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L'EVACUAZIONE TEDESCA DALLA LITUANIA 1919

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Ciro Paoletti

Baltikum… dall’altra parte: l’evacuazione tedesca della Lituania nel 1919 nella relazione militare italiana

Roma, CISM, 2022


Ciro Paoletti

Baltikum… dall’altra parte: l’evacuazione tedesca della Lituania nel 1919 nella relazione militare italiana

Roma, CISM, 2022 1


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Indice Premessa……………………………………………………………………………………….pag. 5 Ringraziamenti……………………………………………………………………………......pag. 9 Capitolo I Dall’inizio della Grande Guerra al 1919……………………………………………………pag. 11 Capitolo II La situazione lituana nella primavera-estate del 1919 secondo il Rapporto Cavallero....pag. 19 Capitolo III I Tedeschi nei Paesi baltici…………………………………………………………………..pag. 29 Capitolo IV Chi c’era………………………………………………………………………………………pag. 39 Capitolo V I contatti coi Tedeschi………………………………………………………………………..pag. 47 Capitolo VI Finalmente in Lituania............................................................................................................pag. 59 Capitolo VII Si comincia…………………………………………………………………………………....pag. 63 Capitolo VIII L’evacuazione...........................................................................................................................pag. 75 Capitolo IX Le 48 ore del 4 e 5 dicembre...................................................................................................pag. 87 Capitolo X La marcia della Divisione di Ferro………………………………………………………….pag. 93 Capitolo XI Riga, Kaunas, Berlino, Parigi................................................................................................pag. 101 Note bibliografiche.................................................................................................................pag. 117 Bibliografia.............................................................................................................................pag. 121

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Premessa

Questo libro ha due fratelli: quello sulla Lettonia e quello sui Corpi Franchi e tutti e tre nascono come monografie per i pochi che si interessano all’uno e all’altro dei due Paesi e come risposta ad un equivoco che tiene banco da oltre un secolo: la propaganda tedesca su quanto accadde nel Baltico dopo la Grande Guerra. La storia dell’occupazione tedesca della costa orientale del Baltico in Italia è appannaggio di pochissimi ed è stata pesantemente afflitta da Baltikum, di Dominique Venner, tradotto in Italia nel 1978 e divenuto subito uno dei libri d’obbligo dei giovani d’estrema Destra d’allora e della loro mitologia. Come spesso succede in questi casi, nella mente di moltissimi l’unico libro apparso sull’argomento ha determinato una ricostruzione storica condensata in modo superficiale, lasciando un’impressione d’epica saga dei valorosi Germani, in eroica lotta senza speranza per difendere dalla barbarie comunista e slava quell’avamposto di civiltà tedesca, poi spazzato via dall’oriente del Baltico: una perdita per l’Europa, una fatalità per il mondo, un lutto senza fine. Questo rientrava nei luoghi comuni dell’estrema Destra d’allora, incentrati su una visione a dir poco distorta in positivo del Germanesimo e del Nazismo, fatta sorvolando su non pochi e non trascurabili particolari riguardo a quanto era avvenuto in seguito, per cui quella dei Tedeschi, nel 1919 e dopo, era stata una lotta della civiltà e per la civiltà contro l’orrore e la sommersione dei valori europei. Poiché mi sono sempre occupato più che altro di Settecento, per anni non mi curai del Baltico e del 1919. Intorno al 2010 mi capitò di comprare di non so quale mano – terza, quarta, va a sapere – I Proscritti di Ernst von Salomon, edizione 1943, la prima in Italia. Era chiaramente l’antenato di Baltikum, però non ci si capiva nulla, poiché l’autore narrava tutto dal personalissimo e microscopico punto di vista d’uno che era stato una via mezzo fra un sottufficiale ed un subalterno d’un’unità minore, alla periferia di tutto l’insieme dei Corpi Franchi e oltre a questa visione ristrettissima non andava. Non dava una descrizione complessiva di quanto era successo, per cui tutte le vicende, accuratamente tenute fuori dal contesto generale, divenivano molto oscure per chi le leggeva ed incentrate solo sull’autore stesso e i pochi suoi camerati, dei quali il minimo che si può dire è che non apparissero farina da far ostie. Ovviamente, meno informazioni si davano, più diveniva istintivo credere all’autore ed identificarsi con lui ed i suoi, considerandoli i buoni, i valorosi, nel giusto, che erano stati abbandonati da un governo traditore nelle grinfie dei cattivi, i quali erano tutti gli altri, ma proprio tutti, tutto il mondo coalizzato contro quegli eroici difensori, sempre aggrediti e uccisi da torme di feroci avversari equipaggiati, sostenuti e pagati dagli Inglesi; magari se von Salomon avesse aggiunto che quella era la terra di quei feroci avversari sarebbe stato meglio, però non lo fece. Del resto la sua mentalità mi apparve lampante quando, parecchie pagine dopo, trovai scritto che lui e i suoi camerati, giunti nel ’20 in Alta Slesia – sempre per difendere il Germanesimo dai barbari – si erano trovati d’accordo coi militari inglesi nel definire i soldati di tutti gli altri contingenti alleati d’interposizione “negri bianchi”, letterale. Faceva il paio con quanto aveva raccontato un ufficiale della marina imperiale tedesca, impegnato in un’operazione di pace in Mediterraneo prima della Grande Guerra, a proposito d’un brindisi cogli ufficiali inglesi, guardando con disprezzo il resto della tavolata composto di “negri bianchi”, che poi erano gli ufficiali delle altre marine europee, specie latine, inclusa la nostra. Ora, dato che al tempo di von Salomon gli Italiani in Alta Slesia c’erano e non erano Inglesi…, Bè, i negri bianchi avevano vinto la guerra e i nobili Freikorps ariani no; “e beccatevi questa!” pensai. Ovviamente von Salomon aveva riempito svariate decine di pagine colla lotta disperata nel Baltico, col sottinteso dolore di dover abbandonare tanti civili germanici e tante terre irrorate e fecondate dal nobile e generoso sangue tedesco… La campana suonava fessa, perciò misi lì, acquisii il dato ed amen. 5


L’anno seguente il Baltico risaltò fuori in tutt’altro modo, col mio coinvolgimento chiesto e richiesto da James Sterling Corum, allora direttore degli studi – all’anglosassone “the Dean, il decano” – del Baltic Defence College, la scuola di guerra delle tre Repubbliche Baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania. Alla terza volta che me lo domandava in tre anni, accettai d’andare a parlare al Baltic Military History Workshop, il congresso internazionale annuale del Baltic Defence College a Tartu, in Estonia; ma su che? Mi trovai a studiare da zero un’area di cui non conoscevo nulla. Sapevo del passaggio per Vilna delle truppe italiche nel 1812, oppure – ma non proprio lì, un bel po’ più su – del contingente italiano mandato nel 1919 in Murmania, però lì mi fermavo. All’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito qualcosa c’era: presi tre faldoni relativi al 1919, mi ci immersi rapidamente e fotocopiai tutto, perché allora i documenti, risalenti al 1919-1921, erano ben lungi dall’aver compiuto cent’anni e potevano ancora essere fotocopiati. A casa me li lessi e lentamente mi si dipanò sotto gli occhi la lunga, complicata, sanguinosa storia dell’indipendenza dei tre piccoli Stati baltici, i cui sforzi per la libertà erano stati contrastati in tutti i modi prima dai Bolscevichi e poi dai Tedeschi: era la storia di Baltikum, ma dall’altra parte, vista da noi Italiani e limitata agli ultimi due mesi, che poi erano stati quelli cruciali. Suonava molto più convincente di von Salomon, però aveva bisogno di pazienza ed attenzione perché andava giorno per giorno, dava per scontate parecchie cose e non era facilissima da capire senza approfondimenti ulteriori e, soprattutto, senza una carta geografica sotto gli occhi. Qui venne alla luce un altro ostacolo, non da poco. Quasi ogni località dei Paesi Baltici ha un nome in almeno due lingue e a volte fino a sei. Gli Estoni se la cavano con due o tre – Estone e Tedesco, più talvolta in Russo – ma in Lettonia lo hanno in Tedesco, Russo, Lettone e non di rado pure Lituano, mentre in Lituania, ferme restando le prime due lingue, magari non c’è il Lettone, però è sostituito dal Polacco, oppure ci sono entrambi, per non parlare del Samogitico, spesso incombente come sesta lingua. I documenti italiani e più in generale europei occidentali dell’epoca si rifacevano di solito alla nomenclatura tedesca, ma spesso con dei pasticci di traslitterazioni, trascrizioni onomatopeiche ed errori “de auditu”, per cui i toponimi nei testi originali talvolta – diciamo pure spesso – non avevano molto a che spartire con quelli germanici d’allora, i quali, a loro volta, non c’entrano nulla cogli attuali. Per ridurre le difficoltà, ogni toponimo in questo testo è quello attuale, con una nota a piè di pagina in cui si riporta la forma nel documento originale e in quale Nazione adesso sia. Quando si tratta di citazioni invece è l’inverso: il toponimo è nella forma del testo originale, corredata da una nota a piè di pagina contenente quello attuale e la sua collocazione nazionale; nonostante tutto, però, una decina di toponimi sono restati non identificati. E’ andata un po’ meglio coi nomi di persona, ma pure lì gli ostacoli non sono stati pochi e una mezza dozzina di nomi restano non identificati. Va poi detto che, pur se filologicamente è sbagliatissimo, ho corretto tutti i refusi e gli errori di grammatica, punteggiatura, od ortografia lasciati nell’originale dai dattilografi – che chiaramente non erano gli autori dei testi – altrimenti ci sarebbero state da mettere tante di quelle note da allungare tutto di venti pagine almeno. C’è infine un avvertimento importante: i libri sono organizzati in una maniera assai insolita; hanno praticamente lo stesso testo e la stessa suddivisione cronologica, rispecchiata in un numero di capitoli quasi pari e con gli stessi titoli. Non è uno scadente esercizio di copiatura. L’ho fatto apposta. La trascrizione del testo originale è lunga, faticosissima da leggere e fa cadere subito in una confusione totale chi non è esperto, per cui ho escogitato questo sistema per consentire, a chi lo desideri, di capire cosa succedeva in un certo momento ed in una certa occasione, confrontando rapidamente i tre punti di vista della stessa vicenda colti nello stesso istante. In ognuno dei tre libri la struttura portante è la stessa, con le stesse parole degli altri due; c’è in dettaglio quanto riguarda l’argomento del libro che si sta leggendo ed è riassunto – o non menzionato se non è funzionale al testo – ciò che riguarda gli altri due argomenti. Tornando alla genesi di questo volume, vale la pena di raccontare che una volta a Tartu, sede del Baltic Defence College, mi resi conto di quanto questi documenti fossero interessanti per i Baltici. Non solo riportavano informazioni che a loro mancavano, non ultima quella che c’erano stati degli Italiani – pochi, una decina – nella commissione mandata a sovrintendere all’evacuazione dei 6


Tedeschi dal Baltico, cioè in sostanza a minacciarli di guai grossi se non se ne andavano, e dunque a sovrintendere all’indipendenza delle tre Repubbliche, ma, come disse Corum, erano importantissimi, perché eravamo stati gli unici fra tutti a non avere mire sull’area baltica, perciò eravamo stati obiettivi, gli unici obbiettivi in realtà, sottolineò. Dopo partecipai ad altri otto congressi fra Tartu, Tallinn e Vilna, a sei dei quali con relazioni sul periodo in cui ottennero la loro indipendenza, fui cooptato nel comitato scientifico di “Karo Archivas”, la rivista dell’Accademia Militare Lituana e, man mano, mi rendevo sempre più conto di quanto poco si sapeva in Italia delle tre Repubbliche e di quanto sia stato rilevante quell’apparentemente piccolo apporto che il Regio Esercito diede per la loro indipendenza, un apporto che merita d’essere ricordato; per questo l’ho tratto dagli archivi e pubblicato, qui nella prospettiva lituana, nel secondo libro in quella lettone, nel terzo riguardo ai Corpi Franchi. Per noi quell’impegno non è stato molto; per loro si e dev’essere ricordato, così che, la prossima volta, ci si stupisca meno se là compare un Italiano a dire “c’eravamo pure noi.” Infine occorre un’ultima nota, diciamo metodologica: questo libro non è – e sottolineo il non – né intende essere una storia delle guerre d’indipendenza baltiche, o della Guerra d’Indipendenza Lituana, né tantomeno la storia dell’evacuazione delle truppe tedesche, russo-tedesche e volontarie dai Paesi Baltici. Altri ne hanno scritto e io qui mi sono limitato a dirne lo strettissimo necessario per inquadrare nel contesto generale gli avvenimenti di cui parlo, pertanto sarà del tutto inutile brontolare che sarebbe stato bello trovarci questo e quello e invece non c’è. Non c’è perché – volutamente – questo libro è semplicemente e puramente il resoconto di quanto, riguardo alla Lituania, il capo della Missione Italiana nella Commissione Interalleata per l’evacuazione dei Tedeschi dalle Provincie Baltiche vide nei due mesi di novembre e dicembre 1919 e riferì ai suoi superiori nel dicembre del 1919 e nel gennaio del 1920: niente di più niente di meno; e anche così si vedrà che non è poco.

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Ringraziamenti

Desidero ringraziare vivamente il Dottor (Ph.D) Alessandro Gionfrida dell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito che mi segnalò per primo la documentazione usata come base di questo lavoro, il colonnello (Ph.D) Filippo Cappellano capo sezione archivio e poi capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito per avermi permesso la riproduzione integrale dei documenti, il colonnello (Ph.D) James Sterling Corum, senza il cui intervento questi libri non sarebbero mai stati scritti, il colonnello (Ph.D) Max Schiavon del Service Historique de l’Armée de Terre per l’aiuto datomi, il professor (Ph.D) Oleg Rudolfovič Airapetov dell’Università Statale di Mosca, senza il cui intervento parecchi ufficiali russi non sarebbero mai stati identificati, il professor (Ph.D) John Gooch per le spiegazioni fornitemi riguardo a certi aspetti del sistema militare britannico, il Dottor Ričardas Dediala per le precisazioni in merito a vari toponimi lituani indicati con un nome tedesco abbastanza poco aderente alla realtà.

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Capitolo I Dall’inizio della Grande Guerra al 1919

Per quanto li riguardava, nel 1914 gli Italiani non avevano nessuna idea delle popolazioni della costa orientale baltica e solo pochissimi ne sapevano vagamente qualcosa; e cent’anni dopo sarebbe stato lo stesso. Le persone molto colte ricordavano il dominio in Lituania di Bona Sforza. Qualcuno aveva trovato qualcosa leggendo la Storia delle turbolenze della Polonia I di Casanova, perciò sapeva che per un lungo periodo la Lituania era stata unita alla Polonia. Nell’Italia centrosettentrionale si aveva memoria dai racconti di famiglia e, fra gli storici, dalla pubblicazione fatta nel 1912 dal Regio Esercito, del passaggio delle truppe italiche, napoletane e toscane a Vilna nell’estate del 1812 e del loro tragico ritorno nella stessa città il 9 dicembre di quell’anno, durante la campagna di Napoleone in Russia.II Poi non se n’era più sentito parlare e, ad eccezione di alcuni studiosi e del Vaticano, nessuno conosceva nulla della Lituania e dei suoi abitanti, che, come gli altri della costa baltica fra la Prussia Orientale, a sud, e il golfo di Finlandia a nord, dai tempi di Pietro il Grande, cioè da due secoli, erano sudditi dello zar di tutte le Russie. Nessuno sapeva che la Germania estendeva il suo dominio lungo la costa orientale del Baltico, salendo dalla Prussia Orientale culminando in una specie di triangolo la cui base era il fiume Memel, sulla cui sponda sinistra stava Tilsit, e il cui vertice era poco più a nord di Memel, poi tornata all’antichissimo nome baltico di Klaipeda.1 Era un’area conquistata dai cavalieri Portaspada e dell’Ordine Livoniano, i quali nel 1252 avevano eretto il castello di Memel e in seguito erano confluiti nell’Ordine Teutonico. Da allora il numero dei Tedeschi e la germanizzazione di ciò che allora era chiamato Lituania Minor – la Piccola Lituania estesa su entrambe le rive del fiume Niemen/Nemunas – erano aumentati lentamente, ma ai primi del ‘900 l’elemento lituano era ancora molto numeroso. La nobiltà, i proprietari terrieri grandi e piccoli, i commercianti, gli agenti e gli amministratori delle tenute, il personale tecnico portuale e ferroviario, la polizia e la burocrazia di ogni ordine e grado erano totalmente germanizzati, parlavano tedesco erano luterani, guardavano a Königsberg e poi a Berlino, ma il popolo – del quale non si parlava mai – non era tedesco. Benché fosse di leva nell’esercito tedesco, parlava lituano e tedesco, era cattolico romano e nella parte della Piccola Lituania a nord del Niemen ammontava alla metà della popolazione totale, pur se a Memel scendeva all’8% contro il 92% di Tedeschi. Ad est c’era la Lituania maior e più a nord la Lettonia, entrambe parti dell’Impero russo. Pure in Lettonia esisteva una minoranza tedesca, più o meno pari al 6% degli abitanti e più a nord della Lettonia c’era l’Estonia, un tempo danese, poi svedese e dai primi del ‘700 russa. Tedeschi ce

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Come mi ha spiegato Ričardas Dediala, il nome Memel fu menzionato per la prima volta quando la branca livoniana dell’ordine Teutonico nel 1252 costruì il castello nell’appena conquistata area d’una tribù cura, o curoniana, costruendolo in un sito all’epoca chiamato Pilsotas, creando un porto lungo il fiume Dangė. Il nome della città è menzionato come Caloypede per la prima volta in una lettera del Granduca di Lituania Vytautas nel 1413, la seconda volta nei documenti delle trattative del 1420 come Klawppeda e la terza volta nel Trattato di Melno del 1422 come Cleupeda. Più tardi, nella mappa prussiana di Kaspar Hennenberg del 1584, Memel è chiamata Cloypeda e, in seguito, ad esempio in una mappa del 1896, si riscontrano entrambi i toponimi, benché la popolazione germanofona adoperasse Memel. Secondo l’etimologia popolare samogitica (in lituano Žemaičių), il nome Klaipėda si riferisce invece al terreno acquitrinoso della cittadina (klaidyti=ostacolare e pėda=piede). Più probabilmente il nome è d’origine curoniana e significa “terreno proprio piatto”: “klais/klait” (piatto, aperto, libero) e “peda” (pianta del piede, terreno), in riferimento al terreno relativamente piatto dei circostanti stanziamenti originari. Riguardo al toponimo Memel, il corso inferiore del fiume Neman era chiamato sia Mēmele che Mēmela dalla tribù degli Scaloviani (in lituano skalviai) e dai Curi locali, che nella lingua lettone cura – o curlandese – significa muto, silente (memelis, mimelis, mēms), in riferimento al pacifico fluire del Nemunas. Questo toponimo fu adottato dai germanofoni e scelto anche a designare la nuova città, fondata poco più lontano sulla laguna. 11


n’erano anche lì, ma pochi, meno che in Lettonia e non più del 5% della popolazione, però nell’una e nell’altra costituivano gran parte della classe dirigente. Nel periodo della Grande Guerra la prima notizia su quell’ampia zona riguardò una massiccia offensiva tedesca ed apparve sulla stampa italiana il 17 luglio 1915.III Due giorni dopo risultò chiara l’importanzaIV dell’offensiva e il 28 luglio la stampa riportò che i Tedeschi erano più pericolosi di quanto sembrava: stavano attuando una manovra a tenaglia per prendere Kaunas ed aggirare le difese russe sul Niemen e da Sudovest direttamente su Kaunas (Kovno nell’originale) muovendo da Siauliai (Schawli nell’originale), V mentre i Russi, ritirandosi, lasciavano terra bruciata.VI Il 5 agosto 1915 i Tedeschi presero Varsavia, la seconda “capitale” alleata a cadere dopo Bruxelles.VII L’indomani e il giorno ancora seguente la direttrice principale tedesca risultò verso Riga, in Lettonia, appena evacuata dai Russi, i quali, come si seppe l’8, stavano abbandonando pure Kaunas.VIII Il 10 agosto l’offensiva tedesca continuò e l’11 i Russi annunciarono di star evacuando Vilna, mentre Kaunas resisteva. L’importanza strategica della Lituania fu sottolineata da un giornalista, scrivendo che la Vistola era la difesa russa contro l’invasione tedesca, ma le armate del Kaiser erano state in grado d’attraversarla ed ora stavano premendo verso l'interno della Polonia russa, verso Vilna e Brest-Litovsk. Si trattava d’un movimento che aveva un certo valore politico, in quanto mirato alla conquista di tutto il territorio polacco, ma dal dubbio valore militare, almeno per il momento. L’azione su Vilna poteva avere due fini: il taglio della ferrovia Varsavia-Pietrogrado giusto in tempo per ostacolare la ritirata russa, minacciando e aggirando da nord l’ala destra della nuova linea russa, basata, da nord a sud, sulle piazze di Riga, Kaunas, Grodno e Brest-Litovsk. Se l'attacco avesse avuto successo a Kaunas, l’aggiramento sarebbe stato il secondo obiettivo, isolando Riga e minacciando al suo fianco Brest-Litovsk, da dove la rete delle comunicazioni terrestri si irradiava verso tutto l’impero russo.IX Kaunas cadde il 17 agosto;X ma i Russi lo ammisero solo due giorni dopo,XI mentre i Tedeschi annunciavano d’aver preso in quella fortezza 400 cannoni, una gran quantità di materiali, 30 ufficiali e 3.900 uomini.XII La stampa italiana sottolineò allora che da Kaunas i Tedeschi potevano muoversi su Vilna, cercando di tagliare tra il Narev e il Baltico l’ala russa in quel momento a difesa del settore Dvina-Riga e aggiunse che la caduta di Kaunas avrebbe avuto certamente una grande importanza, ma, date le tattiche adottate dopo la sconfitta in Galizia dal Granduca Nicola per non rendere irreparabile il disastro russo, l’azione non poteva avere una grande influenza sul risultato finale della guerra. Kaunas era vicina al centro dell’ala destra russa e un’avanzata su quel lato poteva forzare i Russi a flettere il loro fronte verso est, ma non poteva minacciare di circondare la loro ala destra, come sarebbe successo se i Tedeschi fossero riusciti a progredire su Riga. XIII Il 23 Agosto fu reso noto lo sgombero dei Russi da Vilna, ammettendo che era iniziato fin dall’11 dello stesso mese.XIV Il 25 fu annunciata la caduta di Brest-Litovsk e il 5 settembre 1915 lo Zar assunse il comando supremo e divise il fronte in tre settori, affidando a quello settentrionale la protezione di San Pietroburgo resistendo sulla Dvina. Il 16 e il 17 settembre la pressione tedesca su Vilna aumentò. Il 18 una massa di 13 divisioni di cavalleria tedesca, cioè circa 47.000 uomini,2 tagliò la ferrovia Vilna-Dwinsk e si aprì a ventaglio su un arco di 180 km sulla linea MolodegnoPolosk. Lo stesso giorno il quartier generale russo ammise che la città era minacciata e ne era stato portato via tutto.XV La stampa italiana sostenne che l’evacuazione era stata imposta dall’attacco della cavalleria tedesca alle retrovie russe nella zona di Vilna,XVI di cui il 20 e il 21, a seconda dei giornali, annunciò la caduta, riportando il bollettino tedesco del 19 che diceva: “L'offensiva accerchiante fatta dall’armata di Eichhorn contro Wilna è riuscita. Dopo un attacco da parte delle armate di von Scholtz e von Gallwitz, il nemico è stato costretto a ritirarsi e Wilna è caduta nelle nostre mani.”XVII

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Una divisione di cavalleria tedesca era composta da 24 squadroni, ognuno di 150 uomini. 12


L’area era adesso sotto controllo germanico e vi sarebbe rimasta fino al 1919. I Tedeschi cominciarono subito a germanizzarla tutta, o almeno a provarci, coll’intenzione di renderla qualcosa di simile alla Prussia Orientale: una vasta zona agricola lavorata da non Tedeschi – Baltici in quel caso – e Slavi più o meno germanizzati, sottoposti a nobili tedeschi od assimilati, come da tempo erano i cosiddetti baroni baltici, benché prestassero quasi tutti servizio nell’amministrazione militare e civile zarista. La lingua corrente per gli affari e l’amministrazione, per le classi alte e quelli desiderosi d’entrarvi, sarebbe stata il Tedesco, la burocrazia doveva essere permeata da Tedeschi pure ai livelli più bassi, l’immigrazione e la permanenza di civili tedeschi sarebbero state favorite. Fu modificato lo scartamento ferroviario, riducendolo da quello russo, più largo, a quello germanico ed europeo, poi venne la pace di Brest-Litovsk e poi ci si rese conto che la guerra poteva andare a finire molto male. Nel corso del 1918 la Germania decise di correre ai ripari. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre l’Impero Russo era nel caos e a Berlino premeva mantenere le posizioni sul Baltico, tornando a renderlo un mare quanto più possibile tedesco. Per questo motivo fin dal trattato di Brest-Litovsk si era progettato d’appoggiare la dipendenza – e, dove essa era impossibile, o sconsigliabile, l’indipendenza controllata da lontano – dei Paesi Baltici, intendendo però con questo nome non i tre Stati poi noti come tali, ma tutte le parti del crollato Impero Russo affacciate sul Baltico, dunque pure la Finlandia e la Polonia. Mentre per quest’ultima si pensava ad un reame polacco apparentemente indipendente, per il quale era necessario accordarsi coll’Austria Ungheria, padrona della Galizia, si previde di riunire tutto il resto in un regno retto da un principe tedesco, ma ben presto la piega degli avvenimenti fece svanire il sogno. La Finlandia cadde in preda ad una durissima guerra civile, risultò impossibile da prendere e, se pure ci si fosse riusciti, troppo lontana da tenere. Per di più gli Hohenzollern a novembre del 1918 dovettero abbandonare il trono germanico, per cui sulla Finlandia, peraltro priva di qualsiasi gruppo etnico tedesco, abitata com’era da Finlandesi, con una minoranza svedese e un po’ di Russi, si mise una croce. Restava la costa orientale del Baltico a presentare alcune possibilità, o almeno così si pensava in certi ambienti a Berlino. In primo luogo c’erano forti contingenti di truppe tedesche: un intero corpo d’armata; poi l’area era stata abituata alla presenza germanica dall’autunno del 1915 e infine vi esistevano dei gruppi di civili tedeschi o assimilati e, soprattutto, tale era l’intera classe dirigente aristocratica: una riedizione baltica degli junker prussiani. In quarto luogo il comandante di quel corpo d’armata, il conte von der Golz, 3 era uno di loro. Benché nato a Züllichau, in Prussia Orientale, la famiglia era baltica e lui aveva studiato all’Università di Dorpat – poi Tartu – in Estonia, ed all’Accademia militare di Riga, prima di passare in Germania. I baroni baltici erano moltissimi, in grazia d’una peculiarità locale. Esisteva il maggiorascato, come nel resto d’Europa; il titolo vero e proprio veniva trasmesso al primogenito, ma si dava quello di barone a tutti i figli maschi, per numerosi che fossero. Di conseguenza una qualsiasi famiglia nobile conservava intatta la proprietà terriera nelle mani del primogenito, ma popolava il mondo con tanti baroni quanti erano i figli maschi, perciò la nobiltà baltica era numerosissima, tutt’altro che ricca e dunque costantemente impegnata negli impieghi militari e civili per poter sopravvivere. L’assimilazione alla Germania non era difficile. I nobili baltici, per quanto magari d’origine danese o svedese, non avevano difficoltà a riconoscersi nella cultura tedesca. Il Baltico è un mare piccolo. Coi suoi 377.000 chilometri quadrati è meno d’un sesto del Mediterraneo. Con uno sviluppo costiero di 8.000 chilometri a fronte dei 46.000 del Mediterraneo, da Ovest ad Est è largo 1.600 chilometri contro i 3.700 del Mediterraneo e da nord a sud in media dai poco più di 190 ai 750 fra Gustav Adolf Joachim Rüdiger conte von der Goltz, nato a Züllichau l’8 dicembre 1865, entrò nell’esercito tedesco dopo aver studiato all’università estone di Dorpat (ora Tartu) ed all’accademia di Riga. Colonnello nel 1903, durante la Grande Guerra combatté sul fronte orientale, prima a nord contro i Russi e poi nel sud contro i Serbi. Comandò il corpo di spedizione tedesco – la Divisione del Mar Baltico – contro i Bolscevichi nella guerra civile finlandese nel 1918, prese Helsinki e poi restò in Finlandia fino all’armistizio di novembre. Passato in Lettonia, operò contro i Bolscevichi e gli indipendentisti locali, finché gli ordini di Berlino e la pressione interalleata non lo costrinsero ad obbedire. Ritiratosi in Germania e lasciato il servizio, morì in Baviera nel novembre del 1946. 13 3


Helsinki e Danzica, cioè, in termini italiani, da un minimo di 50 chilometri più che da Brindisi a Valona a un massimo pari alla rotta nautica da Genova a Palermo. Questo rende facili gli scambi commerciali e culturali e, essendo quello tedesco il ceppo finanziariamente e numericamente prevalente, nel corso dei secoli si era venuta a creare una certa base comune di stampo germanico, cementata dall’Hansa prima e dalla Riforma poi, a cui tutti potevano fare riferimento. Ovviamente era valida per le classi colte, per le dominanti e per le popolazioni costiere, ma poiché Lettonia, Estonia e Lituania non sembravano addentrarsi molto nell’interno, dal punto di vista tedesco ciò che contava era avere le ricche città portuali di Tallin – allora nota coll’antico nome svedese di Reval – in Estonia, Riga e Libau in Lettonia, Memel in Lituania. Controllate quelle, si controllava tutto. La Lituania ebbe un trattamento speciale. In primo luogo nel giugno del 1918 la Germania decise di riconoscerne l’indipendenza,4 ma l’abdicazione dell’imperatore Guglielmo e l’armistizio dell’11 novembre 1918 cancellarono tutto e si abbatterono su una Germania debilitata ed affamata, il cui esercito era saldo e indebolito all’ovest, ma saldo e per nulla debole all’est. Mentre la flotta aveva dato abbondanti segni di rivolta, l’esercito era rimasto disciplinato ed affidabile e adesso, nel confuso e fluido periodo seguito all’armistizio, i generali si resero conto, o vollero credere, di costituire l’unica forza veramente organizzata e in grado d’incarnare la continuità della Germania. Indipendentemente da cosa pensassero i vincitori e il nuovo traballante governo democratico insediatosi a Berlino, una parte dei vertici militari tedeschi decise che la sconfitta poteva essere subita, ma non accettata e che bisognava presentarsi alle trattative di pace con in mano quanto più territorio si poteva, specie se, come nel caso baltico, si trattava di terre di fatto ormai di nessuno, su cui stavano stendendo le mani i rivoluzionari bolscevichi, temuti ed odiati da tutti, a partire dagli Alleati anglo-francesi, perché la Rivoluzione Bolscevica ai primi del 1919 aveva già fatto chiaramente capire cosa potevano aspettarsi tutti quelli che non erano operai e braccianti agricoli: la morte e nemmeno delle più indolori e veloci. Nella primavera del 1919 la situazione del Baltico diventò sempre più importante ed evidente. La stampa italiana riportò, per la primissima volta, notizie degli appena costituiti Stati Baltici e della loro terribile situazione sotto la minaccia bolscevica. Grazie alle comunicazioni da parte degli agenti inviati da quegli Stati al Quartier Generale Supremo Alleato a Parigi, vennero resi noti i rapporti sui massacri compiuti dai Bolscevichi e la permanenza di truppe tedesche. Le notizie giunte in Italia dagli Stati Baltici tra il novembre 1918 e il marzo 1919 erano state scarse. La maggior parte riguardavano Estonia e Lettonia. La Lituania fu completamente trascurata, anche se, dei tre Stati baltici, era il Paese più vicino all’Italia, o meglio il meno lontano, per la religione, la cultura e i collegamenti del passato. Così la stampa riferì il 27 dicembre che i Bolscevichi avevano raggiunto Mitau e Riga, che centinaia di persone erano state massacrate a Pleskau e che gli abitanti di Riga, Libau e Windau erano in fuga; ma della Lituania non si disse praticamente nulla.XVIII La “Rhein und Westphalische Zeitung” riportò nella prima metà di giugno il riconoscimento tedesco dell’indipendenza lituana: “Noi Guglielmo per grazia di Dio imperatore tedesco, re di Prussia,ecc. facciamo sapere col presente atto che, considerando che il Landsrat della Lituania in qualità di corpo rappresentativo del popolo lituano ha proclamato questo Stato indipendente e alleato a quello tedesco con eterna e stabile alleanza e con convenzioni relative principalmente alle questioni militari, al traffico commerciale, alle dogane, alle monete; e che ha sollecitato l’appoggio dell’Impero tedesco; considerando inoltre che i vincoli politici anteriori della Lituania sono disciolti; ordiniamo al nostro Cancelliere imperiale di dichiarare che sulla base delle dichiarazioni suddette del Landsrat lituano dell’11 dicembre 1917, riconosciamo a nome dell’impero tedesco la Lituania come Stato libero e indipendente, e siamo pronti ad accordare allo stato lituano l’appoggio che sollecita e l’aiuto per la sua restaurazione. Speriamo, nello stesso tempo che, mentre nelle convenzioni da concludere terremo conto degli interessi dell’Impero tedesco nella stessa misura degli interessi lituani, la Lituania assumerà la sua parte degli oneri di guerra della Germania, la quale ha pure contribuito a liberarla.” Il documento autorizzava il Cancelliere imperiale a prendere le misure per stabilire un’alleanza politica ed economica tra Germania e Lituania; rip. in “La guerra europea”, rassegna settimanale, n. 1, IX serie, 16 giugno 1918, pag. 16. Nel mese seguente L’Agenzia Lituana di Zurigo annunciò che la Dieta di Lituania aveva offerto la corona al duca di Franck, cioè a Wilhelm Karl Florestan Gero Crescentius, duca von Urach e conte von Württemberg, discendente dalla famiglia di Mendog, cioè di Mindaugas, granduca di Lituania dal 1236 e poi re di Lituania da 1250 al 1263 e che questi aveva accettato ed avrebbe preso il nome di Mendog II; cfr. “I Lituani hanno scovato un re”, su “La guerra europea”, rassegna settimanale, n. 7, IX serie, 28 luglio 1918, pag. 108. 14 4


Nemmeno quanto accadde dopo fu riferito in Italia, tranne poche notizie qua e là. I crescenti problemi del Dopoguerra, l’urto con la Francia e la Gran Bretagna per l’Africa e il Medio Oriente, il coinvolgimento nella crisi turca, la questione di Fiume, i problemi sociali nel Paese distrassero gli Italiani dal Baltico e solo un paio di piccole notizie apparvero nel resto dell'anno. Il 15 agosto 1919 i lettori italiani vennero informati da Tallinn che la missione militare britannica guidata dal generale Marsh aveva organizzato “un nuovo Governo russo democratico per le province di Pskov, Novgorod e Pietrogrado”XIX e, come ultima notizia apparsa quell'anno, una breve corrispondenza, datata da Tallinn il 12 ottobre 1919, diceva che le truppe di Judenič5 avevano appena occupato Volossova e Pokoff, che per quanto riguardava gli Italiani potevano tranquillamente essere in Cina o sulla Luna. Che il pubblico non sapesse nulla, non significava lo stesso per il Governo del Re o i suoi militari. La dissoluzione degli imperi sovranazionali austro-ungarico e russo aveva portato ad una confusione enorme, in cui tutte le nazionalità proclamavano la propria indipendenza, cercavano di vedersela riconoscere dai vincitori e dalla comunità internazionale e d’estendere il controllo dei rispettivi governi fin dove esisteva una loro comunità, non importava quanto isolata. Questo li portava a scontrarsi con altri governi, di entità statali altrettanto nuove e che agivano nello stesso modo. La discriminante era la lingua parlata: là dove risuonava, quella era terra loro. Il guaio era che, a causa della sovranazionalità della dominazione precedente, quasi sempre nel medesimo posto risuonava pure un’altra lingua, se non addirittura due o tre: che fare allora? A chi toccava quell’area? La diatriba nasceva immediata, il contrasto si acuiva subito e il ricorso alle armi seguiva automaticamente. Di conseguenza le forze interalleate erano impegnate nei posti più disparati d’Europa e del Medio Oriente per cercare di mantenere un minimo d’ordine e risolvere le questioni locali nella maniera migliore, benché, spesso, la maniera migliore fosse quella che conveniva di più ai governi di Londra e Parigi e, in subordine, a quelli a loro politicamente accodati, come a Praga, Belgrado ed Atene. A questa regola non sfuggì l’area baltica, dove prestissimo si stesero le reti della Francia e dell’Inghilterra. La situazione del Baltico orientale era caotica. I Russi Bianchi cercavano di riprendere San Pietroburgo e distruggere i Bolscevichi. Questi volevano distruggere i Bianchi ed esportare la rivoluzione, cominciando col riprendere tutte le province del crollato Impero. Gli abitanti di quelle province non volevano assolutamente perdere l’appena trovata indipendenza, né sotto i Bianchi, né sotto i Rossi e resistevano come potevano, barcamenandosi a seconda dei casi fra gli uni e gli altri e fra gli Alleati e i Tedeschi ancora presenti. I Sovietici avevano aperto le danze assalendo l’Estonia alla fine del 1918. Gli Estoni avevano passato dei brutti momenti, la lotta era stata assai dura ma per la fine della primavera del 1919 il Nikolaj Nikolaevič Judenič nacque a Mosca. Entrato al Collegio Militare Aleksandrovskij nel 1879, ne uscì nel 1881 Podporučik, grado pari a sottotenente, ed assegnato al Reggimento Lituano della Guardia. Tenente dal 1884, una volta capitano si diplomò all'Accademia dello Stato Maggiore nel 1887 e proseguì la sua carriera nello Stato Maggiore. Colonnello comandante di reggimento nella Guerra Russo-Giapponese del 1904-1905, promosso quartiermastro generale nel 1907 e poi, il 6 dicembre 1912, tenente generale, ebbe il comando del distretto di Kazan nel 1912 e, dal febbraio 1913 di quello del Caucaso. Allo scoppio della Grande Guerra attaccò i Turchi e li sconfisse a Sankamis, venendo nominato comandante dell’Armata del Caucaso nel gennaio del 1915. Avanzò in territorio turco fino ad occupare la città di Van, non lontana dal confine persiano, che perse e riprese nei mesi successivi. Batté i Turchi di nuovo nella battaglia di Erzerum nel 1916 e conquistò Trebisonda sulla costa del Mar Nero, respingendo di nuovo i Turchi nella vittoriosa battaglia di Erzincan. Rimosso dal comando in seguito alla Rivoluzione di Febbraio, lasciò l’esercito nell’aprile del 1918 e nell’ottobre dello stesso anno riparò in Finlandia. Passò in Estonia nel 1919 e decise d’intervenire nella Guerra Civile russa. Nel maggio di quell’anno, raccolte truppe volontarie, lanciò un’offensiva su San Pietroburgo, ma fu respinto. Riconosciuto dal capo del governo bianco, l’ammiraglio Kolciak, come comandante in capo della regione del Nord Ovest, Judenič, aiutato finanziariamente dagli Anglo-Franco-Americani, riorganizzò le forze bianche nel Baltico come Armata Bianca di Nord Ovest, forte di circa 20.000 uomini, coi quali nell’ottobre 1919 lanciò una nuova offensiva verso San Pietroburgo, raggiungendone la periferia il 19 di quel mese. Contenuto da Trotsky, l’attacco non ebbe successo e in novembre Judenič dové ritirarsi in Estonia. L'Armata del Nord Ovest venne disarmata e successivamente evacuata dalla flotta inglese. Judenič andò in esilio in Francia e si astenne completamente da qualsiasi ulteriore attività politica. Morì a Saint-Laurent-du-Var, il 5 ottobre 1933. 15 5


peggio era passato e avevano raggiunto e superato il confine, quando si era presentato un imprevisto: i Tedeschi li avevano aggrediti. L’attacco nasceva dalla complicata situazione lettone. Nel periodo dell’occupazione tedesca era stato formato a Riga un governo socialdemocratico, sostenuto dai baroni baltici e del tutto asservito a Berlino. Quando, a dicembre del 1918, a seguito dell’armistizio, i Tedeschi si erano ritirati verso la Prussia orientale, erano arrivati subito i Bolscevichi, che, col sostegno dei reparti dei fucilieri lettoni dell’Armata Rossa, avevano preso Riga il 3 gennaio 1919. Il governo filo-tedesco presieduto da Andrievs Niedra6 era fuggito a Liepāja, la città portuale lettone nota ai Tedeschi come Libau, mentre il 18 novembre se n’era formato un altro, contrario ai Bolscevichi e favorevole all’Intesa, capeggiato da Kārlis Ulmanis.7 Nella primavera del 1919 la controffensiva estone aveva aiutato i Lettoni a liberare Riga il 23 maggio, grazie pure all’aiuto delle truppe tedesche. Queste però volevano reinsediare il filotedesco governo Niedra e, quando i Lettoni si erano opposti, i Tedeschi, la Landeswehr baltica,8 cioè la milizia territoriale formata da elementi germanici locali,9 e i Russi Bianchi riforniti dai Tedeschi li avevano assaliti, prendendo Riga e costringendo Ulmanis fuggire sulle navi inglesi. L’intervento estone si era allora allargato contro i Tedeschi, i quali erano stati cacciati da Riga, ma non dalla Lettonia, dove il generale von der Goltz manteneva truppe regolari, oltre alla Landeswehr, ai Russi Bianchi ed ai volontari dei vari Freikorps ed era coadiuvato dal governo russo bianco della Russia Occidentale del generale zarista Biskupsi, con la capitale a Mitau, che per i Lettoni era Jelgava, a soli 40 chilometri a sud di Riga. Quest’ultima città rimase costantemente sotto minaccia e dal 5 al 7 Andrievs Niedra o Andreews Needra, nacque l’8 febbraio 1871 in Lettonia a Gulbene, nota ai Tedeschi col poetico nome di Schwanenburg, il borgo dei cigni. Studiò teologia all’università di Tartu – allora Dorpat – dal 1890, anno in cui pubblicò la sua prima raccolta di poesie, al 1899 e divenne pastore luterano, ottenendo una propria parrocchia nel 1908 a Jaunkalsnava. Dopo aver già fatto apparire i suoi primi racconti storici e folkloristici sul giornale Baltijas Vēstnesis a partire dal 1891, consolidò la sua fama di scrittore e poeta. Oppositore del socialismo, non ebbe difficoltà ad accettare la nomina a capo del governo lettone che collaborò coi Tedeschi dal 1915 al 1918. Dopo la sconfitta della Germania e l’indipendenza lettone, abbandonò la Lettonia per alcuni anni. Rientrò nel 1924, ma fu arrestato, processato per tradimento e condannato all’esilio, che trascorse da pastore d’una parrocchia luterana della Prussia Orientale. Assunse la cittadinanza tedesca e pubblicò le sue memorie, che in Lettonia furono vietate dal presidente Ulmanis dopo il colpo di stato del 1934. Niedra tornò in Lettonia dopo l’occupazione tedesca e morì a Riga il 25 settembre 1942. 7 Nato il 4 settembre 1877 nei pressi di Bērze in una ricca famiglia di proprietari terrieri, Kārlis Augusts Vilhelms Ulmanis abbandonò la scuola nel 1896. Dopo vari tentativi di studio in Germania e in Svizzera senza ottenere alcun titolo, tornò a casa e si dedicò all’agricoltura, al giornalismo e alla politica. Per le sue prese di posizione a favore della lingua lettone nelle scuole lettoni, la polizia zarista nel 1905 lo arrestò ed incarcerò per sei mesi. Rilasciato, passò in Germania e da là, per evitare le sue pendenze giudiziarie coi Russi, negli Stati Uniti, dove finalmente prese il baccellierato – la laurea triennale – in agraria nel 1909, insegnando poi all’università del Nebraska. Grazie ad un’amnistia, nel 1913 poté tornare a casa, dedicandosi di nuovo all’agricoltura e al giornalismo. Allo scoppio della Guerra Mondiale s’impegnò nell’aiuto ai profughi e al tempo della Rivoluzione Russa sostenne l’indipendenza lettone. Nel 1918 fondò con altri il Consiglio Nazionale Lettone per proclamare l'indipendenza dalla Russia. Fu riconosciuto capo del Governo di transizione e il 18 novembre 1918, data dell’indipendenza, divenne Primo ministro del Governo provvisorio. Dopo le vicissitudini che saranno raccontate qui, l’11 agosto 1920 Ulmanis ratificò un trattato di non aggressione coll’URSS e restò al potere fino al giugno del 1921. Negli anni seguenti sedé in Parlamento e fu a lungo al governo, ricoprendo vari incarichi ministeriali. Nel maggio del 1934 fece un colpo di Stato e sciolse il parlamento coll’aiuto dell’esercito, spazzando via le formazioni socialiste e naziste e instaurando una politica nazionalista. Il patto nazi-sovietico del 1939 riportò i Russi in Lettonia. Nel giugno del 1940 Ulmanis fu arrestato dall’NKVD e morì di dissenteria il 20 settembre 1942, durante un trasferimento da un carcere all’altro in Turkmenistan. 8 Mentre la territoriale tedesca si chiamava Landwehr, traducibile con Esercito territoriale, quella baltica si chiamò ufficialmente Landeswehr, cioè, letteralmente “Esercito del territorio.” 9 Secondo un’informazione di fonte britannica, la Landeswehr Baltica era composta da circa 2.500 tedeschi delle Provincie Baltiche raggruppatisi per difendersi contro i Bolscevichi. Quando le truppe germano-russe del principe Bermondt-Avalov attaccarono Riga, ai primi di novembre del 1919, essa ottenne di non essere mandata a combattere contro i propri connazionali lettoni; perciò restò sul fronte bolscevico e così permise ai Lettoni di sottrarne forze per impiegarle contro Bermondt. Nel novembre del 1919 si diceva che volesse unirsi ai Tedeschi, però, sempre secondo gli Inglesi, comprendeva gente politicamente divisa in tre gruppi: filo-tedesco, filo-lettone e il terzo composto da indecisi, i quali, nell’ultima decade di novembre sembrava si sarebbero uniti ai filo-lettoni, benché nessuno potesse esser certo di quale sarebbe stato il comportamento complessivo della Landeswehr. 16 6


novembre fu bombardata dai Germano-Russi, i quali riuscirono a costringere i Lettoni a restare sulla sponda destra della Dvina, la riva su cui sorgeva allora tutto l’abitato. Se la Lettonia stava male, la Lituania stava peggio. Trovandosi fra Riga a nord, la Prussia Orientale a sudovest, la Polonia non precisamente amica a sud e la Russia bolscevica ad est, la Lituania era nella condizione più difficile: doveva tenersi libera dai Bolscevichi e cercare di sbarazzarsi dei Tedeschi, per i quali controllarla e attraversarla era vitale per far affluire dalla Prussia Orientale i rinforzi ed i rifornimenti per mantenere le posizioni a Riga e riprendere la Lettonia. Insomma, a tutti era chiaro che per mantenere l’indipendenza occorreva respingere i Russi, ma per farlo bisognava prima liberarsi dei Tedeschi, i quali non se ne volevano proprio andare. C’era un motivo, un po’ strano ma con una sua logica e nasceva delle idee dell’Oberpräsident – il Presidente regionale – della Prussia Orientale August Winnig. L’allora quarantunenne ed oggi dimenticato Winnig, uno dei dodici figli d’un povero becchino sassone, aveva iniziato la sua vita pubblica molto presto, dandosi poi al giornalismo ed al sindacalismo. Eletto nel 1913 al parlamento regionale d’Amburgo, aveva dato prova di notevoli doti e nel 1917 era stato nominato prima Commissario imperiale per la Prussia Orientale ed Occidentale e poi ministro plenipotenziario per le Province Baltiche. Quando la guerra finì, Winnig, convinto nazionalista tedesco, ebbe un’idea, nata dal fiorire delle nuove entità comparse ovunque in Europa Orientale dalle ceneri degli Imperi russo ed austro-ungarico, le quali ambivano a divenire Stati ed avevano una caratteristica in comune: l’Intesa non faceva loro carico d’alcuna responsabilità, colla sola eccezione dell’Ungheria e, se a loro andava così bene, perché non provare a fare qualcosa d’analogo? Sfruttando il già assestato, o tale sembrava, dominio tedesco sulla costa orientale del Baltico e la presenza dei locali governi fantoccio messi in piedi dopo l’occupazione del 1915, Winnig aveva dato vita ad un piano articolato. Aveva cominciato, nella sua veste di Reichskommissär, col firmare, il 26 novembre 1918, il riconoscimento del governo provvisorio lettone, badando bene che si trattasse di quello filo-tedesco di Niedra, non dell’altro di Ulmanis.10 Ottenuta pochi giorni dopo, nel gennaio 1919, la conferma della sua permanenza nel Baltico grazie alla nomina a Presidente Superiore della Prussia Orientale da parte del governo tedesco, Winnig procedé secondo i suoi piani: creare uno stato autonomo nel Baltico comprendente Estonia, Lettonia, Lituania e le due Prussie Orientale ed Occidentale. Doveva essere una sorta di nuova Germania in cui far sopravvivere le strutture e la mentalità di quella crollata coll’armistizio e lui supponeva che l’Intesa, sulla falsariga di quanto faceva coi nuovi Stati in via di apparizione in tutta l’Europa centrale ed orientale, sarebbe stata d’accordo, non avrebbe obiettato nulla ad uno Stato Baltico – che non era la Germania che aveva scatenato la guerra – e non l’avrebbe ritenuto responsabile nemmeno per il pagamento dei danni di guerra.XX Ovviamente, per riuscirci, Winnig doveva mantenere il controllo sull’area baltica e per farlo doveva evitare d’allentare la presa, perciò differì il più possibile il ritiro delle truppe tedesche e favorì la formazione dei Freikorps, ai cui uomini promise terre e proprietà. La sua posizione di Presidente Superiore della Prussia Orientale gli metteva in mano le redini del potere pubblico. L’appartenenza al Partito in quel momento al potere in Germania lo proteggeva dall’essere sconfessato o rimosso. Il piano aveva parecchi punti deboli. Sulla carta poteva sembrare fattibile, nella realtà non lo era. C’erano troppi attori politici e centri decisionali i cui interessi collidevano: i Russi Bianchi, come poi si vide, potevano accettare un aiuto, ma non a condizione di pregiudicare il riacquisto dell’integrità territoriale russa; come invece era implicito nella presenza tedesca. I Lettoni, gli Estoni e i Lituani potevano essere disposti a farsi sostenere dai Tedeschi contro i Bolscevichi, però a condizione di non tornare sotto i Russi Bianchi, né passare ad un nuovo padrone altrettanto duro come il costituendo Stato Baltico minacciava d’essere. La popolazione tedesca poteva essere 10

I Lettoni definirono Nota Winnig il documento con cui lui trasmetteva il riconoscimento germanico del governo lettone, ma entrambe le parti tacquero sul nocciolo dell’equivoco, perché faceva comodo a tutt’e due: Winnig non disse esplicitamente di riferirsi al collaborazionista Governo Niedra; Ulmanis, ben sapendolo, non lo sottolineò, per poter sfruttare il testo della nota come riconoscimento tedesco del governo nato dalla sua fazione indipendentista e nazionale. 17


paritaria nella zona di Memel, ma, se si calcolavano gli abitanti di tutti e tre i nascenti Stati, non superava il 10%, perciò era ampiamente minoritaria in tutta l’area e di per sé non in grado d’esercitare una sufficiente pressione politica sulle componenti etniche estone, lettone e lituana, la quale ultima, colla dichiarazione di Tilsit del 1918, aveva già stabilito che la Lituania Minor andasse unita a quella Maior. I Polacchi non erano disposti a perdere l’accesso al mare che il nuovo Stato avrebbe loro precluso, così come era molto improbabile che a Berlino avrebbero accettato una secessione che minacciava d’innescare la polverizzazione della Germania in tanti Stati indipendenti quanti ne erano esistiti fino alla proclamazione dell’Impero nel 1871. Infine si sottovalutava un aspetto basilare: l’Intesa non voleva più sentir parlare di Tedeschi e appoggiava chiunque desse loro addosso, tranne i Bolscevichi. Per contro il piano piaceva, perché tornava utile, ai baroni baltici ed ai germanofili di tutta l’area. La presenza tedesca era ampiamente giustificata come protezione ed aiuto contro i Bolscevichi, tanto alle popolazioni locali, quanto ai Russi Bianchi di Judenič in attesa di ritentare l’offensiva su San Pietroburgo, perciò, con un po’ di costanza e di fortuna, poteva pure darsi che il piano riuscisse e nascesse il progettato Stato Baltico, germanico ma non tedesco. La difficoltà era che gli indigeni non ci volevano stare: volevano l’indipendenza; e l’Intesa stava dando loro retta.

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Capitolo II La situazione lituana nella primavera ed estate del 1919 secondo il Rapporto Cavallero.

Nella primavera del 1919 il Governo del Re non aveva ancora deciso cosa fare riguardo al Baltico e se e quanto potesse rientrare nei suoi piani del dopoguerra. La diplomazia francese stava facendo, con successo, del suo meglio per mettere all’angolo l’Italia, estromettendola da tutte le parti e non mantenendo nemmeno l’ombra degli impegni presi prima e durante la guerra. La promessa ufficiale di Masaryk al Re d’Italia d’affidare il comando dell’esercito cecoslovacco a un generale italiano, fatta personalmente a fine novembre del 1918 a Padova, era stata mantenuta così bene da darlo a un Francese già per marzo del 1919. Come mai? La risposta era a Parigi. I Francesi avevano applicato all’Europa dell’est lo stesso schema da loro seguito in colonia: identificate delle nazionalità piccole ma, secondo loro, forti abbastanza da divenire potenze regionali, avevano iniziato a rafforzarle ulteriormente per farne altrettanti pilastri dell’influenza o del dominio francese. Per questo avevano appoggiato i Cechi, aggregando loro quanti più territori si poteva, senza considerare che, così facendo, alla fine sarebbero stati a malapena il 51% della popolazione della Repubblica Cecoslovacca, creando una bomba a orologeria che sarebbe esplosa a Monaco nel settembre del 1938, quando, nella drammatica notte prima della firma, proprio la delegazione francese avrebbe obbligato quella cecoslovacca ad accettare l’ultimatum tedesco e lo smembramento della Repubblica dicendo che la Francia non l’avrebbe aiutata. Per questo i Francesi sostenevano gli Jugoslavi contro la Bulgaria appoggiata dall’Italia: per negare uno statuto autonomo ad un’area tanto intimamente e profondamente serba – secondo Belgrado – che, settant’anni dopo esser riusciti ad ottenerla, gli Jugoslavi ne sarebbero stati cacciati brutalmente, vedendola erigersi a Repubblica autonoma di Macedonia. Per questo i Francesi appoggiavano le rivendicazioni greche sull’Albania e in Asia Minore, dove entro 24 mesi avrebbero abbandonato i Greci al disastro della controffensiva turca e dell’eliminazione di tutte le colonie greche esistenti in Anatolia da venticinque secoli, obbligando la Grecia continentale ad accogliere tanti profughi da veder crescere la sua popolazione da quattro a cinque parti, di cui la quinta non sarebbero mai stati in grado di sfamare con la produzione agricola ellenica, ragion per cui, per garantirsi le importazioni di grano, nel 1940 i Greci sarebbero stati costretti ad accettare una serie di ricatti inglesi che li avrebbero coinvolti nella Seconda Guerra Mondiale. Per tutti questi motivi i Francesi negavano all’Italia in Asia Minore il protettorato su Adalia stabilito dall’accordo di San Giovanni di Moriana, sostenevano a spada tratta il nuovo governo jugoslavo contro l’Italia in Dalmazia e contro la Bulgaria in Macedonia, si installavano a Varsavia asserendo che la Polonia doveva la sua indipendenza alla missione francese, ma tacendo sul fatto che nel momento di maggior pericolo, quando i Bolscevichi erano stati sconfitti da Pilsudski alle porte di Varsavia, la missione italiana era restata in città e quella francese era fuggita. Per contro Parigi e Londra stavano facendo di tutto per sfruttare le truppe italiane a spese del Governo del Re ma a sostegno dei propri interessi in Siberia, Ucraina, Murmania e nel Caucaso, cioè in tutti i luoghi in cui la situazione era pericolosa e non presentava facili vie d’uscita. A Roma i grattacapi erano molti e non si sapeva bene da che parte cominciare. C’era la necessità d’asserire il controllo italiano sull’area promessa in Anatolia a rinforzo e protezione del dominio del Dodecaneso e bisognava mandarci un corpo di spedizione. C’era il problema di Fiume e della Dalmazia a cui mirava la Jugoslavia, protetta dalla Francia. C’era la difficoltà delle pretese greche sull’Albania che, se soddisfatte, avrebbero posto sotto un indiretto controllo francese tutta la sponda orientale dell’Adriatico. C’era la recente delusione di Praga con all’orizzonte la necessità di disimpegnare la missione italiana, la quale però non poteva ritirarsi subito senza lasciare del tutto 19


fuori controllo le truppe cecoslovacche, già proiettate contro l’Ungheria e già impegnate contro i Polacchi in Alta Slesia. C’era il sostegno italiano fornito alla Bulgaria, per dare uno statuto autonomo alla Macedonia, idea la cui fondatezza sarebbe apparsa solo dopo settant’anni. C’era un contingente italiano in Murmania dall’estate del 1918 e ce n’era un altro all’estremo opposto del disfatto impero russo, a Vladivostok, mentre gli Anglo-Francesi ne chiedevano un terzo per la Russia meridionale, peraltro già spartita fra loro: a Parigi l’Ucraina e il suo grano, a Londra il Caucaso ed il suo petrolio; peccato solo che fossero stati fatti i conti senza i Russi in generale e i Bolscevichi in particolare. C’erano una squadra navale nel Mar Nero, una missione italiana in giro per la Russia a raccattare ex-prigionieri austro-ungarici di lingua italiana per riportarli a casa e un’altra missione, sempre in Russia, al quartier generale dei Russi Bianchi in Ucraina. C’erano i medici della Regia Marina nella commissione medica internazionale a controllare i profughi in uscita dal Mar Nero perché non diffondessero malattie infettive. C’era il caos nell’ex Austria-Ungheria ed occorreva sfamare Vienna con treni giornalieri dall’Italia, così come bisognava rifornire la Polonia con treni settimanali; e tutto questo impegnava uomini, risorse e montagne di denaro. Quasi quasi costava più la pace della guerra. La politica estera italiana nella primavera del 1919 non aveva ancora rinunciato a stabilire un’area d’influenza politica nell’Europa Orientale e, per quanto possibile, cercava pure di mantenersi in accordo cogli altri Alleati, compatibilmente coi mezzi finanziari disponibili, sempre più ridotti, e coll’evidente desiderio di Londra e Parigi di estromettere Roma da tutto tranne che dal fornire e pagare truppe per mantenere il dominio interalleato, cioè degli Anglo-Francesi. A Roma esisteva una mezza idea di stabilire dei rapporti preferenziali colla Polonia, sulla base dell’appena proficuamente avviato scambio commerciale. Di conseguenza il Baltico Orientale non poteva essere dimenticato del tutto, benché fosse decisamente al di là della sfera di interessi commerciali italiani, geopoliticamente incentrata sulla zona balcanica e sul Levante. Dunque, un po’ per tenersi tutte le porte aperte, un po’ per sfruttare le eventuali possibilità nell’Europa Orientale, un po’ per via degli impegni d’obbligo in quanto Potenza vincitrice, quando venne sul tavolo interalleato la questione baltica l’Italia non poté tirarsi indietro e decise di partecipare, benché con un livello di coinvolgimento – e di spese – minimo. Come in tutte le cose, occorreva innanzitutto avere le idee chiare, perciò Roma ordinò alla Missione Italiana in Germania11 di raccogliere informazioni e stendere un rapporto. Per questo nell’autunno del 1919 il generale di brigata Ugo Cavallero, 12 futuro Capo di Stato Maggiore Generale e allora facente parte della Delegazione Italiana di Pace a Parigi, siglò una relazione di quindici pagine sull’area baltica e la inoltrò a Roma.XXI 11

Aveva sede al n. 36 della Viktoriastrasse a Berlino. Ugo Cavallero nacque a Casale Monferrato il 20 settembre 1880. Nel 1898 entrò all’Accademia di Modena e ne uscì sottotenente di fanteria nel 1900. Assegnato al 59º Reggimento Fanteria, promosso tenente nel 1903, fu insegnante alla Scuola di tiro di Parma nel 1904. Ammesso alla Scuola di Guerra, ne uscì capocorso e fu trasferito nello Stato Maggiore. In Libia nel 1911 col 34º Reggimento Fanteria, fu promosso capitano nel febbraio 1912 e addetto allo Stato Maggiore della 1ª Divisione, guadagnando una medaglia di bronzo per lo scontro di Sidi Garbà nel 1913. Al rientro in Italia fu assegnato al 1° Alpini. Laureato in matematica e con una buona conoscenza del tedesco, all’entrata dell’Italia nella Grande Guerra fu assegnato all’Ufficio Operazioni del Comando Supremo, venendo promosso maggiore nell’ottobre dello stesso anno. Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia nell’agosto del 1916, tenente colonnello dal 31 maggio 1917, si distinse durante la ritirata di Caporetto, fu promosso colonnello e nominato Capo Ufficio Operazioni del Comando Supremo, divenendo stretto collaboratore del Vicecapo di Stato Maggiore Badoglio. Prese parte attiva alla preparazione dei piani della Battaglia del Solstizio del giugno 1918 e di quella di Vittorio Veneto, per le quali ebbe la croce di ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia e la promozione a generale di brigata per meriti eccezionali all’età di soli trentotto anni. Rappresentò l’Italia nel Comitato Interalleato di Versailles e nel 1920 si fece mettere in ausiliaria, entrando nell’industria privata. Vicino al Fascismo, nel maggio 1925 Mussolini lo nominò sottosegretario alla Guerra. Senatore nel 1926, nel 1927 fu promosso generale di divisione. Rimosso dall’incarico nel 1928 per uno scontro pubblico con Badoglio, ebbe il titolo di conte e assunse la presidenza dell’Ansaldo. Coinvolto nel cosiddetto scandalo delle corazze nel 1933, lasciò l’incarico. Fu delegato alla Conferenza sul disarmo di Ginevra. Promosso generale di corpo d’armata nel 1936, nel 1937 fu richiamato in servizio attivo, nominato comandante delle truppe dell'A.O.I. e 20 12


Come ho detto prima, a quell’epoca l’aggettivo “Baltico” indicava tutti i territori un tempo russi affacciati su quel mare, perciò includeva la Finlandia e a volte pure la costa polacca. Il rapporto ne trattava ed era diviso in due parti. La prima riguardava la situazione generale; la seconda l’occupazione tedesca e probabilmente fu proprio per via di questa che, almeno in Italia, l’aggettivo “baltico” iniziò ad essere progressivamente riferito solo alle neonate tre Repubbliche d’Estonia, Lettonia e Lituania. Infatti, non avendo la Polonia e la Finlandia truppe tedesche entro i propri confini ed essendo tutti i problemi relativi solo alle zone in cui ce n’erano, divenne sempre più normale nei discorsi e nei documenti menzionare le due parti in causa semplicemente come i “Tedeschi” e gli “Stati baltici”, o, più sbrigativamente, i “Baltici”, intendendo con questo le terre occupate dai Tedeschi sulla costa orientale baltica, cioè, per l’appunto, Estonia, Lettonia e Lituania. Cavallero apriva la sua panoramica parlando della Finlandia, descriveva le condizioni dell’Estonia e della Lettonia e finalmente arrivava alla Lituania, alla quale dedicava la parte più particolareggiata del suo rapporto. La Lituania aveva un solo governo – non due in contrasto come la Lettonia – ma oppresso dalle iniziative di quattro centri decisionali esterni: i Tedeschi, i Russi Bianchi, i Bolscevichi ed i Polacchi. Esistevano poi delle notizie, ricevute dalla Sezione Francese del Consiglio Supremo di Guerra, datate 6 maggio 1919 e passate alle controparti alleate. In base ad esse, a fine aprile le truppe lituane “attualmente disponibili per il fronte”, constavano di cinque reggimenti di fanteria per un totale di 6.200 uomini, dai quadri insufficienti e i cui ufficiali, provenienti dal servizio russo, insistevano “nell’adozione di formazioni superate.”XXII Alcuni militari tedeschi si erano offerti di prendere servizio nelle formazioni lituane, ma “essendo le condizioni poste che ogni tedesco che prenderà parte al servizio nell’armata lituana riceverà un fondo di terreno in Lituania 13 ed otterrà il titolo di cittadino lituano, il governo lituano ha respinto queste condizioni.”XXIII Le condizioni del Paese intanto peggioravano: “i viveri divengono sempre più rari, pure nelle campagne, a seguito delle requisizioni tedesche. L’agricoltura non dispone che di pochissimi cavalli, di modo che non è stato possibile seminare tanto quanto si sarebbe voluto. I mezzi di trasporto fan totalmente difetto. La rete ferrata è sempre nelle mani dei Tedeschi e la rete stradale è estremamente cattiva.”XXIV Il ministro della guerra tedesco, Gustav Noske,14 aveva appena compiuto una visita in Lituania ma, a detta dei Lituani, senza farne loro capire il motivo vero. tenne l’incarico fino alla primavera del 1939. Generale d’Armata nel 1940, ebbe la medaglia d’argento per le operazioni in Africa e fu nominato vicepresidente della Commissione economica e militare per l’applicazione del Patto d’Acciaio Capo di Stato Maggiore Generale dal 5 dicembre 1940 all’inizio del 1943, in sostituzione del dimissionario Badoglio, nell’aprile del 1941 profittò dell’attacco tedesco in Grecia e in Jugoslavia per perseguire gli obiettivi militari italiani sui fronti greco-albanese, jugoslavo-albanese e dalmata. Promosso Maresciallo d’Italia il 1º luglio 1942, fu rimosso alla fine del gennaio 1943 e sostituito dal generale Ambrosio. Fatto arrestare da Badoglio dopo il 25 luglio, fu liberato per iniziativa del Re, ma venne nuovamente arrestato alla fine di agosto e tenuto in carcere. Dopo l’8 settembre fu preso dai Tedeschi e, avendo rifiutato di comandare l’esercito della R.S.I., il 14 settembre a Frascati fu trovato apparentemente suicida per un colpo di pistola alla tempia destra, pur essendo mancino. 13 Il nuovo Governo lituano aveva previsto d’assegnare ad ogni cittadino arruolatosi volontario venti ettari di terra, da ottenere mediante la parcellizzazione dei latifondi dovuta alla riforma agraria dopo la fine della guerra d’indipendenza. 14 Nato a Brandenburgo sull’Havel il 9 Luglio 1868 da una famiglia d’origine russo-polacca, Gustav Noske cominciò a lavorare come cestaio, si avvicinò al socialismo, divenne sindacalista e, come membro del Partito Socialdemocratico, nel 1906 fu eletto al Parlamento. Marcatamente contrario ai Bolscevichi, una volta nominato ministro della Guerra nel 1919, incoraggiò i Freikorps in funzione antibolscevica e, per mantenere l’ordine, non esitò ad usare l’esercito contro gli Spartachisti. Convinto assertore della legalità e dello Stato democratico, disconobbe gli estremismi dei Freikorps 21


Interpellati in merito, i vertici della Repubblica l’avevano detto chiaramente, benché lasciando qualche dubbio: “Il Presidente del consiglio Lituano afferma di non conoscere il vero scopo della visita del Ministro della Guerra tedesco a Kovno. Quest’ultimo nel corso d’un incontro col Signor Slezevicius 15 non avrebbe parlato che dell’eliminazione degli elementi spartachisti dei contingenti tedeschi in Lituania, così come dell’allontanamento delle truppe tedesche che non sono necessarie nel paese. XXV Questo non coincideva – per difetto – con quanto gli Italiani erano riusciti a sapere. Un primo rapporto sulle condizioni della Lituania come risultavano alla fine d’aprile era stato spedito da Cavallero a Roma l’8 maggio e non era stato entusiasmante. La prima parte dava la composizione del Governo: Slizevicius Vileisis Leones Stulginenes Keirys Merkys Tubelis Sernes Pamys Oarneckis Noreika Simkus

= Presidente (esteri) = Finanze = Interni = Agricoltura = Approvvigionamento = Guerra = Istruzione = Senza port. = Lavoro = Comunicazioni = Giustizia = Industria e commercio

= Soc. moderato = “ “ = Liberale moderato = Democratico cristiano = Socialista democratico = Liberale democratico = “ “ = “ “ = Socialista democratico = Liberale = Socialista moderato

L’autore del rapporto commentava poi: “Questo governo ha pochissima autorità. Esso esiste soltanto di nome; di fatto la Lituania è governata dai tedeschi che la sfruttano in tutti i modi. Questi vivono non solo completamente sul paese, ma inviano grandi quantità di viveri lituani in territorio tedesco. Il paese è ora quasi completamente esaurito.

appena si manifestarono. Lasciato il ministero nel 1920, divenne governatore dell’Hannover, ma nel 1933 fu rimosso dai Nazisti, che, dopo averlo emarginato, l’arrestarono nel corso della repressione del colpo di Stato tentato il 20 luglio 1944. Liberato dagli Alleati nel 1945, morì ad Hannover il 30 Novembre 1946. 15 Mykolas Sleževičius, nacque a Drembliai il 21 febbraio 1882. Diplomatosi a l ginnasio di Mintauja nel 1901, iniziò ad interessarsi di politica come membro del Partito Democratico e partecipò al Congresso Lituano di Vilna nel 1905. Nel 1907 si laureò in legge ad Odessa e nello stesso anno, tramutato il Partito Democratico in Part ito Popolare Socialista, ne fu eletto presidente del Comitato Centrale, affiancando un’intensa attività giornalistica a quella politica. Scoppiata la Grande Guerra, divenne rappresentante speciale del Comitato centrale della Società lituana per il soccorso alle vittime di guerra. Creatosi colla Rivoluzione Russa il Consiglio Supremo Lituano, ne fu il vicepresidente fino al 1918, anno in cui tramutò il Partito Popolare Socialista nel Partito Socialista Democratico Popolare da lui presieduto. Presidente del Consiglio dei ministri dal 26 dicembre del 1918 al 12 marzo del 1919, tornò al governo dopo un mese, presiedendo il IV Gabinetto lituano – quello elencato nel rapporto Cavallero – dal 12 aprile al 7 ottobre 1919. Negli anni seguenti si dedicò prevalentemente al sindacalismo contadino, all’avvocatura ed alle consulenze legali in campo finanziario e commerciale, tornando al governo per sei mesi dal 15 giugno al 17 dicembre del 1926. Morì a Kaunas l’11 novembre 1939. 22


La politica germanofila della Lituania, oltre che dalla simpatia da essa sentita per questa nazione (conseguenza diretta dell’odio per la Russia che aveva sempre sfruttato questa regione senza darle alcun vantaggio), ha avuto forza anche da fatto che durante la rivoluzione russa, di fronte al pericolo bolscevico, essa non aveva alcuna altra nazione alla quale potersi appoggiare per salvaguardare e difendere il proprio territorio dall’invasione dell’esercito dei Soviets. Venne allora stipulato un accordo fra il governo lituano e quello tedesco, mediante il quale quest’ultimo s’impegnava a fornire armi al nuovo esercito lituano in formazione, ricevendone in cambio viveri per le truppe tedesche che si trovavano nella regione, e che vi dovevano rimanere fino a che l’esercito lituano non avesse potuto da solo porre serio argine all’eventuale invasione delle truppe bolsceviche. I Tedeschi si affrettarono a costituire delle commissioni per la requisizione dei viveri e cominciarono uno sfruttamento metodico del paese, portandolo così all’esaurimento. Gli invii di armi non ebbero però luogo se non in minima parte. Fino ad ora soltanto 7000 lituani sono armati, mentre se avessero le armi necessarie essi potrebbero formare un esercito di 30 o 40 mila uomini. I Tedeschi, in seguito alla loro politica di sfruttamento, sono detestati. Così pure i Polacchi sono odiati per le loro aspirazioni territoriali sul suolo Lituano.”XXVI Andandolo a vedere un po’ meglio, l’esercito risultava entusiasta ma ancora debole. Diceva l’estensore del rapporto, presumibilmente il tenente colonnello Mario Roatta:16 “L’esercito lituano ha ora un effettivo di circa 10.000 uomini. Essi sono parzialmente istruiti e solo 7.000 di essi sono armati. Pochissimi hanno una divisa e vi è grande penuria di scarpe. Le armi sono in pessimo stato ed il rifornimento munizioni è assolutamente insufficiente. Inoltre, come si è detto, la Germania non assolve l’impegno assuntosi fornendo molto meno del convenuto e con grandi ritardi. L’esercito lituano possiede circa 70 mitragliatrici e 14 cannoni da campagna. Una parte di queste truppe si trova ora in linea contro i bolscevichi e cioè nel tratto Sheime-Giregushyuve17 dove vi sono circa 500 lituani. Esistono ancora lungo tutta la Mario Giuseppe Leon Roatta nacque a Modena il 2 febbraio 1887. Entrato all’Accademia Militare di Modena nel 1904, ne uscì nel 1906 col grado di sottotenente, assegnato al 26° Reggimento Fanteria. Tenente nel 1909, fu ammesso alla Scuola di Guerra nel 1911 e nel Corpo di Stato Maggiore nel 1914. Promosso capitano, durante la Grande Guerra combatté sui fronti albanese, francese ed italiano. Maggiore nel 1917, fu promosso tenente colonnello nell’ottobre dello stesso anno. Terminò il conflitto con tre medaglie d’argento al valor militare e la croce di guerra francese. Nel febbraio del 1919 fu mandato a Berlino, membro della commissione per il rimpatrio dei prigionieri russi. Da agosto fece parte della sezione militare della Delegazione italiana alla Conferenza di Pace a Parigi. Addetto militare in Polonia dal 1926 al 1930 con giurisdizione su Lettonia ed Estonia, e dal 1929 pure sulla Finlandia, fu nominato aiutante di campo del Re nel 1928. Promosso colonnello nel 1930, comandò l’84° Fanteria fino al 1933. Divenuto generale di brigata, dal 1° gennaio 1934 fu, fino al 1939, a capo del Servizio Informazioni Militari, che riorganizzò a fondo ed estese. Capo della Missione Militare Italiana in Spagna presso Francisco Franco, terminò la Guerra Civile Spagnola comandando le truppe italiane sul fronte nord ed ebbe l’Ordine Militare di Savoia e la Medalla militar spagnola. Addetto militare a Berlino dal 17 agosto al 10 novembre 1939, fu richiamato e nominato Sottocapo di Stato Maggiore del Regio Esercito, divenendone Capo dal marzo del 1941 al 20 gennaio 1942. Trasferito al comando della 2ª Armata in Jugoslavia, rientrò in Italia nel febbraio del 1943, comandò per tre mesi e mezzo la 6 ª Armata in Sicilia e fu rinominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Riparò a Brindisi colla corte ed i vertici militari il 9 settembre del 1943 e fu esonerato dalla carica di Capo di Stato Maggiore il 18 novembre. Messo sotto inchiesta nell’autunno 1944 per la mancata difesa di Roma, fu arrestato nell’ambito dei processi d’epurazione, ma la sera del 4 aprile 1945 fuggì dall’Ospedale militare provvisorio in cui si trovava e sparì. Fu condannato in contumacia all’ergastolo e degradato, ma nel 1948 la Cassazione annullò la sentenza e lui riebbe il grado, si trasferì in Spagna e si dedicò ufficialmente ad attività d’importazione ed esportazione. Tornò in Italia nel 1966 e morì a Roma il 6 gennaio 1968. 23 16


linea altri posti ma non formano una linea regolare. Essi sono distaccati dai presidi più vicini ad essa come Kirjdany,18 Olita,19 Grodno.20 TRUPPA = vi è attualmente molto entusiasmo; i soldati si presentano volontariamente. difatti su 10.000 uomini solo 3.000 furono mobilitati, gli altri sono volontari. I lituani vogliono l’indipendenza. Alcuni dei soldati lituani si arruolarono però allo scopo di avere il vitto assicurato, causa la grande miseria in cui è caduta la regione. La loro percentuale è però minima. UFFICIALI = Vi sono alcuni elementi del vecchio esercito russo, gli altri sono forniti dalla parte intelligente della nazione, e vengono nominati ufficiali senza la minima istruzione militare. Vi sono ora nel paese ufficiali svedesi, chiamati dal governo lituano a dirigere l’istruzione della truppa e degli Ufficiali. Esiste pure una missione militare francese a Kowno,21 chiamata dal governo Lituano, composta da un colonnello e da due ufficiali. Non si è potuto conoscere quale sia il compito preciso che le è stato affidato; pare si occupi anche dell’organizzazione del nuovo esercito e dell’organizzazione dei lavori difensivi della città di Kovno. A Kovno esiste un ospedale militare lituano capace di 300 posti. L’esercito lituano ha pure una squadriglia d’aviazione di 9 apparecchi. Però quattro soli di questi sono in istato di volo. DISLOCAZIONE DELLE TRUPPE.= A Kowno

A Olita22 A Kiejdany23 A Mariampol24 A Schaulen25 A Telsche26 A Siady27 A Rub. Krottingen28 A Rioniene29 17

= Al comando di presidio 1500 uomini 1° Battaglione speciale destinato all’occupazione di Wilna 2° Reggimento lituano 1 squadriglia d’aviazione 1 Ospedale militare = Stato Maggiore lituano 1/2 battaglione di fanteria = Comando di presidio con 150 uomini 1 battaglione di 1500 uomini = Comando di presidio con 200 uomini 1 battaglione = 1 battaglione di 1000 uomini = Comando di presidio con 200 uomini = Comando di presidio con 100 uomini = Comando di presidio con 100 uomini = Comando di presidio con 200 uomini

Nella carta fatta a mano allegata al documento sono segnati 500 lituani inquadrati in una brigata autonoma tedesca non identificata, i quali erano dislocati fra la cittadina lituana di Šeduva – Schadow nella mappa originale – e una zona più a nord in cui l’unico luogo il cui nome si avvicini a Giregushyuve è Girsūdai, un paesino di circa 300 abitanti. 18 Errore di battitura per la città di Kiejdany in lituano Kėdainiai. 19 Alytus, in Lituania. 20 Hrodna, in Bielorussia. 21 Kaunas, Lituania. 22 Alytus, Lituania. 23 Kėdainiai, Lituania. 24 Marijampolė, Lituania. 25 Šiauliai, Lituania. 26 Telšiai, Lituania. 27 Seda, Lituania. 28 Kretinga, Lituania. 24


A Tauroggen30 A Wilkowischki31 A Sejby32

= Comando di presidio con 150 uomini = Comando di presidio con 150 uomini = Comando di presidio con 400 uomini.”XXVII

Queste forze davvero non potevano battere i Bolscevichi senza l’aiuto tedesco? Senza armi forse no, colle armi ci sarebbero riuscite benissimo. Lo dimostrava, nello stesso rapporto di Roatta, l’allegato seguente, contenente le Notizie sulle forze bolsceviche operanti contro la Lituania, delle quali metteva in luce la debolezza con un elenco completo quanto scarno. Diceva: “Le forze bolsceviche che si trovano sul fronte lituano sono minime; esse ammontano a circa 6000 uomini. Di queste pochissime sono organizzate. La più parte sono bande armate che si limitano a commettere atti di brigantaggio, tanto nel territorio da loro occupato che nella zona tra le loro linee e quelle tedesche. Pochissimi hanno una divisa, e perciò riescono facilmente ad infiltrarsi anche nel territorio occupato dai tedeschi e compiervi rapine ed assassini. Le forze bolsceviche sono così divise: Settore 1° = 2 reggimenti di circa 5000 uomini ciascuno Settore 2° = la 4ª divisione bolscevica = 900 uomini circa 1 squadrone di cosacchi 200 cinesi 2 cannoni Settore 3° = 2° e 6° reggimento bolscevico (già Poskowo33) Settore 4° = 1° e 5° reggimento bolscevico 2 cannoni postati sulla ferrovia di Wilna Settore 5° = 3°, 4° e 6° reggimento bolscevico (totale forza 1200 uom.) 1 squadrone di cavalleria 300 cinesi 6 cannoni 12 mitragliatrici I reggimenti operanti in Lituania vengono denominati “lituani”. Però non contengono che una minima parte di elementi della regione. Vi sono fra essi delle compagnie cinesi che hanno lo scopo di reprimere i movimenti antibolscevichi che potessero verificarsi nelle truppeIl comando delle linee bolsceviche è a Poniewiez.34 In questi ultimi giorni i settori 4 e 5 hanno ripiegato in seguito all’avanzata delle truppe polacche su Wilna I bolscevichi hanno una stazione radiotelegrafica a Ponierniz35 e sono in continua relazione coi tedeschi; ottengono anche frequenti scambi di prigionieri. Benché sulla carta sia indicato a Rumschischki, ora Rumšiškės, sulla sponda sinistra del fiume Nemunas (in Tedesco e in Russo il Niemen), il I Battaglione del 1° Reggimento lituano, il quale risulta avere in prima linea 400 uomini, è possibile che i 200 del presidio siano il resto del medesimo I Battaglione del 1° lituano e che la località, se non è la stessa Rumšiškės sia l’attuale Rusonys, poco a sudest. 30 Tauragė, in Lituania. 31 Vilkaviškis, in Lituania. 32 Secondo R. Dediala, dovrebbe trattarsi di Senai, l’odierna cittadina polacca di Sejny. 33 Pskov, in Russia. 34 Panevėžys, in Lituania. 25 29


Esisteva un’altra stazione radiotelegrafica a Vilna, ora in mano ai Polacchi.”XXVIII Sei mesi dopo le cose erano un po’ cambiate, benché si fosse ancora lontani da una condizione ideale. Riferiva Cavallero: “Il governo Lituano risiede a Kovno.36 Rafforzatosi in questi ultimi tempi coll’aiuto dell’Intesa esso ha condotto con una certa energia la lotta contro i bolscevichi. La Lituania aspira alla indipendenza, mentre la Polonia dal canto suo vorrebbe incorporare una parte, basando tale pretesa su ragioni storiche. Ad evitare conflitti, fu stabilita nello scorso giugno o meglio nel luglio per intervento dell’Intesa, una linea provvisoria di demarcazione fra i due stati. Tale linea (vedi schizzo allegato 2) lascia ai Polacchi Vilna e Seini, 37 motivo per cui è tuttora assai viva l’agitazione antipolacca nella Lituania, che rivendica specialmente Seini come centro etnico completamente lituano. Lungo la linea di demarcazione avvengono di frequente scambi di fucilate fra soldati polacchi e lituani. Però notizie molto recenti (telegramma del generale francese HENRY Comandante in Capo dell’esercito polacco, in data 16 ottobre) segnalano come il generale PILSUDSKI, capo dello stato polacco, abbia acconsentito alla ripresa di negoziazioni colla Lituania. Una delegazione lettone, incaricata di recarsi a Kovno per domandare l’appoggio dei Lituani contro le truppe germano=russe del generale Bermont38 (che sostengono il governo della Russia occidentale) farebbe da intermediaria sulle seguenti basi: a) = liberazione dei polacchi arrestati dal governo lituano; b) = libero passaggio attraverso la Lituania per le truppe polacche destinate a cooperare coi Lettoni contro i Germano=russi. Anche al fronte lituano le ostilità contro i bolscevichi continuano. Dallo schizzo annesso (allegato N. 2) risultano la linea di demarcazione lituanopolacca; l’andamento attuale del fronte antibolscevico, la forza e la dislocazione elle truppe locali, di quelle germano=russe e di quelle tedesche. Si unisce pure una memoria sulla Polonia (allegato N. 4) compilata nel giugno 1919.”XXIX Il rapporto metteva in chiaro un punto: per mantenere l’indipendenza, la Lituania e le altre due Repubbliche baltiche dovevano respingere i Russi, ma per farlo dovevano prima liberarsi dei Tedeschi, i quali non se ne volevano andare. Occorreva costringerli, ma era possibile? E come? Le Repubbliche erano in grado di riuscirci? Errore di battitura per Poniewiez, cioè Panevėžys, in Lituania. Kaunas, Lituania. 37 Sejny, Polonia. 38 Il principe Pavel Rafailovič Bermondt-Avalov nacque a Tbilisi il 4 marzo 1877 come Pavel Rafailovič Bermondt, aggiungendosi solo dal 1919 il cognome del padre adottivo, il principe georgiano Mikhail Avalishvili, accorciato in Avalov, secondo marito di sua madre. Entrato nei cosacchi della Transbaikalia, passò a quelli dell’Ussuri, coi quali nel 1905 partecipò alla Guerra RussoGiapponese venendo decorato due volte coll’ordine di San Giorgio di IV e di III classe. Transitato nei lancieri nel 1909, servì nel Caucaso e nel 1914 era capitano. Autore di romanzi a sfondo patriottico e militare, combatté contro i Tedeschi sul fronte orientale e fu promosso due volte, divenendo tenente colonnello nel 1916. Colonnello dopo la Rivoluzione di Febbraio del 1917, si avvicinò ai settori controrivoluzionari e dopo la Rivoluzione d’Ottobre entrò nell’Armata Bianca. Kornilov lo promosse maggior generale e lo mise a capo dei distretti baltici, dove seppe conquistarsi un ampio seguito fra i Tedeschi locali e la nobiltà. Radunò un esercito di circa 20.000 uomini da impiegare contro i Bolscevichi in coordinamento colle formazioni di von der Goltz, ma la sua attività cessò col ritiro dei Tedeschi alla fine del 1919 e lui riparò in Danimarca. Trasferitosi in Germania nel 1921, si tenne attivamente in contatto coi movimenti monarchici. Arrestato dai Nazisti nel 1936, appena rilasciato emigrò a Belgrado e poi in America, Morì a New York nel 1974. 26 35 36


Da sole palesemente no; occorreva un intervento dell’Intesa, ma fatto come? In un periodo in cui tutti stavano smobilitando a man salva per cercare di ridurre le astronomiche spese di guerra sostenute fino allora, si poteva mettere in piedi l’ennesimo corpo di spedizione? E quali sarebbero stati i contraccolpi di politica interna ad annunciare alle rispettive opinioni pubbliche il ricorso alle armi contro i Tedeschi ufficialmente già sconfitti? Ammettendo un intervento, quanti erano i Tedeschi nel Baltico, perché non se ne andavano e come li si poteva smuovere senza ricorrere alle armi? Cavallero rispondeva anche a questo nella seconda parte del suo rapporto.

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Capitolo III I Tedeschi nei Paesi baltici, La situazione militare tedesca nei Paesi Baltici nell’autunno del 1919 era abbastanza complicata, come si vedrà da quanto scrisse allora il generale Cavallero nella seconda parte del suo rapporto, al quale farò poi delle doverose aggiunte: “E’ noto che al momento della conclusione dell’armistizio colla Germania, notevoli forze tedesche occupavano le provincie occidentali russe, dal mar Baltico al Mar Nero. il trattato di Brest=Litoxski39 prevedeva la costituzione di un principato autonomo delle provincie baltiche, di un regno di Polonia, e riconosceva l’indipendenza dell’Ukraina. La presenza della truppa austro-tedesca doveva preparare e garantire la costituzione di tali minori stati, mettendoli nell’orbita degli Imperi centrali. Ma questo progetto crollò coll’armistizio dell’11 novembre, (vedi allegato 5) che fece obbligo alla Germania di sgomberare i territori russi, su richiesta dell’Intesa. Alla fine del 1918, lo sgombero fu iniziato; ma mentre le truppe tedesche si ritirarono gradatamente dalla Polonia, dalla Volinia e dall’Ukraina, esse rimasero invece nei paesi baltici sotto pretesto di opporsi all’avanzata bolscevica, e evacuarono solamente l’Estonia. In Lettonia ed in Lituania si trovavano truppe del VI corpo tedesco, agli ordini del generale Von der Goltz. Questi svolse colà un’intensa azione politica in favore della Germania, ostacolando la costituzione delle forze locali, cercando in ogni modo di indebolire i governi aventi tendenze intesofile, e soprattutto organizzando, sotto il nome di Landwehr baltica, una milizia di carattere prettamente tedesco. In tale opera il Generale Von der Goltz fu sempre validamente appoggiato dall’elemento tedesco, numeroso specie in Curlandia, e dai baroni baltici, che colà spadroneggiano e che sono pressoché tutti di origine tedesca o almeno legati al governo di Berlino. Per contro l’azione dell’Intesa nelle provincie baltiche fu per lungo tempo incerta, perché poco efficace, così da consentire alla Germania, che prima e durante la guerra, e specialmente nell’ultima fase di questa vi aveva condotto una politica attivissima, di sfruttare a proprio vantaggio la situazione. Nell’aprile 1919, nell’intento di porre argine al bolscevismo dilagante, che sembrava minacciasse seriamente l’Europa centrale, il Consiglio Supremo adottò due ordini di provvedimenti: a) = Sostenere le organizzazioni locali antibolsceviche (rapporto del Comitato di Versailles dell’11 aprile 1919 = allegato N. 6) a tale scopo venne inviata sul posto una commissione interalleata con a capo il generale inglese GOUGH,40 che ricevette le istruzioni di cui all’allegato N. 7); b) = Tenuto conto che il completo ritiro delle truppe germaniche avrebbe lasciato il paese senza forze organizzate, e perciò facile preda al bolscevismo, ritardare

C’è un evidente errore di battitura con la x al posto della v in Litovsk, ma la terminazione in i, “Litovski” è voluta e, come si vedrà, ripetuta. 40 Sir Hubert de la Poer Gough nacque a Gurteen Le Poer, in Irlanda, il 12 agosto 1870 da una famiglia di militari. Figlio, nipote e fratello di generali, uscito dall’Accademia di Sandhurst col grado di sottotenente dei lancieri nel 1889, servì in India e nella guerra del Sud Africa del 1899. Istruttore allo Staff College dal 1904 al 1906, ebbe il comando del 16° Lancieri in quello stesso anno. Promosso brigadier generale nel 1911, fu messo alla testa della 3ª Brigata di Cavalleria e con essa andò in Francia nel 1914. Promosso, si vide assegnare la 16ª Divisione, poi il I Corpo d’Armata e, nell’ottobre 1916, la 5ª Armata. Travolta dai Tedeschi nella Kaiserschlacht della primavera 1918, l’Armata ripiegò praticamente in rotta e Gough rassegnò le sue dimissioni. A fine guerra fu messo a capo della missione militare alleata negli Stati Baltici e si ritirò dal servizio attivo nel 1922. Morì a Londra il 18 marzo 1963. 29 39


l’evacuazione delle forze tedesche -in base alla facoltà fatta dal paragrafo XII dell’armistizio (allegato 5). Il perdurare della perturbazione determinata dalla permanenza dell’elemento tedesco in quelle regioni, e forse più specialmente il destarsi di una nuova tendenza politica inglese verso i paesi baltici, fecero qualche tempo dopo riprendere in esame il problema baltico da parte delle grandi Potenze. Si venne così manifestando un contrasto di tendenze e d’interessi fra Inghilterra e Francia. Già a fine maggio l’Inghilterra, che sembra avere un programma di espansione commerciale e di penetrazione politica nei Paesi baltici, avrebbe voluto sbarazzare al più presto quelle provincie dall’elemento tedesco che vi rappresenta una salda barriera allo sviluppo della sua influenza: per contro la Francia, che mira a ristabilire un forte stato russo o nell’intento di ostacolare, presumibilmente, l’espansione britannica, si mostra tuttora sfavorevole a ritardare lo sgombero delle truppe tedesche, pur reclamando la sostituzione del Generale Von der Goltz. Portata però la questione in seno al Consiglio Supremo ai primi del giugno scorso, anche la Francia aderiva alla tesi inglese. I rappresentanti militari di Versailles, con rapporto dell’11 giugno, proponevano il completo ritiro delle truppe tedesche (vedi allegato 8). Il Consiglio Supremo il 13 giugno accoglieva tale proposta (allegato N. 9), ed una richiesta in tal senso veniva fatta al governo di Berlino, il quale aderiva almeno in apparenza, dando alle truppe regolari l’ordine di rimpatriare o ordinando la smobilitazione dei reparti. Senonché molti degli elementi smobilitati, anziché rientrare nel proprio paese, rimasero e si incorporarono nelle organizzazioni locali (Landwehr, corpo Koller, corpo del principe di Lieven) aventi carattere del tutto germanofilo, mentre altri uomini continuarono addirittura ad affluire dall’interno della Germania (E’ da ricordare che Von der Goltz aveva promesso alle truppe del VI° Corpo, in compenso del loro servizio, l’assegnazione in Curlandia di terreni da colonizzare). L’attrattiva delle ricompense promesse dai capi, il timore di dover affrontare in Patria maggiori difficoltà di vita, la speranza forse anche da parte degli Ufficiali, di poter creare, almeno nei territori orientali, una situazione politica favorevole alla Germania, hanno reso la maggior parte delle truppe tedesche riluttanti ad abbandonare le provincie baltiche occupate. Frattanto nel giugno stesso, scoppiava, fra Estoni e Lettoni da un lato e le truppe di Von der Goltz dall’altro, il conflitto al quale si è accennato nella parte I^, e che si chiuse col già ricordato armistizio del 3 luglio. La sorveglianza dell’esecuzione di tale armistizio fu deferita alla missione interalleata presieduta dal Generale GOUGH, che già trovasi sul posto. I colloqui avvenuti fra i generali GOUGH e Von der Goltz servirono però soltanto ad assodare che né quest’ultimo, né i reparti da lui dipendenti erano disposti ad abbandonare le regioni baltiche, e le clausole dell’armistizio del 3 luglio concernenti lo sgombero rimasero inadempiute. Continuava intanto la trasformazione delle forze tedesche in milizie apparentemente locali, alle quali si aggiunsero gli ex prigionieri lettoni e lituani, ligi alla causa tedesca o liberati dalla Germania. In seguito ad un nuovo risoluto intervento della conferenza di Parigi (agosto 1919), il governo tedesco richiamò il Generale Von der Goltz, sostituendolo col generale Von Eberhardt.41 Ma il generale Biscof, 42 comandante la divisione di ferro, si mise allora in 41

Walter von Eberhardt nacque a Berlino il 7 gennaio 1862. Cadetto nel 1878, maggiore nel 1902, tenente colonnello nel 1909, colonnello nel 1912, ispettore delle truppe aeree nel 1913, nel 1915 ottenne la creazione d’un comando generale d’aeronautica e lo stesso anno fu nominato generale di brigata. Nel 1916 passò a comandare una divisione dell’Esercito Territoriale sul fronte occidentale e il 27 febbraio 1918 fu mandato a sostituire von der Goltz destinato in Finlandia. Il 30 dicembre 1918 assunse il comando del XX Corpo d’Armata nella Prussia Orientale, coll’incarico di 30


aperta ribellione e dichiarò che non avrebbe assolutamente obbedito all’ordine di sciogliere la sua divisione: attorno a questa si vennero raccogliendo nuove forze, costituite da volontari tedeschi e chiamate “Legioni volontarie”. Ai primi di ottobre un nuovo fatto sopraggiunse ad aggravare la situazione; si costituì cioè a Mitau un governo detto “della Russia occidentale”, avente per capo il Generale BISKUPSKI.43 Tale governo, che si dice russo, è in realtà di marca quasi esclusivamente tedesca, ed è appoggiato da tutte le diverse organizzazioni germano=volontarie formatesi nei paesi baltici (specialmente dal corpo del colonnello Avaloff BERMONT). Esso pretende di restituire la Russia nella sua integrità e, mentre proclama guerra ai bolscevichi, si rifiuta di riconoscere l’indipendenza degli Estoni, dei Lituani e dei Lettoni. Intanto le forze russo=germaniche del governo di Biskupski hanno attaccato le forze lettoni e circondato Riga, in aperta violazione dell’armistizio del 3 luglio. Frattanto, già alla fine di settembre il Consiglio Supremo aveva fatto conoscere (27 settembre, vedi allegato 9) al governo di Berlino che le potenze alleate ed associate avevano già disposto perché non fosse presa in esame nessuna delle domande tedesche riguardanti i rifornimenti di viveri e materie prime fino a che la situazione nei paesi baltici non fosse regolata, minacciando altresì di ricorrere ad altri provvedimenti più gravi. Alle proteste del governo di Berlino (allegati 11 e 12) il Consiglio Supremo ha ora risposto che gli Alleati ed associati non possono ammettere l’invocata impotenza del governo stesso a ridurre all’obbedienza le truppe tedesche del Baltico e che essi mantengono il principio dell’intera responsabilità del Governo tedesco nell’esecuzione dello sgombero, che quindi le misure coercitive annunciate, sarebbero state integralmente applicate fino a che l’esecuzione non fosse iniziata e proseguita il più celermente possibile (allegato 13) = Il Consiglio Supremo ha però soggiunto di difendere la zona di Chelmno, rivendicata dalla Polonia. Obbligato a ritirarsi, Eberhardt il 13 febbraio 1919 sostituì di nuovo von der Goltz, stavolta alla testa del VI Corpo d’Armata nei Paesi Baltici e dal 22 febbraio 1919 aiutò i Lituani a respingere i Bolscevichi. Unitosi ai Russi Bianchi di Bermondt-Avalov nel novembre del 1919 per prendere Riga, fu respinto verso Jelgava e, mentre Bermondt si rifugiava in Danimarca, Eberhardt, obbedendo finalmente agli ordini di Berlino imposti dall’Intesa, effettuava l’evacuazione tedesca dai Paesi Baltici dirigendosi in Prussia Orientale e smobilitando i suoi uomini in dicembre. Restato in servizio sotto la Repubblica di Weimar, continuò a curarsi di questioni aeronautiche e morì il 7 gennaio 1944 a Wernigerode, in Germania. 42 Generale dei corpi franchi, ma non nell’esercito regolare, Josef Bischoff, nato a Langenbruck in Slesia, allora tedesca, il 14 luglio 1872, non entrò nell’esercito tedesco dall’accademia o dalle scuole militari, ma come ufficiale della riserva e assai tardi. Dopo aver frequentato l’università di Breslavia – oggi Wrocław, in Polonia – e grazie ad un successivo corso di studi all’Istituto di lingue orientali di Berlino, servì nell’Africa Sudoccidentale Tedesca e nell’Africa Orientale Tedesca per sette anni e arrivò lentamente al grado di maggiore nel 1913. Scoppiata la Grande Guerra, fu spedito nel Sinai coi reparti a sostegno dei Turchi e comandò un corpo di loro cammellieri. Rientrato in Germania nel 1916, combatté sul fronte orientale e poi su quello occidentale nelle Argonne, guadagnando le croci di ferro di seconda e di prima classe e la suprema decorazione tedesca, il Pour le Mérite. Venendo dalla riserva, non è strano che alla fine della Grande Guerra fosse ancora maggiore. Dopo l’armistizio seguì le indicazioni del colonnello Kumme dell’8ª Armata e, su suo incoraggiamento, organizzò e comandò la Brigata di Ferro, poi Divisione di Ferro nel Baltico. Evacuata la zona baltica, Bischoff, promosso al grado onorifico di tenente colonnello, rimase in contatto cogli ambienti nazionalisti e poi nazisti, che comprendevano parecchi dei suoi subalterni della Divisione di Ferro, ma sostanzialmente si ritirò. Morì a Baden, in Austria, il 12 dicembre 1948. 43 Vasily Viktorovich Biskupsky, nato il 9 agosto 1878 a Charcov da un’ottima famiglia, uscì nel 1897 dalla Scuola di Cavalleria di San Pietroburgo e prese parte alla Guerra Russo-Giapponese. Costretto a lasciare il servizio per via del suo matrimonio con una cantante d’operetta, andò a cercare il petrolio in Siberia. Richiamato in servizio per la Grande Guerra, fu promosso e nel maggio del 1917 ebbe il comando della 3ª Divisione di Cavalleria, che tenne fino all’aprile del 1918. Iniziata la Guerra Civile, comandò una divisione di cavalleria sotto gli ordini del generale zarista Skoropadskyj, che si batteva in Ucraina. Passato nella zona baltica, creò il Governo della Russia Occidentale e nel 1919 emigrò in Germania al seguito delle truppe tedesche in ritirata. Legato alla destra tedesca e vicino al Partito Nazista, fu sospettato d’aver trasferito ad Hitler le ricchezze dei Romanov. Cercò, coll’appoggio dei Nazisti, d’abbattere il Comunismo sovietico. Morì il 18 giugno 1945 a Monaco di Baviera. 31


acconsentire ad inviare nei paesi baltici una commissione interalleata per controllare l’operato del governo tedesco. In seguito a ciò, il governo tedesco ha nuovamente dichiarato di aver fatto tutto il possibile per affrettare lo sgombero, ed ha espresso il desiderio che la Commissione interalleata sia inviata sul posto con la massima sollecitudine per rendersi conto della buona fede delle autorità germaniche (allegato 14) Detta Commissione interalleata è composta di un generale francese (NIESSEL), e di quattro membri, rappresentanti le altre potenze alleate ed associate (Generale Marietti per l’Italia, generale Turner per l’Inghilterra, generale Chenay per l’America e maggiore TAKEDA per il Giappone). Le istruzioni concretate dal Consiglio Supremo risultano dagli allegati N. 15 e 16).”XXX Tutto questo era estremamente chiaro. Mancava ancora un elemento: quali erano le forze delle parti in causa e, soprattutto, quanti erano i Tedeschi? A questo rispondeva un documento di cinque pagine, preciso quanto pochi altri, dal titolo “Notizie sulle truppe tedesche ora operanti in Lituania.” Era stato preparato da un ufficiale italiano mandato a Kaunas insieme ad altri colleghi alleati nell’ultima settimana d’aprile del 1919 per predisporre il rimpatrio dei prigionieri russi e, già che c’era, aveva saggiamente preso tutte le informazioni possibili sulla situazione militare. Spedito dal tenente colonnello Roatta da Berlino l’8 maggio 1919, protocollato a Roma il 10, riguardava le condizioni della Lituania ed era interessantissimo per quanto diceva, cominciando dall’implicita smentita a tutte le dichiarazioni ufficiali germaniche contenuta nella frase d’apertura: “Le truppe tedesche operanti in Lituania sono sotto gli ordini del generale Hindenburg e di von Falkenhein, i quali hanno il loro quartier generale a Insterburg.44”XXXI Proseguiva il rapporto, dalla riga seguente: “Sono formazioni di Ostschutzfreiwilligenkorps45 e di Grenzschutzfreiwilligenkorps.46 Per quanto è stato possibile constatare personalmente e per le informazioni avute, esse sono eccessivamente numerose. In tutta la Lituania non credo vi siano più di 35000 uomini; queste truppe si trovano in minima parte sulla linea del fuoco, la maggior parte di esse è ripartita nei diversi centri abitati. Alle forze Tedesche non sono assegnati settori particolari. esse combattono intercalate alle forze Lituane. Non vi è però unità di Comando, dipendendo i Tedeschi direttamente da HINDENBURG ed i Lituani dal governo Lituano. I due eserciti sono indipendenti ed agiscono, ciascuno di propria iniziativa. COMANDI: A KOVNO comando di Corpo d’Armata (General Kommando) I) = 2 Brigate di circa 4000 uomini ciascuna – una di queste è staccata a OSITA47 2) = 1 Reggimento di Cacciatori staccato a Kieydany.48 3) = 12 Battaglioni autonomi della forza di 400 uomini circa ciascuno; ogni Battaglione ha una batteria da campagna Insterburg in russo si chiama Černjachovsk, in lituano Įsrutis e Wystruć in polacco; è in Prussia Orientale. Corpo franco volontario di sicurezza orientale. 46 Corpo franco volontario di sicurezza confinaria. 47 In realtà Olita, Alytus, in Lituania. 48 Kėdainiai, Lituania. 32 44 45


4) = una stazione radiotelegrafica. 5) = Una squadriglia d’aviazione di 12 apparecchi col campo a Mariampol. 49 6) = Un corpo di gendarmeria militare molto bene organizzato. Inoltre dal Corpo d’Armata dipende: il Comando di Presidio di Kowno (o Kommandantur). La direzione generale delle requisizioni; Il Comando delle ferrovie o comando di linea. Dal Comando di Presidio dipende: 1°) Un Ospedale militare di circa 1000 letti. 2°) una compagnia di ciclisti che serve a reprimere gli eventuali moti spartachisti. Dal Comando generale di requisizione, dipendono 12 Commissioni di requisizione sparse in tutta la regione DISLOCAZIONE: Le truppe sono ripartite nel seguente modo, secondo la divisione in settori sulla Carta allegata: 1° SETTORE = in linea: (4 compagnie di fanteria tedesca del Ostpreussische freiwilligenkorp (distintivo, un cordone di alce al bavero. (1” batteria da campagna su 4 pezzi (da 45”) 1/2 batteria (verso la linea ferroviaria Saul-Baniewier.50 (1” compagnia di mitragliatrici autonoma con 6 armi. (circa 500 uomini) nelle retrovie: una Brigata autonoma tedesca composta per la maggior parte (di elementi della cosidetta Divisione di ferro (La Eiserne Division). Questa (divisione non esiste che di nome. Sono soldati di dati reparti che poi vennero (frammischiati agli altri; essi hanno come distintivo sul berretto un teschio. SETTORE 2° = in linea: (4 compagnie di cacciatori della Genz Sch Fr. Korps – stesso distintivo (ma collo verde (alce). E’certamente il settore (1/2 batteria da campagna lungo la ferrovia Pomewies, 51 e 1/2 più importante, combatteria (sulla strada che da Remigolo52 va a Poniewiez.53 prendendo la principa- (1 batteria di 4 pezzi da campagna davanti a Kiedany. 54 le via di comunicazione (10 mitragliatrici, di cui 4 lungo la ferrovia Poniewiez. Il complesso delle forze ammonta a 800 uomini circa. nelle retrovie:

(un reggimento di Cacciatori di 1000 uomini bene (equipaggiato e con tutti i servizi. (Una stazione radiotelegrafica. Un ospedale da (campo.

SETTORE 3° = in linea: (3 battaglioni della Grenzschutzfreiwilligenkorps con molti Marijampolė, Lituania. L’unica possibilità è che sia la tratta da Šiauliai verso est a Panevėžys, che in tedesco si chiama Ponewiesch, da cui la trascrizione errata. 51 Panevėžys, Lituania. 52 Remigola, o Ramygala, in Lituania. 53 Si tratta della strada che da Poniewiez/ Panevėžys va a sud a Remygala. 54 Kėdainia, Lituania. 33 49 50


complesso forze nel settore Lewinti57 circa 1600 uomini

nelle retrovie:

(elementi della Divisione di ferro: è una compagnia data dal (settore 4, ma che dipende dal comando di Koschedary, 55 di (circa 100 uomini. (2 pezzi da campagna nel settore Scarolisi56 a protezione della ferrovia. (4 pezzi da campagna e da trincea lungo la ferrovia

(6 pezzi da campagna nel settore Koschedary che è la parte più (delicata della zona. (26 mitragliatrici di cui 6 nel settore Skarolisi. (16 nel settore Lewinti. (10 nel settore Koschedary. (Nelle retrovie circa 10.000 uomini.

SETTORE 4° = in linea: (circa 200 uomini facenti parte di una Brigata staccata (autonoma di volontari (distintivo una corona sul bavero (1 batteria da campagna per proteggere la linea ferroviaria (Osita.58 (10 mitragliatrici. nelle retrovie: (circa 4000 tedeschi della Brigata staccata autonoma. LA LINEA – non esiste una linea vera e propria, ma si tratta più che altro di uno sbarramento delle vie di comunicazione. Le strade, ferrovie ecc. sono tenute da piccoli posti, con mitragliatrici. Dove vi sono cannoni le opere di fortificazione sono più complete. MORALE DELLE TRUPPE – Nelle truppe tedesche non esiste affatto spirito combattivo: esse sono di solito in buone relazioni colle truppe bolsceviche alle quali, talvolta, vendono armi munizioni e viveri. Come si è detto, i tedeschi vivono completamente sulla regione, non solo, ma dei viveri requisiti in Lituania, grandi quantità vengono spediti a Insterburg dove si stanno formando dei grandi depositi. Il morale delle truppe è pessimo: vi sono moltissimi elementi spartachisti, che fanno un’intensa propaganda, e commettono delitti di ogni genere, che restano per la più parte impuniti. Gli ufficiali tedeschi hanno pochissima fiducia nei loro uomini e sono sicuri che, qualora venisse l’ordine di avanzare, il 60% di queste truppe si rifiuterebbe di seguirli. Pare che sia ora intenzione del Comando Supremo di cambiare tutte le truppe della Lituania, sostituendole con truppe più sicure. Sembra anzi che questo movimento sia già cominciato avendo incontrato il giorno 26 [aprile59] sulla linea Schaulen60– Tilsit parecchi trasporti di truppe, Kaišiadorys, in Lituania, lungo la linea che da Šiauliai scende a Vilna. Secondo R. Dediala, dovrebbe trattarsi di Skaruliai, non lontano da Jonava, in Lituania. 57 Luogo non identificato. 58 Olita, Alytus, in Lituania. 59 Si deduce dal fatto che il rapporto a Roma dell’8 maggio accompagnava questi fogli indicati come recentissimi. 34 55 56


complessivamente: circa 3 battaglioni con carreggio ed una squadriglia autocarri, che risultarono provenienti dall’interno e che erano diretti a Schaulen. Più tardi a Königsberg vidi partire per la stessa destinazione reparti del 12° Dragoni facenti parte della G.S.F.K. 61 equipaggiati e vestiti in modo meraviglioso. Mi risulta essere a Tilsit il 1° reggimento Dragoni della guardia. A Königsberg vi è il deposito del 12° del 10° e del 9° reggimento Dragoni, e tutto un gruppo di artiglieria pronto a partire. Il servizio ferroviario di tutta la Prussia Orientale e della fronte è fatto da militari.”XXXII Questo era l’ordine di battaglia tedesco in aprile e, se in quel mese era in corso la sostituzione delle inaffidabili unità in linea con altre ritenute sicure, non è che le cose in seguito migliorassero. Ai primi di giugno il Consiglio Supremo degli Alleati stabilì che i Tedeschi se ne dovessero andare da tutti i territori appartenenti all’impero russo prima della guerra e il 18 giugno Foch telegrafò alla Commissione interalleata d’armistizio a Spa d’obbligare il Governo tedesco ad impartire gli ordini necessari. Il 9 luglio Foch, per sveltire l’evacuazione tedesca dal Baltico, autorizzò il generale Gough a trattare direttamente con von der Goltz le faccende relative allo sgombero. Qui si cominciarono ad avere i primi dubbi sulla sincerità tedesca, perché, quando si incontrarono per la prima volta il 19 luglio a mezza strada fra Riga e Mitau, 62 von der Goltz asserì di non aver avuto alcuna istruzione da Berlino, d’abbisognare d’almeno due mesi e mezzo per sgomberare e protestò contro la “soppressione degli accordi presi circa la cessione di terre in Curlandia ai soldati tedeschi.”XXXIII Di conseguenza Gough il 21 riferì a Parigi l’impossibilità “di giungere ad un accordo col Generale von der Goltz, la cui politica d’intrighi e di dilazione non tende che a ritardare al massimo l’esecuzione delle misure d’evacuazione e ad ottenere di mettere la Lettonia in mano alla Germania.”XXXIV Gough suggeriva delle misure, poi fatte proprie da Foch, il quale il 1° agosto telegrafò alla Commissione d’armistizio a Spa d’ordinare al Governo tedesco quanto proposto da Gough, cioè che: “1°) = Il generale V. der Goltz sia immediatamente richiamato. 2°) = L’evacuazione dei tedeschi dalla Lettonia debba cominciare subito per mare. 3°) = Le autorità tedesche debbano sottomettere il loro piano di sgombero entro il 15 agosto e terminarlo entro il 30 agosto. 4°) = Il materiale da guerra che si trova in Lettonia non può essere trasportato senza autorizzazione del generale Gough. 5°) = Sarà proibita l’entrata in Lettonia di nuove forze tedesche.”XXXV L’esito fu assai diverso da quanto si sperava: l’indomani, 2 agosto, von der Goltz, nell’incontro fissato per stabilire i termini per la partenza dei Tedeschi, rifiutò formalmente di obbedire e undici giorni dopo, il 13 agosto, lo stesso Governo germanico rispose al telegramma di Foch respingendo quasi completamente gli ordini del Consiglio Supremo Interalleato. Foch allora scrisse a Clémenceau, il quale, oltre al Governo francese, presiedeva pure la conferenza di pace ed elencò i motivi delle richieste alleate e dei rifiuti tedeschi: von der Goltz era “l’anima della resistenza alle decisioni dell’Intesa – è lui che ha organizzato il colpo di Stato di Libau, contro il governo Ulmanis, fedele alla causa degli Alleati.”XXXVI

Nome tedesco di Šiauliai, in Lituania. Acronimo di Grenzschützfreiwilligenkorps, cioè Corpo franco volontario di sicurezza confinaria. 62 Jelgava, in Lettonia. 35 60 61


Von der Goltz intendeva restare almeno fino al raccolto, per spedirlo in Germania, continuando a rinforzarsi in Lettonia. Foch ne stimava63 le truppe a 40.000 uomini e sottolineava come avesse aggirato l’ostacolo del divieto di far arrivare nuovi contingenti in Lettonia incorporando i reparti germanici nelle truppe bianche di Bermondt-Avalov e del Principe di Lieven, 64 annunciando di voler favorire il passaggio di unità tedesche al completo in quelle russe all’atto dell’evacuazione, concedendo congedi di tre anni ai soldati tedeschi desiderosi di stabilirsi nel Paese ed infine organizzando sottobanco la propaganda bolscevica a Riga per avere nuovi pretesti d’intervento. Per contro i Francesi sapevano quanto fossero ancora deboli i Lettoni; Erano concentrati prevalentemente all’ovest del fronte da Ilūkste65 al Lago Svente,66 dove c’era la giunzione coi Lituani. A Riga i Lettoni avevano meno di 3.000 uomini per fronteggiare i Tedeschi con una linea sullo Jugla.67 Questo dispositivo era pure minacciato sul fianco dai Bolscevichi, i quali, benché col morale a terra e senza vettovaglie, avevano dal Lago Lubāns,68 fino ad ovest di Dvinsk 8.500 uomini, con artiglieria e mitragliatrici. C’erano un altro paio di cose strane e nessuno immaginava quali semi di futuri lutti e guerra portassero con sé, pur se, a pensarci bene, non promettevano nulla di buono. In primo luogo il 17 luglio Noske aveva diramato un ordine in cui, ricordando che l’Esercito e lo Stato Maggiore dovevano essere ufficialmente smobilitati ed era impossibile “Lasciare la Germania senza esercito in presenza di eserciti che continueranno ad esistere in Francia, Italia,

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La stima era fatta condensando una nota del generale britannico Malcolm del 9 agosto 1919, una del generale francese Dupont da Berlino del 3 agosto, un’informativa dell’addetto militare francese da Stoccolma del 3 agosto ed un estratto non datato avuto dal Servizio di Spionaggio polacco. Dupont aveva scritto d’aver incontrato quel giorno il colonnello russo bianco Pototsckii, da lui erroneamente indicato come generale, il quale, parlando delle Province Baltiche, aveva detto che sarebbero riusciti a vincere solo coi Tedeschi, adoperandoli come “Lanzichenecchi” e non infeudandosi alla Germania. Il giorno avanti, il 2 agosto, Dupont aveva già avvertito della preparazione di guai al confine della Prussia Orientale, perché i soldati della Brigata Greudenz erano entrati a far parte d’un corpo franco – forse il distaccamento Kessner – in formazione in Curlandia, firmando un arruolamento coi Russi; mentre un secondo rapporto dell’addetto militare francese da Stoccolma annunciava movimenti di treni da Tilsit e Siauliai verso Marienburg e che 10.000 soldati tedeschi a Mitau/Jelgava esigevano le terre promesse loro in Lettonia. 64 Anatol Leonid principe di Lieven nato il 16 novembre 1872 a San Pietroburgo, discendente da una famiglia baltica, si laureò in legge all’Università di San Pietroburgo. Ammesso alla Scuola di Cavalleria, ne uscì sottotenente e servì nella Cavalleria della Guardia dal 1896 al 1908, anno in cui si congedò e tornò in Lettonia, dove la sua famiglia aveva immense proprietà terriere, incentrate su quella di Mežotne, vicino a Bauska. Allo scoppio della Grande Guerra riprese servizio nel suo vecchio reggimento e nel 1917 divenne capitano. Tornò in Lettonia dopo la Rivoluzione d’Ottobre e nel gennaio 1919 cominciò a formare i Fucilieri Volontari di Liepāja, giovandosi dell’impiego d’una sessantina di ufficiali dell’esercito imperiale. Ben presto, aggregateglisi una seconda compagnia della Landeswehr Baltica ed una terza comandata dal capitano Didorov, il suo reparto divenne noto come “Livoniano” e s’impegnò nei combattimenti contro i Bolscevichi. Verificatosi il colpo di stato ordito da von der Goltz, il principe rifiutò di cooperare col governo filo-tedesco, pur accettando l’incorporazione di fatto dei suoi uomini nella Landeswehr Baltica, con la quale prese parte alle battaglie intorno a Ventspils e Jelgava ed alla liberazione di Riga dai Bolscevichi. Ferito gravemente in maggio e, benché parzialmente invalido per il resto della sua vita, Lieven mantenne il comando dei suoi ormai circa 4.000 uomini, trasformati il 6 giugno in Corpo Volontario Russo, ma noti come Corpo del principe di Lieven, ai quali proibì formalmente di combattere contro gli Estoni. Firmato l’armistizio di Strazdumuiža fra Estoni e Landeswehr Baltica, Lieven, incorporando gli uomini di Bermondt Avalov e la brigata del colonnello Virgolič, trasformò il suo corpo volontario nell’Armata Volontaria della Russia Occidentale e la pose agli ordini di Judenič, il quale gli ordinò di muovere su Narva e poi su Pietroburgo. Bermondt e Virgolič però rifiutarono e restarono in Lettonia, mentre lui si spostava in Estonia per unirsi a Judenič. Fallita l’operazione su Pietroburgo e cessati i tentativi contro i Sovietici, Lieven restò in Lettonia, divenne cittadino lettone, si ritirò nei suoi possedimenti, ma li vide espropriare dalla riforma agraria del 1924, che comunque gli concesse di conservare una tenuta a Mazmežotne, non lontano dal suo vecchio palazzo. Organizzata una ditta di produzione di mattoni, visse là e a Riga fino alla morte, il 3 aprile 1937 a Ķemeri. 65 Nell’originale Illuxt, in Lettonia. 66 Nell’originale Sventen, in Lettonia. 67 Fiume, adesso nell’area urbana di Riga. 68 Nell’originale Loubau, in Lettonia. 36


Inghilterra ed America”, invitava l’O.H.L., Oberste Heeresleitung, il Comando Supremo, a fare delle proposte perché: “al fine di costituire delle riserve addestrate alla guerra, bisogna organizzare militarmente le formazioni come la Kriegsferen 69 e Jungendverein,70 così che gli ufficiali, i sottufficiali e i vecchi soldati avranno la possibilità di consacrarsi ad una professione che risponda alle loro capacità e tendenze. Il numero dei disoccupati sarà in questo modo diminuito.”XXXVII Questo pose le radici da cui poi si nutrirono e svilupparono il Nazismo e la Wehrmacht di Hitler. L’altro era altrettanto pericoloso e decisamente sospetto. I Francesi avevano messo le mani – e passato agli Alleati – un messaggio urgente e “per solo uso personale” del comando del VI Corpo d’Armata di Riserva tedesco, con cui il 18 luglio 1919 da Breslavia, visto che l’itinerario di trasporto dalla Prussia Orientale via Libau alla Russia sarebbe stato immediatamente tagliato, si chiedeva “conformemente all’ordine del Ministro della Guerra” d’esaminare in Alta Slesia se sarebbe stato “possibile far passar i trasporti per la Russia attraverso la Polonia.” E cosa dovevano mandare in Russia? “Si tratta del trasporto di ufficiali, sottufficiali, tecnici ed ingegneri che sono destinati all’Armata Rossa di Russia ed alle fabbriche di munizioni.”XXXVIII A che gioco stavano giocando i Tedeschi? Qualunque fosse, non sembrava leale. Così come stavano, le cose non avevano un buon aspetto, perciò nella seduta del 19 agosto 1919 il Consiglio Supremo degli Alleati aveva esaminato come secondo punto ed approvato le richieste di Foch, ma non era successo nulla; perciò ora, in autunno, come credere alle asserzioni ufficiali germaniche? Non si sa se l’Intesa sapesse del progetto di Winnig e probabilmente, ammesso che ne fosse a conoscenza, lo considerava chimerico quanto effettivamente era. Certo è che non se ne parlò nella relazione italiana e non fu mai menzionato, né nei documenti successivi, né nei verbali della Commissione interalleata che sovrintese all’evacuazione tedesca, così come – ammesso che lo sapesse – il presidente di quella Commissione non vi fece il minimo accenno quando incontrò Winnig a Königsberg in novembre. Ad ogni modo, che l’Intesa sapesse o meno del progetto, era chiaro che i Tedeschi non avevano nessuna intenzione di volersene andare, anzi: il 22 ottobre il generale Dupont71 aveva avvertito da Berlino che Noske aveva appena ammesso la presenza nei Paesi Baltici di 40.000 tedeschi (15.000 a Mitau con von der Goltz e 25.000 con Bermondt) e gli aveva detto che stava pensando d’obbligarli a partire, nonostante rifiutassero, tagliando loro il rifornimento di carbone.XXXIX

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Il testo passato dai Francesi agli italiani presenta qui un errore di traslitterazione, scrivendo Kriegsverein quasi come lo scriverebbe un francese sentendolo pronunciare: era l’associazione dei veterani di guerra. 70 Associazione nazionale dei Giovani. 71 Charles Joseph Dupont, nato il 30 ottobre 1863 a Nancy, entrò al Politecnico nel 1882. Ne uscì sottotenente d’artiglieria nel 1884, passando alla Scuola d’Artiglieria. Tenente nel 1886, capitano nel 1893, passò ai servizi segreti, alternandoli coi previsti comandi di reparto fra il 1904 e il 1907. Maggiore nel 1905, divenuto tenente colonnello ritornò al II Bureau e ne fu a capo dal 1913 al 1917, venendovi promosso prima colonnello e poi, il 31 dicembre 1916, generale di brigata. Esperto della Prussia Orientale, visitata prima della guerra rischiandovi l’arresto, alla fine del 1918 fu nominato capo della missione francese in Polonia e Presidente della Commissione per la delimitazione dei confini fra Polonia e Germania. Generale di divisione dal 23 settembre 1919, fu Alto Commissario per la delimitazione dei confini di Danzica. Promosso generale di corpo d’armata nel 1921, lasciò poi il servizio e morì a Parigi il 29 dicembre 1935 37


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Capitolo IV Chi c’era Fra le molte informazioni mandate da Cavallero ce n’era una, completa quanto si poteva – cioè non molto – sul numero dei Tedeschi e assimilati da far uscire dai Paesi Baltici, sulla cui consistenza esisteva solo un prospetto di massima:XL

SITUAZIONE DELLE FORZE nei paesi baltici alla seconda metà d’ottobre 1919. (approssimata). """""""" FORZE TEDESCHE E GERMANO RUSSE: """""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""

Divisione di ferro…………………………………………. Div. Riserva della Guardia……………………………… 2^ Brigata Fanteria……………………………………… Corpo Diebitsch72…………………………………..……. (°) Corpo Vyrgolitch73…………………………………..….. 6° Corpo di riserva…………………………………..…… 5° Corpo…………………………………………………… Guardia di Mitau……………………………………….… (°) Corpo Bermont……………………………………………..

Secondo informazioni di fonte lituana

Secondo informazioni di fonte estone

15.000 12.000 3.000 3.000 9.000

8.000

12.000 54.000

6.000 4.000 12.000 7.000 1.000 9.000 47.000

N.B. Le informazioni di fonte lituana non fanno cenno delle forze del 5° e 6° Corpo (già von der 72

Karl Heinrich freiherr (libero signore, equivalente a barone) von Diebitsch, nacque a Berlino il 5 dicembre 1865. Uscito dal Corpo dei Cadetti il 18 marzo 1886, iniziò una non brillante carriera in cavalleria venendo assegnato al 16° ussari Imperatore Francesco Giuseppe, dove rimase fino alla promozione a capitano di cavalleria (Rittmeister) il 17 maggio 1902. Passò poi a comandare degli squadroni nei Granatieri a Cavallo e negli Ulani. Maggiore il 27 gennaio 1913, fu promosso tenente colonnello il 22 marzo 1918. Dopo le operazioni nel Baltico non si sa molto di lui, salvo che morì il 23 febbraio 1924. Il suo Freikorps von Diebitsch venne istituito con ordine del 23 marzo 1919 e nacque il 1° aprile 1919 con una forza di 948 uomini, provenienti dalla Territoriale Sassone o arruolati fra i Tedeschi della Curlandia, inquadrati in quattro compagnie di fanteria, una sezione esplorazione, ricognizione ed informazioni e uno squadrone di cacciatori. Nell’estate del 1919 arrivò ad avere 3.000 uomini componenti due battaglioni di fanteria, uno di cacciatori, una sezione d’artiglieria e due squadroni a cavallo. Ebbe il battesimo del fuoco nella primavera del 1919 in Lituania. Ufficialmente fu sciolto a Thorn il 18 Dicembre 1919, ma di fatto un nucleo consistente continuò ad esistere almeno fino all’aprile 1920, cioè fino dopo il Putsch di Kapp. 73 Evgenii Pavlovich Virgolič, nato nel 1883 da famiglia nobile, cominciò il suo servizio come ufficiale di guardia alla frontiera, fu promosso capitano di cavalleria nel 1910 e servì nel controspionaggio dallo scoppio della Grande Guerra fino al 1917. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre si unì ai Bianchi e dal giugno del 1919 fece parte del Corpo del Principe di Lieven; poi organizzò un proprio Corpo volontario a Mitau/Jelgava e infine passò a comandare l’unità dell’Esercito Russo Occidentale specializzata nella guerriglia e controguerriglia. Nell’autunno del 1919 si riteneva che il corpo da lui comandato nell’Esercito russo-occidentale allineasse 5.000 uomini. Dopo la fine del ciclo operativo nel Baltico emigrò in Germania e se ne persero le tracce. 39


Goltz) mentre le informazioni di fonte estone non accennano alla presenza della Divisione di Riserva della Guardia del Corpo e del Corpo Diebitsch). (°) = Corpi germano=russi: in cui gli elementi tedeschi sembra siano nella seguente proporzione:

Corpo Bermont………………………………………….. Corpo Vyrgolitch………………………………………..

Ufficiali In maggioranza tedeschi In maggioranza russi

Truppa 1/3 ted. 1/4 ted.

Si trattava – a tenersi su una via di mezzo – di 50.000 uomini da far uscire e dovevano passare tutti attraverso la Lituania: compito non da poco. Ciò detto, si poteva cominciare, ma a chi sarebbe toccato il lavoro? Come aveva scritto Cavallero, il Consiglio Supremo Interalleato aveva creato una Commissione interalleata per sovrintendere all’evacuazione tedesca dai Paesi Baltici. Le erano state date delle istruzioni, le quali si limitavano a sette articoli abbastanza generici da prevedere tutti i casi, lasciando ampia iniziativa e libertà d’azione al presidente della Commissione, il generale francese Niessel. Dicevano, in francese: “1 = DECISIONE DEL CONSIGLIO SUPREMO La violazione persistente, da parte del governo tedesco e dei Generali tedeschi operanti nelle province Baltiche, delle prescrizioni dell’articolo 12 dell’armistizio dell’11 Novembre 1918 (confermate dall’articolo 433 del Trattato di pace del 26 giugno 1919 colla Germania) ha provocato diverse proteste del Consiglio Supremo ed una risoluzione in data del 10 ottobre che ha deciso la costituzione d’una commissione interalleata per controllare l’evacuazione delle province baltiche da parte delle truppe tedesche. 2 = COMPOSIZIONE DELLA COMMISSIONE INTERALLEATA Il Generale Niessel è designato per esercitare la Presidenza di questa commissione che comprenderà i membri qui di seguito: Rappresentante britannico Rappresentante americano Rappresentante italiano Rappresentante giapponese

: Generale Turner : Brigadier Generale S. A. Cheney : Brigadier Generale Marietti : maggiore di fanteria G. Takeda

3 = CONTROLLO DELL’EVACUAZIONE Il Governo tedesco è tenuto per il solo responsabile dell’esecuzione dell’evacuazione. La Commissione Interalleata ha il potere d’esercitare in tutta libertà d’azione, ovunque lo giudicherà utile, il controllo dell’esecuzione delle misure d’evacuazione ordinate dal governo tedesco. A questo fine la Commissione: 40


a) = prenderà conoscenza presso il governo tedesco a Berlino delle misure da esso stabilite in vista di regolare le condizioni dell’evacuazione.= b) Riceverà comunicazione delle istruzioni d’applicazione date a quest’oggetto dal comando tedesco delle regioni baltiche. c) Indirizzerà, se lo giudica utile, dopo esame sul posto della situazione al governo tedesco ogni proposta di natura [atta] a facilitare, assicurare e sveltire l’esecuzione dell’evacuazione. Il Governo tedesco darà alla Commissione così come ai suoi agenti autorizzazione completa di circolazione in tutti i territori occupati dalle truppe tedesche. 4 = CONDIZIONI DELL’EVACUAZIONE L’esecuzione delle disposizioni dell’articolo 12 dell’armistizio implicano non solamente la ritirata delle unità tedesche costituite che si trovano attualmente nelle province baltiche coi loro Stati Maggiori e i loro servizi, ma ancora il richiamo di tutti i militari tedeschi che, dopo la smobilitazione, hanno preso individualmente o per gruppi servizio nei corpi russi organizzati nelle dette province. I diplomatici così come i funzionari civili tedeschi lasceranno ugualmente le province baltiche, allo stesso tempo delle truppe coll’eccezione di quelli che saranno graditi dai governi di fatto lettone, estone e lituano. Il controllo sarà non solamente sull’esecuzione dei movimenti d’evacuazione, ma ancora sulla verifica del materiale portato via dalle truppe tedesche, in maniera da impedire l’asportazione di qualsiasi materiale e di qualsiasi approvvigionamento che non apparterrà propriamente a queste truppe. 5 = AZIONE DELLA MARINA ALLEATA NEL BALTICO La Commissione si terrà in relazione col comando marittimo interalleato nel Baltico che la informerà sulle operazioni navali intraprese sia per appoggiare la liberazione di Pietrogrado, sia per ostacolare il rifornimento dei bolscevichi per mare conformemente alle decisioni della Conferenza. Essa servirà d’intermediaria fra il Consiglio Supremo e le marine alleate. Le marine alleate forniranno alla Commissione ogni mezzo di trasporto necessario ed assicureranno la trasmissione dei suoi telegrammi. 6 = POTERI DELLA COMMISSIONE Per adempire al proprio compito, la Commissione Alleata disporrà del personale delle missioni militari di tutte le Potenze Alleate ed Associate che operano attualmente in Estonia, Lettonia e Lituania, di maniera da evitare qualsiasi iniziativa isolata o divergenza d’azione. Essa potrà fare appello al personale della missione militare francese in Polonia in caso di bisogno, e d’accordo col generale Henrys/.= La Commissione, d’accordo coi governi baltici di Reval, Riga e Kowno, s’assicurerà la cooperazione elle autorità locale il cui concorso le sarà necessario Il Generale, Presidente della Commissione, fisserà il luogo del suo quartier generale nelle province baltiche. Egli avrà la libera utilizzazione delle linee e stazioni telegrafiche e radiotelegrafiche per le sue comunicazioni.

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7 E’ inoltre deciso che la Commissione partirà al più presto possibile e comincerà i lavori che le sono stati affidati, senza attendere le istruzioni politiche che possono essere spedite ulteriormente, dopo la discussione e l’approvazione del Consiglio Supremo.”XLI Il 28 ottobre il Consiglio Supremo Interalleato aveva esaminato una bozza riguardante la Commissione da adibire al controllo dell’evacuazione delle province baltiche.XLII L’indomani la delegazione Italiana a Parigi aveva avvertito Roma che ciascuna Potenza si sarebbe dovuta pagare il proprio personale in quella Commissione, perciò si suggeriva di ridurre il coinvolgimento italiano al “generale Marietti,74 un solo ufficiale,75 una macchina da scrivere, un’autovettura e i militari di truppa necessari.”XLIII Roma aveva accettato e venerdì 31 ottobre 1919 un telegramma, a firma generale Scipioni,76 avvertiva la Missione Italiana a Parigi che quel giorno partiva da Roma il generale Giovanni Marietti. Si sarebbe fermato a Torino il tempo necessario a raccogliere il materiale per la missione e sarebbe giunto a Parigi il lunedì seguente, 3 novembre.XLIV La missione avvertì il generale Niessel. Il 16 novembre 1919 a Torino il Centro di formazione della Commissione Militare di Controllo in Germania, con sede alla Scuola di Guerra, consegnò alla Missione Baltica, rappresentata dal tenente Luigi Manusardi,77 un’automobile Fiat Landaulet 3 A, una signorile berlina a quattro sportelli Nato a Torino il 20 ottobre 1871, uscito dalla Regia Accademia d’Artiglieria e Genio col grado di sottotenente d’artiglieria nel 1891, Giovanni Marietti da capitano fece la Scuola di Guerra, fu a Creta nel 1898 durante la lunga missione internazionale di pace nel corso della rivolta dell’Isola e passò nello Stato Maggiore. Nel 1915, da tenente colonnello, fu messo a disposizione della Regia Marina ed ebbe il comando del Gruppo Batterie Regia Marina sull’Isonzo. Nel 1916 passò a comandare la difesa terrestre di Venezia e poi fu destinato alla 1ª Armata. Nominato colonnello brigadiere, nel 1917 comandò la Brigata Macerata. Promosso generale di brigata nel 1918, ebbe il comando del Raggruppamento Artiglieria d’Armata della 12ª Armata Francese sul fronte italiano. Terminò la guerra colla croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia e fu addetto al Corpo Interalleato d’occupazione a Fiume dal 3 febbraio 1919. Partito per Parigi e poi il Baltico a fine ottobre, al rientro da quella missione fu destinato al Comitato Militare Interalleato a Parigi e poi nominato delegato italiano nella Commissione Militare Permanente della Società delle Nazioni, veste in cui fu consulente ai consigli tenuti a Spa, Londra e Parigi. In Ausiliaria per Riduzione Quadri nel 1923, fu collocato a riposo nel 1931 e morì a Torino nel 1940. Scrisse parecchi articoli su varie riviste militari, nel 1909 un libro intitolato Politica ed armi al Marocco e, dopo il pensionamento, una buona biografia del generale Diaz. 75 In realtà dagli atti risultano tre ufficiali, cioè, oltre a Marietti, il tenente Manusardi e il ventottenne tenente dell’11° Bersaglieri Fermo Reverberi, accompagnati da nove tra sottufficiali e truppa, cioè un vicebrigadiere e due Carabinieri Reali, un maresciallo e tre militari forniti dal Deposito del 3° Alpini e due militari di truppa del Servizio Automobilistico. Nato nel 1891, Reverberi fu posto in congedo una prima volta per problemi di salute nel 1920. Lasciato l’Esercito col grado di maggiore, dovrebbe essere morto a Milano nel 1969. 76 Scipione Scipioni nacque a Citerna il 18 aprile 1867. Il 2 febbraio 1886 si arruolò come soldato semplice volontario nella Compagnia d’Istruzione del 15º Reggimento Artiglieria con ferma stabilita per i sottufficiali. Promosso caporale e poi sergente, con quel grado fu trasferito al 17º Reggimento Artiglieria il 16 settembre 1887 e il 31 marzo 1889 vi assunse l’incarico di furiere. Ammesso all’Accademia d’Artiglieria e Genio, fu nominato sottotenente d’artiglieria nel 1891. Destinato in Colonia, partecipò alla Guerra Italo-Abissina del 1895-96. Capitano, nel 1903 frequentò la Scuola di Guerra e passò nello Stato Maggiore. Cominciata la Prima Guerra Mondiale col grado di tenente colonnello, fu promosso per merito di guerra nel 1916. Messo al comando della Brigata Veneto come colonnello brigadiere, meritò una medaglia d’argento al valor militare sul Piave. Promosso maggiore generale – cioè generale di brigata nell’ordinamento italiano – nel 1918, fu addetto al Comando Supremo ed ebbe la commenda dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1923 divenne generale di divisione e comandò la Divisione Militare di Bologna. L’anno seguente prese il comando delle Scuole Centrali Militari. Generale di Corpo d’Armata dal 3 giugno 1928, fu comandante militare della Sicilia. Nel 1933 andò in ausiliaria e fu nominato Senatore del Regno e direttore del museo di Castel Sant’Angelo. Morì a Roma il 28 ottobre 1940. 77 Nato nel 1891 a Colombier, in Svizzera, Luigi Manusardi, di nobile famiglia lombarda, compiuto l’anno di volontariato nel Reggimento Nizza Cavalleria, venne congedato col grado di sergente il 30 novembre 1911. Nel gennaio 1913 fu nominato sottotenente di complemento e all’entrata in guerra nel 1915 passò in Servizio Permanente Effettivo e fu trasferito al 20° Reggimento Cavalleggeri Roma, con cui si distinse nel 1916 a Monfalcone, rimanendo gravemente 42 74


parzialmente decappottabile, targa 51777, completa d’accessori e con ulteriori dotazioni di riserva, oltre a quelle ordinarie, per il motore e le gomme, più quattro coperte e quattro pneumatici e una motocicletta Bianchi targa B. 733 coi rispettivi conducenti.XLV Contemporaneamente Manusardi firmava la ricevuta del “seguente personale e materiale”, cioè un maresciallo e tre soldati forniti dal Deposito del 3° Reggimento Alpini, un brigadiere dei Carabinieri Reali e due Carabinieri forniti dalla Legione di Torino, tutti con un’uniforme nuova, completa d’elmetto, o cappello da carabiniere, un moschetto o una pistola a tamburo, sei razioni di viveri di riserva e 100 franchi a testa; 200 al maresciallo. A questo la generosità del Commissariato aggiungeva: sessanta coperte da casermaggio nuove, altre 100 razioni di viveri a secco, sei pastrani, un cappotto foderato di pelliccia (evidentemente per il maresciallo), altro materiale di vestiario e una macchina da scrivere.XLVI Il 3 novembre a Parigi ebbe luogo la prima riunione della Commissione Interalleata per lo sgombero delle province baltiche. La Commissione includeva cinque missioni nazionali. Ognuna aveva ufficiali, sottufficiali e soldati, ed un capo missione, i quali erano un generale di divisione francese, presidente, tre generali di brigata dagli eserciti americano, britannico ed italiano e un maggiore giapponese. Tutti avevano sulle spalle almeno una guerra oltre a quella appena finita e tutti, meno il giapponese, una certa pratica fatta in colonia. Il presidente, Niessel, era una notevole personalità.78 Era di fanteria, aveva una profonda esperienza coloniale in pace e in guerra, per cui sapeva condurre una trattativa fino in fondo, e parlava russo, il che in una zona ex-russa era importante. Turner, l’inglese, era un ufficiale d’artiglieria angloindiano, notissimo come giocatore di cricket, il che non significava che non conoscesse a fondo il suo mestiere.79 Marietti era un artigliere di buona penna e agile intelletto, mentre l’americano Cheney80 era un geniere, specializzato in trasporti e ferrovie, tanto bravo che, a dispetto d’essere, ferito e guadagnando una medaglia di bronzo ed una d’argento. Promosso tenente, passò nei bombardieri nell’ottobre 1917, assumendo il comando della 258ª Batteria Bombarde. Dopo il conflitto fece parte di varie missioni alleate di controllo: a Berlino, Vienna, Budapest e nei Paesi Baltici. Capitano nel 1926, dal 1929 al 1934 fu addetto al Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito. Destinato a domanda al Regio Corpo Truppe Coloniali della Cirenaica, vi rimase tre anni al comando del II Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale. Rientrato in Italia nell’aprile 1937, vide accogliere la sua domanda di trasferimento in Africa Orientale. Assunto il comando del V Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale a Gondar il 20 ottobre 1937, cadde in combattimento contro i ribelli etiopici il 27 novembre 1937 ed ebbe la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. 78 Henri Albert Niessel nacque a Parigi il 24 ottobre 1866. Uscito da Saint-Cyr nel 1886 fra i primi del suo corso, scelse, come tradizionalmente facevano i primi di ogni corso, d’entrare nei tiratori algerini, coi quali partecipò alle campagne d'Algeria dal 1886 al 1894, poi alla campagna di Tunisia dal 1899 al 1901 ed infine a quella in Marocco nel 1912. Colonnello comandante il 4° Zuavi nel 1914, ferito nel novembre di quell’anno, divenne colonnello brigadiere al principio del 1915, prima d’essere nominato generale di brigata temporaneo nell’agosto seguente. Messo alla tesa d’una divisione e poi d’un corpo d’armata, fu intossicato dai gas tre giorni dopo aver preso il comando. Rimessosi, in grazia della sua conoscenza del Russo fu assegnato a comandare la Missione Militare Francese in Russia. Ebbe la conferma del grado di generale a titolo definitivo e poi la promozione, sempre a titolo definitivo, a generale di divisione il 18 aprile 1918. Nominato nel novembre 1919 presidente della Commissione interalleata di controllo dell’evacuazione dei Tedeschi dal Baltico, appena terminato l’incarico ai primi del 1920, fu messo a capo della Missione Militare Francese in Polonia fino al 1922 e dal 1924 al 1926 fu ispettore generale dell’Aeronautica. Lasciato il servizio, morì a Parigi il 26 dicembre 1955. 79 Arthur Jervois Turner, nato il 10 giugno 1878 in India, nella provincia di Agra, entrò nell’esercito come sottotenente d’artiglieria nel dicembre del 1897. Partecipò alla guerra boera dal 1899 al 1900 e fu di nuovo in Sud Africa nel 1902. Dopo un breve periodo in Inghilterra, fu mandato in Africa Occidentale nel 1903-1904. Capitano nel 1905, al comando delle forze di terra ad Aldershot nel 1911, maggiore nel 1914, allo scoppio della guerra venne mandato in Francia. Promosso due volte, nel 1918 era brigadier generale provvisorio e come tale fu mandato nella Russia nord-occidentale e fece parte della Commissione interalleata. Terminato l’incarico in Russia, servì in India dal 1921 al 1925, prendendo parte alla campagna del Waziristan del 1923. In Egitto dal 1925 al 1929, lasciò il servizio attivo nel 1930 e morì in Inghilterra, a Graffham, l’8 settembre 1952. Abilissimo giocatore di cricket, è più ricordato per questo che per le sue azioni militari, nonostante gli siano valse parecchie decorazioni e menzioni ufficiali. 80 Sherwood Alfred Cheney, nato nel Connecticut il 24 agosto 1873, fu all’Accademia di West Point dal 15 giugno 1893 all’11 giugno 1897, quando fu nominato aspirante sottotenente del Genio. Dopo un anno a Filadelfia, dall’aprile 1898 fu al Battaglione Genio della Scuola del Genio a Willets Point. Sottotenente il 5 luglio 1898 e tenente dal 26 gennaio 1899, 43


come Turner, un generale di brigata provvisorio e dunque in attesa della retrocessione al suo grado di tenente colonnello alla smobilitazione, in tempo di pace sarebbe comunque tornato ad essere generale di brigata per poi divenire aiutante di campo del Presidente. Contro di loro – è il caso di dirlo – la Germania aveva schierato un trio di brillanti personalità componenti la delegazione tedesca che avrebbe dovuto tenere i contatti colla Commissione e facilitarle le cose. La realtà sarebbe stata assai diversa, specie nei primi tempi, ed avrebbe messo a dura prova la pazienza e l’abilità dei cinque membri interalleati. I Tedeschi erano il vice-ammiraglio – cioè l’ammiraglio di divisione – Hopman, già capo delle forze navali turche nel Mar Nero, 81 il consigliere di legazione von Dirksen, 82 che avrebbe fatto tanta carriera da divenire ambasciatore del III Reich a Tokio e poi a Londra, dopo Ribbentrop, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e, infine, un colto e raffinatissimo intellettuale, il conte von Kessler, maggiore von Kessler al momento, che era nato in Francia da madre britannica, per cui parlava perfettamente inglese e francese, conosceva tutti i principali esponenti della cultura mitteleuropea del tempo ed era di casa forse più a Parigi e Londra che a Berlino. 83 La Commissione interalleata tenne la sua prima riunione a Parigi il 3 novembre 1919 per sentire i rappresentanti dei tre Stati baltici. Il panorama che ne scaturì non era esaltante. I Tedeschi durante l’occupazione avevano ridotto lo scartamento delle ferrovie dal russo all’europeo normale.84 I Baltici erano a terra e chiedevano che i Tedeschi lasciassero loro almeno il materiale dal novembre di quell’anno partecipò alla Guerra Ispano-Americana nelle Filippine in vari battaglioni Genio dell’VIII Corpo d’Armata, fino al rientro negli Stati Uniti nel dicembre del 1901. Capitano dal 23 aprile 1904, fu all’Army War College di Fort Leavenworth nel 1906 e poi allo Stato Maggiore Generale dal 1907 al 1911. Promosso maggiore in quell’anno, fu destinato a San Francisco e tornò nel 1914 a Fort Leavenworth come direttore della Scuola Campale del Genio. Spostato al confine messicano nel luglio del 1916, vi fu promosso tenente colonnello nel maggio del 1917 e con tale grado fu mandato in missione in Inghilterra in giugno e in Francia in luglio. Promosso colonnello provvisorio in agosto, ebbe il comando del 110° Genio e dei Genieri della 35ª Divisione in Francia fino all’aprile 1918. Dopo un breve periodo al Quartier Generale, il 1° ottobre 1918 fu nominato brigadier generale provvisorio e il 17 novembre vice comandante Genio del Corpo di Spedizione Americano. Direttore dei trasporti dell’Esercito dal gennaio 1919 e di quelli di tutte le Forze Americane in Francia da agosto, in novembre fu designato membro della Commissione interalleata nel Baltico fino al marzo 1920. Retrocesso al grado effettivo e tornato negli Stati Uniti, dopo un breve periodo a New York fu promosso colonnello il 1° luglio 1920 e mandato ad un corso all’Army War College dal settembre del 1920 al giugno del 1921. Addetto militare in Cina e Siam dal giugno del 1921 al giugno del 1924, rientrato in Patria comandò la Scuola del Genio fino al marzo 1925, divenendo poi aiutante di campo del presidente Coolidge fino al maggio del 1927. A capo del Distretto del Genio di Boston, il 1° aprile 1932 fu nominato brigadier generale e destinato prima nel Colorado e poi, dal giugno del 1933 al giugno del 1936 a San Francisco. Di nuovo a Boston nel 1937, lasciò il servizio il 31 agosto di quell’anno e morì a Manchester, Connecticut, il 13 marzo 1949. 81 Albert Julius Emil Hopman, nato ad Olpe il 30 aprile 1865, fu cadetto della Marina imperiale nel 1884. Dopo una lunga pratica di navigazione partecipò alla Guerra dei Boxers nel 1900, poi fu addetto allo Stato Maggiore della Marina e, da capitano di corvetta, fu osservatore presso la Marina Russa in Estremo Oriente durante la Guerra RussoGiapponese. Dopo alcuni comandi in mare nelle acque nazionali ed in Sud America, iniziata la Grande Guerra fu promosso contrammiraglio e destinato in Turchia. Viceammiraglio nel 1917, dopo Brest-Litovsk fu mandato in Crimea e Mar Nero. Lasciò il servizio attivo nel 1920 e morì a Berlino il 14 marzo 1942. 82 Eduard Willy Kurt Herbert von Dirksen signore di Gröditzberg, nato a Berlino il 2 aprile 1882, dopo gli studi legali si avvio alla carriera civile. Prese parte alla Grande Guerra e guadagnò la croce di ferro di II classe, poi, nel 1917, passò in diplomazia e fu destinato in Olanda e in Russia. Quando incontrò la Commissione interalleata, era reduce da Kiev, lasciata quello stesso anno. Duramente antipolacco, von Dirksen fu incaricato d’affari a Varsavia dal 1920 al 1921 e console di Germania a Danzica dal 1923 al 1925. Ambasciatore tedesco a Mosca dalla fine del 1928 al 1931, vicinissimo ad Hitler da prima dell’ascesa al potere, nell’ottobre del 1933 fu da lui destinato a reggere l’ambasciata in Giappone, dove rimase fino al 1938, quando successe a Ribbentrop come ambasciatore a Londra e vi rimase fino allo scoppio della guerra, che mise fine alla sua carriera. Ritiratosi a vita privata, morì a Monaco il 19 dicembre 1955. 83 Harry Clemens Ulrich conte von Kessler, nacque a Parigi il 23 maggio 1868 da padre tedesco e madre britannica. Cosmopolita, esperto d’arte, direttore di museo a Weimar dal 1903, amico di molti fra i maggiori esponenti della cultura austro tedesca, durante la Grande Guerra combatté in artiglieria in Belgio e sul fronte orientale. Nel 1918 fu nominato incaricato d’affari nella cosiddetta Seconda Repubblica di Polonia. Non favorevole al Nazismo, nel 1933 lasciò la Germania. Morì a Lione il 30 Novembre 1937 84 Lo scartamento è la distanza tra le due rotaie d’un binario misurata tra i loro margini interni. Poiché nelle ferrovie minerarie a trazione animale della Gran Bretagna era di quattro piedi e otto pollici e mezzo, pari a 1,435 metri, le locomotive furono progettate con quella distanza tra le ruote e, essendo le inglesi le prime fatte in Europa e vendute 44


corrispondente alle linee ed al traffico d’anteguerra, nonché tutto il necessario al funzionamento. La Commissione fu d’accordo. Il secondo argomento erano le truppe russe bianche: andavano separate da quelle tedesche, ma per farne che? Si decise di fare la separazione e poi si sarebbe visto. Il terzo problema riguardava i latifondi: le tre repubbliche volevano far andar via i grandi proprietari baltici? D’accordo, però bisognava indennizzarli equamente e questo era un punto importantissimo per la Lituania, nazione eminentemente agricola. Il 6 novembre ci fu al Ministero degli Esteri francese una conferenza con all’ordine del giorno la questione baltica e si decise che la Commissione: non avrebbe fatto da intermediaria fra il Consiglio Supremo interalleato e le marine alleate nel Baltico; non avrebbe avuto in anticipo i crediti chiesti, ottenendoli solo quando ne avrebbe avuto bisogno e, infine, avrebbe dovuto limitare il più possibile la sua azione politica. Non era promettente. Niessel chiese al Consiglio Supremo quali mezzi di pressione intendesse eventualmente adoperare e fare esercitare dalla Commissione, ottenendone in risposta che il Consiglio gli dava ampia fiducia però gli ordinava di non intavolare discussioni col Governo tedesco, al quale bisognava soltanto comunicare le disposizioni di Versailles. In Francia questo si chiamava “système d.t.” – débroille toi – in italiano “arrangiati”. Per ridurre le difficoltà, la questione di come sbarazzarsi dei Russi tornava alla ribalta: meno ce n’erano meglio era, perciò Niessel, pur ritenendo il Governo tedesco responsabile tanto per le truppe tedesche, quanto per quelle germano-russe e russe, decise di proporre a Judenič di mandare degli agenti a scegliere fra gli uomini di Bermondt-Avalov quelli che poteva assorbire nella propria armata. Partiti i membri della Commissione da Parigi il 6 novembre, scattò subito la prima trappola. Comparve in treno il consigliere di Legazione Von Dirksen rappresentate del Ministro degli Esteri, il quale cercò d’incominciare una discussione. Niessel tagliò corto dichiarandogli che non si discuteva e che non c’erano altro che “ordini da eseguire ed istruzioni da ricevere.”XLVII

inizialmente pure all’estero, i Paesi che le compravano regolavano su di esse la distanza fra le rotaie dei loro binari, per cui lo scartamento minerario inglese divenne quello ferroviario comune, prima in Europa e poi nel resto del mondo, con poche eccezioni come il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda e la Russia. Prescindendo dai primi tre, lo scartamento russo, esteso poi alla Finlandia, allora parte dell’Impero zarista, fu di 1,523 metri. Questo complicò per lungo tempo i trasporti ferroviari fra quei Paesi e il resto d’Europa e quando nel 1914 i Tedeschi entrarono nei Paesi Baltici, allora parte dell’Impero russo, trovarono più semplice rifare tutte le poche linee ferroviarie esistenti secondo lo scartamento europeo che continuare a bloccare i treni di un tipo, scaricarli e ricaricarne il carico su quelli dell’altro scartamento. 45


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Capitolo V I contatti coi Tedeschi

Il 7 novembre 1919 a Berlino ci fu il primo incontro coi Tedeschi e si capì subito quanto poco facili sarebbero state le cose. Intanto da Parigi avevano scritto a Niessel che per ogni questione politica avrebbe dovuto limitarsi a riferire al Consiglio Supremo, poi iniziarono ad apparire i primi trabocchetti tedeschi. Hopman asserì che le truppe, le quali avevano accettato di tornare indietro, avrebbero finito il movimento per il 13 novembre, il che, come poi si sarebbe visto non significava né che tutti avessero accettato di rientrare, né che effettivamente avrebbero rispettato quella data. L’indomani apparve il secondo trabocchetto: “L’Amm. Hopman ha detto che il Gen. Eberhard 85 sarà rientrato a Tilsit il 9. Con ciò egli non avrà più responsabilità sulle truppe rimaste nelle P.B.”XLVIII Gli Alleati controbatterono: von Eberhardt doveva restare sul posto fino al termine dello sgombero delle truppe e dei materiali. Poi andavano allontanati dagli Stati baltici tutti gli agenti e i funzionari tedeschi, tranne il personale ferroviario e quello gradito ai Governi locali Hopman allora tirò fuori un po’ di documenti per dimostrare che “il Governo tedesco aveva fatto quanto poteva.”XLIX Poi aggiunse un’informazione pericolosamente rivelatrice della malafede germanica: “Le truppe” disse “hanno la convinzione che sono nelle P.B. per combattere i bolscevichi, che l’Intesa ha riconosciuto questo incarico, che ora l’Intesa ha mutato indirizzo; temono che, venendo via, tutti i sudditi tedeschi cadranno in mano dei bolscevichi. Illustra la nota tesi del pericolo del dilagare del bolscevismo nelle P.B.”L I documenti – affermò – rispondevano a tutti i dubbi della Commissione, però non era possibile fornire i dati sulle formazioni germano–russe. Pareva, ma pareva soltanto, che esistessero la Divisione di Ferro, il Gruppo Plehwe, il Corpo Volontario, la Legione tedesca86 e, ovviamente, se non era chiaro quanti uomini ci fossero, non lo era nemmeno che ci fossero “depositi considerevoli di materiali.” Niessel non era nato il giorno avanti e indovinava benissimo quanto i Tedeschi fossero al corrente, nei minimi dettagli, di ciò che c’era laggiù, perciò ribattè, cortese ma secco, di non potersi accontentare. Voleva informazioni complete: la dislocazione e gli ordini impartiti alle truppe tedesche sotto il comando di von Eberhardt, al quale attribuiva la piena responsabilità di tutto. L’Ammiraglio cercò una scappatoia: il povero “Eberhard è stato mandato in tutta fretta a sostituire Von der Goltz; ha agito con grande abnegazione e con lodevole iniziativa; è giunto nelle P.B. dopo che parte delle truppe tedesche erano passate ai russi, e quindi non lo si può chiamare responsabile.”LI Niessel non si smosse e abbordò la questione dei materiali: secondo lui erano “copiosi”, ma riservava la faccenda a più tardi. Hopman tentò di parare il colpo, dichiarando: “che il trattato d’armistizio prevede la consegna di materiali nei territori occidentali ed in Polonia, non nelle P.B. Niessel risponde che per le P.B. provvedono le istruzioni del Maresciallo Foch.”LII

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Eberhardt, cfr. nota 38. La Deutsche Legion – Legione tedesca – era recente, perché nata il 25 agosto 1919 a Mitau dalla II Brigata di Fanteria della 1ª Divisione di riserva della Guardia, impiegando pure uomini della Landeswher Baltica. 47 86


Hopman cercò di sviare la minaccia tirando fuori un nuovo impedimento: “circa la possibilità di trasportare truppe per mare, osserva che le poche navi disponibili sono impiegate pel trasporto di viveri e di carbone. Se si trasporteranno truppe, ciò andrà a detrimento del trasporto di queste merci essenziali. Il massimo sforzo consentirà il trasporto di 1000 uomini ogni tre giorni. Ciò posto la questione di uno o più porti d’imbarco non ha importanza.”LIII Poi offrì un primo contentino, tanto per mostrare un po’ di buona volontà. Poiché alla Commissione i rappresentanti baltici avevano parlato di ben sedici uffici di reclutamento di volontari, sparsi in tutta la Germania, per alimentare i Corpi Franchi del Baltico, Hopman annunciò che il Governo ne aveva avuto notizia – finalmente – ed aveva impartito ordini perché fossero chiusi, facendo arrestare diverse persone. Subito seguì un apparente atto di buona volontà, il quale mascherava – si sarebbe visto poi – l’ennesimo trucco. L’Ammiraglio tornò sull’argomento del trasporto in Germania delle truppe, affermando che sarebbero state dirette ai luoghi dove avrebbero dovuto poi essere smobilitate, e negò l’esistenza di grandi concentramenti di forze nella Prussia Orientale. Niessel, impassibile, chiese dati precisi. Dov’era il trucco? Nella parola “truppe”: per gli Alleati erano tutti, per i Tedeschi solo i loro regolari, non i Corpi Franchi e non i Russi e per due buoni motivi: se fossero stati ritirati anche loro in Germania, sarebbe venuto a mancare il mezzo più utile a procrastinare la presenza tedesca nelle tre Repubbliche, inoltre, ad includerli nell’evacuazione, i costi di trasporto e mantenimento sarebbero stati più alti. L’indomani le due parti non si incontrarono e la Commissione ne approfittò per esaminare la situazione dei reparti di Bermondt-Avalov e poi parlare coi rappresentanti baltici. Bermondt, scoprirono, avrebbe voluto restare nell’orbita russa, ma era stato circondato dai baroni baltici, i quali erano germanofili e volevano conservare le loro terre. Potevano riuscirci valendosi di lui? Sulla carta forse si. Lui aveva da 9 a 12.000 uomini – facendo una via di mezzo 10.000 – con, sempre sulla carta, 30 batterie da campagna su quattro pezzi l’una, più altri 20 pezzi da 150 millimetri, cioè un parco d’artiglieria di 140 pezzi, sostenuto da 120 aeroplani. Ora, a parte il fatto che non si sapeva quanti pezzi e quanti aerei fossero efficienti, c’era più di qualche dubbio sulla sua forza: i suoi soldati scarseggiavano di vestiario e denaro, tanto che lui aveva stampato cartamoneta per circa un miliardo di rubli. Era senza valore legale; ma aveva corso ed era cambiata in marchi dagli ebrei, cosicché i soldati mandavano denaro alle famiglie. Due giorni dopo il generale Marietti incontrò l’ex presidente della Duma russa, il Parlamento zarista, Aleksandr Ivanovič Gučkov 87 ministro della Guerra dopo la Rivoluzione di Febbraio, il quale era in giro per le capitali d’Europa per la propaganda in favore della ricostituzione della Russia. “Mi espone il solito miserando stato della Russia. L’Intesa non ha potuto fare sinora molto per salvarla, l’Inghilterra è quella che è stata più attiva, sebbene l’indirizzo Aleksandr Ivanovič Gučkov, nato a Mosca il 14 ottobre 1862, di madre francese, bisnipote d’un servo della gleba divenuto un piccolo imprenditore laniero e nipote d’un sindaco di Mosca che aveva sviluppato la piccola industria paterna. Fu fratello d’un altro sindaco di Mosca. Studiò filosofia ed economia all’Università di Mosca, soggiornò cinque anni in Germania e nel 1893 divenne membro del consiglio comunale moscovita, rivestendo altri incarichi amministrativi a Nijni Novogord e per la ferrovia transiberiana. Volontario coi Boeri nella Guerra del Sudafrica del 1899-1901 e coi Macedoni contro i Turchi, prese parte alla Guerra Russo-Giapponese come delegato della Croce Rossa. Tenendosi abbastanza defilato durante la seguente rivoluzione del 1905, fondò poi il Movimento Ottobrista, critico nei confronti della sinistra rivoluzionaria e, dopo un primo insuccesso elettorale nel 1906, fu eletto alla Duma nel 1907. Fondato il Partito Progressista nel 1912, nel 1914 fu un interventista e sostenne la guerra a oltranza. Dopo la Rivoluzione di Febbraio divenne ministro della Guerra, ricevé l’atto d’abdicazione dello zar e la rinuncia al trono dello zarevič. Dopo la presa di potere di Lenin decise d’emigrare. Tentò d’appoggiare i Bianchi, ma in seguito alla loro sconfitta si rassegnò e visse in Germania e poi in Francia, dove morì il 14 febbraio 1936. 48 87


seguito sia stato molto incostante; la Francia ha fatto poco. Oggi Kolciak (corpo misto di Siberia) è molto lontano; Denikin nell’inverno non potrà eseguire la progettata marcia su Mosca; non resta quindi che operare nella zona occidentale. Ma qui Yudenic (54.000 uomini) è in condizioni disastrose perché, a malgrado delle promesse, l’Inghilterra non ha mandato nel mese di giugno che pochi materiali su tre soli bastimenti. Il mancato concorso delle forze della Finlandia ha pure contribuito alla mal riuscita dell’attacco su Pietrogrado, Bermond non è in condizioni migliori; invitato a cooperare con Yudenic, ha dichiarato di non poterlo fare, perché non ha che 250 cartucce per fucile e 150 colpi per pezzo. Data questa situazione, Gutschkof ritiene che la migliore soluzione da adottarsi rispetto alle forze tedesche che non vogliono ritornare in Germania, sarebbe di autorizzarle a portarsi a fianco di Yudenic contro i bolscevichi. Osservo che a questo si oppone l’articolo del trattato di pace, che vieta ai tedeschi di prendere servizio in eserciti stranieri; su questo principio l’Intesa non ammette certo discussioni.”LIV Rebus sic stantibus, il valore bellico delle truppe di Bermondt era minimo, checché ne dicessero i Tedeschi, ed esse potevano servire si e no per far loro il favore d’occupare i Paesi Baltici, dai quali non intendevano andarsene per un altro buon motivo: i viveri; il raccolto del 1919 era stato straordinariamente abbondante nelle province baltiche e loro ne stavano facendo man bassa, specie in Lituania, per mandarlo in Germania. Tornando alla riunione del 9 novembre, rivolgendosi ai rappresentanti degli Stati Baltici, Niessel fece presente che il compito suo e della Commissione non era politico, però era utile che le popolazioni seguissero una politica moderata, per non portare alla disperazione i baroni baltici, i quali avrebbero istigato sempre di più sia i Corpi Franchi sia i Russo-Tedeschi, rendendo tutto più difficile se non impossibile. I membri della Commissione infatti sapevano, ma si guardavano bene dal dirlo, d’avere i giorni contati: una volta ratificato il Trattato di Pace, non avrebbero più potuto contare sui mezzi di pressione militare disponibili in quel momento, perciò dovevano raggiungere il loro scopo prima della fine dell’anno, in due mesi scarsi, ecco perché era così importante ammorbidire il fronte germanico. Non era facile. Nel giro di opinioni che seguì, il rappresentante lituano fece presente che si era cercato di trovare in Lituania un modus vivendi, ma con poco risultato. Allora si era provato ad allontanare gli agenti germanici, ma i Tedeschi l’avevano impedito sostenendo che erano necessari. Riguardo ai latifondisti, la situazione lituana era diversa da quelle estone e lettone, perché, proseguì il rappresentante, non vi erano “proprietari tedeschi, ma piuttosto polacchi-tedeschi.” Però concordò col collega lettone nell’affermare che, se i Tedeschi avessero lasciato il paese, la Lituania, come la Lettonia, sarebbe stata in grado d’assicurare il servizio ferroviario e l’amministrazione. In più, aggiunse, come gli altri due, non era preoccupato del pericolo bolscevico, anzi: una volta partiti i Tedeschi, la Repubblica avrebbe avuto maggiori forze per l’ordine interno e per guardare la frontiera russa. Il 10 novembre la Commissione fu ricevuta dal ministro della Difesa nazionale Noske. Niessel gli espose quanto doveva. “Noske risponde seccamente, dimostrando in fondo il desiderio di finire questa avventura. Non accetta responsabilità per le truppe che sono al di là dei confini. L’Amm. Hopman avrà pieni poteri per trattare a nome del governo, secondo le decisioni che, nel pomeriggio, verranno prese dal Consiglio dei Ministri. Niessel dichiara che all’indomani tali poteri verranno esaminati e, se di soddisfazione, la C. partirà.”LV Non sembrava un buon inizio. 49


L’indomani nuova riunione coi delegati tedeschi e nuove parole mielate per nascondere l’opposizione passiva. Hopman aprì le danze con un lungo preambolo sulla necessità di una pace di giustizia, sostenendo d’avere l’impressione che gli Alleati nutrissero ancora troppe prevenzioni su quanto aveva fatto il Governo germanico nelle Province Baltiche. Occorreva tener presente – affermò – che il Governo, le autorità e l’esercito tedeschi non erano quali l’Europa credeva in base all’esperienza passata. Dire questo a gente che aveva visto Verdun, l’Aisne, le Somme e il Carso, lasciandoci sopra milioni di morti perché Guglielmo II aveva sostenuto l’Austria nel dichiarare guerra era patetico e non poteva funzionare: non c’era più Guglielmo II, ma i suoi generali ed ammiragli si; ed Hopman era uno di loro: si poteva credere che la sconfitta avesse cambiato in lui e nei suoi colleghi in un solo anno una mentalità formatasi nei cinquanta precedenti? Non furono fatti commenti, nemmeno all’affermazione dell’Ammiraglio, fatta come di sfuggita, che le truppe nella Prussia Orientale fossero assai meno di quanto si credeva, addirittura meno del necessario ai bisogni della frontiera. Il Governo tedesco aveva impartito ordini ai comandi di Königsberg e Kolberg perché aiutassero ed assistessero la Commissione; e questo andava bene. Poi si esaminarono i poteri dei delegati germanici – Hopman li aveva pieni verso le autorità civili e militari e, nel caso in cui le autorità locali non avessero potuto o voluto obbedire, aveva facoltà di rivolgersi direttamente al Governo – e si decise di partire. E, ovviamente, venne fuori un altro ostacolo: i posti di controllo. “Hopman chiede che non vengano stabiliti in territorio tedesco, perché ciò potrebbe produrre reazione da parte della popolazione. Niessel risponde che Hopman poco prima ha dichiarato di non poter assumere la responsabilità della sicurezza, se non su territorio tedesco. Ad ogni modo il controllo è imposto dagli ordini delle Potenze alleate. Hopman ripete che assume la responsabilità per la sicurezza della C., ma non può farlo per i distaccamenti di controllo isolati; bisogna tener conto dello spirito fiero delle popolazioni di confine, che insorgeranno alla comparsa di agenti stranieri. Niessel dichiara che lo stabilire posti di controllo è fuori discussione. D’altra parte il controllo è stato chiesto dallo stesso governo tedesco; fra poco di commissioni di controllo ve ne saranno dappertutto e non manca il tempo per preparare le popolazioni. Neppure è accettabile la richiesta di Hopman che gli agenti di controllo vestano in borghese, perché così sarebbero più facili gli incidenti.”LVI Finito? Neanche per idea: tolto uno, eccone un altro: l’espulsione dai Paesi baltici degli agenti e funzionari tedeschi. Hopman obiettò: “La richiesta di farli partire non è prevista dal trattato di armistizio.”LVII Niessel ribatté: “E’ inutile insistere perché si chiede l’allontanamento in base al diritto internazionale, che i governi hanno di accettare soltanto le persone gradite. Avverte una volta per tutte che è inutile presentare domande o prospettare questioni giuridiche; la C. ha un compito nettamente definito, che eseguirà.”LVIII Terminato pure questo scontro, la Commissione partì in treno per Königsberg. L’antica città anseatica in cui la Commissione Interalleata arrivò alle 14 del 12 novembre 1919 aveva allora 260.000 abitanti, era la capitale della provincia di Prussia, comprensiva delle due Prussie orientale ed occidentale e sarebbe stata rasa al suolo prima dai quattro mesi di bombardamenti e combattimenti fra Sovietici e Tedeschi dal gennaio all’aprile 1945, poi dalle demolizioni ordinate da Leonid Bréžnev, alle quali sarebbe scampata a stento quasi solo la cattedrale, ma non il castello. 50


Nel pomeriggio di quel giorno di novembre però Königsberg era ancora una città tedesca, vecchia di secoli, nelle cui vie aveva passeggiato Kant, da dove era partita la riscossa prussiana contro i Francesi nel 1813 e che ignorava che dopo il 1945 di Tedeschi non ne avrebbe ospitato più nemmeno uno. Poco dopo l’arrivo la Commissione salì al castello dell’Ordine Teutonico per incontrare i vertici militari e civili della provincia: il generale von Estorff,88 comandante del Reichswehrkommando n. 1, e il signor August Winnig, “alto presidente”, cioè Presidente superiore, per la Prussia Orientale. 89 Le scintille scoccarono subito. Marietti definì Estorff nel suo diario “un rudero manifestamente nelle mani del capo di stato maggiore”, il quale capo di stato maggiore, da lui esattamente inquadrato come un “altro tipo di perfetto prussiano altezzoso, decorato dell’ordine Pour le mérite”, era il maggiore Werner barone von Fritsch,90 che di lì a meno di vent’anni sarebbe divenuto il comandante della Wehrmacht. Estorff aveva compiuto sessant’anni, ne aveva da vivere altri ventiquattro ed era tutt’altro che un rudere, ma c’erano troppi ingranaggi strani in movimento in quel periodo e, mentre un maggiore si può sacrificare facilmente e recuperare altrettanto facilmente, come infatti in questa vicenda avvenne a von Fritsch, lo stesso non succede ai generali, per cui, specie in quel momento e con 88

Ludwig Gustav Adolf nobile von Estorff nacque ad Hannover il 24 dicembre 1859. Dopo la Kadettenschule di Berlino iniziò la sua carriera da ufficiale nel 1878. Tenente nel 1887, promosso capitano nel 1893, l’anno dopo fu destinato all’Africa Orientale Tedesca, venendo trasferito nel 1901 in quella Sud Occidentale, dove partecipò alla sanguinosa serie di campagne contro gli Herero. Tornò in Germania col grado di colonnello nel 1911. Generale di brigata nel 1912, nel 1915 ebbe un comando di divisione e nel 1916 fu promosso tenente generale. Combatté sui fronti occidentale e serbo, poi fu destinato al Baltico. L’8 dicembre 1918 ebbe il comando dell’8ª Armata e delle truppe tedesche nel Baltico. Nel febbraio del 1919 fu nominato governatore di Königsberg e comandante del I Comando Territoriale. Coinvolto nel colpo di stato di Kapp, fu messo a disposizione nel 1920. Morì il 5 ottobre 1943 a Uelzen. 89 August Winnig nacque il 31 marzo 1878 a Blankenburg da una famiglia povera. Membro dal 1896 del Partito Socialdemocratico, presto si diede al giornalismo ed al sindacalismo, divenendo nel 1913 il capo dell’associazione sindacale dei lavoratori edili. Membro eletto del Landtag – il parlamento regionale – d’Amburgo, nel 1917 fu nominato commissario imperiale per la Prussia Orientale ed Occidentale e ministro plenipotenziario per le province baltiche. In tale veste firmò il 26 novembre 1918 il riconoscimento del governo provvisorio lettone, ma differì il più possibile il ritiro delle truppe tedesche e favorì la formazione dei Corpi Franchi, ai cui uomini promise terre e proprietà, coll’intento di creare uno Stato baltico-germanico. Nominato Presidente Superiore della Prussia Orientale dal governo del Reich nel gennaio 1919, cercò di creare uno stato autonomo nel Baltico comprendente Estonia, Lettonia, Lituania e le due Prussie orientale ed occidentale. Fallito il suo progetto, sostenne il colpo di stato di Kapp del 13 marzo 1920 e per questo fu rimosso dall’incarico ed espulso dall’SPD. Passato ai conservatori, rifiutò di aderire al Partito Nazista, di cui però vide favorevolmente l’avvento al potere nel 1933, pur se con parecchie prese di distanza man mano che il tempo passava. Morì a Bad Nauheim il 3 novembre 1956. 90 Werner Thomas Ludwig, libero signore (equivalente a barone) von Fritsch, nacque a Benrath il 4 agosto 1880. Figlio d’un generale, nel 1898 entrò come cadetto nel 25° Artiglieria da campagna dell’Assia dell’esercito prussiano. Sottotenente il 27 gennaio 1900, nel 1902 fu ammesso alla Scuola d’Artiglieria e Genio e nel 1903 fu nominato aiutante di campo del I Gruppo del suo Reggimento. Fece domanda d’ammissione alla Scuola di Guerra e ne uscì il 20 luglio 1910, addetto in prova allo Stato Maggiore e poi confermatovi stabilmente l’anno successivo. Nella Grande Guerra prestò servizio negli stati maggiori di varie divisioni e corpi d’armata, incluso il VI di Riserva. Ferito alla testa, ebbe le due classi della croce di ferro e la croce di cavaliere dell’Ordine della Casa di Hohenzollern con spade. Terminata la guerra nello stato maggiore del VI Corpo d’Armata di Riserva, Fritsch, ora maggiore, fu accettato nella ridotta Reichswehr del tempo di pace e restò inizialmente alle dipendenze di von Eberhardt nel VI Corpo. Dopo il Baltico comandò un Gruppo del 5° Artiglieria e il 5 febbraio 1923 fu promosso tenente colonnello. Capo di stato maggiore della 1ª Divisione dal 1° aprile 1924, nel 1926 fu nominato capo Ufficio truppe nel Dipartimento dell’Esercito al Ministero della Guerra e il 1° marzo 1927 promosso colonnello. Nel 1928 venne posto al comando del 2° Artiglieria. Il 1° novembre 1930 fu nominato maggior generale e nel 1931 comandò la 1ª Divisione di Cavalleria, poi nel 1932 la 3ª Divisione di Cavalleria e in seguito la III Circoscrizione Militare. Dopo l’avvento di Hitler, von Fritsch, nel gennaio del 1934, fu nominato capo del Comando dell’Esercito dal presidente von Hindenburg, nel giugno 1935 comandante in capo dell’Esercito e il 20 aprile 1936 colonnello generale. Allontanato dai vertici militari con delle accuse false dopo aver manifestato il suo dissenso nei confronti dei piani di guerra di Hitler, fu in seguito riabilitato ma non ebbe più alcun comando da generale. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, essendo comandante titolare del 12° Artiglieria, andò con esso al fronte e il 22 settembre 1939 fu mortalmente ferito in un combattimento nel quartiere Praga di Varsavia. Hitler non partecipò ai suoi funerali di Stato e ai giornali la notizia fu permesso darla su una sola colonna e in seconda pagina. 51


quanto c’era in ballo, gli era più conveniente apparire un rudere e tacere. Fece fare tutto a Winnig, il quale, “con tono molto duro, dice di essere stato rappresentante tedesco nell’inverno scorso per arrestare l’avanzata bolscevica, che nel febbraio 19 era giunta a 36 km dal confine. Nella sala dove sediamo, ancora nel mese di marzo, siedeva il consiglio dei marinai, che tenevano relazioni dirette coi comunisti lettoni e coi soviet. QUANDO NEL LUGLIO VENNE DAL GOVERNO L’ORDINE DI SGOMBRO DELLE P.B. EGLI PROPOSE LA COSTITUZIONE DI UNA NUOVE FRONTE AL DI LA’ DELLA FRONTIERA. IL GOVERNO NON ACCETTO’, MA CONFERMO’ L’ORDINE DI SGOMBRO. Ha dato l’ordine, sebbene sia convinto che tristi giorni verranno, quando l’ultimo soldato sarà partito. L’Intesa prende su di se la responsabilità davanti alla storia.”LIX Niessel reagì come si doveva: la responsabilità del Bolscevismo era del Governo imperiale tedesco! – disse. Non menzionò nemmeno il fatto che fosse stato il Governo del Kaiser a far arrivare Lenin in Russia nel 1917, scatenando la Rivoluzione d’Ottobre e un caos di cui allora si vedeva il sanguinoso inizio, ma non si immaginava quanti decenni sarebbe durato e quante decine di milioni di morti sarebbe costato ai Russi e al mondo. Winnig provò a sollevare un’altra difficoltà: coi soldati sarebbero tornati i civili tedeschi o di origine tedesca, cioè da 130.000 a 160.000 persone; non aveva dove metterli e, per risolvere questi problemi d’alloggiamento, chiedeva un margine di tempo maggiore. Niessel fu duro quanto occorreva, rispose: “le autorità militari hanno parlato di 30000, i governi locali di qualche centinaio di persone. A malgrado del ricordo cocente dello stato in cui sono state ridotte le popolazioni francesi, assicura che le popolazioni verranno trattate con ogni riguardo ed umanità. WINIG abbandona la seduta.”LX Per Winnig tanta decisione da parte alleata significava la rovina definitiva del suo progetto di Stato indipendente. L’unica possibilità rimastagli consisteva nel protrarre tanto a lungo tutte le operazioni di sgombero da giungere all’entrata in vigore del Trattato di Pace colle truppe ancora nelle Repubbliche baltiche, o almeno in una di esse e, come vedremo, ci provò. Uscito Winnig, Niessel mise sotto torchio Estorff e von Fritsch. Domandò come funzionasse la chiusura della frontiera ed ebbe un po’ di risposte, apparentemente soddisfacenti, in realtà, rivelatrici d’una situazione assai allegra e priva di controlli, quasi sicuramente voluta. La frontiera prussiana era guardata dalla Brigata dei Militärische Grenzschützen, comandati dal generale Ehrharst ad Insterburg. Erano 2.000 militari, divisi in due settori tenuti sul campo da un insieme di 17 compagnie di forza tra i 60 e gli 80 uomini l’una, le quali intervenivano solo se chiamate dalla Polizia. La Polizia militare, la Feldpolizei, aveva il comando a Königsberg ed era ripartita fra le quattro circoscrizioni di Gumbinnen, Marggraben, Eydtkuhnen e Haydekun. Aveva un aspetto degno di nota: era composta da ufficiali ex-funzionari di polizia ed ufficiali della riserva e da sottufficiali agenti di polizia o volontari del luogo, ma non aveva gregari, per cui era poco efficace. Niessel chiese se quelle forze dovevano impedire anche i movimenti anormali e nei due sensi: si, dovevano. Osservò che la dislocazione era buona per impedire l’entrata, ma non l’uscita. Allora von Fritsch, che, dai documenti pervenutici sembra aver tenuto un’altezzosa lezione con un contegno da cui appariva chiaro che quattro generali alleati tutti insieme non valevano un maggiore prussiano, rispose che i confinari non erano in condizioni di impedire l’uscita. La scarsezza dipendeva 52


dall’esiguità delle forze complessive esistenti in Prussia Orientale, che era di quattro brigate, di cui due con effettivi al di sotto del normale più due brigate in via di scioglimento. Raccontò il caso del distaccamento di Rossbach91 partito per raggiungere le truppe ribelli. Non si poté fermarlo sulla Pregel, disse, perché non era possibile impegnare una lotta fratricida che avrebbe condotto alla rivoluzione della Prussia Orientale, cosicché i militi di Rossbach passarono a Tauragė, in Lituania. Si cercò di influenzarli anche dopo, per mezzo di ufficiali, ma inutilmente. La magistratura, concluse von Fritsch, aveva iniziato un procedimento, ma, pure se lui non lo disse, chiaramente non sarebbe servito a nulla. Niessel, secco, osservò che Estorff si sarebbe dovuto recare dai ribelli, come lui stesso aveva fatto in due occasioni durate la sua carriera e l’incontro si chiuse. Il problema nevralgico era venuto alla luce: la permeabilità del confine. Se non si trovava il modo di chiuderlo, sarebbe stato inutile far tornare i militari tedeschi e russi in Prussia Orientale, perché avrebbero trovato sempre la strada aperta per rientrare in Lituania. Cosa fare? La Commissione si riunì e decise di cominciare a ridurre lo spazio di manovra dei Tedeschi. Hopman aveva pieni poteri? Li facesse valere e si facesse obbedire. Non gli obbedivano? Aveva i mezzi per imporsi, fino a chiedere sostituzioni e commissariamenti, per cui la Commissione decise di mandare una nota alla Delegazione tedesca, intanto per protestare per il contegno scorretto tenuto da von Fritsch, poi per chiedere di modificare il servizio di vigilanza alla frontiera, insufficiente, come del resto aveva riconosciuto lo stesso von Fritsch; ancora, per domandare se erano stati dati ordini per far cessare i bombardamenti di Riga e gli attacchi di Libau 92 e infine per sapere se e contro quali ufficiali fosse stato provveduto per disobbedienza. Poi fu stilato e spedito il primo rapporto a Parigi e l’indomani, 13 novembre, si discusse un punto importante: era o no il caso di far mandare truppe alleate a Memel? Memel, poi Klaipeda, era la città più importante della Piccola Lituania. Secondo il Trattato di Pace, in attesa di deciderne la sorte, doveva essere lasciata dai Tedeschi ed occupata dagli Alleati: non era

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Il Freikorps Rossbach è, fra i Corpi Franchi, uno di quelli più determinanti nella nascita e sviluppo del Nazismo. Fu creato a Graudenz dopo la Grande Guerra dal tenente Paul Wilhelm Gerhard Karl Rossbach (nato a Kehrberg il 28 febbraio 1893 e morto ad Amburgo il 30 agosto 1967, tanto nazista che chi ha fatto la relativa voce su Wikipedia ne ha indicato le date di nascita e di morte con le due relative rune, cioè la classica ᛉ, la Z, usata dai Nazisti come simbolo della vita e la stessa, capovolta, usata dalle SS per indicare la morte e messa sulle loro tombe al posto della croce), il quale era un ufficiale effettivo, uscito da Gross-Lichterfelde nel 1913 col grado di sottotenente nell’8° Fanteria prussiano ed era tenente alla fine del conflitto. Il Freikorps Rossbach aveva inizialmente il nome di Sturmabteilung (abbreviato in S.A., sigla poi ripresa dai Nazisti per le loro squadre) cioé Sezione d’Assalto Rossbach, la consistenza d’una compagnia di mitraglieri e seguì il suo capo nel Baltico come forza di sicurezza confinaria. La mitologia del Freikorps dice che fu l’ultimo reparto tedesco a combattere per la difesa del confine e della civiltà germanica nell‘est contro i comunisti lettoni sostenuti dall’Inghilterra, coprendo con gravi perdite l’ordinata ritirata degli ultimi combattenti baltici – cioé Tedeschi nel Baltico – e che in seguito affrontò una marcia di 1.200 chilometri da Thorensberg, cioé Torņakalns, un sobborgo di Riga, per andare a Berlino, però non dice né quante perdite ebbe, né che gli attacchi lituano-lettoni erano stati sospesi per ordine della Commissione Interalleata, nè che 900 di quei 1.200 chilometri furono fatti nell’amica Germania, né, infine, quanti furono coperti in treno. Dopo il rientro in Germania Rossbach partecipò al Putsch di Kapp nel 1920 e, tre anni dopo, a quella che i Neonazisti chiamano pudicamente la Marcia sulla Feldherrnhalle del 1923, cioé al tentativo di colpo di stato nazista fatto da Hitler a Monaco il 9 novembre di quell‘anno, dopodiché fuggì in Austria. Nei primissimi Anni ‘20 era stato un Alter Kämpfer, un “vecchio combattente”, com’erano definiti i membri del Partito della prima ora, e un nazista così attivo da essere soprannominato “l’Uomo di Hitler a Berlino”, amico di Röhm e di Göring e attivissimo nelle SA coi suoi uomini. Dopo la presa di potere dei Nazisti nel 1933, si ritagliò una vita tranquilla come ispettore nell’ente della sicurezza del volo, passò indenne attraverso la Seconda Guerra Mondiale e la denazificazione e nel dopoguerra si occupò di assicurazioni. Morì ad Amburgo il 30 agosto 1967. Quanto al suo corpo volontario, per farsene un’idea, oltre a dire che seguì il suo capo in praticamente tutto ciò che fece, dal Putsch di Kapp al colpo di stato hitleriano del novembre 1923, basterà far presente che dalle sue ridotte fila uscirono una quindicina di ufficiali generali delle SS e delle SA ed elencare tre dei suoi membri più noti: Martin Bormann, vice di Rudolf Hess e poi, dal 1941, Reichsleiter e segretario amministrativo del Partito Nazista; Kurt Daluege, Oberstgruppenführer delle SS, colonnello generale della Polizia e capo della Ordnungspolizei; Rudolf Höss, comandante del campo di sterminio di Auschwitz. 92 Liepāja, in Lettonia. 53


il caso d’anticipare la mossa? Turner pose la questione per primo, sottolineando che domandare già l’invio del contingente d’occupazione era consentito dall’articolo 118 del Trattato di pace. Cheney, più concreto, riteneva opportuno avanzare la richiesta solo quando si fossero avuti dati sufficienti per indicare al Comando Supremo Interalleato il momento e l’entità delle forze necessarie. Marietti in sostanza l’appoggiò, rimarcando come i tre battaglioni previsti fossero pochi per un’azione qualsiasi e, poiché la decisione doveva esser presa dal Consiglio di Versailles, forse sarebbe occorso molto tempo per averli; perciò, alla fine, la Commissione decise di telegrafare a Parigi domandando di tener pronti sei battaglioni e di farle sapere quanto tempo sarebbe passato dal momento della richiesta a quello dell’arrivo. Già che c’erano, mandarono alla Delegazione tedesca un’altra nota, chiedendo sia lo stato di fatto in materia d’aeroplani e, fondandosi sull’articolo 198 del Trattato di pace, sia d’impartire ordini perché ne fosse vietato l’impiego, specialmente per le comunicazioni tra la Germania e le Province Baltiche. Poco dopo, lo stesso giorno, la Commissione incontrò a Tilsit, cioè quasi alla frontiera lituana, la Delegazione tedesca, a cui si erano aggiunti il generale von Eberhardt e vari altri funzionari. Hopman, resosi ormai conto d’aver a che fare con degli ossi duri, specie nel caso di Niessel, cominciò collo spargere olio sulle acque in tempesta e cercò di giustificare von Fritsch, sostenendo che i Tedeschi non comprendevano il francese perciò, quando udivano un tono forte di voce, ritenevano trattarsi di cose offensive e si irrigidivano; di conseguenza pregava i membri della Commissione di tener conto dello stato d’animo degli ufficiali tedeschi e di astenersi da argomenti diversivi, chiaro riferimento ai due casi personali di Niessel fra le truppe ribelli. Venendo all’argomento dell’incontro, Hopman disse che il generale Bischoff, comandante della Eiserne Division, la Divisione di Ferro, aveva risposto d’aver trasmesso l’invito al comando dell’Armata Russo-Occidentale. A proposito delle operazioni su Riga e Libau, l’Ammiraglio si richiamava a quanto era detto nel fascicolo dato a Berlino, cioè in sostanza all’affermazione che “il Governo tedesco aveva fatto quanto poteva.” Ad ogni modo avrebbe – promise – inviato un telegramma a Bermondt per informarlo della ferma decisione dell’Intesa e pregarlo, nell’interesse della Germania, di astenersi da ogni atto pregiudizievole. Con questo si venne a von Eberhardt. Fu praticamente un’inchiesta e fu pure una trappola, stavolta da parte alleata: la Commissione lo fece parlare per esaminarne poi con calma le affermazioni e rivoltargliele contro in futuro, punto per punto, sfruttando ogni appiglio. Eberhardt disse che l’incarico ricevuto era: portare al di qua della frontiera le truppe fedeli; cercare di far tornare quelle tedesche passate ai Russi; sgomberare la popolazione desiderosa di rimpatriare. Ora, questo non era esattamente ciò che a Versailles volevano e si aspettavano. Non si trattava di cercare di far rientrare in Germania chi lo voleva, ma d’imporre il rientro a tutti i Tedeschi, militari e civili, ed ai loro dipendenti; e basta, però per il momento la questione non fu sollevata e si lasciò proseguire von Eberhardt, che aggiunse: “Le truppe fedeli sono tutte ritornate, ad eccezione di ferrovieri rimasti per ordine dell’Intesa. Dalle truppe ribelli ottenni, dal 10 ottobre, data della mia assunzione di comando, che mi seguissero circa 3000. Il 5 novembre, in un colloquio con varie personalità, offersi la seguente soluzione: il governo russo occidentale esprime il desiderio di sottoporsi alla protezione tedesca e le truppe promettono fedeltà. Il 6 novembre Bermond trasmise un telegramma: In nome del governo russo occidentale; le truppe hanno il compito di combattere il bolscevismo; le speranze nell’Intesa sono state illusorie. Ero pronto a marciare quando gli Inglesi di Riga hanno gettato i Lettoni contro di me. Se a questo si volessero ancora aggiungere le misure minacciate, vi sarebbero da attendere le cose peggiori per la causa antibolscevica. Se 54


io ripiegassi, l’anarchia si impadronirebbe delle Province e di altro ancora. Non vi è che da combattere.”LXI A parte la chiusa propagandistica colla solita evocazione del caos e della rivoluzione, fin qui tutto andava bene; ma von Eberhardt si era già messo il cappio al collo, raccontando d’aver offerto a Bermondt di prendere sotto la protezione tedesca il governo russo occidentale in cambio del giuramento di fedeltà da parte delle sue truppe. Lasciandolo continuare, la Commissione lo sentì avanzare alcune proposte: -

garanzia delle basi militari di Riga, Libau e Rejitza;93 disponibilità della linea Riga = Dünaburg;94 garanzia di tranquilla amministrazione dei territori di queste basi sotto controllo interalleato e partecipazione dei consigli occidentali; piena autonomia della Lettonia; ministero di coalizione senza Ullmanis; 2/3 di Lettoni; disarmo dell’esercito lettone. Sola esistenza di una polizia mantenimento delle formazioni tedesche combattenti nella armata russo occidentale (Eiserne division, deutsche Legion, gruppo Plehwe) garanzia di vettovagliamento, soldo, libertà di ferrovie e del mare.”LXII

Accettandole, la Commissione avrebbe cristallizzato il dominio tedesco sulla Lettonia e implicitamente pure sulla Lituania, posta com’era fra la Lettonia in mano tedesca a nord e la Prussia Orientale a sud. Niessel, tranquillo, non fece commenti, non era ancora il momento. Accettò copia del telegramma solo come informazione da parte di Hopman e di Eberhardt, poiché – rimarcò – l’Intesa non riconosceva né Bermondt, né Pahlen95 ed osservò pianamente che, quando Bermondt aveva ricevuto dagli Inglesi un tratto di fronte antibolscevico, non solo non c’era andato, ma aveva attaccato i Lettoni e bombardato Riga. Eberhardt riprese a parlare e raccontò che, visti così fallire gli sforzi, non gli era rimasto che eseguire l’ordine di ritirarsi e l’aveva fatto, avvertendo il Governo tedesco di preparare il materiale ferroviario per evacuare i civili e lasciando un ufficiale di collegamento a Jelgawa.96 A suo avviso le forze Russo-Tedesche avevano contro da 6.000 a 10.000 lettoni e in tutto il teatro lettone assommavano a 49.000 tedeschi e 10.000 russi, con 160 cannoni leggeri, da 50 a 60 cannoni pesanti e da 40 a 50 aeroplani. La maggior parte delle forze era schierata contro Riga; ma sarebbero stati poi forniti dati più precisi. Fino all’11 novembre erano rimpatriati in Germania circa 25.000 uomini inquadrati, più altri 5 o 6.000 isolati. Per i movimenti ferroviari c’erano in tutte le Province Baltiche 110 locomotive e circa 1.000 vagoni in movimento; però non esisteva un parco di vagoni. Infine occorreva ricordare che durante la guerra erano stati costruiti parecchi tronchi, per i quali non era da calcolare la dotazione di materiale rotabile. Niessel si disse d’accordo – il che non voleva dir nulla – e, vista la manchevolezza del servizio di vigilanza alla frontiera, chiese a von Eberhardt se non fosse possibile modificare la dislocazione delle truppe che lo controllavano, alleggerendo il tratto corrispondente alla Polonia; ma, sentendosi In Lettone Rēzekne, in tedesco Rositten, in Lettonia. Daugavpils, in Lettonia. 95 Alexis Friedrich Leonid conte von der Pahlen, di famiglia lettone, nato nel 1874, fu ufficiale di carriera nell’esercito russo, in cui raggiunse il grado di tenente generale. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre si unì ai Bianchi. Dal 1918 servì nella Russia nordoccidentale e nei Paesi baltici comandando formazioni bianche sotto gli ordini di Judenič. Morì nel 1938. 96 Nell’originale Mitau, in Lettonia. 55 93 94


rispondere di no, ribatté con aria meditabonda che allora sarebbe stata l’esperienza ad indicare le modifiche da apportare. Von Eberhardt concluse affermando di considerare la propria missione finita. A questo punto nel diario di Marietti, immediatamente di seguito alla dichiarazione di von Eberhardt, appare la seguente frase “Ma, dato il principio della responsabilità del governo e del popolo tedesco, l’opinione della commissione è tutt’altra.” Non è chiaro se fu detto apertamente ai Tedeschi o solo scritto da Marietti in seguito, però io propenderei per la seconda ipotesi, perché non c’è traccia di reazione a queste parole da parte di nessuno dei Tedeschi e Marietti riporta solo due altre frasi, la prima di von Eberhardt, il quale ripeté d’aver finito il compito ricevuto dal Governo germanico e che il contatto della Commissione con Bermondt avrebbe potuto chiarire la situazione; la seconda di Hopman, secondo il quale il mezzo più efficace era quello di parlare con Bermondt e chiese se l’avrebbe potuto fare per mezzo della Commissione. Questo, unito al fatto che Niessel specificò di non poter dare risposte quel giorno, perché occorreva l’autorizzazione dei governi, i quali avevano proibito di parlare con Bermondt, e comunque molto dipendeva dalla buona volontà di Bermondt stesso, induce a pensare, visto quanto accadde dopo, che la Commissione fosse ben lieta di ciò che aveva sentito e ritenesse d’aver fornito ad Eberhardt ed Hopman abbastanza corda per impiccarsi colle proprie mani. Restava un punto, chiaro a chi era là allora, un po’ meno ai posteri e di grande importanza per capire il seguito della vicenda: come si usciva dai Paesi Baltici verso la Prussia Orientale? L’Impero Russo a suo tempo aveva costruito due diverse linee ferroviarie non proprio parallele ma quasi. Formavano idealmente un triangolo, orientato però non da nord a sud, ma da nord-est a sudovest, col vertice a San Pietroburgo e i due lati uniti da linee trasversali, parallele alla base ideale. La prima linea verticale, il lato più occidentale del triangolo, collegava San Pietroburgo per Riga a Libau/Liepāja, perciò serviva l’Estonia orientale e la Lettonia occidentale. La seconda da San Pietroburgo scendeva a Pskov, Dünaburg/Daugavpils e Vilna, proseguendo poi per Grodno, Bjelostock e Varsavia e serviva la Russia Bianca, la Lettonia interna, la Lituania e la Polonia. Per quanto riguardava il teatro operativo di quell’autunno 1919, ciò che interessava era che le due linee erano collegate da un primo tronco trasversale da nordovest a sudest, cioè dal porto fluviale di Riga per Jacobstadt/Jēkabpils fino a Dünaburg/Daugavpils e, più a sud, da un secondo tronco trasversale, da nordovest a sudest, dal porto marittimo di Libau/Liepāja per Schawli/Šiauliai a Vilna/Vilnius. Il collegamento colla Prussia Orientale era limitato a due linee. Da Königsberg – sotto la base del triangolo ferroviario russo – infatti usciva verso i territori un tempo russi, cioè verso est, una sola linea, che ad Insterburg si divideva in due tratte: una proseguiva ad est, passava da Gumbinnen, varcava la frontiera e raggiungeva prima Kowno/Kaunas e poi Vilna; l’altra da Insterburg virava a sinistra di 90 gradi, puntava a nord e, correndo sul territorio tedesco della Piccola Lituania, piegava verso il mare e raggiungeva Tilsit e Memel/Klaipeda. Fra il 1902 ed il 1919 era stato realizzato un terzo tronco intermedio che da Tilsit procedeva in direzione nord-nordest traversando la Lituania verso la Lettonia e toccava prima Tauroggen/Tauragė, poi Schawli/Šiauliai, dopo Mitau/Jelgava e infine Riga; in più erano state collegate Memel e Libau, o meglio Klaipeda e Liepāja. Il centro di tutto, il crocevia della linea dal nord alla Prussia Orientale con quella dal Baltico a Vilna era Šiauliai: persa quella, perso tutto. Per tornare in Prussia Orientale in treno, i Tedeschi, i Russi e i Corpi Franchi non avevano molta scelta: se erano sulla costa dovevano scendere per la linea da Libau a Memel, cioè da Liepāja a Klaipeda e in tutti gli altri casi usare la Riga–Šiauliai–Tauragė–Tilsit, per cui per loro tenere Šiauliai era vitale, come prenderla lo era per i Lettoni ed i Lituani se volevano imbottigliarli. L’alternativa era il movimento su strada, ma non era delle migliori. Le strade d’allora non erano asfaltate, dunque in un periodo di pioggia reggevano male il passaggio di parecchi mezzi pesanti, come i carri o i pochi autocarri delle salmerie militari dell’epoca, il cui impantanamento era frequente. Anche senza impantanamenti, su strada la velocità sarebbe stata comunque bassa: le 56


truppe affardellate potevano marciare a circa 4 chilometri orari e, poiché la velocità massima d’un convoglio è uguale alla velocità massima del suo componente più lento, questo significava che tutte le colonne avrebbero potuto avanzare a quella velocità e non di più, anzi, considerando il tempo necessario a far colazione, smontare il campo, marciare, fermarsi per il pranzo, ripartire, rimontare il campo la sera, cenare e dormire, era plausibile che i loro spostamenti non eccedessero i 20 chilometri nelle 24 ore e magari meno. Erano ritmi piuttosto lenti – come del resto tutto all’epoca, quando un treno merci viaggiava di solito a 20 all’ora e un espresso sugli 80 – e rendevano preferibile l’uso della ferrovia: il treno copriva in un’ora quanto si sarebbe fatto in una giornata di marcia, per cui era meglio far camminare i soldati fino alla ferrovia più vicina e poi imbarcarli sui treni; a parità di tempo se ne spostavano di più e con minor fatica; ma implicava ancora una volta la necessità di mantenere in funzione le ferrovie e di conservare libere ed aperte al traffico Šiauliai in primo luogo e poi Tauragė e le altre stazioni sulla linea di Tilsit; e questo per la Commissione era uno dei problemi principali da risolvere.

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Capitolo VI Finalmente in Lituania

Per agire con efficacia, alla Commissione mancava ancora una cosa: il contatto diretto coi governi delle tre Repubbliche baltiche. Data la situazione del teatro operativo lettone e lituano, non era il caso di rischiare viaggi. Hopman aveva detto apertis verbis di non poter garantire la sicurezza della Commissione oltre il confine tedesco e quella era ad un tempo un’ammissione e una minaccia, per combattere la quale non era ancora venuto il momento. Occorreva mettere a punto alcuni particolari. Era necessario accordarsi coi Lettoni ed i Lituani, i più diretti interessati alla partenza dei Tedeschi e, soprattutto, i più delusi dal nulla concluso dalla missione britannica precedente. Al di là della cortesia e del rispetto dovuto loro, la visita ai due governi era dunque importantissima, però difficile da fare. Arrivare a Riga in quel momento era possibile solo per mare, ma l’assenza dalla Prussia Orientale sarebbe stata lunga e sicuramente deleteria: in mancanza della Commissione quanti Tedeschi avrebbero passato ancora il confine verso nord senza opposizione da parte delle autorità militari e civili? Kaunas invece era vicina, si poteva raggiungere in treno, avere tutti i colloqui necessari e rientrare a Tilsit in quarantotto ore. Lo fecero, andò benissimo e conviene lasciare la parola al generale Marietti: “14 novembre da Tilsit a Kowno.97 Lunga fermata alla stazione di frontiera di Eydtkuhnen98 per aspettare le locomotive lituane, che per mancanza assoluta di carbone vanno a legna e quindi molto lentamente. Mutamento improvviso del tipo etnico. E’ il primo villaggio tedesco distrutto che mi capita di vedere ed è una cosa che fa veramente piacere. Alla stazione di Kowno, il presidente del consiglio dei ministri sig. Galvanauskas,99 il ministro della guerra. Ci si reca immediatamente al palazzo del Governo; presentazione del presidente della Repubblica sig. Smetona100che parla stentatamente francese.

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Kaunas, in Lituania. Ora Černyševskoe, in Russia. 99 Ernestas Galvanauskas, nato a Zizonys il 20 novembre 1882, si diplomò al ginnasio di Mintauja nel 1902. Interessatosi alla politica, fu uno dei fondatori dell’Unione dei Contadini Lituani e aderì al Partito Democratico. Prese parte alla rivoluzione del 1905. Nel 1912 si laureò a Liegi in ingegneria mineraria, aggiungendovi un diploma di perito elettrotecnico nel 1913. Prima della Grande Guerra lavorò in Serbia per un consorzio di banche francesi. Nel 1919 organizzò l’ufficio stampa lituano a Parigi e fece parte della Missione lituana al Congresso di Pace. Più volte al governo, fu ministro delle Finanze, del Commercio ed Industria nel V Gabinetto lituano dal 10 luglio 1919 al 19 giugno 1920. Da quella data assunse il portafoglio dei Trasporti delle Comunicazioni nel VI Ministero fino al 2 febbraio 1922, quando, nel VII Gabinetto, divenne presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, mantenendo entrambe le cariche pure nei successivi due governi fino al 18 giugno 1924. Ambasciatore a Londra dal 1924 al 1927, al rientro in patria fu per un anno presidente del consiglio d’amministrazione del porto di Memel/Klaipeda. Nel 1934 divenne il primo rettore dell’Istituto per il Commercio di Klaipeda e lo rimase fino al 1939, anno in cui tornò al governo in novembre e fino al giugno del 1940, prima come ministro delle Finanze e poi dei Trasporti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e l’invasione sovietica, dal 1946 presiedé il consiglio Esecutivo del Comitato di Liberazione della Lituania. Morì in Francia, ad Aix les Bains, il 24 luglio 1967. 100 Antanas Smetona, nato a Uzulenis il 14 agosto 1874, diplomatosi a San Pietroburgo nel 1897, si laureò in legge nel 1902. Nel frattempo aveva iniziato un’intensa attività irredentista, incentrata sul ritorno alla lingua lituana, il cui uso era severamente vietato dalle autorità russe. Nel 1902 si trasferì a Vilna e cominciò a lavorare in banca. Aderì al Partito dei Democratici di Lituania e si diede anche al giornalismo. Durante la Grande Guerra fu prima vicepresidente e poi presidente del Comitato centrale della Società di Soccorso lituana. Nel 1917 partecipò alla conferenza di Vilnius e fu eletto presidente del Consiglio di Lituania, veste in cui il 16 febbraio 1918 firmò l’atto d’indipendenza della Lituania. 59 98


Alle 18 si va a tavola. Kowno è città completamente di carattere russo, con le case per la maggior parte in legno, col solo pian terreno o tutt’al più con un piano. Avendo circa 30000 abitanti, è di conseguenza assai estesa. La regione è prevalentemente agricola con proprietà discretamente suddivise, molti dei proprietari hanno però abbandonato il paese. Dopo cinque anni di guerra e di sfruttamento tedesco, ha enormemente sofferto; non vi è in Kowno una casa che conservi tutti i suoi mobili. A Kowno trovasi una missione inglese diretta dal col. Robinson.101 Sono inoltre giunti un generale, 4 colonnelli e 8 altri ufficiali inglesi per la riorganizzazione dell’esercito; c’è pure una missione francese con il colonnello Reboul.102 Telegramma al C.S.103 riassumente le trattative di Konigsberg 15 novembre Riunione col Governo Agenti tedeschi. Esistono 11 agenti di una commissione per la consegna del materiale ferroviario, che nulla fanno; 50 persone diplomatiche, mentre a Berlino i Lettoni 104 non ne hanno che 10; alcuni individui di un bureau de presse, che sono agenti informatori. Si decide che siano fatti partire nella giornata stessa. Il governo manda la lettera ed effettivamente partono quasi tutti. Il territorio compreso tra le due linee ferroviarie Prekuln Bajohren e Schauli Tauroggen,105 che deve essere sgomberato dai Tedeschi, è già diviso in 21 circondari con a capo funzionari da cui dipendono l’amministrazione e la polizia. V’è inoltre la Fra il dicembre 1918 e il marzo 1919 risiedé principalmente in Germania e in Scandinavia, cercando appoggi alla causa dell'indipendenza, ottenuta il 4 aprile 1919. Il Consiglio di Stato della Lituania lo nominò primo presidente della Repubblica, ma il 19 aprile 1920 l’Assemblea Costituente elesse a succedergli Aleksandras Stulginskis. Dal 1921 Smetona si dedicò al giornalismo. Commissario di Memel/Klaipeda da 20 febbraio 1923, si dimise per disaccordi col primo ministro Galvanauskas. Sempre molto attivo in politica e nell’associazionismo patriottico e noto in tutto il Paese, fu uno dei promotori del colpo di stato del 1926, in seguito al quale tornò presidente della Repubblica, sviluppando un regime autoritario che entrò pienamente in vigore a partire dal 1929. Governò fino al 15 giugno 1940, quando i Sovietici occuparono il Paese e lui partì per la Germania. Trovato rifugio in Svizzera, passò in Portogallo, da lì in Brasile e fino negli Stati Uniti, dove morì la notte del 9 gennaio 1944 nell’incendio della propria abitazione a Cleveland, incendio che si sospettò, senza poterlo provare, appiccato da agenti dell’NKVD. 101 Henry Rowan Robinson, nato il 4 maggio 1873, sottotenente d’artiglieria dal 15 maggio 1892, capitano soprannumerario, riammesso in servizio attivo nel 1910, tenente colonnello nel 1918 e brigadiere temporaneo nel 1919, ebbe il Distinguished Service Order e la croce di guerra francese nel 1918, poi gli ordini del Bagno e dei santi Michele e Giorgio. Colonnello il 5 maggio 1921, a mezza paga dal 31 ottobre 1927, lasciò il servizio attivo l’8 dicembre del 1928. Fu promosso il 13 giugno 1934 al grado di maggiore generale (generale di divisione negli eserciti anglosassoni) nella riserva. Autore di numerosi scritti di politica militare e di argomento strategico, collaborò con molti giornali britannici come esperto di affari militari nazionali ed internazionali relativi alla Guerra d’Etiopia del 1935-36 ed alla Seconda Guerra Mondiale. 102 Grazie all’aiuto del colonnello Max Schiavon, che mi ha fornito tutti i dati, posso dire che, in base ad un esame degli incartamenti degli Archivi del Servizio Storico della Difesa francese il colonnello Reboul non si chiamava Constantin contrariamente a quanto scritto da tutti gli autori, ma Célestin-Alexandre. Nato a Tolone il 27 febbraio 1882 entrò all’École Spéciale Militaire di Saint-Cyr il 30 ottobre 1901 e ne uscì sottotenente il 1° ottobre 1903 destinato al 4° Fanteria coloniale e presto servizi nel Tonchino. Tenente dal 1° ottobre 1905, passò al 5° Coloniale nel 1906 e fu distaccato alla Scuola Superiore di Guerra dal 1910 al 1912. Capitano dal 23 giugno 1913, durante la Grande Guerra fu allo Stato Maggiore del I Corpo d’Armata Coloniale, venne citato sei volte all’ordine del giorno e nominato cavaliere della Legion d’Onore. Maggiore a titolo provvisorio nelle truppe marocchine il 16 gennaio 1918 e confermato a titolo definitivo il 19 seguente, divenne capo di stato maggiore della 33ª Divisione di Fanteria. Fu inviato in Lituania il 18 marzo 1919 (in cui il grado di tenente colonnello – così ha spiegato il colonnello Schiavon – doveva essere fittizio come quasi sempre per gli ufficiali francesi impegnati in queste missioni) e, rientrato in Francia lasciò il servizio attivo il 17 febbraio 1921 e si diede al giornalismo a Parigi, scrivendo sul “Temps”. Tenente colonnello della riserva nel 1927 Ufficiale della Legion d’Onore nel 1928 e colonnello della riserva nel 1935, morì a Saint Mandé il 23 ottobre 1954. 103 Consiglio Supremo interalleato di Versailles. 104 Il testo originale dice proprio Lettoni, perciò non si capisce se sia un lapsus per Lituani o se faccia davvero riferimento alla consistenza della missione lettone a Berlino. 105 Rispettivamente Priekule-Kretinga e Šiauliai-Tauragė. 60


divisione in comuni. Vi è quindi la sicurezza che, partiti i T., il funzionamento sarà garantito. In gennaio avranno luogo le elezioni in base ad una legge votata dalla Duma. Accuse ai Tedeschi: propaganda bolscevica; violenze e saccheggi, di cui presentano una nota. Ferrovie. Presentano i dati, da cui risulta che in mano dei T. sono ancora 440 km. Il personale è al completo. Manca assolutamente il carbone e scarseggiano i grassi. Depositi di Schawli.106 Nel giugno scorso vi erano mezzi per circa 30000 uom. per un anno; da allora sono diminuiti per invii a Mitau. 107 A un dipresso ve ne saranno 40 vagoni. Forze militari In complesso sono circa 10000 uom. (di aspetto mediocre e male inquadrati). sulla fronte bolscevica vi sono 4 btgl e 4 btr. Verso la Polonia circa 2000 uom. di formazioni sciolte. Il resto è verso Schadow 108 a copertura della ferrovia e per poter facilmente spostarlo se sul fronte bolscevico accadesse qualcosa/ E precisamente: 5 ½ btgl in linea e 5 ½ btgl in riserva. 1 btgl a Kowno. Ogni btgl su 800 uom. 3 btr su 4 pezzi con materiale russo, più 1 btr a Kowno. 1 sq completo ed 1 incompleto. A Tauroggen 50 uom. che sono stati disarmati dai T. (si chiederà la restituzione delle armi). 9 aeroplani, di cui uno catturato ai T. (E’ un apparecchio di tipo nuovo, tutto in metallo, che era diretto ai bolscevichi ed à dovuto atterrare in territorio lituano) Circa 2000 volontari all’infuori delle truppe regolari; servono per la difesa locale: le armi sono state loro vendute dai soldati tedeschi. Piano di guerra. Le intenzioni sarebbero assai vaste; vorrebbero attaccare i t. ma non hanno munizioni; hanno cercato di averne in prestito dalla Polonia, ma siccome hanno anche divergenze per le frontiere, nulla hanno concluso. Si consiglia loro di stare tranquilli, ma vigilanti per esser pronti a cadere sulle spalle dei T. oppure piombare sui magazzini di Schawli. Sottomissione di Bermond ad Eberhard: è annunciata da un telegramma di Hopman. Se ne dà comunicazione a Parigi. Si avvertono i Lettoni a raddoppiare la vigilanza. Invio del rapporto a Parigi. 16 novembre. E’ la prima mezza giornata di riposo. Telegramma a Parigi per chiedere il col. Tappi. Partenza per Tilsit alle 15; alla stazione cinematografia fatta da Americani.”LXIII Al rientro in Prussia, la Commissione telegrafò a Parigi una prima volta, esprimendo l’impressione che il Governo lituano fosse abbastanza organizzato amministrativamente, benché militarmente ancora debole, e una seconda chiedendo d’agire sui Polacchi per far loro assumere un atteggiamento non ostile verso i Lituani. Insomma, l’incontro era andato bene: si poteva collaborare.

Šiauliai, in Lituania. Jelgava, in Lettonia. 108 Šeduva, in Lituania. 106 107

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Capitolo VII Si comincia

Il 17 novembre si seppe che von Eberhardt aveva assunto il comando di tutte le truppe russotedesche ed era sicuro d’essere obbedito; non riteneva probabile la formazione di bande isolate; temeva però la formazione di quelle di contadini. Stava preparando la ritirata costituendo un nuovo fronte Riga-Mitau e gli era necessario l’aiuto della Commissione per fermare i Lettoni, non permettere ai Lituani di attaccarlo di fianco e trovare accantonamenti lungo il percorso del ripiegamento, che sarebbe stato fatto dai Russi insieme ai Tedeschi. L’imminenza della ritirata poneva di nuovo la questione di Memel. 109 Niessel pensava che se ne dovesse chiedere subito l’occupazione da parte delle truppe alleate per garantire la tranquillità da quella parte, però si decise di soprassedere. Seguì la riunione coi delegati tedeschi. Hopman aprì l’incontro di quel giorno a Tilsit sottolineando come la sottomissione di Bermondt ad Eberhardt avesse mutato completamente la situazione. Von Eberhardt era partito per Šiauliai per rendersi conto dello stato delle cose ed aveva promesso di fare ogni possibile sforzo per condurre indietro tutte le truppe. Era dunque indispensabile la cooperazione della Commissione. Niessel gli esibì la lettera scritta al Governo lituano con cui si chiedeva di sospendere le ostilità. Hopman parlò allora del problema degli accantonamenti e delle bande armate, contro le quali sarebbe stato presumibilmente necessario l’impiego delle armi, al che Niessel gli rispose che, se le truppe avessero marciato riunite ed inquadrate, non avrebbero corso alcun rischio, il contrario sarebbe stato in caso di piccoli distaccamenti di uomini isolati. Hopman cambiò argomento e chiese d’intervenire per la liberazione dei prigionieri fatti il 16 novembre a Darbėnai,110 a nord di Klaipeda, e di far restituire ai Tedeschi l’aereo catturato dai Lituani Niessel ribatté che, in base al Trattato, dal 1° ottobre non vi dovevano più essere aeroplani in mano ai Tedeschi e comunque che ne era dell’aereo da loro sottratto ai Lituani a Kaunas? Cominciassero a restituire quello. Hopman, cambiò argomento di nuovo e tornò all’evacuazione, per la quale occorrevano, disse provviste di vettovaglie, vestiario, denaro; misure per il controllo alla frontiera; la sospensione delle ostilità, lo stabilimento d’una linea di demarcazione e provvedimenti per tutelare quanti sarebbero rimasti nel paese e i loro beni. Niessel propose di redigere un proclama alle popolazioni, dicendosi sicuro dei risultati da parte lituana, meno da parte lettone, perché non ancora in contatto con la Commissione. Suggerì che comunque le persone più compromesse lasciassero al più presto il paese, perché non se ne poteva garantire la sicurezza. Seguì una panoramica dei movimenti militari in Lettonia da parte dei Russi, dei Tedeschi e dei Lettoni, specificando che Eberhardt avrebbe portato via pure i primi, ma non sapeva che ne sarebbe stato in seguito, al che Niessel spiegò che erano stati già chiesti a Judenič dei selettori per scegliere fra gli uomini di Bermondt quelli adatti al reimpiego, da avviare in scaglioni della forza d’un battaglione per volta. Data la situazione alle 16 di quel giorno, Generale ed Ammiraglio concordarono i movimenti della ritirata e dei Lettoni, stabilendo gli itinerari ferroviari sfruttando le linee Mitau–Tilsit111 e Prekuln– Memel112 attraverso la Lituania, adoperando pure le strade prossime alle ferrovie e colla necessità di Klaipėda, in Lituania. Nell’originale Dorpiani, in Lituania. 111 La linea da nord a sudovest, cioè da Jelgava in Lettonia a Tilsit – ora Sovetsk – nella Prussia Orientale, attraverso la Lituania. 112 La linea da nordest a sudovest, da Priekule in Lettonia a Klaipeda in Lituania. 63 109 110


far tenere ai Tedeschi ed agli Alleati – in quel caso i Lituani coadiuvati dagli ufficiali della Commissione e delle varie missioni alleate – i nodi di Murawievo113 e di Prekul.114 Poiché era necessario stabilire una linea, che segnasse il passaggio dal territorio lettone a quello lituano, si decise d’adottare l’antico confine tra i due governi al tempo del dominio russo e si ottenne un corridoio libero a garanzia della sicurezza del fascio stradale Schawli=Tauroggen grazie alla convenzione d’armistizio del 30 ottobre tra Tedeschi e Lituani. Cosa potevano portarsi via i Tedeschi ed i Russi? Solo il materiale in dotazione organica alle truppe. I depositi avrebbero già dovuto essere stati sgombrati perché le prime intimazioni dell’Intesa datavano dal giugno precedente. Poiché il trattato di pace prevedeva la distruzione del materiale eccedente una certa quantità, il trasportare in Germania quello eccedente per poi distruggerlo era un pessimo affare, perciò Niessel suggerì di cederlo ad eque condizioni ai governi locali, sottolineando che così si sarebbe pure tolto loro un incentivo ad atti offensivi per impadronirsene. Hopman fu d’accordo: in fondo – osservò – avevano fatto lo stesso al tempo dello sgombero della Russia meridionale. Infine Niessel ricordò ad Hopman che gli agenti e funzionari tedeschi dovevano lasciare il paese, per cui, a grandi linee, sarebbero stati sostituiti da ufficiali alleati, accompagnati da rappresentanti dei governi lettone e lituano. A quest’ultimo la Commissione spedì un telegramma dicendo d’ordinare alle truppe di tenere un contegno molto calmo, non oltrepassare la linea d’armistizio del 30 ottobre senza autorizzazione della Commissione e di prepararsi a fornire funzionari per prendere in consegna il territorio. Il giorno successivo, 18 novembre, passò a seguire quanto accadeva in Lettonia: dove andavano i Russi, come si muovevano i Tedeschi e se e quanto i Lettoni sospendevano i combattimenti. L’indomani la Commissione interalleata partì alle 10,30 per Memel/Klaipeda, ci arrivò in due ore precise115 e nel pomeriggio incontrò la Delegazione tedesca. La prima questione sul tavolo fu lo sgombero. Ammesso che occorressero due o tre giorni per la preparazione dei trasporti, le prime partenze avrebbero dovuto aver luogo il 21 novembre. Data la distanza di 160 km, in dieci giorni il movimento poteva essere compiuto. Tenuto conto degli imprevisti si poteva arrivare a quindici giorni e, insomma, entro venti giorni tutto doveva assolutamente essere finito. Era necessario effettuare subito una diminuzione di forze, perché, se si fossero ritirate tutte insieme, ne sarebbe nata una concentrazione pericolosa per i Lituani. Infine si era considerato l’impiego delle due linee ferroviarie, però, se tutto restava tranquillo dalla parte di Libau, bastava la linea di Tauragė116 e così la Priekule – Klaipeda117 poteva già essere ceduta ai Lituani. Hopman annunciò d’aver avuto l’incarico di far eseguire il rimpatrio al più presto possibile e aggiunse che von Eberhardt si era recato a Jelgava118 per quel motivo e sicuramente solo per quello. Inoltre, dai rapporti giunti il giorno prima, risultava che i capi in sottordine avevano intenzione di obbedire e lo sgombero sarebbe avvenuto tanto più presto quanto più presto si fossero fermate le ostilità da parte dei Lettoni. Niessel, soddisfatto, pensava già all’effetto della notizia che l’evacuazione era incominciata. Per di più i Russi se ne stavano andando e insomma tutto pareva andare per il meglio… pareva, ma pareva soltanto. Il 20 Novembre iniziarono le notizie inattese. Per prima giunse una richiesta di invio di truppe regolari germaniche – 400 uomini e due pezzi – fatta dalla Delegazione tedesca per guardare il Nome imposto dai Russi dal 1901 al 1918 alla cittadina lituana di Mazheik, ora Mažeikiai, non lontana da Kaunas, in onore del generale Muravev, che aveva schiacciato la rivolta polacca del 1863. 114 Priekule, in Lettonia. 115 La distanza fra le due città è di 98 chilometri. 116 Nell’originale Tauroggen, in Lituania; la linea ferroviaria di Tauragė è quella da Tilsit a Šiauliai, fra le quali Tauragė è più o meno a mezza strada. 117 Nell’originale Prekul-Memel. 118 Nell’originale Mitau, in Lettonia. 64 113


ponte di Lyduvėnai119 sulla linea da Šiauliai a Tilsit. Si concesse, a condizione di non far loro portare artiglierie né mitragliatrici pesanti, di fare tutto, sotto controllo alleato e lituano, contemporaneamente alla partenza di un treno di truppe evacuate e purché entro otto giorni si arrivasse allo sgombero completo della linea Priekule-Klaipeda.120 Poi la Delegazione tedesca lamentò che i Lituani continuavano ad attaccare qui e là nella regione Šiauliai – Radviliškis, per cui c’era il pericolo che i trasporti divenissero impossibili e la ritirata non potesse farsi in ordine. Pareva ci fossero azioni pure da Telšiai121 e Raseiniai122 contro la zona neutra e la ferrovia e si domandava alla Commissione di compiere i passi necessari presso il Governo lituano; intanto, per assicurare la protezione del ponte di Lyduvėnai, una parte del distaccamento Nehbel sarebbe stata portata in avanti. La Commissione spedì un telegramma al Governo lituano: “E’ nel vostro interesse che la ritirata tedesca avvenga in ordine. Risulta che volete mandare un btgl a Tauroggen “informazione Reboul”; non è opportuno. Se non rimanete nel nostro ordine di idee, non è possibile a noi l’esecuzione del nostro compito. Se i Tedeschi ingannano, ve ne avvertiremo subito.”LXIV Poi arrivò un messaggio dal tenente colonnello francese Reboul, da Kaunas: i Tedeschi facevano saccheggi spaventosi e lui chiedeva che Šiauliai venisse data ai Lituani al più presto e che l’evacuazione fosse fatta usando la linea Priekule – Klaipeda, richiesta negata, perché occorreva sgombrare quella linea al più presto e non lasciar dilagare il saccheggio. Nel frattempo il Consiglio Supremo da Versailles rispose che, in base al Trattato, non si potevano mandare truppe alleate a Memel prima dell’entrata in vigore del medesimo né si poteva aumentare il numero di battaglioni stabilito: tre erano e tre restavano. Una terza contrarietà arrivò con la notizia che il tenente tedesco Loewenfels, comandante del settore Grenzschütz – sicurezza confinaria – di Memel/Klaipeda, avendo saputo che 20 tedeschi erano stati catturati a Rucava, 123 era partito con due mitragliatrici pesanti e 120 uomini ed era tornato con 40 soltanto: dov’erano gli altri? E perché aveva passato la frontiera? Questi tutto sommato erano incidenti plausibili, potevano capitare; ma il 21 apparve una prima stranezza degna di nota. La riunione coi delegati tedeschi quel giorno fu tenuta in treno, durante il viaggio da Tilsit a Tauragė e Niessel la cominciò rimproverandoli perché non avevano ancora fatto la traduzione del famoso bando alle popolazioni per annunciare l’evacuazione. Hopman a questo non fece commenti e comunicò che la richiesta d’armistizio di Eberhardt era stata accolta con scherno dai Lettoni i quali continuavano i loro attacchi. Quanto a lui, venuto a conoscenza del telegramma con cui il Governo lettone chiedeva a quello tedesco se era d’accordo con Eberhardt, aveva risposto, in base ai propri pieni poteri, di si. Questa era la stranezza e Niessel, tranquillo, perché aveva già avuto copia del telegramma grazie alla ritrasmissione dalla stazione radio d’un cacciatorpediniere francese, la rimarcò implicitamente quando rilevò che il servizio radiotelegrafico tedesco evidentemente non funzionava bene, poiché il telegramma lettone era del 19: due giorni per avere un telegramma? Von Kessler prese allora la parola per illustrare la situazione militare, coi Lettoni che avanzavano a rotta di collo da tutte le parti, mentre von Eberhardt aveva ordinato che il 21 si cominciasse lo

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Costruito inizialmente in legno dai Tedeschi sulla linea Tilsit-Lidowiani-Radzwilicki, (cioè Tilsit-Lyduvėnai-bivio Šiauliai/Radviliškis) per traversare il Dubysa durante la guerra fra il 1915 e il 1916, il ponte di Lidowiani/ Lauksargiai, poi rifatto in muratura e ferro, lungo 770 metri ed alto 40, era considerato uno dei più importanti costruiti su tutti i fronti in tutta la Grande Guerra. Il ponte attuale è lungo 590 metri. Il Dubysa è a sud di Šiauliai. 120 Nell’originale Prekuln-Memel. 121 Nell’originale indicata come Telze, in Lituania. 122 Nell’originale indicata come Rossienie. 123 L’originale dice Runtzlau, ma è un errore per Rutzau, oggi Rucava, in Lettonia: villaggio di meno di 500 abitanti al confine costiero colla Lituania. 65


sgombero trasferendo il proprio quartier generale a Šiauliai124 e le truppe sulla linea Šiauliai – Mažeikiai.125 Niessel ascoltò e poi, fatte un paio d’osservazioni trascurabili, ne lasciò cadere una terza che trascurabile non era: non aveva visto passare treni vuoti per andare a prendere le truppe; era annunciato il rimpatrio di una compagnia ferrovieri ma non si era vista: come mai? Kessler parò la botta dicendo che la compagnia era impegnata a riparare le interruzioni, mentre il materiale rotabile necessario al trasporto era già al di là dell’interruzione stessa. Arrivati a Tauragė, continuarono la riunione nella casa parrocchiale. Riportò Marietti: “RIUNIONE A TAUROGGEN126 nella casa parrocchiale presente il cmdt del btgl lituano, che è colà andato contrariamente ai desideri della commissione. Necessita che la popolazione si mantenga tranquilla durante il passaggio di numerose truppe. L’abitato di Tauroggen non dev’essere impiegato per alloggiamento. Il campo di isolati dev’essere portato altrove. Presso il btgl lituano vi sarà un rappresentante tedesco ed il numero di agenti di polizia necessario. In caso di incidenti, i fatti saranno constatati insieme dalle autorità tedesche e lettoni ed il rapporto trasmesso alla commissione di controllo. “A richiesta tedesca” il battaglione lituano deve occupare soltanto Tauroggen. “Id” a portata della ferrovia non vi debbono essere truppe lituane. PRIGIONIERI Si ordina che l’autorità tedesca ricerchi e metta in libertà tutti i prigionieri lituani recentemente arrestati per causa politica; che 14 prigionieri tedeschi fatti dai Lituani vengano immediatamente liberati, trattenendo le loro armi fino a quando i tedeschi restituiscano le armi di 50 lituani recentemente disarmati a Tauroggen.”LXV Esaminate le notizie dall’Estonia, Lettonia e Finlandia, si pregarono i Lettoni di non ostacolare lo sgombero tedesco. La ferrovia risultava tagliata a Šiauliai e i treni di profughi non potevano passare, perciò vi si inviò la Delegazione tedesca accompagnata dal colonnello francese Dosse,127 stabilendo che si sarebbe deciso se andare a Riga in base alle notizie che lui avrebbe mandato. Contemporaneamente si spedì un telegramma alle missioni alleate a Kaunas, perché ancora una volta raccomandassero al Governo lituano di star tranquillo e si decise di fermare i Lettoni, dicendo loro di cessare gli attacchi e di “non oltrepassare la frontiera lituano-lettone stabilita a Parigi.”LXVI La mattina del 22 le cose parvero andare un po’ meglio: i Tedeschi stavano ripiegando da Jelgava a Šiauliai, mentre quelli in ritirata da Liepāja parlavano di ritirarsi verso nord, per cui si telegrafò al controllo di avviarli invece verso Klaipeda. Poi occorse metter mano ad un’altra cosa: “Telegramma ad Hopman (che è partito verso Schawli). 128 I Lituani vedono i Lettoni far bottino; riesce difficile impedire che facciano altrettanto. Chiedesi se disposto cedere gratuitamente materiali esistenti Schawli. In caso affermativo, ci interporremo.”LXVII Avevano appena finito di dirlo che arrivò una notizia inattesa dal tenente colonnello francese a Šiauliai:

Nell’originale “Schaulin”. Nell’originale Schawli=Murawievo. 126 Tauragé, in Lituania. 127 Edmond Louis Dosse, nato ad Embrun il 3 giugno 1874, fu all’Accademia di Saint Cyr dal 1893 al 1895. Nella Grande Guerra fu sottocapo e poi capo di stato maggiore dell’Armée d’Orient a Salonicco e poi dell’Armata d’Ungheria. Messo a capo della missione militare francese nei Paesi Baltici, fu promosso generale di Brigata nel 1925, di Divisione nel 1929, di Corpo d’Armata nel 1931 e d’Armata nel 1936. Morì ad Annecy il 27 aprile 1949. 128 Šiauliai. 66 124 125


“Offensiva su Schawli: Reboul comunica che, a malgrado delle istruzioni, questa mattina alle 3 i Lettoni hanno iniziato l’offensiva per accerchiare Schawli. Più tardi dà notizia che è stato fatto un grosso bottino.”LXVIII Più o meno nello stesso istante si presentò un plenipotenziario lituano, “qui giunto per andare a Schawli per assumere direzione affari (?)”LXIX Nessuno sapeva chi fosse, nessuno l’aspettava, nessuno aveva idea di che affari dovesse dirigere: lo lasciarono lì e pensarono al resto. A Priekule, in Lettonia, la situazione era confusa: agitatissimi i Tedeschi, numerosi i furti, eccitata la popolazione, i Lettoni in arrivo; e in tutto ciò l’ultimo treno che doveva portare i Tedeschi a Memel sarebbe partito quella sera alle 22: che poteva succedere nel frattempo? Che i Tedeschi provarono a profittarne per tornare. Riferì Marietti: “Oggi il comandante della piazza di Tilsit magg. von Luck è venuto alle ore 15 a chiedere il passaggio di 4 btgl e 2 btr da inoltrare per la protezione della ferrovia. Gli si è risposto negativamente. Alle ore 22 è stato veduto passare alla stazione di Tilsit un treno di truppe diretto oltre frontiera. Intimato il fermo dal controllo, è stato risposto che il treno proseguirebbe ugualmente. E’ ordine del Reichswehrministerium di Berlino.”LXX Occorreva reagire in fretta, specie perché il Senato americano aveva rifiutato la ratifica del Trattato di pace e ciò significava che per i Tedeschi si riaffacciava qualche speranza di arrivare alla fine con ancora in mano dei lembi di terra baltica; peggio: a non fermarli, avrebbero ricominciato ad inviare truppe in Lettonia e Lituania e non ne sarebbero uscite più, perciò la Commissione telegrafò di corsa al Consiglio Supremo a Parigi: “Lituani d’accordo con Tedeschi avevano stabilito 31 ottobre lungo ferrovia Schawli – Tauroggen129 zona neutra per permettere evacuazione truppe tedesche fedeli. Commissione prescrisse governo lituano rispettare questa zona durante trasporto rimanenti truppe. Ciò malgrado Lituani hanno attaccato ferrovia su parecchi punti nord e sud Schawli. Intrapreso attacco Schawli. Ammiraglio Hopman con ufficiali alleati sul posto per arrestare azione. Malgrado dichiarazione che non possiamo autorizzare invio nuove truppe oltre frontiera, Reichswehrministerium ordina invio truppa necessaria per protezione ferrovia senza precisare quantità. Un treno passato sera 22. Eberhard possedeva truppe sufficienti per guardare ferrovia. A nostro parere ammiraglio Hopman ed ufficiali alleati sono in condizione di ottenere cessazione ostilità. Domandiamo pressione immediata su governo tedesco per far arrestare invio truppe che può complicare situazione già molto difficile.”LXXI L’indomani si ebbe un quadro della situazione a Šiauliai. Dosse comunicò che, giunto a Lyduvėnai, dov’era il ponte sul Dubysa, aveva trovato la ferrovia interrotta a nord, cioè verso Šiauliai, per 24 ore. Gli si erano presentati dei parlamentari lituani, ai quali aveva imposto di cessare le ostilità e ripiegare, però aggiungeva Dosse “Nessuna evacuazione constatata”: a che gioco giocavano i Tedeschi? Si cercò di fare un po’ d’ordine: alle proposte del governo di Kaunas che si offriva d’assumere il controllo esclusivo dell’area e di disarmare i Tedeschi, si ripose che la prima cosa non era ammissibile e la seconda impossibile; il controllo fatto da ufficiali alleati e lituani era sufficiente e, ad insistere, Kaunas avrebbe visto mutare, in peggio, il contegno benevolo delle Potenze dell’Intesa. Poi si telegrafò a Berlino d’aver avvertito il Consiglio Supremo e di smetterla d’inviare truppe.

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Šiauliai – Tauragé, tronco tutto in Lituania. 67


Come per magia arrivò la notizia che il treno tedesco visto passare da Tilsit la sera prima non aveva varcato la frontiera. Data la pochissima distanza fra essa e Tilsit, o si era fermato subito fuori della stazione, o era tornato prontamente indietro; però c’era qualche altra cosa che non andava: interrogato in merito ai trasporti da effettuare, il capo del servizio ferroviario di Tilsit aveva risposto di non aver ricevuto alcun ordine di preparazione da von Eberhardt: coma mai? Era evidente che bisognava tenere gli occhi aperti e, per prima cosa, occorreva calmare l’intera Lituania centrale ed occidentale, o non se ne sarebbe mai venuti a capo. Bisognava ridurre i movimenti dei Tedeschi a quelli d’evacuazione e ordinare ai Lituani di star fermi del tutto. Per prima cosa si ottenne dalle autorità militari tedesche la sospensione di tutte le licenze alla guarnigione di Memel/Klaipeda, il che interruppe un flusso giornaliero di 2 o 300 soldati nei due sensi di marcia. Poi Dosse confermò d’essere riuscito ad imporre un armistizio locale a Šiauliai e Lyduvėnai. Sulla base di esso si poté ordinare al battaglione lituano di Tauragė d’andarsene e, infine, convocato il Plenipotenziario lituano per Šiauliai, gli si disse “solennemente” che la Commissione non era per niente soddisfatta del contegno delle truppe lituane. Il punto fondamentale, che a Kaunas non sapevano, consisteva nel fatto che ogni azione lituana poteva offrire ai Tedeschi, già preoccupati per le operazioni dei loro Corpi Franchi contro i Lettoni, il pretesto per passare la frontiera e, in quel caso, che sarebbe successo alla Lituania? Le minacce indirette fatte telegrafando a Berlino intanto avevano ottenuto un primo risultato. Il comandante della piazza di Tilsit, maggiore von Luck venne a chiedere alla Commissione di telegrafare a Parigi che le truppe tedesche non erano andate oltre la frontiera. Gli si rispose che non lo si sarebbe fatto finché non le si fossero viste tornare. Andandosene, von Luck dimenticò delle carte e, dal loro contenuto, unito alla sua richiesta precedente, viene da pensare che l’avesse fatto apposta. Scrisse Marietti il giorno stesso: “Da alcune carte dimenticate da von Luck risulta che Hopman ha telegrafato al governo di non mandare truppe. V’è un apprezzamento di von Kessler, da cui risulta che tutto il guaio dipende da iniziativa del capo di st. magg. di Königsberg. Allora, conformemente alle dichiarazioni, si telegrafa al C.S. che il treno non ha oltrepassato la frontiera e che Hopman era contrario a questo invio. I combattimenti sono quasi completamente cessati.”LXXII Che se ne doveva dedurre? Che evidentemente esistevano due linee divergenti: da un lato un gruppo – chiaro a noi posteri ma non ai membri della Commissione – coagulatosi intorno alle idee di Winnig, intento ad ostacolare in tutti i modi l’evacuazione dalle Repubbliche Baltiche e il cui attore alla ribalta, ed eventuale vittima sacrificale se le cose si fossero volte al peggio, era von Fritsch; dall’altro il gruppo di quanti o per convinzione, o per disciplina, o per quieto vivere, eseguivano gli ordini del Governo di Berlino; e fra loro c’erano Hopman, von Kessler e ad un livello inferiore, ma funzionalmente importante, von Luck. In quest’ottica l’aver dimenticato delle carte non era da parte sua una distrazione, ma una mossa fondamentale con fini ben precisi: spiegava alla Commissione – e tramite lei al Consiglio Supremo a Versailles – cosa stava succedendo e chi stava da quale parte. Nel frattempo le notizie continuavano ad arrivare: il battaglione lituano aveva lasciato Tauragė, i Lettoni avevano assalito il Gruppo Plehve ed a Tilsit regnava l’apprensione per la vista dei feriti riportati indietro e per il divieto di far partire truppe di soccorso, dandone, ovviamente, la colpa alla Commissione ed accusandola di favorire l’accerchiamento e l’eliminazione dei Tedeschi. Il 24, nonostante Turner avesse telegrafato a Riga di fermarli, i Lettoni continuavano ad avanzare in maniera così travolgente che, stando a von Luck, tutti i Corpi Franchi erano allo sbando e solo la Divisione di Ferro reggeva ancora. L’avanzata lettone prospettò un problema: stavano puntando su Šiauliai e sembravano decisi a prenderla; la ferrovia ad ovest della città era stata interrotta, bloccando treni interi di profughi: cosa fare? Turner richiamò l’attenzione di tutti sugli effetti politici interni, in Germania e nei Paesi Baltici, d’una grossa disfatta tedesca, nonché sulle responsabilità che sarebbero state attribuite alla 68


Commissione. Niessel non ci credeva molto, però secondo lui sarebbe stato poi difficile impedire alle truppe tedesche di intervenire in Lituania, dunque era necessario usare i Lituani. Cedendo loro Šiauliai, si sarebbero automaticamente interposti fra i Lettoni ed i Tedeschi e la situazione si sarebbe calmata. Poiché Hopman affermava d’aver chiesto al comando di Königsberg di ritirare il famoso battaglione fermo in treno vicino alla frontiera, si poteva discutere coi Lituani riguardo al loro intervento. “Conferenza con Jukowski130 generale lituano, mandato presso la Commissione per gli accordi per passaggio del territorio dai Tedeschi ai Lituani. E’ il solo vero generale lituano, ma non gli si è dato il comando dell’esercito per essersi dimostrato troppo favorevole ai Polacchi. Il comando è tenuto dal gen. Listukas.131 NIESSEL gli espone la necessità che i Lituani prendano al più presto l’amministrazione del territorio, che le truppe tedesche non si sfascino per evitare disordini e malcontento nella popolazione, che i Lituani si interpongano tra Tedeschi e Lettoni. Occorre perciò tenere pronte a muovere le forze, che sono attorno a Radziwiliski; 132 spingere quanto più a nord è possibile le truppe, che sono in condizione di interporsi.”LXXIII Giunta la notizia che i Lettoni fossero 16 chilometri a sud di Jelgava, la Commissione cominciò a spedire telegrammi. Il primo fu per il Governo lettone a Riga, con felicitazioni per i brillanti risultati 130

Non risulta essere mai esistito alcun generale lituano con questo cognome e infatti questo è il nome russo di Silvestras Žukauskas, che in Russo era registrato come Silvestre Konstantinovitch Joukovski. Nacque il 31 dicembre 1860 a Poškiečiai-Dovainiškiai, nei pressi di Pakruojis, in una famiglia nobile del governatorato di Kowno/Kaunas. Entrato in servizio nel 1881 come volontario nel 112° Fanteria degli Urali di stanza in Lituania, fu all’Accademia Militare di Vilna nel 1883-1884 e, uscitone sottotenente, nel 1887 venne assegnato al 109° Reggimento Fanteria del Volga e finalmente nel maggio del 1891 fu promosso tenente. Sposatosi nel 1894 con una Tedesca lituana, si convertì al protestantesimo, perché da cattolico romano gli sarebbero stati preclusi i gradi più alti dell’esercito zarista. Capitano di stato maggiore nel 1896, nel 1904-5 partecipò alla Guerra Russo-Giapponese in Manciuria. Prestò servizio nel 131° Fanteria Tiraspol nella zona di Kiev, nel 1908 comandò un battaglione e nel 1912 fu promosso colonnello. Cominciò la Grande Guerra al comando d’un reggimento di fanteria. Combatté intorno a Varsavia, fu ferito e poi, trasferito col suo reparto in Lituania, partecipò alle operazioni del 1915 contro l’offensiva germanica che occupò la Lituania, ritirandosi in Lettonia. Generale di divisione nel 1916, fu ferito di nuovo. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre tornò in Lituania e il 10 dicembre 1918 fu nominato ministro della Difesa nazionale, ma a causa di una malattia perse l’incarico. Nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito lituano nel 1919, in aprile cominciò a mobilitarlo e, dopo essere stato per un breve periodo comandante in capo delle Forze Armate, tornò Capo di Stato Maggiore Generale. Sotto la sua guida i Bolscevichi furono sconfitti, permettendo ai Lituani di concentrarsi contro Bermondt-Avalov in autunno. Nominato il 26 settembre Generale per gli Affari Speciali sotto il Comandante in Capo delle Forze Armate, fu destinato a tenere i contatti colla Commissione Interalleata per l’evacuazione dei Tedeschi dal Baltico, per tornare al suo posto nel 1920, ma solo fino al 14 giugno, quando passò nella riserva. Rientrato in servizio attivo due mesi dopo, partecipò alla guerra contro i Polacchi. Lasciato di nuovo l’Esercito di campagna nel 1921, fu nominato Generale per gli Affari Speciali sotto il Ministro della Difesa Nazionale, per tornare in seguito di nuovo comandante in capo dell’esercito, fino al definitivo ritiro nel 1928. Avuta in dono dal Governo per i suoi meriti una fattoria a Davalgonys con una tenuta di 55 ettari, visse là fino alla morte il 26 novembre 1937. Fu sepolto nel cimitero di Kaunas, che fu distrutto nel periodo sovietico, per cui il luogo della sua sepoltura è ora sconosciuto. 131 Come per il fantomatico Jukowski che invece è Žukauskas, quello indicato qui col nome di Listukas è invece, o meglio, può essere solo, il generale Pranas Liatukas. Nato il 29 gennaio 1875 a Padievaitis, entrò volontario nell’esercito russo nel 1902. Diplomato all’Accademia Militare di Vilna nel 1905, di prima nomina a Novogorod, divenne tenente nel 1909 e iniziò la Grande Guerra in Polonia. Promosso capitano nel 1915, l’anno dopo era colonnello e fu ferito gravemente. Dopo l’abbandono bolscevico della Lituania, nell’agosto del 1918 tornò in Patria ed entrò nelle forze armate lituane, venendo nominato, il 4 marzo 1919, Capo di Stato Maggiore del Ministero della Difesa, comandante del 3° Fanteria e poi della I Brigata. Combatté contro i Bolscevichi prima e poi contro Bermondt-Avalov. Promosso tenente generale il 7 ottobre 1919, fu posto a capo delle forze armate. Lasciato il servizio attivo nel 1920, passò all’amministrazione del Tesoro fino al 1924. Fu per due anni, fino al 1926, governatore della Banca di Lituania e in seguito governatore della Contea di Šakiai. All’arrivo dei Sovietici, il 30 gennaio 1945 fu arrestato dall’NKVD coll’accusa d’appartenere all’esercito lituano della libertà e morì nell’ospedale della prigione di Lukiškės prima d’essere interrogato e torturato. 132 Radviliškis, in Lituania. 69


conseguiti, facendo però presente che la Commissione doveva far evacuare la Lituania; per cui era necessario che le truppe lituane si sostituissero a quelle tedesche a nord e sud di Šiauliai, dunque attenzione. Il secondo mise il colonnello Dosse al corrente della situazione e lo incaricò d’attuare a Šiauliai le decisioni prese insieme al generale Žukauskas. Il terzo, di nuovo a Riga, era diretto alla Landeswehr Baltica, cui si consigliava di restare tranquilla, perché attraversare la Lettonia in rivolta sarebbe equivalso ad esporsi ad un massacro. I Lettoni si dimostrarono collaborativi: sospesero le ostilità per 24 ore, salvo, dissero, riprenderle se i Tedeschi non mantenevano la promessa di sgomberare. Le notizie seguenti furono buone. Scrisse Marietti: “Situazione a Schawli133 (notizie Dosse) 5000 russo=tedeschi ripiegano da Tukhun 134 verso sud. La divisione di ferro (circa 10000) cerca di raggiungere la ferrovia tra Muravievo135 e Schawli; comincerà l’imbarco136 il 1° dicembre. La Deutsche Legion (circa 4000) ripiega da Bausk137 verso Schawli: imbarcherà il 27 nov. Regione di Schawli circa 2500 dispersi; se ne sono fucilati 9. Per primi si sgombreranno 5 o 6 treni di profughi, poi gli sbandati. Per il 13 dic. lo sgombro sarà finito. Non è ancora possibile che la comm. possa recarsi a Schawli. Però Hopman ha interessato il governo lettone perché riatti la ferrovia per consentirci di andare a Riga. Malcontento della Duma lituana per il nostro contegno, che ritiene contrario ai loro interessi. E pensare che, se non ci fossimo interessati come abbiamo fatto, i Tedeschi ne avrebbero fatto una frittata.”LXXIV Di nuovo i Tedeschi provarono a mettere le mani sulla Lituania. Alle dieci di sera von Luck inoltrò un telegramma appena ricevuto dal Governo: “E’ assolutamente necessario per la difesa della linea ferroviaria Tilsit=Schawli in vista del ritiro delle truppe, l’invio di forze tedesche dell’impero. Chiedete alla commissione se consente.”LXXV La risposta della Commissione fu netta: il Governo del Reich aveva designato Hopman per trattare la questione delle Provincie Baltiche e fino a quel momento l’accordo era stato completo. Hopman era sul posto ed era il più al corrente delle misure da prendere; aveva già protestato col Reichswehrkommando n. 1 contro l’invio inopportuno del treno di truppe da Tilsit e domandato di farlo rientrare. La Commissione era pronta “ad esaminare con benevolenza” le domande che Hopman avrebbe ritenuto opportuno indirizzarle, teneva a far trattare ogni questione tramite lui – il che significava di non mettere più in mezzo von Luck od altri – e protestava ancora una volta contro l’ingerenza del comando di Königsberg in questioni di competenza di Hopman. Terminava sottolineando che da quella stessa sera risultavano già fissate le grandi linee dell’evacuazione e che l’intervento di ufficiali della Commissione sui campi di battaglia aveva fatto cessare le ostilità da parte lituana. Questo implicitamente significava che dei Tedeschi non c’era bisogno e se – si concludeva – fosse divenuto necessario chiamarli per proteggere la ferrovia, si sapeva come farlo. Poco dopo, a notte fonda del 24, la Commissione ricevé per conoscenza un messaggio da parte tedesca al Governo lituano, che destò subito i maggiori sospetti nei quattro navigati generali alleati. Diceva che il Governo di Berlino aveva deciso di ritirare le truppe, ma, poiché il ritiro non poteva Šiauliai. Nella Russia Bianca. 135 Mažeikiai, in Lituania. 136 L’imbarco sui treni. 137 Bauska, in Lettonia. 133 134

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essere effettuato se la ferrovia era interrotta e visto che v’erano dei treni di feriti e di profughi fermi e bombardati, si chiedeva di non continuare a turbare la ritirata ed in cambio ci si diceva d’accordo a cedere gratuitamente il materiale ferroviario alla fine dei trasporti, come pure il materiale da guerra lasciato sul posto e si domandava, cioè si esigeva, una risposta prima delle 12 del 25 novembre. In caso di non approvazione, la garanzia sarebbe stata ottenuta unilateralmente coll’invio di truppe. Marietti annotò: “Evidentemente il primo telegramma è fatto per uso di politica interna; il messaggio per ottenere la libertà di passaggio; però il limite ristretto di tempo dato per la risposta e l’ora stessa della comunicazione stanno a dimostrare che si vuole appoggiarsi alla mancata risposta per giustificare l’invio di truppe.”LXXVI Il trucco era evidente: Kaunas aveva meno di dodici ore per rispondere e, se non l’avesse fatto in tempo, i Tedeschi sarebbero entrati in Lituania. La Commissione prese l’iniziativa e parò il colpo: rispose ai governi tedesco e lituano impegnandosi, a nome di quest’ultimo, a mantenere la tranquillità per i trasporti e promettendo che, se la linea fosse stata di nuovo minacciata, avrebbe chiesto l’invio di truppe tedesche. La mattina seguente, 25 novembre, il trabocchetto apparve in tutto il suo fulgore. Prima giunse un telegramma in cui Hopman diceva di non aver protestato per l’invio di truppe tedesche e di non aver chiesto il ritiro del battaglione, che però si stava ritirando; poi, alle 10,20, fatto un controllo, si scoprì che a Kaunas non avevano ancora ricevuto il messaggio del Governo tedesco della notte precedente, per cui, non avendolo avuto, non erano in grado di rispondere. Di sfuggita, è interessante notare che lo stesso imbroglio fu adoperato da Hitler nell’estate del 1939, quando sostenne di non voler trattare coi Polacchi perché avevano rifiutato in marzo delle sue offerte, che in realtà non avevano mai nemmeno visto, perché non erano mai state fatte. In questo caso il trucco fallì, perché il presidente del Consiglio lituano per telefono informò Niessel d’accettare le condizioni stabilite dalla Commissione. Mentre in Lettonia la situazione era ancora confusa e da parte germanica e russa cresceva l’ostilità nei confronti degli ufficiali di controllo alleati, dato che i Lituani erano collaborativi si mandò intanto il tenente colonnello americano Loustalot138 a Klaipeda per controllare il ritorno del corpo Plehve. Poi si telegrafò a Kaunas: il generale Listaukas si era lagnato dell’ingerenza della Commissione nella condotta delle operazioni; ma, si obbiettò, le disposizioni prese erano indispensabili per impedire il disastro: che cosa sarebbe successo dei Lituani, se i Tedeschi avessero passata in forze la frontiera? Nel frattempo continuava la solita pioggerella di notizie frammentarie da cui ricostruire il quadro d’insieme della giornata: Dosse aveva segnalato il movimento d’un treno con materiale d’aviazione e lo si riferì al Comando piazza di Tilsit per stabilire se era una formazione organica. Poi si seppe che circa 150 uomini avevano abbandonato nella mattinata il loro treno di ritorno in Prussia Orientale ed avevano raggiunto il distaccamento Nehbel. Una bomba a mano era stata lanciata la sera prima contro il posto di controllo di Požerūnai139 senza far danni. Infine, un rapporto di Dosse diceva che la Legione Tedesca ed il Gruppo Brandis140 avevano non 4.000 ma ben 9.000 uomini, benché molto provati, i quali erano ancora in Lettonia, a nord e ad est 138

Potrebbe essere il tenente colonnello Lawrence Albert Loustalot, nato a Franklin (Lousiana) il 15 febbraio 1883, classe 1908 di West Point, morto a New Orleans il 19 gennaio 1956. 139 Nell’originale Poserony, in Lituania. 140 Cordt von Brandis, nato a Eimbeckahusen il 4 ottobre, uscito nel 1908 dalla Scuola Militare di Groß-Lichterfelde a Berlino come sottotenente di fanteria, combatté sul Fronte Occidentale e fu promosso tenente nel 1915. Capitano, dopo la smobilitazione, ai primi del 1919, organizzò un Freikorps che prese nome da lui, della forza d’un battaglione, su tre compagnie di sicurezza, una di mitragliatrici ed una batteria di obici da 105, giunto a marzo nel teatro operativo baltico ed inquadrato nella Divisione di Ferro. Rientrato in Germania a fine 1919, dopo il fallito Putsch di Kapp lasciò il servizio, amministrò una tenuta, poi, dopo un biennio nell’Arbeitsfront nazista, non condividendo il programma nazionalsocialista emigrò in Africa Orientale nella fattoria del fratello. Maggiore della riserva nel 1939, fu arrestato 71


di Joniškis141 ad una dozzina di chilometri dagli avamposti lettoni e contavano di salire sui treni il 29 a Šiauliai, mentre von Eberhardt sembrava volerli trattenere e farli salire in treno a Joniškis per non ingombrare Šiauliai. Dosse proponeva di spostarli a Meškuičiai142 per guadagnare il consenso dei Lettoni e perché aveva ottenuto d’interporre i Lituani tra loro e i Tedeschi, appunto fra Meiten143 e Meškuičiai, inserendo pure alcuni ufficiali lituani nella commissione di controllo ferroviario. I controlli erano iniziati e c’era un primo risultato: i treni ufficialmente di profughi erano risultati in realtà pieni di materiale. La Commissione telegrafò a Parigi segnalando la riottosità di von Eberhardt e intanto ricevé ulteriori notizie da Dosse: i Tedeschi chiedevano di lasciar passare sette treni provenienti da Mitau/Jelgava con materiali vari. Marietti si oppose e convinse gli altri: “E’ accettata la mia proposta che debbono anzitutto passare i treni di personale; quanto al materiale occorre specificare la specie, restando fermo che deve passare il solo materiale militare organico ed il materiale certamente di proprietà privata. Di fatto il controllo dei treni materiali è molto difficile; ne passa di contrabbando con la complicità di tutti i funzionari ted. che si palleggiano la responsabilità e di infischiano di noi.”LXXVII L’indomani, 27 novembre, Dosse riferì di sapere con assoluta certezza che il seguito di von Eberhardt faceva propaganda per ostacolare il lavoro della Commissione ed impedire l’evacuazione. Che fare? L’insieme delle risposte avuta da Parigi fino a quel momento indicava poca voglia d’intervenire da parte del Consiglio Supremo, scaricando tutto sui militari alleati sul posto, perciò si giocò d’astuzia e si fecero due telegrammi: uno riservato e l’altro pubblico. Il primo era per il Consiglio Supremo Interalleato “per mettere i punti sugli i.” Fu spedito per telegrafo e cifrato e diceva la verità: “Uno scacco nella questione dell’evacuazione nuocerebbe gravemente al prestigio dell’Intesa. Per momento non si è sicuri del risultato. Cattiva volontà di Eberhard e di Berlino =144 Per ogni buon fine si è preveduta la ripresa delle operazioni lituane e lettoni = Se truppe tedesche passassero la frontiera, è necessaria una seria pressione militare sulla Germania. = Pressione polacca sulla fronte E e S della Prussia, occupazione di Memel da parte della flotta alleata, minaccia della rottura dell’armistizio sulla fronte occidentale. = I T. cercano d’ottenere un’offensiva bolscevica per mostrare la necessità di restare nelle P.B; già constatati rinforzi bolscevichi (3 reggimenti) alla fronte lituana. = Preghiera di agire a Varsavia per ottenere che i Polacchi aiutino i Lituani. Comm. ha bisogno di conoscere intenzioni dell’Intesa sui punti sopra indicati.”LXXVIII Il secondo serviva a fare impressione ai Tedeschi e ai Russi Bianchi e ad ammansire Lettoni e Lituani, perciò fu spedito a tutto il mondo, o quasi, perché fu appositamente trasmesso per radio e in chiaro “a Parigi, Berlino, Riga, Kowno, Hopman, Konigsberg”, così che tutti potessero intercettarlo con facilità. Diceva:

dagli Inglesi in Africa nel 1940. Passò la guerra in vari campi di prigionia sudafricani e fu rilasciato nel 1947. Morì l’11 giugno 1972 a Barendorf, in Germania. 141 Nell’originale Janiski. 142 Nell’originale Meskutsi, in Lituania, sulla linea dalla Lettonia a Šiauliai, a sud di Joniškis e a nord di Šiauliai. 143 Dovrebbe essere l’odierna Misaičiai, in Lituania, poco ad ovest della linea ferroviaria. 144 Il segno = indica la parola “stop”. 72


“= Eberhard ha dichiarato di essere sicuro delle proprie truppe e che lascierà il materiale, se le ferrovie non verranno guastate = Da fonte sicura si sa che lo stato magg. di Eberhard cerca di sobillare le truppe a non obbedire; nulla venne preparato per i trasporti; treni di profughi sono invece pieni di materiali. = Notizie inesatte sulle condizioni della linea ferroviaria mentre gli ufficiali alleati stavano facendo cessare i combattimenti, hanno condotto il RWK 145 di Königsberg a mandare truppe dell’impero. = La com. chiede: esclusione di materiali dai treni di profughi; ritorno a Tilsit del treno di truppe sempre fermo alla frontiera; Janiski 146 rimesso subito ai Lituani; controllo lituano a tutte le stazioni; i dirigenti del movimento di Bermond vengano mandati via per i primi e diretti in Germania; sanzioni contro i colpevoli di atti contro ufficiali alleati. Lettoni e Lituani restano fermi, ma pronti a ricominciare se necessario; la comm. si è impegnata in questo senso e, se fosse necessario, a nome dell’Intesa farebbe riprendere le operazioni; spera di non essere costretta a ciò.”LXXIX Un primo buon risultato si ebbe quasi subito: i Lettoni sospesero le ostilità per 48 ore, però dal 25, cioè proprio da 48 ore prima, perciò Dosse dové incontrare i rappresentanti lettoni per farlo prolungare. Il 28 novembre si ebbe confermata dell’atteggiamento ostile dello stato maggiore di von Eberhardt e si seppe che Plehve era partito per Königsberg, dove, secondo notizie sicure, si trovava pure von der Goltz “con 40 milioni di marchi per riprendere il movimento con le truppe fatte rientrare.” Si aveva la sensazione della preparazione di “Qualche cosa di non piacevole” e giravano voci d’un prossimo colpo di mano su Liepāja da parte di Bermondt, coll’aiuto di Bischoff e della Divisione di Ferro. I generali alleati decisero allora di stendere almeno una bozza di piano: se le operazioni fossero state riprese, occorreva che i comandi lettone e lituano fossero pronti e coordinati. Cheney – del resto l’unico fra tutti a non aver avuto incarichi di comando in prima linea nella guerra appena finita – non credeva opportuno tracciar loro pure gli obbiettivi, ma tutti gli altri si. Marietti sottolineò quanto poteva essere difficile mettere d’accordo i due comandi all’improvviso, nel corso d’un’emergenza, quanto fosse necessario coordinare le operazioni contro i Tedeschi, i quali, oltre ad essere più abili e più forti della massa lituana, erano in posizione centrale, per cui potevano battere i Lituani insieme alle forze venute dall’Impero prendendoli in mezzo e poi volgersi contro i Lettoni. Alla fine però prevalse un atteggiamento di mezzo e nel telegramma spedito alle missioni militari in Lituania e Lettonia ci si limitò ad accennare ad un’azione di Bermondt su Liepāja, pur ritenendola poco probabile, perché i Lettoni tenevano saldamente la ferrovia Mažeikiai-Priekule147 ed esigevano il disarmo delle truppe che fossero state autorizzate a passare di là.

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Reichswehrkommando. Joniškis. 147 Nell’originale Muravievo=Prekuln. 146

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Capitolo VIII L’evacuazione

La mattina del 28 novembre tutto era più o meno pronto a far cominciare l’evacuazione delle truppe tedesche e russe. Oltre a quelle di cui ci si era preoccupati in precedenza, cosa rimaneva da far partire? In primo luogo la Landeswehr Baltica, le cui forze, in base ad un’informazione inglese, ammontavano a circa 2.000 uomini e il cui comandante di fatto era il tenente colonnello Harold Alexander. 148 L’altra componente di cui tener conto era il Gruppo Plehwe, con circa 1.300 uomini, dei quali 800 o 1.000 si erano diretti a Memel/Klaipeda; e meno male che non erano stati tutti, perché, appena giunti, avevano “commesso atti d’indisciplina”, per cui gli altri sarebbero stati incamminati a Mažeikiai. Intanto Dosse era riuscito a fermare i Lettoni, convincendoli ad inserire loro ufficiali nelle commissioni di controllo, per cui la ferrovia di Riga era riaperta – benché la Commissione non potesse ancora passare – e Joniškis risultava sgomberato dai Tedeschi, mentre la Divisione di Ferro ed i Russi si stavano raccogliendo. Si poteva dunque ritenere che tutto il movimento d’evacuazione della zona sarebbe stato compiuto il 1° dicembre, lasciando Mažeikiai del tutto sgombra per il 5. Arrivati a quel punto, i commissari decisero di mettere altra carne al fuoco. Ritenessero o no la cosa capace di risultati concreti, fecero una pesante incursione nel campo disciplinare, non del tutto a torto e chiesero sanzioni per i capi e gli ufficiali delle truppe tedesche che avevano insultato gli ufficiali alleati ai posti di controllo in Lituania di Požerūnai, Lauksargiai, Bajorai ed a Klaipeda, in particolare a carico di Plehwe, accusato d’aver abbandonato i suoi uomini per andare a Königsberg. Che era successo? Il migliaio di uomini del Gruppo Plehwe giunti a Klaipeda erano partiti in ferrovia per Tilsit e l’interno della Germania. La parte più riottosa, però, dopo aver tenuto pessima condotta a Bajorai, giunta a Memel/Klaipeda aveva rifiutato di partire e devastato il materiale ferroviario. Saputo che si sarebbe attentato alla loro vita, gli ufficiali alleati di controllo si erano ritirati sulla nave francese Ancre, coll’approvazione della Commissione, la quale aveva protestato con Hopman avvertendo che, se necessario, le navi avrebbero aperto il fuoco. Per queste ragioni la Commissione chiese l’immediato arresto di Plehwe e del capitano Schok comandante del battaglione responsabile dei disordini. E’ difficile dire se ci se ne attendesse un risultato concreto – e il futuro avrebbe dimostrato che non ci sarebbe stato – però era un modo per far vedere che non si trascurava nulla e non si passava su nulla. Serviva ad aumentare la pressione sul Governo di Berlino e, tramite quello, giù giù lungo tutta la scala gerarchica, sulle autorità della Prussia Orientale, sui comandanti superiori e sui comandanti sul campo. Ognuno doveva sapere di rischiare qualcosa, così da pensarci bene prima di commettere o di farsi coinvolgere in qualsiasi azione.

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Si tratta di Sir Harold Alexander, terzo figlio del conte di Caledon. Nato a Londra il 10 dicembre 1891, usci dal Royal Military College di Sandhurst nel 1911 nominato sottotenente nelle Guardie Irlandesi, reggimento con cui andò in Francia nel 1914. Nel 1918 ne era tenente colonnello provvisorio e con quel grado fu inviato nel Baltico. Assegnato alla Commissione Alleata in Polonia, ne fu distaccato a comandare la Landeswehr Baltica contro i Bolscevichi in Lettonia, contribuendo alla loro sconfitta e tornò in Inghilterra nel maggio del 1920. Mandato nel 1922 a Costantinopoli e poi a Gibilterra, rientrò in Inghilterra nel 1923 e vi restò fino al 1934, quando fu destinato a comandare una brigata in India. Vi combatté due campagne nella frontiera nord-occidentale, poi, nel 1937, fu nominato aiutante di campo di re Giorgio VI e tornò a Londra nel febbraio del 1938. In Francia alla testa d’una divisione nel 1939, evacuato da Dunkerque nel 1940, fu mandato in Birmania contro i Giapponesi nel 1942. Battuto, si ritirò in India e fu richiamato in patria per essere destinato al Nord Africa. Dopo lo sbarco in Marocco divenne il Comandante Supremo Alleato del Mediterraneo e dopo la guerra fu nominato feldmaresciallo dell’esercito britannico. Investito del titolo di conte di Tunisi, fu ministro della Difesa, Governatore Generale del Canada e Lord Luogotenente di Londra. Morì il 16 giugno 1969. 75


Hopman – faceva sapere Dosse – diceva di non potersi occupare del materiale che affluiva a Tilsit? Gli si faceva rispondere che spettava a lui dare ordini, dunque si arrangiasse. Domandava di venire a Tilsit per conferire? Si rispondeva che era meglio rimanesse dov’era e mandasse von Kessler. Il 29 novembre Niessel protestò con von Luck perché da parte tedesca si continuava a cercare scappatoie e a mentire: la ferrovia era stata fatta riaprire ai Lituani per far passare profughi, non materiali tedeschi, la smettessero subito e del tutto e, già che c’era, von Luck provvedesse ad “assicurare in modo tassativo la sicurezza degli ufficiali di controllo alleati pena le più gravi sanzioni.” Von Luck stava evidentemente cercando di tenersi in bilico fra i due fronti, entrambi per lui pericolosi. La Commissione poteva chiedere la sua testa e, come ho detto prima, essendo quella d’un maggiore era sacrificabile e Berlino l’avrebbe concessa facilmente; d’altra parte, una volta finita l’evacuazione, la Commissione se ne sarebbe andata, lasciandolo alla resa dei conti coi suoi superiori, che potevano fargli molto male. Navigando a vista, adesso presentò a Niessel il resoconto dei movimenti ferroviari, in cui appariva confermato il passaggio del treno di munizioni fermato alla frontiera due giorni prima a Pagėgiai.149 Nel frattempo la Lettonia ruppe le relazioni diplomatiche con la Germania. Questo implicitamente allarmò von Eberhardt: tutte le sue truppe erano in crisi di movimento, l’attivismo della Commissione rendeva impossibile l’entrata in campo di rinforzi dalla Prussia Orientale e dunque occorreva calmare le acque; per farlo bisognava sganciarsi, quanto meno dal contatto coi Lettoni, poi si sarebbe visto. Per questo motivo il 30 si recò a Mažeikiai a persuadere Bischoff e Bermondt a sgomberare. Per la Commissione fu un successo: la Divisione di Ferro se ne andava e con lei si sarebbe dissolta la minaccia più grave sulle due Repubbliche. Da Riga il colonnello francese du Parquet150 telegrafò che le truppe Lettoni avevano avuto ordine di portarsi fino alla frontiera lituana e di spingere truppe leggere d’avanguardia oltre la frontiera stessa. Si registravano leggere scaramucce. Hopman, allarmatissimo, chiese che la Commissione esigesse dal Governo lituano la protezione degli impiegati ed operai tedeschi lungo le linee ferroviarie fino a sgombero ultimato. Si telefonò a Dosse per dirglielo e se ne ebbe la notizia tanto attesa: il trasporto delle truppe tedesche era cominciato davvero. Se ne ebbe presto conferma: un treno da Šiauliai era passato a Tilsit il 29; poi tre nella notte dal 29 al 30, due dei quali venivano da Šiauliai e il terzo trasportava i rivoltosi di Klaipeda. Un quarto, contenente truppe del Freikorps Weikmann appartenente al Gruppo Plehwe e proveniente pure lui da Klaipeda, era giunto a Tilsit, era stato controllato ed aveva proseguito via Insterburg verso Stettino. I Lituani brontolarono un poco: il generale Žukauskas chiese che i Tedeschi lasciassero tutto il materiale bellico che possedevano, pure quello in dotazione alle truppe e che un battaglione lituano andasse a Mažeikiai per assistere allo sgombero e proteggere la linea ferroviaria; avvertì, infine, che un treno tedesco aveva passato la frontiera carico di materiale bellico. La Commissione rispose che i Tedeschi potevano portarsi via le dotazioni, perché le trattative riguardavano il rilascio del solo materiale dei depositi, assicurò che il treno con materiale definito dai Lituani “illecito” sarebbe stato fermato e controllato a Virbalis 151 e sconsigliò per il momento l’invio d’un battaglione lituano, perché, disse, bastavano gli ufficiali di controllo alleati e lituani. Quello che non disse era quanto fosse rischiosa la comparsa d’un reparto lituano piccolo come un battaglione in mezzo agli irregolari della Divisione di Ferro: sarebbe bastato un niente per far

Nell’originale Pogegen, in Lituania. Emmanuel Joseph Marie du Parquet, nato il 24 settembre 1869 a Chester, in Inghilterra. Ufficiale di fanteria, tenente nel 1907 al 92° Fanteria, capitano al 68° e cavaliere della Legion d’Onore nel 1910, ufficiale della Legion d’Onore e nel 6° Tiratori algerini nel 1915, finì la Grande Guerra col grado di tenente colonnello sempre del 6° Tiratori e fu capo della missione militare francese nei Paesi Baltici dal 1919 al 1920. Di nuovo a Varsavia nel 1921, una volta rientrato fu promosso colonnello e terminò la carriera nel 1926 comandando il 9° Fanteria. Morì a Parigi il 27 marzo 1933. 151 Nell’originale Wirballen, in Lituania; sulla linea da Königsberg via Insterburg verso est a Kaunas. 76 149 150


scoppiare uno scontro, in cui la miglior preparazione e il maggior numero dei Tedeschi avrebbe prevalso con chissà quali conseguenze. Intanto la commissione aveva la solita messe giornaliera di seccature: Dosse riferiva d’aver dovuto mettere Eberhardt con le spalle al muro, esigendo risposte nette: si o no, perché il suo contegno, messo in rapporto con le notizie di ciò che si tramava a Königsberg, non era per nulla tranquillizzante. I generali convennero di telegrafare a Parigi ed al generale Dupont a Berlino per richiamare il governo tedesco alla necessità di porre fine a quegli strani maneggi. I Lettoni, insoddisfatti dell’operato della Commissione, si lamentavano che i Lituani, senza sacrifici, avessero ottenuto abbondante materiale, perciò avrebbero voluto occupare Mažeikiai, dov’erano i magazzini lasciati dai Tedeschi, il che indusse il generale Žukauskas a mandarci subito una compagnia. Hopman protestava contro la minaccia di far aprire il fuoco dalle navi a Klaipeda a protezione degli ufficiali controllori, sostenendo che la Commissione doveva sgomberare le Provincie Baltiche, non mantenere l’ordine in territorio tedesco. Sentendosi rispondere che era stato fatto secondo il diritto di protezione del proprio personale, passò a protestare perché il controllo era operato pure sulle strade, mentre sarebbe dovuto essere eseguito solo sulle ferrovie: gli si rispose non accettando tale protesta: un modo formale e relativamente cortese di mandarlo al diavolo. L’evacuazione per ferrovia procedeva, ma con parecchi fastidi, contrasti, incidenti, rifiuti di sottostare al controllo e tentativi di contrabbandare armi e materiali. L’opposizione passiva e le menzogne da parte tedesca erano continue. Alle proteste di Hopman contro i rilievi mossigli in merito, la Commissione, come poi riferì Marietti, rispose con un secco richiamo all’ordine: “ricordando la responsabilità diretta di von Luck e del direttore del servizio ferroviario ed esponendo quale è la situazione reale della stazione di Tilsit, dove non si è voluto ammettere il controllo con la scusa del pericolo d’imbottigliamento, mentre da verifiche fatte risulta che ha binari di ricovero per almeno 1000 vagoni.”LXXX Il 1° dicembre 1919 fu il giorno in cui le stridenti ruote del meccanismo dell’evacuazione cominciarono finalmente a girare. La giornata non iniziò benissimo: alle nove Dosse avvertì che non era proprio il caso di chiedere l’arresto di Bischoff, perché ciò avrebbe immediatamente scatenato una rivolta; inoltre la Divisione di Ferro voleva rientrare tutta ammassata ed a piedi, dirigendosi su Memel/Klaipeda e minacciava che, se avesse dovuto rinunciarvi, non appena tornata in Prussia si sarebbe unita alle truppe regolari di Königsberg per ribellarsi e marciare con loro su Berlino. A quel punto Niessel decise che fosse il caso di chiamare Hopman a parlare colla Commissione e domandò agli altri se non fosse giunto il momento di dare libertà di manovra ai Lituani ed ai Lettoni. Poiché in quel momento mancavano Turner e Cheney, mandati in Lettonia, Marietti, rimasto con Takeda, gli rispose che, secondo lui, occorreva attendere il loro ritorno, però era sicuramente il caso d’invitare Hopman e Dosse a venire a Tilsit e, se poteva, pure Žukauskas. La crisi si accentuò quando Niessel, poco dopo, venne a sapere che, ingannando gli ufficiali alleati d’accompagnamento, i Tedeschi avevano fatto proseguire oltre Insterburg due treni rispettivamente di 68 e 26 vagoni carichi di materiali vari ed uno di 35 vagoni con munizioni e materiali provenienti dai depositi di artiglieria e munizioni della Divisione di Ferro, come risultava dagli stessi documenti tedeschi. Era evidente, oltre alla responsabilità delle autorità germaniche in genere, quella personale di von Luck e del rappresentante del ministero degli Esteri tedesco Schwertfeger.152 Dovrebbe trattarsi di Bernhard Heinrich Schwertfeger, nato il 23 settembre 1868 ad Aurich. In servizio nell’Esercito Sassone dal 1888, divenne ufficiale d’artiglieria in quello Prussiano e fu insegnante all’Accademia di Guerra prussiana. Nello Stato Maggiore dal 1910, lasciò il servizio attivo nel 1916 col grado di maggior generale e venne messo a capo 77 152


Von Luck promise il ritorno dei treni di materiali, ma Niessel, consigliatosi cogli altri, non fidandosi più, ordinò a Dosse d’avvertire Hopman che la Commissione non avrebbe potuto garantire l’immobilità dei Lituani se quei materiali non tornavano ad Insterburg per essere controllati. Dosse avrebbe pure dovuto avvisare Hopman che, se la Divisione di Ferro avesse tentato di partire lungo un itinerario diverso da quello Šiauliai-Tauragė, la Commissione avrebbe reso ai Lettoni e ai Lituani libertà d’azione, nel qual caso certamente tutta la linea ferroviaria sarebbe caduta nelle loro mani ed il paese si sarebbe sollevato. Nel frattempo Žukauskas insisteva a chiedere che i Tedeschi cedessero tutto il materiale e le armi e restituissero ai Lituani 10.000 cavalli ed altre cose requisite, sostenendo che continuavano a violare i patti e perciò lui aveva intenzione di lasciare Šiauliai. Gli si ripose di nuovo che i Tedeschi avevano il diritto di portarsi via il materiale in dotazione ai corpi, ma che quello dei depositi sarebbe stato fatto lasciare e si chiese a Dosse d’impedirgli di partire, facendogli presente quanto ciò avrebbe nuociuto sia al lavoro della Commissione, sia agli interessi Lituani. Contemporaneamente si telegrafò alla Missione Britannica a Riga che era necessario neutralizzare subito la linea ferroviaria Liepāja–Jelgava nelle vicinanze di Mažeikiai, ancora occupate dai Germano-Russi, perché il passaggio dei treni sarebbe avvenuto sotto il controllo di ufficiali della Commissione, assistiti da ufficiali lettoni e lituani. Poi si passò alle comunicazioni ad Hopman, lamentando che ancora una volta le autorità militari di Königsberg avevano fatto qualcosa che non dovevano, mandando truppe a Memel; e lo si sapeva per aver trovato a Tilsit furieri d’alloggiamento per uno squadrone Ulani ed un battaglione di fanteria, passato la sera del 1° Dicembre. In più c’era la chiamata dell’Einwohnerwehr 153 a preoccupare: quella mattina un ufficiale francese di controllo aveva fermato sul ponte di Tilsit un autocarro tedesco carico di fucili e mitragliatrici. Avvisato di ciò, il comando di Tilsit aveva risposto per telefono che il mezzo era in regola e si poteva lasciarlo proseguire, essendo quelle armi destinate alla Einwohnerwehr che si stava formando nella regione a nord di Memel. Effettivamente, proprio quel giorno, i giornali locali avevano annunciato che il Vehrkreiskommando,154 d’accordo con la suprema autorità della Prussia Orientale – cioè il generale Erstorff d’accordo con Winnig – aveva deciso di chiamare alle armi le Einwohnerwehr dei territori prussiani a nord di Memel, impiegandole in rinforzo alla Grenzschütz ed alla polizia per mantenere l’ordine pubblico ed evitare incidenti e saccheggi al ritorno delle truppe dalle Provincie baltiche. Era la prima volta che le Einwohnerwehr venivano chiamate sotto forma militare e sarebbero state sciolte non appena terminato il trasporto delle truppe. Niessel fece notare a von Luck che sarebbe stato il caso d’avvertire la Commissione in anticipo, mosse lo stesso rilievo ad Hopman e spedì un telegramma a Parigi, avvertendo il Consiglio Supremo sia della chiamata della Einwohnerwehr, sia dell’invio del battaglione e dello squadrone da Königsberg a Memel, rimarcando come la situazione attuale di quest’ultima non giustificasse tali misure, le quali, per di più, apparivano inopportune alla vigilia dell’occupazione da parte di contingenti alleati.

d’una sezione del Dipartimento politico del Governo Generale Militare d’Occupazione in Belgio. Dal 1918 passò al Ministero degli Esteri del Reich. Autore – per conto del Ministero degli Esteri – dei Documenti ufficiali sulla storia della politica europea, tentò di dimostrare che la colpa dello scoppio della guerra fosse dei Francesi, del panslavismo russo e della politica d’accerchiamento britannica contro la Germania. Dal 1920 al 1925 cooperò colla commissione parlamentare d’inchiesta sulla sconfitta. Docente di storia della guerra alla Scuola Superiore Tecnica d’Hannover e poi di scienze della difesa a Gottinga, fu candidato del Partito Popolare tedesco nelle elezioni del 1933, ma non fu eletto. Lasciò l’insegnamento nel 1937. Morì il 13 gennaio 1953 a Neckargemünd, in Germania. 153 Letteralmente “Esercito degli abitanti”: era una milizia formata dagli abitanti di una certa zona, in questo caso quella di Memel e della Piccola Lituania. 154 Il comando militare di circoscrizione. 78


Per premere sui Tedeschi da entrambi i lati, si telegrafò pure al generale Dupont a Berlino incaricandolo di chiedere a Noske chiarimenti sulle truppe mandate a Memel/Klaipeda e dirgli subito quanto si sapeva sulla Divisione di Ferro, sottolineandogli che: “Tanto per sicurezza della Germania quanto per riuscita evacuazione Provincie Baltiche, è necessario che questa Divisione rientri per ferrovia e sia dislocata, al suo ritorno in territorio Germanico fuori della Prussia orientale ed occidentale.”LXXXI Con un altro telegramma si informò il Consiglio Supremo della propaganda tedesca fra i Russi di Bermondt e Virgolich, ai quali si offriva d’essere spostati via mare nell’Armata Bianca di Denikin,155 concentrandoli provvisoriamente ad Amburgo. Continuavano intanto le seccature nei controlli: un treno con 400 Russi aveva lasciato Šiauliai, ma l’ufficiale che lo comandava aveva rifiutato il controllo, per cui il convoglio era stato fatto fermare a Gudai156 e la Commissione aveva ordinato a von Luck d’arrestare l’ufficiale, mentre si attendeva la venuta d’un ufficiale lituano per controllare la consegna delle armi. Con questo era finita la mattinata. Il dopopranzo fu inaugurato alle due del pomeriggio da un telegramma di von Eberhardt: l’uso d’una sola linea ferroviaria rendeva estremamente difficile ultimare lo sgombero entro il 13 ed esponeva le ultime truppe ad attacchi, infatti i Lettoni avevano già attaccato e i Lituani si stavano concentrando a Radziwiliski. Ebbe la risposta che poteva attendersi: gli attacchi erano giustificati dalla prolungata permanenza dei Tedeschi in territorio lettone, dovuta alla loro lentezza ed allo sgombero del materiale prima delle truppe, il quale era la ragione principale del ritardo nei trasporti. Quanto all’impazienza dei Lituani, si doveva al fatto che i Tedeschi continuavano ad asportare il materiale che invece avrebbero dovuto consegnar loro. Si doveva procedere innanzi tutto allo sgombero della Divisione di Ferro e von Eberhardt tenesse presente che, se il ritardo da lui frapposto avesse avuto il fine di guadagnare tempo per attendere un possibile attacco dei Bolscevichi, ciò avrebbe portato responsabilità gravissima per l’intero popolo germanico; una minaccia che voleva dire niente e tutto, compresa la possibilità di ripercussioni armate in Renania. Seguirono ulteriori istruzioni a Dosse: per non perdere le garanzie date per iscritto da von Eberhardt alla Commissione tramite Hopman che l’evacuazione sarebbe stata terminata il 13 e interamente per ferrovia, che le truppe avrebbero ubbidito e che il materiale non sarebbe stato distrutto, si domandava, cioè si ordinava, che von Eberhardt restasse a Šiauliai fino alla fine dell’evacuazione per sorvegliarla personalmente e si garantiva la sua sicurezza personale, se, beninteso, i Tedeschi eseguivano lealmente le convenzioni stabilite. In sostanza gli si intimava di darsi in ostaggio fino alla fine, viste le numerose prove dell’evidente malafede e reiterata mancanza di parola dei Tedeschi. Si completavano le istruzioni dicendo che ufficiali alleati e lituani avrebbero accompagnato gli ultimi treni di truppe tedesche evacuanti per impedire violenze, ma era necessario por termine ad ogni saccheggio e requisizione abusiva, lasciare il materiale intatto e completo, compreso quello ferroviario, tutto, perché la quantità di quello da passare ai Lettoni ed ai Lituani doveva ancora essere fissata. A sera Hopman provò timidamente ad opporsi: senza consenso del Governo – telegrafò – non poteva concedere agli ufficiali lituani il compito di controllo su territorio germanico. Pure a lui arrivò una risposta cortesemente secca: si era dovuto farlo perché i Tedeschi portavano in Germania Anton Ivanovič Denikin, nato a Włocławek – Vladislavia – in Polonia il 16 dicembre 1872 era figlio d’un maggiore ex-servo della gleba. Entratoci nel 1890, uscì dall’Accademia Militare di Kiev nel 1892 come ufficiale d’artiglieria. Partecipò alla Guerra Russo-Giapponese, la finì nel 1905 col grado di colonnello e fu promosso maggior generale nel 1914, poche settimane prima dello scoppio della Grande Guerra. Elevata la sua brigata a divisione nel 1915, nel 1916 si trovò a comandare l’VIII Corpo d’Armata in Romania. La Rivoluzione di Febbraio gli troncò la carriera. Fuggito dopo la Rivoluzione d’Ottobre nel sud della Russia, insieme a Kornilov formò un esercito bianco contro i Bolscevichi. Sconfitto nell’ottobre del 1919, nel 1920 Denikin si spostò in Inghilterra, nel 1926 in Francia e, finita la Seconda Guerra Mondiale, negli Stati Uniti, dove morì, ad Ann Arbor, l’8 agosto 1947. 156 Nell’originale Gudden, in Lituania. 79 155


materiali spettanti ai Lituani, e gli ufficiali lituani erano agenti della Commissione ed appartenenti a Stati alleati, punto. Nonostante questi incidenti, il bilancio non era cattivo: nel corso della giornata erano passati per la stazione di Tilsit diretti a nord 270 vagoni vuoti e fino a quel momento erano rientrati circa 5.000 uomini. La Missione interalleata in Lettonia comunicò che un ufficiale lituano era andato a chiedere ai Lettoni il concorso per attaccare un gruppo di 3.000 sbandati, concentrati con Bermondt presso Mažeikiai dove si trovavano dei grossi e ben forniti magazzini. Si rispose che una simile operazione avrebbe disturbato l’azione della Commissione e che i Tedeschi avevano già ordine di lasciare tutti i materiali sotto controllo. Il 2 Dicembre arrivò la risposta di Hopman alla nota del giorno prima: gli ufficiali responsabili degli incidenti sarebbero stati deferiti al tribunale; riguardo invece all’inframmettenza del Comando di Königsberg per l’invio di truppe a Memel, personalmente non poteva far nulla, però avrebbe trasmesso la protesta al Governo. Gli ribatterono con una gran brutta risposta. Ormai la Commissione, visto il gioco sleale dei Tedeschi, rispondeva loro in modo pesante e, su proposta del generale Cheney, si scrisse: “Risulta dalle note mandate precedentemente dal C.S.157 al Governo Tedesco che esso si rimette alla Commissione per alleggerire o togliere le misure prese contro la Germania. La speranza della Commissione di poter fare proposte al C.S. è caduta pel contegno di quasi tutte le Autorità Tedesche. Per conseguenza la Commissione attenderà, prima di fare proposte, non solo la fine dell’evacuazione delle truppe ma l’esaudimento delle domande relative ai materiali ed alla punizione dei colpevoli.”LXXXII Poi si preparò, sempre per Hopman, una nota riguardo ai materiali inviati all’interno della Prussia e che dovevano essere restituiti ai Lituani. Non era tutto: il tenente colonnello Reboul aveva appena telegrafato da Kaunas che il Governo lituano non agiva con sufficiente energia contro l’azione bolscevica che si estendeva sempre di più, inoltre i Tedeschi a Šiauliai avevano distribuito centinaia di fucili e migliaia di cartucce ad elementi della popolazione sospetti di bolscevismo, di conseguenza si telegrafò a Dosse, sempre a Šiauliai, di comunicare ad Hopman che, qualora si fossero verificati torbidi nella regione prima della completa evacuazione delle truppe tedesche, ne sarebbe stato considerato responsabile il Governo germanico. Questo, unito al messaggio precedente proposto da Cheney, significava addossare il conto ad Hopman, perché su di lui si sarebbe rivalso il Governo tedesco. Il messaggio risultò tanto più opportuno in quanto alle 18 Dosse riferì di incidenti seri proprio a Šiauliai, dove il maggiore francese Giraud, durante l’adempimento del suo servizio, era stato percosso e minacciato di morte. Dosse aveva già provveduto con Hopman perché l’incidente fosse regolato, essendo stato identificato l’ufficiale che col suo distaccamento aveva commesso il fatto, per cui si stabilì d’attendere prima di prendere ulteriori decisioni; però era sempre più evidente un fatto: gli irregolari non erano per niente disposti ad andarsene senza fare storie. Ci fu poi, a sera, un secondo incidente: il treno della Commissione a Šiauliai venne fatto segno a colpi di fucile da parte di sbandati, inoltre Bermondt aveva minacciato di farlo attaccare, per cui Dosse aveva fatto spostare il convoglio alquanto più indietro durante la notte. Nel frattempo si erano avvertite le autorità interalleate a Parigi che due treni di Russi erano passati da Tilsit rifiutando di lasciarsi controllare, che in generale le truppe, influenzate dalla propaganda germanica non volevano passare in quelle di Judenič e il loro ufficiali erano germanofili. Lo stesso giorno il generale Turner diede ai colleghi della Commissione un quadro realistico quanto 157

Consiglio Supremo Interalleato. 80


deprimente dello sfascio irrimediabile in cui versavano le truppe di Judenič, per cui non c’era da stupirsi che i Russi in corso d’evacuazione non vi volessero essere convogliati. Di conseguenza si fece sapere a Dosse di non concentrarli a Klaipeda, di far proseguire per la Germania quanti di loro erano disposti ad andarvi e di sospendere la partenza di quelli destinati a Judenič, per i quali si sarebbe visto il da farsi, imbarcando sui treni al loro posto altri elementi tedeschi. Sarebbe toccato al Consiglio Supremo decidere la loro sorte. Ciò che più preoccupava era l’atteggiamento della Divisione di Ferro e quanto nascondeva. Giravano brutte voci. Come riferì Marietti: “Da varie notizie certe lo spirito delle truppe della Eiserne Division è tale da destare inquietudini allo stesso Governo di Berlino. Circolano voci di un complotto reazionario. Si fanno i nomi di Hinderburg, Ludendorff e Mackensen. Gruppi di forze germaniche in vari punti della Germania sarebbero concentrati in attesa di una azione concordata. Il movimento per il colpo di Stato avrebbe inizio con agitazioni a Berlino, i gruppi summenzionati e la Eiserne Division marcerebbero su Berlino per ristabilirvi l’ordine e ciò fatto chiamerebbe al potere un Hohenzollern. Dal complesso di questi fatti si spiega perché la Eiserne Division intenda rimanere compatta.”LXXXIII E’ notevole come queste notizie, tutto sommato assai precise, del colpo di stato poi avvenuto nel marzo del 1920 e noto come Putsch di Kapp fossero già ampiamente diffuse più di tre mesi prima e, come vedremo, la Commissione ne ebbe ulteriori conferme il 4 Dicembre da Dosse e il 5 da Hopman in persona. Il Putsch fu effettuato da elementi nazionalisti, monarchici ed ultraconservatori i quali, su impulso del sessantaduenne Wolfgang Kapp, alto funzionario di governo della Prussia Orientale, volevano sfruttare lo scontento causato dal Trattato di Versailles per rovesciare la Repubblica, poi detta “di Weimar”, e ristabilire un governo autocratico. Fu attuato proprio dai Corpi Franchi di ritorno dalla Prussia Orientale e dal Baltico e, date le notizie in giro da mesi, tutto si può dire meno che fosse inatteso.158 A sera arrivò l’ennesima grana della giornata: “Ore 21. Telegramma Rèboul (Kowno). Governo Lituano parla di far comparire davanti Tribunale Colonnello Ladiga159 per aver scrupolosamente eseguito ordini da Ufficiali alleati.

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Appena iniziata la rivolta, Kapp insediò un suo governo a Berlino il 13 marzo 1920. Noske ordinò all'esercito di reprimere il Putsch, ma ne ebbe un rifiuto. Allora il cancelliere del Reich e presidente del Consiglio, il socialdemocratico Bauer, riparò col governo a Dresda ma, constatata l’inaffidabilità del comandante la piazza, si spostò a Stoccarda, da dove chiamò la popolazione allo sciopero generale contro i rivoltosi. L’adesione fu massiccia: la maggioranza assoluta della Nazione e dei funzionari pubblici si schierò col Governo, perciò Kapp già il 17 marzo 1920 fuggì in Svezia, da cui, morente di cancro, tornò solo nel 1922 per morire durante il processo. Nonostante il suo fallimento, il Putsch ebbe conseguenze: fu una delle cause della rivolta della Ruhr di poche settimane dopo, per reprimere la quale il Governo dové ricorrere all’esercito, ed influì sullo spostamento della maggioranza parlamentare verificatosi con le elezioni del giugno di quello stesso anno. 159 Kazys Ladiga, nato il giorno di Natale del 1893 ad Iškonys, diplomatosi all’Accademia Militare di Vilnius servì nell’esercito russo durante la Grande Guerra e raggiunse il grado di capitano. Tornato in Lituania nel 1918, entrò nell’Esercito Lituano e fu nominato comandante d’uno dei battaglioni del neo-costituito 1° Reggimento Fanteria. Salito rapidamente di grado, nel 1919 comandò il Gruppo Vilkmergė durante il conflitto contro i Bolscevichi e fu a capo di reparti impiegati contro quelli di Bermondt-Avalov e nella guerra contro la Polonia. Dimessosi dopo la non vittoriosa campagna del 1920, passò allo Stato Maggiore Generale a Kaunas. Finite le guerre, venne mandato a perfezionarsi in Svizzera e in Cecoslovacchia. Promosso generale, fu capo di Stato Maggiore nel 1925-26, ma, in seguito al colpo di 81


Voci erano già corse su questo fatto. La Commissione interverrà direttamente presso Governo Lituano.”LXXXIV Le storie ufficiali lituane danno una versione dei fatti di questo periodo dal loro punto di vista, che a volte non coincide completamente né con quello di Marietti, di quando in quando generico ma sempre obbiettivo, né con quanto pubblicò poi Niessel,160 per cui mi limito a registrare qui il fatto, a fornire le spiegazioni in nota per chi le vuole e ad andare avanti. Il bilancio della giornata rivelò che il totale delle truppe evacuate era salito a circa 700 Ufficiali, 7.000 uomini truppa, 1.400 cavalli e 60 pezzi d’artiglieria, il che non era male. L’indomani, 3 Dicembre, l’attenzione dei commissari si concentrò sulla Divisione di Ferro: che stava facendo? Niente, a quanto si sapeva. Alle 9 il primo rapporto trovato sul tavolo era di Dosse, il quale riferiva d’aver protestato con Hopman perché, sebbene von Eberhardt avesse promesso il trasporto di tutte le sue truppe per ferrovia, al controllo di Kuršenai161 non era ancora giunto alcun ordine per l’imbarco delle unità della Divisione di Ferro. Per questo aveva avvertito Hopman che i Lettoni erano abbastanza seccati, che lui sarebbe andato l’indomani a Jelgava al loro quartier generale per ribadire la necessità di non muoversi, ma che ciò sarebbe accaduto solo se fosse stato subito comunicato che la Eiserne Division saliva sui treni. Cinque ore dopo Dosse telegrafò d’aver rinnovato la sua protesta ad Hopman, perché von Eberhardt sosteneva che le truppe della Divisione di Ferro, raccolte lungo la linea ferroviaria per l’imbarco, si sarebbero dovute spostare a sud – a piedi – per via di attacchi lettoni. Invece da una rapida inchiesta risultava che i pretesi attacchi si limitavano ad un’incruenta occupazione di villaggi già sgombri, per proteggerli dai saccheggi, e che in nessun punto la sicurezza della linea ferroviaria era stata minacciata, perciò, concludeva Dosse, era assurdo stato di quell’anno, dové lasciare il servizio attivo. Arrestato dai Sovietici subito dopo l’occupazione del 1940 e condannato a morte, venne fucilato ad Irkutsk, in Siberia, il 19 dicembre 1941. 160 NIESSEL Henri Albert, L'évacuation des pays baltiques par les Allemands: contribution à l'étude de la mentalité allemande, Charles-Lavauzelle, Paris-Limoges-Nancy, 1935. Poiché qui presento un resoconto fondato sui documenti militari italiani, potrei trascurare di entrare nei particolari, ma siccome questo relativo a Ladiga sembra essere stato l’unico urto fra la Commissione e il Governo lituano, bisognerà spenderci due parole. Nel libro di Gedminas VITKUS, War of Lithuania – A systemic quantitative analysis of Lithuania’s wars in the Nineteenth and Twentieth Centuries, Vilnius, Eugrimas, 2014, a pag. 183, fornendo un esauriente quadro delle vittoriose azioni condotte dai Lituani contro i reparti di Bermondt nella seconda quindicina di novembre, si ammette onestamente che, a metà di quel mese “il comando militare lituano, a dispetto della proibizione di Niessel stava preparandosi per un combattimento basilare contro i Bermondiani.” Poco oltre, a pagina 184, si riferiscono in breve gli attacchi lanciati il 21 e 22 novembre e si dice che, subito dopo, Niessel in persona giunse a Radviliškis, esigé l’interruzione dell’attacco e Ladiga, il comandante del settore, ubbidì, aggirando gli ordini di Liatukas e “permettendo ai Bermondtiani di ritirarsi dalla Lituania comodamente.” Mi limito ad osservare che Marietti non menzionò alcuno spostamento di Niessel da Tilsit a Radviliškis e passo al punto critico. Vitkus, il quale si fonda correttamente sull’edizione lituana del libro di Niessel fidandosene – e perché non avrebbe dovuto? – e si rifà all’edizione lituana NIESSEL, Henri Albert, Vokiečių išsikraustymą iš Baltijos kraštų, Kaunas, 1938, pag. 79, scrive: “Arrabbiato da questo comportamento da parte della Commissione Interalleata, Liatukas mandò un telegramma a Niessel, che era a Riga in quel momento, protestando che i di lui ufficiali – piuttosto che indirizzarsi a lui, Liatukas – avevano dato ordini diretti alle sue unità militari di por fine ai combattimenti. Esasperato, Niessel chiamò il Primo Ministro Galvanauskas e dichiarò che se avesse ricevuto un altro telegramma come quello avrebbe preteso che il comandante supremo dell’esercito lituano fosse rimpiazzato entro 24 ore.” Ora, Marietti, che di solito era precisissimo, non citò alcun telegramma del genere da parte di Liatukas e menzionò la faccenda solo nel momento in cui arrivarono le prime voci d’un possibile rinvio a giudizio di Ladiga. C’è poi un altro aspetto che fa venire dei dubbi, perché, come vedremo, Niessel andò a Riga una volta sola e partì il 16 dicembre con tutta la Commissione, mentre questo telegramma sarebbe da collocarsi a tre settimane prima, quando da Riga erano appena tornati solo Cheney e Turner. Allora: quale delle due versioni è corretta? Quella di Niessel nel suo libro uscito sedici anni dopo e destinato al grande pubblico, o quella di Marietti nelle sue note, prese sul momento, che per servizio doveva stendere con la maggior completezza e destinate a pochissimi lettori militari e diplomatici? 161 Nell’originale Kurshani, in Lituania. Per meglio rendersi conto di tutta la sceneggiata che seguì da parte tedesca, bisogna pensare che Siauliai e Kursenai sono a soli 140 chilometri da Tilsit, cioè a tre ore sui treni di media velocità dell’epoca, che potevano salire a un massimo di sette viaggiando sui più lenti treni merci dell’epoca. In termini italiani si tratta della stessa distanza esistente fra Torino e Milano, su terreno altrettanto pianeggiante e privo di ostacoli. 82


invocare simili pretesti per giustificare un ritardo. Fidandosi sempre meno dei Tedeschi, aggiungeva d’aver preteso di conoscere una volta per tutte il piano di trasporto esatto della Eiserne Division, altrimenti si sarebbe visto costretto a considerare terminata la sua missione; il che, implicitamente significava la minaccia che la Commissione avrebbe avvertito Parigi, che avrebbe premuto su Berlino, che avrebbe fatto passare grossi guai ad Hopman e a von Eberhardt. Quest’ultimo però aveva poco da stare allegro; neppure la sua sicurezza era certa: il suo treno al ritorno da Mažeikiai era stato colpito da una bomba a mano che aveva ferito tre soldati, anche se, per come andarono le cose dopo, forse era diretta non a lui ma al vagone dei commissari interalleati agganciato al suo treno. Dosse elencava pure una bella lista giornaliera: ufficiali russi germanofili, comandanti i treni d’evacuazione, avevano minacciato gli ufficiali alleati di controllo che tentavano di parlare coi soldati; dovunque nelle stazioni di controllo gli ufficiali alleati erano stati gravemente minacciati; i convogli passavano senza fermarsi ai controlli, ignorando bellamente i segnali d’arresto; due treni importanti contenenti aeroplani avevano lasciato Šiauliai nonostante le sue insistenze e, quando aveva voluto farli accompagnare da ufficiali alleati, questi erano stati minacciati di morte. Nel frattempo il Governo lituano telegrafava chiedendo di poter spingere le proprie truppe fino a tre chilometri dalla ferrovia, lungo tutto il suo percorso, per far cessare i saccheggi in atto. In ragione di questi fatti la commissione telegrafò a Dosse: “Commissione stima utile sorveglianza resti assicurata su Eiserne Division. Giudicate se possibile mantenere controllo a Shawli se rientrerete a Tilsit in seguito a risposta sfavorevole di Eberhardt. In ragione saccheggi commessi da bande e promessa Eiserne Division di partire per ferrovia Commissione stima possibile ed utile diminuire zona riservata per ritiro truppe germaniche. Regolerete con Hopman e Jukowski 162 nuova zona di sicurezza limitata a 5 o 6 Km. da strada ferrata. Truppe tedesche dovranno rimanere in tale zona. Informateci di quanto stabilito e Jukowski informi Kowno e comando Esercito Lituano.”LXXXV In vista d’un possibile stallo, la Commissione, pur avendola tralasciata, non aveva scartato l’idea di qualche giorno prima d’un’azione militare lettone-lituana contro i Tedeschi per farli andar via ed aveva telegrafato a Parigi ed alle missioni di Kaunas e Riga: “Se necessario riprendere operazioni contro tedeschi converrebbe seguire idea generale seguente. Lituani da soli non possono forzare tedeschi a partire. Concorso lettone è indispensabile. Lettoni attacchino Eiserne Division il cui grosso si trova attualmente fra Kurshani163 e Shawli. Lituani attacchino su Radziwiliski e Shawli appena sarà iniziato attacco lettone. Al tempo stesso i lituani operino interruzioni numerose lungo la linea ferroviaria più a sud possibile per impedire l’accorrere di rinforzi tedeschi. Evitino per ora la distruzione delle principali opere d’arte.164 Sollevare i contadini nella regione compresa tra le due ferrovie.

E’, ovviamente, il generale Silvestras Žukauskas. Kuršenai, in Lituania. 164 Le opere d’arte in gergo ferroviario sono le opere in muratura che compongono la linea, come i ponti e le gallerie. 83 162 163


Lettoni concentrati in zona di Libau attacchino su ala sinistra ed alle spalle della Eiserne Division per tagliare la ritirata su Memel e Heidekrug165 e arrestare rinforzi provenienti da tali punti.”LXXXVI In serata arrivò la risposta del Consiglio Supremo da Parigi; riguardava la proposta, avanzata pochi giorni prima, d’un anticipo dell’invio di truppe alleate d’occupazione a Klaipeda unite ad altre misure coercitive nei confronti di Berlino ed era una lavata di testa, per di più coll’acqua fredda: “Si osserva che simili imprese esorbitano dal programma delle istruzioni della Commissione. Consiglio Supremo scarta idea d’un appello alle truppe polacche come pure manifestazione di forza a Memel. Necessario attendere scadenza 13 Dicembre per apprezzare situazione e misure eventuali da prendersi.”LXXXVII E ci si metteva pure Foch, il quale telegrafava che la più sicura garanzia del successo era l’attuazione delle misure che la Commissione prendeva e delle coercizioni da essa fatte coi mezzi di cui disponeva. Bello… e se i Tedeschi si rivoltavano e decidevano di resistere? Quanto poteva reggere ancora il bluff mandato avanti fino a quel momento dalla Commissione? E arrivò il piccolo miracolo: “Dosse comunica: – Imbarco Eiserne Division promesso: 2 treni partiranno domani.”LXXXVIII Il più era fatto! Rimosso l’ostacolo maggiore, rimanevano i minori: che fare dei Russi, tener fermi i Lettoni, calmare i Lituani, sperare che i Tedeschi partendo non facessero disastri: li fecero. Il successivo messaggio di Dosse raccontò che avevano bombardato la stazione elettrica e tutti i depositi già consegnati ai Lituani a Šiauliai; distrutto e saccheggiato nella stazione i vagoni carichi di materiali ancora da consegnare, mentre bande di Tedeschi si preparavano a saccheggiare la città e le autorità germaniche si dichiaravano impotenti a reprimere i disordini. Infine i Tedeschi erano giunti a minacciare i militari lituani, inferiori per numero ed armi, per cui il generale Žukauskas, per evitare di far precipitare la situazione proprio mentre si stava risolvendo, si era saggiamente ritirato con tutti i suoi. Restavano in sospeso due cose: tener calmi gli infuriatissimi Lituani e che fare dei Russi. Poiché pure loro rischiavano aggressioni da parte dei Tedeschi, si annullarono tutte le decisioni precedenti, ordinando di concentrarli a Gudai,166 spiegando a Dosse che quanti di loro avevano accettato di unirsi a Denikin sarebbero stati inoltrati in campi in Germania e si sarebbe raccomandato al generale Malcolm167 a Berlino di farli proseguire in fretta vero gli eserciti di Judenič o Denikin. Šilutė, in Lituania. Nell’originale Gudden, in Lituania. 167 Neill Malcolm nacque l’8 ottobre 1869. Lasciato il Royal Military College di Sandhurst, il 20 febbraio 1889 ebbe la prima nomina come sottotenente negli Argyll and Sutherland Highlanders. Tenente il 23 agosto 1893, nel 1896 traversò il Tibet e la Cina settentrionale col capitano Wellby. Partecipò alla campagna del 1897 sulla frontiera nordoccidentale indiana e poi prestò servizio in Uganda, dove fu promosso capitano il 21 dicembre 1898. Combatté nella fanteria montata durante la guerra boera del 1899-1901 e fu ferito nella battaglia di Paaderberg nel febbraio 1900. Rientrato in Inghilterra, divenne vice assistente quartiermastro generale al Quartier Generale dell’Esercito nel 1906 e nel 1908 Segretario della sezione storica del Comitato della Difesa Imperiale. Ufficiale di Stato Maggiore nel 1912 dopo aver seguito il corso alla Scuola di Stato Maggiore a Camberwell, prestò servizio di stato maggiore nella British Expeditionary Force in Francia nel 1914, poi nella Mediterranean Expeditionary Force in Egitto e a Gallipoli e infine divenne capo di stato maggiore della 5ª Armata di Gough in Francia. Comandò la 66ª Divisione fanteria dal dicembre del 1917, la 39ª dal principio del 1918 e più tardi, dopo la sconfitta nella Kaiserschlacht, la 30ª. A capo della Missione Militare Britannica in Germania nel 1919, fu lui, parlando a cena con Ludendorff a Berlino nell’autunno del 1919 e sentendolo affermare che il fronte interno aveva mancato nei confronti dell’esercito al fronte, a chiedere: “Do you mean, General, that you were stabbed in the back?" – volete dire, generale, che siete stati pugnalati nella schiena?” – al che l’altro rispose “Accoltellati alla schiena? Si, è questo, esatto, siamo stati pugnalati alla schiena.” 84 165 166


Ora bisognava calmare i Lituani e si telegrafò a Kaunas: “La Commissione si rende conto grave malcontento che causa al governo Lituano la condotta dei tedeschi che tradiscono promessa fatta di consegnare materiale intatto alla Lituania in cambio libertà evacuazione. La Commissione esigerà dal Governo Germanico di consegnare alla Lituania l’equivalente di tutto il materiale guastato ed asportato a torto e pagamento dei danni e saccheggi commessi. Necessario conservare calma perfetta su tutto il fronte finché Commissione giudicherà possibile continuare trattative. Ogni atto contrario alle sue indicazioni disturberebbe i suoi sforzi in favore della Lituania. Eiserne Division comincia il 4 Dicembre suo trasporto che avverrà interamente per ferrovia.”LXXXIX Alle nove di sera arrivò un telegramma con cui il generale Liatukas protestava contro i saccheggi, le distruzioni e i furti d’ogni specie commessi dai Tedeschi, chiedendo di fare avanzare il 6 dicembre le proprie truppe a tre chilometri dalla linea ferroviaria. La Commissione non rispose a lui ma al Governo lituano, che essa si opponeva formalmente ad ogni movimento che essa stessa non avesse autorizzato. Durante la notte dal 3 al 4 dicembre passò da Tilsit un primo treno con aliquote della Eiserne Division e del Freikorps Goldingen168 proveniente da Jelgava: la Divisione di Ferro se ne andava.

Terminata la missione in Germania nel 1921, gli fu assegnato il comando delle truppe negli Stabilimenti degli Stretti in Malesia, cioè a Kuala Lampur, Penang, Taiping, Seremban e Singapore. Lasciò il servizio nel 1924. Presiedé una compagnia commerciale nel Borneo dal 1924 al 1946 e fu alto commissario per i profughi tedeschi nel 1936-1938. Morì il 21 dicembre 1953. 168 Il Freiwilligen Jägerkorps Goldingen – Corpo franco volontario Cacciatori Goldingen (Goldingen è una cittadina lettone poi nota col nome di Kuldīga) – fu presente nella zona baltica dal novembre del 1918. Era inquadrato nel VI Corpo d’Armata di riserva tedesco e comandato dal capitano della riserva Erich Berding. Allineava un battaglione di fanteria, una compagnia di mitragliatrici e uno squadrone di cavalleria. Fu sciolto nel marzo 1920. 85


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Capitolo IX Le 48 ore del 4 e 5 dicembre Le quarantotto ore del 4 e del 5 dicembre marcarono l’acme di tutta la missione. Furono colme di tensione, ma segnarono la svolta definitiva. La mattina del 4 iniziò con la lettura d’un’ulteriore comunicazione lituana 169 che lamentava che la ritirata dei Tedeschi si svolgesse con violenze e sopraffazioni d’ogni sorta e in forma sempre più grave. Tutto veniva saccheggiato da bande che portavano via il bestiame ed attaccavano le proprietà, gli edifici pubblici, persino le chiese ed erano stati commessi degli assassini. Ovviamente si chiedevano riparazioni per i danni subiti e la restituzione da parte dei Tedeschi di tutto il materiale asportato e distrutto. Poi arrivò Dosse in persona. Non portava buone notizie. Secondo lui il controllo era ormai illusorio ed inefficace e le minacce sempre maggiori: il vagone su cui si trovava il maggiore francese Giraud era stato staccato dal treno di von Eberhardt, portato lontano dalla stazione e fatto segno al lancio di bombe a mano. Questo però era ancora poco. Dosse poteva confermare le voci correnti sulle gravi intenzioni di colpo di stato da parte della Divisione di Ferro, il che traspariva pure dal modo in cui loro annunciavano di volersi far trasportare per ferrovia, ossia per gruppi organicamente costituiti. Il resto della mattina trascorse occupandosi di cosa fare dei Russi; alle quattro del pomeriggio riunione coi delegati tedeschi. Hopman aprì l’incontro partendo dal tema più scottante: la Divisione di Ferro. Il primo treno contenente il comandante, Bischoff, ed un battaglione del 3° Reggimento Fanteria era partito alle 14,30 da Kuršenai170 e altri reparti stavano salendo sui treni. Il 5, l’indomani, a Šiauliai sarebbe cominciato l’imbarco del Freikorps Peterkoff. Niessel non fece grossi commenti e passò all’aspetto che più gli premeva, necessario a soddisfare almeno le attese dei Lettoni e dei Lituani: il materiale. Consegnò ad Hopman le note dei materiali trasportati in Germania e di quelli distrutti, rilevò che il punto di vista tedesco di regolare la questione dopo ultimati i trasporti non dava alcuna garanzia ai Lituani; sottolineò che la Commissione aveva agito energicamente con loro e coi Lettoni per ottenere che stessero fermi; ai Tedeschi aveva concesso la riparazione della ferrovia per il passaggio dei profughi e come l’aveva vista adoperare? Per pochissimi profughi ed enormi quantità di materiale da guerra. Non c’era nemmeno da parlare dei trucchi messi in atto ad Insterburg, dell’inganno a proposito delle condizioni della stazione di Tilsit, la quale secondo i Tedeschi non era abbastanza grande da consentire i controlli di treni da trenta o quaranta vagoni quando aveva binari sufficienti ad ospitarne mille. E che dire dei materiali distrutti nella zona avanzata e di quelli che si continuavano a portar via? Era necessario cominciare a dare materiali ai Lituani. Hopman provò a sdrammatizzare: si, la delegazione tedesca era convinta delle irregolarità avvenute ma era necessario innanzitutto sgombrare la stazione di Šiauliai e la linea; i trasporti di materiali non erano stati fatti per toglierli ai Lituani, ma perché le truppe avevano rifiutato di cederli. Il Governo tedesco riconosceva la propria responsabilità e avrebbe trattato coi Lituani la questione; però… però, insomma: i Lituani avevano delle pretese esagerate. Comunque lui proponeva la nomina di una commissione interalleata comprendente anche un membro tedesco a Tilsit per il controllo dei materiali. La secca risposta fu che era inutile, perché esisteva già. Bé, allora… però nessun funzionario lituano si era presentato! Niessel plumbeo disse che avrebbe interessato il Governo lituano e fece presente che i Tedeschi si erano impegnati a pagare i danni in denaro. Si – confermò Hopman – ma solo quelli fatti da truppe tedesche, mentre qui c’erano bande di ogni genere. L’originale di Marietti dice che arrivava da Zalkuskas, ma non si capisce chi fosse. Se non è un pasticcio per indicare Liatukas, dovrebbe trattarsi di Silvestras Žukauskas. 170 Nell’originale Kurshani, in Lituania. 87 169


E Niessel, vagamente ironico: ma forse Hopman ricordava che il punto di vista della Commissione era quello di considerare tutte le truppe come tedesche, perciò – secco – chiedeva una risposta per l’indomani circa la cessione ai Lituani dei materiali esistenti ad Insterburg e Tilsit. Poi: che si poteva dire dei cavalli? Le truppe russe erano giunte nei Paesi Baltici senza cavalli e partivano con cavalli evidentemente rubati; si sarebbe fatto il calcolo in base agli organici e si sarebbe pretesa la restituzione degli eccedenti. Hopman, non sapendo più da che parte voltarsi, cercò di buttarla in lite e tirò fuori l’affermazione del capitano von Posck che il capitano inglese Brody gli avesse parlato del trasporto dei Russi ad Amburgo. Poiché Marietti non menzionò mai questa faccenda, non si sa in che consistesse la divergenza fra le due parti, certo non doveva essere da poco, almeno a leggere lo scontro che ne seguì, che fu il più duro e l’unico aspro di tutta la missione: “Niessel dichiara che Brody non può aver detto questo. Hopman chiede che Niessel ritiri le parole offensive per un ufficiale tedesco. Niessel ribatte ricordando la grave offesa delle accuse di giornali di Tilsit che la Commissione ha organizzato l’attacco dei Lituani. Hopman dichiara che l’incidente non finirà qui; informerà il governo e rifiuterà di continuare la seduta se immediatamente non vengono ritirate le parole offensive. Niessel ricorda le ben più gravi offese fatte ad ufficiali alleati. Turner cita il caso dell’ufficiale inglese a Tilsit cui è stato sputato addosso. Niessel ricorda che non si è avuta alcuna soddisfazione. Hopman dice che sono in corso provvedimenti. Niessel dichiara che con le sue parole non intendeva offendere la persona del Capitano von Posck. L’incidente è chiuso.”XC La riunione finì con un argomento tutto sommato neutro: i Russi. Niessel espose la loro situazione – in sostanza nessuno sapeva cosa farne ed erano un impaccio per tutti – e chiese di togliere tutti i loro ufficiali tedeschi, mandandoli subito in Germania, o mettendoli in un campo separato prossimo al mare, probabilmente per poterli imbarcare più in fretta. Hopman rispose che era previsto di mandarli a Memel, ma propose come alternative Danzica o Swinemünde. Marietti non disse nulla, però annotò: “(Memel, Danzica, Swinemünde sono in territorio da occupare dagli alleati; così questi li avranno sulle braccia.)”XCI L’indomani, 5 dicembre, prima d’incontrare i Tedeschi, si fece il punto della situazione e si mandò un telegramma al Consiglio Supremo per informarlo sulle intenzioni della Divisione di Ferro di spostarsi in parte per via ordinaria – cioè a piedi – e sulle condizioni interne della Germania, delle quali di lì a poco si sarebbe avuta un’ulteriore conferma. Alle dieci cominciò la quotidiana riunione coi delegati germanici. Stavolta gli argomenti andarono in ordine d’importanza crescente. I Russi furono il primo: se ne sarebbe fatta una cernita, avviandoli a diversi destini e intanto il Governo tedesco li avrebbe nutriti e pagati. I treni di munizioni andati a Königsberg ed Insterburg sarebbero stati fatti subito tornare indietro e consegnati a titolo d’indennizzo parziale ai Lituani, per provare loro che si iniziavano ad attuare i patti. Riguardo alla restituzione dei materiali distrutti e comunque non consegnati, Hopman proponeva di costituire una commissione mista per stabilirne il quantitativo che la Germania avrebbe dovuto dare in cambio di quello distrutto ed asportato, nonché per fissare il pagamento dei danni inferti a proprietà private. Niessel propose di ammettere fra i membri degli ufficiali lituani, ma Hopman ribatté che era impossibile, perché il suo Governo non aveva concesso la presenza di ufficiali lituani sul proprio 88


territorio e perché, essendo la questione assai grave e complessa, non poteva essere risolta che recandosi a Berlino. Niessel chiese poi la consegna al più presto del materiale rotabile necessario alla vita economica della Lituania e della Lettonia, perché la Commissione si era impegnata in tal senso verso le due Repubbliche per indurle ad arrestare le operazioni. Hopman osservò che le richieste presentate dai Lituani e Lettoni erano sensibilmente cambiate rispetto a quelle precedenti e, visto questo e visto il fatto che la Lettonia era in stato di guerra con la Germania, colla quale pure la Lituania aveva rapporti molto tesi, riteneva che pure quella questione non potesse essere risolta che recandosi a Berlino. Questa insistenza nel voler far andare la Commissione a Berlino insospettì Marietti, il quale diede un suggerimento a Niessel. Questi intanto consegnò ad Hopman il rapporto dell’ufficiale inglese insultato a Tilsit, narrò il grave fatto di Šiauliai del vagone del maggiore Giraud staccato dal treno di von Eberhardt e condotto lontano per essere bersagliato da bombe a mano e infine chiese quali fossero i motivi che miravano, con simili incidenti, a costringere il controllo alleato a lasciare Šiauliai. Hopman ovviamente espresse il suo vivo rincrescimento. Era stata aperta un’inchiesta – disse – e lui si sarebbe interessato a farla condurre in modo da rendere piena soddisfazione. 171 La domanda seguente di Niessel era strettamente e silenziosamente collegata agli incidenti. Non era che la Divisione di Ferro volesse marciare a piedi, per poter saccheggiare il paese fino alla frontiera, magari nascondendo segrete intenzioni? Come mai ci voleva tanto a trasportarla? Hopman rispose che il ritardo dipendeva dall’avanzata dei Lettoni, fatta contrariamente a quanto avevano promesso, la quale, determinando alcuni incidenti sanguinosi, aveva messo in grande agitazione le truppe della Divisione. Lo consideravano un segno premonitore d’un attacco lettone tanto che in alcuni tratti si erano portate più a sud della ferrovia. Niessel rilevò che l’impazienza dei Lettoni era giustificata dal ritardo prolungato dei Tedeschi nell’evacuazione, ritardo costituente una minaccia continua per la Lettonia che tanto aveva sofferto delle loro violenze e, comunque, finché non era attaccata la ferrovia, ogni scusa era inammissibile. Pertanto chiedeva a nome della Commissione che Hopman costringesse von Eberhardt ad eseguire quanto promesso. Avendogli Hopman assicurato che avrebbe fatto tutto ciò che poteva, Niessel passò ai Corpi Franchi. Presentò la loro lista di formazione e pregò la Delegazione tedesca di comunicargli quali e quanti di essi erano rientrati in Germania fino a quel momento e a quale destinazione erano stati avviati. Hopman promise di fornire ragguagli e tornò a chiedere che la Commissione e la Delegazione tedesca si recassero a Berlino per discutere la questione dei materiali e dei Russi. Niessel rispose che, prima di decidere, la Commissione aveva bisogno di discutere la questione e, seguendo il suggerimento di Marietti, domandò se esistevano altri gravi motivi per chiedere ripetutamente di recarsi a Berlino e in quel caso che venissero comunicati soltanto a loro cinque, i capi della Commissione Interalleata. Viste finalmente le carte in tavola, Hopman chiese di ritirarsi un momento con la Delegazione germanica per decidere, poi rientrò e spiegò. La lista comprendeva quindici incidenti di varia gravità – senza spargimenti di sangue, alcune volte per caso, e comunque nessuno leggero – proditoriamente provocati fra il 23 novembre ed il 4 dicembre da personale militare tedesco, prevalentemente del Gruppo Plehwe – compreso tre volte lo stesso Plehwe – e della 34ª squadriglia, nei confronti di ufficiali francesi, britannici ed americani. La lista sarebbe stata completata dal sedicesimo ed ultimo l’indomani sera, 6 dicembre, alla stazione di Insterburg. Per quanto li riguardava i Lituani erano stai coinvolti sono in uno, ma al massimo livello. Il 2 dicembre alla stazione di Šiauliai un gruppo di sette ufficiali francesi, fra cui Dosse, e due inglesi, accompagnati dal generale Žukauskas, essendosi avvicinati al treno contenente tutto il materiale della 34ª squadriglia, furono minacciati d’essere fatti segno a colpi di fucile e di mitragliatrice. Hopman propose di far accompagnare il treno da un ufficiale alleato, ma il comandante della squadriglia, il tenente Kredel, li avvertì che quell’ufficiale sarebbe stato certamente ucciso in viaggio e il treno, malgrado gli ordini impartiti, se ne andò senza controllo, come del resto sarebbe accaduto l’indomani a Tilsit, dove Kredel minacciò il tenente inglese Lloyd Wilson incaricato del controllo, l’afferrò per le spalle, gli sputò addosso e minacciò di fargli sparare. 89 171


Marietti, com’era suo dovere, riferì immediatamente con una lettera riservatissima e personale al generale Bencivenga a Berlino, lettera tanto più importante in quanto, come Marietti scrisse al suo superiore, Niessel aveva mandato a Parigi solo un rapporto parziale: “Tilsit 5 dicembre 1919 RISERVATISSIMO PERSONALE n. 43

Al generale Roberto Bencivenga, capo della missione militare italiana Berlino.

Trasmetto quanto segue per lettera, approfittando partenza col. franc. Dosse e nel dubbio che telegrafo tedesco non trasmetta o trasmetta con ritardo. Veda V.S. come possa venir d’urgenza informata delegazione Parigi su queste notizie d’ordine delicatissimo e che solo parzialmente vennero da presidente commissione comunicate a Consiglio Supremo. Col. Dosse rimarrà a Berlino due giorni. L’ho pregato di tenere V.S. al corrente degli avvenimenti, che potranno venire a conoscenza di lui. Per i continui e gravi attentati commessi su ufficiali interalleati nelle zone di sgombro e su richiesta della delegazione tedesca, vennero ritirati tutti i posti di controllo e contatto con la divisione di ferro. Nella riunione di stamane, ammiraglio Hopman, rientrato da Shawli, ha chiesto di recarsi a Berlino, unitamente alla commissione interalleata, per trattare col governo tedesco le questioni delle cessioni dei materiali ai Lituani e Lettoni e dello sgombro dei Russi. Non essendo queste ragioni evidentemente così gravi da richiedere la partenza della Commissione, perché Hopman ha pieni poteri e tenuto conto delle notizie pervenute alla commissione da fonte sicura sui temuti moti monarchici nell’interno dell’impero e sul contegno della divisione di ferro, la commissione ha chiesto all’amm. Hopman che, se vi fossero altre ragioni di indole molto grave, ci si poteva riunire in seduta confidenziale. Accettata la proposta, Hopman ha esposto che il governo non intende dare amnistie ai capi delle truppe tedesche ribelli, che egli per facilitare l’evacuazione delle Province baltiche, ha promesso tale amnistia. Le truppe stanno per rientrare in Germania e l’arresto dei capi avrebbe per conseguenza la rivolta di una parte della popolazione tedesca. Di qui la necessità di conferire col governo, non che l’opportunità che vi si recasse pure la commissione. La commissione ha deciso all’unanimità di restare a Tilsit, perché la questione prospettata da Hopman è di ordine interno ed il compito della commissione è soltanto di vegliare allo sgombro delle Province. Mentre la commissione esaminava il problema, Hopman ha mandato a dire in via extra-ufficiale che ragione del suo viaggio era anche la gravissima minaccia creata alla Germania dalla congiura. L’amm. Hopman, preso atto della decisione della commissione di restare, ha deciso di restare pure egli e di inviare a Berlino gli altri due membri della delegazione magg. von Kessler e consigliere di legazione von Dirksen. Ha chiesto che li accompagnassero rappresentanti della commissione; vi si reca il col. Dosse, che è già stato distaccato a Schawli testimonio di tutti i disordini avvenuti ed è al corrente delle notizie sui complotti. Partono oggi. La delegazione tedesca afferma che il primo scaglione della divisione di ferro parte oggi e che tutta la divisione sarà trasportata a Stade (che dev’essere 90


nell’Hannover) In realtà nulla della divisione di ferro è ancora passato. Eberhard e Bischof si sono impegnati per iscritto a far partire le truppe in ferrovia, ma informazioni sicure dicono che la divisione di ferro intende rimanere riunita. Anche la composizione del primo scaglione è un tutto organico (1 rgt fanteria, 1 btgl mitragliatrici, 1 sqd cavalleria, colonna munizioni.) Notizie non controllate segnalano uno spostamento verso W di Schawli di parte della divisione. I soldati dicono apertamente di voler marciare per saccheggiare; gli ufficiali sperano di servirsene per il movimento monarchico. Noske avrebbe avuto intenzione di recarsi a parlare alla divisione di ferro, ma gli si è fatto sapere che lo avrebbero preso in ostaggio. La divisione è in perfetto assetto e militarmente disciplinata. Non ha permesso nessun controllo alleato. Non si segnalano nuovi arrivi di truppe dell’impero alla frontiera, ma sembra fondatamente che numerose forze della Reichswehr siano d’accordo con la divisione di ferro per concorrere al movimento rivoluzionario, che non si può, coi dati qui posseduti, dire se avrà carattere piuttosto spartachista che monarchico. 172 Brig. gen. Marietti”XCII Confermato che sarebbero andati a Berlino von Kessler, von Dirksen e Dosse, nel pomeriggio la Commissione esaminò la questione del materiale rotabile e decise di far consegnare 88 locomotive – meno 30 che erano già sul posto – e 1.400 vagoni alla Lituania e 52 locomotive e 829 vagoni alla Lettonia. Inoltre la Germania avrebbe dovuto cedere tutto il materiale di riparazione esistente fino a quel momento nei due Paesi e ripianare quello distrutto. Quanto al combustibile, avrebbe dovuto darne una determinata quantità al giorno, però contro pagamento. Intanto il materiale rotabile, costituente i treni di munizioni da inoltrarsi subito in Lituania, sarebbe restato là come prima aliquota di quello convenuto.173 Sbrigate un paio di faccende minori, si fece il conto degli evacuati: fino a quel momento erano oltre 14.000 e cioè 1.370 ufficiali, 11.232 uomini validi e 1.779 feriti, con 2.365 cavalli, 64 cannoni, 36 velivoli, 17 automobili e 476 carri. In serata si seppe che la Divisione di Ferro si era mossa compatta verso sud, aveva oltrepassato con tutte le sue truppe la linea ferroviaria fino presso Šiauliai, non senza prima aver sgomberato verso di essa la maggior parte del proprio materiale e circa 3.000 uomini. Sembrava dirigersi su Tilsit, con obbiettivo probabile Memel. Notò Marietti: “Hopman stesso comincia a sentirsi ingannato.”XCIII Poiché non si sapeva cosa ci si poteva attendere dagli uomini di Bischoff, la Commissione stabilì che a Memel per il momento sarebbero rimasti solo gli ufficiali di controllo, avvisandoli di tenersi E’ interessante, ai fini della comprensione della cooperazione fra i vari membri vedere cosa avesse fatto in realtà Niessel. Alle 9,50 del mattino del giorno prima, 4 dicembre, aveva telegrafato direttamente al Ministro della Guerra a Parigi: “La Commissione Interalleata crede di dover trasmettere le informazioni ricevute sull’azione progettata della divisione di ferro, che si ricollegherebbe ad un paino d’insieme destinato a rovesciare il Governo attuale ed a stabilire la loro dittatura militare che rifiuterebbe l’applicazione del Trattato di Pace. Il movimento sarebbe creato da degli elementi spartachisti ed imperialisti riuniti. L’azione comincerebbe per mezzo d’un’agitazione spartachista a Berlino. 3 Gruppi di forza di cui uno sarebbe la divisione di ferro partirebbero dall’Hannover e marcerebbero sulla capitale sotto pretesto di riportare l’ordine. Ludendorff che è venuto a Mitau tre settimane fa sarebbe alla testa del movimento. Von der Golz che è a Königsberg d’accordo col Wehrkreiskommando N. 1 parteciperebbe al movimento . L’azione sotto alto patronato d’Hindenburg sarebbe molto vicina, la data è ancora indeterminata.” Cfr. copia in NA, fondo WO –32/5706, 91810. Da parte sua Turner soltanto il 6 sera avrebbe spedito delle analoghe informazioni in un rapporto più generale al Capo di Stato Maggiore Imperiale generale Wilson a proposito della situazione dell’evacuazione e nei tre Paesi Baltici. 173 L’appendice 2 (b) alla Lettera protocollo 25/C71 del 2 gennaio 1920 spedita dal maggior generale – generale di divisione – capo della sezione militare della Delegazione Britannica a Parigi al Direttore dello Spionaggio Militare - al War Office a Londra (originale NA, fondo WO –32/5706) diceva : “Materiale ferroviario da essere lasciato. LOCOMOTIVE.Passeggeri 38, Merci 55, da manovra 17, Totale 110 non includendo 30 locomotive date alla Lituania. Vagoni e Carri. Traffico Passeggeri. Passeggeri 200. Bagaglio 20, Postali 9, [totale] 229. Merci etc. Merci coperti 600, Merci scoperti, 300; Pianali, 500; Pollame, 80; Cisterne 20 [totale] 1500; 1729 non includendo 550 vagoni già concessi alla Lituania. tutto il materiale rotabile dev’essere in buone condizioni e non più vecchio di 12 anni. Ricambi: una sufficienza di parti di ricambio – per locomotive e carri – è stata intimata.” 91 172


pronti a ritirarsi sulle navi in caso di pericolo; queste sarebbero dovute restare in porto per comunicare via radio fino a quando non si fossero verificati incidenti, nel qual caso avrebbero dovuto spostarsi a Libau. Venne diffuso un preallarme dappertutto, si telegrafò a Kaunas per chiedere al Governo lituano di tenersi pronto, dietro avviso della Commissione, ad occupare la ferrovia per garantire la sicurezza dei trasporti e l’incolumità della linea, ma senza eseguire nessun attacco o movimento in avanti. Un altro telegramma fu mandato a Riga, per avvertire i Lettoni di tenersi pronti ad avanzare se i Lituani l’avessero chiesto e poi telegrammi a Parigi, Berlino e Varsavia, per comunicare quanto avveniva e le disposizioni prese, infine si studiò cosa fare se la Commissione si fosse dovuta allontanare.

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Capitolo X La marcia della Divisione di Ferro

Poiché la marcia della Divisione di Ferro ha occupato ed occupa tanto spazio nella mitologia dei Corpi Franchi, vale sicuramente la pena di parlarne per esteso; si vedrà così quali siano stati i fatti e quanto le tradizioni correnti siano aderenti ad essi. Il 6 dicembre 1919 Hopman riferì per lettera un lungo messaggio di von Eberhardt, il quale diceva che la situazione si era talmente aggravata da non poter promettere l’ulteriore trasporto per ferrovia. L’Eiserne Division aveva perduto Veksniai174 e Papilė.175 Teneva ancora Kuršėnai176 e a Šiauliai erano in corso molti combattimenti con bande. Il personale ferroviario era assai nervoso. C’erano in giro delle incontrollate, numerose e talora forti bande bolscevizzate. Von Eberhardt sapeva che nessuno era in grado di farsi obbedire da loro e, quanto ai regolari lettoni e lituani, vedeva chiaramente che una parte di essi non era più tenuta in pugno dai rispettivi comandi a dispetto di tutta la loro buona volontà e degli sforzi della Commissione interalleata. Le truppe lettoni e lituane – scriveva von Eberhardt – avevano, senza curarsi della sicurezza promessa dai loro capi ai Tedeschi, iniziato le operazioni offensive e concludeva: “– Le ultime truppe ed il personale ferroviario verrebbero abbandonate al nemico se proseguissi nel trasporto per ferrovia. – Io avrei leggermente posto in giuoco la vita dei soldati germanici se io avessi agito diversamente ed ho perciò ordinato che le rimanenti truppe inizino la marcia verso la frontiera germanica. La mia promessa data dunque per il trasporto di tutte le truppe per ferrovia è stata forzata dagli avvenimenti, perché essi venivano a minacciare ogni sicuro ulteriore trasporto.”XCIV La Commissione si consultò ed iniziò a scrivere. Per primo mandò un telegramma a Kaunas: i Lituani, per difendersi, venivano autorizzati ad occupare la ferrovia e le principali opere d’arte. Dovevano però evitare gli scontri e lasciar passare i treni. Poi partì una prima lettera ad Hopman, per avvertirlo che il pretesto invocato da von Eberhardt per ordinare la ritirata a piedi era inesatto – diplomatico modo per accusarlo di mentire – perché non c’erano Lettoni nel paese ed i Lituani erano colle armi al piede ed obbedienti alle disposizioni della Commissione. Questa aveva impartito loro ordini d’occupare la ferrovia al solo fine di proteggerla, pertanto von Eberhardt sarebbe stato ritenuto personalmente responsabile se avesse cercato di sfruttare quell’operazione per provocare un atto di guerra. Hopman fu destinatario d’una seconda lettera, per portare a conoscenza della Delegazione germanica che la Commissione riteneva personalmente responsabile dei saccheggi commessi e dei violenti attacchi contro gli ufficiali alleati proprio il generale von Eberhardt ed il suo capo di Stato Maggiore von Fritsch, perciò si riservava il diritto di applicar loro gli articoli 228 e 229 del Trattato di pace, che prevedevano la comparsa dei colpevoli davanti ai Tribunali Militari Alleati. Come la precedente, pure questa doveva essere consegnata a mano ad Hopman nel corso della solita riunione giornaliera, prevista per quel pomeriggio. Con questo se n’era andata la mattina. Il pomeriggio si aprì colla notizia che, poiché parvus licebat componere magno – al piccolo era permesso seguire l’esempio del grande – pure il Corpo Brandis si ritirava a piedi. Fra un aggiornamento e l’altro si trovò il tempo per discutere del materiale rotabile per la Lituania e la Lettonia. Cheney osservò che la Germania, dato lo stato di guerra colla Lettonia, si sarebbe opposta alla consegna e che d’altra parte la Commissione non aveva la facoltà d’imporglielo. Nell’originale Wekschny, in Lituania. Nell’originale, Popeliany in Lituania. 176 Nell’originale Rurshany, errore di battitura per Kurshany, in Lituania. 93 174 175


Niessel, dissentì, spiegando che tale facoltà era stata accordata dalle istruzioni impartite dal Consiglio Supremo a Parigi. Nel frattempo giungevano pian piano le notizie sulla Divisione di Ferro: le teste di colonna erano giunte a Telšiai177 e Karklènialai 30 km a ovest di Telšiai;178 i furieri d’alloggiamento invece erano già a Memel. Fino a quel momento uno solo battaglione era passato in treno per Tilsit ed era dubbio se un altro nucleo, annunciato come partente in ferrovia, avrebbe obbedito o si sarebbe mosso a piedi. Von Eberhardt era partito da Šiauliai ma non si sapeva ancora dove fosse diretto. Da tutto l’insieme non si poteva escludere la connivenza delle autorità della Prussia Orientale. Alle quattro del pomeriggio si fece l’incontro colla Delegazione germanica. Hopman chiese che, nell’interesse di tutti, le truppe in ritirata a piedi non fossero attaccate. Niessel gli diede le due lettere preparate al mattino. Riguardo a quella coll’ordine ai Lituani d’occupare la ferrovia per proteggerla, sempre evitando ogni scontro, spiegò d’averlo impartito perché, da sicure informazioni avute da un ufficiale francese, risultava che le truppe germaniche tenevano Radviliškis 179 ed avevano già operato delle interruzioni. Aggiunse che, se ne fosse nato qualche penoso incidente, la responsabilità sarebbe stata del Comando tedesco, il quale aveva impedito che fosse esercitato il controllo interalleato. Hopman controbatté con alcune note riguardanti un attacco dei Lituani contro la ferrovia e l’uccisione d’un aviatore tedesco. Si venne a discutere del materiale da dare ai Lituani ed Hopman comunicò che erano stati consegnati quella mattina due treni, vuoti; mentre altri due colle rispettive locomotive lo sarebbero stati in giornata a Šiauliai. Niessel chiese la restituzione del materiale d’aviazione distrutto in un treno a Gudden e lì si chiuse l’incontro.180 L’indomani, 7 Dicembre, alle 9 la Commissione trovò due lettere di Hopman. La prima annunciava l’arrivo di von Eberhardt a Tilsit, considerava come estremamente pericoloso l’ordine ai Lituani di avanzare per difendere la ferrovia, perché, non essendo ancora terminato il deflusso dei trasporti, le truppe tedesche di protezione alla linea le quali, per difficoltà di comunicazione, non avevano potuto esserne prevenute, avrebbero potuto vedere in quel movimento un attacco, per cui ne sarebbero nati degli scontri; di conseguenza l’Ammiraglio pregava vivamente la Commissione di ritirare quell’ordine e di non permettere ai Lituani d’occupare Šiauliai prima dell’8 dicembre,181 Pakražantis e Lyduvėnai 182 prima del 10 ed il rimanente della linea ferroviaria prima del 12. Ovviamente la Commissione mantenne l’ordine dato e ribatté che l’intera responsabilità di ogni possibile scontro sarebbe ricaduta su von Eberhardt perché, invece di rimanere indietro a dirigere il rientro delle proprie truppe, le aveva precedute, contrariamente a quanto gli era stato prescritto. L’altra lettera di Hopman comunicava che il Wehrkreiskommando I di Königsberg aveva ordinato d’avviare a Memel i reparti della Eiserne Division e, per conseguenza. quattro dei cinque treni che li portavano, giunti a Tilsit, erano stati fatti ripartire in quella direzione. Nell’originale Telshe, in Lituania Nell’originale Korklyani, in Lituania. 179 Nell’originale indicato come Rallzywiliski, grafia errata per Radzywiliski. 180 Poiché il libro si basa sui documenti italiani, ma quanto scrisse Turner (originale in NA, fondo WO –32/5706) ai suoi superiori è interessante, lo riporto qui in nota. Nel già menzionato rapporto a sir Henry Wilson in data 6 dicembre, oltre a parlare del colpo di Stato in preparazione, Turner diceva: “Condotta delle truppe tedesche… i Tedeschi dappertutto nell’intera area che hanno occupato hanno commesso su ampia scala rapine saccheggi e distruzioni. Cavalli, vacche, pollame, carretti ed anche mobili sono stati portati via. Nulla è stato lasciato al contadino tranne le poche cose che è stato capace di nascondere. Uomini, donne e bambini sono stati fucilati e maltrattati senza il minimo pretesto. E il caso della storia del Belgio che si ripete nel Baltico. I vari FREI Corps sono i più sregolati, sorpassando la Divisione di Ferro e le Truppe di BERMONDT in violenza. Sono ora bande di tagliagole del peggior tipo – armati fino ai denti e non sopportando alcuna interferenza nelle loro azioni.” 181 Nell’originale Pogrysowa, villaggio allora d’un centinaio di persone, oggi ridotto a 40, in Lituania: venendo da Šiauliai a Tilsit, era la fermata del treno successiva a Kelmės e prima di Taurage. 182 Nell’originale Lidoviany, in Lituania, luogo del ponte sul fiume Dubysa. 94 177 178


La Commissione protestò: erano misure del tutto ingiustificate e contrarie alla promessa della Delegazione Germanica e del ministro Noske che le truppe di ritorno dalle Provincie Baltiche sarebbero state inviate all’interno della Germania e sciolte. C’erano da sospettare “strani disegni” da parte delle superiori autorità militari e civili della Prussia Orientale e la Delegazione Germanica era pertanto pregata di segnalare al Governo quanto accadeva, intanto la Commissione avrebbe telegrafato – come fece – la notizia a Parigi. Non si limitò a questo: telegrafò pure a Kaunas e Riga invitando il Governo Lituano ad organizzare un’attenta sorveglianza della frontiera fra Tauragė e Klaipeda dopo la fine dell’evacuazione, sempre evitando accuratamente ogni conflitto. Inoltre invitò i governi Lettone e Lituano a regolare di comune accordo l’eventuale difesa del territorio lituano. Arrivarono altre due notizie: truppe regolari tedesche, giunte per ferrovia, si accantonavano a Klaipeda e Dosse riferiva che Noske riteneva la missione della Commissione ultimata non appena le truppe avessero evacuato del tutto le Provincie Baltiche e rifiutava ad Hopman i poteri per decidere sulla questione dei materiali, per risolvere la quale proponeva di nominare una Commissione Interalleata a Berlino, con rappresentanti lituani e lettoni. Notizie di un fiduciario dicevano che la Divisione di Ferro avesse rifiutato d’eseguire gli ordini del Governo perché voleva dimostrare al popolo tedesco che c’erano ancora truppe germaniche dotate di disciplina e volontà e, contemporaneamente, sottolineare l’impotenza della Commissione Interalleata. L’8 dicembre si seppe da Hopman che gli ultimi trasporti in ferrovia della Eiserne Division erano partiti da Šiauliai, mentre il grosso, sempre in marcia, aveva raggiunto la zona Tyrschle–Papilė.183 La Legione Tedesca era anch’essa partita a piedi il giorno prima, il 7, da Šiauliai, mentre il Comando del VI Corpo d’Armata di Riserva di von Eberhardt aveva stabilito il suo quartier generale a Bernaiten.184 Con una lettera, il capitano Beaud della missione francese comunicava d’aver ottenuto dai Tedeschi la riparazione proprio entro l’8 della linea Mažeikiai-Liepāja,185 da loro stessi interrotta, e che sarebbe stata ripristinata pure la tratta Mažeikiai-Priekule,186 interrotta a 4 chilometri da Skuodas.187 Nel pomeriggio furono discusse le questioni da trattarsi coi Tedeschi, decidendo d’agire subito riguardo al materiale da guerra, a quello rotabile e, quanto alle sanzioni, di concretare al più presto in cifre tonde quelle relative ai cavalli ed alle indennità in denaro per sottoporle al Consiglio Supremo a Parigi, pregandolo d’appoggiare l’opera della Commissione e di non allentare la morsa sulla Germania prima di vederle risolte. La situazione dell’evacuazione a sera era questa: la ferrovia era stata evacuata fino a 7 chilometri a nord di Lyduvėnai,188 però la Legione Tedesca aveva fatto saltare i depositi di munizioni ed incendiato quelli di viveri e vestiario a Šiauliai. L’indomani, 9 dicembre, Dosse, di ritorno da Berlino, riferì sulle conferenze avute coi ministri Noske e Müller. Premise d’aver trovato i generali Dupont, Malcolm e Bencivenga unanimi nel ritenere che il Ministero in carica fosse quanto di meglio si potesse desiderare in quelle condizioni: era il solo in grado di condurre a termine l’esecuzione del Trattato, però doveva continuamente fare concessioni ad entrambi i partiti estremi, assai irrequieti e violenti in quegli ultimi tempi. Gli ambienti alleati e germanici a Berlino concordavano nel ritenere possibile il movimento di restaurazione imperiale, ma che fosse troppo presto per una sua immediata manifestazione, perché

Nell’originale Popeliany, in Lituania. Non identificato col nome attuale, era sede d’una parrocchia luterana, pochi chilometri a sud di Tilsit/Sovietsk, sul lato destro della ferrovia e sul lato sinistro dell’attuale autostrada A 216 andando a Königsberg/Kaliningrad. 185 Nell’originale Murawievo-Libau. 186 Murawievo-Prekuln. 187 Nell’originale Skuddi. 188 Nell’originale Lidoviani, in Lituania. 95 183 184


non era ancora completamente organizzato; comunque il Governo ne era a conoscenza ed aveva già preso misure opportune. Venendo a parlare dell’incontro con Noske, Dosse raccontò che il Ministro riguardo agli incidenti aveva fatto ampie scuse e promesso di far arrestare i colpevoli. Per quanto concerneva l’evacuazione, aveva detto che le truppe sarebbero state mandate oltre l’Oder, ma, dato lo stato d’animo delle popolazioni della Prussia Orientale, impaurite dal pericolo bolscevico, era stato deciso di trattenere sulla frontiera tre battaglioni della Divisione di Ferro fino a quando non fosse stato possibile sostituirli con truppe della Reichswehr. Per finire, Dosse esibì il piano di ripartizione in Germania delle truppe evacuate avuto dal Ministro. Nel pomeriggio si telegrafarono a Parigi i movimenti della Eiserne Division e si comunicarono i compiti rimasti alla Commissione, cioè far consegnare dai Tedeschi il materiale rotabile a Lettonia e Lituania; garantire la cessione di quello da guerra promesso alla Lituania come condizione per consentire il libero passaggio delle truppe tedesche sul suo territorio; far sì che fossero applicate al più presto le sanzioni contro gli ufficiali tedeschi responsabili d’attentati contro gli ufficiali alleati. La Commissione aggiunse di ritenere di dover imporre fin da quel momento al Governo germanico, un’indennità in natura e in denaro, come prima riparazione alla Lettonia e alla Lituania per le requisizioni, saccheggi, esazioni, e distruzioni sofferte. Infine la Commissione riteneva doveroso imporre la consegna senza discussione del materiale rotabile e da guerra in sostituzione di quello sgomberato contrariamente alla promessa fatta e concludeva che, per esser certi dell’adempimento da parte germanica era assolutamente necessario evitare qualsiasi alleggerimento delle misure di repressione allora in atto. Nella riunione pomeridiana coi Tedeschi si registrò che fino a quel momento erano rientrati per ferrovia in totale 16.000 uomini e, mentre un reggimento della Eiserne Division teneva la frontiera da Šilutė189 a Bajorai,190 6.000 uomini di essa ne distavano ancora 20 chilometri, contando di doverla aver passata il 13 per essere accantonati a Memel. Invece 5.000 uomini della Legione Tedesca si trovano nella zona di Batakiai191 a 20 km da Tauragė e si dirigevano su Tilsit, contando di passare il confine probabilmente il 12. La Delegazione Germanica dichiarò inoltre che tutti i distaccamenti ed i militari isolati che fossero restati in Lettonia e Lituania dopo il 13 Dicembre sarebbero potuti essere considerati come fuori legge per la Germania; e dunque i Lettoni ed i Lituani avrebbero potuto agire con energia contro di loro, pertanto, una volta completata l’evacuazione, si poteva ritenere finito il compito della Missione. Si proponeva dunque che alla Commissione Interalleata in procinto d’andare a Berlino a trattare le questioni sui materiali e le indennità, si unissero dei rappresentanti tedeschi e lituani. Quando Hopman tacque, Niessel fece notare che la Commissione avrebbe ritenuto esaurito il suo compito quando, una volta espulse pure le bande che ancora infestavano il territorio lituano, si fosse potuta recare essa stessa sui luoghi a constatare l’entità dei danni e dei saccheggi commessi dalle truppe germaniche in quelle ultime settimane. Poi presentò due note sul materiale rotabile e da guerra da consegnarsi alla Lituania e informò che avrebbe designato gli ufficiali alleati incaricati di recarsi a Berlino, per ottenere dai rappresentanti delle amministrazioni germaniche la rapida consegna di quanto elencato in quelle stesse due note e per trattare col Governo tedesco la consegna di materiale rotabile anche alla Lituania. Niessel aggiunse che la Commissione Interalleata di controllo, comandata dal generale britannico Vincent, avrebbe inviato ufficiali alleati a Virbalis192 e Požerūnai193ad assistere alla consegna dei materiali ai Lituani. Infine, in base all’inchiesta da eseguire e previo ordine del Consiglio Supremo, la Commissione Interalleata, dopo il viaggio d’ispezione nei Paesi Baltici, avrebbe precisato il numero dei cavalli e dei bovini, nonché il montante delle indennità tedesche da consegnare ai Governi lettone e lituano. Nell’originale Heidekrug, in Lituania. Nell’originale Bayoren, in Lituania. 191 Nell’originale Botoki, in Lituania. 192 Nell’originale Wirballen, in Lituania. 193 Nell’originale Posheruni, in Lituania. 189 190

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A sera si telegrafò a Parigi la situazione dell’evacuazione; che la Germania considerava ormai fuori legge le bande e gli isolati che sarebbero restati nelle Provincie Baltiche dopo la scadenza e la notizia della conseguente libertà d’azione ai Lettoni e Lituani di agire contro di loro. La stessa cosa fu telegrafata a Reboul e Robinson a Kaunas, a du Parquet a Riga ed al comandante Humbert sulla nave francese Aisne alla fonda a Klaipeda, aggiungendo però che se, in seguito a circostanze eccezionali, un distaccamento tedesco avesse avuto un motivo valido per essere in ritardo, la Commissione ne avrebbe avvisato essa stessa i Governi lettone e lituano per evitare malintesi. Il 10 dicembre la situazione apparve tranquilla e la Commissione lavorò solo il pomeriggio. Decise di recarsi finalmente a Riga per regolare col Governo lettone le questioni che lo riguardavano, nominò la sottocommissione destinata a Berlino per l’esecuzione integrale della cessione dei materiali rotabili e da guerra, specificando di nuovo che dovevano essere dati sotto la direzione ed il controllo del generale Vincent. Da ultimo nominò altre quattro sottocommissioni, destinate alle zone di Liepāja,194 Telšiai,195 Šiauliai196 e Jelgava,197 per poterne ricevere a Šiauliai, nel viaggio di ritorno da Riga, un resoconto dei danni, dei delitti, delle esazioni e delle distruzioni commesse dalle truppe germaniche, tale da stabilire le indennità da far pagare al Governo tedesco. Della sottocommissione di Telšiai faceva parte il tenente italiano Reverberi, con il soldato Lovat e il carabiniere reale Baravalle. L’11 dicembre ci si occupò di nuovo, quasi di sfuggita, della Eiserne Division, quando la Delegazione Germanica comunicò che von Eberhardt, dato il cattivo stato delle strade, che obbligava le truppe a marciare “in condizioni terribili”, diceva difficile ultimare lo sgombero entro la data stabilita e chiedeva alla Commissione di tenerne conto e di trattenere Lituani e Lettoni fino a tutto il 15. Ebbe la risposta che si poteva attendere: quelle difficoltà erano state previste e segnalate, perciò adesso von Eberhardt era il solo responsabile dei ritardi e la Commissione manteneva la scadenza dell’evacuazione al 13. Se però fossero state fornite informazioni abbastanza precise, avrebbe fatto il possibile per evitare scontri dei Lituani e Lettoni con distaccamenti isolati. Poi si passò alla solita antologia di notizie grandi e piccole: un soldato francese era stato aggredito e malmenato all’Hotel Preussischer Hof di Tilsit, un treno di Russi che doveva andare a Danzica era stato indebitamente trattenuto a Kirschau per essere invece inviato a Neisse,198 l’ufficiale francese di controllo a Požerūnai era stato abbandonato dalla sua scorta tedesca proprio quando la sua vita era stata minacciata da un ufficiale tedesco, comandante un gruppo di isolati e che già aveva fatto fucilare tre lituani; il Gruppo Plehwe comunicava d’aver rilasciato tutti i suoi prigionieri lettoni e domandava che la Commissione facesse liberare quelli tedeschi. Come d’abitudine, c’era la comunicazione con cui Hopman esponeva alla Commissione i temi da trattare nell’incontro della giornata. Nella nota di quel giorno rispondeva a quanto gli era stato detto il pomeriggio precedente sui materiali e, dopo aver confermato d’aver inoltrato il documento della Commissione a Berlino per le decisioni in merito, sollevava una serie di obiezioni: del materiale rotabile richiesto e destinato ai governi lituano e lettone si poteva cedere gratuitamente solo quello per la Lituania, perché nei confronti della Lettonia non esisteva alcun impegno; le quantità dovevano ancora essere trattate; il materiale da guerra andava consegnato solo contro quietanza, come pure tutti gli oggetti rimasti nel Paese al momento dell’evacuazione. Poi non era d’accordo sul progetto della Commissione di mandare degli ufficiali alleati a Virbalis 199e Požerūnai200 per prendere in carico il materiale ceduto e rimetterlo alla Lituania, perché contrastava colle istruzioni da lui ricevute. Il Governo Germanico – scriveva – intendeva trattare direttamente, perciò lui 194

Nell’originale Libau, in Lettonia Nell’originale Telsche, in Lituania 196 Nell’originale Shawli, in Lituania. 197 Nell’originale Mitau, in Lettonia. 198 Nysa, in Polonia, non lontano da Wrocław/Breslavia. 199 Nell’originale Wirballen, in Lituania. 200 Nell’originale Posheruni, in Lituania. 195

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chiedeva che la cessione si facesse direttamente da Stato a Stato, lasciando alla Commissione interalleata solo il compito d’assicurarsi della soluzione regolare degli impegni presi. Non era finita: obiettava pure sulla quantità dei materiali da cedere. Vi era discordanza – sottolineava – fra le istruzioni impartitegli dal Governo, il quale, ribadiva, intendeva negoziare direttamente col Governo lituano e più tardi con quello lettone sui quantitativi, mentre la Commissione li prescriveva con precisione in numero e categoria, senza ammettere alcuna nuova discussione, ma anzi inviando degli ufficiali a Berlino per farne effettuare al più presto la consegna. Hopman rifiutava l’affermazione “che tutto il materiale è stato asportato o distrutto” perché, per esempio un deposito governatoriale201 non era stato distrutto ed un’inchiesta fatta sui luoghi avrebbe fatto scoprire nei territori evacuati una quantità notevole di ogni sorta di materiale ancora esistente. Aveva da ridire pure sui saccheggi e sul bestiame ed i cavalli rubati, facendo notare che senza dubbio la popolazione avrebbe profittato dell’occasione per mettere in conto alle truppe in ritirata tutti i danni di cinque anni di guerra. Infine terminava comunicando che la risposta alla nota della Commissione non sarebbe potuta giungere da Berlino prima del 14 dicembre. Alle 10, durante la riunione giornaliera, le questioni minori vennero liquidate in breve e si concentrò l’attenzione su due aspetti: la Divisione di Ferro e i materiali. La prima, disse l’Ammiraglio, stando alle ultime informazioni sarebbe stata a 35 chilometri dalla frontiera ed insisté per una proroga della scadenza. Niessel gli diede la nota di risposta della Commissione e rilevò ancora una volta che tutto si sarebbe potuto evitare se von Eberhardt fosse rimasto in mezzo alle sue truppe a dirigerne di persona la ritirata. Hopman rispose che, essendo nel suo interesse, certo von Eberhardt avrebbe fatto tutto il possibile per rispettare il termine del 13. Riguardo ai materiali, Niessel rilevò la lentezza con cui le autorità germaniche li consegnavano e come un simile ritardo fosse inspiegabile, quando era noto che a Königsberg erano accentrati tutti quelli da consegnare. Hopman lo giustificò con generiche “lentezze burocratiche”, rimarcando come, nonostante ciò, parecchio materiale fosse già stato dato alla Lituania, e che il rimanente lo sarebbe stato non appena fosse giunto il rappresentante lituano incaricato di riceverlo. Poiché la stampa locale stava pubblicando parecchi articoli i quali, secondo Niessel, miravano ad eccitare l’opinione pubblica contro la Commissione, Hopman li giustificò dicendoli dovuti al forte timore della popolazione della Prussia Orientale di fronte al pericolo bolscevico, per cui essa avrebbe voluto veder mantenute sulle frontiere quelle stesse truppe che la Commissione faceva evacuare. Ad ogni modo, aggiunse, egli aveva fatto il possibile, tanto che già sulla “Tilsiter Zeitung” di quel giorno era stato pubblicato un articolo di smentita delle notizie più tendenziose. Chiese poi quando la Commissione intendesse partire per la Lettonia e Niessel gli rispose che non sarebbe successo prima d’aver avuto del Governo tedesco una risposta che desse sicura garanzia della soluzione delle questioni pendenti, né prima della fine dell’evacuazione e del principio del trasporto all’interno della Germania delle truppe ancora in Lituania. Alle sei di sera si mandò alla Delegazione tedesca una nota in cui le si diceva di comunicare il 13 alle ore 22, scadenza del termine dell’evacuazione, la dislocazione esatta di tutti gli elementi della Divisione di Ferro e della Legione Tedesca a quel momento, nonché la lista esatta, la dislocazione e gli effettivi dei loro reparti ancora al di là della frontiera, onde poterne fornire un resoconto al Comando Supremo. Il 13 dicembre 1919 le notizie di Hopman fra le altre cose segnalavano nei pressi di Kichni 202 una numerosa banda armata, dotata di mitragliatrici, per cui la Commissione mandò un telegramma al Governo lituano, avvertendolo ed invitandolo a tenere le proprie truppe a protezione della linea ferroviaria fino alla cessazione d’ogni pericolo d’attacco da parte di bande.

Nell’originale è scritto Deposito di Gubernia, poiché però in russo Gubernija vuol dire semplicemente Governo, nel senso di governatorato, dal contesto è evidente che Hopman si riferisse al deposito del governatorato di qualche luogo non specificato da Marietti. Poiché i Gubernia lituani erano Kowno, Vilnius e Suwalki, e di questi Kowno, cioè Kaunas, era stato oggetto di razzie e saccheggi da parte dei Tedeschi, si può supporre che Hopman si riferisse ad uno degli altri due, ma non ce n’è certezza. 202 Luogo non identificato. 98 201


Riguardo alla Divisione di Ferro, Hopman fece una mezza marcia indietro, sostenendo che, nella nota inviata il giorno prima, quando aveva menzionato un eventuale ritardo della Divisione, non intendeva chiedere una proroga di due giorni, ma soltanto tenere informata la Commissione, secondo il desiderio da essa stessa espresso, su ogni fatto ed ogni possibilità riguardante il movimento della Divisione e che, inoltre, dichiarando fuori legge i gruppi rimasti oltre frontiera dopo il 13 dicembre, intendeva riferirsi a bande o ad isolati e non ad eventuali reparti regolari della Eiserne Division, che per un motivo giustificato fossero in ritardo; pertanto pregava la Commissione di prenderne nota per evitare dolorosi incidenti. Tolte di mezzo un paio di notizie su argomenti diversi, si esaminò una questione lituana: il rappresentante lituano presso la Commissione aveva avvertito che il suo Governo aveva espresso a quello tedesco il desiderio che ogni faccenda che lo concerneva fosse trattata coll’intermediazione della Commissione Interalleata, ma che a Berlino si erano opposti. Di conseguenza la Commissione fece sapere ad Hopman, perché ne avvertisse il suo Governo, che, in virtù delle istruzioni ricevute a Parigi, si riservava il diritto assoluto di regolare tutte le questioni relative all’evacuazione e nella misura che avrebbe giudicato conveniente. Poi telegrafò a Parigi per avvisare il Consiglio Supremo che la Germania cercava d’iniziare negoziati diretti con la Lituania. Nel pomeriggio arrivò la risposta di Hopman relativa ai materiali. Diceva che, dopo l’impegno preso dal suo Governo, tutto il materiale da guerra, all’infuori di quello necessario alle unità per l’evacuazione, doveva rimanere sul posto e sarebbe stato ceduto gratuitamente. Come sottolineò Marietti, in realtà nulla di ciò era avvenuto. Era rimasto in mano ai Lettoni e Lituani quello che avevano preso con le armi o che non aveva potuto essere asportato, pertanto né gli uni, né gli altri dovevano alcun rimborso ai Tedeschi, i quali, invece dovevano rendere gratis quello portato via contrariamente alla parola data. Passando al materiale rotabile, per quanto concerneva i Lituani Marietti osservava che la cessione sarebbe stata gratuita, poiché il Governo germanico stesso l’aveva accettata, come indicava la nota della Delegazione tedesca. Invece, riguardo ai Lettoni, stava al Governo di Berlino, se lo giudicava opportuno, indirizzarsi al Consiglio Supremo a proposito della cessione da farsi a titolo gratuito od oneroso; comunque quel problema non doveva in alcun modo ritardare la consegna del materiale, che doveva essere immediata e il cui quantitativo era stato determinato in base a quello trasferito indebitamente oltre frontiera, perciò le cifre fissate erano in realtà assai inferiori a quanto era stato portato via. Poiché il controllo, ostacolato dai Tedeschi, era stato molto incompleto, quelle cifre rappresentano un minimo favorevole alla Germania, che non si sarebbe potuto ridurre ulteriormente, per cui era nell’interesse del Governo tedesco ordinarne la consegna immediata, così da evitare ulteriori discussioni che avrebbero solo potuto portare ad un aumento. Quanto alla consegna, sarebbe stata fatta da funzionari tedeschi a quelli lituani ed il compito degli ufficiali alleati che avrebbero assistito sarebbe stato di mero controllo. Alle dieci di sera Hopman comunicò che la Legione Tedesca e aveva varcato la frontiera al completo ed era accantonata sulla destra del fiume fra Plaškiai203 Katyčiai204 e Vilkyškiai,205 dove aveva messo il comando. Pure la Divisione di Ferro aveva passato la frontiera e, per dare riposo alle truppe, si sarebbe trattenuta alcuni giorni sulla zona di Memel ove aveva dislocato il comando. Qualche debole elemento di retroguardia era rimasto oltre confine presso Viešvėnai206 e Vėžaičiai.207 L‘ultimo treno germanico col personale ferroviario di Šiauliai aveva lasciato Požerūnai alle ore 15 del 13; tutta la linea ferroviaria fino alla frontiera era passata in mano dei Lituani e, anche se un ufficiale francese di controllo segnalava due distaccamenti germanici provenienti da Naumiestis 208 ancora in marcia nei pressi di Kučiūnai209 diretti a Memel attraverso il territorio Nell’originale Plaschken, in Lituania. Nell’originale Kaodyuliten, che dovrebbe essere Koadjuthen, ora in Lituania. 205 Nell’originale Willkisheken, cioé Wilkischken secondo la nomenclatura tedesca, ora in Lituania. 206 Nell’originale Wewizzany, in Lituania, non lontano da Telšiai. 207 Nell’originale Wiezaycie, non lontana dalla linea ferroviaria da Riga a Tilsit, in Lituania. 208 Nell’originale Nowenyasto, nome in polacco dell’attuale Žemaičių Naumiestis, in Lituania 99 203 204


lituano lungo la frontiera, l’evacuazione era finita. Come si vede, era stata molto meno eroica e combattuta ed assai più controllata e tranquilla di quanto sarebbe stato raccontato in seguito: in realtà era stata una passeggiata preferita ad un viaggio in treno gratis.

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Nell’originale Ziloncha, cioè Zelionka, piccolo villaggio nel comune distrettuale di Lazdijai, in Lituania. 100


Capitolo XI Riga, Kaunas, Berlino, Parigi

Il 14 dicembre 1919 fu la prima giornata veramente tranquilla. Alle 9 si ebbe la risposta di Hopman a proposito dei materiali: accettava che, per sveltirne la cessione al Governo lituano, andasse a Berlino la sottocommissione Jocard, accompagnata dalla Delegazione germanica e, poiché la decisione in merito poteva esser fatta solo in base a negoziati diretti col Governo lituano, il Governo tedesco desiderava avere a Berlino degli appositi rappresentanti Lituani. Gli ordini riguardo alla consegna sarebbero stati direttamente comunicati da Berlino alle stazioni di frontiera di Lauksargiai210 ed Eydtkuhnen211 per cui doveva considerarsi annullata ogni opera di controllo a Tilsit, da dove Hopman pregava pertanto di togliere il controllo del generale Vincent, il cui compito, diceva, era cessato col termine dell’evacuazione; però accettava che gli ufficiali alleati controllassero la consegna in territorio lituano a Virbalis 212 e Požerūnai.213 Passando agli incidenti avvenuti a Šiauliai, Hopman sosteneva di non poter condividere il punto di vista della Commissione sulla responsabilità diretta di von Eberhardt e del suo stato maggiore – il che significava von Fritsch – inquantochè l’inchiesta l’aveva escluso. Faceva notare che von Eberhardt aveva subito fatto pervenire le sue scuse alla Delegazione germanica e, per quanto concerneva l’incidente di Požerūnai, dove gli ufficiali alleati erano stati minacciati di morte e la loro scorta tedesca era svanita, sosteneva che, quando quegli ufficiali avevano lasciato la stazione, v’erano ancora a guardia due ufficiali e sei uomini del distaccamento germanico di protezione. Questo nessuno lo metteva in dubbio, ma, caso mai, viene da dire, non spiegava dove fossero al momento delle minacce: forse dietro l’angolo colle orecchie ben tappate? Alle 11,45 ebbe luogo la solita riunione: erano rientrati pure i distaccamenti menzionati il giorno prima come fuori frontiera, però in territorio lituano c’era ancora la banda armata segnalata presso Kichni,214 mentre pure un’altra, formata da membri del Freikorps Meissel, sembrava trovarsi ancora in Lituania, ma non si sapeva dove. Entrambe vennero dichiarate fuori legge dal Governo germanico. Poi si sentì la Delegazione tedesca dirsi concorde circa le sottocommissioni di Berlino, Virbalis215 e Požerūnai216 ed accordare che, oltre ad esse, fosse costituito un organo tecnico centrale di controllo ad Insterburg, capeggiato dal generale Vincent e composto da due ufficiali e dal suo stato maggiore, due maggiori tecnici – francese e inglese – e da tre commissioni tecniche – lituana, lettone e germanica – più un ufficiale tedesco di collegamento con Berlino. Poiché non sembrava esserci opposizione da parte della Commissione, i Tedeschi affondarono il coltello un po’ di più e affermarono che non poteva avvenire alcuna cessione di materiale rotabile alla Lettonia finché durava lo stato di guerra, però, non appena la Commissione Interalleata avesse preso a Riga accordi col Governo lettone per far cessare le ostilità, Hopman a Berlino avrebbe provveduto a far eseguire la consegna nel modo più rapido. Questa poteva essere una ragione valida alla luce del diritto internazionale, per cui la Commissione non fece commenti e invece domandò d’essere informata di tutti gli spostamenti della Divisione di Ferro all’interno della Germania e quando, l’indomani pomeriggio, Hopman chiese il nulla osta per l’invio per mare da Memel a Swinemünde d’una parte delle forze della Divisione per accelerarne il movimento, la Commissione accettò e telegrafò in tal senso a Parigi ed all’ammiraglio comandante le forze navali alleate del Baltico. Nell’originale Lanzargen, in realtà Laugszarge, ora, in Lituania. Ora Černyševskoe, in Russia, nell’Oblast – provincia – di Kaliningrad, che è l’ex Prussia Orientale, la cui capitale, Kaliningrad, è quanto resta dell’antica Königsberg. 212 Nell’originale Wirballen, in Lituania. 213 Nell’originale Posheruni, in Lituania. 214 Luogo non identificato. 215 Nell’originale Wirballen, in Lituania. 216 Nell’originale Posheruni, in Lituania. 101 210 211


Ma ormai la Divisione di Ferro non era più un problema, lo erano invece i materiali. Forse convinto d’aver ammansito Niessel e gli altri, la sera del 15 dicembre, dopo aver incassato il nulla osta alla partenza della Eiserne Division, Hopman provò il colpo grosso: non si era mai parlato di consegnare gratuitamente il materiale da guerra, ma solo quello rotabile. Oltre a ciò i quantitativi fissati dalla Commissione superavano di parecchio quelli che realmente erano esistiti in Lituania, inoltre nel calcolarli occorreva tener conto anche di quelli lasciativi, perché non era esatta l’affermazione che i materiali erano stati tutti portati via colle armi. Quest’incauta sequenza di affermazioni fece saltare tutto. La risposta fu minacciosamente ferma: la Commissione non poteva che esprimere il suo stupore – modo cortese per dire che era infuriata come non mai ed accusava i Tedeschi di mentire spudoratamente, che poi era quanto stavano facendo – per la nuova interpretazione data al testo formale inviato il 24 novembre dal Reichswehrministerium, a cui la risposta fornita in pari data non lasciava sussistere alcun dubbio circa l’interpretazione data dalla Commissione stessa a tale testo. Era dunque inesplicabile ed inammissibile esprimere, venti giorni dopo l’avviso, che la cessione del materiale da guerra non dovesse essere gratuita. La Commissione aveva chiesto sin dalle prime sedute a Berlino di conoscere la quantità del materiale esistente nei depositi dei paesi occupati, ma fino a quel momento le autorità germaniche non avevano fornito alcuna cifra in proposito, per cui non potevano pretendere di presentarne adesso nessuna che potesse essere considerata valida. La Commissione non ammetteva nessuna discussione su quel punto nelle future deliberazioni che avrebbero avuto luogo a Berlino, ma attendeva la consegna dei materiali prima di comunicare a Parigi che potevano essere attenuate le misure di repressione contro la Germania. Dopodiché fu mandato a Parigi un telegramma per avvertire che i Tedeschi avevano rimesso in discussione la cessione gratuita del materiale da guerra e che la Commissione aveva risposto di non poter modificare il proprio punto di vista. Mentre Hopman si ritirava colle pive nel sacco, alle 8 del mattino del 16 dicembre la Commissione lasciò Tilsit in treno e in nove ore arrivò a Šiauliai, portando con sé von Dirksen ed il capitano von Schubert. Lasciate a Šiauliai per dirigersi alle loro rispettive destinazioni le Sottocommissioni di Šiauliai, Liepāja, e Telšiai, della quale ultima facevano parte i tre italiani tenente Reverberi, soldato Lovat e carabiniere reale Baravalle, la Commissione ripartì alle 9 del 17 dicembre ed arrivò a Riga alle 16. Vi si trattenne alcuni giorni ed incontrò ripetutamente i vertici civili e militari della Repubblica Lettone ed una delegazione estone composta dal ministro degli esteri Birk217 e dal capo di Stato Maggiore Generale Soots. 218 217

Ado Birk nacque nella fattoria di Kulbisaare il 14 novembre 1883. Si diplomò al seminario ortodosso di Riga, studiò all’Accademia teologica di San Pietroburgo e poi studiò legge nelle Università di Tartu nell’anno accademico 19071908, San Pietroburgo nel triennio accademico dal 1908 al 1911 e infine Lipsia nel 1911. Capo dell’ufficio statistico di Tallin dal 1911 al 1912, da quell’anno si diede alla professione legale nello studio di Jan Poska. Nel 1917 fu fatto segretario dell’Assemblea Provinciale Estone e nel 1918 rappresentante dell’Estonia ad Helsinki. Dal 1918 al 1919 fu pure presidente dell’Assemblea Provinciale Estone e del comitato generale delle elezioni della Costituente, della quale fu vicepresidente, carica a cui unì quella di ministro degli Esteri. Assunta per tre giorni la presidenza del Consiglio dei Ministri dal 28 al 30 luglio 1920, dal 1922 al 1926 fece parte della Missione estone in Russia. Tornato ministro degli Esteri nel 1925, dedicò da allora e fino alla fine degli anni ’30 la sua attività alla Chiesa Ortodossa Apostolica Estone. All’arrivo dei Sovietici fu arrestato dall’NKVD. Trasferito nel campo di prigionia di Sosva, nel governatorato di Sverdlosk, fu condannato a morte ma decedé il 2 febbraio 1942, prima dell’esecuzione. 218 Jaan Soots nacque a Küti, fattoria del villaggio di Linna, il 12 Marzo 1880. Volontario nell’esercito russo nel 1900, fu allievo dell’Accademia Militare di Vilna dal 1901 al 1904. Promosso sottotenente di fanteria, partecipò alla Guerra Russo-Giapponese in Manciuria e vi fu decorato. Tenente dal 1° novembre 1907, nel 1910 fu ammesso all’Accademia dello Stato Maggiore a San Pietroburgo e l’11 dicembre fu promosso capitano di Stato Maggiore. Scoppiata la Grande Guerra, ebbe vari incarichi sul fronte austriaco, contro i Tedeschi e sulla costa del Mar Nero, ricevendo numerose decorazioni. Tenente colonnello nel 1916, si brevettò pilota osservatore. Venuta la Rivoluzione di Febbraio, il 4 maggio 1917 fu distaccato al Congresso degli Ufficiali di Terra e di Marina tenuto a Mogilev fino al 27 maggio. Dall’autunno del 1917 partecipò attivamente alla costituzione della 1ª Divisione Estone e ne fu capo di stato maggiore e comandante interinale dal 2 dicembre 1917 fino all’arrivo del generale Laidoner. Colonnello dal 3 aprile 1918, l’11 novembre 1918 fu nominato viceministro provvisorio della guerra e il 24 dicembre Capo di Stato Maggiore 102


Negli incontri non si poté fare a meno di menzionare la Lituania, con la quale – disse il ministro degli Esteri lettone219 – esisteva comunanza di razza. Certo, negli ultimi tempi v’erano stati piccoli disaccordi circa le operazioni sul fronte bolscevico e quelle in comune contro i Tedeschi, ma, riguardo a queste ultime, i disaccordi si erano ormai cordialmente dissipati dopo l’evacuazione germanica; per le altre si sarebbe potuto certo di lì a breve trovare un terreno adatto ad un accordo e c’era la speranza di costituire colla Lituania, l’Estonia, la Polonia e la Finlandia, un’intesa cordiale di tutti e cinque gli Stati Baltici, che si erigesse a barriera sia contro il pericolo slavo, sia contro il pericolo tedesco, sia contro un’eventuale unione germano-russa. Il 21 dicembre Marietti scrisse che era stata una fortuna che la Commissione fosse venuta a Riga per chiarire la propria linea di condotta, inquantoché la diffidenza ed il malumore verso di essa erano, fino a pochissimo prima, assai grandi, a causa del pregiudizio che avrebbe agito, o piuttosto non agito, come tutte le altre Commissioni. Il malumore dipendeva dall’arresto imposto dalla Commissione alle operazioni militari dei Lettoni, i quali ignoravano – e vi era chi aveva forte interesse a lasciarglielo ignorare – che la ragione dell’imposizione stava nella necessità di fermare le truppe tedesche pronte a passare i confini della Prussia Orientale. Successivamente, riassumendo una conversazione con una delegazione recatasi a Kaunas per accordi col Governo lituano, Marietti riportò che secondo i Lettoni: “la frontiera tra Lettonia e Lituania sarà in massima quella antica dei governatorati con le seguenti eccezioni: ad ovest lungo il mare i lituani chiedono una striscia di territorio che comprende Polangen, 220 centro del commercio dell’ambra (dopo Königsberg); la correzione ha poca importanza ed è accettata dai lettoni, purché la popolazione locale acconsenta, i quali sono anche disposti a fare concessioni per l’uso del porto di Libau.221

Operativo. In connessione col riordino dell’esercito del 24 gennaio 1919, diventò Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il 17 settembre 1919 fu promosso maggior generale. In aspettativa per attività parlamentare dal 27 marzo 1920, il 25 gennaio 1921 fu nominato ministro della Guerra, ma si dimise il 2 agosto 1923. Riebbe la stessa carica il 16 dicembre 1924 e fino al 4 marzo 1927. Sindaco di Tallinn nell’aprile 1934, lo fu di nuovo dal maggio del 1938 al dicembre del 1939. All’arrivo dei Sovietici, fu arrestato dall’NKVD il 20 settembre 1940. Nel 1941, dopo un lungo interrogatorio a Tallinn, fu trasportato in Russia, dove morì il 6 febbraio 1942, nel campo di lavori forestali di Ussolag. 219 Zigfrīds Anna Meierovics nacque il 5 febbraio 1887 a Durbe. Laureatosi nel 1911 nella Facoltà di Commercio del Politecnico di Riga, cominciò ad insegnare e ad interessarsi di politica. Sfollato a Mosca allo scoppio della Grande Guerra, aderì al Comitato Centrale Lettone per i profughi e, oltre ad altre cariche, ebbe pure quella di membro del Comitato organizzatore dei Battaglioni dei Fucilieri Lettoni. Dopo la Rivoluzione di Febbraio tornò a Riga ed iniziò un’intensa attività politica locale. Sfollato di nuovo, stavolta a San Pietroburgo alla fine dell’estate 1917 a causa dell’offensiva tedesca, in settembre partecipò come membro della delegazione lettone al Congresso delle Piccole Nazioni della Repubblica Russa a Kiev e nell’ottobre 1917 fu eletto nel comitato direttivo di sette membri, che si stava preparando per l’istituzione del Consiglio Nazionale. Il Consiglio Nazionale Provvisorio Lettone si riunì per la sua prima sessione il 29 novembre 1917 e all’inizio di luglio 1918 lo mandò a Londra via Stoccolma come proprio rappresentante. L’11 novembre del 1918 Meierovics ottenne un primo riconoscimento scritto de facto della Lettonia dal ministero degli Esteri britannico. Sette giorni dopo, il 18 novembre 1918, il nuovo Consiglio del Popolo di Riga dichiarò l’indipendenza. Il 19 novembre Meierovics divenne ministro degli Esteri e in tale veste partecipò alla Conferenza di Pace dal gennaio 1919. Dopo il colpo di stato sostenuto dai Tedeschi rifiutò l’offerta di far parte del governo Niedra. Salito al potere Ulmanis, Meierovics fu richiamato a Riga sempre come ministro degli Esteri e il 25 novembre 1919 dichiarò guerra alla Germania. Si dové in gran parte a lui se nell’agosto 1920 la Lettonia concluse il trattato di pace con la Russia, vedendosi riconoscere indipendente, e se fu riconosciuta legalmente indipendente prima da Roma, poi da Parigi e infine da Londra, Tokio e Bruxelles nel 1921. Presidente del Consiglio dei Ministri nel giugno del 1921, ministro degli Esteri nel successivo governo, tornò presidente del Consiglio nel 1923-24, poi rimase fuori dal governo seguente e, caduto questo nel dicembre del 1924, riebbe il portafoglio degli Esteri nel gabinetto successivo. Morì in un incidente stradale il 22 agosto 1925. 220 Palanga, in Lituania. 221 Liepāja, in Lettonia. 103


La ferrovia che collega Mitau 222 con Libau entra ed esce dal territorio lituano; è intenzione dei Lettoni, appena possibile, di costruire un tronco Mitau-Libau; nell’attesa chiedono di poter esercire essi stessi l’attuale linea compresa la stazione di diramazione di Murawievo, 223 garantendo in modo assoluto che non s’immischieranno nell’amministrazione del territorio. Un accordo non ha potuto essere raggiunto. Forse una soluzione può essere quella di collocare una commissione interalleata a Murawievo per dirimere i conflitti. Più grave e delicata è la correzione verso Dwinsk,224 non però urgente, inquantochè Dwinsk è attualmente in mano dei bolsceviki ed i Lituani tengono la fronte della Dwina da Dwinsk a Zargrad.225 Prima della guerra Dwinsk contava 200.000 abitanti di cui 150.000 ebrei. Allo scoppio della guerra e durante questa gli ebrei si ridussero a 30.000 cosicché per il momento gli ebrei, i lettoni ed i polacchi si equivalgono in numero. Lettoni e polacchi sperano di avere dalla loro gli ebrei che ritorneranno. Sarà questa una grossa questione da risolversi fra polacchi, lettoni e lituani o, per essi, da chi dovrà determinare le frontiere. I lituani vi porteranno lo spirito megalomane proprio delle piccole nazionalità; i polacchi la loro tendenza espansionista; i lettoni, gente assai più pratica, non appaiono intransigenti sul possesso di Dwinsk, ma intendono poter disporre liberamente di tutto il corso della Dwina per ricavarne la forza motrice elettrica valutata 600.000 cavalli. 226 Un altro punto sul quale non è stato possibile un accordo, è la cessione all’esercito lituano di una parte del fronte lettone-bolscevico. L’esercito lituano, oltreché in via di costituzione, come l’esercito lettone, è assai debole per inquadramento e servizi e forse anche per spirito combattivo, poiché deriva da una popolazione eminentemente agricola. Poiché però il paese è stato ormai liberato dall’occupazione tedesca ed i lettoni hanno promesso sicuro concorso di forze qualora i tedeschi intendessero avanzare di nuovo (e per questo una quarta divisione è in formazione a Libau), sembra naturale la richiesta dei lettoni che i lituani raccolgano le loro forze e le impieghino contro i bolsceviki. I lettoni, il cui esercito presenta già oggi notevoli caratteri di solidità a malgrado della scarsezza di mezzi logistici, hanno operato contro i tedeschi con saggio criterio militare. Sebbene le operazioni di Judenitch volgessero in prima sconfitta, non esitarono a sguernire il loro fronte bolscevico, lasciandone quattro soli reggimenti contro trentanove reggimenti bolscevichi presenti ed a raccogliere tutte le loro rimanenti forze (due divisioni) attorno a Riga, donde le lanciarono alla cacciata dei tedeschi. Ora i lettoni intendono riportare le due divisioni sul fronte bolscevico (lasciando a Libau la quarta divisione di reclute) per operare in concorso colle forze estoni alla cacciata dei bolscevichi verso est ma per questo occorre loro di diminuire l’ampiezza della fronte; di qui la richiesta fatta ai lituani. … ciò che però difetta nell’esercito lettone, come del resto in tutti gli eserciti di nuova formazione, sono i materiali. 222

Jelgava, in Lettonia. Mažeikiai, in Lituania. 224 Daugavpils, in Lettonia. 225 Jersika, in Lituania. 226 Può sembrare una piccola produzione, perché 600.000 cavalli vapore corrispondono ad appena 441.299 Kilowattora, cioè a 441,29 Megawatt. Nel 2010 le turbine della Centrale Idroelettrico di Riga, a Salaspils arrivavano a 402 Mw e producevano 792 Gigawatt, ma, quando fu completata nel 1925, la centrale idroelettrica di Aiviekste, la prima in Lettonia, non raggiungeva 1 Mw e nel 2010 produceva solo 0,8 Megawatt. 104 223


A proposito di questi, mentre una larga concessione da parte dell’Intesa ai lituani sarebbe probabilmente poco redditizia, la concessione ai lettoni avrebbe probabilmente buoni risultati, poiché a giudicare almeno da quanto ho avuto occasione di vedere, le truppe e gli ufficiali di ogni grado danno una impressione di solidità e di serietà non disprezzabili.”XCV Concludeva Marietti che il mantenimento dell’indipendenza in futuro sarebbe dipeso da un aspetto “sempre molto difficile, a meno che non intervenga una forza direttiva estranea, è il coordinamento nel tempo e negli obiettivi di tutti questi piccoli eserciti. E’ a tale mancanza di coordinamento che bisogna ascrivere i continui successi bolscevichi; per quanto mediocremente condotti e per quanto costituiti con forze scadenti, gli eserciti bolscevichi hanno finora avuto modo di raccogliere sul tratto minacciato la superiorità di forze necessaria per il successo. Anche qui, come sempre e come dovunque, il comando unico s’impone. Ma a questo punto ci si può domandare: ottenuto il comando unico, avranno questi piccoli eserciti la lena per operazioni risolutive o non piuttosto, dopo un primo periodo di azione concorde ciascuno non obbedirà alla forza centrifuga derivante da propri interessi particolari?”XCVI Marietti vedeva lontano. Ciò che lui diceva sarebbe stato ripetuto dai diplomatici italiani negli anni fra le due guerre mondiali e sarebbe stato alla base di scelte come quella proposta ed attuata nei primi anni dopo la Guerra Fredda dal generale danese Clemmesen di organizzare in comune fra i tre Paesi Baltici almeno un istituto superiore di formazione degli ufficiali. Tornando al 1919, partita da Riga alle 11 di sera del 22 dicembre 1919, il 23, antivigilia di Natale, la Commissione si fermò a Mitau 227 dalle 9 alle 11,30 per constatarvi le devastazioni fatte dai Tedeschi del Corpo Franco Rossbach e alle 15 arrivò a Šiauliai228 che, come sappiamo, aveva subito danni ingentissimi, ai quali fu dedicato un sopralluogo di circa tre ore. Alle 18 ci fu una cena – all’inglese definita “pranzo” – offerta dalle autorità locali. Annotò Marietti: “Al pranzo hanno parlato il parroco ed il rabbino, ciascuno perorando la causa dei propri correligionari ed esprimendo sentimenti patriottici. La questione degli ebrei in tutte le regioni dell’Oriente d’Europa è assai complessa, ma in nessun luogo come in questi paesi assume caratteri di così vitale importanza per lo Stato. Per effetto della intolleranza germanica della persecuzione russa, nonché in conseguenza del desiderio della Russia di snazionalizzare queste terre, lungo i confini della Russia è venuta addensandosi una proporzione di ebrei tale da costituire spesso una reale potenza. Basta pensare che a Varsavia su 800.000 abitanti 300.000 sono ebrei e che a Dwinsk 229 ve ne sono 80.000 su 200.000, per la maggior parte dediti al commercio, per comprendere quale influenza essi esercitino, o pretendano esercitare, non soltanto sulla vita commerciale, ma anche sulla vita politica. Quando ad esempio, il Generale Niessel ebbe a trattare a Varsavia colle varie personalità polacche, dai capi della comunità israelitica egli si sentì chiedere non soltanto parità di trattamento cogli ortodossi e coi cattolici, ma un numero determinato e corrispondente al rapporto numerico tra gli ebrei ed i cittadini di altre religioni in tutte le cariche ed in tutti gli impieghi di governo, deputati, ufficiali ecc. 227

Jelgava, in Lettonia. Le due città distano meno di 90 chilometri l’una dall’altra. 229 Daugavpils, in Lettonia. 105 228


Le condizioni degli ebrei in Lituania e Lettonia non sono infelici dal punto di vista religioso poiché non esistono intolleranze o proselitismo; anche dal punto di vista politico le condizioni sono soddisfacenti. Economicamente invece esiste nella comunità ebraica notevole differenza tra pochi commercianti agiati, non numeroso medio ceto ed un numeroso proletariato; situazione questa creata dal fatto che, essendo il commercio e l’industria quasi completamente nelle mani degli ebrei, si determinano naturalmente i diversi gradi di agiatezza. La parte agiata ed il medio ceto sono disposti a seguire l’indirizzo nazionale dei governi attuali; il proletariato invece tende a seguire quella corrente che ritiene possa toglierlo dalla miseria in cui si dibatte. Ragione questa per cui, cosa strana per la mentalità occidentale in riguardo agli israeliti, questi rappresentano in oriente una discreta percentuale fra i bolscevichi. Chi intende studiare e risolvere i problemi dell’oriente non deve dunque trascurare il fattore israelitico. Questo ha compreso particolarmente l’America230 (od almeno la parte dell’opinione pubblica guidata dai giornali diretti da ebrei) che ha preso nettamente posizione in favore degli ebrei e che, per trattare i numerosi affari, di cui qui sta gettando le fila, si serve naturalmente dei commercianti israeliti.”XCVII Marietti faceva poi alcune considerazioni sulla presenza e le intenzioni dei Russi, o meglio degli eserciti russi, tanto bianchi, che cercavano di farsi prendere al servizio di una o di tutte le tre Repubbliche, quanto rossi e diceva che, specie i Bianchi, lo facevano perché era “intimo pensiero di tutti i russi di rimettere i nuovi stati baltici sotto il potere russo e di ricostituire appena possibile l’antico regime, la grande Russia. Essi però non pensano che questi nuovi stati non potranno mai adattarsi ad un ritorno all’antico dopo di aver gustato la libertà e l’indipendenza, anche a costo di diventare i vassalli economici di qualche potenza occidentale. E’ questo il punto delicato della questione baltica: stati indipendenti in modo assoluto (programma inglese), federazioni di stati (programma francese). Recenti dichiarazioni di Lloyd George indicherebbero che l’Inghilterra intende ora di seguire la politica francese sulle cose della Russia, se ciò avverrà, sarà senza dubbio un bene, inquantoché soltanto da una federazione di Stati che si verranno a formare successivamente, è da sperare la rigenerazione dell’antica Russia. Seguendo questo principio, si dovrebbe pure appoggiare il movimento, che si viene delineando per la costituzione di forze della Russia Bianca. In Finlandia si va costituendo un esercito russo bianco con capo il generale Juskowski (o nome analogo); anche questo dovrebbe essere trasportato in Lettonia, perché [è] dal territorio lettone che deve necessariamente partire per muovere alla liberazione della Russia Bianca. Ma anche qui si presenteranno le stesse difficoltà che per Judenic, perché i Russi sono tutti gli stessi. A complicare la questione pare che anche in Polonia si pensi alla costituzione di forze bianco-russe.”XCVIII 230

Nel giugno del 1918 una delegazione del Consiglio nazionale di Lituania, che rappresentava 700.000 lituani del milione residente negli Stati Uniti, aveva presentato a Washington al presidente Wilson un memoriale in cui sosteneva il diritto della Lituania ad essere riconosciuta come Stato indipendente alla fine della guerra, rimarcando che 25.000 emigrati lituani stessero militando nell’Esercito americano in Europa. Dopo l’incontro la delegazione affermò che Wilson aveva garantito l’indipendenza quando i Lituani avessero dato prova della loro capacità d’autogovernarsi; cfr. “I Lituani d’America portano a Wilson i voti della loro Patria”, su “La guerra europea”, rassegna settimanale, n. 1, IX serie, 16 giugno 1918, pag. 16. 106


Proseguendo il viaggio, la Commissione arrivò la sera a Kaunas, dove ebbe un’ottima accoglienza. “23 Dicembre. La Commissione alle ore 23.30 arriva Kowno, ricevuta alla stazione dalle autorità civili e militari lituane. I capi missione passano in rivista la compagnia d’onore, e, dopo i discorsi di benvenuto, si accomiatano. 25 Dicembre. Ore 16 Riunione col Governo lituano. Niessel. – Spiega i motivi che hanno indotto la Commissione a seguire la linea di condotta che essa ha tenuto per fare effettuare dai Tedeschi l’evacuazione, che ora è completa. Tuttavia la grave preoccupazione che le truppe rientrate non vogliono sgomberare la piccola Lituania (territorio fra Niemen e frontiera lituana) ha spinto la Commissione ad esigere dal governo germanico ch’esse venissero trasportate al più presto oltre l’Oder il che a tutt’oggi ha avuto realizzazione per 18.000 circa; solo la Eiserne Division e la Deutsche Legion ovverosia un complesso di circa 11.000 uomini sono tuttora in tale zona, ma appena giunta a Berlino la Commissione esigerà il loro immediato sgombro. In quanto alle bande di isolati, che eventualmente potessero ancora trovarsi in paese, il governo lituano agisca contro di essi come contro banditi. Ricorda che i Governi dell’Intesa hanno invitato i paesi baltici ad espellere anche i civili tedeschi nella misura che essi ritengono conveniente, e spera che anche la Lituania seguirà tale linea di condotta. Invita ad agire nel modo più energico contro i bolscevichi, e consiglia a tale proposito di agire in istretta unione con la Latvia231 per effettuare una efficace azione comune. Infine la Commissione agirà colla massima energia consentitale dalle istruzioni che ha ricevuto in proposito dal Consiglio Supremo, perché la Germania adempia a pieno ai suoi obblighi per quanto concerne la consegna del materiale rotabile e del materiale da guerra. Essa farà pure tutto il possibile per forzare la Germania al risarcimento delle indennità pecuniarie per i danni arrecati alla Lituania e per la restituzione dei cavalli e del bestiame, pur non nascondendo la gravità del compito, per facilitare il quale prega il Governo lituano di consegnare un riassunto sommario delle reclamazioni riguardanti tali danni. Presidente del Consiglio. – Ringrazia la Commissione per l’opera già svolta e per quella che svolgerà ancora a favore della Lituania. Richiama però ancora una volta l’attenzione della commissione sulla imprescindibile necessità della Lituania di poter ottenere al più presto dai Tedeschi la riconsegna dei cavalli e del bestiame perché la Lituania, paese agricolo, ha molto sofferto della guerra, tanto per la piccola quanto per la grande proprietà rurale, ed il primo compito del Governo, per una reale ricostituzione del paese, deve partire innanzitutto dal miglioramento delle condizioni agricole di esso. Ore 19.30 Pranzo in onore dei capi-missione e trattenimento serale. 26 Dicembre 1919. Ore 13 Colazione in onore di tutti gli ufficiali componenti la missione. Discorsi del Presidente della repubblica, del Presidente del consiglio, del Generale Niessel, del Generale Marietti e degli altri capi missione.”XCIX

231

Lettonia. 107


La sera portò un regalo di Natale da Parigi, un telegramma con cui il Consiglio Supremo comunicava di considerare terminato, con l’evacuazione il compito della Commissione, la quale avrebbe ora dovuto provvedere alla consegna del materiale rotabile da parte della Germania: era quasi finita! A mezzanotte la Commissione lasciò Kaunas in treno. L’indomani in Prussia fece i bagagli e il 28 dicembre giunse in treno a Berlino. Il 29 dicembre la Commissione ascoltò il rapporto del maggiore Jocard riguardo alle trattative sui materiali; andò com’era da aspettarsi: male. “Il comandante Jocard, inviato in precedenza a Berlino per trattare la cessione di materiali colle autorità tedesche riferisce: 1° per il materiale ferroviario nulla è stato fatto; il numero di locomotive e di vagoni dichiarato dall’ammiraglio Hopman come consegnato ai Lituani entro il 15 Dicembre non corrisponde alla realtà; è stata persino contestata la questione di principio ed al Ministero dei lavori pubblici non sono a conoscenza della questione. 2° per il materiale da guerra il governo tedesco ha dapprima contestata la gratuità, poi, con una nota del 20 Dicembre diretta al governo lituano, ha concesso gratuitamente una certa quantità di materiale, che corrisponde a quella chiesta dalla Commissione, ad eccezione delle munizioni, degli aeroplani, delle automobili; La cessione avverrà entro il 15 Gennaio 3° Quanto allo sgombro delle truppe finora non risultano passati che due treni da Insterburg; si pretestano un’epidemia e le feste di Natale.”C Tralasciando una questione marginale di cui si dové occupare Niessel perché lo riguardava, la Commissione telegrafò a Parigi per informare sulla lentezza nel negoziato sui materiali e poi alle missioni di Riga e di Kaunas perché avvertissero i Governi che, per decisione del Consiglio Supremo, la Commissione non avrebbe potuto trattare delle indennità e della restituzione del bestiame. L’indomani, 30 dicembre, ci fu l’incontro colla Delegazione germanica. Venendo a parlare del materiale ferroviario, Hopman riferì che il suo Governo era pronto a consegnare gratuitamente alla Lituania 64 locomotive e 784 vagoni e così pure quel materiale che in luglio aveva affidato ai Lituani, cioè 30 locomotive e 500 vagoni. Per il materiale, che risultava in eccedenza fra quanto stabilito dalla Commissione nella sua nota del 10 dicembre e quanto fissato dal Governo del Reich, quest’ultimo era disposto a consegnarlo contro pagamento, od in conto riparazioni, mediante speciali trattative col Governo lituano, però rifiutava nel modo più assoluto la cessione del materiale chiesto per la Lettonia, dato lo stato di guerra fra i due paesi. La Germania chiedeva di consegnare il materiale ad Insterburg, dove le commissioni di controllo ne avrebbero verificato le condizioni tecniche ed avrebbero deciso le questioni di dettaglio della consegna stessa. Per chiudere, Hopman indicò che a capo della Commissione tecnica tedesca era stato nominato il generale Ehrardt232 col maggiore von Alten233 per segretario. La Commissione prese atto di quanto concerneva le cifre del materiale e le modalità di cessione, stabilite dal Governo germanico, ma decise che la consegna dovesse avvenire a Virbalis234 ove si 232

Dovrebbe essere lo stesso generale al comando delle forze di sicurezza confinaria in Prussia Orientale, citato da Winnig e von Fritsch nel primo incontro colla Commissione. 233 Georg von Alten, nato ad Altona il 30 novembre 1875 in una nobile famiglia di militari e diplomatici, entrò nel Corpo dei Cadetti e nel 1895 fu nominato alfiere. Nel 1911 era capitano di cavalleria. Fu sul fronte francese e alla fine della guerra era maggiore. Ammesso nella Reichswehr ridotta nell’ottobre 1919, fu promosso tenente colonnello nel 1923 e colonnello nel 1928. Lasciò il servizio attivo l’anno dopo. Fu richiamato nel 1939, promosso generale di brigata e impiegato nel comando di due campi di prigionieri, prima in Germania e poi in Norvegia. Dal giugno al settembre 1940 fece parte dell’amministrazione militare tedesca in Francia, poi comandò di nuovo dei campi di prigionia finché non fu messo in congedo assoluto per limiti d’età nel luglio del 1942. Morì a Schelenburg il 5 settembre 1950. 108


sarebbe trovato il personale interalleato e lituano e che di conseguenza il personale tedesco si sarebbe dovuto recare ad Ejdkunen,235 mentre solo il generale Vincent e due ufficiali sarebbero rimasti ad Insterburg per tenersi in contatto con Ehrardt. Passando al materiale bellico le cose si fecero meno facili. Il Governo tedesco consegnava gratuitamente alla Lituania: 24 cannoni da 77 mm.; 12 obici da 105 mm.; 20 bombarde; 5.000 fucili; 200 mitragliatrici leggere e 100 pesanti; ma si opponeva alla cessione delle munizioni chieste perché superavano di molto quelle asportate dalle truppe germaniche e quelle disponibili in Germania. La Commissione non si smosse e mantenne le cifre stabilite con la sua nota del 10 dicembre. Il tentativo seguente riguardò le automobili: il Governo tedesco non le considerava materiale da guerra e pertanto non poteva aderire alla cessione. La Commissione rispose di non poter modificare il proprio punto di vista ed esigé la cessione di esse nei quantitativi fissati. I Tedeschi presero nota e passarono ad obiettare riguardo al materiale telefonico e telegrafico: quello domandato dalla Commissione corrispondeva alla dotazione di tre divisioni, perciò era esagerato perché non c’erano mai state tante nelle Province Baltiche. La Commissione obiettò che la valutazione poteva non essere esatta a causa del mancato – cioè impedito dai Tedeschi – controllo interalleato, però corrispondeva al materiale necessario per il funzionamento della rete ferroviaria che era stata a disposizione delle truppe germano–russe e ne chiedeva la cessione in base ai dati stabiliti. Sulle sanzioni da infliggere ai responsabili di insulti ed attentati al personale alleato, i Tedeschi diedero risposte vaghe e fecero promesse altrettanto vaghe, sentendosi ribattere che erano insufficienti e la questione troppo grave perché ci se ne potesse contentare, perciò si esigeva di conoscere al più presto le misure realmente prese a carico dei colpevoli, caso per caso. La Delegazione germanica cambiò argomento e riferì che il trasporto verso l’interno della Eiserne Division e della Deutsche Legion era iniziato il 27 dicembre, in ragione di tre treni al giorno per la prima e di uno per la seconda, stava continuando regolarmente e sarebbe stato terminato il 4 gennaio per la Legione e il 5 per la Divisione, anche se alcuni soldati stavano tornando alle proprie case ed altri erano rimasti come gruppi di colonizzazione. Terminato l’incontro, la Commissione cercò una soluzione allo stallo relativo alla Lettonia e la trovò con un cavillo: poiché non aveva presentato al Governo tedesco due liste separate, ma una sola con cifre complessive per Lituania e Lettonia insieme, poteva comunque esigere tutto, valendosi della Lituania. Mandò dunque una nota alle missioni militari francesi ed inglesi a Kaunas e Riga con cui pregava d’avvertire i due governi che, per scavalcare il rifiuto dei Tedeschi di consegnare il materiale ferroviario alla Lettonia a causa dello stato di guerra, aveva deciso di servirsi della Lituania come intermediaria, perciò il materiale ceduto ai rappresentanti lituani sarebbe dovuto in realtà essere poi ripartito nella proporzione di 2/3 alla Lituania ed 1/3 alla Lettonia. Il terzo così ceduto sarebbe stato dapprima un prestito lituano alla Lettonia, ma poi si sarebbe trasformato in cessione man mano che i Tedeschi avessero proseguito nelle consegne eccedendo le quantità dovute alla Lituania. A Kaunas fu mandato un ulteriore avviso: secondo informazioni inglesi, a Memel vi sarebbero stati dei distaccamenti della Divisione di Ferro, del Corpo Rossbach e della Legione Diebitsch che, col sostegno dei partiti di destra di Königsberg, dei migliori ufficiali della Germania, degli ufficiali dell’armata dell’ovest e della nobiltà del Baltico, erano intenzionati ad entrare in Lituania in piccoli gruppi, mentre un altro, di circa 100 uomini sotto il comando del tenente Jordan, stava per seguirne l’esempio. I Delegati lituani in sostanza lo sapevano già; infatti a loro volta segnalarono alla Commissione sia l’infiltrazione di agitatori tedeschi in territorio lituano per tentare di scatenarvi un movimento bolscevico ed offrire alla Germania il pretesto per un nuovo intervento in Lituania, sia che la 234 235

Nell’originale Wirballen, in Lituania. Ora Černyševskoe, in Russia. 109


penetrazione di alcuni piccoli distaccamenti tedeschi aveva già dato luogo ad alcuni incidenti nei villaggi di frontiera. La sera un telegramma da Parigi avvertì la Commissione che sarebbe potuta rientrare in Francia appena avesse regolato le questioni in quel momento oggetto dei negoziati a Berlino, astenendosi però dal trattare col Governo germanico le riparazioni per i danni in Lituania e Lettonia. Il 3 gennaio 1920 telegrafarono da Parigi: “Il Consiglio Supremo delle Potenze Alleate ed associate esprime la sua completa soddisfazione per il modo ammirevole col quale la Commissione ha portato a termine il compito particolarmente difficile e delicato che gli era stato affidato per le Provincie Baltiche come per i risultati interamente favorevoli che ha ottenuto.”CI Anche il Maresciallo Foch si associò alle felicitazioni: una bella soddisfazione. Il giorno dopo, i negoziati sulle cessioni andarono avanti. I Tedeschi presentarono una nota in cui insistevano per ottenere una riduzione del totale delle munizioni di fanteria a 10 milioni di cartucce e contestavano di nuovo le cessioni di automobili, materiale telegrafico e telefonico nonché il rilascio dei prigionieri di guerra. La Commissione non si smosse, perciò la Delegazione germanica cedé ed approvò la nota presentatale, impegnandosi, per conto del Reich, a consegnare tutto il materiale ferroviario gratuitamente alla Lituania nella misura stabilita dalla Commissione; promettendo formalmente la consegna sul luogo designato dalla Commissione e di terminarla entro il 15 gennaio; accettando di fare in seguito altre concessioni a titolo d’onere in conto riparazioni e consentendo a consegnare tutto il materiale da guerra indicato nella nota del 10 dicembre, salvo lievissime modifiche per cui avrebbe dato 20 autocarri invece di 20 automobili e qualcosina di meno dello stabilito per il materiale telegrafico e telefonico. Infine prometteva una risposta circa il materiale ferroviario ed i prigionieri da rendere alla Lettonia appena il Governo avesse deciso in merito. La Commissione prese atto di tutte le dichiarazioni, rispondendo di non voler lasciare Berlino finché non avesse ricevuto dal generale Vincent la conferma delle prime consegne e l’assicurazione che non vi fosse alcun dubbio sulle successive. Spedito il solito rapporto telegrafico a Parigi, si mandò un telegramma pure a Vincent per pregarlo di avvertire subito appena fossero giunti a Virbalis 236 i primi materiali destinati alla Lituania Il giorno dopo, 5 gennaio 1920, Niessel ebbe udienza dal cancelliere del Reich Bauer 237 e in seguito la raccontò alla Commissione. Secondo la sua impressione, Bauer, più delle autorità locali con cui fino a quel momento loro erano stati in contatto, aveva sentimenti conciliativi e desiderava raggiungere una soluzione definitiva della questione di cui la Commissione era incaricata, però era ostacolato da tutte le autorità militari e tecniche, le quali approfittavano delle loro particolari Nell’originale Wirballen, in Lituania. Gustav Adolf Bauer nacque a Darkehmen nella Prussia Orientale il 6 gennaio 1870. Di modesta famiglia, non andò oltre la licenza elementare e nel 1888, per malattia, gli fu amputata una gamba. Lavorò come impiegato nel rinomato studio legale Friedmann e ne fu capo ufficio dal 1893 al 1895, quando fondò l’Associazione centrale degli impiegati d’ufficio tedeschi, che diresse fino alla fusione nel 1908 coll’Associazione degli amministratori dell’assicurazione sanitaria. La sua attività sindacale gli fece perdere il lavoro fin dal 1902 e, dopo circa un anno in proprio come oste, nel 1903 divenne capo a tempo pieno della Segreteria Centrale dei Lavoratori e dal 1908 al 1918 fu secondo presidente della Commissione Generale dei Sindacati tedeschi. Nel frattempo era stato eletto al Reichstag nel 1912 nelle file dei Socialdemocratici. Nell’ottobre del 1918 il nuovo Cancelliere dell’Impero, principe Max di Baden, lo nominò ministro del Lavoro e tale rimase dal febbraio 1919 nel successivo governo di Scheidemann, al quale successe il 20 giugno 1919 come Cancelliere dell’Impero. Nel corso del suo mandato da cancelliere statalizzò le ferrovie, intraprese una profonda riforma fiscale e fece firmare e ratificare il Trattato di Versailles. Si dimise dopo il Putsch di Kapp nel marzo 1920, ma nel governo seguente ebbe il ministero del Tesoro e dal 1° maggio pure quello dei Trasporti, che tenne fino al 25 giugno 1920. Restò fuori dal governo per circa un anno e ci rientrò, ancora come ministro del Tesoro e vicecancelliere dell’Impero, il 10 maggio del 1921, restando in carica fino a novembre del 1922, poi lasciò l’attività parlamentare. Dopo l’avvento del Nazismo, nel maggio del 1933, fu arrestato per reati fiscali, ma l’accusa non poté essere provata, perciò fu rilasciato. Morì a Berlino il 16 settembre 1944. 110 236 237


competenze per opporsi o creare ritardi. Si era mostrato soddisfatto d’apprendere le lagnanze dei Commissari contro le autorità della Prussia Orientale, che avevano mentito costantemente, tenendolo all’oscuro. Aveva ringraziato la Commissione per il ritiro delle truppe germano-russe, asserendo che il Governo tedesco da solo non sarebbe mai riuscito ad ottenerlo a causa degli ostacoli creati dalle autorità militari e per i riguardi dovuti all’opinione pubblica. Aveva sancito quanto era stato stabilito per la cessione dei materiali alla Lituania e, in linea in massima, alla Lettonia, con la quale – aveva anticipato a Niessel – riteneva che, dopo il Consiglio dei Ministri di quello stesso giorno, sarebbero probabilmente state riprese le relazioni diplomatiche. Infine aveva presentato le sue più ampie scuse per gli incidenti accaduti agli ufficiali di controllo, promettendo di interessarsi personalmente ai provvedimenti in corso contro i colpevoli. Il 6 gennaio mattina la Delegazione germanica consegnò la nota firmata concernente il testo approvato nella seduta di due giorni prima. Poiché non si fidavano per niente, i commissari lo rilessero attentamente e si accorsero che i Tedeschi, nella traduzione nella loro lingua, avevano alterato il testo francese, il quale era a sua volta la traduzione del testo tedesco presentato in precedenza dalla Delegazione ed approvato il 4 gennaio dalla Commissione, e l’avevano modificato così da far “risultare che, una volta avvenuta la consegna dei materiali ferroviari e da guerra, sarebbe cessato per la Lituania ogni ulteriore diritto a riparazioni di sorta.”CII Contemporaneamente i Tedeschi presentarono una nota in cui fra le altre cose si diceva che, appena le lagnanze contro i generali von Estorff e von Eberhardt fossero state in possesso del Ministero della Reichswehr, le indagini sarebbero state condotte rapidamente e resi noti alla Commissione i risultati, in base ai quali sarebbero state prese le conseguenti misure e fatte le opportune comunicazioni di sanzione; e chiunque avesse un minimo d’esperienza militare capiva benissimo che sarebbe finito tutto in niente. Per chiudere, il Consiglio dei Ministri aveva stabilito che il materiale per la Lituania e la Lettonia venisse rapidamente consegnato per la metà di gennaio, con la prima aliquota il 12, a meno che non capitassero scioperi. Irritati per la malafede evidente nella traduzione falsata e per il nulla che ci si poteva aspettare in merito alle sanzioni disciplinari, i membri della Commissione consegnarono ai Tedeschi un’ultima nota; diceva: “E’ questa la nota fondamentale definitiva i cui punti capitali sono i seguenti: tutte le note redatte precedentemente sono annullate. – Tutto il materiale deve essere consegnato a Wirballen anche per i Lettoni. – I 2/3 del materiale saranno consegnati come principio prima del 15 Gennaio ed in nessun caso il limite estremo di consegna dell’ultimo terzo dovrà oltrepassare il 31 Gennaio. – La ripartizione fra Lettoni e Lituani è fatta dalla Commissione in modo che ricevano ciascuno la loro parte a misura che avvengono le consegne. Tutto il materiale deve essere dato gratuitamente. Le cifre del materiale da consegnarsi sono così fissate: Materiale per la Lettonia =============== materiale ferroviario Locomotive 52, vagoni 829, più materiali di ricambio. Materiale per la Lituania =============== materiale ferroviario

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Locomotive 58 (non comprese le 30 affittate e già consegnate), vagoni 900 (non compresi i 500 affittati e già consegnati), più materiali di ricambio. Materiale da guerra – materiale d’artiglieria e munizioni. 24 cannoni da camp. da 77 m/m con 86.130 proietti completi 12 obici da 105 m/m

“ 21.930

20 bombarde

“

“

80 colpi per ciascuna

– Armi portabili e munizioni – 5.000 Fucili 200 mitragl. leggere 100 “ pesanti granate a mano

con 5.100.000 “ 5.100.000 “ 4.800.000 “ 200

colpi “ “ “

– vetture e cavalli – 100 100

vetture di truppe regolamentari con bardature relative “ del paese “ “ “ – vetture automobili – 5 3 5 4

vetture da turismo con materiale da ricambio camions automobili dello stesso tipo con materiale da ricambio Auto-mitragliatrici con armamento e “ “ – aeroplani – 30 apparecchi con ricambi, armamento in mitragl. e bombe

Infine materiale telegrafico e telefonico, esplosivi vari, razzi.238”CIII Il mattino seguente, 7 gennaio, arrivò una lettera con cui il cancelliere Bauer annunciava che, nella seduta del giorno prima, il Consiglio dei Ministri aveva stabilito di dare gratuitamente alla Lettonia 22 locomotive e 266 vagoni ed avrebbe avuto cura di far proseguire le consegne del materiale alla

L’appendice 2 (a) alla Lettera protocollo 25/C71 del 2 gennaio 1920 spedita dal maggior generale – generale di divisione – capo della sezione militare della Delegazione Britannica a Parigi al Direttore dello Spionaggio Militare War Office a Londra (originale NA, fondo WO –32/5706) diceva : “A seguire, una lista di Materiale da Guerra che abbiamo intimato sia consegnato col minimo ritardo dalle Autorità Tedesche al governo LITUANO via WIRBALLEN e POSHERUNI. Ufficiale Alleato supervisionerà la consegna ai LITUANI. Cannoni da 77 mm 24 - 85.000 colpi; da 105 mm. 12 – 22.000 colpi. Armi leggere fucili 5.000 – 5.000.000 colpi; mitragliatrici leggere 200 – 5.000.000 colpi, Mitragliatrici pesanti 200 – 5.000.000 colpi. Autoveicoli: da turismo 30; autocarri, 20, Automitragliatrici 4; Aeroplani 30, completi di ricambi etc.; carriaggi reggimentali 100; carriaggi civili 2000; bombe a mano 20.000; Esplosivi 2 tonnellate; Razzi (tipo Very) 1 tonnellata.” 112 238


Lituania ed alla Lettonia il più rapidamente possibile, anche nel caso che nel frattempo avesse luogo la ratifica del Trattato di Pace. Ovviamente, nel suo miglior stile, nel pomeriggio la Delegazione germanica sostenne di non poter dare tutto il materiale prima del 15 Febbraio. Lo stesso interprete s’intromise a perorare a favore della dilazione, elencando le minacce di sciopero, l’ostruzionismo di tutti i funzionari, la necessità di non togliere il materiale dalla Prussia Orientale per non generare malumori….. Niessel stava per cedere, ma Cheney e Marietti si opposero decisamente. Si discusse a lungo ed alla fine si stabilì di modificare leggermente la nota: il materiale doveva essere, di massima, consegnato per due terzi entro il 15 Gennaio e per il restante terzo entro il 15 Febbraio. Si telegrafò il rapporto giornaliero a Parigi, chiedendo, su proposta di Marietti, l’autorizzazione di comunicare al Governo tedesco che non sarebbero state tolte le misure repressive fino a che le promesse fatte non fossero state mantenute completamente. L’8 gennaio la Commissione discusse a lungo la situazione: la malafede tedesca era evidente, come era evidente l’incapacità del Governo di farsi ubbidire, il che gettava grosse ombre sull’applicazione del Trattato di Pace. Per il momento si mandò una nota al cancelliere Bauer per metterlo al corrente di tutti i fatti in base ai quali la Commissione esigeva ad ogni costo l’esecuzione delle sanzioni chieste per i colpevoli, citando date, prove e circostanze dettagliate. Il 9 gennaio Vincent avvertì dell’arrivo ad Insterburg d’un treno, uno solo, composto da un vagone munizioni e 30 vagoni vuoti per la consegna e del fatto d’essere stato informato dai Tedeschi che non l’avrebbero iniziata fino a quando i Lituani non avessero liberato i primi prigionieri tedeschi: un altro intoppo. Si ricorse ai telegrammi: a Parigi per aggiornare il Consiglio Supremo; alle missioni francesi ed inglesi a Kaunas e Riga perché informassero i due Governi che quello tedesco aveva firmato l’impegno formale della consegna di tutto il materiale ferroviario e da guerra richiesto, e per invitarli a consegnare i prigionieri in due o tre scaglioni a misura che fossero andate avanti le consegne. Il 10 gennaio 1920 alle 16,15 il Trattato di Pace fu ratificato a Parigi, comportando la fine del blocco del Baltico e, per la Commissione, la perdita di qualsiasi strumento di pressione. Alle 17 l’interprete Witman venne, non invitato, a fare un bel discorsetto: Kolciak e Denikin erano stati battuti; Petliura era passato ai Bolscevichi; le Provincie Baltiche, la Polonia e la stessa Germania erano minacciate dal Bolscevismo; solo Niessel poteva salvare la situazione con le sue doti e con la sua profonda competenza per cui – ed ecco la solita trappola e la sostanza del discorso – era urgente che andasse a Parigi ad illuminare quanti non conoscevano la situazione e – ma non lo disse, oh, no di certo – si levasse di torno, lasciando il lavoro della Commissione incompiuto. Appena uscito l’interprete, il proprietario dell’albergo presentò una nota in cui si annunciava l’arrivo della Commissione Interalleata di Controllo e perciò per mezzogiorno del 13 le camere dovevano essere lasciate libere. I Commissari si riunirono la sera nella stanza di Marietti e stabilirono come data di partenza in linea di massima il 16 gennaio, ma di dire intanto all’interprete che non si sarebbero mossi fino a quando non fosse passato oltre confine il materiale e che, per il momento, avrebbero evitato d’andare a salutare il Cancelliere “per non correre rischi di dirgli cose sgradevoli.”CIV La mattina seguente il generale Vincent annunciò che il giorno prima, il 10, erano arrivati ad Insterburg tre vagoni con 20 bombarde e che la consegna del materiale da guerra sarebbe cominciata il 12. La Delegazione germanica fece sapere che erano giunti ad Insterburg pure 5.000 fucili, 1.700 colpi d’artiglieria, 20 aeroplani e due tonnellate d’esplosivi. Poi si fece viva la missione inglese in Lituania, chiedendo che, per assicurarsi delle loro buone condizioni, gli aeroplani fossero portati in volo a Kaunas da piloti tedeschi oppure da piloti alleati con passeggero tedesco. Si rispose che era impossibile; tutt’al più il generale Vincent si sarebbe potuto far portare in volo di controllo da Insterburg a Virbalis. Il 12 Gennaio il Governo germanico indicò che in quel momento si trovavano ad Insterburg pronti ad essere consegnati: 113


5.000 fucili; 20 bombarde, 195.625 cartucce; 12 obici da 105 mm; 25.440 proietti da 77 mm; 200 bardature; 2 tonnellate di esplosivi, però ancora in viaggio per Insterburg; 30 aeroplani; 30 mitragliatrici; 1.630 bombe da bombarde, 400.000 cartucce; 9.000 proietti da 77 mm, 5 automobili da turismo, 4 auto-mitragliatrici più un certo quantitativo di materiale telegrafico e telefonico. Il giorno dopo Vincent telegrafò che fino a quel momento erano stati consegnati a Virbalis: 20 bombarde; 195.625 cartucce, 6.720 proietti da 77 mm; 200 bardature complete; 2 tonnellate di esplosivi. Il resto della giornata e tutto il 14 gennaio furono impiegati a riguardare e correggere le relazioni finali e i documenti d’appoggio. Il 15 gennaio 1920 ci fu l’ultimo incontro coi Tedeschi. Hopman malato – non si sa se veramente o diplomaticamente per non salutare i suoi avversari – fu sostituito dal sottosegretario di Stato Albert,239 uomo di grande abilità ed esperienza. “Egli dichiara che il governo tedesco ha tenuto ad inviare un sottosegretario per dimostrare quale importanza dia alla soluzione dei problemi in questione. E’ incaricato di dichiarare al nome del governo: Subito dopo l’intervista di Niessel col cancelliere, questi ha dato gli ordini per la consegna dei materiali; quello ferroviario è stato diretto verso la frontiera ed è in diverse località. La consegna non è stata iniziata perché i Lituani hanno espresso per telegramma il desiderio di avere prima il materiale da guerra. Per quest’ultimo, una parte è stata consegnata, ed una parte è in viaggio ed a Insterburg. Prende impegno che tutto il materiale sarà consegnato. Per le sanzioni, ripete le dichiarazioni già fatte dal cancelliere, che questi procederà con tutta l’insistenza necessaria contro i colpevoli; alla nota scritta non è stato risposto perché si sapeva che avrebbe avuto luogo la riunione odierna, ma è disposto a farlo; il Heinrich Friedrich Albert, nato il 12 Febbraio 1874 a Magdeburgo, secondo figlio d’un banchiere, dopo gli studi in legge a Monaco, Lipsia e Jena, una volta laureato, entrò nell’amministrazione dell’Interno. Prima della guerra soggiornò a lungo per servizio negli Stati Uniti e in Belgio. Nel 1914 fu nominato consigliere segreto imperiale ed addetto commerciale tedesco negli Stati Uniti. Rientrato in Germania dopo la dichiarazione di guerra americana, occupò alcuni posti di responsabilità nell’amministrazione centrale come amministratore fiduciario dei beni degli Stati ostili in Germania. Nel 1918 divenne presidente dell’ufficio imperiale per la dismissione e smaltimento dei materiali militari e poi sottosegretario e capo della Cancelleria dell’Impero, cioè sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ministro nel governo Cuno, dopo il 1923 si specializzò come consulente commerciale e finanziario, esperto di affari statunitensi. Divenne nel 1924 consulente della Ford, fu per un anno e mezzo dal 1926 al 1927 direttore generale della compagnia di navigazione Norddeutscher Lloyd mantenendo i suoi incarichi alla Ford, fino ad essere nominato presidente del consiglio di sorveglianza della Ford stessa in Germania nel 1937. Morì a Wiesbaden il 1° Novembre 1960. 114 239


generale Reinhard 240 è mandato in Prussia orientale per l’inchiesta, sulle cui risultanze verranno stabiliti i provvedimenti; inoltre il governo ha deciso di accentrare tutti i procedimenti al tribunale di Berlino. Finora alcuni colpevoli sono stati sospesi dalle loro funzioni, e due arrestati, perché ciò venne reso possibile dalla proclamazione dello stato d’assedio, nessuno dei colpevoli verrà ammesso nella Reichswehr; il generale Eberhard è stato richiamato ed è stato sciolto il 6° Corpo d’armata; lo stesso dicasi per il Maggiore von Fritsch, 241 per il generale Estorf nessuna decisione venne presa perché la commissione non ha formulato accuse precise. Questa non è la soluzione definitiva, ma sta ad indicare buona volontà. A nome del governo esprime ringraziamenti alla commissione; aggiunge pure i ringraziamenti a nome di Hopman. Spera che la commissione partirà con l’impressione che il governo ha avuto ed ha volontà di mantenere le promesse fatte. Niessel – Ringrazia per la evidente buona volontà del cancelliere e di Albert; è lieto di avere alcune notizie sulle sanzioni; quanto al materiale, l’onore personale della commissione è impegnato verso i Governi baltici, fino ad oggi non sono stati rimessi che 30 vagoni di materiali su 240 circa, quindi si è molto lontani dai due terzi stabiliti; tuttavia, se il movimento continuerà, il ritardo potrà essere compensato. Per il materiale ferroviario, è strano l’intervento del governo lettone, perché tutto deve passare per la commissione; questa doveva essere avvertita; il rappresentante lituano242 ignora il passo del suo governo; non vuole portare un giudizio temerario sulla direzione delle ferrovie di Konigsberg, ma si sono avute tante prove di malafede, che è necessario chiarire questo punto; sarebbe felice se domani si potesse avere notizia che la consegna è cominciata. Per le sanzioni chiede la risposta scritta. Lo scioglimento del 6° corpo è una sanzione illusoria; la chiamata di Eberhard a Berlino è assai più efficace; la mancanza di parola del generale intacca l’onore del corpo degli ufficiali tedeschi; quanto ad Estorf, si sa che egli si copre con l’ordine del ministero della difesa; è questo un affare interno, nel quale siamo entrati per la missione ricevuta; se il governo ha dato tali ordini, è perché le autorità della Prussia orientale hanno fornito informazioni false. Tuttavia partiamo per Parigi, con una impressione meno sfavorevole; continueremo a funzionare fino a nuovo ordine, e a ricevere notizie dal generale Vincent e dal generale Nollet,243 incaricato di vigilare l’esecuzione delle promesse. 240

Walther Reinhardt nacque a Stoccarda il 24 marzo 1872. Sottotenente dei granatieri nel 1891, fu promosso tenente nel 1892 e capitano di Stato Maggiore nel 1904. Addetto allo stato maggiore del XIII Corpo d’Armata dal 1912 al 1915, ne divenne capo di stato maggiore e poi, nel 1916, promosso maggiore, fu nominato capo di stato maggiore dell’11ª Armata in Macedonia. In Francia nel 1917 col grado di colonnello, prestò servizio nella 7ª Armata. Nel 1918 fu direttore della smobilitazione al Ministero della Guerra prussiano, divenendo poi l’ultimo ministro della Guerra della Prussia nel 1919, con diritto di presenza, ma non di voto, nel gabinetto imperiale. Date le condizioni del Trattato di Versailles, Reinhardt fu tra quanti appoggiarono il piano Winnig, proponendo d’erigere la Prussia Orientale a Stato indipendente nell’area germanica e sempre sottoposto alla Germania Dopo la firma del Trattato di Versailles, Reinhardt fu uno degli artefici principali del cambiamento tedesco in campo militare e nell’estate del 1919 divenne il nuovo comandante in capo della Reichswehr, mantenendo un atteggiamento molto collaborativo col Governo, ma incontrando una certa opposizione da parte dei generali, fra i quali von Seeckt e Lüttwitz. Dimessosi dopo il Putsch di Kapp, comandò la V Circoscrizione Territoriale dal 1920 al 1924 col grado di generale di corpo d’armata. Morì a Berlino l’8 agosto 1930. 241 Il Putsch di Kapp mandò all’aria qualsiasi provvedimento preso o da prendere, basta vedere come andò a von Fritsch, che, secondo queste dichiarazioni di Albert del 15 gennaio 1919, non doveva essere ammesso nella nuova Reichswehr, della quale vent’anni dopo era colonnello generale e capo di Stato Maggiore. 242 Lapsus per “lettone”. 243 Charles Marie Édouard Nollet, nacque a Marsiglia il 28 gennaio 1865 e, uscito dal Politecnico nel 1886 col grado di sottotenente, fu assegnato al 13° Artiglieria. Tenente nel 1889. Capitano nel 1892, professore alla Scuola Superiore di Guerra, maggiore al 21° Artiglieria nel 1903 e cavaliere della Legion d’Onore nel 1904, fu promosso tenente colonnello nel 1908, colonnello il 26 settembre 1911 e nel 1914 divenne comandante militare del Palazzo del Senato. Allo scoppio 115


Albert – conviene in gran parte su quanto ha detto Niessel; i rapporti provenienti dalla Prussia erano così contraddittorii, che ci si domandava se le autorità non avessero perduto l’orientamento; bisogna ad ogni modo riconoscere la buona volontà del generale Estorf, perché è proprio lui che ha proposto la cessione gratuita del materiale. Come rappresentante del governo spera che la giustizia proverà che non vi sono colpe gravi. Non è avvenuta cessione alla Lettonia, perché questa non ha ancora nominato il plenipotenziario. Niessel: osserva che la convenzione stabilisce la cessione, indipendentemente dalla questione dei rapporti diplomatici.”CV Dopo tanta gentilezza, i due gruppi si separarono definitivamente. L’indomani la Commissione andò a salutare Bauer e poi partì per Parigi. Arrivò il 18. Il 20 ebbe un telegramma con cui Vincent annunciava la consegna di altro materiale da guerra e di 40 vagoni ferroviari e, quando il 3 febbraio 1920 fu ricevuta dalla Conferenza degli Ambasciatori, subentrata al Consiglio Supremo dopo la ratifica del Trattato di Pace, poté riferire che risultava effettuata la consegna di quasi tutto il materiale di guerra, dei due terzi delle locomotive e della metà dei vagoni e, poiché il termine scadeva il 15 febbraio, si aveva la concreta speranza che entro quella data tutto sarebbe stato consegnato. Parlando a nome di tutti, Niessel richiamò l’attenzione della Conferenza su alcuni punti importantissimi, fra i quali quelli relativi ai Baltici erano: la necessità di far aver loro le indennità in denaro ed in bestiame; la loro debolezza se fossero stati abbandonati a sè stessi; i rapporti difficili tra Lituania e Polonia. Fu l’ultimo atto della Commissione che non fu mai formalmente sciolta e venne semplicemente dimenticata. Se l’avessero ricordata, se l’avessero ascoltata, forse vent’anni dopo le cose sarebbero andate un po’ meglio.

della Grande Guerra fu promosso generale di brigata e nell’estate del 1915 comandò la 129ª Divisione di Fanteria, lasciandola per la 66ª nel dicembre di quell’anno. Generale di divisione a titolo provvisorio il 12 maggio 1916, fu messo alla testa del XII Corpo d’Armata nei combattimenti di Verdun e dell’Aisne, divenendo generale di divisione effettivo il 18 maggio 1917. L’11 febbraio 1919 prese il comando del I Corpo d’Armata e dal 14 settembre dello stesso anno presiedé la Commissione Militare Interalleata di Controllo in Germania per verificare il disarmo tedesco e l’esecuzione di tutti gli articoli di carattere militare del Trattato di Versailles. Membro del Consiglio Superiore di Guerra dall’11 ottobre 1921, fu ministro della Guerra dal 14 giugno 1924 al 10 aprile 1925. Gran Cancelliere della Legion d’Onore dal 7 gennaio 1934 al 12 novembre 1940, morì a Clermont Ferrand il 28 gennaio 1941. 116


Note bibliografiche I

CASANOVA, Giacomo, Istoria delle turbolenze della Polonia, dalla morte di Elisabetta Petrowna fino alla pace fra la Russia e la Porta ottomana, in cui si trovano tutti gli avvenimenti cagioni della rivoluzione di quel Regno, Gorizia, per Valerio de Valerj, 1774. II CAPPELLO, Gerolamo, Gli Italiani in Russia nel 1812, in “Memorie Storiche Militari”, Vol. VII, Fascicolo IV (16° della serie) del 1912, Città di Castello, Comando del Corpo di Stato Maggiore del Regio Esercito – Ufficio Storico, 1912. III “I Tedeschi accennano all’attacco del saliente polacco da nord”, su “Corriere della Sera”, anno XL, n. 196, 15 luglio 1915, pag. 1. IV “Hindenburg attacca i russi sul Narew e tra la Vistola e il Bug – un largo movimento fiancheggiante e aggirante in Curlandia”, su “Corriere della Sera”, anno XL, n. 198, 17 luglio 1915, pag. 1; “I russi resistono eroicamente su tutto il fronte”, su “Il Giornale d’Italia”, anno XV, n. 197, 17 luglio 1915, pag. 2. V ZANETTI, Armando, “Gli austro-tedeschi respinti tra il Bug e il Narew”, su “Corriere della Sera”, anno 40, n. 207, 28 luglio 1915, pag. 1. VI LAREO, R., “La lenta ritirata russa – Gli austro-tedeschi avanzando trovano il deserto”, su “Corriere della Sera”, anno XL, n. 215, 5 Agosto 1915, pag. 6. VII “I tedeschi a Varsavia e gli austriaci a Ivangorod – Su un fronte di 1000 chilometri – Varsavia abbandonata”, su “Il Giornale d’Italia”, anno XV, n. 218, 7 agosto 1915, pag. 1. VIII Dove si ritirano gli eserciti russi – L’attacco tedesco alla fortezza di Ossowiec - La nuova linea che assumerebbero i russi – Lo sgombero di Kowno”, su “Corriere della Sera”, anno XL, n. 219, 9 agosto 1915, pag. 6; “I russi ostacolano tenacemente l’occupazione tedesca”, su “Il Giornale d’Italia”, anno XV, n. 220, 9 agosto 1915, pag. 2 IX TANCREDI, Libero, pseudonimo di ROCCA, Massimo, “Dopo Varsavia” su “Il Popolo d’Italia”, anno II, 16 agosto 1915. X MERCATALI, Enrico, “Kowno, il sanguinoso assalto tedesco e la disperata difesa – La sanguinosa conquista” in “La guerra europea”, rassegna settimanale, n. 6, III serie, 29 agosto 1915, p. 83. XI Comunicato russo del 19 agosto 1915, in “La guerra europea”, idem; “La Stampa” articolo siglato F.R. e intitolato “La caduta della fortezza commentata in Germania – L’attacco a Brest Litovsk” su “La Stampa”, anno XLIX, n. 230, edizione sera (straordinaria), venerdì-sabato 20-21 agosto 1915, pag. 1. XII Il bollettino tedesco del 19 agosto 1915, riportato fra gli altri da: Corriere della Sera, il Popolo d’Italia, il Giornale d’Italia, L’Idea nazionale, La Stampa, il Messaggero; per esempio “i particolari della caduta di Kowno – il comunicato tedesco” su “L’Idea nazionale”, Roma, anno V, n. 231, quarta edizione, venerdì 20 Agosto, 1915, pag. 5. XIII Commento sulla caduta di Kaunas su “il Giornale d’Italia”, Roma, 19 agosto 1915. XIV PRATI, Marcello, “L’imminente sgombero di Vilna”, su “La Stampa”, Torino, anno XLIX, n. 221, edizione sera (straordinaria), mercoledì-giovedì 11-12 agosto 1915, pag. 1. XV Comunicato russo del 18 settembre 1915, rip. in “La guerra europea”, rassegna settimanale, n. 10, III serie, 26 settembre 1915, pag. 154. XVI PRATI, Marcello, “La accanita irruzione delle colonne tedesche contro Vilna”; RUSSO, D., “Ultime notizie - La battaglia di Vilna”, e PRATI, Marcello, “La sanguinosa lotta sotto i reticolati di Vilna” tutti e tre su “La Stampa”, anno XLIX, n. 280, edizione sera (straordinaria) Torino, domenica-lunedì 19-20 settembre 1915; il primo è a pag. 1, gli altri a pag. 6. XVII Per esempio. “Wilna occupata dai Tedeschi”, in “il Popolo d’Italia”, anno II, n. 261, lunedì 20 settembre 1915, pag. 4; o “I tedeschi entrano a Wilna abbandonata dai Russi”, su “L’Idea nazionale”, anno V, n. 261, Roma, martedì 21 settembre 1915, pag. 5 e Bollettino tedesco del 19 settembre 1915, riportato in “Wilna occupata dai tedeschi – i russi in ritirata dalla Wilja al Niemen – L’annunzio tedesco”, su “Corriere della Sera”, anno XL, n. 261, 20 settembre 1915, pag. 1. XVIII Corrispondenza da Stoccolma del 27 dicembre 1918, ripresa dalla stampa francese. XIX Diario della Settimana, su “L’Illustrazione Italiana”, anno XLVI, n. 35, 24 agosto 1919, pag. 207 XX Cfr. SCHATTKOWSKY, Ralph, “Separatism in the Eastern Provinces of the German Reich at the End of the First World War”, su “Journal of Contemporary History”, vol. (anno) 29, n. 2, Aprile, 1994. XXI CAVALLERO, Ugo, Situazione politica militare nei Paesi Baltici (Finlandia = Estonia = Lettonia = Lituania), Roma, Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito (ora in poi AUSSME), Fondo E 8 – Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99; sottofascicolo 4 – Situazione politica militare degli Stati Baltici – 1919. Il 117


rapporto non ha data, perciò non è facile capire quando sia stato redatto, però, grazie alle informazioni che contiene, deve risalire alla fine d’ottobre o al più tardi ai primi di novembre del 1919, perché parla del bombardamento di Riga come d’un fatto recente, menziona le truppe lettoni come ancora presenti sulla destra della Dvina, definisce la missione Niessel come appena costituita e menziona come molto recente il telegramma del generale Henry del 16 ottobre 1919 sulla ripresa dei negoziati polono-lituani. Era in origine un memorandum per la Delegazione italiana al Quartier Generale Interalleato a Parigi e per lo Stato Maggiore del Regio Esercito a Roma. XXII Conseil Supérieur de Guerre, Section Française, RESUME DES REINSEIGNEMENTS parvenus à la SECTION FRANCAISE LE 6 MAI 1919 - SECRET, parte Reinsegnements sur l’armée Lithuanienne, Versailles, 6 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 2, A) Lituania: materiale da guerra. XXIII Conseil Supérieur de Guerre, Section Française, RESUME DES REINSEIGNEMENTS cit., parte Demande de la part d’Allemands d’engagements dans l’Armée Lithuanienne, Versailles, 6 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 2, A) Lituania: materiale da guerra. XXIV Conseil Supérieur de Guerre, Section Française, RESUME DES REINSEIGNEMENTS cit., parte Lithuanie – situation économique, Versailles, 6 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 2, Lituania: materiale da guerra. XXV Conseil Supérieur de Guerre, Section Française, RESUME DES REINSEIGNEMENTS cit., parte But du voyage du ministre de la guerre allemand à Kovno, Versailles, 6 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 2, ALituania: materiale da guerra. XXVI Notizie generali sulla Lituania, allegato alla Relazione sulla situazione militare attuale in Lituania, a firma tenente colonnello Roatta, trasmesso dalla Missione Militare in Germania al Comando Supremo Interalleato a Parigi tramite la Delegazione Italiana alla conferenza di Pace, al Comando Supremo del Regio Esercito ad Abano e, per conoscenza, a S.E. il Ministro degli Affari Esteri con prot. 103 dell’8 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 1 – Lituania: notizie militari e politiche. XXVII Notizie sulle truppe lituane operanti in Lituania (da non confondere colle truppe tedesche operanti nella medesima regione), allegato alla Relazione sulla situazione militare attuale in Lituania, a firma tenente colonnello Roatta, trasmesso dalla Missione Militare in Germania al Comando Supremo Interalleato a Parigi tramite la Delegazione Italiana alla conferenza di Pace, al Comando Supremo del Regio Esercito ad Abano e, per conoscenza, a S.E. il Ministro degli Affari Esteri con prot. 103 dell’8 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 1 – Lituania: notizie militari e politiche. XXVIII Notizie sulle forze bolsceviche operanti contro la Lituania, allegato alla Relazione sulla situazione militare attuale in Lituania, a firma tenente colonnello Roatta, trasmesso dalla Missione Militare in Germania al Comando Supremo Interalleato a Parigi tramite la Delegazione Italiana alla conferenza di Pace, al Comando Supremo del Regio Esercito ad Abano e, per conoscenza, a S.E. il Ministro degli Affari Esteri con prot. 103 dell’8 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 1 – Lituania: notizie militari e politiche. XXIX CAVALLERO, Ugo, Situazione politica militare nei Paesi Baltici (Finlandia = Estonia = Lettonia = Lituania), in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99; sottofascicolo 4 – Situazione politica militare degli Stati Baltici – 1919, D) = Lituania, pagg. 8-9. XXX CAVALLERO, Ugo, Situazione politica militare nei Paesi Baltici (Finlandia = Estonia = Lettonia = Lituania), in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99; sottofascicolo 4 – Situazione politica militare degli Stati Baltici – 1919, Parte II ^, VICENDE E STATO DI FATTO DELL’OCCUPAZIONE TEDESCA NEI PAESI BALTICI, pagg. 9-14. XXXI Notizie sulle truppe tedesche ora operanti in Lituania, allegato alla Relazione sulla situazione militare attuale in Lituania, a firma tenente colonnello Roatta, trasmesso dalla Missione Militare in Germania al Comando Supremo Interalleato a Parigi tramite la Delegazione Italiana alla conferenza di Pace, al Comando Supremo del Regio Esercito ad Abano e, per conoscenza, a S.E. il Ministro degli Affari Esteri con prot. 103 dell’8 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 1 – Lituania: notizie militari e politiche. XXXII Notizie sulle truppe tedesche ora operanti in Lituania, allegato alla Relazione sulla situazione militare attuale in Lituania, a firma tenente colonnello Roatta, trasmesso dalla Missione Militare in Germania al Comando Supremo Interalleato a Parigi tramite la Delegazione Italiana alla conferenza di Pace, al Comando Supremo del Regio Esercito ad Abano e, per conoscenza, a S.E. il Ministro degli Affari Esteri con prot. 103 dell’8 maggio 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 1 – Lituania: notizie militari e politiche. XXXIII Rip. in Delegazione italiana per la pace - sezione militare, Promemoria per S.E. Tittoni sul n° 2 dell’Ordine del giorno per la seduta del Consiglio Supremo degli Alleati del 19 corrente. “SGOMBERO DELLA LETTONIA (NOTA DEL MARESCIALLO FOCH)” a firma tenente colonnello Ugo Cavallero, Parigi, prot 12177 SP. del 19 agosto 1919, in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 5 – Sgombero della Lettonia, pag. 2. 118


XXXIV

Le Maréchal Commandant en chef les Armées Alliées à monsieur le Président du conseil, Président de la Conference de Paix, a firma Foch, Parigi, agosto 1919, copia per il Segretariato Italiano della Conferenza di Pace, aggiunto come all. 1 al Promemoria per S.E. Tittoni sul n° 2 dell’Ordine del giorno per la seduta del Consiglio Supremo degli Alleati del 19 corrente. “SGOMBERO DELLA LETTONIA (NOTA DEL MARESCIALLO FOCH)” a firma tenente colonnello Ugo Cavallero, Parigi, prot 12177 SP. del 19 agosto 1919, in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 5 – Sgombero della Lettonia, pag. 1. XXXV Rip. in Delegazione italiana per la pace - sezione militare, Promemoria per S.E. Tittoni sul n° 2 dell’Ordine del giorno per la seduta del Consiglio Supremo degli Alleati del 19 corrente. “SGOMBERO DELLA LETTONIA (NOTA DEL MARESCIALLO FOCH)” a firma tenente colonnello Ugo Cavallero, Parigi, prot. 12177 SP. del 19 agosto 1919, in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101; sottofascicolo 5 – Sgombero della Lettonia, pag. 2. XXXVI Le Maréchal Commandant en chef, cit., pag. 2. XXXVII Reichswehrminister, Section 8/2961 IW, Berlino 17 luglio 1919, “urgente - strettamente confidenziale e solo per uso personale” in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101 – Stati Baltici, busta 10 Armistizio sul fronte estone. XXXVIII VI Corps General Kommando. Section id 5099/19, Breslau 18 luglio 1919, “urgente - strettamente confidenziale e solo per uso personale” in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 101 – Stati Baltici, busta 10 Armistizio sul fronte estone. XXXIX AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 98 – Stati Baltici, busta 7 Il generale Niessel – Commissione interalleata delle provincie baltiche - 1919-1921; sottofascicolo 7 – stati baltici e commissione interalleata – varie – Segretariato italiano della conferenza, 21 ottobre 1919. XL CAVALLERO, Ugo, Situazione politica militare nei Paesi Baltici (Finlandia = Estonia = Lettonia = Lituania), in AUSSME, E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99; sottofascicolo 4 – Situazione politica militare degli Stati Baltici – 1919, Allegato 2 SITUAZIONE DELLE FORZE nei paesi baltici alla seconda metà d’ottobre 1919. (approssimata). Parte II ^, VICENDE E STATO DI FATTO DELL’OCCUPAZIONE TEDESCA NEI PAESI BALTICI, pagg. 9-14. XLI AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 98 – Stati Baltici, busta 4, Il generale Niessel – Commissione interalleata delle provincie baltiche - 1919-1921; Risoluzione presa dal Consiglio Supremo degli Alleati nella seduta del 30 ottobre 1919 – H.D. 79 (IV); non è stato trovato l’articolo 7, che qui appare prendendolo dal testo delle istruzioni contenuto in Papers Relating to the Foreign Relations of the United States – The Paris Peace Conference 1919, volume VIII, Washington, Government Printing Office, 1946, pag. 963. XLII AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 98 – Stati Baltici, busta 4 Il generale Niessel – Commissione interalleata delle provincie baltiche - 1919-1921; Risoluzione presa dal Consiglio Supremo degli Alleati nella seduta del 28 ottobre 1919 – H.D. 77 (i) XLIII AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 98 – Stati Baltici, busta 7 Il generale Niessel – Commissione interalleata delle provincie baltiche - 1919-1921; sottofascicolo 7 – stati baltici e commissione interalleata – varie – Delegazione italiana per la pace – sezione militare, Telegramma da Parigi del 29 ottobre 1919 al ministero della guerra divisione SM e per conoscenza a Comando Supremo Reparto Operazioni. XLIV Telegramma 4633 del generale Scipioni alla Missione italiana alla Conferenza di Pace, Roma 31 ottobre 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99 – Stati Baltici, Commissione interalleata – diario della delegazione italiana – novembre 1919 – novembre 1920. XLV Verbale di consegna del 16 novembre 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99 – Stati Baltici, Commissione interalleata – diario della delegazione italiana – novembre 1919 – novembre 1920. XLVI Altro verbale di consegna del 16 novembre 1919, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99 – Stati Baltici, Commissione interalleata – diario della delegazione italiana – novembre 1919 – novembre 1920. XLVII MARIETTI, Diario della Delegazione italiana, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99 – Stati Baltici, Commissione interalleata – diario della delegazione italiana – novembre 1919 – novembre 1920, pag. 3. XLVIII MARIETTI, Diario, cit., pag. 4. XLIX Idem, pag. 5. L Idem, pag. 5. LI Ibidem. LII Ivi. LIII Ivi. LIV Idem, pag. 11. LV Idem, pag. 8. LVI Idem, pagg. 9-10. LVII Idem, pag. 10. 119


LVIII

Ibidem. Ivi. LX Ivi. LXI Idem, pagg. 16-17. LXII Idem, pag. 17. LXIII Idem, pagg. 18-20. LXIV Idem, pag. 29. LXV Idem, pagg. 30-31. LXVI Idem, pag. 31. LXVII Idem, pag. 32. LXVIII Idem, pag. 33. LXIX Ibidem. LXX Ivi LXXI Ivi. LXXII Idem, pagg. 35-36, in data 22 novembre 1919 LXXIII Idem, pagg. 36-37, in data 24 novembre 1919. LXXIV Idem pag. 38. LXXV Idem pag. 38. LXXVI Idem pag. 40. LXXVII Idem pag. 41. LXXVIII Idem pag. 43. LXXIX Idem pagg. 43-44. LXXX Idem, pag. 50. LXXXI Idem, pag. 53 LXXXII Idem, pag. 58. LXXXIII Idem, pag. 59. LXXXIV Idem, pagg. 62-63, in data 2 dicembre 1919. LXXXV MARIETTI, Diario della Delegazione italiana, in AUSSME, Fondo E 8 - Registro Commissione Interalleata di Parigi, Raccoglitore n. 99 – Stati Baltici, Commissione interalleata – diario della delegazione italiana – novembre 1919 – novembre 1920, pag. 66 LXXXVI Idem, pagg. 66-67. LXXXVII Idem, pag. 67. LXXXVIII Ibidem. LXXXIX Idem, pag. 68. XC Idem, pagg. 73-74. XCI Idem, pag. 74. XCII Marietti al generale Bencivenga, Tilsit 5 dicembre 1919, prot. 45, riservato e personale, rip, in MARIETTI, Diario, cit., pagg. 79-80. XCIII MARIETTI, op. cit., pag. 81. XCIV Von Eberhardt a Hopman, 5 dicembre 1919, rip. in MARIETTI, op. cit., pag. 83 XCV MARIETTI, op. cit., pagg. 133-137. XCVI Idem, pagg. 137-138. XCVII Idem, pagg. 141-143. XCVIII Idem, pagg. 144-146. XCIX Idem, pagg. 147-149. C Idem, pag. 152. CI Idem, pag. 160. CII Idem, pag. 165. CIII Idem, pagg. 165-168. CIV Idem, pag. 175 CV Idem pagg. 180-183. LIX

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Bibliografia Oltre alle fonti d’archivio citate nelle note precedenti, sono stati adoperati i seguenti lavori: Battle of Radviliskis –Siauliai 21 – 22 November 1919, su “Baltic Military History Newsletter”, anno III, n. 11, novembre 2013. Clemmesen, Michael Hessenholt, The 1918-20 International Intervention in the Baltic Region, revisited though the prism of recent experience, su “Baltic Security and Defence Review”, vol. 13, number 2, December 2011. Clerc, Louis, The French military missions in the Eastern Baltic, 1919-1924, presentato al 4th Annual Baltic Military History Workshop, Tartu, Baltic Defence College, 3-4 settembre 2012. Copping, Artur E., Letts (Latvians) fought well in defending Riga, su “Baltic Military History Newsletter”, anno III, n. 10, ottobre 2013. Dambitis, Karlis, Panic at the Riga: Battles between Army of Latvia and West Russian Volunteer Army in October 1919, presentato al 4th Annual Baltic Military History Workshop, Tartu, Baltic Defence College, 3-4 settembre 2012. Estonia’s Landeswher Campaign, June-July 1919 and the manoeuvrist approach, su “Baltic Military History Newsletter”, anno IV, n. 6, giugno 2014. Harold Alexander in Command of the Landeswher, July 1919 – March 1920, su “Baltic Military History Newsletter”, anno V, n. 3, marzo 2015. Kraav, E., The end of the Petrograd operation, su “Baltic Military History Newsletter”, anno III, n. 11, novembre 2013. Krasnaja Gorka operation 13 October - 9 November 1919, su “Baltic Military History Newsletter”, anno IV, n. 10, ottobre 2014. Paoletti, Ciro, A global view of the Baltic situation in Spring and Summer 1919, as seen from Italy and by the Italian Military Mission in Germany, presentato al 5th Annual Baltic Military History Workshop, Tartu, Baltic Defence College, 3 ottobre 2013. Paoletti, Ciro, Italian assessments about the Lithuanian Army between the two World Wars presentato al congresso internazionale “Lithuanian Armed Forces: 100 Years of Restoration”, Vilna, Accademia militare lituana, 8 novembre 2018, pubblicato come Italų požiūris į lietuvos kariuomenę paskelbus nepriklausomybę, su “Karo Archivas” XXXV, Vilnius, 2018. Paoletti, Ciro, Latvia in Fall 1919 through the papers of the Italian mission, presentato al 6th Annual Baltic Military History Workshop, Tartu, Baltic Defence College, 14 ottobre 2014. Paoletti, Ciro, Lithuanian situation in Spring and Summer 1919 as seen by the Allied Officers: an Italian report, presentato al 4th Annual Baltic Military History Workshop, Tartu, Baltic Defence College, 3-4 settembre 2012. Paoletti, Ciro, The Activity of the Italian Military Representatives to the Allied Commission in the Baltic States November 1919 – February 1920, su “Baltic Security and Defence Review”, vol. 13, number 2, December 2011. Paoletti, Ciro, The German occupation of Kaunas and Vilnius through the Italian press in Summer and Autumn 1915, presentato al congresso internazionale “Lithuania 1914-1918”, Vilna, Accademia militare lituana, 3 dicembre 2015. Paoletti, Ciro, The Italian military personnel and the evacuation of German troops from the Baltic Countries in November 1919 – February 1920 in the documents of the Italian Army Archive, 121


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