STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO Ufficio Storico
GIAN LUCA BALESTRA
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
ROMA 2000
Presentazione L'Accademia Militare di Modena prepara, ogni anno, gli UJJìcia/i di tutte le Armi dell'Esercito e, nel tempo, ne è stato ilprincipale Istituto diformazjone. Ma come sono stati ammessi ai corso questi Allievi, quale è stata la loro vita negli anni trascorsi presso l'Istituto, quale addestramento hanno ricevuto? Queste ed altre domande sono ancora più significative qualora siano nferite agli Allievi che hanno frequentato l'Accademia nel periodo preso in esame dal volume realizzato dal Dott. Gian Luca Balestra, in quanto quegli stessi Allievi saranno, poi~ gli Ufficiali che parte,iperanno a tutti i printipali avvenimenti bellici che hanno interessato il Regno d'Italia, dalla campagna di Libia all'ultimo conflitto mondiale. Ali'autore vanno, quindi, i più vivi ringraziamenti dell'Ujfùio Storico per l'opera realizzata, che ci consente di ripercorrere la storia in una maniera inusuale e comprendere, in modo più articolato, la realtà dell'Esercito Italiano.
IL CAPO DELL'UFrICIO STORICO (COL. A. S. SM ENRICO PINO)
INTRODUZIONE Quando mi è stato chiesto di scrivere questa introduzione, francamente sono rimasto perplesso ed ero piuttosto restio ad accettare. Molto è stato detto sull'Istituto ed i suoi allievi, ed un 'altra storia sull'Accademia mi sembrava tutto sommato inutile; tuttavia, ho voluto visionare il materiale presente presso la nostra Biblioteca, per una ulteriore verifica. Ho potuto così constatare che non esiste un'opera che presenti un'analisi altrettanto dettagliata ed approfondita sui futuri Ufficiali e sulla struttura educativa dell'Istituto. Il primo approccio è stato comunque non facile. Le numerose tabelle, fitte di dati, disorientano se esaminate rapidamente e al di fuori del testo. La struttura dell'indice, apparentemente ripetitiva, sembra riproporre lo stesso punto di vista all'infinito. Se mi fossi limitato ad un controllo, diciamo da libreria, avrei certamente optato per qualcosa di più leggero. Tuttavia, proseguendo nella lettura, ben presto, mi sono accorto che molte cose comunemente date per scontate avevano una loro ragione e, soprattutto, alla radice motivazioni assai profonde. Non si tratta semplicemente di tradizioni, mi riferisco ai tempi della vita in Accademia, alle promozioni, come alle punizioni, in generale ai regolamenti interni e alla codificata prassi quotidiana. Per la prima volta ogni cosa è stata fusa in un blocco unico, rappresentando il processo di formazione dalla prima selezione concorsuale, alla nomina ad Ufficiale. Un insieme di aspetti e sfaccettature che superficialmente sembrano avere un moto proprio, ma le cui radici affondano nella storia e nei fini dell'Istituto. Non voglio anticipare quanto è scritto, né dilungarmi in commenti superflui, piuttosto delineare un rapido bilancio, il cui risultato non può che essere positivo. Certamente non bisogna farsi disorientare dai dati, altrimenti la lettura potrebbe divenire poco agevole. Indubbiamente affrontare percentuali e numeri richiede una buona dose di concentrazione, perché in caso contrario si perderebbe il filo dell'analisi. Il taglio scelto dall'autore è quello istituzionale, l'Accademia è vista soprattutto come un apparato dello Stato, una "branca", di cui si
vuole comprendere gli aspetti costitutivi e i fini principali. L'indagine sociale risponde soprattutto alla domanda: chi erano i giovani che riuscivano ad accedere alle armi? Certamente più difficile sare~be stato cercare di immaginare chi erano quelli che la sceglievano, visto l'impossibilità dichiarata dall'Autore di reperire la documentazione sulle domande d'ammissione. Le fonti, d'altra parte, credo rappresentino uno dei grandi problemi di molte ricerche svolte nell'ambito della storia contemporanea. I ricercatori sono spesso sottoposti a molteplici stimoli e capita sovente di non riuscire ad estrapolare un 'informazione nemmeno dal confronto della documentazione prodotta da uffici diversi. In questo ambito si colloca il primo pregio del lavoro del Dottor Balestra, ovvero lo studio organico dei registri dell'Istituto. Una massa talmente polverosa d'informazioni da scoraggiare tutti i precedenti tentativi d'indagine. I dati proposti in questo libro sono sempre stati lì, nella biblioteca dell' Accademia, dove nessuno ha mai osato affrontarli con la dovuta attenzione. Non sono uno storico e non so quale possa essere l'impatto di questo libro, personalmente lo ritengo un buon lavoro, quanto meno un importante contributo per la comprensione dell'apparato militare dei primi decenni di questo secolo. Non voglio ripetermi, ma sono rimasto colpito dalla ricostruzione dei passaggi formativo-selettivi; si tratta di piccole parti che, unite, formano il caleidoscopio del!' educazione militare. È quindi lo studio, non solo delle materie ma anche dei risultati, ovvero le insufficienze e gli insufficienti, l'uso educativo di punizioni e gratificazioni, dunque anche gli aspetti morali legati alla disciplina. Ripercorrere tutti i punti di questa ricerca sarebbe inutile e lungo, pertanto voglio limitarmi, per concludere, ad un solo aspetto che mi è sembrato particolarmente significativo. Si tratta della proiezione in avanti degli allievi rappresentata dall'ultimo capitolo le "carriere", che costituiscono un nodo controverso, a volte poco decifrabile, della vita militare. Il quadro delineato dall'autore rappresenta certamente un sunto, che potrebbe essere ulteriormente approfondito. Tuttavia già fornisce un'idea dei problemi, delle sollecitazioni, a cui un ufficiale degli anni Venti e Trenta poteva essere sottoposto.
IL COMANDANTE DELL'ACCADEMIA MILITARE Magg. Gen. Gaetano ROMEO
PREMESSA Le scuole militari per la formazione degli ufficiali, sottolinea Piero Del Negro(]>, furono il risultato dell'interazione tra i contesti politicosociali dell'Europa moderna e i mutamenti imposti dalla rivoluzione militare compiutasi tra il XV ed il XVIII secolo. Le innovazioni tecnologiche, in particolare, fecero insorgere la necessità di un gruppo adeguatamente preparato all'impiego dei nuovi strumenti bellici e alla conduzione sul campo di un numero considerevole di uomini. L'importanza degli istituti educativi ed i contenuti degli insegnamenti impartiti vennero progressivamente modificati attraverso ,una serie di aggiustamenti influenzati dagli equilibri sociali nei vari paesi e dal progresso tecnologico dei rispettivi eserciti. Le trasformazioni subite dal ruolo stesso dell'ufficiale portarono alla nascita della moderna professione militare. Intesa come una presa di coscienza da cui derivò la formazione di un sentimento corporativo e la definizione di norme etiche assunte come valori comportamentali assoluti. André Martel<2>, individua nelle riforme introdotte da Luigi XIV l'inizio del métier militaire in Francia poiché si trattava dell'esercizio di capacità e competenze in cambio di un guadagno o un salario, necessario al sostentamento. Ma ciò non è sufficiente per Samuel P. I-luntington<3>. Fu necessaria la borghesizzazione degli ufficiali e lo sviluppo tecnologico che imposero l'ampliamento delle conoscenze necessarie alla gestione dei nuovi strumenti bellici. La professione militare moderna, quindi, sarebbe un prodotto del XIX secolo affermatosi dopo la guerra franco-prussiana del 1870. Lo stesso imborghesimento dei quadri, ostacolato invano dalla classe nobiliare, non rappresenta per John Gooch <4> un punto particolarmente determinante. Certamente la composizione del gruppo degli
(l) Piero Del Negro, le scuole militari e tecniche, in "Le università dell'Europa. Dal rinnovamento scientifico all'età dei lumi", Edizione a cura della Riunione Adriatica di Sicurtà, 1992, p. 129. (2) André Marte!, Il mestiere delle armi in Francia (1688-1954), in "Ufficiali e società. Interpretazioni e modelli", a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Franco Angeli, Milano, 1988, pp. 135-145. Atti del convegno internazionale di Lucca svoltosi dal 10 al 12 ottobre 1986. (3) Samucl P. Huntington, The soldier and the state, Cambridge, Massachusetts, 1957. (4) John Gooch, Soldati e borghesi nell'Europa moderna, Bari, Laterza, 1982.
X
I.A fORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MTLIT ARE DI MODENA ( 1895-1939)
ufficiali ebbe un ruolo significativo, ma i primi elementi innovativi erano emersi già nel XVII secolo mentre il cambiamento si concretizzò solamente in quello successivo. Del Negro<5), delineando il quadro europeo della professione militare pone in stretta relazione le esigenze di formazione con la nascita ed affermazione dell'ufficiale moderno. Lo sviluppo di un apparato d'istruzione, tra il Seicento ed il Settecento, fu una risposta alle nuove esigenze tecnico-militm·i, ma anche la base per la definizione delle nuove funzioni a cui era chiamato l'ufficiale. La frammentazione politica della penisola italiana ed il limitato peso militare dei suoi stati impedì la nascita di un'esperienza unica. Vi furono, comunque, dei contributi significativi ed originali al.lo sviluppo delle scuole militari europee. Nel 1678 venne fondata a Torino l'Accademia Reale, che però svolse un ruolo limitato nell'aggiornamento professionale degli ufficiali. Sessant'anni dopo, nel 1739, furono costituite nella stessa città le Scuole d'artiglieria e di fortificazione che, sottolinea Del Negro, furono i primi istituti europei ad offrire agli allievi artiglieri e genieri la medesima fonnazione di base. Al di fuori del regno sabaudo sorsero altri 2 importanti istituti quali la Real accademia militare della Nunziatella, istituita nel 1745, e il Collegio militare cli Verona, fondato nel 1759. In quest'ultimo si cercò di uniformare la preparazione di tutte le armi, ormai apertamente differenziate per il contenuto degli studi in "dotte" (artiglieria e genio), e di "linea" (fanteria e cavalleria). La principale eredità della rivoluzione francese fu, come indicato da Del Negro, l'avvento di un nuovo ordine militare-tecnocratico costruito a pmtire dall'Ècole polytecnique. Questo istituto non aveva un carattere esclusivamente militare, ma provvedeva alla formazione tecnico-scientifica di tutti i futuri tecnici dello Stato che avrebbero poi approfondito gli studi separatamente nelle scuole cli applicazione, tra cui quella di aitiglieria e quella del genio. Nell'ambito della formazione militare legittimò e di fatto accentuò il divario esistente nell'istruzione fornita alle diverse anni. 11 contesto in cui operava l'ufficiale italiano tra XVIII e XIX secolo è stato affrontato anche da Sabina Loriga<6>, attraverso lo studio del re-
(5) Oltre il giù citato, Le scuole mi/ilari e tecniche, in "Le università dell'Europa. Dal rinnovamento scientifico all'et,ì dei !unii"; anche, Dalla Repubblica di Venezia al Regno d'Italia. Una ricerca sugli alti rifjìciali napoleonici originari dai territori di San lv/arco, in "Ricerche Storiche", n. 3, settembre-dicembre 1993, pp. 461-532. (6) Sabina Loriga, Soldati. L'istruzione mi/ilare nel Piemon/e del Settecento, Venezia, Marsilio, I 992.
PREMESSA
Xl
gno piemontese, e da Franco Della Peruta<7>, che si è occupato del periodo napoleonico. Negli anni seguenti sino all'unità politico-militare della penisola vi furono, evidenzia Vittorio Leschi <8>, una grande varietà di scelte educative. La formazione del nuovo esercito italiano avrebbe potuto costituire l'occasione per l' introduzione di un sistema formativo che eliminasse o, quanto meno riducesse, l'eterogeneità culturale del corpo ufficiali. Al contrario, venne mantenuto il meccanismo di reclutamento e fonnazione del vecchio Stato sabaudo, ispirato direttamente al modello francese. I limiti erano, soprattutto, nella presenza di due cespiti profondamente diversi, quali i sottufficiali e gli all ievi delle scuole professionali, e nella distinzione dei percorsi preparatori tra anni "dotte" e quelle di "l inea". Nel corso della seconda metà dell'Ottocento emerse, quindi, una sorta di spaccatura verticale a cui si aggiunse quella orizzontale tra gli ufficiali del Corpo di stato maggiore e quelli inviati ai reparti. Quest'ultima non era semplicemente riconducibile alle mansioni assolte, per le quali i primi si avvicinarono progressivamente ad una attività di tipo manageriale mentre i secondi rimasero legati alla gestione degli uomini o alla semplice amministrazione. La principale differenza era determinata dai privilegi garantiti alla funzione di comando, in particolare le numerose facil itazioni negli avanzamenti. La trasposizione della struttura piemontese nell'esercito italiano non pottò ad alcuna innovazione sostanziale nonostante si fosse acceso il dibattito sulla figura dell'ufficiale, quindi sul rapporto con il mondo borghese e, conseguentemente, riguardo la sua collocazione sociale. I punti salienti erano il contributo alla diffusione dell'idea unitaria tra la popolazione e il ruolo che avrebbe dovuto assumere nella nuova organizzazione nazionale. Lo stesso confronto sul meccanismo di formazione professionale venne frenato dal comune sentire. Tutto poteva essere ridotto alla contrapposizione del modello francese e prussiano, mentre l'esempio svizzero rimaneva sullo sfondo, confinato tra le aspirazioni dei rivoluzionari <9>. Ma poiché v i era anche il problema, considerevolmente più complesso, del rinnovamento etico, morale e culturale del corpo degli (7) Franco Della Peruta, Esercito e società ne/l'Italia napoleonica. Dalla Cisalpina al Regno d 'ltalia, Milano, Angeli, 1988. (8) Vittorio Lcschi, Gli istituii di educazione e di formazione per ufficiali negli Stati preunitari, 2 volumi, Roma, USSME, 1994.
(9) Gian Luca Balestra, La formazione degli uj(ìciali dell'esercito tra '800 e '900: la variante italiana, in "Società di Storia Militare. Quaderno 1995", pp. 39-87.
XII
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CJA LI NELL'ACCADEMIA M!LIT ARE DI MODENA ( l 895-1939)
ufficiali. Ciò che veniva posto in discussione era la natura stessa de11a professione militare. li suo rinnovamento doveva portare ad uno stretto legame tra la nazione e il proprio esercito. La resistenza alle idee riformistiche suggerì diverse interpretazioni storiche delle caratteristiche sociali del corpo ufficiali. In particolm·e, la valutazione della provenienza geografica, intesa anche come urbanizzazione o meno del reclutamento. John Whittam< 10l riconduce l'atteggiamento dominante alla forte presenza di elementi provenienti dal ceto piccolo borghese e rurale, in modo particolare meridionale. La ruralizzazione sarebbe stata una sorta di esperienza comune che caratterizzò gran parte degli eserciti europei e, conseguentemente, ne favorì l'arroccamento sulle posizioni nazionalistiche. L'autore britannico riprendeva la descrizione fatta da Emilio De Bono nel 1931 <11l, cercando di fornirne le ragioni economiche e sociali. La provenienza geografica o meglio le modifiche intervenute nella composizione del corpo degli ufficiali dopo l'unità costituivnno un punto controverso. Giorgio Rochat e Giulio Massobrio< 12l escono dai limiti di un'interpretazione marcatamente geografica ed attribuiscono il diffuso conservatorismo allo stretto legame tra gli ufficiali e la classe dirigente nazionale, di cui condividevano la cultura. Questi aspetti vennero ripresi anche da Lucio Ceva< 13 l e da John Gooch <14>, per i quali il problema dell'estrazione sociale e quello dei diversi aspetti della provenienza geografica erano strettamente connessi alla nascita della nuova organizzazione militare. L'esercito italiano si costituì attorno al nucleo piemontese, attraverso l'aggregazione delle formazioni toscane ed emiliane. L'apporto delle disciolte formazioni borboniche, pontificie e garibaldine fu assai diverso, ma piuttosto contenuto. La supremazia del gruppo sabaudo venne gradualmente erosa dalla crescita del reclutamento nelle aree di nuova acquisizione. Le caratteristiche generali di questa trasformazione emergono con chiarezza nel lavoro di
(10) John Whil!am, Storia de/l'esercito italiano, Milano, Rizzoli, 1979; pubblicato in Gran Bretagna nel 1977. (11) Emilio De Bono, Nell'esercito nostro prima della guerra, Milano, A. Mondadori, 1931. (12) Giorgio Rochal - Giulio Mnssobrio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, Torino, Einaudi, 1978. (13) Lucio Cc,a, Le forze armate, Torino, UTET, 1981. (14) John Gooch, Army, State and Society in lta!y, 1870-1915, New York, St. Martin's P., 1989; tradolto in Esercito, Stato e Società in halia, 1870-1915, Milano, F. Angeli, 1994.
PREMESSA
XIII
Piero Del Negro sugli ufficiali della grande guerra< 15>. Si tratta del primo approccio analitico alla provenienza che mette in luce i contorni della meridionalizzazione dei quadri, divenuta particolarmente evidente nel primo decennio del novecento. Allo stesso tempo affronta il comportamento apparentemente anomalo di alcune regioni settentrionali, che rimasero degli importanti poli di reclutamento nonostante il calo complessivo dell'intera area. Gli studi precedenti erano assai datati e risalivano alla fine del secolo scorso, con Ridolfo Livi <16>, e alla prima guerra mondiale con Livio Livi< 11 >. Il primo aveva analizzato la provenienza regionale degli ufficiali dei primi anni novanta, mentre il secondo affrontò i primi cinque corsi accelerati iniziati a Modena nel 1915. Il reclutamento è stato al centro dell'attenzione anche del lavoro di Paolo Langella< 18>, che si è occupato dell'istituto di Torino nel primo decennio del novecento. Prendendo in considerazione gli annuari pubblicati dall'accademia, quindi gli allievi divenuti ufficiali, ha posto in c..\'~idcnza tendcazc simlli ~ quelle indicate da Del l\!egro attraverso lo studio delle relazioni annuali sulle leve delle classi 1855-1894. Le considerazioni riguardo la provenienza geografica, in ragione dell'eterogeneità culturale ed economica della realtà nazionale, hanno apeito un ulteriore spiraglio interpretativo sulla mentalità dominante nel corpo degli ufficiali. Tuttavia sarebbe troppo riduttivo riportare le scelte cli fondo compiute dall'esercito, ai soli mutamenti intervenuti nella composizione della sua classe dirigente. La chiusura verso l'esterno era anche la conseguenza di una scarsa attenzione verso i problemi politico-culturali favorita, come sottolineano Rochat e Massobrio, dalle alte gerarchie e dalla classe politica conservatrice. In questo modo veniva smoizato i1 pericolo di cambia-
(15) Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complemento nell'esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, in "Les fronts invisibles. Nourrir - foumir - soigner", Nancy, Presses Univcrsitaircs dc Nancy, I984. (16) Ridolfo Livi, Saggio di geografia del militarismo in Italia, in "La riforma sociale. Rassegna di scienze sociali e politiche", IV, 1897. (17) Livio Livi, 11 contributo regionale di ufficiali di fanteria durante la guerra (cenni statistici sugli allievi della Scuola Militare di Modena), in "Giornale degli economisti e rivista statistica", LIV, I 917. ( 18) Paolo Langella, L'Accademia Militare di Torino nel/ 'età gioii/liana, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988.
XTV
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
menti più o meno radicali che avrebbe potuto avere, comunque, delle importanti ripercussioni sull'assetto nazionale. Le esigenze di rinnovamento si rafforzarono nella seconda metà degli anni sessanta con le affermazioni militari della Prussia, prima sull'Austria-Ungheria, nel 1866, e poi sulla Francia, 1870. Il conservatorismo del nucleo dirigente militare e politico produsse, sostanzialmente, un compromesso tra l'ammodernamento di alcune strutture dell'apparato militare e la staticità di altre. 11 sistema educativo militare fu tra quest'ultimi, rimanendo legato al modello francese, mentre i riformatori proponevano una sua riorganizzazione ispirata al sistema prussiano. Da una parte si cercò di migliorare l'efficienza bellica dell'esercito, ma dall'altra si mantenne inalterato il meccanismo di reclutamento dei quadri in modo da garantirne stabilità sociale e fedeìtà allo Stato. Le innovazioni per quanto contenute avrebbero potuto produrre, in un tempo relativamente breve, delle profonde trasformazioni negli equilibri interni al Paese. Il meccanismo di istruzione degli ufficiali avrebbe potuto assolvere un ruolo di primo piano nell'eventuale processo di modernizzazione della forza annata. T suoi riflessi sulla società civile potevano essere particolarmente significativi, soprattutto nel favorire una maggiore penneabilità favorendo l'ascesa dei ceti più bassi. 1 problemi interni al corpo ufficiali ed i contrasti sugli indirizzi educativi generali tra l'unità ed il primo conflitto mondiale, sono stati affrontati da Marziano Brignoli <19 > e Vincenzo Caciulli <201. Altre sintesi, come quelle di Alberto M. Arpino<21 >, Virgilio Ilaric22 > e Gianni Oliva<23 >, ne delineano, complessivamente e rapidamente, gli aspetti generali.
(19) Marziano Rrignoli, Istituii di formazione professionale militare dall'unità d'Italia alla seconda guerra mondiale, in "Uftìciali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 301-316. (20) Vincenzo Caciulli, Il sistema delle scuole militari in età liberale (1860-1914), in "Ricerche Storiche", n. 3, settembre-dicembre 1993, pp. 533-568. (21) Alberto Maria Arpino, Accademie, collegi e scuole militari degli sia/i preunitari e del 'esercito italiano, in "Le accademie e le Scuole militari italiane" a cura di A Pecchioli, Ro-
ma, Editalia, 1990, pp. 65-160. (22) Virgilio Ilari, Le scuole militari degli Stati pre-unilari, in "L'esercito e le sue scuole", a cura di Gianfranco Gasperini e Alberto Scotti, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 1995, pp. 29-36. (23) Gianni Oliva, La cultura militare e le Scuole post-unitarie, in "L'esercito e le sue scuole", a cura di Gianfranco Gasperini e Alberto Scotti, Roma, Stato Maggiore dell'Esercito, 1995, pp. 37-47.
PREMESSA
xv
I numerosi volumi commemorativi pubblicati soprattutto dagli stessi istituti militari al contrario non danno alcun apporto utile alla ricostruzione del loro passato, poiché sono spesso imprecisi e ripetitivi. La maggiore parte di essi riprende palesemente e, a volte, senza citarli alcuni lavori pubblicati nel secondo decennio del Novecento riguardanti i due istituti professionali e la scuola di guerral24 l. Oltre a questi vi sono le descrizioni contenute nelle opere memorialistiche<25J che forniscono una testimonianza di prima mano, pur filtrata dall'emozione dei ricordi, sulle caratteristiche educative dei corsi svolti a Modena. Sento il bisogno di ringraziare, dal più profondo del cuore, Piero Del Negro, Luciano Casali, Dianella Galliani e Fortunato Minniti, per il paziente aiuto e l'amicizia di cui mi hanno fatto dono in questi anni. I loro suggerimenti, uniti a quelli di Giorgio Rochat, mi hanno aiutato a capire, affrontare ed approfondire, ogni problema che si è manifestato dall'idea stessa della ricerca sino alla definitiva stesura. Molti spunti mi sono stati dati da Alberto Santoni, Marco Meriggi, Nicola Labanca, Vincenzo Caciulli e, soprattutto per le indicazioni bibliografiche, da Francesca Socrate. Un altro "grazie" particolarmente sentito va a Mariuccia Salvati per la gentilezza e la cordialità con cui mi ha accolto, ascoltato e consigliato. Ringrazio anche il personale dell' Ufficio Storico delio Stato Maggiore dell'esercito specialmente un suo precedente comandante, il generale Gian Carlo Gay con il quale ho avuto molteplici e proficui colloqui. La sua disponibilità mi ha enormemente facilitato nella consultazione del materiale conservato nel ricco archivio. I comandanti dell 'accademia militare di Modena mi hanno costantemente agevolato. Soprattutto attraverso i responsabili della biblioteca, il generale Maurizio Lauro e il tenente colonnello Antonino Agricola, che si sono succeduti in questi anni. Mi è stato consentito di visionare senza limiti il materiale lì conservato, compreso i registri degli allievi che non erano mai stati utilizzati per una ricerca. Tuttavia chi si
(24) Come esempio vedi: Giovanni Canevazzi, La Scuola Militare di Modena (1756-1915), 2 volumi, Modena, G. Ferragutti & C., 1920; F.L. Rogier, La R. Accademia militare di Torino. Note storiche 1816-1870, 2 volumi, Torino, Vincenzo Buna, 19 I 6; Costanzo Rinaudo, La scuola di guerra dal 1867 al 1911, Torino, Oli vero e C., 191 I. (25) Ad esempio: Luigi Gianotti, Ricordi di un antico allievo della Regia Militare Accademia di Torino, Torino, G. Candelelti, 1887; Castrenzo Di Prima, Ricordi dell'Accademia dì Modena, A. Renna, Palermo, 1953; Emilio De Bono, Nell'esercito nostro prima della guerra, cit.
XVI
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CJALI NELL' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1 895-1939)
è fatto carico in prima persona delle mie richieste, da quelle semplici a quelle più difficili da assecondare, nonché dei problemi è stata la bibliotecaria, signora Rina Baschieri, senza la quale tutto sarebbe stato più gravoso. Infine non posso dimenticare l'aiuto che mi è stato dato dal personale di altre due biblioteche, quella dell'Istituto Geografico Militare e della Biblioteca Militare Centrale, di cui ho apprezzato la disponibilità e la cortesia. Chiudo questo breve elenco ringraziando anche le persone che mi sono state più vicino, mia madre, la mia compagna Antonella e mia figlia Donna. Il loro sostegno non è mai venuto meno come quello di altri due amici, Alessandro Massignani e Stefano Agnelli, che si sono prestati ad ascoltare le mie, spesso ossessionanti, elucubrazioni. Ripensando allo sviluppo di questo lavoro non posso evitare di riconoscere l' importanza dei consigli e delle critiche avanzate da tutte le persone con cui mi sono confrontato. Con loro, quindi, condivido i meriti, se e.i sono, ma rimango !'unico responsabile di ogni omissione o imprecisione.
CAPITOLO
I
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910) La profonda spaccatura che caratterizzava il corpo ufficiali alla fine dell'Ottocento e nei primi decenni del Novecento era generata dalla diversificazione della struttura di reclutamento e dall'eterogeneità del processo di formazione. I cespiti erano 2, i sottufficiali e gli allievi degli istituti professionali, ma, di fatto, esistevano 3 percorsi educativi per il divario esistente tra armi di linea e quelle "dotte". La separazione si esprimeva prima attraverso il diverso bagaglio nozionistico richiesto agli aspiranti e, poi, nel livello degli insegnamenti impartiti. L' ammissione ai corsi "ord inari", della scuola di Modena e dell'accademia di Torino, era regolata da una normativa che prevedeva alcune prove d'esame comuni e una diversa graduatoria d'ammissione. L'unica differenza sostanziale era costituita <lall'esame complementare orale di matematica previsto per gli aspiranti all'artiglieria e al genio che stabi liva, definitivamente, la graduatoria dei concorrenti. Inoltre gli studi compiuti a Torino si avvicinarono progressivamente a quelli previsti per gli ingegneri; mentre a Modena furono sempre poco più approfonditi di quelli delle scuole superiori. Il divario era ancora più marcato con gli ex-sottufficiali che dovevano seguire delle materie di carattere generale aventi semplicemente lo scopo di fornire le conoscenze elementari necessarie per assumere le future responsabilità. Per quest'ultimi la licenza superiore non era una pregiudiziale, ma, semplicemente, un titolo preferenziale nell'assegnazione dei posti. Avevano un'importanza determinante, invece, le note caratteristiche.
1. Le norme d'ammissione
11 corpus principale della normativa d'accesso ai corsi professionali era raccolta periodicamente in _opuscoletti, ma poteva essere annualmente corretta attraverso i bandi concorsuali. Al contrario i corsi speciali erano regolati dalla normativa sullo stato dei sottufficiali, integrata dalle specifiche istruzioqi contenute nelle circolari annuali appositamente emanate.
2
LA FORMAZIONI: DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'accesso all' ufficialato era, quindi, articolato in due percorsi distinti nei quali aveva un ruolo determinante l'istruzione, per gli ordinari, e il giudizio della commi ss ione d'avanzamento, per i sottufficiali. Allo stesso tempo il primo presentava alcune particolarità che lo rendevano, formalmente, suddiviso in due parti. La prova complementare di matematica, indispensabile per conseguire l'ido.neità definitiva all'accademia, costituiva il punto di separazione. Il meccanismo di selezione era, però, corrispondente al diverso livello di approfondimento dei corsi, che a Torino vennero progressivamente avvicinati a quelli universitari. Tl primo aggancio fu stabilito nel 1887(1), ma si concretizzò nel corso del primo decennio del Novecento. Inizialmente gli allievi del 1° o 2° anno potevano passare allo stesso del biennio di matematica<2l, mentre per quelli che avevano concluso l'intero ciclo di studi triennale era poss ibile accedere al I O di una scuola d 'applicazione d'ingegneria. Alla scuola di Modena i programmi di studio erano meno ambiziosi e si collocavano ad un gradino intermedio tra quelli liceali e gli universitari. Lo scopo era di preparare i giovar.i Rd 2ffr0!!!~re gli :!Spetti jX.!t!ci della professione militare, con particolare attenzione alla gestione del comando piuttosto che alla tecnica di realizzazione delle armi. L 'obiettivo educativo comune dei due istituti era quello di fornire agli allievi le cognizioni sufficienti per svolgere pienamente le funzioni proprie dei gradini gerarchici inferiori. L'approfondimento delle conoscenze e gli eventuali aggiornamenti erano rimandati ai corsi successivi, obbligatori o facoltativi , s ino alla scuola di guerra. La riorganizzazione degli studi militari compiuta tra il 1895 ed il 1896 ebbe lo scopo di adeguare una parte del sistema esistente alle strutture civili. In particolare il titolo rilasciato dagli istituti propedeutici venne equiparato a quello delle scuole civili e, conseguenteme nte, fu innalzata la bal'l'iera culturale per l'accesso ai corsi "ordinari" . Le modifiche furono interdipendenti ed ebbero, tra le altre conseguenze, anche l'arricchimento dei programmi dell'accademia e della scuola. Sino al l 888<3> potevano concorrere per Torino solamente gli allievi del 5° corso collegiale, i diplomati nei licei e negli istituti tecnici, e ( I) R. D. del 26 maggio 1887. (2) Alberto A. Banti, Storia della borghesia italiana. l'età liberale, Roma, Donzelli, 1996, p. 126, precisa che per gli ingegrmi si trattava di una prima fase di studi teorici a cui seguiva il triennio tecnico-pratico presso una scuola di applicazion~ specifica. (3) Regolamento per l 'ammissione ai col!f!gi militari, alla sc:110/a m ilitare e a/l'ac:cademia militare, Roma, C. Voghera, 1888.
LA FOIUvUZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA UnTA (1895-1910)
3
quelli che avevano superato il primo anno della scuola militare. Quest'ultimo era obbligatorio per tutti i giovani privi di un titolo di studio rilasciato da una scuola superiore riconosciuta. Il sistema selettivo venne corretto nel 1891 in seguito all'abolizione del primo anno della scuola militarer4>. La struttura degli esami fu unificata, ma perdurò la distinzione tra aspiranti diplomati e quelli privi di un diploma( 5). L'ingresso in accademia venne subordinato al superamento di tutte le prove previste per la scuola e all'ottenimento di una media minima di 14/20 nell'accertamento di matematica. L'equiparazione del titolo di studio collegiale a quello civile determinò la radicale revisione delle nonne d'accesso, non tanto per la coITezione della struttura degli esami quanto delle norme fondamentali della selezione<6>. Prima di tutto la licenza superiore divenne obbligatoria. Agli aspiranti provenienti dai collegi militari fu semplicemente garantita la prelazione sui posti a disposizione nella scuola, mentre per l'accademia dovevano superare l'esame complementare.
Il nuovo assetto permise una generale crescita qualitativa della formazione professionale degli ufficiali, ma non cancellò i divari tra le diverse anni. Le critiche a questo sistema e al modello francese a cui si ispirava, emergono ripetutamente nel dibattito sulla figura dell'ufficiale nei decenni post-unitari e sembrarono affermarsi nel 1906 con la proposta di radicale riordino del sistema educativo militare<7J avanzata dal Ministro della guerra, generale Majnoni d'Intignano<8>, del breve governo Sonnino. In quest'ultima vi era l'intenzione di avvalorare la scelta militare, avvicinandola ai contenuti e al prestigio sociale che ricopriva in Germania. Un nuovo assetto, quindi, che doveva rappresentare il primo passo verso una maggiore selettività delle ammissioni agli istituti. Per questa ragione la circolare concorsuale del maggio
(4) Gli anni di corso scesero da 3 a 2. (5) I concorrenti provenienti dai collegi militari appartenevano a questo gruppo poiché il loro titolo di studio non era parificato. (6) L'unica correzione di rilievo introdotta nell'ultimo lustro del secolo riguardò la selezione dei sottufficiali con la soppressione dei corsi preparatori e dell'esame scritto preliminare. In questo modo l'aspirante doveva provvedere autonomamente alla sua preparazione e possibilmente conseguire un titolo di studio superiore. (7) Gian Luca Balestra, La formazione degli iiflìciali dell'esercito tra '800 e '900: la variante italiana, in "Società di Storia Militare. Quaderno 1995", p. 72. (8) Già ministro con il secondo governo Fortis dal dicembre 1905 al gennaio 1906.
1
1
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
introdusse alcune variaz ioni sostanziali alla normativa in vigore, che avrebbero reso assai più efficace la selezione culturale e psico-fisica degli aspiranti. La caduta del governo interruppe il progetto ed il nuovo ministro, Enrico Viganò, cancellò nel giugno dello stesso anno(9 l ogni innovazione. Il meccanismo ritornò nel vecchio alveo, caratterizzato da una maggiore indulgenza verso la complessiva preparazione dei concorrenti, ma tale da garantire un numero di allievi sufficienti per coprire la disponibilità di posti. Probabilmente il calo dell e domande d'ammissione fu una delle ragioni che sollecitò il repentino annullamento delle modifiche apportate da Majnoni . I problemi de l reclutamento e dell'istruzione vennero evidenziati anche dalla commissione d'inchiesta sugli affari dell'amministrazione militare istituita da Giolitti nel 1907< 10>. Le sue conclusioni furono, spesso, assai semplicistiche e, apparentemente, attente a non pon-e in àubbio le scelte compiute negli anni precedenti. Le soluzioni proposte furono dei palliativi che, in realtà, non avrebbero risolto i problemi, ormai troppo radicati, dell'eterogeneità culturale del corpo ufficiali. Le ultime modifiche alla struttura selettiva vennero apportate nel 1908(1 1l , ancora una volta provocate dalla revisione didattica a cui erano stati sottoposti gli studi collegiali. Si trattò della correzione di alcuni parametri quali l'età d 'ammiss ione cd il titolo di studio che non incisero sul meccanismo generale, ma lo adeguarono ai mutamenti intervenuti nel gradino educativo inferiore. Complessivamente, l'l'lccesso ai corsi "ordinari", come a quelli speciali, non era che il primo passaggio di un lungo processo di selezione che terminava con la nom ina ad ufficiale. Il suo scopo principale era di soddisfare nel migliore modo possibile le esigenze numeriche individuate dal Ministero, anche a costo di ammettere aspiranti dalla preparazione scadente.
(9) Circolare n. 80, Ammissioni nella scuola e nell'accademia mi/ilare per l'anno scolastico 1906-1 907, del 13 giugno 1906. ( I O) Gian Luca Balestra, La formazione degli ufficiali dell'esercito tra '800 e '900: la variante italiana, in "Società di Storia Militare. Quaderno 1995", pp. 72-87. ( I I) R. D. del 28 maggio 1908.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
5
1.1 Le prescrizioni generali L'aspirante ufficiale doveva soddisfare un insieme composito di condizioni per essere ammesso al concorso e, poi, accedere agli istituti di formazione. Tra i principali requisiti vi erano l'età, la condizione fisica e la condotta sociale, che potevano costituire una bmTiera assai rigida quanto permeabile in ragione della volontà ministeriale. Il limite d'età fu assai stabile e le poche variazioni coincisero con le correzioni piL1 significative apportate alla struttura didattico-formativa e alle modifiche della legge sul reclutamento degli ufficiali. Si trattava, tuttavia, di uno degli strumenti più malleabili a disposizione dell'autorità militare per incrementare il reclutamento quando il numero delle domande o degli idonei erano ritenuti insufficienti. Solitamente veniva temporaneamente innalzato o ridotto il limite massimo di 6/12 mesi, piuttosto che indire un nuovo concorsoo 2>. La finestra d'ammissione venne sostanzialmente modificata nel 1897, in seguito alla riorganizzazione dei collegi con l'incremento dei valori minimo e massimo. Il nuovo ordinamento escludeva i giovani , quindicenni e sedicenni, che non potevano, fotmalmente, contrarre l'arruolamento volontario. La presenza di allievi con età molto diverse aveva creato alcuni problemi amministrativi e di convivenza tra colleghi<13>. In modo paiticolare la rig ida disciplina avrebbe potuto, ora, essere applicata uniformemente. Tutti avrebbero dovuto partecipare alle esercitazioni pratiche dalle quali erano stati esclusi i giovanissimi, non ancora definitivamente reclutati. li confronto tra i due livelli educativi e i corsi speciali (tabella n. 1), evidenzia una sorta di contiguità che rappresentava, di fatto, l'arco d'età per l'acceso alla carriera militare. Questo era, sino al 1896, di 14
(12) Questa soluzione venne adottata sopratlullo nei collegi militari. Nel 1899 fu momentaneamente aumentata l'età massima d' ammissione al Il corso consentendo l'accesso ai giovani che non avevano s uperalo i 18 anni il 1 agosto dello stesso anno. Nello stesso modo nel 1901 venne indetto un nuovo concorso d'ammissione con un innalzamento dell'età massima di 6 mesi per ogni corso. Nella circolare n. 67, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 19031904, del 23 aprile 1903; istituzionalizzò questa pratica, ma ne limitò il margim: a soli 6 mesi at· tribuendo al Ministero la facoltà di intervenire anche sul concorso in fase di svolgimento, senza aspettarne i risultati. (13) Emilio De Bono, Nell'esercito nostro prima della guerra, Milano, A Mondadori, 193 1, accenna ai numerosi attriti e alle angherie dei più m1ziani verso i più giovani favoriti dall'assenza di un effettivo controllo da parte di ufficiali e sotluflìciali.
6
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
anni, ma venne ridotto a 12 nel 1897( 14> e, infine, a 9 dal 1898C15l. Le correzioni furono dovute solo in parte alla modifica della normativa "ordinaria", poiché nel 1897 e 1898 venne rivista anche l'età massima per i sottufficiali. Su di esse incise, verosimilmente, la legge del 2 luglio 1896 riguardante l'avanzamento nell'esercito, che stabiliva una stretta relazione tra il grado e l'anzianità. li superamento dell' età massima avrebbe dovuto determinare il congedo, più o meno volontario, dell'ufficiale. Il secondo aspetto particolam1ente impattante delle prescrizioni generali era rappresentato dall'idoneità fisica, su cui la normativa d'ammissione ai due percorsi formativi avrebbe dovuto essere concorde, se non nella prassi almeno negli obiettivi. Tuttavia la meccanica degli accertamenti medici differiva radicalmente e, probabilmente, anche il criterio con cui venivano giudicate le anomalie. Gli aspiranti ai corsi "ordinari" dovevano superare una o più visite presso una commissione medica la cui struttura venne spesso rivista. Nel percorso jnlerno~ al ç,ontrario, l'idone!tà se1nbrava scontata, e 1a ct;rnrnissionc d'avanzamento poteva contestare ai graduati solamente le menomazioni più evidenti. La normativa concorsuale del I 888 prevedeva un unico accertamento medico, inappellabile, compiuto da una commissione di 8 membri0 6l presso gli istituti professionali mentre le visite operate dai medici dei distretti militari avevano soltanto un valore indicativo. L'opera dei commissari doveva essere assolutamente rigorosa ed escludere qualsiasi possibilità di una riforma successiva per insufficienze già presenti al momento dell'arruolamento volontario< 17l. L'unica eccezione era rappresentata dagli allievi degli istituti propedeutici che potevano raggiungere Moàena e Torino ancora nella fase dello sviluppo. Qualora le condizioni generali inducessero ad una
(14) Circolare n. 11, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola mi/ilare 1897-9/J, del 28 gennaio I 897.
nel 'anno scolastico
(15) Circolare n. 30, Ammissione di souuffìciali al corso speciale presso la scuola militare nell'anno scolastico 1898-99, del 16 febbraio 1898. (16) Era costituita da: un maggiore generale medico, un colonnello medico, un ispettore di sanità militare, un delegato del Ministero, un ufficiale superiore medico designato dul comando di divisione, due ufficiali superiori dell'istituto militare e un ufficiale medico della scuola. (17) Il parere della commissione poteva ribaltare anche l'esito della visita di leva giudicando idonei i giovani concorrenti già riformati oppure ammettere i rivedibili. In quest'ultimo caso l'ammissione definitiva era possibile solo attraverso la revisione del giudizio del consiglio di leva.
LA fORMAZ!ONE E GLI ALLIEVI DA AOUA ALLA LIBIA (1895-19 10)
7
loro esclusione, potevano ugualmente frequentare i corsi professionali, rinviando l'accertamento definitivo al conseguimento della nomina ad ufficiale. La riorganizzazione del 1898 comportò poche modifiche formali che lasciarono inalterati i due livelli giudicanti c le attribuzioni delle commissioni. La visita d'ammissione, presso l'ospedale della divisione militare in cui avevano sede i distretti dei concorrenti, divenne obbligatoria e fu anticipata al giorno prima degli esami scritti. Tuttavia, il suo giudizio non fu mai determinante. Nel 1909 venne ridotta ad organo consultivo, preposto al solo suggerimento delle cure necessarie per eliminare le eventuali imperfezioni temporanee o di consigliare la rinuncia<18l. Il parere definitivo era espresso, ancora una volta, dalla commissione sanitaria( 19J dell'istituto di ammissione che avrebbe proceduto anche alla visita speciale per gli aspiranti cavalieri. In quest'ultimo caso i giovani giudicati non idonei potevano optare per la fanteria oppure rinunciare all'ammissione. Nei 1907(:~J vt:11m,f u I'C ÌliLl'OlÌù[t,;;; ici vi:;ita rn~<li-:;a &f;:i c~~-co!lcgia li e l'indagine sullo stato psichico degli aspiranti. L'inasprimento provocò numerosi ricorsi e/o la possibile contrazione degli aspiranti portarono, nel 1908<21l, ad un allentamento dei controlli rappresentato da!!'introduzione di un nuovo livello decisionale, presso l'ispettorato di sanità. 11 moltiplicarsi dei giudizi consentiva al Ministero di intervenire con più facilità sul numero degli esclusi, ammorbidendo i giudizi della seconda o terza commissione. l parametri selettivi erano pochi e, dal 1895 alla guerra mondiale, fecero sempre riferimento alle richieste minime per l'arruolamento volontario, aggiustate secondo l'età. Nel 1888 i concorrenti 17cimi dovevano essere aiti almeno m i,55 e, dai i 900, m i,60 se aspiranti alla cavalleria. L'ampiezza del torace doveva essere di almeno m 0,8 per gli allievi di 20 anni, mentre i più giovani sarebbero stati valutati ,
(18) Circolare n. 146, Ammissione nella srnola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolastico 1909-910, del 5 aprile 1909. (19) l compon~nt i erano: un maggiore generale o colonnello medico (in qualità d'ispettore di sanità nominato dal Ministero), un direttore di sanità del corpo d'armala, due ufficiali superiori dell'istituto e un ufficiale medico dell'istituto. (20) Circolare n. 85, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia mili/are, per /"anno scolastico 1907-1908, del 29 marzo 1907. (21) Circolare n. 415, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare, per l 'anno scolastico 1908-1909, del 22 ottobre 1908.
8
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
empiricamente, sulla possibilità o meno di raggiungere quel valore al compimento di quell'età. L'unica eccezione alla continua assenza di precisi criteri discriminanti fu sempre l'insieme delle norme del maggio 1906. I commissari medici avrebbero dovuto considerare l'anamnesi del candidato in modo da valutare anche gli aspetti che non sarebbero emersi da una visita superficialec22>. La definizione di un quadro complessivo, arricchito dalle informazioni raccolte dai distretti militari <23 > sul giovane e la sua famiglia, avrebbe permesso di soppesarne anche l'idoneità psichica che non poteva essere misurata con un solo colloquio. Dato che severità ed unifonnità dei criteri d'indagine avrebbero dovuto essere i cardini dei giudizi medici, l'opinione dei commissari doveva awalersi anche di una prova attitudinale costituita da 4 esercizi ginnici: a) una marcia di resistenza di 25 Km. colla velocità di 5 Km. all'ora; b) una corsa di resistenza di velocità: metri 1400 in 9 minuti, 5 minuti di passo, poi 200 metri in 30 ''; e) salto misto, senza pedana, di una funicella alta da terra metri 1 e distante metri 1,50 dalla baltuta di piede; d) arrampicata alla fune col! 'aiuto delle gambe<24l.
Ognuno di essi avrebbe avuto una propria valutazione ma, complessivamente, avrebbero permesso di saggiare le capacità dì resistenza alla fatica dei futuri ufficiali. Nel giugno 1906, però, vi fu una s01ta di restaurazione che, tuttavia, non cancellò totalmente quelle innovazioni. Vennero conse1vati gli accorgimenti relativi alle informazioni psicologiche sul candidato e la sua famiglia, che avrebbero potuto rientrare nelle indagini più generali riguardanti le posizioni politiche e sul sistema di vita.
(22) Circolare n. 64, cit., del maggio 1906: «Sarà quindi necessario che i candidati, per ottenere l'idoneità, siano dotati di sana costituzione con regolare conformazione scheletrica e valido sviluppo muscolare, siano immuni da infennità e da difetti dei vari organi e visceri, posseggono buona vista, si da potere coi due occhi separatamente leggere caratteri di I millimetro alla distanza di 25 centimetri senza soccorso di lenti.» (23) Ibidem. Era necessario reperire delle «sicure indicazioni sui precedenti morbosi, personali e di famiglia, specialmente in rappo1to alle malattie nervose e mentali dei concorrenti.» (24) Ibidem.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
9
Nel complesso l'età degli aspiranti e le loro condizioni sanitarie ebbero un effetto limitato sulla selezione, ma formavano un quadro di riferimento generale. I giovani che rientravano in quei limiti o vi erano ai margini avevano buone possibilità di superare gli esami, in modo particolare quando il numero delle domande era insufficiente. La valutazione della condotta sociale degli aspiranti e dei loro familiari era orientata all'esclusione degli elementi che avevano infranto la legge. All'occorrenza si prestava ad individuare anche i concorrenti politicamente inaffidabili o, in qualche modo, ideologicamente compromessi. Tutti gli aspiranti dovevano fornire il ce1ti:ficato di moralità, di penalità e di buona condotta rilasciato dal comune, o dai comuni, dove avevano soggiornato negli ultimi 12 mesi. Gli accertamenti supplementari venivano compiuti dai distretti militaric25> che avrebbero successivamente inviato il fascicolo al Ministero, quando avessero ravvisato delle anomalie. Anche gli ex-sottufficiali erano sottoposti ad una valutazione analoga, ma ciò era inserito nelle considerazioni complessive della commissione d'avanzamento. L'indagine conoscitiva doveva essere esauriente e fatta con estrema cura in mo<lo da verificare se esistessero, al di là dell'attestato rilasciato dal casellario penale, dei procedimenti penali risolti con dichiarazioni di non luogo a procedere o per desistenza di querela della parte lesa. I primi avrebbero potuto chiudersi per insufficienza di prove mentre per gli altri, per quanto estinta l'azione penale, rimaneva la responsabilità morale. L'onorabilità e la condotta dei parenti più prossimi divennero, nel 1900<26>, soltanto uno degli aspetti che potevano determinare l'esclus ione dell'aspirante. Il giovane veniva valutato non solo attraverso i parametri fisici, morali e culturali, ma doveva farsi carico anche del giudizio, determinante, espresso sul contegno dell'intero nucleo famigliare. La decisione, insindacabile, era di pertinenza del Ministero, che valutava autonomamente e in forma riservata i risultati delle indagini.
(25) Se l'aspirante era un militare di leva la domanda era raccolta dal comando della divisione che doveva svolgere le stesse funzioni dei distretti militari. (26) Regolamento per l 'ammissione ai Collegi militari, alla Scuola militare e ali 'Accademia militare, Roma, E. Voghera, 1900.
10
LA FORMAZIONE DEGLI UFl'TCI/\LI NELL' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA oarys.1939)
Nel 1904<21> l'onere della documentazione passava parzialmente al Distretto militare, in seguito alle disposizioni del 1903 sulle richieste al casellario giudiziario<28>. In pratica vennero estese agli aspiranti le norme previste per il conseguimento del grado tra i militari di truppa. Tuttavia, la massima dilatazione formale venne raggiunta nel 1906, quando nella documentazione dell'ufficio giudiziario vennero cons iderati anche i genitori del candidato <29>. L'attenzione verso gli aspetti politici delle possibili infrazioni divenne palese nel 1907, allorché nella circolare concorsua)e(30> fu richiesto, in aggiunta agli altri, il certificato penale insieme a quello di moralità e buona condotta. Il primo era rilasciato dal tribunale del circonda.rio ove l'aspirante era nato, oppure dal casellario centrale del Ministero di grazia e giustizia se nato all 'estero o naturalizzato italiano. Il secondo veniva redatto, con la vidimazione del prefetto, dal s indaco del comune, o dei comuni, dove l'aspirante aveva soggiornato nell ' ultimo anno. I due documenti fornivano il quadro complessivo delle infraz ioni contestate al giovane. La contraddizione apparente era ne lla richiesta di presentare un documento il cui contenuto sarebbe stato riprodotto e, in taluni casi ampliato, dal ce,tificato richiesto per vie interne dall'amministrazione. Di fatto in quest' ultimo sarebbero stati inseriti anche i carichi pena li che, per legge, non potevano essere menzionati nel primo '31 >. (27) Circolare n. 40, Ammissioni nella scuola militare e nella accademia militare per l 'anno scolastico 1904-1905, del 7 aprile 1904. (28) Circolare n. 272, Disposizioni re lative al rilascio dei certificali di penalità e delle dichiarazioni del casellario nel/ 'interesse del servizio militare, del 24 settembre 1903. Inoltre, veniva limitato il periodo di validità dei certificati di penalità e buoni costumi, la cui data non doveva essere anteriore di 50 giorni rispetto a quella di consegna della domanda. (29) Circolare n. 62, Ammissioni nei collegi militari per l'anno scolastico /906-1907, del 9 maggio 1906. Circolare n. 64, Ammissioni nella scuola militare e nella accademia militare, per l'anno scolastico 1906-1907, del 9 maggio 1906. (30) Circolare n. 85, Ammissioni nella scuola militare e nella accademia militare, p er l 'anno scolastico /907-1908, del 29 marzo 1907. Circolare n. 105, Ammissioni nei collegi 111ilitari per l'anno scolastico 1907-1908, del 26 aprile 1907. (3 1) Circolare n. 178, Disposizioni relative ai certi}ìcati di penalità e alle dichiarazioni del casellario giudiziale da richiedersi nell'interesse del servizio 111ilitare, 20 maggio 1908; nel certificalo penale non veniva riportata la prima pena pecuniaria o di restrizione della libertà che non superasse i 3 mesi di reclusione o i 6 di detenzione, comminate quando il giovane aveva meno di 18 anni e non erano state seguite dalla recidività.
LA FORMi\7.IONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
11
Le ragioni di questi accertamenti erano evidentemente politiche, poiché avrebbero consentito al Ministero di escludere tutti coloro che in diversa forma avessero espresso opinioni o compiuto azioni contrarie allo Stato (32l. Ciò avrebbe potuto avvenire anche quando non fosse stato il concorrente stesso ad esporsi, ma un familiare. Il vaglio dei sottufficiali era intrinseco al processo di valutazione compreso nel meccanismo di avanzamento. Fino al 1904 la commissione di corpo doveva esprimere un parere positivo alla partecipazione del candidato agli esami di selezione, basandosi sullo stato di servizio e sulle qualità generali. In questo quadro avrebbero avuto un peso determinante l'anzianità di grado e il fallimento in precedenti concorsi, per insuccesso negli esami o per motivi disciplinari <m. Nel 1905 <34l venne soppressa la domanda di ammissione e l'accesso al concorso fu trasformato in una sorta di cooptazione, che prendeva origine dalla proposta del comandante di corpo, previo parere favorevole della commissione d'avanzamento. fn questo modo furono esclus i gli elementi che, in qualche modo, non erano ritenuti affidabili . In defini tiva, la selezione morale all'ufficialato era effettuata attraverso due meccanismi distinti che rispondevano entrambi alle stesse necessità. La principale delle quali era l' esclusione degli individui che potevano nuocere ali' immagine del corpo ufficiai i o minarne la fedeltà alle istituzioni. 1.2 La selezione culturale La barriera culturale era uno dei cardini della selezione all' ufficialato e, allo stesso tempo, quello più controverso. I criteri su cui era fondato il meccanismo di selez ione vennero radicalmente modificati nella seconda metà degli anni novanta in seguito all' equipollenza tra ii titolo collegiale e la licenza tecnica, sezione fi sico matematica. In questo modo l'attestato di scuola superiore, liceale o tecnica<35l, passò da (32) lvi, articolo n. l I: «in condanna penale per reati di caratlere indecoroso, incompatibili con il prestigio del grndo, o per avere preso parte a pubbliche manifestazioni di opinioni, propagande o mene sovversive, o per avere avuto partecipazione diretta od indiretta ad associazioni o manifestazioni ostili alle istituzioni fondamentali dello Stato ed alle libertà garantite dallo Statuto.» (33) Fino alla loro abolizione anche l'insuccesso negli esami finali dei corsi preliminari inibiva la partecipazione ud un nuovo concorso. (34) Circolare n. 36, Ammissione di sot111.f/ìciali al corso speciale della scuola militare, per {'abili/azione al grado di so/Jotenente, del 17 marw 1905. (35) Fisico-matematica, agrimensura, commercio, ragioneria.
12
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
titolo preferenziale a requisito fondamentale, necessario per accedere agli esami d'ammissione. Il nuovo filtro ebbe l'effetto di escludere totalmente gli aspiranti che avevano seguito un percorso educativo non ufficiale. Il nuovo assetto, probabilmente, incontrò alcune resistenze oppure il Ministero temette le critiche, tanto da ritenere necessaria una giustificazione . Tuttavia vennero avanzate solamente delle considerazioni tecniche, senza entrare nello spinoso problema dell'eterogenea preparazione dei concorrenti per titoli, rispetto al maggiore livellamento esistente tra queJli per esami <36>. La possibilità di procedere all'ammissione di aspiranti privi di diploma rimase nella nom1ativa ufficiale come opportunità, a cui ricorrere nei momenti di crisi. L'indicazione generica della sua validità formale la rendeva disponibile alle più disparate motivazioni, dalla carenza di aspiranti, alla tensione politica interna, sino agli eventi bellici. Il Ministero, pertanto, si riservò, in ognuna delle edizioni della nonnativa d'ammissione, la possibilità di bandire concorsi con una prassi diversa da quella codificata. Nel processo di selezione dei sottufficiali il livello di scolarizzazione ebbe sempre un peso assai ridotto. Tra il 1895 ed il 1899 la metà dei posti venne regolarmente riservata ai possessori di un diploma di scuola superiore, però, qualora il loro numero eccedesse la disponibilità dovevano inevitabilmente sostenere gli esami di selezione. Nel 1900 sembrò ·affermarsi una volontà uni formatrice, poiché tutti i posti "speciali" potevano essere assegnati, preventivamente, ai diplomati<H>. Probabilmente ciò sollevò numerose proteste, e già dalla circolare dell'anno successivoC38> il rapporto titoli-esami venne nuovamente corretto. I candidati in possesso di una licenza superiore furono dispensati dalla prova preliminare scritta, ma non dagli esami orali.
(36) Circolare n. 36, Ammissione nella scuola milita,.e e nell'accademia militare per ('anno scolastico 1896-97, del 15 febbraio 1896, punto n. 2:«Tenuto conto di ciò che si è verilicuto negli anni decorsi nei quali il numero dei concorrenti per titoli superò di gran lunga quello dei posti disponibili, e per evitare che le esclusioni avvengano unicamente per sorteggio, il Ministero è venuto nella determinazione di limitare il concorso esclusivamente fra i giovani provvisti di Ji. çenza di liceo o d' istituto tecnico e di sottoporli tutti, sia che concorrono per l'una o per l'altra di dette ammissioni [scuola o accademia militare], ad un esame speciale da servire di base alla classifi cazione loro e poscia all'ammissione, fermo rimanendo l'obbligo dell'esame complementare pei concorrenti all'ammissione all'accademia militare.» (37) C ircolare n. 13, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1900-1901, del 2 febbraio 1900. (38) Circolare n. 19, Ammissione di sol/ufficiali al corso speciale presso la scuola mi/ilare, per l 'anno scolastico 1901-1902, del 5 febbraio 1901.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
13
Anche la regolamentazione concorsuale "ordinaria" prevedeva tra il
1888 ed il 1895, alcune facilitazioni all'ammissione dei diplomati. Questi potevano accedere direttamente al Il corso della scuola militare o al I dell'accademia, mentre il I anno a Modena era riservato agli allievi privi di licenza. Quest'ultimo aveva lo scopo di unifonnare le conoscenze, piuttosto che affinarne le competenze. Gli allievi dei collegi militari potevano godere degli stessi privilegi dei diplomati, anche se formalmente non lo erano. Tuttavia, nei casi di parità del punteggio di graduatoria la preferenza era data al titolo " propedeutico", poi a quello liceale e, infine, a quello tecnico. La consegna del diploma all'atto della presentazione della domanda era obbligatorio tra il 1888 e il 1898, con la sola eccezione per gli studenti che l'avevano conseguita nel luglio precedente per i quali bastava la dichiarazione del preside. Tuttavia, la crisi delle vocazioni indusse l'amministrazione, dal 1899<19), a modificare questa impostazione. Gli aspiranti che avn.:bbero potuto ottenere la licenza negli esami di riparazione, a settembre, potevano sostenere ugualmente le prove di selezione, ma l'ammissione sarebbe stata subordinata all'effettivo conseguimento della 1icenza superiore. La nuova impostazione venne ribadita nella regolamentazione generale del 1900<40>, ma nel bando concorsuale dello stesso anno <41 > fu leggermente corretta. Ai licenziati nella prima sessione veniva riconosciuto il merito e, a parità di punteggio, venne concessa la precedenza che divenne preferenza nel 1902 <42>. Infine dal 1903 furono stilate due graduatorie distinte, una per i concorrenti effettivi e l'altra per quelli con riserva.
Il tentativo di riforma del maggio 1906 prospettò il ritorno alla situazione precedente il 1898, richiedendo non solo il diploma originale, (39) Circolare n. 27, Ammissione nella sc,1wla militare e nell'accademia militare, per l 'anno scolastico / 899-1900, del 16 febbraio 1899. (40) L'aspirante doveva consegnare la dichiarnzione del preside, vidimata dal provveditore
agli studi. (41) Circolare n. 12, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolastico /90 0-1 901, del 2 febbraio 1900. (42) Circolare n. 3 1, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolaslico 1902-1903, del 1° marzo 1902.
14
LA FORMAZIONE DEGLJ UFFICIALI NELL' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
ma anche il suo conseguimento nella sessione di luglio. I rimandati avrebbero dovuto attendere almeno un aimo prima di concorrere agli istituti mii itari. L'attenzione verso i titoli scolasticamente superiori alla licenza liceale e tecnica fu sempre assai sommaria. La formazione professionale militare era alternativa all'università e non prendeva in considerazione il possibile afflusso di un consistente numero di laureati. Nella regolamentazione del 1900 la presentazione della laurea dava la precedenza a parità di punteggio, mentre solamente nel 1903 il Ministero si riservò di concedere la completa o parziale dispensa dalle prove di ammissione. La seconda fase della selezione culturale era rappresentata dagli esami d'ammissione. Al termine delle prove veniva stilata la graduatoria generale degli idonei in base al punteggio complessivamente ottenuto. La normativa, descritta nella regolamentazione generale, veniva riportata schematicamente nelle circolari concorsuali. Nel bando di concorso erano indicati i tempi cd i luoghi dove si sarebbero svolte le prove, i riferimenti generali per acquisire i programmi e le modalità di fonnazione delle graduatorie. Le eventuali modifiche erano in serite nella parte di commento delle circolari essendo dirette unicamente alle strutture militari interessate, mentre solo raramente erano inserite nel bando uffic iale. In quest'ultimo caso si trattava, solitamente, di correzioni che avrebbero potuto essere riproposte negli aimi successivi, assumendo un tono semi-ufficia le fino alla nuova normativa generale. Le disposizioni concorsuali relative ai 2 istituti professionali venivano pubblicate congiuntamente, ma in realtà si riferivano a meccanismi di selezione distinti. Lo svolgimento concomitante delle prove o la condivisione di alcune celava una netta separazione che si esplicitava in due graduatorie distinte. Inoltre, fino al 1896-1897 gli esami erano stati semplicemente lo strumento per verificare l'idoneità degli aspiranti, privi di un titolo scolastico ufficiale. Solo dopo la riorganizzazione didattica dei collegi essi divennero, tra il 1897-1898, il filtro attraverso il quale veniva formata la graduatoria d'ammissione.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVJ DAAD UA ALLA LIBIA (1~95-19 10)
15
A Ilro aspetto importante delle selezioni era il meccanismo con cui s , l'o rinava il giudizio. Le commissioni erano costituite da un numero di membri proporzionale a quello delle prove. Il presidentc<43> aveva, 11clla regolamentazione del l 888, solamente una funzione di coordi11:1mento poiché i giudizi ed i punteggi erano espressi dalle sottocom111 issioni di 3 membri<44>. La valutazione finale scaturiva da un articolalo meccanismo di votazioni segrete. Nella prima veniva stabilita l' idoneità di massima e poi il punteggio in ventesimi. Quest'ultimo era calcolato attraverso la rigida media aritmetica del voto assegnato dai singoli esaminatori.
li calcolo della media parziale negli esami, veniva leggermente complicata dalla necessità di moltiplicare quel valore per un coefficiente fisso corrispondente al gruppo di appartenenza della materia<45 >. In questo modo il singolo risultato contribuiva alla media definitiva in modo differente, determinando una sotta di scala d'importanza degli accertamenti. La diversificaz.ione operata dal Ministero rifletteva il peso ricoperto da!!e materie nel successivo corso e, probabilmente, si trattava di un tentativo di armonizzare la selezione iniziale con il seguente sistema di valutazione. Il punteggio d'esame era dato dalla media matematica dei valori parziali divisa per 1O, fino al 1897 e per 20 negli anni successivi. Al risultato andava aggiunto il punteggio conseguito ndl'esame facoltativo (preventivamente diminuito di I O punti e diviso per 6). L'aspirante era ritenuto idoneo se aveva avuto una maggioranza positiva nella prima valutazione ed una media complessiva di almeno 11/20. Tuttavia erano considerati sufficienti anche quelli che non avevano ottenuto punteggi inferiori a 8/20, ma con una media complessiva di almeno 14/20.
(43) Si trattava del comandante dell'istituto militare dove si svolgevano le prove oppure, per i distretti o le località diverse, del comandante della divisione militare. (44) Un presidente e due commissari. I membri appartenevano, esclusivamente, al personale delle scuole militari, qualora le prove si svolgessero presso gli istituii. Mentre nelle altre sedi erano ufficiali del presidio e un professore, nominato dal Ministero, scelto tra i docenti di un collegio militare.
(45) Regolamento per l 'am111issione ai collegi 111ilitari, alla scuola militare e a/l'accademia militare, cit., 1888, p. 21 ; per italiano scritto e orale era 5; per storia, geografia ed elementi di scienze naturali era 3; per mitmetica e algebra e geometria era 2; per la lingua francese era 1. Nelle edizioni del 1900 (p. 16), e 1903 (p. 17); era attribuito un coefficiente di 8 all'italiano e 6 alla matematica e alla storia.
16
LA FORMAZIONE DEGLI UffJCJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
La valutazione delle prove complementari per l'accesso all'accademia di Torino avveniva in modo analogo al precedente. Innanzitutto vi era una sola commissione ministeriale che si spostava da un istituto all'altro per garantire, almeno apparentemente, l' omogenea valutazione degli aspiranti. La formazione del punteggio finale avveniva senza moltiplicatori e con la necessità di conseguire una valutazione minima di 10/20. I casi di parità erano risolti, dal 1888 al 1896, dando la preferenza agli aspiranti provenienti dai collegi o dalla scuola militare e, poi, dalla vota46 zione conseguita nell'ultimo anno di studi C l. Per i concorrenti borghesi il discriminante era il voto ottenuto negli esami di licenza, senza particolare riguardo per il titolo di studio. Dal 1898 venne preferito il diploma tecnico, in particolare della stessa sezione dei collegi, seguita dalla valutazione negli esami e, infine, la sorte<47l . Le variazioni di rilievo introdotte nei concorsi "ordinari" in seguito alla riorganizzazione del sistema selettivo furono assai poche. Si trattò della riduzione a 3 sottocommissioni; nel 1896, la modifica del divisore nella formazione delle medie complessive e, nel 1898, l' abolizione della possibilità di considerare idonei gli aspiranti parzialmente sufficienti. Il giudizio definitivo era fortemente influenzato a nche dalla struttura organizzativa degli esami. La normativa del 1888 decentrava lo svoìgimento di tutte le prove scritte presso i comandi di divisione, gli istituti scolastici o altre sedi indicate dal Ministero. Gli idonei erano inviati presso la scuola militare soltanto per sostenervi gli orali. I comandi di divisione dovevano formare il nucleo di vigilanza, per il regolare svolgimento degli acce11amenti, e custodire i lavori fino a l momento di inviarii alia segreteria generale del MinisteroC48J. Un unico gruppo di esaminatori, quindi, si occupava della correzione degli scritti ed amministrava l'assegnazione dei punti di merito in modo formalmente uniforme. Tuttavia vi era una differenza di fondo poiché i
(46) Gli aspiranti provenienti dai collegi e dalla scuola che risultavano in soprannumero potevano ripetere l'ultimo anno di studi, ma senza benefici economici. (47) Gli aspiranti che avevano conseguito l' idoneità, ma erano rimasti esclusi dall'ammissione potevano accedere alla scuola militare, fanteria o cavalleria, purché vi fossero ancora posti disponibili. (48) Insieme ad essi veniva inviato il verbale della commissione di vigilanza che riportava le eventuali irregolarità commesse dai candidati.
LA fORMAZTONE E GLI ALLIEVI DAAl>UA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
17
delegati di ogni sede stabilivano autonomamente il contenuto di ogni prova. Solamente nel 1896 venne introdotto il componimento su tema unico d' italiano, inviato in busta chiusa dal Ministero con la consegna di aprirla solamente alla presenza di tutti i candidati all' inizio dell'esame. La commissione esaminatrice di Modena veniva nominata dal comandante che poteva scegliere tra il personale docente, civile o militare, della scuola. Il Ministero doveva, semplicemente, essere informato dei risultati finali attraverso un prospetto riassuntivo, contenente per ogn i concorrente la classificazione complessiva e i voti rip01tati nelle singole verifiche. Gli esami d'ammissione vennero modificati all'iniz io dell'ultimo lustro dell'Ottocento (tabella n. 2), e il periodo di transizione si trascinò dal 1896 al 1900. Non si trattò solamente di una correzione dei contenuti o della sostituzione di alcune prove con altre, ma anche dell 'attribuzione di un nuovo scopo ad alcune verifiche. Il fine generale, sino al 1895, era, semplicemente, quello di accertare le conoscenze complessive òi aspiranti che avevano seguito percorsi scolastici, ufficiali o meno, molto diversi fra loro. Il primo anno di studio li avrebbe amalgamati, avvicinando le loro noz ioni a quelle che, genericamente, avrebbero dovuto possedere i licenziati dagli istituti tecnici, dai licci e dal 5° anno dei collegi militari. Con la riorganizzazione venne rivisto, in particolare, lo scritto d'italiano, che era ritenuto una prova fondamentale, nonostante la mancanza di un preciso indirizzo. Sostanzialmente, passò da un semplice esercizio di scrittura <49i, in cui l'aspirante doveva esporre in modo ordinato e corretto csoi, all'occasione per verificare le reali capacità del candidato di esprimersi riguardo un preciso argomento<51 i.
(49) Negli esami per i collegi valeva anche per la prova di calligrafia. (50) Regolamento per l'ammissione ai collegi militari, alla scuola mi/ilare e a/l'accademia militare, cit., 1888, p. 50: «Un componimento in prosa, d'invenzione, su tema dato dal Ministero. - In esso il c.;andidato dovrà essenzialmente dar saggio di saper esprimere e svolgere le proprie idee con ordine logico e con stile semplice, chiaro e correlto.» (5 1) Regolamento per l 'ammissione ai collegi militari, alla scuota militare e atl'accademia militare, cit., 1900, p. 39; ma anche 1903, p. 41: «L'esame consisterà in una prova scritta, nella quale il candidato dovrà dare sicuro saggio di ben conoscere la nostra lingua e di saperla adoperare con sufficiente arte. li tema sarà scelto in modo da offrire al giovane il mezzo di giovarsi, nello svolgerlo, delle cogni:t:ioni già acquistate, e sarà anche conferma di quel grado di cultura che deve possedere chi apparecchia ad entrare in una scuola superiore.» I candidati avevano a disposizione 5 ore, non più 4, tcnninate le quali dovevano consegnare tutti i fogli che avevano impiegato.
18
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'impmianza della prova venne, formalmente, ridotta poiché divenne una componente degli esami, il cui risultato concorreva alla fonnazione della media generale, e non più un autonomo passaggio selettivo. Un'altra verifica pmiicolarmente importante fu l'esame di matematica, che nel 1888 era suddiviso in "Aritmetica e algebra" e "Geometria". Gli studi militari, in modo particolare a Torino, attribuivano un peso significativo all'educazione logica e alle valutazioni delle possibili soluzioni di un problema. Il programma del 1888 comprendeva un'ampia parte di aritmetica, in base alla quale il candidato doveva provare la propria conoscenza dei numeri e delle operazioni. I capitoli in cui era suddiviso corrispondevano, complessivamente, alla base necessaria per svolgere le altri parti del programma quali la geometria, piana e solida, e la trigonometria. Nel 1898 venne rivisto e adeguato alle conoscenze minime fornite dagli istituti scolastici superiori. Quest'impostazione fu nuovamente corretta nel 1910(521, accorpando l'aritmetica pratica con l'algebra, e riducendo Jrasticamenie il contenuto di tutte le riparlizio11i . Complessivamente la difficoltà della prova fu enormemente ridotta, p0tiandola ad un livello inferiore a quella degli anni 1888-1896, e determinando un sostanziale abbassamento della barriera culturale per l'accesso agli istituti professionali. Anche l' accertamento per l'accademia venne riorganizzato in modo che le 3 prove separate, previste sino al 1897 (tabella n. 2), venissero raccolte in 1, soltanto divisa in tre parti. Il passaggio da una forma all'altra non fu solamente tecnico, poiché segnato da una formale revisione degli argomenti di trigonometria, algebra e geometria complementare. In realtà, però, la trasformazione non andò al di là delle apparenze, poiché il programma dell'esame "complementare" raccolse i precedenti lasciando sostanzialmente tutto immutato. Di fatto era stato realizzato un corpo unico suddiviso in tre sezioni (trigonometria, algebra complementare e geometria complementare), con le quali il candidato doveva comunque misurarsi<53 l.
(52) Circolare n. 121, Ammissioni nella scuola militare e nella accademia militare, per l'anno scolastico 1910-911, del 1° aprile 191 0. (53) Egli doveva estrarre tre numeri, uno per ogni branca della materia prevista nel programma. Il limite temporale concesso al concorrente rimase sempre di 45 minuti entro i quali
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI OA ADUA ALLA LIBIA ( 1895- 191 O)
19
Le nozioni richieste rappresentavano comunque un netto approfondimento di quelle contemporaneamente richieste per la scuola militare. Certamente si trattava di un bagaglio che l'aspirante poteva apprendere negli istituti civili e nei collegi militari, ma non nel I corso dell'istituto di Modena giacché tra le materie di quell'anno non era presente la matematica. Il passaggio all'accademia, previsto fino al 1897, poteva avvenire solo se l'allievo avesse studiato privatamente. L'esame complementare continuò a svolgere l'azione di filtro anche dopo la revisione del I 900, quando fu pienamente adeguato ai programmi degli istituti liceali e tecnici. Tuttavia, veniva richiesto un corredo di conoscenze minimo tale da consentire all'allievo di seguire i corsi dell'accademia, sempre più simili a quelli compiuti dai futuri ingegneri. Il generale abbassamento delle barriere selettive portò alla radicale semplificazione. Anche i programmi per Torino vennero ridotti alle nozioni basiiari che precedentemente trovavano posto solo in quello per l'istituto di Modena, pur rimanendo proporzionalmente più ampio. La meccanica delle prove orali prevedeva l'estrazione di un certo numero di quesiti corrispondente agli argomenti in cui era ripartito il programma<54J. Il concorrente aveva un tempo prestabilito<55 > entro il quale doveva completare l'esposizione e rispondere alle eventuali domande dei commissari. La verifica d'italiano era concentrata sulla conoscenza dei principi fondamentali dell'uso del linguaggio, parlato e scritto, mentre la grammatica era lasciata in secondo piano. Probabilmente, attraverso la correzione deiio scritto veniva vaiutata anche ia capacità generale dell'uso della lingua.
segue nota: doveva persino rispondere a qualsiasi domanda dei commissari. La regolamentazione del 1888 lasciava la possibilità di interrogare il candidato anche sui programmi di "Aritmetica e algebra" e "Geometria" previsti per l'ammissione al I corso della scuola militare.
(54) Nel 1888 erano: 3 per storia (greca, romana, medio evo), 2 di aritmetica e algebra (uno per tipo), 2 per geometria (piana e solida), ed I per gli altri. (55) Nel 1888 il tempo assegnato alle diverse prove era di: 4 ore per italiano scritto e 20 m inuti per quello orale; 40 minuti per storia, geografia e scienze naturali; 30 minuti per aritmetica e geometria; 2 ore per lo scritto di francese e 15 minuti per l' orale. Dal 1898 divenne <li 5 ore per tutte e tre le prove scritte.
20
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Il programma di geografia richiedeva poche conoscenze generali dell'Europa e dei continenti, mentrn attribuiva molta impo1tanza alla penisola italiana. Al contrario la parte politica era eurocentrica e non esigeva alcuna nozione sugli altri paesi del pianeta. L'esame di scienze naturali non si limitava alla morfologia terrestre e alla flora e alla fauna, ma comprendeva anche elementi di fisica e chimica elementare. Al suo interno non vi era alcuna distinz,ione tra le tematiche e solo le domande della commissione potevano obbligare l'aspirante a dimostrare le proprie conoscenze in tutti e tre i campi. La prova facoltativa di francese aveva, inizialmente, un programma ridotto, tanto che allo scritto era richiesta la semplice traduzione di un brano. All'orale dovevano essere esposte le regole grammaticali basilari della lingua. Complessivamente poteva rappresentare ciò che un allievo poteva apprendere in un corso scolastico, oppure in poche lezioni private. Soiamente tra ii i 896 ed ii i 899 divenne uno scritto obbligatorio, che imponeva agli aspiranti la capacità di tradurre in italiano un qualsiasi brano. Nella fase di transizione vennero soppressi soltanto gli esami di "Geografia", "Elementi di scienze naturali" e "Storia". Il nuovo assetto venne nuovamente corretto nel 1900 con la soppressione del1'esame di francese e la riproposizione di "Storia". Il nuovo programma raggruppava gli argomenti del 1888 in tre parti, storia greca, romana e medio evo, con particolare attenzione alla seconda. Tuttavia il nucleo principale si spostava radicalmente verso gli accadimenti più recenti, in particolare quelli italiani tra l'inizio del XVI secolo e gli anni settanta dell'Ottocento. Ciò fu probabilmente, una conseguenza dell'adeguamento agli istituti tecnici, ma potrebbe essere riconducibile anche dalla modifica, nel 1899, alla struttura degli insegnamenti nella scuola di Modena. In sintesi, vi era stata la sostituzione di "Storia militare" con la più specifica "Storia dell'arte militare" e, verosimilmente, venne dato per scontato una conoscenza generale degli avvenimenti, che però veniva verificata all'atto dell'ammissione. Il futuro allievo doveva possedere quelle cognizioni che gli avrebbero permesso un sufficiente inquadramento dell'histoire de bataille degli ultimi secoli.
LA FORMAZIONE E GLI ALUEV I DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895- 19 10)
2i
Complessivamente il programma rimase molto vasto, ma dall'impostazione delle verifiche sembrava richiesta soprattutto una conoscenza noz ionistica. Il tempo riservato all'esposizione e, dal 1900, la sua h·asformazione in prova scritta suggeriscono una scarsa attenzione agli aspetti che non appartenevano alla politica o alla guerra. Il processo selettivo dei sottufficiali, perché staccato dal titolo di studio, non venne influenzato dalle trasformazioni apportate ai collegi e agli istituti professionali. L'esperienza scolastica dei concorrenti era assai eterogenea e poteva andare dai minimi rudimenti alla licenza superiore.
Tra il 1895 ed il 1904 gli aspiranti privi della licenza superiore dovevano sostenere un accertamento preliminare presso i comandi di corpo, in patria o nelle colonie. La prova consisteva in uno scritto d'italiano che aveva lo scopo di verificare le generali capacità espressive del sottufficiale. Solamente gli idonei e, dal 1901, quelli in possesso del titolo scolastico riconosciuto potevano affrontare l'esame à 'ammissione. La graduatoria d'accesso era stilata, fino al 1904, dopo 4 prove orali (tabella n. 2), simili a quelle dei concorsi "ordinari", ma le cognizioni richieste, estrapolabili dai programmi pubblicati nel 1893 e nel 1899l56>, erano assai inferiori. Nel 1905 l'assetto sdcttivo venne apparentemente modificato con la formale soppressione della fase iniziale e la fusione dei due esami di matematica. L'aspirante doveva superare una prova scritta d'italiano e tre colloqui che costituivano un'innovazione assai risibile dell'assetto precedente. Nel complesso si trattò di una risistemazione formale con lo scopo, probabilmente, di avvicinare la struttura selettiva dei sottufficiali a quella "ordinaria". Forse si lrali.ò di una risposta alle numerose critiche all'eterogeneità del meccanismo d' accesso all'ufficialato le cui cause, comunque, non venivano eliminate. La meccanica degli esami rimase la stessa e semplicemente le prove preliminari scritte vennero sostituite da quella d'italiano, che si svolgeva con i criteri delle precedenti. La commissione, istituita a Modena, agiva probabilmente come quella dei concorsi "ordinari", ma
(56) fino al 1898 furono in vigore quelli pubblicati nella circolare n. 68 òel 4 maggio 1893. Dall'anno successivo vennero corretti con il Regio decreto del 26 novembre 1899. L'ultima modifica significativa fu apportala da!la circolare n. J 02, Ammissioni di sottufficiali al corso speciale presso la scuola mi/ilare, per l 'anno scolastico 1910-91 I, del 17 mano 1910.
22
LA FORMAZIONE OEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
le circolari non ne riportarono alcuna descrizione fino al 1905. Il sistema di calcolo delle medie finali era assai complesso e le capacità professi on al i del candidato avevano un peso maggiore della sua istruzione scolastica (57l_ Il filtro culturale posto all'accesso dell'ufficialato era quindi più formale che reale. Gli aspiranti esclusi dal percorso educativo "ordinario", perché privi di un diploma, potevano seguire la ·via più lunga, ma meno ostica dei sottufficiali. In questo modo nessuno era escluso a priori, come nell'esempio prussiano-tedesco, ma tutti potevano aspirare al bastone di maresciallo, come nell'esercito francese. 1.3 La selezione censitaria
11 censo non era un'esplicita discriminante nell'ammissione ai corsi "ordinari", ma la disponibilità finanziaria era implicita nell' obbligo imposto alle famiglie di versare le quote annuali di mantenimento e cli garantire all'allievo un tenore di vita conscmo allo stile dell'istituto. L'unica alternativa era rappresentata dal percorso interno all'esercito, seguito dai sottufficiali, in cui gli ammessi erano totalmente dispensati da ogni tipo di esborso. L'insieme degli oneri (tabella n. 3), tendeva ad escludere le classi inferiori, mentre il meccanismo delle sovvenzioni, pubbliche e private, aveva lo scopo di favorire il perpetuarsi della tradizione militare o burocratico-statale. L'andamento complessivo delle spese (riga "incrementi" della tabella n. 3), sembra suggerire una contrazione significativa dei costi per gli istituti professionali che ebbero una tendenza contraria rispetto a quelli dei collegi militari_ In modo particolare tra il 1888 e il 1903 vennero dimezzati per la cavalleria rn.entre scesero di circa 1/3 per gli altri "ordinari". Ponendo uguale a I 00 le tariffe del 1888 vi fu negli istituti propedeutici una crescita a 116,58 nel 1897 e a 120,46 nel 1907. La riduzione
(57) Circolare n. 36, cit., del 1905; articolo n. 26: «moltiplicando il punto riportato in ogni singolo esame per il rispettivo coetlicicnte d'importanza, addizionando i diversi prodotti e dividendo la somma per 100 (totale dei coetlicienti) [la commissione degli esami] stabilirà il punto medio d'esame di ogni concorrente. Per ottenere la media definitiva e quindi la classificazione del concorrente (. .. ), si sommano i punti di merito attribuiti al sonutlicialc per le qualità militari, dalla commissione d'avanzamento, colla media dei punti di merito ottenuti nell'esame di concorso; si divide questa somma per due e si aggiunge il punto di anzianità, il quale si ottiene moltiplicando i mesi di anzianità di sottufficiale, calcolati fino al 1° agosto dell'anno in corso, per il coetlicicnte 0,05.»
LA F01Uv1AZI0NE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
23
a 97,45 del 1908 fu più apparente che reale, poiché venne determinata soprattutto dalla soppressione di 1 anno di corso. Senza la modifica strutturale la spesa sarebbe stata simile a quella del periodo 18971906, con uno sconto effettivo del 3,22% rispetto al1'anno precedente.
La còntrazione fu più significativa negli istituti professionali poiché il livello di spesa già nel 1891 era sceso, per mtiglieri, genieri e fanti, a 70,11. La lievitazione per la cavalleria era determinata dal valore attribuito al primo cavallo. Tuttavia la tendenza che caratterizzò gli ultimi anni dell'Ottocento e i primi del Novecento fu di flessione, poiché tra il 1891 ed il 1903 la quota venne quasi dimezzata. Complessivamente sembrano emergere due criteri diversi nello stabilire gli oneri di mantenimento negli istituti militari. L'incremento in quelli inferiori potrebbe essere stato determinato dal loro ruolo propedeutico e trascurabile ai fini della carriera militare. L'equiparazione del titolo di studio dava a molti giovani la possibilità di optare per i corsi universitari, piuttosto che scegliere l'accademia e la scuola militare. Ciò potrebbe avere indotto il Ministero a mantenere elevate le tariffe annuali. La contrazione dei costi negli istituti professionali potrebbe essere in diretta relazione alle crisi delle vocazioni, piuttosto che alla riduzione delle spese generali per l'istruzione dell'allievo. La diminuzione delle domande d'ammissione potrebbe essere la principale ragi one dell'abbassamento delle barriere censita.rie. Così da allargare leggermente, ma sufficientemente, l'ipotetica base sociale dell'ufficialato. Le variazioni della spesa nei due livelli educativi furono indipendenti l'uno dall'altro ed il Ministero operò sulle singole voci in modo differente. La scelta di agire sul "corredo" piuttosto che sulla "pensione", poteva essere influenzata da considerazioni di natura economica o politico-sociale. La correzione di una ripartizione che rientrava nelle possibili agevolazioni aveva un peso più conteni.lto rispetto a quella i cui effetti sarebbero ricaduti sull'intero gruppo degli allievi. Ad esempio, l'innalzamento o il ribasso della retta poteva essere un passo semplicemente formale, poiché l'introito finale dipendeva dal numero delle esenzioni, totali o parziali. Al contrario l' intervento sugli altri oneri poteva determinare la tangibile rettifica dell'esborso complessivo. Il pagamento o, quanto meno, la garanzia del futuro versamento per la cavalcatura doveva essere anticipata al momento dell'assegnazione all'arma. Mentre il saldo e la consegna dell' animale erano posticipati al conseguimento del grado. L'aspirante quindi doveva pagarsi,
24
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
come nel periodo medievale, la dotazione essenziale, il cavallo, per accedere all'arma "nobile". Ciò rappresentava uno sbarramento significativo, che permetteva all'arma di conservare una marcata impronta elitaria. Nel I 888 i cavalieri dovevano sborsare il 146,63%l58J in più delle altre armi, che divenne il 167,31% nel periodo 1891-1897, in seguito alla riduzione degli anni di corso. Mentre nel 1898, vi fu il dimezzamento della tassa sul cavallo, nonostante il significativo ritocco alla somma per il primo corredo dei cavalieri (+22,23%)(59>. 11 dislivello scese all'87,85%, ma già nel 1903 venne ulteriormente abbassato ail'85,76% per la riduzione dell ' onere relativo al vestiario. L'ape1tura verso i ceti più bassi, se di questo si trattò, fu determinata, ancora una volta, dal basso numero di domande che portarono spesso a dei recuperi di candidati già bocciati, o all'organizzazione di un nuovo concorso esclusivamente riservato agli aspiranti cavalieri. Il divario nei costi di mantenimento suggerisce una significativa differenziazione nella provenienza sociale degli allievi. Certamente la piccola e media borghesia che cercava nella carriera militare una conferma o una crescita sociale era indotta ad avviare i propri figli soprattutto verso la fanteria o, al più, l'artiglieria e il genio. In questo quadro si potrebbe ipotizzare che le famiglie poco più benestanti collocassero i figli a Torino, avendo potuto sostenerli nella fase concorsuale con lezioni private di matematica. Nella cavalleria infine si concentrarono, presumibilmente, gli appartenenti alle casate nobiliari o quelle economicamente più dotate della penisola. Gli oneri rappresentavano uno degli strumenti più duttili per la regolamentazione dell' affluenza, poiché la crisi delle "vocazioni" poteva essere superatu anche favorendo l'ncccsso degli strati sociali 1nedio-bassi. Tuttavia, il Ministero preferì attingere sempre dal medesimo gruppo favorendolo attraverso gli sgravi, lasciando immutata la barriera economica. La politica delle agevolazioni permetteva di mantenere inalterate le tasse e lasciava all'amministrazione la possibilità di revocare il provvedimento rapidamente apparentemente senza traumi. L'unico sconto che non si trasformò in una apertura ai ceti economi(58) Per gli ammessi al II corso, mentre per quelli che iniziavano dal primo era del 209,20%. (59) Circolare n. 40, R. Decreto n. 28 che JÌssa la somma da pagarsi per il corredo degli allievi della scuola militare aspiranti alla nomina a sottotenente nel! 'arma di cavalleria, del 27 gennaio 1898.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
25
camente meno forti fu la contrazione di 50 lire (11, 11 %), della spesa di primo corredo della cavalleria. Di fatto fu uno sgravio dell' 1, 12%. Le modalità dei versamenti erano poche, ma chiare e comuni per tutti gli istituti militari. L'unica facilitazione era la rateizzazione trimestrale degli importi annuali, fatta eccezione per il corredo il cui costo doveva essere interamente copetto al momento dell'ammissione. Il Ministero era un esattore assai fiscale. Ammetteva gli allievi solo dopo il pagamento della prima rata, mentre la permanenza era sottoposta alla regolarità dei successivi versamenti. La franchigia non superava i 30 giorni, dopo i quali il comandante dell'istituto<60> procedeva all'immediata espulsione. Gli abbandoni, volontari o forzati, davano diritto al solo rimborso parziale, limitato alle aliquote trimestrali e tenendo conto dei mesi naturali già trascorsi. L'unica eccezione era rappresentata dalla tassa sul cavallo che doveva essere corrisposta con modalità particolari. Il Ministero concedeva una speciale facilitazione rappresentata da una quota ùi garanzia, mentre la riscossione effettiva era posticipata alla conclusione degli studi. In pratica dovevano essere depositati dei titoli con una rendita fissa ben precisa, che al momento opportuno sarebbero stati sostituiti dal contante. La normativa del 1888 prevedeva la scelta dell'arma all'inizio del II corso della scuola militare, ma l'esborso delle 5.000 lire avrebbe dovuto avvenire prima dell'assegnazione definitiva ovvero prima della nomina. La somma poteva essere inizialmente sostituita con un titolo di rendita al portatore di lire 300 consolidato al 5%. Il denaro o il valore mobiliare sarebbero stati restituiti in qualsiasi momento a fronte della rinuncia, oppure in seguito all'allontanamento per deficienze nello studio o inabilità fisica. La somma poteva essere ritirata parzialmente (50%), o interamente qualora l'allievo, divenuto ufficiale, si fosse presentato alla scuola di cavalleria con uno o due animali ritenuti idonei al servizio. Nel 1891 vi fu la prima riduzione dell'importo relativo ai cavalli, che venne dimezzato nel 1898 insieme alla sostituzione del titolo di garanzia che avrebbe dovuto essere di 125 lire, consolidato al 5%.
(60) La normativa del 1888 prevedeva 15 giorni, che divennero 30 nel 1903.
26
Li\ T'ORM/\ZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Solamente nel 1900 la consegna richiesta divenne di 1 solo cavallo, mentre il valore nominale fu abbassato a 110 lire, sempre consolidato al 5%, che avrebbe dovuto essere sostituito inderogabilmente prima della nomina a sottotenente. Un aspetto importante della selezione censitaria era costituito dalle agevolazioni, pubbliche o private, che potevano facilitare l'accesso dei figli appartenenti a famiglie legate all'apparato dello Stato. Il Ministero, però, subordinava la concessione degli sgravi alla possibilità di garantire la copertura di tutte le altre spese. L'importo complessivo a carico degli allievi scendeva a 2/3, con la mezza pensione, o a 1/3, con la pensione intera. La normativa del 1888 stabiliva che i benefici non avrebbero potuto superare i fondi previsti nel bilancio annuale. Allo stesso tempo prevedeva una rigida regolamentazione delle assegnazioni il cui cardine sarebbe stata una graduatoria meritoria. Le agevolazioni finanziarie potevano essere concesse solamente "per benemerenza di famiglia" oppure " per merito personale". Le prime dovevano essere espressamente richieste al Ministero, mentre ie seconde erano distribuite per iniziativa dello stesso. Le due sovvenzioni parziali potevano essere cumulate in modo da ottenere io sgravio totale della retta annuale. Il meccanismo dei sussidi favoriva, quindi, un blocco sociale facilmente individuabile attraverso gli articoli relativi alle "benemerenze familiari"( 61 >. Generalmente era concessa la mezza pensione gratuita, ma diveniva intera per gli orfani il cui padre fosse morto in guerra o durante un servizio comandato. Il merito dei singoli era riconosciuto sulla base dei voti percepiti negli esami di licenza superiore e al termine del I corso. Nel 1900, fu estesa a tutti gli allievi purché in possesso della licenza superiore. Quest'ultima decisione fu di fatto uno sconto del 50% sulla retta an-
(61) Vi rientravano soltanto: i figli di ufficiali e sottufficiali dell'esercito e della marina o dell'amministrazione dello Stato in carriera e con diritto di pensione con 8 anni di servizio; i figli di decorati all'Ordine Militare di Savoia, medaglia d'oro o argento al Valore Militare, medaglia dei Mille; i ligli dei decorati almeno 2 volte con medaglia di bronzo o che avevano partecipato a 2 campagne di guerra nazionale; i ligli di coloro distintisi per speciali servizi allo Stato o meriti paiticolarmente significativi.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA AL LA LIBIA (1895-1910)
27
nuale<62), che non venne consolidato con l'effettiva riduzione del valore di quella voce. In questo modo il Ministero manteneva ufficialmente invariati i costi di mantenimento e, contemporaneamente, si riservava la possibilità di ripristinare in ogni momento la vecchia prassi. Al tennine di ogni anno scolastico le sovvenzioni per meriti personali erano soggette alla revisione. Le benemerenze familiari erano tolte solamente ai bocciati, ma una volta conseguita la promozione era possibile riottenerne il beneficio. Il sistema degli sgravi era la parte principale delle agevolazioni. Un'altra componente era costituita dalle borse assegnate da enti o associazioni formalmente autonomi, ma controllati o legati all'amministrazione militare. Gli aiuti, quello pubblico e quello privato, potevano essere combinati e permettere ad un allievo la completa esenzione dalla retta annuale. ,A.lcuni organismi erano esplìcitamente citati nelle circolari concorsuali dando alla loro azione una veste semi-ufficiale. Tuttavia è possibile che sul ten-itorio nazionale operassero altre associazioni o fondazioni con fini assistenziali staccate dall'apparato pubblico e con scopi non esclusivamente limitati al campo militare. 11 loro impegno reale è purtroppo difficilmente quantizzabile, giacché era posto in diretta relazione alle disponibilità garantite dal bilancio. Spesso non erano menzionate dalle circolari ministeriali che, probabilmente, le segnalavano solamente quando assicuravano almeno un intervento di sostegno. La discriminante comune era, anche in questo caso, la condizione economica de!!a famiglia, ma spesso venivano previsti anche dei limiti geografici o di casta. Si trattava, quindi, di un'attività settoriale che, non tenendo conto dell'insieme degli ammessi, perseguiva il fine di una specifica tradizione militare. Nel 1895 venne pubblicato il nuovo statuto della fondazione Scipione Buri, operante dal 1856 con lo scopo di sostenere gli allievi degli istituti dell'esercito e, con il nuovo assetto, dell'accademia nava-
(62) Qualora venissero indetti dei concorsi speciali per aspiranti privi dei titoli di studio necessari, la mezza pensione per meriti personali era concessa ai concorrenti classificati nei primi IO posti degli esami d'ammissione e con una media non inferiore ai 16/20.
28
LA FORMAZIONE VEGLI UFflCIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
le<63l. Venivano sovvenzionati integralmente gli studi militari di un numero variabile di giovani, mai inferiore a 4, ma sempre entro la disponibilità finanziaria (&4). Il prefetto, o un impiegato designato, presiedeva il comitato di gestione i cui membri erano eletti, in parti uguali, dall'amministrazione militare, dal consiglio comunale e da quello provinciale. I fondi venivano assegnati dando la precedenza assoluta ai membri della famiglia Buri, indipendentemente dal grado di parentela, poi ai figli dei militari, in servizio o in congedo, degli impiegati militari e, infine, degli impiegati civili. Inoltre almeno metà degli aiuti spettava alle famiglie nobili di Verona, ed in loro assenza a quelle della provincia mentre l'altra metà era riservata ai cittadini e, in subordine, alla provincia senza riguardo alla loro condizione sociale. Lo scopo, in questo caso, era quello di conservare la tradizione nobiliare-militare della città di Verona, lasciando il ceto borghese ai margini delle sovvenzioni. Complessivamente, l'azione della fondazione IiOii si :;co5tava dag!i indirizzi n1it1istcria!i e come questi tcndcvr: a favorire la nascita e/o la conservazione della tradizione militare o il travaso nell'esercito di giovani provenienti da famiglie già legate alla burocrazia dello Stato. Dieci anni dopo la pubblicazione de1la circolare relativa alla Buri venne ri_po11ata l'opera della Vittorio En1anuele II
(65), che aveva lo scopo
generale di sostenere le famiglie di allievi dei collegi militari e degli istituti professionali. Il nuovo organismo era stato istituito dalla Commissione centrale di beneficenza, ma veniva amministrato dalla Cassa di Risparmio di Milano. L'integrazione con la struttura assistenziale pubblica era palesata dai compiti attribuiti alla Segreteria generale del Ministero della guerra, che Joveva raccoglk:re le domande, e dagli uffici di controllo che potevano sindacare sull'importo e la durata dei singoli aiuti. Il limite principale dell'organizzazione fu, ancora una volta, il vincolo geografico di nascita o di domicilio. Lo statuto imponeva di aiutare solamente gli allievi provenienti dalle 13 province centrali
(63) Circolare n. 159, Regio Decreto, che mod//ìca lo s/atuto organico della fondazione di posti gratuiti negli istituti militari disposta dal conte Buri, del 4 luglio 1895. (64) Il patrimonio della fondazione era costituito da titoli del debito pubblico dello Stato, consolidato al 5%, per una rendita annua di lire 6.600. (65) Circolare n. 70, Concorso ad assegni di studio per allievi d'istituii militari, sulla fondazione Vittorio Emanuele li, del I O maggio 1905.
LA FORMAZIONE E Gl.l ALLIEVI DA ADUA ALI.A LIBIA (1895-1910)
29
dell'Italia settentrionale<66), che comprendevano la Lombardia e le limitrofe aree piemontesi e venete. L'assegnazione degli aiuti annuali dipendeva dalla condizione economica, che doveva essere certificata attraverso l'atto di notorietà rilasciato dal sindaco del comune di appartenenza. Oltre a ciò era richiesto l'attestato dell'agente delle imposte, in cui erano specificati i redditi fondiari e/o mobiliari dei genitori e del giovane. La graduatoria era stilata tenendo conto dello stato di necessità e dei risultati nello studio<6 7) . L'importo degli assegni era, normalmente, di un quarto di pensione, ma potevano coprire, al massimo, la metà della retta per un ammontare complessivo, indipendentemente dal numero degli aiuti, non superiore a 6.000 lire. Le circolari concorsuali degli anni 1895-1911 citavano anche altre due fondazioni, senza descriverne le modalità d'azione. La prima, nel 1909C68 >, era la Legato Reccagni che agiva, in modo similare alla Buri, in favore dei giovani bresciani. La seconda, nel 1910<69>, era l'Opera Pia dall'ex-ducato di Parma, che sosteneva gli allievi provenienti da quello Stato pre-unitario. Nell'insieme, le norme relative agli um.:ri generali di mantenimento e alle agevolazioni, pubbliche o private, costituivano il filtro che escludeva di fatto le classi sociali meno agiate. Il meccanismo delle sovvenzioni, quindi, non aveva lo scopo di immettere allievi particolarmente dotati, ma quello di assicurarsi la fedeltà dei futuri ufficiali. Per tale fine, l'effetto dell'inquadramento morale dell'apparato educativo militare poteva essere amplificato da una precedente educazione familiare tradizionalmente fedele allo Stato monarchico. La maggiore parte delle strutture private operava localmente, ponendo in primo piano la provenienza territoriale. Conseguentemente l'aspetto più significativo è rappresentato dall'area in cui erano concentrate che andava dal Piemonte orientale al Veneto occidentale, coprendo l'intera Lombardia. Ai di fuori di queiie zone vi era soiamente l'istituto di Parma che interveniva esclusivamente per i giovani dell'ex-ducato. (66) Si trattava di: Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Mantova, Milano, Novara, Pavia, Rovigo, Sondrio, Treviso, Verona e Vicenza. (67) In primo luogo le condizioni economiche generali e la composizione della famiglia; poi il risultato ottenuto negli esami d'ammissione o di promozione; poi il godimento di altri benefici concessi dall'erario o da altri istituti; infine il periodo di studi che doveva ancora compiere. (68) Circolare n. 146, Ammissioni nella scuola mi/ilare e nella accademia militare, per {'anno scolastico 1909-910, del 5 aprile 1909. (69) Circolare n. 121, Ammissioni nella scuola militare e nella accademia militare, per I 'anno scolaslico 1910-911, del 1° aprile 1910.
30
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL 'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il restante territorio nazionale era, apparentemente, privo di una struttura ufficiale di sostegno agli studi militari parallela a quella ufficiale. Il disinteresse, almeno esteriore, del Ministero suggerisce che quel tipo di iniziative per realizzarsi dovessero partire dai privati poiché l'amministrazione militare, formalmente, non era interessata alla loro diffusione.
1.4 La selezione istituzionale
Il passaggio dagli istituti propedeutici a quelli professionali rappresentava il reclutamento istituzionale della carriera militare. Gli allievi dei collegi godevano di alcune facilitazioni, tra cui il diritto di prelazione per la scuola e di opzione, in caso di parità per l'accademia. La continuità tra i due livelli educativi si rafforzò con la completa equiparazione del titolo di studio militare con quelli civili. In questo modo veniva portato a compimento un lungo e controverso processo di trasformazione iniziato circa un decennio prima con l'adeguamento formale del piano di studi. Dal 1887 era possibile passare dal 5° o 4 ° anno dei collegi, rispettivamente, al 4° o 3° corso della sezione fisico-matematica degli istituti tecniei<10>. La corrispondenza dei programmi venne, però, raggiunta solamente nel!' ottobre del 1894 <71 >. e un mese dopo furono definitivamente soppressi i vecchi istituti militari, lasciando attivi soltanto corsi già iniziati c12 >. La riorganizzazione procedette, nell'anno seguente, con la chiusura definitiva delle sedi di Firenze, Milano e Messina e mantenendo ape11e, provvisoriamente, quelle di Napoli e Roma<73 l. I collegi militari vennero riaperti nel 1897 (74 l, nelle sole sedi di Roma e Napoli <75> e contemporaneamente furono adottati i programmi
(70) R. D . del 26 maggio 1887; recepito dal Regolamento per l'ammissione ai collegi militari, alla scuola militare e a/l'accademia militare, Roma, C. Voghera, 1888, p. 7. (71) R. D. del 19 ottobre 1894. (72) R. D. del 6 novembre 1894. (73) R. D. del 19 settembre 1895. (74) R. D . del 22 luglio 1897. (75) R. D. del 26 agosto 1897.
LA FORMAZIONE EGLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895- 19 10)
31
del corrispondente indirizzo civilel76l. La caratterizzazione "militare" venne definitivamente sancita nel I 899 <77l , con l'attribuzione del ruolo propedeutico per l'ammissione agli istituti professionali dell' esercito e della marina, e la capacità di formare ufficiali di complemento per l'esercito. Questa seconda opportunità era riservata ai diplomati, con almeno 19 anni, che sceglievano una carriera diversa da quella militare<78>. Le materie militari vennero concentrate negli ultimi anni ed avevano lo scopo di plasmare la mentalità dell'allievo. Nel biennio di trapasso da lla vecchia organizzazione alla nuova, 1897-1898, i giovani potevano volontariamente contrarre l'armolamento <79l. Quelli che vi rinunciavano erano esclusi dalle istruzioni militari prescritte per l'abilitazione a sottotenente di complemento e, conseguentemente, non potevano aspirare alla nomina. Gli studi tecnici vennero affiancati, nel 1908 <80>, dal primo anno della sezione liceale, con opzione matematica che, con 3 anni di corso, venne aperta in entrambi gli istituti. Ciò fii accompagnato dalla soppressione del primo anno dell'indirizzo fisico-matematico e dalla complessiva riduzione della permanenza negli istituti propedeutici da 4 a 3 anni. La decisione, probabilmente, fu infl uenzata dall'elevato numero di allievi liceali che affluivano ai corsi professionali. Si sarebbe trattato, quindi, di un adeguamento al percorso scolastico scelto dai ceti medio-alti che, comunque, non si scostava in modo radicale dal corso tecnico. Il riordino dell'ultimo lu stro dell 'Ottocento determinò un più stretto rapporto con le norme d'ammissione previste per gli istituti superiori. In modo particolare l'arco di età venne sensibilmente ristretto
(76) R. D. n. 390 del 13 agosto 1897. Ripreso dalle circolari: n. 174, R. Decreto n. 390 relativo al pareggiamento degli studi dei collegi militari e degli islituti tecnici, del I 3 agosto I 89 7; n. 175, R. Decreto relat ivo alla durata degli studi nei collegi militari e che fissa i limiti di età per essere ammessi, del 13 agosto 1897. (77) R. D. del 26 novembre 1899, riguardante l'approvazione del nuovo regolamento organico delle scuole militari pubblicato nel 1898. Circolare n. 28, Modificazione al regolamenlo p er l'ammissione ai collegi militari, alla scuola mi/ilare e nel 'accademia militare, 9 febbraio 1899; e n. 227, Regolamento organico per le sc110/e mi/ilari, del 21 dicembre 1899. (78) T uttavia, prima di ottenere la promozione dovevano prestare servizio per 4 mesi con il grado di sergente e per la cavalleria superare la visita medica e l' esperimento di equitazione. (79) Dal I 899 divc1mc obbligatorio. (80) R . D. del 28 maggio 1908.
32
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
in modo da consentire il passaggio soltanto agli allievi in grado di conseguire l'arruolamento volontario. La normativa del 1888<81> consentiva l' ammissione di giovani compresi tra gli 11 ed i 14 anni, che comportava l'ingresso a Modena tra i 16 ed i 19. Dal 1897<82> l'età minima divenne 13 anni spostando il passaggio ai 17 anni, ovvero nel momento in cui poteva avvenire il reclutamento. Infine, nel 1908<83> vi fu un ulteriore avanzamento di 1 anno, di fatto annullato dalla contemporanea riduzione degli anni di corso. Le prescrizioni relative l'età (prima parte della tabella n. 1), dal 1897, non riguardavano solamente il primo anno di corso, ma anche i successivi. Il tentativo di trovare un equilibrio ottimale nel numero di allievi presenti in ogni classe portò, inizialmente, all'ammissione ai primi tre anni, a cui si aggiunse il quarto nel biennio 1898-1899. Dal 1900 al 1907 l'accesso venne limitato alle 2 classi inferiori, mentre la riorganizzazione didattica del 1908 impose solo una formale divers ificazione cs·1). Il limite d'età rappresentava una barriera assai duttile, poiché il ministero poteva modificarla d' ufficio qualora non vi fossero state sufficienti domande d 'ammissione. In questi casi l'amministrazione poteva concedere una variazione d i 6-12 mesi, in più o in meno, in modo da incrementare il numero dei concorrenti.
Dal 1903 <85 > la pratica della correzione venne istituzionalizzata consentendo la presentazione della domanda anche agli aspiranti formalmente fuori età, ma entro il limite di soli 6 mesi. Il loro accesso era, comunque, subord inato al numero degli idonei entro i normali parametri<86>. Inoltre il Ministero poteva correggere i requisiti senza aspettare i risultati degli esami in corso, nel caso ravvisasse la possibilità di avere un insufficiente numero di aliievi.
(8 1) Ministero della Guerra, Regolamento p er l 'ammissione a i collegi militari, alla scuola militare e all'accademia militare, C. Voghera, Roma, 1888. (82) Circolare n. 11 2, Ammissione ne i collegi militari p er l 'anno scolastico 1897-1898, del 20 agosto 1897.
(83) Circolare n. 397, Ammissione nei collegi militari per l 'anno scolastico 1908-1909, del I ottobre 1908. (84) Alla 2° e 3" dell ' istituto tecnico e alla t• e 2• del liceo. (85) Ministero della Guerra, Regolamento per l 'ammissione ai colleg i militari, alla scuola militare e a/l'accademia militare, E. Voghera, Roma, 1903. (86) Circolare n. 67, Ammissione nei collegi militari per l 'anno scolastico / 903-1904, del 23 aprile 1903.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895- 1910)
33
Anche le prescrizioni relative all'idoneità fisica erano commisurate a quelle previste per gli istituti professionali. I medici avrebbero dovuto valutare la possibilità dei giovani aspiranti di soddisfare le condizioni per l'arruolamento volontario al compimento del 17° anno. La verifica dell'altezza e dell'ampiezza toracica avvenivano con l'ausilio dello stesso meccanismo matematico impiegato nei concorsi "ordinari". Quelle misure di partenza erano ridotte in ragione dell' età, ma in modo perfettamente compatibile con quelle adottate per giudicare gli aspiranti agli istituti professionali. Gli allievi che non avessero raggiunto lo sviluppo fisico minimo sarebbero stati perentoriamente esclusi dall'accesso alla scuola o all'accademia, pur rimanendo nei collegi sino al completamento degli studi. Un altro punto in comune tra i due meccanismi d'ammissione, erano le prescrizioni generali riguardanti il controllo politico-sociale della famiglia . La documentazione presentava delle lievi differenze dovute alla minore età degli aspiranti, ma il quadro investigativo venne rafforzato con gli stessi tempi ed uguali criteri. L'ultimo punto di contatto era rappresentato dalla selezione economica (prima parte della tabella n. 3), dagli oneri alle agevolazioni, con la sola eccezione degli importi complessivi . I gruppi sociali favoriti erano gli stessi, ma con una maggiore propensione ai ceti medioalti dettata da costi di mantenimento decisamente più elevati. Il riordino degli studi coliegiali fu l'occasione per un ritocco significativo delle pensioni annuali (+12,5%), come della tassa per il rinnovo c riparazione di corredo e vestiario (+25%)C87l. L'incremento, rispetto al periodo 1888-1896, fu del 14,22%. Rappresentava un salto piuttosto consistente con cui, probabilmente, il Ministero cercò di recuperare almeno una parte degli investimenti dovuti all'equiparazione didattica. Le spese di mantenimento vennero nuovamente aumentate nel 1907, semplicemente incrementando del 30% quelle per il vestiario<88>. Il riflesso sull'intero importo fu del 3,22%, ma innalzò l'esborso del primo anno di 1/3, rispetto a quelli successivi, e superò del 9,74%, quello all'anno precedente. L'intervento pesò su tutti gli ammessi, poiché la voce "corredo" era al di fuori di ogni sovvenzione. (87) Circolare n. 177, R. Decreto n. 392, relativo alle spese di pensione e di corredo per gli allievi dei collegi militari, del 13 agosto 1897. (88) Circolare n. 105, cit., del 1907.
34
LA FO!UvlAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Dieci anni prima l'aumento globale dell'onere fisso era stato decisamente superiore (circa 4,5 volte), e riguardava i capitoli che formavano la spesa annuale. Al contrario nel 1907 l'incremento avvenne attraverso una voce che non subiva ritocchi da almeno 20 anni e ricadeva esclusivamente sulla prima rata (+19,74%). La nuova modifica dell'assetto didattico, nel 1908, determinò una lieve correzione dei costi di mantenimento per la riduzione da quattro a tre anni di studio, ma l'unico abbassamento effettivo era riconducibile alla diminuzione dell'onere per l'abbigliamento<89l. Complessivamente, si ebbe una contrazione pari al 25,54% dell'anno precedente e al 23,06% rispetto al periodo 1897-1907. L'unica associazione, ufficialmente riconosciuta, che operò espressamente in favore dei soli allievi collegiali fu l'orfanotrofio militare di Napoli, riportato nella circolare del 1897<90 >. L' istituto stanziò 20.000 lire da suddividere in pensioni intere e mezze pensioni per gli allievi dell'istituto cittEidino<9i ). La co,1cess;onè degli aiuLi avveniva in seguii.o ad un'esplicita domanda e con un ordine stabilito da una precisa graduatoria in cui era tenuto conto delle condizioni finanziarie delle rispettive famiglie. La valutazione delle richieste era effettuata dal consiglio d'amministrazione che procedeva al sorteggio nei casi in cui si fosse verificata una situazione di parità. La prassi d'assegnazione era similare a quella impiegata per le agevolazioni ufficiali e, quindi, favoriva l'emulazione burocratico-militare, pur essendovi alcune norme specifiche che traevano ragione dal fine dell'ente crogantel92>. (89) Circolare n. 188, cit., del 1908. (90) Circolare n. l l 2, cit., del 1897. (91) Circolare n. 120, Concessione di pensioni gratuite e semigratuite, e di assegni di primo corredo deliberate dall'o,fanotrofio militare di Napoli a favore di o,:fi:mi di i!l]ìciali, ammessi nel collegio militare di quella cillà, del 2 sellembre 1897.
(92) Prima degli altri vi erano gli orfani di ufficiali morti in battaglia o in seguito a ferite ivi riportate, oppure che avevano contratto delle malattie mortali durante le campagne belliche. Ad essi seguivano gli orfani di ufficiali mutilati, feriti o decorati per atti di valore, gli orfani di padre e madre e, inlìne, gli orfani senza alcun requisito militare. In ogni caso, la perdita della madre era considerata un titolo di favore particolarmente significativo. Nei casi di una parità delle condizioni generali la sovvenzione era attribuita alle famiglie che avevano maggiore bisogno di sostegno economico; ai tigli di genitori morti da più tempo; ai giovani appartenenti a famiglie che potevano vantare speciali benemerenze per i servigi resi allo Stato o all'orfanotrofio; gli orfani le cui famiglie non godevano di alcuno aiuto.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA umA (1895-1910)
35
Anche il meccanismo di selezione agli istituti propedeutici presentava delle cmTispondenze con quello predisposto per la struttura educativa superiore. In modo particolare la riorganizzazione del 18941897 aveva determinato un ulteriore avvicinamento, che tralasciava solamente la selezione culturale e la definizione dei posti. I collegi militari si ponevano, ovviamente, allo stesso livello della scuola superiore e fino al 1894 venne richiesto un esame d'ammissione. Dal 1897 la graduatoria venne redatta prendendo in considerazione le valutazioni conseguite nella scuola o nella classe inferiore. Le prove vennero reinserite solamente nel 1908<93) e comprendevano uno scritto d'italiano ed un orale di matematica, il cui programma era nei limiti di quelli previsti per il corso precedente a quello a cui aspirava il candidato. La disponibilità di posti non era direttamente collegata .alle necessità del reclutamento, ma rispondeva ad altre considerazioni. Il funzionamento ottimale degli istituti avrebbe potuto costituire da sola una ragion~ st~fficic'ntc, r:--:n. certamente la continuità strutturale rappreseI"?tava, comunque, una delle preoccupazioni di rilievo del Ministero. L'attività complessiva deve essere distinta in due fasi corrispondenti agli anni 1895- l 907 e 1908-1923 (tabella n. 4). La prima corrispose alla riorganizzazione dei collegi conseguente ali'equiparazionc degli studi alle scuole civili, in cui fu attivo il solo indirizzo tecnico. Il periodo successivo si aprì con il riassetto didattico che portò all ' inh·oduzione della sezione liceale affiancate, nel 1913, dall'istituzione dell'indirizzo moderno a Napoli. Anche i posti in concorso (colonna "Ge." della tabella n. 4), sembrano suggerire due periodi distinti, 1na non coineidenti con i te111pi della riorganizzazione didattica. TI primo, compreso tra la riforma ed il 1905, fu caratterizzato da un calo continuo delle ammissioni nonostante i picchi del 1898 e del 1901. Probabilmente fu una conseguenza della chiusura dei due istituti negli anni 1895 e 1896 e di un concorso straordinario per titoli, svolto alla fine del 1897<94 l, i cui vincitori entrarono nei collegi all'inizio dell'anno successivo. Quest'ultimo non
(93) Tra il 1897 cd il 1907 rimase come possibilità a cui l'amministrazione militare non fece mai ricorso. (94) Circolare n. 149, Concorso s/raordinario a titoli per ammissioni al 1°, 2° e 3° anno di corso nei collegi militari, del 27 ottobre I 897.
36
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE l)J MODENA ( 1895-1939)
era che un tentativo estremo di raccogliere il maggiore numero di allievi in modo da completare la disponibilità di ogni corso. Tuttavia non è possibile verificare, attraverso la documentazione ufficiale, se si trattasse di un effettivo incremento dei posti oppure una semplice integrazione numerica per raggiungere il limite desiderato. Le circolari riguardanti i concorsi straordinari non entrarono quasi mai nel merito della decisione presa dall'amministrazione militare oppure, quando lo fecero, fornirono una spiegazione assai sommaria. Già nel 1898 vennero aumentati i posti durante lo svolgimento dello stesso concorso, attraverso l'apertura del II e III corso<95l. Inoltre furono elevati di un anno tutti i limiti d'età, compreso il IV dove la selezione rimase per titoli. Si trattò di una serie di facilitazioni con lo scopo di accrescere il numero delle domande, fino ad allora verosimilmente basso.
II tentativo di ottenere un maggiore numero di adesioni, si spinse fino a permettere un'eccezione alla regolamentazione in vigore. In sintesi, i giovani risultati insufficienti in alcune prove della sessione estiva, potevano usufruire del concorso di ammissione come esame di riparazione. Il concorrente avrebbe dovuto presentarsi nella scuola di provenienza e i risultati sarebbero stati considerati validi per l'accesso ai collegi. L'insufficiente afflusso di aspiranti venne, apparentemente, confermato dalla terza circolare emessa prima dello svolgimento del secondo concorso<96l. La sessione straordinaria di ottobre fu affiancata dagli esami di riparazione di quella ordinaria, e i concorrenti precedentemente bocciati furono riammessi d'ufficio alle prove dove erano risultati insufficienti. Inoltre fu ulteriormente posticipala ia dala limite per la consegna delle domande per il secondo concorso. Le ultime deroghe ebbero, probabilmente, lo scopo di evitare un numero troppo basso di allievi. Inoltre l'amministrazione era, plausibilmente, neH'impossibilità di indire un nuovo concorso eccezionale, simile a quello dell'anno precedente, poiché si sarebbe svolto ad attività scolastica già iniziata.
(95) Circolare n. 125, Esame di ammissione al 2° ed al 3° corso dei collegi militari per l'anno scolastico 1898-99, del 24 giugno 1898.
(96) Circolare 11. 153, Nuovo concorso ed esami di riparazione per/ 'ammissione al I O anno dei collegi militari, del 26 agosto I 898.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
37
Il susseguirsi dei provvedimenti straordinari sottolinea l'imp01tanza del numero, rispetto alla qualità stessa della selezione. Il Ministero sembrava disposto ad ammettere chiunque potesse averne, almeno nominalmente, capacità pur di non scendere sotto un certo quantitativo di allievi . Gli interventi correttivi vennero emanati anche nel 1899<97> e nel 1901 c9 xJ sempre sotto forma di un concorso suppletivo. Nel primo caso si svolse esclusivamente per titoli mentre nel secondo fu ripetuta la prassi ordinaria. Ciò non significa necessariamente che le domande fossero insufficienti o che i vincitori non eguagliassero i posti previsti nei bandi ordinari. Ceitamente, erano insufficienti rispetto alle aspettative ministeriali, tanto da essere aumentati ufficiosamente, al momento delle ammissioni. La disponibilità dei posti continuò a contrarsi nel quadriennio successivo nonostante una momentanea stabilità nei bienni 1902-1903 e 1904-1905. In quest'ultimo periodo il Ministero intervenne in modo meno deciso rispetto agli anni precedenti, limitandosi spesso a ritoccare i limiti d'età piuttosto che indire nuovi concorsi. Dal 1906 iniziò una lieve ripresa della disponibilità di posti, fino a raggiungere, nel 1909, il livello del 1897. L'incremento si verificò nel rispetto dei termini concorsuali, senza l'apertura di sessioni straordinarie e si trattò, quindi, di una sostanziale ripresa che avvenne parallelamente a quella della scuola militare. La riorganizzazione didattica del 1908 non determinò una nuova spinta, ma solamente una ridistribuzione della capacità tra gli indirizzi didattici. Presumibilmente, nel secondo lustro del primo decennio vi fu un'inversione significativa, anche se non radicale, delle tendenze negative degli anni precedenti. L'aumento dei posti in concorso fu certamente l' effetto di una maggiore disponibilità finanziaria del Ministero, ma anche di un nuovo atteggiamento positivo verso la carriera militare.
(97) Circdurc n. 138, Nuovo concorso per l'ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1899-1900, del 7 settembre 1899. (98) Circolare n. 125, Nuovo concorso per /'ammissione nei collegi militari, per l'anno scolastico i 901 -1902, del 22 agosto 190 I.
38
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1 895-1939)
Confrontando le assegnazioni ai due collegi nella fase contrattiva e in quella espansiva, sembra emergere un diverso atteggiamento dell'amministrazione militare. Tra il 1898 ed il 1905 il collegio di Napoli fu sempre numericamente più importante di quello di Roma. Si trattò di una differenza contenuta in alcune decine di allievi che tra il 1900 ed il 1905 si ridusse progressivamente. Il sorpasso si verificò nello stesso anno della ripresa delle ammissioni e divemie definitivo dal 1909. Solamente nel 1907 e nel 1908 venne assegnato ad entrambi gli istituti lo stesso numero di posti. Le ragioni dell'inversione non possono essere attribuite unicamente alla diversa capienza dei due collegi. Probabilmente vi fu una crescente richiesta d'accesso all'istituto romano, forse legata alla continua crescita della burocrazia statale e del presidio militare_ Oppure, o in aggiunta, potrebbero esservi anche ragioni territoriali in contrasto con il contemporaneo processo di meridionalizzazione del corpo ufficiali. Infine va tenuto conto che a quella sede facevano riferimento tutte le regioni centro-settentrionali.
2. Concorsi, concorrenti e vincitori Il rappmto tra il numero di posti in concorso, quello dei concorrenti e, infine, gli an1n1essi consente alcune considerazioni sull'attrazione esercitata dalla carriera militare e sulla selezione iniziale. Agendo su queste tre valvole il Ministero poteva intervenire direttamente sul numero degli allievi senza modificare, di fatto, la struttura d'accesso all'ufficialato. Gli effetti della politica di reclutamento sono visibili nei dati sociali degli ammessi, dalla provenienza geografica all'età media, fino al titolo di studio. 2.1 I posti Il numero dei posti annualmente in concorso veniva stabilito dal Ministero della guen-a che valutava le esigenze, più o meno immediate, dell'esercito. Tra queste vi era certamente anche il bilancio ministeriale, con il quale vi fu una sostanziale co1Tispondenza. In particolare con la contrazione degli anni 1895-1902, seguita dalla crescita nel periodo 1903-191 O. Tuttavia, furono soprattutto i problemi interni al corpo ufficiali a determinarne una maggiore o minore disponibilità negli istituti professionali. Incise negativamente soprattutto il sovraffollamento dei gradi, che determinò l'arenamento di molte cairiere, a cui non fu posto rimedio nemmeno con la legge del 1896 sui limiti d'età.
LA FOIU.IIAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LllllA (1895-1910)
39
La scuola sembrava prestarsi perfettamente ad agire come volano per la regolazione, di massima, del futuro numero di ufficiali. Al contrario, le ammissioni all'accademia rimasero sostanzialmente stabili. Tuttavia oltre alla via "ordinaria" era normalmente possibile accedere al terzo anno, con concorsi riservati agli studenti o ai laureati in ingegneria. La contrazione o l'espansione dei posti nei corsi special i veniva certamente influenzata dall'andamento di quelli ordinari, ma era già sommariamente determinata dalla legge sul reclutamento. Certamente, vi fu un'esigenza complessiva a cui entrambi i cespiti concorrevano. Spesso venne aumentata la disponibilità di uno, per l'insufficiente partecipazione all'altro concorso. La fase altalenante delle ammissioni, evidenziata dall'andamento dei posti in concorso (tabelle n. 5 e n. 6), si protrasse dal 1895 al 1900. Questo periodo corrisponde alla riorganizzazione del meccanismo d' ammissione, nel 1898, che fu contraddistinta da un picco della dispon ib il ità complessiva. Il primo triennio, 1895-1897, era pa1te di una fase più ampia di contrazione e d' instabilità dei posti iniziata nei primi anni novanta. Si trattava sostanzialmente di una riduzione dovuta, probabilmente, ai problemi interni il corpo ufficiali, accentuatisi dopo l'ampliamento dell'esercito, e alla significativa riduzione delle spese militari. La nuova espansione iniziò con il concorso del 1901 e proseguì, gradualmente, fino al picco del 1904. Negli anni successivi, tra il 1905 ed il 1908, si ebbe una relativa stabilità. Prologo ad un'ulteriore crescita nel biennio 1909-1910 che potrebbe essere stata influenzata dalle nuove spinte coloniali. La contrazione strumentale dei posti in concorso emerge dai quadro complessivo degli interventi straordinari del Ministero. Oltre alle circolari correttive, emanate soprattutto per la cavalleria, vennero adottate soluzioni meno appariscenti come l'ammissione in soprannumero di una quantità variabile di concorrenti, senza darvi alcuna pubblicità. La prassi riguardò entrambi gli istituti, ma soprattutto Modena. L'incremento più consistente fu quello della scuola, nel 1895, poiché rispetto ai 120 posti in concorso vennero ammessi tra i 278 ed i 311 concorrenti senza alcuna spiegazione ufficiale. La negativa esperienza africana e/o il conseguente timore di una gue1Ta con una potenza europea, sembrano cause parziali e assai limitate. Probabilmente
40
LA FORMAZIONE DEGLI UfflCIALI NELL'ACCAUEMIA MILITARE DI MOUENA (1895-1939)
l'amministrazione militare volle sfruttare l'elevato afflusso di aspiranti per colmare le lacune degli anni precedenti. L'espediente, completamente al di fuori dal codificato meccanismo delle ammissioni, venne adottato anche nel 1897, ma fu negli anni 1899-1902 che sembrò affermarsi come pratica normale. Gli incrementi furono tutti contenuti al di sotto del 10% e toccarono la punta massima nel 1900, con il 7,89% di allievi in più rispetto al previsto<99>. Le correzioni al termine del concorso ebbero, percentualmente, un peso più significativo all'accademia. In modo particolare nel 1901 (33,33%), e nel 1905 ( 10,59%), mentre nel 1900, 1903 e 1906 furono meno visibili. La sovrammissione sembra in pieno contrasto con la generale sottoammissione, ovvero la tendenza ad ammettere un numero di giovani inferiori al previsto. In modo particolare nel 1898 e nel 1909 la percentuale degli allievi fu, rispettivamente, del 46% e del 23,35% in meno. L ' incongruenza potrebbe essere riconducibile agli effetti selettivi dell'esame c0mplementare. L'assenza <li <lat i precisi confina però questa considerazione al semplice campo delle ipotesi. Il meccanismo delle circolari correttive fu più volte adottato per elevare il numero degli ammessi nella cavalleria, frustrato probabilmente anche dagli elevati oneri di mantenimento. I bandi aggiuntivi erano rivolti, quasi certamente, agli aspiranti borghesi poiché i collegiali avevano, probabilmente, g ià scelto l' indirizzo professionale. Soprattutto nel 1898 il ridotto numero di ammessi, 35 <100> rispetto ai 45 previsti, determinò un primo ampliamento<10 1> di 20l102> posti, previo concorso, a cui ne seguì un altro di 14 (103 > unità. Contemporaneamente venne, "eccezionalmente", elevato il limite d'età a 23 anni in modo da accrescere ulteriormente il numero di aspiranti. Al termine del processo di selezione, gli ammessi (70), sopravanzarono leggermente il numero dei posti complessivamente in concorso (65). (99) I calcoli sono stati falli sui dati degli ammessi contenuti nelle circolari dei vincitori. (100) Di cui 7 provenienti dai collegi militari. (101 ) Circolare n. 163, Nuovo concorso per l'ammissione alla scuola militare di aspiranti all'arma di cavalleria, del 7 ottobre 1898. (102) Circolare n. 183, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare, del 17 novembre 1898. (103) Circolare n. 189, Ammissione d i nuovi allievi alla scuola militare, del 24 novembre 1898.
LA F0Ri\1AZIONE E GU ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895- 1910)
41
L'incremento della disponibilità, in forma più ridotta rispetto alla precedente, venne adottata anche nel quadriennio 1903-1906 e nel 1908<104>. In modo particolare la circolare concorsuale del giugno 1906 cancellò gli effetti restrittivi di quella di maggio, aumentando sensibilmente i posti riservati alla fanteria e alla cavalleria. Nello stesso anno, l'insoddisfacente affluenza di concorrenti per l'arma "nobile" indusse il Ministero a rivedere, ammorbidendoli, anche i requisiti fisici e consentire ai non idonei un nuovo acce1iamento medico< 105 J_ l posti annualmente riservati all'mtiglieria, al genio e alla cavalleria furono sostanzialmente stabili. Tuttavia le tendenze espresse nei diversi periodi furono spesso diverse. Soprattutto nell'ultimo biennio prebellico, 1909-1910, la quota per gli indirizzi dell'accademia crebbe, mentre quella per i cavalieri scese considerevolmente. Le maggiori variazioni interessarono la fanteria che rappresentò sempre la ripartizione più consistente dell'intera disponibilità negli istituti professionali. La crisi delle vocazioni fu particolarmente evidente a Modena tra il 1895 ed il 1900 e soprattutto nel 1897 (minimo assoluto), nel 1899 e nel 1900. Una parziale ripresa si verificò dopo la scissione dei due indirizzi, in particolare dal 1901 iniziò una fase di crescita che si protrasse fino al 1904. Seguì un periodo di stabilità, fino al 1909, mentre nel 1910 vi fu una nuova impennata. L'andamento generale, quindi, non si discosta da quello complessivo e sembra confermare l'accesso alla fanteria come uno degli strumenti di regolazione della consistenza numerica del corpo ufficiali. L'ammissione ai corsi speciali era regolato, indirettamente, dalla legge sul reclutamento, che attribuiva ai sottufficiali 1/3 delle nuove nomine fino al 1897 e 1/4 dal 1898. Quest'indicazione, tuttavia, non costituì un vincolo nella definizione delle possibili ammissioni, piuttosto un indirizzo generale. Il rapporto di legge non doveva essere, necessariamente, rispettato nella fase d'istruz ione dei quadri, ma solamente al momento delle promozioni.
( I 04) Circolare n. 322, A mmissione nella scuola militare e nel 'accademia militare per t 'anno scolastico /908-909, del 8 agosto 1908. ( l 05) Circolare n. 176, Ammissione nella scuota militare e ne Il 'accademia militare p er l 'anno scolastico I 906-1907 - Concessione di un 'altra visita medica ai dichiarati non idonei, del 9 novembre 1906.
42
LA FORMAZIONE DF.Gl.l UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE 01 MOUENA (1895-1939)
II rapporto tra la disponibilità nei corsi ordinari e in quelli special i, evidenzia un generale equilibrio della probabile ripartizione delle possibili nomine tra il 1895 ed il 1908 (grafico n. 1). Nel primo triennio il peso dei sottufficiali scese sensibilmente, passando da una percentuale superiore ai termini di legge ad una inferiore. La contrazione venne determinata esclusivamente dalla riduzione degli "speciali" nelle armi "dotte", particolarmente evidente nel 1897. Al contrario, il rapporto tra i due cespiti nelle armi di linea si mantenne costantemente al di sopra del 2 a 1. L'affollamento dei gradi e la crisi dell'esercito non portarono ad una evidente modifica della relazione esistente, nemmeno dopo l'aggiustamento legislativo del 1898. Nel decennio seguente si ebbero numerose fluttuazioni, ma sempre al di sopra dei limiti previsti. N el biennio 1909-191 O vi fu una variazione significativa del rapporto sottufficiali "ordinari", che scese al di sotto dell' 1 a 3. 11 confronto tra i due gruppi di armi, identificabili con l'accademia e la scuola, evidenzia una correlazione di reclutamento molto diversa. Le ragioni potrebbero, plausibilmente, essere ricondotte agli attributi culturali delle armi "dotte" e al divario piuttosto ampio che, al loro interno, si creava tra i due tipi di ufficiali. Ciò non sarebbe in contrasto con le eventuali ragioni meramente tecniche, legate ai compiti peculiari a cui gli ufficiali "speciali" sarebbero stati chiamati. 11 riequilibrio del 1898 avvicinò il valore alla norma di legge, ma non determinò una sua sostanziale variazione. Soltanto nel 1900, nel 1903 e nel 1906 vi fu un avvicinamento al rapp01to 1 a 3 mentre nel I 908 vi fu una momentanea inversione con la presenza di un numero di sottufficiali superiore alla quota prevista. L'incidenza degli "speciali" rispetto agli "ordinari" nella fanteria era decisamente superiore alle altre anni. Nel periodo 1898-1908 I' equilibrio tra le due componenti fu sempre spostato in favore degli exsottufficiali, mentre si abbassò al di sotto di 1/4 solo nel biennio 19091910. Anche il rapporto tra i cavalieri si aggirò attorno al 25% delle possibili nomine e le oscillazioni annuali, sino al 1908, furono assai più ampie di quelle dei fanti e spesso in controtendenza rispetto a quelle delle altre armi. Nell'insieme, il confronto tra posti previsti per i due cespiti sembra contraddire radicalmente la normativa di fine secolo che tendeva a scaricare sull'anzianità dei sottufficiali i costi della crisi interna all'esercito e, in particolare, dell'affollamento dei gradi. La prassi del
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA Lll:IIA (1895-1910)
43
reclutamento, apparentemente, si differenziò sensibilmente dalla normativa in vigore che tendeva a svecchiare i quadri. Probabilmente, l'effettiva crisi della spinta verso l'ufficialato dei giovani borghesi, indusse a compensare la flessione ricorrendo ai sottufficiali. D'altra parte, come già sottolineato da Del Negroo 06i, l'insieme delle norme emanate nell'ultimo lustro degli anni novanta nei riguardi dell'esercito raggiunsero solo in parte i loro obiettivi. La disponibilità totale di posti nei corsi speciali (tabella n. 7), fu sostanzialmente stabile tra il 1895 ed il 1899 con lievi contrazioni nel 1897 e nel 1900. Nel triennio successivo vi fu una crescita progressiva mentre tra il 1904 ed il 1910 si ebbe un continuo altalenarsi di espansioni e contrazioni. Il vertice delle possibili ammissioni venne toccato nel 1908 con 185 unità, ma già nel 1905 vi era stata una punta lievemente superiore alle 15 O unità. Entrambi i percorsi formativi, pur con diverse accentuazioni, evidcnziar:a ur:~ contr3.zior!e nel 1897 e ne! 1900 con"!e !.?na crescjta nel 1898 e dopo il 1901. Dal 1904 l'andamento delle ammissioni si differenziò considerevolmente, giacché i posti riservati ai sottufficiali furono sottoposti a repentine variazioni. La mancata definizione della disponibilità complessiva nel i 909 e il blocco delle ammissioni dei "contabili" in quello successivo, determinarono una sostanziale inversione della tendenza che aveva p011ato al picco del 1908. L'ultimo biennio si caratterizzò, quindi, come l'unica fase in aperto contrasto con quanto avveniva nei corsi ordinari.
11 Ministero ricorse solamente in due occasioni alla correzione della disponibilità per le singole mmi. 11 primo intervento venne effettuato nel 1906 e rientrava nel quadro delle rettifiche apportate alle restrizioni introdotte dal ministro Majnoni< 107l. I posti crebbero di 18 unità<108>, distribuiti in modo da riequilibrare la presenza delle varie armi e la consistenza dei due indirizzi. Nel complesso vi fo un incremento
(106) Del Negro, La professione militare nel Piemonte costituzionale e nell'ltafia liberale, cit., p. 222.
(I 07) Circolare n. 63, Ammissione di soltlifficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1906-1907, del 9 maggio 1906. (108) Circolare n. 79, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1906-1907, del 13 giugno 1906.
44
LA FORMAZIONE DEGLI UfflClALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- I 939)
del 41,67% per la fanteria (+25 unità), e una riduzione ài 1/3 di quelli amministrativi, mentre la cavalleria (+2), ed il genio (+l) ebbero solo un modesto aggiustamento. L'ultimo ampliamento riguardò soltanto l'artiglieria (+ 10)<109), e la cavalleria (+5)c110), con modifiche emanate separatamente, ma in circolari che prevedevano, contemporaneamente, una correzione dei posti nei corsi ordinari. Si trattava, quindi, di un adeguamento globale del numero di aspiranti ufficiali nelle due anni, che venne ripartito tra i due cespiti del reclutamento. 2.2 La selezione La selettività per i due istituti professionali sembrava rispondere ad esigenze diverse, nonostante fosse regolata da una normativa sostanzialmente comune. Non si trattava soltanto di prassi. Nemmeno di direllivt:, probabiìrntlnle inciJeva a11che i'aiteggiamenèo deiie commissioni, la cui severità era detenninante per stabilire la consistenza del gruppo degli idonei. Tuttavia è possibile solo supporre un rapporto consequenziale tra le necessità oggettive e la fiscalità dei commissari poiché la documentazione non pennette alcuna verifica. I dati sugli esami scritti del 1895 (tabella n . 5), riguardavano soltanto quei concorrenti che aspiravano all'ammissione senza avvalersi di un titolo di studio. In quell'anno pmteciparono alla prova preliminare 285( 111 > giovani dei quali 127 provenivano dai collegi militarir112 > e ì58 dai borghesi e dai militari. L'afflusso, apparentemente piuttosto con-
sistente, potrebbe essere stato determinato dalla consapevolezza dell'imminente modifica della nonnativa. Allo stesso tempo l'atteggiamento dei commissari non sembra essere stato particolarmente esigente.
(I 09) Circolare n. 174, Ammissioni nella scuola e nel! 'accademia militare per l'anno scolastico 1908-909, del 16 maggio 1908.
( 11 O) Circolare n. 322, Ammissione nella scuola militare e ne!{ 'accademia militare per l'anno scolastico 1908-909, del 8 agoslu 1908. (111) I3A.lv1M, Elenco nominativo degli Allievi del 5° corso dei Collegi militari e dei giovani borghesi e militari concorrenli per esami al! 'ammissione ali 'Accademia militare e alla Scuola militare, colf 'indicazione del risultato da essi ottenuto nel/ 'esame del lavoro scritto di Lingua e Lettere italiane, del 1895. Registro degli esami 1888-1905.
(112) Suddivisi in: 39 da Roma, 29 da Firenze, 24 da Napoli, 23 da Milano e 12 da Messina.
LA fORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA ( I 895-191 O)
45
Solamente 57 giovani vennero bocciati, di cui 3 collegiali <113l e 54< 114 l borghesi, mentre gli ammessi con una o più insufficienze furono, rispettivamente, 160 15 > e 36. In quell'anno la precisa applicazione delle clausole d'accesso, ribadite anche nelle note all'elenco dei vincitori, avrebbe determinato l'esclusione di tutti i concorrenti per esami. Gli ammessi per titoli erano sufficienti per coprire totalmente i posti disponibili Cl 16l. Tuttavia tra gli idonei figuravano 35 ammissibili che avevano sostenuto lo scritto(117l, di cui 30 divennero effettivamente allievi a Modena< 118l, 3 a Torino e 2 furono probabilmente scartati nell'ultima visita medica o rinunciarono. Oltre a questi vennero ammessi alla scuola 95 "collegiali", tra i quali erano presenti anche i 3 insufficienti nell'esame preliminare. Dal confronto tra i verbali degli esami e le liste dei vincitori sembra emergere un particolare riguardo nei confronti del percorso istituzionale. Dei 127 che sostennero la prova preliminare, solamente 120 19J furono esclusi o si ritirarono, e tra essi non vi fu alcun bocciato. Infine l'incremento del 156,6% dei posti disponibili venne ottenuto concedendo l'accesso anche ai concorrenti contenuti nella lista dei sostituti, giudicati sufficienti in tutti gli esami. Soprattutto furono recuperati gli aspiranti per titoli, bocciati in una o più prove. Dal 1896 l'assetto degli esami venne modificato radicalmente, ma il numero dei concorrenti alla prova scritta rimase semplicemente indicativo della quantità complessiva di aspiranti. L'introduzione del nuovo meccanismo coincise con un calo significativo dell'affluenza che riprese a crescere nel corso degli anni successivi (colonna degli "Risultati esami scritti" nelle tabelle n. 5 e n. 6).
(I 13) I proveniva dal collegio di Firenze e 2 da quello di Roma. (114) Di cui I con due giudizi negativi e 53 con tutti i giudizi negativi. (I i 5) Dei parzialmente idonei, 4 appartenevano rispettivamente al collegio di Milano, di Firenze e di Napoli, mentre 2 a quello di Roma e di Messina. (116) Circolare n. 130, cit., del 1895. ( 117) li confronto è stato fatto con i nominativi contenuti nella lista degli idonei divulgati con la circolare n. 83, Concorrenti af/'ammissione nella scuola militare, e nell'accademia mi/ilare, che hanno ottenuto l'idoneità nell'esame scritto di lei/ere italiane, del 12 luglio 1895. (118) Di questi 3 provenivano dai sottufficiali, 8 dall'accademia militare di Torino e 2 da quella navale di Livorno. (119) Di· questo piccolo gruppo, solamente 3 erano stati ritenuti parzialmente non idonei, mentre i restanti 9 avevano ottenuto tutti la sutlicicnza.
46
LA FORMAZIONE OEGLT UfFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE
1)1
MODENA (1895-1939)
Nel primo biennio della nuova nonnativa concorsero all'istituto di Torino un numero di candidati superiore a quelli di Modena. Quest'ultimi scesi abbondantemente al di sotto delle cento unità. Il minimo assoluto venne raggiunto nel 1897, mentre l'inversione di tendenza si verificò nel 1898. Il momentaneo sopravanzamento coincise con una nuova prescrizione che, di fatto, restringeva la possibilità di drenaggio degli idonei in eccesso dalla accademia alla scuola. Fino al 1897 gli esclusi da Torino per insufficienza di posti potevano optare per Modena. Così come gli aspiranti respinti nell'esame complementare, venivano normalmente inseriti nella graduatoria della scuola. Dal 1898 ai concorrenti all'accademia trasferibili alla scuola potevano essere assegnati soltanto gli eventuali posti rimasti vacanti. Per questa ragione, probabilmente, un numero consistente di aspiranti preferì concon-ere ove erano maggiori le possibilità d'ammissione, piuttosto che rischiare e poi trovarsi totalmente esclusi . Nonostante la nuova normativa l'accademia continuò ad attrarre un numero crescente di giovani, almeno sino al 1903, mentre la stessa propensione si verificò alla scuola solamente nel triennio 1898-1900. Gli ultimi anni dell'Ottocento furono caratterizzati dal crescente numero di concorrenti, nonostante ii Ministero avesse contratto contemporaneamente i posti nei due istituti. Ciò sembra confe1111are l'influenza negativa sulla disponibilità esercitata dai problemi interni all'esercito e non solo dalla crisi nei rapporti con il mondo borghese. Nel corso del primo decennio del novecento si ebbe un'altalenarsi dei flussi verso i due istituti professionali. Nel 1902 Torino sopravanzò Modena a causa àeiia continua flessione di quest'uhima. La tendenza si invertì nuovamente tra il 1906 ed il 191 O per la contrazione all'accademia (fino al 1907), e l'aumento delle domande per la scuola. L'afflusso dei concorrenti, come emerge dalla relazione del 1907 della commissione d'inchiesta sull'amministrazione dell'esercito, era un fattore imp01tante nella detenninazione dei posti negli istituti professionali . li rapporto tra il numero di aspiranti ammessi allo scritto e la disponibilità di posti (grafico n. 2), rappresenta l'estensione del gruppo su cui avveniva la selezione. Probabilmente il Ministero prestava attenzione soprattutto al variare di questo equilibrio per esercitare una selezione, quanto meno, nominale.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
47
Nel quadriennio J 899-1902 i concorrenti per la scuola eccedettero i posti disponibili. I dati farebbero supporre si sia trattato, verosimilmente, di un fatto eccezionale, mentre poteva essere la normalità per l'accademia. La disponibilità presso l' istituto di Modena aumentò, quindi, sempre in proporzione maggiore della richiesta d'accesso e allo stesso tempo si verificò un progressivo abbassamento della selettività culturale. L'impennata dell'accademia, tra il 1898 ed il 1901, corrispose ad una fase positiva di crescita degli aspiranti e, di contrazione dei posti. Il seguente, lento, ampliamento dei corsi torinesi avvenne in una fase di relativa stabilità degli aspiranti e produsse la parallela flessione negli anni 1902-1910. Confrontando i dati dei due istituti si vede come il rapporto concorrenti-posti a Torino fosse sempre almeno il doppio di quello di Modena, tranne nel triennio 1898-1901. L'accademia esercitò, quindi, una maggiore attrazione che può essere ricondotta solo in parte al fascino della tradizione, all'iconografia e agli stereotipi legati alle diverse armi. Le prospettive di carriera influirono, certamente, sulla scelta della via torinese come primo obbiettivo nel percorso verso l'ufficialato. Inoltre la maggiore disponibilità di Modena rendeva molto probabile il trasferimento alla scuola non solo degli idonei in eccesso, ma anche di quelli respinti nel solo esame complementare. Ottenuta, da parte del Ministero, l'ammissione al concorso gli aspiranti ufficiali dovevano affrontare le prove d'esame_ Il confronto tra i concorrenti per i 2 istituti evidenzia una percentuale di successo tra gli aspiranti all 'accademia superiore a quella della scuola, con la sola eccezione del 1903, 1906 e 1909. Dai verbaii dciie commissioni esaminatrici c120) risulta che oltre 3/4 dell'intero gruppo dei concorrenti del periodo 1895-1910 riuscì a s uperare gli scritti (colonne "Risultati degli esami scritti" delle tabelle n. 5 e n. 6). L'elevato numero degli idonei potrebbe essere stato favorito da diversi fattori concomitanti, tra le quali l'effettiva preparazione e la presenza di commissari poco esigenti. Ancora una volta non è possibile determinare l'esistenza di pressioni da paite del Ministero e quindi stabilire un legame diretto tra esigenze dell'amministrazione militare e risultati degli esami. Il continuo abbassamento delle barriere
(120) Conservati nella 13AMM.
48
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CJALI NELL'ACCADEMIA MIU TARE DI MODENA (1895-1939)
culturali e i commenti della commissione d'inchiesta, pubblicati nel 1909, lasciano supporre l'intersecarsi di ragioni legate alle capacità degli aspiranti e alle necessità spicciole dell'apparato militare. Confrontando le percentuali degli idonei con i posti in concorso e il numero dei concorrenti, emergono poche corrispondenze. Tra gli anni apparentemente più selettivi per l'istituto di Modena, solamente il 1900 vide una forte contrazione della disponibilità, ma non degli aspiranti. In questa occasione la scuola militare ebbe il proprio picco assoluto nel rapporto concorrenti-posti e, quindi, la migliore occasione per una effettiva selezione degli aspiranti. Nel 1896 e nel 1904 superarono la fase selettiva una percentuale più ridotta di giovani proprio in corrispondenza dei due picchi nella disponibilità. Contemporaneamente la loro relazione era in fase discendente e, comunque, inferiore alla parità. La concordanza tra le due variabili si verificò soltanto nel 1903 e nel 1909. In quest'ultimo anno s; ebbe anche una fase Ji cresd ia dei concorrenti ed Lina sostanz ialt: stabilità del rapporto tra questi e i posti, mentre nel 1906 diminuirono e gl i aspiranti rimasero stabili . Le percentuali degli idonei all'accademia ebbero un andamento tendenz ialmente crescente. Contrariamente alla scuola, non vi furono relazioni particolarmente significative con concorrenti e posti. I picchi verificatisi nel 1896, 1902, 1907 e 1909 non sembrano avere avuto una pmticolare rilevanza, poiché si verificarono all'interno delle ten denze di crescita o contrazione. Il vero ostacolo per l'accesso all'istituto di Torino era rappresentato dall' esame complementare che, generalmente, bloccava più della metà dei concorrenti che avevano superato gli scritti c121 ). Nei periodi 1898-1901 e 1908-1910 vi fu una tendenza diversa, nonostante quanto suggerito dai valori percentuali. Il primo quadriennio comprende sia gli anni in cui fu prevista una maggiore quantità di posti ( 1898 e 1899), sia quelli caratterizzati dal la forte flessione nelle ammissioni (con il minimo assoluto nel 1901). Il secondo copre gli anni prebellici
(121) li numero degli idonei è stato tratto dalle circolari dei vincitori pubblicate nel Giornale Militare, tenendo conto solamente dei borghesi ammessi, indipendentemente dalla riserva o meno di presentare la licenza superiore.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
49
in cui l'accesso ebbe un forte incremento. In particolare l'elevata percentuale del 1909 corrispose al primo concorso con una disponibilità ampiamente superiore alle cento unità. I diversi passaggi degli esami d'ammissione sembrano suggerire w1a sostanziale differenziazione dei momenti selettivi. Per la scuola il nodo principale era costituito dagli scritti, mentre per l'accademia era, certamente, l'orale di matematica. La percentuale dei concorrenti che superavano gli orali si discostò solo leggermente da quello dei partecipanti alla selezione. I periodi in cui si verificò il maggiore livello di vincitori, con valori superiori il 50%, furono ancora una volta il quadriennio tra i due secoli e gli anni 1906-1910. Gli aspiranti che superavano le prove d'esame rappresentavano la componente principale del gruppo dei vincitori dei concorsi. Ad essi andavano sommati, nel primo decennio del Novecento, gli allievi dei collegi militari ammessi diicttamente alla scuola (colonne "Vincitori" delle tabelle n. 5 e n. 6). Il rapporto vincitori-posti in concorso (grafico n. 3), sembra connotare la previsione iniziale del Ministero come un semplice punto di riferimento e non il limite assoluto delle ammissioni. L'ultima visita medica concludeva il processo d'ammissione, ma non si configurava come lo strumento per eliminare gli eventuali scompensi tra le previsioni iniziali di allievi ed il risultato delle selezioni. Il numero degli ammissibili non ebbe un andamento regolare, ma subì delle variazioni più o meno repentine. La piena parità si verificò solamente nel triennio 1903-1905 per la cavalleria e nel 1908 per Paccadetnia. Gli sposta1nenti minirni (±0,05), furono pochi e 1;:n~tati al periodo 1908-19 I O per l'accademia e al 1909 per la fanteria. Gli aspiranti cavalieri superarono abbondantemente i posti disponibili nel 1902 e nel 191 O, con oltre 2 vincitori per posto. Negli altri anni non scesero mai al di sotto del rapporto 1:1 tra la previsione e i giovani effettivamente ammessi, ma con un andamento altalenante favorito, o determinato, dai ripetuti interventi speciali per incrementare il numero degli allìevi. L'accesso all'accademia presenta due periodi distinti. Tra il 1895 ed il 1899 il rapporto vincitori/posti fu inferiore alla soglia prevista dal Ministero, mentre dal 1900 iniziò una nuova fase caratterizzata da
50
LA FORlvlAZlONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MI LIT ARE DI MODENA ( 1895- I939)
valori maggiori dell'equilibrio assoluto, però mai superiori al 2: 1. Solamente nel 191 O, alla vigilia del conflitto con la Turchia, il numero degli idonei scese sotto la disponibilità iniziale. Il soprannumero si riversò, almeno in parte, nella scuola militare che incrementò, anche in questo modo, gli allievi. Ciò parrebbe confermare la strategia di fondo seguita da molti concorrenti e suggerita dalla valutazione degli aspiranti ai due istituti. I vincitori per la fanteria ebbero un andamento complessivo suddivisibile in tre fasi distinte. Negli anni 1895-1898 vi furono continue variazioni, positive e negative, che suggerivano un sostanziale irrigidimento della barriera selettiva. Immediatamente dopo, tra il 1899 ed il 1903, si ebbe un allineamento con la tendenza espressa dall'accademia e dalla cavalleria. Infine dal 1904 il rapporto scese al d i sotto della parità, con la sola eccezione del l 909 (0,99 vincitori-posti). Un'indicazione della facilità intrinseca alle prove d'esame sembra emergere dai quadri degli ammessi con riserva, contenuti nelle circolari di vincitori_ Questi concorrenti erano stati ritenuti idonei, ma non avevano ottenuto la licenza superiore poiché dovevano ancora superare l'esame di riparazione. Ne consegue che una parte consistente dei concorrenti o, quanto meno, dei vincitori era priva del diploma superiore ( colonna "Vincitori-riserve" delle tabelle n. 5 e n. 6). Costoro non avevano superato completamente l'iter scolastico, ma erano riusciti negli esami per gli istituti militari. Il loro numero era superiore a quello dei licenziati tra gli aspiranti alla fanteria, mentre nell'accademia costituivano poco meno di ì/6 del totale degli idonei. Questa differenza potrebbe essere ricondotta alla difficoltà intrinseca al sistema d'ammissione e, induttivamente, alla più approfondita preparazione richiesta dalle prove per le armi dotte. Da ciò si può desumere che la selezione per l'accademia non solo poté contare, quasi sempre, su un numero di aspiranti maggiore dei posti disponibili, ma anche su una qualità superiore dei concorrenti. L'incidenza percentuale dei non diplomati raggiunse il vertice assoluto nel 1908, rappresentando il 76,51 % dei vincitori. Questi si concentrarono soprattutto nella fanteria (111, 96%), grazie alla sanatoria
LA l'ORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
51
degli esami scritti che ripescò 1O concorrenti già bocciati(l 22>. La loro presenza nella scuola crebbe considerevolmente tra il 1899 ed il 1902 e in modo particolare passarono da poco meno del 40% del primo biennio, al 77,39% e 1'89,39% nel seguente. Contemporaneamente nell'accademia, scesero progressivamente dal 16,42% del 1900 al 10,81 % del 1902. Questa contrapposizione coincise con il momento di contrazione dei posti e con una complessiva tendenza alla crescita degli aspiranti. Probabilmente, ottenuto grazie all'apertura dei concorsi ai giovani che non avevano conseguito il diploma nella sessione ordinaria. Negli anni successivi il valore percentuale delle " riserve" crebbe lentamente a Torino, dove ebbe due picchi uno nel 1908, con il 50%, e l'altro nel 1910, con il 31 ,71%. Questi rappresentano due eccezioni in un processo di lenta, ma continua, contrazione dei giovani privi di titolo di studio, sempre in numero inferiore ad 1/5 dei vincitori. A l contrario a Modena vi fu un andamento assai altalenante per tutto il pei·iodo 1903-1910. Nel quinquennio 1903-1907 emersero due tendenze completamente distinte. La percentuale dei non diplomati scese lentamente nella fanteria, mentre nella cavalleria si verificò un crollo nel 1903 ed un ' impennata nell'anno immediatamente successivo. L' andamento, apparentemente anomalo, potrebbe essere stato determinato dagli interventi per sostenere le ammissioni di cavai ieri a cui si sarebbe aggiunto, nel 1904, la crescita dei posti per tamponare il contemporaneo calo di ammessi tra i sottufficialiC 123>. Le forti percentuali dei non diplomati nel 1908 e nel 1910 erano, probabilmente, imputabili ai recuperi decisi dal Ministero per il ridotto numero di idonei negli esami <121i. In questo modo il gruppo degli a spi-
(122) Senza la sanatoria la percentua le dei non diplomali scendeva al 14,58%. Allo stesso modo nel I91 O, la percentuale annuale sarebbe stata del 21,95%. Escludendo completamente questi interventi il valore complessivo scenderebbe al 12,67% con una media annuale del 14,92% di idonei privi di licenza. (123) Circolare n. 150, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 18 ottobre 1904. (124) Senza la sanatoria la percentuale dei non diplomali sarebbe stata del 71,74% nel 1908 e al 70,59% nel 1910. Quindi i non diplomati nella fanteria scendevano al 55,51% mentre il dato complessivo si abbassava al 48,84%. Le medie annuali risultavano comunque superiori alla metà dei vincitori con il 68,38% nella fanteria cd il 59,81% sul totale degli allievi.
52
Li\ FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M !LITARE DI MODENA ( 1&95-1939)
ranti senza licenza, ma ritenuti idonei, saliva al 39,76%, nel primo anno, e al 20,85%, nel successivo. La sanatoria riguardò anche concorrenti che erano già in possesso del diploma, ma erano stati giudicati insufficienti in almeno una delle prove. Questi furono inseriti in una graduatoria separata e sarebbero stati ammessi dopo i vincitori con riserva e dopo le "riserve". Quindi avrebbero avuto accesso agli istituti militari solamente se tutti gli altri fossero stati scartati nella visita medica o avessero fallito gli ,esami di riparazione. Contrariamente a quanto prospettato dai bandi concorsuali il numero degli ammessi (colonna "Ammessi" delle tabelle n. 5 e n. 6), non corrispose mai a quello dei posti inizialmente disponibili. La generale crisi della spinta verso l'ufficialato sembra essere stata, per taluni aspetti, una conseguenza della riduzione dei posti voluta dal Ministero che, probabilmente, scoraggiò una parte degli aspiranti.
Tra il 1895 ed i1 1898 vi fu una generale contrazione& Probabilmente, pesò sia l'andamento variabile dei concoITenti, che riprese a salire nel 1898, sia la disponibilità, scesa significativamente al minimo nel 1897. Nel quadriennio successivo, tra il 1899 ed il 1902, vi fu una so1ta di consolidamento con valori leggermente superiori all'unità, nonostante il ridotto numero di ammessi (il cui minimo assoluto fu nel 1900), e la sostanziale stabilizzazione dei concorrenti. Dal 1903 iniziò una fase di contrazione degli ammessi rispetto ai posti, parallela, ma non proporzionale, alla riduzione del loro numero. Una momentanea ripresa si ebbe nel 1909, in concomitanza dell'incremento della disponibiìità prevista dai Ministero. Il primo decennio del Novecento fu caratterizzato da una fase di crisi delle ammissioni che emerge prendendo in esame il trentennio tra i "corsi accelerati" degli anni 1879-1882 e la guerra libica<125>. La flessione più significativa fu proprio tra il 1896 ed il 1908<126>, mentre solamente nel biennio 1909-1910 vi fu una definitiva ripresa.
(125) Per tutti l'annuario del 1940. (126) Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complemento nell'esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, cit., p. 275, pom: in evidenza come il periodo 1895-1910 sia stato contrassegnato da una profonda contrazione del reclutamento degli utliciali, soprattutto in seguito all'ampio incremento avuto negli anni 1876-1894. La causa principale fu il
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA {1895-1910)
53
Dal 1882 al 1910 la media degli allievi fu lievemente superiore alle 300 unità, con un picco di 660 nel 1883 ed uno di 4 I6 allìevi nel 1892(127>_ Nel periodo con-ispondente alla contrazione della disponibilità dei posti (1896-1901), vi fu una flessione del dato medio, al di sotto delle 200 unità. Ciò costituiva il secondo minimo assoluto dell'attività dell'istituto, di poco superiore a quello degli anni 18681871 quando i corsi non toccarono mai le 100 presenze. La fase critica non venne superata nel 1902, quando il Ministero riprese l'espansione, ma nel l 909. Soltanto da quel momento il numero degli allievi superò la media complessiva del periodo segnando il ritorno della scuola alla piena attività formativa. La selezione dei sottufficiali non aveva alcun punto in comune con quella degli aspiranti ai corsi "ordinari". Ciò nonostante i risultati dei diversi processi selettivi dovevano essere sostanzialmente paralleli e complementari per soddisfare le necessità istituzionali del reclutamento degii ufficiaii. La verifica dei risultati è, in parte, complicata dalle numerose modifiche apportate alla distribuzione dei posti tra sottufficiali diplomati e quelli privi di titolo di studio. Fino al 1899 solo il 50% della disponibilità era riservata ai possessori di una licenza superiore e, in caso d'eccedenza, tutti dovevano affrontare gli esami. La regolamentazione del 1900 attribuì la precedenza assoluta ai conc01Tenti che avevano seguito un regolare corso scolastico, valido per l'ammissione ai corsi "ordinari". lnfine nel 1901 la licenza superiore consentì semplicemente di superare, automaticamente, il preliminare scritto e di sostenere direttamente gii oraii. Dal confronto tra gli ammessi al concorso, i vincitori e gli allievi, sembra emergere un sostanziale irrigidimento dei criteri selettivi (grafico n. 4), che caratterizzò tutto il sedicennio prebellico. Il rapporto
segue nota: fortissimo rallentamento delle carriere, particolarmente evidente negli anni attomo il 1900, superato soltanto con la lunga fase bellica iniziata nel 1911. (127) Le altre punte al di sopra delle 400 unità furono il 1882 con 562 ailievi, il 1884 con 430 allievi e il 1886 con 435 allievi. Questi forti incrementi dell'immissione di aliievi all'istituto modenese, coincidono con la stipula della triplice alleanza e la successiva costituzione di due nuovi corpi d'annata oltre che con le spinte coloniali.
54
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
"concorrenti allo scritto/posti" si contrasse repentinamente tra il 1897 ed il 1898, scendendo al di sotto del I: I nel 1900. La momentanea crescita dell'anno successivo fu seguita da una continua flessione, interrotta da parziali riprese. Le correzioni apportate alla normativa sul titolo di studio coincisero con la massima riduzione degli aspiranti seguita da una piccola crescita. Allo stesso modo l'ultimo riordino tecnico determinò una momentanea, sostanziale, stabilizzazione dei concorrenti rotta già nel 1908. Tra il 1905 ed il 1910 l'amministrazione militare poté agire direttamente sul numero dei candidati, espandendolo o ampliandolo, attraverso le commissioni dei diversi corpi. La difficoltà della prova scritta fu sempre assai bassa e sembrerebbe trascurabile nel 1898, nel 1903, e nel triennio 1905-1907. Il passaggio selettivo, quindi, era rappresentato dagli esami orali che produssero spesso un radicale abbassamento del rapporto idonei/posti, spostando i'equiiibrio aì òi sotto deiia parità. La selezione veniva completata, probabilmente, dal Ministero che verificava la lista dei vincitori prima di pubblicare la circolare degli ammissibili, per poi approvare definitivamente l'elenco degli ammessi. In questo modo il numero degli allievi fu spesso modificato e i risultati degli esami vennero sensibilmente alterati. Nel triennio l 8951897 gli idonei crebbero cl 'ufficio sino al di sopra della parità. Al contrario tra il 1898 cd il 191 O gli interventi ebbero sempre un carattere restrittivo anche se ciò, spesso, comportò la riduzione del rapporto al di sotto del 1:1.
2.3 Gli ammessi I risultati effettivi della selezione emergono dall'analisi dei registri degli allievi, conservati nella biblioteca dell'accademia militare di Modena <128>, insieme a dati quali l'età media e il titolo di studio, ma anche l'attività precedente e la provenienza geografica. II numero de-
(128) L'indagine non è stata estesa agli allievi dell'accademia di Torino perché i registri, a lutl'oggi, non sono visibili a causa dei lunghissimi lavori di restauro della biblioteca che ne hanno bloccalo la funzione essenziale.
LAFOM!AZTONE E GLI ALLIEVI DA ADUAALLA L!Il!A (1895-1910)
55
gli ammessi presente nei registri dei corsi era leggermente superiore a quello riportato nelle Memorie Storiche (colonna "Allievi" della tabella n. 5). Pmtroppo non è stato possibile approfondire le ragioni di queste, ed altre, discrepm1ze che potrebbero essere dovute ad una diversa interpretazione. Le due fonti provengono dal medesimo istituto, ma da uffici distinti che, probabilmente, tennero in diverso conto alcune variabili quali, ad esempio, gli allievi dimessi nel corso dell 'anno, gli stranieri e i nati all'estero.
2.3. l L'età media L'età l 129l degli allievi era una conseguenza diretta dei limiti stabiliti dalla normativa d'accesso, che dal 1897 lasciava supporre una media di 19 anni e mezzo. L'incremento medio di 18 mesi rappresentava un significativo invecchiamento rispetto agli anni precedenti, poiché sino al l 896 era ipotizzabile l'ammissione ai primo anno <li giovani diciottenni e al secondo di diciannovenni. Le ripetute deroghe tuttavia alterarono lievemente la media postulabile dalle norme, pur modificate in pili o in meno di soli 6-12 mesi. Il numero delle eccezioni fu, comunque, assai contenuto e riguardò solamente l' l,15% del totale dei nuovi ammessi, raggruppati nel periodo 1895-1897 (4,39%), mentre scesero repentinamente dopo il 1898 (0,49% nel periodo 1895-1910). Gli allievi al di fuori dei limiti istituzionali erano in grande parte più giovani (0,81 %), presenti soprattutto nel primo triennio (4,02%). Si trattò, probabilmente, di una conseguenza della vecchia normativa d'ammissione ai collegi che consentiva il passaggio negli istituti professionali in età molto precoce. Infatti, negli anni 1898-1910 il rapp0110 tra i due gruppi di allievi oltre i limiti d'età si ribaltò in favore di quelli più anziani (0,34%), mentre i più giovani scesero drasticamente (0,08%).
{129) Il gruppo preso in esame è quello degli allievi di nazionalità italiana, nati in territorio metropolitano o all'estero, selezionati annualmente in base alla data di ammissione. Sono, quindi, stati esclusi i ripetenti, gli stranieri e quelli la cui scheda non riportava la data di nascita.
56
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'età media dei nuovi allievi dell'intero periodo 1895-1910 fu pari a 19 anni e 3 mesi, ponendosi ad un livello leggermente inferiore a quello presumibile. Nel primo trie1mio, tra il 1895 ed il 1897, gli ammessi avevano un'età media piuttosto bassa (18 anni e 7/8 mesi), mentre nel periodo successivo salì di quasi un anno (19 anni e 4/5 mesì). Nei paralleli corsi speciali l'anzianità media era, complessivamente, maggiore (23 anni e poco più di 5 mesi). Vi fu, comunque, la significativa differenza di un anno tra l'indirizzo dei "combattenti" (22 anni e poco più di 11 mesi), e quello degli "amministrativi" (23 anni e poco più di 11 mesi).
Il limite massimo d'età venne superato in una sola occasione, nel 1906, da parte di un aspirante "aimninistrativo". Allo stesso modo vi furono soltanto 4 allievi con un'età inferiore ai 20 anni e tre di questi (2 di 19 anni ed 1 di 18), tra i "combattenti". Questi ultimi, verosimilmente, avrebbero potuto provenire dai corsi propedeutici ed avere scelto la via interna per ragioni economiche. Il confronto tra le età medie dei due cespiti dell'ufficialato evidenzia un'altra profonda differenza nella condizione di partenza delle diverse can·iere. Gli ex-sottufficiali sarebbero giunti alla nomina in un'età relativamente avanzata che, in ragione della legge del 1896, avrebbe potuto essere determinante per le promozioni nei gradi medio-alti.
2.3.2 Il titolo di studio L'insieme dei titoli di studio posseduti costituisce il risultato della selezione culturale operata daìl' amministrazione miìitare. Ai contrario, non è possibile ritenere che rappresenti, in linea generale, una sorta di gerarchizzazione dei diplomi favoriti dalla selezione. Solamente una piccola parte dei giovani, tra i 18 e i 20 anni, venne registrata con l'indicazione degli anni di frequenza universitaria, sottolineando di fatto che non avevano completato quegli studi c130>. La loro presenza fu particolannente elevata nel 1895, mentre già l'anno successivo ebbero un crollo, per poi riapparire momentaneamente nel
(130) L'indicazione del corso di laurea era completata dall'anno di frequenza.
LA FORMAZIONE E GLT ALLIEV! DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-191 O)
57
1911. Questo sporadico flusso potrebbe avere delle ragioni formali più che sociali. Legate alla riorganizzazione del meccanismo di selezione e alla prassi di registrazione che, forse, teneva conto del titolo di studio acquisito piuttosto che del livello d'istruzione raggiunto. L'eccezione del 1911, quindi, potrebbe essere stato un semplice e momentaneo errore di trascrizione dovuto all'addetto. Va tenuto conto che il processo formativo era, approssimativamente, posto in alternativa a quello universitario. Dai registri emerge un secondo accorpamento costituito dagli ammessi per "esami" che potevano essere plausibili solo fino al 1895. La riorganizzazione del meccanismo di selezione, aveva cancellato totalmente questa opportunità. Al contrario la loro presenza, per quanto contenuta, fu costante fino al 191 O e, probabilmente, fu dovuta ad un uso diverso di quella indicazione. La registrazione presso la scuola, verosimilmente, veniva fatta sulla base delle dichiarazioni degli allievi e senza l'ausilio della documentazione consegnata con la domanda iniziale. L'indicazione generica potrebbe essere stata impiegata, a partire dal 1896, anche per gli allievi che all'atto dell'ammissione non fornivano sufficienti indicazioni all'identificazione. Probabilmente, vennero raccolti in essa anche gli ex-allievi dei collegi, nonostante il loro titolo fosse completamente equiparato. Tuttavia, confrontando l'andamento complessivo del gruppo, compresi i trasferimenti da Torino e Livorno, emerge, comunque, una parte di ammessi apparentemente privi di licenza superiore, almeno nel I 897. Se ciò avvenne si trattò di deroghe eccezionali, che non figurarono nelle circolari ufficiali in cui, al contrario, già nel 1895 si era sottolineato la formale esclusione dei conco1Tenti per esami. Tra i collegiali vi erano anche alcuni borghesi e ufficiali di complemento che avevano scelto la carriera militare qualche tempo dopo il loro licenziamento. L'entità del gruppo scese progressivamente per lariduzione numerica degli istituti preparatori e, conseguentemente, per la contrazione delle ammissioni, ma anche perché buona parte di loro preferì concorrere per le altre accademie militari, in particolare quella di Torino. In definitiva, tra il 1895 ed il 1900 vi fu un radicale spostamento della provenienza scolastica in favore delle scuole borghesi. La presenza di collegiali si stabilizzò tra il 1900 ed il 191 O con due soli accenni di crescita nel 1906 e 1909. Il primo periodo sembrerebbe con-ispondere
58
LA fORMAZIONE DEGLI Ufl'IC!AU NHL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
alla fase di massima contrazione della disponibilità negli istituti inferiori mentre quelli ammessi durante la successiva spinta espansiva fluirono nella scuola e nell'accademia solamente dopo il 1910. I titoli di studio più diffusi erano la licenza liceale (circa 3/5), e quella tecnica (poco meno di 1/5). Nell'insieme rappresentarono poco più di 3/4 degli allievi (77,44%), ma ebbero una considerevole crescita nel corso del primo decennio del Novecento. Nel periodo 1895-1902 appartenevano poco meno di 2/3 degli allievi (65,68%), mentre in quello successivo, tra il 1903 ed il 1910, passarono al 86,73%. La netta separazione tra i due gruppi iniziò dal 1898 con il flusso tendenzialmente crescente di liceali e quello momentaneamente calante dei tecnici. La percentuale dei primi raddoppiò, passando da circa il 30% nel 1897 a quasi il 60% nel 1898, per poi crescere sino a rappresentare circa 7/10 dei nuovi ammessi tra il 1900 ed il 1905. Solamente dal 1906 vi fu un parziale riequilibrio delle due componenti, ma senza arrivare ad una ripartizione paritaria. La crescita degli studi cla ssici ebbe un andamento sostanzialmente opposto non tanto ai diplomi tecnici, quanto alla presenza di quelli collegiali. Tuttavia tra il principale titolo civile e quello militare non vi fu un rapporto diretto. L'afflusso dei giovani in possesso delle licenze scolastiche era influenzato dal crescente sviluppo economico degli anni tra il 1896 ed il 1913, e risentì solo marginalmente delle necessità interne all'amministrazione militare. Tra la fine del secolo e la guerra mondiale, evidenzia Marzio Barbagli, la percentuale di iscritti ai licei scese sensibilmente, quella degli istit11ti tecnici salì considerevolrnente( 13 1l. Al contrario nella scuola militare crebbe !a presenza dei "liceali", mentre quella dei "tecnici" ebbe un incremento assai contenuto.
Probabilmente, la licenza tecnica consentiva un più facile inserimento nel mercato del lavoro in una fase di espansione, mentre il diploma liceale, legato soprattutto alle carriere impiegatizie, non permetteva di accedere agli sbocchi più strettamente connessi allo sviluppo industriale. L'impiego pubblico, compresa la carriera militare, rimase per questi giovani un'alternativa interessante rispetto ad un settore privato che concedeva loro poco spazio.
(131) Marzio Barbagli, Disoccupazione inte /le1tua/e e sistema scolastico in Italia (18591973), Bologna, li Mulino, 1974, p. 131.
LA FORJ\11\Z!ONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LTI31A (1895-1910)
59
Nel rapporto tra i titoli di studio, la preminenza degli allievi " liceali" rispetto ai "tecnici" si inseriva, quindi, nel quadro più generale dell'istruzione nazionale dell'ultimo ventennio prima del conflitto mondiale e dello sviluppo economico di quegli anni. L'assenza di laureati potrebbe essere riconducibile al livello didattico dell'istituto di Modena e all'assenza di qualsiasi facilitazione ad essi riconosciuta. La carriera militare subiva la fortissima concorrenza delle nuove professioni che, spesso, erano decisamente più remunerative anche di quelle classicamente liberali e legate agli studi universitari. La presenza dei diplomati nei corsi speciali confermava solo parzialmente le tendenze presenti tra gli "ordinari", poiché il titolo di studio venne riportato solamente sino al 1900. Complessivamente, circa 4/5 degli allievi non possedeva una licenza superiore mentre i "liceali" furono il 10,59% ed i "tecnici" il 10,22%. La presenza dei "collegiali" era ridotta allo 0,18%, e concentrata nel solo 1900, mentre dall'università affluì lo O, 73% degli ammessi. I diplomati erano concentrati soprattutto nel biennio 1895-1896, mentre nel triennio 1897-1899 subirono un calo seguito da una con sistente espansione nel 1900. Quest'ultimo corso costituì una momentanea eccezione dovuta alla modifica della normativa d'ammissione, che favorì palesemente i titoli di studio (59,78% degli allievi). In definitiva il quadro emerso dagli allievi "speciali" ripropose sostanzialmente quello degli "ordinari". Le uniche differenziazioni visibili furono, probabilmente, conseguenti la 1101111ativa d'accesso che prestava poca attenzione al livello scolastico dei sottufficiali.
2.3.3 L'attività precedente<132 > L'attività svolta prima di accedere alla scuola aveva solamente un valore indicativo< 133> sebbene, probabilmente, pennettesse di distinguere tra quanti avessero già avuto un"'esperienza militare" da coloro che ne erano privi. I principali gruppi di allievi provenivano dai borghesi (132) Il campione indagato comprende tutti gli ammessi italiani nati in territorio metropol itano o all'estero. (133) L'indagine è stata condotta tenendo conto delle categorie riportate nei registri degli allievi. L'unico accorpamento ha riguardato i sottufficiali che originariamente erano suddivisi per grado. Nei pochi casi in cui era presente una doppia indicazione è stato tenuto conto soltanto della condizione immediatamente precedente all'ammissione (ad esempio borghese e collegiale oppure borghese ed ufficiale di complemento).
60
LA fORMAZIONE OEGU UFl'ICIALI NELL'ACCADEMIA MlLITARE DI MODENA (1895-1939)
(circa 3/4), e dai collegiali (l/5), e solamente nel biennio 1896-1897 i secondi superarono i primi. Poi il loro numero scese soprattutto per la riduzione degli istituti propedeutici. La percentuale delle licenze collegiali fu complessivamente, ma leggermente, superiore (+0,20 punti), al passaggio diretto tra i due livelli didattici. L'apparente incongruenza era dovuta alla scelta tardiva di alcuni giovani, che lasciarono passare almeno un anno tra il diploma e il concorso d'ammissione. Scomponendo il dato collegiale emerge la spinta dai diversi istituti, compreso da quelli soppressi. Le componenti principali erano riconducibili ai collegi rimasti attivi, mentre gli allievi delle sedi di Firenze, Milano e Messina cominciarono a scendere dal 1895, si esaurirono con il 1897034). Il reclutamento istituzionale sembra in contrasto con la disponibilità di posti nel due istituti. Nel decennio 1897-1906 le ammissioni previste furono più consistenti a Napoli che a Roma, mentre nel travaso alia scuola il rapporto si invertì. Lo stesso 1906 fu un anno di transizione poiché la componente napoletana era in netta crescita. Nel quadriennio successivo segnò due impennate significative nel 1908 e nel 191 O. Complessivamente, però, vi fu una generale tendenza alla flessione che fu più evidente a Roma, scesa di 7,86 punti percentuali tra il 1903 ed il 191 O rispetto agli anni 1895-1902, e più contenuta a Napoli (2,55 punti). Tra i gruppi minoritari il più consistente era quello dei sottufficiaii (2,08%). Questi avevano scelto il percorso più ostico, che non solo comportava la rinuncia al grado e allo stipendio, ma anche l'ottemperanza degli oneri finanziari previsti per gli allievi "ordinari". L'impossibilità di approfonùire i'inùagine suila ìoro estrazione sociaie impedisce di valutare a fondo le ragioni che li spinsero verso la via meno ovvia: plausibilmente potevano contare, come gli altri allievi, sul sostegno finanziario della famiglia e/o sulle sovvenzioni. Le stesse considerazioni potrebbero essere estese, almeno in parte, agli ufficiali di complemento (0,47%), e ai militari di leva (0,71%). Entrambi i gruppi avrebbero potuto diventare sottufficiali e dopo qualche tempo ottenere l'ammissione ai corsi speciali. Probabilmente,
(134) In quell'anno giunsero I allievo da Firenze cd 1 da Milano.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIDIA (1895-1910)
61
si trattò di vocazioni tardive, anche se la scelta di uno stadio intermedio per la via all'ufficialato potrebbe essere stato determinato da altri fattori, quali l'impossibilità di rimandare il servizio militare. Inoltre poteva trattarsi di concorrenti bocciati nei precedenti concorsi che avevano scelto di servire, momentaneamente, sotto altre spoglie. Gli ultimi due gruppi di ammessi rappresentavano il travaso dagli altri due istituti professionali, quello di Torino e quello di Livorno<135l . Da questi venivano trasferiti gli allievi che non erano riusciti a superare il primo o il secondo anno di corso. Ad essi era rimasta la scelta tra il "declassamento" nella fanteria o nella cavalleria, e l'immediata dimissione. Il flusso di trasferimenti dall'accademia (1,52%), continuò con le sole eccezioni del 1907 e del 1910<136>. Al contrario da Livorno (0,16%), venne trasferito a Modena un gruppo assai ristretto, particolarmente concentrato nel triennio 1895- I 897, e con un momentaneo ritorno nel 1905. Questo processo rientrava nelle correnti interne dell'amministrazione militare e non rappresentò mai una via di reclutamento.
2.3A La provenienza geografica< 131 > !l dibattito sul Regio Esercito si è soffermato soprattutto sugli aspetti organizzativi e sui legami tra la struttura militare con il resto dello Stato. Uno degli elementi posti in evidenza fu la significativa tensione interna al corpo ufficiali, evidente fin dal primo periodo postunitario e generata dalla contrapposizione tra i sostenitori di un ruolo attivo nd!a società e i fautori deHa fonzione tradizionale dell'esercito.
(135) Dalle circolari pubblicate sul Giornale militare non emerge un processo contrario, ma solo alcuni casi di passaggio all'accademia da parte di allievi che sostenevano l'esame complementare. Complessivamente tra gli ammissibili a Torino negli anni 1895-1910 risultarono provenienti dalla scuola militart: solamente 2 concorrenti, il primo nel 1899 ed il secondo nel 1907. (136) Le memorie storiche non concordano con i registri dei corsi sugli anni in cui furono assenti gli allievi provenienti dall'accademia. Queste indicano un vuoto negli anni: 1895, 1896, 1905, 1909 e 191 O. Ciò potrebbe essere dovuto a una diversa modalità di stesura dei due documenti che, probabilmente, determinano l'inserimento degli allievi cx-torinesi in categorie diverse da quella di appartenenza. (137) Nclrindagine si ~ tenuto conto di tutti gli allievi italiani, comprendendo anche i ripetenti, gli espulsi e i dimessi (indipendentemente dal periodo più o meno lungo di permanenza nella scuola).
62
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILJTARE DI MODENA ( 1895-1939)
L'estrazione sociale degli ufficiali e la loro provenienza geografica ha prodotto diverse interpretazioni. John Whittam (138l riconduce la tenace resistenza contro le "idee nuove" alla mentalità piccolo borghese e rurale affermatasi con il processo di meridionalizzazione dei quadri. Con ciò intendeva il progressivo aumento del reclutamento delle regioni meridionali che raggiunse l'apice nel primo decennio del novecento. Questa valutazione era già stata suggerita da De Bono< 139l all'inizio degli anni trenta, quando sottolineò l'esistenza di un processo di trasformazione lento, poco appariscente, ma irreversibile. Il distacco della borghesia progressista settentrionale dalla struttura militare era dovuto, rimarca Whittam, al mutare delle condizioni socioeconomiche. In pmticolare la crisi di fine secolo e il successivo sviluppo industriale del primo decennio del Novecento crearono un vuoto che vem1e riempito dalla piccola borghesia meridionale, duramente colpita dalla contrazione agricolaC1 40l. L'esperienza italiana rientrava, quindi, in una dimensione europea che poneva sullo stesso piano gli irlandesi, i nobili della Provenza e gli junker della Pomerania. Tutti accomunati dall'origine agraria, dalla crescente avversità sia verso ogni prospettiva di apertura sociale, sia nei confronti di una trasformazione del ruolo istituzionale dell'esercito. L'interpretazione economica coglieva solamente un aspetto del più ampio problema rappresentato dalla stessa crisi della professione militare. I limiti culturali del corpo ufficiali, sostengono Giorgio Rochat e Giulio Massobrio< 141 l, non erano esclusivamente legati alla sua costituzione organica, ma riflettevano quelli della classe dirigente nazionale e della cultura dominante (142J. La borghesia commerciale e industriale venne spinta verso le professioni liberali dai problemi interni l'esercito. In modo pmticolare l'affollamento dei gradi e il conseguente arenamento delle carriere che divenne particolarmente evidente nel primo decennio del Novecento. (138) fohn Whittam, Storia dell'esercilo ilaliano, cit. (139) Emilio De Bono, Nell'esercito nostro prima della guerra, cit., pp. 20-24. (140) fohn Whittam, Storia dell'esercilo italiano, cit., pp. 228-231. (141) Giorgio Rochat e Giulio Massobrio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, cit. (142) Ibidem, pp. 96-100.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI OA ADUA ALLA LJBIA (1895-1910)
63
La condizione dell'ufficiale non solo era divenuta meno rimunerativa di molte attività civili, ma per i ceti medio-alti non rappresentava una via di crescita o conferma sociale e nemmeno una posizione particolarmente prestigiosa. Nel corso dell'Ottocento proseguì anche il complesso processo di distacco della nobiltà dall'apparato militare, iniziato dopo l'unità nazionale. La cavalleria, però, rimase l'arma di riferimento di una classe che aveva perso definitivamente il tradizionale ruolo di comando nelle forze armate. In questo modo crebbe il peso dei ceti medio-bassi che continuarono a vedere nell'ufficialato una corsia preferenziale per l'avanzamento nella scala sociale. Il corpo degli ufficiali, evidenziano Rochat e Massobrion43 ), poteva essere suddiviso in quattro insiemi. La discriminante non era l'origine territoriale quanto la classe di appartenenza che rifletteva le aspirazioni e sembrava influenzarne la carriera. Al vertice vi erano le "grandi famiglie di tradizioni militari, spesso nobili e spesso piemontesi", che generalmente avevano l' accesso assicurato agli alti comandi. A queste si affiancavano, ma ad un gradino più in basso, i provenienti dalla media proprietà te1Tiera con una "cultura esclusivamente professionale e gli orizzonti politico-culturali piuttosto angusti", ma particolarmente attenti alle possibilità di ascesa sociale offe1te dalla carriera militare. Gli ufficiali del terzo gruppo appartenevano alla media borghesia impiegatizia per i quali la carriera nell'esercito era una sicura promozione. Il loro livello culturale era generalmente basso e, complessivamente, avevano una scarsa capacità di adattarsi alle nuove situazioni. Infine vi erano gli ufficiali provenienti dai sottufficiali, solitamente destinati ad una carriera limitata, la cui presenza avrebbe dovuto ridursi sensibilmente all'inizio del nuovo secolo. La sedimentazione sociale del corpo ufficiali fu certamente una componente imp01tante della resistenza alle idee nuove. Tuttavia la provenienza geografica, in un'Italia profondamente eterogenea come quella del primo sessantennio unitario, poteva essere indicativa di una mentalità che, comunque, non può essere ritenuta a priori uniforme.
(143) Ibidem, ci!., pp. 97-98.
64
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
l mutamenti delle aree di reclutamento sono state affrontate, per la prima volta in modo analitico, da Piero Del Negro attraverso le relazioni annuali sulle leve<144l. L'indagine riguardò l'insieme degli ufficiali della grande guerra e, conseguentemente, le classi tra il 1855 ed il 1894, che vennero licenziate dagli istituti professionali tra il 1874 ed il 1914. TI dato quantitativo assoluto, riferito ai circondari militari e ai suoi accorpamenti provinciale e regionale, è stato posto in relazione con un universo significante rappresentato dagli arruolati di I categoria ovvero quelli che effettivamente svolsero ìI servizio militare. Emerge, quindi, la correlazione tra "militarismo" e urbanesimo, già anticipata da Ridolfo Livi <145) nel 1897 attraverso la provenienza geografica degli ufficiali delle otto leve precedenti quell'anno, ma soprattutto il legame tra il reclutamento cittadino, in particolare nei grandi agglomerati, e la burocratizzazione dei quadri dell'esercito. La spinta verso l'arruolamento era l'effetto di una concatenazione di cause, o meglio di stimoli, che andavano dalla presenza di un istituto militare a quella di una forte guarnigione, come nel caso della Liguria, del Lazio e del Piemonte. Le condizioni economiche, quindi , potevano essere un incentivo, ma, spesso, non erano determinanti. Per queste ragioni permasero dei forti poli di reclutamento settentrionali nonostante il continuo progredire del processo di meridionalizzazione dei quadri. Tuttavia nelle regioni del mezzogiorno l'ufficialato esercitò un'attrazione crescente, riscontrabile anche tra i quadri di complemento all'inizio del conflitto mondiale. Come ha posto in luce Livio Livi, nel 1917, attraverso l'analisi dei primi cinque corsi accelerati svolti a Modena< 146J. I cicli economici e la tradizione familiare non potevano essere le uniche ragioni della continua spinta verso la carriera militare. Bisogna tenere presente, sottolinea Del Negro, anche la progressiva adesione della borghesia del sud allo Stato unitario e la tendenza delle élite meridionali a trasferire meccanicamente le gerarchie sociali nella sfera militare.
(144) Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complemento nell'esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, cit. (145) Ridolfo Livi, Saggio di geografia del militarismo in Italia, in "La riforma sociale. Rassegna di scienze sociali e politiche", IV, 1897, p. 549. (146) Livio Livi, Il contributo regionale di ufficiali difimteria durante la guerra (cenni statistici sugli allievi della Scuola Militare di Modena), in "Giornale degli economisti e rivista statistica", voi. LIV, 1917, p. 22.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
65
La mentalità conservatrice che si oppose al rinnovamento strutturale dell'ufficialato era certamente espressione dei ceti dominanti. Allo stesso tempo venne amplificato dalle trasformazioni intervenute nel reclutamento. I nuovi quadri generalmente, si disinteressarono di questi aspetti poiché più attenti alla loro condizione e ai privilegi di casta. Negli anni in cui la meridionalizzazione avrebbe dovuto raggiungere l'apice, tra il 1895 ed il 191 O, gli allievi "ordinari" della scuola di Modena avrebbero potuto essere suddivisi in 2 gruppi distinti. Quelli di nazionalità italiana, comprendenti i giovani nati nel territorio metropolitano o nelle colonie e i nati all'estero, a cui si affiancavano gli stranieri che costituivano un insieme assai ridotto (l,26o/o)( 147l . I rientri dall'estero furono, complessivamente, trascurabili (0,97%), ed ebbero una punta massima di 6 ammissioni nel I 904 (2,04%). La parte più consistente provenne dai paesi europei (0,76%). Pochi (0,26%), erano nati nei territori irredenti ancora in mano asburgica ed l solo a Nizza (Francia). Una piccola pcrccntuaìe giungeva dai paes i extra-europei (0,20%), in particolare dalle americhe (0,08%), m entre pochissimi provenivano dall'Africa (0,06%), e dall'impero ottomano (0,06%). Dai ten-itori italiani atìluirono 3.340 giovani (97,78%), con la preminenza (prima colonna della tabella n. 8) del Piemonte (20,48%), e della Campania (14,55%)0 48>. Da queste regioni provenne, quindi, più di un terzo degli allievi (35,03%), e in esse erano concentrate 7 delle 19 province con un flusso superiore alla media nazionale. Il reclutamento nelle restanti aree regionali fu al di sotto del 10 per cento, passando dal 9,13% della Toscana fino al minimo assoluto della Basilicata (0,78%). Complessivamente si posero al di sopra della media nazionale (208, 7 5 allievi equivalente al 6,25%), solamente sei (i 49l regioni. Ciò sembra suggerire una sostanziale concentrazione dell'affluenza in zone che contenevano solo 12 delle 17 province più produttive, mentre
(147) Gian Luca Balestra, Cli allievi della scuola militare di Modena (1895-1910), cit., pp. 591-592. (148) L'aggregazione regionale non corrisponde all'esistenza di una suddivisione amministrativa del territorio. (149) Piemonte, Campania, Toscana, Emilia R., Lazio e Lombardia.
66
LA FOIZMAZJONE DEGLI UFFICIALI NEl.L' ACCADEMIA MILI TARE DI MODENA (1895-1939)
le restanti si trovavano in teITitori di poco inferiori al valore medio (compresi tra il 4,28% ed il 5,75%). La principale area di reclutamento, quindi, non fu la parte meridionaleC150) della penisola (32,25%), ma quella settentrionaleC 151 ) (37,96%), mentre meno di 1/3 degli allievi provenne dal centro< 152l (29,79%). Lo spostamento delle aree di reclutamento emerge suddividendo l'intero periodo in due archi temporali uguali. Il primo, tra il 1895 ed il 1902 corrisponde alla fase più acuta della crisi delle ammissioni e alle prime avvisaglie di ripresa. Il successivo, 1903-191 O, coincide con l'ampliamento progressivo del reclutamento. In entrambi il Piemonte e la Campania fornirono la pmte più consistente degli allievi di Modena e cli Torino (tra il I 898 ed il 1915), dove, sottolinea Langella <153l, costituirono sempre oltre il 40% dei presenti. Tra le due regioni, nei due periodi, vi fu una differenza significativa poiché la seconda crebbt: molto meno della prima (0,73 punti percentuali rispetto a 1, 77), mentre gli spostamenti più consistenti furono quello della Puglia (+2,27), e del Lazio (-2,73). Un forte impulso provenne anche dall'Emilia Romagna (1,77), e fu più contenuto dall'Umbria (0,56), e dall'Abruzzo (0,88). L'area di sostanziale stabilità (±0,5 punti percentuali), era formata da 6 regioni meridionali cd una centrale mentre la tendenza al ribasso si manifestò unicamente nelle aree centrosettentrionaii. Compiessivamente le regioni meridionali, tranne le isoie, ebbero un incremento, per quanto minimo, evidente tra quei ie settentrionali soltanto in Piemonte.
Il processo cli meridionalizzazione si desume dal confronto tra le grandi aree geografiche. L' !tal ia centrale ebbe una sostanziale tenuta (-0,55), mentre la presenza settentrionale calò significativamente (-3,38), a favore di quella meridionale (+3 ,94) . Lo spostamento più ampio emerge dai distretti militari riportati nelle circolari dei vincitori. Questi si riferivano quasi certamente all'ultimo luogo di residenza dcll'allìevo o, quanto meno, alla ripattizione territoriale militare a cui consegnò la domanda d'ammissione.
( 150) Campania, Abruzzi, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. ( 151) Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto. (152) Emilia Romagna, Toscana, Laz io, Umbria e Marche. (153) Paolo Langella, L'Accademia Militare di Torino nell'età giolittiana, cit., p. 324. Singolarmente erano: Piemonte 22,6% e Campania 18%. In termini assoluti frequentarono l'accademia, tra il 1898 ed il 1915, 396 piemontesi e 316 campani.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALI.A Lll3IA (1895-!9!0)
67
Tuttavia il dato corrisponde ad uno stadio del meccanismo d'ammissione diverso da quello conclusivo, colto dalla trascrizione nei registri della scuola. Per questa ragione, probabilmente, non riguarda tutti gli allievi, ma circa 3/4 (71,76%). Mancano, verosimilmente, quelli che entrarono grazie all'ampliamento straordinario della disponibilità di posti o ai recuperi ufficiosi voluti dal Ministero dopo la fine dei concorsi. Il raggruppamento regionale< 154 J conferma la preminenza piemontese, rafforzandola (26,62%), e quella campana, riducendola leggermente (11,47%). Quest'ultima fu poco superiore al flusso dall'Emilia Romagna (10,43%), che chiudeva il novero delle regioni al di sopra dei 10 punti percentuali . Al ve1tice del reclutamento va considerata, però, anche la Toscana (9,97%), che ribadì la propria posizione nell'ideale graduatoria delle ammissioni. La parte centrale dell'affluenza era costituita da 8 regioni comprese in 3,5 punti percentuali. Lazio (6,72%), poi l'Abruzzo (3,21%), e infine 4 zone con valori inferiori al 2 per cento, di cui le ultime tre coincidevano con quelle della nascita. Il distretto da cui provenne il maggiore numero di allievi fu quello di Torino che da solo rappresentò oltre 1/6 delle ammissioni (15,44%). Le restanti 89 ripartizioni erano al di sotto dei 1O punti percentuali, ma tra esse spiccavano Roma (6,38%), Napoli (6,05%), Firenze (4,09%), e Modena (3 ,30%). Delle altre soltanto 8 erano comprese tra il 2 e 3 per cento, 17 variavano tra l' l e il 2 per cento e le ultime 59 non superavano I' I per cento. Le aree settentrionali (41,01%), e centrali (32,62%), ebbero una significativa impennata rispetto al luogo di nascita. Allo stesso tempo il meridione scese considerevolmente (26,37%), divenendo la zona con il minore afflusso complessivo. Lo scatto, probabilmente, era l'effetto della migrazione interna che dal sud della penisola risaliva verso ìl centro, soprattutto attorno a Roma, e il nord. La suddivisione nei due sottoperiodi evidenzia una sostanziale stabilità della "graduatoria" regionale. Le prime cinque posizioni (Piemonte, Campania, Emilia R., Toscana e Lazio), e le ultime 4 (Umbria, Calabria, Sardegna e Basilicata), rimasero invariate.
( 154) L'estensione territoriale dei distretti militari non corrispondeva a quella delle province. Per questa ragione vi può essere un piccolo scarto percentuale nella valutazione complessiva del!' accorpamento regionale.
68
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'aumento più significativo fu, ancora una volta, quello della Puglia (+2,56), in particolare nei distretti di Taranto (+0,74), Barletta (+0,73), e Lecce (+0,63), mentre Bari e Foggia ebbero solo lievi correzioni. La spinta fu sostenuta anche dall'Abruzzo (+1,68), dalla Campania (+1,29) e dalla Sicilia(+ 1,18). Il reclutamento crebbe anche nei distretti emiliani (11,09%), e toscani (10,68%), portando entrambe le regioni a ridosso della Campania. In modo particolare balzarono in avanti Firenze(+ 1,33), e Lucca (+0,78), in Toscana, e Piacenza(+ 1,25), Bologna (+0,83), e Ravenna (+0,54), in Emilia Romagna. La variazione più importante fu, certamente, la flessione, se non crollo, della presenza piemontese (-4,00), pur continuando a costituire almeno 1/4 delle presenze. ln modo particolare diminuì la percentuale torinese (-4, 11 ), e quella di Casale Monfe1rnto (-0,80), che vennero in parte compensale dalla crescita di Mondovì (+0,95). La contrazione di Torino iniziò dal 1904, dopo il picco dell'anno precedente (22,49%), e toccò il minimo assoluto nel 1907 (5%). La crisi settentrionale riguardava anche il Veneto (-3,32), e la Liguria (- ì ,54 ). La prima fu concentrata soprattutto nei distretti di Padova (-i,60), e Verona (-1,03), mentre crebbero lievemente quelli di Venezia e Belluno. Il calo ligure riguardò entrambe le ripartizioni amministrative militari, ma fu più consistente a Genova (-1,13), rispetto a Savona (-0,41 ). Un altro dato significativo fu la contrazione laziale (-1,47), che venne determinata dalla forte flessione di Roma (-1 ,31 ), mentre Frosinone (-0, 17), rimase sostanzialmente stabile. La riduzione del reclutamento nella capitale e nel territorio limitrofo sembra contrastare con gli stimoli che potevano derivare dalla presenza di una consistente guarnigione e dell'apparato amministrativo dello Stato. Complessivamente tra i due sottoperiodi si verificò il crollo settentrionale (8,74), e l'ampia crescita meridionale (6,89). L'area centrale venne segnata da tendenze contrastanti che determinarono un trascurabile assestamento (+ 1,89), rispetto alle variazioni delle altre due zone. Il processo di meridionalizzazione appare, quindi, più accentuato e
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
69
uniforme nella provenienza distrettuale piuttosto che in quella di nascita. Lo spostamento nel flusso degli allievi verso la scuola militare sembra rientrare nelle tendenze, evidenziate da Del Negro, che contrassegnarono il corpo ufficiali tra il 1876 ed il 1914. ln modo particolare la predominanza della componente piemontese, costituita da circa 1/5 degli ufficiali, seguita da quella campana, con circa 1/7<155l . Del Negro individua una prima fase di crescita centro-settentrionale tra il 1885 ed il 1894 seguita, nel decennio successivo, dall'incremento del flusso dall'area centrale, in modo particolare dal Lazio. Solamente i 2 lustri prebellici vennero contraddistinti da un evidente processo di meridionalizzazione dei quadri 0 56>. Anche il reclutamento dell'accademia tra la fine dell'Ottocento e la guerra mondiale, studiato da Langella, evidenzia gli stessi orientamenti. La preminenza dei giovani piemontesi (22,6%), era meno consistente rispetto a quella campana (18%). Tuttavia la somma delle due componenti superò sempre, tra il 1898 ed il 1915, i 2/5 degli allievi ammessi. Ciò era riconducibile, per l'autore, a fattori concomitanti di natura locale e, soprattutto, alla saldissima tradizione militare che risaliva al periodo pre-unitario. In definitiva, poco più della metà degli ammessi a Torino proveniva dall 'area settentrionale(157l (53,9%), mentre circa 1/3 dalle regioni meridionali <15sJ (32,1% ), e pressappoco 1/7 da quelle centrali <159l (14%)(1WJ_ La stessa suddivisione teJTitoriale degli allievi di Modena, per gli anni I 895-191 O, conferma sostanzialmente la tendenza dell'accademia <161l. Restringendo l'arco temporale in modo da ottenere una perfetta sovrapposizione con i dati ricavati da Langella, emerge
( 155) Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complemento nell'esercito italiano delta grande guerra: /a provenienza regionale, cit., p. 276. (156) Ibidem, p. 277. (157) Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia e Toscana.
(i 58) Campania, Puglia, Lucania, Calabria, Sicilia e Sardegna. ( 159) Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo. ( 160) Paolo Langclla, L'Accademia Militare di Torino nel! 'età giolittiana, cit., p. 326. (161) Il nord con il 55,21%, il sud con il 28,65% e al centro il 16,14%.
70
LA FOR.MAZI0N1' VEGLI UFFIC IALI NELL'ACC ADEMIA MILITARI, DI MODENA (1895- 1939)
una leggera crescita del nord (55,97%), e una contenuta flessione sia del centro (I 5,66%), sia del sud (28,37%)_ Le conclusioni di Langella risentono della particolare suddivisione geografica, che favoriva l'area settentrionale con una penalizzazione più accentuata del centro e meno sensibile per il s ud. Inoltre non vi è una chiara distinzione tra i corsi svolti prima e dopo il 191 O, che rappresentò un anno importante per la modifica delle discriminanti d'accesso. Negli anni tra il 1911 ed il 1914 la normativa d ' ammissione risentì considerevolmente della guerra con la Turchia, della seguente tensione europea causata dai conflitti balcanici e, infine, dello scoppio del conflitto mondiale. La struttura didattica degli istituti non subì, apparentemente, modifiche di rilievo, ma gli esami d'ammissione vennero resi meno difficoltosi, in particolare dal 1912 C162J. Questa fase può essere considerata come intermedia tra l'attività ordinaria e quella accelerata, che ebbe inizio nel 191 5 C163 l. Riaggregando ia provenienza regionale dell'acl:aùemia e considerandola nel solo periodo 1898-1910 (tabella n. 9), diviene possibile confrontare i due istituti ed avere un quadro generale dell'affluenza ai corsi professionali. La provenienza regionale coincide solamente per le prime due, P iemonte e Campania mentre quelle seguenti sembrano delineare una diversa mappa del reclutamento. Il flusso di giovani dalle regioni settentrionali e meridionali era più forte verso Torino (rispettivamente 40,20% e 34,6%), che a Modena (38,54% e 31,91%). Al contrario l'area centrale della penisola si orientava soprattutto verso l'istituto emiliano (29,55% contro il 25% ùeiìe presenze in accademia). La contrazione della zona centrale tra gli allievi dell 'artiglieria e del genio era dovuta ad una flessione generalizzata che, però, non aveva coinvolto il Lazio. L'area di reclutamento più importante, la città di Roma, rappresentava, sottolinea LangellaC 164>, oltre 4/5 (84,7%),
(162) Con la temporanea surrogazione dell'esame complementare di matematica con quello sostenuto nell 'ottenimento della licenza superiore o con una valutazione scolastica di almeno 7/10. (163) I successivi furono per ufficiali di complemento. (164) Ivi, p. 324.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEV!DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
71
della componente regionale a Torino. Nella scuola l'affluenza dalla capitale fu leggermente inferiore (80,93% ), così come conferma il dato della provenienza distrettuale. Il rafforzamento romano all'accademia potrebbe essere attribuito, almeno in parte alla maggiore attrattiva di quell'istituto sulle famiglie dell'apparato burocratico dello Stato (civile e militare), e sui loro figli. In generale, a Torino affluì (165> una percentuale sensibilmente maggiore di veneti (+0,76), e sardi (+0,9), oltre ai piemontesi (+3,15), e ai campani ( +4,86). L'attrazione del più quotato istituto di formazione sembra, quindi, particolarmente forte nei poli tradizionali del reclutamento dei due principali eserciti prc-unitari. Alla scuola fu ammesso un numero maggiore di emiliano-romagnoli (+3,32), di lombardi (+2,55), di calabresi (+1,38), di umbri (+ l,17), di abruzzesi (+0,99), e di siciliani (+0,73). Probabilmente in queste aree la can-iera militare esercitò una forte attrazione sui ceti medio bassi. Questa venne rafforzata, verosimilmente, anche dal peggiorare delle condizioni economiche generali e in particolare sui ceti più toccati dalla crisi, indipendentemente che appartenessero alle campagne oppure ad un 'area di progressiva industrializzazione come quella lombarda. Il quadro generale degli aspiranti ufficiali (terza colonna della tabella n. 9), conferma il Piemonte (22,71%), eia Campania (15,29%), come le principali zone di reclutamento. Il distacco tra le due era molto significativo. Alla vigilia del lungo periodo bellico, iniziato nel 1911, il processo di meridionalizzazione dei quadri era ancora una tendenza, apparentemente lontana dall'affermarsi. Al settentrione appartcncva110 poco n1eno di 2/5 degli allievi (38,99%), rnentrc i giovani del sud erano circa 1/3 (32,65%), infine i restanti (28,36%), appmienevano alle regioni centrali. Gli spostamenti emergono dalla suddivisione in due fasi uguali, il 1898-1904 ed il 1905-1910 (tabella n. 10)066>, dell'intero periodo.
(165) Considerando le variazioni di ±0,5 come sostanziale stabilità. (166) L'impossibilità di troncare nettamente a metà i tredici anni intercorsi tra il 1898 e il 1910 ha imposto l'assegnazione del 1904 alla prima o alla seconda fase. Non ricoprendo una particolare importanza nella normativa riguardante le ammissioni, la scelta è avvenuta tenendo conto del numero di allievi in modo da ottenere due groppi similari a Torino come a Modena. Spostando il 1904 nel secondo periodo le percentuali regionali variano leggermente con una piccola contrazione dei picchi positivi e negativi.
72
LA FOIU,1AZIONE DEGLI UfFTCIALI NELL'ACCADEMIA MILIT ARE DI MODENA (1 895-1939)
Nella scuola vi fu un'accentuazione dell'affluenza dalle regioni del sud (dal 27,9% al 35,99%), l'area settentrionale scese considerevolmente (dal 42,22% al 34,80%). La stessa tendenza fu molto più accentuata nell'accademia in cui la forte crescita meridionale (dal 31,21 % al 37,91%), bilanciò la riduzione delle regioni settentrionali (dal 42,94% al 37,52%), e la sostanziale stabilità di quelle centrali (da 25,84 a 24,56). La contrazione del reclutamento nelle regioni del nord fu, quindi, particolarmente elevata a Modena (7,43), così come si accentuò l'incremento dal sud (8,08). La provenienza centrale ebbe solo una leggera flessione, più evidente all'accademia (0,87)_ L'insieme degli allievi "ordinari" sottolinea lo spostamento del reclutamento dall'area centro-settentrionale a quella meridionale (+7, 73 ). La meridionalizzazione non ebbe, però, un carattere omogeneo, ma era dovuta soprattutto all'incremento campano (3,67), e pugliese (2,4 9). La distribuzione de11e presenze fu diversa poiché i can1pa.ni aumentarono soprattutto a Modena, e i pugliesi a Torino. Le altre regioni contribuirono in misura minore (+1,57), mentre solamente in Sicilia si verificò una contrazione (0,77). Il cedimento settentrionale interessò tutte le regioni, ma in modo differente_ Alla scuola vi fu un calo generalizzato, invece a Torino crebbero i veneti (0,8 I), e i liguri (0,65). La presenza lombarda e, in particolare, piemontese scese considerevolmente tra gli artiglieri e i genieri traducendosi tuttavia in un crollo soltanto per la seconda. Le variazioni delle regioni centrali furono, sostanzialmente, degli assestamenti in cui, però, spiccano ie flessioni dei Lazio (-1,67), evidente soprattutto a Modena, e dell'Emilia Romagna (-1,08), più consistente a Torino. Queste tendenze furono parzialmente bilanciate dalla crescita generale della Toscana (+0,96), e delle Marche (+0,77), la prima particolannente forte nell'accademia, la seconda nella scuola. Generalmente lo spostamento delle aree di reclutamento riguardò, con diversa intensità, il luogo di nascita, e il distretto. Non si trattò di un processo compatto poiché crebbero soprattutto la Puglia, la Campania e l'Abruzzo e crollò, in modo particolare, il Piemonte. Questo processo non era peculiare dell'esercito, ma interessò tutta l'amministrazione dello Stato sin dagli anni immediatamente successivi l'unità.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
73
Tuttavia all'inizio del Novecento, sottolinea Sabino Cassese(167l, non aveva prodotto alcuna modifica radicale. La trasformazione, però, non fu uniforme ma, sottolinea Mariuccia Salvati <168), alcune branche dell'amministrazione, come i magistrati, evidenziarono una preminenza meridionale già prima del conflitto mondiale. Gli elementi comuni sembrano essere stati la forte contrazione dalle regioni nord-occidental i ed una crescita di alcune aree meridionali. Complessivamente il corpo ufficiali, quindi, rientrava nel quadro generale descritto da Cassese, caratterizzato dalla forte presenza delle regioni centro settentrionali. Inoltre dati emersi dalla scuola di Modena confermano le supposizioni di Langella< 169l, ma anche quelle avanzate alla fine del l'Ottocento da Ridolfo Li vi (170>. Del Negro( 171l aggiungeva qualcosa alle considerazioni sulla provenienza geografica. La consistente affluenza ligure, laziale e piemontese poteva essere attribuita ad una concatenazione di cause che compr~m.l1::vano, oltre quelle indicate da Livi, le condizioni economiche e la presenza di un istituto militare e/o di una forte guarnigione. Era possibile, quindi, che la stessa concentrazione di ufficiali costituisse, per i giovani borghesi, una sorta di incentivo verso l ' ufficialato. La presenza militare< 112i, tra il 1881 ed il 1911 <173l, fu particolarmente consistente in Piemonte (tra il 14 ed il 18% della forza complessiva), e nella Lombardia (tra 1'11 ed il 12%), che furono le uniche ad ospitare oltre il 10% del sistema di difesa. Altre due guarnigioni particolarmente numerose erano in Campania e in Veneto che, rispettivamente, scesero al di sotto dei 1O punti percentuali solamente nel 1911 nei 190i. L'incremento delie forze presenti nei Lazio e in Pugiia
( 16 7) Sabino Cassesc, Questione amministrativa e questione meridionale. Dimensioni e reclutamento della burocrazia da/i 'unità ad oggi, Milano, Giuffrè, 1977. {168) Mariuccia Salvati, Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione piccolo-borghese nel ventennio fascista, Ilari, Laterza, 1992. (169) Paolo Langella, L'Accademia Militare di Torino nel 'età giolittiana, cit.
( 170) Ridolfo Livi, Saggio di geogrcifìa del militarismo in Italia, cit. (171) Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complemento ne/l'esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, cit.
(172) Intesa come la somma del personale appartenente alla marina e all'esercito. ( I 73) Dedotta dai censimenti del 188 I, 190 l e I 911.
74
LA fORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEM IA MILITAR!, DI MODENA (1895-1939)
fu, invece, costante e sempre ampiamente al di sopra della media nazionale, pari a circa il 22% nel primo ventennio e, approssimativamente, del 25% nell'ultimo decennio. I contingenti maggiormente potenziati, tra il 1881 ed il 1911, furono quello della Liguria, quasi triplicato, e della Sardegna, cresciuto di quasi 2,5 volte. Nella maggiore parte delle restanti aree regionali il numero dei militari ebbe delle variazioni più contenute, con contrazioni inferiori al 10% o incrementi più bassi di quello complessivo. Le uniche eccezioni furono l'Emilia Romagna, dove la presenza militare tra il 1881 ed il 1901 scese di quasi il 43%, e la Basilicata, il cui presidio venne dimezzato nel Novecento. Le modifiche apportate all'entità dei vari contingenti regionali produsse, nell'insieme, uno spostamento percentuale particolarmente significativo solo in Liguria (circa 4,5 punti), e nell' Emilia (scesa di quasi 6 punti). Al contrario la guarnigione sarda, nonostante il suo potenzia:nento, f!v:inzè di poco p1:) di l punto, passando dall' 1,72% della complessiva forza militare al 2,87%. Dal confronto tra la presenza militare regionale e il reclutamento degli ufficiali emergono alcune corrispondenze, ma anche delle tendenze opposte. Probabilmente ebbe peso in quel le aree dove era effettivamente visibile, come in Campania, Lazio e Piemonte, mentre nelle altre, quali Sardegna e Basilicata, l'effetto fu quasi trascurabile. L'analisi provinciale ha posto in evidenza un'ampia distribuzione degli allievi nell'area metropolitana. L'affluenza complessiva variò tra il massimo della provincia di Torino con 340 allievi (10,39%), ed il minimo di queiia di Beiiuno con saio 2 presenze (0,06%). Tra questi limiti si distribuirono le restanti 67 province, di cui 39 con una percentuale inferiore ali' l %, 18 comprese tra l' 1-2% e 1O con valori superiori al 2%0 74 >.
(l 74) Oltre il 2 per cento: Alessandria, Cuneo, Genova, Milano, Modena, Firenze, Roma, Napoli, Caserta e I3ari. Tra I' I e il 2 per cento: Novara, Pavia, Venezia, Verona, Bologna, Piacenza, Livorno, Pisa, Perugia, Ancona, Chieti, L'Aquila, Salerno, Avellino, Lecce, Catanzaro, Palenno e Messina. Al di sotto dell' 1 per cento: Porto Maurizio, Brescia, Mantova, Bergamo, Cremona, Como, Sondrio, Treviso, Rovigo, Udine, Vicenza, Panna, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Forlì, /\rezzo, Grosseto, Lucca, Siena, Massa e Carrara, Pesaro e Urbino, Macerata, Ascoli Piceno, Teramo, Campobasso, 13enevento, Foggia, Potenza, Reggio Calabria, Cosenza, Siracusa, Catania, Trapani, Girgcnti, Caltanissella, Cagliari e Sassari.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
75
Le ripartizioni amministrative al di sopra della media nazionale (pari a 48,41 allievi e corrispondente a 1,45%), erano solamente 18(175 l. La disn·ibuzione nelle grandi aree della penisola vedeva una leggera preminenza settentrionale, con 7 Jocalità< 176l, mentre al centro ve ne erano 5 (177J e al sud 6( 178l. Complessivamente fornivano alla scuola circa due terzi degli ammessi (66,35%), lasciando alle altre 50 province una presenza media dello 0,67%. I principali centri di reclutamento erano Torino (10,39%), Napoli (8,53%), e Roma (7,69%) (179>, e, quindi, poco più di 1/4 degli allievi proveniva dalle zone circostanti le città che erano state capitali dei maggiori stati pre-unitari. L'area economica più importante del regno, Milano (2,87%), era all'ottavo posto dietro alle province di Alessandria (4,46%), Firenze (4,13%), Genova (4,10%), e Cuneo (3,62%). Probabilmente, nel capoluogo lombardo la carriera militare subì la concorrenza delle professioni liberali che attrassero la borghesia industriale e commerciale, particolarmente concentrata nelia "capitale economica del regno". Inoltre la spinta verso gli istituti militari venne indebolita anche dalla chiusura, nel 1897, del collegio militare( 180l. Ciò sembra confermato dal brusco calo degli allievi milanesi e, in pat1icolare, dal 1899 di quelli che avevano frequentato un istituto propedeutico( 181l.
LI peso dei collegi nell'orientare i giovani verso la carriera militare emerge soprattutto tra gli ammessi del decennio 1895-1904. In questi anni affluì a Modena il maggiore numero di ex-collegiali nati nelle province ove vi era, o vi era stato, un istituto propedeutico (182l . La
(175) Si trattava di: Tl.:lrino. Al<:ssandria, Cun~o, Novara> Genovn, Jvlilnno~ Veron ::i~ Mncicna; Firenze, Roma, Perugia, Ancona, Napoli, Caserta, Salerno, I3ari, Lecce e Palermo. (176) Appartenenti a: Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto. (177) Di quattro regioni: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio. (178) Concentrate in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia. (179) La provincia comprendeva lutto il Lazio. (180) Entrambi questi elementi sono già stati posti in evidenza da Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ziffìciali di complemento nell'esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, cit., pp. 280-281. Giorgio Rochat - Giul io Massobrio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, cit., p. 99; escludono, quasi completamente, la borghesia commerciale ed industriale quali fonti del reclutamento degli ufficiali del REI. ( I 81) La componente degli ex-collegiali rappresentò il 16,67% degli allievi della provenienza dalla provincia di Milano. (182) TI rapporto tra gli ammessi nel corso del decennio e quelli di tutto il periodo preso in esame fu: Firenze 34/37, Messina 16/20, Milano 11/16, Napoli 74/119 e Roma 70/87.
76
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
contrazione dalle zone in cui vennero soppressi fu particolarmente rapida per :Milano e Messina, mentre procedette più lentamente a Firenze. Contemporaneamente vi fu una flessione anche nelle località dove rimasero attivi, Roma e Napoli, determinata dalJa riduzione dei posti disponibili tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. La collocazione di un figlio in un istituto piuttosto lontano diveniva un investimento considerevole per la famiglia della media borghesia e, probabilmente, induceva ad avviarlo verso una professione meno onerosa. Allo stesso modo, la buona affluenza da Modena e da Torino, entrambe ai vertici della propria regione, fu stimolata anche dall'attrazione sociale esercitata dall'accademia e dalla scuola. La provenienza provinciale permette di .approfondire il reclutamento regionale evidenziando le tendenze che caratterizzavano le diverse aree. Certamente lo sviluppo economico e il mutare delle condizioni di vita influirono in modo diverso anche sulle zone con il più elevato tasso di reclutamento. La spinta piemontese fu sostanzialmente omogenea e tutte le 4 ripartizioni amministrative si collocarono ampiamente al di sopra della media nazionale. Al contrario in Campania solamente 3 delle 5 superavano la soglia del dato medio. Il flusso di allievi fu particolarmente forte dal triangolo Napoli-Caserta-Sakrno che rappresentava ii 12, 75% del valore regionale, mentre il restante 1,80% era suddiviso tra A veiìino e Benevento<183 l. Gli stessi equilibri erano riscontrabili nell'affluenza all'accademia dove Langella sottolinea un complessivo bilanciamento della provenienza provinciale in Piemonte e la preminenza di quella napoletana in Campania. Dal capoluogo partenopeo affluirono circa 3/4 (71,5%), della componente regionale, mentre alla scuola la presenza scendeva a poco meno di 3/5 (58,64%)0 84>. L'orientamento delI'area napoletana fu, probabilmente, influenzata dalla tradizione militare borbonica, riversatasi nell'esercito italiano. Tuttavia vi furono anche ragioni di natura economica e sociale che potevano determinare l'opzione tra due percorsi ben diversi per difficoltà e prospettive. Paolo Macry confrontando, brevemente, le scelte (183) Rispettivamente I' 1,23% e lo 0,57%. (184) Le restanti percentuali erano: Caserta 18,93%, Salerno 10,08%, Avellino 8,44% e Benevento 3,9 I%.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI IJA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
77
della nobiltà e dell'alta borghesia con quelle degli strati più bassi, ha sottolineato entrambi gli aspetti, indicandoli come determinanti nell'indirizzamento dei giovani verso l'istituto professionale e, quindi, la futura carriera l 185l . Il reclutamento napoletano subì un significativo calo (-0,48), tra gli anni 1895-1902 e 1903-1910. La crescita campana venne, quindi, determinata soprattutto dall'incremento di Caserta (+1,17), di Benevento (+0,44), e, in minima pmte, di Salerno (+0,02)0 86>. In Piemonte si verificò una situazione analoga con un aumento delle presenze dovuto a Torino (+0,49), Alessandria (+0,54), e Cuneo (+0,82), mentre a Novara (-0,08), vi fu una trascurabile flessione. Le altre due regioni preminenti nel quadro nazionale, la Toscana e l'Emilia R., ebbero una eterogenea distribuzione provinciale. Nella prima fu determinante il dato di Firenze, di Livorno e di Pisa, che costituivano circa 3/4 (6,45%), del valore regionale mentre la parte restante (2,57%), era distribuita tra le altre 5 amministrazioni. La percentuale emiliano-romagnola era composta per circa la metà (4;88%), da tre zone, Modena, Bologna e Piacenza, e la rimanente (3,23%), era suddivisa nelle altre 5 province . Nelle restanti regioni il reclutamento era soprattutto concentrato in poche aree, indipendentemente dal numero di province, con percentuali superiori ali' 1%, mentre !e altre avevano valori inferiori all'u nità. L' unica eccezione era rappresentata dalla Sardegna, dove Cagliari e Sassari partecipavano in modo simile alla formazione del valore complessivo (rispettivamente 0,48% e 0,45%). La provenienza regionale e quella provinciale evidenziano le tendenze generali che caratterizzarono l'afflusso di allievi nella scuola di Modena mentre quella comunale consente di raffrontare il reclutamento nei centri urbani di varie dimensioni. L'attrazione esercitata dalla carriera militare è sottolineata dalla comparazione dei valori relativi delle varie località, estrapolati confrontando gli allievi con un universo di riferimento formato dai giovani studenti maschi della stessa età<181>. (185) Paolo Macry, 01/ocento. Famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi, 1988, pp. 202-206. (186) L'ultima provincia. Avellino (·0,42), ebbe un sensibile calo. (187) Nell'indagine sono stati considerati solamente i comuni con più di 30.000 abitanti, comprendendo, comunque, tutti i capoluogh i di provincia.
78
LA FOR.iv!AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Le località sono state raggruppate tenendo conto della popolazione e form ando dei gruppi sostanzialmente omogenei. Le 5 fasce di racco lta comprendono: (I) le località fino a 29.999 abitanti (issi; (Il) da 30.000 a 49.999; (III) da 50.000 a 74.999; (IV) da 75.000 a 99.999; (V) oltre i 100.000< 189l. La suddivisione (tabella n. I I), può essere assunta anche come prima indicazione della " urbanizzazione" degli ammessi se, arbitrariamente, attribuiamo ai comuni piLt popolati un maggiore carattere urbano< 190>. Per rendere confrontabile l'affluenza con le rilevazioni del 1901 e del 1911 è necessario suddividerla in due fasi asimmetriche corrispondenti agi i anni 1895-1904 e 1905-19 1O. Nel primo caso ii censimento ven ne effettuato circa alla metà del periodo mentre nel secondo fu svolto l' anno appena successivo. La diversa ripartizione, probabilmente, ha influito sui dati generali soprattutto nel confronto tra i valori assoluti e i dati di riferimento. Complessivamente g li allievi provennero da 827 comuni , dei quali nel secondo. Inoltre h·a le due fasi il nume ro delle località scese di 121 unità. Il reclutamento nei centri piccoli era maggiore di quello delle grandi aree urbane, mentre la somma dei comuni intermedi costituiva circa 1/4 degli ammessi. Tra i due intervalli vi fu una flessione percentuale dei cenh·i maggiori (3,82), nonostante fossero aumentati da 11 a 13, ed una crescita di quelli minori ( 4,64), ma lgrado la perdita di 132 unità. L'afflusso dai comuni delle fasce li, Hl e IV fu sostanzialmente costante, ma con alcune significative variazioni. Le località mediopiccole del secondo gruppo, scesero di 87 unità, mentre la loro per-
centua.le ri1nase stabile. Al contraiio, la crescita di quelli 1nedi (fascia III), passati da 18 a 22, corrispose ad una sensibile flessione (1,40),
( 188) Non è stata inserita alcuna distin:i:i one tra le ripartizioni umministrative con meno abitanti poich~ una fascia riguardante i comuni con una popolazione tra i J 5.000 ed i 29.999 avrebbe considerevolmente ampliato il quadro di riferimento ma nulla avrebbe aggiunto di significativo. (189) La costituzione di tre ulteriori fasce che distinguessero i comuni tra 100.000 e 149.999 abitanti da quell i tra ISO.ODO e 199.999 da una parte e quelli al di sopra dei 200.000, dall'altra, avrebbe unicamente frazionato il dato complessivo ma senza portare, ai fini di questo lavoro, delle significative distinzioni sul piano della "urbanizzazione". (190) Non essendo possibile stabilire con precisione se un allievo provenisse dal centro urbano o da un'arca rurale si è prclèrito assumere il dato complessivo della popol~ ione come indice indicativo clell 'urbanizz~ione del comune.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
79
assorbita solo in parte dall'aumento (0,88), di quelli medio-alti (fascia IV), passati da 4 a 7. La ripartizione media di allievi per comune scese lievemente passando da 3,57 a 3,07 parallelamente alla riduzione di poco più di 1/5 dell'insieme dei comuni (-21,61%). La flessione fu progressivamente più evidente salendo verso i centri più popolati< 191 l. L'unica fascia che rimarcò una tendenza contraria, nonostante la sostamdale stabilità, fu quella dei piccoli centri dove la media salì da 1,61 a 1,66 (+0,04 unità). La provenienza comunale mostra un sostanziale equilibrio caratterizzato da una crescita sostanziale solo nei piccoli centri e più contenuta in quelli medio-grandi. Assumendo la popolazione come un indice dell'urbanizzazione, sembrerebbe che il reclutamento neglì anni 1895-1910 si sia spostato verso le campagne. I principali poli dell'affluenza comunale (tabella n. 12), comprendevano le 7 ripartizioni amministrative più popolate della penisola. Di queste le prime tre corrispondevano, con diverso ordine, alle province con il più elevato numero di aspiranti ufficiali. Rispetto a quei dati vi era un'inversione tra Napoli (7,49%), e Torino (6,39%), determinata dalla maggiore distribuzione del campione nella seconda provincia rispetto alla prima (192). Ancora una volta Roma (6,21 %)( 193>, seguiva le prime due confermandosi come centro trainante del reclutamento provinciale e regionale. Il legame tra la popolazione e l'afflusso di allievi sembra confermato anche dai quattro comuni successivi, Firenze (3,28%)( 194), Milano (2,05%), Genova (1,75%), e Palermo (1,60%). Il flusso dalle altre quattro città appartenenti alla V fascia del 1901 <19 5> fu sostanzialmente più ridotto. In particolare Catania (0,57%)< 196l, venne superata anche da realtà appartenenti al I gruppo come Chieti (0,81 %), .A.ve!!ino (0,78%), e Aquila (0,75%). Dei due comuni passati,
(191) La Il fascia scese da G,38 allievi per comune a 4,00 (-2,38 unità); nella lll si passò da 11,44 a 5,45 (-5,99 unità); nella IV da 14,50 a 7,29 (-7,21 unità); mentre nella V vi fu un vero crollo saltando da 63,55 a 32,3 l (-31,24 unità). (192) Il comune di Napoli rappresentava circa 9/10 (87,76%) degli allievi della propria provincia, mentre Torino ne costituiva solamente 2/3 (66,67%). (193) Questi erano gli unici comuni con una afiluenza superiore alle 200 unità e la loro somma rappresentava circa 1/5 dell' intero gruppo degli allievi. (194) Ultimo comune con un numero di allievi superiore alle 100 unità. (195) Bologna (1,28%), Venezia (1,13%), Messina (0,75%) e Catania. (196) La stessa percentuale era anche di Lecce (li fascia), Salerno (Il fascia) e Perugia (l!I fascia).
80
LA FORMAZIONE DEGLI UffJC!ALI NELL'ACCADEMIA MlLTTARE DI MODENA (1895-1939)
nel 1911, tra le città più popolate solamente Livorno (1,05%), ebbe un'affluenza superiore all' 1 per cento, mentre Bari (0,60%), ne rimase sensibilmente al di sotto. Le poche località appartenenti alla IV fascia, in almeno un censimento, si collocavano tutte al di sopra del mezzo punto percentuale con l'eccezione di Brescia (0,42%), e Ferrara (0,36%). Quest'ultime rispetto alle altre, probabilmente, risentirono di condizioni economicosociali sfavorevoli al reclutamento degli ufficiali. La provenienza complessiva dalle località della I e II fascia< 197> era essenzialmente bassa. Tuttavia al di là delle eccezioni appena viste la quasi totalità dei 73 comuni ebbe una presenza inferiore al mezzo punto percentuale. Particolarmente significativo fu il reclutamento dei modenesi (1,37%), stimolati, probabilmente, dalla presenza della scuola. Il flusso era particolarmente consistente in rappo1to alla provenienza regionale, dove superò di poco il capoluogo emiliano<19 8l. L'incidenza sull'insieme provinciale fu sostanzialmente contenuta, circa 2/3 del dato complessivo (63,89). Questa sorta dì attrazium;: influì sulla realtà cittadina, nonché sul territorio circostante. La suddivisione nei due sottoperiodi, delinea nella prima fase (tabella n. 13), il pieno equilibrio tra il reclutamento a Roma e a Torino (entrambe al 7,35%), mentre la presenza napoletana era lievemente inferiore (7,20%)< 199ì. I cinque comuni seguenti erano gli stessi del quadro complessivo, così come era riproposto il notevole distacco tra le prime tre e la quarta località, Firenze (3, 70%). Infine l'ottavo posto era occupato da Modena ( 1,45%). La restante "classificazione" non proponeva variazioni di rilievo, tranne l'assenza di 9 comuni che in
questi anni non fornirono allievi <200>4 Il reclutamento nel secondo periodo (tabella n. 14), fu caratterizzato dall'assenza di 13 comuni dei quali 8 erano della I fascia, 3 della Il e 2 rientravano nella III. Complessivamente sembra emergere una
(l 97) Di cui sunu riportali unicamente i capoluoghi di provincia.
(198) Una simile inversione si verificò anche in Veneto con Verona (1,25%) che superò Venezia (1,13%). (l 99) La differenza in termini assoluti era di 2 unità.
(200) Quattro appartenevano alla I fascia, 4 alla li e l alla 111. Dii Bisceglie, S. Severo, Piazza Armerina, Noto, Belluno e Porto Maurizio era affluito complessivamente a Modena lo 0,03% degli allievi, mentre da Prato lo 0,06% e da Andria e Faenza lo 0,09%.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIDIA (1895-1910)
81
maggiore disgregazione dalle città più grandi mentre le percentuali più basse si registrarono soprattutto tra le località delle prime due fasce. Gli unici centri con una presenza relativa superiore ai 2 punti erano Napoli (7,93%), Torino (6,30%), Roma (4,52%), Firenze (2,67%), e Milano (2,37%), tutti appartenenti alla V fascia. L'aumento della presenza partenopea corrisponde alla forte crescita campana del secondo lustro del Novecento, a cui contribuì insieme a Caserta (1,04%). L'affluenza dagli altri comuni del V gruppo non fu omogenea, soprattutto per la flessione genovese (0,64), scesa al livello di quella veneziana (I, 11 %), e di Messina (0,63), dove la propensione verso l'ufficialato era rapidamente sfumata dopo la chiusura del locale collegio militare. Anche la crescita bolognese (0,21 ), fu particolarmente significativa, poiché superò sia quella palermitana ( 1,33%), sia quella modenese (1,26%), nonostante una lieve flessione (O, 19). Le variazioni percentuali evidenziano un folto gruppo di comuni sostanzialmente stabili (±0,50)<201 J. Gli incrementi riguardarono solamente 4 località, di cui 3 dell ' area meridionale ed I di quella centrale. La flessione delle presenze coinvolse 6 comuni, equamente divisi nelle tre grandi aree geografiche del paese. La crescita più evidente fu quella di Chieti (0,76), ma nella stessa regione crebbe anche Campobasso (0,24), mentre l'Aquila ebbe una contenuta flessione (0,38). Il leggero aumento della provenienza senese (0,57), dimostrò una tendenza distinta da quella toscana, e per ce1ii aspetti contraria. Soltanto la vicina Arezzo (0,22), ebbe una lieve variazione positiva che fu minima a Grosseto (0,02), e nella limitrofa Perugia (0,04)<202>.
Dalle modifiche al reclutrunento con1unale sembrano affiorare chiaramente le linee della crescita campana e pugliese. Nelle due regioni i poli trainanti furono, rispettivamente, Napoli (+0,73), e Taranto (+0,57). Nel primo caso a sostenere il capoluogo regionale si aggiunsero Benevento (+0,47), Caserta (+0,29), e Salerno (+0,04), mentre il comune di Avellino ebbe una piccola flessione (0,56) che confermava il dato provinciale.
(201) Si tratta di 70 comuni su 80. Altri 21 comuni presenti nel quadro generale del sedicennio erano assenti e 14 di questi appartenevano alla li fascia, 4 alla I e 3 alla lll. (202) Appartenente all'area umbra.
82
LA FORMAZIONE DEGLI UfflCIAll NELL'ACCADEMIA MILITARE V I MODENA (!895-1939)
La realtà pugliese era contraddistinta da una più generalizzata adesione all'ufficialato grazie al contributo di un consistente numero di comuni, appm1enenti soprattutto alla II fasciaC203 >. Accanto agli incrementi di Lecce (0,47), Molfetta (0,37), Bitonto (0,10), Barletta (0,02), vi furono Foggia (0,20), e Bari (0,02), rispettivamente del III e del III/IV gruppoc204>. Le flessioni più significative interessarono esclusivamente comuni della V fascia, a cui si aggiunse la già citata Avellino. Tutti i maggiori centri erano ubicati nell'area centro settentrionale, con l' esclusione della siciliana Messina (-0,63 ). Vi fu una fo1te contrazione a Roma (2,83), a Torino (l,05), a Firenze (1 ,03), e a Genova (0,64). Le altre località dello stesso gruppo ebbero solamente un lieve spostamento negativo, meno evidente a Venezia (0,04), e Catania (0,08), ma leggermente più accentuato a Livorno (0,38), e Palermo (0,27).
La crescita dei valari ?..s~o!uti nel!'afDuenza d1i grandi centri ft~ contenuta e limitata a Bologna (0,21), e a Milano (0,32), oltre che a Napoli e a Bari. Dalla loro distribuzione sul territorio nazionale non emerge alcuna concentrazione geografica e, nel caso delle ultime due la tendenza regionale negli anni 1905-1910 era di segno opposto. Il reclutamento in base alla popolazione dei diversi comuni fornisce un'indicazione di massima sulla tendenza all'urbanizzazione o rura lizzazione degli uftìcial i. Il rappotto percentuale tra il numero di ammessi e gli studenti maschi delle singole ripartizioni amministrative, consente di approfondire la generale attrazione esercitata dall'uffiçl!.. 1!1t,'\
l}P!lP rliyP.r<:P ZOl1P..
I rapp011i percentuali del decennio 1895-1904 (tabella n. 15), indicano una maggiore propensione dei centri minori mentre in quelli più grandi, probabilmente, la carriera dell'ufiicialc risentì della possibilità di intraprendere altre professioni immediatamente più rimunerative. I comuni con una percentuale superiore all'unità erano solamente 4, di
(203) A questi si aggiungeva Trani che ebbe lo stesso val on: nei due periodi e, quindi, una variazione di O punti percentuali. (204) L'indicazione per Bari corrisponde alla diversa collocazione avuta sulla base dei due censimenti.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVIDAADUA AT.1.A 1.1131A ( 1895- 1910)
83
cui tre<205> appartenevano alla I fascia, e soltanto 1(206J alla Il. Gli altri gruppi erano leggermente staccati, tanto che la prima località del III si trovava al 7° posto(201> e quella del V al 9°<208 >. La "graduatoria" del rapporto allievi/studenti colloca i comuni con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti dietro a realtà urbane molto più piccole, alcune delle quali presenti solo nel primo periodo<209>. Il reclutamento assoluto e percentuale non corrispose ad una suddivisione per grandi aree geografiche e in ciò si espressero diverse tradizioni politico-militari, ma soprattutto le condizioni economiche. Particolarmente contenuto fu il flusso da Catania (0,19%), e da Milano (0,22%), mentre Torino, Roma (0,76%), Firenze (0,75%), e Napoli (0,51 % ), rimasero ai vertici della V fascia. I primi dieci comuni con un rapporto allievi-studenti attorno ad 1 punto percentuale, erano così distribuiti: 5 nell'area meridionale, 3 in ci11ell8a settentrion~le e 2 in q11ella centrale. Allo stesso modo prendendo in esame i centri con valori superiori al mezzo punto, troviamo 12 comuni del nord, l O del sud e 9 del centro. Infine il quadro complessivo delle 92 località risultava composto eia 35 amministrazioni meridionali, 29 centrali e 28 settentrionali. Queste disposizioni sembrano confermare i! processo c!i meridionalizzazione, ma sottolineano anche la maggiore distribuzione comunale del reclutamento in quelle regioni rispetto alla restante realtà nazionale. Negli anni 1905-19 10 l' affluenza dei giovani fu maggiormente distribuita sul territorio nazionale (tabella n. 16). I primi dicci comuni appartenevano ad aree ìnediv-piçt:olc cd in pnrticolnre 5 alla l, 4 al!3 II ed 1 alla III. Il reclutamento nei grandi centri subì una fo1te contrazione tanto che il primo, Torino (0,53%), scese al 12° posto della "graduatoria".
(205) Avellino (1,53%), L'Aquila (1,38%) e Campobasso (1,07%). (206) Vercelli (1, 15%). (207) Modena (0,92%). (208) Torino (0,89%). (209) S i traltava dei 12 comuni 11 dei quali presenti anche nella seconda verifica perché appartenenti alla Il fascia o in qualità di capoluoghi di provincia mentre 1, Copparo (provincia di Ferrara) nel censimento del 1911 registrò un calo di popolazione che lo portò nella I fa~cia .
84
LA FORJv!AZIONE DEGLI UFFICIALT NELL'ACCADEMIA MILITARE 01 MODENA (1895-1939)
Lo spostamento della provenienza rientra, ce1tamente, nella tendenza alla meridionalizzazione che si esprimeva, probabilmente, anche attraverso il rafforzamento del reclutamento nelle località mediopiccole. Dai grandi centri urbani meridionali della V fascia affluì un numero relativamente modesto di allievi, particolarmente concentrato a Messina (0,11 %)<210). I dati del primo periodo non hanno posto in luce l'esistenza di zone formate da località contigue con percentuali similari. Al contrario nella seconda fase sembra essersi costituito una sorta di quadrilatero piemontese (Torino, Asti, Vercelli e Alessandria), con un'incidenza poco superiore allo 0,50%. A queste vanno poi aggiunte le altre realtà comunali con più di 30.000 abitanti aventi valori più bassi come Novara (0,22%), e Casale Monferrato (0,27%), e più alti quale Cuneo (0,84%). Con ciò non si vuole affennare che l'incidenza del flusso verso la scuola sia stato generalmente omogeneo in tutto il Piemonte. Più semplicemente lo fu in quell'area, probabilmente, anche in ragione della tradizione rnilitare regionale che aveva il proprio fulcro ne!Ja ex-capitale. I comuni (90), da cui affluirono gli allievi nel secondo periodo, erano distribuiti sul territorio nazionale in modo similare al precedente<211). Le nuove località ( I 0)<212l, erano equamente distribuite nella penisola, ed avevano percentuali inferiori a 3 decimi di punto. Le variazioni del rapporto allievi-studenti tra le due fasi temporali furono contenute entro il mezzo punto percentuale per 74 comuni su 80. Le uniche modifiche significative erano, però, di segno negativo e la maggiore di queste riguardò Avellino ( 1, 18 punti). L'incremento massimo si verificò a Potenza (0,42), seguita da Benewnto (0,40), e Molfetta (0,36). Due località, Novara e Rimini, ebbero la stessa incidenza percentuale nonostante fossero entrambe slittate dalla II alla III fascia. I segni positivi riguardavano solamente 21 amministrazioni, nessuna delle quali appartenenti al V raggruppamento, mentre altre 57 località subirono una coITezione negativa.
(210) Le al{re erano Catania (0,07%) e Palermo (0,08%). (211) 34 erano collocabili nell'area meridionale, 28 in quella settentrionale e altrettanti in quella centrale. (212) Di questi 7 erano presenti negli anni 1895-1904, perché capoluoghi di provincia o con una popolazione superiore alle 30.000 unità, mentre altre 3 (Torre Annunziata, Noto e Piazza Armerina), nel periodo precedente erano appartenute alla I fascia.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LlOlA (1895-1910)
85
Nelle locai ità medio-piccole quindi si rafforzò la spinta verso l'istituto di Modena. In pmticolare a Potenza, la cui popolazione era di poco superiore ai 16.000 abitanti, nonostante avesse avuto solamente un lieve incremento "assoluto"<213l. L'aumento del reclutamento era, probabilmente, legato alle condizioni economico-sociali del comune lucano. Verosimilmente molti giovani ritennero la carriera militare una via per il miglioramento della loro condizione, oppure un mezzo per rafforzarla. Anche la crescita di Benevento appare significativa, giacché la città apparteneva alla l fascia ed aveva una popolazione di circa 25.000 unità mentre il terzo comune, Molfetta, rientrava nel gruppo appena superiore. Infine, molte località del gruppo intermedio ebbero una crescita piuttosto contenuta, in particolare Taranto (+0,28), e Pistoia (+0,08)<214>. I dati di ve1tice sembrerebbero suggerire un rapp01to tra reclutamento e centro urbano inversamente proporzionale alle sue dimensioni. Ciò ven-ebbe confermato anche dalla generale flessione dei comuni delle due fasce maggiori, il cui minimo fu rappresentato da Roma (0,51). Tuttavia, anche tra le località medio-piccole vi tùrono dei segni negativi, come ad Avellino che probabilmente risentiva delle possib ilità economiche offerte dalla vicina Napoli, così come gli altri due comuni limitrofi la grande città<215 >. Il quadro delle principali correzioni negative si completava con l' Aquila (-0,81), e Rovigo (-0,75) appmtenenti alla I fascia e da tre comuni del II gruppo, Siracusa (-0,60), Vercelli (-0,64) e Massa (-0,74) <216>. La distribuzione geografica delle amministrazioni con una variazione positiva sembra suggerire una forte spinta toscana <211> e, in modo particolare, pugliese<218>. Al contrario le contrazioni furono distribuite sul territorio nazionale senza alcuna pmticolare concentrazione. Il confronto tra il reclutamento "assoluto" e quello "relativo" evidenzia una crescita inferiore del secondo rispetto al primo. Ciò suggerirebbe che la spinta verso la scuola militare fu favorita dall'am-
(213) +0,29. (214) Le altre variazioni positive della lll fascia furono: Reggio Emilia e Ravenna, entrambe con +0,03, e Foggia +0,01. (215) Salerno -0, 14 e Caserta -0,26. (216) Quest'ultimo passato dalla prima alla seconda fascia. (217) Siena, Arezzo, Pistoia e Grosseto. (218) Molfetta, Taranto, Bitonto, L1:cce, Barlelta e Foggia.
86
LA fORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
pliarnento dei posti più che da una crescita dell'attrazione nei giovani diplomati. Questa considerazione non può essere generalizzata, poiché vi furono alcune differenze nelle tendenze regionali. Ad esempio in Campania il dato "assoluto" venne contraddetto da quello "relativo" nel periodo 1905-1910. Tutti i comuni, ad eccezione di Benevento, evidenziarono un calo della spinta verso 1'utficialato. Al contrario l'incremento dell'affluenza regionale abruzzese venne caratterizzata dal significativo aumento di Chieti e di Campobasso. I censimenti del 1901 e del 1911 permettono il confronto diretto tra gli studenti censiti e la distribuzione geografica degli allievi di quegli anni <219l. Nel primo anno (tabella n. 17), si iscrivono agli ultimi posti tre comuni della V fascia, Palermo, Venezia e Milano (tutti con lo 0,02%). Le altre località dello stesso gruppo ebbero delle percentuali poco più consistenti, fino al massimo di Firenze (0,07%). La spinta maggiore provenne da Massa (0,20%), appartenente alla I fascia, seguito da Sassari (O, 18%) e Piacenza (O, 16%), entrambi della II, mentre pra dei 5 centesimi di punto. TI dato parziale sembra confermare quanto delineato dal quadro complessivo del primo periodo in cui il reclutamento era, almeno apparentemente, più forte nei centri medio-piccoli. Tuttavia in qualsiasi fase temporale, l'apporto dei grandi comuni fu semprn quantitativamente più consistente rispetto agli altri dove, però, l' afflusso verso Modena aveva una maggiore incidenza sulla realtà cittadina. Le località più piccole, comunque, ebbero singolarmente una presenza assai irregolare, poiché 16 delle 45 località presenti nel 190 I erano assenti nel 1910, tra cui la stessa Massa e altre 3 città del T gruppo e 8 del II. Anche rirenze, appartenente alla V fascia, e Bari, che vi era entrata, non comparirono tra gli ammessi del 191 O, così come furono assenti Ferrara e Verona, che appa1tencvano alla IV. L'entità del ricambio tra i comuni si disegna chiaramente nel 1910. Vi furono 26 nuove località appartenenti alla 11 <220) e m< 221 J fascia,
(219) Il 57° corso corrisponde all' ammissione del 1910, l'anno precedente al censimento ma si tratta dell'ultimo anno di cui sono stati reperiti i registri di classe. (220) Trani, Asti, 13itonto, Treviso, Molfetta, Andria delle Puglie, faenza, Rimini, Reggio Calabria e Sampierdarena. (221) Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Reggio Emilia, Ravenna, Ancona, Taranto e Cagliari.
LA rQRMAZ!ONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA L!BlA (1895-19 10)
87
mentre quelle della I erano 6C222 l, infine solamente 1 rientrava nel V<223 >. L'aspetto più importante era certamente determinato dallo schiacciamento verso il basso dei centri della V fascia di cui solamente Torino (0,09%), si trovava tra i primi venti. I restanti erano compresi tra il minimo assoluto di Milano e Genova (0,01 %), e i valori di poco superiori di Livorno, Venezia e Bologna (0,05%). Le percentuali più elevate si verificarono tra le località della I e II fascia, come Campobasso (0,28%), assente nel 1901 e Chieti (0,22%), seguiti da Trani (0,21 %) e Asti (O, 19%). Le altre sei località in cui si ebbe una percentuale superiore ad 1 decimo di punto furono equamente divise tra i due gruppi più bassi r224 J. Immediatamente dietro vi erano Perugia e Cagliari (entrambe con lo 0,10%), della JJI fascia.
Il confronto tra i due anni evidenzia un incremento positivo, per quanto minimo, in 7 comuni, mentre in altrettante località il dato rimase costante e in 15 vi fu una modesta flessione. Gli incrementi più significativi furono a Chieti (O, 13) e a Cuneo (0,02). Entrambi si erano
ccllQC[!ti, !!ei due p~riodi" ai vertici del!e '.'Rri;~~ioni positive dei valori assoluti e di quelli relativi. Aìtre cinque città con una crescita positiva appartenevano alle fasce medio-alte, duc <225J alla I, una cm> alla III e duei227 l alla 1I. L'aumento dell'affluenza non con-ispose ad un effettivo incremento dell'attrazione esercitata dalla carriera militare. Le uniche eccezioni furono rappresentate dai piccoli comuni di Chieti e di Cuneo<228), dove vi fu una continua crescita del reclutamento e dei valori relativi. L'elevato valore assoluto degli agglomerati urbani medi e grandi nascondeva, quindi, il progressivo affievolirsi dell'attrazione esercitata dall'ufficialato. Nei comuni di minori dimensioni e geograficamente sfavoriti, lo sviluppo economico ciel primo decennio del Novecento non fu parti-
(222) Campobasso, Macerata, Sondrio, Potenza, Girgenti e Benevento. (223) Messina. (224) Si trattava, per la I fascia di Macerata, Sondrio (entrambe con lo O, J 8%), e di Potenza (O, 14%); mentre le appartenenti alla II fascia erano Piacenza (O, 16%), Bi ton lo (0,12%), e Crcmona (0,11 %). (225) Bologna (+0,03) e Torino (+0,02). (226) Trapani (+0,01). (227) Cremona (+0,05) e Como (+0,01 ). (228) La popolazione della prima poco superiore ai 25.000 abilanli e quella della seconda leggermente superiore ai 27.000.
88
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (!895-1939)
colarmente significativo. Inoltre la tecnologizzazione dell'agricoltura che fu una componente significativa della ripresa del settore tra il 1896 ed il 1914, spinse la piccola borghesia rurale verso altre soluzioni d'impiego. Probabilmente, lo sbocco militare rimase una delle vie meno rischiose, anche se lenta e faticosa, per una conferma sociale o la ricerca di una nuova affermazione. Anche un presidio consistente o, quanto meno, visibile fu uno dei possibili stimoli nella scelta della carriera militare, probabilmente, più forte nei centri piccoli rispetto a quelli maggiori. L'impulso non derivava dal numero degli ufficiali, ma soprattutto dal rapporto con la popolazione o, quanto meno, con i ceti medi e dalla loro partecipazione nella vita pubblica e mondana della città. Si trattava, al di là della semplice opportunità di lavoro, dell'immagine stessa che l'ufficiale rifletteva ali' esterno dell'esercito. Tra i comuni con una percentuale assoluta superiore ad 1 punto percentuale (tabella n. 12), solamente la guarnigione di Venezia venne potenziata nel trentennio prebellico, mentre quella di Roma rimase sostanzialmente stabile. Allo stesso modo il numero degli ammessi si contrasse nelle località con una presenza militare superiore ai 2 punti percentuali rispetto alla forza complessiva, che già dal 1901 comprendevano solamente alcuni degli agglomerati urbani maggiori. L'affluenza relativa degli anni 1895-1904 sembrerebbe scarsamente influenzata dall'incremento delle guarnigioni e dalla loro consistenza. Tra i pochi centri in cui la presenza militare crebbe, percentualmente, più del valore nazionale (circa il 22%), soltanto Roma ebbe un flusso di giovani abbastanza elevato (tabella n. 15). Gli altri 4 centri Palermo, Sondrio, Parma e Reggio E., avevano valori inferiori ad 1/4 di punto. Da Belluno, che aveva avuto il maggiore potenziamento (circa 1'80%), non provenne alcun allievo. Nel secondo lustro del Novecento, diversi comuni in cui la presenza militare fu incrementata erano tra i centri al vertice del reclutamento relativo (tabella n. 16). In modo particolare Campobasso, ma anche Caserta, Lecce e Siena ebbero un 'affluenza superiore al mezzo punto percentuale. Le località in cui la guarnigione raddoppiò oppure triplicò furono caratterizzate da un reclutamento medio se non molto basso. La corrispondenza tra la consistenza del presidio e la provenienza degli ammessi nei due periodi, era similare a quella emersa con l'entità della popolazione. Il potenziamento del contingente militare ebbe inizialmente un effetto marginale, probabilmente, in seguito al
LA FORMAZIONE E GLI ALLTEVTDA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
89
sovrapporsi di fattori negativi, come la crisi delle vocazioni e la contrazione dei posti in concorso. Si trasformò in uno stimolo solamente negli ultimi cinque anni. In questo periodo erano cambiate le condizioni generali, e la figura dell'ufficiale aveva recuperato una parte del lustro perso nel decennio precedente. Nel complesso, tra il 1895 ed il 1910 divenne evidente la tendenza alla progressiva meridionalizzazione del reclutamento, caratterizzato dalla crescita pugliese e campana. Il processo dinamico non aveva, ancora, alterato gli equilibri esistenti, dominati dalla presenza piemontese, tuttavia era certamente in atto una graduale metamorfosi che, apparentemente, avrebbe richiesto anni prima di realizzarsi pienamente. La stessa spinta interessò gli allievi dell'accademia ed emerge anche dal quadro generale degli ammessi ai due istituti professionali dal 1898 al 1910. Nell'arco temporale ristretto la crescita delle regioni del sud fu più consistente e tale da sottolineare una maggiore propensione al superamento della provenienza piemontese. Quest'inclinazione fu particolarmente chiara persino nell'accorpamento regionale dei distretti militari dove il crollo settentrionale fu più palese. Contrariamente a quanto sottolineato dagli allievi "ordinari", tra gli "speciali" la progressione interessò un'area molto più estesa. Nell'ultimo lustro dell'Ottocento e nel primo decennio del Novecento la componente settentrionale era divenuta irrimediabilmente minoritaria mentre si era stabilito una sorta di equilibrio sostanziale tra le restan ti aree della penisola. Si trattò, quindi, di un processo di centro-meridionalizzazione caratterizzato da una crescita particolannente fmte del Lazio, della Sicilia, dell'Emilia-Romagna e dell'Abruzzo, mentre la contrazione del nord fu profonda ed estesa all'intera area. Probabilmente, lo sviluppo economico di quelle regioni offrì alla piccola e media borghesia una maggiore opportunità d'impiego e di miglioramento della condizione sociale<229)_ Tuttavia, non vi fu il crollo, in termini assoluti, dei poli tradizionali, ma un loro ridimensionamento. Particolarmente tangibi le nell'attrazione esercitata dalla carriera militare sugli studenti.
(229) Massimo Paci, Mercato del lavoro, in "Il mondo contemporaneo. Storia d'Italia", Firenze, La Nuova Italia, 1980, pp. 634; lo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura settentrionale, in età giolittiana, accrebbero nella pianura Padana le opportunità d'impiego mentre nel resto del paese il mondo agricolo restò caratterizzalo da una vasta sovrappopolazione.
90
LA FORMAZIONE DEGLI UFfJCJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA (1895- 1939)
L'affluenza provinciale ha sottolineato il disgregamento del dato regionale e, quindi, sembra confermare l'impo1tanza delle condizioni socio-economiche nello spingere i giovani verso la scelta militare. Infine la provenienza comunale ha posto in evidenza la differenza sostanziale tra i valori assoluti e quelli relativi. Accanto ad un processo di spostamento delle aree di affluenza ve ne fu uno, apparentemente trasversale, che vide la flessione dei grandi centri e la crescita di quelli medio-piccoli. Si trattò, quindi, di una complessiva ruralizzazione del reclutamento o, meglio, dell'incremento del flusso dalle ripartizioni amministrative meno popolate. 3. La formazione degli alJievi
La formazione degli allievi presentava due aspetti fondamentali. Quello culturale-professionale, al cui centro era posto lo studio, e quello morale fondato sull'inflessibile disciplina e sulla proposizione di specifici mcdeHi co~"?1po:ta1nenta.!i . 3. l
Lo studio 1 registri degli allievi permettono di ricostruire l' assetto didattico
del! 'istituto di Modena attraverso modifiche apportate al quadro delic materie. Tuttavia, non è stato possibile reperire i programmi e gli orari, giornalieri e settimanali, di ogni disciplina (210 ). Ciò ha impedito di valutare compiutamente il peso effettivo degli insegnamenti. Alcun i riferimenti sui contenuti possono essere tratti dall'indice delle sinossi, ma anche questo lascia molti interrogativi. Presso la biblioteca dell'istituto è conservata solamente una parte dei volumi, mentre altri sono reperibili in diverse struttu re militari e civili. Inoltre non è possibile stabilire con certezza quali e quanti testi venissero impiegati durante un anno. Molti portano la stessa data di pubblicazione e, presumibilmente, potevano essere im piegati contemporaneamente utilizzandone solo delle pmti . Altri avrebbero potuto essere semplicemente degli approfondimenti e non ra ppresentare il blocco principale del corso. La gestione didattica era suddivisa tra il Ministero, che tracciava le linee generali dei corsi, e il comando dell'istituto a cui era attribuita la
(230) Di questi non vi è traccia nella conservata ali' i\USSME.
I:3AMM,
né nella documentazione riguardrultc la scuola
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA Lilli,\ (1895-1910)
91
gestione effettiva dell'anno scolastico. Il primo stabiliva le materie e i programmi mentre il secondo indicava le date d'inizio e termine dei corsi, organizzava gli orari interni, coordinava gli insegnamenti teorici e pratici, suggeriva i libri di testo e, infine, si occupava di tutto ciò che era connesso alla pratica dell'insegnamento.
3.1.1 I docenti Il corpo docenti era sottoposto alla designazione del!' amministrazione centrale che stabiliva anche la durata dei diversi incarichi. Essi dovevano attenersi pedissequamente al programma ministeriale assicurandosi che tutti gli allievi seguissero con profitto. Erano tenuti a controllare l'apprendimento e riferire al comando le insufficienze che, normalmente, generavano delle sanzioni disciplinari. l testi impiegati erano opere generali indicate di volta in volta dai protèssori all'Ufficio Studi dell'istituto. Solo raramente venivano designali dai Ministero o suggeriti daiio stato maggiore deli'esercito. Ai comando della scuola era demandata anche la possibilità di produrre in loco i volumi necessari che dai 1876 poteva trasformarsi nell' obbl igo per i docenti di consegnare gli appunti; 22. I professori titolari sono tenuti, quando loro venga ordinato, a scrivere i! testo delle loro lezioni date agli Allievi, il quale verrà autografato o stampato a cura dell'istitutoC231 l,
In questo modo erano realizzate buona parte delle sinossi con tutto o solo una parte del programma di un corso. Allo stesso modo era possibile raccogliere gli aggiornamenti previsti dal Ministero in modo da completare il materiale già stampato con delle integrazioni. Gli insegnanti civili erano sottoposti alle direttive del comando, in una smia di militarizzazione dei loro compiti. Quest'aspetto era stato leggermente modificato nel 1884 con la sostituzione dell' inciso "quando loro venga ordinato" con il più cortese "se riehiesti"<232l_ Allo stesso tempo vennero ulteriormente precisati i limiti della loro funzione didattica: 61. È' loro vietato di consigliare agli allievi l'uso di libri di testo all'infuori di quelli approvati per la Scuo/a< 233l,
(231) Regolamento di servizio inrerno p er la scuola militare, cit., 1876, p. 6. (232) Regolamento di servi=io interno, cit., 1884, p. 17. (233) Ibidem, p. 17.
92
LA FORMAZIONE DEGLI UFFLCLALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Questa norma rimase in vigore fino al conflitto mondiale. Gli obblighi erano codificati in due apposite ripartizioni del regolamento interno del 1876. In quello precedente, risalente al 1865, non vi erano riferimenti espliciti, ma semplicemente dei limiti al rapporto unilaterale con gli allievi. Le relazioni con l'istituto, apparato burocratico e ufficiali, come gli atteggiamenti nei confronti dei giovani erano, probabilmente, descritte in uno stralcio. La normativa distingueva tra gli incarichi d'insegnamento dei "professori titolari" e di quelli "aggiunti". l primi si occupavano delle lezioni, delle interrogazioni e degli esami annuali mentre i secondi li sostituivano qualora fossero impossibilitati c234l, Entrambi i ruoli potevano essere ricoperti da insegnanti civili o militari, ma solamente dal 1884 vennero indicate le loro diverse caratteristiche: 48. I Professori militari o sono ufficiali destinati alla Scuola esclusivamente per l'insegnamento di una determinata :nateriaJ o sono ufficiali di compagnia in J"Jari ten1J_>O inca-
ricati di un ramo d 'insegnamento scientifico (. ..). 49. i Professori civili sono ordinari o straordinari, secondo che nominali con decreto reale in servizio permanente, ovvero assunti in ujjìcio temporaneo dal Comandante della Scuola, previa l'approvazione del Ministero della guerra<235 l.
La principale differenza era nella gestione della disciplina interna, poiché solamente i militari potevano punire. Gli altri dovevano limitarsi a menzionare i fatti in un rapporto all'autorità superiore. L'attività dei docenti era continuamente controllata dall'apparato amministrativo che nel 1876 si era assicurato la possibilità di intervenire anche in sede di giudizio: 24. [i professori} In seguito agli ordini che ricevono dal Comando dell'Istituto, e di concerto coi Professori aggiunti, assegnano agli Allievi i punti di merito per le classificazioni quadrimestrafiC236l .
Il comando della scuola avrebbe potuto sanzionare le decisioni degli insegnanti e intervenire sulle valutazioni ritenute inadeguate.
(234) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, pp, 6-7. (23 5) Regolamento di servizio interno, cit., 1884, pp. 14-15. (236) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, p. 6.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LTnlA (1895-1 910)
93
Il regolamento interno del 1876 aveva previsto una totale sudditanza dei docenti alle direttive ministeriali. Infatti era esplicitamente prevista la possibilità di regolare la selettività sulla base delle direttive interne, indipendentemente, quindi, dai giudizi scolastici. Nelle seguenti edizioni della regolamentazione, però, quest'esplicita limitazione alle funzioni degli insegnanti non venne riproposta. Il controllo dei docenti tuttavia non si ridusse, ma assunse altre forme oppure accentuò quelle già esistenti. Il parere degli insegnanti era già stato sottoposto, dal 1865, alle direttive della scuola attraverso l'indicazione dei limiti minimo e massimo nelle valutazioni quadrimestrali<237l. Nella prima patte dell'anno era possibile assegnare da 0/20 a quelli che non rispondevano a 17/20, mentre nella seconda metà i voti dovevano essere compresi tra 4/20 e 20/20. La struttura della lezione venne regolata, per la prima volta, nel 1884 con lo scopo ufficiale di uniformare il metodo di tutti i docenti. Ogni insegnante era tenuto a seguire le indicazioni del coordinatore cìella ma[t;ria riguardo ai modi d'inscg,nameiitv, all'm,damento dd corso, alle conferenze e alla disciplina nelle aule. Così era, apparentemente, possibile mantenere gli allievi di più classi in una condizione di sostanziale parità. Il coordinamento era svolto dal docente più anziano che diveniva l' intermediario tra i professori e l'ufficiale D irettore degli studi, a cui era demandato il compito di gestire l'intero apparato scolastico dell'istituto. Il primo quarto d'ora di ogni lezione doveva essere dedicato alle interrogazioni, facendo attenzione di coinvolgere gli allievi un uguale numero di volte durante l'anno. La lista degli interrogati era fornita dall'ufficio studi e almeno 4 dovevano essere esaminati ogni giorno. Al termine della lezione, l'insegnante era tenuto a stilare un breve rapporto con i punteggi assegnati. Inoltre l'argomento trattato doveva essere riportato in un apposito prospetto il cui scopo era di rendere visibile lo svolgimento del programma. Le prove pratiche, quali temi o disegni, dovevano avere una cadenza mensile, ma senza una data precisa. Tuttavia era necessario svolgerle in modo da fornire periodicamente al Direttore degli studi la valutazione di ogni allievo.
(237) Norme pel servizio interno 1° novembre 1865, cit., 1865, p. 19.
94
Li\ FO RMAZIONE Dl'GTJ UffTCIALI NET.L'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Gli insegnanti civili erano di fatto militarizzati, al pari degli operai assunti negli opifici militari. Il regolamento esigeva un contegno pubbi ico degno del ruolo ricoperto e al tempo stesso li obbligava a risiedere in città. Ogni spostamento al di fuori dell ' urbe doveva essere autorizzato dal comandante dell ' istituto oppure non superare le 24 ore. La normativa interna lasciava la possibilità ai titolari di cattedra d i avvalersi della collaborazione degli aggiunti o degli assistenti militari in modo da proseguire nella normale attività d'insegnamento presso gli istituti civili. Tuttavia il diretto responsabile era tenuto ad assistere almeno una volta in ogni quadrimestre alle lezioni per avere un'idea del loro andamento. l docenti delle materie ginnico-sportive, i "Maestri di scherma" e quelli di " ginnastica", erano sottoposti agli stessi precetti degli altri insegnanti. Le uniche eccezioni riguardavano le prescrizion i relative alle interrogazioni , alle conferenze e ai compiti scritti che non erano previsti per questi insegnamenti (238 ) . 3.1.2 Le materieC239)
Negli anni tra il 1895 cd il 1910 vi furono tre riorganizzaz ioni sostanziali del quadro didattico, a cui si aggiunsero alcune piccole moditìche di assestamento. Queste potrebbero essere intese come fasi formative caratterizzate da un diverso rapporto tra le materie tecniche e quelle scientifico-letterarie. Tuttavia le correzioni non alterarono il carattere del corso e non mutarono, almeno apparentemente, il livello degli studi. Generalmente al primo anno fu sempre attribuito un carattere introduttivo, mentre il secondo rappresentò lo stadio professionalizzante del ciclo formativo . Dai registri degìi aììievi sembra emergere anche una sorta <li gerarchizzazione conseguente al coefficiente fisso apposto ad ogni insegnamento<240l. Si trattava di un moltiplicatore il cui valore determinava, di fatto, il peso della disciplina nella definizione della media quadrimestrale e finale. Probabilmente, però, non corrispondeva al grado di difficoltà intrinseco, ma all'impmianza assegnata ad esso dal Ministero. (23 8) T coordinatori dei due corsi erano il "!'rimo Maestro di scherma" e il "Primo maestro di ginnastica", anch'essi nominati in base all'anzianità. (239) TI quadro delle materie è stato estrapolato dai registri degli allievi conservati nella J3AMM.
(240) Quando non vi era un valore preciso il moltiplicatore era I.
LA FORMAZIONE E GT.T ALLIEVI DA ADlJA ALLA LllllA (1895- 1910)
95
Il calcolo dei punteggi intermedio e conclusivo avveniva attraverso un meccanismo esclusivamente aritmetico. Alla fine della prima parte dell'anno scolastico la media dei voti di ogni insegnamento, espressa in ventesimi, veniva moltiplicata per il rispettivo coefficiente. Il prodotto ottenuto era sommato con quello delle altre materie. Dal totale veniva estrapolata la media generale a cui era addizionato il punteggio conseguito negli insegnamenti facoltativi <241> per ottenere la "Media di classificazione". Il risultato finale determinava il successo scolastico degli allievi, ma costituiva anche la base su cui venivano formate parte delle gerarchie interne alla classe e al corso. Al termine dell'anno ia procedura diveniva leggermente più complessa, giacché anche il risultato degli esami finali contribuiva alla valutazione definitiva. La media annuale di ogni materia veniva calcolata sulla base di quelle quadrimestrali. Questa veniva sommata al "Punto d'esame" per poi ricavare la "Media generale" che era moltiplicata per il proprio coefficiente. Dalla somma dei prodotti di tutti gli insegnamenti si estrapolava la media complessiva finale alla quale venivano addizionati i prodotti dcgìi insegnamenti faeoitativi per ottenere la "Media complessiva cli classificazione". L'assetto didattico del 1895-1898 prevedeva al primo anno 14 discipline, due giudizi <242> ( uno comportamentale e l'altro attitudinale), e 2 esercitazioni successive agli esami finali. Il secondo anno iiprnponeva la stessa struttura, ma con l'aggiunta di 2 materie. Il primo corso (tabella n. 18), comprendeva 4 materie generali, cli cui 3 letterarie<24 3l ( con scritto e orale), e una scientifica <244> a cu i si aggiungevano 8 discipline professionali. Le restanti 6 valutazioni s i basavano sulla prestanza fisica<245 l, sul giudizio degli insegnanti(246 > e sull'impiego pratico delle nozioni apprese durante l'anno(247l. L'inserimento degli insegnamenti riservati alla cavalleria <248>, nel 1897, fu semplicemente una coITezione. Si trattò, da un lato, dello
(24 1) Solo se erano superiori ai 12/20. (242) Queste potevano assumere un peso determinante per la promozione, la bocciatura o l'allontanamento dell'allievo dall'istituto. (243) "Lettere italiane", "Lingua francese" e "Lingua tedesca". (244) "Scienze fis iche e naturali". (245) "Ginnastica" e "Schema". (246) "Condotta" e "Attitudine militare". (247) "Esercitazioni militari" cd "Esercitazioni topografiche". (248) ··Regolamenti pratici di cavalleria" e "Equitazione".
96
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1 895- 1939)
scorporo di una parte specifica dai più ampi corsi sui regolamenti e, dall'altro, dell'anticipazione di una disciplina del secondo anno, "Istruzione individuale a cavallo", per la sola cavalleria_ La presumibile gerarchia dettata dal coefficiente, sembrava assegnare maggiore importanza alle materie generali. L'assenza di riferimenti documentali, impone di non escludere la semplice volontà di bilanciare il peso quantitativo delle discipline professionali nella formazione delle medie complessive. In questo periodo alcuni corsi ebbero due moltiplicatori distinti, per la media quadrimestrale e per quella finale, senza però alterare l'equilibrio generale delle valutazioni. In alcuni casi il coefficiente finale era assente<249l, poiché era tenuto conto solo della media naturale o, se non era oggetto d'esame, di quella annuale. Complessivamente al tern1ine della prima metà dell'anno vi erano 19 moltiplicatori, mentre nella seconda metà ne rimanevano 12, con un valore massimo di 7 per "Lettere italiane. Scritto". Nel calcolo quadrimestrale il valore più elevato era quello di "Lettere italiane" "Scritto"<250 > poi, "Topografia" e "Atte militare", e la valutazione della "Condotta"<251 >. La maggiore parte delle restanti discipline aveva un coefficiente di 3 e quelle dove le doti personali potevano influire in modo significativo avevano 2 <252l. L'assetto del 1895 venne ritoccato solamente nel 1897 con la soppressione del moltiplicatore finale di "Disegno topografico". Allo stesso tempo furono attivati due insegnamenti riservati alla cavalleria, ma senza attribuirvi alcun coefficiente. Ciò non modificò l'equilibrio tra le discipline generali, umanistiche e scientifiche, e quelle professionalizzanti o esplicitamente finalizzate agli scopi militari che era sensibilmente a favore di quest'u!time. Durante il primo anno di studi, il modificatore medio del primo quadrimestre era 3, mentre quello finale passò da 4,92, a 5,09 nel 1897. In una sorta di moltiplicatore complessivo, dato dalla somma dei coefficienti, le materie generali rappresentavano il 40,35% che crebbe al 44,43%.
(249) "Lingua tedesca" (scritto e orale), "Proiezioni grafiche", "Ginnastica", "Schemrn", "Attitudine militare" e "Condotta". Tuttavia il giudizio negativo in queste ultime due poteva pregiudicare la promozione dell'allievo. (250) Moltiplicato per 5. (251) Moltiplicato per 4. (252) "Disegno topografico" e "Attitudine militare".
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIIllA (1 895-1910)
97
Il secondo anno, tra il 1896 ed il 1898C253J, era 'composto da 15 materie, 2 valutazioni e 2 esercitazioni estive, successive agli esami finali. L'unica distinzione tra fanteria e cavalleria era determinata dalla presenza di "Equitazione", per la prima, e "Istruzione individuale a cavallo", per l'altra. Complessivamente vi erano (tabella n. 19), 3 materie umanistiche (scritto e orale), già presenti al primo anno (254 ), 8 professionali, di cui 4 biennalizzazioni, e 3 discipline fisiche, tra le quali equitazione. I coefficienti riproponevano la gerarchizzazione dell'anno precedente. Il calcolo della media quadrimestrale avveniva con l'appmto di 21 moltiplicatori, due in più rispetto al primo, mentre per quella finale erano 12. In entrambe le verifiche i valori medi, rispettivamente di 3 e di 5,33, erano superati solamente da "Lettere italiane. Scritto", " Arte militare" e "Regolamenti militari pratici". A queste si aggiungevano nel primo quadrimestre "Condotta" e nel secondo "Geografia militare", "Fortificazioni" e "Disegno di fo1tificazioni".
La ripartizione percentuale <lei numero fi sso sottolinea il carattere professionalizzante del secondo anno di studi. Le materie umanistiche e scientifiche contribuivano soltanto con il 31,74% a quello quadrimestrale e con il 32,81 % al finale, con una netta riduzione rispetto all' anno precedente. Nel I 899 la struttura didattica dei corsi fu ampiamente modificata attraverso la riorganizzazione delle materie e l'uniformizzazione dei coefficienti per entrambe le valutazioni. Complessivamente venne accentuato il carattere professionale del corso, nonostante un modesto riequilibrio al secondo anno tra gli insegnamenti militari e quelli generali. Le principali modifiche introdotte al primo anno riguardarono le materie umanistiche. In primo luogo la valutaz ione quadrimestrale degli iscritti e degli orali venne ridotta ad un solo valore. Inoltre la "Lingua tedesca" divenne facoltativa<255l, lasciando obbligatoria la sola "Lingua francese". Non meno importante fu la formale militarizzazione dell'italian o trasformato in " Letteratura mii itare". Ciò lascerebbe supporre uno
(253) li secondo corso del 1895 era riferito agli allievi ammessi nel 1894. (2 54) Erano: "Lettere italiane", "Lingua francese" e "Lingua tedesca". (255) li prodotto ottenuto dalla moltiplicazione della media parzia le con il coeffici ente veniva direttamente sommato alla media complessiva.
98
LA FOR..VIAZIONE DEG I.I UfflCIALI NELL'ACCADEMIA MJLJTARE DI MODENA (1895-1939)
spostamento dell'attenzione dal quadro generale della cultura nazionale ad uno più specifico, dominato dall'interesse professionale. Anche la scelta di una sola valutazione, abbandonando la distinzione tra scritto e orale, suggeriva una correzione sostanziale del fine specifico della materia. La correzione potrebbe essere una conseguenza diretta delle modifiche apportate al reclutamento degli ufficiali nel 1896. La trasformazione del titolo di studio nella principale discriminante culturale del processo di ammissione permetteva, verosimilmente, di dare per scontate tutta un' ampia serie di conoscenze che, altrimenti, avrebbero dovuto essere riprese per amalgamare le nozioni possedute dagli allievi. Le stesse considerazioni possono essere estese a "Storia militare" che ve1me corretta in "Storia dell'arte militare". L'esplicito richiamo al principale insegnamento del corso potrebbe sembrare un'accentuazione del ruolo accessorio della storia. La periodizzazione degli event i potrebbe, ancora una volta, essere stata ritenuta già acquisita. G li allievi avrebbero dovuto, quinài, concentrarsi soprattutto sugli aspetti maggiormente legati a lla professione dell'ufficiale. Il quadro delle materie professionali rimase sostanzialmente invariato nonostante la soppressione di "Proiezioni grafiche", che poteva essere considerata complementare a disegno. Gli altri interventi furono semplicemente degli spostamenti da un anno a ll'altro come, nel 1899, per "Arm i portatili e artiglierie", scambiata con "Geografia", di venuta da "militare" a "descrittiva". Alcune correzioni sembrerebbero degli aggiustamenti organizzativi con lo scopo di raccogliere in un' unica materia biennale le discipline basate sulle capacità fisiche e mnemoniche. Le singole medie di "Ginnastica", "Scherma", " Equitazione" e " Regolamenti militari" vennero unificate per fon11are 11 punteggio di "Istruzioni nìilitari"P"6 ) . Un'altra compattazione riguardò il giudizio sull'attitudine militare e la condotta: "Qualità morali e militari", di venuto determinante ai fini della promozione o dell ' allontanamento dall'istituto. li primo anno di studio (tabella n. 18), comprendeva 2 materie umanistiche, 2 scientifiche e 4 professionali a c ui si aggiungevano 2 valutazio ni ed 1 insegnamento facoltativo. Negli anni successivi vennero apportate molteplici correzioni senza, però, alterarne l'organizzazione didattica. Si trattò di piccoli ritocchi che non ebbero riflessi sul bilanciamento delle varie materie .
(256) Che contribuiva normalmente alla formazione della media quadrimestrale.
LAfORMAZlONE E GLI ALLIEVI DA A!JUA ALLA LIBIA (1895-1910)
99
Nel 1900 la "Letteratura militare" assunse anche l'ultima funzione che era stata attribuita alle lettere italiane con la suddivisione della valutazione complessiva in "Scritto" e "Orale". In questo modo il Ministero reintrodusse nuovamente una disciplina che si occupava anche delle capacità di scrittura degli allievi. Lo stesso processo di separazione venne applicato alle "Istruzioni militari" ed in particolare con "Regolamenti militari", scissi in "Teorici" e "Pratici"_ li ripristino della distinzione esistente prima del 1899 potrebbe essere stata determinata dalla volontà di educare al rapporto con i subordinati e i superiori. La suddivisione tra teoria e prassi suggerirebbe l'intenzione di distinguere i modi con cui il futuro ufficiale avrebbe dovuto applicare le norme generali poste alla base della vita militare. La correzione più imp01tante riguardò la "Lingua tedesca" il c ui moltiplicatore, già ridotto l'anno precedente, venne dimezzato. La seconda lingua straniera risentì negii anni seguenti di una sostanziale indecisione sulla sua utilità che ne provocò il rientro tra le materie obbligatorie nei 1902 e la ridisposizione tra le facoltative nel 1905. Quando non era compresa tra le materie obbligatorie fu scelta da un numero considerevole di allievi. La ragione probabilmente, era la possibilità di poterla abbandonare senza conseguenze per la media, poiché il punteggio veniva conteggiato nelle valutazioni quadrimestrale e finale solamente quando superava i l 0/20. Conseguentemente ogni anno almeno il 30% dei giovani sceglieva di seguirne le lezioni e la punta massima si verificò nel 1908 con il 94,27% del I corso. L'avvicinamento al tedesco dei futuri ufficiali poteva anche essere conseguente alla contemporanea politica internazionale che vedeva in primo piano la triplice alleanza, quindi i rapporti con la Germania e l'Austria-Ungheria. Tuttavia tra gli insegnamenti previsti all'istituto di Modena solamente il francese venne considerato sempre come una lingua fondamentale, mentre a quella del più probabile alleato in una futura guerra fu attribuito un ruolo secondario. La correzione più importante introdotta in questa fase didattica fu l'uniformazione del coefficiente quadrimestrale e finale . In questo modo venne assegnato ad ogni materia un unico moltiplicatore e, quindi, lo stesso peso formale in entrambe le valutazioni annuali. 11 valore assoluto fu considerevolmente aumentato, con un arco di variazioni compreso tra 7 e l O ed un valore medio di 8,3. L'insegnamento più importante divenne "Aite militare" che, al pari del giudizio sulle "Qualità morali e militari", ebbe un coefficiente di 10 mentre "Topografia" e "Storia dell'arte militare" furono portate a 9.
100
Li\ FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il peso complessivo delle materie umanistiche e scientificheC257l nella formazione delle medie si ridusse al 27,71 %, con una significativa contrazione rispetto al periodo precedente. Il carattere professionalizzante del primo anno rimaneva considerevole, anche inserendo "Letteratura militare"<258> tra le materie generali, nonostante la formale militarizzazione. In questo caso l'incidenza delle discipline non militari salirebbe al 37,35% della somma dei coefficienti. La flessione, tuttavia, non può essere ricondotta unicamente all'intervento sui moltiplicatori, ma vi fu anche la contrazione delle medie, dovuta all'unificazione di scritto e orale di alcune materie umanistiche. Il ripristino dell'obbligatorietà del tedesco, nel triennio 1902-1904, con un coefficiente di 7, modificò momentaneamente il rapporto tra i due gruppi. Il moltiplicatore medio si ridusse lievemente, scendendo a 8, 18, mentre l'apporto delle materie generali alla somma dei moltiplicatori crebbe al 33,33%. Soltanto prendendo in considerazione il contributo della letteratura, il peso complessivo si riportava ai livelli del periodo precedente, con il 42,22% del totale dei moltiplicatori.
li secondo anno di studi venne riordinato con i medesimi criteri impiegati per il primo nell'attribuzione dei coefficienti e nella modifica dei titoli (tabella n. 19). Alle correzioni, riguardanti "Letteratura militare" e "Istruzioni militari", si aggiunse la prevista attivazione di "Artiglieria e armi portatili", mentre negli anni successivi vi furono vari assestamenti che proseguirono fino a saldarsi con l'ampia riorganizzazione del 1906. Nel 1899 venne attivato l'insegnamento di "Nozioni di diritto" in sostituzione di "Leggi politico militari". Probabilmente, si trattò della stessa materia che, però, perse il suo carattere specifico per assumerne uno più istituzionale che abbracciava anche gli aspetti civili. Un a.m.pio processo di rivisitazione riguardò inoltre "Contabilità militare", inizialmente trasformata ed ampliata in "Amministrazione e contabilità militare", ma nuovamente corretta in "Contabilità", nel 1903. Riassunse la denominazione originale nell'anno successivo e, infine, nel 1905 ritornò alla definizione del 1899. Questi continui mutamenti parrebbero dettati dalla necessità di individuare una forma ideale per un insegnamento, assai specialistico, che non sembrava trovare una collocazione tra quelli destinati agli ufficiali combattenti.
(25 7) "Lingua francese", "Scienze fisiche e naturali" e "Geogrufia descrittiva". (258) L'irreperibilità dei programmi ha impedito di confrontare il contenuto di questo insegnamento con i precedenti e individuare con esattezza se vi siano state delle variazioni.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
101
L ' assegnazione dei nuovi coefficienti vide prevalere, come al primo anno, " Arte militare" e il giudizio compo1tamentale, immediatamente seguite da " Storia dell'arte militare" e "Fortificazione". Il moltiplicatore medio variò in ragione dei continui riassestamenti didattici passando da 8,18, nel 1899, ad 8,27, dopo la sostituzione di geografia con armi . Scese nuovamente al valore di partenza nel biennio in cui la lingua tedesca fu obbligatoria e poi risalì a 8,27 nel 1905. L'equilibrio tra le materie generali <259), e quelle professionali fu ulteriormente spostato a favore delle seconde. Il peso percentuale degli insegnamenti non militari scese al 25,56% del totale dei coefficienti. Aggiungendovi la "Letteratura militare" raggiungeva infatti il 34,44%, superando leggermente il valore del periodo precedente. Gli spostamenti avvenuti nel 1900 fecero scendere l' incidenza complessiva delle discipline umanistiche al 16,48% e al 25,27%. Nel 1903, l'obbligatorietà del tedesco e la smilitarizzazione della " Contabilità" spinse, rispettivamente, al 29,59% e al 37,76%. Infine le correzioni del biennio successivo portarono le percentuali delle discipline smilitarizzate al 22,45% cd al 30,61 %, pt:r poi ritornare nei i905 ai valori degli a11ni 1900-1902. All'inizio del secondo lustro del Novecento il Ministero intervenne nuovamente sulla struttura dei corsi modificando la composizione degli insegnamenti. Il primo anno riacquistò un carattere prettamente introduttivo per il potenziamento delle materie scientifiche e umanistiche (tabella n. 18). All o stesso tempo, i principali insegnamenti mi litari <2"°> (tabella n. 19), vennero concentrati nel secondo ciclo di studi, accentuandone ulteriormente il carattere professional izzante. La scomposizione di " Istruzioni militari"(261 > e "Qualità morali e militari"<262> fu un sostanziale ritorno alle condizioni antecedenti il 1899. Così come i! mome:1tanco scambio di an no tra "Armi pottatili ed artiglierie" e "Geografia generale e descrittiva", ma l'operazione ven ne, nuovamente ripetuta tra il 191 O ed il 1911. Un 'altra modifica che interessò entrambi gli anni fu la, fo1male, smilitarizzazio ne della letteratura attraverso la sostituzione dell ' aggettivo
(259) "Lingua francese", "Nozioni di diritto" e "Geografia descrittiva" . (260) "Fortificazione", "Disegno di fortificazione", "Topografia", "Disegno topografico" e i biennali "Arte militare" e "Storia dell'arte militare". (26 1) Riapparvero in fonna autonoma: "Istruzioni e regolamenti mil itari", "Ginnastica", "Scherma" ed "Equitazione". (262) Scissa in "Qualità morali" e "Qualità militari".
102
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
"militare" con quello, pm ampio, di "italiana". Da ultimo anche "Topografia" e "Disegno topografico" vennero trasferiti momentaneamente dal primo al secondo anno mentre, nel 1911, furono riportati alla loro precedente collocazione. Alcune modifiche interessarono i singoli anni di studi come la scomposizione di "Scienze fisiche e naturali", soppressa nel 1900, in "Fisica tecnica" c "Chimica generale e applicata". La prima venne collocata al secondo anno nel 1910-1911, mentre l'altra fu affiancata dalla geografia. La principale innovazione, tuttavia, fu l'attivazione di "Principi d i scienze sociali con norme per l'educazione del soldato" nell'ultimo ciclo di studi. La parte conclusiva del titolo richiamava uno dei punti cruciali del dibattito sul ruolo degli ufficiali nella società nazionale. Apparentemente, spostava l'attenzione degli allievi sugli aspetti educativi fino ad allora trascurati da una materia spiccatamente istituzionale come "Nozioni di diritto". L'esperimento, comunque, rimase in essere per un tempo assai breve. Già nel 191 1 questa disciplina sociale venne nuovamente rimpiazzata da queila giuridica.
('ornpless!,.1~!l!C!!!e!, llt1 1906, !] pr!!'!!~ a!'!r!C er~ f~!':;;8.t~ d~. 2 1~~:;cgnamenti umanistici, 2 scientifici, 4 militari (divenuti 5 nel 191 O), 3 sportivi e 2 giudizi comportamentali. Il sec..:ondo periodo di studio comprendeva 3 materie umanistiche, 1 scientifica, 7 militari, 3 spo1iive e 2 giudizi attitudinali. I coefficienti delle materie rimasero quelli del periodo precedente, ma il rappo110 percentuale tra discipline militari e non, nella formazione di un coefficiente unico, risentì delle variazioni dell'assetto didattico. Nella prima parte del corso la somma degli insegnamenti generali <263l rappresentava il 28,44% del valore totale dei moltiplicatori invece, dopo il 19] O, scese al 26,72%. L'incremento rispetto al periodo precedente fu piuttosto contenuto (0,73), nonostante il gruppo avesse acquisito una materia. La seconda parte del corso ebbe un rapporto tra i due insiemi d'inscgnamenti meno stabile rispetto al precedente. L'apporto delle materie generaliC264l fu inizialmente de! 19,66%, ma salì al 23,48% con l'attivazione della geografia per scendere, nel 191 O, al 22,30%(265 >.
(263) "Letteratura italiana", "Lingua francese", "Fisica !ccnica" e "Chimica generale e apµi icatan.
(264) "Letteratura italiana", ·'Lingua francese", "Principi di scienze sociali con nonne per l'educazione del soldato" e "Geografia generale e descrittiva" . (265) ln seguito alla piccola riorganizzazione del 19 ! l, la percentuale delJe materie generali sarebbe nuovamente ritornata al 23,48%.
LA FORMAZlONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895- 1910)
103
Tra il 1895 ed il 19 I O vi fu, quindi, un altalenarsi di tendenze didattiche che si differenziarono, soprattutto, attraverso lo spazio concesso alle discipline generali. La riorganizzazione del 1899-1900 sembrò assecondare il distacco tra esercito e nazione che, apparentemente determinò la spinta verso una maggiore professionalizzazione tecnica degli allievi. Al contrario, nel 1905-1906, si delineò una tendenza nuova che, almeno apparentemente, sembrava raccogliere le istanze più avanzate del dibattito sul ruolo degli ufficiali nella società nazionak. Infine il rafforzamento delle spinte imperialistiche potrebbe avere indotto, nel 191 O, ad una nuova revisione tecnicista che accentuasse il carattere militare ed istituzionale dell'educazione dei nuovi ufficiali. Sfortunatamente, la mancanza dei programmi e del piano degli orari ha impedito di valutare pienamente la portata dei diversi cambiamenti.
3.1.3 lnsuffic:ienti e insi!f}ìcienze<266 ) Il biennio d'istruzione costituiva di fatto la s..:rnllda fase dei processo selettivo inizialo con il concorso d'ammissione. Da questo punto di vista, quindi, il numero degli insufficienti e delle insufficienze<26 7l non rappresentò solo la misura dell'insuccesso scolastico dei singoli, ma. costituiva _piuttosto il quadro del1a difficoltà, intrinseca o voluta, delle varie discipline. La valutazione negativa era solamente l'aspetto più evidente del processo cli esclusione dei giovani che non si uniformavano ai canoni della scuola. All'insufficienza era attribuita anche una valenza educativa che andava al cli là dell'ambito scolastico, come minaccia alla promozione, divenendo complementare all'intero sistema forrnativo. 11 cattivo esito di una interrogazione comportava spesso una !JUlliLione tanto più pesante quanto bassa era stata la valutaz;0nc, e la recidività nel brutto risultato. In questo modo l'allievo era indotto, più o meno forzatamente, ad aderire completamente al sistema morale dell'istituto, di cui lo studio era pm1e integrante. Nell'insieme gli insufficienti alla fine del primo quadrimestre furono il 31,38% degli allievi nel primo anno ed il 25,58% di quelli del secondo. Il divario lascerebbe supporre una maggiore applicazione allo studio nel secondo corso, oppure ad un uso diverso dell'insufficienza.
(266) La fonte sono stati i registri degli allievi conservati nella BAMM. (267) I valori sunu distinti poiché ogni allievo poteva risultare insufficiemc in più di una materia.
104
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NEI.L' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Nella seconda parte dell'anno scolastico gli insufficienti scendevano drasticamente e negli esami finali divenivano il 25, 19% al primo anno e il 18,63% al secondo. Anche i bocciati sembravano corrispondere ad una precisa distinzione tra i due cicli, essendo rispettivamente il 5,71 % nel primo anno e lo 0,95% in quello successivo. La selettività finale fu generalmente piuttosto bassa rispetto alla rigidità delle valutazioni quadrimestrali e finali (tabella n. 20). Soprattutto fu concentrata nel primo ciclo di studi, mentre nel secondo diminuiva drasticamente. Probabilmente divenivano determinanti fattori quali l'esperienza oppure la precedente esclusione degli elementi "peggiori", ma anche l'importanza del punteggio finale nel proseguo della carriera militare. Non è possibile misurare l'atteggiamento dei docenti e della direzione su questi aspetti che sembrano rientrare nella tradizionale prassi, non codificata, della vita interna alla scuola. Ciononostante il primo anno sembra rappresentare il principale filtro morale e culturale all'ufficialato, mentre il seguente era, statisticamente, meno selettivo poiché gli idonei erano già stati attentamente vagliati ed educati. L'andamento annuo dei respinti sembrerebbe corrispondere a quello generale delle ammissioni. Il vertice assoluto dei bocciati (16,99%), a cui si aggiungevano 24 dimessi, fu toccato nel primo corso del I 895 (42°). L'elevata dispersione potrebbe essere stata favorita anche dall'eterogenea preparazione degli allievi, dovuta al vecchio meccanismo concorsuale che permetteva l'accesso anche agli aspiranti privi di titolo di studio. Nel successivo triennio i bocciati scesero al di sotto del 10%, con il minimo assoluto (6,94%) nel 1897 (44°). L'anno successivo vi fu una nuova e più radicale flessione dei respinti (3 ,03%), che si accentuò nel 1900 (4 7°), il cui valore percentuale fu inferiore ad 1 punto e mezzo. La fase di ampliamento dei posti disponibili coincise con una sostanziale stabilità del rapporto promossi/respinti. Il loro valore si aggirò attorno al 5%, tranne che nel 1905 (52°), quando scese considerevolmente (2,23%). Quest'ultimo non coincise con una nuova contrazione delle ammissioni e, probabilmente, potrebbe essere imputato alla qualità degli allievi oppure all'imminente riorganizzazione del quadro didattico<268>.
(268) I respinti dovettero ripetere il corso con il nuovo quadro delle materie, introdotto proprio nel 1906.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUAALLA LIIllA (1895-1910)
105
Nel quinquennio successivo la percentuale dei respinti scese lievemente scivolando al di sotto del 5 per cento. Questo limite venne superato (6, 17%), solamente nel 1909 (56°), quando gli ammessi furono oltre trecento, ma già l'anno successivo ebbe un crollo (3,86%). Il picco potrebbe essere stato conseguente all'aumento degli allievi, che avrebbero consentito alle commissioni d'esame una maggiore severità, venuta meno nell'anno seguente (57°), in cui vi fu un'ulteriore flessione dei posti disponibili. I respinti nel secondo anno di studi furono sempre pochi e per 8 corsi su 14 non superarono l' 1% mentre in 2 non ve ne furono. Ciò sembra confermare l'uso educativo dell'insufficienza che andava oltre la semplice valenza scolastica. L'andamento generale della selettività fu, plausibilmente, indipendente dalle riorganizzazioni didattiche_ Il numero complessivo degli insufficienti, nelle valutazioni quadrimestrale e finale, e dei bocciati, in entrambi gli anni di corso, ebbe un andamento apparentemente dettato anche dalle necessità contingenti deil'esercito, oltre che dalla preparazione degli allievi. Nella prima fase, tra il 1895 ed il 1898, la negatività nei giudizi quadrimestrali del primo anno ebbe il vertice nel 1896 (43°), con il 42, 17% degli allievi che accusavano almeno una insufficienza, mentre nella valutazione finale furono circa 1/5 (26,51 %). Ciò rappresentava una netta inversione rispetto all'anno precedente in cui gli insufficienti furono più numerosi al termine dell'anno (34,62% prima e poi 40,38%). In quel periodo l'andamento fu altalenante nella prima verifica, mentre in quella conclusiva emerse una tendenza alla crescita, dopo una repentina flessione tra il 1895 ed il 1896. Il secondo anno di studi evidenziò un numero ridotto di insufficienti contenuti entro il 30 per cento nel primo quadrimestre e sotto il 20 nel secondo. Tuttavia emergono due linee distinte, una in calo nella valutazione intermedia, l'altra crescente in quella finale. Dopo le modifiche del 1899 le oscillazioni nel primo ciclo di studi furono comprese tra il 20 e il 30 per cento alla fine del primo quadrimestre, mentre si accentuarono nel secondo anno senza però esprimere una precisa tendenzaC269l. Infine, dopo la riorganizzazione del 1906, si (269) Il vertice del primo quadrimestre fu nel 1904 (50°), con il 31, 17%, mentre il minimo venne toccato nel 1905 (51°), con il 13,25%. Negli esami finali il maggiore numero di insufficienti si verificò nel 1900 (46°) con il 24,53%, ed il minimo nel 1902 (48°) con 1'8,84%.
l 06
LA FOIU,IAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
verificò un repentino incremento della selettività nel primo anno di studi, in modo particolare nella valutazione intermedia<27oi, mentre in quella finale sfiorò il 30 per cento solo nel 1909. Le stesse tendenze si delinearono nel secondo anno, ma non riguardarono gli stessi corsi particolarmente penalizzati nel primo anno. La crescita degli insufficienti fu specialmente accentuata negli esami finali<271 l, così come ebbero un sensibile incremento i respinti. Nel sedicennio tra il 1895 ed il 1910 non sembra esservi stata un'accentuazione della selettività. La severità sembrò aumentare nell'ultimo lustro, dopo la riorganizzazione didattica del 1906-1907, ma senza determinare un incremento significativo degli insufiicicnti e/o dei bocciati. Il sistema educativo non poggiava in eguale misura su tutte le materie, e la concentrazione o meno delle insufficienze potrebbe essere assunta come un indice della complessità o delle difficoltà intrinseche di quella disciplina. In questo ambito si rip ropone la distinzione tra gli ammaestramenti professionali e, correntemente, militarizzati con quelli gc-i-.~1-a}j, uin&iti~ti...-;i (; :;cicntific~. Le riorganizzazioni didattiche lasciarono invariato il ruolo di principali ostacoli alla promozione svolto da "Arte militare" e "Storia militare". A queste si aggiungevano altre discipline più volte spostate da un ciclo di studi all'altro, quali "Armi pmtatili ed mtiglierie" e alcune fisse, come "Fortificazione". Infine vi furono quelle materie che in certi periodi, indipendentemente dall'anno di studi in cui erano collocate, assunsero un peso pmticolare come "Topografia", fino al 1905, "Geografia militare", tra il 1895 ed il 1898 e "Geografia", trn il 1899 ed il 1905. Le insufficienze nelle altre materie furono sempre piuttosto contenute e non superarono mai le 100 unità in ogni fase organizzativa. Sul piano della selettività all'ufficialato vi fu un gruppo di insegnamenti quasi complementari in cui spiccava al primo corso "Scienze fisiche e naturali", fino al 1905, e poi "Chimica generale ed applicata". Nel secondo anno il maggiore numero di insufficienze era in "Principi di scienze sociali con norme per l'educazione del soldato", tra il 1906 ed il 1910.
(270) Gli insufficienti superarono i l 40 per cento nel 1908 (55°), e 1909 (56°), mentre raggiunsero il 49,78% nel 1906 (53°). (271) I minimi vennero toccati nel 1906 (52°), corso con il 20,95% degli insufficienti in entrambe le valutazioni, mentre i picchi vennero raggiunti nel 1909 (55°), con il 44,30%, per quella quadrimestrale e nel 1910 (56°), con il 30,27%, per quc!la finale.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA Lll:HA (1895-1910)
107
I moltiplicatori attribuivano alle materie un diverso peso specifico nella formazione delle medie e sembravano corrispondere alla difficoltà intrinseca della disciplina. Ciò lasciava supporre che gli inse-gnamenti più importanti coincidessero con quelli più selettivi e, quindi, vi fosse assegnato un alto valore formativo, ma non fu sempre così. Nel periodo tra il 1895 ed il 1898 si verificò una distribuzione dei voti negativi opposta a quella ipotizzabile sulla base dei coefficienti. Le materie con il moltiplicatore più elevato ebbero in entrambi gli anni scolastici un numero di giudizi negativi nettamente inferiore a quelle fonnalmente meno quotate. Nella prima fase di studio il solo insegnamento di "Armi" ebbe circa 300 insuflìcienli, mentre in quella successiva la materia più ostica fu "Geografia". Il livello dei risultati crebbe nel 42° e nel 43° corso, ammessi rispettivamente nel 1895 e 1896. Probabilmente, si trattò di un insieme cli fattori concomitanti in cui l'eterogenea composizione culturale degli allievi fu bilanciata dalla crisi delle vocazioni che, verosimilmente, indusse un abbassamento della selettività anche nel 1897. Parallelamente il rapporto tra le insufficienze e il numero complessivo degli allievi si abbassò considerevolmente, ma in rnodo meno repentino. Nel quadriennio 1895-1898 l'equilibrio del primo anno fu di 1,38 materie per allievo, mentre nel secondo scendeva a 0,76. La riduzione a circa la metà del carico sembra confermare la diversa impostazione selettiva tra i due cicli di studi. Almeno 1/3 degli allievi appartenenti al secondo anno concluse gli esami in modo pienamente positivo mentre l'anno precedente, in media, nessuno era stato promosso senza sostenere almeno un esame di riparazione. Nel primo ciclo di studi il carico negativo era più elevato nel la valutazione finale rispetto a quella quadrimestrale (0,74 contro lo 0,64), invece nel secondo i rapporti erano inveititi (0,34 rispetto a 0,42). Le valutazioni finali ebbero un andamento, sostanzialmente, simile a quello delle ammissioni, con il minimo nel 1897 (44°)<272l, seguito da una ripresa, diversa dal secondo anno dove crebbero lentamente. li differente valore delle insufficienze per allievo nelle due valutazioni sembra confermare il loro uso didattico al fine di spingere il giovane
(272) 0,45 nella valutazione quadrimestrale e 0,51 in quella finale.
l 08
LA FORMAZIONE DEGT.T UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
ad applicarsi già dai primi mesi di studio. Infine negli ultimi esami si stabilizzavano, probabilmente, ad un livello fisiologico, determinato dalla preparazione dei futuri ufficiali. Un altro indicatore della selettività dei corsi è rappresentato dal rapporto insufficienze-insufficienti. Ovvero la media di materie assegnate al singolo allievo che aveva raccolto almeno un insuccesso. Il dato complessivo indica un carico maggiore al primo anno rispetto il secondo (2,02 contro 1,82), così come conferma l'equilibrio tra le due valutazioni annuali, evidenziando una maggiore distribuzione delle insufficienze nella prima rispetto alla seconda. Si passava nel primo anno da 1,81 materie per allievo insufficiente a 2,25, mentre nel secondo i valori scendevano leggermente passando da 1,75 a 1,91. Nonostante la sostanziale riduzione del numero di insufficienti quello delle insufficienze rimase, quanto meno, stabile, da cui l'incremento significativo del carico medio per ogni allievo. La riorganizzazione didattica nel 1899 mutò l' equilibrio tra i coefficienti delle n1stcric, ma non detern1inò una rcdlstrlbuzione dei "/cti negativi. In questo modo si evidenziò una sostanziale stabilità degli insegnamenti su cui poggiava il sistema educativo dell'istituto. Nel primo anno di studio solamente "Geografia" e "Topografia" superarono le 200 insufficienze, di cui oltre la metà nella valutazione quadrimestrale. Le principali materie professionali, "Arte militare" e "Storia dell' arte militare", ebbero oltre 100 insufficienti con una preminenza negli esami finali. Probabilmente, vi fu una lieve correzione del ruolo degli insegnamenti specificatamente militari, come "istruzioni" e "regolamenti", che accrebbe la loro difficoltà intrinseca. Ciò rientrerebbe nel quadro didattico generale che vide l'accentuarsi del
carattere professionalizzante del pri:no ciclo di studi nel periodo 18991905. Nel secondo anno soltanto "Arte militare" e "Armi", appena trasferita dal corso precedente, superarono i 100 insufficienti. Entrambe si dimostrarono più ostiche nella valutazione quadrimestrale rispetto a quella degli esami finali. In quest'ultimi il principale ostacolo rimase "Storia dell'arte militare" a cui si aggiunse, al quarto posto, la "Topografia". La riorganizzazione didattica incise, almeno apparentemente, sulla selettività che diminuì considerevolmente in entrambi i corsi, scendendo a 0,73 insufficienze per allievo nel primo anno e 0,53 nel secondo. Allo stesso tempo vi fu un sostanziale equilibrio tra la valutazione
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
]
09
quadrimestrale e quella finale che cancellò le differenziazioni degli anni precedenti. Il rapporto scese a 0,36 e 0,37 nel primo anno mentre nel secondo vi fu una lieve preminenza del dato quadrimestrale, 0,29 rispetto a 0,24. Infine, l'andamento dei valori annuali fu altalenante e i minimi complessivi delle due verifiche non coincisero con le variazioni delle ammissioni.
Il carico di insegnamenti per ogni allievo insufficiente scese sensibilmente, ma rimase più consistente negli esami finali. Il dato generale si ridusse ad 1,64 insufficienze/insufficienti nel primo anno e 1,44 nel secondo ciclo di studi. Le due fasi valutative ebbero al primo corso un rapporto 1,57 e 1,70 mentre al secondo fu di 1,38 e 1,53. La riorganizzazione sembrava avere reso più ostiche, almeno apparentemente, le materie professionalizzanti, ma allo stesso tempo ne diminuì la selettività. Non solo, si ridusse la distribuzione delle insufficienze e il carico medio sui singoli insufficienti. Probabilmente, si trattò di una fase interlocutoria posta tra un c.iclo di crisi, nella quale vi fu ia necess ità di favorire l' avanzamento dei pochi aiìievi, ed una di espansione, dove l'elevato numero di presenze favorì l'irrigidimento dei canoni valutativi. Nel 1906 rimase invariato il ruolo di "Atte militare" e "Storia dell'arte militare" dove si verificò il maggiore numero di insufficienti. A queste si affiancarono nel primo anno "Armi portatili ed attiglierie" e nel secondo "Topografia". Globalmente, nelle materie militari vi furono circa 2/3 dell ' insieme complessivo delle insufficienze in entrambi i periodi di studio. Oltre a queste spiccavano nel primo corso due insegnamenti scientifici, fisica e chimica, mentre nel secondo si aggiunsero "Topografia", attiva tra il 1907 cd il 1910, e l'insegnamento di scienze sociali. La distribuzione dei voti negativi, in questi due anni di corso, crebbe sensibilmente rispetto al periodo precedente. Il rapporto insufficienze-al Iievi superò nuovamente l'unità fino a raggiungere I' 1,24, mentre nel secondo ciclo di studi vi si avvicinò con 0,99 . Tra le due valutazioni la preminenza spettò ancora una volta a quella quadrimestrale che ebbe sempre un rapporto quasi doppio di quella finale<273l.
(273) Nel primo anno tù di 0,80 per la valutazione quadrimestrale e di 0,44 in quella finale mentre nel secondo, rispettivamente, di 0,63 e 0,36.
110
LA FORMAZIONE DEGLI UffJCJALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
li numero medio degli insegnamenti attribuito ad ogni allievo insufficiente aumentò lievemente passando ad 1,89 nel primo anno e 1, 73 nel secondo. Allo stesso tempo si invertì la tendenza degli anni precedenti in cui vi era stato un carico maggiore negli esami finali rispetto al giudizio quadrimestrale. Al termine della prima parte dell ' anno vennero attribuite 1,95 insufficienze/insufficiente nella valutazione quadrimestrale e 1,79 in quella finale. Nel secondo ciclo di studi i valori scesero leggermente attestandosi, rispettivamente, a 1,87 e 1,53. Complessivamente sembra esservi stata una crescente selettività intrinseca dei corsi. In particolare nel 1910 le insufficienze del primo anno, superarono sempre le due materie per allievo insuftìciente (274 >, Nel secondo anno l'analoga accentuazione della severità si ebbe nel 1908, ma con valori sensibilmente inferiori. Un ulteriore rafforzamento cli quella tendenza, vi fu dopo la riorganizzazione del 1906, confermata anche dalla crescita percentuale del numero dei bocciati. Probabilmente, la ripresa delle ammissioni per·-;'"'0 nl l\ _A ;,..,. ;'"'+or" rl; r;,,.1'"\;P,--1.Pr.i:io t 1 l 1 .ì, ~
, .a. l
ll'11,,c,1l....,.,,.,
~J
.a,-a.1.&.V\.I,._..&..,..
111",:,
..,. , .. ..,..
1·Y'IQn-n-iA f"P .1. ... J. .....
bb"-.._.,,._
nP.1 _ .,.,,_ . .. _ • ..., ., ,._ ...... ._ ,
attPn7ÌnnP
rrl11rli7 Ì
e, • ,. # -..,-- -
scolastici. Con ciò non si vuole affermare che vi sia stato un legame diretto tra l'affluenza all'istituto ·e la selettività. Tuttavia, nonostante i problemi che affliggevano il corpo ufficiali, in particolare il sovraffollamento dei gradi, sembra emergere una sostanziale crescita dei giudiz i positi vi nel periodo di crisi delle ammissioni e in quello immediatamente successivo. Questo alteggiamento potrebbe essere stato dettato, verosimilmente, dal timore di una ulteriore flessione che avrebbe potuto provocare delle deprecabili lacune tra quadri inferiori. Sostanzialmente, davanti all'alternativa tra qualità e quantità l'amministrazione militare continuò a preferire la seconda. Come era già avvenuto, ma in modo più radicale, nei precedenti periodi di crisi contraddistinti da corsi accelerati o da ordinari molto blandi. 3.2 L'educazione morale L'insieme dei modelli comportamentali, delle gratificazioni e delle punizioni rappresentavano il nucleo centrale dell'educazione morale del futuro ufficiale. Ogni aspetto della vita dell ' allievo, dentro e fuo ri l'istituto, era perfettamente codificato e formava un quadro generico, ma universale, a cui egli doveva attenersi in ogni momento.
(274) Rispettivumente 2,04 e 2,32.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA Llll! A (1895-1910)
111
Nei libri di studio delle materie umanistiche oppure generali, erano spesso inseriti i punti di riferimento di cui i giovani avrebbero dovuto tenere conto. In questo modo l'aspirante era indotto ad assorbirli come un normale insegnamento. In questo ambito rientravano anche le gratificazioni che erano distribuite in funzione dei risultati nello studio e la condotta. TI metro di giudizio, per quanto aleatorio, era costituito dallo stereotipo delineato nei libri e plasmato dalle norme. Il mancato rispetto delle regole determinava, inevitabilmente, la punizione che aveva in sé, soprattutto, una forte carica emotiva. L'effetto principale doveva essere quello di porre il singolo, momentaneamente, in una posizione diversa da quella dei colleghi. L'interpretazione della figura dell'ufficiale fu sempre quella di una persona dal significativo spessore etico, con un fo1te spirito di sacrificio cd attenta al bene nazionale. La funzioqe educatrice di questa proposta rimase invariata nel tempo, ed ebbe sempre i suoi punti di forza 11,•
I
11,;:11 uupègiH.) illù1d1o;: o;:
'
"I
l,'1VHè.
Gli insegnamenti scientifici o tecnici forn irono raramente agli allievi i riferimenti essenziali per l'interpretazione del loro ruolo futuro. Al contrario quelli umanistici o più generali si prestavano ad affrontare gli aspetti complessivi della loro collocazione nella società circostante. In modo particolare l'insegnamento di "Principi di scienze sociali con norme per l'educazione del soldato". Attivato nel 1906-1907, rappresentò un ampio contenitore in cui inserire i riferimenti necessari ad affrontare gli aspetti più importanti della coscienza di sé. La prima sinossi, anonima, di quel corso individuava le linee prin. . ipali a 1,,ui u11 al;ievv ~vvi;va i::.piia,::.i. Preparare dei soldati e/are dei ci/ladini, ecco dunque a che deve tendere Ia 111 issione educatrice del! 'ujjìciale 1275l
Il primo nemico morale era il socialismo, diffusosi nelle città e nelle campagne, che rendeva: (...) le masse ribelli alta legge e ai poteri costituiti< 210 >.
(275) l'rincipi di scienze sociali con norme per i 'educazione del soldato, Modena, Anlica Tip. Soliani, 1907, p. 163. (276) lvi, p. 163.
112
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA Ml LIT ARE DI MODENA ( I 895- 1939)
L'opera moralizzatrice era ostacolata dalla "corruzione" provocata dalle idee disgregatrici e confuse che avrebbero potuto spingere il soldato ad azioni estreme. Pertanto doveva ispirarsi a fondamenti saldi che ne rafforzassero l' azione educatrice: Il principio informatore, l'essenza ed il mezzo di questa educazione, siano l'affetto, l'amore; la comunione di idee fra l'educatore e il soldato si compia sempre per quelle vie che conducono il pensiero dal cuore al cervello. Amare e farsi amare, ecco il primo, il più potente dei mezzi per educare. (. .. ) siate il suo maestro, la sua guida, il suo consolatore, e se poi l'affetto che nascerà sarà paterno o fraterno, la cosa non sposterà la questione di una linea<277l.
Le prescrizioni continuavano consigliando di accogliere la giovane recluta con affetto, per non fargli pesare la lontananza della famiglia . Lo scopo era di dimostrare quanto fossero e1TOnee le notizie della propaganda sovversiva. Inoltre un ufficiale doveva essere scrupoloso nella distribuzione delle punizioni colpendo solamente le mancanze generate da viltà, disonestà, ecc. Verso quelle derivanti da "vivacità e g1oventù" era necessario dimostrarsi comprensivi e limitarsi ai soli rimproveri. Il comandante doveva essere, dunque, un esempio di virtù, in modo da proporsi ai subordinati come un modello a cui fare continuo riferimento . Un amico in cui riporre la più totale fiducia. Allo stesso tempo non poteva che dimostrarsi fermo nelle proprie decisioni, in modo da esercitare coerentemente "l'arte del comando", che veniva sintetizzata in: Quindi l'arte di chi comanda consiste neljàr concepire ai dipendenti un 'idea netta della propria fermezza, risparmiando di adoperarJaC278 l.
La figura che emergeva da queste pagine spesso contrastava, quanto meno, con la gestione delle punizioni che caratterizzava ìa reaìtà quotidiana degli allievi. La proposizione di un nemico politico aveva un ruolo nel quadro della formazione morale dell'allievo e della fedeltà verso lo Stato. Tuttavia, gli strumenti paternalistici consigliatigli per sconfiggerlo non erano certamente quelli a cui lui era sottoposto. La piena adesione a quei meccanismi educativi avrebbe richiesto una profonda conoscenza dell'animo umano ed un'abitudine all'uso della disciplina diversa da quella che suggeriva la struttura didattica
(277) Ivi, pp . 164- 165. (278) Ivi, p. 167.
LA FORMAZlONE E GLI ALUEVI DA ADUA ALLA LIBIA(IS95-1910)
113
dell'istituto di formazione. Il contrasto era, probabilmente, generato dal tentativo di accogliere le istanze più avanzate del dibattito sul ruolo dell'ufficiale pur mantenendo invariata la sua funzione tecnica<279 >. Le raccomandazioni per una maggiore attenzione verso i subordinati contraddicevano, di fatto, il quadro dei rapporti interni alla scuola tra allievi, superiori, professori, sottufficiali, soldati e civili chiaramente de lineati e limitati dalla regolamentazione interna. Si trattava, quindi, di un'apertura alle nuove istanze. Ancora insufficiente però per avere la possibilità di incidere realmente nell'animo dei futuri ufficiali. Nel proseguo della sinossi la funzione politica della "educazione del soldato" e del ruolo moralizzatore dell'ufficiale diveniva più esplicita. I suggerimenti non erano utili a "sbarrare" la strada a quelle idee, quanto ad arginarle e sconfiggerle, sostituendovi altri principi tra i quali l'amore per la Patria. L'allievo veniva modellato proponendogli dei punti di riferimento morali semplici, con un immediato riscontro nell'intero apparato formativo. Il sistema educativo sembrava predisposto per intervenire con strumenti simili, ma più sofisticali, a quelli che il futuro ufficiale avrebbe dovuto impiegare nel tentativo di rimodellare la massa dei soldati, dai più "ignoranti" a quelli meglio preparati. La sinossi di "principi" era semplicemente un punto dì raccolta delle nuove idee, mentre negli anni precedenti questi aspetti erano trattati separatamente nelle altre materie. La figura dell'ufficiale veniva così proposta in modo unitario. Si trattava di un uomo integerrimo, incline alla giustizia, ma meno disponibile al confronto. Le idee sovversive dovevano essere schiacciate punendo severamente i loro propugnatori, a cui non era concessa alcuna attenuante, senza scendere nell'area dialettica con i soldati e i sottufficiali. Un altro aspetto trattato era rappresentato dal rapporto con la società civile ed il ruolo dell'ufficiale nello Stato. Ovvero le istanze avanzate dai conservatori nel dibattito sulla formazione dei quadri<280> e, in quello più ampio, dell'organizzazione militare. Queste erano stemperate negli insegnamenti umanistici e a sfondo giuridico, in cui era posto l' accento anche sui problemi generali del corpo ufficiali. Certamente non si trattava di sinossi scritte appositamente o di capitoli
(279) Gian Luca Balestra, La formazione degli ufficiali de/l'esercito tra '800 e '900: la variante italiana, cit. (280) Gian Luca Balestra, La formazione degli ufficiali dell 'esercilo tra '800 e '900: la variante italiana, cit., p. 66 e seguenti.
114
LA FORMAZIONE DEGLI UffTCIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DT MODENA ( 1895- 1939)
specifici opportunamente realizzati allo scopo di sollevare anche solo l'idea di queste incognite, ma di una serie di annotazioni riguardanti la natura della professione. La normale giornata dell'allievo era scandita da precisi impegni, il rispetto dei quali era controllato dagli ufficiali, dagli insegnanti e, spesso, dagli stessi colleghi. La sveglia avveniva sempre ad un orario prestabilito che cambiava solo in ragione delle necessità di studio o delle attività pratiche svolte nell'istituto. Le pulizie personali e degli abiti dovevano essere compiute in mezz'ora. Seguiva una prima ispezione e il riordino, vigilato, del corredo e dei letti (281 >. La giornata di lavoro, costituita da lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche, era scandita da tre refezioni poste all'inizio del giorno, alla sua metà e alla sua conclusione. Il consumo dei pasti doveva avvenire in poche decine di rninuti<282l durante i quali il controllo disciplinare non subiva allentamenti. Gli ufficiali di settimana dovevano assicurarsi che gli allievi: 248. - ( ..) serbino a tavola il contegno che si addice a persone educaté (sic! e coy,forme è [sic] indicato nel libretto «G!i usi della buona società» e danna [sic] a coloro, cui occorrono, gli opportuni consigli e ammonimenti, ii1jliggendo anche al caso le meritate punizioni<283>.
Il segnale del silenzio concludeva la giornata, ma anche l'approccio alla branda avveniva sulla base di precise prescrizioni che prevedevano il caricamento solamente dopo il secondo segnale sonoro e la visita d'ispezione. Durante la notte venivano effettuate delle ronde saltuarie da parte dell'ufficiale di picchetto, con il compito di verificare che tutti dormissero. La disciplina era estremamente severa anche nei periodi di riposo, durante i quali era possibile sollevarsi dal letto soltanto per i bisogni corporali. Inoltre era vietato parlare con i vicini o svolgere qualsiasi attività che non fosse il mero sonno. (28 I) Regolamenlo di servizio interno {provvisorio], 1887, cit., pp. 78-80. (282) TI tempo concesso per i pasti poteva essere variato in ragione delle esigenze dell'istituto e nel corso degli anni subì alcune modifiche poiché il Regolamento di servizio interno per la scuola militare (Estratto per gli Allievi}, cii., 1880, p. 24, prevedeva 20 minuti per la colazione e la cena e 30 per il pranzo. Già nella successiva edizione del Regolamento di servizio interno, cit., 1884, p. 74, nonostante la stabilità delle condizioni in cui si svolgevano le refezioni il tempo era sceso a I Ominuti, mentre quello per la cena era di 20 c solamente per il pranzo ne erano previsti 30. Dal Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di rànteria e Cavalleria, 1931, cit., p. 78, il tempo per la colazione venne mantenuto di 10 minuti mentre al pranzo e alla cena ne vennero concessi 30. (283) Regolamento di servizio interno, 1884, cit., p. 75. Queste prescrizioni non si erano modificate in modo sostanziale dalla prima ed izione del regolamento, Norme pel servizio interno 1 ° novembre I 865, cit., 1865, p. 6, e vennero riproposte in tutte le edizioni successive.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALL A LTRJA (1895-1910)
115
Complessivamente le ventiquattro ore erano scandite da un'attività continua, con pochi momenti di riposo e, ancora meno, di svago seppur con diverse, piccole, interruzioni dedicate alla ricreazione. Tutto era prevedibile perché predisposto, quasi ripetitivo, per l'intera durata del corso. Soltanto gli eventi speciali potevano distogliere gli allievi dalle loro attività quotidiane. La " libera uscita" era uno di quei momenti che segnavano la giornata, ma non costituiva un diritto, piuttosto si trattava di una concessione da parte del comando dell'istituto. La possibilità era, quindi, parte integrante dell'orario generale e doveva avvenire esclusivamente secondo le modalità previste dal regolamento. Per questa ragione l'allievo poteva anche essere trattenuto al momento dell'ispezione precedente l'uscita, soprattutto se il suo abbigliamento non era conforme alla nonnativa vigente<284) . Ciò venne esplicitamente chiarito nel 1874: 122. Sah 0 le eccezioni che il Comandante cr2da di Ja"'re IJer misura di disciplina o per ragione di servizio, gli Allievi godono di uscita libera a seconda dell'Orario in vigore. La durata dell'uscita libera sarà in massima, nei giorni feriali di un 'ora, e nei giorni festivi di ore 3. Nelle solennità, ed alla ricorrenza delle feste principali l'uscita libera può essere prolungata di qualche ora(285l. 1
Dieci anni dopo le condizioni generali non erano mutate tranne per la riduzione a 2 ore del periodo concesso nei giorni festivi C286>. La durata era volutamente breve, poiché in questo modo veniva creato un ostacolo quasi insormontabile ai rapporti con il mondo circostante. Anche la collocazione nelle ore diurne o serali poteva variare di anno in anno, con1e durante lo stesso periodo di studi in ragione delle necessità contingenti. L'allievo poteva rinunciare all'uscita quotidiana in favore dello studio o, semplicemente, rimanendo all'interno dell'accademia. Ciò non comportava alcuna sanzione e non costituiva un titolo meri torio. Costituiva solamente una scelta personale.
(284) Gli abiti civili potevano essere indossati solamente in licenza ma non quando si viaggiava usufruendo delle riduzioni militari; Regolamento di servizio interno [provvisorio], c it., 1887, aJt. 172, p. 55. (285) Regolamento di servizio interno p er la scuola militare, cit. , 1874, p. 19.
(286) Regolamento di servizio intemo, cit., 1884, p. 48.
J J6
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILI TARE DI MODENA (1895-1939)
I regolamenti contenevano una serie di norme riguardanti i comportamenti all'esterno della scuola, sia durante la "libera uscita", sia in licenza. La disciplina, quindi, si estendeva anche al di fuori della sede modenese e si appoggiava alle altre strutture di controllo, in modo particolare ai carabinieri. L'atteggiamento "morale" del futuro ufficiale doveva essere consono alla divisa indossata, quindi irreprensibile. Egli, implicitamente, doveva astenersi dal frequentare persone e luoghi di dubbia fama o, quanto meno, ritenuti non idonei. Il divieto valeva anche per le amicizie femminili che dovevano essere ufficialmente conosciute dal comando. I giovani aspiranti dovevano evitare di frequentare le "case di piacere" e astenersi da qualsiasi atteggiamento che avesse potuto dare "scandalo" sulla pubblica via. I limiti, temporali e non, imposti ai contatti COIJ l'ambiente esterno divenivano un elemento discriminante tra gli allievi. In pratica erano favoriti quelli che potevano godere di una preesistente rete di rapporti nella città, oppure della possibilità di esservi inseriti durante la permanenza nella scuola. II rapporto con l'esterno avrebbe potuto essere mediato, dal 1884, dalla figura del raccomandatario. Poteva trattarsi di un parente o un amico di famiglia che si assumeva la responsabilità di seguire il giovane, fornendogli un punto di riferimento e di sostegno. Svolgendo, in linea di massima, le veci del padre: 126. Quando i parenti o tutori d'un Allievo credono di delegare qualche persona per rappresentarli, devono far conoscere questa persona al Comandante della Scuola o con presentazione personale o con lettera. Il Comandante può non accettare il proposto raccomandatario senza entrare in giustijìcazioni di sorta per questo suo rifiuto. Gli uffiziali e gli insegnanti della Scuola non possono fare da raccomandatari se non per Allievi che siano loro parentiC287l.
La presenza del "raccomandatario" non era detenninante ai fini degli studi, pertanto in sua assenza il comando faceva riferimento direttamente alla famiglia d' origine. Generalmente solo pochi allievi potevano
(287) Regolamento di servizio interno, cit., 1884, pp. 37-38; questo passo venne riproposto integralmente nelle regolamentazioni successive fino al 1887. Nei precedenti Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, p. 13, e Regolamenlo di servizio interno per la scuola militare (estratto per gli allievi), cit., 1880, era semplicemente presente la prima fruse, senza le due punn1alizzazioni successive.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUAALLA L1BIA(1895-l9l0}
117
contare su di un terzo che, se non era un parente, percepiva spesso un compenso per il suo interessamento. Di fatto si costituì un'organizzazione ufficiosa delle famiglie raccomandatarie impegnata in un'attività di supporto particolarmente apprezzata. Questa si esplicava attraverso l'organizzazione di balli e di feste che fornivano al giovane un'ampia rete di contatti sociali semiufficiali o, comunque, ben conosciuti. Pertanto tendeva a generarsi una spaccatura nel gruppo degli allievi tra "introdotti" ed "esclusi", dove gli ultimi potevano partecipare alla vita di società solo se espressamente invitati. Nelle edizioni successive il 1880 questa figura venne ufficialmente soppressa e le sue funzioni ricondotte direttamente ai genitori e parenti. Ciononostante l'organizzazione non scomparve, ma si trasformò e si estese a gran parte della classe dirigente cittadina. La distinzione tra gli allievi ammessi o meno si accentuò divenendo esclusivamente sociale e per questa ragione, apparentemente, indipendente dalla volontà dell 'istitulo. Le famiglie raccomandatarie assistevano il giovane durante l'intero soggiorno modenese, interessandosi al suo andamento scolastico, ospitandolo; consigliandolo, accompagnandolo e altro ancora. Mantenevano, inoltre, i contatti con le famiglie d'origine alle quali riferivano dei progressi o dei problemi incontrati. Socialmente fornivano al giovane un supporto tale da rendergli possibile l'inserimento nella "buona società" attraverso un'ampia serie di avvenimenti mondani. Queste iniziative rappresentavano l'occasione per incontrare altri giovani e donne il cui contegno morale era certamente ritenuto degno di un futuro ufficiale<288>. 1 limiti della struttura educativa emergevano soprattutto dalle possibili trasgressioni alle norme imposte dall'istituto che, comunque, non si configuravano come un moto di ribellione. La severità aveva lo scopo di plasmare moralmente e culturalmente gli aspiranti ufficiali così da ottenere dal gruppo un atteggiamento uniforme nell'affrontare i problemi. I giovani che non si adeguavano e, quindi, dimostravano di non possedere le doti necessarie per assolvere i futuri compiti venivano
(288) A questo proposito vedi anche Paola Nava, Ufficiale e gentiluomo. Cadetti e ufficiali dell'Accademia Militare nella società modenese tra Ottocento e Novecento, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", cit., pp. 297-390.
118 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
rapidamente esclusi. I problemi disciplinari potevano essere determinati anche dall'eccessivo coinvolgimento emotivo dei giovani nel tentativo di avvicinarsi ai modelli proposti. In questo caso la punizione assumeva w1a connotazione fortemente paternalistica, tanto che anche i colpevoli di fatti particolarmente gravi potevano essere, in qualche modo, assolti. In ultima istanza si poteva arrivare all'espulsione dei giovani qualora fossero stati superati i limiti di ogni controllo. Tuttavia la massima sanzione, quando venne inflitta, assunse sempre la forma più consona alla salvaguardia dell'integrità morale della vita militare, in generale, e del corpo ufficiali, in particolare. Un aspetto importante era il contegno dell'allievo nei confronti dei colleghi, dei superiori e del personale militare e civile. Egli doveva mantenere sempre un atteggiamento consono al proprio ruolo, presente e futuro. Ogni comp01tamento improprio avrebbe potuto determinarne l'allontanamento dall'istituto. Conseguentemente, doveva essere particoiarmente riguardoso dei dettami sudali in auge in quegli anni <289 >. L ' imperativo di ogni regolamento era di astenersi categoricamente da tutto ciò che potesse ''turbare" l'ordine. Anche quando veniva concesso di "abbandonarsi a distrazioni e sollazzi", l'aspirante ufficiale doveva, comunque, attenersi alle regole di un "conveniente contegno"<290>. La visione del corpo ufficiali proposta, in modo intrinseco, dalla normativa era di un gruppo di eguali distinti unicamente dalla gerarchia. Ogni allievo doveva, quindi, uniformare i propri comportamenti pubblici e privati ai dettami della condizione militare, indipendentemente da! proprio stato sociale. Il principale ostacolo alla spinta omogeneizzatrice era rappresentato dalle diverse possibilità economiche, che divenivano fonte d'invidia e di aperti contrasti. Per questa ragione il Ministero stabilì fin dal
(289) Gli aspetti dell'educazione comportamentale impartita agli allievi ufficiali sono stati affrontati da Filippo Mazzonis, Usi della buona società e questioni d'onore. Etichetta e vertenze cavalleresche nei manuali per ufficiali, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 229-254. (290) Nel la nonnativa del 1865 era vietato all'allievo qualsiasi reclamo collettivo, compresi quelli riguardanti il vitto della mensa, Norme pel servizio interno 1° novembre 1865, Modena, Tip. A. e A. Cappelli, 1865, p. 7. Il limite era stabilito in ragione del Codice penale militare che considerava la protesta di gruppo un ammutinamento.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA Llll!A (1895-1910)
119
1865, in un'apposita sezione "§ 43°. Denaro ed oggetti di valore", limiti della disponibilità finanziaria immediata degli allievi: 111. Gli allievi non possono ritenere presso di sé più di lire 20 in denaro, né orologi d'oro, catenelle, anelli od altri oggetti d'oro; bensì è concesso loro di portare un orologio d'argento con cordone nero in seta(291 l.
Gli oggetti e le somme eccedenti venivano confiscate. Il trasgressore era posto di fronte all'alternativa di rinviarli alla famiglia oppure devolverli "a benefizio della massa individuale"(292l. L'entità del possesso personale variò nel corso degli anni, ma rimase sempre sostanzialmente bassa così da ridurre gli eventuali scompensi. Quando l' apposita sezione venne soppressa, gli articoli furono spostati tra i doveri dell'allievo. In questo modo venne meno il carattere specifico, per assumere quello di vincolo generale che dal 1876 fu trasformato in un punto di riferimento per la vita del futuro ufficiale: 75. Sono proibite severamente agli Allievi le spese di lusso, le prodigalità, gli scialacqui, l'acquisto o t'uso di oggetti preziosi ma frivoli, perché in generale non convenienti alla semplicità militare, né allo spirito di abnegazione, di sacrificio e cameratismo, e meno qncora ali'età degli allievi, e ad un Istituto d'educazione. E proibito perciò tenere in denaro oltre 20 jì·anchi, proibite le catenelle d'oro, gli anelli ed altri oggetti preziosi; è proibito il tenere camere in affitto in città<293l.
In questa edizione venne leggermente, ma significativamente, modificata la parte riguardante la devoluzione delle requisizioni alla comune necessità. L'unica alternativa divenne l'obbligo di inviare alla famiglia ogni oggetto di lusso e le somme in eccesso. La forzata uniformità venne sostanzialmente meno nel 1884 quando fu concessa la possibilità di depositare le eccedenze presso la cassa della scuola(294l, In questo modo gli allievi più facoltosi potevano avere a disposizione qualsiasi cifra che, però, incassavano solamente poco a poco, iispettando i limiti massimi imposti dalla normativa interna. Queste disposizioni non vennero più alterate fino alla normativa del 1923 che adeguò il "possesso" alle caratteristiche del nuovo cespite di reclutamento.
(291) Ibidem, p. 22. (292) Ibidem, p. 22. (293) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, Modena, Tip. A Cappelli, 1876, p. 13. (294) Regolamento di servizio interno, Modena, Tip. Soliani, 1884, p. 37.
120 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Le distinzioni che avrebbero potuto essere originate dalle differenti disponibilità economiche avrebbero generato, probabilmente, una gerarchizzazione diversa da quella proposta dalla scuola, basata sullo studio e la disciplina. Questo contrasto poteva minare i principi dell'educazione morale che l'istituto cercava di impartire. Per questa ragione erano presi in esame anche gli aspetti comportamentali, legati in qualche modo al denaro, che potrebbero essere ritenuti marginali, ma assai significativi in una prospettiva di formazione caratteriale. Il fumo ed il gioco a carte e "a denaro" erano considerate delle azioni disdicevoli, e lontane dall'auspicabile contegno. Tuttavia il primo era parzialmente consentito anche se limitato alle sole ore di ricreazione e ai luoghi aperti<295>, mentre il secondo era totalmente vietato all'interno e all'esterno dell'istituto. Le prescrizioni concernenti questi aspetti furono, nel 1865, raccolte in una sezione specifica, "§ 42° Del fumare - Alloggi in città - Giuoco"<296>. Nelle edizioni successive, sino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, vennero inserite nel quadro generale dei doveri dell'allievo. Un'altra parte impmtante dell'intervento formativo si espresse attraverso i limiti imposti all'introduzione di volumi non autorizzati. Il comando dell'istituto esercitò, fin dal 1865, un severo controllo su tutto il materiale a stampa<291l. L'azione di vigilanza aveva lo scopo di incanalare gli interessi degli aspiranti ufficiali su letture ritenute idonee. Il punto di riferimento doveva essere la biblioteca interna che veniva aperta esclusivamente durante i periodi della libera uscita. In essa era possibile trovare volumi di varia natura, tutti acquistati dopo essere stati attentamente vagliati da una commissione intema<298>.
(295) Con l'eccezione della pipa, esplicitamente vietata in tutti i regolamenti precedenti il primo conflitto mondiale. (296) Norme pel servizio interno i° novembre 1865, cit., p. 22. (297) Ibidem, p. 26, articolo n. 51. (298) La commissione viene citata per la prima volta nel Regolamento di servizio interno p er la scuola mìlilare, Modena, Tip. Lit. A. Cappelli, 1876, p. 25, ed era formata dal vice comandante dell'istituto, dal capitano professore più anziano e dal bibliotecario. Nella successiva edizione del Regolamento di servizio interno, cit., 1884, pp. 96-97, non si faceva menzione della possibile utilizzazione della biblioteca da parte degli allievi mentre si accennava al "Gabinetto di lettura" esclusivamente riservato a docenti e ufficiali. Questa possibilità venne reintrodotta due anni dopo, Scuola Militare, Regofamen/o di servizio interno (provvisorio}, Modena, Tip. Soliani,
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
121
L'educazione morale comprendeva anche gli aspetti religiosi senza l'imposizione di uno specifico culto. Fino al 1884 l'impegno degli osservanti era rigidamente regolato, mentre negli anni successivi l'attività dell'istituto divenne apparentemente laica se non rispettosa di ogni religione<299>. La normativa del 1865 prevedeva esplicitamente, ma senza spingersi oltre, la recita di una imprecisata preghiera al termine dell'adunata mattutina(3 00>. Nell'edizione del 1876 venne inserito un paragrafo specifico intitolato"§. 51. Messa e doveri di religione"<301 >. Con questa modifica la fede in un Dio assumeva un'importanza fondamentale nel quadro mentale del futuro ufficiale. I cattolici erano obbligati a seguire la funzione domenicale, mentre gli appartenenti ad altre confessioni usufruivano di agevolazioni per esercitare il loro culto. 11 controllo esercitato attraverso la normativa disciplinare assumeva un carattere quasi ossessivo nei riguardi della posta, dei pacchi e del parlatorio. Il maggiore numero di prescrizioni riguardava l'invio di materiali da e per l'allievo, ma la riservatezza delle lettere era esplicitamente garantita. Al contrario in parlatorio, formalmente aperto ogni giorno, i colloqui dovevano avvenire alla presenza dell'ufficiale di picchetto. La normativa del 1876 contemplava, senza equivoci, l'accertamento preventivo su quanto l'allievo inviava all'esterno e su quello che gli perveniva. La verifica veniva effettuata presso l'ufficio di maggiorità che costituiva il passaggio obbligatorio di tutti i pacchi: 79. Gli Allievi in massima non possono ricevere dai parenti che libri attinenti ai loro studi ed oggetti di biancheria delle forme e quantità prescritte. Per qualunque mezzo siano spediti oggetti di qualsiasi specie agli Allievi, essi non li potranno ricevere direttamente, ma i detti oggetti devono essere consegnati alla
segue nota: 1886, p. 113, mentre il responsabile della struttura bibliotecaria diveniva un docente di lettere e scienze. (299) All'interno della scuola vi era, comunque, una chiesa in cui era praticato il culto cattolico. Dal 1884 gli allievi furono completamente liberi di aderirvi o meno durante i loro periodi di riposo.
(300) Norme pel servizio interno I O novembre I 865, cit., p. 4. (301) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, p. 37; anche Regolamento di servizio interno per la scuola militare (Estratto per gli Allievi}, Modena, Tip. Soliani, 1880, pp. 29-30:
122
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Maggiorità, la quale darà agli Allievi solo quelli permessi dal Comandante. Anche quando gli Allievi abbiano eccezionalmente da spedire pacchi, libri o altro, questi saranno consegnati alla Maggiorità per la spedizione<302l.
Nelle prescrizioni del 1880 la norma venne corretta attribuendo all'allievo gli oneri derivanti dalle operazioni d'invio o rinvio dei materiali alla famiglia o al mittente. Quattro anni dopo il controllo fu definitivamente stabilito, consentendo all'aiutante maggiore di eseguire le perquisizioni. Doveva anche assicurarsi che il materiale sequestrato, dai commestibili ai liquori, dal vestiario agli oggetti preziosi, fosse reindirizzato alle famiglie. La spedizione e la distribuzione delle lettere doveva avvenire nella massima discrezione, con una serie di passaggi in cui i plichi erano sottoposti a controlli sempre più severi. L'eventuale presenza di una censura postale o, quanto meno, di una verifica del contenuto sarebbe stata del tutto inutile. La possibilità di spedire una lettera durante la libera uscita avrebbe reso superfluo ogni tentativo di bloccare questo canale di comunicazione con l'esterno. Il regolamento del 1876 descriveva minuziosamente il meccanismo della distribuzione interna, che poggiava sugli allievi scelti delle rispettive compagnie. Questi dovevano recarsi dall' ufficiale segretario e ritiravano le missive dopo la firma di una semplice ricevuta numerica per le ordinarie, o di un registro speciale per le assicurate e le raccomandate c3o3J_ Quattro anni dopo fu stabilito con precisione ogni passaggio della corrispondenza e dei telegrammi<304J, dall'arrivo alla separazione, fino alla consegna. Al contrario venne totalmente tralasciato il meccanismo di spedizione. Le lettere giungevano all'ufficio di maggiorità dentro una borsa chiusa a chiave, dove venivano suddivise da un aiutante maggiore. Dopo averle riunite in buste chiuse erano inviate all'ufficiale di picchetto per la distribuzione. I passaggi erano tutti contraddistinti dal1a firma di ricevuta, apposta su un registro apposito dai vari responsabili
(302) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, p. 13. (303) Ibidem, p. 38. (304) Regolamento di servizio interno per la scuola militare (Estralfo per gli Allievi), cit.,
I 880, pp. 30-31.
LA FORMAZIONE E GLl ALLlEVI OA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910)
123
dei diversi stadi di smistamento. I telegrammi seguivano lo stesso percorso, ma erano consegnati dall'ufficiale di picchetto al termine delle lezioni. Le norme riguardanti il parlatorio non subirono, nel corso degli anni, delle correzioni particolarmente rilevanti. Il luogo deputato a questa funzione poteva essere una sala, attigua alla portineria principale o in un altro luogo. Rappresentò sempre l'unica via per comunicare con un allievo consegnato. Dal 1876 divenne obbligatoria la presenza del capitano d'ispezione, mentre dal 1880 fu necessario il solo ufficiale di picchetto. Gli ultimi aspetti dell'educazione morale erano le gratificazioni e le punizioni. Apparentemente sembravano costituire due poli contrapposti, come limite positivo e negativo alle azioni degli allievi. Tuttavia costituivano semplicemente due facce della stessa medaglia, poiché rispondevano ad un unico criterio formativo. 11 principale strumento delle grat_ificazioni formali erano le promozioni interne all'istituto che, però, avevano un peso assai limitato neiia futura carriera de Il 'ufficiale (3o5). Tuttavia comportavano delle modeste possibilità di comando. Soprattutto ponevano l'allievo al di sopra dei colleghi, attribuendovi funzioni e responsabilità precise. L'assegnazione teneva conto dei profitti scolastici e/o di uno spirito pm1icolarmente sensibile ai valori militari, ma anche di una spiccata attitudine alla loro applicazione. La normativa in vigore nell'ultimo lustro dell'Ottocento e nel primo decennio del Novecento derivava da quella degli anni precedenti. Alcuni aspetti erano stati lievemente modificati, ma senza stravolgerli con interventi radicali tanto che la piramide interna rimase invariata fino al secondo conflitto mondiale. Le rettifiche riguardarono solamente le attribuzioni dei diversi gradi . Il regolamento del 1865 prevedeva: 89. In ciascuna compagnia e nello squadrone vi ha un caposcelto e quel numero di scelti che è determinato dal Comandante Generale. 90. Per ogni divisione di Scuola, il numero dei capi-classe è di 3; quello dei sotto-capi-classe è, per massima, in ragione
(305) Il conferimento del grado durante il periodo di formazione poteva divenire importante nel conseguimento di una promozione solamente nei casi di comparazione delle carriere. L'attività e gli avanzamenti ottenuti dagli ufficiali venivano confrontati nei diversi passaggi e qualora l'anzianità fosse sempre la stessa venivano presi in considerazione la graduatoria d'uscila dall'islilulo professionale e, se necessario, i meriti ottenuti durante il periodo d'istruzione.
124 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
di uno ogni 12 allievi. Sono nominati in base alla classificazione. 91. I capi-scelti e scelti esercitano nelle compagnie o nello squadrone le funzioni, i primi di sergente ed i secondi di caporale. La precedenza tra i capi-scelti e tra i scelti è determinata: per il primo anno di corso, dalla classificazione d'ammissione; e per il secondo anno, dalla classificazione di promozione. 92. In qualunque circostanza, in assenza del capo-scelto, ne fa le veci il scelto più anziano, ed in difetto di questi, l'allievo che ha la precedenza nella C/assijìcazionel306l,
Le distinzioni erano assegnate ali 'inizio di ogni anno scolastico e si basavano esclusivamente sul risultato degli esami d'ammissione o su quelli finali dell'anno precedente. L'allievo insignito doveva impegnarsi attivamente a fianco degli ufficiali nella gestione della compagnia, con dei possibili vantaggi nelle valutazioni legate alla condotta t101>. Il regolamento del 1876 puntualizzò la strutt~1ra dei grndi in rapporto alle esigenze dell'attività e degli studi. I .capi-scelti e gli scelti dovevano occuparsi del corretto svolgimento dei servizi. Nelle esercitazioni pratiche il comando dei repaiti allievi era assunto dagli istruttori, di m.Jova introduzione. Infine, ali' interno delle classi, negli orari di lezione e nelle conferenze, la massima autorità diveniva il capo-classe, coadiuvato dai sotto-capo-classe.
I primi due gradini erano riservati agli allievi del secondo anno che si erano distinti nella condotta e nello studio, e avevano dimostrato una forte autorevolezza, un alto grado d'istruzione e contegno militare. 11 ruolo pratico era attribuito, dal comandante su proposta del direttore delle istruzioni, a quelli del terzo anno che avevano ottenuto i migliori risultati nelle esercitazioni. I gradi scolatici erano quadrimestrali e corrispondevano alla classificazione di merito, riportata nelle valutazioni intermedie o finali. Ad ogni compagnia era assegnato un capo-classe, mentre veniva nominato un sotto-capo-classe ogni 24 allievi.
(306) Norme pel servizio interno. 1 ° novembre 1865, cit., I 865, p. I 8. (307) Ibidem, pp. 18-19; in quest'ultimo caso i punteggi attribuiti in ogni quadrimestre, era previsto in 16 il primo, 17 il secondo, 18 il terzo e 19 il quarto, poteva essere elevato di I punto mentre le riduzioni per le punizioni subite non erano di 112 punto ma solamente di 1/4.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALL/\ LIBIA (1895-1910)
125
La principale innovazione fu l'istituzionalizzazione del titolo meritorio semestrale di Cifra reale. Concettualmente presente già nella precedente edizione, ma senza una palese codificazione, consisteva in un fregio con le iniziali del re. La commissione giudicatrice era presieduta dal comandante insieme a tutti gli ufficiali superiori, dai comandanti di compagnia e dall'aiutante maggiore. La stessa commissione poteva deliberarne la perdita del distintivo per gli insuccessi scolastici o la cattiva condotta. In modo particolare per le infrazioni che comportavano la cella di rigore. Il fregio poteva essere assegnato solamente agli allievi con una media scolastica superiore ai 10/20, che non avessero compiuto alcuna infrazione. Il suo valore morale era sottolineato dalla citazione nel1' ordine del giorno della scuola e dalla solenne cerimonia delle nomine dove era lo stesso comandante davanti alle compagnie riunite che dispensava le decorazioni. Inoltre era possibile ottenere il distintivo un numero imprecisato di volte e ciò era reso immediatamente visibile con l'applicazione del numero corrispondente sotto il sigillo. La normativa interna era esplicita nei riguardi dei doveri degli allievi graduati. Fonnalmente erano posti sullo stesso piano di quelli semplici, quindi non venivano dispensati dai compiti giornalieri, ma avevano precise mansioni: 84. Gli allievi graduati non hanno autorità propria, ma quella delegata dall'autorità degli Ufficiali che presiedono i vari servizi, ed essa non potrà mai estendersi al diritto di infliggere punizioni agli altri Allievi. Designati dalla fiducia del Comandante la Scuola per cooperare al buon andamento del servizio, essi devono valersi della loro maggiore esperienza, dell'ascendente morale che debbono sempre saper esercitare sui loro compagni per prevenirne le mancanze, sovvenirli di consigli, richiamarli amorevolmente al! 'osservanza delle regole disciplinari, di contegno, di buona educazione militare e civile qualora se ne discostino, ammaestrarli, ed essere ognora d'esempio ad essi, sia coll'inappuntabilità della loro condotta che coll'urbanità dei modi. Nel caso poi che gli Allievi non tenendo conto degli avvertimenti trascurino d'eseguire il loro dovere, devono i graduati farne rapporto ai loro superiori<308 >.
(308) Regolamento di servizio interno per la scuola militare, cit., 1876, p. 14.
12 6
LA fORMAZ!ONE DEGLI UFFTCTALT NELL'ACCADEMIA MILITARE lJI MODENA (1895- I 939)
All'allievo più esperto veniva, quindi, attribuito un ruolo di fratello maggiore che doveva consigliare e aiutare i meno esperti e soltanto come ultima possibilità denunciarne le trasgressioni. Il paternalismo contenuto in queste istanze era analogo a quello posto alla base della funzione educatrice dell'esercito nei confronti dei militari analfabeti e non ancora pienamente consapevoli dell'unità nazionale. La normativa del 1876 aggiunse altre gratifiche formali che potevano rientrare nel tentativo di stimolare una maggiore applicazione nello studio. Gli allievi migliori venivano menzionati nell'ordine del giorno delle compagnie e comparivano in un elenco settimanale dei più studiosi, accompagnato dalla lista degli insufficienti. Nelle successive edizioni non vennero apportate delle correzioni particolarmente rilevanti al quadro generale delle gratificazioni. Furono effettuati alcuni piccoli aggiustamenti, come nel 1880, in cui la riduzione degli anni di corso impose di anticipare la nomina degli istruttori al secondo anno. La necessità di una maggiore sorveglianza nelle classi portò, nel 1884, ad un irrigidimento della struttura di vigilanza all'interno delle compagnie. Innanzitutto i capo-classe, divennero proporzionali agli allievi ovvero 1 ogni 100, e i sotto-capo-classe, passarono a 1 ogni 25. Contemporaneamente furono rafforzate le funzioni di tutti i graduati che avrebbero dovuto occuparsi del corretto rispetto degii ordini durante e dopo lo svolgimento delie lezioni e dell'applicazione dei regolamenti. La cosa più importm1te fu, però, l'attribuzione ai graduati del compito-dovere di riferire ai comandanti le infrazioni ritenute più gravi. In questo modo si originava una significativa contraddizione ali' interno della stessa normativa. Eticamente non poteva venire meno il legame di solidari'età con il gruppo, ma erano tenuti, in qualche modo, alla delazione. Complessivamente, tra la metà degli anni settanta dell'Ottocento e il primo conflitto mondiale i regolamenti interni posero sullo stesso piano l'attrazione esercitata dalle promozioni e lo spirito di corpo. La principale preoccupazione era quella di garantire ai promossi una reale distinzione rispetto alla massa e allo stesso tempo limitarne i poteri, anche ricattatori, nei confronti della stessa. Le punizioni erano l'effetto più evidente dell'azione repressiva esercitata dal comando della scuola. L'apparato disciplinare prevedeva una struttura piramidale delle sanzioni che avrebbero dovuto essere commisurate alla gravità dell'infrazione e alla recidività dell'allievo.
LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA ( 1895-1910)
127
Ovviamente la severità aumentava, in modo proporzionale, al grado dell'ufficiale che era chiamato ad infliggerla. La normativa interna, però, si riferiva alle inadempienze che non erano considerate violazioni del codice penale militare. Qualora si verificasse un reato era prevista l'immediata consegna dei trasgressori ai carabinieri per l'accompagnamento in un carcere militare. Nei regolamenti non vi era la trascrizione dei comportamenti punibili. Agli ufficiali era lasciata un'ampia libertà d'intervento, quando non si trattava di arbitrarietà, nella repressione dei comportamenti "anomali". Il comando cercava di raggiungere lo scopo educativo non tanto attraverso la severità o l'asprezza, ma piuttosto puntando sul trauma morale che il "castigo" provocava. 11 punto nevralgico era, quindi, la differenziazione della condizione di un singolo rispetto a quella dei colleghi. Le norme sulle punizioni tùrono normalmente raccolte in appositi paragrafi con l'unica eccezione del 1865 che dedicava solo un breve accenno agli allievi puniti con la prigione e la consegna in caserma. I primi rimanevano in cella una sola notte mentre gli altri dovevano rinunciare alla libera uscita giornaliera. Ciò lascia supporre l'esistenza di alu·e sanzioni che non erano, però, riportate nella normativa. Quindi, apparentemente, veniva trascurato l'effetto repressivo che poteva derivare dalla paura dei relativi castighi. Nell'edizione del 1876 il paragrafo"§. 27 Delle mancanze, dei reati e delle punizioni disciplinari", veniva aperto da un articolo che definiva, in modo esteso, tutto quanto era soggetto alle pene disciplinari: 131. Le infrazioni ai regolamenti militari ed agli ordini superiori, le negligenze nell'adempimento del proprio dovere commesse dagli Allievi, costituiscono mancanze soggette a punizioni disciplinari. Sono in egual modo repressi gli atti commessi dagli Allievi nella vita privata, che sian tali da generare scandalo o recare sfregio alla divisa militare(309l.
In questo modo la condizione di allievo diveniva totalizzante. Comprendeva anche il tempo passato all'esterno dell'istituto, in libera uscita o in licenza, durante il quale rimaneva soggetto alle previste norme interne. Egli non smetteva di appartenere alla scuola e non
(309) Regolamen/o dì servizio inferno per la scuula militare, cit., 1876, pp. 20-21.
128
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
avrebbe potuto uscire dalla sua situazione che in due modi, con le dimissioni o la promozione ad ufficiale. Nelle successive prescrizioni non venne trascurato l'effetto deterrente derivante dall'ampia descrizione delle possibili sanzioni. In modo particolare delle condizioni di vita connesse alla detenzione nella cella di rigore. I livelli punitivi erano 7 e venivano elencati in base alla loro gravosità: 1° Rimprovero 2° Consegna nello Stabilimento da 1 a 30 giorni 3 ° Prigione semplice da 1 a 15 giorni 4° Prigione di rigore da 1 a 15 giorni 5° Retrocessione se l'Allievo è graduato 6° Invio ad un corpo ad ultimare la ferma se l'Allievo è arruolato 7° Espulsione per gli Allievi non arruolati(J 10>.
In n;altà raggruppando la tipologia delle punizioni i livelli punitivi erano suddivisibili in 3 stadi: dal rimprovero alla prigione semplice, la prigione di rigore e dalla degradazione all'espulsione. Le punizioni comprese nel primo gruppo potevano essere impartite per mancanze più o meno gravi, o per il ripetersi di alcune leggerezze. Il semplice rimprovero poteva essere 1nflitto da qualsiasi superiore, mentre la consegna e la prigione di primo grado venivano assegnate unicamente dagli ufficiali anche se la durata era, comunque, stabilita dal comandante l'istituto. La massima autorità interveniva direttan1ente nella gestione del secondo livello punitivo. Questo riguardava solamente le gravi mancanze oppure per il ripetersi di varie infrazioni. La prigione era certamente l'esperienza più dura, ma vi erano alcune, significative, differenze. La detenzione "semplice" consisteva in un diverso trattamento notturno che aveva Io scopo di mortificare il carattere del trasgressore. Dopo una cena a base di pane e minestra, il punito dormiva sopra un semplice tavolaccio. Al mattino era tenuto ad uscire per seguire le lezioni per poi rientrare in cella al loro termine. La punizione di "rigore" era una vera e propria detenzione carceraria con la possibilità di uscire per mezz'ora o un'ora al giorno, "per (31 O) Ibidem, p. 21.
LA FORMAZIONE E GLI ALLI EVI DA ADUA ALLA LTBIA(l895-19!0)
)29
misura d'igiene"<311 >. Il periodo d'aria era una semplice concessione del comandante che poteva, comunque, ritirarla in ogni momento. Il vitto era limitato al solo pane, tranne il giovedì e la domenica quando si aggiungeva la minestra. Il punito poteva portare con sé esclusivamente il materiale di cancelleria e i libri necessari per proseguire gli studi. Doveva rimanere con la semplice divisa, probabilmente quella da fatica, e d'inverno poteva essergli concesso l'uso delle coperte, pur non avendone diritto. Infine, il terzo stadio era sottoposto alla Commissione di disciplina, costituita dal vice-comandante della scuola, da un maggiore, due comandanti di compagnia ed un ufficiale subalterno con il compito di segretario. Essa svolgeva semplicemente una funzione intermedia di verifica delle condizioni oggettive per procedere alla retrocessione degli allievi graduati. L ' ultima decisione spettava al comandante dell ' istituto mentre l'espulsione doveva essere avvallata dal Ministero. La valenza morale attribuita alle punizioni giustifica la collocazione dell' immediata perdita dei fregi e delle promozioni subito prima della espulsione. Solo l' esclusione dal gruppo degli allievi poteva essere più pesante di una sorta di degradazione la cui cerimonia veniva compiuta davanti a tutti i colleghi. Negli anni successivi vennero apportate poche correzioni alla struttura del 1876. Nel 1880 fu semplicemente triplicato il limite temporale della "consegna", portato a 90 giorni <312i. Successivamente, nel 1884, venne ridotta la scala delle punizioni, eliminando il gradino del " rimprovero" ed accorpando i due tipi d'espulsione. Allo stesso tempo la durata minima della cella di " rigore" venne innalzata a 3 giorni, senza migliorarne le condizioni generali di vivibilità<313>. La normativa acquistò, nel 1885, la forma definitiva che mantenne fino allo scoppio del conflitto mondiale. Complessivamente fu abbassato a 60 giorni il limite massimo della consegna e inserito un nuovo gradino, intermedio tra la retrocessione e l' espulsione, indicato come "il rimprovero solenne"o 14 >, Quest'ultimo non comportava, in modo diretto, alcuna sanzione di tipo carcerario, ma imponeva all' allievo
(3 I I) Ibidem, p. 22.
(3 12) Regolamento di servizio interno per la scuola militare (Estratlo per gli Allievi), cit., 1880, p. 15. (3 13) Regolamento di servizio interno, cii., 1884, pp. 55-56. (314) Regolamento di servizio interno, cit., 1885, p. 59.
13 0
LA FOJWAZJONE DEGLl UFFICIALI NELL' ACCADEM!A MILITARE DI MODENA (1895-1939)
la perdita di qualsiasi fregio o grado egli avesse meritato. 11 richiamo poteva essere inflitto dal comandante della scuola o da un'autorità a lui superiore. Era però pronunciato dal comandante del reparto alla presenza di tutti gli ufficiali ed allievi appartenenti al corso del punito. ln definitiva, la struttura piramidale delle sanzioni non rifletteva una progressione delle pene inflitte, ma corrispondeva a precisi livelli di risposta di fronte alle possibili trasgressioni. Nel complesso, il sistema punitivo della scuola venne sviluppato nel corso del primo ventennio d'attività, tra il 1865 ed il 1885, e rimase stabile per almeno un altro trentennio.
CAPITOLO
II
IL LUNGO PERIODO BELLICO (1911-1922) Lo scoppio del conflitto italo-turco nel settembre del 1911, provocò un visibile mutamento dell'attività didattica negli istituti militari professionali. La condizione eccezionale non terminò con l'evento bellico, ma si protrasse negli anni immediatamente successivi per il concatenarsi delle crisi internazionali che ,mticiparono la guerra europea del 1914. L'emergenza, quindi, fu superata solamente nel 1923 con la sostanziale ripresa della normale attività formativa. La continuata tensione sembrò rendere insufficiente il tempo disponibile per un pieno addestramento degli ufficiali inferiori. Il peggioramento, costante, degli equilibri europei indusse all'introduzione di poche modifiche che, spesso, ebbero lo scopo di ridurre degli spazi riservati alle materie generali in favore di quelle militari. Si trattò di un'operosità sempre pii'.t frenetica cht.: non si tradusse nell'immcd;ata trasformazione dei corsi "ordinari" in "accelerati", ma di una lenta metamorfosi fino all'entrata dell'Italia nella guerra mondiale. Il concatenarsi dei corsi, caratterizzati da ripetuti ampliamenti e repentine contrazioni dei posti, suggeriscono l'assenza di un programma a medio termine. Dopo il 1910 il Ministero si preoccupò soprattutto di fornire i primi rudimenti del "mestiere", per poi inviare rapidamente i nuovi ufficiali ai reparti. In questo modo però, non vennero colmate le lacune, quantitative e qualitative, riscontrate durante la guerra con la Turchia e il periodo della neutralità. La sostanziale indecisione rifletteva i problemi interni alla struttura dell'apparato militare che risentiva dei contrasti tra politici e militari. In particolare tra Cadorna, divenuto capo di stato maggiore dopo la morte del generale Polio, e Salandra, capo dell'esecutivo dopo Giolitti(IJ. L'atteggiamento attendista che ne scaturì era dettato dal timore di suscitare le ire degli alleati austro-tedeschi e, conseguentemente, ritardò la mobilitazione generale fino al marzo 1915.
(l) .Tohn Whittam, S!oria dell'esercito italiano, cit., pp. 280-281. Piero Picri, L'Italia nella prima guerra mondiale (1915-1918), Torino, Einaudi, 1968, pp. 31-33 e pp. 44-48.
132 LA FORMAZIONI:: DEGLI Ufl'!CIALI NELL'ACCAn EMIA MILITARE 01 MODENA (1895-1939)
1. La guerra italo-turca (1911-1913) Lo scoppio della guerra con la Turchia indusse il Ministero ad allargare la base di reclutamento abbassando, ulteriormente, le barriere culturali e ritoccando i requisiti fisici. Il meccanismo di selezione degli istituti professionali ne risentì immediatamente. Il bando dell'aprile 1911 prevedeva esplicitamente l'ammissione alla scuola senza esame, mentre rimaneva immutata la prova complementare per l'accademia<2>. La graduatoria di merito sarebbe stata estrapolata dai risultati conseguiti dai concorrenti negli esami per la licenza superiore()>. La prima accelerazione della formazione venne ufficialmente introdotta nel 1912 con un primo concorso indetto nell'aprile <4> a cui fece seguito un altro nel luglio. Sebbene le prove si svolsero entro dicembre, l' amnùssione degli ultimi concorrenti slittò all' inizio del 1913<5>. I termini con cui vennero banditi suggerisce la mancanza di un progetto generale, se non di un programma a breve termine. La prima circolare abolì l'esame complementare surrogandolo con il risultato delle stesse verifiche compiute negli esami di licenza superiore purché il risultato non fosse inferiore a 7/1 O. Al contrario in luglio fu ripristinata la prova con il programma del 1911, lasciando supporre un primo passo verso il ritorno alla nonna Iità, Nelle stesso anno si svolsero, quindi, due selezioni con meccanismi sostanzia lmente diversi. La contraddizione era generata certamente dall'iniziale apprensione conseguente alla guerra di Libia, cancellata dalle aspettative di vittoria. Le preoccupazioni per una possibile mobilitazione, che avrebbe reso necessario un maggiore numero di ufficiali inferiori, vennero meno dopo le prime s ignificative affermazioni diplomatico-militari.
(2) Circolare n. 181 , Ammissione nella scuola mi/ilare e nella accademia militare per l 'anno scolastico 1911-1912, del 25 aprile I 911. (3) La graduatoria per l'ammissione venne stilata sulla base del seguente ordine di precedenza: I O licenziati con dispensa dagli esami in tutte le materie; 2° licenziati in l' sessione degli esami; 3° giovani che si riservavano di produrre il titolo di studio e concorrevano solamente per i posti rimasti vacanti dopo l'assegnazione alle prime due categorie. (4) Circolare n. 145, Ammissione straordinaria nella scuola militare e nell'accademia militare p er l 'anno 191 2, del 4 aprile 1912. li loro inizio era previsto per il l settembre successivo. (5) Circolare n. 338, Ammissione nella scuola militare e ne/l'accademia militare nell'anno I 9 I 3, del 24 luglio 19 I 2; circolare n. 425, Ammissione nella scuola militare e neli 'accadem ia militare per l'anno scolastico 1913-1914, del 12 settembre 1912; circolare n. 487, Ammissione nella sc,1w la militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 19/3-1914, del 18 ottobre 19 12.
IL LUNGO PERIODO BELLICO (1911-1922)
133
Tuttavia è possibile che il Ministero abbia cercato di sfruttare il momentaneo rilancio della carriera militare sull'onda dell'affennazione militare, della spinta coloniale e in ragione delle continue tensioni europee. I due meccanismi d'accesso furono, in qualche modo, complementari, poiché il bando di luglio pennetteva di fatto l'ammissione degli aspiranti che avevano ottenuto una valutazione bassa negli esami di licenza. Complessivamente, la dimensione dei corsi ed il numero degli "ammissibili" (tabelle n. 5 e 6), crebbe considerevolmente. La consistenza delle liste dei vincitori dimostra una risposta molto positiva da parte dei giovani o quanto meno sufficiente a soddisfare le esigenze immediate dell'esercito. Dalle circolari dei vincitori sembra emergere una sensibile differenza nell'ammissione ai due istituti professionali. Nella scuola l' affluenza fu continua e paiticolarmentc ampia nel primo concorso del 1912 mentre fu decisamente più contenuta per l'accademia, sempre poco superiore ai limiti previsti. Queste tendenze vennero, probabilmente, influenzate anche dalla disponibilità di posti. A Modena diminuirono progressivamente dopo il 1912, fino a scendere sotto la media del periodo 1903-191 O. A Torino rimasero sostanzialmente stabili, con la sola eccezione del bando pubblicato nel luglio 1912.
2. La crisi balcanica e la guerra mondiale (1914-1915) Lo stato di tensione provocato dalle guerre balcaniche e dalla resistenza libica impedirono il ritorno alla struttura selettiva del 191 O. L'organizzazione complessiva dei concorsi nel biennio 1914-1915 fu la stessa del 1911, con una sola correzione riguardante i criteri di redazione delìa graduatoria per titoli, prevista per i'accesso alla scuola militare<6 >. L'apparente ritorno alla condizione di normalità venne definitivamente stravolto all'inizio del 1915 con l'inizio dei corsi accelerati. Il primo bando fu emanato appena dopo l'inizio dell'anno e richiedeva la presentazione della domanda entro il 10 febbraio(7>.
(6) Con la circolare n. 214, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare p er l'anno scolastico 19/J./914, del 28 maggio 1913, venne introdotta una nuova distinzione a l punto 3°, "licenziali in più sessioni d'esami", trasformando quella esistente nel 4° punto. (7) Circolare n. 6, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1915-1916, del 3 gennaio 1915.
134
LA FORMA2l0 NE DEG LI UFFI CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Nonostante la significativa modifica strutturale, il meccanismo selettivo non venne alterato mentre la disponibilità complessiva riprese a salire (tabelle n. 5 e 6). Le liste dei vincitori continuarono a riportare un numero consistente di concorrenti, ma inferiore alle aspettative per l'accademia e nel solo 1915 per la scuola.
3. L'intervento e la pace (1915-1919) Subito dopo l' entrata in g uerra dell'Italia venne indetto un corso accelerato in entrambi gli istituti, seppure con un meccanismo selettivo sostanzialmente immutato rispetto agli anni precedenti. Il bando, pubblicato nel settembre del 1915 <8>, escludeva esplicitamente i militari appaitenenti a comandi, reparti o servizi dislocati in zone d' operazione <9>. La formazione degli ufficiali in SAP (Servizio Attivo Permanente), venne definitivamente sospesa nel lugl io del 1916 <10>. Le infrastrutture della scuola furono immediatamente messe a disposizione per la preparazione degli ufficiali di complemento, mentre l'accademia fu virtualmente chiusa. Sino al 1920 cessò l'emanaz io ne delle circolari riguarda nti l' attività d ' istruzione. T corsi per le armi di linea e quello speciale per gli aspiranti ufiiciali cecoslovacchi ci 1>, si svolsero senza riferimenti pubblici. L ' addestramento divenne v ia v ia più frenetico e superficiale, nel tentativo di impmtire, rapidamente, le più indispensabili nozioni belliche. La scelta quantitativa fu evidente già nei primi tre corsi, svolti tra il giug no 191 5 e il febbraio 19 16, a cui parteciparono oltre 9.000
(8) Circolare n. 711 , Ammissione nella scuola militare e nel! 'accademia militare per l 'anno scolastico 1915-916 di aspiranti alla nomina a sollotenen/e in servizio attivo permanente, del 18 settembre 191 5. (9) L'esclusione venne successivamente ampliata ui militari che fucevano parte dei corsi per aspiranti ufficiali di complemento, molti dei quali avevano fatto domanda per accedere ai corsi per ufficiali eftettivi. Costoro, per il passaggio in SAP dovevano attenersi alla prassi stabilita nella e ireolme n. 677, riportante il decreto luogotenenziale n. 1293 del 22 agosto 19 15; anche circolare n. 739, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare di nuovi allievi asp iranti ufficiali effettivi, del 1 ollobre I 915. ( IO) Circolare n. 4 78, Sospensione, per la durata della guerra, de i corsi per aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio attivo permanente, del 28 luglio 19 16. (11 ) Appartenenti ai reparti cecoslovacchi che combattevano in Italia.
IL LUNGO l'ERIODO BELLICO (1911-1922)
135
giovani< 12i, mentre entro l'aprile del 1917 superarono le 15.000 unità, suddivisi in 7 periodi d'istruzione<13l. L'inizio dei corsi obbligatori per aspiranti sottotenenti nella Milizia Territoriale o ufficiali di complemento dell'esercito diedero un ulteriore impulso all'attività della scuola. Tra il maggio 19 I7 ed il febbraio 1918 vennero svolti 4 nuovi corsi frequentati da oltre 7.000 allievi P4 l. L'ultimo anno di guerra, il 1918, vide una riduzione dell'impegno formativo contrassegnato non solo dalla diminuzione dei corsi, ma anche del numero dei partecipanti. In 3 fasi successive, riservate alla fanteria e tutte con un preciso sbarramento d'età, vennero istruiti gli ultimi 6.000 aspiranti ufficiali <15 >. La formazione dei militari cecoslovacchi si collocò fuori dal quadro operativo ordinario, poiché si sarebbe trattato di addestrare esclusivamente degli allievi appartenenti ad un altro esercito, non di affiancare gli stranieri agli italiani o di riunirli in una sessione speciale, m a di operare in ragione di un'esplicita richiesta del Comando del corpo "Czeco-Slovacco" in Italia. Tuttavia il ciclo formativo non venne portato a termine, poiché il 30 novembre 1918, 26 giorni dopo il termine del conflitto, il Ministero ne interruppe lo svolgimento. Complessivamente, durante il periodo bellico passarono attraverso la scuola militare 29.222 giovani suddivisi in 15 corsi. Lo sforzo educativo, per quanto svolto in modo superficiale fu decisamente superiore a quello compiuto tra il 1895 ed il 1910.
4. I corsi integrativi (1919-1922) L'attività tra il 1911 ed il 1915 e soprattutto quella svolta durante il periodo bellico avevano fornito essenzialmente i fondamenti tecnìci
(12) BAMM, registro dei verbali 1906 (la soprascritta in rosso è l'unica leggibile di un titolo ormai cancellato). Erano suddivisi in: 2697 nel I O corso, 2570 nel 2° e 3800 nel 3°.
(13) Ivi, ma anche AusSME, A. I, n. 0542, Memorie storiche della scuola militare di fanteria e cavalleria di Modena 1916, e Memorie storiche della scuola militare di.fanteria e cavalleria di Modena 1917. La suddivisione successiva il 3° corso vedeva 1593 allievi nel 4°, 3016 nel 5°, 1691 nel 6° e 87 in quello speciale riservato alla cavalleria. ( 14) BAMM, registro dei verbali 1906; anche AUSSME, A. I, n. 0542, Memorie storiche della scuola militare dijànleria e cavalleria di Modena 191 7. Nel 1° corso vi fi.Jrono 3338 allievi, nel 2° furono 1428, nel 3° erano 1384 e nel 5° solamente 1154. (15) H AMM, registro dei verbali 1906; anche AUSSME, A. I , n. 0542, Memorie storiche della scuola militare di.fanteria e cavalleria di Modena 1918. La ripartizi one degli allievi fu: 409 nel I 0 , 2968 nel 3°, 2674 nel 6° e 143 in quello riservato ai cecosl ovacchi.
13 6
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
della professione militare. La preparazione generale degli allievi, però, era ritenuta insufficiente per assumere le responsabilità derivanti dai comandi superiori. Quindi la maggiore parte di loro dovette superare una nuova fase di studi integrativi i cui corsi vennero organizzati a Modena tra il 1919 ed il 1922. La ripresa dell'attività coincise con una modifica formale che, tuttavia, riprendeva le conclusioni della commissione d'inchiesta del 1908. Il 15 febbraio 1923 l'istituto abbandonò la vecchia denominazione di scuola per quella di accademia. Si trattava della superficiale equiparazione con l'istituto di Torino poiché tale cambiamento non influì in modo sostanziale sulla natura e sul livello scolastico degli studi. L'attività di recupero si protrasse sino al febbraio 1923, ma con due fasi distinte. Inizialmente vem1ero ammessi gli ufficiali di fanteria, in prevalenza capitani, fonnatisi nei corsi accelerati degli anni 1912-1916. Successivamente furono inseriti anche i tenenti di fanteria, artiglieria e del genio passati in SPE durante il conflitto e provenienti dai corsi accelerati per ufficiali di complemento. Nell'insieme, durante la fase di assestamento dell'esercito venne completata la preparazione di oltre 1.000 ufficiali <16>. Tuttavia, questi furono solo una parte di quelli che sostennero gli esami giacché molti furono dispensati dalla frequenza. Non si trattò, quindi, di una grande fase di omogeneizzazione culturale quanto di una sorta di area di parcheggio in attesa di promozioni, assegnazioni definitive ai reparti oppure del congedo volontario o forzato .
(16) AUSSME, Memorie storiche della scuola militare di fanteria e cavalleria di Modena, del 1920, 1921, 1922 e 1923.
CAPITOLO
III
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926) L'esperienza bellica segnò profondamente il corpo ufficiali fino a favorire una momentanea modifica del meccanismo di reclutamento e, quindi, della formazione. Il conflitto mondiale aveva determinato un'ampia crescita dei "complementi" e valorizzato il "mestiere" degli ex-sottufficiali rispetto agli studi degli "ordinari". Questi aspetti, probabilmente, influirono significativamente sulle spinte riorganizzative nel periodo della smobilitazione. L'emergenza postbellica venne superata nel corso del 1922 con la pubblicazione di una circolare che anticipava la ripresa dei corsi negli istituti professiona)i(1 >. Non si trattò del ritorno alla prassi prebellica, piuttosto dell'inizio di una fase, formalmente "sperimentale", in cui il · reclutamento non sarebbe avvenuto tra i borghesi, ma attraverso gli ufficiali di complemento. Il nuovo indirizzo venne sancito dall'ordinamento dell'esercito voluto dal ministro della guerra, generale Diaz, nel gennaio 1923. Complessivamente fu un ritorno alla struttura del primo decennio del secolo, in cui si preferiva un'impostazione quantitativa piuttosto che di qualità. Le dimensioni della forza armata rimasero consistenti, tuttavia la disponibilità di fondi non era tale da permettere un adeguato livello di addestramento e di ammodernamento degli armamenti. L'ammissione agli istituti professionali, al contrario, sembrava aprirsi alle spinte innovatrici emerse con particolare forza nell'ultimo decennio dell'Ottocento e nel primo del Novecento. Il concetto ispiratore era, certamente, quello della nazione armata, non di modello tedesco quanto svizzero(2>. Tuttavia, il diffuso conservatorismo portava la struttura militare verso scelte assai lontane da un'innovazione così radicale come l'avvicinamento ad un esempio ritenuto rivoluzionario. Il conseguimento del grado di complemento sembrava divenire, in Italia, un filtro politico e sociale. Lo scopo poteva essere quello di
(I) Circolare n. 340, Reclutamento ufficiali in S.A.P. dì fanteria, cava/leria, artiglieria e genio, del 13 luglio 1922 (2) Gian Luca Balestra, La formazione degli ufficiali del 'esercito tra '800 e '900: la variante italiana, cit., pp. 50-53.
138
LA FORMAZIONE !JEGLJ Uff!CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
ottenere una totale accettazione dei modelli comportamentali a cui l'esercito aderiva e che proponeva nella fase di formazione professionale. Nel dopoguerra, quindi, non aveva trionfato l'idea d'innovazione partita dal generale Marselli <3) o quella di nazione armata di Cattaneo e Pisacane<4l. Al contrario era risultata vincente l'elaborazione della destra imperialista riconducibile al generale de Chaurand de Saint Eustache(5). I presupposti delle sue considerazioni erano alla base della nuova impostazione del reclutamento che attribuiva ai gradi di complemento un ruolo di pre-selezione. In questo modo il Ministero poteva giudicare anticipatamene e con maggiore cognizione l'idoneità morale, politica e militare dei giovani aspiranti ufficiali. Il nuovo ordinamento varato nel 1926, cercò di adeguare l'esercito alle risorse finanziarie nazionali e raccogliere gli insegnamenti della precedente gue1i-a. Non si trattò di una radicale ristrutturazione, ma di un riordino dell'apparato esistente per renderlo consono alle aspirazioni italiane degli anni venti. La risistemazione generale toccò anche l'apparato formativo e segnò il superamento della fase "sperimentale" con il sostanziale ritorno ad un assetto prebellico. La trasformazione venne preparata nel 1926 attraverso alcune circolari che solo indirettamente riguardavano l'organizzazione degli istituti professionali. Le modifiche introdotte tra la fine delle stesso anno e la prima metà del 1927 non alterarono l' attività sostanziale delle accademie. Più semplicemente, vennero emanate una serie di norme per predisporre la riammissione dei borghesi. Ovvero il ritorno al principale cespite di reclutamento degli ufficiali. Il nuovo assetto, sottolineano Rochat e Massobrio, era espressione di una chiusura in se stesso delì'esercito<6), quindi, una sorta di rinuncia ad un ruolo politico, il cui spazio era già stato ampiamente delimitato dal nuovo regime. li ritorno al reclutamento dei borghesi rappresentava anche l'abbandono dell'aspirazione a proporre una propria
(3) Piero Pieri, Guerra e politica negli scrittori italiani, Milano, Mondadori, 1975, p. 217. (4) Ibidem, p. 190.
(5) Piero Del Negro, La professione militare nel Piemonte costituzionale e nell'Italia liberale, in "Ufficiali c società. Interpretazione e modelli", a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, p. 225. (6) Giorgio Rochat- Giulio Massobrio, Breve storia de/l'esercito italiano dal 1861 al 1943, cit., p. 220.
LA FASE SPERIMENTALE ( 1922-1 926)
139
identità autonoma, contenuta nel sistema del 1923. In pratica vi fu il superamento, attraverso il fascismo, delle idee affermatesi tra la fine dell'Ottocento ed il primo decennio del Novecento che erano state raccolte da Diaz. La necessità di una difesa corporativa di fronte ad un regime totalitario spinse ad altri comporiamenti. Sul piano educativo la resistenza alla penetrazio ne ideologica si espresse soprattutto con l' accentuarsi del richiamo alla fedeltà verso la monarchia, nonostante l'accettazione, in alcune occasioni condizionata, delle nuove norme politiche. Sul piano normativo la riapertura degli istituti di formazione venne preannunciata ufficialmente nel luglio del 1922. L' accesso sarebbe stato consentito solamente agli ufficiali di complemento con almeno 2 mesi di servizio. I tenenti che avessero desiderato frequentare i corsi dovevano rinunciare al grado per riassumere quello inferiore(?>.
· Il quadro didattico prevedeva sempre i due indirizzi, fanteria e cavalleria, ma la durata del periodo d'istruzione venne modificata. I fanti sarebbero rimasti a Modena per 3 anni, mentre i cavaiìeri soiamemc per 2. La radicale distinzione dei percorsi formativi era avvenuta anche a Torino dove gli artiglieri rimanevano per 4 anni ed i genieri per 5, ridotti di uno nel 1924. Successivamente vennero apportate alcune significative variazioni. Già nel 1923 gli anni di corso per la cavalleria vennero portati a 3 e furono istituiti altri due indirizzi, quello di sussistenza della durata di 2 e quello di commissariato di 3. Gli aspiranti potevano concorrere, normai mente, per la sola arma in cui prestavano servizio. Tuttavia gli miiglieri e genieri respinti nella prova orale d' mmniss ione a Torino, ma classificati ne! primo terzo della graduatoria delle prove scritte, potevano concorrere agi i orali per Modena<8l. I fanti e i cavalieri potevano aspirare alle armi "dotte" se avevano frequentato il primo biennio di matematica all ' università o al politecnico e ne avessero superato i relativi esami c9 >,
(7) li Ministero garantiva loro la possibilità di essere reintegrati qualora fossero stati respinti negl i esami finali o avessero dovuto abbandonare l' istituto per insufficienza negli studi o altre cause. (8) Se sceglievano la cavalleria dovevano superare un esame supplementare d'equitazione. (9) In caso d' insuccesso potevano concorrere per la scuola militare, limitatamente all'arma di provenienza, qualora la loro valutazione allo scritto fosse stata compresa nel primo terzo della graduatoria complessiva.
J40
LA f'ORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Infine i licenziati dai collegi militari erano esentati da tutti gli esami scritti, ma dovevano sostenere le prove aggiuntive previste per Torino. Anche loro, qualora fallissero, potevano ripiegare su Modena alle stesse condizioni dei fanti e cavalieri. L'unica variazione agli sbarramenti venne introdotta nel 1924, concedendo ai commissari in soprannumero di optare per l'amministrazione e la sussistenzao 0>. Il passaggio era comunque sottoposto alla disponibilità di posti liberi. L'attività venne ampliata un anno dopo la riapertura degli istituti con l'attivazione dei corsi speciali per i sottufficia1ic11 >. La loro struttura generale non costituiva una rottura con l'organizzazione prebellica, fatta eccezione per la scissione in due parti che rispecchiava gli indirizzi dei corsi ordinari. A Torino venivano ammessi gli aspiranti alle armi "dotte", artiglieria e genio, mentre a Modena accedevano i fanti, i cavalieri, i carabinieri e gli indirizzi più burocratici, quali commissariato, amministrazione e sussistenza. La separazione suggerirebbe un maggiore approfondimento degli studi per artiglieri e genieri. Tuttavia, la documentazione ufficiale non ha permesso di stabilire alcun parallelismo tra il percorso formativo ordinario e speciale. Probabilmente, si trattò di uno spostamento dettato semplicemente daJl'affinità d'arma. L'unico punto comune tra i due processi educativi era costituito dalle infrastrutture e, al limite, da alcuni docenti, mentre il restante apparato d'istruzione era rigidamente separato. 1. Le norme d'ammissione
La normativa pubblicata tra il 1922 ed il l 923 non subì delle radicali revisioni negli anni seguenti. Il sistema selettivo rimase, quindi, sostanzialmente invariato fino alla nuova modifica della legge sul reclutamento degli ufficiali. (10) Circolare n. 369, Ammissioni di allievi nelle scuole militari di reclutamento degli ufficiali in servizio attivo permanente per l'anno scolastico 1924-1925, del 12 giugno 1924. (11) Circolare n. 198, Ammissione di sottufficiali ai corsi speciali presso le Accademie militari per l'anno scolastico 1924-1925. Corso preparatorio, del 13 marzo 1924. La circolare prevedeva una diversa destinazione per gli allievi "carabinieri" senza titolo di studio, ammessi a Modena, e quelli in possesso del diploma che avrebbero rappresentato l'ultimo corso della scuola allievi ufficiali carabinieri reali di Roma.
LA FASE SPERIMENTALE ( 1922-1926)
141
1. 1 Le prescrizioni generali La principale innovazione contenuta nelle norme generali era costituita dall'ammissibilità degli ammogliati o dei vedovi, indipendentemente dalla presenza di proJeo2 >. Ciò determinava la presenza nell'istituto di un gruppo di allievi con esigenze familiari nuove che provocarono una modifica della prassi ordinaria. Nel 1922 venne prevista la loro residenza obbligatoria presso l'accademia durante il primo e secondo anno di studi, mentre nell'ultima fase d'istruzione potevano pranzare e dormire all'esterno dell'edificio. Tuttavia, già nel bando concorsuale del 1923 venne annunciata l' abrogazione di tale clausola. La riorganizzazione del 1926 portò ad un inasprimento dell'atteggiamento verso gli ufficiali-allievi. All'inizio del 1927 fu pubblicata una circolare riguardante l'allontanamento dall'istituto per quelle malattie, più o meno gravi, che provocavano lunghi periodi d'assenza oppure intervalli brevi, ma troppo frequenti< 13>. Ini zialmente l'età massima per l'accesso venne fissata ai 25 armi (tabella n. 21 ). In questo modo venivano compresi anche gli ufficiali nominati durante il conflitto. Il limite d'età fu abbassato a 24 anni nel secondo concorso d'ammissione, sempre del 1923, e definitivamente portato a 23 anni nel terzo, svolto nel 1924(14>. I controlli sanitari vennero inizialmente previsti soltanto per i concorrenti che si trovavano in congedo, mentre furono estesi agli altri nel 1924. Il primo accertamento si svolgeva presso i comandi di divisione, il giorno prima degli esami scritti. La commissione era genericamente composta da 3 membri designati dal comandante divisionale, però solamente dal 1924 fu specificato il grado del personale medico (un ufficiale superiore e due capitani). I concorrenti ritenuti non idonei potevano ugualmente sostenere gli esami. L'ammissione era subordinata ad un nuovo, definitivo, accertamento svolto da una commissione
(12) Questa agevolazione era concessa solamente agli ufficiali di complemento poiché i sot· tut11ciali, durante la fase "sperimentale", aspiranti ai corsi speciali dovevano essere celibi o vedovi senza prole. (13) Circolare n. 122, R. Decreto n. I 77 • Decadenza della qualità di allievi delle scuole mi litari e ricollocamento in congedo degli ufficiali inidonei al servizio, per menomate condizioni fisiche, del 20 gennaio 1927; il decreto citato sarebbe stato pubblicato nella Gazzella Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 1927. 0
(14) Al contrario nei corsi speciali non venne stabilito un limite massimo fino al 1926 quando l'età degli aspiranti non dovette superare i 28 anni.
] 42
LA FORMAZIONE OEGLT UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
composta dal direttore di sanità militare del corpo d'annata e due ufficiali medici superiori. I controlli erano, comunque, assai blandi poiché erano finalizzati al solo accertamento della presenza di infermità che avrebbero potuto detenninare l'inabilità al servizio. Si trattava quindi di un'indagine superficiale, che lasciava spazio ad ogni tipo di interpretazione, restrittiva o meno. Alcuni criteri discriminanti vennero introdotti solo con la circolare concorsuale del 1926C15l. In essa si prescriveva un visus di almeno 10/1 O in un occhio ed un udito normale in almeno un orecchio. Il Ministro raccomandava, una maggiore severità nei giudizi: quindi l'esame scrupoloso dell'intera struttura fisica dell'aspirante. Le modifiche alle prescrizioni d'ammissione riguardarono soprattutto il sistema di controllo politico-morale. Il nuovo cespite del reclutamento poneva il problema di uniformizzare le informazioni poiché una parte si sarebbe potuta trovare in servizio, ed un'altra in congt:do . Dlvenne ne0essario, per il ìviinislero, adottare due procedure diverse che, nelle direttrici generali , si rifacevano all'esperienza prebellica. Il metodo impiegato per i primi fo quello dei sottufficiali, mentre per gli altri vennero riattivati i distretti militari. II quadro informativo degli uftìciali in servizio era composto da una relazione del comandante di corpo basata sulle notizie fornite dagli ufficiali superiori dell'aspirante. In essa doveva essere posta una particolare attenzione alle qualità morali, disciplinari, fisiche e all'attitudine militare del giovane.
I distretti dovevano raccogliere le notizie riguardanti i congedati, ma dovevano prendere in considerazione anche la condotta dei parenti più stretti C1 6>. L'aspirante ed il suo nucleo dovevano garantire una certa integrità etica nonché la solidità economica. La funzione di controllo sociale e politica degli accertamenti emerge chiaramente dalla cura con cui erano descritti i passaggi che avrebbero
(15) Circolare n. 317, Ammissione nelle accademie militari di sottotenenti di complemento aspiranti alla nomina a lenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1926-27, del 1O giugno 1926. (16) Circolare n. 340 del 1922, cit., art. 14 punto (b); «informazioni sulla condolla morale e politica degli aspiranti e, specialmente per quelli ammogliati, informazioni sulle condizioni sociali e di onorabilità delle famiglie.»
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
143
dovuto caratterizzare l'indagine. L'importanza di questi elementi nel meccanismo di ammissione era stata accresciuta rispetto al periodo prebellico, probabilmente a causa della crisi che aveva investito la nazione. Gli aspiranti potevano provenire da ambienti molto diversi e non sempre totalmente schierati con l'esercito e l'ordine costituito. Molti giovani avevano raggiunto il grado senza ostacoli, attraverso i corsi obbligatori e non, svolti nel periodo bellico. La forza armata del dopoguerra doveva, necessariamente, riassumere la sua funzione stabi1izzatrice. Conseguentemente, in un periodo di fo1ti tensioni interne, doveva assicurarsi preventivamente della fedeltà dei futuri comandanti delle piccole unità. L'attività di controllo venne ulterionnente accentuata nel 1923 con la costituzione di una speciale commissione ministeriale< 11>. li suo compito era quello di valutare le domande d'ammissione e decidere, inappellabilmente, sull'idoneità morale e politica degli aspiranti e delle loro famiglie. La novità non era neila presenza di un taie organismo, certamente già esistente in quella o altre forme, ma nel renderlo pubblico in occasione di una circolare concorsuale. La commissione di vigilanza assunse, nel 1925, il pieno controllo di tutti i passaggi dell'ammissione< 18l. Per la prima volta venne espressamente identificato l'organismo che poteva sindacare non solo gli esaminati, ma anche l'opera degli esaminatori. L'elenco dei commissari però venne pubblicato solamente in quell'anno< 19>e in quello seguente<20> in una circolare di nomina. Complessivamente vi erano 6 membri, che si suddividevano in due sottocommissioni formate da 2 commissari con poteri generaii e ailri 2 che si aliemavano in ragione dell'istituto preso in esame. (J 7) Circolare n. 299, Ammissioni nelle accademie militari per l'anno scolastico 1923- J924, del 24 maggio 1923. (18) Circolare n. 195, Ammissione di sottotenenti allievi nelle scuole di reclutamento degli ufficiali in servizio attivo permanente per l'anno scolas/ico 1925-1926, del 7 maggio 1925. ( 19) Circolare n. 330, Nomina della commissione per l'esame delle domande e dei titoli degli aspiranti all'ammissione nelle scuole di reclutamenlo degli ujJtciali in servizio attivo p ermanente per l'anno scolastico 1925-1926, del 5 luglio 1925. (20) Circolare n. 420, Norme per le ammissioni alle accademie militari, alla scuola di cavalleria e alla scuola di sanità militare per la nomina ad ufficiale in servizio permanente, del 22 luglio 1926.
144
LA FORMAZIONE DEGLI UfFJCIALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
1.2 La selezione culturale
La struttura della selezione culturale rimase sostanzialmente invariata rispetto al periodo prebellico. Il titolo di studio rimaneva il requisito indispensabile per l'ammissione, mentre attraverso gli esami veniva stabilita la graduatoria d'ammissione. La licenza superiore, liceale, tecnica(21J o della R . scuola media di commercio, doveva essere rilasciata da un istituto pareggiato. Ali' aspirante spettava l'onere di produrre la documentazione che attestasse l'effettivo riconoscimento della scuola nell'anno in cui egli s1 era diplomato. Solamente dal 1926 la circolare concorsuale riportò in allegato l'elenco conciso, ma esauriente, dei titoli di studio riconosciuti. In esso figuravano i licei e gli istituti tecnici, quelli nautici e quelli commerciali e alcune scuole speciali <22>. I titoli superiori erano presi in esame solamente per l'eventuale trasferimento dalla fanteria o cavalleria aile armi "dotte". Il primo passaggio del processo di ammissione era simile per entrambi i cespiti, "ordinari" e "speciali". La sola eccezione riguardava i sottufficiali privi di attestato. Questi dovevano sostenere gli esami di valutazione dopo avere superato un periodo d'istruzione preventivo di 4 mesi presso le scuole allievi ufficiali di complemento. Lo scopo era duplice, da una parte il Ministero voleva porre i sottufficiali nelle condizioni di superare gli esami d'ammissione. Dall'altra, operare una pre-selezione che eliminasse gli elementi inidonei allo studio attraverso un "esame preliminare". Le materie ed i loro programmi corrispondevano a quelle previste per le prove d'ammissione. Si trattava, probabilmente, di un corso accelerato di tipo liceale che forniva un insieme di conoscenze nozionistiche, prive di qualsiasi approfondimento.
(21) Le sezioni riconosciute erano; fisico-matematica, agrimensura, commercio e ragioneria. (22) Circolare n. 317, Ammissione ne/{e accademie militari di sottotenenti di complemento aspiranti alla nomina a tenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1926-1927, del 10 giugno 1926; erano attestato di maturità del ginnasio o della scuola reale superiore della Venezia Giulia e Tridentina (equiparato alla licenza liceale); licenza della R. Accademia di commercio di Trento o Trieste; licenza di un R. Istituto industriale di 3° grado, compresa quella dell'Istituto nazionale di istnizione professionale di Roma.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
145
11 comandante della scuola, nella qualità di responsabile del corso, esercitava le stesse prerogative già attribuite al comandante di corpo d'armata. Egli poteva allontanare gli allievi che non ottenevano dei risultati sufficienti, oppure mantenevano un comportamento poco corretto. Inoltre aveva il potere di spostare i sottufficiali ad un corso diverso da quello scelto o determinato dalla commissione d'avanzamento. I periodi di studio preliminari e i relativi esami vennero soppressi nel 1925 lasciando intatti tutti i restanti passaggi del processo selettivo<23>, Al comandante di corpo rimase il compito di coordinare le attività della commissione d'avanzamento, mentre le altre attribuzioni vennero trasferite alla Commissione ministeriale di controllo. La principale correzione apportata nel 1922 alla struttura degli esami selettivi "ordinari" fu l'introduzione di una prova orale per Modena, analoga a quella prevista per Torino. Il numero delle verifiche e le argomentazioni generali rimasero le stesse dei com.:orsi prebellici. Complessivamente, i concorrenti ad entrambi gli istituti professionali dovevano superare tre accertamenti scritti comuni (italiano, storia e matematica) e due orali (storia per Modena e matematica per Torino). In questo modo veniva resa omogenea la selezione culturale, assumendo le medesime caratteristiche generali, mentre la differenziazione sembrava corrispondere al tipo di studi che sarebbero stati compiuti. Le prove scritte si svolgevano in tre giorni contigui ed avevano inizio con l'accertamento d'italiano, seguito da quello di storia e, infine, di matematica. Il tempo riservato alle prime due era di 6 ore, in cui il concorrente doveva dimostrare una buona conoscenza della lingua ed essere in grado di esporre le proprie idee con chiarezza. La terza verifica consisteva nella risoluzione, in 4 ore, di almeno un problema di geometria rispetto ai due previsti <24>. Le prove orali si svolgevano con la stessa meccanica degli anni prebellici. All'interrogazione di storia erano riservati 15 minuti nei
(23) Circolare n. 196, Ammissione di sottzifficiali allievi ai corsi speciali presso le accademie militari per l'anno scolastico 1925-1926, del 7 maggio 1925. (24) Dal 1923 i problemi della prova d'esame potevano essere anche 3.
146
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICI ALI NE LL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
quali il concorrente doveva rispondere in modo soddisfacente a due punti del programma, estratti casualmente. Dimostrando: a)
la conoscenza sintetica degli avvenimenti storici, il loro significato e la loro valutazione, senza eccedere dai limiti del normale insegnamento delle scuole medie <25>.
L'aspirante doveva conoscere lo sviluppo generale degli eventi storici, ma non aveva il tempo materiale, né gli era richiesto, di approfondirli. Nell'interrogazione di matematica aveva a sua disposizione 30 minuti per 3 domande. a)
Durante l'esame, al candidato non verrà richiesta l'esposizione sintetica delle teorie implicitamente contenute nel precedente programma.
b)
Il candidato dovrà dar prova di saper applicare, nel campo elementare, con sufficiente rapidità e sempre con assoluta precisione scientifica di linguaggio e di notazioni, quanto di teorico-fondamentale ha appreso nella scuolamedia-superiore della quale ha la licenza; cioè dovrà dar prova che dai suoi studi ha tratto quel sano e duraturo fondamento teorico-pratico che è indispensabile per iniziare e continuare con frutto gli studi di matematica superiore<26l.
Anche in questo caso non era richiesta una conoscenza paiticolarmente approfondita e comunque 11011 superiore alle nozioni minime previste dal programma dei licei. Il concorrente non doveva spingersi oltre, ma limitarsi alla precisa ripetizione di formule e teoremi. Le prove scritte si svolgevano presso i comandi di divisione militare, mentrè quelle orali si tenevano nell'istituto per il quale l'aspirante concorreva. I titoli dei temi e il contenuto deglì esercizi di matematica erano inviati dal Ministero in plichi sigillati che dovevano essere aperti solamente alla presenza dei candidati. Nelle diverse sedi degli scritti il controllo era affidato ad una commissione di vigilanza. Il suo compito era semplicemente quello di: raccogliere gli elaborati, garantirne l'anonimato formale pur rendendo possibile l'identificazione, e l'invio dei compiti alla commissione giudicatrice.
(25) Circolare n. 340, cit., del 1922, allegato A, Storia, punto (b). (26) Circolare n. 340, cit., del 1922, allegato A, "Matematica", "Osservazioni relative all'esame orale di matematica".
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
147
La correzione avveniva a Modena da paite di una commissione unica che, almeno apparentemente, garantiva l'uniformità dei giudizi. Questa era composta dal personale insegnante dell'istituto ed operava con gli stessi meccanismi degli anni prebellici. Anche i passaggi per la determinazione dell'idoneità<27) e della media complessiva non erano stati modificati. Infine le liste dei promossi e dei respinti venivano inviate alMinistero. Le commissioni che si occupavano degli esami orali erano formate nei rispettivi istituti dal comandante, in qualità di presidente, e dai docenti degli stessi. Anche il loro modo di operare non aveva subìto delle significative variazioni, se non quelle determinate dal numero delle prove.
li bagaglio di conoscenze richiesto al candidato era assai ridotto e, per taluni aspetti, inferiore a quello necessario nel primo decennio del Novecento. I programmi degli esami erano, genericamente, minimi pur impiegando come traccia quelli liceali. Confrontando i programmi dd 1922 1.:un 4udii del 1910 emergono cleile differenze sostanziaii. In modo particolare negli ultimi acce1tamcnti di matematica veniva richiesto lo stesso bagaglio di conoscenze sia nella prova scritta che in quella orale. L' esame complementare nel 1922, non costituiva più un approfondimento delle cognizioni, ma una ripetizione degli stessi eìementi di aritmetica, di algebra e di trigonometria della prova scritta. L'attivazione di tre nuovi indirizzi a Modena portò ad una piccola differenziazione nei contenuti dell'esame di matematica. Gli aspiranti al commissariato, all'amministrazione e alla sussistenza non dovevano dimostrarne una pmticolare conoscenza. Il loro programma venne ampiamente semplificato, ripartendolo in du'e parti essenziali, "Aritmetica pratica e algebra" e "Geometria". Il programma di storia era stato apparentemente arricchito dall'introduzione degli avvenimenti successivi il J 870, pur lasciando come punto di partenza l'inizio del periodo moderno. Tuttavia le suddivisioni erano divenute più sintetiche, non tanto per una diversa distribuzione degli argomenti quanto per l'eliminazione degli approfondimenti. Rimaneva pertanto il quadro generale degli eventi politici e bellici
(27) Un concorrente non poteva essere ritenuto idoneo se nella prova d'italiano aveva ottenuto un punteggio inferiore a 10/20, nemmeno se la sua media complessiva era superiore alla sufficienza.
148
LA FORMi\ZlONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
europei, con particolare attenzione alla storia del Regno d'Italia, ma erano completamente tralasciati gli aspetti sociali. Nel 1925 furono introdotte alcune correzioni che diradarono ulteriormente le nozioni di storia pur lasciandovi la struttura precedente. Vi era, probabilmente, l'intenzione di semplificare l'accesso agli istituti professionali facilitando alcuni passaggi della selezione culturale. Il nuovo ordinamento dell'esercito, emanato nel 1926, e l' intenzione di riorganizzare il reclutamento degli ufficiali portò ad una fase d'ammissione contraddittoria. Da una parte non venne mutatp il cespite di riferimento dall'altra fu sostanzialmente corretto il sistema selettivo. Nella nuova prospettiva rientrava anche la pubblicazione dell'elenco degli istituti riconosciuti, che conteneva una prima distinzione tra liceali e non. Questa separazione era l'espressione del vantaggio formale riconosciuto ai primi coITispondente, almeno in parte, al profondo mutamento didattico che stava parallelamente interessando i collegi militari. Gli attributi assegnati al titolo di studio si riflessero sulla selezione culturale con l'abolizione delle 3 prove scritte e dell'orale per Modena. La media d'ammissione sarebbe stata estrapolata dal certificato di iicenza e corretta dalla sessione in cui si era diplomato l'aspirante. Solamente la fase finale dell'ammissione a Torino rimase invariata, poiché venne lasciato all'esame complementare un valore detenninante. La selezione dei sottufficiali privi di titolo di studio aveva una struttura similare a quella "ordinaria". Complessivamente gli aspiranti "speciali" dovevano superare un numero maggiore di prove, di cui solamente 1 era scritta, mentre le altre 5 erano orali. Tre di queste, italiano scritto, storia e matematica, corrispondevano a quelle previste per gli "ordinari". Geografia, fisica e chimica, costituivano una sorta di necessario approfondimento delle conoscenze generali possedute dall'aspirante. Nell'accertamento d'italiano dovevano svolgere le proprie idee con chiarezza, in modo ordinato e grammaticalmente coITetto. Il conseguimento di una valutazione positiva era determinante ai fini dell'esclusione o meno dalle altre prove scritte. I colloqui si svolgevano con lo stesso meccanismo prebellico e l'aspirante aveva 15 minuti per esporre e rispondere alle eventuali domande dei commissari.
LA FASE SPERIM ENTALE (1922-1926)
149
Il programma di storia era similare a quello previsto per gli "ordinari", comprendendo dal cinquecento alla guerra mondiale. Tuttavia la ripartizione in punti sembra evidenziare un minore approfondimento dei temi. Tale da richiedere una conoscenza superficiale degli avvenimenti politico-militari. L'esame di matematica distingueva gli aspiranti "combattenti" e "commissari" dai concorrenti all'amministrazione e alla sussistenza. Gli argomenti affrontati erano ripartiti in quattro sezioni, aritmetica, algebra (esclusa per gli ultimi due indirizzi), geometria piana elementare e geometria solida elementare. Il livello di difficoltà era decisamente inferiore a quello previsto per gli "ordinari" e di certo più contenuto dei programmi delle scuole superiori. Anche il bagaglio di nozioni richiesto nelle altre prove era assai ridotto. Le conoscenze geografiche erano limitate al quadro generico dei vari continenti, con particolare riguardo ali' Europa e all'Italia. Allo stesso modo fisica e chimica non andavano al di là dei fenomeni basilari delia materia e delle icggi che ìa regolavano. La divisione dei corsi speciali tra Torino e Modena portò alla formazione di due commissioni per gli esami orali, che operavano nello stesso modo di quelle per gli "ordinari". L'unico passaggio comune era lo scritto d'ital iano che veniva corretto da una prima commissione con sede nell' istituto emiliano. Le graduatorie erano stilate attraverso un macchinoso calcolo matematico che prendeva in considerazione, il risultato degli esami, il parere espresso dalla commissione d'avanzamento e l'anzianità di servizio. Il meccanismo prevedeva la somma dei punti per le "qualità militari" con la media d 'esame; !a divisione del risultato per due per poi sommarlo con il "punto d'anzianità"l28l. Nei casi in cui si fosse verificata una parità di punteggio veniva accordata la preferenza al grado, poi all'anzianità di servizio e, infine, all'età (favorendo i meno giovani). La preminenza assunta, nel 1925, dal titolo di studio determinò l'adozione della doppia graduatoria, una riservata ai concorrenti per titoli e l'altra a quelli per esami. Per quest'ultimi il meccanismo di
(28) Circolare n. 198, cit., del 1924; questo era ottenuto moltiplicando i mesi d 'anzianità di servizio (calcolata al I 0 dicembre successivo all'entrata in accademia), per il coefficiente 0,05 (nella circolare non veniva spiegata la ragione di questo valore). Nel 1932 il moltiplicatore venne portato a 0, 10.
] 50
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITAR.E Dl MODENA (1895-1939)
calcolo del punteggio d'ammissione rimase invariato. Nella valutazione dei candidati in possesso della licenza superiore, il "punto medio d'esame" venne sostituito con la media aritmetica dei punti riportati nelle singole materie durante le prove di licenza. Complessivamente la selezione culturale all'ufficialato continuò a rappresentare uno dei punti di separazione tra il percorso formativo "ordinario" e quello "speciale". L'accesso ai primi era sottoposto alla presentazione del diploma, mentre per i secondi costituiva una sorta di facilitazione, ma non era determinante ai fini dell'ammissione. Le modifiche apportate all'ubicazione dei corsi determinò una sorta di parallelismo. Tuttavia, non si trattò di un tentativo di omogeneizzare. Piuttosto sembra configurarsi come l' adozione di una soluzione che consentiva di alleggerire il compito delle commissioni di Modena, alle quali prima era delegata l'intera selezione, e dell'intero istituto. I .3 La selezione censitaria L'ammissione di allievi già in possesso della nomina ad ufficiale impose al Ministero di riconsiderare il problema degli oneri di mantenimento. Nella circolare del luglio 1922 veniva assegnato agli ammessi Io stipendio minimo previsto per il grado di sottotenente di compìemento<29>_ Il primo contributo economico venne stabilito nel 19240°> e consisteva nella trattenuta, per i primi due anni, di 1/4 dello stipendio netto. A questo si aggiunsero, nel 1926, le spese per l'acquisto degli oggetti di cancelleria, soprattutto dei libri e delle sinossi impiegate nei corsi. 1.4 La selezione istituzionale La guerra mondiale non aveva bloccato l'attività educativa dei collegi militari che sembrarono solo sfiorati dalla crisi post-bellica. La disponibilità di posti scese considerevolmente nei primi anni di pace, dopo le impennate dell'ultimo biennio di gueITa, e si attestò al di sotto
(29) Era previsto anche il rimborso per le spese di viaggio a tutli i concorrenti e, infine, il fomialc richiamo dei congedati per i giorni degli esami e, quindi, il versamento della relativa retribuzione. (30) Circolare 11. 369, Ammissioni di allievi nelle scuole militari di reclutamento degli ciali in servizio attivo permanente per l'anno scolastico 1924-1925, del 12 giugno 1924.
idfì-
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
I 51
delle 200 unità complessive (tabella n. 4). Sino al 1926 l'andamento fu altalenante con un picco di 21 O posti nel 1925, probabilmente, conseguente alla riorganizzazione didattica dell'anno precedente. La ripresa dei corsi professionali pose soprattutto il problema dell'ammissione dei giovani licenziati dai collegi militari. La nom1ativa del 1922 sancì, in via transitoria, che i diplomati prima del 1920 e gli ufficiali di complemento al settembre 1921 potevano accedere a Modena o Torino senza prove di selezione. Al contrario gli allievi dimessi dall'ottobre 1921 avrebbero dovuto superare gli esami. Gli idonei, indipendentemente dal voto, avrebbero goduto di un diritto di prelazione sui posti disponibili. La struttura didattica degli istituti propedeutici venne modificata in concomitanza con la riapertura di quelli professionali. La circolare emanata nel 1922<31 l annunciò il nuovo assetto che sarebbe entrato in vigore l'anno successivo(32l. Si trattò, in pratica, della soppressione dell'indirizzo liceale moderno, presente nel solo istituto di Napoli. La riorganizzazione definitiva fu attuata nel 1924, in conformità alle nuove leggi generali sull'istruzione pubblica<33l, I vecchi corsi, liceale e tecnico, sarebbero rimasti attivi fino all'esaurimento degli allievi, mentre le ammissioni avvenivano nei nuovi indirizzi liceali, classico e scientifico<34l. Il rapporto tra il meccanismo di selezione degli istituti propedeutici e quelli professionali mutò solo per le modifiche appotiate a quest'ultimi. Sino alla fine del 1926 la normativa generale era quella stabilita nel 1903, integrata dalle variazioni apportate con le circolari concorsuali. L'aspetto più stabile fu la prassi di accertamento dell'idoneità fisica che venne corretta solamente nel 1921 . Le visite mediche furono ridotte a due, con la soppressione del terzo giudizio e rendendo inappellabile quello ottenuto presso il collegio d'ammissione.
(3 I) Circolure n. 374, R. decre/o 11. 968, relativo alle ammissioni e ai corsi di studio nei collegi militari, del 11 giugno 1922; il decreto citato venne pubblicato nella Gazzella Ufficiale del 22 luglio 1922. (32) R. D. Legge n. 564, del l l marzo 1923. (33) R. D. Legge del 28 maggio 1923. (34) li piano di studi prevedeva 3 anni per il corso classico e 4 per quello scientifico.
] 52
LA l'ORMAZIONE DEGLI Ufl'ICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Il problema principale era rappresentato dalla difficoltà di assumere le informazioni sullo stato di salute generale degli aspiranti, in particolare provenienti dai territori conquistati. Dal 1920 venne richiesta la certificazione di buona salute mentale, che attestasse l'assenza di una vasta serie di malattie psichiche e nervose<35>. La prima correzione dei criteri discriminanti fu introdotta con il bando concorsuale del 1924(36), in cui veniva indicata una nuova altezza minima. La valutazione era affidata, ancora una volta, ad un calcolo matematico che prendeva come riferimento i 14 anni e vi attribuiva una statura di almeno 1,41 m<37>. Ad essa dovevano essere aggiunti o detratti 0,004 m per ogni mese che separava il concorrente da quell'età. La contiguità tra i due livelli scolastici nell'età di ammissione sembrò venire meno tra il 1923 ed il 1926. Si trattò, comunque, di un periodo in cui si sommarono gli effetti di 2 importanti correzioni didattiche alla struttura dei collegi. La prima fu la soppressione nel 1921 del primo anno tecnico, istituito nel 1918C38 >, e poi la radicale riorganizzazione del 1925. In modo particolare la definizione dei limiti minimi sembrò essere un problema a cui il Ministero non riuscì, o seppe, dare una risposta definitiva. Il ritorno ad un assetto sostanzialmente prebellico, tra il 1920 ed il 1921, po11ò ad una significativa contrazione della finestra d'accesso (tabella n. 21). Complessivamente nel triennio 1918-1920 potevano accedere giovani tra i 12 ed i 16 anni, con una variazione di ±6 mesi. Nel 1921 l'arco d'età venne limitato ai 14-15 anni, ma allo stesso tempo fu istituzionalizzata la differenza dei 6 mesi, in meno<39l o in piùC40J.
(35) Circolare n. 498, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1920-1921, del 18 agosto 1920; il concorrente doveva essere sempre stato esente da psicopatie, epilessia, isterismo, neuropatie ereditarie, crisi convulsive e anomalie di carattere. (36) Circolare n. 468, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1924-1925, del 24 luglio 1924. (3 7) Elevato a 1,43 m nel 1932, mentre nel 1938 venne portata a 1,48 in seguito alla soppressione dell'indirizzo scientifico. (38) R. D. Legge del 28 luglio 1918. (39) Circolare n. 476, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1920-1921, del 8 setkmbre 1921. (40) Circolare n. 519, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1920-1921, del 6 ottobre 1921.
LA FASE SPERJMENTALE (1922- 1926)
153
Le correzioni all'età di accesso si susseguirono con una cadenza annuale. Già nel 1922 il limite massimo venne spostato a 16 anni e nel 1923 a I 7, mentre quello minimo rimase stabile. Questi provvedimenti furono completati con altri aggiustamenti paralleli alle variazioni principali. In modo particolare, nel 1922, fu concesso un ulteriore anno di anzianità agli orfani degli ufficiali deceduti in guerra. Ciò voleva essere un doveroso omaggio alla memoria dei caduti, ai cui figli non poteva essere negato l'accesso agli istituti preparatori per pochi mesi d'anzianità. Nel 1923 i limiti d 'età vennero ulteriormente rettificati attraverso due circolari integrative. La prima, pubblicata nel giugno riguardava una legge apparsa sulla Gazzetta Ufficiale nel gennaio precedente, ma riportava la data del settembre 1922. Gli orfani di ufficiali caduti in guerra avrebbero potuto accedere in soprannumero e senza esami anche se avessero superato il limite massimo d'età di 12 mesi<41>. Si trattò dell'istituzionalizzazione della prassi adottata l' anno precedente senza che vi fosse stato il ricorso alle vie legislative. Nel settembre seguente le eccezioni ai limiti massimi d ' età vennero estese a tutti i concorrenti <42>. Contemporaneamente quello minimo degli orfani di guerra fu abbassato a 13 anni e mezzo. Infine con i provvedimenti del successivo gennaio<43>e settembre<44> venne completamente soppressa l'età minima. In questo modo l'accesso ai collegi venne agganciato al solo raggiungimento dell'idoneità scolastica, sostituendo al fattore anzianità il naturale sbarramento culturale. Il problema degli orfani di guerra toccava anche la selezione culturale poiché, soprattutto in questo campo, furono concesse ampie facilitazioni. Nel 1924 venne confermato l'abbattimento di tutti gli ostacoli derivanti dagli esami di selezione: a) Considerato che a causa della guerra molti giovani hanno dovuto per vari motivi inlerrompere gli studi.
(41) Circolare n. 33, R. Decreto n. 1922, relativo alla ammissione nei collegi militari, in sovrannumero, degli orfani degli ufficiali morti in seguilo a f erite riportate in guerra, del 22 settembre 1922; la legge era stata pubblicala il 22 gennaio 1923. (42) Circolare n. 571, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1923-1924, del 27 settembre 1923. (43) C ircolare n. 3 IO, R. Decre to n. 2 705, relativo ai limiti d'età per le ammissioni nei collegi militari, del 31 ottobre 1923, ma pubblicata nel gennaio 1924. li decreto citato era apparso sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 1923. (44) Circolare n. 534, Ammissione nei collegi militari per 1'anno scolastico 1924-1925, del 9 sellembre 1924.
154
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NEL L'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA ( 1895-1939)
b)
Considerato che è d'uopo non rendere frustraneo il vantaggio riservato dalla legge agli orfani di militari morti in seguit~ a, ferire riportate in guerra nelle ammissioni ai collegi mdìtan.
e)
Considerato che nessun detrimento deriva agli altri concorrenti da speciali disposizioni di favore per gli orfani stessi, esonerati dagli esami di graduatoria, i quali vengono ammessi in sovrannumero<45 l.
Conseguentemente il vero problema degli orfani di guerra non accedere agli istituti propedeutici, ma di possedere il denaro per garsi gli studi. La loro presenza rientrò nei limiti numerici previsti Ministero solamente nel 1926<46l, sempre conservando l'assoluto ritto di prelazione.
era padal di-
I principali interventi postbellici vennero determinati dalla necessità di riconoscere o meno i titoli di studio imperiali, posseduti dai giovani provenienti dalle zone ex austriache. Le direttive generali rimasero, tuttavia, quelle emanate nel 1915 riguardanti l'arruolamento dei volontari appartenenti ai territori irredenti. La meccanica della selezione riprese un assetto similare a quello prebellico tra il 1919 e il 1923, quando furono reintrodotte le prove d'esame soppresse nel 1911 <47l, li nuovo assetto delle verifiche era completamente mutato rispetto a quello dei 1908, con la soia eccezione d'italiano. Questa era comune ad entrambi gli indirizzi, mentre la seconda prova era assai diversa. Gli aspiranti "tecnici" dovevano affrontare un orale di matematica, e i "liceali" uno scritto di latino. La graduatoria era ottenuta con un complesso calcolo che teneva conto dei risultati nelle prove e dei voti contenuti nel titolo di studio. La media d'esame veniva moltiplicata per il fatto;e fisso (uguale 3), e sommata alla media data dalle valutazioni negli stessi esami conseguite nella scuola civile. Il totale complessivo era diviso per 2, ottenendo la media finale. Nel 1924 vennero soppressi gli esami e sostituiti con il calcolo della media dei punteggi contenuti nel titolo di studio, escl~1dendo quelli in educazione fisica e condotta.
(45) Circolare n. 310, cit. del 31 ottobre 1923 (pubblicata nel gennaio 1924). (46) Circolare n. 321, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1926-1927, del 10 giugno 1926. (4 7) Circolare n. 80, Ammissioni nei collegi militari per l'anno scolastico {911-1912, del 2 1 febbrnio 1911.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
155
I concorrenti venivano suddivisi in due gruppi d'ammissione in ragione della sessione in cui era stata conseguita la licenza. Quelli che avevano superato gli esami a luglio erano ammessi per primi lasciando agli altri i posti vacanti. Questo meccanismo venne conservato anche dopo il 1925 nonostante il radicale riordino dell'apparato didattico dei collegi. L'unica correzione fu il lento e costante aumento delle categorie, che determinò una sostanziale riduzione dell'importanza della preparazione scolastica nell'ammissione agli istituti propedeutici_ Un altro punto di continuità con il periodo prebellico fu la selezione censitaria. La struttura degli oneri di mantenimento non venne alterata mentre gli impmti crebbero considerevolmente (tabella n. 22). Le voci variabili, quindi difficilmente quantificabili, erano i libri e la cancelleria per le quali l'allievo pagava in ragione del consumo. Ponendo l'imposizione complessiva del 1888 come uguale a 100, gli oneri fissi erano scesi sensibilmente nel triennio 1908-191 O. Nel primo anno di pace iievitarono improvvisamente di oltre 1/5 (+20,99%). Si trattò di una variazione generale che riguardò tutte le tre voci e, quindi, si espresse come un effettivo aumento della spesa di mantenimento degli allievi. Nel biennio successivo la barriera censitaria venne progressivamente aumentata passando da 119,9 del 1919 a 161,5 del 1920 e raggiungendo il 206,72 nel 1921. L'imposizione aumentò nel secondo anno del 34,70% e nel terzo del 28% mentre, complessivamente, l'incremento fu del 106,72% rispetto all'ultimo triennio di pace. La variazione del 1921 venne annullata nell'agosto dello stesso anno con una circolare integrativa che riportava gli oneri al livello precedente<43l_ Probabilmente, l'eccessivo inasprimento delle barriere censitarie aveva provocato un radicale abbassamento delle domande d'ammissione. Il Ministero diede una risposta parziale e provvisoria, ma sufficiente per un nuovo aumento degli aspiranti. La circolare concorsuale del J925 conteneva una nuova correzione delle spese fisse, che superava ampiamente quello, rientrato, del 1921. La variazione fu di oltre 1/3 dell'onere complessivo (+34,40%), e fu
(48) Circolare n. 590, R. Decreto n. 1328: che modifica quello del 3 ottobre 1919, n. 2314 relativo alle spese di pensione e di corredo per gli allievi dei collegi militari, del 3 l agosto 192 I.
156
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!LJTARE DI MODENA (1895-1939)
seguita nel 1926 da un nuovo ritocco di oltre 1/2 (+57,14%). Complessivamente, nel quarantennio tra i1 1888 ed il 1926, la spesa di mantenimento per gli allievi co11egiali era cresciuta di circa 3 volte e mezzo.
Il secondo aspetto della selezione censitaria, le agevolazioni economiche, rimasero sostanzialmente inalterate rispetto al precedente periodo prebellico. Le categorie che potevano richiedere le sovvenzioni vennero precisate con maggiore accuratezza e adeguate, prima, alle necessità contingenti e, poi, gradualmente al partito dominante. Al termine del conflitto gli sgravi sugli oneri fissi erano concessi solo agli allievi, figli di ufficiali, orfani di guerra o per il servizio comandato. Le concessioni ministeriali vennero riservate anche ai figli dei sottufiìciali e militari morti in guerra solamente dal concorso del 1923. In questo modo furono coinvolti nel meccanismo delle agevolazioni due nuovi gruppi. Si trattò, almeno apparentemente, di un allargamento della base sociale di riferimento, probabilmente determinata dalle nuove condizioni economiche e politiche.
La piena esenzione poteva essere concessa solo agli orfani di guerra, e ai figli di inabili per ragioni belliche o di servizio<49l. Ai restanti allievi erano assegnate solamente le sovvenzioni parziali, corrispondenti all'importo di mezza pensione, per "benemerenze familiari" oppure per "meriti personali". Qualora il nuovo ammesso possedesse i requisiti per entrambe, poteva sommarle per ottenere Io sgravio dell'intera pensione. Alla famiglia rimanevano i versamenti per il primo corredo e la relativa manutenzione annuale a cui si aggiungevano le spese di cancelleria, per una decurtazione complessiva di circa 1/3 della somma totale. Solo pochi casi, particolarmente disagiati, potevano usufruire dell'esenzione totale da ogni onere economico. Il quadro degli aiuti poteva essere integrato o sostituito dal sostegno privato. Nel dopo guerra non vi fu alcuna variazione significativa agli aspetti generali che regolavano gli interventi paraministeriali, lasciando intatti i criteri geografici, economici e sociali, alla base delle assegnazioni. L'intervento più consistente fu quello della fondazione Scipione Buri, amministrata dalla prefettura veronese. Nel 1921 mise ufficialmente a disposizione un fondo di 6.660 lire che doveva essere suddiviso tra gli allievi degli istituti, propedeutici e professionali.
(49) ln quest'ultimo caso dovevano essere stati concepiti prima dell' inabilità.
LA FAS E SPERIMENTALE ( 1922-1926)
157
L'importo crebbe considerevolmente nel 1922 e 1924, con l'assegnazione di 3 borse completamente gratuite corrispondenti ad un esborso massimo di circa 19.000 lire. D'altra parte, sino al 1927 la frequenza negli istituti professionali era di fatto autofinanziata attraverso la detrazione sullo stipendio di ufficiali di complemento. La seconda presenza fu quella della fondazione Vittorio Emanuele II, gestita dalla Cassa di Risparmio di Milano. Mise a disposizione 6.000 lire nel 1921, nel 1922 e nel 1924. · Altri due organismi vennero citati una sola volta. Il primo, nel J921 , fu la fondazione della 9a divisione di fanteria, amministrata dal
deposito dell'80° reggimento. Il suo scopo era di sovvenzionare gli studi militari di un orfano di guerra, o suo discendente, il cui padre aveva prestato servizio nella divisione. L'altra, nel 1924, era l'Opera di previdenza per gli orfani del personale civile e militare dello Stato, gestita dalla cassa depositi e prestiti. La sua attività non si limitò ai soli istituti militari, ma poteva sovvenzionare gli allievi di qualsiasi scuoia meùia di St;ConJo grado. Ern ia !:;,ado di elargire fino a 250 borse di studio, di 2.400 lire ognuna, agli orfani degli impiegati di tutta l' amministraz ione centrale. La domanda doveva essere corredata dalla copia autenticata dei documenti comprovanti lo stato famigliare<50>, e la condizione disagiata <51 >.
2. Concorsi e vincitori L 'attrattiva della carriera militare e la selettività del nuovo meccanismo di reclutamento sembrano emergere, ancora una volta, dall'equilibrio interno ai concorsi. La disponibilità dei posti, il numero dei concorrenti e queìio degli aHievi sono indici dell' appetibilità della professione militare dopo l'esperienza bellica. Il nuovo cespite era già stato preventivamente selezionato attraverso l'ammissione agli ufficiali di complemento. Si trattava, quindi, di un gruppo che aveva già fatto una scelta precisa.
(50) Atto di morte, quello di matrimonio, quello di nascita del giovane, il decreto con cui la Corte dei Conti aveva liquidato la vedova o l'orfano. (51) Certificato municipale in cui doveva risultare: che l'orfano non godeva di un'altra assistem:a, la completa descrizione della condizione famigliare (compresi fratelli, sorelk, madre, con la loro professione e gli atti di nascita e stato civile), il certificato scolastico con i voti nella condotta e negli esami finali.
158
LA FORMAZIONE OEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (l K95- I939)
G li anni della sperimentazione rappresentarono, almeno apparentemente, una fase di forte stabilità. Il Ministero non fece mai ricorso alla prassi straordinaria adottata nel primo decennio del secolo per ovviare alla crisi delle vocazioni militari. L'afflusso di aspiranti sembrò soddisfare le necessità immediate di un esercito alle prese con la smobilitazione e l'affollamento dei gradi. 2.1 I posti La disponibilità negli ist ituti professionali ebbe, inizialmente, una forte impennata (tabelle n . 23 e n. 24). Nel 1922 vennero messi a disposizio ne degli aspiranti 400 posti, mentre nell'anno successivo salirono a 573. La patte più consistente fu sempre attribuita a Modena, rispettivamente il 55% ed il 65,10%, ma per Torino rappresentò comunque un forte incremento rispetto agli anni prebellici.
Il successivo triennio fu caratterizzato dalla contrazione della disponibilità generale che po1tò ad un sostanziale riequilibrio tra i due percorsi formativi. Entrambe le accademie scesero al di sotto delle 200 unità con un andamento variabile dei posti. Complessivamente, tra il 1922 ed il 1926 venne prevista l'ammissione di 2.026 allievi di cui il 56,71 % per le armi di linea ed il 43,29% per quelle "dotte". N ella fase sperimentale, quindi, l' importanza dell' accademia d i Modena come volano per la regolazione del reclutamento di ufficiali era sensibil mente ridotta. La ripartizione dei posti tra le anni e corpi evidenzia un peso particolarmente consistente della fanteria (40,72%), dell'artiglieria (31,39%), e del genio ( 11,89%) . Gli altri indirizzi (cavalleria, commissariato, sussistenza e amministrazione), ebbero singolarmente meno di 100 posti, con una percentuale inferiore al 5 per cento. Le variazioni più significative furono quelle della fanteria che ne i primi due concorsi ebbe a disposizione circa la metà dei posti. Tra il 1923 ed il 1924 la disponibilità per i fanti scese di 130 unità e si avvicinò, per tutto il successivo triennio, ai valori degli artiglieri. L ' ammissione ai corsi speciali (tabella n. 25), seguì le linee generali dei concorsi ordinari . La disponibilità complessiva di posti fu particolarme nte consistente per la fanteria (125), e l'artiglieria (114), seguite dai carabinieri (65), e dal genio (49). Gli altri indirizzi furono
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
159
tutti ampiamente distaccati e solamente l'amministrazione (26), superò le due decine<S2l. La legge sul reclutamento degli ufficiali non aveva modificato il rapporto tra sottufficiali ed allievi delle scuole, stabilito dalla legge del 1898. La distribuzione annuale dei posti tra i diversi corsi doveva rispecchiare, di massima, la suddivisione prevista, indipendentemente dal numero effettivo delle ammissioni. Il Ministero poteva alterare l'equilibrio generale e tra le singole armi, soltanto nei casi in cui si fosse verificata una lacuna nel numero degli allievi. La relazione complessiva e quella tra gli indirizzi presenti nei due istituti (grafico n. 5), fu sostanzialmente stabile per tutto il triennio 1924-1926. Tuttavia mentre per le armi "dotte" venne rispettato il rapporto di legge, per quelle di "Linea" vi fu un assestamento dell'equilibrio più vicino ad 1:3 piuttosto che ad J :4 riproponendo, nella pratica, la normativa vigente fino al I 897. Lo sq uilibrio nella disponibilità tra i due istituti potrebbe essere conseguente al tipo di studi che vi si svolgeva. Il reclutamento nelle armi tecniche richiedeva una maggiore preparazione scolastica e, quindi, era dato maggiore spazio agli ufficiali di complemento. Al contrario nelle altre e nei servizi amministrativi potevano essere ammessi anche giovani meno preparati, da cui derivava un maggiore spazio per i sottuffi ciali. Effettivamente l' equilibrio tra allievi "speciali" e "ordinari" nella fase "sperimentale" si differenziò da quello degli anni prebellici. In modo pai1icolarc vi fu una stabilizzazione n ell'artiglieria e nel genio che portò la presenza dei sottufficiali nei termini previsti dalla legge. Al contrario per le altre armi si riaffermò il rapporto di massima esistente fino al 1908 che era stato alterato solamente nel 1909 e 191O. 2.2 La selezione L'analisi del processo di selezione risente dell'abbandono, nel 1918, della prassi di registrare il quadro generale degli esami. Alcune indicazio ni sugli idonei negli scritti e negli orali vennero pubblicate, sporadicamente, nel Giornale Militare (tabelle n. 23 e n. 24). Allo stesso tempo le Memorie Storiche dell'istituto di Modena riportai·ono, tra il 1922 ed il 1925, l'indicazione dei temi corretti dalla commissione
(52) La cavalleria e la sussistenza ebbero 15 posti mentre per il commissariato furono 18.
160
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
per gli scritti. In queste ultime, soltanto nel 1922 gli aspiranti furono distinti tra le due accademie, mentre dall'anno successivo ne venne riportata la somma.
li rapporto convocati allo scritto/posti nel primo concorso fu ampiamente superiore alla parità (1,54), lasciando supporre un'affluenza sostanzialmente soddisfacente. La prima incongruenza emerge dal numero complessivo delle correzioni effettuate dalla commissione d'esame. Le Memorie Storiche del 1923 riportarono 9 temi in più, probabilmente corrispondenti ad una correzione ufficiosa del numero dei conco1Tenti. Al momento dello scritto, quindi, il rapporto totale concorrenti/posti venne lievemente incrementato (1,57). Il dato più significativo fu, comunque, la ripartizione degli aspiranti tra i due istituti, espressa dalla suddivisione dei temi corretti. L'afflusso fu più consistente verso Modena ( l ,85 concorrenti/posto), rispetto a Torino ( 1,22), delineando l'inversione della tendenza prebellica, caratterizzata da una forte spinta verso le armi "dotte" piuttosto che a quelle di linea. La variazione venne plausibilmente favorita dalla nuova normativa d'ammissione che limitava la possibilità di drenaggio da un'arma ad un'altra. Negli anni successivi gli aspiranti crebbero sensibilmente fino a toccare il ve1tice nel 1924 con 753 unità. Allo stesso tempo il rapporto concmTenti/posti fluttuò considerevolmente, pur evidenziando una forte tendenza alla crescita. li valore minimo (1,22), venne toccato nel 1923 poiché l'incremento dei posti (+30,20%), fu ampiamente superiore a quello dei candidati(+ I 0,04%). L'afflusso di aspiranti divenne particolarmente rilevante dal 1924 quando il rapporto concmTenti/posti balzò oltre il 2:1 (2,11). La flessione dell'aimo successivo (2,08), fu determinata dalla lieve riduzione della disponibilità e dei giovani, ma non fu tale da suggerire una nuova crisi del reclutamento. Le circolari relative agli idonei negli scritti vennero pubblicate solamente per i primi 4 concorsi. Da esse sembra emergere una selettività particolarmente accentuata che divenne sempre più rigida. Nel 1922 il numero degli idonei era lievemente superiore al numero dei posti (1,03)1 mentre l'anno dopo il rapporto scese sotto la parità (0,72). Nel biennio seguente l'equilibrio sembrò ricomporsi superai1do nuovamente la parità nel 1924 (1,04), e scendendone al di sotto nel 1925 (0,89).
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
161
La percentuale dei respinti aumentò continuamente passando dal 34,29% del primo anno al 40,75% del 1923, al 50,60% del 1924 e, infine, raggiungendo il 57,08% nel 1925. Ciò sembra confermare il ruolo dello scritto, quale principale ostacolo all'ammissione, mentre gli orali dovevano, soprattutto, permettere di stabilire la graduatoria degli idonei. L'irrigidimento della selettività potrebbe essere legato anche all'incremento numerico dei concorrenti e, quindi, alla maggiore possibilità di scelta da parte del Ministero. I pochi dati sull'andamento degli orali, riportati nelle Memorie Storiche, non permettono di confennare o correggere quanto emerso dagli scritti. Il numero degli an1messi alla seconda parte degli esami, relativi al concorso del 1922 e del 1925, coincidono con gli idonei allo scritto. Solamente nel 1923 vi furono 12 esclusioni tra le due fasi, probabilmente decise dal Ministero sulla base degli accertamenti politicomorali effettuati sui candidati e i loro familiari. Un'indicazione della selettività nelle prove orali emerge dalle circolari dei vincitori, pubblicate sul Giornale Militare tra il 1923 ed il 1926. Le liste dei concorrenti idonei non corrispondevano necessariamente a quelle degli ammessi, poiché i vincitori dovevano superare l'ultima verifica medica. L'unico concorso che non ebbe alcuna indicazione ufficiale fu il primo, concluso tra il 1922 e i primi mesi dell'anno successivo. Il rapporto "ammissibili"/posti sembra confennare, nonostante la sostanziale tendenza alla crescita, la forte selettività emersa dallo scritto. Nel 1923 l'equilibrio tra gli aspiranti idonei e la disponibilità negli istituti professionali era ampiamente inferiore alla parità (0,47). Nel concorso successivo gli idonei crebbero rapidamente (0,71), senza, però, soddisfare le necessità indicate dal Ministero. Soltanto nell'ultimo biennio i due valori si avvicinarono, stabilizzandosi attorno ali' 1: 1 (rispettivamente 1,03 e 0,98). L'orientamento emerso dagli esami per Modena era, tuttavia, sostanzialmente diverso da quello di Torino. Gli "ammissibili" alle armi e corpi di linea aumentarono rapidamente, avvicinandosi alla piena parità con i posti già nel 1924 e superandola abbondantemente nel 1926(53>. Al contrario per le armi "dotte" il numero dei vincitori fu inferiore alla metà della disponibilità nel primo biennio e superò la
(53) Si passò da 0,55 "ammissibili"/posti nel 1923 a 0,97 nel 1924, a 1,02 nel 1925 e 1,16 nel 1926.
162
LA FORt\1AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MJLITAKE DI MODENA ( 1895-1939)
parità solamente nel 1925<54l, Tra le due accademie vi fu, quindi, una profonda differenza nel numero degli idonei che potrebbe essere attribuita, almeno in parte, all'esame di matematica. Solamente per la fanteria si verificò, tra il 1924 ed il 1926, un rapporto "ammissibili"/posti sensibilmente superiore all'unità. Gli altri indirizzi di Modena superarono I' 1: 1 solo nell'ultimo anno, mentre per quelli di Torino accadde solamente nel 1925. Dalla documentazione ufficiale non è stato possibile evincere le ragioni di fondo di questi andamenti, quanto meno, altalenanti che furono certamente influenzati dalla nonnativa d'ammissione. In particolare le considerevoli difficoltà di passare da un'arma ad un'altra e l'intrinseca selettività degli orali, influirono negativamente sul numero dei vincitori per Torino. L'andamento opposto, evidenziato nel 1926, potrebbe essere stato determinato dalla modifica apportata al meccanismo d'accesso. Soprattutto la soppressione degli esami per Modena, mentre era stata mantenuta la prova complementare per le armi "dotte". Il numero degli ammessi fu lievemente diverso da quello degli "ammissibili" soltanto nel 1925 (+1), e nel 1926 (-2). Queste variazioni non modificano le considerazioni estrapolate dal rapporto vincitori/posti per altro confermato anche da quello allievi/posti. L'aggiunta del dato relativo al 1922 (1,01 allievi/posti), suggerisce una diversa interpretazione della contrazione verificatasi nel 1923 (0,55 allievi/posti). L'elevata selettività di quel concorso potrebbe essere stata indotta da diversi fattori tra cui l'ammissione, nello stesso anno, dei vincitori del concorso precedente. La ripartizione degìi aììievi tra i diversi indirizzi presenti nell'accademia di Modena ribadisce quanto espresso nel rapporto "ammissibili"/posti. Le poche variazioni furono determinate semplicemente dalle correzioni apportate alle liste dei vincitori. Complessivamente, tra iI 1922 ed iI 1926, vennero ricoperti circa 9/10 dei posti disponibili (87,81%). L'unica presenza al di sopra della media fu quella dei fanti (90,06%), mentre gli "amministrativi" (83,50%), e i commissari (82,02%), furono poco superiori ai 4/5 delle previsioni. Il numero minimo di allievi si ebbe tra i cavalieri
(54) Nel 1923 fo di 0,33, nel 1924 di 0,41, nel 1925 di 1,04 e nel 1926 di 0,80.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
163
(77,78%), ed in modo particolare per la sussistenza (64,58%), dove superarono di poco i 3/5 della disponibilità. La selettività tra i sottufficiali, negli anni 1924-1926, sembrò essere ancora più accentuata di quella degli "ordinari" (tabella n. 25). In questo periodo vennero cope1ti meno del 50% dei posti disponibili con il minimo assoluto per gli a1tiglieri (1,75%), seguiti dai genieri (6,12%). I cavalieri superarono di poco 1/10 delle previsioni (13 ,33%), mentre i fanti furono poco più di l/3 (38,40%). La presenza degli aspiranti ai servizi fu più elevata e tale da raggiungere circa 2/5 per la sussistenza (40%), 2/3 per i commissari (66,67%). La copertura dell'intera disponibilità complessiva si verificò solamente per gli amministratori e i carabinieri. Nel primo triennio di attività i sottufficiali in possesso del titolo di studio occuparono circa la metà dei posti (47,90%). Tuttavia circa 3/4 di questi (76,25%), fu concentrato nei carabinieri dove rappresentarono oltre 9/1 O degli ammessi (93,85%). Il rapporto per la fanteria era radicalmente invertito poiché solamente 1/1 O degli allievi aveva la licenza superiore. Un altro aspetto importante della selezione fu l'insieme delle ammissioni a Torino degli "speciali". Solamente una piccola prnte dei posti iiservati nell'artiglieria (1 ,75%), e nel genio (7,69%), furono occupati e di questi 3/5 vennero assegnati ad aspiranti in possesso di licenza superiore. La documentazione ufficiale non conteneva alcuna considerazione sull'andamento, apparentemente anomalo, delle ammissioni di sottufficiali delle armi "dotte". Tuttavia, ciò potrebbe essere collegato al livello degli studi e, quindi, ad una spiccata severità negli esami d'ammissione. Nel complesso, il rapporto tra gli ammessi "speciali" e quelli "ordinari" fu leggermente inferiore ali' I :4 previsto dalla legge sul reclutamento degli ufficiali. Tuttavia nel corso del triennio l'equilibrio si spostò contraendosi gradualmente. Da un equilibrio, quello del 1924, assai vicino alla normativa ufficiale (0,24 sottufficiali/ "ordinari"), scese nel biennio successivo sino a toccare il minimo nel 1926 (0,20). Il confronto tra i due percorsi formativi sembra evidenziare, quindi, l' adozione di criteri assai diversi. Da una parte il numero dei posti venne quasi interamente soddisfatto, mentre dall ' altra la selezione, apparentemente, fu severissima. Le fonti ufficiali non riportavano il numero dei candidati e, conseguentemente, non è stato possibile, valutare gli effetti reali dei meccanismi selettivi.
164 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILlTARE DI MODENA (I 895-1939)
2.3 Gli ammessi L'indagine sugli ammessi del periodo sperimentale è stata limitata agli allievi contenuti nei pochi registri conservati nella biblioteca dell'istituto di Modena_ Si tratta solamente di una parte degli allievi dei primi tre concorsi, che corrispondono a poco meno di 1/5 dell'insieme riportato nelle Memorie Storiche (17,94%). La suddivisione annuale evidenzia la scarsa rappresentatività della componente appartenente al 1924 (5,43%), mentre quella relativa al 1922 è più consistente (19,02%). Soltanto il campione del concorso svolto nel 1923 costituiva poco più di 3/5 degli allievi (63,59%). Le indicazioni contenute nei registri erano più limitate rispetto a quelle del periodo prebellico, poiché risentivano del nuovo meccanismo di ammissione. In modo particolare l'indicazione del titolo di studio era completamente assente, mentre quella dell'attività precedente era uniformata in "ufficiale complemento" oppure mancava.
2.3.1 L'età media Nel corso del primo triennio "sperimentale" l'età media degli allievi sembrò abbassarsi parallelamente alla riduzione del limite estremo d'età. Nel concorso del 1922 avevano poco più di 22 anni (22,05), ovvero circa 3 anni in meno rispetto all'anzianità massima. Nel successivo biennio il dato medio scese di oltre 12 mesi, passando da 21,63, nel 1923, a 20,50, nel 1924. Durante questo breve periodo, apparentemente, non vennero concesse deroghe all'età d'ammissione. Ciò nonostante nel 1923 vi furono 2 venticinquenni che elevarono lievemente la media complessiva (0,39 punti).
2. 3. 2 La provenienza geografica Dei 181 sottotenenti di complemento degli anni 1922-1924 solamente 1 (0,55%), era nato all'estero, precisamente a Boston negli Stati Uniti. Altri 2 (1,10%), erano privi d'indicazione, però uno di questi era SAR Umberto Nicola di Savoia, formalmente ammesso il 15 febbraio 1923 al primo corso postbellico. La distribuzione regionale dei nati sul territorio metropolitano evidenzia un quadro generale sostanzialmente diverso da quello degli anni prebellici (tabella n. 26). Al vertice del reclutamento non vi era più il Piemonte (4,49% ), sceso all'ottavo posto, ma la Sicilia (22,47%),
LA FASE Sl'EJUMENTALE (1922-1926)
165
seguita dalla Campania (17,98%). Rispetto al periodo 1895-1910, unicamente la Toscana (8,43%), aveva mantenuto la propria posizione. Complessivamente, soltanto da una regione provenne tra 1/5 ed 1/4 degli ammessi e da un'altra tra 1/5 e 1/10. L'affluenza dalle restanti 16 era inferiore al dieci per cento, con un minimo di 2 allievi (l,12%), dalla Basilicata e dalla Venezia Giulia. Inoltre, solamente poco meno di 1/3 delle ripm1izioni superava la media nazionale (10,4 7 allievi corrispondenti al 5,88%). Tre erano meridionali e 2 appartenevano all'Italia centrale. Il crollo settentrionale fu, probabilmente, una conseguenza del recente conflitto mondiale che costituì, verosimilmente, il fattore di accelerazione del processo iniziato alcuni decenni prima. La ripartizione nelle tre grandi aree geografiche sottolinea la crescita particolarmente considerevole del meridione da cui provennero circa 3/5 degli allievi (59,55%). Allo stesso tempo l' affluenza dal nord scese a meno di 1/5 degli aspiranti ufficiali (18,54%), quella centrale fu poco superiore (21,91 %). Globalmente il redt1tHmento settentrionale si era ridotto a poco meno di 1/3 di quello meridionale, mentre quello del centro era inferiore alla metà. L'avanzamento più consistente fu quello siciliano, che contribuì a circa la metà della percentuale di area divenendo il cardine dell'affluenza meridionale e nazionale. Nella fase "sperimentale" venne anche confermata la crescita pugliese (6,74%), salita al quinto posto, davanti al Lazio (6,18%). La flessione dell'area centrale era riconducibile soprattutto alla consistente riduzione della presenza emiliano-romagnola (3,93%). Tuttavia si trattò di un fenomeno che riguardò tutte le regioni, pur con valori sensibilmente diversi. Il principale polo settentrionale divenne il Veneto (5,06%), con una percentuale similare a quella prebellica. Diminuì l'importanza la Lombardia e la Liguria (entrambe con il 3,93%). Infine gli ex-territori imperiali, Trieste (0,56%), e Istria (0,56%), fornirono un numero assai basso di allievi. La scomposizione provinciale evidenzia l'assenza totale di 16 ripartizioni amministrative<55J. Non è possibile affermare con ce11ezza (55) Mancavano: Novara, Mantova, Sondrio, Trento, Udine, Ferrara, Piacenza, Arezzo, Livorno, Massa Carrara, Ancona, Macerata, Chieti, Teramo, Foggia e Cagliari.
166
LJ\ FORJvlAZIONE DEGLI UFFICIJ\TJNELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
che in esse si bloccò il reclutamento per almeno un lustro. Più semplicemente appare come uno dei limiti del campione in esame, la cui estensione non permette che un sondaggio parziale. L'area più penalizzata era quella centrale ed in particolare l'Emilia, la Toscana, le Marche e gli Abruzzi, di cui mancavano complessivamente 9 province. Le assenze settentrionali (5), toccavano tutte le regioni ad eccezione della Liguria, mentre al sud riguardavano solamente la Puglia e la Sardegna (1 in entrambe)_ li quadro emergente dai primi tre corsi "sperimentali" si scosta considerevolmente da quello prebellico. L'affluenza da Torino (2,81 % ), rimase la più alta delle province settentrionali, ma crollò ali 'undicesimo posto insieme a Catanzaro e Catania. Al vertice del reclutamento passò Napoli (6,74%), seguita da Roma (6,18%), e Palermo (5,62%), confermando almeno in parte le tendenze degli anni 1895-1910. Il quadro complessivo evidenziava un'ampia distribuzione caratterizzata da valori piuttosto bassi e inferiori ai 7 punti percentuali. La media (3,24 allievi per provincia, con-ispondente ali' 1,82%), venne superata da 18 località su 37, comprese in circa 4 punti e mezzo. I valori più elevati erano concentrati soprattutto nell'area meridionale (12), mentre in piccola parte si trovavano al centro (4), e al nord (2). La presenza siciliana fu particolarmente consistente e solamente Caltanissetta, Trapani e Salerno (tutte con 1, 12%), furono al di sotto del valore medio nazionale. In questo modo sembrano confermate le modifiche al reclutamento degli ufficiali evidenziate dalla distribuzione regionale. La provenienza comunale ha sottolineato la fortissima preminenza delle piccole aree urbane. Dalla suddivisione nelle cinque fasce, ricavate dalla popolazione censita nel 1921, emerge la consistente presenza degli agglomerati con meno di 30.000 abitanti (52,81%). Dalle grandi città affluì poco più 1/4 degli allievi (27,53%), mentre dalle aree intermedie l'afflusso fu complessivamente assai ridotto (19,66%). Nei centri più popolati e, soprattutto, nelle aree settentrionali più di quelle meridionali le opportunità d'impiego erano maggiori nonostante la recessione. Inoltre il biennio 1922-1923 si colloca in una fase di leggera ripresa industriale che interessò i settori più moderni, usciti rafforzati dalla fase bellica.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
167
Il confronto con il primo decennio del secolo evidenzia la considerevole impennata dell'affluenza dai centri della I fascia (+9 punt i), rispetto agli anni 1905-1910. La crescita complessiva fu di oltre il doppio della contemporanea contrazione del V gruppo. Ciò nonostante i piccoli centri erano, apparentemente, sottorappresentati poiché costituivano il 68% dei comuni mentre i grandi agglomerati erano 1'11,2%. Le altre fasce ebbero una flessione compresa tra 1,5-2 punti, con una particolare accentuazione nei centri medio-piccoli. Il peso percentuale nel campione era sostanzialmente corrispondente a quella ravvisata tra i comuni, con una sensibile differenza negativa per il solo Il gruppo. L'affluenza media fu piuttosto bassa ( 1,42 allievi coITispondente allo 0,8%). Soltanto 25 località la superarono, mentre da altre 100 provenne 1 solo aspirante. Tra le prime vi erano 9 città della I fascia e 8 della II, invece le restanti erano ripartite tra i gruppi intermedi<56>. Questa distribuzione suggerirebbe una sorta di radicalizzazione del recìutamento. In modo parlicoiare vi sarebbe stata una ingente conlrazione dei centri urbani intermedi, scesi di circa 6 punti percentuali rispetto agli anni 1905-1910. L'affluenza assoluta dai 40 comuni con oltre 30.000 abitanti (tabella n. 27), vide una forle preminenza delle zone più popolate. Nelle prime otto posizioni vi furono 7 località della V fascia e I della III, mentre quelle della I non superarono, singolarmente, i 2 allievi (1,12%). La trasformazione nel reclutamento espressa dalla provenienza regionale era confermata anche dall'affluenza comunale. Rispetto agli anni 1895-1910 vi fu una notevole flessione di Torino (1,69%), scesa dal secondo al sesto, e la crescita di Palermo (5,06%), salita al vertice. La tendenza alla flessione investì anche Napoli che condivideva il secondo posto con Roma (entrambe al 4,49%). Queste erano seguite da Firenze (3,37%), Messina (2,25%), e da Taranto e Pisa con 3 allievi (l,69%). Il limitato numero di allievi e il conseguente scarto assai rido tto tra i diversi comuni, attribuiscono a quest'indagine un valore semplicemente indicativo. Non è possibile ritenere con certezza che da centri urbani quali Milano, Genova, Catania, Modena, etc., provenisse un
· (56) 4 erano della II, 3 della III e I della IV.
J68
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
numero a~soluto di allievi uguale a quello da Conegliano (Treviso), Viterbo (Roma), Somma Vesuviana (Napoli), Granimichele (Catania), etc. 3. La formazione degli allievi La formazione degli aspiranti ufficiali non subì delle significative trasformazioni durante la fase "sperimentale" giacché il meccanismo prebellico venne semplicemente corretto in funzione del nuovo cespite di reclutamento. I cardini del processo istruttivo rimasero lo studio e l'educazione morale. Entrambi questi aspetti erano già stati affrontati nella fase di preparazione dell'ufficiale di complemento e durante il successivo periodo di servizio. Conseguentemente e contrariamente agli anni 1895-191 O, l'allievo doveva solamente affinare le proprie conoscenze e non acquisirle ex-novo. 3.1 Lo studio La ricostruzione del quadro didattico del periodo 1922-1926 ha presentato gli stessi problemi emersi negli anni precedenti. In modo particolare l'impossibilità di reperire gli orari giornalieri delle lezioni e, soprattutto, i programmi non ha consentito di approfondire gli aspetti più significativi dell'apprendimento. L'insieme delle informazioni emerse dai pochi registri dei corsi fornisce uno scorcio sugli studi del primo e secondo anno. Consente, al più, di avanzare delle considerazioni generali, ma non di accertare la presenza di eventuali rettifiche o più ampie revisioni.
3.1.1 I docenti Il regolamento interno del 1923 non apportò alcuna modifica alla gerarchia degli insegnanti e alle loro attribuzioni. L'unica novità fu l'introduzione dei concorsi di nomina per la designazione dei titolari militari che sostituì, di fatto, il meccanismo della proposta-accettazione tra istituto e Ministeroc 57>, Tuttavia la nonnativa non precisava oltre, lasciando intendere che la valutazione dei candidati si sarebbe potuto svolgere per esami e/o per titoli. In questo modo i bandi divennero pubblici o, quanto meno, furono pubblicati sul Giornale Militare. (57) Regolamento provvisorio di servizio interno, 1923, cit., p. 8: «20. - La nomina degli insegnanti è fatta per concorso, secondo norme emanate dal Ministero della Guerra.»
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
169
' Ciò nonostante, l'amministrazione centrale mantenne la possibilità di modificare annualmente la prassi di concessione degli incarichi, in modo da affrontare rapidamente le eventuali esigenze straordinarie. L'assenza di precise indicazioni lascia supporre che l'accademia avesse perso la possibilità di nominare i -docenti temporanei. Il comandante, quindi, si sarebbe dovuto rivolgete· calia direzione ministeriale qualora fosse divenuto necessarib coprire tm'' improvvisa lacuna. L'unica eccezione era rappresentata dai docenti civili la cui designazione avveniva su proposta del comanqante Fistituto. Si trattava, spesso, di insegnanti liceali provenienti dalle scuole cittadine i cui compiti non differivano da quelli svolti negli anni prebellici. Complessivamente non vi fu una sostanziale autonomia nel campo della scelta dei professori, ma semplicemente uo più limitato ruolo propositivo. Alla ripresa dell'attività fmmativa il Ministero accentuò il controllo sul meccanismo educativo, anche assumendosi definitivamente l'onere di designare gli insegnanti. La loro importanza deriva dalla funzione di riferimento morale che venivano ad assumere. Questa doveva essere demandata a persone autorevoli e degne della massima fiducia. In qualche modo, doveva essere evitata ogni possibile critica al model lo che veniva proposto dalla stessa strnttura educativa dell'istituto. Il 'controllo sugli insegnanti e gli insegnamenti si espresse anche attraverso il principio dell'integrazione, a cui dovevano uniformarsi tutti i docenti: a)
Essi debbono ognora essere ispirati ai principi fondamentali della coordinazione e della cooperazione: coordinazione tra i vari insegnamenti e, in ogni-insegnamento, tra una lezione e l'altra, tra lezioni ed esercizi, tra esercitazioni e conclusioni finali; cooperqzion_e t,:a comando ed insegnanti, tra insegnanti ed insegnanti, tra insegnanti ed allievi<58l.
li Ministero sottolineava esplicitamente questo aspetto, precedentemente implicito nella normativa interna. Apparentemente non dovevano crearsi frammentazioni o fratture tra le diverse materie, e allo stesso tempo tutto doveva essere uniformato alle direttive dell'ufficio studi dell'istituto. (58) Regolamento provvisorio di servizio Interno (Dispaccio 4856 - Data 30 novembre del Ministero della Guerra), 1923, cit, p. 22.
] 70
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
3.1.2 Le materie La tipologia degli insegnamenti del periodo sperimentale venne sensibilmente modificata rispetto agli anni prebellici. Innanzitutto il nuovo cespite di reclutamento aveva già superato un primo periodo d'istruzione. Inoltre erano stati attivati dei nuovi indirizzi professionali. Il quadro didattico emerso dai registri del 65°, 66° e 67° corso è certamente incompleto. È stato possibile ricostruire il primo anno solamente per tre indirizzi, fanteria, commissariato e sussistenza (tabella n. 28). Allo stesso tempo il secondo periodo di studi (tabella n. 29), ripo1ta unicamente le materie previste per la fanteria. Conseguentemente, le possibili considerazioni hanno soprattutto un valore indicativo. La struttura didattica attivata nel 1923 dava un ampio spazio alle discipline generali, umanistiche e scientifiche. Gli insegnamenti professionalizzanti erano ridotti a quelli fondamentali, a cui si aggiungeva il giudizio comportamentale sull' attitudine e condotta militare. Il primo anno della fanteria mantenne la struttura del periodo 19061910, ma con alcune conezioni particolarmente significative. La prima fu la soppressione della letteratura che venne, apparentemente, sostituita dalla "Storia". Quest'ultima perse la definizione "dell'arte militare" per divenire, almeno formalmente, più generale e, allo stesso tempo, suddivisa in "Scritto" e "Orale". Probabilmente raccolse almeno in parte la funzione di valutazione delle capacità di scrittura, che precedentemente erano dimostrate in "Lettere". Gli altri due insegnamenti con la stessa ripartizione erano professionali e, plausibilmente, l'attenzione era concentrata soprattutto sugli aspetti tecnico-militari e meno sulla forma d'espressione. La principale innovazione fu l'attivazione della "Matematica", assente dalla scuola militare durante l'ultimo quindicennio prebellico. Plausibilmente, potrebbe essersi trattato di un adeguamento alle proposte espresse dalla commissione d'inchiesta nella relazione sugli istituti militari del 1908. In questo modo si sarebbe cercato di elevare le capacità degli ufficiali di fanteria inserendo una materia mutuata da Torino. Ciò sembrerebbe confermato anche dalla struttura della disciplina che prevedeva solamente l'orale. Lo scopo della nuova materia era, apparentemente, quello solitamente attribuitogli in campo militare ovvero educare i futuri ufficiali alle deduzioni logiche.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
171
L'insieme delle restanti discipline generali confermava il quadro educativo degli anni l 906-191 O. Le variazioni potevano essere ricondotte alla correzione del nome, dovuta soprattutto alla soppressione degli aggettivi, come per "Fisica", "Geografia" e "Chimica". Gli effetti del conflitto sulla struttura didattica sembrano emergere chiaramente dalle lingue straniere. In questo gruppo l'unica materia fondamentale rimase il francese, mentre il numero di quelle facoltative fu considerevolmente accresciuto. L'alternativa era tra il tedesco, il serbo e l'inglese, ma probabilmente era permesso sceglierne più di una. In questo modo, sembrerebbero soddisfatte le necessità che potevano derivare dai nuovi equilibri europei, preservando una certa attenzione per quanto succedeva nei Balcani. Dai registri dei corsi emerge una generalizzata preferenza verso l'inglese che venne scelto al primo anno dal 40,33% degli allievi. Le altre due lingue raccolsero un numero di studenti decisamente inferiore pari al 16,57% per il serbo ed al 13,81% per il tedesco. Da ciò si evince che il 28,73% degli aspiranti ufficiali preferì concentrarsi sulle materie obbligatorie, tralasciando completamente i vantaggi connessi a quelle facoltative. Allo stesso tempo 1 solo allievo, ammesso con il concorso del 1922, cercò di seguire tutte e tre le lingue straniere. Gli unici dati sul secondo anno riguardano il 66° corso del 1923 che evidenziò una lieve crescita del peso percentuale dell'inglese (+2,15). Ciò derivò, soprattutto, dal calo dei presenti (-7 unità), conseguente alle bocciature e dimissioni. Anche gli altri insegnamenti subirono una correzione, ma questa fu positiva solamente per il tedesco (+2,15), mentre il serbo ebbe w1a lieve flessione (-0,97). Gli insegnamenti militari fondamentali del primo anno rimasero "Arte militare" e "Armi", ampliati attrnverso l'introduzione in entrambi dello "Scritto". Allo stesso tempo furono soppresse "Topografia", "Disegno topografico" ed "Equitazione", mentre rimase l' insegnamento dei regolamenti e le istruzioni pratiche. Probabilmente queste modifiche vennero determinate proprio dalla precedente esperienza militare dei giovani sottotenenti di complemento. Tuttavia l'educazione formale continuava a poggiare sulla normativa ufficiale e i relativi modi d 'applicazione. Le discipline ginnico-sportive erano state in parte confermate, come "Scherma", ed in parte ampliate. La principale novità fu l'introduzione di "Igiene ed educazione fisica", nonostante i due insegnamenti fossero in realtà separati. Si trattava, apparentemente, di una
172
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE m MODENA ( 1895-1939)
nuova attenzione alla cura del corpo che non aveva riscontro, almeno in questa forma, negli anni prebellici. Allo stesso tempo non è possibile valutare l'influenza dalla mistica espressa dal pattito fascista, che stava conquistando lo Stato in quegli anni. Un'altra novità fu l'attivazione di un contenitore quale "Ginnastica, giochi sportivi e sport (compreso Automobilismo)", analogo ad "Istruzioni militari" del periodo 1899-1905. La somiglianza era nel carattere onnicomprensivo della materia che presentava al suo interno aspetti molto diversi. Nel 1923 la ginnastica era disgiunta dalla scherma, dall'equitazione e dai regolamenti, ma venne espressamente affiancata allo sport. In quest'ultimo rientravano anche le istruzioni per la guida dei veicoli a motore che, almeno apparentemente, erano ritenuti un vezzo sportivo e non una necessità dei tempi. Infine il giudizio comportamentale era stato riunito in una sola valutazione, "Condotta e attitudine militare". Nella nuova dizione le qualità morali e militari si trasformarono nel contegno generale dell'allievo e nella sua attitudine a svolgere i compiti specifici di un ufficiale. Complessivamente, tra il 191 O ed il 1923 iì numero delle materie si contrasse sensibilmente (scendendo da 16 a 13), al contrario quello delle singole medie crebbe considerevolmente (16 a 20). L' incremento fu particolarmente consistente tra quelle scientifico-umanistiche (cresciute da 6 a 10), mentre quelle militari ebbero solamente un lieve ritocco (da 5 a 6). Le materie professionalizzanti erano state dimezzate (da 6 a 3 ), e quelle generali divennero poco più numerose (da 5 a 7). Infine, furono ridotti anche i giudizi comportamentali e gli insegnamenti ginnico-sportivi (la cui somma passò da 5 a 3). Le variazioni più consistenti al quadro didattico furono apportate al secondo corso che comprendeva ben 4 materie completamente assenti nel 191 O. Si trattava di 2 insegnamenti scientifici, "Chimica" e "Matematica", e 2 umanistici, "Storia" e "Geografia". Allo stesso tempo erano state soppresse 6 materie, "Lettere italiane", "Nozioni di diritto", "Fortificazione", "Disegno di fortificazione", "Contabilità militare" ed "Equitazione". Altre IO avevano subito delle modifiche minime che rientravano nella correzione del titolo o nell'accorpamento.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
173
L'insieme degli insegnamenti generali (scientifico-umanistici), comprendeva 7 discipline. Alle nuove 4 si aggiungevano la "Fisica", il francese ed un'altra lingua straniera. Al contrario il quadro delle discipline professionalizzanti erano lo stesso dell'ultimo anno prebellico. Il solo accorpamento riguardava "Topografia e disegno topografico", unica materia militare non biennalizzata e, rispetto al 19 I O, costituiva il solo spostamento dal I al JI anno di studi. Lo stretto legame con il corso precedente veniva riproposto anche nel giudizio comportamentale e negli insegnamenti ginnico-sportivi. La ginnastica e le discipline a lei collegate, come l'automobilismo, vennero mantenute inalterate così come la separazione con la scherma. Complessivamente il secondo corso era costituito da 14 materie di cui 4 militari, 7 generali, 2 ginnico-sportive ed 1 giudizio compo1tamentale. Ciò rappresentava una sensibile contrazione rispetto al 191 O quando vi erano 17 insegnamenti di cui solamente 5 scientifico-umanistici e 7 professionalizzanti. Al contrario il numero delle medie era lievemente salito, passando da 18 a 20. Il confronto con il primo decennio del secolo sembra sottolineare una sostanziale trasformazione del secondo anno che, apparentemente, perse il carattere spiccatamente professionalizzante. I due cicli di studio sembravano dare maggiore spazio all'educazione culturale, mentre i rudimenti della professione erano dati come scontati. Gli altri due indirizzi attivi nel 1923, commissariato e sussistenza, presentavano poche differenze tra loro e con la fanteria. L'impostazione dei corsi fu, plausibilmente, diversa poiché nonostante la presenza di materie con lo stesso titolo erano probabilmente differenti i programmi . L'insieme degli insegnamenti obbligatori vedeva l'assenza, per gli amministratori, di "Armi", "Fisica", "Matematica" e "Igiene ed educazione fisica". Questi erano stati sostituiti da due discipline professionalizzanti quali "Tecnologia" ed "Amministrazione e contabilità". Tra i due indirizzi non-combattenti l'unica diversità era rappresentata dall'obbligatorietà di una seconda lingua, per i "commissari", mentre questa era stata completamente cancellata per la sussistenza. La separazione con l'indirizzo combattente era costituita dalla presenza della "Letteratura militare italiana" suddivisa in scritto e orale. L'insegnamento umanistico era, probabilmente, alternativo alle due materie scientifiche presenti nel piano di studi della fanteria, ma
J74
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!LIT ARE DI MODENA ( 1895-1939)
assenti 111 quello "amministrativo". Il primo assumeva un maggiore carattere scientifico, mentre gli altri avevano un più generale tono culturale.
3.1.3 Insufficienti e insufficienze Il quadro degli insufficienti e delle insufficienze presenta gli stessi limiti dell'indagine sulle materie. Si devono aggiungere, però, le scarse informazioni contenute nei registri. Probabilmente la doppia documentazione presente tra le due gue1Te, registri e ruolini, in cui venivano riportati i voti rese i primi meno imp011anti. Di fatto dalla documentazione del 1923, relativa al 66° corso, non è stato possibile dedurre tutte le materie in cui gli allievi ebbero delle insufficienze. In molti casi si è potuto estrapolare l'indicazione di quanti sostennero l'esame di riparazione, presente nelle "Note", ma non in che materie dovettero riparare. Infine le poche indicazioni riportate erano relative solamente alle valutazioni firiali. I dati reperiti riguardano una pm1e degli ammessi nel 1923 (66° corso), di cui è stato possib ile trarre alcune indii.:azioni relative ad entrambi gli anni di studio. A questi si aggiungono gli allievi del concorso precedente, ammessi all'inizio del 1923 (65°), il cui registro riguarda solamente la II fase d'istruzione. Uno degli aspetti della continuità didattica fu l'uso educativo dell' insufficienza deducibile dal confronto tra gli insufficienti nel primo anno e quel1i del secondo. Fra gli allievi del 66° corso si ebbero nella prima fase d'istruzione il 28,24% di insufficienti, mentre nella seconda il 25,81 %. Questi dati rientravano tra i valori dell'ultima valutazione annuale dei corsi prebellici, ma rispetto al 1910 rappresenterebbero un lieve incremento della selettività nel primo anno ed una sostanziale flessione ne1 secondo. La percentuale degli insufficienti nel secondo periodo di studi del 65° corso fu decisamente più elevata. Tra i 40 allievi dell'unico registro rimasto, il 40% risultò carente in almeno una valutazione finale. Questo dato si scostava considerevolmente da quello dell'anno successivo e del 1910 e, probabilmente, è conseguente alla ridotta consistenza del campione. Le materie che registrarono il maggiore numero di voti negativi nel primo anno furono "Topografia", "Geografia", "Arte militare" e "Chimica". Allo stesso tempo 2 allievi "amministrativi" dovettero ripetere l'esame di "Letteratura militare italiana". Le altre indicazioni riguardarono "Slavo" e "Storia".
LA fASE SPERIMENTALE (1922-1926)
175
Nella prima parte degli studi le insufficienze coinvolgevano solamente 1'8,40% degli allievi, ovvero circa 20 punti percentuali in meno rispetto agli insufficienti. Si tratta, quindi, di un valore semplicemente indicativo che non può essere assunto come punto di riferimento per la diversa selettività tra le varie discipline. Nel secondo anno le lingue straniere fecero registrare un numero consistente di insufficienti soprattutto nel francese. Diversi non superarono l'esame d'inglese e di tedesco, mentre lo slavo fu, apparentemente, meno selettivo. Tra le materie generali quella più ostica sembrò essere la "Chimica". Nel gruppo delle professionali soltanto "Armi" ebbe un consistente numero di rimandati. Complessivamente, non è possibile individuare quali fossero gl i insegnamenti più ostici o, quanto meno, che registrarono il maggiore numero di insuccessi. Probabilmente, negli anni postbellici non venne significativamente alterata la prassi che vedeva nel voto negativo uno strumento di educazione morale, oltre alla normale funzione scolastica. L'allievo era continuamente incalzato dalla necessità di studiare, non solo per evitare la bocciatura, ma anche scampare le eventuali punizioni, formali e non. 3.2 L'educazione morale l principi a cui era ispirata la formazione morale negli anni "sperimentali" erano sostanzialmente quelli del periodo prebellico. Tuttavia la modifica del cespite di reclutamento indusse il Ministero, almeno apparentemente, ad attribuire agli ufficiali di complemento un ruolo attivo nella loro preparazione: 36. Primo dovere di ogni uj]ìciale allievo è quello di formarsi quel corredo di cognizioni e di qualità morali e militari, che è necessario in chi fonda il proprio stato nella carriera delle armi ed aspira a percorrerla con onore. 37. Traendo forza in ogni circostanza da tale projòndo sentimento, l'ufficiale allievo deve pertanto tendere a trarre il massimo profitto dagli insegnamenti che riceve, e a farsi modello dell'esatta osservanza di tulli quegli obblighi che a lui sono imposti dal regolamento di disciplina, dai regolamenti dell'Accademia, e dalle prescrizioni dettate dalle Autorità Superiori ai fini del migliore e più projìcuo svolgimento dei compiti propri dell'Accademia stessa<59l_
(59) Regolamento provvisorio di servizio interno, 1923, cil., p. 11.
176
LA FORMAZIONE DEGLI UFF ICJALT NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'aspirante venne formalmente coinvolto nel sistema educativo, ma senza andare al di là della richiesta di uno sforzo interiore. Lo scopo era quello di abbracciare totalmente il modello comportamentale che era già stato accettato con la nomina a complemento. La figura dell'alli~vo, comunque, era stata formalmente trasformata da semplice scolaro ad individuo da cui dipendeva la realizzazione dei propri intendimenti. Il principale punto di riferimento rimaneva l'ufficiale di compagnia: 34. (. ..) Egli pertanto infonde negli allievi, con la parola, e soprattutto con l'esempio, quei sentimenti d'onore, di abnegazione, di spirito di corpo, di cameratismo, di culto del dovere che costituiscono la/orza dell'Esercito< 60l. Il giovane avrebbe dovuto apprendere gli strumenti delia professione dagli insegnanti, e nel suo immediato superiore doveva vedere incarnati i principi morali ed etici dell'ufficialato. La rigida disciplina continuava a rappresentare i limiti entro i quali l'aspirante poteva e, spesso, doveva muoversi per tendere al modello assoluto. Tra il 1922 ed il 1926 le linee fondamentali del quadro educativo non vennero modificate. La struttura generale della regolamentazione interna, delle punizioni e delle gratificazioni rimase quella del primo decennio del Novecento. Le poche correzioni ebbero lo scopo di adeguare le norme alle caratteristiche del nuovo gmppo di allievi, la cui condizione di partenza non era quella degli ammessi del periodo 18871910. Non vi fu, quindi, la necessità di emanare un nuovo regolamento . Semplicemente, tutto poté essere adeguato con poche indicazioni provvisorie contenute nelle rare circolari. Plausibilmente, le contradc;lizioni vennero disciplinate dalla normativa generale dell'esercito, in quanto i nuovi ammessi non perdevano la condizione di ufficiali di complemento. . . Gli allievi godettero cl.i una maggiore autonomià anche se non venne totalmente codificata. Un punto su cui la normativa del 1923 si soffermò fu la disponibilità personaìe di denaro liquido. Non si trattava più di giovani borghesi, ma di sottotenenti che godevano di uno stipendio ed avevano già un esperienza militare alle spalle. f limiti formali divennero soprattutto quelli previsti per l'esibizione delle proprie possibilità economiche: 40. Gli ufficiali allievi devono astenersi dalle spese di lusso, dalle prodigalità e dall'uso esagerato di oggetti frivoli o preziosi, perché non confacenti con la semplicità militare e con lo spirito di cameratismo<61>.
(60) Regolamento provvisorio di servizio interno, 1923, cit., p. 10. (6 1) Regolamento provvisorio di servizio interno, 1923, cit., p. 12.
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926)
177
Ciononostante non si fece menzione delle conseguenze pratiche di un comportamento diverso. All'aspirante ufficiale era lasciata la possibilità di interpretare liberamente ciò che poteva, o meno, essere ritenuto adeguato. L'uniformità imposta ed il controllo esercitato dall'istituto, erano orientati verso gli aspetti superficiali. Lo scopo era sempre quello di evitare possibili frizioni tra i pochi facoltosi e i superiori, oppure con i colleghi meno abbienti. Nulla veniva fatto, probabilmente, riguardo quelle espressioni che rimanevano confinate nel ristretto gruppo nobiliare o dell'alta società. Un altro aspetto che subì alcune piccole correzioni, ma senza giungere entro il 1926 ad una nuova forma, fu l'insieme delle indicazioni relative al rapporto con la politica. La fase critica in cui si trovava lo Stato italiano non consentiva, probabilmente, di assumere una posizione diversa da quella della strenua difesa dei valori nazionali. La critica più aspra, quindi, era rivolta ai nemici politici di sempre, ma l'ufficiale doveva distaccarsi da tutto ciò che non era legato alla sua funzione cli difensore dell 'ordine costituito. Il suo punto di riferimento rimaneva il sovrano a cui, almeno formalmente, era riservata la piena obbedienza.
CAPITOLO
IV
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939) La riapertura del reclutamento ai giovani diplomati non portò ad una immediata riorganizzazione del processo formativo. Apparentemente sembrò trattarsi, ancora una volta, di una serie di correzioni normative che ampliavano il gruppo dei possibili allievi. L'assetto strutturale venne sostanzialmente confermato da una circolare pubblicata nel luglio 1926 ed entrata in vigore nell'ottobre 1927(1). L'unico indirizzo soppresso fu quello di sussistenza, mentre la durata dei rimanenti venne fissata in 3 anni, con la sola eccezione degli amministratori licenziati al secondo. Il primo riordino dell 'apparato didattico venne introdotto, senza alcuna spiegazione, nella circolare concorsuale del 1929. Tutti i corsi furono ridotti a 2 anni, dopo i quali gli allievi erano inviati alle scuole L'improvvisa modifica colse la direzione dell'istituto modenese impreparata e, probabilmente, nell ' impossibilità di dare pieno sviluppo alle correzioni: a) Nel gennaio del i 929 il Comandante fu chiamato a Roma ed ebbe disposizioni per il nuovo ordinamento degli studi in due anni di Accademia e uno di Applicazione. Venne poi, in successivi dispacci, e nella circolare per il nuovo concorso, sanzionato indirettamente il nuovo ordinamento, ma non esiste un ordine a sé, esatto e preciso, che [illeggibile] le tali disposizionil 2>. L a I daL.. ;vrn;; :ivttvliut;d vil ltt framm1;;11t<11 ivth Jdl1: Ji:iJJv:iiLivui v :,1,rnbra confermare l'azione improvvisata del Ministero. Le correzioni furono introdotte dall'alto, in contrasto con la normativa vigente e senza il sostegno di alcuna circolare o decreto legge. Ciò fu possibile, probabilmente, per la doppia figura di Mussolini, capo del governo e ministro della guerra, che garantiva al Ministero un'ampia autonomia.
(I) Circolare n. 4 70, R. Decreto n. 1386 sui/ 'ordinamento e gli studi delle accademie militari, del 15 luglio 1926; il decreto citato sarebhe stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 194 del 21 agosto 1926. (2) AUSSME, Memorie Storiche 1929, cit. , '·Ordinamento della R. Accademia" punto (a).
180
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
La struttura dei corsi venne dapprima corretta e poi riordinata tra il 1935 ed il 1936. Inizialmente fu semplicemente riaperto l'indirizzo per la sussistenza mentre l'anno dopo furono riattivati quello amministrativo e commissariale. Quest'ultimo era limitato ad l anno di studi, ma l'ammissione era concessa solamente ai possessori di una laurea. Complessivamente, l'assetto didattico dell'accademia di Modena riprese le caratteristiche generali degli anni "sperimentali". L'ordinamento degli istituti militari, emanato nel luglio 1936(3>, avallò il riassetto, introducendo una sola variazione riguardante i titoli di studio. Si trattava, comunque, dell'anticipazione di una modifica che sarebbe stata emanata nel 1937. Da quell'anno l'accesso agli istituti professionali veniva consentito soltanto ai giovani in possesso della licenza liceale, classica o scientifica. Infine, l'ultimo indirizzo formativo venne attivato in concomitanza con le nuove norme d'accesso, nel 1937. Si trattò dell'apertura dei corsi per i sottotenenti carabinieri in SrE<4l, che negli anni precedenti erano esclusivamente riservati ai sottufficiali. La principale modifica introdotta a metà degli anni trenta fu la radicale trasformazione dei corsi speciali. In pratica si trattò di una formale soppressione del percorso formativo interno, a cui seguì l'immissione dei sottufficiali in possesso degli opportuni requisiti nei corsi "ordinari"<5l. Tuttavia venne mantenuto un doppio meccanismo selettivo che teneva conto delle diverse caratteristiche culturali dei concorrenti "speciali" e "ordinari". li nuovo apparato formativo sembrava ispirarsi al modello tedesco a cui aveva fatto riferimento il dibattito sull' ufficialato dall'unità nazionale al conflitto mondiale. Tuttavia questa soluzione non aveva, certame11te, lo scopo di uniforn1are 1a preparazione degli ufficiali. Piuttosto continuò a rappresentare solamente uno dei percorsi interni all 'ufficialato <6l. (3) Circolare n. 702, R. Decreto n. I 546. Ordinamento degli istituti militari, del 9 luglio 1936; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzella Ufficiale n. 196, del 25 agosto 1936. (4) Circolare n. 219, R. Decreto n. 264. Modificazioni al R. Decreto 9 luglio 1936-XIV, n. 1546, concernente l'ordinamento degli istituti militari, del I O febbraio 1937; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 67, del 22 marzo 1937. (5) Circolare n. 387, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1935-1936, del 31 maggio 1935. ( 6) Un altro costituito dai corsi pratici istituiti nel I 934.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
181
La struttura della circolare concorsuale per i sottufficiali sembrava anticipare il distacco tra i due futuri gruppi di allievi (7J. Il meccanismo d'ammissione era quello previsto per gli "ordinari", ma la normativa concernente la domanda era similare a quella dei corsi soppressi. La documentazione ufficiale non fornì alcuna spiegazione a sostegno delle modifiche strutturali. Probabilmente, si trattò di una soluzione scaturita dalla volontà di sostituire i corsi speciali, senza però cancellarli totalmente, con un meccanismo formativo più rapido. fn pratica vi fu una separazione preventiva tra i sottufficiali in possesso del titolo di studio, ammessi con gli "ordinari", e quelli senza diploma che avrebbero dovuto seguire altre strade. Un altro aspetto delle continue trasformazioni degli anni trenta fu il divario tra gli studi compiuti dalle diverse armi. La continua tendenza alla specializzazione portò all'accentuazione dell'eterogeneità culturale del gruppo degli ufficiali. La tendenza però non riguardò solo l'esercito, in particolare il confronto tra armi di linea e quelle "dotte", ma coinvolse anche la marina. Gli insegnamenti impartiti a Modena mantennero sempre un carattere intermedio tra le scuole superiori e l'università. Al contrario, i corsi di Torino e di Livorno vennero progressivamente avvicinati a quelli universitari. Il distacco tra i due percorsi educativi fu sancito da una circolare del giugno 1928, riguardante gli st11di d'ingegneria negli istituti militari<8l. La legge venne emanata nel gennaio successivo<9l e stabiliva ì'adeguamento del primo biennio torinese a quello degli ingegneri, così come avvenne per il triennio livornese< 10>. Dopo la prima fase era previsto un esame di licenza(lll, allo scopo di verificare la maturità dell'allievo e l'attitudine alla successiva fase di approfondimento. In questo modo il corso di applicazione e quelli quadriennali del periodo "sperimentale", divenivano validi per l'accesso al
(7) Circolare n. 388, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente effettivo per l'anno scolastico /935-1936, del 31 maggio 1935. (8) Circolare n. 498, R. Decreto-legge n. 1590. Disposizioni relative agli studi universitari di ingegneria, del 14 giugno I 928; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 169, del 21 luglio 1928. (9) Circolare n. 53, Legge n. 3122. Conversione in legge del R. Decreto 14 giugno 1928, n. 1590, contenente disposizioni relative agli studi universitari di ingegneria, del 20 dicembre 1928; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 12, del 15 gennaio 1929. (1 O) Comprendendo il primo anno del triennio di applicazione. (11) Era costituito da: due prove scritte, una di matematica e l'altra di fisica, una prova grafica e una orale ( quest'ultima non era precisata).
182
LA FORMAZIONE DEGT.l UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
triennio di perfezionamento per gli ingegneri_ L'iscrizione al secondo o al terzo anno era, tuttavia, sottoposta alla decisione del consiglio dell'istituto che deliberava sulla base delle materie seguite e dei risultati ottenuti. Il provvedimento del 1929 lasciava completamente immutati i fini della struttura didattica di Modena e, di fatto, accentuava il divario tra gli ufficiali delle diverse specialità. In questo modo, il processo di formazione si allontanava ulteriormente dalle raccomandazioni formulate venti anni prima dalla commissione d'inchiesta. La diversificazione divenne ancora più evidente nel 1930, con la riorganizzazione degli studi compiuti a Torinoc 12J. Nel primo biennio le materie militari sembrarono passare in secondo piano in favore di quelle specialistiche: a) Gli studi di ogni anno scolastico sono integrati da islruziuni ed esercitazioni militari, aventi lo scopo di abili/are gli allievi alle jùnzioni di ufficiale in servizio permanente ef fettivo, nelle predette armi di artiglieria e genio (n)_ Gli allievi che superavano l'esame conclusivo del secondo anno potevano chiedere tti essere ammessi all'esame di licenza del biennio propedeutico. Questo si sarebbe potuto svolgere presso l'accademia o qualsiasi facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali, ma anche nelle scuole d' ingegneria di Milano, Torino e Genova. li nuovo assetto pose in essere anche delle corrispondenze tra la progressione degli studi m ilitari e quelli universitari <14>. Tuttavia, il passaggio agli istituti civili era comunque mediato dalla decisione dei consigli dei docenti che giudicavano la preparazione degli allievi caso per caso. L'ultima correzione al piano di studi degli artiglieri e genieri venne introdotta nel dicembre 1937< 15>_ Si trattò dell' inserimento di una nuo-
(12) Circolare n. 321, R. D ecreto contenente disposiz ioni relative agli studi presso la R. accade mia e la scuola di applicazione di artiglieria e genio, del 17 aprile 1930. (l3) Circolare n. 321 del 1930, cit., articolo n. I. (14) Quali: promozione al secondo anno dell'accademia - iscrizione al 2° anno del biennio propedeutico; nomina a sottotenente (dopo gli esami finali presso l'accademia) - iscrizione al 1° anno di applicazione della scuola d'ingegneria (dopo avere superato l'esame di licenza del biennio propedeutico) ; nomina a tenente d'artiglieria - iscrizione al 2° anno di appl icazione della scuola d' ingegneria (pnwia valutazione dei corsi e degl i esami superati da parte del consig lio del la sc11ola); nomina a tenente del genio - iscrizione al 3° anno di applicazione della scuola d'ingegneria (previa la valutazione precedente).
( I5) C ircolare n. l 69, R. Decreto. Disposizioni rclativt: agli studi pre;;so la R. accadem ia e la scuola, del 9 dicembre 1937 ma pubblicata sul Giornale .4filitare solamente all'inizio del 1938 (dispensa n. J l ).
LA RIAPERTURA Al IlORGI-lESI (1927-1939)
183
va materia, "Mineralogia e geologia", obbligatoria solamente per chi aspirava all'ammissione nel corso applicativo d'ingegneria. Complessivamente, nel dodicennio tra la riorganizzazione del reclutamento e lo scoppio del secondo conflitto mondiale, l'assetto dei corsi formativi venne sottoposto ad importanti trasformazioni . Le correzioni apportate alla struttura didattica ebbero un peso limitato rispetto a quelle riguardanti il contenuto degli studi. I provvedimenti assunti tra il 1929 ed il 1937 per la parificazione dei corsi di Torino con quelli universitari, proseguivano quanto intrapreso nel primo decenn io del secolo. Ciò segnò il superamento del limite formale posto dalla commissione d'inchiesta, neì 1908, alla diversificazione del contenuto culturale degli insegnamenti impartiti nei due istituti professionali.
1. Norme d'ammissione La normativa che preannunziò la modifica del meccanismo di reclutamento degli ufficiali fu pubblicata nel giugno l 926< 16l. Vennero corretti i limiti d'età( 17l e fu ribadita la ripartizione delle nomine tra i due cespiti, sottutliciali e gli "on.hnari" (' 8l. Lo status degli aiiievi ammessi fino al 1926 venne definito nelle "Disposizioni finali e transitorie". In sintesi gli ufficiali di complemento avrebbero mantenuto le loro prerogative, con la sola eccezione dei bocciati che sarebbero stati
riamnìessi con1c semplici allievi. JI meccanismo di selezione prevedeva ia formazione di una graduatoria determinata dai voti di licenza e dall'esame di matematica. Le unìche eccezìoni riguardarono gli orfani di guerra o assimilati e, successivamente, gli ex-collegialì che avevano superato il previsto esame di idoneità al grado di sergente. Questi godevano della precedenza assoluta, ma qualora aspirassero a Torino dovevano ugualmente superare l'esame complementare di matematica. li definitivo distacco dalla normativa del 1903 s i ebbe solamente nel maggio l 928 <19l, con un generale riordino che lasciò intatto l'appa-
( 16) Circolare n. 390, R. Decreto-legge n. I 144. Reclutamento degli iifficiali in servizio p ermanente nel R. esercito, del 17 giugno 1926; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzella Ufficiale n. l 57 del 9 luglio 1926. (1 7) I borghesi dovevano avere tra i 18 ed i 28 anni mentre se provenienti <lai sollufficiali
potevano essere promossi fino a 36 anni. (18) Ancora 3/4 per gli allievi e l/4 per i sottufficiali. ( 19) Circolare n. 316, Norme per le ammissioni ed il trattamenlu degli allievi nelle RR Accademie militari, del IO maggio 1928.
184 LA FORMAZIONE DEGLI UfflCJAL! NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
rato predisposto nel biennio precedente. Le uniche parti realmente nuove furono la "Cessazione della qualità di allievi" e la "Assegnazione alle specialità della fanteria". Nel primo paragrafo vennero previsti gli obblighi militari per i dimessi prima della fine dei corsi <20J. Il secondo stabiliva le clausole che avrebbero regolato l'assegnazione ai bersaglieri, agli alpini e ai granatieric21 i. Le piccole correzioni precedentemente introdotte alla struttura didattica dei corsi professionali, spesso effettuate d'ufficio in deroga alla normativa in vigore, vennero ufficializzate nel 1930. La circolare, pubblicata nel maggio<22i, sanciva di fatto la situazione esistente e vi apportava pochissime modifiche. La principale fu l'esplicita attribuzione al Ministero dell'autorità di intervenire nell'organizzazione interna degli istituti, dettando le norme generali per il funzionamento delle accademie e delle scuole d'applicazione. Il meccanismo di selezione non venne alterato, ma avrebbero potuto essere introdotte, indipendentemente dall'istituto, una o più prove scritte. Gli effetti furono evi<lt:mti già nel concorso dei 1931 che prevedeva un esame d'italiano ed uno di matematica per tutti i concorrenti <23 >_ L'unica correzione didattica fu la reintroduzione a Modena degli indirizzi commissariale e amministrativo, soppressi formalmente dalla circolare concorsuale dello stesso anno. Tuttavia rimasero inattivi fino al 1936, quando ripresero le ammissioni.
(20) Prima degli esami finali del l O anno vi era l'obbligo di concorrere alla leva del proprio anno. Quindi gli allievi erano inviati ai reparti oppure in congedo in attesa di essere richiamati con la propria classe. Dopo avere superato con successo gli esami tra il primo cd il secondo anno potevano ottenere il grado di sergente. Dopo il secondo anno potevano essere nominati sottotenente di complemento, qualora risultassero idonei agli esami nelle materie dei regolamenti militari. Se gli allievi avevano rinunciato ad un grado di uflìciale o sottufficiale per conseguire l'ammissione potevano essere reintegrati, se dimessi per motivi diversi da quelli disciplinari; però i sottufficiali che volessero continuare il servizio erano riammessi alle loro funzioni solamente se vi erano posti vacanti negli organici e previo parere ministeriale. (21) L'allievo doveva ottenere l'assenso di una speciale commissione e superare determinate prove ginnico-sportive. Inoltre per gli alpini era necessario essere nati in una particolare area geografica, mentre per i granatieri diveniva fondamentale l'altezza. (22) Circolare n. 438, R. Decreto n. 726. Ordinamento delle scuole militari, del 1° maggio 1930; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 136, del 11 giugno 1930. (23) Circolare n. 186, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alfa nomina a sottotenente in servizio permanente, per ['anno scolastico 1931-1932, del 9 aprile 1931.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
185
Negli anni successivi il meccanismo d'accesso all'ufficialato rimase sostanzialmente invariato fatta eccezione per l'introduzione delle norme razziali. L'esclusione degli aspiranti ebrei venne sancita nel 1939(24l, adeguando gli istituti professionali alla legislazione emanata nei mesi precedenti. 1.1
Le prescrizioni generali
Il quadro delle prescrizioni generali non venne alterato dalla riorganizzazione strutturale del l 926-1927. La documentazione generale richiesta agi i aspiranti rimase, sostanzialmente, quella del precedente periodo prebellico, con il solo aggiornamento del costo dei bolli. La riapertura dell'istituto ai borghesi rese indispensabile, soprattutto, la precisazione di uno sbarramento che impedisse l'ammissione dei troppo giovani, anche se in possesso dei requisiti richiesti. La nuova regolamentazione, quindi, dovette codificare completamente il limite d'età, minimo e massimo (tabella n. 21). Ciò non era stato necessario nella precedente fase "sperimentale", poiché l'età era conseguente alla normativa generale per la nomina degli ufficiali di complemento. Il nuovo termine venne posto a 17 anni e coincideva con l'età più bassa che avrebbero potuto avere gli allievi provenienti dai collegi militari. Così i 22 anni massimi intendevano evitare l'inserimento di aspiranti che non avrebbero potuto conseguire la nomina entro l'età massima prevista dalla legge sul reclutamento degli ufficiaW25l. L'unica correzione all'età minima venne apportata nel 1934. Le ragioni potrebbero essere state molteplici, come il nuovo sbaITamento sui titoli di studio o la previsione di ampliare il corpo ufficiali. La modifica, emanata nei mesi successivi alla pubblicazione del bando concorsuale, ammise i giovani con circa 16 anni e mezzo(26l. Questi sarebbero stati accettati anche in soprannumero se avessero soddisfatto gli altri requisiti e superato gli esami di valutazione.
(24) Circolare n. 357, Decr.eto ministeriale che indice i concorsi per l'ammissione ai corsi ordinari delle RR accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1939-1940, del 16 aprile 1940. (25) In questo modo un allievo di fanteria, cavalleria, artiglieria e genio usciva dai corsi accademici a 25 anni (26 se ripetente). (26) Circolare n. 417, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di g iovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1934-1935, del 7 giugno 1934.
186
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
La soppressione dei corsi speciali e l'ammissione dei sottufficiali in quelli ordinari non influenzarono il parametro dell'anzianità. L'unica variazione riguardò il gruppo di allievi "speciali" che vennero ammessi fino ai 24 anni rispetto ai 28 del periodo precedente. L'ultima correzione, introdotta tra il 1936 ed il 1937, ebbe un carattere parziale poiché intervenne unicamente sugli aspiranti al commissariato. Il loro limite massimo venne elevato a 27 anni per consentire l'accesso dei giovani laureati. Un altro punto della nonnativa d'ammissione che richiese un aggiornamento in seguito alla riorganizzazione del 1926-1927, riguardò gli accertamenti medici . Le condizioni fisiche del cespite di reclutamento non erano più preventivamente controllate dall'apparato militare, di cui l'ufficiale di complemento faceva parte. Per i borghesi era necessario ritornare ad un sistema di visite e commissioni mediche analogo a quello prebellico.
Il primo accertamento venne previsto presso l'ospedale militare della divisione territoriale in cui l' aspirante aveva consegnato ia domanda. I concorrenti giudicati non idonei potevano ugualmente sostenere gli esami per poi presentarsi, se vincitori, davanti alla commissione d'appello. L'ultima visita, inappellabile, si sarebbe svolta presso l'istituto per cui avevano conseguito l'idoneità. La prassi seguita dagli idonei era la stessa, poiché dovevano sottoporsi ugualmente ad un altro giudizio formulato da una commissione ordinaria. Nel 1931 il percorso venne corretto aggiungendo un ulteriore passaggio per gli aspiranti respinti al primo accertamento. Dopo avere superato la prova d'appello, si sarebbero comunque sottoposti, insieme agli altri, al giudizio definitivo della Commissione medica superiore che aveva sede presso gli istituti militari. La prima verifica e queìia à'appeìio erano svoite neiia stessa struttura medico-militare territoriale, con la sola variazione dei commissari. La sovrapposizione parziale dei due giudizi creò, probabilmente, molteplici reclami tanto che nel 1934 vennero designate solamente tre sedi, Firenze, Milano e NapoliC27l. L'ultimo giudizio venne attribuito, nel 1936, alla commissione di controllo che avrebbe esaminato gli allievi respinti al momento dell'ammissione. Le uniche sedi abilitate alla formazione di quest'ultima commissione erano gli ospedali di Torino e di Bologna.
(27) Nel 1936 divennero: Verona, Roma, Napoli. L'anno successivo la sede settentrionale venne spostata a Bolzano.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
187
Glì spostamenti e le modifiche alla struttura della selezione medica non riguardarono la prova ginnica. Introdotta nel 193 7 veniva giudicata da una commissione esclusivamente militare, composta dal comandante dell'istituto di Modena e due ufficiali superiori, uno di Modena e l'altro di Torino(28l. Il risultato era limitato al semplice superamento dell'esperimento e non aveva peso sulla formazione del punteggio degli esami. Il quadro dei giudizi, nel corso del decennio 1926-1936, venne appesantito. Per taluni aspetti, fu inutilmente complicato senza ottenere, rispetto al periodo prebellico, un evidente miglioramento nella prassi delle visite mediche. Il primo accertamento rimase del tutto privo di un'effettiva impmtanza, rimanendo confinato entro i limiti di una superficiale verifica dell'assenza di malattie inabilitanti. L'introduzione di sempre nuovi livelli inappellabili sminuiva il valore delle commissioni precedenti. Dava però la possibilità al Ministero di escludere, in ultima istanza, solamente infermità palesemente incompatibili con la vita militare. Le circolari concorsuali non si dilungarono mai sulle imperfezioni, ph~! e rne!ic ev!de!:tt c.he pote'/~!"!0 c~P..!~,!re !'es,;!usion.e dei concorrent i. L'obiettivo delle visite rimase sempre quello di accertare lo stato fisico del giovane e la sua idoneità al servizio in patria e nelle colonie. I riferimenti generali furono, ancora una volta, le norme sull'arruolamento volontario che costituivano un quadro di riferimento semplice e sicmo anche se generico e lacunoso. Queste vennero affiancate, poco a poco, da una serie di piccole precisazioni dettate, probabilmente, dal le necessità contingenti. I limiti riguardanti la vista e l'udito vennero riportati fin dalla circolare del 1927, che riprendeva e precisava i vincoli introdotti l' anno precedente. I secondi furono tra i requisiti più stabili. Richiedevano di oercepire la voce bassa ad almeno 8 metri con un orecchio, e non me.. -~:<,.,., ., UU \.U. ...I VVU
1'~1,.-~
J. (UUV,
Gli esami alla vista dovevano evidenziare almeno I 0/1 O in un occhio e non meno di 7/10 nell'altro(29>, La pregiudiziale riguardava tutte le armi, ma nel 1937 per la sola cavalleria venne richiesta l'unità in entrambi gli occhi r3oJ. (28) Circolare n. 439, Norme per lo svolgimento del concorso per l'ammissione alle accademie mi/ilari indetto per l'anno 1937-38, del 6 giugno 1937. (29) Nel 193 l venne precisato che il vizio di refrazione non doveva essere superion: alle sei diottrie se miopico e alle trn diottrie se ipermetrico. Nel caso fosse astigmatico, la miopia o l'ipermetria totale non doveva essere superiore, rispetlivamente, alle sei e alle tre diottrie. (30) Circolare n. 541, Concorso di ammissione ai corsi ordinari delle Regie accademie militari di Modena e Torino per l 'anno scolastico 1937-38, del 28 luglio 1937.
] 88
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'ultima correzione fu introdotta due anni dopo e fu, sostanzialmente, un bilanciamento del difetto complessivo di vista. Gli aspiranti erano ammessi al concorso solamente se l'insufficienza in entrambi gli occhi non superava le tre diottrie c31 >. I disturbi della parola vennero presi in esame soltanto dal 1935, quando l'attenzione dei commissari fu richiamata sulla dislaJiac32> e disartria<33l. Di fronte alla difficoltà, per quanto lieve, di esprimere rapidamente ordini la commissione doveva procedere all'immediata esclusione dei concorrenti. L'altezza, presente ogni anno nelle circolari prebelliche, fu riportata solamente dal 1931. Generalmente la statura minima degli aspiranti era fissata in 1,60 m, però fino al 1933 gli ex-collegiali godettero di una deroga di 5 cm. Le altre variazioni riguardarono i carabinieri (non meno di 1,70 m), e dal 1936 la cavalleria (1,65 m) <34J. Nel 1930 vem1e inserito un esplicito richiamo al possibile sviluppo fisico dei giovani con meno di 20 anni. I commissari avrebbero dovuto valutare la possibilità di raggiungere a posteriori i requisiti minimi. In questo modo venivano abbassati, senza alcuna precisazione, i limiti fisici richiesti. Conseguentemente, si aprivano le ammissioni anche ai giovani che, ipoteticamente, avrebbero potuto soddisfare le caratteristiche d'idoneità.
I primi esami strumentali furono previsti solamente nel 1934, due anni prima dei collegi militari, e si trattava esclusivamente di accertamenti radioscopici al torace. Tuttavia, le commissioni vennero autorizzate a richiedere tutti gli esami sussidiari ritenuti opportuni per accertare le condizioni generali di salute dei concorrenti. Un aspetto che non venne mai trascurato furono le affezioni ereditarie, che categoricamente comportavano ì'esclusione dal concorso anche se tra i membri della famiglia fosse stato riscontrato un solo caso. L'attenzione delle commissioni doveva soffermarsi soprattutto sui
(31) I valori massimi erano: miopia e ipe1metropia, 3 diottrie in ciascun occhio; astigmatismo regolare, 3 diotlrie in un asse principale; astigmatismo misto, 3 diottrie quale somma dei due difetti.
(32) Difetti della pronuncia dovuti, in genere, a malformazioni o a lesioni degli organi della fonazione (naso, palato, ugola, laringe, lingua, denti, labbra), che possono essere accompagnati da disturbi della deglutizione e della respirazione. (33) Disturbo dell'articolazione delle parole, attribuito a paralisi o a spasmo di uno o più organi della fonazione.
(34) .Qucsto limite venne esteso agli aspiranti alla fanteria nel 1939.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI ( 1927-1939)
189
possibili problemi nervosi. La loro valutazione venne affidata ad un neurologo, ammesso per la prima volta tra i commissari medicomilitari. Si trattava certamente di un piccolo passo, ma comunque significativo per la costruzione del quadro fisico-mentale dei concorrenti. L'ultimo accertamento rappresentato dalla prova ginnico-militare introdotta nel 1937, non aveva alcun rapporto con le valutazioni mediche. Si trattava semplicemente di un esperimento di educazione fisica a cui erano ammessi i concorrenti che erano idonei agli scritti. Il suo superamento era determinante ai fini dell'ammissione. Tuttavia solamente gìi aspiranti ai carabinieri, alla fanteria, alla cavalleria, all'artiglieria e al genio erano tenuti ad affrontarla, mentre non era prescritta per gli altri indirizzi e gli ex-collegiali. Il programma prevedeva la scalata a una fune, un salto in lungo di almeno 3,5 m. e, soprattutto, superare un percorso di guerra. Quest'ultimo, lungo circa 100 m. con 5 ostacoli posti a 20 m. l'uno dall'altro, era ispirato ad un assalto verso una trincea nemica. Durante la prova il concorrente doveva mantenere un ritmo sostenuto, dimostrando slancio ed agilità, oltre che rispettare le norme previste per il superamento degli ostacoli. La struttura della prova attitudinale venne corretta prima ancora del suo esordio, pur rimandando ie modifiche ali'anno successivo<35l. Complessivamente ne venne sminuito il carattere militare attraverso la soppressione del percorso di guerra e la sua sostituzione con 4 esercizi ginnici. Il nuovo assetto lasciava invariata l'arrampicata alla fune e il salto in lungo, ma comprendeva il passaggio di una trave d'equilibrio, il superamento della cavallina, il salto in alto con pedana di almeno 2,50 m., mentre senza pedana doveva essere non inferiore a 1,10 m. Uno degli aspetti preminenti della certificazione personale divenne, nuovamente, quello del controllo morale e politico dei candidati. Negli anni precedenti la condizione di sottotenente aveva permesso all'amministrazione militare di verificare anticipatamente l'ammissibilità. L'apertura ai borghesi rese necessaria la piena riattivazione dell'apparato informativo costituito dai distretti militari e dai comandi territoriali dei carabinieri, mentre per i militari rimase in vigore la prassi della relazione stilata dai comandanti superiori.
(35) Circolare 11. 489, Ammissioni ai corsi ordinari delle Regie accademie militari. Esperimento di educazione fisica, del 14 luglio 1937.
J90
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NEL,L'ACCALJJ::MJA MILITARE I)! MODENA (1895-1939)
Il Ministero mantenne l'insindacabile facoltà di escludere, senza alcuna spiegazione, un concorrente o allievo. Ciò poteva avvenire per qualsiasi ragione, legata ad un comportamento ritenuto indecoroso da parte del giovane oppure dei suoi familiari. In questo modo l'apparato militare si ergeva a giudice della "moralità" degli aspiranti ufficiali e dell'ambiente in cui vivevano.
li regime fascista non apportò alcunché di realmente nuovo a questo dispositivo selettivo, poiché i nemici del nuovo potere lo erano già dell'esercito. Ciò rientrò nella più ampia fascistizzazione della normativa d'ammissione agli istituti professionali, che ebbe aspetti comuni con le disposizioni generali sui pubblici ufficiali. Il processo avanzò lentamente e riguardò, con le opportune differenziazioni, tutti gli istituti educativi militari, propedeutici e professionali. Il primo passo venne compiuto nel 1927 con l'introduz ione dell'appm1enenza alla MVSN<36l tra le benemerenze di famiglia. Due anni dopo<37> l'iscrizione alle organizzazioni giovanili del partito fascista, 0Nn<38> e avanguardisti, divenne un requisito quasi indispensabile. Senza la certificazione ufficiale il concorrente era escluso dai gruppi preferenziali, e non poteva godere della precedenza in caso di parità. L'aggancio tra l'organizzazione politica e la normativa d' ammissione all'ufficia lato rappresentò il primo, significativo, passo verso l' inquadramento dei possibili allievi. Le clausole riguardanti la formale politicizzazione dell'aspirante divennero sempre più rigide. Nel 1930 l'appartenenza alle strutture di regime divenne un requisito indispensabile per ottenere qualsiasi tipo di facilitazione. Tre anni dopo<39l la tessera del PNF<40J, o delle organizzazioni ad esso collegate(41 J fu resa necessaria per ottenere l'accesso
(36) Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale. (37) Circolare n. 267, Ammissione neUe Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sol/otenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1929-1930, del 2 maggio 1929. (38) Opera Nazionale Balilla. L'organizzazione giovanile del PN!', riconosciuta nel 1926, passò nel 1929 alle dipendenze del Ministero dell'educazione nazionale assumendo un ruolo di primo piano nell'educazione dei giovani tra i 14 e i 18 anni. (39) Circolare n. 168, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torin o di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1933-1934, del 29 marzo 1933. li documento doveva essere rilasciato dal segretario della federazione provinciale in cui risiedeva il candidato. (40) Partito Nazionale Fascista. (41) I fasci giovanili di combattimento, i GUF (Gruppi Universitari Fascisti), gli avanguanlisti oppure alla MVSN.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI ( I 927-1939)
191
agli istituti professionali, mentre per i collegi divenne obbligatoria nel 1934(42>. li controllo politico venne completato nel 1938 con la richiesta di un periodo minimo di adesione. Il giovane, indipendentemente dal con.corso, doveva essere iscritto prima della pubblicazione del bando concorsuale. Si trattava, quindi, di una richiesta formale e non di una sorta di premio alla fedeltà, che tendeva semplicemente ad escludere gli opportunisti dell'ultima ora. L'adesione ideologica al fascismo assumeva un carattere diverso nei due livelli formativi. Solamente i giovani aspiranti agli istituti professionali, con un'età compresa tra i 17 e i 22 anni, potevano compiere una scelta ponderata. Al contrario non era pensabile che i concorrenti ai collegi, con un'età variabile tra i 14 e i 17 anni, avessero sviluppato delle proprie opinioni e, probabilmente, si trattava di un'adesione indotta, quindi voluta dalla famiglia. L'insieme di queste norme aveva soprattutto lo scopo di esduderc chi manteneva una posizione distaccata verso il regime, poiché avrebbe potuto turbare il nonnale svoigimento del processo di formazione. Il Ministero temeva il prodursi non solo di una frattura morale all'interno del gruppo di allievi e, in prospettiva, degli ufficiali. Soprattutto vi era il timore di uno scontro politico, che non era più compatibile con il semplice richiamo alla fedeltà assoluta verso la corona. Nel bando concorsuale del 1931 venne allegato lo stampato del nuovo modulo d'informazione distribuito ai carabinieri. Era suddiviso in tre parti, "Generalità", "Condizioni sociali" e "Altre notizie", che componevano il quadro generale della situazione socio-economica dell'aspirante e dei suoi parenti più prossimi. Gli inquirenti dovevano astenersi da qualsiasi considerazione, li-
:nitandosi ad esporre oggettivamente i fatti <43)_ Particolare Rttenzi one doveva essere posta alla posizione sociale ricoperta dall'aspirante. Era necessario, quindi, approfondire le condizioni economiche dei familiari e la stima pubblica di cui godevano il candidato e la sua famiglia. Le altre informazioni richieste riguardavano le condizioni di salute, con paiticolare riguardo alle malattie ereditarie e psicologiche. Si trattava di un approfondimento dell'anamnesi personale ed eredo-
(42) Dal 1939 divenne obbligatoria per i collegiali la tessera della GlL (Gioventù Italiana del Littorio). (43) Circolare n. 186, cit., del 1931; allegato n. 4: «Si farà astrazione di ogni parere circa l'ammissione o dal dichiarare l'impressione che l'ammissione produrrebbe nell'ambiente.»
192
LA FORMAZIONE DEGLI UfflCIALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
famigliare che aveva cominciato ad assumere importanza nel secondo lustro del Novecento. Infine i carabinieri dovevano rispondere, esaustivamente, a precise domande: 17) Notizie di carattere politico sulle idee professate dai membri della famiglia del candidato; 18) Tendenza politica dell 'aspirante(44>.
Il rapporto doveva contenere tutte le notizie necessarie per delineare un profilo politico sufficientemente attendibile. I comportamenti sociali del concorrente avrebbero dovuto essere valutati e la sua attività pubblica accuratamente setacciata e schedata: a) Si accennerà all'epoca alla quale le notizie si riferiscono ponendo bene in evidenza se trattasi di effettiva appartenenza a partiti, ovvero di semplici tendenze o idee che siansi estrinsecate in determinate attività o in iscrizioni a partiti o gruppi contrari all'ordine legalmente costituito e alle istituzioni patrie <45>. Questo punto sembra evidenziare la comunione d'intenti tra l'amministrazione militare e il nuovo regime. Soprattutto nell'escludere gli elementi perturbatori della propria quiete interna e i possibili quadri ideologicamente meno affidabili. Il controllo si accentuò nella prima metà degli anni trenta, parallelamente alla richiesta della certificazione politica. In modo particolare, dal 1933, gli accertamenti vennero allargati anche agli ufficiali di complemento, per i quali prima bastava il solo rapporto dei comandanti superiori. Un altro aspetto del processo di fascistizzazione fu l'istituzione, nel 1937, di un esame attitudinale ginnico-militare<46>. Non si trattava di una verifica dello stato fisico del concorrente, come quella introdotta nel 1906 da Mainoni, ma di un insieme di esercizi con lo scopo di saggiare le capacità atletiche dell'aspirante. Egli doveva dimostrare la propria agilità e, allo stesso tempo, lo slancio guerriero nel superare
(44) Circolare 11. 235, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1931-/932, del 4 maggio 1931. (45) Circolare 11. 186 del 1931, cil., allegalo 11. 4, nota (I) alle voci 16 e 17. (46) Circolare n. 438, Decreto ministeriale che indice un concorso per l'ammissione ai corsi ordinari delle RR accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1937-1938, del 6 giugno 1937.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI {1927-1939)
193
due prove sportive ed il percorso di guerra. Complessivamente, sembrava legata più alla mistica fascista della cultura fisica, espressa dal partito e dalle organizzazioni paramilitari, piuttosto che alle reali esigenze militari.
1.2 La selezione culturale La selezione culturale per l'ammissione agli istituti professionali subì numerose modifiche dopo la riorganizzazione del 1926-1927. Soprattutto il continuo riordino dei titoli di studio idonei e il progressivo aumento delle prove d'esame. Tuttavia, non si trattò di un'accentuazione dei principi discriminatori, ma apparentemente del continuo adeguamento alle tendenze educative delle classi medio-alte. In questo modo attraverso l'impostazione delle verifiche e dei loro programmi si procedeva ad una prima, grossolana, discriminazione sociale. La nuova normativa non modificò, inizialmente, il quadro delle licenze superiori valide per }'accesso alle accademie militari(41>. Tuttavia rimanevano indefiniti gli istituti pareggiati che, in base al vecchio ordinamento scolastico, potevano variare di anno in anno. Solamente nel 1929 il Ministero pubblicò un elenco di 52 scuole il cui diploma era ritenuto equipollente alla licenza liceale e tecnica<48l. La principale modifica apportata, nel 1927, alla validità dei titoli si configurò come una sorta di adeguamento alla riforma della scuola civile. Le licenze liceali <49l e quella tecnica, sezione fisico-matematica (conseguita con il vecchio ordinamento), consentivano l'accesso ad entrambi gli istituti militari. Al contrario, i possessori dei nuovi diplomi tecnico-industriali o commerciali potevano essere ammess i solamente a Modena. Infine, dall'anno successivo, gli indirizzi amministrativi vennero aperti solamente ai concorrenti in possesso di una licenza tecnico-commerciale.
(47) Circolare n. 288, Ammissione alle accademie di Modena e l'orino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico /927-1928, del 9 maggio 1927. L'unica aggiunta era costituita dal diploma rilascialo dall'istituto d'aite industriale di Napoli. ( 48) Circolare n. 392, Elenco degli istituti professionali che rilasciano titoli di studio validi per le ammissioni alle RR. Accademie di Modena e Torino, del 2 luglio 1929. (49) /\. cui si aggiungeva l'attestato di maturità del ginnasio superiore e della scuola reale superiore della Venezia Giulia o Tridentina che erano loro equiparate.
194 LA FORMAZIONE DEGL! UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
II divario culturale che separava le due accademie e i diversi indirizzi professionali, veniva anticipato nel processo selettivo. Probabilmente, in questo modo il Ministero cercava di ottenere un nucleo di allievi sostanzialmente omogeneo, con una preparazione scolastica similare. Tuttavia il meccanismo degli sbarramenti venne implicitamente abolito nel 1929, omettendo i limiti imposti nell'ammissione che erano stati ribaditi nella precedente circolare preparatoria <50>. La completa equiparazione degli studi compiuti a Torino con il biennio d' ingegneria, fu di fatto l'argine all'affluenza che compensò l' abbattimento delle formali barriere iniziali. Il bando concorsuale del 1930 permetteva a tutti gli aspiranti di concorrere per l'artiglieria ed il genio. Ciononostante, anticipava che solo i possessori della licenza liceale avrebbero potuto ottenere l'equiparazione degli studi al biennio propedeutico per ingegneriaC51 J.
Il diploma liceale divenne il titolo premine nte anche per gli indiri zzi professionali di Modena. La commissione giudicatrice compilava due liste separate in cui raccoglieva, da una parte, i possessori della maturità classica e scientifica e, nell'altra, tutti gli altri titoli di studio. 11 punteggio di classificazione era dato dal risultato degli esami di licenza, a cui si aggiungeva come discriminante la sessione in cui erano stati superati gli esami . li primo gruppo accedeva immediatamente a tutti i posti disponibili, mentre i concoJTenti inseriti nel secondo avrebbero occupato solamente quelli in eccesso.
Il diritto di prelazione divenne un elemento discriminante nel 1934. La circolare concorsuale riportò esplicitamente l'esclusione di tutti i giovani che non fossero in possesso della licenza liceale. Lo sbarrarne11tu, prnbabilrnenLe, <leterrniuò un sensibile calo dclie <lomancic d'ammissione a cui il Ministero cercò di porre rimedio pochi mesi dopo. La circolare di correzione seguiva di una decina di giorni l'abbassamento dell'età minima a 16 anni e mezzo. J due provvedimenti, probabilmente, avevano lo scopo di limitare gli effetti di un' improvvisa
(50) Circolare n. 177, Preavviso relalìvo all'ammissione di allievi al primo anno delle Accademie di Modena e di Torino, per la nomina a sol/o/e11ente in servizio effettivo, del 14 marzo 1929. (SI) Circolar~ n. 181, Ammissione alle Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'armo scolastico 1930-31, del 27 marzo 1930.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1 939)
195
crisi delle aspirazioni che l'amministrazione militare, plausibilmente, non si aspettava. L'apertura forzata non avvenne in favore di tutti i diplomi previsti fino al 1933, ma solo di quelli tecnico-commerciali p iù vicini ai collegi militari <52l. La crisi del 1934 determinò il ritorno alla prassi precedente, accompagnata però dall'inasprimento della selezione culturale. Le ultime correzioni furono introdotte nel 1936 e riguardarono la sessione in cui era stato conseguito il titolo di studio. Nel primo caso venne espressamente richiesta la presentazione dell'originale, escludendo di fatto tutti gli aspiranti che avrebbero dovuto riparare qualche materia. Lo stesso provvedimento era stato introdotto trenta anni prima dal ministro Mainoni, ma questa volta non suscitò alcuna polemica evidente. Il primo inserimento dei titoli universitari fu la conseguenza della correzione agli indirizzi professionali, che po1tò all'attivazione di quello commissariale<53l. L'ammissione era consentita solamente ai giovani in possesso di una laurea tecnico-giuridica <54J, che avrebbe permesso di limitare la loro istruzione solamente agli aspetti militari. La seconda patte della selezione culturale era costituita dai giudizi delle commissioni esaminatrici che, inizialmente, rimasero le stesse del periodo "sperimentale". La prima variazione formale venne introdotta nei i928, rendendo pubbiico i'esame oraìe complementare òi matematica per ì'accademia di Torino. Il meccanismo di valutazione dei concorrenti fu riorganizzato due volte, nel 1930 e nel 1935, rendendolo, apparentemente, sempre più ostico. I contenuti, tuttavia, non eccedettero mai quelli previsti dai programmi minimi svolti nei licei, mentre la prova complementare di matematica riacquistò, dal 1937, il ruolo di approfondimento perso .l - - - : 1 1 f"\1 /\ .17.lV.
uupu u
(52) Erano: qualsiasi sezione degli istituti tecnici; gli istituti commerciali; diploma di licenza o abilitazione degli istituti industriali statali o pareggiati; l'istituto nautico; i diplomi di perito minerario rilasciati dalle scuole di Agordo e Iglesias purché conseguiti non più tardi degli anni scolastici rispellivamente, 1929-'30 e 1930-'31, oppure rilasciati dalle scuole di Callanissetta e Massa Marittima a partire dall'anno scolastico 1932-'33. (53) Circolare n. 547, Decreto ministeriale che indice un concorso per esami, per l'ammissione di giovani ai corsi ordinari delle RR. accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1936-1937, del 22 giugno 1936; il decreto citato sarebbe stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 162, del 15 luglio 1936. (54) Erano ammesse solamente le lauree in: giurisprudenza; scienze economiche e commerciali; scienze politiche; scienze politiche e sociali; scienze economiche e marittime; chimica industriale; e ingegneria industriale.
196
LA FORMAZIONt DEGLI Uff!CJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
La riorganizzazione del 1930 fu caratterizzata dall'introduzione di due prove scritte comuni, per Modena e Torino, d'italiano e di matematica. Non si trattò, quindi, del ritorno ad un assetto similare a quello del 1923-1925, ma piuttosto alla condizione prebellica. Confermata anche dalla meccanica e dallo scopo della prima verifica, poiché attraverso l'elaborato la commissione doveva: a) Formarsi un esatto criterio della maturità di mente e di pensiero, nonché del grado di cultura dei vari concorrenti<55l.
Lo scritto di matematica prevedeva la risoluzione di un problema inerente un argomento del programma generale. L'aspirante poteva esercitarsi utilizzando, come negli anni prebellici, il volume d'esercizi di Burali e Boggio. Infine, nemmeno la prassi del colloquio orale venne modificata. li concorrente aveva 20 minuti per svolgere tre argomenti, scelti a caso, e rispondere, esaurientemente, a tutte le domande, ma senza eccedere nelle spiegazioni. 11 limite temporale rimase inalterato anche dopo il 1937, qmmdo i quesiti divennero quattro in seguito all'ampliamento del programma. Ciò sembrerebbe suggerire uno scarso interesse del Ministero ad un approfondimento delle conoscenze degli aspiranti. La cosa più importante era esporre, concisamente, quanto richiesto per evitare ogni dimostrazione di eccessiva sapienza. La modifica strutturale dei corsi, realizzata nel 1935 con l'ammissione dei sottufficiali tra gli allievi "ordinari", venne accompagnata dalla radicale revisione del meccanismo selettivo. Gli esami comuni ai due istituti professionali divennero tre, decisamente diversi dai due precedenti. L'italiano venne sostituito dalla "Cultura storica", divenuta "Cultura generale" nel 193 7, mentre l'accertamento di matematica passò da scritto ad orale. A questi venne aggiunto il colloquio di geografia, che rappresentava l'unica reale innovazione. La prima prova rimase quella d'italiano-storia, svolta con le stesse modalità di quella soppressa. Il candidato avrebbe avuto 5 ore nelle quali doveva svolgere un tema inerente agli avvenimenti politico-sociali contemporanei. L'unica modifica fu la possibilità di scegliere tra tre proposte, tutte giunte alla commissione direttamente dal Ministero.
(55) Circolare n. 186, cit., del 1931.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
197
Il superamento dello scritto era determinante per l'ammissione alla fase successiva del concorso. I colloqui si svolgevano a Modena in forma pubblica e con lo stesso meccanismo degli anni precedenti. L'attivazione dell'indirizzo commissariale portò all'istituzione di un percorso selettivo specifico riservato ai laureati. I concorrenti, ma solo quelli aspiranti al commissariato, dovevano sostenere una prova scritta di cultura generale simile alla precedente. La traccia era fornita dal Ministero e poteva comprendere argomenti storici, commerciali, geografici, politici ed era svolta con le stesse modalità delle altre prove, con a disposizione 6 ore. Parallelamente alle trasformazioni del processo di selezione vennero progressivamente corretti i parametri che regolavano la formazione del giudizio. Le commissioni adottarono sempre la stessa prassi matematica, pur con alcuni fattori specifici di cui dovevano tenere conto. La presenza della sola prova complementare, nel 1927, aveva consentito di semplificare il sistema della valutazione. Una sola commissione prevista, presieduta dal comandante dell'accademia(s5J e atfiancato da due insegnanti dello stesso istituto. Inizialmente aveva sede a Torino, ma la riorganizzazione del 1931 la trasformò in itinerante. Il ripristino degli esami scritti rese necessaria la costituzione di una commissione unica per la correzione degli elaborati con sede nel capoluogo emiliano. La presidenza era attribuita al comandante dell'istituto, affiancato da 2 docenti di Modena e 2 di Torino. Da questa derivano 2 sottocommissioni di 3 membri, che si occupavano una della prova d'italiano e l'altra di quella di matematica. L'apparato giudicante era completato dalla commissione per l'esame complementare, presieduta dal comandante dell 'accademia di Torino e affiancato da due insegnanti del medesimo istituto, che aveva sede nell'ex capitale. La prassi di formazione del giudizio era quella di sempre e prevedeva, prima, la votazione sulla idoneità e, poi, l'indicazione del voto. Inizialmente venivano determinate le medie d'esame dalle quali sarebbe stata estrapolata quella complessiva. La meccanica degli scritti, come i compiti degli ufficiali addetti alla vigilanza rimasero quelli degli anni 1923-1925 e prebellici. I criteri
(56) Dal 1928 fu sostituito dal vice-comandante.
198
LA FOR.cv!AZIONE DEGLI UffJCJAL! NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
che garantivano l'anonimato dei lavori, in funzione di un'equa con-ezione, vennero, però, precisati solamente nel 1931 i57l. La riorganizzazione del 1935 comportò la formazione di tre commissioni esaminatrici che operavano, pressoché contemporaneamente, a Modena. I commissari provenivano da entrambi gli istituti professionali, ed erano distribuiti in modo unifonne in tutte le sottocommissioni. Nonostante le variazioni il concatenamento generale delle prove e, q uindi, delle correzioni non venne alterato. La procedura per la scelta dei commissari venne totalmente riorganizzata nel 1939, spostando il centro decisionale da Modena all ' amministrazione centrale(58l. Il Ministero provvedeva alla nomina di 15 incaricati scelti tra il personale insegnante c ivile c militare delle due accademie e tra gli ufliciali superiori. Almeno uno di loro deve essere un generale, a cui sarebbero state attribuite le funzioni di presidente. La commissione sarebbe stata suddivisa in 5 sottocommissioni, una pe r ogni esame. L'autonomia dell'istituto di Modena venne così assai ridotta, poiché fu trasformato in semplice sede d'esame. Anche l'esperimento ginnico-spmiivo era stato sottratto dal con1rollo deil' accademia ponendo la commissione, di nomina ministeriaie, sotto il controllo del comandante del corpo d'armata di Bologna. La nuova organizzazione avrebbe dovuto consentire una maggiore rapidità nello svolgimento delle prove e nella formulazione dei relativi giudizi. In questo modo l'aspirante sarebbe stato trattenuto a Modena solamente lo stretto necessario per la visita medica, l'esperimento di educazione fisica e i colloqui. l programmi adottati negli esami di selezione corrispondevano, ancora una volta, ai contenuti minimi previsti per i licci. L' aspirante, come sempre, non era tenuto ad approfondire ulteriormente i temi indicati, ma bastava che li esponesse in modo chiaro e sintetico.
(57) Le commissioni di vigilanza siglavano i compiti con dei nomi di località e provvedevano alla compilazione di una lista per la decoditìcazione. l primi venivano inviati a Modena, mentre la busta dei candidati corrispondenti alle località veniva inviata al comando del Corpo d'armata di Bologna. Solamenk dopo la comunicazione utliciale della chiusura <ki lavori di correzione, le liste dei nomi giungevano a Modena per l'identificazione de i compiti. (58) Circolare n. 358, Norme per lo svolgimento dei concorsi per l'ammissione ai/e accademie milìlari, indetti per l'anno scolastico 1939-40, del I6 aprilt: 1939
LA RIAPERTURA AI BORGHESJ (1927-1939)
199
I contenuti della prova orale e scritta di matematica erano suddivisi in tre parti, "Algebra", "Geometria" e "Funzioni circolari e trigonometria piana", tutte ripartite in tre punti(59>. Ciò semplificava la procedura del colloquio, poiché indicava chiaramente il genere delle domande, una per ogni gruppo, che sarebbero state rivolte al candidato. Il livello di difficoltà era stato certamente accentuato rispetto al periodo "sperimentale". Tuttavia era, apparentemente, inferiore a quello del 1903 e del 191 O dove le ripartizioni erano più vaste, pur avendo una struttura tematica analoga. Nel 1935 le prove di matematica vennero diversificate, come negli anni prebellici, attribuendo alla prima, probabilmente, un contenuto più semplice e superficiale. Le domande a cui doveva rispondere il candidato avevano lo scopo di sondare tutto il programma previsto. Era, quindi, richiesta una conoscenza elementare dell'algebra (7 punti), della geometria (4 punti), e della trigonometria (3 punti), al livello minimo d'insegnamento degli istituti superiori. La prova complementare mantenne lo stesso programma degli anni precedenti, così come rimasero immutati anche i suoi scopi. Solamente nel 1937 fu modificato con l'introduzione di una quarta parte, "Trigonometria sferica", composta da 3 punti. Le altre innovazioni del 1935 riguardarono la prova di cultura storica e la geografia. La prima raccoglieva in un unico esperimento le cognizioni specifiche del candidato e la sua capacità d'impiegare la lingua italiana. La traccia avrebbe riguardato un argomento di storia politica compresa tra la rivoluzione francese e gli eventi degli ultimi anni, ma dal 1937 venne focalizzata su contenuti estrapolabili dalle discipline impartite nelle scuole medie superiori. Nell'acce1tarnento orale di geografia l'aspirante doveva dimostrare una conoscenza generica della "geografia fisica e geologica" e più dettagliata della "geografia fisica e politica" mondiale. Jnoltre doveva rivolgere una patticolare attenzione alla morfologia nazionale e delle regioni confinanti. La compilazione delle graduatorie venne corretta nel corso degli anni per tenere conto delle variazioni app01tate alla selezione. Tra il 1927 ed il 1929 il punteggio era estrapolato dai voti ottenuti nell'esame
(59) Circolare n. 217, Preavviso per l'ammissione ai corsi ordinari allievi presso l 'Accademia mìlilar<! di artiglieria e genio di Torino, del 3 I marzo 1927.
200
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( I 895- 1939)
di licenza, escludendo quelli di condotta ed educazione fisica( 60J. Al contrario l'accesso a Torino avveniva solamente sulla base del risultato della prova di matematica. Nei casi di parità la precedenza era attribuita ai concorrenti che avevano superato due corsi di cultura militare, istituiti nel 1925. Subito dopo era valutato il titolo superiore, se non di laurea quello di frequenza dell'università, distinguendoli in base ai risultati ottenutil61 >. I criteri di giudizio vennero cambiati nel I 93 O con l'introduzione del nuovo meccanismo selettivo. Le medie degli aspiranti a Modena erano stilate in ragione delle votazioni del!e prove scritte e orali, mentre per Torino continuò ad essere considerato solamente l'esame complementare. I titoli preferenziali valutati nei casi di parità erano lo stato di orfano di guerral62l, seguito dalla nomina a ufficiale di complemento. A questi si aggiungevano, nell'ordine, la frequenza di almeno due corsi di cultura militare, l'iscrizione ai reparti di avanguardisti e, infine, l'età. Nel 1934 furono reintrodotte delle facilitazioni sostanziali per glì aspiranti provenienti dai collegi militari. Questi erano dispensati dalle prove d'esame per l'istituto di Modena, surrogandole con i voti ottenuti nell'esame di licenza scolastica, mentre per Torino dovevano sostenere solamente il colloquio di matematica. La principale innovazione fu, tuttavia, la formazione per ogni istituto di due graduatorie separate, una riservata ai collegiali e l'altra per gli altri concorrenti. I primi venivano ammessi immediatamente mentre ai secondi erano assegnati solo i posti rimasti vacanti_ Qualora nel secondo gruppo si fossero verificati dei casi di parità la precedenza sarebbe stata determinata come negli anni passati. Le ultime correzioni riguardano il concorso d'ammissione ali' indirizzo commissariale. La media d'esame veniva stabilita nel modo
(60) Per l'indirizzo amministrativo, dal 1928, i concorrenti vennero inoltre suddivisi in due gruppi, quelli in possesso dei titoli tecnico-commerciali che venivano ammessi per primi, e quelli con altri titoli a cui erano assegnati i posti rimasti. (61) li riferimento alla laurea venne completamente abolito nel 1931. (62) Nel luglio dell'anno successivo i benefici attribuiti a questa qualifica vennero estesi agli orfani e ai parenti di congiunti caduti per la causa nazionale, a favore dei quali erano stati liquidate pensioni od assegni privilegiati di guerra. Vedi: circolare n. 372, "Estensione agli o,fani dei caduti per la causa nazionale del trattamento previsto per gli o,fani di guerra nelle ammissioni alle accademie ed ai collegi militari", del 23 luglio 1931.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
201
usuale, ma tenendo conto di alcune variabili quali: il numero di lauree, la votazione riportata nei titoli accademici, la qualifica di procuratore legale (per i laureati in giurisprudenza) e il superamento dell'esame di stato. La commissione dello scritto aveva il compito di valutare gli attestati dei concorrenti ed attribuirgli un valore complessivo determinato nello stesso modo della media d'esame. Questo risultato partecipava alla media complessiva insieme al punteggio ottenuto nella prova scritta. Nei casi in cui si verificasse la parità, 1a precedenza veniva concessa come negli altri indirizzi. 1.3 La selezione censitaria I costi di mantenimento degli allievi negli istituti professionali, ebbero lo stesso ruolo di sostanziale barriera censitaria svolto nei decenni passati. Questa funzione venne integrata e, per taluni aspetti, rafforzata dal meccanismo delle agevolazioni pubbliche e private. 11 loro scopo generale rimase quello di favorire l'afflusso di giovani appartenenti a famiglie già legate alla burocrazia dello Stato<63> e, in parte, del partito fascista. Le categorie che godettero delle facilitazioni erano le stesse dei bandi concorsuali per i collegi militari negli anni 1919-1926, estese dal 1927 a tutti gli istituti educativi militari. Di fatto si formò lentamente un sistema di esoneri che lasciava a pochi allievi l'obbligo di soddisfare tutti gli oneri fissi. Gli incentivi alla tradizione famigliare, burocratico-militare, vennero rafforzati durante gli anni trenta, fino a diventare un complesso di norme articolato ed onnicomprensivo. Agli orfani di guerra e a quelli genericamente definiti "per la causa nazionale", si aggiunsero i figli degli invalidi dello Stato, ma anche di impiegati e militari di ruolo ancora in servizio.
(63) Da costoro erano escl usi i "salariati dello stato". Si trattava di quei lavoratori che pur trovandosi iscritti nei registri non facevano parte del personale subalterno indicato dal regolamento gerarchico. Oppure non rientravano nei primi dieci gradi di classificazione del personale delle ferrovit: statali. Nel l 933 vennero esclusi anche quelli a matricola e tutti gli assimilati o equiparati, in ogni modo, agli impiegati statali, come i segretari comunali e gli ufficiali giudiziari. Tra gli ufficiali dell'esercito e della MvSN erano compresi solamente quelli in SPE, escludendo quelli di complemento.
202
LA FORMA7.IONE OEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMI A MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
L ' insieme delle agevolazioni sembrava trasformarsi poco a poco in un apparato di autoconservazione. La tradizione familiare diveniva, quindi, una sorta di percorso interno ad una casta, mentre l'accesso dall'esterno era filtrato da barriere censitarie, culturali e professionali. L'esenzione dalle tasse di iscrizione, vestizione e riparazione del materiale in dotazione, non si traduceva nel totale abbattimento dei costi. Rimaneva una vasta gamma di esborsi obbligatori, difficilmente quantificabili, che ricadevano sulle famiglie. Solamente gli orfani erano esentati da qualsiasi balzello, ordinario o straordinario.
11 primo era certamente l'acquisto dei libri, delle sinossi, e del materiaie di cancelleria fornito obbiigatoriamente dali'istituto. A ciò si aggiunsero, dal 1927, le manutenzioni straordinarie effettuate al di fuori del programma previsto dall'accademia. Infine, vi erano i rimborsi per i danni causati volontariamente o involontariamente, e quelli dovuti per le spese straordinarie e/o gli anticipi versati agli allievi. Il costo complessivo era, quindi, difficilmente prevedibile al momento cteWamm1ss1one. L'ammirHStrazione non 1..:orn.:cù1::va ùiiazioni
ai versamenti e dal 1927 dimetteva tutti i morosi in arretrato di trenta giorni. Questa clausola venne affiancata, nel 1933, dal preannunzio che il Ministero avrebbe contemporaneamente avviato un'azione le-
gale per il recupero del credito. L'allievo poteva richiedere il rimborso delle somme versate solamente abbandonando l' istituto. In questo caso veniva restituita una quota proporzionale della pensione, in base ai giorni non trascorsi in accademia, e delle spese di manutenzione, in ragione dei mesi interi. La spesa per il vestiario veniva restituita solo per le parti dell'abbigliamento ancora nuove e mai potiate. Il rimborso parziale degli oneri fissi era concesso, con gli stessi criteri, anche ai giovani inviati in licenza straordinaria per motivi di salute_ In tutti gli altri casi il Ministero esigeva il versamento delle quote dovute anche quando il giovane era assente. La normativa del l 926 prevedette un sostanziale aumento degli oneri di mantenimento rispetto al 1910 (tabella n. 22). Il valore complessivo, rispetto al! ' importo de I 1888, passò da 70, 11 a 3110, 18 con un incremento di circa 5 volle la spesa precedente . Ciò non può essere determinato daH'anno di studi che era stato aggi.unto ad alcuni indirizzi, ma certamente fu dovuto anche alla lievitazione dei costi detenninata dal lungo pcrìodo bellico e dalla crisi successiva.
LA RIAPERTURA Al JJORGHES! (1927-1939)
203
La soppressione dell'anno supplementare, nel 1929, determinò un abbassamento immediato di 4.000 lire, che comunque non provocò la revisione degli importi fissi. Questi ultimi rimasero invariati per tutto il quadriennio 1927-1930. Tuttavia non è possibile affermare che non lievitarono i costi variabili. La modifica più importante delle quote di mantenimento fu introdotta nel 1930. Si trattò della diversificazione delle spese tra l'indirizzo professionale della cavalleria e quelli delle altre anni e corpi. La voce discriminante fu, come nel periodo prebellico, il versamento per ì'acquisto dei primo cavallo. La differenza effettiva era di 5.000 lire che rappresentavano circa il 50% degli oneri previsti per gli altri allievi. L'esborso venne ridotto solamente nel 1934 quando il nuovo importo fo fissato in 3 .500 lire (-30%), determinando una contrazione generale del 11,76%. Il cavallo pesò, quindi, per il 39,68% della spesatotale nel quadriennio 1930-1934 e per il 31, 11 % negìi anni successivi.
I versamenti degli allievi-cavalieri vennero regoìati daile disposizioni specifiche emanate nel 1930. Il mancato pagamento delle quote nei termini previsti, veniva ritenuto come una esplicita rinuncia all'indirizzo professionale e sanciva il passaggio ad un altro corso modenese. Allo stesso modo le somme versate per il cava llo sarebbero state rimborsate se l'allievo avesse, in qualsiasi momento, rinunciato alla cavalleria per la fanteria. Fino al 1930 l'istituto incassava l'anticipo al momento dell'i scrizione e lo custodiva su delega del Ministero. Dall'anno successivo il comando dell'accademia dovette depositare ìc singole aliquote in libretti imestati agìi aìiievi presso ia cassa di risparmio dllaùina. QuesLi dovevano, poi, essere conservati fino al momento del versamento della seconda rata<64 >. In questo modo il costo effettivo del cavallo veniva leggermente ridotto dagli interessi maturati nei due anni precedenti. La cavalleria riprese l'etichetta di arma elitaria, apparentemente abbandonata tra il 1922 ed il 1929 per l'assenza dello sban-amento censitario. Il divario economico rispetto agli altri indirizzi suggerisce l'accesso di aspiranti appartenenti soprattutto <tlle famiglie cli c:eto medio-aito.
(64) Veniva ridato all'allievo qualora si ritira,sc (!all'arma .
204
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE
m MODENA ( 1895-1939)
La riduzione dell'onere per il primo versamento potrebbe essere stata indotta da varie ragioni, economiche e militari. Forse influirono anche le difficoltà nelle ammissioni. Tuttavia, contrariamente al periodo prebellico non vennero mai emanate delle correzioni al meccanismo d'accesso all'arma, e non furono mai organizzati concorsi riservati ai soli aspiranti cavalieri. L'unico aumento delle spese venne disposto nel 1931 e si trattò, di un lieve ritocco (+ 1,97%), delle voci "Corredo" e "Manutenzione". Entrambe vennero accresciute di 50 lire, ma mentre per la prima rappresentò un incremento inferioriore ai 5 punti percentuali (+4,17%), per la seconda fu poco superiore (+5,89%). Non si delineò, apparentemente, un adeguamento degli oneri alla crisi economica che investiva il paese, piuttosto una semplice correzione dei costi fissi. Durante il decennio successivo le spese di mantenimento degli allievi rimasero stabili, mentre continuarono a crescere i gruppi che potevano godere degli sgravi parziali o totali. In questo modo si realizzò una sorta di riduzione differenziata degli oneri fissi senza intervenire sul loro valore nominale. Questi potevano e,<;sere ripristinati rapidamente, senza correttivi di carattere legislativo intervenendo semplicemente sulla normativa d' accesso. La meccanica delle sovvenzioni era la stessa applicata nei collegi militari con l'unica eccezione delle mezze pensioni a "titolo generale". Le altre due forme rimanevano gli esoneri per "benemerenze di famiglia", che solo dal 1939 compresero anche la madre, e i "meriti personali''. A queste si aggiungevano l'esenzione totale concessa agli orfani di guerra e alle categorie ad essi assimilate che, dal 1927, vennero estese agli ufficiali di complemento usciti dalle apposite scuole_ In almeno una delle due categorie specifiche degli istituti professionali potevano rientn.u-e di fatto tutti gli aspiranti e gli allievi promossi al secondo corso nella prima sessione d'esami. Si trattò, sostanzialmente, del ritorno alla prassi seguita, tra il 1900 ed il 1910, con la concessione della mezza pensione d'ufficio. Il pacchetto delle "benemerenze familiari" era stato radicalmente modificato rispetto al primo decennio del Novecento. In modo particolare fu sganciato dalla disponibilità del bilancio per essere distribuita a tutti gli aventi dirittoC65>.
(65) Sinteticamente: i figli di mutilati cd invalidi di guerra, di ufficiali ed impiegati dello Stato in servizio o a riposo, di decorati dell'ordine di Savoia o al valore di guerra e promossi per
meriti bellici.
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
205
I "meriti personali" furono riconosciuti solamente agli aspiranti diplomatisi nella prima sessione d'esami, con una media di almeno 8/ 10. Gli allievi avrebbero potuto mantenere il contributo solo se fo ssero stati promossi al secondo anno neìla prima fase degli esami, con una media non inferiore di 16/20. Qualsiasi agevolazione veniva automaticamente persa qualora si dovesse ripetere l'anno di corso. L'unica eccezione riguardava gli orfani di guerra e le categorie assimilate che potevano mantenere, comunque, i benefici. Nel corso degli anni successivi il Ministero emanò alcune norme che ampliarono l'area degli sgravi alle spese di mantenimento. Nel 1930 l'esenzione venne estesa anche alle quote di manutenzione e vestizione, solo per gli allievi totalmente dispensati dal pagamento della pensione, anche attraverso 2 mezze borse. Quattro anni dopo fu concesso lo sconto del 50% sull' importo del primo co1Tedo ai giovani provenienti dagli istituti propedeutici. Un altro aspetto delle sovvenzioni ministeriali fu l'istituzione di un numero, limitato, di posti in soprannumero interamente gramiti. Tra il 1933 ed il 1939 potevano essere ammessi 5 allievi a Modena e 3 a Torino. Gli aspiranti dovevano possedere i requisiti generali per l'accesso ed appartenere ad una famiglia particolarmente bisognosa(66l. Su. bito dopo venne precisata la ripartizione tra borghesi ed ex-collegiali. A quest' ultimi furono assegnati 2 posti nel capoluogo emiliano ed 1 in quello piemontese, che non potevano essere ridistribuiti nemmeno in assenza di possibili vincitori. L'assegnazione venne delegata ai comandanti degli istituti fino al 1937, mentre dal 1938 il Ministero si arrogò anche questa decisione. Nell'ultimo hiennio prebellico i comandi delle accademie dovevano semplicemente raccogliere le domande, verificare la loro correttezza e segnalare all 'amministrazione centrale i casi più meritevoli. L 'azione ministeriale poteva essere integrata o, spesso, sostituita dal sostegno di organizzazioni private o altri enti pubblici. Il quadro delle fondazioni ufficialmente attive tra il 1927 ed il 1939 era similare a quello del primo decennio del Novecento. Quali la fondazione Vittorio Emanuele li, la Scipione Buri e l' Opera Pia di Parma. Il loro scopo (66) Circolare n. 329, Concessione di speciali posti gratuiti ad allievi del primo anno dei corsi ordinari delle accademie di Modena e Torino, per l 'anno scolastico 1933-1934, del 19 giugno 1933.
206
LA l'O!Uv!AZIONE DEGT.f UFFICIALI NELL 'ACCADEM IA MILITARE DI MODENA (1 895-1939)
era di sostenere gli studi mil itari e, quindi, operavano con tutti gli istituti propedeutici e professionali. L ' unica novità fu la comparsa, nel 1934, dell ' Opera di Previdenza del personale civile e militare dello Stato e dei loro superstiti. Quest' organismo gestito dalla Cassa di Risparmio di Roma e dagli istituti di previdenza della stessa città, concedeva delle borse di studio per le università o gli istituti equipollenti . In questo modo potevano concorrere alla sovvenzione anche gli a llievi di Modena e Torino. L'azione della fondazione era soprattutto in favore dei figli della burocrazia statale, intesa neiia sua estensione compìt:ssiva, senza privilegiare alcuna area geografica o categoria.
1.4 La selezione istituzionale Dopo la riorganizzazione del 1926 gli istituti propedeutici tornaron io passò senza alcuna modifica della loro struttura didattica, mentre dal 1936 iniziarono una serie di correzioni che ne mutarono l'aspetto in modo sostanziale. Inizialmente fo una cmrezionc, formale. Il passaggio da "collegi" a "scuole" ideaimente sembrava richiamare quello del 1923, quando l'istituto di Modena di venne accademia . La prima revisione strutturale dei corsi fu introdotta nel 1937 con una circolare di preavviso, riguardante la soppressione del vecchio indirizzo scientifico a pa11ire dal 1938<67>. Nel 1939 venne effettuata una nuova riorganizzazione conseguente alla pubblicazione della Carta della Scuola <68>. Nella circolare, il Ministero anticipava l' introduzione di un nuovo corso, poiché: a) In relazione ai principi sanciti dalla «Carta della Scuola» ed alla conseguente rijòrma degli istituti del 'ordine medio, è da ritenersi fìn d'ora che i programmi di studio nei licei scientifici saranno più aderenti alle esigenze culturali del RR. accademie di reclutamento degli iifjìciali in s.p.e<69l.
(67j Circolare n. 410, Preavviso circa le ammissioni alfe scuole militari cex col!;,gi militari), per l 'anno scolasTico 1938-39, dt::I 16 giugno 1937. (68) Circolare n. 379, Nuovo ordiname1110 delle scuole militari di Roma, Napoli e Milano, de! 17 maggio I 939. (69) Ibidem.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
207
L'azione ministeriale tra il 1937 ed il 1939 sembra essere stata assai contraddittoria. Dalla documentazione ufficiale non emergono le ragioni di quei repentini cambiamenti. Il nuovo progetto prevedeva la ripresa delle ammissioni per le sezioni scientifiche e, allo stesso tempo, la riduzione di quelle per il classico. L'accesso a quest' ultimo sarebbe stato bloccato solamente nell'anno scolastico 1941-42, per poi giungere, progressivamente, alla sua completa soppressione. Nonostante la continuità strutturale, le norme d'ammissione vennero corrette già nel 1927 come conseguenza del ritorno al reclutamento degli ufficiali di tipo prebell ico<70l. Ciò rappresentò, di fatto, il superamento della regolamentazione emanata nel 1903, e successivamente più volte integrata, attraverso la definizione dei cardini ,del nuovo meccanismo d'accesso . Vennero introdotte poche correzioni alla struttura selettiva dell'anno precedente. In modo particolare ritoccando i limiti d' età e le modalità degli accertamenti medici. La principale innovazione riguardò il ripristino delle agevolazioni econom iche, abolite nel 1903, che sembrò rilanciare la tradizione famigliare, buro~n.itkv-~tatalc, <lcll<t (;,,ù ;çi'ii ,-,·,rnta;·,;;, La revisione del 1934 introdusse un nuovo ordine delle precedenze per regolare l'ammissione(71>. La graduatoria era suddivisa in tre parti sulla base del titolo di studio (72l, all'interno delle quali gli aspiranti ven ivano ripartiti in ragione della categoria <73) e, poi, d~l punteggio di classificazione. In questo 1nodo 1a selezione aveva lo scopo di garanti.,, re l'accesso soprattutto a determinati gruppi sociali, mentre lasciava in secondo piano i meriti scolastici. La massima frammentaz ione venne raggiunta nel 1936 con la presenza di 8 categorie e 16 gruppi d 'ammissione. I giovani appartenenti a famiglìe non collegate con la gestione dello Stato formavano gli u ltimi gruppi di ammittcndi che si suddividevano i posti non ancora assegnati . (70) Circolare 11. 327, Ammissione di allievi nei collegi militari, per l 'anno scolastico 192 71928, del 28 maggio 1927.
(71) Circolare 11. 405, R. Decreto n. 815 - Modificazioni all'ordinamento dei collegi e delle accademie militari, dd 30 aprile l 934; il decreto venne pubblicalo nella Gazzella Ufficiale del 29 maggio 1934. (72) Superiori, con,eguilo a ìugìio e g,telìi 01.tenuli dopo l'esame di riparazione. (73) Orfan i suddivisi, a scalare, di guerra, per servizi particolari, di militari (ufficiali, sottufficiali e MVSN), di niorti per cause di ser,izi0, di militari deceduti per cause naturali e, infim:, degli impiegali deilo Sluto. A quest.i ~eguìvuno, ndl'ur<linc, i figli degli ufficiali, dei sollufficiali, degli impiegati e, dopo tulli gli e.Itri, i giovani di tutte le altre categorie di lavoratori.
208
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il parziale superamento della struttura compartimentale, venne sancito con il riordino delle scuole militari nella seconda metà del 1937<74>. Furono formate due liste di concorrenti, quelli licenziati a luglio e quelli diplomati dopo l'esame di riparazione. Nella prima fu mantenuto il sistema dei privilegi, mentre nella seconda vi era una graduatoria unica. Le preferenze vennero abbandonate nel 1938, con la sola eccezione degli orfani di guerra(75l. Lo schema delle prelazioni fu conservato per l'assegnazione delle mezze pensioni per benemerenze familiari. Nello stesso anno prese l'avvio la prova ginnico-sportiva che influiva sulla media di classificazione estrapolata dal titolo di studio 06>. Questa non aveva lo scopo di saggiare la capacità di resistenza del concorrente di fronte agli sforzi. La cmmnissione giudicatrice era semplicemente composta dal comandante dell'istituto, dal suo vice e da un capitano. Le circolari non riportarono mai la presenza di un medico, probabilmente perché si svolgeva subito dopo l'ultimo accertamento. Tra i requisiti per l'ammissione il problema dell'età minima divenne preminente, soprattutto dopo la riapertura ai borghesi degli istituti professionali (tabella n. 21). Il passaggio tra i due livellì didattici doveva avvenire non prima dei 18 anni e, conseguentemente, i limiti minimi vennero stabiliti, nel 1927, in 15 anni per l'indirizzo classico e 14 per quello scientifico(77l. L'età rappresentò, comunque, un problema significativo per l'amministrazione militare, che negli anni successivi intervenne ripetutamente con lievi aggiustamenti. Nel 1928 l'anzianità minima venne soppressa<78l, assoggettando l'accesso agli istituti militari alle disposizioni generali per l'istruzione pubblica (79J. Ciò non fu sufficiente e nel (74) Circolare n. 696, R. Decreto n. 1519 - Aggiornamento delle norme relative all'ordinamento delle accademie e delle scuole militari, del 23 luglio 1937; il decreto citato venne pubblicato nella Gazzella Ufficiale del 11 settembre I 937.
(75) Circolare n. 432,Ammissione nelle scuole militari, per l'anno scolastico 1938-1939, del 6 luglio 1938. (76) Circolare n. 52, Esperimento di educazione fisica per i candidati all'ammissione alle scuole militari, per l'anno scolastico 1938-39, del 26 gennaio 1938. (77) Circolare n. 327, cit., del 28 maggio 1927. (78) Circolare n. 247, Ammissione di allievi nei collegi militari per l'anno scolastico 19281929, del l 1 aprile l 928. (79) Circolare n. 673, R. Decreto n. l 860 - Abolizione dei limiti minimi di età per l'ammissione ai collegi militari, del 3 ottobre 1929; il decreto cui face va riferimento venne pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 29 ottobre 1929.
LA RlAl'ERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
209
1933 venne nuovamente reintrodotto il limite m1111mo, riconfermato dalle disposizioni legislative del l 934C80l.
Un altro aspetto strettamente legato alla normativa applicata negli istituti professionali era l'idoneità fisica. I criteri di giudizio furono, ovviamente, diversi, ma la commissione doveva valutare i giovani nella prospettiva di un loro arruolamento. Il giudizio era espresso sulla base delle norme generali che determinavano l'esclusione dal servizio attivo e dall'arruolamento volontario. Al contrario di quanto previsto per i concorsi superiori le visite presso i distretti militari avevano un carattere discriminante(81 >. Gli idonei dovevano comunque sottoporsi al secondo controllo medico, presso il collegio d'ammissione, che poteva ancora, inappellabilmente, respingerli <82>. Il rapporto con le accademie venne espressamente evidenziato solamente nel 1931 C83l, pur rimanendo un riferimento privo di un effettivo seguito. Gli accertamenti, al di là delle informazioni raccolte dai distretti, erano compiuti con i soli strumenti ambulatoriali. La prima analisi strumentale venne introdotta nel 1936, sottoponendo i giovani ad una indagine radiografica al torace effettuata presso la sede della scuola militare(84l. Il quadro clinico fu ulteriormente ampliato nel 1939 con l'inserimento nella seconda visita di un approfondito esame otticoC85l. Lo scopo era quello di accertare le diottrie del candidato, in modo da verificare se il suo visus rientrasse nei termini ritenuti sufficienti per il servizio militare<86l ,
(80) Circolare n. 405, cit., del 30 aprile I 934. (81) Circolare n. 327, cit., del 28 maggio 1927. (82) L'introduzione della prova ginnica determinò l'anticipazione della visita medica che doveva svolgersi immediatamente prima. (83) Circolare n. 235, cil., del 4 maggio I 931. (84) Circolare n. 480, Ammissione alle scuole militari per l'anno scolastico 1936-1937, del 23 giugno 1936.
(85) Circolare n. 416, Ammissione alle scuole militari per l'anno scolastico 1939-1940, del 5 giugno 1939. (86) fl vizio di refrazione non doveva essere: maggiore di tre diottrie per occhio in caso di miopia e ipem1etropia; massimo tre diottrie in meno in uno degli assi principali qualora si trattasse di astigmatismo regolare; infine con l'astigmatismo misto non dovevano esservi più di tre diottrie come somma di quello miopico e ipermetropico.
210
LA FORM.AZJ ONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA l\fil!TARE 0 1 MODENA ( 1895-1939)
Solamente pochi mesi prima dello scoppio del secondo conflitto mondiale, il potere deJJa commissione medica venne formalmente rafforzato. I commissari avrebbero potuto sottoporre i candidati a tutti gli esami clinici sussidiari che avrebbe ritenuto opportuni. L'accesso ai collegi era regolato dalle stesse norme previste per le classi deJJe scuole civili. L'amministrazione militare affiancò altri strumenti discriminanti quali la graduatoria preferenziale, fino al 1937, e, poi, la prova ginnico-sportiva. La normativa dei collegi e delle accademie si sovrapponeva quasi completamente nei paragrafi relativi agli oneri economici e alle relative facilitazioni. La principale innovazione rispetto agli anni precedenti fu la reintroduzione delle agevolazioni elargite direttamente dal Ministero, nel 1927<81>. Tuttavia non si trattò di un sistema analogo a quello in vigore fino al 1903 poiché potevano essere concesse solamente a famiglie legate all'amministrazione dello Stato. La normativa riguardante i pagamenti e le sanzioni per i morosi versamenti che dal 1929 doveva avvenire attraverso il conto postale intestato ai singoli istituti. Il quadro delle spese fisse (tabella n. 22), non subì alcuna alterazione durante tutto il lredicennio successivo. L'incremento di 4.800 lire stabilito nel 1926 fu un sostanziaìe adeguamento alle tariffe imposte negli istituti professionali. Tuttavia, questo legame non venne mantenuto in occasione dei successivi aumenti ai capitol i di spesa previsti per le accadem ie. Il meccanismo di concessione delle agevolazioni sugli oneri fissi fu s!n1!!are a quello degli istituti supc;iori. Le "Dene111erenzt fai11i1iati" t; del "Merito personale" erano attribuite sulle stesse basi. L'unica correzione appottata nel 1927 fu l'equiparazione dei "figliastri" ai figli legittimi, mentre negli anni precedenti i primi erano stati totalmente esclusi da ogni elargizione. Il gruppo sociale che poteva usufruire della mezza pensione per "ragioni familiari" venne ampliato nel 1929. Si aggiunsero i figli dei mutilati per cause di guerra o servizio, dei decorati all 'ordine di Savoia
(87) Circolare n. 327, cit., del 28 maggio 1927.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
211
oppure medaglia d'oro o d'argento al valore militare e dei promossi per meriti di guerra. Negli anni successivi l'ampliamento dei possibili meriti progredì lentamente. Nel 1931 furono compresi gli orfani di padre caduto per la causa nazionale che vennero equiparati a quelli di guerra(88 ). L'espansione massima e definitiva delle categorie beneficiabili venne raggiunta nel 1934, con la completa corrispondenza tra il sistema d'ammissione preferenziale e quello delle erogazioni pensionistiche. La concessione delle mezze borse per "meriti personali" rimase sempre legata al risuitato "assoìuto" ottenuto neìì'ammissione. Gìi aventi diritto venivano individuati formando una graduatoria per ogni indirizzo didattico, indipendentemente dai diritti di precedenza. I candidati che si classificavano tra i primi 10, ma con una media non inferiore agli 8/1 O, ottenevano automaticamente la sovvenzione<89>. L' unica novità introdotta negli anni trenta fu l'ammissione straordinaria e parzialmente gratuita(90>. Il concorso era riservato ai figli di ufficiali , sottufficiali o impiegati statali in servizio nelle colonie oppure appartenenti ad unità là destinate, che avessero almeno 7 figli <91 l. Si trattava, complessivamente, di un gruppo sostanzialmente molto limitato. L'iniz iativa sembrava avere più uno scopo assistenziale piuttosto che qucìio di incentivare ìa tradizione farnigiiarn burocratico-miiitare. Tuttavia dai 1936 furono assegnati 9 posti negii istituti di Napoii, Roma e Milano. A carico della famiglia sarebbe rimasta solamente la quota di manutenzione del corredo, la prima vestizione e le spese di cancelleria <92). L'attività di sostegno delle fondazioni private venne rìportata come temporaneamente sospesa tra il 1933 ed il 1936. Tra le più impo1tanti vi era la Scipione Buri, che nel 1933 offriva 3 posti gratuiti negli
(88) Circolare n. 372, Estensione agli orfani dei caduti per la causa nazionale del tra/lamento previsto per gli orfani di guerra nelle ammissioni alle accademie ed ai collegi militari, del 23 luglio I 931. (89) Questa poteva essere conservata negli anni successivi solam1:nte se l'allievo veniva promosso sempre entro i primi dicci del proprio corso. (90) Circolare n. 718, Ammissioni straordinarie nei collegi militari per l'anno scolastico 1935-36, dd 5 settembre 1935. (91) Tuttavia non poteva essere ammesso nello stesso concorso più di un componente per nucleo famigliare. (92) Queste facilitazioni venivano conservate sino a quando il padre avesse continuato aprestare servizio fuori dal territorio metropolitano.
212
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( I 895-1939)
istituti militari, e operava con gli stessi criteri prebellici. A questa si aggiungeva la Vittorio Emauele II, pur citata con minore continuità, e l'OPOPCMs<93 ) che aveva iniziato l'attività dopo il conflitto mondiale. La raccolta del Ministero, pubblicata negli amiuari delle forze armate, comprendeva anche altre fondazioni con lo scopo di sostenere finanziariamente o moralmente gli aspiranti ufficiali. Tra queste vi era quella degli allievi della Nunziatella, che concedeva tre borse di studio nel solo collegio di Napoli. I requisiti per l'erogazione erano le condizioni familiari disagiate e il profitto scolastico. La precedenza spettava agli orfani di guerra e ai figli di invalidi di guerra o decorati con medaglia al valore. Altre fondazioni impiegavano la rendita annua del loro capitale per l'acquisto di oggetti, libri e la concessione di premi agli allievi distintisi nello studio. Il loro ruolo era, quindi, del tutto secondario. 2. Concorsi e vincitori<94l
Probabilmente, la libe1tà d'azione concessa dal fascismo ai quadri dirigenti dell'esercito consentì una maggiore pianificazione del rafforzamento del corpo ufficiali. Ii reclutamento negli istituti professionali avvenne senza il ricorso ad interventi straordinari che riguardassero ie norme o i postì disponibili. La stessa propaganda del regime <95>, caratterizzata dall'esaltazione patriottica e dal mito della potenza, influì positivamente sul flusso dei giovani verso l'ufficialato . Le guerre, la riconquista della Libia, l'Etiopia e la Spagna, determinarono una maggiore apertura degli istituti. Il potenzian1ento del-l'esercito rendeva necessario ampliare il numero di comandanti inferiori per sostituire i caduti e quelli promossi ad altre responsabilità. Tuttavia la disponibilità di posti crebbe lentamente, ma costantemente, nel corso degli anni trenta fino a stabilizzarsi nel biennio 1938-1939.
(93) Opera di previdenza per gli orfani del personale civile e militare dello Stato. (94) I limiti dell'indagine riflettono il cambiamento della prassi concorsuale rispetto agli anni prebellici. In modo particolare venne soppressa la circolare degli idonei emessa al termine di ogni fase del concorso. Conseguentemente, le indicazioni sui concorrenti durante gli esami divennero progressivamente più rare fino a cessare dopo il 1933. (95) Giorgio Rochat - Giulio Massobrio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, cii., p. 213.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
213
2.1 I posti L'apertura ai giovani borghesi portò ad un lieve aumento della disponibilità in entrambi gli istituti professionali (tabella n. 23). La flessione più significativa si verificò quattro anni dopo, nel 1930, quando in ogni accademia gli ammessi furono poco più di 150 unità. Non è possibile stabilire un legame tra la crisi economica del 1929-1930 e la contrazione voluta dal Ministero. Probabilmente, sulla decisione influì anche la definitiva riconquista della Tripolitania, che lasciava sperare in una rapida estensione del controllo a tutto il territorio libico. Tuttavia, la resistenza in Cirenaica venne stroncata solamente nel 1932 senza alcuna, apparente, influenza sull'accesso all'ufficialato. Furono soprattutto gli eventi bellici della seconda metà degli anni trenta ad influenzare le fluttuazioni del triennio 1936-1938. L'impennata iniziale potrebbe essere una conseguenza della guerra con l'Etiopia, seguita da una flessione per il termine delle ostilità. L'ultimo incremento si legherebbe, quindi, alla crisi spagnola e agli equilibri internazionali che si stavano sviluppando in quegli anni. Il confronto tra i due istituti evidenzia alcune differenze significative nell'accesso alle armi "dotte" rispetto a quelle di linea. Tra il ì 922 ed il 1933, con la sola eccezione del 1923, la disponibilità complessiva fu similare. Dal 1934 le tendenze generali si differenziarono considerevolmente, per l'espansione dei posti "ordinari" a Modena ed una contrazione a Torino. Dal confronto tra gli indirizzi professionali emerge, nel capoluogo piemontese, la preminenza degli artiglieri con un rapporto di 3,84: 1 rispetto ai genieri. Ciò rappresentò un sensibile incremento rispetto al periodo sperimentale, in cui la ripartizione dei posti era di 2,64: 1. Lo spazio riservato all'artiglieria crebbe ulteriormente e divenne particolarmente consistente nel triennio 1931-1933, raggiungendo un rapporto di 5,83:1. Le ragioni della diversificazione potrebbero essere molteplici, fra cui la spinta alla motorizzazione che ricevette il suo impulso massimo tra il 1930 ed il 1933. In modo particolare lo sviluppo dell'arma corazzata. Operativamente non era legata all'artiglieria, ma il sistema di controllo della produzione e delle forniture era assegnato ad ufficialiingegneri provenienti da Torino. I corsi attivati presso l'istituto di Modena variarono da 2 a 6. Tuttavia la componente principale rimase sempre la fanteria. La cavalleria
2 J4
I.A FOR\IIAZIONE DEGLI UffJCJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
inizialmente non superò il 10% della disponibilità complessiva, ma la momentanea soppressione degli indirizzi collaterali, nel 1930, portò ad un lieve incremento, poco inferiore al 15%. La percentuale delle assegnazioni alla fanteria venne erosa solamente nell'ultimo triennio. Crebbero soprattutto i corsi amministrativi che accentum·ono la flessione dell'indirizzo principale. Al contrario, la cavalleria raggiunse il minimo assoluto nel 1929 con il 2,14% del totale dei posti. 2.2 La selezione La modifica del reclutamento, nel 1927, non determinò una trasformazione del meccanismo di selezione, che venne riorganizzato solamente nel 1930. Il controllo delle diverse fasi concorsuali era decentrato agli istituti e le commissioni agivano, apparentemente, in piena autonomia. A Modena si svolgevano gli ora! i mentre Torino era la sede della prova complementare. Il Ministero mantenne la funzione di non rinunciò al controllo politico sui candidati. La documentazione ufficiale non ha permesso di descrivere le diverse fasi della selezione. Le poche circolari sui vincitori forniscono il quadro finale delle prove solamente per il quinquennio 1928-1932. In qne-:to pf'rinrln nnn <:Pmhr::i e-:<:P.rvi ::ilr.un;:i rntt11rn r.on 1'::in,fo111P.nto
nella fase "sperimentale". Complessivamente, emerge una continuità nei criteri di giudizio che permase anche dopo la riorganizzazione del 1930. Il rapporto tra "ammissibili" e posti fu sostanzialmente paritario a Modena, mentre a Torino l'equilibrio venne raggiunto solamente n el ì 930. Le armi di linea passarono da ì,02 dei 1928-i93 l aUo 0,97 Jd 1932, a causa della momentanea flessione dei vincitori per la cavalleria che superarono di poco la metà dei posti (0,67 "ammissibili"/posti). Le armi "dotte" mostrano una crescita degli idonei tra il 1929 (0,63), ed il 1930 (0,94). L'incremento potrebbe essere stato determinato anche dalla modifica dei criteri selettivi, conseguente la riorganizzazione degli esami d'ammissione. Nel primo triennio del nuovo meccanismo il numero degli idonei aspiranti al genio fu sempre uguale ai posti disponibili, mentre per gli artiglieri la parità si verificò solamente nel 1931 (1,01). Gli "ammissibili" ricoprirono quasi tutti i posti nel 1930 e 1932 e vi furono poco superiori nel 1931.
LAKlAl'ERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
215
Solamente le armi di linea evidenziano una sostanziale corrispondenza tra il numero di aspiranti e previsioni del Ministero. In quelle "dotte" le assegnazioni furono limitate a circa 3/4 dei posti nell'artiglieria, e a poco più di 3/5 nel genio. I nuovi criteri sembrano esprimere, quindi, una maggiore volontà di verificare le capacità degli aspiranti rispetto ai decenni precedenti. Tuttavia, la principale preoccupazione del Ministero rimase quella di avere un numero di allievi sufficiente per coprire i bisogni globali della forza annata. I risultati della selezione rimasero, quindi, una sorta di compromesso tra il numero e la qualità. Apparentemente, a Modena prevalse il primo criterio e a Torino il secondo. Il confronto tra gli ammessi, ricavati dalle Memorie storiche del1'istituto emiliano, e i posti conferma la continuità con gli anni precedenti. Solamente nel 1936 e nel 1938 accedette all' accademia un numero di allievi inferiore alla disponibilità (rispettivamente 0,91 all ievi/posto e 0,86). Nel primo anno vi fu un calo significativo dei fanti e nel secondo la contrazione fu dovuta ai basso numero di "amministrativi". Nei restanti corsi le ammissioni furono superiori alla disponibilità, con una punta massima nel 1935 (1,27 allievi/posto), dovuta ad una forte presenza di cavai ieri ( 1,59 ali ievi/posto), La suddivisione negli indirizzi professionali conferma la preminenza dei "combattenti" (fanteria e cavalleria), rispetto ai corpi di governo. In modo particolare il corso per la sussistenza, attivata tra il 1935 e il 1938, non fo mai al completo e le assegnazioni variarono dalla metà dei posti dell'ultimo anno ai 4/5 del 1936. 2.3 G li ammessi L'indagine sugli ammessi del periodo 1927-1939 risente deìle lacune presenti nei registri degli allievi. Molte indicazioni sono state estrapolate dai ruolini che, tuttavia, forniscono un quadro completo solamente per la seconda metà degli anni trenta. Sono totalmente assenti i riferimenti riguardanti i corsi del 1927, 1930 e 1931, i cui documenti sono andati perduti. La valutazione dell'età media, del titolo di studio, dell'attività precedente e della professione paterna riguarda i soli cittadini italiani, nati nd territorio metropolitano o nelle colonie mentre la provenienza geografica prende in considerazione anche i giovani rientrati dall'estero e gli stranieri.
216
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MI LIT ARE DI MODENA (I 895-1939)
2.3.1 L'età media L'età media istituzionale, detenninata dai limiti minimi e massimi imposti dalla normativa d'ammissione, variò in seguito alle modifiche apportate tra il 1934 ed il 1936. La finestra degli ammissibili venne allargata agendo su entrambi gli sbarramenti, da una parte ammettendo i giovani di 16 anni e mezzo e dall'altra introducendo i laureati ed i sottufficiali. Nel primo periodo, tra il 1927 ed il 1933, l'età media reale era, probabilmente, leggermente superiore a quella indotta dalla regolamentazione (19, 50 anni). Vi fu, però, un andamento significativo poiché il biennio 1928-1929 fu caratterizzato da una tendenza alla crescita (da 19, 67 a 19, 91), mentre quello seguente espresse una lieve contrazione ed una nuova crescita tra il 1932 e il 1933 (da 19, 72 a 19, 87). La correzione del 1934 (tabella n. 21), determinò l'abbassamento della probabile età media (scesa a 19, 25 anni). Tuttavia, sino al 1937 la tendenza generale fu caratterizzata da una progressiva crescita dell'anzianità media, fino a superare di poco i 20 anni<96). Nell'ultimo biennio vi fu un calo improvviso, seguito dalla stabilizzazione sui 19 anm e mezzo. L'apporto dei laureati e dei sottufficiali ebbe, quindi, un peso limitato rispetto alla massa dei giovani compresi tra i 17 ed i 20 anni. L' anzianità media fu influenzata solo nella prima fase, mentre poco prima del conflitto mondiale scese al di sotto di quella del periodo 1927-1933.
2.3.2 Il titolo di studio L'indicazione del titolo di studio fu riportata solamente nei ruolini degli allievi, compilati tra il 1932 ed il 1939. Nei registri venne indicata genericamente con "esami" oppure "titolo", anche dopo la riorganizzazione del meccanismo di selezione. Dalla distribuzione dei diplomi spicca ovviamente una forte presenza di liceali che, complessivamente, costituirono circa 3/4 degli ammessi. Questa massiccia affluenza fu certamente favorita dalle norme di selezione che garantivano la precedenza sugli altri aspiranti.
(96) L'età media passò da 19, 80 nel 1934, a 19, 95 nel 1935, e a 19, 90 nel 1936.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
217
Il flusso più consistente proveniva dagli istituti classici che da so1i rappresentarono oltre la metà degli allievi e toccarono il massimo nel 1938 (65,86%). Al contrario, dai licei scientifici affluì solamente poco più di 1/10 degli ammessi che ebbero il loro vertice nel 1939. Un altro gruppo dello stesso ceppo scolastico (2,34%), era compreso nella "Licenza liceale", verosimilmente utilizzata per indicare i diplomi equipollenti alle maturità classica e scientifica. La spinta verso l'ufficialato dei giovani con un titolo di studio umanistico venne, probabilmente, favorita dall'affinità ideale tra gli studi militari e quelli classici. 11 Ministero ribadì più volte questa concezione nei bandi concorsuali esprimendola, talvolta, palesemente oppure, più spesso, tra le righe. Il diploma tecnico più rappresentato fu quello dei ragionieri (16,34% degli allievi), seguiti dai geometri (3,64%), e dagli insegnanti elementari (1,05%). A questi si aggiungevano gli altri diplomi tecnici ( 5,3 8% ), comprendenti le scuole speciali previste dalla normativa d' ammissione, che singolarmente ebbero presenza inferiore all'unità<97). Un terzo insieme era legato all'università, distinto in semplice esperienza (3,34%), e in laurea (2,79%). La presenza di quest'ultimi divenne significativa solamente dal 1936, quando fu riattivato l'indirizzo commissariale riservato ai laureati. Il travaso dall'università fu continuo ed ebbe il suo vertice assoluto nel 1936 con 28 allievi (7,41%). Tuttavia, non è stato possibile attribuirlo ad una sorta di delusione oppure a tardive vocazioni. Il rapp01;to tra l'insieme dei diplomi liceali e quelli tecnici manifesta una netta divaricazione, nonostante nel 1932 avessero lo stesso peso percentuale (49,46%). Tra il 1933 ed il 1939 la provenienza dai licei crebbe considerevolmente, con una sola contrazione nel 1936 per l'ammissione degli "universitari". Quella dagli istituti tecnici scese parallelamente. Le due tendenze furono certamente determinate dalla modifica della normativa d'ammissione, nel 1934, ma era già evidente nell'anno precedente e il suo avvio risale alla politica preferenziale del 1926.
(97) Erano soprattutto i periti (industriale, edile, agrimensore, elettrotecnico, meccanico, radiotecnico e tecnico), i provenienti dall'istituto nautico e "tecnico", e quclJi che ottennero la "abilitazione tecnica".
218
LA FORMAZIONE DEGLI UrFICIALl NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
L'orientamento complessivo che si evince dall'affluenza a Modena fu decisamente opposto alla contemporanea tendenza nelle iscrizioni alle università del regno<98>. In esse vi fu una continua crescita percentuale dei diplomati dagli istituti tecnici e magistrali, mentre gli studenti provenienti dai licei erano in calo. Le ragioni di questo processo erano, per Barbagli, direttamente connesse alla crisi economica del 1929, che aveva provocato una forte disoccupazione tra i diplomati e la "riconversione" dei "tecnici" in studenti universitari. Confrontando il reclutamento di "liceali" e "tecnici" con i dati forniti da Barbagìi suil'iscrizione alle università di quei diplornati<99J, emerge l'attrattiva esercitata dall'ufficialato durante l'ultimo decennio di pace. La percentuale di liceali che scelse la carriera militare rispetto a quelli che preferirono proseguire gli studi civili scese considerevolmente passando dall'l,72% del 1935, all'l,21%, nel 1938, e all'l,04% nell'anno successivo. La stessa tendenza caratterizzò anche gli studenti licenziati dagli istituti tecnici che dall'l ,01% si stabilizzarono aìlo 0,39% ndì'uÌLÌrHo bienniv. La scelta militare interessò, quindi, una paiie assai limitata di giovani diplomati, nonostante rappresentasse un lavoro sicuro e una progressione sociale quasi certa. Tra le ragioni vi fu, probabilmente, il numero limitato di posti, unitamente alle barriere culturali e sopratlutlo censitarie. L'assenza di incentivi significativi scoraggiò i possessori di una laurea almeno fino all'attivazione dell'indirizzo commissariale. Nel quadriennio 1932-1935 venne ammesso a Modena un solo laureato, mentre superarono sempre la decina negli anni successivi. Tuttavia rappresentarono una quota assai piccola (4,56%). Si trattò soprattutto di giovani laureati in giurisprudenza (83,93%), seguiti da quelli in economia e commercio (10,53%). Mentre i primi furono presenti in tutti i corsi, compreso quello del 1935, gli altri si concentrarono nel biennio 1936-1937. Altri 3 laureati provenivano da scienze politiche (J,5 l %), e da chimica industriale (1,75%). Confrontando gli "ammessi" all'indirizzo commissariale (tabella n. 23), e i laureati, emerge che nel triennio 1936-1938 il 13,16% di essi accedette agli altri indirizzi. Probabilmente, l'attivazione di un corso
(98) Marzio Ilarbagli, Disoccupazione inte/lel/uale e sistema scolastico in Italia, cit., p. 251. (99) Ivi, p. 252.
LA RIAPERTURA Al l!ORGHES1 ( 1927- 1939)
219
preferenziale rappresentò uno stimolo importante. Per alcuni si trasformò nella scelta di un altro percorso professionale quando, plausibilmente, risultarono idonei, ma non vincitori. Le considerazioni generali riguardanti i laureati potrebbero essere estese anche agli allievi affluiti dalle università prima di concludere il ciclo di studi. La maggiore parte aveva lasciato il primo anno e solamente 1/3, circa, proveniva dal secondo e dal terzo anno< 100>. Il numero delle facoltà interessate dal travaso fu più ampio di quello relativo alle lauree, pur ri manendo preponderanti giurisprudenza (62,69%), ed economia e commercio (16,42%). Il passaggio dagli altri cors i universitari riguardò circa 1/5 dell'insieme degli ailievi con un 'esperienza universitaria (15,87%)<101>. A questi si aggiunse un altro sparuto gruppo, l'indicato semplicemente con "iscrizione" (5,97%). Nonostante la fo1ie disoccupazione intellettuale, sottolineata da Barbagli, la carriera militare, non sembra rappresentasse un ' a lternativa pmiicolarmente allettante per i ceti medi. Le d ifficoltà d'inserimento n~l mon<lo ciel lavoro dei giovani avvocati <102> non può essere assunta come ragione determinate della loro considerevole presenza nel!' Accademia di Modena. Ancora una volta i limiti numerici all' indirizzo comm issariale e, ce1tamente, lo scarso interesse de ll 'esercito verso il titolo universitario, indusse probabilmente i giovani laureati ad orientarsi verso altre professioni.
2.3.3 L'attività precedente Nonostante la normativa di reclutamento degli ufficiali e, quindi, del meccanismo d'accesso agli istituti professionali, nel 1927 l' affluenza maggiore fu ancora quella dei sottotenenti di complemento. Rappresentarono, secondo le Memorie Storiche, il 60,24% degli ammessi. Nell'anno seguente l'equilibrio si spostò in favore dei borghesi, mentre i primi si ridussero considerevolmente. Agli a llievi provenienti dagli istituti scolastici civili si aggiunsero, dal 1930, pochi " volontari", la cu i indicazione si poneva a metà tra
(100) L'assenza di informazioni sulle loro precedenti esperienze ha impedito di valutare se tosse stata una scelta dettata dalla vocazione oppure un'alternativa dovuta allo scarso successo negli studi. (101) Lettere e filosofia (4,48%), Ingegneria (4,48%), Farmacia (1,49%), Agruria (1,49%), Architettura ( 1,49%), Scienze politiche ( l ,49%). ( 102) Marzio Barbagli, Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia, cit., p. 262.
220
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CIAL! NELL'ACCA!JEMJA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
una categoria militare ed una civile. Questi avevano molte affinità con i borghesi, con cui sono stati conglobati. Tuttavia l'assenza di un peculiare quadro normativo per la compilazione della relazione annuale ha impedito di verificare con esattezza la loro provenienza. Complessivamente, l'insieme degli allievi privi di una precisa esperienza militare rappresentò oltre i 3/5 delle ammissioni (64,81 %). Le altre due componenti principali furono gli allievi degli istituti preparatori (18,85%), e i subalterni di complemento (13,24%). L'afflusso dei borghesi crebbe progressivamente tra il 1927 ed il 1936. Nel biennio successivo si contrasse generando un'apparente crisi deile vocazioni che potrebbe essere stata determinata dalla fine delle ostilità in Etiopia e, poi, in Spagna. Certamente fu favorita dalla momentanea riduzione delle ammissioni, che toccarono il minimo proprio del 1937 e risalirono l'anno successivo. I1 travaso dagli istituti propedeutici fu piuttosto contenuto tra il 1927 ed il 1933, mentre dal 1934 salì fino a superare i borghesi nel 1938. L'andamento potrebbe essere stato favorito, almeno in parte, dal considerevole incremento delle ammissioni nei collegi militari, iniziato dal 1934 e riversatosi in quelli professionali dal 1937. Ciò spiegherebbe il forte incremento dell ' ultimo biennio degli anni trenta, ma non la spinta del triennio precedente. L'unica ipotesi plausibile, sulla base dei dati disponibiii, sembrerebbe un progressivo orientamento dei collegiali verso i corsi di Modena rispetto alie altre accademie. Dalle relazioni annuali emergono anche altre due componenti il gruppo degli allievi. Entrnmbe con un peso assai ridotto e distribuite in ristretti periodi temporali. li flusso dalle altre accademie militari (1 ,09%), fu attivo esclusi-
vmnente nel primo lustro degli anni trenta, Si trattava di allievi bocciati che accettarono o richiesero il trasferimento a Modena in alternativa all'allontanamento o p~r timore di un nuovo fallimento. Questi provennero soprattutto da Torino, ma nel 1934 vi furono anche 2 exallievi dell'accademia dell'aeronautica, di Napoli, ed 1 di quella di marina, di Livorno. Il travaso dagli istituti di formazione delle altre forze armate fu, quindi, un caso estemporaneo di cui non è stato possibile accertare le vere ragioni. Dalle Memorie Storiche non emerge l'esistenza di un movimento contrario, che certamente era scoraggiato dall'informale inferiorità scolastica dell'istituto emiliano rispetto agli altri corsi professionali militari.
LA RIAPERT URA Al BORGHESI (1927-1939)
22 1
L'ultimo insieme di allievi proveniva dall'interno dell'esercito ed era formato da militari e graduati. La loro presenza cessò con il 1934 e, dal 1935, iniziarono le ammissioni degli allievi speciali ai corsi ordinari. Tra il 1928 ed il 1934 rappresentarono il 2,03% degli allievi, mentre nel periodo successivo, tra il 1935 ed il 1938, divennero il 3,08%. Il quadro emerso dalle Memorie Storiche viene confermato dai dati estrapolati dai registri di corso e dai ruolini degli allievi. I valori complessivi tuttavia sono sostanzialmente diversi da quelli presenti nelle relazioni annuali. Le lacune nella documentazione conservata a Modena, e la diversa regi strazione delle informazioni, è alla base di equilibri generali solo sostanzialmente similari. La percentuale dei borghesi corrispondeva alla precedente (65,78%; +0,97 punti). Al contrario era decisamente diversa la componente dei subalterni di complemento e degli ex-collegiali. La prima era nettamente inferiore (6,44%; -6,80 punti), mentre la seconda era considerevolmente superiore (24,68%; +5,83 punti). La ragione di questi spostamenti potrebbe essere neii 'assenza dei dati reìativi agii anni 1927, 1930 e 1931. Oppure vi fu una diversa lettura degli stessi valori che produsse un risultato complessivo similare nelle due fonti (32,09% nelle Memorie Storiche e 31, 12% nei registri). Le reiazioni annuali potrebbero avere ripmiato l'effettiva provenienza dei concorrenti, mentre la registrazione interna potrebbe avere posto l'accento sulla frequenza di una scuola militare. I giovani diplomati nei collegi avrebbero potuto, effettivamente, scegliere al termine dei corsi di prestare servizio come ufficiali di complemento e successivamente concorrere per l'accademia. La documentazione inviata al Ministero e quella interna all 'istituto non hanno permesso di ricostruire un quadro complessivo dei collegi di provenienza. Le Memorie Storiche riportarono la suddivisione tra Napoli e Roma solamente nel primo quinquennio degli anni trenta, con l'eccezione del 1931. Allo stesso tempo i vuoti tra i registri degli allievi permettono di definirle solo per circa un decennio. Tra il 1930 ed il 1935 vi fu, secondo le relazioni annuali, un sostanziale equilibrio tra gli istituti propedeutici di Napoli (7,3 ì %), e di Roma (8,00%). I valori mostrano una crescita significativa dal collegio della capitale, che passò da 5,81 % del 1930 al 12,62% del 1932, ma subito dopo crollò al 3,20%. Al contrario l'affluenza dal capoluogo campano ebbe una significativa contrazione tra il 1930 (11,05% ),
222
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MI LITARE DI MODENA ( 1895-1939)
ed il 1932 (5,26%), seguito da una leggera ripresa con il vertice nel 1935 (9,23%). L'equilibrio viene confermato anche dai dati dei registri modenesi, pur se con valori leggermente superiori (Napoli 10,57%; Roma 10,52%). Da questa fonte emerge anche la piccola affluenza dal collegio di Milano (3,59%), istituito nel 1936, che riversò i suoi allievi negli istituti professionali solamente nell'ultimo biennio prebellico.
2.3.4 La provenienza geografica Il principale gruppo di allievi era costituito da italiani nati al!'interno del territorio metropolitano (93,78%). Ad essi si aggiungevano quelli provenienti dalle colonie (0,26%)0°3), o dall'estero (1,01%). Questi ultimi provenivano da 4 grandi aree quali le Americhe (0,39%) 0°4l, l'Europa (0,31%)0°5>, l'Egitto (0,18%)0°6), e la Turchia (0,04%) (l07)_ Gli stranieri ammessi a frequentare i corsi (4,90%), erano esclusivan1ente albanesi CO!'! la. so!a ecceziane di !l..'l b11!garc ne1 1929. G!? aspiranti ufficiali inviati dal governo di Tirana furono presenti ininterrottamente dal 1932, ma divennero particolarmente numerosi dal 1934 raggiungendo il massimo di presenze nel ì93 8 con 23 aìlievi (8,36%). L'affluenza dalle grandi aree geografiche italiane, evidenzia la presenza di un processo di spostamento del reclutamento, diverso da quello del periodo prebellico. Il principale polo di reclutamento divenne l'area meridionale (50,42%)< 108>, che confermò quanto emerso nel periodo "sperimentale". Il flusso dalle regioni centrali (25,77%)< 109), e settentrionali (23,81%) <110>, ebbe un sostanziale riequlibrio rispetto agli anni
(103) Tripoli 3; Bengasi 1; Rodi I; Corfù I. (104) U.S.A. 4; Argentina 3; Columbia I ; Umguay 1. ( I 05) Iugoslavia 2; Belgio 1; Austria l; Svizzera I; Svezia 1; Bulgaria 1. (106) 4 allievi. ( I 07) I allievo. (108) Abruzzi, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. (109) Emilia R., Toscana, Umbria, Marche e Lazio. (110) Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino. Queste ultime regioni contenevano i guadagni territoriali conseguenti alla guerra mondiale che erano assenti nel precedente periodo. L'unica eccezione era costituita dalla provincia di Udine che venne staccata dal Veneto ed annessa al neo-costituito Friuli. L'apporto di queste aree fu di 3,41 punti percentuali nel calcolo complessivo; di 4,86 punti percentuali nel primo periodo; di 2,95 punti percentuali nel secondo; e incisero sulla variazione globale con -1,91 punti percentuali.
LA RIAPERTURA AI DORGl!ES! (1927-1939)
223
immediatamente precedenti, e si assestò attorno ad 1/4 del reclutamento. La suddivisione in due sottoperiodi di sei anni ciascuno, 19281933 <111> e 1934-1939, conferma il quadro generale, evidenziando però una leggera flessione nelle regioni del sud (dal 52,43% al 49,78%). Si trattò, co1:nunque, di una significativa inversione di tendenza rispetto alla meridionalizazione dei quadri che aveva caratterizzato gli anni prebellici. La nuova spinta al reclutamento provenne dalle regioni centrali (dal 21 ,17% al 27,23%), e divenne particolarmente evidente nella seconda metà degli anni trenta, mentre si accentuò la contrazione dell'afflusso dalle regioni settentrionali (dal 26,41 % al 22,99%). Complessivamente, dal centro-nord affluì sempre tra 1/4 ed 1/5 degli allievi, mentre dalle sole zone del sud giunse circa la metà degli ammessi. La contrazione meridionale (-2,54), fu più contenuta di quella del nord (-3,42), e rappresentò meno della metà dell'incremento verificatosi nelle zone centrali (+6,06). La trasformazione del reclutamento diviene particolannente evidente prendendo in esame l'intero periodo 1895-1939. Il processo più importante fu certamente la disaffezione dall'ufficialato nelle regioni settentrionali. Queste scesero dai circa 2/5 degli allievi, negli anni 1895-1904, a poco più ài ì/3, negli anni 1905-1910. La ioro presenza si contrasse a quasi 1/4, tra gli anni venti e trenta, e passò a poco più di 1/5 nell'ultima fase prebellica. La distribuzione regionale (tabella n. 30), evidenzia come il processo di spostamento delle aree di reclutamento fosse caratterizzato da una forte presenza campana (16,39%), e siciliana (14,71%). Dalle due regioni provenne poco meno di 1/3 degli ammessi e si configurarono come i principali poli del periodo 1928-1939. La provenienza dalle altre zone era decisamente più bassa. Solamente 4 realtà furono al di sopra della media nazionale (119 allievi corrispondenti al 5,56%), Lazio (9,94%), Piemonte (8,87%), Puglia (8,50%), e l'Emilia Romagna (5,88%). Le altre erano comprese tra la Toscana (5,14%), ed il minimo assoluto, rappresentato dalla Basilicata (0,37%). Globalmente, oltre 3/5 degli allievi provennero solamente da I/3 delle ripartizioni. (11 l) li conteggio del primo periodo inizia dal 1928 per la totale mancanza di dati sul corso del 1927.
224
LA FOR}.1AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Nel ventennio intercorso tra la guerra di Libia e la riapertura ai borghesi vi fu una significativa crescita della Campania. Allo stesso tempo l'afflusso siciliano superò quello pugliese, che era stato il motore del processo di meridionalizzazione. Questa tendenza era già stata suggerita dai pochi dati sul periodo "sperimentale", dove il reclutamento dall'isola risultò, però, molto più consistente. La spinta verso l'ufficialato era ancora forte in Piemonte e nel Lazio, mentre la Toscana fu appena al di sotto della media nazionale. In modo particolare le prime due si confermavano nel ruolo di tradizionali poli di reclutamento, nonostante la crescita delle aree meridionali. Sembra esservi, apparentemente, una sorta di continua attrazione esercitata nelle regioni che avevano ospitato, anche temporaneamente, la capitale del regno sabaudo. L'emergente carattere di "centralizzazione" ebbe un apporto consistente dall'Emilia Romagna (5,88%). La sua crescita era stata in parte anticipata dai dati del 1922- 1923. Tra le regioni più refrattarie vi era ancora la Lucania (0,37%), a cui si era aggiunta quella l'Umbria (I ,35%). Complessivamente anche la presenza di giovani provenienti dai nuovi territori nazionali fu assai contenuta (Trentino 0,89%, Friuli 2,58%). Nelle aree intermedie vi furono poche variazioni significative. La Lombardia (5,04%), gli Abruzzi (4,15%), la Liguria (3,59%), le Marche (3,45%), e la Calabria (3, 17%), si dimostrarono come relativamente stabili. Il dato globale fissa la situazione degli anni trenta, ma già nel ventennio precedente intervennero delle impo1tanti trasformazioni. L'attrazione esercitata dall' ufficialato subì una flessione in tutte le regioni del nord, e investì anche quelle immediatamente centro-settentrionali, quali l'Emilia R. (-2,23 punti), la Toscana (-4,00), e l'Umbria (-0,47). La contrazione fu particolarmente significativa in Piemonte (-11,62), che era stato il cardine della tradizione sabauda. Il centro della spinta meridionale divenne la Sicilia (+8,99), seguita dalla Puglia (+4,22), mentre il consistente dato campano (+ 1,89), derivò soprattutto dal mantenimento dei livelli prebellici. Un altro elemento pmticolarmente significativo fu l'impennata sarda (+2,20), favorita, probabilmente, dall'aggravarsi delle condizioni economiche dell'isola. Il processo di spostamento delle aree di reclutamento delineato nel primo decennio del secolo e confermato dopo un ventennio, assunse
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
225
un carattere diverso nel corso degli anni trenta. La suddivisione in sottoperiodi conferma l'ampia affluenza iniziale dalla Campania (I 9,03%), e dalla Sicilia (15,53%), che insieme rappresentavano oltre 1/3 degli allievi (34,56%).
In questo periodo il peso percentuale medio (5,56%), venne superato da 6 regioni, 5 delle quali raggiunsero la stessa collocazione anche nel quadro generale dell'intero periodo. L'unica novità fu la Toscana (5,83%), che come il Piemonte (9,71%), e la Puglia (6,41 %), ebbe una presenza più consistente nella fase di avvio dei nuovi corsi. Rispetto ai valori complessivi vi erano poche, ma significative variazioni. La più evidente era la posizione arretrata del Lazio rispetto a quella piemontese e pugliese. A questa si aggiungeva la consistente presenza friulana (3,50%), e abruzzese (3,50%). Il confronto tra l'ultimo periodo prebellico e i primi anni di apertura ai borghesi conferma le tendenze generali e sottolinea ulteriormente i'importanza deiì' affluenza siciiiana (+ l 0,01), e campana (+4,15). Allo stesso tempo la crescita della Puglia (+3,43), e il balzo della Sardegna (+ 1,90), venivano sensibilmente ridimensionati. Le altre regioni con una variazione positiva appartenevano alle aree meridionali con le sole eccezioni della Liguria (+1,09), e delle Marche (+0,49). Infine il quadro delle flessioni fu caratterizzato, ancora una volta, dal crollo della provenienza piemontese (-11,57), a cui si aggiungeva la contrazione emiliana (-5,12). Complessivamente, le variazioni percentuali positive e negative furono sensibilmente più accentuate rispetto al quadro generale. Lo spostaiuento delle aree di reclutamento che caratterizzò il ventennio tra le due guerre mondiali, quindi, iniziò con il nuovo meccanismo e si concretizzò solamente nel corso degli anni trenta. Il flusso di allievi tra il 1934 ed il 1939 ribadì la preminenza campana (15,55%), e siciliana (14,44%), e fu caratterizzato dal forte incremento della componente laziale (11,06%). Tra le poche regioni al di sopra della media nazionale (90,39 allievi corrispondente al 5,56%), vi erano, ancora una volta, il Piemonte (8,60%), e la Puglia (8,42%). Accompagnate dalla crescita emiliano-romagnola (6,58%), che prese il posto della Toscana (4,92%). Le restanti 12 regioni al di sotto della media ebbero nelle posizioni più basse l'Umbria, il Trentino e la Basilicata, mentre tra le altre aree intennedie vi furono degli spostamenti
226
LA FORMAZIONE DEGLI UfflClA LI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
che non alterarono in modo significativo la distribuzione geografica generale degli allievi. Il confronto tra i due sottoperiodi evidenzia le linee principali della "centralizzazione" del reclutamento. Il Lazio (+4,66), e l'Emilia Romagna (+2,89), rappresentarono il centro del nuovo processo poiché le restanti regioni ebbero tutte una flessione più o meno contenuta. La contrazione meridionale si manifestò soprattutto nelle regioni in cui il reclutamento era più consistente, la Campania (-3,48), la Sicilia (-1,09), e la Puglia (-0,32). Negli altri accorpamenti geografici si verificò un iievc aumento, in modo particolare negli Abruzzi (+0,87), ma anche in Calabria (+0,60), in Sardegna (+0,54), e in Basilicata (+0,24). Ciò suggerirebbe una sorta di riequilibrio dell ' affluenza all'interno della stessa area favorito, probabilmente, dalla rottura dei preesistenti equilibri economici. Anche la tendenza settentrionale non fu univoca, benché caratterizzata da una riduzione generalizzala dcll'aflluenza. Questa coinvolse la Liguria (-2, 17), il Friuli V. G. (-1,28), il Piemonte (- 1, 1 O), e il Trentino (-0,62), mentre crebbero il Veneto(+ 1,00), e la Lombardia (+O, 76). Le variazioni percentuali sembrerebbero suggerire un rafforzamento dell ' attrazione nelle regioni della bassa-padana. Ciò potrebbe essere stato determinato dagli effetti conseguenti la crisi del 1929 sul mercato del lavoro e, quindi, sulle condizioni di vita del ceto medio cittadino. Il processo di spostamento delle aree di reclutamento emerso dall'analisi del luogo di nascita viene confermato anche dal distretto militare di provenienza (tabella n. 30), inteso come ultimo luogo di residem:a<112l . Fntrambe le fonti pongono le stesse regioni ai primi 5 posti del reclutamento nazionale. Allargando il confronto a quelle con un valore al di sopra della media nazionale (1 14,67 allievi pari al 5,56%), emerge solo l'inversione tra la Toscana (5,93%), e l'Emilia (5,40%). Complessivamente da 1/3 delle ripa1tizioni regionali proveniva circa 3/5 degli aspiranti ufficiali. Al di sopra dei 10 punti percentuali vi erano solamente la Campania (17,01%), la Sicilia (14,17%), e il
(112) li dato è stato estrapolato dalle circolari pubblicate sul Giornale Militare. Tuttavia, si riferisce ad un numero di allievi italiani (nati in territorio metropolitano o meno), inferiore a quello complessivo. Si tratta di un campione di 2.075 ammessi rispetto ai 2.142 dei nati in territorio metropolitano. Allo stesso modo nel primo periodo rientrano 430 allievi rispetto ai 5 I 5 del luogo di nascita, mentre nel secondo sono esattamente 1.627.
LA RIAPERTURA Al DORG!!ES! (!927-1939)
227
Piemonte (8,34%). Le altre I 5 erano comprese in 8 punti con il minimo assoluto nella Basilicata (0,39%). Gli scarti più significativi tra le due letture del reclutamento (±0,50 punti), potrebbero essere stati determinati da fattori casuali come la diversa registrazione o la presentazione della domanda in un luogo diverso da quello di residenza. Tuttavia, è più probabile che riflettano una sorta di migrazione della famiglia dell'aspirante da un 'area regionale ad un'altra. Ciò sarebbe possibile perché tra le due provenienze, quella indicata nei registri e quella riportata nelle circolari dei vincitori, vi sarebbe circa un ventennio. L'area di sostanziale stabilità fu piuttosto estesa poiché riguardò 11 regioni, a cui si aggiunsero con lievissimi spostamenti il Friuli (+0,52), e il Piemonte (-0,53). Le variazioni più consistenti, quindi, interessarono solamente 5 regioni, di cui 3 furono positive e 2 negative. L'incremento laziale (+1,48), del luogo di nascita rispetto a quello di provenienza fu il più consistente. Ciò potrebbe corrispondere alla crescita nella zona della capitale dei due cespìtì sociali più important i per il reclutamento degli ufficiali, quali il ceto impiegatizio e i militari di carriera. Anche la Toscana (+0,79), e la Campania (+0,62), sembrano evidenziare un significativo processo di sostanziale immigrazione. La crescita potrebbe essere stata prodotta da uno spostamento nelle regioni tiITeniche verificatosi nel decennio tra il 1910 ed il 1920, su cui probabilmente influì la guerra mondiale. L'affluenza distrettuale fu particolannente contenuta, rispetto a quella natale, nella Liguria (-0,84), e in Puglia (-0,93). L'apparente emigrazione fu determinata, probabilmente, àaìia crisi postbdika che spinse verso realtà economicamente meno penalizzate. Con ciò non si vuole affermare che le trasformazioni intervenute nel reclutamento degli ufficiali seguirono i flussi migratori interni, ma certamente ne furono influenzate. Tl reclutamento in un'area non fu determinato solamente dalle condizioni di vita, ma anche dal prestigio attribuito alla divisa dai ceti medi che vedevano nell'ufficialato un percorso di affermazione o conferma sociale. Fu, quindi, l'insieme di più fattori, dal rafforzamento dell'apparato burocratico-militare alla difficile congiuntura economica, che favorirono o meno l'afflusso di allievi a Modena.
228
LA FORMAZ IONE DEGLI UFFIC IALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895·1939)
La suddivisione distrettuale nei due sottoperiodi presenta delle caratteristiche similari a quelle espresse dal luogo di nascita. Le differenze sembrano confermare, almeno in parte, gli spostamenti suggeriti dal dato generale. In modo particolare le percentuali laziali evidenziano un sostanziale equilibrio negli anni 1928-1933 che si riferisce ai nati negli anni precedenti il conflitto mondiale. Al contrario la spinta distrettuale crebbe nella fase successiva (+1 ,58), tra il 1934-1939, corrispondente alla guerra e subito dopo. L'incremento dell'afflusso nel secondo periodo sarebbe conseguente ad uno spostamento delle famiglie determinato dalle esigenze lavorative del capofamiglia.
In questo quadro potrebbero inserirsi i dati del Friuli e del Trentino, che avevano assorbito i territori strappati all'Austria. Nei primi anni si ebbe in entrambi un magg iore numero di residenti piuttosto dei nati (rispettivamente +1,38 e + 0,73), mentre i valori si riequilibrarono nella seconda fase. Ciò potrebbe essere la conseguenza di uno spostamento detenninato soprattutto dall'impia nto in quelle zone della nuova amministrazione nazionale, che comportò il trasferimento di impiegati e iamìiiari . Le migrazioni interne emergono anche nel dato campano caratterizzato, dapprima, da un maggiore numero di nati (-1,1 2), e poi da una forte presenza di residenti (+ 1,23). Probabilmente da una fase emigratoria del ceto medio si passò ad una di imm igrazione dalle aree circostanti economicamente meno forti. Solamente la Liguria e la Puglia fecero registrare un minore numero di residenti rispetto ai nati, mentre in Sicilia vi fu, apparentemente, prima un ' immigrazione e poi un' emigrazione. In altre aree regionali si ebbe un processo inverso e dopo un primo equilibrio tra nati e resi denti, quest' ultimi calarono considerevolme nte. Lo spostamento dalle grandi aree di reclutamento degli ufficiali non fu , come accennato precedentemente, un processo isolato ma parte di una trasformazione più ampia che interessò tutta la burocrazia dello Stato. La meridionalizzaz ione non esaurì la sua spinta tra le due guerre mondiali. Emerse anche un'altra tendenza, già sottolineata dalla Sa lvati <113> per i magistrati, che potrebbe essere indicata come centralizzazione ovvero la crescita percentuale dei nati nelle regioni centrali. Tuttavia, il meccanismo di assunzione nei ministeri civili era
(113) Mariuccia Salvati, li regime e gli impiegali. La nazionalizzazione piccolo-borghese nel ventennio fascistu , cit., p. 35.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
229
totalmente diverso dal reclutamento degli ufficiali. Non è possibile, quindi, sovrapporre perfettamente i tempi e le caratteristiche specifiche dei processi di territorializzazione, ma emergono, tuttavia, delle tendenze com un i. Nel ventennio tra i due conflitti sembra venire meno quello che fu negli anni prebellici uno stimolo significativo, seppur parziale. Si tratta della presenza militare che tra il 1921 ed il 1931 crebbe percentualmente in Piemonte (4,86), Venezia Giulia (3,61), e Veneto (2,03), mentre lievitò di poco in Sardegna (0,73), Emilia R. (0,58), Umbria (0,33), e Trentino (0,04). Al contrario era stata ridotta soprattutto la guarnigione campana (4,42), e in misurn minoie quella ligure (1,26), toscana (1,53), e siciliana (1,88). Complessivamente vi era stata una contrazione degli addetti alla difesa di poco meno di 3 punti percentuali e, contemporaneamente, l'accentuazione dei repa1ti nella cintura alpina e sub-alpina. La provenienza regionale non sembra essere stata significativamente influenzata da questi cambiamenti. Probabilmente altri fattori enmu d.Ìvl:nuti preminenti. 'fra questi ia stessa immagine militare dei regime fascista che omogeneizzava sul territorio nazionale quella spinta attribuibile tra la fine dell' Ottocento e l'inizio del Novecento, ai circoli ufficiali particolarmente attivi nei rapporti con la popolazione
civile. La distribuzione provinciale del reclutamento presentò tra il 1928 ed il 1939 dei significativi mutamenti rispetto alla situazione prebellica. L'unica ripartizione territoriale al di sopra dei 1O punti percentuali era NapoliC114> (11,90%), seguita da Roma (7,56%)0 15l. L'affluenza dalle restanti 93 province evidenzia solamente 6 realtà comprese tra i 2 ed i 6 punti percentuali, 22 erano collocate tra l' 1 e i 2 punti e a ltre 65 non superavano i'unità. Compiessivamente, soiamenic 29 amm in istrazioni erano al di sopra della media nazionale (22,95 allievi pari al 1,05%), e da queste affluì il 69,33% degli allievi. La maggiore parte di esse (17), appmteneva ail'area meridionale e le restanti erano equamente suddivise (6 per patte), tra nord e centro. Il 30,67% proveniva dalle altre 66 estensioni territoriali, per una media dello 0,46% da ognuna. (114) Si era avvantaggiata terrilorialmenle per la soppressione della ripartizione amministrativa di Caserta. ( 115) La contrazione era conseguente anche alla formazione delle altre ripartizioni provinciali laziali.
230
LA FQR,.\ '1 AZI0NE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Il livello della popolazione ebbe un peso relativo nel determinare l'affluenza provinciale. Ciò emerge chiaramente prendendo in considerazione le 22 amministrazioni con una popolazione al di sopra dei I 00.000 abitanti( 116). Di queste solamente 13 su 22 superavm10 la media nazionale mentre le altre 9 ebbero un flusso verso Modena assai ridotto. Emerge, quindi, il reclutamento di Cuneo (2,29%), che sopravanzò le più popolate zone di Messina (2,15%), Milano (1,96%), Firenze (1,96%), Catania (1,87%), Genova e Bologna (1 ,54%). In questo caso, probabilmente, ebbe un ruolo determinante la tradizione militare piemontese non ancora completamente assopita. In quest'ambito potrebbe rient:rare anche la forte presenza modenese ( 1,45%), favorita, plausibilmente, dalla presenza dell'accadcmia0 17>. Il reclutamento provinciale evidenzia l'eterogeneità del dato complessivo, determinato dalla somma di zone con spinte spesso assai diverse. Ciò emerge chiaramente nel caso della Campania e del Lazio dove i centri principali, Napoli e Roma, rappresentavano poco più di 2/3 dell'intero flusso regionale. Tuttavia, mentre nella prima altre 2 ripartizioni erano al di sopra della media nazionale, Salerno (2,33%), ed .A_'.,e1li?1c (1 ,40o/~), !"!e!!a se~c!"!da r?C!"! '.'e ne eranc. Una forte disparità tra i centri emerge anche nel Trentino dove da Trento (0,56%), giunsero quasi 2/3 degli allievi mentre la parte rimanente affluì da Bolzano (0,33%). in quest' uhi ma era presente una forte. minoranza di lingua tedesca che, probabilmente, non si sentì attratta dalla cmTiera nel nuovo esercito nazionale. In altre 3 aree regionali, Umbria, Basilicata e Sardegna, il divario tra un centro e gli altri era determinato soprattutto dalla formazione di nuove province. Al contrario in Puglia l'affluenza da Bari (4,44%), costituì da sola oltre la metà del dato regionalec 118 >, ma ciò sembrerebbe favorito dall'estensione territoriale della provincia. L'affluenza siciliana rappresenta un esempio di un' ampia distribuzione del reclutamento. Palermo (5,46) Cll9 >, costituiva solamente poco più di 1/3 della presenza complessiva dell'isola. Inoltre le province al di sopra della media nazionale erano 5 su 9 poiché si aggiungevano Messina (2,15%), Catania (1,87%), Siracusa (1,40%), ed Agrigento (1,07%)(120)_
(1 16) Rispetto ai dati dei censimenti del 1931 e del 1936. (117) L'atllucnza provinciale rappresentò circa 1/4 (24,60%), del reclutamento regionale.
(118) Costituiva il 52,20% dell'intera affiuenza pugliese. (119) l'm1ccipava al dato regionale con il 37,14% degli allievi. (120) Era la vecchia provincia di Girgenti.
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
231
Il flusso provinciale sembrò assumere anche una connotazione transregionale evidente soprattutto nell'area nord-occidentale della penisola. In Piemonte vi erano tre amministrazioni contigue al di sopra del dato medio, Torino (3,13%), Cuneo e Alessandria (1,82%) (12 1l. Queste si saldavano con altre due ripartizioni liguri, Genova (1,59%), e La Spezia (1,07%), per formare una zona con un'affluenza sostanzialmente similare in cui primeggiavano i due centri principali <122>. La ripartizione nelle altre regioni fu carntterizzata dalla presenza di uno o due poli particolarmente forti. Complessivamente potevano rappresentare da 1/4 a poco più di 1/3 del dato generale, suggerendo una sostanziale distribuzione del flusso di giovani verso Modena. Il confronto con i dati del periodo prebellico pone in luce alcune continuità e trasformazioni avvenute tra il 191 O ed il 1928. In modo particolare emerge la stabilità sostanziale di Roma (-0,13), che da sola conservò il peso percentuale precedentemente corrispondente a quello d8H'h~ter~ rGgivac. Attchc !a spii1ta iiaµ01(.;l<1iici ( +3,3 7), 1 in1ast: 1-1ari.icolarmente significativa, e non determinata conclusivamente dal parziale assorbimento del territorio casertano< 123>. La tendenza alla crescita si sarebbe comunque manifestata, ma con un livello leggermente inferiore. L'aumento àeì peso percentuale si ebbe soprattutto nelle province centro-meridionali mentre in quelle centro-settentrionali vi fu una diffusa flessione. Tra le eccezioni più importanti vi era Bologna (+0,10), mentre le contrazioni più significative furono quelle piemontesi. Le variazioni dell'affluenza nei diversi periodi vede, tra il 1928 ed il 1933, al vertke del rech1tnmen!o l'area napoletana (13,20%), che costituiva l' unica ripaitizione al di sopra dei 10 punti percentuali. Delle altre 79 province presenti, 12 erano comprese tra il 2 ed il 6%, altrettante tra 1' 1 ed il 2% e 55 non raggiungevano l'unità. Complessivamente, solamente 21 erano al di sopra della media nazionale (6,44 allievi pari al 1,25%), e da sole rappresentavano 2/3 dell ' affluenza complessiva (66,21 %).
(121) I valori provinciali di Torino e Novara risentirono della form azione, nel 192 6, della provincia di /\osta e, nel 1927, di quella di Vercelli. (122) Torino con il 35,26% degl i allievi piemontesi, mentre Genova rappresentava il 44,1 6% di quelli liguri. (123) L'altra parte fu assorbita dalla provincia di Littoria.
23 2
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M fLITARE D1 MODENA ( 1895-1939)
Il flusso provinciale del primo periodo manifesta, generalmente, la stessa tendenza complessiva espressa dell'intero dodicennio. Al di sopra del dato medio nazionale vi erano 3 delle 4 ripartizioni campane e 5 delle 9 siciliane. Allo stesso tempo era già delineabile l'area ligurepiemontese, con l'apporto massimo spostato ad Alessandria (3,30%), ed il minimo a La Spezia (1,75%). Il confronto con le 11 province al di sopra della media nazionale negli anni 1903-1910 evidenzia, tuttavia, alcuni mutamenti significativi. Dopo diciotto anni diveniva palese il crollo dell'affluenza torinese (-7, 70), che, pur rimanendo considerevole, trascinò tutto il resto del Piemonte. Gli incrementi maggiori appartenevano a ripartizioni meridionali, con in testa Napoli (+4,89), seguita da Bari (+3,01), Palermo (+2,80), e Salerno (+1,63). L'ultimo periodo in esame, tra il 1934 ed il 1939, fu caratterizzato da un nuovo frazionamento provinciale determinato dalla revisione operata nel 1935. Delle 95 zone 1 sola superava i 10 punti percentuali, altre 8 erano comprese tra 2 e 9 punti, 23 tra l' 1 ed il 2 e 63 non raggiunsero l'unità. ii numero medio di allievi (17, 13 pari al 1,05%), era superato soltanto da circa 1/3 delle amministrazioni la cui somma rappresentava poco più di 2/3 (69,76%) degli ammessi. La "classificazione" al di sopra della media nazionale fu sensibilmente diversa da quella del periodo precedente, ma similare a quella complessiva. La disposizione delle prime cinque ripartizioni era esattamente la stessa, partendo da Napoli (11,49%), Roma (8,36%), Palern10 (5,72%), Bari (4,06%), e Torino (3,13%). Ad esse seguivano altre due aree contenenti un grande comune (Milano e Firenze), e Cuneo (tutte al 2,21 % ). Il processo di sostanziale centralizzazione del reclutamento emerso dalla provenienza regionale assume una connotazione più specifica nel quadro provinciale. Le variazioni percentuali sottolineano una sola modifica significativa costituita dalla forte crescita di Roma (+3,31 punti). La spinta laziale degli anni trenta provenne soprattutto dalla capitale e, probabilmente, fu favorita dalla crescita del ceto medio impiegatizio, favorito dal rafforzamento dell'apparato burocratico-statale. Gli incrementi percentuali erano limitati a poche province, di cui 4 comprese tra 1 e 2 punti e 6 tra mezzo ed un punto. Delle restanti ripartizioni, 53 furono sostanzialmente stabili (±0,50 punti), mentre 16 subirono una flessione contenuta entro i 2 punti percentuali< 124>. (124) Altre 15 province fornirono allievi solamente in una delle due ripartizioni temporali.
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
233
L'unica provincia settentrionale con una variazione positiva fu Milano (+1,05), che evidenziò un avanzamento superiore a quello regionale. Le altre amministrazioni lombarde rimasero fondamentalmente stabili, pur con una preminenza di segni negativi. Le considerazioni relative alla capitale economica del regno potrebbero essere similari a quelle espresse per la capitale politica. Ovvero la crescita del ceto medio impiegatizio ma non va escluso l'effetto positivo esel1citato dalla riapertura del locale collegio militare. La maggiore parte delle province con un aumento dell'afflusso verso Modena apparteneva all'area meridionale (5)0 25>, e centrale (5) <126>. In modo particolare erano presenti la Sicilia, in particolare Palermo (+1,06), e Ragusa (+1,04), e l'Emilia Romagna, soprattutto a Modena (+0,88), e Bologna (+0,75). Nel gruppo delle prime erano assenti tutte le ripartizioni venete ed abruzzesi, che regionalmente avevano avuto un lieve, ma significativo, incremento. Le loro province ebbero tutte delle piccole modifiche positive che sommate determinarono un sensibile progresso regionale. Probabilmente, l'ufficialato si confermò come un mezzo di conferma sociale e comunque una via per sfuggire al peggioramento delle condizioni economiche dei primi anni trenta. In Campania 3 delle quattro province ebbero una significativa flessione. Napoli (-1,71), Avellino (-1,22), e Salerno (-1,02), tuttavia si collocarono sempre al di sopra della media nazionale. La contrazione dell'affluenza campana era già emersa dal quadro regionale, ma ora appare sostanzialmente diffusa sull'intero territorio ad eccezione di Benevento (+0,47). La lieve crescita potrebbe essere attribuita alle maggiori difficoltà nella ripresa economica incontrate dal territorio interno rispetto a quelli più vicìni alla costa. L'insieme delle ripartizioni in apparente crisi era costituito anche da altre regioni. In tutte si evidenziò una flessione significativa di una o due province, non bilanciate dalla crescita delle altre zone oppure accompagnate da ulteriori più lievi contrazioni. Particolarmente significativo fu il contributo di Alessandria (-1,95), nella flessione piemontese. Parallelamente, si era fermato il lungo
(125) Palermo, Ragusa, Lecce (+0,91), Reggio Calabria (+0,83), e Sassari (+0,58). (126) Roma, Firenze (+1,05), Modena, Bologna e Pesaro (+0,72).
234
LA FOR:-.1AZTO:--IE DEG Ll UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M ILITA RE DI MODENA (1895- 1939)
processo contrattivo torinese (+0,28), senza determinare una generale inversione della tendenza regionale. Complessivamente, la lettura provinciale del reclutamento ha evidenziato l'esistenza di realtà profondamente diverse all'interno di ogni regione. Su di esse pesarono certamente le variazioni delle condizioni economiche e la presenza di altri canali che pem1ettessero il miglioramento o, quanto meno, la conservazione della posizione sociale raggiunta. Le grandi trasformazioni nel reclutamento si riflessero anche nel rapporto città-campagna, inteso come confronto tra zone più o meno urbanizzate. L' attrazione esercitata dall' ufficialato era connessa non solo alle condizioni economiche, ma anche al ruolo ricoperto dall' esercito nella società. Nel corso degli anni sembra emergere un sostanziale riequilibrio dell ' affluenza dai comuni minori e eia quelli maggiori (tabella n. 11). La tenden za generale, sottolineata dai censimenti del 1931 e del 1936, medi (III), cd una significativa crescita di quelli medio-grandi (IV), e grandi (V). In generale, vi fu un apparente incremento (+6,07), dell ' urbanizzazione del corpo ufficiali dovuto soprattutto a! fl usso dai comuni con oltre 100.000 abitanti (+4,70)<127>. La flessione più consistente riguardò le ripartizioni amministrative con una popolazione inferiore alle 30.000 unità (-2,89), ma si verificò un calo significativo anche in quelle intermedie, tra i 50.000 e i 75.000 residenti (-2, 13). Lo spostamento del reclutamento "comunale" ebbe inizio negli anni venti e si realizzò durante il decennio successivo. Dal confronto tra il periodo 1928-1933 e gli anni 1905-1910, emerge una sostanziale stabilità dell' affluenza dai grnppi intermedi, mentre vi fu una flessione delle ripartizioni minori (-2, 18), a favore di quelle maggiori (+2,46). Il cambiamento fu certamente influenzato dall'aumento delle città rientranti nella V fascia e dalla momentanea contrazione di quelle della I. Le lacune nella documentazione dei corsi, inoltre, potrebbero avere anticipato uno spostamento che divenne reale solamente negli
(127) Tn 4uesro insieme erano comprese le due realtà urbane che nel 1936 superavano il miliom: di abitanti, Roma e Milano, che insieme contavano il 9,34% di allievi, ovvero circa 1/4 della provenienza dal V gruppo.
235
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
anni trenta. Ciò sembra suggerito anche dall'abbassamento della provenienza media che, negli anni ] 928-1933, variò nelle fasce interrnedie(128> tra i 2 e i 3 allievi, e passava a circa 8 nella 129>per superare di poco l'unità nella 1c 130>.
vc
L'urbanizzazione del corpo ufficiali si consolidò nei corso degli anni trenta attraverso la crescita dei gruppi più urbanizzati. Ciò sembrerebbe contrastare con l'incremento dei comuni più piccoli che, percentualmente, fu 4 volte( 131l superiore a quello delle due fasce maggiori. Quindi, nella IV e V fascia si verificò un processo di concentrazione, probabilmente favorito dal! ' estensione territoriale, mentre negli altri gruppi vi fu una complessiva frantumazione dell'af11uenza che, tendenzialmente, allargò la base geografica del reclutamento. Al vertice dell'affluenza comunale (tabella 31 ), vi era Napoli (7,47%), seguita da Roma (6,72%), Palermo (4,20%), e Torino (2,15%). Delle restanti 120 ripartizioni amministrative, capoluoghi di provincia o con una popolazione superiore ai 30.000 abitanti ne! censimento del 1931 eio dei i 936, soiamcmc i 3, erano aì cii supru deìi\mità. Di 4ut::;ti ì2 appartenenti alla V fascia ed J al la IV. La provenienza dagli altri 1O comuni più urbanizzali era compresa tra il mezzo punto e il punto percentuale con la sola eccezione di Trieste (0,42%), e Ferrara (0,37%). Le restanti 8 località medio-grandi diedero una risposta eterogenea che andava dal minimo di Reggio E. (0,05%), al vertice di Modena (0,98%). Anche il flusso dalle am ministrazioni medie fu caratterizzato, come per le maggiori, da ampie variazioni sino alla massima presenza cbn Salerno (0,98%). Le località più piccole della I e Il fascia ebbero, generalmente, una presenza assoluta assai ridotta con poche eccezioni . il gruppo più consistente fu queìlo di Caserta (0,79%), appatienente aiia ìI fascia ch1.: costituiva il primo comune 11011 capoluogo di provincia. Tra i centri minori spiccavano unicamente Avellino e Campobasso (entrambi con lo 0,56%), mentre gli altri erano tutti al di sotto dello 0,3 per cento. Le percentuali del reclutamento comunale rispecchiano, in linea di massima, le tendenze emerse dal quadro regionale. Tra le ripartizioni (128) Rispettivamente: 2,42 nella li, 2,53 nella Ili e 2,83 nella IV. ( 129) 8,24 allievi per comune. (130) 1,14 allievi per comune.
(131) Il numero dei comuni aumentò del 12,90% nelle IV e V fasce, mentre nelle prime tre crebbe del 57,71%.
236
LA FORM AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL' ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA (1895,1939)
al di sopra dell'unità, 7 appartenevano all'area meridionale e le restanti erano equamente ripartite tra il centro e il nord. Al di sopra del mezzo punto percentuale era particolarmente consistente la presenza siciliana. Oltre a Palermo vi erano Catania (l,21%), Messina (1,17%), Siracusa (0,70%), e Trapani (0,51 %). Valori più contenuti, ma ugualmente significativi caratterizzavano anche la Campania e la Puglia (la prima con 4 comuni e la seconda con 3). Nell'area settentrionale prevaleva, ancora, l' affluenza piemontese mentre al centro emergeva l'Emilia Romagna. In entrambi i casi le zone maggiormente rappresentative erano quelle legate alla tradizione sabauda. Anche gli istituti scolastici militari ebbero una considerevole influenza come a Torino, a Cuneo (0,70%) e ad Alessandria (0,51 %), da una parte e a Bologna (I,40%), a Modena (0,98%), e a Parma (0,75%), dal!' altra. Le trasformazioni intercorse nel quindicennio emergono anche nel confronto tra i comuni al di sopra dell'unità in entrambi i periodi. Si trattava di 8 1;partizioni di cui 4 rimasero sostanzialmente stabili032, mentre 2 ebbero una flessione, Firenze (-1,75), e Torino (-4,78), e crebbero sensibilmente, Palermo (+2,71), e Roma (+0,51). Le altre variazioni, particolarmente significative, furono di segno negativo nel1' area centro<133l-settentrionale< 134J e positivo in quella meridionale<135>. La prima fase della riapertura del reclutamento ai borghesi (tabella n. 32), fu caratterizzata da una significativa affluenza da alcuni comuni medio piccoli del I gruppo, quali Avellino ( 1, 17%), e del Il, Barletta (1,36%), Cuneo (1,36%), e Siracusa (I, 17%). Tra le località maggiori erano presenti solamente Salerno (1,36%), Ancona (1,17%), e Udine (1,17%), della III fascia mentre erano assenti quelle della IV. Infine solo alcune ripartizioni amministrative più grandi ~rano al di sopra di un punto percentuale e 3 ne erano appena sotto 036>. Le variazioni rispetto agli anni 1905-191 O e 1928-1933 furono significative. In modo particolare emergeva la flessione di Torino (-4,55), ma anche di Napoli (-0,94). La crescita maggiore era, ancora
( 132) Napoli (-0,02), Genova (-0,42), M ilano (-0,45), e Bologna (+0,12). (133) Modena, Piacenza, Livorno e Ancona. (134) Alessandria, La Spezia, Verona e Venezia. ( 135) Cagliari, Messina, Catania, Bari e Taranto. (136) Si trattava di Firenze (0.97%), Bologna (0.97%), e Milano (O, 78%).
LA RJAJ'ERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
237
una volta, quella di Palermo (+2,35), seguita da La Spezia (+0,52), mentre l'incremento di Roma (+0,33), era quasi trascurabile. Complessivamente delle 11 località con una contrazione superiore ad 1 punto, 8 appartenevano alle regioni del sud, mentre 2 erano settentrionali ed 1 centrale. Si delineava così, già alla fine degli anni Venti, la tendenza allo spostamento delle aree di reclutamento. Nel periodo seguente, 1934-1939 (tabella n. 32), vi fu una netta trasformazione ai vertici del flusso di allievi. I comuni al di sopra dell' 1 per cento si ridussero a 13, di cui 11 appartenenti alla V fascia e 2 alla lV. 11 polo principale era sempre Napoli (7,62%), seguita da Roma (7,31 %), Palermo (4,36%), Torino (2,27%), e Milano (2,03 %). La variazione percentuale del reclutamento comunale evidenzia la forte crescita delle uniche due città che nel 1936 fecero registrare oltre 1.000.000 di abitanti. Si trattava delle due capitali del Regno, quella politica, Roma (+2,46), e quella economica, Milano(+ 1,25). Delle a ltre 72 ripmtizioni presenti in entrambi i periodi ben 52 rimasero sostanzialmente stabili. Gli spostamenti intèriori all'unità furono 21 , di cui 14 negativi. L'aumento degli allievi si verificò soprattutto nelle città della V fascia, con la sola eccezione di Modena (+0,78), appartenente alla IV. Al contrario le flessioni furono distribuite in tutti i raggruppamenti. La distribuzione teITitoriale evidenziò un diverso carattere, poiché le crescite furono localizzate soprattutto al centro rispetto alle aree meridionaleC137> e settentrionale< 138>. Al contrario le flessioni riguardarono in modo particolare il nord <D 9>, principalmente Piemonte e Liguria, e il sud <140J, specialmente in Sicilia, piuttosto del centro<141> dove la più colpita fu la Toscana. Generalmente, crebbe la spinta assoluta nei centri urbani tradizionalmente più prolifici di aspiranti utliciali, ai quali si aggiunse solo Reggio Calabria. Nel corso degli anni trenta, alcune ripartizioni, come Avellino, che da sempre avevano fornito porzioni significative di allievi persero il loro primato. Altre amministrazioni, ad esempio Barletta, si affermarono dopo il conflitto mondiale.
(137) Palermo (+0,67), Napoli (+0,63), e Reggio C. (+0,54).
(l 38) Milano e Torino (+0,53). (139) Casale Monft:rralo (-0,59), Genova (-0,63), La Spezia (-0,75), Udine (-0,80), e Cuneo (-0,87). (140) Siracusa (-0,61), 13ari (-0,65), Catania (-0,70) Avellino (-0,80), Barletta (-0,93). (141) Siena (-0,59), Pistoia (-0,65), Ancona (-0,67) e Livorno (-0,67).
238
LA FORMAZIONE DEGI.T UfflCli\!.I NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
Tra il 1928 ed il 1939 sembrò radicarsi una tendenza decisamente diversa da quella emersa nel primo decennio del Novecento. In quegli anni l'elemento più significativo era stato l'accrescersi dell'affluenza dai centri urbani medio-piccoli mentre si era contratta quella dai grandi agglomerati. Il riequilibrio realizzatosi negli anni venti e trenta suggerisce la modifica dell'indice di urbanizzazione del reclutamento. li numero di allievi provenienti dalle aree più rurali della penisola scese considerevolmente in favore degli agglomerati maggiori. Ciò fu, probabilmente, espressione anche dell'ampio processo dì spostamento dei ceti medi rurali verso le città che, in quegli anni, interessò tutto il paese . Lo spostamento delle aree d i reclutamento e la variazione del rapporto quantitativo tra zone più o meno urbanizzate fu anche l'effetto di un cambiamento nell'attrazione esercitata dall' uflicialato. Tuttavia, l'incidenza dell'affluenza all'accademia di Modena sui giovani dei d iversi comuni, sembra confermare quanto emerso negli anni prebellici. Ancora una volta i grandi centri fornirono un numero complessivo di alliPvi P.lP.v::itn, mPntn~ nPi rnPrlin-rir.r.nli J;i r.arriera mili tare rappresentava una scelta realmente alternativa alle professioni borghesi o un modo per iniziare la scalata sociale senza dispoITe di un consistente capitale. L'incidenza sugli "Studenti , collegiali, seminaristi"<142l, negli anni 1928-1933 (tabella n. 33), delinea un quadro della spinta verso l'accademia militare assai diverso da quello presumibile sulla base dei valori assoluti. Tra i 36 centri al di sopra dello 0,10% vi erano solamente 12 dei 18 comuni la cui percentuale fu, nel m edesimo periodo, superiore all'unità. Al vertice clell 'afi1uenza si poneva Palermo (0,55%), che in termini assuiuti era terza, rnealre Ja Napoli (0,09%), e da Roma (0,05%), vi fo una spinta assai inferiore. Dopo il lungo periodo bellico la scelta militare assunse un peso significativo in tutta la Sicilia e l'allargamento della base di reclutamento fu una tendenza generale che coinvolse comuni con un diverso livello di urbanizzazione. Oltre il capoluogo vi furono valori elevati anche a Siracusa (0,29%), ad Agrigento (0,18%), a Caltagirone (0,18%), a Trapani (0,14%), e a Comiso (0,12%). Allo stesso tempo si mantennero bassi, ma ugualmente significativi, a Catania, Messina (entrambe 0,08%), e Marsala (0,07%) .
(142) Riportati nei censimenti del 1931 e del 1936 e confrontati rispettivamente con gli anni 1928-1933 e l 934-1939.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
239
L'affermazione siciliana rientrava neil'impulso verso l'ufficialato che aveva caratterizzato le regioni meridionali all'inizio del secolo. Gli effetti erano ancora visibili nonostante la regressione in favore delle aree centrali. Dei 36 comuni al vertice dell'affluenza poco meno della metà apparteneva alle regioni del sud e altrettanti a quelle del centro. Solamente 1/7 delle amministrazioni rientrava nell'area settentrionale ed aveva come centri trainanti i piemontesi Cuneo (0,5 l % ), e Casale Monfon-ato (0,37%). La contrazione economica, conseguente alla crisi del 1929, non alterò il reclutamento che rimase più forte nelle località piccole e medie. La maggiore paite dei centri del!a V fascia ebbe un rapporto tra allievi e " studenti" inferiore o uguale a 5 centesimi di punto. Il minimo assoluto era rappresentato da Milano (0,01%), mentre le altre 7 città 11011 superavano il valore di Taranto e Bari (0,13%). Ciò accadde anche nella fascia medio-alta, al cui vertice si pose Alessandria (O, 15%). Delle 36 amministrazioni con un valore superiore a 1 decimo di punto, 17 appartenevano alla II fascia, 6 alla I e 6 alla IW 143 l . La proporzione era sost.anzì;:i lmente invertit;:i tn:i i ? 6 r.e!~t!"Ì l.:0!1 !!!1<1. pe,ce!ltualc inferiore allo 0,05% . Di questi solamente 12 rientravano nei primi tre gruppi< 144>, mentre altrettanti appartenevano alla V fascia e 2 alla IV . Nel corso degli anni trenta (tabella n. 33), si ampliò il gruppo dei comuni con un valore superiore ai 20 centesimi di punto e si contrasse quello al di sotto dei 5 centesimi di punto. Il rafforzamento dell'attrazione esercitata dall'ufficialato fu, plausibilmente, favorito da fattori economici, sociali e tecnici. In primo luogo gli effetti della crisi che colpì duramente i ceti borghesi più bassi. A questi si aggiunse la nuova immagine dell'esercito, vittorioso in Etiopia e Spagna, e la mitizzazione dello spirito guerriero nazionale, operata dal fascismo che attribuiva ail'u[ficial1:: un 11uuvu spessore moraìe e sociaìe. Infine, vi fu l' ampliamento dei posti in concorso che rese più facile l'accesso alla carriera delle armi. L'afflusso maggiore provenne, tra il 1934 ed il 1939, da Viterbo (0,48%), seguita da Cuneo (0,45%), che mantenne inalterata la posizione occupata nel periodo precedente. La crescita del comune laziale (+0,33), era particolarmente significativa poiché andava a collocarsi ampiamente davanti alla capitale, Roma (O, 19%).
(143) All a IV fascia appai1cneva solamentt: Alessandria, mentre della V ve ne erano 6. (144) Rispettivamenlt: 3 della I fascia, J della Il e 6 della 111.
240
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il reclutamento a Palermo (0,29%), si era quasi dimezzato (-0,26), evidenziando una sostanziale inversione nella spinta siciliana. Le uniche località rimaste tra le prime 30 erano Caltanissetta (0,37%), presente solo in questo periodo, Siracusa (0,29%), e Trapani (0,28%). Di queste, la prima era rimasta sostanzialmente stabile (+0,01), mentre la seconda ebbe una sensibile crescita (+O, 15). Anche la tendenza evidenziata dall'affluenza comunale, per quanto disgregata, sembra confermare la flessione generale suggerita dal dato regionale. Complessivamente, tra i comuni con l'affluenza al di sopra di 20 centesimi, circa la metà apparteneva alle regioni meridionali mentre i restanti erano suddivisi tra nord e centro. Questa tendenza confrontata con la flessione generale dell'area, sembrerebbe suggerire un sostanziale concentramento della provenienza dalle zone meridionali. Nella fase in cui la percentuale degli allievi scendeva, quindi, in diversi comuni crebbe la spinta verso l'ufficialato. Le località con un valore d'affluenza basso, inferiore a 5 centesimi di punto, diminuirono sensibilmente rispetto al periodo precedente. Tra queste venne confermata la posizione di 4 centri, Venezia (0,04%), Forlì (0,04%), Trieste (0,05%), e Genova (0,05%), apparentemente refrattari all 'ufficialato. La spinta rimase forte negli agglomerati urbani medio-piccoli e piccoli, mentre in quelli maggiori fu più attenuata. Al vertice dell'affluenza (con almeno 20 centesimi di punto) vi erano 17 comuni appartenenti alla I e II fascia<145 > e altri 13 erano distribuiti nei 3 raggruppamenti maggiori<I 46>. Al contrario tra le 13 località con i valori percentuali più bassi vi era una forte presenza della III fascia che insieme a quelli della IV e V raggiungevano le 1O presenzeCI 47 >, mentre gli altri appartenevano alla II. Le variazioni pit1 significative delle percentuali, quindi, furono molto poche. Tuttavia, la presenza nel 1936 del solo dato dei capoluoghi di provincia, ha limitato il confronto ai comuni che assolvevano questa particolare funzione mnministrativa. (145) Rispetlivamente 12 alla II fascia e 5 alla I. (1 46) Rispettivamente 5 alla lii fascia, 3 alla !Ve 5 alla V. ( l 4 7) Rispettivamente 6 alla lll fasci a, 1 ali a IV e 3 alla V.
LA RIAJ'ERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
241
Nel complesso solamente 7 località ebbero uno spostamento particolarmente positivo e soltanto una, Palermo, evidenziò una significativa flessione. La spinta crebbe soprattutto nell'area centro-meridionale rispetto a quella settentrionale. Tra le regioni spiccarono la Sardegna, con Cagliari (+0,23), e Sassari (+0,29), la Campania, con Benevento (+0,22), e le Puglie, con Taranto (+0,23). Particolarmente significativa fu anche la crescita di Modena (+0,27), che sembra confermare l'attrazione esercitata dall'istituto nell'area immediatamente limitrofa. Gli altri comuni dell'Emilia in cui vi fu una tendenza positiva erano Bologna (+0,13), Panna (+0,14), sede della scuola d'applicazione della fanteria e Piacenza (+0,12). In altre parole, tutte le zone immediatamente contigue alla struttura di formazione professionale che partiva dall'accademia di Modena. Al vertice della spinta settentrionale vi era una località piemontese, Novara (+0,27), mentre Cuneo (-0,06), era rimasta sostanzialmente stabile. Gli altri centri settentrionali presentavano delle variazioni assai ridotte e unicamente 3 avevano un valore positivo compreso tra 20 e 10 centesimi mentre gli altri erano tutti inferiori. Il confronto tra l'affluenza assoluta nel 1936 e i dati forniti dal censimento (tabella n . 34), confermano le tendenze generali. I valori assoluti evidenziavano una schiacciante preminenza dei centri appartenenti alle fasce medio-alte ed in particolare alla V. Al contrario la maggiore attrazione era esercitata nei comuni medi, medio-piccoli e piccoli, mentre 9 località maggiori avevano 1 o 2 centesimi di punto percentuale. Nell'insieme, i! 1936 evidenzia una spinta verse l'ufficialato più diffusa nei comuni meridionali, dove la figura dell'ufficiale sembrava essere un punto di riferimento. I processi di trasformazione del reclutamento emersi nel corso degli anni trenta, dimostrerebbero un riequilibrio delle aree geografiche di provenienza ed un'apparente urbanizzazione degli aspiranti. II primo, fu caratterizzato da una crescita significativa delle regioni centrali, nonostante circa la metà dei giovani provenisse dalle zone meridionali . Il secondo, fu determinato soprattutto dall'estensione dei grandi comuni, poiché la spinta verso la carriera delle anni rimase più forte nei centri medio-piccoli.
242
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( I895-1939)
2.3.5 La professione paterna L'indicazione della professione patema o del capo famiglia erariportata unicamente nei ruolini degli allievi degli anni trenta. Probabilmente, aveva il solo scopo di completare il quadro delle informazioni sull'aspirante ufficiale. La sua trascrizione non avveniva sulla base di una precisa suddivisione in gruppi omogenei, ma era lasciata all'interpretazione dell'allievo e dell'addetto alla registrazione. Le indicazioni sono state raccolte in 32 gruppi omogenei, dei quali l'ultimo contiene quelli privi di qualsiasi dicitura (1 l ,60%)< 148l e le 4 trascrizioni illeggibili (0,25%). In alcuni casi è stato possibile confrontare le categorie con quelle analoghe, riportate nelle rilevazioni del l 931 e del 1936. Altre, ricostruite con designazioni più eterogenee come i "Lavoratori specializzati"<149l e i "Ragionieri e·geometri"< 150>, non hanno trovato una precisa corrispondenza nei censimenti. La distribuzione degli allievi nei diversi raggruppamenti (tabella n. 35), ha posto in evidenza le principali aree "economiche" di reclutarnento. In rnodo particolare vi fu un forte afflusso da.i ceti 1nedio-alti e soprattutto dai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, comprese le stesse forze armate. Si trattava degli stessi gruppi che potevano contare sul maggiore numero di agevolazioni nell'anunissione e nel mantenimento negli istituti scolastici militari. Nei sei anni disponibili (1932, 1933 e il periodo 1936-1939), i figli dei dipendenti dello Stato rappresentarono circa la metà (46,21 %)l 151 l, degli aspiranti. Tuttavia, gli impiegati pubblici furono fino al 1937, numericamente inferiori alle altre professioni, mentre presero il sopravvento nel biennio 1938-1939. La componente preponderante del gruppo "pubblico" era costituita dai giovani provenienti da famiglie già legate alle forze armate. In modo particolare i figli degli ufficiali rappresentarono circa 1/5 degli allievi (21,47%), mentre quelli dei sottufficiali erano poco meno di 1/20 (4,63%). Complessivamente la tradizione militare familiare
(148) Tra questi vi erano 28 allievi (1,72%), dimessi dall'istituto dopo breve tempo e 3 allievi "figli di nn" (0, 18%). (149) In essa sono stati raccolte le indicazioni con una qualifica tipo "elettricista", "meccanico", etc., ma senza un preciso riferimento alla categoria di appartenenza o al tipo di lavoro, dipendente o indipendente. (150) Nei ruolini degli allievi vi era solamente l'indicazione del titolo di studio senza alcuna precisazione sull'impiego effettivo. (151) Gruppi dal I all'Vlll.
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
243
interessò formalmente poco più di 1/4 degli allievi, ma ciò non corrispondeva ad un omogeneo gruppo sociale poiché al suo interno vi era una sostanziale stratificazione, determinata dal grado del padre e legata al relativo stipendio. Il gradino più basso era occupato dai sottufficiali di cui circa la metà proveniva dall'esercito (49,33%), e poco meno di 1/3 dai carabinieri (28,00%). I restanti appartenevano alla marina (14,66%), dall'aeronautica (1,33%), e alla guardia di finanza (6,66%). La maggiore pmte erano dei marescialli (85,33%)0 52l, nei diversi livelli di comando, mentre poco più di 1/7 (14,66%), era caporalmaggiore o furono indicati semplicemente come sottufficiali. Da ciò potrebbe dedursi che la parte più consistente era, probabilmente, al termine della carriera o prossima ad accedere all'ufficialato. Conseguentemente, l'accesso ad un istituto di formazione, indubbiamente, si configurava come un mezzo di crescita sociale della famiglia. Gli ufficiali appartenevano per circa 4/5 (81,90%), all'esercito e per c!rc~ 1/10 (10,63~1é), a! car~binieri, 1nentre pochi p~estavanc s-er~ i zio nella guardia di finanza (2,01 % ). La presenza delle altre forze armate, la marina (5,17%), e l'aeronautica (0,27%), costituiva una sorta di variazione del percorso famigliare pur ail'interno della stessa "casta" militare. 1
La stratificazione determinata dalla gerarchia evidenziava la preminenza del livello intermedio< 153 i (53,73%), e una forte presenza di quello inferioreo 54i (36,78%), mentre quello superiore<155l era assai minoritario (9,49%). Rispetto ai sottufficiali vi fu, quindi, una sorta di rovesciamento della piramide dei gradi, probabilmente, dovuta ad un insieme di fattori. La condizione economica dei generali e degli ammiragli era tale da collocarli, normalmente, tra le classi economicamente benestanti. La ridotta presenza dei loro figli (rispettivamente 9,20% e 0,20%), potrebbe essere ricondotta al maggiore numero di opportunità di cui
(152) Maresciallo, maresciallo capo e maresciallo maggiore. (153) Maggiore, tenente colonnello e colonnello. (154) Tra questi sono stati conteggiati i lenenti, i capitani e quelli indicati solamente come ufficiali. (155) Di questi 7 erano indicati in modo generico (tra cui I ammiraglio), 15 di brigata, 2 medici (l lenente generale ed 1 maggiore generale), 5 di divisione, 1 di corpo d'armata, I dei carabinieri e I era indicato esplicitamente come il comandante dell'istituto di Modena (1938).
244
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
potevano godere. In questo caso la tradizione famigliare diveniva un'alternativa e non necessariamente era la più conveniente. Tuttavia, la distribuzione può corrispondere anche alla piramide gerarchica per cui gli ufficiali si riducevano enormemente verso l'alto. La fascia più rappresentata era quella degli ufficiali intermedi ed in particolare i tenenti colonnelli (22,99%). Questo grado costituiva il primo ostacolo particolarmente ostico nella carriera di un ufficiale. Il suo superamento era legato ai criteri della scelta e ciò determinava un elevato numero di arenamenti. Gli altri gradini gerarchici dello stesso livello, i colonnelli (13,79%), e i maggiori (16,95%), erano leggermente meno presenti. Complessivamente, si trattava di uno strato accomunato dalla normativa, ma con caratteristiche assai diverse. Allo scalino più alto potevano corrispondere responsabilità e prestigio assai simile ij quello dei generali, poiché potevano comandare un reggimento o assumere altri incarichi particolarmente delicati. Gli altri avevano, comunque, delle rç.spoiisabilità li111itate e, con1uncmente, non erano stati sottoposti ad una selezione basata sui meriti professionali. Per i loro figli, probabilmente, la scelta militare diveniva una conferma dello stato sociale con la fondata speranza di una progressione. Gli ufficiali inferiori (20,11 %) l156l, e quelli indicati semplicemente come tali ( 16,67%) fl 57l, erano, plausibilmente, in una situazione diversa. Escludendo l'astratta precocità paterna dei giovani allievi, potrebbe trattarsi di ex-sottufficiali o comunque di padri che avevano prestato un servizio limitato, ma riconosciuto per le esenzioni. I figli di questi ultimi, verosimilmente, avrebbero potuto cercare nella scelta militare una sorta di progressione, più che la conferma della loro condizione economica e sociale. L'affermazione di uno status attraverso l'ufficialato fu, probabilmente, la ragione che portò in accademia alcuni figli di ufficiali appartenenti alla MVSN<158> (0,49%). Le profonde differenze tra l'esercito e la struttura armata del partito fascista hanno imposto di separare i due gruppi. Tuttavia le indicazioni della professione paterna erano
(156) I lenenti erano l'l,72%, e i capitani il 18,39%. ( 157) In una delle indicazioni veniva chiarito che si trattava di un ufficiale in servizio nell'esercito egiziano. (158) Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale.
LA RIAPERTURA Al IJORGHES! (1927-1919)
245
espresse nello stesso modo, attraverso il grado ricoperto< 159>. Il flusso dall'apparato politico-militare fu assai limitato e concentrato soprattutto nel biennio 1938-1939. L'ultimo gruppo di allievi su cui, probabilmente, pesò la tradizione familiare era quello degli addetti alla pubblica sicurezza (1,48%). Anche in questo caso il grado suggerisce i confini di una stratificazione che vide circa 1/3 di ufficiali (0,49%)C 160J, alcuni questori (0,06%) e poco più di 1/3 di sottuffidali (0,56%)< 161 >. I restanti erano semplici agenti (0,19%), e addetti al ruolo amministrativo (0,19%)< 162>. Le differenze tra l'esercito e le altre branche annate deilo Stato o para-statali potrebbero essere state determinate anche da un'attrazione intrinseca della carriera del padre, oltre alle diverse prospettive di progressione sociale. Il legame con la politica era meno evidente nelle promozioni medio-basse delle forze armate che in quelle della polizia e, soprattutto, della milizia. Ciò poteva mettere al riparo da una serie di compromessi che non si era in grado di contrarre o da obblighi a cui si preferiva non adempiere. Il gruppo dei dipendenti dello Stato era completato dagli impiegati delle amministrazioni pubbliche (16,04%)(1 63 l, Quest'insieme raccoglie una quantità molto vasta di lavoratori, soprattutto dipendenti delle ferrovie (4,94%), delle dogane (0,68%), e delle poste (1,05%). Spesso nei registri vennero riportate le qualifiche, ma senza precisarne il reale ufficio (5,06%)<164l, plausibilmente perché appartenenti a quadri medio-bassi. Ad essi si affiancava un piccolo nucleo di segretari (1,l 7%)<165l, e un gruppo più consistente di impiegati generici (5,74%)<166l.
( 159) Corrispondenti a: I tenente, 2 capitani, 3 maggiori e 2 colonnelli. ( 160) Commissari e maggiori. (161) Funzionari, ispettori e marescialli. (162) In totale 3 persone di cui 2 impiegati ed 1 dirigente di sezione archivistica (163) Questa categoria comprende le professioni riconducibili all'amministrazione dello Stato o degli enti ad esso collegati. Nei registri le professioni venivano, quasi sempre, riportate attraverso il ruolo ricoperto e raramente furono accompagnate dall'indicazione dell'amministrazione di appartenenza. ( 164) Archivista, ragioniere, agente, applicalu, cancelliere, geometra, ferroviere, funzi onario, ufficiale giudiziario, etc. (165) Sia dell'amministrazione centrale che periferica. (166) Anche tra di essi vi erano probabilmente rappresentanti di tutta l'amministrazione pubblica.
246
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
I quadri medio-alti erano indicati con il ruolo, seguito dal settore d'impiego. Si trattava, probabilmente, di una sorta di riguardo verso funzionari attraverso l' indicazione di "capo" (2,84%)<167' , "ispettore" (0,93%)(168 ), o "procuratore" (0,62%)( 169l. Ciò avveniva anche per i dirigenti (0,80%), di cui solamente 3 <110) erano indicati in modo generico, mentre per gli altri 10(17 1> era riportato il settore in c ui operavano. La sommaria stratificazione sociale deducibile da11a professione paterna, sembra evidenziare, ancora una volta, una sorta di piramide rovesc iata. Gli strati bassi erano i più rappresentati mentre, apparentemente, quelli superiori erano numericarnente inferiori. Altri tTe raggruppamenti erano legati all'attività pubblica, anche se non strettamente assimilabili ai militari e agli impiegati dello Stato. Il primo insieme comprendeva i genitori che operavano nella prefettura (V gruppo) <172>, cioè alla struttura di controllo sulle sedi locali. Po i vi erano i politici (V II gruppo)CmJ, e le attività connesse alla gestione della giustizia (VI gruppo)(l 74>, La restante parte delle attività lavorative paterne sembrava rientrare nel settore privato, anche se alcune indicazioni generiche potevano essere dubbie. Si trattava di quegli impieghi, come " insegnante", "ragioniere" o "geometra", che potevano collocarsi in entrambi i settori< 115J. Ai loro interno erano distinguibili due gruppi formati, da una parte, dagli appartenenti alle fasce più elt:vate della borghesia e dell 'aristocrazia (6,48%)0 76l, e, dall'altra, dai ceti medi (34,51 %). Tra i primi spiccavano i benestanti, i possidenti, i proprietari e i laureati. Questi non rientravano in una precisa categoria di lavorato ri, ma verosimilmente vivevano di rendita. Si trattava, quindi, di un piccolo
( 167) In modo particolare i "Capo stazione" che da soli rappresentavano lo 0,93%. ( 168) Alle dogane, alle tasse, del Ministero delle finanze, delle ferrov ie, forestale, etc. (169) Delle imposte, del registro, etc. ( 170) Di azienda parastatale, del Monte di pietà, tecnico-industriale. (171) Banca d' Ttalia, del tesoro, delle carceri, delle imposte, delle dogane, delle ferrovie somale, dei generi di monopolio, dell'istituto zootecnico sardo, delle poste, delle scuole rurali. (172) Complessivamente erano 3 consiglieri di prefettura, I sottoprefetto e 2 prefetti. ( 173) D i cui 4 erano deputati, I era un podestà, I dirigente sindacale e I era, nel 1938, il segretario generale dei sindacati dell 'agricoltura. (174) Giudici, consiglieri, cancellieri, magistrati, procuratori, etc. (175) Ai fini di questo lavoro tutti gli impieghi privi della precisa indicazione di appartenenza agli uffici statali sono stati computati come operanti al di ti.tori dell'amministrazione pubblica. (176) Nelle definizioni vi era anche 1 "amministratore dei propri beni" ed I "studente".
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
247
nucleo per cui la scelta militare poteva dare un ulteriore lustro alla loro posizione, ma socialmente ed economicamente vi aggiungeva poco. Altri tre gruppi non erano direttamente collegabili ad una professione. Tuttavia i pensionati (1,05%), gli invalidi (0,12%), ed il clero valdese (0,06%), potevano avere, nella stratificazione sociale, pochi punti in comune con i precedenti. Le attività lavorative private erano suddivisibili in dipendenti (13,58%)C 177l, e autonome (20,93%)< 178). Il loro rapporto percentuale fu sempre in favore delle seconde nonostante il parziale riequilibrio del 1937. Alcuni gruppi degli stipendiati costituivano, in realtà, una fascia intermedia che avrebbe potuto essere collocata indifferentemente nel settore pubblico o privato. L'assenza di chiare indicazioni o, quanto meno, di un riferimento alle categorie dei censimenti conferma l'inutilità dell'informazione ai fini della successiva presenza dell'allievo in accademia. Tra gli insiemi professionali intennedi spiccavano gli insegnanti (5,37%,), che furono presenti tra il 1936 ed il 1939 con valori assoluti pressoché costanti. Le indicazioni professionali suggeriscono una sorta di gerarchizzazione solo per quelli che, apparentemente, potevano essere legati al settore pubblico. Si trattava dei provveditori (0,12%), degli ispettori ministeriali (0,12%), dei presidi (0,25%), e dei vicepresidi (0,06%). Mentre altri erano indicati genericamente come maestri (0,43%), insegnanti (1,73%), professori (l,73%)< 179l, e direttori (0,37%)080), Un altro gruppo di possibili lavoratori privati, ma su cui sussiste un ragionevole dubbio era quello dei ragionieri e i geometri (1,23%) <181 >. Si trattava, probabilmente, della piccola borghesia per la quale l'affer:nazione del proprio titolo di studio (con1e ne] caso della funzione per i docenti) era già una differenziazione rispetto alle classi sociali inferiori. Ciò costituiva la base della aspirazione familiare di affermazione nella scala sociale, che si sarebbero potute concretizzare con la can-iera militare del figlio.
( 177) Raccolti nei gruppi dall' Xl al XVIII. (178) Raccolti nei gruppi dal XIX al XXIX. ( 179) Corrispondenti soprattutto agli insegnanti liceali, mentre quelli indicati come "universitari" erano lo 0,12%. (180) Di cui 3 didattici, 2 di scuole elementari ed I di una scuola agraria. ( 181) I geometri corrispondevano allo 0,62% e i ragionieri allo 0,61 %.
248
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Infine il blocco dei lavoratori specializzati (1,48%)(182> in cui sono state raccolte le attività non impiegatizie, prive di riferimenti esplicativi. Si trattava, soprattutto, di tecnici 0 53l, per i quali era difficile anche una suddivisione di tipo sociale, fatta eccezione per i soli "capotecnico" (0,25%). Probabilmente, era una élite della classe lavoratrice in grado di sostenere gli oneri economici legati al mantenimento dell'allievo. Il settore degli impiegati certamente privati era sostanzialmente limitato (4,19%)< 184>, ma vi si aggiungevano anche gli addetti del settore assicurativo (0,19%)n 85l, e bancario (0,80%)< 186>. In questo insieme potevano collocarsi anche i giornalisti (0,19%), i direttori d'asta (0,06%), e i conservatori d'ipoteche (0,06%). Il blocco principale delle attività professionali dell'ambito privato era rappresentato dai lavoratori autonomi. Al suo interno erano presenti 4 gruppi, il maggiore dei quali era quello delle professioni normalmente appartenenti alla medio-alta borghesia (12,10%)< 181>, poi quello dei lavoratori autonomi (6,79%), degli agricoltori (0,92%)<188>, e degli artigiani (0,80%). Alle varie categorie corrispondeva, certamente, una condizione economica ed una considerazione sociale diversa. L'inserimento nei registri attraverso le rispettive definizioni professionali suggerisce l'acquisizione di quella posizione autorevole che era, comunemente, l'ambizione dei ceti più bassi. Il vertice quantitativo era rappresentato dalle libere professioni (4,81 % ), seguite dalle attività legate alla salute umana e animale (3,95%), e dagli imprenditori (3,15%). La suddivisione professionale evidenziava una significativa presenza di figli di avvocati <159> e (I 82) Appartenenti al gruppo Xlll. ( 183) Elettricista, meccanico, tornitore meccanico, idraulico, etc.
(184) Nel raggruppamento Xl sono stati inseriti sia gli impiegati esp.ressamente indicati come "privati" e quelli che figuravano senza indicazione. Le qualifiche più numerose erano quelle di impiegato (3,27%), direttore (0,37%), segretario (0,25%), e ispettore (0,12%). (185) Tra cui il figlio del direttore dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni del 1937. (186) Tra questi vi erano 4 direttori (0,25%), dei quali 3 erano d'agenzia ed I dirigeva la sede centrale della Banca Commerciale. (187) Comprendenti i gruppi da XlX a XXIV. (188) Comprendenti i gruppi XXVII e XXVlll. (189) Tra essi, due vennero indicati con una doppia qualifica professionale. li primo venne affiancato dall'indicazione di professore universitario e il secondo da quella di "dottore in scienze".
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
249
mediciC190> (entrambi al 2,35%). Ad essi facevano seguito i farmacisti (1 ,17%), gli ingegneri (1,60%), i notai (0,68%), i veterinari (0,43%), e gli architetti (O, 19%). Infine l'insieme degli imprenditori era, almeno nelle definizioni, altrettanto composito di quelli precedenti a cui, complessivamente, poteva essere accomunato. Aveva una componente di industriali (1,67%), appaltatori (0,43%)< 191 >, costruttori (0,43%)<192>, e di "semplici" imprenditori (0,31 %)093l, La presenza di questi gruppi fu particolarmente rilevante nel biennio 1936-1937 e, dopo una leggera flessione, crebbe nuovamente nel 1939. fn questo periodo la propaganda del regime presentava un esercito vittorioso in Etiopia e in Spagna e infondeva nuovo prestigio alla figura dell'ufficiale. Per la maggiore parte di questi allievi, probabilmente, la scelta militare poggiava su considerazioni del tutto diverse da quelle dei ceti medio-bassi. Indubbiamente, non è possibile attribuire al rilancio propagandistico una decisione così personale, ma certamente i miti fascisti ebbero il loro peso. Le attività lavorative raccolte nell'insieme degli autonomi e degli artigianiC 194l erano, rispetto alle precedenti, collegabili alla piccola e media borghesia in cerca di un'affermazione sociale. La componente principale era data dai commercianti (6,48%), mentre la piccola parte restante (0,49%), comprendeva vari impieghi o prestazioni di operatori indipendenti c195>. Le professioni riconducibili al mondo agricolo sembravano differenziare i tecnici, quali periti agrari (0,12%), "orticoltori" (0,06%), e agronomi (0,06%), dalla massa degli agricoltori (0,68%). Questi ultimi non appartenevano, verosimilmente, agli strati più bassi della classe contadina, ma non si trattava nemmeno di proprietari terrieri. Probabilmente, possedevano l'appezzamento di terra che lavoravano e questo garantiva loro un buon livello di vita.
(190) Tra questi vi erano 13 medici chirurghi (0,80%), di cui 1 con una seconda indicazione di protèssore di scienze naturali, 1 medico provinciale (0,06%), 1 medico condotto (0,06%), 1 oculista (0,06%), e 2 professori (O, 12%). (191) Tra cui 3 appaltatori edili (0,19%), e 1 militare (0,06%). (192) Di cui 3 indicali come edili (0,19%), e 2 come navali (0,12%). (193) I mancanti erano 1 fabbricante d'armi (0,06%), 2 esportatori (0,12%), e 2 amministratori (0,12%). (194) Fotografi, gioiellieri, librai, ebanisti, etc. (195) Vetturini, rappresentanti (0,31 %), etc.
250
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il dato assoluto evidenzia alcuni aspetti della composlZlone del gruppo degli ammessi a Modena nel corso degli anni trenta. La spinta sociale verso l'ufficialato sembra emergere, invece, dal rapporto tra le diverse categorie e la loro consistenza nei censimenti del 1931 e 1936. Nel biennio 1932-1933 la presenza più significativa fu quella degli impiegati privati (6,58%), e de1le "professioni legali" (3,02%). Mentre la tradizione militare famigliare, degli ufficiali e sottufficiali, si collocava solamente al terzo posto (2,01%). La crisi economica del 1929 aveva ce11amente influito sulle prospettive dei ceti medi, ma non è possibile considerarla, con certezza, la ragione della forte presenza nel primo biennio degli anni trenta. La significativa presenza di un gruppo riconducibile al ceto medio alto, come avvocati e notai, potrebbe anch'esso essere l'effetto della recessione generale; tuttavia potrebbe trattarsi di una scelta alternativa ritenuta prestigiosa e gratificante quanto quella del padre. Il tentativo di un miglioramento potrebbe emergere anche da insegnanti (1,68%), e da impiegati nelle amministrazioni pubbliche (1,41 %). P1-nch'essi, generalmente, potevano essere n1ossi da1!a v0Ioi1tà di affennare la propria posizione e, possibilmente, migliorarla.
I rapp011i d'affluenza furono più bassi dell'unità per altre categorie collocabili in una fascia medio-alta come gli operatori sanitari (0,95%), i possidenti e benestanti (0,82%), e i commercianti (0,25%). In quest'area sociale l'attrazione dell'ufficialato era assai bassa, così come lo fu per i figli dei pensionati (0,12%), la cui collocazione finanziaria rimase indefinibile. In seguito la spinta assunse una nuova connotazione, grazie anche alla diversificazione della rilevazione. La tradizione militare famigliare divenne, così, assai eterogenea e particolarmente concentrata tra i vertici delle forze armate0 96 >. Particolarmente considerevole fu la spinta dei carabinieri (20,21 %), che, proporzionalmente, era circa il doppio di quella dell'esercito (10,97%), mentre fu assai contenuta quella della marina (1 ,40%). Dai quadri più bassi la volontà di emulazione del padre sembrò particolarmente debole. I rappo11i percentuali dell'esercito (0,65%), dei carabinieri (0,09%), della guardia di finanza (0,09%), e della marina (0,06%), furono inferiori all'unità. Si generò uno squilibrio, quindi, nella tradizione militare dovuto alla diversa continuità nei quadri elevati rispetto a quelli medio bassi.
(l 96) Considerati tali nei censimenti a partire da! grado di tenente colonnello.
LA RIAPERTURA Al fiORGHEST (1927-1939)
251
Il rapporto evidenziato dall'esercito tra gli strati gerarchici emergeva anche nella MVSN. La rappresentanza del gruppo dirigente (0,86%), fu assai superiore ai quadri inferiori superandoli di circa 10 volte (0,09%). Il dato più rimarchevole, tuttavia, si dimostrò la consistente flessione della spinta all'ufficialato proveniente dal settore impiegatizio, pubblico (0,21 %)(1 97>, e privato (0,20%)(198>. Il crollo fu dovuto anche alla stabilizzazione economica della seconda metà degli anni trenta. Probabilmente però, incise anche il criterio d ' interpretazione dei dati applicato nel 1936 che diede un risultato assai più analitico rispetto a queHo precedente. Tra i dipendenti del settore pubblico rientravano anche gli addetti alle ferrovie che, complessivamente, ebbero un valore percentuale piuttosto basso (0,05%)(199l. Ciononostante, presentavano una diversificazione simile a quella emersa tra i militari, poiché i più rappresentati erano i dirigenti (2,30%), seguiti da impiegati e personale viaggiante (0,15%). La categoria professionale più consistente era quella dei veterinari che superava abbondantemente il punto percentuale (1,65%). Al suo interno vi era una significativa presenza di liberi professionisti (1,04%), e di dipendenti, appartenenti a qualche amministrazione o ditta privata (1,30%). La stessa suddivisione emerge anche nelle professioni sanitarie (0,25%), ma con una piccola presenza di autonomi (0,27%), rispetto agli impiegati (0,57%). Le libere professioni ebbero valori inferiori al mezzo punto percentuale, sommariamente riconducibili alla borghesia agiata. Ciò sembrerebbe comunque un risultato significativo per una presenza assoluta spesso molto contenuta, che corrispondeva ad un gruppo sociale sostanziaìmente ristretto. Si trattava, in modo particolare, di ingegneriarchitetti (0,27%)<200 ), di notai (0,23%), e avvocati (0,13%). La maggiore parte delle categorie avevano una rappresentanza trascurabile, inferiore ad un centesimo di punto, con la sola eccezione dei
(197) Tra questi lo 0,02% apparteneva all'amministrazione comunale. (198) I dirigenti erano rappresentati dallo 0,44% mentre lo 0,33% erano dei semplici impiegati. Al contrario i numeri assoluti assegnano una schiacciante maggioranza ai secondi con 52 figli d'impiegali su 60. (199) In tennini assoluti gli addetti delle ferrovie statali furono complessivamente 67, di cui 5 dirigenti, 53 impiegati e 9 appaitcnenti al personale viaggiante. (200) Di cui lo 0,03% erai10 architetti mentre lo 0,24% era riferito agli ingegneri.
252
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
commercianti (0,04%). Altre, come i geometri e i ragionieri, rimasero fonnalniente escluse poiché non trovavano una precisa collocazione all'interno del quadro professionale del censimento, nonostante una sensibile presenza assoluta. Sembra verificarsi, tra i due periodi, un apparente spostamento dell'attrazione esercitata dall'ufficialato nei confronti dei ceti medi. Tuttavia, parte degli spostamenti potrebbero essere stati indotti dal diverso meccanismo di rilevazione dei dati. Nel 1936 emerge un quadro generale più composito in cui, ad esempio, la categoria degli impiegati potrebbe essere ricaduta anche in altre voci, come per i veterinari e il personale sanitario. Tra i dati più significativi vi fu il ridotto peso relativo della tradizione famigliare militare. In termini assoluti la componente dei figli di ufficiali e sottuf1ìciali rappresentava il gruppo più consistente degli allievi. Al contrario il rapporto tra questi e l'insieme del personale militare dell'esercito ha evidenziato un livello di autoriproduzione sost.3nzi[!hncnte basse. La spinta all'arruolamento fu, nei primi anni trenta, particolarmente forte in alcuni settori, come quello impiegatizio e delle attività connesse alla gestione delle leggi. Mentre nella secondametà del decennio vi fu, apparentemente, il coinvolgimento di più ampi ~trati sociali intermedi. Ciononostante i gmppi dirigenti, dall'esercito alla milizia, ma anche in alcune professioni civili, furono particolannente attratti dalla scelta militare. Nel corso dell'ultimo decennio prebellico vi fu, probabilmente, una sorta di allargamento della scelta militare come via per la progressione sociale. Allo stesso tempo, sembra esservi stata una accentuazione della presenza dei gruppi che vedevano nell'ufficialato una confenna dello status raggiunto grazie, plausibilmente, alla rivalutazione de11a figura dell'ufficiale operata dal regime fascista. 2.4 La formazione degli allievi Il quadro complessivo della formazione non mutò con la riapertura dell'arruolamento ai borghesi. L'impostazione della struttura didattica, negli aspetti culturali e morali, rimase sostanzialmente la stessa del periodo precedente e degli anni prebellici. Ciò che venne modificato fu il rapporto tra gli strumenti d'istruzione e gli allievi.
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
253
Le correzioni riguardarono sempre aspetti particolari e non determinarono mai una riorganizzazione del sistema di vita interno alla scuola. Il giovane doveva essere plasmato in ufficiale attraverso gli strumenti consueti deli' educazione militare.
2. 4.1 Lo studio
Il livello dell'istruzione rimase inalterato, ma il Ministero ritenne opportuno sancire formalmente l'alternativa tra gli studi militari e quelli universitari. L' incompatibilità dell' iscrizione conteinporanea ai due istituti fu esplicitamente sancita nel regolamento interno del 1931<201 ). Nelle edizioni successive, del 1937-1938C202l e del 1940<203), la norma venne leggermente corretta in modo da assumere una formulazione più ambigua.
2.4.1.1 I docenti
NP-1 c0rs.o degli ,:im~i !!'enta 1a fig1!rn del docente '.'enne se!!sibi!mente modificata attribuendovi una maggiore autorità disciplinare, e riducendo ulteriormente la sua autonomia didattica. Il nuovo ruolo che venne definendosi fu, probabilmente, indotto dalla variazione del sistema di reclutamento. L'accesso dei giovani borghesi, privi della preventiva formazione degli ufficiali di complemento, favorì l'accentramento e l' irrigidimento dei sistemi di educazione. I docenti militari mantennero l'autorità derivata loro dal grado, mentre quelli borghesi furono autorizzati a comminare il "richiamo verbale" ovvero la forma punitiva più blanda prevista dal codice interno. Il controllo sui contenuti dell'istruzione fu esplicitato nel 1931, ar-
rogando agli organi direttivi de!l'istituto le decisioni sui libri di testo<204>. Il corpo insegnanti, civili o militari che fossero, rimaneva
(201) «È vietato loro [gli allievi] di iscriversi alle Università mentre fre quentano l'Accademia.» Regolamento di servizio inlernu per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931 , art. 247, cit., p. 41. (202) «È loro vietato [agli allievi) di iscriversi alle Università mentre frequentano l'Accademia e, comunque, di sostenervi esami.», Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937- 1938, cit., p. 25. (203) Norme di servizio interno per la R Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, art. 215, cit., p. 38. (204) Regolamento di Servizio interno per la R Accademia di Fanteria e Cavalleria, 193 1, cit., p. 26: «157. - I libri di lesto e le sinossi di ciascun insegnamento sono stabiliti dal generale comandante i due istituti.» (Si riferiva alla Scuola di Applicaiione di Fanteria con sede a Panna).
254
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL •ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
come, negli anni prebellici, un mero strumento del Ministero gestito dagli organi di controllo dell'accademia. Complessivamente, la nuova edizione della normativa non conteneva aspetti realmente nuovi, ma ribadiva con altri termini i doveri didattici e quelli disciplinari espressi nel 1887 e nel 1923. L'assetto gerarchico degli insegnanti militari fu lievemente corretto subordinando la nomina ad "Aggiunto" oppure a "Titolare" al grado<205l, dove quello di capitano rappresentava l'unico punto di sovrapposizione. J tenenti potevano essere solamente dei collaboratori, mentre i maggiori assumevano unicamente l'incarico in prima persona. Il Ministero si riservava esclusivamente la nomina dei titolari militari, mentre l'Ìstituto poteva decidere autonomamente sulla restante parte dei docenti. Conseguentemente, gli ufficiali in servizio presso l'accademia potevano essere, esclusivamente, incaricati come "Aggiunto". I civili potevano provenire dalle scuole modenesi o dalle zone limitrofe, ma dopo l'incarico ufficioso dovevano ottenere l'autorizzazione ministeriale. L'autonomia diveniva totale solo nei casi di estrema necessità, nei quali l'istituto poteva procedere alla nomina anche di ufficiali-insegnanti. In questo caso il candidato doveva essere sottoposto ad un esame di valutazione per giudicarne l'idoneità. Il gruppo degli insegnanti era completato dagli "Ufficiali inferiori istruttori di cavalleria" "effettivi" o "aggregati", coordinati dall"'Ufficiale superiore direttore dell'istruzione di equitazione", e dai "Sottotenenti maestri di scherma e dai maestri civili di scherma e di ginnastica". Quest'ultimi operavano sotto la direzione dell' "Ufficiale superiore o capitano direttore dell'educazione fisica"<206). Le loro discipline erano ritenute scolasticamente marginali, pur professionalmente importanti. Generalmente erano chiamati a molteplici incarichi, poiché potevano svolgere corsi per gli allievi, come per gli ufficiali del quadro permanente. L'attività rientrava, quindi, in un ampio programma d'istru zione, passando dalla formazione al perfezionamento degli ufficiali.
(205) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931, cit., pp. 17-18. Il paragrafo "lnsegmmti Militari" comprendeva gli articoli tra il n°_99 ed il n° 109. (206) Ibidem, tra i compiti degli islrultori di scherma: «122. - I maestri di scherma hanno l'obbligo di impartire l'insegnamento della scherma agli ufficiali del quadro permanente nelle ore stabilite dal generale comandante».
LA RIAPERTU RA AT nORGHESI (1927- 1939)
255
Nell'edizione del 1931 sembrò anticiparsi un'apertura, per quanto minima, sugli aspetti tecnici dello svolgimento di una lezione. Dalla normativa erano stati esclusi gli articoli relativi alla sua struttura, cancellando il canonico quarto d'ora d'interrogazione. Gli insegnanti dovevano, comunque, attenersi a quanto in passato previsto sui programmi. Ovvero il rendiconto giornaliero sul tema della lezione e la gestione della disciplina. Era richiesta, tuttavia, la cooperazione tra i vari docenti per lo svolgimento dei programmi e nei contenuti degli insegnamenti. Quest'ultimo, nel ì937, divenne lo "spirito didattico", che sottintendeva un contenuto più consono alle funzioni che il regime aveva "formalmente" attribuito all'esercito : 143. Tutti gli insegnamenti devono informarsi a finalità pratiche e giungere in dejìnitiva a rafforzare nei fitturi ufficiali un alto spirito patriollico e militare ed a fornire loro ! 'indispensabile corredo di cognizioni tecniche e pratiche per potere svolgere la loro missione educatrice ed istrut-
tiva presso i reggimenti( 207l,
La "missione educatrice" non aveva nulla in comune con quella invocata dai riformatori negli ultimi decenni dell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Il nuovo contesto assumeva una caratterizzazione spiccatamente pratica e funzionale alle nuove vicende belliche. Gli aspetti formativi classici vennero abbandonati negli ultimi anni prima del conflitto mondiale, pur riproponendo nel 1937, il molo di educatore militare e, forse, morale dell'allievo(208>. Tuttavia, fu soppresso ogni riferimento alla funzione sociale dell'ufficiale che non derivasse dalla gestione, ai diversi livelli, della forza armata. In definitiva, negli anni trenta l'insieme dei doveri e delle prescrizioni didattiche rimase il medesimo degli anni precedenti. Il rapporto insegnante-allievi non fu modificato, lasciando il professore come diretto rappresentante dell'istituzione all'interno della classe. Egli doveva svolgere il proprio ruolo con la massima severità, non disgiunta da una paternalistica attenzione alle necessità scolastiche della classe.
(207) Norme di servizio interno per la R Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937-1938, cit., p. 10. (208) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1937-1938, cit., p. 25 , art. 144.
256
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!LITARE DI MODENA (1895-1939)
Alla vigilia del secondo conflitto mondiale il quadro complessivo delle attribuzioni degli insegnanti era, sostanzialmente, quello del secolo scorso. Soltanto i meccanismi della nomina avevano subito delle modifiche significative, ma non radicali. L'insegnamento e l'apprendimento erano, quindi, strettamente controllati poiché rappresentavano una parte significativa del processo di formazione professionale.
2.4.1.2 Le materiec2o9i La ricostruzione del quadro complessivo degli insegnamenti impartiti tra il 1928 ed il 193 9 è stata ostacolata dalle lacune presenti tra i registri dei corsi. Sono disponibili solamente alcuni di quelli della prima fase, compresa tra il 1928 ed il 1936, mentre per l'ultimo triennio sono reperibili unicamente i ruolini degli allievi. In essi venivano riportati i voti nelle diverse materie, ma non comprendevano le indicazioni generali, quali i coefficienti, la distinzione tra i quadrimestri e gli esami finali, e le "note" aggiuntive. L'attività dell'istituto di Modena venne ampiamente diversificata durante gli anni trenta con l'introduzione di nuovi indirizzi professionali. Accanto agli indirizzi "combattenti" furono aperti quelli più burocratici riservati all'amministrazione, al commissariato e alla sussistenza, e fu attivato anche il primo biennio per gli aspiranti ai carabinieri(210l. In questo modo l'istituto sembrò accentuare il proprio ruolo centrale nella formazione, almeno quantitativa, dei futuri ufficiali. Nel corso degli anni trenta vi furono 3 riorganizzazioni sostanziali della struttura dei corsi<211 l. Il primo periodo, tra il 1928 ed il 1933, prese l'avvio dalla modifica della legge sul reclutamento. La fase successiva, dal 1934 al 1937, si sovrappose alle vicende belliche africane e spagnole, mentre l'ultima comprendente il biennio 1938-1939 parrebbe essere una conseguenza di quelle esperienze. La ricostruzione della fase iniziale è stata possibile solamente per gli indirizzi amministrativo (tabella n. 36), e commissariale (tabella
(209) Le lacune tra i registri hanno impedito la ricostruzione completa degli insegnamenti. Alcuni corsi compaiono in modo parziale mentre pochi altri sono stati ricostruiti quasi integralmente. (210) La loro istruzione professionale veniva successivamente completata presso l'apposita scuola di Roma. (211) Il passaggio dalla seconda alla terza fase emerge chiaramente dal confronto tra i registri di entrambi gli anni di studio mentre quello tra la prima e la seconda è stato dedotto sopr~ttutto dai registri del secondo anno a causa dei vuoti esistenti tra quelli del primo anno.
LA RlAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
257
n. 37)<212>. I due corsi avevano in comune tutti gli insegnamenti generali (8 materie), e si differenziavano solamente per quelli specifici <213>. Rispetto agli anni prebellici spiccava l'assenza della letteratura, le cui funzioni erano state assunte dalla "Storia militare", suddivisa in "scritto" e "orale". Al contrario alcune discipline militari non avevano subito variazioni, come "Arte militare" che conservò lo stesso peso effettivo . Altre richiamavano le discipline prebelliche, come "Istruzioni pratiche e regolamenti", "Educazione fisica" e "Attitudine militare", ed avevano subito piccoli ritocchi. · L'insegnamento delle lingue straniere venne potenziato rendendone 1 obbligatoria e l'altra facoltativa. 11 francese rimase fondamentale, mentre l'opzione poteva essere esercitata tra il tedesco e il serbo. L'ampliamento del quadro linguistico era, probabilmente, una conseguenza del primo conflitto mondiale. I nuovi contatti, di amicizia o rivalità, con i paesi balcanici imponevano un'attenzione costante alle vicende di quell'area. La preferenza degli allievi, Lra il 1928 e<l ìl 193 7, si espresse soprattutto a favore del tedesco. Nel primo anno fu scelto da oltre la metà degli allievi (55,56%), mentre nel secondo si avvicinò ai 3/5 (58,41%). La possibilità di non scegliere alcuna materia facoltativa nell'ultima fase degli studi, plausibilmente, indusse alcuni giovani ad abbandonare la seconda lingua. Solamente nel 1935 il serbo venne scelto da un numero di allievi maggiore di quelli che optarono per il tedesco. La differenza tra le due lingue fu sensibile in entrambi gli anni di studio, si trattò di un solo caso e non di un definitivo spostamento. L'attribuzione dei coefficienti era avvenuta con gli stessi criteri del periodo prebellico. In sintesi, valorizzando maggiormente le materie professionali rispetto a quelle generali. In questo modo 7 insegnamenti per i "commissari" e 6 di quelli per gli "amministratori" ebbero un moltiplicatore di 10. Alla topografia fu assegnato 9 e alla "storia militare" solamente 8. I valori più bassi furono conferiti alle lingue straniere che ebbero tutte, obbligatorie e facoltative, un 7.
(212) Sono stati utilizzati i registri del 72° corso, entrato nell'istituto nel 1929. (213) Si trattava di "Tecnologia", "Amministrazione generale e militare", e "Servizio di commissariato" per i "commissari", mentre per gli "amministratori" erano "Amministrazione e contabilità militare" e "Amministrazione e contabilità dello Stato".
25 8
LA FO!Uv!AZJONE DEGLI UFFICIA LI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Il secondo anno di entrambi gli indirizzi (tabelle 11. 40 e n. 41), presentava un quadro più aperto alle materie umanistiche e scientifiche. Allo stesso tempo veniva chiaramente definita la diversificazione tra i due corsi attraverso il numero d'insegnamenti e la loro tipologia. Le materie previste per gli "amministratori" erano ridotte a 8 e rappresentavano il sostanziale proseguimento di quelle del primo anno con la soppressione di tre discipline<214l e l'aggiunta di "Diritto e scienze sociali". Il carattere umanistico di quest'ultima richiamava, sintetizzandolo l'insegnamento per l'educazione morale del soldato, presente nel secondo anno dei corsi ordinari tra il 1906 ed il 191 O. I "commissari" dovevano affrontare 11 discipline, delle quali 7 erano biennalizzazioni, un giudizio comportamentale, e 3 nuove materie generali. Quest'ultime erano due discipline scientifiche, "Chimica" e "Geografia economica", ed una umanistica, "Diritto e scienze sociali". La loro collocazione nella formale gerarchia dei corsi fu assai diversa. La geografia venne parificata a quelle professionali più importanti. Il diritto fu inserito tra le intermedie e solo la chimica ebbe un moltiplicatore similare agli insegnamenti non militari. Il secondo ciclo di studi<21 si degli aspiranti alle armi di linea (tabella n. 42), prevedeva un numero di materie maggiore di quello dei non combattenti. Complessivamente, vi erano 14 insegnamenti di cui 5 umanistico-scientifici(216l, 7 professionali, I ginnico-sportivo e un giudizio comportamentale. Queste ultime erano sostanzialmente quelle prebelliche, (quali "Arte militare", "Istruzioni pratiche e regolamenti", "Materiale d'artiglieria" e "Topografia e disegno topografico"), affiancate da alcune materie, quali "Mezzi tecnici" e "Elementi di balistica e tiro", dettate dalla modernizzazione. Indispensabili per la conoscenza generale dei nuovi strumenti e del loro funzionamento. Una delle principali variazioni riguardò il nuovo ruolo assunto dalla "Storia militare", già emerso nei corsi 11011 combattenti. La sua ripartizione in "scritto" e "orale" e la soppressione della letteratura, suggeriva la sintesi delle attribuzioni dei due corsi prebellici in uno
(214) "A1te militare", "Topografia e disegno topografico" e "Amministrazione e contabilità di Stato". (215) È stato ricostn1ito utilizzando i registri del 71 ° e 75° corso. (216) "Lingua francese", la seconda lingL1a straniera, "Chimica", "Fisica" e "Geografia".
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
259
solo. In esso avrebbero dovuto trovare posto, quindi, la ricostruzione delle passate vicende militari e la verifica della lingua italiana. La gerarchizzazione determinata dall'apposizione dei coefficienti sembrava attribuire un ruolo di primo piano anche alle discipline generali. Accanto ad "Atte militare" e alle istruzioni vi era la storia, la geografia e l"'Educazione fisica". Rispetto al periodo prebellico vi era stata una radicale modifica del ruolo di alcuni insegnamenti che fino al 191 O ebbero dei moltiplicatori meno significativi. Le correzioni apportate nel 1933 <217> riguardarono soprattutto le materie militari. In particolare le istruzioni, scisse in "Regolamenti teorici" e "Istruzioni pratiche", ma anche l'educazione fisica, suddivisa in "Scherma" e "Ginnastica", mentre l'equitazione fu soppressa. Allo stesso tempo furono cancellati gli insegnamenti di artiglieria e fisica, che nel quadro complessivo occupavano una posizione intermedia. La struttura dei corsi ordinari venne, presumibilmente, riorganizzata tra il 1933 ed il 1934, iniziando dal 76° corso<218>. Negli anni successivi l'unica modifica organizzativa di rilievo fu l'introduzione, nel 1936, del biennio per gli aspiranti carabinieri con lo stesso piano di studi delle armi di linea. TI primo ciclo di apprendimento per la fanteria e la cavalleria fucostituito da 14 valutazioni (tabella n. 38), di cui 10 già presenti nel secondo anno del periodo precedente. Le materie generali o non militarizzate erano solamente le due lingue straniere e la "Fisica" mentre le discipline sportive vennero nuovamente compattate in "Educazione fisica". Tuttavia l'equitazione era divisa in due parti di cui una riservata ai fanti, inserito tra le altre materie ginniche, e l'altra, autonoma, per i soii cavaiieri. Alle materie militari venne aggiunto "Armi portatili", mentre i regolamenti furono separati dalle istruzioni pratiche. Tra gli insegnamenti scientifici fu anticipato al primo anno la "Fisica", cancellata nei 1936, che venne affiancata, nel 1934, dalla chimica, anch'essa soppressa per un biennio.
(217) Per la mancanza dei registri del triennio 1930-1932. (218) Le lacune nei registri degli allievi non permettono una maggiore precisione, ma I' introduzione delle modifiche sulla base del corso e non dell'anno, come avveniva prima del conflitto mondiale, è stato suggerito anche dal passaggio tra la seconda e terza fase, negli anni 1938-1939.
260
LA FORMAZIONE DEGLI UFFlCtALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Negli anni seguenti venne accentuato il carattere professionale del corso, nonostante l'abolizione dei regolamenti teorici e "Materiale d' artiglieria". Nello stesso 1934 iniziò il processo di trasformazione di armi e topografia, che proseguì per alcuni anni. Apparentemente si trattò di correzioni formali apportate al titolo, ma probabilmente rappresentarono anche una variazione nel contenuto dei programmi. La prima divenne semplicemente armi, assorbendo indicativamente anche lo spazio lasciato libero da "Materiali d'artiglieria". L'anno successivo assunse il doppio titolo di "Armi - Armi portatili", e ciò coincise con la massima espansione della materia. Già nel 193 6 iniziò il suo ridimensionamento che la riportò nel 1937 alla forma del ì934. Il percorso di "Topografia e disegno" fu similare, ma si sviluppò in un tempo decisamente più breve. Inizialmente era suddivisa in due parti, "Topografia" e " Disegno" che contribuivano alla formazione della media comune. Nel 1934 vennero riunite in un'unica valutazione generale, mentre l'anno successivo fu soppresso il segmento grafico. Le altre modifiche riguardarono l'abolizione dell ' equitazione per i fanti, nel 1935, e, l'anno successivo, la separazione della scherma dalla ginnastica. Le correzioni più significative degli ultimi anni furono, tuttavia, la scissione nel 1937 di "Arte militare" in due materie distinte, una riservata all ' organica e l'altra alla logistica. Infine, nel i 936, "Scuoia per il comando" venne attivata anche per armi di linea, contemporaneamente nei due anni di studi. La revisione del 1933 non determinò un'immediata correzione dei coefficienti delle materie, alcuni dei quali furono modificati nel 1934. Complessivamente venne ridotto il peso degli insegnamenti militari, mentre si accrebbe quello del giudizio comportamentale. Al vertice dei moltiplicatori rimasero i principali insegnamenti professionalizzanti, quali "Arte militare", "Storia militare", regolamenti e "Istruzioni pratiche". L"'Attitudine militare" assumeva un ruolo detenninante, con un valore doppio degli altri, che sembrerebbe suggerire l'affermarsi di una nuova impostazione del giudizio generale. Lo studio rimaneva l'elemento fondamentale . Tuttavia le singole materie, apparentemente, sembravano avere un peso decisamente inferiore aJla vocazione militare, espressa attraverso il contegno mantenuto durante i due anni di formazione. La capacità di un giovane di adeguarsi al sistema disciplinare dell'istituto e, quindi, dell'esercito era ritenuta, in sintesi, la sua qualità principale.
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
261
Un altro punto impo11ante fu Io spostamento dell'equitazione, riservata ai cavalieri, tra le discipline principali. Indubbiamente la capacità di cavalcare era, per un ufficiale di cavalleria, una caratteristica irrinunciabile e, apparentemente, più importante delle sue conoscenze tecniche. Le altre discipline militari mantennero una posizione intennedia tra gli insegnamenti generali e quelli ritenuti più professionalizzanti. L'intervento organizzativo del 1934 eliminò, semplicemente, il gradino più basso dei coefficienti e, conseguentemente, elevò quelli delle lingue straniere di un punto. L'unica riduzione riguardò la "Storia militare", scesa dal massimo moltiplicatore a quello intennedio. La rivalutazione potrebbe essere l'effetto di un mutamento nel programma, o di una riconsiderazione dei suoi contenuti. Il secondo anno di studi prevedeva I O biennalizzazioni, di cui una era la sintesi di due materie del primo anno. Le altre 5 rappresentava?10
l'ele,nento C;!ra!terizzante del seco!:do ciclo di apprendimento, plH~
non essendo esclusivamente militari. Tra i nuovi corsi spiccava "Scienza dello Stato", che venne soppressa tra il 1935 ed il 1936. Formalmente sembrava richiamarsi alle discipline giuridiche presenti prima del conflitto mondiale. Tuttavia potrebbe essere stato il tentativo del regime di istituzionalizzare un insegnamento politico di matrice fascista. Questa ipotesi sembra trovare confenna nella estemporaneità della disciplina e nei coevi tentativi di fascistizzare l'educazione degli ufficiali che ottennero risultati apparentemente limitati. L'attenzione verso le nuove esigenze tecnologiche si espresse af-
fiancando a "ì\1ezzi tecnici", l~accertarnento dell'idoneità di condurre i motocicli. Nel 193 7 la prova di "Motociclismo" venne cancellata, probabilmente ridott a ad una valutazione facoltativa, ma nel I 93 8 fu istituita quella di "Automobilismo". L'insegnamento scientifico che subì i maggiori ritocchi fu "Chimica" pur rimanendo il supporto necessario ad "Esplosivi e aggressivi chimici". La connessione tra le due materie fu, plausibilmente, alla base della sua anticipazione, durante il biennio 1934-1935, al primo anno. Tuttavia la ristrutturazione organizzativa del 1936 portò alla sua cancellazione. ln questo modo le nozioni propedeutiche all'insegnamento professionalizzante, vennero assorbite dallo stesso oppure furono date come scontate.
262
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (I 895-1939)
Anche la geografia, rivista nella sua funzione, fu militarizzata nel 1934, nuovamente corretta nel 193 7 e, infine, resa ancora "militare" nel 1938. Le ripetute modifiche suggeriscono una visione contraddittoria, di una disciplina indubbiamente importante per gli ufficiali di un esercito che doveva difendere un impero. Lo spostamento tra le materie professionali o meno, potrebbe essere il sintomo dell'estensione dei contenuti, o di un programma particolannente concentrato sugli aspetti dei terreni dove la forza armata poteva essere impiegata. Nel gruppo delle biennalizzazioni rientrava anche la "Topografia", nonostante avesse perso la parte inerente al disegno. Quest'ultima venne reintegrata nel 1938, quando si concretizzò un sostanziale spostamento, rispetto al 1933-1934, tra i due corsi. Ovvero, passò, due anni dopo, al secondo anno per essere impartito al gruppo degli allievi che non lo aveva affrontato nella prima parte degli studi. Altri due insegnamenti professionali, "Elementi di balistica e tiro" e "Esplosivi e aggressivi chimici", sembravano rappresentare l'approfondime!lto di fr1segnm11e!1ti precedenti . !n particolare quelli sulle armi leggere e pesanti, ripetutamente modificata. La prima materia, probabilmente, raccolse l'eredità didattica dell'insegnamento "Materiale d'artiglieria", soppresso nel 1934. L'altra subi alcune correzioni nell'indicazione, contraendosi ad ''Esplosivi",
nel 1937 e ritornando alla vecchia dizione nel 1938(219l.
li quadro didattico del 1934 venne ulteriormente modificato dall'introduzione, nel 1936, di "Scuola per il comando". Inizialmente era previsto in entrambi gli anni di studi, ma nel 193 8 fu cancellato dal secondo. Questa sembrava riprendere l'insegnamento del 1906 sull'educazione del soldato. Probabilmente, era una disciplina più attenta all'esercizio del comando che all'aspetto educativo dello stesso. L'ultima variazione di rilievo fu l'introduzione nel solo 1937 di 4 materie professionali riservate esclusivamente ai carabinieri. La loro formazione era, tuttavia, sostanzialmente comune agli altri allievi, di cui potevano svolgere le funzioni. Inoltre dal 193 8 gli approfondimenti specifici alle attività investigative vennero delegati ai successivi corsi di specializzazione. (219) L'assenza del programma ha impedito di verificare se si trattasse di semplici nozioni sulla guena chimica o vi fossero dei punti di contatto con l'esperienza diretta compiuta in Etiopia.
Li\ RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
263
La riorganizzazione del 1934 interessò anche gli indirizzi professionali più burocratici. Di questi però è stato possibile ricostruire solamente pochi anni. Gli elementi emersi sembrano confermare una revisione didattica sostanziale, effettuata parallelamente a quella dei corsi per "combattenti". Il primo ciclo di studi per gli "amministrativi" e per i "commissari" differivano solamente per pochi insegnamenti, ed avevano 10 materie similari a quelle dei "combattenti". A queste si aggiungeva "Amministrazione e contabilità mii itare" nel primo e "Servizio di commissariato" e "Aggressivi chimici" nel secondo. La sussistenza (tabella n. 39) presentava alcuni punti di contatto con i "combattenti", in modo particolare le lingue straniere, e altri con i "commissari". Complessivamente sembra esservi stato un gruppo di materie comuni a tutti gli indirizzi(220>, affiancate da quelle peculiari ad ogni specializzazione. Quest'ultime erano 3 per i "commissari", di cui due già presenti nel periodo precedente<221 > ed una nuova, "Aggressivi chimici". Gli "amministratori" avevano soìarnente 2 insegnamenti specifici, identici a quelli degli anni precedenti (222l. Infine l'unica disciplina che distingueva la sussistenza dalle altre due era la presenza di "tecnologia". La riorganizzazione non incise sulle differenze formative, ma ne accentuò il carattere profossionale. Il secondo corso degli "amministratori" presentava, nel 1937, solamente 4 insegnamenti nuovi. "Amministrazione e contabilità militare", sembrava caratterizzarsi come specifica, nonostante idealmente contiguo con l'analogo insegnamento di scienze statale riservato ai combattenti.
Le altie n1atcrie dell'indirizzo erano le lingue stra11iere, svolte solamente in un solo anno, ed equitazione. L'ultima, "Esplosivi e aggressivi chimici", sembrava contrastare con l'impostazione del corso, ma potrebbe essersi trattato delle nozioni relative allo stoccaggio. Gli insegnamenti degli aspiranti alla sussistenza (tabella n. 43) comprendevano l'approfondimento delle conoscenze airuninistrative
(220) "Arte militare", "Istruzioni pratiche", "Topogn1fia", "Scuola per il comando", "Storia militare". (221) "Amministrazione dello Stato" e "Sen,izio di commissariato", quest'ultima nel 1937 venne corretta in "Servizio di commissariato militare". (222) "Amministrazione e contabilità militare" e "Amministrazione generale dello Stato".
264
LA FORMAZIONE DEGLI UFFIC!ALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
iniziato l' anno precedente. Si passava da quella generale dello Stato alla "Amministrazione e contabilità militare" affiancata da "Servizio di commissariato". Allo stesso tempo sembrava assumere particolare importanza la geografia che veniva affrontata nella prospettiva economica e in quella militare. I restanti insegnamenti erano biennalizzazioni, con la sola eccezione dell'equitazione. L'ultima riorganizzazione della struttura didattica venne realizzata tra il 1938 ed il I 939. Lo scoppio del conflitto europeo, nel settembre 1939, ebbe un'immediata ricaduta sullo svolgimento dell'attività didattica. Il secondo anno del 81 ° corso ed il primo del 82° iniziarono normalmente, ma l' entrata in guerra provocò l'iimnediata cmrezione dell'assetto strutturale, con il passaggio dall'attività "ordinaria" a quella "accelerata"<223>. La principale novità fu il modesto avvicinamento tra i corsi di Torino e quelli di Modena. Realizzato con l'inserimento tra le discipline dell'indirizzo "combattenti", di alcuni insegnamenti seguiti dalle armi "dotte". Si trattava di 2 materie, una militare e l'altra scientifica, che non erano mai state previste nel quadro didattico post-bellico. La prima, "Fortificazione campale", richiamava gli insegnamenti di "Fortificazione" e "Disegno di fortificazione" presenti nei corsi precedenti alla guerra mondiale. Probabilmente, le tensioni internazionali e le esperienze in Etiopia e Spagna indussero ad un recupero di una disciplina difensiva così importante. La seconda, "Matematica", rappresentava una vera innovazione per le armi di linea. Questa aveva sempre costituito uno dei principali punti di differenziazione tra la cultura tecnico-scientifica delle armi "dotte" e que11a pratica della fanteria e cavalleria. L'assenza del programma impedisce di verificare se si trattò di una equiparazione formale o reale, e, in quest'ultimo caso, quanto i due corsi fossero sovrapponibili. Tuttavia l'introduzione al secondo anno di " Analisi algebrica e infinitesimale. Parte l", rimanda ad un seguito, probabilmente inserito nella scuola di applicazione. La riorganizzazione del primo anno di studi per gli allievi "combattenti" fu caratterizzata anche dalla riattivazione di "Fisica" e
(223) Contrariamente a quanto successo nel primo conflitto mondiale lo scopo rimase la preparazione di ufficiali effettivi.
LA RIAPERTURA AIBORGHES! (1927-1939)
265
"Disegno" topografico, mentre "Armi" venne corretta in "Armi e tiro". Per i carabinieri venne reintrodotto un insegnamento specifico, "Materie legali". Si trattava, probabilmente, della sintesi di due materie soppresse nel 1938, "Diritto penale" e "Procedura penale", che rappresentava l'introduzione alla successiva specializzazione. Un'importante correzione, comune a tutti i corsi, riguardò le lingue straniere. Non si trattò solamente della riduzione ad un solo insegnamento, ma venne ampliata la possibilità di opzione con l'introduzione dell'inglese<224>. Ciò poteva essere il riconosci1?ento all'importanza assunta da quella lingua nei contatti mondiali e della sua diffusione nelle scuole civili. Le quattro lingue divisero gli allievi in modo eterogeneo. La scelta dell'inglese (30,88%) si impose immediatamente nel primo e secondo anno del 81° corso. Circa metà si divise tra il francese (24,26%), ed il serbo (25,37% ), mentre solamente poco meno di 1/5 preferì il tedesco ( 19,-49~~). Il ccrso su~cessivc, 1'82°, si orientè nuovamente verso il francese (40,56%), mentre seguirono l'inglese circa 1/4 degli allievi (26, 11 % ). Le altre due lingue, coinvolsero meno di 1/5 degli allievi (16,67%). Tra ie materie modificate in tutti gli indirizzi vi fu "Arte militare", per la quale venne rimarcata la separazione tra gli aspetti beliici e quelli organizzativi. Nei corpi di governo la distinzione non riguardava la •'tattica" e ]"'organica", ma la prima e la "logistica". L'estensione totale della materia si ebbe soiamente nel 1939 nell'indirizzo "combattenti", invece per gli amministratori rimase solamente l'organica.
il gruppo deiie materie miiitari presenti in ogni indirizzo era costituito dalla "Topografia", dalla "Storia militare", dalla "Geografia militare", dalle istruzioni pratiche, dalle discipline ginnico-sportive <2 25> e dal giudizio comportamentale. Complessivamente, venne ribadito un bagaglio comune per tutti gli ufficiali licenziati da Modena, fonnato da materie generali e militari.
(224) Non era un'innovazione, poiché la lingua inglese era già stata prevista come insegnamento facoltativo nei corsi speciali postbellici per il completamento della fonnazione degli ufficiali passati in SPE durante il conflitto e, successivamente, nel periodo "sperimentale". (225) Ginnastica, scherma ed equitazione; riunite in una sola media nel solo indirizzo per i "combattenti".
266
LA FOR,\IAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Le discipline presenti nei soli indirizzi burocratici si basavano su insegnamenti riguardanti l'amministrazione dello Stato<226l . L'approfondimento della macchina amministrativa militare era riservato agli aspiranti alla sussistenza e agli "amministratori", attraverso "Amministrazione e contabilità militare". f nfine i "commissari" condividevano con gli aspiranti alla sussistenza lo studio dei "Servizi di commissariato in tempo di pace". I restanti insegnamenti del corso commissariale, della durata di un anno, presentavano una sostanziale comunione con il secondo ciclo di studi degli altri indirizzi. Tra questi vi era "Chimica e aggressivi chimici", "Automobilismo" e "Servizio di commissariato in guerra", complementare ad uno dei due insegnamenti comuni con gli aspiranti alla sussistenza. 11 secondo anno venne riorganizzato, nel 1939, mantenendo un consistente nucleo di materie uguali tra i vari indirizzi . La differenziazione tra i percorsi fonnativi era rimarcata da quelli biennali <221i, con il titolo sostanzialmente identico all'anno precedente, e quelli peculiari del secondo ciclo dì studi<228)_ • L'analisi algebrica era certamente la novità più importante del corso per le anni di linea, ma non fu l'unica. Accanto alla geografia militare venne attivata la "Geografia analitica, proiettiva e descrittiva" che, aìmeno nominaimente, rappresentava un netto approfondimento, rispetto ai precedenti insegnamenti di carattere generale. Le ultime correzioni pongono in luce alcune contraddizioni nelle concezioni ministeriali sulla formazione degli ufficiali combattenti. Solamente "Mezzi di trasmissione ed osservazione", derivato da "Mezzi tecnici", sembrava rientrare nel quadro degli insegnamenti pratici legati all'attività bellica. La nuova separazione di "Topografia" e "Disegno" e l'introduzione, per i carabinieri, di "Tecnica professionale"
(226) Si trattava dell 'insegnamento di "Amministrazione generale e contabilità dello Stato", per gli aspiranti alla sussistenza e gli "amministratori", mentre per i "commissari" nel 1937 era intitolato "Amministrazione generale dello Stato" e l'anno successivo venne corretto equiparandolo completamente all'altro. (22 7) Le discipline ginnico sportive (per le am1i "combattenti" erano riunite in "Educazione fisica" mentre negli altri indirizzi contribuivano alla media quadrimestrale e finale con una media parziale propria); la lingua straniera; "Storia militare"; "Istruzioni cd esercitazioni pratiche"; "Geografia militare"; "Arm i e tiro"; "Arte militare", limitata alla "tattica" per i "combattenti" e alla "logistica" per gli amministratori e gli aspiranti alla sussistenza. (228) "Automobilismo" (nel 1940 per i "combattenti" e gli "amministratori" venne com:tto in "Automobi lismo e motociclismo"), "Chimica e aggressivi chimici".
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (!927-1939)
267
sembrano evidenziare l'assenza di un preciso programma e comunque di progetti che andassero al di là della situazione contingente.
I due indirizzi "burocratici" riproposero al secondo anno le stesse analogie del precedente. Sostanzìalmentc gli aspiranti alla sussistenza dovevano seguire gli stessi corsi degli "amministratori" e in più "Tecnologia" e "Servizi di commissariato in guerra". Il corso di amministrazione presentava solamente 3 materie nuovec229> su 13, rispetto al primo anno, mentre per la sussistenza ve ne erano 5< 230J su 15. Il confronto con il periodo precedente evidenziava una sostanziale stabilità del primo, mentre nel secondo indiiizzo le valutazioni erano state portate da 13 a 15.
2.4.2 L'educazione morale Alla fine degli anni venti si era ormai definitivamente affermato un nuovo ordine politico che per taluni aspetti penetTÒ o tentò di penetrare all'interno dell'istituzione Accademia. Alcuni modelli del regime vennero rapidamente recepiti, anche se non vi fu una rcaic fasci~tizzazione dei pfincipi etici e morali a cui il futuro ufficiale avrebbe dovuto ispirarsi. L'ideologia fascista venne rapidamente contrapposta, nelle sinossi, aìla deleteria triade comunismo-socialismo-sindacaìismo. Davanti alle diverse posizioni si voieva ritrarre l'ufficiale in un atteggiamento distaccato, poiché le sue preoccupazioni dovevano derivare unicamente dalle .legittime aspirazioni della patria. L'esposizione solo apparentemente era apolitica, ma da essa risaltavano le stesse opinioni espresse da Mussolini come le più sensibili ai problemi nazionali e favorevoli alla pacifica convivenza delle classi sociali. La "sottile" arte del comando induceva railievo, pur senza aicun ordine diretto, a propendere verso una visione più vicina al ruolo che l'esercito si attribuiva. Generalmente, nessuna disciplina si ispirava, apertamente, al fascismo o ne faceva l'apologia. Il distacco politico enunciato nei regolamenti interni voleva avere, plausibilmente, un carattere anche etico. L'esercito doveva essere struttura autonoma dalla politica, però fedele al Re e allo Stato, entrambi strettamente legati al PNF.
(229) Si trattava di: "Geografia economica", "Automobilismo" e "Chimica e aggressivi chimiciu. (230) Si trattava di: "Geografia economica", "Storia militare", "Automobilismo", ·'Servizi di commissariato in guerra" e "Chimica e aggressivi chimici".
268
LA fORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL•ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Nel corso degli anni trenta la figura dell'educatore, ipotizzata dai moderati nel primo decennio del Novecento, perse progressivamente la propria consistenza. Al contrario si rafforzò quella del tecnocrate, con un ruolo preciso e prestigioso dentro la società il.azionale. Ciò emerge non tanto da una descrizione, anche sommaria, delle caratteristiche di un modello, ma dall'insieme delle nozioni impartite e, soprattutto, dai limiti disciplinari imposti. Il confronto tra la figura del futuro ufficiale proposta dalla nonnativa e quella delle sinossi evidenzia uno spostamento di fondo. In un trentennio vi fu , sostanzialmente, il passaggio da un'educazione morale poggiata su concetti spesso molto astratti ad una fissata attraverso i limiti formali. La stima di sé maturata dagli allievi nei due anni d'istruzione, pur, fortemente mediata dalla struttura educativa dell'istituto, emergeva dal "Numero Unico" o "Mak - 100"<231 > degli anni trenta. Si trattava di un'immagine grafica, parzialmente caricaturale, realizzata dal corso 1.:he terminava il proprio cick, di studi. La programmazione e l'uscita del volume era stimolata dal comando dell'istituto attraverso gli ufficiali più giovani, di solito tenenti. Questi sovrintendevano alla formazione di un comitato di allievi e svolgevaiìO un'azione di controllo e orientrunento del loro lavoro. Dietro ai carattere satirico ed informale di una pubblicazione ad uso interno vi era un profondo rispetto per la vita militare in generale, dell'accademia in particolare, e degli ufficiali, ad ogni livello. Costituiva, soprattutto, una occasione auto-celebrativa fortemente condizionata dagli ufficiali-coordinatori e funzionale alla sola memoria commemorativa. Il processo di realizzazione corrispondeva ad una prassi consolidata, pur non codificata, che era preservata di corso in corso dagli ufficiali dell'istituto. Ciò nasconde gli effettivi cambiamenti nell'indirizzamento generale del processo di auto-rappresentazione. Gli insegnanti militari dovevano mantenere i redattori sulle stesse onne dei loro predecessori. In modo particolare nell'ironia con cui venivano descritti i colleghi e celebrati i superiori. Ovviamente sempre limitata ai soli aspetti c,omplessivi ed esteriori e non doveva toccare quelli morali o personali.
(231) I vari anni sono conservati presso la "Mak- 100" dal 1925,
BAMM;
la loro intestazione venne modificata in
LA RIAPERTURA AI DORGHESI (1927-1939)
269
Le vignette, le battute satiriche, i fotomontaggi, eccetera, erano tratte dalle esperienze del corso e facevano riferimento alle particolari caratteristiche dei suoi componenti. La comicità del "Numero Unico" era, quindi, soprattutto un momento goliardico, apparentemente sopra le righe ed espressamente diretto ai protagonisti di quel determinato momento. Il rapporto con il mondo esterno, non militare, si esprimeva sempre attraverso le vignette, le filastrocche o le narrazioni ironiche. I temi ricorrenti e spesso intrecciati erano, essenzialmente, il rapporto con le donne e quello con i giovani borghesi, intesi come non militari. In essi gli allievi accentuarono, costantemente, le connotazioni specifiche di un punto di vista generalizzato, probabilmente, estrapolato dalle estremizzazioni dei supp01ti narcisistici alla morale imposta nella scuola. L'allievo era sempre disegnato come intellettualmente e fisicamente superiore ai civili, le cui caratteristiche erano la pusillanimità e l'invi<lia verso ia possente iìgura <lei futuro Ltf'iìciaìe. Le ùonne si innamoravano a prima vista del giovane in divisa, mentre tutte le madri cercavano di maritare le loro figlie ad uno di essi. Ovviamente il "cadetto" era sempre molto più furbo di loro ed evitava ogni macchinazione ai suoi danni. Alio stesso tempo raccogìieva, costantemente, i favori delle signorine piL1 "graziose" ~he erano orgogliose del loro corteggiatore. L'allievo era il risultato del sistema educativo che risentì delle mutate condizioni politiche, più della trasformazione del sistema di reclutamento degli ufficiali. Il risultato complessivo fu l'irrigidimento della disciplina e, quindi, del rapporto tra gli ammessi e l'istituto. Il giovane ritornò ad essere una sorta di materia grezza che andava raffinata, trasformandola in ufficiale attraverso la disciplina e lo studio. Nel nuovo regolamento interno, pubblicato nel 1931, le doti principali degli aspiranti divenivano il "carattere" e la "devozione" al dovere. Queste avrebbero aiutato il giovane a misurarsi con le difficoltà e a superarle, conformandosi al carattere dei corsi: 241.
- Tenga l'allievo ben presente che la R. Accademia è specialmente istituto di alta educazione ove si debbono formare dei caratteri, ove egli si deve abituare alla pratica delle più forti e sane virtù; sentimento del dovere, fede nelle alte idealità, forza di volontà, franchezza, lealtà,
270
LA fORlvlAZlONE DEGU UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
abnegazione, spirito di sacrificio. In siffatta palestra morale attinga energia alla fonte purissima delle antiche e gloriose tradizioni dell'istituto. Coltivi e sviluppi in sé e nei compagni lo spirito di corpo nella sua più nobile espressione, mantenendo costante l'accordo di volontà e di affetti fra tutti i compagni senza distinzione di arma e specialità, per la comunanza dello scopo da raggiungere, che è la forza dell'Esercito e la grandezza della Patria. 242. - Norma costante dell'allievo in ogni azione deve essere l'alta idea del dovere, che è quanto dire obbedire agli ordini superiori, in qualunque circostanza, senza esitazione di sorta o segno di rincrescimento; mettere tutto l'impegno a trarre il massimo profitto dagli insegnamenti ricevuti, farsi modello del! 'esatta osservanza di tutti gli obblighi che dal Regolamento di disciplina sono imposti al militare di qualunque grado< 232l,
Questi punti rimasero, fino alla successiva guerra, l'essenza a cui ogni allievo avrebbe dovuto ispirarsi. Il contenuto dei due articoli venne riproposto nelle edizioni dei i937-i938 e òd 1940 rii:occanoo semplicemente la terminologia impiegata<233l. La normativa emanata dopo la riapertura dell'istituto ai borghesi riprendeva i punti essenziali per i I contrnllo e la formale unifonnazione dei giovani in vigore prirna del conflitto n1ondiale. La prhna codifica fu del 1931, ma probabilmente nel 1928 vennero emanate una serie di norme transitorie che integravano la regolamentazione esistente. Rispetto al primo decennio del secolo erano stati corretti, tra gli altri, i limiti al possesso di denaro e degli oggetti ritenuti offensivi della dignità militare. Nello stesso insieme vennero inseriti gli ornamenti di lusso, preziosi e frivoli, come altri, tra i quali i libri, che non erano ct<,ti "'"Prp<:<:,>mPpte m1tnri77:1ti (234)_
L'aspetto economico venne ripreso nell'edizione del 1940, attraverso la riproposizione del concetto di "semplicità ed austerità" della
(232) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931, cit., pp. 41-42. (233) Norme di sen1izio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per usu degli Allievi), 1937-1938, articoli 222 e 223, cit., p. 25. Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, articoli 212 e 213, cit., p. 38. (234) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931, cit., p. 43: «247. Gli allievi devono astenersi dalle spese di lusso e da quelle superflue, dalle prodigalità, dall'uso di oggetti preziosi o frivoli, perché non confacenti alla semplicità ed austerità militare. Non devono tenere oggetti, strumenti o libri che non siano stati autorizzati. Possono tenere presso di loro una somma non superiore a lire 300».
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
271
vita accademica. Probabilmente, fu la necessaria premessa per la riduzione da 300 a 100 lire della quantità massima di denaro consentito all'allievo. L'eccedenza poteva essere versata, senza limite, presso la cassa dell'istituto oppure in un ufficio bancario esterno. II comando dell'accademia rinunciava di fatto al controllo della disponibilità dei singoli. Si trattò, plausibilmente, dell'ufficializzazione di quanto già accadeva, poiché i giovani potevano, comunque, contare su delle somme diverse da quelle prescritte. Un altro aspetto impmtante del "possesso" era rappresentato dai libri, assimilati ad oggetti di lusso o comunque futili. La normativa del 1931 lo fece rientrare nei divieti possibili e allo stesso tempo inibì l'accesso alla biblioteca principale. Gli allievi furono indirizzati alla piccola e selezionatissima raccolta di volumi annessa alla sala di convegno. Con il regime fascista non venne introdotto un nuovo sistema di sorveglianza. Semplicemente fu irrigidito quello esistente. L' interdizione dalla biblioteca non era il tentativo di impedire le letture politicamente estremiste, tra l'altro assenti, ma soprattutto di tutte quelle che avrebbero potuto contenere elementi d'antifascismo. li nuovo organismo bibliotecario era presentato come una facilitazione. In realtà costituiva uno strumento di censura ideoiogica. Tutto ciò sembra essere un'espressione dell'ampliamento dell 'apparato di controllo, divenuta più capillare. Erano posti sotto esame tutti quegli aspetti, anche minimi, della vita interna che potevano assumere una carica eversiva cm). Negli anni succèssivi il decentramento non diede i risultati sperati o si dimostrò del tutto superfluo tanto che nella seconda metà degli anni trenta venne parzialmente riaperta la biblioteca. La consultazione non era libera, 1na sottoposta al vaglio de! con1andante di co:npagnia
che decideva sulla consultabilità o meno dei volumi <235). La revisione sostanziale della normativa prebellica produsse altre modifiche sostanziali che solo apparentemente erano marginali. Non si trattò solamente di nuove imposizioni che limitavano ulteriormente
(235) Con ciò non si vuole parlare di oppositori politici o di tentativi di penetrazione all'interno dell'istituto di elementi contrari al regime, ma più semplicemente di qualsiasi tipo di comportamento che sfidava le consuetudini interne, sia scritte, sia orali. (236) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937-1938, cit., p. 44; e Norme di servizio inlerno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, cit., p. 64.
272
LA FOR,\,fAZIONE DEGLI UFFICIALI N ELL'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA ( 1895-1939)
la sfera decisionale degli individui, comprendevano anche soluzioni dall'aspetto pratico. Tra queste vi furono i nuovi criteri delle ispezioni postali, sui plichi inviati agli allievi dai familiari o dai conoscenti. Nella regolamentazione del 1931 l'operazione di controllo mutò sostanzialmente, poiché poteva essere effettuata solamente in presenza dell'allievo(237). In questo modo veniva fugato qualsiasi dubbio di manomissione del contenuto dei colli che, probabilmente, era stato sollevato negli anni precedenti. L'accertamento divenne facoltativo nel corso del decennio successivo, senza correggere la prassi corrente<238l. Al controllo sistematico si sostituì, apparentemente, la fiducia, pur mantenendo come deterrente la minaccia di una possibile e imprevedibile verifica. Tra i nuovi limiti vi fu la reintroduzione, dopo mezzo secolo, degli artico! i riguardanti le pratiche religiose. Dal 1880 gli allievi erano stati formalmente liberi di seguire o meno le cerimonie sacre, cristiane o altre. Dal 1931 venne reinserito l'obbligo di assistere alla messa<2 39l, e, ufficialmente, non fu ~ontemplatrr la pcssib:liti di professare un'altra
fede, o almeno di partecipare a cerimonie esterne all'istituto. Il passaggio era indubbiamente significativo poiché l'accademia perdeva la sua connotazione laica. Tuttavia, questa soluzione rientrava nel nuovo ruolo occupato dalla religione cattolica nello Stato, conseguente ai patti lateranensi stipulati nel 1929. L'accentuazione del controllo comportamentale si espresse anche attraverso una maggiore sorveglianza notturna. Nel 1929 il compito venne attribuito ad un "famiglio"<240l, che avrebbe agito in seguito alla richiesta dell'ufficiale di picchetto<241 l. Nelle edizioni successive (237) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 193 1, cit., p. 81. (238) Norme di servizio interno per la R Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937-1938, cit., p. 48 ; c Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, cit., p. 71. (239) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 193 1, cit., p. 73. (240) Si trattava di personale civile assunto in qualità di lavoratore generico in accademia. Tuttavia, come tutti i civili impiegati presso organismi militari, erano sottoposti ad una rigida disciplina che prevedeva anche delle severe punizioni per le infrazioni compiute. In ogni regolamento vi era una specifica parte dedicata a questo gmppo <li lavoratori, al pari degli allievi, del personale militare e di quello civile insegnante. (241) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Attribuzioni dei comandati di servizio), 1929, cit., p. 22: «Ogni notte dal silenzio alla sveglia è comandalo un famiglio in servizio d'ispezione alle camerate allievi. Detto famiglio è a disposizione
LA RIAPERTURA ATnORGHESI (1927-1939)
273
l'incarico passò ai sottufficiali di servizio, sempre sotto la direzione dell'ufficiale di giornata<242J. Il cambiamento non era solamente formale, ma corrispondeva anche all'irrigidimento della disciplina. Soltanto il personale militare poteva godere della piena autorità nei confronti dell'allievo, mentre l'impiegato civile, per quanto militarizzato, era sempre considerato come un aggregato e non un graduato. La principale innovazione del 1931 fu l'introduzione di un paragrafo denominato "Contegno in pubblico" che aggiungeva ulteriori prescrizioni alle norme contenute in "Doveri generali". L'argomento era ia libera uscita e, conseguentemente, gli atteggiamenti ritenuti consoni alla posizione di un aspirante ufficiale. Nella nuova normativa e nelle successive non vennero più menzionati i limiti temporali del permesso giornaliero. La sua gestione venne definitivamente demandata al comando dell'istituto che poteva cercare di sfruttarne pienamente la valenza formativa. La concessione o la negazione dell'autorizzazione erano legati ai risultati nello studio e al co1nporlarntinlo, ianto da consentire, genericamente, ai " meritevoìi" di avere una sorta di vita più "mondana".
'
Complessivamente, divenne più facile ottenere l'assenso per partecipare a pranzi, passeggiate pomeridiane, feste e, eccezionalmente, per pernottamenti fuori sede. La richiesta doveva pervenire dai genitori, dai parenti oppure dai raccomandatari, nonostante quest'ultimi fossero una figura ufficiosaf243 ). La partecipazione alle feste cittadine o alle semplici rappresentazioni teatrali diveniva un ulteriore strumento di differenziazione. Le diverse possibilità cc,onomiche e l'inserimento nell'alta società cittadina avevano un peso determinante, ma al di là del ceto sociale, era necessario il merito scolastico.
segue nota: dell'ufficiale di picchetto; dovrà recarsi a visitare tutte le camerate per tre volte durante il servizio cd in quelle ore che gli saranno indicate. Si asterrà dal visitare altri locali se non in seguito ad ordine. Riferirà l'csitt> di ogni ispezione all'ufficiale di picchelto». Il ruolo del famiglia nella sorveglianza notturna risaliva al regolamento del 1865 e non mancò mai nelle edizioni successive. (242) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931, cit., p. 69. (243) Nelle edizioni Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso interno degli allievi}, cit., 1937-1938, p. 32, e Norme di servizio interno per la R. Accademia dì Fanteria e Cavalleria, cit., 1940, p. 4 7, vennero stabiliti gli orari di uscita per prunzo (dalle 17 alle 21), per le passeggiate (dopo le 12), e il limite massimo per il rientro dagli spettacoli serali (entro le 23).
274 LA FORMAZIONE DEGJ.T Ul'l'!ClALI NELL'ACCADEMIA MILITARE lJl MODENA (1895-1939)
All'esterno gli allievi dovevano essere irreprensibili, nell'abbigliamento e nel comportamento. Erano vietate le danze nei luoghi pubblici, fatta eccezione per quelle autorizzate, e soprattutto l'iscrizione a circoli, associazioni o società di qualsiasi tipoC244 >. Quest'ultimo limite appare strumentale e fittizio. Di fatto, era contraddetto dall'adesione obbligatoria alle associazioni del regime, PNF e GUF, attraverso la distribuzione delle tessere all'interno della stessa accademia. La proibizione di aderire alle manifestazioni, autorizzate o meno, si accentuò nel corso degli anni trenta fino a comparire palesemente nelle edizioni successive al 1937cz4 si. Da una parte gli allievi dovevano sottoscrivere la tessera del partito e, possibiimente, deìle organizzazioni fiancheggiatrici, ma era loro vietato di partecipare a qualsiasi dimostrazione pubblica, pena l'espulsione. Solamente ·it comandante poteva autorizzare l'adesione a circoli, associazioni e società ritenute confacenti ad un ufficiale. La regolamentazione interna estendeva la sua giurisdizione, di fatto, anche all'esterno dell'istituto, fino a sindacare sulla vita privata dell'allievo. Questa ebbe la massima espressione nelle due edizioni pre-belliche quando alle norme sul contegno vennero aggiunte quelle sul rapporto con il sesso femminile. In modo particolare egli non doveva farsi coinvolgere in amicizie, sentimentali o estemporanee, con donne di dubbia fama<246 >. Alla base di questo divieto generalizzato, che poteva colpire l'ambito sentimentale, vi era, probabilmente, una necessità di ordine igienico più che morale. Per taluni aspetti il divieto poteva essere generato dalla volontà di scoraggiare i rapporti con il mondo della prostituzione ed eliminare, o quanto meno ridurre, i numerosi casi di blenorragia riscontrati
(244) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanreria e Cavalleria, 1931, cit., p. 47: «267. Gli allievi devono in pubblico serbare contegno irreprensibile; tenere l'uniforme in perfetto ordine e calzare sempre i guanti. In teatro e nei pubblici ritrovi non devono mai lasciare l'armamento né il copricapo. 268. È loro vietato di prendere parte alle danze che hanno luogo in locali pubblici, (salvo che siano autorizzati da speciali permessi da rilasciare di volta in volta, s'intende per locali molto decorosi), e di far parte di circoli, di associazioni e società di qualsiasi genere». (245) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), art. 224, 1937-1938, cii., p. 25; e Norme di sen1izio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, art. 214, 1940, cii., p. 38. «È assolutamente vietato agli allievi di partecipare a dimostrazioni pubbliche di qualsiasi genere». (246) Norme di servizio interno per la R Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), art. 250, 1937-1938, cit., p. 28: «( ... ) né accompagnarsi con donne di dubbia condotta».
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
275
annualmente. Tuttavia, ebbe anche l'effetto di creare nuovi problemi nei rapporti con l'altro sesso. I più colpiti non furono quelli che frequentavano i bordelli. Piuttosto quanti avevano già delle relazioni avviate con ragazze prive di censo, o appartenenti a strati sociali ritenuti troppo bassi per un ufficiale. Con ciò non si vuole affermare che l'istituzione intervenisse o spingesse per la rottura di taluni rapporti "affettivi". Più semplicemente, si creò l'obbligo di fornire al comando dell' istituto delle ampie e dettagli ate notizie sulla vita e i "costumi morali" della propria "accompagnatrice". La normativa sulle compagnie femminili si estendeva, ovviamente, anche al campo delle conoscenze maschili. L'aspirante doveva cons iderare la condotta delle persone che frequentava, per non incorrere nelle sanzioni previste dal regolamento. In tal modo i contatti con il mondo esterno divenivano assai contenuti e dovevano svolgersi preferibilmente attraverso canali controllabili dall'istituzione, al di fuori dei quali si poteva rischiare fino all'espulsione. Un 'altra trasformazione significativa del sistema educativo interno, conseguente al riordino del reclutamento, fu la reintroduzione delle gratificazioni . Durante il periodo "sperimentale" gli alìievi avevano già conseguito la nomina ad ufficiali e ciò, plausibilmente, sconsigliò l' introduzione fom1ale dei gradi interni. Nelle bozze del 1929 vennero riportati solamente i doveri e gli attributi del "Capo-scelto" e dello "Scelto"<247J, la cui designazione avveniva, probabilmente, con gli stessi criteri prebellici. Essi dovevano, essenzialmente, coordinare tutte le operazioni riguardanti gli allievi, dalla sveglia al coricarsi C248l. Le loro attribuzioni Cfcbbero considerevolme11le all ' inizio degli anni trenta. Le nomine vennero completamente svincolate dai risultati scolastici e delegate al giudizio del comandante<249l. Allo stesso tempo
(247) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e di Cavalleria (Attribuzioni dei comandanti di servizio), bozze, 1929, pp. 20- 2I. (248) Castrenzo di Prima, Ricordi dell'Accademia di Modena, A. Renna, Palermo, 1953; allievo di fanteria a Modena tra il 1929 ed il 193 l descrive un ruolo attivo degli allievi graduati nella gestione della disciplina e nell'inquadramento delle compagnie allievi, apparentemente con una funzione similare a quella dei sottufficiali. Questi ultimi, nei ricordi dell'autore, svolgevano un'azione di supporlo, come responsabili della gestione dei servizi, ma non avevano compiti operativi. (249) Reg olamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1931, cit., p. 49: «( ... )il quale li sceglie fra quelli che primeggiano per carattere, condotta, istruzione, e
276
LA FORMAZIONE DEG!.1 Uff!CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
furono investiti di una nuova funzione di controllo sui colleghi che sembrava ispirarsi alle tendenze del regime<250). Sostanzialmente divenivano dei graduati con una giurisdizione limitata, ma piuttosto significativa. La denuncia dell'infrazione era divenuta obbligatoria e ciò conferiva loro l'indiretto potere di punire i compagni_ In questo modo, presumibilmente, l'ufficiale sarebbe stato indotto ad intervenire, dopo una segnalazione, per non minare l'autorità del graduato e, quindi, della stessa gerarchia. Il controllo sugli allievi era, quindi, pressochè totale, all'esterno come all'interno dell'istituto, cancellando le zone franche coperte dalla solidarietà di corpo e di condizione. Nel 1931 fu reintrodotta anche la figura dell'allievo-istruttore, ma con un meccanismo di nomina decisamente diverso da quello prebellico. La scelta avveniva sempre all'inizio dell'anno scolastico e solamente tra gli allievi del secondo corso. Tuttavia, 11011 erano automaticamente premiati i più dotati del precedente periodo di studi, ma una commissione presieduta dal vice-comandante ne valutava i titoli. Gii aspiranti òovevano sottoporsi ad un esame teorico-pratico sugii esercizi militari e solamente i primi della speciale graduatoria ottenevano l'incarico. Gli altri gradini gerarchici interni, come il capo-classe e i suoi vice, non vennero modificati. La prassi di nomina e l'attività di cui erano incaricati fu quella già prevista nel primo decennio del Novecento. Le innovazioni introdotte nel 1931 riguardarono, soprattutto, il meccanismo dei premi concessi durante l'anno di studi. L'ampliamento delle gratificazioni aveva lo scopo, probabilmente, di spronare tutti gli allievi e non solamente quelli che potevano aspirare ad un grado_ Il sistema d ' assegnazione dei certificati di ùistinzione, firmali òai generale comandante e distribuiti in forma solenne<251J, richiamava
segue nota:
spirito di attitudine militare, in ragione di un capo-scelto e 4 scelti per ogni compagnia organica». (250) Ibidem, p. 49: «279. I capi-scelti e gli scelti esercitano le attribuzioni dei graduati per ciò che ha tratto al servizio interno dcli' istituto, eccettuato per quanto spetta ai capi-classe e sotto capi-classe. Essi hanno diretta autorità disciplinare sugli altri allievi, trasmettono gli ordini dei superiori, danno i comandi stabilili, ne sorvegliano l'esecuzione, facendo le osservazioni che credono del caso. Di fronte a trasgressioni o mancanze, non possono punire i compagni, ma debbono al più presto riferire all'ufficiale di settimana del proprio reparto». (25 I) Ibidem, p. 51.
LA KJAJ'EKTURA Al BORGHESI (i927-1939)
277
quello della cifra reale_ Quest'ultima non era più menzionata nelle nuove prescrizioni, ma apparentemente non era stata soppressa o sostituita con un fregio analogo. La competitività scolastica era stimolata attraverso la concessione di medaglie d'oro e d'argento, piccole e grandi. I premi potevano essere concessi per le singole materie, ma anche in seguito ad un risultato complessivamente positivo. Nelle edizioni del 1937-1938<mJ e del 1940<253 l, fu ampliato il quadro delle gratificazioni con la reintroduzione ufficiale della cifra reale, nei medesimi termini dei decenni precedenti, e l'incremento del numero dei premiati. Complessivamente lo scopo rimase quello di spingere all'emulazione tra i compagni dello stesso corso e tra quelli del primo e secondo anno di studi. La voglia di emergere era ritenuta una delle doti essenziali per una lunga carriera, purché fosse disciplinatamente incanalata nel rispetto della gerarchia. T
J~
contin1!c scnc~ltazioni a rnigHorarc per aderire rncg1io ai c::.:.nc~i
dell' istituto avevano come contrappeso le sanzioni disciplinari, anch'esse reintrodotte ufficialmente dal 1931. Rispetto al periodo "sperimentale" fo una soluzione necessaria, poiché prima gli allievi erano ufficiali pienamente sottoposti al regolamento interno dell'esercito, mentre dal 1929 necessitavano di un periodo d'apprendimento. Il sistema delle punizioni rifletteva quello del 191 O, ma il peso delle singole pene era più mite e recuperava al primo gradino il "rimprovero semplice", abolito nel 1884<25~>. Complessivamente, la piramide divenne di 7 livelli. Il vertice venne appena scalfito dalla riduzione dei giorni massimi di consegna e di detenzione nella cella rigore. L'innovazione sembra suggerire un significativo mutamento nella gestione della repressione interna. Sostanzialmente, fu sancita una nuova forma di paternalismo, secondo il quale poteva esservi una serie
(252) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937-1938, cit., p. 31. (253) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, cit.,
p. 43. (254) Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 193 l, ~it., p. 54: «302. - Le punizioni disciplinari degli allievi sono: a) il rimprovero semplice; b) la consegna da 1 a 15 giorni; e) la cella semplice da l a 15 giorni; d) la cella di rigore da 3 a 10 giorni; e) la perdita dei fregi di distinzione; f) il rimprovero solenne; g) l'espulsione dalla R. Accademia».
278
LA F0Ri\1AZI0NE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M ILITARE DI MODENA (1895-1939)
di mancanze punibili con semplici "sgridate"<255>. Talmente insignificanti da non essere menzionate sui registri matricolari. Ancora una volta la carica educativa sembrava affidata al peso morale della parola, la cui po1tata venne accentuata dall'allargamento del gruppo che poteva farvi ricorso. Qualunque ufficiale, sottufficiale o insegnante civile nell'esercizio delle proprie funzioni, poteva rimproverare il giovane pubblicamente o in forma privata. Le negligenze più gravi erano punite con delle sanzioni più pesanti e pubblicamente più evidenti, che potevano essere aggravate per la recidività dell'allievo. L'entità dell'infrazione determinava l'intervento gerarchico appropriato, fino ai comandante deii' istituto che poteva sindacare su ogni punizione. La consegna, comminata da ufficiali e marescialli, era riservata ai piccoli errori quotidiani e alla scarsa applicazione nello studio. L'allievo avrebbe dovuto passare il tempo libero sui libri, oppure nel riassetto del proprio guardaroba. La ceila "semplice" era prevista per le evidenti infrazioni dei codice di disciplina militare o per una abituale insufficienza negli studi. Quella dì "rigore" era inflitta soltanto nei casi particolarmente gravi, altrimenti quando veniva riscontrata una mancanza di sincerità e di decoro. Le condizioni generali di vita nella cella erano decisamente migliorate rispetto agii anni prebellici e in entrambi i casi era fornito ii vitto completo. Le due punizioni si differenziavano per la possibilità di portare i libri, nella prima, e la totale segregazione, nella seconda(256 >. Al vertice della piramide vi era il rimprovero solenne e, nei casi estremi, l' espulsione. Entrambe le sanzioni erano comminate dal comandante l'accademia davanti all'intero battaglione allievi. Le cerimonie assumevano una valenza morale assai forte, poiché poneva i puniti in una posizione di totale distinzione dal resto dei colleghi. Le infrazioni che determinavano le massime punizioni potevano essere molteplici e riguardare anche i comp01tamenti all'esterno dell'istituto. Lo stesso Ministero o il comando d'armata potevano ordinare la costituzione della commissione disciplinare, ma solamente il ministro poteva sancire l'allontanamento definitivo dall'accademia.
(255) Ibidem, p. 54: «304. - Danno motivo al rimprovero semplice le prime mancanze e le negligenze o mancanze di poco rilievo. La parola, saputa adoperare a tempo, è un mezzo efficace di correzione per chi sa educare con passione ed alla virtù i giovani volontari alla nostra missione». (256) Il prigioniero usciva solamente nell'ora giornaliera d'aria.
LA RIAPERTURA Al OORGHEST ( 1927-1939)
279
Al di fuori della struttura punitiva e comunque all'interno di quella repressiva, si collocava nel 1931 il paragrafo intitolato "Reati - Dimissioni dal!' Accademia"<2 57l, Il riordino normativo aveva evidenziato per la prima volta un punto, plausibilmente, assai scottante per l'immagine dell ' istituto, in paiiicolare, e del corpo ufficiali, in generale. L'unico articolo stabiliva l'immediata consegna del colpevole di una grave infrazione alle autorità competenti, in base alle norme militari in vigore. In altri termini, gli allievi rei di atti previsti dal codice penale militare e/o civile dovevano essere immediatamente consegnati ai carabinieri. Questi li avrebbero tenuti in custodia fino al processo e all ' eventuale traduzione in un carcere militare. Nel 1937-1938 il tono perentorio venne sostituito dalla delega al Ministero di ogni decisione sull'espulsione o il deferimento alle autorità giudiziarie militari(258l. Ciò, probabilmente, era possibile solamente per le mancanze meno gravi commesse all'interno della struttura educativa. In questo modo fu sancita una nuova prassi, forse g ià in uso, che poneva l'allievo parzialmente al di fuori del codice civile e militare al fine di salvaguardare il nome della famiglia, l'accademia e l'onore dell'esercito. La principale modifica apportata nella seconda metà degli ai-ini trenta fu l' introduzione di un nuovo gradino punitivo, posto prima del "rimprovero semplice". Si trattava del " richiamo"<259J verbale, le cui caratteristiche erano similari al precedente ma con una minore carica emotiva. Complessivamente, furono costituiti 4 livelli d'intervento disciplinare che cercavano di fare leva sul senso etico dell'allievo, piuttosto che sul peso della punizione. La differenziazione dai colleghi sembrava divenire l'elemento centrale di ogni sanzione, fosse verbale o pratica. TI primo gruppo era rappresentato dalle prime due punizioni che non comparivano sui registri del corso. Il secondo era costituito dalle pene detentive che passavano dalla consegna alla cella, semplice e di rigore. Quest'ultime vennero sostituite dalla dizione "camera", ma rimasero sostanzialmente le stesse del periodo precedente. L'allievo poteva essere rinchiuso semplicemente nelle ore notturne o nel periodo
(257) Ibidem, p. 57. (258) Norme di servizio interno per la R. Accademia di rànteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli Allievi), 1937-1938, cii., p. 37. (259) Ibidem, p. 34.
280
LA fORMAZlONE DEGLI Uff!CIALJ NELL'ACCADEMIA MIL!TARE DI MODENA (1895-1939)
della libera uscita oppure, per le punizioni più gravi, usciva dalla cella solamente per le lezioni(260>. Le pene del terzo gradino, la perdita dei fregi ed il rimprovero solenne, furono lievemente corrette. In particolare fu modificato il canone di conservazione della cifra reale, che veniva persa se l'allievo conseguiva meno di 14/20 in attitudine militare oppure era bocciato. Infine, la massima sanzione rimase l'espulsione, che continuò ad essere decisa con i modi e i termini del precedente regolamento. La normativa del 1940 non modificò l'assetto strutturale delle punizioni, ma intervenne solamente per irrigidire alcune sanzioni. La consegna e la "camera di punizione semplice" divennero di 1-20 giorni, mentre quella di rigore passò a 2-1 O giorni <261 >.
Il rigido meccanismo delle sanzioni disciplinari generava negli allievi un continuo stato di tensione determinato dal tentativo, quasi impossibile, di evitare ogni tipo di punizione. L'estremo negativo veniva raggiunto quando gli uffi ciali preposti alla sorvegl.ianza amministravano la disciplina con arbitrarietà, oppure con estremo rigore e puntigliosità. La prassi della seconda metà degli anni trenta prevedeva la trascr izione delle infrazioni che determinavano !a consegna in istituto o 1a cella nei ruolini degli allievi. Ciò ha reso possibile la ricostruzione, per quanto parziale, della rigidità disciplinare o del tipo di indisciplinarietà dei corsi<262>. L'uso didattico delle sanzioni emerge dal diverso ricorso alle punizioni detentive nei due anni di corso. La consegna e la cella "semplìce" sembrano essere state comminate soprattutto nel primo anno mentre al secondo cresceva il ricorso a quella di "rigore" . Paternalisticamente, i comportamenti "anomali" erano puniti all'inizio con sanzioni poco pesanti, forse ritenute semplicemente correttive. Al contrario, nel secondo periodo diveniva preminente, di fronte ad un maggiore numero di trasgressioni, l'aspetto repressivo.
(260) Ihidem, p. 34; la detenzione di rigore era stata ridotta a 1-7 giorni. (261) Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1940, c it., p. 49. (262) È stato tenuto conto esclusivamente dei cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di nascita
LA RIAPERTURA A!IlORGIIESl (1927-1939)
281
La nonnativa del I936-1937 sembrò provocare una modifica nell'amministrazione della disciplina che riguardò soprattutto la prima fase di studio e le infrazioni minori. Queste ebbero una momentanea flessione, mentre continuò a crescere l'uso di quella di "rigore". L'andamento fu, plausibilmente, influenzato dall'introduzione di una nuova sanzione verbale che non compariva nei molini. Le variazioni del numero complessivo dei giorni di punizione (tabella n. 44), sembrano confermare il diverso peso delle tre punizioni nei due anni di studio. Il ricorso alla sanzione di "rigore" crebbe progressivamente nella prima fase educativa, mentre ebbe un andamento fluttuante nella seconda. La principale punizione rimase sempre la consegna. La detenzione "semplice" fu maggiormente assegnata nel primo anno rispetto al secondo. Nella fase iniziale dell ' istruzione, quindi, vigeva un atteggiamento paternalistico, espresso dal largo uso delle pene minori, che nella seconda diveniva più repressivo, con il ricorso alle pene più severe. Ciò, verosimilmente, rientrava nel quadro educativo che, nella seconda fase, richiedeva all'allievo di essere completamente integrato nella mentalità dell'istituto e, quindi, gli era riconosciuta una maggiore consapevolezza dell'errore. Il numero medio delle giornate di punizione inflitte ad ogni allievo (tabella n. 44), ebbe un andamento generale simile a quello espresso dai valori assoluti. Non emerge, quindi, un corso sostanzialmente più punito degli altri, ma un andamento ondulatorio, apparentemente, naturale. Nel primo anno il maggiore numero di giorni di punizione venne inflitto nel 1939. In modo particolare con la consegna e la sanzione di "rigore", mentre quella "semplice" ebbe il massimo nell'anno precedente. Al secondo anno di studi venne pmticolarmente punito il 75° corso, entrato in accademia nel 1933. Anche in questo caso il vertice della cella di rigore venne toccato in un anno diverso da quello delle altre punizioni, precisamente nel 1936 con il 78°. Quest'ultimo fu l'unico caso in cui la pena massima ebbe un peso relativo superiore a quello delle misure più leggere. Probabilmente, si trattò di un in-igidimento momentaneo della disciplina interna e non di un gruppo di allievi particolarmente "irrequieti" . La percentuale dei puniti di "rigore" al secondo anno fu maggiore rispetto a quella di "cella semplice" (tabella n. 45), ma era uguale al dato dei consegnati. Il numero dei sanzionati con la CPS
282
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
(2,92%), fu molto più basso e ciò suggerirebbe un fugace orientamento degli educatori verso la punizione più pesante. f1 diverso uso della punizione nei due anni di formazione emerge anche dal numero dei puniti (tabella n. 45). Anche in questo caso, i consegnati e i detenuti "semplici" furono superiori nel primo anno, mentre al secondo crescevano quelli di "rigore".
L'impennata della severità coincise solo in parte con la modifica della regolamentazione interna. Nella fase iniziale ebbe un'improvvisa crescita nel 1936 mentre nel secondo periodo educativo il salto si ebbe proprio nel 1937. Gli allievi dell'81° e 82° corso forono pm1icolannente controllati, e quasi la totalità ebbe almeno l giorno di consegna. Allo stesso tempo la cella semplice fu inflitta, rispettivamente, a poco più di 3/4 e 2/3 degli aspiranti ufficiali. Infine, la percentuale dei puniti con il "rigore" superò i 6 punti solamente nel 1939 con 1'82° corso. Emblematico l'atteggiamento nel secondo anno del 75° corso, poiché tutti gli allievi furono consegnati almeno una volta. Non è possibile ipotizzare una sanzione collettiva provocata da un errore o dall'impossibilità di individuare il colpevole di una mancanza. Questo genere di punizioni erano proibite dal regolamento generale dell'esercito e le menzioni nei ruolini fanno riferimento a date e ragioni distinte. Le percentuali dei puniti con la celia furono, nel 75°, pm1icoiarmente elevate mentre nel triennio successivo si contrassero sensibilmente. L'unica eccezione fu il ricorso alla cella di "rigore" per il 78° corso, probabilmente, nel 1933 venne raggiunto l'apice di un sistema disciplinare assai rigido che negli anni seguenti subì una formale crisi fino alla revisione del 1937.
iì nuovo regoiamento diede un maggiore impuiso al controllo facendo aumentare considerevolmente i consegnati e i detenuti "semplici". Non si trattò dello spostamento verso le sanzioni più leggere, poiché nel biennio 193 8-1939 la percentuale dei puniti con la CPR crebbe nuovamente fino al vertice dell'81 °. L'ultimo corso che completò il ciclo di studi, l '82°, compì il secondo anno con il nuovo regolamento interno, emanato nel 1940. In quest'occasione si verificò una lieve flessione di tutti i livelli punitivi. Non corrispondeva però all'affermazione di un atteggiamento più comprensivo, ma probabilmente dipendeva anche dalla maggiore attenzione posta sugli aspetti tecnico-formativi a causa degli eventi europei.
LA RIAPERTURA Al DORGIIES! (1927-1939)
283
JI numero medio di giorni di punizione per allievo punito (tabella n. 45), potrebbe essere ritenuto una s01ta di indice della severità. Le differenze sostanziali tra i due anni di studi sembrano confermare le considerazioni generali sull'uso didattico della disciplina. Nel primo periodo il peso della consegna fu sempre elevato e toccò il vertice nel 1933, con il 76° corso, e nel 1939, con 1'82°. Al contrario le pene detentive divennero più pesanti dal 1936, con il 79°, quando passarono da 5-6 giorni ad oltre 3 settimane per la CPS e 2 settimane per la CPR. Nei secondo anno sembra emergere un sostanziale rilassamento nelle sanzioni più leggere che dal 1936 ebbero una lunghezza media piuttosto contenuta. Queste variarono da poco meno di l giorno a circa 4, quando nel biennio 1933-1934 superavano, rispettivamente, 2 ed 1 settimana. La permanenza in cella di rigore variò sempre attorno ai sette giorni, senza mai evidenziare degli spostamenti particolarmente significativi. In definitiva, nel corso degli anni trenta la disciplina venne gestita con criteri diversi nei 2 anni di studio. Se vi fu, quindi, un atteggiamento a priori di massima stabilità, questo venne meno solo in poche occasioni non sempre coincidenti con la revisione della normativa interna. Dai quadri delle punizioni e dei puniti sembra emergere il 1936, nella prima fase educativa, e il 1937, nella seconda. Ciò riguardò soprattutto le detenzioni più leggere, mentre per la CPR la correzione sembra esservi solamente nel primo anno. Queste tendenze verrebbero confermate, almeno in parte, dalla recidività media degli allievi, intesa come il ripetersi di mancanze che provocavano una risposta similare. Il numero delle punizioni per ogni punito fu, generalmente, più elevato nel primo anno rispetto al secondo. Inizialmente i rei subirono almeno 2 volte le sanzioni più leggere, però nel 1939 la tendenza della CPS salì a 3. Al contrario la sanzione di "rigore" fu assegnata allo stesso allievo solamente 1 volta fino al 78° corso, poi crebbe a 2 nel 79° e passò a 3 volte da11'80°. Il salto avvenne in concomitanza della riorganizzazione didattica che abbassò il numero massimo delle giornate di "rigore" da 1O a 7. Conseguentemente, il numero dei giorni di detenzione rigida diminuirono, ma allo stesso tempo aumentò la frequenza delle punizioni.
284
LA fOR.MAZIONI' DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Le tendenze del secondo anno furono decisamente più basse. La consegna venne mediamente comminata 1 sola volta mentre la camera "semplice" almeno 2 volte, con la sola eccezione del 75° corso. Anche la custodia di "rigore" si mantenne solamente su l volta e crebbe a 2 nei soli 80° e 81 ° corso, probabilmente in ragione delle correzioni normative del 1937. Complessivamente, il quadro generale delle punizioni descrive i limiti sostanziali dell' azione preventiva esercitata dalla struttura educativa dell' accademia. Mentre le infrazioni e i comportamenti trasgressivi indicano quali potevano essere gli aspetti caratteriali più difficili da correggere. La motivazione di una punizione veniva riassunta nei ruolini senza un preciso criterio, quindi affidata all ' interpretazione dell 'addetto come a lla capacità di sintesi di chi la infliggeva. La diversità con cui sono stati tradotti i giudizi sembra suggerire un uso assai limitato di formule che, quando presenti, venivano modificate di anno in an no. l'abbigl iamento inadeguato (incompleto oppure sporco), il mancato saluto ad un ufficiale o sottufficiale. A questi si aggiungevano g li aspetti della vita in comune con gli altri, come l' atteggiamento tra colleghi, gli scherzi , gli schiamazzi, il "motteggio", etc., ma anche l'insuccesso negli studi. Le sanzioni più gravi erano inflitte per le trasgressioni agli espliciti divieti de l regolamento, tra cui le norme relative al denaro. Innanzitutto era punita la conservazione impropria, per sé o per altri, o, comunque, la detenzione di una somma superiore al consentito<263 >. Probabilmente, non si trattava solamente di reprimere gli atteggiamenti legati alla maggiore disponibilità economica, ma anche le possibilità di effettuare prestiti. Per quest' ultimo aspetto non emergono dai ruolini casi di usura, ma esclusivamente situazioni di mancata restituzione a colleghi e, in alcuni casi, ad ufficiali<264 >. L'azione "indegna"
(263) 76° corso, I anno, 5 giorni di CJ'R: «A malgrado delle contrarie disposizioni regola mentari conservava denaro nellu cassetta d 'ordinanza, dimostrando scarso senso di opportunità e disciplina.» 79° corso, Il anno, 8 giorni di consegna: «Contrariamente alle prescrizioni del regolamento servizio interno R. Accademia, teneva presso di sé una somma superiore alle f. 100». (264) 78° corso, I anno, senza l'indicazione dei giorni di CrR: «Contraeva debiti con compagni e non si curava di estinguerli nel più breve termine di tempo.» 81° corso, Il anno, 15 giorni di Cl'S e 7 giorni di CPR: «Durante la permanenza ad un reggimento al campo estivo, contraeva un piccolo debito con un aspirante ufficiale e non lo soddisfaceva, malgrado i ripetuti solleciti. ln-
LA RIAPERTURA AI BORGHESI ( 1927- I939)
285
di contrarre un debito poteva essere compiuta anche all'esterno, presso privati o acquistando a credito. La punizione scattava immediatamente quando il creditore, chiunque esso fosse, si rivolgeva al comando dell'accademia per riscuotere la somma dovuta( 265l. In quel momento la solvibilità immediata o futura del debitore e l'entità del debito non avevano più importanza rispetto allo scandalo in cui poteva essere trascinato l'istituto. In alcuni casi vi poteva essere un'aggravante determinata dal luogo o dalla professione di chi esigeva il proprio denaro. Ciò succedeva, soprattutto, quando la rimessa era richiesta dalla direttrice di una casa di tolleranza C266l . In quest'aspetto si inseriva anche il divieto, esplicito, di frequentare "donne di dubbia fama", meretrici o meno. Il rapporto con l' altro sesso era uno dei punti più controversi che generò il maggiore numero di sanzioni. Il fatto stesso di preferire la compagnia femminile ai propri colleghi poteva determinare una punizione gravosaC267l. Gli allievi dovevano mantenere un contegno pubblico degno della loro divisa e, quindi, valutare preventivamente la persona con cui si intrattenevano e l' atteggiamento da adottare. Non era permesso nemmeno passeggiare, soprattutto nei pressi dell'accademia, con ragazze considerate di "facili costumi" o, comunque, non ufficialmente conose iute <268 >.
segue nota: terrogato, per [incomprensibile] una giustificazione, affermava ripetutamente il falso, già punito con la massima punizione di rigore, conferma deficienti qualità morali e leggerezza di [incomprensibile]». (265) 81 ° corso, l anno, 7 giorni di CPR: «Acquistava a credito da un commerciante una macchina foiografica e non provvedeva ai pagamenio aila daia avvenuta. Soiiecitato a mantenere l'impegno, udducevu scuse puerili, dando prova nel complesso di poca onestà e grunde leggerezza». (266) 81 ° corso, li anno, 7 giorni di CPR: «Più volte si recava in casa di tolleranza, senza denaro e, con scarso senso di dignità otteneva dalla direttrice del locale il difTerimento del pagamento». (267) 82° corso, II anno, 3 giorni di CPR: «Lasciato in libertà dall'ufficio ove prestava servizio invece di attendere i propri compagni, come da precise disposizioni ricevute, si recava a diporto in compagnia femminile». (268) 76° corso, l anno: 6 giorni di CPs: «Si accompagnava sulla pubblica viu con donna di facili costumi, dimostrando scarso senso di decoro personale»; e 8 giorni di Crs: «Alla ritirata rientrava in ritardo per essersi trattenuto nei pressi del palazzo con una signorina con la quale teneva contegno poco serio, dimostrando scarsa comprensione dei suoi doveri di allievo.» 79° corso, II anno, l Ogiorni di consegna: «A diporto in compagnia femminile per strade appartate.» e 8 giorni di consegna: «Consegnato, si recava nel parlatorio per conversare con una signorina conosciuta a passeggio».
286
LA l'ORMAZIONE DEGLI Uff!CJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA (1895-1939)
Dalle motivazioni emerge il peso delle considerazioni sociali e sanitarie legate al rapporto con le donne. In prima istanza vi era il rango riconosciuto al futuro ufficiale, che richiedeva una presenza femminile dello stesso livello<269l. L'allievo, se aveva delle aspirazioni di carriera, non doveva commettere l'errore di scegliere una donna di una classe inferiore. L'altro punto era legato alle conseguenze negative di un rapporto sessuale compiuto senza alcuna precauzione. Lo scopo era quello di limitare il propagarsi di malattie veneree, in particolare la blenorragia di cui vennero annualmente registrati diversi casi <270l. Il punto centrale era la dimostrazione di una scarsa attenzione per la propria salute, poiché il contagio poteva essere avvenuto anche al di fuori del rapporto con una prostituta. Il confronto tra le punizioni legate, più o meno esplicitamente, al rapporto con le donne suggerisce un diverso atteggiamento in ragione del luogo dove era stata compiuta l'infrazione. Le mancanze commesse lontano dall'istituto erano, generalmente, punite con la detenzione "semplice", mentre lo stesso episodio a Modena p01tava in cella di rigore. La distanza sembra essere, almeno implicitamente, un'attenuante generica che, tuttavia, non sollevava l'allievo dalle sue responsabilità. Un altra ragione particolarmente frequente erano le reazioni violente, verbali o fisiche, contro i colleghi. In questi casi le autorità non si proponevano d'indagare i motivi, ma si limitavano a punire l'allievo che aveva perso il controllo. La reazione era, quindi, ritenuta più grave dell'azione, morale o materiale, che poteva averla provocata <271 l.
(269) 79° corso, I anno, 3 giorni di Crs, «Durante la libera uscita si accompagnava ad una ragazza di condizioni sociali non adeguate alla dignità di allievo utlìcialc». (270) 79° corso, l anno, 6 giorni di CPS, «Durante la licenza contraeva una malattia venerea.» 79° corso, II anno, 5 giorni di CPS, «Poca cura della propria salute. Contraeva malattia venerea durante le esercitazioni invernali.» 80° corso, II anno, 7 giorni di CPR, «Dimostrava poca cura della propria salute contraendo malattia venerea». (271) Entrambe del 79° corso, 11 anno, rispettivamente 6 giorni di CPR, «Trascinato da nervosismo e impulsività, agiva scorrettamente e senza alcun motivo, verso un camerata dimostrando di possedere poco controllo di se stesso.» e 4 giorni di CPR, «Dinanzi ad un insistente contegno poco disciplinato e poco cameratesco di un collega, contegno che sboccava in parole inopportune, reagiva violentemente.» 82° corso, Il anno, ed entrambe 20 giorni CPS più 10 C!'R, «In aula durante l'intervallo, senza alcuna provocazione agiva con vie di fatto verso un collega che gentilmente, gli aveva chiesto di lasciarlo passare per uscire dal banco.», «Per futili motivi, e senza alcuna grave provocazione, nel rientrare dalle istrnzioni, aggrediva di sorpresa un compagno colpendolo violentemente e ripetutamente al viso producendogli una grave ferita al labbro. Al-
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
287
Le tensioni generatesi tra i compagni potevano essere conseguenti alla dura disciplina e ai ritmi di lavoro serrati . Probabilmente, la continua necessità di controllarsi provocava in alcuni una forte crescita dell'aggressività che, spesso, trovava sfogo contro i colleghi. Ogni tentativo di trarre un vantaggio da una situazione imprevista era, quando scope1to, severamente punito<212l. Così il sottrarsi, pur momentaneamente, agli obblighi quotidiani sfruttando ogni possibile spiraglio <273 >. Complessivamente tutti i comportamenti che, in qualche modo, uscivano dalle regoie potevano essere sanzionati. L'uso di un treno diverso da quello previsto per il rientro a casa <274 >, oppure il tentativo di portare fuori dalla mensa del pane l275l determinavano una punizione più o meno grave. Anche durante le lezioni un atteggiamento inconsueto o ritenuto poco attento poteva determinare una piccola pena<216l. In questi casi l' aspetto più evidente era il mancato rispetto dei regolamenti militari e non solo quello dell'istituto. Il caso più frequente, ma non molto diffuso, era il porsi a rapporto con un ufficiale superiore senza rispettare la scala gerarchica<277>. Un allievo poteva chiedere di colloquiare direttamente con il comandante per esporre un problema, però ciò determinava la sua punizione, indipendentemente dall'inappuntabilità delle sue ragioni.
segue nota: lievo privo di ogni sentimento di cameratismo, di carattere violento e recidivo nell'usare modi scorretti verso i compagni. Rimprovero Solenne». (272) 78° corso, li anno, 5 giorni di CPR, «Per un lieve dolore al piede non si recava all'adunata per il caffè. Si presentava poi a studio con 3' di ritardo.» 82° corso, Il anno, 10 giorni di CPR, «Rimaslo temporaneamente solo nell'ufficio di compagnia, commetteva l'indiscrezione di frngare tra i documenti del reparto per leggere le votazioni e i giudizi che lo riguardavano». (273) 76° corso, I anno, 10 giorni di CPR, «Presentatosi impreparato ad una interrogazione, si giustificava asserendo di essere in uno stato d'animo penoso per grave malattia di un consanguineo e presentando un telegramma risultato alterato. Dimostrando scarsa sincerità e poco interessamento allo studio». (274) 78° corso, I anno, 5 giorni di Cl'S, «Nel recarsi in licenza si serviva di un treno diverso da quello indicato a tergo del foglio di licenza stesso». (275) 79° corso, Il anno, 4 giorni di CPR, «A mensa chiedeva ed otteneva il pane spettantegli affermando falsamente di non averlo trovato sul tavolo, mentre al termine del pranzo veniva sorpreso dall'utliciale di servizio con un filone di pane in tasca. Interrogato mentiva ancora». (276) 79° corso, I annu, 5 giorni di consegna, «Non prendeva appunti durante la lezione di tedesco». (277) 82° corso, Il anno, 3 giorni di Ci'R, «Si presentava direttamente per conferire col sig. generale comandante».
288
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
In alcuni casi l'intervento repressivo colpiva gli atteggiamenti, quanto meno, poco dignitosi o ambigui. Tra questi vi era l'introduzione in istituto e la diffusione di materiale ritenuto osceno<278>, poiché non si trattava di letture degne di un ufficiale. Così come la detenzione di oggetti appartenente ad altri <279>, oppure la contravvenzione delle norme igieniche più elementari<280>. Il regolamento interno e lo stesso sistema di vita cercavano di favorire la solidarietà tra gli allievi, ma era ricorrente la punizione per non avere riferito le inadempienze o le scorrettezze dei colleghi (281 >. Si trattava di un aspetto particolare della politica di controllo, che era tanto più efficace quanto riusciva a responsabilizzare tutti i componenti di un corso. Quindi, il testimone "silenzioso" era posto sullo stesso piano del trasgressore, poiché contravveniva indirettamente agli insegnamenti morali dell'istituto. Si trattava dell'estensione, di fatto, della responsabilità soggettiva che tendeva a spezzare i legami di cameratismo e generava un perverso meccanismo punitivo da cui era possibile sfuggire solamente attrnverso la delazione. La compattezza del gruppo doveva essere, quindi, rivolta verso l'esterno, ovvero contro tutto ciò che non era militare. Nei confronti dell'istituzione, impersonata dalla struttura gerarchica, doveva essere la piena e completa disponibilità, prima ancora dell'amicizia tra i singoli. L'ultimo aspetto presente nelle motivazioni delle punizioni era quello politico, totalmente assente fino all'81 ° corso, entrato in accademia nel 193 8. Non si trattò di riferimenti espliciti, ma di una formula impiegata in 11 casi per definire un atteggiamento di opposizione nei confronti delle direttive espresse dal comandante e dagli ufficiali dell'istituto'282>. Le poche righe riportate nei ruolini non approfondiscono (278) 79° corso, I anno, 5 giorni di consegna, «Metteva in circolazione libro con figure oscene.» 79° corso, 11 anno, 4 giorni di CPR, «Durante lo studio faceva circolare fra i compagni un disegno osceno». (279) 82° corso, 11 anno, 10 giorni di CPR, «Trovato in possesso di oggetti vari di corredo appartenenti ad altri allievi non dava giustificazioni dimostrando scarsa sincerità e poca comprensione». (280) 82° corso, I anno, ma non menzionava la punizione probabilmente perché al momento della verbalizzazione il comandante dell'istituto doveva ancora deciderne i tern1ini e i tempi, «Durante la none orinava in terra in camerata».
(281) 79° corso, Il anno, 3 giorni di CPS, «Presente ad un atto insensato e villano commesso da un camerata non interveniva con l'obbligare il camerata a contèssarsenc subito autore». (282) 81 ° corso, II anno, 7 giorni di CPR, <<Poca sensibilità alle parole del Generale Comandante e degli ufficiali del reparto circa le direttive per l'anno XVIll, e mancanza di comprensione dello spirito dei nuovi tempi».
LA RIAPERTURA i\! BORGHESI (1927-1939)
289
il modo con cui si espressero gli allievi, né l'eventuale natura, politica o militare, del loro dissenso. Nei registri dei corsi precedenti e in quello successivo non vi furono indicazioni similari. Plausibilmente, fatti analoghi vennero riportati solo con riferimenti oggettivi, tralasciando volutamente ogni formula ambigua. Nel complesso, il quadro generale delle motivazioni rappresenta l'intervento repressivo ordinario dell'istituto, secondo le modalità riconosciutegli. Tuttavia, il comando dell'accademia poteva agire anche secondo una prassi informale che contravveniva alle prescrizioni regolamentari interne e dell'esercito. Non si sarebbe trattato di un'azione autonoma, ma di una soluzione certamente avvallata dai comandi superiori, quanto meno, in forma verbale. Gli unici casi emersi dalla documentazione conservata nel I' AUSSME, descrivono due episodi in cui è possibile riscontrare i limiti e gli eccessi dell'educazione militare, morale ed etica. Il primo si verificò tra il dicembre 1939 ed il gennaio 1940 presso la scuola di applicazione di Parma, che dipendeva, amministrativamente, da quella di Modena. Nel pomeriggio del 27 dicembre 1940, a Ferlaro presso Collecchio (Panna), due allievi si scontrarono in un "regolare" duello alla sciabola, riportando ferite guaribili in sei e dieci giorni l283 >. Era l'epilogo, annunciato, di un diverbio verbale, trasformatosi in "vertenza cavalleresca", su cui né il Giurì d'onore degli allievi, né i comandi militari interve1mero, avvallando di fatto il confronto armato. La meccanica con cui si svolse la vicenda rappresenta un esempio della formale applicazione del codice d'onore tra ufficiali. Tuttavia, evidenzia anche l'incapacità o la mancanza di volontà da parte delle istituzioni di evitare quello che era, prima di tutto, un reato.
(283) AUSSME, rep. L-14 Carteggio sussidiario S.Af.R.E., b. 7. Sono presenti i seguenti documenti: il verbale di scontro, datato Parma 27/12/ 1939, intestalo "Ufficio del comando di battaglione sottotenenti allievi della scuola di applicazione di fanteria" firmato da quattro allievi, tra cui i due interessati, e controfirmato per il comandante dal ten. col. capo ufficio; il verbale di seguito scontro, con la stessa data e le stesse firme del precedente, ma intestato "Nel palazzo della scuola di applicazione di fanteria di Parma"; dalla dichiarazione dei medici, stessa data e firme dei precedenti; dalla comunicazione del fatto da parte dell'istituto modenese al ministero della guerra e all'Ispettorato di Fanteria, datata 31/12/1939, intitolata Vertenza cavalleresca fra i sottotenenti (. .. ) e (. ..), firmata dal comandante dell'accademia di Modena; nel Promemoria per il S.A.R.
290
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE D1 MODENA ( 1895-1939)
La controversia<284l era stata originata da un mto, volontario (versione modenese) o involontario (versione parmense), che aveva provocato la caduta di alcune gocce di vino sulla giacca dell'altro. Allo scambio di offese seguì quello di schiaffi, a cui pose fine l'intervento dei compagni. Ebbe inizio una vertenza cavalleresca che finì, per volontà dei responsabili, anche davanti al Giurì d'onore costituito per ragioni di competenza dal comando della divisione "Trieste" di Piacenza_ L'organismo non trovò, negli estremi incontrovertibili dei fatti, altra soluzione al di fuori di quella prevista dal codice cavalleresco italiano. Riconoscendo, "loro malgrado", l'impossibilità di qualsiasi accordo pacifico aprirono la strada alla soluzione armata, attribuendo all'allievo provocato la qualità di offeso . Lo scontro si tenne il 27 dicembre successivo, e si concluse con lievi fèrite per entrambi i contendenti che ne avrebbero portato i segni, visibili, per alcuni giorni<285l. La responsabiiità deìi ' accaduto non era attribuibiie alla soia commissione "conciliatrice". Dagli ufficiali della scuola parmense, fino a quelli territorialmente competenti. Le autorità militari vennero ufficialmente informate dopo il duello attraverso la consegna del "Verbale di scontro'' e la "Dichiarazione dei medici".
L'evento era stato palesemente tollerato e, conseguentemente, non poteva essere punito nei termini della normativa civile e militare. Per i duellanti la necessità di rispettare delle norme cavalleresche era stata più forte della paura per le possibili conseguenze legali. D'altra parte una punizione esemplare avrebbe provocato una divaricazione tra la prassi effettiva e i modelli morali proposti a Modena e Parma_ L'estremizzazione, quindi, andava al di là dell'umana logica, legandosi a metodologie ormai superate da tempo e sanzionate dalla legge, ma rientrava nella visione dell'onore militare.
(284) Ibidem. Le relazioni sull'accaduto presentano i falli in modo diverso tanto che nella versione della scuola modenese gli avvenimenti sembrano avere avuto un corso più autonomo rispetto a quello prospettato nel "Verbale di scontro" stilato alla scuola parmense. Tuttavia lo svolgimento venne esposto in modo sostanzialmente univoco. (285) Ibidem, Dichiarazione dei Medici: «Quelle del polso [le ferite] che apparivano notevolmente divaricate, con due punti di sutura metallica, quella dell'antibraccio con detersione dei grumi sanguinci scarsi e fa,ciatura». Allo stesso tempo il collega «riportava alla regione mediale anteriore del braccio destro ferita da taglio interessante esclusivamente gli strati superficiali. È stato: «medicato a piatto».
LA RIAPERTURA Al BORGHESI (1927-1939)
291
Le pene inflitte agli avversari furono di scarsa entità e si risolsero in sette giorni di camera di "rigore" e dieci di quella "semplice". Le motivazioni addotte presentavano i fatti in modo severo, distaccandosi dalla versione pannense<286l . Il contrasto tra le versioni venne posto in evidenza nel "Promemoria per S.A.R.", datato 5 gennaio 1940, in cui fu però sottolineata la regolarità della contesa<287l. La controversia veniva chiusa senza altre conseguenze nonostante l'entità dell'infrazione. Le sanzioni inferte agli allievi furono sostanzialmente miti e ciò, probabilmente, perché il loro comportamento era stato accettato e condiviso dalla maggioranza dei colleghi e dei superiori. Vi fu, quindi, un'estremizzazione collettiva dei valori etici attribuiti alla figura dell'ufficiale, che trascese i limiti della pacifica convivenza ponendosi momentaneamente al di fuori della legalità. Il secondo episodio si verificò nel mese di marzo del 1940 e rientrava tra i casi previsti dall'articolo n. 299 del regolamento interno . Sostanzialmente si trattò di falso in atto pubblico e furto di denaro, commessi del un ;:i]!i~vo ai danni di un compagno<288>. Entrambi i reati erano previsti dal codice militare e, conseguentemente, l' accademia avrebbe dovuto affidare al Ministero la decisione sulla sorte del colpevole. Il fatto in sé aveva un'importanza relativa, tuttavia l'azione degli organi decisionali rappresentò un'altra trasgressione formale al regolamento militare. Un allievo del primo anno proveniente dalla Scuola militare di Napoli, aveva riscosso 66 lire dall'Ufficio Cassa come rimborso per le spese di trasferimento tra i due istituti. Al momento della richiesta
(286) Ibidem; Vertenza cavallerescaji·a i sottotenenti. Per l'allievo considerato "offeso": «Ri· sentitosi perché durante la mensa, in conseguenza di uno scherzo pm;u opportuno fatto da un collega ad un altro umciale, qualche goccia di vino gli era caduta sulla giubba, reagiva verso il collega stesso con vie di fatto, dctcnninando una vertenza cavalleresca conclusasi in uno scontro sul terreno». Mentre per ìl "colpevole": «Scherzando ìn modo poco opportuno con un collega, provocava involontariamente il versamento di qualche goccia di vino sulla giubba di un altro ufficiale che gli stava vicino. Al risentimento del collega opponeva un atteggiamento altezzoso per cui riceveva uno schiaffo che detenninava una vertenza cavalleresca, conclusasi con uno scontro sul terreno». (287) Ibidem; Promemoria per S.A.R.: ((Nulla da notare sulla procedura della vertenza e sulla sua conclusione. Da osservare, per contro, che le motivazioni delle punizioni inilittc aì due ufficiali non sono state del tutto ben compilate, perché non rispecchiano completamente i fatti che hanno provocato la vertenza». (288) /\.USSME, rcp. L-14 Carteggio sussidiario S.MR.E., b. 7, n. prot. 428, datato 29 marzo 1940, trasmesso al Ministero della guerra. Ispettorato dell'Arma di fanteria, dal Comando della Regia Accademia di Fanteria e Cavalleria e Scuola di Applicazione di Fanteria e firmata dal co· mandante dell'istituto, gcn. di brigata Giovanni Macario. Inoltre, sulla facciata vi è il timbro "Visione S./\..R.", a evidenziare la portata che ebbe l'avvenimento. La data di registro presso l'Ispettorato di Fanteria è il 31 marzo 1940, con il numero dì protocollo 1308 spcc. 3/2.
292
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI Nl:'.LL'ACCADEMIA M!LffAKE DI MODENA (1895-1939)
l'ufficiale pagatore rilevò che tale somma era già stata prelevata, ma la firma sulla ricevuta era evidentemente contraffatta. Scattarono immediatamente le indagini che, dopo poco tempo, indussero il colpevole a consegnarsi <289). Nella relazione dell' istituto al Ministero, il comandante proponeva una soluzione che aveva lo scopo di salvaguardare, soprattutto, l' istituto da uno scandalo<290>. Il reo avrebbe dovuto essere consegnato ai carabinieri in attesa del processo pubblico e, quasi certamente delJa condanna. Ciò avrebbe attirato l'attenzione sull 'accademia, in particolare, e sull 'ufficialato, in generale, causando una pubblicità poco favorevole. L'alternativa non era però l'espulsione del giovane, ma la meno c lamorosa dimissione con la quale sarebbe ritornato a condurre una tranquilla vita borghese senza infamare il nome della fami glia. La superficialità del resoconto lascia, tuttavia, molti dubbi riguardo ai fatti . In modo particolare non spiega i criteri che avrebbero indotto l'allievo ad un atto che, inevitabi lmente, sarebbe stato scoperto. L'indagine interna si era, probabilmente, posta il solo obiettivo di scoprire il responsabile e di punirlo in base alle norme vigenti. Prescindendo dalle sue ragioni, il colpevole si era posto al di fuori degli schemi educativi dell' istituto che non volevano capire, ma semplicemente formare degli ufficiali. (289) Ibidem, «H comandante dell'istituto ordinava immediatamente gli accenamenti necessari per individuare il colpevole, che dopo qualche giorno si presentò al danneggiato offrendosi di risarcire, in due rate, l'intera somma. Comparso davanti agli ufficiali indngatori, da prima affermò di aver ritirato la somma su esplicito incarico del collega poi contèssò di avere agito a sua insaputa. La ragione addotta quale causa del gesto tìi la necessità di denaro occorsogli per saldare un debito con un altro collega». (290) Auss:viE, r!:p. L-11 Car!i:g;;fo sussidiario S.M.R..E., b. 7, cit., <,Da quamo sopra esposto non si ha dubbio, a mio avviso, che l'ullievo (...) è incorso nel reato di falso (con danno all'amministrazione militare di L. 66,=) visto dall'art. 179 del Codice Penale per il R. Esercito e quindi egli dovrebbe essere sen1.'altro segnalato al Ministero della guerra, ai sensi dell 'art. 299 delle Non11e di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria "-ed. 1940" per le disposi:i:ioni di competenza del Ministero stesso (deferimento all' autorità giudiziaria militare oppure espulsione dall ' istituto). Tuttavia, ritengo doveroso rappresentare le particolari condizioni di fam iglia di questo allievo che risulta orfano di guerra, con famiglia composta dalla madre e dalla sorella. Tenuto conto di queste circostanze e della necessità di salvaguardare il prestigio della R. Accademia, sarebbe sufficiente come provvedimento, a mio parere, quello della espulsione che eviterebbe la pubblicità di un dibattito in tribunale. Qualora poi, oltre a tenere conto di quanto sopra, si volesse considerare la giovane età, cd il grave danno che deriverebbe all 'allievo dalla espulsione, precludendogli l'accesso a qualsiasi altro Istituto - prospetto la eventualità che da parte del Ministero venga detenninato il semplice rinvio dall'Istituto, ai sensi dell'art. n. 300 del Regolamento di servizio interno, restando aJTermato il concetto dell' incompatibilità morale del (...) di fare pane di questa R. Accademia».
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939)
293
II Ministero tradusse in realtà il suggerimento del comandante, nonostante il giovane fosse stato giudicato come un elemento scadente a Napoli e a Modena. La difesa dell'onore militare, in questo caso, venne anteposto al perseguimento di un reato. Le motivazioni delle punizioni e, soprattutto, i due episodi del 1940 evidenziano i limiti del sistema educativo militare. Da una parte vi era l' incapacità di incidere profondamente su tutti gli allievi, compresi quelli che avevano frequentato anche gli istituti propedeutici. Dall'altra il pieno assorbimento dei valori etici e morali proposti in accademia che, a volte, poteva indurre ad una coerenza priva di agganci con la realtà. Entrambi gli eccessi avevano, con una valenza diversa, un'evidente carica negativa, poiché ponevano gli allievi al di fuori della normalità e della vita civile.
CAPITOLO V
LA CARRIERA La carriera degli allievi potrebbe rappresentare lo sviluppo delle potenzialità espresse nella fase di formazione. Quindi, vi sarebbe uno stretto legame tra la classificazione scolastica e il livello gerarchico raggiunto. Tuttavia le incognite che regolavano le promozioni erano tali da intervenire anche profondamente sui tempi e modi degli avanzamenti. Nel corso degli anni le opportunità generali e le scelte personali si intrecciarono e produssero accelerazioni e rallentamenti. Tra queste, certamente, l'ammissione alla scuola di guerra ed i risultati ottenuti, ma anche gli avvenimenti bellici che caratterizzarono gli anni tra il 1912 ed il 1946. Il risultato conseguito negli studi era certamente detenninantc nella prima fase della carriera, soprattutto nelia nomina ad ufficiale e nelle prime promozioni, però la sua importanza relativa diminuì nel corso degli anni. Il rapporto tra la fase d'istruzione e gli sviluppi successivi emerge dall'indagine sulla carriera che ha riguardato un campione di 480 allievi, "ordinari" (7,81%), e "speciali" (15,13%), che rappresentavano il 10,30% dell'insieme degli aspiranti ufficiali del periodo 18951910(1>. La progressione delle carriere è stata ricostruita attraverso gli annuari degli ufficiali pubblicati tra il I 897 ed il 1970. TI collocamento in congedo è stato considerato definitivo solamente dopo 15 anni dal momento in cui l'ufficiale non compariva più negli annuari, in modo da tenere conto anche dei dimessi per un breve periodo e poi reintegrati nel grado. (1) Sono stati scelti i primi IO e gli ultimi 5 allievi di ogni corso sulla base delle graduatorie finali del secondo anno. Quandu queste non crnno disponibili, nel 1906 e nel 191 O, sono state impiegate quelle del primo ciclo di studi. Per gli allievi "speciali" sono stati estrapolati i primi 7 e gli ultimi 3 degli aspiranti "combattenti" e i primi 3 e gli ultimi 2 degli "amministrativi". Il criterio discriminante ha determinato una diversa rappresentatività relativa di ogni corso poiché questa è stata intlucnzata dal numero delle ammissioni, mentre il campione non ne tiene conto. Tuttavia ciò è ininfluente poiché ai fini dell'indagine si è ritenuto più importante la continuità delle posizioni nelle graduatorie. Al campione dei corsi pre-bellici (1895-19!0), sono stati aggiunti 40 sottotenenti allievi del periodo "sperimentale". La scelta i: stata compiuta con i criteri già impiegati solamente per il 65° e 66° corso, iniziati nel 1923. I nove ut1ìciali del 67° corso, iniziato nel 1924, costituiscono l'unico gruppo reperito nel solo registro rimasto.
296
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!C!ALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
1. Le prospettive d'avanzamento Il meccanismo di avanzamento era fondato principalmente sull'anzianità di servizio e sulle promozioni a scelta. L'accesso al vertice, inteso come tutti i gradini del generalato, avveniva con una sorta di cooptazione, mentre la scalata dei livelli inferiori scattava dopo alcuni anni. Tuttavia un piccolo gruppo di ufficiali (fino ad 1/4), poteva essere sempre promosso per "scelta". La commissione d'avanzamento giudicava le capacità militari, oppure valutava il risultato di un esame d'idoneità<2J. Ii meccanismo di promozione richiedeva il parere favorevole delle autorità superiori, esplicitamente espresso nelle note caratteristiche. In questo modo l'ufficiale era inserito negli "specchi di proposta d'avanzamento", compilati annualmente dall'amministrazione militare. Il Ministero stabiliva i "quadri d'avanzamento" e armonizzava le promozioni ordinarie e straordinarie, per meriti eccezionali. La cernita finale poteva prevedere un esame di valutazione oppure, per i generali, il giudizio della commissione incaricata delle nomini;:. I due decenni precedenti il lungo periodo bellico furono caratterizzati da un forte rallentamento delle carriere determinato, soprattutto, dall'affollamento dei gradi. Molti ufficiali terminarono il servizio nei ìivelli gerarchici intermedi in seguito al raggiungimento dei limiti d'età introdotti nel 1898. Lo stallo, a cui la commissione d'inchiesta istituita da Giolitti nel 1908 non era riuscita a dare una soluzione, si sbloccò solamente con il conflitto mondiale. Le esigenze belliche contrassero i tempi di promozione, ma nel lungo periodo ebbero effetti diversi sui vari corsi. Generalmente, quelli favoriti nel passaggio dai gradi inferiori a quelli superiori ebbero, successivamente, più possibilità di divenire generali rispetto a quelli promossi da subalterni ad inferiori. Fino al 1911 erano stati nominati capitano soltanto una piccola parte di allievi dei primi tre corsi, mentre la grande parte dei rimanenti avanzò tra il 1912 ed il 1915. La mobilitazione fu una fase di grande livellamento dei licenziati tra il 1897 ed il 1912. Al momento dell'entrata in guerra soltanto una parte ottenne un'ulteriore promozione. Questa spinta fu particolarmente evidente per gli allievi del 56°
(2) Le attribuzioni del grado di colonnello ne determinarono un continuo spostamento tra le moda! ità di promozione dei gradi superiori e quelli inferiori.
LA CARRIERA
297
corso e, soprattutto, del 57° che in pochi mesi salirono tutti i gradini del livello gerarchico inferiore. Al termine della guerra si ebbe un nuovo rallentamento di tutte le carriere dovuto alla sovrabbondanza di ufficiali passati in servizio attivo tra il 1915 ed il 1918. Il modo con cui venne condotta la smobilitazione risolse solo in parte l'affollamento dei gradi, senza favorire esplicitamente né i più giovani, né quelli più capaci. Il quadro dell'ultima promozione (tabella n. 46), suggerisce una contrazione della spinta verso i vertici a partire dal 45° corso. In modo particolare, dopo il 44° si ebbe un crollo del numero dei generali di corpo d'armata (GCDA). Nel triennio 1897-1899 erano stati licenziati 10 dei 16 che ottennero quella nomina e 9 dei 12 che terminarono la carriera con quel grado. li numero di generali di divisione (GD), fu relativamente elevato sino al 51 ° corso, per poi scendere repentinamente cd avere un balzo solamente con il 55°. Alla riduzione delle promozioni a tenente generale corrispose un prcgr:::ssivo aumentc degli ufficiali che furano cangedati come generali di brigata (GB). Quest'ultimo divenne il punto massimo raggiunto dagli "ordinari" dei corsi successivi al 48°, mentre in queili precedenti vi erano state solamente due nomine a maggiore generale, una nel 42° e l'altra nel 44°. L'accesso ai livelli superiori, quindi, sembrerebbe corrispondere al progressivo esaurirsi dell'impulso bellico. La necessità di generali si ridusse con la fine delle ostilità e gli esuberi bloccarono o, quanto meno, allungarono i tempi delle nuove nomine. Lo iato tra le prospettive degli "ordinari" e quelle degli "speciali" sembrerebbe confermato dal numero dei generali presenti nei due gruppi. Compiessivamente, 3/5 degli ufficiali giunti al veitice della carriera appatiencvano ai corsi normali (59, 14%), mentre gli exsottufficiali erano decisamente meno (40,86%). Ciò nonostante, le due promozioni al grado di maresciallo d'Italia furono, nel campione, equamente suddivise. Gli "speciali" presenti nei gradi più elevati, comunque, sovrarappresentavano il loro gruppo poiché il rapporto con gli "ordinari" non corrispondeva alla ripartizione per legge delle nomine ad ufficiale. Il campione parrebbe attribuire ad essi una maggiore possibilità di accesso ai vertici, ma ciò fu, probabilmente, un'eccezione generata dalle esigenze pratiche emerse durante il conflitto mondiale. In quegli anni l'esperienza dì comando e di gestione delle truppe divenne una qualità
298
LA FORMAZIONE DEGLI UFFJCIALJ NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
fondamentale per il conseguimento delle promozioni e, in definitiva, dell ' accelerazione della carriera. I generali erano, comunque, solamente un piccolo gruppo degli esaminati ( 19,3 8%), di cui la maggiore parte terminò la carriera al comando di brigata e divisione (entrambi il 7,29%). l comandati di corpo d'armata furono pochi (3, 75%), mentre la percentuale di quelli d'armata e dei marescialli scendeva al di sotto dell'unità<3l. La maggiore parte degli ufficiali si arenò nel livello intermedio (46,04%), e in particolare come tenenti colonnelli (21,25%), colonnelli (15,42%), e maggiori (9,38%). La differenza tra i due gradini più elevati era, probabilmente, nella sostanziale trasformazione delle funzioni che rendeva il passaggio un punto nodale della carriera, determinando l'esclusione di quelli ritenuti meno idonei al comando. Il 30,00% del campione cessò la propria esperienza militare nei gradi inferiori, suddivisi tra subalterni (15,83%), e capitani (14,17%). Si trattò, nella maggiore parte dei casi, di un mancato decollo della carriera e, in paite, di perdite dovute alla gut:rra<•J. Alcuni di quelli che abbandonarono prima del 1912, vennero reintegrati negli anni seguenti per colmare i vuoti provocati dalle prime battaglie, ma le loro prospettive erano ormai assai limitate. La nomina non venne ottenuta o fo rifiutata da circa l /20 del campione (4,58%). Non è stato però possibile stabilire le ragioni del mancato avvio. Ce1tamente la scelta personale può avere avuto un peso significativo, tuttavia gli abbandoni dopo avere superato il periodo di formazione sembrano, comunque, poco probabili. Il Ministero potrebbe avere deciso d'autorità dopo la revisione delle informazioni raccolte sugli aspiranti e sui loro familiari, oppure essere stato indotto da un "errore" compiuto subito dopo gli esami di licenza. Un indice sommario degli effetti prodotti dalla guerra sulle catTiere, con l'accelerazione o meno degli avanzamenti, sembra emergere dal confronto globale delle promozioni_ La percentuale dei generali fu superiore al valore medio tra il 42° cd il 45° corso, mentre quella dei gradi inferiori ne era al di sotto. La tendenza si invertì nel 46° corso, dal quale ebbe inizio la crescita degli ufficiali intermedi che raggiunsero
(3) Rispettivamente 0,63% e 0,42%. (4) Dagli annuari non è possibile desumere quanti siano stati gli abbandoni per morte, invalidità o altre ragioni.
LA CARRIERA
299
il vertice massimo nel 52° (66,67%). La riduzione della prospettiva d'avanzamento non fu totale e alcuni corsi ebbero una percentuale di generali superiore alla media. Pur sempre inferiore a quella degli ufficiali superiori. Il massimo grado raggiunto sembra confermare, con un anno di ritardo, quanto suggerito dalle nomine a generale. Il vertice dell'esercito, apparentemente, venne raggiunto con maggiore facilità dagli allievi dei primi 4 corsi, mentre per quelli successivi divenne più difficile. L'accelerazione indotta dalla gue1Ta avrebbe, così, favorito i più ai1ziani, mentre il rallentamento postbellico avrebbe pesato soprattutto nei corsi successivi al 44°-45°, gli allievi dei quali terminarono il servizio soprattutto nei gradi superiori, in particolare come tenente colonnello. Dal confronto tra i "ordinari" e "speciali" si evince una maggiore presenza dei primi (22,92%), rispetto ai secondi (15,83%). L'affollamento postbellico bloccò le nomine a generale per alcuni anni. La prima promozione a brigata venne concessa solamente nel 1923 all'unico allievo "ordinario", appaitenente al 45° corso, divenuto successivamente maresciallo d ' Italia. La stessa promozione venne assegnata ad un ex-sottufficiale solamente cinque anni dopo, nel 1928. Ciò sembra sottolineare come la differenza tra i due gruppi non fo soitanto numerica, ma riguardava anche i tempi degli avanzamenti. Il numero di generali tra gli "speciali" dei corsi 42°-45° fu particolarmente significativo e corrispose anche ad una flessione degli arenamenti nel livello gerarchico intermedio. Tuttavia, rispetto agli "ordinari" sembra esservi stata una maggiore possibilità di raggiungere quei iivelio nei corsi 45°-51 °. Questi ex-sottufficiali erano divenuti colonnelli tra il 1925 ed il 1935, e potrebbero avere usufruito della nuova spinta generata dalla guerra contro l'Etiopia e dall'intervento in Spagna.
La congiuntura positiva cessò bruscamente con il 52° corso che, come i due successivi, non maturò dei generali, mentre la ripresa nel 55° e 56° fu marginale e momentanea. Eppure, in quest'ultima fase si ebbe l'unico caso di un ex-sottufficiale divenuto maresciallo d'Italia, con tre avanzamenti durante la seconda guerra mondiale. I primi tre corsi "ordinari" ebbero la stessa percentuale di genera] i (33,33%), ampiamente superiore alla media complessiva. Quelli
300
LA FORMAZIONE DEGI.T Uff!CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE l)J MODENA (1 895-1939)
seguenti risentirono della smobilitazione e del sovraffollamento dei gradi che, di fatto, rese assai lento il ricambio ai vertici della gerarchia. Le differenze emerse nel livello gerarchico più elevato si riflessero, naturalmente, in quello intennedio in cui si arenò oltre la metà degli "speciali". La tendenza si accentuò già dal 46° corso in cui la contrazione della loro presenza (dal 61,70% al 56,90%), fu dovuta soprattutto alla crescita dell'altro gruppo di allievi. Si trattò, probabilmente, di una conseguenza del ritorno alle norme d'avanzamento adottate negli anni di pace in cui l'età e la cultura professionale bilanciavano e, spesso, sopravanzavano l'esperienza acquisita sul campo. Tuttavia, vi fu un sostanziale equilibrio tra i due gruppi poiché poco più di 1/3 degli allievi di ognuno terminò la carriera tra questi gradi< 5>. Complessivamente, ottenne la nomina a colonnello poco più di 1/3 dei due campioni<6>, ma la differenza sostanziale fu negli arenamenti che riguardarono circa 1/3 degli "ordinari" e poco più della metà di ex-sottufficiali<7l. L'ampio scarto, nel numero assoluto e in quello percentuale, era presente anche tra i maggiori (~i e, meno marcato, tra i tenenti colonnelli <9J. Il quadro generale presenta una rapida contrazione della percentuale di ex-sottufficiali tra il 42° ed il 45° corso. Seguita da un assestamento, tra il 46° e il 48°, che fu ampiamente inferiore alla media complessiva. L' insieme dei primi 7 corsi, quindi, sembra essere il blocco di allievi che ottenne i maggiori benefici dal periodo bellico. I successivi, dal 49° al 57°, subirono delle repentine variazioni percentuali attorno al valore medio, con punte di arenmnenti vicine al 80% nel 49°, 52° e 54° corso.
Gli "ordinari" ebbero un andamento d iverso e, in alcuni casi, contrario a quello degli "speciali". Tra il 42° cd il 46° corso la crescita continua dei conged i, coincise con la maggiore parte delle promozioni al livello gerarchico intermedio ottenute durante il periodo bellico. La spinta sembrò inve1tirsi per i seguenti cicli di studio, dal 47° al 51°, nonostante una lieve ripresa nel 49° e nel 50°. (5) Il 34, 17% degli "speciali" cd il 35,42% degli "ordinari". (6) li 12,50% degli "ordinari" ed il 18,33% degli "speciali". (7) Rispettivamente il 3 J,67% ed il 53,33%. (8) Il 7,08% degli "ordinari" e l' ll,67% degli "speciali". (9) Il 19,17% degli "ordinari" ed il 23,33% degli "speciali".
LA CARRIERA
301
Il diverso comportamento tra i due gruppi di allievi dei primi 7 corsi potrebbe essere stata determinata da diversi fattori. Soprattutto dalle ragioni che influenzarono le promozioni durante la guerra. La fase successiva cmTisponderebbe al riequilibrio post-bellico poiché la maggiore parte delle nomine, in modo particolare a colonnello, avvenne tra il 1925 ed il 1935. La differenziazione tra gli "ordinari" e gli "speciali" era particolarmente evidente nel passaggio tra i livelli gerarchici intermedi e i vertici, mentre diminuiva nei gradi inferiori. li numero dei dispersi fu particolam1ente elevato tra i primi (6,67%), rispetto ai secondi (2,50%). Gli abbandoni o l'allontanamento forzato fu trascurabile nei primi 7 corsi, m entre dal 49° corso vi fu sempre almeno un "ordinario" che non ottenne la nomina ad ufficiale. L'andamento era qum1to meno anomalo, ma non è possibile attribuirlo esclusivamente ad una decisione amministrativa. In quegli anni non vi furono eventi particolarmente gravi da indurre una parte degli aspiranti ufficiali ad una sorta di fuga dell' ultimo momento o ad un' ultima selezione da parte del Ministero. Al contrario gli "speciali" si concentrarono tra il 54° ed il 57° e sembrerebbe trattarsi di singoli casi. Quindi potrebbero essere fisiol ogici e , anche in tal senso, non ricoi1ducibi!i ad un ulteriore filtro . Anche l'uscita dalla carriera militare nei gradi inferiori fu leggermente più frequente tra gli "ordinari" (31,67%), rispetto agli "speciali" (28,33%). La preminenza era dovuta quasi esclusivamente ai sottotenenti, mentre le percentuali furono simili per i tenenti ed uguali per i capitani. La guerra incise solo parzialmente sul primo gradino gerarchico poiché soltanto gli allievi dei corsi successivi il 54° prestarono servizio durante il conflitto con la Turchia o i prim1 mesi di quello mondiale (10l. Tutt avia, proprio in quest'ultimi corsi si concentrò circa 1/3 degli arenamenti di entrambi i gruppi di allievi. Questi, plausibilmente, sono i soli che possono essere ricondotti anche alle perdite in combattimento. La conclusione della carriera nei gradi inferiori fu al di sopra della media nei corsi dal 42° al 45 °, a cui si aggiunse il 46° per gli exsottufficiali. Questi furono quelli meno influenzati dagli eventi bellici. La maggiore pmte delle dispersioni erano avvenute negli anni precedenti il 1911 , mentre furono favoriti i corsi successivi al 46°/47°.
(1 O) Gli "ordinari" erano il 7,50% mentre gli "speciali" il 3,75%.
302
LA FORMAZIONE DEGLT Uff'JCIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
L'accelerazione delle carriere durate il periodo bellico si espresse con l'abbandono, di fatto, della prassi normativa. Le necessità immediate inducevano ad accantonare la verifica dei normali requisiti, in favore di un rapido rimpiazzo dei vuoti provocati dai combattimenti o dalla mobilitazione. 11 rallentamento fu una conseguenza dell'affollamento dei gradi che la smobilitazione non riuscì a smaltire. La normativa adottata dal Ministero non era sufficiente a salvaguardare il patrimonio di esperienza accumulato durante il conflitto e allo stesso tempo ridurre ì1 numero degli ufficiali. Alla fine del 1919 venne istituita la PAS <11 J come un adeguamento alle necessità postbelliche di una condizione già esistente, quella della posizione ausiliaria. Avrebbero potuto usufruirne solamente gli ufficiali con almeno 15 anni di servizio attivo, ridotti a 10 per quelli che avevano combattuto. Le condizioni economiche sembravano, inizialmente, vantaggiose poiché era garantito un assegno provvisorio equivalente a 4/5 dell'ultimo salario che sarebbe stato erogato per 4 anni oHrc il iimite d'età per ii congec.io. Inoitre nei caico!o deila pensione gli anni passati nella nuova condizione venivano equiparati a quelli in servizio, compresi gli avanzamenti automatici. Il collocamento nel limbo dell'inattività poteva essere richiesto dagli interessati, oppure ordinato da speciali conunissioni esaminatrici.
Queste inizialmente giudicarono in base all'anzianità e, in un secondo tempo, cominciarono a valutare le prospettive di carriera. Tra il dicembre del 1919 e il febbraio successivo entrarono in PAS 250 generali, 1250 ufficiali superiori e 100 capitani (1 2>. Quando i termini vennero corretti, rendendoli meno favorevoli, il flusso rallentò considerevolmente. I! problema degli esuberi non fu risolto e il riassesta111ento dell'esercito determinò, apparentemente, la soppressione della PAS. In realtà venne aggiornato il meccanismo dando la possibilità ad una commissione di collocare d'ufficio gli ufficiali eccedenti in ARQ< 13 >. Si trattò di una soluzione amministrativa transitoria che, per molti, rappresentò il primo passo verso la definitiva uscita dal servizio attivo.
(11) Posizione Ausiliaria Speciale. Le implicazioni interne all'esercito e il suo peso politico sono stati ampiamente affrontati da Giorgio Rochat, L'esercito italiano da Viuorio Veneto a Mussolini (1919-1925), cit. p. 142 e seguenti. (12) Giorgio Rochat, L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (1919-1925), cit. p. 151; riprese anche da Lucio Ceva, Le forze armate, cit., p. l 85. (13) Aspettativa per Riduzione Quadri.
LA CARRIERA
303
Gli ufficiali potevano rimanere in quella posizione per un periodo variabile, inizialmente non superiore ai tre anni, ma poteva essere comminata più volte durante la carriera. La commissione valutava non l'insieme complessivo degli ufficiali, quanto le presenze in ogni grado e individuata un'eccedenza poneva in aspettativa quelli con l'anzianità più bassa. Il nuovo ufficio avrebbe dovuto essere funzionale al meccanismo che regolava le carriere e la quantità di personale operativo. Si trattava, quindi, di una condizione parallela al servizio attivo in cui venivano maturati ugualmente i diritti alle promozioni. Gli ufficiali dovevano rientrare in servizio attivo non appena iscritti nelle liste d'avanzamento. Solo la modifica di quest'ultima clausola, nel 1934, trasformò, di fatto, la condizione certamente temporanea in una quasi definitiva. L'aspettativa divenne, probabilmente, un espediente controllato dal Ministero per mantenere in attività, o quasi, una quantità di personale superiore alle reali necessità e non fu un mezzo per calmierarne il numero. Complessivamente, per il ventennio tra le due guerre non è stato possibile individuare un preciso indice del rallentamento delle catTiere. l ripetuti spostamenti e le eccezioni alla normativa, occasionali o ripetute, influirono in modo eterogeneo sulle prospettive d'avanza. . mento. Le necessità del primo dopoguerra non vennero risolte con l'istituzione di una condizione particolare, ma si trascinarono fino al nuovo conflitto mondiale. Il ricorso alla riserva attiva fu particolarmente consistente tra il 1920 ed il 1925 (14,58%), e crebbe considerevolmente negli anni successivi (20,00%). L'incremento percentuale fu, però, più accentuato per gli "ordinari" (+6,25), rispetto agli "speciali" (+4,58), ed ebbe un'apparente effetto di riequilibrio delle prospettive generali di ca1Tiera. Tra gli ex-sottufficiali i più colpiti furono i "combattenti" (il 20,00% in PAS e il 25,63% in ARQ), mentre i "contabili" furono solamente sfiorati dalla riduzione dei quadri (il 6,25% in PAS e il 8, 75% in ARQ). Gli esuberi, quindi, aumentarono nonostante il potenziamento dell'esercito, avvenuto negli anni trenta, e le guerre d'Etiopia e di Spagna. La tendenza generale viene confermata e rafforzata dal rapporto tra gli allievi collocati nelle condizioni speciali e i colleghi ancora in servizio. L'incremento totale della riserva attiva fu molto pii'.1
304
LA FORMAZIONE DEGLI UffJCJALI NE LL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
consistente poiché passò dal 21,81 % del periodo 1920- I925 al 32,00% degli anni 1926-1933. Il gruppo di ex-sottufficiali più penalizzato dalla posizione ausiliaria e dall'aspettativa fu, quindi, quello dei "combattenti". Ciò non significa che i "contabili" abbiano avuto maggiori probabilità di promozione. Le loro prospettive erano piuttosto ridotte già prima del conflitto mondiale e da questo, apparentemente, non trassero benefici così come vennero appena sfoltiti dalla smobilitazione. I loro compiti erano sostanzialmente tecnici e, comunque, avevano poche possibilità di raggiungere i vertici dell'esercito. La posizione ausiliaria pesò su tutti i corsi prebellici con la sola eccezione del 56° e del 57°, licenziati nel biennio 1911-1912. Tuttavia l'anzianità assoluta non era un criterio d'esclusione. Tra gli "speciali" non vennero toccati i "combattenti" del 51 °, 54 ° e del 55° e furono penalizzati solamente i "contabili" del 42°, 44°, 45° e del 49°. L'incidenza percentuale variò per gli "ordinari" dal minimo del 54° (9,09%), al massimo del 48" (50%), e furono superati solamente dai "combattenti" del 42° e 43° (60%), e del 52° e 57° (57,14%) . L'introduzione dell' ARQ voleva essere, probabilmente, il superamento di una situazione d'emergenza, ma in realtà evidenziò la cronicizzazione dell'affollamento dei gradi. Gli ufficiali in PAS al momento della sua soppressione vennero posti in aspettativa dove, spesso, vi rimasero fino al successivo conflitto mondiale. Il maggiore numero di provvedimenti vennero emanati negli anni 1926-1934, per poi ridursi sensibilmente in quelli successivi, anche se vi fu un caso nel 193 8. Il numero degli allievi "ordinari" interessati dal nuovo istituto fu superiore a quelli già in PAS, sia nel valore assoluto, sia nel rapporto con l'insieme degli allievi in servizio. Tuttavia in 5 corsi (42°, 47°, 48°, 53° e 54°), l'entità dei due provvedimenti fu la stessa, evidenziando il completo drenaggio da una condizione all'altra. Generalmente, l'incidenza percentuale variò dal minimo del 54° e 56° corso (9,09%), al massimo del 45° (66,67%). Il passaggio dalla posizione ausiliaria all'aspettativa vide l'incremento anche degli ex-sottufficiali _c ollocati nella riserva attiva e in particolare dei "combattenti", mentre riguardò i "contabili" di sol i 5 corsi. Complessivamente, i valori percentuali e quelli assoluti degli allievi allontanati dal servizio attivo, in posizione ausiliaria o in aspettativa, non presentano un orientamento univoco. Sembra mancare un
LA CARRIERA
305
progetto di rinnovamento dei quadri o, quanto meno, di selezione legata alle capacità di gestione del comando. Nella fase della PAS vi fu un progressivo spostamento dei gradi, dai più alti a quelli inferiori, corrispondente all' avanzamento dei corsi. Ovvero tra il 42° ed il 45° riguardò soprattutto i colonnelli, tra il 42° ed il 50° i tenenti colonnelli e, infine, i maggiori dal 43° al 56° che furono il grado maggiormente interessato (51,51%). I primi capitani coinvolti appartenevano al 48° corso, e furono presenti sino al 55°. Il ricorso alla posizione ausiliaria per gli ex-sottufficiali evidenziò le stesse tendenze degli "ordinari", ma con l'accentuazione della presenza di maggiori (56,76%). Inoltre vi fu anche un piccolo numero di colonnelli e capitani per lo spostamento dell'attenzione dai tenenti colonnelli (40,54%), al gradino gerarchico immediatamente inferiore. La distribuzione degli ufficiali in aspettativa rimarca una variazione nel quadro generale, nonostante fosse ancora il livello gerarchico intermedio quello maggionnente interessato dal provvedimento. Questa volta vennero posti nella riserva soprattutto i tenenti colonnelli (55,21 %), ed i colonnelli (29,17%), mentre il numero dei magg io ri (8,33%), fu assai contenuto. I capitani (3,13%), e, significativamente, i generali (4, 17%), furono raramente coinvolti, e comparvero in soli 4 corsi. Dal confronto tra i due gruppi di allievi emerge una sostanziale parità nella presenza di tenenti colonnelli e un numero superiore di colonnelli tra gli "speciali". La ragione potrebbe essere riconducibile al meccanismo che regolava il collocamento in aspettativa e solo in parte all'età degli ufficiali. La lieve differenza potrebbe essere uno degli u ltimi riflessi della spinta nell'avanzamento di cui usufruirono gli exsottufficiali durante il conflitto mondiale. Ino ltre il passaggio dalla PAS all ' ARQ coincise per molti con una nuova promozione che, probabilmente, influì sul numero di colonnelli collocati in riserva. La nuova posizione non costituiva il blocco immediato della carriera e taluni riuscirono ad ottenere anche delle promozioni per scelta. La distribuzione degli avanzamenti fu particolarmente concentrata tra il 45° ed il 54° corso, con il vertice assoluto nel 48° (5 "ordinari" e 4 "speciali"). Gli "ordinari" che ottennero una promozione mentre erano in posizione ausiliaria erano stati assai pochi (9,09%). Tra questi vi era l'unico allievo, appartenente al 45° corso, che sarebbe divenuto maresciallo d' Italia. Era stato promosso colonnello nel 1917 per meriti di
306
LA FORMAZIONE DEGLI UfflClAL! NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
guerra e fu nominato maggiore generale nel 1923. Altri due avanzarono, contemporaneamente, da capitano a maggiore ed un terzo passò da maggiore a tenente colonnello. Nessuno di loro aveva ottenuto delle facilitazioni dunmte il conflitto, né era tra i primi del proprio corso. Il passaggio alla fase successiva determinò o coincise con un'ondata di avanzamenti che favorì circa 3/5 (58,57%), degli ufficiali in PAS, senza distinzione. Le promozioni avvennero indipendentemente dal grado ricoperto e, apparentemente, senza tenere conto dell'anzianità di servizio. La maggiore parte degli ufficiali transitati tra le due condizioni d'inattività venne successivamente congedato senza ulteriori guadagni gerarchici. Negli anni seguenti poco meno di 1/3 (29,17%), degli ufficiali in aspettativa ottenne almeno un grado, e in modo pmticolare gli "speciali" (35,42%), rispetto agli "ordinari" (22,92%). Tuttavia per i primi la nuova collocazione divenne una sorta di limbo in cui potevano ancora avanzare, ma da cui difficilmente sarebbero usciti mentre per gli altri rimaneva soprattutto una fase di rallentamento della carriera. Non è comunque possibile affermare che questa distinzione fosse effettivamente sottesa. Piuttosto potrebbe essere stata una prassi per accantonare dal servizio attivo, se non espellere, gli ufficiali meno idonei, più anziani o poco concilianti. Tra i promossi circa 3/4 (71,43%), ottenne I solo avanzamento( 14), mentre il restank 1/4 ne ottenne 2(1 5>. L'unico ufficiale che riuscì a scalare 3 gradini gerarchici, tra il 1927 e la guerra mondiale, fu proprio l'allievo "ordinario" del 45° che sarebbe divenuto maresciallo d'Italia. Si trattò certamente di una situazione straordinaria in cui i meriti militari, probabilmente, si intrecciarono con quelli politici (16l. Il ricorso alla condizione inattiva sembra essere, quindi, piuttosto ampio negli anni venti, e soprattutto nel decennio successivo. Già nel 1924 il 23, 19% degli ufiìciali nominati nel sedicennio prebellico e ancora in forza all'esercito erano stati posti in PAS mentre dodici anni dopo ve ne erano in ARQ il 33,33%. In termini assoluti questo gruppo
(14) Erano il 16,67% degli "ordinari", il 28,57% dei "contabili" ed il 24,39% dei "combattenti". (15) Si trattava del 4,17% degli "ordinari" e del 12,20% dei "combattenti". (16) Egli era ancnra in aspettativa nel 1937 quando, insieme a tutti i colleghi e i colonnelli, scomparve dagli annuari ufficiali del regio esercito. Nell'analoga pubblicazione di carattere riservato ad opera dello Stato Maggiore, tra il 1937 ed il 1943 venne riportato come generale d'armata, prima, e maresciallo dal 1941.
LA CARRIERA
307
si era contratto, passando da 647 elementi a 571, ma allo stesso tempo era diminuita, in modo più significativo, la loro presenza in servizio. Negli anni venti vennero sanzionati soprattutto i maggiori (56,57%), e i tenenti colonnelli (24,88%), mentre quest'ultimi divennero circa 2/3 nel 1936. 11 rallentamento delle caniere tra le due guerre riguardò anche gli allievi dei corsi successivi il primo conflitto mondiale. Questi, o almeno quelli del campione esaminato, non vennero interessati dalle diverse forme di riserva attiva, ma subirono ugualmente gli effetti negativi dell'affollamento dei gradi. La riorganizzazione del reclutamento permise agli "sperimentali" di iniziare la canicra come tenenti e ciò, apparentemente, favorì le loro aspettative di avanzamento. Tuttavia, le crisi succedutesi nel decennio 1939-1948, dalla guerra alla caduta del fascismo e dalla repubblica sociale alla fine della monarchia, imposero una scelta di campo pur non rappresentando, per la maggioranza, un reale schieramento politico. Generalmente, i più divennero maggiore dopo l'inizio della guerra ed alcuni usufruirono di un ulteriore avanzamento tra il 1940 ed il 1943 . Dopo 1'8 sctte1nbre u.na parte consistente di quelli in servizio (41 , 18%), aderì alle formazioni del governo di Salò e gli altri si dispersero o entrarono nei repmti del nuovo esercito italiano che combatteva con gli alleati. Pochi anni dopo, con il passaggio daila monarchia alla Repubblica, gli abbandoni salirono a 3/5 degli allievi inizialmente licenziati da Modena. In questo caso si trattò soprattutto di dimissioni volontarie o del congedo forzato degli ufficiali fedeli al sovrano. Circa i! 60% terminarono la carriera nel live!!o gerrrrchico superiore (tabella n. 46), mentre i restanti furono equamente suddivisi tra quello inferiore ed i generali. La distribuzione ripropone il ruolo dei gradi intermedi come fase di decantazione per gli elementi giudicati meno dotati. La presenza di generali crebbe sensibilmente nel terzo corso, rispetto ai due precedenti, ma rimase, comunque, assai limitata. Gli abbandoni prima della nomina (7,50%), superarono di circa 1 punto il valore medio che caratterizzò i corsi prebellici. Le ragioni di questa scelta sembrano, tuttavia, ancora più oscure poiché la preselezione esercitata dal servizio di complemento, avrebbe dovuto consentire agli aspiranti di rendersi conto di ciò che sarebbe stato il successivo lavoro.
308
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA Mll.TTARE DI MODENA (1895-1939)
Un piccolo gruppo di allievi entrò nell'esercito della Repubblica Italiana e la loro carriera risentì dei problemi connessi alla smobilitazione e alla riorganizzazione della forza annata. L'Italia non era un paese vincitore e, subì delle condizioni meno opprimenti di quelle imposte agli altri sconfitti, quali la Germania e il Giappone. La carriera degli ufficiali risentì anche delle tensioni generate dalla contrapposizione in blocchi ideologici, guidati dagli Stati Uniti e dal1'Unione Sovietica, che in Italia indebolì l'unità anti-fascista. L'allontanamento degli elementi troppo compromessi con il passato regime e, soprattutto, di quelli che avevano aderito alla Rsr (17> progredì lentamente. Il contrasto tra le esigenze politiche e lo spirito etico alla base dell'epurazioni fece sorgere le prime contraddizioni interne<18l . Un altro problema, apparentemente di semplice risoluzione, era la riorganizzazione del piccolo corpo ufficiali. Fu attuata con un meccanismo caotico e regolato da una tTentina di provvedimenti legislativi, a volte non chiari o contraddittori 0 9>, Le prime c01Tezioni vennero emanate nei 1944, quando ìc conòizioni miìitari e ìa situazione poliiica erano ancora precarie. Il sistema gerarchico venne lievemente modificato nel 194 7 con la soppressione del titolo onorifico di maresciallo d'Italia. Un nuovo affoliamento dei gradi afflisse il corpo ufficiaii per un lunghissimo periodo, poiché la riorganizzazione dei meccanismo d'avanzamento fu ritardata sino al 1954, dopo il fallimento dell' integrazione militare europea<20i . L'accesso ai gradi venne svincolato dai ruoli e dagli organici e sottoposto, unicamente, a requisiti soggettivi. In questo modo non si produsse una riduzione dei quadri, quanto la proliferazione dei vertici, divenuti particolarmente numerosi nei primi anni sessanta. Le soluzioni adottate per sfoltire gli organici erano, per taluni aspetti, similari a quelle introdotte nel ventennio tra i due conflitti mondiali. Tra i problemi principali vi era la difficoltà di stabilire l'effettiva anzianità e, quindi, il loro diritto a rivestire gli incarichi superiori. Poco dopo la fine delle ostilità gli ufficiali con un grado dubbio
(17) Repubblica Sociale ltaliana. (18) Lucio Ceva, Le forze armate, cit., p. 368.
(I 9) Ibidem, p. 375. (20) lbidem, p. 369.
LA CARRIERA
309
vennero considerati in RAAR<2 1l, poi sintetizzato in RA<22 J, oppure se in eccesso semplicemente posti in "soprannumero". La prima condizione alludeva ad una situazione di aspettativa, più o meno attiva, legata ad un grado ottenuto o ottenibile, mentre la seconda riguardava esplicitamente l'esclusione dal servizio attivo. Infine, nei primi anni cinquanta l'istituto della riserva di anzianità venne sostituito dalla RAsc 23 l, che ebbe gli stessi caratteri della precedente. Si fece più frequente il ricorso ad uno stato intermedio, cioè "a disposizione", in attesa di essere congedato o impiegato in altri incarichi. La modifica delle sigle, spesso assai similari, rappresentava una sorta di variazione dello stato generale del corpo ufficiali che, probabilmente, si affiancò al progressivo riassorbimento di ufficiali in servizio attivo oppure al loro definitivo collocamento in congedo. Le diverse forme di riserva attiva confusero, sostanzialmente, il quadro delle carriere che proseguirono negli anni quaranta e cinquanta. Complessivamente, furono posti ai margini del servizio il 30% del campìorn: che, nel 1949, corrispondeva a quasi 9/10 (85,71 %), di quelli ancora arruolati. In quell'anno erano già stati inseriti n ella RAAR il 28,57% degli allievi, tutti appartenenti al 65° corso. Il collocamento "a disposizione" si rivelò, per gli "sperimentali" una sorta di pensionamento anticipato. Solamente una parte venne coinvolta nel 1955, corrispondente a più dei 3/4 (77,78%), di quelli in servizio. La sola eccezione fu l'unico generale di corpo d'armata, appartenente al 65° corso, presente nel campione. Egli partecipò alla guerra di liberazione nelle formazioni dell'esercito regio, ma già nel 1947, quando venne promosso colonnello, passò in RAAR. L'avanzamento successivo fu accompagnato dalla trasformazione della sua posizione in RAS, nella quale scalò altri due gradini da generale. Effettivamente, le prospettive di carriera degli allievi licenziati tra il 1897 ed il 19 I 2 vennero influenzate soprattutto dagli eventi bellici e dalle loro conseguenze. Durante il primo conflitto mondiale non fu possibile alcuna programmazione delle promozioni. Negli anni successivi sembra non esservi stato un effettivo progetto di riorganizzazione del corpo ufficiali. Gli artifizi amministrativi alleviarono, senza
(21) Riserva Anzianità Assoluta Relativa. (22) Riserva Anzianità. (23) Riserva Anzianità Spalline.
310
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NEL!,' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
risolverli, i problemi e la PAS e l' ARQ finirono con il rallentare le carriere, senza determinarne a priori l'esaurimento. Il secondo conflitto mondiale ripropose gli stessi problemi emersi vent'anni prima ai quali si aggiunsero quelli di natura politica dovuti all'epurazione, alla trasformazione dello Stato e al nuovo nemico internazionale. La risposta fu, ancora una volta, assai contraddittoria. Non tutti i fascisti vennero allontanati. Più spesso furono congedati gli ex-pmtigiani o ufficiali troppo intransigenti nei confronti degli exnemici divenuti possibili, fedeli, alleati.
2. Classificazione e carriera La posizione nella graduatoria finale della scuola militare costituiva il punto di partenza della carriera e, inizialmente, poteva sembrare una proiezione sulle possibilità di raggiungere i vertici dell'esercito. Inoltre tra "ordinari" e "speciali" vi erano delle profonde differenze culturali e di età, che nei periodi di pace divenivano spesso una zavorra inalienabile. In modo particolare per gli "amministratori", la cui carriera si sarebbe fermata comunque ai gradi superiori o, al più, al generale di brigata . La graduatoria finale di Modena aveva, però, un ruolo limitato tanto che i due allievi del campione che giunsero all'apogeo della gerarchia si erano classificati tra i primi, ma non avevano ottenuto il massimo punteggio. L'allievo ordinario appaitenente al 45° corso (tabella n. 50), era il secondo in graduatoria mentre il primo venne congedato, nel 1931, con il grado di colonnello. L'altro, apparteneva agli ex-sottufficiali "combattenti" del 55° corso (tabella n. 60), e fu il terzo della propria specialità. Le loro carriere presentano alcuni punti comuni, oltre che delle differenze significative già evidenti negli anni immediatamente successivi al conflitto mondiale. Tra il 1915 ed il 1918 avevano guadagnato tre gradini gerarchici, di cui uno per meriti di guerra. Negli anni seguenti ebbero esperienze sostanzialmente diverse. L"'ordinario" avanzò rapidamente nonostante il collocamento in PAS, nel 1920, e in ARQ, nel 1926. Dalla riserva attiva non uscì mai, almeno ufficialmente, ma ciò non rallentò la sua progressione e nel 1923 divenne generale di brigata. Nel 1927 ottenne un nuovo avanzamento per meriti eccezionali e nel 1934 raggiunse il comando di corpo d'armata. Gli ultimi due gradini li scalò durante la seconda guerra
LA CARRIERA
311
mondiale divenendo, nel 1940, generale d'armata e, l'anno dopo, maresciallo d'Italia. L'allievo "speciale" rimase sempre in servizio attivo, ma ottenne una sola promozione negli anni venti e due nel corso del decennio successivo. Allo scoppio del nuovo conflitto europeo era solamente generale di divisione. La sua carriera subì una fortissima accelerazione dal 1941 divenendo in 2 anni maresciallo. In questo modo rimase poco tempo al comando di corpo d'armata e 6 mesi in quello d'armata, suscitando il dubbio di una promozione politica piuttosto che conquistata su! campo. Nel ventennio tra le due guerre entrambi sopravanzarono ampiamente i colleghi di corso anticipandone ogni promozione. In modo particolare l'allievo "ordinario" che nel 1924 era l'unico generale di brigata, mentre i colonnelli erano solamente 3. Nel 1936 aveva raggiunto il comando di corpo d'armata staccando di 2 gradini gerarchici i primi compagni di corso (tabella n. 68). L'ex-sottufficiale, al contrario, anticipò di un solo grado la promozione dei colleghi essendo prima l'unico tenente colonnello e poi l'unico generale di brigata (tabella n. 69). La differenza finale tra i due allievi fu di pochi anni nonostante tra le due nomine ad ufficiale vi fosse stato un decennio. Il sostanziale recupero di 8 anni potrebbe essere stato favorito da considerazioni politiche, spesso preminenti rispetto al valore dimostrato sul campo, ma anche dalla capacità di sfruttare le opportunità professionali. Nonostante le numt:rose variabili il campione preso in esame sembra riflettere una certa assonanza tra il massimo grado raggiunto e la classificazione al termine della scuola militare. Gli ultimi si fermarono, normalmente, nei gradi superiori le cui promozioni avvenivano per anzianità. Pochi riuscirono ad ottenere una o due nomine a scelta, mentre i primi colsero più frequentemente anche quel risultato. Confrontando i tenenti generali, ovvero il vertice dell'esercito, con i maggiori generali che costituivano lo stadio intennedio, emerge che dei 56 congedati come generale di divisione, di corpo d'annata e d'armata, solamente 2 (3,57%), provenivano dalla parte bassa della graduatoria. I restanti erano tutti compresi tra i primi, e solamente 5 (8,93%), si erano classificati al vertice assoluto(24>.
(24) Gli "ordinari" erano 3 (43°, 44° e 46° corso), e gli "speciali" erano 2 (43° e 50° corso).
312
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Dal campione sono emersi solamente 3 "speciali" provenienti dagli ultimi posti. Questi riuscirono ad accedere al generalato prima del 1940 e senza essere stati collocati nella riserva attiva <25l. Tutti appartenevano all'indirizzo "combattenti" e facevano parte di corsi particolarmente favoriti nel numero delle nomine, poiché almeno 2/5 di essi era divenuto generale. Soltanto l'allievo del 48° corso aveva ottenuto un significativo vantaggio dalla prima guerra mondiale che gli aveva permesso di passare, in 7 mesi, da capitano a tenente colonnello. La seconda promozione non era avvenuta per meriti particolari e, probabilmente, fu determinata da una carenza di organici. Nel decennio successivo ottenne J solo avanzamento, mentre divenne generale nel 1935 e comandante di divisione nel 1937. Gli altri due "speciali" tenninarono la carriera come generali di brigata, ma senza avere ottenuto avanzamenti anticipati. Il primo, quello del 47° corso, conseguì due promozioni negli anni venti, mentre il secondo, del 51 °, le maturò nel decennio successivo. La spinta generata dalla prima guerra mondiale fu, ovviamente, superiore a quella prodotta dal conflitto successivo. Anche per i corsi tra le due guerre sembra emergere un rapporto tra classificazione e sviluppo della carriera. In modo particolare gli allievi negli ultimi posti terminarono il servizio tra il\r 1943 e i primi anni cinquanta, senza superare il grado di tenente colonnello.
-,
Complessivamente gli ex sottufficiali dei corsi "sperimentali" che raggiunsero i vertici dell'apparato militare furono pochi (17,50%), e di questi 5 divennero generali di brigata, 1 di divisione ed 1 di corpo d'armata. Tre, tra cui l' ultimo, prestarono servizio nelie fiie dell'esercito regio a fianco degli alleati ricoprendo il grado di tenente colonnello, conseguito nel 1942. Solamente un ufficiale appartenente al 66° corso partecipò, per scelta o per forza maggiore, alla guerra partigiana nel CvL<26l. Contrariamente ai precedenti, che terminarono la carriera nella prima metà degli anni sessanta, fu congedato nel 1949 con il grado di maggiore, ottenuto nel 1942. (25) Appartenevano al 47°, al 48° e al 51 ° corso. (26) Corpo Volontari della Libertà.
LA CARRIERA
313
La progressione postbellica non sembra essere stata influenzata in modo determinante dalle scelte compiute nel settembre 1943. Dagli annuari emergono soltanto 2 palesi adesioni alla repubblica sociale (1,14% degli allievi in servizio nel 1943), tra i licenziati prima del 1910<27>. Al contrario gli unici 4 (2,29% degli allievi in servizio nel 1943), partecipanti alla guerra di liberazione avevano tutti seguito i corsi degli anni venti . La scelta di campo fu, quindi, compiuta da uno sparuto gruppo di ufficiali, mentre la maggiore parte, preferì non schierarsi (96,57% degli allievi in servizio nel 1943). In condizioni ideali e soprattutto di pace vi poteva essere la prospettiva di una carriera graduale in cui la posizione finale di Modena si sarebbe riflessa nei gradini gerarchici raggiunti da tutti gli ufficiali. Le successive variabili non avrebbero potuto stravolgere l'indicazione iniziale, ma al più determinarne piccole correzioni. Il quarantennio tra il 1910 ed il 1950, però, rappresentò un fase assai critica, caratterizzata da numerose guerre che modificarono in modo sostanziaic i percorsi ipotizzati dalla normativa d'avanzamento. I momenti più significativi furono quelli della mobilitazione e smobilitazione dell' apparato militare che anticipò e seguì i due conflitti mondiali, così come le trasformazioni normative dei primi anni venti e le guerre fasciste a metà degli anni trenta. Negli anni seguenti l'unica variazione di rilievo fu la riorganizzazione del corpo ufficiali attuata nel 1955. In quella data, però, non erano rimasti in servizio che pochi allievi "sperimentali". Il corso licenziato nel 1897 (tabella n. 47), ottenne la nomina, in modo quasi uniforme, all'inizio dell'anno successivo. Le prime differenze, sostanziali, emersero con la promozione a tenente. Soprattutto nella nomina a capitano, tanto che i pochi mesi che separavano gli avanzamenti dei primi classificati divenivano alcuni anni rispetto agli ultimi. La mobilitazione del 1915 influì favorevolmente sulla carriera, in modo particolare, dei primi tre allievi. A questi si aggiunsero l' ottavo ed il decimo classificato, che crebbero parallelamente sino al grado di colonnello, conseguito nel 1917. Il quarto rimase tenente più a lungo dell'ultimo e venne promosso solamente nel 1912, insieme alla parte bassa della graduatoria per terminare la guerra come tenente colonnello. Probabilmente, aveva commesso una leggerezza tale da posticipare
(27) Si tranò di 1 "ordinario" del 52° e I "speciale" del 45°.
314
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MlLl'fARE DI MODENA ( 1895-1939)
considerevolmente il suo inserimento nelle liste d'avanzamento facendogli perdere, almeno in parte, i benefici detenninati dal conflitto. Gli effetti positivi comunque non furono unifonni o proporzionali alla posizione nella graduatoria del corso di formazione. Il grado di colonnello ricoperto nel 1924 dai primi classificati era comune al 20,93% degli allievi in servizio, mentre il 71,32% erano tenenti colonnelli. Il restante 7,75%, composto soprattutto da maggiori, non aveva ottenuto dei miglioramenti significativi. Tra gli "speciali" soltanto il primo dell'indirizzo "combattente" divenne generale di brigata, rimanendovi per circa 11 anni. La maggiore parte degli altri, compresi quelli "amministrativi", terminarono la carriera negli anni venti come ufficiali superiori dopo avere tratto ben pochi vantaggi dalla guerra ed essere stati collocati nella riserva attiva fino al loro congedo. li conflitto, quindi, aveva agito in modo diverso sui gruppi di allievi poiché nel 1914 erano tutti capitano, mentre nel 1919 solamente una parte degli "ordinari" aveva rnggiunt0 i! vert ìce del livel!o gerarchico superiore. Questi ultimi avevano conquistato 5 promozioni rapidissime, ottenute dopo meno di un anno dall'ultimo avanzamento, mentre tra gli ex-sottufficiali vi fu un solo caso<28J••Ancora nel 1924, 1 solo "speciale" era divenuto colonnello e 1'86,21% di quelli rimasti in servizio erano ancora tenente coìonneilo. Le differenze nelle progressioni si accentuarono nel corso degli anni trenta tanto che nel 1936, 1 solo "combattente", il primo del corso, era ancora in servizio come generale di brigata. Degli "ordinari" presenti il 42,22% era generale, il 35,56% era colonnello ed i restanti tenente colonnello. La spinta della guerra mondiale poteva essersi esaurita, ma dal campione emerge come l' unico comandante di corpo d'armata alla metà degli mrnì trenta fosse il secondo del corso e gli aitri due aHievi che avevano ottenuto 3 promozioni tra il 1915 ed il 191 7 erano generali di divisione. Tuttavia, questo piccolo gruppo terminerà il servizio attivo nel settembre 1943, tutti al penultimo gra dino del generalato e senza ulteriori avanzamenti durante la nuova guerra mondiale. I corsi che, apparentemente, trassero i maggiori vantaggi dalla prima guerra mondiale furono il 43° (tabt,lla n . 48), il 44° (tabella n. 49), e il 45° corso (tabella n. 50). I primi due e bbero 7 tenenti genera] i
(28) Queste promozioni improvvise vennero generate, probabilmente, dalla carenza di organici e non lasciarono tracce negl i annuari perché Ira le due edizioni l'ufficiale risultava avanzato di due gradi.
LACARRJERA
315
mentre nel terzo vi fu un maresciallo d'Italia ed un consistente numero di promozioni per meriti di gucrra<29>. Nel 1914 tutti gli ufficiali del campione avevano raggiunto il grado di capitano, tuttavia i primi ad avanzarvi erano stati alcuni "amministrativi" nel I 909. Gli altri avevano dovuto aspettare gli anni 19101913. Durante il conflitto mondiale una parte di ex-sottufficiali e di "ordinari" guadagnò tre livelli gerarchici, mentre gli altri si limitarono a due. I "non combattenti" rimasero capitani, nel migliore dei casi, fino al 1915. Le differenze tra i corsi furono soprattutto nel numero di allievi che ottennero 3 avm1zamenti, scalando interamente il livello gerarchico intermedio. Questi furono particolarmente concentrati nel 43°, con 7 allievi, poi il 44°, con 6, e il 45°, con 3, ma, complessivamente, solamente 5 erano "special i" e gli altri 7 "ordinari". Nel 1919 circa 1/3 degli allievi in servizio appartenenti al 43° e 44° era giunto al grado di colonnello, mentre del 45° allo stesso grado erano meno di l/5. 1 rimanenti "ordinari" erano mlii tenente 1,;uio11u~ì.ìo, con la sola eccezione degli appartenenti al corso più recente, ma tra gli ex-sottufficiali vi erano ancora molti maggiori e capitani. La gue1rn petmise, l' avanzamento apparentemente, parallelo di alcune carriere che, presumibilmente, avrebbero avuto sviluppi diversi. ravorì, quindi, gli allievi "speciali" che sì avvicinarono rapidamente ai vertici della gerarchia militare senza, però, che ciò si trasformasse in un effetto generalizzato. Le carriere iniziarono a differenziarsi durante gli anni venti. Quando il massimo grado raggiunto nel 1924 era quello di colonnello, con la sola eccezione di I "ordinario" divenuto generale di brigata. Tuttavia la percentuale di ufficiali in servizio promossi al massimo gradino del livello gerarchico superiore, si contraeva significativamente dal 43° corso al 45°. Fu, probabilmente, l'effetto de i primi anni di pace giacché nel 1919 vi era nello stesso grado un numero sostanzialmente simi le di allievi. Dodici anni dopo le differenze tra "ordinari" e "speciali" si erano accentuate, in modo particolare tra i generali. fra i primi avevano ottenuto il grado in 30 e rappresentavano tra il 23 e il 34% di quelli in (29) Anche nel 43° vi era stato un avanzamento conquistato sul campo, ma risaliva al 1912 quindi, probabilmente, alla guerra contro la Turchia.
3] 6
LA FO!l.\l!AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
servizio mentre gli ex-sottufficiali erano solamente 8 corrispondendo però al 40-60% dei loro colleghi. Alcune promozioni erano state ottenute grazie ad attività particolarmente meritorie, come dal 1° allievo "ordinario" del 43° corso, dal 5° del 44° e dal 2° del 45°. Queste non costituirono solo l'occasione per un'accelerazione della carriera. Era anche una forma di recupero nei confronti di colleghi che avevano ottenuto dei risultati inferiori, come per le 2 ottenute dall'allievo del corso più vecchio. Gli altri ottennero un'effettiva anticipazione dei tempi, però soltanto per l'ufficiale appartenente al 45° si trattò di un distacco assoluto, che lo portò al comando di divisione mentre gli altri erano ancora, al più, colonnelli. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale il diverso procedere delle carriere era particolarmente evidente tra i comandanti di corpo d'armata, dei quali 6 erano "ordinari" e 2 ex-sottufficiali. Il rapporto si riequilibrava, almeno apparentemente, considerando i generali di divisione di cui 5 su 7 erano "speciali". Durante la guerra solo la metà di quelli ancora in servizio ottenne almeno un avanzamento e solamente l ne ebbe 2, divenendo maresciallo nel 1941. Un altro gruppo di corsi accomunati dal livello gerarchico ricoperto nd ì 9 ì 4 era compreso tra il 46° (tabeila n. 51 ), ed ii 51 ° (tabe ila n. 56), nei quali almeno 1/3 delle nomine a capitano vennero effettuate nell'ultimo anno di pace. Le promozioni si susseguirono tra il 1912, per alcuni allievi del 46° e 47° corso (tabella n. 52), e il 1918, per un "combattente" del 51 °. Tuttavia il maggiore numero dei passaggi venne effettuato nel 1914 e, in misura minore, nel 1915. Su questo insieme la guerra ebbe un effetto eterogeneo, spesso diverso da un anno all'altro, e tra i gruppi di allievi. Gli "ordinari" avanzarono al più di 3 gradini gerarchici, soprattutto ne! 46° e 47°, mentre gli "speciali" si limitarono a 1 o 2, con la sola eccezione di 1 "combattente" del 48° (tabella n. 53), che divenne colonnello nel 1918. Egli era stato promosso sul campo a maggiore nel 1916, e divenne tenente colonnello nel 1917, quasi contemporaneamente gran parte dei colleghi dei corsi tra i! 46° ed il 51 °. Il comportamento "eroico", tuttavia, non determinava l'automatica proiezione verso i vertici della gerarchia. Altri due ex-sottufficiali, uno del 46° e l'altro del 51 °, ottennero un avanzamento speciale, rispettivamente nel 1917 e nel 1916, ma tenninarono il conflitto come tenente colonnello, con due promozioni complessive. Ciò nonostante non è possibile attribuire con certezza il loro ridotto slancio alla zavorra
LA CARRIERA
317
costituita dai risultati, appena sufficienti, conseguiti nel ciclo di studi a Modena. Nel 1919, solo una piccola parte (3,65%), degli allievi ancora in servizio aveva raggiunto il grado di colonnello, di cui soltanto 1 "speciale" appmtenente al 48°. Gli altri erano distribuiti tra i gradi di capitano e tenente colonnello. Soprattutto furono concentrati in quello di maggiore, con l'unica eccezione tra gli "ordinari" del 48° e i "combattenti" del 46°, in cui erano preponderanti i tenenti colonnelli. I primi anni venti misero in evidenza un significativo rallentamento delle carriere che interessò tutti i gruppi di allievi. Solo pochi ufficiali riuscirono ad ottenere una ulteriore promozione entro il 1924 e, spesso, non erano quelli che erano stati particolarmente favoriti durante la guena. La ripa1tizione nei diversi gradi superiori era similare, con una leggera preminenza di tenenti colonnelli tra gli "ordinari" e di maggiori tra gli "speciali". Complessivamente questi corsi subirono una battuta d'atTesto e cominc iarono a riprendere solo nella seconda metà degli anni venti. A m età degli anni trenta vi era stato uno spostamento di grado, e circa la metà degli ufficiali ancora in servizio era colonnello. Almeno 1/3 era fermo al gradino gerarchico immediatamente precedente. Dal campione sembra che le differenze trn i due gruppi di allìevi divennero evidenti solamente alla vigilia del nuovo conflitto mondiale. Nel 1939 i generali provenienti dagli "ordinari" erano 15 (57,69% di quelli in servizio), mentre quelli "speciali" ammontavano a 23 (85, 18% di quelli in servizio). Questi ultimi erano in maggioranza comandanti di divisione, mentre tra quelli di brigata, figuravano anche 3 contabili c3 oi. Tre allievi avevano ottenuto il grado di generale di corpo d' armata, di cui 1 "combattente". Avevano seguito però una caniera sostanzialmente anomala. L'ex-sottufficiale, del 48°, ottenne 3 avanzamenti durante la grande guerra mentre i gradini del generalato li scalò durante gli anni trenta. L'ufficiale appartenente al 49° (tabella n . 54), terminò la guerra come tenente colonnello e in circa 10 anni, tra il 1926 ed il 1936, salì tutti i gradi successivi. Le prime 3 promozioni, nel 1926, nel 1934 e nel 1935, furono determinate da meriti eccezionali che lo portarono a
(30) 2 generali di brigata, rispettivamente nel 48° e nel 51 ° corso, e l'altro I di divisione, nel 46°.
318
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MII.ITARE DI MODENA (1895-1939)
rimanere meno di l anno al comando di brigata e poco di più in quello di divisione. Infine, l'allievo del 51 ° corso ottenne un avanzamento "meritorio" solamente nel 1935, mentre nel 1937 e nel 1939 superò il vaglio di 2 commissioni. Queste promozioni "eccezionali" potrebbero essere connesse agli eventi bellici in Etiopia e in Spagna, pur non essendo direttamente riconducibili a meriti conquistati sul campo di battaglia. Cinque anni dopo la fine del conflitto nessun allievo dei corsi licenziati tra il 1901 ed il 1906 era divenuto generale. La percentuale dei maggiori e dei capitani, quindi, aumentava progressivamente. La spinta bellica non era stata tale da mettere questi ufficiali al riparo dal rallentamento delle carriere, anche se ciò non significò che ad essi fossero esclusi dagli avanzamenti negli anni venti. Certo è che furono poco numerosi e distribuiti in modo tale da non consentire ad alcuno di superare il livello gerarchico superiore. Nel 1936 erano divenuti generali il 9,98% degli allievi ancora in servizio (tabella n. 68) con una netta preminenza di comandanti di brigata. L'unico allievo divenuto generale di corpo d'armata era un "cxsottufficiale" (tabella n. 69 e n. 70) che si era classificato al centro della graduatoria e, quindi, al di fuori del campione di cui è stata esaminata l'intera carriera. Circa 3/4 degli altri presenti era suddiviso tra tenente colonnello e colonnello, mentre una piccola parte, soprattutto "ordinari", era ancora nel livello gerarchico inferiore. La principale differenza che poteva essere riscontrata rispetto ai corsi precedenti era, quindi, l'elevato numero di ufficiali superiori che rimase tale sino alla vigilia del nuovo conflitto mondiale. Il doppio effetto dell'anzianità relativa e dell'affollamento dei gradi rallentarono considerevolmente le carriere. Nemmeno le promozioni eccezionali, distribuite negli ultimi tre corsi, modificarono il quadro generale m modo significativo. L'allievo più favorito fu certamente il decimo del 49° che ottenne 3 avanzamenti speciali probabilmente per somma di eventi favorevoli, di cui uno piuttosto rapido. 11 primo, nel 1926, quando divenne colonnello dopo 8 anni dall'ultima promozione, mentre gli altri, generalmente, dovettero aspettare sino a metà degli anni trenta. Nel 1934 fu nominato generale di brigata e dopo 7 mesi divenne comandante di divisione. L'ultima promozione, questa volta ordinaria, fu nel 1936 divenendo, dopo meno di 1 anno e mezzo, generale di corpo d'armata.
LA CARRIERA
3 19
Questa carriera 11011 fu un caso unico per quanto rimase un evento assai raro. Altri due allievi, 1'8° ed il 9°, dello stesso corso ebbero una forte accelerazione dalla fine degli anni venti. Nessuno dei due ottenne delle nomine per azioni particolarmente meritorie, ma tra il 1934 ed il 1939 scalarono rapidamente i primi due gradini del generalato. Una progressione simile fu seguita anche da un allievo, il 6°, del 51 ° che, però, poté fregiarsi di una sola promozione straordinaria, n el 1935, con cui divenne generale. Anch' egli era divenuto colonnello nel 1926, ottenne il comando di divisione e poi di corpo d'armata con un leggero ritardo, rispettivamente nel 1937 e nel 1939. I successivi 5 corsi, dal 52° (tabella n. 57), al 56° (tabella n. 61), presentarono alla vigìlia del primo conflitto mondiale una situazione tra loro simile. Gli allievi del campione erano divenuti tenenti tra il 1910 ed il 1914 e la maggiore parte di essi fu promossa capitano grazie alla mobilitazione del 1915. Solamente il primo classificato del 53° corso (tabella n. 58), ottenne quest'ultima nomina con un anno di a~ticipo, quando alct!n.i dovettero attendere il 1916 o i! 1917. La mobilitazione determinò la progressiva anticipazione della promozione a capitano che ridusse la permanenza come tenente dai 4 anni per il 52° ad I solo per il 56°. Questo fu il principale effetto delle necessità di guerra, mentre la spinta effettiva del conflitto si ridusse al solo avanzamento a maggiore, generalmente conseguito nel 191 7. Compless ivamente, vennero promossi circa 3/4 degli allievi "ordinari" e poco meno di 2/3 dei "combattenti". Gli "amministratori" favoriti furono poco più della metà e tutti concentrati nei corsi, dal 54° (tabella n. 59), al 56°, che non avevano ottenuto facilitazioni nella fase prebellica. Soiamente 3 aiiievi conseguirono 2 promozioni . Di questi 2 erano "ordinari", 1 del 53° e l' altro del 55° (tabella n. 60), per i quali si trattò di una sorta di recupero per la mancata nomina nel 1915. Il terzo, un "combattente" del 55°, fu l'unico ad ottenere una promoz ione per meriti di guerra che lo p01tò, nel 1918, al grado di tenente colonnello. La nomina meritoria non produsse, almeno apparentemente, un' ulteriore spinta, così come era successo anche ai 2 "ordinari' ', del 55° e del 56°, che l' avevano guadagnata nel 1912. Nel 1919 gran parte degli allievi aveva raggiunto il grado d i maggiore e solo un ex-sottufficiale del 55° era tenente colonnello. Cinque anni dopo vi erano state solo liev i modifiche, tanto che non vi era alcun colonnello e il grado immediatamente inferiore era stato ottenuto
320
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
solamente da 3 "ordinari", 2 "combattenti" ed 1 "contabile". Probabilmente, l'elevato numero di tenenti colonnelli dei corsi precedenti aveva bloccato, nella fase di smobilitazione, gli avanzamenti dei colleghi più giovani e in modo particolare.quelli del 55° e 56°. A metà degli anni trenta la distribuzione nei gradi degli allievi ancora in servizio si era modificata, di un solo gradino (tabella n . 71). Quindi, crebbero i colonnelli mentre i generali erano solamente 2, di cui un ex-sottufficiale, appartenenti al 52° e al 55°. Non si trattava, però, degli allievi compresi nel campione, ma di ufficiali che si erano classificati nella parte centrale della graduatoria finale di Modena. La nuova fase di preparazione al conflitto mondiale portò ad una ripresa della carriera e dall'insieme degli ufficiali presi in esame emergono 5 generali, 2 "ordinari" e 3 "combattenti", di cui 2, uno per gruppo, al comando di divisione e 3 a quello di brigata. La maggiore parte degli allievi ancora in servizio nel 1939 era, però, al livello gerarchico superiore<31 > come colonnel10<32l e tenente colonnel10<33l,
Tra gii "ordinari" del 55 ° vi erano ancora 3 capitani che avevano ottenuto il grado tra il 1915 ed il 1917. La loro carriera aveva risentito della smobilitazione e degli esuberi, tanto che vennero posti, prima, in PAS e, poi, in ARQ, ma non congedati né promossi nemmeno quando, tra il 1934 ed il l 936, superarono i limiti d ' età. Un altro aspetto del rallentamento delle promozioni potrebbe essere il ridotto numero di avanzamenti speciali assegnati durante il ventennio tra le due guerre. La prima venne conseguita da un "ordinario" del 53° per meriti di guerra, nel 1923, probabilmente in seguito ai combattimenti in Libia. Tuttavia, divenne colonnello solamente nel 1931 e già nel 1938 abbandonò il servizio attivo. La seconda fu assegnata per meriti eccezionali, nel 1934, ad un "ordinario" del 55° che aveva terminato il conflitto come maggiore invalido di guerra. Egli era divenuto tenente colonnello nel 1926 e colonnello per attività meritoria. Raggiunse il generalato solamente un anno dopo lo scoppio del nuovo conflitto europeo. La terza era stata attribuita, nel 1938, sempre per un'attività particolarmente significativa ad un "ordinario" del 54°. Questo, però,
(31) Era 1'87,18% degli "ordinari" e 1'85% dei "combattenti". (32) 53,85% degli "ordinari" e il 45% dei "combattenti". (33) 28,21 % degli "ordinari" e 20% dei "combattenti".
LACARRIER/\
321
rappresentò il suo ultimo avanzamento che lo portò a terminare il servizio nel settembre 1943 come colonnello. Il nuovo conflitto mondiale diede una spinta alla carriera di poco meno della metà degli "ordinari" e di poco più di 1/4 dei "combattenti"(34>_ Le facilitazioni complessive furono similari a quella del precedente conflitto e si espressero con un progresso medio di un solo gradino, ad eccezione di 3 allievi del 55°. Si trattava di 2 "ordinari" che divennero generali di brigata nel 1940 e comandanti di divisione nel 1942. Affiancati allo stesso ex-sottufficiale che aveva riportato il maggiore numero di nomine negli anni 1915-1918 e nel successivo ventennio. Da generale di divisione divenne maresciallo d'Italia ottenendo una promozione all'anno tra il 1941 ed il 1943. La crisi politico-militare del settembre 1943 interruppe numerose carriere. Solo 5 "ordinari" e 2 "combattenti" confluirono nel nuovo esercito repubblicano senza, apparentemente, avere pmtecipato alla guerra di liberazione. Questi terminarono il servizio tra il 1946 ed il 1950 con il grado che avevano ricope1to nella prima parte della guerra. Gli allievi del 57° (tabella n . 62), erano gli unici che nel 1914 si trovavano ancora nel grado di sottotenente. La mobilitazione diede alla maggiore parte di loro una fortissima spinta portandoli a conseguire, nel 1915, due avanzamenti e trovandosi in meno di un anno capitani. Le eccezioni furono limitate a 2 "ordinari" ed un ex-sottufficiale che rimasero sottotenenti fino alla conclusione del servizio, tra il 1917 e il 1920. Gli effetti della guerra furono più contenuti e limitati, generalmente, ad una sola promozione che portò 1/3 degli "ordinari" e 1/5 degli "speciali" al grado di maggiore. I restanti ancora in servizio erano tutti capitano con !a sola eccezione di un "ordinario" sottotenente. Ancora a metà degli anni venti oltre il 90% era al primo gradino gerarch ico del livello superiore, mentre circa il 5% era a quello immediatamente successivo. Le carriere si sbloccarono, almeno parzialmente nel decennio successivo, tanto che nel 1936 ben 4, 2 per ogni gruppo, erano divenuti colonnelli. Alla vigilia della nuova guerra gli allievi del campione avevano ottenuto un avanzamento in ogni decennio, una sola promozione straordinaria concessa nel 1936 ad un "ordinario" per meriti di guerra guadagnata, probabilmente, in Etiopia. (34) 46, 15% degli "ordinari" e il 26,32% dei "combattenti".
322
LA FORMAZIONE DEOLI lJFFICIALJ NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
Dei 9 "ordinari" in servizio nel 1939 soltanto 1 era tenente colonnello, mentre gli altri erano colonnello. II ventennio di pace fu, apparentemente, meno favorevole agli ex-sottufficiali dei quali poco più di l/3 erano colonnelli, la metà si trovava al gradino inferiore, infine 1 era ancora maggiore. Durante il nuovo conflitto la progressione fu limitata ad un solo grado, ottenuto da 7 "ordinari" su 9 e da 2 "speciali" su 6. Nessuno avanzò oltre il comando di brigata. Gli allievi dei primi tre corsi postbellici divennero tenenti tra il 1925 ed il 1927 quando i problemi della smobilitazione erano in parte superati. Rimaneva, tuttavia, il rallentamento determinato àaìì'eccessivo numero di ufficiali in servizio che ebbe, comunque, un effetto limitato. Nel primo quindicennio solamente due conseguirono una promozione speciale per meriti eccezionali. Il primo, nel 1934, apparteneva al 65° (tabella n . 63), mentre il secondo, nel 193 8, era del 66° (tabella n. 64), Solo !a cm-riern di quest'ultimo godette di una !imitata acce!~razione, riuscendo ad anticipare di un anno la promozione a maggiore. Nel 1939 solo 4 allievi del 66° divennero maggiore, mentre i rimanenti e quelli del 65° e 67° (tabella n. 65), iniziarono la guerra come capitano. Gli anni di conflitto ebbero normalmente degli effetti largamente positivi che si espressero con un numero di avanzamenti variabile da 1 a 3. Complessivamente l' 88,24% degli ufficiali che parteciparono alla seconda guen-a mondiale ottenne dei vantaggi. Durante la prima fase della riorganizzazione postbellica, nel 1949, solamente il 35% degli allievi iniziali era in servizio e di questi il 21,43% era divenuto colonnello. Altrettanti erano rimasti maggiore mentre il 57,14% degli allievi ancora in servizio era tenente colonnello. Al momento del riordino de l corpo ufficiali, nel 1954, 1 solo allievo del 65° era stato promosso, l'aimo precedente, a generale di brigata. La sua can-iera terminò dopo un decennio in cui riuscì a scalare altri due gradi, nel 1956 e nel 1958, divenendo comandante di corpo d'annata. Egli era stato uno dei pochi a partecipare attivamente alla guerra di liberazione con reparti del ricostruito regio esercito. Tuttavia, la partecipazione attiva alla lotta contro il nazifascismo non fu un merito che favorì in modo evidente o sostanziale la carriera degli allievi ancora in servizio. Altri 2, appartenenti al 66° e 67°, furono congedati negli anni sessanta come generale di brigata, mentre l'unico che
LA CARRIERA
323
prese parte alla lotta partigiana, del 66°, aveva terminato il servizio, nel 1949, come maggiore. Dal quadro complessivo emerge un rapporto contraddittorio tra la carriera e la graduatoria al termine del processo di formazione. Generalmente i primi classificati conseguirono un numero di promozioni superiore a quello degli ultimi, ma spesso vennero sopravanzati. V i furono, comunque, delle differenze tra i gruppi di allievi: generalmente, per gli "ordinari" sembrò vi fossero maggiori possibilità di recupero rispetto a "combattenti" e "contabili". Gli allievi che avevano raggiunto i gradi più elevati appartenevano, spesso, a pmti assai diverse della graduatoria e solo in alcuni casi erano, più o meno, omogenei. Lo stato della carriera nel 1924 e nel 1936 evidenzia l'assenza di una regola precisa, pur permettendo di sottolineare la tendenza alla maggiore mobilità tra gli "ordinari". I conflitti che caratterizzarono il venticinquennio tra il 191 O ed il 1944 favorirono un sostanziale rimescolamento delle prospettive dei due gruppi di éi.H]c--",.~- La partecipazi~1nc e r:1cno .'.ld t!:;a c.~r!1p~gna m!litare poteva divenire un elemento di distinzione che avrebbe potuto influenzare il giudizio della commissione d'avanzamento. La graduatoria del periodo di formazione influì ce1iamenie suìie prime promozioni, come fu anche per i corsi "sperimentali", ma nel proseguimento della carriera il suo peso diminuì progressivamente.
3. La carriera istituzionale La regolamentazione sugli avanzamenti prevedeva, tra le altre norme, una permanenza minima obbligatoria in ogni grado prima di ottenere una nuova promozione. Il limite poteva essere disatteso solamente in situazioni eccezionali, quali lo stato di guerra, oppure in seguito a servizi particolarmente meritori. Nel complesso, la normat iva sembrava descrivere una smta di ipotetica carriera istituzionale, caratterizzata da una lenta progressione che non dava alcuna garanzia di raggiungere i vertici della gerarchia. Gli allievi avrebbero dovuto sfruttare integralmente le facilitazioni previste cominciando con il classificarsi nei primi posti del loro corso professionale. Ciò si sarebbe tradotto in un piccolo vantaggio iniziale poiché le iscrizioni nelle liste d'avanzamento per i gradi di tenente e capitano si sarebbero basate, normalmente, su quella graduatoria. Successivamente avrebbero dovuto compiere il periodo di servizio minimo ai repa1ti e cercare di ottenere rapidamente degli incarichi prestigiosi, in modo tale da
324
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!CIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
concorrere per le promozioni a scelta, tramite esami o titoli, previsti fino al grado di colonneHo. Un altro passaggio importante era 1a scuola di guerra i cui corsi dovevano essere superati brillantemente così da ottenere l'ammissione al corpo di stato maggiore. Infine vi erano le campagne militari che avrebbero potuto offrire l'occasione di conseguire rapidi guadagni sul campo o per necessità determinata dalle perdite. Il servizio minimo in un grado (tabella n. 66)<35>, era stato fissato con il riordino dell'esercito nel 1896 e rimase sostanzialmente inalterato fino allo scoppio del primo conflitto mondiale. Le prime correzioni riguardanti le promozioni in zona di guerra vennero apportate, tuttavia, già nel 1911 in occasione della guerra in Libia. In particolare furono regolati gli avanzamenti per gli atti di eroismo, come quelli in ragione delle necessità contingenti. Le correzioni del 1915<36l, rese necessarie dalle dimensioni del nuovo conflitto dimezzarono di fatto la permanenza nei diversi gradi, ribadendo però la clausola della necessità. Al termine della guerra vi tu un sostanziale ritorno alla normativa prebellica, sancito prima dal!' ordinamento Diaz, nel 1923, e poi da quello Mussolini, nel 1926<37). La trasformazione del sistema di reclutamento venne accompagnata dalla revisione della normativa sull'avanzamento, che riguardò soprattutto il grado di sottotenente. Da bacino di reclutamento a grado di passaggio, in cui i giovani ufficiali rimanevano lo stretto necessario per completare i corsi delle scuole di applicazione. L'ordinamento Mussolini introdusse anche un'altra precisazione, riguardante il periodo minimo necessm·io per la promozione a generale d'armata. Questo grado avrebbe dovuto essere assegnato solamente durante ie ostilità, mentre quelio ài maresciailo ò'Itaìia, istituito nei 1924, sarebbe stato assegnato quando le stesse avrebbero avuto termine. Al massimo livello gerarchico potevano aspirare, quindi, solo i generali che avevano assunto particolari incarichi durante la guerra, presso le truppe o al comando dell'esercito. Tuttavia la normativa venne
(35) Atto n. 124, legge del 3 luglio 1896 11. 351 riguardante /'avanzamento nel Regio esercito, del 2 luglio 1896. (36) Circolare n. 723, Decreto luogotenenziale n. 1395, recante dfaposizioni varie relative all'avanzamento degli ufficiali in servizio attivo permanente e di complemento, del 12 settembre 1915. (37) Legge l l marzo 1926, n. 398, Avanzamento degli ufficiali del Regio esercito.
LA CARRIERA
325
successivamente modificata così da permetterne la nomina anche di Italo Balbo, trasvolatore dell'oceano. La prima, importante, variazione alla legge del 1896 venne però introdotta nel 1934(38>, elevando radicalmente i minimi di permanenza. In modo particolare furono raddoppiate le prescrizioni per i tenenti, i maggiori e i colonnelli, ma consentendo, ai livelli inferiori, di contrarre lievemente i tempi nei casi di servizi particolarmente meritori. Anche la sosta negli altri gradini gerarchici venne lievemente prolungata, soprattutto in quello di capitano. In questo modo, probabilmente, si cercò di dare una risposta ali' affollamento dei gradi rallentando, di fatto, le carriere quindi anticipando l'età del pensionamento (tabella n. 67). Il peso delle nuove norme o le necessità imposte dalla parziale mobilitazione per la guerra in Etiopia, determinarono le correzioni del l 936<39l. I minimi vennero abbassati di un anno per i tenenti, i capitani ed i maggiori, rendendo il limite "meritorio" similare a quello della precedente ~egolf!!:!entazio!!e. Le rettifiche successive furono apportate nel 1940<40i, probabilmente, sulla base delle considerazioni estrapolate dal conflitto in corso. La permanenza dei primi tre gradini gerarchici rimase sostanzialmente invariata, mentre fo ridotta quella dei tenenti colonnelli, dei colonnelli e dei generali. Il contrasto tra l'elevato numero di anni necessari per maturare i diritti di avanzamento nei livelli gerarchici più bassi e quelli dei livelli più alti, potrebbe essere la conseguenza diretta dello stato di tensione internazionale. Solamente nel 1915 era stato previsto un tempo così ridotto per i generali allo scopo, probabilmente, di ampliare il numero deiìe grandi unità combattenti. Dal confronto tra le regolamentazioni degli anni venti e trenta sembrano emergere due periodi. L'iniziale ritorno agli anni prebellici e il tentativo di risolvere l'affollamento dei gradi intermedi e superiori. In quest'ultima fase il principale ostacolo alle promozioni degli
(38) Circolare n. 437, Legge n. 899. Avanzamenlo degli 1.!l)ìciali del R. esercito, del 7 giugno 1934. (39) Circolare n. 6, R. decrelo-legge n. 2154. Aggiornamento delle disposizioni vigenti esercito, del 22 dicembre 1936 (pubblicata nel 1937).
sul 'avanzamento degli 1iffìciali del R.
(40) Circolare n. 322, Legge n 370. Avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 9 maggio 1940.
326
LA FORiv!AZ!ONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
ufficiali inferiori e dei maggiori fu il raddoppio, di fatto, del tempo minimo per il conseguimento del grado di tenente colonnello, passato da 9 a 18 anni. La modifica apportata alla vigilia delle ostilità, ebbe però un carattere fomrnle poiché dopo poco tempo l'Italia entrò m guerra. La normativa del 1942<4 ll cercò, verosimilmente, di attenuare la spinta alle promozioni degli inferiori legata al conflitto mondiale. Probabilmente, il dimezzamento dei tempi minimi ordinari, previsto per i periodi bellici, si era rivelato troppo lungo nei gradi di tenente e capitano ed eccessivamente breve per quello di maggiore. Inoltre le promozioni per necessità eccezionali si rivelarono, forse, uno strumento inidoneo per risolvere i problemi di comando dei piccoli repa1ti. La prima correzione post-bellica ritardò sino al 194gc42 > e riguardò i tempi di permanenza nel grado di tenente colonnello e colonnello. Plausibilmente, il riordino dell'esercito e l'epurazione, per quanto blanda, favorì l'avanzamento dei gradi intermedi che, tra i! 1943 ed il 1945, si t:ranu sd1ierati con gli aiieati oppure non avevano preso parte ai combattimenti. Si trattò, presumibilmente, di un provvedimento specifico inteso a favorire il gruppo di ufficiali già in servizio. L'anno successivo, il 1949<43}, i limiti minimi vennero nuovamente rivisti e, come gli altri, riportati al livello del 1940. Infine, il riordino del corpo ufficiali compiuto nella prima metà degli anni quaranta, venne confermato dalla regolamentazione del 1955 <44) che sancì itempi adottati durante la guerra. L'indicazione di una possibile accelerazione delle carriere emerge dal confronto tra i tem1ini minimi di permanenza nei gradi ed il periodo di servizio effettivamente co1npiuto dagli uffici~!i (tabelle n. 47/65). Il 25% degli "ordinari" e il 17,08% degli "speciali" usufruirono di almeno una facilitazione, che abbreviò il tempo necessario per
(41) Circolare n. 211, R. decreto-legge /7 febbraio 1942-XX, n. 151. Adeguamen/oalle esigenze dell'attuale staro di guerra delle disposizioni sull'ordinamento del R. esercito e sull'avanzamento degli iifficiali del R. esercito, del 17 marzo 1942. (42) Decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 727, Norme in materia di stato e di avanzamento degli ufficiali dell'Esercito, in ;<Gazzetta Utficialc" del 19 giugno, n. 141. (43) Circolare n. 253, Legge 14 giugno 1949, n. 446. Modificazione dell'art. 31 della legge 9 maggio 1940, n. 370, sull'avanzamento degli ufficiali del/'F.sercito, del 30 luglio 1949. (44) Circolare n. 566, Legge 12 novembre 1955, n. JJ37. Avanzamento degli 11.ffìciali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, del 7 dicembre 1955.
LA CARRIERA
327
un avanzamento mentre una piccola parte riuscì ad ottenere due promozioni anticipate(45) e taluni anche tre<46l. In tutti i casi la differenza tra i due gruppi fu piuttosto consistente, tanto da fare supporre che ciò rispecchiasse un aspetto delle differenti prospettive di cmTiera. 11 primo conflitto mondiale fu certamente l'evento che impartì la spinta più forte alle promozioni. Fino al 1915 solamente 7 "ordinari"(47) ed l "speciale"</43J erano stati promossi prima del tempo previsto. Di questi solamente 2 potrebbero averla conseguita con la guerra di Libia, mentre gli altri 6 vennero promossi tra il 1902 ed il I 91 O. Durante il conflitto mondiale 42 "ordinari" e 31 "speciali" guadagnarono un avanzamento rapido, mentre, rispettivamente, altri 8 e 4 riuscirono ad acquisirne due. Gli ex-sottufficiali non superarono i colleghi dell'altro gruppo. Trassero però un vantaggio evidente dalla necessità di ufficiali esperti, che si espresse attraverso l' incremento delle accelerazioni pari a 7 volte per gli "ordinari" e 31 per gli "speciali". La smobilitazione diede inizio ad un lungo periodo di ristagno delle carriere che, generalmente, rientrarono nei tempi minimi previsti. Le vaste operazioni di polizia coloniale in Libia, costituirono un titolo meritorio, ma non ebbero effetti significativi sul campione in esame. Soltanto un allievo del 66° fu promosso da tenente a capitano, nel 1926, prima dei tempi canonici. Il potenziamento dell'esercito e le nuove guerre fasciste determinarono una nuova congiuntura favorevole per le promozioni straordinarie che si protrasse dal 1934 al 193 7. Un avanzamento rapido venne concesso a 12 "ordinari" e 1O "speciali", mentre 1 solo dei primi ne ottenne 2. T uttavia, soltanto in aicuni casi vi fu i'indicazione dei "meriti eccezionali" che però non si riferiva necessariamente ad un atto compiuto in zona d' operazioni. Durante il secondo conflitto mondiale furono promossi 5 allievi "ordinari" e 1 "speciale". La spinta bellica era meno forte o forse venne frustrata dall'andamento stesso della guerra e delle vicende
(45) il 4, 17% degli "ordinari" e il 2,08% degli "speciali. (46) Lo 0,83% degli " ordinari" e lo 0,45% degli "speciali" . (47) Un allievo in ognuno dei corsi seguenti: 43°, 45°, 50°, 55° e 56° e 2 appartenevano al 49°. (48) Apparteneva al 52° corso.
328
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!UT AR E DI MODENA ( 1895-1939)
politiche ad essa collegate. Probabilmente, se vi fu una accelerazione questa riguardò soprattutto i gradi inferiori direttamente legati alla guida dei piccoli reparti. Il crollo del regime, il 25 luglio del 1943, e soprattutto lo sfaldamento dell'esercito dopo 1'8 settembre successivo rendono assai difficile valutare le accelerazioni della carriera. I conteggi ufficiali dell'anzianità si bloccarono ai primi mesi di quell'anno. È impossibile verificare correttamente numerose promozioni conseguite successivamente dagli allievi dei primi tre corsi "sperimentali". La crisi postbellica non lasciò spazio alle promozioni rapide. La momentanea contrazione dei termini minimi per i tenenti colonnelli e i colonnelli, del 1948, sembra rispondere ad una necessità momentanea più che essere il preludio ad un impulso esteso ai gradini gerarchici inferiori. Tra il 1946 ed il 1968 non vi furono, quindi, anticipazioni, ma promozioni che rientrarono nei margini previsti dalla normativa del 1949 e, poi, in quella del 1955. In effetti, i corsi in cui si concentrarono il maggiore numero di accelerazioni furono quelli tra il 54° ed il 57°. La mobilitazione abbreviò la permanenza nel grado dei tenenti e, in alcuni casi, favorì anche i sottotenenti. Le promozioni furono assegnate quando gli allievi avevano un'anzianità di servizio troppo breve per la nonnativa del 1896, ma generalmente potevano rientrare nelle correzioni del settembre 1915. La carriera degli ultimi corsi non trasse, invece, alcun giovamento evidente dal periodo di guerra che rese più rapide, tra il 1916 ed il 1918, solo 4 nomine. Si trattò di 3 capitani "ordinari", di cui 1 del 54° e 2 del 55°, e il tenente colonnello, futuro maresciallo d'Italia, "combattente" del 55°. Quest'ultimo ottenne anche l'unica effettiva anticipazione del ventennio successivo, passando da maggiore generale a tenente generale circa 7 mesi prima di completare il periodo minimo previsto. La spinta nei corsi restanti non fu così omogenea e apparentemente, limitata ai singoli, in ragione delle loro esperienze più che alle necessità contingenti. Tra il 42° ed il 44° vi furono numerose anticipazioni concesse ai tenenti colonnelli, mentre tra il 45° ed il 51 ° emersero i maggiori e, in numero più limitato, i capitani . Gli allievi dei corsi 52° e 53° proseguirono nella carriera senza particolari variazioni e solamente 4, l nel primo e 3 nel secondo, ottennero una promozione rapida tra la mobilitazione e il 1916.
LA CARRIERA
329
Gli ufficiali licenziati prima del 1912 non trassero un effettivo vantaggio dalla nuova mobilitazione e dai primi anni di guerra, poiché avevano raggiunto i vertici dell'esercito o ne erano prossimi. Nove ufficiali, tra il 42° ed il 51 °, conseguirono un avanzamento al pari della maggioranza degli allievi appartenenti ai primi corsi "sperimentali". Per quest'ultimi fu accelerato solo il passaggio da maggiore a tenente colonnello, tra il 1940 ed il 1942. La permanenza nei gradi era uno dei fattori determinanti per il raggiungimento dei vertici dell'esercito. Rappresenta, quindi, un indice dell'accelerazione (se breve), o del rallentamento (se prolungata), della carriera dei diversi corsi, come anche dei gruppi di allievi. Prendendo in esame l'insieme dei corsi influenzati in modo analogo dagli eventi del trentacinquennio 1910-1945, si configura un quadro generale eterogeneo. La comparazione tra i "primi" e gli "ultimi" sembra evidenziare una netta separazione solamente nei corsi 43° e 44°. Gli allievi giunti tra i primi dieci raggiunsero generalmente un livello gerarchico più alto degli altri. Tuttavia rimasero nei gradi per tempi mediamente più brevi degli "ultimi", con alcune eccezioni tra gli "speciali". Inoltre, la spinta bellica che, per taluni aspetti, favorì gli "speciali" non fu tale da abbassare la loro permanenza media al di sotto degli "ordinari", pur riducendo la differenza nel grado di capitano degli allievi del 43° ad un solo mese. L' evento che segnò i primi anni della carriera, la guerra mondiale, favorì un 'apparente omogeneizzazione tra gli "ordinari", che non si tradusse in uno sconvolgimento delle aspettative. La differenza iniziale di qualche mese tra primi ed ultimi, divenne particolarmente significativa tra i gradi di maggiore e tenente colonnello del 43° corso, nel quale si ebbe anche il dislivello minimo di l mese nella permanenza a capitano. Le carriere dei "combattenti" si svilupparono con caratteristiche sostanzialmente diverse dagli "ordinari". Anche per loro gli ultimi recuperarono sui primi nel 43° corso, al grado di maggiore, e nel 44°, tra capitano e maggiore. Nel primo gradino del livello superiore la contrazione fu assai evidente poiché vi rimasero, in media, soltanto 1O mesi, mentre per il corso più vecchio furono circa 5 anni e nell'altro circa 2. Non si trattò di un effettivo sorpasso, ma di un recupero, probabilmente, favorito dalle necessità belliche.
330
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODEJ\,A (1895-1939)
Il quadro descritto dai "contabili" ebbe anch'esso delle caratteristiche proprie poiché la loro carriera, quasi esclusivamente amministrativa, risentì in misura minore della guerra o di altri eventi simili. Gli allievi del 43° ebbero una breve permanenza nei primi gradini gerarchici inferiori e superiori, mentre in quello successivo ciò si verificò ai massimi gradi raggiunti. Tra il 45° ed il 56°, si ebbe almeno un gradino gerarchico in cui la permanenza degli ex-sottufficiali fu più breve. Ciò fu l'effetto dell'irregolare susseguirsi delle promozioni dei "primi" e degli "ultimi". Sembrerebbe emergere quindi una sorta di propensione generale verso una carriera sostanzialmente parallela. Totalmente apparente però. Non si trattava di un meccanismo codificato, ma probabilmente delle conseguenze subite dal corso per l'affollamento dei gradi.
Il livellamento sostanziale prodotto dalle necessità belliche, tra il 1915 ed il 1916, fece scendere in secondo piano i meriti conseguiti nel periodo di formazione. In questo modo la guerra, almeno nella sua fase iniziale, favorì soprallullo giì allievi 1,;lassifìcatisì negli uìtimi posti. I capitani del 45°, 46° e 47° rimasero nel grado per un tempo minore rispetto al gruppo dei primi, i quali, però, si erano avvantaggiati ottenendo il passaggio da tenente e capitano dopo una permanenza media altrettar1to breve. Nel quadro della guerra rientra anche la rapidità con cui gli ultimi del 48° conseguirono il grado di tenente e quello di capitano, mentre nei tre corsi seguenti l'accelerazione fu limitata al superamento del gradino inferiore. Lo spostamento potrebbe essere stato determinato dalla progressiva riduzione dell'età degli a!!ievi e del grado con cui giungevano alla vigilia della guerra. Ciò verrebbe confermato anche dai corsi seguenti, in particolare il 53° e il 55°, dove i guadagni degli ultimi furono particolarmente consistenti. Il grado di tenente sembrerebbe caratterizzarsi come il momento in cui la parte con i risultati scolastici più scadenti riuscì a recuperare, almeno parzialmente, lo slm1cio dei primi. In altri tre corsi, il 52°, il 54° e il 57°, la tendenza sembrò invertirsi. Nel primo la nomina a tenente giunse con 1 anno e 2 mesi di anticipo, nel secondo si ridusse a 3 mesi e nell'ultimo fu di 9 mesi. Nei primi due non si trattò di un effettivo sorpasso, piuttosto di un valore dettato da una maggiore uniformità nei tempi di promozione. Gran parte degli allievi avanzò dopo un periodo di circa 3 anni. Alcuni però dovettero
LA CARRIERA
331
aspettare per un tempo decisamente più lungo. In modo particolare tra i licenziati del 1912, il cui valore di permanenza venne determinato dal ritardo nella nomina di alcuni allievi degli ultimi posti che, poi, furono ugualmente promossi nel 1915. Le disparità nella permanenza media caratterizzarono anche i primi 3 corsi "sperimentali", le cui promozioni a tenente vennero effettuate tra il 1925 ed il 1927. Solamente gli ultimi del 66° guadagnarono sui "primi" ed esclusivamente nel grado di capitano. Generalmente la mobilitazione prebellica ebbe un impatto decisa-
mente più favorevole sugli "ordinari" rispetto agli anni de11a guerra. Il confronto tra la permanenza nei gradi evidenzia la progressiva diminuzione del periodo passato dai "primi" come tenente, che si contrasse dai 9 anni e 1O mesi del 42° ai 4 mesi del 57°. Nel complesso, gli allievi Iicenziati nel 1897 dovettero attendere 12 anni ed 11 mesi per raggiungere il grado che quelli del 1912 conseguirono con 9 anni di anticipo. La diminuzione dei tempi negli aitri gradini àeì ìivello gerarchico inferiore non si dimostrò così sistematica. Vi fu una diffusa, sebbene lieve, tendenza all'accelerazione che riguardò sopraUutto i " primi" solamente per il grado di sottotenente, mentre il valore medio elci capitani ebbe, nel 55° e 57° corso, una significativa crescita. Ciò fu determinato dal ridotto numero di promozioni conseguito da quei corsi durante il conflitto, e dagli effetti del sovraffollamento dei gradi nel ventennio successivo. Nel livello gerarchico superiore emerge la tendenza degli " ultimi" ad arenarsi nei gradini intermedi. Al generalato approdarono solamente alcuni allievi del 42° e del 57° mentre altri del 46°, del 54° e dei 56° raggiunsero ii grado di colonnello. Al contrario i "primi" ebbero evidentemente una maggiore possibilità di raggiungere i vertici dell'esercito o, quanto meno, la nomina a comandante di brigata. La permanenza media nei gradi ebbe il punto di svolta attorno al 46° corso, dopo il quale si contrasse il tempo di servizio come colonnello e crebbe definitivamente quello dei maggiori e tenenti colonnelli. Il primo passò dai circa 12 anni del 46° ai circa 5 del 5 7°, con una sola spinta contraria nel 53° e gli altri salirono di circa 5-6 anni per ogni gradino rispetto alle medie evidenziate nel 42° e 43° corso. L'andamento dei colonnelli fu, plausibilmente, in relazione alla permanenza dei generali, in modo particolare dei comandanti di brigata e divisione. Il primo gradino del generalato evidenzia un tempo
332
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
abbastanza lungo per il 42° e il 43°, considerando che nei successivi il periodo di permanenza si contrasse lentamente fino a raggiungere il minimo nel 54°. Anche il tempo medio del gradino successivo sembrò contrarsi, pur con le eccezioni del 45°, del 52° e del 55° corso. Le ragioni delle variazioni comprendevano anche la mobilitazione degli anni trenta. Ciò determinò anche la contrazione dei tempi di pennanenza e si riflesse sugli ufficiali in modo proporzionale all'età di servizio. Inoltre le periodiche riorganizzazioni dell'esercito contribuirono ad accrescere la necessità di generali, in modo particolare tra il 1938 ed il 1940.
Il quadro delle permanenze medie nei gradi degli "speciali" pone in luce alcuni aspetti simili alle tendenze degli "ordinari", oltre che effetti diversi determinati, probabilmente, dall'età e dall'attività dei "combattenti" e dei "contabili". I passaggi gerarchici in cui gli "ultimi" sembrarono conseguire le promozioni in tempi minori erano, anche in questo caso, solamente apparenti. Si trattò, ancora una volta, di un rec upero favorito da particolari condizioni legate ai tempi delle nomine. Tuttavia, contrariamente agli "ordinari" questa condizione si evidenziò almeno una volta in ogni corso. La spinta bellica agì soprattutto tra il 4 7° ed il 51 ° corso in cui almeno uno degli "ultimi" raggiunse il massimo gradino del livello gerarchico superiore e 4 divennero generale. La stessa situazione si ripeté in altri 3 corsi, nel 44°, nel 45° e nel 55°, dove, però, nessuno proseguì oltre. Complessivamente, i "primi" ebbero, almeno apparentemente, maggiori possibilità di raggiungere rapidamente il grado di colonnello, mentre gli "ultimi", spesso, si arenarono a quello di maggiore. I "contabili" rimasero, per taluni aspetti, ai margini della spinta bellica, o non ne trassero un giovamento generalizzato. I più proseguirono nella carriera senza eccessivi sbalzi e senza alcuna promozione, mentre la pennanenza media nei gradi variò, quasi sempre, tra i 5 e i l O anni che talvolta venivano ampiamente superati.
Il solo effetto della mobilitazione fu la riduzione dei tempi di servizio come tenente, ma già in quello di capitano i benefici vennero completamente persi. Una tendenza comune con gli "ordinari" fu tuttavia la progressiva riduzione della pemrnnenza media nei gradi inferiori. Nel grado di capitano vi fu una prima fase di contrazione dei tempi che si protrasse fino al 48° a cui seguì una sostanziale stabilizzazione, fino al 54°, e poi una nuova, altalenante, crescita. Il primo stadio corrispose alle nomine avvenute tra il 1912 ed il 1914, e la diminuzione
LA CARRIERA
333
del tempo di permanenza fu, probabilmente, determinato dallo stato di tensione internazionale. La stabilità concerne gli anni della guerra mondiale, quando la maggiore parte degli ex-sottufficiali riuscì ad ottenere rapidamente la nomina a maggiore. Il terzo stadio fu, verosimilmente, determinato dalla fine delle ostilità, però solamente le nomine del 57° furono fatte dopo il 1918. Anche le variazioni dei tempi medi per la promozione nel livello gerarchico superiore furono similari a quelle degli "ordinari". La guerra influì positivamente sul grado di tenente colonnello sino al 44°-45° corso e su quello di maggiore fino al 56°. Invece il tempo di servizio dei colonnelli risentì, apparentemente, dell'affollamento dei gradi e della smobilitazione. La principale differenziazione rispetto agli "ordinari" era proprio nel grado di tenente colonnello, i cui tempi di servizio variarono moltissimo. Inizialmente vi fu una riduzione della permanenza tra il 42° ed il 44° corso determinata, probabilmente, dal conflitto. Seguì un rapido allungamento de!l'attesa per una nucva promozione, che s: prctrasse per tutti i corsi. Gli ex-sottufficiali giunti al generalato furono paiticolarmente concentrati tra il 42° ed il 51 ° e tra il 55° ed il 56° corso. La permanenza in questi gradi, quando fu più breve di quella degli "ordinari", si caratterizzò come una compensazione dei precedenti tempi lunghi. Si trasformò in un effettivo sorpasso soltanto in 3 occasioni, il 47° corso, il 48° ed il 55°, quando gli ex-sottufficiali raggiunsero un gradino gerarchico superiore a quello degli "ordinari". La necessità di ufficiali durante la guerra, dunque, favorì la contrazione generalizzata della permanenza nei gradi. Il confronto tra i dati medi e il servizio minimo evidenzia una contrazione che, inizialmente, riguardò i maggiori tra il 42° ed il 45° corso, poi i capitani dal 45° al 54° e, infine, i gradini subalterni tra il 54° ed il 57°. All'interno di queste tendenze, i primi classificati furono almeno apparentemente, leggermente privilegiati. 11 ricorso alla promozione rapida degli ultimi avveniva, probabilmente, di fronte alle necessità più impellenti e quando non vi era altra possibilità. Questa non fu certamente una regola preordinata sebbene gli avanzamenti accelerati riguardassero soltanto la parte alta della graduatoria tra gli "ordinari" del 43°, 44°, 47°, 49°, 52°, 54° e i "combattenti" del 42°. Il principale ostacolo nella scalata ai vertici era rappresentato dai limiti d'età per ogni grado (tabella n. 67), stabiliti nel 1896, oltre i
3 34
LA FO!ù\iAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MIL!T ARE DI MOD[N A ( 1895-1939)
qual i l'ufficiale avrebbe dovuto essere rapidamente congedato. Il pensionamento differenziato in base al grado, penalizzava soprattutto gli ufficiali la cui carriera si era arenata. Avrebbe comunque dovuto garantire un minimo ricambio dei quadri per anzianità, quindi la progressiva riduzione dell'affollamento dei gradi. Le prime correzioni vennero introdotte poco dopo la fine delle ostilità e, per taluni aspetti, sembrarono in contraddizione con le necessità della smobilitazione. Tra il 1920 ed il I 922 venne momentaneamente innalzata l'età pensionabile dei generali di brigata e divisione, favorendo almeno una patte dei comandanti di grandi unità promossi durante la guerra. Questo provvedimento fu annullato nel 1923 e accompagnato dalla definizione di un limite anche per i comandanti di corpo e di armata che, verosimilmente, costituivano il nucleo più anziano dell'esercito. Il Ministero, almeno apparentemente, non ritenne opportuno ricorrere al collocamento a riposo per anzianità come strumento per l'effettiva riduzione del numero degli ufficiali. Preforì la PAS L:Ìle interessò soprattutto il livello gerarchico superiore. Sembrerebbe l'introduzione di un' altra incongruenza generata dalla possibilità concessa ai generali di prolungare il servizio, mentre i gradi inferiori potevano essere allontanati d'autorità. Quest'aspetto fu, parzialrnente, corretto con i provvedimenti del 1923, ma una soluzione organica venne cercata solamente nel 1926. Tuttavia, l'entità complessiva delle cotTezioni era piuttosto modesta, anche se sembra avere posto le basi per un mutamento d'indirizzo che avrebbe dovuto concretizzarsi negli anni successivi. Rispetto al 1896 l'ordinamento Mussolini abbassò di 1 anno l'età massima dei comandanti di divisione e di 2 quella dei generali di corpo d'arn1ata, rnentre non prevedeva lin1iti pei i! grado onorifico di maresciallo d'Italia. I provvedimenti successivi evidenziarono una progressiva riorganizzazione che si protrasse dal 1934 al 1936 lasciando invariati solamente i tre massimi gradini gerarchici. La nuova normativa trascurava totalmente i tenenti giacché, probabilmente, la fase iniziale della carriera sarebbe stata comunque superata, anche per anzianità. Nel corso del triennio venne anticipato di 2 anni il pensionamento dei colonnelli e dei generali di divisione. 11 congedo divenne più vicino anche per i maggiori e i generali di brigata, la cui età venne ridotta di 3 anni, e soprattutto per i capitani e i tenenti colonnelli dal cui limite furono tolti 4 anni.
LACARRJERA
335
Dopo lo scoppio del nuovo conflitto mondiale il Ministero modificò i termini d'anzianità, riservandosi di stabilirli annualmente per ogni grado fino a quello di tenente colonnello e semestralmente per i generali. La vecchia normativa rientrò in vigore subito dopo la fine delle ostilità e vi rimase sino alla definizione di un nuovo quadro, emanato nel 1962. Si trattò della costituzione del ruolo unico degli ufficiali, coi, cui venivano uniformati i termini della carriera tra gli appartenenti alle varie armi. Complessivamente, i limiti prestabiliti si rivelarono, spesso, un' indicazione generica, ovvero uno strumento duttile da impiegare nei casi di necessità pur non costituendo un vincolo assoluto. Il congedo non scattava automaticamente con il raggiungimento dell'età pensionabile bensì doveva essere, sempre, deciso dalle autorità superiori. Per questa ragione la permanenza in servizio oltre i termini previsti dalla normativa sembra caratterizzarsi come una so1ta dì facilitazione, analoga all'avanzamento anticipato. Probabilmente, questa concessione poteva essere determinata da molteplici fattori tra cui le necessità contingenti dell' incarico ricoperto o, più in generale, dell'esercito. La permanenza in servizio ad oltranza avrebbe dovuto essere, un' eccezione che riguardò soprattutto i "contabili" (66,67%), i "combattenti" (30,3%), e in misura decisamente minore gli "ordinari" (13,33% per i corsi prebellici e 17,5% in quelli successivi). Il fattore che principalmente influì sui diversi gruppi e sui corsi fu certamente l'età, ma ebbero un peso determinante anche le correzioni alla normativa e il secondo conflitto mondiale. La finestra d'età per la regolare presenza in servizio degli "ordinari" alla vigilia della seconda guerra mondiale, si ridusse progressivamente
dal '12° al 57° cGrso. I più giovani avevano, nel 1939, tra. i 45 ed i 50 anni, quindi, entro i termini massimi previsti per i capitani ed i maggiori. Al contrario i più anziani rientravano in un'età compresa tra i 60 ed i 65 anni e avrebbero dovuto essere, quanto meno, generali di divisione. Conseguentemente, vi fu lo spostamento dai gradi medio-alti a quelli medio-bassi degli ufficiali mantenuti in servizio oltre i limiti previsti dalla legge. I generali di brigata furono presenti solamente nei corsi 42°, 43° e 44°, mentre i capitani vennero coinvolti dal 55°. Nei corsi più vecchi si trattò soprattutto di allievi anziani, che comunque avevano progredito nella carriera. In quelli più recenti, furono coinvolti in particolare gli ufficiali arenatisi nel livello gerarchico superiore dopo la prima guerra mondiale. Essi erano principalmente
336
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
tenenti colonnelli (44%), che confermano il ruolo di selezione esercitato da questo gradino, già emerso dal quadro degli arenamenti. Le normative del 1926 e del 1934 separarono, idealmente, gli allievi in tre parti. Il primo gruppo avrebbe dovuto essere congedato tra il 1926 ed il 1933, il secondo durante la transizione del triennio 19341936 e l'ultimo negli anni successivi, tra il 1937 ed il 1939. Tuttavia, le correzioni del 1926 riguardarono dei gradi non ancora raggiunti nemmeno dagli allievi del 42°. La maggiore parte delle eccezioni venne compiuta nel triennio di assestamento, durante il quale dovevano essere congedati circa 2/3 dei tenenti colonnelli e circa la metà di maggiori e di colonnelli, mentre circa 1/4 degli ufficiali in servizio avrebbe dovuto essere allontanato nel periodo 1937-1939. Nell'ultimo periodo si accentuò la contraddizione tra la presenza di una regolamentazione sui limiti d'età, almeno in parte ignorata, e il ricorso alla ARQ. Solamente la guerra mondiale, ed in particolare il provvedimento del 1940, bloccò il possibile congedo degli ufficiali anziani. rfutto ·venne rimandato ag!1 nJcatori limiti stabiliti periodicamente che, tuttavia, sarebbero stati applicabili solamente in accordo a fumose necessità belliche. Le difficoltà prebelliche, l'astratta normativa degli anni 1940-1943,
la crisi politico-militare degli anni 1943 -1945 dctern1 inò una serie di problemi che ricaddero sul nuovo esercito italiano. Tra i più evidenti l'impossibilità di determinare, in molti casi, l'anzianità di grado e quindi il superamento o meno dei reintrodotti limiti d'anzianità del 1934. Gli assestamenti degli ultimi anni quaranta e la riorganizzazione dd 1954, probabilmente, non risolsero totalmente le incongruenze, rendendo possibile la permanenza in servizio anche di ufficiali che, palesemente, avevano superato l'età pensionabile. Le numerose esenzioni concesse ai "combattenti" evidenziano una tendenza simile a quella degli "ordinari"<49>, Queste furono ampiamente concesse nei primi due corsi, il 42° ed il 43°. Gli 8 gratificati rappresentavano tutti i gradi del livello gerarchico superiore, a cui si aggiungevano 2 generali di brigata, uno per corso, ed uno di corpo d'amiata, del 43°. Dal successivo, il 44°, il maggiore numero di favoriti furono tenenti colonnelli, che divennero particolarmente numerosi tra il 49° ed il 55° (72,73% dell'intero campione).
(49) Solamente gli allievi del 46° e il 53° terminarono il servizio entro i previsti limiti d'età.
LA CARRIERA
337
Gran parte degli allievi dei primi due corsi avrebbero dovuto essere congedati prima del 1933, mentre quelli dei 6 successivi ottennero il prolungamento soprattutto nel triennio 1934-1936. Conseguentemente, il passaggio dai gradi superiori al generalato avrebbe dovuto assumere un ruolo di selezione, non tanto per le capacità di comando quanto per l'età. Le differenze tra "ordinari" e "combattenti" vennero generate, probabilmente, dal ritardo con cui i secondi avevano acceduto ali 'ufficialato. A parità di corso e promozioni, sembrava confermata la minore prospettiva di carriera per gli ex sottufficiali. Tuttavia, l' arbitrarietà con cui era applicata la normativa consentì ai "combattenti" di avanzare oltre il prevedibile, tanto che alla vigilia del secondo conflitto mondiale i più giovani, compresi tra i 47 ed i 52 anni, erano leggermente più vecchi degli "ordinari" . In questo modo avrebbero dovuto essere assai vicini al pensionamento come tenenti colonne!! i, mentre quelli più anziani, per rientrare nei limiti, dovevano, quanto meno, ricoprire il grado di generale di corpo d'armata. Le correzioni introdotte tra il 1934 ed il 1936 furono, almeno su lla carta, particolarmente penalizzanti per gli ex-sottufficiali. La contrazione di 2-3 anni nel livello gerarchico intermedio rappresentò una radicale anticipazione del possibile congedo. rfuttavia circa la metà dei "combattenti" usufruirono dell'eccezione proprio in quel triennio di transizione, mentre altri 2/5 ne approfittarono in quello seguente. In definitiva, parallelamente al restringimento delle norme si realizzò un ampliamento considerevole della deroga alle stesse. Fino al 1933 il prolungamento era stato concesso ad una piccola parte dei "combattenti" ancora in servizio (5,45%), ma poi crebbero considerevolmente fino a comprenderne circa 1/3 (28,85%). Il grado di tenente colonnello fa quello in cui si concentrarono sia il maggiore numero di esenzioni, sia quello degli arenamenti. Ciò potrebbe sembrare una contraddizione attorno ad un grado che doveva, generalmente, assolvere proprio la funzione di ftltro la cui selettività era, però, in funzione delle esigenze specifiche del Ministero. Tra i "combattenti" vennero mantenuti in servizio, contrariamente agli "ordinari", diversi generali di brigata e di divisione. Una piccola parte di questi era già oltre il limite d'età durante la transizione normativa, ma la maggiore parte avrebbe dovuto essere congedata nel triennio 1937-1939.
33 8
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895- 1939)
Il mancato pensionamento riguardò anche diversi maggiori e colonnelli. Una buona parte dei primi ottenne la facilitazione quando erano in vigore i termini della legge del 1926, mentre ai secondi furono concesse dopo il 1934 ed in particolare tra il 1937 ed il 1939. I "contabili" ebbero un trattamento lievemente diverso da quello degli altri ex-sottufficiali anche se, di massima, fu similare. Le differenze più significative furono nell'andamento generale e nella ripartizione tra i corsi dell'esenzione. Questa ebbe un' incidenza che variò da 1/5 degli allievi alla loro totalitàC50 >, riguardando complessivamente 2/3 (66,67%), del campione. Negli anni trenta la quasi totalità degli ufficiali ancora in servizio era oltre i limiti d'anzianità a causa, probabilmente, del blocco nella formazione di amministrativi che si protrasse dal 191 O agli anni venti. In questo gruppo vi erano dai capitani, del 42° e 53° corso, all'unico generale di divisione, del 46°, nominato prima del secondo conflitto mondiale. La maggiore parte delle faciìitazioni (92%), furono concesse nel livello gerarchico superiore, in cui poco meno di 1/5 erano colonnello (18%), e poco più della metà tenente colonnello (52%). Allo stesso tempo la difficoltà, intrinseca, di raggiungere il vertice della carriera, o quanto meno, la soglia del generalato determinò, probabilmente, la forte presenza dei maggiori (22% ). li riordino della normativa anticipava sensibilmente il possibile arenamento degli ufficiali "contabili" e si tradusse in un considerevole aumento delle eccezioni ai limiti d'età. Fino al 1926 ne erano state concesse circa 1/1 O del totale mentre negli otto anni seguenti furono un 1/5. La metà ricadde nella fase cruciale tra il 1934 ed il 1936 e le restanti, circa 1/5, furono assegnate nel triennio successivo. Nella seconda metà degli anni trenta riguardarono soprattutto i colonnelli e, tra il 1937 ed il 1939, anche 1 generale. La seconda guerra mondiale bloccò le possibili dimissioni dei "contabili", e solamente poco più di 1/4 del campione rimase un servizio fino al 1943. Le eccezioni alla nonnativa non riguardarono solamente il mantenimento in un ruolo attivo di ufficiali formalmente da congedare. Per molti vi fu anche un nuovo avanzamento e, quindi, il rientro nei limiti attraverso la promozione. Anche in questo caso furono coinvolti tutti i
(SO) Nei corsi 42°, 49°, 50°, 54° e 56°.
LA CARRIERA
339
gruppi di allievi sebbene i più favoriti risultassero, di fatto, gli exsottufficiali. Questa doppia infrazione, almeno apparente, venne concessa a 3 "ordinari" (9,38% delle esenzioni), di cui 1, appartenente al 55°, superò in questa condizione due gradini gerarchici. I "combattenti" furono circa 1/3 (32%), i "contabili" furono poco meno (28%). La maggiore parte delle promozioni venne assegnata tra il 193 8 ed il 1940 con la sola eccezione di un amministrativo del 45° che, formalmente pensionabile dal 1933, divenne colonnello nel 1938 e generale nel 1940. Un altro caso significativo fu quello di un "ordinario" del 43° che divenuto maggiore nel 1917 fu posto.in PAS, nel 1920, e in ARQ, nel 1926. Egli avrebbe dovuto essere congedato nel 1938 senza avere ripreso il servizio attivo, ma nel 1939 ottenne l'avanzamento a tenente colonnello, che mantenne fino al 1943. Complessivamente, la maggiore parte degli "ordinari" gratificati con il prolungamento (93,75%), era anche stata penalizzata con lariserva attiva. L'aìlontanamento dal servizio era una particolarità meno diffusa tra i "combattenti", di cui solamente 3/5 erano stati posti in posizione ausiliaria o in aspettativa, mentre fu quasi trascurabile per i "contabili" (4%). Gli anni di servizio e, quindi, il prolungarsi della carriera era in relazione a diversi fattori, e non necessariamente corrispondeva al raggiungimento dei vertici dell'esercito. Il protrarsi del sovraffollamento dei gradi e i numerosi conflitti, in particolare l'ultima guerra mondiale, influirono ampiamente sulla possibilità di trascorrere tutta la vita all'interno della struttura gerarchica militare. In particolare gli anni quaranta, dalla crisi del regime fascista, alla guerra civile, ma anche la caduta della monarchia e la nascita della Repubblica italiana, detenninarono la fine di molte carriere che avrebbero potuto proseguire ancora per diversi anni. Il periodo di attività più lungo fu quello di 5 "ordinari" ed 1 "speciale" del 42° corso che rimasero nell'esercito per 45 anni e 7 mesi. La nomina a sottotenente venne per tutti nel gennaio 1898 e uscirono dai ruolini nel settembre del 1943. Tra di essi vi erano 3 generali di corpo d'armata, che rientravano tra i primi dieci, e due di brigata. Rispettivamente l'ultimo nella graduatoria degli "ordinari" ed il primo di quella dei "combattenti". Gli allievi dei corsi successivi vennero congedati, usualmente, dopo un tempo progressivamente più breve, poiché il 1943 fu un anno
340
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE])[ MODENA (1895-1939)
fatale che pochi riuscirono a superare. Tanto che nel 57° corso la permanenza in servizio più lunga fu di 31 anni e 3 mesi, compiuta da 7 "ordinari" e da 5 "speciali". Questi erano stati nominati nel maggio del I 912, ma furono di fatto congedati nello stesso periodo dei precedenti. La progressione degli "ordinari" era stata più rapida e contavano, 5 generali di brigata, I colonnello ed I tenente colonnello, mentre tra gli ex-sottufficiali vi erano 4 colonnelli ed l tenente colonnello. Alcuni ufficiali dei corsi "sperimentali" rimasero in servizio per oltre 30 anni (2 del 65° e 3 del 66°), e uno solo, del 65°, raggiunse i 39 e 3 mesi. Erano stati nominati tra il 1925 ed il 1926, eppure l'anno di congedo variò tra il I 960 e il 1965, dell'allievo che divenne generale di corpo d'armata. La diminuzione del periodo di servizio fu di circa 1 anno per ogni corso, tuttavia non si trattò di una contrazione lineare. Il primo "ordinario" del 44° venne iscritto nei ruolini in anticipo, nel I 898 rispetto al 1899, e rimase formalmente attivo per circa 1 anno in più degli altri, nonostante avesse ottenuto il primo incarico insieme a loro. La posizione nella graduatoria finale di Modena non fu, come per le promozioni, una garanzia per una lunga carriera. L' ultimo del 47°, congedato nel 1943, rin1asc in servizio per 39 anni e 11 nìesi inentie i "primi" erano già stati allontanati, volontariamente o meno, al massimo nel 1941 dopo 38 anni e 4 mesi. Il protrarsi della permanenza in servizio fu influenzata anche dalla stessa scelta compiuta nell'autunno 1943. Ad esempio un generale di brigata del 52° sommando i mesi di guerra compiuti nelle formazioni della Rsr, raggiunse i 37 nnni e 11 mesi. Lo stesso valse per un "combattente" del 45° passato alla MVSN nel 1941, quando era generale di divisione con circa 40 anni di anzianità. Combatté con i reparti fascisti sino al 1945, accumulando 44 anni e 11 mesi di attività militare. La scelta opposta venne compiuta da un altro "ordinario" del 52° rimasto in attività come colonnello sino al 1950. Dopo aver ottenuto il grado nel 1927, posto in ARQ ed avere oltrepassato i limiti d'età nel 1937, venne congedato dopo 43 anni e 3 mesi di attività di cui più della metà senza promozioni. Altri allievi del campione rimasero in servizio sino al 1946-194 7 e potrebbero essere stati allontanati per non avere aderito all'esercito
LA CAJUUERA
34 1
repubblicanor5 1>. Tenendo conto anche degli anni 1943-1945 nei quali, verosimilmente, non ebbero incarichi ufficiali, rimasero in attività dai 3 a 6 anni in più rispetto al nucleo principale del loro corso. Tra questi vi era l'unico sottufficiale divenuto maresciallo d'Italia che, nel 1947, venne congedato, dopo 36 anni e 3 mesi, per l'abolizione del grado.
Il servizio rappresentava tutta la carriera degli "ordinari", ma non tiene conto degli anni precedenti degli ex-sottufficiali. Il superamento del corso professionale cancellava, apparentemente, quanto era stato fatto. La loro attività militare complessiva fu certamente qualche am10 più lunga di quella calcolata. Gli allievi più "anziani" erano soprattutto ordinari (circa 2/3), mentre i "combattenti" ammontarono a poco meno di 1/3 e i "contabili" furono meno 1/ IOc52). Le facilitazioni, come il prolungamento del servizio oltre il limite d'età, e i rallentamenti, dovuti al collocamento nella riserva attiva, ebbero un effetto contraddittorio e non furono tali da determinare a priori gli esiti della carriera. Circa 1/4 degli "ordinari" e 2/5 dei "combattenti" era stato posto in posizione ausiliaria o in aspettativa diversamente dal 36,84% dei primi e dal 46,67% degli ex-sottufficiali che non erano stati nella riserva attiva. L'eccez ione alla normativa sul pensionamento era stata determinante per un piccolo nucleo di allievi "ordinari" (14,29%), ma, per ragioni anagrafiche, fu significativo per il 32,43% dei "combattenti" ed il 63,64% dei "contabili" . Le norme sulla permanenza minima nei gradi e quelle relative all'anzianità massima stabilivano dei limiti solo apparentemente invalicabili, scopo dei quali avrebbe dovuto essere quello di regolare gli aspetti essenziali della carriera di un ufficiale. Da una patte l'esperienza minima per accedere ad un ruolo di maggiore responsabilità e dall'altra il definitivo esaurimento delle prospettive d'avanzamento. Entrambe dovevano contribuire alla regolazione della presenza nei gradi in modo da evitarne o ridurne l'affollamento e favorire l'inserimento dei giovani. Questi aspetti insieme alle altre variabili, tra cui la graduatoria finale del corso professionale, determinarono l'accelerazione o meno delle carriere.
(51) Erano 3 "ordinari" (52°, 55° e 56°), e 2 "combattenti" (55° e 56°). (52) Si trattava del 29, 17% degli "ordinari", del 22,42% dei "combattenti" e del 9,32% dei "contabili".
CAPITOLO VI
CONCLUSIONI I criteri alla base della formazione professionale, non subirono delle significative trasformazioni tra la fine dell'Ottocento e la vigilia del secondo conflitto mondiale. Gli elementi fondanti furono sempre la compenetrazione tra lo studio e la disciplina, ovvero le conoscenze necessarie all'attività e la fonna mentis del futuro comandante. Gli aspiranti avrebbero dovuto raggiungere, in entrambi i campi, un grado di maturazione omogeneo poiché carenze ed eccessi erano ritenuti in eguale misura dannosi. Solamente il meccanismo d'ammissione all ' istituto venne progressivamente adeguato alle necessità incombenti e, per taluni aspetti, alla trasformazione del sistema scolastico civile. Il timore del Ministero, probabilmente, era il pericolo di una riduzione significativa del flusso di aspiranti, quindi di allievi e, in definitiva, di una possibile carenza nella disponibilità dei quadri inferiori. Tuttavia agì sulle ammissioni per cercare di regolare il sovraffollamento dei gradi che induceva ad una parziale riduzione del numero dei posti negli istituti professionali. Allo stesso tempo Ia crisi delle vocazioni indusse al progressivo abbassamento delle barriere culturali e, in ultima opzione, anche di quelle censitarie. L 'accesso ali 'uffici alato era un sistema complesso che presentava diversi aspetti collegati tra loro, ma non necessariamente interdipendenti. Il quadro d'insieme era completato dai concorsi per i collegi militari, per l'accademia di Torino e il percorso interno all'esercito riservato ai sottufficiali. Il Ministero mantenne sempre uno stretto controllo non tanto sui passaggi delle selezioni, la cui gestione era decentrata ad altri organismi (commissioni, distretti oppure i comandanti delle scuole), ma sulla definitiva ammissibilità o meno di un candidato. Il legame tra gli istituti propedeutici e quelli professionali venne trasformato radicalmente con le modifiche apportate a metà degli anni Novanta dell'Ottocento e continuamente modificato nel corso dei decenni successivi. Quella riorganizzazione aveva sancito la parità tra i collegi militari e gli studi civili che coincise con la revisione di alcune norme d'ammissione al successivo gradino educativo. Complessivamente, vi fu una crescita culturale di tutti gli studi militari, o quanto meno, dei primi gradini.
344
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
La prassi selettiva dei due livelli educativi venne ulterionnente uniformata dopo il primo conflitto mondiale. Il punto comune divenne, dalla metà degli anni venti, l'insieme delle norme riguardanti le agevolazioni finanziarie che, di fatto, costituirono un blocco a favore di un preciso gruppo sociale, accentuando l'aspetto di tradizione burocratico-militare della scelta militare. In questo modo una parte del percorso scolastico, ovvero il diploma di scuola superiore, e l'accesso alla professione venivano facilitati per tutti i figli di militari o di impiegati dello Stato attraverso la riduzione degli oneri di mantenimento. Il processo di formazione aveva già inizio con la valutazione delle domande, quindi con l'ammissione al concorso e la selezione, intesa come culturale, fisica c economica. Lo scopo era quello di ottenere un gruppo omogeneo di allievi per ogni istituto, la cui differenza principale fosse semplicemente nell'approfondimento della preparazione scolastica. Tuttavia ciò che era auspicabile non era intrinsecamente ottenibile. La distinzione dei percorsi formativi per le diverse anni, tratta dalla tradizione piemontese, ma mutuata dall'esperienza francese senza apportarvi gli opportuni adattamenti, determinava di fatto l'esistenza di due percorsi educativi alimentati da altrettanti meccanismi selettivi. Il superamento della separazione tra anni "dotte" e di linea, dettata da una concezione fortemente specialistica del molo degli ufficiali, avrebbe richiesto una profonda trasformazione del sistema educativo militare e del sistema di reclutamento. Ciò avrebbe potuto avere delle conseguenze significative anche sulla società civile, soprattutto perché la scelta militare rappresentava una via di progressione e conferma sociale per i ceti medio-bassi. Il limite della trasposizione era proprio del sistema educativo. In Francia la formazione della classe tecnica militare avveniva nello stesso istituto dove studiava l'élite civile, ovvero l'Ècole polyte-chnique, e, quindi, possedeva lo stesso bagaglio culturale. Quest'aspetto era stato tralasciato nella via italiana. Solamente nel primo decennio del Novecento e nel ventennio tra le due guerre mondiali si cercò di legare gli studi compiuti nell'accademia di Torino a quelli degli ingegneri. Qu.e~ta scelta 11011 rappresentò una concreta approssimazione alla via francese, ma certamente accentuò il divario culturale tra gli ufficiali. ff.Jimite nowfu nell'avvicinamento degli studi superiori a quelli dell'artiglieria e del genio, piuttosto nella parzialità dei provvedimenti. Soprattutto negli anni trenta vennero lasciate cadere diverse proposte
CONCLUSIONI
345
per l' istituzione di un corso universitario di scienze militari, a cui agganciare gli indirizzi didattici di Modena. In questo modo furono completamente disattesi i suggerimenti avanzati dalla commissione d'inchiesta istituita da Giolitti, che non rappresentavano certamente degli assunti "rivoluzionari". La critica al sistema educativo militare non era mai mancata negli anni post-unitari, ma era cresciuta dopo i successi prussiani del 1866, contro l'Austria, e del 1870, sulla Francia. Quelle vittorie vennero attribuite anche alla qualità del corpo ufficiali, le cui caratteristiche peculiari erano l'omogeneità e l'ampia preparazione culturale. Nel sistema tedesco l'accesso all'ufficialato era subordinato al possesso del diploma di scuola superiore e al superamento di una fase preparatoria comune a tutte le armi, mentre la specializzazione costituiva il secondo periodo educativo.
Gli innovatori trassero spesso spunto anche dal pensiero positivista, ampiamente diffusos i nella seconda metà del XIX secolo. In modo particolare l' attenzione alle scienze che studiavano l'uomo e, quindi, all'applicazione della sociologia, della pedagogia e della psicologia in campo militare. Si trattò soprattutto di osservazioni e di analisi che traevano dal dibattito filo sofico e scientifico gli elementi per affinare le capacità dell'ufficiale. Il legame si sarebbe realizzato attraverso l'arricchimento del patrimonio conoscitivo, in modo da porlo in condizione di perseguire lo scopo individuato fin dall'unità, ovvero stringere il legame tra la società nazionale e il suo strumento di difesa. Egli doveva essere uno specialista delle tecniche militari, come un profondo conoscitore dell'animo umano per indirizzare i soldati con la persuasione e non attraverso la sola disciplina. Questa visione, apparentemente penetrò nel sistema educativo militare nel primo decennio del Novecento, attraverso le materie umanistico-generali. L'introduzione, nel 1906, di Principi di scienze sociali con norme per l'educazione del soldato sembrò l'accoglimento delle nuove istanze, ma ebbe una breve durata. Tra le critiche al sistema educativo italiano, quindi, spiccavano quelle alla struttura selettiva che sotto molti aspetti non era particolarmente approfondita. Una delle lacune più evidenti a cui, però, fu dato un parziale rimedio solo nel secondo lustro del Novecento era l' accertamento dell' idoneità fisica. In modo particolare la prova ginnico-attitudinale e gli esami medico-strumentali, quali la capacità
346
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
audiovisiva nonché la radiografia toracica, senza i quali era lasciato ampio margine al giudizio, spesso molto parziale, delle commissioni. La valutazione dell'inidoneità si basava sulle clausole d'esclusione previste nella normativa sul reclutamento volontario che, spesso, dovevano essere "auspicatamente" applicate agli aspiranti più giovani. Molte riserve erano avanzate anche sull'efficacia della selezione culturale. Sia la prova scritta d'italiano, sia le interrogazioni, avevano il solo scopo di valutare il bagaglio nozionistico dell'aspirante e non la sua comprensione degli argomenti. Le domande erano già implicitamente fonnulate all'interno dei programmi ufficiali e, comunque, la durata dei colloqui era talmente breve da lasciare poco spazio agli approfondimenti. Nei primi anni postbellici sembrò affennarsi la volontà di cambiamento. In modo particolare il nuovo sistema di reclutamento degli ufficiali sembrò richiamarsi implicitamente ai progetti di nazione armata. Tuttavia era ispirato più all'esperienza della guerra, piuttosto che alle proposte emerse dalle controversie prebelliche. Le sue radici erano certamente nella visione della vecchia destra imperialista di fine Ottocento e solo parzialmente richiamava la struttura prussiana. La trasformazione degli ufficiali di complemento nell'unico cespito divenne, sostanzialmente, una sorta di filtro ideologico, permeabile solamente ai giovani che avevano aderito completamente alle aspirazioni incarnate dall'esercito. Il nuovo ordinamento Mussolini sancì il superamento dell'esperienza "sperimentale", come era stata definita nell'ordinamento Diaz, con la riapertura degli istituti professionali ai borghesi. La prassi introdotta per la determinazione della graduatoria non venne più modificata, ma furono spesso previsti dei correttivi che sembravano avere lo scopo palese di favorire l'ammissione di un preciso gruppo di aspiranti. Non venne esplicitamente avvantaggiata una classe sociale, però lo fu di fatto, preferendo la maturità classica come titolo di studi e garantendo il sostegno economico alle famiglie già legate alla burocrazia statale. Nel quarantacinquennio compreso tra il 1895 ed il 1939 le caratteristiche medie dell'allievo, ovvero l'aspirante tipo, emergevano chiaramente dalla normativa d'ammissione. Generalmente si trattava di un giovane borghese di 19-20 anni proveniente dal liceo ed appartenente al ceto medio. La sua età crebbe progressivamente all'interno della finestra d'ammissione e passò da poco meno di 18 anni, nel triennio 1895-1897, a
CONCLUSIONI
347
circa 19 e mezzo nell'ultimo decennio prebellico. Nel 1922 aveva poco più di 22 anni. Già nei corsi successivi scese progressivamente di circa 1 anno e si assestò intorno ai 20 tra il 1928 ed il 1939. Il sostanziale invecchiamento fu un effetto anche delle trasformazioni a cui venne sottoposta la struttura educativa militare nell'ultimo lustro dell'Ottocento. Ovvero la parificazione degli studi militari a quelli civili, almeno nel gradino propedeutico. La variazione più consistente, però, si ebbe nella fase "sperimentale". Ancora una volta fu, principalmente, l'effetto di una modifica tecnica e non dell'afflusso di aspiranti. Così come si verificò, nel 1927, quando il passaggio ad una condizione simile a quella prebellica venne seguita da un lieve, ma significativo assestamento dell'età media. 0
Dopo la riorganizzazione didattica dei collegi militari, tra il 1895 ed il 1897, il titolo di studio divenne uno dei punti principali, se non quello determinante, dell'accesso agli istituti professionali. L'allievo tipo fu, tuttavia, sempre un giovane con una preparazione di tipo umanistico e liceale in senso generico. Il principale aspetto che nessuna normativa poteva regolamentare era la provenienza geografica, intesa come il luogo di nascita e/o ultima residenza. Questa fu certamente influenzata dalle condizioni economiche delle diverse aree nazionali e dall'attrazione che la carriera militare era in grado di esercitare. Dopo la prima guerra mondiale, vi fu una sorta di radicalizzazione con il passaggio dai piccoli agglomerati urbani settentrionali e a quelli, piccoli e grandi, meridionali. Sì trattò, quindi, di due aspetti del processo di trasformazione del reclutamento, quello della meridionalizzazione dei quadri e la trasformazione del rapporto tra città e campagna. Particolarmente evidente fu la progressiva crescita del reclutamento nelle regioni meridionali che caratterizzò il primo decennio del Novecento. Non soppiantò, tuttavia, la forte affluenza settentrionale e la preminenza piemontese in particolare. Ciò che potrebbe essere definito come un sorpasso si realizzò solamente nel secondo decennio, poiché probabilmente la guerra mondiale accelerò la spinta dalle aree del sud. Nel ventennio seguente, ma soprattutto nel corso degli anni trenta, divenne evidente una nuova tendenza che, al pari della precedente, potrebbe essere sintetizzata come centralizzazione. La provenienza da quelle regioni crebbe sensibilmente ed ebbe principalmente l'effetto di riequilibrare il rapporto tra le diverse aree nazionali.
348
LA f'ORMAZIONE DEGLI UFFICTAL! NELL'ACCADEMIA MIL!T ARE DI MODENA ( 1895-1939)
Le ragioni di questi spostamenti, come si è detto, furono soprattutto economiche. La carriera militare per quanto meno comoda e redditizia di molte altre, era in quegli anni più sicura. Tuttavia l'esercito non rappresentava un'eccezione nel quadro della burocrazia statale che nel suo complesso era interessata dalle stesse trasformazioni. Il secondo aspetto delle caratteristiche geografiche fu l'urbanizzazione del reclutamento. Nel periodo prebellico la provenienza da piccoli centri, con meno di 30.000 abitanti, crebbe considerevolmente, mentre dive1me schiacciante nei primi armi venti. Al contrario nel quarto decennio vi fu un processo di riequilibrio guidato dai comuni più grandi. Il semplice rapporto quantitativo, però, fu influenzato dalla maggiore o minore presenza di giovani. In questo modo dai centri maggiori provenne sempre un numero di allievi superiore a quello delle aree urbane più piccole. La reale attrattiva esercitata dalla carriera militare émerge prendendo in considerazione il rapporto tra gli ammessi e i potenziali aspiranti ufficiali. In questo modo diviene evidente il peso effettivo delle zone che potremmo considerare, arbitrariamente, rurali perché con meno abitanti. Le occasioni d'impiego e progressione sociale, soprattutto della piccola e media borghesia, erano, genericamente inferiori nei piccoli centri se paragonate a quelle offerte dai grandi agglomerati. In essi, la possibilità di scelta e, quindi, di successo erodeva anche la tradizione familiare. Nel complesso sembra esservi stata una sostanziale stabilità del gruppo sociale che si riversava nell'ufficialato come risposta, probabilmente, di una classe in cerca di un'affermazione, apparentemente, indipendente dalle spinte politiche. In questo il fascismo ebbe un ruolo limitato, ma significativo poiché la politica di potenza rilanciò la figura dell'ufficiale. Negli anni trenta i figli del ceto medio rappresentavano una componente importante degli allievi. Circa la metà però aveva il padre militare, ufficiale o sottufficiale, e una parte significativa aveva radici nell ' amministrazione pubblica. Questa ripartizione, probabilmente, rifletteva quelle degli anni precedenti, di cui non è stato possibile reperire i dati. Le stesse barriere censitarie suggeriscono l'esclusione di fatto delle classi meno abbienti. Il progressivo abbassamento degli oneri di mantenimento, iniziato nell'ultimo lustro dell'Ottocento, non fu mai tale da permettere 1'accesso ai ceti sociali più bassi. Per gli esponenti di quest'ultimi vi era solo il percorso interno, certamente più lungo e meno favorevole, ma anche gratuito.
CONCLUSIONI
349
D'altra parte l'esclusione di quelli che potevano essere considerati dei gruppi contaminati da idee politiche quanto meno ostili all'istituzione, era un problema particolarmente sentito dal Ministero. La fedeltà dell'esercito, rappresentato dal suo corpo 1,1fficiali, era una necessità irrinunciabile per la saldezza dello stesso stato nazionale. li regime fascista non introdusse alcunché di realmente nuovo nel çampo delle restrizioni politico-ideologiche. Semplicemente impose una ulteriore riduzione dello spettro d'ammissione. l "sovversivi" divenivano tutti quelli che in modo diretto o indiretto erano legati ai partiti avversari o possibili oppositori del regime. Il processo d'ammissione divenne uno dei punti in cui la mediazione tra le esigenze politiche e l'autonomia dell'esercito divenne più evidente. Il connubio tra i due poteri fu soprattutto un'alleanza gestita dai quadri dirigenti. La distribuzione delle tessere, la partecipazione alle manifestazioni del PNF o delle organizzazioni ad esso collegate, come la MVSN, ma an1,;he le agevolazioni nelle ammissioni concesse ai figli dei dirigenti fascisti non erano che aspetti esteriori. Si trattò, cioè, di una superficialità che non aveva alle sue spalle un apparente percorso d'indottrinamento degli allievi. Il punto di riferimento rimase la figura del sovrano, come personificazione dello Stato ed elemento di mediazione tra l'esercito e il potere politico. Con ciò non si vuole escludere l'adesione personale, probabilmente, abbastanza diffusa. Semplicemente sottolineare che l'istituzione in sé rimase sostanzialmente la stessa. Ovviamente condivideva con il nuovo regime molti principi. Superata la selezione, iniziava la fase della formazione professionale che, complessivamente, costituiva il primo momento in cui veniva verificata ia reaìe aspirazione militare dei giovani. L'ammesso era una sorta di materia prima da trasformare in breve tempo in allievo e solo dopo in ufficiale. Nei primi mesi egli doveva rapidamente adattarsi alla nuova situazione e alla rigida disciplina formale che regolava ogni parte del giorno e della notte, dal comportamento interpersonale allo studio. L'integrazione di questi due aspetti costituiva l'educazione professionale, ovvero preparare l'ufficiale ad affrontare le diverse situazioni in modo simile ai colleghi e ad approfondire conoscenze tecniche. Il comando dell'istituto pianificava tutte le attività che dovevano avere sempre una precisa ragione didattica, anche quando si trattava del semplice riposo. Il regolamento interno non tralasciava nulla e, direttamente o indirettamente, codificava ogni aspetto della vita in
350 LA l'ORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
istituto e al di fuori di esso. Lo scopo era di mantenere i giovani sotto una pressione continua per indurli a modificare i propri naturali istinti ed ottenere una generale uniformità nelle reazioni . Le trasgressioni al regolamento e, soprattutto, i comportamenti ritenuti "anomali" venivano prontamente repressi attraverso sanzioni, che avevano soprattutto lo scopo di mortificare lo spirito. L'allievo era posto, temporaneamente, al di fuori della vita sociale o, quanto meno, messo in una condizione tale da sentirsi diverso rispetto all'intero gruppo dei colleghi. La massima sanzione, costituita dall'espulsione, era solamente l'ultima soluzione e veniva adottata unicamente nei casi di totale fallimento del sistema correttivo interno. La punizione era, quindi, strnmento educativo che rientrava pienamente nel processo di formazione. Si trattava, pertanto, di un apparato totalizzante a cui non era possibile sfuggire e che spesso induceva allo sbaglio per distrazione o per l'impossibilità materiale di rispettare le norme. li controllo era rigido e l'elusione stessa del regolamento rientrava in questo meccanismo, poiché unicamente attraverso una sorta di espiazione il giovane poteva elevarsi e divenire ufficiale. All'opposto vi erano le gratificazioni costituite da fregi e promozioni che avevano valore formale, riconosciuto soltanto all'interno dei corsi. Queste servivano per stimolare la competitività, in funzione di ottenere una maggiore autorevolezza rispetto ai colleghi, a cui erano legati precisi comportamenti riverenziali non codificati. L'altra parte fondamentale dell'educazione professionale era l' apprendimento, inteso come dovere tassativo e quindi posto tra le attività principali. Dai risultati ottenuti potevano derivare delle promozioni interne o delle agevolazioni per la partecipazione ad iniziative pubbliche, quali il teatro, le manifestazioni ufficiali, etc., oppure private, come i ricevimenti. Le insufficienze, al contrario, determinavano spesso delle sanzioni disciplinari che potevano giungere fino alla completa privazione della libera uscita. Complessivamente, lo studio non era fine a se stesso, l'ampliamento delle conoscenze specifiche era uno degli scopi, ma veniva trattato come un 'attività giornaliera con il fine di preparare gli allievi ad una precisa disciplina mentale e organizzativa. Superato positivamente il corso vi era la nomina ad ufficiale ed iniziava la carriera. J risultati ottenuti nel biennio trascorso a Modena rappresentavano solamente il punto di pa1tenza ed avrebbero pesato soprattutto nelle prime promozioni. Altri fattori avrebbero assunto maggiore importanza per gli avanzamenti successivi.
GRAFICI
0,45
Modifica della legge sul Reclutamento degli ufficiali
0,4 0,35 0,3
1! o
0,25
o
0,2
e:ti C/"J
T
I
\
i
a.; 0,15 0,1 Rapporto 1/3
\
\
0,05
o
.,.,
00
"'
"'
-
o ~
CO
00
Anni
-
....o °'
oc
o
°'
o
-
°'
Modena -o-Torino -+-Totale
Il grafico riguarda la relazione tra il numero dei posti previsti nei corsi speciali e quello nei corsi ordinari. Jl suo scopo è quello di evidenziare le variazioni delle assegnazioni in relazione alla legge sui cespiti dell'ufficialato. La linea verticale indica l'anno in cui venne modificato il rapporto tra la componente dei sottufficiali e quella, più consistente, degli istituti professionali e degli ufficiali di complemento. Fino al 1897 era prevista l'assegnazione di 1/3 delle nuove nomine al primo gruppo, mentre dal 1898 la sua parte venne ridotta ad 1/4. I dati sono stati tratti dalle circolari concorsuali riguardanti i corsi ordinari e quelli speciali, pubblicate annualmente sul Giornale Militare.
w VI w
w
u,
_.,.
3,51 3I
t""
:,.
I
2,5
"' o
o..
;-::,
= "'
.,.,
2
o
~
oz
ztT1
m
om
C)
o
.:
5 $:
I:
e .,.,
[/) "C >-l "C
:'1
e::
s;: r:
:::io
e
<.J
= o
()
;;o
>-l -l
-o "'n ~o Oz ;i ("') C/l o
u
Rapporto I : I
~ ;,:
[::
n n
~ m ::::
a~ Zz
o +--V)
°' 00
-+---+--- + - - - + -- --1-----1--- - -1-----+----+-- --+----+----+-- - - + - -- - + - ---' ,-.. 00 o or, N 00 '° C) o o o C) 00 00 00 00
°'......
Anni
°'
°'
°'°'
-°' -°'
~
-
Accademia
°'......
-D-
-
°'
Modena
II grafico mostra il rapporto tra la disponibilità nell' accademia e nella scuola con il corrispondente afflusso dei concorrenti ammessi agli esami scritti. I dati concernenti i posti disponibili in ogni concorso sono stati tratti dalle circolari pubblicate sul Giornale Militare, mentre quelli sui concorrenti provengono dai Registri degli esami, conservati nella BAMM. [I punto di partenza è comune ad entrambe le curve, giacché nei verbali degli esami del 1895 non venne fatta alcuna distinzione. Il valore è quindi dato dal rapporto tra tutti i partecipanti agli esami ed il numero complessivo dei posti.
> ::::
~ >-l ~ "C -o 00 [/) ...... t:::
r=: :=i > ;,,
....~d ....
t'l1
g
l,C)
~
oo
s
~
~ ~ (') C)
;:: N
00
'0
y,
:o ...
.::,
/\' \
2,5 Riorganizzazione didattica 2
~ o.. ~
\
1,5
_g
" .5 >
Rapporto 1: I
0,5
o
.,., O\ 00
O\ '° 00
Anni
r--
O\
~
00
00 °'
e--.
o-. 00
..... o O\ .....
M
o
O\
.,., o
°'
o '°
°'
-
o
~
-a- Accademia ---e- Scuola F. -+-- Scuola C.
Il grafico illustra il rapporto tra il numero dei vincitori, riportato nelle relative circolari pubblicate nel Giornale Militare, e quello dei posti in concorso. Le curve riguardano le ammissioni all'accademia e alla scuola militare, suddivise in base all'arma. L'indicazione della cavalleria ha inizio nel 1898 poiché solamente da questa data i bandi concorsuali riportarono esplicitamente il numero di posti ad essa riservali. La linea del "Rapporto I : I" indica la parità tra disponibilità ed idonei e permette di visualizzare gli anni in cui le probabili ammissioni furono diverse dal numero previsto. v.)
Vl Vl
w V,
°' r' .,,;,.
Precedenza al titolo di studio
o
~
Riorganizzazione del meccanismo d'ammissione
i3 z m o m
>-
Abolizione della domanda d'~mmissione; accesso al concorso su proposta della Commissione d'avanzamento
-~o
N
m
~ s:
Cl
e:
tT1 >,:I (/) >,:I
e: ..,, ..,, ;=;
VlQ
~ 1,5 0
-;::1
z....., tT1 .
u" o
> e:
C)~
r' ...,
z
;;;~
m
>(")
0,5 c..
50% dei posti ai diplomati
o V)
-
°'
00
I.O
°'
00
Anni
.....
°'
00
r' r'
~o _z . o r.Ji o ..._, 7"
>
tTl 7"
> i!::
()
()
;,.
o
m
s::
nr:n
-z >-...,
F
r'_ 00
°'
00
oo
- °'-
°'
00
o
-a-- A. Se. -e- I. Se. -+- I. Or.
o
°' -<>-- Am.li
- - Am.si
li grafico riporta l'andamento annuale dei rapporti tra gli ammessi agli scritti (A. Se.), gli idonei agli stessi (I. Se. ), gli idonei negli esami orali (I. Or.), gli ammissibili per esami (Am.li), e gli ammessi per esami (Am.si), con il numero dei posti disponibili. 1 dati delle prime quattro curve sono stati tratti dalle circolari pubblicate annualmente sul Giornale Militare, mentre gli ultimi derivano dalle Memorie Storiche dell'istituto di Modena. La linea orizzontale (1: l ), indica semplicemente il punto di piena parità del rapporto allievi/pesti. Le indicazioni aggiuntive sottolineano le modifiche apportate alla distribuzione dei posti tra allievi diplomati e non.
~--s
00 I.O
~
;,.
"'m
~
~
--y, t:l .s
s::
o om z
I.O
>
S;
00 y, "'
8
$
~ ;:s
-t..
§
0,45
A
I
o~~
..
Istituzione corsi di abilitazione
T
I
I
o,.,, T 0,3
"è o ~
:!:i o
</l
0,25
Ammissione sottufficiali nei corsi ordinari
f I
0,2 -
o: 0,15 -
0,1 0,05 -
o -,r
<'l o,
.,., N
o,
Anni
'C N o,
- - - Modena
-t:1-
Torino --+-- Totale
Il grafico rappresenta l'andamento annuale dell'equilibrio interno ai corsi professionali tra i posti riservati ai sottufficiali e quelli per gli allievi "ordinari" . La linea orizzontale indica la ripartizione delle nomine tra "studenti" e graduati prevista dalla legge sul reclutamento degli ufficiali. Le tre linee verticali sottolineano l'attivazione dei corsi di abilitazione ( 1928): la totale soppressio:1e dei corsi amministrativi (1930); e la cancellazione dei corsi speciali con la conseguente ammissione de i sottufficiali nei nonnali corsi ordinari (1935). I dati sono stati tutti tratti dalle ci rcolari concorsuali pubblicate nel Giornale Militare.
TABELLE
361
TABELLE
Tabella n. I ETÀ MINIMA E MASSIMA PER L'AMMISSIONE AGLI ISTITUTI PROPEDEUTICI, PROFESSIONALI E Al CORSI SPECIALI (1888-1910)
Anno< 1l
1888
1 I
Min.Hl Mas_l5l
IJ(2)
Min.< 4l Mas.l5l Min.l•l Mas.<5 ) Min.Hl Mas.<5l
II(2) lii (3)
Ili (3 )
IV IV I I
II Il
Min.,•> Mas. 15l Min.''> Ma,. t5l
1898 1897 Istituti propedeutici
1900
1908 '8)
19 10
-
li
13
13
13
-
14
16
16
-
-
14
14
14
-
17 15 18
17 15
16 14 17
.
15
14 19 14
.
19
ì9
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
.
-
-
19
16 20 Istituti professionali
15
17
21
22
16
-
-
-
-
22
18
Corsi speciali
I I
Mas.Al''61 Mas.CC(7)
25 29
25 25
I limiti d'età sono stati tratti dalla regolamentazione d'ammissione agli istituti propedeutici e professionali e dalle circolari annuali per i concors/"ordinari" e "speciali". Le lineette orizzontali indicano l'assenza di ammissioni in quell'anno.
(I) Anno di corso in cui avveniva l'ammissione.
(2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)
Il corso tecnico corrispondente al I liceale. Ill corso tecnico corrispondente al Il liceale. Età Minima. Età Massima. Età massima dei corsi speciali indirizzo "Arma Propria". Età massima dei corsi speciali indirizzo "Corpo Contabile". I limiti d'età erano validi per il Il corso degli istituti tecnici ed il I dei licei degli istituti propedeutici.
362
LA FOR!v!AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 2 ESAMI D'AMMISSIONE AGLI ISTITUTI PROFESSIONALI E Al CORSI SPECIALI
(1888-1910) 1895
1896
1900
1905
Istituti professionali Prove comuni Lingua e lettere italianeCZl
Lettere italiane<ll
Lettere italiane 0 >
StoriaDJ
Lingua Francese!'>
Storia<IJ
Geografia())
Matematicao,
Matematica<•J
Elementi di Scienze 1ialurali t3l Aritmetica e algcbra 0 l Geomelria<3J Lingua francese l4l Prove complementari Trigonomctria<3l
MatematicatJJ
Algebra ComplementareOl Geometria ComplementarcOJ Corsi speciali Prova Preliminare d 'ltaliano<'l
italiano< 1>
Aritmetica 0 >
Lettere italiane 0 >
Geometrial3l
Malemalica0 l
Storiat3l
Storia0 >
Geografia())
GeograffaOJ
La tabella riporta gli esami d'an1missione ai corsi professionali ed a quelli speciali. L'indicazione delle prove è stata tratta dalle regolamentazioni generali d'ammissione agli istituti scolastici militari e dai bandi concorsuali pubblicati annualmente sotto forma di circolari.
(l) (2) (3) (4) (5)
Scritto. Serillo e orale. Orale. Facoltativo. La prova preliminare doveva essere sostenuta solamente dagli aspiranti privi di titolo di studio.
363
TABELLE
Tabella n. 3 ONERI DI MANTENIMENTO DEGLI ALLIEVI NEGLI ISTITUTI PROPEDEUTICI E PROFESSIONALI (1888-1910) 1888
1891
1897
1898
1903 1121
1903 ""
1907
1908'"'
[stituti propedeutici Pensione'".......... 4•175 ................................4•200 ............................................................................ 4•200........... 4•200 .... Corredo 350 350 500 ....... 350....... Rin. Erip_<2>
4•45
4•60
4·60
4·60
I versam. (J)
570
610.10'')
760.IO" '
610. IO"'
T.Ianno 14 J
1.2)0
1.390.40"'
1.540.40'''
dal II anno PI
880
1.040,40 '
1.040,40 ' '
Tot cona,. lCiJ
J.870
1.040.40 "' 4.511,60'''
4.661 60'''
3471,20 1''
lncrcmcnti <7)
100
l 16,58
120.46
89,69
18
l.390,40 1" 1
ls.tituti professionali
Fanteria, Artiglieria e Genio
......~~~~.!?.~~-~~'...........~~~~~·-··· ......1.~~~~...... ................................................................................................................................. Corredo ..............350 ...... ......}50........ ................................................................................................................................... 4')0 4*30
Rin. Erip_m
l versam. O>
605
605,lO'''
T. I annol-1J
l.370
l.370,40
18 '
dai lJ anno<~)
1.020
1.020.40
18 '
Tot. como. (~)
3.4lU(:IIJ
2.390,~0(! J
Inc-rcmenti (7)
100
70,ll
Cavallcda Pensione ll'......... 4::~5.... 0
L. ... 4::~s.... 1...........................4::~s ..........4:~~5 .......... 4::s,.... ...........................................
.................................................... ............................................................................................................ .....................
. "'..........4'JO ............ 4•Jo.................................... 4•30 ............ 4'Jo ....•.•...•. 4'3o .......................................... ....... 1 Cavnlli 5.000' 1' ' 4.000 2.000 2.000 2.000 Tversam. Cl) 5.GSO 4.650 2.705,10 1'' 2.705.10''' 2.655, 10''' T. I anno C4>
6370
5.370
dal II anno<'>
l.020
1.020
3470,40 1'' 3.470,40''' l.020.40''' 1.020,40 1')
Tot. comp. (~)
8.410<11>
6.)90
4.490.so''' 4.490.so<•> 4.440.40'''
incrementi (7)
100
75.98
53,40
53,40
3.420,40 1'' 1.020,40''' 52.80
La tabella riporta le variazioni degli oneri di mantenimento a carico degli allievi degli istituti propedeutici e professionali. I dati sono stati tratti dalle circolari concorsuali pubblicate annualmente sul Giornale Militare e dalle diverse edizioni dei regolamenti generali. (I) Quota annuale. -(2) Rinnovo e riparazione del corredo. - (3) Primo versamento. - (4) Somma
complessiva (Totale) versata al termine del primo anno. - (5) Somma complessiva (Totale) versata negli anni successivi al primo. - (6) Totale complessivo per tutti gli anni di studi. - (7) Ponendo uguale a 100 l'importo complessivo del 1888. - (8) I centesimi erano per le marche da bollo da 0,10 lire per ogni ricevuta. - (9) Per gli allievi della scuola che venivano ammessi al I corso di studi; mentre per quelli ammessi al 11 corso e quelli dell'accademia militare era di Lire 2.390. - (I O)Tl versamento avveniva all'inizio del secondo anno. - (II) Per gli allievi ammessi al I corso; per quelli che iniziavano dal II era di Lire 7.390. - (12) Normativa generale d'ammissione del 1903. -(13) Costi effellivi, ridoui con la circolare di ammissione dei nuovi allievi. - (14) La durala dei corsi collegiali venne ridotta a 3 anni.
364
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895- 1939)
Tabella n. 4 POSTI IN CONCORSO NEGLI ISTITUTI PROPEDEUTICI (1897-1939) Col. Mii. Roma Cl) 1st. Tecnico()) II lii IV l8 97• 9g(7)
40
40
40
IB98-99
40
30
30
II
30
lii
Totale R. (>l Na. <SJ Ge. <61
IV
105 225(&
40
25
40
35
20
60
20
75 (9) 22 (10)
1899-00
1900-01 50 20 1901-02 70(13) 32(14) 1902-03 40 15 190) -04 40 15 1904-05 40 10 1905-06 45 IO 1906-07
Totale
15 20 565 229 70 1st. Tecnico <3>
1908-09
Il 20 50
1909-1 0 1910-11
215
25
20 15 IO 20 312
70
lii
10
lii
40
40 60
20
IO
25
10
40
75
60 60
10
40
i 9l l -12
40
75
j iYi2-i3
3'.>
50
J(J
50
1913-14
40 35
70
35 35
55
35 30 25 20
65 GO 50 50 50 60 25 50
GO 55 80
50
50
1919-20 1
25
80 55
30
30
25
45 40
25 25
~o
1920-2! 1921-22 1922-23 1923-24
100
25
55 55 50 50 50
40 40
19 14-15 1915-16 11916-17 1917-18 1918- 19 1
285 231
80(IS) 45(' 6)
55 70
1907-08
155 134 80
15 25 40
I .. Mo. <171 I li
85
80
165
?(lSJ
110
100
210
30 25
95 90 90 130
120 100 100
215 190 190 230
170
370
70 80
100 100 100 75
160 145 170 155
80 75 90 105 80 80 90 90 1253 i 1395
95 75 80 60 310
250 270 240 240 2958
30 25 40
200
25
110
25 25
45
GO
1100
I 10 11so
510 20 910 C. M.Roma 0 > L.. Se. cio) !L. Cla. <21 > 1924-25 1925-26 :926-27 1927-28 1928-29 1929-30 1930-31
1931-32 1932-33
1933-34 1934-35
1935-36 1936-37 1937-38 1938-39 1939-40 Totale
30 60 20
60
20
55
20
50
20 20 25
50
30 65 30
50 50
55 60 GO
35
25 25 20 25 20 25 25 20
65 75
75
60 75
GO 85 85
60
28
40
20
60
30
90
25 30
50 60
25
55
25
40 435
80 50 818
40
80 80 50
380
10 15
o
RiJr!B"fJ 60 115
/ 195
TABELLE
365
La tabella riporta i posti in concorso negli istituti propedeutici militari tra il 1897 ed il 1939. La data iniziale corrisponde alla riapertura dei collegi dopo la riorganizzazione che portò alla parificazione del titolo di studio con le scuole civili. Quella finale coincide con l'ultimo anno prima della seconda guerra mondiale. Le linee orizzontali dividono la tabella in 3 paiti e contraddistinguono le riorganizzazioni didattiche che modificarono l'assetto scolastico nei collegi. Le principali furono quella tra il 1907 ed il 1908, che portò all'introduzione dell'indirizzo liceale, e quella del 1923-1924, con la soppressione di quello tecnico. L'istituzione della sezione "moderna", nei 19il, e i'apertura delia sede miianese, nei 1936, costituiscono due interventi strutturali che non alterarono significativamente il quadro degli studi collegiali. I dati sulla disponibilità sono stati tratti dalle circolari concorsuali pubblicate annualmente sul Giornale Militare .
(I) Collegio Militare di Roma. (2) Collegio Militare di Napoli. (3) Istituto Tecnico. (4) Totale degli allievi ammessi nell'istituto di Roma. (5) Totale degli allievi ammessi nell'istituto di Napoli. (6) Totale degli allievi ammessi in entrambi gli istituti. (7) Gli ammessi potevano essere aumentati di 40 unità per ogni corso in ogni collegio. (8) Non è stato possibile desumere il numero effettivo dei posti in concorso. (9) I posti vennero aumentati di 25 unità. (IO) I posti vennero aumentati di 7 unità. (I 1) l posti vennero aumentati di 32 unità. (12) 1 posti vennero aumentati di 22 unità. (l 3) I posti vennero aumentati di 20 unità. (14) I posti vennero aumentati di 12 unità. (15) J posti vennero aumentati di 25 unità. (16) I posti vennero aumentati di 20 unità. ( 17) Liceo Moderno. (18) I posti assegnati sarebbero stati quelli non attribuiti negli altri indirizzi dell'istituto. (19) Collegio Militare di Milano. (20) Liceo scientifico. (21) Liceo classico. (22) Milano.
.A.s.(11
Co-. 1-''l ld.110> R.<" l Fb'· "' 1895 1896 1897 1898 1899 1900 190 1 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909
285
112 I 00 100 140 150 220 270 265 255 1l5J 275 250 270
191 O l-'3-"2-'0Tot. 3117 19JJ 300 1912 400 1912 220 1913 220 191 4 175 1915 200 I5I5 Tot.
65'"'' 45 40 45 40 50< 2" 56<2•J 5Q(l4J 4 5 1: 5 , 40 45,rn 38
146 l 85
201 199
265
158 76 50 146 185 211 206 201 196 197 214 2 13 2.53 241 266
I04 33 32 96 12 I 86 139 162 179 !30 171 189 192 145 25 1
54 43 18 50 64 125 67 39
17 67 43 24 61 96 15
n• Corso
1• Corso
Ris. esa. Scritti <J>
122 65 68 65 84
112 80 86 129 125 126 109 118 92 14 1
25 38 62 76 94 97 88 86 81 103<"l 114
36 42
13 17
12 8
42')~) 4 22
IO Il
35 12 13 15 10 16 19 12 13
46
35 23 35 29 37 26 39
9 42\l))
27
Il
15 22 24 23 26
47
29 38 27l19)
125 156 150 174 236 237 224 2 11 2 18 207
217 145 135 171 186 223 22 1
272 286 293 274 262 279 256
262 131 130 162 149 144 195 197 243 233 255 221 237 239
am. ~11)
a.<t8)
a. 0'1)
278 134 135 164 152 152 197 199 246 238 255 223 104 243
307 158 142 168 158 149 197 206 250 245 266 224 246 257
3l 1 166 144 173 164 150 I 97 212 252 245 266 230 105l26 )
a.{IK1
a.t l 'J1
256 143 136 149 149 257 - 180 189 229 232 239 206 236
256 143 137 154 106 151 181 19 1 231 234 248
--'3--'0-+---lf-"-25'--'6'---"2-'00 - '----'--'---l-'-1-" 19'---'-1 14 '--'--\J_o)_cc l 9--1-'-3-'-4_ _ _-"2"-8-+----'---+--"-'--"-'-""'---"-"-'--'--+-''-'--'-+--'--'----'---'-'-__;c_;'---t-..c.c.-'--------II 589 1641 978 437 480 125 206 30 345 31 55 31 22 40 395 40 51 16 30 200 11 35 7 21 40 33 40 184 59 80 378 50 35 40 36 30 122 1 28 250 1624 31 216 20 1 80 117
TABELLE
367
La tabella riporta i dati complessivi riguardanti le ammissioni e le presenze alla scuola militare di Modena dal 1895 al 1910. La colonna "Posti" riporta la disponibilità annuale tratta dalle circolari pubblicate nel Giornale Militare.
(1) (2) (3) (4) (5)
Posti annualmente in concorso (circolari sul Giornale Militare). Numero degli aspiranti (Registri dei concorrenti; BAMM). Risultati degli esami scritti (Registri degli esami; BAMM). Risultati finali degli esami (circolari sul Giornale Militare). Numero dei concorrenti che componevano le liste delle "riserve" (circolari sul Giornale Militare). (6) Numero degli ammessi (Memorie Storiche; AUSSME). (7) Fanteria. (8) Cavalleria. (9) Concorrenti. (10) ldonci. (11) Respinti. (12) Aspiranti alla fanteria provenienti dai borghesi. (13} Aspiranti alla fanteria provenienti dai collegi militari. (14) Aspiranti alla cavalleria provenienti dai borghesi. (15) /\spiranti alla cavalleria provenienti dai collegi militari. (16) Ammessi con riserva di presentare il titolo di studio. Totale generale. (17) Ammessi. (18) Allievi (Memorie Storiche; AusSME). (19) Allievi (Registri dei corsi; BAMM). (20) Al bando concorsuale fece seguito un secondo concorso solo per la cavalleria (+20}. (21) Alla seconda ammissione di 20 unità fece seguito una terza di 14 allievi senza alcun concorso. (22) I 6 per la fanteria e 8 per la cavalleria. (23) Si tratta di concorrenti idonei ùi riserva per la cavalleria ma disposti a passare in fanteria. (24) Il numero dei posti venne incrementato nella circolare d'ammissione (1903, +5; 1904, +Il per coprire i posti vacanti nei corsi speciali; 1905, +5). (25) T posti riservati alla fanteria(+ 75) e cavalleria (+5) vennero incrementati con una circolare
correttiva del bando concorsuale e, successi vm~ente, consentendo agli aspiranti esc!usi per motivi fisici di usufruire di una nuova visita medica definitiva. (26) Mancano i registri del I corso. (27) L'incremento dei posti (+15), venne effettuato attraverso una circolare correttiva. (28) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (66); riserve in possesso del titolo di studio (19), divenute idonee per sanatoria degli scritti; riserve che dovevano presentare il titolo di studio (18), divenute idonee per sanatoria degli scritti. (29) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (15); riserve in possesso del titolo di studio (8), divenute idonee per sanatoria degli scritti; riserve che dovevano presentare il titolo di studio (4), divenute idonee per sanatoria degli scritti. (30) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (84); riserve in possesso del titolo di studio (13) divenute idonee per sanatoria degli scritti; riserve che dovevano presentare il titolo di studio (17), divenute idonee per sanatoria degli scritti. (31) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (30); riserve in possesso del titolo di studio (8), divenute idonee per sanatoria degli scritti; riserve che dovevano presentare il titolo di studio (3), divenute idonee per sanatoria degli scritti. (32) Mancano i registri del II corso.
368
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MIL!TARE DI MODENA (1895-l 939)
Le altre tre colonne contengono i dati, estrapolati da diverse fonti, riguardanti gli esami d'ammissione. La prima riguarda gli aspiranti che superarono il vaglio del Ministero e vennero ammessi a sostenere gli esami (i dati sono stati tratti dai registri dei concorrenti conservati nella biblioteca dell'accademia di Modena). Nella seconda colonna vi sono i risultati degli esami orali, svolti dalle commissioni che risiedevano presso la scuola (estrapolati dai registri degli esami dell'istituto, contenenti i verbali generali delle commissioni). L'insieme delle colonne raccolte nei "Risultati ufficiali" riguardano lo svolgimento generale delle prove di valutazione (le fonti sono le circolari degli ammessi e i riassunti contenuti nelle l'vfemorie Storiche dell'istituto di Modena). Le ultime due colonne riportano, rispettivamente, il numero di allievi presente al primo e secondo anno di studi (i dati provengono dai registri di corso e dalle Memorie Storiche). Il loro confronto permette di verificare la discrepanza tra le presenze riportate dalla relazione ufficiale dell'istituto e qtielle riscontrate nei registri degli allievi. Le ragioni delle contraddizioni potrebbero dipendere da una diversa lettura dei dati. Tuttavia, anche tenendo presente alcune variabili quali gìi abbandoni, gli allievi dimissionari, gli stranieri e quelli ripetenti non si raggiunge la completa assonanza tra le fonti. Probabilmente, il meccanismo con cui venivano trascritti i dati rispondeva ad una procedura ufficiosa e non a precise norme.
369
TABELLE
Tabella n. 6 RIEPILOGO GENERALE DEI CONCORSI E DELLE AMMISSIONI ALL'ACCADEMIA DI TORINO (1895-1910) Al.(41
Vi neitori m
Risultati esami scritti
Tol.lllJ
1895 1896 1897
1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907
1908 1909 1910 Tot.
70 70 70 100 100 70 60
80
75 90
85
=rrrr
l30(I-I)
222 197 177 190 197 234
1350
2691
115l13>
1911
130
1912 1912
125 85
1913
130
1914 1915 Tm
100 100 670
198
189 143 162 126 183 187 2173
47
ll 6
88 67 78
7 10 13
66
58 62
58
54
13 11
107 85
74
98 95 86 96
80
69
9
74
12
IO
33 54
80 66
33
15
65
Il 10 10
64
48 82 82 1034
1,_
70
27 19 26
10 8 8
:~: m m ~~
80 85
39 39 36
14 47 518
74
11 17 13
24(12)
124 87 92 85 121
24
15
17 255
26( U)
125
156
1445
115 I 18 57
31
I 14 93 93
16 40
42
590
iOi
v7
7 7
I corso
73 71 80 71 94 74
72 77
87 11 3 1020
36 19
Nella tabella sono riportati i dati generali dei concorsi e delle ammissioni all'accademia di Torino tra ii 1895 ed iì 1915. Le colonne àei "Posti", dei "Risultati degli esami" e dei "Vincitori" hanno lo stesso significato di quelle viste per la scuola militare. Le fonti sono state le medesime tranne per gli allievi del I anno i cui riferimenti sono stati tratti dalle tabelle compilate da Paolo Langella (L'Accademia Militare di Torino nell'età giolittiana, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988), che ha estrapolatp-1 dati dagli annuari dell'istituto.
(I) Posti Ùnnualmcntc in concorso (circolari sul Giornale Militare). - {2) Numero degli aspiranti (Registri dei concorrenti; BAMM). - (3) Risultati finali degli esami (circolari sul Giornale Milita· re). - (4) Allievi del I corso (Langella, citato nel testo). • (5) Concorrenti. - (6) Idonei. - (7) Respinti. - (8) J\mmessi provenienti dai borghesi. - (9) Almncssi provenienti dai Collegi Militari. (10) Numero dei concorrenti che componevano le liste delle "riserve" (circolari sul Giornale Militare).· (11) Totale degli idonei. - (12) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (7), riserve in possesso del titolo di studio (14) divenute idonee per sanatoria degli scritti, riserve che dovevano presentare il titolo di studio (3) divenute idonee per sanatoria degli scritli. (13) Il bando concorsuale prevedeva che al termine dei corsi almeno 25 allievi entrassero nel genio. - (14) li bando concorsuale prevedeva che al termine dei corsi almeno 30 allievi entrassero nel genio. - (15) La lista era composta da alcune sottoliste: riserve ordinarie (18), riserve in possesso del titolo di studio (8) divenute idonee per sanatoria degli scritti.
3 70
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!C!ALl NELL'ACCADEMIA MIL!TARE DI MODENA (I 895-1939)
Tabella n. 7 POSTI IN CONCORSO NELL'INDIRIZZO "COMBATTENTE" E "AMMINISTRATIVO" DET CORSI SPECIALI (1895-1915) Amministrazione
Anna Pro ria 1895 1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912 1912 1913 1914 1915 Totale
T .c.ttJ
Fant. 12J
100 100 75 102 104 83 95 11 8 161 145 179 140 154 185
56 56 32 38
133 130 140 148 146
34 34 40 50 72
90 88 g5[9J
90 90 90 90
Cav_PJ 6 6 6 • 15 15 13 15 13 15 15
15 1500) 14 1503) 12
IO IO
Gen.15>
Tot.<61
Con1.<7>
12 12 8 18 20 15
6 6
IO
5 5
80 80 50 77 74 68 70 83 lii li 5 119 120 124 135 133 130
14 16 25 25 30 15 25 35
Art.[~ )
15 17 8 12 16 16 25<14> 25 25
6
5 6
7 2 4 4(1!) 4 6 5
IO
IO 15
76
90 100 90 45
3
76
59
35
5
4
96 2659
50 1445
8 256
59 96
121
8
30 30 35 20
4
8 6
IO
50 30 60 20021 30 50
! Com.l81 20 20 25 25 30 15 25
35 50 30 60 2002) 30 50
140 148 146
La tabella riporta il numero dei posti nei corsi speciali tra il 1895 edil1915. La prima riga orizzontale separa i corsi regolari da quelli che vennero svolti durante la guen-a con la Turchia, tra il 1911 ed il 1912. La seconda indica l'inizio dell'attività accelerata che caratterizzò l'istruzione dei sottufficiali, dal 1913 al 1915. Le colonne ve1ticali ripartiscono il dato complessivo per ogni arma o indirizzo presente nel bando concorsuale. Il corso amministrativo era aperto ai sottufficiali di ogni specialità, compresi i carabinieri, e rimase suddiviso in due specializzazioni solamente fino al 1896. Nel 1911 fu soppresso anche se di fatto era già stato completamente chiuso l'anno precedente. I dati sono tratti dalle circolari pubblicate annualmente sul Giornale Militare.
(1) Totale complessivo. - (2) Fanteria. - (3) Cavalleria. - (4) Artiglieria. - (5) Genio. - (6) Totale. - (7) Contabilità. - (8) Commissariato. -. (9) Incrementata di 25 unità. - (I O) Incrementata di 2 unità. - (11) Incrementata di 1 unità. - (12) Diminuita di 10 unità. - (13) lncrcmcntata di 5 unità. (14) Incrementata di IO unità. - (15) Senza limite numerico. - (16) Nessuna ammissione prevista.
371
TADELLE
Tabella n. 8 PROVENIENZA REGIONALE DEGLI ALLIEVI "ORDINAR!" DELLA SCUOLA MILITARE (1895 -1910) 1895.)910
1895.)902
Rc~ionc
Allievi
%
Re2ione
Piemonte
684 486 305 271 257 23 1 192 191 161 143 120 101 80 61 31 26 3340
20,48 14,55 9, 13 8, 11 7,69 6,92 5,75 5,72 4,82 4,28 3,59 3,02 2,40 1,83 0,93 0.78 100
Picmont1: Campania Lazio
1268 995
37,96 29,79
Campania Toscana EmiliaR.m Lnzio Lombardia Veneto
Sicilia Liguria
Puglia Abruuo :Marche
Calnbria Umbria Sardegna
Bnsilicata Totale Nord (2)
Centro 0 > Sud<-'J
Piemonte C ampania
EmiJiaR.< 1> Toscana
Lnzio Lombardla
Venetn Puglia Sicilia
Liguria Marche
1077 638 2 75 250 239 161 127 118 111 101 100 90
77 42 37 25
32,25 26,62 i l,4ì
10,43 9,97 6,72 5,30 4,92 4,63 4,2 1 4,17
3,ì5
Basilicata
6
Totale Nord( 2)
2397
3,2 1 1,75 1,54 1,04 O 25 100
Centro<J)
983 782
41 ,01 32,62
Sud<'l
632
26,37
Abruzzo
Umbria Calabria Sardegna
Toscana
Lombardia Emilia R(I}
Venelo Sicilia Liguria Abnizz.o Marche Puglia Calabria Umbria Sardegna Basilicata Totale
NordC2ì Centro <3> 4
Sutl(
l
Piemonte Campania 1 Emili a R.° Toscana
Lario Veneto Lombardin
Liguria Marche
Sicilia Pu~ia Abruzzo u,nbria Calabria Snrdegna
Basilicata Totale
Nordm
Variazione %
1903.1910
% I Re~ione Luogo di nascita 295 19,51 Piemonte 14,15 214 Campania 139 9,19 Toscana 9,06 EmiliaR.<1> 137 119 7,87 Lazio 110 7,28 Lombardia 6,81 103 Sicilia 90 5,95 Puglia 85 5,62 Veneto 47 3,11 Liguria 3,04 46 Abruzzo 46 3,04 Marche 34 2,25 Calabria 1,52 23 Umbria 16 1,06 Basilicata 8 0.53 Sarde•na 1512 100 Totale
AJlievi
Allievi
%
389 272 168 161 l 18 112 101 97 89 76 73 55 46 38 18 15 1828
21,28 14,88 9, 19 8,81 6,46 6, 13 5,53 5,31 4,87 4,16 3,99 3,01 2,52 2,08 0,98 O82 100
602 455
39,81 30,09
Nordm Ccmro<·1>
666 540
36,43 29,54
•155
30,09
Sud'~}
622
34,03
371
25,08
Distretto Militare 267 29,08 Jliemonlc ì0,6 & . C ampania 98 9,3 7 Emilia R.°l 86 81 8,82 Toscano 70 7,63 Lazio 6,97 64 Puglia 48 5,23 Lombardia 5,12 47 Sicilia 38 4,14 Abru1.zo 3,49 32 Venelo 3,05 28 Liguria 20 2, 18 Marche 1, 53 14 Umbria 13 1,42 Calabria 10 l ,09 Sardegna 2 022 Dasilic.ata 9 18 100 Tomie
Nordw
Rei!ione
'1%
2 ,26 1,77 1,53 Abruzzo 0,88 Campania 0 ,73 ..... Umbri•...........0, 56 .. 0,46 Dasilìcata Calabria 0,27 Toscana 0, 13 Marche ·0,03 · 0,24 Sarde$"• Sicilia . 0.43 Liguria · 1,46 . J,74 Lombardia Veneto · l,94 Lazio ·2 74
Puglia
Piemonte EmiliaR. 0 l
~- .~~ ':" '. "':""~"': :" - -"
oV M
.,.,.,..
NordtJJ Ccntrom Sud<'I
· 3,38 ·0,55 3,93
Puglia
2, 56
i 77
11 ,97
T m;cana
1, 86
164 158 91 83 19 69 57 54 53 52 28 24 15
Emilia R. (I)
1479
I 1,09 10,68 6, 15 5,61 5,34 4,67 3,85 3,65 3,58 3,52 1,89 1,62 1,01 0,27 100 37,66 33,33
Centro(])
·8,74 1,85
29,01
SudC""l
6,89
4
C entro l3>
426 289
46,41 \~1,48
Centro Cl>
557 493
SudC·•l
203
..;12,11
Sud e">
429
1, 72 Abrnzzo 1,68 1,29 Campania Sicilia 1. 18 "'" Umbria...... 0.37 Calabria 0,2 1 Lombardin 0,11 0,05 Basilicata ....Sarde.sna........ ~0,08 .. Marche · 0,62 . J,47 Lazio .),54 Ligurin Veneto ·3,32 -4,00 Piemonte
l#k\¾#Mimi\#ii!MW!lf'®ì Nordll>
La tabella riporta la provenienza regionale degli allievi "ordinari". Il ìuogo di nascita è stato tratto dai registri dei corsi mentre il distretto militare è stato ricavato dalle circolari dei vincitori. Quest'ultimo, presumibilmente, indica la zona di provenienza dei giovani o, comunque, quello dove è stata consegnata la domanda d'ammissione. In entrambe le ripartizioni è stato riportato l'accorpamento nelle grandi aree geografiche (nord, centro e sud), in cui è possibile suddividere la penisola. Nella prima colonna è indicato l'afflusso complessivo che, nelle altre due, è stato suddiviso in due sotto-periodi. In questo modo viene posta in evidenza, nella quarta colonna, la variazione del reclutamento nell'arco dell'intero sedicennio. (I) Emilia Rom_a_gna. - (2) Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria. - (3) Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche. - (4) Campania, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
372
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!LIT ARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 9 l'ROVENIENZA DEGLI AMMESSI Al CORSI ORDINARI (1898-1910) Scuola Regioni Piemonte Campania EmiliaR.< 1) Toscana Lazio Lombardia Sicilia Veneto Puglia Liguria Abrnzzo Marche Calabria Umbria Sardegna Basilicata Totale
Allìevi 593 379 239 234 194 181 150 147 127 125 96 82 64 53 26 24 27 14
Accademia Regioni Piemonte 13,96 Campania 8,81 Toscana 8,62 Lazio 7,15 Veneto 6,67 Emilia R. (I) 5,53 Liguria 5,42 Sicilia 4,68 Puglia 4,61 Lombardia 3,54 Marche 3,02 Abruzzo 2,36 Sardegna 1,95 Basilicata 0,96 Calabria 0,88 Umbria 100 Totale
% 21,85
Allievi 255 192 87 78 63 56 50 49 45 42 28 26 19 12 IO 8 !020
Allievi "ordinari" Regioni % 25,00 Piemonte 18,82 Campania 8,53 Toscana 7,65 Emilia R. ( t) 6,18 Lazio 5,49 Lombardia 4,90 Veneto 4,80 Sicilia Liguria 4,41 4,12 Puglia 2,75 Abruzzo 2,55 Marche 1,86 Calabria 1,1 8 Umbria 0,98 Sardegna 0,78 Basilicata 100 Totale
Allievi 848 571 321 295 272 223 210 199 175 172 122 110 74
61 45 36 3734
% 22,71 15,29 8,60 7,90 7,28 5,97 5,62 5,33 4,69 4,61 3,27 2,95 1,98 1,63 1,21 0,96 100
La tabella riporta la provenienza regionale degli ammessi alla scuola e all'accademia militare tra il 1898 ed il 1910. La terza colonna (somma delle precedenti), rappresenta il quadro generale dell'ammissione "ordinaria" all 'ufficialato. La fonte per l'istituto di Modena sono stati i registri degli aìlievi conservati nella BAMM, mentre per l'accademia i dati sono stati tratti dal lavoro di Langella citato nel testo.
(1) Emilia Romagna.
373
TABELLE
Tabella n. 10 PROVENIENZA REGIONALE DEGLI ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA E DELL'ACCADEMIA MILITARE (1898-1910) 1898-1904
Re!!;ione
Allievi
%
Piemonte Campania
328 168 123 115 110 93 88 82 69 44 42
23,96 12,27 8,98 8,40 8,04 6,79 6,43 5/19 5,04 3,21 3,07 2,70 1,75 1,75 0,88
EmiliaRl1>
Toscana Lazio Lombardia Veneto
Sicilia Liguria
Puglia Abruzzo
Marche Calabria Umbria Sardegna Dasilicata Totale
Piemonte Campania Lazio Toscana
EmiliaR.m Veneto Sicilia
Liguria Lomhardia Puglia
Abruzzo Marche
Sardcgoa Basilicata
37 24 24 12
IO 1369 140 84 42 37
35 29 25 23 24 19 li 11
7 6
Cnlnbrin Umbria
5
Toti\1e
50)
Piemonte
Campania EmiliaR. Lazio
Toscana Lombardia Veneto
Sicilia
Liguria Pu81ia Abruno
Marche Sardegna Dasilicata Calabria Umbria Totale
5
468 252 158 152 152 117 117 !07 92 63
O 73
100,00 27,83 16,70 8,35 7,36 6,96 5.77 4,97 4,57 4,77 3,78 2,19 2,19 1,39 1,19 0,99 0,99 !00 25,00 13,46
8,44 8,12 8,12 6,25 6,25 5, 72 4,91 3,37
5J
2,S3
48 19 16 29 29 1872
2,56 1,01 0,85 1,55 I 55 !00
1905-1910 Re'1:ione Allievi Scuola militare Piemonte 265 Campanht 2!1 Toscana 119 EmiliaR.m 116 Lombardia 88 Lazio 84 Puglia 83 Sicilia 68 Veneto 59 Liguria 56 Abruao 54 Marche 45 Calabrin 40 Umbria 29 Dasilicata 14 Sardeona 14 Totale 1345 Accademia militare Piemonte 115 Campania 108 Toscana 50 Lazio 36 Veneto 34 Liguria 27 Pugli~
26
Sicilia EmiliaR.th
24
Abruzzo Sardegna
21 18 17 15 12
Basilicata
6
Calabria Umhria
5 3 517
Lombardia Mnrche
Totale
Allievi ammessi ai corsi "ordinari" Piemonte 380 Campania 319 Toscana 169 EmiliaR 137 Lazio 120 Puglia 109 Lombardia IOG Veneto 93 Sicilia 92 Liguria 83 Abruzzo 69 Marche 62 Calabria 45 Umbria 32 Sardegna 26 Ba~ilicata 20 Totak 1862
Variazione
%
Rea.ione
t\%
19,70 15,69 8,85 8,62 6,54 6,25 6,17 5,06 4,39 4,16 4,01
Campania l'uglia Calabria
3,42 2, 96 1,22 0, 95
Abruzzo
...... Marche ................ 01 64 ........ Toscana
Umbria
Basilicata Sardegna
Lombardia EmiJia R.0 '
3,35
Liguria
2,97 2,16 1,04 1,04 100,00
Veneto Piemonte
22,24 20,89 9,67 6,96 G,58 5,22 5,03 4,64 4,06 3,48
3,29 2,90 2,32 1,16 0,97 0,58
Sicilia Lazio
0,45 0,40 0,3 1 0,16 -0,25 -0,36 -0,88 -0,93 -1 ,79 -2,04 -4,26
Campania
4, 19 2,32 1, 25 1,1 0 Marche Snrdegna 0,93 0,8 1 Veneto 0,71 Abruzzu ...... Li,auria................. 0?65 ........ -0,0J Ba~ilicata Calabria -0,03 Sicilia -0,33
I
Toscana Puglio
...... Umbria ............... ·0 1'1.l........ Lombardia - 1,29 - 1,39 Lazio 1 EmiliaR.<> -2,90 Picmon:e -5,59
100
20,41 17,lJ 9,08 7,36 6,44 5,85
5,69 4,99 4,94 4,46 3,71 3,33 2,42 1,72 1,40 1,07 100
3,67 Campania 2,49 Puglia Toscana 0,96 0,87 Abruzzo 0, 87 Calabria Mnrche ............... 0 ,77 ........ Sardegna 0,38 0,22 Dasilicata Umbria 0,17 .......Lis_uria................ -0,46 ....... Lombardia. -0,56 Sicilia -0,77 EmiliaR. -1,08 Veneto -1,26 Lazio -1,67 Piemonte -4.59
La tabella riporta le variazioni nel flusso di allievi "ordinari" alla scuola e all'accademia nei due sottoperiodi, 1898-1904 e 1905-1910. I dati dell'istituto di Modena sono stati tratti dai registri degli allievi, conservati nella BAMM, mentre quelli di Torino sono ripresi dal lavoro di Langella citato nel testo.
( I) Emilia Romagna.
374 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE O! MODENA (1895-1 939)
Tabella n. 11 RTPARTTZTONE TN FASCE DI GRANDEZZA DEI COMUNI DA CUI PROVENNERO GLI ALLIEVI "ORDINARI" (1895-1939) Com. 1'l
IV V 'J'o1ale
487 40 18 4 li 560
I ]I
lll
I
188
rr
26
lU IV V Totale
19 6 21 260
Allievi % 1895-1904 782 39,10 255 12,75 206 10,30 2,90 58 699 34 ,95 2000 100,00 1928-1933 214 41,55 63 I 2,23 48 9,32 3,30 17 33,59 173 515 100,00
Com.°l 355 42 22 7 13
439 473 51 27 9 22 582
Allievi 1905-1910
%
43,74 168 12,45 8,90 120 3,78 51 31,13 420 1349 100,00 1934-1939 629 38,66 I 82 Il , 19 7,19 117 4,67 76 38,29 623 100,00 1627 590
Com.11l -132 2 4 3 2 -121 285 25 8
Allievi Variazioni -1 92 -87 -86 -7 -279 -651 Variazioni 415 119 69
3
59
l
450 1112
322
% 4 ,64
-0,30 -1,40 0,88 -3,82
-2,89 . J,04 -2,13 1,37 4,70
~~~-
La tabella riguarda la ripartizione in fasce di popolazione dei Comuni da cui affluirono gli allievi nei due periodi di apertura ai borghesi, tra il 1895 ed il 191 O e tra il 1928 ed il 1939. La prima parte fa riferimento ai censimenti del 1901 e del 1911 mentre la seconda a quelli del 1931 e 1936.
(1) Comuni.
375
T/\OELLE
Tabella n. 12 PROVENIENZA COMUNALE DEGLI ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA DI MODENA (1895-1910) ¾Pr.121 % Rc.<J)
Comuni
AIL(IJ
%
Comuni
Ali.Cl)
%
%Pr.O>
%Re.o>
Comuni
N"poli
251
7,49
87,76
51,:54
Corno
15
0,45
51,72
6,49
'remi
Torinu
232
6,93
66,6 7
33,92
Ravenna
15
0,45
60,00
5,49
Foggia
Roma
208
6,21
Xll.93
80,93
Campob.<liJ
15
0,45
48,39
12,51)
Trapani
Ficcnzc
l lO
3,28
79,71
36,07
Catanzaro
lS
0,45
37,50
18,99
Rovigo
AH.o )
6
4
%
%Pr.<2> ¾Re.<
O,lS
9,68
9,68
0,18
37,50
4,20
0,15
55,56
2,59
0 ,12
50,00
2, 05 1, 31
~'1ìlano
73
2.18
76.04
31,60
Brescia
14
0,42
93.33
6.06
PisluÌ<l
0,12
2,90
Genova
50
1,49
36.50
31,06
Tcc\·iso
14
0,42
53,85
7,18
Pesaro
0,12
22.22
3,96
P.ilenno
5()
1,49
78,13
25,91
Parnu
14
0.42
5 1,85
5,13
Modìca
0,12
18,18
2,07
!\·fodcna
46
1,37
63,89
16.X5
Siena
14
0,42
66,67
4,59
Girgenti
0,12
40,00
2.0 7
Dologna.
43
1,28
87,76
15,75
Vicenza
13
0,39
56,:52
6,67
Somlrio
0,09
50,00
1,30
Spczìt1
42
1,25
)0,66
26,09
Fcrl'ara
12
0,36
66,67
4,40
Copparo
0,0')
16,67
1, 10
Verona
42
1,25
79.25
21,54
Forlì
12
0,36
54.55
4,40
Faenza
0,09
12,00
1,10
Alcss.<"'>
40
1,19
26,85
5,85
12
0,36
41,38
15,19
Cesena
U,09
13.(14
1, 10
Venezia
38
1,13
84.44
19,49
Resg. e,<'l Cagliari
12
0,36
1;,00
37,50
Andria
0,09
4,11
2, 10
Livorno
35
1,05
8),3)
11,48
l'a\'ia
Il
0,)3
31,43
4,76
Ditonto
0,09
4,11
2, JO
Ancona
35
1,05
63,(,4
34,65
Udine
Il
0,3)
78,;7
5,6ci
01 Calta1l. >
0,09
33,33
1,;5
Piacenza
34
1,02
79,07
12,45
T.l!anto
Il
0,33
20,37
7,69
Samp_HZJ
0,06
1,46
1,24
Caserta
29
0,87
31,:52
S,95
Novara
IO
0,30
14,93
1,4(>
linola
0,06
4,08
0,73
0.06
9.(}t)
11,73
0,06
1,4;
0,66
U,Ob
40,UU
O,bb
0 ,06
0,70
0,4 1 1,40
2
Chieri
27
0,81
60,00
22,;o
Pavia
Il
0,33
31,43
•1,76
Rimini
Avellino
26
0,78
63,41
5, 34
Udine
Il
0,33
78,57
5,[,4
PraLo
L'Aquila
2.5
0.75
67,57
20,83
·raranto
Il
0,33
20,37
7,69
Grosst:to
l\.1cs:sim1
25
0,7;
54,35
12,95
Novara
IO
0,)0
H,93
1,46
Cas. s_(lJJ
Vercelli
24
0,72
35,82
3,51
Molfetta
IO
0,30
13.70
6,99
Barklla
0,06
2,74
Bari
22
0,66
30.14
15,38
Trani
IO
0,30
13,70
6,99
Ragusa
0,06
9,09
1,04
Pis:\
21
0.(13
Sassari
IO
0.30
62,511
31,25
0,06
6,06
1,04
Mantova
9
0,17
60,00
3,90
Aci,calo CaltagY~1
0,06
(i,06
1,04
30,65
Rcfgamu
9
0,27
ì5,00
3,90
Po. M.'1~l
0,03
4,17
0,62
Padova
20
D,60
53,85 1 6,89 8),33 10,26
P...:ni~ia
19
C.57
30,65
Salerno Lecce
19
0.571 38,78
19
0,57
I
2 2
3,90
Reg. [.(SI
9
0,27
52,94
3,30
Chioggia
0,03
2,22
0,51
35,19
13,29
Massa
9
0,27
52,94
2,9;
Belluno
0,03
50,00
0,51
9
Catania
19
0,57
57,58
9,84
PotcnZ.1
0,27
34,62
34,62
Carrara
0,03
5,88
0,33
Cuneo
18
0,54
15,00
2,63
Siracusa.
0,27
40,91
4,66
Bisceglie
0,03
1,37
0,70 0,70
Asti
17
0,51
11.41
2,49
8,33
3,46
S. Sev.° >
6
0,03
6,25
16
0,48
11,68
9,94
Monza Arezzo
0,24
Savona
0,24
44,44
2,62
Cosenza
11,113
JU,00
1,27
Lucca
16
0,48
(,4 ,110
5,2S
Asco. P.(9 1
0,24
72,73
7,92
Mar5ala
0,03
11,1 1
0,52
Cas.M.m
15
0,45
10,07
2, 19
Bene\'.(IO)
8
0,24
42,11
1,64
Cremona
15
0.45
65,22
6,49
Macerata
7
0,21
41,18
6,93
I dati riportati nella tabella indicano la provenienza comunale degli allievi "ordinari" della scuola militare. La colonna dopo il nome della località contiene il valore assoluto, poi vi è la percentuale rispetto all'affluenza nazionale. Le altre due sono riferite, rispettivamente, al reclutamento provinciale e a quello regionale. La fonte sono stati i registri degli allievi conservati nella BAMM.
( 1) Allievi. - (2) % nella provincia. - (3) % nella regione. - (4) Alessandria. - (5) Casale Monferrato. - (6) Campobasso. - (7) Reggio Calabria. - (8) Reggio Emilia. - (9) Ascoli Piceno. (IO) Benevento. - (li) Caltanissetta. - (12) Sampierdarena. - (13) Castellammare di Stabia. (14) Caltagirone. - (15) Porto Maurizio. - (l 6) San Severo.
376
LA FORMAZIONE DEGLIUFFTCTALT NELL'ACCADEMTA MILITARE DI MODENA ( 1895- 1939)
Tabella n. 13 PROVENIENZA COMUNALE DEGLI AMMESSI ALLA SCU OLA Dl MODENA
(1895-1904) Comuni Allievi Roma 147 Torino 147 Napoli 144 Firenze 74 Milano 41 Genova 35 32 Palermo 29 Modena Verena 28 Spezia 28 Bologna 24 Livorno 24 Alessandria 24 Venezia 23 Messina 20 Avellino 20 Ancona 18 Piacerua 18 L'Aquila 18 Vt:::icdti
Pisa Caserta Padova Bari
I
I
Lucca Catania Brescia Pen1gia Vicenza Salerno Como
i7 15 15 14 13 13 12 11
li
Il Il 11
% 7,35 7,35 7,20 3,70 2,05 1,75 1,60 J,45 1,40 1,40 1,20 1,20 1,20 1,15 1,00 1,00 0,90 0,90 0,90 0,85 0,75 0,75 0,70 0,65 0,65 O,GO 0,55 0,55 0,55 0,55 0,55
Comuni Allievi Savona Il CasaleM.<1l Il Udine 10 Chieti 10 Parma 9 9 Asti 9 Cuneo 8 Pavia Treviso 8 Lecce 8 Massa 8 Ferrara 7 Ravenna 7 Cagliari 7 Bergamo 7 Reggio C. <4> 7 Forlì 7 Cremona 7 Siracusa 7 Cala11ztuo
7
Campobasso Monza Sassari
7 6 6 6 5 5 4
Trani
Novara Mantova Trapani Reggio E.<5J Modica Siena Macerala
4 4 4 4
% 0,55 0,55 0,50 0,50 0,45 0,45 0,45 0,40 0,40 0,40 0,40 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,35 0,30 0,30 0,30 0,25 0,25 0,20 0,20 0,20 0,20 0,20
Comuni Rovigo Arezzo Cesena Molfetta Ascoli Pic_(l) Girgenti Potenza Taranto Foggia Caltagirone Caltanissetta Copparo Acireale Cast. di s1.<3> Ragusa Terni Pesaro Pistoia Marsala
Allievi
%
4 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2
0 ,20 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15 0 ,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,10 0,05 0,05
Chioggia
1 1 1 1 l 1
Rimini Carrara Barletta Sarnpicrdarc.na
Imola Bitonto Benevento Cosenza Grosseto Sondrio
I I
I I i l l
0,05
0,05 0,05 0,05
'
0,05
0,05 0,05 0,05
0,05
I
I
0,05 0,05
~~-I~
La tabella riporta la provenienza comunale (intesa come luogo di nascita), degli ammessi alla scuola militare di Modena nel periodo 1895- 1904. La prima colonna, "Allievi", contiene l 'afi1uenza assoluta mentre la seconda,"%", indica il corrispondente peso percentuale. I dati sono stati tratti dai registri degli alliev i conservati nella B AMM.
( 1) Casale Monferrato.
(2) (3) (4) (5)
Ascoli Piceno. Castellammare di Stabia. Reggio Calabria. Reggio Emilia.
377
TABELLE
Tabella n. 14 PROVENIENZA COMUNALE DEGLI ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA DI MODENA (1905-1910) Comuni
Allievi
%
Comuni
Allievi
%
Comuni
Allievi
%
Napoli Torino Roma Firenze Milano Bologna Palermo Modena Ancona Chieti Alessandria Piacenza Genova Venezia Verona Spezia Caserta L ivorno Lecce Siena Bari Taranto Cuneo
107 85 61 36 32 19 18 17 17 17 16 16 15 15 14 14 14
7,93 6,30 4,52 2,67 2,37 1,41 1,33 1,26 1,26 1,26 1,19 1,19
Catania Molfetta Vercelli Benevento L'Aquila Padova Pisa Trev iso Avellino Potenza Messina Ferrara Reggio E.<1> Cagliari Parma Novara Reggio Arezzo Forlì
7 7 7 7 7 6 6 6 6 6 5 5
Pistoia Andria Faenza Pavia Macerata Prato Bergamo Vicenza Monza Siracusa Bitonto Pesaro Sondrio Trapani Caltanissetta R imini I3arletta Copparo Udine
3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 I I I
5 5 5
0,22 0,22 0,22 0 .22 0 ,22 0,15 0, 15 0,15 0, 15 0,1 5 0, 15 0,15 0,1 5 0,07 0,07 0,07 0 ,07 0,07 0,07
Savona
5
5
Ravenna
8 8 8 8
Ascoli foggia Como Sassari Trani Casale Mo.<~J
0,52 0,52 0,52 0,52 0,52 0,44 0,44 0,44 0,44 0,44 0,37 0,37 0,37 0 ,37 0,37 0,37 0,37 0,37 0,37 0,17 0,37 0,30 0,30 0,30 0,30 0,30 0,30 0,30 0,22 0,22
Perugia Salerno Asti Cremona Catanzaro Camoobasso
Il li IO 9 9 9
8
8 8
1,11 1,11 1,04 1,04 l,04 0,82 0,82 0,74 0,67 0,67 0,67 0 ,59 0,59 0 ,59 0,59 0,59 0 ,59 O 59
c.m
pm
Temi Mantova Lucca Brescia
5 5 5 5
4
4 4 4 4 4 4 3 3
Sampierdarcna Imola Bisceglie S. Severo Torre Ann. Massa Girgenti Piazza Ar. CSJ Belluno Grosseto Porto Ma.< 6>
I
I I 1 I I I I I 1 I I I
I
O,D7 0 ,07 0,07 0 ,07 0,07 0,07 0,0 7 0,07 0,07 0,07 0,07
I dati della tabella si riferiscono al comune di nascita degli allievi della scuola militare nel periodo 1905-1910. La prima colonna indica l'affluenza assoluta, mentre la seconda riporta la percentuale rispetto alla provenienza complessiva degli ammessi. La fonte sono stati i registri degli allievi conservati nella BAMM.
(I) Reggio Emilia. (2) Reggio Calabria.
(3) Ascoli Piceno: ( 4) Casale Montèrrato. (5) Piazza Ammina.
(6) Porto Maurizio.
3 78
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895, l 939)
Tabella n. I 5 RAPPORTO PERCENTUi\LE TRA ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA DI MODENA E STUDENTI NEI COMUNI CON OLTRE 30.000 ABITANTI O CAPOLUOGHI DI PROVINCIA (1895-1904) Comuni Avellino Aquila Vercelli Campobasso Piacenza Caserta Modena Chieti Torino Spezia Ancona Massa Alessandria Roma Rovigo Firenze Verona Siracusa Casale M.< 5>
Cuneo Farli Livorno Perugia
% 1,53 1,38 l,15 1,07 0,97 0,92 0,92 0,90 0,89 0,87 0,86 0,82 0,79 0,76 0,75 0,75 0,74 0,74 0,73 0,67 0,59 0,55 0,55
Comuni Savona Asti Vicenza Como Trani Catanzaro Napoli Salerno Lecce Udine Pisa Ravenna Potenza Treviso Lucca Cremona Pavia Venezia Mt::s:simt
Bari Macerata Modica Ragusa
% 0,54 0,53 0,53 0,53 0,52 0,51 0,51 0,51 0,49 0,46 0,46 0,45 0,42 0,40 0,40 0,39 0,39 0,38 0,38 0,38 0,38 0,37 0,37
Comuni Brescia Padova Sassari Reggioc. 0 > Genova Mantova Parma Grosseto Dologua Monza Molfetta Cagliari Ascoli l'. C~J Cesena Bergamo Ferrara Siena Girgenti Caltagirone Palermo Copparo Novara Milano
% 0,37 0,36 0,36 0,36 0,35 0,35 0,34 0,33 0,31 0,29 0,29 0,28 0,28 0,27 0,27 0,27 0,26 0,25 0,2:5 0,24 0,23 0,22 0,22
Comuni Arezzo Sondrio Catania Trapani Pesaro Chioggia Acireale Caltanissetta Castel!. di S.(l> Reggio E.< 3> Bitonto Terni !mola Taranto foggia Cosenza Marsala Darlella Rimini Benevento Sampierdarena Carrara Pistoia
% 0,22 0,22 0,19 0,19 0,19 0,18 0,18 0, 17 0,16 0,15 0,13 0,13 0,10 0,10 0,10 0,09 0,09 0,08 0,07 0,07 0,06 0,06 0,04
La tabe1la riporta il valore percentuale degli ammessi alla scuola militare rispetto al gmppo degli studenti del comune di nascita. I dati degli allievi sono stati estrapolati dai registri dei corsi conservati nella BAMM, mentre quelli del gruppo di riferimento sono stati ricavati dal censimento del 1901.
(I) Reggio Calabria. (2) Castellammare di Stabia. (3) Reggio Emilia. (4) Ascoli Piceno. (5) Casale Monferrato.
379
TATIELLE
Tabella n. 16 RAPPORTO PERCENTUALE TRA ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA DI MODENA E STUDENTI NEI COMUNI CON OLTRE 30.000 ABITANTI O CAPOLUOGHI DI PROVINCIA (1905-1910) 0,35 0,33 0 ,33 0,3 1 0,31 0,29 0,28 0,2S
!v1acerata
",,, V,"-f
Comuni Ferrara Milano Bisceglie Siracusa Padova Pavia Genova Prato Pistci~
1\1')
Casale M.C2> Mantova Terni Roma Bologna Bitonto Savona Venezia Faenza
0,27 0,26 0,25 0,25 0,24 0,23 0,23 0,23 0,22
Messina Torre Ann.<3> Noto Foggia Piazza Ar. <>l Barletta Monza Lucca Imola
0,46
No,.1:.1.:;;.~
fl,22
Hrescin
0,42 0,42 0,41 0,41 0,40 0,39 0,38
Bari Como l'orlo M.< 6J Sassari Pam,a ReggioE.m Pesaro Pisa Cagliari Belluno S. Severo
0,22 0 ,22 0,22 0,21 0,19 0,19 0,18 0,18 0,16 0,15 0,15
Palermo Girgenli Massa Caltanissetta Vicenza Bergamo Rimini Catania Sampierdarena Trapani Udine
0,1 1 0,11 0, 11 0, 11 0,10 0,10 0,09 0,09 0,08 0,08 0,08 0 ,08 0,08 0 ,08 0,08 0,07 0,07 0,07 0,06 0,06 0,04
Comuni Avellino Reggio c.< 1) Firenze Arezzo Napoli Livorno Treviso Andria
%
Comuni Chieti Campobasso Piacenza Potenza Cuneo Ancona Caserta Molfetta Aquila Lecce Siena Torino Vercelli Alcssandria Asti Modena Ravenna Benevento
1,23 1,13 0,85 0,84 0,84 0,67 0,66 0,66 0,57 0,56 0,55 0,53 0,51 0,51 0,51 0,49 0,48 0,47
C':.:.!:mz:tr~
Cremona Ascoli p_<5l Trani Perugia Grosseto Spezia Taranto Verona Forll Salerno Sondrio
0,37 0,37 0,37 0,36
I
%
% 0,15 0, 14 0,14 0,14 0,14 0,13 0,13 0,1 2 v~•,.,.
La tabella riporta la percentuale degli allievi della scuola militare rispetto al gruppo degli studenti del comune di nascita. La fonte dei
priìni sono stati i registri dei corsi conservati nella B.".J\1!v1, 1nentre per i st:<..:oncli il censimento del 1911.
Reggio Calabria. Casale Monferrato. Torre Annunziata. Piazza Armerina. Ascoli Piceno. (6) Porto Maurizio. (7) Reggio Emilia.
(I) (2) (3) (4) (5)
380
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 17 RAPPORTO PERCENTUALE TRA ALLIEVI "ORDINARI" DELLA SCUOLA DI MODENA E STUDENTI NEI COMUNI CON OLTRE 30.000 A8IT ANTI O CAPOLUOGHI DI PROVINCIA (1901 e 1910) Comuni
%
Comuni
%
Comuni
% 0,05
1901
Massa
0,20
Caltanissetta
0,09
Vicenza
Sassari
0,18
Avellino
0,08
Trapani
0,05
Piacenza
0,16
Arezzo
0,07
Como
0,05
Verona
0,16
Cuneo
0,07
Novara
0,04
Spezia
0,15
Catanzaro
0,07
Genova
0,04
Aquila
0,15
Firenze
0,07
Bergamo
0,04
Savona
0,15
Mantova
0,07
Parma
0,04
Salerno
0,14
Livorno
0,07
Ferrara
0,04
Vercelli
0,14
Casale M.0>
0,07
Catania
0,03
Modena
0,13
Torino
O,Q7
Rari
0,03
Perugia
0,10
Caserta
0,06
Bologna
0,03
Alessandria
O,lO
Cremona
0,06
Padova
0,03
Pesaro
0,0')
Napoli
0,05
Palern10
0,02
Chieti
0,09
Roma
0,05
Venezia
0,02
Acireale
0,09
Pavia
0,05
Milano
0,02
1910
Campobasso
0,28
Taranto
0,08
Livorno
0,05
Chieti
0,22
Girgenti
0,08
Bologna
0,05
Trani
0,21
Ancona
0,08
Caserta
0,05
Asti
0,19
Caltanissetta
0,08
Salerno
0,05
Macerata
0,18
Faenza
0,07
Messina
0,05
Sondrio
0,18
Rimini
0,07
Pavia
0,04
Piacenw
0,16
Reggio c_l2J
0,07
Napoli
0,04
Potenza
0,14
Benevento
0,07
Pistoia
0,04
Bitonto
0,12
Alessandria
0,06
Reggio EPl
0,04
Cremona
0,11
Arezzo
0,06
Pisa
0,03
Perugia
0,10
Prato
0,06
Modena
0,03
Cagliari
0,10
Ravenna
0,06
Lucca
0,03
Treviso
0,09
Sampierdarena
0,06
Roma
0,03
Molfetta
0,09
Avellino
0,06
Padova
0,02
Cuneo
0,09
Catanzaro
0,06
Catania
0,02
Andria
0,09
Trapani
0,06
Palermo
0,02
Torino
0,09
Como
0,05
Venezia
0,02
Spezia
0,08
Sassari
0,05
Milano
0,01
Genova
0,01
TAilELLE
381
La tabella riporta l'incidenza percentuale degli ammessi alla scuola militare sul gruppo degli studenti dei rispettivi comuni di nascita. La prima parte è riferita al reclutamento del 190 I, mentre la seconda a quello del 1910. Le fonti sono state, per gli allievi, i registri dei corsi conservati nella BAMM e per gli studenti i censimenti del 1901 e del 1911.
( l) Casale Monferrato. (2) Reggio Calabria. (3) Reggio Emilia.
w 00
N
r
$2
> ..,.,
()
~ ~ oz t'1
o
V,
Disci line Lettere italiane
su.(n sn~) 0(1.l)
Lingua francese
5(12)
0 n.>1
Lingua tedesca
sn~:
o(•-•,
1895-1898 1 <li II [' J 5 7 3 4 3 5 3 5 3 3
Arte militare Storia militare Scien. fis. e nat." 1 Anni port. e art.('' Topografia Disegno top.'"'
4
6
3
5
3
5
4
3 6
Pro. graf. 1il
3
2
Reg. mii. teo.'" Reg. mi i. pra.''' 2 Ginnastica 2 Scherma 4 Condotta 2 Attitudine mil. 1101 Materie speciali cmi Reg. pra. cav.(" 1 cn~1 Equitazione Esercitazioni pratiche Militari 0,0 1 To ografiche 0,01
y1~1
2 3
1899 Disci line Letteratura mil.""i
~
r<
su .111
s"''
8
~'l~im:mii:~ti®ii1~1~i!~t~11111:-Iii~!iI:i Lingua francese
8
8
ztTI
7 8
Gi
8
{/) >-l
on~1
7
9
8
8
8
8
9 7
9 7
9 7
9 7
1I!tiilll!~111m111i1m1111ilmmmr m111@1@111~111m 1:~:0.ra,!l i111mi:irt ,; ~mmii, Topografia Disegno top.''·i [struz. mi1.(~(·>
emi r:m
t•:z<,1
!![!@lii! [f;i!i! p"'' g' 1~ì
7
o
"'o
e
<
e:
"'"' n s:: e z
tTI
10 St dell'arte mii.<'" Scien . lis. e nat. 1''
"'O
>
r< ,__,
St. dell'arte mii.'"' Fisica tecnica Armi po1t. e art."' Topografia Disegno top.'°' Equitazione lstr. e reo. mii.'·" '
io
"' t"' t"'
:,,: n n
t)
> o
gJ
"'?:: >
n
o 7
7
Ginnastica Scherma Qualità morali Qualità militari Materie facoltative 0,10
7 7 10 IO
s:
~
V,
;::
......
o
:i :,..
z >
"'g
--
"':,..z
6
;,,
3::
o o
~
~
00
'O
y,
'O
3
;;i
Cl<':)
::::::
:::i
~
.......
Oo
;:;:;
y: ~ w
.s
TABELLE
383
La tabella riporta le materie, con i relativi coefficienti, del primo anno di studi negli anni 1895-19 I O. Le tre parti corrispondono ai periodi didattici. I dati sono stati tratti dai registri degli allievi conservati nella BAMM.
(1) Suddivisione in scritto oppure orale. (2) I quadrimestre. (3) II quadrimestre. (4) Scienze fisiche e naturali. (5) Armi portatili cd artiglieria. (6) Disegno topografico. (7) Proiezioni grafiche. (8) Regolamenti militari teorici.
(9) Regolamenti militari pratici.
(IO) Attitudine militare. ( 11) Regolamenti pratici di cavalleria.
( 12) Scritto. (13) Orale.
( 14) Soppresso nel 1898. ( 15) Solo per la cavalleria. ( 16) Letteratura militare. (17) Geografia descrittiva. ( 18) Lingua tedesca. Divenne facoltativa dal 1899 al 1901 con un coefficiente di 0,20. Nel triennio 1902-1904 ritornò obbligatoria. Infine, nel 1905 fu nuovamente facoltativa con un moltiplicatore di O, I O. (19) Storia dell'arte militare. (20) Istruzioni militari. (21) Qualità morali e militari. (22) Equitazione. (23) Regolamenti militari. (24) Ginnastica. (25) Schenna. (26) Teorici. (27) Pratici. (28) Letteratura italiana. (29) Geografia generale e descrittiva. (30) Chimica generale e applicata. (31) Istruzioni e regolamenti militari.
w
00
.i,.
-
.,,~
tl
V1
Materie comun i 5(l ) Let. ital.<> 1 oc ~)
Lin. fran.'~ 1
5(< ) 0 1,l i
Lin. ted " 1
5(2)
Q! I!
St. mii.'" Arte mii.''' Le. p. mi."' Geo. mi i.'''' Forti f.•"'' Dis. fort.<' '1 Co.mii."" Ginnastica Scherma
1899-1905
J 896-1898
5 3 3 3 3 3
7 4 5
5
Let. mil.1.?1.11
3
5
4 3
6 4 6 6 6
Arte mii."' ' No. di d."" Geo. des." '' Fortif.'"' Dis. for. 01 )
Re. m. t.m 1
2
R. m. p."" Condona
4 4
Let. ital. 111
, 21
5
[str. mii.""'
Lin. fran. Ar. p. a."" Fisica St. a m."" Arte mii."" Pr. di s. <.½> Ge. g. d.•~il Fortif."'' Dis. for.'"'
9 10 8
8 9
7 7 g(:')1
si}I•,
Contabilita
7
e'-11 )
r<-\Jj
t(,tJ1
pU~l
Co.mi!.""
A. c .
m .rni
9
10
8 9 7
Co. mil.112ì
Ginnastica Scherma Equitazione ls. r. mi _,u, Topografi a Dis. to.'·''h
9 8 9 10
9
7 7 7 9
No. di d.""
8 9 7 7 7 7 7
9
r
> N
z
o z
tn
rn
'-.:
ti
~
rn
Cl
;'.:;
t:::
.,,.,,e
V1
~ r>
n
> t:::
-
z
rn
io
;,;:
t::1
rn
(ì
>
~ n n
tJ
> ti ~
o
~
:;;i V1 I-{
10 10
Materie speciali Equitazione fH~l 2 J. i. a c.n• 1 cmi 2 Istruzioni pratiche Mil itari To O rf,1191
8
7
9
~
'-.:
7
7
o
Q
(1(.1)
7
A. c. rn.m 1
3 7
8
o r,IJ
Lin. fran ."' Lin. ted.'" Ar. p. a."" St.a. m.•!-1>
3 3 3 3 2 2
tpr:11
1906- 1910 se:) 8
10 10
:::i
o
>
6
?'
rn
z>
S2
i o
e:
--
ti
~
,-..
>
00 \O
y,
\O
o
'-"
;;i Cl...... (1)
~ ~
..._ IQ
QO
t
e, "'
3
TABELLE
385
La tabella riporta il quadro complessivo degli insegnamenti impartiti al secondo anno della scuola militare di Modena tra il 1895 ed il 1910. La ripartizione verticale corrisponde alle tre fasi scandite dalle riorganizzazioni del 1899 e del 1906. Le materie sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
(I) Letteratura italiana.
(2) (3) ( 4) ( 5) (6) (7) (8) (9) (IO) (11) ( 12) (13) ( 14) ( 15) (16) ( 17) (I 8) (19) (20) (21) (22) (23) (24) (25) (26) (27) (28) (29) (30) (31) (32) (33) (34) (35) (36) (3 7) (38) (39) (40) (41)
Scritto. Orale. Lingua francese. Lingua tedesca. Storia militare. Arte militare. Leggi politiche e militari. Geografia militare. fortificazione. Diseb'TIO di fortificazione. Contabilità militare. Regolamenti militari teorici. Regolamenti militari pratici. Attitudine militare. Fanteria. Cavaileria. Istruzione individuale a cavallo. Topografiche. Letteratura militare. Teorico - pratico. Armi portatili e artiglierie. Storia dell'arte militare. Arte militare. Nozioni di diritto. Geografia descrittiva. Amministrazione e contabilità militare. Istruzioni militari. Ginnastica. Scherma. Equitazione. Regolamenti militari. Teorici. Pratici. Qualità morali e militari. Principi di scienze sociali con nonne per l'educazione del soldato. Geografia generale e descrittiva. Istruzioni e regolamenti militari. Disegno topografico. Qualità morali. Qualità militari.
386
LA FORMAZJONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 20 ALLIEVI "ORDINARI" 1NSUFFTCIENTI, BOCCIATI, RIPETENTI DEL I E Il ANNO (1895-1910) Corso
Anno
42° 43° 44° 45° 46° 47° 48· 49•
1895 1896 1897 1898 1899 1900 190 1 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908
so•
51° 52° 53° 54° 55• 56• 57°
Insufficienli Bocciati Totale % es. fin .'2> % I anno di corso
%
108 70 41 61 37 33 58 49 51 53 60 I 15
34,62 42,17 28,47 35,67 22,42 21,85 29,44 23,00 20,08 21,63 22,30 49 78
=·-.-
126 44 39 51 43 49 48 34 51
60 37 52
40,38 26,51 27,08 29,82 26,06 32,45 24,37 15,96 20,08 24,49 13,75 __p,51
53 13 IO
12 5 2 Il 9 15 12 6 10
~~
16,99 7,83 6,94 7,02 3,03 1,32 5,58
4,23 5,91 4,90 2 ,23
4J1
Ri lenii
35 10 I 2 2 I 7 5 I 3 3 4
2 l
2
2
2
3
~;;-;·:..-
82
24 2 9 8 2 I 4 3 15 9 7
3
Totale
Dimessi
media0 > mala1.<•J
7
12 24 9 131
Il anno dì corso 42° 43° 44°
4 5° 46° 47°
4g• 49° 50" 51° 52° 53° 54° 55° 56° 57°
Totale
1896 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 191 I
76 33 21 41 18 36 30 30
72
.,..
31 76
22 105
83
29,69 23,08 15,33 26,62 16,98 23,84 16,57 15,71 31 ,17 13,25 30,65
40 27 27 Z2
26 35 16 18
52 29 38
15,63 18,88 19,71 14,29 24,53
3
23,18
1
8,84 9,42 22,51 12,39 15,32
wgmffl~ 22 60
0.39 0,70 0,73
I
2,83 0,66
2 I
0,52 1.73
1
4 2
0,85
2
0,81
2 2
5
20,95 25,32 30,27
,~
79 • ,~-.-_ 49 1 ~·~
..
2
Tra i dimessi vi erano sia i bocciati per la seconda volta, sia quelli che, per qualche ragione, non avevano completato il corso. Gli allievi del secondo anno che uscivano dall'istituto, ma che dovevano terminare il servizio militare, erano, spesso, promossi ufficiali di compiemento e trasferiti ad un reparto di loro scelta.
( I) (2) (3) (4)
I quadrimestre. Esame finale. Ripete nti per insuccesso negli esami. Ripetenti per ragioni di salute.
387
TABELLE
Tabella n. 21 ETÀ MINIMA E MASSIMA PER L' AMMlSSIONE AGLI ISTITUTI PROPEDEUTICI, PROfESS10NALI E AI CORSI SPECIALI (1920-1939) '20
·21°1 '22
'23
'25
'24
'2G
'27
'28
'38
'39
15
15
15
17
17
17
' 33
'34
'35
lstìtuti propedeutici mi.m
12
ma.<"')
li
mi.O)
11
ma.t4;
13 16
14
14
15
16(')
-
(J)
I Li.
17
sci.V>
16
I Li. cla.18>
17
14{1\)
17
14
H 16
lG
15 17
17
16
lsti<uLi professionali 17
24
23
16,5
22
(9)
28
24(ll)
La tabella riporta le modifiche apportate ai limiti minimo e massimo del!' età di arnm issione negli istituti educativi militari tra il 1920 ed il 1939. La prima parte riguarda i collegi militari e ripm1a, nella colonna verticale posta al centro della tabella, la riorganizzazione didattica del 1924-1925. La pm1e centrale corrisponde agli istituti professionali. I valori non vennero sostanzialmente modificati dal riordino del reclutamento avvenuto tra il 1926 ed il 1927. L'unica eccezione co1Tisponde all'indirizzo commissariale, attivato nel 1935, a cui erano ammessi solamente i laureati. La parte inferiore della tabella riporta l'età d'ammissione dei sottufficiali ai corsi speciali, fino al 1934, e a quelli ordinari, dal 1935. Anche in questo caso, dal 1936, venne previsto un tetto massimo più alto per commissari. I dati sono stati tutti tratti dalle circolari concorsuali pubblicate sul Giornale Militare. (1) Venne abolito il primo anno del corso tecnico.
(2) Limite minimo. (3) Il limite minimo venne abolito nel settembre con una circolare integrativa del bando concorsuale. (4) Limite massimo. (5) J corso del liceo scientifico. (6) Gli orfani di ufficiali morti in guerra erano ammessi già a 13 anni e me7J.O. (7) Gli orfani di ufficiali morti in guerra vennero ammessi fino ai 17 anni. (8) I corso Liel liceo classico. (9) Dal 19;36 l'età massima per il solo indirizzo commissariale, appena attivato, venne elevata a 25 anm. (IO) Nel 1934 i corsi vennero soppressi e i sottufficiali furono ammessi a quelli "ordinari" . (11) Indefinito. (12) L'età massima dei sottufficiali provenienti dai carabinieri era di 25 anni. Allo stesso modo dal 1936 il limite per gli aspiranti al commissariato venne elevato a 27 anni.
388
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 22 ONEIU DI MANTENIMENTO DEGLI ALLlEVT NEGLI ISTITUTI PROPEDEUTICI E PROFESSIONALI (1919-1939) 1919
1920
192 1(1)
1921( 1
1925
1926
192<j l
1930
193 1
1934
Istituti propedeutici Pens.('l Corredo R. cr.<GJ
270*4 500 75*4
l vers.<7)
845
T. l a .<•l
l.880
A. s.<10J
1.3&0
T. c.<' •> 4.64o< 12l Jncr. 0 "1) 119,90
360•4 650 100•4 1.11 ci"> 2.490
450*4 800 150•4 l.4od8l 3.200
2.400 l.880 6.25o' 13) 8.000 161 50(1') 206,72(!5)
360•4 450*4 650 1.200 100•4 150*4 1.110181 t.8oo<iJ
800*4
1.2oo(S) 200• 4 2.2oo<' 1
2.490
3.600
l.880
2.400
4.000
6.250
8.400
13.200
161 ,50
2 17,05
341,08
5.200
Istituti professionali Fanteria, Artiglieria, Genio, Cavalleria (1927-1929), Sussistenza. Amministrazione,
Carnbinicri e Commissaria_10_('-19_2_1_. 1~9_39 - ' ) - - - - - . . - - - ~ - - - i t soo•4° 6> soo• 4116> soo•4< 1• 1 1200
600• 2
625*2
200*4
200•4
212,5*4
l.800
l.800
1637,5
3.600 3.600 4.ooo<t 7> 4.000<111 7(,00 11.600 340, 18
3.700 4.050((7) 7.750
222,87
227,27
Cavalleria ( 1930-1939) soo• 4t 1• 1 1200 200•4 5.ooo<t•J
800•4<" 1 800•4<1•> 625*2 625*2 212,5*4 2 12,5*4 5.0000•1 3.5oon •i
4.800
4.900
6.600
6.700
3.335,5
5.800 6.000<201 6.oso'"'1 5.45ot20) 12.600
12.750
11.250
149,&2
15 1,60
133 77
(1) Gli importi degli istituti propedeutici erano riportati nel bando concorsuale. (2) Gli importi degli istituti propedeutici vennero pubblicati in una circolare correttiva emanata in agosto. (3) G li anni di corso negli istituti professionali vennero ridotti a 2. (4) Pensione annuale. (5) Dal I 929 il versamento poteva essere diviso in due rute da 600 lire ognunu. In questo modo il primo versamento avrebbe pontto ridursi a 1.600 lire. (6) Rinnovo e riparazione del corredo. (7) I versamenti. (8) A questo dovevu essere aggiunta una marca da bollo, d' importo imprecisato, necessaria per la ricevuta. (9) Somma degli oneri del l O unno di studi. (l O) Somma degli oneri da versare negli anni successivi al I 0 • (I I) Spesa complessiva per il mantenimento di un allievo durante l'intero ciclo di studi.
TABELLE
389
La tabella riporta gli oneri di mantenimento a carico delle famiglie degli allievi dei collegi e degli istituti professionali tra il 1919 ed il 1939. Le parti annerite indicano l'assenza di un contributo, mentre quelle grigie nella sezione della cavalleria corrispondono al triennio 1927-1929 in cui i versamenti coincisero con quelli degli altri indirizzi professionali. Tutti i dati sono stati estrapolati dalle circolari pubblicate sul Giornale Militare.
(12) La somma corrisponde a tre anni ma diveniva di 6.020 lire per il corso tecnico che era di quattro. (13) La somma corrisponde a tre anni ma diveniva di 8.130 lire per il corso tecnico che era di quattro. (14) Incrementi proseguono idealmente lo stesso dato presente nella tabella n. 3. (15) Calcolati per tre anni di corso. ( 16) In realtà l'importo della pensione era ridotto del 50% per tutti gli al! ievi del primo anno. (! 7) La pensione è stata conteggiata interamente.
(18) Il versamento poteva avvenire in due rate; 3.000 lire al momento dell'ammissione e 2.000 lire prima degli esami finali dell'ultimo anno di corso. (19) Il versamento poteva avvenire in due rate; 2.100 lire al momento dell'ammissione e 1.400 prima degli esami finali dell'ultimo anno di corso. (20) Nella somma è stato interamente conteggiato l'importo della retta annuale.
w
'°o Esa. orali':!
Ammissibili cf""
11
193 114 134 164
1s
II
:&Witk:.tm:irnmimt 35
IO
36
1:
12
5
20
14
8
II
14
222 206 184 200 19ì 1009 249"'
40 131 10
181
210''"' 111 43
15 7
32 174 44 177 69
69
2583 283 125
1938s"'1 19390""' 1939s•"'' Totale
. 11 3 . 8 2 6 2
8 3 8 3 14 4 16 5
4 1 4 I 4 1
2 76 32 . 194''" 8 47 63 288·'"
16 63 15
27 287 3409
TABELLE
391
La tabella riporta il quadro complessivo delle ammissioni all'accademia di Modena tra il 1923 ed il 1939. La prima parte, compresa tra il concorso del 1922 e quello del 1926, riguarda il periodo sperimentale durante il quale l'ammissione era consentita solamente ai subalterni di complemento. La seconda parte, tra il 1927 ed il 1939, corrisponde alla riorganizzazione strutturale del reclutamento degli ufficiali operata con l'ordinamento Mussolini del 1926. Il primo gruppo di colonne riporta il numero di "posti in concorso", ripartiti tra i diversi indirizzi formativi. II secondo, il terzo e il quarto insieme indicano l'andamento degli esami, scritti ed orali. Infine l'ultima parte contiene il numero degli idonei, quindi riflette il risultato com-
( l) Esame scritto. (2) Esame orale. (3) Allievi. (4) C arabinieri.
(5) Fanteria. (6) Cavalleria. (7) Commissariato. (8) Sussistenza. (9) Amministrazione. ( 1O) Totale. (11) Convocati allo scritto. (12) Temi corretti dalla commissione esaminatrice; tratti dalle Memorie Storiche dell'accademia di Modena. (13) Idonei; tratti dalle Memorie Storiche dell'accademia di Modena. (14) Ammessi all'orale. (I S) Senza Esami perch~ provenienti dai collegi militari. Nel 1922 a I Oex-collegiali si aggiunse SAR il principe di Piemonte. (16) Carabinieri e fanteria; gli idonei alle due armi venivano riportati senza alcuna distinzione. { 17) 12 concorrenti vennero esclusi in un secondo tempo dal Ministero. (18) Era riportato solamente il numero complessivo e non la suddivisione per arma. (19) Nel computo complessivo vi erano 7 allievi stranieri. (20) Nel calcolo complessivo vi erano 21 allievi stranieri. (21) Il Ministero assegnava 5 posti in più rispetto al previsto ad allievi in particolari condizioni economiche. (22) Posti riservati agli allievi "ordinari". (23) Posti riservati ai sottufficiali. (24) Tra cui 19 carabinieri. (25) Tra cui 27 carabinieri. {26) Tra cui 2 carabinieri.
392
LA FOR!v!AZIONE DEGLI UFFICJAU NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
plessivo delJa selezione. Tuttavia la pubblicazione degli elenchi dei vincitori fu iITegolare tra il 1927 ed il 1932 e si inteITuppe totalmente dal 1933. I dati di questi gruppi sono stati tratti dalle circolari pubblicate annualmente sul Giornale Militare_ Gli ultimi due raggruppamenti di colonne comprendono gli allievi dell'istituto. I dati degli "Ammessi" sono stati tratti dalle Memorie Storiche, inviate annualmente dal comando dell'istituto di Modena al Ministero della guerra. Mentre i valori presenti nell'ultima colonnariflettono il numero di schede presente nei registri dei corsi o nei ruolini degli allievi.
393
TABELLE
Tabella n. 24 lUEPTI.,OGO GENERALE DEI CONCORSI E DELLE AMMISSIONI ALL'ACCADEMIA DI TORINO (1922-1939) Jlostì in co
An.
(l)
I::samc scr.
ncorso
"'
E.Oc.
,2,
Anm1ì ssibili
Gen. (• )
i Tot. CS) 180 200 166 158
41 48
25 20
116
49
Tot (5)
Idonei
Gen. (-lJ
ld(ò)
l Tot. (S)
1921
l~O
1923 >924 1925 1926
150 ll3 113
40 50 53 45
110
53
!73
91
41
rotale
636
2-11
877
302
135
1927 19 2s
13 5 135
45 45
180 180
99
14
ll3
1929
180
55
235
167
55
222
1930
no
36
156
121
36
1931
175
30
20 5
1932
175
30
205
1933
17:S
3o
208 (IO)
1934 1935<> (Il )
84
24
84
24
ll l ( IO)
16
6
22
19360 ( Il)
118
Jo
1Sl (lU)
I9J6s (12}
30
19310 rit)
59
193 7,(ll)
15 101
IYJ9u{H)
1939, 0 1 > Tot.ile
157 190
111 (Hl)
1935, (Il)
19380 (ll) 193s, 02 >
66
68 165 138 4,11
37
15
,ìnn, 19
22
126 (W)
98 36
41
142 (lO)
15
51
1763
:165
~:!:!9
33
27
La tabella riporta il quadro complessivo delle ammissioni all'accademia di Torino negli anni 1922-1939. Il primo gruppo di colonne riporta la disponibilità annuale di posti, ripaitita tra i due indirizzi professionali. Il secondo e terzo contengono l'andamento degli esami d'ammissione. Infine il quarto indica gli ammissibili, ovvero gli idonei negli esami orali, ed i! quinto gli a1n1nessi. I dati sono stati tratti dalle circolari pubblicate annualmente sul Giornale lvlilitare (quando non indicato diversamente).
(1) Esame scritto; i dati sono stati tratti dalle Memorie storiche di Modena. - (2) Esame orale. (3) Artiglieria. - (4) Genio. - (5) Totale. - (6) Idonei. - (7) Ammissibili senza esame. • (8) Ammessi. - (9) Ammessi a Torino riportati dalle Memorie storiche dell'accademia di Modena. - (I O) TI Ministero assegnava 3 posti in più rispetto al previsto ad allievi in particolari condizioni economiche. - (11) Posti riservati agli allievi "ordinari". - (12) Posti riservati ai sottut1ìciali.
394
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICI ALT NELL'ACCADEMIA MILITARE m MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 25 lUEPILOGO GENERALE DEI CONCORSI E DELLE AMMISSIONT NEI CORSI SPECIALI (1924-1934) CRm
Com.c"J
Fant?'
Sus_c5)
AnnnY~J
Gcn.<•J
T.
) a r.(V)
r _ooi
Disponibilità di posti nei diversi ind irizzi 192~ 19 25 1926 l!/27 1928 1929 1930 1931 19)2 193 ) 193-1
,u 25 20
25 15 g 10
5
..7
Tu.( 11,;
T.°:) 192-1 1925 )926
20 21 20
1917 1928 1929 1930 L9J l 193 2 1933 19) 1
20 16 15 8
Tot.
E _0 1J
E_(I:)
l9
u
T..;11 ) E.o :)
T.01)
E.(I:)
TY1>
E _ì l~J
T.ì'°l
l L
7
29 26
31 31
60 57 50
36(ll)
t?-l)
6 6 13<1")
-19 58 1-1 33 26
2 12
10
IO
19
l 3
Il
10
13 5
T \ 111
12
28
-12
H'J
u
T .Lll)
E.m >
T _lll)
F..' q
25 26 27 3-1
7 13
9
42(11)
15
15::!
~2
)~
-17 26 71
25 69
11 6
1.18 131
33 2l
122 110 61 76 -15
3!t8
5: JJ
!:{7~
29
3U 31 50
59 57 50
114 U9
1114 U9
l RJ
181
86 Ll .5
11 5
25
67
86 11-1 (,6
86 67
81
81
67
67
97 1
1093
La tabelJa riporta la distribuzione annuale dei posti nei diversi indirizzi dei corsi speciali, il numero degli ammissibili per titoli ed esam i e, infine, gli ammessi. La riga orizzontale che separa il 1926 dal 1927 nelìe coionne deiì 'artigìieria e dei genio, corrisponde aila soppression e dei corsi speciali a Torino (1924-1926), ed il loro spostamento a Modena (dal 1927).
( l) Carabinieri Reali. (2) Fanteria.
(3) Cavalleria. (4) Commissariato.
(5) S ussistenza . (6) Amministrazione. (7) Artiglieria.
TABELLE
395
11 primo riquadro riporta la disponibilità annuale. Le parti annerite corrispondono agli anni in cui vennero soppressi i corsi di sussistenza, commissariato e amministrazione. I riquadri bianchi che non riportano alcun valore indicano gli anni in cui non vennero previste ammission i. La seconda parte della tabella contiene la suddivisione dei vincitori dei concorsi, tra possessori di un titolo di studio e concorrenti per esami. Questi, però, dovevano superare l'ultima valutazione medica presso l'istituto d'ammissione. Le linee del 1933 e del 1934 non riportano alcuna indicazione, poiché le circolari dei vincitori non furono pubblicate. L'ultima frazione della tabella comprende il numero degli ammessi ai diversi indirizzi dei corsi speciali. Le parti punteggiate evidenziano un cambiamento nel metodo di trascrizione dei dati nelle relazion i annuali dell'accademia. Nel primo biennio di attività gli allievi del primo anno di studi venivano distinti in ammessi per titoli ed esami, mentre dal 1926 venne riportato solmnente il numero totale. I dati della prima e seconda parte sono stati tratti dalle circolari concorsuali pubblicate annualmente nel Giornale Militare. Gli ammessi sono stati estrapolati dalle Memorie Storiche, compilate annuaHnente dall'istituto di Modena.
(8) (9) (! O) (11) (12) (13) (14) ( 15) (16) (17) (18) (19) (20) (21) (22) (23) (24)
Genio. Totale parziale. Totale complessivo. Concorrenti con titolo di studio. Concorrenti per esami. Tra i quali 19 sottotenenti. Dei quali 4 sottotenenti. Dei quali I sottotenente. Dei quali l sottotenente. Nel corso dell'artiglieria vennero spostati 6 sottufficiali del genio e 22 dei carabinieri, per eccedenza nei propri indirizzi. A cui si aggiungevano 20 albanesi. A cui si aggiungevano 16 albanesi. A cui si aggiungevano 4 albanesi. A cui si aggiungevano 11 allievi della Guardia di finanza. A cui si aggiungevano 6 allievi della Guardia di finanza. A cui si aggiungevano 5 albanesi. A cui si aggiungeva I albanese.
396
LA FOR.l'v!AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 26 PROVENIENZA REGIONALE DEGLI ALLlEVl Dl MODENA APPARTENENTI A CORSI "SPERIMENTALI" (1922-1926)
Regione Sicilia Campania Toscana Puglie Lazio Calabria Veneto Piemonte Liguria Lombardia Emilia R. Abn1zzi Sardegna Umbria Marche Venezia Giulia Basilicata Totale
Allievi
3 2 2
% 22,47 17,98 8,43 6,74 6,18 5,62 5,06 4,49 3,93 3,93 3,93 3,37 2,25 1,69 1,69 1,12 1,12
178
100,00
40 32 15 12 Il 10 9 8 7 7 7 6 4
3
La tabella contiene la ripartizione regionale degli allievi ammessi nella fase "sperimentale" . In modo paiticolare si tratta del campione riguardante i primi tre corsi che entrarono in accademia nel 1923 e nel 1924. I dati sono stati tratti dai registri degli allievi conservati nella BAJvIM.
397
TABELLE
Tabella n. 27 PROVENIENZA COMUNALE DEGLT ALLIEVI DI MODENA APPARTENENTI AI CORSI "SPERIMENTALI" (1922-1926)
Com1me Palermo Napoli Roma Firenze Messina Torino Taranto Pisa Venezia Verona Caltanissetta Forlì Sassari Acireale Vittoria Canicatti Milano Ge.nova Catania Trieste
Allievi 9
8 8 6 4 3 3
%
5,06 4,49 4,49 3,37
I
2,25 1,69 1,69 1,69 1,12 1,12 1,12 1,12 1,12 1,12 l,12 1,12 0,56 0,56
I
0,56
I
0,56
3 2
2 2 2 2 2 2 2 I
Comune Padova 13rescia Modena Reggio Emilia Trapani Pistoia Bergamo Bari Andria Lucca Siracusa Pola Corato Siena Faenza Asti Lecce Castt:llamare di S. Caserta Noto
Allievi I I I I I 1
1 I l l
l l I I
I I I I 1
1
%
0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56 0,56
La tabella ripm1a la provenienza comunale degli allievi appartenenti ai primi tre corsi della fase "sperimentale". I dati sono stati tratti dai registri degli allievi conservati nella I3AMM.
3 98
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MJLJTARE DI MODENA (1&95- 1939)
Tabella n. 28 DISCIPLINE PREVISTE AL TANNO DEI CORSI SPERIMENTALT (1923-1926) Sussistenza Commissariato Fanteria lnsc namento Materie Materie Inse namento Materie Inse namento 0(1) sm sOJ Let. mili. ital.t'l Lct. mili. ita1.<2J Matematica 0(1) 0(1) Q il) Fisica s('J S(J) s<'l Storia Storia Storia on)
Chimica Anni
sC'l
Geografia
5 (3)
ofl)
Chimica Tecnologia
0 (1)
sOI
s<'l 0(1)
Regot.<' 1 is. pra. 10l T. ed. fi.<81 !gene
Gin. gi. sp.'10) Scherma Co. e at. mii."'' Facoltative Tedesco
0
Arte militare
---~~:,; ::~ Reg. e ist. pra. (> J
Amm. e cont.C91
s(JJ
Reg. e ist. pra.t•J Arnm. e cont.<'J
s('l o<'l 0 (1)
s(JJ RcgoI.<5l is. pra.(•l s(ll 0( 1)
Gin. gi. sp.(' 0' Scherma
Gin. gi. sp.<"l Schcnna Co. e at. mH.(1 11 s(JJ
facoltative s<JJ Tedesco
5( l)
0
Serbo
st3J
11)
s<'l 0(1)
ofll
Inglese
Regot.<51 is. Pra.16l s('l
Arte militare
0(1 )
oO)
Serbo
11)
0(1)
5 (3)
o<I) o<') 0(1)
Francese
5(l)
Francese
oOJ
Arte militare
Chimica Tecnologia
0 (1)
s('l
Francese
lg. educ. fisOI
Geografia
o<'l
o' I )
Reg. e ist. pra.HJ
0(1)
o<I)
Q(I)
Geo rafia
Inglese
0(1)
5P)
Q(I)
La tabella riporta le materie del primo anno di studi durante la fase "sperimentale". I dati sono stati tratti dai registri degli allievi del 66° corso, entrato nell'istituto di Modena nel 1923.
(I) Orale. (2) Letteratura militare italiana. (3) Scritto. (4) Regolamenti e istruzioni pratiche. (5) Regolamenti. (6) Istruzioni pratiche. (7) Igiene ed educazione fisica. ( 8) Teoria dell 'educazione fisica. (9) Amministrazione e contabilità. (1 O) Ginnastica, giochi sportivi e sport (compreso Automobilismo). (11) Condotta e alliludine militare.
399
TABELLE
Tabella n. 29 DISCIPLINE PREVISTE AL II ANNO DEI CORSI SPERIMENTALI NELL'INDIRIZZO "FANTERIA" (1923-1926)
Fanteria Insegnamento
Materie Arte militare
5(1)
0
12>
Armi
gfl)
Storia
o"' s<I) o">
Geografia Fisica Chimica Matematica Francese
0 (2)
0(2}
o") o<'!.)
sn1 d ?J
Top. e dis. top.' 3> Reg. e is. Pra."l
Top.") Di. to.") Reg_<') ist. pra.">
Gin. gi. Sp.'9) Scherma Con. c at. mi." 0l Facoltative Tedesco
511) otI)
Serbo
sn>
o11>
Inglese
su)
orz.>
La tabella riporta le materie del secondo anno di studi durante la fase "sperimentale". I dati sono stati tratti dai registri degli allievi del 65° corso, enirato neii'istituto di Modena in seguito al concorso del 1922.
(1) Serino. (2) Orale.
(3) Topografia e disegno topografico. (4) Topografia. (5) Disegno topografico. (6) Regolamenti e istrnzioni pratiche. (7) Regolamenti. (8) Istruzioni pratiche. (9) Ginnastica, giochi sportivi e sport (compreso Automobilismo). ( IO) Condotta e attitudine militare.
400 LA FORMAZIONE DEGLI UJ-'F!ClALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 30 PROVENIENZA REGIONALE DEGLI ALLIEVI "ORDINART"
DELL'ACCADEMIA DI MODENA ( I 928-1939) 1928-1939 Regioni Allievi
I
Campania Sicilia Lnzio Piemonte Puglia
EmiliaR."> Toscana
Lombardia Abmzzo Liguria Marche
Calabria Sardegna Veneto friuJi{l)
Regioni
35 1 315 21:l 190 182 126 110 108 89
16.39 14,71 9,94 8,87 8,50 5,88 5,14 5,04 4,15
Campania
77
\59
74 68 67 62 5,J
3,45 3,17 3,13 2,89 2,52 l,35 0,89 0.37 100,00
Umbria Trentino Hasilicala
29 19
Totale
2142
Campania Sicilia
Trentìno
353 296 237 !73 157 123 112 100 76 76 63 63 58 57 57 31 24
Dasili..:-aia
8
AII,P' Totale
Il 2075
Lazio
Piemonte
l'uglia Toscana 11 Emilia R.°i
Il
Lombardia Marche
Abruzzo friuli'' 1 Veneto Calabria
Liguria Sardegna Umbria
1928-1933
%
8
17,01 14,27 I 1,42 8,34 7,57 5,93 5,40 4,82 3,66 3,66 3,04 3,04 2,80 2,75 2,75 1,49 1,16 u,.,, 0,53 100
Sicilia Pit:mOnlt: Puglia
Lazio Toscana
Liguria I.ombardia
Emilia R.' 1> Friuli'> Marche Abmzzo Calabria Sardegna
Veneto Umbria Trentino
IJasilicata Totale
II
Campnnfa Sicilia (>iemonte Puglia
Toscana Lazio Friulim Liguria
Emilia R. 11 ) Abrnzzo Lombardia Marche Sardegna
Calabria Trentino Umbria Veneto
Dasilictda Altri°'
Totale
1934-1939
Regioni Allievi % Luogo di nascita 19,03 Campanla 15,53 Sicilia 9,71 Lazio 8,74 Pit:monte 00 6,41 Puglia Emilia R.ll) 30 5,83 5,24 Lombardia 27 23 4,47 Toscana 19 3,69 Abruzzo 18 3,50 Marche Calabria 3,50 18 18 3,50 Sardegna Veneto 2,72 14 2,72 14 Liguria 2,14 Friuli' 1 11 1, 75 Umbria 9 'l'rentino 7 1,36 0,19 Bnsilicnta I 5 15 100,00 Total e L>istrc-ui miJitnri 77 17,91 Campani a 69 16,05 Sicilia 8,37 36 Lazio :,4 7,91 Piemm1te 29 6, 74 Puglia EmiliaR.°l 6,74 29 21 4,88 Toscam1 18 4,19 Lombardia 3,95 17 Marche 17 3,95 1\brnzzo 16 3,72 Veneto 3,72 16 Calabria 12 2,79 Sardegna Il 2,56 FriuIP 1 2,09 Liguria 9 1,86 8 Umbria 7 1,63 Trentino v,..::.., 1 i3a:.i:icaia Altri(ll 0,70 3 430 100 Totale 98 80 50 45
I
Allievi 253 235 180 1'10 137 107 85 80 71 56 54 53 51 50 36 20 12 7 1627 276 227 208 137 123 95 94 8•1 60 59 56
47 45 42 39
23 15 7 8
1645
% 15,55
14,44
Variazioni t,.% Regioni Lazio Emilia R.111
4.65 2,89 0,99 0,86 0,75 0,60 0,54 0,24 -0,05
11,06 Veneto 8,60 Abnizzo 8,42 Lombardia 6,58 Calabria 5,22 .....sardeiin•. Basilicata 4,92 Mnrche 4,36 3,44 ........Puglia...........-0,32 -0,52 3,32 Umbria -0,62 3,26 Trentino -0,91 3, 13 Toscana Sicilia - 1,09 3,07 -1,10 2,2 1 Plt:mOnle frìuli(l ) -1,28 1,23 -2,17 0,74 Liguria --1-48 0,43 C.mmania 100,00 5,90 16,78 Lazio Emilia l{_O) l,82 13,80 12,64 Veneto 1,78 Lombardia I,39 8,33 7,48 ·11 5,78 5,71 Piemonte ~0,04 1 5,11 Sardegna -0,06 -0,07 Marche 3,65 -0,37 3,59 Abruzzo -0,43 3,40 Puglia 2,86 .......Umbria .........-0,46 . 2,74 -1,03 Toscana 2,55 Campania -1,13 Trentìno - 1,18 2~37 -1,82 1,40 Liguria -2,33 0,91 Friulim 0,43 Sici:ia -2. 37 0,49 Al!,P' -0.2 1 100
· · ·i~: ~~:.~,· · · · ~:~~
La tabella riporta l' accorpamento regionale della provenienza geografica degli allievi dell'accademia militare di Modena. Nella prima parte sono stati inseriti i dati estrapolati dai registri conservati nella BAMM (registri dei corsi e ruolini degli allievi). Questi si riferiscono al
(1) Emilia Romagna. (2) Friuli Venezia Giulia. (3) Libia (Tripoli e Bengasi), Etiopia (Asmara).
TABELLE
401
luogo di nascita così come era indicato nella documentazione allegata alla domanda d'ammissione. La seconda parte si riferisce ai distretti militari che possono essere intesi come l'ultimo luogo di residenza prima dell'accesso all'istituto professionale. Le indicazioni sono state tratte dalle circolari dei vincitori pubblicate sul Giornale Militare. Infine le prime tre colonne, relative alle diverse suddivisioni temporali, contengono il numero assoluto degli allievi e il loro peso percentuale. L'ultima ripartizione verticale evidenzia la variazione percentuale del reclutamento regionale tra i due periodi in esame (colonne 2 e 3).
402
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 31 PROVENIENZA COMUNALE DEGLI ALLTEVT "ORDINARI" DELL'ACCADEMIA DI MODENA ( 1928-1939) Comulli Napoli
160 1;,
Roma
¾Pr.'~)
%R.m
Comuni
1.-17
62 ,75
Ferrara
6.72
88,89
45.58 67.6J
76.n 6').70
28.57
%Pr.<~l
%n.Ol
Comuni
6.15 9.46
Aosta
0, 14
Sondrio
O.o?
50,00 66,67
1.58
nmo
72.73 )5.00
Casale M. (~) rc~no
0.33 0.33
17. 95
J.6R
50,00
9 . .t6
J,82 0,94
100.00
2.22
0.09 0,09
40.00
0,33
Grosseto Rieti Carpi
0.09
3.'i.00
6.45
1.59
0,33
100.00
6 ,36
Acireale
O.UY
!i.OU
0,63
0.33
50.00
G,48
c,11t.1girone
0.09
5.00
0 .63
0,33 0.28
63.64
l l.29 8,Jl
AscoliP. <t)
0.09
20.00
Vittoria
U.09
9.52
2.70 0 ,6)
0.09 0.09
25.00 18. 18
l.82 3,23
O.i& 2.11
V,57
YO
46
-UO 2.15
Milano
37
1,73
88.IO
J'-26
Taranto
l.l4
82.50
18.13
Firenze
33 33
1.54
78.57
30.00
C.ilt.inissctta Sicua Brescia
Rari
li
Jl.6]
Dologna
30
l.H l.40
17,UJ 23.81
Venezia ~fa«:rat~ Tom::Ann. i6)
90.91
%Pr_i'} %R.(J}
%
Torino
2-Ul
Al.(])
0.37 0,3)
Palermo
37,50
Al_(I)
%
1.R5
25
1.21 1.17
65,00 .H ,35
8.25
Mc.ssin.::1
7,9..J
Vercelli
0 .28 0 .28
54.55
1.71 3.16
Chioggia
Ci'ig:i.:.ii
l.l1 1.07
:!O.OC
35.32
n,ind.i~i
v ,,;()
35.7 i
:;.:,o
C'òi$LeÌ. Ji S. i ì
Gc:tò\ ·;1
24 2.1
67.65
2 ~.8.7
Cremona
0 ,28
G0.00
5.56
Carato
Li,Vii 0.09
Modena
21
0 .98
67.74
Pistoia
0.28
66.67
5.-H
Tre,·iso
0,09
2~.57
J.23
Salcmo L.I Spezia Cnsena
21
0 .98
U.00
16.67 5.98
Ucrgamo
0.28
85,71
5.56
20.00
1. 85
0.98
91.30
27.27
Agrigento
0 .2.l
21.1-i
1.59
Pa,·fa Forlì
0.09
21
0.Q9
15.JM
1.59
17
0.79
6.67
4.84
Voi;hcrà
0.23
50,00
-H i3
Monza
0.09
U6
1.85
Parma
16
0.75
!SO,UO
12.70
Foligno
0.23
20.00
17.2-i
Asti
0,09
50.00
1,05
Cuneo
15
0.70
30.61
7.89
~faalurn
0 .23
4 1,67
4.63
San Remo
0,09
22,22
2.GO
Sir.1Ct1sa
15
0.70
50.00
..pc;
13itonto
O.ll
5.26
2.75
Nuoro
0.05
9 ,09
1,49
Uarleua
u
0.65
JU4
7.69
Pù[Cn:m
0,19
57. 14
50.00
Frosinone
0,05
14
0.65
50.UU
lM.92
Belluno
0 .19
100.00
6A5
Enna
0,05
6.25 li. li
0.47
Arn.."011.a
Livorno
14 J1
0,65
87.50
Ca\'a dei Tir. ( T)
I.I-I
C'itta di C'a'>t.W+J
0.U5
• .oo
J ,~!'i
~(\00
T t"I?"~
0.19 H.J~
XJ) o
""
l2.7J !JJS.I
(,(,,f ,.
-U 9
S~!'!!o
0,'.)5
J.{1(.1
.t!.S:
26
Cauinia
I Il
At.< 1> %
l '~'}H!I~ (')
6
4
2.35
Mass, 9
1.10
O.Jl
Reggio C. •
Il
19.ll
Comis.o
0,19
52.17
26.67
Dicll.i Viareggio
0.05 0.05
7.69
053 0,9 1
12
U,56
. o.oo
Cosenza T1emo
0,19
A,·ellino
IJA8 3,,U
1.27 5.88
9.09
12
0.61 0.56
50.00
Ct11111x.,basso
0.19
33.:H
21.05
VigCYllTIO
0.05
10,00
0,93
Sassnl'i
12
0.56
.i6. 15
17,91
Rimini
0 .19
30.77
3.17
0 .05
25.00
0 .93
UJirn.;
00.56 .56 1 66,0ì lY.35 1 75.00 19.35
SaYOll.l
0.19
5.i9
0.19
3.6,
-U6 0,05 150,00 0 ,05
0.55
O,SJ
J.49
Pisa l'..ira
36.36 50.00
Tr111iani Alcrnmdria
i2 12 Il
Lecco S. Scn.:11P 1l }{o,igo
o .u
75.00
5 ,26
28.21
5.19
Licata
13.0..
0.05
-1.76
0.55
Padoya
Il
0.51
73.33
17.7-1
Tnmi
0.141 0,1-4
Bob.ano Cerignola
14.29
Il
5.56 0.95
0,05
u., 1
3. 16
1,65
Varese
0 .05
16.67
0.93
Vi1c1bo
IO
0 ,4 7
55,56
·1.69
llisccglic
0. 14
3.16
1.65
B11s1o A. (I~)
0 .05
16.67
0,93
Ca1.anzaro
o .47 0,-17
37.0. 52.6)
U.71 5.49
Pcscurn
O.H
GoriZJa
o.u
37.50 60.00
)_37
I.ccc.:
lO IO
5.56
F,1cnza
0 .05 0 ,05
0.39 16 ,67
0 .28 o .79
Luce.i
IO
0.47
76.92
9.09
A~i
o.u
7,69
l ,58
Fiume
0.05
50,00
l.85
BellC\"Cll!O
o ,u
MoJfetta Modica
3.16
l.65
rvtarsaltt
0.05
O,U
IU9
0 .95
Ct.'5C11a
0,05
4.55 7,69
0.32
o.u
2,56 4.95
o,u
Foggia
56,25 H.86
R,1gusa Anciria
0,14
l-1,29
0 ,95
Como
0.05
0,14
3,16
1,65
o.i.
Temi
O.H
100.00 75,0U
Vke111.a Reggio E. (UJ
0 .05
Arezzo
Altamura
0.05
O. I~ 0. 14
Jr.So
JO.H 2,'13
50.00
2.)8
Verona
50,00
NO\iU.1
OA2
60.00
-1.74
Piacenza
o.+2
100.00
7, 1-4
Pcmgi:i
0.-12
Tries1e
o.u
36.00 90.00
31,0J 16.67
Chieti
ù.Jì 0 .)7
30. 77
8.9Y
Carrara
61.l4
l Ul
Ra,·c11Jia
Pola
l Y,05
2.73
TonedelG.0 H I
0,05
25.00 14..29 3J.3J l.05
l.61
0.79 0.93 1.61 0.79
0.55
La tabella riporta la suddivisione comunale del reclutamento afI valori assoluti con la percentuale nazionale, provinciale e regionale. I dati sono stati tratti dai registri e ruolini degli allievi conservati presso la BAMM. fiancando
(l) Allievi. - (2) Reggio Calabria. - (3) Percentuale regionale. - (4) Casale Monferrato. - (5) Percentuale provinciale. - (6) Torre Annunziata. - (7) Cava dei Tirreni. - (8) Ascoli Piceno. - (9) Castellammare di Stabia. - (10) Città di Castello. - (l 1) San Severo. - (12) Busto Arsizio. - (13) Torre del Greco. - ( 14) Reggio Emilia.
403
TABELLE
Tabella n. 32 PROVENIENZA COMUNALE DEGLI ALLIEVI "ORDINARI" DELL' ACCADEMIA DI MODENA NETDUE PERIODI, 1928-1933 E 1934-1939 Comuni
A11.<1)
Comuni
%
All.°l
Comuni
%
All.tl)
%
Comuni
All.(H
%
Temi
2
0,39 0,39
Marsala Sassari
I
Tremo Pavia Pesaro
I
2
0, 19 0,19 0.19 0,19 0, 19
1928. )933
I
Napoli
36
6,99
Milano
4
Roma P:i.lcnno
25
4.85
B:ui
19 IO
3.69 1,94
Ponna Alessandria Pistoia
4 4 4
Torino
9
1,75
L'Aqllila
Catani:i.
9
4 4
7
1.75 1,55 1,55 1,36
Salerno
)
1,36
Trieste Lucca
lfark 11a
7
1,36
Trapan.i
(',_l)le('I
7
l .i vomo ·r:iranto
6
J,3(, 1,17
Genova
8
La Spezia
8
f\kssina
Siracusa Avellino Firrnzc
(,
Hologn:i.
5
1.17 1, 17 1, 17 1.1 7 1,17 0,97 0,97
c~gliari
5
0.97
Napoli
124 1!9 71 37
7,62 7.3!
Ancona Udine
Il I
Rc-m.i. Palermo Twinu
Milano
Firenze
I
Taranto 11olo~na ~,., •. ;
Caglinri /\·lodcna
I
i\.fossina Catania
Genova Snlcmo Caserta I.a Spez ia
keg. C.m Panna S;.-1ssari Verona Lecce Campob.(4~ Padova
(,
6 6 6
5
4,36
,,
2,27 2.03
28 27 25
1,72 1,66 1,54
"
' ,o
19 19 18 17 15 14 14 13 12 12 li IO IO
10
L ' Aquila
9 9
Siracusa
9
Livorno Ferrara
8 8
Ancona
8
Trapani
8
Novara
8
1,17 1. 17 1,11
1,0,1 0,92 0,86 0,86 0,80 0,74 U,74 0,68 0,61 0,61 Q,61 0,55 0,55 0,55 0,49 0 ,49
0,'19 0.49 0.49
Sicna Cat.11lrilfO
4
CasalL!i\tOJ
4
2
Pola J\fassa Caltagirone
Torre A()J
2 2 2 2 2
T1,;rnmo
l
Viterbo
Agrigento
0,39 0,3')
Asti Cas . di s
0,39 0,39 0. 39 0,39 0.39 0,39
Varese AscoliP.<7> Oene\'cnto .Acireale
2
0,39
l:fo:;ccglic
l
2 I I
Q.39 0,39 0,19 0,19
I
0.19
Co:11iso Vogher::: Dclluno Grosseto Potenza Frosinone
Vl:11 czi<1 \leronJ.
2 2
0.39
0,39 Pisa 0,39 Novara 0.39 Forli 0,39 Rimini 0,39 Foggia 0,39 Andria 1934-19,9
I
0,19 0.19
I
Ra,·cm1a
3 3
0,18
I
Arcuo
·'
0,18 0,18 O,i8 0,18 0,18 0,18
B rcsci~1
2 2
J\'1odcna
2
Pcmgia
2
Pi~1crnza
2
Crc:nona
2
Foggia
8
o,49
Rcg.
c.m
lk,gau~o
8
0,.19
Viterbo Cuneo
8
0.49
~
0,49
Clti1.:ti l'emgia
8
h:mo Trieste
0,49 0.4] U,43 0,43 ,.,,. v, ,J 0,43 0,13 U,43 0,37
Udine
0.37
! .ica1a
Catanzaro Brindisi Vercelli AYellino Pola Venezia Drcscia
0.37 0.37 0.37 0.37 0,37 0,3 1 0,31 0,31 0,3 1
Trani Dclluno
Barletta C:1ll~m .(R)
Bergamo
M:inrova Pesaro S.tvona Cn.:muna
Cosenza Torre A.(J) Ca. dei T. <9l Voghm J\facc~ta
7 )
7
'
1 1
I I
Pis:-i
B~!!.eventc
Lucc.1 Alessandria n:_ ,._ __
Carpi Vigevano
M ... ,.,.r.,.t.,
0,58 0,39
I
_(G)
C;unp,ob.<~J
'3
Padova
I
o.s~
2
Fuligno
Ce!~i.:r!é!.
I
)
3 3
0,78 0,78 0,78 0,78 0,78 0,78 0,78 0,78 o,;s 0.58 0,58
Carrara Rimini
3
Ra~miit Mo lfetta
3 3 3
Siena
3
r.~-~--i\fodica Gorizi.i
I(~;~:~~~;~·
j
Potenza Aosta
Urbino
3 J
Pistoia Monza Trento
2
Andria
2
().] l
Treviso
2
0,25 0,25 0,25 0,25 U.25
Asti
2
Car.ito
2
Chioggia
Foligno
2 2
Vimxìa
2
2 2
0.25
Teramo
2
0,25
Discc'(lie
2
0.19
0,19 0.19
0,18
"
I
ll, 19
l
0, 19
I
0,1 9
I
0.1 9
l
0, 19
1 ! !
0 . 19
0,19 Il H l
1
0 ,1 9
I I
0.19 0,1 9
1
0.19
Z ara
I
SomJrìu
I I
0.19 0,19
Nuoro
0.1 9
i~m:zwmtw;e=r~~t ~ Ditonto lliçt i Zara Reg. l:: Yù' Viccnz.1
II
.. I
0.18 0, 18 0,18 0,18 0,18 0, 18 U.18 0, 18 0,18 0,18 0,12 0,12 0,12 0,12 0,12 U,12 0,12 0,12 0,12 0,12 0,12 0. 12
I I l
0,12 0,? 2 0, 12
Forli
2 I I I
Temi
1
0,06
(01110
I
0,06
0 ,06
OIK,
Tor.G_tll)
0 ,06
faenza
0,06
Bolzano Bu$.AL( ll>
Rovigo
Cerignola Ascoli p_Pl
S. Scv.<13 l Lecco Diclla Acireale Vian.::ggio Cupi
Gua c.< 1~> Sp0Ic1o Alta mura
Grosseto Enna Sondrio
I
0,06 0,06
r ·,.- ,..--
Cas. di S.{"i
I
2 2
o.06 0,06 0,06 0,06 0,06 0,06 0,06
Il
0,06
0,06 O,o6 0,06 O,o6 0,06 0,06 0,06 0,06 O.O<, 0,06
La tabella riporta l'affluenza comunale assoluta e la relativa incidenza percentuale nei due periodi 1928-1933 e 1934-1939. I dati sono stati tratti dai registri dei corsi e dai ruolini degli allievi conservati presso la BAMM. (I ) Allievi. - (2) Casale Monferrato. - (3) Torre Annunziata. - (4) Campobasso. • (5) Reggio Calabria. - (6) Castellammare di Stabia. · (7) Ascoli Piceno. · (8) Caltanissetta. - (9) Cava dei Tirreni.· (IO) Reggio Emilia.· (1 1) Torre dd Greco.· (12) Busto Arsizio.• (13) San Severo. - ( 14) Città di Castello.
404
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL' ACCAIJEMJA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 33 RAPPORTO PERCENTUALE TRA ALLIEVI "ORDINARI" DELL'ACCADEMIA Dl MODENA E STUDENTI NET COMUNI CON OLTRE 30.000 ABITANTI O CAPOLUOGHI DI PROVINCIA (1928-1939) Comuni
Palermo Cuneo Barletta Casale
M. 0 •
Avellìno Siracusa La Spezia Foligno
Catanzaro Siena
Agrigento Ancona Caltagirone Udine Salerno Macerata L'Aquila Teramo Vitethc
Bisceglie Alessandria
%
Comuni
0,55 0,51 0,38 0,37 0,31 0,29 0,21 0,20 0,19 0,19 0,18 0,18 0,18
Campobasso Pistoia
0,17
Zara Carpi Terni Pola Voghera
0,16 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15
Trapani
Taranto Bari Comiso Massa Pes3rc Grosseto Livorno Vigevano Caserta Panna
Nt~pdi
Pavia Lucca
Comuni
%
1928-1933 0,14 Potenza 0,14 llelluno 0,14 Catt111ia Torre Ann.<2> 0,13 Cremona 0,13 Messina 0,12 Cagliari 0,12 0,12 Varese 0,12 Piacenza 0,12 Marsala Trento 0,11 0,11 Andria 0,11 Asti 0,10 Perugia Ascoli P.'" 0,10 0,09 Acireale 0,09 Roma
0,09
Cast. di
t',09 0,09 0,09
s.'·''
T~r:1!0
Forlì Novara
I
%
Comuni
%
0,08 0,08 0,08 0,08 0,08 0,08 0,08 0,07 0,07
Modena Bologna Firenze Benevento
0,05
0,07 0,07 0,07 0,06 0,06 0,06 0,05 0,05
0,05 n"' "'•"'0,05
l.Jrescia
Rimini Foggia Sassari Genova Trieste Verona
Padova Sondrio Pisa Bergamo
Venezia Nuoro Reggio C.<~> }:!ibno 1:rusinone
0,05
0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 D,04 0,04 0,03 0,03 0,03 0,03 0,03 0,03 0,02 0,02 0,02
....... . ..
/"I 1"11
O O!
0,05
1934-1939 Viterbo
0,48
Cùneo Caltanis.''' Vercelli
0,45 0,37 0,37 0,36 0,34 0,33 0,32 0,32 0,32 0,31 0,30 0,29
Taranto
Chieti Sas~rnri Modena Novara Lecce
Brindisi Cagliari Siracusa
•'Palermo Trapani Aosta L'Aquila Benevento
Avellino Parma Macerata
0,29 0,28 0,28 0,27 0,26 0,25 0,25 O25
Napoli Mantova Pesaro
Pola La Spezia ilelluno Salerno Catanzaro Alessandria Foggia .Roma
Dari Piacenza Perugia Lucca Oolugna
Ancona Ragusa Torino Potenza
0,24 0,24 0,23 0,23 0,23 0,22 0,2 1 0,20
0,20 0,19 0,19 0,19 O, 19 0,18 0,18
0, 18 O, 17 0,17 O, 17 0,16
0,16
Agrigento Savona Udine Ferrara Messina Reggio C.'" Zara Cosenza Sondrio Livorno Catania Verona Cremona Siena Rieti Padova Bergamo Enna Ravenna Teramo Arezzo
(\ 1.r. v,1.v
Pescara
0,10
0,15 0,15 0,15 0,15 0,15 0,14 0,13 0,13 0,13 0,12 0,12 0,12 0.12 0,12 0,11 0,11 0,11 0,10 0,10 0,10
Asti Gorizia Brescia Mi!~nc Grosseto
0,09
Pisa
Pistoia Treviso Genova Trieste Trento Rovigo Ascoli P.'" Bolzano Corno Forlì Fiume
Venezia Terni Vicenza Reggio E.'''
0,09 0,08 (\nQ v~vv
0,07 0,07 0,06 0,06 0,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,03 0,02
La tabella contiene il rapporto tra l'affluenza assoluta e il gruppo sociale di riferimento, gli "Studenti, collegiali, seminaristi", riportato nei censimenti del 1931 e del 1936. La prima parte, relativa agli anni 1928-1933, contiene 1 comuni capoluoghi di provincia o con più di 30.000 abitanti.
TABELLE
405
I dati della seconda parte, corrispondente agli anni 1934-1939, si riferiscono unicamente ai capoluoghi di provincia a causa della modifica nel rilevamento del dato specifico nel censimento del 1936. L'indicazione degli studenti maschi è stata estrapolata dalla differenza tra il numero totale, "M F", e quello delle femmine, "F", nella tabella provinciale delle categorie non professionali.
(I) Casale Monferrato. (2) Torre Annunziata. (3) Ascoli Piceno. (4) Castellammare di Stabia.
(5) Reggio Calabria. ( 6) Caltanissetta.
(7) Reggio Emilia.
406
LA FOKJvtAZIONE DEGLI UFFICIAI.I NELL'ACCADEMIA MILITARE
m MODENA ([895-1939)
Tabella n. 34 RAPPORTO PERCENTUALE TRA ALLIEVI " ORDINAR!" DELL'ACCADEMIA Dl MODENA E STUDENTI NEI CAPOLUOG I-ll DI PROVINCIA (1936) Comuni Belluno Aosta Novara Brindisi Macerata Salerno Sassari Enna
Il
Mod('nR L'Aquila La Spezia Avellino Trapani Ravenna
Catanzaro Taranto Palermo Lecce Vercelli Viterbo Napoli
% 0,22 0,19 • 0,16 0,15 0,13 0,12 0,12 0,11 n,10 0,09 0,09 0,08 O,Q7 0,07 0,07 0,07 0,07 0,06 0,06 0,06 0,06
Comuni Rieti Ragusa Cuneo Potenza Caltanissetta Agrigento Padova Messina Cagliari I Rovigo Pesaro Ascoli p_lll Roma Chieti Torino Pola Savona Fiume Verona Bologna Cusen:ta
Comuni
% 0 ,06 0 ,06 0,06 0,05 0,05 0,05 0 ,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,05 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,04 0,03
J:lenevemo Arezzo Gorizia Cremona Alessandria l'irenze I3ari Piacenza Perugia I Udine Reggio c.< 2> Reggio E.l 3J Bergamo Catania Milano Parma Ferrara Genova Brescia
I
% 0,03 0,03 0,03 0,03 0,03 0,03 0 ,03 0,03 0,03 0,03 0,02 0,02 0,02 0,02 0,02 0,02 0,02 0,02 0 ,02
Livorno
U,Ul
Venezia
0,01
I
.!
La tabella iiporta il rapporto tra l'aftluenza assoluta all'accadernia di Modena dai capoluoghi di provincia e gli "Studenti, collegiali, seminaristi" rip01tati nel censimento 1936.
(I) Ascoli Piceno.
(2) Reggio Calabria. (3) Reggio Emilia.
407
TABELLE
Tabella n. 35 PROFESSIONE l'A'rERNA DEGLI ALLIEVI "ORDINARI" DELL'ACCADEMIA DI MODENA (1932-1939) Professioni
Gruppi
Allievi
%
Utìiciali Sottufficiali Pubblica sicurezza Ufficiali della MVSN (I) Pref m , Sottooref ''', Cons. di oref. <•> Ma~istrati Deputati, sindacalisti, podestà Impiegati pubblici Impiegati privati ,\ssicura1.ioni - 13ai1chc;
1 TI
348 75 24 8 6 20 7 260 68 16 24 87 20
21,47 4,63 1,48 0,49 0,37 1,23 0,43 16,04 4,19 n oo v,.,.,, 1,48 5,37 1,23 0,06 0, 19 0,06 0,06 3,95 4,8 1 3, 15 0,!16 0,06 6,97 0,80 0 ,80 0,1 2 0,19 6,48 0,06 1,05 0,12 11,60 100,00
LavoratQrÌ sp~<.:ializ;,_a . ti
Insegnanti Ragionieri e Geometri Direttore d'asta Giorrialisti
Conservatore delle iootccl,e Editore Medici, Veterinari, Fannacisti Liberi professionisti Imprenditori B~nch!~:-~ Atlìttuario fondi rustici
III IV V VIH
IX X
XI XII XIII XIV
xv
XVI XVII XVIII XIX
xx
XXI XXI
xxm
1 3
l l 64 78
51
XXIV
Commerciante
xxv
Lavoratori autonomi
XXVI
Agricoltore, Agronomo. Orticoltore
XXVI !
Perito agrario Artisti, Musicisti
XXVIII XXIX
Prop. (ji , Bt!nesl. <<,i, Possid. t7l~ Laur. t~J
xxx
Pastore valdese Pensionati Invalidi lnd. ''' assente o non comprensibile Totale
XXX!
XXXII XXXTTI XXXIV
~ ~''@lfil[!fl!hs%%%%%
I 13 13 13 2 3 105 17 2 188 162 1
La tabella riporta i valori assoluti e percentuali delle professioni paterne riportate nei ruolini degli allievi conservati presso la biblioteca della BAMM. I grandi insiemi della prima colonna rappresentano l'accorpamento delle singole indicazioni in gruppi omogenei riferiti alle categorie utilizzate nei censimenti della popolazione italiana del 1931 e 1936.
( l) Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale. (2) Prefetto. (J) Sottoprefetto.
(4) Consigliere di prefettura. (5) Proprietari. (6) Benestanti.
(7) Possidenti. (8) Laureati. (9) Jndic,v.ione.
408
LA FORJ'v!AZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACC1\0EMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 36 INSEGNAMENTI IMPARTITI NEL I ANNO DEI CORSI ORDlNAIU NELL'INDIRIZZO "AMMINISTRATIVO" (1929-1939)
s(2)
Geo. mi1.t21 > Lingua estera Arte militare
0[3)
L. franci.:stl-')
s('l 0(3)
IO
Tecnologia Am. ge. m_l5 ) Scr. Com.l•J 1st. pr. re.<'l
IO 10
Chimica
IO IO
A ge. St_l'"l 1st . pratic 091
pr(R) I. (9J
9 g_(ll) scl 13J
IO
l.. tedesca_il 61
A. CO. mi. (lJ)
~l&~ ~
A. g. c. S. ll•J
ls. es. pr.< 25> Equitaz_(lo)
Topografia Se. com.t20J Ginnastica
Schcnna
eq(IO)
Att.milit.<t 5J
s., f., i. (ll) Logistica
t.,
(organica)
Arte militare
To. di. to 0 01 Ed. fisical 111
1939
1938
1929
SL. militare<11
IO ,t21
o()J
L. serba.l 111
so> otlJ
La tabella riporta le materie previste per il primo anno dei corsi ordinari nell'indirizzo amministrativo.
Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAivHv1.
(1) Storia Militare. - (2) Scritto. - (3) Orale. - (4) Lingua francese.· (5) Amministrazione gene-
rale militare. - (6) Servizio di commissariato. - (7) Istruzioni pratiche e regolamenti. - (8) Pratici. - (9) Teorici. - (IO) Topografia e disegno topografico. - (11) Educazione fisica. - (12) Ginnastica. - (13) Scherma. - (14) Equitazione. - (15) Attitudine militare. - (16) Lingua tedesca. - (17) Lingua serba. - (18) Amministrazione generale dello Stato. - (19) Istruzioni pratiche. - (20) Scuola per il comando. - (21) Geografia militare. - (22) Tedesco, serbo, francese, inglese. - (23) Amministrazione e contabilità militare. - (24) Amministrazione generale e contabilità dello Slato. - (25) lstrnzioni ed esercitazioni pratiche. - (26) Equitazione.
409
TABELLE
Tabella n. 37 TNSEGNJ\MENTI !MPARTITI NEL TANNO DEI CORS! ORDINARI NELL'INDIRIZZO "COMMlSSJ\IUALE" (1929-1939)
1929 5(2) St.milit.< 1> L. francese<•)
7
Ar.
0(3)
Arte milit.<5l A. CO. mi.<6l
IO s<2)
10
S. di co.< 201
10
Se. com.<21 > A. ge. s.<22) Topografia
0(3)
A. co. St.(7) To. di. to.< 8l Ed. lisica<9l
ls. pr. re.<13>
g(IO) s(II) e<l2l p(MJ t( I;J
At. milit.< 16l L. lcòcsca< 17)
1939
1938
Ch. a. c.< 25 > L. esteral2r,J
Chimica
013) 5(2)
1937
1936 8
9
(organica) 24 CO. m.< J
S.
miJit_(28l
t, s,
t: i127)
logistica
S. c. gu.< 29>
S. c. pa.<30> A. g. s.<">
10
IO Aut. mo_l35l 10
s{2)
7
0(3)
L. serba(lS)
s(2)
7
0(3)
La tabella riporta le materie previste per il primo anno dei corsi ordinari ncll' indirizzo commissariale. Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
(I) Storia militare. - (2) ScrilLO. - (3) Orale. - (4) Lingua francese. - (5) Arte militare. - (6) Amministrazione e contabilità militare. - (7) Am111inistrazione e contabilità dello Stato. - (8) Topografia e disegno topografico. • (9) Educazione lisica. - (IO) Ginnastica. • (1 1) Scherma. - (1 2) Equitazione. - (13) Istruzioni pratiche e regolamenti. - (14) Pratiche. - (15) Regolamenti. - (16) Attitudine militare .. (17) Lingua tedesca.· (18) Lingua serba. - (19) Aggressivi chimici. · (20) Servizio di com111issariato. - (21) Scuola di comando. - (22) A111ministrazione generale dello Stato. • (23) Istruzioni pratiche. - (24) Servizio di commissariato militare. - (25) Chimica e aggressivi chimici. - (26) Lingua estera. - (27) Tedesco, serbo, francese e inglese. - (28) Arte militare. - (29) Servizio di commissariato in guerra. - (30) Servizio di commissariato in pace. - (31) Istruzioni ed esercitazioni pratiche. - (32) Automobilismo. - (33) Geografia militare. - (34) Amministrazione generale e contabilità dello Stato. - (35) Automobilismo e motociclismo.
410
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( I 895- I939)
Tabella n. 38 INSEGNAMENTI IMPARTITI NEL J ANNO DEI CORSI ORDINARI NELL'INDIRIZZO "COM13AlTENTI" (1933-1939) Fan!., Caval. e Carab."'
Fanteria e Cavalleria 1933
1935
1934
1936
1937
1938
L. este.< 29> t Gc.M.cl4lJ
L. franc.<2l
1939 5
rrm
Fisica Chimica Se. co.t'l St. mil.<E>)
Ar. mi1.< 7l Ar. milY!J
ru·. po,(s> M~.h::, /' 1 To.di.O Q)
t .(1 1)
Di seg.n21 Fo. ca_<33 J
d_( l2)
Ma. ar_<U>
1
Ma. LCJ"'l (cara. )° l l. e. pr.cm
R.-R .<14>
ls. Prn_c,~> Ed. Jìs.<16>
10 g_< l7)
IO
10
10 IO
IO 20
sc1 181 (l!J)
o. F.qui! .(lOJ
A.mi_,ni
Materie alternative L. tcd.<22>
s<l> 0 (·1)
L. se.-.<2j>
SO}
o'-t)
La tabella riporta le materie previste per il primo anno dei corsi ordinari riservati alle armi "combattenti". Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
(I) Fanteria, Cavalleria e Carabinieri. - (2) Lingua francese. - (3) Scritto. - (4) Orale. - (5) Scuola per il comando. - (6) Storia militare. - (7) Arte militare. - (8) Armi portatili. - (9) Mezzi tecnici. ( IO) Topografia e disegno (quest'ultimo era aggiunto a penna). - (11) Topografia. - (12) Disegno. - (13) Materiale <l'artiglieria. - (14) Regolamenti vari - Regolamenti teorici. (Nei registri era soprascritto a penna alla stampa "Lettere italiane"). - (15) Istruzioni pratiche. - (16) Educazione fisica. - (17) Ginnastica. - (18) Scherma. - (19) Equitazione per la fanteria. - (20) Equitazione per la cavalleria e dal 1938 anche per i carabinieri. - (21) Attitudine militare. - (22) Lingua tedesca. (23) Lingua serba. - (24) Topografia e disegno topografi co. - (25) Armi - Armi portatili. - (26) Topografia. - (27) Armi portatili. - (28) Ginnastica. - (29) Lingua estera. - (30) Geografia militare. - (31) Matematica. - (32) Armi e tiro. - (33) Fortificazione campale. - (34) Materie Legali. (35) Istruzioni cd esercitazioni pratiche. - (36) Tedesco, Serbo, Francese e Inglese. - (37) Carabinieri. - (38) Tattica e logistica.
4 11
TAl-lELLE
Tabella n. 39 IN SEGNAMENTI IMPARTITI NEL I ANNO DEl CORSJ ORDINARI NELL'INDTRIZZO " SUSSISTENZA" ( 1936-1939) 1936 L. francese('!
1937
1938 L. esteraM A. co. m.<JOJ
Chimica
1939
t., s., f. , s.<" 1
Se. CO. pa.< 111
Se. com.<2> Am. gc. st.<3J Ar. militare<' ) Ar. mililaref' l
(organica)
(logistica)
(Tattica)
Tecnologia
ls. es. pr.< 12J
1st. prnlichc<>J T nonrir 'l f1çi
.... J-' "' 0 ' ''" ·-
Ginnastica Schenna Att. milit.<61
I I
Materie Alternative L. tcdcscaPl T.. serba<Sl
I
Equitazione Geo. mili.<13>
~ ~! S?lr~if~ t~ f =~~~
La tabella ripo1ta le materie previste per il primo anno dei cors i ordinuri pGr g!: :!~r,!ra:~ti :.-!!!a suss!~te!!Z?.. L.e indiCH7ioni ~ono sLHte tratte
dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
(1) Lingua francese. (3) Amministrazione generale dello Stato.
(4) Atte militari::. (5) Istruzioni pratiche. (6) Attitudine militare. (7) Lingua tedesca. (8) Lingua serba. (9) Lingua estera.
( IO) Amminislrazione e contabilità militare. ( I I ) Servizi di commissariato in pace.
(12) Istruzioni ed esercitazioni pratiche. (13) Geografia militare. (14) Tedesco, serbo, francese, inglese.
412
LA FORMAZIONE DEGLTUFFICJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 40 INSEGNAMENTI IMPARTITI NEL II ANNO DEI CORSI ORDTNARJ NELL'INDIRIZZO "AMMINISTRATIVO" (1929-1939)
1937
1929
L. francese< 11
sC>J
St. milit.C•J
sC>J om
Am.co.mi.(S)
5(2)
7
0(3)
Se. com.(11J
Arte mi1.<1~J Es. a
10
t<•J Ed. fisica00J
g<II>
10
Sc(U) e<ll >
Alt.milit.<UI
(logistica}
IO 9
p(8)
t.,s.,f, i.cnJ
8
o<JJ Dir. se. soc. c61 Istr. pr. reg. <7J
1940
1939
L. estera<2•> Geo. EcoY6J
.
ch.0 91
·,-~
Ist.prat.< 20J Topograf.C21 J Ginnasi. cu> Schcm1a Equitaz.<»J
Ch. a. eh.<211 Geo.Mil.081 Is. es. pr.<29J Autom.<30J
Aut. mot. 01 >
IO
Materie alternative L. tedesca 0 ;> .
s<lJ
7
0(3)
L. serbal16>
s<21
7
ol3)
La tabella riporta le materie previste per il secondo anno dei corsi ordinari nell'indirizzo amministrativo. Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
(I) Lingua francese. - (2) Scritto.· (3) Orale. - (4) Storia militare. - (5) Amministrazione e contabilità militare. - (6) Diritto e scienze sociali. - (7) Istruzioni pratiche e regolamenti. - (8) Pratiche. - (9) Teoriche. • (10) Educazione fisica. - (l 1) Ginnastica. - (12) Scherma. - (13) Equitazione. - (14) Attitudine militare. - (15) Lingua tedesca. - (16) Lingua serba. - (17) Scuola per il comando. - (18) Arte militare. - (19) Esplosivi e aggressivi chimici.· (20) Istruzioni pratiche. - (21) Topografia. · (22} Ginnastica. • (23) Equitazione. · (24) Lingua estera. - (25) Tedesco, serbo, francese, inglese .. (26) Geografia economica. - (27) Chimica e aggressivi chimici. • (28) Geografia militare. - (29) Istruzioni ed esercitazioni pratiche. - (30) Automobilismo. • (31) Automobilismo e motociclismo.
413
TADELLE
Tabella n. 4 I INSEGNAMENTI IMPARTITI NEL II ANNO DEI CORSI ORDINARI NELL'INDIRIZZO "COMMISSARIALE" (1929)
Lingua francese
Scritto Orale
Storia militare
7
,,
Scritto
8
Orale
"
Chimica
8
Geografia economica
10
Diritto e scienze sociali
9
Amministrazione generale e militare
10
Servizio di commissariato
10
Tecnologia
10
Istruzioni pratiche e regolamenti
Educazione fisica
pratiche
10
teoriche
"
ginnastica
10
scherma equitazione
,,
" 10
Attitudine militare Materie alternative Lingua tedesca
scritto orale
Lingua serba
7
,,
Scritto
7
orale
"
La tabella riporta le materie previste per il secondo anno dei corsi ordinari nell'indirizzo commissariale. Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM.
414
LA FORMAZIONE DEGT.I UFFJCIALI NELL'ACCADEMIA M ILTT ARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabella n. 42 TNSEGNAMENlJ IMPARTITI NEL Il ANNO DEI CORSI ORDINARI NELL'IND1RJZZO "COMl3ATTENTI" (1929-1940) 19]]
1929 L.fra.0 J {1J
1934
1936
1937
1938
1939
1940
o (l)
Chi_< 9l Geo.<10>
8
10
Fisica S. m.(1 11
sw
IO
9
o<"'J
A.mO'• 11,'1,
raaica
(.(U}
M.l.<46>
M . aY~1
,.,
A.Af11l
IO
r (D)
'"·1"· '·
:('*)
p(')
T.d. t<"l E.b.t_('7)
A_m_<•R i E _r<19>
A_ t i.( ·l7)
9
sm
......,
,u
"
l pr.°·11 Mot.WiJ
i . µ.·
9 9
Top.m>
9
Top.1.i'J) DisY01
IO
E.
'"
IO IO
1 __ (25)
Sch.<'l
E.
f.( l ?)
A.m_c,-1-)
5f6>
T
..,. (ll)
f 1191
Sche.<61
gOJ
Giun.l7 )
t:(M)
Equit.(S) 7 9
, ..........
Ar.u<>n
j.,j~l
s_cy11
10
S (l)
o<l>
La tabella riporta le materie previste per il secondo anno dei corsi ordinari riservati agli aspiranti alle armi combattenti. Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAMM. (!) Ling~:~ frnr~cc sc. - (2) ScrittG. - (3) Orale. - (4ì Teofico. - (5) Pratku. - (G) Schcuna. - l' J Ginnastica . - (8) Equitazione. Dal 1934 il corso venne riservato alla fanteria. - (9) Chimica. (1 O) Geografia. - (11) Storia militare. - (12) J\1te militare. - (13) Mezzi tecnici. - (14) Materiale d'artigli eria. - (15) Istruzioni pratiche e regolamenti. - (16) Topografia e disegno topografico. (17) Elementi di balistica e tiro. - (18) Attitudine militare. - (19) Educazione fisica. - (20) Lingua tedesca. - (21) Lingua serba. - (22) Regolamenti teorici . - (23) Istruzioni pratiche. - (24) Geogra-
fia militare. Soprascritta a "Matematica". - (25} Istruzioni pratiche e regolamenti. - (26) Motociclismo. Soprascritta a "Lettere italiai1e". - (27) Topografia. - (28) Scienze ddlo Stato. - (29) Esplosivi e aggressivi chimici. - (30) Equitazione per la cavalleria. - (31) Scuola per il comando. - (32) Geografia. - (33) Esplosivi . - (34) Diritto penale. - (35) Procedura penale. - (36) Tecnica professionale. - (37) Polizia scientifica. - (38) Geografia militare. - (39) Automobilismo. - (40) Topografia e disegno. - (41) Esplosivi e aggressivi chimici. - (42) Lingue estere. - (43) Tedesco, serbo, francese, inglese. - (44) Geografia analitica, proiettiva e descrittiva. - (45) Analisi algebrica e infinitesimale. I parte. - (46) Mezzi di trasmissione ed osservazione. - (47) Armi e tiro. (48) Istruzioni ed esercitazioni pratiche. - (49) Topografia. - (50) Disegno. - (51) Chimica ed aggressivi chimici. - (52) (Equitazione) per la cavalleria e i carabinieri. - (53) Armi e tiro. II parte. (54) Automobilismo e motociclismo.
415
TABELLE
Tabella n. 43 INSEGNAMENTI IMPARTITI NEL II ANNO DEI CORSI ORDINARI NELL'INDIRIZZO "SUSSISTENZA" (1937-1940) 1937 Lingua francese Am. cont. mii.(!) Geo. Econom. CZJ Geografia Istruzioni prat.<3> Se. ComandoC4) Tecnologia Ser. Com.CS) Topografia Ginnastica Scherma Equitazione Atti!. Milit.C6l
1939 Lingua estera
1940 T, s, f, i
Geografia Mii. (S) lstr, Eserc. Pr.(9> Storia militare Se. com . guc.< 10) Arte militare
Mat. Alternative(7l
Automobilismo
Lingua tedesca Lingua serba
Ch. e agg. eh.C11 )
Logistica
La tabella riporta le materie previste per il secondo anno e gli aspiranti alla sussistenza. Le indicazioni sono state tratte dai registri dei corsi conservati presso la BAlvlM.
(I) Amministrazione e contabilità militare.
(2) Geografia economica. (3) Istruzioni pratiche. (4) Scuola di comando. (5) Servizio di commissariato. (6) Attitudine militare. (7) Materie alternative. (8) Geografia militare. (9) Istruzione cd esercitazioni pratiche. (IO) Servizio di commissariato in guerra.
(I l) Chimica e aggressivi chimici.
416
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA Mll.lT ARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 44 PUNIZIONI COMPLESSIVAMENTE INFLITTE
AGLI ALLIEVI "ORDINARI" (1932-1939) Tanno
II anno
Giorni complessivi dì punizione Corso
CPS <2 J
CrR <3J
75° 76°
408 151
65
770
730
-~ -lz~ltll111'
79° 80° 81° 82°
;:;~~
7.~~3
51 127
2.618 3.695 7.975
236
Totale
24.106
3.271 5.160 5.443 22.655
Corso
C(l)
75° 76°
........................................
174 697 1.394
79° 80° 8]0
82°
328
52
169
~P.......................?.~.........................3..~.0.............
..........
332 1.584
Durata media delle punizioni per allievo CPS (2) CPR (J) C (l) CPS (2)
CPR (J)
10,72
1,01
0,39
5,76
0,20
0,19
13,81 ............. ..20,64................0,33
11,95 14,66 21,61
5 ..........:1 ,i".................... ;~························ ~~~·········
367 1.130
770
730
42
14,94 22,86 14,75
0,79 0,94 1,89
443 5.251
22,01 4,72
4,53 0,54
0,72 0,15
~---~tb.liib,IJIIIW~········· o,.16 ...................0,09...................... 1.,74 ........... 1,62
o, 11
0,39
1,50 0,24 O,77 ......... 2,07 ................... 0,34...................... 1,39 ........... 1,20 0,99 0,90
La tabella ripo1ia 1e punizioni inflitte agli allievi dei corsi compresi tra il 75° e 1'82°, suddivise per giorni complessivi e durata media. Le indicazioni sono state tratte dai ruolini conservati presso la BAMNI.
(I) Consegna. (2) Cella (poi Camera) di punizione semplice. (3) Cella (poi Camera) di punizione di rigore.
La linea punteggiata indica l'entrata in vigore di un nuovo regolamento interno.
417
TABELLE
Tabella n. 45 ALLIEVI "ORDINARI" PUNITI IN OGNI CORSO (1932-1939) I anno
Corso
c<1J
%
Crscz>
%
76° 770 78° 79° 80° 81° 82° Totale
130
46,59
42
15,05
Corso 75° 76° 77° 78° 79° 80° s1° 82° Totale
~~,1~•:-l;;f !00
36,50
....... J?.~................85,79.. 177 248 364 1.345
80,82 98,41 98,64
C( 1J
%
90
100,00 25,81
72
13
4,74
% 16
5,73
8
2,92
........ 333 ..................87,63 ....................8...................... 2,.1.1 ...... .. 150 68,49 9 4, 11 194 76,98 13 5, 16 134 36,31 47 12, 74 101 5,42 46,48 866
Il anno Cps< 2J 46 16
0/c,
51,11 5,73
lf~J.&~lili~41:lrtrii¾ll~V~
:!~~~-CrR<3 >
%
10
I 1,11 2,15
6
.......... J}................... 22,99 ..................?.....................2,92.................... 63....................22,99 ...... 332 ! 50
87,37
114
30,00
68,49
59
26,94
22
5,79
73
10,50
..........1..9..'1: .............. 76,98 ..................~.~.............. .. }})} ..... ...........1.2... 273 73,98 93 25,20 51 420 22,54 224 1.174 63,02
............. J2?.'1:'1:...... 13,82 12,02
Media dei giorni di punizione per allievo punito Il anno I anno Corso 75° 76° 770 78° 79° 80° 81° 82° Totale
15,77
4,23
6,38
........16,10............... 23,55 ................15,88 19,33 14,79 21,81 18,15 14,90 29,69 14,83 21,91 40,62 13,80 17,92 26,16
c(l}
Cps<2 >
CPR(J)
22,01 18,31
8,87 9,44
6,50 7,00
........ 0,71 ...................3,00 .................. 7,59 ....... 0,38 6,73 1,85 7,35 0,88 2, 19 ........ 2,69 .................. 1.,01. ................ 7,.14 ....... 6,51 3,95 1,62 7,07 4,47 2,69
La tabella riporta il numero degli allievi dei corsi compresi tra il 75 ° e 1'82° puniti con la "Consegna", la "Cella di punizione semplice", e la "Cella di punizione di rigore". Le indicazioni sono state tratte dai ruolini conservati presso la BAMM. (1) Consegna. - (2) Cella (poi Camera) di punizione semplice. - (3) Cella (poi Camera) di puni-
zione di rigore.
La linea punteggiata indica l'entrata in vigore di un nuovo regolamento interno.
00
---
Ufficiali inferiori Uliciali superiori Generali r\.1a1r. Ge.cl) Ufliciali subaltern Tenente~Generale"' ; = = . : ic c . : ; . . ; - + - - - + - - ~ - , - - - - - , - - - -+ --'-"'---"-"---,i----,-,---,--~ ~ - - - - l ìv1aresc.m G. Bri.(g, G Div.<9 :+ G .C.A.'"(I) G. Ar. 11t 1 Se. nornYi Sot. Ten.'" Tenente Ca itano Maooiore Ten .Col.•" Col."' d'Jtalia m) o_iw s_(lli 0.( 1!) S.II JI Anno Corso 0,1121 S.(m Q ,il ~i s.,ui 0 _, 1.:: 1 s _m) 0.(1 !) s.11.11 0 .1111 s .a.1:i 0 .<1:1 s.11.•1 0 .'" ' S .( DI 0 _, 111 5 _,,.h 0.(1)) s_ ~ 1897 42° 3 2 2 2 3 4 I 3 2 3 1898 43° 1 2 4 3 2 3 4 2 2 2 2 1899 44° 3 2 2 2 1 3 4 2 4 2 1900 45° 1 3 3 2 2 2 4 I 3 2 1 3 1901 46° 3 2 I 4 6 3 3 2 1 2 1902 47° 2 4 I 5 3 2 3 2 1 2 2 1903 48° 2 2 3 3 2 3 3 1 1 3 2 1904 49° 2 2 2 3 4 4 5 1 1 1905 50° 2 3 I 3 5 2 3 2 2 1906 51° 1 2 3 2 3 1 2 4 2 2 4 1907 52° 2 I 1 1 I 2 6 5 2 4 1908 53° 3 1 3 2 5 2 3 4 2 1909 54° 1 2 4 4 2 2 6 3 1910 55° 1 2 2 4 2 4 2 3 2 2 2 1911 56° 2 4 3 3 2 2 2 2 2 1912 57° 1 3 5 2 2 5 6 Totale 16 1925 65° 2
.,
1925 66° 1926 67° Totale
3
30 30 30 30 30 30
30 30
TABELLE
4 19
La tabella riporta il grado con cui vennero congedati gli allievi "ordinari" e "special i" Iicenziati tra il 1897 ed il 1912 e nel biennio 1925- 1926. La carriera è stata ricostruita attraverso le indicazioni degli annuari degli ufficiali dell'esercito regio, prima, e repubblicano, poi, pubblicati tra il 1897 ed il 1970. La suddivisione dei gradi è stata tratta da Carlo Corticelli, Manuale di organica militare, cit., p. 90, con la sola aggiunta di "Maresciallo d'Italia".
(I) Maggiore Generale (in vigore fino al 1923).
(2) Ti:ncnic Gcru:raic (in vigore.: iinù al i923). (3) Maresciallo d'llalia (dal 1924 al 1949). (4) Senza nomina.
(5) Sottotenente. (6) Tenente colonnello.
(7) Colonnello. (8) Generale di brigata.
(9) Generale di divisione.
( 1O) Generale di corpo d'armata. ( Il) Generale di Armata. (12) Ordinario (allievo).
( 13) Speciale (allievo). (14) Totale.
420
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MlLIT ARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tabelle 4 7-66; Carriere degli allievi "ordinari" e "speciali" dei corsi licenziati da Modena nei periodi 1897-1912 e 1923-1924. Legènda comune: Riferimenti numerici I Corso: "O." ordinario; "AP" Anna Propria; "CC" Corpo Contabile. 2 Posizione nella graduatoria finale (dopo gli esami del secondo anno di corso).
3 Mese di nomina; mese da cui è stato iniziato il conteggio dell'anzianità di servizio. 4 Sottotenenlt:. 5 Tenente colonnello. 6 Maggiore generale.
7 Generale di divisione. 8 Generale di corpo d'aimata. 9 Generale d'Armata.
IO Maresciallo d' Italia. 11 Anzianità di servizio. Accorgimenti grafici Grigio scuro gradi non raggiunti al termine della carriera. Uordo scuro indica una condiziom; parlirnlan: in mi l'ullkiale si trovò per un anno o più tempo. 8ordo chiaro l'utliciale ha combattuto nel periodo 1943-1945.
Caratteri Anzianità di servizio ipotetica, poiché negli annuari non è stato possibile reperire la data esatta della promozione. I3ordato Promozione per merito di guerra. Bordato e ombreggiato Promozione per meriti eccezionali. La promozione è stata conseguita attraverso esami (le indicazioni erano Sottolineato presenti negli annuari successivi il 1945). Italico
Sigle
'?
Anno di promozione indicativo poiché non è stato possibile rintracciarlo negli annuari. A ARQ (Aspettativa Riduzione Quadri). As Aspettativa (l'indicazione è seguita dal periodo in cui l'ufficiale rimase in questa condizione). CL Commissario di leva (dall'annuario riportato a fianco). CVL Corpo Volontari della Libertà. D A Disposizione. DM Trasferimento al distretto militare (dall'anno riportato a fianco). E Oltre il limite massimo d'età nel grado ricoperto (dall'anno riportato a fianco). GL L'ufficiale ba preso parte alla Guerra di Liberazione nelle file del nuovo esercito italiano. GNR Passato nella Guardia Nazionale Repubblicana. IG Invalido di guerra (dall'annuario riportato a fianco). MVSN Passato nella Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale. p Pas (Posizione Ausiliaria Speciale). RAAR Riserva Anzianità Assoluta Relativa. RA Riserva Anzianità. RAS Riserva Anzianità Spalline. RSI L'ufficiale aderì alla Repubblica Sociale Italiana. s In soprannumero.
TABELLE
421
Le tabelle seguenti riportano le date degli avanzamenti degli allievi "ordinari" e "speciali". Le indicazioni sono state tratte dagli annuari degli ufficiali dell'esercito regio e, poi, repubblicano pubblicati tra il 1897 ed il 1970. La prima colonna indica il corso, mentre la seconda contiene la classificazione ottenuta dopo gli esami finali. La terza il mese in cui l'allievo ottenne la nomina ad ufficiale. Infine le successive ripartizioni verticali contengono l'anno della nuova nomina ed il periodo intercorso prima della successiva. Il riquadro contenente l'ultimo gradino gerarchico raggiunto riporta anche l'ultimo anno in cui l'ufficiale fu presente negli annuari militari. Infine, la colonna "AS", si riferisce al periodo complessivo di servizio compiuto dalla data di nomina a quella di congedo. Le linee verticali più spesse separano i gradi inferiori da quelli superiori e dai generali, mentre quelle orizzontali dividono gli "ordinari" dagli ex-sottufficiali, "combattenti" e "amministrativi".
C.'" Gr_(: J O. O. 2 O. 3
o. O. O.
4
o. o. o.
7 8 8 9 IO 247 248
O. O. O.
249 250 251
o. O. O.
AP AP AP AP AP AP
2 5 8
9 10
Al' Il Al' 72 AP 73 AP 74
cc
cc cc cc cc
I
S. Ten.'Jf
M."'·· 01 01 01 01 01 01 01 01 01 01 01 01 01
98 98 98 98 98 98 98 98 98 98 98 98 98
3
09
98
01
98
3,9 4,5
01
98
01
8,8
09
01 01 01 01 01
98 98 98 98 98
01 01 01 01 01
10.7
Il
01 01 09 01 01
3
01 01 01 01
9.2 9,9 9,9
11,2
Ca itano IO 5,7 IO 5 10 5 2J l
\·1aug:iore 15 15 15 15
2 13 14
01 01 01 01
98 98 98 98
5
~,, /
N
31 32
o
r
§
"'o
>
>
i
t1Ì
:,d
N
>
5 z rr.
tj t1Ì
e
C)
rr. e,
t:
t
:i>
e
m
"' n s::
.,,
r' r'
4,5 3,9 4, 1 4,8
:5
02
01 02 02 02 02
4, 1 4,5 4,5 4,5
02 02
02 02
t
z
~Ò
02
m r
;; 6 y; z -> ~ e:
r
n> n
> om
~:: t"r1
11,5 11,5 10,i 10,3
9 10,7 9,1;
12 12 Il 12 li 12 li
i,5
09
10,6
n
9,4
11
10,7
1.;
$'.
s::
..,,
a:: p
V, t"r1
3,8 4,8 5,6
5,5 3, 11
,,.,'
~
::J
o,-..;
> f;; :2 ~ o om
>
16
18
tj
17 16 19
tj t"r1 r' -"-
~
As '05
3
*"' N
T,s;,',. Br.' "
Te11. Col~olonnello 2,3; I, 9 16? ()J(j 17 li 0.9 li 9,5 26 [7 11,8
9,9
3
98 98 98 98 98
Tenente
o
o
11,5; E ' 19; 5,10 I 18 I3,2; E '20; 5,10 18
:;,:i V,
o
--=
z ;;i <::)-
e;,
~
;:i ~
'-l
>
,::; 00
~
w "'
3
c.111
O. O.
o O.
o.
Gr.•=• M•'> l 10 10 2 ., 10
4 5
10 10
S. Ten."' 1 98 3,8 98 3,8 ' ? 98 >,-
02 02 01
8,2 10,3 8,1 0
Ca itano IO 5,1 12 3,11 10 5,9
15 16 16
1,3 1,2 0,3
Ten. Col.''' 0,11 17 8,S 17 1,5 16
3,8 3,8
02 02
10 10,3
fl2 12
3,8 3, 11
16 16
1,3 1,2
17 17
98 98
Te nente
Ma, riore
1,4 8,8
Colonnello Il 18 26 17 18 26
Gen. Br::••) 29 3, 10 35 :.:.!. I 26 7,6; A
!2 40 34
n
> ;:o ;:o
rii
1; tJ
O.
o. o. O. O. O. O. O. O. O.
6
7 8
9 IO 137 138
139 140 141
AP
10 10 10 10 8 10 10 10 10 10
98 98 98 98 99 98 98 98 98 98
12
m
-> Cì
3,8 3,2 2,10 4,3 4
02
01 02 03 02
4,S 4,3
02 03 03
98
3,10
02
10 10 10 12
98 98 98 98
3,8 3,8 3,8 3, l
02 02 02 02
11 13 6,6; 1908 11,6; 1913 9,9 Il
4
r-
10,3 12 8,2 IO 9,7 12 10,2 13 10,2 12 9,11 12 9,11 13 10,S 13 9
Il
r-
t::: m
< ,.....6
_,
~§
~z
~ t'1
~ ~
t'1
->
4,1
t"" t""
~::;
AP AP AP AP
2
., 4
AP
6
10
98
3,8
02
9,7
AP AP AP AP
7 70 71 72
10 10 IO
2
10 10 10 10 12
3,8 4 4 3, 11 4
02
cc cc cc cc cc
98 98 98 98 98 98 98 98 98
10,3 12 10,2 12 10,2 12 10,2 12 10,S 13 10,5 13 6,9 09 6, 11 09 11,2 13
2 3 18 19
li
4
4 4 3,10
02 02 02 02 02 02 02
02
12
m
.,,m
eh
n-< 4, 1
> ~
16
t,
3,1 1 )6 7; 1920 ./ 4; 1917
m
r-
lm
,j:,,
w
o
n ~ o Cl-:;;, ::::: V, l:l ~
o
23 25
~ .i,.,
Oo
+>N
<.,.J
IO
O.
o.
O O.
2 3 4 5 6
o.
7
9
o.
8 IO
10
O.
o.
O.
o. O.
o. O. O. O. AP AP
9
IO 9 9 9
9
S. Ten."' 98 4 99 :l,1 99 3 99 3,1 99 3,1 99 3,1 99 3,1 99 99 99 99
13 9 125 IO 126 1900 127 9 00? 128 11 99 129 IO 99 I IO 99 2 9 99
11
02 02 02 02 02
9,8 12 3,2; 1902 9 Il 9 Il I 0.5 13
3 02 3,1 02 3,1 02 5 2· 1905
13
03
3,1
02
9,8
AP AP AP
4
10 9 9
99
5 6
99
3 3,1 3,1
02 02 02
10,2; 19 13 10, 1 13 9 Il
7 40 41
9 IO IO
42 l 2 3
IO 9 9 9
24 25
9 9
99 99 99 99 99 99 99 99 99
3,4 03 3,6 03 3,6 03 3,6 03 3,1 02 3,1 02 3,3 02 3,10 03 3 ì · 190
cc
17 17
3,8
16
1,3
17
17
3 4,7
99
cc cc cc
1,4 1,6 1,2
4 4
0.....:.-'---'---
9
cc
15 16 16
li
3
AP AP AP AP
4 4,4 3,5
Ca irnno
9 9
AP
99
4,6
T\..fan tiare Ten. Col." 15 1,3 17 0,1 1 15 1, 10 17 1 16 0,5 17
Tenente 02 02
12
1,4
!liliiilllil 1~/IE'illIB rnIB!ii!iiiruilI! 4,3 4,1
17 15
4,7 1,3
22 17
17
8,8 9, Il 9, Il
11 13 13
9,11 6,3 6,11 9,10
13 09 09 IO
i,I 8,4 8
11,2
14
84
23
6,11 0,11
Cclonnello 18
(.r'l
Gr.•" M.''' 9
O.
o.
2
O.
9
00 00
3
03
.AP AP
9
00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00 00
AP
9
00 00 00
2,7
')
00 00
o. o. o. o.
4 5 6 7
O. O. O.
8 9 10 144 145 146 147 148
o.
o. o. O.
o.
9 9 9 9 9 9 9 9 9 12
3
Tenenle 8,9 03 8,4 03
S. TenY'
9
12 9
9
·' 03 4,3; 1905 3 3 3 3,3 5,6 3,9 4,6 4.9 3 3
03 03 03 03 03 03 06 04 04 04 03 03
~
8,4 12 4,3: 1908
m ;,:, ;t>
CJ tTl
C)
t:
;t> r-'
t:
13 14 13
9,3 9,3 9) 6 7,6
13 13
~
6;,:,
12
3
03 03
9,11 8,6
13 12
3 3
03 03
11 ,3; 1915
9,6
9
AP AP
·'
9
AP
46
9
00
03
AP AP
47 48
6 9
01 00
9
00
6,6; 1908 04 3,9 3 03
9
00 00 01 01
47
o
;t>
03
2
2 2
n"l
8,4
.)
AP
9
26
I
Gc11 . Br:·r,1 4. 6: A '28-'30: 1931 p
Colonnello
"'o 3 ~
9
46
Ten. Col."' 8,7 17 //.cl 17?
-"'
2
2
J'vlau11iore 0,6 n'i' 15 I.I
12 li
AP
cc cc cc cc cc
Ca itano 12 4, 11 12 3, 10
03 3
3,4 3,4
03 04 04
8,4
j
..,..',
,-.. 00
~
1,6 3,9; 1917 4,9 16
17
1,11
18
j;{@ ìiji 3,,0
15
1,6
17
13
3,3
lf
1,4
17
16? 19
2,3 5
18 24
13
11,3: I9 15 09 6,2 3,6; 1908 10,3 14
I
r
rH
'"cl
-~ tTl
o
;t>
'2
13
t,1
;t>
tTl r.J',
'"*\ii"i- -:: :il'iffl:t,!¾ ffiié l :~G U:t~fJl 93 10,1
;;;i o,
CJ
z
CJ
tTl r-'
.j:,, V,
o n ;;i
o <::i'"' ;,:, :::::: o :;:i;:s (Il
(/}
16
V,
26
e:,
.j:,,
N
V,
,i:,.
N
o,
M.''' S. Ten.'' '
c_-'.I)
Gr.'''
O. O.
I 3
9
o.
4
9
o.
5 6 8 9
9 9
O. O. O. O. O. O.
O. O. O. O. O.
AP AP AP AP AP AP AP AP AP AP
cc cc cc
cc
cc
9
10
9 9 9 9 9
144 145
9 9
146 147 148
9 9 9
IO
IO
.,
01 01 01
01
9
01 Ol 01 01 01 02 02 02 01 01
9
01
9
01
9
2
01 01 01
2
3
04
3,3
04
3 4,3 3 3 4 3 3,7 3,7 4,4
04 05 04 04 05 04
05 05 07
9,3
Ca ii-ano 12 3,4 13 3 13 3
o
~ ::!i
16
§
16?
;,:,
> ~
Mal!giore l1§
Ten. Col.'''
>
40
;:o ~
m
>
o z
C)
m
m
-
t/ m
C)
t""
Cl
t
> t""
9,3 8, 11 8, 11 8, 1 8,3
i,6 9,9
5,3; 7, I 9,9
e:
15 14 14 14 191 0 12 14
5
m ;S
13
14 14
.,,..,,e > t z
!'°
--- 66 ,_
m rr-
00
n> n >
z > e '° ~
o
m
:;::
m
:;
;r-
çJ; "'ò
::i
o
> ;o
~
46 47
3 19 20
·'
Tenente i ,9 04 9,3 04
m
4 5 6
48
3
9 9 9 9
9 9
01 01 01 01 01 01
01
m
S2 ~ otJ m z
tj
m
r-
,i:,.
°'o
o
~
o;,:, <,:, o ;:::~ V, ..._ (/J
<::l'-
>
"' ~ "',
.•
.::3
c.,1~ Gr.'" O.
o. o. O.
MY)
4
8
S. Ten:' 1 3, 1 3, 1 3, 1 02 3, 1 02 3.1 02 3, 1 02 3,1 02 3,1 02 3,1 02 3)1
1 2
8 8
·'
8
02 02 02
o.
5
O. O. O. O. O.
6
9 10
8 8 8 8 8 8
o.
142
9
02
3,6
o.
143
9
02
3,6
o. o. o.
144 145 146
7 8
Capitano 2,3; 1908 14 8,3 8,3 8,6 14 2,9 3,5 7,6 13 7 12 3,10 11 ,3; 19 17
Te ncmc
05 05 05 05 05 05 05 05 05 05
8,6 8,6 8,6 9,3
14 14 14 14
06
8,6
14
rvlag~iare ()
>
§ tT1
~ o :-:i
C)
ç::;
:i,
2,4
17
r' r'
6,9, P
m
'20 -'25
06
8,6
14
8,3
23
3~ p
;:i
'20-'25
AP
9 9 9 8
02 02 03 02
3,6 3,3
06 06 06
3, 1
05
3,6
8 9 7,9 7
14 15 14 12
17
2,4; 1920
~
......
4,9; 1920 ?
~
',D
-· I
17
6 .2
4,3
16
0,1 0
o
2
AP AP AP
2 3
AP
4
AP
50
8 8
02 02
3, l 3, 1
05 05
8,6 9,3
14 14
8 8 8
02
05 05 05
8,6
02 02
3, 1 3, 1 3, l
9,3
14 12 14
8
02
3, 1
05
8,6
14
7)
02
3,4
05
8,3
14
9 9 8 8
02 02 02 02
3,6 3,6 3,1 3,1
06 06 05 05
8,3
14 14 14 14
8
02 02
4,7
07 05
8
2.9 2,2
17?
O.IO
17
6,3: P
-i
>
z
""r
~ ',D > o
AP AP
c5
6
~
17 23
e,
h
~
tr. e}, "C
tT1
()
> t: 2, 11 2,11
17 17
3)
5,11
20 23
8,11 6,2
~
t, tT1
r'
.i:,..
AP AP
cc cc cc cc cc
51
52 I 3 18 17
8.3
9,3 9,3
-...)
o
()
8.6
1m1raw,q;@iwmlfil! m!mllilli!iif~!I ilmIBllitlm\liit 8
3, I
7,11 9,3
15 14
2, 10: l 10· I
:-ì !;:)
c:ro ;,;l "'§= o ~ (/)
V, l's}
.i,.. lsJ -...)
o. O. O. O.
O.
Gr"' M"" I
2 3 4
9
9
S. Ten.u>
03
3
Tenente 06
14
14 14
:! 2,10 2.9
7.9 7,9 7,9
14 14 14
5.6: 1920 [ii!%@ii1J!WlfP@2"2 3.2 17 9,5 ··6.1 2.__ 10-1_11 _ _0~.6-+-1_1_~s._s_~_2_6_ _~
8,6 7,9
15 14
03 03
8
9
03
o
9
9
O.
10 172 173 174 175 176
9 9 9 9
03 03 03 03 03 03 03 03
06 06 3,6 07 5,3; 1908 3,6 07 3,6 07 4.9 08 06
O.
9
9 9
AP
9
AP
9 9 9
AP AP AP
9
AP
4
9
AP AP AP
4 5
9 9
43
9
AP
6
9 9 9 9 9
cc cc cc cc cc
2
25 26
A '26
7,9 7,6
9
9
03 03 03 03
8,3: 1915
l!liil(i
mmilimrn1ir
7,3
8.6
2,3, 19 17 2. 7 17
0 . ./
2-4 2,6; 1917 17
7,6 S,3 7,9 7,9
14 14 14 14
2.4 1,6
!~~
2, 10
17
03 03 03 03
3 3 3,6
06 06 06 07
7,9 7,9 7,9 7,6
14 14 14 14
2, 10 2, 10 2, IO 2.7
17 17 17 17
03
3.6
03
3
3
i>934"
l.4_ _ 2) ;_1 iimiill !IM@a!~ffi!' 14 14 16? 14
7.9; 1915 8,3 14 6,11 13 8,3; 1915 8,5 15 8.5 15
26 26
23 P3 26 2.,=IOc.+----+----,..;.;.;;.:..____
06 06 06 06
07 06 06 06 06 06
27
7,6. ,
7,6 7,6
25
'20·'25
~ ..~5
3 3
03 03 03 03
O.IO 0,6 0,10
Colonnello 26 14,2;
8.3
o o o
16 17 16
Ten. Col." 1 11 s.s: r '20-"25 17 7,10 ]i 8.7 17 8,5; P
06 06 06 06 06 06
O.
J\:la~giarc 16 O.I O
06
03
o
2.6
03 03 03
9
O.
Ca i~o 14
9 9
5 6 7
o
7,6
0,5
20 5,11 8,11 0,6 S,11
23 26 17 26
6,10 4,4 8,8 4,4
40
e:•· O.
o. O. O,
o. O.
o.
O.
o. O. O. O.
G r.''' M:' • S. Tenen.''' T eneute I 9 04 3 07 I .J 9 04 3 07 9 7.2 04 2, 10 07
4 5 6 7
9 9
8 9
9
10
9
183 184
9
AP
185 186 187 I I
AP
2
O. O.
o. AP
AP AP AP
3 4
9
9 9
9
04 04 04 04 04 04 04 04 04
3 3 2,6 3 3 3 5. 10 3
Ca itano 14 14 14
,~ -·'
17
n
;i,.
~
.:..,
tT1
07 [ 2.3: As '08-'09: 1910 09 5.3; 1910 6, 3 13 07 07 8.2 15 07 7.3 14 07 7.8 15 6 13 07 4,5 15 10 07 7. 3 14
~
t:J t,1
C)
t: > r r
m
:5
- 6~ -.::;'° >z~
~
-!
\O
> t;;J
o
3 9
04
3
07
ì .3
14
2,4
7.3
14
2 ,4
3 3 3
07 07 07
5, 3
9
04 04 04
9
9
u
"-'
"1
'
17
14 13 14
2 ,7 3,5 2 ,4
17 17 17 17
AP
6
9
04
3
07
,,,
-·
14
2,4
AP AP AP
16
49
9 9
3 3
68
9
04 04 04
3
07 07 07
7.4 7.3 7,3
15 14 14
2.4 17 2; 191 7 2,4 17
9
04
3
07
6,3
13
3,8
17
9 9
04 04
3
07 07
6,3
13 13
3,8 3,8
17 17
6/2 IG 6.11
23 24
7,3: A '27-' )4 lG c,.6
30 30
5: P '20·'22; CL '23 ~E '28:
6 ,2: P
23
12,6: A '28-'J S: E · J4:
23
1936 12,6 : A '28-'J S: E 'J4 ; 1936
'20 ~'2S
6 ,2: P '20~'25
e r.1
o
tT1
..,rr. tT1
n
> r ""::
u
t,1
r' .i,.
cc cc cc cc cc
6, 3
8,7
26
8.9
26 26
8,9: P
'2o<?S
38
9
04
39
9
04
3
07 07
7,7
7.6
15 15
12, I 8,9
27 23
1,i; A '26.'37
33
6 . 10 7,5:A
33 33
'26 -'35
19:4 6,7: E ' l i: 6.3 3Q_~~~
\O
o
n ~ o 0-:,:i (/)
o
~ ~
V, .i,_
.i,.
"-'
'°
+" w
O. O. O.
2 3
o.
4
O. O. O. O.
5 6 7 8 9 10 224
o.
O. O.
o. O. O. O.
AP AP AP AP AP
225 226 227 228 I I 2
3 4
9 9 9
05 05 05
3 3 3
08 08 08
(ì
6,3
14
2,6
17
8, 11
26
>
05 05 05 05 05 05 05
3 1,1 I
9
07 05
3.4
05 05 05 05 05 05
4.4
IO
3 3
08 08 08 08 08
9 9 9 9 9 9 9
08 07 08 08 08 08 08
6,3 14 7,4 14 6,3; 1915 6,3; 1915 6,3 14 5,9 14 7,1 15
11
4.3
11,3:
3 3
As 'I O;
2,6 17 6; 19
2, 10
20
.,,
§
9)
ì21IDI iilmiBII w lìiì'.li!!!!~jli ~i!i!i:111;]~ Bll~Ji!!~iiiil filml li!iti!'~!11!i 9 9 9 9 9 9 9
o r;..
o
~
t,1
8,1 I
~
f'.:;
u t,1
o z
>
"' C: .,,.,,e
tT1
o t:
o
C)
r-<
t: t,1
15 1917
;=;
< >-< ,,,_,6
> e
?z
> n
ztT1
:; 6
5, I 15 7,1 15 6,3; 1915 9,6 18 6,3 14 6,3 14
r r
n
-> 25 è: ~::
E'.; tT1
:,::
tn
> s:
(/)
r
'"O
AP
5
9
05
3
08
AP AP
6 58
9 9
05 05
3
08 08
AP AP
59 60
20
9 9 9 9 9 9
05 05 05 05 05 05
21
9
05
cc cc cc cc cc
2
3
3 3 3
3 3
3
6,3
14
2,6
17
tn
18
1,5
::; > ;,;J
(ì
> r;
"1
si ;::: o o
u tn
08 08 08 08 08 08
6) 6,8 6,9
08
6,7
r-<
<J,
15 14 15 15 15
lì 23 2,9
18
5,3 5,10 8, 10 6,9
32 26 30 27
9, 11 -
oo
7.6; E ' 35; 5J1 , E ' 34; 9,6; E '3 4;
(ì
-,.,, (>,
V,
·35~ r 7 6.l 9:'. E 3 7 ' ;5
~
o;,:I <:)o ;::,;:::
2,5, 19,
=-- ==
v,
~ >
-::: :g ~ .,, e,
3
c.m Gr.'" M.'' '
06 06 06
4
o.
5
O. O.
6 7
O.
8 9
06
09 09 09 09
5,3; 1915 5,3: 1915 5,3 14
9
06
3
09
5,3
9 9 9 9
06 06 06 06
3 3
09 09 09 09
IO
9
221 222 223 224 225 1 1
Il 9
06 06 06 06
o.
O.
o.
O. O. O. O.
AP AP AP AP AP AP AP AP AP AP
cc cc cc cc cc
n
3 3 3 3
3
o.
Tene11te 4.8
S. Ten.'"'
9 9 9 9
I
O. O. O.
2
2 3 4
3
09 8, 1; 1915 3 09 09 3
e ~ tT1
~
tl
14
tTI
C)
t: > r-' t: t:i
14
s
14
53
......
~
15
'D
iJ~i.... ~;_} :ml.I lir®wm11il l ll.lllilffi[l: ful@tllili! 9
9 9
9 9 9
9
5
9
6 97
9 9
98 99
9
9
28
9 9 9 9
29
9
2 3
3
>
07 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06 06
5,3
·'
IO
·'
09 09 09 09 09 09 09 09
4,7 15 5,5 15 5,3 14 7,3; 1917 5) 14 5,3 14 5,3 14 5) 14 5,3 14
09 09
5,3; 1915 5,3 l4
3
3 3
3 3 3
3 3
3 09 3 09 8,3: 1915 3 09 3,3: 1910
I
5,6 5,5
I
15 15
> t;l
> ~
"'rr
'D
o
8 2,6 2,6 2,6
2,6 2,6
17 17 17 17 17
6
8,9 1,6 0,4 8,9
lléi
1,2
2,7 10,1
17
9,4 2,1
26
!ùù~ lli!l@iilil~'' 6,1 15 9,5 25 !!l;···n.:fiimHì!mH
27 28
m
tTl
r.Jì
23 26 18 17 26
17
z
"O
-~ tTI
n
>
tl
aù; j@Tul~fuiet i* 1,8
-i
o tl
f" ......
2,4
6;,;i
tTI r-'
9,7
V.
34
-;; n
o;<l (./l
e
~
e:,~
~
;::;: vi
o,,
+>, ..,,
I C ?) O. O. O.
o.
Gr:=) rv1.(.\) I 9 9 9
4
O.
o.
6
O.
Tenente 4,5 12 4, 1 1O 4,5
Ca )itano 15 2,4 16 4,3 15 2,4
5,5 3
13 10
3,8 4.5
16
4
11
3 ,5
S. Tcn.'. ;J 07 3 Oi 4,8 Oi 3
!O
8,9 6,5 6,6
26 2i
6,5
27
22.3; I'
39
17
111:~F :ii!J[WJWWI 1ri@mmm:iw 1i 9 9 9
Oi 07 07
15 15
3,11 2,4 2,4
~ <.;.>
Ma!.!t!iore 17 20
20 li 17
N
33
>
23
~ 35
8 9
9 9
IO
9
239
9
07 07 07 07
O. O.
240 24 1
9 9
07 07
o.
242 ~~: i~1 11~mrrnr{falt iJJt1~11itiij i:ni_1~11.1~11111i: 243 9 08 3 11 3, I O 15 2, I
O. AP Al'
I I
11 9
07 07
3,4 3
2 ,1 0 3
11
IO
10 IO
4,3 4,7
4,5 4,5
lS 15
2,4 4,8; 1920
o;,;J s'.
> N
~
3,11 : lG; A '26; 1S•43
t:I
o z
C'l
otT1
> r
e e .,., .,., o
tT1
tn
20-'25; E '38
O. O. O.
> ..,,
~
5
1
O.
r
(Ì
t:
o
t: t:1 < ..... 6;o
;;:
e
zm
r r
\O
;:J
-
:i,.
n n
o
~
om s::
:,:
?z \O
lS 15
.::::J
;,,
tT1
> s'.
e};
AP
9
07
3
>-o tT1
15
IO
4'
3 IO 3 lO 3 10 3 IO 8,3; I9 15 IO
4,6
[5 5 15 4,5 15 2,3; 19 13
3.4
Il
4.3
3
IO 10
3
10 IO
5, 1 5, 1 4,7
~
(Ì
.A.P AP AP AP AP AP AP
cc cc cc cc cc
3
9
4
9
07 07
5 6
9
Oi
9 9
3
9 9
07 07 07 07 07 07 07
46
10
07
47
IO
07
94 95 96 1
2
9
9 9
·'' 3
10
4,7
5,2
5,2
15 15 15 15 15 15 15
>-<
~ t:I
S2 s'.
e
tn
om
r
z >
V,
2,4 8,2 10,5 3, 11 10,3 15.)
N o (Ì
19
26 31
;;i
o :::::: r./l o ,:li:::
;zj
~ (';,
Vi
'-l
00
"'Y' ::l
.:9
C.'" Gr.'" M .•" O. I 9
S. Tcn.'"
Tenente
Ca
ita110
08
3
11
.),.'
14
2,6
O. O.
9
08 08
3
Il li
5,3; 1917 3,3 15?
9
08
11
3,8
li li li
4 ,9
9
o.
4
O. O. O.
6
7
O.
8
O. O. O.
o O. O. O.
AP AP AP AP AP AP AP AP AP AP
cc cc cc cc cc
5
9 9 10
08
08 08
·'
9
3
10 215 2 16 21 7 21 8 219
3
Il Il Il
3,8
3,10 3,8
3,10 3,8
f\.1a•ru:iore
17
S,9: P '20-'25
/ ,8
17
15
2,3
17
8,9, P '20-'25 8,9; P
16 J:5 Li
1,2 2,3 2
15 15 15
2,3 17 4,5: I920 2, 1 17 2
17 17 17
·20-2 :S 9,4 8,i
n
>
e:e: tn
26
~ u
26
tn
26 26 26
I 0,6
9,5
27
9.1 1
6,6
21\
7,2 31 15; I
9,4; IG 1920
Cl
37 7,9: 1934
9,5:
~
> r
36 36
9,11 ;
IB!tlffiìwt, Jl®iimm1m ìwwJcr11i:wm1 9,4
r rii ....<
IG
6
-'° 6....oz -'° e:>
~
o
> e:,
'?'
~
3,8
2 3
08 08
4 5 17 88 89 90 1
10 10
2
IO
08
08 08 08
3
3,8
3
4,3; 19 16 5,3; 19 1 7
3 3 3
3 3
3,8
r
o
2,7 3,6
I I
m r
Li
I
15
Il Il Il
5,2; 19 17 3,10 15 3,10 15
11 Il Il Il Il
4,-' 4,2 4,3 4,2 4,3
m
tT1"
rJi -::: tn
n
> ~
t;
tn
r
V,
w
9
3
9
13 14
IO
9
08 08 08 08 08
3 3 3 3 3
15 15 1:; 1:5 l :i
o
n ~ ~
o :,::,
('>
o ;:s~ r.n
Vi Oo
.i;.
w w
c.m Gr.'" 6
9 9
S. Ten.0 ' 09 09 3
9 12 14 15
9 9 9 9
09 09 09 09
3 3,6
16 18 18 20 201
9 9 9 9 10
09
3
09
3 3
202 203 206 208
IO IO
O. O.
3
o. O. O. O. O. O. O. O.
o. o. O. O.
o. AP AP AP AP AP
3
3 3
(")
.,
12 14 12 12
2,11 2,9 2,11 2,11
l'" 17 15 1··
2 6,11
12 12 12 12 12
2,11 2, 11 2,11 2,11 2,10
15
2 2 2 2 I, Il
·'
15 15 15
1!;
2 2
24 17 17
26
17 17 17
AP AP
51 52 53
~
> N 6
~
9,4 8,7 9,4 9,4
26 26 26 26 27
11,9 7,7 11,6 IO
z
r.,
tTl
38
om
Cl
e: > r e:tTl
e .,., ..,.,
,,..._o
zr,;
33 38 36 37
o
t
;=;
;;: t
:5
t"" t""
~z
09 09 09 09 9 9 9 10
09 09
3
.,
l"
3
15
3
12
·'
12
3,4
17
13 l2 12
2,7 2,1 0 3,5
9
09
l2
3,5
16
15,l
32
3 li
9 9
09 09
12 12
3,3 3,6
., l" 16
8 8,9
23 24
3
3
12
3,5
16
17 17 31
t!;
16
~
;;
"t:I
E
~
(")
:;;;,,
~
g
tn
o o m z
> 2,1 2,1 15,6
15
~
tn V, tn
4,3; 1917 2,11 1~;
2
09
n o> r,;
->
9
IO
> n
:g i::;
09 09 09
12
~ i:::: t,
'20-'25
17 17
>
"'o
tn
9,4. P
1!; l!i
12 12
t""
>
I
16 26
cc cc cc cc cc
09 09 09
3
*"' w
.js.
::;~
2 3 4 5
AP AP
AP
M.'''
7,6
23
m ~
t, 6,1; E '35 4,5, E '35
5, 11 9,10 9,9
r
V,
~
38
2,6; 1941
29
5,9
(")
33
-
o;o /JJ o ;:s~ ~
34 4,8; E '37 5y3; E '38
~ ~
38
2; 1941
V,
'O
>
"' "' Y' ~
3
C.'li Gr."·· M,m l 9 O. O. O. O. O.
o.
2 3 4 5 6
O.
7
O. O.
8
O.
o. O.
o. O.
o.
9
10 225 226 227 228 229
9 9 9 9 9 9 9 9
S. Te,1.'' ' IO
IO
3,3; 1914 3,10 14
10
IO IO
13
10
3 3 3
IO
3
13
3
13
9
IO
IO
8
12 10
2
(')
13 13
IO IO
IO
3
IO
>
3,3
§ tT1
~ otr1
13
13
12
15
Cl
2 2 2,8 0,8
8,5 26 17 9,7 17 2i 17 8,6, IG
15 15 15
t: > r< t:
~
,...._6
:a §
~
~z
t'1 ..... .....
- >
AP AP AP AP AP AP
2 2 3 3
AP AP
24
e:
~ 8 :;
l
IO
AP AP
59
cc cc cc cc cc
I 2 3 13
60
14
3
3 9 9
10 10
9 9 IO 10 9
_,
18 17
15
8,9
15
2,10
24 17
13 13
2,1 2
15 15
10
3,4 3
14 13
1,8 2
IO
3
13
IO
3 3
13
9
13 IO IO 2,3; 1913 3 13 10 13 10
9
IO
9 9
3,2 2, 1
3
IO
3
t'1
tr1
13
V,
18 3,5
9,7
27 27
16
-
tr1
n > ~
e, t:1 r<
1,11 15 1,1 1 15 2.6 ~ 2,9 2,9 2,5
-o
V,
~ ('.)
o
~
~
c:i(I)
o ;:i~
V,
16,1 0
32
6,6; E '34
39
O\ <:;::,
.;:.
w V,
c.··· O. O.
o. o. o. O.
G r.(:)
2 3 4 6
o. O. O. O. O.
o. O. O. O.
AP AP AP AP
M.u, 9 9
9 9 9 9
Y 8 9 10 253
254 255
256 257
2 3
9 9 9
.i:,.
w
S. Ten .'.:J T en ente 11 2,3; 1914 li ., 14 11 3 14 11 11 li 11 ? Il Il 11
3
I4 14 14 12 [4 14 14
2,8 3
14
·' 3
2 3
O\
15 15 15 15 2,3; 191 7 2. I O /
11
12
Il
11 9
li li li li 11
9,2 10,1
26
9 9 9
., 3
10,4 0,10
25
1.2
lS
3,2
14? O. IO 14 14 1,2
15 15
3,2
15
14
15 15
2,1
17
---....o '° ! \C
2.1
3
14
15
AP AP
6
9
li Il
3 3
14 14
2,3; 1917 I 15
2,1
AP AP
7 20
9
1,2
15
12,2
1,2
li
14 14
0,1 0 1,9
3.1
18
9,9
28
9
15 15 16
10,1; 1926
100
3 3 3 3
14 14
,\P
li Il Il Il
16,6
32
6,6 ; E '36
39
9
li
3
14
1,9
16
9,2
25
IO
35
17 18
9 9 11
ll Il Il
3 3
3
14 14 14
1,9 1,9 1,10
16 16 16
m Cl
t:
> l'
e
t'r"!
n
.,,.,,
È ~
c5 ~ z> ~
r
r
~
r,
>
Cl
m
s::
m r.Ji
Il
2
e
~
9
cc cc cc cc cc
~
m
r
4
9
> N
-
92
AP
9
~
a ;,;J
I
I I
> 'Tj o
t;1 t"r1
15
14
,-c.;.:...;..;.;;.;:__==
2 7 '---'~.:....-c::....;c~..c.:...:,.;..;..;.._
;m1 mruW1%1 wì~wtfl~iiii! :11~~;1i11wr 3
> ;;o ;;o
o r
I
15
17 17
>
mrn:,1J111i1;1! 1111g;E1111i:1 1~1!.~i~ui~: 11
r
(Ì
2 ,1 2, 1
2,1
:;
~
"ti
m
> ;;o
s:.:
9,8
25 26
17, l
33
9,2
~
(Ì
m
~
t::
m
r °'o ~ (Ì ~ V,
o;;o ::::: o .:i;::s (I>
(/J
o.. ......
S2 s:: o o m
z
> 00
~
G
s"'
O, O,
o.
7
12 12 12 12 12
0
8
12
o.
I
5 6
O.
O,
9
5
12
O. O.
12 13 14 242 243 244 245 246
5 5 5 12
12 12 12
1
13
6 6
12
I
5
12
I 2
5 5 5 5 5
12 12 12
O. O. O, O.
O. O,
AP. AP. AP. AP. AP.
AP. AP.
4 5 6
13
12
AP.
12
5 2
9
53 54 55
•
3 115 3
12 12
15
4 7: 191 i 3 15 15 1,7 15 2,6 15
12 12 12
10 34
15 15 15 3 15 7,7; 1920
12
AP,
AP. AP. AP. AP, AP. AP.
3
·'
3
·' 3 3
15 15 15 15 15 15 15 15 15 15 15
0,4 0,4 0,4 0,4
15 15 15 15
2,6 2,6 2,6
27 26 27 28
~tìJl!fi BWL
13? 13 13
2.3 16 2,3 15 3,8; 1917
9,1 8,6
37 36 36 37
4,6 4,8 4 ,7 4,6
'i@i!i[[ii:i$J$d: 'ii!%fif:®
0,4
15
0,4 2,6 0,4
15 18 15
10,8 j 26 12, 11; 1931 14,1; 1930
0,4 0.4 0,6 0,4 0,4
15 15 15 15 15 15 15 15 17 15 15
IO.IO 10,9 4, 1: 1920
3,1
!flj!!!f:l1f![~!j~J!IJiìcyjf 'ò',4 '' 1'5 'f(i924 ·«
0.4 0,4 0,4 2,3 0,4 0,4
I
2.6 1s 4.3; 1920 2,6 118 10,6 26
2.3; 19 18 11,5 10.6 10,6, P
29
0,4 0.Y
15
15
9,S. IG 10, 1; 1926
t{im~wma:&~r :m~l11!1~11m1: miii!iilllHEITTff 4 4 4
9,5
0,4 l--1-5----+----l--32-,,-4,1-lc_A ~3-7_ _ __
'24-'25
15 15?
9,8
I ,7 0,7
18 ~.:.: l:..:..A:;:....:..:.::..:. 16 il.Il
ilfili~~~W"!ii•$/fi
tT1
rJi
"O
tT1
(ì >--<
~
tJ
tT1
t"" V,
-cl (") ~ o ~ ~
Vl
o
"'~ ;:s
~
~
w
-..J
.;,..
w
00 r'
> 'T1 o
~
(")
;J>
> N
e:m
m
;,:,
2 12 15 18
9
22
M ~iffil
24 25 32 40 120 129 130 134 136
10 9 9 9 9 10 9
9 IO
11,3 I 1,3 11,3 11.3
~\i~ -25
36 36 36
25 25 25 25 25 25 25
9,2 9,2
11,2 ll ,3 11 ,3 11 ,2 11 ,3 11 ,3 11 ,3
5,2
40
2,6
3,2 5,1 6,8; 1943 5,1 42 5,1 42 6,6; 1943
I
5
i:i:-
z
m r'
N
r'
N
n n
-'° é
' ~
l,.)
2
36 37
~
-'° m
~
40
36
e:: ..,, ..,, n
r:::
5,1
36
Cl
;J>
42 42
34.
36
s::
tn
34
36 36
e, Cl
5, I 5,1 5, l 5,1
~~lm&?i
25 25
;,:, ;J>
M
Gr.Ci 1
~
o m
42
2
> o>
~6
m
s::
~z> q
;;:
s: r'
=i
> ;,,
t:i tn
m
i:--
g
°'
s::
V,
o (")
o :;o
o o z > "'"'Y' :§ m
V)
o ~ O" (o:,
::::: t:: ~
~
$
(")
> ;:o ~
tn
;:o Gr.'" M.•'• l 9 l 9 9 2
2 3
9 9
3
9 9
4 4 5 5 123 125 128 133 138
9 9
9
9 9 9
12 9
12
Ca imno 31 8,7 29 10,4 31 8,4 29 10,9 29 9,9 33 6,10 8,2 31
Teneme 5,9
25
26 25
26 26 26 25 26 25 26 25
26 26
26 26 26
27 32 29
9,9
e,
60
tn
Cl
e:
2,7
42
,-..
3,7
42
\D
2.1
N
Y' \O
rr>
m
~
:::i
tI/
~
m
• ;,:I e,
m
NQ
t""' t""'
~
~z>
7,3; 1933
I
33 6,7 10,7 37 3; 1930 10,7 37 10.4 37
>
:!Q 40 40 39 39 40
~
e, tn
r
4,9
"' o "' (")
o;,:I o ~ (/l
~
(I)
:::::: t:) ;:i
~
-I>-
w
\O
.i:,. .i:,.
o r
> o
~
i~
n )>
~
m
t'T1
Gr.' 0 M.'''
!V1ac!.!ÌOTe
9
Tenente 27 7,3
Ca ìtano
l
34
41
2
2
9
27
774
35
40
2,5
9
27
7,4
35
42
6.6
Colonnello
~
52
54
6,5; E '60 10,10;
63 63
o
f:'.
e
"1 "1
....
> f:'.
t
;$
"> (')
c5 l',.J ES __,
(')
'""' 'O N
n z
t""
m
t11
rr
'O N
4
27
27
7
9 9
8
9
9
9
27 27
6
Tcn. Colon."i 42 11.8
om
~ ot-r1 ot"" > t""
27
7,11 35 8,3; 1936 7,11 35 i, 11 35 8.4 36
6,5
!l!!i!f 6.5 6,5 6
42
'-
42 42 42
> o
~
H
z>
3::
> :s:: F
~
::j
tT1 t""
1:l
o
>
__,
O\
o
n
o rJ'J o ~ CJ-
:,:,
~
~
;::
~
!2 E: o o
!z!
>
00
~
w "'
:,:B
441
TADELLE
Tabella n. 66 PERMANENZA MINIMA NEI VARI GRADI NECESSARIA PER OTTENERE L'AVANZAMENTO (1896-1955)
S.T.C 1l TenPl Cap.<3) Mag.C4) 4 2 3 1896 3 1,501) 1915 2 1 1,5 4 2 1919< 12> 3 3 4 2 1926 3 - 7/6(13 ) 715( 13 ) 4/3( 13 ) 1934 1936 - 6/4(13) 6/4(13 ) 3/2(13) 6 7 3 1940 2 1942 2 3 1948 7 3 6 1949 6 7 3 1955 -
re.es)
CoJ.C6l GBr.(7) GD_(&J GC.(9) GA_(IO)
2 I 2 2
2 I 2 2
3 2
2
2 I 2
2
4
2 3
2 3
3
1
I
1 1
1 I
1
I
2 2
3 3
1 2
La tabella riporta il periodo mm1mo di servmo in un grado da compiersi prima di essere nuovamente iscritti nelle liste d'avanzamento. Per queste norme erano previste poche eccezioni che, nel periodo di pace, si riducevano ai soli meriti eccezionali. I dati sono stati tratti da diverse fonti tra le quali le circolari pubblicate sul Giornale Militare e le raccolte annuali delle leggi e decreti.
( l) Sottotenente. (2) Tenente. (3) Capitano. (4) Maggiore. (5) Tenente colonnello. (6) Colonnello. (7) Tenente generale o generale di brigata. (8) Maggiore generale o generale di divisione. (9) Generale di Corpo d'Annata. (1O) Generale d 'Anllata. (11) Il periodo poteva essere ridotto ad 1 solo anno oppure, per ragioni eccezionali, a 9 mesi. (12) Nel 1919 rientrò in vigore la normativa prebellica. (13) Il primo valore era la permanenza minima consueta, il secondo quella applicata in particolari condizioni di merito.
442
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA {!895-1939)
Tabella n. 67 ETÀ MASSIMA PER IL SERVIZIO IN OGNI GRADO (1896-1962)
s.r. 0 J 1896 1920 1923 1926 1934 1935 1936 1940 1962
Ten.(2) Cap.<3) Ma.<4 l r.c.<sJ Col.<6) Br.(7} Div.<8> C.A.<9>
48
52
48
50
53
56
58
48
50 48 47 46
53 52 51 50
56 54 53 52
58 57 56 56
52
54
58
59
60
62 65 62 62 61 60 59
65 68 65 64 63 62 62
68 66
A.(10)
MJ(IIJ
68 68
Ind.(12l
62
Le fonti dei dati contenuti in questa figura sono le stesse, a parità di anno, impiegate per la permanenza minima in ogni grado (figura n. 74). Le due linee sottili orizzontali delimitano gli anni durante i quali entrò in vigore la normativa del 1934.
(I) Sottotenente.
(2) Tenente. (3) Capitano. (4) Maggiore.
(5) Tenente colonnello. (6) Colonnello.
(7) Generale di brigata. (8) Generale di divisione. (9) Generale di Corpo d'Armata. ( l O) Generale d'Armata.
(11) Marrsciallo d'Italia. (12) Indefinito.
TA OELLE
443
Le tabelle dalla 68 alla 71 riguardano il grado raggiunto dagli allievi "ordinari" e "speciali" negli anni 1924 e 1936. La colonna degli "Assenti" riporta quanti non furono inseriti negli Annuari degli ufficiali del Regio esercito perché, presumibilmente, già congedati. L' ultima colonna indica, invece, quanti risultavano ai margini del servizio attivo.
Legènda comune (1) Tenente. (2) Capitano. (3) Maggiore. (4) Tenente colonnello. (5) Colonnello.
(6) Generale di brigala. (7) Generale di divisione.
(8) Generale d'armata. (9) Commissario di leva. (IO) Totale. (11) Posizione Ausiliaria Speciale. (12) Aspettativa Riduzione Quadri.
444
LA FORMAZIONI: DEG LI UfflCIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1 895-1939)
Tabella n. 68 GRADO RICOPERTO DAGLI ALLIEVI "ORDINARI" NEL 1924 E NEL 1936 1924
Anno Corso Assenti Ten.m Cap.''' Mag," > T.C."' Col.'" G .B."' G.D."' G.A.'" C.L.<9> Tot.''°' PAs<11> 1897 42° 153 27 282 53 I 6 92 3 27 1898 43° 72 I 2 15 47 15 3 155 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 19 11 19 12
44° 45° 46° 47° 4go 49°
so•
51° 52° 5•0 .I 54° 55° 56°
57°
70 78 76 70 84 102 124 Il i 101 86 41 96 127 87
I
l
1
2
2 3 1 10 10 12 22 21 36 30 13 44 44 113
Il 21 31 33 49 59
7 3 3 4 6 l
so
47 50 43 36 39 27 10
88
IO
2
121 98 48 111 128 5
1 I 1
2
I
I l 1 2 2 2
2 2 1 l 1
139 158 155 !54 188 204 238 234 261 218 104 252 300 207
ARQ""
1936 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905
1906 1907 1908 1909 1910 19 11 19 12
42° 43° 440 45° 16° 47• 48° 49° 50° 51 ° 52° 53° 54c
237 121 107 119 112 102 127 136 159 146 138 117
55°
128 166 117
56° 57°
l
1 3 1 4
55 5 2 3
7 5 8
4 8 G 1 8 li 12
s
16 12 IO
8
14 17 14 19 22 22 36 56 72 42 92 117 72
14
s
6 3 3
19 27 25 29 38 40 49 22 5 18 2 2
4
2
I
155
9 6 8 5
I
1
2
I
154 188 204 238 234 261 218 104 252 300 207
8 9
21 22 24 22 35 35 27 28 42 31 13 24 15 3
12 4
4 I
I
2
3
2 3 2
l
1
3
3 3
5 1 1
I 2
I
282 155 139 158
21 14 13 18 19
24 34 29 28 41 55
38 14 33 26 20
445
TAilELLE
Tabella n. 69 GRADO RICOPERTO DAGLI ALLIEVI " SPECIALI" DELL' INDIRIZZO ARMA PROPRIA NEL 1924 E NEL 1936
Anno
1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 190G 1907 1908 1909 1910 1911 1912
1924 8 3 7 Corso Assenti Ten.O> Cap_(2) Mag.< l T.C.'' 1 Col.1;1 G.s.<•l G.D.<J G.A.< 1 C.L.M Tot.<WJ PAS(III 80 13 l 25 I 2 42° 51 Il 72 5 3 28 43° 32 I 3 I 43 9 3 17 3 44' 19 71 16 I 8 34 I 45° 25 2 22 59 46' 27 I 14 16 I 2 74 20 23 18 I 47" 4 26 16 2 63 2 48° 24 3 20 12 2 94 17 2 48 15 49° 27 73 IO 8 26 50° 35 4 17 I 124 51° 52 5 59 6 l 2 113 17 4 62 I 52° 44 114 12 531,1 2 65 42 2 3 66 7 26 3 37 54° 80 14 7 43 1 55° 29 128 12 l 56° 43 26 58 74 5 40 3 57° 31 ARdt2)
1936 1897 1898 1899 1900 1901
1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912
42° 4"" 44° 45° 46° 47° 4gu 49° 50° 51° 52° 53° 54° 55° 56° 5 7°
,
79 67 38 62 53 61
I
2 2
2
6
2 1 13 7 20 30
5
34
l 3
29 31 64 28
9 7 17 12 18 17 12 4 5 l
49 59
50 79 59 58 32 40 62 39
3
2
l 5
2
1 I I 3 1 I 3 2
3 4
80
3 I I
1 2 I
I
I
2 3 I l I 5
72 4
59
4
74 63 94 73 124 ll3 114
7 3 Il 9 14
66 I
I
43 71
80 128 74
25 12 9 13 15 8
446
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tabella n. 70 GRADO RICOPERTO DAGLI ALLIEVI "SPECIALI" DELL'INDIRIZZO COMMISSAIUATO NEL 1924 E NEL 1936 1924
Almo 1897 1898 1899 1900 190[ 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911
Corso Assenti Ten. 1'l Cap.C'l Mag_()) T.C. 1'l Co1.< 5l G.B5 6l G.D.(7) G.A.C'l C.L.C'l Tot 00l PAs111 l 42° 7 5 I I 14 I 43° 44° 45° 46° 47° 4go 49° 50° 51° 52° 53° 54° 55° 56°
5 8 22 9 7 10 18 7 6 13 4 I 5 3
42° 43° 44° 45° 46° 47° 48° 49°
14 19 26 46 19 16 22
50°
li
51° 52° 53° 54° 55° 56°
8 21 6 5 5 5
li
1
3 8 2 1 8 [2
13 16 7
5
9 5 5 3 2
18 29 7 9 8 15
9 8 IO
I
4 2 I I 1
I
I
20 26 49 20 18 26 40 21 29 47 14
1902
1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 19!0 1911
15 18
2
I
1
2
3
3 7 15 20 4
3
3
3 li
6
5 6
I
2
I
1
2 4 1 1 I I
14 20 26 49 20 18
2
1 1
l
ARQillJ
I
32
I
1
12
I
1936 1897 1898 1899 1900 1901
I
3 2
1
26 40 21 29 47
I 1
I
14
I I I
12 15 18
2
1
447
TABELLE
Tabella n. 71 GRADO RICOPERTO DAGLI ALLIEVI "SPECIALI" E "ORDINARI"
NEL 1924 E NEL 1936 1924
Anno 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 1912
01 G.B.t•> G.o_P> G.A.r<> C.L.M Tot.(lO) Corso Assenti Ten.0 > Can_llJ Ma,,,.<3> T.c.<4> CoI. 376 5 28 118 1 13 42° 211 43° 44° 45° 46° 47° 4go 49° 50° 51° 52° 53° 54° 55° 56° 57°
109 97 124 112 103
I
5 I I
118 147 166 169 158 132 68 130 173 118
3
I
3
2
13 4 15 21 26 31 44 69 40 25 59 85 153
29 27 46 52 65 77 117 115 152 188 166 87 155 186 8
79 66 85 60 55 51 42 18 16 2 I I 2
6 3 3
20 IO
5 4 5 8 l
1
I 3 2 4 2 3 4 4 I 1
3
2
247 208 278 234 246 277 338 332 387 421 346 182 347 446 281
42° 43° 44° 45° 46° 47° 4go 49° 50° 5 1° 52° 53° 54° 55° 56° 57°
331 206 172 228 186 179 198 227 220 233 218 181 92 173 233 156
I
I
3 l 4
7 6 9 li 20 14
5 6 2 3
14
23 17
8 9 9 16 19 16 22 38 36 71 106 110 74 129 183 100
67
39 33 40 46 42 52 53 38 45
59 43 20 39 28 8 ARQl121
1936 1897 1898 1899 1900 1901 1902 1903 1904 1905 1906 1907 1908 1909 1910 1911 19 12
P AS( II)
16 13 IO
12
5 8
19 21 38 34
IO
50 SI
10 8
59 66 35
2
!O
I 3
9
3 4
I
3
2 6
4
5
4
1 I
I
4 I
376 247 208 278
234
2
246
3 6
277 338
5
332
8
4
l
6 6 I 1 2 I
387 421 346 182 347 446 281
IO
23
6 4
l
21 14 14 22 23 31 38 41 38
56 81
51 23 47 43 28
BIBLIOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1897. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1897. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1898. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1898. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1899. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, I 899. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1900. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1900. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1901. Volume I - Ufficiali in servizio allivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1901. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1902. Volume I - Ujjìciali in servizio allivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1902. Annuario Mililare del Regno d'Italia. Anno 1903. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1903. Annuario militare del Regno d'Italia. Anno 1904. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1904. Annuario militare del Regno d'Italia. Anno 1904. Volume II - Ufficia/i in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1904. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1905. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1905. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1906. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1906. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1907. Volume 1- Ujjìciali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1907.
452
LA FORMAZIONE DEGLI Uff lCIALl NELL'ACCADEMIA MILITARE
or MODENA ( 1895-19:l9)
Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1908. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1908. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1909. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1909. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1910. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 191 O. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1911. Volume 1 - Uj)ìciali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1911. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1912. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed ùnpiegati civili, Roma, E. Voghera, 1912. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1913. Volume I - Uj)ìciali in servizio attivo permanente ed impiegali civili, Roma, E. V oghera, 1913. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1914. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1914. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1915. Volume I - Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili, Roma, E. Voghera, 1915. Annuario Militare. Ruoli d'anzianità pel 1916 degli Uf)ìciali del Regio Esercito in servizio attivo permanente e degli Impiegati Civili del 'Amministrazione militare, Roma, E. Voghera, 1916. Annuario Militare. Ruoli d'anzianità pel 1919 degli ufficiali in servizio attivo permanente e degli Impiegati Civili del! 'Amministrazione militare, Roma, St. Pol. di Stato, 1919. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1923. Ufficiali del Regio Esercito in servizio attivo permanente ed in posizione ausiliaria speciale e impiegati civili dell 'amministrazione militare, Roma, St. Poi. Stato, 1923. Annuario Militare del Regno d 'Italia. Anno 1924. Ufficiali del Regio Esercito in servizio attivo permanente ed in posizione ausiliaria speciale e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, St. Poi. Stato, 1924.
nmLJOGRAFIA
453
Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1925. Ujjìciali del Regio Esercito in servizio attivo permanente ed in posizione ausiliaria speciale e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, Lib. dello Stato, 1925.
Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1926. Ufficiali del Regio Esercito in servizio attivo permanente ed in a~pettativa per riduzione dei quadri e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1926.
Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1927-V. Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili del/ 'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1927. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1928-VL Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili del/ 'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1928. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1929-VJJ. Volume I Parte J<' Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1929. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1930-VI!l Volume I Parte J<' Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1930. Annuario Militare del Regno d'Italia. Volume I - Parte 4" Fondazioni ed enti morali di carattere militare, Roma, Lib. Stato, 1930. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1931-IX Volume I Parte J<' Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili del/' amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1931. Annuario Militare del Regno d'Italia. Volume I - Parte 4" Fondazioni ed enti morali di carattere militare, Roma, Ist. Pol. Stato, 1931. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1932-X Volume I Parte r Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili del! 'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1932. Annuario Militare del Regno d'Italia. Anno 1933-XI. Volume I Parte J<' Ufficiali del Regio Esercito in servizio permanente e impiegati civili dell'amministrazione militare, Roma, Lib. Stato, 1933. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1934-XII L Regio Esercito. Volume I - Parte I° Ufficiali in servizio permanente e personale civile del/ 'amministrazione della guerra, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1934.
454
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1935-XIIJ 1 Regio Esercito. Volume I - Parte I" Ufficiali in servizio permanente e personale civile del! 'amministrazione della guerra, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1935. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1936-XIV 1 Regio Esercito. Volume I - Parte l" Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1936. Annuario Ujjìciale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1937-XV 1 Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 193 7. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1936-XJV I Regio Esercito. Volume I - Parte 4a Fondazioni ed enti morali di carattere militare, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1937. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1938-XVI l Regio Esercito. Volume I - Parte l" Ufficiali generali, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1938. Annuario Ujjìciale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1938-XVI I Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1938. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1939-XVII 1 Regio Esercito. Volume I - Parte I" Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1939. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1940-XVIII l Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1940. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1941-XIX I Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali generali, Roma, Tst. Pol. dello Stato, 1941. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1941-XIX I Regio Esercito. Volume I - Parte l" Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, Tst. Pol. dello Stato, 1941 .
BIBLIOGRAFIA
455
Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1942-XX 1 Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali generali, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1942.
Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1942-XX I. Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1942.
Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1942-XX I Regio Esercito. Volume I - Parte 4a Fondazioni ed enti di carattere militare, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1942. Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1943-XXI I Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali generali, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1943.
Annuario Ufficiale delle forze armate del Regno d'Italia Anno 1943-XXI 1 Regio Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione della guerra, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1943.
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Pubblicazione n. 52/S Anno 1949. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1949. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1949-1. Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del Ministero della difesa - Esercito, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1949. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1950. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1950.
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1950.-1. Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del Ministero della difesa - Esercito, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1950. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1951. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1951.
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1951-1. Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del Ministero della difesa - Esercito, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1951.
45 6
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (I 895-1939)
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1952. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1952. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1952-1 Esercito. Volume I - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del Ministero della difesa - Esercito, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1952. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1953. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1953. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1953. Volume I - Parte la Ufficiali in servizio permanente e personale civile del! 'amministrazione del Ministero della difesa - Esercito, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1953. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1954. Esercito Ujjìciali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1954. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1954-1 - Parte r Ufficiali in servizio permanente e personale civile del!'amministrazione del! 'Esercito, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1954. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1955. Esercito Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1955. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1955-1 Esercito - Parte 2a Ujjìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione dell 'Esercito, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1956. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1955-1 Esercito - Parte Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Pol. dello Stato, 1956.
r
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1956-1957-1 Esercito - Parte r Ufjìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del/ 'Esercito, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1957. Annuario Ufjìciale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1957-1958-1 Esercito - Parte 2a Ufficiali superiori ed inferiori
BIBLIOGRAFIA
457
in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione dell'Esercito, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 195 8. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1957-1958-1. Esercito - Parte r Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1958. Annuario Ufficiale delle forze armate della R epubblica italiana. Anno 1958-1959-1. Esercito - Parte r Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1959. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1958-1959-l Esercito - Parte r Ufjìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile del! 'amministrazione del1'Esercito, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1959. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1960-1961-1. Esercito - Parie r Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1961. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1960-1961-1. Esercito - Parte 2" Uj)ìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile del! 'amministrazione dell'Esercito, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 196 1. Annuario Ufficiale delle jòrze armate della Repubblica italiana. Anno 1961-1962-1. EserciJo - Parte i° Ujjìciaii generali in servizio permanente, Roma, Ist. Poi. deìlo Stalo, 1962. Annuario Ufficiale delle jòrze armate della Repubblica italiana. Anno 1961-1962-1. Esercito - Parte 2° Ujjìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione dell'Esercito, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1962. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1962-1963-l Esercito - Parte l" Ufficiali generali in servizio permanente, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1963. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1964-1. Esercito - Parte I° Ufficiali generali in servizio pennanente, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1964. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1964-1. Esercito - Parte 2a Uffìciali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile del 'amministrazione dell 'bsercito, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1964. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1965-1. Esercito - Parte 2° Ufficiali superiori ed inferiori in ser-
458
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895- 1939)
vizio permanente e personale civile dell'amministrazione dell 'Esercito, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1965. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Anno 1966-L Esercito - Parte 2° Ufficiali superiori ed inferiori in servizio permanente e personale civile dell'amministrazione del! 'Esercito, Roma, Ist. Po i. dello Stato, 1966. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Parte L Personale militare dell'Esercito Volume 2 ° Ufficiali superiori ed inferiori in servizio permanente Anno 1967, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1967.
Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Parte I - P ersonale militare dell'Esercito. Volume 1° Ufficiali generali in servizio permanente anno 1968, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1968. Annuario Ufficiale delle forze armate della R epubblica italiana. Parte l - Personale militare dell'Esercito. Volume 1° Ufficiali generali in servizio permanente anno 1969, Roma, 1st. Poi. dello Stato, 1969. Annuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Parte I - P ersonale militare dell'Esercito. Volume 1° Ufficiali generali in servizio p ermanente anno 1970, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1970. A nnuario Ufficiale delle forze armate della Repubblica italiana. Parte I - Personale militare dell'Esercito Volume 2° Ufficiali superiori ed inferiori in servizio permanente Anno 1969-1970, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1970.
Appunti sulle nostre condizioni militari, Roma, Tip. degli Stab. Militari di Pena, 1879.
Appunti sulle nostre condizioni militari, Roma, C. Voghera, 1880. Appunti sulle riforme militari che sono innanzi al Parlamento e su quelle che ancora necessitano, Roma, E. Voghera, 1906. Delle regie scuole teoriche e pratiche di artiglieria e fortificazione alla scuola d 'applicazione di artiglieria e genio 16 aprile 1738/16 aprile 1939, Torino, Tip. V. Bona, 1939. Eserciti d 'Europa. Reclutamento, ordinamento, circoscrizione, Roma, E. Voghera, 1897.
Essere o non essere. Considerazioni critiche sulla disciplina, istruzione, educazione ed amministrazione dell'Esercito italiano, Parma, L. Battei, 1886.
DlllLIOGRAFIA
459
Il morale dell'Esercito e l'avanzamento degli ufficiali, Roma, Forzani e C., 1885. Le accademie militari di Modena e di Torino. Notizie sull'ordinamento e gli scopi delle accademie, Roma, Libreria dello Stato, 1935. L'Italia e l'Esercito italiano nella triplice alleanza, Roma, St. Diplomatica e Consolare, 1903. L'oggi e il domani della questione militare. Pensieri di un moribondo, Torino, Camilla e Bertolero, 1897. Regolamento che modifica le condizioni per l'ammissione, il corso e lo scompartimento degli studi negli Istituti militari superiori e secondari. R. D . 6 aprile 1862, in "Raccolta ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d'Italia", voi. III, Torino, Stamperia Reale, 1862. Regolamento di servizio interno per la scuola militare, Modena, A. Cappelli, 1876. Regolamento di servizio interno per la scuola militare (Estratto per gli allievi), Modena, Tip. Soliani, 1880. Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Attribuzioni dei comandanti di servizio), Bozze, 1929. Ruolo degli Ufficiali generali del R. Esercito in s.p.e., a disposizione, in a.r.q. in congedo e in congedo assoluto. 15 marzo 1937 - XV del fascismo - Primo de/l'impero, Roma, stampa riservata, J 935. Ruolo degli Ufficiali generali del R. Esercito in s.p .e., fuori quadro, in a.r.q. in congedo e in congedo assoluto. Il novembre 1938 XVJJ del fascismo - Terzo dell'impero, Roma, stampa riservata, 193 8. Ruolo degli Ufficiali generali del R. Esercito in servizio permanente effèttivo F.Q., in a.r.q. e riassunti (Aggiornato alla data 15 febbraio 1941-XIX), Roma, stampa riservata, 1941. Ruolo degli Ufficiali generali del R Esercito in servizio permanente e in congedo (Aggiornato alla data 1 luglio 1941-XIX), Roma, stampa riservata, 1942. Ruolo degli Ufficiali generali del R Esercito in servizio permanente effettivo F. Q., in a.r. q. e riassuntivi (Aggiornato alla data 1 luglio 1943-XXI), Roma, stampa riservata, 1943. Ruolino degli Ufficiali Generali del R. Esercito in s.p.e. effettivamente in servizio alla data 31 dicembre 1944, Roma, stampa riservata, 1945.
460 LA l'ORMAZIONE VEGLI UFFICIALJ NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895- 1939)
Ruolino degli Uffìciali generali del R. Esercito in s.p.e. effettivamente in servizio alla data 30-6-1945, Roma, stampa riservata, 1945. Ruolino degli Ufficiali generali del R. Esercito in s.p.e. effettivamente in servizio alla data 30-6-1946, Roma, stampa riservata, 1946. Ruolino degli Ufficiali in s.p.e., dal grado di colonnello a sottotenente, e del personale civile del! 'amministrazione della guerra effettivamente in servizio. Giugno 1946, Roma, Ist. Pol. di Stato, 1946. Ruolo degli Ufficiali generali del 'Esercito in servizio permanente, in congedo e in congedo assoluto (aggiornata al 30 giugno 1949), Roma, stampa riservata, 1949. Principi di scienze sociali con norme per l'educazione del soldato, Modena, Antica Tip. Soliani, 1907. Sinossi. Elementi di diritto e di scienze sociali e nozioni di pedagogia militare (Ad uso esclusivo della Scuola e fuori commercio), Modena, Soc. Tip. Modenese, 192 1. Sinossi di storia politico-militare. }:,"'dizione fuori commercio ad uso esclusivo delle scuole militari, con annesso un atlante di 21 tavole, Roma, Stab. Pol. per l' Amm. della Guerra, 1921. Verso la nazione armata. Come. Quando. Seguito a: L 'oggi e il domani della questione militare (Pensieri di un moribondo), Torino, Camilla e I3ertolero, 1898. Volontariato d 'un anno disposizioni tratte dalla legge, dal regolamento e dall'istruzione complementare al regolamento sul reclutamento, Roma, E. Voghera, 1894. Accademia militare di fanteria e ctM1!!eria, Regolamento Provvisorio di Serviz io Interno, Modena, 1923. Accademia militare, 300 anni di storia, in "Rivista M ilitare", supplemento n. 2, 1978. Bartolomeo Adani, Commentario della legge organica sullo stato degli uffiziali, Torino-Firenze, Stab. Tipografico Fodratti, 1867. Stefano Ales, Dall'armata sarda all'Esercito italiano (1843-1861), Roma, U.S.S.M.E., 1990. Luigi Amadei, La nazione armata, Napoli, Tip. A. Trani, 1878. Giuseppe Angelini, Eserciti esteri, Milano, G . Martucci, 1936.
461
DmLIOGKAFIA
Alberto Maria Arpino, Accademie, collegi e scuole militari degli stati preunitari e dell'Esercito italiano, in "Le accademie e le Scuole militari italiane" a cura di A. Pecchioli, Roma, Editalia, 1990, pp. 65160. Alberto Maria Arpino, Scuole Militari, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 229-238. Ettore Ascoli, Appunti sul problema militare, Bologna, Zanichelli, 1908. Adolfo Balboni, Questioni varie in materia di leva e reclutamento, Torino, S.T.E.N., I916. Gian Luca Balestra, Gli allievi della scuola militare di Modena (1895-1910) , in "Ricerche Storiche", anno XXIII, numero 3, settembre-dicembre 1993. Gian Luca Balestra, L 'Acc:ademia militare di Modena (1918-1939) . A.spetti int~rni d ak:zmi rl!ppor!i con fa città, in "Regime fasci sta e società modenese. Aspetti e problemi del fascismo locale (19221939). Atti del convegno di studi storici", a cura di Lorenzo Be1tucelli e Stefano Magagnoìi, Modena, Mucchi, 1995, pµ. 466-494. n;,.,, r l"'a B., ]pc,fr<> T n fnnnr,7jr,r,1> rlea/; 11(firin{i ,fp{/ 'E\'Prr:1'to t r a .,.'J. '800 e '900: la variante italiana, in "Società di Storia Militare. Quaderno 1995", pp. 39-87. '--.Jl(.lJ..1
.l...l .......
Ul'"'J'-lL.I,' .L.n.·t-J.....,1
l f l •'vl· - J V • ~ . . . -
...-~
C,"' ..
.,_,.,.,~ • r
,...,. ..,..
r
,,.__._
- · · -·
-·-
-·'
Emilio Balzarini, Il problema militare per l'Italia, Roma, F. Centenari e C., 1908. Alberto M . Santi, Storia della borghesia italiana. L'età liberale, Romn, Donzelli , 1996. Marzio I3arbagli, Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia, Mulino, Bologna, 1974. Marzio Barbagli, Marriage and the family in Italy in the early nineteenth century, in "Society and pol itics in the Agc of the Risorgimento. Essays in honour of Denis Mack Smith", Cambridge, Cambridge University Press, 1991. Walter Barberis, Le armi del principe. La tradizione militare sabauda, Torino, Einaudi. Paolo Berardi, Accenni di storia della organica militare terrestre fino al 1914, 2 volumi, Livorno, Tip. Lit. R. Accademia Navale, 1932.
462
LA FORMAZIONE DEGLI Uff!C!ALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Christoph Berger Waldenegg, Il ministro della guerra Cesare Ricotti e la politica delle riforme militari (1870-1876), in "Ricerche Storiche", 1991, n. 1, pp. 69-97. Pierluigi Bertinaria, Lo stanziamento dell'Esercito italiano in età liberale, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 5-20. Tranquillo G. Bertoli, Difesa nazionale e nazione armata, Modena, Soc. Tip. Modenese, 1910. Annibale Besozzi - Felice Sismondo, Ricordi per le esercitazioni tattiche e logistiche, Torino, C. Favale e Comp., 1876, {III ed.). Roberto Battaglia, Esercito e unità nazionale, in "Problemi dell'Unità d'Italia. Atti del II Convegno di studi gramsciani tenuto a Roma nei giorni 19-21 marzo 1960", Roma, Editori Riuniti, 1962, pp. 379-396. R. Bianciardi, Il mio colonnello. Studio di psicologia militare, Roma, Ed. Italiana, 1899. Epimede Boccaccia, Scuola e Caserma (Sale di ritrovo e scuole), Verona, Braidense, 1907. Epimcde Boccaccia, Pedagogia militare, 1Il edizione, Torino, E. Schioppo, 1925. Ferruccio Botti - Virgilio Ilari , Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra (1919-1949), Roma, U.S.S.M.E., 1985. Ferruccio Botti, Il problema militare dal 1900 al 1914 riferito agli aspetti considerati all'epoca minori, in "Memorie storico-militari 1987", 1988, pp. 7-108. Fem1ccio Botti, La caserma italiana nei primi anni del! 'Esercito unitario (1861-1870): infrastrutture, disciplina, benessere, rapporti con l'esterno, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 413-434. Ferruccio Botti, La logistica dell'Esercito italiano (1831-1981). Volume 1 I servizi logistici dell'Esercito piemontese (1831-1861), Roma, U.S.S.M.E., 1991. Ferruccio Botti, La logistica dell'Esercito italiano (1831-1981). Volume 11. I servizi dalla nascita dell'Esercito italiano alla prima guerra 11-wndiale (1861-1918), Roma, U.S.S.M.E., 1991. N. Brancaccio, L'Esercito del vecchio Piemonte. Gli ordinamenti. Volume Il Dal 1848 al 1859, Roma, Lib. dello Stato, 1925.
BIDLIOGRAFIA
463
F. Brancaccio di Carpino, n militarismo di G. Ferrero. Giudicalo da un vecchio soldato, Napoli, Riccardo Marghieri di Giuseppe, 1900. Marziano Brignoli, Istituti di formazione professionale militare dall 'unità d'Italia alla seconda guerra mondiale, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero D el Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 301-316. Ugo Brusati, Ordinamento degli eserciti germanico, austro-ungarico, francese ed italiano. Cenni sommari, Torino, Tip. G. Candeletti, 1883. Bruzzo, Altre osservazfoni sulla difesa dello Stato e risposta alla Rivista Militare Italiana, Bologna, N. Zanichelli, 1884. Vincenzo Caciulli, l'amministrazione della Guerra, l'Esercito e la Commissione d 'inchiesta del 1907, in "Farestoria", anno V, n. 2, pp. 7-17. Vincenzo Caciulli, li sistema delle scuole militari in età liberale (1 860-1914), in "Ricerche Storiche", n. 3, settembre-dicembre 1993, pp. 533-568 . Piero Calandra, Storia dell'amministrazione pubblica in Italia, Bologna, Il Mulino, 1978. Luciano Cappelletti, Burocrazia e società. Uno studio dei quadri direttivi dell 'amministrazione italiana, Milano, Giufré, 1968. Sabino Cassese, Introduzione a "L' amministraz ione pubblica in Italia", a cura di Sabino Cassese, Bologna, Il Mulino, 1974, pp. l 1-52. Sabino Cassese, Questione amministrativa e questione meridiona-
le. Dimensioni e reclutamento della burocrazia dall'unità ad oggi, Milano, Giufré, 1977. Comando della Regia Accademia <li Fanteria e Cavalleria e della scuola di applicazione di fanteria, Regolamento di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, Modena, 1931. Emilio Camous, L 'Esercito ed il problema economico-sociale in Italia, Firenze, Tip. Cooperativa, 1892. N iccola Maria Campolieti, La psicologia militare applicata all'educazione militare, Firenze, G. Ramella & C., 1908. G. Canestri - Giuseppe Ricuperati, La scuola in Italia dalla legge Casati ad oggi, Torino, Loescher, 1976. Giovanni Canevazzi, La Scuola Militare di Modena (1756-1915) , 2 volumi, Modena, G. ferragutti & C., 1920.
464
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL' ACCADEM IA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Alberto Caracciolo, Crescita della burocrazia dopo l'unificazione, in " Introduzione al volume: L'amministrazione pubblica in Italia", a cura di Sabino Cassese, Bologna, II Mulino, 1974, pp. 53-63. Gregorio Carbone, Dizionario militare, Torino, Tip. V. Vercellino, 1863. Anthony L. Cardoza, An officer and a gentleman: the Piedmontese Nobility and 1he Military in liberal ltaly, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. J 85-200.
R. M. Carnazzo, La funzione sociale dell'Esercito, Catania, N . Giannotta, 1907. Vittorio Carpi, Questioni militari, Roma, E. Voghera, 1908. Castrenzo Di Prima, Ricordi del 'Accademia di Modena, A. Renna, Palermo, 1953. Alberto Cavaciocchi, L'Esercito e il paese, Torino, Scuola di Guerra - Oiiviero e C., 1906. Alberto Cavaciocchi - Felice Santangelo, Le istituzioni militari tedesche, Torino, Oliviern & C., 1907. Alberto Cavaciocchi - Felice Santangelo, Istituzioni militari italiane, Torino, Oliviero & C., 191 O. Lucio Ceva, Le forze armate, Torino, UTET, 1981 . Lucio Ceva, Fascismo e militari di professione, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 379-436. Federico C habod, L 'Italia cùnlemporanea (i 9 i 8-j 948), Torino, Einaudi, 1961. Alessio Chapperon, L'organica militare fra le due guerre mondiali 1814-1914. Saggio storico, preceduto da cenni storici sullo svolgimento dell'organica prima del 1914, Roma, Stab. Poi. per l'Amm. della Guerra, 1921. Luigi Chatrian - Erio Gerardo Torelli, Costituzione del! 'Esercito italiano. Guida per la preparazione al concorso di ammissione alla scuola di guerra, Torino, Schioppo, 1933. Commissione d'inchiesta s ui servizi dipendenti dall'amministrazione della guerra, 3a relazione, Ordinamento Esercito. Ruolo degli uffi-
BIRUOGRAFIA
l
465
eia/i. Istruzione delle truppe. Istituti militari. Avanzamento. Note caratteristiche, Roma, Poi. dello Stato, 1908. Giuseppe Conti, Nazione armata, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 167-178.
Giovanni Cordara, La guerra dell'avvenire, Torino, G. B. Paravia & c., 1926. Carlo Corticelli, Manuale di organica militare. Eserciti: italiano, germanico, austro-ungarico, francese e svizzero, Torino, Camilla e Bertolero, 1892. Carlo Corticelli, Manuale di organica militare. Eserciti: italiano, germanico, austro-ungarico, francese, russo e svizzero. Seconda edizione, Torino, Camilla e Bertolero, 1901. André Corvisier, Dictionnaire d'art et d'histoire militaires, Paris, Presses un iversitaires de France, 1988. Domenico D'Amico, Confutazione dell 'opuscolo del generale Mezzacapo, Napoli, A. Morano, I 881 . Edmondo De Amicis, La vita militare. Bozzetti, Milano, Treves,
1884. Lionello De Benedetti, Parlamento ed Esercito, Napoli, Pierro e Veraldi, 1898. Emilio De Bono, Nel! 'Esercito nostro prima della guerra, Milano, A. Mondadori, 1931. Felice De Chaurand de Saint Eustache, Le odierne tendenze nell'organizzazione degli eserciti, Roma, C. Voghera, 1888. Felice De Chaurand de Saint Eustache, L'evoluzione sociale e la costituzione degli eserciti durante il secolo XIX, Roma, E. Voghera, 1893. Felice De Chaurand de Saint Eustache, Armi e Finanza. Saggio Economico-Militare, Città di Castello, S. Lapi, 1893. Felice De Chaurand de Saint Eustache, La preparazione militare, Roma, E. Voghera, 1907. Felice De Chaurand de Saint Eustache, Il disagio militare. Cause e rimedi, Roma, E. Voghera, 191 O. Felice De Chaurand de Saint Eustache, Organica e logistica. Ad uso degli allievi ufficiali, Milano, R. Quintieri, 1918.
466
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( !895-1939)
Felice De Chaurand de Saint Eustache, La nazione armata ed i suoi lineamenti riferiti ali 'Italia, Torino, F. Casanova & C., (1920). Pietro De Domenico - Rinaldo Bonatti, L'educazione sociale del soldato. Conferenze e letture per i militari di terra e di mare, Milano, Scu. Tipolit. Provvidenza, 1905. Pietro De Domenico, La scuola del Reggimento. P. l "Cuore di soldato", Bra, Raselli, 1909. Pietro De Domenico, La scuola del Reggimento. P.2 "Mente e braccio", Bra, Raselli, 1910. Angelo De Luigi, Spunti per la commissione d'inchiesta sull'Amministrazione della guerra e pel primo Ministro della guerra borghese, Roma, Ed. Italiana, 1908. Piero Del Negro, Il Veneto militare dall'annessione all'Italia alla prima guerra mondiale, in "Archivio Veneto", serie V - volume CXXI, 1983, pp. 73-93. Piero Del Negro, La classe militare italiana dall'antico regime alla prima guerra mondiale, in "Rivista Militare", 1984, quaderno n. 2, pp. 102-107. Piero Del Negro, Ufficiali di carriera e ufficiali di complenzento nell'Esercito italiano della grande guerra: la provenienza regionale, in "Les fronts invisibles. Nourrir - fournir - soigner. Actes du colloque intemational sur la logistique des armes au combat pendant la premiere guerre mondiale (Verdun, 6-8 juin 1980)", Nancy, Presses Universitaires de Nancy, 1984, pp. 263-286. Piero Del Negro, La professione militare nel Piemonte costituzionale e nell'Italia liberale, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli", a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Mila.110, Franco Angeli, 1988, pp. 211-230. Piero Del Negro, Per una storia della leva militare nel Veneto napoleonico, in "Rivista italiana di studi napoleonici", n. I - anno XXVI, 1989, pp. 13-53. Piero Del Negro, La leva militare dall'unità alla grande guerra, in "L'Esercito italiano dall'unità alla grande guerra", Roma, U.S.S.M.E., 1989, pp. 431-465. Piero Del Negro, Caserma e città nel discorso militare dell 'Jtalia liberale, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perngia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 149-168.
BIBLIOGRAFIA
467
Piero Del Negro, Condizione militare, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 61-70. Piero Del Negro, Le scuole militari e tecniche, in "Le università dell'Europa. Dal rinnovamento scientifico all'età dei lumi", Edizione a cura della Riunione Adriatica di Sicurtà, 1992, pp. 129-145. Piero Del Negro, Il Veneto militare dal 1866 al 1918. Problemi e prospettive di ricerca, in "Il generale Antonio Baldissera e il Veneto militare", a cura di Piero Del Negro - Nino Agostinetti, Padova, 1st. per la Storia del Risorgimento italiano - Comitato di Padova, Ed. Programma, 1992. Piero Del Negro, La mobilitazione di guerra e la società italiana (1915-1918), in "Il Risorgimento", n. l - anno XLIV, 1992, pp. 1-21. Piero Del Negro, Dalla Repubblica di Venezia al Regno d'Italia. Una ricerca sugli alti ufficiali napoleonici originari dai territori di San Marco, in "Ricerche Storiche", n. 3, settembre-dicembre 1993, pp. 461-532. Franco Della Peruta, Esercito e società nell'Italia napoleonica. Dalla Cisalpina al Regno d'Italia, Milano, F. Angeli, 1988. franco Demarchi, Dimensioni della burocrazia e sua evoluzione storica, in "Introduzione al volume: L'amministrazione pubblica in Italia", a cura di Sabino Cassese, Bologna, Ii Mulino, 1974, pp. 105108. Colmar von Der Goltz, Condotta della guerra. Brevi insegnamenti circa i suoi principi e le sue forme più importanti, Benevento, Tip. L. De Martini e figlio, 1896. Colmar von Der Goltz, La Nazione Armata. Libro sull'organizzazione degli eserciti e la condotta della guerra dei tempi nostri, Roma, Enrico Voghera, 1898. Colmar von Der Goltz, Condotta degli eserciti. (seguito e fine della Condotta della guerra), Benevento, G. De Martini, 1902. Luigi de Rosa, La rivoluzione industriale in Italia e il Mezzogiorno, Bari, Laterza, 1973. Eugenio De Rossi, La vita di un ufficiale italiano sino alla guerra, Milano, A. Mondadori, 1927. Castrenzo Di Prima, Ricordi dell'accademia di Modena, Arti Grafiche A. Renna, Palermo, 1953.
468
LA FORM:AZJONE DEGLI UFFJC JALJ NELL'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA (1895-1939)
G. Di Revel, Dell'Amministrazione della Guerra nel 1865_ Relazione rassegnata a S.M., Torino, Tip. Fodratti, 1867. Leopoldo Fantacchiotti, Sulla organizzazione dell'Esercito italiano. Proposte, Codogno, Tip. Cairo, 1867. Patrizia Ferrara, «Società civile» e «Società militare» nelle fonti documentarie presso l'Archivio Centrale dello Stato, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l' Umbria, 1989, pp. 61-74. Carla Ferrari - Ezio Righi, Modena. Il processo di trm,formazione degli insediamenti militari nella struttura urbana postunitaria, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 743-758. Guglielmo Ferrero, Il militarismo. Dieci conjèrenze, Milano, Treves, 1898. Emilio Franzina, Caserma, soldati e popolazione, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 349-388. Orlando Freri - Edoardo Bessone, Arte militare (organica), Modena, Società Tipografica Modenese, 1912. Orlando Freri - Edoardo Bessone, Arte militare. Trattato di organica, Torino, S.T.E.N., 1914. Gabinetto di cultura della Scuola di guerra, Saggi di scienza militare per uso degli studenti universitari. Coriferenze tenute dagli Insegnanti della Scuola di Guerra alla R. Università e alla R. Scuola d'Ingegneria a Torino. Febbraio-Marzo 1925, Torino, E . Schioppo, 1925. Giuseppe Gallavresi, Italia e Austria (1859-1914), Milano, Treves, 1922. Vincenzo Galli nari, La politica militare della sinistra storica (1876-1887), in "Memorie Storiche militari", 1979, pp. 69-93. Vincenzo Galli nari, L'Esercito italiano nel primo dopoguerra 1918-1920, Roma, U.S.S.M.E., 1980. André Gavet, L'arte del comando. Principi del comando per uso degli uffìciali d'ogni grado, Savona, Tip. D. Bertolotto & C., 1911 . Luigi Ghersi, Il problema militare. Economie e migliore organizzione del 'Esercito, Roma, Tip. Camera dei Deputati, 1904.
BIBLIOGRAT'li\
469
Luigi Ghersi, Attorno al problema militare, Vercelli, Gallardi e Ugo, 1905. Luigi Gianotti, Ricordi di un antico allievo della Regia Militare Accademia di Torino, Torino, G. Candeletti, 1887. Eleonora Giannini, Gli 71/ficiali del! 'Esercito italiano. Tipi dal vero e studi fisiologici, Verona, A. Annichini, 1888. Eleonora Giannini, Militari e militaresse, Verona, R. Appolonio, 1888. Gippy, La questione urgente. jf problema dei quadri nel R. Esercito italiano, Roma, Tip. Casa ed. Ita., 1902. John Gooch, Soldati e borghesi nel! 'Europa moderna, Bari, Laterza, 1982. John Gooch, La professione militare in Europa dal 'età napoleonica alla seconda guerra mondiale, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del N egro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 47-64. John Gooch, Army, State and Society in Italy, 1870-1915, New York, St. Martin's P., 1989; tradotto in Esercito, Stato e Società in Italia, 1870-1915, Milano, F. Angeli, 1994. Pietro Gramantieri, Esercito e fascismo, Torino, Botta, 1924. Torquato Guarducci, Studi di storia e di letteratura militare, Firenze, Tip. Cooperativa, 1891. Giuseppe Guerzoni, L'Esercito in Italia, Padova, Tip. F. Sacchetto, 1879. Samuel P. Huntington, The soldier and the state, Cambridge, Massachusetts, 1957. Virgilio Ilari - Antonio Sema, Marte in orbace. Guerra, Esercito e milizia nella concezione fascista della nazione, Ancona, Nuove Ricerche, 1988. Virgilio Ilari, Servizio militare, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 239-256. Virgilio Ilari, Storia del servizio militare in Italia. Volume 111 «Nazione militare» e «Fronte del Lavoro» (1919-1943) , Roma, C.E.M.I.S .S. - Rivista Militare, 1990.
470
Li\ FORMAZIONE O.EGLI UFFICIALI NEL!.' i\CCi\DEM!A M!LITARE DI MODENA ( I895- 1939)
Virgilio Ilari, Storia del servizio militare in Italia. Volume IV, Soldati e partigiani (1943-1945), Roma, C.E.M.I.S.S. - Rivista Militare, 1991. Virgilio Ilari, Storia militare della prima Repubblica 1943-1993, Ancona, Casa Ed.Nuove Ricerche, 1994. Virgilio Ilari, Le scuole militari degli Stati pre-unitari, in "L'Esercito e le sue scuole", a cura di Gianfranco Gasperini e Alberto Scotti, Roma, U.S.S.M.E., 1995, pp. 29-36. Anna Maria Isastia, Il volontariato militare nel risorgimento. La partecipazione alla guerra del 1859, Roma, U.S.S.M.E., 1990. Anna Maria lsastia, Guglielmo Ferrero: dal! 'antimilitarismo al1'interventismo dernocratico, in "Società di Storia Militare. Quaderno 1993", pp. 59-84. Mario Isnenghi, Cultura e ruolo sociale del! 'ufficiale, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per i'Umbria, 1989, pp. 129-146. Jcan-Charles Jauffret, Il vecchio soldato: una interpretazione francese del! 'Esercito di mestiere nel XIX secolo, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, franco Angeli, 1988, pp. 147-1 56. fohn Keegan, A history of Warfare, London, Vintage, 1994. John Keegan, La grande storia della guerra. Dalla preistoria ai giorni nostri, Milano, A. Mondadori, 1996. Nicola Labanca, Il generale Cesare Ricotti e la politica militare italiana dal 1884 al 1887, Roma, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, 1986. Nicola Labanca, Militari deputati e deputati militari (1848-1922), in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 437-464. Nicola Labanca, I programmi
del 'educazione
morale del soldato. Per uno studio sulla pedagogia militare nell'Italia liberale, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 521-536. Nicola Labanca, Cesare Ricotti Magnani, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 217-228. Nicola Labanca, In marcia verso Adua, Torino, Einaudi, 1993.
BIBLIOGRAfTA
471
Sergio Labon ia, Gli ufficiali dell'Esercito: reclutamento e carriera, in "Studi Storico Militari 1987", U.S.S .M.E., 1988, pp. 243-362. Paolo Langella, L'Accademia Militare di Torino nell'età giolittiana, in "Uflìciali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 317362. Paolo Langella, Cultura e vita dell'ufficiale italiano (1878-1911). Elementi di ricostruzione e di interpretazione, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 201-218. Giulio Lapi, Studi Militari dedicati agli ufficiali di fanteria. Parte I (Studi tecnici e tattici), Firenze, l' Elzeviriana, 1903. Vittorio Leschi, Gli istituti di educazione e di formazione per gli ufficiali negli Stati pre-unitari, 2 volumi, Roma, U.S.S.M.E., 1994. Ridolfo Livi, Saggio di geogrcifia del militarismo in Italia, in "La riforma sociale. Rassegna di scienze sociali e politiche", IV, 1897, p. 549. Livio Livi, Il contributo regionale di uffìciali di fanteria durante la guerra (cenni statistici sugli allievi della Scuola Militare di Modena), in "Giornale degli economisti e rivista statistica", voi. LIV, 191 7, p. 22. Raimondo Luraghi, Il pensiero militare italiano dal XV al XX secolo, in "Storia militare d'Italia" a cura del Comitato Tecnico della Società di Storia Militare, Roma, Editalia, 1990, pp. 7-14. Adrian Lyttelton, The Middle Classes in Liberal Italy, in "Society and politics in the Age of the Risorgimento. Essays in honour ofDenis Mack Srnith", Cambridge, Cambridge University Press, 1991. Paolo Macry, Ottocento. Famiglia, élites e patrimoni a Napoli, Torino, Einaudi, 1988. Denis Mack Smith, Cavour e Garibaldi nel 1860, Torino, Einaudi, 1977. Andrea Maggiorotti, L 'ufficiale odierno. Note di organica e di sociologia, Roma, E. Voghera, 1908. Carlo Lodovico Malaguzzi Valeri, Il problema militare, Modena, G. T.Vincenzi e nipoti, 1903. Carlo Lodovico Malaguzzi Valeri, L'Esercito italiano e le sue condizioni organiche, Torino, Società Tipografica, 1907.
4 72
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (!895-1939)
Maria Malatesta (a cura di), Society and the professions in ltaly, 1860-1914, Cambridge, Cambridge University Press, 1995. Daniela Maldini Chiarito, Alcune osservazioni a proposito della vita militare nella narrativa e nella memorialistica del! 'Ottocento, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 218-228. Cesare Manzoni, L'ordinamento attuale del! 'Esercito italiano delle forze coloniali e dei corpi armati, Torino, Scuola di Guerra - Ufficio Organica, 1921. Cesare Manzoni, Ordinamento del! 'Esercito metropolitano delle forze coloniali e dei corpi armati, Torino, Scuola di Guerra - STEN, 1923. Cesare Manzoni, Organica militare moderna. Questioni varie di organica terrestre e generale, Torino, STEN, 1925. Carlo Maraschi, Manuale militare per l'allievo ufficiale e l 'uj.ficiale di complemento in servizio e in congedo, Milano, L. di G. Pirola, 1937. Fortunato Marazzi, L'Esercito dei tempi nuovi, Roma, E. Voghera, 1901. Carlo Mariani, L'Esercito italiano nel passato e nell'avvenire, Milano, Salvi e C ., 1871. D. O. Marrame, Spade e spine. Considerazioni sul problema militare precedute da una lettera aperta al Re d'Italia, Napolì, Francesco Perrella, 1908. Efisio Marras, Orientmnenti attuali della preparazione militare, Roma, UNUCI, 1931. Niccola Marselli, Intorno al corso di storia generale inaugurato alla scuola superiore di guerra il gennaio 1868 - Prelezione, Torino,
I. Cassone, 1868. Niccola Marselli, Gli avvenimenti del 1870-71, Torino, Loescher, 1871 (III ed.). Niccola Marselli, La scienza della storia, Torino, Loescher, 1873. Niccola Marselli, La guerra e la sua storia, Milano, Treves, 18751877. Niccola Marselli, La vita del reggimento. Osservazioni e ricordi, Firenze, G. Barbèra, 1889. Charles Martel, Military Italy, London, MacMillan & C., 1884.
BIBLIOGRAFIA
473
Alessandro Massa, Le riforme nell'Esercito. Considerazioni, Modena, Soliani, 1905. (Mazza), L'avanzamento nell'Esercito ed il corpo di stato maggiore, Firenze, G. Barbera, 1876. Massimo Mazzetti, Dagli Eserciti pre-unitari al! 'Esercito italiano, in "Rassegna storica del Risorgimento", 1972, pp. 563-592. Filippo Mazzonis, Usi della buona società e questioni d'onore. Etichetta e vertenze cavalleresche nei manuali per ufficiali, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 229-254. Marcello Mazzuca, Projìlo storico della scuola di guerra dell 'Esercito italiano dal 1900 al 1940, in "Studi storico militari", 1990, pp. 359-463 . Guido Melis, Due modelli di amministrazione tra liberalismo e fascismo. Burocrazie tradizionali e nuovi apparati, Roma, Il Ventaglio, 1988.
Guido Melis, L'amministrazione, in "Storia dello Stato italiano dall'unità ad oggi" a cura di Raffaele Romanelli , Roma, Donzelli, 1995, pp. 187-252. Guido Melis, Storia dell'amministrazione italiana 1861-1993, Bologna, Il Mulino, 1996. Janine Menet-Genty, L'immagine del! 'ufficiale nel teatro borghese dell'Italia liberale, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 255-272. Marco Meriggi, L'ufficiale a Milano in età liberale, in "Esercito e città dall ' unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 273-296. Marco Meriggi, La borghesia italiana, in "Borghesie europee dell'ottocento" a cura di Ji.irgen Kocka, Venezia, Marsilio, 1995, pp.161186.
Luigi Mezzacapo, Armi e politica, Roma, F. Capaccini, 1881. C. F. Miaglia, Sull'ordinamento delle forze militari del Regno d'Italia. Pensieri, Ancona, Stab. Civelli, 1868. Ministero della Gue1rn, Regolamento per l'ammissione ai collegi militari, alla scuola militare e al! 'accademia militare, C. Voghera, Roma, 1888.
4 74
LA FORMAZIONE DEGU UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA ( 1895-1939)
Ministero della Gue1Ta, Regolamento per l'ammissione ai collegi militari, alla scuola militare e ali 'accademia militare, E. Voghera, Roma, 1900. Ministero della Guerra, Regolamento per l'ammissione ai collegi militari, alla scuola militare e ali 'accademia militare, E. Voghera, Roma, 1903. Ministero della Guerra, Regolamento pei collegi militari, Roma, E. Voghera, 1889. Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore, Manualetto di organica militare ad uso degli allievi ufficiali di complemento, Roma, Unione Cooperativa ed., 1904. Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore, Nozioni di organica per le scuole allievi ufficiali di complemento, Roma, Tip. del Senato, 1930. Ministero della Guerra - Comando del Corpo di Stato Maggiore, Nozioni di organica per le scuole allievi ujjìciali di complemento, Roma, Tip. del Senato, 1930. Ministero della Guerra - Comando del corpo di Stato maggiore, Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, Roma, Ist. Poi. dello Stato, 1940. Ministero della Guerra - Direzione generale personali civili e affari generali, Regolamento organico per le accademie e le scuole di applicazione, Roma, Ist. Pol. dello Stato, 1932. Ministero della Guerra - Direzione generale personali civili e affari generali - Comando della Regia accademia di fanteria e cavalleria e della scuola di applicazione di fanteria, Norme di servizio interno per la R. Accademia di Fanteria e Cavalleria (Stralcio per uso degli allievi), Modena, Soc. Tip. Modenese, 1937-1938. A. Minghetti, Stato e avanzamento dei sottujjìciali del R. Esercito, Roma, Voghera, 1928. Fortunato Minniti, Il ruolo dei militari nella politica nazionale (1887-1914), in "Memorie storiche militari", 1982, pp. 189-206. Fortunato Minniti, Il programma militare di Luigi Mezzacapo, in "Memorie storiche militari", 1983, pp. 353-3 76. Fortunato Minniti, Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice Alleanza, Roma, Bonacci, 1984.
BIBLIOGRAFIA
475
Fortunato Minniti, Primi orientamenti sulla dislocazione delle scelte matrimoniali degli ufficiali dell'Esercito (1861-1906), in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 297-320. Moreno - Tarditi, Studio sulla nostra mobilitazione, Roma, C. Voghera, 1878. Antonio Moricci, Alcune questioni militari, Roma, C. Voghera, 1873. Paola Nava, Ufficiale e gentiluomo. Cadetti e ufficiali dell'Accademia A1ilitare nella società modenese tra Ottocento e Novecento, in "Esercito e città dall'unità agli anni trenta", Perugia, Deputazione di storia patria per l'Umbria, 1989, pp. 297-390. Leopoldo Nuti, L'Esercito italiano nel secondo dopoguerra 19451950. La sua ricostruzione e l'assistenza militare alleata, Roma, U.S.S.M.E., 1989. Gianni Oliva, La cultura militare e le Scuole post-unitarie, in "L'Esercito e le sue scuole", a cura di Gianfranco Gasperini e Alberto Scotti, Roma, U.S.S.M.E. , 1995, pp. 37-46. Massimo Paci, Afercato del lavoro, in "Il mondo contemporaneo. Storia d'Italia", Firenze, La Nuova Italia, 1980, pp. 629-648. Leandro Paoletti, L'Esercito italiano qual 'è e quale potrebbe essere con utili economie, Milano Fratelli Dumolard, 1894. A. Petitti di Rovereto, Dell'amministrazione della Guerra nel 1864. Relazione a S.M , Torino, Tip. fodratti, 1865. Piero Pieri, Il rinascimento e la crisi militare italiana, Torino. Einaudi, 1952. Piero Pi eri, Le forze armate nella età deL/a destra, Mi Iano, Giufrè, 1962. Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento. Guerre e insurrezioni, Torino, Einaudi, 1962. Piero Pieri, L'Italia nella prima guerra mondiale (1915-1918), Torino, Einaudi, 1968. Piero Fieri, Guerra e politica negli scrittori italiani, Milano, Mondadori, 1975. Carlo Pisacane, Ordinamento e costituzione delle milizie italiane ossia come ordinare la Nazione armata, Palermo-Milano, R. Sandron, 1901.
4 76
I,A FORìv!AZJONE OEGLI UFF!CJALI NEI.L'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Efisio Pugno, La questione milital'e, Firenze, Uff. «Rassegna Nazionale», 1904. Patrizio Quinzio, La professione militare in «Armi e progresso» e in «Pensiero militare»: sociologia militare e diritto militare in Fabio Ranzi, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 525-537. Fabio Ranzi, L 'Esercito e la teoria del militarismo, Roma, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1898. Regia accademia di fanteria e cavalleria, Raccolta delle prescrizioni p er servizio interno, Modena, 1937. Antonio Ricci, Introduzione allo studio del 'arte militare, Torino, G. Cassone e Comp., 1863. Giuseppe Ricuperati, La scuola nell'Italia unita, in "Storia d'Italia. Volume quinto. I documenti. 2", Einaudi, Torino, 1973, pp. 16951736. Giuseppe Ricuperati, Scuola, in "Il mondo contemporaneo - Storia d' Italia", tomo 2°, Firenze, La nuova Italia, 1980, pp. 1195-1209. Costanzo Rinaudo, La scuola di guerra dal 1867 al 1911, Torino, Oliviero e C., 1911. G. Robecchi, L'essere, o non essere della nostra forza militare. Attualità, Napoli, Federico San Giovanni & Figl io, 1908 [nei titoli interni: 1907]. Giorgio Rochat, L'Esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini (1919-1925), Bari, Laterza, 1967. Giorgio Rochat, L'Esercito italiano negli ultimi cento anni, in "Storia d ' Itaìia. Volume quinto. i documenti. 2", Einaudi , Torino, 1973. Giorgio Rochat - Giulio Massobrio, Breve storia dell'Esercito italiano dal 1861 al 1943, Torino, Einaudi, 1978. Giorgio Rochat, Forze Armate, in "Il mondo contemporaneo - Storia d' Italia", tomo 2°, Firenze, La nuova Italia, 1980, pp. 501-5 15. Giorgio Rochat, Gli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale, in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Mi lano, Franco Angeli, 1988, pp. 231-252. Giorgio Rochat, La professione militare in Italia dall 'Ottocento alla seconda guerra mondiale, in "L'Esercito italiano in pace e in guen-a, studi di storia militare", Milano, R.A.R.A., 1991, pp. 29-40.
477
BIBLIOGRAFIA
Giorgio Rochat, Qualche dato sugli ufficiali di complemento del1'Esercito nel 1940, in "Ricerche Storiche", n. 3, settembre-dicembre 1993, pp. 607-635. Stefano Rodotà, Le libertà e i diritti, in "Storia dello Stato italiano dall'unità a oggi", a cura di Raffaele Romanelli, Roma, Donzelli, 1995, pp. 301-364. F.L. Rogier, La R Accademia militare di Torino. Note storiche 1816-1870, 2 volumi, Torino, Vincenzo Bona, 1916. Francesco Roluti, Intorno al nostro problema militare, Torino, F. Casanova & C., 1907. Raffaele Romanelli (a cura di), Storia dello Stato italiano dall 'unità a oggi, Roma, Donzelli, 1995. Ercole Ronco, Manuale di Organica Militare. Con cenno sulle altre forze armate dello stato, Roma, E. Voghera, 1927. Alfredo Rossi, Manuale di organica militare ad uso degli ujjìciali di complemento compilato secondo il Programma d 'insegnamento ministeriale quale venne modificato nell'anno 1909, ed al corrente con tutte le varianti apportate ai Regolamenti sul reclutamento ed alle Leggi di ordinamento a lutto l'anno 191 O, Roma, E. Voghera, 19 12. Silvio Rubeo, Lezioni di organica, Torino, V. Bona, 1921. Mario Rusciano, L'impiego pubblico in Italia, Bologna, Il Mulil10, 1978. Mariuccia Salvati, Il regime e gli impiegati. La nazionalizzazione piccolo-borghese nel ventennio fascista, Bari, Laterza, 1992. Gaetano Salvemini, Scritti sulla scuola, Feltrinelli, Milano, l 965. L uigi Salvatorclli, Pensiero e azione del risorgimento, To;ino, Einaudi, 1963 . Felice Santangelo, Reclutamento ed avanzamento degli zif} ìciali negli Eserciti italiano, francese, tedesco ed austro-ungarico, Torino, Oliviero & C., 1909. Felice Santangelo - Sebastiano Murari della Corte Bra, Notizie sull'Eserc ito francese, Torino, Oliviero & C., 1909. Felice Santangelo - Ugo Cavallero, Notizie ungarico, Roma, Oliviero & C., 1909.
sul 'Esercito
austro-
Felice Santangelo, Alcune questioni di organica militare, T ori no, Oliviero & C., 1912.
478
LA FORMAZIONE DEGLI UfflCJALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Edoardo Scala, L'Esercito moderno nel primo cinquantenario del! 'indipendenza della patria, Modena, Soc. Tipografica Modenese, 1911. Edoardo Scala, Per la preparazione dei nostri ufficiali, Roma, Tip. Regionale, l 936, (tradotto dal col. Septans), Réglement sur le service
des armées en campagne de l'armée britanique, approuvé par le War Office enfévrier et avril 1909, Paris, H. Charles-Lavauzelle, 1909. Scuola militare di Fanteria e cavalleria, Norme pel servizio interno 1° Novembre 1865, Modena, A. e A. Cappelli, 1865. Scuola militare, Regolamento di servizio interno, Modena, Tip. Soliani, 1884. Scuola militare, Regolamento di servizio interno, Modena, Tip. Soliani, 1885. Scuola militare, Regolamento di servizio interno (Provvisorio), Modena, Tip. Soliani, 1886. Scuola militare, Regolamento di servizio interno (Provvisorio), Modena, Tip. Soliani, 1887.
Raffaello Serpieri, La, carriera nel! 'Esercito nel decennio 18901900. Analisi e proposte, Roma, Casa Ed. lta., 190 l. Felice Sismondo, Saggio sulla questione del reclutamento degli ufficiali in Italia, in "Rivista Militare", serie III, anno XVIII, gennaio, 1873, pp. 5-67. felice Sismondo, Sulla questione degli ufficiali e dei sottufficiali in Italia, in "Rivista Militare Italiana", parti I, Il, III e IV, 1877. Felice Sismondo, Appunti di organica militare, Torino, Roux e Favalle, 1879. Filippo Stefani, La storia della dottrina e degli ordinamenti del1'Esercito italiano, Volume I, Dall'Esercito piemontese all'Esercito di Vittorio Veneto, Roma, U.S.S.M.E., 1985. Filippo Stefani, La storia della dottrina e degli ordinamenti del1'Esercito italiano, Volume II, Tomo 1°, Da Vittorio Veneto alla 2a guerra mondiale, Roma, U.S.S.M.E., 1985. S. Stella, La pace perpetua e l'Esercito, Torino, L. Roux e C., 1891. Paolo Sylos Labini, Saggio sulle classi sociali, Bari, Laterza, 1975.
BIBLIOGRAFIA
479
Euclide Turba, Studio di psicologia militare, Roma, Ed. Italiana, 1908. T. Valeriani, Stato e avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, Città di Castello, Unione Arti Grafiche, 1926. Aldo Valori, Gli Eserciti esteri nei loro ordinamenti presenti, Firenze, Carpigiani & Zipoli, 1927. Varo Varanini, Le forze armate del mondo, Milano, Ist. per gli Studi di Politica Internazionale, 1935. Villebois-Mareuil, Le forze morali negli Eserciti. Conferenza, Roma, Casa Ed. Italiana, 1901. Luigi Vincenzotti, Manualetto di organica militare per allievi ufficiali di complemento, Roma, Capaccini, 1904. Angelo Visintin, La professione militare e il diballito sul militarismo nella «Rivista Militare Italiana», in "Ufficiali e società. Interpretazione e modelli" a cura di Giuseppe Caforio e Piero Del Negro, Milano, Franco Angeli, 1988, pp. 503-524. Ottone Wachs, Le forze terrestri e mariuime del 'Italia esposte e giudicate da un ufficiale tedesco, Milano, Galli, 1889. John Whittam, Storia dell'Esercito italiano, Milano, C.I.L. Rizzoli, 1979. A. Z., Verità ingrate sul! 'ordinamento militare italiano, Roma, Ed. Italiana, 1895. Isabella Zani Rosiello (a cura di), Gli apparati statali dal! 'unità al fascismo, Bologna, Il Mulino, 1976. F. Zugaro, La forza dell'Esercito, Roma, Uff. Statistico del Ministero della Guerra, 192 7.
CIRCOLARI
E LEGGI
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI Circolare n. 12, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1895-1896, del 25 gennaio 1895. Circolare n. 17, Ammissione di sottufficiali nell'anno scolastico 1895-1896 al corso speciale per ottenere l'abilitazione alla nomina ad ufficiale, del 15 febbraio 1895. Circolare n. 83, Concorrenti all'ammissione nella scuola militare, e nell'accademia militare, che hanno ottenuto l'idoneità nell'esame scritto di lettere italiane, del 12 luglio 1895. Circolare n. 129, Ammissione di nuovi allievi all'accademia militare, del 28 settembre 1895. Circolare n. 130, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare, del 28 settembre 1895. Atto 11. 124, Legge del 3 luglio 1896 n. 351 riguardante l'avanzamento nel Regio Esercito, del 2 luglio 1896. Atto n. 132, R. Decreto che fissa l'età nella quale gli ufficiali debbono cessare dal servizio attivo permanente nel biennio decorrente dal 2 luglio 1896 al 30 giugno 1898, del 2 luglio 1896. Circolare n. 35, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare nell'anno scolastico 1896-1897, del 15 febbraio 1896. Circolare n. 36, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1896-1897, del 15 febbraio 1896. Circolare 11. 11, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare nell'anno scolastico 1897-98, del 28 gennaio 1897. Circolare n. 112, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1897-1898, del 20 agosto 1897. Circolare n. 120, Concessione di pensioni gratuite e semigratuite, e di assegni di primo corredo deliberate dall'orfanotrofio militare di Napoli a favore di orfani di ufficiali, ammessi nel collegio militare di quella città, del 2 settembre 1897. Circolare n. 149, Concorso straordinario a titoli per ammissioni al 1°, 2° e 3° anno di corso nei collegi militari, del 27 ottobre 1897.
484 LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 174, R. Decreto n. 390 relativo al pareggiamento degli studi dei collegi militari e degli istituti tecnici, del 13 agosto 1897. Circolare n. 176, R. Decreto n. 391 che modifica le norme per le concessioni delle pensioni semigratuite negli istituti militari, del 13 agosto 1897. Circolare n. 177, R. Decreto n. 392, relativo alle spese di pensione e di corredo per gli allievi dei collegi militari, del 13 agosto 1897. Atto 11 . 53, Legge 6 marzo 1898, n. 50 che modifica quella in data 2 luglio 1896 n. 254, sull'avanzamento nel R. esèrcito, del 6 marzo 1898. Circolare n. 26, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1898-1899 del 10 febbraio 1898. Circolare n. 30, Ammissione di sottufjìciali al corso Jpeciale presso la scuola militare nell'anno scolastico 1898-1899, del 16 febbraio 1898. Circolare n. 125, Esame di ammissione al 2° cd al 3° corso dei collegi militari per l'anno scolastico 1898-1899 del 24 giugno 1898. Circolare n. 153, Nuovo concorso ed esami di riparazione per l'ammissione al I O anno dei collegi militari del 26 agosto 1898. Circolare n. i 63, Nuovo concorso per ì'ammissione alla scuola militare di aspiranti al! 'arma di cavalleria del 7 ottobre 1898. Atto n. 135, R. Decreto n. 274 che approva modificazioni al regolamento per l'esecuzione della legge sull'avanzamento nel R. esercito, 25 maggio 1899. Atto 11. 164, R. Decreto n. 341 che approva modijìcazioni al regolamento per l'esecuzione della legge sul! 'avanzamento nel R. esercito, 8 luglio 1899. Circolare n. 18 Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1899-1900, del 9 febbraio 1899. Circolare n. 27, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1899-1900, del 16 febbraio 1899. Circolare n. 28, Modificazione al regolamento per l'ammissione ai collegi, alla scuola militare e all'accademia militare, del 9 febbraio 1899. Circolare n. 138, Nuovo concorso per l'ammissione nei collegi militari per! 'anno scolastico 1899-1900, del 7 settembre 1899.
CIRCOLARI UFFICIALl, LEGGI, REGT DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
485
Circolare n. 143, Modificazione alle condizioni di età cui debbono soddisfare i concorrenti per titolo all'ammissione al secondo anno di corso dei collegi militari, per l'anno scolastico 1899-1900, del 21 settembre 1899. Circolare n. 155, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 9 ottobre 1899. Circolare n. 177, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare, del 14 dicembre 1899. Circolare n. 12, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1900-1901, del 2 febbraio 1900. Circolare n. 13, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1900-1901, del 2 febbraio 1900. Circolare n. I 9, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1901-1902, del 5 febbraio 1901. Circolare n. 127, Sottufficiali chiamati agli esami orali per l'ammissione al corso speciale presso la scuola militare, del 29 agosto 1901. Circolare n. 14, Ammissione nei collegi militari, per l'anno scolastico 1902-1903, del 8 febbraio 1902. 31, Ammissione nella scuola militare e nel! 'accademia militare, per l'anno scolastico 1902-1903, del 1 marzo 1902. Circolare
11.
Circolare 11. I 53, Modificazione al limite massimo d'età per l'ammissione, per titoli, al 1° e 2° anno di corso nei collegi militari per l'anno scolastico 1902-1903, del 21 agosto 1902. Circolare n. 185, Ammissione di sottufficiali al corso speciale della scuola militare, del 16 ottobre 1902. Circolare 11. 186, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 17 ottobre 1902. Atto n. 32, Relazione a S. M il Re e R. Decreto n. 555, che apporta
modificazioni al regolamento per la esecuzione della legge sull'avanzamento nel R. esercito(§§ 137 e 138 bis), del 4 dicembre 1902 [pubblicata nel 1903]. Circolare n. 121, R Decreto n. 142 che apporta modificazioni al regolamento organico per le scuole militari, del l marzo 1903.
486
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 67, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1903-1904, del 23 aprile 1903 . Circolare n. 174, Ammissione di nuovi allievi alla scuola e ali 'accademia militare, del 20 ottobre 1903. Circolare n. 37, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1904-1905, del 23 marzo 1904. Circolare n. 40, Ammissioni nella scuola militare e nell'accademia militare per! 'anno scolastico 1904-1905, del 7 aprile 1904. Circolare n. 150, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e ali'accademia militare, del 18 ottobre 1904. Circolare n. 36, Ammissione di sottufficiali al corso speciale della scuola militare, per l'abilitazione al grado di sottotenente, del 17 marzo 1905. Circolare n. 47, Ammissioni alla scuola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolastico 1905-1906 del 24 marzo 1905. Circolare n. 69 Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1905-1906, del 5 maggio 1905. Circolare n. 70, Concorso ad assegni di studio per allievi d'istituti militari, sulla fondazione Vittorio Emanuele, del 10 maggio 1905 . Circolare n. 156, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 20 ottobre 1905. Circolare n. 62, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1906-1907, del 9 maggio 1906. Circolare n. 63, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1906-1907, del 9 maggio 1906. Circolare n. 64, Ammissioni nella scuola militare e nel! 'accademia militare, per l'anno scolastico 1906-1907, del 9 maggio 1906. Circolare n. 79, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1906-1907, del 13 giugno 1906. Circolare n. 80, Ammissioni nella scuola e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1906-1907, del 13 giugno 1906.
CIRCOLARI UFFI CIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
487
Circolare n. 176, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1906-1907 - Concessione di una altra visita medica ai dichiarati non idonei, del 9 novembre 1906. Circolare n. 85 Ammissioni nella scuola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolastico 1907-1908, del 29 marzo 1907. Circolare n. 105, Ammissioni nei collegi militari per l'anno scolastico 1907-1908, del 26 aprile 1907. Circolare n. 113, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1908-1909, del 25 marzo 1908. Circolare n. 174, Ammissioni nella scuola e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1908-1909, del 16 maggio 1908. Circolare n. 322, Ammissione nella scuola militare e nel 'accade mia militare per l'anno scolastico 1908-1909, del 8 agosto 1908. Circolare n. 397, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1908-1909, del 1 ottobre 1908. Circolare 11. 415, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 22 ottobre 1908. Circolare n. 139, Ammissione nei collegi militari per l'anno scolastico 1909-191 O, del 31 marzo 1909. Circolare n. 145, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1909-19IO, del 5 aprile 1909. Circolare n. 146, Ammissioni nella scuola militare e nell'accademia militare, per l'anno scolastico 1909-1910, del 5 aprile 1909. Circolare 11. 297, Legge n. 493 che apporta aggiunte alla legge 9 luglio 1896 n. 254, sull'avanzamento nel R esercito, del 19 luglio 1909. Circolare n. 326, R decreto n. 548 che apporta varianti al regolamento per l'esecuzione della legge 2 luglio 1896 n. 254, sull'avanzamento nel R. esercito, del 29 luglio 1909. Circolare n. 9, R. decreto n. 803 che apporta modificazioni al regolamento per l'esecuzione della legge sull'avanzamento nel R. esercito, del 16 dicembre 1909 [pubblicata nel 1910]. Circolare n. 102, Ammissioni di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1910-1911, del 17 marzo 1910.
488
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 103, Ammissioni nei collegi militari per l'anno scolastico 1910-1911, del 17 marzo 1910. Circolare n. 121, Ammissioni nella scuola militare e nel! 'accademia militare, per l'anno scolastico 1910-911, del 1 aprile 191 O. Circolare n. 201, Limiti di età nei collegi militari per l'anno scolastico 1910-911, del 25 maggio 1910. Circolare n. 31 O, Legge n. 515 riguardante modificazioni al testo unico delle leggi d'ordinamento del R. esercito e dei servizi dipendenti dall'amministrazione della guerra, e al testo unico delle leggi sugli stipendi ed assegni fissi per il R. esercito. - Norme per la sua attuazione, del 17 luglio 1910. Circolare n. 461, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 28 ottobre 191 O. Circolare n. 504, Presentazione di allievi chiamati alla ammissione alla scuola e all'accademia militare e residenti in località infette, del 22 novembre 1910. Circolare n. 11, R. decreto n. 893 che approva varianti al regolamento per /'esecuzione della legge sull'avanzamento nel R. esercito, del 11 dicembre 191 O[pubblicata nel 1911]. Circolare n. 80, Ammissioni nei collegi miìitari per l'anno scolastico 1911-912, del 21 febbraio 1911. Circolare 11. 181, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1911-12, del 25 aprile 1911. Circolare n. 382, Sottujjìciali chiamati agli esami orali per l'ammissione al corso speciale accelerato presso la scuola militare e sottufficiali del c01po d'occupazione in Libia o nell'Egeo ammessi, senza esami, al corso stesso, del 14 agosto 1911. Circolare n. 546, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare e al! 'accademia militare, del 25 ottobre 1911. Circolare n. 145, Ammissione straordinaria nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno 1912, del 4 aprile 1912. Circolare 11. 146, Ammissione di sottufficiali al corso speciale accelerato presso la scuola militare, per l'anno scolastico 1912-913, del 4 aprile 1912. Circolare n. 147, Ammissioni nei collegi militari per l'anno scolastico 1912-913, del 4 aprile 1912.
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
489
Circolare n. 288, Sottufficiali chiamati agli esami di concorso per l'ammissione al corso speciale accelerato presso la scuola militare, del 25 giugno 1912. Circolare n. 338, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare nell'anno 1913, del 24 luglio 1912. Circolare n. 391, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare ed all 'accademia militare, del 20 agosto 1912. C ircolare n. 425, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia mi/ilare per l'anno scolastico 1913-1914, del 12 settembre 1912. Circolare n. 487, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1913-1914, del 18 ottobre 1912. Circolare n. 505, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1913-1914, dell' l novembre 1912. Circolare n. 579, Ammissione cli nuovi allievi alla scuola militare e all'accademia militare, del 20 di<.;t1mbre 1912. Circolare n. 197, Ammissione di sottufficiali al corso speciale presso la scuola militare per l'anno scolastico 1913-14, de11'8 maggio 1913 . Circolare n. 214, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l 'anno scolastico 1913-14, del 28 maggio 1913. Circolare n. 269, Legge n. 601 portante modificazioni alla legge sull'avanzamento nel R esercito, 8 giugno 1913. Circolare n. 279, Ammissioni nei collegi militari p er l'anno 191314, del 4 luglio 19 13. Circolare n . 427, Ammissioni nei collegi militari p er l 'anno 191314, del 15 ottobre 1913. Circolare n. 441, R. decreto che autorizza il ministro della guerra ad emanare speciali disposizioni relative alle note caratteristiche ed alle proposte d'avanzamento p er l 'anno in corso, e fino a quando durerà lo stato di guerra in Libia, del 25 settembre 1913 . Circolare n. 193, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1914-915, del 7 maggio 1914. Circolare n. 195, Ammissione di sottufficiali al corso sp eciale presso la scuola militare p er l 'anno scolastico 1914-15, del 7 maggio 1914.
4 90
LJ\ FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE Dl MODENA ( I895- I 939)
Circolare n. 512, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare ed all'accademia militare, del 23 ottobre 1914. Circolare n. 565, R. decreto n. 1249, da convertirsi in legge, concernente la sospensione del! 'applicazione dei limiti d'età per gli ufficiali delle varie armi e corpi, fino al grado di colonnello incluso, del 15 novembre 1914. Circolare n. 6, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1915-916, del 3 gennaio 1915. Circolare n. 7, Ammissione di sottufficiali ad un corso speciale accelerato presso la scuola militare per l'anno scolastico 1915-16, del 3 gennaio 1915. Circolare n. 181, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare ed al! 'accademia militare, del 19 marzo 1915. Circolare n. 667, Decreto luogotenenziale n. 1293, che apporta aumenti alla tabella XV del testo unico delle leggi sull'ordinamento del R. esercito e dà disposizioni p er le promozioni degli ufficiali di complemento, del 22 agosto 1915. Circolare n. 711, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare per l'anno scolastico 1915-916 di aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio attivo permanente, del 18 settembre 1915. Circolare n. 723, Decreto luogotenenziale n. 1395, recante disposizioni varie relative all'avanzamento degli ufficiali in servizio attivo permanente e di complemento, del 12 settembre 1915 . Circolare n. 816, Ammissione nella scuola e nell'accademia militare di aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio attivo permanente, del 5 novembre 1915. Circolare n. 739, Ammissione nella scuola militare e nell'accademia militare di nuovi allievi aspiranti ufficiali effettivi, dell' 1 ottobre 1915. Circolare n. 874, Decreto luogotenenziale n. 1646, che approva provvedimenti concernenti l'avanzamento degli ufficiali, del 14 novembre 1915. Circolare n. 16, Ammissione di nuovi allievi alla scuola militare ed al!'accademia militare, del 7 gennaio 1916. Circolare n. 148, Decreto luogotenenziale n. 217, col quale, per tutta la durata della guerra, è sospesa la facoltà di ripetere un anno di corso agli allievi dell'accademia militare e della scuola militare aspi-
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
49 1
ranti alla nomina a sottotenente in servizio attivo permanente, del 17 febbraio 1916. Cìrcolare n. 455, Decreto luogotenenziale n. 859, per la durata della guerra, è so5pesa la facoltà di ripetere l'ultimo anno di corso agli allievi arruolati dei collegi militari, dichiarati non idonei negli esami di licenza, del 9 luglio 1916. Circolare n. 478, Sospensione, per la durata della guerra, dei corsi per aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio attivo permanente, del 28 luglio 1916. Circolare n. 46, Decreto luogotenenziale n. 62, concernente disposizioni varie circa l'avanzamento e lo stato degli ufficiali, del 17 gennaio 1918. Circolare n. 188, R. decreto n. 317, che stabilisce i limiti di età per la permanenza in servizio attivo degli ufficiali generali del R. esercito, del 29 marzo 1920. Circolare n. 248, R. decreto n. 451, relativo all 'ordinamento prove visorio del R. eserc:ito, del 20 aprile 1920. Circolare n. 340, Rec/utamento ufficiali in S.A.P. di fanteria, ca:: valleria, artiglieria e genio, del 13 luglio 1922. Circolare n. 526, Corsi di integrazione nei locali della scuola diguerra, del 11 ottobre 1922. Circolare n. 15, Relazione e R. decreto n. 12, relativo all'ordinamento del R Esercito, del 7 gennaio 1923. Circolare n. 299, Ammissioni nelle accademie militari per l'anrk:r scolastico 1923-924, del 24 maggio 1923. Circolare n. 32, Elenco degli allievi ammessi ai corsi p er il reclutamento di ufficiali in S.A.P. presso le accademie militari di Modena e di Torino e presso le scuole di sanità militare di Firenze e di applicazione di cavalleria di Pinerolo ai sensi della circolare 369 giornale militare 1924, del 15 gennaio 1924. Circolare n . 90, Elenco degli allievi ammessi ai corsi per il reclutamento di ufficiali in S.A.P. presso le accademie di Modena e di Torino ai sensi della circolare 299 giornale militare 1923, del 31 gennaio 1924. Circolare n. 198, Ammissione di sottufficiali ai corsi speciali p resso le Accademie militari p er l'anno scolastico 1924-1925. Corso preparatorio, del 13 marzo 1924.
492
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICJALI NELL' ACCADEMIA MlLTT ARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 369, Ammissioni di allievi nelle scuole militari di reclutamento degli ufficiali in servizio attivo permanente per l'anno scolastico 1924-925, del 12 giugno 1924. Circolare n. 195, Ammissione di sottotenenti allievi nelle scuole di reclutamento degli ufficiali in servizio attivo permanente per l'anno scolastico 1925-1926, del 7 maggio 1925. Circolare n. 196, Ammissione di sottufjìciali allievi ai corsi speciali presso le accademie militari per l'anno scolastico 1925-1926, del 7 maggio 1925. Legge 11 marzo 1926, n. 398, Avanzamento degli ufficiali del Regio Esercito, in "Gazzetta Ufficiale", 15 marzo, n. 61. Legge 11 marzo 1926, n. 396, Ordinamento del Regio Esercito, supplemento n. 1 al "Giornale Militare Ufficiale" del 9 aprile 1926. Legge 11 marzo 1926, n_ 400, Nuovo ordinamento del! 'Amministrazione centrale della guerra e del personale civile dipendenti, supplemento n. 1 al "Giornale Militare Ufficiale" del 9 aprile 1926. Legge 11 marzo 1926, n. 396, Stato degli ufficiali del Regio Esercito, d ella Regia marina e della Regia aeronautica, supplemento n. 1 al "Giornale Militare Ufficiale" del 9 aprile 1926. Legge 11 marzo 1926, n. 396, Avanzamento degli ufficiali del Regio Esercito, supplemento n. 1 al "Giornale Militare Ufficiale" del 9 aprile 1926. Regio Decreto Legge 31 marzo 1926, n. 537, Modificazioni ad alcune particolari disposizioni delle leggi 11 marzo 1926, nn. 396, 397, 398 e 400 sull'ordinamento del R Esercito, sullo stato degli ufficiali del R Esercito, della R_ Marina e della R. Aeronautica, sul! 'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito e sul nuovo ordinamento del1'amministrazione centrale della guerra e dei personali civili dipendenti, ed al R. Decreto-Legge 4 settembre 1925 n. 1599 circa gli ufficiali esonerati, di autorità dal comando mobilitato durante la guerra, supplemento n. 1 al "Giornale Militare Ufficiale" del 9 aprile 1926. Circolare n. 32, Elenco degli allievi ammessi ai corsi per il reclutamento di ufficiali in S.A.P. presso le accademie militari di Modena e di Torino e presso le scuole di sanità militare di Firenze e di applìcazione di cavalleria di Pinerolo ai sensi della circolare 195 giornale militare 1925, del 7 gennaio 1926.
CIRCOLARI UfFICIALJ, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
493
Circolare n. 207, Norme esecutive per la prima applicazione della
legge Il marzo 1926, n. 398 sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, del 2 aprile 1926. Circolare n. 317, Ammissione nelle accademie militari di sottotenenti di complemento aspiranti alla nomina a tenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1926-27, del 10 giugno 1926. Circolare n. 320, Ammissione di sottufficiali allievi ai corsi spe-
ciali presso le accademie militari per la nomina a tenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1926-27, del 10 giugno 1926. Circolare 11. 390, R. decreto-legge n. 1144. Reclutamento degli ufficiali in servizio permanente nel R. esercito, del 17 giugno 1926. Circolare 11. 396, Norme esecutive per la prima applicazione della legge Il marzo 1926, n. 398 sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, del 7 luglio 1926. Circolare n. 701, Elenco degli allievi ammessi ai corsi per il reclutamento di ufficiali in S.P.E. presso le Accademie militari di Modena e Torino, al 3° anno di corso presso l'accademia militare di Modena (sic; Torino) e ai corsi presso le Scuole di sanità militare di Firenze e di applicazione di Pinerolo ai sensi delle circolari 31 7, 318 e 319 giornale militare 1926, del 16 dicembre 1926. Circolare n. 470, R. decreto n. 1386 sull 'ordinamento e gli studi delle accademie militari, del 15 luglio 1926. Circolare n. 122, R. Decreto n. 177. Decadenza della qualità di allievi delle scuole militari e ricollocamento in congedo degli ufficiali inidonei al servizio, per menomate condizioni fisiche, del 20 gennaio 1927. Circolare n. 217, Preavviso per l'ammissione ai corsi ordinari allievi presso l'accademia militare di artiglieria e genio di Torino, del 31 marzo 1927. Circolare 11. 227, Varianti ed aggiunte alle norme esecutive per la prima applicazione della legge 11 marzo 1926, n. 398, sull'avanzamento degli ufficiali del R. Esercito, del 7 aprile 1927. Circolare n. 288, Ammissione alle accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1927-1928, del 9 maggio 1927. Circolare n. 289, Ammissioni di sottufficiali allievi ai corsi speciali presso l'accademia di Modena, per la nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1927-1928, del 9 maggio 1927.
494
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL' ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 312, Manifesto relativo alle ammissioni alle accademie e alle scuole militari per l'anno scolastico 1927-1928, del 19 maggio 1927. Circolare n_ 475, Ammissione ai corsi speciali di studi presso l'Accademia di Modena di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle colonie, del 4 agosto 1927. Circolare n. 315, Ammissioni ordinarie alle RR. Accademie di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1928-1929, di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente nelle varie armi e corpi, del 1Omaggio 1928. Circolare n. 316, Norme per le ammissioni ed il trattamento degli allievi nelle RR. Accademie militari, del 10 maggio 1928. Circolare n. 53, Legge n. 3122. Conversione in legge del R. decreto 14 giugno 1928, n. 1590, contenente disposizioni relative agli studi universitari di ingegneria, del 20 dicembre 1928. Circolare n. 393, Ammissione di marescialli ordinari e di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle Colonie, al 1° grado di abilitazione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R. accademia di Modena, del 7 giugno 1928. Circolare n. 498, R. decreto-legge n. 1590. Disposizioni relative agli studi wziversitari di ingegneria, del 14 giugno 1928. Circolare n. 165, Ammissione di studenti d'ingegneria alla scuola di applicazione di artiglieria e genio per la nomina a tenente in servizio permanente nelle armi d'artiglieria o del genio, del 7 marzo 1929. Circolare n. 282, Ammissione di Marescialli ordinari e di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle Colonie, ai corsi di abilitazione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R. accademia di Modena, del 7 maggio 1929_ Circolare n. 267, Ammissione nelle Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1929-1930, del 2 maggio 1929. Circolare n. 420, Determinazione dei titoli di studio che dispensano dagli esami di ammissione ai corsi speciali e di abilitazione presso ! 'accademia di Modena, e conferiscono il beneficio della precedenza assoluta nelle ammissioni medesime, del 12 luglio 1929.
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
495
Circolare n. 181, Ammissione alle Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1930-31 , del 27 marzo 1930. Circolare n. 182, Ammissione di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, al 1 ° anno dei corsi speciali presso la R accademia di Modena, del 27 marzo 1930. Circolare n. 32 1, R. decreto contenente disposizioni relative agli studi presso la R. accademia e la scuola di applicazione di artiglieria e genio, del 17 aprile 1930. Circolare n. 438, R. decreto n. 726. Ordinamento delle scuole militari, del 1° maggio 1930. Circolare n. 439, Norme esecutive per la prima applicazione del testo unico delle disposizioni sul reclutamento degli ufficiali del R. Esercito, del 19 luglio 1930. Circolare n. 186, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR Accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, p er l'anno scolastico 1931-1932, del 9 aprile 193 l . Circolare n. 208, Ammissione di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, al 1° anno dei corsi speciali presso la R. accademia di Modena, del 17 aprile 1931. Circolare n. 209, Ammissione di marescialli ordinari e di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle colonie, ai corsi di abilitazione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R accademia di Modena, del 17 apriie 193 1. Circolare n. 372, Estensione agli orfani dei caduti per la causa nazionale del trattamento previsto per gli orfani di guerra nelle ammissioni alle accademie ed ai collegi militari, del 23 luglio 1931. Circolare n. 243, Ammissione di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, al 1° anno dei corsi speciali presso la R. accademia di Modena, del 16 maggio 1932. Circolare n. 244, Ammissione di marescialli ordinari e di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle colonie, ai corsi di abilitaz ione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R accademia di Modena, del 16 maggio 1932.
496
LA FORMAZIONE DEGLI UFFlClALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 168, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, per l'anno scolastico 1933-1934, del 29 marzo 1933. Circolare n. 181, Ammissione di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, al 1° anno dei corsi speciali presso la R. accademia di Modena, del 29 marzo 1933. Circolare n. 182, Ammissione di marescialli ordinari e di ufficiali subalterni di complemento in servizio nelle colonie, ai corsi di abilitazione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R. accademia di Modena, del 29 marzo 1933. Circolare n. 329, Concessione di speciali posti gratuiti ad allievi del primo anno dei corsi ordinari delle accademie di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1933-1934, del 19 giugno 1933. Circolare 11. 410, R. decreto n. 944. Modifiche al R. decreto 1° maggio 1930, n. 726, sull'ordinamento delle scuole militari, del 23 giugno 1933. Circolare 11. 268, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1934-1935, del 10 aprile 1934. Circolare 11. 439, Ammissione di marescialli ordinari e di ufficia/; subalterni di complemento in servizio nelle colonie, ai corsi di abilitazione alla nomina a sottotenente in servizio permanente, presso la R. accademia di Modena, del 15 giugno 1934. Circolare n. 441, Ammissione ai corsi ordinari delle R.R.. accademie di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1934-1935, del 19 giugno 1934. Circolare n. 405, R. decreto n. 815. Modificazioni al! 'ordinamento dei collegi militari e delle accademie militari, del 30 aprile 1934. Circolare n. 417, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1934-1935, del 7 giugno 1934. Circolare n. 437, Legge n. 899. Avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 7 giugno 1934.
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
497
Circolare n. 438, Ammissione di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente, al 1° anno dei corsi speciali presso la R. accademia di Modena, del 15 giugno 1934. Circolare n. 387, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR accademie di Modena e Torino di giovani aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente per l'anno scolastico 1935-1936, del 31 maggio 1935. Circolare n. 388, Ammissioni ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente effettivo per l'anno scoìastico 1935-1936, del 31 maggio 1935. Circolare n. 557, Ammissione ai corsi ordinari della R. accademia di Modena di sottufjìciali dei carabinieri reali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente effettivo, per l'anno scolastico 1935-1936, del 17 luglìo 1935. Circoi are n. 590, R. decreto-legge n. i 285. Tra/lamento economico degli allievi delle accademie militari provenienti dai sottufficiali che rinunziano al grado per la durata dei corsi, del 27 giugno 1935. Circolare n. 96, Legge n. 90. Conversione in legge del R. decretolegge 27 giugno 1935-XIII, n. 1285, concernente il trattamento economico degli allievi delle accademie militari provenienti dai sottufj ìciali che rinunciano al grado per la durata dei corsi, del 6 gennaio 1936. Circolare n. 547, Decreto ministeriale che indice un concorso p er esami, per l'ammissione di giovani ai corsi ordinari delle RR. accademie militari di Modena e Torino, per l 'anno scolastico 1936-1937, del 22 giugno 1936. Circolare n. 549, Ammissione ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente effettivo, per l'anno scolastico 19361937, del 22 giugno 1936. Circolare n. 702, R. decreto n. 1546. Ordinamento degli istituti militari, del 9 luglio 1936. Circolare n. 6, R. decreto-legge n. 2154. Aggiornamento delle disposizioni vigenti sull 'avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 22 dicembre 1936 [pubblicata nel 1937).
498
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Circolare n. 169, R decreto. Disposizioni relative agli studi presso la R. accademia e la scuola, del 9 dicembre 1937 (pubblicata nella dispensa n. 11 del Giornale Militare Ufficiale del 1938). Circolare n·. 219, R. decreto n. 264. Modificazioni al R. decreto 9 luglio 1936-XIV. n. 1546, concernente l'ordinamento degli istituti militari, del 1° febbraio 1937. Circolare n. 438, Decreto ministeriale che indice un concorso per l'ammissione ai corsi ordinari delle RR. accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1937-1938, del 6 giugno 1937; circolare n. 439, Norme per lo svolgimento del concorso per l 'ammissione alle accademie militari indetto per l'anno 1937-38, del 6 giugno 1937. Circolare n. 440, Ammissione ai corsi ordinari delle RR. accademie di Modena e Torino di sottufficiali aspiranti alla nomina a sottotenente in servizio permanente ejjèttivo, per l'anno scolastico 19371938, del 23 giugno 1937. Circolare n. 489, Ammissioni ai corsi ordinari delle Regie accademie militari. Esperimento di educazionejìsica, del 14 luglio 1937. Circolare n. 541, Concorso di ammissione ai corsi ordinari delle Regie accademie militari di Modena e Torino per l'anno scolastico 1937-38, del 28 luglio 1937. Circolare n. 696, R. decreto n. 1519. Aggiornamento delle norme relative al! 'ordinamento delle accademie e delle scuole militari, del 23 luglio 1937. Circolare n. 52, faperimento di educazione fisica per i candidati all'ammissione alle scuole militari, per l'anno scolastico 1938-39, del
26 gennaio 1938. Circolare n. 241, R. decreto n. 226. Approvazione del regolamento per l'esecuzione della legge 7 giugno 1934-Xll, n. 899, sull'avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 20 gennaio 1938. Circolare n. 420, Decreto ministeriale che indice i concorsi per l'ammissione ai corsi ordinari delle RR. accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1939-1940, del 15 giugno 1938. Circolare n. 421, Norme per lo svolgimento dei concorsi per l 'ammis-
sione alle accademie militari, indetti per l'anno scolastico 1938-39, del 15 giugno 1938.
CIRCOLARI UFFICIALI, LEGGI, REGI DECRETI, DECRETI LEGGE, ATTI
499
Circolare n. 491, Norme per lo svolgimento dei concorsi per l 'ammissione alle accademie militari, indetti per l'anno scolastico 193839, del 15 giugno 1938. Circolare n. 553, R. decreto-legge n. 1166. Aggiornamenti alle disposizioni vigenti sul! 'avanzamento degli ufficiali del R esercito, del 6 luglio 1938. Circolare n. 358, Norme per lo svolgimento dei concorsi per l'ammissione alle accademie militari, indetti per l'anno scolastico 1939-40, del 16 aprile 1939. Circolare n. 322, Legge n. 370. Avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 9 maggio 1940. Circolare n. 357, Decreto ministeriale che indice i concorsi p er l'ammissione ai corsi ordinari delle RR. accademie militari di Modena e Torino, per l'anno scolastico 1939-1940, del 16 aprile 1940. Circolare n. 757, Legge n. 1369. Norme sullo stato e /'avanzamento degli ufficiali del R. esercito durante l'attuale stato di guerra, del 2 ottobre 1940. Circolare 11. 380, R. decreto 21 novembre 1940-XIX [sic], n. 2053. Regolamento per l'esecuzione della legge 9 maggio I 940-XVIII, n. 370, sull'avanzamento degli ufficiali del R esercito, del 8 maggio 1941. Circolare n. 211, R. decreto-legge 17 febbraio 1942-XX, n. 151. Adeguamento alle esigenze del! 'attuale stato di guerra delle disposizioni sull'ordinamento del R esercito e sull'avanzamento degli ufficiali del R. esercito, del 17 marzo 1942. Circolare n. 669, R. decreto-legge 23 settembre 1942-XX, n. 1069. Avanzamento degli u_fficiali generali del R. esercito durante l'attuale stato di guerra, del 24 settembre 1942. Circolare n. 325, Decreto legislativo Luogotenenziale 5 ottobre 1944, n. 378. Modificazioni alla legge 9 maggio 1940, n. 370, sull 'avanzamento degli ufficiali del Regio Esercito, del 23 dicembre 1944. Decreto legislativo 7 maggio 1948, n. 727, Norme in materia di stato e di avanzamento degli ufficiali del 'Esercito, in "Gazzetta Ufficiale" del 19 giugno, 11. 141.
500
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NE LL'ACCADEMIA MILITARE 01 MODENA ( 1895. 1939)
Circolare n. 253, Legge 14 giugno 1949, n. 446. Modificazione dell 'art. 31 della legge 9 maggio 1940, n. 370, sull'avanzamento degli ufficiali dell'Esercito, del 30 luglio 1949. Circolare n. 566, Legge 12 novembre 1955, n. 1137. Avanzamento degli ufficiali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, del 7 dicembre 1955. Circolare n. 183, Legge 27 f ebbraio 1958, n. 295. Modifiche alla legge 12 novembre 1955, n. 1137, sull'avanzamento degli ufficiali dell'Esercito, della Marina e dell 'Aeronautica e alla legge 29 marzo 1956, n. 288, sullo stato giuridico e l'avanzamento degli ufficiali del Corpo guardie di pubblica sicurezza, del 14 aprile 1958. Circolare n. 506, Legge 16 novembre 1962, n. 1622. Riordinamento dei ruoli degli ufficiali in servizio permanente effèttivo del/ 'Esercito, del 3 dicembre 1962. Circolare n. 231, Legge 6 aprile 1965, n. 235. Modifica all 'articolo 143 della legge 12 novembre 1955, n. 1137, sull 'avanzamento degli iifficiali dell'Rsercito, della Marina e dell'Aeronautica, del 14 aprile 1965.
INDICI
INDICE DEL TESTO PRESENTAZIONE ............................................... ....................... .
pag.
INTRODUZIONE .......... ......... ............. ....... ... ....................... ...... ..
"
V VII
IX
PREMESSA ....... .......................... ............. ......... ...................... .. CAPITOLO I LA FORMAZIONE E GLI ALLIEVI DA ADUA ALLA LIBIA (1895-1910) .. .......................... ........................... .............. ................... ..
1 - Le norme d'ammissione ................... ... .. .......... ................. .. 1.1 - Le prescrizioni generali ...................... .. ...................... .. 1.2 - La selezione culturale ................... ............................... .
pag.
"
" " "
30 38
"
38
2 - Concorsi, concorrenti c vincitol'i .. .................................... .
2 .1 - I posti ........................ ...... ............... .............. ............... . 2.2 - La selezione .......... ................................ ..................... .. 2.3 - Gli ammessi .................. ............................................. ..
2. 3.J - L'età m edia .... ...... ............................. ...... ......... . 2.3.2 - Ii titolo di studio ............................................... 2.3.3 - L 'attiviià precedente ....................................... ..
2.3.4 - La provenienza geografica ............................. .. 3 - La formazione degli allievi .. ..... .............................. .......... ..
11 22
1.3 - La selezione censitaria ................ ................................. . 1.4 - La selezione istituzionale ......................... ..... .. .. .. .. ...... ..
5
" " " " " "
44 54 55 56 59 61
3.1. 2 - Le materie ........................................................ .
90 90 9i 94
3. 1.3 - insufficient i e insufficienze ....... ....................... .
103
3.2 - L ' educazione morale .................................................. ..
110
3.1 - Lo studio ...... .. ............................................................. .
3.1.1 -1 docenti ..................................................... .. ... ..
,,
"
CAPITOLO II IL LUNGO PERIODO BELLICO (1911 - 1922) ...................................
pag.
131
1 - La guerra italo-turca (1911-1913) ............................ ......... 2 - La crisi ba lcanica e la guerra mondiale (1914- 1915) ..... .. 3 - L'intervento e la pace (1 915-1919) ................................... .
"
132 133 134
"
5 04
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA M!L!TARE DI MODENA (1895-1939)
4 - I corsi integrativi (1919-1922) ........................................... .
,,
135
CAPITOLO III
LA FASE SPERIMENTALE (1922-1926) ...........................................
pag.
I - Le norme d'ammissione ................................. ...... .. ........... .
137
140 141 144 150 150
l, 1 - Le prescrizioni generali ............................................... .
1.2 - La selezione culturale .... ............................................. ..
1.3 - La selezione censitaria ................................................. . 1.4 - La selezione istituzionale..............................................
157 158
2 - Concorsi e vincitori .............................................................
2.1 - I posti ........................................................................... 2.2 - La selezione .. .. ....... ... .. .. .... .. ...... .................... ... . .. .. . .. ....
159
2.3 - Gli ammessi ................................................................ .
164 164 164
2.3.1-L'etàmedia .................................................... .. 2.3.2 - La provenienza geografica ............................... 3 - La foi-mazione degli a!lievi ................................................ . 3.1 - Lo studio ..................................................................... . 3.1.1 - I docenti .......................................................... .. 3.1. 2 - Le materie ......................................................... 3.1.3 - Insufficienti e insufficienze...............................
,, ,, ,, ,,
3.2 - L'educazione morale ............................................. .......
168
168 168 170 174 175
CAPITOLO IV
LA RIAPERTURA AI BORGHESI (1927-1939) ............................... .
1 - Norme d'ammissione ......... .... ... ..................................... .... . 1.1 - Le prescrizioni generali ............................................... . 1.2 - La selezione culturale ................................................. .. 1.3 • La selezione censitaria ................................................. .
1.4 • La selezione istituzionale ....................... ..................... ..
pag.
,, ,, ,,
,,
179 183 185 193
201 206
2 - Concorsi e vincitori ........................................................... .. 2.1 - I posti ......................................................................... ..
212
2.2 - La selezione ................................................................ .
214 215 216 216
2.3 · Gli an11nessi ................................................. ............... .
2.3.1 - L'età media ..................................................... . 2.3.2 - Il titolo di studio ....... ....... ................................ .
213
505
INDICE GENERALE
2. 3. 3 - L'attività precedente ....................................... .
pag.
219
"
222 242 252
2. 3. 4 - La provenienza geografica .............................. . 2.3.5 - La professione paterna ........................ ............ . 2.4 - La formazione degli allievi ......................................... .
2. 4.1 - Lo studio ......... .. .......................................... ..... .
2.4.1.1 - I docenti .................................. .......... 2.4.1,2 - Le materie ........................................ . 2.4.2 - L'educazione morale ....................................... .
,,
253 253
" "
256
pag.
295
267
CAPITOLO V
LA CARRIERA.................................................................................... 1 - Le prospettive d'avanzamento .................................... .......
296
2 - Classificazione e carriera ...................................................
3 10
3 - La carriera istituzionale ............................................... ......
323
CAPITOLO Vl
CONCLUSIONI ..................................... .......................................
pag.
343
ALLEGATI GRAFICI .......... ........................................................................... . TABELLE ................................................................................. .. . BIBLIOGRAFIA ................................... ............................... ...... .. . CIRCOLARI E LEGGI .................... ........................ ..................... .
pag. pag. pag. pag.
351 359 449 48 1
INDICI
INDICE DEI GRAFICI ..................... ............................................ .
503 507
INDICE DELLE TABELLE ................ .......................................... .
509
INDICE DEL TESTO ................................................. ................. ..
pag.
INDICE DEI GRAFICI
Grafico l - Rapporto tra la disponibilità di posti nei corsi ordinari e in quelli speciali (1895-1 910) ................. ....... .
pag.
353
Grafico 2 - Rappo1to concorrenti/posti negli istituti professionali (1895-1910) ............................ .......................... .
"
354
Grafico 3 - Rapporto vincitori/posti negli istituti professionali (1895-1910) ................................... ..................... ..... .
"
355
"
356
"
357
Grafico 4 - Rappmto tra conco1Tenti, idonei e ammessi negli esami "speciali" (1895- 1910) ................................. .. Grafico 5 - Rapporto tra la disponibilità di posti nei corsi ordinari e in quelli speciali (1924-1939) ........................ .
INDICE DELLE TABELLE
Tab. I - Età minima e massima per l'ammissione agli istituti propedeutici, professionali e ai corsi speciali (18881910) .........................................................................
pag.
361
Tab. 2 - Esami d'ammissione agli istituti professionali e ai corsi speciali (1888-1910) .........................................
362
Tab. 3 - Oneri di mantenimento degli allievi negli istituti propedeutici e professionali (1888-19 I O) ..................
363
Tab. 4 - Posti in concorso negli istituti propedeutici (18971923) .........................................................................
364
Tab. 5 - Riepilogo generale dei "concorsi" e delle ammissioni alla scuola di Modena (1895-1910) .......................
366
Tab. 6 - Riepilogo generale dei concorsi e delle ammissioni all'accademia di Torino (1895-1910) ..... ...................
369
Tab. 7 - Posti in concorso nell'indirizzo "combattente" e "amministrativo" dei corsi speciali (1895-1915) ...... .
,,
Tab. 8 - Provenienza regionale degli allievi "ordinari" della scuola militare (1895-1910) .... ................ ..................
370 371
Tab. 9 - Provenienza degli ammessi ai corsi ordinari (1898191 O) ........................................................................ .
"
Tab. 1O - Provenienza regionale degli allievi "ordinari" della scuola e dell'accademia militare (I 898-1910) .......... .
,,
Tab. 11 - Ripartizione in fasce di grandezza dei comuni da cui provennero gli allievi "ordinari" (1895-1939) .......... .
372
373 374
Tab. 12 - Provenienza comunale degli allievi "ordinari" della scuola di Modena (1895-1910) .................. ............... .
"
Tab. 13 - Provenienza comunale degli ammessi alla scuola di Modena (1895-1904) ................................ ........... ..... .
,,
Tab. 14 - Provenienza comunale degli allievi "ordù1ari" della scuola di Modena (1905-1910) ................................. .
,,
Tab. 15 - Rapporto percentuale tra allievi "ordinari" della scuola di Modena e studenti nei comuni con oltre 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia (1895-1904) ....... .
,,
375 376
377
378
5JO
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MILITARE DI MODENA (1895-1939)
Tab. 16 - Rapporto percentuale tra allievi "ordinari" della scuola di Modena e studenti nei comuni con oltre 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia (1905-1910) ........
pag.
379
Tab. 17 - Rapporto percentuale tra allievi "ordinari" della scuola di Modena e studenti nei comuni con oltre 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia (1901 e 1910) ......
380
Tab. 18 - Discipline previste al I anno dei corsi ordinari (18951910) .........................................................................
382
Tab. 19 - Discipline previste al II anno dei corsi ordinari (18951910) .........................................................................
384
Tab. 20 - Allievi "ordinari" insufficienti, bocciati, ripetenti del Iellanno(l895-1910) .............................................
386
Tab. 21 - Età minima e massima per l'ammissione agli istituti propedeutici, professionali e ai corsi speciali (19201939) .........................................................................
387
Tab. 22 - Oneri di mantenimento degli allievi negli istituti propedeutici e professionali (1919- 1939) ................ ..
388
Tab. 23 - Riepilogo generale dei concorsi "ordinari" e delle ammissioni all'accademia di Modena (1922-1939) ..
390
Tab. 24 - Riepilogo generale dei concorsi e delle ammissioni all'accademia di Torino (1922-1939) ........................
393
Tab. 25 - Riepilogo generale dei concorsi e delle ammissi01ù nei corsi speciali (1924-1934) ...................................
394
Tab. 26 - Provenienza regionale degli allievi di Modena appartenenti a corsi "sperimentali" (1922-1926) ........ ..
396
Tab. 27 - Provenienza comunale degli allievi di Modena appartenenti ai corsi "sperimentali" (1922-1926) .........
397
Tab. 28 - Discipline previste al I anno dei corsi sperimentali (1923-1926) .............................................................. .
398
Tab. 29 - D iscipline previste al II anno dei corsi sperimentali nell'indirizzo "fanteria" (1923- 1926) ....................... .
399
Tab. 30 - Provenienza regionale degli allievi "ordinari" dell'accademia di Modena (1928-1939) ....................... ..
400
Tab. 3 1 - Provenienza comunale degli allievi "ordinari" dell'accademia di Modena (1928-1939) .........................
402
Tab. 32 - Provenienza comunale degli allievi "ordinari" dell'accademia di Modena nei due periodi 1928-1933 e 1934-1939 ................................................................. .
403
Tab. 33 - Rapporto percentuale tra allievi "ordinari" dell'accademia di Modena e studenti nei comuni con oltre 30.000 abitanti o capoluoghi di provincia (19281939) ...................................... ........... ....................... .
"
404
511
INDICE DELLE TABELLE
Tab. 34 - Rapporto percentuale tra allievi "ordinari" dell'accademia di Modena e studenti nei capoluoghi di provincia ( 1936) ·····························································
pag.
Tab. 35 - Professione patema degli allievi "ordinari" dell'accademia di Modena (1932-1 939) ...............................
406 407
Tab. 36 - Insegnamenti impartiti nel I anno dei corsi ordinari nell' indirizzo "amministrativo" ( 1929-1939) ............
,,
Tab. 37 - Insegnamenti impartiti nel I anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "commissariale" (1929-1939) .............
,,
408 409
Tab. 38 - Insegnamenti impartiti nel I anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "combattenti" (1933-1939) .................
"
410
Tab. 39- Insegnamenti impartiti nel I anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "sussistenza" (1936-1939) ...... ....... .....
"
411
Tab. 40- Insegnamenti impartiti nel II anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "amministrativo" (1929-1939) ..............
"
412
Tab. 41 - Insegnamenti impartiti nel H anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "commissariale" (1929) ............... .......
"
413
Tab. 42 - Insegnamenti impartiti nel Il anno dei corsi ordinari nell' indirizzo "combattenti" (1929-1940) .................
414
T ab. 43 - Insegnamenti impartiti nel li anno dei corsi ordinari nell'indirizzo "sussistenza" (1937-1940) ..................
415
Tab. 44 - Punizioni complessivamente inflitte agli allievi "ordinari" (1932-1939) ................. ..................................
416
Tab. 45 - Allievi "ordinari" puniti in ogni corso (1932-1939) ..
417
Tab. 46- Massimo grado raggiunto dagli allievi "ordinari" e "speciali" del campione (1895-1910 e 1921-1924) ... Tab. 47 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 42° corso ( 1895-1897) .....................................................
,,
"
Tab. 48 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 43° corso (1896-1898) .....................................................
,,
Tab. 50 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 45° corso (1898-1900) ... ....................... ........... ................
,,
"
Tab. 52 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 4 7° corso (1900-1902) ................... ............ ................... ... Tab. 53 - Carriera degli aJJievi "ordinari" e "speciali" del 48° corso (1901-1903) ................... .................... ..............
422
423
Tab. 49 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 44 ° corso (1897-1 899) .....................................................
Tab. 51 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 46° corso (1899-1 901) ............... ........... ..... .. ............... .....
418
424 425 426 427
"
428
512
LA FORMAZIONE DEGLI UFFICIALI NELL'ACCADEMIA MJL!TARE DI MODENA ( 1895-1939)
Tab. 54 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 49° corso (1902-1904) ................................. ....................
pag.
Tab. 55 - Carriera degli allievi "ordinari'.' e "speciali" del 50° corso (1903-1905) .. ................................................... Tab. 56 - Carriera degli allievi "ordinari" e " speciali" del 51 ° corso (1904-1906) .................................................... .
429 430
,,
431
Tab. 57 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 52° corso (1905-1907) ................................................... ..
432
Tab. 58 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 53 ° corso (1906-1908) ..... ....... .........................................
433
Tab. 59 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 54° corso (1907-1909) ......................................... ............
434
Tab. 60 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 55° corso (1908-1910) .............................. ........... .... ........ Tab. 61 - Carriera degli allievi "ordù1ari" e "speciali" del 56° corso (1909-1911 ) ........................................... .. ....... .
"
436
Tab. 62 - Carriera degli allievi "ordinari" e "speciali" del 57° corso (1910-1912) ................................................... ..
"
437
Tab. 63 - Carriera degli allievi "ordinari" del 65° corso (19231925/'26) .......... .... .................................................... .
,,
Tab. 64 - Carriera degli allievi "ordinari" del 66° corso (19231925/'26) ..................... ............................................. .
,,
43 5
438 439
Tab. 65 - Carriera degli allievi "ordinari" del 67° corso (19241926/'27) ............................................ .......................
440
Tab. 66 - Permanenza minima nei vari gradi necessaria per ottenere l'avanzamento (1896-1955) .........................
441
Tab. 67 - Età massima per il servizio in ogni grado (1896-1962)
442
Tab. 68 - Grado ricoperto dagli allievi "ordinari" nel 1924 e nel 1936 ............................................................ ......... Tab. 69 - Grado ricoperto dagli allievi "speciali" dell'indirizzo Arma propria nel 1924 e nel 1936 ....................... .
444
,,
445
Tab. 70 - Grado ricoperto dagli allievi "speciali" dell'indirizzo Commissariato nel 1924 e nel 1936 ....... ...............
446
Tab. 71 - Grado ricoperto dagli allievi "speciali" e "ordinari" nel 1924 e nel 1936 .................................................. .
447