STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO
MARIA PIERA ULZEGA ANGELA TEJA
L'ADDESTRAMENTO GINNI CO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
Roma 1993
PROPRIETÀ LETTERARIA Tutti i diritti riservati. Vieta ta la riproduzione anche parziale se nza autorizzaz ione. © BY UFFICIO STORICO SME - ROMA 1993
FUSA Edit ri ce S.r.l. - ROMA 1993
L'EDUCAZIONE FISI CA NELL' ESERCITO E NELL A SCUOLA
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PRESENTAZIONE
L'Esercito Italiano, universo da sempre nella dinamica delle trasformazioni sociali e dell'evoluzione tecnologica, ha da sempre svolto, addestrando fisicamente e spiritualmente i propri soldati, un importante ruolo sociale. Con questo volume, nel quale di coniuga il rigore della ricerca storico -scientifica con l'immediatezza dell'illustrazione iconografica, l'Ufficio Storico ha inteso dare uno spessore storico all'evoluzione dell'addestramento ginnico-militare nell'ambito dell'Esercito . Due elementi balzano evidenti da questo lavoro: uno è il fondamentale ruolo trainante dell'educazione fisica militare nei confronti di quella scolastica, specie nell'immediato periodo post-unitario e l'altro è il patrimonio di infrastrutture sportive che l'Esercito ha creato sul territorio nazionale, mettendole a disposizione anche della popolazione civile. L'Ufficio ringrazia caldamente la Professoressa Maria Piera ULZEGA e la Professoressa Angela TEJA per la realizzazione di quest'opera che, agilmente strutturata, intende offrire uno strumen to cli conoscenza sull'evoluzione della ginnastica militare nell'Esercito Italiano. Il Capo Ufficio Storico
PREMESSA
Attualmente lo studio del!' educazione fisica e del lo sport ali' interno delle Istituzioni, quali l'esercito e la scuola, rappresenta un vasto settore della ricerca sul fenomeno fisico-sportivo. L'analisi di queste due importanti forme di educazione del movimento umano, i loro risvolti educativi e formativi, le loro applicazioni in ambito medico, sia esso igienico che preventivo o terapeutico, le loro indubbie valenze etico-sociali, lo sport quale spettacolo di massa, costituiscono oggi il campo di indagine in cui è più vivace il dibattito . Lo storico dell'educazione fisica e dello sport sa bene che, a seconda delle diverse finalità, l'esercizio fisico nel corso dei secoli ha assunto forme e contenuti diversi, ma che la ginnastica bellica è probabilmente quella che ha presentato le caratteristiche più costanti nel tempo. A partire da questa impostazione, è possibile individuare un campo di ricerca che si occupi delle tematiche concernenti la ginnastica militare, non solo in maniera funzionale alle richieste di difesa dello Stato, ma anche da un punto di vista più strettamente cu lturale, quale la continuità semiologica fra guerra e sport e tra la figura ciel guerriero e quell a dell'atleta o del cittadino 1 . Nell'impostazione più moderna, il movimento dell'uomo e della sua corporeità vengono studiati , nelle varie Istituzioni, per l' importanza raggiunta in ambito socio-culturale 2 e specialmente per le loro implicazioni pedagogiche.
1 Moltepl ici gli studi su queste tematiche, proprio per lo stretto legame che è sempre esistito tra guerra ed esercizio fisico, tra ago ne militare ed agone sportivo. Un recente convegno di Storia del l 'educazio ne fisica e dello sport (Las Palmas 31 maggio - 6 giugno 1991), organizzato dall'ISHPES (l'Associazione che si occu pa a livello internazionale della Storia dell'educazione fisica e dello sport) incentrato su "Sport e combatt.i mento", ha evidenziato che in ogni epoca è esistita una stretta relazione tra il concetto di guerriero e quello d i atle ta. Si pensi al soldato di Omero che in guerra si trova a dar vita a situazioni agonistiche vere e proprie: i duelli dei suoi eroi, per esempio, nella successione del le varie armi, nel la presenza di giudici e di un terreno delimitato, oltre che di un pubblico attento, riproducono fedelmente tutte le caratteristiche di una situazione agonistica. Oppure si pensi all'addestramento mil itare degli antichi Romani, che era anche preparazione atletica per incrementare la forza e la resistenza dei si ngoli soldati. Per andare ancora più indietro nel tempo, già in epoca nuragica, in Sardegna, esistevano sacerdoti che erano anche guerrieri ed atleti (cfr. M.P. Ulzega, " L' atleta nuragico", in Lancillot10 e Nausica, VII (1991), n. 1-2, pp. 32-41). 2 Si legga a ques to proposito l'accurata analisi del fenomeno fisico-sportivo, negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, che Gae tano Bonetta conduce in una sua recente pubblicazione: Co,po e nazione. L'educazione ginnastica, igienica e sessuale nell'Italia libera le, Milano 1990. L'autore evidenzia in modo chiaro ed esaustivo come la "cultu ra del corpo" in Italia nasce appunto quando " l'educazione del corpo diventa indispensabile per il ' perfezionamento' dell'individuo sociale" (p. 21), quando cioè anche l'educazione del cittadino, che diviene completa e totale, è subordinata alla nasci ta della Nazi.one.
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L'A DDESTRA\·tENTO GINNICO-MILITARE NELL' ESERCITO ITALIAN O (! 861- 1945)
Sotto questo punto di vista la realtà italiana si presta a diverse considerazioni tese a rilevare innanzitutto in che termini il capovolgimento formale del rapporto esercizio fisico -società sia stato seguito da un effettivo rinnovamento culturale all'interno della società" stessa. Possiamo quindi constatare come lo sviluppo dell'educazione fisica e dello sport in ambito scolastico ed igienico-terapeutico sia stato accompagnato da una costante e attenta analisi degli studiosi, concretizzatasi in una consistente produzione letteraria. Nonostante l'attività fisico-addestrativa abbia raggiunto un notevole sviluppo anche in campo militare, solo di recente si può riscontrare una parallela fioritura editoriale sull'argomento3 . La polarizzazione dell ' ind agine sulle tematiche civili, potrebbe risultare legata alla maggiore rilevanza attribuita ad esse dagli studiosi, in quanto ritenute più vicine allo sviluppo della società contemporanea. Tuttavia possiamo constatare che l'impegno militare in ambito fisicoacldestrativo, nel corso degli anni, si è sempre più accentuato e che pertanto merita una maggiore attenzione da parte degli storici. Oltre alle motivazioni di carattere storico4, testimoniano questo maggiore impegno le numerose manifestazioni sportive organizzate dall'Esercito in collaborazione con il CONI e con il Ministero della Pubb lica Istruzione, che occupano un ampio spazio nell'odierno calendario sportivo italiano. La presenza di strutture sportive militari, preziose anche per l' attività civile, è una concreta realtà in molte del le nostre città.
3 Oltre a Gaetano Bonetta, che affronta nella sua opera già citata anche l 'argomento della ginnastica militare, potremmo qui ri cordare il caposcuola della Storia dell'educazione fisica e .dello sport in Italia, Michele Di Donato, che in più occasio ni si è occupato di queste te matiche, studiandole nelle varie epoche, e, nel periodo contemporaneo, in Storia dell'educazione }lsica e sportiva. Indirizzi fondamentali. (Roma 1984), e in "Ginnastica e arte de lla guerra", contenuto in Itinerari di Storia dell'educazione fisica e dello sport, (Bologna 1987, pp. 17-24). Anche Sergio Giuntini si è occupato di Sport scuola e caserma (Padova 1988), argomento già affronta to io "Al servizio della patria. Il tiro a segno dall'Unità alla Grande Guerra", in Lancillotto e Nausica, IV (1987), n. 3, pp. 82-93, e poi ripreso in "La ginnastica della campagna di Li b ia", in Lacillotto e Nausica VIII'(1991), n . 1-2, pp. 76-83. Maria Piera Ulzega ha analizzato in particolare la ginnastica militare e premilitare dell'epoca fascista in L'educazione fisica in Italia tra il 1922 ed il 1944 (Cagliari 1980). Si è occupato di addestramento ginnico-militare, solo marginalmen te, Virgilio Ilari nella sua analisi sul servizio mi litare in Italia, in più volum i (Storia del servizio militare in Italia, 4 voli ., Roma 1989-1991). Anche Giuseppe Conti s i è occupato dell'educazione militare e premilitare in Italia dal! 'Unità. In questo contesto potremmo citare il suo "Il concetto di Nazione Armata" in Storia contemporanea, XXI (1990), n. 6, pp. 1149-1195 . Bisogna inoltre ricordare due pregevoli saggi pubblicati d.i recente: A . Noto - L. Rossi (a cura di), Coroginnica . Saggi sulla ginnastica, lo sport e la cultura del co,po 1861-1991, Roma: La Meridiana 1992; P. Ferrara, L'Italia in palestra. Storia, documenti e immagini della ginnastica dal 1833 al 1973, Roma: La Meridiana 1992. 4 In Italia l'educazio ne fisica nelle scuola prende piede proprio grazie a motivazioni di carattere militare. La ginnastica educativa degli inizi, come si vedrà nel primo capitolo, è appunto quella degli ordinativi e degli schieramenti, degli esercizi e delle passeggiate militad, oltre che del maneggio delle armi.
PREMESSA
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D'altra parte è d'obbligo ricordare quanti fra i nostri campioni sportivi provengano dalle file delle Forze Armate e quanti di questi abbiano onorato i colori italiani alle Olimpiadi. Inoltre è evidente un aumento del numero degli utenti civili degli impianti sportivi militari. In altri termini, esiste una certa apertura delle strutture dell'Esercito verso la società civile, realizzata anche attraverso il collegamento fra l 'att:ività sportiva militare, quella scolastica e quella praticata nelle varie società sportive, al fine di instaurare un rapporto sempre più fattivo con i cittadini e di usufruire di quei meccanismi propagandistici che si collegano con la figura del campione. Da queste considerazioni è maturato l'interesse verso una ricerca che ricostruisse le vicende dell'educazione fisica e dello sport all' interno dell'Esercito. La complessità degli avvenimenti e la crescente dilatazione del materiale su cui abbiamo operato, ci ha consigliato di limitare il campo d'indagine al solo Esercito e per il periodo compreso fra l'Unità d'Italia e la fine delJa seconda guerra mondiale. La trattazione dei primi tre capitoli della ricerca ha cercato di evidenziare il connubio fra civile e militare che ha caratterizzato tutto il periodo da noi preso in considerazione e che verrà puntualizzato ogni volta c he s i farà più evidente lo stretto rapporto di interdipendenza tra educazione fisica scolastica e ginnastica militare acldestrativa. Poi si è voluto completare tale quadro con 1'approfondimento di realtà specifiche quali, per esempio, quelle racchiuse nelle Scuole militari cli scherma, e con riferimenti alle attività sportive maggiormente attinenti all'addestramento specifico dei soldati. In esse infatti è possibile cogli ere l 'espressione più autentica dello spirito sportivo dell'epoca. In particolare, nel capitolo introduttivo si traccia un rapido profilo cronologico delle principali vicende che hanno caratterizzato il cammino della ginnastica in campo mi Iitare ed in quello civile. Dall'alternarsi di leggi per la scuola e cli provvedimenti per l'addestramento dei militari può infatti apparire più chiaro il quadro degli avvenimenti, che spesso sono comuni alle due esper ienze. Nei due capitoli successivi s i è affrontata in maniera più specifica la vicenda dell'addestramento prem ilitare e cli quello militare. Nel quarto capitolo la ricerca si incentra sulle specialità sportive più praticate nell'Esercito. Si è scelto inoltre cli dedicare l'Appendice ad una scelta di brani tratti dai manuali di istruzione, sia per fornire un riscontro alle ipotesi formulate, sia perché il lettore possa disporre di elementi concreti che gli permettano cli apprezzare lo sviluppo delle metodologie applicate nelle Scuole militari nel periodo storico considerato. La scelta del materiale non è stata facile, visto il notevole numero dei manuali di istruzione esistenti. Ringraziamo i responsabili ed il personale dell'Ufficio Storico dell'Esercito che ci hanno agevolato il lavoro cli consultazione dei testi, alcuni dei quali di notevole valore storico-documentario e che meritano un'ancora più vasta opera di recupero. In particolar modo ringraziamo il col. Gay, già Capo Ufficio Stari-
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL' ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
co dello SME, il cap. Di Gangi che con grande disponibilità ci ha aiutato nel reperire il materiale più idoneo per la nostra ricerca, il cap. Ravctto per il suo valido aiuto nell'ideazione del corredo fotografico , il magg. Di Rosa, il ten. col. Silva e il col. Terrone. Ino1tre un ringraziamento al gen. Bonizi, ufficiale di raccordo tra Esercito e CONI, per il suo vivo interessamento al nostro lavoro, al gen. Bodio, per il pregevole materiale bibliografico sull'equitazione messoci a disposizione, al dott. Goria e al prof. Varese dell'Istituto Superiore di Educazione Fisica Statale di Roma, per le loro indicazioni di carattere storico sulla vita di questo Istituto, al dott. Lamanna direttore della Biblioteca Nazionale dello Sport del CONI, a Giuseppe Stuto per la ricca documentazione fotografica messaci a disposizione.
Capitolo Primo DUE FENOMENI PARALLELI: L'EDUCAZIONE FISICA NELLA SCUOLA E LA GINNASTICA MILITARE N ELL'ESERCITO . PROFILO CRONOLOGICO
Nei primi decenni dell'Ottocento, toccato eia vasti rivolgimenti politici e sociali che portarono alla costituzione in Europa degli Stati nazionali, in Piemonte si percepì la necessità cli una più organica e completa preparazione delle truppe. Di tale preparazione era riconosciuto parte integrante un sistematico addestramento fisico dei soldati5 , così come era avvenuto presso altri es erciti europei. Nel Piemonte di Carlo A lberto, nel 1833 era stato invitato lo svizzero Rodolfo Obermann, poiché si sentiva la necessità di un insegnamento sistematico della ginnastica ai soldati. Si trattò di un evento importante, non solo per il progresso dell'addestramento militare, ma anche per lo sviluppo dell'educazione fisica in campo civile. L'operato del l'Obermann a Torino è cosa nota ai più. Se ne vogliono qui ricordare solo gli aspetti più importanti6. Il primo compito che svolse l'Obermann fu quello cli insegnare la ginnastica al Corpo degli artig lieri-pontieri. · I numerosi consensi ottenuti per la sua attività di istruttore ebbero come conseguenza l'inserimento della ginnastica come materia teorico-pratica nel programma curricolare clell 'Accademia Militare cli Torino. L'idea
5 Un processo storico simile si era verificato anche ne lle altre Nazioni e uropee, dando vi ta a Scuole nazionali che stanno alla base delle metodologie della ginnas tica occiden tale, nelle diverse fo rme (militare, scolastica, sportiva) che essa ha assun to nella sua s toria. 6 N umerosi sono gli studiosi che si sono occupati di Rodolfo Oberm ann e de l suo operato in Italia. Innanz i a tutti Michele Di Donato, con la sua Storia già citata e con numerosi inte rventi sull'argomento, fra cui uno studio monografico ("Rodolfo Obermann", in Notiziario di educazione fisica, X (1958), n. 2 1-22, pp. 11-13). T utti gli studi storici che tratta no della ginnastica dell'Ottocen to ricordano la figura dell'Obermann. Per citare i pi ù recenti: il testo del Bonetta e quello del Giu nt ini già menzionati; E.Carneroli, Cento anni di educazione fisi ca (1859-1959), Roma 1959; B. Zauli, "L'educazione fisica italiana dal Risorgimento ai nostri giorni", in Traguardi, I (1957), n. 1 pp. 9-11; id. Contributo materiale e spirituale dell'educazione fisica al Risorgimento italiano, Massa 1961; E. Massaro, Disegno storico dell'educazione fisica, Napoli 1962; CONI-Federazione Ginnastica Italiana, Cento anni di vita della Federazione Ginnastica d'Italia, Roma 1969; F. Fabrizio, Storia dello sport in Ita lia, Firenze 1977; R. Gilodi, La Società Ginnastica di Torino, Torino 1978; R. Isidori Frasca, "La ginnastica e l'educazione fisica in I ta lia nei secoli XVIII-XIX", in Annali dell'Istituto Superiore di Educazione Fisica di l 'Aquila, I (1982), pp. 206226; P. Viotto, Storia antologica dell'educazione fisica in Italia, Mi lano 1983; R. Bernabeo-G. Gori, Rassegna storica de/l'educazione fisica, Bologna 1984; S. Piv11to, "Ginnastica e Risorgimento. Alle origini del rapporto sport-nazionalismo", in Ricerche storiche, XIX (1989), n. 2, pp. 249-280.
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L'ADDESTRAMENTO O(NNICO -MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (186 1-1 9 45)
Lezioni di ginnastica: la scherma, da N. Abbondati, Istituzione cli arte ginnastica per le Truppe di Fanteria di S .M. Siciliana, Napoli 1846. 'la,·
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Lezioni di ginnastica: equilibrio sulle pietre, su palicciuoli e sul ghiaccio, da N. Abbondati, Istituzione di arte ginnastica per le Truppe di Fan teria di S.M. Siciliana, Na poli 18 46.
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Tavole fuori testo da R. Obenn.ann, Istruzione per gli esercizi ginnastici ad uso dei Corpi di Regia Truppa, Firenze-Torino 1849.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-Mll,ITAR E NELL 'ESERCITO ITALIANO (1861- 1945)
di questo addestramento specifico era stata del gen. Saluzzo, che con attenzione aveva guardato alla preparazione degli eserciti europei. In seguito tale insegnamento fu esteso a tutte le altre Scuole militari del Regno. .. Tra i più convinti sostenitori dell'Obermann e del suo metodo fu il gen. Alessandro La Marmora, che nel 1836 introdusse la ginnastica come parte integrante nella preparazione del Corpo dei bersaglieri da lu i costituito. Era questo un corpo di fanteria particolarmente abile nel colpire il bersaglio; i suoi componenti quindi dovevano essere agili, fort i e possedere una buona mira. I risultati soddisfacenti ottenuti dall 'Obermann sin dagli inizi, convinsero le Autorità dell'opportunità cli estendere la preparazione fis ica a tutti i Corpi dell 'esercito. Divenne quindi necessario disporre di un gran numero di istruttori e fu organizzata una Scuola riservata ad ufficiali e sottufficiali che iniziò a svolgere i suoi corsi presso il Reale Castello ciel Valentino, in Torino, nel 1836, sotto la direzione dell 'Obermann. L'interesse si accrebbe a tal punto che anche ufficiali di grado elevato chiesero all'Obermann di seguire le esercitazioni cli ginnastica. La richiesta venne accolta ed il corso si tenne. Fra g li ufficia li che presero parte alle lezioni, vi fu il conte Ernesto Ricarcl i di Net ro, valoroso combattente nelle guerre risorgimentali e grande sostenitore della ginnastica in Italia, il La Marmora ed al tri i Ilustri protagonisti delle guerre di quegl i anni, fra cu i il Petitti , il Fran zini, il Campana, il Saint-Robert ed il Cavalli 7 • A questo punto le vicende della g innastica militare praticata nell'esercito si intrecciano fittamente con quelle della ginnastica educativa in campo scolastico . È questo J.l motivo per c ui si è scelto cli citarle brevemente, nel tentativo d i cviden.ziare l'intima unione e per certi versi l'interdipendenza dei d ue feno meni. Non dimentichi amo inoltre che i teorici della ginnas tica educativa di questo periodo spesso sono gli stessi della ginnastica mìlitare. Nello stesso periodo la ginnastica cominciò a diffondersi negli asili d'infanz ia di Torino; fu ancora 1'Obermann che se ne occupò attivamente. Grazie all'attivismo di alcuni personaggi, tra i quali l'Obermann e il Ricardi di Netro, nel 1844 si costituì la "Società Ginnastica d i Torino", la prima in Italia. La pa lestra, inaugurata nell'agosto di quell 'a nno, costituì il complemento civ ile cli quella militare. Ai corsi organizzati eia questa Società, si iscrissero il Re, i principi reali e numerosi nobili. Furono allievi clell'Obermann i principi Umberto, Amedeo e Tom maso di Savoia, ed anche le principesse Maria Clotilde, Maria Pia e Margherita, destinata a divenire la fu tu ra regina d' Italia. La stampa contribui a divulgare i problemi della nascente ginnastica . L'Obcrman n scrisse nel 1845 alcuni articoli sul periodico Letture di
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Cfr. CONl-Federa:.cione Ginnastica Italiana, Cento lmn.i ... , op. cit., p. 91.
L'EDUCAZIONE FISICA NEL L' ESERCITO E NELLA SCUOLA
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famiglia diretto da Lorenzo Valerio8 all'epoca particolarmente diffuso. Ciononostante i consensi ottenuti dalla ginnastica in campo militare non si ripeterono in quello scolastico e civile. Infatti la riforma della scuola del Boncompagni, del 1848, non inserì tale insegnamento in ambito curricolare. L'interesse per un efficace addestramento ginnico su basi razionali continuò invece ad estendersi a tutti i Corpi delle Forze Armate e vi fu coinvolto un sempre maggior nu,m ero di ufficiali di tutte le armi . Per dare organicità al soddisfacimento di questa esigenza, nel 1849 il Ministero della Guerra pubblicò una istruzione per l'insegnamento della ginnastica nell'esercito. L'Obermann preparò su incarico dello stesso Ministero il testo ufficiale dal titolo Istruzioni per gli esercizi ginnastici ad uso dei Corpi di Regia Truppa. Nel testo si evidenziavano soprattutto gli obiettivi dei corsi che erano quelli di fornire a tutti i soldati una "generale, discreta, uniforme istruzione ginnica, perché migliorino in forza, scioltezza, coraggio" 9; come commenta il Di Donato : "Gli eventi politico-militari di quell'epoca ne favoriranno la diffusione"lO, pur essendo un'opera estremamente semplice, scarna ed improntata all'empirismo. Intanto il Municipio cli Torino, nel 1851, fece il primo tentativo di inserimento dell ' insegnamento della ginnastica nelle classi elementari. Tuttavia si dovette attendere il 1860, con i "Regola menti" della legge Casati, perché la ginnastica entrasse a far parte degli insegnamenti scolastici di tutto il Regno d'Italia. Vediamo ora, brevemente e cercando di enucleare i dati essenziali, di tracciare un profilo cronologico dei principali eventi occorsi all'educazione fisica scolastica in parallelo con quelli dell'addestramento fisico attuato nel! ' Esercito durante il Regno d'Italia.
1.1 . Dal 1861 al 1918.
In seguito all'estensione :a tutto il territorio italiano della riforma scolastica del Casati, il problema più urgente da affrontare fu quello di formare i maestri di ginnastica in numero adeguato. Con un decreto del Ministro De Sanctis (13 luglio 1861) venne istituito presso la "Società Ginnastica di Torino" il primo corso magistrale statale di ginnastica educativa 11. A dirigere il co rso fu l'Obermann 12. s M. Di Donato, Sioria ..., op. cit., p. 140; R.Gilodi, La Società Gi1111as1ica ..., op. cit., p. 16. 9 R.Oberrnann, Istruzione per gli. esercizi gi1111as1ici ad uso dei corpi di Regia Truppa. Approvato dal Ministero della guerra . Colle modificazioni ed aggiunte avute dal 1849 al 1865 ed arricchita di 89 figure, Torino 1865, p. 5 10 M. Di Donato, Storia ... , op. cit., p. 144. 11 M. Di Donato, Sioria ... , op. cit., p. 145; id., "L'evoluz ione storica della formazione del personale insegnante di educazione fisica in Italia (1847-1943)", inAlcmeone 1985, n. 5-6, pp. 175-179. 12 In ta le occasione l 'Obermann scrisse una Guida di gin11as1ica educativa (1861) e, ne llo stesso anno, un Atlante degli attrezzi.
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L'ADDEST RAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
La riforma Casati ebbe tuttavia un'applicazione lentissima. La percentuale di analfabetismo degli Italiani nel 1861 era del 75% : secondo la legge, inoltre, l'istituzione di scuole elementari era affidata ai Comuni con più di 4.000 abitanti ma purtroppo, nella maggioranza dei casi, i Comuni non avevano i mezzi finanziari per assolvere a tale comp ito . Così la maggior parte dei giovani italiani non poteva frequentare le scuole elementari, di conseguenza non faceva ginnastica. Mentre questa disciplina era ancora molto carente nella sua pratica attuazione, dal punto di vista legislativo era invece particolarmente v itale. La nascita dell'idea di Nazione fu un dato importante per l'affermazione della ginnastica, la quale avrebbe preparato i futuri cittadini agili e forti, soldati all'occorrenza, in ogni caso ind ividui sani, in grado di sostenere e far prosperare lo Stato. Il 17 marzo del 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e, dopo secoli di divisioni e di contrasti tra Stati politicamente ed economicamente contrapposti, si cercò di dare un ordinamento unitario al Paese. L ' impresa non fu certamente semplice. Si trattava di far convivere, secondo principi generali comuni, popolazioni con culture ed abitudini profondamente diverse tra loro. Inoltre, dall'unificazione rimasero ancora escluse Roma con lo Stato Pontificio, e le province soggette ali' Austria . Tra i provvedimenti più urgenti, ci fu quello di sancire l'unità dell' Esercito, che nacque ufficialmente il 4 maggio 1861, con atto firmato e diramato da Manfredo Fanti, a quel tempo ministro della Guerra. Intanto nel 1863 venne istituita una Scuola Normale di Ginnastica presso la Reale Accademia Militare (R.D. 31 dicembre 1863). Il ministro della Guerra Della Rove.re aveva infatti compreso l'importanza di disporre di un numero consistente di istruttori preparati secondo norme e principi comuni. L'art. 5 del decreto istitutivo della Scuola Normale di Ginnastica del Valentino recita: "Il corso d'istruzione consterà cli un corso cli ginnastica, id. di scherma alla baionetta, id. di nozioni sulla struttura del corpo umano e su'll'igiene applicata alla ginnastica" 13 . I corsi licenziarono istruttori che in seguito .i nsegnarono anche nel la scuola pubblica. La Direzione tecnica fu affidata all'Obermann che pensò alla stesura di un manuale di istruzione, approvato dal· Ministero della Guerra. Gli esercizi in esso contenuti dovevano essere utilizzati dagli istruttori di ginnastica militare, che erano obbl igati ad attenersi scrupolosamente a tali indicazioni poichè il Ministero voleva garantirsi l 'uniformità addestrativa del giovane Esercito italiano. Questa Istruzione si ripartiva in "Esercitazioni elementari" e "agli ordigni", e c ioè : esercitazioni ad una trave appoggiata su due scalette; esercizi di appoggio; esercizi di traslocazione con appoggio; 13
Citato in M.Di Do nato, Itinerari ... , op. cit., p . 19 n . 4.
L' EDUCAZIONE FIS ICA NELL'ESERCITO E NELLA SCUOLA
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esercizi di volteggio da terra; esercizi di sospensione; esercizi di traslocazione con sospensione; esercizi di volteggio con sospensione; esercizi di passaggio dall'appoggio alla sospensione e viceversa; esercizi di equilibrio. Gli stessi esercizi venivano riproposti a due travi parallele, sempre appoggiate a scalette, e ad una scala a mano appoggiata a due scalette. Seguivano esercitazioni "alla capra"(una specie di palco di salita), esercizi di corsa, al piano d ' assalto e di salto, esercitazioni al "cavalletto" di volteggio. L'Istruzione si concludeva con " Regole igieniche relative agli esercizi ginnastici" e con ventidue illustrazioni, che sono particolarmente interessanti per chi voglia analizzare il genere di addestramento impartito ai soldati italiani a metà Ottocento. Significative le ultime parole dell'Istruzione: "Finalmente i comandanti dei Corpi si adopereranno in modo che, mercè la varietà e la graduazione delle esercitazioni, il soldato, anzichè un servizio grave e faticoso, consideri la scuola di ginnastica qual passatempo"l 4 • Questa interpretazione dell'addestramento dei soldati verrà avversata e abbandonata in seguito. Nel frattempo, anche la pratica del nuoto ricoprì un ruolo importante nella preparazione militare, specialmente per i Corpi speciali della fanteria degli artiglieri e pontieri. A questo proposito si può fare riferimento al manuale d'istruzione del 1864, Scuola dì nuoto, edito dal Ministero della Guerra, in cui vengono indicate le norme d'attuazione per questa disciplina. Nello stesso periodo si ebbe anche un notevole sviluppo delle Società di tiro a segno . Lo scopo era quello di facilitare alla gioventù italiana il maneggio delle armi, in modo di accrescere il numero dei cittadini abili in caso di conflitto. Per incrementare tale pratica fu emanata la legge per la fondazione del Tiro a segno Nazionale (L. 4 agosto 1861) che, pur subendo diverse modifiche, rimase in v igore fino al 1930. A partire dal 1868, inoltre, erano state istituite due Scuole militari di scherma: una a Modena e l'altra a Parma. Nell'anno successivo quella di Modena fu chiusa e ne fu aperta una a Milano che incominciò a funzionare nei primi mesi del 1869. Nel 1873 vennero soppressi i corsi di scherma e di ginnastica di Parma e la Scuola di Milano operò da sola. Nella stretta interdipendenza tra la ginnastica militare e quella praticata nella scuola, si deve evidenziare un altro episodio determinante dei futuri sviluppi di questa disciplina nei vari settori della società. Dietro la spinta della nuova idea di Nazione che si andava creando, il 13 maggio 1878 venne presentata al Parlamento italiano la prima legge organica in materia di ginnastica nella scuola. Si deve al De Sanctis, allora ministro della Pubblica Istruzione, la 14 Per una lettura più attenta dell'Istruzione, nella sua edizione del 1865, si rimanda ali ' Appendice (pp. 160-174).
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NEL L' ESERCITO ITALIANO (1861 - 1945)
formulazione del progetto di legge ed il merito della sua approvazione. Egli infatti riuscì a convincere gli oppositori, con un intervento appassionato ed energico, della necessità di inserire la ginnastica, detta appunto "educativa", come materia obbligatoria nel sistema~di istruzione per una globale formazione delle giovani generazioni. In un ordine del giorno presentato dall'on. Allievi il 6 giugno 1878, venne auspicato che la ginnastica svolgesse anche una funzione propedeutica all'istruzione militare, di competenza dello Stato. Questa sarebbe risultata facilitata, forse anche abbreviata, se lo Stato avesse potuto disporre di cittadini già fisicamente addestrati e psicologicamente formati15 _ La legge (n. 4442 del 7 luglio 1878) fu approvata e la ginnastica educativa divenne così obbligatoria nelle scuole secondarie, in quelle normali e magi.strali e alle elementari . Si mise mano ai "Programmi" e ai "Regolamenti", mentre si sentì subito la grave mancanza di personale docente specializzato per il nuovo insegnamento scolastico. Tanto i "Programmi" provvisori del 1878 (R.D. n. 4677 del 16 dicembre 1878) quanto quelli ciel 1886 (R.D. n. 3914 dell'll aprile 1886) sono il frutto di un compromesso che vede prevalere le teorie della cosiddetta "Scuola" di Torino nei confronti di quella di Bologna 16. La g innastica educativa viene presentata come un momento ricreativo, atto a compensare la sedentarietà dello studente, ma è vista anche come un'attività addestrativa premilitare. li 1° giugno 1884 fu fondata la Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma, insediata presso la Caserma cli Cavalleria "Macao". La Scuola venne in seguito trasferita nella Caserma "Goffredo Mameli" sem1s M. Di Donato, "Francesco De Sanctis, 'Ministro della Ginnastica"', in Alcmeone, II (1978), n. 1, pp. 29-39. 16 La Scuola di Torino, che vide Ira i suoi espo nenti Ernesto Ricardi di Netro, Alberto Gamba, Felice Valletti ed alt ri, quasi tutti allievi dei primi corsi di ginnastica tenuti dall'Ober.mann, è la prima corrente di pensiero, riguardante le ginnastica, ad affermàrsi in llalia. Fu sempre caratterizzata da schemi piuttosto rigidi, per certi versi alquanto empirici, con l'esaltazio ne soprattutto delle esercitazioni di tipo militare, in ogni caso analitiche e settorial i. La Scuola di Bologna, al contrario, pur annoverando Ira le sue file ex-allievi dell'Obermann, riuscì a dare un ' impronta più scientifica e funzionale alla ginnastica da impartire nelle scuole, con particolare riguardo a quelle elementa ri. Tra i suoi maggiori esponenti si ricord ano Em ilio Baumann, Costantino Reyer Castagna e Pietro Gallo. Michele Di Donato nella sua Storia (op. cit.) delinea l'esistenza anche di una Scuola di Napoli, che ebbe il suo capostipite in Niccolò Abbondati, il primo, in Italia, nell'Ottocento, a scrivere di ginnastica rifacendosi a presupposti scientifici (Istituzione di arte ginnastica per le Truppe di fanteria di S.M. Siciliana, Napoli 1846). Di questa scuola avrebbero fatto parte, oltre al figlio dell'Abbondati, Ferdinando, e a sua moglie Lucia Fellicò Abbondati, anche Ettore Patini, Rosa De Marco e Domenico Orefice. Una scuola quella di Napoli decisamente vitale e proiettata verso il futuro dell'educazione fisica in Italia, visti anche i contatti frequenti ed intensi che ebbe con la Scuola francese e con i suoi famosi fisio logi di fine Ottocento. Cfr. anche A.Tcja, "Ferdinando Abbondali et l 'orientation scientifique de l'éducation physique en Italie", in Influences reciproques en matière d'éducation physique et de sport aux XIX et XX siècles en Europe. Actes du Congrès Intemational 5-10 Fèvrier 1990, Marlyle-Roi (Paris), Université de Bordeaux 1990, pp. 77-92.
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pre a Roma, e dal 1889 ebbe un suo organico regolarel7, Primo ad irigerl a fu Masan iello Parisc, uno dei maestri di sch erma italia ni più importanti di quel periodo . Così nel 1887 Felice Valletti sottolineava l'importanza della ginnastica militare sulla Rivista Militare: "La ginnastica militare è una ginnastica di applicazione, e va praticata frequ entemente in armi e bagagli come facevano, fin dal principio del secolo i soldati danesi, ogni esercizio deve quindi essere la sintesi di più movimenti, imparati ed eseguiti prima nelle scuole secondarie e preparatorie, ed avere un fin e pratico militare ben chiaro. Per la qual cosa la fo rma degli esercizi ed il modo di eseguirli devono essere soggetti a norme speciali, pienamente conosciute dall'istruttore, se si vuole con ess i compiere con vera efficacia l'educazione fi s ica del soldato, e non obbligarlo a spreco inutile di forza. Agli attrezzi attu al i, artificiali o scolastici, dovrebbero quindi essere sostituiti ostacoli naturali, come foss i, muri, bastioni ecc. e tulle le esercitazion i, come la marcia e la corsa di resiste nza, il salto e la scalata, la lotta ccc. avere in mira soprattutto di svolgere la dote suprema del soldato, il "coraggio"18. Nel 1891 il Valletti punt ualizzò questa interpretazione della ginnastica mil itare sostenendo c he essa doveva mirare "ad uno scopo direttamente pra tico e speciale, cioè abituare gradatame nte le reclute a sopportare le grandi fat iche del corpo, ad affrontare e vincere ostacoli, ad agire da sè e a dar loro, a nche nei momenti di maggior pericolo, e nelle più forti impressioni della lotta, quella calma e quella sicurezza di sè, che conduce sempre alla vittoria" 19. Egli aggiunse poi che " la vera ginnastica nella caserma deve consistere nel marciare, correre, saltare fossi e siepi, dare l'assalto a muri e bastioni, salire, arrampicarsi, portare e lanciare pesi, aiut arsi l'uno con l'altro a superare ostacoli , a vincere le difficoltà ciel te rreno, lottare, camminare in equilibrio su di un muro a differenti altezze dal suolo, a sopportare le variazioni di temperatura, a trionfare nei pericoli, addestrare insomma, in tutto ciò che riguarda l'arte del guerreggiare, e tutto, ben in teso, in armi e bagagli, pron ti sempre i giovani solda ti al comando del loro istruttore nella palestra, come ad accorrere sul campo allo squillo della tromba. Ne viene quindi, come di naturale conseguenza, la necessità di una riforma ciel materiale ginnico e, in parte, l'abolizione dei moderni attrezzi, che richiamano come prove fittizie, mentre il soldato deve imparare a servirsi e a trionfare di tutto ciò che rappresenta la realtà del campo"20. Nel 1905, in via sperimentale s i tenne un corso presso la Scuola Ma gistrale Militare di S cherma di Ro ma per la preparazione dì sottufficiali istruttori di educazione fis ica. Alla direzione tecnica fu chiamato Giovanni Racchi, insegnante civile, che sin dal 1896 aveva sostenuto la necessità per i soldati di una ginnastica egualitaria e d i massa. M. Di D onato, Itinerari .., op. cit., p. 19. F. Valletti, "Scuola di ginnastica e di eserci7.i militari" , in Rivista Militare f wliana , 1887, p~ 291-310. 19 F.Valletti, "Ginnastica popolare e militare", in Rivista Militare Italiana, 1891, pp. 413 -447. 20 lvi pp. 429-430. 17
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L 'ADDESTRAMENTO GI NN ICO-MIL ITARE NELL'ESERCITO IT ALIANO (1861- 1945)
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L' EDUCAZION E FISICA NELL'ES ERCITO E NELLA SCUOLA
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Sostenitore del suo metodo fu Giuseppe Monti21 , direttore della Regia Scuola normale femminile di ginnastica di Torino22, che dopo aver seguito un ciclo di lezioni del Racchi, appoggiò le sue idee pubblicando un articolo in cui sostenne la necessità di fornire agli istruttori un metodo di insegnamento basato su cognizioni scientifiche, pedagogiche e tecnico-pratiche_ Solo con questi presupposti infatti, sottolineava il Monti, si sarebbe potuto predisporre un adeguato piano di addestramento fis ico per i soldati. Così scriveva: "È curioso il fatto (caratteristico del resto di noi Italiani) che mentre il nostro esercito è stato il primo a riconoscere nell'esercizio fisico un mezzo efficacissimo d'istruzione e di educazione, indicando nuovi metodi d'insegnamento conformi ai moderni concetti della pedagogia scientifica, per contro sulla via dei fatti è l' ultimo, anzi il solo esercito del mondo (si parla naturalmente delle nazioni civili) che non abbia ancora una scuola per maestri esclusivamente di schcrma"23. Queste critiche, che in seguito verranno mosse anche da altri illustri personaggi del mondo dell'educazione fisica scolastica e dell'Esercito, servirono da sprone per i vertici militari. Tra le prime iniziative intraprese ci fu quella del ca mbiamento del nome della Scuola Magistrale Militare di Scherma cli Roma che divenne Scuola Magistrale Militare di S cherma e di Educazione Fisica; nel 1911 fu regolarmente istituito un corso di ginnastica in unione con quel lo di scherma e fu riordinata la Scuol a (R.D. 6 luglio 1911). Su questi temi ritorneremo più diffusamente in seguito. Sempre nel l 911, la ginnastica comparve tra le materie insegnate al Collegio Militare di Roma24 • Questo, istituito nel 1883 (R.D. 26 luglio
21 Giuseppe Monti (1861-1938) era stato all ievo del Baumann a Bologna e si era laureato in medicina. Nel 1888 aveva scritto la Ginnastica per le scuole ed aveva iniziato ad occuparsi di terapia fisica in alcuni istituti torinesi; nel 1900 aveva vinto il conco rso che dava accesso alla Direzione della "Società Ginnastica di Torino" e nel 1906 aveva ottenuto, sempre per concorso, la Direzione della Scuola normale f em minile di ginnastica della medesima città. Ne l suo metodo ecclettico il Monti inserì anche, per allievi cd all ieve, "esercizi sportivi", tra cui il ciclismo, il pattinaggio, il tennis ecc. 22 Per quanto riguarda la formazione delle Scuole normali di ginnastica vedi M. Di Donato, Storia .., op. cii., p, 162 e "L'evoluzione storica ...", op. cit., pp. 175-179. 23 G. Monti , " L'educazione fisica nell'esercito", in Rivista Militare Italiana, 1907, pp. 2475-2478 . 24 Altro famoso Collegio in cui si praticò molto l'addestramento ginnico e lo sport, è stato quello di Napoli, meglio conosciuto come la "Nunziatella", dal nome della chiesa attigua allo stesso. Questo Collegio e ra stato fondato nel 1787 da Ferdinando IV di Borbone ed aveva cambiato nome ed ordinamento più volte, per le alterne vicende del Regno di Napoli tra fine Settecento ed inizio Ottocento. Nel 1861 si era trasformato in Istituto militare d'istruzione secondaria. Dal 1° gennaio 1936 il Collegio divenne Scuola Militare di Napoli. Nelle "Memorie storiche" di questa Scuola si trovano numerosi riferime nti al l 'attività gi nnico-sportiva che in esso da sempre si è praticata (Archivio Ufficio Storico S ME, fondo "Memorie s toriche", Scuo la Militare di Napoli, anni 1871-1918, racc. 0274; anni 1926-1942, racc. 0542).
L 'EDUCAZIONE FISICA NELL' ESERCITO E NELLA SCUOL, A
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1883), doveva servire a preparare i giovani che avessero voluto fre quentare l'Accademia ed intraprendere la carriera militare. Il corso di studi era parificato a quello della sezione fisico -matematica degli istituti tecnici e v i si aggiunse in seguito un corso di liceo . Presso il Collegio vi fu un reparto di allievi ciclist i particolarmente attivo, che partecipò anche alle manovre tattiche del 1912 a Fano 25 . Il Collegio prese parte inoltre a gare di tiro26. Il progresso dell ' insegnamento della ginnastica nell'esercito continuò ad evolvere parallelamente a quello nella scuola. Ricordiamo brevemente le tappe principali della rifo rma dell'educazione fisica nella scuola di fine secolo, prima d i affrontare quelle dell'addestramento ginn ico nell'esercito. In conseguenza degli scarsi risultati ottenuti con i precedenti "Programmi" di ginnastica educativa, nel 1893 il ministro della Pubblica Istruzione, Ferdinando Martini, nom inò una Commissione di studio la cu i presidenza fu affidata al sen.Francesco Todaro, professore cli Anatomia all'Università di Roma 27, con l'incarico cli riformare i program mi, tenendo conto delle vere esigenze della gioventù . Lo scopo doveva essere quello cli "dare alla ginnastica educativa un indirizzo razionale", facendo le abbandonare l ' empirismo che ancora l a contraddistingueva, e, come s i legge negli Atti della commissione stessa, cli "formare uomini di azione sani e robusti, pronti a prestare utilmente la loro opera per la società e la patria nei momenti di pericolo" . La novità più importante fu proprio la sost ituzione nei nuovi programmi del term ine "ginnastica educativa" con quello di "educazione fisica", p iù moderno e più consono alle intenzioni di scientificità che i riformatori si proponevano per la materia. Come sostiene il D i Donato, scompare dai nuovi programm i del 1893 tutto ciò che in quelli precedenti "vi era di acrobatico, di coreografico, di mimico; s i aumenta l'orario per gli esercizi ginnici ed i giuoch i, si riconosce il grande valore del lavoro manuale come tirocinio . G li esercizi elementari e gli ordinativi vengono ridotti, sfoltiti, res i più accessibili e meno noiosi; la ginnastica viene ridimensionata; i grandi attrezzi banditi dalle scuole elementari e medie fino al quattordicesimo an-
25 Arc hivio Ufficio Sto ri co SME, fondo "Memorie S toriche", Collegio Milita re di Roma , anni 1912-1917, racc . 0273. 26 Ne l 1936 il Collegio diven tò Scuola Militare di Roma e in ques to periodo è intensiss ima la partecipazione d~i suoi allievi ai " ludi Juveni les" e ai vari Campionati degli studenti medi. 2 1 Facevano pa rte della Commissione, olt re al sen. Todaro, presiden te per mol ti anni della Federazione Ginnastica d'Ital ia, il sen. Pecile, !'on. Valle, l'on. Celli, l'on. Flauti, Paulo Famb ri, A lbe rto Gamba, A ngelo Mosso, Ferd inando Abbondati, Emilio Baumann e Fortunato Ballerini. Cfr.M. Di Donato, Storia .. cit., p. 175. Cfr. anche: M . Gotta, Leggi e ordinamenti de/l 'educazione fisica nella scuola italiana (dal 1860 al 1968), Roma 1968; F. Va rese, L 'ordinamenco e l'organizzazione dell'educazione fisica e sportiva scolastica in Italia dal 1859 al 1983, Ro ma 1984; T. Dc JuJi is-M. Pescante, L'educazione fisica e lo sport nella scuola italiana, Firenze 1990.
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L'ADDESTRAMENTO GINN ICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861- 1945)
no di età; è sollecitata la pratica del lavoro manuale e del nuoto"28_ Inoltre fa la sua prima comparsa, in modo velato, 1'indirizzo sportivo. Questo radicale mutamento d'indirizzo metodologico si scontrò tuttavia con l'impreparazione del corpo docente e l'i.)rndeguatezza delle strutture e, nonostante i numerosi elementi moderni e innovativi, anche questi programmi rimasero in parte inattuati. Prevalse ancora l'impostazione militare, che in questo periodo rispecchiò maggiormente i principi fisiologici di una più razionale qualità dell'addestramento. La prima legge organica a favore dell'educazione fisica, conosciuta anche come legge Daneo-Credaro, fu approvata il 26 dicembre 1909 (n. 805). Con essa venne introdotto l'insegnamento di questa disciplina in ogni ordine di scuola, differenziando la ginnastica propriamente detta dai giochi ginnici; vennero anche introdotti il tiro a segno, il canto corale ed altri esercizi che dovevano concorrere a rafforzare il concetto di "educazione" in ambito motorio. La durata delle esercitazioni era di mezz'ora al giorno per la scuola primaria e complessivamente tre ore settimanali per le medie. Erano previsti campi di gioco e palestre e per la prima volta era regolata la concessione dell'esonero dalle lezioni di educazione fisica. Per la preparazione dei futuri insegnanti era fatto obbligo agli studenti universitari di qualsiasi facoltà, che aspirassero al diploma di insegnante nelle scuole medie, di frequentare corsi magistrali speciali di educazione fisica presso le rispettive facoltà di Medicina. Le Scuole Normali di ginnastica cli Roma, Torino e Napoli furono trasformate in Istituti di Magistero per l'abilitazione all'insegnamento dell'educazione fisica. Tuttavia la riforma trovò vari ostacoli sul suo cammino, e ancora una volta i buoni propositi non furono attuati. Nei primi anrii del Novecento si erano intanto diffuse in Italia alcune organizzazioni di volontari con caratteristiche premilitari, che concorsero ad incrementare la pratica della ginnastica di tipo militare presso la popolazione nel periodo antecedente la prima guerra mondiale. Quest'tiltima rappresentò un impedimento all'evoluzione organica della ginnastica premilitare e militare e si dovette attendere la fine del conflitto perché i problemi dell'addestramento militare potessero trovare soluzione.
1.2. Dal 1918 al 1945.
Come già accennato, la legge Daneo-Credaro del 1909, che avrebbe dovuto dare organicità all'educazione fisica nella scuola, aveva avuto un'attuazione minima. Tra le cause che avevano vanificato quasi del tutto i fini del legislatore c'era stata la mancanza di finanziamenti adeguati, e di conseguenza la carenza di mezzi e strutture, oltre che l'annosa polemica fra metodi e indirizzi delle varie "Scuole" in cui si di28
M. Di Donato, Storia ... , op. cit., pp. 175-176.
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videv ano i teorici dell' educazione fisica italiana. La guerra, poi, aveva reso ancor più difficile la s ituazione. Fu proprio alla fine del primo conflitto mondiale, quando si pose mano alla ristrutturazione del Paese, che ci si accorse dello sfacelo in cui versava l'educazione fisica scol astica: mancavano le palestre, i campi sportivi erano distrutti o abbandonati (in molti casi erano serviti come "orti di guerra"), mancavano gli insegnanti. Si riaccesero le polemiche sull'opportunità o meno di mantenere l'educazione fisica nella scuola. Per Giuseppe Monti e i suoi seguaci questa doveva continuare ad essere una disciplina che concorreva al processo educativo globale dell' alunno e pertanto la sua sede naturale era quella scolastica . Luigi Gasparotto, ministro della Guerra e fautore del metodo di Cesare Tifi, importante innovatore della ginnastica militare, auspicava invece un affidamento di questo insegnamento ad istruttori dell'esercito. Romano Guerra, direttore del Regio Istituto di Magistero per l'Educazione Fisica di Roma riteneva infine che l'educazione fisica scolastica dovesse essere affidata ad un apposito Ente che avrebbe impartito questo insegnamento ai giovani al di fuori della scuola, sempre però con il controllo del Ministero della Pubblica Istruzione29. Fu Giovanni Gentile a sbloccare la situazione e a mettere fine alle polemiche: pur in contrasto con le proprie teorie sull 'unitarietà della persona umana, in qual ità di ministro della Pubblica Istruzione, nel contesto della sua riforma del 1923, decise di affidare l'insegnamento dell'educazione fisica ad una struttura esterna alla scuola. In lui c'era la speranza che questa svolta avrebbe giovato al progresso di tale disciplina, ovviando a carenze di perso nale e palestre. Ma la realtà dei fatti rivelò in pieno il fallimento pedagogico di questa decisione: impartire un insegnamento fondamentale per la formazione unitari a della persona, quale era l'educazione fisica, in orario extra-scolastico, infatti, voleva dire svuotarla completamente di qualsiasi significato educat ivo. Intanto l'Esercito riprese ad addestrare i suoi soldati anche dal punto di vista ginnico. Nel 1920 avevano avuto inizio i primi corsi di sci e di alpinismo organizzati dalle grandi unità e dai reggimenti. Questi corsi, tuttavia, diluiti nel tempo e limitati a poche località, privi di programmi uniformi, ma soprattutto senza un congruo numero di istruttori, non produssero risultati soddisfacenti. Trovarono organicità e competenza solo nel 1934 con la cost ituzione ad Aosta della Scuola Centrale di Sci e Alpinismo. Il 27 gennaio 1921 a Roma, presso la Farnesina, venne aperta la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, che andò a sostituire quella Magistrale di Scherma e di Educazione Fisica che intanto era stata chiusa allo scoppio della prima guerra mondiale. La Scuola ebbe
29
M. Di Donalo, Storia ..., op. cit., p. 188.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861 -1945)
impianti modello, con attrezzature per le attività ginnico-sportive e per la ricerca scientifica. La pubblicazione di Cesare Tifi , L'educazione fisica italiana militare, premilitare, civile (1922)30, segnò una svolta decisiva . Come il Di Donato 31 ben evidenzia, si trattò di una pubblicazione rivoluzionaria, che sconvolse i metodi allora in vigore per l'addestramento ginnico dei militari. Inoltre, grazie alle innovazioni introdotte dal Tifi, lo sport entrò a pieno titolo nell'Esercito. Con l'avvicinarsi del secondo conflitto mondiale, l'educazione fisica nelle scuole assunse un aspetto decisamente premilitare, cui si accompagnò una più accentuata spinta sportiva, all'insegna dell'agonismo, ritenuto importante per la formazione etica, ma anche ideologica, delle giovani generazioni. r tumultuosi cambiamenti subiti dall'organ izzazione dell'insegnamento dell'educazione fisica nella scuola negli anni tra le due guerre, non trovano tuttavia un riscontro in campo militare. Dopo le modifiche sostanziali introdotte nel 1922, a seguito delle nuove idee propagandate dal Tifi, che ritroviamo ampliate nel manuale di istruzione del 192832, si dovette attendere il 1941 per la pubblicazione di una nuova Jstruzione33 . Quest'ultima riproduss,e gli stessi contenuti del testo ciel 1928, modificandone solo alcuni aspetti marginali e aggiungendo un capitolo sull'igiene e qualche schema esemplificat ivo di piani di lezione. La grande novità concettuale del manuale del 1928, la sua organicità e razionalità si trasferirono, infatti, interamente in quello del 1941. L'addestramento ginnico dei soldati risultò così indirizzato verso orizzonti sportivi.
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Cesare Tifi, L'educazione fisica italiana militare, premilitare, civile, Torino
1922. 31 32 33
M. D i Donato, Itinerari ..., op. cit., p. 21. Ministero della Guerra, Istruzione per la ginnastica militare, Roma 1928. Ministero della Guerra, Istruzione per la ginnastica militare, Roma 1941.
Capitolo Secondo L'ADDESTRAMENTO GINNICO PREMILITARE
L'Unità d'Italia ha rappresentato un enorme sforzo bellico per l 'esercito piemontese prima e più tardi per quello italiano in formazione. La debolezza della Nazione e la povertà dei b ilanci, avevano tuttavia limitato le potenzialità di sviluppo dell 'esercito nel numero dei suoi effettivi, nell 'efficienza delle strutture, nella modernità degli armamenti. Certamente, in tali condizioni, l'esercito italiano non poteva reggere il parago ne con l'efficienza e la forza degli eserciti delle grandi monarchie europee. Anche le spinte colonialistiche che più tardi si fecero strada nella politica italiana, resero ancora più attuale la necessità di un esercito più adeguato e maggiormente rispondente ai nuov i progetti espansionistici. Perm asero comunque le ristrettezze di bilancio . In questo contesto si afferm arono le organizzazioni premilitari e i corpi di volontari che fecero da corollario alla teoria della nazione armata. Questa si fece strada nella seconda metà dell'Ottocento per sopperire alle deficienze di un esercito scarsamente adeguato alla nuova rea ltà itali ana. Fu pertanto nec essario che i giovani possedessero una preparazi one fisica di base, prima della chiamata alla leva.
2.1 . Il concetto di "Nazione armata". L'educazione fisica si era dunque fatta stra da nella scuola italiana grazie alla s ue final ità militari e ciò era avvenuto per la necessità di formare il cittadino-soldato, a salvaguardia della Nazione, nel ricordo di princìpi che già Macchiavelli aveva affermato. Carlo Pisacane34, uno dei principali teorici dell a nazione armata 35, aveva riconosciuto una notevole importanza alla ginnastica, alla schcr3 4 G. Conti (op. cit.) fornisce un'ampia bibliogra fia su Pisacane cd il concetto d i "Nazione armata". In particolare : F. Della Pe ruta, I democratici e la quest io ne m ilitare, in/ democratici e la rivoluzione italiana, Milano 1974 , pp. 293-329; P. Pieri, Il problema della nazione armata in Ca rlo Pisacane, in Studi storici in memoria di B. Croce, Napo li 1955, pp. 371 -405; F. Vairo, Carlo Pisacane e la nazione armata, in Nuova Rivista di Fu nteria, 15 maggio 1910, pp. 429-441 ; L. Russi, Carlo Pisa cane. Vita e opere di un rivoluzionario, Milano l 982. 35 G. Conti (op. cit.) traccia un excursus storico sulle origini del milo della nazione armata. Ri corda che Mably e Rousseau per pri mi avevano ripreso il Macchi avelli (da M. Mo ri, La ragione delle armi. Guerra e conflitto nella filosofia classica tedesca (J 770-1830), M ilano 1984, p. 102), seguiti da Ka nt e Filangieri. A quesc 'ull imo si sarebbero rifalli i liberali e i democratici italiani del XIX secolo (G. Filangieri, La scienza della legislazione. Con giuma degli opuscoli scelti, 3 voli., Milano 1822, J/2, pp. 63-77).
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ma e al tiro al bersaglio col moschetto per 1a formazio ne della gioventù36. Carlo Cattaneo aveva ripreso le idee del Pisacane, ispirandosi più direttamente al modello svizzero di un esercito di volontari. Per lui era fondamentale diffondere l'istruzione militare nelle scuole e nelle Università, dove ginnastica ed esercizi militari avrebbero aiutato i futuri cittadini a sentirsi solidali e fratelli, pronti a combattere l'uno a fianco dell'altro in difesa della Patria37, Al congresso dell 'Associazione Italiana dei maestri di ginnastica di Bologna del 1890, il col. Bertet presentò una relazione su "Palestre marziali e Nazione Armata"38 ed in quella stessa sede venne fondata la Lega per la nazione Armata mediante le Palestre marziali, di cui fecero parte anche Emilio Baumann, Pietro Gallo e Costantino Reycr, alcuni dei personagg i più fam osi dell'educazione fisica italiana di quell 'epoca 39 . Romano Guerra, nei suoi scritti, tentò di affrontare in maniera organica il problema della costituzione, da parte di cittadini-soldati, del la nazione armata. In una relazione presentata al Congresso di Napoli del 1920, egli delineò un'educazione fisica che su base razionale si affia ncasse all' addestramento militare, ai giochi e agli sport educativi, sull'esempio di quanto era accaduto ormai da tempo nella scuola inglese. Su questi concetti tornò nel 1922 il Kellermann, il qu ale, partendo dalla necessità di una milizia cittadina, arrivò ad auspicare la formazione della nazione armata, in cu i grande spazio dovev a avere l'educazione fisica, "scuola di disciplina, di cooperazione, di p atriottismo" 4 0. Essa infatti, aggiungeva il Kellermann, combatteva ogni anormalità dello stato fisico, dovuta a malattia, sia essa fisica che psichica o morale. Nello stesso anno anche il gen. Gandolfi 41 sostenne la necessità di
36 C. Pisacane, "Ordinamento dell'esercito italiano", in Saggi storici politici, militari a cura éli A. Romano, IV, Milano-Roma 1957, pp. 159-160 citato in G. Conti, op. cit. 37 C. Cattaneo, "La nuova legge sul P,ubblico insegnamento", in Il Politecnico, 1860, VITI, pp. 115-123, citato da G. Conti, op. cit. Altro celebre fautore della nazione armata è Giuseppe Garibaldi, anche se fra le sue n umerose proposte e su questi te mi ebbe segui to solo qu ella sul Tiro a segno. C fr. A. Teja, "Educazione e addestramento militare", in A. Noto - L. Rossi (a cura di), Coroginnica ... , op. cit., pp. 58-71. 38 E. Bertct, Palestre Marziali e Nazione Armata, Genova ·r 890. 39 Come lo stesso Berte! annota (op. cit. p. 47), il 30 luglio 1890 Costantino Reyer fonda a Ba1taglia, in Veneto, la prima Palestra marziale. Cfr. M. Di Donato, Storia ..., op. cit., p. 154. 4 0 G . Kellermann, L'educazione fisica e la Nazione Armata, Firenze 1922, pp. 23-24. 41 A. Gandolfi, " Il funzionamento della Nazione armata", in Idea Nazionale, ge nnaio 1922, citato in Kellermann, op. cit. Il Conti (op. cit. p. 149) fa notare che alla fi ne dell'800 al concetto democratico di nazione armata si affiancò quello statale basato sull'ordinamento prussiano, dove valori militari e civili costituirono un'unità inscindibile e l'educazione militare venne generalizzata a tutti i cittadini. Il Kellermann e il Gandolfi si inseriscono appunto nella corrente di pensiero che vedeva la necessità di un esercito popolare basato sul senti mento de l dovere e sull'amor di patria.
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una struttura militare efficiente per la Nazione, in grado di interveni re in ogni momento, anche per improvvise necessità belliche. La prima g uerra mondiale aveva annientato le risorse dei cittadini-so ldati in molti paesi, compresa l'Italia; risorse che, sosteneva il Gandolfi, andavano pertanto ricostituite, e la scuola doveva essere il nucleo iniziale in cui preparare i giovani a lle più impegnative vicende della vita militare. Inoltre era indubbio il vantaggio socio-economico c he sarebbe derivato dall 'addestramento dei giovani nel periodo antecedente alla leva. Questa infatti, che originariamente durava ben otto anni (1861), con l'aiuto dell'educazione fisica scolastica e delle "Palestre marziali" avrebbe potuto ridurs i a due o tre anni, mantenendo così a i loro posti di lavoro giovani nel pie no delle lo ro forze4 2.
2.2. Il ruolo della scuola nella propaganda de lla ginnastica premilitare. Nel medesimo periodo, in campo scolastico, illustri personaggi s i occuparono delle stesse problematiche: il Fenzi, il Todaro, il Ravano, il Gallo, il Reyer cd altri ancora, che propugnarono, tra le finalit à de ll 'educazione fisica scolastica, non solo quella di rendere la gioventù più sana e più adatta al lavoro, ma anche quella di preparare il futuro soldato alla guerra 4 3. Tra i sostenitori della nazione armata ci fu anche Ernesto Ricard i cli Netro, già ricordato in q uanto a ll ievo e collaboratore dc ll ' Oberm ann a Torino. In un opuscolo del 1875, Dell'educazione nazionale, egli affermò l'importanza e la necessità d ella forma zione di cittadini soldati 44 . Le numerose proposte avevano un punto in comune : la convinzione genera le c he solo la scuola avrebbe potuto essere la più gran de organizzazione premilitare. L' insegnamento della ginnastica educativa intanto era divenuto obbligatorio nella scuola dal 1878, come è stato g ià ricordato, con l'obiettivo, fra g li a ltri, di preparare i g iovan i al servizio milita re. All'art. 3 della legge De Sanctis si stabiliva che: "L'insegnamento della ginnastica nella scuola secondaria, normale e magistrale ha pure lo scopo di preparare i giovani al servizio militare". All'art. 11 si legge: " Ogni qualvolta l 'Auto rità sco las tica, d 'accor do coi direttori degl i istituti lo creda opportuno, si potranno dare in
4 2 La s toria dell 'Escrc ito un itario è costellata da te ntativi di riduzione del contingente e del periodo di leva per mo ti vi di bilancio. La riduzione della ferm a a due anni si ebbe nel 1910, all'indomani della legge Daneo-Credaro che aveva puntualizzato la necessità del tiro a segno e di esercizi militari nell'ambito dell'educazione fis ica scolastica. Il servizio militare s i ridusse notevolmente nel 1920 (scese ad otto mesi) per poi tornare nel 1926 a d iciotto mesi, o quindici per chi avesse già ricevuto un'istruzione premilitare. 43 G. Kcllermann, op. cit., pp. 36-37. 44 M. Di Donato, Storia ... , op. cic., p. 149.
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occasione di feste nazionali dei pubblici saggi di ginnastica e lementare e di eserci tazioni militari". Come ben evidenzia il Bonetta, se nei programmi di ginnastica edu cativa in un primo momento "le finalità etico -milì'laristiche erano sottese, dopo la legge De Sanctis diventano ufficiali"45 _ N e lla descrizio ne degli "Eserci zi" che accompagn a i Programmi dei corsi di ginnastica educativa, istituiti a seguito della legge De Sanctis per la qualificazione del personale di tutte le province italiane nell ' insegnamento della ginnastica, veniva pu ntual izzato che, da l momento che l a forza governava ancora i rapporti tra le nazioni, era bene che anche l'Italia s i preparasse ad avere una moltitudine di g iovani forti e ben disposti a difendere l ' indipendenza de lla propria Patria_ In tal senso l'educazione ginnica nella scuola doveva predisporre la gioventù nel fi sico e nello s piri to verso il fin e ultimo che e ra quello di ottenere un " cittadino robusto, buon soldato". Ma lo scarso im pegno cd i mancati stanz iamenti del bilancio per l 'attuazione della legge diedero ben pochi risultati per la formazione dei giovani. Negli anni successivi, comunque, si fecero costanti le pressioni da parte di chi era convinto dei benefici educativi e addestrativi della scuola, perché questa si impegnasse in modo più att ivo nell'attuazione del la legge Dc Sanctis. Felice Valletti, ispetto re centrale per la ginnastica al Ministero della Pubblica Istruzione nel 1881, primo in Ita lia ad occupare questo incarico, propose l'istituzione di una "Scuola Centrale di Ginnastica" a Roma, dove gli a llievi venissero sottoposti ad una disciplina ferrea "affatto militare", e indossassero una divisa. Egli sost enne che i m aestri no n avrebbero potuto infonde re n ell a gioventù studiosa lo s pirito militare, se essi stessi non fossero stati "educati alla scuola del soldato" 46 . Inoltre il Valletti propose ch e il diploma di questa Scuola desse diritto a lla nomina cli ufficiale de lla milizia territoriale e a quella di ufficiale di complemento. Come commenta il Bonetta, l<1 ginnastica educativa to rnò a d identificarsi con que ll a militare 47 .
2.3. Le organizzazioni premilitari. N ei primi anni del Novecento si diffusero numerose organizzazioni premilitari civili, come i Volontari Ciclisti e Automobilisti, di cui tratteremo in segu ito, i plotoni arma ti de lle Soc ietà cli tiro a segno, le stesse " Palestre marziali" . Un ruolo importante nell'addestramento premilitare della gioventù fu inoltre r icoperto dai Convitti Nazional i. O. Bonet ta, op. c it., p. 99. "Scuola per la formazione dei maestri di g innastica" (Roma novembre 1882) di F. Valletti, nei documenti dcli' Archivio di Stato e citato da G. Bonetta, op. cit., p. 106. 4 7 O. Bonetta, ibid. 45 46
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Ciononostante, per l'affermazione della ginnastica premilitare si continuò ad insistere soprattutto nella scuola, perché la sua diffusione nelle Società sportive e nelle altre organizzazioni era molto lenta. Nel 1906, in occasione dell'inaugurazione del primo Corso nazionale di educazione fisica tenuto dalla Federazione Ginnastica Italiana a Roma, il sen. Todaro fece osservare che in Italia c'erano soltanto 188 Società ginnastiche, mentre la Federazione di Ginnastica tedesca ne contava 7 .296, l'Unione delle Società Ginnastiche francesi un migliaio circa ed in Svizzera ne esistevano 650 48 . In Italia dunque, la maggioranza dei giovani, prima del servizio di leva, se non frequentava la scuola, non aveva la possibilità di venire in contatto con alcun insegnamento a carattere ginnico. Pertanto si rinnovava da parte dei sostenitori della nazione armata la proposta di accordare delle facilitazioni a quei giovani che si fossero arruolati con qualche cognizione di istruzione militare, conseguita a scuola, nelle Società di tiro a segno o nelle palestre ginnastiche4 9. Ciò sarebbe dovuto servire da incentivo per i giovani a frequentare questi luoghi. Questa proposta non venne però attuata, anche se un decreto del 15 aprile 1883 aveva determinato da tempo un'azione coordinata tra Ministero della Guerra, quello degli Interni e quello della Pubblica Istruzione, al fine di propagandaTe il tiro a segno nella scuola, con I 'introduzione di gare per gli studenti50. Ad inizio del secolo si incominciò a parlare con sempre maggiore insistenza di un brevetto di attitudine militare5 1 che i ginnasti avrebbero potuto conseguire, dopo un esame, e con il quale avrebbero potuto avere un abbreviamento del periodo di leva. La Federazione di ginnastica nel 1912 stilò anche un Regolamento 52 per il conseguimento di tale
48 F. Todaro, "La ginnastica nell'educazione nazio nale", in La Nuova Antologia, voi. CCV, 1° febbraio 1906, pp. 503-508. 49 V. Ilari, op. cit. II, pp. 259-262. 50 L'Ilari fa rilevare (op. cit. p. 262) che: "L'idea che l'istruzione militare dovesse essere impartita da lla scuol a pubblica, era un corollario della teo ria della nazione armata: una volta soppresso l'esercito permanente non ci sarebbe stata del resto altra istituzione pubblica da uti lizzare per l 'istruzione militare". 5 1 Si è già detto che nel 1875 il conte Ricardi di Netro aveva proposto l 'abbreviamento della leva per i giovani che si fossero presentati con un certo grado di abilità nella ginnastica, nel tiro a segno e nel nuoto, da provarsi attraverso un esame. Cfr. E. Ricardi di Netro, Dell'educazione nazionale. Considerazioni e proposte di E. Ricardi di Netro, Torino 1875. 52 li testo de l Regolamento si può leggere in Il Ginnasta, maggio 1912, pp. 40-43. Il programma di esame per il conseguimento del brevetto di I grado (per i giovani dopo i 16 anni) comprendeva: esercizi elèmentari senz'arme; salto di un ostacolo atterrabile di cm.0,90; salto di un fosso di m. 3,50; arrampicata ad una fune; corsa veloce di m.100; volteggio; sollevamento di kg. 30; marcia graduata. Bisognava anche essere in grado di fare da istruttore "nella più elementare istruzione del soldato". Per l'esecuzione delle prove venivano (ichiamati il Regolamento d'esercizi per la fanteria ed il Regolamento militare per gli es.ercizi fisici. Ai giovani di età compresa tra i 14 ed i .16 anni era riservato il brevetto cli II grado che comprendeva le stesse prove ma con difficoltà inferiori. Presidente della Commissione tecnica risultava essere Cesare Tifi.
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Copertina di Lo sport fascist a. (foto G. Stuto)
EROI
Atleti eroi, da Lo sport fascista. (foto G. Stuto)
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Il Collegio di musica al Foro Italico, attuale sede dell'JSEF st. di Roma. (foto G. Stuto)
Allievi dell'Accademia di scherma al Foro Italico.
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brevetto, che però non ebbe mai il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato. Il disegno di legge che se ne occupava, infatti, non fu mai approvato. Nonostante tanto fervore nel diffondere nelle Società di tiro, nelle "Palestre marziali" e nei Convitti Nazionali l'addestramento premilitare, tuttavia quest'ultimo ebbe un'organizzazione capillare soltanto a partire dagli anni Venti. Uno degli obiettivi fondamentali del regime fascista, infatti, fu quello di realizzare la nazione armata in cui le funzioni di cittadino e di soldato fossero inscindibili. Fu allora che lo Stato affrontò in maniera capillare e diretta l'addestramento premilitare dei giovani. Intanto, il primo Ente che avrebbe dovuto occuparsi dell'educazione fisica dei giovani, a seguito della riforma Gentile, l'Ente Nazionale per l'Educazione Fisica (E.N.E.F.), istituito con R.D. 15 marzo 1923 n. 684, non riuscì a decollare per i numerosi errori di impostazione e di attuazione programmatica e fu immediatamente inv estito da una profonda crisi organizzativa, economica e di indirizzo. , Dopo vari avvicendamenti alla Direzione dell'•Ente, tutti poco proficui ed in contrasto l'uno con l'altro, l'E.N.E.F. venne soppresso nel 1927 e le sue funzioni vennero trasferite all'Opera Nazionale Balilla (O.N.B.) che era stata fondata nel 1926 53 con finalità analoghe: per l'assistenza e l'educazione fisica e morale della gioventù5 4 • L ' Opera Nazionale Balilla iniziò la sua attività nel maggio del 1927 e si occupò dei giovani fino ai diciotto anni mentre un'altra organizzazione, denominata Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, aveva avuto il compito della preparazione sportiva e premilitare dei giovani in età dai diciotto ai ventuno anni già dal 1923 (R.D. 14 gennaio 1923). Iniziò così .u n nuovo_ esperimento che il Di Donato55 definisce "misto", di un'educazione fisica al tempo stesso dentro e fuori la scuola. Dell'educazione fisica scolastica si sarebbero occupati gli insegnanti della materia, così reintegrati nei ruoli statali 56, e all'attività extra-scolastica potevano. partecipare tutti i giovani, anche i non studenti. Per ùri reclutamento organico dei docenti sorsero le Accademie di Educazione fisica di Roma (1928) e di Orvieto (1932). Si riuscì a raggiungere una capillarità di diffusione nelle scuole mai sperata prima. Il Paese si. arricchì di palestre e di impia~ti mentre
L. 3 aprile 1926 n. 2247. Cfr. M. Di Donato, Storia ... , op. cit., pp. 190-191. M.P. Ulzega, L 'educazione fisica in Italia ... , op. cit.; A. Teja, "L'instruction à la guerre dans l'éducation physique et le sport en Italie pendant l'état fasciste: le combat comme idèologie", in At· ti del I congresso de/l'ISHPES, Las Palmas 31 maggio - 6 giugno 1991, in via di pubbi icazione. 55 M. Di Donato, Storia ... , op. cit., p. 193. 56 L 'E. N.E.F., in una sola volta, aveva annu llato tut to quello che faticosamente il mondo dell'educazione fisica scolastica aveva conquistato in tan ti anni di lotte e polemiche: aveva cancellato il ruolo statale deg li insegnanti, aveva soppre,sso i tre Istituti di Magistero per l'Edu cazione Fisica, aveva esonerato i Comuni e le Province dalla manutenzione di palestre ed impianti. 53 54
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collateralmente si .diffusero campeggi e colonie montane e marine. Parallelamente l'istruzione premilitare obbligatoria comprese da un lato la parte generale, che avrebbe dovuto dare ai giovani la prima istruzione militare comune, dall'altro la parte specializzata, intesa alla preparazione professionale dei giovani che per loro attitudine avrebbero potuto diventare, in breve tempo, graduati e specialisti nelle forze armate. Nell 'istruzione premilitare era compresa anche l'attività atletico-sportiva cui si attribuì un notevole significato. Nel 1937 l'Opera Nazionale Balilla venne soppressa e sostituita con R.D. 27.ottobre 1937 n. 1839 con la Gioventù. Italiana del Littorio (G.I.L.), che avrebbe dovuto unificare l'indirizzo educativo e quello sportivo e premilitare dei giovani dai sei ai ventuno anni. La guerra era ormai vicina e il Partito Fascista, assumendosi l'incarico di dirigere questa organizzazione, si assicurò anche il controllo di tutta la gioventù valida per le armi. Per questo motivo la Gioventù. Italiana del Littorio accentuò fortemente la sua fisionomia premilitare: la frequenza dei suoi corsi diventò praticamente obbligatoria e fra i suoi compiti principali ci fu proprio quello dell'addestramento premilitare dei giovani fra i diciotto e i ventuno anni5 7 . Con la caduta del fascismo nel 1943 anche l'apparato organizzati vo, che ruotava intorno alla preparazione fisica e premi litare della gioventù, cessò di esistere ed i compiti della Gioventù Italiana del Littorio furono assunti dopo la guerra dal Ministro della Pubblica Istruzione e da quello della Difesa, ciascuno per le proprie competenze.
57 Intanto la rifor ma Bottai del 1941 aveva equiparato l'insegna mento dell'educazione fisica a que llo delle altre materie scolastiche.
Capitolo Terzo L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE: INIZIO ED EVOLUZIONE Obiettivo principale della preparazione addestrativa del soldato è sempre stato il raggiungimento della massima efficienza psicofisica. L'addestramento ginnico lo aiuta infatti a superare le difficoltà a carattere fisico, ma anche psichico, che possono presentarsi durante il combattimento. Ai nostri giorni, l'addestramento ginnico è ritenuto fondamentale per l'efficienza del soldato anche in tempo cli pace, ma non sempre in passato gli è stata riconosciuta la dovuta importanza. Negli eserciti pre-unitari, per esempio, le sole esercitazioni alla marcia e alla corsa erano considerate sufficienti per la truppa, mentre le attività specifiche, quali la scherma, il tiro e l'equitazione, erano praticate in maniera molto selettiva. La preparazione ginnica dei soldati, infatti, prima dell'arrivo dell'Obermann a Torino, rivestiva un ruolo secondario. Così pure non esistevano Scuole per la preparazione di istruttori e si può immaginare che molto fosse lasciato all'improvvisazione e alle capacità personali dei singoli ufficiali incaricati di volta in volta di occuparsi dell'addestramento. Uno dei primi ad attribuire all'addestramento fisico dei soldati la giusta importanza, si è detto, fu il gen . Alessandro La Marmora, piemontese, particolarmente esperto nel maneggio delle armi e nel tiro.
3.1. I Bersaglieri. Nel 1831 il gen. La Marmora inviò al Ministero della Guerra una proposta per costituire una Compagnia di "cacciatori" da chiamarsi , per la loro abilità nel tiro, "Bersaglieri". Questa Compagnia avrebbe dovuto essere un esempio di abilità e di efficienza ed il gen. La Marmora aveva in animo di farne un Corpo addestrato ed agile su ogni terreno. La convinzione di questa necessità gli derivava dall'aver viaggiato molto e dall'aver conosciuto le fanterie estere meglio addestrate. In quella piemontese, invece, scriveva al fratello Alfonso, "il soldato non sa tirare, non marcia, nè sa di manovra e lo si fa tutto il giorno lucidare, perché diventi terso come uno specchio"58 . Secondo l 'intraprendente Generale, mancava nella fanteria piemontese abilità nel tiro, allenamento alle marce, abitudi11e agli esercizi fisici, oltre che una preparazione alla virtù e "al coraggio guerrieri" . Non fu facile per il gen. La Marmora far accettare le sue idee, ma infine fu proprio Carlo Alberto ad assecondarlo e ad isti tuire nel 1836 s8 Citato in E. Scala, Storia della fanteria italiana, VII, Roma 1954, p. 4.
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L' ADDESTRAMENTO CINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861 - 1945)
Cartolina postale del 3° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti (1900) . (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Cartolina postale con il bollo del Battaglione Ciclisti (1908). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
L' ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE: INIZIO ED EVOLUZIONE
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Cartolina postale del 3° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti (1875). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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~ Cartolina postale con Bersaglie ri Ciclisti (1876). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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una Compagnia di bersaglieri (R.D. 18 giugno 1836). Nello stesso anno venticinque sottufficiali dei bersaglieri si specializzarono presso la Scuola del Valentino, frequentando i corsi dell 'Obermann. Nacque così il Corpo dei bersaglieri, che è sempre stato oggetto di particolare ammirazione per l'eccezionalità dell'addestramento cui erano sottoposti i suoi uomini. A tutti sono note le gloriose imprese di questo Corpo durante le guerre risorgimentali, quando si evidenziò tutta la bontà delle intuizioni del La Marmora. In seguito, nel 1898, presso la Scuola Centrale di Tiro di Roma, il cap. Camillo Natali fondò la l' Compagnia Bersaglieri-ciclisti, assieme al magg. Giuseppe Cantù. Il primo corso speciale di ciclismo si svolse nello stesso anno presso la Scuola Centrale di Fanteria cli Parma (già Scuola Centrale di tiro, scherma, ginnastica e nuoto per la Fanteria) 59. I risultati durante le manovre di cavalleria del 1899 furono soddisfacenti e così nel 1900 si formarono altre due compagnie ciclisti, che nel 1901 divennero quattro. Il passo decisivo nella costituzione di fo rmazioni stabili di bersaglieri-ciclisti, fu fatto nel 1905 quando la 12' Compagnia di ogni reggimento di bersaglieri diventò una Compagnia ciclisti, con il compito di affiancare la cavalleria come truppa celere in avanguardia. Nel 1907 il magg. Cantù sperimentò la formazione cli un battaglione provvisorio formato dalle Compagnie bersaglieri-ciclisti dei reggimenti 2°, 3°, 6° e 9°. Nello stesso anno venne organizzato un giro d'Italia col reparto : 1.160 Km. in bici e 73 Km. a piedi. Dopo i risultati lusinghieri conseguiti, il battaglione si configurò come truppa celere ed il ministro della Guerra costituì dodici battaglioni ciclisti60.
59 La Scuola Centrale di Fanteria era sorta a Parma nel 1866. Nel 1868 aveva preso il no me di Scuola Centrale di tiro, scherma, ginnastica e di nuoto per la Fanteria, ch'e conservò fino al 1873, quando furono sopp ressi i corsi di scherma e di ginnastica e la Scuola rip rese la denominazione originaria. Nel 1888 diventò Scuola Centrale di tiro di Fanteria. 60 E . Scala, op. cil., pp. 154-156. L'importanza delle compagnie ciclisti per un impiego bellico venne riconosciuto, e.o n ampio risalto, anche in ambito ci.vile e nel 1908 (L. 16 febbraio 1908 n. 49) venne costitui to un Corpo Nazionale di Volontari ciclisti e automobilisti, sottoposto alla vigilanza del Ministero della Guerra. Potevano accedervi tu tti i cittadini italiani, di età non inferiore ai sedici anni, in buone condizioni fisiche e con l'assenso dei genitori per i minorenni, che possedessero una bicicletta, motocicletta o automobile ed il relativo certificato di idoneità a condurre veicoli, per i motociclisti e gli automobilisti. Nel primo articolo dello "Statu to" di ques to Corpo si legge: "Il Corpo Nazionale dei Volontari ciclisti e automobilisti (V.C.A.) è costituito allo scopo di concorrere alla difesa della patria, preparando forze ciclistiche ed auto mobilistiche mediante un'organizzazione avente carattere civile. È ufficialmente riconosciuto dal Governo ed è sottoposto alla vigilanza del Mi nistero della Guerra. Ha per vessillo la bandiera nazionale". L'art. 28 sottolinea l'addestramento militare ciel Corpo: "I riparti V.C.A. e la sezione nazionale automobilistica attendono in tem po di pace al loro addestramento conformemente agli analoghi riparti dell 'esercito e potranno, previo consenso dell'autorità militari competenti, prende re parte alle esercitazioni di presidio, alle grandi manovre annuali an-
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Nella Istruzione per le compagnie ciclisti, del 1904, è detto nelle "Generalità": "1. Le compagnie ciclisti sono riparti di fanteria forniti di un celere mezzo di trasporto individuale. Ben costituite, bene istruite e opportunamente impiegate, esse possono rendere in guerra importanti servizi. 2. Senza escludere che i riparti ciclisti possano eventualmente operare in concorso colla fanteria, specialmente quando questa non sia sussidiata da cavalleria, si dovrà tuttavia considerare come normale il loro impiego in concorso colla cavalleria"6t. Vengono inoltre ricordate le principali caratteristiche di queste co mpagnie che avevano la "possibilità di svolgere un 'efficace azione di fuoco " e I"'attitudine a percorrere celermente e con minimo sforzo anche grandi distanze", sempre che non dovessero agire su strade cattive o in aperta campagna. Fra i servizi vengono elencati: spostarsi celermente avanti o ai lati della caval leria in marcia, spingersi in avanscoperta del nemico, anche per prevenirlo nell'occupare postazioni importanti, raggiungere punti chiave in combatti mento e coprire a distanza sul fianco le colonne d'attacco o l'artiglieria, ritardare l'avanzata del nemico in caso di ritirata, concorrere nel servizio di vigilanza specialmente nell e soste notturne, prestare alle truppe i servizi di zappatore e telegrafista. L'Istruzione precisa inoltre che la finalità dell'addestramento è ottenere "dei ciclisti militari e non dei corridori da pista o degli acrobati", con un 'annotazione curiosa:" ... la disciplina dev 'essere oggetto di cure continue, anche più diligenti di quelle occorrenti per le altre truppe, appunto perché il ciclista potrebbe, se non bene educato, tendere a sfuggire dalla mano dei capi"62. Altra nota singolare: es isteva un premio di incentivazione per i c iclisti che meglio avessero conservato il materiale specialistico loro affidato. In una seconda parte dell'Istruzione vengono elencate le varie andature: "a passo lento" (circa 8 Km/h), "a passo di manovra" (10 -1 2 Km/h), "a passo di strada" (12-17 Km/h), "a passo accelerato" (circa 20 Km/h), con il divieto di andare oltre questa velocità, salvo necessità di
che in servizio individuale di staffetta c convertire colle truppe alle riviste e parate, attenendosi alle prescrizioni date dall'autorità militare. I riparti volontari potranno essere chiamati a prestare l'opera loro in casi di pubblica calamità" (R.D. 19 marzo. 1908 n. 142 "Sta tuto del Corpo Nazionale dei Volontari ciclisti ed automobilisti"). li Ministero della Guerra provvide allà distribuzione di armi, cartucce e buffe tterie al V.C.A., dettando norme per la custodia e la manutenzione di questo materiale. Inoltre i reparti del Corpo furono autorizzati a frequ entare i campi di tiro militari e quelli delle Società di tiro a segno . Il Corpo ebbe anche stanziamenti sul bilancio della g uerra (esercizio 1909 -1910, cap. 62, lettera C) che concorrevano alle spese che i Volontari avrebbero dovuto sop portare (R.D. 27 gen naio 1910). 61 Ministero della Guerra, Istruzione per le compagnie ciclisti, Roma 1904, p. l. 62 Tvi p. 4.
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L'AD DESTRAM ENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO ( 1861- 1945)
Cartolina postale del Battaglione Bersaglieri Ciclisti di Bologna. (foto Archivio Ufficio Storico SME)
Bollo del 12° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti. (foto Archivio Ufficio Storico SME)
L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE: INIZIO ED EVOLUZIONE
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12° Reggimento Bersaglieri. Percorso con ostacoli (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
2° Reggimento Bersaglieri. Addestramento ginnico (1932) . (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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L'ADDESTRAMENTO GINN ICO -MILITARE NELL 'ESERCITO ITALIANO (1861 -1945)
servizio. Seguono norme per la lettura delle carte topografiche, le istruzioni sulle armi da tiro, le norme per la conservazione, scomposizione, ricomposizione e riparazione della bicicletta "Carraro". Non mancano le "Norme di contegno per il ciclista isolato", con leindicazioni di guida nei centri abitati, e le norme di igiene, tra cui quella di non bere bevande troppo fredde e di usare la fascia di lana "per preservare l'addome da repentini raffreddamenti"63_ Al capo XI sono riportati i segnali di tromba che i ciclisti dovevano conoscere e che erano quelli di fanteria e quelli di campagna, che più frequentemente erano impiegati nella cavalleria e nel!' artiglieria. La terza parte del manuale riguarda ! "'Istruzione di riparto" dal momento che: "I riparti ciclisti quando non hanno seco le biciclette, e quando hanno le biciclette in spalla, combattono come fanteria e manovrano anche come fanteria salvo le poche varianti richieste dal loro armamento e dal loro carico"64 • Quindi, mentre non variano le prescrizioni di manovra, che sono identiche a quelle degli altri fanti, sono necessarie invece "particolari disposizioni per l'esecuzione razionale delle marce, giacchè, sia per lunghezza e celerità, sia, per modo d'esecuzione, diversificano totalmente da quelle delle altre truppe tanto da costituire la vera caratteristica dei riparti ciclisti"65_ La quarta ed ultima parte riguarda i "Lavori da zappatore", simili a quelli della fanter ia e, per quel che rig uarda le nonne relative alla telegrafia, a quelli della cavalleria. Fra i lavori di più probabile impiego per le compagnie ciclisti sono infatti ricordate le distruzioni senza impiego di esplosivi o con l'impiego della gelatina esplosiva, le interruzion i e i riadattamenti di qeve entità di strade ordinarie, di quelle ferrate e di comunicazioni telegrafiche e telefoniche, i passaggi su corsi d'acqua e la costruzione di p iccoli ponti e passatoi. Come ~i vede il manuale in questione è completo e ricco di indicazioni di ogni gene;re. Ad inizio secolo, infatti, il bersagliere ciclista doveva essere tra i soldati più specializzati del nostro esercito.
3.2. La Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma ed il metodo di Giovanni Racchi. Immediatamente dopo l'Unità d'Italia, l'esercito piemontese si era trovato a dover risolvere numerosi problemi, talvolta particolarmente gravi: innanzitutto nuovi coinvolgimenti bellici, poi la successiva annessione degli eserciti preunitari, la scarsezza dei Quadri e la lotta al brigantaggio, per citarne soltanto alcuni. In mome nti così difficili le Au-
63 64 65
Ivi p. 9 1. Ivi p. 95. Ibid.
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torità militari non avevano avuto certamente il tempo di occuparsi della preparazione ginnica dei loro uomini66, Si continuò comunque a discutere sulla necessità di tale addestra mento ed erano molti quelli che avvertivano la sua importanza anche fra i congedati, affinchè tutti i cittadini fossero sempre pronti ad una eventuale chiamata dello Stato. Il Bonetta vede in questa interpretazione della pratica ginnica un "autoreclu tamento morale nelle fi le dell 'eserc ito"67. Nonostante tanto fervore di idee e di progetti, l'addestramento fisico dei militari rimase carente e tale situazione ebbe gravi ripercussioni durante le guerre risorgimentali. Queste erano costituite da battaglie campali, da m arce lunghe e faticose, da assalti all ' arma bi anca, da scontri ravvicinati e da guadi di fi umi. II soldato doveva possedere in combattimento resistenza, velocità, agilità e forza, tutte qualità che richiedevano un lungo ed impegnativo addestramento . L'Obermann aveva tentato di imprimere un andamento costante e uniforme alla preparazione de i soldati, attraverso la formazione di un numero sufficiente di istruttori da inviare ai Corpi e ai vari istituti dell 'esercito. Egl i aveva anche tentato di dare una certa razionalità al metodo di istruzione, perché qu esto risultasse continuo e progressivo. I suo i corsi, organizzati a Torino, avevano compreso o ltre alla ginnastica, anche la scherma alla baionetta ed alcune nozioni teoriche sul la struttura del corpo umano e sull'igiene applicata alla ginnastica68, Tuttavia i corsi del Valentino avevano preparato un numero assai limitato di istruttori, perché gli eventi bellici avevano privilegiato altre p iù immediate esigenze. Sarebbe stato necessario aprire una Scuola speciale per la preparazione organica degli istruttori, ma questa istituzione era destinata a sorgere solo molti anni dopo i corsi dell'Obermann. P er molto tempo ancora l'insegnamento dell a ginnastica militare venne svolto con criteri antiquati e certamente non consoni alle nuove esigenze dell'esercito, affidato quasi esclusivamente a maestri di scherma o ad istruttori non specializzati . Le premesse dell 'Obermann erano state certam ente qualificate e ben accolte anche dai vertici militari, tuttavia non avevano avuto successo per le difficoltà incontrate, sia per la mancanza di istruttori che per gli insufficienti sostegn i fi n anziari. Morto l'Obermann nel 1869, i corsi di g innastica cieli ' Accademia di
66 Negli stessi anni, anche l'educazione fisica nella scuola subì una battuta di arresto. Come ben sottolinea Gae tano Bonetla: " ...della g innastica si parle rà soltanto ! Poca, pochissima sarà invece la ginnastica praticata. Pochi saranno quelli che faranno real mente ginnastica, che si applicheranno con metodic ità e per ta nto tempo all' at· tività fisica e motoria ... Il corpo così esisterà come espediente retori co del discorso ideologico" (op. cit., p. 27). Qu asi che il parlare della bontà degli esercizi ginnastici fosse un obbligo per chi volesse p artecipa re ad un'attività nuova e per certi versi ri tuale, segno ciel progredi re della Naz io ne verso tempi modern i. 67 !bici. 68 M. Di Donato, Itinerari ... , op. cit., p. 19 n. 4.
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Torino si spostarono nella Scuola Centrale di tiro, scherma, ginnastica e nuoto per la fanteria di Parma e vi continuarono fino al 1873. Nel 1876 il Ministero della Guerra pubblicò la Nuova edizione del Regolamento di esercizi e di evoluzioni per la Fanteria,~aggiornata rispetto a quella del 1869, a cui era allegata una Istruzione per gli esercizi di ginnastica e di scherma col fucile. Questa Istruzione comprendeva esercizi "elementari", esercizi "applicati" ed esercizi "alla palestra", elencando ali 'inizio dei "Precetti igienici'. In essi è puntualizzato che: "Gli esercizi ginnastici devono essere condotti con prudenza ed in modo conforme alle leggi che governano le funzioni dell'organismo umano. Si abbia perciò sempre presente di non esigere, in specie dalle reclute, più di quanto si possa ragionevolmente ottenere dalla loro forza e attitudine, sia per non scoraggiarle inutilmente, sia perché non è la violenza dell'esercizio che giova; ma la successione moderata degli sforzi"69. Negli esercizi elementari sono compresi quelli senz'arme (posizioni ginnastiche, movimenti elementari e salto preparatorio), coli' arme (posizione ginnastiche, movimenti elementari e salto coll 'arme) e col fucile (guardia, offese, difese e norme pel combattimento). L'elencazione di esercizi e movimenti continua in maniera piuttosto minuziosa : gli esercizi applicati comprendono la corsa di resistenza, la corsa veloce o di gara, il salto in lungo, in alto e in basso, lascalata con soldati, con pertica o con fune ed il volteggio. Tali esercizi, eseguiti in forma libera, tendono: "Ad insinuare nelle reclute principi più efficienti di emulazione e di confidenza colla vita militare. A scioglierle più presto da quefla rigidezza che a volte è naturale, ed a volte è acquisita nei primordi del servizio. A famigliarizzarle con gli ostacoli naturali e renderle ardite. Ad abituarle, ciò che più di tutto interessa, a sostenere corse e sforzi eccezionali"70. Infine gli esercizi "alla palestra" comprendono movimenti alla trave, alla stanga, "alla capra" e salti, ed hanno lo scopo di rendere "forti, agili, confidenti nelle proprie risorse personali ed ardimentosi"7 1 . Nel 1879 un centinaio di sottufficiali furono inviati presso le Scuole normali di ginnastica per maestri civili, istituite in nove città italiane a seguito della legge De Sanctis (1878), per conseguirvi una preparazione che meglio li qualificasse nel loro compito di istruttori ginnici. Ciononostante si continuò a criticare aspramente il metodo dell'istruzione ginnica nell' esercito. Così il Valletti si lamentava che la ginnastica fosse insegnata ai soldati da sottufficiali "i quali sono, senza dubbio, valorosi soldati e, fors'anche, distinti ginnasti, ma che non hanno frequentato un corso ma-
69 Ministero della Guerra, Nuova edizione del Regolamento di esercizi ed evoluzioni per la Fan teria. Allegato, Roma 1876, p. 9. 70 lvi p. 32. 71 lvi p. 41. Per la descrizione degli attrezzi si veda in Appendice pp: 175-176.
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gistrale speciale, e apprendono gli esercizi gli uni dagli altri, direi così, per tradizione, e quindi senza norme metodiche sicure" 72 • L 'illustre fisiologo Angelo Mosso 73, in Senato, aveva più volte ritenuto del tutto inadeguati la preparazione degli istruttori militari ed i sistemi da loro seguiti. Nel 1892 su La Nuova Antologia 7 4 , quale incitamento ad una maggiore considerazione della ginnastica militare, egli aveva descritto con ammirazione l'addestramento dei soldati presso la scuola di gin nastica militare francese di Joinville-le-Pont75 : "Fui accolto con grande gentilezza ed un ufficiale mi fece subito v edere gl i attrezzi, lo stadio per le corse, ed un bastione alto nove metri dove i soldati si esercitavano a darvi la scalata aiutandosi con delle corde e delle pertiche e tenendo il fucile a tracolla. Negli esercizi di corsa e nel salto delle fosse e degli ostacoli i soldati cominciano subito a tenere in mano il fucile invece dei manubrii. Gli esercizi sono ordinati in modo da produrre un allenamento crescente, con difficoltà sempre maggiori, fino a che i soldati devono correre per squadre sopra un muro dritto e isolato; alto da terra forse cinque metri e largo trenta centimetri, con armi e bagaglio, al passo di ginnastica; e mi dissero che in quindici anni solo uno o due erano caduti"76. Poi però aggiungeva: "Certo in Italia non abbiamo nulla che possa lontanamente rassomigliare a questa scuola di ginnastica, dove ogni anno vengono cinquanta ufficiali che vi stanno sci mesi circa, novecento soldati, che poi ritornano ai loro corpi per istru ire gli altri nella ginnast ica. Le nostre istituzioni militari si occupano solo della scherma. Ora può discutersi sul valore della ginnastica come metodo cli educazione fisica, pro lungato e permanente per la gioventù, ma non v'è alcun dubbio che la ginnastica sia un mezzo assolutamente ottimo di educazione militare"77 •
n F. Valletti, " Scuola di gi nnastica e di esercizi militari. Preparatoria all'esercito", op. cit., p. 308. 73 Angelo Mosso (1846-1910), insegnante di fisiologia all'Univers ità di Torino, senatore del Regno, si battè tutta la vita in favore dell'educazione fisica, insistendo soprattutto sulla necessità di una sua riforma. Polemizzando con i metodi tedeschi e con l 'uso sfrenato dei grandi attrezzi, egli auspicò l'introduzione dei giochi sportivi e di un metodo pi ù raziona le nell'insegnamento dell'ed ucazione fisica, con un 'evidente apertura all'indirizzo inglese che in quell'epoca andava diffondendos i in Europa. 74 A. Mosso, "La riform a della ginnastica", in La Nuova Amologia, voi. CXXI 16 gennaio 1892, pp. 237-267. 75 L'Eco/e Militaire de Gymnastique di Joinville-Je-Pont venne fond ata nel 1829 a Grenelle e poi trasferita nel ridotto della Faisanderie del forte di Vincennes. All'inizio risentì, nei metodi di addes tramento, dcll 'influsso di Amoros, che era s tato il maest ro del primo direttore della Scuola, il col. D'Argy . Poi subì l'influsso tedesco, quando nel suo ambito nacque la prima Società ginnastica sul modello dei Turnverein germanici (1860). 76 Ivi p. 254. 77 Ivi p. 255.
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Intanto nel 1900 il Ministero della Guerra emise una nuova Istruzione7B, che però sostanzialmente non differì da quella precedente . Qualche cambiamento si notò invece nel 1905, quando il ministro Pedotti tentò, in via sperimentale, di trasformare la Scwila Magistrale Militare di Scherma di Roma in una "Scuola Magistrale Militare di Scherma e di Educazione Fisica". Il suo successore, l 'on. Majnoni, convinto dell'opportunità di questo cambiamento, presentò alla Camera il relativo progetto di legge, che fu tuttavia ritirato dal ministro Viganò. Nella Scuola riformata si sarebbero dovute impartire lezioni pratiche e teoriche di educazione fisica e scherma ad allievi quasi tutti sottufficiali destinati, alla conclusione dei corsi, a divenire istrutt,ori per la truppa. La Direzione tecnica della Scuola fu affidata a Giovanni Racchi, che ebbe grande influenza nella razionalizzazione e nell'evoluzione delle attività addestrative dell'esercito. Il suo metodo infatti fu decisamente innovativo e meno empirico rispetto a quello precedente. Il Racchi, nel suo testo di Ginnastica militare7 9, analizzando l' efficienza fisica delle truppe, aveva individuato nella modesta preparazione fisica dei soldati la componente primaria dei deludenti risultati di tante battaglie, anche se certamente altre cause avevano concorso a tale insuccesso. D'altra parte, le scarse ed approssimative conoscenze teoriche e pratiche sulle qualità fisiche necessarie al soldato per affrontare la battaglia, avevano fatto sorgere pregiudizi e scetticismi. Pertanto era stato considerato maggiormente necessario l'addestram ento all'uso delle armi, mentre tutto il resto era stato valutato come secondario se non addirittura superfluo. Giovanni Racchi mise invece in evidenza che la ginnastica era un mezzo e non un fine nell'addestramento militare. Il suo scopo era quello di trasformare il soldato impacciato nei movi menti, in un individuo agile ed in possesso delle qualità fisiche atte ad accrescere il suo valore. Tuttavia 'il Racchi aveva voluto anche sottolineare che il fine del nuovo metodo ·di ginnastica per i militari non era quello di formare degli acrobati, dotati di capacità fisiche ecaezionali80, perché per riportare una vittoria in battaglia non era necessario avere una fanteria capace di saltare fossati, dar scalate ai muri o volteggiare sugli ostacoli. Piuttosto il soldato che avesse avuto modo di sperimentare, durante l'addestramento, il superamento di determinate difficoltà di carattere fisico, nelle azioni di guerra si sarebbe comportato con una sicurezza maggiore di chi non avesse avuto tale opportunità. Nella preparazione del soldato, quindi, la ginnastica da palestra era fondamentale, non perché in combattimento questi avrebbe dovuto affrontare degli attrezzi, tornava a sottolineare il Racchi, ma perché gli esercizi ginnici lo avrebbero reso forte ed agile. 78
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Ministero della Guerra, Istruzione di ginnastica militare, Roma 1900. G. Racchi, Ginnastica militare, Parma 1896. lvi pp. 58-59.
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Naturalmente, però, se lo scopo della ginnastica militare era quello di preparare le truppe al combattimento, l'insegnamento doveva insistere soprattutto sulle attività effettivamente utili per il soldato, mentre dovevano essere evitate quelle troppo artificiose e di difficile apprendimento. Nel Racchi troviamo anche numerosi richiami ai metodi di allenamento seguiti in quegli anni dai francesi, specialmente presso la Scuola militare di Joinville-lc-Pont, in cu i aveva una parte preponderante il ricorso a mezzi rigorosamente scientifici. A questo proposito sono spesso citati i nomi del Démény, del Chassagne, del Dally, del La grange, del Quenu, ma soprattutto quello del Marey, che con il suo "fotocronografo"81 aveva rivoluzionato gli stud i di fisiologia applicata all'attività fisica. Tali studi pertanto avevano fornito a fine secolo un'analisi completa del movimento, per quanto rapido e complesso potesse essere, e da essa, secondo il Racchi, l'istruttore militare avrebbe dovuto dedurre le principali norme di insegnamentoB2. Nell'opera del Racchi non mancano dei riferimenti precisi ad una "pedagogia scientifica"83, fondamentale nei nuovi metodi di addestramento delle reclute, perché collegata alle es igenze dei tempi moderni, dove non c'era più posto ped'improvvisazione e l'empirismo. Un'addestramento ginnico-mi litare ben fatto non poteva che essere di aiuto a tutta la Nazione perché, "oltre a dare vantaggi immediati per lo scopo supremo della guerra, fa sì che l'Esercito renda poi alla popol azione civile uomini più forti, più sani, più cnergici"84 • Il Racchi inoltre aveva evidenziato il ruolo fondamenta le svolto dall' esercito in quegli anni per l'educazione e l'istruzione degli Italiani: non tutti, infatti, frequentavano la scuola, ma più o meno tutti erano chiamati a svolgere il servizio militare. In ogni caso, anche tra le reclute che avevano frequentato la scuola, vi erano persone cui non era mai stato impartito l'insegnamento dell'educazione fisica. Egli scrive: " È solo nell'Esercito, dove passa tutta la parte sana della popolazione, che esiste di fatto la scuola nazionale, e questo a maggior ragione in Italia, dove la legge sull'istruzione obbligatoria è lettera morta".85 In alcune Note sull'istruzione di ginnastica militare egli aggiunge: " ... al soldato è necessario di sapersi valere delle braccia per saltare in appoggio, di saper mantenersi in equilibrio senza soffrire vertigini, di dare la scalata ad un muro, volteggiare un ostacolo, e quindi è logico che
s, Il "fotocronografo" riproduceva sulla stessa lastra una serie di fotografie ad intervalli di tempo uguali . Il movimento, pertanto, risultava riprodotto in tante sequenze che Io parcellizzavano, rendendone più facile lo studio analitico . 82 G. Racchi, op. cit., p. 22. 83 Ivi pp. 11-12. 84 Ivi p. 14. 8 5 Ibid.
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Volontari ciclisti in partenza da Roma, 1915.
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Esercizi con gli appoggi, da Istruzione di ginnastica militare, Roma 1911.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILIT ARE NELL'ESERCITO ITALIANO ('186 1-1 945)
tutto il materiale della palestra serva a conseguire quello scopo: inutile che si perda anche un minuto di tempo per istruire o permettere che si tentino tutti quei giuochetti complicati, difficili e lunghi da apprendere, forse attraenti per qualcuno, qualche volta pericolosi, ma punto pratici. Tutto deve essere uniformato al fine supremo che vogl iamo raggiungere: preparare le masse pel combattimento"86. Fra gli esercizi utili al soldato, il Racchi nomina sia quelli "naturali" (marcia, corsa e giochi violenti), che conferiscono "la forza e la struttura atletica" , che quelli agli attrezzi (stanga, parallele, anelli, cavallina, trapezio, fune per il passo alla marinara, pesi scorrevoli, asta per il salto, trampoli ecc.) che procurano "effetti generali" sulla respirazione e la circolazione ed una "maggiore resistenza vitale che rende capaci di resistere alla fatica e ai disagi". Nell'educazione militare, infatti, "le due forme di ginnastica si completano per formare il perfétto soldato"87. A proposito di giochi ginnastici, che il Racchi non trascura nel suo metodo, egli sostiene che : "Questa forma di ginnastica deve essere considerata non solo come una distrazione da intercalare per dar varietà e interesse alle istruzioni, ma anche. e principalmente quale esercizio efficacissimo che educa e rende energica la volontà per la continuità degli sforzi e la necessità delle pronte decisioni. L' istruttore avrà nel giuoco un ottimo mezzo per conoscere i soldati: è proprio nell'ardore della gara che si scorgono i timidi, i coraggiosi, gli sventati e accade di rinvenire in alcuni delle qual ità che non si sarebbero mai a loro attribuite.[... ] Il colpo d'occhio, l' accortezza, l'intuizione rapida sono le caratteristiche di questa ginnastica attraente"88. Del gioco il Racchi sottolinea soprattutto l'aspetto educativo, per l'osservanza delle regole ed il superamento delle controversie. Le aspettative per il nuovo metodo, applicato in forma sperimentale dal Racchi nella Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma, fu. rono notevoli, essendo ormai diffusa la consapevolezza che la buona preparazione .fi'sica dei soldati fosse il fondame.nto indiscutibile di ogni altra preparazione militare. Tra gli elementi innovativi si evidenziò allora un nuovo modo di considerare la recluta, che cessò di essere "uno strumento vivente atto a muoversi, a portare un fucile, ad ubbidire a dei comandi", come scrive lo stesso Giuseppe Monti sulla Rivista Militare Italiana, per divenire "un uomo che ha delle qualità fisiche, intellettuali e morali (soprattutto morali) che appunto debbono essere sviluppate, educate, indirizzate per la via più utile per lui stesso, e con lui per la società alla quale appartiene" 89 . Pertanto non si trattava solo di rinvigorire la muscolatura, di dare scioltezza, agilità e destrezza ai movimenti della recluta, ma cli curare tutto l'organismo nel suo complesso, con particolare attenzione alle
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G . Racchi, Note sull'istruzione di ginnastica mili.tare, Parma 1900, pp. 8-9. Ivi p. 9. Ivi p. 31. G . Monti, "L'educazione fisica nell'Esercito", op. cit ., p. 2476.
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funzioni fondamentali, ed anche a tutte le qualità d'ordine fisico, intellettuale e morale. Si trattava, conclude il Monti, di fare della recluta "una buona stoffa di soldato, non solo buono per la guerra che si combatte neì campi di battaglia, ma per quella che si combatte ogni giorno nel campo della vita. Bisogna che il soldato, il giorno che lascerà l'esercito, senta spontaneo il sentimento di gratitudine verso l'istituzione che lo ha trasformato, che lo ha reso migliore, che gli ha rinfrancata la salute, che gli ha educato il corpo e lo spirito, che ha accresciuto in lui il potere della volontà, la forza d'animo, il sentimento della dignità personale, che lorimanda al suo campo, alla sua officina, al suo studio, al suo negozio, decorato di qualità che prima non possedeva, o possedeva scarsamente, e che debbono già rappresentare ai suoi stessi occhi un maggior valore del suo io, un maggior capitale di energia, di attività, di produttività, utile per lui e per coloro che lo attendono"90. Il Racchi da parte sua aveva affermato che 1'istruttore, dovendo essere anche un educatore fisico, non poteva più essere un empirico o un ignorante. Da qui l'importanza di un insegnamento anche teorico nella Scuola militare di Roma, che in ogni caso andava riformata in maniera definitiva. Era infatti importante avere un'idea esatta dei criteri razionali che dovevano guidare l'insegnamento della ginnastica partendo da cognizioni scientifiche"91. Così, nel 1911, i legislatori ratificarono finalmente il passaggio della Scuola Magistrale Militare di Scherma a Scuola Magistrale di Scherma e di Educazione Fisica 92 . I corsi ebbero inizio il 1° ottobre 1911, sotto il comando del col. Carmine Salonna Persico, con la durata di tre anni, al termine dei quali gli idonei conseguirono la nomina a "Maestro d'arme". Fra gli insegnamenti impartiti vi fu quello della ginnastica e quindi gli allievi non dovettero più seguire i corsi del Baumann presso l'Istituto di Magistero per l'Educazione Fisica di Roma. Le materie insegnate, oltre a quelle tecniche, teoriche e pratiche, riguardarono l'Anatomia, la Fisiologia e l'Igiene dell'esercizio, la Pedagogia generale, la Pedagogia militare e la Pedagogia speciale della ginnastica e della scherma, oltre a nozioni di Cultura generale. Probabilmente, come ipotizza il Di Donato, pér la completezza del corso di studi, avevano influito su questo programma quelli appena riformati degli Istituti di Magistero per l'Educazione Fisica93. Nel 1913 il comando fu affidato al col. Luigi Pirzio Biroli ed i cor-
Ivi pp. 2476-2477. Il corsivo è· nel testo. G. Racchi, op. cit., p. 20. Il R.D. n. 865 del 1911 modifica la quinta parte del "Regolamento organico per le Scuole Militari". La Scuola viene costituita in ente autonomo dal 1° luglio 1911 (Circ. n. 421 del Giornale Militare) Cfr. Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Memorie Storiche", Scuola Militare Magistrale di Scherma e di Educazione fisica, anno 1911, racc. 0545. · 93 M. Di Donato, Itinerari ... , op. cit., p. 20. 90 91 92
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si continuarono fino allo scoppio della prima guerra mondiale, quando, con R.D. n. 6791 M/8 del 24 ottobre 1914, la Scuola venne temporaneamente chiusa. 3.3 L'Istruzione di ginnastica militare del 1911.
Nel 1911 il Ministero della Guerra pubblica l'Istruzione di ginnastica militare che, per le molte affinità col pensiero del Racchi, si ha motivo di ritenere fosse stata ispirata dal suo insegnamento. In ogni caso questa Istruzione costituisce un notevole progresso rispetto a quelle precedenti. Nel primo articolo del primo capo è detto: "Questo regolamento guida l'istruttore a valersi dell'esercizio fisico per far acquistare ai soldati forza di resistenza, forza muscolare, destrezza ed energia morale"9 4 , e al secondo capo: "Nell'educazione militare l'esercizio fisico è un mezzo efficacissimo per trasformare la recluta in soldato atto alla guerra e per ridare all'attività nazionale energie migliori. [ ... ] La ginnastica militare mira essenzialmente all'educazione fisica della massa, non a formare pochi e scelti esecutori di movimenti difficili . Di conseguenza la lezione di ginnastica deve essere adatta alle qualità medie del contingente, con speciale riguardo ai difettosi e ai meno atti"95_ Al terzo capo si legge: "L'esercizio ginnastico deve essere considerato non come fine a sè, ma come un mezzo per sviluppare nel soldato qualità fisiche e morali, da ciò la necessità di procedere con metodo scientifico"96. La prima parte del manuale si conclude con la proposta di effettuare gare, perché: "Sebbene la ginnastica non debba dar luogo a classifiche, e gli uomini debbano essere premiati più per l'entità degli sforzi fatti e della buona volontà dimostrata che per l'abilità conseguita, si ritiene tuttavia opportuno, allo scopo di tener desta una giusta emulazione, di prescrivere· gare individuali di ginnastica fra gli uomini di ciascuna compagnia"97 • Inoltre, alla fine di ogni anno, vengono organizzati "esperimenti", ovverosia saggi collettivi, per evidenziare il livello di addestramento raggiunto. ' La seconda parte del manuale elenca gli esercizi ginnastici: marcia e corsa, esercizi elementari a corpo libero, esercizi con l' arma, alle panche, alle pertiche, con gli appoggi, alla trave, all'arrampicata, alla stanga, esercizi di salto, scalate, esercizi di reparto, giochi ginnastici, getto e soJ!evamento pesi, nuoto, canto. A proposito dei giochi è detto: "Bisogna tener presente che le gare ed i giuochi coltivati nell'esercito, contribuiranno a far rinascere nella nazione, nelle classi popolari, I' an-
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Ministero della Guerra, Istruzioni di ginnastica militare, Roma 1911, p. 1. Ivi p. 3. Per la lettura completa del brano si veda l'Appendice (pp. 191-193). Ivi p. 4. Ivi p. 15.
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tico amore per questa forma di ginnastica tanto utile al corpo e allo spirito e che con tanta efficacia produce gaiezza, sana vivacità di spirito, caratteristica della nostra razza"98. Questo manuale è lo specchio della cultura del corpo di inizio secolo e di una società in evoluzione. Come sottolinea il Bonetta: "L'educazione del corpo diventa indispensabile per il 'perfezionamento' dell'individuo sociale e per il raggiungimento delle forme più elevate di civilizzazione, che coinvolgono l'individuo nella sua totalità psicofisica"99. Equesta Istruzione richiama in più punti l'esigenza di valorizzare l'uomo nella sua interezza morale, psichica e fisica che è caratteristica dell'ideologia di quegli anni. Inoltre viene affermandosi la fede nella scienza e nel progresso: l'Istruzione fa riferimento ad un "metodo scientifico" da seguire. Anche il richiamo alla "massa" testimonia una maggiore attenzione per i processi di socializzazione attraverso un'educazione estesa a tutti e che quindi coinvolga la maggioranza della popolazione. L'Esercito ha indubbiamente una funzione fondamentale in questo progetto di trasformazione sociale e culturale che ad inizio secolo si verifica in Italia e questo manuale di istruzione del 1911 ne è la prova tangibile. 3.4. L'Istruzione per la ginnastica del 1913.
Nel 1913 viene edito un nuovo manuale di Istruzione per la ginnastica e norme per gli altri esercizi fisici, a firma del ministro della Guerra Spingardi. Nel primo articolo, al primo capo, si legge: "L'esercizio fisico rende più facile e perfetta ogni forma di lavoro, conferisce destrezza, resistenza, attitudine a sopportare disagi. Esso porta efficace contributo anche all'educazione mentale, sia perché addestra agli atti ora semplici, ora complessi, con cui l'energia dell'organismo si manifesta armonica, proporzionata agli scopi da raggiungere, sia perché favorisce direttamente lo sviluppo degli organi dove ha sede l'intelligenza. Infine sviluppando la forza, esso rinvigorisce la coscienza della forza, accresce il cosiddetto coraggio fisico, contribuisce allo sviluppo dell'energia morale"lOO. L'ideologia ispiratrice è ancora la stessa dell'Istruzione precedente; fine dell'addestramento ginnico deve essere l'educazione totale dell'individuo, del suo fisico, della sua intelligenza e del suo carattere. · Nella seconda parte dell'Istruzione vengono descritti gli esercizi
98 Ivi p. 165. Si rimanda all'Appendice la lettura di altri brani significativi di questa Istruzione (pp. 190-211). 99 G. Bonetta, op. cit., p. 21. 100 Ministero della Guerra, Istruzioni per la ginnastica e norme per gli altri esercizi fisici, Roma 1913, p. 3.
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ginnastici, mentre nelle "Avvertenze generali" si sottolinea che la raccolta di esercizi costituisce una "guida unica per tutti i militari del R. Esercito. Tale guida peraltro non deve essere seguita con criterio uniforme, ma nel modo e nella misura che in ciascun caso.vengono additati: dalle finalità pratiche dell'addestramento, nelle singole armi e specialità; dai precetti contenuti nella prima parte, e dalle particolari avvertenze che qui sono indicate per ciascuna specie di esercizi"1 01_ Infatti, continua l'Istruzione, la ginnastica militare "concorre effi cacemente alla formazione dei soldati agili, forti, resistenti, grazie ai benefici effetti del lavoro dei muscoli e dell'educazione della volontà ; si collega inoltre, e spesso si identifica, con parti importantissime dell'addestramento militare: la marcia e la corsa, il facile maneggio delle armi, il percorrere terreni accidentati, e via dicendo" 102. Alle norme di istruzione per la marcia e la corsa, seguono quelle degli esercizi elementari a corpo libero e di altri esercizi, con armi e con attrezzi, del tutto simili a quelli del manuale del 1911. Al ventesimo capo troviamo un'interessante descrizione degli attrezzi, con diverse figure riprese in parte dalle Istruzioni precedenti, che costituiscono un'importante testimonianza sullo stato dell'attrezzatura ginnica agli inizi del nostro secolo. La terza parte dell'Istruzione comprende norme e programmi per la scherma, differenziati per i Collegi militari, le Scuole, 1'Accademia, gli Istituti militari per il perfezionamento ed i Corpi di truppa. La quarta parte è dedicata agli "Esercizi a cavallo", in cui ricopre una certa importanza la caccia. Dice il manuale: "Allo scopo di coltivare negli ufficiali di cavalleria l'amore dell ' equitazione di campagna, il Ministero abbona, nei limiti dei fondi stanziati in bilancio, i reggimenti alle società di caccia a cavallo" 1 03. Nelle "Norme comuni a tu~ti gli esercizi fisici" i compilatori tentano di farne una classificazione, dividendoli in esercizi "complessi o difficili" (equitazione, scherma, ginnastica agli attrezzi, esercizi di destrezza) ed ·eserci'zi "semplici, istintivi o automatici" (marcia, salto, corsa); in una tabella ne vengono anche riportati alcuni esempi e le loro caratteristiche essenziali, con le relative osservazioni. Nella quinta ed ultima parte si parla di nuoto, voga, sci, ciclismo, canto e pattinaggio104 e l'Istruzione si conclude con un esempio di percorso di m. 150 con ostacoli. Anche con questo manuale si tentò di applicare alla ginnastica militare le principali teorie scientifiche che in quegli anni venivano formulate per la ginnastica, l'educazione fisica e Io sport civili. La suddivisione dettagliata degli esercizi, l'elencazione delle loro principali ca-
lvi p. 19. lvi pp.19-20. Ivi p.181. 104 Anche in questo caso si è ritenuto utile riportare il brano in Appendice (pp. 230-233). 101
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La Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
La piscina della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Allievi della S cuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farn esina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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ratteristiche e l'interesse per alcune specialità sportive lo testimoniano. A proposito di queste ultime, esse compaiono come "esercizi complessi o difficili" proprio negli anni in cui lo sport inizia la sua affermazione anche in Italia. Sono gli anni della prime partecipazioni di squadre di ginnasti italiani alle Olimpiadi e delle prime vittorie. È quindi logico che l'Esercito, che raccoglieva nelle sue file la maggioranza dei giovani italiani, cominciasse a tener conto della nuova realtà sportiva. 3.5. La Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma. Nel primo conflitto mondiale la tattica militare subì un totale capovolgimento. Agli scontri di eserciti contrapposti in campo aperto, di risorgimentale memoria, si sostituì la guerra di posizione. Le vicende tumultuosamente incalzanti del conflitto e la vita di trincea resero di fatto impossibile la preparazione ginnica dei soldati. Soltanto i reparti d'assalto ebbero un addestramento in tal senso, se pure improvvisato come vedremo, ed i bersaglieri, che continuarono il loro addestramento ginnico specifico. Un'esperienza singolare fu quella che si verificò ad Ils, in zona d'armistizio, dove il generale Sani creò per il suo corpo d'armata una Scuola di educazione fisica. Le truppe, che vi si alternarono, vi eseguirono esercizi tesi a coordinare alcuni elementi della ginnastica collettiva (disciplina e ordine) con altri individuali (agilità e audacia)l OS. La Scuola Magistrale Militare di Scherma e di Educazione Fisica di Roma rimase chiusa per tutta la durata del conflitto e successivamente la legge del 27 gennaio 1921 ne predispose la chiusura definitiva. In sua sostituzione aprì la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, sempre a Roma, fondata con R. D. n. 451 del 20 aprile 1920 riguardante l'ordinamento provvisorio dell'Esercito, che cominciò a funzionare solo nel 1921. La Scuola sorse nei pressi del palazzo della Farnesina, da cui derivò il nome di "La Farnesina" con cui venne generalmente designata. Scopi della Scuola furono quel li di mettere gli ufficiali inferiori in condizioni di insegnare alla truppa, " ... con cognizione cli causa ed effetto , gli esercizi ginnasticii e sportivi compresi nel metodo di addestramento fisico militare sanzionato dal regolamento di ginnastica militare"106. Inoltre la Scuola avrebbe dovuto formare alcuni ufficiali per la direzione dell'addestramento stesso e studiare" ... armonizzando esigenze militari e rendimento agli esercizi fisici, il movimento primitivo sportivo nazionale ed estero per migliorare, in quanto possibile, ed in ogni modo mantenere giovane ed evolutivo il sistema di addestramento fisico militare". La Scuola doveva anche studiare e propagandare nell'esercito e nel Paese non solo l'educazione fisica militare, ma anche quella premilitare e postmilitare, anche se i programmi di queste due 105 M. Di Donato, Itinerari ... , op. cìt., p. 21. 106 Enciclopedia Militare, M ilano 1933, v. "Farnesina".
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ultime categorie furono attuati dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale a partire dal 1923. Altro obiettivo importante della Scuola fu quello di preparare i maestri di scherma, la cui formazione si doveva completare in corsi triennali. I corsi per gli ufficiali inferiori erano di tre e nove mesi; quelli trimestrali erano detti "informativi" e servivano a preparare ogni anno un centinaio di sottufficiali delle varie armi. I migliori allievi dei tre corsi che si facevano ogni anno, avevano la facoltà di frequentare il corso di perfezionamento di nove mesi, al termine del quale andavano a dirigere l'istruzione ginnica nei vari reparti. Il loro tirocinio si svolgeva direttamente nei corsi trimestrali lD7. La Scuola disponeva di due campi sportivi, una piscina, uno stadio, palestre per pugilato, scherma, judo e lotta greco-romana, dodici aule con laboratori di fisiologia, un anfiteatro anatomico e sale di proiezionel08. Si può dire che queste strutture costitu irono il presupposto della grandiosa "Città dello sport" che di lì a pochi anni doveva sorgere vicino a Ponte Milvio, per volontà di Renato Ricci 109. Tornando al periodo storico in cui la scuola svolse la sua attività alla Farnesina, fra il 1921 ed il 1934, dal 1923 vennero organizzati dei corsi di ginnastica militare per ufficiali e sottufficiali e fu istituita una sezione magistrale di scherma, in cui furono abilitati dei sottotenenti quali "Maestri di scherma". La Scuola attuò pertanto il principio in base al quale l'istruttore di educazione fisica nell'esercito doveva essere un ufficiale. Tale principio era stato puntualizzato già da Cesare Tifi che nel 1918 aveva proposto la creazione di un "Centro di educazione fisica mili tare" per i corsi annuali agli ufficiali. Il Tifi aveva infatti intuito l'importanza di questo addestramento, che non.doveva essere più compito del caporale ma doveva richiedere ia presenza. di un ufficiale. A proposito dell'importanza di questo principio, il generale Francesco Grazioli, direttore. superiore delle Scuole Militari, in una conferenza tenuta nel 1920, alla vigilia della riapertura dei corsi per ufficiali superiori del quarto corso della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma, sostenne che : "Non meno necessaria ed importante è d'altronde l'educàzione fisica nel programma generale della preparazione dei quadri al comando, e ciò sia perchè la piena e completa attitudine e presenza fisica è, in ogni grado, dai minori ai più elevati, condizione fondamenta le per meritare
107 Cfr. P. Romano, Storia dell'educazione fisica in relazione con l'educazio ne generale, Torino 1925, p. 559. 108 In essa seguirono i corsi anche gli ufficiali della Milizia Volontaria per la Sicurez.z a Nazionale. I09 li Foro Italico venne costruito negli anni Trenta ed è sempre stato, sin dalle intenzioni del suo ideatore, una vera e propria "Città dello sport". Cfr. l'interessante studio di Domenico Caporilli, scritto in collaborazione con Franco Simeoni, su Il Foro Italico e lo stadio Olimpico (Roma 1991), dal ricco ed inedito corredo fo . tografico.
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l'onore di guidare in pace o in guerra il popolo in armi, sia perché noi non potremmo sperare di vedere fiorire l'educazione fisica fra i soldati, fino a che non saranno gli stessi ufficiali, cioè gli stessi condottieri tattici, gli istruttori effettivi dei loro soldati, anche nel campo, finora assai negletto, deJJ'addestramento fisico" 11 0. Il geo. Grazioli sottolineò anche le cause dell'insuccesso della prima fase della guerra appena conclusa, attribuendo una notevole responsabilità all' inadeguata preparazione fisica e addestrativa delle truppe e dei comandanti stessi. Q uesti ultimi, infatti, spesso non erano riusciti a tener testa allo stress psicofisico delle numerose e sempre più devastanti azioni di guerra. Significative le conclusioni del gen. Grazio li: " ..pur restando nel punto di vista delle esigenze strettamente mi Iitari, si è necessariamente tratti ad estendere anche ali' infuori del breve servizio militare la necessità suprema dell'educazione fisica, per la difesa della Patria, che diventa così inevitabilmente una questione nazionale prima ancora che militare. L'educazione militare si ricollega pertanto, anche per questa via, a tutta l'educazione generale del paese, la quale, nel campo fisico, dovrà provvedere allo sviluppo organico delle qualità vitali essenziali, a cominciare dall'infanzia in poi, via via, nell'adolescenza e nella prima gioventù (sia maschile che femminile) p er mezzo delle scuole prima di tutto, m a anche per mezzo delle altre istituzioni che consentono di diffondere una tale educazione nei campi, nelle officine e dovunque si raccolga gioventù italiana di tutte le classi"l 11 . La Scuola della Farnesina, organo centrale dell'educazione fisica militare, doveva avere, a detta del Graziali, un indirizzo seriamente scientifico, in quanto doveva porre "a base del suo lavoro la dottrina anatomica e fisiologica applicata essenzialmente al miglioramento fisico armonico e progressivo della m assa, senza esagerazioni particolaristiche né in favore di speciali forme di educazione fis ica (perché nessuna deve prevalere a scapito delle altre) né, tanto meno, a scopo di formazione di pochi speciali campioni, la cui utilità militare è, per lo meno, molto discutibile" 11 2. Per tornare alla vita della Scuola, l'attiv ità continuò nel 1926 con dei corsi per 120 allievi, sotto il comando del col. Giulio Cravero. Vennero istituiti i Campionati militari nazionali, furono creati i Centri divisional i di educazione fisica, mentre furono fissate le norme ed e largiti i fo ndi per la costruzione di campi militari gin nico-sportiv i. Particolare rilievo assunse l'addestramento del pentathlon moderno e della lotta giapponese, che produsse campioni di fama nazionale ed internazionale. Il 1° agosto 1927 iniziò la preparazione preolimpica dei pentatleti moderni che andarono alle Olimpiadi di Amsterdam l'anno seguen te 113. F. Grazioli, L'educazione fisica militare, Roma 1920, p. 4. li corsivo è nel testo. Ivi p. 9. 11 2 lvi p. 14. ll 3 Archivio Ufficio Storico SME, Fondo "Memorie storiche", Scuola Centrale Militare di Educazione fisica, anno 1927, racc. 0545. 110
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Nel 1928 il comando della Scuola passò al col. Amedeo Monti e Vincenzo Drosi fu designato come maestro di scherma civile. Nello stesso anno iniziò anche un corso di lotta giapponesell 4 con nove allievi, che furono tutti abilitati. Direttore tecnico della sezionè' di scherma venne nominato il maestro civile Salvatore Angelillo. Con circolare n. 531 (G.M. 1928) venne data facoltà ad alcuni sottotenenti maestri di scherma di passare, previo esame, nel ruolo di maestri civili. Era infatti ancora evidente il legame tra il mondo civile e quello militare per quanto riguardava l'addestramento in alcune specialità. Numerose missioni militari di altre nazioni visitarono la Scuola, che evidentemente aveva acquistato una notevole fama anche all'estero. Nel 1931 ad Amedeo Monti succedette nel comando il col. Enrico Boaro, proveniente dal Corpo dei bersaglieri, come il suo successore col. Emilio Miani. Nel 1934 la Scuola venne sciolta per disposizione del Ministero della Guerra, come si può leggere nelle "Memorie storiche" della stessa 115. In esse è riportato, quale segno inequivocabile dello scioglimento della Scuola, che alla data del 1 ° gennaio 1935 la forza dei m ilitari (sottufficiali e truppa) risultava di zero unitàlt6. La spiegazione dello scioglimento della Scuola si può trovare forse nelle parole di Pietro Romanol1 7 che nella sua Storia dell'educazione fisica del 1925 ne prevedeva la chiusura perché, nel riordino delle Scuole militari, si era portata a tre anni la frequenza degli allievi del!' Accademia Militare di Modena, dove si svolgeva un addestramento ginnico sportivo completo. Gli allievi infatti vi studiavano la Ginnastica pratica e teorica, l'Anatomia, la Fisiologia, l'Igiene e la Pedagogia applicate all'educazione fisica. Pertanto, conclude il Romano, della Scuola Centrale di Roma non se ne sentì più il bisogno se non per gli ufficiali usciti da Modena prima della sua riforma 118. Inoltre, l'Opera NaD.M: n. 2654-9 -4 del 3 dicembre 1927. T uttavia dalla circolare n. 331 de1,Giornale Militare del 10 maggio 1934 il Sottosegretario di Stato, Baistrocchi, comunica che: "Con riferimento alla c ircolare del Giornale militare n. 292 in data 19 marzo 1934 - XII, ferme res tando le disposizioni contenute nel R. decreto-legge n. 69 del 1927, determino che la scuola centrale militare di educazione fisica dipenda dall'ispettorato della fanteria e la scuola centrale militare di alpinismo dall'ispettorato delle truppe alpine, per quanto riguarda i programmi e l'indirizzo dei corsi. Per tutto il resto dette scuole continueranno a dipendere dai comandi di corpo d'armata nel cui terri torio sono dislocate.". Questo spiegherebbe perché in alcuni testi, fra cui l'Annuario Ufficiale del Regio Esercito (1/3, Roma 1938) è riportato che la Scuola chiuse la propria attività nel 1936, dopo essere passata alle dipendenze dell ' Ispettorato di Fanteria nel 1934. Sarebbe stata poi assorbita, ma non più come ente mili tare, dal Partito Fascista. Noi riferiamo quanto riportato nelle "Memorie storiche" del la Scuola, poiché questa ci sembra la fonte più attendibile. 116 La relazione annuale del 1934 è firmata dal cap. Martinelli, della sezione di scherma della Scuola, per il comandante col. Miani. 117 Pietro Romano insegnò all'Istituto di Magistero per l'Educazione Fisica e all'Università di Torino. Di lui ricordiamo la Storia dell'educazione fisica in relazione coll'educazione in generale, in due volumi, già citata. 114 11 5
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Un gruppo di allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina durante una dimostrazione di arti marziali (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
Allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina durante una dimostrazione di pugilato (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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zionale Balilla e la Milizia svolgevano un intenso programma acldestrativo ginnico-militare per tutta la gioventù. Non si interruppe tuttavia lo stretto legame esistente tra il mondo dell'educazione fisica scolastica e quello dell'addestramento ginnico nell'esercito. Nel 1939 (L. 22 maggio n. 866), quando l'Accademia di educazione fisica 119 dall' Opera Nazionale Balilla passò alle dipendenze della Gioventù Italiana del Littorio ed assunse in maniera più accentuata i caratteri di un'Accademia militare, venne aperta al suo interno una sezione militare 120. Questa si occupò dell'insegnamento di materie militari, le stesse impartite nei corsi per allievi ufficiali di complemento, secondo lo speciale programma stabilito dal Ministero della Guerra. Fra gli scopi dell'Accademia della GIL, nell'art. 2 della legge istitutiva, veniva ricordato quello di "preparare :attraverso una integrale educazione fasc ista, i giovani alle funzioni di dirigente e istruttore della Gioventù Italiana del Littorio, di insegnanti di educazione fisica in ogni ordine egrado di scuole e presso le forze armate" 12I . Nel dopoguerra, il 24 agosto 1945 la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica riaprì a Cesano, quale sezione ginnastica della Scuola di Fanteria. Ci sembra importante, per la completezza dell'informazione riportare alcuni cenni su questo periodo della riapertura della Scuola. Dalle "Memorie storiche" della Scuola apprendiamo che: "L'attrezzatura ginnica è di circostanza, ossia costituita con materiale raccogliticcio (recuperato in varie regioni de lla Penisola). Manca, quasi completamente, un arredo didattico. Viene subito dato corso all'allestimento di una palestra all'aperto e si progetta l 'impianto di un campo sportivo" 122 . L'adPietro Romano, op. cit., p. 560. l'Accademia di Educazione fisica, che preparava i futuri inseg nan ti di questa materia per la scuola e per le varie organizza:.d oni giovanili, era detta anche "Accademia della Farnesina" in quanto venn e ospitata, dal 1928, anno di fon dazione, al 1932, nei locali della Scuola militare della Farnesina, nei pre ssi di Ponte Milvio e dell'attuale stadio della Farnesina. 120 Tale sezione si affiancava a quella "politica" (con l'insegnamento di Storia de lla rivoluzione fascista, Storia politica, Storia delle dottrine politiche e dottrina del fascismo politica de l fascismo, Isti tuzioni di diritlo pubblico fascista, Ordinamen to del PNF e delle organizzazioni dipendenti, Pedagogia), a quella "biologica e scientifica" (con l'insegnamento di Ana tomia umana normale applicata all'educazione fisica, Fisiologia umana e dell ' esercizio fisico, Antropo logia, Medicina dell'educazione fisica e dello sport, fisioterapia, Igiene sociale, Psicologia e psicotecnica) e a quella " educativa fisica e sportiva" (con l'insegnamento dell'Educazione fisica format iva, Atletica leggera e nozioni sui vari sports, Lingua straniera). Sempre nell'Accademia si svolsero corsi di pratica ammi nistrativa ed organizzativa e di cultura igienico sanitaria. Cfr. M. Di Donato, L'evoluzione..., op. cit,, p. 179; F. Varese-A. Teja, "L'Accademia femminile di Educazione fisica di Orvieto", inAlcmeone, V (1992), n. 1, pp. 34-39. 12 1 La sezione militare dell'Accademia della GIL, tuttavia, durò solo qualche anno perché Achille Starace la fece sospendere, volendo riportare la preparazione degli istruttori militari di ginnastica nei vari Centri d i educazione fisica divisionali . 122 Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Memorie storiche", Scuola Centra le 1\1ilitare di Educazione Fisica, anno 1945, racc. 0545. 11 s
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destramento era affidato in un primo momento a istruttori inglesi, che poi nel corso del tempo furono sostituiti da quelli italiani, man mano che questi venivano specializzandosi. Dal 1 ° dicembre 1945 la sezione diventò autonoma, trasformandosi, con organico proprio, in Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica, pur dipendendo ancora dalla Scuola di Fanteria dal punto di vista amministrativo. Inoltre vennero costituite tre sezioni: ginnastica, tiro a segno e scherma, cui si aggiunse una sezione di equitazione con quindici cavaili, che rimase in funzione solo un anno. Nel 1947, le difficoltà, dovute alla carenza degli impianti, portarono la Scuola a Roma, nella sede dell'ex Scuola militare di Palazzo Salviati, alla Lungaral23.
3.6. Cesare Tifi, innovatore della ginnastica militare. Cesare Tifi può essere considerato la personalità che nel primo dopoguerra ha inciso più profondamente sui metodi di addestramento ginnico nel! 'Esercito italiano, e che, con il suo testo Educazione fisica italiana militare, premilitare, civile12~, dettò i nuovi parametri per la ginnastica mi· litare. Il Tifi già nel 1918 era stato chiamato a col laborare con la sezione "Istruzioni" del Comando Supremo dell'Esercito, per la stesura delle Norme ed istruzioni di ginnastica militare ed addestramento fisico del soldato e per ampliare ed illustrare il Programma ,ninimo di ginnastica mi123 Nel 1952 la Scuola si trasferì definitivamente ad Orvieto, nella sede della ex Accademia femminile di educazione fisica, dove si creò un unico centro cui venne affidata la preparazione e l 'addcstramento ginnico per le tre Forze Armate e la preparazione agonistica degli atleti militari destinali a lle competizioni sportive nazionali ed int~rnazionali. È fatto recente (giugno 1991) la proposta della chiusura della Scuola e della sua trasformazione in un "Centro Sportivo Esercito" (CSE) presso la Cecchignola in Roma, con tre reparti di atleti, dislocati rispettivamente a Bologna, Roma e Napo li. 124 Cesare Tifi (1874 -1935) sin dal 1891 si era occupato di preparazione militare in una delle cosiddette "Palestre marziali" di Roma. Diplomatosi maestro di ginnastica nel 1898, fu direttore tecnico della "Società Ginnastica Roma". Si affermò g radualmente nel campo della gi nnastica, finché si recò alle Olimpiadi cli Stoccolma del 1912 in qualità di presidente della Commissione tecnica federa le. Allo scoppio della I guerra mond iale si arruolò e per il suo coraggio ottenne in breve tempo il grado di tenente colonnello nel corpo degli Alpini. Nel 1917 assunse l'incarico di addestrare gli "Arditi" (Cfr. P. Romano, Storia ..., op. cit., pp. 557-560). Alla riapertura della Scuola Centrale Militare di Educazione FisicCl fu chiamato a dirigerla, ma successivamente dovette ritirarsi a causa di una nuova normativa che imponeva come personale dirigente solo quello in attività di servizio. Fu istruttore ed ispettore dell'istruzione premilitare della Milizia. Nel 1929-'30 fu segretario della Federazione Ginnastica Italiana , mentre ne era presidente Augusto T urati. Fra le sue opere maggiori, oltre al già citato L'Educazione fisica italiana militare, premilitare, civile, anche Per divefltare buon lanciatore e Per divelllare buon salratore, entrambe del 1921; Per diventare corridore, Roma 1922; Boxe e Pallamaglio entrambe del 1923; li pentathlon , Roma 1931.
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litare e di educazione fisica, entrambi del 1918. Egli era conosciuto per aver già compilato un programma poi utilizzato in forma sperimentale dai corpi d'Armata d'assalto. Si era trattato di una forma di addestramento basato su principi e su metodi del tutto diversi da quelli adottati fino ad allora. La vittoria in guerra ed il successivo armistizio avevano di fatto reso inadeguate quelle "Norme" che erano state compilate esclusivamente a scopo bellico, ma ispirarono al Tifi la stesura della sua opera principale. Nel 1918 egli si era occupato della preparazione di una squadra composta da ufficiali e sott'ufficiali che avrebbe dovuto partecipare ad una grande manifestazione di ginnastica militare in programma a Parigi il 14 luglio di quell 'anno. Questa manifestazione, più che consistere nella partecipazione a gare sportive, avrebbe dovuto evidenziare i metodi di addestramento adottati nei vari eserciti per ottenere più efficacemente e rapidamente la preparazione del soldato 125. Cesare Tifi in breve tempo istruì la squadra italiana, seguendo però un programma che non era quello adottato fino ad allora dalla Scuola militare di ginnastica. Il lavoro svolto fu di tale qualità che le Autorità militari iniziarono a convincersi dell'utilità di rinnovare l'addestramento ginnico dei soldati alla luce del nuovo metodo. Il Tifi nel 1920 fondò e diresse la rivista L'educazione fisica nella Scuola, nell'Esercito e nella Società, che visse un solo anno ma che servì a propagandare le sue idee in maniera feconda. L'opera principale del Tifi, L'educazione fisica italiana militare, premilitare, civile (1922), ha una "Premessa" di Pietro Romano, in cui si legge: "Il Tifi non solo demol isce vecchi pregiudizi circa i metodi finora prevalsi nell'educazione del corpo, ma apre nuovi e vasti orizzonti, senza negare del passato ciò che è veramente vivo e merita di essere mantenuto vivo. Nella prima parte del suo poderoso lavoro illustra la necessità di un rinnovamento audace nel dominio dell'educazione fisica accogliendo gli sports in un completo programma di educazione e dimostrando che l'esercito deve farsi il più attivo e fecondo propulsore dell'educazione fisica nazionale; nella seconda presenta lo sviluppo del suo programma con sobrietà di teorica, con chiarezza efficacissima di pratica, dimostrando non solo meraviglioso possesso della materia trattata ma singolare intuito psicologico nella scelta degli esercizi fisici, degli sports e dei giuochi. L'Italia aveva bisogno di una provvida e benefica scossa, nel non sereno né sempre leale battagliare dei sostenitori di diversi metodi e di concezioni diverse sul terreno dell'eèlucazione fisica. La scossa è venuta e noi dobbiamo essere grati all 'infaticabile prof. Tifi, della cui sagace opera di rinnovatore si va giovando con vivo senso di opportunità il Mi-
125
Il Giornale d'Italia Sportivo, 25 novembre 1918.
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nistero della Guerra e soprattutto la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma, della quale il Tifi è stimato Direttore Tecnico"126 • Durante i tre anni di guerra il metodo addestrativo utilizzato non aveva dato buoni risultati, ed il Tifi lo dimostrò. Egli scrisse che le truppe mobilitate sia presso le avanguardie che nelle retrovie, per irrobustire e migliorare il fisico dei propri soldati, avevano manifestato il bisogno di dedicarsi ad esercizi sportivi, a gare, a giochi intensi, ma queste attività non erano previste nel manuale di istruzione in adozione del 1913. Questo infatti risentiva della ginnastica di tipo tedesco, ormai superata, poco varia e che abituava all'automatismo più che alla partecipazione del singolo all'addestramento. Mancavano inoltre esercizi più intensi che sarebbero stati utili al combattimento, sia nel corpo a corpo che in quello alla baionetta o con il pugnale, ed anche efficaci dal punto di vista fisiologico; i giochi inoltre avevano una funzione marginale e quelli previsti dal manuale erano troppo puerili 127. Per il Tifi, dunque, se questo metodo non aveva ottenuto gli effetti sperati nella preparazione dei soldati, la causa principale era da attribuirsi alla sua mancanza di affinità con l'indole italiana. Polemizzando con il Baumann, egli fece rilevare che ali ' Italia mancava un metodo originale, perché la ginnastica italiana propagandata proprio dal Baumann, in realtà non era altro che una rielaborazione di quella tedesca, con errori marcati con pedanteria e con esagerazioni. Tale metodo risultava pertanto automatico ed incrementava unicamente la forza bruta, dal momento che teneva conto della massa muscolare e del collettivo, mentre l'individuo veniva completamente trascurato 128. Preferibili erano invece il metodo di educazione fisica inglese e quello svedese .. Il primo perché sviluppava al massimo sia la partecipazione individuale che quella collettiva, specie nei giochi, il secondo, il più completo, perché dava ampio spazio agli aspetti scientifici e pedagogici dell'educazione fisica. In ogni caso, il metodo migliore per il Tifi doveva essere ecclettico, doveva cioè riuscire a contemperare tutti e tre i j:>tincipali indirizzi della ginnastica in Europa. Il Tifi volle inoltre precisare che il soldato non poteva più essere istruito con metodi impositivi, spesso privi di razionalità e contrari alla personalità del singolo. Piuttosto, sarebbe stato meglio ottenere èhe egli partecipasse all'addestramento in prima persona, con interesse per quello che apprendeva e con la possibilità di manifestare il proprio spirito di emulazione. Il soldato, pertanto, avrebbe potuto addestrarsi divertendosi. Era dunque naturale che lo sport entrasse a pieno titolo nella preparazione militare e che le gare, nelle discipline dell'atletica leggera e dei giochi sportivi, trovassero una più vasta diffusione tra le truppe_
C. Tifi, L'educazione.. ., op. cit., p. X. Tra i giochi è citato: "Chi tardi arriva", la caccia libera, la caccia all'orma, la corsa delle staffette ecc. 12s Ivi p. 15. 12c, 12 7
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Inoltre, i contatti che in quel periodo si stabilirono tra le truppe italiane, quelle americane e quelle inglesi, contribuirono ad un'ulteriore diffusione della pratica sportiva. Per quanto riguardava la validità dell'addestramento ginnico del soldato, era cosa ormai accettata da tutti e il Tifi ancora una volta Io sostenne, perché il soldato doveva essere fisicamente e psicologicamente preparato, e un buon addestramento era il mezzo più idoneo per ottenerlo. Infatti, nonostante le armi impiegate in guerra fossero ormai estremamente sofisticate rispetto a quelle usate in passato, a decidere delle sorti della battaglia era sempre l'uomo. "Sono utili i fucili, le mitragliatrici, i cannoni, tutti gli ordigni di guerra inventati e costruiti, ma l'arma vera, ultima, potente, che decide le sorti della battaglia è l'uomo, il soldato, cioè fisicamente forte, ben addestrato per mezzo della ginnastica e dello sport", scrive il Tifi riportando le parole del gen. Badoglio in zona di guerra 129_ Un metodo individuale ma nello stesso tempo collettivo, era pertanto il mezzo più efficace per abituare alla pratica di uno sport, e proprio grazie a questo metodo eclettico lo sport sarebbe entrato finalmente, nell'esercito . Secondo il Tifi erano utili al soldato una buona ginnastica d'applicazione, lo sport, le gare ed i giochi sportivi, come avveniva nel metodo di ginnastica svedese, a suo parere uno dei migliori130_ Bisognava infatti cercare di rendere le esercitazioni piacevoli e gioiose, perché solo così si poteva far leva su di una motiva,zione importantel 31 • Così pure, le gare dovevano assumere un ruolo fondamentale, perché la competizione era considerata come "la molla potente di ogni risultato migliore in qualunque manifestazione umana". Tuttavia il Tifi pensava che lo sport fosse adatto soprattutto ai giovani di età superiore ai sedici-diciassette anni : "Lo sport, più che completamento dell'educazione fisica, come taluno ritiene, è educazione fisica vera e propria, è la fase virile di essa cioè la più importante" 132 . Lo sport doveva dunque rendere "più uomini". Il Tifi era anche dell'idea che fosse importante diffondere ed attuare l'obbligatorietà dell'insegnamento dell'educazione fisica nella scuola, cercando di riordinarla e coordinarla. E dal momento che l'educazione fisica era una sola, che comprendeva quella scolastica, quella sociale e quella militare, doveva essere il Ministero della Guerra, per mezzo dell'esercito, a riorganizzarla e a diffonderla133_
lvi p. 9. Il Tifi doveva conoscere il metodo di ginnastica svedese dalle numerose pubblicazione dell'epoca e soprattutto dop·o il suo soggiorno in Svezia in occasione delle Olimpiadi del 1912. 131 lvi p. 16. 132 Ivi, p. 10. t33 Ivi p. 11. Questa era un'opinione piuttosto diffusa nel primo dopoguerra, che avrebbe voluto vedere affidato l 'insegnamento dell 'educazione fisica scolastica all'esercito. Abbiamo già ricordato che il ministro Gasparotto ne era stato uno dei principali fautori assieme a Cesare Tifi. 129 130
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Copertina de L'educazione fisica italiana militare premilitare, civile, di Cesare Tifi, Torino 1922. (foto G. Stuto)
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4° Reggimento Bersaglieri. Sagg io ginnico (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
62° Reggimento Fanteria "Sicilia" campo d'arma. Scuola di pugilato (1932) (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Si era dunque consolidato il principio che, per avere un esercito efficiente, si dovesse attribuire un ruolo primario anche all'addestramento ginnico e allo sport: sia per i risultati che si potevano ottenere sviluppando le qualità fisiche dei soldati quali la resistenza~ la forza, l' agilità e la destrezza, sia per la maturazione psicologica che la competizione aiutava, accrescendo la perseveranza, l'impegno e l'emulazione. Il giovane soldato, cercando di migliorare ogni giorno le sue prestazioni, per non essere inferiore ai compagni, con la sua volontà di affermazione avrebbe acquistato progressivamente la sicurezza nelle proprie capacità. Avrebbe sviluppato l'abitudine alla lotta, e a reagire prontamente ed efficacemente quando avesse dovuto superare degli ostacoli in battaglia e, occorrendo, nella vita. Dall'addestramento, comunque, non dovevano essere escluse le esercitazioni collettive, anche se negli anni precedenti se ne era fatto un uso eccessivo. Ciò che si doveva evitare era piuttosto la massificazione degli individui che si addestravano. Le istruzioni collettive potevano continuare, purchè si tenesse sempre presente che ciascun soldato necessitava, per il proprio sviluppo, di esercitazioni differenziate, dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Scriveva il Tifi in un paragrafo del testo del 1922, dal titolo "L'Esercito sarà il propulsore dell'educazione fisica nella Nazione'': "Se anche quest'opera di riorganizzazione e di diffusione non si facesse a mezzo di leggi o di accordi fra i vari Ministeri (Guerra, Pubblica Istruzione, Esteri, Interni), il Ministero della Guerra finirebbe egualmente per essere il propulsore e il coordinatore naturale dell'educazione fisica e sportiva nazionale. Stabilito infatti ed applicato il principio che l' educazione fisica è Ja base di ogni educazione militare e civile, l'Esercito, specialmente ora con la sua ferma breve 1 3 4 , dovrà pretendere che una preparazione fisica sia fatta, anche con direttive da esso tracciate, nelle scuole, nelle istituzioni premilitari, nelle società ginnastiche e sportive. L'obbligatorietà, a tutti i gio:vani, di una completa educazione fisica sarà- presto µn fç1tto stabilito nelle varie nazioni (in Francia già si vuol stabilirè per legge) ed il controllo allora avverrà nell'Esercito, quando i giovani verranno alle armi. L'Esercito completerà l'educazione fisica e sportiva della gioventù; di essa saprà diffondere principii sani e norme chiare e soprattutto saprà trasfondere nei soldati il èiesiderio, anzi il piacere di coltivarla anche nell'epoca del congedo" 135. Per completare il pensiero di Cesare Tifi, il suo metodo suddivideva le esercitazioni in tre gruppi: queJie "di sviluppo e di preparazione", quelle "di applicazione e di addestramento" e quelle sportive. Di conseguenza nell'istruzione premilitare e militare venivano a determinarsi tre periodi: uno "di sviluppo e di preparazione", che doveva coinvolgere anche l'educazione fisica impartita nei primi due anni delle scuole secondarie, coerentemente alla visione globale dell'istruzione ginnica della gioventù propria del Tifi. Il programma di tale perio13 4 135
Nel 1922 la ferma era di soli otlo mesi. Nel 1926 fu portata a diciotto.
c. Tifi, op. cit., p. 11. Il corsivo è nel testo.
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do comprende esercizi di marcia e di corsa, di fl essibilità e di preparazione, d'equilibrio, i salti e le arrampicate, gli esercizi di sospensione e di appoggio, i volteggi, il getto e il sollevamento dei pesi, i giochi e le gare colle ttive. Il secondo periodo "di a pplicazione e di addestramento" doveva svolgersi sin dagli ultim i anni delle scuole secondarie, con l'agg iunta al programma precedente d i es ercitazioni sul percorso di guerra, di com battimenti alla baionetta, di corpo a corpo, di nuoto e giochi e gare collettive. Era questo il per iodo p iù importante e doveva durare un anno per gli s tudenti o le società sportive, tre o qu attro mesi per i soldati . Il terzo per iodo, quello sportivo, doveva continuare gli esercizi di applicazione e di addestramento, con l'aggiunta della lotta greco-romana, del p ugilato e dei grandi attrezzi di ginnastica. Il T ifi prediligeva decisamente questo periodo, perché, come egli precisa: "Solo lo sport e i giochi sportivi han no il segreto innato di far continuare, anzi di perfezionare sem pre più l ' uomo nella faco ltà fi s ica" 136_ Decisamente innovativo anche il metodo di valutazione fis ica, che il Tifi considerava fon damentale per il buon andamento di un programma di addestramento. Tale valutazione doveva basarsi su m isurazioni somatiche e prove pratiche, il tutto annotato periodicamente su apposite schede. · Il nuovo corso inaugurato dall 'opera del Tifi proseguì con larghi consensi negli anni successivi e le innovazioni da lui apportate nel panorama addestrativo militare, furono utilizzate per la compilazione del Corso di ginnastica militare del 1922, adottato dalla Scuola mil itare della Farnesina 137 . Già ne/ concetti informatori della nuova istruzione di ginnastica milita re del 1922, a firma del comandante della Scuola della Farnesina col. Cravero, era stato evide nziato come nella Istruzione del 1913 mancasse completamente lo spirito bellico, sin dal titolo (Istruzione p er la ginnastica e norme per gli altri esercizi fisici), e come non si facesse cenno alla specializzazione mil itare di tale ginnastica. Il col. Cravero individuava la causa di tale approssimazione nel fa tto c he l'Esercito non veniva considerato uno strumento di guerra ma una "scuola della Nazione". "Ali ' esercito - egli dice - si erano attribuite tutte le funzioni che lo gicamente e legittimamente av rebbero dovuto essere d isimpegnate dagli altri istituti per i quali lo Stato provvedeva in larga misura. E così l'esercito doveva sostituire le scuole ele me ntari con la scuola analfabeti reggimentali; sostitu ire le Cattedre ambulanti d i agricoltura per insegnare il metodo di concimare, coltivare, ecc.; sostituire gli agenti di pubblica s icurezza, i pompieri, i monatti ecc .. In questa ge nerale trasposiz ione di funz ioni era naturale che fo sse attribuito ali ' Esercito anche il compito di perfezionare il fisico della gioventù, supplendo alle carenze dell 'insegna mento scolastico.
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Ivi p. 81.
Scuola Militare di Educazione Fisica della Farnesina, Corso di ginnastica militare, Roma 1922. 137
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La conseguenza più immediata era che la ginnastica nell'Esercito anzichè assumere la forma adatta per giovanotti e per guerrieri, assumeva quella propria per dei giovanetti. La riforma si imponeva, e si sarebbe imposta indipendentemente dalla guerra. Uomini eminenti quali il Mosso, il Paolo Fambri, il Credaro, come pure numerosi ufficiali alzarono energicamente la voce in numerose pubblicazioni, ma inutilmente. Ora la riforma è venuta. E radicale"138_ Continua il Cravero: " . .la ginnastica militare è, per noi, solamente un mezzo di cui ci avvaliamo per rendere più produttiva l'arma uomo per i fini bellici, e niente altro" e aggiunge: "il combattimento non è un fatto generale ma un fatto collettivo; in esso non compare la somma delle attitudini individuali, ma qualcosa di essenzialmente, radicalmente diverso, e talvolta di opposto [... ] È merito della nuova istruzione aver messo bene in luce che la ginnastica militare ha un fine ed un campo suo proprio, nettamente delimitato e distinto, e cioè l'addestramento dell'uomo all'azione bellica, e non altro; lasciando alla ginnastica generale l'incarico del perfezionamento strutturale dell'individuo e della razza" 139_ Questi "Concetti informatori" della nuova Istruzione avevano evidenziato come questa avesse abbandonato il metodo analitico per adottare quello sintetico, più proficuo ai fini che la ginnastica militare si prefiggeva. Così la ginnastica di sviluppo e quella di perfezionamento non avevano più la preminenza di un tempo, mentre acquistavano importanza i giochi atletici e gli sports in cui si imponeva il fattore collettivo e l'utilità bellica. Così se la vecchia Istruzione si basava sulla ginnastica educativa elementare, la nuova. aveva pe_r fondamento "il giuoco sportivo ad educazione bellica". "La prima, noiosa ed artificiale, non era eseguita che per l'imperio di un orario-riP,arto e pertanto con quella malavoglia che, come notava il Mosso, toglie all'eserc.izio ogni utilità, sia fisica che morale. La seconda è naturale, sporitanea, lieta, appassionante; e la sorveglianza dell'istruttore deve esercitarsi non per indurre a fare, ma per impedire a far troppo" 140 •
3. 7. Il Corso di ginnastica militare della Scuola della Farnesina (1922). La tendenza ad introdurre l'attività sportiva nell'addestramento dei soldati si fa evidente nel Corso di ginnastica militare del 1922, che racchiude il programma girrnico della Scuola militare della Farnesina, con l'insieme delle attività che dovevano compiere i futuri istruttori militari di ginnastica.
138 Scuola Centrale Militare di Ed ucaz ione Fisica, I concetti informatori della nuova istruzione di ginnastica militare, Roma 1922, p. 4. 139 Ivi pp. 4-7. Il corsi~o è nel testo. 140 Ivi p. 11.
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Per continuare il nostro discorso intessuto tra addestramento ginnicomilitare nell'esercito e educazione fisica scolastica, c'è da aggiungere che in quest'epoca stavano per esaurirsi in Italia le dispute tra ginnasiarchi che per molti anni avevano polemizzato sull'utilità o meno dell 'introduzione dei gioch i sportivi nella scuola. Basti ricordare Angelo Mosso e la sua battaglia per la riforma dell'educazione fisica in Italia e per I'introduzione nella scuola dei giochi sportivi inglesi, e poi Domenico Orefice 141, che si schierò a fianco di Romano Guerra 142 per il rinnovamento dei metodi, il sen. Pecile animatore del "Comitato Nazionale Centrale per l'educazione fisica ed i giuochi ginnici nelle scuole e nel popolo"t43, ed altri ancora. Li contrastavano gli oppositori dello sport nella scuola, fra cui Michelangelo Jerace1 44, tenace assertore dell'educazione fisi ca tradizionale,
141 Domenico Orefice. (1859-1930) si era avvicinato s in da giovanissimo al mcmdo della ginnastica. Fu direttore della ginnastica nelle Scuole Municipali di Napoli e presidente dell'lscic11co di Magistero per l'Educazione Fisica della medesima città. Fondò la "Società ginnastica Partenopea" e a fianco di Romano Guerra si impegnò nella b attaglia contro i vecchi me todi (quell i dell'Obermann e del Bauma nn) in nom e cli altri più innovativi e maggiormente confacenti all'indole degli italiani. A tale scopo fondò nel 1908 La Rivista dell'Ed11cazio11e fisica e fu direttore de L 'educazione fisica nazionale. Numerose le sue pubblicazioni, fra cui ricordiamo: Relazioni e proposte per il progressivo ordinamento razionale dell'educazione fisica nelle scuole tec niche ed elementari di Napoli, Napoli 1909; L'educazione fisica moderna, Napoli 1912. 142 Romano Guerra (1862-1936) completò i suoi studi alla Scuola Normale di ginnastica di Rom a e all'Università, dove si laureò in Scienze politiche. Studiò con attenzione il metodo svedese, che ammirò moltissimo e si prodigò perché fosse divulgato in Italia. Redattore sportivo del Giornale d'Italia, ne divenne capo redattore. Accompagnò la squad ra italiana alle Olimpiadi di Anversa e per alcune Olimpiadi successive. Nel 1916 diresse l'lscituto di Magistero per l'Educazione Fisica di Roma alla morte di Emilio Baumann, e vi introdusse l' uso di numerosi attrezzi svedesi. Du rante il fasci smo abbandonò il giornalismo e la vita sportiva per divergenze politiche. Tuttavia Re nato Ricci lo interpellò riguardo alla costruzione del Foro Italico. Diresse il giornale Campo di Marte, scrisse Ginnastica della mente e ginnastica del corpo, Roma 1895; La ginnastica sociale in Germania, Napoli 1899; Il Con gresso Internazionale di educazione fisica del 1913 a Parigi, Ro ma 1914; Educazione fisica e Nazione armata, Napoli 1920. 143 Gabri ele Luigi Pecile fu nominato senatore nel febbraio del 1880 e mostrò sempre vivo interesse per la ginnastica affiancata ai giochi sportivi. In un suo scritto dimostrò i vantaggi educativi e sanitari del gioco del calcio che propagandò con tenacia fra le singole Società sportive, essendo anche membro della Federazione Ginnastica. Fra i compiti del Comitato da lui fondato a Roma nel 1897 e presieduto dal principe Doria Pamphilj, c'era quello di vigilare che la ginnastica venisse insegnata nelle scuole in modo razionale, di organizzare gare e giochi fra gli studenti, di introdurre l 'educazione fisica nelle U niversità, di favori re la partecipazione dei giovani alle gare federali di ginnastica, di incrementare le passeggiate e le marce popolari, oltre al nuoto. Tale Comitato portò alla formazione nel 1906, ad opera del sen. Luigi Lucchini, dell 'Jscit11to Nazionale per l'incrememo dell'educazione fisica in /calia, che si adoperò nei primi anni del secolo a diffondere la pratica dello sport e dell'educazione fisica. Il sen. Pecile morì nel 1902. 144 Michelangelo Jerace (1868-1931), autore di numerose opere inerenti l'educazione fisica, fu direttore del! 'importante periodico la ginnastica. Allievo del Bauman n, fu particolarmente vicino alle idee del Valletti, di cui era genero. Svolse un'as-
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i quali erano convinti che i giochi sportivi non fossero che una parte limitata di questa disciplina. Ma come si diceva, queste polemiche erano destinate a terminare con l'avvento del nuovo regime. Ci sembra importante riportare quasi integralmente la "Premessa" del Corso di ginnastica militare del 1922: "Qualsiasi atto bellico (marciare, saltare, correre, sollevare e portare pesi, lanciare, lottare ecc.) si risolve per il gregario in un atto ginnastico; pertanto la Ginnastica militare, che insegna la tecnica dell'impiego più efficace delle forze fisi che individuali rappresenta, oltre che la base, gran parte dell'addestramento propriamente bellico del soldato. E ancor più per il fatto che alcune esercitazioni sportive a forma collettiva (calcio, giuochi analoghi ecc.), hanno non poche caratteristiche comuni colle esercitazioni tattiche: in quanto entrambe si propongono di imporre la propria volontà superando l'avversario nella cooperazione; nella disciplina, nella oculata ripartizione dei compiti, nella condotta dell'azione, nella tenacia ecc.; pur differendo sia nei mezzi materiali adoperati (e conseguenti procedimenti d'azione in ragione delle caratteristiche di questi mezzi) sia nella diversa scala delle competizioni. Così che quegli sports e quei giuochi rappresentano il mezzo più efficace per suscitare, affinare, educare alcune fra le qualità psichiche fondamentali del combattente, quali la disciplina, il colpo d'occhio, l'audacia, il coraggio, la presenza di spirito, la forza d'animo, la resistenza al dolore fisico, la tenacia nel perseguimento dello scopo ecc.: insomma tutte, o quasi, le qualità virili e combattive in genere. Una ginnastica militare deve - in quanto mezzo d'addestramento bellico - informarsi alle esigenze della guerra e ai modi di combattere in uso: e pertanto la presente istruzione è partita dall'esame del combattimento odierno e ne ha dedotto le esigenze dal punto di vista dell'educazione fisica del comba.ttente. Quindi essa: a) considera tl)tti gli atti che l'esperienza ha dimostrato utili o frequenti nella' guerra e ne dà le norme d'addestramento; b) pel fatto che nell'azione bell'ica il superamento degli ostacoli materiali non rappresenta che il mezzo per avvicinarsi all'avversario, e quindi non deve costringere il soldato ad un dispendiò di energìa tale da fargli poi mancare il fine (rovesciamento cieli' avversario) per raggiungere il quale ha bisogno del massimo delle sue forze; pel fatto che nella guerra il soldato non ha mai assolto interamente il suo compito, e che, pur dopo la v ittoria, deve poter disporre di un'ampia riserva di energie fisiche per compiere i successivi atti che da lui saranno richiesti: per quesidua azione sindacale in favore degli insegnanti di educazione fisica, in particolar modo per quanto riguardava i problemi pensionistici. Nel 1897 fondò I "'Unione deg li insegnanti di ginnastica d'Italia" che nel 1902 si fuse con !'"Associazione italiana dei maestri di ginnastica". Numerose le pubblicazioni fra cui: Ginnastica libera e Gin nastica metodica, Roma 1895; La ginnastica e l'arte greca, Torino 1899; L'educazione fisica e la ginnastica in Italia, Roma 1900; Il tiro a segno nell'educazione fisica, Ro ma 1904; Gli sport nella scienza e nell'educazione, Torino 1905.
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ste ragioni adotta nel metodo d'addestramento il principio economico dell'impiego delle attività fisiche (massimo risultato utile col minimo dispendio) e cioè lo stile sportivo; c) per il fatto che il combattimento è un fe nomeno collettivo nel quale appaiono stati morali, sentimentali, intellettuali propri alle collettività ed estranei di sovente ai singol i component i - quando isolati - ha adottato in larga misura giuochi e competizioni collettive capaci di suscitare stati d'animo analoghi a quelli che sorgono nell'azione bellica collettiva, allo scopo di abituarvi ed educarvi i soldati. Gli ufficiali abbiano quindi sempre presenti nell 'impartire le istruzioni che il "fattore collettivo" e il "principio economico nell 'impiego delle forze " sono le caratteristiche essenziali della Ginnastica militare, così come lo sono del combattimento. Quando uno di tali fattori manca non si ha più vera e propria Ginnastica militare - così come non si avrebbe vera arte tattica - ma solo avviamento ad essa "145 _ A parte la prima frase poco chiara (perchè il marciare, saltare, correre ecc. sono definiti "atto bellico?"1 46), la "Premessa" sottolinea l'importanza del fattore collettivo e del principio economico nell 'impiego delle forze, ponendosi nettamente su posiz ioni opposte rispetto ai manuali di ginnastica militare precedenti. I termini della questione appaiono infatti capovolti : ogn i atto bellico è un atto ginnastico, dunque la ginnastica è elemento fondamentale, se non addirittura unico, dell'addestramento alla guerra. Non dimentichiamo che siamo negli anni in cui si iniziava a dare gran risalto all' attività ginnico-sportiva degli ital iani, specie per le sue applicazioni addestrativo-m ilitari. La "Premessa" al Corso è piuttosto ampia: da un lato tende ad escludere ogni tipo di esercitazione che porti all'isolamento dell' individuo (perchè il combattimento " è un fenomeno collettivo" e quindi il soldato deve essere abituato a cooperare con gli altri per raggiungere i risultati migliori), dall'altro conclude dicendo che è bene introdurre " forme individuali di sports mo lto in voga nel Paese al fine di indurre i militari (già esperti del benessere fisico e morale che esse producono) a continuarne la pratica anche dopo il loro congedamento" 147 • Nella prima parte del Corso vengono elencate e definite le varie specie di esercizi, la loro classificazione dal punto di vista fisio logico, i loro effetti, le norme igieniche ed alcune indicazioni per gli istruttori (dare il buon esempio, sfruttare l'agonismo e lo spirito di competizione, non ricercare il campione, individualizzare l'istruzione ecc.). 14s Minis tero della Guerra, Corso di ginnastica militare, Roma 1923 Il ed., pp. 7-9. Il corsivo è nel testo. 146 Nella quarta edizione del Corso, edita nel 1926, la frase iniziale appare così modificata: "Qualsiasi atto bellico si risolve per il gregario in un atto g innastico (marciare, sa ltare, correre, sollevare e port ar pesi, lanciare, lottare ecc.)". Il senso della frase risulta così più com prensibi le. 147 Ivi p. 9. Il concetto è ribadito nelle "Norme per le gare", per le quali si rimanda all'Appendice (p. 234).
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Nella seconda parte viene descritto nel dettaglio il primo periodo di istruzione; quello "di preparazione" e relative norme tecniche. "In questo periodo - è scritto - si tende a completare lo sviluppo armonico delle reclute, a correggerne gli eventuali difetti fisici, a svilupparne le attitudini, ed a prepararle all'esecuzione degli esercizi più intensi e complessi dei periodi successivi"148_ In cinque - otto settimane si svolgono gli esercizi "di formazione", (evoluzioni, posizioni elementari e a corpo libero), di respirazione e calmanti, di marcia, corsa, salto, sospensione, opposizione, appoggio, volteggio, equilibrio, arrampicata e scalata, giochi e gare collettive, esercizi di preparazione ai giochi sportivi. Il secondo periodo, definito "fondamentale", è quello "di applicazione": "In questo periodo si debbono addestrare i soldati in tutti i vari esercizi, allo scopo di insegnar loro a compierli bene, con il maggior rendimento e la maggior economia nell'impiego delle forze"149. In otto settimane gli allievi affrontano esercizi elementari a corpo libero e di opposizione, di respirazione e calmanti, marcia e corsa, esercizi di sospensione, di equilibrio, salti e volteggi vari, esercizi di arrampicata, di scalata, di sollevamento e trasporto pesi, di getti e lanci; di corpo a corpo e disarmi, di nuoto, voga, salvataggio, colpi di pugilato, giochi e gare collettive. Il terzo periodo di istruzione è quello "di perfezionamento e pratica sportiva", in cui si tende a completare l'addestramento e ad abi tuare i soldati ad eseguire i vari esercizi e giochi rispettando le regole sportive. Lo scopo è quello di creare nei singoli abilità e passioni sportive tali che, una volta congedati, li portino a continuare la pratica degli sport preferiti presso le singole Società sportive. Ta le periodo dura fino all'epoca del congedo1so. Gli esercizi del terzo periodo sono: esercizi elementari e respiratori, di marda, corse veloci e di resistenza, salti (anche con l'asta), lanci e getti, arrampicate e scalate, nuoto e tuffi, sollevamento e trasporto pesi, corpo a corpo, disarmi e pugilato, lotta greco-romana, grandi attrezzi di ginnastica (anelli, cavallo, parallele, sbarra), giochi sportivi. Il Corso si conclude con le norme per le gare ed i campionati militari, ed il metodo da seguire; in allegato, inoltre, vengono riprodotti i regolamenti della pallavolo, pallacanestro, calcio, pallacorda (tennis), palla in acqua (pallanuoto) e la scherma di baionetta. Nelle norme per le gare è puntualizzato che il soldato congedato deve continuare ad addestrarsi fisicamente per entrare "nella grande famiglia ginnico-sportiva italiana"l51. Dunque lo sport civile doveva essere il proseguimento naturale di
148 14 9
lvi lvi ISO lvi !SI Ivi
p. 57. p. 118. pp. 179-180. p. 199.
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quello militare. Pertanto l'Esercito in questo periodo ricoprì una funzione di grande importanza per lo sviluppo della pratica sportiva in Italia e questa ebbe l'opportunità di divenire sempre più popolare. L'Esercito divulgò infatti i principi e le modalità di esecuzione delle varie specialità, inserendole nel programma di addestramento delle reclute.
3.8. L'inserimento dello sport nell'addestramento militare. Nei manuali di istruzione del periodo fascista, sia in quello del 1928 che in quello del 1941, si può rilevare l'inserimento delle varie specialità dell'atletica leggera e dei giochi sportivi come la pallavolo, la pallacanestro, il calcio; ma lo scopo primario dello sport nell 'Esercito, ribadiscono le indicazioni del Ministero della Guerra, è la preparazione fisica dei soldati, non certo la costruzione dei campioni. Era questa, ricordiamo, l'impostazione data all'addestramento militare dal T ifi. Ma c'era anche chi non la condivideva pienamente. Secondo alcuni, infatti, era necessario sfrondare l'addestramento dai troppi elementi a carattere sportivo che via via nel tempo si erano inseriti. Le argomentaz ioni su cui si basava questa tendenza, che prende piede intorno agli anni Trenta e che è contraria allo sport nell 'Esercito, erano essenzialmente du e: molti giovani che effettuavano il servizio di leva rischiavano di essere scarsamente preparati dal punto di vista fisico e la breve durata della ferm a (diciotto mesi) rendeva insufficiente il tempo a disposizione per l'addestramento più specifico alle armi. Pertanto si riteneva più opportuno concentrare l'attività fisica in quelle esercitazioni che avessero maggiore attinenza con le necessità del combattimento. Ad esempio l 'addestramento al lancio della bomba era ritenuto più utile di altri lanci, come quello del disco o del giavellotto. Si pensava che per addestrare il soldato sarebbe stato più proficuo utilizzare esclusivamente i gesti che potevano servire in guerra. L'Esercito, quindi, doveva avere tra i suoi fi ni quello di congedare dei giovani con una buona preparazione tecnico-tattica, con un buon addestramento al tiro e con la massima solidità morale. Veniva considerato esagerato e inopportuno che ritornasse alla propria casa "solamente un ginnasta agli attrezzi e magari specializzato nel salto con la capovolta" 152. Spesso infatti, sosteneva in un articolo pubblicato su lla Rivista militare italiana del 1932 Giovanni Bazzoni, " l'addestramento fisico viene confuso con l'educazione fisica e questa con l'istruzione fisica[ ... ] Noi esprimiamo il parere che l'attività addestrativa che l'Esercito svolge in materia di preparazione fis ica, non sia da considerare educazione fisica. Questa, intesa nel suo vero, comprensivo significato, mira a scopi educativi integrali, avendo a disposizione larghezza di mezzi e di tempo, e applicando programmi, modalità e sistemi pedagogici di molto più am152 G. Bazzoni, "Per una più adeguata preparazione militare della truppa", in Rivista militare italiana, 1932, pp. 2054-2095.
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pia portata di quanto sia consentito all'Esercito che, nel campo prettamente professionale e nel volgere di tempo relativamente breve e insufficiente, ha finalità precise da raggiungere[ ... ] Per mezzo dell'addestramento fisico l'Esercito mira ad addestrare fisicamente l'individuo, e conseguentemente la massa, a compiere determinati atti, nello stesso tempo sviluppandone le relative attitudini, le quali, nel caso nostro, sono quelle 'che hanno maggior attinenza con le necessità del combattimento odierno', in modo da 'rendere più produttivo l'uomo nelle operazioni di guerra' . È evidente che qui non si tratta di educazione integrale, vale a dire, di educazione fisica, ma semplicemente di addestramento fisico" t53. L'articolo si concludeva con una presa di posizione nettamente contraria non solo alla ginnastica agli attrezzi, a quella svedese e a quella a corpo libero, ma anche ai giochi sportivi, che secondo il Bazzoni andavano aboliti del tutto dall'addestramento ginnico del soldato. Gli esercizi ed i giochi da mantenere, pertanto, dovevano essere solo quelli adatti alle necessità del combattimento. Questa opinione però non ebbe seguito e, nei manuali di addestramento di quegli anni, lo sport continuò ad occupare un posto importante, specialmente in quelli dell'immediato secondo dopoguerra, che sono in effetti delle traduzioni da testi inglesi. Fra questi ci sembra utile ricordare il manuale dell'Addestramento fisico elementare e di combattimento, di cui i Principi generali sono del 1945, tradotti in italiano nel 1946. Questo testo affronta la preparazione fisica delle reclute per la guerra. In parte si occupa anche di conservare le capacità fisiche dei soldati già addestrati e di rieducare coloro che si erano ammalati o erano stati feriti 154 . Il programma di addestramento prende in considerazione l'aspetto fisico, quello mentale e quello morale della recluta, perché: "Lo sviluppo del corpo concorre allo sviluppo della mente attraverso l' azione fisica[ ... ) Il soldato deve riuscire a comprendere l'importanza di saper coordinare l' addestramento fisico ricevuto, con le azioni che dovrà poi eseguire in coinbattimento"155. Per quanto riguarda i giochi sportivi, queste norme ricordano che vanno considerati come elementi che completano l'addestramento ma che non possono sostituirlo perché non danno i medesimi risultati correttivi, non promuovono uno sviluppo fisico armonico e, infine, necessitano di spazi non sempre disponibili156.
153 Ivi p. 2073. Le frasi tra le virgolette sono tratte dalle Istruzioni per la ginnastica militare. Parte prima, Roma 1928. 154 SME, Addestramento fisico elementare e di combauimento. Parte I: "Principi generali dell'addestramento fisico, elementare e di combattimento. Metodi di istruzione", Roma 1946, p. 5. 155 Ivi p. 8. 156 Ivi p. 14. Queste "Norme" ricordano la definizione di "uomo sportivo" che fu formulata in una ri unione dei rappresentanti dello sport dell 'esercito britannico ad Aldershot nel 1919: "Lo sportivo è l'uomo che: giuoca per amore del giuoco; giuoca per la propria squadra e non per se stesso; è buon vincitore e buon perditore, va-
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Scuola Militare di Roma. Scuola di ciclismo (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
Scuola Militare di Roma. Esercizi al quadro e alla spalliera svedese (1932) (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Allievi della Scuola Militare di Napoli durante un saggio ginnico (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
Allievi della Scuola Militare di Napoli durante un saggio ginnico (1934) (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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La seconda parte di questo manuale presenta delle "Tavole di educazione fisica elementare e prove di efficienza raggiunta", in cui si puntualizza come ogni addestramento "serio" deve essere "progressivo", perché deve tener conto delle capacità delle singole reclute, "aumentando gradualmente in difficoltà ed esattezza di esecuzione di settimana in settimana e di mese i.n mese, in modo da realizzare un costante e sistematico progresso durante tutto il corso d'addestramento" 157. Un altro principio importante per l'addestramento che viene impartito da questa istruzione è quello della sua necessaria continuità, perché: "Allo scopo di raggiungere i risultati voluti è essenziale che l'addestramento proceda regolarmente fino alla sua conclusione, senza interruzioni dannose"158. Le qualità fisiche che devono essere perseguite sono la mobilità, il vigore, la resistenza, l'agilità, la destrezza e la velocità, il portamento. A questo proposito l'istruzione sostiene che: " Lo scopo tecnico dell'istruttore deve essere quello di un buon portamento, poiché esso è il fondamento della giusta attitudine psicologica e di quella fierezza che forma le basi dell'addestramento militare" 159. Compaiono anche degli esercizi ritmici, con numerose indicazioni per la loro esecuzione160, dal momento che è essenziale, perché il lavoro sia proficuo, sia l'isolamento dell'azione dei muscoli che il loro rilassamentol6J. Il manuale si sofferma anche sulla necessaria assistenza agli attrezzi da parte dell'istruttore durante le esercitazioni, per prevenire g li infortuni. In conclusione vengono riportate le "Prove di efficienza fisica elementare", il cui scopo è queHo di "dare alla singola recluta un giudizio della sua capacità fisica nei vari periodi del suo addestramento e di incoraggiarlo nei propri sforzi facendo nascere uno spirito di emulazione in ciascuno"I62. Tali prove servono anche per valutare le capacità fisiche del reparto nel suo insieme. Una quarta parte dell'Addestramento fisico elementare e di combattimento, edita nel 1947, tratta dell' "Addestramento alla resistenza", con chiari riferimenti alle metodiche dell'allenamento sportivo. In esso in un primo momento è detto che: "La resistenza è una qualità essenziale in guerra. Essa è di vitale importanza pel soldato, specialmente per il fante. L'abilità nel combatte-
le a dire è modesto nella vittoria e generoso nella sconfitta; accetta tutte le decisioni senza discuterle o confutarle; è altruista e sempre pronto ad insegnare agli altri e ad aiutarli; quando è spettatore applaude il buon giuoco di ambe le parti, ma non si intromette mai fra arbitri e giuocatori;, (ivi pp. 15-16). 157 S.M.E., L'addestramento fisico elementare e di combattimento. Parte II: "Tavole di educazione fisica e prove di efficienza ragg iu nta", Roma 1946, pp. 5-6. 158 Ivi p. 6. 159 Ivi pp. 8-9. 160 Vedi Appendice (pp. 237-239). 16 1 . Ivi pp. 23-25. 162 lvi p. 140.
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re e l'addestramento militare tecnico, risultano, infatti, sciupati se il soldato non è in grado di raggiungere l'obiettivo in condizioni di efficienza"163. Fra gli scopi dell'addestramento alla resistenza ~viene ricordato quello di ritardare e ridurre la stanchezza; inoltre esso rappresenta un mezzo notevole per sviluppare la robustezza e la forza fisica del corpo, e perciò deve essere svolto in ogni condizione di tempo e di clima. Quindi seguono norme tecniche dettagliate di addestramento alla marcia (su strada, e in montagna), alla corsa, su vari tipi di terreno, e con ostacoli di tipo militare. Vengono infine proposti degli esempi cli programma di esercitazioni all'aperto, con l'introduzione cli piccoli giochi (es. "caccia all ' uomo"), di mosse di pugilato, salti, arrampicate ecc. Nella nona parte dello stesso Addestramento viene trattato in particolare l'allenamento della lotta e ciel pugilato, due sport da combattimento che già da tempo venivano praticati dalla Scuola militare della Farnesina di Roma. Le norme ricordano che l'istruzione al pugilato deve essere impartita ai militari per la sua importanza addestrativa specifica e per il suo valore ricreativo, perché sviluppa nel soldato "utili qualità fisiche e morali". Il pugilato viene considerato importante dal punto di vista militare, in relazione all'addestramento per il combattimento, e deve basarsi su una "tecnica sana, perché il pugilato è un'arte, l' arte di riuscire con intelligenza a sconfiggere la forza bruta. L'addestramento deve svi luppare le qualità combattive individuali del soldato e ispirargli un senso di fiducia nella propria abilità e intelligenza. Vi è una stretta analogia fra la tattica usata nella boxe e quella usata in combattimento e ciò deve essere messo nella dovuta evidenza durante l'addestramento"164, Subito dopo viene sottolineato che: " .. .la boxe è una delle attività più vigorose ed e~ergiche e concorre a sviluppare molte qualità fisiche e morali. Essa promuov~ l'agilità, la forza , la velocità e la resistenza, e porta il corpo a tal ·grado di vigore e di capacità, quale si riscontra in poche altre forme di esercizio fisico. Essa sviluppa il senso di coordinazione dei movimenti, la prontezza reattiva, il controllo e la fiducia in se stessi, la decisione e 'la forza di volontà . In altri termini, mediante il pugilato si ottengono tutti i benefici derivati dall'esercizio, unitamente con le sue qualità caratteristiche dello spirito di combattimento personale" 165 . Anche per quanto riguarda la lotta, viene sottolineata l'importanza di questa specialità che serve a sviluppare le "qualità mifitari della for za, dell'agilità, del coraggio, della tenacia, della svegliatezza, della
163 SME, Addestramento fisico elementare e di combattimento. Parte IV: "Addestramento alla resistenza", Ro!Tla 1947, p. 5. 164 Ministero della Guerra, Addestramento elementare e da combattimento. Parte IX: "Lotta e pugilato", Roma 1946, pp. 5-6. 165 Ivi p. 9.
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forza di volontà". Seguono i regolamenti tecnici di entrambi gli sport di combattimento. D'ora in poi nei manuali d'istruzione militari lo sport è presente in dosi sempre più massicce, di pari passo con quanto avviene col mutare dei tempi per Io sport civile.
Capitolo Quarto LE ATTIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
Per attività addestrative specifiche intendiamo quelle forme di esercitazioni che hanno caratterizzato in modo più marcato sia l'addestramento militare che quello premilitare, con una grande diffusione a livello nazionale. Ci riferiamo ai diversi tipi di attività sportive che i vari Corpi dell'esercito hanno praticato, e praticano tutt'ora, e che presentano affinità con le mansioni specìfiche dei militari. In particolare ci soffermeremo sulla scherma, il tiro a segno, l'equitazione, le attività sciistiche ed alpine, il nuoto, il paracadutismo ed il pentathlon moderno, che è nato come specialità sportiva militare. Mentre nell'Istruzione del 1911. era presente solo il nuoto, cui l'Esercito ha sempre prestato attenzione, come testimonia il manuale del 1864, le altre attività addestrative specifiche fanno la loro comparsa con le Istruzioni del 1913, dove vengono presentate come "esercizi complessi o difficili". Occorre anche ricordare che nell'ambito dell'Esercito si è praticata, e si pratica tutt'ora, una vasta gamma di attività sportive, che qui non esamineremo, le quali hanno spesso una valenza di addestramento indiretto al combattimento, pur essendo anche mezzo ricreativo o di propaganda o di raccordo con le attività dello sport civile, e quindi con la vita della Nazione. Esempio di tale attività è la pratica delle arti marziali di tipo orientale, o della lotta e del pugilato, o ancora del rugby. Per quanto riguarda le prestazioni agonistiche, abbiamo già ricordato che gare tra soldati erano menzionate nel manuale di nuoto nel 1864, mentre gare fra Corpi sono citate nel Regolamento per corse militari e concorsi ippici del 1904, nelle Norme per le gare tra ufficiali e sottufficiali del 1909 e nei manuali successivi. Inoltre, nei vari regolamenti, si parla talvolta di "esperimenti", cioè di dimostrazioni ginnico-spettacolari di fine corso che spesso divenivano gare vere e proprie. Come scrive Giovanni Racchi nelle sue Note alle istruzioni del 1900: "L'istruttore si vale spessissimo della gara per stimolare l'emulazione dei soldati e dare varietà e interesse all'insegnamento: il salto, la corsa, il volteggio, l'arrampicarsi, il compiere il maggior numero di volte un esercizio ecc., diventano tante piccole gare quando si stabilisce di vedere chi riesce meglio. È questo un mezzo pedagogico per suscitare l'attività e ottenere da ogni singolo militare il massimo sforzo, il maggior impegno"l66. Le gare prescritte dall'istruzione ufficiale, erano quelle di plotone, di compagnia, di battaglione, di reggimento e di brigata, e normalmente venivano indicati gli elementi essenziali per la loro organizzazione. Il primo Concorso di ginnastica militare si svolse nel 1908 a Piacenza,
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G. Racchi, Note ... , op. cit., p. 45.
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con la partecipazione di 46 squadre. Queste diventarono 122 al secondo Concorso che si svolse nel 1911 a Torino, e da quell'epoca in poi fu tu tto un fiorire di gare e di "esperimenti", che dovevano servire ad evi denziare il grado di addestramento dei vari reparti e dei singoli soldati. Gli atleti militari italiani hanno inoltre sempre partecipato a competizioni sportive nazionali e internazionali, in special modo alle Olimpiadi, dove hanno spesso conseguito notevoli risultati. Essendo molto estesa la materia che ci accingiamo a considerare, rimandiamo ad un lavoro successivo la raccolta dei dati riguardanti i campionati e le gare militari, che, pur facendo parte dell'attività addestrativa militare, essendone un momento conclusivo e dimostrativo, tuttavia costituiscono un campo di indagine talmente ampio da richiedere una trattazione a sè stante. Solo qualche cenno verrà fatto alle gare di scherma, per la presenza di numerosi campioni.
4.1. La scherma. In Italia l'attività schermistica ha avuto una vasta diffusione tra l'Ottocento e il Novecento, in campo militare e civile, ed ha raggiunto prestigio europeo e mondiale. In un primo momento l'addestramento alla scherma nell'esercito era affidato ai singoli ufficiali, perché nei Corpi non esisteva la figura di un vero e proprio istruttore di scherma. Gli ufficiali frequentavano allora le sale d'armi private, a meno che il loro comandante non assumesse un maestro civile. Come ricorda il De Simone: "In alcuni Corpi si creava maestro d'arme qualche tamburo maggiore che di tecnica schermistica ne sapeva tanto quanto ne era necessaria. per maneggiare il bastone, in altri faceva da insegnante - specie per la spada - qualche ufficiale proveniente dall'esercitò borbcrnico"167, Tuttavià la varietà dei metodi e dei criteri seguiti per l'insegnamento della scherma ai militari non permise un reale progresso di quest'arte. Come abbiamo già accennato, si dovette attendere il 1868 perché avesse inizio un 'organizzazione sistematica della pratica 'schermistica nell'esercito unitario, quando furono istituite le Scuole militari di scherma, con lo scopo di formare propri maestri: una a Modena, diret-
167 E. De Simone, La Scuola Magistrale Militare di Scherma, Roma 1921 , p. 14. Il De Simone ricorda che l'esercito borbonico aveva sempre ben curato l'addestramento alla scherma dei suoi soldati. Le Scuole principali di scherma istituite a Capua e Caserta nel 1852, istruivano un buon numero di militari che venivano poi inviati come maestri presso i Corpi. Esistevano anche altre due Scuole di scherma, a Palermo e Messina. Gli allievi che avevano frequentato con esito positivo i corsi erano nominati "Maestrini" e destinati ai Corpi per le lezioni agli ufficiali e ai sottufficiali. Nel 1856 con Regia Ordinanza (n. 149 del 28 maggio) si stabilì che le Scuole cli scherma fossero quattro con sede a Napoli, Caserta, Capua e Gaeta. La direzione tecnica fu affidata al marchese di Chiuppeto, Mario del Tufo.
LE ATIIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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Masaniello Parise da: E. de Simone, La Scuola Magistrale Militare di Scherma dalla sua fondazione in Roma a tutto l'anno 1913, Roma 1921.
Destro contro sinistro, in guardia, dal Trattato teodco-pratico di scherma di spada e di sciabola di M. Parise (1921). (foto G. Stuto)
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NE LL'ESERC ITO ITALIANO ( 186 1-1 945)
Copertina del Trattato teorico-pratico di scherma di spada e sciabola, Roma 1904. (foto G. Stuto)
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Guardia di terza, dal T rattato teorico-pratico di scherma di spada e di sciabola, di Masaniello Parise (1904). (foto G. Stuto)
LE A'ITIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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ta dal maestro Cesare Enrichetti, l'altra a Parma con il maestro Alessandrino Gioberti, schermitore di scuola borbonica 1 68. Dopo un anno le Scuole furono unificate in quella di Parma, in cui si sarebbero formati numerosi campioni della scherma italiana, tra cui Ferdinando Masiello169. Intanto un giovane milanese, Giuseppe Radaelli 170, volontario nel 1859 nel Reggimento Cavalleria Monferrato e rientrato in servizio in occasione delle guerra del 1866, si mise in evidenza per le sue capacità che furono riconosciute anche dall'Alto Comando, tanto che alla fine della guerra egli rimase presso il reggimento per istruire nella scherma gli ufficiali ed i sottufficiali. Il Radaelli ottenne ottimi risultati con i suoi all ievi e il Ministero, su proposta di una commissione di ufficiali superiori, si convinse della necessità di aprire una Scuola militare per maestri di scherma a Milano. La Scuola cominciò a funz ionare nei primi mesi del 1869 e la Direzione tecnica fu affidata allo stesso Radaelli. I corsi delle due Scuole di scherma di Parma e di Milano continuarono fino al 1874, ma si notò ben presto un fatto particolare: presso la Scuola di Milano si erano formati degli ottimi sciabolatori ma carenti nel tirar di spada, mentre dalla Scuola di Parma erano usciti ottimi maestri di spada che però non lo erano altrettanto nella sciabola . Le due Scuole vennero a1lora unificate e nel 1875 si ebbe una sola Scuola, quella di Milano, sotto la direzione del Radaelli. La decisione presa diede i suoi frutti e questa Scuola produsse una schiera di numerosi ed eccellenti maestri, fra cui Carlo Pessina, Tito Corsini, Ernesto Vertecchi, Giovanni Monti, Carlo Guasti, Salvatore Pecoraro, e poi ancora Rossi, Scarani, Sartori, Varane, Barbasetti, Tagliaferri, Ronchi, Carovani, tutti campioni di valore i cui nomi si trovano nelle classifiche delle gare più importanti di quell 'epoca 171 . D i quegli anni è l'Istruzione per la scherma col bastone, appendice al "Regolamento di Esercizi ed Evoluzioni per le truppe a piedi". La citiamo come testimonianza storica, ma si tratta di una istruzione ancora molto elementare, divisa in due parti, in cui vengono descritti i movimenti elementari e quelli preparatori ali' assalto. In essa leggiamo : "L'istruttore deve ottenere da ciascun individuo destrezza, precisione ed agilità, e non fo rza, regolarità ed insieme, e non li (gli all ievi) ammetterà ad eseguire una lezione senza che abbiano bene imparato la precedente" 172. E . De Simone, op . cit., p. 15 e M. di Donato, Itinerari ..., op. cit.., p. 19. F. Masiello, La scherma italiai,a , Roma 1887. Giuseppe Radaelli (1833- 1882) non lasciò nulla di scritto ma ispirò l'opera di Settimio del Frate, u fficiale nel 1866, che scrisse L'Istruzione pel maneggio e scherma della sciabola , Ro ma 1869. li Radaelli portò il perno dell'azione schermistica al gomito anziché al polso, come era s tato fino allora, ed ebbe eccellenti allievi. Cfr. G . Sticca, Gli scrittori militari italiani, Torino 1912. 111 E. De Simone, op. c it., p . 17. 112 M inistero della Guerra, Istruzione per la scherma col bastone, Roma 1876, p. 3. 168 169 110
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L 'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE N ELL' ESERCITO ITALIANO (186 1-1 945)
Morto il Radaelli all'inizio del 1882, la Scuola cli Milano continuò la sua attività sotto la direzione di Giovanni Monti, fino al 1883 quando venne chiusa.
4.1.J. Il maestro di scherma Masaniello Parise.
In data 12 settembre 1882, il Ministero della Guerra bandì un concorso per un trattato sulla scherma di spada e di sciabola, che doveva servire come guida per gl i istruttori di scherma nei Corpi e negli istituti militari del Regno. Al concorso parteciparono dieci trattati e vincitore risultò quello di Masaniello Parise, giovane maestro dell'Accademia Nazionale di Scherma di NapoliI73. Di lui scrive il De Simone: "Intelligente e avveduto, risoluto nei propositi, valida mente lucida e calcolatrice, ei possedeva un atto delicatissimo e una forma spiccatamente signorile. Con queste doti e con la volontà strenua di affermarsi, ei dedicò tutto il suo lavoro e tutte le sue cure alla Scuola cui era preposto riuscendo in breve a renderla reputatissima in Italia e ali 'Estero. A lui devesi la modernizzazione del sistema napoletano di spada .. "1 7 4 _ "La scherma, - scrive il Parise - che è scienza ed arte ad un tempo, insegna, con principi razionali e pratici, a servirsi dell ' arma bianca, per difendersi dall'avversario ed offenderlo. È scienza, perché ogni movimento schermistico ha la sua ragione d'essere rigorosa e dimostrabile; è arte, perché di essa non può concepirsi la esistenza, separandola dall'esercizio. Intesa in questo senso, la scherma è opera di progredita civjltà; onde non se ne ha a ricercare l'origine presso i popoli barbari. Che, se jnvece la consideriamo come espressione di quell'istinto, che
173 M. Parise, Trattato di Scherma, Roma 1884. Nel De Simone (op. cit.) sono rintracciabili alcuni cenni biografici di questo illustre personaggio che ha i;i nnovato la scherma alla fine del secolo scorso. Masaniello Parisc era na to a Torino ne l 1850, dove suo padre si era rifugiato dopo essere stato condannato a morte dai Borboni per i fatti del 1848. Giovanissimo era stato volontario con Garibal di nella campagna di guerra del 1866-67; quindi era stato promosso caporale per me rit i di guerra e medagliato per le varie campagne cui aveva partecipato per l ' indipendenza e l' Unità d'Italia. La guerra e una grave ma lattia avevano interrotto la sua carriera di schermitore iniziata nel 1865, poi ripresa nel 1872 e mai più abbandonata. Il Parise aveva conseguito numerosi e prestigiosi riconoscimenti nei vari Concorsi a cui aveva partecipato. Era stato anche "maestro assaltante" al "Piccolo Circolo" di Napoli (1875) e "maestro coadiutore" all'Istituto Municipale Caracciolo di Napoli e ai Convitti Municipali Cirillo e Giannone. Ma egli aveva avuto anche altri incarichi: vice-direttore all'Accademia Nazionale di Scherma, aiutante maestro alla Reale Scuola di Marina di Napoli e primo maestro della Società di Scherma Napoletana. Quando gli fu conferito l'incarico per la Scuola MagisLrale Mili Lare di Scherma di Roma aveva solo 34 anni. Ebbe onorificenze ed attestati da vari Istituti e Societi1 sportive. Il Parise morì nel gen naio del 1910. 174 E. De Simone, op. cit., p. 22.
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è nell'uomo, di regolare i movimenti del suo corpo e dell 'arme qualsiasi, che ha in mano, nel modo che gli appare più efficace, per difendersi da chi lo assale, e vincerlo; possiamo allora ben ritrovarne traccia in ogni tempo, in ogni luogo, presso qualsiasi gente" 175 . Lo stesso Parise propose al Ministero della Guerra di istituire al più presto a Roma una grande Scuola Magistrale Militare di Scherma. Questa avrebbe dovuto essere una "Università" della spada e della sciabola, in cui fossero impartite le norme per una tecnica uniforme dell'insegnamento delle specialità schermistiche e in cui fossero rilasciati regolari diplomi tanto agli allievi che a coloro che, già istruiti nell'arte e nella scienza delle armi, chiedessero di sostenere presso la Scuola un corso di perfezionamento. Tale Scuola fu aperta dal ministro della Guerra, presso il reggimento di cavalleria della Caserma "Macao" di Roma nel 1884. La Direzio ne venne affidata a Masaniello Parise, che la mantenne per ben ventisei anni, dimostrando di possedere notevoli doti di organizzatore ed una grande volontà di perfezionare la schermistica. Alla Scuola egli dedicò tutte le sue energie ed in breve tempo questa godette di grande fama, anche all'estero. Il Parise chiamò a coordinarla i maestri Pagliuca, Pecoraro e Pessina, mostrando di saper ben scegliere i suoi collaboratori. Molti dei suoi allievi si distinsero nei Concorsi nazionali e internazionali, in pubbliche gare o accademie, in assalti con i più noti campioni del mondo . Il sistema del Parise, ottimo nei suoi principi e nei suoi metodi, divenne l'unico indirizzo per l' insegnamento della scherma nell'esercito italiano, il più seguito nelle varie Scuole e quello che ebbe maggior successo. Presentava tuttavia alcuni punti deboli nell'insegnamento della sciabola, la cui scherma aveva assunto forme di rigidità muscolare eccessive che gli avevano fatto perdere ogni finezza di gioco e di modi1 76. Per questo motivo alcuni maestri, diplomatisi a Roma, tentarono di innestare nel metodo Parise gli elementi migliori del metodo del Radaelli della Scuola militare di scherma di Milano che riguardavano proprio la sciabola. Il Parise si dimostrò disponibile a modificare il suo metodo di scherma e organizzò addirittura un incontro fra i principali maestri dell'epoca. Egli avrebbe voluto giungere ad una conciliazione che determinasse l'unificazione degli indirizzi della scherma italiana. Tuttavia il compromesso fu impossibile per l'intransigenza di alcuni maestri. Negli anni seguenti presero così forma due sistemi principali: quello del Parise e quello di Ferdinando Masiello, che con il suo trattato La scherma italiana di spada e di sçiabola177 tentò di colmare le lacune nell'insegnamento della sciabola.
M. Parise, op. cit., p. 3. A. Cavaciocchi, "Sui metodi di scherma per l'Esercito", in Rivista Milirare Italiana, 191], pp. 611-634. 177 F. Masiello, La scherma italiana di spada e di sciabola, Roma 1887. 11s
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Ferdinando Masiello, dal suo testo La scherm a ita liana, Firenze 1887. (foto G. Stuto)
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Impugnatura del fioretto, da F. Masiello, La scherma ital iana, Firenze 1887. (foto G. Stuto)
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SCHEii.lVIA
Copertina di F. Masiello, La scherma italiana, Firenze 1887. (foto G. Stuto)
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In guardia, da F. Masiello, La scherm a italiana, Firenze 1887. (foto G. Stufo)
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Il Masiello scrisse anche La scherma di fioretto (1902), in cui sottolineò come la scherma "non solo migliora direttamente le funzioni di cui essa si vale, ma chiamando in azione tutto il sistema nervoso, tutte le perfezioni nelle diverse manifestazioni della vita"~78_ A proposito di questo miglioramento fisico il Masiello richiamò le teorie di illustri fisiologi, tra cui il Lagrange ed il Mosso, per sottolineare i benefici effetti della scherma e, d'altro canto, i danni causati da un sistema schermistico errato. Ai due metodi appena citati si aggiunse quello dei maestri Pecoraro e Pessina, che il Ministero applicò in via sperimentale alla Scuola Magistrale Mìlitare di Scherma di Roma.
4.1.2. Alcune gare d'epoca. La Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma partecipò ai più importanti avvenimenti schermistici dell'epoca, ottenendo degli ottimi risultati agonistici179_ Al "Torneo Nazionale" di Firenze del 1887 la Scuola ottenne otto medaglie d'oro, quattro d'argento e cinque premi speciali, nonostante i concorrenti fossero numerosi e fra i migliori d'Italia. Parteciparono i maestri Pessina, Guasti e Barbasetti e sei allievi. Inoltre la Scuola ricevette il diploma di medaglia d'oro per il migliore gruppo di allievi. Il Pessina, il Guasti e il famoso Agesilao Greco furono invitati all"'Accademia Internazionale" di Parigi nel 1889 e il Parise fece da giudice. A tal proposito il De Simone ricorda che: "Negli assalti accademici doveva tenersi conto dei colpi e delle qualità artistiche dei schermitori. Non vi erano premi'di sorta, ma i nostri furono premiati dal pubblico che applaudì i maestri italiani con vero entusiasmo. E gli applausi furono infatti meritat'i, perché oltre all'avere essi mantenuto il più lodevole contegno sulla pedana, seppero essere valentissimi avversari ai non meno valenti competitori, che furono i più riputati maestri di Parigi ... " 180. Al "Torneo Nazionale" di Catania del 1890 d!ue maestri e cinque allievi rappresentarono la Scuola e furono tutti premiati con medaglia d'oro per il fioretto e per la sciabola, ad eccezione di un allievo che ebbe la medaglia d'argento. Inoltre i maestri vinsero la "poule" 181 di sciabola e di fioretto.Nell'Accademia finale furono conseguiti sei premi speciali e la Scuola ebbe il diploma d'onore per l'insegnamento. Nel 1891, nell'importante gara nazionale di Roma, la Scuola presentò un gran
17 8 F. Masiello, La scherma di fioretto, Firenze 1902, p. 7. Sempre del Masiello è La scherma di sciabola (Firenze 1893). 179 A. Piga, L'educazione fisica e lo sport nell'Esercito italiano, tesi di diploma ISEF di Cagliari, a. a. 1987-88, p.107-113. 180 E. De Simone, op. cit., pp. 43-44. 181 Organizzazione dei gironi ed eliminazione in un torneo a molti concorrenti.
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numero di maestri e di allievi, tutti ammessi all'Accademia finale e vincitori di nove medaglie su undici messe a concorso. Nel maggio 1892 il Governo inglese chiese ufficialmente a quello italiano di conoscere i metodi di insegnamento della scherma del nostro Paese, per metterli a confronto assieme a quelli francesi. Alcuni maestri, accompagnati dal Parise, si recarono a Londra. Tra i loro nomi troviamo quelli dei più celebri schermitori di quegli anni: Agesilao Greco e Vincenzo Drosi, Italo Santelli e Angelo Torricelli. Nei dieci giorni di prove gli italiani seppero suscitare l'entusiasmo degli spettatori e al Parise fu donata una coppa d'argento con dedica. Nell'anno seguente Agesilao Greco, invitato al Torneo Internazionale di Bruxelles, diede una dimostrazione pratica dei metodi seguiti presso la Scuola militare di Roma. La vitalità della scherma italiana varcò i confini dell'Oceano quando Carlo Pessina e Agesilao Greco nel 1894 si recarono a Chicago ed a New York ottenendo un grande successo. Il Greco dimostrò la superiorità del metodo italiano di scherma a cavallo. Nel 1897 la Scuola partecipò al grande Torneo Internazionale di Parigi, aggiudicandosi numerose medaglie. Dieci anni dopo, sempre a Parigi, fu indetta una gara di sciabola per la "coppa Gouyon". Concorsero la squadra francese, la belga e l'italiana, e fu proprio quest'ultima ad ottenere uno strepitoso successo. Vanni Loriga, in un suo scritto recente 182 , ci ricorda che alle Olimpiadi moderne, gli schermitori italiani di quel periodo provenivano quasi tutti dalle file del!' esercito. Nel 1900 a Parigi Antonio Conte e Italo Santelli, ufficiali maestri di scherma, vinsero rispettivamente l'oro e l'argento nella sciabola. Nel 1908 a Londra gli ufficiali sciabolatori Alessandro Pirzio Biroli, Marcello Bertinetti e Sante Ceccherini, assieme ad Abelardo Olivier e Riccardo Novak vinsero l'argento 183. Nel 1919 si svolsero le Olimpiadi militari di Joinville-le-Pont, cui presero parte 1.500 atleti di quarantotto Paesi. In quell'occasione vinsero gli schermitori italiani guidati dal ten. Nedo Nadi, nome illustre del\
V. Loriga, "Nascita dello sport nazionale: il contributo del! 'Esercito", in Esercito e sport, a cura di G. Brunamontini, Roma 1989, pp. 111 -122. 183 Nelle Olimpiadi seguenti i militari vinsero ancora nella scherma. Ad Anversa, nel 1920, vinsero l 'oro Abela rdo Olivier, Nedo Nadi, Baldo Baldi, Oreste e Dino Puliti, tutti ufficiali e sottufficiali dell'esercito. L'Anselmi, che si classificò diverse volte primo ai "Campionati Internazionali Militari", vinse l'oro di squadra nella sciabola a Parigi nel 1924, assieme a Marcello Bertinetti, Vincenzo Cuccia, Oreste Moricca ed Oreste Puliti. Anche alle 01impiadi di Amsterdam, nel 1928, gli schermitori italiani raggiunsero dei buoni piazzamenti, conquistando l'oro nel fioretto a squadre con Ugo Pignotti ed Oreste Puli ti. A Los Angeles (1932) i successi italiani nella scherma sono numerosi, ma troviamo solo Ugo Pignotti a rappresentare l 'Esercito mentre il resto degli schermitori sono civili. Da questo momento in poi si andrà rarefacendo la presenza degli schermitori militari italiani alle Olimpiadi. Non dimentichiamo infatti che la Scuola della Farnesina chiude a metà degli anni Trenta. 182
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lo sport italiano di cui si ricordano i numerosi allori olimpici. I giornali in quell'occasione parlarono molto di sport militare: la grande guerra aveva aperto nuovi orizzonti a tanti giovani, mettendoli in contatto con gli alleati, e gli Americani avevano fatto conoscere alt?Europa la bellezza dell'attività sportiva. 4. 1 .3. L'evoluzione tecnica della scherma. Intanto la Scuola Magistrale Militare di Scherma gradualmente si andava trasformando con il nuovo metodo sperimentale di Giovanni Racchi, che aveva voluto introdurre la ginnastica fra gli insegnamenti della Scuola. Con R.D. 6 luglio 1911, sulla base della legge n. 515 del 7 luglio 1910, dalla forma sperimentale si passò a quella stabile e la Scuola assunse il nome di Scuola Magistrale Militare di Scherma e di Educazione fisica di cui abbiamo già delineato i tratti essenz iali. Quando nel 1921 questa venne sostituita dalla Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina, tra le varie strutture sportive furono previste numerose sale di scherma. Durante il fascismo, nell'organico dell' esercito era previsto un maestro di scherma per ogni reggimento, nei collegi e nelle Scuole militari. Con il perfezionamento delle armi da fuoco, la pratica della scherma non ebbe più l'importanza che aveva rivestito in passato fra le attività addestrative specifiche. Tuttavia la necessità di praticare questa specialità fu ancora sentita, se pur indirettamente, poichè molti scontri, in guerra, si risolvevano nel corpo a corpo con la baionetta innestata. Non si trattò pi~, in ogni caso, dei raffinati gesti della scherma tradizionale. . Così la scherma andò assumendo un carattere quasi esclusivamente ginnico.e sportivo e solo secondariamente quello di preparazione al duello e allo scontro bellico. Si notò che coloro che sapevano ben tirare di spada, erano anche dei buoni tiratori di pistola e per questo motivo la scherma mantenne un posto di rilievo fra le attività addestrative specifiche dell'esercito, perlomeno fino alla seconda guerra mondiale 184 •
184 Continuando il parallelismo scuola-esercito che è sotteso in molte pagine di questo studio, ricordiamo infine che la scherma ebbe una notevole importanza anche nella preparazione degli insegnanti di educazione fisica ali 'Accademia di Educazione fisica di Roma, dove esisteva·un' importante Accademia di scherma. Questa operò anche dopo la guerra, alla ripresa dei corsi presso l'Istituto Superiore di Educazione fisica statale dj Roma, alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione, fino al 1974. Da questo anno, per un triennio, si svolse un ultimo corso per maestri di scherma, gestito direttamente dall'ISEF statale di Roma come Corso di specializzazione per diplomati, a seguito di un accordo tra la Federazione Italiana Scherma e la Direzione dell' Istituto.
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Carlo Pessina
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Carlo Pessina da La Scuola Magistrale Militare di Scherma di E . de Simone (1921).
Allievi della Farnesina durante un'esercitazione di scherma all'aperto (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Allievi della Farnesina che si esercilano alla scherma in palestra (1934). (foto A'rchivio Ufficio S1orico SME)
LE A1TIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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4.2. Il tiro a segno.
La storia del tiro a segno è sempre stata intrecciata non solo con la vita militare, ma anche con quella civile. In questa occasione ci riferiremo soprattutto al tiro a segno in quanto attività pre e postmilitare, d i cui questa specialità ha sempre costituito una parte preponderante. Abbiamo privilegiato questa chiave di lettura per sottolineare come, ancora una volta, una forma di addestramento sportivo sia stata determinante per la nascita di una Nazione. L'istituzione e lo sviluppo delle Società di tiro a segno rappresentano, infatti, la naturale conseguenza della d iffusione delle armi tra la popolazione in epoca risorgimentale e postrisorgim entale . Lo Stato aveva necessità di un numero sempre maggiore di cittadini esperti nel maneggio delle armi da fuoco, pronti a combattere in qualsiasi momento. Questa è una delle cause più evidenti della diffus ione di queste Società e dell'appoggio, anche legislativo, che esse ebbero da parte dello Stato tra metà Ottocento ed inizi del Novecento. Numerosi patrioti furono favorevol i alla fondazione delle Società di tiro presso i poligoni militari. Abbiamo già ricordato che Giuseppe Garibaldi ne fu un accanito sostenitore, perché nell'addestramento generalizzato al tiro, individuò la base su cui edificare una nazione armata. A tal fine egli aveva creato il Corpo dei "Cacciatori delle Alpi", esempio concreto di come questo "mito" potesse essere realizzato. Nel suo proclama agli italiani del 1860 leggiamo: "Tutte le classi dei cittadini si diano la mano. I ricchi facciano le spese, i poveri si addestrino alle arm i per rivendicare e difendere insieme coi ricchi la cosa comune. Ogni Municipio abbia il suo tiro al bersaglio. Bando al lusso e alle spese superflue. Una tavola ed un riparo di terra bastano . Chi sarà più presto in grado di mandar all'Esercito ed ai Volontari ii maggior numero di tiratori e i migliori , avrà ben meritato dalla patria" 186. Queste considerazioni a carattere storico favoriscono la comprensione del perché, cronologicamente, il tiro a segno sia potuto diventare la prima, vera, organizzazione sportiva a diffusione nazionale. Ma la vicenda del tiro a segno, lo ripetiamo, non è esclusivamente militare. Non passò molto tempo perché il Governo italiano, convinto della necessità di faci litare la gioventù nell'uso delle armi, nel 1861 desse le disposizioni necessarie per l'istituzione delle Società di tiro a segno (R.D. 1 ° aprile 1861 e L. 4 agosto 1861). Minghetti, ministro dell ' Interno, sancì per decreto che : "Art. 1 In ogni Comune o riunione di Comuni potrà essere stabilito un tiro a segno, in conformità delle n orme e discipline che saranno determinate
186
Citato ìn S. Giun tinì, op. cit., p. 79 e A. Bruni, Storia del Tiro a Segno, Ro-
ma 1983 , p. 21.
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da apposito Regolamento approvato con R.D. e previo permesso dell'autorità di pubblica sicurezza. Art. 2 Dove esiste un battaglione di Guardia Nazionale, la direzione del tiro è affidata al Comando della Guardia stessa. Nei Comuni dove non esiste un battaglione di Guardia Nazionale, i direttori dei tiri verranno nominati dall'autorità governativa. Art. 3 La Società pel Tiro Nazionale è posta sotto la speciale direzione del Ministero dell'Interno. I membri della sua direzione saranno nominati dal governo del Re. Essa ha per iscopo di promuovere ogni anno in una o più città del Regno un grande Tiro nazionale. Essa procurerà la maggior possibile uniformità nei tiri provinciali sia per le discipline da introdursi che pel calibro delle armi." Presidente della Società di tiro di Torino divenne il principe ereditario Umberto; vicepresidenti Garibaldi, Cialdini e Luserna d' Angrogna; consiglieri, fra gli altri, Bixio e Cosenz. Con le norme di attuazione pratica della legge del 1861 venne affidato ai Comuni l'insediamento delle Società di tiro con lo scopo di incrementarne la frequenza. Inoltre si consigliava di utilizzare per le esercitazioni i fucili della Guardia Nazionale, perché erano gli stessi fucili che sarebbero serviti in caso di conflitto, sia che i tiratori fossero arruolati nell'esercito che nella Guardia Nazionale o nei Corpi dei volontari. La maggior parte delle persone usava i fucili, pochi usavano la carabina, di costo elevato e di difficile manutenzione e che richiedeva un lungo addestramento. Nonostimte il- carattere elitario, l'esercizio della carabina non fu trascurato dalle Società di tiro percqé coloro che preferivano quest'arma potevano essere utili alla patria, aggregandosi ai bersaglieri o come tiratori scelti. , Per l'esistenza della doppia arma si rese necessario che ogni Tiro a segno avesse due tipi di bersaglio: uno destinato al tiro più preciso della carabina e l'altro, più grande, per il fucile d'ordinanza. Il problema dell'addestramento alle armi dei giovani fu particolarmente sentito dal Governo, che inviò continue ordinanze ai Comuni, consigliando di economizzare sulle spese delle cerimonie ufficiali per utilizzare i soldi nell'acquisto di munizioni. Vennero anche date indicazioni circa le gare di tiro, che dovevano essere promosse durante le feste, e riguardo ai premi, pur modesti, che dovevano essere messi a disposizione dei vincitori. Furono presto organizzate gare nazionali: la prima a Torino nel giugno 1863, con premi per centomila lire, cui concorsero oltre trenta compagnie. Il successo ottenuto servì da propaganda per la seconda
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gara nazionale che si disputò a Milano esattamente un anno dopo. In questa occasione i premi arrivarono a centocinquantamila lire e i tiratori furono più di duemila, in rappresentanza di sessantaquattro Società di tiro . Alla gara parteciparono il re Vittorio Emanuele II ed alcune delegazioni estere187. Nel 1865 la gara nazionale si svolse a Firenze, per celebrare la nuova capitale del Regno e certo non mancarono i dissapori con Torino. Ma i tiratori accorsero in massa e gli organizzatori, al motto garibaldino "Colle armi e con la concordia si fa l'Italia", tentarono di riappacificare gli animi. Anche nel 1868 la gara nazionale di tiro fu ricca di significati politici ed ideologici. Si svolse a Venezia e, a due anni dalla guerra riunificatrice del 1866, la competizione simboleggiò ufficialmente il ritorno della città alla madre patria. Successivamente trascorsero otto anni prima che si disputasse un'altra gara nazionale. L'entità di questo intervallo riflette la crisi che investì le Società di tiro a seguito della riforma dell'esercito operata dalla legge Ricotti Magnani, con l'obbligo al servizio di leva. Da questo momento in poi l'esercito si fece carico dell'addestramento alle armi della popolazione, e quindi si affievolì l'importanza ricoperta fino allora dalle Società di tiro. Si andò incontro, come scrive il Giuntini, a una sorta di "burocratizzazione governativa del vecchio concetto di 'nazione armata', che, epurato da ogni retaggio democratico e radicale, porta con sè il declino del tiro a segno d'impronta garibaldina, ma pure, con esso, il deperimento più generale dell'istituzione ormai scavalcata dalle funzioni assolte dal reclutamento di massa"188. Si sentì allora la necessità di una nuova legge che si occupasse del Tiro a segno Nazionale e che venne approvata il 2 luglio 1882, dopo un iter piuttosto lungo . I limiti della legge precedente vennero denunciati dallo stesso gen. Baratieri, relatore delle nuove disposizioni: "Non indirizzo vigoroso verso uno scopo ben determ inato con l'istruzione dell'esercito; non sorveglianza attiva da parte dell'autorità militare; non ingerenza del Ministro della Guerra; non sufficienti sussidi perché l'istruzione attecchisse in un paese povero, disavezzo alle armi, incerto nei primi passi dell 'esistenza"189. La nuova legge accentuò l'impostazione militaristica del Tiro a segno Nazionale, il cui scopo primario, infatti, doveva essere quello di "preparare la gioventù al servizio militare, e di promuovere e conservare la pratica delle armi" in tutti coloro che facevano parte dell'esercito permanente (art. 1).
Cfr. S. Giuntini, op. cit., pp. 81 -82. lvi p. 82. 189 Citato in S. Giuntini, op. cit., p. 84, sta in L. Cisotti, "La ginnastica ed il tiro a segno nazionale rispetto ali 'educazione fisica dcgl 'italiani", in La Nuova Antologia, voi. CX, 16 marzo 1890, pp. 265-284. 187 188
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Le attività del tiro dipesero per la parte amministrativa dal Ministero dell'Interno e per quella tecnica dal Ministero della Guerra. Ogni capoluogo di provincia, circondario o mandamento potè istituire una società di tiro a segno di almeno cento associati, dai se,dici anni in poi. I soci vennero suddivisi in tre distinti reparti: "scuola", per i giovani non di leva, "milizia", per i congedati ancora nei ruoli dell'esercito, "libero", per tutti gli altri. È di questi anni (1895) la pubblicazione del Ministero della Guerra di un Compendio dì ìstruzioni militari per le società del tìro a segno nazionale. Il manuale riportava i vari esercizi che dovevano essere eseguiti individualmente, sia con l'arma che senza, ed i comandi che l'istruttore doveva impartire nelle varie fasi degli esercizi. Seguiva la descrizione delle esercitazioni di plotone che comprendevano l'istruzione a piè fermo e quella in marcia, cui seguiva l' addestramento in ordine sparso. Gli allievi dovevano inoltre conoscere la nomenclatura delle varie parti dell'arma usata, saper scomporre e ricomporre il fucile ed occuparsi della pulizia e conservazione dell'arma. Il quinto capitolo del manuale conteneva le norme per l'istruzione sul tiro: la scuola di puntamento e la scuola del tiro al bersaglio. Nelle lezioni di puntamento si insegnava a prendere la mira, a puntare con scioltezza e precisione nelle varie posizioni del tiro e a sparare senza modificare il puntamento dell'arma, a caricare, a maneggiare l'alzo 190, a conoscere cioè le regole del puntamento alle varie distanze. Con gli esercizi previsti in questa istruzione si cercava di far acquistare al tiratore l'abitudine alla sveltezza nel puntare appena portata l'arma alla spalla, e ad avere la mira diretta all'obiettivo. Il bersaglio che si adoperava nella Scuola di tiro era un cartellone rettangolare largo m . 1,20 e·alto m. 1,80. Nel mezzo del cartellone erano segnate due circonferenze cqncentriche, con il diametro di cm. 40 l'interna e di cm. 80 l'esterna. Nel centro dei cerchi se ne applicava un terzo mobile di' cartone bianco o nero del diametro di cm. 10 che costituiva il segno di mira (punto in cui dovevano sparare i tiratori). Per ciò che riguardava i campi da tiro, questi dovevano essere lunghi almeno m. 400, ma potevano essere ridotti a m . 300 quando lo imponevano le condizioni ambientali. La larghezza doveva essere tale da permettere di stabilire due linee di tiro distanti tra di loro non meno di sei metri . La scuola di tiro al bersaglio comprendeva il tiro preparatorio (due lezioni) e quello ordinario ( dieci lezioni). Il tiro preparatorio prevedeva l'addestramento a tutti gli esercizi preliminari ed era obbligatorio per chi non aveva mai preso parte al tiro col fucile d'ordinanza. Al termine di ogni esercitazione domenicale erano previste delle gare di tiro per i soci che dovevano contribuire alle spese. 190 L'alzo "è il congegno applicato all'arma, che porta il punto di mira mobi le, in modo che questo possa essere fissato nelle diverse posizioni corrispondenti ad altrettante determinate distanze di ti ro" (Enciclopedia Militare, I, v . "alzo").
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La Direzione della Scuo la era affidata ad un ufficiale dell 'esercito che faceva anche parte della Presidenza del poligono; g li istruttori ed i segnalatori (coloro che comunicavano il tiro e sostitu ivano le sagome) venivano preferibilmente scelti tra gli iscritti al reparto della milizia, ma potevano essere anche militari di truppa. Nelle sue direttrici essenziali, la legge del 2 luglio 1882 condizionò il tiro a segno sino alla prima guerra mondiale. Con il decreto del 15 aprile 1883 venne coinvolto, si è detto, anche il Ministero della Pubblica Istruzione, cui spettava di propagandare il tiro nella scuola, istituendo gare fra studenti. Gli effetti della nuova legge furono notevoli per la diffusione che seguì delle Società di tiro: nel 1885 se ne contavano ben 576. Per poter governare megl io il gran numero di Società che venivano formandosi, il presidente del Consiglio Francesco Crispi creò un nuovo organo statale di controllo, la "Direzione Centrale di tiro a segno" (R.D. 11 novembre 1888). Nel 1890 furono riprese le rassegne nazionali di tiro sospese da tempo, che vennero chiamate "Gare generali", con sede a Roma. Queste competizioni in realtà ebbero più la fisionomia d i esercitazioni militari di tiro che quella di confronti sportivi tra civili: alcuni premi furono riservati ai soli ufficiali, sottufficiali o soldati, si sparò col fucile e col moschetto d'ordinanza o con carabine a ripetizione, gli ufficiali in congedo dovettero gareggiare in divisa, alcune prove vennero disputate di nottel91. Con il tempo, si perse l ' abitudine a frequentare il Tiro a segno come passatempo o come pratica s portiva, mentre vi si incrementò l'attività propedeutica alla vita mi litare . A conferma della progressiva mil itarizzazione dell'Ente, l '8 aprile 1892 si ebbe il passaggio delle competenze dal Ministero dell 'Interno a quello della Guerra, per tutti gli aspetti, anche quelli amministrativi. II gen. Pelloux (circ. min. 4 agosto 1892) stabilì che i poligoni di tiro, per cin que giorni la settimana, potessero essere frequentati dalle truppe regolari. Il periodo compreso tra il 1895 e la prima guerra mondiale fu caratterizzato inizialmente dalla decisione ciel Crispi cl i riportare il Tiro a segno alle dipendenze del Ministero dell'Interno. Esistevano infatti divergenze su i metodi di istruzio ne militare e sulla costruzione e su ll 'ubicazione dei poligoni. Ma nel 1896 il nuovo capo del Governo, Antonio Starabba di Rudinì, volle il T iro a segno alle dipendenze del Ministero della Guerra, con il chiaro impegno d i introdurre nei programmi delle varie Società le esercitazioni ginnico-militari, per diminuire il periodo di leva dei giovani iscritti alle Società stesse. Furono anche stanziati contributi pubblici per le spese di gestione degli impianti e la somministrazione gratuita delle munizion i. In quel periodo lo Stato si interessò costantemente alle Società di ti-
19 1
Cfr. S. Giun ti ni, op. cit., p. 86.
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L'ADD EST RAMENTO GINN ICO-M ILITARE N ELL' ESERCITO ITALlANO (1861 · 1945}
ro, perché pur essendo organizzazioni civili, rappresentavano un valido supporto all'addestramento bellico della popolazione e quindi erano anche una indubbia fonte di risparmio per la spesa pubblica. Con il prosperare delle Società di tiro, aumentaronèi anche le Società di tiratori e l ' Unione Tiratori Italiani ebbe l'opportunità di svolgere un'ampia attività nelle competizioni internazionali. Nel 1887 partecipò all'edizione inaugurale dei campionati del mondo cli carabina cli grosso calibro e nel 1898 e 1902 fu l'Unione stessa ad organizzarli rispettivamente a Torino e a Roma. Nonostante una certa tendenza sportiva che iniziò ad emergere, il fine della pratica ciel tiro rimase sempre quello di far sì che tutti i cittadini sapessero "lanciare il proiettile a infallibile segno", come disse Io Z anardelli ai campionati mondiali di tiro del 1902 192 . Pertanto nel tiro rimase sempre prevalente il carattere di istruzione pre e postmilitare. La legge Daneo del 1909, approvata a grande maggioranza, tenne conto dell'inserimento del tiro a segno nella scuola, che si affiancò così alla ginnastica, ai giochi ginnastici, al canto corale e agli altri esercizi educativi. Un progetto di riforma della legge sul Tiro a segno Nazionale, presentato dal gen. Spingardi nel 1910, stabilì che questo, " integrato da istruzioni militari e di ginnastica educativa" (art. 1) avrebbe dovuto avere il compito di preparare la gioventù al servizio mi litare, oltre a quello di creare l'istruzione postmilitare e l'addestramen to al tiro d i precis ione fra i cittadini 193. Il Ministero della Guerra avrebbe dovuto coordinare la propria azione con quella dei Ministeri dell'Interno, della Pubblica Istruzione e degli Esteri . In ogni capoluogo mandamentale doveva essere istituita una Società di tiro e di educazione fisica "a scopo mil itare", con una sezione "allievi" (14-16 anni) e tre "riparti": "gioventù" (16 anni, con la visita di lt:wa effettuata; attività premilitare), "milizia" (postmilitare), "libero" (cui potevano accedere anche ì militari). Un diploma di idoneità militare veniva ri lasciato dopo quattro ann i di frequenza, che era obbligatoria per il conseguimento della licenza media e l' iscrizione all'Universiià. Nonostante venissero proposte anche altre agevolazioni per i militari di leva che fossero addestrati nel tiro, il progetto non ebbe seguito e si rimandò ogni riforma al dopoguerra. ' Risalgono al 1919 i primi corsi dichiaratam ente prem ilitari organizzati presso alcune Società di tiro. In tal modo venne appl icato, in modo più ampio e completo, quanto già prescriveva la legge del 1882, ri guardante la creazione e il funzionamento di quei sodalizi. Con disposizione ministeriale ciel novembre del 1925 venne stabilito che la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale organizzasse i corsi premilitari. Nel caso in cui questa organizzazione fosse stata impossibilitata, avrebbero dovuto provvedere direttamente le Società di tiro o altri Enti a carattere nazionale.
192 193
Il Ginnasta 15 giug no 1902, cit. in S. Giu ntini, op . cit., p. 91. Cfr. V. Ilari, op. cit., p. 273.
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LE ATIIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL' ESERCITO ITALIANO ( 1861-1945)
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Cartolina commemorativa di una gara nazionale di Tiro a segno (1905). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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LE ATrlVITÀ ADDESTRAT !VE SPECIFIC HE
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Nel 1930, per mettere tale istituto in armonia con le altre leggi ed istituzioni del regime fascista, venne emanata una nuova legge per il Tiro a segno Nazionale, con la quale l'Ente d iventò parte integrante dell ' organizzazione mil itare . Tutte le disposizioni legislative si uniformarono ai principi fondamentali dell'etica fascista: nomina gerarchica dei dirigenti, partecipazione alla vita delle sezioni (non più Società) di ufficiali in congedo, dopolavoristi, giovani fascisti, avanguardisti, balilla. Questi provvedimenti non ottennero la rapida diffusione sperata, tanto che nel 1934 si iniziò a studiare come mettere l'istituzione de l Tiro a segno Nazionale in condizioni di maggior efficienza. Si ampliò il numero delle iscrizioni alle sezioni prescrivendone l'obbligo, si cercò di preparare tutti gli iscritti e non solo i campioni. Durante il fascismo, anche il tiro a segno godette della fortun a che quasi tutti gli sport ebbero in questo periodo, specialmente quelli con marcate caratteristiche militari.
4.3. L 'equitazione. L'equitazione nell'ambito militare è strettamente collegata con le funzioni che l'Arma di cavaller ia ha assunto sin da i temp i più antichi. Tale connessione si mantenne anche quando l' impiego della cavalleria divenne meno importante a causa della meccanizzazione degli armamenti e dei mezzi di trasporto delle truppe. L'uso del cavallo è stato allora relegato a compiti particolari, mentre si sono sviluppate sempre più le potenzia lità sportive del cavaliere e dell'an imale. La Cavalleria è sempre stata considerata la più aristocratica delle armi di terra. Ciò le deriva dal fatto che fin dall'antichità potevano farne parte quasi esclusivamente g li esponenti delle classi nobili, dati gli alti costi della cavalcatura e dell'equipaggiamento, quasi sempre a carico del cavaliere. Inoltre sono stati messi in risa lto l'ardore, il coraggio, la determinazione della cavalleria sui campi di battaglia, di cu i, da sola, spesso ne ha deciso le so rti. Le origini della Cavalleria italiana v anno ricondotte al primo nucleo della nostra Nazione, cioè a l Reg no Sardo Piemontese, in cu i confluiscono con l'unità d'Italia gli altri Corpi e le Scuole di cavalleria di tutti gli Stati della penisola. In P iemonte fu il re Carlo Felice a fondare la Scuola Militare di Equitazione per tutte le unità dell 'esercito a caval lo con regio vigl ietto del 15 novembre 1823. In quell'atto si diceva testualmente che la Scuola veniva istituita per i reparti di cavalleria e per gli ufficiali di "qualsiasi altra Arma" 19 4 e per
194 Si tenga presente che in passato, ma ancora oggi in alcuni casi, altre armi di guerra aveva no contingenti mi litari a cavallo, così, per esempio, l'Art iglieria, il Genio ed i Carabin ieri.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861 - 1945)
offrire "alle persone addette alla[... ] corte i mezzi per esercitarsi nell'utile maneggio del cavallo"I95. In origine dunque le Scuole militari in cui si insegnava l'equitazione avevano anche delle finalità sportive. ~ La Scuola fondata da Carlo Felice fu sciolta nel 1845 e ricostituita a Pinerolo il 20 novembre del 1849. L'infelice campagna di guerra del '49 aveva portato infatti ad un riordinamento della Scuola e dell'Esercito tutto, opera che fu effettuata dal ministro Alfonso La Marmara. Nel 1862, con R. Decreto del 23 novembre, la Scuola si scisse in due istituti: la Scuola Militare di Cavalleria, che venne poi riunita alla Scuola Militare di Fanteria di Modena, e la Scuola Normale di Cavalleria che restò a Pinerolol96_ La Scuola Militare era destinata ad istruire gli ufficiali dell'Arma, mentre la Scuola Normale avrebbe formato, mediante corsi teoricopratici, gli istruttori, ufficiali e sottufficiali, ai quali era devoluto il compito di dare unità di indirizzo e di metodo a!Fequitazione militare italiana 197• In quel momento storico la Cavalleria aveva ancora una funzione importantissima, costituita dal poter assalire con fulminea rapidità il nemico, nonostante il continuo progresso delle armi da fuoco . Nel 1862 l'Arma era costituita da nove reggimenti di quattro squadroni ciascuno, di cui sei erano di lancieri 198, e tre cli cavalleggeril99_
4.3.1. La Scuola di Pinerolo.
Vediamo ora di delineare le vicende della Scuola di Pinerolo che per circa un secolo è stata il fulcro e· la fucina della cavalleria del nostro paese e che, con.i suoi uomini, le sue tecniche, il suo sistema, in alcuni periodi ha rapp~esentato un modello da imitare anche per molti Stati esteri. 195 Cfr. A. Morelli di Popolo, La scuola di Ca valleria di Pinerolo, Milano 1980, p. 9. Che lo scopo fosse anche quello dell'esercitazione di civili aristocratici è ri levabile inoltre dal fatto che i locali della Scuola Mili.tare erano annessi al Castello reale di Venaria. 196 Scuole di applicazione d'Arma, L'Arma della Cavalleria. Cenni storici, Torino 1967, p. 27. Si tratta di un testo che non dà indicazione dell'Autore, tuttavia nella presentazione si cita quale compilatore il colonnello Enzo Paglieri "con la collaborazione di numerosi altri ufficiali di Cavalleria". 197 La Scuola Normale di Pinerolo assolse costantemente e con perizia il compito di formare una parte rilevante dell'esercito italiano per qualità e destinazione d'uso. Divenendo sempre più inattuale l'impiego bellico dei cavalli, dopo la seconda guerra mondiale la Scuola fu chiusa. 198 I Lancieri, nell'esercito sabaudo, sono sinonimo di "cavalieri appartenenti a formazioni di .l inea"; attorno alla metà dell'Ottocento erano armati di lancia, scia bola e pistolone e portavano l'elmo. 199 I Cavalleggeri, sempre nell'esercito sabaudo, appa rteneva no a formazioni di cavalleria leggera; erano armati di moschetto, sciabola e pistola a portavano il kepì con pennacchio.
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LE ATTIVITÀ ADDESTRATIVE SPECH'ICHE
Le guerre reggimentali avevano posto in evidenza la necessità di sapersi muovere a cavallo su terreni accidentati e di poter superare diversi tipi di ostacoli; quelle esperienze indicavano che l'addestramento doveva essere incentrato su di un'equitazione che tenesse conto delle reali necessità belliche. Fino a quel momento invece le esercitazioni avevano prediletto un'equitazione accademica, cosiddetta "di scuola" o di "alta scuola", da attuarsi in maneggi chiusi, con tutto ciò che di restrittivo ne derivava. Scrive Mario Badino Rossi che in tale sistema "il piego200 costituiva la condizione essenziale e le andature laterali, l'equilibrio sul posteriore, le arie201, gli esercizi ai pilieri202 ne erano complcmenti"203. Un'azione essenziale come il salto in ambiente naturale spesso non veniva nemmeno presa in considerazione204 . Il primo Regolamento d'esercizi e di evoluzioni, pubblicato per la Cavalleria nel 1862, non è che la riproduzione di quello precedentemente adottato dal Regno sabaudo, ispirato, a sua volta, ad un'ordinanza francese del 1828. In talune parti il Regolamento italiano del 1862 appare addirittura più accademico di quello francese, appesantito da complicate evoluzioni e da noiosi ed inutili esercizi205. Per quanto riguarda le esercitazioni all'aperto, erano limitate alle sole marce e al superamento di qualche piccolo ostacolo o fossato; operazione resa difficile dalla tecnica in uso, che non rispettava assolutamente l'atteggiamento spontaneo del cavallo non montato. Si aggiunga che la staffatura lunga e le "imboccature" forti con cui erano immorsati i cavalli, ottenevano il controllo dell'animale attraverso azioni di forza, talvolta brutali. Tale era la situazione tecnica dell 'equitazione attorno alla metà dell'Ottocento, non solo a Pinerolo, ma anche nelle altre Scuole europee, e molti ne constatavano ormai la inadeguatezza per un ampio ed efficiente utilizzo della cavalleria militare. Il gen. Achille Angclini, aiutante di campo del re, nel 1865 aveva scritto un manuale dal titolo Metodo pratico di equitazione militare, in cui aveva tentato di unificare le diverse tendenze che confluivano dalle varie Scuole di equitazione. Parlando di "Esercizi pel salto deJJa barAzione in cui si invita il cavallo ad abbassare la testa. Movimenti e figure proprie del lavoro di scuola (passeggio, corvetta, poggiata ecc.). 202 Due robusti pali piantati al centro della cavallerizza e distanti fra loro di circa due passi. Servivano per esercitazioni di scuola in cui il cavallo doveva avere limiti di spazio. 203 M. Badino Rossi, Pinerolo. l'a rte equestre italiana, la sua fucina, i suoi artefici, Pinerolo 1960, p. 31. 204 Antoine Cartier D' A urie (1799-1863), uno dei primi maestri della scuola francese, taceva sull'argomento, mentre François Baucher (1796-1 873), altro giovane maestro francese, nel suo sistema lo adottava con soluzioni di tecniche artificiali e innaturali. Egli infatti raccomandava di "aiutare" il cavallo con l'azione de lle mani sulle redini ad alzare gli anteriori, mentre il busto del cavaliere si inarcava all'indietro. 20s Cfr. A. Morelli di Popolo, op. cit., p. 17. 200
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riera", I' Angelini aveva sostenuto che: "Mentre il cavallo rialza il davanti per spiccare il salto il cavaliere gli cederà maggiormente le redini affinchè possa allungare ... "206. Si può quindi rilevare una concezione biomeccanica del salto, più avanzata rispetto alla prassi del tempo, giacchè non si "aiutava" più il cavallo tirando le redini, ma era il busto del cavaliere che restava arretrato. Nel 1865 venne nominato comandante della Scuola di Pinerolo il col. Luigi Lanzavecchia di Buri, il quale, dopo aver visitato e studiato le principali Scuole europee di equitazione, accompagnato dal cap. Baralis, trasse l'impressione che l'indirizzo tedesco fosse all"avanguardia nell'equi tazione militare e sportiva. Decise quindi di ingaggiare per Pinerolo Cesare Paderni207, ex ufficiale dell'esercito austriaco che allora operava come istruttore civile. La scelta del Paderni in qualità di istruttore si rivelò adeguata alle esigenze della Scuola e questi può essere considerato il precursore di una schiera di istruttori che procurarono una gran fama alla Scuola di Pinerolo, tanto in Italia che ali' estero. Nella Scuola egli tenne la direzione dell'equitazione dal 1867 al 1893 e, tra i primi a valorizzare l'equitazione da campagna, per molti anni si trovò ad agire in una situazione di aspri contrasti. Nonostante fosse ben compresa da alcuni la necessità del lavoro in ambiente naturale, tuttavia egli dovette affrontare profonde divergenze con altri responsabili dei corsi di addestramento, i quali si rifiutavano di abbandonare i vecchi principi dell'equitazione. Fra questi era lo stesso Baralis, che ini zialmente aveva appoggiato la sua nomina. Eppure il sistema del Paderni non si discostava poi tanto dalle regole dell'addestramento in maneggio; come scrive il Morelli di Popolo : "Egli aveva sì compreso che !''avvenire dell'equitazione era fuori dalle cavallerizze ma non aveva intuito che per andare in campagna potessero esse.rvi altri sistemi che quello tradizionale di scuola, e pertanto si limitò a dimostrare che con tale sistema si poteva andare anche in campagna"208, Il Paderni non era pertanto un vero innovatore, ma aprì ugualmente la strada a soluzioni più corrette e moderne. I problemi tecnici da risolvere erano ormai evidenti e improcrastinabili. Il lavoro di Cesare Paderni rappresentò pertanto una tappa obbligata di un cammino che trovò il suo completamento nelle teorie di uno fra i suoi allievi migliori: il ten. Federico Caprilli, che può essere considerato il vero rivoluzionario della tecnica del cavaliere.
206 A. Angelini, Metodo pratico di equitazione militare, Torino 1865, citato in L. Lami - M. Gennero, L'equitazione naturale e i maestri italiani, Milano: Ed.
Equestri 1977, p. XI. 207 Cesare Paderni (1833-1923) era nato a Cividale del Friuli ed era stato allievo del col. Delestein, valente istruttore di equitazione. 208 Cfr. A . Morelli di Popolo, op. cit. p. 18.
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Anche il Ministero della Guerra si occupò dello sviluppo delle attività didattiche di Pinerolo istituendo nel 1868 un "Corso Magistrale Superiore di equitazione"; si trattò di un corso di altissimo livello che garantì un grande prestigio agli istruttori che ne uscirono preparati. La Scuola andò sempre più sviluppandosi fino a raggiungere, attorno al 1870, un organico di 600 uomini e 500 cavalli. Ma ciò che stentava ad affermarsi era un'equitazione che doveva comprendere delle formule efficaci per il superamento degli ostacoli naturali e perciò anche per il salto. In ogni caso la Scuola formava "ottimi combattenti individuali...per l'uso quasi esclusivo della sciabola o della lancia ... abili nella manovra, ma particolarmente destri nel combattimento"209. In pratica occorreva completare il lavoro di uomini ed animali in ambiente naturale, in vista delle azioni di avanscoperta, che specialmente la guerra franco-prussiana aveva dimostrato essere uno dei compiti più importanti dell'Arma. Si trattava quindi della preparazione alla "misch ia", che tanta parte aveva avuto sull'esito delle battaglie nei secoli addietro e che, benchè superata dalle nuove esigenze belliche, forniva tuttavia degli uomini "destri a cavallo"2IO. Pertanto si resero necessarie delle disposizioni tecniche e didattiche più aggiornate. A tal fine il Ministero della Guerra approntò in quegli anni un nuovo regolamento2I I che venne pubbli.cato nel 1872 con il titolo di Regolamento di esercizi ed evoluzioni per la cavalleria2 12 • In esso si cominciò a manifestare una maggiore attenzione alla psicologia ed al rispetto sia dell'allievo che del cavallo. Una delle preoccupazioni espresse nel primo tomo delle "Generalità" fu la necessità di ottenere l'unità di metodo; per questa ragione gli ufficiali superiori avevano il preciso dovere di accertarsi che i capitani istruttori si attenessero scrupolosamente al testo2I3. Altra raccomandazione importante, improntata ad uno spirito più moderno, era che le lezioni si svolgessero per quanto possibile ali 'aperto, limitando l' uso delle cavallerizze ai periodi di maltempo. Veniva dato grande rilievo alla figura dell'istruttore come tramite indispensabile di tale insegnamento, perciò gli ufficiali ed i sottufficial i preposti all'addestramento dovevano essere preparati tecnicamente, ma
M. Badino Rossi, op. cit. p. 31. Ivi, p. 3 1. 2ll Fra le molte disposizioni emanate nell'arco di tempo oggetto del nostro studio, abbiamo scelto di dare spazio a quelle più significative nell'ambito delle tecniche sportive, di cui peraltro si seguono le tappe basilari. Non analizzeremo pertanto i do cumenti di contenuto specificamente bellico o quelli che descrivono quasi esclusivamente complesse evoluzioni di guerra o da parata. 2 12 Ministero della Guerra, Regolamento di esercizi ed evoluzioni per la cavalleria, Torino 1872. 213 Ivi, I, pp. 1-9. 209 2 10
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
anche validi dal punto di vista didattico21 4 _ Il manuale dedica una parte del tirocinio didattico, in cui vengono riportate le modalità di insegnamento dei vari esercizi, con particolare attenzione all'uso della voce nei comandi. ~ Permanendo la necessità di un metodo uniforme, questo Regolamento cercò anche di salvaguardare la personalità dell'allievo: "L'istruttore usi molta pazienza nell'insegnare, ripeta spesso le spiegazioni, corregga frequentemente ed individualmente quelli che errano e non li mantenga in posizioni incomode e faticose ... non tenga inutilmente i cavalieri in faccia al sole, nè al vento se sudati". Ed ancora: "Si astenga da parole ingiuriose o di scherno, encomi i più volenterosi e destri, sia severo coi disattenti e svogliati e li eserciti più a lungo insieme ai più lenti nell'imparare lasciando gli altri in riposo"215. La prima parte del testo riguarda la preparazione a corpo libero ed a piedi dell'allievo, da cui risulta che si faceva iniziare l'addestramento con gli "esercizi d'ordine" e di marcia 2 16. Seguivano gli "esercizi di ginnastica elementare", che comprendevano le posizioni ginnastiche, gli atti elementari, gli atti combinati, gli atti completivi2 17. Questi ultimi rappresentavano la parte più avanzata del condizionamento a corpo libero, ovverosia la corsa di resistenza, il salto in lungo da fermo, gli atti ginnastici alla sbarra, la rotazione delle braccia con maniglie a funicella 218 ed il volteggio al cavallo ginnastico. Per ogni parte veniva raccomandato che l'insegnamento non stancasse il giovane affinchè egli potesse proseguire il suo lavoro nella migliore condizione possibile, sia fisica che psichica. Seguiva la descrizione minuziosa di ogni gruppo di esercizi, di cui veniva richiesta la ripetizione simmetrica, con la parte destra del corpo e con quella sinistra, soprattutto per guanto riguardava il volteggio. Da tali iqdicazioni possiamo senz'altro dedurre che la preparazione atletica di base fosse particolarmente curata e completa . La seconda parte del primo tomo del Regolamento è dedicata all'istruzione a piedi con le armi; essa comprendeva il maneggio deJia · sciabola e della lancia 219. Questo addestramento doveva essere giornaliero ed era propedeutico alle stesse esercitazioni a cavallo; si sàrebbero usate le armi soltanto quando i cavalieri fossero stati abbastanza s icuri in sella. All'addestramento a cavallo e del cavallo è dedicato il secondo tomo del Regolamento. 21 4 Agli ufficiali era richiesto un complesso di cognizioni maggiore che ai sottufficiali, ma molti di questi ultimi furono insegnanti completi ed eccellenti cavalieri, ta nto che a ncor oggi vengono ricordati per il lustro dato a lla Scuola. 215 lvi pp. 5-6. 216 Ivi pp. 9 e sgg. 2 17 Ivi pp. 25 e sgg. 218 lvi p. 29. La funicella veniva usata come una bacchetta. 219 Ivi p. 31 e sgg.
LE AlTIVITA ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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Nella sua parte generale è puntualizzato che ad ogni allievo deve essere destinato il cavallo più adatto tenendo presente le qualità psico-fisiche di entrambi. Si doveva cioè arrivare ad un adattamento dell'uomo ali' animale e viceversa; così il Regolamento recita: " ... all'uomo pesante un cavallo robusto e di buona schiena [... ] al cavaliere intelligente e calmo un cavallo irascibile e impaziente"220. Viene anche ribadita l'opportunità di lavorare il più possibile fuori dal maneggio in modo che i cavalli non si spaventino e s uperino "con franchezza" i vari ostacoli che il terreno potrà presentare, senza rimanere "disgustati" da un'azione troppo violenta del cavaliere . L'addestramento vero e proprio deJJa recluta veniva suddiviso in tre periodi: di un mese, di tre mesi e di due mesi circa. Nel primo periodo oltre a Ile nozioni basilari inerenti alla staffatura, salire e smontare da cavallo, andare al passo, ecc., si facevano eseguire al cavaliere degli esercizi di scioltezza articolare e di elasticizzazione muscolare restando a cavallo. Queste esercitazioni ginnastiche presentavano una certa complessità perchè, per una corretta esecuzione, le parti del corpo non interessate al movimento dovevano rimanere perfettamente rilassate2 21 . Tali esercizi venivano eseguiti dapprima con il cavallo fe rmo e poi in movimento. Per qu anto riguarda il sai to di ostacoli, sempre molto bassi, gli allievi , a terra, tenevano il cavallo per le redini, in prossimità dell'ostacolo le lasciavano, saltavano loro stessi per primi e, dopo che anche il cavallo aveva saltato, lo riprendevano per le redini accarezzando10222. Nel secondo periodo dell'addestramento, il più lungo, era compresa la 'parte di maggior rilievo dell'equitazione militare. Tralasciando il complesso degli elementi specifici, ci soffermeremo invece sull'assetto che è suggerito per il salto con il cavallo montato, uno dei motivi su cui in quegli anni cominciarono a nascere profondi contrasti. Il manuale prescriveva che il busto del cavaliere rimanesse inclinato indietro, in modo che il cavallo fosse costretto "ad abbassare le reni, piegare le articolazioni del treno posteriore e disporsi così ad avanzare, a decidersi al salto degl i ostacoli"223. Attualmente sappiamo che così non è e che con tale metodo si possono passare solo gli ostacoli molto bassi e per di più con malavoglia da parte degli animali. Tuttavia nel regolamento in questione compare una concessione a tecniche più moderne quando all'art. 580 si dice che nelle andature veloci il cavaliere "inclinato leggermente innanzi asseconda solo i movimenti del cavallo, gli alleggerisce il pe·so ... "224 • Ivi, p. 44. lvi, II, p. 61. Ivi, pp. 79-80. Ivi p. 90. 224 Ivi p. 91. 220 22 1 222 223
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L'ADDESTRA~IENTO GINN ICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO ( 1861- 19•5)
Il terzo periodo addestrativo era dedicato prevalentemente al cavalcare maneggiando le armi, e ad azioni belliche. È interessante che vi fosse previsto il passaggio di fiumi a cavallo ed anche a nuoto; si prendeva inoltre in considerazione, 111a è solo un cenno, la possibilità di un'apposita "scuola nuoto a cavallo"225. La terza parte del Regolamento era dedicata all'addestramento dei cavalli che avevano bisogno di esercitazioni particolari, o perché giovani (se ne consigliava infatti l'utilizzo a partire all'i ncirca dal q uinto anno d'età) o perché avessero già lavorato e giungessero "esausti di forze"226, In questa parte erano ancora presenti dei principi che in seguito non furono più considerati validi; infatti vi si diceva che bisognava "modificare il suo ( del cavallo) equilibrio ... in un altro artificiale ... ciò perché possa eseguire ... la volontà del cavaliere"227_ Dall ' esame del Regolamento del 1872 e delle altre notizie fin qui riportate appare chiaro che, qualunque riserva si vogl ia o si debba fare sulla Scuola di Pinerolo, occorre riconoscere che gli insegnamenti impartiti erano improntati a grande serietà e accuratezza. I successivi regolamenti apportarono modifiche solo quando furono introdotte nuove tecniche. Nel decennio seguente si resero comunque necessarie delle innovazioni anche da un punto di vista organ izzativo ed amministrativo, cosicché nel luglio del 1883 venne istituito !"'Ispettorato generale dell'arma di Cavalleria"228_ A questo punto si evidenziò l'utilità e l'opportunità cli un raffronto diretto fra le varie Scuole di equitazione internazionali, che avrebbe dovuto avere uno scopo dimostrativo del lavoro della Scuola italiana di equ itazione e che inoltre avrebbe anche potuto suggerire gli am modernamenti tecnici e didatt_ici che si sarebbero dovuti adottare m seguito. 2 25 Ivi p. Ì7.8 .. Un b·acino per le esercitazioni al guado venne inaugurato solo nel 1894, a Bauclenasca, vicino a Pinerolo. Esso aveva le di mensioni cl i 30 metri per 20 e faceva parte di uno splendido complesso p'e r l'addestramento equestre che comprendeva anche un maneggio coperto, un campo ostacoli ed un a pista elissoidale, fra i boschi, di 3.000 metri. A questo proposito, ed anche per altri importanti approfondimenti, si veda l 'i nteressante a rticolo di Mario Gennero, "Pinerolo la s toria la leggenda", in Sport Equestri, n. 6 luglio 1991. 226 lvi pp 184 -185. 227 Ivi p. 184. 228 L'uso bellico della cavalleria era ormai d ivenuto meno offensivo ma più complesso; i suoi uomini erano impegnati per compiti di esplorazione . In Italia inoltre si era ormai gi unti al pe riodo delle guerre coloniali e ne l!' Africa Orienta le le truppe a cavallo erano destinate ad acquistare nuova importanza. Un plotone del reggimento di cavalleggeri di Caserta fu inviato in Er itrea nel 1885. Non intendiamo addentrarci in questo ambito, ma ci sembra tuttavia opportuno rilevare che in Africa si ebbero reparti indigeni comandati da ufficiali italiani, che si servirono cli mezzi e strutture spesso diversi da quelli europei. Si ebbero così "Bande a cavallo", "Bande cammellate" e " Bande a piedi". La cavaller.i a coloniale combattè all'i ncirca fino al 1943, proteggendo il ritiro degli Italiani verso la Tun isia. Cfr. Scuola di applicazione d'A rma . L'Arma della Cavalleria ..., op. cit., p. 267.
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La Scuola di Pinerolo presentò quindi per la prima volta una squadra ad un concorso pubblico nell'ambito delle manifestazioni dell"'Esposizione Universale" di Torin o del 1884. In quell'occasione apparve chiaro l'impegno dedi cato all'addestramento dei cavalli italiani , dal lavoro di base fino a quello dell'alta scuola. Inoltre fu dimostrata la sostanziale validità dell'istruzio ne che ricevevano gli ufficiali 229 . Il successo riscosso a Torino fu enorme e contribuì ad accrescere la popolarità ed il prestigio dell 'equitazione italiana. Assistettero al concorso la famiglia reale ed un fo lto pubblico . I tecnici inclini alle novità confermarono che bisognava valorizzare maggiormente la parte più utilitaria dell'addestramento che era quella in ambiente naturale. Nel 1885 fu pubblicato un nuovo Regolamento di esercizi ed evoluzioni per la cavalleria che, mentre lasciava invariata la maggior parte delle istruzioni precedenti, prendeva in considerazione sin dall'inizio la tecnica del salto230; evidentemente il problema cominciava ad essere particolarmente sentito. Si racco mandava di porre nei cortili delle caserme deg li ostacoli dell 'altezza di m. 0,60, da far saltare il più spesso possibile ai cavalli non montati e gu idati a mano. In seguito avrebbero imparato a saltare con il cavaliere in sella, prima al passo e poi al trotto. L'aggiorn amento tecnico più importante rispetto al Regolamento del 1872 era l'insistenza sulla necessità d i non aggrapparsi alle redini nel salto; tuttavia si ribadiva ancora che l'azione doveva essere effettuata inclinando " il corpo indietro e stringendo le gambe"23t e anzi si metteva in guardia dal saltare "col corpo innanzi, le natiche sollevate e le gambe floscie" 232. Evidentemente tale tipo di salto, anche se sconsigliato, era ormai conosciuto e stava entrando nell'uso comun e. A parte ciò, il manuale era nel complesso molto più libero da imposizioni, e l'addestramento impartito risultava molto più vario. Si invitavano gli istruttori a passare "larghi fossi", a salire "erte ripide", ad attraversare "luog hi paludosi". Si raccomandava una grande varietà di marce a cavallo, anche forzate e notturne. Infine si prevedeva l 'attraversamento di corsi d' acqua per uomini e cavalli "nei siti più larghi del fium e"233. Osserviamo con interesse che erano anche previsti alcuni giochi didattici: in un periodo iniziale il "gioco della palla" perché il cavaliere si abituasse a restare ben saldo in sella pur spostandosi lateralmen229 Si tenga presente che l 'is.truzione degli ufficiali era lunga ed impegnativa, che durava, per i tenenti o per i capitani destinati a divenire comandanti di squadrone, dai dieci ai quindici ann i. 230 Minis tero della Guerra, Regolamento di esercizi e di evoluzioni per la Cavalleria, Roma 1885. 23 1 Ivi, p. 130. 232 Ivi, p. 129. 233 lvi, pp. 172-209.
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te, avanti o indietro per afferrare una palla lanciata in aria da un compagno234. Atro gioco consigliato è la "corsa alle teste", che doveva essere effettuata al termine dell'addestramento con la sciabola e la lancia; si trattava di "abituare il cavaliere a vibrar giusti e diretti ad un supposto avversario i diversi colpi, tenendosi ben forte in sella e mantenendo salde le armi in mano"235. L'avversario veniva simulato con teste o sagome cli busti; del campo di gioco si davano precise indicazioni e del gioco stesso esistevano numerose varianti. Ci sembra di poter affermare quindi che nel Regolamento del 1885 esistevano delle componenti più moderne e che il metodo di insegnamento risultava più globale rispetto a quello precedente. 4.3.2. La succursale di Tor di Quinto. Federico Caprilli. Il nuovo Regolamento indusse innegabili miglioramenti nella nostra equitazione e si cominciò a pensare a Roma come alla sede di un'istituzione importante come quella di una Scuola nazionale militare di equitazione236. Ma le autorità, civili e militari, si opposero a tale disegno; tuttavia l'idea di fornire la Capitale di un Centro statale di equ itazione non fu abbandonata. Roma possedeva una consolidata tradizione di equitazione da campagna per via delle "cacce alla volpe" che spessissimo erano organizzate dall'alta società romana, riunita in club. La campagna laziale inoftre era particolarmente adatta allo scopo; perciò, per volere del Ministero. della Guerra, furono organizzate a Roma due corsi militari: nel 1890 e nel 1891, ali' ippodromo di Tor di Quinto, alle porte della. città. Il luogo s·i dimostrò talmente adatto all'equitazione da campagna che il Ministero, rompendo ogni ulteriore indugio o contrasto, istituì in quello stesso anno, proprio a Tor di Quinto, dei "Corsi complementari da campagna" per ufficiali, della durata di tre mesi, da svolgersi in due turni 237. Pertanto a disposizione delle attività specifiche di equitazione permasero tutte le strutture di Pinerolo a cui si aggiunsero, come distaccamento, quelle di Tor di Quinto. Il primo direttore dei corsi romani fu il marchese Luciano di Roccagiovine, che non era un ufficiale di cavalleria, ma uno sportivo, un civile che possedeva una vasta esperienza nell'equitazione di campagna per aver partecipato assiduamente alle "cacce" nell'Agro romano.
234
Ivi p. 100. Ivi p. 203. 236 Venne suggerita anche a Caserta. 237 Tali corsi continuarono a funzionare efficacemente fino al 1940. 2 35
LE ATI'IVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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Fra i primi suoi allievi furono Federico Caprilli ed altri ufficiali che in seguito sarebbero stati degli ottimi istruttori militari, oltre che brillanti sportivi, fra cui Di Savoiroux, Brusati, Ferrario, Fattori2 38 . Nel 1892 il comando della Scuola di Pinerolo venne affidato al col. Luigi Berta, uomo di forte personalità e tecnicamente preparato. Egli seppe prendere delle decisioni nette, che sciolsero i nodi dottrinali alimentati dai contrasti tra i fautori delle vecchie tecniche equestri e gli innovatori. Questi ultimi sembravano comprendere più chiaramente la futura funzione della cavalleria in relazione ad un'evoluzione più razionale dell'equitazione. Il col. B erta si schierò immediatamente dalla parte di coloro che au spicavano un più moderno utilizzo del! 'equitazione, sia in guerra che nelle competizioni militari e civili. Durante il suo comando i migliori allievi di Tor di Quinto, g ià specializzati nel cavalcare su terreni difficili, furono mandati a Pinerolo per insegnare il nuovo metodo anche agli allievi di quella Scuola. I due Istituti pertanto si configurarono come completamento l'uno dell'altro. Si trattò di un procedimento rivoluzionario che però venne avversato tenacemente dagli istruttori più anziani, anche se gli ottimi risultati offerti dai cavalieri preparati a Tor di Quinto non poterono più essere ignorati.
Cartolina postale della Scuola di Cavalleria di Pinerolo. (foto Archivio Ufficio StoricoSME
238
M. Badino Rossi, op. cit., pp. 72 e 81.
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~~~- : Sistema di equitazione pre-caprilliano su di una cartolina d'epoca (1903) . (foto Archivio Ufficio Storico SME)
Federico Capri/li. (foto Archivio Ufficio Storico SME)
LE ATTIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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Il Berta comandò la Scuola in due distinti periodi: dal 1892 al 1896, in cui si rafforzò l'utilità della scuola di Tor di Quinto, e dal 1902 al 1904, in cui si affermò il metodo del Caprilli, che portò a fama internazionale l 'equitazione italiana. La teoria di questo rivoluzionario metodo potrebbe essere sintetizzata in una breve ma celebre frase del Caprilli: "Non è il cavallo che deve adattarsi all'uomo, ma è l'uomo che deve adattarsi al cavallo" 239. Nel 1894 il Caprilli venne nominato istruttore a Tor di Quinto. L'anno seguente venne richiamato a Pinerolo dove trascorse la maggior parte del suo tempo libero a studiare l'atteggiamento del cavallo "scosso", cioè senza cavaliere, specie durante il salto. Proprio da questo attento e minuzioso esame egli trasse i principi del suo metodo. Nel 1896 il Capril li venne trasferito a Nola, presso il Reggimento Lancieri di Milano, dove cominciò a mettere in pratica le sue teorie e, per dimostrarne la validità, addestrò un gruppo di cavalli "difficili", prelevati da diversi squadroni e ritenuti di pessimo carattere. Nel 1898 il suo reggimento fu trasferito a Parma, dove il Caprilli organizzò il primo campo ad ostacoli reggimentale . Cominciarono allora i suoi record di gara, con misure di salti in elevazione che all 'epoca apparivano strabilianti. Nello stesso anno vinse una gara di elevazione superando m. 1,60 e nel 1901 superò m. 1,85. Nel 1902, a Torino, in occasione del grande Concorso Ippico Internazionale, vinse la gara di estensione e, in una dimostrazione fuori gara, raggiunse il record di salto in elevazione con m. 2,07. Risultati così straordinari e rapidi furono la dimostrazione lampante della bontà e della scientificità del suo metodo di addestramento. Nel 1904 il Berta lo chiamò alla Scuola di Pinerolo, dove fra il 1905 e il 1906 gli fu affidata la direzione del Corso allievi, a cui parteciparono sette ufficiali stranieri e quattro italiani, con i quali nel 1907 si recò a completare la preparazione nella s uccursale di Tor di Quinto. In questo periodo, a Roma, v inse il primo premio del Campionato del cavallo d'Armi, che venne disputato per la prima voJta2 40.
239 Federico Caprilli era nato a Livorno 1'8 aprile del 1868. Nel 1881 fu ammesso al Collegio Militare di Firenze e nel 1886 entrò a lla Scuola di Modena come allievo dell'Arma di cavalleria. Nel 1888 fu nominato sottotenente del 1 ° Reggimento Piemonte Reale Cavalleria e ncll 'autunno dell o stesso anno frequentò un corso di equitazione a Pinerolo. Attorno al 1890 cominciò a farsi notare nei concorsi ippici, che ancora consistevano in pochi salti di elevazione ed estensione, con altezza massima degli ostacoli di un metro circa. Nel 1891 fu ammesso al Corso mag istrale di Pinerolo, sotto la guida di Cesare Paderni. Con l'apertura della sezione di Tor di Quinto, nel 1892 il Caprilli fu ma ndato a frequentare il corso di equitazione da campagna e qui conobbe il marchese di Roccagiovine, da cui fu apprezzalo e valorizzato. Cfr. C. Giubbilei, Caprilli. Vita e scritti, Milano 1976, pp. 103 sgg. 240 Nello stesso 1907, mentre si trovava occasionalmente a T orino, forse a causa di un improvviso malore, il Caprilli cadde da cavallo mentre andava al passo: battuto il capo in terra, morì il giorno seguente, il 5 dicembre 1907. Per maggiori approfondimenti sulla vita e sugli scritti di Federico Caprilli cfr. C. Giubbilei, op. cit., e L. Lami - M . Gennero, op. cit., che si ri propongono di ricost ruire fedelmente at-
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Federico Caprilli comprese prima e più profondamente di altri che per l'esercito era di fondamentale importanza poter fare affidamento su di una cavalleria montante cavalli agili, scattanti, docili ai comandi, e, punto cruciale, preparati a superare qualsiasi ostacolo naturale si trovassero davanti, con tranquillità e senza alcun timore. Tuttavia venne ancora preferito, come abbiamo visto, l'addestramento in maneggio che mirava a far acquisire al cavallo equilibri artificiali cui difficilmente gli allievi riuscivano ad adattarsi . Senza timore di attirarsi le ire degli istruttori legati alle vecchie teorie, il Caprilli sottolineò la diversità fra la cavallerizza e l'equitazione di campagna. Egli era del parere che queste s i distruggevano l'un l'altra: se infatti il cavallo andava in maneggio per acquisire il proprio equilibrio, poi però doveva essere istruito nell'equitazione di campagna che "se ben ultimata, gli avrà fatto dimenticare disavvezzandolo, quel tanto che con tanto spreco di energie gli si è insegnato in maneggio. Dunque nella migliore delle ipotesi si è fatto un lavoro per poi disfarlo" 24 1_ Ma come era possibile che un cavallo potesse essere lasciato libero nei suoi equilibri più spontanei senza che il cavaliere ne perdesse il controllo? Ed ancora, quanto tempo sarebbe stato necessario per untale addestramento del cavallo e del cavaliere? A queste domande il Caprilli rispondeva: "Lunghi anni di pratica e di continua osservazione mi hanno convinto che il cavallo acquista in generale le qualità che ho poc'anzi enumerato (fiducia nel cavaliere e arrendevolezza, fra le più importanti) qualora il cavaliere[ ... ] si studi di rendere al cavallo meno disgustose che può le proprie azioni e non contrariarlo nello sviluppo delle sue attitudini ed energie. Con ciò non intendo dire che si debba lasciar fare al cavallo ciò che vuole, lo si deve invece persuadere con fermezza ed energia[ ... ] laseiandogli però piena libertà di disporre come meglio gli conviene dei suoi equilibri e delle sue forze"24 2. Sembra.dunque che il Caprilli stesse implicitamente rispondendo ad errate interpretazioni del suo metodo ed a chi lo accusava di eccessivo spontaneismo. Così continuava: "E ffi'ettiamoci in mente che quando il cavallo oppone difficoltà( ... ] ciò fa quasi sempre per sottrarsi ad un dolore che gli procura l'azione del cavaliere o per tema di esso. Quèsto dolore [---] altra volta sentito assai spe·sso fa sì che il cavaliere reagisca, op-
traverso fonti dirette e colloqui con ex allievi, la personalità ed i metodi di questo personaggio leggendario per l'equitazione italiana. Gli scritti del Caprilli tuttavia sono pochi e, dedicati a persone già esperte, sorvolano su parecchi particolari importanti. Il Giubbilei ricorda alcuni titoli delle opere del Caprilli, ricos truiti da manoscritti dello stesso e da "Istruzioni" ad uso interno della Scuola: "Per l'equitazione di campagna", "Due altre parole per l'equitazione di campagna", "Sul nuovo Regolamento", " Una replica", "Osservazioni sul Concorso Ippico Internazionale di Torino del 1902", "Considerazioni sul Concorso Ippico", "Il Campionato del cavallo militare d'armi". 4 2 1 Citato in C. Giubbilei, op. cit., p. 75. 242 CONI-FISE, Manuale di equitazione, Roma 1975, p. 77-78.
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pure che, pur sottoponendosi, non impieghi le sue forze in modo naturale, compiendo così uno sforzo superfluo e dannoso" 243. In concreto, solo il rispetto dell'animale poteva permettere di raggiungere quel perfetto grado di simbiosi che è il risultato più auspicabile a cui il cavaliere possa aspirare244 . Ma fu soprattutto riguardo al salto che il Caprilli riuscì a formulare un sistema quanto mai innovativo. Innanzi tutto egli sostenne che il salto, contrariamente a quello che gli altri pensavano, fosse un'azione naturale del cavallo come il passo, il trotto, il galoppo. Pertanto anche l'azione del cavaliere doveva essere tranquilla e le mani dovevano accompagnare il movimento del collo del cavallo con leggerezza ma senza perdere il contatto con la bocca. Il cavaliere doveva assecondare il salto inclinandosi in avanti mentre la parte posteriore del suo corpo si sollevava leggermente; il tallone veniva spinto fortemente verso il basso affinchè le posizioni della gamba e del piede rimanessero forme: "La mano deve andare avanti nella misura esatta e nel momento opportuno per lasciare libero il cavallo nella bocca" 245 . Era anche necessario un accorciamento delle staffe e la sostituzione del duro morso con il "filetto"246. In pratica, nel nuovo sistema la mano ed il corpo del cavaliere dovevano protendersi sempre in avanti, a differenza di quanto avveniva nel vecchio metodo. La conseguenza ovvia di ciò era che così il cavallo si trovava libero in estensione, mentre precedentemente agiva in uno stato di contrazione. Gli esiti pratici di questo metodo rivoluzio nario furono non solo il migliore adattamento della cavalcatura ai fini militari, ma anche un accorciamento dei tempi di addestramento e l 'allargamento del numero dei cavalli utilizzabili sia per esigenze di servizio che per le competizioni. Molti cavalli infatti considerati inadatti per "cattivo carattere" potevano essere addestrati a seguito della naturale progressione del lavoro e per il migliore trattamento che subivano.
Ivi. Cfr. I. Maccioni, Evoluzione dell'equitazione da fenomeno socio-economico generalizzato a fenomeno sportivo specialistico. Gli indirizzi ed i maestri, tesi di diploma ISEF di Cagliari, a.a. 1984-85, pp. 194-196. • 2 4 5 Si trae ques ta spiegazione da un articolo del ten. De Roubicek, tradotto dal cecoslovacco per la rivista Il cavallo italiano (aprile maggio 1930, pp. 55-66). Questo articolo, riportato integralmente dal Morelli di Popolo (op. cit.) rappresenta forse la sin tesi più chiara e completa del "sistema" italiano, che ormai veniva del tutto identificato con il sistema caprilliano. Una chiara esposizione del metodo naturale è data anche da Carlo de Margherita alla voce "equitazione" dell'Enciclopedia Italiana Treccani, voi. XIV, pp. 168-1 69. Cfr. nella stessa Enciclopedia anche lavoce "ippica", compilata da Luigi Avoldi di Robbiati, voi. XIX, pp. 508-509. 2 4 6 Il "filetto" è una delle due possibili imboccature del cavallo; essa è più delicata e meno costrittiva dell'altra rappresenta ta dal morso. 243 2 44
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4.3.3. La tendenza sportiva dell'equitazione militare. Nel 1912 venne pubblicato un nuovo regolamento di equitazione. In esso non troviamo le istruzioni per la formazione ginnica di base delle reclute, per la quale si rimandava ai manuali precedenti di ginnastica militare. Vi vengono esposti soltanto esercizi specifici per l'Arma di cavalleria. L'ispirazione, o meglio l'adesione al metodo del Caprilli era incondizionata e veniva ribaltata sia la tecnica che la didattica seguite precedentemente. Fin dalla "Premessa" emerge un metodo globale e naturale. Vi si auspica che dall'inizio il cavaliere sia posto "in una giusta comunicazione con il cavallo mediante un leggero contatto, che l'ideale vorrebbe mantenuto in qualunque momento, con la bocca di esso" 247 . Questa comunicazione doveva essere immedia ta, e la recluta veniva fatta salire a cavallo fin dal primo giorno de ll'addestramento, accompagnata da un allievo anziano che] 'assisteva mediante una terza redine. Già dal primo giorno oltre al " passo" veniva insegnato anche il "trotto". Per quanto riguardava il lato psicologico, ci si preoccupava, e lo si ripeteva spesso, che il morale ciel cavaliere fosse sempre alto, soprattutto in relazione alla fiducia che doveva stabilirsi fra lui e il cavallo. Nel nuovo Regolamento si prevedeva anche che il cavaliere fosse gratificato da un'esercitazione "facile e piana, mai monotona; divertente per i più, tendente a formare il cuore del cavaliere, senza provocargli disgusti o cattive impressioni derivanti dalla fatica non compresa e dalle cadute, molte volte pericolose, sempre dannose per i[ morale ... "248. Il manuale proponeva anche un gioco didattico: "il gioco della rosa"249, cui seguiva la descrizione molto particolareggiata del salto di un ostacolo, giacchè si diceva che·, quando il cavaliere aveva appreso a favorire il salto del cavallo, egli possedeva tutti gli elementi per non disturbarlo ih _qualunque suo movimentozso_ La tecnica del salto risultava nettamente diversa: "Non appena il cavallo ha scattato, la recluta accompagna col busto lo spostamento del centro cli gravità in avanti, senza però distaccare troppo il sedere dalla sella, e nello stesso tempo evita in qualunque modo di attaccarsi alle redini, facendole, se occorre, scorrere fra le dita perché il cavallo possa totalmente distendere J' incollatura"251 _ L'addestramento con le armi non si discostava molto dalle indicazioni del regolamento precedente; veniva aggiunto un gioco di precisione
2 47 Ministero della Guerra, Ispettorato Generale d i Cavalleria, Regolamento degli esercizi per la cavalleria. Istruzione individuale a piedi e a cavallo, I, Roma 1912, p. 78. 248 Ivi p. 80. 249 Ivi p. 85. 250 lvi p. 121. 25 1 lvi p. 122.
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per i colpi di punta, il "gioco degli anelli", in cui il cavaliere doveva infilare e staccare degli anelli sospesi, in situazioni di varia difficoltà 252 . Per quanto riguardava il nuoto, sia dell'uomo che del cavallo, si consigliava, se possibile, l'istituzione di una Scuola apposita, mentre per i relativi esercizi di preparazione delle reclute si rimandava ancora una volta ai manuali in uso nell'esercito. Del massimo interesse per questo lavoro sono le "Istruzioni Complementari"253. Queste " Istruzioni" venivano espressamente indirizzate ai cavalieri più esperti ed ai cavalli meglio addestrati, dando ampio spazio all'ambito sportivo, piuttosto che alla preparazione militare. Dapprima si davano spiegazioni sulle "cacce" a cavallo: al daino, al cervo o alla volpe, con cani appositamente addestrati. La preparazione alle cacce poteva essere effettuata con "simulacri di cacce"; in questo caso la volpe poteva essere rappresentata da un cavaliere che lasciava cadere pezzetti di carta come traccia; ed anche i cani potevano esser rappresentati da altri cavalieri. In un altro tipo di addestramento un cavaliere, che simulava la preda, doveva trascinare un pezzo di carne putrefatta per attirare i segugi. Nel Regolamento veniva citato anche un'altro gioco per l'addestramento all'orientamento: la "corsa al campanile", che consisteva nel cercare di raggiungere un punto determinato e visibile che si trovava a diversi chilometri di distanza, senza alcupa indicazione sul percorso da seguire. Non mancavano cons igli sul "salto di grossi ostacoli", elemento notevole quando si pensi che nei regolamenti precedenti i grandi ostacoli non erano nemmeno presi in considerazione perché non si conosceva la tecnica adatta per il loro superamento. Il metodo eia seguire era quello già descritto per l 'addestramento eia campagna. L'allenamento consisteva nell'innalzare con graduale progressione l'ostacolo da saltare. Infine veniva presa in considerazione la preparazione di un cavallo da corsa 25 4, argomento mai affrontato prima: lo sport equestre era così entrato a pieno titolo nell 'eguitazione militare. Dell 'eguitazione di scuola si parlava solo nell'ultima parte del Regolamento, e se ne consigliava la pratica a cavalie ri particolarmente dotati in quel campo. Negli anni precedenti il primo conflitto mondiale, il metodo italiano per l'equitazione da campagna si era ormai diffuso in quasi tutti gli eserciti este ri. II periodo di massimo rigore e precisione della sua applicazione fu quello fra il 1911 ed il 1914, ma la diffusione massima si ebbe fra gli anni Venti e i Trenta.
252 253 2S4
Ivi p. 156. Ibid. Ivi p. 162.
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In questo periodo i Concorsi ippici si affermarono come specialità sportiva, e ciò determinò la sconfitta definitiva der cultori della vecchia scuola, ma rappresentò anche l'inizio delle prime esasperazioni e degenerazioni delle tecniche in vista di risultati agonistici che si allontanavano sempre più dalle finalità militari. Anche dopo la prima guerra mondiale molti stranieri frequentarono i corsi di equitazione in Italia; evidentemente ci si era resi conto che le tecniche tradizionali delle varie scuole nazionali erano inadatte alle nuove tecniche di guerra 2ss_Soltanto la Francia, fra i Paesi con tradizioni equestri, non mandò mai degli allievi in ItaJia256, Gli inglesi, quali eredi di una grande tradizione di equitazione da campagna, si accostarono al sistema italiano più tardi, quando già le v ittorie dei nostri cavalieri non potevano più essere ignorate. Fra i Tedeschi non tutti si allontanarono dalla vecchia scuola, ma alcuni ufficiali avevano tale fiducia nel metodo caprilliano che prepararono secondo i suoi canoni le squadre per le competizioni a livello internazionale, giungendo così a vincere le Olimpiadi del 1936. Per quanto riguarda i paesi dell ' Est, in Russia vi furono aspri contrasti fra le varie scuole, ma del metodo caprilliano si dovette tener conto, come risulta da più di un articolo pubblicato in quel periodo su riviste specializzate russe. D'altra parte, se esisteva una maniera di andare a cavallo che potesse assomigliare a quella del Caprilli, la si poteva ritrovare proprio fra i cavalieri cosacchi257.
255 Le Nazioni che inviarono in Italia degli allievi furo no : Albania, Argentina, Austria, Bolivia, Bulgaria, .Equador, F inlandia, Germania, Giappone, Grecia, Ingh ilterra, Iugoslavia, Messico, Montenegro, No rvegia, O landa, Persia, Perù, Polonia, Romania, Russia, Serbia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia,Ungheria, Venezuela. L ' esercito spagnolo, prima di applicare il nuovo metodo, richiese una gara fra un gruppo spagnolo ed uno ital iano . Gli Italiani ottennero risultati di g ran lunga migliori degli Spagnoli, ed il sis tema fu adottato ufficialmente anche in Spagna. 256 T uttavia la Francia inviò degli osservato ri c he fu rono favorevolmente colpiti dalla semplicità e dai risultati del sistema. Essi studiarono accuratamente dei filmati su come si montava all' ital iana, ma probabilmente non compresero a pieno il nuovo metodo. Così ne adottarono uno che era un compro messo fra la loro scuola tradizionale e quella italiana. Osservano il Lamie il Genne ro che tale sistema adattato rientrò poi in Italia in modo "inqui na nte". Cfr. L. Lami - M . Gennero, op. cit., p. XXVII. 257 Ivi p. XV. Attuai mente l ' unico fra gli Stati ad adottare integralmente le metod iche del Capri lii sono gli Stati Uniti. Le importò H. D. Chamberlin, un uffic iale di carriera inviato dai Superiori a seguire corsi in diverse nazioni europee intorno agli anni Venti, al fine dell'adozione del metodo migliore. Egli scelse la Scuola italiana, su cui scrisse anche alcuni libri. Inoltre egli o rga nizzò una sq uadra mi litare per competizioni che mietè straordinari successi; ed ancora oggi i cavalieri americani sono fedeli allo stesso modo di cavalcare, che si dimostra ancor valido e permette di ottenere notevoli risultati in gara.
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Scuola di cavalleria di Tor di Quinto. (!oto Archivio Ufficio Storico SME)
Scuola di cavalleria di Tor di Quinto (1920). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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4.3.4. La trasformazione dell'Arma di cavalleria. Nel periodo compreso fra le due guerre mondiali, in Italia si moltiplicarono le polemiche sui sistemi di cavalcare, specialmente negli ambienti militari. Il mondo sportivo invece adottò immediatamente il nuovo metodo caprilliano che permise di ottenere i risultati agonistici migliori 258. Si presentarono presto, tuttavia, fenomeni di degenerazione e di commistione di stili, a cui seguirono le reazioni dei "puristi", a volte eccessivamente rigide, fino al dogmatismo. Ma le necessità degli eserciti andavano sempre più modificandosi, fino a che fu chiaro che l'utilizzo bellico del cavallo, come quello di altri animali da trasporto, era ormai inadeguato. Già nel 1918 in ogni squadrone reggimentale di cavalleria era stata aumentata la forza del nucleo "ciclisti". Nel 1928 venne istituito l'Ispettorato Truppe Celeri per l'organizzazione di grandi Unità Celeri, di cui fecero parte cavalieri, bersaglieri, artiglieri e carri veloci. Da questo momento in poi il contingente di uomini montati a cavallo diminuì costantemente a favore di mezzi meccanizzati e di armi più moderne. Di tale fenomeno dà attestazione evidente il manuale Addestramento della Cavalleria del 1931, in cui è chiara la diminuita entità delle forze montate e l'uso complementare e spesso marginale che si assegnava loro259_ Nel 1934 venne costituita a Civitavecchia la Scuola Truppe Celeri, con il compito dell'istruzione dei bersaglieri e dei cavalieri. Nello stesso anno il reggimento Cavalleggeri Guide si trasformò in reggimento Scuola e Deposito Carri Celeri, composto di tre squadroni di carri veloci ed un solo squadrone a cavallo. I reggimenti di cavalleria, ·anche quelli destinati all'Africa Orientale, uno dopo l'altro furono dotati di autocarri o passarono a far parte di altri gruppi (citiamo come esempio il Cavalleggeri di Palermo il cui personale venne 'destinato ai Mitraglieri Genova) o furono sciolti. Nel 1938 esisteva ancora un Corpo di Armata Celere di cui facevano parte, oltre a bersaglieri ed artiglieri, anche due Di visioni di cavalleria; ma il gruppo di cavalieri montati era esiguo rispetto alle truppe motorizzate. Inoltre molti contingenti che si spostavano a cavallo furono in seguito utilizzati appiedati in azioni di guerra260_
258 Un altro dei contrasti che suscitò il sistema naturale verteva attorno all'attribuzione al suo ideatore di finalità sportive oppure militari. Il Morelli di Popolo esclude la finalità sportiva o artistica (op. cit. p. 25), il Lamie il Gennero invece la danno per certa (op. cit. pp. XV-XVI). 259 Ministero della Guerra. Comandi del Corpo di Stato Maggiore, Addestramento della Cavalleria, Roma 1931. 260 Come già avvenne durante il primo conflitto mondiale per le specialità "bombardieri" e "piloti", molti ufficiali di Cavalleria passarono a far parte del nuovo Corpo dei paracadutisti. Nel 1941 presso la Scuola di Cavalleria di Pinerolo, venne costituito un "Centro Addestramento Autoblindo". La stessa trasformazione avvenne a Tor di Quinto nel 1946.
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LE ATTIVITÀ ADDESTRATI VE SPECIFICHE
Nel 1945, al momento della ricostruzione dell'esercito italiano, il personale di cavalleria venne inquadrato nei reparti di fanteria e di guardie261. Nell'ambito di tali riforme la-Scuola di Applicazione di Cavalleria venne chiusa. All'equitazione italiana venne perciò a mancare il più importante fulcro di formazione e di controllo per la preparazione dei cavalieri. Iniziò così un periodo di decadenza che per anni nè la Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.), affiliata al C .O .N.I., né il Centro Militare Ippico, furono in grado di contrastare. Ma sarà ancora dalle file dell'esercito che l'equitazione italiana trarrà nuovi uomini, nuovi successi, nuova linfa vitale. Pur esulando dal periodo storico fin qui preso in considerazione, si vuole ricordare che Tommaso Lequio, presidente della FISE dal 1960 al 1965, fu generale di cavalleria ed eccellente cavaliere. Pertanto non fu un caso che proprio durante il periodo della sua Presidenza si espressero al meglio nei Concorsi Internazionali e nelle O limpiadi atleti militari della levatura dei fratel li Piero e Raimondo D'Inzeo, di Paolo Angioni e di Giancarlo Gutierrez. Questi, ed altri ancora, possono considerarsi a pieno titolo i naturali eredi di una Scuola che tanta influenza ha avuto nello sport equestre mondiale.
4.4. Il nuoto, la voga e i tuffi. L'importanza dell'inserimento del nuoto nell'addestramento del soldato risiedeva nel fatto che questi doveva essere preparato ad affrontare tutte le difficoltà in guerra. Non era infrequente la necessità di superare corsi d'acqua, soccorrere persone che stavano per affogare, passare guadi e costruire ponti. Niccolò Abbondati, nella sua Istituzione di arte ginnastica (1846) aveva fatto cenno all'importanza del nuoto per la truppa. Nella prima parte del secondo volume egli descriveva accanto agli esercizi aJla sbarra, al trapezio, alle sbarre parallele, alle pertiche, alle corde e ai mezzi "di dare assalti servendosi di mezzi ordinari e straordinari", anche il modo di tuffarsi e di immergersi in acque profonde, oltre che come comportarsi in caso di naufragio. Egl i ne tratta diffusamente per ben 56 pagine e, dopo essersi soffermato sulle regole del galleggiamento, passa ad analizzare quelle del nuoto perché: "II galleggiamento e il nuoto sono due ben distinte prerogative nell'economia animale''262. Nel manuale d'istruzione Scuola di nuoto del 1864, che abbiamo già avuto l'occasione di citare, è prec.isato che il periodo dell'anno in cui i militari avrebbero dovuto dedicarsi all'addestramento al nuoto era la stagione estiva e solo quando si verificavano le circostanze ambientali
26 1 La 262
Scuola di applicazione di Cavalleria, o p. cit., pp. 35-44. N. Abbondati, op. cit., 2/1, p. 149.
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favorevoli. Il manuale è molto preciso: la scuola di nuoto doveva aver luogo ogni giorno del periodo prescritto, sempre che la temperatura dell'acqua fosse superiore ai 14 gradi; i soldati potevano restare in acqua per un tempo massimo di quarantacinque minuti .... Tutti erano obbligati a partecipare alle lezioni di nuoto, tranne coloro per i quali il medico avesse attestato una temporanea invalidità . Nel primo paragrafo di questo manuale si legge: "L'esercizio del nuoto, utilissimo per qualsiasi truppa, è di tutta necessità per il pontiere. Non si dovrà quindi tralasciare di trar partito dalle circostanze che durante la stagione estiva si possono presentare favorevoli, onde ottenere che ogni pontiere diventi in siffatto esercizio abi lissimo"263_ L'esercizio del nuoto era infatti utilissimo per qualsiasi truppa ma assolutamente necessario per il soldato pontiere, un reparto dell'arma del Genio che si era costituita appunto nei primi anni dell'Ottocento 264 • La lettura del manuale è estremamente interessante e testimonia il risveglio di interesse per la specialità del nuoto nella metà dell 'Ottocento265_ Gli allievi erano divisi in quattro categorie: "abilissimi, abili , mediocri, non nuotatori". Ai "non nuotatori" il nuoto veniva insegnato dapprima "a secco" ed i movimenti di braccia e gambe venivano analizzati al massimo. Singolare l'art. 4 del manuale in cui si prom ettono premi di incentivazione per gli istruttori (10-15 centesimi per ogni lezione) e veri e propri premi per le gare organizzate per la prima e la seconda classe (da 1 lira al primo classificato a 20 centesimi per il quarto, mentre per i tuffi, "dove l'acqua è torbida", il premio veniva aumentato di 10 centesimi). Il manuale di istruzione si conclude con una tavola raffigurante lo "scompartimento" per le es_e rcitazioni delle varie classi, una specie di galleggiante che veniva collocato nel corso d'acqua. "Lo scompartimento è trattenuto contro corrente ed ha sito mediante palafitte e funi d'ancora convenientemente disposte"266_ Nel 1891 Giuseppe Bertene, ne Il nuoto, seri veva : "In caso di guerra il nuoto può rendere molti e svariati servigi; onde gli uom ini d'arme di tutti i tempi hanno sempre data una grandissima importanza a questo
263 Ministero della Guerra, Scuola di 1111010, Torino 1864, p. 3. 264 A livello europeo la tecnica natatoria era stata descritta per la
prima volta nel 1793 in Germania, da Guts Muths nella sua opera Kleines Schwimbu ck, pubblicata a Schnepfenthal e diffusa poi nell'armata prussiana dal col. Pfulle. In Danimarca fu fondata la prima Scuola per l'esercito e per la formazione dei maestri nella tecnica natatoria, avendo i danesi per primi scoperto i vantaggi del nuoto nella tattica militare. Fin dal l 828 due terzi dei soldati danesi erano in grado di attraversare un fiu me vesti ti ed armati. Anche l 'Amoros, che il Ministero della Guerra fra ncese aveva incaricato nel 1817 di tenere un corso di ginnastica ai soldati del Genio, e successivamente di occuparsi della Direzione della Scuola normale di ginnastica militare, in Callistenia o della ginnastica per le giovani (1843) scriveva del nuoto e dell ' importanza del suo insegnamento. 265 Si rimanda ali 'Appendice per la lctturn di alcuni brani cli questo man uale (pp. 225-227). 266 Ivi p. 40, tav. I. Vedi fig. pag. 130.
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LE ATTIV ITÀ ADDESTRATI VE SPECIFICHE
eserc1z10 [ ... ]. li nuoto è indiscut ib ilmente più utile, anche nei casi estremi, di qualsiasi apparecchio, perchè soltanto chi è nuotatore ha confidenza nelle proprie fo rze, sa valµtare e, nei limit i del possibile, intrepido supera il per ico lo"26 7 • li Bertene prosegue dicendo: "lo sono convinto che l'eserci to più forte debba essere quel lo che conta un maggior numero cli corridori e nuotatori"268, e, a proposito della Scuola di nuoto di Modena, conclude: "Già nel 1832 fu permesso ai cittadini di assistere al le lezioni di nuoto. Molti fecero domanda di usufruire dell'insegnamento, del quale riconoscevano la gra ndissima utilità, e nel 1833 col nuo vo ordinamento della Scuola, furono ammessi gli impiegati della corte ed il pubblico"269. Per avere un'idea del l' importanza raggiunta dalla Scuola di nuoto modenese, basta esaminare l 'orario di apertura della piscina: dalle 6,30 alle 20,30 restando poi ancora a disposizione del personale di Corte nelle ore successive. Tuttavia tra il 1850 e il 1860 l'insegnamento del nuoto decadde ed i locali vennero assegnati alla Scuola Mi litare di Modena, senza però più servire a questo tipo di addest ramento perché, commenta sempre il Bertone, "i programm i eia qualche anno trascurano questa parte importantissima dell ' istruzione militare, ma ora tutto fa sperare che il nuoto possa riprendere il posto che gli spetta nell'educazione fisica "270. Notizie sul nuoto s i ritrovano nei diversi manuali cli ginnast ica militare degli an ni successivi, in cui s i riafferma la necessità per il soldato cli saper nuotare, non so lo per la sua preparazione specifica ma anche a l fine ciel sa lvamento. Dalla Ginnastica militare (1896) ciel Racchi, apprendiamo che spettava all ' istruttore della compagnia affidare ad alcuni militari esperti del nuoto l'istruzione individuale delle reclute. Non venivano indicati calendari od orari, ma s i consigliava la pratica del nuoto ogni qualvolta si fossero verificate le opportune circostanze nella stag io ne estiva . La particolare raccomandaz io ne c he si faceva agli istruttori era quella di coltivare il pi ù possibile questa forma di addestramento ginnico per l'utilità che ne derivava sia per l' igiene che per la s icu rezza personale. Il Racchi descrive i vari modi di galleggiare e di nuotare. Come posizione normale cie l nuotatore indica quella " bocconi", prona (in inglese " breast stroke", in francese "brasse").
G. Be rtone, li 1111010, Modena 1891, p. 182. In Appendice al suo libro, il Bertone ri porta alcu ne " Notizie" intorno alla Scuola di Nuoto is ti tuita dal duca Francesco ·IV a Modena nel 1831, traile da ll 'Archivio di Stato. Fra le a ltre annorn,.ioni, egli ricorda che : " ... nel gi ugno 1832 ebbe ro principio le lezioni come ri levasi da ll 'ordine del giorno duca le del 1832, in cui è dello che la direzione della Scuola di Nuoto è affidata al sottote nen te Te lli neek del R. Corpo P ionieri", e che "della della scuola possono usufruire soltanto tre indi vidui per ogni Battaglione di L inea, tre dei R. Canno nieri e tre cadetti del Co rpo P ionieri" (p. 236). 26'> G. I3ertone, op. c it., p. 238 . 2 70 lvi p. 242 267 268
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Questo tipo di nuotata veniva considerata come la più energica, quella su cui si dovevano sviluppare gli altri stili. Per esempio quello "a bracciata" (in francese "la marinière"), simile al precedente per l'azione delle gambe mentre le braccia eseguivano il loro mo...iimento in avanti in forma alternata: questo era uno stile alquanto faticoso anche se permetteva una velocità maggiore. Era consigliabile nel caso in cui il soldato avesse dovuto portare qualcosa in una mano. Nel testo del Racchi troviamo anche la descrizione del nuoto "di fian co", indicato come quello che consente la maggior rapidità ma che richiede notevoli doti fisiche, molto simile al "crawl" sul petto ma un po' più statico, con i movimenti meno uniformi e continui. Completa la descrizione degli stili un cenno al nuoto "supino" e a quello subacqueo. Il primo dava la possibilità al nuotatore di riposare in quanto solo le mani venivano usate come mezzo propulsivo mentre il resto del corpo era fermo e galleggiava. La nuotata subacquea era importante per il soldato perché gli dava la capacità di resistere sott'acqua. Con questa abilità. in molti casi egli avrebbe potuto compiere imprese difficili come quella di recuperare una persona sommersa o "di riconoscere l'ostacolo che ha fermato l'elica di un piroscafo, cosa che solo lui, rischiando la sua vita, avrebbe potuto fare" 271 . Vengono elencati anche i tipi di tuffi consentiti: quello nell 'atteggiamento diritto (come "sull'attenti") e quello a capofitto, in cui il corpo descrive un arco con le braccia tese convergenti sopra il capo, con le dita delle due mani che si toccano. Il Racchi fa inoltre notare l'importanza della conoscenza delle tecniche da impiegare per il salvamento, che nel complesso sono le stesse indicate da Emili.o Baumann nel suo testo I primi soccorsi in caso di infortunio, del 1890272. · Nonostante i buoni propositi, la pratica natatoria nell'esercito non ebbe la divulgazione sperata. Dati statistici del 1922 dicono che in Italia solo il 10% dei soldati sapeva nuotare, mentre in Germania la percentuale arrivava all'80%273. Nel programma di ginnastica militare proposto dal Tifi ne L 'educazione fisica italiana militare, premilitare, civile (1922), il nuoto ricopre un posto importante. Vengono considerati del tutto inutili per i principianti gli esercizi "a secco", secondo un metodo molto diffuso ma assai poco redditizio. Questi esercizi, invece, vengono giudicati validi dal Tifi solo per l 'esperto nuotatore, che doveva perfezionare i movimenti. Fra le nuotate vengono elencate quella a "rana", quella "con il braccio sopra" (''over arm stroke"), quella a "Trudgeon" (dal nome dell'inventore, un capitano americano che l'aveva introdotta in Europa nel 1873), quella "strisciata" (a "crawl").
211
272 273
G. Racchi, La ginnastica militare, op. cit., p. 360. E. Baumann, / primi soccorsi in caso di infortunio, Bologna 1890. C. Tifi, op. cit., p. 120.
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La nuotata a "rana" si effettuava con metodi coordinati di gambe e braccia, spinta dei quattro arti e poi ritrazione degli stessi, ma era poco veloce per l'arresto tra un impulso e l'altro. La nuotata "col braccio di sopra" era stata introdotta in Italia dal campione del mondo, l'americano Jarvis, nel 1900, ed era la prima a impulso continuato e consentiva un buon allenamento sui lunghi percorsi. Dalla posizione sul fianco sinistro, braccio destro lungo il corpo e il sinistro in avanti, ogni braccio doveva compiere un movimento circolare e alternato, mentre le gambe eseguivano il colpo detto "a forbice", rapido e di scatto. La nuotata "a Trudgeon" era ritenuta difficile da apprendere perché braccia e gambe si muovevano in modo indipendente. Bisognava dare un solo colpo di gambe ("a forbice") ogni due bracciate. Le braccia eseguivano un doppio '1 over". Il corpo ruotava leggermente per permettere l'inspirazione di lato. La nuotata "a strisciata" era invece considerata quella più naturale, particolarmente adatta alle brevi distanze. Le braccia si muovevano come nella nuotata precedente, mentre le gambe venivano mosse solo dal ginocchio in giù. Il Tifi si sofferma nel suo testo anche nella descrizione dei tuffi, da fermo o con rincorsa, da varie altezze, semplice o libero. Tra i tuffi semplici erano compresi quello a capofitto a piedi uniti o con lo stacco di un solo piede, "a pennello", a raccolta o "a zucca". Quelli liberi potevano essere eseguiti con sa]ti acrobatici, capofitto all'indietro con rovesciata o senza dalla verticale, capofitto a vite, "calcio alla luna" con tuffo semplice o con salto mortale27 4 • Vista l'importanza che il Tifi dava allo sport nell'addestramento dei militari, egli non manca di consigliare un gioco in acqua: la "palla in acqua" o "water polo" di cui l'Autore cita le regole della Federazione Italiana di Nuoto "Rari nantes", che corrispondevano a quelle del regolamento internazionale 275. A causa della scarsa disponibilità di piscine, il nuoto però non venne praticato in modo costante e, come si è detto, la sua sorte era legata alle propizie condizioni climatiche. Tali elementi negativi alimentavano l'opposizione di coloro che erano contrari a questo tipo di addestramento nell'esercito. Scriveva il Bazzoni nel 1932: " ... in linea di massima l'Esercito non ha la possibilità di formare dei nuotatori. La soluzione di questo particolare problema si potrebbe, in qualche modo, avere mediante un maggiore sviluppo dello sport del nuoto nella nazione, vale a dire per l'interessamento degli enti sportivi vari e delle istituzioni premilitari e balilla i quali, avendone la possibilità, possono dedicarvisi con maggiori risultati dell'Esercito. Il nuoto, quindi, benchè abbia attinenza con le necessità del com-
274 275
C. Tifi, op. cit., pp. 122- 125. lvi, pp. 216-221.
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battimento, non dobbiamo comprenderlo fra gli esercizi fisici che l 'Esercito ha maggior necessità e convenienza a praticare" 276. T uttavia il nuoto continuò ad essere inserito nei manuali del 1928 e del 1941, accanto ad una novità: gli esercizi di voga~ Anche a questa attività sportiva si riconoscevano dei meriti, per esempio quello di attivare le grandi funzioni organ iche, di sviluppare armonicamente la muscolatura e di aumentare la forza e la resistenza alla fatica. Il sistema di voga adottato era quello in uso presso la Marina, per le lance di mare o le baleniere, così è specificato nelle istruzioni, con dieci o dodici vogatori seduti, e si consigliava di utilizzare per l'insegnamento di questa specialità coloro che conoscessero la voga in modo perfetto. L'insegnamento della voga non era comunque una novità perché già nel manuale di istruzione del 1913 era presente con finalità esclu sivamente militari. Anche reparti delle altre armi potevano avvantaggiarsene in situazioni particolari: "Così, quando si attende l'arrivo di riparti del genio per passare un corso d'acqua su ponti militari, può essere importante il traghettare frattanto piccoli riparti di copertura mediante galleggianti di circostanza. Servirsi, appunto, con sicurezza e speditezza di piccole imbarcazioni per il passaggio di corsi d'acqua costituisce lo scopo pratico dell'istruzione sulla voga, contenuta nei li miti che a volta a volta additerà il discernimento dei comandanti di riparto. Esso è indubbiamente assai utile anche come esercizio ginnastico"277. Per quanto riguarda i tuffi, nei manuali del 1928 e del 1941 vengono eliminati quelli "liberi", in quanto privi di interesse di tipo addestrativo, mentre gli s.tili di nuoto indicati sono la rana, quello "con il braccio sopra", quello "a braccetto" ed il nuoto strisciato. Per quanto riguarda il salvataggio, vengono indicati i principali sistemi per il trasporto di persone in acqua. Alcuni sono ancora in uso nei manuali civili°odierni come, per esempio, il trasporto con il sostegno della testa. C'è però anche l'indicazione di colpire a pugni la persona che viene soccorsa e trascinarla per i capelli! Ma la pratica del nuoto continuò ad essere poco diffusa fra i soldati . Gli ostacoli erano infatti molti, sia per le scarse guarnigioni marittime e lacuali, che per la lontananza delle caserme dalle spiagge. L'Esercito così scontò la situazione di arretratezza generale della Nazione, che era accentuata in alcuni campi. Anche le piscine pubbliche erano assai poche, e quasi tutte nelle grandi città. Lim itatissimo il numero degli istruttori. Lo stesso regime fascista, che si era fatto un vanto della costruzione d'impianti sportivi e della diffusione dello sport in tutto il Paese, non riuscì a risolvere lo stato di arretratezza in cui si trovava questa specialità sportiva. 116
277
G. Bazzoni, op. cit., p. 2083. Istruzione ... , op. cit. 1913, pp. 210-211.
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Si dovrà aspettare il periodo successivo alle Olimpiadi di Roma del 1960 per avere i primi risultati positivi nella diffusione del nuoto in Italia. 4.5. Il pentathlon moderno. Il pentathlon moderno è una specialità sportiva di origine militare. Sin dal secolo scorso faceva parte delle competizioni multiple a cui i militari partecipavano per dimostrare le qualità psicofisiche raggiunte durante l'addestramento. Venne introdotto quale sport olimpico a Stoccolma, nel 1912, con lo stesso programma odierno, e cioè una prova di nuoto (m. 300 stile libero), una di equitazione (percorso con ostacoli naturali o artificiali, con cavalli sorteggiati pochi minuti prima della gara), una di scherma (assalto alla spada ad una stoccata), una di tiro alla pistola (venti colpi in quattro serie di cinque colpi ciascuna, sagome a m. 25 di distanza) ed una di corsa (m. 4000 su terreno vario e sconosciuto ai concorrenti, partenza individuale intervallata da un minuto)2 78. Nella storia di questa specialità si narra un aneddoto, ricordato dallo stesso De Coubertin, secondo il quale il pentathlon moderno sarebbe stato inventato da un corriere napoleonico, il quale, per recapitare un plico nel più breve tempo possibile, sarebbe saltato sul primo cavallo trovato nella scuderia e sarebbe partito al galoppo sfrenato per i campi. Durante la corsa, perso il cavallo in un agguato, avrebbe dovuto difendersi all'arma bianca, affrontando i nemici uno dopo l'altro con la spada, e infine con la pistola. Attraversato un fiume a nuoto, sarebbe arrivato a destinazione dopo aver percorso a piedi e di corsa l'ultimo tratto di cammino279, Come si vede, le cinque prove costituiscono le abilità che un tempo, prima dell'avvento della motorizzazione, erano richieste ad un soldato perché potesse definirsi ben addestrato. Accanto a questa forma di pentathlon ne esisteva un'altra di tipo più nettamente militare, in cui al posto della prova di scherma c'era il lancio della bomba a mano inerte, mentre il tiro si effettuava con il fucil e. I risultati che l'Italia conseguì nel 1936 alle Olimpiadi di Berlino furono lusinghieri e ancora oggi viene ricordata la medaglia di bronzo che il ten. Silvano Abba vinse in quell'occasione. Allora, quasi tutta la squadra olimpica era costituita da militari28o. La preparazione degli atleti italiani veniva curata dall 'Ispettorato Truppe Celeri del Ministero della Guerra presso il Centro preolimpico di Pinerolo. Tale Centro nel 1922 si spostò presso la Scuolà Centrale Militare di
278 C.l.P.M.O., Pentathlon mode rno. Statuto e R egolamento, Roma 1937; C.0.N.l., Centro olimpico di preparazione al pentathlon moderno, Roma 1969. 27 9 P. R. Roberti, li pentathlon moderno, Milano 1958. 2so R. Curcio, S toria del Pentathlon Moderno, Roma 1981.
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LE ATIIVJTÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
li ten. Silvano Abba, medaglia di bronzo per il pentathlon moderno alle Olimpiadi di Berlino (1936). (foto Archivio Ufficio Storico SME)
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Lezioni di ginnastica: i tuffi, da N. Abbondati, Istituzione di arte ginnasti ca per le truppe di Fanteria di S.M. Siciliana, Napoli 1846.
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Educazione fisica di Roma, e qui rimase ancora nel dopoguerra, nella sede di Palazzo Salviati. Il Centro preolimpico di questa specialità venne poi ricostituito nel 1954 ad Orvieto, presso la nuova sede della Scuofa281_ ~ 4.6. Lo sci e l'alpinismo. Il 31 dicembre del 1934 venne inaugurata ad Aosta la Scuola Centrale Militare di Alpinismo (R.D. 19 marzo 1934). Fino ad allora l'addestramento sulla neve era stato affidato ad alcuni sottufficiali esperti sciatori, con un'impostazione tecnico-addestrativa che però non era uniforme per tutti i Corpi. Del 1908 è un'Istruzione sull'uso degli ski, nella cui "Premessa" è detto: "Ogni compagnia alpina dovrà avere tra le proprie guide quattro militari sciatori e sarà perciò provveduta di quattro paia di ski. Per la preparazione degli skiatori i comandanti di corpo d'armata interessati provvederanno perché ogni anno, in epoca e località propizie, sia fatto per reggimento e per battaglione alpino un corso d'istruzione sull'uso degli ski. A questo corso non potranno prendere parte più di quattro individui di truppa per compagnia e sul totale del reggimento alcuni ufficiali subalterni e sottufficiali scelti tra i più arditi e svelti. Durante le escursioni e specialmente in quelle invernali, verranno fatti cogli ski speciali esercizi in applicazione dei vari usi che possono serv ire in guerra, e cioè: a) nel servizio di esplorazione e di sicurezza; b) nel collegamento delle co_Ionne di marcia; c) nell'occupazione di punti avanzati; d) nel servizio di corrispondenza"282. Nel 1933 furono emesse altre norme di Istruzione sull'uso degli sci. Addestramento ed impiego degli scia tor-i, in cui venne sottolineata I 'importanza di un adeguato addestramento sugli sci, ma non per tutta la truppa; l'inverno, infatti, "non vieta la guerra mobile, soltanto la limita e le impone ritmo lento e durissimi sforzi". È pertanto necessario che sappiano usare gli sci "quegli elementi cui spetteranno mission i richiedenti celerità e scioltezza, o che, potendosi trovare improvvisamente a contatto con il nemico, hanno bisogno di grande mobilità, mentre la massa, destinata ad agire solo a ragion veduta e in limiti di sufficiente sicurezza, può essere costituita da alpini muniti di racchette" 283. Il regolamento dunque preci-
2s 1 Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Memorie Storiche", Scuola Militare di Educazione fisica, anno 1954, racc. n. 0545. 282 Ministero della Guerra, Istruzione sull'uso degli sci, Roma 1908, p. 1. 283 Ministero della Guerra, Istruzione sull'uso degli sci. Addestramento ed impiego degli sciatori, n. 2621, Roma 1933, p. 2.
LE ATTIVITÀ ADDESTRATIVE SPECIFICHE
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sa che "le truppe alpine non hanno, di massima, necessità di reparti organici e di sciatori", ma solo di alcuni individui scelti ben addestrati. Queste norme sono molto più -ampie ed avanzate rispetto alle precedenti e si concludono con delle "Istruzioni speciali" riguardo ai pericoli della montagna (la nebbia, i ghiacciai, le slavine, le valanghe) e a come prevenirli, la costruzione di capanne di neve, le norme per scongiurare l'assideramento, il congelamento, le congestioni, l'oftalmia, l'eritema facciale, l'erpete labiale e lo svenimento. Si tratta pertanto di norme anche di carattere igienico-terapeutico. La Scuola di Alpinismo di Aosta, posta con circ. 331 del G.M. 1934 alle dipendenze dell'Ispettorato delle truppe alpine, ebbe lo scopo di diffondere, mediante speciali corsi teorico-pratici, sciistici e alpinistici, la conoscenza della tecnica appropriata alle esigenze ed ai fini militari, per la frequentazione della montagna, sia in estate che in inverno. I corsi di istruzione impartiti riguardavano lo sci alpinistico per ufficiali e sottufficiali, per allievi istruttori di sci, per "piccoli condottieri ed aJpieri", per allievi istruttori di alpinismo, di addestramento tecnico di sci alpinistico per uf ficia li delle varie armi28 4 • La Scuola era dotata di un gabinetto fisiologico ed era organizzata come "Centro studi ed esperienze" di carattere militare tecnico alpino. Inoltre era presente anche un laboratorio cine-foto, una biblioteca e un museo di minerali e di flora e fauna alpina. In dotazione della Scuola era stato assegnato il battaglione di alpini, "Duca degli Abruzzi". Fra gli scopi della Scuola vi era quello di "individuare, selezionare e preparare gli alpini da inviare a gare civili nazionali e di formare le rappresentative dell'Esercito per la partecipazione alle Olimpiadi invernali e alle gare sciistiche internazionali"285, Al Trofeo "Mezzalama" del 1934 le tre pattuglie di Aosta si classificarono al quinto e al settimo posto e una ebbe un premio speciale per il buon piazzamento ottenuto con solo due uomini. Nel 1935 la Scuola migliorò i risultati vincendo nella classifica a squadre il Campionato francese di sci. Si classificò prima e seconda al trofeo "Mezzalama", seconda nella Coppa del Cervino, prima nella Coppa FJSI del Glemt286, Ma certamente il successo più brillante fu quello conseguito dalla rappresentativa italiana, costituita da alpini di tutte le truppe da montagna
284 Per un panorama completo dei corsi vedi: S.M.E. Ufficio addestramento, Addestramento sciistico e alpinistico, Roma 1937. 285 SME, Scuola Militare Alpina,.Aosta 1959, p. 12. 286 Le "Memorie storiche", che annotano m inuziosamente tutta la vita della Scuola (Ufficio Storico SME, racc. 0544), ricordano che in quell'anno il programma era stato particolarmente intenso, anche in previsione della preparazione pre-olimpica di alc un i atleti. Viene inoltre citata una "palestra alpina" ed un corso teoricopratico di Fisiologia di alta montagna. A ques to proposito, il prof. Cassinis, che dirigeva il Laboratorio di Fisiologia dell'Accademia di Educazione fisica di Roma, nel 1938 ve nne in visita alla Scuola di Aosta proprio per rendersi conto degli studi e delle ricerche che qui si compivano.
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aggregati alla Scuola, alle olimpiadi di Garmisch del 1936287. Le gare cui partecipò la Scuola negli anni 1936 - 1937 - 1938 furono numerose, anche con combinazioni di gare di fondo e di salto, di discesa obbligata e di discesa libera. Fra i vincitori del 1939 trÒviamo, sempre nelle "Memorie storiche" della Scuola, il nome del serg. Colò. Nel maggio dello stesso anno, nella palestra di Sarre si svolse una prestigiosa esercitazione alla presenza di Benito Mussolini. L'esercitazione ebbe luogo su di una parete rocciosa che dominava la strada che andava verso il S. Bernardo e dovette essere particolarmente spettacolare. Dalle "Memorie" del 1939: "Dieci itinerari, di considerevole difficoltà alpinistica con passaggi di quarto grado, cenge, diedri inclinati e verticali, fessure, camini, placche quasi privi di appigli, tetti, vengono contemporaneamente affrontati da nove ufficiali, ottantacinque sottufficiali e novantacinque magnifici alpini del battaglione "Duca degli Abruzzi" della Scuola militare di Alpinismo, in perfetto equipaggiamento alpinistico, moschetto a tracolla, fucili mitragliatori, mortai da m/m 81"288. Presso la Scuola venne anche affrontato lo studio delle valanghe e si iniziò a compilarne una carta, fu curata la raccolta di dati sui rifugi alpini e sui bivacchi fiss i e le varie imprese alpinistiche furono documentate con fotografie e filmati. Nel 1936 furono pubblicate le nuove norme di Istruzione sull'uso dello sci nella cui "Premessa" ritorna la necessità di avere metodi omogenei di istruzione per questo particolare addestramento, secondo "una tecnica moderna e unica, rispondente alle finalità militari, per formare in breve tempo sciatori tecnicamente abili, omogenei, capaci di percorrere armati ed equipaggiati la montagna, ed in grado di poter essere riuniti all'occorrenza in reparti di formazione sci-alpini, di comando relativamente agevole da destinarsi a particolari operazioni. L'istruzi0ne mira, soprattutto, all'addestramento sull'uso dello sci, non esibizionistico o puramente sportivo, ma alpino, ossia di impiego normale in montagna e su qualsiasi tipo di neve, pur non tralasciando alcuni esercizi a cui elementi particolarmente idonei possono decticarsi" 289 . La prima parte del manuale tratta della "Tecnica dello sci': e la seconda si occupa del perfezionamento di tale tecnica di addestramento. Nella terza parte si dettano norme per lo sci in montagna e per i suoi pericoli, per lo sci in terreno vario, per quello in cordata e semplici norme di pronto soccorso, riprese dal precedente regolamento. Nel 1939 venne pubblicata l'Istruzione sull'addestramento alpinistico militare che, oltre a dare "Nozioni generali" sugli aspetti della mon-
287 A seguito dei brillanti risultati conseguiti la Scuola venne dotata di un nuovo reparto permanente: il "Nucleo Pattuglie Sci Veloci", costituito dai migliori sciatori delle Truppe Alpine. 288 Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Memorie storiche", Scuola Militare di Alpinismo di Aosta, anno 1939, racc. 0544. 289 S.M.E., Istruzione sull'uso dello sci, n. 2791, Roma 1936, p. 1.
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Truppe a lpine in addestramento. (foto Archivio Ufficio Storico SME) .
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Truppe alpine in addestramento. (foto Archivio Ufficio Storico SME).
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tagna sull'alimentazione in alta montagna e sull'equipaggiamento, descriveva gli "Attrezzi alpinistici", la "Tecnica della roccia", la "Tecnica del ghiaccio" e le "Palestre alpine". Vi erano inoltre contenute norme sull'organizzazione tecnica e logistica di un'impresa alpinistica militare, l'allestimento delle "vie attrezzate" e norme di "Pronto soccorso in montagna". Le norme, molto accurate, si completano con tre allegati su "Segnali di soccorso", "Ricerche e soccorso in montagna", "Termini alpinistici". Nel 1941 si recepì la necessità di un ulteriore aggiornamento, e furono emanate nuove norme sull'uso degli sci. Questa Istruzione mira essenzialmente all'addestramento nell'uso dello sci alpino, ossia nell'ipiego normale in montagna e su qualsiasi tipo di neve, senza trascurare l'aspetto sportivo di questo particolare addestramento. In particolare essa precisa che: "Lo sport inteso come mezzo per sviluppare e conservare, grazie ad una sana ed attiva regola di vita, l'agilità delle membra e dello spirito, l'amore alla competizione ed al cimento, l'esercizio della volontà, e l'abitudine al rischio, è complemento indispensabile all'educazione militare. In questo senso, specialmente, i "quadri" hanno il dovere di mantenersi "sportivi" il più a lungo possibile; è inuti le aggiungere che lo sci è indubbiamente l'esercizio sportivo più tipico per i "quadri" delle truppe di montagna"290. Appare evidente la differente impostazione rispetto alle norme del 1939, laddove era fatto divieto di ricercare "il virtuosismo individuale", mentre ora si lascia libero campo all'aspetto sportivo della specialità sciistica. Nelle "Norme generali" compare la ginnastica presciistica, con la suddivisione in esercizi "di immunizzazione" ed esercizi "di preparazione". Segue la "Tecnica dello sci nella discesa" (con l'introduzione del "cristiania parallelo)"29 1 , quella dello sci in piano e in salita (lo sci di fondo), quella del salto dal trampolino, e quello dello sci in alta montagna, con le solite norme su "I pericoli e le previdenze"2 9 2 . Dopo la guerra, la Scuola Militare Alpina ricominciò i suoi corsi il 1 ° luglio 1948, con una sezione di sci ed una di roccia. Nella relazione di quell'anno il ten . col. Vida ricordò che mentre dal punto di vista tecnico non c'era differenza alcuna tra alpinismo militare e quello civile, le differenze si palesavano sul piano pratico-applicativo. Mentre infatti l'alpinismo civile era un fine per chi lo praticava, quello militare era un mezzo per conseguire determinati scopi. "Il primo non ha vincoli che nelle differenze tecniche e in quelle connesse con la situazione metereologica e stagionale; tutta l'azione del secondo invece è condizionata dalla presenza del nemico e dal compito operativo (o addestrativo) ricevuto"293.
S.M.E., Istruzioni sull'uso dello sci, Roma 1941, p. XI. Stile di discesa in cui, in curva, gli sci vengono mantenuti paralleli. SME, Istruzioni ... 1941, op. cit., pp. 171-177. 293 Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Memorie storiche", Scuola militare alpina , anno 1948, racc. 0544. 290
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La Scuola, che procedette nei suoi programmi sportivi di concerto con il CONI e la Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), continua a partecipare a manifestazioni ginnico-sportive nazionali ed internazionali con il suo Nucleo Sci Agonistico. ~
4. 7. Il paracadutismo. I pionieri del paracadutismo militare diedero origine al primo reggimento di paracadutisti in Libia nel 1938 e furono detti "Fanti dell'aria". Il Maresciallo Italo Balbo294 affidò il compito di organizzare una Scuola di paracadutismo al comandante dell'Aviazione in Libia gen. Alberto Briganti. Come lo stesso Briganti scrive: "Nella fervida mente del Governatore era nata l'idea di impiegare nel corso di queste manovre (n.d.r. maggio 1938) u n nucleo di paracadutisti che avrebbero dovuto lanciarsi alle spalle del nemico creando un campo di atterraggio improvvisato sul quale sarebbe stata aviotrasportata una grande unità dell'esercito. Si trattava di una operazione del tutto inedita, mai sperimentata da nessun altra nazione"295. L'Italia doveva infatti recuperare il terreno perso rispetto alle altre nazioni che avevano già praticato il paracadutismo militare296. Il primo reggimento dei "Fanti dell'aria" venne forfi!ato da cinquecento uomini, tra ufficiali italiani, sottufficiali e truppe libiche, al comando del console Gianni Rocca e del magg. Goffredo Tonini. L'areoporto scelto per le esercitazioni fu Castel Benito, dove nel 1938 venne chiamato il celebre ten: col. Prospero Freri, creatore del paracadute "Salvator", che l' Aeronauti.ca aveva già adottato per i suoi piloti. Come attrezzature ginniche per la preparazione prelancistica si adattarono quelle semplici da palestra; l'addestramento prelancistico e lancistico venne·affidato alla direzione dell'Aeronautica col supporto del
294 Nel 1937 era stata promulgata una legge (n. 220 del 22 febb raio 1g37) che sanciva all'art. 34 l'assegnazione delle Scuole di paracadutismo militare alla R. Aeronautica e Italo Balbo volle subito attuarla. Mentre in altre naz ioni il paracadute era già stato impiegato dai militari, in Italia venne adotta to solo nel 1918 da pochi ufficiali aerostieri che segnalavano informazioni alle retrovie. Venne poi usato per rifornire uomini e reparti in difficoltà (si ricordi l'appoggio a Nobile al Polo Nord o al Corpo d'Armata eritreo in Africa Orientale). Cfr. N. Arena,/ fanti dell'aria. Da Castel Benito ad Azizia (Libia) 1938-41, Bologna 1989, pp. 12-13. 295 N. Arena, op. cit., "Presentazione". 296 La fama di aver effettuato per primi lanci collettivi e di salvataggio è dei Russi (durante le manovre in Ucraina del 1934/ 35) perché i lanci effettuati dall'italiano Prospero Freri, pioniere in questo campo, non avevano avuto il giusto credito presso le Autorità. Anche la Francia, nel 1936, aveva iniziato ad interessarsi al paracadutismo militare, seguita da Germania, Inghilterra e Stati Uniti. L'Italia dovette aspettare l'iniziativa di Italo Balbo, che però incontrò mille difficoltà nell'attuazione del suo progetto.
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personale istruttore interforze. Le competenze e il comando di questa struttura provvisoria vennero ripartiti tra Aeronautica ed Esercito. Numerosi indigeni si presentar:ono per essere reclutati nella nuova Scuola e furono selezionati con cura. Il Campo Scuola Paracadutisti della Libia venne così costituito il 20 marzo 1938 e, come sottolinea l'Arena, questa volta l'evento era incontestabilmente italiano nella sua originalità297. Al magg. del Genio Goffredo Tonini venne affidata la prima Brigata "Fanti dell'aria" e gli allievi paracadutisti iniziarono subito l'addestramento ginnico: corse, salti, arrampicate, salti da scale ad altezza crescente, ginnastica a corpo libero. Un'attività fisica inusuale per i libici, che però vi si gettarono a capofitto, con entusiasmo. Si passò quindi all'addestramento del lancio vero e proprio, che prevedeva istruzioni sul come indossare il paracadute, sul comportamento in volo, sulla posizione di lancio, sulla discesa col paracadute, sulla presa di contatto col terreno. Nel 1939 la Scuola Paracadutisti della Libia venne affidata all'Esercito, mentre l'Aeronautica si occupò di sovraintendere all'addestramento prelancistico e lancistico. Nel 1940 la Scuola continuò i corsi anche a Barce, sempre in Libia, e nel maggio dello stesso anno venne costituito il primo Battaglione Nazionale Paracadutisti. Nel frattempo, a Tarquinia, il 15 ottobre 1939 (suppl. n. 12/F.O. del 28 settembre 1939) nacque un'altra Scuola militare di paracadutismo, con altri reparti impegnati in questa specialità2 98. Ma la volontà di potenziare la Scuola libica non aveva in un primo momento favorito la nuova struttura nascente. I corsi di addestramento iniziarono nella Scuola di Tarquinia con la consulenza del col. Freri, nel mese di aprile del 1940, con una serie di prove ginniche: salto in alto, in lungo e dall'alto; corse a distanza graduale da 100, 1.000, 5.000,10. 000 metri; percorso di guerra, arrampicate con funi e pertiche, salto di fossati, superamento di reticolati, marce con lo zaino, ginnastica, esercizi fisici agli attrezzi, prove di salto dalla torre 299. Quali specialisti per l'istruzione ginnica, il comandante col. Baudoin richiese istruttori qualificati provenienti dall'Accademia della GIL. Il corso preparatorio per gli allievi istruttori, di sei mesi, fu ridotto a novanta giorni all'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale. L'impiego di truppe di paracadutisti in Libia intanto aveva subito una battuta d'arresto con la morte di Italo Balbo e con la nomina del suo successore, il maresciallo Rodolfo Graziani, meno propenso alle novità.
Ivi p. 18. La Scuola venne affiancata nel 1942 da un'altra Scuola a Viterbo; entrambe però furono completamente distrutte nella seconda guerra mondiale. 299 N. Arena, Cinquantesimo di Tarquinia. Le Scuole Militari di Paracadutismo, Roma 1990, p. 25. 297 298
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Un lancio del magg. Tonini con paracadute Sa/vator D.37. (foto Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Arena")
Trimotori SM. 81 del 15° stormo da bombardamento che effettuarono lanci di paracadutisti in Libia. Di spalle il magg. Tonini col paracadute D.37 (1938). (foto Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Arena")
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Così i battaglioni paracadutisti della Libia vennero ridotti a normali reparti di fanteria, e pertanto destinati ad un impiego tradizionale. Con la morte di Balbo era svanita definitivamente la possibilità di aviolanciare i paracadutisti in azioni di guerra, restava però l'idea innovatrice della necessità di addestrare reparti scelti di soldati per un loro impiego al di fuori dei canoni tradizionali e proiettato nel futuro. Nel settembre del 1941 il reparto, decimato da un imperito impiego in guerra dei suoi componenti in qualità di semplici fanti, fu sciolto ed i superstiti inviati alla Scuola di Tarquinia, dove alcuni di loro diedero un prezioso apporto all'addestramento delle reclute. Le norme di Addestramento ed impiego di reparti paracadutisti del 1939, furono edite congiuntamente dal Ministero della Guerra e da quello dell'Aeronautica. Nella "Premessa" è detto che essi hanno scopo orientativo e di sperimentazione, in attesa di varianti e di puntua- · Jizzazioni successive ad una loro pratica attuazione. La parte seconda, capo primo, riguarda l'addestramento fisico, il cui scopo è: " - dare flessibilità al corpo, elasticità alle articolazioni, equilibrio, agilità e resistenza agli arti inferiori; - abituare a vincere l'impressione del vuoto e a prendere terra in condizioni analoghe a quelle conseguenti al lancio col paracadute"300. Tale addestramento comprendeva esercizi ginnastici generali ed esercizi speciali a corpo libero. Veniva anche precisato che una parte del personale doveva saper usare gli sci. Evidentemente si pensava ad un 'impiego particolarmente vario di questi nuovi reparti speciali. Fra gli esercizi ginnastici generali sono compresi gli esercizi elementari a corpo libero (flessioni, estensioni, rotazioni, piegamenti sulle gambe), esercizi respiratori, marce, corse di resistenza e veloci, piane e con ostacoli, salti dall'alto, in alto e in lungo, radenti e con capovolta, volteggi ed equilibri, arrampicate e scalate, sollevamento e trasporto pesi e persone, di corpo a corpo e disarmo, nuoto e tuffi dal trampolino, ai grandi attrezzi (anelli, cavallo, parallele e sbarra). Gli esercizi speciali a corpo libero consistevano in: esercizi all'altalena variabile (per insegnare a cadere) ed esercizi dalla torre paracadutisti ( salti nel vuoto su telone, discese frenate alla fune, discese col paracadute frenato). Al secondo capo troviamo l'addestramento ai lanci veri e propri. Come si vede, queste norme di addestramento costituivano un manuale piuttosto elementare, che tuttavia era l'unico specifico per il paracadutismo militare in quell'epoca. Mentre erano numerosi i manuali di istruzione approntati per gli altri corpi e armi dell 'esercito, prima e durante la seconda guerra mondiale, non esisteva praticamente nulla sull'addestramento dei paracadutisti, all'infuori delle norme appena citate301 .
3(JO Ministero della Guerra - Ministero della R. Aeronautica, Addestramento e impiego di reparti paracadutisti, Roma 1939, p. 23. 301 N. Arena, Cinquantesimo... , op. cit., p. 33.
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Negli anni successivi, tuttavia, soprattutto nel dopoguerra, con lanascita di nuove e più moderne Scuole di paracadutismo, questo tipo di addestramento diventò uno dei più completi e complessi fra tutte le attività addestrative specifiche dell'esercito. ~
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APPENDICE *
* I documenti sono disposti in ordine cronologico.
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DOCUMENTO N. 1 (da Scuola di nuoto, Torino 1864, pp. 3-9)
SCUOLA DI NUOTO § 1. L' esercizio del nuoto, utilissimo per qualsiasi truppa, è di tutta necessità del pontiere. Non si dovrà quindi tralasciare di trar partito delle circostanze che durante la stagione estiva si possono presentare favorevoli, onde ottenere che ogni pontiere diventi in siffatto esercizio abilissimo. § 2. La presente istruzione è divisa in quattro articoli. Art. 1. Norme generali. Art. 2 . Insegnamento del nuoto. Art. 3. Disposizione del locale per l'insegnamento. Art. 4. Ricompense agi 'istruttori di nuoto e di premi di concorso per la 1• e 2' classe.
ART. I. NORME GENERALI. § 3. I comandanti di compagnia terranno un ruolino in cui gl'individui della rispettiva compagnia saranno classificati a seconda della loro abilità nel nuoto. Tale ruolino sarà diviso in quattro distinte classi. Nella l' classe saranno compresi i nuotatori abilissimi. Nella 2• classe saranno compresi i nuotatori abili. Nella 3' classe saranno compresi nuotatori mediocri . Nella 4• classe saranno compresi tutti quelli che non sanno nuotare, e quelli ancora che nuotano con movimenti difettosi, ~ che perciò è necessario far loro imparare i movimenti regolari del nuoto. § 4. Saranno considerati per abilissimi nuotatori, e perciò classificati nella l' classe, tutti gl' individui, di qualsiasi grado, i quali, oltre all'essere capaci di resistere al nuoto almeno per un chilometro a seconda della corrente, sanno inoltre : a) Piombare nell'acqua a capo in giù da un'altezza di 3 metri almeno; b) Fare il nodo d'ancora sotto acqua; c) Nuotare cogli abiti per un tratto di 500 metri; d) Rimontare per 25 metri almeno una corrente di metri 0,50 di ve locità. § 5. Saranno considerati per abili nuotatori e classificati nella 2• classe tutti quelli ch'eseguiranno i precedenti esercizi indicati alle lettere a, b, e, d, in grado minore e tutti quel li che sono capaci di resistere al nuoto per un tratto di 500 metri. § 6. Saranno classificati nella 3' classe tutti quelli che sanno nuotare con movimenti regolari e capaci di resistere per un tratto di 60 metri. § 7. I passaggi da una classe all'altra saranno ordinati dal capitano
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comandante la compagnia dietro esperimento eseguitosi in sua presenza. Per tali esperimenti si sceglierà di preferenza il giorno di sabato. § 8. Per destare maggior emulazione fra i nuotatori si daranno premi in danaro a quelli che avranno eseguito con maggror maestria particolari esercizi stabiliti dal capitano comandante. § 9. Gli esercizi con premi non si faranno che nella P e 2• classe. Né si daranno mai premi nelle altre classi di nuoto. § 10. Gl'istruttori di nuoto saranno presi dalla 1• classe, dando la preferenza ai graduati. In mancanza d'individui della 1• classe si potranno scegliere gli istruttori nella 2• dando sempre la preferenza ai graduati. § 11. I sott'uffiziali ed i caporali che non appartengono alla l' od alla 2• classe di nuoto non potranno essere istruttori, e saranno invece istruiti separatamente, a seconda della classe cui appartengono, da istruttori possibilmente del loro grado. § 12. Tutti gl'individui di bassa forza devono prender parte attiva alla scuola di nuoto; saranno solo eccettuati quelli dispensati dal medico per motivi di salute. § 13. Gli esenti dalla scuola di nuoto saranno però riuniti in una squadra e condotti da un graduato in sito adatto per far loro eseguire una semplice e breve bagnatura. § 14. Gl'individui avuti dalle compagnie dopo chiusa la stagione propizia per la scuola di nuoto, saranno esaminati all'aprirsi della nuova stagione dal capitano per essere quindi classificati a seconda della loro abilità. § 15. In tale classificazione non ammetterà nessuno nella l' classe. Si limiterà ad ammettere nella 2• classe anche quelli che potesse giudicare essere abilissimi. Questi, dopo averli esaminati per una intera settimana nella 2' classe, potrà ammetterli nella l' se realmente ne saranno stati riconosciuti meritevoli : § 16. Per esaminare i nuovi avuti il capitano li condurrà in sito in cui l'acqua non superi la profondità di metri 1,50 per tutto il tratto che deve servire all'esperimento. Farà disporre due barchettine equipaggiate ciascuna eia abili barcaiuoli con incarico di vegli are su quelli che pericolano. Radunerà sulla riva quelli da sperimentarsi, e li farà entrare in acqua per l'esperimento uno per volta, chiamandoli per nome seaondo l'ordine in cui si troveranno descritti in una nota, sulla quale segnerà il grado di abilità individuale riconosciuta, e quindi la classificazione che a ciascuno può competere.
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APPENDI CE
(idem, "Insegnamento del nuoto" e "Disposizione del locale per l'insegnamento", pp. 15-40). ART. Il. INSEGNAMENT O DEL NUOTO. 4• Classe
§ 36. Per insegnare il nuoto a quelli che ancora non sanno tenersi a galla è necessario prima di farli entrare nell'acqua far loro conoscere in qual modo devono muovere le braccia e le gambe, affinché dall 'insieme dei movimenti fatti con queste parti del corpo possano tenersi a galla. § 37. S'insegneranno perciò, essendo a terra, i movimenti della braccia e quindi i movimenti delle gambe separatamente gli uni dagli altri. § 38. Saranno gl'individui da ammaestrarsi divisi in squadre da 6 a 8 uomini, assegnando a ciascuna squadra uno o due istruttori se possibile. L' istruzione si può fare sia che gli uomini sieno vestiti ovvero già spogliati pronti ad entrare nell'acqua. § 39. I movimenti fuori acqua delle braccia e delle gambe si possono, per guadagnar tempo, insegnare anche prima della stagione propizia per la scuola di nuoto, profittando dei giorni piovosi. § 40. Affinché si possa eseguire a dovere il movimento delle gambe è necessario avere un oggetto qualsiasi, alto da metri 0,40 a metri 0,60 da terra, affinché gli uomini possano appoggiarvisi contro colle mani, per esempio un travicello orizzontale legato a due piante sarebbe eccellente, una panca ovvero l'orlo di un fosso profondo da metri 0,50 a metri 0,60, in cui gli uomini potessero entrare dentro. § 41. Per insegnare il movimento delle braccia l'istruttore d ispone dapprima gli uomini della sua squadra in una sol riga, quindi fa loro prendere la distanza e li ordina su due righe come nell'istruzione di ginnastica al capo I per l'eseguimento delle Esercitazioni elementari. Quindi comanda:
Movimento delle braccia.
A questo comando preparatorio gli uomini porteranno il piede sinistro avanti metri 0,50, e nello stesso tempo riuniscono le mani davanti alla bocca dello stomaco, tenendo le dita in uno stesso piano orizzontale, riunite e distese con i due indici che si tocchino, e parimenti si tocchino i due pollici al di sotto degl ' indici. Uno.
Si distendono con vivacità le braccia in avanti, contemporaneamente si porta il peso del corpo in avanti, piegando il ginocchio sinistro
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e distendendo il destro. In questa posizione le braccia dovranno essere orizzontali e gl' indici continueranno a toccarsi. Due.
Si volgono alquanto in fuori le palme delle mani tenendo le dita bene riunite e leggermente piegandole in forma di cucchiaio, si allargano le braccia fino a che sieno nella direzione delle spalle; contemporaneamente si porta il peso del corpo egualmente ripartito sulle gambe distendendo il ginocchio sinistro. In questa posizione le braccia saranno orizzontali e la palma delle mani rivolta indietro. Tre.
Si abbassano con molta vivacità le mani supponendo di comprimere con forza l'acqua dall'alto al basso, quindi riportando con prestezza le mani nella primitiva posizione riunite avanti alla bocca dello stomaco. § 42. L'istruttore, ripetendo quindi successivamente i comandi uno, due, tre, fa eseguire quanti movimenti crede necessari finchè li abbiano appresi a dovere. § 43. Volendo far riposare la squadra, dopo il comando tre darà il comando: Riposo.
Gli uomini prendono la posizione di riposo come nella scuola di riga. § 44. L'istruttore nell'insegnare questi movimenti insisterà sull'esatta posizione delle mani e delle braccia, ed inoltre che il movimento da eseguirsi con il comando uno si faccia con molta energia, quella invece da eseguirsi con il comando due si faccia assai più lento, e per contro si faccia ~apidissimo quello da eseguirsi al comando tre, per mezzo del quale, se bene eseguito, la testa ed il petto si troveranno al quanto rialzati al di sopra del pelo d'acqua. § 45. Quando l'istruttore vedrà che gli uomini della squadra eseguiscono a dovere i singoli movimenti colla cadenza voluta li eserciterà ad eseguirli con eguale cadenza, ma senza aspettare i comandi due, tre, e poscia li avvertirà dopo aver dato loro il comando movimento delle braccia, che al comando uno esse dovranno eseguire uno dopo l 'altro i tre movimenti, fermandosi nella posizione di movimento delle braccia per aspettare nuovamente il comando di uno. L'istruttore ripetendo successivamente tale comando uno eserciterà gli uomini della squadra a fare colle volute cadenze, prestezza e precisione i movimenti per nuotare. § 46. Per insegnare i movimenti del nuoto da farsi colle gambe l' istruttore conduce la squadra davanti all'oggetto contro cui potranno appoggiare le loro mani a metri 0,70 circa di distanza come fu detto al § 40; fa riprendere fra di loro la distanza di prima, quindi li avvertirà che
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APPENDICE
i movimenti delle gambe saranno loro insegnati con una sol gamba per volta, e loro farà vedere col fatto quale sia la posizione che dovranno prendere il comando di: Movimento della gamba destra.
Gli uomini s'inclinano avanti, appoggiano le mani colle palme volte in giù contro l'oggetto che hanno avanti, che sarà all'altezza di metri 0,50 circa dal piano dei loro piedi, quindi staccano il piede destro da terra, piegano per quanto più possano la coscia, la gamba ed il collo del piede, portando il ginocchio destro più vicino possibile alla spalla destra, e tenendo la gamba ed il piede destro in un piano orizzontale. In tale posizione le braccia e la gamba sinistra saranno tese.
Uno. Si dà una forte spinta colla pianta del piede di fianco a destra, distendendo con forza la coscia e la gamba, e continuando a tenere piegato il collo del piede. In tale posizione la gamba dovrà essere orizzontale e il più a destra che sia possibile. Due.
Si distende con forza il collo del piede destro, e si porta la gamba destra in direzione del corpo, mantenendola sempre orizzontale. In tale posizione la punta del piede destro sarà leggermente rivolta in fuori. Tre.
Si piegano con vivacità la coscia, la gamba ed il collo del piede, e si riprende la primitiva posizione come al comando: Movimento della gamba destra. § 47. L'istruttore ripetendo quindi successivamente i comandi uno, due, tre, fa eseguire quanti movimenti crede necessari fin che li abbiano imparati a dovere. § 48. Per far riposare la squadra darà il comando: Riposo.
Gli uomini si raddrizzano sulle due gambe nella solita posizione di riposo come nella scuola di riga .. § 49. L'istruttore nell'insegnare i movimenti delle gambe insisterà sulla esatta esecuzione dei movimenti e giusta posizione delle gambe, e inculcherà negli uomini che tutti e tre i singoli movimenti della gambe vogliono essere eseguiti con moltissimi energia. § 50. Insegnerà quindi in modo analogo i movimenti colla gamba sinistra dando alla squadra il comando:
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Movimento della gamba sinistra.
Gli uomini prendono colla gamba nominata la posizione identica già stata più sopra descritta, e quindi cogli stessi successivi comandi e norme eseguiscono colla gamba sinistra quanto eseguirono colla destra. § 51. L'istruttore esercita poi la squadra a riunire i tre movimenti delle gambe in modo analogo a quella praticato pel movimento della braccia dando prima il comando: Movimento della gamba destra (o sinistra)
Ed avvertendo quindi la squadra che al comando uno eseguiranno successivamente i tre distinti movimenti, mantenendo la cadenza che loro ha insegnato prima. § 52. L'istruttore quando vegga che gli uomini della squadra eseguiscono a dovere i movimenti tanto delle braccia, che delle gambe, li previene che quando sieno in acqua: a) Il movimento uno della braccia vuol essere eseguito contemporaneamente al movimento uno della gambe, ed entrambe colla massima energia; b) Il movimento due delle braccia vuol essere incominciato contemporaneamente al movimento due delle gambe, colla differenza che questo vuol essere eseguito con grandissima vivacità, affinché le due gambe, ben distese e in direzione del corpo, non facciano perdere l 'effetto utile delle braccia nel loro movimento alquanto lento di allargarsi sino a che siano. in direzione delle spalle; e) Il movimento tre delle braccia vuol essere eseguito contemporaneamente al movimento tre delle gambe, ed entrambi colla massima prestezza, pçr cui, per l'esecuzione di questi movimenti, il corpo deve trovarsi tutto rannicchiato e pronto per incominciare un'altra volta e contemporaneamente i due movimenti uno delle braccia e delle gambe per continuare a nuotare. § 53. Prima però di far eseguire nell'acqua contemporaneamente i movimenti delle braccia e delle gambe è necessario esercitare gÌi uomini a fare in acqua i movimenti delle due gambe, perciò ogni individuo si farà attaccare colle mani ad un pezzo di randello di legno lungo da metri 0,25 a metri 0,30 attaccato pel suo mezzo con una funice ll a ad un'abetella che si tiene galleggiante ed in traverso al fiume. Alla stessa abetella si possono fissare tanti di siffatti randelli quanti ne può contenere tenendoli distanti un metro l'uno dall'altro. § 54. Chi deve fare il movimento delle gambe si rivolge contro corrente, impugna colle due mani il randello lateralmente alla legatura fatta colla funicella che lo unisce ali' abetella, distacca i piedi dal fondo del fiume, lascia che il suo corpo tutto disteso galleggi, e tenendo sempre le braccia tese fa i movimenti delle due gambe simultaneamente. § 55. Quando l'istruttore vede che i movimenti delle gambe sono fat -
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APPENDICE
ti con una certa disinvoltura prende successivamente uno alla volta gli uomini della squadra ad esercitarli a riunire in acqua i movimenti delle braccia con quelli delle gambe, e.per ciò eseguire lascia l'individuo contro corrente, gli fa abbandonare il randello, gli sostiene la testa fuori acqua con una mano sotto il mento, coll'altra gli sostiene leggermente il corpo prendendolo alla cintura delle mutande, ma badando bene che tanto le braccia, quanto il corpo siano sempre immersi almeno per metri 0,15 sotto il pelo dell'acqua. L'istruttore sta di fianco a correggere mano mano quei movimenti che sono male eseguiti. § 56. Quando l'istruttore s'accorge che un individuo è stanco lo fa di nuovo attaccare al randello e lascia che a volontà si eserciti a fare i movimenti delle gambe; frattanto passa a far eseguire simultaneamente i movimenti delle braccia e delle gambe ad altri della sua squadra. § 57. Quando vede che i movimenti sono passabilmente eseguiti abbandona poco alla volta l'individuo prima dalla cintura e poi anche dal capo senza avvertirlo di ciò, e continuando a suggerirgli i movimenti che deve fare, osserva se riesce a tenersi a galla. § 58. Quando un individuo è riuscito a tenersi a galla contro corrente per otto o dieci movimenti di nuoto allora l'istruttore lo volge a seconda della corrente e gli fa percorrere da sè la distanza che è fra un'abetella e l'altra, standogli accanto pronto a sorreggergli il capo quando affondasse. § 59. Gl'individui che sanno percorrere al nuoto alcune volte di seguito le distanze fra due abetelle c:::onsecutive con sufficiente disinvoltura, ovvero che sanno tenersi a galla contro corrente per un minuto almeno, si faranno passare alla terza classe. § 60. Dovrassi sempre avvertire di fare bagnare il capo agl'individui quando entrano nell'acqua, e se l'istruzione si fa al sole è necessario che di quando in quando tuffino la testa nell'acqua per impedire che il sole possa produrre delle infiammazioni cerebrali. 3• Classe. § 61. L'istruzione alla 3' classe consisterà nell'esercitare a resistere al nuoto gli uomini, facendo loro percorrere dapprima successivamente tratti da 30 a 40 metri, a seconda della corrente, coll'istruttore al fianco; quando poi questi tratti sono percorsi con fac ilità allora si faranno nuotare gli uomini a tre o quattro alla volta, esigendo che si tengano allineati. Si faranno poi progressivamente altri esercizi, alternandoli fra di loro a seconda del progresso che fanno nel nuoto. Tali esercizi saranno i seguenti: a) Nuotare contro corrente; b) Traversare la corrente nuotando rivolti a monte; e) Traversare la corrente nuotando rivolti a valle; d) Tuffarsi a capo in giù; e) Prendere qualche oggetto sul fondo del fiume, come ciottoli, sabbia, ecc.;
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f) Corse di gara nuotando a seconda della corrente; g) Nuotare sul dorso. § 62. Per insegnare bene a tuffarsi nell'acqua a capo in giù l'istruttore farà disporre uno per volta gli uomini sull'orlo di un piano sporgente nell'acqua, e non più elevato dal suo pelo di metri 0,50 a metri 0,80 per le prime volte; farà loro portare il piede sinistro sull'orlo, il destro indietro a metri 0,60 circa di distanza, le braccia tese in alto colle palme delle mani che si tocchino. Quindi avverte che per gittarsi in acqua da tal posizione devesi inclinare il corpo avanti, alzando la gamba destra, continuando a tenere le braccia e mani tese al di sopra del capo, e dare colla gamba sinistra una forte spinta contro del piano su cui posa il piede sinistro nel momento in cui il corpo trovasi inclinato in avanti di circa 45 gradi colla verticale; la gamba sinistra dev'essere ben distesa mentre si alza la gamba destra e si lascia inclinare il corpo in avanti. Dopo aver data col piede sinistro la forte spinta contro l'orlo del piano su cui posava il piede, la gamba sinistra si riunisce alla destra mentre sono ancora in aria . Per mezzo dei movimenti ora descritti il corpo entra in acqua con un' inclinazione di circa 45 gradi coll 'orizzontale e col capo pel primo, e si evita così di urtare la superficie dell'acqua con tutta la lunghezza del corpo, urto che può produrre sconcerti nella salute dell'individuo. § 63. È necessario che i pontieri diventino talmente famigliari con questo modo di tuffarsi a capo primo da preferirlo poi a qualunque altro ogni qual volta dovranno gettarsi a nuoto, essendo questo il più vantaggioso di tutti. § 63 bis. Il nuotare sul dorso, assai comodo in mare, torna vantaggioso anche a chi nuota in un fiume, specialmente per discendere a seconda della corrente. Per insegnare questo modo di nuotare si disporrà il nuotatore in uno scompartimento in cui l'altezza dell'acqua non superi metri 1,20, col viso rivolto a monte; l'istruttore avverte il medesimo che per tenersi a galla è necessario: 1° con la spinta dei piedi porti il corpo alla superficie dell'acqua, il petto in alto, immergendo la massima parte del capo onde scacciare il maggior volume d'acqua possibile, solo tenendone fuori quanto gli basta per respirare; 2° spinga in alto le reni; 3° distenda contemporaneamente le braccia portandole all'altezza delle spalle, le mani colle dita unite e leggermente piegate in forma di cucchiaio. Datigli questi primi avvertimenti l'istruttore passerà a dirgli i movimenti delle braccia e delle gambe che dovrà eseguire onde più facilmente sostenersi a galla ed accelerare il suo movimento. Supposto che il nuotatore siasi gettato all'acqua sul dorso, e che, a seconda degli avvertimenti, abbia preso la posizione superiormente indicata, il movimento delle braccia si può considerare diviso in due momenti distinti, cioè: Uno. Dare colle mani una spinta inclinata d'alto in basso, cercando di riunire le braccia al corpo; Due. Volgere le mani di piatto, staccare le braccia dal corpo riportandole all'altezza delle spalle, le palme alquanto inclinate alla superficie dell'acqua, le dita unite e leggermente piegate a forma di cucchiaio.
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APPENDICE
Il movimento delle gambe è analogo a quello descritto al § 46, coll'avvertenza però che i movimenti uno e due delle gambe vogliono essere eseguiti contemporaneamente al movimento uno delle braccia, e che if movimento tre delle gambe vuole essere eseguito contemporaneamente al movimento due delle braccia. L'istruttore quando abbia dati questi avvertimenti insegnerà praticamente ad un individuo per volta la spinta da darsi coi piedi onde portare il corpo alla superficie dell'acqua, avvertendolo di tenere in quel momento chiusa la bocca . In questo primo movimento il capo quasi sempre resta per qualche istante coperto dall'acqua, ed il tenere la bocca aperta tornerebbe di grave danno alla respirazione. In principio i 'istruttore con una mano posta sotto il dorso del nuotatore Io sosterrà, togliendola allorchè lo creda capace di sostenersi senza il suo aiuto, facendogli ancora solamente le osservazioni necessarie ad eseguire i movimenti con maggior precisione e faci lità. § 64. In questa classe un istruttore ogni 10 o 15 individui può bastare, non trattandosi che di correggere qualche movimento, servire di esempio agli altri e mantenere l'ordine e la disciplina durante gli esercizi . 2• Classe. § 65. L'istruzione di questa classe consisterà nel perfezionare quanto si è insegnato nella 3" classe in modo da eseguire consimili esercizi in circostanze più difficili, e per abituare gl' individui a resistere lungamente nel nuoto. § 66. Oltre agli esercizi che si praticano dalla 3' classe si faranno ancora i seguenti: a) Far nodi sott'acqua, gettando un'ancora nel fiume dove la profon. dità sia superiore a metri 1, 70, e quindi con una fune in mano tuffarsi nell'acqua e fare il nodo d'ancora alla Cicala; b) Gettare nel fiume dove la profondità è superiore a metri 1,70 un corpo pesante, farlo quindi raccogliere e portarlo a riva. Per esempio, una granata da cent. 22, una palla da cannone da 32 o da 24 sono oggetti adattatissimi; e) Tuffarsi in acqua da altezze gradatamente crescenti sino a 4 metri dal pelo d'acqua; d) Percorrere lunghi tratti a nuoto; e) Nuotare cogli abiti; f) Fare evoluzioni della scuola di sezione nuotando quando si abbia l'opportunità di fare la scuola di nuoto in acqua stagnante.
1• Classe. § 67. Quelli di 1• classe che non sono impiegati come istruttori nelle altre classi saranno esercitati nei differenti esercizi descritti per la 2• classe, esigendo che vengano ·e seguiti con maggiore eleganza e maestria. Si eserciteranno inoltre più specialmente nel nuotare sott'acqua e nel ri-
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manere sul fondo del fiume per compiervi svariate operazioni, come sarebbe smuovere oggetti pesanti per poterli poi legare ed estrarre dall'acqua, ecc. ART. III.
DISPOSIZIONE DEL LOCALE PER L' INSEGNAMENTO. § 68. Affinchè la scuola di nuoto si possa fare con profitto è necessario che la località in cui deve eseguirsi sia convenientemente preparata onde sia in primo luogo rimosso qualsiasi pericolo di sinistri accidenti, e ciò si otterrà scandagliando il letto del fiume e scegliendo un sito in cui sia piano e regolare il fondo, e poca la velocità della corrente; in secondo luogo vi sia una profondità d'acqua conveniente, adatta alle diverse classi; in terzo luogo che ogni classe possa facilmente essere sorvegliata dagli uffiziali direttori di tale scuola. § 69. Le profondità d'acqua che più convengono per le diverse classi sono : Da metri 1 a metri 1,20 per la 4· classe; Da metri 1,20 a metri 1,40 per la 3• classe; Di 2 metri e oltre per le altre due classi. § 70. Il sito in cui devesi effettuare la scuola di nuoto, affinchè possa essere ben sorvegliato, dovrà essere separato in distinti scompartimenti fatti con piccoli ponti o passerelle sostenuti da palafitte o da sostegni galleggianti, secondo che il pelo d'acqua è o no soggetto a sensibili variazioni improvvise. § 71. Tali passerelle fra uno scompartimento e l'altro servono non solo a dividere il locale in vari scompartimenti, ma anche a permettere che g li istruttori possano ovunque scorgere i nuotatori e correggere incessantemente i loro movimenti. § 72. Gli scompartimenti per la 4• classe potranno essere lunghi, nel senso dellà porrente, da 10 a 12 metri e nel senso perpendicolare quanta è la lunghezza delle abetelle o fusti che s'impiegano per attaccarvi i randelli per l'esercizio del movimento delle gambe. § 73. Gli scomparti delle 3' classe possono essere lunghi d,a 30 a 50 metri, e larghi tanto che basti perchè siavi sufficiente spazio per gli uomini che vi si devono esercitare. § 74. Per la 2• classe e per la l' classe può anche essere inutile il limitare il sito con scompartimenti quando ciò non sia reso indispensabile dalla località per evitare possibili sinistri accidenti. Generalmente può bastare una o due barche equipaggiate da abili barcaiuoli, i quali veglino a valle del sito destinato per gli esercizi. § 75 . Le figure 1, 2, 3, e 4 possono servire di norma alla formazione di uno stabilimento diviso in scompartimenti per la scuola di nuoto di 200 uomini. Le passerelle e tutte le divisioni degli scompartimenti si suppongono fatti con fusti di abete bianco o con abetelle dello stesso legno, il tutto galleggiante ad uso di zattera.
APPENDICE
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Nelle suddette figure: (Vedi fig . pag. 130).
A Rappresenta uno scompartimento per la 1" e 2• classe, lungo circa 100 metri; in esso si suppone la profondità sia generalmente superiore a metri 1,70. B e C rappresentano due scompartimenti per la 3• classe, e si suppone che in essi la profondità massima non superi i metri 1,40. d,d ... rappresentano piccoli scompartimenti fatti con abetelle distanti fra di loro di 10 a 12 metri. A ciascuna abetella sono attaccati dei manubri per mezzo di funicelle per facilitare il movimento delle gambe come è indicato al § 53 . Lo scompartimento è trattenuto contro corrente ed a sito mediante palafitte e funi d'ancora convenientemente disposte.
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DOCUMENTO N.
2
(da Istruzioni per gli esercizi ginnastici ad uso dei Corpi di R. Truppa, Firenze - Torino 1865, pp. 3-5).
NORME GENERALI. PER L'ISTRUTTORE DI GINNASTICA L Il vestire degli uomini sarà il più spedito possibile; la calzatura senza speroni, i calzoni senza staffe, il collo libero o con un semplice fazzoletto, il capo scoperto, la giubba sbottonata, o meglio deposta, se lo permette la stagione. 2. Ogni lezione principierà coJle esercitazioni elementari, cominciando da quelle delle estremità inferiori. 3. L'istruttore farà precedere ad ogni comando una breve spiegazione, accompagnata dall'esecuzione del movimento fatto da lui medesimo. Egli dovrà esigere che ciascuno eseguisca l'esercizio indicato colla maggior forza e precisione. 4. Onde meno stancare gli uomini e rendere più profittevoli gli esercizi ginnastici, questi si dovranno far succedere in modo che l 'attività muscolare venga eccitata gradatamente, crescendo sino verso la metà dell'istruzione e vada quindi decrescendo sino verso la fine, onde evitare che il repentino riposo, dopo violenti esercizi, influisca svantaggiosamente sulla salute degli uomini. 5. Uno stesso esercizio non verrà ripetuto più di tre volte consecutive. Gli esercizi faticosi verranno alternati con quelli che lo sono meno. 6. L'istruttor.e avrà sempre i dovuti riguardi verso quegli individui i quali, per conformazione naturale, per età avanzata o per mala salute, si trovano meno disposti, prestando loro, ove ne faccia d'uopo, il necessario aiuto. Nella scuola di ginnastica si osserveranno accuratamente le norme di quest'Istruzione e le avvertenze in essa prescritte nello scopo di antivenire ogni sinistro. È vietato qualunque esercizio che non sia stabilito dall'istruzione ora detta. I Comandanti del Corpo avranno segnatamente l'occh io allo scopo della scuola, che è quello di una generale, discreta, uniforme istruzione estesa a tutti i soldati, in modo di accrescerne in tutti la forza, la sveltezza ed il coraggio. Saranno soltanto esenti dagli esercizi ginnastici i convalescenti, i militari d'età avanzàta e coloro che per difetti od indisposizioni abbisognino, giusta il parere dei medici militari, di qualche esenzione temporanea<1).
O) I quattro ultimi capoversi corrispondono all'articolo 216 del Regolamento di Disciplina Militare per la Fanteria, ed all'art. 234 del Regolamento di Disciplina Militare per la Cavalleria.
APPENDICE
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(idem, "Esercitazioni alla capra" e "Esercitazioni di corsa e di salto", pp. 137-166). CAPO IV. ESERCITAZIONI ALLA CAPRA (2). 380. Gli attrezzi necessari sono: Una capra compita; Tre funi liscie; Una fune a nodi; Un sacco ripieno di sabbia; Una pertica. 381. La capra è formata con tre abetelle di larice, oppure di abete bianco di buona qualità, unite da un cappello. Le tre abetelle si chiamano gambe della capra. Questa è alta sei metri, le gambe sul terreno sono pure distanti sei metri l'una dall'altra. Ogni gamba è tenuta fissa al cappello mediante un congegno. Tre cordicelle lunghe 5m,60, terminate con fibbie, sono tese da una gamba all'altra vicino al terreno per impedire alle gambe di scostarsi eccessivamente. Ogni gamba, vicino alla piccola estremità, ha una corona di tacchetti su cui posa il cappello, ed un anello in cui passa il congegno che l'assicura al cappello; alla grossa estremità ha un gancio cui si attaccano 1~ fibbie delle cordicelle. If cappello è di noce bianca; la sua forma è triangolare, ha una cam panella pendente in mezzo cui vengono attaccati i ganci delle funi ed una camera fissata contro un lato per farvi passare la pertica. Nel cappello sono praticati tre fori obliqui per passarvi le gambe, e corrispondentemente ai medesimi sono fissati i congegni che impediscono alle gambe di sortire dai fori del cappello. Le funi sono del diametro da Om,036 a Om,40. Esse hanno un gancio in ferro ad un'estremità. Delle tre funi lisce due sono lunghe 15m, ed una lunga Sm ,50 sarà terminata con fibbia all'estremità senza gancio. La fune a nodi sarà parimenti lunga Sm,50; i nodi disteranno di Om,40. La pertica è di larice (abete rosso) senza grossi no di, lunga 7m e del diametro di Om,07 in calcio, e cli Om,05 in punta. 382. Le varie parti della capra e gli altri attrezzi sono portati dai soldati componenti una squadra. 383. Per formare e drizzare la capra l' Istruttore dispone sul terreno due gambe colle piccole estremità vicine, e distanti 6m alla grossa estremità; presenta il cappello, con un vertice sul terreno e dalla faccia cui è fissata la campanella alla piccola estremità delle gambe, che introduce nei fori superiori e fissa al cappello passando il gancio del congegno, prima nell ' anello della gamba, e poi nell ' anello scorrevole del congegno stesso; attacca la fune a nodi alla campanella del cappello e (2) Queste esercitazioni non s aran no praticate nei Corpi d i cava lleria (Circolare ministeriale N. 107, 9 dicembre 1856).
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la stende frammezzo alle due gambe; dispone quindi un soldato alla grossa estremità d'ogni gamba, il quale premendo sulla medesima dovrà impedirle di scorrere sul terreno; colloca due soldati alla piccola estremità d'ogni gamba vicino al cappello; l'Istruttore con un altro soldato si portano aJI'estremità libera della corda a nodi. Al comando - attenti - forza - i soldati che sono aJia piccola estremità delle gambe le sollevano insieme al cappello, e facendo forza la drizzano camminando verso la grossa estremità; [' Istruttore ed il soldato, posti al cappio libero della fune a nodi, aiuteranno tenendola ed allontanandosi. Le due gambe saranno tenute verticali dai soldati che le hanno drizzate. L'Istruttore farà poi drizzare analogamente dai tre soldati restanti la terza gamba che introdurranno nel foro del cappello; fisserà tosto le fibbie delle cordicelle ai ganci delle gambe che farà scostare finchè le cordicelle siano tese e se il sito lo permette, farà praticare un piccolo scavo di pochi centimetri ove allogare le estremità delle gambe. Manderà quindi un soldato in cima della capra, facendolo salire per la fune a nodi, onde passare il congegno nell'anello della terza gamba. Prima di drizzare la capra è necessario che l 'Istruttore introduca il gancio del congegno nella piccola camera fissata ad un lato del cappello onde evitare che impedisca l'allogamento della terza gamba nel foro, quando la ca pra è drizzata. 384. L'Istruttore, per evitare gravi accidenti, non farà mai eseguire esercizi alla capra senza che le gambe siano tutte e tre ben assicurate al cappello con i congegni. 385. I soldati sono collocati in circolo attorno alla capra; tre di essi staranno presso alle gan1be per prevenire ogni accidente. Gli esercizi verranno esegui.t i da un soldato per volta. 386. ESERCIZIO 1. Salita e discesa per la fune a nodi. Il soldato impugna la corda al di sopra del capo, le braccia alquanto piegate; facendo una spinta sulle due gambe, e con sforzo delle braccia viene ad appoggiarè simultaneamente i piedi sul primo nodo stringendo la fune fra i medesimi; si raddrizza quindi sulle gambe, trasporta le mani nuovamente al di sopra del capo, e continua così sin presso il cappello. Per discendere, piegando sulle gambe, abbassa le mani sino all'aÌtezza delle ginocchia, stacca i piedi dal nodo, e stendendo lentamente le gambe e le braccia, appoggia i piedi sopra uno dei nodi inferiori il più basso possibile. Piegandosi nuovamente continua il movimento sino a terra. In principio la fune sarà tesa sospendendo alla fibbia il sacco ripieno di sabbia. 387. I soldati verranno poi esercitati a discendere per una delle gambe della capra. A tale uopo l'Istruttore insegnerà loro, essendo a terra, a passare dalla fune aJia gamba, nel modo seguente. Il soldato a terra impugna la fune colle due mani all'altezza de lle spalle, si avvicina così ad una gamba della capra, con una mano abbandona la fune e afferra la gamba della capra ali' altezza del capo staccando nello stesso tempo i piedi da terra e stringendoli contro la fune; slancia quindi le due gam-
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APPENDICE
be contro la medesima incrocicchiandole una dietro e l'altra avanti, dopo di che l'altra mano abbandona la fune e si trasporta anch'essa alla gamba della capra. In tal posizio~e il soldato si regge un momento alla gamba della capra quindi scende a terra lasciando scorrere le gambe, e trasportando le mani alternativamente in basso. 388. ESERCIZIO 2. Salita per la fune a nodi e discesa per la pertica o gamba della capra. Il soldato, dopo di esser salito come al N . 386 passa una delle gambe della capra nel modo indicato nel N. 387, e discende a terra lungo la medesima, lasciando scorrere le gambe e trasportando le mani alternativamente in basso. 389. ESERCIZIO 3 . Salita e discesa per la fune liscia. Prima di fare eseguire quest'esercizio l ' Istruttore manderà uno dei più destri della squadra a togliere la fune a nodi, rimpiazzandola colla liscia, che si sarà portata seco, appesa pel gancio aJla cintura dei pantaloni. Da principio la fune liscia sarà tesa, sospendendo alla fibbia il sacco ripieno di · sabbia. In questo caso il soldato impugna la fune al di sopra del capo e la stringe colle gambe, incrocicchiandole una davanti e l'altra dietro; in tal posizione, piegando le braccia e le gambe, solleva il corpo lasciando scorrere le gambe lungo la fune, quindi stringendo colle gambe nuovamente la fune, raddrizza il corpo e trasporta le mani una dopo l'altra al di sopra del capo colle braccia leggermente piegate; ripete quindi il movimento continuandolo sino presso il cappello. Per discendere abbassa le mani una dopo l'altra, e lascia scorrere le gambe, che stringeranno di nuovo la fune quando le braccia saranno tese. Continua così il movimento sino a terra. In questo movimento si dovrà avvertire di non lasciar strisciare le mani sulla fune, ma sempre abbassarle una dopo l'altra. L'istruttore farà poi ripetere lo stesso esercizio togliendo il sacco. In questo caso però il soldato, passata la fune fra le coscie, incrocierà le gambe, e stringerà la fune frammezzo ai piedi. In tal modo i piedi la toccheranno col loro Iato esterno. Qualora si facesse uso d'una fune di diametro minore di Om,030, allora passata la fune fra le coscie, le si farà dare un giro in spirale attorno ad una gamba in modo che venga, in fine del giro, a passare sopra il piede, dove verrà tenuta ferma coll'appoggiarvi fortemente sopra l'altro piede colla punta in dentro. Sia neJl'uno che nell'altro di questi due ultimi modi descritti, si dovrà, ad ogni passo della salita, cedere la fune allargando alquanto le gambe e rimetterlo tosto nella posizione descritta, appena che, piegate le braccia, si sarà sollevato il corpo. In ogni caso si discenderà sempre dalla fune nel modo con cui si è salito, avvertendo di non lasciare strisciar le mani sulla fune. 390. ESERCIZIO 4. Salita per la fune liscia, e discesa per la pertica o gamba della capra. Si eseguisce analogamente al N . 388. 391. ESERCIZIO 5. Salita e discesa per la pertica o per una delle gambe della capra. Si eseguisce analogamente alla salita e discesa per
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la fune liscia tesa. 392. ESERCIZIO 6. Salita per la pertica o per una delle gambe della capra e discesa per un'altra gamba o fune. Si eseguisce analogamente al N . 388. ~ 393. ESERCIZIO 7. Salita per la pertica o per una delle gambe della capra sin sopra il cappello. Quando il soldato sarà arrivato nel modo sinora praticato, sin presso il cappello, servendosi della parte di pertica che sopravanza al medesimo, cercherà di rizzarsi in piedi sul cappello, tenendosi per maggior precauzione con una mano all'estremità della pertica. L'Istruttore in questo caso farà tener ferma l'estremità inferiore della pertica; 394. ESERCIZIO 8. Salita per la fune liscia tesa obliquamente, e discesa per funi verticali, o pertica o gamba della capra. L'Istruttore farà sospendere le due funi lunghe 15m pel gancio della campanella; i due capi liberi li farà tendere in direzione diametralmente opposta, legandoli all'altezza dell'uomo, con vari giri, ad un punto fisso, come albero, inferriata, ecc. Disposti quindi due soldati a ciascuna gamba della capra, le farà trasportare in giro finchè una di esse tocchi una delle due funi oblique; per tal modo l'altra fune si troverà egualmente distante da due gambe della capra, epperciò vi sarà meno pericolo che questa venga a rovesciarsi qualora la fune facesse delle forti oscillazioni durante la salita. Allora il soldato dispostosi a tre passi dal punto fisso della fune, e rivolta al medesimo, impugna colle due mani la fune al di sopra del capo, si mette in sospensione con una gamba ed eseguisce la salita nello stesso modo della traslocazione colle gambe alternando (N. 1.93). Giunto presso il cappello il soldato eseguisce il passaggio come al N. 388, e viene a terra(3). 395. Si darà termine agli esercizi alla capra facendo salire e discendere i soldati, colle sole braccia, per funi verticali od oblique, pertica o gamba deIJà capra. In questo movimento il soldato deve procurare di tener le gambe tese ed unite lateralmente all'ordigno. Si potranno anche far salire i soldati per la pertica od una gamba della capra, colle gambe ed una mano alla medesima e l'altra mano alla fune liscia pendente. Tutti i precedenti esercizi verranno anche esegu iti dai soldati armati. 396. Per smontare la capra si procederà in modo inverso a quello tenuto per formarla e drizzarla.
(3) Con Circolare ministeriale N. 107, 9 dicembre 1856, quest'esercizio venne soppresso .
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APPENDICE
CAPO V. ESERCITAZIONI DI CORSA E DI SALTO
C4 ).
397. Questi esercizi sono di tre specie e descritti in altrettanti paragrafi : § 1. Esercizi di corsa; § 2. » al piano d'assalto; § 3. » di salto. § 1. Esercizi di corsa. 398. Gli esercizi di corsa dovranno essere eseguiti in un sito piano, per quanto sia possibile, e largo per lo meno il doppio del fronte di una squadra; su tale sito si disporranno due segnali distanti 160 metri. Le due scalette da salto potranno servire a quest'uso. 399. Delle varie specie di corsa non si insegnerà in quest'istruzione che la corsa di resistenza. 400. Esercizio di corsa di resistenza. Quest'esercizio verrà eseguito in fine dell'istruzione giornaliera da tutte le squadre contemporaneamente. Perciò esse saranno ordinate in colonna a distanza intiera, la prima squadra all'altezza di uno dei segnali. I soldati in ciascuna squadra saranno in una sola riga a distanza d'istruzione. L'Istruttore più anziano prenderà il comando di tutta la colonna, e si terrà davanti al fronte della squadra di testa; gli altri Istruttori si collocheranno alla sinistra ed all'altezza delle rispettive squadre, servendo così di guida. Prima di eseguire la corsa conviene che i soldati stringano alquanto la cintura dei pantaloni. 401. Colonna avanti, direzione a sinistra passo di corsa. I soldati distaccano le braccia indietro tenendole leggermente piegate. - MARCHE. Partono alla corsa colla gamba sinistra e continuano in cadenza di 200 passi per minuto, lunghi Om,80. Per tal modo la suindicata distanza di 160m sarà percorsa in un minuto facendo 200 passi. Giunte le squadre all'altro segnale, con una conversione ritorneranno indietro continuando la corsa verso il segnale di partenza, ove arrivate prenderanno il passo ordinario al comando dato dall'Istruttore più anziano. 402. Durante la corsa i saldati non dovranno posare i talloni a terra, nè alzare troppo il piede nel fare il passo. Colle braccia si accompagnerà il movimento delle gambe piegando e distendendo senza rigidezza alternativamente l'avambraccio della parte opposta alla gamba che fa il passo muovendo poco la parte superiore del braccio, onde tenere bene aperto il petto. Il busto sar:à alquanto inclinato in avanti, le spalle ben aperte, la testa alta, la bocca chiusa. G l' Istruttori terranno d 'occhio le proprie squadre correggendo i soldati che fanno~i movimenti con rigidezza, piegano troppo le gambe, muovono soverchiamente le brac-
(4) Queste esercitazioni non saranno eseguite nei corpi di cavalleria (Circolare ministeriale N. 107, 9 dicembre 1856.).
'!'
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eia, accellerano troppo la respirazione; e di tutti quegli altri difetti di cui sono soggetti uomini poco esercitati. 403 . Col progredire dell'istruzione verrà giornalmente aumentata la lunghezza della corsa, facendo percorrere più volte i 160m senza interruzione. Quando i soldati siano alquanto esercitati nella corsa di resistenza, si dovrà tentare di far loro ripetere tale tratto almeno quindici volte di seguito; percorrendo così un miglio di Piemonte in un quarto d'ora. 404. L'esercizio della corsa di resistenza verrà pure eseguito dai soldati armati e col zaino. Il fucile, senza baionetta, sarà portato indifferentemente a genio od in bilancio, come meglio conviene al soldato; la mano sinistra terrà a sito la sciabola e la baionetta: il zaino sarà ben fermo contro le spalle. 405. Si eseguirà pure la corsa di resistenza su di un terreno accidentato, se vi si prestano i dintorni del sito ove s i eseguiscono gli esercizi ginnastici. § 2. Esercizi al piano d'assalto. 406. Il piano d'assalto è un tavolo largo lm e lungo tre, che può prendere varie inclinazioni da quaranta gradi a quarantacinque per mezzo di un cavalletto sottoposto. Il tavolato è formato da tavole di pioppo fissate con viti su due travicelli di larice. Il cavalletto è di quercia. 407. Sei soldati portano il piano d'assalto; quattro portano il tavolato e due il cavalletto. Giunti sul sito, i quattro posano il tavolato a terra dall'estremità cui non esiste la tavola mobile, e lo sollevano dalla parte opp0sta, finchè i due soldati che hanno portato il cavalletto possano collocare il medesimo coi perni negl'incassi del tavolato; l'Istruttore fissa subito le due catenelle del cavalletto ai ganci del tavolato e le distende facendo allontanare le gambe del cavalletto . Per le inclinazioni minori i perni del cavalletto saranno negli incassi superiori, per le maggiori inclinazioni i .perni saranno negli incassi inferiori . Col cavalletto in queste due posizioni si possono ancora gare diverse inclinazioni al tavolato, variando la lunghezza delle catene. 408. Secondo l'esercizio che vuole far esegU1ire, l'Istrutto.re fisserà la sbarra colle chiavette al l'estremità dei travicelli, oppure, tolta la sbarra, sospenderà la tavola mobile alle apposite catenelle per formare un piano orizzontale in cima al tavolato. 409. Prima di cominciare l'esercizio l'Istruttore si assicurerà se i perni e le chiavette sono ben collocate, e le catene tese ugualmente. 410. Si principieranno gli esercizi col piano aH'inclinazione minima. 411. I soldati, su di una sola riga, sono collocati a sei passi dal piano d'assalto. Gli esercizi verranno eseguiti da un soldato per volta, cominciando dalla destra, riprendendo poscia ciascuno il suo posto. 412. ESERCIZIO 1. Il soldato posto a tre passi dal piano d'assalto, parte alla corsa, appoggia il piede sinistro sul tavolato più avanti possibile, e con uno slancio obliquo della gamba destra salta a terra sui due piedi, a sinistra del tavolato.
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Si eseguirà lo stesso esercizio analogamente a destra. 413. ESERCIZIO 2 . Il soldato· fa tre passi sul tavolato cominciando col piede destro, quindi, appoggiando la mano sinistra sullo spigolo sinistro del tavolato e la destra ad un palmo di distanza sulla stessa linea, salta sui due piedi a terra a sinistra del piano d'assalto. Si eseguirà lo stesso esercizio analogamente a destra. 414. ESERCIZIO 3 . Il soldato fa due passi sul tavolato; poi si volge di fronte indietro senza traslocare i piedi, girando dalla parte del piede più basso, e salta su due piedi a terra, slanciando in avanti la gamba più alta. Questo esercizio verrà eseguito tanto a sinistra che a destra, facendo il primo passo sul tavolato colla gamba sinistra, oppure colla gamba destra. 415. Si ripeterà poi lo stesso esercizio facendo quattro passi sul tavolato; nel venire a terra però non si farà direttamente il salto, ma, si discenderà prima facendo dei piccoli passi sul tavolato come al N. 419. 416. ESERCIZIO 4 . Il piano d'assalto sarà munito della sbarra, ed avrà la tavola mobile pendente. Il soldato sale alla corsa sino in cima del piano d' assalto; afferrando colle mani la sbarra, si mette a sedere sullo spigolo del tavolato, appoggia l'asceJla sinistra sulla sbarra senza distaccarne le mani, si sospende in tal posizione alla sbarra, passa quindi in sospensione colle braccia tese e viene a terra. I soldati scenderanno pure a terra appoggiando l'ascella destra od anche le due ascelle sulla sbarra prima di venire in sospensione. L'Istruttore potrà poi farli venire direttamente in sospensione, senza appoggiare le ascelle sulla sbarra, ed in ultimo, anche senza mettersi a sedere. 417. ESERCIZIO 5 . Togliendo la sbarra, si disporrà orizzontalmente la tavola mobile, sospendendola alle catene. Il soldato sale alla corsa sino in c ima del piano d'assalto cercando di fermarsi in piedi sulla tavola mobile, senza mai aiutarsi colle mani . Postosi poi a sedere sulla medesima, viene a terra come dall'appoggio sulle due anche (Cap. I, N. 101), verranno in seguito esercitati a saltare direttamente a terra senza mettersi a sedere, regolandosi come pel salto in basso in avanti (Cap. I, N. 249). 418. ESERCIZIO 6. Il soldato sale alla corsa sul tavolato come nell'esercizio 5, poscia appoggiando convenientemente le mani sulla sbarra eseguisce il volteggio sulle due braccia a sinistra, regolandosi nello stesso modo che pel volteggio da terra ad una sola trave (Cap. I, N. 162), coll'avvertenza che però colle mani abbandoni la sbarra il più tardi possibile; prima la sinistr a e poi la destra. Ripete quindi lo stesso esercizio eseguendo il volteggio a destra. 419. ESERCIZIO 7. La squadra sarà a tre passi dietro il piano d'assalto. Il soldato si sospende alla sbarra palme in giù; piegando le coscie passa le gambe, e poi tutto il corpo, fra la sbarra e lo spigolo superiore del tavolato, si raddrizza quind i e con piccoli passi scende dal piano d'assalto, tenendo le ginocchia piegate, ed appoggiandosi su tutta la pianta del piede; terminerà la discesa con un salto su due piedi.
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420. ESERCIZIO 8. Il soldato si sospende a[la sbarra palme in giù, passa poi in appoggio sulle braccia, scavalca la sbarra e viene a terra, come nell 'esercizio antecedente. Siccome però quest'esercizio presenta una certa difficoltà, i soldati potranno da principio appoggiare i piedi sui due tacchetti del cavalletto; in seguito li appoggieranno sulle due catene, ed in ultimo non appoggeranno altrimenti i piedi, ma si disporranno bensì al disotto della sbarra colle spalle rivolta al tavolato. 421. ESERCIZIO 9. Il soldato postosi sotto alla sbarra colle spalle rivolte al tavolato si sospende alla sbarra colle palme in su, ed immediatamente, portando la testa all'indietro, solleva le gambe ed il corpo passandoli in fuori della sbarra, e viene ad appoggiarvisi sopra. Si drizza quindi in piedi sullo spigolo del tavolato, e ne discende correndo a piccoli passi. Ripete poscia lo stesso esercizio sospendendosi alla sbarra colle palme in giù. 422. L'Istruttore farà poi ripetere tutti gli esercizi al piano d'assalto aumentando progressivamente l'inclinazione del tavolato non però oltre quarantacinque gradi(5). Crescendo l'inclinazione sarà necessario che i soldati corrano con velocità crescente verso il piano, partendo da maggiori distanze, non eccedendo però i quindici passi. È regola generale, nel salire sul piano d'assalto, di fare il minor numero di passi possibile. § 3. Esercizi di salto. 423. Gli attrezzi necessari sono di due scalette da salto con piccole caviglie in ferro , una funicella lunga 12m con due sacchetti pieni di sabbia alle estremità, cinque aste di lunghezza varia da due a tre metri. 424. La scaletta da salto è formata da un montante in larice alto 2m,50; fissato sopra una base di quercia. Lungo il montante sono praticati dei fo~i distanti Om,05, cominciando da Om,30 da terra; in questi fori passa la piccola caviglia di ferro che deve sorreggere la funicella. 425. Per la funicella e le aste vedasi Tav. VI, (fig. 51 e 54). 426 . Oltre agli ordigni ora descritti, se lo permette la località, nel sito destinato pell'esercizio del salto sarà praticato un fosso lungo 6m . 427. Gli esercizi di salto sono di due specie(6):
1. Esercizi di salto in alto; 2. Esercizi di salto in largo.
( 5) Questa massima inclinazione venne fissata colla Circolare ministeriale N . 107, 9 dicembre 1856, ivi prescrivendosi che il piano orizzontale formato dalla tavola mobile in cima al tavolato, non sia elevato da terra più di 2m,20. (6) A rigore sarebbero tre le specie di salto; ma il salto in basso essendo già stato descritto ed eseguito, sia negli esercizi di equilibrio, che al piano d'assalto, non se ne fa menzione in questo paragrafo.
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428. Esercizi di salto in alto. Con questo comando i soldati sono avvertiti della specie d'esercizi che si vuol eseguire. Collocano pertanto le due scalette da salto a 12m l'una·dall'altra e tendono la funicella sulle caviglie di ferro passate nel foro più basso; la testa delle caviglie sarà dalla parte dei soldati. Queste disposizioni sono necessarie affinchè la funicella cada facilmente quando venga urtata nel salto. Le aste da salto sono poste a terra a quindici passi indietro dalla fu nicella. 429. L'istruttore dispone la squadra a tre passi dalla funicella, fa prendere le solite distanze ritraendo i numeri pari indietro che formeranno così la seconda riga. 430. Sulle due gambe. I soldati non muovono. SALTO. I soldati di prima riga, riunendo in un solo i due tempi del salto sulla gamba sinistra o destra (Parte I, N. 69 e 70), vengono a cadere sulla punta dei piedi piegando le ginocchia, ad un piccolo passo dalla funicella; ed approfittando immediatamente dell'impulsione ottenuta saltano colle gambe unite al di là della funicella, e cadono sulla punta dei piedi, le ginocchia alquanto piegate, e si raddrizzano tosto. In questo movimento le braccia che si saranno distaccate indietro per eseguire il salto sulla gamba sinistra o destra, non si slancieranno in avanti che al momento in cui si dà la spinta sulle due gambe per saltare la funicella che anzi si porteranno maggiormente indietro al momento in cui si dà la spinta sulla gamba sinistra o destra per eseguire il primo salto. A POSTO. I soldati di prima riga girando attorno alle scalette metà per parte, vanno a prendere il posto di quelli di seconda riga, i quali si avanzano a tre passi dalla funicella per eseguire al comando dell 'istruttore il salto come venne detto per la prima riga. 431. In caso venga a cedere la funicella, il primo e l'ultimo larimetteranno a sito. 432. Onde esercitare i soldati a prendere convenientemente lo slancio, partendo sia colla gamba sinistra che colla destra, l'Istruttore, prima di dare il comando, li avvertirà per alcune volte con qual gamba devono partire. 433. Sulla gamba sinistra, di fronte. I soldati non muovono. SALTO. I soldati della prima riga, riunendo in un solo i due tempi del salto sulla gamba sinistra (Parte I, N. 69), saltano al di là della funicella, procurando di piegare ben bene le gambe e le coscie; vengono a terra sulla punta dei piedi uniti piegando le ginocchia, le braccia avanti, e si raddrizzano tosto. A POSTO. Come al N .430. · 434. Sulla gamba destra difronte - SALTO ... - A POSTO . Analogamente al N. 433. 435. Sulla gamba sinistra di fianco. I soldati di prima riga si avvicinano d'un passo alla funicella, e si volgono un poco di fianco a sinistra. SALTO. I soldati di prima riga, facendo un gran passo avanti colla gamba sinistra, e con una spinta alla medesima saltano dalla parte op-
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posta della funicella, slanciando in avanti le braccia e la gamba destra, procurando di riunire le gambe ben tese al di sopra della funicella; vengono a terra di fianco, sulla punta dei piedi piegando le ginocchia, e si raddrizzano tosto. ~ A POSTO . Come al N. 430. 436. Sulla gamba destra di fianco - SALTO ... - A POSTO. Analogamente al N. 435. 437. L'Istruttore farà ripetere i precedenti esercizi, alzando gradatamente la funicella finchè i soldati non la possano più saltare. Passerà allora a farli eseguire, correndo da cinque o più passi di distanza, avvertendo di non oltrepassare i quindici passi. La corsa sarà fatta con velocità crescente, trattenendo la respirazione sin dopo eseguito il salto. Per questa seconda serie di salti i soldati verranno divisi in due sezioni, che eseguiranno contemporaneamente il salto per fila . I soldati che faranno cadere la funicella la rimetteranno a sito. Per i salti di fianco la direzione della corsa sarà obliqua. 438. È molto utile che l'Istruttore eserciti anche i soldati ad eseguire i differenti salti, facendo nello stesso tempo rotazione in avanti delle braccia. 439. Quando la funicella sarà ad un'altezza tale che i ·soldati non possano più superarla nel salto, l'Istruttore passerà ad insegnare loro il salto in alto coll'asta. E disporrà perciò la prima riga a due passi dalla funicella. 440. Esercizi di salto in alto coll'asta. Con questo comando i soldati sono avvertiti dalla spede d'esercizi che si vuol eseguire. I soldati di prima riga vanno tosto a munirsi di un'asta ciascuno, e ritornano a posto. Terranno l'asta verticale contro il fianco destro, la mano all'altezza del mento. In questo frattempo l'Istruttore abbasserà la funicella sino.all'altezza delle ginocchia per la prima volta che si farà quest'esercizio. Due numeri di seconda riga si collocheranno presso lascaletta per rimettere la funicella quando venisse a cadere . 441. Sulla gamba sinistra. I soldati portano il tallone sinistrn nel vuoto del piede destro, presentando il ·fianco sinistro alla funicella, i due piedi in squadra: le due mani impugnano l'asta, le unghie volte in su, la sinistra all'altezza della metà della coscia, la destra un poco più alta del capo. In tal posizione l'asta raderà il petto, e la sua estremità inferiore, appena staccata da terra, sarà ad un palmo avanti del piede sinistro. SALTO . I soldati portano vivamente il corpo in avanti, facendo un passo col piede sinistro, e puntano nello stesso tempo l'asta contro terra ad un palmo dalla funicella; eseguiscono immediatamente il salto con uno slancio della gamba destra ed una spinta sulla sinistra, nello stesso tempo si sollevano lungo l'asta piegando il braccio destro e distendendo il sinistro; uniscono i piedi al di la della funicella, e vengono a terra piegando le ginocchia e distaccando la mano sinistra dall'asta, e si raddrizzano tosto. In tal posizione fanno fronte alla funicella. In que-
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sto salto il corpo deve eseguire un dietro fronte, passando a destra dell'asta, e viene a cadere dalla parte opposta della funicella, ben rimpetto al punto di partenza. È necessario che nell'istante in cui il corpo passa al di sopra della funicella l'asta sia verticale. A POSTO. I soldati di prima riga cedono l'asta a quelli di seconda, e girando attorno alle scalette, metà per parte, vanno a prendere il posto dei medesimi, i quali si dispongono a due passi della funicella. 442. Sulla gamba destra - SALTO ... - A POSTO. Analogamente al N. 441. 443. L'istruttore farà ripetere i precedenti esercizi di salto coll'asta alzando gradatamente la funicella sino all'altezza del petto. La mano più bassa impugnerà sempre l'asta all ' altezza della funicella, la distanza però fra le due mani sarà costantemente la stessa. Per altezze maggiori l'Istruttore farà partire i soldati da varie distanze, avvertendoli di correre con velocità crescente verso la funicella, e di fare gli ultimi passi più lunghi. Queste distanze non, eccederanno mai i quindici passi. L'asta verrà tenuta, senza rigidezza, nella direzione della corsa, alquanto inclinata in avanti e radendo quasi terra, perciò si eseguirà la corsa un pò di fianco. Quando, oltrepassata la funicella, il corpo si rivolgerà indietro, i soldati abbandoneranno l'asta con ambe le mani. Per questa seconda serie di esercizi di salto in alto coll'asta, i soldati saranno divisi in due sezioni che eseguiranno il salto per fila; i soldati di ogni sezione faranno uso della medesima asta. 444. Essendo molto difficile prendere il conveniente slancio dalla corsa libera, l'Istruttore terrà molto tempo i soldati alla distanza di quattro passi dalla funicella, avvertendoli di fare tre passi solamente, partendo colla gamba su cui si fa la spinta per eseguire il salto. 455 . L'Istruttore volendo esercitare i soldati al salto in largo, sceglierà un sito ben piano, vi traccierà due linee parallele lunghe 12m e distanti uno e mezzo. Queste due linee rappresentando le sponde d'un fosso, l'istruttore disporrà la squadra a distanza d'istruzione a due passi da una delle due linee parallele, e comanderà: 446. Esercizi di salto in largo. Con questo comando i soldati sono avvertiti della specie d'esercizi che si vuol eseguire. 447. Sulle due gambe. I soldati non muovono. SALTO. Si eseguisce come salto in alto sulle due gambe colla differenza che i soldati portano il peso del corpo più avanti al momento che danfio la spinta sulle due gambe, per poter saltare in largo al di là dell'altra linea parallela, arrivano a terra sulla punta dei piedi, le ginocchia piegate, e si raddrizzano tosto. A POSTO. Come al N. 430. 448. Sulla gamba sinistra. I soldati non muovono. SALTO. Si eseguisce come il salto in alto sulla gamba sinistra, colla differenza che i soldati portano il peso del corpo più avanti al momento che danno la spinta sulla gamba sinistra, per poter saltare in largo al di
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là dell'altra linea parallela; arrivano a terra sulla punta dei piedi, piegando le ginocchia, e si raddrizzano tosto. A POSTO. Come al N. 430. 449. Sulla gamba destra - SALTO ... - A POSTO: Si eseguisce analogamente al N. 448. 450. L'Istruttore farà ripetere i precedenti esercizi di salto in largo, aumentando gradatamente la distanza fra le due linee parallele. Perciò farà partire i soldati da quattro o più passi di distanza, avvertendo di non oltrepassare i quindici passi; la corsa sarà fatta con velocità crescente, trattenendo la respirazione sin dopo eseguito il salto. L'Istruttore avvertirà pure i soldati, per i salti più lunghi, di slanciare il corpo anche alquanto in alto. Per questa seconda serie di esercizi di salto in largo i soldati, divisi in due sezioni, eseguiranno il salto per fila. Questi salti in largo verranno anche eseguiti con rotazione delle braccia avanti. 451. Dopo quest'istruzione preliminare pel salto in largo, l'Istruttore condurrà la squadra al fosso di cui si è fatto cenno al N. 426, passando successivamente alle varie larghezze. Il salto al fosso sarà sempre eseguito da un soldato per volta. 452. Per le larghezze maggiori del fosso, si farà anche uso dell'asta. In principio i soldati punteranno l'asta sul fondo del fosso vicino alla sponda di partenza; acquistata maggior destrezza, la punteranno quanto più possibile lontano dal punto di partenza, onde ottenere un salto più lungo. 453. Tutti gli esercizi di salto in alto od in largo senz'asta verranno pure eseguiti dai soldati armati, od anche portando pesi, come manubrii, sacchetti pieni di sa~bia ecc.
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(idem, "Regole igieniche relative agli esercizi ginnastici", pp. 222-226).
REGOLE IGIENICHE RELATIVE AGLI ESERCIZI GINNASTICI A rendere del massimo vantaggio gli esercizi ginnastici, e per evitare alcuni inconvenienti che potrebbero risultare dall'uso imprudente dei medesimi, è indispensabile che si procuri costantemente l'esatta osservanza delle seguenti regole : 1° Benchè alcuni fra gli esercizi ginnastici e specialmente gli elementari, possano senza inconveniente praticarsi in qualunque sito ed anche nell ' interno delle caserme, nullameno, quando sia possibile, si preferirà un sito all'aria aperta. È a desiderarsi che tale sito sia riparato a tramontana da muri, case, ecc., e sia ombreggiato a mezzogiorno da alberi . Si eviteranno i siti esposti ad esalazioni di acque stagnanti, letamai; ed a qualunque emanazione dannosa alla salute. Si eviteranno pure i siti troppo umidi o soverchiamente battuti dai venti; 2° L'istruzione per g li esercizi ginnastici non avrà mai luogo nelle prima due ore dopo il rancio. 3° Non si lascieranno mai esercitare uomini alterati dal vino. 4° Si proibirà assolutamente ai soldati di bere durante l'istruzione, e si consiglierà loro di astenersene quando sia finita l'istruzione, sintantochè il loro corpo non sia tornato allo stato normale . 5° Quando la temperatura è piuttosto fredda non si farà deporre ai soldati la giubba o tunica che dopo aver eseguiti alcuni esercizi elementari; e nell'inverno i soldati indosseranno sempre il farsetto di maglia. Gli abiti verranno sempre deposti in luogo asciutto. 6° La cintura dei calzoni non sarà troppo stretta ai fianchi. Le cinture larghe, dure, poco cedevoli o munite di grosse fibbie, possono essere molto dannose. La calzatura dovrà essere ben adattata ed assicurata al piede. 7° Appena terminata l' istruzione i soldati dovranno indossare la tunica o giubba, nè la deporranno sinchè il corpo sia ritornato al suo stato normale. 8° Durante l'istruzione non si permetterà ai soldati di sdraiarsi sull'erba, sabbia ecc., e la temperatura essendo fredda, si eviterà di far rimanere fermi i soldati dopochè ·avranno già eseguito qualche esercizio. 9° Ogni qual volta un individuo viene, per caduta od in altro modo, ad incontrare una qualche lesione delle membra, non conviene di esercitare (come ordinariamente si usa) su lle medesime delle violenti e lunghe stirature; una tal pratica, che può in alcuni casi riuscire utile, è in molti casi più di grave danno. Nelle circostanze perciò in cui si sospetta di una contorsione, d'uno stiramento, d'una dislocazione, quan-
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do non vi sia pure una ferita esterna, converrà (in assenza del chirurgo del corpo) limitarsi a fare frequenti bagnature con acqua vegetominerale, con soluzione di tintura d'arnica nel! ' acqua; e quando queste sostanze non s'abbiano in pronto, si adoprerà acqua ed aceto,~o semplicemente acqua fredda. Quando vi sia una ferita esterna converrà lavarla con semplice acqua, procurando di esportare la terra, sabbia od altri corpi che vi si fossero introdotti, senza però esercitare la menoma violenza; si coprirà quindi la ferita con un pannolino soffice, spalmato d'unguento refrigerante, di burro od olio fino, e si eserciterà poscia con fascie o fazzoletti una leggera pressione. Nel caso che vi fosse una rilevante perdita di sangue, senza praticare troppe lavature, si eserciterà una pressione alquanto sostenuta, e si renderà immediatamente avvisato il chirurgo del corpo. Qualunque soldato che, nel praticare gli esercizi ginnastici, venisse a provare un qualche accidente, anche di non grave rilievo, dovrà immantinente renderne informato il proprio Istruttore, il quale ne farà tosto rapporto; e non si dovrà ritenere come avvenuto in tale istruzione qualunque accidente che venisse più tardi accusato. Prima d'incominciare il corso annuale dell'istruzione ginnastica verrà fatta dal chirurgo una diligente visita su tutti i soldati del corpo, per esaminare quali tra essi abbisognino di esser provvisti di cinti, bendaggi, sospensori, od altri simili sussidi, e quali debbano essere esentati per infermità già troppo pronunziate, come varici, ernie, ecc. Il chirurgo del corpo potrà far dispensare dall'istruzione i soldati usciti dall'ospedale per un numero di giorni maggiore di quello stabilito per la convalescenza. Si procurerà di incoraggiare con moderazione e colla massima prudenza gl'individui che ne!Ì'accingersi ad eseguire i salti od esercizi più rischiosi dimostrassero titubanza o timore, ma giammai vi saranno forzati. Nessun convalescente di grave malattia dovrà riprendere gli esercizi ginnastici se non previo il parere favorevole del medico di reggimento, ed anche in questo caso dovrà incom'inciare dagli esercizi più facili per passare progressivamente a quelli più difficili a cui forse era già abituato prima della malattia. ' Finalmente i comandanti dei corpi si adopereranno in modo che, mercè la varietà e la graduazione delle esercitazioni, il soldato, anzichè un servizio grave e faticoso, consideri la scuola di ginnastica qual passatempo (Nota ministeriale N. 232 delli 26 dicembre 1885).
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DOCUMENTO N.
3
(dall'Allegato della Nuova Edizione del Regolamento di esercizi e di evoluzioni per la fanteria, 1876, "Descrizione degli ordigni ", pp. 43-47). Descrizione degli ordigni.
95. Per questa istruzione occorrono: 1° La trave. 2° La stanga. 3° La capra. 4° Le scalette pel salto. 5° Un fosso.
Trave. 96. La trave consiste in una abetella di larice od abete rosso, ben dritta e senza grossi nodi, colla superficie unita, ben scortecciata, e verniciata, della lunghezza da 9 a 12 metri, avente Om,24 di diametro alla grossa estremità e Om,16 alla piccola; alla trave vanno unite due scalette con caviglie di ferro su cui si appoggia. [ ... ]. Stanga. 97. La stanga consiste in una o più travicelle di larice rosso o frassino, lisce e senza grossi nodi, a sezione rettangolare di Om,05 per Om,10 con spigoli smozzati, la cui lunghezza sia complessivamente da 8 a 12 metri. Quest'ordigno si stabilisce lungo le pareti di muri, distante da questi di l m,40 ed alto dal suolo circa 2m,30 con una pendenza del 2%. La stanga appoggia sopra modiglioni di legno infissi nel muro ad intervalli di 2 metri l'uno dall'altro, e rafforzati superiormente da saette di ferro [ ... ]. Capra. 98. La capra è formata con tre abetelle di larice, oppure di abete bianco di buona qualità, unite da un cappello. Le tre abetelle si chiamano gambe della capra. Questa è alta sei metri; le gambe sul terreno sono pu re distanti 6 metri l'una dall ' altra; ogni gamba è tenuta fissa al cappello mediante un congegno; tre cordicelle lunghe 5m,60 terminate con fibbie sono tese da una gamba all'altra vicino al terreno per impedire alle gambe di scostarsi eccessivamente; ogni gamba, vicino all 'estremità p iccola, ha una corona di tacchetti su cui posa il cappello ed un anello in cui passa il congegno che lo assicura al cappello; alla grossa estremità ha un gancio cui si attaccano le fibbie delle cordicelle. Il cappello è di noce bianco di forma triangolare; ha una campanella pendente in mezzo, alla quale vengono attaccati i ganci delle funi, ed una camera fissata contro un lato per farv i passare la pertica; nel cappello
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sono praticati tre fori obliqui per passarvi le gambe e corrispondentemente ai medesimi sono fissati i congegni che impediscono alle gambe di sortire dai fori del cappello [ ... ]. 99. Alla capra vanno uniti: .., 1 ° Una pertica. 2° Una fune a nodi. 3° Una fune liscia. 4 ° Un sacco ripieno di sabbia. 5° Una funicella. La pertica è di larice senza grossi nodi, lunga 7 metri e del diametro di Om,0, 7 alla grossa estremità, e di Om,05 alla piccola. Le funi sono del diametro da Om,036 a Om,040, e della lunghezza ciascuna di Sm,50; in quella a nodi, questi disteranno di Om,40 l'uno da II 'altro. Il sacco vuoto deve essere della larghezza di Om,45 per Om,66 di altezza. La funicella è lunga 12 metri, del diametro di Om,008, e serve a facilitare il drizzamento della capra.
Scalette pel salto. 100. Le scalette pel salto sono di larice, lunghe lm,60 e fissate sopra una base di quercia. Lungo le medesime sono praticati dei fori distanti Om,05 l'uno dall'altro, cominciando da Om,50 da terra [ ... ] . Ad esse va unita una funicella lunga circa 6m con due sacchetti pieni di sabbia alle estremità, e due caviglie in ferro . Le scalette si dispongono verticalmente distanti da 5 a 6 metri l' una dall'altra[ ...]. Fosso. 101. Il fosso può essere a gradini o a sponde parallele. Quello a gradini è lungo 6m, largo da 2 a 4 metri, e profondo alla sponda di pa'rtenza Om,75 [... ]. Il fosso ·a sponde parallele è lungo 4m, largo 5m e profondo alla sponda di partenza Om,75. Ai lati di questo ed a Om,20 dal terreno si fissano due aste graduate lunghe 3m, a sezione quadrata di Om,10. Una funicella lunga 5m con alla estremità 2 sacchetti ripieni di sabbia, serve a determinare la lunghezza del salto[ ... ]. La sponda di partenza dev 'essere munita di un dormiente al ciglio superiore, e le scarpe rivestite in legno o in muro. La sponda d'arrivo dev'essere ricoperta da uno strato di sabbia da Om,20 a Om,30.
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APPENDICE
DOCUMENTO N. 4
(dall'Istruzione per le Compagnie dei ciclisti, 1904, "Generalità", pp. 1-5).
ISTRUZIONE PER LE COMPAGNIE CICLISTI Generalità 1. le compagnie ciclisti sono riparti di fanteria forniti da un celere
mezzo di trasporto individuale. Ben costituite, ben istru ite e opportunamente impiegate, esse possono rendere in guerra importanti servizi. 2. Senza escludere che i riparti ciclisti possano eventualmente operare in concorso colla fanteria, specialmente quando questa non sia sussidiata da cavaJleria, si dovrà tuttavia considerare come normale il loro impiego in concorso colla cavalleria; 3. Nell'impiego dei riparti ciclisti si deve in primo luogo aver riguardo alle speciali loro caratteristiche, che sono date dalla possibilità di svolgere un'efficace azione di fuoco e dalla attitudine a percorrere celermente e con minimo sforzo anche grandi distanze, attitudine che è massima su buone strade e che scema però più o meno sensibilmente, fino ad essere anche paralizzata, su strade cattive o in aperta campagna; ed in secondo luogo si deve aver riguardo alla loro forza numerica. 4. Le speciali caratteristiche anzidette rendono i riparti ciclisti eminentemente atti a portare il loro concorso nelle operazioni più svariate della cavalleria, ma non ad operare con questa in un rigido inquadramento. Incolonnati con la cavalleria durante le marce, o come parte del grosso della colonna o come avanguardia, essi non potranno utilizzare la loro maggiore celerità e sarebbero certamente di ingombro, tenuti troppo sottomano durante il combattimento, essi non potrebbero concorrere efficacemente nella azione perchè in tal caso dovrebbero appiedare e, manovrando come ordinaria fanteria, non sarebbero più in grado di secondare con i loro rapidi movimenti nè le masse di cavalleria, nè l'artiglieria a cavallo. Affinchè i riparti ciclisti possano prestaré la valida cooperazione di cui sono capaci, è perciò necessario che essi abbiano sempre compiti speciali, che permettano loro di muoversi e di manovrare con una certa in dipendenza e a conveniente distanza dalla massa di cavalleria: che in sostanza essi abbiano in comune con la cavalleria soltanto il concetto dell'azione e possano del resto esplicare liberamente le particolari loro attitudini nell 'eseguimento del compito a loro assegnato. Tale compito deve essere sempre espresso in termini ben chiari e precisi nelle disposizioni che il comandante la cavalleria darà in ogni singolo caso al comandante del riparto ciclisti; ma si dovrà evitare con cura che queste disposizioni degenerino in prescrizioni troppo minute,
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per non togliere al comandante stesso la necessaria libertà nella scelta dei particolari di esecuzione; 5. La esiguità della forza dei riparti ciclisti, quale è fissata dalla presente Istruzione, consiglia di impiegarli per quanto è>possibile riuniti, e perciò è assolutamente da evitarsi di affidar loro missioni accessorie, come servizi di staffetta, di gruppi di collocamento o di pattuglia, a benefizio di altri riparti; servizi che possono essere disimpegnati o dai ciclisti dei corpi e comandi o dalla stessa cavalleria. Nè conviene adibire i riparti ciclisti al servizio di avanscoperta propriamente detto, affidando loro settori della fronte di avanscoperta, perchè tale servizio è da considerarsi di esclusiva spettanza della cavalleria, siccome la sola che possa disimpegnarlo in ogni circostanza anche su larga fronte o in un terreno povero di comunicazioni, o battuto da riparti nemici. Ciò non esclude che i riparti ciclisti possano molto efficacemente essere utilizzati nell'avanscoperta; essi sono anzi molto atti ad eseguire ricognizioni, o aggiramenti o ad occupare posizioni, anche a grande distanza sulla fronte o sui fianchi della cavalleria, appunto in virtù della celerità di spostamento di cui godono, la quale consente loro non solo di percorrere in breve tempo grandi distanze, ma anche di sottrarsi occorrendo alle minacce della cavalleria nemica, e quindi di non preoccuparsi troppo dell ' isolamento. 6.Fra i servizi che il riparto ciclisti potrà essere chiamato a prestare, operando in concorso con grossi riparti di cavalleria, sono prevedibili i seguenti: a) In marcia : portarsi celermente innanzi o sui fianchi per occupare favorevoli posizioni a protezione della.cavalleria impegnata nel passaggio di strette, o comunque impossibilitata ad esplicare tutta la sua azione. b) Nell'avanscoperta: spingersi innanzi al fronte degli squadroni esploranti, anche a grande distanza, sia per ricercare il contatto del nemico, sia per prevenirlo nella occupazione dei punti di speciale importanza, sia per eseguire larghi aggiramenti. c) Nel combattimento: occupare qualche punto importante del campo d'azione, quale perno di manovra e di appoggio agli squadroni manovranti; coprire a distanza sul fianco le colonne d'attacco o l'artiglieria; agire sui fianchi della cavalleria avversaria per disturbarne lo schieramento; d) Nei movimenti in ritirata : ritardare l'avanzata del nemico, tenendosi colle ultime truppe e valendosi della propria attitudine speciale a prendere posizione, agire e quindi, a tempo opportuno, celermente sottrarsi al nemico. e) Nelle soste: Concorrere al servizio di vigilanza, specialmente durante la notte. f) In qualunque caso:, poi, volgere a profitto delle truppe, colle quali trovasi ad operare, le proprie attitudini ai lavori da zappatore e al servizio telegrafico. 7. I molteplici còmpiti che un riparto ciclisti può essere chiamato a
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disimpegnare rendono necessaria negli ufficiali la perfetta conoscenza delle norme generali per l'impiego tattico per le grandi unità di guerra ed una speciale pratica delle operazioni che incombono alla cavalleria. Un comandante di riparto ciclisti dovrà avere tanta familiarità colle manovre e coll'impiego della cavalleria, così da intuirne l'azione e da potere operare in conseguenza, anche se privo d' ordini. Anche gli uomini di truppa, e specialmente i graduati, debbono possedere sufficienti cognizioni circa il modo di combattere della varie armi. Sarà perciò necessario non perdere alcuna occasione di far intervenire i riparti ciclisti a manovre di largo svolgimento, specialmente in unione colla cavalleria. 8. Per conferire alle truppe ciclisti la scioltezza, autonomia ed elasticità, la presente istruzione prescrive: Armamento ed equipaggiamento Jeggieri ma sufficienti per la pluralità dei casi di azioni isolate; Evoluzioni semplicissime. Le istruzioni debbono essere impartite in modo semplice e pratico, ricordando sempre che si vogliono avere dei ciclisti e non dei corridori da pista o degli acrobati, e che la disciplina dev'essere oggetto di cure continue, anche più diligenti di quelle occorrenti per le altre truppe, appunto perchè il ciclista potrebbe, se non ben educato, tendere a sfuggire dalla mano dei capi. E, affinché lo scopo desiderato sia effettivamente raggiunto, tutto il personale delle compagnie ciclisti, ufficiali e truppa, dovrà essere sempre lasciato a disposizione dei rispettivi comandanti, per attendere alle molteplici e speciali sue istruzioni, e non esserne -distolto per servizi di corrispondenza di presidio o di reggimento o d'altro genere, ovvero per impieghi o servizi speciali fuori della propria compagnia. 9. La compagnia ciclisti concorre nel servizio territoriale colle altre compagnie del reggimento, in modo però da essere impegnata solo in determinati giorni, prestabiliti dal comandante del reggimento, e dev'essere esercitata e mantenuta allenata anche nelle evoluzioni e nella marcia a piedi sia colla bicicletta in ispalla, sia collo zaino .
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(idem, "Parte seconda. Istruzione individuale", pp.31-39).
PARTE SECONDA Is.truzione individuale
CAPO I. PREMESSA. 31. Il contenuto della presente deve essere insegnato a tutti gli uomini di truppa ciclisti, salvo le eccezioni che saranno di mano in mano indicate. 32. In massima tutte le istruzioni debbono essere dirette da ufficiali. La truppa v'interviene per riparti organici, evitando, salvo per momentanee esigenze, la costituzione di speciali classi dei meno istruiti. 33. Per regola, ai graduati s ' insegnano le stesse cose che ai soldati; ma ciò deve farsi in modo che essi diventino così abili, da essere in tutto d'esempio ai loro dipendenti, e tanto autorevoli e capaci da poter reggere il comando dei minori riparti ciclisti.
CAPO II. ISTRUZIONE ELEMENTARE PER L'USO DELLA BICICLETIA. Precetti generali. 34. A questa istruzione si dedicheranno le maggiori cure, perchè dalla solida istruzione individualè d'ogni singolo ciclista dipende l 'affiatamento, la maneggevolezza e l'elasticità d'un intero riparto. 35. Il c'iclista dev'essere gradatamente condotto ad acquistare tale sicurezza e tale disinvoltura nell'uso qella bicicletta da poter percorrere in poco tempo, solo od in riparto, distanze considerevoli senza che la sua salute ne soffra, e conservando la macchina in buono stato. Fin dalle prime istruzioni gl'istruttori debbono proporsi di sviluppare nel ciclista l'abitudine alla cura assidua e diligente della propria bicicletta, e di renderlo abile ad eseguire prontamente le poche e semplici riparazioni che ogni ciclista deve saper fare. 36. La durata delle istruzioni sarà generalmente di un'ora, pei principianti però i riposi saranno frequenti. L'istruttore dovrà evitare che gli uomini sudati restino, fermi, esposti a correnti d'aria. 37. Prima di dar principio a qualunque esercizio, l'istruttore passa una rapida rivista all'uniforme, alle armi e specialmente alle biciclette, per accertarsi che i soldati ne abbiano la dovuta cura. Si dovrà impedire ai ciclisti di risalire in bicicletta dopo una caduta od un urto, senza aver prima esaminata diligentemente la macchina. 38. Per queste prime istruzioni bisognerà valersi di un tratto di ter-
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reno bene spianato, a fondo duro e senza sassi, perfettamente privo di ingombri e possibilmente in un luogo cintato e non esposto al pubblico. 39. Scopo di questa parte dell'istruzione è quello di mettere i soldati in sella in breve tempo senza recar danno al materiale. Perciò gl 'istruttori dovranno seguire rigorosamente la progressione prescritta, e non passare mai ad un'altra nuovo esercizio, se non quando il principiante abbia bene appreso il precedente. L'istruttore dovrà e.ssere sicuro, prima di fare eseguire qualunque esercizio, che il principiante sappia bene che cosa deve fare, e che sappia anche il modo di scendere senza pericolo per sè e per la macchina, in caso di non riuscita. Non è necessario che l'istruttore sostenga i principianti. Questi, attenendosi alle prescrizioni date, impareranno per via di tentativi a diventare in breve tempo padroni della bicicletta; 40. Nei movimenti individuali, i primi ad essere insegnati, l'istruttore potrà, quando occorra, sostenere o far sostenere la bicicletta; i movimenti di ripresa saranno fatti eseguire prima a piedi, e, solo quando i sodati li abbiano appresi bene, saranno ripetuti in bicicletta. 41. L'istruttore prenderà occasione da qualunque inconveniente per far conoscere le cause che lo provocarono, i guasti cagionati o che potevano cagionarsi alle biciclette, e, se sarà il caso, il modo di rimediarvi. Il soldato acquisterà così, poco a poco, senza sforzo, insieme all'abilità pratica, le cognizioni tecniche necessarie al ciclista. 42. L'istruttore dovrà essere sempre calmo e paziente, incoraggerà i principianti, ancorchè non mostrino nei primi giorni grande attitudine, giacchè non è raro il caso di vedere riuscire meglio coloro i quali da principio promettevano poco, che altri i quali mostrarono subito grande attitudine. 43. Appena i ciclisti abbiano acquistato qualche sicurezza sulla bicicletta l'istruttore farà loro obbligo di attenersi alle norme insegnate, facendo sempre e solo i movimenti prescritti ed astenendosi da ogni esercizio di carattere acrobatico. La bicicletta deve servire a portare il soldato celermente da luogo a luogo, non ad esercizi di capriccio: deve perciò essere mantenuta sempre con somma cura e riguardo, evitando tutte le cause di guasti e deterioramento. 44. Le andature debbono interessare in ispecial modo gl'istruttori, i quali cercheranno di abituarsi a distinguerle con una certa approssimazione, richiamando anche spesso sulle medesime l'attenzione dei soldati. Le andature normali sono: 1° Passo lento - 140 m. al minuto, circa 8 km . all'ora. 2° Passo di manovra - da 10 a 12 km. all 'ora. 3° Passo di strada - da 12 a 17 km. all'ora. 4° Passo accelerato - circa km. 20 all'ora. 45. Per massima è vietato di spingere la velocità oltre i 20 km . all'ora, a meno che ragioni importanti di manovra o di servizio rendano necessaria una velocità maggiore.
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46. Allo scopo di far acquisire sempre maggiore sicurezza nell'uso della bicicletta, ogni ciclista sarà esercitato: a marciare a passo d'uomo, - a percorrere linee molto tortuose - a superare piccoli ostacoli come quelli che il ciclista potrà incontrare durante le marce - a guidare la bicicletta con una sola mano od anche senza mani dove il terreno lo consenta - a condurre a mano un'altra bicicletta - a marciare di notte senza lanterna. 47. Nelle forti pendenze il ciclista non dovrà mai abbandonare coi piedi i pedali, per rendere meno frequente che sarà possibile l'uso del freno. Con questo sistema si eviteranno molti accidenti e si provvederà nel tempo stesso alla conservazione delle biciclette. Qualora il freno non funzionasse, e riescisse impossibile al ciclista di trattenere la bicicletta, egli dovrà senza indugio saltare indietro Esercizi individuali. 48. Per questa istruzione di può adoperare qualunque tipo di bicicletta, purchè munita d'un montatoio o predellino; 49. Posizione del ciclista coJJa bicicletta. - Il ciclista , stando nella posizione di attenti, a sinistra della bicicletta ed all'altezza della sella, col braccio destro disteso la mantiene a piombo impugnandone al suo centro il manubrio, pollice sotto. SO. Condurre la bicicletta pel manubrio. - Il ciclista, nella posizione precedentemente descritta, conduce la bicicletta a mano, spingendola innanzi e mantenendola un po' inclinata a sinistra . L'Istruttore fa ripetere questo esercizio varie volte, di passo e di corsa, facendo eseguire ripetuti giri specialmente a destra. 51. Avviare Ja bicicletta salendo sul predellino. - Impugnare il manubrio per le estremità, mettersi a cavallo della ruota posteriore, col piede sinistro, parallelo alla ruota, sul predellino ed il piede destro a terra di fianco al mozzo della ruota stessa. Avviare la bicicletta con una o più spinte sul piede destro, appoggiandosi al manubrio colle braccia tese, e drizzarsi S'-;!lla gamba sinistra. L'istruttore dovrà dare in tempo opportuno il comando: A TERRA, quando la bicicletta stà per fermarsi o il principiante sta per cadere o per urtare contro qualche ostacolo; al quale comando )l ciclista deve saltare indietro, restando a cavallo della ruota posteriore colle mani al manubrio o alla sella. Questa norma dovrà sempre tenersi presente dagli istruttori anche nei seguenti esercizi, per impedire che il soldato cada o che si danneggi il materiale. 52. Modo di mettersi in seJJa. - Dopo di aver avviata la bicicletta, dalla posizione di riti sul predellino, portare la gamba destra distesa, e, piegando la gamba sinistra, posare leggermente il sedere in sella; sollevarsi sulla gamba sinistra; riprendere la posizione di ritti sul predellino, e ripetere questo esercizio fino al comando: a terra; L'istruttore dovrà spiegare e far vedere come tanto nel piegare, quanto nel distendere la gamba sinistra, occorra abbassarsi o sollevarsi dolcemente, senza piegare il corpo a destra o a sinistra.
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53. Saltare indietro mantenendo le mani al manubrio - da fermo: L'istruttore, poggiando le proprie mani palmo a palmo su quelle del ciclista gli fa sentire come dev'essere la spinta da darsi al manubrio, facendogli nel contempo notare che lo sforzo dev'essere uguale per ambedue le braccia. Poi, ponendosi sul davanti e sostenendo la bicicletta pel manubrio, ne inforca colle gambe la ruota anteriore, e fa mettere il ciclista in sella, facendogli tenere le gambe naturalmente pendenti. Una volta in tale posizione il ciclista, mantenendo le mani sulle impugnature del manubrio, distendendo vivacemente ambedue le braccia, dà una leggera spinta al manubrio stesso, tanto da acquistare lo slancio che occorre, per oltrepassare la sella , scivolandovi sopra, rimanendo poi a cavallo della ruota posteriore . 54. Colla bicicletta in movimento: Avviare la bicicletta, mettersi in sella, e rimanere seduto, testa alta, braccia distese e gambe aperte tese in avanti, fino ad eseguire il movimento sopra descritto al comando di: A TERRA, dato dall'istruttore. 55. Saltare indietro trattenendo la bicicletta per la sel1a. - Si eseguisce con il movimento precedente colla sola differenza che, subito dopo la spinta, si abbandona il manubrio, per trattenere, con una od entrambe le mani, la bicicletta per la sella. L'istruttore dovrà insistere su questo esercizio di salire e scendere, finchè tutti, perduta ogni esitazione, sappiano eseguirlo perfettamente con sicurezza e disinvoltura. 56. Mettere i piedi sui pedali. - Allorquando il ciclista avrà appreso a mantenersi in equilibrio sulla bicicletta in moto, l'istruttore lo eserciterà a mettere uno dopo l' altro, i piedi sui pedali, avvertendo che ciò deve farsi quando i pedali vanno in giù. Durante questo esercizio l'istruttore cercherà di far praticamente capire che per far forza sui peda li, occorre servirsi del manubrio come punto di appoggio, tenendo le braccia egualmente distese. Piuttosto che togl iere uno od entrambi i piedi dai pedali per cercare appoggio nel terreno, quando il ciclista si accorge di non poter evitare di cadere, verrà, senz'altro, a terra, per mezzo del salto indietro. 57. Posizione della bicicletta. - Il ciclista, stando comodamente seduto, col busto diritto, la testa alta, le braccia egualmente distese, coi gomiti aderenti al corpo, impugna il manubrio alle sue estremità coi pollici indietro e le altre dita un ite e ripiegate al disopra; le ginocchia distanti fra loro quanto è necessario per non urtare contro la b icicletta col completo suo carico; i talloni più o meno in basso delle piante dei piedi che premono sui pedali . 58. Montare in bicicletta di·striscio. - Questo esercizio si escguisce al comando : in sella - MARC'. Il ciclista, che conduce la bicicletta con la mano destra, al comando di avvertimento : in sella, senza rallentare la cadenza del passo, impugna con entrambe le mani il manubrio alle sue estremità, ed al comando di esecuzione: MARC' (che sarà dato quando il piede sinistro sta per posare a terra) fa ancora un passo col piede destro ed un altro col pie-
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de sinistro, e nell'atto che posa quest'ultimo piede a terra, tenendo la bicicletta leggermente inclinata dalla sua parte, slancia la gamba destra distesa di fianco, in modo da appoggiare l 'interno della coscia sulla sella, facendo nello stesso tempo un piccolo salto in avantì'col piede sinistro, per portarsi ali' altezza della sella; Appoggia la coscia sulla sella il ciclista si lascia trasportare dalla bicicletta, non preoccupandosi d'altro che di andare diritto, la posizione giusta dovendosi prendere senza fretta; Quando il ciclista avrà imparato questo modo di saltare in sella lo si eserciterà ad eseguire lo stesso esercizio alternandolo con quello utilissimo del salto indietro. 59. Sollevarsi sui pedali. - Mentre il pedale destro (o sinistro), risale, irrigidire la gamba destra (o sinistra) e lasciarsi sollevare al di sopra della sella. 60. Scendere dal pedale.· Sollevarsi sul pedale destro (o sinistro), portare il corpo decisamente indietro e mettere i piedi a terra uno dopo l'altro, incominciando dal sinistro (o destro) nel momento che il relativo pedale è in basso. Le mani debbono abbandonare il manubrio una dopo l'altra : la destra quando è il piede sinistro, e la sinistra, quando è il piede destro che abbandona il pedale. 61. Essendo in bicic1etta voltare a destra o sinistra. - L'istruttore fa vedere come spostando il corpo da un lato, la bicicletta s'inchini naturalmente dalla stessa parte, mentre la ruota anteriore prende subito la stessa direzione. Il ciclista eseguisce questo movimen to dalla parte verso la quale vuol voltare assecondando colle mani il movimento del manubrio, e facendo maggior forza sui .pedali, specialmente su quello esterno. 62. Montare da fermo. - Il ciclista, tenendo la bicicletta alle impugnature del manubrio, la inclina a sinistra, la inforca poggiando il sedere sulla sella, mette il piede destro sul relativo pedale, dopo averlo dis posto in al.te e un poco avanti. Quando il ciclista si sia ben seduto fa forza sul pedale destro e dà una spinta col piede sinistro. Quando la bicicletta sia in moto, il piede sinistro, senza fretta, cerca e si posa sull'altro pedale. , 63. Ripiegare la bicic1ctta. - Questo esercizio si eseguisce al comando: «bicicletta in spalla». A questo comando il ciclista deve: 1 ° Fare piede a terra (se è in bicicletta) e porsi a sinistra della bicicletta; 2° Mettere il moschetto a terra. 3° Disporre il pedale destro in alto agendo convenientemente col piede sinistro; 4° Sciogliere gli spallaci; 5° Aprire i chiavistelli colla mano sinistra, sostenendo la bicicletta colla mano destra per il tubo reggisella; 6° Piegare la bicicletta con la mano destra nella posizione precedente e la sinistra al tubo di sterzo sotto il manubrio;
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7° Abbattere il gancio di ch iusura con la mano destra; 8° Mettere la bicicletta in spalla; 9° Riprendere il moschetto e rimanere nella posizione di bilanc' -
arm. 64. Spiegare la bicicletta. - Al comando spiegate la bicicletta, il ciclista deve: 1° Mettere il moschetto tra le gambe; 2° Togliere la bicicletta dalle spalle tenendola avanti a sè, manubrio in alto, impugnata con la mano sinistra sotto il manubrio; 3° Disimpegnare il gancio di chiusura con la mano destra; 4° Spiegare la bicicletta, con la mano destra al tubo reggisella, la sinistra sotto il manubrio; 5° Abbattere e chiudere i chiavistelli con la mano sinistra; 6° Agganciare gli spallacci. 7° Prendere il moschetto mettendolo a tracolla o assicurandolo alla bicicletta secondo gli ordini, e porsi a sinistra della bicicletta stessa nella posizione di pronti a montare in sella.
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DOCUMENTO N . 5
(dall'Istruzione sull'uso degli ski, 1908, "Premessa", pp. 1-2). PREMESSA Ogni compagnia alpina dovrà avere tra le proprie guide quattro militari skiatori e sarà perciò provveduta di quattro paia di ski. Per la preparazione degli skiatori i comandanti di corpo d'armata interessati provvederanno perchè ogni anno, in epoca e località propizie, sia fatto per reggimento o per battagl ione alpino un corso d'istruzione su ll' uso degli ski. A questo corso non potranno prender parte più di 4 individui di truppa per compagn ia e sul totale del reggimento alcuni ufficiali subalterni e sottufficiali scelti fra i più arditi e svelti . A l termine del corso gli allievi di truppa, esclusi i sottufficiali, verranno sottoposti ad apposito esperimento, e quelli che saranno risultati idonei verranno nominati skiatori man mano che nella compagnia rispettiva si farà vacante uno dei posti. Durante le escursioni e specialmente in quelle invernali verranno fatti cogli ski speciali esercizi in applicazione dei vari usi che possono servire in guerra, cioè: a) nel servizio di esplorazione e di sicurezza; b) nel collegamento delle colonne in marcia ; e) nell'occupazione punti avanzati; d) nel servizio di corrispondenza. E poichè le es.c ursioni invernali sono quelle che più si prestano per l'impiego degli ski, di reg.ola il corso skiatori dovrà essere ultimato prima del loro inizio. Pero, siccome è condizione essenzia le perchè questa istruzione dia buoni frutti che essa venga impartita in luoghi ben scelti e' con neve abbondante, non bisogna, quando la neve tardi a cadere nell"alta montagna, subordinare le escu rsioni invernali all'attuazione del corso skiatori.
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(idem, "Istruzione sull'uso degli ski", pp. 3-21) ISTRUZIONE SULL'USO DEGLI SKI
1 . Il valente skiatore si forma solo con il lungo esercizio. L'esperienza ha dimostrato però che un allievo, dotato di buona attitudine, può imparare a valersi abbastanza bene degli ski in una trentina di lezioni interamente pratiche, fatte in bene scelte condizioni di terreno e di neve. 2. Nomenclatura degli sk.i. - Lo ski è formata di un pattino e di uno zoccolo. Il pattino consta di un'assicella di legno di frassino , sottile ed allungata [ ... ] la cui estremità anteriore termina a punta ed è ricurva in alto, mentre la posteriore (coda) termina piana ed a taglio netto. Un buon pattino deve essere di frassino leggero stagionato, non deve presentare nodi, deve esser,e piallato secondo la direzione delle fibre dalla punta verso la costa. Le fibre del legno devono essere diritte e parallele per tutta la lunghezza del pattino, il quale deve essere ricavato senza l'uso della sega. Qualora le fibre fossero alquanti divergenti tra loro, la divergenza dovrà sempre essere rivolta verso la coda del pattino. Lo spessore varia da 1 cm. alle due estremità a 3 cm. nel mezzo. Il pattino presenta due curvature: una nella parte anteriore e l'altra nella mediana. Per la prima di esse la punta del pattino viene a trovarsi elevata di 20 a 25 cm. sul suolo il che impedisce che, skiando, la punta stessa abbia ad entrare nella neve. Per la seconda che ha da 1.5 a cm. 2 di saetta, si ottiene più regolare ed uniforme pressione del lo skiatore su tutta la superficie dello ski e si agevola lo sdrucciolamento . Queste curvature devono essere fatte a vapore. Nella faccia che posa a terra è ricavato uno sguscio longitudinale mediano, largo 1 cm . e profondo 1/2 cm. il quale serve a mantenere più centrato lo ski nella direzione presa allorchè si pattina. 3. Lo zoccolo od attacco, è la parte che serve a calzare lo ski [ ... ]. Esso si compone di una suola fatta con cinghia da trasmissione doppia o tripla, flessibile nel piano verticale e rigida in quello orizzontale. La parte anteriore di questa suola è fissata allo ski per mezzo di viti; a quella posteriore è cucito fortemente un impegno di cuoio per tallone del piede, munito di una stalla (corregiuola con fibbia), che si passa sul collo del piede stesso. Altra staffa, per tener ferma la punta del piede· e limitarne al massimo i movimenti laterali, è fissata allo ski o per mezzo di due anelli metallici [ ... ] oppure passandola negli appositi intagli di una lamina metallica [ ... ] sporgente lateralmente ed in alto da tutte e due le parti dello ski . Quest'ultimo sistema è preferibile perché tiene la punta del piede più a sito, il che rende più facile di guidare lo ski e conferisce a questo maggiore sensibilità ai movimenti di direzione. Per impedire che la neve si frapponga fra il pattino e la suola si fis -
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sa su quello, in corrispondenza al punto di combaciamento con questa, una striscia di celluloide. 4. Bastone. - Completa l'attrezzamento dello skiatore un bastone di frassino un po' più lungo dell'alpenstok regolamentare;munito come questo presso l'estremità superiore di un anello di cuoio ed all'estremità opposta di puntale e di una rotella metallica, la quale serve ad impedire il soverchio affondamento del bastone nella neve . 5. Un paio di ski e relativo bastone pesano complessivamente da 4 a 6 chilogrammi. 6. Modo di calzare lo ski. - Disposto lo ski a terra colla punta rivolta in avanti s'introduce la punta del piede tra la suola e la staffa anteriore regolando questa in modo che abbia a tenere ben fissa la punta del piede, quindi, premendo sul tacco, lo si fa entrare nell'apposito impegno di cuoio. Si assicura poi il piede a tutto il sistema d'attacco, mediante la staffa posteriore che, fatta passare avanti al collo del piede, viene ad allacciarsi all'apposita fibbia. Lo ski è ben calzato quando la staffa anteriore passa sul pollice del piede e quando questo è limitato nei movimenti laterali. Sarà utile che lo skiatore prima di incominciare gli esercizi provi ad inginocchiarsi sugli ski, giacchè se non vi riesce questi non sono ben calzati. 7. Quando gli ski non sono calzati si legano l'un contro l'altro cogli zoccoli all'esterno. Sotto le armi marciando a passo cadenzato e col fucile a bracc'arm gli skiatori portano gli ski sulla spalla destra con uno degli zoccoli appoggiato alla spalla e colla mano destra posata sulla costa dello ski che sta in alto. Il bastone tenuto sulla spalla sinistra serve di aiuto per sostenere gli ski. A passo di strada gli ski possono portarsi a tracolla con una funiciella o come meglio torna comodo, ma sempre in guisa da non dare molestia ai vicini o danneggiare le armi o gli ski. [...] 24. Cadute. - Le cadute possono avvenire avanti o dietro oppure di fianco. Qualche volta la caduta avanti può essere pericolosa perché la testa può battere facilmente sulla punta degli ski, oppure, s·e è provocata dal puntarsi degli ski nella neve, la parte posteriore dei pattini può battere contro la testa. Se lo skiatore è munito di bastone occorre avere l'avvertenza di non tenerlo colla punta rivolta in alto né in avanti, perché potrebbe avvenire che cadendo egli possa ferirsi col proprio bastone. Essendo assai facile , cadendo, di farsi male ai piedi od alle ginocchia col prodursi una distorsione, occorrerà che lo skiatore impari pure a cadere onde ev itare, per quanto possibile, tale danno. L'unico mezzo per imparare a cadere senza conseguenze è quello di lasciarsi sempre andare a terra allorchè si perde l'equilibrio, senza cercare di opporre alcuna resistenza, perché generalmente tutte le distorsioni provengono dal fatto che lo skiatore, cadendo, ha cercato di resistere alla causa che lo trascinava a terra ed ha quindi sforzato i propri muscoli. Una volta caduto sarà anche conveniente che, prima di rialzarsi, lo
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skiatore consideri un momento la propria posizione, per vedere quale sia il mezzo migliore per riuscire a disporre i suoi pattini perpendicolarmente alla linea di massima pendenza, unica posizione dalla quale egli potrà rimettersi in piedi. Talvolta però si cade tanto malamente da essere impossibile, o quasi, il levarsi da solo d'imbarazzo e ciò deve essere di buon consiglio per non mandare mai solo uno skiatore. In talune cadute potrà anche essere necessario il togliere addirittura gli ski e quindi rimetterli. 25. Influenza delle condizioni della neve. - Per ben skiare occorre che il terreno sia completamente coperto dalla neve. Quella caduta di recente e che fonde, come pure quella soverchiamente gelata, è poco adatta allo skiare. La più favorevole è la neve caduta da parecchi giorni erimasta leggera e polverulenta, oppure quella gelata e coperta di recente da lieve nevicata. 26. Con neve fresca, gli zoccoli che facilmente si formano sotto gli ski ritardano il movimento e impediscono Io skiamento. In tal caso conviene lubrificare i pattini con qualche grasso, o meglio, se si può, con paraffina applicata sotto i pattini e distesa con un ferro caldo. 27. Pericoli principali che si possono incontrare durante un'escursione cogli ski. - Principale pericolo è quello di provocare scoscendimenti di neve, dovuti al fatto che gli ski tagliano generalmente le zone superiori senza coesione della neve accumulata in gran quantità sopra un pendio oppure giacente sopra il ghiaccio . Tale pericolo, è soprattutto grave quando gli skiatori sono molto numerosi oppure si devono fare numerosi tourniquets per salire. Allorchè avviene uno scoscendimento di neve si può eccezionalmente sfuggirlo gettandosi arditamente in scivolata avanti ad esso. Quando però a questo non si riesca e si sia investiti, si dovrà cercare di tenere gli ski alla superficie della valanga, per impedire che essi si incastrino fortemente nella massa di neve precipitante. Sarà poi bene cercare di tenere la testa sollevata aiutandosi con movimenti delle braccia simili a quelli del nuotatore e ciò allo scopo di facilitare la respirazione. Il miglior modo però di premunirsi da tale pericolo, è quello di usare molta prudenza prima di avventurarsi a tagliare trasversalmente un ripido pendio nevoso. Altro caso: Qualora la neve fosse ghiacciata al punto di non potervi formare l'orma colla costa dello ski battuta, sarà conveniente togliersi gli ski e seguitare la marcia a piedi. Così pure non converrà gettarsi a capo fitto sul ripido pendio gelato in terreno sconosciuto, anche quando si ha l'aiuto del bastone. In condizioni anormali di neve e terreno, sarà buona misura precauzionale, aver seco una corda maniJla, un piccozzino ( quello in dotazione alle guide) e qualche racchetta pel caso, queste, che qualche ski si rompesse e non fosse prontamente riparabile.
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DOCUMENTO N. 6 (dall'Istruzione di ginnastica militare, 1911, "Parte I. Basi dell'istruzione" e "Parte Il. Esercizi ginnastici", pp. 1-23).
PARTE I. BASI DELL'ISTRUZIONE CAPO I.
Generalità. 1. Questo regolamento guida l'istruttore a valersi dell'esercizio fi-
sico per far acquistare ai soldati forza di resistenza, forza muscolare, destrezza ed energia morale. 2. Si ha la forza di resistenza allorquando l' organismo può produrre una gran quantità di lavoro senza strapazzarsi e resistendo alle cause morbose. 3. La forza muscolare dipende dallo sviluppo dei muscoli e dalla forza di volontà che ne comanda la contrazione. Tanto lo sviluppo dei muscoli quanto l'energia volitiva si accrescono con l'esercizio . 4. L'impiego giudizioso ed economico della forza, costituisce la destrezza. Essa è il prodotto della armonia fra il cervello che comanda e le membra che agiscono : è qualità più morale che fisica, e si affina con l'esercizio. 5 . L'esercizio fisico produce pure energia morale, la quale dà risolutezza, presenza di spirito, coraggio, volontà, tenacia e disciplina, qualità essenziali per il soldato. 6. La ginnastica contribuisce potentemente a l perfezionamento morale del soldato, giacchè le qualità morali, come le fisiche, si sviluppano con l'esercizio. Nella ginnastica, infatti, si provoca continuamente l'intervento della volontà per azioni determinate nella forma e nel modo di esecuzione, e ciò sviluppa non solo attitudini fisiche, ma anche e principalmente qualità morali . Ripetendo esercizi con l'intervento energico della volontà, l'individuo diventerà energico. Ripetendo azioni disciplinate, i soldati diventeranno disciplinati. 7. L'accasciamento fisico è spesso l'effetto di accasciamento morale. La resistenza umana è grande più di quanto comunemente si creda: gli educatori d'uomini devono saper mettere in valore quei mezzi atti astimolare, quando occorra, l'energia fisica sino ad ottenere il massimo rendimento utile. 8 . La ginnastica ha un'importanza grandissima per il soldato in genere e per quello di fanteria in ispecie, poichè la fanteria, più che le altre armi, tanto vale per quanto valgono gli uomini. 9. Gli esercizi sono indicati e descritti nel presente regolamento, nelle loro varie categorie; così gli esercizi elementari a corpo libero, gli esercizi con ['arme, con gli appoggi, alla trave, ecc. sono oggetto di speciali capitoli.
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È lasciato alla perspicacia, ed all'iniziativa dell'istruttore di scegliere i vari esercizi a seconda degli effetti fisiologici che essi producono, e dello scopo che si vuole conseguire per dare alla lezione un procedimento razionale. 10. Vengono indicati e descritti molti esercizi per permettere agli istruttori di scegliere fra i tanti quelli che nei diversi casi più rispondono al fine cui si mira e per dare varietà all'istruzione.
CAPO II. Scopo della ginnastica militare 11. Nell'educazione militare l'esercizio fisico è un mezzo effica-
cissimo per trasformare la recluta in soldato atto alla guerra e per ridare all'attività nazionale energie migliori. 12. L'abilità e la sagacia di chi presiede all'istruzione consisteranno nel dare al soldato la sveltezza ed il vigore necessari per la più facile esecuzione dei movimenti dell'istruzione militare, nel rialzarne il morale inspirandogli fiducia in se stesso, nello svilupparne l'ardire mettendolo in grado di superare gli ostacoli che gli si presentano in campagna, nell'infondere sentimenti di disciplina e di ordine, infine nell'aumentarne la resistenza, rendendolo meglio disposto a sopportare le fatiche e le privazioni della guerra e temprato alla lotta per l'esistenza. 13. La ginnastica militare mira essenzialmente alla educazione fisica della massa, non a formare pochi e scelti esecutori di movimenti difficili. Di conseguenza la lezione di ginnastica deve essere adatta alle qualità medie del contingente, con speciale riguardo ai difettosi e ai meno atti. 14. La ginnastica militare deve specialmente aver di mira di rendere i reparti atti a manovrare energicamente a lungo e sempre ordinati nella mano dei capi, anche nei terreni più accidentati e difficili.
CAPO III. Indirizzo negli esercizi. 15. L' esercizio ginnastico deve essere considerato non come fine a sè, ma come un mezzo per sviluppare nel soldato qualità fisiche e morali, da ciò la necessità di procedere con metodo scientifico. 16. La compilazione del piano di lezione, la scelta, cioè, degli esercizi per una lezione di ginnastica, anche quando l'istruttore miri a fini puramente pratici non deve m.ai contravvenire alle leggi fisiologiche ed alle regole d'igiene dell'esercizio. Nello stabilire l'ordine, la durata, la intensità e la forma degli esercizi, si dovrà sempre avere uno scopo ben determinato da conseguire: dare flessibilità al corpo, sviluppare
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forza, dare agilità, preparare al salto o ad altri esercizi, dare il senso degli sforzi collettivi, sangue freddo, presenza di spirito, educare al coraggio. 17. Si terrà conto inoltre delle altre istruzioni militari pratiche, che sono in sostanza esercizi fisici, perchè la somma del lavoro da compiersi stia nei limiti d'un impiego razionale di energie. Così: sarà diverso il piano per una lezione di ginnastica da svolgersi prima o dopo un'esercitazione di marcia, prima o dopo una istruzione teorica, ecc. 18. Una lezione di ginnastica dovrà sempre comprendere esercizi di varia natura per interessare in modo armonico tutte le parti del corpo, e, soprattutto, per sviluppare e perfezionare le qualità necessarie al soldato. Gli esercizi devono essere graduati nella loro intensità e durata, in rapporto allo sviluppo fisico ed all'allenamento della classe. 19. In principio di ogni lezione gli esercizi non dovranno mai esser portati ad un alto grado di intensità; la lezione incomincerà con esercizi che non richiedano un grande dispendio di forze, continuerà con esercizi che man mano richiedano sforzi più intensi e terminerà sempre con esercizi moderati, da cessare quando la calma si sia ristabilita nell'organismo. 20. Con gli esercizi ginnastici l'istruttore tenderà all'ambodestrismo dei soldati. A tal fine, per la maggior parte dei soldati, si dovrà curare lo sviluppo della parte sinistra del corpo. 21. Occorre ben distinguere gli esercizi di preparazione da quelli applicati. Nei primi gli sforzi graduali devono portare ad una dose di movimento e ad azioni.volitive sempre maggiori . Nella ginnastica applicata si deve tendere ad ottenere risultati pratici col minor dispendio di forze, per serbare maggiori energie a sforzi successivi,. . 22. La ginnastica non si deve fare solo perchè il soldato apprenda la esecuzione di movimenti ginnastici, come è degli esercizi di manovra militare i quali sono fine a sè, ma deve essere praticata quotidianamente per i benefici effetti che i movimenti producono. 23. Nel constatare i risultati ottenuti nella istruzione delle reclute, il giudizio, per quanto riguarda la ginnastica, non si deve basare sulla esecuzione di movimenti collettivi di effetto coreografico, ma sulle qualità pratiche effettivamente conseguite. 24. Un metodo di ginnastica vale per quanto produce. Gli ufficiali debbono portare nella sorveglianza della ginnastica tutta 1'attività e tutto lo zelo possibile. È indispensabile che gli ufficiali inferiori, specie i subalterni, si mantengano esercitati nella pratica degli esercizi fisici in modo da essere sempre esempio di vigoria e di resistenza . L'energia di cui essi sapranno dare prova in tutte le circostanze, contribuirà, in larga misura, ad aumentare la loro autorità sul soldato.
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25. L'istruzione ginnastica deve essere praticata quotidianamente fin dall'arrivo delle reclute e continuata per tutta la durata del servizio militare. CAPO IV. Degli istruttori. 26. Gli effetti della ginnastica dipendono in gran parte dal metodo seguito e dalla cura degli istruttori nel dirigere e nel comandare gli esercizi. 27. Il comando, ossia il complesso di quelle azioni che l'istruttore compie per ottenere la buona esecuzione di un buon esercizio, ha importanza grandissima. Per ottenere un'azione energica è sempre necessario un comando energico; i movimenti fiacchi e stentati sono spesso dovuti ad un comando fiacco e stentato. 28. Nei primi giorni dell'istruzione, ogni parola di chi istruisce deve essere tale non solo da far dileguare nella recluta ogni preoccupazione, ma da ispirare fiducia. Nessun ordine in tono severo e rigido, ma un linguaggio amorevole, incoraggiante, persuasivo, poichè il primo risultato da conseguire è soprattutto morale. Col tatto e con la pazienza si convince che non si chiede nulla di difficile e superiore alla sua capacità. 29. Lasciando agli uomini una certa libertà di azione, non comprimendo i moti naturali dell'animo, si dà loro campo di rivelarsi e si ha quindi modo di conoscerli e correggerli all'occorrenza. 30. Le esigenze della disciplina si trovano spesso in contrasto con la libertà necessaria a rendere attraente l'esercizio fisico. La sagacia dell'istruttore consisterà nel saper trovare un termine di conciliazione fra queste due opposte esigenze, lasciando la massima libertà d'azione e richiamando spesso ali' ordine ed alla esatta esecuzione di movimenti collettivi . 31. Nella maggior parte dei casi non è necessario che la classe ven, ga disposta in un ordine speciale: basterà che i soldati si pongano senza altro di fronte all'istruttore, discosti l'uno dall'altro quanto basta per essere liberi nei movimenti. In seguito, per educare all'ordine ed alla disciplina, l'istruttore ricorrerà a formazioni speciali su d'una o più righe o file e ad intervalli o distanze stabilite. Questi ordinativi non devono mai tendere ad effetti coreografici. I soldati saranno divisi in squadre ·non troppo numerose, di venti uomini al massimo. 32. La libertà lasciata nella pratica dell'esercizio fisico non nuoce alla disciplina: l'esercizio ben diretto sviluppa nel soldato una personalità, e la disciplina che s'ingenera con tali criteri è la disciplina vera e sostanziale, non formale ed apparente. 33. Le caratteristiche della buona esecuzione di un esercizio sono,
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nella generalità dei casi, la rapidità massima, la precisione di ogni singolo movimento e l'arresto deciso dell'arto a movimento compiuto. 34. Nel presentarsi alla classe l'istruttore dovrà sempre essere corretto, pulito nel vestire e soprattutto ben preparato pèr l'insegnamento che deve impartire. 35. Il posto dell'istruttore, quando non sia altrimenti indicato da di sposizioni regolamentari, deve essere quello dal quale egli possa vedere ed essere veduto da tutta la classe. Il soldato ha bisogno di vedere il suo superiore, sentirne lo sguardo in ogni istante, essere da questi diretto, quasi suggestionato. 36. La spiegazione dell'esercizio va fatta con brevità, chiarezza e precisione, evitandola quando non è assolutamente necessaria. La spiegazione si faccia tenendo la classe sul riposo, ed ogni qual volta si tratti di esercizi molto complicati o nuovi che convenga dividere, nella esecuzione, in tempi, si faccia per tempi anche la spiegazione. 37. La dimostrazione del movimento basandosi sullo spirito cli imitazione, così sviluppato nel soldato, è molto giovevole. L'istruttore deve eseguire egli stesso l'esercizio per l'ascendente morale che gli deriva dal poter prendere dal soldato ciò che egli ha fatto, e perchè le azioni vedute restano maggiormente impresse di quelle solo spiegate; hanno la virtù dell'esempio e suppliscono alla spiegazione non compresa. Il soldato copia il suo istruttore, perciò questi non si ponga mai in condizioni di eseguire un esercizio meno bene degli uomini della sua squadra. 38. Per l'esecuzione materiale del movimento occorre il comando immediato. Esso deve avvincere la volontà dei dipendenti. Si divide, di massima, in comando di avvertimento e comando di esecuzione. Il comando di avvertimento deve avere pronuncia piana, chiara e ben scolpita; quello di esecuzione deve essere pronunciato tronco, forte, vibrato ed imperioso, oppure piano ed allungato, a seconda de]] 'esecuzione che si vuole ottenere. Per dar tempo al soldato di pensare all'esercizio da esegui-rsi, va lasciata, fra i due comandi, una pausa più o meno lunga a seconda delle difficoltà che l'esercizio presenta e del grado di abilità dei soldati nella esecuzione. Lo sguardo ed il gesto dell'istruttore completano l'azione del comando immediato, guidando l'esecuzione cieli' esercizio comandato. 39. Per tornare alla posizione normale da una posizione ginnastica si dà il comando: at-tenti; Per ritornare alla posizione ginnastica dopo eseguito il movimento, si ripete il comando della posizione precedente, o semplicemente si comanda: In posizione. Per ripetere lo stesso esercizio si dà il comando: Lo stesso... , uno ..., due ... , ecc.. a seconda dei tempi in cui si suddivide l'esercizio. 40. L'istruttore per far cessare l'esercizio da qualunque atteggiamento
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o posizione ginnastica, in cui si trovi la classe, potrà comandare: Riposo. 41. Gli esercizi che nel presente. regolamento sono descritti per una azione a sinistra, verranno eseguiti a destra, con norme analoghe. 42. L'insistere eccessivamente nel far ripetere un esercizio per ottenerne l'esecuzione perfetta, ingenera noia e sfiducia. Si dovranno evitare i richiami troppo frequenti ed escludere assolutamente quelli in forma umiliante. L'istruttore dovrà infine cercare ogni mezzo perchè le prime istruzioni, essendo quelle che presentano le maggiori difficoltà, lascino sempre una gradita impressione sull'animo del soldato. 43 . La correzione va fatta con modi urbani, tatto, calma ed animo sereno. Si rilevino dapprima i soli errori che intaccano la caratteristica dell'esercizio, riservandosi in seguito le correzioni più minute, pur senza mostrarsi troppo esigenti. 44. Gli esercizi ginnastici dovranno eseguirsi a brevissime riprese intercalate con la marcia e la corsa per avere maggiore dose di movimento e per dare varietà all'istruzione. 45. Resa gradita ed interessante l'istruzione, si crea nel soldato uno stato d'animo propizio a gettar le basi di quella disciplina, che non si limita all'apparenza e predispone a meglio approfittare delle altre istruzioni militari. 46 . Soltanto dopo un 'accurata preparazione individuale si potrà conseguire in modo durevole l'assieme, non già come fine a se stesso, ma per ottenere da tutti il maggiore impegno nella esecuzione. È necessario che il soldato sappia non solo correre, saltare, eseguire bene gli esercizi per proprio conto, ma abbia il senso della collettività, che sappia cioè anche subordinare e coordinare i propri atti a quelli degli altri, nella cooperazione ad un fine comune. 47. Per stimolare l'emulazione e dare varietà ed interesse all'insegnamento, dopo esaurite le risorse tecniche e quelle del proprio ascendente morale, l'istruttore ricorrerà alla gara. Ogni esercizio si trasforma in gara, quando si cerca di constatare chi meglio Io eseguisce. 48. Ad accrescere la fiducia in se stessi e ad infondere la passione per la ginnastica, giova la valutazione fisica, cioè la constatazione dei risultati ottenuti dopo un periodo d'istruzione. È di alto interesse morale il tener nota di quanto gli indiv idui sanno fare al loro arrivo alle armi per metterlo in confronto con ciò che essi sapranno fare al termine di ogni periodo di istruzione e far fto ro . materialmente constatare i miglioramenti conseguiti. Bisogna essere forti, ma per essere fort~ bisogna prima di tutto sapere di esserlo. · 49. L'istruttore pur adoperando la massima cura per evitare disgrazie, non deve dimostrare soverchia preoccupazione per gli accidenti che possono succedere per non impressionare i propri dipendenti.
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50. L'istruzione ginnastica sarà impartita dai graduati della compagnia, sotto la direzione del capitano. Gli uomini di truppa debbono tutti prendere parte a questa istruzione; gli ufficiali subalterni e sottufficiali cercheranno con il loro esempio personale d'infondere il desiderio nei loro dipendenti. 51. La preparazione degli istruttori sarà oggetto di speciale cura, essendo ad essi affidato l'arduo compito della intelligente applicazione dei principi contenuti nella presente istruzione. 52. I comandanti di compagnia nella preparazione dei graduati per l'istruzione delle reclute e gli ufficiali incaricati della istruzione dei reparti speciali di allievi caporali, allievi sergenti ed altri allievi ufficiali, si varranno dell'opera tecnica del maestro di ginnastica del corpo. CAPO V. Precetti igienici. 53. L'esercizio fisico è sottoposto a regole, di cui è necessario tener conto tanto per ottenere i risultati voluti, quanto per evitare gli eccessi e gli accidenti che un lavoro mal diretto può produrre. 54. Queste regole basate sui principi della fisiologia, indirizzano l'esercizio a far conseguire le qualità fisiche indispensabili al soldato e a dare la salute, la quale consiste nel perfetto equilibrio delle funzioni vitali. 55. Tenendo conto delle norme igieniche, non si dimentichi che le qualità belliche s'ingenerano mediante esercizi che escono dal campo della ginnastica naturale e facile. Le reclute, giovani sani, devono essere trasformate in soldati coraggiosi, arditi ed anche audaci mediate esercizi che presentino vere difficoltà da superare. 56. Per ~~orzare nell'uomo la eccessiva sensibilità, si deve spesso esporlo a sensazioni rudi. Il coraggio non è solo costituito 'dall'indurimento, ma è anche vittoria della volontà sulla paura d'una sensazione dolorosa. , 57. Il beneficio vero dell'esercizio metodico non è solamente l'aumento della forza, ma anche l'acquisto della resistenza alla fatica ed il perfezionamento delle funzioni che direttamente o indirettamente intervengono nel lavoro muscolare. 58. Gli esercizi che esigono un dispendio eccessivo di energie nell'unità di tempo producono l'ansamento. Ciò non deve preoccupare l'istruttore, ma semplicemente indicargli che l'esercizio è giunto al massimo d'intensità e che non deve insistervi. 59. Allorquando con l'esercizio s' impone all'organismo una somma di lavoro esagerato si ha la fatica, la quale presenta vari gradi: stanchezza, strapazzo, esaurimento. La stanchezza è il grado più leggero della fatica, e sparisce dopo il riposo: lascia il sonno tranquillo e l 'appetito.
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Lo strapazzo è la stanchezza spinta oltre un certo limite: ha bisogno di un più lungo riposo; è caratterizzato da sonno agitato e da mancanza d'appetito. L'esaurimento è lo strapazzo continuato. I prodotti di disassimilazione non eliminati avvelenano l'organismo in modo tale da impedirgli ogni attività e da scemarne il valore. 60. L'esercizio fisico per essere igienico ed utile, specie ai deboli ed ai fiacchi, deve sempre giungere alla stanchezza. 61. Generalmente i giovani a 20 anni hanno solo l'apparenza di uomini adulti e mancano di resistenza. Ne è prova la facilità con la quale le reclute si affaticano praticando esercizi a cui non sono abituate. 62. Lo stato di sovraeccitazione in cui la recluta si trova nei primi giorni di servizio e che le fa perdere il vantaggio dal suo precedente allenamento fisico, impone la necessità di dare alle prime istruzioni una minore intensità. 63. L' allenamento comprende il complesso delle pratiche che fanno entrare l'organismo in possesso di tutta la forza, l'energia e la resistenza che può acquistare. Si ottiene con lo sviluppo graduale dell'esercizio fisico e con la osservanza delle regole igieniche relative. 64. L'esercizio spinto fino allo strapazzo ed all'esaurimento non è utile all'allenamento, e indebolisce l'organismo. È tuttavia necessario spingere, per una volta, 'la prova fino al massimo di potenzialità. 65. Il migliore modo di mettere il soldato in condizioni di lottare con vantaggio contro le intemperie, le epidemie e le privazioni, è l'aumentare in lui la resistenza vitale. 66. Interrompendo l'allenamento, se ne perdono i benefici effetti. È necessario che i richiamati siano giudiziosamente allenati, prima di esporli alle fatiche militari. 67. L'allenamento produce oltre alla superiorità fisica, anche la superiorità morale derivante dalla fiducia in se stessi. 68. L'esercizio fisico eseguito con alacrità e slancio ha un grande valore igienico; se fatto con lieto animo, il valore igienico è anche maggiore perchè maggiori sono le attività che entrano in giuoco. 69. Gli esercizi vanno fatti all'aria aperta. Dovendosi fare in luoghi chiusi, questi devono essere ampi, ben areati e tenuti molto puliti, specie dalla polvere, veicolo di trasmissione di germi nocivi. 70. È preferibile respirare solo per il naso. Allorchè la respirazione diventa molto attiva, si procuri di fare con la bocca solo le espirazioni . 71. Gli esercizi non si eseguiscano subito dopo i pasti, ma almeno un'ora dopo. 72. Allorchè gli uomini, dopo l'esercizio, sono in traspirazione, si evitino le correnti di aria fredda, si proibisca l'uso di bevande ghiacciate e di soverchia quantità d'acqua. 73. Quando un individuo riporti una lesione (distorsione, contusione ecc.) si pongano tosto sulla parte lesa, pezzuole bagnate d'acqua
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fredda . Le persone estranee all'arte medica debbono astenersi da qualunque altra cura. 74. Chi dirige l'istruzione deve curare che siano scrupolosamente osservati i consigli del medico riguardo_agli individui temporaneamente dispensati da alcuni o da tutti gli esercizi, perchè convalescenti, vaccinati, ecc. 75. Si faccia ben comprendere al soldato che se durante gli esercizi ginnastici gli succede qualche accidente, deve subito riferirne al graduato presente, per non esporsi al rischio che incontrando una imperfezione, questa non possa essere dichiarata come avvenuta in servizio . Il graduato dovrà subito riferirne perchè l'individuo sia v isitato dal medico.
CAPO VI. Gare ed esperimenti;
GARE. 76. Sebbene la ginnastica non debba dar l uogo a classifiche, e gli uomini debbano essere premiati più per l'entità degli sforzi fatti e delle buona volontà dimostrata che per l'abilità conseguita, si ritiene tuttavia opportuno, allo scopo di tener desta una giusta emulazione, di prescrivere gare individuali di ginnastica fra gli uomini di ciascuna compagnia. 77. Le gare individuali di ginnastica sono fatte annualmente, altermine della istruzione di compagnia e prima dell'esperimento di cui al seguente N. 81. 78. Avranno luogo sotto la direzione dei comandanti di compagnia e saranno presenziate dai comandanti di battaglione. 79. Le g~re consisteranno nello svolgimento di una serie di esercizi individuali scelti dal comandante la compagnia fra quelli regolamentari. · 80. Ciascun comandante di compagnia disporrà di 1 medaglia d'argento, di 4 di bronzo e di lire 20. La distribuzione dei premi sarà fatta con solennità dal comandante del reggimento alla presenza di tutti gli ufficiali. ESPERIMENTI 81. Ogni anno, terminata l'istruzione di compagnia, sarà fatto dal comandante di battaglione, alla presenza del comandante del reggimento e di tutti gli ufficiali del battaglione, l'esperimento di ginnastica per constatare l'abilità collettiva conseguita dalle singole compagnie negli esercizi ginnastici. 82. Tale esperimento, che non dovrà avere il carattere di gara fra reparto e reparto, servirà al comandante del reggimento ed a quello di battaglione per giudicare della bontà dei metodi adoperati nell'istruzione dalle singole unità e dell'interessamento dimostrato da ufficiali egra-
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duati in questo importante ramo della preparazione militare. 83. Nell'esperimento, si svolgeranno specialmente esercizi di reparto secondo un programma stabilito dallo stesso comandante di compagnia, restando in facoltà del comandante di battaglione di fare eseguire quegli esercizi individuali e collettivi che stimasse opportuni per meglio giudicare dei risultati conseguiti. PARTE II. ESERCIZI GINNASTICI CAPO I Marcia e corsa. 84. La marcia e la corsa rappresentano la parte principale nell'educazione fisica del soldato; la prima e la vera ginnastica di applicazione dal punto di vista militare. I soldati allenati a questi esercizi sono in condizioni di compiere lunghi percorsi col minor dispendio di forze, ciò che costituisce un fattore essenziale di vittoria. 85 . Le prescrizioni circa le modalità d'esecuzione, la cadenza, la lunghezza del passo e le norme per regolarne la progressione, contenute nel regolamento di esercizi per la fanteria, hanno basi scientifiche e devono essere scrupolosamente osservate. 86. La marcia e la corsa mentre sono esercizi utilissimi agli scopi militari, sono pure ottimi per gli effetti fisiologici ed igienici che producono. 87. A vent'anni lo sviluppo dell'organismo umano non è completo; lo diventa a 25 e spesso a 30. Ora, poichè ragioni sociali impediscono di ritardare la coscrizione, è di somma importanza che lo sviluppo del la recluta abbia luogo nel modo migliore dal punto di vista militare ed igienico. 88. Per conseguire l'aumento della capacità vitale, per togliere altorace la forma appiattita e conferirgli quella sporgente, bisogna ricorrere ad esercizi che, per la grande quantità di lavoro, producono la sete d'aria ed il funzionamento energico dei polmoni. 89. Si dovrà insistere perchè nella marcia e nella corsa i soldati tengano la testa alta, le spalle ritratte, il petto sporgente, per aumentare con l'ampiezza toracica il campo respiratorio. Con ciò si conferisce al soldato anche aspetto bello e marziale. 90. Per ottenere rapidissima ·andatura è consigliabile di alternare la marcia alla corsa; è sempre preferibile allungare il passo anzichè fare passi troppo rapidi . 91. L'allenamento alla marcia ed alla corsa non vien fatto solamente con le esercitazioni periodiche, ma curando che tutti i giorni i soldati facciano esercizi di marcia e di corsa. Gli sforzi successivi devono essere basati sulla resistenza dei soldati meno atti .
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92. Il dolore che in principio taluni sentono ai fianchi per la corsa, è dovuto allo stiramento dei legamenti di sospensione a cui pendono la milza a sinistra e il fegato a destra, sotto il diaframma. Questi organi si agitano durante l'esercizio violento e causano ai legamenti tale dolore, che non deve però preoccupare, e che con l'esercizio continuato si attenua fino a scomparire. 93. L'uomo sano può sempre con l'esercizio razionale, diventare un buon marciatore e potrà pure resistere notevolmente alla corsa eseguita con ritmo moderato. Per la corsa veloce, invece, non bastano l 'esercizio, le buone gambe ed i buoni polmoni; è pure necessaria la facoltà di far succedere un movimento all'altro con rapidità, attributo che si porta da natura. 94. L'istruttore terrà sempre presente che la corsa, come gli altri esercizi d'intensa fatica, non dovrà essere nè la prima nè l'ultima di ciascuna ripresa d'istruzione; dovrà sempre essere preceduta e seguita da marcia al passo, quando non si ritenga opportuno ricorrere ad esercizi respiratori per ristabilire, dopo la corsa, il ritmo normale alla respirazione. Marcia. 95. La marcia s'inizia inclinando il corpo in avanti. Il piede che avanza tocca terra senza urto prima col tallone, poi viene a contatto del suolo interamente; le gamba leggerm ente flessa. L'altra gamba compie un movimento dall'indietro all' innanzi finchè arriva a toccare il suolo e ad assumere la posizione della gamba che stava avanti. L'istruttore dov rà ottenere che la marcia sia fatta col minor rumore possibile. Il battere i piedi a terra marciando costituisce un dispendio inutile di forze dovuto .all'alzare troppo le gambe; in tal caso il passo si raccorcia. Nella marcia, le braccia, naturalmente pendenti, accompagnano il movimento del.corpo. Il bracci.o _sinistro dondola in avanti, mentre avanza la gamba destra e viceversa. Il dondolio delle braccia serve a diminuire le oscillazioni del tronco; 96. La lunghezza del passo è proporzionata alla cadenz,i3; se aumenta il numero dei passi al minuto, aumenta pure la lunghezza di ciascun passo. Quando però la cadenza oltrepassa i 150 passi al minuto, il passo tende a diminuire. È questo il ritmo massimo dell'uomo medio col passo lungo m. 0,86; volendo aumentare la cadenza dopo i 150, il passo si accorcia. Il massimo della velocità è corrispondente al ritmo di 170 passi al minuto, ma dai 150 ai 170 di ottiene un debole aumento della velocità, mentre aumenta molto il dispendio di forza meccanica e compare la fatica . Le andature molto celeri sono dunque difettose. La lunghezza del passo dipende dalla lunghezza degli arti inferiori e dal grado di flessione del ginocchio dell 'arto che sta avanti e che sostiene il peso del corpo al principio del passo.
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Per aumentare la celerità della marcia, s'inclina maggiormente il corpo in avanti, e si dà un impulso maggiore col piede che sta indietro. 97. Il camminare, che è il tipo degli esercizi automatici, richiede sforzo cerebrale, quando si faccia in condizioni di dover spesso cambiare cadenza, allungare ed accorciare il passo, quando la via sia interrotta e frastagliata. In questo caso al lavoro dei muscoli si aggiunge un lavoro di direzione e di misura che emana dal cervello, e si ha così un'aggiunta di lavoro e maggior fatica. 98. Il marciare è più faticoso del camminare, perché è azione collettiva e che richiede unità di cadenza, di lunghezza di passo, di direzione, ecc. Nel marciare ha molta importanza il ritmo, il quale, facilitando l'automatismo dei movimenti, diminuisce la fatica, sottraendo al cervello la cura di dirigere i muscoli. Nelle marcie la musica, segnando il passo, dispensa il soldato dal portare l'attenzione per il mantenimento del ritmo. 99. La cadenza nelle esercitazioni militari crea l'abitudine all'andatura regolamentare ritenuta la più adatta alla massa ed allo scopo. L'atto di marciare confidato alle forze automatiche dell'organismo va sempre più sottomettendosi alla stessa regola e diventa abituale in quella forma, contribuendo così ad accrescere il senso delle azioni collettive ed il sentimento di disciplina. 100. Durante le esercitazioni ginnastiche l'istruttore esigerà che tutti i soldati marcino col passo della cadenza di 140 per minuto, prescritta per i bersaglieri, non perchè i soldati si abituino al passo rapido, ma per contribuire a sviluppare in loro la prontezza di pensiero e d'azione di uomini svelti. Corsa. 101. La corsa, esercizio intenso e talora violento, costituisce uno dei migliori mezzi per lo sviluppo fisico del soldato. 102. Nella corsa entrano in contrazione grandi masse muscolari; la circolazione del sangue si accellera, la respirazione si fa più energica ed ampia; tutti gli organi e tutti i tessuti del corpo godono di un aumento considerevole di nutrizione. Per la maggior quantità di ossigeno che penetra nel sangue, le combustioni vitali diventano più complete. Si hanno così effetti generali. Se la corsa si prolunga eccessivamente, si osserva nel soldato il viso pallido, l'occhio smorto, la respirazione ineguale ed ansante, il polso debole e forti battiti alle tempie. A questo punto la corsa deve· subito cessare, giacchè continuandola si andrebbe incontro ai per icoli dell'asfissia. 103. Quando si corre, non è la stanchezza delle gambe che accascia, sibbene il turbamento della respirazione. 104. La pratica razionale degli esercizi violenti non conduce solo ad uno sviluppo degli organi, ma anche ad una maggiore educazione respiratoria.
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Esercitando spesso l'apparato respiratorio si procura ai muscoli che muovono la gabbia toracica, non solo il vigore ma anche l'educazione al fine. 105. Nella corsa, prima di partire, s'inclina il c~rpo innanzi, raddrizzandolo dopo i primi passi; si piega la gamba che è avanti in ragione delle velocità da raggiungere; con la gamba che è indietro si dà un impulso vigoroso al corpo, il piede tocca il suolo con la pianta; le braccia alquanto flesse, con l'avambraccio quasi orizzontale e le mani a pugno oscillano nel senso inverso delle gambe[ ... ]. Per arrestarsi si inclina il corpo indietro. 106. Durante la corsa moderata, si attivano maggiormente la circolazione e la respirazione. Il soggetto prova un senso generale di benessere, di caldo, qualche battito alla tempia, presenta il viso acceso, gli occhi brillanti, un'attività crescente in tutti gli organi. Questa è la fase più salutare dell' esercizio. Corsa veloce. 107. II limite della velocità nella corsa tende verso il massimo di 9 a 10 metri per secondo. Questa velocità non può essere mantenuta che per un tempo brevissimo; dai 10 ai 13 secondi che corrispondono ad un percorso di 100 metri circa. Il corridore in questi casi trattiene il respiro ed eseguisce uno sforzo che non può essere prolungato senza pericolo. 108. La corsa veloce ha lo scopo di abituare il soldato a percorrere brevi tratti nel minor tempo possibile. Nella corsa veloce il passo non ha nè lunghezza, nè cadenza determinate. I soldati lasciati liberi mettono in azione tutti i loro mezzi. 109. Nella corsa veloce· ha particolare importanza la partenza. L'arrivo dovrà essere segnato in modo visibile e non dovrà mai essere contro muri od, altri ostacoli fissi.
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(idem, "Scalate", "Esercizi di reparto" e "Giuochi ginnastici", pp. 156-166); CAPO Xl. Scalate. 415 . Le scalate sono esercizi applicati di grande utilità pratica nei quali si utilizzano le abilità acquistate all'arrampicata ed alla stanga. Questi esercizi sono eseguiti dapprima da un solo gruppo per curare l'istruzione individuale, in seguito dovranno assumere forma collettiva facendo eseguire la scalata da più gruppi o da interi riparti. Si eseguono dapprima senz'arm i, poscia col fucile ed in pieno assetto di guerra. L'istruttore approfitterà di tutte le circostanze che gli si possono presentare per eseguire scalate di muri accidentati, con portatori, pertiche, o funi. Scalata con due soldati, uno dei quali fa da portatore. 416. 1° Modo. - Il portatore appoggia il dorso contro l'ostacolo non più alto di metri 3,50; porta un pò avanti l'uno o l'altro piede, unisce le mani, intrecciando le dita con le palme in su, e le appoggia sulla coscia della gamba che sta più avanti, piegando alquanto le braccia [ .. .]. Il soldato che deve eseguire la scalata appoggiando le mani sulle spalle del portatore e ponendo lievemente il piede sinistro sulle mani di lui, si solleva, pone il piede destro sulla spalla sinistra ed il sinistro sulla spalla destra del portatore, si drizza contro l'ostacolo, rasentandolo con le mani e col busto si aggrappa alla sommità di esso[ ... ] e vi si arrampica con l'aiuto del portatore; 2° Modo. - Il portatore voltato verso il muro vi appoggia il capo; porta avanti un piede, unisce le mani a tergo, int.recciando le dita [ ... ]. Quello che eseguisce la scalata opera nel primo modo[ ... ]. Scalata con tre soldati, di cui due fanno da portatori. 417. 1° Modo. - I due portatori si pongono l'uno di fronte all'altro, a distanza di un passo, con una spalla appoggiata al muro portando avanti il piede più vicino all'ostacolo; ciascuno posa sulla spalla dell'altro la mano più vicina al muro, a braccio teso, e intreccia con l'altra la mano che è dal lato opposto , tenendola piuttosto bassa per facilitare la salita del compagno ( ... ]. Il soldato che esegue la scalata, appoggia le mani sulle braccia dei portatori, pone un piede sulle loro mani intrecciate, e solleva e posa l'altro piede con tutto il peso del corpo sulle braccia tese dei compagni aggrappandosi al muro [ ... ] . I portatori sciolgono le mani che hanno servito da primo scalino e pongono anche queste sulle spalle l'uno dell'altro a braccio teso. Lo scalatore drizzandosi vi posa il piede rimasto sospeso e vi si arrampica con l'aiuto dei portatori;
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2° Modo. - I portatori collocati come nell'esercizio precedente con uno o due bastoni [... ]. Ciascun soldato deve essere esercitato come portatore e come scalatore. 3° Modo. - I portatori collocati l' uno di fronte atl'altro a distanza di un passo, rasentano il muro di scalata; ciascun portatore stringe con la mano sinistra il proprio polso destro, e con la mano destra il polso sinistro del compagno. I portatori piegano le gambe tanto da permettere al soldato che deve compiere la scalata di posare le ginocchia sulle mani intrecciate. Per compiere la scalata i portatori simultaneamente distendono le gambe e, facendo forza con le braccia lanciano lo scalatore in alto, tanto che egli possa giungere sull'ostacolo. Scalate con pertiche e con funi. 418 . Quest'esercizio si esegue adoperando una pertica di lunghezza tale che sorpassi di 50 cm. almeno l'ostacolo da scalare (muro, scarpa ripida, grosso albero, spigolo di finestra, ecc... ) e sia forte tanto da sostenere al centro i ripetuti sforzi di un uomo. Occorrendo la pertica è tenuta ferma da uno o due uomini. L'ostacolo è superato arrampicandosi alla pertica. Lo stesso esercizio può essere eseguito con funi assicurate alla sommità dell'ostacolo. Arrampicandosi alla fune si poggiano i piedi contro l'ostacolo per agevolare tanto la salita quanto la discesa.
CAPO XII. Esercizi di reparto. 419. Consistono in esercizi da eseguirsi da interi riparti allo scopo di abituarli a· superare nel miglior modo, rispetto al tempo, alla sicurezza ed all'ordine,.gli ostacoli che s'incontrano in campagna. L'antecedente preparazione dei ,Soldati con esercizi individuali e collettivi, contribuisce a rendere i riparti atti ad eseguire bene questi esercizi con le armi e in pieno assetto di guerra. 420. Il comandante del reparto dovrà tener conto nel dare le disposizioni opportune, delle natura dell'ostacolo, delle esigenze tattiche del momento, delle condizioni dei soldati, della necessità o meno del!' azione rapida. 421. Solo dopo aver fatto eseguire ripetutamente e nelle forme più svariate esercitazioni di questa natura, il capo saprà in ogni circostanza procedere con sicurezza, e gli uomini di truppa lo asseconderanno. Con questo indirizzo, per quanto nuovo ed impreveduto possa essere l'ostacolo da vincere, i soldati, per essersi trovati per tante volte in circostanze simili, sapranno usare gli accorgimenti e le modalità più adatte per superarlo. 422. Gli esercizi di riparto vanno iniziati quando gli esercizi individuali siano sufficientemente inoltrati. Consisteranno, da principio in
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esercizi di arrampicata, di scalata, di volteggio e di salto, fatti dagli uomini due a due, quattro a quattro; successivamente si faranno esercizi di squadra, poi di plotone ed in ultimo di compagnia. 423. Gli sforzi di tutti concorreranno a far si che l'intero reparto superi al più presto l'ostacolo , mantenendosi compatto ed ordinato per quanto è possibile. Perciò, i più destri dovranno aiutare gli altri a passare più sollecitamente e con minor fatica. 424. Si dovrà esigere in ogni circostanza che gli uomini non facciano ressa ai punti dell'ostacolo più comodi, ma affrontino senza titubanza tutti quei punti che permettono il passaggio. Insistendo nell'osservanza di queste norme in ogni tempo e circostanza, si creano nei soldati abitudini che permarranno anche nei momenti più difficili del combattimento. 425. Le circostanze che concorrono a stabilire il modo di procedere del comandante di un reparto , sono tali e tante e così svariate che riesce impossibile determinare come egli potrà agire nei vari casi. Dalla esperienza delle frequ enti esc.r citazioni sorgeranno le migliori regole.
CAPO XIII Giuochl ginnastici. 426. I giuochi debbono essere considerarti, non solo come una forma di ginnastica per dar varietà ed interesse alle istruzioni, ma anche, e principalmente, quale esercizio efficacissimo che educa e rende energica la volontà per la continuità degli sforzi e la necessità di pronte decisioni. Gli atti che si richiedono nel giuoco servono a fissarli, a facilitarli e renderli abituali. I giuochi completano l'azione degli esercizi metodici, dando campo all'iniziativa individuale ed abituando ad agire d'accordo, a riunire gli sforzi, a cooperare per un fine comune. 427. Il giuoco insegna coll'esperienza che non si consegue la vittoria senza l'obbedienza ai capi, senza una perfetta solidarietà; senza l 'astuzia, la riflessione, l'ordine, l'intuizione rapida. 428. Nel giuoco, che per nota dominante ha anche la indipendenza e la spontanea manifestazione dell'attività individuale, apparisce tutto I 'uomo, e l'istruttore avrà in esso un ottimo mezzo per conoscere i soldati. È proprio nell'ardore della gara che si scorgono i timidi, i coraggiosi, gli sventati e accade di rinvenire in alcun i delle qualità che non si sarebbero mai a loro attribuite. 429. È importantissimo il còmpito dell'istruttore; esso è l'arbitro che dirige, interviene, decide in ogni caso. Questo correggere per far osservare le regole del giuoco e della cortesia è tutta un'educazione; gli incidenti, le controversie stesse cui dà origine la gara, sono tante occasioni per educare. In un giuoco com-
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plesso appare evidente la importanza dell'intesa, la necessità di coordinare, subordinare, far convergere i propri atti ad uno scopo determinato ed è per queste ragioni che conferisce qualità di ordine morale. 430. Nella scelta dei giuochi si dovrà tener conto~delle circostanze di tempo e di luogo, del lavoro precedentemente compiuto dai soldati, del numero dei giuocatori, affinchè siano graditi e rispondano alle cir~ costanze, alla situazione del momento. Alcuni giuochi sono semplici e possono farsi anche in locali chiusi o poco ampi; altri, più complessi e interessanti esigono molto spazio, materiale adatto, e non sono convenienti nei primi mesi d'istruzione. 431. Alcuni giuochi semplici fatti in luoghi accessibili al pubblico possono esporre i meni destri al dileggio degli spettatori, il che si deve evitare. Così potrebbe anche accadere che nella foga del giuoco qualcuno trascendesse con le parole e coi modi. L'istruttore, che segue le fasi della gara, deve sapere con degli alt opportuni, con richiami alle regole, con la fermezza e la severità stessa, se occorre, prevenire gli inconvenienti. Dal modo con cui è diretta una gara si giudica se chi la dirige ha l'ascendente e l'autorità necessarie. 432. Il giuoco ginnastico attinge la maggior sua efficacia nel piacere che procura, perciò l'istruttore non deve sempre reprimere le manifestazioni di gioia. Il grido ha potere suggestivo che porta all'entusiasmo e spinge all'azione. La difficoltà appunto nel conciliare le manifestazioni dell'entusiasmo e le libere espansioni con la compostezza e disciplina militare. 433. Dovendo formare due partiti si potrà opporre squadra a squadra, o mettere il plotone in riga per ordine di statura e far gareggiare le due righe, oppure l'istruttore designerà i componenti i due partiti cercando di equilibrarne le forze. Un buon sistema sarà pure quello di scegliere due capi partito e dare a ciascuno di essi, alternativamente, la facoltà di scegliere gli uomini sino a che tutti abbiano trovato,posto nei due partiti; Quando si rifarà un gioco con i medesimi partiti, i partiti stessi cambiano di posto. Quando occorre distinguere un partito dall'altro con colore diverso e nel tempo stesso dare un numero progressivo ai componenti di ciascun partito, si adoperano con vantaggio, numeri ben visibili di due colori differenti, scritti su pezzi di tela o di cartone che si fissano al braccio sinistro con funicelle o con nastri. Quando l'abilità sta nel toccare un compagno che s'insegue, si debbono evitare le battute troppo forti; Chi è toccato grida subito: toccato. 434. Le mète ed i luoghi in genere ove si deve arrivare a tutta corsa, debbono essere lontani da muri, fossi, ed altri ostacoli che possono causare inconvenienti; 435. Bisogna tener presente che le gare ed i giuochi coltivati nell'esercito, contribuiranno a far rinascere nella nazione, nelle classi
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popolari, nell 'antico amore per questa forma di ginnastica tanto utile al corpo e allo spirito e che con tanta efficacia produce gaiezza sana, vivacità di spirito, caratteristiche della nostra razza. 436. I giuocatori forti ed entusiasmati spingono talvolta il giuoco a una lotta intensa, e qualche volta anche rude. L'istruttore sollecito ad intervenire, a ristabilire l'ordine quando occorra od a richiamare ali 'osservanza delle regole, non deve preoccuparsi troppo, nè sempre se gli incidenti di un giuoco portano a non essere garbati: certi atti che possono parere violenti o brutali hanno il grande pregio di abituare ai rudi contatti e far scomparire quella sensibilità eccessiva che trattiene dalle azioni risolute e coraggiose. 437. In molti casi la vittoria appartiene a colui ch'è ancora capace di far un ultimo sforzo di volontà, quando già le forze sono per mancare. Ma la volontà diventa tanto più forte quanto più la si fa agire, ed il maggiore stimolo allo sforzo lo si ha nella emulazione del giuoco. 438. Quando il giuoco ginnastico s i svo lge fra partiti contrapposti, alla fine della partita gli avversart dovranno stringersi la mano, ciò che l'istruttore farà esegui re nel massimo ordine e con la maggiore correttezza dando ordini opportuni e precisi. È anche nell'insistere in queste forme esteriori, che nell 'educazione militare si temprano le migliori qualità civili.
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(idem, "Nuoto", "Salvamento dei sommersi" e "Canto", pp. 190-196).
CAPO XV.
Nuoto.
462. II nuoto sviluppa armonicamente tutti i muscoli del corpo e dà ali 'uomo fiducia in sè e ardimento. Nella stagione estiva, quando la vicinanza di un fiume, di un lago o del mare lo permettono, si dovrà coltivare questa forma utilissima di ginnastica, ottima dal Iato igienico e dal lato pratico. Esercizi di preparazione al nuoto. 463. Nessuna preparazione per quanto inte!lig,e nte ed accurata, eseguita fuori dall'acqua, potrà dare l'abilità al nuoto. Pur tuttavia i movimenti elementari per questo esercizio potranno essere insegnati, utilmente, servendosi delle panche per sostenere il corpo e rendere possibile l'azione simultanea delle braccia e delle gambe. 464. Movimenti delle braccia. I soldati sono disposti con il ventre sulla panca, le mani giunte con le dita unite contro il petto, le palme alquanto concave, le braccia flesse, la testa alzata il p iù possibile, i piedi riuniti toccano terra. I movimenti da eseguirsi sono i seguenti: uno: distendere le braccia in avanti, le mani giunte; due: allontanare un po' le_mani, le palme verso terra, il lato esteriore alquanto in alto; tre: descrivere con le mani un quarto di circolo, allontanando le braccia tese, flett~ndole nel momento in cui sono in fuori e riprendere la posizione iniziale. 465. Movimenti delle gambe. I soldati sono disposti col ventre sulla panca, le gambe e le coscie flesse, i calcagni riuniti all'altezza delle natiche, le ginocchia ed i piedi discosti, le mani aiutano a tenere il corpo in equilibrio. I movimenti da eseguirsi sono i seguenti: uno: distendere la gambe allontanandole il più possibile, le punte dei piedi in fuori e rilevate verso il collo del piede; due : riunire le gambe tese; tre: flettere le gambe e riprendere la posizione iniziale. 466. Movimenti simultanei di braccia e di gambe; le braccia e le gambe come alla posizione iniziale degli esercizi precedenti. AI comando uno, due, tre dell'istruttore i soldati eseguiranno simultaneamente gli esercizi di braccia e gambe indicati. 467. Per nuotare sul dorso. I soldati sono distesi col dorso sulla panca, le gambe e le coscie flesse, le ginocchia aperte, le calcagna unite, le mani contro il petto, palme in giù, un po' concave, le dita unite.
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I movimenti da eseguirsi sono i seguenti: uno : allungare la gambe aperte, ravvicinandole tese. Nello stesso tempo allontanare le mani dal corpo, distendendo le braccia e poscia ravvicinandole come per cacciare e premere l'acqua verso il ventre. due: riprendere la posizione iniziale flettendo le gambe e passando le mani rasenti al corpo, palme in giù. Esercizi nell'acqua. 468. Per la vera istruzione di nuoto che dev'essere fatta nell'acqua, i comandanti di compagnia sceglieranno fra i propri dipendenti quelli che sanno nuotare ed affideranno ad essi l'istruzione individuale dei novizi. 469. Le prime prove si faranno in uno spazio in cui la profondità dell'acqua sia inferiore ad un metro e mezzo. Si invitano i principianti a distendersi sulla superficie dell'acqua, col petto rivolto in basso, sostenuti sotto il ventre dal braccio di chi insegna. In questa posizione si tentano dapprima i movimenti delle braccia sopra indicati. Più difficile riuscirà di ottenere il movimento efficace delle gambe. Per gli arti inferiori vi ha una nuova educazione da fare, dovendo essi compiere un movimento più sapiente e meno naturale. L'istruttore che avrà insistito in questi movimenti negli esercizi di preparazione, mostrerà ancora come si fa, sosterrà il soldato disposto orizzontale, non sotto il ventre, ma sotto il mento per impedire che il capo affondi. I movimenti devono essere tentati e ripetuti fino a che siano diventati naturali. La correzione mirerà ad ottenere la calma e la precisione. Quando il soldato sappia nuotare nella posizione ora indicata, sarà esercitato a nuotare sul dorso, cosa utile giacchè questa posizione serve al nuotatore per riposarsi e prendere lena. Il nuotatore che nuota sul ventre, per mettersi sul dorso distende le braccia e le gambe imprimendo al corpo un vigoroso movimento di torsione. Per avanzare in questa posizione il soldato farà i movimenti appresi negli esercizi preparatori. 470. Il novizio deve acquistare confidenza con l'acqua e vincere qualche volta un terrore istintivo. La parola dell'istruttore deve avere più dell'incoraggiamento che del comando. 471. Al comandante del reparto che si reca alla scuola di nuoto, spetta di prendere tutte le precauzioni per evitare disgrazie. Un ufficiale deve essere sempre presente a questa istruzione con piena libertà di organizzare speciali -esercizi di salvataggio. L'istruzione di nuoto non deve durare meno di un'ora in ogni reparto. Vi assiste un ufficiale medico. [... ]
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Salvamento dei sommersi. 473. Quando una persona inesperta del nuoto cade nell'acqua e non è pronto un abile nuotatore per soccorrerla, potrà bastare allungarle un bastone, una cinghia da pantaloni, e in mancanza di ci,ò, lanciare al pericolante una delle maniche della propria giubba, tenendo l'altra colle mani. Se è possibile si fa catena con altri per arrivare al pericolante, oppure il soccorritore si tiene con una mano ad una fune raccomandata sulla riva, o tenuta da altri. Se un nuotatore è presente, egli si spoglierà al più presto e nel modo più completo: se è necessario si strappi gli abiti; se l'aiuto deve essere immediato, si allenti almeno i legami delle mutande al collo del piede per impedire che queste si riempiano d'acqua e intralcino i movimenti. Se il pericolante è sotto l'acqua, il nuotatore si tuffa al punto indicato dalle bolle che si alzano dal fondo e lo cerca con gli occhi, se gli è possibile, e colle braccia. Malgrado la premura giustificata e doverosa di salvare un uomo che sta per annegare, il soccorritore deve andar guardingo nell'avvicinarglisi e guardarsi bene dal lasciarsi afferrare; il più destro, il più sicuro dei nuotatori potrebbe soccombere col pericolante. Non esitare se un pugno, un calcio è necessario per allontanarlo; non esitare neppure a sommergerlo di nuovo quando perdurano in lui i movimenti convulsi. Solo quando il sommerso ha perso i sensi lo si afferra sotto le ascelle standogli di dietro, e nuotando vigorosamente coi piedi lo si porta alla superficie dell'acqua e lo si spinge verso la riva o verso il galleggiante più vicino. Si può pure afferrarlo pei capelli, girarlo sul dorso e tirarlo a riva in modo che il viso sia rivolto in alto. Ritirato il sommerso dall'acqua gli si farà, occorrendo, la respirazione artificiale. 474. Per questa istruzione di salvataggi l ' ufficiale incaricato potrà far confezionare qualche fantoccio da gittare nell'acqua.
CAPO XVI. Canto. 4 75. Il canto educa la voce, l'udito ed il sentimento. È ginnastica di organi importantissimi; ottimo esercizio igienico per rafforzare i polmoni e sviluppare il torace. Il canto non è solo suono, è parola, è frase, è d iscorso dell'anima. 476. Conferisce grandemente alla educazione estetica così scarsa nelle nostre reclute benchè abbiano innate le doti artistiche della nostra razza. Il canto perciò deve essere curato con amore. Va appreso non su teorie da conservatorio ma cantando, come si apprende a camminare ed a parlare. 477. Il buon successo nell'insegnamento del canto, si deve gran parte alla scelta degli inni e canzoni da eseguire. Una buona e limitata scelta dei canti popolari e patriottici, poche melodie semplici sono sufficienti allo scopo; bandiscono dai riparti i can-
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ti monotoni e triviali contribuendo alla educazione patriottica e nazionale del soldato. 478. Il canto tiene alto il morale·del soldato, specie durante le lunghe marcie e gli esercizi molto faticosi. Contribuisce a mantenere nella truppa quel lieto animo che è tanta parte della buona riuscita di ogni cosa. Toglie il soldato dalla noia, dall'ozio e dal vizio. Lo distoglie dai piaceri volgari e lo affeziona alla caserma. 479. I corpi, sono in generale largamente forniti di personale tecnico per tale insegnamento. Dovrà essere cura dei comandanti di utilizzarlo convenientemente ed in modo pratico.
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DOCUMENTO N.
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( dal Regolamento di esercizi per la cavalleria, vol. I Istruzione individuale a piedi ed a cavallo, 1912, "Esercizi di ginnastica: volteggio alla corda", i:}p. 65-71).
Volteggio alla corda. 119. Premessa. - I cavalieri della sezione sono disposti su una sola riga fuori del circolo percorso dal cavallo. Per eseguire il volteggio, ciascuno, per turno, va al centro del circolo dietro l'istruttore, tagliando la pesta del cavallo appena questi è passato; quindi facendo scorrere la mano interna lungo la corda, perché il cavallo non gli volga la groppa, e secondando il movimento di questo, si avvicina alla spalla ed eseguisce l ' esercizio nel modo spiegato qui in appresso. Per riprendere posto in riga deve evitare di attraversare la pesta dinanzi al cavallo. I cavalieri si susseguono prontamente. Giova insistere molto su questo utilissimo esercizio. 120. Volteggio a pelo. - Per evitare inconvenienti o disgrazie, il volteggio è eseguito prima al passo, poi di trotto ed in ultimo di galoppo, benché per effetto della spinta del cavallo sia più facile procedere in senso inverso. L'esercizio deve essere prima a mano sinistra poi a mano destra. L'abilità del volteggiatore dipende quasi esclusivamente dall'accordo del passo del cavaliere con quello del cavallo; è perciò necessario anzitutto insegnare bene questo. Avvicinatosi alla spalla del cavallo, il cavaliere, mentre mantiene la corda nella mano interna, senza impedire l'azione dell'istruttore, nella maniera medesima, afferra con la ìnano esterna, le unghie in giù, la mani glia della fascia, appoggiando l'avambraccio sui dorso del cavallo, e continua a èamminare parallelamente ad esso, procurando di regolare sul passo di questo la cadenza e la lunghezza del proprio, mantenendo il suo corpo di fronte, e posando i piedi sempre direttamente innanzi. L'istruttore comanda: In volteggio A-Cav allo . Alla prima parte del comando il cavaliere lasciando la corda impugna anche con la mano interna la maniglia, le unghie in giù e prosegue a camminare di fronte accanto alla spalla della cavallo. Alla seconda parte, spicca un piccolo salto innanzi, rimanendo i piedi in aria e buttandosi insieme a terra, di fianco ai piedi anteriori del cavallo, e sollevato dall'impulso prodotto dall'avanzarsi di questo, fa passare la gamba esterna sopra la groppa e, chiudendo la gamba interna contro il fianco, si siede leggermente sopra il dorso. L'istruttore deve porre ogni cura che la spinta sia presa nel modo anzidetto, ripetendo al cavaliere di compiere il volteggio se non lo vede nella giusta attitudine. Per insegnare tale spinta agli inesperti, è buona regola far loro ese-
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guire isolatamente un salto innanzi coi piedi riuniti, dopo aver fatto qualche passo di fronte. Pel volteggiare a galoppo, il cavaliere deve secondare l'andatura del cavallo a piccoli salti, posando sempre avanti la sua gamba interna con l'avvertenza di mantenere sempre il corpo di fronte. Qualora per procedere in tal modo il cavaliere trovi difficoltà a mantenere ambedue le mani alla maniglia, può impugnare questa solo con la mano esterna, portandovi l'interna nell'atto di battere i piedi al suolo per volteggiare. A qualunque andatura, però l'appoggio di ambo le mani sulla maniglia rende il cavaliere più leggero coll'avanzare e più agile nel volteggiare. Per far volteggiare a terra l'istruttore comanda: A-TERRA Il cavaliere, impugnata la maniglia, fa forza sulle braccia, fa passare rapidamente la gamba interna contro il fianco del cavallo, riunisce a questa l'altra e posa i piedi riuniti a terra di fianco alla spalla del cavallo, dopo essersi rivolto nella direzione di questa, mediante un istantaneo appoggio sulle braccia. Quando i cavalieri eseguono correttamente il detto movimento, l'istruttore lo fa ripetere con maggior sollecitudine ed energia, facendo omettere la momentanea fermata in appoggio e spingere invece vigorosamente le gambe in dietro, mentre il cavaliere si puntella sulle braccia, affinché questo possa saHare a terra in un tempo solo. Quando il cavaliere ha imparato a volteggiare a terra e a cavallo camminando per breve tratto fra un esercizio e l'altro, l'istruttore fa riunire i due movimenti in un solo tempo, spiegando che nel venire a terra se si contraggono leggermente le gambe nel momento in cui i piedi toccano il suolo si riceve un impulso sufficiente per riportarsi sul dorso quasi senza impiegare la forza delle braccia. I cavalieri sono pure esercitati a volteggiare a terra mediante il movimento di scavalcare una gamba sull'incollatura. La maniglia deve essere impugnata saldamente nel momento di scavalsare la gamba esterna sul collo del cavallo; le due mani, passando subito successivamente sopra la stessa gamba, impugnano esternamente a questa la maniglia; si devono posare i piedi di fianco all'anteriore del cavallo spingendosi più innanzi secondo la velocità dell'andatura. 121. Volteggio completo. - Quando i cavalieri hanno sufficiente abilità nell'eseguire i volteggi dalla- parte interna, l' istruttore insegna loro il volteggio completo, ossia passare da terra a destra a terra a sinistra e viceversa, superando il cavallo. Ciò si esegue facilmente aumentando la spinta prodotta dalla contrazione delle gambe nel momento in cui i piedi uniti toccano il suolo. A principio l'istruttore richiede che il cavaliere superi una sola volta il cavallo dall'interno all'esterno, e che abbandoni la maniglia nell'at-
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to di posare i piedi esternamente per allontanarsi definitivamente dal cavallo. Poscia lo fa volteggiare in simil modo più volte di seguito, fino a che " il cavaliere riesca a battere anche esternamente i piedi uniti una sol volta di fianco all'anteriore. 122. Sedere sul cavallo. - Questo esercizio, che giova a dare disinvoltura e sveltezza ai cavalieri; si esegue facendo scavalcare una gamba sull'incollatura, oppure facendola passare sopra la groppa e quindi sotto all'altra gamba, mediante un forte appoggio sulle braccia. Compiuto il movimento, il cavaliere deve rimanere seduto sul dorso del cavallo, con le gambe dalla stessa parte, i pugni fortemente attaccati alla maniglia, le spalle di fronte_ Abituato a sedere da ambo le parti, il cavaliere viene esercitato a passare da una ali 'altra di queste posizioni, sollevandosi alquanto sulle braccia e facendo passare insieme le due gambe sulla groppa. 123. Esercizi vari. - Col progresso di questa istruzione gli esercizi sopraindicati possono essere insieme combinati_ Come norma si suggeriscono all'istruttore gli esercizi seguenti per i quali servono, opportunamente impiegati e combinati, i comandi sottosegnati: Da terra ali' interno a cavallo. Da cavallo a-terra internamente ed esternamente. Da cavallo sedere internamente ed esternamente. Da terra ali' interno-sedere esternamente. Da seduto esternamente o internamente-toccare terra e sedere dalla parte opposta. Da cavallo-toccar terra da una parte e sedere dall'opposta. Da seduto da una parte e sedere dall'opposta . Volteggiare totalmente il cavallo e sedere internamente. Comandi': A -CAVALLO . A-TERRA Internamente Esternamente A-SEDERE Internamente Esternamente Volteggio completo. b) Volteggio in coperta. - La coperta si piega nel modo usato per disporla sotto la sella. Questo volteggio si eseguisce con le stesse norme che in quello a pelo: esso presenta maggiore difficoltà a causa del volume della coperta e della poca adesione sua al dorso del cavallo. c) Volteggio in sella. - Questo esercizio presenta maggiori difficoltà dei precedenti a a causa del volume della sella e della differente posizione dei pugni.
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Il cavaliere appoggia la mano esterna sul pomo della sella afferra con l'interna una ciocca di crini a metà dell'incollatura. A tutti i cavalieri si deve insegnare a saltare a cavallo e a terra in volteggio con la sella. Gli esercizi più complessi vengono insegnati a coloro che hanno maggiori attitudini.
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(idem, "Parte Il. Istruzione individuale a cavallo", pp. 77-87)
PARTE II ' ISTRUZIONE INDIVIDUALE A CAVALLO. PREMESSA 130. L'istruzione individuale di equitazione, le cui norme sono raccolte nel presente volume, è ispirata al principio di formare cavalieri e cavalli capaci di manovrare e proficuamente combattere nelle condizioni imposteci dal progresso delle armi da fuoco, dalla peculiare struttura dei nostri terreni e dalla brevità della ferma. Ad ottenere ciò necessita fermamente convincersi che, nella istruzione a cavallo, il lavoro individuale dev'essere la regola, quello collettivo l'eccezione; perché soltanto con cavalieri bene istruiti individualmente si potrà raggiungere lo scopo precipuo di avere l'armonia nell'insieme e la forza viva nelle masse al momento dell'azione, senza sciupio alcuno per imperizia ed orgasmo. Il principio suggerisce il metodo, ma è soprattutto nell'applicazione del metodo che risiede l'essenza della istruzione. E poiché non è razionale sottoporre l'andamento dell'istruzione a cavallo a rigida disciplina prescrivendo passo a passo quanto dev'essere praticato, così qui viene lasciata quella elasticità di cui l'equitazione ha bisogno per riuscire ad un tempo facile e gradevole. Il presente regolamento, per ciò, insegna il meccanismo dei movimenti individuali; l'applicazione è lasciata al discernimento di chi istruisce . Queste le basi della nostra equitazione militare, che appunto coincidono con le condizioni imposteci, come dicemmo dal progresso delle armi da fuoco, dalla plastica dei nostri terreni e dalla brevità della ferma.
CAPO 4° ISTRUZIONE DELLE RECLUTE Generalità 131. Lo scopo al quale si deve essenzialmente mirare, nell'impartire questa istruzione, è quello di mettere fin dall'inizio il cavaliere in una giusta comunicazione con il cavallo mediante un leggero contatto, che l'ideale vorrebbe mantenuto in qualunque momento, con la bocca di esso; ed in pari tempo di dare alla recluta un assetto in sella solido, comodo, militarmente estetico, tale da non contrastare mai al cavallo, nemmeno col peso del corpo, quella completa libertà di movimenti a questo indispensabile per eseguire col minimo sforzo, e quindi di buona voglia, tutte le azioni che il cavaliere gli richiede. Data la difficoltà per ogni cavaliere, anche provetto, di mantenere
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durante ogni cambiamento di equilibrio del cavallo il leggero contatto di cui sopra, occorre cercare d'infondere subito alla recluta, come principio-base di tutta la equitazione naturale: di preferire una superflua libertà di bocca ad una diminuzione, per quanto minima, della dovuta libertà; dimostrando come gl'inconvenienti che possono nascere nel primo caso siano piccolissimi in confronto di quelli deleteri che produce inevitabilmente il secondo. Per questo è utile che nelle cavallerizze le reclute trovino le barriere a terra, quasi facenti parte del piano della cavallerizza stessa, e che sin dalla prima volta vi passino sopra al passo portando sempre le mani avanti. In quanto all'assetto in sella, la prima idea da infiltrare alla recluta per ottenere subito una solidità relativa, è quella del tallone basso; A raggiungere il più presto lo scopo occorre sopprimere ogni difficoltà, e quindi : a) sella e staffe fin dall'inizio dell ' istruzione. b) cavalli montati in precedenza, ed esclusi assolutamente quelli che tirano calci; c) nei primi due o tre giorni, ogni recluta viene accompagnata fuori della cavallerizza da un anziano a cavallo, facendo uso di una terza redine. Questi insegna alla recluta quello che esige l'istruttore. È bene che anche i cavalli degli anziani siano mossi prima. Man mano che si vede una recluta tranquilla e a posto, si ordina all'anziano di lasciarla. Messe al trotto le reclute unitamente agli anziani fin dal primo giorno, si dice a quelle d'imitare questi nel trotto leggero, come li avranno già imitati (anche in cortile e nella scuderia) nel montare e smontare da cavallo. Invitare sovente le reclute ad inclinare il busto innanzi cercando di accarezzare il cavallo sulla spalla interna, per ottenere subito da esse che prendano l'assetto sulle ginocchia e sulle coscie. Consigliare di non fasciare mai il cavallo coi polpacci. Non dire mai di tenere le punte dei piedi in dentro, ma invece far capire, soprattutto con l'esempio, che cosa s'intende per suola infuori. Insistere per ottenere il tallone basso. L'istruzione deve procedere facile e piana, mai monotona; divertente per i più, tendente a formare il cuore del cavaliere, senza procurargli disgusti e cattive impressioni derivanti daJla fatica non compresa e dalle cadute molte volte pericolose per il fisico, sempre dannose per il morale. L'istruttore deve cercare di ordinare ai singoli cavalieri movimenti che non possono essere eseguiti per imitazione. È superfluo aggiungere che tale sistema d'istruzione per dare i frut ti desiderati, richiede negli istruttori oltre la voluta capacità, anche la profonda convinzione, che siano animati da vera passione per il cavallo e per la missione che compiono. , Il constatare ad ogni istante che si è ottenuto un progresso, anche piccolo, da una recluta, deve essere già per l'istruttore un compenso tale da
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rendere anche a lui divertente il suo lavoro. E la progressione di questa istruzione dev'essere una successione continua di avvertimenti, consigli, approvazioni , correzioni, esempi da dare a tempo e luogo incessantemente e individualmentè; non trascurando di assicurarsi volta per volta per mezzo di domande che tutto sia stato compreso anche dalla mente più tarda fra quelle che si devono educare. E opportuno notare come tale sistema d'istruzione vada perfettamente d'accordo con quello dell'istruzione del cavallo. Procedendo costantemente, con progressione scrupolosa e di pari passo nei due insegnamenti si potranno raggiungere i migliori risultati senza che l'uomo ed il cavallo abbiano potuto accorgersi, e quindi diffidare, delle difficoltà superate per arrivarci. Lo scopo è di fare dei combattenti a cavallo, vale a dire dei cavalieri che possano servirsi delle armi senza nessuna preoccupazione dell'animale che montano, ma anzi col morale elevato per la fiducia e la confidenza che il cavallo ha loro ispirata. Soltanto la scuola individuale può far nascere questa fiducia, ove si tenga sempre presente che il lavoro individuale a volontà del cavaliere dev'essere la regola; il lavoro in sezione, a volontà dell'istruttore, l'eccezione. Appena si abbia la voluta confidenza al trotto, si dice alle reclute di mettersi al galoppo, usando all'uopo una bacchettina, della quale è bene ognuna di esse sia provvista. Da principio le barriere devono essere poste contro lo steccato, poi isolate; esse posso essere sollevate di 25 o 30 cm. e devono a tale altezza essere tenute per gran parte del!' istruzione. È anche inteso che il graduato che coadiuva l'istruttore, dev'essere capace di montare ogni cavano che accenni a viziarsi, a causa dell'imperizia momentanea del suo cavaliere, per modo d'insegnare alla recluta come rimetterlo sollecitamente a posto. Al galoppo insistere più che mai nel fare accarezzare le spalle del cavallo tenendo le reni avanti, per combattere la te·ndenza a portare il corpo indietro, prendendo in tal modo un assetto falso e dannoso. Assetto. - Busto elastico e pronto a secondare i movimenti del cavallo; reni avanti, spalle aperte, testa alta e scioita. Le braccia naturalmente pendenti e leggermente piegate al gomito, le mani nella stessa direzione del)' avambraccio, i polsi elastici e snodati. - I pugn i non troppo chiusi per non dare rigidezza alla mano ed impedire che il cavallo abbia nei diversi cambiamenti di equilibrio la libertà necessaria. Le coscie oblique in avanti, le ginocchia ferme, ma snodate, per non puntare col piede sulla staffa; le gambe naturalmente cadenti; il tallone basso e la suola in fuor i. Avvicinare il più possibile l'inforcatura all'arco anteriore della sella. Per mostrare poi alla recluta l'assetto voluto, è utile che l'istruttore a cavallo, si metta in posizione perfettamente corretta, ma col busto in appiombo, per mostrare come si possa inclinare leggermente il cor-
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po verso l'incollatura del cavallo pur mantenendo la testa alta, le reni avanti e le spalle indietro. Per combattere la rigidezza ed i~pedire che il cavaliere prenda il vizio dannoso di fissare abitualmente le orecchie del cavallo, interrogarlo sovente, invitarlo a guardare subito da tutte le parti, in qualunque momento, in modo da costringerlo a sentire dalla mano quando il cavallo ha bisogno di cambiare equilibrio. La mano non lo ingannerà mai; 1'occhio può ingannare sovente. In seguito si cercherà di far comprendere alle reclute come i nemici del cavallo montato siano: il dolore che gli produce in bocca l'azione del ferro, il peso del cavaliere che non rispetta le reni, il peso delle bardature, gli speroni. Dimostrare come il cavaliere che cerca sulla bocca o sulle redini (o peggio ancora su quella e su queste insieme) il punto d'appoggio per mantenersi in equilibrio, contrari il carattere e il fisico dell'animale. Di qui l'importanza dell'assetto sulle ginocchia e sulle coscie, che rende al cavallo più sopportabile il peso del cavaliere. Al termine di otto o dieci giorni d'istruzione tutte le staffe saranno state volta a volta regolate da1l'istruttore e dal sottoistruttore. Non dire mai mani ferme; cercare invece di far comprendere al cavaliere il significato della prescrizione di andare con la bocca del cavallo, cioè di mantenere costante e leggero appoggio, assecondando con la mano tutti i cambiamenti di po.s izione che fa la testa del cavallo alle varie andature, specialmente al galoppo. Per ottenere questo, bisogna che le spalle, i gomiti e i polsi siano flessibili; ed allora anche i cavalli detti duri di bocca non punteranno sulla mano. Ripetere, fino a che tutti le abbiano comprese, le seguenti avvertenze nel cavalcare a volontà: I. Eseguire sempre ad ogni angolo della cavallerizza l'azione di redini necessaria per farvi entrare il cavallo, regolandosi come se si volesse girare il cavallo in fuori. II. Ogni qualvolta un caval iere si trova d ietro ad un altro, con la stessa andatura e cadenza e nella stessa direzione, ad una distanza minore di 4 o 5 passi, fare subito un movimento qualunque per non seguire più oltre chi precede. III. Fermare sovente il proprio cavallo. IV. Fare i cambiamenti di cadenza al trotto e al galoppo. Non si devono dare norme precise per far rompere il cavallo alle varie andature. Lasciare che la recluta provi e s'ingegni per conto suo, aiutarla e correggerla solo quando è .necessario. Non parlare in principio, di galoppo giusto; non insistervi in seguito, per non infiltrare l'idea che il cavallo debba galoppare da una parte piuttosto che dall'altra. Come dato di fatto però in seguito si fa notare che quasi tutti i cavalli montati in tal modo rompono giusto in cavallerizza per naturale equilibrio.
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Quando le reclute hanno anche imparato a trottare sempre sul diagonale interno si spiega come ciò facilita molto il rompere al galoppo interno. Riprendere però fin dal principio i cavalieri che per rompere al galoppo guardassero la spalla interna del cavallo. , Esercizi che si suggeriscono. - Giuoco della rosa. Inseguimento di un cavaliere per parte di uno, due o più cavalieri. Piccole siepi da saltare. Esercizi ginnastici semplici, sempre con le redini in mano. Cavalcare a coppie a volontà e in sezione. Piccoli esercizi di combattimento contro un fantoccio messo a cavallo. Di pari passo a questa equitazione fatta in cavallerizza va svolta l'equitazione all'aperto. In una quindicina di giorni di ben inteso lavoro in cavallerizza, l'istruttore può mettere le reclute a cavallo in guisa che non riesca pericoloso portarle ali 'aperto. Giova convincersi che con l' equitazione all'aperto la recluta può facilmente fortificare il suo assetto in sella, poiché quivi impara come meglio deve regolare il suo equilibrio per essere ferma nelle diverse azioni e posizioni che prende il cavallo, anziché con il lungo esercizio senza staffe. Per i primi tempi le reclute disposte a volontà sono esercitate ad incontrarsi e sorpassarsi; di poi sono disposte a frotte. In detta formazione i cavalieri per le prime volte devono avere fra loro distanza ed intervallo da 1 a 3 passi. L'istruttore deve avere somma cura di staccare sovente qualche cavaliere dal gruppo. Si deve subito far comprendere alla recluta come debba contenersi perché il cavallo lavori bene in campagna, poiché il cavallo lavora bene e volentieri quando il cavaliere si studia di rendergli meno disgustose che può le proprie azioni lasciandolo completamente libero nell'impiego delle forze e degli equilibri. Proporzionalmente si fanno eseguire delle trottate e dei piccoli galoppi usando, nella durata, la voluta progressione ed esigendo che ciascuno guidi' il proprio cavallo e lo faccia camminare diritto conservando la calma e la cadenza_ S'insista perché le mani siano tenute basse con l'appoggio leggerissimo lasciando i cavalli con l'incollatura d istesa, i pugni sempre pronti a cedere e ad avanzarsi quando il cavallo mostra di voler distendere maggiormente la testa ed il collo in avanti, a resistere quando invece vuole torcere il collo lateralmente per deviare oppure lo distende in avanti per reagire od opporsi alla mano che Io trattiene; il busto fermo e leggermente inclinato innanzi, specie nei galoppi; le gambe pure ferme, aderenti, ma non forzatamente, al costato; il piede tutto introdotto nella staffa, con il tallone costantemente spinto in basso e la suola in fuori. Si deve osservare che i cavalieri aiutino i cavalli senza asprezza, ed usino la dovuta progressione proporzionando sempre gli aiuti alla sensibilità del cavallo, e che in questi aiuti non irrigidiscano mai la mano. S'insegni che nel trattenere in generale, e con cavalli nervosi in
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particolare, è utile rilasciare tutti i muscoli del corpo, evitando in special modo di distendere le gambe avanti puntando sulle staffe, e che, obbligati qualche volta a tirare le redini, non si debbono mai alzare le mani. Quando si è ottenuto che i cavalieri non contrarino più i cavalli nell'andare e che questi lavorino tranquilli con l'incollatura distesa parallelamente al terreno guardando dove mettono i piedi, si può incominciare con buon successo il lavoro attraverso terreno accidentato. In questa istruzione di campagna, assume importanza capitale l'esempio dato dall'istruttore e da qualche soldato anziano, sia per quanto riguarda la correttezza della posizione, sia per infondere calma e risolutezza nell'affrontare le difficoltà, sia e soprattutto per dimostrare il grande effetto che produce il cedere, portando le mani avanti di quel tanto che il cavallo nell'eseguire il movimento domanda.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
(idem, "Istruzione degli anziani: Esercizi di nuoto", pp. 137-138)
200. Esercizi di nuoto. - Per il passaggio di fiuJ;JJi a nuoto con interi riparti di cavalieri in armi, su cavalli bardati, si richiede lunga preparazione, poco conciliabile con la brevità della ferma e con le molteplici esigenze delle altre istruzioni. Un più modesto, ma possibile obbiettivo, è quello di preparare, con gli abili nuotatori del reggimento e con cavalli già esperimentati, un riparto di arditi cavalieri capaci di passare un fiume inguadabile, per adempiere speciali missioni. · A questo scopo e a quello di predisporre tutti gli uomini e i cavalli ai passaggi che possono essere eseguiti nel modo appresso indicato, conviene istituire una scuola di nuoto nelle guarnigioni dov'è possibile. Con questo esercizio si ottiene, se non altro, di ispirare confidenza nell'acqua agli uomini e ai cavalli. Da prima si istruiscono separatamente gli uni e gli altri, poi i nuotatori scelti insieme coi cavalli. Questa progressione è necessaria, perché in genere il cavallo si rifiuta di entrare in acque profonde, e non passa una forte corrente senza esservi eccitato.
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(idem, "Istruzioni complementari", pp. 156-162) 205. Cacce e simulacri di cacce a cavallo. Le prime si eseguiscono al daino o cervo, o alla volpe per mezzo di cani di razza speciale e addestrati a questo esercizio. I cavalieri guidati da un capo (master) seguono la pesta dei cani e assistono all' inseguimento e alla presa dell' animale da parte di questi. Nei simulacri di cacce, la volpe o il daino possono essere rappresentati da un cavaliere che segna la strada percorso mediante carta tagliuzzata (paperhunt), i cani rappresentati pure da altri cavalieri sono incaricati di rintracciarla, per indicarla al master e al resto dei cavalieri. Altre volte invece, il cavaliere che rappresenta l'animale cacciato, trascina seco attaccata ad un uncino (Drag) un pezzo di carne putrefatta, e alcuni segugi appositamente addestrati lo rintracciano seguiti dal gruppo dei cacciatori. La corsa al campanile consiste nel raggiungere un punto determinato e visibile situato a parecchi km. di distanza, senza che sia stata tracciata alcuna pista, o indicata alcuna strada da percorrere. II vero scopo di tutti questi esercizi, e di altri consimili, è quello di percorrere a veloce andatura lunghi tratti di terreno ignoto e rotto da ostacoli naturali o artificiali. Essi possono considerarsi fra i più utili per dare ai cavalieri fermezza e disinvoltura, abitudine a trarsi d'impaccio nelle più svariate contingenze e, quello che più importa, per persuaderli di quanto sa e può fa re un cavallo che sia montato con risolutezza e non inceppato nelle sue azioni naturali. Benché i cavalli degli ufficia li e, sino ad un certo punto, anche quelli dei graduati o dei cavalieri scelti di truppa, siano in grado di prendervi parte, tuttavia quando si tratta di esercizi con prolungati e veloci galoppi, ostacoli duri, estesi od elevati, giova la preparazione. Un progressivo esercizio nel salto, passeggiate di una certa durata nelle quali si abitui il cavallo ad andare di passo senza l'appoggio delle redin i, frammezzate da galoppi col cavallo disteso; una nutrizione di alcun poco più abbondante nell'avena mettono presto il cavallo nelle volu te condizioni. Durante l'esercizio il cavaliere deve tener per norma di non fare spreco inutile delle forze del cavallo, di non disturbarne male a proposito le azioni, di non aiutarlo intempestivamente nel salto e nei passaggi difficil i, per modo che egli possa superarli senza superfluo impiego di forze. Deve anche proporzionare la durata delle veloci andature alle regolari funzioni respiratorie perché il polmone si stanca più presto delle gambe e se in terreno piano o con leggero declivio si può impunemente perdurare per più tempo a galoppo, dove il terreno si va elevando conviene moderare l'andatura in ragione dell 'elevazione. L'abitudine di questi esercizi fa palese di quanta utilità sia il tenersi saldi in sella senza disturbare il cavallo con le mani o col peso del cor-
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po; essa infonde confidenza al cavallo il quale impara a procedere sicuro per dislivelli e disuguaglianze superando volenteroso e calmo ostacoli più difficili di quelli sui quali si viene esercitando e che spesso rifiuta. I cavalli che si recano al ritrovo di caccia (meef) o che ne ritornano, è bene che siano condotti sottomano. Dovendoli montare non devesi alterare nelle trottate la cadenza del trotto leggero. 206. Salto di ostacoli di considerevoli dimensioni. - L'esercizio di superare ostacoli di dimensioni considerevoli deve essere riservato a cavalli che ne abbiano le attitudini e che vi siano stati preventivamente addestrati. Questo esercizio oltre contribuire ad infondere coraggio nei cavalieri e nei cavalli in generale, può trovare utilissime applicazioni in campagna per cui è opportuno che sia esteso anche a un certo numero di cavalli di truppa scelti appositamente. Il salto non rappresenta per il cavallo uno sforzo contrario alle sue abitudini naturali, e lo si può portare ad eseguirlo con la stessa calma e la stessa spontaneità con la quale lo si abitua alle lunghe galoppate, senza che ciò torni a pregiudizio del suo benessere fisico. Il razionale e progressivo esercizio può ottenere questo scopo con facilità senza impiego di aiuti e di mezzi speciali, ma è però essenziale che chi addestra il cavaJlo non gli arrechi alcuna sofferenza né lo contrasti nel giusto e naturale impiego dei suoi equilibri e delle sue forze. A tal uopo è necessario anzitutto di seguire una razionale progressione: Scelto il soggetto che si intende di addestrare a questo speciale esercizio si comincia col fargli passare ostacoli poco rilevanti sia per la loro entità sia per la impressione che possono produrre. Fin che il cavallo va bene si aumenta gradatamente l'entità dell'ostacolo, sia in altezza, sia in estensione; appena si scorge che per qualunque causa gli è venuto meno il coraggio si diminuisce l'ostacolo per riprendere la progressione ascendente più tardi. Gli ostacoli da usarsi devono avere una certa solidità ma non è necessario né opportuno che questa sia eccessiva perché il dolore provato dal cavallo urtandoli, o cadendo, può disgustarlo e avvilirlo in modo definitivo. Più che dalla tema del dolore per i colpi dati contro l'ostacolo, il cavallo dev'essere invitato a saltare dalla confidenza del cavaliere nel senso che egli non abbia da temere da questi né sofferenze, né contrasti. Perciò deve essere norma costante di condurre il cavallo all'ostacolo direttamente con una o due redini per mano, guidandolo con le redini superiori e mantenendo un appoggio regolare; le redini semitese, i pugni bassi all'altezza del garrese. Incamminare il cavallo gradatamente alla voluta andatura e mantenerlo diretto senza spostare i pugni lateralmente. Se tenta di deviare a sinistra tirare la redine a destra e dare anche l'aiuto della gamba destra; agire analogamente con la redine e la gamba sinistra se tenta di deviare a destra. In prossimità dell'ostacolo avanzare alquanto i pugni per permettere al cavallo di distendere il collo e di osservare l'ostacolo, senza per
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questo diminuire l'appoggio sulla bocca. Tenere fermo il busto ed evitare di stringere troppo i polpacci e tanto meno di avvicinare i talloni per tenersi in equilibrio. Appena il cavallo ha scattato col posteriore, avanzare più che è possibile i pugni in direzione della bocca del cavallo per permettergli di distendere ancora l'incollatura e spostare il proprio equilibrio in avanti. Per facilitare questa seconda caduta mentre il cavallo è in aria è opportuno di portare un po' il corpo in avanti, mantenendo però sempre le ginocchia ben ferme e serrate contro i quartieri della sella, quasi come perni dell'equilibrio del cavaliere lasciando scorrere fra le dita quella quantità di redine necessaria al cavallo per distendere l'incollatura. Con cavalli generosi e sinceri, e tanto più con quelli nervosi, è bene evitare anche di stringere l'inforcatura perché non abbiano a precipitare e confondersi nella scelta del tempo. È regola generale di non aiutare il cavallo per incitarlo a saltare, e ciò per la grande difficoltà a farlo a tempo giusto e per il pericolo di far precipitare il cavallo; lo si può fare nel solo caso in cui questo, essendo andato all'ostacolo con calma e cadenza, segni un tempo di arresto prima di spiccare il salto. La passività del cavaliere, necessaria sempre è tanto più di osservarsi col crescere dell'importanza dell 'ostacolo, perché allora il cavallo ha sempre maggior bisogno di non essere disturbato e di misurar bene il salto. Questa passività non va però intesa in senso assoluto, e tanto meno deve confondersi con abbandono timoroso che rende indeciso il cavallo anche meglio disposto. Anzi, appena il cavallo, per difetto di addestramento o per l'impressione ricevuta dall'ostacolo, accenna ad indecisione, a trattenersi, o a deviare, il cavaliere deve prontamente fargli intendere che non è disposto a concedergliene il modo, sia aiutandolo energicamente con le gambe, sia agendo con una di esse e la redine corrispondente come sopra è detto. L'aiuto delle gambe prima dell'ostacolo è anche opportuno per non far diminuire al cavallo l'andatura, affinché esso non perda nulla del suo slancio . In massima però il cavallo deve acquistare la buona volontà a salire con l'esercizio, per cui non potrà dirsi bene addestrato che quando non abbia bisogno di alcuno aiuto né prima né all'atto del salto. Il cavallo deve anche foq:narsi l'occhio e lo stile nel salto, vale a dire l'abitudine di scegliere con opportunità e precisione il momento del salto, e poi di compierlo con naturalezza, franchezza e buona volontà; Queste doti si fanno acquistare al cavallo con l'esercizio e con la progressione vincendo la sua ripugnanza per l'ostacolo con molta pazienza e modi persuasivi, cominciando·da ostacoli di pochissima entità, lasciando sempre piena libertà di osservarli, e non incitandolo con nessun aiuto perché il salto sia spontaneo e naturale; non rialzando, infine, l'ostacolo se il salto precedente non è stato compiuto bene. Uguali criteri presiedono l 'esercizio da farsi dal cavaliere per abilitarsi a saltare ostacoli considerevoli. Egli deve prendere cioè l 'abitudine, mediante la razionale progressione, di secondare il cavallo, e non
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già di portarlo durante il salto, né deve passare ad ostacolo superiore se non ha agito correttamente con quello inferiore. Come distendere il collo e la testa è il movimento più importante per la buona educazione del salto da parte del cavallo, cesì il portare i pugni in direzione delle spalle cedendo le redini, per permettere al cavallo tale movimento, rappresenta per il cavaliere l'atto più essenziale e quello che meglio contribuisce a rendergli sicuro l'assetto. Una volta superato l'ostacolo il cavaliere ed il cavallo riprendono l'equilibrio, l'appoggio e l'andatura che avevano prima di iniziare il salto. Nell'istruire il cavallo a saltare se il terreno non offre spazio sufficiente per permettere al cavallo di procedere per un certo tratto direttamente, è opportuno di non farlo girare sempre dalla stessa parte perché non prenda l'abitudine di obliquare dopo, e anche durante il salto.
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DOCUMENTO N.
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(dall'Istruzione per la ginnastica e Norme per gli altri esercizi fisici, 1913, "Parte 2•. "Ginnastica", pp. 19-21). PARTE 2• GINNASTICA CAPO I.
Avvertenze generali. 42. La raccolta di esercizi ginnastici qui contenuta costituisce, insieme con le relative avvertenze, guida unica per tutti i militari del R. Esercito. Tale guida peraltro non deve essere seguita con criterio uniforme, ma nel modo e nella misura che in ciascun caso vengono additati: dalle finalità pratiche dell'addestramento nelle singole armi e specialità; dai precetti contenuti nella parte 1 •, e dalle particolari avvertenze che qui sono indicate per ciascuna specie di esercizi (7), 43. Quanto è detto nella parte J• circa l'effetto educativo degli esercizi fisici in generale, trova applicazione piena nella ginnastica militare. Questa concorre efficacemente alla formazione di soldati agili, forti, resistenti, grazie ai benefici effetti del lavoro dei muscoli e dell'educazione della volontà; si collega inoltre, e spesso s'identifica, con parti importantissime dell'addestramento, militare: la marcia e la corsa; il facile maneggio delle armi; il percorrere terreni accidentati, e via dicen.do. Trovano qui, del pari, applicazione intera le norme e le prescrizioni riflettenti gl'istruttori ed i precetti igienici (stessa parte J•). 44. La pratica degli esercizi ginnastici, indispensabili per il dirozzamento delle reclute di tutte le armi, utilissima al soldato in genere, ha importanza speciale per la fanteria. 45. Non è necessario, pur mirando all'addestramento ginnastico sufficientemente completo, praticare metodicamente e con rigido ordine di successione, tutti gli esercizi indicati nei capi che seguono, in ciascuno di essi essendo compresa una serie di esercizi notevolmente varia. L'ufficiale deve però volta a volta precisare agli istruttori, attingendo opportunamente nei capi stessi, quello che in ciascuna ripresa d'istruzione essi dovranno praticamente insegnare, sovra a tutto per quanto riflette l'ordine degli esercizi e la progressione da seguire. Valgono all 'uo-
( 7) Agli esercizi indicati nella presenta parte 2' se ne dovrebbero aggiungere, per gli allievi carabinieri, altri aventi per fine l'addestramento alla lotta corpo a corpo, a speciali forme di ardimento, ecc. Essi però rientrano in una parte troppo speciale dell'addestramento perché trovino qui la sede più opportuna.
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po le norme contenute nel capo XVI (schemi di lezione) le quali norme, avendo fondamento razionale, vogliono essere seguite con scrupolo e criterio, perché l'istruzione riesca nel complesso proficua. 46. La ginnastica deve essere, per quanto possibile, praticata quotidianamente, sia pure in misura moderata, fin dall'arrivo dei nuovi inscritti; 47. Occorre ben distinguere gli esercizi di preparazione da quelli applicati. Nei primi gli sforzi graduali devono portare ad una intensità di mov imento e di volontà sempre maggiore. Nei secondi invece si deve addestrare il soldato ad ottenere risultati pratici col minor possibile sforzo. 48. Nella maggior parte dei casi, non è necessario che la squadra venga disposta in ordine speciale. Fra le formazioni prescritte· dai regolamenti, si scelga quella più conveniente agli esercizi che si vogliono eseguire; si intervallino i soldati quanto è necessario perchè essi siano liberi nei movimenti. 49. Quando si svolgono esercizi d'insieme, sono da curarsi: l'ordine, la disciplina, la rapidità, la precisione di ogni singolo movimento, l'arresto reciso dell'arto a movimento compiuto. Non si ricerchi però mai l'effetto coreografico; si tenda invece sempre all'utilità intrinseca degli esercizi (la quale giova ripeterlo, è essenzialmente misurata dall 'entità del lavoro muscolare cui gli esercizi stessi danno luogo). [ ... ] 52. Gli esercizi che nella istruzione trovansi descritti per una azione a sinistra, devono eseguirsi con analoghe norme anche a destra. 53. Gli esercizi ginnastici devono eseguirsi a brevissime riprese, intercalate con la marcia e la .corsa, avendo di mira la varietà dell' istruzione.
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(idem, "Parte 3". Scherma", pp. 163-164. PARTE 3• SCHERMA CAPO I.
Norme generali. 280. L ' addestramento degli ufficiali, dei sottufficiali e degli allievi degli istituti militari nella scherma di spada e sciabola non ha fine e carattere puramente professionali. L ' esercizio di questa nobile arte cortese e cavalleresca, nella quale si educano i muscoli alla obbedienza istantanea alla volontà, ed in cui l'ufficio dei nervi e del cervello è altrettanto importante quanto quello dei muscoli, ha nell'educazione fisica militare una non trascurabile parte, quando esso sia razionalmente coordinato con gli altri esercizi (8). 281. Secondo le prescrizioni contenute nella presente parte 3·, i comandanti del corpo e di distaccamento, del pari che i comandanti degli istituti militari di recl1Utamento e di perfezionamento, debbono invigilare perché, con uniformità di metodo e senza nocive interruzioni, l'istruzione di scherma si svolga in modo proficuo senza pregiudizio delle altre istruzioni, anzi a completamento di esse. 282. I metodi da seguirsi nell'insegnamento sono quelli che vengono additati nei trattati di scherma adottati o suggeriti dal Ministero della guerra. L'insegnamento è esclusivamente affidato, per la parte artistica, ai maestri civili e militari, i quali rispondono del regolare andamento delle lezioni. 283. Alla direzione disciplinare ed economica della sala di scherma, così nei corpi come negli istituti, sono preposti un ufficiale superiore ed un capitano; essi saranno naturalmente scelti con il criterio dell 'attitudine, dal comandante del corpo o dell'istituto.
( 8J Nella scherma più che in ogni altro esercizio fisico, predomina il carattere di coordinazione fra gli atti della vofontà ed i subitanei movimenti che ne conseguono. Essa richiede notevole lavoro per, parte dei centri nervosi, e determina stanchezza maggiore nel cervello che n.ci muscoli (ove si eccettui il caso dei principianti). Con criterio fisiologico, devesi ritenere che, mentre altri esercizi muscolari, essendo più o meno riducibili mediante l'addestramento e l'abitudine, ad avere carattere di automatismo, possono costituire buon correttivo igienico per gli organismi affa. ticati da strapazzo intellettuale, la scherma male si adatta a tale funzione . L'esercizio della scherma, fatto con moderazione, può essere di giovamento a tutti; fatto con notevole intensità, conviene meglio a cervelli oziosi che a persone intellettualmente affati cate.
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(idem, "Partes•. Nuoto, voga, ski, ciclismo ed altri esercizi", pp. 207-213). PARTE 5• NUOTO, VOGA, SKI, CICLISMO ED ALTRI ESERCIZI
CAPO I Nuoto e voga. Nuoto. - 448. Alcuni riparti possono più frequentemente avvantaggiarsi dell'attitudine al nuoto in circostanze di guerra. Così: i pontieri e i lagunari che debbono essere addestrati secondo (quanto n.d.r.) indicano le istruzioni pratiche del genio; i riparti di cavalleria, cui è necessaria una conveniente preparazione al passaggio delle funi a nuoto con cavalieri in armi e cavalli bardati, così come insegna il regolamento di esercizi per la cavalleria. Per i riparti delle altre armi e specialità, il passaggio di corsi d'acqua è assolutamente eccezionale. Tuttavia sia per l'eventualità che l'adempimento di speciali missioni di guerra renda necessario a qualche drappello di passare un corso d'acqua inguadabile, sia per la necessità di predisporre con l'aiuto di abili nuotatori, passaggi di interi riparti a guado o su galleggianti, sarà sempre utile che in ciascun riparto delle armi combattenti si trovi (o si addestri all'uopo), un nucleo di nuotatori. 449. Si avrà cura di prendere separatamente nota, in ciascun riparto, di coloro che sanno nuotare in modo tale da poter insegnare il nuoto ai compagni, e di quelli che sanno nuotare mediocremente o che sono del tutto 'i nesperti. 450. Quando vi sia la possibilità di impartire una breve serie di lezioni pratiche di nuoto, queste saranno presenziate sempre da un ufficiale, responsabile della rigorosa osservanza di tutte le misure precauzionali necessarie. Si porterà particolarmente attenzione, per evitare disgrazie: a) alla profondità dell'acqua (un metro al massimo per gli inesperti, un metro e mezzo per i mediocri nuotatori); b) alla velocità della corrente (non maggiore di un metro per secondo); e) al fondo e alle rive, che devono essere softide; d) alla tranquillità dell'atmosfera ed alla temperatura dell'acqua (intorno ai 16 centigradi); e) all'ora in cui gli esercizi si svolgono (almeno due ore dopo consumato il rancio); /) alla predisposizione di barche di sorveglianza. 451. Poiché assai raramente i riparti che non siano dei pontieri o lagunari avranno disponibili il tempo ed i mezzi necessari per sviluppa-
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re regolarmente e metodicamente questo addestramento speciale (quale è, ad esempio, tracciato nelle istruzioni pratiche del genio), e poiché ciò eccederebbe, del resto, i limiti pratici dello scopo che si vuol raggiungere, si ricorrerà ad un metodo semplice e spedito, quale è, ad esempio, quello indicato nel numero che segue. 452. Senza insegnare separatamente e successivamente i movimenti fuori d'acqua e quelli entro l'acqua - metodo che può riuscire alquanto lungo - basterà predisporr,e un semplice parapetto di legno lungo la riva del fiume o del lago (ovvero delle zattere o barche) ed alcune cinte da nuoto. Sospeso l'uomo alla superficie dell'acqua per mezzo di una larga cinta da nuoto attaccata ad una corda di cui l'istruttore tiene saldamente un'estremità, si allenta di tanto in tanto la corda, quando si vede che l'allievo comincia ad apprendere i movimenti calmi e regolari del nuoto che l'istruttore avrà insegnati. Con molta gradualità e pazienza, si possono così addestrare uomini a percorrere, con la fune allentata, spazi sempre crescenti, fino a che possano essere completamente liberi. Come mezzi sussidiari aventi per scopo di prevenire disgrazie, possono servire delle funi tese attraverso il corso d'acqua, e soprattutto il predisporre abili nuotatori pronti al salvataggio. Si deve però evitare l'uso di speciali galleggianti (vesciche, assicelle ecc.). 453. Quando in ciascun riparto siasi potuto formare un piccolo nucleo di soldati capaci di attraversare a nuoto un fiume dalla corrente ordinaria e di notevole larghezza, e di trascinare a nuoto il vestiario e l 'arma raccolti in un involto, può dirsi raggiunto il modesto scopo pratico cui, in vista delle eventuali necessità, si deve tendere. Questo nucleo contribuirà a rendere spedito e sicuro il passaggio al proprio riparto, ogni qual volta si tratti di superare corsi d'acqua a guado o su galleggianti, od anche su ponti. 454. - I comandi di presidio disporranno all'uopo a volta a volta perché i riparti del genio eventualmente presenti agevolino l'istruzione qui accennata con prestazione di personale e di materiale, in ragionevole misura e subordinatamente alle esigenze del servizio. Potranno anche valersi - previa autorizzazione ministeriale - del materiale eventualmente messo a loro disposizione dalle locali società di canottieri o da altre società che dal Ministero della guerra siano riconosciute atte a questi insegnamenti. 455. Negli istituti militari di reclutamento, una breve serie di lezioni pratiche di nuoto dovrà poss1bilmente, far parte del prog1=amma di addestramento fisico degli allievi. 456. Durante l' istruzione pratica di nuoto, oltre ad insegnare quegli accorgimenti che la pratica addita per il caso dei più comuni pericoli (campi, gorghi, impigliamento nelle erbe, marosi), si dovranno indicare le indispensabili norme per il salvamento dei sommersi. Quando non sia possibile trarre in salvo il sommerso col semplice mezzo di una fune, di una trave, ecc., e sia necessario gittarsi in acqua, il soccorritore deve ben guardarsi dal lasciarsi afferrare dal pericolany
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te, anzi egli non deve esitare ad allontanarlo violentemente quando esso compie movimenti convulsi; Quando il sommerso ha perso o sta per perdere i sensi, si deve prenderlo per le ascelle, stargli dietro e nuotare vigorosamente con i piedi per sospingerlo (col viso fuori dall'acqua) verso il galleggiate più vicino. Potrà convenire, all'uopo, di afferrarlo per i capelli e girarlo sul dorso, in modo che il viso sia rivolto in alto. Voga - 457. L'esercizio della voga può essere utilmente praticato dai riparti che si trovino in speciali condizioni favorevoli di sede. Prescindendo dalle applicazioni che ne dovranno fare taluni riparti del genio per ragioni professionali, anche riparti delle altre armi potranno avvantaggiarsene in speciali condizioni. Così, quando si attende l'arrivo di riparti del genio per passare un corso d'acqua sui ponti militari, può essere importante il traghettare frattanto piccoli riparti di copertura mediante galleggianti di circostanza. Servirsi, appunto, con sicurezza e speditezza di piccole imbarcazioni per il passaggio di corsi d'acqua costituisce lo scopo pratico dell'istruzione sulla voga, contenuta nei limiti che volta a volta additerà il discernimento dei comandi di riparto. Essa è indubbiamente assai utile anche come esercizio ginnastico. 458. Vale per la voga, relativamente alla eventualità di prestazione di personale e di materiali per parte di unità di genio, o di materiali per parte di società sportive, quanto è detto per il nuoto. 459. Negli istituti militari di reclutamento, qualche lezione pratica di voga dovrà, possibilmente, far parte del programma di addestramento fisico degli allievi. CAPO II.
Ski.
Generalità. - 460. L'esercizio degli ski, atto di per sè a sviluppare agilità ed ardimento, ha valore pratico non trascurabile nelle operazioni in regioni nevose in montagna, particolarmente per l 'esplorazione e la sicurezza, per il collegamento di colonne in marcia, per l 'occupazione eventuale di punti avanzati per parte di piccoli drappelli, per il servizio di corrispondenza. 461. Per questi fini appunto si addestra all'uso degli ski, in ciascuna compagnia alpina e in ciascuna batteria da montagna, un piccolo nucleo di militari, secondo le particolari prescrizioni contenute nell'istruzione sull'uso degli ski, nella nomenclatura, la conservazione e la manutenzione degli attrezzi, l'assegno annuale per la manutenzione stessa e la rinnovazione. 462. Non si esclude, anzi si raccomanda che si incoraggi anche in altri riparti la spontanea applicazione a questo esercizio, quando ne diano occasione la prolungata permanenza invernale in elevate regioni di montagna, la vicinanza di truppe alpine, l'insegnamento e l'esempio di qualche ufficiale singolarmente esperto nel!' esercizio stesso.
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463. Per tutto ciò che ha tratto alla classificazione ed alla nomina degli skiatori scelti ed alle gare di ski dà norme la relativa istruzione. CAPO III.
Esercizi vari. 464. Le forme di esercizio fisico fin qui trattate nella presente istruzione sono quelle che in modo più efficace rispondono alle esigenze dell'addestramento militare . Numerose e svariate altre applicazioni sportive meritano tuttavia di essere tenute in onore nell'esercito, quando all'addestramento stesso esse non rechino impaccio. 465. Il ciclismo è tratto in modo completo nel regolamento di esercizi per unità di bersaglieri ciclisti, con particolare riferimento a questi speciali riparti. Ma è da raccomandarsi che la pratica di tale esercizio, facile ed assai utile, venga diffusa quanto più si può fra gli ufficiali - anche non combattenti - e nella truppa, per le frequentissime occasioni in cui l'uso della bicicletta può ricorrere in campagna. Il ciclismo non dovrà essere trascurato negli istituti militari di reclutamento. 466. Il canto, ottimo e gradevole esercizio di ginnastica polmonare, è ben rispondente all'indole del nostro popolo, ed è soprattutto efficace mezzoi,er mantenere nella truppa, durante le marce e gli esercizi più faticosi, quel lieto animo che è tanta parte della buona riuscita in ogni cosa. Una buona e limitata scelta di canti popolari e patriottici può giovare a bandire dai riparti i canti monotoni e triviali, a togliere il soldato dall'ozio e dal vizio, ad affezionarlo alla caserma. 467. II pattinaggio, il lancio, gli svariatissimi giuochi ginnici cui i soldati spontaneamente intendano dedicarsi duran.te le ore libere, meritano il più caldo incoraggiamento, come lo merita ogni forma sana e geniale di attività e di brio.
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DOCUMENTO N. 9 (dal Corso di ginnastica militare, 1922, "Norme per le gare", p. 189).
XLVI. Norme per le gare. 182. Il soldato, una volta addestrato a compiere i vari esercizi fino ad ora spiegati, e perfezionatosi nella loro esecuzione, avrà raggiunto certamente una perfezione fisico-organica di speciale valore e tale da renderlo idoneo a qualsiasi esigenza del combattimento. Però è necessario tener presente che non basta avere, dopo 5-6-7 mesi di servizio, dei sani, robusti e forti soldati, ma che occorre altresì che questi, inviati in congedo, non perdano le qualità fisiche e morali acquisite sotto le armi, ma invece si mantegano in potenza (allenati), rimanendo idonei sempre alle fatiche ed ai sacrifici che la Patria può richiedere alle truppe. Non essendo possibile un'assistenza fisica statale post-militare è necessario suscitare nell'animo dei nostri giovani soldati degli entusiasmi sportivi, e metterli in condizione una volta inviati in congedo, di poter entrare con una buona preparazione nella grande famiglia ginnico-sportiva italiana. Partendo da questo concetto i vari esercizi e giuochi descritti da questa Istruzione, sono stati gradualmente inquadrati nelle regole sportive sancite dalle Federazioni e Confederazioni nei loro regolamenti. In questo capitolo sono descritte appunto le regole sportive che riguardano le varie gare, gare. che hanno un'importanza notevolissima, e sullo svolgimento perfetto degli esercizi, e sull'impegno dei concorrenti a compierli, giacchè suscitano emulazione, entusiasmo, spirito di collettività, .ecc.
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DOCUMENTO N. 10 (dall 'Istruzione sull'uso degli sci, 1940, "Capo V. Lo sci in alta Q}Ontagna", pp. 162-166).
CAPO V. LO SCI IN ALTA MONTAGNA
Affinché uno sciatore possa dare buon rendimento in terreno di alta montagna è necessario che, oltre ad essere completamente padrone dell'uso degli sci, sia anche allenato ad affrontare i disagi e le fatiche proprie di questo difficile ambiente. Dovrà inoltre essere perfettamente conscio dei pericoli, che molte volte si identificano con le difficoltà, e conoscere il modo di superarli. Sarà perciò necessario durante e dopo i corsi di sci, svolgere con la truppa esercitazioni e marce allo scopo di acquistare sufficiente pratica e conoscenza della media ed alta montagna. Il presente capitolo vuole appunto ricordare alcune regole tecniche dello sci alpinistico necessarie per superare inevitabili difficoltà, richiamare l 'attenzione sui pericoli ed infortuni che si presentano più di frequente ed indicare le previdenze ed i rimedi più opportuni. Le norme che seguono dovranno formare oggetto di speciale istruzione da svolgere a tutti gli sciatori. In terreno vario[ ... ]. Tutta la tecnica dello sci insegnata sul campo d'istruzione non è fine a se stessa, ma va appresa ed assimilata per essere poi applicata in terreno libero, nelle più svariate condizioni di neve, di tempo e di luogo. Come è già stato accennato, prerogativa principale dello sciatore militare deve essere la capacità di agire in terreno vario. Non esistono prescrizioni né regole costanti, perché le diverse combinazioni possibili fra i mutevoli fattori: terreno, neve, velocità, creano circostanze sempre nuove e sempre diverse, oltreché imprevedibili; conseguentemente, per il movimento di gruppi o reparti di forza rilevante in media ed alta montagna, non si possono dare che alcune direttive di carattere generale. Un reparto di sciatori in marcia deve procedere con ordine e disciplina senza che nessuno superi mai il compagno che lo precede e tutti devono materialmente seguire la pista di colui che guida la marcia. Causa di frequenti cadute è, per i poco pratici, l'incontro di strati di neve di varia consistenza che presentano conseguentemente diverso grado di resistenza agli sci. L'istruttore farà notare agli allievi le caratteristiche dei vari tipi di neve affinché imparino a distinguerle prontamente ed a prepararsi in tempo per evitare la caduta, portando avanti o indietro il peso del corpo, a seconda che si preveda accelerazione o ritardo nella scivolata. L'esercizio base della discesa, quello che rappresenta il minimo
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indispensabile che ogni sciatore militare deve sapere eseguire, è la voltata a spazzaneve; si dovrà perciò conoscerla ed eseguirla alla perfezione. Su neve dura o ondulata a causa del vento occorre evitare forti velocità, ricorrere a frequenti voltate a spazzaneve e discendere diagonalmente, rallentando con i mezzi cristiania a valle o con frenaggi a mezzo spazzaneve. Su neve a crosta fragile, scivolare con gli sci uniti per quanto è possibile, ginocchia molto piegate evitando di acquistare velocità cambiare direzione con giri saltati. Incontrando banchi di neve compressa dal vento sui quali, per la durezza della neve o per la velocità acquistata, gli sci non abbiano presa o scivolino di costa, conviene anche lasciarsi andare di traverso in scivolata obliqua. Con la neve divenuta molle, pesante e poco scorrevole per il sole o per il vento caldo, si procederà lentamente e le voltate saranno larghe ad evitare che la corsa sia bruscamente arrestata dalla resistenza opposta dalla neve. Prima regola, in terreno vario, è quella di non lasciarsi mai prendere dall'eccessiva velocità: questa deve essere costantemente regolata sulla capacità dello sciatore, il quale deve avere sempre la certezza di poter in qualsiasi momento voltare, frenare o fermarsi senza cadere . Ad andatura ridotta ci si dovrà servire delle voltate a spazzaneve, tipi di voltata usati normalmente durante le marce. In particolari circostanze, dovendo procedere a forti velocità, le voltate più opportune sono quelle a largo raggio ottenute con cristiania parallelo. Altra norma costante è quella di non eseguire mai una voltata in avvallamenti; meglio, soprattutto per i cristiania, scegliere le gobbe ed i tratti di terreno in rilievo. Nei valloncelli non è prudente lanciarsi direttamente seguendo il fon do: si potrà scendere a forte · velocità andando leggermente da un fianco all'altro dell'avvallamento, ed eseguendo una leggera voltata ad ogni contropendenza. Nei boschi fitti è opportuno scendere con molta prudenza, girando con curve a ·spazzaneve. È superfluo notare che le piccole ·pattuglie e gli sciatori isolati, per i quali molte volte la velocità è fattore importantissimo di successo, dovranno essere in grado di sfruttare ogni risorsa tecnica. Saranno scelti per questi compiti sciatori completi e sicuri su qualsiasi neve; da ciò la necessità durante i corsi sciatori, di curare soprattutto coloro che hanno maggiori attitudini o che più sono pratici dell'uso degli sci. Questi dovranno essere sempre più perfezionati tenendoli uniti in un gruppo ben distinto per non ritardare la loro istruzione. La loro utilizzazione, anche nelle marce di grossi reparti, potrà essere in molti casi preziosa.
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DOCUMENTO N .
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(dall'Addestramento fisico elementare e da combattimento. Parte II. Tavole di educazione fisica elementare e prove di efficienza raggiunta, 1946, "Equilibrio", "Esercizi ritmici" e "Rilassamento ed isolamento di movimenti", pp. 22-25). Paragrafo 7° - EQUILIBRIO 37°) L'equilibrio è strettamente in relazione alla positura, poichè senza una buona positura è quasi impossibile mantenere l'equilibrio. Un buon equilibrio può essere definito come il mezzo più economico del trasporto del corpo in relazione al movimento, come anche per evitare fatica e sforzo inutili. Nel marciare e nel correre l'equilibrio del corpo deve variare in relazione al «momentum» e alla configurazione del terreno che si attraversa. In uomini bene addestrati, la cui positura è buona, le necessarie variazioni sull'equilibrio del corpo, dovute alle cause sopra menzionate, hanno luogo quasi senza sforzo. Nel buon equilibrio il controllo del corpo e la sua bilanciatura sono fattori importanti e non devono essere trascurati nel corregg,ere l'equilibrio difettoso. Paragrafo 8° . ESERCIZI RITMICI 38°) Il sistema dell'Educazione fisica militare è basato principalmente su molti esercizi ritmici. Tutti gli esercizi della prima parte della Tavola sono di carattere essenzialmente ritmico. La loro speciale caratteristica è la continuità e la ripetizione. Essi vanno eseguiti in modo piano, continuo ed uniforme e, se debbono essere di massimo effetto, non vi deve essere in essi nulla di angolare o a scatti. Eseguiti correttamente, essi fanno un uso considerevole del «momento» dell'equilibrio e dell'elasticità dei muscoli. Sono specialmente utili per incrementare la mobilità delle giunture; aiutano la respirazione libera e profonda e stimolano la circolazione del sangue e la digestione. Per eseguire questi esercizi correttamente è necessario, comunque, avere l'abilità di fare uso soltanto di quei muscoli che sono interessati al movimento. Al principio dell'addestramento la recluta spesso fa questi esercizi a scatti, in modo non coordinato e con grande consumo di energia. Nelle prime fasi dell'addestramento è necessario insegnare alla recluta con la più attenta cu ra, la esecuzione di ogni esercizio e movimento ritmico col massimo risparmio di energia. 39°) La maggior parte degli esercizi della Parte I della Tavola sono del tipo ritmico o ad oscillazione, i cui movimenti sono eseguiti con continuità e dolcezza dal limite di un movimento in una direzione al limite della direzione opposta: L'ultima fase del movimento in fuori nell'esercizio di questo tipo deve essere una leggera spinta o pressione e non uno scatto. In questi esercizi è necessaria una cura particolare per controllare che sia tenuta una buona posizione di tutto il corpo ed è essenziale l'isolamento dell'azione dei muscoli. È altresì molto importante insistere per ottenere la corretta forma e distanza di ogni movi-
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mento, altrimenti l'esercizio perde il suo valore correttivo e ne risulta un'azione lenta ed inefficace. L'istruttore deve pure evitare la tendenza all'esecuzione di tutti gli esercizi ritmici della Parte I della lezione, alla medesima velocità. Egli deve tenere presente il fotto che ciascun esercizio ha una velocità particolare che produce il massimo effetto. La giusta velocità in qualsiasi esercizio richiede una giusta dose di energia per tenere gli uomini vigili e dare dolcezza e facilità al movimento. Se la velocità degli esercizi della prima parte della Tavola è troppo lenta, gli esercizi stessi diventano noiosi e sonnolenti e quelli che consistono in movimenti su un piano orizzontale richiedono uno sforzo muscolare non necessario, mentre quelli che richiedono movimenti su un piano verticale non fanno uso del fattore naturale della parte che si muove. Inoltre, quando questi esercizi sono eseguiti troppo lentamente la parte che si deve muovere, invece di oscillare, sembra che venga trascinata e tutto l'esercizio appare meccanico e rigido. D'altronde, la velocità troppo forte produce difetti e trascuratezza. I movimenti tendono ad essere storpiati e perdono molto del loro valore correttivo. Da quanto precede si comprende che lo stabilire, da parte dell'istruttore, la giusta velocità per ogni singolo esercizio della prima parte della Tavola ha un valore molto importante. L'istruttore deve conoscere, per esperienza personale, la velocità più adatta ai vari esercizi. 40°) La parte IV delle Tavole di Educazione Fisica per le reclute contiene pure numerosi movimenti militari nei quali l'uso del ritmo si risolve in un grande risparmio di energie. Questi movimenti comprendono lo strisciare, l'arrampicarsi e il lanciare. Fin dalle prime fasi alla recluta deve insegnarsi l'importanza del ritmo in questi movimenti.
Paragrafo 9° - RILASSAMENTO ED ISOLAMENTO DI MOVIMENTI 41 °) Il rilassamento è strettamente collegato al ritmo. Esso dovrebbe ess'ere associato a tutti i movimenti. È solo a mezzo del rilassamento dei muscoli antagonisti che un movimento può venire fatto fino al massimo della sua estensione, e, più è completo il rilassamento dei muscoli non richiesti per il particolare movimento maggio, e è il risparmio di energia nervosa e muscolare. Questa abilità nel rilassamento conferisce a tutti i movimenti che vengono eseguiti, scioltezza unita ad una massima economia di forze . I movimenti ritmici, se eseguiti con tensione e senza isolamento o localizzazione del movimento, sono di scarsa utilità. Il segreto del successo di tutti i movimenti ritmici sta nel rilassamento di quei muscoli non assolutamente necessari per quel determinato movimento. Il rilassamento completo è possibile soltanto quando si è sdraiati, essendo il corpo interamente sostenuto dal pavimento. Il soldato deve apprendere a rilassare quei muscoli non necessari nei movimenti quali la marcia, la corsa, lo strisciare, l'arrampicarsi, il sollevare e lo spingere, allo scopo di conservare la maggiore energia. Egli deve sapere rilassare tutti i muscoli antagonisti negli esercizi di mobilità ritmica di cui alla prima parte della Tavola se da ciò ne ot-
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tiene il massimo beneficio. Comunque, non deve essere permesso l'eccessivo rilassamento, poichè ciò conduce a movimenti senza scopo e senza forma. 42°) Uno dei fattori più importanti che contribuisce all'economia di sforzo ed al potere di resistenza, è l'isolamento dell'azione muscolare, portando in azione solamente quei muscoli assolutamente necessari alla esecuzione del movimento. Molto può impararsi in questa materia osservando il movimento degli animali, per es.: il salto di un gatto o i movimenti di un cavallo da corsa. In questi movimenti il coordinamento dei nervi è molto sviluppato; l'impiego di energia è infine regolato ed il ritmo e l'isolamento dei movimenti sono perfetti. Molte reclute troveranno difficile isolare i loro movimenti e spesso occorre un processo lento per addestrare il cervello e i nervi ad una esatta localizzazione del lavoro. Molti mettono in azione, anche nei movimenti relativamente più semplici, un gran numero di muscoli non necessari al movimento; spesso usando i muscoli del tronco e anche quelli della faccia negli esercizi con le armi. L'incapacità ad isolare i movimenti dei muscoli porta alla tensione, a scatti e frequentemente a movimenti goffi.
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L'ADDESTRA MENTO G INNICO•MI LITARE NELL' ESERCITO ITALIAN O ( 1861 -1 945)
Sport e addestramento nelle Forze Armate, confere nza on . avv. M. Guadalupi Roma 1969. L 'esercito e i suoi corpi, I e Il, Roma 1971-1973. L'armata sarda 1814/1831, Roma 1987. , AA. VV. L'esercito italiano dall'unità alla grande guerra, Roma 1980. Dall'A rchivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito: Fondo "Memo rie storiche", Scuola Magistrale Militare di scherma e di educazione fisica di Roma, anni 1911-1914, racc. 0545. id., Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma, anni 19261934, racc . 0545. id ., Scuola militare di Educazione fisica, anni 1945-1946, racc. 0545. id., Scuola Centrale Militare di Alpinismo, anni 1934-1940, racc. 0544. id., Scuola Militare Alpina, anni 1948-1959, racc. 0930. id., Collegio militare di Roma, anni 1833-1917, racc. 0273 . id., Collegio militare di Roma, anni 1926- 1942, racc. 0542. id., Collegio militare di Napoli, anni 1871-1918, racc. 0274. id., Collegio militare di Napoli, anni 1926-1942, racc. 0542.
* Sono state inoltre consultate numerose annate de Il Ginnasta ed alcune voci in: Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1929-39; Enciclopedia Mi litare, Milano 1933. Nota bibliografica: Il presente saggio è stato scritto con comune assunzione di responsabilità dai due Autori. In partico lare Maria Piera Ulzega, docente di "Storia dell 'educazione fisica e degli sport" presso l' ISEF d i Cagliari, ha curato la " Premessa", il I e il IV capitolo; Angela Teja, docente di "Storia dell'educazione fisica e degli sport" presso l'ISEF di Cassino, ha curato il IT e il III capitolo.
INDICE DEI DOCUMENTI 1 (da Scuola di nuoto, 1864, pp. 3-9); (idem, "Disposizioni del locale per l'insegnamento, pp. 15-40).
DOCUMENTO N.
DOCUMENTO N.
pag. 149-150 pag. 151-159
2
(da Istruzioni per gli esercizi ginnastici ad uso dei Corpi di R. Truppa, 1865, "Norme generali per l'istruttore di ginnastica", pp . 3-5); (idem, "Esercitazioni alla capra" e "Esercitazioni di corsa e di salto", pp. 137-166); (idem, "Regole igieniche relative agli esercizi ginnastici", pp. 222-226).
pag. 160 pag. 161-172 pag. 173-174
DOCUMENTO N. 3
(dall'Allegato della Nuova Edizione del Regolamento di esercizi ed evoluzioni per la fanteria, 1876, "Descrizione degli ordigni" pp. 43-47). DOCUMENTO N.
4
(dall'Istruzione per le Compagnie Ciclisti, 1904, "Generalità", pp. 1-5). (idem, "Parte seconda. Istruzione individuale", pp. 3139). DOCUMENTO N. 5 ( dall'Istruzione sull'uso degli ski, 1908, "Premessa", pp. 1-2); (idem, "Istruzione sull'uso degli ski", pp. 15-19). DOCUMENTO N.
pag. 175-176
pag. 177-179 pag. 180-185
pag. 186 pag. 187-189
6
(dall'Istruzione di ginnastica militare, 1911 , "Parte I. Basi dell'istruzione" e "Parte Il. Esercizi ginnastici", pp. 1-23); (idem, "Scalate", "Esercizi di reparto" e "Giuochi ginnastici", pp. 156-166); (idem, "Nuoto", "Salvamento dei sommersi" e "Canto", pp. 190-196). 7 (dal Regolamento di esercizi p er la cavalleria, Voi. I: Istruzione individuale a piedi ed a cavallo, 1912, "Esercizi di ginnastica. Volteggio alla corda", pp. 65-71); (idem, "Parte II. Istruzione individuale a cavallo", pp. 77-87); (idem, " Istruzione degli anziani. Eserciz i di nuoto", pp. 137-138); (idem, "Istruzioni complementari", pp. 156-162).
pag. 190-202 pag. 203-207 pag. 208-211
DOCUMENTO N.
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pag. 212-215 pag. 216-221 pag. 222 pag. 223-226
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861 -1 945)
DOCUMENTO N.
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(dall'lstruzion.e per la ginnastica e Norme per gli altri esercizi fisici, 1913 , " Parte 2' Ginnastica", pp. 19-21); (idem, " Parte 3' Scherma", pp. 163-164); .. (idem, " Parte 5' Nuoto, voga, ski, ciclismo ed altri esercizi", pp. 207-213). DOCUMENTO N.
pag. 230-233
9
(dal Corso di Ginnastica militare, 1922. "Norme per le gare" pag. 189). DOCUMENTO N.
pag. 227-228 pag. 229
pag. 234
10
(dall'Istruzione sull'uso degli sci, 1940, "Capo V. Lo sci in alta montag na", pp. 162-166.
pag . 235-236
DOCUMENTO N. 11 (dall'Addestramento fisico elementare e da combattimento, parte Il: Tavole di educazione fisica elementare e prove di efficienza raggiunta, 1946. "Equilibrio", "Esercizi ritmici" e "Rilassamento ed isolamento d i movimenti", pp. 22-25).
pag. 237-239
INDICE DELLE ILLUST RAZIONI* Lezioni di ginnastica: la scherma, da N . Abbondati, Istituzione di arte ginnastica per le T ruppe di Fanteria di S.M. Siciliana, Napoli 1846. Lez ioni di ginnastica: Equilibrio sulle pietre, su palicciuo li e sul ghiaccio, da N. Abbondati, Istituzione ... op. cit. Tavole fuori testo da R. Obermann, Istruzione per gli esercizi ginnastici ad uso dei Corpi di Regia T ruppa, FirenzeTorino 1849. Frontespiz io per gli esercizi gi nnastici ad uso dei Co,pi di R egia Truppa, Firenze-Torino 1865. Rodolfo Obermann, da F. Valletti, Manuale di ginnastica secondo i principi di R. Obermann, Torino 1883. (foto G. Stuto) Esercizi ginnastici e militari al muro, da F. Valletti, La gin nastica nelle scuole italiane, Torino 1896. (foto G. S tuto) Dondolo con asse "a bilico", da F. Valletti, L a ginnastica .. . op. cit. (foto G. Stuto) Copertina di Lo sport fascista. (foto G . Stuto) Atleti e roi, da Lo sport fascista. (foto G. Stuto) Il Collegio di musica al Foro Italico, attuale sede dell'ISEF st. di Roma. (foto G. Stuto) Allievi dell'Accademia di scherma al Foro Italico. Cartolina postale del 3° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti (1900). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina postale con il bollo del Battaglione Ciclisti (1908). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina postale del 3° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti (1875). (foto A rchicio Ufficio Storico SME) Cartolina postale con Bersaglieri Ciclis ti (1876). (foto Archivio Ufficio Storico) Cartolina postale del Battaglione Be rs aglieri Ciclisti di Bo logna. (foto Archivio Ufficio Storico SME) Bollo del 12° Reggimento Bersaglieri Compagnia Ciclisti . (foto Archivio Ufficio Storico SME) 12° Reggimento Bersaglieri . Percorso con ostacoli (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) 2° Reggimento Bersaglieri. Addestramento ginnico (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Volo ntari ciclisti in partenza da Roma, 1915. Esercizi con l'arma, da Istruzione di ginnastica militare, Roma 1911. Esercizi con gli appoggi, da Istruzione di ginnastica militare, Roma 1911.
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* La scelta delle illustrazioni è stata fatta dalla prof Teja con la collaborazione del cap. Ravetto.
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La Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) La piscina della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio St9rico SME) Allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Un gruppo di allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina durante una dimostrazione di arti marziali (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Allievi della Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica della Farnesina durante una dimostrazione di pugilato (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Copertina de L'educazione fisica italiana militare, premili tare, civile, di Cesare Tifi, Torino 1922. (foto G. Stuto) 4° Reggimento Bersaglieri. Saggio ginnico (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) 62° Reggimento Fanteria "Sicilia" campo d'arma. Scuola di pugilato (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Scuola Militare di Roma. Scuola di ciclismo (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Scuola Militare di Roma. Esercizi al quadro e alla spalliera svedese (1932). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Allievi della Scuola Militare di Napoli durante un saggio ginnico (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Allievi della Scuola Militare di Napoli durante un saggio ginnico (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Masaniello Parise da: E. de Simone, La Scuola Magistrale Militare di Scherma dalla sua fondazione in R oma a tutto l'anno 1913, Roma 1921. Destro contro sinistro, in guardia, dal Trattato teorico-pratico di scherma di spada e di sciabola di M. Parise (1921). (foto G. Stuto) Copertina del Trattato teorico-pratico di scherma di spada e di sciabola, Roma 1904. (foto G. Stuto) Guardia di Terza, dal Trattato teorico-pratico di scherma di spada e di sciabola, di Masaniello Parise (1904). (foto G. Stuto) Ferdinando Masiello, dal suo testo, La scherma italiana, Firenze 1887. (foto G. Stuto) Impugnatura del fioretto, da F. Masicllo, La scherma italiana, Firenze 1887. (foto G. Stuto) Copertina di F. Mas ielio, La scherma italiana, Firenze 1887. (foto G. Stuto) In guardia, da F. Masiello, La sche rma italiana, Firenze 1887. (foto G. Stuto) Carlo Pessina da La Scuola Magistrale Militare di Scherma di F. de Simone (1921).
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Allievi della Farnesina durante un'esercitazione di scherma all'aperto (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Allievi della Farnesina che si esercitano alla scherma in palestra (1934). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina commemorativa di una gara di tiro a segno (1902). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina commemorativa di una gara nazionale di tiro a segno (1905). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina postale della Scuola di tiro a segno di Como (1907). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Cartolina postale della Scuola di cavalleria di Pinerolo. (foto A rchivio Ufficio Storico SME) Sistema di equitazione pre-caprilliano su di una cartolina d'epoca (1903). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Federico Caprilli . (foto Archivio Ufficio Storico SME) Scuola di cavalleria di Tor di Quinto. (foto Archivio Uffi cio Storico SME) Scuola di cavalleria di Tor di Quin to (1920). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Locale per l'insegnamento del nuoto. Tavola fuori testo della Scuola di nuoto, Torino 1864. (foto Archivio Ufficio Storico SME) Frontespizio della Scuola di nuoto, Torino 1864. (foto Archivio Ufficio Storico SME) Il ten. Silvano Abba, medaglia di bronzo per il pentathlon moderno alle Olimpiadi di Berlino (1936). (foto Archivio Ufficio Storico SME) Lezioni di ginnastica: i tuffi, da N. Abbondati, Istituzione di arte ginnastica per le truppe di Fanteria di S.M. Siciliana, Napoli 1846. Truppe alpine in addestramento. (foto Archivio Ufficio Storico SME) Truppe in addestramento alpino. (foto Archivio Ufficio Storico SME) Un lancio del magg. Tonini con paracadute Salvator D.37. (foto Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Arena") Trimotori SM. 81 del 15° stormo da bombardamento che effettuarono lanci di paracadutisti in Libia. Di spalle il magg. Tonini col paracadute D.37 (1938). (foto Archivio Ufficio Storico SME, fondo "Arena")
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INDICE DEI NOMI Abba S. 133 Abbondati F. 16-21 Abbondati N. 16-127 Accademia 'di Educazione Fisica di Roma 32-63-96-13 7 Accademia di Educazione Fisica di Orvieto 31-63-64 Accademia Militare di Modena 21 Accademia Militare di Torino 9-12-43 Accademia Nazionale di Scherma di Napoli 90 Amedeo Duca d'Aosta 12 Amoros F. 45-128 Angelillo S. 60 Angelini A. 109-110 Angioni P. 1.27 Arena N. 142-43-44 Associazione italiana dei maestri di ginnastica 26-74 Avoldi di Robbiati L. 121 Balbo I. 142-143-144 Baldi B. 95 Badino Rossi M. 109-111 -117 Badoglio P. 67 Baistrocchi F . 60 Ballerini F. 21 Baratieri O. 101 Baralis (capitano della Scuola di Pinerolo) 11 O Barbasetli L. 89-94 Baucher F. 109 Baudoin S. 143 Baumann E. 16-20-21-26-51-66-73-130 Bazzoni G. 77-131-132 Barnabeo R. 9 Berta L. 117-119 Bertet E. 26 Bertinetti M. 95 Bertone G. 128-129 Bixio N. 100 Boaro E. 60 Boncompagni C. 12 Bonetta G. 5-9-28-43-53 Bottai G. 33 Briganti A. 142 Brunamontini G. 95 Bruni A. 99 Brusati G.C. 117 Cacciatori delle Alpi 99 Cantù G. 38 Caporilli D . 58 CapriJii F. 110-116-117- 119-120-121-124 Carovani C. 89 Carlo Alberto di Savoia 9-35 Carlo Felice 107-108
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL' ESERCITO 1T ALIANO ( 1861 -1945)
Carneroli E. 9 Cartier D' Aurie A. 109 Casati G. 13-14 Caserma Goffredo Mameli 16 Caserma di Cavalleria Macao 16-91 Cassinis U. 136 Cattaneo C. 26 Cavaciocchi A. 91 Ceccherini S. 95 Celli A . 21 Centro Militare Ippico 127 Chamberlin H.D. 124 Chassagne (fisiologo francese) 47 Cialdini E. 100 Cisotti L. 101 Conte A. 95 Conti G . 6-25-26 Collegio Militare di Firenze 119 Collegio Militare di Roma 20-21 Colò Z. 138 Convitti Minicipali Cirillo e Giannone di Napoli 90 Convitti Nazionali 28 Corpo Nazionale di Volontari ciclisti ed automobilisti 28-38-39 Corsini T . 89 Cosenz E. 100 Cravero G. 57-71-72 Credaro L. 22-27-72 Crispi F. 103 Cuccia V. 95 Curcio R. 133 Dally N. 47 Daneo E. 22-27- 104 D' Argy (direttore della Scuola Militare di Ginnastica di Joinville-le Point) 45 De Juliis T . 21 Delestein (colonnello istruttore di equitazione) 110 Della Peruta 'F. 25 De Coubertin P. 133 Della Rovere A . 14 Del Tufo M. 86 De Marco R. 16 De Margherita C. 121 Demeny G. 47 De Roubicek (tenente di cavalleria) 121 De Sanctis F. 13-15-16-27-28-44 De Simone E. 86-90-94 Di Donato M. 6 -9-13-14-17-20-24-26-27-32-43-51-57-63 D'Inzeo P. 127 D'Inzeo R. 127 Di Roccagiovine L. 116 Di Savoiroux (istruttore alla Scuola di Cavalleria di Tor di Quinto) 117 Drosi V. 60-95 Ecole Milita ire de Gymnastique di Joinville-le-Pont 45 -47-95 Ente Nazionale di Educazione Fisica (ENEF) 32
INDICE DEI NOMI
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Enrichetti C. 89 Fabrizio F. 9 Fambri P. 21-72 Fanti M. 14 Fattori (istruttore alla Scuola di Cavalleria di Tor di Quinto) 117 Federazione Ginnastica d'Italia (FGI) 21-29-64-73 Federazione Ginnastica tedesca 29 Federazione Italiana di Nuoto "Rari Nantes" 131 Federazione Italiana di Scherma 96 Federazione Italiana Sport Equestri (FISE) 127 Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) 142 Fellicò Abbondati L. 16 Fenzi S. 27 Ferdinando IV di Borbone 20 Ferrara P. 6 Ferrario L . 117 Flauti (onorevole componente la Commissione del 1883 per i Programmi di educazione fisica) 21 Filangeri G. 9 Freri P. 142-143 Gallo P. 16-26-27 Gamba A. 16-21 Gandolfi A. 26-27 Garibaldi G. 26-90-99-100 Casparotto L. 23-67 Gennero M. 110-114-119-124-126 Gentile G. 23-32 Gilodi R. 9 Gioberti A. 89 Gioventù Italiana del Littorio (GIL) 36 Giubbilei C. 119-120 Giuntini S. 6-9-99-101-103-104 Gori G. 9 Graziani R. 143 Grazioli F . 58-59 Greco A. 94-95 Guasti C. 89-94 Guerra R. 23-26-73 Gutierrez G. 127 Guts Muths J. C.F. 128 Ilari V. 6-29-104 Isidori Frasca R. 9 Ispettorato Truppe Celeri 126-133 Istitu ti di Magistero per l'Educazione Fisica 51 Istituto di Magistero per l'Educazione Fisica di Napoli 73 Istituto di Magistero per l'Educazione Fisica di Roma 23-51-73 · Istituto di Magistero per l'Educazione fisica di Torino 60 Istituto Superiore di Educazione Fisica Statale di Roma 96 Istituto Municipale Ca racciolo di Napoli 90 Istituto Nazionale per l'incremento dell'Educazione fisica in !1alia 73 Jarvis J. 131 Jerace M. 73 Lagrange F. 47-94
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (1861 -1945)
La Marmora Alessandro 12-35-38 La Marmora Alfonso 35-108 Lami L. 110-119-124-126 Lanzavecchia di Buri L. 110 ,, Lega per la nazione Armata mediante la Palestre marziali 26 Lequio T. 127 Loriga V. 95 Lucchini L. 73 Luserna D' Angrogna A. 100 Mably G. 25 Macchiavelli N. 25 Maccioni I. 121 Majnoni L. 46 Marey S.G. 47 Margherita di Savoia 12 Maria Clotilde di Savoia 12 Maria Pia di Savoia 12 Martinelli (capitano della Scuola Militare della Farnesina) 60 Martini F . 21 Masiello F. 89-94 Massaro E. 9 Miani E. 60 Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M. V.S.N.) 32-58-63- 104 Minghetti M. 99 Monti A. 60 Monti Giovanni 89-90 Monti Giuseppe 20-23-50-51 Morelli di Popolo A. 108-109-110-1.21-126 Mori M. 25 Moricca O. 95 Mosso A. 21-45-72-73-94 Mussolini B . 138 Nandi N. 95 Natali C. 38 · Nobile U. 14.2 Noto A. 6 Novak R. 95 "Nunziatella" o Scuola Militare di Napoli 20 Obermann R. 9-12-13-14-16-35-38-43-73 Opera Nazionale Balilla (ONB) 32-33-63 Orefice D. 16-73 Oliver A . 95 Paderni C. 110-119 Paglieri E. 108 Pagliuca G. 91 Parise M. 17-90-91 Patini E. 16 Pecile G.L. 21.-73 Pecoraro S. 89-91-94 Pedotti E. 46 Pelloux L. 103 Pescante M. 21 Pessina C. 89-91-94-94
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INDICE DEI NOMI
Petitti (allievo dell'Obermann alla Scuola del Valentino) 12 Piccolo Circolo di Napoli 90 Pieri I. 25 Piga A. 94 Pignotti U. 95 Pirzio Biroli A. 95 Pirzio Biroli L. 51 Pisacane C. 25-26 Pivato S. 9 Puliti D. 95 Puliti O . 95 Quenu (fisiologo francese) 47 Racchi G. 17-20-42-46-47-50-5 1-52-85-96-12130 Radaelli G. 89-90-91 Ravano F. 27 Reyer Castagna C. 16-26-27 Ricardi di Netro E. 12-16-27-29 Ricci R . 58-73 Ricotti Magnani C. 100 Roberti P.R. 133 Rocca G . 142 Romano P. 58-60-63-64-65 Ronchi (Maestro di scherma della Scuola di Milano) 89 Rossi (Maestro di scherma della Scuola di Milano) 89 Rossi L. 6 Rousseau J .J. 25 Russi L. 25 Salonna Persico C. 51 Saluzzo C. 12 Santelli I. 95 Sartori (Maestro di scherma della Scuola di Milano) 89 Scala E. 35-38 Scarani (Maestro di scherma della Scuola di Milano) 89 Scuola Centrale di fanteria di Parma (già Scuola Centrale di Tiro, scherma, ginnastica e nuoto per la fanteria) 38-44 Scuola Centrale di ginastica di Roma 28 Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma (detta "della Farnesina) 23-57-64-71-72 Scuola Centrale di Sci e Alpinismo d'Aosta 23-136-137 -138 -141 Scuola Centrale di Tiro di Roma 38 Scuola di Fanteria di Cesano 63 Scuola di Marina di Napoli 90 Scuola di Scherma di Milano 15-89 . Scuola di Scherma di Modena 15-86 Scuola di Scherma di Parma 15-89 Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma 16-17-20-46-50-86-9091-94-95 -96 Scuola Magistrale Militare di Scherma e di Educazione Fisica di Roma 2042-52-57-96 Scuola Militare di Cavalleria di Pinerolo 108 Scuola Militare di Equitazione di Venaria 107-108 Scuola Militare di Fanteria di Modena 108-119-129 Scuola Normale di Cavalleria di Pinerolo 108-110-116-119 -126-127-133
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L 'ADDESTRAMENTO GINN ICO-MILITARE NELL' ESERCITO ITALIANO (1861-1945)
Scuola Normale di Cavalleria di Tor di Quinto 116-121-126-127 Scuola Normale di ginnastica di Napoli 22 Scuola Normale di ginnastica di Roma 22-73 Scuola Normale di ginnastica di Torino 22 Scuola Normale di ginnastica militare di Grenelle 128 Scuola Normale di ginnastica presso la R. Accademia Militare di Torino 9 Scuola Normale femminile di ginnastica di Torino 20-22 Scuola Paracadutisti della Libia 143 Scuola Paracadutisti di Tarquinia 143-145 Scuola Truppe Celeri di Civitavecchia 126 Scuole Normali di ginnastica 44 Simeoli F. 58 Spingardi P. 53 Starabba di Rudinì A. 103 Starace A. 63 Sticca G. 89 Tagliaferri F. 89 Teja A. 16-26-32-63 Tifi C. 23-24-29-58-64-67-70-71-77-130-131 Tiro a segno Nazionale 15-100-101-104-107 Todaro F. 21-27-29 Tommaso di Savoia 12 Tonini G. 142-143 Torricelli A. 95 Trudgeon J. 130-131 Ulzega M.P. 5-6 Umberto I di Savioia 12-100 Unione delle Società Ginnastiche francesi 29 Unione degli insegnanti di ginnastica d 'Italia 74 Unione Tiratori Italiani 104 Vairo F. 25 Valerio L. 13 Valle G. 21 Valletti F. 16-17-28-44-45-73 Varese F. 21~63 Varone C. 89 Vertecchi E. 89 Viotto P. 9 Vittorio Emanuele II 101 Zanardelli G. 104 Zauli B. 9
INDICE GENERALE Presentazione
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3
Premessa
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5
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9 13 22
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25 25
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27 28
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35 35
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42 52 53
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57 64
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72
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77
4 Le attività addestrative specifiche. 4.1. La scherma. 4.1.1. Il maestro di scherma Masaniello Parise. 4.1.2.Alcune gare d'epoca. 4.1.3.L'evoluzione tecnica della scherma. 4.2. Il tiro a segno. 4.3. L'equitazione. 4.3.1. La Scuola di Pinerolo. 4.3.2. La succursale di Tor di Quinto. Federico Ca prilli. 4.3.3. La tendenza sportiva dell'equitazione militare. 4.3.4. La trasformazione dell'Arma di cavalleria. 4.4. Il nuoto, la voga e i tuffi. 4.5. Il pentathlon moderno. 4.6. Lo sci e l'alpinismo. 4.7. li paracadutismo.
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85 86 90 94 96 99 107 108 116 122 126 127 133 136 142
Appendice
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1
Due fenomeni paralleli: l'educazione fisica nella scuola e la ginnastica militare nell'esercito. Profilo cronologico. 1.1. Dal 1861 al 1918. 1.2. Dal 1918 al 1945.
L'addestramento ginnico premilitare. Il concetto di "Nazione armata". Il ruolo della scuola nella propaganda della ginnastica premilitare. 2.3. Le organizzazioni premilitari .
2 2.1. 2.2.
3 3.1 . 3.2. 3.3. 3.4. 3.5. 3.6. 3.7. 3.8.
L'addestramento ginnico-militare: inizio ed evoluzione. I Bersaglieri. La Scuola Magistrale Militare di Scherma di Roma ed il metodo di Giovanni Racchi. L'Istruzione di ginnastica militare del 1911. L'Istruzione per la ginnastica del 1913. La Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica di Roma. Cesare Tifi, innovatore della ginnastica militare. Il corso di ginnastica militare della scuola della Farnesina. (1922) L'inserimento dello sport nell'addestramento militare.
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L'ADDESTRAMENTO GINNICO-MILITARE NELL'ESERCITO ITALIANO (186 1-1 945)
Bibliografia
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241
Indice dei documenti
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251
Indice delle illustrazioni
pag.
253
Indice dei nomi
pag.
257
Indice generale
pag.
263
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