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DIV. SIENA
&mRIVlnA mLITARE Direttore responsabile Giovanni Cerbo
©
1996
Proprietà letleraria anìslica e sclen!lflca riservata
Artlgrafiche De Angelis s.r.l. · Roma
AGOSTINO BISTARELLI
LA RESISTENZA DEI MILITARI ITALIANI ALL'ESTERO Jugoslavia centro settentrionale
MINISTERO DELLA DIFESA
Gabinetto del Ministro COMMISSIONE RESISTENZA MILITARI ITALIANI ALL"ESTERO DOPO L·s SE'JTEMBRE 1943
PRESENTAZIONE
Presema:.ione
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Mai occhi di soldato furono così disperatamente puntati verso il mare, a sperare La comparsa di improbabili navi della salvezza, come accadde lungo le coste adriatiche della ex Jugoslavia, nei giorni che seguirono 1'8 seltembre; così come, mai, gli itinerari che dall'interno di quel paese conducevano al confine italiano furono altrettanto desiderati, studiati, misurati, col proposito di ricondurre in Patria le decine di migliaia cli uomini di quelle divisioni italiane che l'armistizio aveva abbandonate al loro destino, negli sperduti presidi della Balcania. Più tardi, quando la speranza dell' reimbarco o di un ordinato trasferimento si trasformò in delusione e la marcia verso i confini cominciò a costellarsi di scontri, agguati e diserzioni, lo sconf01to ebbe il sopravvento. Iniziò cosr la resa dei più al destino della cattura e la scelta degli altri, fra i più determinati, a decidere del proprio destino, senza farsi travolgere dagli eventi. È questo il quadro complessivo che si ricava dalla lettura di questa monografia, che il prof Bistarelli ha scritto con grande impegno e nel quale ho riscoperto, con soprassalti stupiti della memoria, i ricordi della mia esperienza partigiana e dei miei giovanili attimi cli esaltazione in quelle giornate settembrine del 1943. Ricordi di fuga dalla cattura, di lunghe marce, di agguati e di scontri con i tedeschi, per il piacere di colpirli, quando si trovavano imbottigliati su un tornante o in una strettoia, e ripagarli così nel modo con cui avevano preso e disarmato il mio reggimento, con l'inganno e la sorpresa: Reminescenze stupite per la novità di una guerra sco,wsciuta, che avevo condotto contro e che ora mi trovava coi partigiani. In una Dalmazia che non credevo così viva e, al tempo stesso, così silenziosa, dove la solitudine dei luoghi era segnata dal rumore dei miei scarponi, sui sassi taglienti dei sentieri o da qualche lontano scampanellio di armenti, sulle quote più in alto. Ma dove la gente mi rispondeva in italiano e non mi faceva
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
sentire straniero. E ancora: ricordi di incontri con centinaia di soldati sbandati, degli sguardi smarriti dei loro ufficiali, alla ricerca di un perchè e di un dove, in quel continuo vagare, da un paese all'altro, senza una meta precisa. Eppure capivo che anch'essi erano pronti ad unirsi a noi, guerriglieri di ventura e a reimbracciare il fucile, per placare in qualche modo la rabbia per l'affronto e l'inganno subiti. Tante storie, che sarebbero continuate per mesi e che il Bistarelli ha cercato di riscoprire, lungo itinerari che dai nostri confini vanno fino all'Erzegovina. Malgrado La complessità e l'avarizia delle fonti, la ricostruzione di quei fatti riesce scorrevole e convincente, anche per un profano di cose militari, perchè l'autore elude gli schemi delle monografie ufficiali e lascia interpretare al lettore i momenti significativi. Così che il racconto, sempre mantenuto a livello dell'uomo comune, insieme alla riccheua dei riferimenti, all'ampiezza delle note e della documentazione, fanno di questo volume una testimonianza di alto valore storico, oltre che di assoluta novità. Inoltre, l'autore è riuscito a valicare il limite temporale dell'ottobre 1943, che sinora, aveva caratterizzato le monografie esistenti, compresa quella pur pregevole del TORSIELLO, edita dallo STATO MAGGIORE ESERCITO per arrivare ben oltre il momento in cui la guerra in Italia era già finita. Sono sempre stato uno strenuo sostenitore della riscoperta di queste vicende, cui ho dato il valore di una rivisitazione, in memoria delle migliaia di soldati caduti nelle terre balcaniche. E questo, anche perchè La loro fine non si concluda, come già è avvenuto ormai per moltissimi di Loro, col burocratico annuncio di morte, alla porta di casa, al cospetto di una madre destinata, da quel momento, a vivere nel ricordo di un figlio scomparso nel nulla. Invece è bene si sappia come, dove e perchè quel figlio, è vissuto ed è morto dopo l'B settembre, nella ex Jugoslavia, in Grecia, Albania e negli altri territori stranieri da noi occupati. Purtroppo, ancora oggi, dietro la loro fine, non ci sono sempre testimonianze affidabili. Più spesso è rimasto nei sopravvissuti solo il ricordo di quei momenti terribili, il loro"non sò" amaro, dei momenti in cui dovevano pensare solo a se stessi; per cui, al rientro in Patria, hanno preferito tacere, come fossero gravati di
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una responsabihtà che invece apparteneva ad altri. Ed è proprio per ricucire questi fili sparsi nella memoria che il Bistarelli, ha lavorato duramente, insieme agli altri ricercatori della apposita Commissione di studio, voluta dal Ministero della Difesa così come gh altri ricercatod della Commissione stessa. Logicamente, dalla ricostruzione di quei fatti sono enierse vivissime luci, insieme a tante ombre, che li rendono a volte miserevoli, ma che inducono a meditare, valutare, analizzare, perchè resti nel lettore il segno di un 'esperienza che non sarà mai negativa, neppure sul piano militare, per quanto quest'ultimo aspetto iudicare. Comunque sia, due sono gli aspetti che ci colpiscono, nel corso della lettura: ;/ primo è rappresentato dalla scelta coraggiosa di uomini con le stellette, che riconoscevano in quella decisione l'occasione per riscattare l'offesa della sconfitta, il secondo è la constatazione che quella scelta è maturata in un paese straniero, fino a poco prima ostile, che in molti casi avrebbe continuato ad esserlo, perchè non poteva dimenticare la nostra occupazione e le rovine che ne erano derivate. Perciò il destino di quei militari diventava molto più a rischio di quelli che, per una stessa scelta, avrebbero fatto i partigiani nel territorio nazionale. Essi si sarebbero trovati di fronte ad una più vasta gamma di difficoltà, a cominciare dalla lingua, per passare poi alle abitudini, al modo di combattere, ai contrasti endemici fra le varie etnie di quelle popolazioni, ai metodi di comando e di elezione dei capi, cosa che avrebbe ilnposto agli ufficiali di sperimentare i sistemi della critica marxista, persino nelle decisioni operative, tanto da spingerli a dubitare delle Loro capacità ed autorità di comandanti. Tutti questi fatti avrebbero reso fatale, per quegli uomini, interrogarsi di continuo sull'opportunità e persino sulla liceità del sacrificio cui si erano sottoposti; un interrogativo che avrebbe attanagliato le loro coscienze, specie nei momenti più drammatici della guerriglia, quando la voglia di lasciarsi andare, fra boschi e dirupi, avrebbe cozzato contro il timore di due opposti ma egualmente spietati giudizi: quello tedesco e quello partigiano, perchè da entrambi sarebbero stati considerati ancora una volta traditori. Ed è pura retorica pensare che, a sostegno di quegli uomini, oltre alla speranza del
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
ritorno, valesse l'idea unificante dell'Europa, allora privilegio di pochi eletti. Può darsi che molti di loro abbiano finito per assimilare vagamente questa cognizione, nel contesto di quella originale esperienza, ma non certamente all'inizio del loro travagliato cammino. Essi avrebbero continuato a sentirsi semplicemente degli italiani, avulsi dal loro paese, ai quali veniva richiesto continuamente di dimostrarsi antifascisti, malgrado che la maggior parte di loro fosse rimasta agnostica o estranea alla politica del regime. Solo così, si spiega il rapido formarsi e l'altrettanto improvviso sciogliersi di alcune formazioni iniziali, generalmente della forza di una compagnia, come la "Mameli", la "Budicin ", la "Zara", la "Matteotti", ed oltre ancora. Il loro inizio era stato euforico, pieno di voglia di riscatto e di spirito combattivo, manifestato in decine di combattimenti. Anche l'inserimento nelle unità partigiane era stato positivo e pieno di speranze. Ma, svaniti i primi entusiasmi, l'assuefazione ad una esistenza così diversa si sarebbe dimostrata di lunga mano e l'impreparazione ai metodi della guerriglia e la incapacità a reggere alle sue dure condizioni di vita avrebbero prodotto le prime defezioni e Le prime irrimediabili sconfitte sul campo. Il Bistarelli registra puntualmente decine di storie come queste, in gran parte sconosciute. Un'importanza particolare assumono quelle avvenute alle zane confinarie, ove l'autore è riuscito ad individuare molte formazioni miste, italo-jugoslave, in cui ai duri momenti della guerriglia, si aggiungevano quelli della riflessione sul futuro politico di quei territori, visto con ottica diversa, a seconda della nazionalità dei combattenti, in seno alle stesse unità. La maggior parte di queste storie risultano sapientemente introduttive di quella che sarebbe stata la vera Resistenza degli italiani nella terra Jugoslava: fatta cioè di un lento adattamento alla vita partigiana, di intese pazienti con i compagni di lotta, di lente coesioni fra reparti e comandanti, di eroismi individuali e collettivi, così. come di perenne denutrizione e cli malattie distruttive, anche come conseguenza del crollo psicologico di chi non aveva trovato, prima in se stesso e poi nei compagni jugoslavi, sostegno e giustificazioni sufficienti a continuare quella vita da lupi.
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Ed è in questa chiave interpretativa che vamw lette le vicende della costituzione, degli adattamenti ordinativi, delle sconfitte e dei successi delle più note formazioni italiane di questo teauv operativo: i battaglioni "Garibaldi" e "Matteotti", ciascuno con una propria identità, che avrebbero dato Luogo, in seguito, alla formazione deUa"Brigata italiana': più tardi "Brigata d'assalto Italia". Vicende spesso incredibili, che rappresentano per la varietà dei loro aspetti, militari e politici, un insegnamento unico di cooperazione partigiana fra due entità nazionali diverse, quella italiana e quella slava, che andrebbe meglio studiato. A tal proposito, sarebbe utile riprendere le ricerche cui, negli anni sessanta, furono sottoposti gli allievi di un Corso della Scuola di Guerra di Civitavecchia, da un loro comandante, il generale di Corpo d'Armata Piero Zavattaro Ardizzi, che quell'esperienza partigiana aveva interamente e coraggiosamente vissuta in prima persona. Così com.e si dovrebbe meglio esaminare, con cuore sgombero di pregiudizi, quanto accaduto in quel periodo, a cavaliere della fascia confinaria fra l'Italia ed ex Jugoslavia, di cui anche questa monografia si occupa. In essa i combattenti della Repubblica sociale italiana e le unità partigiane di Tito si contesero il territorio senza esclusione di colpi, nel contesto di una situazione aggrovigliata fatta di interessi tedeschi, croati, italiani e sloveni, con oscuri disegni politici spesso di segno contrario. Un'attenzione particolare merita anche l'epilogo cui la "Brigata italia" andò incontro, al suo rientro in patria: commozione ed onori da parte degli italiani, ma circospezione e sospetto da parte degli anglo-americani, che avevano già stabilito la smobilitazione immediata di quelle unità e il disarmo dei suoi coraggiosi soldati.
Per non variare di quella disonorevole proposta alleata che avrebbe voluto il loro ritorno in vagoni chiusi, per impedire la vista delle armi e delle uniformi. Questi erano i tempi e gli inesorabili "dictat" di chi allora governava il nostro Paese! Chi scrive, difficilmente potrà dimenticare l'arroganza di quel sottufficiale di sua Maestà britannica che, salito sul ponte della nave che lo riportava a Bari, senza proferire parola fece il
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La Resis1e11<,(I dei militari ltalia11i i11 Da/11w:ia
ruvido gesto di sottrargli la pistola, arma che in ogni esercito rappresenta la dignità di ufficiale ed il segno del comando. Troppo forte era il sospello degli alleati che quegli uomini potessero costituire un pericolo per le fragiH Istituzioni dell'epoca. Ma altrettanto forte fu l'amarezza di quei reduci, nel vedersi trattati così da parte di chi, non fosse altro che per Le numerose "missioni" che avevano mantenuto in terra balcanica, sc,pevcmo bene a quanti sacrifici esse si erano sottoposti, per concorrere alla liberazione dell'Europa dal nazi-fascismo. E anche questo spiega lo scontroso riserbo in cui la maggior parte di quei militari volle in seguito rifugiarsi, lontano dagli encomi e dagli inni, che invece continua vano a risuonare in onore dei partigiani che avevano combattuto in Italia. Così, gran parte di essi fin, per far perdere le proprie tracce e, di conseguenza, per seppellire la propria memoria, che invece è giusto riscoprire. Il merito va, in questo caso, al Prof Bistarelli e, più in generale, e, quelli che, in seno alla Conunissione di studio del Ministero Difesa, hanno voluto fornire la loro personale esperienw di protagonisti, nel segno della pietà per i compagni caduti, della tolleranza verso gli avversari di ieri, della libertà per cui avevano 1e11aceme11te combaltuto. A conclusione di questa, come delle altre due monografie sulla ex Jugoslavia, redatte a cura della Commissione slessa, è opportuno far rilevare come quelle decine di migliaia di "partigiani con le stellette", in quanto per la maggior parte inquadrati in unità itClliane omogenee, abbiano dato luogo ad un fenomeno del tutlo particolare e diverso da quello delle formazioni partigiane tniste del territorio ,ur::,ionale; questo fenomeno potrebbe essere denominato della "Resistenza militare" o dei militari. lnfcati, dalla lettura dei tesli menzionali si deduce che questa forma di resislenza è naia, nel!' ambito di unità militari, a seguito di circostanze ecce<-ionali, come l'armistizio del 'Italia. e si è concretala al di fuori della volontà dei comandanti di maggior livello e, molto spesso, dei vincoli disciplinari che rappresentano l'essenza del 'Istituzione-Esercito. In seguito, essa ha continuato a svilupparsi attraverso atti, decisioni e comportarnenti normalmente estranei ali' ortodossia militare, nel campo disciplina-
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re, operativo e logistico. E' stato sicuramente un fenomeno nuovo ed originale, nella storia italiana, non paragonabile neppure a quello del "garibaldinismo" del Risorgimento. Per queste ed altre ragioni, esso meriterebbe un' analisi approfondita, cui anche le pagine del Bistarelli potrebbero servire da testimonianza e da guida. Ilio Muraca
L'ultima volta che ho visitato la zona in cui si svolgono le vicende narrate in questo libro era il 1991 e ancora esisteva la Jugoslavia. Oltre a cercare documentazione, volevo capire quello che stava accadendo: mi sembrava impossibile che si ripresentasse la guerra, e invece da allora ho vissuto una sorta di sovrapposizione del tempo. I luoghi citati nelle pagine che andavo scrivendo li ritrovavo nelle pagine dei giornali e mostrati in televisione accompagnati da nuove immagini di guerra. Da allora sono ,norti in quelle terre altri italiani, sia in divisa che civili, operatori del/' informazione e del mondo della solidarietà e del volontariato. A loro, come ai morti di cinquanta anni fa dedico questo lavoro. A loro, ma anche a chi è tornato e che ho avuto la fortuna di conoscere. La loro lotta per la libertà e la dignità dell'uomo rappresenta per me la speranza di futuro: forse il senso che posso dare a questo lavoro. Ringrazio il generale Ilio Muraca e, attraverso lui, tutti i membri ed i collaboratori della Commissione. Ringrazio inoltre il Ministero della Difesa- Ufficio Onoreficienze che mi ha permesso di ricostruire l'Appendice dedicata ai riconoscimenti militari. Ringrazio infine Francesca Lagorio e Claudio Pavone: a loro si deve in gran parte quel che di buono c'è in queste pagine. Le lacune e le inesattezze sono responsabilità del sottoscritto; spero non li facciano pentire di avermi come amico e come allievo. Agostino Bistarelli
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CONCERTO CON IL MINISTRO DEL TESORO
11 decreto del Presidente della nepubblica 11 ~ennRio 1956, n.5 e successive modificazioni;
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l'esigenza di affidare dettò coip.2~t~P~d~~~ Co:n~issione composta di personale particolarmente oreparato nella materia;
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::. ' costituita la Commissione per lo studio sul resistenza mili tare i tt>.liana al l 'es·tero, con 11 compito di promuovere la r:iccolta éi tutte le notizie e testimonianze verbali e scritte del contt'i 1:>uto fornito dal le unità regolari del le forze amate ::.ll'eetero . Art. 2 La Co~~issione è così composta: ?residente: Gen.~ .A. (r) Ilio :-IU?.ACA , enori: Gen.div (r) Angelo GRAZIANI - A.~.P.!. Cap . cpl Alfonso BARTOLiìH - A.N.?.I. ':'en . cpl i-i.O. V .i!. Giuseope HARAS - :\ , :J.~.L Gen. ( r) Dr . f.!.A.P. Gaetano !>!ESSINA f.I.A.P. 3i~ . Avio CLE!t.EMTI On .le i:'r . Giovanni GI:tAUDI - F.I.·/.!.. . .Prof. Ciuse::me AMATI "F.I.V.i.. jjott . C. Uff. Carlo o:: LUCA - A. :r .::;.!. " t'rof. Vittorio Emanuele GIUNT!LLA - .<\. T! .f.. T. Cen . !) • ( r) Lui;i;i nECCI~a - A. ~;. V. n .G. Col. ( r) L3ndo :A.ANNUCCI - A. ~J. V. !"l. C. Capo Uf.ficio storico dello Stato ~aggiore Esercito Caoo Uff'icio storico dello Stato Map:s;i;iore 1~arint1 Capo Ufficio storico dello 3tato r'.aJ?piore Aeronautici> Ca~o ~fficio Associazioni Com~attentistiche e d'ftr~~ ~el Cabir.etto del l!inistro della Difesa.
Art.
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Le !'unzioni ài s~gretario della Co:nmissione sono svol t'°! d~l .:np . a. spe (~SU) ?ascuale Lo:~BARDI. Art.
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I lavori della Commissione termineranno 11 31.12.1989. Art.
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Ai Componenti della Commissione compete 11 gettone ~rese~za nella misura prevista dalla vigenti disposizioni.
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Ai corr.ponenti éstranei l'lll'Amra1.n1straz1one sarà attribuito 11 trattamento economico di missione .nel la 'fl'lisure !)revistP per lP. qualifica di rlirigente generale.di livello c. Ai conseguenti oneri, com:,resi quelli de!'ivanti dallt1. s •Ht~'l per 11 funzionamento della Co'lllllissione,si farà front~ con 1 !onct1 stanziati sul Cap. 10A2 dello stato di previsione della spesn del ,•tinistero della difesa per l'esercizio !inanziario 1gs~ • rl ,resente decreto sar~ comunicato alla Corte de conti ~e!' la recistrazione . Roma' li ~
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Il Ministro della Difesa Rognoni, saluta il Presidente della Commissione in occasio ne dcli' incontro di commiato.
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La Commissione riunita durante una seduta di lavoro.
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La presenza italiana nei Balcani, nel periodo della seconda guerra mondiale, si è manifestata con tempi e caratteristiche diverse; noi qui ci occuperemo principalmente di quello che è avvenuto in quella zona che geograficamente è definita dalla presenza delle Alpi Giulie e Dinariche, dalla costa adriatica e dai fiumi Sava, Drava, Neretva, Bosnia.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
In altre parole in quella zona che fino al 1991 era composta dalle Repubbliche Federative della S lovenia, Croazia, Bos ni a Erzegovina (e che nel momento in cui scriviamo vede la nascita di Stati autonomi), ma che in passato si è storicamente definita come regione illirica e come crogiuolo di popoli, lingue, culture e religioni diverse.
N. 2 CARTINA POLITICA
e 8 ANJA LUCA
BOSNIA ERZEGOVINA SERBIA
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PRISTINA
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La Resiste11:a dei militari ltali<mi i11 Dalma:ia
Senza voler ripercon-ere approfonditamente la storia jugoslava, ne indichiamo però alcuni lineamenti che riteniamo utili per aiutarci a comprendere qualcuno dei tratti che caratterizzeranno il periodo bellico in questione, a partire ad esempio dall ' intreccio tra avvenimenti locali e ripercussioni nazionali, e a comprendere anche il senso di sbandamento che colpì molti dei nostri soldati, proiettati in una situazione di cui non conoscevano i retroscena'.
' Sono presenti in tutta la memorialistica testimonianze sullo sbandamento dovuto all'impallo con una realtà in parte sconosciuta. Citiamo. a titolo d'esempio, un spio passo. "La situazione sul terreno era ancora più assurda: le stesse forze che noi assalivamo in un punto erano noscrc alleate in un altro punto. Dovevamo diffidare degli amici, poichè essi erano amici di nostri nemici, ma risparmiare il nemico. perchè era anche nemico dei nostri nemici. E gli amici dei nostri nemici potevano essere i nemici dei nostri amici, e nemici o amici tra loro" (O.Trucco. Nell'ombra di Tito. p.25).
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1. GENEALOGIA DELLO STATO JUGOSLAVO
Il processo di unificazione di uno Stato slavo ebbe una forte accelerazione durante il primo conflitto mondiale che portò, tra l'altro, alla dissoluzione degli Imperi Central i. Così, sul fin ire della Grande Guerra, si costituì a Zagabria (5 ottobre 1918) una Assemblea rappresentativa dei popol i slavi dell'Impero austroungarico, che si assunse il compito di portare all a costruzione di uno Stato indipendente dei Serbi, Croati e Sloveni. Questa assemblea ebbe un primo riconoscimento istituzionale quando la dieta croata dichiarò decaduto il diritto di unione con l' Impero. Termi nato il confl itto anche in Montenegro si discusse di quel processo di unificazione, ed il 26 novembre l' assemblea nazionale decretò l'un io ne del Montenegro con la Serbia, dopo aver anche deposto la dinastia dei Petrovic. Su lla base di questa operazione, ed anche dell ' adesione data dalla Vojvod ina, il governo serbo riconobbe l'Assemblea naziona le di Zagabria quale rappresentante legale dello Stato dei Serbi, dei Croati, degli Sloveni, approvandone anche le decisioni politico-costituzionali, con la sola, ma significativa, eccezione di una indicazione di gestione centralizzata dello Stato invece dell' opzione autonomistica. La dichiarazione dell'unione del nuovo Stato fu fatta dal reggente Alexandar il 1° dicembre 1918, e dopo non molto tempo il regno fu riconosciuto anche dalle potenze vincitrici. Sul fronte internazionale, però, si ebbero subito dei problemi in relazione alle clausole del Patto di Londra (che nel 1915 aveva sancito il distacco dell'Italia dalla Triplice Alleanza ed il suo schieramento con J ' I ntesa), dato il fatto che anche la Serbia ed i I Montenegro avevano combattuto co me a ll eati delle potenze dell'Intesa. In particolare il contenzioso riguardava le sorti di
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la Resisren:a dei mili,ari Ita liani in Dalma:ia
Fiume e della Dalmazia, che la Conferenza di Pace non riuscì a defi nire. Il 12 settembre 1919 cominc iò l'avventura dannunziana che si concretizzò con l'occupazione di Fiume da parte dei legionari di D'Annunzio e la costituzione della reggenza del Carnaro. Un anno dopo, il trattato di Rapallo te ntò di chiudere la questione: l' Italia manteneva Zara ed alcune isole (Lagosta, Pelagosa, Lussino e Cherso) ma rinunciava al resto deJla Da lmazia e riconosceva Fiume come Stato libero. Ma le cose non si conclusero in questo modo; in questa vicenda c 'è ancora da ricordare l' intervento annate del generale Caviglia (che nel dicembre del 1920 sgomberò i legionari), ed il Patto di Roma, che ne l l 924 riconobbe Fi ume come ita liana, seppure con l' eccezione di Porto Barros e di Susak.. La conclusione diplomatica del contenzioso, come quasi sempre accade, fi nì per scontentare entrambe le parti: la Jugoslav ia per non avere avuto Trieste, Fiu me e Zara; l' Italia per la mancata acquisizione de ll ' intera Dalmazia. I rapporti si deteriorarono nel tempo in corrispondenza all' evolversi delle relative situazioni di politica interna. Man ma no si accentuarono le richieste anness ioni stiche ita li ane e con esse le interferenze nell a politica interna jugoslava attraverso il tentativo di accentuare i già presenti contrasti tra le diverse reli gioni ed etnie, puntando in particolare ne l dividere Serbi e Croati. Questi motivi di fondo del contrasto fi nirono con il sin tetizzarsi in due slogan divenuti popolari nei rispettivi fronti: da un lato que llo de lla vittoria mutilatct, dall ' altro quello Zadcu; Trst, Rijeka sloboda vas ceka ("Zara, Tri este e Fiume vi attende la libertà").
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2. VERSO LA GUERRA Ma era tutta la situazione internazionale che determinava una grande insicurezza per il regno slavo. Lunga è la lista di contrasti e tensioni: oltre a quelle con l'Italia, si ebbero difficoltà con l'Austria, l'Ungheria e la Bulgaria. La condizione di isolamento nei confronti dei Paesi confinanti spinse la Jugoslavia a garantirsi internazionalmente attraverso la protezione francese; in questo contesto si spiegano gli accordi del 192 l (Piccola Intesa con Cecoslovacchia e Romania), del 1927 (alleanza con la Francia) e del 1934 (Intesa Balcanica, con Romania, Grecia e Turchia). Accanto a questa difficile situazione esterna, va poi ricordata la critica condizione interna determinata da una perenne conflittualità. L'endemico contrasto tra le popolazioni slave va sempre tenuto presente, non solo per capire poi le direttive politiche e militari che guidarono i mesi deJla occupazione italiana durante il secondo conflitto mondiaJe, ma anche per meglio collocare i singoli comportamenti e le decisioni dei militari italiani quando si trovarono nelle condjzioni di doversi mettere in relazione da soli con la situazione circostan te, di scegliersi, in qualche modo, alleati e nemici. Il principale contrasto interno era quello tra Serbi e Croati, divisi sia da motivi di carattere religioso che socio-culturali. I serbi , di religione ortodossa, si sentivano in posizione preminente visto che erano stati il motore dello Stato unitario ed i primi ad essersi conquistati l'indipendenza; i secondi rifiutavano questa egemonia ritenendosi culturalmente più avanzati. Per sintetizzare, si possono delineare quattro schieramenti politici, due del mondo serbo - i radicali di Nicola Pasic, che avevano guidato l' unificazione, ed i nazionalisti favorevoli alla sospensione delle garanzie costituzionali per affermare la supremazia serba - e
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la Resiste11:,a dei militari Italiani in Dalma:.ia
due del mondo croato, divisi anch'essi tra moderati del partito dei contadini di Radic e nazionalisti inclini alla secessione (guidati da Ante Pavelic). Un episodio chiave nella vita politica del paese fra le due guerre, e che ebbe durature conseguenze, fu la sparatoria avvenuta nel parlamento di Belgrado nel giugno del 1928, a seguito della quale morì, tra gli alni, il leader moderato croato Radic. La situazione che si venne a determinare fu di fo1te radicalizzazione, con un susseguirsi di episodi che poi segneranno il futuro jugoslavo; fu infatti a seguito della abrogazione della costituzione da parte di re Alexandar (avvenuta il 6 gennaio 1929) che lo stato venne denominato regno di Jugoslavia. Fondamentale in questo senso è la nascita del movimento ustascia, fondato da Ante Pavelic sulle basi di quello che era denominato partito croatq del diritto, e che sposò nettamente la causa indipendentista da conseguire con ogni mezzo, compreso quello della lotta armata. L'opzione ustascia trovò subito partner interessati anche all'estero: numerosi furono i contatti ed i finanziamenti dei bulgari e degli italiani. A seguito dell'incontro che ebbe con Mussolini, Pavelic venne condannato in contumacia per alto tradimento. Le azioni ten-oristiche croate trovai·ono il loro apice nell 'attentato di Marsigl ia del 9 ottobre J934, nel quale perirono il re Alexandar e Louis Barthou, ministro francese delle Finanze 2. La guida del regno jugoslavo fu così assunta da Petar II, sotto la reggenza del principe Pavel. Tutto il periodo successivo fu cai·atterizzato da una forte ambiguità politica e da dure tensioni sociali ed inter-etniche, fra le quali vanno ricordate quelle dovute al progetto di Concordato con la Chiesa cattolica croata e l' inizio delle persecu' Il movimento degli ustascia (da ustati, insoni) nasce significativamente il 7 gennaio 1929. per indicare il rifìlllo del colpo di Stato del 6 gennaio. Tra i suoi dirigenti più noti. a parte Pavelic. s i possono ricordare Dido Kva1emik, Marko Dosen. Branimir Jelic. Mite Budak. Mladen Lorkovic. Centri di o rganizzazio ne e di addestramento del movimento furono creati. con d iverse conni venze governative, in Italia (B0rgo1aro. San Demetrio). Austria. Ungheria (Yanka PuSZ1a). A parte le azioni pre-guerra, il movimento si carauerizzerà per la sua collabo, razione con g li occupanti, e per la politica a l limite del genocidio verso le minoranze (serbi. ebrei. zingari) messa in atto durante la permanenza dello Stato croato indipendente. Senza citare le numerose fonti jugoslave, si può consultare, E.Paris. Ge11ncidio nella Cro(lzj(I satellite. trad. e note di S.Loi. Milano, CdE, 1976; e, G.Bambara. Ll1 guerra di libem~inne 11<1zio1wle in Jugos/(lvia (1941 - 1943), Milano. Mursia. 1988.
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zioni in territorio croato a danno delJa minoranza serba, con le relative rappresaglie. Parallelamente a queste tendenze interne si andavano maturando le linee della politica italiana e tedesca nei confronti di questa area geografica. Se è vero che formalmente veniva riconosciuta una sfera di interesse itali ana, è anche vero che questi accordi vanno inseriti nel clima di "concorrenza" latente tra i due alleati, trasformata poi nella netta supremazia germanica nell 'area balcanica a partire dall 'aprile 19413. Ci sembra importante sottolineare questo intreccio di alleanza e concorrenza tra it:aJjani e t:edescru, perchè anche da questo deriva, come è stato rilevato da diversi studiosi4, quel tratto allo stesso tempo di fragilità e violenza che accomuna i sistemi di occupazione italiani nell'area, e che segnerà di conseguenza anche il rapporto tra l'occupante (e ancor più tra tutti i singoli occupanti) e la lotta di liberazione dei popoli j ugoslavi. >Ci sembra significativo ricordare questi due documenti di accordi cd intendimenti Ira i due alleati del Pano. A) Nel settembre 1939 il ministro degli esteri tedesco, in un colloquio con Ciano, secondo la versione di quest'ullimo. "I. conferma che la Gen11ania non ha alcuna mira in nessuna zona del Mediterraneo, che è considerato dal Fuhrer mare italiano; 2. la Gern1ania smentisce qualsiasi voce di suo interessamento alle cooe croate. Il problema non riguarda comunque il governo e il popolo tedesco; 3. prende nota delle dichiarazioni dell'Italia che non può disinteres.sarsi di eventuali modifiche dello fil.il: ~ in Croozia Aggiunge che come l'Ttalia si è disinteressata della questione cecoslovacca che dalla Germania è stata risolta in rispondenza alle sue necessità ed ai suoi interessi, così se sorgerà la questione croata sarà il turno per la Gern1ania di disinteressarsi al cento per cento di tale problema, lasciandone la soluzione all'Italia·· (O.Ciano, L'Europa verso la catastrofe. Milano, Mondadori, 1948, p. 149). 8) Prima della guerra alla Jugoslavia Hitler annuncia questi principi: "I) le regioni che erano appartenute all'Austria, le cui Frontiere costituivano a sud le province di Carim.ia e Stiria, e che devono essere più precisamente determinate. saranno annesse dal Reich in accordo con gli italiani; 2) la Croazia diverrà uno Stato indipendente, probabilmente sono l'influenza dell'Ungheria; 3) la regione costiera nord -0::eidentale jugoslava. la Dalmazia ed il Momenegro. appanerranno atrltalia: 4) la Macedonia sarà riunita alla Bulgaria: 5) la regione una volta ungherese, che arriva fino al Danubio, e che confina con l'Ungheria, sarà riw1ita ad essa; 6) l'antica Serbia (eccenuata la Macedonia) sarà posta sono il govemo tedesco" (documento conservato al Dipartimento di Stato di Washington e citato in, M.Ristanovic. La panecipatio11 ita/ie1111e à la Résista11ce yo11goslave, tesi all'Università Parigi 1 - Panlheon-Sorbonne, Parigi, 1989. p.6 (la 1raduzione. di questo come di turri i passi citati successivamente, è mia). • Per tutti cfr. T. Sala. Occ11pa;;io11e militare e a111111i11is1ravo11e civile nella "provincia'' di Lubiana. in, L'Italia 11el/'E11ropa da11ubia11a d11ra111e la seconda guerra mondiale, Quaderni de li Movimento di Liberazione in Italia, Roma, 1%7. Per quello che riguarda queste oscillazioni nei comportamenti italiani basterà segnalare cbe accanto ai purtroppo innegabili episodi di barbruie, l'esercito italiano più volte servì da "moderatore" di violenza, sia per le popolazioni civili, sia per la minoranza ebraica (cfr. la documentazione prodotta da Bambara nell'opera citata).
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3.LEGUERRE Sotto la pressione di Hitler e Mussolini, il Primo Ministro Cvetkovic ed il Ministro degli esteri Markovic, firmarono il 25 marzo 1941 l'adesione della Jugoslavia al Patto Tripartito, trovando l' accordo del reggente Pavel. Questo passo scatenò però la netta opposizione della componente serba dell'Esercito che reagì spodestando Pavel e facendo salire al trono, con il colpo di Stato del 27 marzo, Petar II. Il Governo fu assunto dal generale Simovic, che come primo atto sconfessò l'adesione all'alleanza nazi-fascista. E fu l 'isolamento, preludio della gueITa: il governo di Berlino interruppe le relazio1ù diplomatiche; l'Italia rafforzò lo schieramento militare offensivo ai confini (sia quello orientale che quello albanese); la Francia, la maggiore alleata potenziale della Jugoslavia, era già stata sconfitta dalla Germania, e la Grecia era in piena gueITa. Nella notte del 5 sul 6 aprile, senza nessuna diclùarazione di guerra, le forze tedesche varcarono la frontiera provenendo dalla Romania; fu l'inizio del conflitto. Senza· voler affrontare i piani operativi della guerra dell'aprile del 1941, riportiamo solo schematicamente il quadro delle forze contrapposte, perchè le riteniamo significative per approfondire alcuni aspetti del periodo di occupazione. Prima però riteniamo utile ricordare qualche elemento su cui concordano tutti gli studiosi che si sono occupati della disgregazione delle forze armate jugoslave, e che sono da tener presenti quando si affronta il tema della lotta partigiana: in primo luogo le caratteristiche del teITeno de11e operazioru non si prestavano ad una guerra lampo, e se l'invasione ebbe un rapido successo questo fu dovuto, oltre che alla superiorità tecnica e numerica degli attaccanti, anche e
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
soprattutto ai numerosi fattori di disgregazione della societĂ , e di conseguenza del suo esercito, primi fra tutti i mai risolti problemi tra le varie nazionalitĂ e tra queste e le minoranze, come ad esempio quella bulgara, quella ungherese, quella albanese, fino a quella tedesca dell'area del Banato.
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4. SCHIERAMENTI INIZIALI Ecco il quadro delle forze in gioco5.
FORZE JUGOSLAVE Le unità combattenti erano dipendenti dal Ministero della Guerra e della Marina per il tramite degli SS.MM. delle FF.AA. Comprendevano:
* 7 armate, ciascuna su
3 divisioni fanteria e 1 di artiglieria di accompagnamento; * truppe di frontiera; * gendarmeria; * marina, basso tonnellaggio e basso numero di unità con compiti di difesa costiera e di minaggio del Mediterraneo e del Danubio; * aviazione, 315 aerei e 150 idrovolanti su 4 brigate e 2 operativi autonomi. Il Ratni pian R-41 (piano di guerra R-41), messo a punto tra il 1939 e i primi mesi del 1941 dai Comandi con intenti prevalentemente difensivi, prevedeva questo schieramento delle forze:
• Dati tratti da G. Miljanic et al., Vojna isroria,Udzbenik za vojne akademije, Belgrado, Voinoizdavacki Zavod, 1980; Ufficio Siorico dello Stato Maggiore Esercito (d'ora in poi USSME), Le operazioni delle 1111ità iraliane in Jugoslavia (1941-1943), Roma, 1978, a cura di S.Loi; USSME, L'Esercito italiano fra la prima e la seconda guerra mondiale, novembre J918giug1101940, Roma.1954.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
ESERCITO * I gruppo di armate, generale Milorad Petrovic. 4" e 7" armata, con il compito di difendere il confine dell 'arco settentrionale (Ungheria, Germania, Italia) da Donji Miholjac a Karlobag; riserva del I gruppo, disposta a schieramento nella zona di Zagabria.
* Il gruppo di armate, Generale Milutin Nedic. 1" e 2" armata, a difesa anch'essa del fonte nord dal Canale di Bega (Banato) a Donij Miholjac (congiungimento con il I gruppo); era anche disposta per un eventuale ripiegamento a sud per Serbia e Bosnia. * III gruppo di armate, Generale Milan Nedic.
3" armata, con compiti sia offensivi (verso le truppe italiane in Albania) che difensivi (verso la Bulgaria); 5" armata, disposta a difesa del confine con Bulgaria e Romania settentrionali; 6" armata, a difesa del fronte con la Romania e lungo il Danubio. * Divisione Jadranska: Trnppe a difesa del litorale adriatico, da Karlobag a Budva, e da impiegare per la eventuale conquista di Zara.
* Riserva strategica dell'Alto comando. divisione Dinarska, schierata nella regione attorno a Sarajevo; divisione Licka, area di Modric; divisione Unska, Stara Pazova; divisione Cerska, Mladenovac.
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Il piano R- 41 prevedeva così la mobilitazione di 28 divisioni fanteria e 3 di cavalleria, 16 reggimenti di guarnigione graniciari (guardie di frontiera) , 18 odred (unità atipiche, prevalentemente territo1ial i, composte da l a 3 rgt. fanteria e l art. accompagnamento) , per un totale così di 1.200.000 soldati più 500.000 di riserva; ma la mobili tazione generale fu annunciata solo il 7 aprile e così la guerra sorprese l'esercito in piena fase di dislocazione dei reparti ; fu così che solo 11 divisioni, sulle 28 previste, si concentrarono ne i settori prestabi li ti.
FORZE TEDESCHE Le forze germaniche erano costituite da due armate, coordinate dal fe ldmaresciallo Walter von Brauchitsch e così composte:
* 2A Armee, Magg.Generale Maximilian von Weichs, operante sullo scacchiere settentrionale, proveniente da KJagenfurt e dalla Morava: XLIX Gebirgskorps; LI Korps, su due divisioni fanteria ( 132A e 183A); LII Korps, " " " (125A e lQlA); XLVI Panzerkorps, su tre Panzerdivision ( 16\ 8A e 14A).
* 12A Armee, feldmaresciallo S.Wilhelm von List, operante sullo scacchiere orientale: I O Panzergruppe, Generale Ewald von Kleist, su tre C.d' A. (XLI Panzerkorps, XIV Panzerkorps e XI Korps); XVID Gebirgskorps, con tre divisioni fanteria (5A ,6A e 72A), una Panzerdivision (2A) ed un rgt. fanteria (125°); XXX Panzerkorps, su due Panzerdivision (SS Adolf Hitler e 9A) e una divisione fanteria (73A); XXX Korps, su due divisioni fanteria (50" e 164"); XL Korps; 16" Panzerdivision; in riserva d' armata L Korps.
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La Resistenza dei militari Italiani in. Dalmazia
FORZE ITALIANE
Il primo concreto piano di attacco verso la Jugoslavia venne pensato subito dopo l' armistizio della Francia, e quindi con un notevole ritardo rispetto ai proclamati propositi di rivendicazioni tenitoriali. Lo stesso Roatta ricorda che "Io Stato Maggiore dell'esercito ebbe l'ordine di preparare un piano offensivo contro la Jugoslavia e di radunare a pie' d' opera - in settembre - tutte le forze destinate ad attuarlo" 6• Ma quel piano, denominato "Esigenza E", fu superato, con il passar del tempo, dagli sviluppi del rapporto con l'alleato tedesco, dall'aggressione alla Grecia e dall'andamento, a volte disastroso, delle operazioni militari italiane in Africa settentrionale ed in Albania. Così la consistenza effettiva delle forze italiane schierate nell'aprile del 1941 si può schematizzare nel seguente modo: Fronte giulio * 211 armata, generale Vittorio Ambrosio, con il compito di occupare la Slovenia: V C.d' A. , Generale Riccardo Balocco, composto da: divisione fanteria Bergamo " G. a. F.
"
Lombardia
truppe e servizi di C.d' A.; VI C.d' A. , Generale Renzo Dalmazzo, composto da: divisione fanteria Sassari " "
" "
Friuli A ssietta truppe e servizi di C.d' A.; Xl C.d' A., Generale Mario Robotti, composto da: divisione fanteria Re
• M.Roatta, 0 110 milioni di baionelle, Milano, Mondadori, 1946, p.117.
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Introduzione
" " G.a.F.
" "
Isonzo Ravenna (poi al VI C.d' A.)
C.d' A. autotrasportabile, Generale Francesco Zingales, composto da: divisione fanteria Pasubio " Torino " " corazzata Littorio truppe e servizi di C.d' A.; C.d ' A. celere, Generale Federico Ferrnri Orsi, composta da: divisione celere Eugenio di Savoia " " Emanuele Filiberto Testa di Ferro " " Principe Amedeo Duca d 'Aosta; Comando piazza di Fiume, Generale Ottorino Battista Dabbeni; truppe e servizi d'armata. Fronte di Zara Comando piazza, Generale Emilio Giglioli unitĂ varie dipendenti dal comando fronte a terra (tre btg. rnitraglieri e un btg. bersaglieri) fronte a mare (unitĂ navali e truppe a difesa). Fronte albanese-j ugoslavo * 9A armata, generale Alfio Pirzio-Biroli, con il compito di attaccare da Sud. settore Librazhd, della consistenza di un C.d' A, composto da: divisione fanteria Arezzo " " Firenze Pinerolo " " " alpina Cuneense truppe e servizi di C.d' A.; XIV C.d' A., Generale Giovanni Vecchi, composto da:
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La Resistenza dei militari ltalia11i in Dalmazia
divisione fanteria Puglie gruppo tattico Brisotto (aggregato posteriormente) un raggruppamento CC.NN.(aggregato posteriormente) truppe e servizi di C.d' A. XVIl C.d' A. corazzato, Generale Giuseppe Pafundi, composto da: divisione corazzata Centauro " fanteria Marche " " Messina truppe e servizi di C.d' A..
FORZE UNGHERESI Vennero impiegate 8 divisioni fanteria e due brigate motorizzate con l'obiettivo di controllare la fascia territoriale compresa tra il Danubio ed il Tibisco, in direzione della linea Novi Sad - Vinkovci. Possiamo confrontare questi schieramenti con gli schemi che illustrano la composizione delle forze combattenti dopo due anni, al momento dell'armistizio, in modo da poter Iilevare alcune osservazioni utili.
N. 3 SCHIER AMENTI 8 SETTEMBRE 1943
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5. GLI SCHIERAMENTI DEL SETTEMBRE 1943 FORZE JUGOSLAVE Anche se l'esercito si dissolse in meno di due settimane con la guerra di apri le, la resistenza contro gli occupanti cominciò abbastanza presto ad assumere il carattere di gue1Ta di liberazione. La lotta si organizzò attorno a due strutture principali: il movimento nazionali sta serbo dei cetn ici (I' Armata nazionale in patria di D.Mihailovic), e quello comunista, l'Esercito popolare di liberazione di Tito. Se inizialmente il rapporto numerico e di azioni era a favore dei primi, durante i successivi due anni questo si capovolse nettamente, segnando una netta supremazia del movimento comu ni sta, non solo in termini quantitativi, ma anche sociali e di egemonia politica, con un legame di causa/effetto a nche per quello che riguarda i riconoscimenti internazionali 7 • Nel movimento di Dragoljub Mihailovic (nominato ministro deUa guen-a dal governo in esilio nel gennaio 1942) le unità base erano le cete, ciascuna della forza di 30-40 uomini, con una organizzazione che ricalcava quella dell 'esercito regolare e con una autonomia di tre giorni. Queste formazioni arrivarono, come punta massima di combattenti, a circa 180.000 uomini nell ' inverno 1941/1942. In quel periodo le forze del movimento di Tito non a1Tiv1Yano 7 Sinteticamente ricordiamo che fino al marzo 1945 le potenze alleate riconoscevano il governo regio in esilio a Londra e solo da quel mese riconobbero iJwece ufficialmente Tito. Naturalmente questo era legato più ai grandi movimenti delJa politica internazionale, c delle relative proiezioni sul dopoguerra, ma è indubbio che anche l' andamento delle operazioni militari in Jugoslavia contribuirono a questo ribaltamento. Le prime missioni inglesi presso l'Esercito popolare furono paracadutate nell'aprile 1943.
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La Resistenza dei militari ltalicmi in Dalmazia
ancora alle 100.000 unitĂ , e la sua struttura organizzativa era la seguente: al vertice si trovava il Q.G. dei NOPOJ (reparti partigiani di liberazione nazionale della Jugoslavia), da cui dipendevano i Vojni Komiteti (comitati militari) del Comitato Centrale; a livello inferiore c'erano i singoli V.K. presso ogni comitato distrettuale o cittadino del Pcj (Partito comunista jugoslavo), agli ordini dei quali si strutturavano quattro tipi di reparti, i gruppi partigiani, le compagnie autonome, i battaglioni autonomi, gli odred. Sulla base di una successiva rielaborazione organizzativa, e per permettere un potenziamento strategico e tattico delle operazioni, le forze partigiane comuniste assunsero la struttura schematizzata nel seguente diagramma. Comando supremo Comandi superiori tenitoriali Comandi di odred Comando odred (prima variante) Comando odred (seconda variante)
I btg.
btg.
cp. assalto autonoma
l" cp 2" cp 3" cp II btg.
1" cp 2" cp 3" cp III btg. l" cp 2" cp 3" cp
l"cp 2"cp 3"cp 4"cp 5"cp 6"cp 7"cp
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Con il costante sviluppo della lotta di resistenza e la progressiva acqu isizione di zone di territorio liberato, si veniva sviluppando la necessità di affrontare un tipo di guerra più vicino a quel la frontale, dotandosi perciò di sufficiente forza d' urto e di presidio. Per questo, nel corso del 1942, i partigiani titini riarticolarono la loro struttura fonnando un esercito di 8 divisioni per un totale di 28 brigate. Nella primavera del 1943 la situazione ordinativa delle forze era la seguente:
LIVELLO
COSTITUZIONE ORGANICA
Comando supremo
Comandante Josip Broz (Tito) Capo S.M. Jovanovic Arsa Com.politico Wladimir Bakaric I Corpo Bosniaco 4A Divisione proletaria SA Divisione proletaria VI Brigata Unità territoriali 6A Divisione proletaria I Corpo Croato 7" Divisione proletaria 8" Divisione proletaria 1" Divisione proletaria 2A
"
"
" " " " (ogni divisione su 3 brigate di 2 - 5 battaglioni) Con la coscrizione obbligatoria, iniziata nel novembre 1943, e con i vantaggi materiali derivati dalla proclamazione dell'armistizio italiano, l' EPLJ poteva raggiungere, alla fine del 1943, una consistenza di 300.000 unità (tra uomini e donne) divisi in 8 C.d' A. (su 26 divisioni, 10 brigate e 108 distaccamenti), ed il controllo, almeno nominale, di circa 2/3 del territorio nazionale.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
FORZE TEDESCHE Alla data dell ' armistizio italiano, le forze tedesche impegnate nei Balcani dipendevano dal Comando tedesco del Sud-Est. In particolare nello scacchiere di nostra competenza erano presenti: SI ovenia, Croazia.Dalmazia
* 2A Armee, Belgrado, generale Lothar Rendulic 1OOA divisione cacciatori 114A " "
118A
"
"
173A divisione fanteria 187A " " vanno aggiunte anche le divisioni croate 369a e 373a; Erzegovina.Montenegro
* dipendenti direttamente dal Gruppo Armate Sud-Est 7" divisione SS. Prinz Eugen 279A divisione fanteria. Si nota cosĂŹ la persistenza della 2A Arm ata per tutto il periodo delle operazioni in Jugoslavia, anche se modificata rispetto a lla composizione, ed ai compiti, iniziali. Era inoltre in via di spostamento, proveniente da Klagenfurt con asse di movimento Lubiana-Postumia, il XVI Corpo, la cu i 7 1" divisione stava giĂ penetrando in Itaha. Ci sembra interessante riportare quanto scriveva recentemente un commentatore militare italiano. "Per quel che riflette la presenza di forze germaniche in territori presidiati da truppe italiane alla data dell'otto settembre occorre fare alcune precisazioni:
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* una consistente "copresenza" si ebbe in Grecia (continente e isole); * negli altri casi si deve parlare di minacciosa incombenza (che ebbe il suo seguito dopo la proclamazione dell'armistizio), trattandosi di territori: - allora annessi (Albania, Slovenia occidentale, alcune province dalmate, Dodecanneso in Egeo); - sotto protettorato italiano (Montenegro); - sotto influenza italiana (altri); * presso i Comandi italiani esistevano organismi di collegamento tedeschi; * in aggiunta alle unità organiche elencate, si deve tener conto di numerosissimi reparti sfusi, peraltro di difficile individuazione 8 nominativa e non calcolabili come forza" •
FORZE ITALIANE Le forze italiane presenti nei Balcani era dipendenti da due autorità centrali differenti: il Comando Supremo e lo Stato Maggiore dell'Esercito, cosa che non facilitò l'un ità delle disposizioni e delle informazioni. Per il nostro settore specifico possiamo ricostruire il seguente schieramento:
DIRETIAMENTE DIPENDENTI DAL COMANDO SUPREMO * Comando Gruppo Armate Est. Tirana, generale Ezio Rosi VI Corpo, Ragusa, generale Alessandro Piazzoni. Con il compito di presidiare l'Erzegovina, era così composto: * P.Bertinaria. LA situai.ione delle 1111ità de/l'Esercito nei territori occupati a/l'armistizio del 1943, in, I.Alla annata e resistenui delle Forze Armate a/l'estero, a cura di , B.Dradi Maraldi R.Pieri. MiJano, F.Angeli, 1990, pp.13-57, p.37.
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La Resis1enza dei militari Italiani in Dalmazia
Divisione fanteria Marche Divisione fanteria Messina XXVII Brigata costiera DIRETTAMENTE DIPENDENTI SMRE * 2" Armata. Susak, generale Mario Robotti XI Corpo, Lubiana, generale Gastone Gambara. Con il compito di presidiare la Slovenia annessa all' Italia e la zona croata di Karlovac, era così composto:
Divisione fanteria Cacciatori delle Alpi " " Isonzo " " Lombardia Raggruppamento della Milizia V Corpo, Cirquenizza, Generale Antonio Scuero. Con il compito di presidiare la parte di Croazia sotto influenza italiana, era così composto:
Divisione fanteria Macerata " " Murge V raggruppamento Guardia alla frontiera XIV Brigata costiera
XVIlI Corpo, Zara, Generale Umberto Spigo. Composto da: Divisione fanteria Bergamo Divisione fanteria Zara XVI Brigata costiera 4 ° reggimento bersaglieri in riserva I Divisione celere.
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Approfondiremo in seguito la composizione delle Unità, ora Iicordiamo solo alcuni dati generali. Era in movimento verso l'Italia, dalla Croazia, la Divisione fan teda Re, che venne sorpresa dal! ' armistizio durante il periodo contumaciale nei campi di frontiera. Secondo i dati " appross im ativi ma sostanzialmente validi "9, si può quantificare la presenza di soldati italiani nel settore a 138.000 unità, di cui 1 I 0.000 nelle Unità dipendenti dallo SMRE e 28.000 dal Gruppo armate est. Nel settore erano anche presenti il Comando aviazione S lovenia-Dalm azia , con sede a Mostar e composto da tre squadriglie 10, e i Comandi marina di Fiume-Susak e della Dalmazia (Spalato, ammiraglio Antonio Bobbiese). Ricordiamo che a causa dei diversi spostamenti avvenuti alla front iera orientale italiana considereremo, in qualche caso, anche la presenza di Unità della SA Armata che, al comando del generale Italo Gariboldi, stazionava nel Veneto e nell ' area giu liana e trentina. In particolare ricordiamo la presenza della Divisione fanteria Sforzesca , reduce dalla Russ ia e in ricostituzione con funzioni di ordine pubblico nella Venezia Giulia, e della Torino , anch ' essa reduce dalla Russia. Per quello che riguarda il grado di potenza e di efficienza delle truppe, ricordiamo che "in Erzegovina le condizioni fisiche e morali delle truppe erano giudicate dai comandanti in sito soddisfacenti , ma esistevano gravi deficienze organiche di personale, di armi e di equipaggiamenti", mentre in "Slovenia, Croazia e Dalmazia le unità erano logorate dalla continua, costante e aspra attività di controguerriglia fino ad allora svolta; risentivano delle gravi deficienze organiche di personale, di armamento e di equipaggiamento; il loro morale era scosso • P.Be rtinaria. La s ituaz ione ..., op.c it.., p.37. •0 A.Lodi. l ·armistizio e /'aero11a111ica, in, Ministero de lla d ifesa, 0110 se11e111bre 1943. l 'annisri:io italiano 40 mmi dopo. Roma, USSME, 1985. pp. I 03- 146, p. I 05. In particolare erano due squadriglie da bombardamento e una autonoma d'assalto . In totale avevano in carico 36 aerei (22 caccia e 14 bombardieri) di cui 26 efficie n1i ( 13 caccia e 13 bombardieri).
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La Resistenza dei militari ltalia11i in Dalmazia
anche dal mancato turno di licenze nonostante i lunghi periodi di servizio prestato"" . Dal confronto con lo schieramento itali a no del 194 1, possiamo infatti ricavare che delle 10 Grandi Unità presenti nel nostro scacchiere alla data dell ' armistizio, be n 6 e rano presenti sin dall ' inizio in quella "guerra senza retrovie" (la definizione
11 P.Bertinaria, La situazione... , op.cit. , p.16/17. I dali per la ricostruzione degli schieramenti sono tratti anche da USSME, le operazioni delle unità italiane nel seuembre-ottobre / 943, a c ura di , M.Torsiello, Roma, USSME, 1975. Lo stesso Torsiell o. a p.60. pone a confronto i "coefficienti d i potenza" dell e divisioni fanleria italiane e tedesche:
Div.italiana
Div.tedesca
Am1i automatiche
342
958
fucili controcarri
o
81
monai leggeri pesanti
126
84
48
54
pezzi conLrocarri
24
75
cannoni per fru1teria
o
24
autob lindo
o
6
ai1iglierie da ca mpagna
36 (mm.75 e 100)
48(mm. 105 e 149)
comraeree automezzi autotraspo,10
8
16
o
2/3 della forza
Va ricordato poi che in base alla rifonna del novembre 1937. le divisioni i1aliane erano "binarie", disposte cioè su 2 reggimenti. Nonostante la riforma sembra apparentemente tendere ad un pOlenziamento dell'escrci10 (erano infaui aumentate le divisioni), in realtà "'di fronte alla complesse grandi unità sovietiche, germaniche ed anche britanniche, le nostre divisioni erano in realtà poco pili che delle brigate rinfor.tatc" (F.Valori, Gli iw/iani in R11ssi<1. Bieui. 1967. p.39). Sempre in tema di pro liferazione ricordiamo che l'esercito italiano, più per politica che per efficienza tecn ica, contava, per 72 divisioni, su 3 Comandi di Gruppo d"annata. 9 di Armata. 27 di Corpo d'armata. E per rimanere in tema. concludiamo ricordando l'avvicendamento ad un Comando per noi imponante: quell o della seconda armata, ove rimase, fino al gennaio I942, Vi uorio Ambrosio; poi subentrò. con uno scambio di ruoli allo SME, Mario Roana: infine. dal gennaio 1943, assunse la carica Mario Roboni. che vi rimase fino all'am,istizio.
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è de l Ge ne rale Es posito) . Le Unità sono : Marche, Messina,
Bergamo, lsonza, Lombardia, I Divisione celere. Ma su un piano più generale, cosa era successo tra il periodo del primo e quello del secondo schieramento? E quali altri elementi risultano più utili da affrontare per capire meglio il quadro dell e scelte e dei comportame nti dei mili tari italiani dopo la dichiarazione dell 'armistizio? La rapida sconfitta della Jugoslavia e la sua spartizione non significarono una pacificazione immediata dell' area, nonostante che in appena dodici giorni si arri vò alla fuga del re ed alla fi rma di una resa senza condizioni, quasi una sorta di tragica anticipazione. Si può sostenere infatti che proprio la durezza del ne mico e le caratteristiche del crollo rafforzarono quella che in futuro si dimostrerà la parte vincente: la lotta di liberazione si intreccerà strettamente al tentativo di rivoluzione sociale, e questa palingenesi, identificatasi con Tito, sarà il cemento capace di unire tutte le etnie slave e di superare, almeno inizialmente, Je vecchie divisioni 12• " li IS aprile. due giorni prima della resa scnia condizioni. da Zagrabia. il Comitato cemmle comunista lanciavn un appello in cui veniva condensata la linea poliLico - ideologica della l01m di libcmzione. Ne riponiamo alcuni passi che evidenziano lo Sll'CllO legame ~is1cn1e tra la questione sociale e quella nazionale. "Popoli della Jugoslavia: della Serbia. della Slovenia, del Montenegro. della Bosnia e dell'Erzegovina. della Macedonia e della Vojvodina. Voi che combane1e e morite nella lolla per la vostra indipendenza, sappiate che tale lou.1 sar.ì coronata da successo, nonosmme che oru soccombiate con un nemico superiore per fone. Non perdetevi d'animo. serrate le vostre file. auendete a testa alta i colpi più duri. I comunisti e tutta la clac;.<;e lavoratrice della Jugoslavia terranno duro fino alla viuoria finale. in prima linea nella lolla popolare contro l'invasore. Non perdetevi d'animo neanche quando doveste 1emporane.-unente essere vinti. giacchè da quCSlo i.anguinruio massacro imperialista nascerà un mondo nuovo e saranno evitale per sempre in modo radicale gucire imperialistiche e schiavitù na1Jonali. Lavoratori e lavoratrici della Jugoslavia! Sulla classe lavoratrice della Jugoslavia si addensano nubi oscure. I peggiori nemici della classe lavoratrice hanno invaso la 1JOOU:1 terra e instaurano la reazione più nera. Sono quelli stessi che u:ngono in crudele schiavitù capitalistica la classe lavoratrice tedesca e italiana. quelli che rendono schiavi tanti popoli e riempiono il ma.re del sangue cosl dei propri come dei lavoratori di altre nazioni (...) ln questi giorni funesti è nostro dovere conservare il sangue freddo. mffor.t.'ll'C le nosre file con decisione ancora maggiore, lavorare con insistenza per conquistare e unire le masse dei lavomtori. portandoli a lottare per i loro interessi quOtidiani, a louare per un futuro migliore e più felice. Viva la fratellanza e la concordia dei popoli della Jugoslavia nella loua per la propria libertà e indipendenza nazionale! Viva la fratellanza e la CODCOrdia dei popoli balcanici nella lotta contro gli invasori imperialisLi e gli oppressori delle m11Jonali1à!Viva l'Unione Sovietica, speranza di Lutti gli oppressi e gli schiavi!Viva il Partito ComuniSta della Jugoslavia!"
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la Resiste nza dei militari Italiani in Dalma:ia
Riprendendo la ricostruzione fattuale, ricordiamo che subito dopo l'armistizio gli alleati del Patto di acciaio provvidero a distruggere l'unità nazionale jugoslava, definendo al contempo una linea di demarcazione tra le zone di influenza e di occupazione tra gli italiani ed i tedeschi, in attesa di un succesivo assetto a guerra finita. Rimandando alla cartina 4 per la visualizzazione geografica, diamo ora un sunto dei provvedimenti presi. Slovenia. Il suo territorio venne suddiviso in tre zone: la parte settentrionale, e cioè l 'area delJe regioni mi nerarie della Gorenjska, Slovenacka Koruska e Dolenjska, fu annessa al Terzo Reich; la regione di Lubiana ' 3 ven ne annessa all ' Ita Ji a; l'Ungheria ottenne il Prekomurje. Croazia. Con il territorio della Croazia, della Bosnia, della Erzegovina e di parte della Vojvodina (altri suoi territori furono infatti annessi all' Ungheria), fu costituito lo Stato indipendente croato, NDH - Nezavisna Orzava Hrvatska, con a capo Ante Pavelic. In seguito, come conseguenza dell 'accordo firmato a Roma il 18 maggio 1941 , l'Italia ottenne la Dalmazia (da Zara a
" '·Dopo la sconfina della Jugoslavia ci siamo trovali sulle braccia la met.à di una provincia, e bisogna aggiungere, la metà più povera. I germani ci ci hanno comunicato un confine: noi non potevamo che prenderne atto·· cosi" avrebbe dichiarato Mussolini secondo il generale Cavallero (V.Cavallero. Comando supremo. Diario 1940-43 del capo di S.M.G.. Bologna. 1948. p.297). La Jugoslavia, nel 1941 aveva una superficie di 247.542 kmq con una popolazione di 15.920.000 abitanti. Dopo lo smembramento si aveva questa situazione: lo Staio croato copriva una superficie di 98.572 kmq con 6.300.000 abitanti. di cui 3.300.000 croati e poco meno di 2 milioni di serbi (alla fine della guerra. secondo Ristanovic, La par1ecipatio11 italie11600.000. mentre circa 300.000 emigrarono e 1.100.000 furono le vittime delle persecuzioni croate); la PrMincia di Lubiana annessa all'ltalia era estesa su 5.242 kmq, con una popolazione di 380.000 sloveni: la Slovenia annessa al Reich contava 775.000 abitanti distribuiti su 9.620 kmq; il governatorato della Dalmazia annesso dagli italiani si estendeva per 5.381 kmq con circa 400.000 abi tanti (280.000 croati,95.000 serbi , 5.000 italiani). Per quello che riguarda la '"provincia di Lubiana" annessa. r icordia mo che essa fu proclamata tale con il R.D.L. 3 maggio 1941, n.291. Ad Alto Commissario fu nominalo il federa le di Trieste. e consigliere nazionale del PNF. Emilio Grazioli, che vi rimase tino al 15 giugno 1943, quando venne soscitui10 da un alLro gerarca. l'ex Generale Lombrassa. 11e•.• , op.cii .. ne rimasero nella stessa zona solo
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Spalato) e le isole (ad eccezione di Pago, Brazza e Lesina); questa parte del territorio croato, definita "prima zona", venne annessa e considerata territorio italiano sotto la guida del Governatore Giuseppe Bastianini; una "seconda zona" di territorio venne occupata dalle truppe italiane, ma rimaneva sotto il formale controllo, per ciò che riguardava i poteri civili, dello Stato croato; infine la "terza zona", che arrivava fino alla linea di demarcazione con i tedeschi, era sotto il controllo formale di Pavelic, sia per gli affari civili che militari. Serbia. Fu ridimensionata ai confini precedenti le guerre balcaniche, e le fu imposto un governo sotto il controllo dello SM tedesco a Belgrado. Affidato inizialmente a Milan Acimovic, la guida di esso passò poi al generale Milan Nedic, l'ex capo del Ili Gruppo di Armate dell 'esercito j ugoslavo all'inizio della guerra. Otto dei suoi distretti meridionali saranno poi assegnati alla Bulgaria.
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La Resistenza dei mi/i,ari Italiani in Dalmazia
Macedonia. La parte occidentale del territorio macedone, con le città di Tetovo, Gostivar, Licevo, Debar e Struga, il settore meridionale del lago di Ohrid e la zona del lago di Prespan, farà parte della zona di occupazione italiana (fino al decreto del luglio 1941 del reggente Francesco Jacomoni che sanzionò l ' annessione all'Albania), con l'amministrazione civile nelle mani degli albanesi. Il resto della Macedonia sarà annesso alla Bulgaria. Montenegro. Verso questa regione il governo fascista aveva mirato da tempo ad una politica separatistica, e sfruttò la situazione per cercare di ricostruire uno Stato indipendente. Ma la manovra di riportare al trono la dinastia dei Petrovic, destituiti nel 1918, sotto il controllo della monarchia italiana, decadde sotto la spinta della ribellione di luglio, prima manifestazione concreta del "nuovo fronte" che andava aprendosi all'esercito italiano, che conobbe subito la durezza di quei combattimenti (nei quaranta giorni delle operazioni gli italiani contarono l.079 tra morti e feriti e durissima fu poi la repressione). Fu allora istituito un governatorato militare. Kosovo-Mettohija. Venne diviso tra tedeschi, bulgari e italiani. Questi ultimi organizzarono tre prefetture, affidate in parte ai nazionalisti albanesi, e in parte amministrate da collaborazionisti locali. Banato. Fu posto sotto l'amministrazione del Reich, con il riconoscimento dell' autonomfa giuridica della minoranza di origine tedesca. La linea di demarcazione tra .i due alleati dell ' Asse sul territorio occupato seguiva la linea: Samobor-Petrinja- strada Petrinja Glina Bosanski Novi Prijedor Banja Luka Jajce D.Vakuf Travnik Visoko Sarajevo - feITovia Praca Ustipraca Visegrad Rudo Nova Varos Sjenica Novi Pazar - Mitrovica - Urosevac - direttrice monte Sar Tetovo laghi Ohrid e Prespan (confine con la Grecia). Così la zona di interesse italiana copriva circa 1/3 del tenitorio jugoslavo e metà di quello dello Stato croato.
N. 4 ZONE DI l NFLUENZA
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D ~
ZONA DI INFLUENZA ITALIANA ZONA DI INFLUENZA TEDESCA
ZONA DI INFLUENZA UNGHERESE
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6. GLI ITALIANI COME OCCUPANTI Se lo smembramento jugoslavo fu cosa risolta in breve, alla lunga questa politica dei vincitori di aprile si mostrerà controproducente, innanz itutto per aver fornito alla componente comunista l'arma più valida, e cioè la rivendicazione dell ' unità nazionale, e poi per aver dato via libera alle divisioni ataviche ed alle contrapposizioni religiose tra le etnie, con la conseguenza cli aver scatenato, accanto alla gueITa contro gH occupanti, una serie di guerre civi li permanenti. Saranno così contemporaneamente armate, oltre agl i eserciti delle forze occupanti e all'esercito croato (domobranci), diverse formazioni locali, a volte di tipo collaboratrici, a volte resistenti: oltre ai partigiani dj Tito e a quelli di Draza Mihajlovic, si possono elencare i cet:nici che non riconoscevano l'autorità di quest'ultimo, le guardie azwrre e bianche slovene (simpatizzanti del fasc is mo) , le milizie musulmane operanti in Montenegro ed Erzegovina, gli ustascia croati, i gruppi MVAC (milizia volontaria anti comunista) della Dalmazia, i balisti nel Kosovo. I militari italiani si trovarono così coinvolti in un labirinto di cui non conoscevano entrata ed uscita, costretti ad operazioni di ordine pubblico e a considerare a volte nemiche a volte alleate le stesse fazion i, mentre si andava facendo evidente, come ba osservato Enzo Collotti, la " lenta agonia di un regime stretto neJla morsa di un partner di una alleanza che non era mai stata e che non poteva essere un ' alleanza tra eguali" e si andava spegnendo l'illusione di una gueITa parallefa•~. Ci pare così importante sottol ineare, nelle vicende di quei ventinove mesi vissuti da occupatori, non tanto i singoli provvedimenti e " E.Collo11i. La politica del/'ltalia nel se11ore da1111bia110-balcanico dal pa110 di Monaco al/'an11is1i:;.io italiano. in.L'Italia 11ell'E11ropa.... op.cii.. p. 12 1.
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La Resiste11:a dei militari ltalia11i in Dalma:ia
le particolari politiche, quanto il carattere di contraddittorietà tra reali potenzialità e ruolo preteso. Nasce da qui l'altalenarsi di debolezza e violenza che più autori hanno rilevato nei comportamenti italiani nei Balcani, ed anche il contrasto, a volte latente a volte più esplicito, tra le gerarchie militari e quelle civiJi fasciste. Così, a parte il valore che avrà il fallimento dell'intero ciclo della politica estera, militare e amministrativa nei Balcani del regime fascista nell'andamento della crisi generale del 1943 (ed è interessante scorrere a questo riguardo la lista del personale militare dirigente coinvolto nell' area), vogliamo evidenziare, ad un primo livello di approssimazione, altri elementi che possono essere letti come terreno di coltura, anche se a liveJlo sotterraneo, per alcuni germi che, una volta saltata la gabbia istituzionale, potranno incidere sulle scelte dei singoli, pesare sui compo1tamenti individuali e collettivi, costruire motivazioni e coscienza. A) La concorrenzialità con l'alleato. A parte le considerazioni tattico-strategiche, come ad esempio l'evidente dispersione sul terreno dei presidi ital iani, in contrasto con i concentrati schieramenti tedeschi, si potrebbe verificare se questa non agisca anche a liveJli inferiori, ad esempio nei rapporti tra le truppe, innestando processi di distinzione e poi, anche in reazione all'osservazione dei fenomen i di barbarie (e qui sono numerose le testimonianze), di potenziale opposizione. B) I contrasti tra vertici militari e politici. I saggi di Sala, Ferenc, Cr isman Malev, hanno ricostruito chiaramente, per quello che riguarda la Slovenia e la Macedon ia, l'emergere dei contrasti tra le sfere militari e quelle politico civi li nei mesi di occupazione italiana 15 • Torneremo ancora sul tema, " Ohre il saggio già ci1a10 (supm nota 4) vedi. T. Sala, U11 frome senza retrovie: la diaspora degli itolirmi ,wll'area balcanica. in. AA.VV, Una storia di fimi. Milano. Angeli. 1989. pp.191-202: T.Fcrcne, Kapit11lacij<1 Italije i11 11arod110 osvobodi/110 borba v Slove11ij jese11i 1943, Mnribor, Z.O.M., 1967: T.Crisman Malev, lwlia11i in Jugoslavia: memoria macedone, in, AA.VV. U,w .1·toritl ... , op.cii.. pp.399-406: T.Crisman Malev. l'occ11pa1.io11e ita/imu, in Macedonia occidema/e, relazione presentata al Convegno "L'Italia in guerra 1940-43". Brescia. 27/30 scucmbrc 1989.
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ma quello che ci interessa sottolineare ora è che è difficile ipotizzare che una volta esplicitato tra i vertici, q uesto scollamento non si sia poi riversato in qualche modo anche tra i diversi gradini della piramide gerarchica, se non altro come opportunità di apertura deJl ' orizzonte mentale dei soldati itali ani. Anche se non si deve sopravval utarlo, può essere utile ricordare il rapporto del rappresentante bu lgaro a Bitola (i n Macedonia) del dicembre 1941 che, in relazione ai colloqui avuti con il comandante della divisione Firenze, il generale Azzi, sottolineava come il generale italiano non avesse celato che la politica tenuta ne lla zona dal governo itaUano non avesse il favore degli ambienti militari, e che si poteva ricavare " l'impressione che lo spirito di demoralizzazione all'interno dell'esercito italiano di occupazione, e così come pure fra la gendarmeria italiana, che si trova in posizione subalterna rispetto all'amministrazione albanese stia aumentando ed inoltre che molti dei loro più alti ufficiali incominciano a nutrire dubbi sulla vittoria della Germania" 16• Se si fa attenzione alla data, ed alle successive scelte di Azzi, che dopo l' armistizio condusse la sua divisio ne in montagna, questo documento può offrire utili spunti di riflessione. C) L'erosione della macchina bellica. Se pur quantitativamente rilevante, l'apporto dell 'esercito italiano, a cui gli uJtirni lavori di Scotti e Viazzi hanno restitu ito il giusto peso 11, tende a subire un costante processo di indebol imento. Gli stessi comandi denunciano le condizioni di vita non agevoli del soldato in quei territori , che qui solo accenniamo perchè ormai assai note: carenza di alimenti caldi e generi di conforto; di vestiti di lana e di ricambio; scarsi avvicendamenti, turni e licenze. Ma vogliamo sottolineare di più un altro elemento: il tipo di guerra è inusitato, è una guerra "senza retrovie", che 06
Rapporto di Dragomir Dimitrov al governo di Sofia citato da T.Crisman Malev.
L'occupazione... ,op.cit. , p.2. " G.Sconi-L. Viazzi, Le aquile delle momag11e nere. Storia dell'occupazione e della guerra italiana in Montenegro (/941-1943), Milano, Mursia, 1987: e, L'inwile vittoria. La 1ragica esperie11::.a delle /ruppe i1alia11e in Mo111enegro ( 1942), Milano, Mursia, 1989.
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LA Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
incide profondamente sul morale delle truppe. L'essere relegati a compiti di polizia mina l'identità del soldato, e oltre tutto il militare italiano non si mostra entusiasta del compito repressivo (e lo vedremo più approfonditamente in seguito), tanto che i comandi devono spesso fare opera di convincimento. Se è vero che anche da parte italiana furono adottati a volte metodi "tedeschi", è anche vero che nel complesso furono maggiori gli episodi di umanità di cui gli italiani si resero protagonisti. Deve essere maggiormente studiato, anche con un nuovo approccio al numeroso materiale memorialistico, come si compongono queste tendenze all'imbarbarimento della situazione e gli istinti più positivi che porteranno poi all'affiorare di una nuova coscienza. In questo senso, come traccia sotterranea, ci pare di e norme interesse lo studio dell a documentazione relativa alla censura militare su11a co1Tispondenza della truppa occupante (conservata in parte, ad esempio, nell'Archivio di Lubiana dell'Istituto per la storia del movimento operaio, IZDG , fasc.34/VTI). Questo discorso trova anche un altro sviluppo in relazione al fatto che il soldato dell'esercito italiano era essenzialmente "contadino", solo in minima misura fascislizzato e ben lontano dall'uomo nuovo sognato dagli ideologi del regime, non del tutto impermeabile quindi al contatto con quella realtà di vita dei villaggi con cui si trovava a fare i conti tutti i giorni. In questo senso va affrontato anche il tema dei prigionieri italiani pre-8 settembre con le relative possibili contaminazioni che questi hanno determinato sulle scelte post-armistizio dei loro
commjlitoni. Non a caso il comando della 2" armata emanava, nel dicembre 1942, un ordine per cu i "presso ogni CdA deve essere organizzato un campo di concentramento al quale dovranno affluire .i militari comunque reduci da prigionia". Ma anche nei quadri ufficiali lo spirito di combattimento mostrava diverse cadute, di tono e di entusiasmo, specie in quelli meno giovani. A titolo di testimonianza esemplare, possiamo qui ricordare quanto scriveva ai propri cari un uomo legato ad una grande famiglia e dal percorso successivo alla guerra emblemati-
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co, G iovanni Pirelli: "alle vo lte ho l' impress ione di cedere . Intendo cedere moralmente: nel senso di scivolare a poco a poco, sotto i colpi delle delusione e delle contrarietà, in quell ' indifferenza, menefreghismo, indolenza che sono fenomeni molto diffusi anche in temperamenti che al principio erano animati di grandi entusiasmi ... temo invece di essere cambiato" 18 • Se è vero che tutti questi elementi possono servire, in prima istanza, a mettere meglio a fu oco il momento della scelta, è anche vero che un osservatorio privilegiato è rappresentato dal peri odo che va dalla caduta di Mussoli ni all '8 settembre, lasso di tempo in cui forse cominciano ad intravedersi in filigrana le indicazioni di lettura dei successivi percors i personali.
,. G.Pirclli. Un mondo che crolla. Lettere /938./943. a cura di N.Tranfaglia, Milano. Archinto. 1990. p.23. lettera ai genitori del 2 maggio 1941. La presenza su più fronti, dai Balcani alla Russia. sar..'1 una sofferta via crucis che porter-:.\ l'erede di una delle famiglie storiche dell'industria imliana. a distaccarsi dall'iniziale entusinsmo per il fascismo fino a giungere alla Resistenza. e ad essere. nel dopoguerra. una delle coscienze più forti della sinistra europea e talento letterario di primo piano. TI diario del generale Trionfi è conservato nell'archivio cli Roma della "Commissione per lo studio della Resistenza dei Militari Italiani all'estero" (d'ora in avanti COREMITE). Sempre a proposito di quello che riguarda il sentimento dei quadri. può essere interessante sottolineare come diverse fonti testimoniano una cena inq uietudine sull'identità del nemico ("che pur combaue per una sua fede. santa per lui anche se opposta alla nostra". G.Pirelli. lettera del 13 agosto 1941). che si esprime soprattutto sulla figura di Tito. "Ma chi era Tito? Secondo Radio-fante edizione '43. era un anarchico di Susak o un comunista serbo o un agitatore venuto dalla Russia. Di lui si raccontavano episodi di audacia ma anche di fredda detem1ina2ione nell'eliminare gli avversari. Episodi autentici o meno. facevano di lui un uomo da leggenda: nelle mie missioni in Croazia. leggevo in rune le borgate dei manifesti che promettevano una taglia di un milione di kunc ("anche in generi alimentari") a chi ne avesse agevolato la canura" (G.P.Melzi d'Eril. Un ·eswte nella Slovenia in fiamme (1943). Milano. Cavallotti. 1990, p.20). Anche il Generale Ilio Muraca ricorda ··1a scritta TITO. che appariva sui muri.anche a ridosso delle casennc. e sulle colli ne vicino ai presidi. e che veniva vanamente cancellata per ricomparire il giorno seguente, era un avvertimento. un affronto e una sfida continua. Più che "bandito" voleva dire l'inafferabile comunista, l'eversore dell'ordine. il nemico dell'autorità cosLituita, da combattere ad ogni costo" (testimonianw raccolta datr autore).
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7. I 45 GIORNI DEI MILITARI ITALIANI ALV ESTERO Il ripercorrere quei 45 giorni non ha il senso della caccia alla responsabilità del futuro disastro, quanto piuttosto quello di far emergere il quadro ed alcuni dei motivi che poi detennineranno le scelte, o la non scelta, dei futuri comportamenti post-armistizio. Ci interessa qui ricordare alcuni caratteri generali di quel periodo, e poi tentare un maggiore approfondimento di alcune caratteristiche peculiari della zona di cui ci occupiamo. Naturalmente il primo elemento da tener presente è l'andamento delle vicende della guerra. E'esplicito, ad esempio, Bertinaria: " la perdita della Tripolitania e la distruzione quasi completa dell'8" armata in Russia prima, la perdita della Tunisia e l'invasione della Sicilia poi, avevano posto in termini di sempre maggiore gravità e urgenza il problema delle ingenti forze dislocate oltre i confini del territorio nazionale e dei territori annessi" 19• Così ancor prima dei mutamenti politici, sono quelli avvenuti sul terreno militare, sia al livello del personale dirigente (leggi la sostituzione di Cavallero con Ambrosio) che in quello della strategia (vedi gli incontri di Tarvisio e Casalecchio con i vertici tedeschi), che segnano la nuova fase, fase che si può definire del senso della sconfitta. Ciascuna parte rilevante della struttura istituzionale comincia ad attrezzarsi per il "dopo", che ormai si percepisce vicino e non certo fulgido di vittorie. Il re, il regime, l'apparato superiore militare, pensano ormai a come garantirsi un proprio futuro, piuttosto che ai destini collettivi. Si possono così spiegare "le carenze, le acquiescienze, le estreme debolezze degli alti vertici" che segneranno tutto il periodo pre-armistizio.
•t
P.Bertinaria, La situazione... , op.cit., p.18.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Si arrivò al 25 luglio senza essersi posti adeguatamente il problema dell' uscita dalla guerra, né si utilizzò il periodo successivo per predisporre concretamente " un piano di contromisure idonee a parare la reazione tedesca all' armistizio"20• Del resto questo non poteva essere proprio perchè il colpo del 25 luglio non era stato l'avvento della pace, libertà rifanne istituzionali immaginato dalle correnti antifasciste e sognato dalla maggioranza della popolazione, compre-
,. Ibidem, p. 14 e p. 20. Lo stesso ex Capo Ufficio Storico dello SME ricostruisce in questo modo l'attività dello Staio Maggiore e del Comando Supremo in quei 45 giorni decisivi: lo SMRE " impani" il 30 luglio disposizioni verbal i ai comandi dipendenti dislocati in Italia e fuori per il "controlJ o inJom1ativo" delle forze tedesche affluenti in llalia e negli scaccbieri presidiati dalle forze italiane e conferm ò tali disposizioni per iscritto con il foglio I 11 CT del I Oagosto: il 2 settembre fece recapitare ai comandi direna mente dipendenti ·'perchè ne prendessero vis ione" la '·memoria 44'" • per poi restituirla o distruggerla • la cui premessa ventilava una "probabile o prossima aggressione germanica'" senza nulJa accennare alla imminenza della conclus ione dell 'arm istizio. Nella memoria erano previsti compiti generici (vigilanza. rin forzo delle protezioni ai comandi, agli impia11ti e alle vie di comunicazione ...) e specifici per le Amiate (quell i che riguardano più direnamente il nostro settore prescri vevano~ll a 2A Armata di far fuori la 7 (A Divisione tedesca e interrompere le comunicazioni dei tedeschi da Tarvisio al mare); la sua applicazione avrebbe dovuto effettuarsi in seguito ad ord ine de ll o S.M.E. (con fonogramma convenzionale) o di iniziativa dei comandanti in posto a seconda dell'evolversi della situazione. "n 6 seuembre fece seguito al la "memori a 44" con un'altra "memori a" · la 45 · complementare e chiarificatrice· per modo di dire- della 44. A tali documenti vennero aggiunti quelli contenenti gli ordini per la difesa di Roma e quelli per la costituzione di un raggruppamento speciale d i forze, agli ordini del generale Gambara, per la d ifesa della frontiera orientale: ord ini che vermero impartiti soltaato il pomeriggio del giorno 8 e che furono una delle cause dell o sfascio della 2A armata. li Comando supremo. da pane sua. solo il 3 seuembre mise al corrente ufficialmente i capi di S1a10 Maggiore di Forza Ann ata della imminenza della firma dell' armistizio e solo il 6 seuembre dirami il "Promemoria n. I" e il '·Promemoria n.2" indirizzati agli SSMM di FA ed ai comandi direuamenti di pe ndenLi (gruppo armate est, Egeo, Grecia e Creta). Soltanto nel " promemoria n.2'" che non tutti i desLinatari riceve1tero • tra gl i altri il comando del
gmppo armate es1• era scri1to: '"panicolari condizioni di ordine generale possono imporro di deporre le anni indi penden1eme111e dai tedeschi. L'esperienza recente insegna che questi reagi ranno violente· mente". Secondo la ricostru zione di G iuseppe Conti, li primo raggm ppamelllo morori:zaro, USSME. Roma, 1986, anche nelle trauative successive al l'am1istizio tra italiani e forte alleate. ed in particolare nel Convegno di Malta che pure fu '"abbastanza posiLiva sotto l'aspeuo mi litare'", scarsissima fu la sensibi lità dimostrata per i problemi delle truppe italiane nei Balcani . Analizzando il periodo precedente e quello successivo all" armistizio, quindi, non appaiono imprudenti quegli storici che legano il sac~fie io cosciente delle truppe all'estero (il mezzo mil ione di perdite nei Balcani preventivalo da Badoglio) ··alla fondamentale preoccupazione d i salvare nel re e nel governo la dinastia e la conti nuità dello StalO" (O.Vaccarino, La par1ecipazio11e degli iw litmi alla resis1e11z.a nei Ba/a mi. in, L'Italia 11el/ 'Europa... , op. c ii.. pp.95- 12 1. p.97).
N. 5 OPERAZI ONE AUREA
SIGNOe
A DIV BERGAMO
rM
MOSOR ( 22 - 30 LUGLIO 1943)
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sa quella sua parte che era ancora costretta ai fronti, quanto piuttosto l'ultima carta del re, quella cioè cli giocare la sconfitta per ottenere, attraverso la garanzia di una stabilizzazione interna, una libertà di iniziativa nelle future relazioni internazionali. Scrive lucidamente uno studioso non certo accusabile di radicalità pregiudizievole: " trascorse quarantott' ore dalla proclamazione dell' armistizio, risultò a suo modo riuscita l'operazione fondamentale per la salute dello Stato: salvare la testa delle forze armate, il re, il capo del governo, i vertici militari, che da tempo avevano preso il controllo delle trattative con le Nazioni Unite( ...) anche in quel caso la salvezza della testa dell 'esercito s'accompagnò al sacrificio della retroguardia: senonchè, per le circostanze sopra ricordate, era tale pressochè l' intero esercito italiano" 21 • In questo quadro generale vediamo di inserire ora alcune considerazioni che riguardano più da vicino il nostro settore, secondo tre direttrici di approfondimento: l'operazione Gambara; i rapporti con i tedeschi; la demoralizzazione. 1) L' operazione Gambara. La guen-a dunque continuava, tant'è che gran parte delle formazioni furono impiegate, quasi come se niente fosse accaduto, nello stesso tipo di operazioni di prima del 25 luglio. Tra le attività belliche compiute neJJ 'estate nel settore cli nostra competenza, la più significativa appare l'operazione "Aurea", che coinvolse sia il VI C.A.(e precisamente la divisione Murge) che il XVIlI C.A. (Comando e divisione Bergamo). Dopo una prima fase, durata dal 9 al 21 luglio, le operazioni continuarono a partire dal giorno 22 con l'obiettivo di rastrellare il Mosor, con movimenti convergenti da Zadvarje e da Signo, per raggiungere la costa tra Stobrezio e Salona.
" A.Mola. Corona. govemo. classe politica nella crisi del se11embre 1943, in, 0110 seuembre /943.... op. cit. pp. 197-237. p.218. La sonolineatura è mia.
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"Le varie colonne dovevano convergere sul massiccio del monte Mosor in modo da rastrellarlo metodicamente da nord e da sud-est e confluire su Spalato nel tratto fra Zmovica e Salona. I movimenti erano stati organizzati in modo da consentire di iniziare l'attacco al monte Mosor il mattino del 27 luglio. Il compito più arduo era affidato alla colonna di destra, perchè era nota l'esistenza ad est della valle del Cetina di formazioni partigiane consistenti, tanto più che essa, in un primo tempo, doveva, necessariamente, considerarsi colonna isolata, mentre sul Mosor, che rappresentava l'obbiettivo principale dell 'operazione, sarebbero venute a trovarsi nostre forze rilevanti ed in azione coordinata. Il comandante della detta colonna di destra, venuto a conoscere la esistenza di una formazione di partigiani nella zona di Studenci effettuò un colpo di mano con esito brillante: la formazione partigiana fu sorpresa ed attaccata alle prime luci dell'alba e lasciò sul terreno circa 200 morti, fu rono catturati oltre 300 fucili, mitragliatrici ed ingente munizionamento. La caduta del fasc ismo, resa nota nella notte sul 26 luglio, fu causa di un momento di perplessità per le possibili ripercussioni sul comportamento delle truppe impegnate nell' azione ed in special modo per le camicie nere, ma tutti si comportarono con la consueta bravura. Ogni difficoltà fu superata ed il 30 luglio le varie colonne raggiunsero Spalato. Se si esclude la bri11ante operazione della zona di Studenci i risultati furono quelli consueti delle operazioni di rastrellamento perchè i partigiani, già messi in allarme dalla precedente fase operativa, ad eccezione di pochi elementi isolati, si erano allontanati dalla zona"22 • Una fonte meno ufficiale così descrive questa normalizzazione ed il 25 luglio: "furono diramate disposizioni che imponevano alle truppe operanti di deportare i civili abili alle armi dalle zone già occupate dal nemico. II malcontento dei soldati per questo cam-
" Relazione sommaria sull'auiviLà operaLiva svolta dalla Div isione " Bergamo" dal I marzo all' 8 settembre 1943, compilma dal generale E milio B ecuzzi, Comandante della div isione, a Galatina, 18 maggio 1944. conservma presso archivi o U SSME, p. 8.
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biamento di rapporti con la gente del posto fu evidente e si espresse in modo inequivocabile, rasentando in qualche caso l' insubordinazione. Ma gli ordini erano quelli e bisognava eseguirli, mitigandone tuttavia la d urezza. Anche qui svolsero un ruolo primario le iniziative personali di soldati e ufficiali che, quando era possibile, "dimenticavano" di trascinare via persone trovate nelle case. Il 25 luglio, dopo un intenso fuoco di artiglieria, cadde Zadva1je, quindi A lmissa (Omis) il 30 luglio. In entrambe queste località la resistenza partigiana fu tenace. A Zadvarje giunse la notizia dell a caduta del fasc ismo, che suscitò sconcerto in quanto il magro comu nicato con cui era stata data, lasciava in ombra la meccanica degli eventi che avevano determinato il fatto. Nei giorni successivi i commenti deg li Italiani si ampliarono, acq uistarono maggiore specificità, per la consapevolezza di problemi prima mai posti apertamente (la dittatutra l'aveva impedito) e soprattutto delJa connessione esistente tra il fascismo e la guerra in corso. Ma questa intanto continuava"23. In questo quadro maturava comunq ue la necessità di ripensamenti tattici. " Dato il continuo aggravarsi della situazione e la scarsa disponibi lità di forze in relazione ai compiti , durante il mese di agosto doveva essere effettuato un vasto rimaneggiamento di forze, allo scopo d i ridurre l'occupazione a pochi punti essenziali della costa: Spalato-Sebenico-Trà-Almissa-Makarska. Dovevano così essere sg9mbrati , per cederli ai tedesco-croati: Signo-Drnis-Zadvarje. Contemporaneamente vennero ridotti i presidi delle isole per renderli più forti e poterli sistemare convenientemente a difesa. Il presidio di Zadvarje venne ritirato e la località consegnata a reparti croati, i quali però non vollero o non seppero difenderla, tanto ché 24 ore dopo la partenza delle nostre truppe, essa venne occupata dai partigiani. n G. Bambara, La guerra di... , op.cil., p.234. Il Bambara era a quel tempo ufficiale interprete prcs~o il comando della divisione Murge. Negli stessi giorni erano anche impegnate forze del Xl C.d·A. nella zona dei monti Gorjanci. Souo il dire110 comando del generale Gambara, fom1azioni della Isonzo e della Lombardia furono impegnate a Zu1,emberk (27 moni e 43 feriti) e Ozalj. mentre la Cacciatori delle Alpi fu impegnata a Metlika.
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Ai primi di settembre Signo doveva essere ceduta alle truppe tedesche provenienti via mare" 24 • Dunque si avvertiva che qualcosa stava mutando, ma tutto sembra confuso e non sincronizzato con i movimenti delle sfere più alte. Infatti nel frattempo vanno prendendo corpo anche mutamenti di strategia in fu nzione del disimpegno. Melzi d'Eril testimonia d i uno studio di fattibilità, ordinato dallo S.M.E., a Roma, nei prirn.i giorni di agosto, "su un progetto di abbandono dei territori croati e sloveni occupati dal Corpo d' Armata, trasferendo le unità nella zona di S.Pietro del Carso a difesa dei vecchi confini. A questo lavoro piuttosto complesso, ma che non spaventava certo ufficiali usciti dalla Scuola di guerra, fummo chiamati Macchia, Fiori ed io. Rinchiusi per tre giorni in isolamento in un angolo del palazzo, compilammo uno studio di fattibilità che sottoponemmo al colonnello Lucini. L'operazione avrebbe richiesto almeno centocinquanta convogli ferroviari (titengo che si peccasse per difetto) e un periodo di tempo di almeno due settimane. Per questo Macchia ed io ci recammo dal generale Moizo, Alto Commissario del Governo per la Slovenia, al quale chiedemmo lo studio delle modal ità per requisire tutti gli autocarri pubblici e privati per agevolare i trasporti che le ferrov ie non sarebbero riuscite ad approntare. Il Generale Moizo non nascose le sue preoccupazioni poichè alcuni automezzi erano necessari ai rifornimenti della popolazione, altri sarebbero stati nascosti o resi inutilizzabili dai prop1ietari, quelli delle località lontane si sarebbero volatilizzati tra le foreste e le montagne. E l 'operazione per il momento venne sospesa" 25 • Ques to possibile progetto di arroccamento ai vecchi confini , magari da giocarsi anche con le poten ze occidentali in funzione antisovietica, si può forse considerare come prodromo del piano che si doveva realizzare attraverso il "Raggruppamento Gambara".
Relazione Bccuzzi, p.9. G.P.Melzi d'Eri l, Un 'estate... , op.cii., p.57. L' autore era ufficiale addetto all"Uffìcio Servizi dell' Xl C.d' A. Le persone citate nel brano sono il capitano Macchia, il capitano Fiori (capo dell'Ufficio Servizi), il colonnello Bruno Lucini (Capo SM di C.d"A) e Riccardo Moizo (ex Comandante generale dei Carabinieri). 2,1
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"I.- Il Comando Supremo allo scopo di creare un organismo a sé stante, capace - in determinate circostanze - di assolvere speciali compiti operativi, habet determinato che, al verificarsi di quanto _previsto dalla Memoria 44, del 2 settembre, passino at ordini Eccellenza Gambara: G.U. mobili (Comandi di C.A., Divisioni, reparti di rinforzo) delle A1m ate in indirizzo, ad esclusione dei C.A. XVIII e XXXV; tutti i rimanenti reparti e comandi dislocati nel territorio ad Est della congiungente Tagliamento-B ut (con le eccezioni di cui al capo II), nonchè il territorio stesso. Le G .U . in questione si concentreranno tra Isonzo et Meridiano Lubiana, sfruttando fi n che possibile la ferrovia (et, se conveniente, la via mare), secondo accordi da prendersi tra 2" Armata ed 8" Armata et Ecc. Gambara. II.- Restano devolute ai comandi delle Armate 2 e 8 (nel territo1io non di pertinenza dell'Ecc. Gambara): difesa delle coste et isole antistanti; in particolare per 8" Armata: Coste et isole a sud Tagliamento; per 2" Armata, coste at sud Buccari et isole at sud Veglia, restando Cherso et Lussino sotto giurisdizione Ecc. Gambara; protezione impianti e comunicazioni, mantenimento o.p. et giurisd izione territoriale in genere. III.- Movimenti delle G.U. di cu i al capo I verranno iniziati, come da tele II/35708 del 5 corrente. Ecc. Gambara habet facoltà di variarli fin da ora in vista dell'esigenza in questione, et di indicare at Armata 2" et 8" quegli altri spostamenti e raggruppamenti di forza che si rendessero necessari, sempre in vista esigenza sopra detta. Naturalmente ogni predisposizione dovrà essere presa affinchè movimenti non destino allarmi: il che impone di limitarli at indispensabile et di trovare anche per questi adeguati motivi giustificativi. IV.- Accordi tra comandi in indirizzo nel caso in cui si rendesse opportuno, per esigenze locali, lasciare inizialmente qualche reparto mobile at 2" e 8" Armata, tanto più che concentramento tra Isonzo e Meridiano Lubiana 1ichiederà un certo tempo.
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V.- I compiti affidati at G.U. dipendenti da Ecc. Gambara, restano
inizialmente così stabiliti: eliminare le forze ostili in sito ed impedire l'afflusso di nuove; garanti re possesso Lubiana-Gorizia- Udine et, in particolare, dei porti di Fiume e Trieste. Con le forze at loro disposizione et nei limiti possibili, i comandi Armate 2" e 8" concorreranno, previa intesa, at assolvimento compiti sopra enunciati. VI.- In relazione tali compiti, predisporsi at valorizzare at massimo concorso forze locali di tutte le tinte. Provvedere nei limiti possibili at inquadramento, armamento, ecc., attingendo at elementi e mezzi disponibili delle Armate 2" et 8". VII.- Predisporre analogamente, at favo re G.U. dipendenti da Ecc.Gambara, maggiore possibile concorso aereo delle forze esistenti in zona, provvedendo se del caso, at trasferimenti di forze da altri settori. VIII. - Intendenza 2" Armata s i terrà at disposizio ne Ecc. Gambara per quanto habet tratto at esigenze operative G.U. da lui dipendenti. IX.- Il Comando dell'Ecc. Gambara (che assumerà la designazione "Comando Gambara" e che dipenderà direttamente da questo S .M.) si costituisce senz'altro, secondo ord ini dati a parte ali' Ecc. stessa. I Comandi delle Armate 2" et 8" sono pregati venire incontro ai bisogni di personale, materiali d'ufficio, materiali di collegamento, ecc., del nuovo Comando. X. Assicurare" u._ Ma l' incertezza, la confusione, la mancanza di direttive organiche, furono presenti anche in questa occasione: l'ordine scritto venne consegnato al Generale Gambara solo il pomeriggio del1 '8
"' M.Torsiello. Le operazioni.... op.cit., p.73n4. L·ordine n.11/35708 a cui si fa riferimento prevedeva lo sganciamento delJa Isonzo e la sua raccolta nella zona di Postumia; poi autorizzava l'arretramento dello schieramento del blocco nord (Corpi V e XI sulla linea GorianciKupa-ferrovia-San Giacomo di Silievizza) e la graduale contrazione dell'occupazione di te1Ti1orio da pane del xvm Corpo d' An11aca.
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settembre a Roma. Come scrive Torsiello, la missione " era pertanto già fallita in partenza"27 • Oltre tutto il generale Robotti, in applicazione della "Memoria 44", aveva emanato già le seguenti disposizioni che coinvolgevano le stesse Unità citate per l' operazione Gambara: "I - sganciamento dell'XI Corpo, mediante ripiegamento in due tempi sulla linea Colle di Rakek-Monte Nevoso compreso e predisposizione di operazioni per bloccare preventivamente l' azione della 71 /\ Divisione di fanteria tedesca (XVI Corpo) proveniente dall'Austria e dislocatasi qualche giorno prima nella zona di Postumia-Lubiana, prendendo eventuali accordi con il confinante XXIII Corpo dell' 8/\ Armata, per costituire una massa di manovra ritenuta sufficiente; II - sganciamento del V Corpo per farlo ripiegare sulla linea Susak - Monte Nevoso escluso; ID - costituzione di una massa di manovra con le Divisioni di fanteria Isonzo (XI Co rp o) e Murge (V Corpo) nella zona di Aidussina-Divaccia-Banne, a copertura delJe città di Gorizia e Trieste; IV - schieramento in riserva di Armata della I Divisione celere nella zona di Castelnuovo-Vi lla Opicina, anche a coperura della città di Trieste; V - passaggio della Guardia alla frontiera del XXIII Corpo alle dipendenze operative della 2/\ Armata, previ accordi con la 8\ VI - contrazione del controllo territoriale da parte del XVID Corpo per tempi successivi: limitazione della occupazione alla Dalmazia annessa; ulteriore riduzfone sino alle piazze di Spalato, Sebenico e Zara, sulle quali doveva essere effettuata la resistenza ad oltranza; VII - allestimento e armamento di tutte le interruzioni e distruzioni sotto la direzione del Comandante il genio di Armata; VIII - trasfer imento del Comando di Armata a Trieste e della Intendenza di Armata a Grado"28 •
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M.Torsie ll o, Le operazioni... , op.cii., p.47.
" Ibidem, p.325.
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Più della mancanza di sincronia e dell 'apparente muoversi autonomo dei diversi livelli di comando, pur gravissimi se si pensa alla situazione - militare, politica, territoriale - in cui si svolgevano, quello che ci interessa anche sottoLineare è il profilarsi di un elemento che ritroveremo poi spesso e che caratterizza questa zona: persa la guerra fascista, e con essa i sogni di grande potenza, alcu ni cominciano a porsi il problema della italianità di alcuni territori da salvaguardare, e magari questo anche a rischio di far passare in seconda li nea l'esigenza immediata di battere militarmente l'ex alleato. L'operazione Gambara si può leggere anche così, e questo sia per il tipo di persona prescelta (Gambara finirà col fare il Capo S.M. della Repubblica Sociale Italiana), sia per alcune scelte di fatto successive al 25 luglio (dal tentativo di privilegiare prima l'alleanza con i cetnici, fino aUo sbarramento di Fiume ai partigiani di Tito anche a costo di consegnarla ai Tedeschi). 2) Rapporti italo-tedeschi. "26.7.43 Ore 9.00 A: Comandante truppe tedesche in Croazia l. Da notizie appena pervenuteci, il maresciallo Badoglio avrebbe assunto l' incarico di guidare il governo ital iano. Il Duce si è ritirato e sarà sottoposto a fermo precauzionale. Il Maresciallo Badoglio avrebbe espresso J' intenzione di continuare la guerra a fianco dei tedeschi, ciò nonostante, non è esclusa la defezione dei reparti italiani. 2. E'previsto il rinvio de1l'ordine inerente alle nuove norme di comando applicabili alla Grecia. Il Comando Supremo Sud-Est assume, con effetto immediato, il comando della totalità delle forze della "Wehrmacht" tedesca nella zona Sud-Est. 3. A causa della probabile defezione dei reparti italiani, all a "Wehrmacht" potrebbe venire affidata la difesa delle zone costiere. Ali' uopo, è opportuno procedere agli apprestamenti e preparare, mediante raggruppamento, le seguenti mosse: E. Gen. Com. della Serbia:
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La 118" Div.Fanteria occuperà Skutari e Cattaro. Arrivo immediato del Regg. Gr.92 (mot.) a Skopije ed ivi subordinato al Gen. Com. della Serbia. Successivamente verrà mobilitato per l'occupazione di Valona e Durazzo. Comp. Polizia SS, Regg. Ggr.2 e aHre unità in arrivo sono a disposizione del Comando Supremo SudEst. Il loro raggruppamento avverrà nelle vicinanze della ferrovia. Indicare ferrovie di imbarco. Procedere ad assegnazioni scaglioni da combattimento e di complemento. F. Comando Croazia: Div.SS "Principe Eugenio" diretta verso la zona di Mostar per l'occupazione di Ragusa; Spalato, 114" Div.Fan. per occupazione di Sibenik e Zara. G. Operazioni in Croazia: Dislocamento 100. Div.Fan. in zona Skopije. Necessaria divisione degli scaglioni da combattimento e di complemento. Il 92. Regg.Gr. si dovrà mettere immediatamente in marcia verso Skopije. H. Per quel che riguarda la difesa dei caposaldi, verranno impartite disposizioni particolrui in merito. 4. Particolare importanza riveste, in tutti i settori, la copertura e difesa degli aeroporti. Difendere con ogni mezzo disponibile le ferrovie, strade di transito e le vie di accesso alla costa, nonchè i canali di informazione. Gli obiettivi di economia di gueITa, a cui s ino a quel momento era stata attribui ta massima importanza, passano in secondo piano. Il regg. 14° di Polizia verrà mobilitato per rafforzare la protezione delle ferrovie in Croazia. 5. Occultare queste manovre agli italiani e motivarle, se necessario, con altri compiti. Osservare il comportamento degli italiani senza fru·si notare; comunicare quanto osservato anche in caso di atteggiamento positivo. 6. In caso di defezione da parte dei reparti italiani, seguire le seguenti norme:
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a. Sequestrare la totalità delle arm i e degli approv1g1onamenti distruggerli in caso di necess ità. Le truppe vanno disarmate. b. Impedire per il momento agli italiani di fare uso della ferrovia. Sarà il Comando Supremo a decidere l'eventuale sgombero. c. Nel caso di insubordinazione, fare immediatamente uso dell'arma. 7. Reprimere con ogni mezzo ed in tutte le regioni qualsiasi manifestazione o presa di posizione della popolazione. Assicurare il funzionamento delle fabbriche e degli stabilimenti di importanza vitale"29• Ricordiamo anche, solo schematicamente, che già il 27 lugl io dal Comando Supremo tedesco "erano state prese le misure e le predisposizioni per l'operazione Alarico, suddivisa in quattro fasi: Eiche, per la liberazione di Mussolini; Student, per l' occupazione di Roma e la restaurazione de l Governo fascista; Achse, per impadronirsi della flotta in caso di armistizio separato; Schwarz, per eliminare l'Esercito italiano e porre sotto controllo le posizioni chiave dell' Italia. Segnale convenuto per l'attuazione contemporanea di tutte le fas i dell ' Alarico: la parola Achse"30• Lucido e lungimirante si dimosu-ò l'atteggiamento tedesco nel nostro settore nei confronti dei comportamenti italiani dopo il 25 luglio. I comandi tedeschi si andavano cosl attrezzando all'uscita italiana dai meccanismi dell'Asse, fino addirittura a prevedere lo stanziamento di 10 milioni di kune per l'acquisto di materiale bellico italiano in modo da ridurre al minimo eventuali passaggi di armamenti al movimento partigiano 31• 29 Radiomessaggio Riservato ai Comandanti del 25 luglio 43, firmato Lohr, Reparto Operativo Comando Supremo Sud Est, conservato presso archivio COREMlTE n.2/806. 10 M.Torsiello. Le operazioni... , op.cit., p.26. H J.Yujosevic, /11.flusso della Spalato rivoltdonaric1 s11ll'orie11tamemo a111ifasci.1·w dei soldati italitmi /941-43. relazione al simposio ·'Spalato nella lotta Popolare di Liberazione e nella rivoluzione socialista 1941-45", Istituto per la storia del movimento operaio dalmata, Spalato, 198 I, p. 700.
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Ritenendo molto sensibile lo scacchiere balcanico i vertici tedeschi operano, nel mese di agosto, una riorganizzazione del Comando del Sud Est, che fu assegnato al F.M. Maximilien von Weichs, mentre al comando della 9" armata venne designato il generale Lothar Rendulic, al quale tempo prima Hitler aveva detto: "Se l'Italia esce dalla guerra, è molto probabile che diventerà nostra nemica. Così gli Alleati avranno una testa di ponte per effettuare l'irruzione nel cuore del Reich. Utilizzare le forze croate, spezzare Tito, imprigionare gli Italiani se ciò è necessario, prendere la Dalmazia, il Montenegro, l'Albania e proteggere il litorale Adriatico"32• Venne così preparata, in vista dell'attuazione del piano Alarico, l'operazione Lika, che prevedeva, oltre all' occupazione di Sinj con i reparti della 7" Div.SS., anche l'occupazione del territorio di Drus-Knin-Gracac ad opera della 114" divisione. L'obiettivo delle forze tedesche era, secondo una nota del Feldmaresciallo Keitl ai comandi territoriali, quello di mettere in rotta le truppe italiane nel più breve tempo possibile. Ci sembra significativo ripo1tare un altra fonte tedesca, specie se la confrontiamo con 1' andamento, perlomeno "incerto", del comportamento italiano dello stesso periodo: "6.9.43 Banja Luka Il grosso delJa 114" Div. raggiunge il reggimento 741 nella zona NO di Knin. Gruppo motorizzato raggiunge alle ore 20:00 campo d'aviazione di Zara (in attesa delle trattative dell'ufficio competente della areonautica militare con il comando 2" armata italiano relative all 'occupazione dell 'aeroporto (AH.4709 e 4710/43)). Ordine impartito alla J 14" Div. per l'occupazione di Knìn, Dmis (757/43). 7.9.43 Banja Luka La notte trascorre tranquilla, malgrado le previste 12 • Documento siglato FRR n.6610095/43 STRETTAMENTE CONFIDENZIALE. del 19 maggio 1943, riportato da M.Ristanovic, La partecipatio11... , op.cit., p.120.
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dimostrazioni per il Re Pietro (Anniversario re Pietro). Sparatorie nella zona di Bileka. Comandante quartier generale, quartiermastro e responsabile reparto informazioni sul nemico partono in aereo verso l'Armata a Kraljevo; ivi discussione problemi relativi ad "Achse". 8.9.43 Banja Luka Ore 19:00. Telefonata comandante del Quartier Generale armata corazzata: "Gli inglesi stanno diffo ndendo la voce che l'Italia ha capitolato incondizionatamente. 19: l5. Invio messaggio telescritto alla divisione, con l'aggiunta, di contrastare l'ulteriore diffondersi di dette voci. Ore 21:00. Chiamata armata: parola d'ordine "Achse". Trasmissione immediata alla div.(Al.) Ore 22:45. Telefonata comandante in capo dell'armata corazzata, Generale di Fanteria Rendulic. Gli italiani si sono schierati dalla parte del nemico procedere al disarmo (ordine impartito alla div.SS. e alla 114A div. Fanteria)"33• 3) La demoralizzazione. Una nota scritta del 14 agosto del Comando tedesco di collegamento presso la 2A Armata italiana affermava che, in reazione agli avvenimenti in Italia, il malumore delle unità si rifletteva nella "mancanza di volontà di proseguire la guerra". Che il quadro morale delle truppe segnasse verso il depresso è ormai unanimemente accertato (vedi anche supra p. 23). Qui possiamo più proficuamente centrare l'attenzione su alcuni problemi specifici del nostro settore, che potrebbero aver influito sulle scelte successive all'8 settembre. A) L'antifascismo "civile". Pur rimanendo essenzialmente una grande operazione politica per assicurare la continuità delle istituzioni monarchiche, non c'è dubbio che comunque il 25 luglio aprì la strada anche ad una certa legittimazione dell'antifascismo. ~' Documento siglato GEB.AK XV Bob. T. 314-554 conservato. in copia. presso archivio
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La sostituzione delle effigi di Mussolini, la caduta del giuramento al Duce, proprio sul piano simbolico fanno emergere il dubbio che potessero aver ragione gli "altri", e questi potevano essere sia gli "altri" italiani - gli antifascisti - che gli stranieri, quelli contro cui si combatteva. Al di [à del disorientamento che questo può provocare nell 'esercito ("Badoglio aveva solennemente dichiarato di continuare la guerra; ma ciò non concordava con la libertà concessa alla stampa e alle manifestazioni di piazza, con la riabilitazione di uomini faUiti o accantonati per i loro errori, con la liberazione indiscriminata dei confinati politici. Se la guerra procedeva così dura e crudele (il 3 agosto avevo presenziato a Sticna alJ' ultimo saluto reso a due militari contro i quali i comuni sti titini avevano barbaramente infierito), non era contraddittorio l'atteggiamento assunto dal governo a favore cli uomini che avevano apertamente boicottato i nostri sforzi militari?") 34 , ci interessa sottolineare che proprio la posizione antifascista si presenta come la più coerente e, cosa più importante, definita dalle caratteristiche nettamente anti-tedesche. Le formazioni "civili", italiane o miste, che operano nella zona di confine, mostrano così una strada che si può percorrere, e che anche i militari, dopo l' 8 settembre, possono ritenere praticabile. "Più di mille combattenti passarono, prima del settembre 1943, la vecchia frontiera fra l' Italia e la Jugoslavia, per unirsi ai distaccamenti partigiani e alla XIIIA Divisione d'Assalto che operavano nel Gorski Kotar"35• Il cam biamento ch iesto a gran voce dagli operai e dalle popolazioni deJla Venezia Giulia e dell'Istria (su i quali l'esercito anche dopo il 25 lugli o continua a sparare), così come il con-
tinuo arruolamento dei giovani nelle fo rmazioni partigiane di cui danno conto le relazioni ufficiali, o la notizia della nascita "' G.P.Melzi d'Eril, Un 'estare... , op.cit., p.55. Lo stesso da anche notizia, p. 57. di "un campo di bonifica morale per quanti tomavano dalla liccn7..a in Italia, nella fiducia che cinque giorni di sosta riuscissero a cancellare dagli animi il disfattismo e l'ind.isciplina che dilagavano in Patria". " A.Bressan-L.Giuricin. Fratelli nel sangue, Rijeka. 1964, p.97. Per le relazioni ufficiali di pa11e italiana vedi, T.Sala, Gorizia 1942: secondofrome panigiano al co11fi11e orienrale nelle relazioni di polizia e dei comandi militari iraliani.
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di un primo distaccamento partigiano italiano, saranno tutti e lementi che contribuiranno a riorientare molti soldati dopo lo sbandamento, a farli fermare in quella zona e riprendere le armi a fianco degli ex nemici e contro gli ex alleati in quel duro inverno '43-'44. B) Il distacco dal fascismo nell 'esercito. Un altro momenro di riflessione si può porre sul come si concretizza il distacco dell' Esercito dal passato regime. Non vogli amo certo affrontare complessivamente la questione del rapporto tra fascismo e Forze Armate, quanto piuttosto individuare alcune delle concause della successiva scelta antitedesca. Del resto, che non tutto l'esercito fosse tranquillamente schierato con gli alleati del Patto d 'acciaio lo dimostra anche un rapporto del 19 luglio 1943 al Comandante Supremo del Sud Est contenente informazioni del contro-spionaggio tedesco: " l. Pirzio-Biroli, Gov.Montenegro: scostante, mantiene stretto collegamento con Cetniks e presumibilmente anche con gli inglesi. 2. Gen. Piazzoni, VI corpo d'armata: debole, gentile ma prevenuto nei confronti dei tedeschi. 3. Colonnello Cigli ana, capo (di S.M., ndr) del VI corpo d'armata: forte personalità, buon comandante di truppa, estremamente 1iservato. 4. Gen . Ronca.glia, XIV corpo d'armata: brutale, furbo, buon militare, antitedesco. 5. Gen. Spigo, XVIII corpo d'armata: ha personalità, è buon comandante, rnoHo positivo, disposto alla collaborazione anche per quel che riguarda la questione Cetnik. 6. Gen. Amico, Div. "Marche": debole, antitedesco, collaborazione difficilissima. 7. Gen. Pelligra, Div."Re": fascista, comandante eccellente, collaborazione costruttiva/positiva. 8. Gen. Vivalda, Div. "Taurinense":
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aperto, retto, buon comandante, buona collaborazione"36• Un elemento al quale abbiamo già accennato è quello del rapporto tra autorità civile di occupazione ed autorità militare. Il punto di vista tra le due parti non è sempre coincidente, anzi arriva a pu nte di scontro. Così a volte, magari partendo dall'osservare un singolo problema contingente, può aprirsi il dubbio se alla fine l'obiettivo che si cerca di raggiungere con la guerra sia di reale interesse per tutta l'Italia, o soltanto per una sua parte, quel la "politica", della gestione del potere. Emblematico ci sembra, da questo punto di vista, lo scontro di interessi che si intravede rispetto al rapporto con i cetnici in Croazia. "Tutta la zona a sud della linea di demarcazione è passata totalmente in mano agli italiani. A Bihaq e Mostar è possibile vedere passeggiare sulla piazza centrale in perfetta armonia comandanti italiani e capi cetnici perfettamente equipaggiati. I ribelli proven ienti dalle montagne effettuano i loro acquisti nei paesi, in parte assistiti dai soldati italiani, per far poi 1itorno indisturbati nei loro boschi"37 • Questo naturalmente suscita le rimostranze del governo dello Stato croato. "L'ostilità aJ regime da parte delle autorità militari italiane si manifesta in un provvedimento che suscita anche la simpatia dei residenti: paralizzando gli ustacba (nel testo, ndr). Anche i cetnici si sono dimostrati riconoscenti concedendo libertà di movimento agli italiani. Non si è sentito nulla o quasi di combattimenti tra cetnici ed italiani"38• Nonostante le trattative tra il Duce ed il suo omologo Pavelic, la strategia dei vertici militaii italiani sembra in gran parte autonoma, obbedendo più a proprie dinamiche che non completamente alla linea dell' Asse. Secondo il Gen. Glaise, "un tale metodo 6
Telex 189/43 da Comand ante truppe tedesche in Croazia-Reparto operativo a Comandante Supremo Sud Est, COREMITE 2/804. 11 La situazione politico-militare nell'area sudoriemale dopo la fine della campagna dei Balcani, Doc. n.NOKW 1998, COREMITE 2/825, p.16. 8 ' lbidem, p.17. ·'
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poteva comunque significare per la prossima primavera che la forza ital iana (nell'area a sud della linea di demarcazione), che già ora conta 9 divisioni, lasciava tempo e opportunità ai ribelli di prepararsi con calma agli eventi futuri nel corso dell 'inverno. L'atteggiamento delle forze di occupazione italiane fino ad ora è senz'altro serbofiJo"39• Un secondo elemento si può definire di carattere culturale. Caduto Mussol ini, rimaneva comunque, anzi assumeva maggior molo, la Monarchia. Ed i valori su cui erano cresciute intere generazioni, specie di quadri, rimanevano, in linea di massima, intatti. Tuttalpiù si potevano distinguere con maggior nettezza alcuni temi che la volontà di potenza della guerra fascista aveva in qualche modo offuscato. La spinta nazionalistica si veniva distinguendo da quella propriamente imperialistica, ed il riferimento ai classici valori risorgimentali (con i relativi numi tutelari), anche se non comportava automaticamente la riscopertà della libertà, aveva com unq ue almeno due conseguenze: la riscoperta del tedesco, come "nemico" storico, e della propria identità di occupanti. E del resto su questi due temi (l'alleanza innaturale ed il senso di colpa) molto insisterà la propaganda del movimento partigiano. C) La stanchezza della guerra. L'opera di propaganda jugoslava cercava di incunearsi, di fungere da moltiplicatore dei motivi di stanchezza e demoralizzazione. Abbiamo già rilevato come il "morale delle truppe" tendesse verso il basso, e come su questo tutti gli studiosi concordino; anche in questo caso più che dare un quadro omnicomprensivo dei " numerosi fattori deprimenti", ci interessa di più sottolineare alcuni episodi e momenti di quella stanchezza della guen-a che segnerà sempre di più il distacco tra la truppa ed i grandi obiettivi politico-militari fi no, paradossalmente, a spingere i soldati a combattere ancora dopo 1'8 settembre, dopo lo sfaldamento della istituzione Esercito, ma questa volta, disperatamente, per un
" Ib.. p.18.
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"proprio" obiettivo, quello di tornare a casa. C'era stanchezza innanzi tutto di "quella" guerra, che costringeva il soldato italiano a battersi in un modo non sempre accettato. Così racconta il cappellano don Brignoli a proposito di una azione di rappresaglia in un villaggio croato. "Ci siamo. Si dispone il plotone. Domando al medico, giovanissimo, pallido come i morituri, le bende: non le aveva. Dico al comandante del plotone, pure giovan issimo e sbiancato, di dare disposizioni precise ai soldati per non far soffrire, oltre il bisogno, i condannati: i soldati borbottano che non è il loro mestiere, che non si sa se quella gente è colpevole... Devo intervenire io che ho già la stola aJ collo e i1 crocefisso in mano ad assicurarli che non hanno responsabilità, a pregarli che sparino bene, se no li faranno soffrire di più inutilmente"40. E ancora, in una relazione descrittiva di una operazione di "normalizzazione", scriveva il Generale Benelli che "ormai sono troppi gli episodi che dimostrano scarso mordente e deficienza di combattività da prute di repruti e come non tutti siano ancora ben compenetrati della situazione attuale neJla quale il nostro prestigio militare è impegnato seriamente ( ... ) Le difficoltà che incontrano comandi e repruti nell 'attuale momento devono incitare a fare tutto il possibile e l'i mpossibile per non dru·e occasioni favorevoli all'avversru"io e far si che i repruti siano in condizione di avere sempre ragione del nemico, se non altro per fierezza, slancio e coscienza della propria forza di unità organiche bene ru·mate e disciplinate di fronte a bande di pastori per quanto ardite e selvagge"41 • Ma non tutti condividevano questa visione del nemico, anzi sono numerose le testimonianze della scoperta che i "1ibelli" non erano poi così come Li descriveva la propaganda fascista, e che erano appoggiati dalla popolazione "che era per niente colpevole". "Cara mamma, sono già cinque giorni che non mi tolgo le scarpe, non mi svesto, e questo non è ancora niente. Sian10 tutto il giorno presi dalla paura che arrivino i "ribelli". Sai, loro non sono ancora ruTivati, ma se dovessero venire qui mi fru·ebbe piacere!"42. Si scopriva poi costantemente il prop1io molo di "occupato.., P.Brignoli, Sa111a Messa per i 111ieif11cila1i. Milano. Longanesi, 1972, p.19. •• Diario Storico Divisione Pinerolo. allegato 438 del 3 I marzo I943, proi.2718/0P. USSME. racc.1232.
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ri": lo stesso Robotti rilevava che " il contegno delle popolazioni nel territorio sloveno da noi occupato va lentamente, ma sicuramente modificandosi... freddezza, spesso ostentata, sempre maggiore nei nostri riguardi ... degli scoppi di insofferenza sempre più numerosi o più spinti daUe classi inferiori nei riguardi delle nostre truppe"43• Più d' uno aveva la sensazione che ''la popolazione è quasi tutta contro di noi" e "che in ogni cuore si cela l'odio più acceso contro di noi"44 • Magari si guardava poi anche l'operato dei prop1i alleati con altri occhi: "erano venuti una quindicina di giorni prima da Trieste o da Fiume, costeggiando la Dalmazia, su una nave che aveva sbarcato quattro batterie Skoda da 88 e una compagnia di prigionieri russi. Rappresentarono, in piccolo, l' immagine di quello che sarebbe divenuta l'Europa se avessero vinto: l'Herrenvol.k, il popolo di dominatori, che maneggiava le armi e la frusta con gli schiavi, al loro servizio, che scavavano le piazzuole, trasportavano l'acqua e sbucciavano le patate"45 • Tutto questo aveva le sue ripercussioni sullo spilito "bellico" dell'esercito. Rilevava il Comandante della 2" Armata come fossero frequenti "segni di stanchezza" nei soldati italiani, dovuti, tra l'altro, alle "frequenti azioni di rastrellamento" ed alle "continue tensioni dovute alla lotta contro gli insorti", fino a sostenere che "negli ultimi scontri contro gli insorti non vi era stato il minimo impegno nel combattimento", anzi in certi casi formazioni ital iane venivano catturate o disarmate " con eccessiva faci lità, senza perdite sul campo e con uno scarso numero di feriti"46 • Altro elemento che spingeva a togliere il velo dagli occhi, era il contatto "fisico" con il "nemico": fin dall' inizio delle operazioni in " La definizione, del soldato G. Santini, ed il brano della lettera di G. Belucci sono trane da. M. Ristanovic, la parlecipation ... ,òp. cit.,p. 16. .., Circolare Roboni n.06/650/AV. 1 luglio 194 1, lZDG. fasc.65Sfil . .. Testimonianze di Amedeo Tomisini e Leone Zanardini. citate da, J.Vujosevic, le mità partigiane italiane ne/l'esercito popolare di Liberai.ione jugoslavo 1943-/945, trad. : .St!!infl, COREMlTE 2/444. •• Relazione del capitano Francesco Flumene (Marina a Durazzo), riportata da, i\.Bartolini, Per la Patria e la libertà! I soldati italiani nella Resistenza all'estero dopo / '8 ,errembre, Milano, Mursia, 1986, p.155. •• J .Vujosevic, Le 1111ità... , op.cit., p.5. Ricordiamo che Vujosevic fu il primo Comnùssario politico del battaglione Garibaldi.
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Jugoslavia si presenta sia il fenomeno degli "irreperibili al contrappello" (le diserzioni ed i dispersi), sia - ed in maniera più rilevante quello della prigionia. ''Il fenomeno prigionia assume in Jugoslavia una particolare connotazione esistenziale nel caso dei numerosissimi italiani aggregati ai reparti partigiani e dell'esercito di liberazione in funzione di portantini - di feriti, equipaggiamenti, masserizie - specialmente nei cicli decisivi e durissimi di lotta (...) Erano gli uomini destinati a divenire portantini-po1tatori, infermieri, contadini, utilizzati in mille altri mestieri mil itari e civili, improvvisati o meno, piegati da fatica e stenti, falcidiati dalle malattie, ma capaci spesso di riassumere una propria dignità di rapporti e ruoli. Con non pochi casi di una diversa maturazione civile e prepolitica"47• Con una certa frequenza questi casi si trasformarono poi in una presenza volontaria nelle formazioni dei ribelli. La politica di quest'ultimi, a questo proposito, si dimostrò intelligente e con certi risultati. Sottolinea uno storico slavo: "Con l'aiuto di volantini e di contatti diretti. noi abbiamo cercato, fin dall'inizio, di ottenere la simpatia dei soldati e degli ufficiali delle truppe d'occupazione, in una lotta contro il nemico comune. Dei risultati eccellenti sono stati ottenuti con gli Italiani. Con volantini facevamo sapere ai soldati che li consideravamo come dei fratelli, vittime di un inganno. Nell'esigere che deponessero le armi, nel momento in cui venivano fatti prigionieri, gli lasciavamo l'alternativa tra il rimpatrio o l'unirsi alle unità partigiane"48• Non della stessa lungimiranza, umana e politica, si dimostreranno certi comandi italiani, specie dopo il 25 luglio. Qui citiamo, solo come esempio dell'incapacità di comprendere la nuova situazione e della rigidità dei meccanismi mentali delle gerarchie militari, l'episodio di Brazza. "Si avvertì però un diminuito spirito combattivo delle truppe, conseguente alla m utata situazione politica. Eloquente è il seguente episodio: il presidio di Bol (isola di Brazza) composto da due plotoni di alpini presidiari si lasciò sorprendere e disarmare in pieno giorno da una formazione partigiana. In segui-
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T.Sala, Un frame se117,0•.• , op.eh.. p.199. Vedi anche i diversi casi citati da. G.Scoui, li
battaglione degli sm1ccio11i. Milano, Mursia. 1974. ... M.Ristanovic. La parrecipa1io11 .... op.cii.. p.43
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to a denuncia al Tribunale di Guerra di Sebenico, il Comandante di compagnia, un ufficiale subalterno e 26 militari di truppa vennero fucilati"49• Così ricostruisce l'episodjo il generale Becuzzi nel maggio 1944, circa un anno dopo gli accadimenti. Ma le cose in realtà andarono in modo ben diverso. Il 5 agosto 1943, verso sera, è tutto tranquillo nel presidio di Bol, con la sola variante dei soldati in libera uscita che si sono uniti alla popolazione per festeggiare Ja Madonna della neve. La 323" compagnia presidiaria alpina è formata in maggioranza da soldati anziani, arrivati direttamente dai depositi, mentre per il servizio di polizia militare sono occupati un vice brigadiere e cinque carabinieri tutti richiamati. "Davanti all'edificio del presidio il soldato Aldo Pavese, astigiano classe 1921, monta la guardia con il suo immancabile "modello 91". D' improvviso scatta il piano dimostrativo preparato con cura dai partigiani di Brazza, affluiti nella piazza dì Bol. "Dov'è il capitano?" chiede uno sconosciuto alla sentinella e mentre Pavese sta per rispondere gli punta una pistola alla schiena e lo disarma. Decine di partigiani, saltati fuori da ogni angolo di strada, aggrediscono gli italiani che nei depositi stanno sbrigando il loro lavoro". Mentre stanno cenando vengono bloccati il capitano Banzi ed il sottotenente Raffo. "Alcuni italiani, in caserma, resistono, distruggono il cifrario e l'archivio del presidio, la vecchia mitragliatrice spara una raffica e poi si inceppa. Un capo partigiano resta ucciso, due italiani feriti". Alla fine il presidio è sopraffatto, ma gli abitanti dell'isola, per evitare possibili rappresaglie, convincono i partigiani a lasciar liberi i militari. "Gli italiani vengono quindi imbarcati su un peschereccio, per raggiungere la più vicina base". Cominciano ora le disgrazie vere per il presidio. Forse per dare monito alla truppa che " la guerra continua" il Generale Spigo, comandante del XVIII Corpo d'Armata, appena viene informato dell'accaduto, decide per un processo esemplare. L'otto agosto il tribunale di guerra sentenzia ventotto condan.. Relazione Bec11zzi. op.cit., p. IO.
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ne alla fucilazione (Banzi per "resa in campo aperto e di aiuto al nemico" , viene degradato e fucilato alla schiena; Raffo e altri ventisei soldati per "sbandamento" e fucilati al petto), e venti tre condanne a 15 anni. Per anni il padre di Banzi e le vedove di due carabinieri si sono battuti contro le infamanti accuse. Finchè il Tribunale supremo,nel 195 1, ammette il giudizio di revisione; la nuova inchiesta, con le relative testimonianze e interrogatori dei soldati del presidio e degli ufficiali dei vari comandi, fa emergere la verità e rileva la leggerezza con cui era stato condotto il processo e come i comandi non avessero ritenuto "opportuno disporre un'inchiesta". La condanna quindi "doveva" essere obbligata. La sentenza del 1953 è di piena assoluzione, per i vivi e per i motti, e disporrà anche la riabilitazione completa50 •
"' Cfr. la ricostruzione del processo di revisione fatta da L.Fossati, Una strage poco esemplare, "Il Messaggero", 2 settembre 1983. L'articolo fa parte di una serie dedicata a '·L'Italia dei 45 giorni".
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8. CONSIDERAZIONI SULLA SCELTA Qualche nota su Il ' 8 settembre. Abbiamo cercato di delineare finora il contesto, il quadro de!Ja situazione in cui si muovevano i soldati italiani alla vigilia de11'8 settembre, cercando di individuare alcuni motivi che, letti a posteriori, potessero aiutarci a leggere i comportamenti personali dopo l' armistizio . Tra coloro che si sono soffermati sull 'analizzare il perchè di quelle scelte, si possono individuare due posizioni "estreme" che per semplicità possiamo chiamare politica ed oggettivista. Partendo entrambe dall ' analisi di casi reali, cercano di privilegiare un motivo che dovrebbe assumere un senso paradigmatico. A) La prima pone l'accento sulla continuità dell'antagonismo al regime fascista, dando un forte valore al processo di maturazione politico- ideologico: "tale movimento, intenzionato a convertire i poliziotti e oppresso1i in liberatori e alleati dei popoli jugoslavi, in effetti non era né casuale né inatteso, bensì rappresentava lo stadio finale di un processo in atto tra i soldati italiani nel periodo che va dal 1941 al 1943"51 • Ancor più continuista è Ri stanovic: "si può considerare il 25 agosto 1941, giorno in cui il primo soldato italiano ha raggiunto l ' ALNY (Armata di Liberazione Nazionale Yugoslava, n.d.r.) come la data di inizio della resistenza antifascista italiana in Jugoslavia. Cos1 come la data che marca la fi ne d i questo movimento deve essere considerata il 22 febbraio 1946, giorno in cui il Comandante della Base militare italiana a Dubrovinik, il maggiore Angelo Graziani, partì per l' Italia con il suo Comando"52• In questo senso si possono collocare tutti " J. Vujosevic, Le unità.... op.cit.. p.2/3. " M.Ristanovic. La partecipatio11 ... , op.cii., p.13.
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i casi di adesione al movimento partigiano prima dell'armistizio, e quelli posteriori ad esso, dandogli un carattere personale esplicitamente antifascista. Un filo rosso legherebbe così idealmente Francesco Simonelli, il primo soldato italiano passato all' esercito di liberazione nei pressi di Gospic, a Germano Belucci, e poi a tutti gli altri passati con i titini dopo 1'8 settembre53• B) La seconda pone l'accento maggiormente sugli "stati di necessità" dovuti alle circostanze e che condizionano le scelte individuali. Vengono così superate, ed in parte questa interpretazione tende a negarle, le considerazioni e le motivazioni di carattere ideologico e politico. Si arriva così ad una ricostruzione, che dovrebbe essere "somma" di casi singoli, e che corre iJ ri schio di diventare particolarmente prosaica: " la parola epopea è da epigrafe e sta bene sulle epigrafi. Gli storici però sanno che nella storia non ci sono epopee ma situazioni di necessità a cui è giocoforza fare virtù (o vizio). A farne vizio o virtù spesso presiede il caso" 54 • Quello che dovremo cercare di fare è ricercare invece la soggettività delle scelte, ricercare il percorso autonomo dei comportamenti , scelti in coscienza o a cui ci si è adeguati, dei militari, e " Vuj osevic (Le unità ...) ricorda, per esempio, che agli inizi del 1943 si presentarono al comando della seconda zona operativa della Croazia quattro volo ntari italiani " i qu ali ne avevano fin sopra i capell i del fascismo, mentre altri d ue soldati, passati all" EPLJ. avevano ri volto un appell o agli ex comm il ito ni a "non versare inutilmente il loro sangue", dichi arando il moti vo della lo ro scelta: "noi des ideriamo la liben à dei po poli e la salvezza dell ' Italia··. L' autore ricorda anche altri casi in cui i soldati italiani passati alle formazioni partigiane si adoperarono per invitare i loro compagni a compiere la stessa scelta. Sono citati anche diversi casi di passaggio avvenuto nei giorni immediatamenti precedenti I'am1isti zio: ··nel distrello di Zumberak, il 7 settembre 1943. si consegnaro no ai pani giani di quei luoghi un ufficiale e un sottufficiale". L'autore pone più volte !"accento sulla collaborazio ne ·'anti fascista" stimolata e ricercata dal livello politico del movimento panigiano nei confronti dell"esercito italiano. so E.Liserre, Sul comribwo italiano alla Resistenza in Jugoslavia (Testimonian~ di w, reduce), in, ·'Studi Trentini di Scienze Storiche", Annata LXl,N. l ( 1982), T rento, p.1. L'autore prosegue: "nell a nascita della di visione '"Garibaldi" in Jugoslavia, il caso ha il nome e cognome di un capitano dell'83° regL di fanteria "Venezia··. Mario Riva, medaglia d'oro al V.M . all a memori a per l'Esercito Ita liano, '·junak", cioè ·'eroe", per l'EPLJ (Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo)".
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inquadrarli puntualmente nel loro conlesto, proprio per ricostru irne la peculiarità, e quindi in qualche modo il valore. Cause, concause e motivi degl i accadimenti, sempre però riferiti al dato "umano". E questo anche percbè un dato fondamentale dell '8 settembre si può isolare nella sua funzione disvelatrice, nel suo mettere a nudo gli uomini come esseri sociali, privati repentinamente del legame istituzionale. "Gli italianj si ritrovarono di colpo abbandonati dalle loro istituzionj: da quelle militari, che pure dopo il 25 luglio si erano presentate come ossatura portante, da que lle civili e, entro certi limiti, anche da quelle ecclesiastiche.( ... ) I soldati che, quasi imbambolati, dissoltasi e mortificata ben presto una prima reazione di allegria quasi che la guerra fosse davvero finita, si facevano catturare a migliaia da pochi soldati tedeschi, furono i primi a subire passivamente questo vuoto"55 • Anche se fuori dal territorio nazionale questa lettura va in parte addolcita, ci pare importante sottolineare che è in quel "vuoto" che vanno collocate le scelte, che in quel campo di tutte le cose possibili che vanno individuate quelle selezionate daciascuno. La generalizzazione sarà quindi possibile solo sulle alternative poste dalla situazione, sui grandi filoni dei sentimenti collettivi . Così le prime divaricazioni andranno sottolineate, prima che tra politicizzati e apolitici, tra truppa e quadri, tra più giovan i e più anziani, mentre tutti gli elementi ricordati ed analizzati nei paragrafi precedenti van no visti come sollecitazioni, o come "ancore", per i movimenti delle persone in quel vuoto. Furono i quadri più anziani a sentire maggiormente il crollo, avendo imparato in decenni di carriera, ad obbedire ed a muoversi secondo criteri gerarchici. La reazione fu per la maggior parte di apatia, di incapacità di iniziativa e di essere ancora il punto di riferimento per i soldati. Scrive con molta amarezza De Bernart, testimone delle vicende " e .Pavone. Fu lo sfascio, ma si riaprì il campo del possibile. Come maturarono scelte e identità. in, "Il Manifesto". 8 senembre 1983.
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di Spalato, a cui dedicheremo un paragrafo nel Primo capitolo, e sopravvissuto al lager di Wietzendorf: "una foto custodita dalla famiglia del tenente Giusiani, uno degli ufficiali italiani fucilati, raffigura Becuzzi in casco coloniale tra alcuni notabili abissini e dietro c'è scritto, di calligrafia del Giusiani: "In ricognizione a Meri Meci, oltre le prime linee. Il nostro caro papà Becuzzi, ex comandante del nostro battaglione, riceve gl i omaggi di alte personalità abissine sottomesse". Ormai Becuzzi è morto. Da questa storia si può trarre una conclusione: che il tenente Giusiani e quelli come lui pagarono il loro entusiasmo infondato, la sua, la nostra confusione nei riguardi della realtà. Alla nostra generazione sono mancati principi saldi, una sana diffidenza, uno spirito critico che vediamo con piacere incominciare a svilupparsi nelle nuove generazioni. Nutrivamo una strana ammirazione per chi aveva il comando ed esultavamo per il trionfo de11 'audacia, scambiando l'avventatezza per coraggio e la prepotenza per forza. Tendevamo alla vanteria e alla timidezza. Non per nulla alla prima occasione chiamavamo "nostro caro papà" un Becuzzi. Erano surrogati locali del "nostro caro papà" supremo, il duce" 56• L'otto settembre fu così per intere generazioni il taglio del cordone ombelicale, la dolorosa scoperta della finzione del regime. Per gli alti ufficiali, questa difficoltà di adattarsi alla nuova realtà si accentuerà anche nel periodo successivo di collaborazione con i partigiani, e questo sia per la diffidenza di questi ultimi verso delle persone che avevano ricoperto degli incarichi di responsabilità ("Così gli ufficiali si sono trovati isolati di fatto per i sospetti nei riguardi delle loro vere intenzioni. Giuseppe Maras dirà: "la figura di ufficiale e di sottufficiale è già una cattiva reputazione"57), sia per il disorientamento dovuto alla nuova tecnica di guerra ("I più disorientati erano, tuttavia, gli ufficiali di carriera, i quali avrebbero dovuto, come aveva detto Bugeaud ai suoi
"' E.de Bernart, Da Spa/(1/o a Wie1ze11dorf 1943-1945. S1oria degli il/lemmi mi/ilari. Milano, Mursia, 1974. p.2 1. " M.Ristanovic, LA pcmecipa1io11 .... op.cii.. p.27.
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uffic iali impegnati nella lotta contro Abd-el Kader, "dimenticare una parte di quello che avevano imparato"53) . Queste osservazioni ci introducono a ll ' ultima pa1te di questa introduzione.
'• H.Michcl. La guerra dell"ombra. La Resisten~ i11 Europa. Milano, Mursia, 1973, p.270. Secondo Giuseppe Angelini, ex colonnello della Re. l"addcslramemo dei corpi itali:mi
rispeno al fenomeno si basava sull'esperienza in Albania durante la prima guerra mondi:ilc cd in parte su materiale teorico: u un opuscolo compilato prima della guerra dal comando della Timavo. Le operazioni nei terreni coperti, e su di una pubblicazione del V C.d' A.. AddestrJmento all'azione nelle foreste. ··Ma la massa dclrcscrcito non era stata né addcstrma. né spirin,almcntc prcparJta a fronteggiare la guerriglia·· (F1rochi di biv,1cco in Croa:.ia. Roma. Regionale. 1946. p.308). Ricorda poi Ilio Muraca: ''Anche gli ultimi ufficiali subalterni inviati direnamente dal!" Accademia militare di Modena, nel luglio I943. in Jugoslavia non avevano la minima nozione di cosa fossero la guerriglia e la comrogucn·iglia. essendo tale materia completamcme ai.sente dai corsi di studio. forse per motivi di opportunità politica, ma sicuramente anche per grave miopia militare.. (1es1imonian1.a raccolta dall"autore).
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9. LA LOTTA PARTIGIANA ALCUNI CARATTERI GENERALI
Vogliamo qui ricordare schematicamente alcuni caratteri particolari dell'esperienza partigiana e della lotta di guerriglia che si differenziano notevolmente dal modello studiato nella Scuola di guerra del nostro esercito prima del secondo conflitto mondiale. Al di là delle tecniche di combattimento, ci interessa in particolare sottolineare che il carattere peculiare delle nuove formazioni accomuna tutte le esperienze, da quella dei fra nchi tiratori dell'esercito rivoluzionario francese a quelle dell'estremo oriente degli anni della decolonizzazione. Un teorico lo ha sintetizzato nel trinomio accresciuta mobilità - carattere inegolare del combattente - intenso impegno po1itico59, e non c'è dubbio che questo trinomio abbia creato disagio e difficoltà di adattamento per il personale militare italiano. In particolare ci sembra di poter sostenere che l'aspetto più problematico riguarda il nodo della disciplina ed il nuovo insieme di relazioni che strutturano la formazione militare. Tutto ciò si può leggere nel rapporto di ciascuno con il Commissario Politico, figura nuova e difficile da capire per il nostro esercito che aveva fatto della apoliticità una bandiera, da rivendicare a volte anche nei confronti del regime. Il Commissario politico "è il rappresentante, mandatario e delegato del governo rivoluzionario o del partito nell'esercito, ossia il rappresentante delle forze politiche che conducono la lotta rivoluzionaria e di liberazione. Egli garantisce la realizzazione di una determinata politica, culturale, istruttiva ed educativa dell'unità e con le organizzazioni politiche locali partecipa all'organizzazione e allo sviluppo delle ,. C.Schmitt, Teoria del partigiano, Milano, 1981.
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attività cli propaganda politica nei luoghi e nelle province nelle quali si trova la sua unità". Se questa è una sua definizione generale, per quello che riguarda la Jugoslavia possiamo ricordare che esso fu introdotto subito nelle prime formazioni . "Lo richiedevano le condizioni, il carattere e gli obiettivi della lotta popolare di liberazione, condotta sotto la guida del partito comunista jugoslavo, in condizioni politiche molto complesse per la liberazione del paese e la sua trasformazione rivoluzionaria (...) Nell'esercito formato dal popolo, in una situazione caratterizzata dalla presenza di contraddizioni nazionali, classiste, politiche, religiose ed altre ancora, fomentate senza alcuno scrupolo dall'occupatore e dai traditori interni, si dovette costruire e rafforzare la compattezza monolitica delle unità militari, basata sulla fratellanza e sull'unità dei popoli della Jugoslavia, sulla fedeltà dei combattenti e dei superiori agli obiettivi della gueffa popolare di liberazione e alla rivoluzione socialista. Alla guida dei lavori riguardanti l'attuazione di tali compiti nelle unità militari furono posti i Commissari politici che, di regola, erano i più maturi ed i più esperti quadri del partito. Tutte le unità militari avevano il loro Commissario Politico, dalla compagnia al corpo d'armata, nonchè gli ospedali, le scuole, i corsi d'istruzione, i comandi locali e quelli di zona". Anche se il linguaggio è molto caratterizzato e dottrinario, ci pare significativo usare questa fonte. Alla definizione dei compiti e dei ruoli del Commissario Politico, contribuì anche Tito, con una lettera indirizzata ali' organizzazione macedone del partito nel gennaio del 1943, in cui si accennava anche al rapporto con il comandante militare, definito paritariamente. Nello statuto delJe brigate proletarie si legge: "il Comando prende tutte le decisioni di comune accordo. Nel corso dei combattimenti, il comandante e il commissario politico debbono agire insieme (...) in comune con i commissari politici i quadri di comando di grado inferiore e i comandanti superiori elaborano i piani operativi, adoperandosi per mantenere alto il livello di efficienza combattiva nelle unità". Terminiamo questo inserto ricordando che tra la fine del 1941,
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nei livelli organizzativi più alti - battaglioni e brigate - e la metà del l 942, per quelli inferiori, venne introcl!otta anche la funzione di Vice commissario politico "quale diretto responsabi le dell 'organizzazione di partito nelle singole unità mjJitari"00• Torniamo ora al nostro punto di partenza, al problema che abbiamo cercato dj inquadrare, quello delle scelte. Dopo l'annuncio dell' armistizio, i tedeschi imposero agli ex alleati un 'alternativa secca: capitolare o continuare con loro a combattere. Dal canto suo, agli italiani, "il comando della ALNY lasciò tre opzioni: deporre le armj, rimpatriare o aderire alle unità partigiane"61. Gli italiani avevano poi un 'altra possibilità: tenere le armi e combattere contro tutti coloro che impedivano il ritorno in Patria62• Testimonia Giuseppe Maras: "personalmente, dopo aver preso contatto con i partigiani, sono stato posto di fronte a quattro alternative: raggiungere l' Italia a piedi dalla zona di Zara in cui mi trovavo con la loro garanzia di assistenza fino a Fiume; rifug iarmi presso qualche amico o conoscente civ ile c he mi avrebbe nascosto e sostenuto ma senza alcuna garanzia di difesa in caso di attacco tedesco; e ntrare nelle loro formazioni con uguali diritti e doveri; essere avviato verso una zona di territo1io libero dove già si era formato un battaglione di volontari italiani che operava autonomamente ma alle loro dipendenze tattiche. Per le prime due alternative dovevo consegnare armi, scarpe e cappotto (Tu te ne vai o stai al caldo - mi dicevavo - e noi dobbiamo affrontare l 'inverno in montagna). Scegliendo le altre due
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Cfr. la voce ..Commissario Politico·· della Enciclopedia Militare Jugoslava. Belgrado.
1965 (conservata in. COREMITE 2/447 tradotta da C.Steinfl). •• M.Ristanovic. lA parrecipa1io11 ...• op.cii .. p. 123. ., Assume forma paradigmatica di questa scelta. come a volte accade per le opere di letteratura. il romanzo di Manlio Cancogni. li ritorno. Milano.Rizzoli, 1974, che ini zia significaùvameote: ··sono runico superstite del banaglione Campagrina andato disperso in Bosnia nel '43. L·armistiz.io deU'8 settembre ci sorprese nell'alta valle della Piva. Nessuno ha raccontato la nostra storia. La racconterò io, cominciandola dalla fine di agosto di quetranno. quando arrivai al campo di Staroselo...
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La Resistenza dei militari ifaliani in Dalmal.ia
alternative conservavo tutto, effetti personali compresi" 63• In questo ventaglio di possibilità in.fluisce sicuramente il caso, l'insieme delle condizioni materiali oggettive, ma soprattutto conta anche ]a reazione personale, "morale", dovuta al senso dell'onore, alla riscoperta di un proprio orgoglio, al riscatto individuale, alla difesa della propria dignità, di uomini e di soldati. "Meglio condizioni durissime che mettano il nostro popolo di fronte alla realtà che un ' altra serie di mezze misure e di compromessi, che ci tolga la dignità di vivere"64• E se è vero che solo per una minoranza questa spinta si concretizzerà in una partecipazione attiva alla lotta di liberazione jugoslava, è anche vero che questo sarà uno dei motivi della "Resistenza del fùo spinato", l' aiuto a non cedere al ricatto della RSI per la maggioranza dei prigionieri internati militari. La nuova guerra perderà così ogni carattere di fascinazione, ed avrà tanto più valore, come esperienza individuale e collettiva del processo di riscatto italiano, quanto più sarà intesa e recepita come testimonianza e sacrificio: "Il vero eroismo è silenzioso, e noi del resto eravamo n per riparare ad una non eroica aggressione"65• In un memorandum del 19 ottobre 1943, il Q.G. delle Forze Alleate scriveva, a riguardo delle conseguenze della capitolazione italiana, che "il destino delle divi sioni che si trovavano in 6' G.Maras, Situazione miJitare prima dell'armistizio, in, Ouo seuembre /943. Italia e Resistenza europea, Treviso, Cassa di Risparmio, 1985, pp.189-199, p. 195. Ricordiamo che G iuseppe Maras, Medaglia d'Oro al Valor militare italiana, è stato il comandante della Brigata Italia in Jugoslavia dalla sua costituzione (28 ottobre 1944} fino al tem1ine delle operazioni militari . .. F.Marin, la traccia sul mare. !)iario e feuere ( 1936-1943), a cura di, A.Vemier, Milano, Scheiwiller, 1966, p.258. Scritto poco prima di morire da un giovane ufficiale italiano in forza nei Balcani, è comunque espressione di un sentimento più generale nella Resistenza. Alban Vistel sosùene che "la Resistenza era, prima che un fenomeno politico, un fenomeno morale'·. E ancora souolinca: "era una volontà, non un dato di fatto; non offriva che un dovere, non prometteva nemmeno una pausa; affermava la vinù dell'intransigenza; per ognuno dei resistenti l' impegno comportava una rottura con la mediocrità del passato, il rifiuto del confonnismo, del!' ingiustizia, della degradazione; era un avvenimento di ordine spiri tuale" (L'Hérirage spirir11e/ de la Résisra11ce, Lione, 1955, citato da H.Michel, La guerra... , op.cit., p.242). M E.Liserre, /f verde Lim (Montenegro 1943-45), manoscriuo biografico conservato in, COREM ITE 2/31 O, p.28.
81
lmrod11zio11e
Jugoslavia ed in Albania è meno certo. Alcune sono state disarmate dai tedeschi e dai croati, altre dai partigiani, che probabilmente preferivano l'equ ipaggiamento italiano alla cooperazione degli italiani. Ele menti isolati si sono uniti ai tedeschi mentre in altri casi forze considerevoli sono riuscite ad unirsi ai partigiani. E' chiaro che in ogni territorio controllato dai tedeschi le formazioni italiane hanno rapidamente perso coesione e identità individuale con il risultato che non è poss ibil e rendere compl etamente conto di una qual s iasi Divisione. Di conseguenza la tavola di distribuzione nel paragrafo seguente dovrebbe essere considerata come solo approssimativa" 66• I dati citati successivamente nella stessa fonte parlavano, per la Jugoslavia e l'Albania, di 11 division i disarmate dai tedeschi, 6 disarmate dai partigiani, e di 3 che collaboravano con questi ultimi. In particolare, per il nostro settore, la tabella riportava questo elenco:
UNITA'
COMMENTO
ZONA
ISONZO
Disarmata dai partigiani Elementi ora assorbiti dai partigiani
NOVO MESTO
BERGAMO
Maggior parte della divisione disarmata dai partigiani. Elementi evacuati nell ' Italia meridionale
SPALATO
MESSINA
Ritenuta smembrata dai tedeschi e dai partigiani
METKOVIC
Memorandum a J.l.A. Centro di ricezione Washington DC, siglato AFHQ, AC/S, G-2 8 _389. I75.0 "Il presunto stato attuale dell ' ex esercito itaJjano" , conservato (in copia) in, COREMITE 9/81. 66
82
La Resiste117.0 dei militari Italiani in Dalmazia
CACCIATORI Disarmata dai tedeschi ALPI Arresasi ai tedeschi dopo MARCHE
una coraggiosa resistenza
LOMBARDIA Disarmata dai partigiani MACERATA
LJUBLJANA DUBROVNIK
"
"
"
KARLOVAC OGULIN SENJ
MURGE
Disarmata dai partigiani. Elementi assorbiti dai partigiani
ZARA
Disarmata dai tedeschi
EUGENIO SAVOIA
Destino sconosciuto. FIUME Probabilmente disarmata dai tedeschi.
ZARA
Confrontando queste informazioni con quelle tratte dalle fonti italiane, tedesche e jugoslave, oltre che con quelle contenute nel panorama della produzione storica a riguardo, cercheremo di colmare quelle "approssimazioni" dichiarate nel documento citato, avviandoci così a ricostruire le vicende dei soldati italiani che l'armistizio sorprese nel settore che stiamo considerando. Si vedranno così sia i comportamenti collettivi, delle Grandi Unità e anche dei singoli reparti, che i percorsi individuali, nel momento della crisi ed in quello della risposta.
CAPITOLO PRIMO LE VICENDE DELL'ARMISTIZIO
N. 7 SETTORE V I CDA
~
\
1
COMANDO VI
••
-.......,.
GlosTA
....
CORPO D'ARMATA
DIV MARCHE
2
*
DIV MESSINA
FORZE
\
PARTIGIANE
7.\DIV SS PR INZ EUGEN
( MELEDA
·,.. ....,,,,··
Le vicende dell'armisti::.io
87
Vediamo ora di ricapitolare la situazione delle truppe italiane alla vigilia dell'8 settembre. Abbiamo già ricordato che le Grandi Unità schierate nel settore di nostra competenza dipendevano da due diversi centri di comando: il Comando Supremo, per tramite del Gruppo Armate Est, per quello che riguarda il VI Corpo d' Armata (Dalmazia meridionale), e Jo Stato Maggiore del Regio Esercito per quello che riguarda la 2" Armata (V, XI e XVIII Corpo d'Armata), in quanto dislocate su zone considerate territori nazionali. Possiamo ora scendere più in dettaglio partendo dal settore più rneridionale1 :
I A meno di specifiche precisazioni i dati sono traili da M. Torsiello, Le operazioni ..., op.cii..
Le vicende del/'armisthio
91
1.1 IL VI CORPO D'ARMATA La sede del Corpo era Ragusa, ed esso aveva il compito di presidiare l'Erzegovina e la Dalmazia meridionale. Agli ordini del generale Sandro Piazzoni, con il colonnello Carlo Cigliana Capo di S.M., erano posti 28.000 uomini cosĂŹ distribuiti:
* Truppe e servizi del C.d' A. - 6° reggimento artiglieria p.c. - due battaglioni mitraglieri
-
- gruppo squadroni carri L "San Marco" - un gruppo appiedato "Cavalleggeri di Aosta" - CCCXLII battaghone costiero - CCXI battaglione territoriale - un reparto presidiario - unitĂ minori
- Delegazione di Intendenza - un autoraggruppamento - elementi dei servizi
92
La Resistenza dei militari Italiani i11 Dalmazia
* Divisione di fanteria "Messina" - 93° reggimento fanteria - 94° reggimento fanteria - 2° reggimento artiglieria da campagna - XVIII battaglione mortai
- XVIII battaglione genio - 52" sezione carabinieri - 53" sezione carabinieri - 2 compagnie Guardia di Finanza (XIV battaglione) - una legione di milizia - elementi minori - unità de.i servizi - per ragioni operative le era stato assegnato anche il Comando dellla XX:Vill B1igata costiera. La sede del Comando (generale Guglielmo Spicacci, Capo di S.M. Tenente Colonnello Gioacchino De Martino) era Metkovic, e doveva presidiare il settore Narenta, con fronte a terra, ed il sottosettore costiero. Risultavano così sotto controllo la penisola di Sabbioncello, l'isola di Curzola (con altre mi nori), una parte di costa in corrispondenza di Ploca, ed i territori d i Metkovic, Tasovcic, V rgorac.
* Divisione di fanteria "Marche"
,
Le vicende dell'armistizio
93
- 55° reggimento fanteria - 56° reggimento fanteria - 32° reggimento artiglieria da campagna
- 40" legione milizia - unità minori - unità dei servizi - sa rebbe po i s tata rinforzata da f orze della divi s ione "Taurinense": (btg. alpino "Pinerolo" e una batteria da montagna del 1° artiglieria da montagna). La sede del Comando (generale Giu seppe Amico, Capo di S.M. Tenente Colonnello Mario Blais) era a Ragusa, e le forze di visionali erano anche schierate a Gravosa, Trebinje, Duzis, Zavala, Ravno, Poljice, Slano
* XXVIII Brigata Costiera - nel settore costiero erano state costituiti sei zone di schieramento difensivo antisbarco2 : - Curzola (con Lagosta) - Sabbioncello (inclusa Meleda) - Ploce
1 Ragusa nella guerra di libera,.ione e rivoluzione socialista 1941-45, Biblioteca di Studi dell'lSMOD, Spoleto. 1985, trad. C.Steinfl, conservato in COREMITE 2 / 446, p.26; M. Torsiello, le opera:;ioni... , op.e it., p.408.
94
La Resiste11w dei militari Ita/ia11i in Dalmazia
- Settore occidentale - Ragusa - Settore orientale Le forze di questi singoli settori univano esercito e artiglieria costiera su delle posizioni appositamente fortificate3 • Questo schieramento del Corpo d' Armata lo metteva quindi a contatto con la 2" Armata a Nord-ovest (XVIll C. d' A. - Div. "Bergamo"), con il XIV C. d ' A. a Sud-est (Div. "Emilia" in Montenegro), e con forze tedesche nell' entroterra (7" Divisione da montagna corazzata SS."Prinz Eugen" agli ordini del generale Ritter von Oberkampf, "robustamente armata e ricca di artiglierie" per un totale di 25.000 uomini)4. Nel territorio di competenza del VI Corpo erano poi presenti il Comando Aviazione Slovenia - Dalmazia (con sede a Mostar e 3 squadriglie dislocate in aeroporto), e due Comandi Marina (Ragusa-retto dal Capitano di Vascello Alfredo Berardinelli- e Ploche - Capitano di Fregata Carlo Fecia di Fossato), entrambi dipendenti dal Comando Militare Marittimo della Dalmazia (Ammiraglio di Divisione Antonio Bobbiese). La situazione sociale e politica del territorio sotto controllo del VI Corpo si può definire emblematica per la compresenza di una pluralità di attori e di comportamenti non sempre chiari di ciascuno di essi. Oltre alle formazioni regolari italiane e tedesche erano poi presenti, e armate, forze dell'esercito croato (6" Divisione a Trastano, due reggimenti a Trebinje e Vrgorac, tre battaglioni alle dipendenze della "Messina"), reparti di ustascia, formazioni cetniche (che godevano della protezione e del finanziamento dei Comandi italiani) e infine le formazioni partigiane che facevano riferimento a Tito. Solo verso queste ultime era chiara e costante la politica di ostilità, tanto che scontri e azioni si susseguirono fino all' 8 settembre5•
l J.Vasilievic, La Marina del/' EPLS, Belgrado V .z., 1972, p.97. • Relazione Piauoni, USSME, Roma. ' Ragusa..., op. cit., p.6.
' Ragusa..., op. cit., p.6.
,
Le vicende dell'armistizio
95
Per quello che riguarda la capacità operativa, dobbiamo ricordare che il VI Corpo risultava molto frazionato (alcuni battaglioni erano poi isolati fisicamente dal mare) e risultava poi separato dal XIV Corpo di stanza in Montenegro a causa dello schieramento di forze tedesche nell'aeroporto di Gruda (circa 17 km a sud di Ragusa, ai confini con la regione di Cattaro). Torsiello rileva poi che "la forza media dei battaglioni non superava i 400 uomini ciascuno; diversi mortai per fa nteria e pezzi di rutiglieria erano inefficienti perchè abbisognevoli di riparazioni; le batterie da campagna disponevano in media di soli tre pezzi efficienti ciascuna"6 • Nel periodo dei 45 giorni l'oggettiva ambiguità della posizione italiana si dimostrò anche in questo settore: mentre si stavano applicando le timide indicazioni di un certo sganciamento dai tedeschi (applicazione delle direttive verbali dello S.M.E. per prev~nire azioni ostili degli alleati e di concentramento delle truppe in vista di un eventuale ripiegamento), contemporaneamente si concedeva agli stessi la zona deU ' aeroporto di Mostar, con un indebolimento delle possibilità di controllo e movimento della "Messina" 7• Le fonti j ugoslave tengono a sottolineare il legarne tra le operazioni di ripiegamento (con il possibile ritorno a casa intravisto dai soldati) ed il calo del morale della truppa 8• L'avvicinamento al mare come inizio di una pos-
• M. TorsieUo. Le operaiioni... , op.cit., p. 398.
' Relavo11e Cigliana, USSME, Roma Si era venuta cosl a creare un'esplicita divergenza volontaria tra Piazzoni e il generale Rosi sull'opponunità di questa concessione. Il Comando Supremo appoggiò la tesi del Rosi. Si può ricordare che una re.tazione del Comando tedesco diretta al Collegamento
presso il Gruppo italiano Annate Est. del 15 senembre 1943 (conservata in COREMITE 2 / 445). sottolineava come "L'eccellenza Rosi si premurava sempre di comportarsi amichevolmente verso il Comando tedesco per il CoUegamento e ven;o il Comandante del Sud-est". • Cirando le relazioni della Gendarmeria, gli autori del citato saggio Ragusa... sostengono la rilevante frequenza di casi di indisciplina, con numerosi casi di allontanamenti dalle sedi, a cavallo tra la fine di agosto e l'inizio di settembre. 9
Relazione del Comando Gendarmeria n. 1041 del 3 settembre 1943, in Archivio Istituto
Movimento Operaio Dalmata, inventario 21323.
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La Resistenza dei militari lta/ia11i in Dalmazia
sibile evacuazione dalla zona sarebbe dimostrato dall'esame del movimento marittimo del porto di Gravosa di quel periodo9; ne deriva poi l'ipotesi di un possibile passaggio di poteri concordato tra italiani e cetnici per permettere ai pri mi di organizzare le operazioni di rientro. Citiamo questa interpretazione degli storici jugoslavi, anche se non sufficientemente comprovata da aJtri documenti, in quanto per essi questo spiegherebbe la pecul iarità della situazione di Ragusa dove "ai tedeschi venne opposta una resistenza armata" 10• Le vicende successive all'armistizio che videro coinvolto il VI Corpo si possono dividere in due fasi temporali, una prima che va dal suo annuncio al giorno 11, la seconda che parte dalla notte sul 12. In questo settore fu il prefetto di Ragusa a dare la prima notizia dell'armistizio fi rmato dall ' Italia: lo comun icò, verso le ore 19, al generale Piazzoni che poi ne ebbe conferma circa un 'ora do po attraverso l'asco lto del proc lama de l Maresciallo Badoglio' 1• Come in altre parti alla comunicazione della radio dell a notizia, "i soldati e g li equipaggi delle navi erano pervasi dall 'entusiasmo per la fi ne della guerra e dalla speranza di poter finalmente tornare a casa" 12• Ma come altrove le cose si incaricheranno di disperdere quel-
10
Ragusa ..., op.cit., p. l.
" Questa ricostruzione del Torsiello sembra contraddetta dalla testimonianza del capitano Gualtiero Ghizzi. addetto come interprete al Comando della Div. Marche, che riportava: "Alle ore 17 circa dell'8 seuembre 1943 al Comando Divisione Marche giunse la notizia della capitolazione dell'Italia e del proclama di Badoglio. Passato il momento di sorpresa tutti ebbero la visione chiara che l'alleato diveniva improvvisamente il nemico più acerrimo. li Generale Amico, comandante la Div.Marche, diramò un ordine a tuui i dipendenti presidi di aprire il fuoco al minimo tentativo di prepotenza da parte delle truppe tedesche". in, Diario Storico
Divisione Garibaldi, ouobre 1944, Verbale. Ali. 43. rac. 2297. USSME, Roma. 12
Ragusa ... ,op. cit., p. 9. Ricorda poi un soldato italiano che a Ragusa notò "in quel
giorno molta confusione". Interrogatorio del brigadiere dei carabinieri Corrado La Rosa sfuggito ai tedeschi, in, Diario storico della Divisione Garibaldi seuembre 1944. conservato in USSME. Roma. racc. 2297.
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Le vicende dell'armisti:.io
97
le speranze. Le prime misure adottate dal Comando del Corpo, e che furono concordate con il Gruppo Armate Est (che concesse come rinforzi quelle fo rze della "Taurinense" che abbiamo ricordato sopra), consistevano nella predisposizione delle due divisioni al concentramento a Ragusa: in particolare alla "Messina" fu assegnato il compito di concentrarsi a Metkov ich, garantendo l'evacuazione ordinata dei pres idi, per poi ripiegare nel capoluogo, mentre alla divisione "Marche" spettava di controllare gli accessi a Ragusa dalle direzioni di Bileca e Gruda 13 • Ancora, "le autorità militari presero le dovute misure per salvaguardare l'ord ine ed in breve uscirono per le strade forti pattuglie appoggiate da mezzi corazzati. Il pattugliamento veni va effettuato nella zona d i OmblaGravosa-Lapad-Sv. Jakov. In breve la città divenne deserta perchè la popolazione si era ritirata nelle case e sulle strade, oltre alle pattuglie italiane, non vi era nessun altro" 1J. Dal canto loro i tedeschi , dopo aver disarmato gli itali ani lungo la Neretva tra Mostar e Caplj in a' 5 , comun icarono, per mezzo del Console italiano a Mostar, l' in tenzione di muovere su Ragusa, nella notte sul 9, per assumere il controllo di tu tta la fasc ia costiera. Vedremo in seguito l' andamento delle fasi successive nel settore di Ragusa, quando analizzeremo la reazione opposta dai militari delle due divisioni "Marche" e "Messina". Passiamo ora invece, risalendo geograficamente verso il nord, ad affrontare le vicende dellla 2" Armata, iniziando dal suo settore inferiore.
•J
Relazione Testa, USSME, Roma. Il Tenente Colonnello Pietro Testa era sottocapo di
S.M. del VI Corpo.
" Ragusa..., op.cit.. p.10. " Documento GEB AKXV, op.cit., p. I.
N. 8 SETTORE XVIII CDA
FORZE ITALIANE ~ DFZ *
DFB
DIVISIONE FAN TER IA ZARA Il
li
FORZE TEDESCHE
n
....
114A CACC I ATORI
DIV PRINZ EUGEN
BE RGAMO
le vicende delf'armis1izio
101
1.2 IL XVIII CORPO D'ARMATA Anche in questo caso comjnceremo dando un rapido sguardo alla struttura del Corpo d'Armata. La sede del Comando era stata spostata da Spalato a Zara solo a partire dal 3 settembre, ed al momento dell'armistizio il trasferimento non era stato del tutto completato, rimanendo a Spalato i comandi genio e artiglieria, le direzioni dei servizi e gran parte del quartier genera le. Comandava il C. d ' A. il Generale Umberto Spigo, mentre era Capo di S.M. il Colonnello Pietro Barbero; i compiti di presidio si estendevano sui territori del Governatorato della Dalmazia: comprendevano quindi le provinc.ie di Zara e Spalato, sulle quali erano disposte le seguenti unità:
* truppe a disposizione del C.d' A. e di rinforzo 60° raggrupamento artiglieria da posizione CIII gruppo G .a.F. 4 ° reggimento bersaglieri 11 ° reggimento bersaglieri 2° raggruppamento cavalleria (gruppi "Saluzzo" e "Aosta") unità varie unità dei servizi
* Divisione di fanteria " Zara "
102
LA Resiste nza dei militari Italiani in Dalmazia
291 ° reggimento fanteria 292° reggimento fanteria 158° reggimento artiglieria da campagna unità minori unità dei servizi La sede del Comando (generale Carlo Viale, Capo di S.M. Ten. Col. Mario Gianani) era a Zara, e la divisione presidiava la provincia omonima (lungo un fronte di 100 km) con presidi piccoli e numerosissimi, più un distaccamento nella zona di Knin (formalmente nello Stato croato) a più di 100 km dal Comando. La sua capacità operativa. risentiva così della volontà politica di tenere occupato tutto il territorio annesso anche a costo di utilizzare "forze inadeguate" 16•
* Divisione di fanteria "Bergamo" 25° reggimento fanteria 26° reggimento fanteria 4 ° reggimento artiglieria 89A legione CC.NN. unità varie unità servizi La divisione era dislocata nel territorio della provincia di Spalato, con distaccamenti nelle isole e nel settore di Sebenico 1 •
,
Relazione Viale, Generale comandante la Divisione Zara, USSME, Roma.
N. 9 SETTORE SPALATO - DIV. BERGAMO
1 14 DIV CACCIATORI
I • I 1 2 3 4 5 6 7 8 9
DRN IS SEBENICO ROGOZNICA TRAU SPALATO KLISSA SIN Y ALMISSA
SETTORE DIV BERGAMO FORZE TEDESC HE 4 ZONA OPERATIVA PARTIGIANA
MAKARSK A
10DUGI RAT
11
-·-
TR ILJ
IMBARCH I
104
La Resistenw dei militari ltalia11i in Dalmazia
e poteva disporre di circa 20.000 uomini , tra effettivi della "Bergamo" (11.000), elementi in transito (1.000) e elementi del XVIII Corpo (8.000) 17 • Sede del Comando (generale Emilio Becuzzi, Capo di S.M. colonnello Cincinnato Boschi) in Spalato. 11 XVIII Corpo d' Armata, per la cessione della divisione celere "Eugenio di Savoia", era così rimasto con solo due divisioni di fanteria, con organici ridotti e con una sensibile insufficienza di mezzi corazzati e artiglierie. Le sue forze, in più, erano frazionate su un centinaio di presidi, di cui quelli relativi ai centri più grandi (come per esempio Zara, Spalato, Sebenico) avevano forze ridotte (prevalentemente servizi), essendo occupate nei presidi più esterni (Knin e Drnis) ben cinque battaglioni. In queste condizioni il Comando del C. d' A. aveva premuto per iniziare una manovra di concentramento delle proprie forze presso la costa ed entro una zona meno estesa. Ma la 2" Armata, alla data dell'8 settembre aveva autorizzato solo il ritiro dal presidio di Zadvarje (zona di Almissa), mentre per gli altri presidi più esterni si stavano ancora conducendo trattative con i tedeschi. Risultava così, all ' annuncio dell'armistizio, una situazione di contatto tra forze germaniche e presidi italiani nelle località più lontane. A Knin, accanto al presidio italiano, si ri scontrava la presenza di forze croate (un battaglione secondo Torsiello, due secondo il ten. col. Lalli) 18, mentre l' intera zona di Zara era sotto il raggio di azione della l 14" Divisione cacciatori tedesca e su Spalato gravitavano da sud forze della "Prinz Eugen". Per quello che riguarda le forze partigiane presenti nel settore esse erano divise in due archi che avevano al centro, rispettivame n te , Zara (e lementi delle II, VII, VIII e XII Bri gate "Krajiska"; odred di Zara Vecchia, Litorale, Sebenico, Rogosnica, Dalmazia sett., III della Lika, Dinara) e Spalato (elementi della VI e X " La Relazione Bccuzzi, già citata. ci pennette di ricostruire l' intera dislocazione delle truppe nel tenitorio di giurisdizione della Divisione Bergamo. 14 Relavone Llllli, tenente colon.nello dell' 11° bersaglieri di stanz.1 a Knin., USSME. Roma
,
Le vicende dell'armistizio
105
Brigata "Krajiska"; del II Btg. e ITI Brigata "Dalmata"; odred di Muc Spalato, Kanesnic), per un totale di circa 9.000 uomini inquadrati'9 • A differenza del paragrafo precedente, tratteremo estesamente le vicende di questo Corpo d' Armata a partire dal periodo dell ' armisti zio fino al suo completo sfaldamento, data la particolare si tuazione in cui il settore si è venuto a trovare. Vedremo così separatamente le vicende de] Comando del XVIII C. d' A. e poi quelle della divisione "Zara", per ferma re infine l' attenzione sulla "Bergamo" e sugli avvenimenti succedutisi nella zona di Spalato. A) L'8 settembre del Comando del XVIIl C.A. La linea operativa in cui si andava muovendo il C.d' A. anche prima dell ' annuncio dell ' armistizio, prevedeva i seguenti provvedimenti: alleggerimento dei depositi e dei servizi; sgombero degli enti territoriali non indispensabili; rimpatrio dei civili; predisposizione per un even tu ale ripiegamento verso nord - ovest (V Corpo); progettazione e predisposizioni di interruzioni stradali. Alla notizia radio dell' armistizio il Comando, secondo la ricostruzione di Armani, in attesa di ordini superiori, dispose: " 1) che fosse disposto per l'applicazione della "memoria 44" per l' O.P. del Comando Supremo (resistere ad attacchi, da parte di qualsiasi nemico); 2) che continuasse la lotta contro i partigiani evitando ogni fraternizzazione con essi; 3) che i reparti fossero tenuti strettamente alla mano; 4) che fossero attuate misure rigorose per il manten imento dell ' O.P." 20•
Il mattino del 9 settembre giungeva dal Comando del1 ' Armata la fra se co nvenzio nale " app li cate memo ria 44 per l ' O.P. Superesercito", ed in seguito ad essa il generale Spigo dispose
•• Gli avve11i111e11ti militari della 2A Armata mi/i/{/re della Slovenia Croazia e Dalma~ia dopo /'8 senembre, monografia dattiloscritta del Colonnello Arman i, USSME, cm. L9, racc. 015, f.2. ali.I e 2. "' Idem, p.77.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
per il ripiegamento su una direttice adiacente alla costa dei presidi più esterni: in particolare i reparti di quello di Knin dovevano muover si su Chistagne, quelli di Drnis muoversi verso Konjevrate, i] presidio di Signo su Spalato, mentre si doveva attuare anche il recupero delle batterie mobili e dei presidi costieri di Dugi Rat, Almissa, Makarska e Podgora. Ma come abbiamo visto sopra, questi presidi erano a diretto contatto con le forze tedesche e, pertanto, questi movimenti non poterono essere attuati, costringendo il Comando ad emanare nuove disposizioni che prevedevano l'assunzione dello schieramento ideato per le teste di sbarco a Zara, Sebenico e Spalato. Fonti tedesche testimoniano che il 9 settembre "forze di occupazione italiane Makarska e Podgora disarmate da Ustasci"21 • Ad aumentare la difficoltà della situazione, e la confusione, giunse nella serata del 9 settembre, verso le 19, un telescritto dal Comando della 2" Armata,che recitava: " 15372 nell 'applicazione memoria 44 attenersi criteri energia, senza ricorrere mezzi estremi. Quanto sopra seguito evolversi situazione. Gen. Robotti" 22 • Come fosse possibile coniugare in quella situazione l'energia a dei provvedimenti non estremi per applicare la memoria 44 non doveva essere poi così chiaro, tanto che il generale Spigo cercò nella notte, invano, di avere maggiori delucidazioni. I movimenti tedeschj, nel frattempo, erano ben più decisi: muovendosi verso sud, truppe tedesche accerchiarono e bloccarono il presidio italiano di Kistanje, composto da] comando del 291 ftr. e dal 1/291. Anche il plotone di stanza a Roskj Slap subì la stessa sorte. Nei contatti, a mezzo radio telefono, tra Robotti, che si stava recando da Susak a Lussino, e Spigo, il primo suggeriva di "trattare, all'occorrenza, con i tedeschi affinchè nei maggiori centri urbani l'ordine pubblico rimanesse affidato alle autorità militari
" Telex del Comando Generale XV Corpo d'Armata Alpino R.O. 4804/43 delr 11 settembre 1943, COREMITE 2/807. " Gli avveni111e111i... , op.cii., p.78.
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Le vicende dell 'annistizio
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italiane" 23 • E cos1, quando il pomeriggio del IO giunse in zona il Comandante della 114" divisione cacciatori tedesca, il generale Spigo concluse con esso un accordo che prevedeva il concorso italiano alla difesa della cinta fortificata di Zara ed al mantenimento dell 'ordine pubblico nelle città di Zara, Spalato e Sebenico. Questa intesa, che doveva valere su tutto il territorio del Corpo d' armata, segnava così una subordinazione ai tedeschi ancora due giorni dopo l'armistizio, e r,e ndeva, come minimo ambigua, la posizione delle truppe italiane. Tanto ambigua che mentre il generale Spigo diramava un comunicato di questo tenore " in base perfezionamento accordi con comando tedesco, le truppe italiane conservano le armi ed i materiali", il suo capo di S.M., Colonnello Barbero, comunicava al Generale Robotti che gli accordi stipulati con i tedeschi "prevedevano la cessione di tutte le armi e materiali, il disarmo delle truppe e la consegna di tutte le navi esistenti nei porti della Dalmazia"24 • Per l' Armani, quella comunicazione alle 16.30 del 10 settembre segnava la fine dell'esistenza in quanto tale del Comando del XVIII Corpo d'armata. Che il governo degli avvenimenti fosse ormai in mano tedesca è dimostrato dal fatto che, mentre il comando italiano emanava disposizioni circa l'obbligo per le truppe di circolare inquadrate e per gli ufficiali della convivenza al rancio, il Comando della 1 14" divisione cacciatori faceva affluire in zona nuovi carri armati ed emanava anche disposizioni prescrittive relative all'ordine pubblico. La situazione si chiari definitivamente il giorno 14 quando il
comando tedesco decise per l'espulsione vera e propria degli italiani da Zara: "per domani 15 settembre 1943 è prevista la partenza per Trieste di un piroscafo per complessive 500 persone. Prego comunicare l'elenco delle persone che devono prendere imbarco su detto piroscafo. Il comando del XVIII C.A. con circa :1 Rela::.ione Costamagna. colonnello del comando 211 Annata. USSME. Roma. '' Gli al'l'e11i111e111i... , op.cii,. p. 20.
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250 uomini. D'ordine f.to Magg. Teissl,,25• Il comando ed il Quartier Generale del Corpo si imbarcarono così su i piroscafi Sansego e Ugliano, raggiungendo prima Pola e poi, il 18, Venezia. Il 19 settembre, poco più di 40 giorni dopo aver perorato la condanna esemplare per il presidio di Brazza, il generale Spigo scioglieva il comando, mettendone in libertà i componenti. B) V armistizio e la "Zara" Come abbiamo già ricordato la divisione ''Zara", agli ordini del generale Viale, oltre a controllare la provincia annessa, aveva anche un suo presidio a più di lOO km verso est, nella città di Knin. Quest'ultimo distaccamento, comandato dal generale di brigata Francesco Giangrego, comprendeva un reggimento bersaglieri ( 11 formato dai btg. XV e XVII, dalla 111 A cp. motociclisti e da un plotone cann. 47/32), il btg. "Cadorna" (I/292 ftr.), il comando del II/ 158 rgt. art. e una btr. e mezzo dello stesso gruppo; come abbiamo già visto gli italiani erano direttamente in contatto con forze croate. Le restanti truppe della divisione erano sch ierate lungo la linea di confine dalmata per un totale di 23 distaccamenti su un centinaio di chilometri di fronte. In particolare a Zara erano presenti, assieme al Comando ed al Q.G., reparti del genio, del 158 rgt. art., servizi e l' autoreparto, mentre nella zona di Kistanj e era dislocato il 291 rgt.ftr., in quella tra Bencovazzo e Obravazzo il II ed i l III/ 292 rgt. ftr., ed a Zaravecchia quasi tutto il btg. bersaglieri "Zara". La ricostruzione degli avvenimenti della divisione nel periodo armistiziale si può fare ricordando separatamente i due settori di Kn in e di Zara. Settore di Knin. Anche in questa zona le vicende precedenti 1'8 settembre dimostrarono la miopia tattica a cui i Comandi periferici erano costretti
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Relazione Spigo. generale comandante del XVIII C.A.• USSME, Roma.
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dalJa mancanza di informazioni sulla linea e sugli intendimenti strategici degli vertici mili tari italiani. Il 5 settembre, al generale Giangrego si presentò il comandante della 114A divisione cacciatori, generale Eglsser, accompagnato dal ministro dello Stato croato per le miniere. Essi comunicarono l'intendimento tedesco di muoversi per il presidio delle miniere del Promina, nei pressi di Dmis, e di controllare il campo di aviazione di Nadin (zona Zemonico a circa 12 km. da Zara in direzione sud-est). Il comando dell 'Annata, a cui Giangrego si era rivolto, autorizzò il movimento delle forze tedesche che si mossero nella mattinata del 6 attraversando la zona di Knin e tagliando di fatto la linea di comunicazione terrestre con Sebenico e Spalato. "La sera del1'8 settembre il comandante militare di stazione di Knin si precipitava nell'Ufficio del gen. Giangreco annunciandogli, eccitatissimo, che la radio croata aveva comunicato che l'Italia aveva chiesto l' armistizio. Chieste informazioni per radio al Comando di divisione, veniva risposto che nulla si sapeva a Zara''26. Nella tarda serata si dispersero in campagna le formazioni cetniche dipendenti dai comandi italiani, mentre il comandante del presidio di D mis veniva contattato dai tedeschi per continuare la guerra al loro fianco. Il mattino del 9 al Giangreco pervennero due richieste: la prima da parte del comando tedesco per permettere iJ libero attraversamento di tutto il territorio per le loro forze; la seconda da parte del comando divisionale che ordinava il ripiegamento verso sud-ovest, con prima posizione di schieramento a Komiewrate. Sulla base di questo ordine, il comandante italiano contattò i tedeschi per verificare se il movimento delle truppe italiane avrebbe trovato l' opposizione degli ex-aUeati, ma non ricevette risposta. Nel frattempo la città veniva pattugliata e controllata da reparti corazzati tedeschi, mentre il battaglione croato, con atteggiamento ostile tagliò la strada tra il Comando italiano e la caserma dell ' 11 bersaglieri. Una breve riunione dei quadri italiani verificò la situazione senza via di uscita e constatò che "la resa di Knin, per quanto non chiesta, era avvenuta di fatto''27, sull'imbrunì-
,. Gli avve11i111e111i... , op.cii.,p.83.
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re del 9 settembre. Utizzando come fonti le relazioni del personale militare presente al presidio, l' Annani sostiene che solo pochissimi elementi si schierarono con i tedeschi, poco più di 200 italiani - tra truppa e ufficiali - passarono alla guerriglia partigiana con i cetnici, mentre Ja maggior parte, dopo essere stata disarmata, fu avviata, secondo l'itinerario Bihac - Zagabria- Monaco, il 15 settembre (lo stesso giorno in cui il Comando del C.d' A. si imbarcava per l'Italia) verso la prigionia in Germania: prima tappa del calvario, Wietzendorf.
Settore comando Zara. La prima misura presa dal Comando Piazza, appena pervenuta la notizia dell'armistizio, fu quella di disporre il rientro nel capoluogo di tutti i numerosi presidi esterni, ma data la notevole distanza dei presidi e la scarsità di mezzi di trasporto, solo il presidio Zaravecchia (btg. bers. Zara) potè compiere il ripiegamento in serata, e all'alba la manovra fu compiuta anche da reparti del III/291 di presidio a Devrska. Il quadro in città si poteva definire di gran confusione anche per l'arrivo non inquadrato di soldati di tutte le armi provenienti dall'interno e per l'ordine, emanato il 9 settembre dal Comando Divisione, di sguarnire la cinta di difesa esterna. Veniva così data via libera ad una autocolonna tedesca, con carri armati, provenienti da Bencovazzo. Si ripetè poi anche in questo caso una sorta di colJaborazione forzata con i tedeschi: il Comando divisionale emanò un nuovo ordine per il ristabilimento della cinta fortificata, questa volta però per salvaguardare la città dai partigiani. Poi, "nella giornata dell' 11 settembre un'intensa propaganda veniva fatta - a quanto sembra - da ufficiali superiori del C.d' A. e della divisione, per convincere gli ufficiali e la truppa riunita a Zara a collaborare con i tedeschi"28• Ma dei circa 18.000 militari italiani presenti a Zara, una piccola minoranza aderì a quella proposta: un battaglione bersaglieri ed
ri
Idem, p.88.
28
Ibidem.
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alcuni reparti di fanteria, mentre altri scelsero la via dei battaglioni lavoratori29• Anche coloro che scel <;ero la fuga per raggiungere i patrioti jugoslavi non furono molto numerosi; la maggioranza dei soldati italiani fu trasferita, a partire dal 27 settembre, via Pola, a Venezia, e da qui in Germania e Polonia. C) L'armistizio a Spalato. "Ennesimo caso di massacro di agne11i" 30• Così Cadorna definl le vicende armistiziali a Spalato rispondendo al Capo Ufficio Storico dello S.M.E. che gli aveva scritto: "NeJ complesso anche "Spalato" non è una bella pagina per la storia delle nostre armi. Uniche luci tra tanta tenebra, le figure dei Generali Cigala e Pelligra, che con la loro opera e la loro morale rialzano il clima di disfacimento della "Bergamo" ad un livello per lo meno "militare". Gravi appaiono invece le manchevolezze del comandante della divisione, Generale Emilio Becuzzi, e poco chiaro il comportamento del suo Capo di S.M., Colonnello Cincinnato Boschi"31 • Cosa era dunque successo in quei giorni, per giustificare parole così gravi? "La notizia dell' armistizio appresa dalla nota comunicazione radio del Maresciallo Badoglio suscitò nelle truppe e nella popolazione del territorio divisiionale grande entusiasmo e manifestazioni di simpatia tra partigiani, nazionalisti della città di Spalato e presidi vari con le nostre truppe. Si arrivò perfino ad applaudire all'ammaina bandiera"32• Concorda con questa ricostruzione anche un'altra testimonianza sull'accoglienza cittadina del!' armistizio: "le reazioni immediate furono diverse ma la maggioranza della truppa si abbandonò a
» Questi soldati rifiutarono tunavia di collaborare ancora dopo la data del 31 dicembre 1943 e furono poi awiati ai campi di prigionia Notizie anche in un rapporto tedesco: "Anacchi di bande contro :zara ~inti dai fascisù·'. in Comando XV CA n. 4860'43 del 14 settembre 1943. J) Lettera di Cadoma a Mondini del 22 marzo 1946, USSME, Studi particolari, L9, 2" guerra mondiale. racc. 015. f. 3, sf. 3/1. " Lettera di Mondini a Cadoma del 15 mano del I946, USSME, Studi particolari, op.cit... " Relazione Becuzzi, awenimenti dal 9 settrembre 1943. del 28.9.43., USSME, Roma p. 2.
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manifestazioni incomposte di giubilo, cantando per le strade, gettando le stelle, etc.etc." 33. Il Giancola però ricorda anche un altro elemento, che abbiamo già incontrato nelle pagine precedenti, quello della stanchezza della gueJTa: "l' ordine del Maresciallo Badoglio di rimanere armati ai propri posti e di reagire alle offese da qualunque parte venissero non fu eseguito. I soldati non intendevano più combattere nè sentire ulteriormente parlare di guerra"34 • Si possono descrivere quegli avvenimenti ricostruendo una serie di fasi sulla base della diversa documentazione esistente (fonti italiane, alleate, jugoslave, tedesche), e che sembra smentire la letteratura " ufficiale", monografia del Torsiello, fino ad oggi generalmente accettata.
» Stralcio dell' interrogatori o Giancola, in COREMlTE 2 /818.
" Ibidem.
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1.3 LA TRATTATIVA
Per dare un quadro delle trattative, contestualizzandole anche ad un livello più complessivo dei rapporti tra esercito italiano e forze alleate nella nuova situazione generata dall ' armistizio, utilizzeremo per prima la testimonianza di un "testimone storico", F.W. Deakin, in quel periodo ufficiale di coordinamento britannico presso Tito con il grado di Colonnello 35• Va rilevato innanzitutto il modo in cui venne ricevuta la notizia: "La sera dell'8 settembre 1943 il marconista della missione militare britannica captò la trasmissione ordinaria della BBC (in serbo-croato) che annunciava la resa italiana. Non si era ricevuto nessun preavviso" 36• Questa assenza di informazione sarà alla base una certa difficoltà iniziale per le missioni britanniche in Jugoslavia nell'impostare ìe proprie azioni visto che non conoscevano le clausole armistiziali. Comunque il 9 settembre dal Cairo, sede del Comando delle Forze armate inglesi nell' area del Mediterraneo orientale, e che aveva competenza anche sulla Jugoslavia, la missione Typical ricevette due messaggi. Il primo di carattere generale:" Vogliamo che voi contattiate subito i comandanti italiani in veste di rappresentanti nostri autorizzati ad insistere che diano completo seguito alle condizioni dell' armistizio e che s' impegnino in azioni contro i tedeschi. Inoltre prendere il consegna il massimo di armi, munizioni e provviste, dato che devono mettere tutto a disposizione nostra" 37 • Il secondo, più operativo, prefigurarava però per le mis-
» F. W. Deakin. Rappo11i italo- anglo-titini durolUe la reSll de/l'B settembre 1943, dic hiarazione conservaia in, COREMJTE 2/860. J6
Idem, p.6.
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}b. , p. 6-7
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sioni inglesi una sorta di ruolo di mediazione tra italiani e partigiani, limitando per questi ultimi il riconoscimento "ufficiale" di alleat.o a tutti gli effetti e sollevò dell'attrito tra la Typical ed il comando ;lavo. Diceva il messaggio: "siete autorizzati a trattare con gli italiati in tutta la zona controllata dai partigiani titini. Confermiamo che ogni materiale bellico va messo a disposizione del comando di Tito" 38• Il giorno stesso la missione militare, a firma J.E. Burke, inviò una lettera alle truppe italiane: "A tutti i comandanti di guarnigione italiana e dei presidi militari in D almazia. In applicazione delle norme per la resa incondizionata convenuta tra l' Italia, Gran Bretagna, U.S.S.R. e Stati U niti d ' A merica, voi conseg ne re te immediatamente tutti gli aerei, armi e dotazioni militari al comando della IV" Zona Operativa, D almazia, dell ' esercito nazionale di Liberazione della Jugoslavia. Le ricevute per tutti i materiali consegnati verranno rilasciate da me" 39• Deakin ricorda che due giorni dopo, nella mattina dell' 1 1 settembre, tras mise al comando del Cairo un messaggio che annunciava la sua partenza per Spalato accompagnato da una divisione partigiana: "Negoziato tra comandante italiano e partigiani già iniziato . Secondo Tito la presenza di rappresentanti alleati p uò accelerare trattative"40•
fb., p.7. Allegato n.4 alla Relazione Bccuzzi. op.cii .. Lo stesso allegato contiene inoltre una copia del messaggio inviato d,ù Comando della IV Zona operati va, firmato Milic, di cui riportiamo alcuni passi. Dopo aver illustrato la capitolazione del Governo italiano, si avvertono le truppe delle manovre tedesche di accerchi amento e di cattura. Prosegue poi: •· per poter frustrare queste pretese tedesche invitiamo a consegnare le vostre guarn igioni con il complesso di am, i e riserve alle unità delresercito nazionale liberatore. affinchè queste am,i possa no colpire ancora più fortemente il fascismo tedesco, unico ed attuale nemico degli alleati e della nazione italiana. Vi garantiamo a tutte le unità, come ag.li isolati che consegnano le armi. di fare tutlo il possibile con l'aiuto degli alleati, per il ritorn o li bero in patria". C'è poi la proposta di collaborazione: "tulli coloro che sono pronti a bauersi contro i tedeschi in Dalmazia ed in Jugoslavia si possono unire alle unità dell'esercito nazionale liberatore oppure formare se paratame nte reparti italiani sotto il co mando dello S tato Maggiore del N.0.Y. oppure dell'O.J .. Nel caso che non aderiate al nostro in vito vi considereremo ancora nos tri nemici contro i quali condurremo una decisa guerra perchè vi consideriamo alleati del fascismo tedesco'·. :ll!
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Dunque a quel giorno, l' 11, le trattative erano già iniziate, a differenza di quanto sostiene Torsiello nella monografia dell 'USSME che posticipa di qualche giorno i contatti. Vediamo le testimonianze di parte italiana per quei primi giorni. Dall'analisi della memoria Becuzzi si ricava che fin dal giorno 9 formazioni partigiane avevano chiesto di avere colloqui con i comandi italiani, e che 1' atteggiamento del comando era incerto, tanto che Becuzzi stesso ricorda di aver siglato il primo accordo con "i capi cetnici di Spalato; si stabilisce la costituzione e I' armamento di un btg. di 500 uomini che sarà dislocato a Castel Vitturi e che coopererà con noi"4 1• Se questa scelta per il primo contatto può non stupire (abbiamo già accennato nelle pagine precedenti alla politica italiana verso i cetnici, e del resto anche il generale Oxilia per la prima fase dopo l'armistizio in Montenegro tenne un atteggiamento simile), da comunque il segno di uno sbandamento dovuto alla scarsa comprensione della nuova situazione e ad una errata valutazione della realtà. Stretto nel dilemma di come "far opposizione ai tedeschi, ma senza spargimento di sangue" nel controllo del territorio, Becuzzi si ostinerà nel pensare che le forze partigiane potessero mettersi ai suoi ordini, agli ordini cioè di un esercito di occupazione che aveva appena firmato un armistizio con gli ex nemici. La linea di azione del generale si può ricavare dalla sua comunicazione al generale Grimaldi, comandante del settore di Sebenico: "Confermo che i partigiani devono dipendere da lui e rimanere al di fuori delle linee; cerchi di mettere i partigiani tra noi e i tedeschi. Confermo l'ordine di resistenza senza spargimento di sangue; si rappresentino ai tedeschi le nostre possibilità di difesa: molti uomini e molti cannoni"42 • Utilizzo dei çetnici come alleati, dissuasione verso i tedeschi anche con 1' uso dei partigiani di Tito come forza di interposizione. E' questa la strategia messa in piedi
"° F.W. Deak:in, Rapporti... , op.cit., p.8. " Relazione Becuu.i, op.cii., p.10. •> Idem, p. 12.
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per non perdere definitivamente le possibilità di controllo territoriale; strategia però inapplicabile in quel contesto e soprattutto gestita senza decisione e dalla quale deriveranno comportamenti contraddittori ed ambigui. Dall'esame delle numerose testimonianze disponibili ci sembra pertinente il giudizio espresso nella memoria Mondini, primo studio dell'USSME sulla vicenda ma che Torsiello non cita. Parlando del 9 settembre afferma: "Resta ora da vedere se, comunque, il contegno del gen. Becuzzi sia stato fino alle ore 19 molto operante. Dall' insieme delle relazioni dei suoi dipendenti si avrebbe la sensazione di no. L'atteggiamento anti-tedesco, che pure era prescritto dal proclama Badoglio e dalla "Memoria 44", non sembra sia stato preso con vera decisione e convinzione. Con quella convinzione, cioè, che si comunica e si trasfonde nell'animo dei dipendenti e che fissa inesorabilmente ad essi la via da seguire"43 • L'estensore del documento passa poi ai giudizi veri e propri: "Il Comando della divisione non dette prova di energia e chiarezza"44; e ancora: "egli continua nella sua tattica di indecisione o di voler guadagnare tempo, alla quale si è già fatto cenno e che condurrà, come presto vedremo, ai risultati più disastrosi"45. E in effetti analizzando la sua puntigliosa relazione emerge chiaramente l'altalena degli ordini e dei contatti di Becuzzi, con una significativa omissione, rispetto a quelle dei suoi collaboratori e soldati: quella che riguarda i contatti con le forze tedesche. Nella sua cronaca oraria fino al 25 settembre non è data mai notizia di colloqui con le forze tedesche che invece diversi altri testimoni riferiscono: tra loro il De Bernart'6 ed il Giancola47• "La tattica di Becuzzi era di barcamenarsi in segreto, trattando con dolcezza tedeschi e jugoslavi, allo scopo di evitare spargimento di sangue"48: fu così che si lasciarono nelJ' incertezza i reparti
" Memoria Mo11di11i, op.cit., p. 8. " Idem, p.9. " /d.,p. 12. "' E. De Bernart, Da Spalato... , op. cit., p.8 . •, Relazione Giancola ... , op. cit.. 43 E. De Bernan, Da Spalato.... op.cit., p. 13.
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periferici e non si trovò la forza di concretizzare subito una linea di operazioni comuni con i partigiani che pure, sulla carta, era stata concordata fin dal giorno 10. Infatti, quel mattino alle ore 11,10 Becuzzi ricevette Vejko Krstulovic, comandante della IV" zona operativa, Ivo Ribar, membro de l Comand o Supremo dell'ENLJ, ed alcuni altri commissari politici. Secondo la ricostruzione dello stesso comandante italiano si trovò subito l' accordo sui compiti operativi deJle due forze (gli italiani al controllo dei presidi, i partigiani impegnati all' esterno), mentre rimaneva da definire il rapporto gerarchico della collaborazione (con uno scarso senso di realtà Becuzzi aveva infatti chiesto che ]e forze partigiane passassero ai suoi ordini).
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1.4 IL CEDIMENTO. L'IMBARCO Da quel momento comincia il comportamento "manchevole" (secondo il giudizio di Mondini) del comando di divisione: invece di concretizzare quegli accordi, e rispondere così positivamente alle sollecitazioni di diversi settori divisionali che chiedevano di impegnarsi~9, tergiversa, si contraddice, ritarda. La città così rimaiTà indifesa ai primi attacchi degli Stukas che quel giorno colpirono, tra gli altri obiettivi, il porto e la stazione ferroviaria50. Il Generale Becuzzi addmTà a giustificazione del suo comportamento un fonogramma anivato dal comando del XVIII C.A: "N. 123 - Oggi 10 sono stati presi i seg uenti accordi tra questo Comando et Comando 114A divisione Jager. I Comandi in indirizzo vi si attengano: 1)- XVID C.A. consegna in Zara et tenitorio sua giurisdizione tutte le a,mi, approvvigionamenti, aerei, stazionj radio, telefoni, piroscafi ecc. al comando tedesco.
•• Tra le altre testimonianze, ricordiamo quella del Giancola che quel giorno provvide ad accantonare e sistemare a difesa due sezioni di CC.RR (la 44° e la 45°) insieme alla 259° sezione mista di Corpo d'Armata in una scuola di Via 25 aprile. Anche il Capitano Bernabei sollecitò invano Becuzz.i a combattere contro i tedeschi (Memoria Mondini, p.9) . Infine anche fonti jugoslave testimoniano come il giorno 10 "mezzo battaglione dei Carabinieri italiani passa volontariamente dalla parte dei partigiani con tutte le armi" (Spalato... , op.cit. , p. 598). La stessa fonte indica altri nomi di partigiani che parteciparono, oltre a quell i già citati nel testo, ai colloqui con Becuzzi: Svetislav Stefanovic Ceca, del CC del PCJ, e Drago Gizdic, del Comitato Regionale della Dalmazia dello stesso partito (Spalato..., op.cit., p.596). "' Relazione Giancola, op.cit., p.2.
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2)- La truppa rimane fino a nuovo ordine nella caserma e sarà rifornita a cura del Comando italiano. 3)- Agli ufficiali italiani è concesso l'arma me nto della pistola sulla parola del comandante Ecc. Umberto Spigo 4)- Le autorità politiche continuino le loro normali funzioni. 5)- I CC.RR. e gli agenti di P.S. continuranno a prestare servizio di ordine pubblico. 6)- Per la città di Zara il coprifuoco comincia alle ore 20 e termina alle ore 6. Resta invariato per Spalato e Sebenico alt". Nonostante che avesse testimonianza diretta della caduta di Zara in mano tedesca (non era riuscito infatti a raggiungere il comando del C.d' A. alle 14), Becuzzi omise, a dispetto della logica e dei suggerimenti dei suoi collaboratori, di considerare que l fo nogramma o fa lso o scritto sotto pressione dei tedeschi. A nzi lo mos trò alla delegazione partigiana incontrata di nuovo nel tardo pomeriggio a pretesto deJla sua inadempienza rispetto agli accordi del mattino51• Questo suo gesto ebbe due effetti immediati: fece perdere la sua credibilità di inte rloc utore ag li occhi de i partigiani, e rafforzò in essi la convinzione che potevano disporre delle forze italiane senza alcuna resistenza. Iniziò così la fase rapida del disarmo delle truppe italiane nella zona di Spalato ed ebbe un grosso impulso lo sfaldamento effettivo della divisione Bergamo, che fu in un certo modo riconosciuto il giorno 12 quando Becuzzi firmò un accordo con i partigiani per la cessione delle armi , sanzionando in realtà queJlo che già era successo e scambiando la collaborazione con
" Testimonianze di De Beman e Marucchi. riponatc in Memoria Mo11di11i. op.cii.. p. 14.
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i partigiani con il cedimento e l'inerzia52 • Becuzzi sostiene che questa applicazione delle clausole dell'armistizio era inevitabile anche perchè rilevò che "la massa degli ufficiali e soldati non sparerà un colpo di fucile nè contro i tedeschi, nè contro i partigiani" 53 •
In realtà di quella riunione dell' 11 settembre a cui fa riferimento il comandante della Bergamo esiste un'altra ricostruzione che riportiamo integralmente dati i personaggi citati ed il tragico destino a cui, coraggiosamente, andarono poi incontro. "Riferisce il Ten. Col. Pacetti, Coma ndante deJl 'Ufficio Presidio di Spalato (che intervenne alla riunione stessa) che il Gen. Becuzzi sostenne che non si poteva fare alcun tentativo di resistenza contro i Tedeschi e che era meglio cedere le armi ai partigiani e fare sbandare i soldati. Il Generale Cigala reagì vio-
" Riportiamo il testo dell'accordo: "Il mattino del 13 corr. un incaricato del comando partigiano si presenterà al comando della divisione per la cessione delle arrni che dovrà aver luogo in località polveriera di Spinuti. E' stato stabilito inoltre: -agli ufficia li rimane la pistola sulla parola del generale comandante; -al comando divisione rimangono 5 macch ine per trasporto persone e due autocarri; - è concesso l'armamento di cento ( 100) fucili per la guardia agli accantonamenti; -gli accantonamenti truppa rimarranno quelli attualmente occupati; -il vettovagliamento della popolazione civile e delle truppe è affidato al comando partigiano presso cui ci sarà un incaricato del comando divisionale; - è concesso l'abbattimento di quadrupedi di grossa taglia per l'alimentazione della truppa; - i piroscafi anualmente in porto saranno impiegati per il trasporto in Italia degli italiani con il seguente ordine di precedenza: donne e bambini; militari, borghesi. Sui piroscafi viaggerà un rappresentante partigiano; - il comando partigiano richiederà, tramite missione inglese, l' invio di mezzi navali italiani o inglesi per lo sgombero degli elementi italiani da Spalato; - per il trasporto di feriti e ammalati degli ospedali e delle infermerie di Spalato il comando partigiano richiederà al comando inglese una nave ospedale (500 ammalati 250 personale vario); - Il comando di divisione si trasferirà in una villa di Spalato; - gli ufficiali saranno muniti di tesserino per la circolazione' , in, Relazione
Becuzzi, op.cit., all.2. " Relazione Becuzzi, op.cit. p.16.
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lentemente, affermando che i soldati non dovevano in alcun modo nè sbandarsi nè cedere le armi, poichè uniti e armati avrebbero potuto opporre una seria resistenza ai Tedeschi e avrebbero attirate le forze partigiane che sarebbero state loro di assai valido aiuto; mentre disarmati, si sarebbero trovati impotenti davanti ai Tedeschi e disprezzati dai Partigiani. Aggiunse che, se pochi sbandati avrebbero potuto facil mente raggiungere l' Italia, fare sbandare migliaia di soldati, senza denari e senza abiti borghesi, significava abbandonarli in condizioni disperate alla mercè del nemico. Il Generale Pelligra affermò che, se ne avesse ricevuto l'ordine, "avrebbe concentrato nella Zona di Spalato tanta di quel! ' artiglieria da costi tuire un osso duro anche per un corpo d' armata corazzato". Il Generale Policardi, vecchio e, come si è già accennato in principio, in condizioni di malferma salute, non espresse alcun parere. Ad una replica del Generale Becuzzi, il Gen. Cigala sostenne ancora che "il nostro dovere è di tenere le nostre posizioni e di rinforzarle fino a che abbiamo tempo">I. E' estremamente indicativo dell ' atteggiamento di Becuzzi quanto scrive Deakin nella sua testimonianza dell ' incontro avuto con lui il J6 settembre. L' italiano "chiarì la propria posizione: non era impiegato in guerra contro un nemico regolare, ma piuttosto neJJa repressione del "banditismo" . Era fuori questione unirsi agli "alleati" che qui non erano altri che banditi titini. La presenza di un ufficiale inglese, anche se aveva istruzioni a tale effetto, non bastava, ma almeno poteva rappresentare una via d' uscita: con tale mediazione nominale alleata si poteva gi ungere ad un accordo "onorevole" con gli jugoslavi"55 • E in effetti il giorno 17 si fu·mò a Spalato una sorta di nuovo
" Memoria Mo11di11i, op. cii., p. 2 1-22. " F.W. Deakin, Rapporti .... op.cit .. p.8. In un recente colloquio a Londra con il genenile Ilio M uraca. Deakin è tornato sull'argomento sostenendo che: ·'il comportamento del ge nera le Becuzzi. nel le trattati ve con i parti gi ani. è sta to perl omeno ambi guo" (Testimonianza raccolta dall'autore).
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armistizio "tra i governi alleati e il governo italiano" in cui venivano in pratica riconosciuti gli accordi deJ 12 e sancita la scomparsa come unità divisionale vera e propria della Bergamos6 • Dalle diverse testimonianze sembra che in realtà l'un ica preoccupazione del generale Becuzzi fosse il mantenere al minimo i rischi ed organizzare il rientro in Italia. Dopo alcune operazioni preliminari con il Prefetto di Spalato, il giorno 10 aJle 16.45 il generale riceve dal Capo ufficio operazioni del C.d' A. la comunicazione "di far partire subito e prima di sera le navi da guerra, i mercantili e gli idrovolanti e la popolazione civile per Brindisi o Bari"57 • Vengono così predisposte le prime operazioni per l'imbar-
.!oli testo dell'accordo. che trascriviamo. è in Relazione Becuzzi, op. cit., alJ.3. "Questo docu-
mento ratifica la consegna forn1ale di tune le anni e materiali di guerra della divisione di fanteria ·'Bergamo" e reparti vari cli Corpo d'Annata esistenti nella Piazza di Spalato, come previsto dalle clausole dell'annistizio firmato il giorno 8 settembre 1943 fra i governi alleati ed il governo Italiano. La detta consegna è stata fatta alle forze am1a1e dell'esercito della liberazione nazionale jugoslava in accordo tra i rappresentanti militari del comando supremo alleato che sono elementi autorizzati dalla esecuzione della consegna stessa. il comandante della divisione fanteria ''Bergamo" e il comando supremo dcli'esercito di liberazione nazionale jugoslava. E' stato con ve,. nuto: I0 ) -Gli ufficiali conservano la pistola sulla parola del generale comandante la divisione e saranno muniti di un tesserino con l'autorizzazione di circolare per la città di Spalato. 2°) -Il comando dell'esercito di Hberazione nazionale jugoslava si impegna nei limiti delle sue possibilità, di provvedere al vettovagliamento della popolazione civile italiana e delle truppe italiane, ed al trasporto di esse in Italia. 3°) I componenti della missione militare alleata presso il comando supremo dell'esercito di Hberazione nazionale jugoslava si impegnano di tenere inforn1ato il loro comandante sulla situazione delle truppe italiane, allo scopo di ottenere l'invio di mezzi navali scortati per il traSpono in Italia deUe truppe italiane cd al loro vettovagliamento, finchè il deno trasporto non sia stato effettuato. 4°) -I militari italiani, dato che haru10 ottemperato alle condizioni di am1istizio sono da considerarsi amici e non nemici. E'garantita perciò la loro incolumità personale fatta eccezione per qualche elemento che sia da considerarsi un criminale cli guerra. 5°) -E' con-
cesso l'armamento di fucili per mantenere l'ordine e la disciplina degli accantonamenti. 6°) -Al comando divisione "Bergamo" rimangono 5 automobili e 2 autocani". Il documento è finnato dal gen. Becuzzi, cap. J.E.Burke, gen.C.Popovic, dott. l.Ribar, magg.Deakin, cap. M.0.Benson.
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la Resis1e11w dei mifiwri llaliani in Dalmazia
co, con la collaborazione del Prefetto e dell'Ammiraglio Bobbiese, comandante di MariDalmazia. Partiranno parte della popolazione civi le (circa 1.500 persone), i "12 funzionari delle banche, con il denaro" 58, le bandiere dei reggimenti con una piccola scorta. In quello stesso pomeriggio, avviene il primo bombardamento dei tedeschi suJ po110. Data l'insufficienza del naviglio occorrente il giorno 14 il generale Becuzzi chiederà anche la collaborazione deJ Vescovo di Spalato perchè richieda al Vaticano l' invio di a ltri mezzi per la popolazione civile59• La prima partenza ha comunque delle difficoltà perchè il bombardamento tedesco ha provocato danni notevoli nei piroscafi"°. Intanto il primo convoglio di soldati italiani era partito autonomamente dall'isola di Brazza a dal presidio di Trà "su motovelieri diretti in Italia"61 • Nei colloqui del 16 con la missione alleata il comandante della Bergamo torna ancora sul rimpatrio, questa volta dei militari. Tra le altre cose, chiede aJ capitano Burke di "far trasportare, nel pii'.1 breve tempo possibile, in Italia quello che della divisione e delle truppe e servizi del C.A. non è passato e non passerà volontariamente ai partigiani (13.000 uomini circa) per le seguenti ragioni: togliere le truppe italiane da una situazione difficile, che potrebbe diventare insostenibile; alleggerire il compito del comando partigiano, il quale si troverà
" Rela:ìo11e 8ec11z::J, op. cit., p. 14. " Ibidem. p.14. " Idem. p.17. '" Ibidem. •
1
Così è riferito da Ribar al Becuzzi la sera del 15 se11embrc, in Relavo11e Becuz,zi, op.
cit.. p. 18. Qualche giorno pit1 tardi. il 21. il Comando panigiano riferisce a Becuzzi che "di quauro motovelieri partiti da Traù con le truppe di quel presidio, uno è stato fono dirottare verso nord dai tedeschi, mentre gli altri tre sono riusciti a sfuggire e a sbarcare le truppe sulle coste di Pescara, dove le truppe si sono disperse per la campagna, per sfuggire alla catturn dato che quella localià era presidiata dai tedeschi .. (pp.21-22).
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Le vicende de/l'armistizio
125
certamente in difficoltà per il vettovagliamento; non con-ere l' alea che le truppe italiane possano cadere nelle mani dei tedeschi; ricostituire, se possibile, una divisione efficiente in Italia" 62• Il giorno 18, in serata, si imbarcano da Spalato i primi 704 militari italiani che tornano in Patri a. Le operazioni avvengono al tramonto con qualche difficoltà: i quattro motovelie1i sono infatti impacciati dai danni subW dagli approdi a causa dei bombardamenti tedeschi63 • I turni di partenza successivi vengono discussi nella mattina del 19 in un rapporto tenuto dal Generale Becuzzi agli ufficiali superiori. E' possibile rintracciare qualche dato sulle partenze, ma manca invece il piano organico complessivo, e questo rappresenta un problema perchè non aiuta a sciogliere il nodo della parte nza del comandante dell a Divisione e delle sue reali motivazioni. Secondo De Bernart, si imbarcarono la sera del 20 altri 500 uomini 64 , mentre la mattina del 23 partirono con un piroscafo circa 300 soldati65 • Finalmente nella notte del 23 sul 24 avviene la partenza più consistente delle forze della Bergamo: 2940 uomini sono imbarcati sui piroscafi " Borsini" "Bersagno", "Corfù", " Diocleziano", "Risagno", mentre sulla R. Torpediniera "Aretusa" salgono Becuzzi ed altri membri del Comando (Boschi, Ricchezza, Albrizio e Macera tra gli altri); di scorta anche la R. Corvetta "Chimera"66 . Risultano così partiti in tutto circa 4.000
.: Relazione Becuzzi. op. ciL. p.19. ., Memoria Mo11di11i, op.cii.. p.36. .. Idem. p.39. Nella Memoria è anche riponata la testimonianza del Tenente Manicchi che affenna di aver sentito il Generale Becuzzi riconosce~ di aver perso la testa nei giorni precedenti (p. 36). E" possibile quindi che l'omissione del piano di imbarco sia in qualche modo legata
alla situazione di non completo controllo del Generale.
"' Rela:ione Becu:z.i. op.cii., p. 22. i,, Memoria Mo11di11i. op. cit., p. 41."fl convoglio pane alle l!e del mattino e raggiunger.\ Bari alle ore 2 del 25 dopo aver subilo attacchi aerei ed alcune perdite. li "Diocleziano" è addiri ttura cos1reno ad incagliarsi nell'isola Busi ed i suoi occupanti raggiungeranno Bari solo qualche giorno dopo·· (Rela:,io11e Becu::.z.i, p.25).
126
La Resistenza dei militari ltalia11i in Dalmazia
uomini, mentre ne rimanevano a Spalato almeno il triplo. Il rapporto di Becuzzi presenta la sua partenza come se fosse scontata e non dà informazione sugli ordini lasciati al Generale Pelligra che lo sostituì al comando delle truppe rimaste. Ma la vicenda sembra meno pacifica. Scrive De Bemart: "TI comandante della piazza di Spalato era il generale Cigala Fulgosi; a lui fu affidato il compito di estrarre a sorte o di decidere quali reparti si sarebbero imbarcati. Forse per l' idea di ulteriori viaggi del convoglio o per un residuo senso di dignità, non si verificò a Spalato nessun episodio di arrembaggio alle navi dirette a Bari. L'unico che non risulta fosse stato designato a imbarcarsi fu il generale Becuzzi il quale, invece, ordinò di anticipare l'orario di partenza e partì senza lasciare disposizioni" 67• Dello stesso tono anche il ricordo di Venosta: "così partì il Gen. Becuzzi, abbandonando ad un duro destino molte altre migliaia di uomini della sua divisione" 68• In un messaggio lasciato in busta a De Bemart per farlo pubblicare sul giornale partigiano il li ngua italiana "Libertà", il Generale Becuzzi scrive: "Parto con la certezza che tutti mi raggiungerete a Bari dove mi appresto a ricostruire la nostra bella divisione. Aspettate pazientemente e disciplinatamente il vostro imbarco, che sarà tra breve". De Bemart, consultatosi con il capitano Laurenzi, decise di non pubblicare quel messaggio, che fu accolto molto aspramente da coloro che erano rimasti, e che davano alla partenza circondata dal segreto " il significato della fuga" 69• Paradossalmente anche le giustificazioni di Boschi, l' unico che cerca di dare un significato positivo alla partenza del Comando, si rivelano controproducenti. Secondo il Capo di S.M. della Bergamo, infatti, la partenza di Becuzzi era dovuta alla necessità di una "presa di contatto diretta tra il comando di divisione e il comando italiano o alleato
6'
E. De Bernart, Da Spalato..., op. cit., p.20.
611
M emoria Mo11di11i, op.cit., p.42.
111
E. Dc Bernart. Da Spallllo, op. cit., p.20.
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Le vicende dell'armistizio
127
in Italia" 70, anche se non si capisce bene per fare cosa vista la situazione della divisione e la scarsa propensione al combattimento dimostrata da Becuzzi fi no ad allora. Boschi arriva anche a descrivere come scelta di maggior coraggio quella di partire invece che restare, lasciando intravedere che questo rischio fosse alla base della scelta dei generali rimasti di non partire. Le testimonianze citate da Mondini dimostrano invece come fossero legate alla coscienza del proprio compito e ruolo le scelte di rimanere accanto alla maggioranza dei soldati da parte di Pelligra e Cigala Fulgosi.
70
Relazione Boschi in Memoria Mondini, op.cil.. p.44.
Le vicende dell'armistizio
129
1.5 LE PRIME REAZIONI. L'ECCIDIO Nel frattempo, tra la data dell 'armistizio e quella della partenza del Becuzzi, c'erano già stati alcuni episodi di combattimento italiano al fianco dei partigiani (come vedremo più approfonditamente in seguito), e soprattutto le prime numerose vittime dei tedeschi71 • Per quanto riguarda i primj ricordiamo solo che fin dal giorno 12 si formò, per opera di un gruppo di carabinieri, il primo nucleo del futuro battaglione Garibaldi; e che negli stessi giorni alcune batterie di artiglieria, tra le quali una da 105 al completo, collaborarono con i partigiani, per iniziativa del generale Pelligra e con l' impegno diretto del capitano Luigi Rossini, alla neutralizzazione delle forze tedesche in Clissa72• Un rapporto tedesco del 12 settembre testimonia anche di uno
71
Vedi, tra le altre. le Relazioni Giancola. Venosta. (USSME cart. 2125/E/l/5), e
Venerandi (USSME. cart. 2125/E/2/4); per la parte jugoslava vedi Spalato.... op.cit., p.60 I; per la parte inglese vedi The mission of Split, documento in lingua inglese, in COREMJTE 2/388. 12
Memoria Mo11di11i. op. cit., p.28. TI tenente Marucchi ricorda di aver "successivamen-
te saputo che in seguito all"azione di quella batteria e di taluni plotoni mortai da 8 1 passati a collaborare coi partigiani le perdite inflitte ai tedeschi e agli ustascia furono di circa 500
uomini'(lbidem). Sul capitano Rossini disponiamo di un ricordo del generale Muraca che lo aveva conosciuto nel battaglione Garibaldi. - L'ufficiale, dopo la sua eroica partecipazione alla resistenza di Spalato. era passato con la sua batteria nelle fila partigiane della I" brigata proletaria. Ebbi modo così di incontrarlo sovente nelle sue peregrinazioni, con i due res idui pezzi al seguito. impegnati io ardue azioni di fuoco. con sempre meno uomini e munizioni. Capivo che per lui, colto e brillante ufficiale di artiglieria. con rimmancabile pipa in bocca, l'esistenza partigiana si stava facendo sempre meno sopportabile. Finchè un giorno venni a sapere che. superata la soglia di ogni resistenza fisica e morale, si era suicidato con la sua pistola di ordinanza"" (Testimonianza raccolta dall 'autore).
130
LA Resisten za dei militari Italiani in Dalmazia
scontro avvenuto a Ulis (NE di Spalato) tra repaiti SS e formazion i miste partigiani - italiani. Per quello che riguarda invece i caduti, il primo tragico episodio, avvenuto prima della caduta di Spalato in mano tedesca, fu il bombardamento dei campi di Spinut e Cappuccini. In questi campi, fin dal giorno 15, erano andate concentrandosi le truppe italiane; le testimonianze di Giancola e di De Bernart divergono dalla relazione Becuzzi sul1' attribuzione della responsabil ità dell' ordine (i primi affermano Becuzzi, il generale sostiene che a volerlo furono i partigiani), ma tutti concordano che ai lati dei campi, per ordine del Comando di divisione, sventolavano le bandiere italiane, tanto che il 19 un bombardamento di Stukas tedeschi andrà a colpo sicuro, provocando almeno un migliaio tra morti e feriti italiani74 • L'altro tragico episodio, e che si ricollega a quanto abbiamo illustrato fino ora, è la fucilazione di uffic iali e generali italiani avvenuta alle Fornaci di Sinj e a Trily. Il destino dei militari italiani che non erano passati a combattere con i paitigiani era in pratica legato alla possibilità di evacuazione per l' Italia prima che giungessero i tedeschi in Spalato: gli italiani erano infatti di sarmati e le forze jugoslave (comandi della I Divisione Proletaria e della IV Zona operativa) il 23 settembre "decidono di non accettare battaglia per evitai·e inutili perdite, data la superiorità in uomini, armi e mezzi delle forze tedesche". A difendere direttamente la città vengono designate la "I brigata dalmata e la IV brigata spalatina della IX Divisione, che dopo due giorni di accanita resistenza abbandonano la città portando con sè la gran parte del materiale italiano ceduto dalla Div. Bergamo"15• Il 27 settembre le truppe tedesche della Divisione SS. Principe Eugenio, provenienti da Mostar lungo la direttrice Sinj-Klis entrano in ,. La Rela7,ione Becuzzi, parla di 205 moni e 300 feriti; De Bemart segnala 600 moni e altrettanti
feriti; il Maresciallo Bazzocchi concorda con De Beman per il numero di feriti ma sostiene per i caduti la cifra di I(XX); infine Seranielli indica 400 mo1ti. Del tragico enure delle bandiere si renderà 001110 anche il generale Becuzz.i che da quel momento, ma onnai era lrOppo tardi, ordinò l'eliminazione delle segnalazioni. " Spaf(lto... , op. cit.,p. 606.
,
Le vicende del/'annistizio
13 1
Spalato: " la divisione aveva injziato l'attacco alle ore 7:00, aveva raggiunto la periferia alle ore 8:00 e occupava Spalato alle ore 9:00. 300 Ufficiali e 9.000 uomini italiani presi prigionieri'"6• Inizia così. la tragedia degli ufficiali italiani rimasti a Spalato. Mentre la truppa veniva concentrata prima a Salona e Knin per poi essere inviata nei campi di concentramento della Polonia e della
"' Lcuern tclescritl3 del 28 OOUC11be 1943 dal XV CA Alpino lodc:sco al Comarxlo Suprerro della 2" Am1313 Conv.1..ia. in COREMITE11791. Oilla docum:nmzicredel Corpo d" Am1313 è pa;siÒlle rica;uuire l'i-
tinerario della Divisi<re SS: dal 9 settenne il ~ fronte di movim:nto è ampio e va da Ra.,ausa. al sud, \'ClllO
SJXllato, dove il Vl 0 h:I il compito di oc:ctqne le rosi COìliereedisamwe gli i1llliani. Q.teSlO oonagliooesi muove d.'I Sinj, a Vrgomc a Prolog (COREMITE 2/FIJJ). Drapporto del 14 fornisce ulteriori elemeoti ix:r- valutare la
consistenza della rcsi'ltenz.a inoontmlll ad opera delle fora JXU1igiane e degli elementi i1llliani. ''L'attacco su SJmno, nonostante l'appoggio dei bombardieri da picchiata non è progredito". L'intenzione era quella di riprcnderel'anacoo solodc1)o l"::urivodei rinforzi del IYl 0 non prima del 15 scttcmbre(COREMITE2/798), con l'impiego di Wl gruppo tauico nell"area di lmooki ix:r- auaccare Sixwno rei fianco destro (CORFMTT'E 2!7'E). La siruazione rimane tesa anche il 16. tantod a ~ il pn,'Visto anacoo (COREMITE 2f7CJ7). Qr:stc le novit.'\: .. il II /1, ~
o il 16 swcnibre di lx1on·aa da Sinji a rinfor1.0 del gruppo tallÌCO davanti SJmno, si è imlxllluto in
una f011e JXCSC11Za nemica che teneva sooo tiro le sttndel insoo 8 a NE di Klis. I n ~ gli Stuka;;. Dgll'RJO l3IIÌCO rraorizz:llo ::urivaro il
16 rettenm di buon'ora da Jmoo.ki sotto la gt1ida del comrurluue di divi~
~va la resislenl.aclei gruppi nemici finoallefoo.edi con1ixignia". L'attace0 venivaoo;ì ~oix:r-il giorno
18 (COREMITE21796). Ma il rapport0del 17 dà unquooro negativo della situazione dei tedeschi. ' 'Lasituazioredell'ala non:ldelladivisiorcaggra\lllladal.l'ani\'O di foni ~1ndcd.'lll'an:adi Tomislavgr.d Abitanti di Spalato armati dai comUJ1isti. Traff1CO animalo di autocarri da Spalato, a quanto prue si tnlllll del 1Ja5J)Orto di anni cauwme
agli italiani dai comunisti. DIVI • si è imOOIIUto in una forz.a nemica di cii.:a 300) uomirù che bloo:ava la strada del imso 8 a NE di Klis. Respinti dal lxg. i riperuti attacchi, appoggiati dall'artiglieria.contro il fronte e i fianchi.
Secondo le noozie giunte finora 50 morti e J20 feriti. ntra';])OOO dei feriti al momento non è pa;sibìle. D 16 set·
renne il growo nxxori'a.ato ha raggiunlo :nro la guida del comandanle di divisione. incontrando una debole resis1en2a nemica. z.oovarije" (COREMITE 2179)"). Sen~ dai ropponi redeochi !X)SSÌalro dednre che in quei giani, rell'area cli azione della 2"Anmta italiana erano giàSlali funi prigjooicri SO.CXX> UOOlini circa (di cui 2500) di trupJXl e 700 utrlCiali già documeolall) e tra questi circa 900) (tra soldati e ufficiah) ernno già stati traSpOrmti
verso l'interno, a Zagabria e Sarajevo (illREMITE 2fl94). li rapportO del giorno 19 da notizie di alcuni ~oi (Knis e Sipan) e della
presenza di ufficiali e militari italiani "a fianco delle bruide" (COREMITE "l/793).
L'anxco pesunio del giorno 18 a Simtto viene coo rimandato e la Divisione SS si trova oo,tretta oo O(X!l"8fC nuovi !dlierainenti enuovi scontri che la impegneranno dieci gi<mi prima di pcmentrare neJ capoluogo.
132
La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Germania, tutti gli ufficiali catturati a Spalato, circa 450, furono trasportati a Sinj il giorno 2877• Qui vengono separati i tre Generali, Cigala Fulgosi, Pelligra e Policardi che vengono interrogati da una Commissione composta da tre tedeschi, il comandante della divisione SS. Prinz Eugen,generale Ritter von Oberkampf, il tenente interprete von Luckendorf (Lutgendorff nel racconto di De Bemart), ed un maggiore di cui nessun testimone italiano segnala il nome, ma che sulla base di un rapporto tedesco possiamo identificare con il giudice divisionale SS. Wetzling. La stessa Commissione interrogherà il 30 ed il l 78 ottobre tutti gli ufficiali italiani, ad eccezione di quelli che avevano ricoperto cariche dirigenziali nel partito fascista: "pochi ufficiali si fecero avanti e nella stessa notte furono portati via. In seguito gli ufficiali rimasti appresero che erano stati portati in autocarro a Mostar e di lì in volo alla volta dell' Italia" 79• Gli interrogatori dovevano accertare quali tra gli ufficiali italiani "hanno fatto cadere armi nelle mani dei ribelli o altrimenti hanno fatto causa comune con i ribelli" 80• Da questa specie di tribunale vennero condannati a morte i tre generali (più Becuzzi, Boschi e Bobbiese "fuggiaschi" in contumacia) che furono fucilati alle ore 5 .30 del primo giorno di ottobre presso le fornaci di Sinj da un plotone di SS81 • Lo stesso giorno venne letta una lista di 45 nomi di ufficiali , a cui poi venne aggiunto il S. Te n. Zammarano: riconosciuti "complici ne lla
,.., Memo ria Mo11di11i. op. cit:, p.50. In una re lazione di Giuseppe Zane. rilasciata al
Comando del Campo italiano di Gross Hesepe a guerra finita, viene invece fornita la cifra di 500, in ACS, PCM, 1944-47, f. 10599/2. Sul trasferimento della truppa, alcune testimonianze parl ano di un centinaio di morti avvenu te tra Spalato e Bihac e tra Knin, Gradac, Lepac (Memo ria Mo11dini, pp.60-63). 1 '
Relazione Oberkampf, Comand ante la Divisione SS " Prinz Eugen" al suo Comando,
in, E. De Bernart, Da Spalato ..., op. cit.. p.37 . .,.. Memo ria Mo11di11i, op. cit., p.52.
*" Relazione Oberka mpf. op.cit..
133
Le vicende dell'armistizio
' colpa" vennero trucidati la sera stessa nel villaggio di Trily82 • Il resto degli ufficiali prigionieri cominciò il calvario dell a pri gionia: trasferiti in parte a pied i fi no a Mostar, fu rono poi concentrati il 7 ottobre a Sarajevo per poi essere inviati nei lager (la prima tappa per molti di loro fu Wietzendorf, dove dal 14 ottobre iniziò la resistenza del filo spinato).
'' Cfr. le motivazioni della concessione delle onoreficcnzc riportata in appendice. » Abbanuti a cinque a cinque dalla mitragliatrici. i loro cadaveri ··dopo essere stati
denudati. furono caricati su autocarri e genati nel fiume Cetina··, in. Memoria Mo11di11i. op.cii., p.56. Le liste degli ufficiali fucilati di cui siamo a conoscenza, divergono tra loro a parte per alcuni particolari come differenze tra i nom i di battesimo o gradi loro attribuili, essenzialmente su un punto: alcune inseriscono il nome di un capitano Tumiaui del 60° Reggimento Artiglieria. altre invece un sonotcnentc Furino del 7° Lanciafiamme.
Le vicende dell 'armistizio
135
1.6 IL V CORPO D'ARMATA
Ri salendo verso nord lo schieramento della 2" Armata ital iana, esaminiamo ora le vicende del V Corpo iniziando con l'illustrare la sua composizione e disposizione territoriale
136
Ùl
Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
La zo na presidiata consisteva nel tratto di costa dalmata che va da Susak all'altezza dell' isola di Pago (inclusa ne] presidio) con una profondità verso l'interno di un'area che ha come perimetro la co ngiungente Susak - Delnice - Ogulin (l inea ferroviaria) a nord; la linea ipotetica Ogulin-Gospic sul lato est; la direttrice Carlopago - Gospic come tratto inferiore a sud. Nella sua zona, quindi, c'era anche la sede del Comando d'Armata (S usak), mentre il Comando del Corpo aveva sede a Cirquenizza agli ordi ni del Generale Antonio Scuero, con il Colonnello Giuseppe Zappino Capo di S.M .. Co me abbiamo già visto, questo settore nei primi giorni di settembre era stato al centro di un progetto di ridislocamento delle forze per assicurare magg ior protezione alle isole a ridosso di Fiume, alla "ferrovia del petrolio" e, in ultima analisi, all a copertura della zona di confi ne. Inoltre il Corpo d'Armata era anche interessato dall' operazione Gambara. L'armistizio così per venne in una fase di movimento 83 , quando però non erano stati ancora raggi unti i nuovi schieramenti. Vediamo ora le forze disposte nel settore considerato: * Truppe a disposizione del C. d' A. e di rinforzo un gruppo da 149/35; LXVI gruppo da 152/13; reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo" (I Div.Celere);
" Rimandiamo al Leslo di una relazione del 6 seuembre inviata da Scuero al Comando della 211 Armata sulla contrazione del V C.A. e citala in. M.Torsiello, Le operazioni..., op.cil.
,
N. 1OSETTORE DEL V CDA
1
COMANDO 2" ARMATA
2
XIV BRG
COSTI ERA
3 DIV MURGE 4 " MACERATA 5 V RAG GAF )
1" DIV
TEDESCA
138
la Resistenza dei militari Italiani i11 Dalmazia
una batteria da 100 P.B.; unità e servizi di C. d' A.;
* Divisione di fanteria " Macerata " 121 ° reggimento fanteria 122° reggimento fanteria 153° reggimento artiglieria da campagna CLIII battaglione mortai
153" compagnia cannoni e.e. I squadrone carri leggeri "San Giusto" CLIII battaglione genio unità minori e servi zi divisionali L a sede d el Comando (Gene ra le Vincenzo Gi ard in a, Colonnello Lorenzo Fantini Capo di S.M.), era nella cittadina di Delnice, situata circa a metà strada tra Fiume e Karlovac, tra il Monte Risnj ak ed il fiume Kulpa. La divis ion e aveva il co mpito d i presidiare la zona del triangolo Lokev-Delnice-Ogulin , ed era formata in maggiora nza da ele me nti di classi a nziane e provenienti in gran parte dal Sud ; il mora le era quindi basso (si aveva notizia naturalmente della presenza degli Alleati in Sicilia) e nel complesso si ril evava una " modesta efficie nza bellica" 8\
"' Rela-:,io11e Sc11ero, Comandante generale. op. cit..
Le vicende de/l'armisti::.io
139
* Divisione di fanteria " Murge"s5 260° reggimento fanteria 311 ° reggi mento fanteria 154° reggimento artiglieria da campagna LXVI gruppo obici da 152/13 unità varie e servizi divisionali La sede del comando (Generale Edoardo Quarra Sito, Capo di S.M. Ten. Co l. Galliano Carrracini) era situata a Segna, in Croazia, a circa settanta chilometri da Fiume. La divi sione, dopo essere stata impegnata nell ' ambito de1le operazioni invernali della IV offensiva (operazione Weiss) e nei rastrellamenti del Biokovo e del Mosor (luglio 1943), era stata inviata a presidiare il territorio tra Segna ed il passo di Vratnik, con capisaldi anche nelle alture di S. Maria della Neve e di Krivi Put. Altri nuclei erano nella zona costiera a sud di Segna e nella zona Carlopago- V rata. L'efficienza era "discreta"86 anche se i suoi effettivi erano ridotti (meno di 5.500 uomini)87 • * XIV Brigata costiera CCCXI battaglione costiero
,:i
Notizie della presenza del 259° Rcggimemo fanteria. con la descrizione del suo impie-
go nel ·Raggruppamento Punta Planka a Perkovic', in. G. Bambara, La guerra ... , op. cit., p. 251 . L'avvenimento non viene invece menzionato né dal Torsiello né dal!' Annani, che ricorda come il 3 1 IO rgt.ftr. venne trasferito nel maggio del 1942 datr Italia alla Croazia come riserva della 2" Armata e venne poi utilizzato fino all'agosto del ' 43 alle dipendenze del V Reggimento GAF (An11ani, op.cit., p. 52). "" Defi nizione contenuta nella Relazione Scuero, citata in TorsieJJo, op.cit., p.345. n G. Bambara.
La guerra.... op.cir., p. 252.
140
LA Resisten za dei militari Italiani i11 Dalmazia
unità cannoni controcarro da 47/32 elementi vari La sede del comando (Generaie Attilio Amato) era a Cirquenizza (Crkvenica), mentre la brigata era dislocata nella costa tra Fiume e Carlopago, e nelle isole di Veglia, Arbe e Pago. La sua efficienza numerica era scarsa, così come quella bellica83•
* V Raggruppamento Guardia alla frontiera V Raggruppamento truppe Piazza di Fiume (XXVII settore di copertura) truppe cinta di Susak unità minori e servizi 2 gruppi carabinieri
battaglioni Gaf XXV, XXVI, XXVII battaglione guerriglieri battaglione allievi guardie P.S. battaglione milizia confinaria difesa contraerea territoriale
La sede del Comando (Generale Michele Rolla) era posta a Susak, con compiti di presidio del territorio fiumano annesso all'Italia, " lungo una linea difensiva che racchiudeva verso ovest e verso nord il territorio del Castuano e della cinta di Fiume" 89 • L'efficienza nel complesso era buona e su l settore erano
'" Relazione Scuero, in Torsiello, op.cii. •
9
Monografia Armoni, op. cit., p.53.
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Le vicende dell'armistizio
141
disposti circa 44.000 uomjni e 10 batterie. Dopo questo panorama delle forze italiane possiamo ricostru ire gli avvenimenti accaduti nel settore del V Corpo d'Armata nei giorni dell'armistizio, cominciando con il ricordare i movimenti di schieramento che lo coinvolsero. Partendo dall a constatazione della crescita delle attività delle forze partigiane e dall'individuazione del nuovo obiettivo strategico nella difesa della sicurezza della linea ferroviaria che assicurava i rifornimenti con l' interno, si cominciò con la fine di agosto l'elaborazione dei nuovi progetti di dislocazione delle truppe su un territorio più ridotto. I primj ordini vennero emanati a metà agosto anche se furono ricevuti solo tre settimane più tardi90 • Nel documento erano contenute tre linee di azione: il concentramento delle un ità verso la vecchia frontiera, la salvaguardia delle forze che avevano collaborato con gli italiani, la preoccupazione per gli internati del campo di concentramento di Rab, tra cui c' erano molti ebrei che gli italiani non avevano consegnato ai tedeschi e agli ustascia. Il giorno 6 settem bre il Comando del V Corpo d 'A rmata emanò l'ordi ne 9830 che definiva più chiaramente i movimenti e che verrà integrato il giorno dopo dall'ordine 9840. In sostanza si stabiliva:
* che il V Gaf abbandonasse i presidi di Prezid-Plesce e Bosliva Loka e che nel mentre venisse rinforzato (221 ° btg. T.M.; CV btg. mtr. ; LXIX gr. da 149/35; 401 A btr. bombarde da 240/12); * che la "Macerata" coprisse un territorio più ristretto rinforzando Severin ed il tratto Meja-Yrbovsko; * che
la "Murge" verusse rinforzata nelle artiglierie divisionali (LXVI gr. da 152/13 e CXX gr. da 149/13) mentre doveva privarsi di gran parte del 311 rgt.fanteria da destinare a riserva di C. A.
llO
O.Bambara. I.A guerra... , op.cit., p.251.
142
La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
nella zona Fiume-Sussak:91 • Nel frattempo continuavano le operazioni contro le forze partigiane, che nel settore del V C. d' A. erano schierate secondo un semicerchio che da nord a sud, in senso orario, compredeva92 : * brigate "Cankar" e "M.Gubec" nella zona istriana; * Odred I, II e III - Brigate d'assalto IV, V, VI, XIV e XV nella zona Delnice - Ogulin - Brinje; * Brigata d'assalto croata XI - Brigate d'assalto "Banicka" VII e XX a Glina - Topusko - Sunja; * VI Divisione - Brigate d'assalto "Lika" I, II, III e IX tra Gospic e Gracac.
Concludiamo questo quadro del V C.d' A. nei giorru immediatamente alla vigilia dell 'armistizio, ricordando che proprio questo era il settore coinvolto dai mutamenti che comportava l 'applicazione di quel piano denominato "Raggruppamento Gambara" che abbiamo descritto nel capitolo precedente. La situazione era quindi di particolare movimento anche se non tutti i comandi avevano ben chiaro il quadro complessivo. Ad esempio, Bambara ricorda che in margine ad un dispaccio che illustrava compiti e direttive per l'applicazione della Memoria 44, il generale Quarra Sito annotava: "Cosa è questa Memoria 44?"93 •
9
'
Idem, pp. 293-96, op.cit. I movimenti della Divisione Macerata dovevano avvenire con-
temporaneamente a quell.i della Div. Lombardia (XI C.A.), mentre veniva data indicazione di non eseguire interruzioni o distruzioni e di sgomberare nitto il recuperabile. L'ordine del g iorno 7 metteva in guardia la Div.Murge "fonte auendibilissima segnala che i partigiani ostacoleranno i movimenti col pa11icolare scopo di impadronirsi delle artiglierie e degli automezzi''. 91
1 dati sono tratti dalla Monografia Armani e dal volume di G. Bambara più volte citati.
Le vicende dell'armistizio
143
La notizia dell'armistizio sorprese il Comando del Corpo d'Armata mentre era a colloquio con il generale Robotti a Susak per ricevere ordini per il nuovo schieramento. Tornando in serata a Cirquenizza, il genera le Scuero dava conferma ai comandi dipendenti di predisporsi per i movimenti dei reparti. Gli ordini pervennero dal Comando d 'Armata poco prima dell 'alba del giorno 9, comunicando uno schieramento di difesa sulla linea Fiume-Susak-parte dell 'altipiano. Mentre le disposizioni relative al Raggrupppamento G.a.F e alla "Macerata" venivano emanate direttamente dall 'Armata, quelle relative alla XIV Brigata costiera ed alla Divisione "Murge" venivano impartite dal Generale Scuero94 • Ma queste disposizioni non facevano i conti con la situazione reale della zona e con la forza e presenza dei reparti partigiani. Per far fronte alle difficoltà dovute alla disseminazione dei reparti ed alla situazione delicata dei presidi isolani, il Comando del Corpo si rivolgeva a quello d'Armata per chiedergli naviglio ed altri mezzi di trasporto per aiutare le trnppe in movimento, ma "nonostante le successive richieste, il comandante del V Corpo in pratica non ebbe nulla" 95, mentre inizianavano le operazioni pratiche per la costituzione del "Raggruppamento Gambara" che doveva coinvolgere il V e l'XI Corpo d'Ar·mata. In questa situazione confusa si inseriscono i primi contatti cercati dalle formazioni partigiane, sia con la "Murge" (ma lo vedremo meglio in seguito), sia direttamente con il Comando di Cirquenizza. Quello che appare chiaro è che i comandi italiani non colsero 1' occasione per un accordo convinto e strategico con i partigiani, ma si presentarono alle trattative, forse perchè convinti della possibile realizzazione con successo dell'operazione Gambara, con un approccio sbagliato, cercando di prendere tempo e comunque chiedendo che gli eventuali accordi sancissero la supremazia delle forze italiane. I partigfani, dal canto loro,
•
1
G. Bambara, La guerra..., op.cit., p.252 .
... Rela:z.ione Scuero, op.cit.. 95
Monografia Armoni, op. cit., p.56.
l44
La Resisre11w dei milirari Jralio11i in Dalmazio
si convinsero della pericolosità del perdere tempo ed accelerarono le operazioni di disarmo dei reparti , come quello di Novi, e di sbarramento della direttrice verso Fiume. Nella notte sul 10 il generale Scuero decideva di spostare il Comando a Susak, predispo nendo l'obiettivo della difesa di Cirquenizza ad opera della XIV Brigata costiera in modo da garantire il ripiegamento della "Murge" su Fiume. Erano invece cessati i collegamenti con la Divisione "Macerata". Nel suo viaggio verso la nuova destinazione, il Comando del V Corpo fece tappa a Porto Re dove il generale Scuero potè constatare che il deflusso delle batterie costiere avveniva senza particolari problemi e che i reggimenti "Alessandria" e "Saluzzo" della I Divisione Celere marciavano verso Susak indisturbati 96. Nella sua re lazione Scuero accenna ad un incontro con Gambara avvenuto nella mattina del 10 in cui venne fatto il punto sulla situazione "caotica" e durante i1quale ebbe la comunicazione che quest' ultimo, in base agli ordini ricevuti a Roma, assumeva il comando delle divisioni componenti il V Corpo 91 • Di fronte alle condizioni poste dai tedeschi (collaborare, essere concentrati nei campi , disarmo dei reparti), i quadri italiani non considerarono la possibilità di combattere contro gli ex alleati. Così gli ufficiali furono messi in libertà e il generale Scuero, con il suo capo di S.M. (colonnello Zappino), a bordo di un motoscafo si recò a Lussinpiccolo, sede del comando d 'Armata. Così a partire dalle ore 8 dell ' l l settembre, dopo 60 ore dall ' annuncio dell' armistizio, cessava ogni attività del comando del V Corpo. Vediamo ora quello che era successo alle un ità del Corpo. Iniziamo con il V Raggruppamento G.A.F. che l' armistizio sorprese in fase di trasformazione e assestamento delle difese per unire il fronte ad occidente di Fi ume con la cinta di Susak. Alla notizia dell ' armistizio il generale Rolla prese provvedimenti per mettere in stato di allarme le truppe presenti a Fiume e
.,. Idem. p.58. •
1
Ibidem.
Le vicende de/l'armistizio
145
Susak, mantenere l'ordine e predisporsi alla resistenza contro eventuali attacchi. Il giorno successivo, come abbiamo visto, l'unità passò alle dipendenze del generale Gambara, che convocò Rolla per il giorno 10. "Al termine della riunione il gen.Gambara decideva di abbandonare Susak e di far ripiegare i reparti entro la ci nta della città, schierandoli lungo l'Eneo (vecchio confine italojugoslavo)98". Cosl il Raggruppamento si dispose a protezione della linea ferroviaria e a presidio deJJa linea Fiume cartieraEneo. Ma l'assenza di una decisa linea d'azione dei comandi dava il fiato ad una reazione disordinata delle truppe. Lasciavano il presidio, e a volte anche le armi e le munizioni, nei giorni 10 ed 11 settembre elementi del I e del IV battaglione, artiglieri e dragoni del 55° gruppo del "Genova". Anche il III btg. a Cavie, fermato dai partigiani, lasciò tutto l'equipaggiamento. Per concentramenti successivi il 13 settembre si ritrovarono a Susak, agli ordini del generale Rolla, alcuni reparti che ricostruirono un servizio costiero. La situazione era comunque ormai fuori del controllo degli italiani: nelle città l'ordine pubblico non era garantito, sul territorio circostante le truppe partigiane avevano il predominio, dal1'interno progredivano i tedeschi. Questi ultimi, dopo un bombardamento, entravano il 14 in Fiume ed il giorno dopo in Susak. Seguirono due giorni in cui alle truppe italiane si presentò 1' alternativa tra aderire al Comando Truppe Italiane, costituito dal generale Gambara in accordo con il comando tedesco, e collaborare con questi, o sbandarsi per non finire prigionieri. Il giorno 17 venn e ufficialmente sciolto il V 0 Raggruppamento: una parte del quadro ufficiali e della truppa si schierò con i tedeschi, mentre la maggioranza sbandò. Ricorda il Ten. Col. Battaglini, Capo di S.M. del Ragguppamento, che "le truppe cominciarono a sfasciarsi solo quando videro che la loro disciplina ad altro non poteva servire
911
Idem. p.69.
146
la Resiste11za dei militari Italiani in Dalma:.ia
che ad aiutare, non la nobile e salda popolazione fiumana, ma solo il tedesco" 99• Il Generale Rolla si imbarcò per l' Italia, raggiungendo Trieste e poi Portogruaro. Esaminiamo ora le vicende del l a XIV B rigata cost ie ra. Questa unità era comandata dal generale di brigata (ris.) Amato e, come abbiamo già visto, fu sorpesa dall' armistizio in fase di trasferimento, essendosi fatta preoccupante la situazione dei presidi disseminati in zone ormai assediate dai partigiani. Questa fu una unità che si dissolse completamente dopo l' armistizio, stretta come era tra la presenza delle forze dello Stato croato (alleate alle truppe tedesche) e quella delle formazioni titine. Anche la documentazione risente di questa situazione, e sono disponibili solo due testimonianze, una riportata dal Torsiello (sottotenente Francesco Semprini) ed una dalla monografia Armani (Generale Amato, seppure indiretta). Da queste possiamo ricavare lo sbandamento della maggioranza della truppa ed una risposta, più individuale che collettiva, di combattimento a fianco delle formazioni partigiane. Il generale A mato ri uscì a rientrare in Italia "dopo aver trattato con i partigiani locali" 100• Passiamo ora alle grandi unità. Abbiamo già segnalato che la divisione "Macerata" risentiva, per quello che riguarda il morale, della sua pa1ticolare composizione (70 % di siciliani) e come ciò si sommasse alle già complesse sensazioni dovute alla notizia del1' armistizio. Forse questo aiuta a spiegare come in capo a quattro giorni l' intera divisione cessò di esistere . Divisa in due settori (Ogulin e Delrnice), la divisione si mosse il 9 settembre sulla base di un 'ordi ne de l Corpo d' Armata nel quale si diceva che "le forze partigiane dovevano essere considerate come alleate, si doveva venire a patti con queste per la consegna parziale delle armi e la divisione doveva raggiungere Fiume a qualsiasi costo" 101 •
.,, Relazione Bauagli11i, in USSME, Roma. '~' Mo11ograjìa Armtmi, p.56.
147
Le vicende dell'armisti,.io
In città avrebbero dovuto mettersi a disposizione del generale Gambara. Dopo un accordo con i partigiani sulla cessione delle armi presenti nei magazzini, la divisione si mosse su due colonne, la prima in partenza da Delnice agl i ordini del coma ndante Giardina, la seconda proveniente da Ogulin guidata dal generale Antonio Cesaretti, comandante de1la fanteria divisionale. Al di là di episodi specifici la sorte delle due colonne fu la stessa: sbandamenti, cessione de11e armi, dissolvimento dei reparti, più per stanchezza della guerra e mancanza di strategia dei comandi che per difficoltà insormontabili, visto che non ci furono disturbi o attacchi delle forze tedesche, praticamente inesistenti nella zona. Il racconto del Generale Cesaretti sui movimenti della seconda colonna, e sulla sua impossibilità di controllare i reparti, può essere assunto come il racconto più generale della storia di interi pezzi dell ' esercito italiano, così come simbolica può essere questa sua frase: "in rapporto a quanto ho esposto ed a quanto dirò ancora, ' giova considerare come la maggior parte delle cose che oggi sembrano ovvie ed evidenti, allora erano ben lungi dall 'esserlo, specie nelle condizioni di mancanza di notizie in cui mi trovavo" 102•
101
Relazione Giardina. Generale, in, USSME, Roma.
io: Relazione Cesarei/i, USSME,
Roma.
le vicende dell'armistizio
149
1.7 UN CASO PARTICOLARE IL CASO MURGE La divisione "Murge" apprese la notizia dell'armistizio mentre faceva fro nte agli attacchi dei partigian i alle posizioni avanzate del monte Goljak, che l' 8 settembre continuarono fino alle 22 103 • In quella notte alle linee di passo Vratnik ci fu un primo abboccamento dei partigiani con gli elementi della divisione e venne fissato un' incontro per la mattina successiva. Nel frattempo il comando divisionale si preoccupa della possibile azionP delle formazioni ustascia presenti a Segna . Con azione preventi va queste furono consegnate in caserma, e si riuscì a stabilire cos un clima di relativa tranquillità e fiducia nei comandi che si preparavano alla trattativa. La delegazione divisionale, composta dal generale Quarra Sito, dal tenente colonnello Ca1rncini (capo di S.M.), dal maggiore Delleani (capo sezione OIS) e dal tenente Bambara (come ufficiale interprete), partì nella mattina del 9 settembre dopo aver ricevuto dal comandan te del C.d' A. alcune direttive per la trattativa: coll aborazio ne co m une contro i Tedeschi ma a patto del riconoscimento del comando degli italiani; operazioni comuni non sulla costa; sganciamento immediato per far argine a Fiume e Trieste.
•OJ
G.Bambara. LA guerra..., op.cit., p.253. Repani della Divisione erano schierati a Perkovic
(cfr. supra nota 85), e ricevettero via radio l'ordine di ripiegare su Sebenico. Dopo una trallativa
con le formazioni partigiane della zona che in cambio di alcuni fucili mitragliatori, assicurarono iI rrasferimento in ueno. il reparto giunse il giorno IO in città e prese posizione, in funzione antitedesca, alla periferia est. Ma l'attacco venne da Nord e da Ovest. cosiccbè il reparto del Colonnello Zedda si irovò accerchiato e posto di fronte alla consueta alternativa. Come ricorda Bertaino: "Quasi rutti ci rifiutammo di collaborare e fummo quindi trattati come prigionieri. Il 14 iniziammo iJ lungo viaggio verso la prigionia'·.
150
I.A Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
A questo proposito alle ore 18 giunse l' ordine di ripiegamento in ordine di battaglia sul capoluogo 104• Il primo incontro con i partigiani si svolse oltre il passo Vratnik in una casa di contadini nelJa quale gli italiani incontrarono una delegazione composta da Vladimir Bakeric (commissario politico del comando partigiano della Croazia), Srecko Manola (dello S.M. delle forze partigiane in Croazia), da Veljko Kovacevic (comandante della 13" divisione proletaria) e dal maggiore Anthony Hunter (ufficiale inglese di collegamento con il comando del Cairo) 105• Nel corso di questo colloquio la delegazione italiana tenne una posizione molto ferma sulla propria supremazia in caso di collaborazione, sulla non cessione delle armi e sulla protezione delle forze locali collaborazioniste. La reazione partigiana fu anch'essa molto decisa, ma comunque si decise di non interrompere le trattative e di fissare un nuovo incontro per le 14 del giorno successivo. Nella notte sul 10, alle ore 2.15, venne dal comando del V Corpo, che era stato informato dell'andamento dell' incontro, una telefonata in cui il Generale Scuero consigliava di far sgomberare la divisione via mare promettendo l'arrivo di naviglio per la mattina successiva. Da quel momento cessano i contatti tra la divisione ed i comandi superiori. In realtà alle 9.30 arrivò solo il piroscafo Lissa, peraltro già con un carico di carbone. L'impossibilità di trasferire l'intera divisione dettò un parziale mutamento dell'atteggiamento del generale Quarra S ito: all ' incontro delle 14 si
'"'Cronistoria degli avvenimenli dal giorno 8 al 14 settembre 1943, redatta da Carracini e riponata da Bambara, op. cit.. Da alcunj documenti citati dall'autore, e dalle testimonianze disponibili (tenente Gagliardi, souoten. Scionino, capitano Palladino, tenente Bertaino), emerge un quadro degli avvenimenti ben diverso da quello proposto dal Torsiello (op. cit.. pp. 3456) che risulta una sintesi semplificatoria della Monografia Annani. Jn particolare in entrambe le opere risulta assente il combattimento (i llustrato nel testo) e confusa la sequenza di ordini relativi al ripiegamento. IO$
G. Bambara. La guerra... , op. cit., p. 255. Bakeric, dopo la guerra, divenne Capo del
Governo della Repubblica Croata.
Le vicende del/'an11istizio
151
mostrò più possibilista, cercando di trattare sulle garanzie che gli italiani potevano avere, senza peraltro mai cedere ufficialmente sulla questione delle armi. Ottenne così una proroga della tregua fino a lle 18, in attesa di un nuovo incontro. Nel pomeriggio fu predisposto l'imbarco di alcuni reparti, delle bandiere reggimentali, delle casse e delle persone più compromesse (i confidenti del servizio informazioni, il capo della polizia). Il convoglio, formato dal Lissa e dal Mocenigo, partì alle 18, l'ora di ripresa delle trattative, puntando dapprima su Fiume e poi, data l' impossibi lità di attraccare, su Ancona 106• Erano anche partiti, nel programma di alleggerimento della formazio ne divisionale, anche i reparti ustascia e cetnici presenti in città. All 'appuntamento delle 18 si recarono solo Carracini e Bambara che ricevettero un ultimatum da parte del maggiore Hunter: " Al comandante in capo delle Forze Italiane, Senj. A nome delle Forze Alleate richiedo che - secondo le condizioni per l' armisti zio concordate tra gli Alleati ed il Governo Italiano - si cessino tutte le osti lità e si consegni no tutte le armi e g li equipaggiamenti a li 'Esercito di Liberazione Nazionale Croato, nostro alleato. Tutto deve essere consegnato intatto ed in perlette condizioni" 107 • La scadenza era per le ore 20. Decisa la linea di intransigenza, non per ostilità nei confronti dei partigiani ne per collaborazionismo verso i tedeschi , quanto piuttosto per garantirsi, anche a costo di una prova di forza, la possibilità di rientrare in assetto in Italia, il comando divisionale dispose l' attetramento verso la città dei presidi ed una distribuzione straordinaria di munizioni. Alle 20 venne notificata la ri sposta negativa alla cessione delle armi: i partigiani comunicarono che avrebbero attaccato due ore dopo se non veniva revocata la decisione.
106
Relazione del tenente Luigi Gagliardi, Capo ufficio amm inistrazione del Comando
Divisionale, riponata in. G. Bambara, op. cit.. "" Nota, fumata Hunter, in, G. Bambara. op. cit., p. 259.
152
La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Nonostante le molte perplessità ed i diversi stati d 'animo ielle truppe, che non vedevano con entusiasmo la possibilità di ;ontinuare a combattere, il comando decise di resistere, e quando 11le 22.30 iniziarono dei tiri di mortaio da parte dei partigiani, il generale Quarra Sito diede l'ordine di rispondere con tiri d'obice. I combattimenti durarono tutta la notte e le truppe italiane respinsero gli attacchi spinti dalla convinzione di combattere per garantirsi il rientro in Italia. Le perdite furono relativamente lievi: 3 morti, 2 feriti gravi da ospedalizzare, 11 feriti leggeri. Dopo questa prova di forza i partigiani chiesero di nuovo di trattare. Nel corso della giornata dell' 11 si raggiunse l'accordo, "soddisfacente ed onorevole per entrambe le parti", secondo questi termini: 1. due terzi delle arrni , degli equipaggiamenti, degli automezzi sarebbero stati ceduti ai partigiani a titolo di prestito; 2. gli ufficiali conservavano le armi; 3. le armi ed il materiale ceduto sarebbero stati restituiti alla divisione dagli Alleati in Italia; 4. la divisione, una volta a Fiume, si sarebbe schierata sul1e alture in funzione di blocco verso l'ingresso delle truppe tedesche; 5. i partigiani avrebbero garantito la marcia verso Fiume della Murge 108• La partenza fu fissata per l'alba del 12 settembre, una volta che fossero state effettuate le operazioni di passaggio del controllo degli Enti della città ai partigiani. Durante il trasferimento da Segna a Fiume, che durò fino al 14, funzionò una commissione mista di controllo e di sorveglianza per il rispetto dell'accordo siglato. Fu anche grazie a questo che la divisione superò senza ostacoli, a volte a piedi a volte sui camion, anche il passaggio a Cirquenizza e a Porto Re, dove altre formazioni partigiane avevano costretto al disarmo altri reparti italiani. La Murge rientrò così a Fiume armata e operante. "Prima del
IO'!
G. Bambara, La guerra.. ,op. cit., p.264.
le vicende de/l'armistizio
153
ponte tra Susak e Fiume, trovammo ad attenderci una formazione partigiana, la quale presentò le armi alla divisione che rientrava in Patria, segno evidente che i nemici di ieri avevano voluto dare atto del suo buon comportamento militare. E' stato un fatto si ngolare; Io rammento ancora come se fosse accaduto ieri, per il sentimento di orgoglio e per 1'emozione che credo tutti avvertirono: certamente insolito perchè veniva da un nemico non certo formalista e con il quale ci eravamo battuti con asprezza fi no a pochi giorni prima" 109 • A Fiu me i reparti vennero sistemati tra i giardini pubblici ed il viale della stazione, con il quarti er generale della divisione sistemato nel liceo scientifico. Durante queste operazion i di schieramento al generale Quarra Sito venne posta dal generale Gambara l'alternativa tra il collaborare con i Tedeschi, che erano entrati in città, e l'internamento. La gran maggioranza rifiutò l'intesa com i Tedeschi, e così venne avviata verso i Lager in Germania ed in Polonia. Gli ufficiali, concentrati nella caserma "Savoia", partirono via Venezia (dove fecero tappa il 2 ottobre); i soldati, via Trieste, con pri ma tappa Berlino, Lager Stalag III/A Luchenwalde.
'"' Idem, p.266. La Relazione Carracini , r.enente colonnello capo di S.M., indica la lista dei repani rientrati a Fiume con la Divisione "Murge" il 14 settembre del 1943: "Com. div.fant. Murge; Quanier Generale; l 18° e 119° sez. CC.RR.; Com.fant. div.le e plotone comando fant. div.le; -2f:IJ0 rgt. fu.; 311° rgt. ftr.
(tranne Il e m btg. non facenti pane della divisione); 154° rgt. an. su 2gruppi: I
da 75 / 27 su 2 btr. I da I00 / 17 su btr. e 1/2 RMV; -154° btg genio ( 154" cp. ani eri e 254" cp. tel.
mare.); 154° blg. rnitraglieri: 136" sezione sanità; -154" sezione sussistenz.a: 254" squadra panettieri; 1119" autosezione mista div.le. Elementi di C.d'A. affidati alla ·'Murge" a Segna: 66° gr. art. da 152/13 su 2 btr.; I" cp. G.aF.; 2" cp. G.a.F. (meno 2 plot.); IO" cp. G.aF.; 2" cp. del 249° btg. r.err. mob.; l" squadr. cani S. Giusto (meno 2 plot.): aveva un solo carro L efficienr.e. I repani avevano forza ridotta ed in complesso non an1montavano a più di 5.500 uomini". Questo comportamento ebbe anche il riconoscimento del Ministero della Difesa che considerò, per gli elementi della divisio-
ne, i giorni dal 9 al 14 settembre come peàodo di lotta contro i r.edeschi.
N. 11 SETIORE XI CDA
LUBIANA
/1 ~
l:'......;.;-;.;-
-
•
--.....:ZAGABRIA
\ 1,·or ~- .........
• • RIBNICA
\ •
1
COMANDO Xl CDA DIV CACCIATORI DELLE ALPI
2
DIV LOMBARDIA
3 4
52 ° RGT FANTERIA
*
DIV ISONZO
1 DT 1 DI V TEDESCA
PART IGIANI
CROATI
KARLOVAC
• 2
'---"'
•
/
•
Le vicende dell'armistizio
155
1. 8 L'XI CORPO D'ARMATA Risalendo ancora verso Nord , verso la Slovenia, passiamo a ricordare ora gli avvenimenti succedutisi nella zona dell ' XI Corpo, per poi passare a chiudere il capitolo con l' esame del comportamento del Comando della 2" Armata e degli eventi accaduti lungo la zona dell ' attuale confine. Vediamo per prima cosa la composizione d~ll'XI Corpo, che disponeva di una forza totale di 50.000 uomini, frazionati però in maniera rilevante
158
La Resistenza dei militari llaliani in Dalmazia
Il settore presidiato comprendeva la Slovenia italiana e quella parte della Croazia che corrispondeva alla regione di Karlovac. Era cosÏ limitato al nord dal confine con la Slovenia tedesca (che controllava anche tutti i ponti sulla. Sava) e dove, dopo il 25 luglio, era giunta di rinforzo una divisione corazzata; ad est e sud-est dallo Stato Croato di Ante Pavelic, lungo l'ipotetica congiungente Kostanievica - Jastrebasko- Karlovac - Generalski Stol; a sud e sud-ovest dal confine meridionale della Slovenia Italiana dove era a contatto con il V C.d' A.; a ovest dal vecchio confine politico italo-jugoslavo dove iniziava il territorio del XXIII C.d 'A.. In questa zona erano presenti anche alcuni apparecchi da ricognizione e bombardamento (sul campo di aviazione di Lubiana). Sempre a Lubiana era presente anche un battaglione tedesco, mentre altre forze, nel periodo dei 45 giorni, provenivano dalla Slovenia tedesca; erano anche presenti circa 6.000 uomini della M.V.A.C (Milizia Volontaria Anticomunista), "da noi organizzata ed armata con armi francesi, a carattere di Milizia Paesana" 110 • Tre i compiti principali del Corpo: *protezione delle ferrovie del petrolio (le linee che provenienti dalla Croazia convergevano su Lubiana per poi proseguire verso Postumia); * protezione del territorio sloveno dalle incursioni partigiane provenienti dalla Croazia; * protezione della vita quotidiana della popolazione e delle attività economiche dalle locali formazioni partigiane (Brigate "Goreniske", "T. Tomsc", "L. Sercer" e numerosi " nuclei territoriali sparsi per una forza complessiva di quasi 10.000 uomini" 111 • Alle ragioni di ordine strategico, ridurre i presidi per avere maggiori forze mobili disponibili, si contrapponevano considerazioni di prestigio e di carattere politico, per cui il frazionamento e lo sbilanciamento del baricentro verso il sud furono elementi che
110
Monografia Arma11i, op. cit., p.28;
"' Idem, p.27.
le vicende dell'armistizio
159
si fecero sentire dopo l'armistizio. Sede di Comando (generale Gastone Gambara, colonnello Bruno Lucini Capo di S.M.) era Lubi ana, a disposizione le seguenti forze: * truppe a disposizione del C.d' A.
- 2 compagnie di carri L ; - battaglioni territoriali mobili; - servizi di C.d' A.; - Delegazione di Intendenza; - Raggruppamento milizia "21 Aprile" (fino ai primi di settembre questo raggruppamento fungeva da presidio del Coceviano; abolita la circoscrizione territoriale della zona venne destinato a formare la massa di manovra). * Divisione di fanteria "Cacciatori delle Alpi" - 51 ° reggimento fanteria; - 52° reggimento fanteria; - 1° reggimento artiglieria da campagna; - battaglione mitraglieri di C.d' A. da 152; - battaglione genio; - unità minori e servizi La sede del comando era Lubiana (Generale Luigi Maggiore
160
uz Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Perni , Tenente Colonnelo Emilio Formichi Remy de Turicque, Capo di S.M.), dove risiedeva anche il 51 ° fanteria, mentre l'altro reggimento era dislocato nella zona di Ribnica-Kocevje. I gruppi dell'artiglieria erano invece alle dipendenze tattiche dei reggimenti di fanteria. * Divisione di fanteria "Isonzo" - 23° reggimento fanteria; - 24° reggimento fanteria; - 6° reggimento artiglieria da campagna; - battaglione mortai; - battaglione mitraglieri; - unità minori e servizi La sede del comando era situata a Novo Mesto (general e Guido Cerruti, Tenente Colonnello Giovanni Carli, Capo di S.M.), e controllava la parte orientale della Slovenia italiana: in particolare il 23° reggimento nella zona a sud di Metlica, mentre il 24° reggimento fanteria era disposto nella zona Novo MestoKostanjevica. * Di visione di fanteria "Lombardia" - 73° reggimento fanteria; - 74° reggimento fanteria; - 57° reggimento artiglieria da campagna (rinforzato dal CXII gruppo d'artiglieria da 149/13);
Le vicende dell'armisti::.io
161
- battaglione genio; - 137" legione milizia; -unità minori e servizi; - unità di rinforzo: - reggimento di cavalleria appiedata - battaglione carri armati - battaglione pontieri - battaglione autonomo milizia - battaglione Gaf - gruppo da 105/28. La sede del comando divisionale (Generale Pietro Scipione, Tenente Colonnello Roberto Battaglia, Capo di S.M.) era a Karlovac, mentre la sua zona di giurisdizione comprendeva sia territori della Slovenia italiana (73° fanteria a Cronomelj), che della Croazia (74° fanteria tra Karlovac e Ozali). * XI Raggruppamento Guardia alla frontiera Sede di comando a Longatico, giurisdizione sulla fascia più occidentale della Slovenia italiana. Questo settore nevralgico fu interessato nel periodo che precedette l'armistizio da diversi movimenti, sia delle truppe italiane che di quelle tedesche. Mentre il generale Garnbara era a Roma per la già ricordata operazione "Raggruppamento", il comando interi nale venne assunto dal Generale di Brigata Armando Lubrano che ricevette il giorno 5 la "Memoria 44" . A quella data si può ricostruire questa situazione dei rapporti di forza tra italiani e tedeschi nella zona dell '
162
la Resistenza dei militari Italiani in Dalma:ia
XI C.d' A.: se il rapporto numerico delle forze era a favore dei primi, quello dell'armamento "era a deciso vantaggio dei germanici specialmente in fatto di mezzi corazzati, di artiglieria anticarri, controaerea e di aviazione" 11 2 • L' Armani sottolinea poi anche quattro fattori operativi che sbilanciavano il rapporto: a) la disposizione italiana costituiva, verso i tedeschi, un antemurale contro le incursioni partigiane che provenivano dalla Croazia facendogli così economizzare sforzi ed energie; b) il nostro baricentro era spostato a sud, lasciando così vasta possibilità di manovra al confine tra le due Slovenie e nella stessa zona di Lubiana; c) i presidi italiani erano numerosi, sminuzzati, in luoghi leggermente fortificati, mentre le forze tedesche erano raccolte per G.U. mobili in campo aperto; d) per quello che riguarda lo spirito ed il morale, le truppe italiane erano, ancora alla vigilia deJl' 8 settembre, predisposte alla guerra antipartigiana (e relativamente stanche), mentre quelle tedesche, fin dal 25 luglio erano state istruite per operare contro gli ex alleati. Analizziamo ora gli avvenimenti succedutisi dall' annuncio dell' armistizio, iniziando da quelli relativi al Comando del Corpo d' Armata. Qui, appena la radio comunicò la notizia, si presentarono due ufficiali tedeschi che intimarono al Generale Lubrano di arrendersi. Questi, assunto il comando in qualità di ufficiale anziano presente sul posto in quanto capo della commissione per la
delimitazione dei confini, chiese di poter comunicare con il Comando della 2A Armata per avere istruzioni ed ottenne così un pò di tempo. Gli ufficiali tedeschi fissarono comunque per l'alba del giorno 9 il tempo limite di resa. NeJl'impossibilità di comunicare con il Comando d' Armata, vennero emanati gli ordini per l'applicazione della "Memoria 44"
"' Idem, p.3 1.
le vicende del/ '(lrmisthio
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e per l'esecuzione di un piano di difesa della zona che prevedeva anche il brillamento dei ponti di Zalog (stradale e ferroviario) e del viadotto ferroviario di Borowinica. Doveva provvedere a ciò il genio comandato dal tenente Colonnello Valle. Ma questi piani non poterono essere attuati per due motivi: a) i tedeschi presero possesso della piazza alle 4 del mattino; b) "il nerbo della difesa mobile di Lubiana era costituito da alcuni battaglioni della milizia, truppe che non davano nessuna garanzia, ed infatti, fecero poi causa comune con i tedeschi" 113 • Bloccati così in città, ai soldati ed agli ufficiali venne posta la consueta alternativa tra il collaborare o l'essere internati, anche se una parte riuscì a fuggi re dalla città114 • Caduto il Comando, la situazione per i reparti del Corpo fuori Lubiana divenne assai critica. Vediamo ora la si tu azione delle singole divi sion i. Anche il Comando della "Cacciatori delle Alpi" venne catturato con il Comando del Corpo d'Armata nel1 a mattina del 9 settembre 115 • In applicazione della "Memoria 44", questa divisione avrebbe dovuto concentrarsi a Lubiana, riunendo così al 51 ftr. già presente, il 52° fanteria (sparso nella vallata tra Grospulie e Kocevje), iJ battaglione mitraglieri di C.d' A. e il II gruppo del 1° artiglieria. Rimasto senza testa il
uJ
Idem, p.33. E' da rilevare come questa osservazione, che l' Armani fa a partire dalla relazione
del generale di Brigata Giovanni Fava - Comandante dell'artiglieria dell"Xl Corpo-, venga ignorc11a dal Torsiello che pure ricalca tutto il resto della monow.ma per ciò che riguarda i fatti di Lubiana.
'" Relazione Lucini. USSME. Roma ns Monografia Annoni, op. cit, p.34; M. Torsiello. Le operazioni ..., p.334. Racconta Melzi d'Eril ·'Alle 4.20 una decina di carri armati tedeschi, superati gli sbarramenti s1radali, occuparono punti strategici. Anche il castello che dominava la ciaà cadde in mani tedesche. Più tardi alcuni pezzi semoventi si appostarono davanti al palazzo del Comando. Qualcuno di noi pensò bene di rispondere alla messa in scena intimidatoria con un gesto spettacolare: disponendo sulle tem1Z1.e e sul teno del palazzo alcune milragliatrici, vigilale da quei pochi uomini che riuscimmo a ttovare, vecchi carabinieri che abitualmeme vigilavano gli scaloni, inservienti deUa mensa, cambusieri, scritturali. Di meglio non si era ttovato percbè il Quartier Generale si era fatto deserto di colpo". Ma questo narumlmente non fermò i tedeschi: "alle 7 ciel mattino tutti gli ufficiali del Comando vennero riuniti in un salone e invitati a consegnare le anni" (G.P.Melzi d'Eril, Un'estate... , op.cit., p.66).
164
la Resistenza dei militari italiani in Dalma::.ia
51 ° reggimento restò prigioniero, esclusi alcuni reparti che riuscirono a fuggire, prima verso Ruppa (dove raggiunsero la 1A Celere) e poi verso Trieste, dove però non arrivarono compatti a causa di uno sbandamento avvenuto a Obrovac 116 • Per quello che riguarda il resto della divisione, siamo in grado, utilizzando nuove testimonianze, di completare il quadro degli avvenimenti , precisandoli e chiarendoli rispetto alla storiografia finora accettata. Il Torsiello, sintetizzando la ricostruzioni dell ' Arrnani, non coglie la distinzione tra propositi e fatti realmente accaduti, attribuendo al Generale Fava la guida di u111a colonna verso Fiume. Invece questi, dopo aver avuto dal Generale Lubrano l' incarico di fare una ricognizione sui battaglioni del 52° fanteria dislocati fuori Lubiana, concordò con il comandante del reggimento, Colonnello Scalcino, la formazione di una colonna unificata su Grosuplie. Di fron te alle notizie che provenivano da Lubiana (in mano ai tedeschi) ed alle richieste delle forma zioni partigiane della zona di cessione delle armi , il General e Fava prospettò la marcia di una colonna su Fiume, ma non attese il concentramento dei battaglioni ancora separati, e si avviò, con alcuni ufficiali del suo seguito verso Fiume 111, dove ai-rivò il pomeriggio del giorno 10. Ma torniamo al 52 fanteria. I suoi tre battaglioni (Aulicino, Bertella e Riganti), sorpresi dall ' armi stizio durante operazioni miJitai·i non riuscirono subito a riunificarsi. Anzi il btg. Bertella (2°/52°) proseguì isolato, 1ientrando "in Italia per un suo itinerario, completamente armato, anche con i pezzi deUa batteria, tenendo a rispetto tedeschi, partigiani ed
11
•
Relazione Labanclti, sonotenente di fanteri a del 5 1° reggimento, USSME,Roma.
'" Lo ammette lo stesso amore nella sua relazio ne: " intendevo precedere le truppe a Fiume. allo scopo di venire a conoscenza di quanto colà avveni va e di presentarmi al Comando d' Armata per prendere ordini". Rela:io11e Fm,a, in, Motrografia Annoni. op.cii., p.36.
Le vicende dell'armistizio
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ex co1laborazionisti" 11 8 • Tra il 9 ed il 10 tutti i reparti in marcia verso Ribnica venivano a contatto con i prutigiani e si s usseguirono scont:J.i e perdite.In particolare il btg. Aulicino (1°/52°) veniva bloccato e fatto prigioniero u·a Rakitn e Dolenja Vas. Anche un tentativo fatto dal Comando di reggimento per uscire da Ribnica e sfondare le linee partigiane si rivelò infruttuoso. Il comando italiano fu così costretto ad iniziare le trattative di resa. Riuscendo ad evitru·e la consegna dei collaborazionisti (cetnici, M.V.A.C.) la delegazione italiana convenne su queste cessioni: " 1.) la cessione di tutti i magazzini e i depositi esistenti in Ribnica; 2.) la consegna delle armi in dotazione ai reparti; 3.) la cessione di alcuni automezzi e quadrupedi. AgLi ufficiali venivano lasciate le armi" 119 • A seguito degli accordi anche il btg. Aulicino poté rientrare a Ribnica e si formò così una colonna aperta da un Gruppo di combattimento, formato dai circa 300 uomini che avevano conservato le armi e comandato da Urbani. La colonna si mosse nella notte tra il 12 ed il 13 ed era formata dal Com.Rgt. Servizi, CC.RR., Genio, due degli otto ospedali da campo divisionali, btg. Riganti, btg. Aulicino, un gruppo di artigli.e ria da montagna del 1° reggimento. Urbani ricostruisce questo itinerario:
118
Testimoniani.a dell'avvocato Eros Urbani. all'epoca Comandante del Presidio di Dolenja
Vas. Debbo a.i suoi preziosi appunti la possibilità di ,icostruire e sistematizzare gli avvenimenti in quella zona, leggendo con luce nuova le altre testimonianze e gli studi finora conosciuti (per le p1ime vedi quelle di Bordi. Cardinali e Bondi, raccolte da Bedeschi; per i secondi, oltre a TorsieUo e Am1ani, le opere di Giacomo Scotti). "9
Monografia Annani, op. cit.. p.37. Nella sua ricostruzione l' Armani afferma che i capi parti-
giani "erano accompagnati da un gruppo di ufficiali italiani". Ma Urbani - che pure partecipò direnamente alle tranative- non menziona il fatto. Al contrario. sostiene che gli accordi prevedevano invece il mantenimento delle anni di reparto e di parte delle artiglierie, e di una scorta partigiana fino al confine. Entrambi i punti furono comunque violati (Testi111onia11::.a Urbam).
N. 12 GRUPPO COMBATTIMENTO 52° RGT
---
* O
GRUf>PO DI COMBATTIMENTO 11 11
URBANI SCALCINO
?"BRIGATA PARTIGIANA
SCONTRI CON BELAGARDA
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la Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Ribnica - Sodrazica - Loz - Stari Trg (dove il 13 ci furono scontri con i Belagardjsti - che, ironia della sorte, gli italiani avevano difeso dai titini e ora erano divenuti nemki - con alcune perrute) Leskova Dolina - Hermsburgo (dove il 14 la colonna si fermò la notte presso le caserme del XXVI settore Gaf, si rifornì e ricostituì i reparti sciogliendo il Gruppo di combattimento) - Rupa Senosecchia - Mune. Qui la colonna giunse nella notte sul 17 e, incalzata dalle formazioni partigiane (probabilmente della Brigata "Soca"), cedette le armi rimaste. Fu così che il 52° rgt. si sciolse. Possiamo poi indicare due itinerari percorsi dagli spezzoni venutisi a creare: il primo (Urbani, Cardinali, Cugini ed altri) raggiunse Duino il 20, dopo aver percorso così, a partire da Ribnica, circa 350 km. in 8 giorni; il secondo (Scalcino e altri) raggiunse Ruda dove scomparve anche la formalità della divisione "i cui componenti indossati abiti civili, tra il 20 e il 25 settembre, a piccoli gruppi, prendevano la via del Sud" 120• Vediamo ora le vicende della divisione "Isonzo". "Ufficiali (quasi tutti di complemento) e truppa, da oltre due anni nell a zona e mai rinnovati da complementi, erano stanchi per le continue azioni contro i partigiani, azioni che, peraltro, per la soverchia famigliarità esistente tra italiani e sloveni, dato il lungo tempo trascorso dai nostri nella zona, spesso non davano risultati positivi per l'assenza di ogni segretezza" 121• L'armistizio sorprese la ruvisione in procinto di trasferimento per Postumia dove, come da ordine n.11/35708 dello S.M.R.E.
,io
Monografia Armani, op.ci!., p.38. Resta comunque da ricordare come "non mancarono
episodi di aho spiri to militare e di grande sensibilità", per usare le parole del Torsiello che descrive (op.cit., p.335) le vicende attraverso le quali passò lo Stendardo del 1° reggimento rutiglieria che riuscl a ritornare in Italia dopo essere stato conservato in diversi campi tedeschi. Urbani ricorda come furono salvati il Drappo e le decomzioni della Bandiem del 5 1° rgt. ftr. dal tenente Matteo e dal maggiore Mongelli.
"' Monografia Armani. op. cit., p.38.
le vicende del 'armistizio
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del 5 settembre, doveva entrare a far parte deJl' 8" Armata. I 12.000 uomini, sparsi in diversi presidi, sospesero così il movimento di rientro, e ricevettero invece l' ordine dal C.d' A. di opporre resistenza ad eventuali attacchi e di accelerare le operazione di concentramento delle truppe nella zona a sud - est di Lubiana (per la precisione a Grospulje dove doveva riunirsi tutto !'XI Corpo). 11 giorno 9 avvennero i primi contatti con le forze partigiane che reclamavano l' applicazione delle clausole armistiziali. Alle richieste di cessione delle armi, il generale Cerruti si oppose decisamente facendosi anche forte di un messaggio, lanciato da un aereo nella mattina, del Comando d'Armata che ordinava il rientro su Fiume 122 • Alle trattative, che durarono circa 4 ore anche con la presenza del maggiore Jones, ufficiale inglese, la linea di azione del Generale italiano fu informata dalla convinzione comunque di una collaborazione con i partigiani ma anche dalla necessità di "conservare tutte le sue armi, non solo per aprirsi la strada verso Fiume, ma per essere altresì in grado, giunto in quella zona, di combattere i tedeschi unitamente alle formazioni partigiane"'"· Avuta anche la notizia del di sarmo della "Lombardia", il generale Cerruti concordò la cessione delle armi di postazione extra organico, dei materiali esistenti nei depositi ed il di sarmo dell a milizia anti comunista slovena; in cambio i partigiani si impegnarono a non compiere atti di ostilità ed a proteggere il fianco s ini stro della divi sione ne l s uo trasferimento verso Fiume. Nella notte si completò, per quanto possibile il concentramento della divisione: infatti c'erano già stati numerosi episodi di sfaldamento dei reparti come reazione all'armistizio (i l battaglione arditi del C.d' A., il presidio di Straza, un battaglione
'~ Relazione Cermti. citata sia da Armani, op. ci t.. p.39. che da Torsiello, p.336. s!>
Monografia Armoni. op.cit., p. 39.
170
ù1 Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
del 23° fanteria si lasciarono disarmare sciogliendosi) 124 • La mattina del 10 la divisione iniziava, alle ore 7, il trasferimento lungo il cammino Novo Mesto-Straza-Kocevje, con destinazione finale Fiume. Ma subito, prendendo a pretesto la violazione degli accordi da parte della legione di CC.NN. presente a Trebinje (che non aveva voluto cedere armi e materiali e disarmare i belagardisti), si presentarono reparti partigiani pretendendo la cessione di tutte le armi. Il Comando italiano, "scartata un'azione di forza contro i partigiani, che oltre a ritardare la marcia su Fiume, avrebbe portato un notevole consumo del già modesto munizionamento che aveva al seguito" 125, trattando a lungo, riuscì a fissare la quota dell e armi da cedere pari a un terzo del totale posseduto dai reparti. La colonna sostò quella notte a Stari Log, riprendendo la marcia ali' alba dell' 11. Ma ormai la situazione era mutata sia per la disposizione delle forze che per il morale dei reparti. I partigian i così richiesero nuovamente, nei pressi di Kocevje, tutte le armi. Venuto a conoscenza che Fiume era ormai sotto controllo delle forze tedesche e dato il rifiuto dei partigiani verso una collaborazione organica dell a divisione italiana (del resto ormai la maggior parte della truppa aveva solo l'obiettivo di tornare a casa), il generale Cerruti aderì alla richiesta jugoslava. Così argomenta il comandante della Isonzo: "Ancor oggi, a due anni di distanza, pur tenendo conto di avvenimenti allora non noti, sono convinto di aver adottato, data la s ituazione del momento, la soluzione migliore: la cessione delle armi è stata
effettuata all'ex nemico, dopo regolare armistizio; la quasi totalità degli uomini ha potuto raggiungere l' Ital ia e salvarsi; non un ' arma, non una cartu ccia sono andate in mano tedesca. Impartii quindi , in piena coscienza, l' ordine di cedere le armi e di raggiungere alla spicciolata il vecchio confine o di unirsi, come
,u Idem. p.40.
,u Refa:ione Cerri/li, op.cii.
Le vicende dell'armistizio
171
avrei fatto io, volontariamente ai partigiani sloveni, per passare a quelli italiani che, a detta degli sloveni stessi, si stavano costituendo fra Gorizia, Idria e Udine"' 26 • Così la divisione "Isonzo" cessò di esistere l' 11 settembre 1943, mentre il suo comandante ri mase ancora a combattere fi no alla fi ne del mese con i partigiani di Tito. Concludiamo questa rassegna delle Grandi Unità con il caso della divisione "Lombardia". Come abbiamo già visto la divi sione era divisa tra Slovenia (73° fanteria, I gruppo del 57° rgt. art. , unità del genio) e Croazia (comando divisionale, 74° fan teria, II e III gruppo del 57° artiglieria a Cronomelj; 137" legione CC.NN. e una batteria di artiglieria ad Ozalj). Erano inoltre schierati di rinforzo un battaglione G.a.F. e una compagnia carri armati in Slovenia ed un reggimento di cavalleria appiedato, un battaglione carri armati, un battaglione di CC.NN., un gruppo da 149/13, un battaglione pontieri in Croazia. Anche questa divisione fu sorpresa dall' armistizio in fase di ripiegamento visto che avrebbe dovuto occupare la zona di Novo Mesto al posto della "Isonzo" destinata al rimpatrio, lasciando così la Croazia ed il controllo dei presidi della zona alle autorità dello Stato croato. Le operazioni sarebbero dovute cominciare il 9 settembre. Per concordare questi mov imenti erano stati convocati dal comando del C.d' A. i capi di S.M. della "Lombardia" e della "Isonzo" per la mattina dell ' 8 settembre. Così l' armistizio sorprese i comandi italiani in piena fase critica. Comunque, il generale Scipione dispose lo stesso il passaggio delle consegne dei presidi alle autorità croate: attraverso il contatto con il generale Tomasevic (comandante del I settore croato) e con il tenente colonnell o Rogoz (del raggruppamento ustascia di Karlovac) vennero fissati tempi e modalità delle operazioni. Gli italiani cercavano in questo modo di accelerare il rientro in Slovenia visto anche la crescente ostilità delle istituzioni croate: temendo una
'"' Ibidem.
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La Resistenza dei militari lraliani in Dalmmja
eventuale collaborazione con le forze partigiane le autorità locali operarono subito per interrompere le comunicazioni ed i collegamenti divisionali. In più venivano alla luce tutte le ambiguità ed i risentimenti verso la politica di espansione del regime fascista da parte degli ex discepoli. Nella notte sul 9 il Poglavnic da Zagabria lanciava praticamente una dichiarazio ne di guerra verso l' Italia. Il generale Scipione così ricorda il violento proclama di Pavelic: "Ho ricevuto or ora un telegramma dal Fuhrer col quale mi comunica che da questo momento le provincie della Dalmazia passano a far parte della Croazia. Così giustizia è fatta. L'Italia che pur tanto si era adoperata per la nostra costituzione a Stato indipendente, ci aveva fatto pagare però a caro prezzo l'aiuto datoci, usurpandoci le più belle gem me della nostra terra, le provincie di Ragusa, Spalato, Zara. Perciò g uerra ai traditori ita liani in s uolo croato" 121 • Cominciarono così nella notte i primi scontri tra gli ex alleati del giorno prima. Mentre il generale Scipione predisponeva un piano di difesa della piazza di Karlovac, i croati avevano deciso l' attaco verso il comando divisionale ed i presidi esterni di Cronomelj, Jastrebarsko e Ozalj, simulando però, in un incontro alle 3 della notte, il rispetto degli accordi precedenti. Due ore dopo partì invece l' attaco: "una grossa pattuglia di ustascia al comando di un maggiore, entrata nel cortile interno del comando della Divisione attraverso un passaggio comunicante con l' adiacente scuola sottufficiali croata, ri usciva a sorprendere il personale di guardia, nonché il nucleo di carri armati che era stato disposto a difesa delJ ' ingresso principale e a incendiare con bombe a mano due carri, uccidendo e ferendo alcunj soldati. Il colpo di mano si frazionava in parecchi episodi con morti e feriti dall ' una parte e dall'altra. Più cruenta la lotta si accendeva in corrispondenza degli accantonamenti delle sezioni carabinieri e del II/74' 28 fa nteria". Il Comando della divisione venjva così sorpreso e neutralizzato senza grandi difficoltà, forse perchè ancora fiducioso
121
Monografia Armani, op.ci t. ,p.46.
Le vicende deff'armistizio
l73
nei croati ed anche disorientato dai poco chiari e altrettanto poco decisi orientamenti che venivano dai comandi superiori. Il risultato finale fu comunque quello di una 1inuncia ad una forte volontà di resistenza, anche se il generale Scipione sostiene che "si è evitato così, effettivamente, un inutile spargimento di sangue; e ciò in rapporto specialmente alla situazione generale, che non dava speranza alcuna: situazione senza sbocco. L'onore militare d'altra parte era stato salvag uardato nel modo che in quel momento era possibile" 129• Alle ore 13 del 9 settembre entrò in Karlovac, comunque già controllata dai croati, una colonna motorizzata tedesca, e nella stessa giornata il generale Scipione venne condotto a Zagabria e poi "dopo due giorni di sosta era stato internato in Germania da cui rimpatriò il 23 novembre 1944"' 30• Una parabola diversa fu quella dei presidi esterni al capoluogo. Quello di Ozalj si riunì a quello di Cronomelj, dove il giorno 9 si verificò una trattativa con le forze partigiane: in cambio delle armi di reparto e dei magazzini, questi ultimi garantivano agli italiani la marcia verso Fiume o Villa del Nevoso. Partita all'alba del giorno 10, la co lonna ben presto si sfaldò sulla via di Kocevje, e da quel momento i destini individuali si fecero "avviliti e disperati" per rimanere ad una definizione del TorsieJlo. Siamo però riusciti a trovare una testimonianza di uno di questi percorsi. E' quella di Giacinto Barra, Capitano di rutiglieria, che comandava la batteria da 149/13 del CXII Gruppo di rinforzo alla Lombardia. Questa batteria era schierata a Maicno, nei pressi di Karlovac per proteggere la ferrovia di Lubiana. "La sera della comunicazione dell'armistizio, il comandante di Gruppo (maggiore Giuseppe Deodato, ndr) mi telefonò di continuare il normale servizio , di mantenermi in collegamento telefonico dandogli le novità ogni mezz'ora e di rimanere in atte-
128
Idem, p.49.
,,. Relazione Pietro Scipione, Generale, USSME, Roma.
''° M. Torsiello, Le operazioni..., op. cit.,p.338.
174
la Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
sa cli nuovi ordini" 131• Il telefono funzionò fino a mezzanotte ed allora la batteria si predispose per eventuali spostamenti, assistendo nella mattina, lungo la ferrov ia, ad un " precipitoso fuggi fuggi di soldati ed ufficiali". Dopo una tappa ad Ozalj, dove però il console Fiordalisi aveva dimostrato la volontà di condurre i reparti presenti verso Postumia per combattere con i tedeschi, il Barra ed i suoi artiglieri si sganciarono, prima a Metlika, e poi, su indicazione cli una formazione partigiana, su Cronomelj, dove il giorno 10, nella prima mattinata, si congiu nsero alla colonna in partenza che abbiamo pri ma ricordato. Il nostro testimone ri corda che a Kocevje il grosso dei reparti consegnarono le armi ai partigiani, facendo così terminare di fatto il vincolo organico della divisione, e che lui, insieme ad altri soldati, cercò di raggiungere Fiume. Saputo che la città (dove risiedeva la moglie) era occupata dai tedeschi, si unì inizialmente ai partigiani presenti a Klana, per poi finire, nell' estate successiva, alla divisione italiana "Garibaldi". Terminiamo ora la ricostruzione de lle vicende della 2" Armata italiana esam inando q uelle re lative a l Comando d'Armata. Alle prese con un vasto e composito territorio, e con una dislocazione statica dei reparti, il Comando aveva cercato di far fronte ai "numerosi fattori deprimenti" 132 chiedendo allo S.M. la possibilità di dare riposo alle truppe, attraverso una diversa dislocazione, l' arrivo di nuovi complementi, e la risoluzione del problema dei soldati sici liani che sarebbero dovuti partire per combattere nell' isola natia, ma per i quali l' ordi ne non arrivava mru. All e dirette dipendenze del Co mando (ge nerale Ma rio Robotti, Capo di S.M. Generale Umberto Fabbri), oltre ai servizi, alle truppe ed all ' Intendenza d ' Armata, vi era la l " Divisione
13
' Relazione Giaci1110 Berra, 6 agosto 1944. Allegato n.29 del Diario Storico.... op. ciL., Agosto l 944, USSME, Roma.
"' M. Torsiello, Le operazioni.... op.cii .. p.322.
le vicende dell'ar111is1izio
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Celere "Eugenio di Savoia" (Generale Cesare Lomaglio, Capo di S.M. maggiore Ubaldo Pesapane) stanziata anch'essa a Susak. Presso di esso era anche accreditata una missione di collegamento tedesca. La "Memoria 44" venne recapitata al Comando d'Armata il 2 settembre dal Tenente Colonnello Giovanni Biffoli, ed in reazione ad essa il generale Robotti in due tornate (i1 5 settembre per il V ed l'XI Corpo d' Armata; il 6 per il XVIII) comunicò quella serie di disposizioni che abbiamo visto zona per zona e che ora ricostruiamo come insieme organico:
* sganciamento dell' XI Corpo con ripiegamento sulla linea Colle di Rakek - Monte Nevoso; * sganciamento del V Corpo con ripiegamento sulla linea Susak Monte Nevoso (escluso); * costituzione di una massa di manovra (con la "Isonzo" e la "Murge") nella zona Aidussina - Di vacci a - Banne per coprire Gorizia e Trieste; * schieramento della "Eugenio di Savoia" nella zona Castelnuovo - Villa Opicina; * assunzione del comando, previo accordo con la 8" Armata, sulla G.a.F. del XXIII Corpo; * riduzione della zona territoriale controllata dal XVIII Corpo, per concentrarsi nella difesa di Spalato, Zara e Sebenico; * predisposizione e armamento di interruzioni e distruzioni ad opera del Comandante del genio di Armata; * trasferi mento del Comando d'Armata (a Trieste) e dell a Intendenza (a Grado). I contatti tra i Comandi d'Armata presenti nello scacchiere, per adeguarsi alla nuova situazione, si stavano cosĂŹ svolgendo nel mentre a Roma lo Stato Maggiore dell ' Esercito discuteva con il generale Gambara il senso di una operazione per creare un Raggruppamento di numerose Grandi UnitĂ per presidiare il confine prebellico e cercare di conservare la Slovenia italiana ed il territorio di Fiume. Ad appesantire ulteriormente questa diversificazione di intenti, l' errata valutazione del tempo disponibile: l'ef-
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La Resistenza dei militari llaliani in Dalmazia
fetto finale si vide così dopo l'armistizio quando mancò il vertice di rife1imento centrale. L'armistizio fu così devastante; mentre le truppe lo interpretarono come la fine della guerra, i comandi, ai diversi livelli, non trovarono punti di riferimento superiori e, in assenza, non agirono quasi mai con decisione e senso della realtà: la direttiva, comunicata più volte da più parti, di accettare la collaborazione con i partigiani solo se questi ultimi passavano alle dipendenze degli italiani ci sembra la dimostrazione palese di questo disorientamento mentale. Alla comunicazione rad io della serata dell'8 settembre, il generale Robotti reagì con una serie di misure capaci di preparare l'applicazione della "Memoria 44", ma la situazione andava velocemente deteriorandosi, tanto che, per esempio, le disposizioni dovettero essere trasmesse, a causa dell' interruzione della linea militare diretta, attraverso quella civi le con ponte Trieste. Nella tarda serata arrivarono anche le prime notizie dell'atteggiamento di ritorsione tedesco e croato e che abbiamo ricordato nei paragrafi precedenti. Nelle prime ore del giorno nove, come reazione alle notizie del comportamento tedesco, venne emanato dal generale Robotti l'ordine di applicazione della "Memoria 44", accompagnato anche da altre disposizioni specifiche:
* concentramento della "Isonzo" a Novo Mesto e poi spostamento a nord di Fiume per rinforzare la difesa di quella piazza; *schieramento della "Celere" nella zona di Ruppa per interrompere la linea di comunicazione tra Trieste e Fiume, con rinforzo della divi s ione con g li e lementi dei campi contumaciali (Sappiane e Mucici) e delle truppe presenti nella zo na di Abbazia; * blocco del traffico ferroviario sulla Fiume-Trieste. Come provvedimento di carattere generale, in risposta alle sollecitazioni che venivano dai comandi peri ferici contattati pressantemente dai partigiani, venne anche emanata la direttiva, rivelatasi
Le vicende dell 'armisti-;:.io
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poi inapplicabile ed irreale, secondo la quale si poteva accettare la collaborazione con le forze di Tito solo se queste si mettevano agli ordini dei Comandi Italiani. Secondo la testimonianza del maggiore Pesapane, Capo di S.M. della "Eugenjo di Savoia", i provvedimenti ordinati alla sua Divisione erano diretti indistintamente a contrastare "qualunque formazione armata che volesse scendere su Fiume, sia essa germanica, croata o partigiana" 133 ; risulta così chiara l' inadeguatezza degli ordini rispetto al momento, tenendo anche presente il fatto che nella zona croata le truppe italiane cedevano, concordemente, il controllo alle formazioni di Pavelic: così in terreni adiacenti i comportamenti dei comandi locali erano diversificati e a volte contrastanti tra loro, causa questa di scarsa credibilità in ogni direzione ed effetto della mancanza di una assenza di responsabilità netta del Comando d'Armata (che amplificava il vuoto delle direttive di Roma). Alle ore 12 del 9 settembre giunse a Susak, dopo aver fatto tappa a Padova, il Generale Gambara di ritorno da Roma dove aveva avuto l'assegnazione del comando del Raggruppamento che più volte abbiamo descritto. Comincia così una situazione di estrema confusione che vede il ribaltamento degb ordini gerarchici (il Gambara, sottomesso fino all'armistizio a Robotti , assumerà in pratica il comando della zona) e l'indecisione assoluta di manovra. Infatti nella riunione che inizia alle 14 tra Robotti, Gambara, Fabbri e Costamagna (rispettivamente Capo e Sottocapo di S.M. dell 'Armata) viene rilevato come la situazione reale di quel momento contrastava con il piano elaborato dallo Stato Maggiore dell ' Esercito, ma nonostante ciò si procede ugualmente alla costituzione del nuovo Comando. Dalle ore 15 si assisterà così alla creazione del Comando Gambara con elementi dell ' Ufficio operazioni e informazioni dell ' Armata (con dislocazione Susak e con il controllo sui
m Relazione Pesapane, 23 maggio 1945, in, COREMITE, Roma, 2/8 I 9. Notiamo che invece il Torsie!Jo fa risalire questo provvedimento ad un clliaro comportamento antitedesco; cfr. Torsiello, op. cit.. p.329.
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La Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Comandi di Artiglieria e Genio di Armata) ed alla parallela creazione di un Comando tattico della 2" Armata, agli ordini del generale Robotti e con sede a Lussinpiccolo, che controllava solo il XVIII Corpo d'Armata. Vennero quindi emanati gli ordini alle G.U. per realizzare queste decisioni e per applicare la "Memoria 44". Anche quest' ultima vicenda dimostra lo scollamento e lo sbando esistente nei vertici militari: "poichè il generale Gambara accennava a tergiversazioni da lui percepite a Roma circa l' applicazione della memoria stessa, il Comandante dell' Armata riteneva opportuno attenuare l' ordine di applicazione suddetta con la seguente clausola: "applicare la Memoria 44 con criteri di energia senza ricorrere a mezzi estremi" 134 • Nella serata dello stesso giorno il maggiore Pesapane, "avendo avuto la sensazione che la situazione era tuttaltro che chiara presso il Comando della 2" Armata '35 "requisì nel porto un motoveliero e vi fece caricare tutte le pubblicazioni ed il carteggio segreto della "Eugenio di Savoia", incaricando poi il Capitano Antonio Piccini di farlo pervenire al deposito di mobilitazione del Comando della divisione (Palmanova). Ma il materiale non raggiunse mai l' Italia perchè, impossibilitato a sbarcare a Grado, il Piccini ritenne più opportuno gettarlo in mare. Torneremo poi ad altre vicende della divisione, dopo aver affrontato le fasi conclusive dell ' esistenza del Comando della 2" Armata. Il giorno 10 alle 6.30 del mattino, il Generale Robotti ed il Comando tattico si imbarcavano sul "Daino" diretti da Fiume a Lussinpiccolo, dove attraccheranno circa sei ore dopo. Nel frattempo ricevevano dal Generale Spigo (comandante del XYIIl Corpo) comunicazione del dilemma in cui si trovavano
,,. Mo11ograjia Armoni, op. cit.. p. 19. L ' estensore riporta anche la testimonianza di Gambara su un colloquio con Roatta (Monterotondo. 7 scuembrc) nel quale si sosteneva che " in relazione alla situazione generale estremamente delicata, dovevasi evitare qualsiasi incidente· soprattuuo di fuoco- con le truppe tedesche". ,,s
Ref(l zione Pesapane, op.cit..
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le truppe strette nella pressione tra partigiani, che chiedevano le armi, e tedeschi che volevano il controllo dei grandi porti della Dalmazia. Nonostante la direttiva ricevuta, non cedere le armi resistere ai tedeschi, il Generale Spigo fece di nuovo presente la pesante situazione ed allora il Comando d'Armata dettò il criterio di trattare con i tedeschi ma a condizione che i reparti conservassero le armi e la dipendenza dai comandi, e che i porti fossero sotto controllo misto. Non si parlava né di resistenza né di accordi con i partigiani; ancora una volta appare la mancanza di una valutazione reale delle forze in gioco: non a caso alle 16.30 il Colonnello Barbero (Capo di S.M. del XVIII Corpo) comunicò i risultati degli accordi con i tedeschi che prevedevano la cessione delle armi e dei materiali, il disarmo delle truppe e la consegna del naviglio presente nei porti dalmati, con la sanzione della cessata esistenza come tale del Comando del XVIII Corpo d'Armata. Durante la serata giunse anche la notizia che le isole di Veglia e Arbe erano ormai in mano ai partigiani e che i soldati italiani erano stati disarmati. Per rispondere alle sollecitazioni che provenivano da queste isole, il Comando tattico chiedeva al Comando Gambara di inviare natanti in grado di trasportare i presidi sul litorale: ma il naviglio italiano ormai aveva già lasciato Fiume per altri porti e la richiesta, così, non poté essere esaudita. Quel giorno si erano presentati al Generale Gambara, ancora a Susak, emissari tedeschi per chiedere il passaggio dei territori ancora occupati dagli italiani sotto il loro controllo. Secondo la ricostruzione del Torsiello, tutti gli ufficiali convocati da Gambara per discutere la proposta tedesca concordarono sull'impossibilità di opporre resistenza. Non venne invece nenache' considerata l'ipotesi della collaborazione con i partigiani, che pure l'avevano richiesta da più parti e che qualche unità stava sciegliendo. Così all'imbrunire, dopo aver sciolto il V Corpo d' Armata, il Generale Gambara trasferì il suo Comando a Fiume, dove i tedeschi sarebbero entrati concordemente il giorno dopo. Vennero anche dislocati reparti del "Cavalleggeri di Saluzzo" sulla sponda dell'Eneo (il vecchio con-
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fin e) e predisposti servizi d i ordine pubblico con le truppe in Fiume. Cominciò così una collaborazione di fatto con i tedeschi che Gambara proseguì anche nella Repubblica Sociale Italiana dove venne nomi nato Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Il giorno 11 alle 8 da Gambara al Comando tattico di Robotti venne inviata la comunicazione n. 1170: "Vista impossi bil ità imporre nostra volontà, dato stato morale delle truppe in posto et situazione particolarmente grave per pressione migliaia partigiani, questo Comando habet concesso ingresso truppe germaniche per occupazione litorale fi umano. V Corpo d' Armata et tota li tà servizi Inte ndenza completamente disciolti . Mancano notizie Xl Corpo d' Armata. Truppe tedesche entreranno a Fiume in giornata. Da ieri situazione interna Fiume-Susak gravissima". 136 Le truppe italiane presenti in città vennero così poste di fTOnte a ll ' alternativa tra collaborare od essere internati. Davanti alla scelta di non collaborazione i tedeschi, che il 14 occuparono del tutto Fiume, trasferirono i soldati italiani a Trieste e da lì verso l' internamento. Il giorno 11 nella mattina, dopo aver ricevuto il messaggio di Gambara, Robotti ricevette Ja visita del Generale Scuero messo in li bertà la sera precedente. Dall ' incontro scaturì Ja decisione di inviare il Comandante del V Corpo in Itali a per cercare di riorganizzare i reparti dell 'Armata che si trovavano a confl uire nel tratto compreso tra i fi umi Piave e Isonzo. Per ciò che riguardava il Comando d' Armata vero e proprio, dopo aver considerato l' effettiva perdita del controllo su uomini e zone di territorio che l' istituzione del Comando Gambara Lasciava a lui , il Ge ne ra le Robott i ne dis poneva il trasfer ime nto a Venezia, o in zone limitrofe se fosse stata occupata dai tedeschi, con il compito di riordinare ed inquadrare i reparti sbandati che provenivano dagli ex territori occupati. Qui ndi il "Daino" fece
'"' Monogrojìo Armtmi, op.cit., p.2 1. Da notare che il Torsiello riportando il comunicmo scrive "Comando Annam" invece che "V Corpo d' Annma", cfr. Torsiello. op.cii.. p.33 1.
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rotta verso l'Italia. Alle 12 dello stesso giorno (I' 11 settembre) il panfilo venne intercettato da un sommergibile tedesco che chiedeva informazioni sulla rotta ma poi, secondo la testimonianza di Robotti, lasciò andare l'imbarcazione italiana senza nessun problema 137 • La navigazione, dopo alcune soste tattiche, portò il "Daino" a raggi ungere il Lido della città lagunare verso le ore 9 del giorno J2, e qui, dal pilota che doveva ormeggiare il panfilo, i passeggeri appresero che l'intera costa veneta era sotto controllo delle truppe tedesche. Una volta attraccati, il Generale Fabbri si recò al Comando del Dipartimento Marittimo dove ricevette, dall'Ammiraglio Brenta, le seguenti nuove informazioni: "- le autorità militari italiane di Venezia, compreso il Duca di Genova, avevano preferito abbandonare i loro posti di comando anzichè entrare in trattative con i tedeschi; il Comando dell'8A Armata era già stato catturato a Padova; la permanenza del Comando della 2A Armata in Venezia avrebbe sicuramente provocato incidenti con le forze germaniche 138 "L' Ammiraglio consigliava quindi, per non aggravare "maggiormente la situazione della città", di sciogliere il Comando prima possibile. Analoghi suggerimento venivano nel frattempo dati al Generale Robotti dal Comandante del Gruppo CC.RR. di Venezia che si era recato a trovarlo a bordo del "Daino". Accettando tali conclusioni il Robotti comunicò agli ufficiali del suo Stato Maggiore, alle ore 13 del 12 settembre, la distruzione di tutti i documenti ed i seguenti ordini: "* gl i Ufficiali del Comando dovevano considerarsi inviati in lièenza illimitata, in attesa di ordini; * il personale di truppa del Quartier Generale di Armata veniva fatto affluire al Comando del Distretto militare di Venezia; * il personale dei CC.RR. veniva messo a disposizione del
"' Monografia Annoni, op.cit., p.22. 111
Idem, p.23.
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Comando Gruppo di Venezia che ne aveva fatto richiesta per impiego di O. P." 139 • Si scioglieva così il Comando della 2A Armata, mentre in territorio jugoslavo erano presenti ancora numerosi reparti, e parte di loro sceglierà di riprendere a combattere. Concludiamo questo capitolo riprendendo il discorso sulle vicende della "Eugenio di Savoia". In accordo con gli ordini ricevuti la 1A Divisione celere si mosse nella notte su l 1O per dislocarsi nella zona Ruppa Prestane, assumendo questo schieramento: il Comando presso lo stabilimento contumaciale di Mucici, il rgt. cav. "Alessandria" ed il gruppo "S.Giusto" a Ruppa di Elsane sotto il comando del Generale Lombard, vice comandante della divisione. Il Maggiore Pesapane testimonia di un duro lavoro per ristabilire l'inquadramento dei reparti a Mucici dato anche il passaggio degli sbandati verso l' Italia. Il giorno 11 il comandante della divisione, Generale Lomaglio, partì da Mucici con destinazione Fiume per incontrare il Generale Gambara, e da quel momento non fece più ritorno presso la divisione140 , anche se si mise in contatto verso le 16 per annunciare che il rgt. cav. "Saluzzo" (comandato dal colonnello Curreno) era stato trattenuto a Fiume dal Generale Gambara. A Ruppa la situazione era invece buona, dato che "il Generale Lombard aveva padroneggiato la situazione con tatto ed energia. Egli infatti: aveva stroncato sul nascere alcune defezioni del rgt. "Alessandria"; aveva incorporato nel raggruppamento tattico alle sue dipendenze due battaglioni alpini , sia pure con forza ridotta, il btg. "M. Saccarello" ed il btg. "M. lschiatore" ed un battaglione del 54° rgt. ftr.; aveva impedito ad una sezione di autoblindo tedesche di scendere su Fiume ed all'intimazione del comandante di tale reparto di lasciare le armi aveva risposto
,,. Idem , p.24.
''° Relazione Pesapane, op.cit..
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malamente minacciando invece di apri re il fuoco su di essi; aveva preso contatto con alcuni capi ribelli rifiutando di consegnare le armi ma ottenendo da essi il prelevamento di biade e viveri da un magazzino presidiato dai partigiani" '4 '. Rinfrancato da questo comportamento il Pesapane tornò a Mucici convinto della necessità di mantenere un fermo atteggiamento verso i tedeschi, ma qui si trovò di fronte agli ordini del Generale Gambara che aprivano la strada per le truppe germaniche. Consultatosi con il Generale Lombard, ritenne di non dovere accettare quelle direttive. Il giorno 12 settembre venne intercettata "un autovettura targata Roma con a bordo due ufficiali tedeschi in abito civile" 142 ; gli ufficiali sostennero di dover recarsi a Fiume per parlare con Gambara: nonostante il parere contrario di Pesapane quest' ultimo ordinò di farli passare. Secondo Pesapane, nella stessa giornata pervenne da Fiume l'ordine di spostare tutta la divi sione in città, e questo scatenò "immediatamente numerosissime defezioni". Di fronte alla conferma dell' ordine gli allontanamenti si moltiplicarono. Allora il maggiore Pesapane decise di non rispettare gli ordini e di spostare i reparti verso nord, verso il Generale Lombard, e questo per due motivi: perchè "era necessario innanzi tutto tenere riunite le poche truppe rimaste", e percbè "avevo avuto la sensazione che il Generale Gambara era d'accordo già con i tedeschi per i suoi scopi personali" 143 • La decisione venne gradita dalle truppe e poi approvata successivamente dal Generale Lombard. Il giorno 13 da Fiume il
"' Ibidem. "' Ibidem. Probabilmente si riferisce a questo episodio la notizia contenuta in un radio-
gramma intercettato dal Comando tedesco per il collegamento a Tirana che sosteneva l'arresto del Comando tedesco presso la 2" Armata italiana a Susak: cfr. A. Miletic, Raccolta di documenti e dati sulla guerra popolare di Liberazione dei popoli della Jugoslavia, Tomo Xli, libro 3°, p.18. COREMTTE 2/445. "' Relazione Pesapane. op.cit..
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Generale Lomaglio autorizzò il Vice comandante (Lombard) a decidere di propria iniziativa. La sera stessa venne formata una colonna per traferire i reparti verso i depositi cli mobilitazione in Italia. La prima tappa venne effettuata a Gradische verso le ore 21. Nella notte, di fronte a notizie contrastanti, venne fatto il punto della situazione tra gli ufficiali da cui scaturì la decisione di proseguire la marcia su Palmanova evitando Trieste, opponendosi a qualsiasi ostacolo e riorganizzando con maggior efficienza la colonna. Ma la situazione degenerò quasi d' improvviso dato che alcuni ufficiali si allontanarono per passare ai tedeschi a Trieste (capitani Covatta e Rosati), mentre altri decisero di eclissarsi individualmente. Rimase un piccolo gruppo che guidato da Lombard e Pesapane dopo quattro giorni di marcia raggiunse la provincia di Gorizia, e da lì, per via Mestre, si sciolse, segnando la fine della divisione 144 •
'" Riportiamo l'elenco dei componenti il gruppo e due relazioni che riteniamo interessanù
per dare un quadro degli umori vissuti in quel periodo. • "Elenco dei militari che effettuarono la marcia verso l' I talia dal giorno 14 al giorno 18 settembre 1943" { A ll.2 alla Relazione Pesapa11e): General e di Brigata G iovanni Lombard Ten. Col. A lberto Sgarbi Maggiore S.M. Ubaldo Pesapanc Maggiore Medico Zappi Zelio Capitano Luigi Frova
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Capitano Piero Scrpieri Capitano Piero Zei Maresciallo Gino Ricciardelli Cavall. Armando Ferrari Bers. Attilio Marretti Bersagliere Isolino De Lazzari Cavai!. Primo Frigato '· Dino Moro "Alceo Daolio Autiere Alessandro Amadurri •• Tommaso Mastroianni '' Giacomo Marzola Capor.magg. Mario PavaneUo.
* Relazione Ricciardelli. inviato in avanscoperta, al Generale Lombard, 19 settembre 1943 (Allegato 3 Relazione Pesapane) "Da notizie raccolte qua la situazione è presso a poco la seguente: I) ln Palmanova esiste un presidio delle nostre forze armate di circa una quarantina di individui dislocati fra la stazione (magazzini militari di armata) ed i magazzini di &ferie: sono continuamente in contatto con i carabinieri locali. 2) rn Palmanova circolano ufficiali italiani in uniforme e non molestati dai germanici. i quali per ora non avrebbero fatto internare nessun mi litare della piazzza. 3) Continuo afflusso di uomini e mezzi germanici da Trieste e Cervignano e relativo notevole traffico. 4) E' diffici le potersi nascondere qua tantopiù che è stato emanato un bando che proibisce, pena la morte, dare alloggio agli ufficiali ed a sotrufficiali che ancora non si sono costituiti a reparti della milizia. 5) Vige in piena regola l'ordinanza di presentarsi non oltre le ore 15 di oggi per i presenti a casa ed in ogni modo entro 24 ore dall'arrivo, ali autorità militare italiana (carabinieri e milizia) viciniore la quale provvede a farli incorporare in formazioni di MVSN per eventuali servizi di O.P. agli ordini delle autorità germaniche lascia:ndo però la facoltà di scelta di sede (almeno per ora). 6) Il Colonnello Scurricini è assente; è qui il colonnello Morelli Venendo lei qua potrebbe (sempre che non abbia idea contraria) recarsi subito presso l'abitazione del colonnello Agrisani (Via Villa Chi ara, di fronte ed a fianco dei carabinieri) ove il colonnello Morelli si reca spessissimo.
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7) Udine è occupata dai tedeschi, sembra che anche a Ccrvignano sia lo stesso. Altri paesi vicino a Palmanova per il momento no. 8) Le prospetlo l'opportu nità di recarsi come momentaneo e primo recapito dai Conti Strassoldo o dal Colonnello Travagliati a Strassoldo. paese tagliato fuori da linee di comunicazione importanti per i recenti lavori di rettifica della strada Udine-Cervignano oppure presso i Della Noce di Trivignano i quali tra l'altro hanno in consegna il cavallo Rapino.
CAPITOLO SECONDO LE PRIME REAZIONI ARMATE
a) Il VI Corpo d'Armata b) Episodi individuali e minori
N. l 3 SETTORE DIV MARCHE e MOSTAR
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1 2 J 4 5
0
MILINI} CILIPI
SCONTRI ( 9.9.1943)
ZAVALA POLJ ICE POPOVO SLANO (SCONTRI 10.9.1943)
*
SCONTRI
DIV MESS1NAl7"'PRINZ
BTG CROATI
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DI PAVELIC
X BRG PARTIGIANA ERZEGOVINA
7"' DIV SS
PRINZ EUGEN
EUGEN
( 9.9 . 1943)
IL VI CORPO D' ARMATA.
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le prime re(1zio11i armate
2.1. LA PRIMA FASE: 9 - 11 SETTEMBRE NELLA ZONA DI RAGUSA Nel primo capitolo, analizzando le vicende relative al VI Corpo d'Armata italiano, ci siamo fermati al momento della comunicazione dell' armistizio. Possiamo ora analizzare gli accadimenti successivi con maggior precisione, prutendo dalla comunicazione fatta dal Comando della divisione tedesca "Prinz Eugen" di voler entrare a Ragusa. Alla richiesta dei tedeschi il generale Piazzoni rispose di volersi attenere agli ordini ricevuti e che pertanto avrebbe contrastato il movimento della divisione germanica. Confermano questa ricostruzione anche fonti non italiane. In un rapporto mensile tedesco che abbiamo già citato in altre occasioni, troviamo infatti scri tto, alla data 9 settembre, che "il VI Corpo d'Armata italiano dichiara che si oppon-à all' avanzata tedesca"'. Anche da parte jugoslava si ricorda che a Ragusa "gli italiani reagirono, facendo sapere che, su ordini ricevuti, avrebbero opposto resistenza armata"-. L' attacco tedesco comincia nella notte sul 9 portato da due direttrici, a nord ed a sud del capoluogo, mentre i battaglioni croati attaccano un reparto della Messina a Vrgorac, nella punta più a settentrione del settore controllato dagli uomini del generale Spicacci. L'attaco dei tedeschi a nord investe le forze delJa divisione Messina lungo il settore del fiume Neretva (Narenta nei documenti italian i) e viene portato da due battaglioni e artiglierie. "Ore 9.30 Div. SS comunica in corso combattimenti con gli italiani presso Caplina. Reparto operativo: il maggiore Berger rag3 giunge la Div.SS per chiarire situazione" • ?
'Documento tedesco. GEB AK XV, op. cit., COREMITE 2/808.
' Ragusa ... , op. cii .. p. LO. ' Documento tedesco, GEB..., op.cit. , COREMfTE 2 /808 .
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In effetti forse i tedeschi vengono sorpresi dalla reazione italiana, che li costringe a rallentare l'avanzata e gli infligge anche qualche perdita: "negli scontri presso Capljina i tedeschi ebbero 2 feriti e gli italiani tre morti. Perirono anche 2 civili e 6 ne furono 4 feriti" • Gli scontri continuarono fino al giorno dopo, permettendo così alle forze della divisione Messina di organizzare il ripiegamento su due colonne: la prima, che raggruppava il 94° reggime nto fa nteria e parte delle artiglierie divisionali, diretta a Ragusa; la seconda, che riuniva il 93° reggimento fanteria, la legione mi lizia ed unità minori , ripiegò verso la costa concentrandosi, insieme ai reparti presenti sulle isole, a Curzola. Il primo raggruppamento impegnò duramente i tedeschi: la lotta fu accanitissima, patticolarmente a Rasovcic (94° fanteria) durante quattro giorni, finchè la preponderanza delle forze tedesche costrinse il Generale Spicacci a stipulare una tregua 5che peraltro non valse ad evitargli la deportazione in Germania" • Nel ripiegamento le forze italiane di questo raggruppamento, per contrastare l' avanzata tedesca, "danneggiarono parzialmente le linee ferrov iarie da Gabela fino a Popovo Poljice e bloccarono con due vagoni l'ac6 cesso ad un tunnel presso Ravno" • Il Comando de lla divisione Marche, subito dopo aver appreso la notizia dell 'armistizio, riuscl a concentrare circa 1.300 dei suoi elementi nella zona di Trebinje, dove furono raggiunti il giorno dopo dalle truppe inviate di rin forzo dalla Taurinense (battaglione alpini Pinerolo e una batteria da montagna del 1° reggimento). Si trovava così a diretto contatto con le forze tedesche dislocate ne lla zona di Bileca e che la separavano dal XIV Corpo d'Armata italiano. Nelle prime ore del giorno 9, i reparti della Marche furono attaccati da forze tedesche provenienti da Gruda (u n battaglione con artiglieria) che riuscirono ad entrare a Cavtat • Ragusa ... , op. ciL. , p.11. 'M. Torsiello, Le operazioni.... op. cit. Nella stessa pagina l'autore così ricorda la figurn del comandante divisionale: "dopo aver resistito ai tormenti fisici e morali non riuscì a sopportare le sofferenze e con l'animo addolorato dalla sconfitta e con la mente sconvolta. venne separato dagli altri prigionieri: la sua fine rimane ancom avvolta nel mistero". • Ragusa .... op. cit. , p.11 .
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e ad impadronirsi di una batteria da 105/32. Da qui cominciaro il tiro sui sobborghi di Ragusa. La reazione italiana (che comunque subl 7 morti e la perdita di un carro armato), arrestò sia l' avanzata dei tedeschi che il tiro delle batterie. Ricorda il capitano Ghizzi: "Qui cadde prigioniero il Maggiore Ghiradi (comandante un btg. del 55° ftr. ), perchè ferito ad un braccio. Ricevetti ordine di accompagnare il Generale Amico e verso le 10 circa arrivammo in un punto delJa strada Ragusa-Cavtat, situato tra Cilipi e Milini. Ivi stavano convergendo i nostri reparti che avevano sgomberata la zona di Cavtat. Il Comandante della zona in quel momento era il Ten.Col. Salvetti. Il Generale, con l'energia che gli era abituale, ripristinò ristabilì lo schieral'ordine tra gli uomini ed immediatamente 7 mento per contenere il fronte" • Il Comando dispose l'apertura del fuoco dell ' artiglieria di Forte Imperiale e l'impiego della 49" Legione CC.NN. agli ordini del console Franco, ma "che dimostrò fin dal primo momento 8 di cercare accordi con i tedeschi" • Gli scontri, in tutta la zona controllata dal VI Corpo continuarono per tutto il giorno 9 e nella notte sul 1O, anche con la comparsa di attaccbj degli Stukas. Sugli avvenimenti di questa giornata pesa un' ombra inquietante, per la sorte dei soldati italiani, dovuta al comportamento del Comando del Gruppo Armate Est di Tirana, qualora fosse confermata anche da altre fonti questa testimonianza coeva di parte tedesca: "L' eccellenza Rosi a mezzogiorno disse tra l' altro di avere impartito l' ordine ai comandi italiani delle unità nel Montenegro ili non avanzare contro le unità tedesche nel settore di Ragusa, da dove giungevano notizie di gravi e sanguinosi
scontri! specialmente contro la divisione S.S. Prinz Eugen". E ancora più avanti: "il 1O settembre a mezzogiorno, sua eccellenza Rosi dichiarò , in presenza di s ua eccellenza Dalmazzo, Comandante della 9" Armata italiana, di essersi reso ' Relazione Ghizzi , op. cit. . • Relaz.ione Agoszino Guara/di, sottotenente, alleg. 44 al Diario Storico Divisione Garibaldi. ottobre 1944, racc. 2297, USSME. Roma.
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conto nel frattempo dell 'j])ogici tà della richiesta sua e de l Comando supremo di impedire alle unità tedesche l'entrata nei porti di Durazzo e di Valona, ma che sperava, come aveva già avuto occasione di dire, di ottenere dagli inglesi il permesso di radunare il Gruppo Armate "Est" nella regione di Cattaro per poterle poi trasferire in Italia. Chiese quindi al Comando tedesco per il collegamento di intervenire con urgenza per impedire il bombardamento di Ragusa minacciato dalla divisione S.S. "Prinz Eugen". Lì erano avvenuti spiacevoli combattimenti a causa deJ1'atteggiamento testardo e intransigente dei Comandanti tedesco e italiano. Venne impartito inoltre un severo ordine di cessare i combattimenti e di revocare l'ordine già dato dal Comando italiano del VI Corpo di circondare e annientare un battaglione avanzato tedesco. Al Comando tedesco per il collegamento era noto che alcune formazioni della divisione S.S. "Prinz Eugen" avevano subito gravi perdite e che erano state respinte durante il primo tentativo 9di disarmare di sorpresa gli italiani nella regione di Ragusa" .Torn iamo ora alla ricostruzione diretta degli accadimenti. All 'alba del giorno 10 il cammino delle forze tedesche si indirizzò su tre colonne, generando nuovi focolai di scontri. La colonna settentrionale, nonostante il contenimento subito ad opera della divisione Messina , si avvicinò a Slano, mentre quella proveniente da sud fu fermata dalle truppe della Divisione Marche presenti a Milini. La colonna centrale, proveniente da Bileca, investì violentemente nell'area di Trebinje il 55° fanteria ed il battagl ione alpino Pinerolo. Data la potenza dell ' urto le truppe italiane non poterono resistere a lungo: "assai cruenta fu quell a battaglia che fu affrontata con impegno e coraggio dalle • Relazione del Comando tedesco per il collegamento, op. eit.. pp. I 6 e I 8- I 9. Questa relazione contrasta nettamente con la ricostruzione fatta dal Torsiello dei fatti succedutisi nel periodo dell'armistizio a Tirana presso il Gruppo Armate Est. Non essendo di nostra streua competenza territoriale ci limitiamo ad osservare che comunque l'opera edita d.ill'USSME cade in contraddizione rispetto all'ordine cmanaio dal Comando Gr. Ar. Est per il disarmo dei rcpani. che pure cita in alcune pani del testo, ma che non si potrebbe imputare a nessuno visto che secondo il capitolo destinato al settore, il Comando stesso non lo avrebbe mai emanato (pp.365-370).
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nostre unità. La presenza sul campo di battaglia di mezzi corazzati ed il martellante appoggio aereo degli Stukas costrinse le 10 forze italiane a ripiegare" , ed i reparti della Marche si diressero su Ragusa, mentre quelli della Taurinense cercarono di ricongiungersi al reggimento di provenienza (3° alpini) dislocato a Cattaro. Proseguiva poi il bombardamento aereo dei tedeschi sul capoluogo, mentre nella mattinata venne affondata nel porto una nave italiana. "La nave era ormeggiata alla banchina davanti al deposito doganale e venne affondata dal suo stesso equipaggio con l'apertura del "Kingston" (valvole di immissione dell'acqua n.d.t.) su ordine del Comando Marina. La scorta tedesca si era 11 ritirata a Lapad" • Avrebbe dovuto trasportare a Durazzo 860 tonnellate di munizione e bombe destinate all'aviazione tedesca . Il giorno 10 settembre è anche la giornata dell'inizio delle trattative tra le forze italiane presenti a Ragusa ed i tedeschi. Per ragioni di sicurezza, dovute ai bombardamenti aerei, la sede del Comando del Corpo era stata spostata dall' Hotel Excelsior all'Hotel Imperia! dove aveva sede il Comando della 12 divisione Marche • Secondo Torsiello i colloqui cominciarono nel pomeriggio, su iniziativa del generale Piazzoni dopo che il Comando Gruppo Armate Est aveva risposto ne93ativamente alla sua richiesta di ripiegare con le truppe su Cattaro • Diversa è la ricostruzione jugoslava secondo la quale nel mattino del 10 settembre, "all'albergo "Imperia!" ebbro luogo i colloqui con l'ufficiale tedesco per il collegamento, e alla presenza del console generale tedesco Ludwig Aedelbert. Venne proposto alle truppe tedesche di occupare immediatamente Ragusa prendendo nelle loro mani il governo della città mentre a quelle italia-
10 A.Graziani, TI generale Giuseppe Amico, articolo per "Patria Indipendente" (bozza di stampa consegnata dall'autore). " Ragusa ..., op. cil., p. 12. 12 Relazione Sergio Morelli, capitano in servizio ali' Ufficio Personale del Comando Genio a Ragusa, all.42 al Dillrio Storico ..., op. cii. " M.Torsieilo, le opera;Joni ... , op.cit. , p. 402. " Ragusa .... op. cit.. pp. 41 O .
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ne vènne proposto di ritirarsi verso le Bocche di Cattaro" • Se così fosse i movimenti di Piazzoni sarebbero quinru stati condizionati dagli ex alleati ed il giudizio di "accettabile" della base di accordo raggiunta nel pomeriggio con i tedeschi (espresso da Torsiello nella sua monografia) andrebbe in parte rivisto. Concorda con la ricostruzione che vede i tedeschi protagonisti attivi nei colloqui fin dal mattino anche la testimonianza del capitano Ghizzi, che aggiunge: "Non seppi che vagamente le modaitaliano e il prelità delle stipulazioni intercorse tra il Comando 15 detto capitano latore; sembra un ultimatum" • Questa posizione di forza dei tedeschi è espressa chiaramente in un loro rapporto : "VI Corpo d'Armata italiano in zona Ragusa disposto trattare dopo impiego bombarrueri da picchiata ed attacco concentrato. La parte tedesca rifiuta di trattare e richiede la resa incondizionata, pena proseguimento attacco16 con bombardieri da picchiata. In seguito a ciò, capitolazione" • Anche Ghizzi ricorda che, per ordine del tenente colonnello Blais, Capo di S.M. della Marche,1 "lenzuola bianche furono esposte sul tetto del nostro comando" in segno di resa. Fatto sta che l'accordo firmato nella serata del 10 settembre tra Piazzoni ed il colonnello Schmidtbuber (comandante interinale della "Prinz Eugen") così recitava: "Accordi presi in sito con Comandante interinale SS alt. Per ora Divisione SS terrà un btg. con btr. tra Ragusa Vecchia e Cupari alt Un btg. con artiglieria a Trebinie alt Una compagnia motorizzata con artiglieria Zatom alt Altri elementi a Siano alt Miei reparti disarmati verranno riarmati alt Nessun atto di ostilità tra tedeschi e italiani et viceversa alt Ragusa resta per ora sotto mia giurisdizione alt Chiederà at suoi superiori ordini per completare accordi circa futura dislocazione nostra et loro et circa questione eventuale cessione armi pesanti et mezzi alt riunione svolta in piena cordialità pure con riserva da parte Comandante SS circa loro fiducia su
" Relazio11e Ghiv.i, op. cit. 16 Documento tedesco, GEB .... op.cit.. alla data del 10 settembre. 11 Relazione Ghiv.i. op. cit. . " M.Torsicllo. Le operavo11i .... op. cit.. p.41 O
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nostro attuale Governo alt" • Non tutti gli italiani tuttavia condivisero questo accordo anche se il loro comportamento non si tramutò in una diretta posizione antitedesca, quanto piuttosto in salvaguardia della propria libertà (vedremo in seguito il comporta19 mento della XXVIII Brigata costiera) • Le direttive per completare gli accordi pervennero ben presto da parte del Comando Gruppo Armate Est. Nella prima mattinata del giorno 11 arrivò una circolare, "il radiogramma n.2802 contenente le disposizioni per la parziale cessione delle armi, in seguito agli accordi conclu20 si con il Comando della 2" Armata corazzata germanica" • Così ricorda il senso della circolare il sottotenente Guaraldi: "le truppe italiane rimanevano assieme alle truppe tedesche a presidiare la zona. Le truppe italiane dovevano2 1consegnare all'indomani i due terzi dell'artiglieria e dei mortai" • Mentre questa era la disposizione d'animo del Capitano Ghizzi, che aveva potuto leggere direttamente il dispaccio del generale Rosi : "Dopo di ciò, tutti ebbero la visione chiara del tranello in cui si trascinava il soldato italiano e della fine miseranda e ingloriosa alla quale lo si espo22 neva" • In seguito agli ordini di Tirana, il generale Piazzoni emise nuove disposizioni: "Primo - Da parte delle truppe italiane saranno cedute alle unità germaniche le armi pesanti lasciando ai reparti armamento individuale fucili mitragliatori, un plotone mortai 81 su tre armi per ogni battaglione; una batteria leggera per ogni reggimento fanteria autogruppo legionari Secondo - questi plotoni mortai 81 et queste batterie leggere saranno consegnate alla parte germanica at momento partenza reparti dalla penisola balcanica oppure distrutte in caso di arrivo di truppe anglo- americane nella zona occupata dai reparti; Terzo- Riserva comunicare modalità cessione armi;
Nella Relazione del cap. Ghizzi viene ricordata la posizione del col.Scotti (55° fanteria) che dissentiva dagli accordi comunicatigli dal Comando. ~ M.Torsiello, Le operazioni ... . op. cit., p.402. " Relazione Guaraldi , op. cit. . ,., Relazione Ghiu i, op. cii. . 19
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Quarto - Artiglierie costiere con relative dotazioni munizioni et carri armati saranno consegnati subito; Quinto - Autoblindo resteranno alle truppe italiane; ~ - Automezzi, moto mezzi et tutti materiali collegamento at filo et radio resteranno at truppe italiane; Settimo - Magazzini italiani resteranno at completa disposizione trnppe italiane senza nostro obbligo rifornire trnppe tedesche; Ottavo - Per zone definitive di radunata delle truppe. Comando Gruppo Armate fa riserva di ordi ni ; NQno - In attesa disposizioni particolari di cui paragrafo terzo siano intanto scelti et fissati reparti mortai et artiglierie leggere (una btr. someggiata, una da 75/27 et una da 100/17 per divisione) et siano date disposizioni per riunire armi da consegnare (complete di dotazioni et parti ricambio senza munizioni né qua23 drupedi) in modo da facilitare operazioni relative" • Il giorno 11 così avvene il passaggio delle consegne per il controllo della cirtà di Ragusa. mentre quelle delle armi fu fissato per le ore I Odel giorno successivo. Verso le I l entrarono in città, dal la direzione di Ombla. autocaJTi con soldati tedeschi a bordo, ma che comunque restavano una netta minoranza rispetto alle truppe italiane, dato che ormai si era concentrata a Ragusa la gran pane dei reparti del VI Corpo d ' Armata. Ma gli accordi firmati dai Comandi superiori potevano permettere ai tedeschi di affermare lapidariamente: "Occ upata 2,1 Ragusa" . La versione fornita da Torsiello risulta edulcorata verso l' atteggiamento del Comando italiano quando sostiene che "le ostilità cessarono di fatto nel pomeriggio dell' 11 settembre e, pur assicurando la vigilanza per evitare incidenti, fu consentilo nella serata ad un battaglione tedesco di assumere la difesa deJ porlo di Ragusa e al vice comandante deJla "Prinz Eugen" di insediarsi i, M.Ton;icllo. Le Qperazio11i .... op cii. . p. 411. :, Oocumcmo tedesco, GEB .... op. cit.. alla dn1u dcli' 11 scucmbre. :, M.Torsicllo. Le Qpemzioni .... op.cii.. pp. 403-4.
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neJJ'interno della città" 2S . In realtà fin da metà giornata era apparso sui muri della città "un manifesto in lingua tedesca, italiana e croata. Si rendeva noto alla cittadinanza che a partire dalle ore 15 dell' 11 settembre, i poteri civili e militari sul territorio della città di Ragusa venivano assunti dall'autorità germanica. Negli articoli che seguivano era venivano pure detto che i soldati, sottufficiali e Ufficiali italiani 26 posti sotto la tutela del Comando tedesco del luogo" • Alle ore 15 avvenne, per l' ultima volta, l'ammaina bandiera italiana in Piazza S.Biagio alla presenza del generale Amico e della banda militare con il picchett0 d'onore: "da quell ' istante ebbi l'esatta impressione che tutto era finito e che noi italiani 27 dopo la cessione delle armi saremmo finiti prigionieri" • Amara quanto esatta premonjzione .
:,o Re/a;:.ione Gliizzi, op. cit.; anche la ricostruzione contenuta in Ragusa ... , op. cit., concorda con questa testimonianza divergendo soltanto sull 'ora di inizio (h 14) ed aggiungendo che i I copri fuoco sarebbe entrato in vigore alle 21 (p. 14) . 21 Rela:ione Ghizzi, op. cit .
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2. 2 LA FINE DEL VI CORPO: 12-14 SETTEMBRE 1943 Nella notte sul 12, infatti, i tedeschi cercarono di disarmare i reparti italiani e di bloccare i Comandi. "Nel corso delle operazioni di disarmo a Ragusa divampa, nelle prime ore de] mattino, la resistenza italiana, che verrà comunque domata in mattinata. 28 Catturati 28.000 italiani" • Dunque, l'azione dei tedeschi da il via alla resistenza degli italiani. "Alle 6 di mattina si sentì una sparatori a e iniziarono movimenti di ingenti fo rze di fanteria, mezzi blindati e carri armati. I combattimenti con i tedeschi ebbero luogo dalla penisola di Lapad attraverso Montovjerne e Bon inovo fino alla città nonchè dalla stazione ferroviaria fino ai 29 campi di Gravosa" • Nei combattimenti fuori città, nonostante fossero impiegati mezzi corazzati ed artiglierie, i tedeschi ebbero la meglio solo grazie all' impiego dell ' aviazione che operò in più ondate fermando le forze italiane sulla linea Madonna della Misericordia - Boninovo - Pile. Secondo i documenti jugoslavi negli scontri fino alle ore 13 gli italian i ebbero 15 morti e 68 feri30 ti, mentre i tedeschi contarono tra i loro 10 morti e 23 feriti • Per quel che avvenne attorno ai Comandi italiani possiamo usare anche alcune testimonianze dirette . Ricorda ad esempio il briganon diere La Rosa che "a Piazza Pile in Ragusa i Carabinieri 31 volendo farsi disarmare dai tedeschi aprivano il fuoco" • Il Capitano Ghizzi ricostruisce l' ing resso dei tedeschi nell' Hotel sede del Comando divisionale per catturare il generale
Documento tedesco. GEB ... , op. cit., giorno 12 settembre. Ragusa .... op. cit. . p.15. '° Idem. p. 16. " Relazione La Rosa, brigadiere dei carabinieri, all.102 al Diario Storico ..., op. cii., senembre 1944. :o.
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Amico, che però risiedeva in una abitazione privata. Descrive poi la reazione degli italiani che si erano radunati nel cortile agi i ordini del Capo di S.M. Blais. Questi "ordinò di piazzarmi nel giardi no con tre soldati sul davanti del comando, mentre lui con circa 10 uomini si portò all' ingresso dell'edificio passando dalla parte posteriore. Dall' interno partì un colpo di fucile; fu il segnale. Una sparatoria infernale si scatenò da ogni lato ed in pruticolare 32 nell' interno del palazzo" • Gli ufficiali italiani furono comunque sopraffatti dai tedeschi che poi " li inquadravano per portarli al comando tedesco. Però quasi immediatamente un btg. del 56° Ftr. Marche 111etteva in fuga i tedeschi e permetteva agli ufficiali del Comando divisione di wursi alle truppe che, sostenute dalla azione dei caiTi aimati del gruppo S.Marco, costringevano i tedeschi a ritirarsi nella Città Vecchia. Durante queste azioni rimaneva ferito il Capo di S.M. Ten.Col. BLAIS. Poco dopo proseguendo l'attacco alle posizioni tedesche cadeva il Maggiore PIRO comandante del I Btg. 56° 33 Ftr. che si trovava alla testa delle truppe" • Nel frattempo il Generale Amico, prelevato da una sc01ta tedesca nella propria abitazione , era stato portato alla caserma "Roma", dove era concentrata gran parte deJla truppa delle due divisioni, "perchè incitasse i soldati italiani ad aiTendersi. Giunto sul posto il generale invece chiedeva alla truppa se voleva combattere ed ottenuto il consenso immediato dei soldati ordinava che fosse catturata la scorta dei tedeschi che lo teneva prigionie34 ro" • Anche La Rosa ricorda l'episodio: "Il Generale Amico, ai-restato dai tedeschi, fu po,tato nella caserma "Roma" dove arringò i soldati dicendo loro che i tedeschi erano ormai nostri nemici e chiedendo se volevano cedere le armi o no. I soldati risposero di no e immediatamente disai·marono una diecina di tedeschi che si erano presentati per ricevere le armi degli italiani. Un Sottotenente carrista usciva con i
)l Relazione Ghi zzi.
op.cit. .
" Relazione Guaraldi, op. cit. . Per il Torsiello il maggiore si chiamava Piras (p.405). nell'elenco delle medaglie d'argento si trova il cognome Piro, cfr. Appendice che contiene anche gli altri decorati della divisione Marche.
" Ibidem. 1SRela;io11e la Rosa, op. cit. .
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carri armati e ingaggiava combattimento" • Anche un'altra testimonianza rileva il protagonismo dei carristi: "quando il Generale Amico venne alla caserma Roma io ero lì ed avendoci egli chiesto se volevamo arrenderci ai tedeschi o combatterli, io sali i volontariamente su un carro armato ed uscii insieme ad altri, al comando di un Sottotenente, mentre il tenente Ciappetti, che era il comandante della Compagnia, rimase in caserma. Al Ponte dei Croati mi si fermò il motore e dopo 36 che ebbi sparato tutte le cartucce che avevo a bordo fui catturato" • Iniziò così un azione militare che consentì il controllo della zona compresa tra la caserma e Porta Pile, con i tedeschi costretti a rinchiudersi nella città vecchia da dove, però potevano tenere sotto tiro le vie d'accesso. A questo punto le opinioni degli alti quadri (riportate e condivise dal Torsiello) e quelle degli altri divergono sulla valutazione della cessazione delle operazioni. Per i primi questa era necessaria visto che il generale Piazzoni, che secondo Torsiello comandava le operazioni di resistenza ma che nessuna altra fonte conferma, non poté fare altro 37 che constatare "l'inutilità dello sforzo" • Del tutto opposto è il giudizio di Guaraldi. "Quando tutto andava bene e i tedeschi erano pressochè spacciati, in mezzo alla lotta, abbiamo visto spuntare dalle nostre spalle un ufficiale tedesco con una grande bandiera bianca accompagnato da un ufficiale italiano del Comando Ftr. Divisionale Marche (Cap. Pelosi) 38 che davano ordine agli italiani di sospendere il fuoco" • Anche Ghizzi ricorda che "ad un certo momento passò una
l6 Relazione Palazzo. caporalmaggiore bersaglieri, al!.102 al Diario Storico... , op. cit.. Dino Palazzo venne poi inviato prigioniero al campo LAPAD I. L'episodio del geo.Amico che infiamma le truppe e le sprona a combattere contro i tedeschi è narrato anche in un film di Roger Corman, The secret invasion (in versione italiana con il titolo Cinque per la gloria) anche se il tutto è visto con un'ottica molto "inglese··. La presenza di un grande numero di scene di massa con soggeuo militari italiani ed il tono complessivo onorano in definitiva la Resistenza italiana. " M.TorsieUo. Le operazioni ... , op. cit.. p. 405. J.t Relazione Guaraldi, op.cit..
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macchina con alcuni Ufficiali italiani e tedeschi che sventolavano un drappo bianco. U no di questi gridava di cessare il fuoco perchè le due parti si erano accordate per lasciare le armi agli italiani. Ma questo non fu altro che uno dei tanti tranelli. Infatti i soldati italiani che sospendevano il fuoco, erano immediatamente 39 raggiunti dai tedeschi che li disarmavano e catturavano" • Nei ricordi di La Rosa i combattimenti "cessarono verso le 10 per intervento del generale Piazzoni che, sventolando una bandiera bianca, incitò gli italiani a cedere le armi agli ex-alleati di tre .,,40 anru Anche il capitano Morelli ricorda che la situazione di combattimento era buona e che "verso le 1O i tedeschi chiesero tregua. Diciannove dei medesimi, disarmati, li avevamo rinchiusi nell'accantonamento della 98A Cp.Telegrafisti", che avevano partecipato insieme alla 2A Cp.Meccanici Elettricisti ai combattimenti attorno a Porta Pile. Sempre Morelli ricorda che "il generale Piazzoni, a tregua avvenuta, arrivò sul posto non so da dove, ristabilì nuovamente l'autorità nelle mani dei tedeschi, tacciando 41 gli italiani di traditori" • Anche se molto probabilmente questa testimonianza deforma in parte il ruolo del generale Piazzoni, è pur vero che in tutti i ricordi dei soldati italiani rimasti a combattere in Jugoslavia, e nelle fonti partigiane stesse, esiste una sorta di contrapposizione tra il ruolo svolto dal Generale Amico e quello del comandante del VI Corpo. Del resto forse anche il diverso trattamento riservato dai tedeschi ai due Generali italiani può essere letto in questa ottica : mentre il Generale Piazzoni ed il colonnello Cigliana furono inviati prima a Mostar e poi internati in Germania , il comanda nte della Marche venne ucciso il giorno 13, essendo stato riconosciuto come il leader della resistenza itaUana. Finiti i combattimenti cominci a il calvario della prigionia per
:w Relazione Ghizzi, op.cit.
.
"° Relazione la Rosa, op. ci t. . La Rosa, con tutta la sezione dei carabinieri, fu fatto prigioniero e concentrato al campo LAPAD 1. •• Relazione Morelli, op. cit. .
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la maggior parte dei soldati e degli ufficiali italiani che decidevano di non collaborare con i tedeschi. Attraverso i punti di raccolta di Lapad, la massa degli italiani fu poi inviata a Mostar e Sarajevo per essere successivamente trasportata nell'Europa centro-orientale. Secondo fonti jugoslave ci furono ancora isolati episodi di combattimento: nella notte sul 13 nella baia di Lapad 42 ed il 14 nei dintorni di Gruda • Alla prigionia tedesca sfuggirono alcuni dei testimoni che abbiamo citato e che incontrarono prima le formazioni cetniche e poi finirono con unirsi alla Divisione Garibaldi. Seguiremo a titolo di esempio le vicende di uno di loro, che dopo aver visto l'ordine di resa preferì lasciare la città: "ero ben deciso a non cadere prigioniero dei tedeschi contro i quali avevo combattuto tutta la mattina; non mi restava che allontanarmi da Ragusa dove ero rimasto nau seato per la condotta disonorevole tenuta da qualcuno dei nostri ufficiali". Lasciata la città, il Guaraldi, nella zona di Duzi "veniva scorto da una pattuglia di cetnici comandata da certo Tomo Ceramic di Boboviste ed accompagnato a Slivnica a] comando cetnico. Il comandante del posto, certo Dukic, il giorno 13 settembre mi accompagnava assieme ad altri ufficiali e soldati nello Zupci dove venivano concentrati gli italiani che poi furono distribuiti nei diversi villaggi vicini. Veniva intanto la notizia che gli alpini tenevano ancora Cerkvice ed il Biela Gora ed in base a questo il sottoscritto assieme ad altri tre Ufficiali del 55° Ftr. (Ten. BRAINI, Ten. TESSARI GIUSEPPE, S.Ten. GUSMANO), chiesto una guida cetnica, raggiungemmo reparti italiani chiedendo di essere 43 arruolati" • Vediamo ora le vicende di Morelli che per circa un anno rimase a combattere con i partigiani prima di finire alla Divisione Gariba/,di . "Fra le varie strade che avevo aperte davanti a me -andare prigioniero, buttarmi dalla parte dei tedeschi, raggiungere i Partigiani Jugoslavi - scelsi decisamente quest'ultima, persuaso della necessità e del dovere di combattere il vero nemi-
"' Ragusa ... , op. cit., p.18. • 3 Relazione Guaraldi, op. cit..
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co della Patria: il tedesco." La mattina del 15, alle ore 9, in compagnia de l S.Ten. Fontana Mirto e del Ten. Fanelli, presi la via della montagna" . Dopo giorni di cammino e dopo essere sfuggito ai cetnici, il Morelli raggiunge, "camminando solo la notte, la X" Brigata Partigiana Erzegovina, comandata da Viado Segrt, nel Popovo Polje, presso Ravno. Di quanto abbiamo penato e trepidato (non avevamo nessun arma perchè ci erano state prese dai cetnici) in quei giorni prima dell 'arrivo fra i Partigiani è testimone il S.Ten. Fontana, il quale si trova tutt'ora fra i Partigiani , alla XII" Brigata della XXIX" Divisione Partigiana dell ' Erzegovina. Immesso nell' unità partigiana di allora - X" Brigata - vi sono rimas to se mpre , fino a quando so no stato inviato alla Divis.ltal.Part. Garibaldi, partecipando a tutte le vicende, dell' imprese guerresche e alla vita di quella X" Brigata, che doveva dopo circa 5 mesi dal mio arrivo, trasformarsi nella XXIX" 44 Divis. Part. dell' Erzegovina" • Torniamo ora alla vicenda del generale Amico, che era stato trattenuto a Ragu sa, per volontà dei tedeschi, per assicurare la disciplina dei reparti. Sulle modalità della sua morte ci sono diverse versioni, che divergono soprattutto sull' attribuzione delle responsabilità dell' omicidio. Iniziamo ancora con il Guaraldi, che nella sua ricostruzione dell 'autunno del 1944 fatta al suo ingresso nella Divisione Garibaldi affermava: "le notizie sulla morte del Generale Amico non sono concordi. Persone di Ragusa affermano che egli fu condotto fuori città in automobile ed ucciso a tradimento da un ufficiale tedesco con un colpo di rivoltella alla nuca. Altra versione indicava il suo autista quale uccisore (versione che sembra la più inverosimile poichè si trattava di un militare che si trovava con lui da anni). Altra versione - e sembra la più vicina al vero - indica un milite della legione quale uccisore del Generale. Questa versione sembra confermata da quanto a me riferito ..., Relazione Morelli, op . cii. .
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dal capitano Failla, medico fino a poco tempo fa a Trebinje durante l'occupazione tedesca, che affermava sapere il nome del 45 fascista uccisore" • La motivazione della concessione della Medaglia d'Oro non specifica invece la responsabilità diretta dell'assasinio, così come il Torsiello che riprendendo l'opera dell'immediato dopoguerra dello Scala, scrive che il generale, la sera del 13, " venne riaccompagnato in autovettura sulla strada di Trsteno da militari tedeschi; durante il tragitto fu proditoriamente ucciso con un colpo alla nuca. 46 Non si conoscono i particolari di così spietata rappresaglia" • Particolari sono invece contenuti neHa fonte jugoslava che più volte abbiamo citato: "il Generale Amico comandante della divisione "Marche" venne ucciso presso Vrbice nelie vicinanze di Orasce. L'uccisione su ordine dei tedeschi, venne affidata alla camicia nera Demofrio Lino passato nel servizio di polizia del . . ~, cosiddetto Stato Indipendente Croato a Ragusa" . Nella stessa opera, così come in un documento del Comitato locale del partito comunista, c'è la notizia della fucilazione di altri ufficiali italiani a Ragusa, ma la cosa, se pur verosimile date le direttive tedesche che abbiamo già citato, non è confermata da . ~s altre fonti.
•• Relazione Guaraldi, op.cit. . "" M.Torsiello. Le operazioni ... , op.cit.. p. 406: E. Scala, la riscossa de/l'Esercito, Roma 1948. p.185. " Ragusa .... op.cii.. p. 16. " Idem: e G.Scotti, Ve11ti111ila cadwi. op.cii.. p.99 .
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2. 3 LE ISOLE, IL MARE. LA x:xvm BRIGATA COSTIERA Nelle isole la situazione era completamente diversa, dato il ripiegamento delle truppe italiane e la maggiore attività delle forze partigiane. In obbedienza agli ordini del Comando del VI Corpo il generale Rocca, comandante della Brigata, provvide a far concentrare le sue truppe, tra il 9 ed il 10 settembre nell ' isola di Curzola. Le altre isole passavano così sotto il controlJo dei partigiani, compresa Sipan "dove si trovavano 200 soldati italiani 49 disponibili in un primo tempo a collaborare con i partigiani" • Il pomeriggio del giorno 1O pervennero dal Comando del VI Corpo nuovi ordini secondo i quali la Brigata doveva assicurare il controllo dell' isola di Curzola e sgomberare il resto delle truppe su Cattaro, facendo tappa a Trsteno. L' imbarco fu così predisposto nel giorno 11 per circa 2600 uomini che salpararono alle ore 6 del giorno 12. Ma subito dopo il Generale Rocca ebbe notizia degli scontri che accadevano sul litorale ed a Ragusa. Decise quindi di non rispettare l' ordine di Piazzoni e di cercare di portare le truppe in Italia. Tornò quindi su Curzola e predispose l' imbarco di tutte le truppe, dato che aveva a disposizione natanti, munizioni e scorte alimentari a sufficienza. Furono così effettuati in tutto tre convogli, che se pure attaccati dai tedeschi con perdite (3 morti e 24 feriti), riuscirono50a trasportare in Italia (Bari, Brindisi, Vieste) circa 5.500 uomini • Partiti gli italiani, si accese un duro confronto tra i tedeschi e i partigiani per il controllo delle isole. "' Ragusa ... , op.cit., p.1 9. "" Relazione Rocca, generale comandante della XXVIli Brigata cos tiera. USSME. Roma.
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Questi ultimi potevano fare affidamento, oltre che su una posizione di partenza piÚ favorevole, anche sul materiale abbandonato dagli italiani nei loro presidi. Furono cosÏ respinti tutti i tentativi dei tedeschi e delle forze dei croati di Pavelic per sgomberare le isole. In particolare il 14 settembre, verso le ore 1O, nel canale di Kolocepi un convoglio tedesco formato dalle51 navi "Sipan", "Kupari" e "Cavtat" venne mitragliato e respinto •
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Ragusa ....op. cii., p.20-21.
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2. 4 GLI EPISODI INDIVIDUALI DI RESISTENZA E FORMAZIONI MINORI. Affronteremo nei capitoli successivi gli avvenimenti legati alle zone del confine ed al cammino che p01terà alla nascita della Brigata Italia, ora daremo invece un quadro di episodi più o meno individuali che, assieme a quelli ricordati nelle motivazioni delle onoreficienze riportate in appendice e a quelli descritti nelle pagine precedenti, possono riportare alla luce quella grande stagione di dignità e di riscossa, vissuta spesso con sofferenza morale oltre che fisica, spesso sepolta nella "grande" Storia che a volte appiattisce e non rende giustizia del percorso di liscatto dei singoli soggetti.
Nella zona di Senj . "Nel Kordun fu formata una compagnia, aggregata alla 2" brigata dell' 8" divisione del Kordun, mediante i soldati distanza a 52 Senj e a Cres" ; dai resti della Murge così alcuni gruppi dell'esercito italiano passarono all'esercito di Liberazione. Ricorda il tenente medico Luigi Lenzi che I' 11 settembre "verso sera, all'imbrunire, giunsero i tedeschi con truppe e can-i armati, occupando immediatamente la città. I resti della "Murge" si dispersero. Io scrissi allora una lettera al mio comandante che si può così riassumere: "Vado con i partigiani. La mia coscienza non può nemmeno sopportare l'idea di una collaborazione o tolleranza 53 con i tedeschi" • Lo stesso Comandante Supremo, Josip Broz Tito, comunicò a Mosca che "nel territorio vicino a Senj i soldati n O.Bambara. La guerra... , op.cii., p.248: e cfr J.Vujosevic, Le unità... , op.cit.., che data la nascita ufficiale al 25 settembre. 53 Testimonianza raccolta da O.Scotti, Ventimila ... ,op. cit., p. 108.
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italiani avevano fraternizzato con i nostri combattenti (... ) dicen54 do di essere pronti a combattere con noi contro i tedeschi" • Nella stessa ricostruzione si sostiene che "fu allora che 65 italiani con tre fucili mitragliatori, 15 fucili e un mitra passarono 55 nella 13" brigata proletaria" • Anche le fonti degli avversari di allora concordano. Un rapporto del Ministero dello Stato indipendente Croato rileva che le proprie forze, nei dintorni di Generalski Stol, "sono impegnate in aspri combattimenti contro i 56 partigiani e gli italiani " • Nella zona di Susak "Verso la metà di settembre 57fu costituita una compagnia italiana nella 1" Brigata dalmata" sc1ive Bambara, e con lui concorda anche Vujosevic, che però non riporta altri particolari, inserendo questa formazione in un semplice elenco in appendice al suo libro. Maggiori informazioni possiamo invece dare su un'altra formazione italiana nata nel periodo post-armistiziale nella zona del litorale fiumano. "Il 12 settembre, a Susak, dai resti di ia alla frontiera nasce un battaalcuni reparti del gruppo quard 8 glione di volontari italiani" • Bambara sintetizza così la sua esistenza, fornendoci posizione, tempi e consistenza. "In Croazia e lungo il litorale dalmata si formarono diverse unità con soldati italiani unitisi ai partigiani: nell'ambito dell'odred di Susak, a Ucka, verso la fine di settembre sorse il battaglione Garibaldi, della forza di circa 800 uomi59 ni, poi distrutto nel corso dell'offensiva tedesca di ottobre" • La differenza tra le due fonti italiane sul periodo di costituzio-
" J.Vujoscvic, Le unità ..., op. cit., p. 20. " Ibidem. j6 G.Scotti, Ve111imila ... , op. cit. e J. Vujosevic, le unità ... , op. cit.. riportano e ntrambi il fauo anche se per il primo autore il Ministero c he comunicò il rapporto fu quello degli esteri, mentre per il secondo fu il Ministero degli Esteri. 5 ' G.Bambara, La g11erra ... , op.cit. , p. 248. $3 G.Scotti, Vet11imi/a ... , op. cit.. p.108. Nel l'appendice di Vujosevic, Le 11nità .... op. cit. , viene invece indicata la data di formazione del 25 settembre. "' G.Bambara, La g11erra .... op. cit., p. 115.
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ne può essere dovuta al fatto che proprio in data 25 settembre un rapporto del comando partigiano della V zona comunicava al Comando generale dell' EPLJ della Croazia la formazione di un Distaccamento (il Il) che "ha alle sue dipendenze anche il battaglione italiano "Garibaldi". Questo Distaccamento ha ricevuto l'ordine di operare nel settore di Klana-Kastav e Susak-Rijeka. Il Distaccamento, compreso il battaglione "Garibaldi", conta circa 800 uominj armati , ha per adesso tre mortai pesanti e alcune mitragliatrici Breda. Il 23 e 24 corrente mese il Distaccamento ha condotto con 60 successo combattimenti contro i tedeschi" • Forse si può così spiegare le divergenti descrizioni tra i due autori italiani. Secondo lo Scotti l'armamento citato nel rapporto è tutto italiano. Ecco infatti come descrive la formazione, nata per iniziativa di "sette ufficiali di complemento dell'ex esercito italiano già appartenenti al 3/15 battaglione di fanteria alpina del V gruppo guardia alla frontiera (del V Corpo d'Armata, n.d.r.), e precisamente dell' 8" e 10" compagnia, giunti la sera stessa del 12 settembre in armi a Susak dalla zona di Gerovo con buona parte delle loro truppe. ( ... ) E' strutturato all'inizio in tre compagnie fucilieri (fucili e mitragliatrici leggere), una compagnia di mitragliatrici pesanti Breda, una compagnia di armi pesanti con tre mortai da 8 l e cannoni anticarro 47/32, un plotone comando con un total.e di 150 uomini. In pochi giorni, tuttavia, triplica i suoi effettivi fino a raggiun~ere, verso la fine di settembre, una forza di oltre 500 armati" . Il ciclo operativo che coinvolge il battaglione Garibaldi nei mesi di settembre e ottobre è il seguente : * Drenova-Sarsoni, attacco alla linea di difesa di Fiume (21 settembre) con la 13" divisione partigiana croata; * Pehlin, stesso compito (dal 22 settembre al 2 ottobre); * Kamenjak, combattimenti (3 ottobre); '° a.Scotti, Ventimila... , op cii. . p. 115. "' Idem. p.117.
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* Obruc, combattimenti (4 ottobre) ; * Gerovo-Cabar-Prezid, offensiva tedesca (dal 14 al 26 ottobre). Le notizie che Scotti riporta, oltre che da fonti jugoslave, sono integrate dagli appunti di Gino Luperini, ufficiale subalterno della lO" compagnia, sorpreso dal1' 8 settembre nel presidio di Bosljiva-Loka, sulla riva sinistra del fiume Kupa. Facevano parte della compagnia anche il capitano Landoni ed il sottotenente Ugo Botticelli, che saran no anche loro tra i fondatori di questo battaglione Garibaldi. I contatti con le forze di liberazione com inciarono il 9 settembre quando nel pomeriggio i quadri della 10" compagnia ebbero un incontro con i rappresentanti partigiani. Ad essi, pur rifiutando la cessione delle armi, gli italiani fecero presente che non sarebbero com unque passati dalla parte dei tedeschi e che non avrebbero sparato su i partigiani. Quell' incontro "contribuì a farci poco dopo esaminare seriamente la eventualità di affiancarci ai partigiani per combattere 62 contro i tedeschi e i loro alleati" • Così quando i reparti sbandarono, i tre, con altri sessanta soldati, si diressero verso Gerovo dove pensavano di trovare il Comando del battaglione. Invece la città era già stata occupata dai repa1ti partigiani, e quindi il gruppo si diresse il giorno 11 verso il presidio di Cmi Lug dove si ricongiunse con 1'8" compagn ia che era ancora inquadrata agli ordini del capitano Vergna e di altri ufficiali (tenente Freschi, sottotenente Cuccurullo, sottotenente Battisti) . Tutto il nuovo reparto si muove il l 2 verso iJ mare. "La sera stessa il battaglione "Garibaldi" viene costituito, ma la cerimonia ufficiale della fondazione avviene la mattina dopo nel cortile dell 'ex liceo ginnasio di Susak, alla presenza di alcuni rappresenta nti del comando locale dell ' Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo e di un antifascista triesti no qualificatosi come Marino Marini, rappre63 sentante dei partiti antifascisti italiani" . 02
Idem, p.118.
" Idem, p.120. Il generale Muraca 1es1imonia di una scarsa ..simpa1ia"' Lra il Marino cd i
solda1i tamo che qucs1i uh imi ne chiesero. ed ouennero, I' allomanamcmo.
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Comincia così il cammino del battaglione che avrà questa struttura: capitano Landoni, comandante del battaglione; capitano Vergna, comandan te 1A compagn ia fucilieri; tenente Freschi, comandante della 2A compagni a; sottotenente Luperini, comandante del plotone autonomo mitraglieri; sottotenente Botticelli, comandante del plotone comando; sottotenente Cuccurullo, vicecomandante 1A compagnia; sottotenente Battisti, vicecomandante 2/\ compagnia. Compare infine fa novità introdotta dal nuovo tipo di guerra con l' arrivo, su ordine della V zona operativa jugoslava, del commisari o politico di battaglione che affianca Landoni. Si tratta di un comunista croato che parla l' italiano e dal nome di battaglia di "Milan". Con il passare dei giorni al battaglione confluiscono soldati e ufficiali italiani sbandati dai presidi, tanto che vennero formate un 'altra compagnia fucilieri (capitano Franzini) e una compagnia mortai da 81 e cannon i da 47 /32 (affidata al sottotenente Botticelli). Nella preparazione dell'attività militare il reparto si adegua alle tecniche dei nuovi alleati, compreso il lavoro di formazione della coscienza del combattere e la propaganda. Il 15 settembre il Garibaldi giura di combattere per la libertà dei popoli dal nazifascismo, dovunque sia necessario, e per difendere l'onore della nazione italiana. I compilatori della formula, Luperini e Botticelli, scrivono anche un proclama per le truppe della 2/\ armata italiana ormai allo sbando che sarà distribuito dall'organizzazione politica del MPL a Fiume ed in tutta la zona. Il battaglione ha il battesimo del fuoco il 21 settembre, quando poco prima del sorgere del sole viene lanciato all' attaco delle linee fortificate di Fiume tenute dalle truppe tedesche. Si tratta in pratica di un'azione di assaggio della consistenza nemica ed anche con risvolti di proselitismo: citata infatti da Radio Londra servirà a comunicare l'esistenza di un punto di riferimento per i soldati italiani e per far vedere loro che è ancora possibile trovare una strada di riscatto. ''Nella notte seguente la lA e 2A compagnia, insieme con la compagnia mitraglieri, si attestano a sud di Drenova, davanti a Fiume, per sorvegliare i movimenti del nemico e fermare una
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eventuale sortita. Il comando di battaglione e le altre due compagnie, tuttora in via di organizzazione, restano a Sarsoni. Alla fine di settembre il " Battazjione Volontari Italiani Garibaldi" conta già circa 500 uomini" . Il giorno 3 ottobre le prime perdite. Dopo un'ora di martellamento di mortai tedeschi, la posizione del battaglione viene investita da un attacco di circa cento soldati germanici; l'attacco viene respinto ma sul terreno resta, tra gli altri, anche il capitano Vergna. Lo sganciamento del reparto italiano, ultimo a tenere la posizione, avviene nella notte sul quattro, con una lunga marcia verso Gerzovo, mentre i tedeschi , con l'operazione ''Wolkensbrukh" dilagano in tutta la regione. Un reparto di fanteria in esplorazione sorprende il giorno 4 il battagl ione italiano in ripiegamento a circa sette chilometri da Kame njak, ma anche quest'attaco viene respinto dalla ferma condotta degli italiani che possono riprendere la marcia, durante la quale però, per le condizioni del terreno, sono costretti ad abbandonare la gran parte delle armi pesanti. La marcia prosegue duramente sul massiccio carsico di Obruc dove, alle pendici della vetta omonima, tutta la colonna viene investita da una imboscata tedesca. "Il combattimento che si sviluppa è particolam1ente sanguinoso per i volontari italiani. Quasi la metà delle forze del battaglione riesce tuttavia ad aprirsi un varco correndo ali' assalto con le bombe a mano. Nei giorni seguenti, e dopo aver sostenuto altri scontri nei 65 boschi, i superstiti si raccolgono a Gerzovo e si contano" • Dal momento della partenza il battaglione ha perso circa i due
terzi degli effettivi, riempiti nei giorni seguenti dall'afflusso dei militari italiani che provengono dalle zone interne della Slovenia e della Croazia . L'esito della controffensiva tedesca e l' instaurazione dell 'Adriatisches Kustenland spi ngono il Movimento Popolare di Liberazione ad una fase di riorganizzazione e di compattamento accelerando "il processo di fusione e di unificazione .. G.Scoui. Ventimila... , op.cit.. p. 12 1. .., A.8ressan-L.Giuricin, Fratelli nel st111g11e, Fiume, 1964, p.127.
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dell e forze popo lari antifasc iste itali ane e croate in tutta 66 l' Istria" • Forse fu la trasposizione sul terreno militare di questa egemonia delle esigenze jugoslave a provocare il peggioramento dei rapporti tra il battaglione Garibaldi ed i comandi croati che Luperini notava e non sapeva spiegare . Si arrivò così, il 26 ottobre, allo scioglimento del battaglione per vo lere del comando jugoslavo (dopo che, cinque g iorni prima, la 3" compagnia era stata sospresa ed annientata nei pressi di Cabar da forze tedesche e collaborazioniste). Agli itali ani era posta l' alternativa tra rimanere nelle file dell ' EPLJ a titolo individuale, o incamminarsi verso l' Italia per entrare a far parte delle formazioni partigiane del Friuli e della Venezia Giulia. Evidentemente non si voleva riconoscere la partecipazione collettiva delle forze italiane che sarebbe potuta diventare in futuro uno strumento di contrattazione nella definizione del dopoguerra, tuttalpiù il riconoscimento politico era concesso ai singoli individui. Ma alla maggior parte dei soldati italiani questi motivi sfuggivano; dal loro punto di vista quello che contava era proseguire quella lotta per l' affermazione della propria dignità, del riscatto del periodo di sottomissione fascista. "I più, a piccoli gruppi, tentano di raggiungere l'Italia, ma pochi arriveranno a destinazione, cadendo molti nelle maglie del dispositivo tedesco. Gli altri passano nelle formazioni partigiane croate, disper67 dendosi in cento rivoli" • Incontreremo in seguito alcuni dei protagonisti citati quando esamineremo le vicende legate alla zona di confine, ora cerchiamo di individuare alcuni di quei rivoli.
"" O.Scotti, Ventimila..., op. cit., p. 122.
" Idem, p. 122.
220
u, Resistenza dei militari Italiani in Dalmazia
Altri episodi nella 13" Divisione dell'EPLJ. Il Generale Viktor Bubanj testimonia del passaggio nella divisione Primorsko-Goranska, "alcuni giorni dopo la capitolazione dell'Italia, di una batteria al completo, quattro pezzi da 105 millimetri, con 130 uomini, ufficiali compresi. Mi colpì lo spirito combattivo che li animava e l'effettivo contributo che quella unità itali ana dette alla nostra avanzata da Karlobag verso Susak. Purtroppo debbo dire della loro fine. della morte di tutti quei bravi ragazzi. Avanzavano verso Susak e giunti nei pressi di Skrljevo, la batteria ital iana procedeva sulla strada con i suoi cannoni. Quand'ecco una colonna di carri armati tedeschi. Seguii dalla posizione in cui mi trovavo, col cannocchiale, impotente a venire in aiuto, l'impari lotta. Poi tutti i sopravvissuti furono passati per 611 le armi sul posto dai tedeschi" • Altri caduti sono ricordati dal generale Skocilic: tra le oltre 200 perdite che la 13" divisione subì a Klana nella primavera del '45 molti furono italiani. Nelle fonti jugoslave sono presenti in modo sparso segni della presenza di italiani nella lotta partigiana, ma non sempre viene specificato se questi erano soldati o volontari antifascisti, per questo, limitandoci a ricordare che furono circa 1000 gli italiani passati attraverso le fila della divisione,rimandiamo all'appendice per l'elenco parziale dei combattenti e ad un paragrafo successivo per quello delle formazioni. Volontari dall'Italia. Con il riconoscimento ufficiale dell'alleanza militare tra l'Italia e gli Alleati, seppure con la formula della cobelligeranza, viene creata in Puglia una M issione di collegamento jugoslava che si prenderà cura non solo dei rapporti con gli ex prigionieri jugoslavi in Ital ia ma anche di un nuovo fenomeno, quello di volontari dell'esercito italiano che si vogliono recare a combattere nella penisola balcanica. '"' Relazione ad un incontro di storici e pubblicisti a Fiume il 10.5.68, riportala da G. Scotti. Ve111i111i/(l•.• • op.cii .. p.136.
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Questo fenomeno assume certamente caratteristiche di politicizzazione della scelta ben maggiori rispetto a quella operata dagli altri soldati italiani che già stanziavano in loco: "La lotta di Liberazione Jugoslava attirava una sempre maggiore attenzione e le simpatie degli antifascisti e della gente progressista in 69 Italia" , notano con compiacimento fonti slave. In un rapporto del responsabile politico dell'EPLJ a Bari inviato il 1° feb braio 1944 al Comitato Centrale del Partito Comunista Jugoslavo si osserva che dalle fila dell'esercito italiano "quotidianamente vengono da noi soldati chiedendo di entrare 70 nel nostro esercito" • Che il problema sia rilevante lo testimonia anche la preoccupazione con cui il fenomeno viene seguito dagli ambienti ufficiali italiani. In una relazione de1lo Stato MaggioreUfficio S.I.S. del Ministero della Marina si rileva con rammarico come la "propaganda jugoslava abbia raggiunto innegabili suc71 cessi" • Secondo questa informativa lo scopo dell'attività degli jugoslavi era principalmente quello di preparare la vittoria per un eventuale plebiscito sul destino delle zone di confine e solo secondariamente quello di procurarsi nuovi combattenti. Si cita a dimostrazione di ciò il "fatto che le forze armate jugoslave non utilizzano tutti i miliatri italiani di cui potrebbero disporre. Sembra che solo 8.000 uomini (su un complesso di circa 40.000 disponibili), siano militarmente inquadrati, mentre gli altri sono lasciati in campi di lavoro dove sono sottoposti ad 72 una attiva propaganda comunista e slava" • La relazione offre anche il quadro dell'attività di propaganda jugoslava. Essa è basata sull'opera cli Uffici di reclutamento e su quella dei Campi di concentramento e di raccolta. Nei primi non solo si effettua la vestizione vera e propria ma si coordina anche
"' J.Yujosevic, Le 11ni1à ..., op. cit., p.32. "' Idem, p.32. " Relazione riservata da MinisLero Marina - S.M. - S.l.S. a Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero Affari Esteri, del 13.11.44. in ACS, PCM 1944-47, B. 15-2, f. 15204, p.l.
" Ibidem.
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La Resisrenw dei militari lraliani in Dalmazia
l'attività dei singoli propagandisti; svolgono questa funzione "tutti i comandi militari jugoslavi (sia quelli dei partigiani che quelli de l Governo reale) che so no attualmente in Italia. Particolare importanza hanno il "Comando stella rossa" ed il "Comando della Real Marina jugoslava" a Bari, nonchè l'Ufficio dei partigiani e quello della Real marina jugoslava a Taranto, il primo in via Ciro Giovinazzi 20, il secondo in Corso Umberto 73 119" • I secondi sono invece di due tipi, campi di concentramento e lavoro e ospedali/sanatori. Queste strutture sono situate a Monopoli ("cittadina in cui risiedono migliaia di partigiani ed il cui porto serve praticamente solo alle piccole unità jugoslave"), Altamura, Bitritto, Mola, Maruggio, Oria, Aversa, Torre Tresca, Bari, Brumo, San Ferdinando. Il sospetto che guida la relazione è chiaro: "In Puglia corre voce che questa organizzazione in Italia di partigiani jugoslavi sia voluta dai russi perchè essa possa dare man forte ai comunisti 74 qualora questi provocassero sommosse" • Questa relazione, di straordinario interesse per capire come si stesse già dipanando conflittualmente il rapporto tra italiani e jugoslavi rispetto alla questione adriatica non solo a livelli di Stati ma anche di opinione pubblica, e come questa questione influisse sull' atteggiamento verso gli italiani che combattevano nella penisola balcanica, prosegue iJlustrando la posizione dei comandi Alleati e delle organizzazioni italiane, s iano esse di "contropropaganda" che "miste", chiudendo poi con alcune proposte che riguardano anche quelli che sono definiti "disertori", e cioè coloro che provenienti dall'esercito italiano si offrivano volontari per l'esercito
jugoslavo. Tralasciando questo aspetto, che ci pare più politico che giuridico-formale (non considera infatti né il problema del contingentamento imposto dagli Alleati alle Forze Armate italiane né la situazione reale sul campo arrivando a considerare paradossalmente disertori coloro che con coraggio e sofferenza stavano " Idem, p.2. '' Ibidem.
Le prime reacioni armate
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riscattando l' onore dell' esercito italiano combattendo contro i tedeschi, e non i responsabili della disfatta militare), concludiamo l'esame di questo documento con la parte che riguarda gli Alleati e che ci aiuta a riprendere il discorso iniziale del paragrafo. Gli informatori della Marina giudicano negativamente il comportamento degli Alleati perchè, pur se ufficialmente non approvavano questa "opera di disgregazione delle forze armate italiane", nella realtà "hanno prestato ·spesso aiuto agli jugoslavi trasportando, per esempio, con le loro navi a Malta i nostri disertori rifugiati a Monopoli e portandoli quindi a Lissa dopo che essi erano stati vestiti da partigiani jugoslavi", fino ad arrivare addirittura a vietare " a marittimi giuliani l'imbarco su navi italiane per indurli, spinti dalla fame, ad 75imbarcarsi su navi slave e ad accettare la cittadinanza jugoslava" • Torniamo ai viaggi. Tra Lissa e Bari fu in pratica istituita una linea regolare di navigazione che serviva per trasportare feriti, materiali, viveri e volontari. Quelli in partenza dall'Italia si possono dividere in due tipi. Il primo raccoglie gli jugoslavi ex prigionieri e gli antifascisti italiani anch'essi ex prigionieri o provenienti dalle zone del confine; la seconda tipologia raccoglie quei volontari, in gran parte ex soldati meridionali, che furono spinti da "una significativa reazione alla grande delusione di quanti credettero che i resti dell'esercito italiano dopo l'armistizio potessero essere subito impiegati, e senza limitazioni, nella guerra con76 tro i tedeschi" • A questo si univa, secondo la testimonianza di un protagonista diretto, "anche la mancanza di libertà e di democrazia tra i militari che - tra l'altro - erano soggetti, come prima, agli stessi comandi e con metodi per nulla cambiati, come se il fascismo non fosse definitivamente crollato. La mancata riabilitazione dei soldati che erano stati condannati dai tribunali militari per antifascismo e per azioni contro la disastrosa guerra d'aggressione, contribuì non poco ad accrescere la " Ib. "' A. Bartolini, Per la Patria e la Libertà! I soldati italiani nella Resisten za ali' estero dopo 1'8 sellembre, Milano, 1986, p.
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La R esistenza dei militari italiani in Dalmazia
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diffidenza" • Nell'isola di Lissa, dopo l'imbarco di quasi tutto il presidio militare (circa 400 persone) che raggiunse l'Italia il 12 settembre, rimase ad operare, composto da 13 marinai volontari, un nuovo "Presidio Militare Italiano , autonomo ma con impegni di difesa 78 dell'isola, di concerto con le truppe partigiane" • Un'altra missione militare venne costituita nell'isola di Lussino nel novembre 1943, quando un gruppo proveniente da Brindisi, e guidato dal dell' isocapitano Molina, si unì "ai supersiti del presidio italiano 79 la già incorporato nel locale distaccamento partigiano" , operando fino alla fine del mese . Il 20 novembre la missione opera per trasportare in Italia un gruppo di ufficiali alleati (8 americani) liberati dalla prigionja, ma gran parte del gruppo sarà catturato con l'eccezione di Stampolia Valentino Omolina, Camrno Delle Donne e Federico 80 che ri uscirono a rimpatriare attraverso l'Istria • L'attività in Italia di organizzazione dei volontari porterà alla formazione, in tempi diversi, di quattro brigate, denominate Prekomorske Brigade (Brigate d' Oltremare). I compiti di questi reparti saranno quelli di una sorta di "fanteria di marina" (Pjesadija Mornarica ), reparti di imbarcazioni armate addette ai rifornimenti , ai collegamenti, e soprattutto agli sbarchi sulle isole. Infatti subito dopo l' armistizio i tedeschi erano riusciti ad assumere il controllo di gran parte dell ' arcipelago dalmata, che sarà liberato completamente nel settembre del 1944 anche grazie all ' attività delle Brigate d' oltremare. Le prime due si formarono nell ' ottobre del '43, ma vengono sgominate ben presto dai tedeschi in Dalmazia. La 3", che ci riguarda più da vicino, viene costituita all ' inizio del 1944 (11 Relazione Vincenti, macchinista della Torpediniera "Girtori", in, 8 serrembre 1943 Militari e Resistenza Europea, Atti del Convegno di studi 26-27 Aprile 1983, Treviso, 1985, pp. 208-2 11, p.209. " Relazione Lovero, ufficiale di Marina all' Alro Commissariato per le sanzioni conrro il fascismo, in, ACS, PCM 1944-47, B. 15.2. f. I 1434, p. I. 79 G.Scotli, Ven1i111ila ... , op.ci t., p.145. 80 Idem , p. 145. 77
Le prime rea::.ioni armme
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febbraio) a Gravina, e venne inquadrata il 5 marzo nei reparti della 26" divisione jugoslava. Composta da più di 1600 uomini , fu strutturata su 5 battaglioni, dei quali uno (il 5°) completamente italiano: 150 uomini , per la maggior parte provenienti dalle regio1 ni meridionali, che formeranno il battaglione "A.Gramsci"K • Comandato da Renato Mazzagalli, con Ivan Rakic come commissario politico, fu strutturato su 4 plotoni, e si distingueva dagli altri reparti per il colore del berretto: il panno era bianco con una 2 stella rossa posta al centro" • Il battaglione, insieme al resto della Brigata, viene impegnato il 23 marzo a Jelsa ed un mese dopo sbarca a Kurkula, liberandola da cinque mesi di occupazione tedesca. Nel mese di aprile il battaglione si ingrossa raccogliendo i vari soldati italiani sparsi della zona, fino a quando (Lissa, 27 di quel mese), venne aggregato con una forza di 850 uomini alla 1" Brigata Dalmata d'Assalto in qualità di "5° Battaglione ltaliano A ntonio Gram sc i" . Nell'isola di Li ss a, sede del Comando Supremo dell'EPLJ, nell' estate del 1944 il battaglione sfilerà 113 davanti a Tito inquadrato dietro una bandiera tricolore .ll battaglione italiano venne impegnato duramente a Sucuraj (punta inferiore dell'isola di Lesina) e poi in autunno sulla terra ferma (2 1 e 22 ottobre a Vukov Klanac), fino a partecipare alJa liberazione di Spalato (26 ottobre). Per queste prove di valore, costate 350 84 morti e 300 feriti, ebbe l'appellativo di battaglione proletario • Dopo la conquista di Spalato, con l' inizio delle operazioni frontali per sospingere i tedeschi verso nord, il battaglione, del
·• J. Vujoscvic. Le unità .... op.cit., p. 33 ; per G.Scoui. Ventimila.... op. cit.. p.148. invi> ce. gli italiani sono 125. ., Rela7ione Vi11ce111i. op. cit., p.211. " L'episodio è riponato in Rela::.ione Vi11ce11ti, op.cil.. p.211 e in G.Sconi. Ve111imila .... op.cit.• p. 150. "Rela::.io11e Vi11ce111i, op. cit., p. 211. Per G.Sconi, Ve111imila ..., op. cit., p. 151, invece ..ebbe 300 moni e mollissimi feriti". Nell'esercito punigiano venivano usati due tennini per riconoscere il ,·alore collettivo dei repani: erano gli appellativi udamik (d'assalto) e proleterski (proletariato). Il secondo aveva un maggiore senso di valore; ricordiamo che per volere di Tito i bauaglioni Garibaldi e Maueotri, e poi la stessa brigata Italia, vennero sempre inquadrati in unità proletarski.
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La Resistenza dei militari ltalia11i in Dalmazia
resto ormai decimato, viene sciolto ed i suoi resti vengono inquadrati nelle varie brigate della 26" Divisione (che insieme alla 9" ed alla 19" Divisione della Dalmazia forma l' vm Corpus) partecipando a tutto il ciclo operativo fino alla liberazione jugoslava. Anche nelle altre due divisioni dell' VIII Corpus sono presenti soldati italiani, di cui però non si conosce l'appartenenza originaria. Nella 9" Divisione, in particolare nella 3" Brigata esiste un reparto italiano, il 5° Battaglione, citato in due fonti jugoslave a proposito di scontri con i tedeschi: nel primo, nella zona di Prozor, a cavallo tra il marzo e l'aprile 1944, muore, tra gli altri, il tenente medico Raffaele Conti, mentre si distingue in combattimento il mitragliere Ruggero Corazzo; nel secondo, Gradina - 20 settembre 1944, reparti della 373" divisione tedesca attaccano il 85 battaglione italiano causando 5 morti e 21 feriti • Per quello che riguarda la 19" divisione lo Scotti cita anche un elenco di caduti italiani. Torniamo ora alle Brigate d'Oltremare. La quarta ed ultima Brigata viene formata nel luglio del 1944 in Puglia e rimane di riserva a disposizione dell'EPLJ. Una 5" Brigata, insieme alla 1" Brigata carristi, raccoglie, oltre ai volontari presenti nel territorio italiano, anche quei soldati, prigionieri degli Alleati in Africa ed in Medio Oriente, appartenenti ai battaglioni italiani riservati a militari "non fidati" e provenienti dalla Venezia Giu)ja, che hanno maturato questa decisione a contatto con le missioni jugoslave presso gli AJleati. Questi reparti sbarc heranno in Jugoslavia a fine autunno 1944, e fra di loro i numerosi italiani prenderanno parte alla battaglia di Gospic, operando poi anche in Slovenia nella primavera deJl' anno successivo.
8)
Entrambi i rapporti jugoslavi sono citati da G.Scoui, Ve111i111i/a.. . , op. cit.. p. 151. Probabilmente è a questo reparto che si riferisce Ante Banina (comandante della 9 11 Divisione) quando, in un rapporto del 14 settembre 1943, scrive: "Stiamo formando un bauaglione di italiani", in, G.Scocti, Vemimila ... , op. cit., p. 153.
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Le prime reazioni armate
Aviatori sui cieli baltici . Dopo aver visto la zona costiera e l'impegno delle Brigate d' Oltremare possiamo esaminare le vicende dell'aviazione partigiana, naturalmente solo per quello che riguarda la presenza italiana. Tra i 222 membri dell 'aviazione alcuni erano italiani, ed in particolare nella prima squadriglia operava con ~rande valore il tenente pilota Luigi Ruggi. Originario di Firenze , si trasferì con un aereo-scuola dalla base di Gorizia nella piana di Glamoc una settimana dopo l' armistizio. Alla sua cinquantesima missione con l'aviazione partigiana (per un totale di 62 voli di guerra) cadde a Lissa il 30 marzo del 1945, a soli 24 anni, per l'esplosione del suo Spitfire in fase di atterraggio a causa di una bomba non sganciata in una missione sulla costa. Nell'articolo a lui dedicato per il venntennale della morte, vengono ricordate, se pure in forma agiografica, alcune sue missioni: la distruzione di un Comando di divisione tedesco, l'interruzione di87un ponte sul fiume Krupa, gli scontri con gli equipaggi tedeschi • Schegge italiane nella resistenza jugoslava . Oltre a quei reparti e quei soldati che abbiamo già nominato riportiamo ora le informazioni, anche se minime, relative ad altre presenze italiane nelle formazioni partigiane nella zona di competenza di questo lavoro. Non sono incluse quelle che tratteremo nei prossimi capitoli e che sono all'origine delle formazioni italiane partigiane che operarono con continuità nella zona del confine e alla base della futura Brigata "Italia" .
DIVISIONE
BRIGATA
13A
JA
REPARTO/ELEMENTI ITALIANI Centinaio di uomini nel settore di Senj 3° battaglione
36 L.Radulic, L'italiano con la stella a cinque punte, in, "Narodni List", 27.3. 1965, conservato, tradono, in COREMITE 2/441 , p. l. 17 Idem, p.2.
228
L<1 Resiste11:a dei militari Italiani in Dalmazia
DIVISIONE 13"
BRIGATA 4"
43"
20"
8" Dalmatinska
N.I.
N.I.
N.I.
13" Rade Konear
II Gruppo Dalmazia Sett.
Vladimir Gonan
REPARTO/ELEMENTI ITALIANI Numerosi italiani come: radiotelefonisti, plotoneanticarro 47, mortai 81,difesa antiaerea 20 mm, sanitari-Mrkopalj 18/9/43 * presenza generica (relazione J .Skocilic al convegno di Fiume già citato) * una trentina originari di Gallesano 5° battaglione (costituito nel settembre 43, citato in un documento dell'EPLJ di Dubrovnic datato 16/4/45, e da Vujosevic) "Dalmazia", btg. italiano a Zaravecchia ( sett. 1943) 65 uomini, due carristi, in Croazia (intervista TV del Generale M.Zezelj 7/11/69) battaglione di 410 soldati e 18 ufficiali con armi pesanti combatti menti: Oklaj (29/9/43) Gracac; sciolto a fine 1943 Capitano Giuseppe Alizzi Sergente Genesio Punte] Sergente Ciro Olivierio Vittorio SoccarnilJo Ferruccio Alberti Pace Napoli Lorenzi Crepaldi (Croazia, dall'aprile 1944 aJ maggio 1945)
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le prime reaz;ioni armate
DIVISIONE 26''
BRIGATA JA dalmata
REPARTO/ELEMENTI ITALIANI Compagnia italiana-15/9/4 a Bracanac
29"
lQA
4" compagnia del 1° Btg metà febbraio l 944
4A Krajiska
REPARTO Ucka
ODRED Brisko-beneski
Compagnia tecnica it.nella Intendenza - autunno 1944 Compagnie Rijecka, Pulska e Bujska 106 italiani della Difesa territoriale della Rsi passano ai partigiani con gli ufficiali e le armi (Tanjug 20 luglio 1944)