni". La relazione , consegnata dal compilatore il 22 giugno 1920, fu trasmessa al Ministro della Guerra clal Capo di Stato Maggiore Badoglio in data 25 agosto dello stesso anno , allegata ad una nota di accompagnamento che riportiamo pressoché integralmente ritenendola degna cli interesse in ordine sia alla valutazione critica del documento , sia a quella più generale dell'intera vicenda e , essendo questa al momento ancora in atto, alle modalità cli affrontarne gli aspetti disciplinari una volta venuta a conclusione:

"La relazione di S.E. Pecari Giraldi sulle indagini eseguite intorno agli avvenimenti di Fiwne (autunno 1919) investe Tre ordini di considerazioni: Le cause - iferili - le responsabilità. In ordine alle prime la rela zione è nel vero. perché dà alla parte sentimen.wle rulfo l 'enorme peso che eftetrivamente ebbe, ed am mette tutta l'attrazione esercitata. dalla città ed i/fascino dell'uomo che se ne eresse a difensore. L'esposizione dei fatti risente essenzialmente di due manchevolezze che il relatore non poteva colmare: a) gli m •venimenti si compierono in modo rapido ed impreveduto e poterono perciò ossai inpe1:fettamente essere ricostruiti a posteriori specie in quelle che.furono le determinanti dei convincimenti individuali e delle suggestioni collettive; b) i militari più direttmnenre coinvolti, trovandosi in Fiume, sji,tggirono ali' azione investigatrice dell'inchiesta la quale ebbe così a cli:,,posizione testimoni unilaterali che, per quanto in buona fede, non poterono trovarsi in condizioni da i/fu.minare completamente chi faceva l'inchiesta lontano dai luoghi e dalle passioni. Quanto il Generale Pecari dice in rnerito atte responsabiTità prova che egli è penetrato nella verità umana di quei avvenimenti. Ritengo opportuno notare al riguardo che il moto per Fiume jì,1 spontaneo e subitaneo: lafiamnia che avvolse gli esecutori abbagliò coloro che la avrebbero dovuta smorzare. Anche quelli che si recarono a Fiurn.e in un. secondo tempo fi,trono in gran parte dei convinti . lno/rre, è notorio che atl' epoca delle trattative con d 'Annunzio per il 'modus vivendi', il governo aveva promesso ai militari passati a Fiume un trattamento di piena indulgenza. L'accordo non. fu con-


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duso per mancanza di volere del d'Annunzio e non per opposizione dei volontari. A1iualmen.te poi moltissimi ujjìciali e soldati sono tornati indisturbati alle loro case ed ai propri depositi. Perciò occorre guardare al passato con indulgenza[ ... }. Per le ragioni sopraderte non credo convenga accertare e colpire la responsabilità di coloro che si recarono a Fiiune, e di quelli che non seppero e non riuscirono ad arrestare m.arerialmente la marcia. Più gravi e merirevoli di sanzioni sono le responsabilità di coloro che prepos1i a comandi che avrebbero dovuti essere sempre al correnre dello stato d'animo delle truppe , restarono com.ple1amente al.lo scuro anzi, con inopportune disposizioni, quali la dislocazione nelle relarive vicinanze di Fiwne dei reparti allontanati dalla cillà, mosrrarono di non aver C({fatto compreso la passionalità del movirnento .fiumano, e facilitarono con ciò la riuscita del gesto di d 'Annunzio[ ... ]. Ma se provvedimenti disciplinari sarebbero oggi inopportuni; ragioni di equità ed anche onesta protezione degli interessi del servizio e della Patria , consigliano rhnanga traccia di chi in un dato momento si fece vincere dalla passione e dal sentimeiiro dirnenticando la disciplina e la rigida voce del dovere . E perciò, qualunque frattmnento iL governo sia per accordare, il fatro cli essere andato a Fiume abusivamente dovrà risultare sul libretlo personale di tutti gli tdftciali di carriera . Sarà facile swbilire una annotazione ed, in questa, far risultare se il ritorno all 'ordine fu spontaneo (come è successo già per m.oltissimij oppure avvenuto allorché la questione di Fiume sarà definita . A proposito di tale definizione , qualunque sia per essere, credo opportuno suggerire che, nell 'atto della definizione stessa vengono ben precisare e siano poscia rigidamente mantenute , Le penalità per quei milirari appartenenti alt ' esercito attivo tuttora a Fiwne, che, r{fiutando di assoggettarsi alle decisioni del governo . si meuessero a mente fredda in lotta aperta contro l'auwrità dello Swto" ·12~ .

Gli aspetti sui quali Pecori Giralcli si soffermava nella sua relazione erano molteplici.

s:,, AUSSM P., rei. PG (cl oc umentazione pos ta all' in izio del doc ulllento) , prot. 3207 de l 25.8.1 920. da S tato Maggiore R.E. - Reparto OPR , Ufficio Storico. a Min istero della Guerra , f.to Badoglio.


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Il primo cli essi riguardava l'influenza esercitata sui g iovani ufficiali e sulle truppe dalla propaganda d i guerra così come era stata messa in atto dopo Caporetto, e nella quale egli individuava la causa iniziale, se pur indiretta, degli avvenimenti. Dopo le infauste giornate ciel crollo del fronte isontino , infatti, era stato fatto efficacemente appello alle forze morali del combattente attraverso una propaganda mirante a mantenere elevati lo spiri to combattivo e la sensi bilità patriottica. Questa era stata condotta da ufficiali , in massima parte di complemento, e eia personaggi anche del l'ambito non militare particolarmente ido nei per cultura ed eloq uio , veri e propri retori dell'ideale e del sentimento, più inclini a concezioni appassionate, vibranti di note patriottiche e quind i "po.litiche" , che non al senso sobrio e sostanziale del dovere mi litare e dell'ortodossia gerarchico-disciplinare. Agli effetti indubbiamente benefici sullo spirito ciel soldato e soprattutto del giovane ufficia le , e certamente preziosi nelle particolari ci rcostanze, se ne associarono inevitab ilmente altri che, in una prospettiva generale, sarebbero stati meno auspicab ili: gli uomin i sarebbero stati sottratti in parte all'azione cli gu ida e controllo di.retto dei rispettivi capi , si sarebbe instaurata di fatto una nuova forma di d isciplina, cli stampo più paternal istico che cli rigorosa osservanza ed in grado di rendere i giovani mi litari meno disavvezzi alla discussione poi itica. Alla naturale agilità mentale del.la nostra gente, affermava Pecori Girale.ii, si sarebbero aperte così nuove dimensioni e sarebbero germogliate negli ani mi nuove tendenze, che non potevano non fruttifi care se poste in favorevoli condizioni. Non era il caso , quindi, di meravigliarsi oltremisura se, dopo averne stimolato lo spirito con l'elevata idea di una Patria forte e sicura a baluardo dei propri confini contro lo straniero, soprattutto i giovani ufficial i fossero risultati accessibili alle seduzioni di una nuova propaganda ispirata agl i stessi ideali . Negli uomini di truppa, come era naturale, i moventi ideali agirono in più moderata misura, e la gran parte di essa fu piuttosto indifferente alla causa cli Fi ume. Alcuni ignorarono sino all' ultimo lo scopo e più ancora il carattere sed izioso della spedizione dannunziana; altri obbedi rono semplicemente ai loro ufficiali; altri, infine, ven nero trascinati dal comportamento altrui, dalla generale esaltazione e da un indefinito desiderio cl i novità. Tutti credettero di compiere , senza particolare risch io e pericolo , opera meritoria ed utile agl i in teressi della Patria , favorita segretamente (in tal senso la voce era stata fatta correre ad arte) dai comandanti cli grado p iù elevato e vista vo lentieri dallo stesso governo. Addirittura , la contemporanea presenza a Fiume, nei g iorni 12 e l3 set-


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tembre, cli D ' Annunzio e di numeros i generali, contribuì ad accreditare in molti il conv incimento non solo cli un' azione patriottica e commendevole ma anche legale. Come non è raro nei momenti dì agitazione , commentava Pecori Giraldi, accadde così che quegl i espedienti stessi adoperali per allontanare ed attenuare i dann i concorsero, contro ogni previsione, ad accrescerli. Fra le cause che . in forma più o meno d iretta, avevano avuto in!luenza sugli avvenimenti , alcune erano sottolineate da Pecori Giralcli con particolare riguardo. Una non trascurabile importanza aveva assunto la perturbazione organica, discipl inare e morale prodottasi nel corso ciel l 919 attraverso sciogli menti , riduzioni, spostamenti cli unità e comandi con relativo personale e la soppressione cli alcuni organi di vigilanza ed informazione . Soprattutto nel periodo primavera-estate, si era determinato un viavai d i reparti cbe s i spostavano, cli personale che cambiava affrettatamente e spesso malvolentieri d i sede, cl i comandi nuovi ed improvvisati e di organi di co1Jtando che, nel movimento generale , mutavano unità e superiori. Sotto questo aspetto , sarebbe risultato calzante l'ironico commento fatto dal gen. Gandolfo , che cioè se si fosse voluto mettere il settore del s uo Corpo cl ' Armata nelle condizioni più idonee per agevo lare l'impresa dannunziana non si sarebbero potute pred isporre le cose in maniera pi ù acconc ia . ln effetti , tutto ciò aveva determinato un allentamento dei vincoli discipl inari, al imentato anche dal la frequenza dei congedamenti, dal le dim issioni di effettiv i e cli quadri e dal tenore cli vita piuttosto sollazzevole al q uale si erano abbandonati gli ufficiali a Fi ume e nelle località vicine. Avevano influito anche tutti i provvedimenti intesi ad attuare , dopo gl i incidenti cli luglio e con compiacente anticipo nei confronti degli alleati, 1e decisioni della Commissione d'i nchiesta tra le q uali, in primo luogo , l'allontanamento della Brigata Granatieri e quello ciel gen . Graziol i. Per quanto concerneva la Brigata Granatieri , una causa certamente diretta era stata rappresentata dal fatto che, anche dopo la partenza da F iume, la maggior parte dei suoi comandi e reparti avevano continuato a permanere in località a cavallo dell' unica ed importante linea cli comunicazione fra l'Ital ia e Fiume , ricevendo quotidianamente il saluto e la simpatia dei fi umani che vi trans itavano , ricambiati con pari intensità soprattutto eia parte dei giovani ufficiali, es pressione cli un legarne reciproco che, svi luppatosi nel tempo co me fattore aggregante di fronte alla minaccia cli un attacco slavo, non aveva potuto certo affievol irsi nelle due settimane intercorse dal I.oro all ontanamento dalla città . Analoga


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imprevidenza era stata quella di stabilire la sosta della Brigata Sesia in una zona cli transito nelle immediate vicinanze di Fiume. TI personale ciel Comando del Corpo cli Occupazione era stato sostituito in maniera rilevante e subitanea , ed altrettanto repentino era stato il cambiamento cli indirizzo che , ordinato dai massimi livelli governativi, era stato affidato alla gestione cli un uomo quale il gen. Pittaluga , di indubbio lealismo ma poco idoneo allo svolgimento di un compito prevalentemente politico per l'espletamento del quale , inoltre. si pretendeva che egli potesse astrarre da tale essenza e rinchiudersi nell'orbita delle pure attribuzioni militari . Altro fattore di rilevante importanza nel precipitare degli eventi. in particolare per ciò che avrebbe riguardato le defezion i, era stato l'ordine improvviso del ritiro delle truppe italiane inviato da Nitti ai ministri della Guerra e della Marina il 9 settembre per essere esegu ito entro il 10. Era stato uno sgombero che, atwato senza attendere le decisioni di Parigi, aveva assunto l'a s petto di una fuga e determinato notevole sconcerto ed irritazione tra gli ufficiali, gli uomin i di truppa e la popolazione civi le. Per le prime due categorie, si trattava di uomini che avevano vinto la guerra e che avevano marciato trionfalmente sino a Fiume , dove erano stati accolti come liberatori in un clima di grande entusias mo . Per 10 mesi vi avevano rappresentato l'Italia, che attraverso il governo, il parlamento, la stampa e le numerose personalità politiche affluite - per non parlare dell'opinione pubblica - aveva costantemente affermato la volontà cli annessione della città. Improvvisamente, e per volontà straniera , venivano estromessi come colpevoli , ed il senso cli frustrazione e cli risenti mento derivatone aveva rappresentato un fattore determinante perché una parte di essi si unisse a D'Annunzio . L'impresa dannunziana era stata preceduta da una lunga ed intensa preparazione all'interno di Fiume ad opera cli Host Venturi e cli quanti collaboravano con lui , con spostamenti da una sede all ' altra di quantitativi cli armi e munizioni, effettuati cli notte ma che comunque non sarebbero potuti passare inosservati agli occhi di osservatori attenti. Una serie cli voci, poi, per quanto imprecise ed indeterminate, circolavano eia una decina di giorni in città circa l'imminenza di un intervento da parte di D 'Annunzio con un forte nucleo di volontari, anche se probabilmente si pensava ad un 'azione più di carattere dimostrativo che non sostanziale. "Se si intende parlare di una spedizione dannunziana. in tennini generici, esse pervennero al Comando come chiunque avesse occhi per leggere ed orecchie per udire" : così il gen. Marietti, già capo di stato maggiore del Corpo cli Oc-


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cupazione con Grazioli, a Pecori Giralcli ~21 • È da escludere quindi che tali voci non fossero giunte all'orecchio del gen. Pittaluga, anche se questi, ricevendo il giorno 11 settembre l'ammiraglio Nunes in visita cli congedo , gli avrebbe parlato solo degl i spiriti eccitati per l' annunciato arrivo del la polizia inglese. Eppure lo stesso Pittaluga, di fronte a precise domande rivoltegli in tal senso eia Pecori Giraldi nel corso dell' inchiesta , rispose sempre che mai aveva avuto occasione cli parlare con chicchessia di D' Annunzio prima ciel fatidico 12 settembre, e che in sostanza non aveva mai ri levato ind izi sufficienti per poter prevedere l' incalzare degli avve nimenti. Ammise peraltro che, verso le 23 del giorno 11, il tenente inglese Stewens si era recato dal suo capo di stato maggiore ten. col. Roncaglia informando che ·'era stato previsto per la notte un forte movimento insurrezionale allo scopo di impadronirsi della città esautorando i comandi alleati, compreso quello italiano . !I moro doveva essere attuato da elementi interni della città (battaglione volontari e popolazione fiumana) ed aiwato da elementi volontari e militari provenienti dall'estern9" m. Pecori Giralcli formu lava un giudizio severo, anche se cercava di a lleggerirlo con alcune attenuanti:

"La sensazione precisa di imminenti gravi fatti è dunque complewmente nwncata al gen. Pittaluga: ciò che può spiegarsi in parte con L'isolè1me1110 dalle autorità locali e dallo cittadinanza in cui ex/i si era personalmente tenuto nella credenza di at1uare uno dei numeri essenziali del programrna di comando e di governo qffìdatogli, ed anche con I 'allonmnam.ento di futli quegli i![fìciali, a lui sospetti, che per le re/azioni con.rratte in città avrebbero potuto tenerlo al corrente di quanto si stava tramando [ .. } Solo nel pomeriggio del giorno ll il gen.. Pitr.aluga ebbe l'impressione di quanto slava per accadere: la luce si fece tardi nel suo spirito ed in quello di coloro che lo circondavano, nuovi della città ed imbevuti, tuzti, di un. preconcetto antifiumano più rettilineo e deciso di quello che in senso contrario aveva guidato i loro predecessori." ·11') . Pccori Giraldi avrebbe dato allo al Pittaluga cli essersi trovato in piena crisi cli comando e cli riorgan izzazione, ma gl i avrebbe attribuito

AUSSME, rd . PG. Annessi. voi. ì-69g. parte V. pag. 22. '" AUSSi'vlE. rei. PG. voi. 62g. parte Il. pag. 53: cl'r. anche Pittaluga V.E .. ·'A Fiutnc nel settembre 1919". in: Ri,i m, d' lfalia . .Ì\'li lano. an no XXVI , rase. Vili. 15.8. 1923, pa;!. 480 .. ,,., AUSS tvlE. re i. PG. Annessi. voi. 7-69g. pane V. pagg. 5 1-52 . ·" 1


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la responsabilità cli essere stato lu.i stesso a promuovere questa crisi, per una concezione che poteva in parte essere scusata con l'ignoranza nella quale fu tenuto sino all'ultimo circa un imminente e rapido sgombero delle truppe italiane, "ma che nondimeno io ritengo unilaterale, rettilinea e .frutto di una grande onestà di propositi rna di una assai Lirnitata ampiezza di vedute" .no _ Neppure a Trieste, dove aveva sede una Sezione dell'Ufficio Informazioni del1 ' 8" Armata, sarebbe pervenuto qualcosa alle orecchie dei comandi superiori: "Di voci che accennassero all'eventualità della spedizione di D'Annunzio prirna che essa si verificasse, io non ho avuro mai alcun sentore", così affermò il gen. Pennella, all'epoca comandante di quel Settore 03 1 • Ed ancor meno edotto sarebbe risultato lo stesso Ufficio Informazioni , dal momento che il comandante clell' A. rmata, gen. Di Robilant, avrebbe dichiarato:

"Il giorno 14 ebhi un rapporto de/La Sezione Staccata dell'Ufficio Informazioni a ]ì·ieste in cui mi si diceva che la giornata dell'll, malgrado la partenza delle truppe avvenuta il g iorno prima, fu tranquilla a Fiume; nel medesimo rapporto si rzferiva come in quel giorno corressero in città voci vaghe de/l'arrivo di D'Annunzio, ma al Comando dell'Armata non se ne ebbe sentore" m _ Comunque, a parte gl i accordi più strettamente operativi delle ultime due settimane, nelle file cieli ' Esercito già eia prima dovevano esservi state alcune intese, accompagnate da una propaganda abile , accorta , opportunamente ristretta, senza insistenze e forzature, nella quale era fatta sapientemente balenare l'adesione ciel Duca d.' Aosta e la favorevole to lleranza del governo. Nei reparti di artiglieria campale, ad esempio , questa azione cli influenzamento si era svolta allorché erano stati inviati ai primi di agosto ad Abbazia per un ciclo balneare, e si era concretata con la promessa segreta fatta eia alcuni ufficiai i e soldati cli dare la propria disponibilità per un'eventuale azione per la causa cli Fiume italiana. Di tutto questo lavorio cospiratorio non era pensabile che il governo non fosse stato al corrente , anche se ovviamente Pecori Giralcli non poteva fare nel suo elaborato un 'affermazione del genere. A Roma si chiusero

"' AUSSME,rel. PO, voi. 62g, parte I, pag . 40. ·'" AUSSME, rei. PO. Anne~si, voi. 7-69g. parte V, pag. 52. "' AUSSME. rei. PG, Annessi, voi. 7-69g, parte V. pag. 52.


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del iberatarnente gli occhi sulle inizi ative messe in atto su tutto il territorio nazionale dalla "Trento e Trieste" e dai Fasci di combattimento per l ' arruolament.o cli volontari per Fiume, così come sul fatto che nella città. sin dalla primavera, fosse in corso l'addestramento cli una fo rmazione annata con il contributo , neanche tanto occu lto, del Comando ciel Corpo cl 'Occupaz.ìone (i fogli cli congedo volontario degli ufficiali italiani preposti all'aclclestrarnento dei volontari fi umani erano redatti su carta intestata del Comando, con tanto di regolare protocol lo e firma ciel gen . Grazio li). Nella sua disamina conclusiva , Pecori Giralcli affrontava naturalmente il problema del la graduazione delle responsabilità, suclcliviclendone la trattaz ione per quanto riguardava le defezione de i reparti e dei singoli e per quanto invece concerneva la condotta dei capi. li primo aspetto era val utato in base a tre criteri d i fondo: uno temporale , distinguendo le defezioni avvenute all'inizio ( 12 settembre e giorni immed iatamente successivi) da quelle realizzatesi posteriormente , da ottobre a dicembre; uno gerarchico , riguardante g li ufficiali superiori (tutti in S .A .P.) e quelli inferiori (per la massima parte di complemento) ; ed uno infine fatt uale , sceverante cioè i reati formali. di diserzione semplice o di abbandono cli posto da quelli aggravati eia atti d i insubordinazione, cli aperta rivolta, d i aggressione a mano annata, di prevaricazione , di furto , di falso , ecc. Le defezioni avvenute entro il mese di settembre, sulla scia dell' impresa dannunziana, andavano viste come il frutto di un moto del l'animo e di una generosità irriflessiva, di un sentimento patriottico e della convinzione che le sorti di Fiume fossero irri mediabilmente pregiudicate senza un intervento deciso. Si era trattato cli un impulso ideaJ.e e romantico che, specie provenendo nella grandissima maggioranza dagli uffici ali più giovani e dalla truppa , non aveva tenuto conto delle implicazioni che ne sarebbero derivate all ' Esercito sotto l'aspetto della propria compattezza disciplinare . Le defezioni protrattesi nei rnesi suc cessivi, invece, erano state meno spontanee , dettate più eia motivi con tingenti ed opportunistici che non francamente ideali. Per gli ufficiali , si poteva riconoscere come i più fossero stati attratti a Fiume dal desiderio di non rimanere esclusi da un'impresa che, per la sua impronta garibald ina , sed uceva gli animi giovanili, ma anche dal richiamo degli all ettamenti proposti dal soggiorno fiumano . S i sapeva, infatti, che D ' Annunzio prometteva il riconoscimento di una nuova "campagna" e distribuiva generosamente medaglie e nastrini, e c he gli ufficiali passa-


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vano i I loro tempo in c ittà dedicandos i alle don ne, al gioco e ad altri piaceri più o meno proibiti . Né anelava sottovalutata l ' influenza psicologica proveniente claJJ'ItaHa sotto forma di lettere nelle q ual i gli amici, le fida nzate e talora le stesse madri lasciavano trasparire il desiderio che i loro congiunti partecipassero anch'essi ad una vicenda che aveva ecci tato la fantas ia d i tutto il Paese , e per la quale inoltre appariva pressoché certa l'impunità. Per quanto riguardava gl i uffici ali, l'anal isi di Pecori Giralcli metteva in ev idenza come quelli inferiori si fossero form.ati per la maggior parte durante la guerra, r.icevendo una preparazione discipl inare piuttosto sommaria . Era venuta meno ad essi, soprattutto, l ' adeguato indottrinamento e la consuetudine metodica e controllata capac i d i far acquisire loro una nozione pienamente assimilata ciel concetto cli disciplina come presupposto e compendio cli tutti i doveri militari , vera e propria pietra a ngol are nel profi lo etico e professionale di ogni ufficiale e quindi d i tutto l'Esercito. Non ci si poteva pertanto meravigliare più di tanto se q uesti g iovani, che pur avevano dimostrato di poter essere un valido strumento cli guerra, non erano apparsi tetragoni ai richiami di un ideale patriottico ne l quale si rispecchiavano quegl i stessi sentimenti che avevano rappresentato d urante il conflitto il loro nutrimento spirituale, e se a tali richiami non erano stati in grado di contrapporre una salda concezione del dovere militare. Molto più severa, cli contro , doveva risultare la valutazione ciel comportamento degl i uffic ial i superiori, tutti cli carriera, per i quali non erano invocabili all.enuanti cli sorta. Analoga discriminazione doveva essere operata, infine , in base alla natura intrinseca .d ei fatti, distinguendo fra coloro che avevano abbandonato i ranghi in un impeto irriflessivo del momento e sotto la suggestione del.le circostanze eia quanti, invece, meditatamente dopo setti mane e mesi erano passati a Fiume senza che ricorresse alcun motivo di pericolo per la sorte della città , in definitiva più per goderne gl i agi che per difenderne l'ital iani tà. Fra i primi, non erano stati rari g li ufficiali partiti abbando nando perfino i propri effetti personali, mentre fra i secondi erano stati numerosi quelli c he, sotto sembi anze patriottiche, si erano sottratti a provvedi menti cli ordine disciplinare od anche più gravi, in corso o temuti, avevano istigato altri alla defezione nell' intento di coonestare la loro condotta, avevano asportato fondi e materiali dello Stato, si erano valsi cli falsificazioni od altri mezzi illeciti per attuare i propri disegni ed infine , una volta a F iume, si erano lasciati andare a dichiarazioni scritte, pubbliche e private, contro i superiori legittimi.


TI 1920 e le, gesiione Cavif?lia: dalle lrmtmive alle cannonate

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Da questa analisi differenziata delle responsabilità discendeva, secondo Pecori Giraldi , il problema delle sanzioni da adottare nei confronti dei defezionati a proposito delle quali il compi latore espri meva il parere che avrebbero dovuto essere ispirate a criteri di larga indulgenza. Alla base di tale punto di vista stavano due considerazioni : la primarig uardava le trattative r ipetutamente ed ufficialmente intercorse fra il governo e D ' Annunzio, e più di rettame nte fra le autori tà mi litari del Regio Esercito e quelle del comando fiumano, con il che si era attribuito al fatto compiuto una sorta cl i riconoscimento legale; la seconda era riferibile alle larghe amnistie concesse sia ai disertori che a quanti , durante la g uerra, si erano resi colpevoli di ogni sorta di atti contrari alla legge ccl al comune senso morale . Non sarebbe stato possibi le, con tali precedenti, applicare sanzioni cli rigore contro co loro che , per impulso ideale e passionale o per errore cli gi ud izio ma comunque senza dolose intenz ioni , avevano contravvenuto alla legge militare crcclcnclo cli giovare alla Patria . Ciò premesso , per gli uomini cli truppa ed i sottufficiali recatisi a Fi ume non isolati ma inquadrati dai propri ufficial i poteva essere invocata a giusto titolo la giustificazione dell' obbedienza alla quale erano tenuti nei confro nti dei loro superiori diretti , criterio estensibile anche agli ufficiali subalterni che avevano seguito i propri superiori, anche se in Iinea di princ ipio non avrebbe dovuto ricorrere per essi la stessa motivazione dell'obbedienza che, per quanto "pronta, rispettosa ed assol uta" , era dovuta dall'inferiore al superiore nelle sole questioni cli servizio (ma anche qui, a nostro parere, si sarebbe potuto d iscutere c irca il fatto che un orcline di movimento verso una determinata direzione, Fiume od altra che fosse, non costituisse anch'esso un a q uestione d i servizio). Non andavano invece lasciati impuniti gli organizzatori delle defezioni e q uell i che le avevano capeggiate, sebbene questi ultimi fossero stati il pitì delle volte vittime della propria debolezza e trascinati dai loro dipende nti. Per g li ufficiali cli carriera o q uanto meno per quelli superiori , Pecori Gira ldi riteneva che avrebbe dovuto rimanere traccia della partec ipazio ne personale ad un' imp resa sed iziosa che, comu nq ue avesse potuto essere riguardata sotto l' aspetto politico, rappresentava pur sempre un pericoloso precedente quale aperta violazione del fondamentale presupposto del dovere militare, la rigorosa osservanza discipli nare. D 'altra parte, non esse ndo stato preso immediatamente il solo provvedimento che forse meglio rispondeva a ragioni


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L'esercito italiano e la ques tion e fiunwna (79/H-7921 )

di legalità e di convenienza, quello della sospensione dall'impiego per gli uffic iali in S.A.P., una tardiv a applicazione sa rebbe stata inopportuna così come il sottoporre indiscriminatamente tutti i colpevoli alle stesse procedure giudiziarie. Al riguardo, lo scrivente operava un ' analogia con quanto avvenuto nel 1860 dopo la spediz ione dei Mille, allorché si erano verificate nella Brigata Ferrara numerose defezioni di militari per seguire Garibaldi in Sicilia: il governo dell'epoca aveva accettato le dimissioni volontarie presentate dal colonnello brigadiere En rico Cosenz, mentre i comandanti dei due reggimenti (47° e 48° Fanteria, che erano stati temporaneamente sciolti ), colonnelli Luigi Masi e Raffaele Pas i, erano stati collocati nella posizione di disponibilità con un atto cli governo rispondente alla legge sullo stato degli ufficiali allora in vigore . Poiché i criteri fondamentali della legge non erano al momento sostanzia lmente cambiati, tale provvedimento non avreb be potuto essere applicato che nei confronti del col. Sani, il solo degli ufficiali superiori che avesse qualifica cli comandante cli corpo , mentre per gli altri ufficiali s uperiori ed inferiori in S.A.P. la legge cla va faco ltà al ministero della Guerra di applicare la sospensione dal grado. D i conseguenza, affermava Pecori Giraldi, a salvaguardia del principio disciplinare e quand'anche non si ritenesse opportuno dar corso per gl i ufficiali cli carriera a procedimenti giudiziari, s i sarebbe comunque do vuto adottare nei loro confronti, o ltre al trasferimento cli corpo , una puniz io ne convenientemente motivata da registrarsi nelle carte personali senza la decennale cancellazione. D'altronde, era ovvio che se coloro ~he si trovavano tuttora in stato cli ribe llione fossero stati ammessi a beneficiare cli un trattamento di clemenza , non avrebbero potuto esserne esclusi quelli che si erano resi colpevo.li di un tentativo di defezio ne o che, pur avendola messa in atto, fossero rientrati volontariamente nei ranghi . Questo aspetto relativo alle sanzioni eia adottare offriva al relatore la possibiLità cli richiamare altresì l'attenzione sulla disparità delle condizioni di diritto e cli fatto già create ai mi litari , in q ualsiasi modo implicati negli eventi di Fiume, dall'intervento di autorità diverse , in tempi diversi e con provvedimenti di differente natura. Tutti coloro che si erano recati a Fiume senza farne ritorno entro il 18 settembre 1919, così come q uelli che vi si erano portati in seguito, erano incorsi nel reato cli diserzione (aggravato in misura diversa dall' abbandono cli posto , dal complotto e clall 'asportazione cli armi , materiali e denaro),


Il /920 e la gesrione Ca viglia: dalle 1ra11c,tive alle ca11no11are

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benché fosse lecito chiedersi se, specie per gli uffic ial i superiori, il reato non riguardasse più l'abuso di autorità mediante assunzione cl i comando o movi men ti cli truppe contro gli ordini dei capi. Ad ogn i modo , qualunque fosse la rubricazione del reato , non risultava che alcun atto giudiziario fosse stato iniziato a loro carico per i fatt i collettiv i; a men te della circolare ministeriale n° 28168 ciel 6 novembre 1919, erano stati invece denunciati ali' autorità giudiziaria , pur senza che s i fosse preceduto , gli ufficiali ed i militari di truppa che isolatamente avevano tentato di recarsi a Fiume senza riuscirvi o che, dopo esservi stati, ne erano ritornati rientrando ai corpi. Ma alla stessa streg ua avrebbero dovuto essere deferiti, ed anche immediatamente processati , gli uffic iali ed i militari cli truppa colti in flagrante reato cli subordinazione a mezzo propaganda, o colpevoli di disobbedienza, rivolta, ammuti namento , insubordinazione, falso in documenti mi litari, danneggiamento di infrastrutture e materiali e di furti a danno dell'erario pubblico; anche a loro carico, però, nessun processo risultava fosse stato al momento celebrato , né contro gl i elementi in servizio né contro g li ufficiali già posti in congedo, che un paragrafo della predetta circo.lare aveva accomunato ai primi con un criterio su lla cui legittirnit~1 sembrava lecito più di un dubbio. In sostanza, stava accadendo che mentre i responsabi li dei reati giuridicamente e moralmente più grav i non erano inquisiti od appena den unciati, e com unque a piede libero e persino ammessi al congedo , i colpevoli di fatti minori erano processati ed anche detenuti , alcuni da mesi. Analoga d isparità cli trattamento si riscontrava nell'ambito disciplinare, essendovi ufficiali ai quali erano state applicate e fatte scontare pun iz io ni di fortezza che, per episodi identici, erano state sospese nei confronti cli altri. L' ultimo aspetto preso in esame nella parte conclusiva della relazione Pecori Giralcli era quello riguardante la responsabilità dei comandanti cli grado più elevato. Lo apriva una premessa nella quale , dopo aver dato per scontata la lealtà e la rettitudine di tutti I protagonisti , il compilatore esternava un concetto in linea con la saggezza e l'equil ibrio che lo avevano sempre caratterizzato:

"(. ..] Nel considerare la loro opera - nel complesso come nei particolari - reputo necessario mettersi in guardia contro l'errore di giudizio di misurare gli altri col proprio compasso e di apprezzare gli atteggiamenti spirituali e le intenzioni, e perciò anche Le opere altrui, alla stregua della propria personalità; ciò che conduce, ta/vof-


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l'esercito italiano e la ques1ione fiunwna ( /918- 1921)

ta, a perdere di vista la figura dell'uomo medio. al quale soltanto può riferirsi la valutazione etica dei fatti umani" m _ Il giudizio di merito sull'operato dei si ngoli riflett.eva quanto, per ognuno , era già emerso attraverso la cronis toria degli avvenimenti . Un'attenzione particolare, a parte Di Robilant nell'esautoramento de l q uale era palese una motivazio ne più " politica" che militare , era riservata a Pittaluga, i cu i 1imiti sono già stati messi in evidenza nelle pagine precedenti. Buon comandante d i d ivisione ma escl uso dalla promozione a generale di corpo d ' annata perché "uomo di poca levatura" ( ma, nonostante ciò, lo si era destinato a sostituire Grazio li in un incarico d i estrema del icatezza e richiedente qualità che andavano ben oltre quelle puramente militari), era stato sopraffatto dagli avvenimenti non essendosi reso conto della grav ità del mome nto. Posto inaspettatamente cli fronte a fatti straordi nari al la cui eventualit~t né la sua mente né il suo carattere erano in alcun modo preparati, nessun lampo cl i genialità si era sprigionato dal suo spirito , ciel che peraltro no n gli si poteva far carico più di tanto. Il giudizio di Pecori GiraJdi si identificava con quello cli Di Robilant: "Per affrontare situazioni eccezionali occorrono uomini eccezionali, e Pittaluga non lo era" 4 3" . Non lo era Pittaluga, cosl come non lo era nessuno clegl i altri. La valuazione del comportamento degli ufficiali general i e dei comandanti cli corpo era tale da poter rilevare in tutti la scarsa antiveggenza e la mancata intuizione dello stato cli particolare eccitazione dei giovani subalterni , anche se - e quì la stoccata era portata diritta e senza remore U fotto stesso che le autorità politiche , che p ur conoscevano eia vic ino l'attività di D'Annunzio ed erano i11 dovere cli vigilarne le mosse, nulla avessero saputo o sospettato poteva costitu ire una non trascurabile attenuante. Circa i provvedimenti presi , q uelli relativi al primo momento erano stati, se no n tempestivi. però logici e rispondenti alle cond izioni nelle quali questi comandanti si erano venuti a trovare, anche se certamente impari alle particolari esigenze del momento ed alla supre ma necessità cli ricondurre i ribell i all'obbedienza. A q uesto proposito , comu nque , no n era sufficiente affermare genericamente l' inadeguatezza di questo o d i quello, ma sarebbe stato necessario esplicitare ciò che

"' AUSSJvfE, re l. PG, voi. 62g, parte VI, pag . 373 ''' AUSS!v!E. re i. PG , voi. 62g, parte VI. pag. 379.


li 1920 e la ges1io11e Cal'iglia: dalle tralla1ive alle ca1111onate

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ciascuno, nelle specifiche circostanze nelle quali si era venuto a trovare, avrebbe dovuto ~. soprattutto , potuto fare. È certo che, venuti meno al primo impatto gl i argomenti cli pers uasione, l ' unico mezzo per impedire il compiers i dei fatti sarebbe stato l' impiego della forza . Ma, affermava Pecori Giraldi, era da escl udere che le truppe disponibil i fosse ro nelle condizioni numeriche e morali idonee; ed anche ammesso che fossero risultate obbedienti agli ord ini dei s uper·iori e disposte ad usare le armi contro i propri com mi litoni, era eia dimostrare che c iò sarebbe stato desiderabile ed utile all'Italia ed a llo stesso Esercito . I1 relatore operava un altro riferimento storico, quello delle fuci late di Aspromonte contro Garibaldi, e s ulla scorta della negativa inOuenza che l'episodio aveva avuto per mezzo secolo sulla vita politica nazionale ne traeva la conclusione che quella di spargere sangue fraterno sarebbe stata una pessima soluzione, e che pertanto bene avevano fatto .le autorità militari a non ri corrervi. Per quanto riguardava i provvedimenti di seconda fase, essi non avevano potuto che discendere in gran parte eia tale atteggiamento ini ziale. Falliti i primi tentativi personali dei generali Pittaluga e Ferrari e spezzato il filo cond uttore dell' ascendente gerarchico, l ' autorità ed il prestigio dei superiori legittimi sulle truppe erano andati progressivamente diminuendo , mentre crescevano proporzionalmente. nel cli ma cli esaltazione generale , quelli dei capi ciel moto sedizioso. Tutti si erano adoperati onestamente e con "prudente fermezza" - personalmente, abbiamo qualche perplessità in merito alla possibile coesistenza dei due termini - per evitare guai maggiori; e se anche uomini benvoluti dai loro dipendenti , come il gen. Anfossi della Brigata Granatieri , o noli per risolutezza ed energia come il gen. Zoppi della 1" Div isione cl' Assalto, non erano riusciti a distogl iere ufficiali e soldati dai propositi di defezione, doveva ammettersi che non era stato possibile regolarsi in modo diverso ed ottenere cli più. La conclusione alla quale perveniva Pecori Gi raldi non era molto lusinghiera per le alte gerarchie m i li tari: era mancata, in tutti , una rapida intuizione ed una d i quelle felici iniziatjve personal i che possono , eia sole, mutare talvolta il corso degli avvenimenti . In quelle circostanze, per fronteggiare un uomo del carisma cli D'Annunz io alla cui celebrazione aveva concorso ufficialmente per diversi anni l'Italia intera , sarebbero occorsi uomini di ben altra statura e cli ben altro prestigio. Ins ieme a tale giudizio , però, il relatore - pur consapevole ciel rilievo , che gli si sarebbe potuto muovere, d i una valutazione dei fatti eccessiva-


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L'esercito iwliano e la ques1io11efiwnana ( 1918-1921)

mente indulgente e tenendo fors 'anche conto che egli stesso, nelle fasi iniziali dell'impresa dannunziana , pareva l'avesse sostenuta con denaro personale e della Fondazione combattentistica eia lui fondata - aveva cura di ridimensionare parzialmente la loro gravità , attenuandone l' immagine catastrofica che di essi era stata data . Quanto era avvenuto nel le file dell'Esercito contrastava certamente con il fondamento della disciplina quale doveva essere peculiare di un apparato n1ilitare fedele alle istituzioni, e costituiva senza dubbio un precedente pericoloso. Ma, proseguiva Pecori Giraldi, non tanto per ciò che riguardava le origini e le prime manifestazioni dell'in iziativa sediziosa quanto per l'estensione e la durata che questa aveva avuto e contin uava tuttora ad avere, con tutte le implicazioni degenerative connesse al protrarsi di una situazione illegale indebitamente tollerata per ragioni di carattere politico. Alle stesse ragioni erano pertanto da attribuirsi in maniera preponderante i fatti di Fiume, dal momento che era assurdo pretendere che lo strumento militare , pervenuto g ià durante la guerra ad una configurazione aderente al sempre più popolare concetto di " nazione armata", avesse potuto rimanere estraneo agli influssi del pensiero e del la passione politica in virtù cli una disciplina formale che non trovava corrispondenza nelle altre forme della vita nazionale. Riportiamo testualmente la parte finale delle conclusioni di Pecori Giraldi , perché ci sembra che non solo esprimano al meglio l'atteggiamento interpretativo ed emotivo dell'anziano generale di fronte al disordine sociale che in quel periodo regnava in Italia, ma anche perché risuJtano depositarie di una fondatezza cli costante attualità:

''Le vicende che si riassumono nel nome di Fiume hanno senza dubbio portato un fiero colpo alla disciplina militare del 'Esercito Italiano; ma ben più jìeri son.o quelli infeni ogni dì - e per movenri meno nobili - alla disciplina nazionale, di cui la prima non è che una emanazione diretta e immediata. Perciò, esse vanno considerale non già com.e un fenomeno strettamente niilirare secondo concetti di altri tempi, ma inquadrate nella nuova psicologia colletliva e messe in relazione coi nuovi rapporti che quesTa è venuta sostiruendo a quelli tradizionali che reggevano fino ad ieri ogni aggregato umano. Qual meraviglia che per una idealità, sia pure pericolosa ed illegale, centinaia e migliaia di cittadini-soldati abbiano violato un giuramento al quale ostentamente gli stessi poteri pubblici mostrano di


li 1920 e la ges1io11e Cm·ig /io: dalle 1ra11a1il'e alle cr1111101w1e

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non allril?Uire alcun valore morale se impegnativo . e e/te è sistematicamente ed impunemente infranto e vilipeso da oini altra categoria di citradini ? La disciplina militare è stata, è vero, scossa dalle sue basi dal feno111eno fi11111ano; 1110 11011 più - an:i assai meno - di quello che 11011 sia quotidianamente flage llata da ogni categoria di cittadini. anche di quelli che per dign irà ed ufficio dovrebbero onorarla. Vano sarebbe dunque il pretendere 1111a rigida applicazione delta disciplina militare ove manchi la disciplina civile" 4' \

A parte la giustezza delle considerazio ni in merito alla disciplina militare come emanazione diretta cli quella civica naz ionale. è opportuno esaminare anche g li altri motivi, accanto a quelli messi in ev idenza da Pecari Giralcli nella sua relazione, determinanti nelle file dell' Esercito l'assunzione cli un atteggiamento decisamente ribelle che, se anche limitato a poche mig liaia di uo mini per quanto riguardava l'effettiva messa in campo . era pur sempre stato condiviso e sostenuto dalla grande maggioranza dei rimanenti quadri. Non era pertanto so lo retorica l' affermazione di D 'Annunzio . dieci g iorni dopo il suo ingresso a Fiume, che l' impresa apparteneva a tutto l'Esercito italiano. La causa fiumana infatti, e lo si è visto nelle pag ine precedenti , era vivamente sentita da ampi settori dell 'opinione pubblica, ma se l' iniziativa dannunziana aveva potuto attuarsi con tanta facilit~t. agevolata in tutta la zona d 'armistizio da atteggiamenti che andavano dalla tolleranza al! 'esplicito appoggio , ciò era dovuto al fatto che essa rispondeva ai sentimenti della maggior parte degli uomini che si trovavano allora sollo le armi, compresi quelli più sensibi li ai vincoli disciplinari cd anche coloro non legati all ' ideologia nazionalista. Se la solidità della disciplina era già pa,-ziahnentc infirmata da quel1' impostaz io ne pate rnalistico-con trattuale che a veva caratterizwto l' ambiente militare ncll 'ultimo anno di guerra , sollolineata eia Pecori Giraldi, per cu i il "soldato" era di venuto il ·'combattente" perdendo la consuetudine all'obbedienza assoluta, va d ' altro canto considerato come nemmeno il senso più eleva to della disc iplina poteva riuscire a scong iurare manifestazio ni cli insubordinazione a vari livelli allorché gli o rdini emanati risultavano in troppo stridente contrasto con i sentimenti

"' AUSSMF.. rei. PG. ,ol. 62g. parte VI. pagg. 39.i-395.


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l'eserci!o italiano e la quesrionejìwnana (1918- / 92/)

più profond i di coloro che dovevano eseguirli. Non solo la causa dell 'italianità di Fiume era diffusamente sentita nell ' ambito militare , ma addirittura tale stato d'animo era stato cli fatto incoraggiato dal precedente governo che aveva, sia pure tacitamente, avallato le iniziative cli carattere politico messe in atto dal comando della 3" Armata e dal gen. Graziol i; il fatto che esse fossero ricusate dal mutato indirizzo governativo. che ne disconosceva quella che era apparsa sino allora come un ' impronta decisamente patriottica, non era suffic iente a cancellare de lla stessa le risonanze emotive ed i conseguenti effetti pratici . Questa adesio ne alla causa de l! ' italianità d i Fi ume si associava quindi anche, e per certi aspetti ne risu ltava potenziata , ad un diffuso senso di malcontento nei confronti del potere esecutivo. Nel cl ima cli contradclitorictà in cui la questione adriatica, e non solo quella, veniva gestita a livello politico , si cercava di conciliare il dilatorio attendismo con una autorevolezza cli facciata, demandando ai militari di rappresentarla senza peraltro metterli in condizione di farlo realmente, solo apparentemente sostenendone l'azione , ma in realtà ostacolandola quand'anche non sconfessandola. Su di essi, individualmente o come categoria, sarebbe stato del resto facile, e certamente meno oneroso da tutti i punti cli vista, scaricare poi colpe, omissioni e responsabilità. Nitti, in particolare, pagava lo scotto di una situazione che egli stesso aveva concorso ad attivare , i cui presupposti di fondo e rano rappresentati dall'inchiesta su Caporetto e dalla promulgazione dell'amnistia per i reati mil itari. La prima , che lasciava a Cadorna e Capello il ruolo di responsabili e capri espiatori tacendo però , in chiave di omertà massonica , la colpevolezza di Badoglio (anche Capello era massone , ma in quel contesto la sua posizione era probabilmente infer iore), aveva a sua volta dato esca ad una campagna di stampa attraverso la quale il composito fronte neutralista, zittito e d isperso ne ll' immediata euforia della vittoria, s'era prontamente ricompattato. I g iolittiani del "parecchio" 1.u., i clericali della "inutile strage" , le sinistre socia I iste , anarchiche e bolsceviche fautrici della fu ga dalle trincee e della ribellione nelle retrovie, apparivano uniti nell' intento di continuare il processo alla g uerra dissacrandone le motivazioni e lo stesso esito . Ed era soprattutto un processo all'Esercito, a quanti in esso avevano militato attivamente e del quale, a simbolo più emblema-

,.,. Il termine derivava da un concetto espresso da G iolitti in un articolo apparso su La Tribuna del 1.2.19 15. nel quale era enfatizzato il "pareccli io'' che l ' Tl.a l ia avrebbe potuto ouenere attraverso negoziati diplolllatici e senza intervenire nel co nflitto .


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ticamentc negativo eia additare all 'esecra7. ione popu lista, erano stat i quindi elelli i mu tilati, gli invalidi. i decorati e l' intera categoria cleg.li ufficiali. L'amnistia, a sua volta . se poteva avere una logica strettamente pragmatica mirante a risolvere il problema delle centinaia di mig liaia di gi udizi pendenti presso i tribunali militari , molti dei quali riguardanti mancanze irrilevanti od inadempienze non tutte dolose, che gli stessi non sarebbero stati in grado di definire in termini di tempo rag ionevoli . comportava però la propria estensione anche ai disertori, con tutte le impl ieazioni di carattere morale che ne derivavano nei riguardi di quanti invece la guerra r avevano fatta, volenti o nolenti ( "se 11011 cì co110sce1e g uardateci sul petto - noi siamo i diser1ori ma non dì Caporeflo ·· .

avrebbero cantato gli ard iti a Fiume). Questa incapacità di cog liere con la giusta sen ibilità ed il necessario tempismo il senso e la portata di certi eventi costituiva uno elci limiti più evidenti della personalità di Nitti . forse penalizzato, in ta le ridotta percettività politica, proprio dalla notevole competenza in quella scienza della finan za che gli aveva dalo fama e credito ma dall a quale, per certi versi , era anche condizionato e che lo portava a privilegiare prioritariamente solo gli aspetti economici delle vicende nazionali. Nitti aveva dato l'impressione cli rimanere estraneo al problema del contenuto polit ico della nostra vittoria, mirando solo a superare le pass ioni e le idealità che avevano percorso la guerra cd a ·'liquidarne" in qualsiasi n1oclo l'eredità, senza preoccuparsi cli giustificare di fronte a tutto il Paese i sacrifici sofferti durante 4J mes i. Pregiudizialmente lontano da ogni concezione di primato politico, intellettuale e morale, aveva accettato con rilu ttanza l' in tervento nel connitto unicamente come mezzo per sventare il tentati vo egemone della German ia. Dopo la fine de ll a guerra . la sua crescente delusione circa gli esiti cli questa si riferiva soprattutto all ' incapacità di restituire al vecchio continente quell'ordine, quella stabilità e quella comunanza che lo avevano caratterizzato sino al 1914. Non in grado di intendere la realtà psicologica nazionale, ed in particolare quei sentimenti che erano alla base di talune rivendicazion i territoriali , aveva impostato un programma politico che. se avv iava una concreta opera di ricostruzione. mancava però del tutto di collegarsi con le aspettative della vittoria. Una lacuna molto pesante, sottovalutante la forza anche politica cli quelle passioni c he, specialmente nel nome cli Fiume. si sarebbero potute scatenare contro il governo. D"altra parre, lo spettacolo offerto dalle istituzioni nel maggio 19 l 5 aveva già dimostrato come le correnti della vita nazionale non passasse-


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ro p ,u attraverso i canali is titu z ionali. Come av re bbe co mmentato Gioacchino Vo lpe ,

"parlamento, parlamentarismo e mondo parlwnentare ebbero gra1·e ferita quando si videro partiti, i ruppi politici e masse cli popolo muorersi fuori e contro la legale rappresema11za del Paese ed indiri:;,arsi al Re ed al governo Sala11dra per chiedere lo guerra; e il governo, che aveva già deciso l 'intervento in xuerrn,farsi forte di questo moto di popolo per imporsi al Parlamento che alla guerra riluuava. Vi fu già allora chi ebbe chiara visione, rnllegrandosene e dolendosene, che un'era della vita italiana si chiudeva ed un 'altra se ne inauguraFO, anche nei rapporli interni o/ire che inlernazionali" m _ A guerra f inita, i pri mi parti ti rigidamente organi zzati presero ne lle man i il potere reale. sottraendolo agli organi costituzionali. l i meccanismo della rappresentan za si inceppò definitivamente, mentre le sorti dei giovani e quelle dello stesso Paese si deciclevano fuori òellc aule parlamentari; gli stati d'animo delle masse e quelli delle élites cercarono altre vie per manifestarsi. Ma alla base del ma lcontento del l'ambiente mil itare ne i confro nti ciel potere pol itico non vanno sottaciute anche alcune ragion i cli natura più pratica . Il numero complessivo degli ufficiali effetti vi non era aumentato rispetto agli o rganici cli pace, ma si era spostata invece la loro distribuzione nei quadri addensando la, in misura di un paio d i gradi ed anche tre, verso quell i superiori, senza che peraltro le immissioni in servizio effettivo d i ufficia li di complemento avessero compensato il vuoto lasciato nei quadri subalterni dalle promozioni stesse e dalle perdite . Gli interessati, godendo cli un discreto trattamento economico e non disponendo , nella maggior parte dei casi, di una alternati va civile alla quale rest ituirs i, guardavano con risentita preoccupazione ali' accelerazione impressa eia Nitti alla mobilitazione . Le sol uzioni per evitare lo sfollamento risiedevano o in una moltiplicazione degli uffici ne lle varie strutture militari, operative e non , o ne l continuare a mantenere uno stato d i tensione alla frontiera che giustificasse la sospensione della smobilitazione , il che faceva coincidere gl i interess i delle gerarchie militari con quelli cli quei settori inclustriali che dalle commesse belliche avevano

" ' Volpe G .. "Storia del movimento fascism", Mi lano. l.S.PL 1939. pag. 15.


Il 1920 e /(I ges1ione Caviglia: dalle 1rat1(1J ive alle cc11111011are

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tratto notevol i profitti e che pertanto erano particolarmente favorevo li al mantenimento di una massiccia configuraz ione di guerra. Tra gli esponenti delle suddelle gerarchie. pertanto, non erano pochi a conoscenza di quanto si andava organizzando per Piume e dis ponibili , se non ad un 'esp licita co llaborazio ne, quando meno ad una discreta e prudente connivenza. Non è da escludere. anche se mancano a l riguardo elementi probativ i, che da parte di qualcuno vi sia stata una partecipazione più atti va ali' organ izzazionc dell'impresa. Questa però. nella loro visione del problema, avrebbe dovuto avere un carattere volontaristico, cli tipo gari baldino, escludendo decisamente un coinvolgimento di reparti regolari dell'Esercito che avrebbe dato luogo ad una intollerabile violazione del principio di disciplina con implicazioni imprevedibili e, in quanto tali, molto pericolose. Infatti, quando il colpo di mano di D ' Annunzio ebbe luogo con la parteci paz ione di una parte, se pur 1idotta, dell'apparato mi litare. il rischio che certamente si profilò all'orizzonte dovette essere quello di una sedizione più vasta che da F iume si estendesse al territorio nazionale, viste anche le voc i cli propositi eversivi istituzionali ricorrenti sin dalla primavera del I 919. Sulla loro reale validità, attraverso lo spogl io delle varie fon ti che le riportano . ammettiamo d i non essere riusc iti a form arci un ' idea prec isa, tale eia consentirci di sceverare quanto rispondesse a progetti concreti da quanto potesse essere invece il frutto cli velleitarismo ovvero anche di un'azione clis informatrice messa in atto a vario titolo. Quando Nitti 1iccvette la notizia dell'occupazione d i F iume esplose in una clamorosa scenata, battendo il pugno sul tavolo e mostrandosi attonito ed incredulo. È chiaro che no n poteva essere rimasto sorpreso de ll'azione d i D'Annunzio; egli rimase stupito non per il tentativo di ques ti di impossessarsi della città, ma piuttosto per il successo che aveva arriso éùl' impresa. È lecito perciò ritenere che il pericolo e.li un pronunciamiento militare totale si sia prefigurato agli occhi cli Nitti in tutta la sua gravit~1, e che probabilmente questa fu la ragione principale che lo distolse . in ciò consigliato anche da Badoglio e da Sforza, dal procedere all'espulsione con la forza di D 'Annunzio da Fiume, in contrasto con l'orientamento del primo momento. L'errore cli Nitti fu però un altro. conseguenza della propria tendenza " lassista", caratterizzata da ambiguità e carenza decisionale, nell" esercizio del potere, ed è ben rappresentata da VivareJli :

·'Jn effetii, 1111a volw deciso di evitare wz conjlirto aperto, Nilti abbandonò ogni proposito di individuare ed eliminare dalle .frle del/' e-


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L'esercito i1alia110 e fa questione fi11111<111a ( /9 I 8-1921)

sercito i principali responsabili della sedizione. Di conseguenza, i lemativi per restCturnre la disciplina militare assunsero subito un CCI· ra/fere farsesco. Da un lato, dopo il .fiasco dei primi appelli ri,·olri alle truppe passate a Fiume perché riemrassero nei ranghi. si rinunciò a qualsiasi provvedimento disciplinare nei w nfronti di quei miliwri colpevoli di diser::.ione. accettando anzi una quasi libera circolazione all'interno dei quadri fra truppe regolari e mi/i':,ia dcmnun ziana. Dall'al!ro , desiderando trovare con Fium e un pacifico modus vivendi , Nitti preferì legare al carro del go,·erno proprio quelle autorità militari che pilÌ direttamente cll'eva,w favorito la sedizione, in quanto le più gradite ai rivoltosi. Un uomo come RobilanT. che sarebbe stato capace dì comandare il f uoco contro Fiume e che 11011 era mai venuto meno al suo d01·ere, ,·enne perciò quasi subito allontanato, e i tentativi di mediCtzione e ristabilimento del! ' 'ordine· .furono affidati a uo111i11i come Gando(fo. Cagni. Gra-;.ioli. In wl modo . la sedizione appan·e 'legali::.::.ata ', dando quindi il senso che la disubbidienza agli ordini del g overno era in certi casi uflìcialrnenle ammessa e che all 'interno del nostro ordinamento stawle si accetta,,ano ormai fonti di potere politico dil'erse dal go,·erno cil·i/e" ·118 •

Di Robil ant fu in effetti il più lealista tra i generali. Fece passare alcune o re cruciali prima di prendere provvedimenti contro l'iniziativa di D ' Annun zio perché nutriva forti dubbi che essa foss e stata intrapresa co n il tac ito consenso di Nitti . ma s i dimostrò poi l' unico determinato a risolvere senza alcuna remora l' atto di ribellione facendo. se del caso , uso delle arm i compreso il cannoneggiamento cli F iume. anche se la revoca delle sue energ iche dire tti ve valse ad evitare un danno probabilmente maggiore cli quello che esse si prefiggevano di sanare . Ironia della sorte. sarebbe stato sostituito ne l com ando dell '8'' Armata eia qu e l Badog lio che ne lla lettera a Nitti del 25 sette mbre 19 19 e ra stato esplicitamente indicato da Cavigli a . insieme a Diaz e ad Albricci , fra coloro che con la loro negligente disattenzione avevano reso possibi le la sedizione militare. Ferma restando la citata valutazione di Vivarelli circa la "legalizzazione" di questa, la condotta cli Badoglio nei tre mesi di permanenza in

"' Vi varell i R. , '·S1oria de lle origini del fascismo", l3ologna .11 Mul ino , 199 1, voi. l. pngg .

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li ! <)20 e lo &es1io11e Caviglia: do/le 1ra1Ja1ive alle rn111101w1e

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Venezia Giulia va considerata come positiva, dal momento che la s ituaz ione non soltanto non fu tenuta sul limite cli rottura nel quale si era venuta a trovare subito dopo !"occupazione dannunziana di Fiume ma ru anzi sdrammatizzata, intessendosi fra le cl ue parti rapporti se non di buon vicinato quanto me no cli compromesso . "Hadoglio esercitò u11 ' i11fluenza posùiva sui militari che ave1·a110 seguito D'Annunzio, nel senso che utilizzò le rendenze repubblicane di alcune corremi per instillare su pane di essi qualche dubbio sulla legittimità e l'opportunità dell'impresa, preparandoli a tomare sui loro passi . Attra,·erso le trattative condotte pazientemente con I) 'An111111:io ne mise in e1•ide117,a il contrasto Ji·a certe parole e ceni fatti, l'incerte;.za della linea seguita, la debole:za del caratrere, la tendenza a strafare ed a melfersi semp!·e personalmente al centro della situa::,ione, ad 0111eporre spesso 1:li illleressi di parte e pe1:fì110 fa /Jropria rn11ità alle esigen::,e pilì generali" ~1•1 .

li g iudizio positivo d i Alatri , condivisibile per buona parte, non esclude peraltro la considerazione che - per quanto della personalità di Badoglio è a mpiame nte noto - alla base dell a s ua azio ne vi fosse soprattutto l' ambizio ne . in lui sempre preva lente. di reci tare un ruol o di mediatore principe del quale lucrare poi gli interessi . Fino a che. naturalmen te, non si fosse profilato i l minimo ri schio per la propri a posi:done personale. A llo rché questo prese form a attraverso la possibilità. in seguito aJrintransigenza cli D'Annunzio. di un conflitto a fuo co con le truppe fiumane, even to nel quale c'era s icurame nte mol to eia perdere s ul piano dell ' imm agine pe r colui c he lo avrebbe dovu to gestire . si chiamò tempestivamente fuori assurgendo . come paradossal me nte g li era g ià accaduto dopo Caporetto. ad un incarico più elevato. Prima cli abhanclonare un palcoscenico che stava diventando scottante, propose che al s uo po to fosse nominato Caviglia. Servizio peggiore non av rebbe potuto re ndergli , e se lo fece deli beratamente fu un a malizia molto raffinata , frutto non tanto cli un' intelligenza c he in realtà non aveva quanto di quell'astuzia lenta e silenziosamente opportunista della q uale era in vece notevolmente dotato (una mossa

,,., Alat ri P.. "Niui. D 'An 11u11l io e la qut:st ionc adriatica" . M ilano, Fcl!rinclli. 1959. p.1gg. 349-'.\50.


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L'esercito italiano e la questio11e jìu111a11a (1918-192 1)

anal oga e dal l'esito più drammatico l 'avrebbe ripetuta 24 anni dopo, '"dimenticando" sul s uo tavolo da lavoro al Viminale, prima di diri gersi verso Pescara con il corteo reale all'alba de l 9 settembre 1943, il memoriale Cavallero che , in mano a i tedeschi, sarebbe equivalso per l' interessa to ad una sentenza d i morte) . Cavig lia non g lielo pe rdonò mai . e non aveva torto . perché come prevedeva la '·patata bollente" d i F iume lo costrinse alla fi ne ad ass umere quel ruolo di deciso li qu idatore c llC g li avrebbe sollevato contro l ' ira di mo lti; i com battenti. i qua li gl i avevano offerto un a pada d' onore in ricordo della battaglia di Vittorio Veneto, ne pretesero la restituzione per mani festargli sconfessione e ripudio . Abbiamo detto prim a dell e ragio ni del ma lcontento militare nei confronti del potere pol itico, rife rendoci in particolare alle gerarchie più elevate dell ' ufficial ità. Ma il nerbo de ll' ades ione dell'Esercito all' im presa dannunz iana fu rappresentato da que lle centinaia cli giovani ufficiali subalterni. quasi tu!li cli complemento, le cui motivazioni necess itano pertanto d i un' anal isi più approfondi ta. Dc Felice, ne l prendere in esame l'identità di coloro che seguiro no D'Annunzio a Fiume . oppone al la gene rica e s uperficiale d is tinzio ne cli uso corrente fra " patrioti" e " idealisti " ed '·avventurieri'' quella più congrua fra "scalmanati" e " rag ionevoli ", il vero spartiacque tra i quali va ricercato su l terreno politico. Dall'iniziale unità di intenti rappresentata dall'italianità di F iume e dall'ostilità verso il governo Nitt.i s i era g iunti infatt i progressivamente . man mano che la situazione si radicali zzava e confluivano in città nuovi clementi più ideologicizzati, ad una divisio ne fond ata s ulle cl iverse prospettive politic he del ges to com1'.)iuto. La compone nte "rag ionevole", rappresentata dag li ufficiali di grado superiore e dai carabinieri. era andata a Fiume mossa solo da idealità ed intenti patriottici, consapevole della gravità del proprio atto cli indiscipl ina ma non disposta comunque ad aggravarne la portata e, tanto meno. a dargli caratterizzazioni anticostituzionali. sovversive e ri vo lu zionari e. A qu es ta pos i7. ione si contrapponeva que lla dell a compone nte "scalm anata'·, nella quale rientrava la magg ioranza de i giovani uffici ai i, costituita da quei legionari che ben presto sarebbero diventati i veri rappresentanti de l fiu111a11 esimo ed avrebbero conferi to all ' impresa di Fiume i s uoi caratteri più genu ini ccl il s uo s ignificato storicamente più espressivo, quel lo che ha fatto sì c he per la maggioranza cli loro l' impresa stessa assu messe il perenne valore di un 'esperienza non solo esaltante ed irripetibile, ma mora! mente Iiberatrice e


ff !920 e lo gestion e Caviglia: dalle 1rat1mive alle co111101wte

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po li ticamente anticipatrice cli un nuovo ord ine politico-sociale che non sapevano definire concretame nte ma al quale anelavan o. De Fel ice descrive al meglio tale posizione. mellendo a fuoco la commistione di aspetti ideai i. etici, politici ed esis tenziali :

"Per questi legionari 'scalmanati' Fiume era spesso assai pilÌ della 'città italianissima· che volew1 esser 1·eramente tale. Per 1110/ti, per i più. era anche qualche cosa d'altro . Per alcuni era l'ovventura. il rifill!o di 1111 faticoso, difficile, anonimo reinserimento in una società che m·ernno spesso appena conosciuto e che era retta da 1'(/lori '. da 'regole' diversi da quelli ai quali La guerra li aveva abi111ati, da 110111ini che disistimarnno o non comprendevano. Per altri il rifiuto, la conrest(r::.ione ero più radicale e, pitÌ che di disadmtamento, di spirito di avFentura. si trattava di una co14ì1sa, velleiwria. co11traddit1oria ma non per questo meno sentita e sincera cri1ica a un 'sistema ·. ad 1111a società che li avern illusi e delusi moralmente e 111aterialme111e e che si dimostrava dil'ersa , ù1feriore alle loro aspirCl'::)oni. Per essi l'impresa di Fiume aveva avuro alla sua origine una motirn:::,ione, una molla pmriolfica, '11azionalisw'. ma era stata anche il modo di esprimere una rivolta molto più ampia e che 11011 riguardava solo la po/irica es1era del ~ovemo Nilti. Sicché Fiume dm1111111ziana acquistò per essi 1111 significato 'rfrolu:::,ionario' pitÌ ampio di quello che soli/amen.te si crede, diventò il simbolo di un rifiuto morale, politico e sociale di rullo l 'ordine costituito. di quello che si identijìcarn con Roma come di quello che si ident(ficava con la nascente Società delle Nazioni e con gli alleati (per dirla con De Ambris. il 'trust mondiale degli stati ricchi', che srava die1ro ad essa e voleva sen-irsene per nascondere le proprie mire imperialistiche), e, al tempo stesso. diven tò il crogiuolo in cui il mawna ribollente di tutta una serie di swti d'animo . di concezion i della 1·ita, di confuse aspira:::.io11i di radicale rinnovamento. pur ti11ge11dosi assai spesso dei colori più disparati e comraddi1tori - de/l 'idealismo più puro come del rivoluzionarismo e dell 'utopismo più esaspermi, della contestazione anarchicheggiante come del vitalismo più festaiolo e picaresco - sembrava esprimere .fina/111e11te 1111a risposta alle inquietudini e ai malesseri che travagliavano wn1a pane degli ·uomini num·i" che la guerra, in bene e in male. a11e1·a creati e Ja1ti consapeFoli di essere diversi dai loro padri e dal loro modo di concepire la vita, i ropporti 111nani e sociali. l 'organizza1


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L'esercito iwliano e

fa

questione .fiwna,w (1918-1921)

zione del potere tra gli uomini com.e tra i popoli. Da qui i loro pmgerti di conquistare Ronia e l'Italia e di 'annerterle' a Fiwne" ••0 . Le linee cli fondo ciel problema politico e morale del primo dopoguerra si collegavano quindi da quattro direzioni diverse: la crisi dello Stato, la ri cerca cli un nuovo equ ilibrio sociale, le insoddisfatte aspirazioni nazional i, l'irrequietudine degli spiriti. Ma traevano anche, se non soprattutto, origine dalla guerra. dal particolare tipo umano che era tornato eia quel conflitto che non sarebbe stato s uperato, per l'asprezza e le drammatiche prove che aveva impos to , nemmeno da queJlo s uccessivo. Ne consegue come , per la gran maggioranza dei legionari , parlare di avventura letteraria e di decadentismo risulti piuttosto semplicistico e riduttivo . f1 D 'Annunzio che essi conoscevano e nella cui scia s i erano messi non era il poeta dcl1 'A /cione o cleJla Figlia di Iorio e spesso neppure l'autore de li Piacere, a molti ignoto e eia alcuni anche rifiutato , ma era il protagonista cli Quarto, di Cattaro, di Vienna , cli Buccari, era il " poeta armato", l'oratore che infiammava i cuori, il patriota per antonon1asia ..Per essi, seguirlo a Fiume significò qualcosa di " d iverso" dalla lotta in difesa dell ' italianità della città; se non si interpreta nel gi usto modo questo aspetto cleljiumanesimo, non si può arrivare a penetrare il vero significato e la vera portata cli quello spirito di dvolta che, nei primi decen ni del secolo XX, fu al l'origine di movimen ti culturali e po litici quali l'espression ismo , il futurismo , il massimalismo bolscev ico ccl il fascismo delle origini. Nella maggior parte dei giovani ufficiali accorsi a Fiume allignava una crisi esistenziale espressa dal bisogno di dare un s ignificato alla propria vita . La cris i aveva le radici nel malessere culturale sofferto nel periodo dell ' immediato anteguerra dalle classi medie italiane cli fronte al processo di trasfonnazione del la società in società cli massa , con conseguente mobilitazione di ceti popolari politicamente agglutinati dal substrato antirisorgimentale comune all'intransigcntismo cattolico, all' internazionalismo socialista ecl all'il luminismo positivista nonché all'utilitarismo di stampo gioli ttiano. Quest 'u ltimo (nella valutazione delle fra nge giovanili di un radical ismo nazionale alimentatosi alle fonti

' "' Ve f'cl ice R., fnt roduzionc a: D' Annunzio G., '"La penulti ma ventura·•, Mi l~no. Mondadori. 1974. pagg. XXV-XXVI ; d'r. anche De Felice R .. " D ' Annuni.io politico'', Bari. Laterza. 1978, pagg. 152-1 55.


Il 1920 e la gestione Caviglia: dalle trattati ve alle camw11are

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neoromantiche ed idealistiche) era addirittura assurto a simbolo estremo della decadenza della politica postrisorgimentale, non più in grado cli permanere in un ambito ideale ma destinata invece ad imm iserirsi nella prosaic ità dell'evoluzione economica e del riformismo sociale . In quel tum ultuoso affacc iarsi cli aspirazioni a sovvertire un ordine più o meno stabilizzato da circa un cinquantennio, si esprimeva il d isagio di strati sempre più vasti del Paese , l'insofferenza cli fronte alla ristrettezza degli orizzonti pol itici ed insieme il carattere velleitario e confuso, letterario ed anarcoide di tale insofferenza . 1n questo terreno affondavano le loro radici così il sindaca lismo rivoluzionario cli ispirazione soreliana come le dannunziane celebrazioni di belle stragi e di conquiste imperiali. Si trattava di atteggiamenti apparentemente soltanto ideologici o addirittura letterari, ma permeati invece di una valenza politica che era la più idonea per acquisire a ll' idea nazionale ed imperiale una nu trita rappresentanza di quelta fascia piccolo e medio-borghese nella quale maggiormente serpegg iava un senso cli globale mediocrità ed insoddisfazione. All ' ascesa delle masse ven iva contrapposta l' insopprimibile fun zione cli comando cli individualità ed aristocrazie "eroiche" , capaci di nazional izzare le masse stesse attraverso il mito e l' organizzazione collettiva. Questo presupposto, unitamente al.l a concezione dello stato na7.ionale come organica comunità politica ed indissolubile unità n1orale ed alla coscienza d i una predestinazione egemone dell ' Italia nel mondo, rappresentava una posizione ideo-sp irituale destinata a trovare solo nel conflillo mitL simboli, liturgie e modelli costitutivi: "li primo cori/litro mondiale venne interpretato dalla gioventù interventista - al di là e al di sopra delle diverse opzioni politiche tradizimwli d'origine - come un'occC1sione irripetibile, per una generazione autodefinitasi neo romantica e neo garibaldina, di intervenire nella storia d 'Italia (e non solo in quella d'Italia) allo scopo di compiere il Risorgimento, sia nel senso dell 'unità morale della nazione e della riformC/ del carattere itC1liano alla scuola della rrincea, sia nel senso del pri mato e della missione di grandezza italiana nel mondo. La lunga esperienza bellica - vera e propria iniziazione alla politica per molti gio vani intervenuti - assemblò, mutò, r~f'use i vC1ri elemenri della cultura radica/nazionale giovanile, generando una nuova mentalità e una nuova mitologia politica nazionalrivoluzionaria, jì-utto direuo, entrambe, della 'lezione ' della trincea. La nuova concezione era cen1rata sul mito giovanilistico


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L 'e.rnrri1n italiano e la questio11e Ji11111a11u ( / 918-192 ! )

delle due ltalie. contrapponendosi ali· Italia '1·ecchia · del giolirtismo e del neutralismo di desrra e di sin istra quella 'giovane' dell'attivismo spiritua lista delle 'aristocrazie f{Ue/'/'iere' - cmnprensive essenzialmente d i ard iti , di ufficiali Polontari. di appartenenti ai corpi scelti - alle quali si allrib11iva il dirirto-dm·ere di proseguire. contro gli ·austriaci d i dentro·, la ri vol uzione nazionale intrapresa nel rnagg io 1915 e continua/a . sotto f orma di guerra.fino al novernbre 1918" "• 1• Una rivoluzione c.;he sarebbe qu indi stata condotta dall'antipartito un itario di tutti i trinceristi; ce rti che la guerra mo nd iale avesse causato non soltanto la fine di tutte le vecchie ideologiche, ma anche dimostrato la velle itaria incons istenza di quals iasi pretesa ideologica di schematizzazione razionale de ll a realtà , i g iovani reduc i intendevano con notare la loro struttu ra antipartitica di un attivismo prag matico quale logica conseguenza della propria matrice irrazionalistica. L'arditis mo, al di là del1'attitudine bellica rivelatasi negli assalti e ne i corpo a corpo più cruenti, continuava a ri vestire ora il ruolo che ne l secolo precedente era s tato ciel romanticis mo. 11 bisogno di osare esigeva cli prorompere istintivamente dovunque vi fosse da scegliere fra una decisione mediocre, prudente, gretta e tranquillizzallle ed una dec is ione audace, geniale ed anche un po' folle . Dopo aver vissuto la g ue rra come un ' avventura cd una festa trasg ressiva . in uno stato d'animo d i esaltazione s ublimante ben diverso da quello della gran massa dei combatte nti e che li aveva a bituati a vi vere secondo i canoni clell ' auclac ia e ciel coragg io , i giovani uffi c iali non e rano pi ù disposti a rientrare neiralveo cli una quoti d iana mediocrità. E fiu me rappresentò la prosecuzione del c lima di festa, di sospensione c ioè delle normali regole e di an nullamento delle di mens ioni usua li tra realti1 e sogno, tra realis mo ed idealis mo. tra arte e vita, tra letteratura e po litica , tra rivoluzione ed avventura . P roprio la magg ioritaria estrazione piccolo - e medio borghe e determinava il loro essere antiborghes i, contro il siste ma, di rappresentare essi stess i l'antisistema . l' utopia, il qualcosa cli nuovo. Ne lla fu cina della guerra . il fante contadino aveva sì molto patito in trincea con un fucile in mano al posto della zappa, ma con dolente rassegnazione, vittima

"'' Nello P., "Natura e fun/ionc del mito chmnunziano nel primo fa,cismo", in Swria Co111e111pora11<'a . 6/1990, pag. 1132.


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L'eserciio iwlianu e la quesrio11e.fiwnana (1 9/8- 1921)

liturgie simboliche, veri e propri rituali politici nei quali si celebrò la religione della Nazione.

Questo "trionfo dell ' irrazionale" sul quale c i si.amo soffermati è , a nostro avviso, un aspetto fondamentale per guanto riguarda il coinvolgimento dell 'Esercito italiano neUa questione fiumana , sia pure lim itatamente all ' ufficialità più giovane nella quale le motivazioni ideali e spirituali non escludevano , peraltro, la coesistenza con quelle cli carattere più sfrenatamente edonistico la cui comprensi bilità (e giustificazione) è da mettere in logica, ragionevole relazione anche con la componente anagrafica . L'analisi. storica in profondità mira , giustamente , a mettere in ri lievo di una complessa vicenda le cause po litiche , diplomatiche, finanziarie ed economiche, talvolta quelle anche antropologiche , i retroscena pragmatici ed utilitaristici, gli aspetti realistici e concreti che sono in qual che modo ostensibili, documentabili . quantificabili. in chiave di logica dimostrazione . Questa analisi, però, tanto più è condotta con scrupolosa metodologia scientifica, asetticamente scevra di presupposti soggettivi ammesso che ciò sia realisticamente possibile : per.sona lmente , non crediamo nella cosiddetta obiettività cieli ' interpretazione storica, perché anche la più " fredda" delle valutaz ioni non può presc indere da quel1'i mpronta cli individ ualità che a sua volta deriva dalle diverse influenze (ideolog iche , culturali, emotive, familiari , socio-ambientali , biografiche, epocali, ecc .) che contribuiscono a del inearl a; l' obiettività cometale può sostanziarsi soltanto nella leale , corretta presentazione di tutti g li elementi conosci tivi relativi ad un determinar.o evento, e sarebbe già molto - tanto più può correre il rischio cli non tener conto o cli minimizzare gli aspetti irrazionali, quell i affatto o meno risultanti da un procedimento deduttivo basato su parametri cli attendib ile rilevamento e che invece potrebbero rivelarsi ali' atto pratico tra i più determinanti. S ul piano del distaccato apprezzamento storico in chiave politica, non v'è dubb io che la vicenda f iumana , ne lla sua compless ità, non espresse un discorso un ivoco. e pertanto da più parti si cercò di '·appropriarsi" di essa e cli servirsene a vario titolo . Sempre sotto l'aspetto poIitico più realistico, ebbe in effetti un significato preciso solo nel suo momento iniziale passato il quale, e venuto meno l' obiettivo di provocare la caduta del governo Nitti ed una sollevazione dell ' opinione pubblica in senso filoclannunziano, perse piuttosto rapidamente ogni sostanz iale valore . È ipoti zzabile che tutti (governo, militari, alta fina nza,


Il I 920 e la ges1ione Cal'iglia: dalle lratlative alle cw111om.1/C'

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massoneria, fi umani, gli stessi anglo-frances i) avrebbero chiuso cli buon grado un occhio se l' impresa cli D'Annunzio , che avevano consentito a che liberamente si avv iasse. - raramente i preparativi per un atto cli forza ebbero maggiore pubblicità cli quelli, attraverso i giornali ed i pubblici comizi - fosse durata il tempo "gi usto", ravvisabile in non più di 34 settimane, un atto di garibaldina spregiudicatezza sufficiente ad un'es ib izione di fierezza nazionale del la quale godere i relativi benefici (in termini politic i, economici e di altro genere) in sede di Conferenza della Pace e per uscire, con la benevola indulgenza cl i tutti , dalla antica, fru strante posizione del "bambino povero dietro la vetrina dei dolciumi" che neanche Vittorio Veneto era riuscita a rimuovere. Ma, lo abbiamo detto, nell 'analisi cli una complessa vicenda storica tra le forze motrici vanno considerate anche e soprattutto quelle componenti ideo-spiritua li , s pesso irrazionali , che trascendono se mpre la realtà contingente nella quale gli individui sono costretti a vivere e ad operare ma al di sopra della quale, e contro la quale a volte, l'animo umano trova pur sempre la disposizione volitiva ad e levarsi. Disposizione esistenziale, s ub iimatoria, spirito di uomini che vogliono "fare la Storia", non solo subi rla . Questo fu l' atteggiamento che contrassegnò quei " piccoli borghesi imbestial iti" vesti ti d i grigioverde, sull'uniforme di non pochi dei q ual i al ridotto numero dei galloni s i associavano i s imboli onorifici di un comportamento tenuto in g uerra corrispondente a questo ane lito cli reattiva vitalità . L'atmosfera irregolare, anarco ide e licenz iosa vigente a Fiume, che abb iamo a più riprese menzionato e documentato , poteva d'altro canto rientrare in quel clima d i ecc itazione inusitata e libertaria sempre presente ne i frangen ti similari a carattere barricadiero , che per alcuni (la maggioranza) ha una funzio ne inconscia di sola emancipazione ludica mentre per altri invece non è che il logico , naturale estrinsecarsi cli un s ubstrato antisociale su base più o meno psicopatica che la stessa eccezionalità degli eventi agevola nel s uo prorompere. Il discorso chiama direttamente in causa g li ard iti, che si è visto essere stati indicati come i principali protagonisti di una condott.a intemperante e turbo lenta anche nell 'ambito della comune vita relazionale , al di là quindi della passionali tà insita nella causa della quale erano vivaci propugnatori . Innanzitu tto gli arditi, fra i militari che seguirono D ' Annunz io a Fiume. non costituirono una maggioranza, al contrario di quanto una certa letteratura fra il .superficiale e lo strumentale ha .sempre cercato di accreditare e come invece è desumibile dai dati statistici


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L'esercito italiano e la questione Jiwnana ( 1918-192/ )

riportati , pur se non pienamente coincidenti fra loro. È probabile che la loro consistenza numerica sia stata valutata in eccesso anche in relazione all'attivismo ed al protagonismo che li caratterizzò in tutta la vicenda fiumana, nella quale furono sempre alla ribalta allorché c'era da agire con immediatezza ed energ ia , senza risparmio. Come avevano fatto del resto durante la guerra. Anche allora , peraltro , si erano creati problem i di comportamento con la popolazione civile (soperchierie, atti di vandalismo, furti di bes tiame, molestie alle donne , ecc.); fuori dell' imp iego in combattimento, era indubbiamente gente scomoda. D'altra parte l'enorme tensione nervosa accumulata nel tipo di azioni a loro peculiari andava scaricata, ed all ' epoca le possibil ità e le forme di droga erano limitate a lla sfrenatezza. Gli uomini dei reparti d'assalto erano depositari di una mental ità ciel tutto particolare , atipica, unica, che si traduceva in un modo cli essere altrettanto particolare, in combattimen to come fuori cli esso, un modo cli essere diversi da tutti gli altri e di volerlo affermare a pié sospinto , narcis isticamente gelosi di tale caratterizzazione. Erano e si cons ideravano una casta, avevano pagato sang uinosamente e con gli interessi il privi legio d i esserlo, ne veniva fuori uno spirito cli corpo del tutto singolare che era ormai assurto ad una vera e propria mistica. Il che non escl udeva i risvolti negativ i, espressi soprattutto sul piano comportamentale da un 'esuberanza i cui limiti con la reità e rano a volte molto sfumati. A quest' ultimo proposito , è opportuno ridimensionare un'altra diceria, quella della presenza quasi favorita fra gli arditi cli delinquenti comuni e pregiudicati di varia estrazione: che alcuni ve ne fossero, è plausibile così come lo era per gl i altri corpi e specialità clell 'Esercito, senza che facesse acq uisire loro una spec ificità esclùsiva. È una voce anch'essa fatta correre eia una propaganda osti le ma avvalorata anche, in non poche occas ioni , dagli stess i interessati, probabilmente nell'intento cl i alimentare il proprio mito con un alone d i malintesa leggenda tra il torbido e l' arcano. La vicenda fiumana rappresentò un importante banco cli prova per l'Esercito italiano . Il pronu.nciamienlo era un evento al quale non era aduso, per il q uale non aveva l'attitudine e del quale pertanto non lo s i sarebbe ritenuto capace, anche perché era passato indenne attraverso la "grande crisi" del decennio 1898-1 908 , dovuta tanto alla travagliata situazione ordinativa e morale dei quadri quanto al coinvolgimento nella repressione dei numerosi conflitti socia! i della quale erano stati protagonisti, fra gli altri , i generali Bava Beccaris a Mi lano, Pelloux a Bari e M irri a Forlì . Ma certamente, quanto era accaduto a Fi ume dovette co-


li 1920 e la ges1io11e Caviglia: c/(1/fe 1m11a1i1·e affe ca1111011a1e

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stituire un indicatore molto significativo per quello che avrebbe potuto essere l' atteggiamento clell 'Eserciro nei confronti di un evento ancora pii) rilevante quale l' avvento al potere del fasc ismo ne ll'ottobre de l I922. La posizione del le gerarchie militari verso il movimento guidato eia Mussolini era stata improntata sino allora ad un ·obbcclienza formale alle istituz ion i non escludente però. come s'è visto nelle pagine precedenti, un appoggio anche piuttosto sostanzia le . derivante dall'ades ione che questo aveva saputo accattivarsi da parte del corpo ufficiali una volta chiarito il proprio orientamento nei confronti della monarchia. Su li Popolo d'frolia del 18 marzo l 922, Mussolini aveva sottilmente ev idenziato tale rec iprocità affermando come non vi fos se mai stato un momento. nella storia politica italiana. nel quale le sorti interne del Paese non fossero state in stretta dipendenza dallo spirito dclJ' ufficialità. In ()(;casione del Consiglio Nazionale f'asc ista di Napoli , che aveva preceduto di pochi giorni la marcia su Ronrn, erano giu nte a Mussolini da fonti militari assicurazioni sufficientemente esplicite che l'Esercito, nella sua grande maggioranza, avrebbe mantenuto un allcggiamento di passività c he equivaleva. in pratica, ad un effettivo appoggio . La nota opinione espressa il 27 ottobre al Re da Diaz e Giardino, al la qu ale sembra si fossero associati anche Pecari Giraldi e Thaon di Revcl. che " l'Esercito av rebbe fauo il suo dovere , però sarebbe stato megl io non meuerlo alla prova" rappresentò una ragionevo le valutazione nella quale. oltre agli clementi di situazione in atto, il precedente fiumano dovette verosimilmente influire quale fattore condi7.ionantc cli incontestabile oggettività. Ed in questo . a nostro avviso, è da rilevarsi uno fra i più significativi nessi di causalità fra la vicenda dannunziana cd il fascismo. A differe nza delle acritiche e sbrigati ve inte rpre tazion i di quel la storiografia a senso unico che ha cnratterizzalo i 3/4 ciel secondo dopoguerra , Dc Fel ice ha infatti giustamente continuato a negare un rapporto di filiazione del fascismo dal dannunzianesimo. anche se ha riconosciuto come fiuma nesimo e fasc ismo delle origini affondino le loro radici nello stesso magma cu lt urale e siano entrambi l'igli del som marsi della crisi determinata dall a guerra mondia le e cli quella connessa all 'affermarsi della società di massa. Ed infatti l'impresa di Fiume ru vissuta da D'A nnunzio e Musso li ni, moralmente e politicamente. in due modi asso lutamente diversi, addirittura con trastanti: D' Annun7.io la visse da "patriota'' più che da politico, e soprattutto in una chiave di sensibil ità estetica che, sia pure confusamente, interpretava puntualmente quel


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particolare momento psicologico e storico, con le sue crisi e le sue contraddizioni, mentre Mussolini la visse da quel politico che era, freddamente, s pregiudicatamente, come la fase di una battaglia molto pi ù ampia. Ma ancora al cli là cli questi elementi interpretativi dì ord ine idcocomportamenta]e , s ul piano pratico un rapporto cli interdipendenza tra fascismo e questione fi umana è ind ividuab ile proprio nel fatto che l'avvento al potere di Mussolini fu, se non determinato, di certo agevolato dalla fondata ipotesi cli una dissidenza dell'Esercito di fronte ad ordini contrastanti con i sentimenti maggioritari allignanti nel proprio an1bito. Solo qualche anno prima, infatt i, a Fi ume l'Esercito aveva dimostrato, sia pure per una parte ridotta ma corrispondente allo stato d'animo di quella rimanente , cl i essere capace di disubbidire agli ordini quando gli stessi fossero ritenuti, a torto od a ragione, in contrasto con l' idea] ità e gli interessi nazionali. Samuel Colericlgc ha scritto: "La storia non può insegnare nulla: la sua luce è quella di una lanterna o poppa che ilturn.ina solo le onde che sono dietro di noi " . Può darsi che sia vero. ma nella dimensione del tempo quanto avvenne a Fiume è distante meno di 80 anni, è vicenda di ieri, è un ' onda che sta proprio dietro di no i, immediatamente a ridosso tanto da poterne essere ancora spruzzati.


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L 'eserciro italiano e la q11estio11efi11111a11a ( 1918- 192 I )

INDICE DEGLI SCHIZZI

4 - TL PORTO DI FIUME

5 - SCH EMA DEL LA DISPOSIZIO NE DIFEN SIVA FIUMANA ALLA VIGILIA DELL' ATTACCO D ELLE TRUPPE DI CAVIGLIA

425

"

53 1


Indice dei nomi di persona

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INDICE DEI NOMI DI PERSONA ,\NFOSSO, Paolo, 396 n. ABBA. maggio re , 90, 105 ANGELINI, colonnel lo, 92, 106 ACHENZA . Stefano. 25 1 ACTON , Alfredo, 1 19 , 365,366,4 15 , ANSALDO, casaLa, 502 ANSELM I, colonnello, 271 468 ANTINELLI, Carlo, 237 n. ADAtvll, /\tt il io, 125, 186 n. ANTONI, Gino, 30, 33 ADAMl , Giovan Battista. 255,501 ANTO N!ETTI, Aldo, 243 AGLIANO, Ernesto, 246n ., 345 ANTONINI, Ra miro . 557 AGLICERU, professore romeno. 87 ANTONUCCl , Luigi. 240 AGOSTINL Lenente, 347 ARCUR I. Lene nte, 357 AGOZZ!NO, Vincenzo, 237 n .,264, 274 ARCAN . Carlo. 213 , 26 I A.JELLO, maggiore, 270 ALATRI, Paolo, 127 n .. 128 n., 133 11., ARl'EL, personaggio mitico, 564 139 e n., 14 1 n. , 145 e n .. 379 n., 393 e ARRIGONl , Ouorino, 203 n . n., 4 17 e n., 420 n .. 452 . 453 n .. 462 n ., ARRlGONI, V incenzo. 250 AS INA RI di SAN f\1IARZANO , Enrico, 38 474 n. ,476n.,591 en. ASPESI. Paolo. 345 ALBIGl/\Nl, s. ten., 287 ASTI, s. ten .. 349 ALBORETO, Alfonso, 357 ASTOLFI, Anto ni o. 341. 342. 343 ALBORETTO, ten. vasc .. 501 AVOLLO. A rturo, 242 ALBRECHT-CARRIÈ, René, 4 19,420 n. ALBRlCCI, Alberico, 97 e n .. 98 , lOO n .. I IO, I 12 n. , I 13 n .. I 19. 149, 178 e n .. BACCARA. Luisa , 450 232,238. 289 e n. , 331 e n ., 340. 432. BACCl , ufficia le di Marina, 393 BACCICH, lcilio, 254,449 433 . 468,476,590 BACOLA. Adriano, 343,345 ALDRlGHETTI. M.an lio Verde, 3JO B;\CUMlN ,s. tcn., 345 ALESSANDRINI. G iuseppe. 246 n. BADOGLIO, Pietro, 45 n ., 64 n , 65, 69. ALESSL tcnenLe . 92. 107 72, 76 11 .. 77 e 11 ., 83 n., 84 n. , 89 e 11., ALLEGRI , Le nente, 344. 351,355 l 13 I l . 124, 131 , 132, 134, 135. 136, ALLETTO. Giovan ni, 356 137, 138 e n., 140, 141 e n., 142 e n. , A LLOCATELLI. Mario, 223 143, 144, 145 , 147 , 148 , 149. 174 n., ALTEA. G iul iano, 237 n. 176 e n., 177, 178, 179 . 227,228 n., AMANTEA. Luigi, 557 23 1, 232 n ., 234, 257 e n .. 258, 276 , AMMIRATO, Claudio, 349,357 285,288.289, 290 ,29 1 e n., 298 284. ANDREI. P ietro, I 10 e n., 299 e n. , 300,319,320 n ., 323 e ANFOSSI, generale, 9 1, 96, 180. 187, n., 334 , 360, 443, 450 . 465. 468 , 570. 189, I90,583 57 1 Il., 586, 589 , 590,59 1 A NFOSSI, tenente. 273, 35 I


624

L'esercii o ilaliano <! la quesrione f i11111c111a ( 1918- /921)

BA FILE, Andrea. 114 BAGLIONI. 1en. col.. 91. 105. 107. 221. 222 BALDASSA. Lavinio. 35 1 BALDASSARRE. capitano, 455 BALDASSARRI. tenen1c, 351 BALDASSAR Rl, sergente, 280 BALDISSERA. Antoni(l . 15 l BALISTI, Fulvio. 273,274. 30.J., 306. 31 1,349. 457, 5 1:ì BALLARINI. Amleto, 458 n. BALLESIO. Vitale. 517 BALLESTRA, Giuseppe, 246 n. BALSARINI. Pietro. 246 n . 13ALZAROTl'I. Enrico. 203 n. BARACCA, Francesco, 343. 464 BARBARO . ufficia le di Marina, 360 BARl3IERI. Guglielmo. 357 BARl30NA , lenente. 162,206 BARCELLONA, Francesco, 358 BARDI, tenente , 350 BARGAZZI. Camillo. 203 n. BARG IONI. Eugenio , 203 n. BARIO. funzionario, 33 1 n. BAROSS dc BELLUS, Gabor.426 BARRA. Stanislao, 212 BARRÉRE, Ca mii le, 4 1 BARTOCCI , capitano, 106 BARTOLUCCI, len. cùl., 106, 114,238 BASEGGIO. c;olon nellù, 278 13ASS1. Augu~10. 305 BASSI, Giuseppe, 47. 523 B1\ SSJGNA NO, generale, 557 BATTAGLIA. Luigi. 246 n. BATIAGLIORI, tenen1c. 350 BATTISTI. Cesare. 395. 396 n. BA'ITISTI. maggiore. 29.J., 301 BATl'ISTI. Tullio, 190 BATTISTINJ , Luigino. 255 BAVA BECCARIS , Fiorenzo. 600 BEDETTI. 1cnc111e. 35 1 BELLA, tenente. 287 . 349 BELLASICH , Salvatore. 557 BELLI. Piero. 437, 532 BELTRAME. 1enente, 254 BELTRAMI, tenente , 155. 254. 28 1. 282. 3 11

13ENAG UA. Nicola. 2 16. 2 17. 284 BENEDETTI. Andrea. 503 BENEDETTI, Coslantino. 344 BENEDETTI. G., 4~4 n . 428 n. , 553. 554 n.. 556 n .. BEJ\ELLI. Sem, 28 BENFATTO. Giusto. 225 BENZONI, Niccolò. 396 n. BERCHTOLD. Lèopold. 15-16 BERGAIVIASCO, Luigi, 274 e n.. 277 BERNINI, Elio. 35 1 BERTl,Giorgio. 106.11.J., 191,196.197 BERTOLINI. generale. 297 e n. BERTOLINI, ten. col.. 200,5 12 e n. BERTOZZI, Giuseppe, 252 n. BESTETfl , casma, 347 BETTI. maggiore. 92, 106 . 193 BIAI\CHI. Enrico. 302 BIANCHI, Giovanni . 356 BIANCHl. M., 447 n. BIANCIII. capitano. 166. 217 BlASJNI, Gino. 354 BIFFI. capitano, 492, 497 BILMAGLIO. Luigi, 254 BILO' , tenente, 2 I3 BINI. /\Ido, 252 e n. BINI. capitano. 206. 207. 2 11 BINI. s. ten .. 216,217 BISCOCCA, Luigi, 449 ,548 n. BISOFJ-il . Bruno. 255 BISSOLATI.Leonida,55, 134 BISSON, Emilio, 5 17 BLANCO. tencnte, 349 BLASICH. esponente politico fiumano, 340 ROCCA, Zenone, 396 n. BOLIS , 1en. col.. 230 BOLZINI. Gilber10, 223 BOMBA, Giovanni, 357 BOMBACCI , Nicola. 432 BONANNI. tenente, 155 BONASI , Acleod,1to, 134 BO.NFANTI. Biagio. 237 11. BONFANTI LINARES, prefeuo.409 BONGIORNO, Giuseppe. 246 n. BON!N LONGARE. Lelio. 32, 33 BONINO, Camillo. 237 n.


Indice dei 110 111i di persona

625

BO:--I INO. Stefano. 252 n.

CADLO. rrancesco. 345 ..1-l6 CADORKA. Luigi. 15. 565. 586 CAPF/\R EN A. te ne nte, 349 CAGNI. Umberto . 37. 48 e n ., 76 n .. 134, 333.590 CAGOlA. personaggio del folclore popolare tries tino. 462 C.A. LERO. Ciuseppe, 250 CALCIATI. Cesare, 344 CALI ENDO. Gaetano. 283 CALIGAR!S. te nen te. 254 CALLEGA RI , Virgi lio. 9 1. 180. 18 1 CALOSCI , Um berto . 193. 203 11 . CALVI. Pier Fortunato. 395 . 396 n. CALVI. telefonista. 183 CAMI LLO. Ugo . 356 CAIVll~ESI. Guglielmo. 203 11. CAIVll'l. capitano, 208 CA\1POI.I ETI. Umberto. 91 . 180 CANALI. Pietro . 253. -l93 CA NEPA. s. ten ., .ì45. 349 CA NEVA. Carl o. 79. 120 CANUTI. Tosco, 24{) CANTOl'\I. Alfredo. 540 n . CA NTON I. P., 345 CANZINI. te11ente. 349 CAPELLO. Luigi. 47. 523. 586 CAPITO'. capitano. 197. 202 CA PORI ANO (di), Ludovico . .ì-l4 CAPPA. tenen te, 349 C APRETE. maggiore. 91 CAPRON I. casaia, 347 CAPURRO. Giovanni. 250. 349 CAP UZi'.O . Fe rruccio. 252 CARA8 1::LLI. Carlo. 222 CARBONE. bersagliere. 349

110NMARTIN I. tenente. 252 130NO LDI , Pietro. 5 17 BO NOM I , lvan oe. 42'.\. 427. 43 1. 432 . 433 . 43-l.514.523 BON0\11. generale. 156. 173 BONVICTN T. Buono, 286, 3% n. 110RGHI. tenente. J 54 . 204. 340 BORGHINI. s. len .. 357 BORLETII. Aldo. 452. 503. 50-l BO ROCC HI. Giovanni. 265 . 266 . 267. 268 BORRA. s. tcn .. 286 130RSARI. Giu~eppe, 237 n. BOSELLI . Paolo. 134 BOSIA, Luigi . 246 n. i,O ULLARIJ. ammiragl io americano. 49 B07.ZANI. capi tano. 194. 198 . 202 13RACCO. capitano. 457 llRANCALEON I. Mario. 203 BRASCJ-11 . c,1sala. 468 BREG ANZE. genera le. 1.W. 256 n . BRESCI A:--11. ~- ten .. 345 BRICCII ETf'I. Ennio. 186 n. BRICCHETTI. Enrico. 125 f'lR IG HENT I, V irg inio. 241. 242 BRIGHI. Gino. 246 n. BRIVIO. Antonio. 286 BRU NELLI . Ermanno, 186 n. BRUNO, tcnc11tc. 344 BRUSASCO. Achille, 247. 248, 249 BRvSATl. generale. 151 BUCCI. Umberto. 390. -lO-l ll UE. Giuseppe. 357 l'l ULO\V (vo n). Be rnard , 15 BUONi~PACE. tenen te. 3-l3 BUONASORTE. Francesco. 203 n. BUONI, maggiore. 92 BURA LI ù'AREZZO. s. ccn.. 2 12 BURIAN . Sccl'ano . 16 llUSACCA. tenente. 345 13USST. Pietro. 34-l BUTTAFA VA. lenente , 344 BUTTIGLIONE. Vi ncenzo. 358 CAR RUNA. Ernesto. 224. 3-l-l. 388. 489. 490

CARDQ:,..,E. Mario. 356 C ARD OS IO. T .. 490 n. C ARD UCCI. Giosué, 560 CARILLO, s . ten., 270 CARISSl\ 10. maggiore.272 CARLI . \ 'lario. 3-l9. -l57.46-l . -l89. -l90 CARI.O. impcrn ro rc d 'Austria, 19 . 20 CARLO MAGNO . i1nperatore d ' Occidente . .J CARLOTil. l\ino. 265. 267 CARMEl.1. Francesco. 2-l6 n.


626

L'esercito italiano e la q11estionefiw11cma (1918- 192 l)

CA RMIGNAN J, Cesare . 223,249 CARNlOLA, casata, 5 CAROTTl, esponeme social ista, 34 CARRERA, capitano, 106 CARROZZA, tenente, 353 CARTOSIO. Tommaso, 252 n., 349 CASAGRA N DE, te n. vase ., 252. 4 93 ,

14 1. 144. 148 . 33 1 e ,1. 426 ,427,428 n .. 430,441,445, 45 I , 465,466,468 e n .. 472 e n .. 473. 474. 475 , 476. 477 e n., 478 e n., 479 e n., 480. 4 8 I n .. 482. 484 e n., 485 , 486 e n .. 487, 489, 490. 49 1 n., 492, 493, 495 ,496 e n., 497 , 499 e n . 502 . 503 . 504, 506 , 508 n., 5n 5 11 e n., .5 12en .. 5 14.5 15 .5 J8,519, CASANA , Severino. 432 520 . 52 1, 522,523. 524, 525 e n.. 528, CASANOVA , M.. 228,3 15 ,318 11. , 360, 529. 530 e n .. 53.l d ici .. 532, 534,535 e 363 e n , 365 n., 536. 537 , 540 .542 , 543. 548, .549 e CASARE1TI, colonneJJo. 23 1 n. , 550 . 551,553 e n., 590 ,59 1,592 CASATI. capitano, 92, I 07 . 222 CECCHERINL Boby, 3 10 CASELLA. Stefano. 346 CECCHERIN1, Sante, 143, 309,3 13.325, CASELLI. s. ten ., 183 327,33 7 . 343, 3 56 , 4 52,455 . 457, CASSA NO, Francesco, 233,237 n. 488,493 , 505,5 14,516, 569 CASTAGNOLA. G iulio , 202 CEDOLINI. Roùolfo. 212 CASTELBARCO, P ier Filippo, 255,457 CENSI , Ludovico. 223,249 ,252 C,\STELLARO , Giovanni, 202 CERVONE. P ie r Paolo, 44 1 n .. 466 n .. CASTELLI, Basilio, 266 . 267 ,268 475 n., 480 n .. 524 n. CASTELLI. Gi useppe . 203 n. CESARO . Roberto, 266. 267 n. CAST ELLI. Michele.42. 195,346 CHJANOS I, tenente . 353 CASTELLI,generale , 105,11 4,1 60.173. CHIARINI. Roberto, 534 n. 176 . 197,199 , 200.217, 2 18,2 19, CHIERICI, capitano . 349 220, 22 1 e 11. , 222, 223 . 224, 226, 228, C HTESA, Damiano, 395 229 n., 233,234. 235,236,237 . 238, C I IIESCHIA . tene nte . 202,203 239.26 1,262 , 264, 273,275,276 ,277 C HIOS A, s. ten., 34.5 e n .. 305,306,493,506.508, .'i09. 5l0. CIAFFI, Gcsua lclo, 253 5 J2 ,513 .5 14 CIANCHETTI, Rodolfo , 96, 125. I 86 n. CAST ELLI, funz ionario c ivi le . 90, 10.5 CIANO . Costanzo. 567 CASTIGLIONI, Artu ro, 452 CIATTI. Lamberto, 125 CASTONE. Giovanni, 356 CIA VATfINJ, Lori o, 225 CAST RACA NE, Cas trucc io . 303, 304, C ICC,\RELLI, Surnisluo. 352 310,360. 368,387,388 CINCIMINO , Marcello. 225 CA TALANUCCI. Bruno, 30 I CION IN I, capitano, 187. 188,189 CATAPANO. Pasquale, 246 n. CIRAOLO. Giovanni, 452 CATTINA, s . ten. 286 CIRILLO. Fili ppo . 254 CATTOI, Il runo , 252,255 , 344 CIUFFELLI , Augusto. 532 CA VAGLIATO, Francesco, 343. 344 C LERICI, Gian Francesco. 30 I CAVALLERO. Ugo , 95 e n. , 592 CLEMENCEAU. Georgc, 41, 60, 68, 70. CAVALLINA, An to n.i o. 280 97, 133,415, 41 6, 41 7 ,418 CA VALLONJ , propagandista ung he rese. CLEJV!ENTE, Eugenio, 254 86 COBIANCH I, Vittorio, 237 11. CAVAZZANI,A lclo, 254 COCCHET rI , Cesare. 351 CA VIGLI A, Carlo, 22 1. 222 COLA, Sabatino. 186 n. CAVIGLIA, Enrico, 64 n., 7 I d id ., 73, 76 COLi\ClCCHI , Luig i, 357 e 11., 79 e 11 ., 80 d ici ., 86 n .. 132. 139, COLERIDGE, Sarnuel. 602


Indice dei nomi di persona

COLLOTTI, capitano commissario, 303 , 304 Il . COLOMBO, cap. rnagg., 280 COLONNA, Prospero, 123 COLONNA, Raffaele, 352 COLOSIMO, capitano, 92, 107,221 COMESATI,Luigi, 356 COMISSO, Giovanni, 459 e n., 460 e n .• 464 CONCETTI. tenen te. 154. 204 CONCI, ltalo, 255,287, 35l CONCIALINI, Aldo, 274 e n. CON1GHI, Gio rgio, 38. 254,548 n. CONSIGLIO, s. te n. , 345 CONTE, Domenico. 203 n. CONTI , s. ten .. 351 COPPOLA.Luigi, 9l, 106,114.191 CORBELLOTTO, Giovan ni, 246 n. CORDONI, Rosario, 246 n. CORIGLIANO. tenente, 91 CORNAGLIA , Giovanni, 204, 2ì I , 344 CORRADINl.caporale, l82, 184 CORRADINl. Carlo. 136 CORRADO, Luigi. 246 e n. , 388 CORRENTE, Virgi nio. 278,279 CORSARO, Salvatore. 246 n. COSELSCHI, Eugenio. 296, 309. 3 1 I , 457,488.492,494,495,542 COSENZ. Enrico. 580 COSTA, Giovanni. 357 COSTA. maggiore, 9 l . 106 COSTANTINI, Domenico. 344, 50 I, 502 COSTANTINI, Celso. 549 e n., 555 COTROMANO, Francesco, 351 COTROMANO. Giuseppe. :150 COTTONE, generale, 352 COVI , Gualtiero, 357 CRAIGHERO , Urnbeno, 359 CRESPI. Silvio, 70 CR!SPO, Giovanni , 246 n. CROCE, Giuseppe, 246 n. CROCE, s. ten., 345 CURIA, Filippo, 286 CURLO. maggiore, 92, 215 CUSANI VISCONTI, Lorenzo, I 19, 305 e n., 360. 363 e n.. 364,366 e n., 370 e

n.

627 D'ACCARDI, Gerolamo. 203 n. DAINELLI , Giorto, l3 n. D1\LMA, G .. 458 n. DAMIANI, Giuseppe 203 n. O' AMORA, Dic, 190 D'ANCONA, Umberto. 356 O' ANGEI .O. Antonio. 213 D'ANGELO. Giuseppe . 203 n. D'ANGELO, s. ten., 353 D'ANNUNZIO. Gabrie le, 77, J 00 n .. 1[8, 119 , 120, [2 1,122, 123 , [24, l25 , 126. 127, 128, 132 , 133, 134 . 135 . 136. [37, 138 , 139, 140, 141. 142 , 143, 144 . 145. 147. 148 . 155 . 156. 157. 158 , 159, [60, 161 , 162. 163 . [64 , 165, [66 , 168, 169 , 170 , l 7 1, 172. 173. 174, 175 , 176, l 78, 18 1, 182, 188, 19 1,193, 199,200. 20 1.202, 204, 205 , 207,208, 209. 2 10 , 2[6 , 2 17. 218,219,220.221, 222.223, 224,225,227.228 , 231 , 232. 233. 234 , 235,236 ,237 , 239, 240,244, 246,247 ,257, 258,264, 268,269,27 1, 274,275,276,280, 285, 286 e 11 .. 29 l . 294, 298, 299, 300. 30 1, 304,305,309,310,3 11 ,3 13. 3 14 ,3 15 ,3 18.319, _;20 . 32 [ . 322 , 323,324 . 325, .'\26, 327 ,328,332, 333, 334, 335, 336 , 337, 338, 339 . 340, 350, 354, 356, 357. 360, 362. 363, 365, 366 , 386 . 387 , 388 . 389, 390, 39 1, 392. 393 , 404, 405 ,406, 407 , 41 5, 426,427 . 429 , 430 . 432, 435, 436.437 . 439. 440,441,442 . 443. 4 44 . 445. 4 46.447. 448,449 . 450 ,451 ,452 ,4 53.457, 458,459, 460, 46), 462,463,464 , 468.471. 473, 474,475.476 , 477 . 478.480, 482, 487. 488, 489 . 49 1,492 . 493, 494 , 495 ,496,497.498 . 500. 502, 503, 504,505.507 . 5 1O,511.512 e n.. 5 13. 5[6, 517. 5[8. 520. 522,523. 524. 525,528.529, 530. 532 , 540. 541, 542 , 543. 547. 548. 549. 550, 55 1,552 11., 555,556,558,559,560, 56 1. 562, 563 . 564, 565 e n.. 566,567. 568 , 570. 57 1. 573, 574 , 575, 576 ,


628

L'esercito italiano e la questione fiwnana ( 1918-1921)

577 , 579,582,583 , 585 , 589 , 590, DE STEFANI, maggiore. 91, 106, 192 591 , 592,594, 597,599,60 1 DE STEFANIS , Luigi, 191 D'ANNUNZIO , Nicola . 352 DE VECCHTS. Pietro. 246 n. DA POZZO , tcn. col., 490, 491,534,557 DE VITA. capitano, 106 DARAFINI, Serafino, 203 n. DE VUONO, capitano, 502 n. DARÃ&#x152;, Leone , 254 DEZZANI, Edoardo, 24 6 n., 247. 257, D'AROMA,scrillore, 46011. 283 DA SACCO. colonnello , 230 , 283 DIANA, Antonio . 345 DE AMBRIS. Alceste, 146 clicl., 432. 437 , DIANA, Lino, 396 n. 439,440.441, 443 . 444,445 , 446. DIAZ. Armando. 36 , 40 , 47 e n., 61. 62, 4 47,44 9, 450 , 45]. 452,457,458 , 64 11 . , 65 , 72, 86 11., 90 e n .. 94 e 11. , 97. 547,593 98 e 11. , 100 e n., l02 e n .. 134, .149 , DE ANGEL!S, generale, 275 e n. 23 1,378,389, 394,432, 590,60l DE ANTONIO, generale, 107 DI BROCCHETTI, ten. vasc. , 504 DEBBLA, Tommaso,250 DIGIACOMO,col. , 9 1, 105 DE BENEDICTIS, Nicola, 237 n. DI GIAMBERARDINO , O ., 389 c1.. 404 DE BOTTINI. tc n. col., 92. 106, 2 I 5 e 11. DE CAMILLIS, Enrico, 242 DI IORIO. Renato . 246 n. DE CARLl , Ezio, 250 Dl LAMA , s . tcn., 349 DE FELICE, Renzo, 77 e n , 85 n., 100 n .. DI LORENZO, Attilio, 355 436. 437 n., 439 e n .. 440 e 11., 443 e DINA, colonnello, 38, 180 n., 444 n. , 448 e n. , 450 11 ., 451, 562, DI NAPOLI . Francesco, 3 IO 563 n .. 592, 593,594 11., 60I D1 PASQUALE. Gioacc hino. 225 DEFEND.l , Salvatore. 246 cl. DI P.LRRO, tenente. 30 1 DE FRANCHI, Francesco, 106, 14 ,234. DI RE, Lino. 203 n. 236 , 264,273, 276 DI ROCCO, Panfino, 246 n. DE GASPA RI , generale, 117 , 197, 203, DI ROCCO, capitano, 247 206, 207,208, 209.210 , 27 1, 272 DI TULLIO, Benigno, 353 DEL BONO, Alberto, 44 DOMINJCI, tenente, 21 I DEL CHICCA . capitano. 105 DONATELLI, Renato, 252 e n. DEL GIUDICE. Giovanni, 237 n. DONATI. Italo, 557 DELLA CH IESA,colonnello, 115 DONATI. tenente, 154 , 204 DE LUCA, Alclohrandino , 265,267 DONDERO, Paolo, 42 DE LUCA, s. ten., 35 1 DON GIOVANNI, personaggio teatra le, DELLA MONTAGNA, Lupo, 9 n. 564 DELL' UVA, tenente, 293 DRAGONE, Paolo, 186 c1. DEL MONACO , s. ten., 492 DUINO. casata, 5 DEL PONTE, e missario fiumano , 345 DURAZZO, marchese , 269 DE MARI. Gustavo, 358 DE MARTINO, capitano, 221 EGINARDO, segretario di Carlo Magno, 4 DE MAITEIS, capitano. 92, I07 ELENA cl ' ORLEANS , duchessa d ' Aos ta, DE MONACO, Luigi, 359 333 DEN ICOTTI . generale , 557 El\1!\NUELE FIUBERTO cli Savoia , du DE PAOLIS. Gui do. 203 n. ca cl ' Aosta, 54 , 76 n., 77 , 79 n .. 333 DEPOLI, Allilio, 18 e n., 2 1 n., 29 n., 30 EMAN UELL capitano, 224. 225 n.,31 n., 40 n. ,41,42 n.,66n. ENRICO, duca del Friuli. 4 DE PONG, ammiraglio. 355 EUSTACHI, Ettore , 246


629

Indice dei nomi di persona

EVERSON , colonnello amc:ricano, 59 FA~BRI , s. ten . 353 FACCINI. Cesare. 541 FALCONER. Elio , 246 n. FA RAGALLI , tenente. 217 f-/\RINA. casata. 54 rARLOZ:CA. capitano. 231 FASCIO, M odesto. 22 1 FASOLANO. tenente. 216. 217 F/\TOU. ,1111111irag lio franccse,49 F/\TfI. s. ten .. 353 FAZIO, Carlo Paolo. 203 11. FEDERICO lii , irn pcratore cl· Asburgo . 5 PEDERZONI. Luigi. 123. l.ì5 FEDI, fginio. 237 n. FERDINA NDO I , imperatore d'Asburgo.5

Fl:RUNI. Giovanni . 30 I FERRANTE, soldato. 270 FERRART, Giuseppe Carmine. 107. 117. 153. 154. 155, 156. 160. 163. 164. 165. ! 99,204,2 15.272.583 H: RRARI. Luigi. 203 n. FERRAR I. tenente, 190, 35 I FERRA RI N. tenente. 120 FER RARIO. Carlo Antonio. 469. 500 . 51 4. 5 16, 5 19,520 n .. 525 n., 528 n., 532. 5:n. 535 e n.. 538 e n .. 539 Il .. 540 e 11 .. 541. 543. 544. 545 e 11 •• 547 e n .. 548 , 549 e n .. 550 , 55 1. 552 , 554 e 11 •• 556 FERRERO. Carlo. 157 . 2 16. 537 r ERRERO . Giacinto, 144,349, 4 10 , 485 n .. 506. 519 . 529. 533. 534 n .. 538 . 539,540 n.. 547 n. r ERRI. Em.n . 25 I . 485 FERSETII. Virgilio. 302 FIANDJNI. Cesare, 348 FIGL'\ff. conte, 344 FILZI, Fabio. 395 FTMIANT, s. ten., 108 n. FTNESCHI. colonnello. J 15 FlSCHETTI. Michele. 237 n. r-1.AMINI. Spartaco. 279 FLORES. Francesco. 223

FLORJO. Giacomo. 246

FOÀ. Aldo, 92. 2 14 FOCI I, Ferdinand. 377 roNTE. Attilio , 353 rO PPA. tenente. 356 FORESI . Armando. 351

1-'0RJv11SANO, Va lentino. 358 FORNAR.A. Achille. 254 FOSCARI , Piero.476 f:C)SCHl/\TI . tenente. 254 FOSCHINJ. Antonio. 521. 522. 543. 544. 545,557

FOSSATARO, capitano. 192 POUGIER . Ri no. 251 rRACASSO. Domenico, 252 n. FRANCESCHI. capitano. 90. 105 FRANCESCO I. imperatore c1· Austria. 6 rRANCESCO GI USEPPE. i111 pernto rc d'Austrin, 16. 18 FRANCESCO. santo. 464 rRAN CHET cl 'IJS PEREY. Louis. 38. 4 1. 43.44.378.412.413 FRANCIII NI STAPPO, Giuseppt: . I 19. 120, 12 1 e 11 . fRANCIA. tenente. 349 FRASCONÀ, Antonio. 106. 195,203 n. FRASSETIO. Gi useppe. 186 n. f-RASSETTO. Riccardo. 125. 126 n .. 127. 554 e 11 . FRECCIA . tenentt:. 349 FREGUG LIA, maggiort:. 270 l~RIGNANl, tenente, 154. 204,344 FROGLIA. Vincenzo. 396 11. rROMENTI Nl. Giuseppe. 240 rROND INI. Piet ro, 246 11.. 345 FRULLA. rnaggiore. 106 FURCE LLA, Antonio, 203 n. rURST. Henry. 46 1 FUSCO. Arturo. 279 FUSCO. tenente medico . 35 1 GAG LIONE. capitano. 254 GAIOLINI. Guerrino. 243

CALAZZO, maggiore. 296 GALLEO'fTJ. Giulio, 203 n. GALLIGIANI, s. ten .. 345 GALLI NARI, Vince nzo, 72 e n ., 73 . 79 e 11., 105 11.. 381 Il .. 385 11 .• 483 11 .. 48~ n .. 515 e n.


630

L'esercito italiano e lo questionejìu111a11a (1918-/921 )

GAI .VINI, Francesco, 2 12 G IOLITTI, Giovanni, 134, 326,378, 404, GAl'vlRARA, Gasto ne, 538 406, 411. 4 12,422, 423 ,43 1,434 , GANDOLFO, Asc le pia , 136 . 153. 155. 4 35 . 437 , 438,439,440 , 44 1, 442 . l 56. I 57 . 165 , 174 e n .. 176. 177. 445,446. 4 5 1, 452. 45 6. 462, 47 9, 178, J 79 , 205, 222 , 226, 235, 237 , 481 , 503 .51 9, 523,534.568. 575. 244 ,248,255,289 Il . . 319,320 Il . 577 ,586 n. 573 ,590 O IO NGO, s . te n., 255 GA RB!\SSO, Carlo, 420 GfOR ELLI , capitano, 25 I GARGANTINI, M iro. 203 n. GIORGER INI, G iorg io. 537 n. GARIBALDI. Giuseppe, 583 GIOVANNIN I, Ugo, 355 GARlBOLDl. Italo. 426 n .. 50 I n. GIOVANNOZZI, ten. col., 280 n. GARRONE, tene nte. 217,347 GJTT ARDI. col. 28 I GASPARRI. Pietro, 523 Cìl.UDICI, G ian Mari a. 246 n. GASPERONE, Euore. 344 GIUGGIOLI. tenente, 345 GAUCHET, amm iraglio francese, 58 GIU LIA NI. Regina ldo, 254 GA UDENZIO. Luig i, 203 n. GIULIETTI , Giuseppe . 363, 432 ,437 , GAUDENZIO. tenente, 192. 345 452 , 502 GAZZETTI , M., 597 n .. GIULIOTTI. A .• 489 n. GElVIELLI , motorista, 342 GIULIOTTl. Lenen te. 351 GENDUSO, capitano, 271 GJUNGI. colonnello. 557 GEOFFROY, s. ten., 353 G IUNIO, maggiore, I 80 GERONZIO. bersagliere, 349 G IUNTA, Francesco , 44 1, 520 , 532 CìERR A. Ferdinando. 85 n., 97 n., 123 n .. (jllJ RI ATl , Giovanni , 124, 125,136, 142 . 127 n., 138 n .. 31 4 n., 388 n , 405 e n. , 14 5, 147, 174 . 247 , 265 ,30 9.310, 425 di<l., 429 ,430 e n ., 43 I n ., 464 n .. 315. 3 17 . 323. 327,340,386. 387 , 488 11.. 520 n., 52 1 n., 529 n .. 530 n .. 388 , 390. 39 J, 405 e n.. 432 . 443, 450 , 534 n., 542 n. 460, 463 e n. GERVASONl , Emil io. 203 n. G IUSTINO, Leonard o, 237 n. GHA REUM. Efisio, 203 n. GNAT A, Umberto, 123 GI IEZZI , tenente, 28 1 GOETHE. G iovanni VoJfang . 563 GHJBAUDI. ten. col.. 92. 106 GORDON. gene rale ing lese, 49 . 53 . 59 GIACCl . gene ra lc, 229 GOTTARDI, espo nente politico fi urn ano, GIACCH I, Nicolò, 9 J , 180 ,18 1, 182. 67 187 GOTTARDO, An tonio, 542 G lACOMELLL Lenente, 184 GOVONI , capitano, 192 GIACONE. Bru no , 350, 555 GOVORNIK, politico jugoslavo, 33 GlANGR Al'ffiE. Francesco. 396 n. GRACCI . Gaetano , 203 n. GIANGRANDE . tenente. 35 1 GRA N D.IAQ UET. C laud io. 125 . 12 6, GIANNETTI. Italo. 306 127 . 190 GIARDINO, Gaetano, 76 n., 558, 60 I GRANATA. tenente . 349 GIARDINO. generale, 177. 214 GRANDI, tenente, 353 G 113ERTI. maggiore . 5 17 GRANZAROLO, Bruno. 223, 249,252 G IGANTE. Riccardo, I 38. 488 . 523, 530 , GRASSI, sottosegretario ag li Inte rni . 13 1 543 . 545 . 547 . 548 e n., 549 e n. 550, GRASSI. Fab io, 452 55 I, 552, 555 GRASSI, Rosa ri o. 237 11 . GILAR DI . Ezio. 237 n. GRASSO , Antonio . 246 n. GIOIA. te ne nte, 35 1 GRASSO , Romano. 2., 7 .


63 1

IndicP dei 110111i di persona

GRAZlA,'-11. Cèsare. 357 (ìRAZIAN l. Mario. 278. 279 (ìRAZlf\ Nl. Viuorio, 356 GRAZIAN I. tenente, 35 I GRAZIOLI. Francesco Saverio. 44, 45 e n .. 46,-17cn .. -18.49cn .. 50cn .. 51 e n .. 52 e n .. 54 e n.. 56. 58. 59 e n.. 60 e n.. 61 e n.. 62. 64 11.. 7':,, 74..: n.. 75. 76 11.. 8Je 11..82cn .. 83e n.,84en .. 85. 86. 87 n.. 88. 90. 92 e n.. 93 e o., 9-1 e 11., 97 e n.. 98. 99. 100 e n .. 101 e n.. 102. 103, 105. 113, 119. 120 , 12 1. 122. I 27. 135. 458 e 11.. 573. 582, 586, 590 GRECO. Francesco. 266 GREGORI. Giovanni , 106, 2:l6. 254 GRI\S IGN ANI, s. tec:n .. 287 GREY. Eclward , 16 GR ILLENZON I. Leone. 212 GRILLI. s ten .. 349 GRlMOLAZZI, tenente. 349 GROSSI. tenente. 287 . 35 1 GROSS ICH. Antonio. 24 . -11, 67. 75 e n.. 121. 122. 132. 167. -188. 500,505. 547 , 548n. GUARDIN , Luigi, 202 GUERRA. Augusto. 484 GUER RI. tenente. 251 GUERR l>!I. m:1ggiore. 106 GUERRI NL tene nte, 92, 107 GU LLI. Tommaso. 395 I IORTHY . ammiraglio austriaco. -IO I

IIOST VENT URI. Giovanni , 38. 39. 82. 84 e n .. 89. 12 1. 124. 125, 127 . 154. 18 1. 189. 193 . 204. 205. 323. 388. -1-19. 488. -191. 492. 498. 505 . 543. 545 . 547. 548 e n .. 549 n .. 550 , 551 . 552 . 555,558.574 1IOUSE. colonnello americnno. 3 l HUGO. Victor. 169 HUMBERT. generale francese. 8 I JGUORI, Ulisse, 309,3 11,494.5 16, SSS IMBRIA'.\11 , s. ten .. 297 IMBRICO. colonnello. 535 1:VIPELLU>!O . tenente. 237 Il.

IMPERIALI. Giuseppe. 16. 25-1 INFERBONI. maggiore. 231 !ORIO , p..:r,onaggio teatrale. 594 ISTVANOVIC. generale iugoslavo. 22. 23 IULlAl\0. capitano. 92 IURLARO. Angelo. 358 .IEKELFA I,lJSS Y, Zohì,n, 22 .JORJ, Luciuno. J90. 349 JUBINI. Rènato. 203 n. JULIANI. Vincenzo. 243 JUZZOLINO . capi tano. 350 KALAFATOV ICH. colonnello serbo, 248 KELLER. Guido. 252. 281. 309. -152 . 463,46-l. KIDD LE. tlin111iraglio inulese. 49 KOC II NITZK Y.-Leon;. 449 . 4SO e n., 459 e 11.. -160 . -162 n. K REKICl-l . esponente dannunziano, 388 LA FRANCESCA. colonnello, 2 12. 2 13 LAGHINI. Ribelle. 252 n. LALU. Renato. 246 n. LAMA. Anto nio. 282 U \NARI. Pietro. 3 IO LA"JCTANO , colonnello. 352 LANDJ. capitano. 29-1. 30 I LAKSJ NG. Roberto. 135 . ..Jl7 LANTAR I, Giovann i, 203 11 LANZAR lNI. s ten.. 35 1 LANZI. s. tcn .. 297 I.A SCALI\. ten. vasc .. 267. 303 LAURIEL POLLACCI. ten . col., 114 LA VERNA . l'igura 111itologica, 528 LEBEDDA. teentc, 35 1 LEDDA. Elena. 3 IO. 454 11., 559 n. L.EDEEN. M.A.. 388 n .. -163 e n. LENAZ. Lionello . 25. 449. 548 n. LENZI. Gerolamo. 246 n. LENZL Ruggero. 255. 286 . 287 LENZO. Giovanni. 272 LERDA . Giacomo. 356 LERDA. Gracco . I90 LETTEL. Enrico. 230 LEVA.'lTI. Osvaldo. 265. 356 LIBERATI. Emilio. 251


632

L'esercito ilc,/iano e la questione fiumana ( 1918-192 I)

LICHERI. Salvatore, 302 LJETTI, tenente, 345 LIGUORI, Giuseppe, 358 LINARES, A.R.. 457 n. LI NCOLN,Abramo. 169 LIPPERA. tenente. 27 1 LIPPOLIS . Nicola, 246 n. LISSONI. Ernesto. 237 n. LIUS CASSJNIS. Clemente. 190. 356 LLOYD, George Dav id. 68, 70. 133. 4 15. 4 16,4 17 , 4 18,4 19,423 LOMBARD, Vi ncenzo, 342 LOMBARDI, C<1rlo, 310,345,346 , 349 LONGO. Luigi Emilio, 10 1 n., 426 n. LOPRESJ. Pietro , 1JO LORENZINJ, tenente. 186 n., 187 LORENZONI, Paolo, 255 LOSCIILNareiso, 186 n. LOTA RIO , figl io dell' imperatore Carlo Magno, 4 LUCIDI. s. len ., 356 LUPETTI, Guido, 253 LUPINI. Leonida. 186 n. LUSJGNOLJ . Alfredo, 442 LUZZATTI,Lu igi. 134 LUZZATTO, Ernesto, 250 MACCHI NÈ, tenente, 344 JVIAGLIANO. capitano, J 86 n. f\1;.\GNAGJ-11 , ten . col.. 23 1 MA.ORI, Mario. 304 MAGRI, tenente. 345, 523 MA I, capita no, 294 MAJOLI , col.onnel lo. 496 n. MALATESTA, Errico, 432, 452 MALIZIA, Ugo. 246: n. MALLADRA . Giuseppe. 475 . 487 519,525 MAMJANO, Francesco , 254 !VJANCI, Giacomo An tonio, 255 MANCL Sigismondo, 255 MANCINELLI, Arnaldo, 190 MANCINELLJ, tenente. 349 MANCINI. colonnello. 92. I 14, 2 15 MANClN I, s. ten ., 35 1 MANCUSO. tenente, 353 MANENTE, tenente, 186 n., 187

fVIANGANO, capitano, 473 MANNELLI. tenente, 349 MANNU. Antonio, 274 e 11. l'vtANN U. capita no. 106 MANZUTTO, Romano. 304 . 3 10. 3 14, 501,503 MA RACCHI, Giovanni, 38 MARAINI, Niccolò, 356 lV!ARASS f. , Clemente, 449. 548 n. !V1ARCHETTI, Massimiliano, 255 MARCHI ONNE. Viviano. 203 n. MARCO POLO. esploratore. 426 MARCONI. Guglie.Imo, 453 MARCORA, Guglielmo, 134 MARELLJ. tenente, 356 MARGONAR I, Vitto rio , 3 lO MARGONARI, colonnello. 3 14 MARI, tenente. 2 17 MARIA TERESA, imperatrice cl' Asbu rgo.6, 96 MA RIANI, Claudio, 355 MARIAN I, tenente. 345 J\IIARIANO, R., 437 n. lVIARIETTI. generale, 90. 10.'i , 107 n .. 574 \1ARINCOVICI-L Pietro , 396 n. MARINELLI, Giovanni, 452 MARINETTI. Fili ppo To mmaso, 135, J2 I , 323

11 ..

MARITALI , Giuseppe, 246 n. MARPICATI, Artu ro, 123 MARTINETTI. Raffaele. 251 M.ARTINI, Ferdinando. 36 JVIARTlNI, Mario, 254 . 349 MARTINI, giornalista, 350 .\!l ARUSSICH, Vincenw, 396 n. MARZIO LI , s. ten ., 347 MASJ. Luigi. 580 MASPER!. Anton.io. 493. 494, 49.5. 496 MASPRONE. capita no. 120 ìvl/\SSABO'. tenente, 107 MASTRODTCASA, capitano, 106 MASTROSANTI , Giuseppe. 358 MAS UTTI, Giovan Banista. 203 n. MATCOV ICH, Giovanni, 27 MATTES INI, Eugenio. 246 n. MAZZEL tenente. 222


Indice dei nomi di persona

MAZZlNJ , maggiore, 23 I MAZZONl , Franco, 355 MAZZONI, esponente socialista, 34 MAZZUCCATO, esponente dannunziano, 324 MEAZZI, Edoardo, 254 l'v1EICHSNER, Giuseppe, 27 MELCHlORRI, Melchiorre, 492 MELCHfORRl, colonnello , 245 MELLONI, Ugo, 280 l'v1EM111, Carlo Alberto, 244 l'vlENAPACE, s. ten., 345 MEN ETIO , Bru no, 302,303 MEOLA , s. ten., 286 MERCANTI, Alfredo, 237 n. MEREU, Antonio, 272,345,346 MERLO, Mario, 203 n. MERLUZZI, Gastone, 396 n. MJANI, Leonida, l8L 254, 3 1 I . 324, 355 MICHELS, Roberto, 566 MIEGÈ, capitano, 224 MIGLIETTA , Amedeo, 252 n. MILANDI. Egidio , 351 MILLER, David Hunter, 70 , 96 MU...LERAND, Alexandre, 4 18, 419, 423 MILLO, Carlo, 404, 405 MILLO , Enrico, 76 n ., 139, 140, 141 , 142, 143 , 363, 370, 37 1 n ., 378, 379, 380 e n. , 38 1,385,386, 387 e n., 388, 389,391 e n., 392,393,395 e n., 396 e Il., 397, 404,405,409,434,440,450 MlLTON, Giovanni, 169 MINASI, tenente, 353 MIRABELLO, tenente. 353 M!RENGI-11, Marcello, 237 n . MIRRI, Giuseppe, 600 MODIGLIANI, esponente socialista, 34 MOLÀ, ammiraglio, 49, 64 MOLNAR, propagandista ungherese, 86 MOMBELLJ , Ernesto, 412 MONNEY, Mario, 280,281 MONOZZI, s . ten., 345 MONTALTO, Gaetano, 242 MONTANARI, Umberto, 38 1 MONTI, Alfredo, 190 MONTI , tenente, 349 MONTICONE, capitano, 106

633 MONTIGLIA, Giovanni, 287 MONTIGLIA, Umberto, 279,287 M0NTRES0R (di), Lilì,450 MOREA, Alfredo, 190 MOREA, tenente, 349 MORGARI, esponente socialista, 34 MORO , Tiberio, 359 n. MORONI, Armando, 246 n. MORON.I, Fausto, 252 n. MORONI DESCOVICH , Carlo, 193, 202, 203 n. MORRONE, Paolo, 132 MORRONE, capitano. 2 15 MORSJANI, s. ten., 222 MORTARA , Lodovico, 433 MOSCATI, G., 544 n , 54.5 n., 553 , 554 Il. , 556 tl. MOSCATI, tenente, 107 , 216, 217 MOSCONI, Antonio, 485 n., 532 MRACH, capitano, 254 MUSCHlETTl,s. ten. , 351 MUSSOLINI, Benito, 127, 128 , 136, 432, 435 , 436,437 e n., 438,439,440, 44 1, 442,45!,532,567 , 601,602 NACHIRA, Italo, 106, 193, I 94,203 n. NADALI, Ettore, 246 n. NAPOLETANO, colonnello, 241,293 e n. NAPOLI , Antioco, 257 NARB0NA,s. ten ., 344 NARDINI , Giuseppe, 343 NASTASI, Alberto, 345 NAULIN, generale francese, 86, 88 NAVA , s. ten.,492 NAVE, s. ten., 202,203 NEGRELLJ, Leonida, 254 NEGRI, ten. vasc., 50 I NELLO, Paolo, 444 n., 596 n., 597 e n. NELSON GAY, diplomatico americano, 320 NERI, Mario , 253 NERI, tenente, 349 NERILLJ , Nicola, 237 n. NICCOLINI , Mario, 345,357 NICOLA, re ciel Montenegro, 68,409 NICOLIS di ROBILANT, Mario, 86, 87 n., 88, 90 , 93 e n., 97, 98, 99,100 e Il.,


634

L'esercito italiano e la questionejiumana ( / 9 /8-/921 )

101 e 11. , 102 e n., 103, 11 4 n., 132, 170 , 171 e n., 172 n., 175, 176, 177, 178, 179 e n., 2 18,220,225,231.576, 582,590 N ICOLJ, Ferdinando , 181, 182, 186 n. , 187 NICOLOSI, Eligio, 203 n. NIETZSCHE, Federico Gugjielmo , 563 NIGRA, Arturo, 491, 492, 493 , 494, 495 , 496, 497 , 498,509,510, 512,5J4 11 NITrt, Francesco Saverio, 55, 71 did., 8 1, 82 n., 89 11.. 97 e n., 98 e n., 99, 100 e n., 101, 103 e 11., I 10, 112 n .. I 19,131, 132 , 133, 134 , 135, I 36, 138, 139 , 140 , 142, 143, 144, 145,168,170 ,171 e n., 176 , 227, 229 n., 239 11. , 284,314, 325 , 326, 329, 333 , 386, 388 , 389 , 392,394 e Il. , 406,410. 4)5 , 4)6, 4) 8, 420,42 1, 422,432 ,433,434,436, 439, 442, 443, 445 e n. 451 , 458 e n., 4 62,465 , 466 , 467 , 468, 473,476, 477 ,478 e n., 479 n., 490,491 n., 494, 498, 505 11. , 514, 574, 586,587,588, 589, 590,592, 593,597,598 NOBILI, capitano, 9 1, 105 NOBfS , Giulio , 349 NORCIA, Arturo, 265,353 NOVELLA , Emilio, 348 NUGENT, generale francese, 6 NUNES , Francesco , 303, 304, 326, 329 Il., 333 Il ., 360,363 , 364,367,575 NUNZlANT E, G iuseppe, 164,205 , 206, 208 , 2 10 ,355 , 488,489 NUNZlANTE. Gregorio, 357 OBERDAN, Guglielmo, 395,396 n. OCCHESTL Riccardo, 203 n. ODDO , capitano, 252 ON1A TTl, colonnello, 292 ONDOLIN, de legato iugolavo, 77 ONEZZI. Gino, 109 ONGARO, Alme nico, 246 e n., 247 ONTDA , Vincenzo, 351 ONIDA, tenente , 287 ORLANDINI, tenente, 351 ORLAN DO, Carlo, 356 ORLANDO, Vi ttorio Emanuele, 28, 31,

32, 33, 35, 36, 41, 47 e n., 52 n., 55, 56, 62, 64 n., 65, 69, 70, 72 e n., 77. 79 e n., 8 1, 96, 123 , 134, I 79. 227. 380 n., 41 4 ORSINI, ufficiale di Marina, 566 ORVIETO, cap. 111agg .. 280 OSSOINACK, Andrea, 20, 2 1, 22, 75 11., 12 1, 132, 175 ,3 13,3 19,320 OVERY, Primo, 344 ,345 PACOTTI, V., 345 PAGANO, Giuseppe, 254 PAGLIANO, Ludovico, 2 55 PALAZZI , Alfredo, 351 PALLADIO, Andrea, 3, 4 PALLOTTI, s. ten., 351 PALMAS , Bernardo, 357 PALOrvIBA. Umberto. 242 PALOTTI, Gi.no, 35 1 PALUMBO , s . ten., 35 1 PANCARO, tenente, 352 PANTALEONI, Maffeo , 449 PAOLETTI, colonnello, 230 PAOLETTI, te nente . 341,345 PAOLETTI , sergente, 27 1 PAOLI, Ge rmano, 139 e n., 389,404 n. PAOLINl,G iuscppe, 183 , 185 , 205 PAPA, Alessandro , 355 PAPADIA , capitano, 265,353 PAPA ND REA, s. ten., 345 PAPPAP.A. VA, Novello, 253 PAPPALARDO, fante, 349 PARSO, Luigi, 302 PASETTI, Umberto, 305 PASETTI, capitano, 287. 349 PASI, Raffaele, 580 PASTC, N ico la,415, 416, 417,420 PAS INI , Gaspare, 310 PASINf, colonnello , 517 PASQUINI, s . te n., 345, 349 PASSARELLA, s . ten., 237 n. PASSERI , te ne nte , 498 PECK, ten. col. inglese, 82 e n., 97 n. PECORI G IRALDI, Guglielmo, 54 n., 94 , 190 , 148.149, 150,151 , 153, 155 , 156, 161,1 85 . 235, 309 , 340 , 348, 350, 570, 571, 572, 575 , 576, 577,


635

Indice dei numi di persona

578,579,580,581,582,583 , 584 , 585 , 601 PEDRAZZl,Orazio , 137,3 10 PELÃ&#x20AC;, Aldo, 246 n. PELLEGATO, Mario, 202 PELLIZZARI, Germano, 489 PELLOUX, L uigi Girolamo, 600 PENNELLA , ge nerale, 576 PENUIZTO, soldato , I 12 PEPATO, sergente, 280 PERATA, maggiore , 90, 105 PERFETTI, F ranco, 444 n. PERICOLl , Carl o,91, 180,181, 187 , 188 , 189 , 190 PERfLLI, Francesco, 357 PEROTTI. A., 556 n. PERRELLA, Italo , 2 1l , 270 PERRI, Pietro, 246 n. PERRELLA , Italo , 2 1J, 270 PERRI, Pietro, 246 n. PERRIS, col. brig., 11 5 PERRONE, Pacifico, 242. 243 PERSICHELLI, capitano , l 90 PESCOL, Natale, 203 n. PESSANO, Giuseppe, 279 PETEANI, L., 556 n. PETITTI di RORETO , Carlo , 5 1,412 PETRACONE, tenente. 345 PETRTS. Mario , 27 PEZZANA, generale, 295, 525 PIACENTINI. Settim io, 409, 4 I O, 4 11 ,

413 PIANA, Arturo, 357 PICCARDl , s . ten., 253 PICCIONE, s . ten., 237 n. PICCOLO, s. ten., 35 1 PIERI, Orseolo , 254 PIPERNO, Santo, 237 n. PIETRASANTA, colonnello, 246, 248, 249 PI.FFER, Gi useppe, 255,453, 516 PIGAZZI, Ugo, 186 n. PINDA , Ottavio , 237 n. P!NELLI, Luig i, 240 PINI, s. ten ., 293, 35 I PINNA, Ottavio, 234 PIOVANELLI, sergente, 280

PIROCALLO , Gino, 237 n. PISAPIA,Gioacchino, 106, 166 , 2 14 PITTALUGA, Mario. 35 l PITTALUGA , Vittorio Emanuele, 97, 103 e n., 105 , IJ 3, 114,118 ,1 19,121 , 122 e n., 152, 153, 157, 158 , 1.59, 160, 16 1, 162, 163 , 164 , 165, 166, 167 , 168 e n., 170, 172 , 173 , 174 , 175 , 176, 179, 188, 189. 190, 197,199,206 , 207, 209 , 210,221 , 223,224,229,248 , 575 e n. , 582, 583 PlTTONl , ten. col. , 38 PIZZI, maggio re, 9 1, 106 PLAMENATZ, Jovan, 450 PO , G.,565 n. POGGI, avvoca to, 269 POGGI , capitano, 3 12 POLACCO, Arrigo, 190 POLACCO, tenente, 349 POLETTI. uffic iale medico, 237 n., 276, 277 POLI, Gustavo, 253 PO LINI, tenente, 271 POLLA Cl. tcn. col., 92, 192 POLLERI , tenente, I84 POLVERELLI , Pio, 357 POMILIO, casata, 341 ,342, 343 , 358 PORCELLI, capitano, 272 PORRO, impiegata fiumana , 337 POZZI, Mario, 250 PRAGA , capitano, 287 PRATO , te nente, 349 PRATOLA , Mari o, 353 PREZIOSI, Giovanni, 145 PRODA, G., 458 n. PRODAM, Attilio, 27 PUCCI DELLE STELLE, Umberto, 355 QUINTONELLI, Leonardo, 352 RA BOTTI, lenente, 222 RADlCE, Giovanni, 186 n. RAFFAELLI , s . ten. , 202,280 RAGAGNINI, Angelo , 22 1,222 RAINER, Guglielmo, 28, 36, 37 RAMPONI, Francesco, l I 8, I 66 , 224 RANCI , Costante, 284


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L'eserci10 italiano e la ques1ione.fi111na11a (1918-1921)

RANDACCIO, Giovanni, 325,387,388, 490,556 RANDIC , Alberto, 265 RAPANDREA, Domenico, 246 n. RAPJ,Aldo, 186 n. RASPANTI , Salvatore, 109 RASTELLI, tenente, 345 RA TYÈ, ammtraglio francese , 49, 64 RE, Giuseppe, 243 REDA, G iovanni, 286 REGGIANINI, capitano , 217 REICHLIN, Pietro, I 90,349 REINA , Carlo, 9 1, 126, 127 , 143, 155 , [80, 181 , 182, 183, 185, 186 n., 188, 190,201,216,217,219,233,260,261 n. , 262,287 , 288 n., 309,314.3 15. 325,362,387.388, 534 RENZOLA, Ortensio, 351 REPETTO, Raffaele, 143, 160, 161, 167, 172, 175, 205, 2 06, 207, 208, 210, 21 l ,31 0,327 ,362,458,493 REPORTl , tenente, 353 RICCI, RENATO, 245 RICCIO, LORIS, 202 RIGHINI, MARIO, 246 n. RIGOLI, maggiore, 92, 165 , 193, 194, 195, 196, 197 , 199,201,202 , 257, 261,262, 487,488 RINALDO , Niccolò, 354 RIPPA , G iuseppe, 203 n. RJSMONDO, 395 RJVALTA , Raul, 357 RIVELLINI , Carlo, 272,345,346 RIZZI, Ettore, 192,358 RIZZI, Ferdinando, 203 n. RIZZI, Giacomo, 240 RIZZI, Mari o , 350 RIZZO, G., 437 n. RIZZO, Lui gi, 135, 145,269 . 303, 304, 310,316,317 , 321,323,324,327, 340,363 ,370,387,388, 452 RIZZO, s . ten., 237 n. RODINO', Gi.ulio , 434 RODRIGUEZ, ten. col., 348 ROICEVIC, Costantino. 24, 25, 26 ROM ANDINI, Nicola, 186 n. ROMELU , tenente, 287

RONCAGLIA. ten. col.. 160 , 161 , 162, 163,172,174, 175 , 178,575 RONCALLO, F .. 359 n. RONCH INI, Giuseppe, 254 RONCORONI, caporale, 280 ROSA,capitano,91, 105 ROSSA , Pietro. 242 ROSSELLI, En rico. 357 ROSSI, Aldo, 395 ROSSI, Augusto, 2 14 ROSSI, Fabrizio,505 ROSSI, Gastone, 97 ROSSI, Oreste, 31 O ROSSI, Roberto, 302, 303 ROSSI, generale, 9 I ROSSI, tcn. col., 92, 106 ROSSI, capitano, 348,349 ROSSI, tenente , 349,356 ROSS1, sergente, 241 ROSSINI, Alberto, 345,347 ROSSI, Passavanti , Elia, 356. 462, 493 , 495 ROSSOTTI, colonne llo , 3 l2 ROTIGL!ANO, Edoardo, 504 ROTlGLIANO, Franco, 280, 28 I ROVELLI, generale, 296 ROV IGl-ll, Alberto , 57 n. RUBINICH, Giovanni , 25 RUBINO , Niccolò .. 240 RUDAN, J., esponente fiumano , 548 n. RUGGERO,Attilio, 91,181 , 190 RUGGERO, Giuseppe, 37,48 e n. RUSCITTI, Giannetto , 302 RUSCONI, tenente, 125, 155 RUSSO, generale, 230,297 SAfN , tenente, 254 SAILER, Emilio, 258, 268 11., 276, 277 e n., 289,290,300,494 n., 496 e n., 497 e n., 506,508 n., 509 SALANDRA , Antonio, 15, 16, 17 , 134, 378,588 SALATA, Francesco, 135 SALES, tenente. 250 SALGARELLA , capitano, 296 SALIERNO, V., 437 n. SALMONAGl-11, Ernesto, 35 I


Indice dei nomi di perso11a

SALOMONE, Vincenzo, 183, 184 , 185 SALOTTI, G., 443 e n., 448 n., 449 e n., 45 l n., 456 n., 463 n. SALVATORE, Luigi, 246 n. SALVATORE. Paolo. 246 n. SALVEM1Nl,Gaetano, 131 SALVI, Filippo, 237 n., 273,358 SALZA, S., 28 n. SAMBON, Ugo,304 SANFELICE. Renzo, 202 SAN GIULIANO (di) , Antonio, I 5 SANGUINE1ìl. ardito. 349 SANI. Umberto, 396 n. SANI, Mario, 297. 309,315,455,496, 569, 580 SAN MARTINO, ten. col.. 212. 293,476 S/\N MARZA NO (di) , Enrico, 40 , 4 1, 43 SANNA, Francesco, 357 SANTINI, Gualtiero. 3 10 SANTINI, maggiore, 254,287.353, 517 SARTORIS , s. ten., 345 SAURO. Nazzario. 395. 396 n .. 479 SAVY, generale francese, 59, 97 n., 174, 239,314 SBACCHI, capitano. 206 SBISÀ, Carlo, 358 SCACCO, tenente, 287 SCAFFrDI. Basilio, 252 n., 485 SCALISE, Armando, 279 SCANO, tenente, 35 1 SC/\PINI, Mario. 254 SCARAFIA, Giuseppe. 203 n. SCARPA, Giuseppe. 38 SCHETTINI , Enzo, 255 SCHETTINI. Umberto. 246 n. SCHIITAR, G., esponente fiumano, 548 n. SCIALOIA, Vittorio, 81, 143,415, 420, 42I.422cn. SCIPIONl, generale, 239 n . SCOZZONI, Girolamo. 358 SECHI. Giovannni , 367 n .. 370 n. 371 , 372 e n. , 389,390,39 1, 404,416,468 SEGRE, Roberto, 33 . 34 n. SEMANDf. Domenico. 203 SEMERIA. Giovanni, 565 e n. SEPE, Filippo, 92, 106,225 SERGI, Aurelio, 246 n.

637 SERG I, tenente, 350 SERRATI. Francesco, 246 n. SERSALE. maggiore. 182 SERTORIO, tenente, 349 SERVI , tenente, 297 SESSA. capitano. 204 SFORZA, Carlo, 81, 101. 145,411.422. 423. 427 . 428. 429,430, 43 I e n., 450, 468.589 SICILIANI , Domenico. 132 . 137, 138, 147,300 SICILIANI. Luig i. 404 SIL Vi;STRI, Enrico, 30 I SIMEON I, Giovanni, 265 ,353 S!JvlONCINI, Si rio. 286 SIMONETII. Diego, 372, 373 n .. 519. 520,521,522, 529,534, 535 e n., 536, 541. 542. 551 SIMONI. teneme. 252. 345 SINIGAGLTA , Oscar, 124,145. 45 1 SINIGALLIA , s. ten., 351 SIVIERO. ardito. 293 SODI , te nente. 35 1 SOMENZI, Nino. 464 SOYIMOR. tenente, 351 SONNINO, Sydney, 16. 17. 36, 41 , 52 n .. 55. 56, 58 Il. , 62, 65, 68, 69, 70, 8 t , 84 n., 96,409.4 10 n. SORO' Giuseppe. 203 n. SORRENTINO , Lamberto. 244,246 e n. SOVERA.capitano, 155, 181 SPALLUTO, tenente, 206. 270 SPANDRO, G iaco mo, 344 SPANO, tenente. 245, 351 SPANO'. Giuseppe, 351 SPANU . ten. col., 92. 106. 192, 193, 194, 195 , 196,197.198, 199, 200,20 1 SPERELLI, Andrea. 561 SPILLER, ge nerale, 202, 396 e n .. 406. 409 e n. SPIOMBI, Ugo. 344 STALIENO, ten . col.. 92 , 106 STEPAN INl, Gi useppe, 344 STEVI , tenente, 349 STEWENS, tenente inglese, 575 STIGL!CH, .John, 27 STIGUCH , Stanislao, 38


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L ·esercito ilaliano e la questione fiumana ( /918-1921)

STOIANOVIC, Kosta, 423 STRAULINO, Eligio, 345 STUARDI , G iovanni, 2 12 STURAN, Pietro, 286 SUDANO, s. te n., 345 SULFARO, ten. vasc., 269 SUSMEL, Edoardo, 30 , 122 , 123 n .. 124, 323. 547, 548 n.. 557 SUMMERAL, generale americano, 86 SUSTER, Vittorio, 255 TAIBEL, maggiore, l06 TALOCCHI, Amedeo, 186 n. T AMA, s. ten., 237 n. TAMA.10. Corrado , 143, 306 e n., 309, 325 ,327,353 , 452 , 488, 493 ,494, 505,543,555 TANCA, Giovan Battista , 360,366,504, 505n .,521 T ARASCHI, Guido, 182 TARDI EU , André, 70. 71 di d., 96 TASCA. Michele, 358 TECCHTARULO, Stanislao, 358 TEGETHOFF, Guglielmo, 40 I T ESI, Augusto, 354, 355 TESSERE, Angelo, 250, 357 TESTAFOCHI, generale, 230 . 244, 245 , 247.248 THAON di REVEL , Paolo. 28 , 37, 57, 58 n., 72 e n., 134, 389, 397 n., 415,432, 60 1 THONON, Guglielmo, 254 TIBOLDO , Fernando, 246 n. T INELLI, Filippo, 237 n., 358 TISCORNIA, Luig i, 381 TlTTONI, Tommaso, 81. 96. 97 e n., 133. 134, 135 , 137, 13 , 139, 143 , 144,32 1, 410, 422n. TODDE, s . tcn. , 356 TODESC!-1 INJ , esponente socia! ista , 34 TOLOMEO, C laudio, 3 TONACCI, Raffaele , 270 TONGIORGI. Pietro, 272, 5 17 TONINI,Ernesto, 186 n. TONNA, Aldo, 2 16 ,21 7 , 542 TOPLITZ, tenente, 300 TORAN, Amedeo, 24 1,242

TORELLI, capitano, 216 TORRI, Emanuele Filiberto , TORSfELLO, E., 553,554 n. TORTORELLA, tenente, 225 T ORTORA , A rturo, 245 TOSATTO, Silvio, 269 TOSCANINI, Arturo, 453 TOSI, s . ten., 287 TOTOZZI, rad iotelegrafista, 269 TRA INI, Ameri go, 302 , 303 T RA NIÈ, ge nerale fra ncese , 43, 44 , 46, 47 e n., 49, 52, 53, 58, 59 TRAPANI , capitano, 485 TRAVAGLIANTE, tenente, 223 TRENTIN, Giovani , 354 TREVES , espone nte socialista, 34 TRIGNONI, Ettore, 286 TROIANI, Antonio, 396 n. TROTTA, Re nato, 356 TROTZKI.I , Lev Davidovic , 597 TROVATO , Bartolomeo, 203 n. TRUMBIC , A nte , 415 , 416, 4 17,419 , 420, 421 , 423 , 428, 429 TUMEDEI, capitano, 287 TUNDO, capitano, 296 TURATI, esponente socialista, 34, I 34 TURILLL Ugo , 223 TUTTOfLMONDO, tenente, 204, 344 UGAZZI, Pietro. 2 12 ULIVI, Ferrucc io. 563, 564 n. USA I, F rancesco , 3 10 VACCA, Michele, 357 VACCARJ, Giuseppe, 79 n. , 83 n. VADALÀ , Rocco , 224 . 225,254,260, 265. 266 n., 267 e n., 268,3 13, 448 . 486 ,487, 488, 489 , 490, 491 , 493 VAGLIASINDI, Paolo, 310. 555 VAGNER, Francesco , 237 n. VAJ DA, deputato ungherese, 20 VALENTI.NO, Pasquale, 302 VALERI, Nino, 435,436 n ., 534 n. VALIANI, Leo, 36 e n. VALINOTTl , simpatizzante fiu mano , 452 V ALMARANA , capitano, 260 VALORI, Ugo, 250


Indice dei nomi di persona

V ANNATA , Leonard o, 244,246 e n. VANl\ìlJTELLL ufficiale di 1\llarina. 360, 522 Il ., 542 11 . V A UDA NO. capitano. 287 VECCHI, Ferruccio, 322. 323 VECCHIETTI. s. tcn .. 202 VENÈ. Vìuorio. 97 VENEGONl, Gino. 302 VENIZELOS. Eleuterio. 70 VERCELLlNO, Ma rio. 156,1 57 . 159 VERDI. Enrico, 2 12 VE RGAM INI , Vincenzo. 246 n. VERGORIO . Gi.useppe, 21 2,281,282 VERNÈ, ten. col. , 9 1. I 05 VESNIC. Milenko R .. 420. 423 VETTORI , Albe rto. 203 n. V IANELLO, capitan<J, 204 V ICINO PALLAV ICINO .Giorgio. 351 VIEZZOLI. Giuseppe. 254 VILLA V!::SI, colonne llo, 38 VINA I. Alberto. 186 n. VINCI. Francesco. 240, 283,296,487. 488 VJO. Antonio. 22, 23. 26. 30, 75 n .. 12 1, !32, 136.318 . 31,555 VIOLA, Gi useppe , 35 l VIOLA , Stefano, 396 n. VIOLA . s. ten., 287. 349 VIORA. Gi useppe, 385 n. , 395 e n. VIRG !Nl. te nente, 345 VlSENTlNI. s . ten .. 155 VITALI, Gi useppe , 246 n. V ITTORI O EMANUELE Ili. 327 . 404. 409. 456. 487, 528 Il.. 559 VIVARELLI. R. , 35 e n., 36 n .. 124 e n .. 438 n., 566 e n. , 567 n., 589 , 590 e n. VOLPE. Gioacchino. 565 ,566 n., 588 e n. VOLPI. Giuseppe. 452

639 WALSEE. casata. 5 WATTS, generale ing.else, 86 WEKERLE. presidente ungherese, 20. 22, 23 WlllTMAN , Walter, 169 W IC KENB URG. governa tore fiumano. 12 W ILSON, Thomas Woodrow. 20. 2 1, 32. 68. 69, 70, 7 1 did .. 96. 109 , 110, 123. 133, 135. 137 . 139. 144,415.416, 4 17.418.4 19,42 1,423 . 479 ZABERON I. Renato. 356 ZACCHIA. te nente, 353 ZALOCCHI, Alfredo , 353 ZAMBELLIN I. Giuseppe. 203 n. ZAMBON. Alberto. 190 ZAMBONI, Luigi , 356 ZAMPETTI. Marccllù. 356 ZANELLA. Riccardo. 24 . 32. 67. 75 . 121, 138, l42. 143, 457. 458en .,534, 558 ZAI\ETTI. Aldo, 355 ZANFAGNA. Michele. 203 n. ZANNONI. Gi useppe, 224,253 ZANOTTI , Gi useppe, 35 l ZAPPA. caporale, 280 ZENGA, capitano, 527 ZEPPEGNO. G iovanni. 252 n. ZILIOTTO. esponente dannunziano. 388 ZlNI. Emilio, 250 ZITO. s. ten.. 353 ZOBO LI. tenente, 250 ZOLI. Corrado, 523,530 . 531 did., 542, 543 11. , 547. 552 11. ZOPPI. Ottavio. 205. 207 . 208,209, 210 . 2 11. 273 n .. 583 ZUCCARO, f.cderico, 9 1. 180 ZUCCHELLI, Remo. 255 ZUCC HINI , Vincenzo, 246 n.


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