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ISTRUZIONE PER L'IGIENE DEI MILITARI DEL REGIO ESERCITO

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MINIST.ERO DELLA GUERRA . . DIR'EZIONE GENERALE DI SA NI TÀ MILITARE

N. 3718

ISTRUZIONE . PER ·L'IGIENE DEI MILITARI DEL REGIO ESERCITO I

ROMA ISTITUTO POLIGRAFICO DELLO STATO LIBBERIA

1940 - .ANNo XVIII


(ll0469t) Roma, 1940-XVlU • Istituto Polig-raftco dello Stato · G. Ci.


MINISTERO DELLA GUERRA DIREZIONE GENERALE DI SANITÀ MILITARE

È approvata. la presente « Istruzione per l'igiene dei

militari del R. Esercito», la quale sostituisoo la precedente istruzione in data 15 giugno 1932-.Anno X, n. 2532. Ronia, 3 fe.bbr(l;io 1939 - À.n-no XVlI.

!L SOTTOSEGRET.A.RJO DI ST.!.TO

A. PARIANI


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VII

REGISTRAZIONE . DELLE AGGIUNTE E V.ARIANTI I

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2 -

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VIII

Segue:

REGISTR AZIONE DELLE AGGIUNTE E VARU.NTI

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INDICE ANALITICO

CA.Po I

-

Alimentazione - Generalità - Razione del soldato - Pane - Pasta alimentare - Riso - Carne fresca - Carne congelata - Pesce - Latte - Conserva. di pomodoro - Formaggio - Lardo oµo ..:. Fagioli - Patate - Scatolette di carne in conserva - Galletta - Bevande - Vino - Caffè. . ............ .

CAPO II

C A.PO

CAPO

V

VI

l

3

-

-

acqua potabile - Grado di purezza delle,diverse acque -, Acque nocive Depurazione m,eecaniea. - Depurazione fìsiea - Depurazione chimica ..................... .. ........ .

18

Vestiario - Generalità - Componenti del vestiario - Imporfa,n za ed uso delle diverse parti che lo j}c>mpongono - Ca· pi di sopra.vestito - Capi di sotto. vestito - Coprieapo - Calz'ature - Fasee gambiere - Cravatte - Calze ..

25

Igiene della pelle e · pulizia ilella pers9na - Nonne generali di pulizia della

p.e rsona :. Bagni a ç.occia - Bagni di mare - Bagni d'.aequa dol.c e - ·soceorB.i d'urgenza .. : ... ; : . : .. 7 •• ~ •••••• DAPO

Pag.

Aç:qua potabile - Caratteri di una buona

III

CA.Po IV

Introduzione ................... ·.....

...:... E.seréizi fisici· - Esereitazfoni'

militari ._ rMatce - Normo generali _ ·,Norme per le màrce ..:. Colpo di sole e colpo

30


X

di calore - Mezzi p~r prevenirli e soccorsi ai colpiti - Congelazioni e assideramenti - Mal di montagna - Disturbi visivi nelle marce in montagna. Frattura dei metatarsi ..... ,. . . . . . . Pag. C A.PO

C APO

Requisiti igienici di una caserma - Tipi di costruzionc - Camerate dormitorio Locali annessi al dormitorio - Lavabi - Latrine - Cucine - Bagni - Corpo di guarclia - Locali di punizione Infermerie - Spaccio cooperativo Scuderie - Norme generali per la puJizia delle caserme - Casematte ....

Alloggiamenti permanenti -

VII

VIII

-

IX

-

))

Alloggiamenti temporanei - Aceampa. menti - Accantonamenti - Bivacchi -

Scelta degli accampamenti - .Acqua Cucine da campo - Infermeria da campo - Latrine da campo - La tenda - Trincee e ricoveri - · Accantonamenti - Baraccamenti - Bivacco CAPO

»

-

5S.

Norme generali di igiene ospedaliera -

Scelta della località e del terreno - · Tipi di costruzione - Superficie Co• perla e scoperta -:- Requisiti deile infermerie - Latrine - Infermerie per maJattie infettive - Bagni - Sta,bilimenti di disinfezione - .Approvvigionamento idrico dell'ospedaJe - Riscaldamento - .Allontanamento dei rifiu. ti - Forno d'incenerimento .' .... , .. CAPO X

35-

. 7l

Le malattie infettive in generale - Profl. lassi generale - Generalità - Vie di infezione - Via di penetrazione dei

germi nell'organismo - Profilassi generale e speciaJe - .Accertamento della diagnosi - Denunzia - Isolamento - Disinfezione - Vaccinazioni - Misure generali per la tutela della t,ruppa contro le malattie infettive . . . . . . • .

»


XI

CAPO XI

-

Le grandi malattie epidemiche di origine eso!ica (Colera, peste, febbre gialla) -

Tifo esantematico, va.iuolo e vaio· Ioide - Alastrim . . . . . . . . . . . . . . . . . . CAPO XII

-

Pag.

Le malattie infettive diffusibili cosmopo.

lite - Moi:billo - Scarlattina - Rosolia Quarta malattia - Varicella - Parotite epidemica._ :Meningite cerebro-spinale epidemica - Influenza - Difterite - Febbre tifoide - Febbri paratifoidi - Dissenteria bacillare - Dissenteria ameMca - Febbre ondulante o mediterranea - Febbre delle trincee - Febbre estiva o da pappataci - Dengue - Sodoku - Spirochetosi ittero emorragica - Encefalite epidemica - Poliomielit~ anteriore acuta Altre forme morbose a carattere infettivo •...... .. .. . ·.. .. . . .... .... . CAPO XIII

- · Tubercolosi ........... ... .. ........ .

CAPO XIV

-

Malaria ........ . ....... . .. .... ... .

CAPO XV

-

Ma.lattie infettive degli animali (zoono-

CAPO XVI

~

CAPO XVIÌ -

CAPO XVIII -

92

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1>

139

si) t rasmissibili all'uomo - Morva Carbonchio ematico - Rabbia ..... .

144

Malattie infettive oftalmiche - Tracoma Congiuntivite blenorragica- Congiuntivite difterica - Altre congiuntiviti

148

Malattie cutanee parassitarie o contagio.

se - Scabbia - Tigna favosa - Tricofizie - Pediculosi - Acariasi da grano ...... ..... .................. .

151

l\Ialattie celtiche - Generalità - Blenor. ragia - Ulcera venerea o mollo - Silìlirle - Linfogranulomatosi inguinale su bacuta ·• Profilassi - Camere rli profilassi anticeltica•........... . .....

155


X Jt CAPO

X IX

C.uo XX

C APO

-

-

XXI

CAPO XXII -

Disi~fezioni e disinfestazioni - Generalità, - Mezzi :fisici e mezzi. chimici di disinfezione - Mezzi fisici e mezzi chimici di clìainfestazione . . . . . . . . . . . . .Pag.

161

Norme igieniche per i trasporti - Tra.sporti in ferrovia: - Traapo1·ti per via di mare .. ·.. . ... . . . .. . ....... . ... . .

175

Visite sa11itarie - Propaganda igienica ..

179

Norme igieniche speciali per le trnp1le destinate nei paesi caldi - Generalità Misure igieniche generali - Vesti.a.rio ed equipaggiamento - Abitazioni - · Alimentazione - Acqua ·potabile Igiene di alcuni servizi - Cenni di pro11lassi generale delle malattie infettive nei paesi cald6 . - Ma,Iattie speciali delle nostre colonie - :à-.forsioa~ure di rettili velenosi - )forai di scorpioni o di ragni. .......... ,. .. .. . . . . . .. .

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0.APO I.

•

INTRODUZIONE All'Esercito in pace e in guerra sono affidate mansioni chè possono essere solo disimpegnate da uomini sani e validi. È perciò che, mentre vanno eliminati gli uomini :fisicamente· inadatti a sopportare le fatiche della vita militare, occorre conservare in buone condizioni di salute quelli che restano alle armi, compito questo particolarmente importante per le condizioni speciali in cui si svolge la vita militare, le quali rendono il soldato - specie negli inizi del servizio - più esposto alle cau,se morbigene. Infatti, al su,o giu,ngere alle armi, il giovane soldato mut a immediatamente sistema di vita, sottoponendosi a un lavoro non lieve,. in nu,ove condizioni di alloggio, di alimentazione, di vestiario, ecc., spesso in una sede con clima molto diverso da qu,ello della regione di provenienza: q11;este speciali condizioni possono o direttamente o indirettamente essere causa di malattie. Come all'inizio del suo servizio, cosi successiva.mente, specie in particolari circostanze, le peculiari condizioni della vita militare hanno una ripercussione non indifferente sulla morbosità.. Qu,este considerazioni dimostrano quanto importante erigorosa debba essere l'azione di vigilanza da svolgere dalle va,rie autorità. sulle applicazioni delle norme -igieniche nei militari, sia. per sorvegliare nelle nuove .condizioni di vita e di ambiente l'opera ·di allenamento :fisico, sia per combattere le malattie infettive alle qu,ali, purtroppo, il soldato è più predisposto per la facilità. e la molteplicità dei contatti e che possono arrecare danni rilevanti alla compagine dell'Esercito, specialmente in tempo di _guerra. 1 -

Istnizione per l'igiene dei militari, ecc.


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La presente « Istruzione ii servirà di norma ai comandanti di reparto e ai_medici che prestano servizio presso i corpi, i quali ultimi ne cmeranno la diligente applicazione, illustrandone i vari capitoli agli ufficiali e alla truppa con apposite conferenze. L'opera dei comandanti di corpo e reparto e quella degli ufficiali medici in quésto campo, oltre a conconere alla · efficienza fisica della compagine dell'Esercito, è altamente socia-le perchè tende ad elevare notevolmente l'educa,zione del soldato, il qual~, ritornato in patria al t.ermine del suo servizio, sa.r à un efficace propagandista delle buone norme d'igiene.


CA.PO II.

· AL IMENTAZ IONE l . Gli aliment.i servoDQ:

a) come materiale da costruzione per lo sviluppo e per la riparazione dei tessuti ed orga,ni che si logorano nell'eser_ , cizio delle loro funzioni; · b) come combustibile per la, produzione del calore necessario a mantenere la temperatura costa.nte del corpo; _ o) come energia da trasformare in lavoro meccanico (muscolare in ispecie) necessario alle funzioni della vita. Ogni manifestazione v~tale del nostro organismo importa quindi un consumo di materiale e di energia che, per qualche tempo, viene tolle1·ato dal corpo uma,no senza che le sue varie attitudini ne rimangano diminuite; al di là di un certo limite la fame e la sete rivelano la necessità di Tipa.r are le perdite subite dall'oTganismo. La quantità di cibo necessaria a tale scopo deve essel'e proporzionata al consumo organico; pel soldato poi, tenuto conto che per la sua giovane eti non ha a,ncora raggiunto il completo svilu.ppo, la q,uantità di cibo non solo dovrà servire a reintegrare le perdite, ma anche a provvedere all'ulteriOTe accTescimento: bisogna quindi por mente anche alla qualità.

2. Per ragioni economiche e logistiche, oltre che :fisiologiche e igieniche, le sostanze che entrano a costituire il ra,ncio del soldato debbono formare un cibo variato, sa.no e nutriente al massimo grado, raccolto in prodotti facilmente acquistabili in ogni mercat o, e che non richiedano _per la prel)arazione nozioni gastronomiche troppo complicate. La razione del soldato, cqroe quella di ogni altra persona, deve rispondere oltre che a requisiti intrinseci di importa,nza


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capitale, anche a esigenze estrinseche non trascurabili. Tra queste merita speciale menzione: il volume della razione; il modo di preparazion~ di essa, l'ora di distribuzione dei pasti. 3. Il volume della razione è in relazione alla quantità. di alimenti che si distribuiscono giornalmente alle truppe. Si deve tuttavia ricordare che vi sono individui, della classe rurale specialmente, abituati a riempire assai lo stomaco, che possono trovare insufficiente questo regime. Bisogna ·ben disting11,ere il senso di sazietà, dal bisogno di nutrimento. Ad ogni modo il medico del corpo giudicherà allora se sia il caso di consigliare una razione supplementare (generalmente di pane), salvo poi a ritornare alla norma non appena l'individuo si sarà equilibrato materialmènte e funzionalmente coi bisogni della nuova vita. La quantità delle sostanze alimentari che sono usate per · · l'alimentazione giornaliera del soldato, in tempo di pace, è st abilita da apposite disposizioni regolamentari. Nori sarà inutile però ricordare che -una razione media basale equivalente a qu,ella che viene somministrata al soldato nelle condizioni ordinarie di servizio, deve· contenere almeno gr. 100 di proteine, 540 di idrati di carbonio e una quantità di grassi che si avvicini ai gr. 75, con un valore calorico globale di 3300 calorie circa; e che la razione di campagna dovrebbe andare vers? le 4000 calorie, tenendo calcolò, s'intende, della qualità, delle truppe (ad esempio alpini) alle qu,ali deve essere distribuita e delle circostanze diverse di clima e di lavoro, per le opportune modificazioni. Oon tali criteri sono stabiliti i due tipi di razione in tempo di guerra: uno per l'esercito mobilitato, il quale viene fissato all'atto della mobilitazione, l'altro per l'esercito territoriale che è il tipo ordinario, più o meno modificato se occorre. 4. L'accurata preparazione della razione ha molta importanza per la digestione ed assimilazione degli alimenti risulta~do esse più perfette quando gli alimenti ingeriti procurano


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wia sensazione gustativa gradevole: ragione per cui ·è .da evita-rsi quel senso di disgusto che può provocMe una alimentazione troppo u,niforme o mal preparata: È utile quindi una certa varietà nella composizione e nella preparazione della raiione alla qirnle poi è necessario aggiungere, sia per ragioni :fisiologiche, sia per ragioni gustative, legumi, erbaggi, condimenti, ecc. In determinate circostanze e quando sia possibile, per esempio nella cosidetta giornata libera, sarà utile il variMe anche la scelta di certi alimenti in rapporto alle risorse locali e tenendo presente il gusto degli individui, il valore nutritivo degli alimenti e la loro composizione in rapporto alla somma di lavoro che il soldato deve rendere. 5. Il rancio deve essere distribuito caldo; occorre perciò conservarlo in tale stat,o per quei militari che all'ora della distribuzione si trovino lontani dalla caserma. Possibilmente ca.Ida e mescolata con vegetali (patate, verdura) deve essere pure somministrata la carne in iscatola. L'intervallo fra i pasti non deve essere inferiore a:lle 6-8 ore. D'ordinario, fra il pasto del pomeriggio e quello de~ mattino successivo, in tempi ordinari, non dovrà intercedere uno spazio maggiore di 16 a 18 ore. G. Per l'incetta dei viveri sono necessarie le più scrupolose norme di pulizia. A tal fine ogni corpo o reparto riserverà possibilmente un apposito carro o carretta. Il piano del carro o carretta sarà giornalmente lavato ad acqua corrente e, di tanto in tanto, con soluzione bollente di soda, Uguale trattamento sarà fatto al cesto della carne che sarà metallico e verrà u,sato esclusivamente per la carne e mai per verdura o qu,alsiasi altra sostanza. Il trasporto del pane sarà fatto con sacchi di tessuto di canapa in ottime condizioni d'uso, ·sempre puliti e sottoposti spesso al bucato.


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Nei presidi dove la distribuzione dei viveri ai corp:i è fatta a cura del commissariato militare medfante appositi automezzi, questi ultimi saranno ogni giorno lavati con soluzione bollente di soda . .

'2'. Le cucine delle caserme debbono essere mantenute con la; più scrupolosa pulizia. Esse saranno pertanto lavate e pulite due volte al giorno (dopo la confezione del rancio). I tavoli · saranno possibilmente ricoperti di pietra o di marmo o di lamiera di zinco; i taglieri saranno giornalmente lavati con liscivia di cenere o con. soluzion~ ca.Ida di soda; saranno tenuti in perfetto stato i camini ed i fornelli in modo da evitare ristagno di fumo; i recipienti saranno accurata.mente puliti e, quelli di rame, stagnati con stagno puro da prelevarsi dalle farmacie milita,ri. A questo proposito l'ufficiale medico dovl'à fare frequenti visite ed ispezioni per assicurarsi che t ali misure igieniche .ven gano osservate. Inoltre, e qu~sto è un punto di capitale importanza, opportunamente curata a mezzo di reticelle, veli o altri sistemi adatti, deve essere la difesa dei cibi e degli ut~nsili dalle mosche. Per la pulizia della gavetta sarà fornita, possibilmente, al soldato acqua calda, e in ogni caso quando c'è il ·rancio di pesce. 8. Nella scelta dei soldati da adib_irsi _a lle cucine, oltre dell'attitudine e dell'addestramento allo speciale servizio, dov-rà essere tenuto conto anche e specialmente delle loro condizioni di salute e dei precedenti morbosi. Si tenga calcolo in modo spèciale dei precedenti morbosi e infettivi del tubo intestinale (tifoide e dissenteria). Si sorvegli sulla pulizia personale (specie delle mani) dei raucieri .e si facciano indossare loro camiciotti da lavar~ spesso. · 9~ La razione del soldato si coni.pone di una parte fondamentale (pane, carne o, pesce o formaggio, . . . pasta o riso, legumi


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o patate, latte e caffè e zucchero) e di generi di condimento (lardo 9d olio, conserva di pomodoro o pomodori freschi, formaggio grattuggiato, verdure, cipolle, sale, spezie, ecc.). L,a razione non può essere modificata se non nelle circostanze stabilite dai regolamenti e sentito H pa,r ere del dirigente il servizio sanitario. Si avrà ogni cu,ra affinchè il valore nutri. tivo della razione non venga in alcun modo diminuito, nè grossolanamente alterato nelle sue proporzioni in elementi fondamentali (proteine, grassi, idrati di carbonio). Per i reparti che operano in alta montagna o in località disagiate, ovvero sono sottoposti a esercizi ginnico-spor tivi, ovvero sono in allenamento per gare, è prevista l'aggiunta alla razione normale di speciali generi di conforto (ca,ffè, vino) e di maggiori quantità di alcuni dei comuni costituenti del rancio (pa,ne,. carne). · IO. Sono distribuiti alla truppa, coiµe viveri di riserva, la . carne in conserva e la galletta. Quanao si distribuisce la carne in conserva la razione per un pasto è normalmente. costituita da mezza scatolett~ a per~ sona. Quando pos.sibile, la raz.ione viene integrata dall'aggiunta di altri alimenti (verdure, legumi) e condimenti nella quantità e qualità prevista dalle speciali disposizioni tf. Pane. - Un buon pane deve esser soffice, leggero, ben cotto, di odore e sapore gradevole con mollica omogenea, asciutta, soffice ed elastica, cosparsa di vani ineguali ma non troppo grossi nè eccessivamente numerosi, in modo che, leggermente compressa, riprenda la forma primitiva, e, schiacciatafra le ·dita, si divida con facilità senza prendere consistenza pastosa. La crosta deve esser ben· cotta, ma non bruciata, di color giallo pallido nella superficie piana inferiol'e, ma,rrone in quella convessi1 superiore, sonora, porosa e alta non più di cinque e non meno di quattro millimetri. In peso la crosta dovrebbe essere non inferiore al 20 % del peso totale.


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La su.a distribu,zione, perchè esso possa essere ben digerito, deve.essere fatta almeno 8-10 ore dopo la cottura. I difetti dèl pane facilmente rilevabili da un semplice esame sono: a) screpolature abbondanti con crosta grigiastra, indice dell'impiego di acqua troppo calda e di lievito troppo vecchio con deficienza di lavoro di impastamento; b) appiattimento della massa, dovuto ad insufficienza di lievito o di lievitat-1~ra; o) crosta troppo spessa, dovuta a eccesso di lievito; d) crosta troppo sottile, dovuta .a insufficienza di lievito; · e) sapore acido, dovuto ad eccesso di lievito o di lievitatura; f) scricchiolamento sotto i denti, il che è dovuto a pulitura incomP,leta del frum_e nto, o a macinazione con macine nu,ove o rinnovate e non abbastanza dure. Il pane deve essere conservato in 'locali asciutti e ventilati per evitare che venga invaso dalle muffe, che trovano in esso un ottimo substrato per il loro sviluppo. Fra le muffe la più comune è il Penfoillvum gla,ueum che produce delle chia.zze azzu,rreverdastre. · Vengono poi: Oidium aumntiaoum che dà macchie aranciate; Aspergill!us fiavus che dà macchie gialle; Aspergillus glaucus che le dà. giallo-verdastré; Mucor mucedo 'che le dà, bianche; Rkizopus nigricans che le dà. nere. Una cattiva conservazione del pane può anche dar luogo all'invasione di insetti. In tali casi il pane non deve essere ammesso al consumo. Sarà, opportuno - quando possibile - che le due pagnotte ·nelle quali è divisa la 'razione del pane, vengano distribuite in du,e volte, prima, cioè, di ciascuno dei due pasti. 12~ P~a alimentare. - Deve avere tinta giallognola uniforme, resistente alla rottura e pressione, con frattura vitrea. Deve re~istere alla cottura non meno di venti minuti in acqua bollente, nella proporzione di 1 in peso di pasta e 8 di acqua, senza aggiu,nta di sale. Se la conservazione non è ben fatta e se la pasta fu, confezionata con farina scadente o in parte ava-

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riata,. o se il disseccamento non fu eseguito .con -le norme che richiede, essa va soggetta a inacidimento ed all'invasione da parté di muffe e di parassiti animali (larve d;insetti), che prima scavano dei solchi nella pasta e poi la forano. P aste in tali condizioni devono essere senz'altro rifiutate. Non è ammessa la colorazione artificiale della pasta. 13. Riso. - Deve essere in gi·ani .interi, bianchi, senza punteggiature nè perforazioni; ben secco, non avariato, resistente alla cottura pei 15 minuti almeno. Le alterazioni che può presentare il riso sono: ingiallimento con odore di muffa, per cattiva conservazione; atrofia e imbrunimento dei grani causata da speciali funghi; invasione di una larva di insetto (Sithophilus oti.~(1,e o tarlo del riso) che rode il chicco lasciando una sostanza polverulenta. Fra le adulterazioni sono da ricordare l'inumidimento che si riconosce fregando il riso fra le mani, l'aggiunta di poÌveri varie, che si riconosce lavando il riso.

14. Carne fresca. Quando per l'alimenta,zione della truppa si fa uso di carne di bue fresca, gli anim.ali devono essere esaminati da apposita commissione prima del~a matta,zione ed essere abbattuti dopo almeno 24 ore di riposo, poichè le grandi fatiche muscoJa.ri possono render tossiche le cami e favorirne· la decomposizione. Dopo mattazio'.!}e, la carne deve essere ispezionata dall'ufficiale veterinario o, in mancanza di questi, dall'ufficiale medico. La morte dell'animale deve essere rapida a:ffi.nchè l'attitivitàs muscolare si arresti istantaneamente e il dissanguamento sia completo. 15. La carne di bue di buona qualità dovrà presentarsi al

momento dell'uso di color rosso vivo, di grana :fina, di consistenza elastica, . asciutta 'al tatto, senza odore speciale, con grasso compatto, sodo, di color bianco-roseo .e midollo delle ossa lunghe anch'esso compatto, sodo, resistente al tatto, di


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color bianco-giallastro o leggermente roseo, non punteggiato di rosso. La carne, t1;anne il caso di necessità, va ·distribuita da 16 a 20 ore. dopo la macellazione a seconda delle stagioni. Quando è necessario conservare per qualche tempo le ca,r ni nella stagione calda; esse saranno mantenute in luogo fresco e ventilato, aspergendole di sale e tenendole coperte con un panno ben pulito. Quando presenta i caratteri della putrefazione, la carne si dovrà, rifiutare; potrà essere tollerata n~l solo caso in cui i caratteri putrefattivi siano manifesti solo in leggerissimo grado e sempre che si tratti .di assoluta necessità, nei quali casi essa potrà essere utilizzata, cospargendola con carbone -polverato e lavando1 a con cura nelPaceto prima di cuocerla, dopo avere asportato le parti eh.e maggi<;>rmente mand.i no odore poco gTadevole. .A.d ogni modo, in qµeste circostanze la carne potrà essere consumata soltanto quando l'ufficiale · medico o veterinario, dopo averla accuratamente visitata, possa escludere qualsiasi pericolo di intossicazione. La. carne deve essete di prima qualità e perciò non saranno accettate carni considerate di bas.;a macelleria. 16. Una nozione che può interessare l'ufficiale medico è quella relativa al rendimento della carne, intend.endo con ciò il rapporto fra il peso della carne n,e tta e il. peso dell'animale in piedi, in animali di qualità media; questo rapporto è dal 50 al 46 % per il bue.

n. (Jarnc congelata. - Nell'alimentazione del soldato, in pace ed in' guerra è largamente usata la carne congelata che, irl'eprensibile sotto l'aspetto nutritivo ed igienico, presenta mQlteplici .vàntaggi economici e logistici. Poichè la congelazione non porta alcuna· modificaziQne intima nei tessu,ti, la carne cong~lata ha perciò la medesima composizione di quella fresca, salvo un minore contenuto di


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acqua, dovu,to all'essicamento superficiale, effetto della ventilazione attiva. · Le carni sottoposte alla congelazione provengono da bovini delle migliori ra,zze apposita:mente selezionati ed allevati. Gli animali macellati· s_ono giovani e nelle migliori condizioni di salu,te e di nutrizione. È escluso l'u.so di carne di toro o di vacca. 18. Nell'incetta della ca,rne congelata, devono esser tenute presenti le seguenti norme: " a) devono preferirsi qua,rti iutieri, e alternativa.mente .anteriori e posteriori; b) i quarti anteriori devono .essere privi dei grossi tendini . del collo, del diaframma ed .avere la parte del collo corrispondente alla prima vertebra ~ervicale; o) i quarti posteriori devono ~ssere completa.mente spoglia~i di tutti i grassi interni, cioè di quelli della·intera rognonata e della regione interna del bacino; d) la carne non deve avere alcun odore nè sapore durante il tempo che dura la congèlazione, e dovrà riacquistare l'odore e il sapore della .carne fresca appena avvenuta la decongelazione; e) la superficie esterna dei quarti deve essere di colore rosso-scuro e al taglio di colore chla,ro con riflessi biancastri; appena ·decongela.ta dovrà> riacquistare il colore della carne fresca; f) la consistenza deve essere lapidea..

19, Le 1nodifìcazioni notevoli che ta,lora si osservano nel

g"l.1sto e nell'apparenza delle carni sottoposte alla congela.zione, sono in gran parte dovute àll'invecchiamento, cioè, alla lunga_ permanenza delle carni nei frigoriferi (che, di massima, non deve essere superiore ai sei mesi), e sopratutto al sistema di decongelazion,e, che è un'operazione fondamentale, importantissima.


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· 20. Per ottenere razionalmente la decongelazione è necessario che questa avvenga lentamente in locali sani, asciutti, freschi, ventilati e dove la temperatura sia di 8-10 sopra zero . . In detti locali la carne deve essere tenuta appesa con i qu'.'l'rti distanti gli uni dagli altri e discosti dal pavimento in modo che l'aria vi possa liberamente circolare. Ove non si avesse l'opporportl~nità di addivenire al suindicato processo razionale di decongelazione per manca.n za di locali adatti o per mancanza di tempo o altro, converrà mettere la carne a pezzi non t roppo grossi nella marmitta con ~equa fredda, procedendo al r iscaldamento il più lentamente possibile. Non bisogna ma,i mettere nell'acqua bollente la carne alla quale non sia stata fatta subire precedentemente la decongelazione, poichè. in tal caso questa · avverrebbe troppo rapidamente e nuocerebbe alla bontà della carne. Ql~ando il processo di decongelazione è razionale, cioè, a bassa temperatura, avviene un lento graduale riassorbimento dei succhi, mentre le parti delle fibre già secche, indurite e friabili, ma non lacerate, riprendono .a poco a poco la loro elasticità, permettendo il graduale riassorbimento del liquido di fusione. Il riassorbimento è tanto più completo quanto più è lento. La carne prende. allora l'aspetto e le caratteristiche della carne fresca, conservando intatto il suo valore :r;rntritivo, il suo grado di digeribilità ed il suo gusto caratteristico. Al contrario, se per effetto della elevata temperatura dell'ambiente in cui la carne viene lasciata a decongelare, il processo di decongelazione avviene rapidamente, i succhi contenuti gemono iri abbondanza sotto forma di liquido sanguinolento, che, oltre a dure un brutto aspetto alla carne . stessa, la rende :filacciosa e la priva, in parte, dei suoi elementi nutritivi.. 21. Pesce (dentice) all'olio in scatola. -

Può essere distribu:ito una volta per settimana.' Il dentice (filetti) deve presentarsi in perfetto stato di conservazione. L'olio deve essere di


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oliva, di qualità ottima, non sofi.sticaro. . Fondo e coperchio delle scatole devono essere aggraffati. In un altro giorno della settimana può essere distribu,iro il pesce congelato, da preparare secondo le possibilità di attrezzamento delle cucine. 22. liatte. - Si -distribuisce al mattino alle truppe col caffè o col cacao. Deve essere di vacca, in ottimo stato di conservazione, non sudicio, di buon odore e sapore, non scremato nè annacquato, e senza sostanze estra,nee aggiunte. Donà essere fatto sempre bollire prima di distribuirlo.

Condimenti. 23. <lonscrva di pomodoro. - Deve avere colore rosso vivo, odore e sapore gradevoli di pomodoro fresco, non gusto acido nè acre e contenere una quantità di acqua variabile a seconda del grado di concentrazione, non contenere sostanze vèget ali diverse dal pomodoro, non essere artiftcialmente colorata, nè contenere antisettici. Le scatole di latta in cui è contenu,ta devono essere aggraffate o saldat,e solo esternamente, e non presentare ammaccature od altre lesioni. 24. Formaggio. - I formaggi debbono avere un certo tempo di stagionatura stabilito nei capitolati di acquisto, possedere aroma gradevole e sapore gustoso e, naturalmente, non essere avariati, nè sofisticati. 25. Lardo. - Si presceglie quello di fresca lavora,zione, ben prepa1:ato, senza ventresca, ben stagionato e ben conservato, con tessuto unito, consistente, omogeneo, di color bianco candido o appena roseo, di odore fresco, di sapore sui generis. Non deve presentare tracce di ìrrancidimento, di avarie o adul t erazioni, nè presentare il minimo ingiallimento. Il lardo può essere invaso da un insetto: il Dermestes la,rdari'US.


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26, -Olio di olivo, - Deve essere limpido e brilla,nte, fluido, scevro affatto di sedimento, di colore giallo-verdognolo o giallo paglierino. Il gusto deve essere gradevole, delicato, con leggero profumo di oliva. Non sofisticato, non alterato, nè difettoso.

Verdure e legumi: 27. Fagioli. - Debbono essere bianchi, di buona qualità., dell'ultimo raccolto, non rugosi alla superficie, non t arlati nè ammuffiti, ben s~cchi, non polverosi 'e bene mondati. Devono essere di buona cottura (non più di due ore) . . Nei casi in cui si usino fa.giuoli colorati, oltre a possedere i requisiti sopra detti, essi non devono cedere sostanze coloranti all'acqua di cottura (presenza di colora.zione artificiale). 28. Patate. - Le patate devono essere dell'ultimo raccolto, di grandezza media, sane, sode, mature, prive di terra e farinose dopo la cottura. Non sono ammesse le patate germinate, inverdite, congelate, molli, acquose o comunque alterate.

Viveri di riserva.

' 29. Scatolette di earno in conserva. - Malgrado la larga, applicazione della carn.e congelata alla a,limentazione dell'esercito, non ma,ncano le circosta,nze, sia in pace sia in g,wrra, nelle quali la carne in conservi rappresenta tm vivere di riserva indispensa,bile e pre1,ioso nell'alimentazione delle truppe. Il contenuto di ogni scatola serve in tempi 01·dina,ri per due persone. Dato che il contenu,to medio netto di una scatola è di circa gr. 220, ogni pasto rislùta costituito da circa gr. 110 fra mu.scolò grasso e gelatina, superiore quindi a quello della razione di carne fresca se si considera che gr. 200 di cal'ne fresca si riduc-ono a 162 quando è disossatà, e a 80 qua,ndo è cotta..


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Le disposizioni regolamentari stabiliscono una rotazione periodica delle dotazioni e vis_ite trimestrali da parte di uJficiali medici per accel'tarne lo stato di conservazione, in modo che le scatolette che si distribuiscono non abbia.no più di 5 ·anni di fabbricazione. Nelle scatolette ben conservate la carne si presenta di bell'aspetto, resistente alla pressione delle dita, di odore e sapore gradevole, al'omatico; il grasso è bianco, sodo, ma,i liquefatto, raccolto in corrispondenza di un solo fondello; il brodo immesso nella scatola, per la gelatina contenuta,, è solidificato, di colore ambra, trasparente! ed avvolge tutto il blocco di carne. La carne e il -brodo hanno spiccata r eazione acida. , Indice di avaria delle scat olette sono le perforazioni, le fenditl\re, o le profonde ammaccature d.e rgusci con comunicazione diretta dell'a,ria esterna col contenuto, e consec1'tiva decomposfaione e spesso fuoruscita del brodo. A guscio metallico chiuso, il rigonfiamento dei fondelli con impossibilità di poterli infossa.re è pure indizio di avaria, perchè è prodot to dallo sviluppo di gas cr~usato da germi sviluppatisi nell'interno. È pur~ indice di avaria la persistente fluidificazione della gelatina (peptonizza,zione), anche se la .temperatura dell'ambiente è inferiore al punto di fusione di essa. Tale avaria st riconosce imprimendo forti scosse alle sca,tolette, nel qua.I caso si avvertirà uno spiccato senso di guazza.mento. Nel dubbio·converrà a,p1·ire le scatole e giudicare ca,so per caso, .sollevando la ca,rne e rimovendola con la punta di un coltello. Il contenuto di una scatola ava,riata può presenta.re alterazioni del colore della carne, odore di putrefazione urinoso, fecaloide, di muffa, reazione alcalina, intorbida.mento del brodo, sapore disgustoso. 30. Le scatole giudicate avaria.te saranno aperte e il contenuto verrà. sottratto all'alimentazione, a.nche deg,i animali domestìci; con l'interramento.


16 31. Galletta. - La galletta riunisce in piccolo volume le qualità; nutritive e digestive del pane. Nel nostro esercito è in uso il tipo di galletta quadrata, senz.a sale, del peso medio di gr. 200, di color biondo carico, a superficie liscia, a crosta sottilissima, a frattura vitrea, perfettamente secca, sonora. Le gallette sono provviste nella loro superficie di numerosi fori che favoriscono l'evapora,zione, la èottqra e l'essicamento. Dopo cotte a 270° per 50-55' sono sottoposte per lungo teinpo 15-20 giorni) all'essicamento all'aria in locali asciutti e ben ventilati per essere poi riposte in casse di latta o zinco, chiuse a lor volta· in cas.s etta di legno e conservate in magazzini ben aereati e asciutti. Poichè facilmente possono essere invase da parassiti a,nimali (Blatta .orientaUs,, puntemolo, tignola del frumento e del pane, larve di un piccolo lepidottero del genere Ephestia) ed essere alterate da muffe, ogni trimestre sono oggetto di visita sanitaria. Le gallette avariate possono produ,rre gravi disturbi intestinali, come pure la somministrazione ripetuta di esse per più giorni consecutivi, può provocare la cosi detta dia,r rea da galletta. Se le alterazioni non sono troppo pronunziate, essa può essere distribuita ai quadrupedi, nelle proporzioni sta,bilite, in sostituzione della biada.

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32. Bevande. - Le bevande che concorrono, oltre l'acqua, all'alimentazione del soldato, sono il caffè e in certe circostanze il vino, che in dosi moderate s~imolano le attività digerenti e il sistema nervoso, attenuando la sensazione di fatica. Esse saranno utili se usate con moderazione, specialmente durante le marce, nei bivacchi, ecc. In circostanze speciali ed eccezionali potranno esser somministrati degli alcoolici come anice, cognac, ecc., e dei limoni come correttivi dell'acqua; questi ultimi, ricchi di vitamina, sono necessari specie in caso di prolungato uso di viveri di riserva.


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33. Il soldato deve astenersi dall'abuso degli alcoolici. Essi riescono sopratutto dannosi se bevuti a digiuno; la sensazione di forza, di energia, di c.alore cJ}e essi danno, è fugace ed illusoria: 34. Vino. - Ii vino deve essere genuino e completamènte fermentato: limpido, brillante, senza deposito, di odore e sapore gradevoli, asciutto ma non aspro. Il vino del nuovo raccolto non va distribu,ito prima del mese· di gennaio. Non sarà distribu,ito il vino che abbia aspetto torbido o :filante, colore non. omogeneo, odore e sapore non grati e che abbia i caratteri i quali rivelino la presenza _di sostanze es~ranee alla sua naturale composizione o difetti o malattie. Così pure non _s arà usato il vino che abbia_subito up.a qualunque m~nipolazione, diretta a nascondere o correggere difetti e malattie o ad _a,rrestarne un processo di altera,zione. Il grado alcoolico deve oscillare fra 8 ° e 12 °, a seconda delle regioni. 35. .,atlè. - Deve essere di buona qualità commerciale, di perfetta maturità e scevro di sostanze etorogenee, con chicchi interi, secchi, sonori, di durezza cornea, difficili a schiacciarsi coi denti, lisci, lucidi, non rugosi, eguali di forma, dimensioni e colore, di odore e sapore gradevoli e pesanti tanto da . affondare nell'acqua. Dopo la tostatura i chicchi devono avere color marrone scuro, aroma e sapore grati ed essere untuosi al tatto, la.sciando fra le dita e sulla carta una sostanza oleosa di odore ~aratteri-· · stico; messi nell'acqua interi o frantumati devono galleggia-re. La torrefazione va eseguita di recente e in modo uniforme, tale che l'interno dei chicchi abbia subita l'azione del calore, senza che .la superficie ne sia rimasta carbonizzata.

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Istrnzio1ce per l'igiene dei mitif.ari, ècc.


CAPO Ill.

ACQUA POTABILE 36. L'approvvigionamento idrico delle truppe, sia in guarnigione sia in campagna, r appresenta uno dei problemi più importanti per ii medico militare. L'acqua può essere veicolo di gravi infezioni (colera, febbre tifoide, dissenteria ed altre infezioni intestinali) nonchè di malattie da parassiti animali (tenie, a,scaridi, anchilostoma ,. ossiuri e, nei paesi caldi, fila,ria, bilharzia, ecc). Si dovrà. dunque rigorosamente cura,r ne la scelta ed u,saretutte le precauzioni per m antenerla scevra da ogni inquinamento. 37. I · compiti dell'ufficiale medico circa la sorveglianza delle acque sono, in guarnigione, assai limitati, poichè l'acqua distribuita alle caserme è, di massima , quella stessa che alimenta la popolazione civile del luogo e la sorveglianza è deferita alle autorità. municipali. È necessario però che egli vigili _le diramazioni e gli eventuali depositi dell'acqua nell'interno delle caserme, per evitare· possibili inquina,menti. 38. Ma il compito dell'ufficiale medico si intensifica e si. estende quand9 il soldato deve far uso di acqua non cohtrol-lata e di dubbia provenienza, come nelle marce, negli accampa-menti, nelle manovre o in guerra. Osservazioni fatte presso tutti gli eserciti che hanno com-battuto l'ultima grande guerra, dimostrano concordemente che ovun:que hanno soggiornato truppe, anche nelle migliori condizioni igieniche, ovunque repart i hanno transitato, le acque comunque superficiali possono essere inquinate e perciò


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sono da. ritenersi per lo meno sospette ed abbisognevoli di un opportuno . tratta.mento prima di ess~re messe a, disposizione della trupp~ stessa.. 39. L'acqua potabile, buona e salu.bre, deve rispondere anzitu.tto a requ,isiti fisici organolettici; esser, cioè, limpida, incolora, inodora, su.fficientemente aerata e fresca. Deve cu,ocere-bene i legumi e scioglier bene il sapone, formando u.na schiuma abbondante e duxatura. 40, Qu.esti caratteri però non ci assicurano del tutto su.Ila sa,lubrità dell'acqu.a, poichè anqhe u.n'acqu.a che li possiede può ·essere inquinata da germi infettivi. Onde è che, qu,ando dominano malattie infettive trasmissibili per .mezzo dell'acqu.a, sarà necessario ricorrere all'analisi chirp.ica, microscopica e batteriologica delle acque in uso, per gli ulteriori provvedimenti igienico-profilattici da adottarsi. Lo stesso dicasi ogni vÒlta, che sorga.no dubbi sulla potabilità di un'acqua.

41. L'acqu,a torbida, di odore e sapore disgustoso e comun~ que alterata, non ·dovrà mai ~ssere usata. 42, L'acqu,a di sorgenti profonde è la più salubre. I ca,ratteri che depongono in favore di garanzie in fatto di sorgentisono: tempera.tura costante nelle varie stagioni, portata . costante o qu.asi, limpidezza. dell'acqua, dopo pioggia, ten-eno circostante incolto e senza abitazioni, assenza di a:ffezioni intestinali nelle persone che usano e usarono di quell'acqua. È bene provvedere alla. regolare capta,zione dE:lla sorgente da · ,s fn1ttare e in ogni caso stabilire attorno ad essa una zona di rispetto. È buona l'acqua dei pozzi, che possono considerarsi quali sorgenti artificiali, purchè essi siano profondi e ben conservati, scavati preferibilmente a, monte dell'abitato, sottratti ad ogiii inquinamento, sempre qu.ando l'acqu.a non vi sia rimasta per lungo tempo stagnante . .


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Le acque dei fiumi, torrenti e quelle scoperte in genere (laghi, ecc.), debbono ritenersi sospette e perciò, qualora si debbano sfruttare per gli usi alimentari, è necessario potabilizzarle. L'acqua piovana è buona, purchè giunga diretta.mente alle cisterne e queste siano bene costruite e ben protette da ogni causa di inquinamento esterno. Essa pecca però nella sua mineralizzazione, la quale è sempre insufficiente, e, quale.be volta, ha sapore sgradito dovuto ad ammoniaca o sostanze organiche sospese o sciolte. Le cisterne, •per essere ben costruite, debbono essere di muratura solida, impermeabile e con intonaco di cemento, ben protette e munite di pompa, per l'estrazione dell'acqua. Occorre poi che siano periodicamente ispezionate e pulite. 43. Fra le acque nocive sono da annovera.rsi in primo luogo

. quelle che contengono germi infettivi, come fu detto, e abbondanti sostanze organiche. Sono anche nocive quelle troppo dure, troppo· cariche, cioè, di sali magnesiaci e c!Llcari e principalmente di solfato di calcio (acque sélenitose), poichè possono produrre disturbi gastrici e intestinali. Tra le acque nocive sono anche da comprendersi le. acque che contengono sali di piombo, accidentalmente disciolti, o altre sostanze minerali velenose. 44. Quando si debba conservare' dell"acqua potabile per

qualche tempo, si avrà cura di non metterla in vasi di pioqibo, ma in vasi di vetro, di terracotta non verniciata, di latta o di lamiera di ferro. Potranno servire anche i vasi di legno compatto, non verniciato; questi però esigono una ripulitura più diligente. L'acqua potabile va sempre conservata in adatti recipienti riparati dal pulviscolo atmosferico, con coperchio a chiusura . perfetta, muniti di rubinetto nella parte inferiore, recipienti da · ripulirsi frequentemente.


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. 45. Spesso, nelle vicende della vita militare, difettano le acque potabili per cui si ricorre ad acque di ignota provenienza o di sospetta natura. È necessario perciò conoscere.i mezzi più semplici e facili per potere in qualche modo evita.re i pericoli del loro uso.

46. Depurazione meccanica. - Dei vari tipi di filtri, quello che dette buoni risultati nella grande guerra, è il filtro a sabbia non sommersa, costituito da u,na vasca impermeabile, a pareti scabre, contenente gli strati .filtranti per uno spessore complessivo di u,n metro e mezzo circa. L'acqua da depurare si fa arrivare allo strato superiore in forma di pioggia. Tenere presente che questo filtro. fornisce acqua depurata a cominciare da 15 giorni da che se ne è iniziato il funzionamento. 47, Un altro mezzo di depurazione mecca,nica sono le candele filtranti, cilindri cli conglomerati a,rti$ciali compatti e uni-

formi, atti a trattenere per attra,zione e adesione molecolare i batteri deH'acqu,a. Sono cavi nell'interno e aperti a un estremç per la fuon\scita del liquido, che vi giunge dalla parete esterna, perchè appunto la :filtrazione si compie dall'esterno all'interµo. Il materiale con cui vengono costruit-e queste ca,ndele, è vario : porcellana, caolino, terra d'infusori, sa,b bia quarzosa,, polvere di vetro, ecc. Le candele filtranti, col tempo e con l'uso, perdono il potere di trattenere i germi dell'acqua e allora devono essere ripulite e rigenerat~. La tecnica della rigenera,zione delle ca,ndele filtra.nti è molto delicata: essa perciò deve essere affidata a personale particolarmente istruito, che, a ripulitura compiuta, ne deve controllare. il perfetto funzionamento sopra,ttutto in rapporto ad eventuali fratture che si fossero verificate nella massa del conglomerato. Nell'esercito si fa ancora uso, :fino ad esaurimento, dei « filtri Berkefeld ii (in ·dotazione a piccole unità sanitarie da campo), costituiti cla batterie da 5 o 9 candele. Questi filtri,


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per quanto non molto pratici, riescono di una certa utilità ai piccoli reparti isolati potendosi ottenere un rendimento teorico di litri 500 all'ora con .il filtro a 5 candele, e di 900 litri con quell9 a 9. 48. Depurazione fisica, - Il metodo fisico ver eccellenza per la. depurazione dell'acqua,- è quello dell'ebollizione, ,che ha però l'inconveniente di modificarne notevolmente i caratteri organolettici e quello di essere poco applicabile alle truppe in marcia o in campagµa per la difficoltà di procÙrarsi recipienti e combustibile in quantità sufficiente. Nel c_aso sia possibile usarlo, occorre coi·reggere lo speciale sgradevole sapore dell'acqua bollita, àerandola e, quando possibile, aggiungendovi un po' di anice. Per speciali aggruppamenti di persone, e sopratut~o per gli eserciti in campagn~, sono stati utilizzati appareccl;J.i speciali che portano ì'acqua alla temperatura di ebollizione ed anche più in là, ma sotto pressione, al di fuori quindi del contatto del- · !'.aria esterna, in maniera che l'acqua çosi trattata non perda alcuno dei suoi caratteri organolettici. . ,Nel. nostro esercito sono usati il potabili.zzatore tipo Hartmann carreggiabile o autoportato, e i'apparecchiò Salus someggiabile, fondati appunto su questo principio. Un altro mezzo di depurazione fisica è la distillazione, il solo mezzo che permette di sfruttare ~equa di mare e acque salmastre in genere. 49. Depurazione chimica. - Tanto la filtrazione delle apque per mezzo di apparecchi speciali quanto la depurazione fisica urtano, specie nelle truppe in campagna, contro troppe difficoltà. È perciò che si impone un metodo che, senza l'impiego di apparecchi ingombranti, possa dare sufficiente quantità di acq1'a potabile. Questo metodo coDBiste nella depur3izione chimica. L'applicazione scien'tifica dei prodotti chimici alla depurazione delle acque, destinate ad uso alimentare, risale agli ultimi anni del passato secolo.


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Tale sistema fu usa.to con successo durante la guerra mondiale, nè minori successi esso è destina to a conseguire quando non sia possibile pensare ad impianti meccanici o fisici di depurazione. Nella depurazìone chimica è necessario: a) che essa sia sufficientemente energica per ossida,re rapidamente le materie organiche dell'acqua. e distruggere i germi patogeni o almeno le loro forme vegetative; b) che non restino modificati sensibilmente i caratteri organolettici dell'acqua; o) op.e le sostanze chimiche da impiegarsi siano di facile -conservazione e dosaggio e innocue nelle manipolazioni, e che la loro composizione sia tale da evitare danno all'organismo. Le sostanze adop~rate per potabilizzare l'acqua sono numerose (bromo, cloro, ipocloriti di calcio e di sodio, iodio, permanganato di potassio, ecc). . · Fra tutte, quella che è entrata maggiormente nella pratica è il cloro, per il suo alto poterè ossidante e· battericida. Viene impiegato sotto forma di gas compr esso, d'ipoclorito di calcio o di sodio, o in combinazioni organiche (clori..mine, steridrolo). Fra le dotazioni milita,ri regolamentari le vecchie scatole di fiale di i~oclorito di sodio al 5 % e di tavolette di tiosolfato (impiegate per neutralizzare l'eccesso di ipoclorito), che servivano per potabilizzare 50 litri di acqua, sono state sostituite da altre di steridrolo, che è un derivato biclorato della serie aromatica, di costituzione ben definita e stabile, contenente il 26 % di cloro, il quale a c6ntatto dell'acqua e di p iccole quantità di sali alcalini si idrolizza, da,ndo luogo alla formazione di cloro e ossigeno allo stato nascente. Lo steridrolo è stabilissimo e si conserva inalterato per tempo indeterminato, mentre l'ipoclorito sodico presenta l'inconveniente di possedere un'azione devitri:6.cante non indifferente, per effetto della quale le fialette in cui esso è contenuto ha.uno t\na durata limitata ed il t itolo della soluzione va rapida.mente scemando. ·


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Per gli usi dell'Esercito sono state confezionate speciali . scatole contenenti ciascuna: 10 tubetti di steridrolo, per 50 litri di acqua ciascuno; 1 tubo di compresse anticloro (tiosolfato sodico); · 1 1;ubo di reattivo indice. Si versa, in 50 litri di acqua da·potabilizza,re, il contenuto di un tubetto e si facilita la soluzione agitando. Dopo 15 minuti, tempo sufficiente perchè le forme vegetative di germi eventualmente contenuti nell'acqua sia.no uccise, si aggiunge una compressa di anticloro, agitando per aUontanare l'eccesso di cloro. Volendo controllare l'avvenuta sterilizzazione dell'acqua, 15 minuti dopo l'aggiunta dello steridrolo e prima di aggiungervi la compressa di anticloro, se ne preleva circa ip.ezzo bicchiere e vi si scioglie una presina di reattivo indice. Se appare una colorazione azzurra l'acqua è sterile; se la colorazione non appare, è necessario trattare l'acqua,con una maggiore quantità di steridrolo, a,ggiu.ngendone ancora mezzo o un tub.e tto per 150 litri di acqua. · Se l'acqua è torbida è opportu,no chiarificarla prima o con a sedi.mentaz ione o con l'uso di filtri estemporanei. 50, L'aggiunta di thè, caffè, vino, liquore di anice, o altri alcoolici, se riesce a modificare i caratteri organolettici dell'acqua e a renderla più gradita al palato, più dissetante e conforte:vole, non ha azione apprezzabile sulla vitalità dei germi in essa contenuti nè sulle sostanze organiche sQspese, e perta.nto non va consigliata che come correttivo del gusto e mai come disinfettante o potabilizzante.


CAPO IV.

VESTIA~IO 51. Generalità. - Il vestiario è destina,to alla difesa dell'individuo dalle molteplici influ,enze dell'ambiente esterno, in su.ssidio dei meccanismi autoregolatori dell'equilibrio termico dei quali è dotato Forganismo, onde evitare l'eccessiva dispersione di calore e il sovrariscaldamento del corpo. Il vestiario perciò deve essere in a,rmonia col clima, colla stagione, col lavoro, ecc., tenendo con:to delle proprietà fisiche dei diversi tessuti che lo compongono (potere conduttore, assorbente, igroscopico) . . Le materie con ìe quali vengono confezionati gli indumenti dei soldati sono fornite dal regno animale (lana) e dal regno vegetale (cotone), e ciascuna di esse ha delle ca,ra,tteristiche pa.rticolari che rendono il vestiario tanto meglio adatto alle scopo di fornire un riparo individuale quanto più esso sarà capace: a) di governa.re il calore del corpo; b) di regolare il regime dell'umidità intorno a,l corpo; e) di posseder.e impermeabilità condizionata, cioè, per l'acqua e non per l'aria.

. 52. I vari componenti il vestiario che costituiscono il corredo del nostro soldato vanno distinti in capi di sopravestito: . giubba e pantaloni di panno, giubba e pantaloni di tela; mantel~ lin.a, cappotto o pastrano, cravatte, copricapo, sca,rpe, gambali, fasce gambiere; e in capi di sottovestito: camicie, mutande, farsetto a maglia, fascia ventriera, calze o ·pezzuole da piedi. · · Il vestiario deve essere bene adatto alla persona, in moò.o però che non rechi ostacolo alla funzione dei visceri ed ai movi-


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menti; particolarmente non deve stringere il collo, il petto, il basso ventre. La. biancheria dovrà essere cambiata almeno una voltai la settimana. 53. Camicie. - sono di tela di cotone e di flanella di lana per tutte le armi e corpi. 54. ltlutandc. - sono di tela greggia di cotone. Le armi a cavallo hanno in dotazione mutande a maglia di cotone. Sono anche iii distribuzione agli alpini ed all'artiglieria _alpina, non· chè alle altré truppe quando partecipano alle esercitazioni in· vernali, mutande a maglia di lana. 55. l'arsetto a maglia. - completa nella stagione rigida la sottoveste dei soldat~. È un indumento di lana di ottima qualità, leggero, elastico, moltq resistente. Deve ~ssere tenuto sempre pulito e il soldato avrà, cura di toglierlo prima di coricarsi, salvo quando debba dormire a cielo scoperto e sotto la tenda

56. Fascia ventriera di lana. - serve a preservare l'addome dai raffreddamenti; è perciò necessario che nei paesi èaldi, dove la notte è generalmente e proporzionatamente fredda, e?in quelli soggetti a frequenti variazioni della temperatura, i soldat1 ne siano provvisti e che essi ne facciano uso in caso di dominanti infezioni a localizz.azione intestinale, durante campi, manovre e quando specialmente, per essere accampata o non bene accantonata, la truppa è più esposta al freddo della notte. 51. Giullba di panno. · - è un abito semplice, comodo, , a collo aperto, che protegge bene il torace e l'addome. Deve essere ampia allo scopo di non ostacolare i movimenti.

58. Pantaloni di tlanno. - i pantaloni eorti vanno legati non troppo' strettamente sopra al malleolo; sulla gamba sono coperti dalle fasce gambiere o dal gambale.


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59. Il nostro soldato ha inoltre una tenuta in tela per i lavori di fatica.

60. Copricapo e soprabiti. - il copricapo deve realmente proteggere, oltre la testa, la fronte e il collo dal sole e dalla pioggia e permettere una facile aerazione. I s_o prabiti in uso nel nostro esercito sonò: Ia mantellina, il pastrano ed il cappotto. La mantellina è indossata dalle tru,ppe alpine e dai bersaglieri, il pastrano dalle truppe a cavallo, il cappotto da tutte le altre truppe. 61. Calzature. - meritano speciale considerazione perchè se non risponaano a determinati requisiti, sono causa di disagio non solo, ma. anche di lesioni dei tessuti cutanei (calli, escoriazioni, ®ghie incarnite, ecc.), e di attitudini viziose. La calzatu,ra deve essere Q.i taglia adatta al piede e proteggerlo bene senza ostacolarne i movimenti normali; senza opporsi alle funzioni della cute, lasciandogli insomma, la sua · normale elasticità. Siccome il piede nel camminare, sotto il peso del corpo e dell'equipaggiamento del soldato, si distende e nellé lunghe ma.ree. può. tumefarsi, le scarpe saranno scelte un po' più ampie e lln po' più lunghe - ma non troppo:__ del piede dell'uomo ritto. · Quando il soldato abbia adatte scarpe e usi l'avvertenza di tenere i piedi ben puliti e di lavare spesso le calze, non subirà l'umiliazione di rimanere indietro nelle marce e abb:;,nd'o nare i compagni. Si abituerà a ungere, di tanto in tanto, con sostanze grasse le scarpe, per conservare al cuoio la sua naturale pieghevolezza e quando le scarpe o i gambali siano inzuppati di acqua procu~erà, di farli asciugare alFa,ria e non al fuoco, riempiendoli prima di paglia o fieno affinchè asciughino più presto e nello stesso tempo non si deformino. Eviterà, possibilmente, di mettere scarpe nuove durante le marce.

62, Fasce gambiere. - è indispensabile che il soldato non stringa t roppo le fasce gambiere per non disturbare la circola-


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zione superficiale della gamba ed evitare che la compressione sui muscoli del polpaccio, che ne conseguirebbe, gli impedisca . . di camminare comodamente e celermente. L'applicazione delle fasce gambiere deve essere oggetto di una cu,.ra particola.re. I du,e primi giri della fascia, che cominciano subito sopra ai malleoli, debbono soprapporsi orizzontalmente, poi si comincia a fasciare la gamba, tenuta piegata, come si fa con u,na fascia da medicatura, non serrando troppo e conservando sufficiente quantità, di fascia per fare due ultimi giri sovrapposti ed orizzontali a due dita tra,sverse dal cavo popliteo.

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63~ Cravatte. - sono di lana grigio-verde o nera, tranne per alcuni reggimenti che hanno cravatte colorate in oma,ggio ad antiche tradizioni reggimentali. 64. Calze, pezzuole da piedi. - sono in uso le calze e le pezzuole dll, piedi, capo di vest iario quest'1ùtimo abbastanza comodo, ma che richiede' u:p.a cura specia.Ie nel modo di appli cazione per evitare il prodursi di escoriazioni, flittene, ecc. Occorre ·perciò che i soldati siano accuratamente addestrati in tale semplice ma importante operazione. Il modo di applicazione delle pezzuole da piedi è il seguente: si stende a terra la pezzuola che è di forma losangica e vi si pone sopra il piede nel senso della diagonale. Si ripiega l'angolo anteriore sulle dita, poi si ripiegano successivamente sul dorso del piede, prima l'uno poi _l'altro degH' angoli laterali a.v endo cu,.ra che si stendano bene e non facciano pieghe. Coll'angolo posteriore si fascia il ta,l lone. Nell'applicazione delle pezzuole devesi aver cura: . a) nel ripiegare gli H,ngoli di esse, di scoTI'ere dolcemente col palmo della mano sulla tela applicata e di insinuare prima l'indice- e le altre dita fra le falde delle pieghe, per appianare ogni grinza·ed adattarle esattamente alla forma del piede, prima di calzare le scarpe; b) di non applicare mai le pezzuole a piede sospeso;


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o) di non stirarle troppo, speèialmente nel senso della lunghezza del piede, per evitare l'incurvatura delle dita. Resta però stabilito che saranno sempre preferibili le calze ed è da augurarsi che il loro uso divenga generale. Indispensabili poi sono, specie se di lana, per le truppe in trincea e per certi corpi armati dell'esercito (alpini), pa.rticolarmente nella stagione fredda. 65. Tutti gli oggetti di corredo ritirati agli individui inviati in congedo, anche se non piÚ 'utilizzabili, debbono essere passati alla stufa di disinfezione o disinfestati prima della loro introduzione in magazzino (vedi disinfezioni e disinfestazioni).


CA.PO V.

IGIENE DELLA PELLE E PULIZIA DELLA PERSONA 66. La ininterrotta funzione escretiva del!a cute, fa sì che il prodotto delle ghiandole sudoripa.re e sebacee si depositi di continuo su di essa, sia, per l'evaporazione della parte acquosa del sudor e, sia per lo stratificarsi del sebo. Queste sostanze, costituite dai sali del sudore, da detriti epiteliali, da piccole quantità di gra,sso, da materie estrattive, ecc., oltre al subire decomposizioni che si rivelano con lo speciale odore che emana dalla pelle delle persone poco Cl'4-fanti della pulizia, . modificano le funzioni termoregolatrice e respiratoria della cute stessa, ostruiscono i pori della pelle ost aeolando la su.a funzione depuratrice e formano un favorevole terreno di cultura per i microrga,n ismi. È perciò che la pelle del soldato, sotto il rispet to igienico, merita, grande cura: le prolungate e faticose ma.ree estive sotto , il sole, su strade polverose, la necessità. frequente in guarnigione di dormir vestiti sui panconi dei corpi di guardia o delle prigioni e, in manovra., sotto le tende, . l'imposs~bilità di poter cambia.re frequentemente la biancheria personale, attestano le condizioni speciali, in cui essa viene a trovarsi. \

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61, È necessario che il soldato, con bagni frequenti e •

I

con l a scrupolosa pu.lizia della biancheria, mantenga la cute nelle migliori condizioni di nettezza. Occorre pertanto ragguagliarlo su. t ale necessità e metterlo nelle condizioni di. potere facilmente attendere a lla pulizia personale. 68. La pulizia giornaliera deve esser e fatta da ogni soldato accu,ratamente e opportunamente sorvegliata, e deve consistere nel lavaggio ripetuto, con sa.pone, delle mani, della. faccia ,


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del collo, delle orecchie, ecc.; opera,zione da non limitarsi al . solo mattino, ma da eseguirsi a.nche al ritorno da marce, da istruzioni, dopo l'esercita,zioni .di equita,zione, al termine dei servizi di fatica e sopratutto ogni qual volta il soldato è impolverato. Inoltre deve essere consigliato il lavaggio delle mani . prima di ogni pasto. È ,q uindi necessario che nelle caserme ,. ~ lavandini siano in numero sufficiente e che i rubinetti corrispondano in modo adeguato al numero degli utenti: in media 1 ,: .5' - 1 : 10 uomini. La pulizia delle mapi sa,r à poi raccomandata in niodo speciale ai soldati addetti alla cucina. Qualora, per scarsezza di acqua pura, occorra mett1?re a dispo~izione dei soldati acqua non sicuramente potabile, è necessario porre in evidenza che quest'acqua deve essere esclusivamente impiegata per la pulizia e non per bere, collocando sopra i ru,binetti appositi cartelli, con indica,zioni chiare e ben leggibili. 69. Oltre la pulizia della faccia e delle mani, è indispensabile che il soldato si abitui ad eseguire con adatto spazzolino, - almeno una; volta al giorno, la pulizia della bocca e dei denti. E· ciò, non solo per preservarsi dalla carie dentaria, ma anche per profilassi delle malattie che in questa ca;\-ri.tà banno· la loro porta d'ingresso.

10. Occorre sorvegliare che il soldato abbia i capelli corti · tanto da non toccare il padiglione delle orecchie o il colletto della giubba . e che giornalmente la testa sia pulita con pettine. Il taglio dei capelli avrà luogo almeno una volta al mese. 71, Le unghie delle mani vanno mantenute·corte evita.ndo di strappa.r e quei .fila.menti di pelle che si staccano talvolta 'presso i contorni delle unghie (pipite); ia lesione che ne risulta, per quanto piccola, pu,ò essere la via di entrata di germi atti. a provocare delle gravi infezioni delle dita (patereccio).


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12. La pulizia dei piedi presenta. per Ìl soldato un'importanza speciale. Donde la necessità che gli u,omini possano avere, il modo ed i mezzi onde effettuarla, possibilmente con acqua calda, specie nella stagione invernale. Le unghie dei piedi, specialmente quelle dei diti grossi, conviene che siano tagliate trasversalmente in modo che gli angoli di ess~ sopravanzino il solco ungueale; è buona regola. non intaccare i margini laterali delle unghie per evitar~ il formarsi delle unghie incarnite. 7'3, In ogni casermà occorre che sia, installato un servizio di bagni a doccia perchè la truppa possa fare un ba.gno almeno una volta la settimana. La sala adibita a tale scopo deve.essere arredata e costruità secondo le norme dell'igiene moderna,, in maniera che, pur evitando ogni lusso,· · nulla sia trascurato per rendere il bagno un'opera,zione desiderata e gradita al soldato. Si cercherà di abbandonare, dove ancora esiste, l'uso collettivo delle sale da bagno e, a tal'uopo, I'optimwn, sarebbe l'impianto di ~amerini in'd ividuali per la doccia, preceduti da. una cabina spogliatoio'. Si procurerà, ad ogni modo· che, per lo meno, la sala della, doccia sia divisa a scompartimenti con tramezzi ad altezza d'uomo, ciò che renderà più comoda, questa operazione di pulizia alla quale molti tendono a sottrarsi per senso di ripugnanza a praticarla in comune. Naturalmente tutti questi locali devono essere riscaldati a 22-25°1 bene illuminati ed aerati, a pavimenti impermeabili con sovrapposta crociera di legno per impedire di sdrucciolare. La doccia cònsta di tre tempi: a) abluzione: che aV1'à la durata di pochi secondi, essendo suffici~nte bagnar la, pelle per poterla insaponare adeguatamente e completamente. b) insaponatura: a,vrà una, durata mag_ giore perchè è il tempo più importante che assicura la pu,Iizia, della pelle. o) detersione: che avrà la, durata doppia della abluzione.


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74. D'estate, dove le condizioni locali lo permettono, i soldati faranno i bagni di mare o d'acqua dolce. Prima curfL del comando sa,rà la scelta del luogo ove devono farsi i ba.gni, in modo che siano evitati i pu,nti pericolosi che potrebbero cagionare disgràzie e i punti dove l'acqua non è molto pulita o stagnante. ·· Si presc~glier:anno le giornate calde, non piovose nè ventose. La temperatura dell'acqua non dovrà ma.i essere inferiore ai 15 gradi. Il bagno va fatto in ore lontane ·dai pasti e precisa.mente non prima che si~no trascorse quattro ore dal pasto. Le ore migliori sarebbero quelle del tramonto, ma per necessità d'orario in genere si prescelgono quelle fra il 1 ° e 2 ° rancio. Ciascun militare deve essere provvisto di muta.udine dà ba,gno e di un lenzuolo a,sciugatoiò, che si raccomanda individuale. Per recarsi al luogo prescelto per i ba,gni, la truppa ma,rcerà a passo modèrato'per evitare che il soldato entri nell'a,c qua mentre è.in traspirazione. Giunti sul posto è opportuno, prima di dare l'ordine della svestizione, attendere qualche minuto. L'immersione va fatta a comando, e vale per tutto il \'eparto; l'uscita dal bagno è lasciata invece libera. · Bisogna proibire i tuffi violenti nell'acqua specialmente qu,ando la località. non è conosciuta, perchè facilmente possono prodursi lesioni, urtando contro scogli.o sassi: la prudenza nei tuffi è poi particolarmente necessa,ria in chi abbia sofferto di otite o abbia perforazione timpanica. I soldati durante l'immersione non resteranno fermi, ma. dovranno muoversi e, appena fÙ.ori dell'acqua, dovranno a.sciugarsi acmùatamente e rimettersi tosto in moto moderato. Il bagno sarà praticato almeno una volta la settimana, facendo in modo, per quanto è possibile, che con esso coincida. il cambio della biancheria. 75, Ai bagni all'aperto o in piscina a,ssistè l'ufficiale medico fo:rnito di tutto il necessario per qualsiasi soccorso diurgenza. 3 -

Istmzione per l'igiene dei militari, ecc.


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Se in assenza del medico e in circostanze varie un individuo venga tratto dall'acqua in stato di asfissia per minacciante annegamento occorre cerca.r e di facilitare, in ogni modo, l'emissione dell'acqua introdotta per le vie digerenti e respiratorie e ricorrere subito alla respirazione a.rtificiale, secondo uno dei metodi comuni (vedi Istruzione pei portaferiti).

I


O.A.PO VI.

ESERCIZI FISICI - ESERCITAZIONI MILITARI - MARCE _76. Per avere buoni soldati occorrono uomini forti, agili, resistenti alle lunghe marce e alle fatiche di gu,erra. L'~strnzione militare mira a questo scopo. Valutate. le attitu~ fisiche dei singoli soldati, essi verranno possibilmente distinti in due gruppi: deboli e poco resistenti, robusti e molto resis_ténti. Questi gruppi saranno sottoposti ad adatti e graduali esercizi fisici, in modo da rendere i singoli individui armonici nel loro sviluppo muscolare e resistenti alle fatiche. In seguito si mirerà al perfezionamento della massa, tralasciando le attitudini singole. '2"2'. Gli esercizi preliminari che permettono il raggiungi mento degli scopi che le esercitazioni militari si prefiggono sono elencate nell'lstruzi9ne per la ginnastica miUtare. Essi sono suddivisi in tre pa,rti: esercizi di preparazione, di applicazione e di perfezionamento e vengono equamente distribuiti durante il primo periodo dell'istruzione delle reclute. , Con tale metodo, applicato con discernimento, si ottiene il miglior rendimento, perchè i soldati sono portati ad un grado di allenamento unif9rme, per il quale possono compiere lavori sempre più intensi e per un tempo più lungo col mini.mo impiego . di energie. Naturalmente non si dovrà eccedere, in modo da raggiungere la fatica, ma occorrerà cercare, una volta ra,ggiu,nto l'allenamento, di mantenerlo. L' e< Istruzione per la ginnastica militare », nella sua brevità, è completa e può integrare opportunamente questa pa,rte · della presente Istruzione. 1'8. Tutti gli esercizi vanno compiuti, di regola, all'aperto e, quando le còndizioni stagionali lo permettano, a torso nudo.


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Nei giorni ~ cui spira forte vento· o pio,ve, gli esercizi stessi saranno fatti nei porticati, corridoi, o in altri luoghi l'iparati; mai nei dormitori. Si accorderà. al soldato almeno un'ora di riposo dopo il pasto, primà di occu,patlo in esercizi, specialmenté se q_uesti esig~no largo impiego di forze. · '79. D'inverno le esercitazioni militari esterne avraìlno lu,ogo nelle ore più calde del giorno, d:esta,te in quelle più fresche. . I Nelle località, malariche gli ·esercizi in piazza d'armi e le esercitazioni di campagna saranno fatte dopo levato il sole, inai al mattino per ·tempo o, peggio anMra, verso il tramonto. 80. Il ritorno dalle esercitazioni esterne e dalle marce d'istruzione dovrà, essere fatto a passo non troppo accelerato , ad evitare che i soldati giungano in caserma eccessivamente affaticati e riscaldati. · Rientrando in caserma. deve esser impedito ai soldati di alleggerirsi tosto dei sopra.vestiti, affinchè non abbiano a reuma.tizzarsi. A tal fine si avrà. cura che le :fu:restré dei dormitori siano chiuse poco avanti il ritorno della truppa. 81. La marcia è l'esercizio fisico che sintetizza in definitiva l'abilità. fisica del soldato in rapporto àlla su.a mansione, ed è perciò che la cura maggiore deve por~i a trarre da ta,le eserc~zio i più favorevoli risultati con un progressivo e saggio allena.mento. Come elemento precipuo per l'allenamento debbono considerarsi: la celerità della marcia, la sua durata, il peso dell'equipaggiamento.

82. Nelle marce, allo scopo di evitare possibili accidenti e prevenire l'allontanamento dalle file di inolti l\Omini, si osserveranno le seguenti norme igieniche: . . a) l'ora della partenza, sarà regolata P?Ssibilmente in modo che, nella stagione calda, si possa giungere alla t appa


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verso le. ore nove del mattino, ment;re nella sta,gione frtldda dovrà fa.rsi in modo che le marce siano fatte nelle ore più calde del gioPp.o ;b) tra la sveglia f, la pa1·tenza, per la ma.rcia deve intércorrere il tempo stretta.mente indispensabile alla p1tlizia pe;r, sop.ale ed alla consumazione del caffè; o) la truppa non sarà messa in ma,r cia inai a stom,:1,c,0 vu,oto, le si dovrà somµiinistrare almeno una ra.zione di ca,ffè; a) 1:l-è prima di pa1·tire, n,è lungo la marcia, nè all'arrjvo alla ·tappa si terranno i soldati immobili a lungo sotto le armi. ,Lo star.e ritto nelle righe con l'armamento sta,nca di più che u.n movime:µto moderato di egu,ale du,rl:l,,ta; e) la ma.rcia, anche se di lunghezza ordil).aria, sarà, interrotta da fermate più o ineno lunghe nelle località. più opportune, d':i.Q.vtir.J:l,o al sole, d'estate,in luogo ripa,rç1,to, ombroso, non u,mido nè eccessivamente fresco o ,troppo ventilato. Se il terreno da perco:vrere è accidèntato, le fermate saranno più frequenti; f) dopo la prima mezz'ora di marcia1 si farà una fermata di po~hi m~ùti perchè i soldati posi;ano assestarsi :qieglio il v€atiario e l'equipaggiamento o soddisfa.re ai lo:ro bisogni fìsiolQgici; ip. seguito si farà una fermata di 10 minuti ogni {50 minuti di marcia; g) se si deve fare una marcia più 11,mga dell'ordina,rio gioverà dividerla in· due riprese pressochè ugua~i, interrotte da una sosta di qualche ora almeno; · h) è minor disagio incominciare la, marcia nelle prime ore del ·mattino, anzichè giu.ngeré alia tappa a notte ava:p.zata; i) nelle marce, spec~alme:p.te d'estate, se lungo la strada si ·potrà avere hnona e fresca acqua potabile, si permett~rà. c~e gli '\].Omini ne bevano a sufficienza. Nop. conviene peraltro eccedere oltre il bisogno· e .s e l'acqua è molto fredda, si dovTà vigilare che sia.})eVÙ,ta a piccoli sorsi, tenendola, un momento in bocca· perchè non giunga troppo fredda nello stomaco; k) la truppa si r'iparerà possibilmente durante l':i.nfyrfii,re di una hnfera e, se sorpresa all'aperto, ma,r cerà coi fucili abbassati e le file riunite, evitando, se è possibile, di entrp. re


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nei boschi o di percorrere strade fiancheggiate da alte piante, per schivare il pericolo dei fulmini; Z) gli appartenenti alle armi a cavallo dovranno di tanto in tanto, specialmente d'inverno, smontare e fare a piedi dei tratti di strada; m} sara assolutament.e vietato alla truppa in ogni stagione l'uso arbitrario delle bevande alcooliche, giac<?hè queste, non appena trascorso il breve periodo di eccitaziòne, lasciano l'organismo meno disposto alle fatiche e meno resistente alle influenze nocive del caldo e del freddo eccessivo; n) giunte le truppe stanche e sudate al luogo di sosta, si eviterà, di tenerle ferme in piedi per dare o attendere ordini. L'esperienza dimostra che in simili casi, specie se sotto il sole, uomini che si sono sforzati per arrivare alla tappa, cadono estenuati o colpiti da deliquio. Si farà subito deporre il carico e si concederà riposo alle truppe. Se esse giungessero alla tappa bagnate dalla pioggia, si accenderanno, potendolo, dei fuochi per fare asciugare gli indumenti; o) dopo tre o quattro giorni di marcia sarà consigliabile, prima di riprenderla, un riposo di 24 ore, ed in tal caso sarà dagli ufficiali medici passata una visita generale a :tutti i militari di truppa, per assicurarsi della loro attitudine a sostenere le marce successive. 83. Il soldato in marcia non si caricherà èhe degli oggetti prescritti, il puro necessario, .cioè, e niente più. Prima della partenza ognuno avrà, la borraccia piena di acqua fresca, pura o coll'aggiunta di un po' di vino o meglio di caffè o di succo di limone. Per premunirsi contro la possibilità che durante la marcia non si trovi acqua potabile,· occorre che la ·provvista sia consumata con parsimonia, bevendo a sorsi e a lunghi intervalli; ma quando sia possibile la borraccia sarà rifornita ad ogni o.ccasione. Durante le marce si eviterà che il soldato acqu,isti cibi o bevande da venditori ambulanti: esso dovrà altresl usare parsimonia colla razione giornaliera del vitto che gli fosse stato


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. distribuito . alla partenza per ristorarsi nelle fermate od all'ar'

rivo alla tappa. Avrà quindi la massima cura delle provviste alimentari, conserverà. con particolare riguardo il pa.ne, l'acqua o altre bevande nella borraccia e specialmente pòi la razione di viveri di· riserva. Quando le ma.ree continuano per parecchi giorni, occorre da parte dei soldati, grande cura della pulizia dei piedi oltrechè della persona. Le truppe a cavallo debbono pure ricorrere a frequenti lavacri agli occhi e alla parte inferiore del tronco. 84. Il caldo intenso . può determinare, durante le ma.ree, degli aècidenti morbosi che . sono noti sotto il nome di colpo

-di sole e colpo di calore (1). La vera causa determina,nte è in entrambe le forme rap:presentata dal calore che, nel primo caso, agisce per emanazione <liretta dei raggi solari e nel secondo caso per irradiazione dif. fusa. 85. Oltre la vera causa determinante rappresentata dal

-0alore, questi accidenti morbosi riconoscono altre cause coadiuvanti e predisponenti, e fra esse l'umidità, eccessiva e la mancanza di ventilazione, le condizioni del vestiario e dell'equi. paggiamento, la fatica, la mancanza d'acqua· da bere, il ma!<Ciare in colonne serrate su strade polverose, l'uso di bibite alcooliche, la mancanza di sonno,Ia fame, gli strapazzi, le lunghe marce, ecc.; oltre a tare organiche individuali. Il colpo di calore è frequente in giornate afose, quando il -0ielo sia coperto da nubi, e colpisce molto più le truppe a piedi -Ohe non quelle a cavallo. Può verificarsi anche sotto tenda o baracca, quando sia scarsa la ventil,azione.

(1) Il colpo di calore può anche essere prodotto dal calore artificiale: non sono rari infatti i ca.si di colpi di calore osservati in individui ohe lavorano nelle officine dove la ventilazione non è sufficientemente attiva e l'umidità ambiente è molto alta.


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86. I soldati che ne vengono colpiti non possono più reg -

gersi, nè camminare, e, se non ven.g ono prontamente soccorsi, cadono. La sintomologia è varia: di solit o i colpiti presentano viso rosso, sono coperti di abbondaute su.dote, in qualche caso la pelle è secca, ma molto calda, e il viso pallido; nei casi gravi si può avere la perdita della coscienza, respiro difficile, affanno, convulsioni e delirio, prostrazione profonda, coma e talora morte. Nei casi meno gravi il colpito avverte malessere gener ale, spossatezza, sete ardente, bocca asciutta, oppressione di petto, senso di costrizione alla regione dello stomaco, ma,i di capo, vertigini.

·s1. Quando le esi~enze di servizio vogliono che si debba marciare nelle ore caldissime ed in circostanze che facciano temere colpi di sole e di calore, riuscirà utile attenersi alle segu.enti norme: a) fare una distribuzione di caffè o di qualche alimento prima della partenza; non distribuire mai vino o liquori; b) durante la marcia fare frequenti e hi,nghe soste, possibilmente in' Iu.oghi ombreggia.ti e ventilati, senza serrare le file; lasciare che i soldati marcino con una certa libertà nel porto delle armi e della tenuta; e) importantissimo è anche che le file marcino a ranghi non serrati, ma distanti cosi che resti largo spazio attorno ad ogni soldato e si abbia sufficiente circolazione di aria; à) permettere che i soldati usino con sorvegliata discrezione dell'acqua che si possa trovare nei casolari lungo la strada, sempre però che essa non sia sospetta; e) ove non si trovi acqua nelle campagne sarà utile che nei paesi da attraversare siano predisposti recipienti con sufficiente quantità. di buona acqua; , f) quando lungo la strada. un gran numero di uomini sia, colpito da insolazione o minacci di esserlo, è preferibile fermare la colonna e disporre il bivacco, possibilmente in un prato


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o luogo alberato; occorre però evitare che i solda,ti si corichµio su.I terreno nu,do se è sovra.riscaldato, perchè può con~oriere anche esso ad aggravare i fenomeni morbosi; in ogni modo non bisogna mai far soffermare la ciolonna in lu,oghi umidi e in vallette dove l'aria è poco mossa, ma occorre sposta,r la verso l'alto, in foogo sia-pure senza ombra, ma bene ventilato. Gli 11,fficiali, i sottufficiali e i graduati di truppa debbono sorvegliare i soldati, interrogarli se li vedono ma.r ciare maile o vacillare, e, se non rispondono o se la risposta non è chiara, farli subito ll.Scire dalle fìle. Spesso que.s to mezzo è su,fficiente a prevenire casi gravi cli colpo di calore; g) nei baraccamenti e atte71damenti curare la ve:i;itilazione: in g:i,omate afose e molto calde tenere sollevato il fìa,nco della tenda rivoltp a nord. 88, In caso di colpi di calore, si debbono prodigare agli . \ infermi urgenti .cure: a) trasportare il colpito all'ombra in luogo possibilmente fresco; qu,ando ciò non sia possibile, si riparerà il capo del malato dai diretti ra,ggi del sole elevando u,na tenda a,pert?, verso il lato dell'ombra,; b) adagiare il malato su,l dorso, con la testa un po' soll evata; proibire che persone gli si affollino intorno; e) slacciare gli abiti e prima di tu,tto qu,elli che stpngono il collo, il petto, il ventre; d) agitare fortemente l'aria su tutta la persona, principalmente sul petto e su.ll'a,ddome; alÌ'u,opo può bastare un oggetto q11,alsiasi del vestiario, agitato a guisa di ventaglio; e) fare abluzioni od applica,zioni fre(lde, specialmente sul petto e s11,l capo; se possibile, applicare Jl,lla borsa. di ghiaccio; f) fare inghiottire .- se possibile - acqu,a fresca ed acqu,a mista con 11,n po' di thè o ca,ffè; g) fare fiu,ta,re assenza di menta,, a~moniaca o aceto fo1·te, oltre le altre cu,re (iniezioni eccitanti, sala.sso, ·respirazione artificiale, ecc.), che il medico riterrà opportune.


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Una volta ritornato ai sensi, lascia.r riposare l'infermo, sorvegliandolo. 89. Nelle stagioni rigide, specie nelle regioni settentrionali, durante le ma.ree, durante il servizio di sentinella o in trincea, e tanto più quando le tru,ppe sono affaticate, depresse, insufficientemente nutrite, possono prodursi disturbi ga freddo locali (congelazione) o generali (assideramento). Quando pel freddo intenso il naso, le orecchie, le dita, i piedi si sentono intirizziti, intorpiditi, freddi e diventano pallidi ~d insensibili, o congestionati e lividi (congelazione), si deve avere la previdenza di strofinarli con neve ed acqua fredda. È assolutamente controindicato avvicina.re al fuoco le parti congelate, perchè potrebbe conseguirne la cancrena. Queste congelazioni sono facilitate da.ile costrizioni delJe fasce gambiere e dagli atteggiamenti inerti, specie in trincea o durante il servizio di sentinella e dalle scarpe in cattivo sta.to e non ingrassate. 90. L'assideramento generale si manifesta con la prostrazione delle forze fisiche e morali, con la tende~za irresistibile al sonno, ed infine con la rigidità delle a,rticolazioni. È necessario eccitare subito coloro che presenta.no i primi segni di assideramento con parole di incoraggiamento, spingerli al. moto accelerato e, se sono a cavallo, farli ma,r ciare a piedi. Se ciò non bastasse o se lo stato dell'assideramento fosse assai grave, conviene trasportare il paziente in un luogo chiuso non riscaldato, adagiarlo su di un letto o su della paglia, praticargli fregagioni sulle par_ti più intirizzite o lrrigidite, sul dorso, su tutto il corpo, con neve o ghiaccio dapprima, poi con acqua fredda; quindi fargli strofinazion1 con flanelle o panni asciutti, dapprima freddi e poscia lievemente riscaldati, spruzzandogli di tanto in tanto dell'acqua sul volto. In seguito sarà utile somministrargli qualche bevanda a,romatica appena tiepida, come, per esempio, .caffè, thè, ecc.


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Queste pratiche devono essere continuate fino a che tornino il colore della pelle e la flessibilità. delle articola,zioni. Devesi avere l'avvertenza di non avvicina.r e l'assiderato -al fu.oco e di non somministrargli bevande alcqoliche .le quali riescono gr~ndemente nocive. Per evitare i casi di assideramento è necessario che durante la marcia in stagione intensamentE:) rigida, il soldato non si la.sci cogliere d.al sonno durante la strada e sia premunito contro il freddo aggiungendo al corredo oggetti di lana in più per potersene servire in ogni occasione; curare la congrua ali:inentazione, distribuendo rancio ca}do. Contro l'evenienza di congelazione parziale può essere utile ungere le parti che più vi sono esposte con la pomata contro i congelamenti preparata dall'Istituto chimico farmaceutico militare. . 91. Nei soldati che fanno_ marce in montagna si presentano, talvolta, dei disturbi noti col nome di « mal di montagna 1> caratterizzati . da mal di capo, senso di estrema stanchezza, acceleramento della respirazione e del polso, palpitazione di cuore, dolori alle membra, sete viva e qualche volta, nei casi più gravi, emorragie varie {epistassi, emottisi). Questi disturbi hanno come causa diretta la diminuzione della pressione atmosferica, mentre un'azione coadiuvant-e è rappresentata dalla fatica. Nelle marce in montagna si avrà perciò cu,ra che il passo sia tanto p~ù lento e le fermate ta,n to più frequenti quanto più le salite sono ripide. Per abituarsi alle marce in montagna si richiede specia,lmen· ·te un preventivo soggiorno ad altezze sempre crescenti, un buon nutrimento, una buona protezione personale contro il freddo. La maggior parte dei sintomi del « mal di monta-gna » scompaiono qualora l'individuo che ne è colto si arresti, si corichi, si tenga immobile, o meglio quando possa essere portato a più bassa quota. Durante la marcia in montagna l'alimentazio_n e non deve essere. copiosa. ·Non si useranno alcoolici, ma piuttosto thè o caffè.


92. In casi eccezionali, gli individui esposti per lungo t empo all'azione della · luce bianca vivamente riflessa dalle nevi possono essere colpiti da disturbi infiammatori e funziollJtli dell'occhio come iperemie congiuntiva.li ed anche vera e propria congiuntivite, stauchezzi:i, retinica, emerà.lopia. Iu questi casi la pronta sottrazione della causa determinànte ed il riposo dell'occhio valgono generalmente a far scomparire ben presto tali disturbi. Il soldato che ne è colpito deve perciò essere subito rinviato a valle. Oome m·ezzo p.re,,entivo è consigliabile l'uso di occhiali protettivi con vetri colorati.

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93. Un altro accidente, che ~uò colpire i soldati durante le marce, è la frattura dei :n;ietii.tarsi che si può verincare per l'urto del piede contro ostacoli, o quando poggi su un terreno a.nfrattuoso, o nello sfo_rzo del salto. L'ufficiale medico abbia sempre presente questa possibilità onde evitare errori diagnostici, essendo per t~le lesione necessario il ricovero nei ~uoghi di cura.


CAPO VII.

ALLOGGIAMENTI PERMANENTI 94. La caserma, quale abitazione permanente della collettività militare, deve rispondere il meglio possibile a tutte le esigenze igieniche che risultan<;> dall~ vita in comune. Do vendo costruirsi una caserma ex-novo saranno tenuti presenti i seguenti requisiti igienici più importanti, cioè: 1 ° Rarefazione conveniente della popola,zione che deve abitarla (discentramento), ciò che è contrario, di massima, alla soverchia sovrapposizione di piani. 2 ° Ubicazione corretta: si preferiscano luoghi fuori del1'a.bitato. 3 ° Esposizione fytta ad assicurare una attiva, incessante provvista di aria e di luce. 4 ° Capacità. di riparare b.ene dalle vai'iazioni atmosferiche e dagli estremi di temperatura. 5 o Disposizioni idonee ad assicurare l'allontanamento fa.eile e regolare delle immondizie. 6 ° Servizio di acqu;a abbondante ed ottima. Primo elemento è quello della ubicazione nei riguardi particolarmente della natura del suolo, della situazione rispetto alle adiacenze, dell'altitudine, ecc., e della esposizione od orientamento. La nat'à,ra del suolo è itnportante per i gas che questo può contenere o emanare, e per i ger.i;ni e sosta.nze organiche in decomposizione che possono trovarvisi. Altro elemento importantissimo è che la falda idrica sot . terranea sia sufficient.emente profonda affincbè non vada,, per capilla.rità, a toccare le fondamenta dei fabbricati. La caserma in· luogo possibilmente elevato permette di disporre di abbondante luce, aria e sole e porta ptu-e di conseguenza che, per la natmale pendenza, il terreno sa,rà suffìcien-


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temente asciutto anche se la permeabilità del suolo sia deficiente. La zona. prescelta. deve essere lontana da luoghi intensamente abitati, o almeno avere all'intorno mi largo spazio. libero; cosi pu.re al i;-iparo, per quan~o possibile, dai venti dominanti. Una razionale esposizione od orientamento vale a fornire· le caserme della quantità. di lu.ce, aria e sole necessaria, subordinatamente al clima ed alla latitudine, ed a difendere l'interno da.gli estremi di temperatura, dalla umidità, ecc. Nei nostri climi di solito non è conveniente l'esposizione a nord o a sud. (preferibile nei climi caldi la prima, nei climi freddi la seconda):: invece ò meglio disporre l'asse principale del fabbricato lung0, un raggio secondario della rosa dei venti. Importantissimo è il t ipo della costruzione delle ca,serme,. il quale deve mirare sopr atutto al discentramento. Esistono caserme: 1 ° Atipiche o di riduzione. 2° Ad accentramento. 3 ° A discentramento. Le atipiche non obbediscono ad u.n concetto igienico prestabilito; esse rappresentano una necessità. e ne sono noti i, difetti; per fortuna sono, di solito, in eccellente ubicazione, essendo quasi sempre ex-conventi; hanno ordinariamentepochi piani, un'at tiva ventilazione, e possono essere avvantaggiate da u.na razionale distribuzione e adattamento dei vari locali ad uso dormitorio, cercando di evitare il pianterreno. Degli altri due t ipi è senza du.bbio preferibile quello · a . discentramento. I tipi di accentramento, che possono anche dirsi monumen-· tali, più diffusi sono : il tipo quadrangolare e quello lineare. Il tipo quadrangolare ha molti inconvenienti. Il tipo lineare è.migliore e si presta. per grandi accasermamenti; ma i piani.i. sovrapposti e la eccessiva capacità di esso portano all'accentra-· mento di truppe, con consecutiva sovra.popolazione degli a,m-bienti.


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Il- tipo a discentramento è costituito da padiglioni a uno o due piani che possono essere disposti in linea o sparsi in diversa guisa da servire ciascuno per battaglioni o per compagnie, ecc. Il migliore è quello per compagnie, che può essere a uno o a due piani. 95. Dato che le nostre caserme sono di diversi tipi edilizi e che alcune anzi rimontano ad epoche più o meno remote, si intuisce quanto sia. difficile dettare norme igieniche costanti · e di applicazione universale. Le segi.\enti sono norme di massima generali che lasciano ai comandanti di reparto ed agli ufficiali medici il compito - in ciascun caso - di avvicinarsi più che sia possibile ad esse, o almeno di non contravvenire troppo apertamente ai canoni dell'igiene edilizia, ed alle moderne esigenze di vita individuale e collettiva. Le parti di una caserma alla quale è necessario siano rivolte le più attente cure sono:

96. camerata-dormitorio. - Di norma occorre. che ogni persona disponga di uno spazio cubico da 20 a 25 mc. Nelle abitazioni collettive la cifra potrà essere superiore · od inferiore a seconda delle condizioni di ambienti. Sarà, superiore: a) quando il loca.le non sia riservato esclusivamente ad uso dormitorio; b) quando il numero degli abitan€i sia notevole, tanto, più quanto esso è maggiore; e) qu.ando il dormitorio sia privo di opportuni apparecchi di ventilazione, a mezzo dei quali l'aria si rinnovi non meno ~ due volte all'ora; d) quando lo spazio cubico prescritto sia ottenuto da,1-. l'altezza della camerata anzichè dalla superficie; e) quando la camerata sia in regioni a clima caldo. Potrà essere minore quando si verifichino condizioni favor evoli ad uri. efficace rinnovamento dell'a.r ia. Nei casi neL


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quali il dorniitoiio risulti insufficiente sotto il rispetto della cu:batùra, si J?Otrà rimediare, sempre qua~do sia possibJe, diradando il num~ro dei letti. Tutti i locali delle caserme debbono avere scritto su una parete un quadro indicante la lunghezza, la larghezza e l'altezza del locale, rionchè la cubatura ed eventualmente il corrispon. dente numer o di posti letto. . L'altezza media delle camerate non .dovi;ebbe supera1·e i metri 5. Un'altezza maggiore, quale si · rinviene in molte caserme nostre, a,nche di costruzione piuttosto recente, è inutile e talora nociva. In camer;1ta ogni soldato dovrebbe disporre di una superficie di circa 4,50-5 m2 che dovrebbe essere :mmentata allorchè, mancando la separazione dei locali diurni dai notturni, il dor1:nitorio risulta occupato tutto il giorno. Questo spazio va suddiviso +ra il posto occupato dalla branda, la distanza che deve intercorrere fra letto e letto (non inferiore, in media, a 0,40-0,50); la distanza fra la testiera e la parete (0,10-0,15), e, nei casi in cui i letti siano disposti in due · o più file, lo spazio che intercede fra le file. Allòtquando la superficie disponibile nel dormitorio è scarsa, si può di giorno facilitare la circolazione dell'aria tenendo le brande chiuse, e di notte · occupando un po' dello spazio riservato al passaggio fra le file di letti. Quanto più ristretto è il numero degli abitanti il dormitoriò, tanto più questo è salubre. Le caserme migliori delle zone t emperate ha.uno infatti ca!llerate capaci al massimo di 20-2~ posti letto; nei paesi caldi il numero deve essere ancora ridotto. · 11 continuo movimento dell'aria deve essere assicurato ovunque aprendo, quando la truppa è assente, le finestre, ed inoltre, sop:rattutto per le ore notturne, con qualcuno dei sistemi di ventilazione ritenuti più efficaci. A. questo scopo rispondono bene, ove esjstono, gli impianti di riscaldamento, specie le stufe. I pavimenti delle camerate devono esser~ di materiale impermeabile, affinchè sia; possibile la spazzatura, umida, che ovunque dovrebbe sostituire la pulizia a secco incomoda· e


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dannosa alla S!!,lute per la polvere che solleva. Comunque la spazzatwr-a va fatta nei momenti in CU,l la truppa è fuoii <'],ella camerata, ed a finestre aperte. . Le -pareti debbono essere imbiancate con latte di calce; rimbiancatura a,nnuu.1e deve essere eseguita alla fine dèrla; primavera o nell'estate, portando cosi un forte aiuto alla lotta cont ro le cimici. Nelle caserme di armi a cavallo, nelle quali spesso ~ dormitori per la truppa sono sovrapposti alle scuderie, risulta molto utile sostituire l'imbiancatura a latte di calce con una tinta azzw;ra, che, come è noto, ha il potere di tenere lontane le mosche. · 97'. Locali annessi al dormitorio. - Le caserme più mo.der.ne per meglio rispondere alle esigenze della vita collettiva,, dovrebbero possedere, adiacente alla camerata, una stanza per soldati indisposti, ed eventualmente anche uno spog~iatoio per compagnia e una sa,la di pulizia. 98. Locali accessori al dormitorio : lavabo. - II lavabo deve essere adiacente alla camerata e larga.mente comunicante con essa aflìnchè nei due locali attigui si abbia una temperatura uniforme. Ciò permet;te al soldato di trattenersi a,nche nella stagione fredda senza inconvenienti e più volentieri in questa stanza. per il tempo necessario a compiere una completa pulizia. I rubinetti messi a dispo11izione deJla truppa debbono essere molti (1 : 5 - 1 : 10 uomini) e collocati sufficientemente lontani uno dall'altro. La vaschetta di raccolta dell'acqua che cola <hlle cannelle deve essere unica almeno per tutti i rubinetti di una stessa fila, proporzionata all'altezza media dell'u,omo e munita di chiusura idraulica. Su un lato del lavabo libero da lavandini, debbono possibilmente essere collocate vaschette poco elevate dal suolo per pediluvi. È indispensabile questi locali l'impermeabilità, del pavimento e delle pareti almeno fino all'altezza di due metri.

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Istruzione per l'igiene dei _mìtitari, ecc.


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Del pari è necessario che nei punti più declivi deHa stanza, come nelle vaschette, siano poste piccole caditoie munite di sifone per lo smaltimento delle acque. Per evitare infezioni idriche nei lavabi verrà usata.di norma a.equa potabile, ricorrendo, nel caso, per evitare lo sperpero, all'adozione di rubinetti idrometrici. 99, Latrine. - Vanno distinte in notturne e diurne. Quelle notturne devono essere facilmente accessibili dai ·dormitori, per evitare le esposizioni brusche a forti variazioni di temperatura; non debbono dare emanazioni putride e non essere sorgente di diffusione di germi patogeni per accumulo di feci o di urine. Alle latrine alla tu.rea, sarebbero da preferirsi quelle sovra.elevate, munite di chiusura idraulica e isolate in apposito camerino individu,ale e bene illuminato perchè u.na luce conveniente ha un benefico influsso sulla edu.cazione igienica del soldato. Naturalmente i pavimenti di questi luoghi debbono essere di materiale impermeabile con leggero pendio · verso le bocche di scarico a chiusino idraulico, in modo da sma1trre facilmente e completamente i liquidi di lavaggio. Le pareti dovranno essere impermeabili fino all'altezza di due metri dal suolo e dipint e a smalt o di color chiar o e mal di colore oscm o che mascher a. facilmente il sudiciume. Qualora alla, moderna latrina si preferisca (come da alcuni igienisti milit ari si vQ1Tebbe) il vecch io sistema, occorre allor a che alla vecchia semplice buca si sostituisca una vasca larga a forte pendenza, completamente impermeabile e quindi facilmente lavabile, e mnnita di appositi appoggi per i piedi.

Il lavaggio dei va,si della latrina deve essere assicurato a mezzo di apparecchi automatici a getto d'acqua violento e periodico che allontani immediatamente ogni materiale putrido o putrescibile. Le latrine devono essere munite anche di orinatoi, affinchè il pavimento non venga bagnato di urina, ta,l volt a ricca di germi morbigeni, che incosciamente vengono port ati nelle camerate,


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essendo cos.i cau,sa di diffusione di malattie infettive, specie di febbre tifoide. Ogni camera ac;libita a latrina deve essere provvista, di lavandini pel lavaggio delle. mani. Il numero dei posti deve essere proporzionato a quello degli aoitanti della camerata annessa, di solito una buca-per ogni 20 persone. -Le latrine per uso notturno, devono essere aperte dopo il silenzio e chiuse un'ora dopo la sveglia, previa accurata pulizia e disinfezione. Le latrine diurne saranno poste al piano terreno, in prossimità dei luoghi ove i soldati si trattengono o compiono esercizi militari. Il lòro nu.mero sarà, più limitato di quelle notturne e si calcola un cesso ogni 40 uomini di forza. Esse dovranno rispondere ai requisiti esposti innanzi. 100. Cucine. - L'ubicazione delle cucine deve essere tale da renderle facilmente accessibili alle truppe che di esse si valgono, da perm~ttere una illuminazione, una aereazione, una ventilazione e una pulizia veramente eccezionalf di ogni più recondita parte del locale, da impedire che il fu-mo e le ema.nazioni graveolenti si spandano nei più vicini ambienti adibiti a camerate o uffici: L'impianto delle cucine dovrebbe perciò essere fatto in padiglioni isolati, messi sotto-vento rispetto a quelli adibiti a,d abitazione, ma collegati con questi a mezzo di .pensiline. Non son lodevoli nè gli impianti fatti nei sotterranei della caserma, nè al pianterreno di uno dei fabbricati adibiti a camerate per le truppe, ·o, come avviene più di frequente, dèl padiglione degli uffici e comando. In queste ultime evenienze le cure per render men.o impropri e dannosi che sia posibile questi reparti devono essere centuplicate. Ogni cucina deve essere largamente ilhiminata a luce naturale ed artificiale, dotata di pavimenti impermeabili, con caditoie a chiusura idraulica. Deve pure avere impermeabili le pareti fino a 2 metri di altezza, ed esser provvista di ampie


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apertur~ p'er l'uscita del fumo, che .n:on fosse aspirato, dalle canne fumarie, e dell'aria calda e impura. Tutt-e queste aperture come anche le finestre,· devono essere munite di reti metalliche che impediscano la penetrazione delle mosche. È ovvio che le cucine debbano a-vere una larga dotazione di acqua potabile; ma parte di questa, scaldata opportunamente, dovrebbe essere messa a disposizione della truppa per il lavaggio a caldo delle gavette, dopo consumato il rancio. Sarebbe desiderabile che adiacenti alla cucina, o quanto meno non lontani da quest a, fossero i refettori per la truppa, i quali faciliterebbero la somministrazione del rancio. Tali locali dovrebbero essere riscaldati e periodica.mente lavati i pavimenti con acqua calda e soda .. Ad ogni modo si deve evitare di far consumare il rancio nei dormitori. I refettori, per evidenti ragioni igieniche e disciplinari, dovrebbero accogliere sempre un numero ristretto di persone, ma.i superiore ad una compagnia, come sarebbe da augurarsi che anche le cucine fossero multiple per ogni reggimento, una. per battaglione o forza equivalente. Le dispense annesse alle cucine debbono essere ben aerate, ben sistemate, con adatta scaffalatura, difese dalle mosche e dai topi e ben curate nella loro puJizia. 10!. Ungni. - È un altro reparto che non deve mancare in alcuna caserma. D eve essere provvisto di vasche per bagno a d immersione per ufficiali e sottufficiali, e di doccie per la truppa.. Sarebbe desiderabUe che queste fossero individuali, pur essendo a comando unico e collettivo: se ne avvantaggerebbero la riservatezza della pratica igienica, la pulizia personale, l'economia di tempo e di acqua. Alla sala da bagno deve ess·ere annesso uno spogliatoio; entrambi debbono essere illu minati e ben riscaldati, con pareti e pa-v-imenti di materiale impermeabile. L'allontana.mento dell'acqua usata deve essere rapido attraverso caditoie idrauliche disposte nei puntj più declivi del pavimento.


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102. Corpo di guardia, -

È l'unica parte della caserina

occupata costantemente senza interruzione alcuna per quanto breve,· e sovente da un numero di persone superiore alla capacità teorica dell'ambiente. Da ciò l'obbligo di rivolgere ogni cu,ra a tutelarne la salubrità: cubatura proporzionata al numero medio degli abitatori, garanzia di sufficiente è continuo rinnovamento dell'aria, illuminazione naturale ed artificiale abbondante, possibilità. di riscaldamento dell'ambiente. Pavimento impermeabile; le pareti debbono essere imbiancate ogni 6 mesi. Il tavolaccio deve essere smontabile e sollevabile, perchè di tanto in tanto si possa provvedere alla sua disinfezione e disinfestazione. 103. Luoghi <li punizione. - Debbono conciliare le esigenze della disciplina e dell'igiene, per modo che la punizione costituisca si una causa di disagio ma non diventi cagione diret·t a o indiretta di malattia. Occorre perciò che le celle (le quali è da augurarsi siano sempre individuali, per ragioni disciplinari, fisiche e morali) abbiano una superficie non inferiore a 5-6 m 2 • per persona, siano munite di finestre sufficientemente ampie e che permettano l'abbondante rinnovamento dell'aria e la penetrazione o della luce ·solare diretta o almeno di quellà diffusa. La pulizia deve essere la più rigorosa e continua. Spe- · eia.le attenzione si deve porre .per combattere gli ectoparassiti che si annidano sui tavolacci - pure smontabili e sollevabili - e sulle possibili screpolature degli intonachi. È da augurarsi che anche i luoghi di punizione vengano provveduti di apposita latrina. 104, Infermerie, - Il minimo di requisiti dell'infermeria di corpo è determinato dal regolamento sul servizio sanitario: « Le infermerie di.corpo sono stabilite nei quartieri della truppa, ed i locali debbono essere sani, aereati, soleggiati, comodi, possibilmente appartati e con scala, latrine, lavatoi e bagno indipendenti. Debbono avere una camera di is~lamento con una latrina di uso esclusivo ».


Data l'importanza igienica e morale di questo reparto si deve aver cura di dotarlo delle maggiori comodità., per cui oggi è riconosciuto quasi indispensabile adibire a quest'uso un edificio costruito appositamente, isolato dall.e altre parti della caserma, possibilmente circondato da uno spazio scoperto, che, oltre a costituire un luogo di trattenimento per gli infermi non obbligati costantemente a letto, valga ad appartarlo meglio dai circostanti fabbricati e a meglio esporlo alla lunga e benefica azione dalla luce e dell'aria. Deve possedere locali diversi non solo per provvedere all'isolamento di individui sospetti di malattie infettive, ma ancora per ricovero separato di infermi di malattie mediche e chirurgiche, camera di visita medica, di medicazione, bagni in vasca ed a doccie, ripostiglio per la bia.ncheria e gli abiti dei ricoverati, camera per i piantoni, ecc. Tutto l'ed~o deve essere riscaldabile, possibilmente a termosifone. Nelle sale adibite agli infermi e nei locali accessori (lavabo, latrine) si debbo?-o osservare tutte le norme prescritte per gli analoghi ambienti ospedalieri, compresa la distribuzione di sputa,cchiere individuali, facilmente disinfettabili, a ciascun degente.

105. Spaecio cooperativo. - È u.n locale fra i più frequentati della caserma e dove i soldati possono trattenersi pe1· consumare viveri e bevande messe in vendita. Esso dovrà. esser tenuto con là maggior proprietà.. Su. di esso deve esercitare la massima sorveglianza il dirigente il servizio sanitario per verificare la bontà. dei generi a~imentari, e la loro buona conservazione. A tale u,opo lo spaccio avrà appositi locali freschi, ben aerati, difesi dalla penetra.zione delle mosche, per conservar e le diverse vivande, separandole possibilmente a seconda della qualità; deve essere arredato, nella sala di vendita, con semplicità ma con comodità., bene illuminato, asciutto, sa,lubre, confortevole, con pavimento facilmente lavabile e disinfettabile. Lo stesso dicasi delle pareti fino all'altezza. di 2 metri.


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lOG, Scuderie, - Esercitano un'influenza ma,nifesta stùla salubrità della caserma, sia inquinando . l'aria, quando non siano costruite in padiglioni separati, posti lontano dalle camerate della tru,ppa, sottovento e. normalmente alle abitazioni degli uomini, sia esercitando un'azione dannosa immediata sul personale addetto alla custodia dei quadru.pedi, il quale è obbligato a passare molte ore del giorno in un ambiente pei: sè stesso sempre malsano, e che può . diventarlo ancora di più se non sono osservate le opport1me :i;i.orme igieniche. Grande attenzione perciò d.eve essere rivolta: all'a:rea,zionè e ventilazione delle scuderie a mezzo di ampie aperture sui muri quando non sia possibile praticarle sul tetto (lanterna); all'immediato allontanamento dei liquidi organici per canali di sçolo che imbocchino facilmente le caditoie che convoglia.no il liquame nelle fògne; alla scrupolosa rapida asportazione del materiale :fecale. A tal fine, mangiatoie, pavimenti, ecc., devono essere in materiale impermeabile ed imputrescibile. Lo spa,zio cubico per ogni quadrupede non deve essere minore di. 25-30 mc., con u,n rinnovamento orario dell'aria almeno di tre volte. La superficie della scuderia deve essere tale da concedere ad ogni quadru,pede posti di metri 3 di lunghezza per 1-1,30 di larghezza, secondo la taglia. Lo spa,zio mediano fra le file contrapposte deve essere sufficiente a garantire l'incolumità del personàle in servizio nella scuderia, e non potrà essere al disotto di metri 2,50. 107', Oltre le parti più importan~i di u,na caserma fin qui ricordate, debbono essere oggetto di scrupolosa cura igienica anche tutte le altre. Non parliamo qui dei l~cali adib1ti agli uffici ed al comando, nè di quelli assegnati agli alloggi privati di ufficia.li o . sottufficiali, poichè alla perfetta manutenzione e ptùizia sorvegliano direttamente gli interessati. Vogliamo però accennare agli altri locali di.uso comune nei quali i contatti fra gli abitatori della caserma sono continui dando facile occasione alfa diffusione per contagio delle eventuali malattie infetti~e; delle scale, cioè, delle sale di ritrovo, delle tettoie per maneggi


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e istruzione, dei lavatoi, ecc., nei quali la· pulizia deve essere rigorosa e le pareti di frequente imbiancate. Numerose sputacéhiere; di ferro smaltato, còn liquidi a.ntisettici spesso rinnovati, devono trovarsi in tutti i punti nei quali il soldato vive od anche passa (camerate, locali di servizio generale). Riservando la disinfestazione degli indumenti; degli oggetti letterecci, delle camerate e dei locali tutti a quando se ne palesa la necessità, si devono invece sistematica.mente disinfettare tutti i punti dove si raccolgono sostanze di rifiuto, nonchè latrine, orinatoi, sputacchiere; lavare spesso con soluzione di soda bollente pavimenti di dormitori, di sale di ritrovo, di locali di punizioni e di corpo di guardia, cucine, scale, ecc. Inoltre nelle camerate l'a,ria deve essere mantenuta sempre pura, e rinnovata frequentemente con l 'àprire usci e finestre. Qiò deve farsi sempre anche al mattino dopo la sveglia, qualunque sia la stagione, avendo cura peraltro di evitare le correnti di aria dirette o troppo forti durante l'inverno. Quando le truppe son:o fuori della caserma, le finestre saranno -tenute aperte. · L'uso dei dormitori e delle latrine nottu~ne sarà interdetto · durante il giorno. La più rigorosa pulizia deve essere effettuata nelle camerate come si è detto pei luoghi comuni, pei luoghi di ritrovo, ecc., mantenendo i pavimenti asciutti, i vetri tersi, le pareti senza polvere. La .s pazzatura sarà sempre fatta previa innaffiatura con acqua per evitare sollevamento di polvere. il soldato deve essere istruito a curare la pulizia del suo letto, a non insudiciare le leiizuola e le coperte. Il battere e. lo lilpazzola.re il vestiario, il pulire oggetti di armamento e di cor~ redo, le bardature, ecc., sarà sempre fatto fuori dei dormitori. 108. Deve essere stabilito un regolare e accurato servizio di barbiere, in locale apposito di facile accesso e di facile sorveglianza, vietando assolutamente ai . soldati il taglio dei capelli in qualsiasi altro luogo della caserma,. Il dirigente il servizio sanitario si assicu,rerà della pulizia dei diversi _oggetti


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adoperati dal barbiere, vigilerà. sull'igiene del locale e sulle con dizioni di salute del personale addetto . 109. Ogni anno, in occasione dell'arrivo delle reclute a,i corpi, dovxài procedersi all'imbiancamento di tutti i locali, previa eventuale disinfezione e disinfestazione. Solo queste cure assidu,e potranno mantenere salubre anche la caserma architettonicamente meno perfetta e mantenere basso l'indice di morbilità delle nostre truppe.

l I O. Un tipo di caserma speciale costituiscono qu.elle che portano il nome di casematte. Sono le abitazioni del soldato nelle vecchie piazze forti. P er qu,anto siano senza dubbio sempre difettose, rappresentano però una necessità. I principali inconvenienti sono: pareti molto spesse; copertura fatta di terra e molto spessa; ambienti chiusi; limitate a,perture di ventilazione; spesso umidità eccessiva. Per ovviare a questi inconvenienti sarà opportuno, in tempo di pace, fare accampare alternativamente le varie sezioni di truppa nelle aree libere fra i yari forti, combattere l'umidità e attivare la ventilazione, curare una rigorosa proprietà individuale e l'allontanamento scrupoloso di tutto ciò che possa inquinare l'ambiente.


CAPO VIII.

ALLOGGIAQNTITEMPORANEI ACCAMPAMENTI• ACCANTONAMENTI• BIVACCID lii, ..\ccampamenti. - L'influenza che _le dimore temporanee ed eventuali esercitano sullo stato sanitaJ"io della, truppa è di gran lunga superiore a quella che possono esercita.re le abitazioni fisse. ' Se la vita al campo è in genere spicca,tamente favorevole alla sa,lu,te dei soldati, tu,ttavia può divenir da,nnosa, qua,n do non si sia potuto provvedere alla salubrità dell'l:tccampament-0, qu,ando esso si protragga a lungo nello stesso luogo e le condizioni stagionali siano avverse. 112. La scelta della località va perciò fatta con cura e H terreno da occupare deve assicurare alla truppa uno spazio ·notevole, essere attiguo per quanto è possibile alla direttrice di marcia, las.ciando però sgombre le strade, non essere troppo esposto ai venti, essere asciutto, sodo, non polveroso, leggermente inclinato e quindi con facile scolo delle acqu.e piovane, provvisto di acqua buona, abbondante e non troppo lontana. Si prestano bene allo scopo i campi dove venne raccolto il grano, sono invece da evita,rsi i prati artificiali, i terreni acqui· trinosi o torbosi, soggetti ad emana,zioni mefitiche, o a inondazioni, e, per quanto è possibile, a.nche quelli battuti troppo dal vento. Si possoii'o u,tilizzare i prati natur ali, purche a · fondo sodo. Per le armi a cavallo e per il carreggio occorre che il ter. reno prescelto sia, resistente, non arato, non soggetto a umidità. A tale scopo si dovrà tener conto della profondità deJla falda ·acquea su,perfi.ciale e delle sue oscillazioni, noncbè dell'esistenza


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di strati argillosi. superficiali o a sca,rsa profondità che per la . loro impermeabilità. possono, in caeo di pioggia, rendere l'a.ccampamento umidÒ e malsano.La vicinanzà di un boscò può essere utile per<;,hè permette . aìla truppa di passare le ore più calde dell'estate al rezzo delle pia.nte. Bisogna peraltro che il bosco sia rado o ad alto -fusto spècialmente quando si tratta di zone malariche o sospette di malaria, perchè, se troppo fitto e basso, diviene facile ricetto alle zanzare. ·Si intende che non saranno mai prescelte zone dove predomini la mala.ria e dove serpeggi qu.alche malattia infettiva. Le cose alle quali in un accampamento deve essere specialmente rivolta l'attenzione sono: l'acqua, le cucine, le latrine, l'infermeria,. l 13. Acqua. - L'acqua potabile è una delle essenziali condizioni di salubrità di un accampamento, e ad essa bisognerà rivolgere le maggiori cu,re. È perciò stabilito che, prima di fissare un accampamento, veng3: inviato sul luogo l'ufficiale medico igienista, il quale prov.vederà, all'occorrenza, al prelevamento dei campioni per l'esame chimico e batteriologico. Pu,ò occorrere però che in manovra e specialmente in guerra,, le truppe debbano arrestarsi in luoghi imprevisti, sui quali il detto u;fficiale non abpia eseguito alcuna ricerca. In tale caso il dirigente del servizio sanitario dovrà anzitutto st a,b ilire quale direzione abbia la falda acquea superficiale, ciò che può a,rguirsi d!),lla pendenz::.i, della regione, dall'altezza delle colline circostanti, ecc. Se l'acqu.a proviene da monti coperti da bosco o da 9oscaglia bassa, o anche nudi, ma inabitati, si ha già motivo di ritenere che essa sia potabile, perchè nessuno ha potuto inqui· na.rla. Se invece tutto all'intorno il terreno per largo tratto è coltivato (grano, prati artificiali, ortàglie, grano turco, canapa, ecc.), è fondato il sospetto di acque impu,re, a causa so:pratutto, delle concimazioni. Così pure l'esistenza a breve distanza di letamai, maceratoi di canapa, ecc., deve dare.sempre


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sospetto, e lo stesso dicasi quando vi sono paesi troppo vicini, '· vaste cascine con molto bestia:me, ecc. .Altri elementi importanti sono· forniti dai pozzi esistenti nella zona, l'esame dei quali farà conoscere quale sia la.profon· dità della falda acquea, quale la natura del ~ottosuolo, e svelerà l'eventuale esistenza di fratture del medesimo. Quanto maggiore è la profondità dell'acqua, tanto più probabile è che essa sia buona; un sottosuolo di roccia porosa ha evidentemente un potere filtrante maggiore di quel che non sia uno strato, sia ·p ur spesso, di terriccio ad elementi vari di forma e di grq,ndezza; un sottosuolo a roccia porosa tufaceo, anche di notevole .spessore, ma con fratture numerose, non dà in~ece affidamento di buona filtrazione. In generale bisogna diffidare dei pozzi con la tromba rivestita di mattoni; essi sono in genere scavati nel terriccio. Invece quelli scavati nella l'Occia sono più sicuri. .A questi dati si aggiungano i caratteri. organolettici dell'acqua e i· dati epidemiologici tratti dalle indagini sulla popolazione civile che deJl'acqua stessa si serve. Se l'acqua è limpida, incolore, insapora, inodora e se gli abitanti godono tutti e godettero anche prima o~tima salute, in fatto specialmente di malattie intestinali, si hanno elementi importantissimi per ritenere l'acqua di buona qualità. .All'infuori dei casi in cui il campo sia fornito di acqua di conduttura, il mezzo migliore di rifornimento è quello dato dai pozzi. · Qualora esistano già pozzi nella loéalità scelta si dovrà. fare in modo che il campo· sia impiantato a valle e non molt o lontano da essi e si useranno tutte le precauzioni :per evitare il loro inquinamento (zona di protezione dalle possibili polluzioni esterne, pavimentazione attorno con mattonelle, copertu,ra del pozzo, eventu.ale miglioramento del rivestimento interno) . .Ad ogni modo ci si assicurerà della bontà dell'acqua e del loro stato igienico, provvedendo, ove esistono dubbi, alla potabilizzazione. Se invece non esistono pozzi e il campo . debba duràre a lungo, occorrerà o scavàrii.e· per l'occasione o provvedere al


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trasporto. dell'acqua con carri botte (in qualche caso con vagoni cisterne). Dovrà curarsi allora il lavaggio accurato e periodico dei carri, che s~ranno tenuti coperti con frascate dura.nte il giorno, affinchè l'acqua si riscaldi il meno possibile, e degli a,l tri mezzi di trasporto. I carri inoltre dovranno essere sempre muniti di rnbinetti per evitare altri sistemi di erogazione, sempre pericolosi. I pozzi nuovi saranno o superficiali o profondi, e possono essere allestiti.o per iscavo, servendosi della p1·ima. falda. acquea (nel caso occorrono le più serie garanzie per la sua buona qualità), o per perforazione con tubi metallici (pozzi Norton, pozzi Oa.landra) molto più r accomandabili, da cui l'acqua o zampilla spontaneamente o, meglio, viene estratta per mezzo di pompa. Se a, breve distanza dal campo esistesse una sorgente riconosciuta di buona qualità, si potrebbe, con l'intervento del genio milit are, procedere alla captazione della sorgente, con apposito pozzetto di presa, dal quale con breve conduttura l'acqua potrebbe essere portata al campo ed erogata per mezzo di m binetti. In questo caso, il campo dovrà essere stabilito a valle della sorgente e si curerà che sia stabilita una zona di rispetto attorno a.Ha sorgente (di u,na ventina di metri). 114. Nel caso in cui sia necessario servirsi di un corso d'acqua, occorrerà anzitutto provvedere a che l'acqua non venga intorbidata o corrotta a monte del punto dove si deve attingere e che l'acqu.a destinata agli usi alimentari venga depurata. Si amà cura di stabilire il posto di :presa a monte dell'accampamento o dell'abitato, di mantenere una, continua sorveglianza sul luogo stesso e per 1\n lungo tr atto a monte di esso, di regola.re con ordini precisi la presa, non solo perchè essa, quando sia un po' scarsa, venga utilizzat a nel miglior modo possibile, ma perchè la ressa faciliterebbe gli inquinamenti. Sa.I"~ necessario poi stabilire lungo il corso d'a-0qua tre zone: la prima a monte, da riservarsi per l'acqua potabiie per le truppe e per l'uso di cucina.: la seconda nel mezzo, che ser-

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virà. per abbeverare gli animali; la terza, molto a _valle, per attingere· l'acqua per uso di pulizia e di lavatura. 115. Quando più corpi o reparti di truppa debba.n o servirsi della medesima corrente, la provvista di acqua per ogni singolo corpo o reparto sarà iniziata a cominciare da quelli stanziati più a valle e poi dà quelli più elevati gra,datament.e fino al più a monte di tutti, che sarà l'ultimo a, rifornirai. Eguale riguardo sarà pure usato nell'abbeverare i cavalli. · È facile intendere come le su riferite disposizioni regola,mentari, per raggiungere il massimo di effetto utile, di mettere, cioè, a disposizione delle tru,ppe acqua limpida e pura, devono essere applicate in modo che i turni di prelevament.o si succedano, oltre che con regolarità, con rapidità, per lasciare per ogni corpo o reparto, tra una presa e quella succ~ssiva, il maggior . tempo possibile accioocliè possa eserèitarsi l'azione depurante naturale che si osserva in tutti i corsi d'acqua.

dell'accampamento .U6. Qualora si trovino in vicinanza . . . tanto un corso d'acqua quanto una sorgente di buona acqua potabile, sia pure scarsa, si l1,serà quest'ultima a scopo potabile e di cucina e possibilmente per lavanda del viso e delle mani, Tiservando l'altra per tùtti i resta,nti usi. H7. È da tener presènte che u,n corso d'a,cqua,, meno in ca1?i eccezionali in alta montagna, non dà mai sicura garanzia di pu,rezza: per cui, se deve usarsi · a scopo potabile, dovrà sempre addivenirsi alla potabilizzazione chiwica che, in ca.rnpaigna, è la più pratica. In tali casi occorrerà aver sempre pronta,, in :recipienti d capacità, proporzionata al bisogno, una notevole quantità di acqua potabilizzata affinchè i soldati possano a loro agio ser-. virsen(:). Bl1,0n sistema è quello di preparaJ.'e du,e recipienti (tini, botti) che, riempiti e potabilizzati a giorni alterni, eroghino' l'acqu,a depurata il giorno successivo.


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I 18. Il mlnimo d'acqua che si ritiene indispensab~le in un accampamento è di litri 9 per ogni uomo, e di litri 20 per ogni quadrupede al giorno. Molta importanza ha l'impianto dei lavatoi e degli abbeveratoi, in modo particolare qu,ando la stessa corrente deve ali-. menta.re le truppe scaglionate lungo la via. In mancanza, di corsi d'acqu.a i lavatoi e gli abbeveratoi dovranno per necessità essere stabiliti in vicinanza di sorgenti o cisterne, proteggendo queste però dagli inquinamenti, collocando tinozze e mastelli a conveniente distanza ed a valle e dando sfogo alle acqu.e di rifiu.to, in modo che esse siano rapidamente e completamente allontanate. . 119. ()ucinc. - Le cu.cine da campo sonò generalmente collocate. dietro l'ultima fila di tende, in sito non avvallato e sottovento, preferibilmente J)resso una scarpata di te1Teno o un mu,ro. Dovranno essere fatte, al massimo, per battaglione: saranno disposte a preferenza in prossimità di u,na sorgente di acqua, lontano da sostanze facilmente infia.mmabili (paglia., fieno, cartuccie), ed in modo che le acqu,e di rifiu,to non possano nè ristagnare, nè inqu,inare corsi d'acqua vicini. Massima cura si ptirrà per tenerle lontane più che è possibile dalle latrine, ad evitare che le mosche servano di veicolo di infezione, volando .dall'u,na all'altra località. I rifiu,ti delle cu,cine e del rancio e l'ossame saranno giornalmente interrati in fosse sufficientemente profonde. l20. Infermerie. - Se occorra istituirle nell'accamp2.mento, saranno collocate in luoghi appartati, ma facilmente accessibili, e _dove sia facile l'approvvigionamento idrico. Di norma si procu.rerà. di impiantarle in qualche fabbricato vicino. 121. Latrine. - Devono essere allestite a.ppena stabilito il campo, in lu,oghi appartati ma di facile accesso, poste in direzione conveniente i.n rapporto ai venti dominanti, al riparo

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_d i ogni . possibile comunicazione diretta · o indiretta .con sorgenti o corsi d'acqua, a va;lle del campo. Non bisogna esagerare la distanza delle latrine ~e l!"Qn si vuol frustrare la funzione di esse. In generale-esse non èl;evono essere lontane più di metri 100 dall'ultima fila di tende. Di notte, l'ubicazione d~lle latrine dovrà essere indicata da Ìanteme. È indispensabile che ogni ma;ttina si versi sulle deiezioni· del latte di calce. In mancanza di calce, potrebbe usarsi utilmente la cenere delle cucine, gettandola periodicamente nella fossa: essa agisce in modo analogo ana calce per la potassa che contiene, ed ha inoltre un potere assorbente. Quando la fossa è colma per metà, bisogna spostare la latrina, scavandone una nuova e colmare la v.:ecchia çon terra in abbondanza in modo da costituire un ·rilievo, piccolo, ma ben.e evidente. . 122. Le deiezioni dei quadrupedi saranno rimosse e accumulate in mucchi lontani e sottovento, ben battuti e ricoperti di terra, ben compressa. J23. Poichè I~ pulizia dell'intero accampamento deve essere molto curata, è necessario che le squ:-idre di pulizia a tal'uopo destina.te siano attentamente sorvegliate. . I rifiuti di un campo sono infiniti e spesso pericolosi; è quindi i11dispensabile che essi siano allont anati ed interrati · profondamente, non meno di.un metro, per evitare cbe siano dissepolti da animali r andagi, specialmente durante la· notte, e lungi dai corsi d'acqua. Si userà speciale attenzione che in prossimità dell'accampamento non siano dif:.:poste e conserva.te sostanze alterate o putrefatte. Non ai stabiliranno macelli od immondizie sul recinto e neanche in prossimità dell'accampa.mento. 124. La ten~a. - La tenda è un provvido riparo pel soldato contro la inclemenza del clima e della sta,gione, l'umi-


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dità, il rigore della notte; e perciò egli non deve commettere l'imprudenza di dormire fuori di essa. Di giorno è pure u,n rip1ro contro i raggi solari, tenendo convenientemente abbassato il telo rivolto verso su.de sollevato quello che gua.r da a nord. Il 'tipo regolamentare di tenda è quello mod. 1928, (tenda mimetica) a telo quadrato, che può servire anche come mantellina, impermeabile, pagliericcio, e mezzo di mascheramento. 11 tolo è fatto di stoffa impermeabile, senza gomma. Il soldato non deve insu.dicfa.re l'interno nè i dintorni della propria tenda o di quelle vicine e n eppure tenere nell'interno di essa oggetti su.dici o di inutile ingombro. Avrà inoltre cura ;,;puciale della pulizia del vestiario e della persona, per vantaggio proprio e per riguardo ai compagni coi quali deve dividere il ristretto ambiente. Dovrà tenere sgombro il fossetto scavato intorno alla tenda, per lo scolo . e l'allon·tanamento delle acque piovane; il fossetto stesso dovrà essere scavato non troppo superficialmente, ma. neanche troppo profondamente, e con adatta pendenza, secondo le caratteristiche del luogo, in modo che l'acqua scorra via rapidamente e completamente. Di giorno la tenda dovrà essere aperta completamente in tutte le parti, arrotolando tutti i teli; naturalmente sarà, del t utto chiusa in caso di pioggia. La paglia sarà smossa possibilmente ogni giorno e tenuta esposta al sole e rinfrescata e cambiata secondo prescrizione; . quella usata sarà. bruciata o interrata. 125. Poichè, malgrado tutto, il terreno suJ quale si impianta

1m accampamento rapidamente si inqu,ina, ò necessario che, qu.ando la permanenza delle truppe in un luogo superi le due settima.ne in media, l'accampamento sia spost ato; si evitano cosi pericoli di infezione e si permette il risanamento n atu;rale de1 suolo dell'accampamento abba,ndonato. Naturalmente il o;}mpo che si.lascia va accuratamente pulito, lasciando ben segnati i punti ove erano le latrine. Per le stesse ragioni, se più reparti verranno ad accampare successivamente in una 5 -

Jstruzio11e per l'igiene deì mii-ilari, ecc.


medesima zon::i,, il reparto seguente deve evitare di impiantare·, le tende sul terreno ove sorgeva l'accampa.mento di quello precedente. . Lo spostamento del campo diventa indispensabile ed. urgente quando si manifestassero casi di malattia infettiva. 126. Trincee o ricoveri. - L'abitazione del soldato in .guerra, nelle prim<? linee, è rappresentata dalle trincee e dai ricoveri mentre, per le truppe più arretrate, è rappresentata,, d<ligli attendamenti e dagli accantonamenti, i quali non diversificano, in so.stanza, da quelli del tempo di pace. Le trincee non hanno nulla di :fisso: esse si scavano cl ove è possibile, indipendentemente da considerazioni igieniche· e sanitarie; indispensabile però è una buona sistemazione del fondo della trincea, perchè essa rappresenta il mezzo più importante e più efficace per prevenire le congela,zioni dei piedi. Il fondo della trincea deve sempre avere, lungo il suo ·asse. un fossetto scavato per tutta la sua lunghezza, in modo chel'acqua vi si raccolga.; ad esso sarà data la pendenza necessaria allo smaltimento dell'acqua che; nei punti più bassi, sarà deviata, e sm'.l.ltita fuori della t~incea per mezzo di brevi deviazioni in forma di ca.mminamenti, o simili, scavati dai lat,0 del rovescio~ Nel fondo della trincea si disporra,nno ramaglie o meglio, se possibile, larghe pietre ecc., in modo che l'acqua scoli sempre e· bene nel fossetto centrale sottostante. Le trincee debbono essere tenute scrupolosamente pulite;: nulla di s11,perfl.uo o ingombrante deve esservi lasciato. La que-· stione dei rifiuti si riconnette strettamente con quella delle latrine che debbono essere scavate possibilmente a valle della trincea, ed unite a questa per mezzo di un camminamento. Per la disinfezione di esse si ricorrerà, come si pratica per le latrine da.campo, al latte di calce, coll'avvertenza che·in questo caso, occorre mescolarlo con terra o nerofumo o altro colore, in modoche' non venga a costituire un mezzo di identificazione o di riferimento per il nemico. Qualora non sia possibile scava.r e fosse· per le latrine, si ricorrerà a latrine mobili da campo, contenenti


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soluzione disinfetta.nte e da vuota.re spesso. (Jurare che vi sfa.no ripostigli per i viveri allo scopo di sottrarli ai topi. I ricoveri sono rappresentati di solito da, caverne· naturali o scavate per '1a circostanza, o da baracche di legno, costrnite in modo sommario. Vigono per essi le regole di ptùizia, già dette ·per le tril).cee. 127...\ccantonamcnti. - Le norme igieniche particola,ri dipendono per gli accantonamenti dal nu,mero e dalla capacità. <lei locali occu.pati o da occuparsi e dalla ~itna,zione del momento. Sotto il pu.nto di vista igienico, di tutti gli alloggiamenti tempora.nei 1iaccantona.mento è quèllo di massima preferibile: un .:7alido ripa,ro, anche modesto, sarà sempre da preferirsi al sostare e dormire all'addiac.cio o sotto tenda in periodi freddi o piovosi. L'accantonamento però deve e:ffettuaTSi in locali adatti e non essere troppo prolungato. La cubatura deve essere, se possibile, ugu.ale a quella delle caserme. Ccmnnque non inferiore a .m3 • 15 per soldato. Lo spazio per individuo mq. 2-2½.

128. Delle commissioni incaricate di cerca.re i luoghi più opportuni per fa.rvi soggiornare temporaneamente le truppe deve sempre far parte un ·ufficiale medico: egli porterà la, sua attenzione sulle acque della: regione, noterà le peculiari cause . di insalubrità delle abita.zioni e del suolo, condurrà un'inchiesta epidemiologica, sia sulla base dei documenti ufficia.li esistrnt.j . presso le amministrazioni comunali, sia sulfa, base deHe informazioni fornit-e dalle persone più illuminate e degne di fede (medico, parroco, maestri, carabinieri) intorno a.Jle eventuali malattie che serpeggiano in paese. Saranno scartati i locali meno adatti, come le chiese, in generale umide, male illuminate e male aereate, che costituiscono un'abitazione a,s solutament,e dannosa, per poco che il soggiorno degli ucmini vi si pl'olunghi. È su.perfluo ricordare che non devono essere scelte per accantonamento regioni ove sia,no in atto malattie infettive degli uomini o degli animali domesti'ci, ove non esista la possibilità, di rifornimento abbondante di acqua buona, ove industrie


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agricole o di altro genere rendano l'aria malsana o semplicemente molesta per emanazioni sgradevoli, ecc. 129. I locali prescelti devono essere, .s alvo ~:ircosta,nze eccezionali, ripuliti prima che siano occupati dalla truppa e provvisti in precedenza di abbondante qua,ntità di ~qu,a; potabile e di latrine. Quanto alle latrine, si poti·anno usare bottini mobili, 9ppure si potranno adottare gli stessi sistemi già indicati per gli accampamenti. Anche per gli accantonamenti valgono le misure {;,>ià. dette a rigu,ardo degli accampamenti per quanto si riferisce alla vigilanza igienica in generale e all'allontanamento del letame e dei rifiuti in genere. Occorrerà evitare che i soldati d'arma a cavallo dormano, sempre quando sia, possibile, nelle scuderie. 130. Nel caso che in un locale destinato ad accantonamento

si manifest~ssero casi di malattia infettiva, la truppa verrà fatta allontanare, trasferendola in altri locali, o meglio attendandola, se le condizioni stagionali lo permettano. .Anche nel ca.so che nella popolazione civile si manifestasse una qualsiasi epidemia, sarà .conveniente, ricorrere all'attendamento. 131. Qualora un accantonamento debba servire ad alt.l·e truppe che si succedono sul posto. sarà, conveniente che il comando di queste sia minutamente · informato ~ quanto può interessare dal punto di vista igienico e sanjtario. Le nuove .truppe saranno anche più accurate nella pulizia e disinfezione · <l~i locali prima di entra,rvi. In ogni modo, sempre che sia possibile, i reparti che abbandonano un accantonamento, debbono provvedere al suo risanamento.

13~. Baraceamenii. - Quando sono impiantati in luoghi adatti e tenuti con cura, i campi baraccati sono salubri, ma a 111:Ilgo anda,re il suolo viene ad inquinarsi e la baracca può diventa.re abitazione incomoda e malsana.


69 Le baracche possono essere in legno·, · in inura,turà, fu et,ernit, iu cemento, ecc. L'orientamento delle· baracche <leve essere suggerita dalie condizioni lòca,li; la disposizìòne, in generale, è· in file pa:rallele. Ogni baracca deve essere distante da quelle attigue per uno spazio non inferiore a,d .una, volta è mezzÒ l 'altezza. Se sono su più linee, ogni linea sa,rà separata dalle altre cla nna, zona larga, almeno due volte l'a.itezza delle baracch(\ stesse. 133. La ba.racca deve essere sopraelevata dal suolo di cm . 30 - 90, deve a-yere un pavimento · impermeabile, e lo spazio tra il pavimento ed il su,olo deve essere praticiabile a.lla pulizia.. Le pareti possono essere semplici, o preferibilmente do:ppie, perchè proteggano meglio gli abitanti dalla, temperatura esterna. L'illuminazione naturale deve essere assicmata da finestre contrapposte, aperte sul fato lungo del rettangolo; la · ventilazionè, oltre che dalle finestre o dalle' porte, si può ottenere in va,ri modi. Un ottimo mezzo di · ventilazione, di inverno, è rappresèntato da stufe collocate nel centro della, b,1racca,, oppure verso i due estremi, e da aperture pra,ticate snlle pareti, a contatto dei pavimenti. In generale le ba,racche si costruiscono di una capa.cità tale da accogliere 8-16-20 uomini. Per la cubatura delle ba.rac.che si teITanno presenti le norme stabilite per gli aUoggiamenti in genere. Qualora necessità del momento esigessero un minor spazio cubico per cia,scun individuo, dovrà esser curata maggiormente la ventilazione e ]'a.creazione. Le cu,cine vengono situate in modo da, non dare molestia a cau.sa del fumo e delle emanazioni, nè da, costituire pericolo di incendio. La cncina sarà, collegata col gruppo di baracche che essa serve a mezzo di gn,ide di lastre o di ciottoli. Pe1· le latrine, il modo migliore, quando si può, è di allogarle in baracche mu,nite di bottini mobili, che vengono traspo1·tati e vuotati lontano, ogni giorno, previa disinfezione del contem1to, che dovrà sempre essere intel'ra.to lontano d,a,i corsi


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d'acqua o sorgenti. Qa.andò non sia possibile altrimenti, si potranno adottare le latrine da campo. 134. Rimcco. - Il bivacco risponde ad esigenze di ordine tattico per le quali occorre che le truppe riposino sul terreno di com}?attimento o in vicinanza del nemico. È quindi naturale che, in tali circostanze, le necessità di guerra abbiano il sopravvento sulle misure igieniche. Ad ogni modo qualche cos·a può farsi per sistemare nella migliore maniem possibile i soldati. I terreni in leggero pendio, sul limite di boschi, sono i più . adatti; occorre .invece · evitare, per quanto possibile, il bivacco in fondo valle. Gli uomini, riuniti per repa,rti, riposa.no a terra e pertanto, per evitare che essi giacciano sul terreno nudo, possono improvvisarsi con ramaglie dei giacigli isolati, che possono ricoprirsi con paglia, qualora se ne abbia a disposizione. Con frasche, scorze d'albero, ecc., possono improvvisarsi dei ripari. Se ragioni milita,ri non vi si oppongono, si accenderanno dei fuochi, che potranno eventualmente servire per asciugare gli oggetti di vestiario bagnati. Ad ogni modo si ricorre al bivacco solo quando ragioni df assoluta necessità lo impongano.


CA.PO IX.

NORME GENERALI DI IGIENE OSPEDALIBRA 135. Perchè.i servizi di un ospedale possano svolgersi con regolarità ed in un ambiente rispondente- ai requisiti della moderna igiene, occorre che esso sia costruito con cri,teri razionali tenendo di mira, fin da principio, le sue speciali condizicni di funzionamento. Ma non tutti gli ospedali esistenti corrispondono a , questi ·requisiti, anzi gran parte di essi occupano edifici più o meno antichi, costruiti per altri scopi e successivamente adattati al ricovero di ammalati. 136. .Ari.che per gli ospedali qu,estione importantissima, è ,qu,ella della località dove costru,irli; e certamente è all'uopo preferibile una località posta alla perifeii.a dell'abitato, che' permetta un normale impianto dei servizi generali·, che offra le migliori condizioni di aereazione e di ventilazione, sia, lontana da industrie rumorose e nocive per esalazioni e abbia sopratu.tto una discreta disponibilità di terreno da, sfruttare, come giardini, parchi, ecc.

137'. II terreno su cui costl'Uire ùn ospedale deve avere una estensione proporzionale al numero degli a,mmalat,i da ricovera.r e, tenendo conto dello spazio occonente per gfa.rdini, -c ortili e locali accessori; deve essere sodo e non costituito da materiale di riporto, con una pendenza tale da, rrnderc agevole il .funzionamento delle fognatme e che gli permetta di rimanere asciutto. Una· modica inclinazione del terreno offre anche. il vantaggio di una, migliore ventiJa,zione e di una più libera inso.lazione, per la qùale ha anehe grande importanza l'orientamento del terreno.


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È ovvio che il terreno prescelto dev:e trovl:l,rsi lontano da aequ.e stagnanti e da esalazioni di qualsiasi specie, mentre la vicinanza di un corso d'aèqua,, purchè bene regolato e di portata, sufficiente, anzichè costituire un difetto, pu,ò rappresentare un vantaggio perchè può servire a facilitare lo smaltimento delle acq1\e di rifiuto.

138. I tipi di costruzione ospedaliera possono ridursi a tre: a corlidoio, a padiglioni e misto.

Gran parte dei nostri ospedali milita.r i, i più antichi, appa.1·tengono al primo tipo, ormai sorpassato; per i difetti orga:piei che presenta. Gli altri più recenti sono a, padiglioni isola.ti e a padiglioni con corridoio. 139. L'ampiezza e la capacità dei nostri ospedali sono·qalcolate in modo che corrispondono al 4-6 % della forza media dei reparti di truppa che presidiano la zona servita .da ciascun ospedale. Di norma 3/s dei letti disponibili sono destinati ad :tccogliere gli infermi di mala.ttie mediche, 2/s quelli di malattie chirurgiche e delle va.rie specialità. Per la sezione infettivi si riservn, 1/ 8 circa del num~ro totale dei letti. 140. La superficie, sia coperta che scoperta, asse.gnata a ciascun letto, non deve essere inferiore a m 1 100. Ma si può dire che la superficie non è niai troppa per un ospedale, sempre quando questo concetto non si traduca in una esagerazione Òh~ verrebbe a creare difficoltà. per iÌ normale ftmziona.mento del servizio. Quanto phì i padiglioni sono inondati d'a.r ia e di luce tanto più essi sono salubri e quindi maggiore è il vantaggio igienieo dei mal.a.ti e, tutto sommato, più economico è il trattamento globale dei ricovera.ti per il rispa,rmio di giornate di degenza V.a inoltre tenuta. presente la possibilità di aumento del numero dei fabbricati per necessità. nuove di servizio, e l'eventualità <li dover impiantare, nei cortili e giardini attorno ai padiglioni, tende o ba,racche in ca,so di epidemie o di mobilitazione.


73 141. Infermerie. - Le maggiori cure nella costruzione e fnnzionamento di un ospedale vanno rivolte alle infermerie

o sale di degenza degli ammalati, come quelle dove gli infermi trascorrono quasi per intero tutto il tempo della loro degenza. Esse saranno ampie, ben aereate e bene illuminate. Lo spa1,io \ cubico non deve essere inferiore a mc. 40 per persona, in maniera fhe, cl.a.to il rinnovamento dell'aria non inferiore a due volte ~er ol'a, l'ammalato disponga di almeno 90- 100 mc. d'aria ura ogni 60 minuti. .Anche qui, anzi a maggior ragione che nei ormitori della caserma, la cubicità. dell'ambiente deve essere <i:i.ta in prevalenza dalla superficie della sala .più che d.all'a~z;za. Questa sarà. sufficiente non oltrepassi i metri 4,50. La perfi.cie invece non deve essere inferiore a mi 10 per posto letto. Essa sarà suddivisa. fra lo spazio occupato d.a,l letto e kblla colonnina da notte, e quello circostante il letto stesso / e })recisamente in r agione di metri 1,20 fra letto e letto, metri 0,30 fra il muro e la testata del letto medesimo e il rimanente fra una fila e l'altra di letti o fra il letto e la parete contrapposta. Quest'ultimo spazio, tra file di letti, o trl'!> letti e pa.ret.e, non avrà meno di metri 3 di larghezza. 142. Le finestre debbono essere molto ampie e possibilmente giungere dal pavimento della sala. al soffitto, con vet,ra.te <livise in due parti, per modo che quella superiore possa a,prirai a, vasistas. La, superficie vetrata cli un'infr,rmeria deve corrispondere ad 1h- 1 / 7 cli quella. del pavimento.

l4l. Il pavimento deve essere impermeabile, levigato ma non s<lrn,cciolevole, inattacco.bile dalle sostanze aeide od alcaline, costituito di materiale dotato di un certo pot€re coibente, per non dare una molesta. senza.zione di freddo. Deve inoltre aver il minor numero di commessure, ed essere collegato a.Ue pareti con linee curve che evitino gli angoli, ove si raccoglie fM}ilmente la pol~ere ed i detriti solidi e liquidi. L'orientament-0 dato al padiglione, se opportuno, consentirà a,lle infermerie di godere di un'~bbonclante irra,dia,zione sola.re diretta sulle pa-


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reti., di una notevole quantità di ìuce, ed al tempo stesso favorirà. la ventilazione naturale dell'a.'mbiente, quando la sal'a ·sia munita di finestre contrapposte. La pulizia del pavimento sarà fatta - specie nei reparti infettivi - con lavaggio di soluzione di soda calda, strofinando poi con panni. Si eviteti di sollevare polvere. Ciascun ammalato sarà. munito di sputacchiera individua! lavabile e disinfettabile. .144. Quanto al numero dei letti per sala., i più moder · . ospedali ne.hanno 10-14: ciò che rende più gravoso il servizif,

ma giova molto alla salute dell'ammalato. Nei nostri vec~c· ospedali, ove le sale hanno larga capacit,à ii:t posti letto, è · dispensabile l'eistenza di camere adiacenti con 2-4 letti per g · ammalat~ gravi_ abbisogn~voli_ di tran~uillità_ e di riposo'. . \ Fra 1 locali accesson all'infermeria merita.no la maggiore attenzione quelli di più largo uso, ma di minor fac~lità di controllo: latrine, orinatoi, lavabo. 145. Latrine. - Devono avere comodo e facile accesso _d alle sale di degenza o di soggiorno. Il temuto riflusso dell'aria graveolente dei vasi e delle.fogne oggi non deve più preoccupare dovendo le latrine degli ospedali essere a sciacquQne automatico ed a chiusura idraulica; non è più necessa.rio qu,indi che esse siano col_locate ad una certa distanza e largamente e di continuo ventilate. Nondimeno esse devono essere provviste di pavimento impermeabile leggermente inclinato verso il vaso; lavate e disinfettate ogni giorno; alla base del vaso deve 'trovarsi un piccolo scolo con sifone. Il vaso sarà sopraelevato ed avrà lateralmente due spranghe metalliche o maniglie perchè l'infermo possa.. tenersi in appoggio. Ogni posto avrà il suo camerino, aperto in alto, e con le pareti laterali e quella, anteriore staccata dal suolo, per mo·do che sia facilmente lavabile ' dall'esterno ed inoltre controllabile dal personale · di assistenza. In antilatrine sarà collocato un numero conveniente 'd i urinatoi (in media 1: 20 ammalati). Le, latrine invece

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sa,ra.nno in quantità, maggiore (circa 1: 12 infermi). Anche l'antilatrina deve avere un pavimento impermeabile, pareti a mattonelle di ceramica o verniciate a tinte chiare, abbonda,nte illuminazione n aturale ed àrtifì.ciale. Al)p'.)siti locali, con lavabo, allestiti con le migliori garanzie igieniche, serviranno per gli ammalati leggeri, pei convalescenti, per colòro in genere che possono passare buona parte d.e l giorno fuori del letto. 146~ Infermerie per malattie infettive. - Per esse occon-e un padiglione apposito, provvisto di tutti gli impianti richiesti da.Ile particolari esigenze assistenziali, curative, igienico-profilattiche. Nel caso ciò sia impossibile, il reparto infettivi deve essere completamente is.o lato dalle restall;ti sale per infermi, aver in proprio: scala di accesso, la.trine, b agni, cucine, pianti per disinfezio~e dei prodotti patologici di escn~zione o secrezione, e degli utensili di sala di mensa e di cucina, ecc. Le sale per i malati infettivi debbono soddisfare ai più stretti requisiti in quanto alla pavimentazione, a,l l'impermeabilizzazione delle pareti, alla .buona sistemazione delle finestre, per assieurare una facile ed attiva ventilazione, ed alla. semplicità del mobilio. Per ciascun g~nere di malattia infettivar-contagiosa devono esistere possibilmente separati loca.li di ricovero. Alcuni locali dovranno essere destinati ai malati in osservazione: ai sospetti, a quelli, cioè nei quali la diagnosi è dubbia. Tanto meglio poi se sarà possibile avere un pi~colo pa;diglione riservato a tale scopo e nel qualé si possa, fare l'isolamento indivi-· duale. Il personale di assistenza, accuratamente scèlto, deve t'rovarsi in stato di massjma resistenza alJe più comu,ni infezioni, sia mediante una immunizzazione a.rtificiale, sia assicurand<;1si che abbiano di già. so·fferto quelle affezioni che conferiscono una più o meno duratura resistenza a nuovi attacchi (morbillo, scarlattina, febbre tifoide, ccc.). Esso dovrà, allogg iare in ambiente separato d a quello del resto della truppa, in-

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dossare vesti specia,li, fare bagni :frequenti, avere somma. cnr a della persona per e'\-ita,re il contagio.

t 47. Bagni. - Ogni reparto è opportuno disponga. <li 1ma camera da bagno con 2 o più vasche, per gli infermi che non possono abbandonare l'infermeria per recarsi allo stab:i.limento bagni. Lo stabilimento bagni per tutto lo stabilimenfo dovrà. avere una serie di camerini con vasche per bagni ad immersione, fra i quali ve n.e saranno alcuni riservati agli ufficia.li ed ai sottufficiali, ed u.n locale per. docce individuali, con tra,. mezzi fino alla metà del corpo. Caratteristiche.principali di uno stabilimento bagni sono: u,na illuminazione favorevole, una buona ventilazione ehe eviti l'accumulo di vapori o di· odmi senza diminuire la temperatura dell'ambiente, che deve esseJe. sufficientemente riscaldabile, ed una, completa impermeabilità delle !)areti e del pavimento. Lo stabilimento sarà. provvisto di latrine e .di orinatoi ed a,vrà cl.e i locali di servizio ed un guardaroba con la bia,nche1ia, occonente. t4S. Di particolare interesse igienico-profila,ttico è lo sta bilimento di disinfezione. Sorgerà alla periferia dell'a.rea ospE'daliera, preferibilmente isolato, ovvero non lungi dalla lavru1deria, ma sempre da essa nettamente diviso. La sua costruzione deve obbedire a speciali rigorose norme, fra le quali primeggia, la separazione in due parti: reparto infetto e reparto puro, in maniera che mai per disattenzione o ignora.nza del persona.le possa verifica.r si confusione o sca,mbio del ma.teria.le destinato ad uno piuttosto che a,ll'a.Jtro reparto. · 149. ()amera mortuaria. - Va posta in località appa.rtata, e provvista, ove occorra , in grandi ospedali, di una camera frigoriferà per la conservazione ·dei cadaveri. Molta attenzione va posta negli impianti per .lo smaltimento dei liquidi di rifiuto e la distrnzione cli prodotti patologici.


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150, Approvvigionamento idrico. La quantità, di acqua occorrente per un osp~ale è notevolissima; può calcolarsj ohe in media occorrano dai 350 ai 400 litri di acqua per giomo e per ammalato, computando in questa cifra l'acqua necess~ria. per tutti gli usi generali. L'acqua deve avere una canalizzazione completamente chiusa e bene difesa da infiltrazioni ed inquinamenti; quando occorrano dei serbatoi per l'acqua pot~~ bifo, , questi devono essere accuratamente costruiti e protetti,

151. Riscaldament.o. - L'ammalato ha maggio1·e necessità del sano di essere riparato dall'azione del freddo, non soltanto per le· sue speciali condizioni ma anche perchè, in speciali circostanze, quali le visite mediche_, gli atti operativi, le pratiche terapeutiche in genere, esso deve essere scoperto e pertanto è più esposto a raffredda.meriti. ])} necessario quindi un conveniente riscaldamento il quale però avrà di mira non soltanto le infermerie, ma anche i locali annessi (refettorio, sale di soggiorno, uffici, sale di medicazione, latrine, ecc.). Al riscaldamento locale mediante stufe si dovrà sempre preferire il riscaldamento centrale. Un sistema di riscaldamento centrale, bene studiato, deve assicurare l'ot timo di temperatura nelle più svariate condizioni atmosferiche, l'uniforme distribuzione del calore nèll'am- · biente, l'uniformità di rendimento nelle varie sezioni legate ad, un focolare, la possibilità, di escludere alcuni tratti del sistema senza influire su quelli che restano in funzione ed infine escludere la possil:>ilità di ogni pericolo o molestia pei ricoverati. . Il sistema preferibile è quello a termosifone con centrale unica o, meglio, a piccoli impianti autonomi che servono ciascuno un grupp_o di padiglioni vicini. 152. Molta importanza va data a lla raccolta ed all'allontanamento delle acque luride e dei rifiuti. Il trattamento delle acque luride richiede in un ospedale u.na. rigorosa perfezione di impianti. Se la città ha una fognat ura e un proprio impianto per il trattamento delle acque


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luride, la fognatura dell'ospedale può essere allacciata a quella cittadina. poichè, in questo caso, il trattamento generale rende innocua tutt,a la mas_s a, compreso ciò che proviene dall'ospedale. Ma se la rete della fogna.tura cittadina è lontana o se ]a speciale posizione dell'ospedale non ne rende possibile l'allacciamento, occorre provvedere non solo alla raccolta delle acque luride, ma anche al loro tratta.mento per renderle innocue, ciò che può farsi con mezzi chimici o con mezzi biologici. Il processo di depurazione biologica, sia naturale, sia artificiale, è quello che offre le maggiori garanzie. Quanto all'allontanamento dei rifiuti è necessario uno speciale trattamento quando provengano dai repàrti per malattie infettive o da altri speciali reparti.' Per questi materiali, il mezzo più sicuro di distruzione è q.uello dell'incenerimento entro speciali forni, di cui perciò gli ospedali devono essere prov~isti e che set·viranno inoltre per la distruzione dei materiali di medicazione usati e non più utilizzabili. · Il forno di incenerimentò, possibilmente annesso al locale di disinfezione, sarà munito d~ un camino alto che assicuri la dispersione dei prodotti di combustione e del cattivo odore. 153. Non deve dimenticarsi che le speciali condizioni del-

l'ambiente ospedaliero richiedono più che altrove, l'osservanza della più scrupolosa pulizia e proprietà, sia delle infermerie e dei locali vari dei r eparti ammalati, sia di quelli di ser vizio generale. E particolarmente deve esser curata la proprietà personale dei degenti e degli entranti, ed organizzato un rigoroso controllo igienico su questi ultimi allo scopo di evitare che siano portati nelle sale ammalati oggetti di vestiario o di altro genere infestati da parassiti e di sottoporre subito al necessario risanamento gli oggetti.riconosciuti abbisognevoli, sia perC'hè infestati (disinfestazione) sfa. perchè sudici (buca.to).


CAPO X.

LE MALATTIE INFETTIVE IN GENERE PROFILASSI GENERALE 154. L'importanza speciale delle malattie infett,ive risulta ,la tma duplice ragione, dall'essere, cioè, di massima, contatciose, ossia trasmissibili direttamente o indirettamente dall'uomo ammalato all'uomo sano, e dalla possibilità, specialmente per alcune di esse, di potersi diffondere rapidamente e per una gran de estensione, costituendo le epidemie. Prima di esporre le misure generali da prendersi in caso di minaccia 1i epidemia o di epidemia in atto, e le norme speciali per ognuna delle malattie infettjve, tornerà, opportuno dare aJcuni cenni sulle infezioni in generale. 155. Le malattie infettive sono dovute all'azione di SJJeciali germi i quali penetrano nell'organismo, e, qualora i poteri difensivi individuali non siano sufficienti, vi si moltiplicano, dando origine a quegli stati patologici che cos_tituiscono la malattia. Questi germi, detti infettivi, perchè capaci di provocare· malattie infettive, appartengono per la maggior parte al regno vegetale (batteri), in parte minore al regno animale (protozoi). Essi nell'organismo umano o animale ammalato seguono le naturali vie di elimi~azione con le feci, le urine, il vomito, i1 catarro bronchiale, faringeo, nasale, ecc., che per tale motivo vengono a costituire i mezzi piil comuni e più-pericolosi .di contagio. . Non ih tutti gli individui le malattie seguono però lo stesso decorso; dai casi mortali si giunge per gradi ai ca.si abortivi, latenti o ambulatori, che hanno il maggior interesse per la pro, pagazione delle malattie il:uettive in quanto che, non essendo


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riconosciuti, non provocano misure igienico-profilattiche e perciò sono facile causa della loro diffusione nell'ambiente. :E; importante il fatto che i germi infettivi, anche dopo la guarigione dell'infermo, possono rimanere viventi e continuare a riprodursi nell'organismo conservando il loro potere patogeno per altri organismi. Gli individui nei quali ciò si verifica diconsi portatori di germi. In altri casi alcune persone possono, senza che ne ammalino, ospitare nel loro organismo germi infettivi viventi e vi·rulenti ed eliminarli all'esterno; anche questi sono dei portatori (sani). 15G. :E: bene avere presenti le vie di infezione, cioè, i modi molteplici coi quali i germi infettivi possono passare dall'organismo ammalato a quello sano; la trasmissione può avvenire: 1 ° Direttamente, da uomo. ad uomo. 2 ° ·Indirettamente: a) per mezzo di anima.li vettori; b) per mezzo di $OStanze alimentari inquinate; ~) per mezzo dell'acqua; d) per mezzo del terreno; e) per mezzo di materiali vari, infettati dall'ammalato; f) per mezzo dell'aria. 1 ° La trasmissione da uomo a uomo si verifica sia per contatto diretto con l'ammalato, sia. per inalazione di goccioline di. sputo ·da questo proiettate nel parlare, starnuta.re, tos,sire, ecc.; sia per il contatto diretto con le sue escrezioni. 20 a) La trasmissione indiretta per mezzo di animali vettori può aversi sia in quanto l'animale (insetti per lo più) funzioni da agente meccanico di trasporto, come ad esempio le mosche, sia in quanto esso funzioni da. ospite intermedio necessario (zanzare malarigene', pidocchio dei vestiti, ecc.), nel qua.le il parassita. compia un suo speciale ciclo di vita·. Anche la, puntura. semplice qua.le trasmettitrice di germi infettivi·,


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senza che sia necessario un per~odo ciclico di sviluppo nell'insetto pungente, (ad esempio la mosca cavallina, come trasmetytrice del carbonchio), è un elemento di trasmissione indiretta. Infine altri ani~ali .possono trasmettere "i germi di una malattia comune ad essi e all'uomo (come avviene per la peste che "è comune :i,U'uomo e ai ratti; per la rabbia, che è comune all'uomo ed al cane, ecc.), e, ciò, o direttamente (morso del cane per la rabbia), o indirettamente (puntura della pulce nella peste); b) gli alimenti vegetali (verdure-) possono essere agenti di trasmi,ssione perchè inquinati in seguito all'innaffiamento o concimazione con materiali fecali provenienti da ammalati. Il latte può essere contaminato-o per malattia della vacca che lo produce, o, dopo la mungitura, mediante le mani sporche dei mungitori, o perchè raccolto in recipien1;i sporchi, o perchè si è aggiunta acqua inquinata. Le carni possono essere infettanti sia perchè pro-venienti da animali ammalati, sia perchè inquinate dopo la macellazione da oggetti o da parte di manipolatori che possono essere portatori di germi; e) l'acqua è un _veicolo di trasmissione molto ~emibile perchè a tutti necessaria; l'inquinamento di essa può. avvenire per infiltrazione, nelle cisterne, nei pozzi e nelle condutture, di l)rodotti patologici provenienti da ammalati, o per inquinamento diretto mediante reci-pienti infetti (secchi) o per mezzo di biancheria infetta che-venga in essa lavata, ecc; _ d) il terreno può costituire mezzo di trasmissione in quanto su di esso si spandono materie fecali, acque luride, ecc., oppure vengono inumati in esso cadaveri di uomìni o di animali morti di malattie infettive, ecc. e) gli oggetti infetti rappresentano una causa di contagio del tutto ovvia ed evidente (trasmissione del colera, della febbre tifoide, ecc., per biancherie sudicie). f) la diffusione dei germi per mezzo dell'aria. può avvenire: 6 -

I str-nzi0t1e per /!igiene dei ~n.iUtari , ecc .


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per mezzo di materiali secchi contenenti microbi, come ad esempio polvere contenente sputi disseccati, squame epidermiche, ecc; per mezzo di materiali umidi (goccioline), proiezione nell'aria (con 1a ·tosse, lo starnuto, il parlare) di particelle di saliva, muco, catarro, contenenti germi vivi e virulenti. 1.57'. E nozione coxnune che l'inizio di Ull9, malattia infettiva è preceduta da un periodo detto di incubazione di durata,

variabile, secondo la forma morbosa, durante il quale i germj si riproducono nell'organismo e lottano contro le difese biolo-' giche. :fil noto pure che non sempre alla penetrazione dei germi nell'organismo segue lo sviluppo clella malattia perchè questi poteri difensivi possono attenuare o para,lizza,re l'azione patogena dei microrganismi stessi (resistenza n!l,tura,le), mentre tutte le circostanze ca.paci di provocare o mantenere un indebolimento dell'organismo (denutrizione, alcoolismo, affatica.mento, stato costituzionale, ecc.), diminuiscono la resistenza aUe malattie infettive (disposizione). Infine è risaputo che varie ma,lattie lascfano, dopo superate, uno stato di immunità che può durare parecchi anni (morbillo, scarlattina, febbri tifoidi, ecc.), e che altre invece non dauno immunità manifesta, anzi talora lasciano una maggiore predisposizione per la stessa infezione. 158. Nello studio della profilassi delle malattie infettive, possono nettamente distinguersi alcune misure che devono essere adotl;ate indistintamente in ogni caso di malatt;ia infettiva (profilassi generale), ed altre che sono peculiari per ogni singola infezione (profilassi speciale). La profilassi generale ha per·compito di impedire il diffondersi dej germi infettivi, di eliminare o diminuire la disposizione di luogo e le eventuali cause di contagio e di diffusione del germe, ed in.fin.e, di ridture al minimo la predisposizione


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individuale, aumentando la resistenza organica in genere dei singoli individui. Le · misure tendenti a tutti questi scopi possono distinguersi in preventive e dirette:_le prime agiscono sui fattori che costituiscono la disposizione di luogo e di individuo, quando essi sono modificabili; le seconde combattono direttamente l'agen,te morbigeno, ostacolandone la importazione e la diffu. sione e provocandone eventualmente la distruzione. Queste pertanto comprendono l'accertamento precoce, la denunzia, l'isolamento e le disinfezioni.

159. Accertamento della diagnosi. - L'accertamento deve essere fatto precocemente, valendosi, dove possibile, dei mezzi di laboratorio . .Appena accertata la diagnosi di malattia infettiva, il medico deve subito procedere alla denunzia alle competenti autorità sanitarie. Pei militari le autorità sanitarie competenti, a cui è prescritto fare la denunzia, sono: l'ufficiale sanitario del comune e il direttore di sanità militare del corpo d'armata. 160. Denunzia. - Secondo le disposizioni attualmente in vigore, è obbligatÒria la denunzia deile seguenti malattie, anche se trattasi di casi sospetti: a) morbillo, scarlattina, varicella, vaiuolo e vaiuoloide, febbre tifoide (ileotifo o tifo addominale); infezioni paratifiche; febbre mediterranea, leishmaniosi; dissent~ria bacillare ed amebica; meningite cerebro-spinale epidemica; poliomelite anteriore acuta; encefalite letargica; difterite e croup; pertosse; parotite epidemica; influenza epidemica; tifo esantematico (tifo petecchiale); lebbra; colera ed iniezioni coleriformi; febbre gialla; peste bubbonica; tifo ricorrente; b) la tubercolosi polmonare quando venga constatata nelle collettività in genere, sia civili, sia militari, o negli istituti di cura; e) la malaria e la pellagra;


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d) la sifilide, la blenorragia e l'ulcera venerea accertate in collettività civili e militari; è) il tracoma e le congiuntiviti contagiose per tutti i casi riscontrati nelle collettività in genere; f) l'anchilostomiasi; g) le tigne e la scabbia nei casi riscontrati nelle collettività; h) i casi _di rabbia o anche di semplici morsicature inferte da animali rabbiosi o sospetti di esserlo; i casi di carbonchio ematico, di morva o farcino nell'uomo. I~I. Isolamento. - Mira ad impedire che l'ammalato e le persone che lo assistono, abbiano contatto con persone sane; che nell'ambiente dove sta l'ammalato vada e venga o si trattenga alcuno, all'infuori delle persone necessarie per la sua cura ed assistenza; che _gli oggetti usati dagli ammalati (biancherie, stoviglie, bicchieri, sputacchiere, ecc.), non. vengano usati da altri se non dopo averli accuratamente disinfettati e puliti. Non essendo sempre possibile il trasporto dell'ammalato contagioso dal corpo al locale di isolamento nel minor termine di tempo, ed essendo d'altronde assolutamente necessario l'allontanarlo al più presto da,lla comunità, per evitare la diffusione dell'infezione, di 1·egola, presso ogni infermeria di corpo ed in ogni caserma sono allestiti, come è stato detto, uno o più locali di isolamento temporaneo. Le misure di isolamento debbono in alcuni casi (morbi contagiosi molto diffusibili) essere estese ·a tutti gli individui che hanno assistito od avvicinato gli ammalati. Per costoro dovranno essere riservati altri locali, separati da quelli dove vengono isolati gli ammalati contagiosi in atto. In questo caso si parla di osservazione sanitaria' o contumacia. Quando si tratta di infezioni diffusibili meno gravi e in quei casi nei quali speciali circostanze lo consigliano, la contumacia viene sostituita dalla sorveglianza sanitaria, misura che, mentre lascia libero l'individuo di attendere alle proprie occupazioni o al proprio servizio, lo sottopone giornalmente a visita medica per accer-


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tam.e le condizioni di salute relativamente all'infezione sospettata, in modo da permetterne così l'isolamento alla prima comparsa di sintomi . sospetti. La durata dell'osservazione e della sorveglianza sanital'ia dovrà. essere uguale alla durata del periodo di incubazione della malattia che si sospetta. Per i convalescenti di malattia da gei:me noto ed eventualmente per i portatori, la durata deli'isolamento deve essere regolata esclusivamente dal risultato dell'esame batteriologico, . eseguito su materiale prelevato a determinati periodi; e non do- · vrà. mai essere fon.data, soltanto sul giudizio clinico. Nei riguardi dei portatori cronici __;_ se non sarà il caso di un provvedimento medico-legale - si attuerà la sorveglianza sanitaria, non si impiegheranno in quei servizi nei quali essi potrebbero essere facilmente propagatori dell'infezione icucinieri, attendenti, ecc.), e si i.mpartiranno loro consigli igienici da seguire 162. Disinfezioni, - Altra µiisnra di profilassi dfretta è la · disinfezione, il cui compito è la distruzione degli agenti infettivi. (v. « disinfezioni e disinfestazioni»).. 163. Vaccinazione. -

11'ra le misure di profilassi generale

e speciale va ricordata, anche la immunizzazione diretta con-

tro le malattie infettive a mezzo delle vaccinazioni (antivaiolosa, antitifica, anticolerica, ecc). 164. Queste premesse ·vanno accompagnate o precedute da altre misure comuni rivolte a meglio tutelare la salute della

truppa. Quando in una guarnigione .si teme l'ill'vasione di qualche epidemia, sa.ranno per tempo applicate con rigore tutte le più . minuziose regole igieniche e quelle precauzioni che possano servire a difendere contro il doppio gruppo di caus.e, dirette e-indirette, e specialmente di queste ultime le quali, nella vita militare, hanno una importanza grandissima, ta.Iora anche maggiore della prima.


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I6a. Lo sgomento in caso di epidemia; minacciante esercita una funesta influenza sull'organismo e lo dispone ad ammalare; d'altra. parte però la noncuranza, la temerità. possono tornare altrettanto dannose. Importa a.dunque che il militare tenga una via di mezzo fra questi estremi, che abbia fiducia nella saviezza dei suoi superiori, che stia di buon animo e si attenga scrupolosamente alle istruzioni che, secondo i casi, verranno impartite, ed eseguisca fedelmente e senza apprensioni gli ordini che sarà per ricevere, i quali hanno solo di mira il suo vantaggio e quello dei suoi compagni. Si cercherà di far comprendere alle truppe che in caso di epidemia tµtti si debbono prestare colla massima abnegazione a soccorrere il camerata, a prodigargli le cure di cui abbisogna, senza preoccuparsi del pericolo che si può correre, perchè chi fa oggi il soccorritore potrà forse domani aver bisogno di essere soccorso a sua volta. 166. Saranno impartite alle truppe, per cura degli ufficiali medici, norme per meglio tutela.re la salute individuale, e avvertenze sul modo di manifestarsi dei primi sintomi delle malattie, affinchè possano esser<f richiest;i i' più pronti soccorsi. 167'. I n tali circostanze converrà raccomandare al soldato di tenersi qen pulito, di non esporsi senza necessità a brusche variazioni atmosferiche, di non frequentare i quartieri più popolari e meno puliti della città, di non entrare in sudici tuguri, di non m~ttersi a contatto di gente cenciosa e di donne girovaghe di mal affare, di non da,r panni a lavandaie avventizie, di non eccedere nel mangiare e nel bere. 168. Gli ufficiali medici faranno frequenti visite sanitarie riferendo giornalmente ai rispettivi comandan,t i di corpo sullo stato di salute della truppa e su eventuali manchevolezze della nettezza personale. Saranno più larghi nell'esimere dalle fatiche e dai servizi gli uomini che accusassero disturbi di lieve importanza, in


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altre circostan_ze forse trascurabili. Visiteranno accuratamente i militari provenie:p.ti da altri luoghi e corpi, ed ove abbiano dei dubbi circa la loro salute, li terranno in osservazione in locali separati. Assai più che in tempi normali è necessario che l'ufficiale modico di servizio sia sempre reperibile durante la minaccia e l'infierire dell'epidemia, e perciò, oltre all'obbligo di alloggio in ,caserma o nelle vicinanze, egli lascerà sempre il suo recapito quando dovrà assentarsi temporaneamente. 169. Quando l'epidemia minacci d'invadere, gioverà di anticipare di qualche poco la ritirata serale, ed anche, all'occorrenza, limitare o proibii:o i permessi serali. Tranne i n casi affatto eccezionali, non saranno concesse licenze per i. luoghi infetti o sospetti come pure non si daranno licenze ai militari di reparti ove siano in atto episodi epidemici d'importanza. 170, Anzichè lascia:re il soldato nell'ozio, i vari serv1z1

militari (comprese le istruzioni interne e le scuole) sa.ranno continuati, ma alleggeriti, abbreviati e regolati convenientemente, in r apporto allo stato sanitario della truppa. La guardia montante e smontante non sarà chiamata agli esercizi. Saranno comandate frequenti e brevi passeggiate. La ginnastica, le esercitazioni, le marcie non prolungate o faticose, riusciranno utili alla salute del soldato, e, mantenendo per gran parte del giorno la truppa all'aperto, si avrà modo altresi di aumentare la salubrità delle caserme. l'fl, Si presterà l a massima attenzione alla sana composizione del rancio, alla qualità de11 'acqua, potabile e si aumenteranno le distribuzioni straordinarie di caffè .o di vino . Si intensificherà la sorveglianza sugli utensili di cucina e la pulizia loro. l72. La caserma mediante spazzatura per via umida sarà t enuta scrupolosamente pulita in ogni sua parte. Sarà solleci-

•


88 tameute asportata ogni sorta d'immondezze e spazzature, sa.ranno disinfettate ogni giorno le latrine e gli orinatoi. Si invigilerà con cura maggiore alla nettezza della biancheria tornata dal bucato. 17'3. Si eviterà ogr\Ì agglomeramento delle persone spe-

cialmente nei dormitori. Si abbonderà nella ventilazione naturale dei locali abitati e specialmente delle prigioni, nelle quali ai eviterà di accumulare un soverchio numero di puniti. Questi sa.rari.no fatti uscire all'aria libera mattina e sera per un tempo più lungo che non sia ordinariamente concesso. Si eviterftnno possibilmente le rigorose punizioni. 174. In occasione di malattie epidemiche molto pericolose

gli_ oggetti provenienti da luoghi infetti (compresi quelli indirizzati personalmente ai soldati) saranno disinfettati, e i militari di egual provenienza, prima di essere messi a contatto degli altri, saranno tenuti in osservazione in luogo appartato per tutto· il tempo che dùra il periodo d'incubazione d ella mala,ttia epidemica ·ai cui trattasi. J'i5. Perchè i militari provenienti da luoghi infetti non entrino nelle caserme senza aver prima subita la sopraindicata osservazione, occorrer{~ che negli scali fcrrov:iar,i o marittimi, · alle ore di arrivo, si trovino graduati che li accompagnino ai luoghi dove dovranno rimanere iu osservazione. Oltre a ciò non si dovrà permettere ad a.lcun nuovo arrivato di introdursi in caserma prima che sia.si verificato il luogo dal quale proviene; cosi pure sarà necessario accerta,rsi della, provenienztt degli involti diretti ai. militari del corpo, al fine di sottoporli a disinfezione1 qu:mdo n~ sia. il caso. 116., Bisogna pertanto che, oltre i locali opportuni per le osservazioni, come si è detto al n. HH, siano allestiti per ogni presidio appositi luoghi di ricovero e cura; quando non esistano . già 1 pei. colpiti dalla malattia epidemica; che in ogni caserma


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sia stabilito un locale di facile accesso, provvisto delle sostanze e utensibili necessari alle disinfezioni, e che sia sempre pronto un mezzo di trasporto esclusivamente · destinato pei colpiti, con barella fornita di materasso e capezzale coperti di eguale _tela impermeabile e di due coperte di lana. 177. Scoppiata l'infezione :fra gli abitanti o fra le truppe stesse, conviene cercare di segregare, per quanto è possibile, quest;e ultime dalla popolazione vietando l'ingresso · nelle caserme, salvo nei casi di necessità, all'3 persone estranee, ed isolando prontamente gli indiyidui di truppa colpiti coi loro oggetti di vestiario. Il locale da e.ssi abitato e gli altri militari che vi con'rj-· vono sarann<;> pure isolati quando trattasi di forme infettive assai pericolose (vaiuolo, colera, peste, dermotifo ). 118. Quando un soldato fosse colpito da malattia infettiva, gli stessi,compagni hanno l'obbligo di assisterlo prontamente e di avvisare l'ufficiale medico. Questi, mentre porgerà le prime cure, disporrà, senz'altro pel trasporto del malato all'ospedale: gli stessi compagni che hanno avuto contatto col malato lo collecheranno sulla barella,· con gli abiti puramente necessari, e potranno - all'occorrenza - essere comandati a portarlo all'ospedale o lazzaretto, per la strada pil'.1 breve. Compiuto tale servizio, i detti militari dovranno essere sottoposti a scrupolosa disinfezione ed alle altre misure profilattiche indicate al § l6l. 179. Appena inviato all'ospedale (oppure al lazzarètto se trattisi di vaiuolo, colera, dermotifo, peste) ·il colpito dalla malatt;ia, gli oggetti a lui appartenenti, la branda, il pa,gliariccio, il materasso, le coperte e le lenzuola saranno disinfetta,ti nei modi prescritti: il luogo occupato dal letto sarà diligentemente pulito e disinfettato, ed anche tutto il rimanente della camerata, a seconda della malattia più o meno di:ff~sibile e pericolosa.


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180. Qualora nel presidio esista un ospedale militare fornito di un apposita stufa di disinfezione, si caricheranno tutti gli oggetti letterecci e la branda stessa sopra un apposito carro, e si trasporteranno all'ospedale per le opportune disinfezioni. Medesimamente si provvederà:, previ opportuni accordi colle amministrazioni locali, quando manchinÒ questi mezzi di disinfezione presso le autorità militari, ma ne sia fornita l'autorità municipale locale. In caso di episodi epidemici importainti interverrà uno o più reparti della sezione di disinfezione del rispettivo corpo d'armata. 181. Quando l'infezione si fosse sviluppata esclusivamente tra i militari, mantenendosi circoscritta in una o più caserma, o che in qualcuna di queste infierisse di preferenza, in modo da far supporre che essa fosse diventata un focolaio d'infezione, il miglior partito sarà quello di abbandonarla, trasferendo la truppa in altro locale isolato, od attendandola in aperta campagna, in luoghi elevati, salubri ed isolati, secondo là stagione. Nell'impianto di simili attendamenti, conviene fare i minori possibili movimenti di terreno, ricercare la migliore costruzione e disinfezione delle latrine da campo, proibire severamente ai soldati che provvedano altrove che in esse ai loro· bisogni, curare il pronto e completo allontanamento dei materiali di rifiuto, evitare l'angustia e l'ingombro del campo, la eccessiva prossimità delle tende tra loro e l'addensamerlto degli uomini sotto le medesime, ed attl~are tutte le possibili misure sanitarie. igieniche e precauzionali che verranno all'uopo consigliate dagli ufficiali medici. 182. Da ultimo, se pure attendato, un corpo di truppa continuasse ad essere bersagliato dall'epidemia, è riconosciuto di molta-utilità il cambiare il campo tante volte per quanto si ripetesse la recrudescenza della malattia_


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183. Quando in una truppa acquartierata od accantonata si manifesti una malattia epidemica, nello stesso tempo che si fa ogni sforzo per diminuire i danni alla truppa stessa, è dovere d'impedire possibilmente che la malattia si diffonda ad altra truppa rimasta immune o fra la popolazione civile. A tale scopo, oltre le misure di precauzione e di isolamento effettuabili già indicate al .n . 177, giova sospendere qualunque movimento anche individuale da parte della truppa infetta. 184. I comandanti di corpo esigeranno che le famiglie di operai o di persone per ufficio od impiego abitanti in locali militari occupati dalle truppe, si conformino alle regole sanitarie sopra esposte per tutto il tempo della minaccia e del dominio dell'epidemia.


0.APO XI.

LE GRANDI MALATTIE EPIDEMICHE Dl ORIGINE ESOTICA (COLERA, PESTE, F~BBRE GIALLA). TIFO ESANTEMATICO - VAIUOLO · 185. Per questo gruppo di malattie, la più importante norma di profilassi è quella di impedirne la importazione dai paesi nei quali esse regnano allo stato endemico. .Ad ottenere tale scopo, per quanto riguarda le vie maritt ime di comunicazione, non può certo bastare l'azione di un solo Stato, se si consideri che occorrono misure da adottarsi nel punto di partenza delle navi ed altre da esplicarsi nel sito di arrivo. Tutte queste misure igieniche, ~he sono uguali per tutte le nazioni europee, in rapporto alle provenienze infette o sospette, costituiscono le basi della profilassi internazionale contro i morbi esotici e furono stabilite dalle conferenze ·internazionali che dalle più antiche di Parigi, Costantinopoli, Vienna, Venezia, Dresda, specie in rapporto alla difesa del colera, vennero alle più recenti di Parigi dal 1903 al 1912, che presero di mira anche la difesa dalla peste ed in genere di tutte le altre epidemie d'importazion_e, ed ebbero la più recente sanzione dalla Convenzione sanitaria internazionale di Parigi d·e1 21 giugno 1926. Si è convenuto di abolire le antiche e spesso arbitrarie quarantene, sostituendole con un'osservazione della duratà corrispondente a quella media di incubazione della malattia; di sottoporre alle disinfezioni le merci e gli effetti di uso personale provenienti da località sospette; di stabilire stazioni sanit arie, estendendo tali misure di profilassi a tutte le vie di comunicazioni marine, terrestri e fluviali. Inoltre l'accordo internazionale rende obbligatoria la visita medica al) 'atto della partenza da luoghi infetti e proibisce l'esportazione di alcune merci pe:r:icolose (stracci). ·


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Tutto ciò -costituisce la profilassi internaziona;le, ·mentre la. profilassi nazionale è dovuta. unica.mente a.Ho Stato ed è riposta. essenzialmente nell'ordinamento sanitario del Paese, le cui disposizioni vanno dalla direzione generale della sanità pubblica. presso il Ministero dell'interno all'ufficio sanitario di ogni comune. Primo elemento di questa profilassi, nel caso di p ericolo d'importazione di morbi esotici, è la visita medica alle frontiere e ai porti all'arrivo dei viaggiatori per via di tena o per via di mare o per via aerea. Alle autorità militari incombe l'obbligo di prescrivere ed attuare norme e misure speciali nell'ambito della profilassi locale, in relazione alle condizioni di vita delle truppe ed in armonia con le disposizioni di massima emanate dal-Ministero dell'interno. 186. (lolcra (de11unzia obbligatoria). - L'agente eziologico del colera è il vibrione di Koch. I focolai di origine son.o nelle Indie e specialmente sulle rive del Gange, regioni nelle qua.li la malattia regna allo stato endemico e dove è rimasta localizzata per diversi secoli fino a che, per il progressivo aumento degli scambi commercia.li marittimi, non gli è stata aperta la via. I g_ermi del colera (vibrioni di Koch) sono poco resistenti; però, in certe condizioni speciali, possono adattarsi alla vita dell'ambiente anche nei nostri paesi, e rimanere in vita per un. certo tempo, la qual cosa può spiegare l'insorgere di epidemie a periodi, senza l'intervento di nuòvo apporto di virus. I vibrioni del colera sono assai seri.sibili ai disinfettan.ti, e speoialmente alle soluzioni di acidi minerali. La diffusione _dell'infezione avviene per contatto diretto o per contatto indiretto. Grande importanza nella diffusione per contatto diretto hanno i casi attenuati o frusti che durante le epidemie si osservano con molta frequenza e i portatori sani di vibrioni (ammalati guariti o individui sani che, per avere avuto contatto coi


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colerosi ed avendo ingerito i vibrioni, possono eliminarli con le feci, pur non presentando disturbi apprezzabili). Nella trasmissione per contatto indiretto ·ha grande importanza l'acqua potendosi con ciò spiegare la grande e rapida estensione talora assunta dall'epidemia, e sono conosciute epidemie storiche nelle quali il veicolo idrico rappresentò il fattore sostanziale della loro diffusione. Non bisogna però dare a questo mezzo, oggi che si sono scoperti tanti altri modi di contagio, quella importanza esclusiva attribuitale una volta, anche perchè colle misure odierne per assicurare una buona acqua potabile e coi progressi dell'igiene generale, si è resa sempre più difficile la possibilità . di un'inquinamento idrico. In generale la malattia segue l'uomo, in tutte le sue peregrinazioni, ed è perciò che sono veicolo di diffusione i pellegrinaggi e gli eserciti in marcia e i vari mezzi di trasporto, specialmente le ferrovie e le navi. Vettori di germi colerici sono assai facilmente le mosche le quali posandosi sulle deiezioni e il vomito dei colerosi se ne imbrattano le ali, le zampe, inquinando poi gli alimenti solidi e liquidi coi quali vengono a contatto. Anche le vesti, specialmente le bia,ncherie dei colerosi, le calzature sporche di feci colerose, il terreno inquinato possono essere causa indiretta di contagio. La porta d'entrata del colera nell'organismo è il canale digerente nel quale i vibrioni arrivano con l'acqua, con gli alimenti o, indirettamente, per mezzo delle mani sporche portate alla bocca o, secondo un'altra teoria, la porta d'entrata sarebbe a livello delle tonsille. Il periqdo di incubazione oscilla da poche ore a 6 giorni. La diagnosi di colera deve essere accertata mediante la ricerca e l'isolamento del vibrione dalle feci, salvo quando · l'epidemia è conclamata, essendo allora sufficiente, a riconoscere con certezza la malattia, i sintomi clinici. L'esame batteriologico deve pratica:i;si non soltanto sui malati, a conferma della diagnosi, specie nei casi iniziali, ma lliUChe in tutti i casi


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sospetti, considerando come tali tutte le diarree a forma epidemica. Tant<>..i convalescenti quanto i portatori di germi non potranno cessare dall'isolamento se non dopo che l'esame delle feci, rispetto al vibrione, praticato tre yolte a tre o quattro giorni d'intervallo, avrà dimostrato l'assenza del vibrione specifico. 187'. Per la protìlassi del colera, oltre alle misure generali

di cui si è fatto cenno nel precedente capitolo (isolamento, contumacia, ecc.), occorre avere speciale riguardo: 1 ° All'approvvigionamento dell'acqua potabile, prati- . cando subito e ripetendo anche, se sarà il caso, l'esame batteriologico dell'acqua che è fornit a alla truppa e, se questa si riconosce o si sospetta come inquina ta, riconendo all'uso esclusivo dell'acqua bollita o potabilizzata con uno dei sistemi a s~o t empo descritti. 2 ° Ad un severissimo controllo deg\i alimenti, impedendo altresi che entrino nelle caserme o vi si smercino commestibili nocivi o frutta gua,sta o immatura; alla buona confezione del rancio; alla scrupolosa pulizia degli ogget ti di cucina delle compagnie e degli spacci cooperativi, a,Ua difesa dei cibi e delle bevande dal contatto delle mosche. 3 o Alla protezione del corpo, e specialmente del vent re, dai bruschi cambiamenti di temperatura (fascia ventriera). 4° Alla vaccinazione. In campagua, data la presenza dell'epidemia, a titolo di semplificazione, si può usare un vaccino misto anticolerico e ant,itifico, come ad esempio il tetravaccino proposto dal Castella,ni. 188. Gioverà in modo speciale convincere i soldati ad astenersi da ogni intemperanza tant o nel mangiare quanto nel bere, ricorda.udo che, in tempi di epidemie, un semplice disturbo gastrointestinale può favorire e determinare lo sviluppo del colera.


96 189. lll opportuno anche prevenire i soldati che badino

alle loro evacuazioni intestinali e, qualora qu~te fossero più frequenti e anormali, consigliarli a ricorrere, al più presto, all'ufficiale medico d,e l corpo. f90. Siccome le doioziòni sono le propagatrici dell'agente patogeno, occorrerà ohe i soldati ohe assistono un malato di colera fino al suo trasporto al luogo di cura, siano ben convinti del pericolo che risiede in_esse e procurino quindi tanto di non imbrattarsi quanto di impedire ohe vengano imbrattati i letti e gli oggetti vicini, raccogliendo con cura le materie emesse dall'ammalato coi suoi panni, per modo che questi possano facilmente essere asportati per la disinfozione. 191. Una cura speciale deve aversi por le latrine che saranno accuratamente lavate e disinfettate più volte al giorno con latte di calce al 20 % e mantenute riparate dalle mosche coll'impianto di reticelle metalliche alle finestre e alle porte. Infine, si dovrà insistentemente raccomandare ai soldati che il primo mezzo di lotta è quello di tenere perfettamente e scrupolosamente pulite le mani, in ogni momento ma specialmonte prima. dei pasti

192. Peste bubbonica (denunzia obbligatoria). - L'agente specifico della peste è uno speciale bacillo scoperto quasi contemporaneamente da Kitasato e ·J ersin, I focolai endemici della peste esistono in Asia ('ribot, Arabia occidentale) e in Africa (Uganda, rive dei grandi laghi equatoriali, Africa settentrionale, Egitto specialmente). · Il bacillo d<>lla. poste non è molto resistente, ma. può trovare condizioni di vita favorevoli anche nell'ambiente esterno e in special modo sopra oggetti di vestiario sporchi ed umidi. La peste deve essere considerata. ,come una malattia di alcuni roditori, nei" quali può infierire in forma· epizootica, che viene trasmessa da un animale all'altro e dagli animali all'uomo per il tramite delle pulci.


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Le .specie di roditorì più impor.tanti a questo riguardo sono i topi e; per i nostri paesi, il ratto delle chiaviche (Mus deoumanus), il ratto domestico (Mus rattus) e in qualche. caso il topolino delle case (J1i1is musoulus). Pur considerando la peste come malattia dei roditori (e oltre ai topi comuni molti altri roditori sono stati incriminati), bisogna pero tener presente che, se nella grande maggioranza d-elle epidemie, specie di quelle a forma bubbonica, la peste dei ratti ha preceduto o ha coinciso con quella dell'uomo, se è certo che .i primi casi di malattia in un paese indenne debbono attribuirsi a topi ammalati o morti di peste trasportati specialmente dalle navi o con rp.erci infette, bisogna riconoscere che nello svolgersi successivo di molte epidemie, specie a forma prevalentemente pneumonica, ha la sua massima efficienza il contagio interumano. La trasmissione da uomo a uomo può essere diretta, o per contatto accidentale con bubboni aperti, o, come nella polmonite pestosa, per mezzo della saliva, del muco e degli escreati proiettati dall'ammalato; può anche essere indiretta per mezzo delle pulci e fors'anche per mezzo di altri insetti. Un altro mezzo di contagio indiretto è dato dagli oggetti ed effetti personali infettati ·dagli ammalati, specialmente nei casi di polmonite pestosa, dato che gli escreati di questi sono ricchi di bacilli pestosi. Le vie più comuni di penetrazione del germe nell'organismo sono la cute e la mucosa respiratoria. L'incubazione, nella maggior parte dei casi, oscilla dai 2 ai 6 giorni e può raggiungere il massimo di 7 giorni. Nella forma bubbonica l'ammalato resta contagioso fino alla guarigione completa dei bubboni. Occorre però tener presente che la contagiosità dipende in massima parte dalla presenza delle pulci e che perciò il convalescente può essere lasciato libero soltanto dopo bonifica completa. Nella forma polmonare l'espettorato contiene sempre i bacilli fino alla morte o alla guarigione, nei casi eccezionalissimi in cui quest'ultima avviene, nel qual caso si è osservato 7 -

lstrnzione per l'igiene dei miutari, ecc.


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che può rimanere vivo e virulento per lungo tem:{>'O nelle secrezioni bronchiali. L'accertamento della diagnosi, specialmente nei primi casi, deve essere batteriologico, mediante la ricerèa del bacillo nel contenuto dei bubboni o nell'espettorato, per le forme polmonari. Vi sono casi rari in cui l'esistenza del bubbone non è accompagnata da fenomeni generali o che questi sfuggono all'osservavazione. Bisogna averli presente e nel caso praticare l'esame batteriologiço coi dovuti riguardi però per non determinare per mezzo della puntura dei bubboni l'invasione in circolo dei bacilli e l'esplosione della malattia. E vi sono pure casi in cui il virus pestoso resta limitato alla pelle, dando pustole, bolle, necrosi, eeè. 193. Le principa1i misure di profilassi contro la peste

sono: a) denunzia immediata. e isolamento pronto e rigoroso degli ammalati e dei sospetti in lazzaretto; isolamento in adatto locale di contumacia. di tutti ço'loro che hanno avuto contatto con i coìpiti. L'isolamento. per questi ultimi deve essere protratto -per un periodo non inferiore ai 7 giorni e preceduto e seguito da bonifica; b) sorveglianza sulla pulizia degli ambienti abitati e . delle persone; e) disinfezione della biancheria, vestiti, oggetti di uso personale: deratizza~ione, disinfezione, disinfestazione dei bf!,raccamenti e della tenda ove sian.si accertati casi di peste e, ove ciò non sia possibile, distruzione col fuoco dei medesimi. . d) trattamento · dei prodotti patologici (sputi., pus), nonchè delle urine e delle feci degli ammalati, con latte di calce o · acido fenico al 5 %; e) sotterramento assai profondo _dei cadaveri degli appestati, involti in lenzuola, imbevute di .sublimato à notma di legge, coprendoli quindi di calce·;


99 f) vaccinazioni preventivè contro la peste, specialmente · per il personale addet~o alla cura, assistenza ~ trasporto degli ammalati; . g) protezione del personale di assistenza dall'assalto delle pulci mediante stivali alti e abiti chiusi ai polsi e alle caviglie: gli abiti saranno spruzzati frequentemente con acido fenico al 2 %, che tiene lontano quegli ectoparassiti, o spolve. rati con buona ra,zzia. Nei casi di polmonite pestosa è indicato l'uso d1 maschere filtranti sia per gli infermi, sia per quelli che li assistono. Per i primi basteranno pochi strati di garza poggiati· su di un archetto od altro sostegno appoggiato sulla·testa o sul petto; per f mèdici e gli infermieri si it:npiegheran.no invece maschere appositamente costruite, che valgono a difendere dalle goccioline di saliva o di muco, ricche di bacilli, che . l'ammalato proietta attorno a sè. 194. Si è det to che i topi hanno un'importanza capitale nella diffnsione della p~ste. Essi infatti presenta,no ·per questa malattia una grande sensibilità e ne muoiono·molto :facilmente. Anzi, uno dei segni precursori dell'invasione di una regione da· parte della peste è appunto l'enorme moria spontanea di questi roditori, senza altra causa apparente. La lotta contro i topi nelle caserme e negli accampamenti deve esser quindi ·condotta in modo continuo e con ogni mezzo, oltre che per i danni da essi apportati, anche per il motivo accennato. 195. Febbre gialla (denunzia obbligatoria). - I focolai di origine della febbre gialla sono le coste e le isole del Golfo del Messico, da cui la malattia si espande facilmente alle coste della Gujana, del Brasile e dell'Argentina. Un focolaio secondario si trova in Africa, sulla regione litoranea del Golfo di Guinea fra lo sbocco del Niger e queJlo del Congo. L'agente etiologico della febbre gialla è a,n cora ignoto è però accertato che si tratta di un virus filtrabile.


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L'iniezione viene trasmessa, mediante punturà, da una speciàle zanzara? la Stegomyia fasciata o Aedes aegypti e pare anche per puntura di altre specie di zanzare Il periodo di :incubazione oscilla, in media, dai 4 ai 5 giorni: di rado supera i 6. giorni. Il contatto con l'ammalato, con i suoi prodotti di escrezione e con gli oggetti ad esso appartenenti, è incapace di trasmettere la malattia. Il virus della febbre gialla penetra nell'organismo umano attraverso la pelle, per effetto delia puntura della zanzara infetta. A sua volta, la stegomia può assorbire dall'uomo malato l'agente patogeno, infettandosi solo quando lo punge entro i primi tre giorni dall'inizio della mala.ttia. l96. La febbre gialla ~ una malattia che solo raramente ha toccato il nostro paese, senza avere mai potuto diffondersi epidemicamente.

197. Tiio esaniomatico o tifo 1>eteccbiale, o dermotifo (denunzia obbligatoria). - Malattia conosciuta fin. dalla remota antichità., assai diffusa una volta, tanto da dar luogo a vere pestilenze negli eserciti, è ora molto circoscritta. Focolai endemici trovansi in .Asia, in Africa (.Afr. Or. It., Egitto) con diffusione in Tunisia, Marocco, Oirenaica, Tripolitan,ia. In Europa il più importante focolaio endèmico trovasi in Russia. Durante l'ultima guerra mondiale si sono avute notevoli esplosioni epidemiche in Serbia, in Polonia, in Russia ed anche in .Austria e in Germania, specie nei campi di concentrazione dei prigionieri di guerra. Trattasi di un virus :filtrabile. Esso sarebbe polimorfo, nel senso che oltre alla forma :filtrabile, è pure riguardato come forma eziologica la rickettsia Prowazeki (corpicciuoli esistenti nell'interno delle cellule epiteliali dell'apparato digestivo del pidocchio infetto).


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Il virus si trova unicamente nel s3:ngue, degli ammalati fin dal 3°-4 ° giorno del periodo febbrile e vi permane per tutto questo periodo. Gli escreti ed i secreti, rinofaringeo e bronchiale, non sono virulenti. Il virus si trova soltanto nell'organismo dell'uomo aroma~ lato e in quello del pidocchio dei vestiti (Peàiculus vestimenti) che abbia succhiato il sangue di un ammalato. D al sangue dell'ammalato scompare durante la convalescenza. Nel pidocchio, che diviene capace di trasmettere l'infezione dopo 8-10 giorni dal pasto infettante, il virus può sussister e fino a 6 settimane, senza perdere la sua attività.. L'agente di trasmissione è il pidocchio dei vestiti. Sebbene di rado, anéhe il pidocchio del capo (P. ca,pitis) o quello del pube (Phtirfas pubis) possono essere agenti trasmettitori. Il vir-its è contenuto solo nelle feci del pidocchio che si è infettato succhiando il sangue di un ammalato di tifo esantematico. P erciò, la penetrazione di esso nell'organismo avviene non in seguito alla puntura. dell'insetto, ma per l'inficiamento delle piccole lesioni di continuo prodotte dal grattamento sulla r egione dove l'insetto stesso ha emesso le feci infel;te. L'incubazione oscilla dai 5 ai 15 giorni dopo la puntura del pidocchio infetto e può, in qualche caso, protrarsi fino a 20-22 giorni.

198. Occorre tener presente che oltre alla forma grave, classica, di tifo esantematico, può aversi una forma benigna (tifo estivo benigno), che avrebbe come riserva di virus il cane e agente trasmettitore una zecca, (Rhizicephalus sanguinis), oppure il topo come riserva e agente t rasmettitore la pulce. 199. P er la profilassi occorre tenere presente che focolaio un.ico di infezione è l'ammalato di tifo esantematico sul quale i pidocchi vengono ad infettarsi; da ciò deriva che la profilassi contro il tifo: esantematico deve essere diretta sia contro l'amm alato, sia contro i pidocchi che egli ospita.


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Pertanto . tutta la profilassi si riassume @ll'isolamento degli ammalati e nella distruzione dei pidocchi. L'isolamento deve essere rigoroso ed assoluto. Esso dovrà e3ser fatto in lazzaretto o, in mancanza, in apposito locale, bene appartato. Le altre misure da prendere, sono le seguenti: a) Lo spidocchiamento dell'ammalato, che dovrà essere praticato entro il più breve termine. Esso consiste nella rasura completa d'ella superficie coperta da peli: barba, ascelle pube, ecc., e, nel frìzionamento. del cuoio capelluto, della barba delle ascelle, del P.Ube, ecc., con benzina O con miscela parti uguali di olio e petrolio, oppure con cloroformio o tetracloruro ·di carbonio al 10% in olio, coprendo poi il capo con una cuffia. Il trattamento si ripete dopo un'ora, quindi si friziona con aceto e si detergono le parti e tutto il corpo con un bagno . · caldo saponato. Sarà opportuno che, nel procedere a questa operazione, si tenga presente che quasi tutti i parassiticidi sono molto infiammabili e che perciò dovranno essere impiegati lontano da fiamme e da sorgenti di calo - .

a

200. La disinfez.ione degli abiti e degli effetti viene praticata . contemporaneamente, mettendoli subito in soluz~one parassiticida 'perchè il loro trasporto e la loro cernita sono pericolosi per la disseminazione dei pidocchi, delle loro deiezioni e delle uova. Questa è l'operazio'n e più importante, perchè, come è noto, il pidocchio delle vesti non dimora fra i peli, ma sulle vesti donde si muove solo quando ha bisogno di succhiare, 201. Il personale di assistenza degli ammalati deve essere prot.e tto contro gli insetti; dovrà pertanto indossare sopravestiti, a tipo combinazione, di stoffa impermeabile, con nastri elastici . ai polsi, al collo ed alle caviglie, avrà pure difeso il capo con a,datto copricapo. Le parti scoperte (mani ed eventualmente gli avambracci) dovranno essere unte con pomate


103 a, bàs~ di olii es.senzil,1ili (eucaliptus, bergamotto, 1:1cc.), in. vaselina l ; 4. Sono consigliabili scarpe e guanti di gom:ina, come pure i!'.1,di.s pensabile è il cambio quotidiano della biancheria.

202. I , convalescenti, purchè spidocchiati e slendinati in maniera sicura, possono essere dimessi dai lazzaretti senza, alcuna preoccupazione, dopo un bagno caldo ed insapon,atura con sapone a l cresolo. 203. Vuiuolo e Vaioloide (denunzia obbligatoria). - Il vaiuolo è una malattia originaria delle Indie e dell'.Africa tropicale da cui ·si diffuse a tutto il mondo. Acclimatatosi ovunque, a, differenza della peste, del colera, della febbre gialla, si possono di quando in quando accendere focolai dappertutto, . Malgrado tutti gli sforzi, il vaiuolo rimane dunque una malattia ubiquitaria, con localizzàzione prevalente in alcune regioni nelle quali, la non obbligatorietà delle vaccinazioni e .;folle rivaccfoazioni, contribuisce a mantenere attivo il virus. La vaiuloide è un vaiuolo a.u teutico attenuato, ad evoluzione in, genere più breve di quella del vaiuolo. Ir'infezione è data da un ultravirus. Il 1,frus esiste certamente nel sangue, ma presenta il masshno di virulenza nelle pustole e nelle croste risultanti dal disseccamento di esse. Il viru.~ è molto resistente al disseccamento e perciò, oltre al contagio diretto, è assai facile anche quello indiretto per mezzo degli oggetti venuti a contatt o con l'ammalato (biancheria personale e da letto, oggetti in, genere, vetture e ambu.. anze che han.no trasportato vaiolosi, ecc.) . . L'ammalato è contagioso non solo in tutti i periodi della malattil;li ma, ancora prima che compaia l'eruzione. La maggiore contagiosità però si verifica nel periodo della suppurazione e dell'essiccamento delle ·pustole; il contagio persiste anche dopo la morte. La: via di penetrazione più comune sembra essere quella respiratoria: è però probabile che ànche le mucose e la pelle possano prestarsi alla penetrazione. Il periodo di incubazione oscilla in media dagli 8 !lii i2 giorni, con un massimo di 21 giorni.


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204. Misure dirette fondamentali sono: la denunzia, l'isolamento efficace degli infermi e la disinfezione accurata di tutto ciò che può essere mezzo di trasmissione del contagio. Data ·la gravità della malattia, l'isolamento deve sempre essere fatto in lazzaretto, o, se per necessità deve essere fatto in un ospedale comune o in luogo appartato della caserma, dovrà essere assolutamente garantito per mezzo di sentinelle armate collocate all'esterno. · · L'assistenza agli infermi deve essere fatta 'da individui ·vaccinati o che superarono il vaiuolo. La disinfezione, diretta con criterio, deve riguardare la biancheria, gli oggetti d'uso, le sta~e degli ammalati, la spazza~ura ch,e si allontana dalle camere degli infermi, ecc. Il locale di isolamento deve. essere difeso dalle mosche. 205. Data la grande contagiosità del vaiuolo tornano indispensabili in questa malattia; come · armi difensive, la V'accinazione e la rivaccinazione. Esse saranno praticate: a) a tutte le 'reclute, senza indugio, a misura che giungono ai corpi ed, in tale occasione, anche a tutti gli altri militari che r isultassero eventualmente non ancora rivaccinati o che furono vaccinati con esito negativo nell'anno precedente; b) a tut~i i militari. alle armi vaccinati in precedenza con esito negativo, a.i militari con ferma permanente ed al personale civile che ha impiego stabile nella caserma, vaccinati da più di 4 anni, in caso di minaccia di epidemia nella. popolazione civile della guarnigione o quando si sia manifestato anche un caso di vaiuolo nella caserma. 206. Siccome giova ritardare men che sia possibile la vac-

cinazione, così i comandanti di corpo dovranno, per mezzo dei: rispettivi ufficiali medici, dare, preventivamente all'epoca della, chiamata della classe, tutte le disposizioni affinchè nulla manchi di quanto è indispensabile.


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Si fa.rà perciò in tempo la richiesta del vaccino animale occorrente, a qualche istituto nazionale dei più accreditati, e la -vaccinazione sarà eseguita nel minor tempo possibile, qualora non la si possa eseguire in un sol giorno. Nel giorno dell'opera.zione gli individui vaccinàti saranno -t;en.uti a riposo: nei giorni successivi, fino allo sviluppo delle pustole, essi potranno attendere a qualche esercizio o servizio, a-vendo però cura di non impiegarli in lavori faticosi e·non esporli alle inclemenze della stagione. Durante la stagione fredda, tanto l'operazione della va.cciuazione quanto il controllo dei risultati dovranno sempre essere eseguiti· in locali riscaldati. 207. La regione prescelta per la vaccinazione è la regione esterna del braccio sinistro, in un punto corrispondente all'incirca all'inserzione inferìore del deltoide. La pelle sulla quale si fa l'innesto dovrà essere sgrassata con alcool, etere o benzina e poscia lasciata asciugare; è controindicato l'impiego diantisettici (sublimato, tintura · di jodio, acido fenico, ecc.), nella preparazione del punto di innesto. 208. Per la va~cinazione dovranno essere TuSati i vacci nostili individuali, precedentemente sterilizzati mediante l'ebullizione ovvero alla fiamma provvedendoli in numero sufficiente per poter continuare a sterilizzarli subito dopo usati, senza. dover interrompere le operazioni. In mancanza, si possono usare penne da scriv:ere nuove, accuratamente bollite in acqua semplice. L'abile vaccinatore non de-ve far uscire sangue dalle scarificazioni. 209. I vaccinati, a datare dal 5 ° giorno della vaccinazione, dovranno essere giornalmente presentati all'ufficiale medico, fi.no a quando non si sia accertato l'esito dell'innesto. Quelli iil cui le pustole cominciano a svilupparsi debbono esser tenuti a riposo, escludendoli da ogni servizio ·e visitati giornalmente per seguire lo sviluppo della eruzione in tutte le sue fasi, fino a.Il' essicamento.


Gli individui vaccinati con esito negativo dovranno essere rivaccinati. 210•. Gli ufficiali medici avranno cura di trascrivere sul libretto personale di ogni soldato, l'esito della vaccinazione: terranno al corrente il Quaderno nominativo dei vaccinati e 1·ivaccinati registrandovi tutti i dati relativi alla vaccinazione e tutte quelle altre annotazioni che credessero degne di esser. messe in rilievo.

2I 1. In caso di minaccia di epidemia di vaiuolo, si praticherà una sollecita rivaccinazione come è stato detto al paragrafo n. 205. 212. Alastrim (denunzia obbligatoria). - E una malati . tia infettiva epidemico-contagiosa, a carattere benigno, che smanifesta colla comparsa di un esantema caratteristico (vescichette coniche ripiene di un liquido latteo) e costituisce una forma intermedia fra il vaiuolo e la varicella.

]} dovuto ad un virus che si ritiene in stretto ràpporto con quello del vaiuolo e col vir1ts vaccinico. L'incubazione dell'ala. strin è in media di 12 giorni; secondo alcuni può giungere a 20 giorni., Profilassi. - .Appena diagnosticata la malattia, l'ammalàto deve essere isolato e debbono esser praticate le disinfezioni come per il vaiuolo. La vaccinazione antivaiolosa previene anche l'alastrim e perciò, in caso di comparsa di questa malattia, occorre procedere alla rivaccinazione._


C.APO .:X:II.

LE MALATTIE INFETTIVE · DIFFUSIBILI COSMOPOLITE 213. In genere le malattie a carattere ubiquitario, comprese in questo gruppo, diffi_cilmente acquistano, al giorno d'oggi, quella rapida ed estesa diffusione che generalmente presentano quelle comprese nel capitolo precedente, ed anche, indipendentemente dalle misure terapeutiche e profilattiche, hanno maggior ~endenza ad esaurirsi ·spontaneamente. Esse riscontransi nei nostri paesi di regola sporadicamente e solo di quando in quando possono dar luogo a qualche epidemia, la quale rimane per lo più circoscritta in un campo ristretto. Non sono tuttavia da trascurarsi severe misure projìlattiche ariche per esse, perchè appunto nelle condizioni speciali della vita militare, tali malattie possono trovare un terreno dei più favorevoli per il loro sviluppo e per la loro diffusione e non devesi dimenticare che, alcune di queste, hanno dato luogo, negli eserciti, ed in certe condizioni speciali, come nelle guerre, a gravi episodi epidemici.

214. 1'1orbillo, (denunzia obbligatoria). - Il morbillo è una malattia ubiquitaria che si manifesta ad ondate epidemiche (accumulo di individui recettivi), colpendo gli individui di tutte le età ma prevalentemente quelli di età infantile e giovanile. L'agente patogeno non è ancora conosciuto: si tratta di un vir us filtrabile, esistente nel muco nasale, nelle lagrime, nelle secrezioni faringee; laringee e bronchiali e nella saliva. La-r esistenza del vfrus morbilloso agli agenti esterni non è molta, però condizioni speciali di ambiente possono mantenerlo vivo e virulento essendosi osservate epidemie che si

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prolungarono per più mesi, o che presentarono intervalli liberi sorpassanti di molto il periodo di incubazione della malattia. Il morbillo è essenzialmente contagioso, tanto da farlo ritenere, nell'età infantile specialmente, · come una delle malattie infettive più diffusiv;e. Anche nei soldati, più specialmente nelle reclute appena giunte ai corpi, non è raro il caso di vedere la malattia diffondersi in modo rapido ed esteso e qualche volta anche, specie in alcune condizioni di stagione, con una certa gravità. Il contagio viene trasmesso direttamente ò indirettamènte per mezzo delle goccioline che l'ammalato diffonde intorno a sè nel parlare, nel tossire e nello starnuta.re, e del secr eto oculo-nasale, specialmente durante il periodo che precede immediatamente l'eruzione. La via di penetrazione nell'organismo è quella respiratoria. Il periodo di incubazione varia da 8 a 14 giorni: in media è di circa 10 giorni. Il morbillo è contagioso durante la fase. di invasione e nel periodo dell'esantema, poi la sua contagiosità rapidamente si atf;enua per cessare di norma verso la 5 a. giornata dell'eruzione. I guariti di forme non complicate, possono essere rimessi in libertà dopo un periodo di isolamento di una ventina di giorni, computati dall'inizio dei sintomi della malattia. 215. Le misure profilattiche generali, in caso di grave ed estesa diffusione epidemica,· sono quelle comuni a tute le mah,tttie infettive. Peraltro anche quando i casi si presentino in numero limitato, si dovrà attenersi alle norme seguenti:

a) isolamento immediato dell'infermo e trasporto senza dilazione in luogo di cura ospedaliera, o in manpa.n za di questo sul luogo, in una camera appartata dell'infermeria del corpo; b) uso, nel trasporto, di barella o carro speciale disin-

fettabile; e) pronto isolamento, in apposito locale d'ella caserma, di tutti i militari che presentino qualche sintomo sospetto;


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d) manifestatasi la malattia., se ciò avviene fra le reclute nuove giunte al corpo, separazione di queste dai soldati anziani, sorvegliandole con attenzione e dispensandole anche da talune istruzioni. all'aria libera in stagione inclemente; non sar:;i,nno però isolate e :eotranno fruire della libera uscita (sorveglianza sanitaria). .Analogamente procedere negli altri periodi dell'anno, sorvegliando i militari delle compagnie colpite; e) accurata disinfezione del letto e di tutti gli altri oggetti appartenenti al malato; f) ove occorra, diradamento delle camerate ·per evitare l'affollamento; g) eventuale utilizzazione dei soldati che abbiano già superata la malattia per l'assistenza degli ammalati; h) eventuale riduzione delle ore di lavoro. In caso di gra;ve diff~sione della malattia e di stagione favorevole si è anche ricorso · all'attendamento. 21G. Trattandosi di malattia assai contagiosa e diffusibile e sapendosi che il virus si trasmette direttamente o indirettamente per mezzo delle secrezioni nasali, orali, oculari, è indispensabile avere la maggior cura per la disinfezione degli sputi, degli oggetti che sono ad immediato contatto con gli infermi e dell'ambiente, specialmente dei pavimenti. Ohi assiste un morbilloso deve essere assai meticoloso nella pulizia della propria persona.

217. Scarlattina (denunzia obbligatoria). -Agente secondo

alcuni un virus filtrabile, secondo altri uno speciale streptococco (streptococco emolitico di Dick). Il virus si trova costantemente nelle tonsille e nelle secrezioni bucco-faringee (saliva; muco nasale, muco laringeo, tracheale, bronchiale) e forse anche sulla pe]le e nelle squame durante la conv.alescenza. La vitalità e la .resistenza del virus sono di lunga durata, molto maggiore di quella del morbillo. .


llO La diffusione avviene per contatto diretto con ammalati o conv~lescenti, o per contatto indiretto per mezzo .degli oggetti infettati dalle secrezioni virulente di ammalati o di portatori sani. Pare anche che il latte e i suoi prodotti possano divenire in certi casi un .mezzo di diffusione çlell'epidemia. La via normale di ingresso del germe nell'organismo è il riuo-faringe, probabilmente le tonsille. Il periodo di incubazione è in media "di 4 a 5 giorni e di rado supera la settimana. 218. Le misure profilattiche contro la scarlattina sono le stesse che si adott.a no per il morbillo. Bisogna però ricordare che lo scarlattinoso, pur non essendo più contagioso di quel che non sia uu morbilloso, è tuttavia più pericoloso per la gravità, maggiore di questa malattia e per la più lunga durata della · · · · contagiosità. Il periodo di isolamento che ha risposto meglio è di 40 giorni, od anche di più, qualora persista.no desquamazione e iperemia delle fauci; prima di dimett.ere il èonvalescen.te gJi si faranno praticare ripetuti b·agni saponati. Occorre tene~e presente la possibilità di fonne fruste, cioè, di casi di angina scarlattinosa senza l'eruzione caratteristica,· donde la opportunità di separare dagli altri la forma. sospetta di scarlattina e di procedere a disinfezioni della cavità orale. 2i9. Rosolia. - Malattia di lieve entità d.i cui non è noto l'agente patogeno che si trova, come nel morbillo, nelle lagrime, nel secreto nasale e faringeo, nella saliva, ecc. Il contagio avviene direttamente dal malato al sano, più difficilmente per via indiretta, data la scarsa resistenza del virus nell'ambiente esterno. via più probabile di ingresso del germe nell'organismo pare sia quella della bocca e del naso. L'incubazione oscilla fra i 10 e i 12 giorni.

La


Ìll

L'ammalato è contagioso fin dal periodo di incubazione per raggiungere jl massimo durante il periodo di eruzione; nella convalescenza la contagiosità. diminui?ce. Per questa malattia non sono necessari severi provvedimenti profilattici e basta soltanto l'isolamento dell'ammalato. 220. Quarta malattia (o roseola scarlattinosa). - E una malattia infettiva dovuta ad un virits sconosiuto, caratterizzata da inizio brusco, con febbre modica e da un esantema scarlattiniforme, che scompàre dopo pochi giorni, seguito da un.a desquamazione lievissima, appena vj.sibi.le. Non sono necessarie misure profilattiche.

E dovuta probabilment.e ad un virus filtrabile, di cui non si conosce con sicurezza la sede e che sembra avere una vitalità. scarsa. Il contagio avviene per contatto diretto o indiretto dall'ammalato al sano, specialmente nei primi giorni della malattia. Il virus penetra nell'organismo probabilmente per la via respiratoria. Il perioç.o di incubazione varia fra. i 14 e 17 giorni. La contagiosità comincia nel periodo preeruttivo e dura fino a completa caduta delle croste. Quali misure profilattiche dovrà riconersi all'isolamento dell'ammalato ed alle comuni disinfezioni dell'ambiente e della· biancheria del colpito. 221. \ 1aricella. (denunzia obbligatoria). -

222. Parotite epidemica (denunzia obbligatoria). Si oss.erva qualche volta allo stato epidemico, specialmente fra le reclut~ e, benchè. possa presentarsi in tutte lè stagioni, predilige. nondimeno l'inverno verso la fine. E un'affezione contagiosa ed il contagio può estendersi fino al periodo della couvalesèenia. Si tratta di un virus :filtrabile che si trova nelle secrezioni orali.


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Il virus ha una scarsa resistenza nell'ambiente esterno. L'infezione avviene quasi esclusivameri.te da individuo a individuo mediante le goccioline proiettate dall'arnma.Jato nel parlare o nel tossire. I casi frusti e quelli che passano inosservati costituiscono un fattore importante per la diffusione dell'infezione e sembra anche verosimile l'esistenza di portatori sani. Non può escludersi una forma di contagio indirètto, a mezzo di oggetti di vestiario o altri oggetti, ma deve ritenersi che questa forma di contagio non sia frequente. La via di penetrazione non è :finora sicuramente accertata: la probabile è quella delle tonsille da cui . il virus giunge nel circolo sanguigno. Il periodo di incubazione è di una durata incerta; può ritenersi che vada in media dai 18 ai 21 giorni, con un minimo di 8 ad un massimo di 30. L'ammalato è contagioso già 48 ore prima che compaia la tumefazione delle parotidi o delle altre ghiandole salivari. ~23. Quale misura profilattica riesce soprattutto efficace nelle collettività l'isolamento immediato dei colpiti e la disinfei,ione degli oggetti di corredo, di vestiario e letterecci. L'isolamento deve essere completo e sarà meglio far.lo in ospedale, dove l'ammalato è ricoverato in sale speciali; esso deve essere protratto per 20 giorni almeno dopo la guarigione. Le misure profilattiche devono essere estese agli uomini della camerata colpita o del reparto ove si è verificato il primo caso e debbono consistere nella sorveglianza sanitaria per 20 giorni dall'ultimo caso; durante questo periodo essi a~tenderanno all'ordinario servizio e fruiranno della libera uscita. Dovrà però praticarsi la disinfezione dei loro effetti coi comuni mezzi a disposizione e quella della bocca, mediante colluttori a base di fenolo o di iodio.


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224. ~Ieningite cerellro-s1>inale epidemica (denunzia obbligatoria). - È un,'infezione dovuta al meningococco intracel-· 'l.ulare di Weichselbaum, che si trova nel liquido cefalo-rachi-diano e nel secreto naso-faringeo degli ammalati e di taluni individui sani (portatori). Il germe è dotato di poca resistenza, che è alquanto ma,ggiore nelle secrezioni rino-faringee, le sole pericolose per la propagazione della malattia. Si trasmette principalmente per contagio diretto fra ammalato e sano, mediante particelle ~ muco proiettato dall'amnalato con la tosse, I.o starnuto, ecc. Il contagio indiretto può avvenire a mezzo della biancheria personale dell'infer:mo (fazzoletti, ecc.). Fattore importante di diffusione è la esistenza di portatori saJ}i. La via di penetrazione è essenzialmente costituita dal cavo naso-faringeo. Il periodo di incubazione può ritenersi oscilli da 2 a 19 giorni. 225. In caso di sviluppo di questa malattia occorre il pronto isolamento dei colpiti e d~i sospetti; dovrà pure rimanere isolato il personale di assisten.za riservato 'agli ammalati. 226. Le camerate dove sono stati accertati i casi, sarauno .disinfettate con latte di calce, di fresco pr eparato, per le pareti, -e soluzione di soda calda (al 10%) per i pavimenti. Gli oggetti -di biancheria personale e gli effetti letterecci degli ammalati veri;anno sottoposti alla sterilizzazione a vapore oppure, in mancanza di essa, alla lisciviazione (bucato). 221, Provvedimento profilattico importante è la ricerca e l'isolamento dei portatori. .Allo stato attuale delle conoscenze bisogna considerare come possibili portatori - a prescindere d9;i r isultati di indagini batteriologiche - tutti quegli individui che si trovavano vicini al militare colpito da meningite cerebro-spinale e che 8 -

Istruzione per l'igiene dei militari, ecc.


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con lui avevano avuto più frequenti e facili contatti e sottoporli quindi tutti alle misure profilattiche del caso. Tali misure sono di due ordini diversi a) sorveglianza sanitaria dei presunti portatori; b) loro sterilizzazione. Non è necessario segregare i sospetti portatori in un locale per scontarvi la contumacia: essi potranno continuare ad essere adibiti a non faticosi servizi, e attendere a qualche istruzione che dovranno eseguire senza unirsi ad altri compagni, ma in locali separati da q_uesti dove dovranno dormire e specialmente con.su~are il rancio. Gli oggetti d'uso ordinario ed in special modo quelli che possono venire a contatto con la bocca o con la faccia (gavette, borraccia, posate, asciugamani, fazzole~ti, ecc.), d~bbono rimanere strettamente personali ed essere lavati e disinfettati a parte; basterà passare la biancheria al bucato e lavare le gavette, posate, ecc., in soluzione calda di soda. Gli individui sottoposti alla sonreglia.nza saranno giornàlmente visitati dall'ufficiale medico -che rivolgerà speciale attenzione alle affezioni catarrali del naso-faringe. Il periodo di sorveglianza durerà in media da 2 a 3 settimane. Per la sterilizzazione dei portàtori accertati o presunti si consigliano: pennellazioni del faringe con soluzione di glicerina iodata al 3% due volte al giorno; gargarismi con soluzioni antisettiche; instillazioni nasali di soluzioni diluite di permanganato di potassio o di acqua iodata o di protargolo, oppure applicazione nelle cavità nasali di ,pomate di protargolo. 228. La profilassi della meningite cerebro-spinale deve anche mirare alla eliminazione di quelJe cause predisponenti o determinanti che hanno tanta parte nell'insorgenza dell'infezione; evitare o diminuire l'affollamento delle camerate, provocare una ventilazione abbondante dei 'dormitori e una scrupolos~ pulizia dei medesimi, evitare strapazzi fisici, le marce faticose, i disagi, specialmente per le reclute, ed anchele brusche perfrigerazioni.


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229, Influenza (denunzia obbligatoria quando assume carattere epidemico). - l!l un.a malattia. a gran.de diffusione che si estende rapidament~ quando fa la sua comparsa. L'ultima pandemia del 1918-19, si è estesa rapidamente in gran parte dell'Europa. Una caratteristica 4i questa pandemia è stata la estensione e la gravità delle forme :polmonari. Si è ritenuto quale agente patogeno il bacillo di « Pfeiffer )), ma, con molta probabilità si tratta di un virus filtrabile, o secondo alcuni, di un'associazione di questo virus ignoto con· altri germi patogeni (streptococchi, pneumococchi e lo stesso · bacillo dl « Pfeiffer >>. II 1Jirus si trova nella mucosa e nel secreto delle prime vie respiratorie e nel sangue ed è dotato di scarsa resistenza nell'ambiente esterno. La disposizione individuale verso la influenza è molto diffusa (importante è il fatto della grande disposizione all'infezione che presentano gli adulti giovani), e concorrono anche ad aumentare la recettività cause ambientali, fatiche, ecc. Il contagio avviene direttamente dall'ammalato al sano, specie nei primi giorni di malattia, più di rado indirettamente. Esis~ono certo anche portatori sani che albergano il virus nelle prime vie respiratorie. Il virus penetra per via respiratoria a mezzo degli sputi polverizzati e delle goccioline di muco e di saliva proiettate dagli ammalati nel parlare e nel tossire. L'incubazione, di solito molto breve, va da 1 a 4 giorni. 230. La profilassi contro l'influenza, oltre le solite misure generali, deve tendere a: a) evitare l'affollamento nelle caserme e negli accantonamenti, ricorrendo eventualmente all'attendamento quando le condizioni del clima lo consentano ; b) evitare possibilmente contatti sospetti, limitando il soggiorno in locali chiusi e affollati; e) rendere più accurata la pulizia e l'igiene della persona;


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d) tentare come pratica, preventiva la disinfezione della bocca., della gola, del naso, delle mani; e) identificare e denunziare sollecitament_e i focolai;

f) ricoverare i colpiti da forme influenzali in locali s~arati dl:),gli altri ammalati e trattenere i convalescenti per alcuni giorni nei luoghi di cura prima di farli rientrare nella collettività (ricordare che l'influenza può attivare focolai tubercolari latenti e silenziosi); . g) trattar gli ammalati con speciali precauzioni nell'interesse loro e di chi li assiste. Medici ed infermieri debbono sempre in,d ossare il camice e non· omettere le norme di profilassi individuale, munendosi anche, se ne è il caso, di opportuni schermi facciali filtranti per proteggersi contro l'inalazione di germi; h) disinfettare immediatamente gli sputi, i fazzoletti, gli indumenti dei colpi1;i, nonchè i pavimenti e le pareti degli ambienti dove sian.si verificati i casi. 23l DHterite. (denunzia obbligatoria). - L'agente patogeno, già· noto da tempo, è il 'bacillo di (( Klebs-Lofiler », che si trova nelle false membrane e nelle secrezioni naso-faringee degli ammalati, come pure nella gola dei guariti e dei convalescenti ed a,nche nella faringe di persone che abbiano avuto contatto coi difterici (portatori sani). Il bacillo difterico può vivere a lungo nel.cavo faringeo ed è dotato di lunga resistenza nell'ambiente esterno. L'infezione avviene per contagio diretto col malato o coi p01·tatori o indiretto a mezzo delle mani, posate, biancheria infetta, ecc. La porta d'ingresso principale del germe nell'organismo è quella della faringe e delle prime v_ie respiratòrie; più raramente lo sono la congiuntiva oculare, le mucose del naso e le ferite. Il periodo di incubazione è brev-e, da 1 a 4 giorni, in qualche caso può protrarsi fino a, 14 giorni.


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:m difficile che negli adulti la difterite assuma una grande diffn.sione epidemica; data però la possibilità di contagio, dovranno prendersi le più severe misure di isolamento e di disinfeziane. 232. La profila.sai presuppone una esatta di~"1losi della infezione che non può essere fatta se non mediante l'accertaIl?-ento batteriologico. Gli ammalati devono essere isola.ti e l'isolamento, per il qua.le si è stabilito il termine convenzionale di 40 giorni, deve effettivamente essere. continuato fino a che due ricerche batt eriologiche riescano negative. Gli individui addetti all'assisten.za dei malati devono essere vigilati, con ripetuti esami batteriologici del muco faringeo ed eventualmente sieroprofilassati. I prodotti morbosi della bocca, naso; faringe, trachea, bronchi degli ammalati dovono essere disinfettati (per es. con soluzione di miscela di Laplace). Il pavimento della stanza· del malato <;leve essere lavato con soluzione bollente di soda al 10 %- Le coperte, i lenzuoli, i materassi ed altri effetti letterecci, nonchè la biancheria e gli oggetti di vestiario personale, saranno sterilizzati nella stufa a vapore sotto pressione. A malattia finita è necessario pmtica.rè una disinfezione completa dell'ambiente. Per preservare i sani dall'infezione difterica si usa.no le iniezioni profilattiche di siero antidifterico (600-1000 U. I.) ma data la sporadicità della difterite nel nostro Esercito di solito non si ricorre a tale provvedimento. La vaccinazione con l'anatossina difterica è in uso in qualche Esercito; essa conferisce una protezione più duratura. Sono anche raccomandabili a scopo profì.la.ttico frequenti gargarismi o inalazioni con soluziohi antisettiche, pennella.zioni faringee ripetute con siero antidifterico, o uso di pastiglie dello stesso siero. Allo scopo di evitare di dover immunizzare tutt i gli individui, riesce utile nelle collettività la intradermoreazione di


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Schick, con la quale si accerta quali i.ndividui siano effettivamente refrattari all'infezione e quali suscettibili di contagiarsi. Basterà, in tal caso immunizzare questi ultimi. E noto infatti che .dopo il 20° anno la prova di Schic~ è positiva soltanto nel 12 % degli individui, perciò nelle file dell'Esercito il numero dei soggetti recettivi è limitato. Una pratica profilattica importante è la ricerca dei portatori fra i militari che abbiano più diretto contatto con il colpito, e la sorveglianza sanitaria giornaliera dei vari reparti. 233. Febbre tifoide (denunzia obbligatoria). - L'agente patogene della febbre tifoide è il bacillo di Eberth-Ga:ffky · che si trova quasi costantemente nel sangue degli ammalati fino dai primi giorni della malattia e vi rimane durante il periodo di stato per scomparire verso la 3 a. settimana. Esso è presente nell'intestino, specia@ente verso la 3 a set. timana e si trova costantemente nella bile degli ammalat e spesso nell'urina e nel pus di suppurazioni secondarie. Sede di elezione del bacillo è la milza. La diffusione avviene per contagio diretto, al quale sono particolarmente esposte le per:sone che assistono l'ammalato, e per contagio indiretto, che è quello che ha la maggiore importanza. Le feci, le urine di ammalati o portatori convalescenti e anche sani possono infettare i sani sia per il tramite dell'acqua potabile, sia mediante gli erbaggi provenienti da orti concimati col contenuto di pozzi neri infetti da bacillo di · Eberth sia a mezzo di frutti di mare inquinati, sia infine per il tramite del latte o di altre sostanze alimentari, inquinMe con bacilli provenienti da ammalati o da portatori, o dalle mosche. L'infezione assume diversi caratteri a seconda che è propagata dall'acqua potabile o in altri modi: questi infatti danno in genere, non sempre però, pochi casi sparsi qua e là,, o focolai circoscritti, mentre l'infezione per via idrica assume il tipo di .focolaio epidemico improvviso con casi numerosi e simultanei.


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L'acqua potabile, come mezzo ordinario di diffusione dell'infezione ha perdutò però molto della sua importanza dopo che si sono trovati tanti altri mezzi di diffusione e si sono meglio studiate le ragioni intrinseche delle singole epidemie. È p~ov.ato del resto che la vitalità prolungata dèl bacillo tifico nell'acqua ha bisogno della presenza di sostanze · organiche, specie di feci, per favorirne lo sviluppo, mentre è noto che nelle condizioni ordinarie la concorrenza vitale coi germi saprofitici dell'acqua presto lo distrugge. La via di penetrazione del germe nell'organismo è fa bocca da cui probabilmente il bacillo entra in circolo per la via linfotonsillare, donde si ha la bacillemia e consecutiva loca,lizzazione alle placche del Peyer. Il periodo di incubazione, non esattamente determinato oscilla da un minimo di 5 giorni ad un massimo di 21 giorni; l'ammalato o convalescente è contagiante :finchè continua ad ospitare nel suo organismo e ad emettere con le feci e con le u:rine i bacilli. La diagnosi facile nei casi tipici, presenta· talora gravi !liffi.coltà; la dimostrazione diretta viene data dal reperto de~ bacillo nel sangue circolante (emocultura) che, praticata nei primi giorni della malattia, dà risultati positivi nella grande maggioranza dei casi, o dalla ricerca dei bacilli nelle feci e nelle urine a st adio già avanzato della malattia (verso la 3a settimana). Il mezzo più noto ò la sierodiagnosi del Widal, ricerca però che ha perduto molto del suo valore per il fatto che è un m ezzo di diagnosi tardivo, poichè la comparsa delle agglutinine nel sangue avviene dopo la 1 a settimana, e perchè nelle persone precedentemente vaccinate si ha comparsa di agglutinine che possono talora rimanere a lungo nel sangue circol:mte e dar luogo così ad errore di diagnosi. 234. La profilassi in caso di minacciante e conclamata epidemia comprende al solito misure generali e misure speciali. Quali misure generali verranno consigliate: una rigorosa igiene individuale e un'accurata igiene della caserma, special-


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mente delle cucine, dei corpi di guardia, dei locali disciplinari e degli spacci cooperativi.. · Verrà inoltre evitato l'agglomeramento e sconsigliato il sovraffaticamento d~lle truppe, sospendendo le esercitazioni lunghe e faticose, le marce lunghe e quelle eseguite nelle ore calde, le esercitazioni notturne, gli allarmi notturni, ecc. Fra le misure speciali dirette contro l'infezione va compresa, la vaccinazione antitifi.ca, resa obbligatoria nell'esercito con legge 29 marzo 1917. _.Attualmente viene impiegato un tipo di vaccino in cui i germi tifo-paratifìci sono stemperati in anatossina tetanica, conseguendosi cosi immunità assocìata. Ogni cc. di vaccino contiene: 500 milioni di b. di « Eberth » e ana 375 milioni dei germi del paratifo 4. e B. Oon esso si praticano alle reclute 3 iniezioni a distanza di 15 giorni (la P di 1 cc., la 2 a e la 3 a di 2 cc.) . Invece agli anziani si praticano 2 iniezioni (la ia di 1 cc. e.la 2a di 2 cc.) . .A.ile reclute la 1 a iniezione si fa contemporaneamente alla va_ccinazione antivaiolosa. 235. Nell'es'3cuzione della vaccinazione, oltre alle consuete operazioni di sterilizzazione delle siringhe, degli aghi e della cute, saranno tenute presenti le seguenti norme- tecniche: 1 o Prima di aspirare il vaccino bisogna scuotere energial fine di distribuire camente la fialetta per un minuto almeno, _ uniformemente la massa microbica. '.A.&pirato il liquido, si abbia. cura di spingere fuori dalla siringa le bolle d'aria che vi fos1Sero penetrate. 20 L'iniezione deve essere fatta nel tessuto · cellulare della regione pettorale, avendo cura. di assicurarsi, dopo l'infissione dell'ago, che esso sia ben mobile sotto i tegumenti per evitare di iniettare il vaccino sia entro il derma, sia nello spessore dei muscoli. Qualora si veda fuoriuscire del sangue, conviene ritirare l'ago e carobia:i;-e il p.u nto di infissione. Il liquido sarà iniettat.o lentamente e dopo l'iniezione bisognerà astenersi dal praticare massaggi, applicando invece


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sulla parte, per qualche minuto, un batuffolo di cotone per impedire il riflusso del liquido. 3 ° I militari vaccimi,ti saranno tenuti a riposo per 48 ore. 4° La dispensa dalla va.ccinaziÒne per speciali condizioni di salute po1irà esser concessa soltanto dietro parere del dirigente il servizio sanitario del corpo. 5° In ogni periodo dì vaccinazioni debbono notarsi sul Registro delle vaccinazioni antitifìche ed a,nt.icoleriche, per ciascun vaccinato, tutte le particolarità indicate nelle avvertenze esposte nel r egistro stesso. Saranno inoltre volta per volta raccolti e comunicati al Ministero della guerra, direzione generale di sanità militare, i dati sul numero delle vaccinazioni eseguite, sulle r eazioni generali e loèali e su eventuali inconvenienti verificatisi. 236. Le altre misure speciali consistono : a) nella denunzia immediata dei casi e nel lor o pronto isolamento in ospedale; b) nella ricerca, <1,ellc cause eventuali e nella adozione dei m ezzi adatti a combatterle; e) nella ricerca delle forme fruste od attenuate e nell'isola.mento di infermi che fossero anche semplicemente sospetti; à) nella ricerca dei portatori di germi, fra i vicini di letto, fra coloro che accusano o abbiano accusato disturbi intestinali, ecc., e specie fra i cucinier i; e) nella disinfezione del ·posto occupato dagli ammalati della. camerata, dei loro effetti, ecc.; eventualmente anche della camerata dopo averla sgombrata, se vi si sono verificati parecchi casi; f) nella disinfezione energica., due volte al giorno, delle la.trine, impiegando preferibilmente il latte di calce o l'ipoclorito di calcio, che ha il vantaggio di a.llonta.na.re le mosche, raccomandando ai milita,ri di lavarsi bene le mani con sapone dopo le evacuazioni;


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g) nella proibizione, agli spacci cooperativi, di vendere latte non bollito e nel divieto di consuma.re verdure crude; k) nella protezione delle cucine e degli alimenti contro le mosche (reticelle metalliche alle :finestre, moscarole, ecc.); i) nella utilizzĂ zione di mezzi moschicidi nelle cucine e nelle dispense, nei locali ad uso di mensa o negli spacci.

237'. }'ebbri paratifoidi (denunzia obbligatoria). - Agenti patogeni delle iniezioni para.tifoidi sono il bacillo paratifo .A. ed il para.tifo B (Sohottmuller) e anche un paratifo O, che, come per la febbre tifoide, si trovano nel sangue, nel contenuto intestinale, nelle vie biliari, nell'urina, nella milza. Oome la febbre tifoide, le infezioni para.tifoidi vengono tra.smesse per contagio diretto o per contagio indiretto; e a proposito di quest'ultimo conviene ricordare il paratifo B per la sua maggiore resistenza. Come nella febbre tifoide i veicoli' sono: l'acqua, gli alimenti (per il paratifo B specialmente le carni insaccate), il latte, le mosche, e grande importanza hanno i portatori. Una speciale forma clinica per avvelena.mento da carni in conserva può essere prodotta da altri due germi del gruppo del parati.fico, e, cioè, il tipo Gartner e il tipo .A.ertrik. Per l'accertamento della diagnosi si deve dare la. preferenza. anche qui all'emocultura. Per la profilassi vengono pure consigliate le misure prescritte per la febbre tifoide, tenendo conto della importanza delle carni nella trasmissione del paratifo B, nei riguardi della macellazione e della cottura di carni eventualmente. sospette. 238. Dissenteria bacillare (denunzia obbligatoria). - Ă&#x2C6; una delle malattie infettive che hanno arrecato i maggiori danni alle tn~ppe in campagna nei tempi passati, ma che anche oggi deve essere presa in seria considerazione. Quali agenti dolla dissenteria bacillare vengono oggi considerati due distinti grandi gruppi di bacilli di cui l'uno comprende il dissenterico vero Shiga-Kruse e l'altro un n.umero


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di bacilli paradissenterici (tipo Flexner, tipo Y « HissRussel, tipo Strong, ai quali sono da avvicinarsi i metadissentrici di Castellani. Essi si trovano quasi esclusivamente nell'intestino degli ammalati e particolarmente nei colon e nelle caratteristiche deiezioni dell'ammalato, mèdiante. le quali pervengono nell'ambiente esterno. Come in altre infezioni, i bacilli dissenterici possono non scomparire col cessare della malattia, ma continuare ad essere eliminati con le feci dei convalescenti, portatori cronici o portatori temporanei); essi possono altresì essere eliminati con le feci da individui sani. Dato che la via di eliminazione dei bacilli dall'organismo ammalato è quella intestinale, la presenza di essi neJl'ambiente esterno (terreno, acqua, ecc.), è collegata strettamente con la presenza di feci. Il bacillo di Shiga-Kruse è dotato in genere di poca resistenza, ma può resistere a lungo nel terreno, purchè allo stato umido. La trasmissione avviene per contagio diretto o per contagio indiretto. Il terreno può ritenersi come il mezzo pii'l importante di trasmissione dell'infezione dissenterica per lo spargimento di feci fatto in esso, sia direttamente dagli ammalati o da portatori che vi depongono le loro deiezioni, sia indirettamente in seguito a concimazione con liquido cloacale infetto; importanza ha anche l'acqua, per quanto in essa il bacillo di ShigaKruse abbia poca resistenza. Agenti temibili di diffusione sono le mosche le quali, oltre ad agire quali veicoli meccanici . dell'infezione, possono contenere i bacilli J),el loro canale digerente e disseminarli in seguito con le feci. Via di penetrazione nell'organismo sono esclusivament e le vie digerenti. • L'incubazione, assai breve, oscilla fra 1 e 7 giorni. L'eliminazione dei bacilli con le feci si inizia fin dai primi momenti della malattia e si continua per tutta la durata di

essa,.


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Per l'accer~amento della diagnosi occorrono i mezzi di laboratorio, cioè, la ricerca dei bacilli nelle feci e la loro identificazione o la prova dell'agglutinazione col siero degli ammalati, secondo Widal-Gruber. 239. La profilassi va indirizzata come per la febbre tifoide. In caso di epidemia bisognerà prendere i seguenti provvedimenti: a) ricerca di tutti. i diarroici,. prendendo in debita considerazione i casi di diarrea anche lievi e febbrili, per un sollecito accertamento batteriologico; speciale attenzione sarà, por tata sul personale addetto alle cucine ed alla distribuzione del rancio; b) isolamento dei dissenterici, accertati o sospetti, in appositi ·reparti ospedalieri per infettivi. I convalescenti di dissenteria non potranno essere dimessi dai luoghi di cura se non a guarigione clinica e batteriologica pienamente accertata (ripetuti esami delle feci negativi); e) sorveglianza sanitaria di quegli individui che si son.o trovati a diretto contatto con infermi accertati dissen,terici, . praticando in essi l'esame delle feci; d) intensificazione della vigilanza igienica sul commer cio girovago delle frutta, latte, verdure e bevande; che si effettua nelle vicinanze delle caserme, degli accampamenti ed accantonamenti, nonchè sui generi smerciati dagli SI)acci cooperativi; speciale vigilanza sull'approvvigionamento dell'acqua potabile ricorrendo, nei casi dubbi, alla pot;abilizzazione di essa, specie se l'infezione serpeggia .a:n,che nella popolazione civile; e) attuazione di tutte le norme già indicate per la buona tenuta igienica delle cucine e dei generi alimentari; f) intensificazione delle misure jgieniche sulle latrine; lotta contro le mosche; g) azione .di propaganda presso i militari perchè evitino gli eccessi nel mangiare e nel bere, perchè portino sempre la fascia ventriera., perchè curino la pulizia delle mani prima della


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consumazione del rancio, perchè infine denunc~o subito i primi disturbi intestinali. A stagione favorevole, fare accampare le truppe, se i casi si ripetono, e se già accampate, cambiare la località del campo. 240. Dissenteria amebica (denunzia obbligatoria). - La dissenteria amebica predilige i paesi caldi ed iil special modo i paesi tropicali, ma non manca neppure in Europa dove se ne osservano casi sempre più numerosi in forma endemica, specie in talune delle regioni meridionali. Il parassita specifico della dissenteria amebica è l'Entamoeba dysente1·iae, la cui sede prediletta è l'intestino e spe-· cialmente il grosso intestino, dove essa si trova, sia nelle pareti dell'organo, sia nel lume intestinale, mescolata alle feci con le quali raggiunge l'ambiente esterno. L'azione dell'ameba si può esplicare in altri organi (fegato, cervello, organi respiratori, ccc.), dando luogo alle più diverse complicazioni. .Al di fuori dell;organismo umano le forme vegetative dell'ameba sono pochissimo resistenti: esse vengono rapidamonte distrutte dal freddo, dal calore e dal disseccamento. Maggiore resistenza hann,o invece le forme cistiche, che in ambiente umido possono conservarsi' per 12 o 20 giorni alla temperatura ordinaria. Il meccanismo di trasmissione della dissenteria amebica si ·effettua in maniera del iiutto simile alle infezioni intestinali trasmissibili (colera, febbre tifoide, dissenteria bacilla,re). Può pertanto avvenire per contagio diretto o per contagio indiretto. Nel contagio indiretto hanno la maggiore importanza le forme cistiche, le quali possono inquina.re il terreno e le acque. .A.nche le mosche debbono essere prese in considerazione quale mezzo di trasmissione dell'infezione. La via di penetrazione dell'ameba nell'organismo umano è sicuramente quella alimentare. ·.El molto difficile potere stabilh:e la, durata dell'incubazione. I dati sono discordi percbè si parla di 3-6- 20 e persino 90 giorni e anche più.


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L'accertamento della diagnosi si fonda sul riconoscimento delle forme vegetative o delle cisti nelle feci. Per l.a profilassi valgono le stesse misure ricordate a proposito della dissenteria bacillare. Qualora debba.si potabilizzare l'acqua è necessario ricorrere al calore (potabilizzatori Hartmann) per essere sicuri di distruggere le cisti amebiche che invece resistono ai potabilizzatori chimici. 241. Febbre ondulante o mediterranea (denunzia obbliga.toria). - E una malattia abbastanza diffusa un po' ovunque. L'agente patogeno è il micrococco rnelitense o Br11,cella melitensis (Bruce), che esiste nel sangue fin dal secondo giorno d.i malattia e che nell'ambiente esterno conserva a lungo la sua vitalità poichè, nel latte, può vivere fino a 60 giorni e nei latticini fino a tre settimane. Sorgenti naturali di infezione sono certamente le capre (che sono tanto più pericolose in quanto in esse l'infezione è latente e può rimanere ignorata), le pecore e con grande probabilità anche altri animali, ma specialmente le vacche, a ' proposito delle quali è nota l'opinione che vuole assimilare il micrococco melitense al bacillo di Bang o dell'aborto epizootico delle vacche e dei maiali e considera.re come una stessa malattia, tanto quella prodotta dal bacillo melitense tipico quanto l'infezione proveniente dal bacillo di Ba,ng. Sebbene raramente, può aversi anche un contagio diretto dal malato al sano per il tramité delle mani o di oggetti infettati dall'ammalato . .Anche le mosche debbono essere ritenute responsabili della diffusione dell'infezione, agendo come veicoli meccanici. · La via di penetrazione più comune è il canale digerente. Non sono escluse però altre vie: respiratoria, cuta,nea, congiuntivale. Il periodo di incubaz.ione varia da 8 a 21 giorni. Per la diagn9si, oltre il criterio clinico, hanno grande importanza i mezzi di laboratorio e cioè l'emocultura e la siero-diagnosi.


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• 242. La profilassi è fondata sulla lotta. contro le sorgenti di contagio, e, cioè, contro gli animali e l'uomo ammalati. Occorré istruire i militari sull'essenza della malattia . ' sul modo di diffondersi di essa e sulla miglior maniera di preservarsene, evitando di consumare latte, se non previamente b ollito . In caso di malattia, isolare gli ammalati e provvedere ad accurata disinfezione dei loro prodotti di escrezione, della biancheria e degli effetti letterecci. 243. Febbre delle trincee. - :È una infezione specifica, epidemica e trasmissibile, che si è specialmente manifestata durante la grande guerra e che ha ricevuto vari nomi a seconda della regione dove venne accertata o dei sintomi presentati (febbre dei 5 giorni, febbre di Volhinia, febbre tibialgica, febbre quintana, malattia di Hiss-Werner, ecc.). La trasmissione della malattia a.vvi'0lle a mezzo dei pidocchi ed è stata messa in evidenza nelle feci di questi insetti la presenza d:i una speciale :Rickettsia (:R. pediculi) che è ritenuto l'agente etiologico. Il vi1·us è certo presente nel sangue, nell'urina e nell'espettorato degli ammalati. Il pidocchio diviene capa.ce di trasmettere l'infezione dopo un periodo di 8- 9 giorni dal pasto infettante. :m probabile che l'infezione sia prodotta., più che dalla puntura, dal contatto dei suoi escrementii con le piccole erosioni prodotte dal grattamento. Il periodo di incubazione oscilla da,i 12 ai 30 giorni. 244. Oontro la febbre delle trincee possono essere applicati i grandi principi direttivi della lotta contro il tifo esant&matico, dato che l'agente di trasmissione è comune a entrambe le malattie. L'isolamento dell'ammalato è necessario e deve essere completato con misure di disinfezione ordinarie, rammentando che il 'Virus viene eliminato con le urine e con l'espettorato.


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·]} peraltro evidente che lo spidocchiamento degli amma"Iati o dei sani e dei loro indumenti, nonchè la disinfezione degli ambienti costituiscono le misure veramente efficaci con tro questa malat tia. 245. Febbre estiva o da pappataci o dei tre giorni. -

B una

malattia infettiva dovuta ad un virus :filtrabile ancora non perfettamente noto; che risiede nel sangue dell'individuo infetto. La malattia è trasmessa da un insetto, il Phlebotomus pappatasii, il quale diviene capace di trasmettere la malattia otto giorni .dopo il pasto infettante. I flebotomi sono diffusi nelle regioni a clima caldo e tomperato di tutti i continenti. Sono insetti domestici la cui esistenza è legata a talune condizioni d'ambiente che si verificano in vecchie abitazioni, di cui generalmente infestano il pianterreno e il primo piari.o, più che non i piani superiori. Fan.no la loro apparizione, nel nostro clima, verso la metà di maggio e scompaiono in ottobre; un periodo di massima diffusione si ha verso la metà di settembre. I flebotomi sfuggono la luce un po' forte e non si muovono dai loro ripari se non quando,l'atmosfera è perfettamente tranquilla; nelle serate calde e non ventilate entrano nelle sta.nze, con volo assolutamente silenzioso, in ispecie nelle camere da letto; all'alba, in parte rientrano nei loro asili, ricercando i luoghi umidi,. oscuri e riparati dal vento, come·uei sotterranei, le legnaie, ecc., in parte si nascondono nelle stanze stesse dietro i mobili, i quadri, fra i vest,iti e difficilmente vi si scoprono data la loro piccolezza. Le femmine solo succhiano ·il sangue e pungono soltanto di notte: la puntura riesce più dolorosa di quella delle comuni zanzare. Le femmine depongono le uova in loca,lità speciali, che si prestano alla vita delle larve e delle ninfe, cioè, come si è dett o, luoghi umidi, specialme.nte sotterranei, dovo si trovi am.mas.s ato materiale da, costruzione e siano accumulati sul suolo,


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misti alla terra, legno vecchio, carta, detriti vegetali; là, dove i muri sono grezzi, sgretolati; nelle canne di ventilazione delle latrine e dei pozzi neri e nelle pareti di esse. Il periodo di ~ncubazioue è, ordinariamente, da 4 a 8 giorni. 246. Riesce difficile difendersi dalle punture degli insetti :1lati, che, per la loro piccolezza, r endono assa,i problematico ogni tèntativo di protezione a mezzo di reticelle. La profilassi deve essere rivolta a combattere le condizioni che permettono e favoriscono il ciclo di vita delle larve e delle ninfe e ad interdire qualsiasi comuriicazione fra i locali dovo tali condizioni esistono e i locali abitati. . Oosl si deve _verificare se negli edifici, in cui debbono accantonarsi truppe, vi siano tratti di fabbricato che si presen tino nelle condizioni suddescritte e in caso affermativo, si intonacheranno e imbiancheranno i mur i vecchi e screpolati, si sgombreranno i sotterranei del materiale accumulatovi, si chiuderanno le fessure con cemen~o, si applicheranno mezzi di perfetta chiusura alle latrine, reti metalliche a maglie fittissime alle canne di ventilazione delle latrine e pozzi neri, ecc. Saranno utili le spruzza.ture n.egli ambienti di sostanze parassiticide.

241'. Bengue. - È una malattia infettiva, épidemica, trasmissibile, che presenta diversi focolai sparsi in tutto il mondo. Di norma si sviluppa nell'estate con epidemie vaste e fulminee. Si ritiene dovuta. ad un virus filtrabile, che, secondo ricerche recenti, viene trasmesso da certe zanzare (Oulex fatigans e fJtegomya calopus), che infesta11,o le località, in cui si manifesta la dengue. La ·stegornya non vive al di là, del 42°' parallelo N . e del 420 parallelo S. e perciò la den.gue è diffusibile soltanto nelle regioni comprese fra questi paralleli. 9 -

I struzio1ie per !1igie1ie àel militari, ecc .


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248. La profilassi contro la dengue è basata sulla lotta contro le zanzare e sulla difesa individuale e collettiva contro di esse con le norme usuali. L'isolamento degli ammalati è indispensabile;, non deve trascurarsi la disinfezione dei loro indumenti, della biancheria e degli ambienti da loro abitati. In caso di epidemia è opportuno che la truppa abbandoni la località colpita dalla infezione _per trasferirsi in località elevata.. 249. Sodolm. - E una malattia infettiva, trasmessa all'uomo dal morso del tòpo, caratterizzata da sintomi locali al punto morsicato che si manifestano, a cicatrizzazione avvenuta, con tumefazione, edema duro, gangrena locale, linfagite e adenite e da sintomi generali consistenti in accessi febbrili della durata di 3 o 4 giorni cd esantema maculo-papuloso di colore r osso-violaceo al tronco ed all'addome, mai alla faccia. È dovuto allo Spirillum minus, che si t rova nel sa,ngue degli ammalati e dei topi trasmettitori: sembra che _possa trovarsi anche nei cani e nei gatti. D sodolcu non sembra trasmissibile direttamente da uomo a uomo, ma la trasmissione avviene dal topo all'uomo :i;nediante la morsicatura. La profilassi contro questa malattia, che può facilmente riscontrarsi durante la permanenza dei militari in trincea, è essenzialmente basata sulla lotta contro i topi.

· 250. Spirochctosi ittero emorragica (o malattia di Weil). ·_ Ha avuto grande importanza, nella patologia dell'ultima guerra." I!} nna forma di itte1·0 accompagnata da fenomeni generali ad andamento acuto, prodotta dalla Spirocheta di Inada ,e Ido, che invade il sangue e trovasi anche nell'urina degli ammalati, che deve perciò essere disinfettata.


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Come fattori di epidemia. hanno grande importanza il terreno ed i topi, specie il terreno umido delle trincee dove i topi alberganti le spirochete, pullulano ed inquinano il suolo con le loro feci e le loro urine. La profilassi consiste particolarmente nelle misure di igiene e nella lotta contro i topi, non dimenticando che l'acqua può essere veicolo dell'agente etiologico. Proteggere gli alimenti dall'attacco dei topi. 251. Encefalite epidemica (denunzia, obbligatoria). - Lo agente etiologico di questa malattia appartiene probabilmente ai virus filtrabili. Esso ha sede primitiva nella mucosa rino-fa.ringea, donde si diffonde ai centri nervosi e al liquido cefalo-rachidiano. ' La trasmissione avviene probabilmente per contatto diretto per mezzo della saliva e delle secrezioni rino-faringee dell'ammalato e del portatore. Un contagio indiretto non è b ene accertato ma può essere ammesso data la grande resistenza del virus nell'ambiente. Il periodo di incubazione dell'encefalite epidemica non può essere delimitato con precisione; in alcuni casi venne osservato un periodo di incubazione di 4 o 5 giorni, mentre in altri ca.si sarebbe durato una. t rentina di giorni.

252. In quanto alla profilassi, data la sede ed il modo presunto di diffusione del virus, dovrà procedersi alla disinfezione degli sputi, della biancheria e degli oggetti di uso degli ammalati. L'isola.monto dogli ammalati è opportuno, ma non stretta.monte necessario data la relativamente scarsa contagiosità. della malattia. Quale mezzo profilattico por difendere dalJ'infezione coloro che avvicinano od assistono ammalati di encefa,lite saranno consigliati: gargarismi di soluzione cli permanganato di potassio al 0,5 per mille ed istillazione nasali di olio gomenolato al 10 %-


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253. Poliomielite anteriore acuta o malattia di Heine Medin_ (denunzia obbligatoria.). - Malattia che colpisce pre-· valentemente i bambini ma che non risparmia gli adulti, specialmente giovani. Da un certo tempo questa malattia ha tendenza ad estendersi. Suo carattere epidemiologico è quello di esplodere improvvisamente lascia!ldo poi periodi di stasi {tranne qualche caso sporadico fra epidemia cd epidemia). ]!} dovuta anch'essa, secondo la maggioranza degli autori, ad un viru~ filtrabile che si trova in tutto il sistema nervoso degli ammalati (midollo, bulbo, cervello). Dal punto di vista epidemiologico ha importanza il fatto che esso si trova nelle secrezioni boccale e faringea degli ammalati e di persone sane . che abbiano avuto contatti con essi (portatori). La trasmissione avviene quindi direttamente dall'ammalato al sano con la 1;osse, con gli starnuti, coi baci o anche per contagio indiretto, data la notevole resist.enza del virur nell'ambiente esterno p er cui esso può venire diffuso sia da oggetti sia da individui che siano stati in contatto con un ammalato. Nell'uomo, in condizioni normali, il vi1·us penetra, quasi esclusivamente, attraverso le mucose del naso o della gola. TI periodo di incubazione è vario: oscilla da 1 a 1 0 giorni od anche più. L'ammalato, già contagioso nel periodo di incubazione, resta tale per · circa 6 settimane dopo la comparsa dei primi sintomi. L'accertamento diagnostico della malattia è essenzialmente clinico. 254. Poichè la poliomielito anteriore acuta, è una malattia contagiosa, che viene disseminata da ammalati e portatori sani, le misure da prendersi sono le seguenti: 1 ° I solamento degli ammala.ti per un periodo che oscilla da 3 a 6 settimane.

2 ° R accolta e disinfezione delle secre1Joni nasali, degli sputi, foci ed urine.


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3 ° Disinfezione di tutti _gli oggetti che sono stati i1:l, contatto con gli ammalati e dei locali in cui si sono manifestati casi di maiattia. · 4 ° Vigilanza sui militari che hanno avuto contatto con l'ammalato . .5 ° Cura perchè, ove si verifichino casi fra militari, si evitino gli affollamenti nelle camerate e nei luoghi di ritrovo, i raffreddamenti · e gli strapazzi fisici. 255. Non è il caso di dire molte parole su altre forme morbose, le quali hanno pure un carattere infettivo, in quanto sono p1·odotte dalla penetrazione nell'organismo di speciali germi patogeni o da virulentazione di germi preesistenti, e cosi di certe forme, che più propriamente potrebbero dirsi infezioni chirurgiche, in quanto si manifestano in .casi .speciali di ierite o comunque di lesioni della cute e delle mucose, grandi o piccole che siano. Le prime però, in alcune circostanze della vita militare, come le manovre, e specialmente le guerre, possono osservarsi anche in forma dicircoscritte epiemie, e in qualche caso presentare anche caratteri di contagiosità; le seconde, più propriamente chirmgiche, hanno qualche volta tale insignifì· cante porta d'entrata del germe infettivo, da assumere lo aspetto di malattia medica, avente carattere diffusivo. Non sarà dunque inutile ricordare, a complemento di questo capitolo: · 1 ° Che si sono osservate epidemie di polmon.ite, nelle quali si potè invocare il contagio diretto o indiretto, tenendo calcolo che il diplococco di 1c Frankel » può, in certi casi, trovarsi in condizioni di speciale resistenza. 2 ° Che il diplococco stesso è un germe capace di dar luogo alle più svariate affezioni, all'infuori del polmone, quando agiscano speciali cause predisponenti, non rare nella vita militare. 3 ° Che non è raro il caso di osservare, specie in determinate stagioni dell'anno, circoscritte epidemie di erisipela


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nelle quali il contagio, diretto o indiretto, avviene attraverso lesioni della pelle o dello mucose spesso di nessun conto (graffiature, escoriazioni, lievi eczemi nasali e labiali). 4 ° Che lo stesso moocanismo può produrre . una delle più gravi infezioni, il tetano, quando (a parte i traumi propriamente detti), agiscano determinate condizioni del suolo e dell'ambiente, non escluso qualche caso raro di natura idiopatica, forse per preesistenza del germe nell'organismo (tonsille, tubo intestinale). 5 ° Che vi sono periodi di tempo e speciali condizioni, generalmente climatiche, che favoriscono l'insorgenza del reumatismo articolare, forma morbosa che pei suoi caratteri clinici e per le sue complicazioni può assumere tutto l'aspetto di una malattia infettiva epidemica.


O.A.PO XIII.

TUBERCOLOSI (Denunzia obbligatoria nc!le collettivittì).

256. La tuborcolosi, malattia sociale per eccellenza, ba fortunMamente, nell'ambiento militare, in tempo di pace, un'importanza di secondo ordine. Le visite preliminari ai consigli di leva e quelle fatte a.Ile reclute appena giunte ai corpi, hanno lo scopo di eliminare al più presto dalle file dell'esorcito i predisposti alla tubercolosi e i sospetti e malati a qualunque grado sia l'infezione, eliminazione che non si arresta, ma prosegue durante il servizio militare, anzi' col maggior rigore, quando, ad onta di tutti i mezzi di diagnosi precoce già messi in opera, qualcuno si ammali. Con questa cura continua, meticolosa, di sorvegliare le condizioni sanitarie delle truppe in rapporto a questa malattia, purtroppo così diffusa, si ottengono nell'esercito i più favorevoli risulta.ti. Ed infatti può ben dirsi che nella popolazione militare italiana, · paragonata a quella civile, nelle stesse condizioni di età., la tubercolosi ba una minima di[usione, come può rilevarsi dai dati statistici, i qm1li poi mettono in luce un altro fatto notevole, che, cioè, la morbilità per tubercolosi ha nell'esercito italiano un indice numerico più basso, paragonato a, quello che presentano gli altri eserciti. 257. L'agente specifico della tubercolosi è il bacillo di « Koch », che si riscontra negli escreati e secreti del malato a seconda dell'organo o degli organi colpiti; è molto più fre-

quente nell'espettorato; ma può trovarsi anche nelle urine e nellè feci. Si mantiene vivo e virulento per parecchi mesi nello sputo disseccato, specialmente in ambiente oscuro; sui vestiti o nella polvere secca degli ambienti resiste circa 10-12 giorni.


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Accanto a questo concetto etiologico, che considera. nel bacillo di « Koch » una fissità di specie ed una fissità morfolo gica. assoluta., è bene ricorda.re che studi recenti tenderebbero a. fa.re ammettere una. fase d~l detto bacillo nella. qua.le esso assumerebbe la natura di virus filtrabilé. 258. La. diffusione· del contagio avviene in modo diretto e in modo indiretto. Si ha il contagio diretto nei casi in cui goccioline di saliva o di espettorato, contenenti i bacilli tubercolari, proiettate dall'ammalato nell'aria circostante nell'atto del parlare, del tossire e dello starnuta.re, vengono inspirate dall'uomo sano. Si ha il contagio indiretto quando, in seguito a disseccamento degli sputi, i bacilli vengono trasportati nell'aria col p1ùviscolo a,tmosferico e con esso inspirati . .Altri mezzi di diffusione sono tutti i prodotti tubercolari che si versano nell'ambiente, per la via intestin~le, genito urinal'ia, ecc. L'infezione può anche esser tra.smessa. in via indiretta da alcuni insetti, specialmente le mosche, che, dopo essersi posate · su prodotti tubercolari ricchi di bacilli, vada,no in seguito :a posarsi sugli alimenti. Occorre inoltre tener presente la possi bilità della trasmissione della infezione per mezzo del latte da vacche tubercolatiche (tubercolosi bovina). Le vie di penetrazione della. tubercolosi sono moltepliei (respiratoria, digerente, cutanea). La localizzazione primitiva dell'infezione è certamente in rapporto con la via di penetrazione del bacillo nell'organismo; essa si vel'ifica per lo più nella. prima infanzia. 259. La demrn,cia è obbligatoria solo pei casi accertati nelle comunità. (caserme, collegi, ospizi, carceri, alberghi, ospedali, ecc.) nelle latterie e vaccherie e fra i privati, in seguito a cambiamento d'alloggio · degli infermi. Ritenendosi lo sputare per terra come una delle cause principa.li della diffusione della tubercolosi ed essendo il pericolo ancora maggiore n(>Jle caserme, come in tutti i luoghi frequen-


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tati e abitati da molte persone, specialmente se costrette a respirare l'aria ca~ica di pulviscolo, tutti i militari di truppa saranno istruiti sul grave danno di tale brutta abitudine. Nelle istruzioni interne, gli ufficiali ricorderanno alla truppa le norme più comuni di profilassi contro la tubercolosi, cercando di far bene comprendere la grande contagiosità di questa malattia ed il mezzo pel quale il contagio avviene, nonchè il modo di evitarlo . .Alla loro volta gli ufficiali medici terranno conferenze su questo argomento agli ufficiali, sottufficiali e uomini di truppa, illustrate con disegni e proiezioni cinematografiche. 260. Negli stabilimenti e istituti militari, nelle caserme, saranno, còme si è detto già., collocate delle sputacchiere di metallo' smaltato nelle·sale, camerate, corridoi, scale e in genere do·vunque si S:7'olge la vita del soldato . .Anzicbè contenere la c_on;i.une segatura di legno, che, aiutando il processo di essiccamento dello sputo, ne favorisce il trasporto nell'atmosfera, o la calce viva in polvere o in pezzi che, con l'acido carbonico dell'aria, si .trasforma in carbonato di calce del tutto inattivo, esse dovranno essere riempite per metà. da una soluzione di acido fenico al 5 %· Saranno giornalmente lavate, versandone il contenuto nelle latrine, quando non possa essere altrimenti distrutto. · La disinfezione di queste sputacchiere si farà con liscivia bollente, con soda bollente al 10 %, o con acido· fenico al 5 %, servendosi di appositi spazzolini. 261. Poichè è molto importante che la diagnosi di tubercolosi sia fatta in periodo iniziale, gli·ufficiali medici dei corpi rivolgeranno particolare attenzione a quegli individui a tipo prévalentemente longilineo, i quali, senza speciali ragioni, mostrino di deperire, siano oppur no tossicolosi, presentino in.gorghi ghiandolari, abbiano movimento febbrile, per lo più lieve, ma inesplicabile, malessere generale _vago, astenia, ecc. Oiò potrà. farsi specialmente durante le visite sanitarie periodiche, nell'assistenza ai bagni della truppa, in occasione della


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visita medica giornaliera, ecc., coll'aiuto, sempre effica-cissim.o degli ufficiali dei r eparti di truppa. Nel caso di sospetto di tupercolosi incipiente o latente, il soggetto sarà subito ricoverato in ospedale per l'a.ccertameot o della malattia e per la cura od i provvedimenti medico-legali opportuni; tali misure quanto più saranno pronte, altrettanto saranno efficaci per l'infermo ed atte ad impedire la diffusione della malattia. 262. Il militare che sia riconosciuto tubercoloso va tenut o isolato in speciali sale del reparto infettivi ed eliminato al più presto possibile dall'esercito facendo pratiche coi consorz. antitubercolari regionali per il ricovero in sanatorio o tubercolosari civili, quando non sia il caso - nei ca-si previsti dalle vigenti disposizioni - di tentare la cura in sanatorio militare_, 263. Le sale di degenza per tubercolosi debbono· essere nelle migliori condizioni igieniche, battute largamente dal solè, a pavimento e pareti lavabili e disinfettabili. .Ai malati sarà prescritto di sputare nella sputacchiera individuale, mai noi fazzoletti o, peggio, per terra. Tutti gli oggetti d'uso personale biancheria, ecc., verranno sottoposti a disinfezione, cosi pure le posate, i piatti, i bicchieri, ecc., saranno scrupolosamente puliti con acqua di soda bollente.


CAPO XIV.

MALARIA (Denu11zia obbligatot-ia).

264. L'agente eziologico della malaria. è un· protozoo e precisamente un emosporidio (gen. ,plasmodium), diverso a seconda delle varie forme di malattia (terzana primaverile, quartana, estivo-autunnale o terzana maligna), che subisce un duplice ciclo di sviluppo: l'uno, asessuale, nel sangue dell'uomo, l'altro, sessuale, in alcune zanzare del genero Anopheles, che costituiscono l'ospite definitivo. Nell'organismo umano il parassita risiede anzitutto nelll:', milza, ove permane anche durante gli intervalli fra i vari accessi, pure nel midollo osseo, ma la sede più importante è il sangue periferico, dove il parassita si ritrova specialmente durante gli accessi febbrili. · La trasmissione della malaria si effettua dal malato al sano per mezzo di speciali zanzare appartenenti al genere Anopheles, di cui le varietà più importanti in Italia son.o 1'.A. cla:dger o mac1,lipennis, il quale ha abitudini domestiche, più. raramente l' À.. bifurcatus, e più raramente ancora il . pseud,,pictiis e il superpictus, che hanno abitudini prevalentemente silvestri. D parassita penetra attraverso la cute mediante la puntura del l'insetto. Il periodo di incubazione oscilla dai 7 ai 15 giorni; è più. breve per l'estivo-autunnale 7-10 giorni), più lungo per le altre. L'accertamento della diagnosi è clinico e di laboratorio (ricerca dei parassiti nel sangue periferico). Grande importanza ha il metodo di esame microscopico del sangue in goccia spessa,


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previa disemoglobinizzazione, il ohe permette di esaminare quantità di sangue maggiori che non coi comuni preparati a, striMio. 265. La profilassi, tenuto conto del modo di diffusione della malaria, tende a ~ompere la ca.tena, che per le conoscenze odierne deve ritenersi chiusa (uomo malarico-anofele-uomo sano), necessaria per la manifestazione del morbo; pertanto le misure da adottarsi riguardano l'uomo amma,lato, la zanzara malarigena e l'uomo sano esposto alla puntura delle zanzare, e mirano a distruggere alla sorgente i germi della malaria e a,d impedire la penetrazione di tali germi n ell'organismo, MISURE RIGUARDANTI L'UOMO .AMM.AL.A'l'O :

Censimento presso il corpo delle infezioni latenti; cura intensa e razionale dei malarici e tratta.meno più specialmente energico delle forme di prima infezione (bonifica umana). I casi di malaria primitiva o recidiva devono, di massima, non appena diagnosticati, essere inviati in ospedale per la cura e, successivamente, negli appositi convalescenziari per a bonifica (v. istruzioni speciali per la profilassi antimalarica). MISURE D IRETTE

CONTRO LE , ZANZARE

M.ALARIGENE :

Sistemazione delle acque per mezzo dei lavori di grande bonifica. Peraltro questa esige sempre opere complesse e di lunga portata e deve essere sempre completata dalla piccola bonifica. · · Fra gli obiettivi che principalmente devono aversi di mira nell'eseguire la piccola bonifica vanno ricordati: a) riconoscere attentamente tutti i focolai anofeligeni della località, giovandosi delle conoscenze sulle abitudini di vita degli anofeli, sulle condizioni che permettono e favoriscono la deposizione delle uova, lo sviluppo delle larve, delle ninfe e delle forme alate; b) evitare che, con lavori di sterro od altro, si formino nuovi luoghi adatti alla vita delle zanzare;


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o) distruggere i focolai anofeligeni riconosciuti, eliminando o alterando le condizioni che rendono possibile il ciclo di vita delle zanzare, ciò che può farsi: 1) con m ezzi duraturi, quali il prosciugamento di piccoli tratt_i di t erreno paludoso, colmandoli, praticando un razionale drenaggio, provvedendo a una canalizzazione scoperta ben fatta, a una scrupolosa sistemazione dei canali di scolo esistenti, curando in modo particolare che la corrente vi abbia una discreta velocità, e che non vi siano punti di rista,gno, sistemando le sponde dei canali o a<:1quitrini colla distruzione delle erbe palustri,. cosi che non ne sia possibile il ristagno e l'impaludamento, copr endo pozzi, cisterne, vasche, ecc., cospargendo la superficie degli specchi d'acqua con lemna o, dove le condizioni regionali (Sardegna) rendono pratico tale mezzo, con sughero granulato; 2) con mezzi da ripetersi, periodicamente: diserbarri.ento delle sponde dei fossi, laghi, paludi, ecc., fino a metri 1-1,50 di distanza dalla riva; pr osciugamento periodico delle vasche, abbeveratoi, ecc., almeno ogni domenica per 24 ore; impiego di larvicidi, dei quali il più pratico è il petrolio, versato con innaffiatoio e con pompe da giardiniere, oppure sparso mercè stillicidio sulla superficie dell'acqua. Ottimo risultato può dare il « verde di Parigi » o « verde di Schwein:furt », come larvicida poco costoso, innocuo e straordinariamente efficace contro le larve di a,nofeli. Si è anche raccomandato l'allevamen.to di alcuni -pesci, forti distruttori delle larve (gambusie). Possono an.che adoperarsi contro l'insetto adulto t rappole speciali per catturarlo all'ingr.esso delle abitazioni e specialmen te fumigazioni, ovvero polverizzazioni t ossiche, bruciando semplicemente nell'interno di esse della paglia umida o polvere di piretro o polverizzando liquidi insetticidi. MISURE RIGU.ARD.ANTI L'UOMO SANO :

La profilassi meccanica. viene effettuata sia con speciali reticelle da applicarsi alle porte, alle finestre e ad ogni altra


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via di comunicazione con l'esterno, aia individualmente per la protezione not turna. delle parti scoperte del corpo (faccia, mani) nei vari servizi esterni. In quanto alla chinizza.zione profilattica, dei sani, questa dovrà farsi dal 15 giugno fino a tutto ottobre (anche oltre nei climi più caldi e dovunque la stagione si prolunghi mite e favorevole allo sviluppo delle anofele), con maggior rigore fra le truppe che si trovano nelle zone di malaria grave. Tra i vari metodi il migliore è quello della somministrazione periodica del farmaco in due giorni consecutivi ogni .settimana: gr. 1,5 il primo giorno, gr. 1 il giorno successivo. Si raccomanda di usare, ove si possa, sia per la chinizzazione periodica, sia per la quot idiana,· anzichè i tabloidi, i sali di chinina io soluzione o in polvere, perchè meglio assorbibili. Preferibili il chinino in soluzione, con aggiunta di zucchero in abbondanza e anche, !}e non basta, di saccarina, essendo difficile mascherare l'amaro della chinina. Una soluzione di cloridrato di chinino al 10 per cento, con aggiunta di piccola quantità di acido cloridrico per facilitare la soluzione, della quale gr. 10 corrispondono a_d un grammo ·di chinino e 15 a un grammo e mezzo, si può somministrare a bicchierini da liquore, gra~uati, o comunque segnati, e la somministrazione ne diventa facilissima. Ad ogni modo, quando si somministrassero i tabloidi, occorre rigorosamente accertare elle essi siano r ealmente deglutiti e conviene farli ingerire frantumati in pezzi. Per la profilassi, la chinizzazione deve comincia.re al momento dell'arrivo io zona malarica o cont.iouarsi per quindici giorni dopo che questa è stata abbandonata. 2GG. La lotta contro la malal'ia è opera di pazienza e pertinacia ; dove essere accurata nella ricerca delle cause, sagace nt'>lla scelta dei mezzi per allontaoarlc; deve essere soprattut.to opera minuziosa, instancabile di tutti i giorni. Si ricorrli che tutti i mezzi di lotta sono utili, ma nessuno basta da solo, cosiccbè la vittoria potrà risultare dall' uso appropriato di molti e anche di tutti i mezzi suesposti_.


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261. Nei luoghi di malaria si dovranno altresi avere ·1e seguenti precauzioni: a) nelle caserme, se non sono provviste di reticelle metalliche, le finestre e le porte vanno chiuse prima del tramonto del sole e aperte solo dopo il suo levare. Particolare attenzione va rivolta alla caccia delle zanzare annidate nell'interno delle camerate, alla quale si devono addestrare i soldati; b) evitare, possibilmente, marce ed esercitazioni di notte: in caso di necessità, adottare precise mis11.re profilattiche; e) istruire il soldato sui pericoli da evitare ed avvertirlo di presentarsi al medico ad ogni insolita e sospetta sensazione di malessere, specie se febbrile; d) quando un reparto di truppa sia tra,slocato temporaneamente da luogo salubre ad altra località notoriamente malarica, si deve .procedere a somministrazione profilattiche di chinino e ad istruire il ~oldato sui modi di difesa personale e collettiva contro la infezione; _ e) in zona malarica il malarico è sorgente di contagio: perciò deve essere allontanato fino a che non sia risanato com• pletamente, o per lo meno deve subire sul posto una accurata e regolare bonifica.


CAPO XV.

MALATTIE INFETTIVE DEGLI ANIMALI (ZOONOSI) TRASMISSIBILI ALL'UOMO 268. :!Uona (denunzia obbligatoria). - :El una malattia specifica contagiosa degli equini che J)UÒ essere contratta,, oltrechè daj camelidi e dai carnivori, anche dall'uomo. L'agente etiologico è il bacillo della morva (bacter·i um mrillei) che, nella forma acuta, si riscontra in tutto l'organismo; in quella cronica., invece, nelle parti degli organi colpiti e nei secreti provenienti dagli stessi e specialmente nei linfatici, nelle ghiandole linfatiche, nella secrezione nasale, nel secreto delle ulceri e nella saliva eventualmente mescolata con i prodotti morvosi delle vie respiratorie. L'uomo si infetta per contagio diretto, sia per contatto con un animale morvoso, sia ricevendo suI viso e sulle mani i prodotti virulenti delle secrezioni; o per contagio indiret~o per il tramite degli oggetti inquinati dalle secrezioni dell'animale infetto. Le vie di penetrazione nell'organismo sono .: la pelle, le mucose delle vie respiratorie superiori, le congiuntive ed eccezionalmente anche le vie digerenti. Il periodo di incubazione va ~òrmalmente da 2 a 6 settimane, ma può ridursi a 8 ed anche a 3 giorni. L'accertamento diagnostico nell'uomo è clinico e batteriologico. Negli animali sospetti si ricorre alla prova del malleinamento. 2'69. I quadrupedi affetti da morva clinicamente diagnosticabile vengono immediatamente abbattuti; i sospetti saranno -r igorosamente isolati,


,

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. Nella designazione dei militari incarica.ti della custodia di detti animali, si dovranno escludere quelli che abbiano lesioni

anche¡ minime della pelle e specialmente di quella delle mani. .. I militari prescelti a tal fine dovranno ricevere preventivamente istruzioni circa le misure precauzionali da osservare per non essere contagiati. Tali misure consisteranno principalmente nella pulizia e nella disinfezione della persona e nell'obbligo di vestire appositi indumenti. I predetti militari non dovranno, per nessun motivo, dormire nel locale destinato al ricovero dei quadrupedi isolati e, prima di rientrare nelle camerate, do\'.l'an.no deporre gli indumenti indossati, che saranno poi accuratamente sterilizzati, e i militari stessi saranno sottoposti ad un ba.guo saponato. 270. Le misure profilattiche da adottare in casi di mor va. nell'uomo consistono nella denunzia, nell'isolamento rigoroso, nelle disinfezioni delle secrezioni patologiche, degli oggetti venuti a contatto con esse e dell'ambiente occupato dall'ammalato.

Le misure da .adotta.re per i casi verificatisi negli anima,li rientrano in quelle di polizia veterinaria (denunzia, abbattimento degli infetti, disinfezione delle scuderie, ecc.). 271. Carbonchio ematico (denunzia obbligatori). - :El una malattia in.fattiva degli animali, specialmente dei r uminanti, trasmissibile all'uomo. L'agente patogeno è il bacillo del carbonchio (bacill'!.ts anthraois) che si trova nella siorosità delle pustole dell'ammalato e n el sangue, spocie negli ultimi stadi della. malattia. Negli animali, poichè la malattia in essi assume ordinariamente la forma setticemica a decorso acutissimo, si trova nel sangue, nel _periodo preagonico e spesso anche prima. 10 -

Istr1tzione per l'igiene dei m ilitari, ecc.

â&#x20AC;˘


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Nell'ambiente esterno la spora del b acillo carbonchioso si trova nel terreno inquinato e nelle pelli, lane e crini che provengono da animali morti per carbonchio. La resistenza del bacillo è in rapporto con la formazione di spore: se privo di spor e, il b acillo non presenta notevole · r esistenza, mentre le spore sono resistentissime e possono conservare la loro vitalità latente per un tempo lunghissi~o. Il carbonchio nell'uomo può insorgere per contatto con animali infetti, per ingestione di carni carbonchiose, per inalazione di polvere contenente spore o per contagio indiretto, maneggiando pelli, lane, crini, ossa di animali morti di carbonchio, anche a notevole distanza dal decesso, e per punture di mosche. Si sono spesso osservati casi di pustola carbonchiosa prodott~ dall'uso di pennelli da ba1·ba infetti. Il periodo dell'incubazione della malattia per la formazione della pustola maligna nell'uomo oscilla da 1 a 3 giorni. La diagnosi viene confermata dalla presenza del bacillo specifico nella sierosità. che infiltra la cute delle zone prossimiori 3:lla pustola maligna e, nei casi di carboll.chio interno, nel sangue. 212. Le misure profilattiche per l'uòmo consistono nella denunzia, nell'isolamento, nella disinfezione accurata dei materiali di medicazione e di quelli comunque pericolosi come biancheria personale e materfali letterecci. Per gli animali devono, essere applicate le norme di polizia veterinaria.

2n. ltabbfa (denunzia obbligatoria) . .- La rabbia è una. malattia infettiva trasmissibile all'uomo mediante la morsicatura di animali 1·abici ed in particolar modo di cani. Si tratta di un vir1ts filtrabile, neurotropo. Produce tipiche inclusioni nelle cellule piramidali del « Oorno di .Ammone », detti corpi del « Negri », di grande utilità per la diagnosi microscopica della malattia. Il virus è presente nel sistema nervoso centrale e nelle· ghiandole salivari degli animali infetti e si trasmette mediante

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l a. morsica.tura. o per il semplice contatto della saliva con piccole lesioni cutanee che permettono il passaggio del virus. L'incubazione della malattia oscilla entro t~rmini ¡vari; di solito dura da 20 a 60 giorni, ma può anche essere piÚ lunga: fino ad un anno. 214. Le misure profilattiche sono di spettanza dello Stato e dei comuni. Gli individui morsicati da animali rabici o sospetti debbono essere inviati negli appositi istituti antirabici per essere sottoposti al trattamento basato sull'immunizzazione attiva con virus a virulenza sempre meno atten_u ata. Il cane morsicatore, quando sia possibile, non deve essere ucciso, ma posto sotto osservazione per 10 giorni almeno. Se . passati 10 giorni non presenta alcun sintomo. sospetto, si può ~oncludere che all'atto che ha morsicato non era rabido, e cosi rassicurare il morsicato e sospendere la cura antir:i,bica intrapresa.


. CAPO XVI.

MALATTIE INFETTIVE OFTALMICHE Alcune infezioni congiuntivali possono assumere, specialmente in particolari circostanze, diffusione epidemica fra i inilitari, per quant~, mercè le norme igieniche ovunque adÒttate, vadano sempre più diminuendo le possibilità di tale diffusione. Alcune altre (congiuntivite blenorragica-congiuntivite difterica), per quanto rarissime, sono. temibili per i gravi esiti cui possono dar luogo. Meritano una speciale menzione il tracoma, la congiuntivjte blenorragica, la congiuntivite difterica e, in qualche caso, certe forme congiuntivali acute. 215. Tracoma. - Fra le malattie infettive oftalmiche la più importante, anche perchè diffusa in certe regioni nella popolazione civile, è il tracoma o congiuntivite granulosa. Ogni tracomatoso con manifestazioni attive deve essere escluso dalle file dell'~sercito. Gli ufficiali medici' dei corpi nelle visite di reclutamento e in quelle sanitarie periodiche, portera,nno la loro speciale osserva,.zione nella congiuntiva dei militari per l'accertamento precoce del male.· L'infezione, di natura tuttora dubbia, si trasmette da uomo a uomo per contagio diretto: l'attecchimento viene favorito dalle cause irritanti e traumatizzanti, come polvere, piccole lesioni, ecc., comuni specialmente nei reggimenti di arma a cavallo, nei quali, perciò, la profilassi deve essere più accurata. Il contagio può anche essere indiretto mediante la biancheria infettata dal secreto congiuntivale, ovvero mediante .catinelle,' ecc. Anche le mosche, specialmente nell'Africa settentrionale (Libia, Egitto) hanno grandissima importanza nella diffusione dell'infezione dall'ammalato ai sani.


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Trattasi di oftalmia grave pel lungo decorso e specialmente per le complicazioni che può cagionare nell'organo visivo e per gli esiti ad essa conseguenti. 27'6. Cougiunth:ito blenorragica. - È dovuta al trasporto in caso di blenorragia, dei gonococchi dai genitali all'occhio, sia direttamente con le dita, sia indirettamente per mezzo della biancheria infetta. È una oftalmia gravissima che può portare, specialmente se trascurata. o non bene curata, a gravi alterazioni dell'occhio ed anche· alla cecità. Perciò gli ammalati di blenorragia devono essere sempr~ messi sull'avviso del grave pericolo di trasmissione delJ'infezione agli occhi ed istruiti sulle precauzioni da prendere per evitarla. 27'1. c:Jongluntivito difterica. Infezione oculare oggi, assai meno frequente di un tempo; è dovuta al bacillo difterico. Può stabilirsi sia negli ammalati di difterite, sia in incJ.ividui sani, non ancora colpiti dalla difterite delle fauci, per ~ontatto diretto o indiretto mediante gli oggetti personali, là biancheria, ecc., di ammalati in atto.

278. Fra le altri congiuntiviti che possono assumere caratt ere epidemico, per quanto in misura ristretta, sono da ricordarsi la congiuntivite da pneumococco, la congiuntivite da bacillo da Koch-Wecchs, e quella da bacillo di « Morax.Axenfeld ».

279. Profilassi. - Le misure profilattiche da adottarsi sono più o meno identiche per tutte le forme suddette e consistono essenzfolmente nel pronto riconoscimento e successivo isolamento dell'ammalato; nella minuziosa pulizia personale, nell'evitare l'oso promiscuo di asciugamani, fazzoletti, biancheria da letto, ecc., nell'eliminare le possibili cause di irrit.azione meccanica delle congiuntive (lavarsi la faccia, gli occhi,


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le mani dopo la strigliatura dei quadrupedi, dopo le esercitazione esterne, ecc.). Gli oftalmici, nei qua.li l'infezione sia. limitata ad un occhio solo, saranno avvertiti di non toccarsi per alcuno motivo l'occhio sano con le mani, con fazzoletti od altri oggetti che abbiano avuto contatto con l'o.cchio ammalato, per evitare il pericolo della diffusione dell'infezione da un occhio all'altro. Ottima misura profilattica è quella della protezione dell'occhio ammalato con un vetro da orologio. Nel caso che la truppa faccia uso di ca.tinelle individuali, ai deve vigilare che l'uso di esse rimanga strettamente personale. 280, Tutti gli oftalmici delle forme suddette verranno ospedalizzati al più presto, e particolarmente gli infermi di congiuntivite blenorragica che ba decorso talora acutissimo e può rapida.mente compromettere la vitalità, della cornea. Quelli affetti da forme leggere e comuni potranno essere curati nelle infermerie dei corpi, ma dovranno essere sempre tenuti isolati dagli altri ammalati. L a. loro dimissione dal luogo di cura non avrà luogo se non a. guarigione completa, oppure - se con provvedimento medico-lega.le - quando essi non presentino più alcun pericolo di contagio.

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CAPO XVII.

MALATTIE CUTANEE PARASSITARiE E CONTAGIOSE In questo gruppo di malattie si comprendono alcune affezioni prodotte dall'invasione del derma cutaneo di speciali parassiti animali o dallo sviluppo di speciali funghi microscopici nelle parti del corpo coperte da peli. L 'agglomeramento delle persone, la vita in comune, l'uso in comune di utensili di pulizia. e di biancheria, aumentano notevolmente la diffusione di queste affezioni.

:El prodotta dalla penetrazione nel derma cutaneo di uno. speciale acaro . . Il contagio è la causa unica di questa malattia ed ha luogo ·per lo più ,d irettamente per mezzo dell'individuo ammalato (contatto) o anche indirettamente per mezzo degli oggetti a lui appartenenti o di altri oggetti di uso · comune. Si consiglierà ai soldati di evitttre contatti con persone cenciose e sudicie e si raccomanderà loro di presentarsi subito all'ufficiale medico q_ualora avvertissero prurito generale o locale della ·polle, specialmente di notte. L'ufficiale medico segregherà, subito gli scabbiosi per impedire la trasmissione della malattia e. disporrà per la cura opportuna. Gli scabbiosi sono ricoverati all'ospedale militare o all'in fermeria del presidio e, nei luoghi ove non esistono questi stabilimenti sanitari, saranno curati all'infermeria del corpo in -0arnere sepal"ate. Gli oggetti di vestiario, il corredo, la bian. cheria saranno disinfettati alla stufa. Verificandosi casi di scabbia in un reparto, procedere subito alla visita sanitaria del reparto stesso. 281. Scabbia. -


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282. Tigna favosa. - È rarissimo qsservarla nei soldatipel fatto che essa costituisce causa di inabilità al servizio militare. Data però la possibilità che qualche individuo dopo lunga licenza ritorni al çorpo affetto da tigna favosa, è da tener p~esente la somma contagiosità della malattia, sia per contatto diretto, sia indirettamente per mezzo degli oggetti di abbigliamento che hanno servito al tignoso, e il suo lungo e grave decorso, spesso ribelle alla ·cura. Per ciò si rendono indispensabili un im~ediato isolamento dell'infermo, un'accurata disinfezione di tutto ciò che fu in contatto col medesimo e la sua pronta eliminazione delle file dell'esercito. . 283. Tricofilic. - Con questo . nome si indicano certè affozioni parassitarie dello strato corneo dell'epidermide, dei peli e delle unghie, prodotte da diversi ifomic~ti del genere tric~phyton. · Le forme che si sviluppano sul cuoio capelluto o sulla barba sono specialmente di difficile cura. Perciò si deve, vigilare sulla perfetta pulizia e di.sinfezione degli utensili e della biancheria dei soldati, adibìti come barbieri nelle compagnie, e provvedere al pronto, relativo isolamento dei ca~i anche sospeliti e alla loro pronta cura in ospedale, come pure all'imme. diata disinfezione degli oggetti o degli utensili di loro proprietà. Sa.rà an'c he utile ~vvertire i soldati del pericolo di ·c ontagio servendosi di barbieri di cui vi sia da dubitare in quanto a pulizia personale e degli oggetti relativi al loro mestiere. Le tricofizie possono essere trasmesse anche dagli animali che ne sono affetti e specialmente dal cavallo, .ed il contagio può essere tanto diretto qnanto indiretto. In questi casi occorrono· le più accurate disinfezioni alle mani di coloro che hanno rapporti con gli animali infetti. 28-1. Pc.diculosi, - · Esistono tre varfotà di pediculosi e cioè quella della testa, quella del corpo -e quella del pube, dovute a· tre. diversi pidocchi (Pediculus capitis, P. vestimenti e Phtirius pub4),


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I pidocchi del capo (Pediculug capitis) producono notevole prurito che costringe a gratta11si. Questo grattamento induce appunto il quadro caratteristico della pedic1ilosis capitis, consistente essenzialmente in macchie rosse, escoriazioni, pustole, croste. Dalle escoriazioni sempre grattate, trasuda una quantità di siero che, essiccandosi, costituisce un ottimo t erreno çli cultura per tutti i germi piogeni. Il Pedic11,lus corporis o vestimenti, a contrario di quello q.el capo, non sta sulla. pelle, ma. negli abiti e specialmente nei punti ove essi sono in stretto contatto colla pelle {regioni anteriori e laterali del ventre, collo, muca, natiche, spalle, ecc.). Questo pidocchio si reca su1la pelle esclusivamente per nutrirsi: esso punge la pelle, inietta. un suo secreto e SU!!Chia il sangue. Si hanno quindi in questi indi~dui er uzioni cutanee e- prurito intenso che il paziente cerca di combattere grattandosi. Si osservano infatti ass~i fr equentemente in questi ·individui lesioni da grattamento a guisa di striscia parallele disposte in ogni senso. Un altro pidocchio, che però differisce assai sia da quello delle vestimenta, sia da quello del capo, è il Phtirius o Pediculus p1.tbis, parassita dei peli del pube, eventualmente diffuso a t atti i peli del corpo, non mai però ai e.a.pelli . .Anch'esso prod uce un intenso prurito e frequentemente dà luogo alle caratteristiche macchie cerulee che sono di per sè sole sufficienti a fare sospettare la presenza del parassita. Data la importanza che i pidocchi (specie quelli delle vestimenta) hanno nella diJiusione del tifo esantematico, dobbiamo cercare con ogni mezzo dì distruggerli.E soprattutto è da raccomandarsi la più scrupolosa sorveglianza per scoprire subito gli individui che ne fossero infestati e quindi le applicazioni delle comuni norme di pulizia, il taglio dei e.a.pelli, la lisciviazione della biancheria, la sterilizzazione degli oggetti di vestiario. 285. Acariasi da grano. lll una speciale dermatos dovuta al passaggio, sulla pelle . dell'uomo, di un acaro, il


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Pediouloides ventricosus, che vive nel grano avariato, nelle farine, nella paglia, nelle fave, orzo, riso ed altri cereali, a spese delle forme larvali degli insetti che infestano i cereali stessi. La moltiplicazione degli acari avviene nel modo migliore quando essi trovino una temperatura adatta e costante e numerose larve, ciò che si veri.fica facilmente quando i comuli di grano non vengano spalati e quando i sacchi restino a lungo giacenti sènza essere smossi. Il periodo dell'anno, nel quale la temperatura _è più favo revole allo sviluppo dell'acaro, è in genere dal settembre al novembre. Quando passa sul corpo ·umano, l'acaro produ.ce una eruzione costituita da chiazze più o meno tondeggianti, di colorito roseo, lievemente infiltrate, con una piccola vescica. al centro, accompagnata da un intenso prurito e talvolta anche da febbre elevata. Il contagio diretto da uomo a uomo avviene solo nel caso in cui duo individui vengano a stretto contatto durante la breve permanenza dell'acaro su uno di essi; iJ?- genere però il contagio avviene sia in seguito al contatto col grano parassitàto, sia per la permanenza in ambienti nei quali sia diffusa la polvere proveniente da ooreale parassitato, che venga comunque agitato. La guarigione della dermatosi avviene spontaneamente porchè il pediculoides non trova sulla pelle umana adatte condizioni di vita. 286. La profilassi deve essere diretta ad impedire lo svi1uppo dell'acar o nei cereali ed a. tale scopo dove raccomandarsi la pulizia e la ventilazione dei locali nei quali essi vengono custoditi, la spalatura frequen,te di ossi e soprattutto la disinfestazione dei cereali mediante il solfuro di carbonio. Come profilassi individuale sarà opportuno consigliare agli individui, che debbono maneggiare sacchi contenenti cereali sospetti (panifici militari), di ungersi con grassi le parti scoperte del corpo e di fare bagni frequenti.


CAPO XVIII.

MALATTIE CELTICHE 287. Le malattie celtiche, alcune specialmente, costituiscono un si grave nocumento all'organismo umano e tale un pericolo per la società, che .devono esser tentati tutti i mezzi per evitarle, o per lo meno, ridurle a propo1·zioni t enui e limitate . .A. tal ·uopo è necessario anzitutto che i soldati siano _sufficientemente edotti sulla natura e sui pericoli di queste malattie e su q nei principi generali di profilassi, la cui conoscenza· deve costituire una guida costante pei giovani militari nell'interesse della propria e dell'altrui salute, specie quella dei famigliari. La necessità. di diffondere tali cognizioni è dimostrata. dal fa.tto che uno dei fattori principali della diffusione delle malattie veneree è l'ignoranza degli elementi primi dell'igiene individuale e delle norme più elementari di profilassi. Donde la grande utilità di comprenderle nelle conferenze di propaganda igienica ohe periodicamente devono essere fatte nei vari presidi (vedi n. 321 ). L e malattie celtiche sono: la blenorragia, l'ulcera semplice contagiosa e la sifilide. :e da comprendersi fra le malattie celtiche anche la linfogranuloma.tosi inguinale sub-acuta o quarta malattia venerea di « Nicolas e F avre ». 288. La blenorragia : è la più diffusa e la più comune dello

malattie venereè. L'agente specifico di essa è il gonococco di u Neisser >. Olinicamente è ca1·atterizzata da uno scolo purulento del canale uretrale, donde l'infezione può diffondersi alla prostata e ai testicoli. Quali conseguenze si possono avere localizzazioni


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metastatiche, per il trasporto dei germi ~ttraverso il sangue o le vie linfatiche, all'endocardio e alle sinoviali articolari. Noti di rado essa passa allo stato di cronicità, con riacutizzazioni più o meno frequenti (stenosi dell'uretra, ecc.), pur conservando la sua contagiosità. :m quindi una malattia più grave di quanto comunemente si crede e non solamente locale . . Il p'eriodo di .incubazione è ,d i tre a otto giorni. I~a malattia si trasmette per contatto diretto, sopratutto, coJ!'atto sessuale. _Assai meno frequente è il contagio mediato a mezzo di oggetti contaminati (spugne, biancheria, ecc.) • . Ricordare la possibilità di diffusione dell'infezione alle congiuntive oculari per mezzo delle mani o di oggetti contaminati di pus blenorragico (vedi n. 276). La matattia non conferisce immunità. 289. t'ulcera ,,euerea o molle : è determinata dal · bacillo di « Ducrey ,,. La malattia è caratterizzata da ulcerazioni spesso multiple · alla régione genitale, ordinariamente circolari, di colore grigiastro, con margini tagliati a picco e fondo i_rregolare. L'infezione in gènere ha un decorso benigno, ma possono aversi complicazioni (adeniti, fagedenismo). Il periodo d'incubazione è di 2-5 giorni. La trasmissione avviene di solito per contatto dirette con l'atto sessuale. Vie di penetrazione sono la .cute e le mucos. · lese. ' 290. La sifilide : è senza dubbio la più importante, la più · grave delle malattie celtiche, non solo per la varietà e l'entità delle lesioni specifiche e contagiose che 1rnò provocare anche a grande distanza di tempo ed insidiosamente in qualsiasi organo o viscere, ma anche per la lunga durata e delicatezza della cura necessària, per la trasmissione ereditaria ed infine per la frequenza di aborti, parti prematuri, deficienze di sviluppo fisico e psichico nella prole.


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L'agente patogeno della sifilide è lo Spirocheta o T,·eponema palliàum di « Schaudinn ». La sua trs1)1.issione avviene principalmente per l'atto sessuale. P ossono essere ca.usa. d'infezione anche l'allatt-amento mercenario con infezione del bambino dalla doÌ:ma o vicever sa; possibile è pure il contagio a mezzo di oggetti infetti, col bacio, ecc. Perciò il sifilitico con manifestazioni attive deve essere subito ospedalizzato o, comunque, avere biancheria., stoviglie, posate, bicchieri, ecc., strettamente personali. Nell'intento di assicurare una cura continuativa ed intensiva del militare· sifilitico·, è obbligatorio impiantare per ogni militare (da soldato a serg. maggiore), che si contagia di sifilide, una apposita scheda individuale (mod. 2150), la quale deve seguire, in via. riservata, il militare stesso in ogru suo t rasfe1·imento e poi viene a lui consegnata all'atto del congedo. I o tale occasione gli ufficiali medici debbono impartire al congedando opportuni consigli profilattici. 291 . La Unfograoulomatosi Inguinale subaeut.a: è una infezione venerea cara.tterizzata da un'adenite i:uguinale, inizialmente monoglandolare ed in seguito . pluriglandolare con periadenite, che ha decorso lungo, a carattere subaeuto. Si trat ta di un virus filtrabile. L 'infezione viene t rasmessa coi rapporti sessuali; ha una incubazione di 10 a 1.5 giorni ed insorge per una piccola lesione iniziale a sede genitale, che passa spesso inosservata ed è rappresentata per lo più da una piccola erosione od ulcerazione a. tipo erpetico.

292. Per la prolìl~i delle malattie celtiche è di somma importanza osservare la più scrupolosa nettezza degli organi genitali. L'insufficiente nettezza produce infiammazioni, abrasioni sulla pelle e sulle mucose che facilitano eminentemente l'infezione, in caso di rapporti sessuali con donne malate. D eve essere regola assoluta di astenersi da rapporti sessuali con donne che presentino pustole o altr e eruzioru al viso,


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sulla fronte, erosioni in bocca, infiammazioni o lesioni a.nche lievissime dei genitali esterni, ghiandole ingrossate agli inguini, nodi duri alle natiche dovuti ad iniezioni praticate, lesioni tutte che possono deporre per la esistenza di una infezione sifilitica. · Le macchie giallastre sulla biancheria, specialmente sulle parti a contatto cou gli organi genitali, devono mettere in sospetto per un'affezione .blenorragica. 293. Il mezzo migliore per evitare le malattie celtiche è il preservativo o condom di ·buona qualità, purchè bon appli-

cato (a glande completamente scoperto) e non troppo teso. Quando una ragione qualunque si opponga all'uso di esso, è necessario c)le il soldato si attenga alle norme regolamentari circa la profilassi anticeltica, cioè, egli dovrà, se possibile, spalmare accuratamente prima dell'amplesso mercenario i genitali, specialmente il glande ed il prepuzio, con una sostanza grassa (lanolina, vaselina); si forma così uno strato protettivo di grasso che costituisce una barriera di difesa contro i germi ed evi~a ancora scalfitture, escoriazioni assai facili a prodursi e che sono la porta di ingresso schiusa agli agenti infettivi. ~eglio ancora se userà la pomata di Metchnikoff Gauducheau al calomelano, cianuro di mercurio e timolo che, all'azione protettiva del grasso, aggiunge quella sterilizzante delle sostanze incorporate. Dopo ' l'atto sessuale mercenario ii militare, quando non abbia usato il preservativo o questo si sia lacerato, orinerà subito per eliminare meccanicamente parte qei gonococchi eventualmente depositatisi nell'uretra presso il meato; poi a.I più presto si laverà abbondantemente i genitali con acqua ca.Ida. e sapone, ciò che potrà fare agevolmente e coi me?zi necessari presso la camera di profilassi anticeltica in. caserma., sQtto la guida del personale addestrato nella tecnica special~. i94. In ·questa, oltre ad una nuova emissione d'urina ·ed a.Ila. toletta della regione degli organi genitali praticata o ripe-


l5~ tuta generosamente (per ciascun militare sarà adoperato un asciugatoio pulito e se si usasse 1nvcce una compressa di garza, quest a verrà poi gettata nei rifiuti), occorre, come terzo tempo, procedere - a cura dell'infermiere addetto - alla istillazione nella uretra di alcune goccie della soluzione idroglicerica di protargolo, facendola trattenere nell'uretra per circa tre minuti. Naturalmente deve essere curata scrupolosamente volta per volt.a la bollitura delle siringhe, evitando assolutamente l'uso di liquidi antisettici esistenti. Infine, lo st_esso infermiere fa spalmare il glande, i1 prepuzio, il solco balanico, la cute dell'asta ed adiacenze ~on pomata « Metchnikoff-Gauducheau » spremuta da un tubetto o presa con spatola di vetro da speciale recipiente, avvertendo che la pomata non deve essere rimossa prima delle 24 ore. L'applicazione della pomata non deve essere eccessiva: basterà ungere bene le parti senza la~ciarvene in eccesso. 295. Perchè il soldato si adatti a questi procedimenti profilattici è 'necessario che esso sia ben persuaso della loro

necessità e della loro efficacia. A ciò provvedono le conferenze dimostrative già ricordate; ma l'ufficiale medico (ed anche l'ufficiale del reparto) non deve mancare di cogliere ogni circostanza per infondere nel soldato la coscienza di tale dovere e soprattutto inspirargli confidenza e fiducia per indurlo . a presentarsi a visita medica anch·e nei casi di semplice sospetto o di piccole ·lesioni apparentemente banali degli organi genitalì, senza lasciarsi vincere da scrupoli o da falso pudore nelle visite. · L'ufficiale medico porterà particolare · attenzione sugli . organi genitali, sulla pelle, sul sistema linfatico, ecc., in rapporto alla possibilità di manifestazioni di malattia celtica. :& inoltre dovere dell'ufficiale medico di suggerire ai militari che hanno sofferto un contagio venereo quelle norme igienich~ che a seconda della forma morbosa debbono regolare la loro· condotta nei riguardi della propria salute e di quella degli altri.


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In occasione poi delle conferenze di propaganda igienica. da tenersi alla ~ruppa ed agli ufficiali, sarĂ opportuno insistere sui danni individuali e sociali che portano le malattie celtiche, sulie misure da prendersi nell'esercitare l'atto sessuale con donne mercenarie, e sul valore sanitario e morale che avrebbe~ nei limiti del possibile, una moderata astinenza.


O.A.PO XIX.

DISINFEZIONI E DISINFESTAZIO~ 296.. Le disinfezioni e le disinfestazioni sono oggi fattori di grandissima importanza nella lotta contro le infezioni e gli ectoparassiti, e le prime, assieme all'isolamento dell'ammalato alla denunzia e alle vaccinazioni, costituisco.no le base del moderno sistema di profilassi contro le malattie infettive diffusibili.

L'esperienza detratta dall'ultima guerra mondiale ha permesso un'esatta valutazione dell'importanza delle disinfezioni e delle disinfestazioni ed ha dimostrato che tali operazioni debbono essere praticate non solo nei casi di necessità immediata, ma periodicamente e sistematicamente, anche quando fra le trupce non ¡esistano malattie infettive-contagiose ed essere sempre logicamente coordinate con le operazioni di risanamento del suolo, degli abitati e sopratutto colle operazioni di bonifica umana, tenendo conto della etiologia e delle' vie di diffusione degli agenti speciali per ogni singola malattia, come delle vie di penetrazione nell'organismo. ¡ Le pratiche di disinfezione mirano soprattutto a tener lontano dalle truppe gli agenti delle malattie che t endono ad acquistare carattere epidemico (la dissenteria, la febbre tifoide, il colera; la meningite. cer~bro-spinale, le malattie esantematiche, ecc.). Le pratiche di disinfestazione mirano invece a distruggere gli ectoparassiti vettori di infezioni, quali i pidocchi delle vestimenta (vettori del tifo esantematico, della ¡ febbre delle trincee), le cimici dei letti e tutti gli altri macroparassiti che in qualsiasi modo possano riuscire dannosi alla salute. 297'. Le disinfezioni ordinarie da praticarsi presso i corpi e reparti saranno eseguite, coi mezzi a disposizione, dal per11 -

Istru.zio,ie per l'igiene dei militari, ecc.


so~ale dei corpi e reparti stessi sotto la direzione del dirigente

·n servizio sanitario, mentre, per quelle che rivestano carattere di speciale importanza, come pure per le disinfestazioni in genere, si ricorrerà di massima .alle sezioni di disinfezione, isti- tuite per coneorrere in via Sistematica e permanente alla difesa dell'esercito contro le malattie infettive, sezioni che sono assegnate una per corpo d'armata, alla dipendenza diretta della rispettiva direzione di sanità.

A) Disinfezioni.

298. Gli agent1 di disinfèzione sono fisici e chimici. Fra i disinfettanti fisici un mezzo di sicura azione è il calore che può essere impiegato sotto forme diverse: incénerimento, · avvampamento, calore secco, calore umido. L'incenerimento è adoperato per distruggere oggetti di scarso valore (stracci, paglia, carte); l'avvampamento, che si esegue esponendo alla fiamma gli _oggetti da sterilizzare, si usa solo per oggetti che non siano danneggiati dalla fiamma stessa; il calore secco, · che possiede debole potere di' penetrazione, e per il quale si richiedono speciali stufe, viene piuttosto impiegato nei laborator~ per sterilizzare vetrerie. Il calore umido è usato sotto forma di_acqua bollente, di vapore fluente e di vapore ·sotto pressione. · L'acqua alla temperatura di ebollizione uccide in pochi minuti ·.tutti i microrganismi: soltanto alcune forine spo~ali resistono. Rappresenta un ottimo mezzo di sterilizzazione di utensili da tavola, di sputacchiere, vasi, nonchè strumenti chirurgfoi specialmente se si ha cura di addizionarla a deboli quantità di soda (2% circa). Il vapore sotto pressione è oggi il più largamente usato negli stàbilimenti di disinfezione, perchè, a parità di condizioni, esso ucèide i microrganismi in un tempo più breve del vapore acqueo a pressione normale.


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299. Un apparecchio di disinfezione a vapore di quahmque sistema, deve soddisfare alle due seguenti condizioni: 1 ° Ohe il vapore acqueo vi si mantenga almeno· alla temperatura di 100 ° e saturo . 2 ° Ohe il vapore sia puro e per conseguenza che tutta · l'aria venga scacciata dall'apparecchio. Per conseguire questi scopi gli apparecchi moderni sono costruiti in maniera che il vapore penetri dall'alto, per modo· che esso scacci' avanti a sè 1iaria fredda, .ottenendo così anehe di abbreviare il tempo necessario per raggiung.ere_i 100° nell'interno di essi, giacchè con questo sistema l'aria viene scacciata dagli oggetti più completamente e più rapidamente che se il vapore penetrasse dal basso e obbligasse l'aria a uscire dall'alto. Gli apparecchi sotto pressione, dopo che sono stati caricati del materiale da disinfettare e chiusi, vengono sottoposti all'immissione del vapore, lasciando aperti a lungo il rubinetto dell'aria e quello di scarico dell'acqua di condensazione, affinchè l'aria venga eliminata il più completamente possibile dal1'apparecchio. Fra le stufe di questo sistema quelle più in uso presso di noi sono: la « Geneste-Herscher » e l' cc .A.bba-Rastelli ». Per il servizio in campagna il nostro Esercito ha in dotazione la stufa l<?comobile « Giannolli >> (caricata su un carro il cui avantreno può staccarsi per permettere l'apertura delle due porte, le quali servono: l'una all'entrata degli oggetti infetti e l'altra all'uscita di quelli sterili) e l'autostufa cc Vittoria ». . Nel caricare la camera di una stufa da disinfezione di qualunque modello essa sia, si,deve tener presente che il materiale deve essere dispo·s to in modo da permettere la libera circolazi'one del vapore: deve evitarsi quindi con ·ogni cura di stipare o ammassare gli oggetti. Gli oggetti di cuoio e quelli di gomma non possono essere disinfettati col và.pore sotto pressione, percbè si deteriorerebbero.


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300. La disinfezione con mezzi chimici è quella più alla

portatà. di tutti, più facile e pilÌ economica.. S'intende perciò come essa sia la più diffusa. Il numero delle sostanze ad azione disinfettante è grandissimo e va aumentando ogni giorno, per modo che riW3cirebbe impossibile fare anche un solo cenno di tutte. Fra i mezzi più attivi di disinfezione chimica vanno annoverati: 1 ° Il sublimalo corrosivo (bicloruro di mercurio). - È fra i sa.li di mercurio quello dotato di maggiore potere antisettico ed uno fra i più efficaci disinfettanti chimici. E dotato di un alto potere venefico e perciò occorre essere molto prudenti nell'usarlo. Il bicloruro di mercurio possiede la più intensa azione battericida quando è in soluzione acquosa, poichè ~ questo veicolo è dissociabile al massimo grado. Numerose ricerche hanno dimostrato che è necessario nelle usuali disinfezioni fare uso di soluzioni di sublimato abbastanza concentrate, dal 5 al 10% 0 , poichè le forme spo:tali posseggono una grande resistenza al cloruro mercurico. Il bicloru1·0 di mercurio non deve essere impiegato: a) per la disinfezione di materie escrementizie, latrine, ecc., perchè i composti solfurati trasformano il bicloruro di mercurio in solfuro di mercurio che è inerte; b) per il trattamento di sostanze albuminoidee, percbè l'albuminato ·di mercurio risultante costituisce uno stato protettivo per i germi, che esso ingloba; o) per disinfettare oggetti metallici perchè combinandosi li altera e li scompone; d) per disinfettare stoffe macchiate di sangue, perchè le macchie si fissano e diventano indelebili. Le nostr o farmacie militari provvedono il bicloruro di mercurio in polvere e in trochisci di un grammo e di mezzo grammo. Si ricordi di preparare soluzioni fresche, quando ne sia necessario l'uso, percbè col tempo va.uno perdendo la loro aziònc disinfettante.


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20 L'acido fenico cristallizzato o benzofenolo; cresoli. un disinfettante di sicuro effetto; le sue soluzioni acquose, al 3-5 %, sono capa.ci di uccidere in pochi minuti ogni forma vegetàtiva di batteri; per le spore occorrono periodi di tempo maggiori, anche di giorni. :m molto caustico ed è velenoso. · Nella pratica l'acido fenico puro non si adopera per il suo prezzo molto elevato, ma si adopera invece.l'acido fenico grezzo, che è meno caro ed ha un potere disinfettante maggiore, perchè più ricco di cresoli. Dato peraltro che la sua solubµità nell'acqua è molto debole, si adoperano altri solventi più adatti: uno di essi è l'acido solforico con il quale l'acido fenico grezzo costituisce la miscela di « Laplace », che è una mescolanza a parti uguali di addo fenico grezzo e di acido sèÌlforico, fatta a bassa temperatura.. Tale miscela è molto utile per disinfettare liquidi putrescibili, feci, urine, acque luride, ecc. Un altro mezzo di utilizzazione dell'acido fenico grezzo è quello di associarlo ai saponi alcalini; ne sono un esempio il cresil, la creolina, il seiffenol, ecc. L'istituto cl,limico-farmaceutico militare 1)repara per uso dell'esercito il cresosol liquido e quèllo solido. Il primo è olio di catrf~me sciolto in una soluzione concentrata di sapone di resina. È un liquido sciropposo, limpido, di color bruno rossastro, con odore di catrame che sostituisce completamente i prodotti analoghi brevett~ti. Diluito in acqua al 2-5 % si impiega come disinfettante, antisettico, deodorante per latrine, urinatoi, pavimenti d'ospedale, scuderie. Il cresosol solido è un prodotto analogo ed ha le stesse indicazioni di quello liquido, dal quale si distingue perchè contiene, oltre il sapone di resina, anche del sapone grasso. Si usa diltùto in acqua al 2-5%; se 110 facilita ia soluzione tagliuzzandolo prima in minuti pezzetti, oppure sfregandolo fino ad esaurimento contro il fondo del recipiente contenente poca· acqua ed aggiungendo poco per volta miova acqua fino a raggiuugere la dose voluta. Un altro prodotto dell'istituto chimico-farmaceutico militare è il seiffenol, liquido limpido di color rosso bruno, con odor ]J}


"di lenolo, che possiede' un valore det~rsivo pari al cresosol e un valore disinfettante due volte e mezzo superiore." Tutti i. disinfettanti a base di fenolo sono adoperati per la disinfezione di ambienU e oggetti molto sporchi (urinatoi, latrine, stalle, ecc.). 3 ° Gli Alcali. - Essi non esercitano un'azione disinfettante se non quando raggiungono un determinato grado di alcalinità, per cui la quantità: di soluzione alcalina aggiunta al mezzo da disinfettare deve essere calcolata al momento in cui l'acidità del substrato è stata neutralizzata. Gli alcali nella pratica delle disinfezioni hanno un'importanza capit~le. . a) Soda caustica: E uno dei più potenti disinfettanti, segnatamente pregevole per il suo grande potere di penetrazione, dato dalla particolare proprietà di sciogliere i grassi e le sostanze proteiche. Si suole adoperare in soluzione acquosa al 3-10%. È adoperata per la disinfezione dei pavimenti, purchè non siano inverniciati, oleati, cerati; l'uso di essa non è indicato per la disinfezione della biancheria infetta, specie · se di lana, perchè la soda la deteriora. b) ~otassa .caustica. - È fra gli idrati alcalini quello dotato di maggior potere antisettico, ma in pratica si preferisce la soda perchè meno costosa. La potassa caustica ha tutte le indicazioni dell~ soda. Queste due sostanze, come dice ii nome, sono molte caustiche e perciò non hanno troppa diffusione nella pratica giornaliera della disinfezione. e) Molto usato è invece il Oarbonato sodico, co,nosciuto in commercio col nome di soda Solvay. Si usa sotto forma di ranno o di liscivia al 2-3 % ed agisce sicuramente come disinfettante quando ha raggiunto i 60°; a 80-85° in soluzione all'l-4% uccide in 10 minuti le spore del carbonchio. Con'soluzioni di soda o di sapone si procede alla lisciviazione della biancheria, con il che, oltre la detersione da ogni traccia di sudiciume o da quasi tutte le macchie, si ottiene anche la steriliz.zazione del. materiale. La lisciviatura può farsi o con


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il vecchio sistema·mauuale o con apparecchi meccanici, costruiti in modo va.rio, a seconda che si vuole che il materia.le resti fermo ovvero che si muova lentamente, per venir meglio a contatto delle soluzioni disinfettanti. · d) Oa'lce. - L'ossido di calce o calce viva agisce come disinfettante per la sua forte alcalinità. Esso è capace di uccidere in pqche ore i bacilli del tifo o del colera contenuti nell'acqua di una fogna. Deve essere conservato in barili ben chiusi ed in luoghi bene asciutti se non. si vuole che, assorbendo dell'acqua di cui è avidissimo, formi idrato di calcio o calce spenta. Nella pratica della disinfezione è usato largamente sotto forma di latte di calce, che ad un modestissimo prezzo di costo unisce un valore disinfettante notevole. · Il latte di calce si ottiene facendo sfiorire 100 parti di calce viva con 60 di acqua e versando poi sul prodo~to polverulento, così ottenuto, dell'acqua in proporzione di 4 litri per ogni chilo di calce spenta. Il latte di calce deve essere sempre di recente preparaz,ione· ad evitare che, assorbendo l'anidride carbonica dell'aria, si. converta in carbonato di calcio, che è molto meno attivo come disinfettante. Il latte di calce si adopera generai.mente per disinfettare pareti di ·stanze infette e per sterilizzare deiezioni. Se si tratta. di uccidere germi patogeni non sporigeni, quali i bacilli del colera, del tifo, della dissenteria, nelle deiezioni è sufficiente la soluzione al 20 %, purchè in proporzione doppia del contenuto diarroico, e agente per un paio d'ore. Dovendo dare il bianco alle pareti si eviterà di scrostare in preceden.za i muri per non mettere in circolazione i microrganismi che vi potevano essere aderenti. L 'imbiancatura con latte di calce potrà essere preceduta da un lavaggio con soluzione molto forte di sublimato. o da polverizzazioni di soluzioni diluite di calce, o meglio da una disinfezione con la formaldeide. e) Olornro ài oaloe e ipoclorito di caloio possiede proprietà, antisettiche utilizzate sopratutto per la disinfezione di


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orinatoi, sta.Ile, la.trine . .A ta.l'uopo gr. 1~0 di clortrro di -calce si .stemperano in gr. 1200 di acqua e si ottiene cosi un liquido che si diluisce in un volume decuplo di acqua. Le soluzioni saranno · costantemente adoperate fredde e preparate di recente, essendo più alterabili dello stesso ipoclorito in polvere. Queste soluzioni sonò pure molto efficaci .nella disinfezione delle materie diarroiche, ma allora ·si consigliano mesco~ lanze acquose al 20% di ipoclorito, in parti uguali con le .feci. Come deodorante si adopera il cloruro di calce in polvere, · sparso alla parte inferiore degli orinatoi: il cloro che si sviluppa lentamente, decompone l'ammoniaca e l'idrogeno solforato, ·sopprimendo rapidamente gli odori. Il cloruro di calce deve conservarsi fuori del contatto dell'aria ed all'oscuro; esso è un energico ossidante e decolorante. Gli altri ipocloriti alcalini (Ipoclorito di sodio o liquido di « Labarraque » e ipoclorito di potassio o acqua di , Javel »} hanno proprietà disinfettanti analoghe a quelle dell'ipoclorito di calcio, ma sono più costosi e meno energici. 40 .Il permanganato di potassio. - Ha buon potere disinfettante che aumenta con l'aggiunta di acido cloridrico e solforico, fino a marcata reazione acida . Colorisce gli oggetti con cui vi~ne a contatto, quindi non può avere largo' uso. Può essere usato nella disinfezione degli sputi in soluzione· al 5%, In soluzione al 4 % serve bene per la disinfezione dei recipienti destinati a contenere acque potabili, purchè non siano di legnoo di tela (ghirbe), nel qual caso, al contatto con le sostanze organiche, il permanganato si ossida, perdendo il potere disinfettante. Può anche tornare utile, per la disinfezione di acqua di rifiuto, in soluzione acquosa al 5-7 %: di questa soluzione se, ne versa tanta finchè la colorazione rosso-violacea di tutta la massa di• acqua non si fa permanente. 5° La formalina. - La formalina del commercio è una soluzione al 38-39% di aldeide formica. Diluendo questo liquido in acqua, in ragione del 2-5 %, si ottiene una soluzione


a circa 1'1-2 % di aldeide formica, che può servire bene per la disinfezione di oggetti che potrebbero essere .deteriorati usando altri disinfettanti. Il seifformol, preparato dall'I. O. F. M., è una soluzfone saponosa di formolo, da usarsi al 3-5 %· L'aldeide formica è pochissimo usata come disin~ettante liquido, mentre ha largo impiego allo stato gassoso. In questo sta;to la formaldeide si presenta come un gas neutro, incolore, di odore irritante caratteristico, solubile in acqua e in alcool. Per lo sviluppo dell'aldeide formica gassosa nella quantità che a noi occorre nella· pratica delle disinfezioni, esistono vari apparecchi fra cui sono di uso più comune le lampade Hygea ed Aesculapio e l'apparecchio Breslavia, che è in dotazione alle sezioni di disinfezione (vedi Ist1··uzione per le disinfezioni e per le disinfestazioni).

B) Disinfestazioni. 301. Nella lotta contro i parassiti è molto impor tante la

sistemazione igienica della caserma. Per le niosohe occorre portare attenzione alla ubicazione · e buona tenuta de.i letamai, che offrono ad esse condizioni favorevolissime per deporvi le uova e riprodursi; essi debbono perciò esser e sempre ben costruiti in cemento, e con coperchio a chiusura completa, lontano speciaJmente dalle cucine e possibilmente dalle latrine. Debbono essere vuotati ogni giorno, irrorando ampiamente con latte di calce il fondo e le pareti. · Nel caso in cui i letamai non possano essere vuotati ogni giorno, si provvederà giornalmente ad irrorare in superficie il letame con latte di calce e, d'estate, con petrolio grezzo; Quest'ultimo allontana le mosche femmine che vanno sui medesimi per deporre· le uova. Un mezzo di lotta contro le mosche è qullo ideato dal Berlese che consiste nell'irrorare i letamai e le piante che circondano eventualmente le abitazioni con un liquido alta.mente venefico e che possa venire ingoiato senza diffidenza dl:!,ll'in-


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set.to. Il liqui_do in parola, che può essere irrorato colle comuni pompe spiruzzatrici, è costituito da una miscela composta di melassa parti 10, ·acqua part( 100, arsenito df potassio o sodio parti 2, all:i,_quale si può aggiungere piccola quantità di latte o di qualche prodotto liquido dei caseifici · (siero, ecc.). S'inten~e che occorrono le dovute precauzioni nell'uso di questa sostanza venefica. Contro le cimici occorrerà badare molto alla pulizia degli infissi e delle parti in l~gno éd a mantenere in buono stato la, arricciatura dei muri, perchè sono queste le parti dove esse si annidano. Contro le pulci è efficacissima la sistemazione det pavimenti, nei cui interstizi questo insetto depone le uova e viv:ono le larve, in modo che gli interstizi medesimi siano ridotti .al minin+o come numero e come larghezza. Avendo queste a~ertenzè, la caserma si manterrà priva di insetti ematofagi e di mosche, le quali non frequentano luoghi puliti, dove non trovano di clie nutrirsi. In caso di invasioni di cimici, ai provvederà a pulizie straordinarie delle brande, plance, .Pareti, ecc. e si chiederà l'intervento della sezione di disinfezione. 302. I mezzi fisici di disinfestl~zione. O,dore. - Possiamo utilizzare il calore secco ed il. calore umido. Per la distruzione dei parassiti, quando gli oggetti infestati siano di nessun valore, o quando speciali necessità non consentano di fare altrimenti, il mezzo più semplice è la combustione. In campagna si possono improvvisare speciali apparecchi per lo sfruttamento del calore secco, specialmente contro i pidocchi degli abiti: è utile il ferro da stiro molto caldo passato sulle cuciture, sulle pieghe degli abiti . e della biancheria, dove si annidano questi parassiti, deponendovi le uova. Meglio risponde il forno nel quale i materiali, da disinfestare subiscono in tutte le loro parti l'azione del calore. Qualunque sia il mezzo impiegato, bisogna tenere . presente che, per avere la sicurezza di buona riuscita, occorre fare agire una temperatura di 80° per non meno di 30 minuti.


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Il calore umido come parassiticida è stato utilizzato fìn da antichi tempi, .sotto forma di acqua bollente. Questo mezzo si sfrutta molto meglio col bucato, o lisciviat~ra a, caldo (meno che per gli effetti · di lana che sarebbero deteriorati dalla liscivia), nella quale all'azione del calore si unisce quella della potassa o della soda. Per la disinfestazione mediante il calore umido si utilizza inoltre il vapore d'acqua a temperatura di ebollizi~ne o fluente, e, più efficacemente, facendo funzionare le stufe cc Giannolli n o cc Vittoria », come se si trattasse di una disinfezione. Bisogna tener presente che sicuri effetti si ottengono solo se le operazionì sono eseguite con esattezza, perchè, quando restino -punti morti in cui l'aria non è stata scacciata, non solo le uova, ma anc.he i pidocchi sviluppati possono resistere. 303, I mezzi chimici di disinfestazione. - I mezzi chimici di disinfestazione agiscòno per la loro azione tossica sui parassiti coi quali vengono a contatto. Essi si dividono in due gruppi: disinfestanti allo stato liquido e disinfestanti allo stato gassoso . . I disinfestanti Uquidi debbono essere portati a contatto dei parassiti; è necessario quindi, che la loro applicazione sia regolarmente ripetuta per più volte, in modo da distruggere i parassiti sfuggiti alle prime applicazioni e quelli nati dopo ciascuna di esse: 1 ° Liquido oimioida: è una soluzione a parti uguali di petrolio (preferibilmente grezzo) e di trementina (olio essenziale di trementina),· addizionata di acido fenico (preferibilmente grezzo) in ragione del 5 %· · È efficacissimo contro tutti gli ectoparassiti con i quali viene a contatto; non può essere · adoperato sulla persona. 2° Novooresolo: è un liquido speciale (formula dell'Alea. sandrini); si adopera in soluzione acquosa in diverse concentrazioni a seconda della specie di parassita che si vuole distruggere. Contro le cimici agisce bene e rapidamente all'8%; conitro le pulci serve bene per il'la.vaggio dei pavimenti al 10%,


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è attivo contro le mosche al 10%; contro i pidocchi dei vestito

al.5%; contro le zanzare alate al 3-4 %. 3° Petrolio: è molto utile perchè disponibile in grande quantità ·e à, buon mercato. È rapidamente attivo contro tutti gli ectoparasti, per immersione o per contatto e si usa come il liquido cimicida. 304. I disinfestanti allo srato gas9oso offrono il, grande vantaggio di investire rapidamente tutto l'ambiente nel quale essi si svolgono sicchè, so il loro potere di penetrazione è sufficiente, nessun parassita sfugge alla loro azione e la disinfestazione può essere radicale già alla prima applicazione: 1 ° Vapori di benzina: sono attivissimi e si adoperano in ca.sse metalliche o in ambienti ermeticamente chiusi, -dentro i quali si dispongono gli oggetti da disinfestare in modo che tutta la loro superficie venga a contatto con i vapori. 2 ° Anidride solforosa: è molto utile, ma non ha sempre azione sicura sulle uova dei parassiti; sarà, quindi, usata solo in determinati casi quando non si disponga di altro mezzo. Si produce bruciando lo zolfo nell'aria libera. È un gas di odore piccante ed acre, di colore azzurrognolo, che intacca i metalli. Nella pratica militare si consiglia di bruciare in un recipiente a larga superficie 50-80 gr. di zolfo, con l'aggiunta del 5% di nitrato di potassio per ogni mc. di ambiente da disinfestare. L'uso dell'anidride solforosa nelle caserme deve essere limitato alla lotta co~tro i parassiti dei letti e contro quelli dei locali umidi e mal conservati e occorre assicurarsi che la biancheria e le coperte non siano umide quando si sottopongono all'azione dell'anidride sol1orosa. 3 ° Gas Glayton: è un.a mescolanza di diverse combinazioni fra gli elementi dell'aria e quelli dello zolfo bruciato ad alta temperatura. Il gas Olayton è dotato di un innegabile potere disinfestante, associato a una certa azione disinfettante; è di facile produzione e di costo limita.tò. Qon.dizione es~enzia.le per


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favorire l'azione di esso è la presenza di una notevole umidità nell'aria. Nel locale sottoposto all'azione disinfestante del gas Olayton occorre fa.cilitai:e la penetrazione e il contatto prolungato di esso cogli oggetti lasciando aperti armadi, cassetti, in una parola, tutto quel che deve essere disinfestato. Si asporteranno i liquidi contenuti in vasi non ermeticamente chiusi, nonchè le vivande, i saponi e tutto ciò che è destinato ad essere usato immediatamente. Poichè la disinfestazione non si ottiene se non quando · il gas ha agito per un certo tempo e in una concentrazione voluta, cosi è necessario poter calcolare con facilità. la percentuale di gas contenuto in un dato momento nell'ambiente. A questo scopo ogni macchina Olayton originale è corredata di un apparecchio per .determinare il contenuto di anidride solforica e solforosa. In tal modo può essere metodicamente sorvegliato l'andamento dell'operazione. 4° Acido cianidrico: lo si ottiene sfruttando la, reazione fra l'acido solforico diluito ed un cianuro a.Icalino (cianuro di sodio e di potassio). Esso è preferito ad altri gas, per varie ragioni, fra cui le più .importanti sono: a) Ha un potere di penetrazione e di diffusione molto superiore a quello dell'anidride solforosa ed inoltre è molto meno costoso, data la sua potente azione. b) Non danneggia nemmeno le sostanze più delicate sottoposte alla sua azione. Non altera alcuna sostanza alimentare (salvo le liquide e semiliquide); non attacca i· metalli. L'acido cianidrico ha un elevato potere tossico e pertanto occorrono nel maneggiarlo, speciali precauzioni ad evitare spiacevoli incidenti. La quantità di gas per fare una disinfestazione efficace di:pende dal grado di chiusura dei locali da trattare, dalla ampiezza di essi, dalla durata dell'a.zione, dalla maniera come sono disposti ed ammassati mobili e materiali. Si può adoperare per lo svolgimento dell'acido cianidrico indifferentemente cianuro di ·sodio e di potassio. Si pro-


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ferisce in pratica il . cianuro di sodio perchè, essendo piÚ ricco in cianogeno di quello di potassio, si verifica una. notevole economia nel costo della disinfestazione: Sembra che l'impiego di un miscuglio gassoso di acido cianidrico -e di cloruro di cianogeno, anch'esso estremamente tossico per i roditori e per gli insetti, abbia il vantaggio di offrire un mezzo meno pericoloso per l'uomo dell'acido cianidrico. La sua azione eminentemente lacrimogena è tale che se ne avverte la presenza nell'atmosfera prima assai che la sua concentrazione divenga tossica. Nota. - Per le modalità . da seguirsi oaso p er caso nella pratica delle disinfezioni e disinfestazioni, oome p ure per la descrizione e il funzionamento dei vari apparecchi, vedere l'istrozione 8'Ul Bet'vuio delle disinfeziO'nti e delle diainfestazioni e relativa appendice.


CAPO XX.

NORME IGIENICHE PER I TRASPORTI 305. I mezzi di trasporto ferroviario per le truppe, sia nelle condizioni ordinarie, sia e più specialmente quando servono per malati e feriti, debbono soddisfare nel miglior modo possibile alle esigenze igieniche risultanti dalla loro_ costruzione e dal loro impiego .' I punti principali ai quali la sorveglianza igienica deye mirare sono: il :rinnova.mento dell'aria, in armonia con la capacità. relativa al numero delle persone che viaggiano, e le cure di pulizia e di disinfezione. 306. La ventiiazione dei treni può divenire difficile quando

le trupp_e debbano rimanervi per parecchie ore, ·mentre le condizioni atmosferiche esterne (freddo, pioggia, fumo, pol- ·vere), non permettono di aprire le :finestre. In questi casi occorre assicurarsi prima di tutt<> d~l regolare funzionamento degli orifici di entrata dell'aria, che trovansi nei vagoni, e ricorrere alla apertura temporanea delie porte e delle :finestre tutte le volte che le condi,zioni esterne lo permettono, come alla fermata dei treni alle stazioni, sotto le tettoie, ecc. 307', I vagoni ferroviari destinati a comporre i treni per il trasporto di truppe in guerra e i treni ospedali debbono essere in -precedenza ed al terniine di ogni viaggio ben puliti, lavati e aerea.ti e 'tenuti poi colla maggiore pulizia, per evitare ogni causa d'infezione. Ogni qualvolta si presenti l'occasione, . si devono abbondantemènte aèrearè i veicoli, tenendo aperte le finestre.


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308. . I veicoli dei. treni sanitari saran~o abbondantemente provvisti di sputacchiere e di vasi per raccogliere le materie escrementizie dei malati, e provveduti delle opportune sostanze disinfettanti. 309. Dopo compiut o un trasporto di malati o feriti, il treno deve essere non solo ripulito, ma anche disinfettato · La disinfezione sarà poi specialmente accurata ed opportun,amente eseguita a seconda delle malattie, quani}.o queste siano nel novero delle contagiose. 310. Durante un gran movimento di treni per trasporto di in.fermi, di profughi, ecc., come può verificarsi nelle pub; .bliche calamità, o per guerre, sarà, bene istituire nelle grandi stazioni· di smistamento degli scali di disinfezione per detti treni (come si è usato con profitto durante l'ultima guerra mondiale). I mezzi più pratici ed attivi per questa disinfozione sono le abbondanti lavature delle pareti con acqua calda saponata e specialmente del pavimento del vago,ue con soluzione calda di soda. Gli oggetti di attrezzamento saranno pure disinfettati e speciQ,li ,,, energiche misure di disinfezione si useranno per le barelle, per gli oggetti letterecci, per le biancherie da letto e per quelle personali:

s,1.

Le misure igieniche riguardanti i trasporti sulle navi debbono essere anche più rigorose inquantochè, sotto il punto di vista sanitario, la caratteristica di questi mezzi . di trasporto è quella di accumulare · in uno spazio, molte volte eccessivamente ristretto, un gran numero di pèrsone. Si comprende quindi come, specialmente nei lunghi viaggi, questa condizione di cose possa essere delle più dannose alla salute delle truppe imbarcate. · Si cercherà. ,quindi di tenere il più possibilmente gli individui sul ponte e di sorvegliare perchè nei dormitori ~ia nel


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miglior modo possibile curata la. ventilazione naturale ed artificiale e si sorveglierà. perchò la. pulizia più scrupolosa regni dovunque, ma. specialmente nei dormitori. 312, P or tutto ciò che riguarda lo scambio internazionale di merci e di persone a mezzo di navi, provvede la profilass i internazionale. Ùn accordo internazionale stabilisce infatti la visita medica e la disinfezione all'atto della partenza da. luoghi infetti; sancisce il divieto d'esportazione per alcune merci pericolose (stracci); r egola il modo come devono essere considerate le navi nei porti d'arrivo (navi indenni, sospette, infette) e ne stabilisce il rispettivo trattamento, determinando anche il periodo proscritto per l'osservazione sanitaria e per la vigilanza sui passeggeri, regolando altresi le disinfezioni .nel porto d'arrivo, compresa la distruzione dei topi e degli insetti a b ordo, per la profilassi contro la peste. Spetta ai medici delle capitanerie di porto di dicb.iarere le navi infette, sospette o indenni e di rilascia.re il certificato di libera pratica o di dichiarare la nave in contumacia. I n genere, specialmente se si tratta di lunghi viaggi, dovrà evitarsi ogni promiscuità dello persone con le merci e sarà. meglio non imbarcarne neppure nei porti intermedi. Oosl pure dovrà evitarsi ogni promiscuità. fra uomini e animali. Si dovrà aver cura. specialo della pulizia individuale ed è indispensabile che il piroscafo sia munito di un apparecchio per bagni a doccia. o almeno dei mezzi più comuni per assieurare la, possibilità della più frequènte e completa lavatura individualo. L'acqua potabile, sia per· la sua qualità, sia pel modo di conservazione, dovrà essere oggetto di cure speciali. 313. Qualora si sviluppi a bordo qualche oaso di ma.Jattia contagiosa si deve subito isolàre il malato, giacchè ogni nave deve essere provvista di un'infermeria per malattie comuni e di un'infermeria per morbi infettivi; nello stesso tempo 000012 -

Istruzione per l'Igiene del militari, ecc.


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rerà una pronta ed accurata disinfezìone dei locali infetti, · degli oggetti e delle biancherie, a,ppartenenti all'ammalato. A tale uopo, oltre i mezzi di disinfezione più comuni, il piroscafo deve possedere una stufa sterilizzatrice. Qualora occorra disinfettare tutto il piroscafo, come nel caso di gravi epidemie sviluppatesi a bordo (peste, colera), non appena effettuato lo sbarco dei passeggeri, dell'equil)aggio e delle merci, provvederà. all'uopo il personale della capitaneria di porto secondo le norme vigenti. Stante la grande importanza che hann0 i topi come veicolo di propagazione della peste, si procurerà con ogni mezzo di distruggerli (gas acido cianidrico). 314. Nei viaggi lunghi, in regioni lontane, sarà prudente,

prima di far sbarcare la truppa, prendere informazioni sullo stato sanitario del · paese, specialmente per ciò che riguarda le gravi malattie esotiche (colera, febbre gialla, peste, ecc.) e, procedere, se del caso, a speciali trattamenti vaccinali. '


CAPO XXI.

VISITE SANITARIE - PROPAGANDA IGIENICA 315, Le visite sanitarie sono di due specie: periodiche e st raordinarie. Esse hanno oggi grandissima importanza perchè danno possibilità all'ufficiale medico di sorvegliare la salut e dei soldati, di svelare le-malattie al loro inizio, di prendere fin dal principio i provvedimenti necessari. 31G, ]!} indispensabile che i soldati durante la visita

siano nudi e perciò d'inverno essa deve essere pr aticata in locali chiusi, riscaldati e bene illuminati. La visita di ogni singolo individuo deve esser fatta con calma, attenz.ione e ponderazione. Le visite ordinarie sono settimanali, quelle straordinarie sono ordinat e quando se ne ravvisi fa, necessità· e praticate specialmente nell'imminenza di manoVJ:e, campi d'istruzione, ecc., oppure durante · l'imperversare di malattie epidemiche. 317. L'antico sistema di prendere in considerazione solt anto la pulizia dei piedi, la tenuta delle unghie di essi, la presenza o meno di malattie veneree e di malattie congiuntivali, è utile bensi, ma non rappresenta la parte più importante di ciò che è necessario ricercare; bisogna perciò ch,e l'uffi' eia.le medico verifichi lo stato di pulizia della biancheria e della pelle, la eventuale presenza di ectoparassiti, di eruzioni cutanee, lo stato dei piedi, la esistenza di manifestazioni genitali ed extra-genitali di malattie veneree e sifilitiche e, sopratut~o, prenda in considerazione e tenga nota degli individui che presentino dimagramenti e stati di anemia sospetti, forme morbose ghiandolari del collo e · di altre regioni, ecc., riservandosi di sottoporli a. più accurato esame nella sala di visita, medica e nell'infermeria.


180 'È così tutto un insieme di · osservazioni preziose che l'ufficiale medico può fare e che mettono assai spesso · sulla via. di riconoscere forme morbose iniziali e perciò spesso curabili.

318. Degli occhi sarà. esaminato soprattutto l'aspetto e il colorito delle congiuntive, l'esistenza di secrezione, di lesioni

. cornea.li, specialmente a tipo linfatico (flittene); imp'o rtantissimo è poi sempre rovesciare la palpebra superiore per constatare la esistenza possibile di granulazioni tracomatose, nei ca.si in cui si constatino iperemie congiuntiva.li sospette. 319, Per quanto riguarda lo malattie veneree, l'ufficiale medico non deve limitarsi - come si è già. detto - ai genitali, ma. tener conto soprattutto che la sifilide dà., con frequenza,, manifestazioni e:x:tra-genitali grandemente pericolose, perchè contagianti. Quando si riconosca l'esistenza di tali manifestazioni, è sempre indispensabile ed urgente inviare gli infermi all.'ospedale, perchè possano essere sottoposti ad opportuna cura. Infine la constatazione di din1agramenti inesplicabili, come pure l'accertamento di individui tossicolosi, possono · fa,r scoprire casi di tubercolosi polmonare, con grande vantaggio per la collettività. militare, da.t~ la possibilità. di elimina.re precocemente individui · ammalati o sospetti. 320. In Òccasione delle visite sanitarie l'ufficiale -medico dispone, a seconda dei casi, per la cura ambulatoria, ovvero pel ricovero nell'infermeria od all'ospedale di quei ;militari che ne fossero riconosciuti abbisognevoli; prende nota di quelli che sia il caso di rivedere e di tenere sotto la sua osservazione allo scopo di rendersi meglio conto del loro stato di sa.Iute. Spetta inoltre all'ufficiale medico in talè circostanza di impa.rliire singolarmente ad ogni individuo quei consigli ~he ritenesse opportunò per la sua. salute.


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321. Si è già avuta occasione .di parlare della propaganda igienica generale da praticarsi su argomenti di maggiore importanza ogni anno nei vari presidi con opportune conferenze alla portata della mentalità. dell'uditorio, integrate da proiezioni cinematogl'afi,che. .A queste conferenze, che per incarico della direzione di sanità. saranno tenute in forma piana e semplice da ufficia.li medici versati in materia, debbono assistere non solo i soldati, ma anche i sottufficiali e gli ufficiali. Quest'opera renderà. buoni frutti, non solo aìl'esercito, ma. anche alla nazione, perchè il soldato, tornato alla propria casa, avrà. appreso un numero infinito di nozioni di igiene, che sarà. portato consapevolmente .ad ~:pplicare, riuscendo a sua. volta di ammaestramento ai propri fa.miliari.


CAPO XXII.

NORME IGIENICHE SPECIALI PER LE TRUPPE DESrINATE NEI PAESI CALDI 322. Si è soliti intendere per paesi caldi quelle regioni comprese in una, larga zona limitata geograficamente dai due tropici e che, per avere il sole allo zenith due volte all'anno e per ricevere nelle rimanenti stagioni raggi solari con una minima. obliquità., ricevono anche una quantità. di calore non solo maggiore, ma pressochè costante, donde il nome di calde ad esse riservato. Effettivamente però questa definizione non tiene conto del-tracciato delle i'soterme, che riunisconò tutti i punti della terra ove predomina la stessa temperatura media, e pertanto, considerando queste isoterme come un elemento più preciso per la determinazione dei climi, dobbiamo distinguere, neipaesi detti caldi, un clima torrido o tropicale, limitato a nord e a sud dell'equatore dalla isoterma +25° (o forse anche +20°) ed un clima caldo o subtropicale, compreso fra l'isoterma +25° e l'isoterma +15° a nord e a sud. Nell'Africa Orientale Italiana la Somalia, le regioni costiere dell'Eritrea e le zone interne del bassopiano sono a clima tropicale, mentro le regioni dell;altipiano sono a clima subtropicale e a volte anche temperato. La Libia. è a clima sub tropicale. 323. La posizione geografica di per sè sola non può però dare un'idea esatta del clima di una regione, poichè il calore , solare può subire attenuazioni più o meno grandi per effetto di altre condizioni climatiche e specialmente dell'azione dei venti, i quali, quando sono secchi, possono costituire un refri. gerio, mentre costituiscono una causa di aggravamento quando


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sono carichi di vapor d'acqua. In Somalia, per esempio, giungono i ,monsoni che sono di vero conforto, mentre essi non giungono in Eritrea ed anche per questo Massaua è ritenuta come un.o dei paesi più caldi del mondo; cosi pure il ghibli, che è tollerabile in Libia con una temperatura anche superiore ai 50 ° a causa della sua secchezza, giungendo come scirocco in Italia, saturo di umidità. per avere attraversato il Medite:rra.neo, è quasi intollerabile, pur non· raggiungendo che raramente la temperatura di +40°. L'umidità atmosferica, che aumenta i danni del clima tropicale per la grande diminuzione dell'evaporazione cutanea e polmonare che produce, è dunque un elemento di grande importanza. 324. Altro fenomeno, di cui bisogna tenere gran conto, sono le pioggie, che, se da un lato rappresentano un refrigerio notevole, dall'altro aumentano l'umidità, atmosferica e permettono lo sviluppo di molti insetti pericolosi trasmettitori di malattie. La stagione delle pioggie varia notevolmente nelle nostre colonie a seconda della latitudine. Sull'altipiano eritreo-amarico, che si può raffigurare come un triangolo avente la base rivolta verso la Somalia pér lati da una parte il mar Rosso ed il Golfo di Aden e dalla altra il Sudan, si hanno due periodi di pioggia: il per.iodo delle piccole pioggie, tra la fine di marzo e la fine di maggio, ed il periodo delle grandi pioggie tra la metà di giugno e la _fine di settembre, d11rante il quale si ha circa 1'80% delle precipitazioni annuali. Soltanto nella zon·a · marginale, in vicinanza . del mar Rosso, si hanno precipitazioni inverna.li. In Somalia le maggiori precipitazioni si hanno in corrispondenza del cambio del monsone: aprile-maggio e ottobr~ novembre. In Libia. le precipitazioni annuali sono scarse, specialmente nell'interno; il periodo di massima precipitazione va da ottobre a febbraio.

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325. Anche la pressione barometrica ha fa sua _importanza, per l'influenza che esercita. sulla funzione cutanea e respiratoria . e per il danno .derivante alla normale ematosi dalla . tensione minore di ossigeno con.seguente alla. diminuzione di pressi<;me. 326. Importantissima nelle nostre colonie è infine l'azione dell'altitudine. Si calcola infatti che per ogni 120-150 metri di dislivello si abbia una diminuzione di temperatura di un grado; così si spiega come da Massaua, paese che in alcune stagioni può considerarsi torrido, si giunge al clima primaverile e talvolta anche freddo di Asmara e di Addis-Abeba. 327. Tutti questi coefficienti climatici devono essere bene tenuti presenti nell'invio dei bianclli nelle Colonie, perchè essi rappresentano, assieme con lé speciali malat.tie infettive e parassitarie endemiche, al~rettanti pericoli per la salute degli europei. Non bisogna però ritenere che i detti pericoli siano eccessivi. Con una buona igiene generale, con un saggio uso. dei cibi e delle bevande anche l'europeo si può con facilità. adat·~are al clima dei paesi caldi. I dati demografici infatti provano ad evidenza con quanto vigore proceda l'acclimatamento in Australia e in .America, specie nelle regioni più calde della . America · latina, dove parecchi milioni di uomini di razza · bianea pura si soho perfettamente ~cclimatati. Durante la guerra da noi sostenuta nel 1935-36 in Africa per la conct_uista dell'Impero, il contingente delle ·truppe nazionali formato di circa 400 mila uomini, ai quali si aggiunsero . circa 100 mila operai inviati dalla Madrepatria, non risentì in complesso alcun danno di entità. derivante dal clima locale, Jnercè le opportune provvidenze igieniche adottate per la speciale, contingenza.

3is. L'Europeo, appena giunto in . una. regione tropicale o. subtJ;"opicale, presenta in un primo periodo, di maggiore o


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di minore durata, . una eccitabilità generale più intensa di quella che aveva in patria: egli sente un maggior benessere, la. sua intelligenza è più pronta, gli atti della sua volontà più energici e, nel contempo, le principali funzioni organiche, , respiratoria, circolatoria e digestiva, sono più attive. Se però, \ cedendo a questa sensazione .fittizia di benessere, egli aumenta \ . i\suo lavoro e la sua attività,, giunge presto all'esaurimento e a,,,erte i fatti opposti: facoltà intèllettive tarde, inattitudine a. qualsiasi lavoro, apatia, svogliatezza, inerzia delle funzioni dig~tive. Una causa di ciò va specialmente ricercata nel fatt . che esso è istintivamente portato a mantenere intatte, e ta volta anche ·a d esagerare, certe abitudini alimentari del . paese di origine e· non adatte al nuovo ambiente, nonchè ad abusa di bevande, per cui si presentano disturbi dispeptici, imbara zi gastrici, diarree, ecc. ed alla loro volta fegato e r eni pos ono essere interessati dall'aumento di lavoro che essi debbono compiere per distruggere la grande quantità di tossine pro ttesi ed assorbite nell'apparato digerente. Nat~1lmente i danni sono tanto più sentiti quanto più la. colonia i avvicina all'equatore.

32!>. Usure igieniche generali. - Trattare dell'acclimata;zio e defeuropeo nell~ regioni a clima caldo è un compito molt complesso. a scelta degli individui, prima di tutto, ha un grande valo e. n genere i meridionali e gli insulari sono fisicamente meg1 o adatti e sop:portano agevolmente le speciali condizioni' imp1ste dalla vita coloniale; ad ogni modo è indispensabile che iscelta cada su soggetti robusti, senza difetti fisici apprezza.bi i, senza ·tendenza all'obesità. li individui debbono possedere cuore nano, reni integri, sistepa. digerente bene funzionante, arti inferiori senza difetti, cute/ sana, che non presenti dermatiti fa genere; non essere affe ti da malattie oculari, specialmente congiuntiva.li, ed ess e senza tare nervose.

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E pure molto importante che gl'individui da destinarsi in colonia abbiano subito la vaccinazione antivaiolosa e quella antitifo-paratifica e, ove occorra, quella. associata antitifoparatifica.-anticolerica. Tali vaccinazioni saranno ultimate, se possibile, prima della partenza per modo che essi giungano a destinazione in istato di immunità.. Occorre infine che col9fo che debbono recarsi in colonia siano consapevoli del grande valore che in quei climi hanno la sobrietà e la teinperdnza sul benessere dell'organismo. · / Un coefficiente non trascurabile per tollerare il f lima caldo, specie so si tratti di individui che vi vanno spon neamente, come avviene spesso per gli ufficiali, è quello orale che ha la sua base nell'interesse che il nuovo arrivat dovrà. portare a tutto quello che di nuovo si presenta, ne soddisfazione della propria curiosità, nel desiderio di a rendere coso nuove e di essere in qualche modo utile. 330. Quando è possibile, la partenza deve es ere fissata. in modo che l'arrivo in colonia avvenga nei met a temperatura mite e nella stagione asciutta, perchè l'a atta.mento è allora più facile. Per la Libia, a. clima subtropicale, l'invio dei oldati può avvenire in qualsiasi stagione dell'anno. Per le zon dello altipiano dell'Africa Orientale Italiana conviene atten ere il termine della stagione delle pioggia, avendo l'à.vverte ,a di fare sosta.re il meno possibile le truppe nei porti di s arco del mar Rosso e dintorni immediati e di inviarle sollecita ente sull'altipiano. Per l'invio di truppe in Somalia sarà ure proferibile Pfnizio della stagione asciutta ed è da tenere presente che in tale regione lo dislocazioni verso la costa d a distanza. dai fiumi sono da preferirsi specialmente nei rig ardi della prevenzione della malaria·. 33i. Una prescrizione di notevole importanza è q olla del rimpatrio dopo malattie, cho ·può divenire ancho op ortuno dopo un certo periodo di pormanenza in quei c


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In · tale occasione, prima. dell'imbarco, sarà. necessario procedere agli accertamenti batteriologici o parassitologici intesi ad evitare il ritorno in patria di militari portatori di germi o di parassiti, od almeno alla' loro segnalazione alle autorità sanitarie militari e civili del luogo di destinazione. 332, l 'cstiario cd equipaggiamento. Il vestiario, mezzo essenziale di protezione dalle influenze atmosferiche, deve adattarsi ai bisogni dei singoli climi e perciò variare a seconda delle colonie. In· quelle tropicali ed equatorià,li (bassopiani occidentale ed orientale dell'Africa Orientale Italiana e Somalia) deve difendere dal sole, perme~tere la traspirazione senza aumentare la sudorazione, facilitare la dispersione del calore, assorbire bene il sudore. Perciò gli al;>iti debbono essere ampi, senza strettoie di alcun genere. Il lino e il cotone si prestano bene, mentre meno buona è la lana. Per il colore si darà, la preferenza al bianco ed al giallo paglierino o kaki,_ che hanno il minore potere di assorbimento dei raggi calorifici. L'intero vestiario de.ve essere costituito del minor numero di strati possibili. È necessario l'impiego della fascia ventriera di lana o di un mezzo analogo per proteggere gli organi digerenti. Il tipo di copricapo preferibile è l'elmetto di sughero, ricoperto di tela bianca o color kaki, perchè ripara bene la. fronte e la nuca e conserva abbastanza fresca l'aria della calotta. L'elmetto, nei paesi caldi, non deve essere tolto se non quando si è al riparo dal sole. Per le estremità ,inferiori è bene che le gambe siano protette con fasce gambiere o con gambali e che la calzatura sia tale da difendere dai morsi dei serpenti e dalla puntura degli insetti, e da proteggere contro eventuali lesioni che possono dar luogo a infezioni locali e generali. Nelle colonie subtropicali (Libia) le esigenze sono molto minori e possono essere usati abiti di lana di colore kaki ed I • . anche grigio-verde. In Libia, dove le escursioni nictemerali


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della temperatura sono assai ampie, la lana, di notte, è utile e cosi pur~ sull'altipiano dell'Africa Orientale Italiana, dove la temperatura. in queste ore ai abbassa notevolmente in alcuni periodi. Anzi, dove le variazioni della temperatura fra il giorno e la notte sono molto notevoli, per ripararsi dal freddo della notte sono molto utili la mantellina, il cappotto e anche qualche coperfa di lana. Durante l'ultima. guerra del 1935-36 per la conquista. dell'impero, sugli altipiani eritreo-etiopici fu necessario dotare ogni soldato di due coperte di lana per proteggerlo dal freddo notturno. 333. L'equipaggiamento deve essere ridotto al m1mmo. :Nelle marèe, nelle operazioni militari il soldato dovrà porte.re soltanto le armi e le munizioni ; in caso di neuessità assoluta. un peso totale non .s uperiore ai 15 chilogrammi, distribuito e ben diviso lateralmente ed anteriormente. Per il trasporto del materiale di vettovagliamento, bagagli, ecc., si farà uso, quanto più sia. possibile, di automezzi. 334. !bitaiioni. - Particolare attenzione nei paesi caldi meritano le abit&zi.oni temporanee e definit ive. L'impianto di un accampamento in questi paesi deve rispondere, oltr:e ai precetti di igiene stabiliti per i nostri paesi, anche a quelli richiesti da influenze climatiche, telluriche e morbigene proprie della regione. Gli accampamenti saranno perciò impfantati su terreni perfettamente permeabili, posti in dolce pendio, possibilmente vicini a sorge.o.ti o corsi d'acqua, lontani però da paludi o da a.eque stagnanti, difesi dai venti e possibilmente dalle irradiarzion:i solari. Gli indigeni h anno la tendenza ad accamparsi sul letto asciutto di torrenti perchè qui trovano più facilmente l'acqua; tale abitudine è da condannar~i perchè presenta, nella stagione delle pioggie, il pericolo di improvvise e tumult uose piene che possono travolgere tende ed uomini.


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L'accampamento per truppe bianche sarà stabilito· a monte di quelle di colore .e possibilmente lontano da esse.

Nell'attraversare regioni abitate, · è bene non avvicinarsi ai villaggi degli indigeni, ed anche riscontrando qualche abi-. tazione abbandonata non sarà mai prudente occuparla. Vi è sem'pre il pericolo di trovarvi germi di locali malattie infettive ed ectoparassiti vettori di malattie (per es~mpio, in alcune zone, le zecche ·propagatrici della speciale febbre ricorrente africana) . 335. Delle abitazioni stabili, quelle in legno non hanno fatto nei paesi tropicali buona prova; sono facilmente invase da insetti parassiti dell'uomo e si deteriorano con grande facilità ad opera di numerosi altri insetti e specialmente delle termiti, numerosissime nelle zone calde e che attaccano il legno, distruggendolo a volte totalmente. Nel caso, le abitazioni in legno saranno provviste di un ampio vespaio che le isoli bene dal suolo e verranno costruite con legno duro, impermeabilizzato con sostanze idrofughe ed !!,l tempo stesso con altre pirofughe. 'I padiglioni di costruzione cosi detta a carattere speditivo, per i quali vengono impiegati materiali leggeri coibenti (per es.; pannelli di truccioli di legno imbevuti di speciali sostanze idrofughe, ecc.), in speciali circostanze servono bene allo scopo. 336. Le caserme in muratura, che sono sempre le migliori abitazioni, devono rispondere anche ai requisiti imposti dal clima. Per l'isolamento ter:qi.ico debbono avere mura molto spesse, ed essere provviste di camere d'aria sotto il tetto. Ogni camera deve raccogliere un numero ristretto di abitanti: da. 4 a 15; la caserma deve avere un cortile interno e una cubatura superiore a quella delle nostre caserme nazionali ed essere munita. di loca.li accessori pel soggiorno diurno, per ·le esercitazioni, per sale da. mensa, ecc.


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331. Come ma.t~riale da costruzione delle caserme è da scartarsi il legno, il cartone indurito, ecc., anche se la. costruzione è fatta. a doppia. parete. Si darà la preferenza alla pietra, ai ·mattoni ed ai laterizi forati in genere. Le porte e le finestre dovranno essere munite di reti metalliche per impedire l'ingresso alle zanzare e ad altri insetti ematofagi: le reticelle devono avere le maglie molto fitte per non essere possibilmente attraversate dai flebotomi. · Tale protezione deve essere applicata anche alle aperture di ventilazione, che nelle abitazioni dei climi caldi non devono mai mancare. Nelle zone equatori.a.li sono necessarie ampie verande per proteggere le mura perimetrali sia dai r aggi solari, sia dalle piogge torrenziali. Le caserme saranno circondate da spazi liberi, ampi e alberati. Non dovranno mai mancare locali per bagni a doccia e ad immersione ed a.Ua truppa sarà reso fadle servirsene. 338. Alimentazio.no. - La causa di non poche malattie dalle quali viene colpito l'europeo nei paesi caldi va, come si è detto, molto spesso ricercata in errori di regime alimentare. Le esigenze della vita in quelle regioni sono molto diverse da quelle ·dei nostri paesi: è necessario quindi adattarsi in tutto a.Ile condizioni :fisiche e biologiche del nuovo ambiente per risentirne al minimo gli effetti nocivi. In genere non .occorre che nei paesi caldi l'uomo bianco modifichi molto il regime alimentare usato in patria. S'impongono però un minor consumo di sostanze azotate e grasse tratte dal regno anima.le e sopratutto una riduzione notev.ole del vino e delle bevande alcooliche. Un'altra misura opportuna è quelJa di guardarsi dall'eccesso di conserve alimentari, le quali possono essere causa di scorbuto . .A questo proposito, ad evitare l'insorgenza di casi di scorbuto, giova molto somi:ninistra.re spesso alle tri;ippe aranci e limoni. Se necessità. superiori impongono di modificare l'ordinaria. razione, tali modificazioni non devono essere brusche n&


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radicali, per dar modo agli organi digerenti di adattarsi alle nuove sostanze che debbono elaborare ed utilizzare. Bisogna confessare che il problema di alimentare le truppe bianche, nei paesi caldi, non è di facile soluzione, come è altrettanto difficile somministrare una razione adatta alle truppe di colore, non tanto nel paese di origine, quanto in climi diversi dal nativo e soprattutto nella zona temperata. 339. Ae<iua potabile. - L'approvvigionamento di acqua potabile nei paesi caldi costituisce uno dei problemi più importanti e più difficili da risolvere, pur limitandosi a richiedere che essa non costituisca veicolo di infezione, perchè, putroppo, in IO colonia l'acqua si trova in punt i obbligati e per lo più in pozzi coi quali, come con quelli tipo N orton che hanno reso buoni serviti in molte campagne coloniali, si sfrutta esclusi vamente la fald,a freat ica, ciò ch e, unit o al fatto che i pozzi servono a · tutte le carovane ed alla popolazione indigena,, rende il loro uso molto pericoloso per la possibilità di trasmissione di infezioni di origine idrica. .Altra cosa è quando possa sfruttarsi la falda profonda, ma ciò richied,e la trivellazione di pozzi artesiani, possibile soltanto dopo l'occupazione stabile di una data regione. Però di frequente questi pozzi danno esito ad acqua salmastra, o talora magnesiaca, in relazione coi prodotti miner-ali del suolo o con l'origine marina delle régioni desertiche. Occorrerà provvedere spesso alla epurazione dell 'acqua sia in marcia, sia in guarnigione, ricorrendo ai filtri individuali o collettivi o a qualcuno ·degli altri m ezzi di potabilizzazione fisica. o chimica. già descritti nel capitolo sull'a cqua potabile. In caso di acque salmastre, non vi è altro mezzo per renderle bevibili che la distillazione (si citano ad esempio gli impianti di Massaua e di Mogadiscio). Può essere necessario pro-vvedere a raddolcire acque con elevata. durezza (il sistema. Zerolit ha dato buoni risultati in Somalia). Non è da ,escludersi che in certe circostanze possa anchericorrersi alla semplice ebollizione ·dell'acqua per potabiliz-


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za.rla: in tal caso ai potrà correggere il sapore dell'acqua bollita co;n l'aggiunta di un po' di caffè o di thè o di succo di limone. Come quantità. necessaria si tenga conto che il minimo è rappresentato da 5 o 6 litri al giorno per individuo, 20 litri pe'r ogni quadrupeçle, 60 litri per ogni due giorni per èammello (oltre a quell~ occorrente per la pulizia personale).

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340.' Igiene di alcuni ser,·ili. - Nei forti saranno oggetto di speciale cura: le misure atte ad evitare il più possibil· mente il sopra.popolamento negli scarsi e spesso poco igienici locali fissi di abitazione, siano essi in muratura od in legno; la buona conservazione dell'acqua potabile; la depurazione e la consecutiva erogazione di essa; la vigilanza sulla riserva dei viveri, che vanno soggetti alle più diverse alterazioni e deterior amenti, anche se non avpariscenti ad un esame grossolano. Oiò si osserva sopratutto nei viveri in conserva, dei quali è bene fare a meno più che è possibile. Facilissime sono nei forti le infesta.zioni da ectoparassiti, vettori di malattie diverse e pericolose, serpeggianti o 'endemiche nei paesi caldi. Speciale at.t enzione in questi casi bisogna · rivolgere al materiale che costituisce il giaciglio del soldato, alle costruzioni in legname, ecc. Il pericolo di trasmissione di infezioni' alle truppe nei forti è reso più facile allorchè in prossimità esistono accampamenti di reparti indige_ni, con la relativa possibilità di contatti e di contagio. Cucine e latrine da campo, opportunamente impiantate e distanziate, verranno sorvegliate e sistematicamente disinfettate, tenendo presente che le affezioni a localizzazione intesti?-ale sono molto comuni nei paesi caldi e che esse possono anche essere diffuse dalle miriadi di mosche quivi esistenti. · A tale riguardo sarà' assai utile attuare la lotta contrò tali · insetti pericolosi. I quadrupedi da soma e da macello, che sono 'nei forti, possono apportare notevoli danni igiènici per l'inquinamento


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dell'ambiente derivante dai loro prodotti organici. Il migliore trattamento delle immondezze ed in ispecie di quelle di origine animale, è l'incenerimento immediato o altrimenti l'interramento in punti a<'.1-atti previo irroramento della massa con latte di calce. 341. Nelle operazioni di polizia coloniale, specie quando si venga a contatto con accampamenti indigeni, massima cura deve essere rivolta ad evitare di contrarre infezioni esistenti fra gli indigeni ed il pericolo di disseminare epizoozie serpeggianti fra il loro bestiame. Ogni soldat o deve partire colla sua borraccia piena ;di buona acqua potabile e le unità debbono portare al seguito una scorta di bidoni o di ghirbe pieni e vuoti, per potere alla evenienza potabiliz.z.are i rifornimenti che potessero essere fatti lungo la via. Particolari cure durante queste operazioni devono essere rivolte ad e·vitare ed a provvedere contro i colpi di calore, che in simili circostanze sono àssai frequenti, dato che spesso si richiedono dalle truppe sforzi intensi e prolungati, prescindendo dalle condizioni di tempo e di luogo. 342. Altro servizio molto comune in colonia è la scorta alle carovane, incaricate di portare viveri e munizioni ai presidi lontani dai centri militari di rifornimento. Tale servizio nei riguardi igienici è pericoloso per la possibilità che le carovane hanno di importare le malattie infettive dei presidi lontani nei centri più popolati. A tal fine si dovrà provvedere a che tutti i malati o convalescenti ed ancora tutti coloro, che con essi hanno avuto contatti, siano tenuti sotto sorveglianza sanitaria ed eventualmente sottoposti ad opportune indagini batteriologiche in rapporto alla epidemiologia della regione ed alle possibili cause morbigene che in quel periodo di tempo sono constatate o sospettate. 343. (leoni j,di profilassi generale dello malattie infettive eootagiose nei paesi caldi. ,..;._ Le misure generali e s.peciali 13 -

lstrnzione per l'igiene àei militari, ecc.


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contro le malattie infettive diffusibili sono identiche, qualunque sia. il luogo ove si debba combatterle. L'igiene coloniale quindi uon differisce essenzialmente, in questo campo, dall'igiene comune dei paesi temperati. Si deve soìo tener presente che nei paesi caldi alcune forme morbose infettive, quali' il colera, la peste, il vaiolo, il tifo esantematico, la sifilide, ecc., hanno un potere diffusivo molto maggiore e che cause locali, oltre che fisiche, etniche, religiose, sociali, influiscono· sulla integrale applicazione dei precetti igienici. Per attuarli tempestivamente ed efficacemente si richiede perciò maggiore energia e rapidità da parte delle autorità competenti (vedi capitolo sulle malattie infettive). Per le +nalattie specfa,li dei paesi caldi ricordisi che si deve dare gran valore ai veicoli di infezione rappresentati, in gran parte, dal regno ap,imale. Importantissima quindi è la lotta contro i ratti, le mosche, le zàn.zare, i flebotomi, le zecche, i pidocchi, ecc. 344. lUalattle s~eciali delle nostro colonie. - Oltre tutte le malattie com;uni delle nostre zone, che in maniera piò. o meno grave si verificano nelle nostre colonie, vi. sono alcune malattie proprie di quei paesi e che tra noi sono rare o quasi sconosciute. F.ra esse ricorderemo le priJ?.cipali. 345. l!'ebbre climatica (lebbre ì'tlassauina). - A lVfassaua, nei periodi di caldo più intenso, non è infrequente osservare nei soggetti nuovi giunti una forma febbrile non riportabile ad agenti infettivi, ma che sembra debba attribuirsi ad una ipertermia dipendente da alterato ricambio del calore, in diretta relazione del clima. 34G. Lebbra. - Molto diffusa nel Sudan, è frequente nei nostri territori dell'Africa Orientale italiana, dove è chiamata la grande malattia. Essa è dovuta al bacillo di Hansen. Siccome la malattia è più frequente negli altipiani che nelle zone litoranee, gli indigeni ritengono che il caldo con· trasti,lo sviluppo di essa e che il freddo invece la favorisca.


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Verosimilmente però è l'affollamento dei miseri abituri, sudici, mancanti di aria e di luce, ecc., che, spccialment'e nella sta-gione fredda nella quale i contatti si moltiplicano, facilita il contagio. La :malattia è circoscritta agli indigeni; nei bianchi venne osservata soltanto in po'chi casi. · . Il contagio fra uomo e uomo è accertato; specialmente peri· colosi sono i casi di rinite lebbrosa. Circa l'esistenza di speciaJi vettori dell'infezione e la via, di penetrazione, i pareri sono discordi non avendo le prove .sperimentali dato risultati certi Contro la lebbra nelle nostre colonie dell'Africa Orientale italiana viene applicato un rigoroso isolamento all'infermo nei leprosari, istituiti dopo la nostra occupazione. 347. Soorbut.o.. - Si osserva sporac1ic3,mente n~gli indigeni., specie dmante gli anni di carestia. La malattia,, dovuta a carenza di vitamina O, si è osservata anche nei nostri soldati (in. passato), costretti a nutrirsi a lungo di carne in conserva e galletta, quando per ragioni belliche vennero a mancare i rifornimenti di cibi freschi. Cause coadiuvanti sono le abitazioni ristrette e malsane, co»rn spesso si hanno nei fort;i, nei campi di concentra men~o, ecc. Durante l'ultima guerra da noi ·sostenuta in .Africa per la conquista dell'Impero, lo scorbuto fu molto diffuso fra le truppe abissine; nelle nostre, invece, non si verificò alcun ca.so, mercè il tipo di razione alimentare giornàliera adottata in tale contingèn,za di guerra e nella quale, insieme alle verdure, figuravano a:ranci e limoni. 348. Beri-J,eri. -

La mala,ttia, come è noto, è dovuta ad una dieta deficiente in vitamina B1 • L'ammalato si senfie stanco, affanna facilmente, trova difficoltà nel mar~ia.re; poi tutto il corpo diventa edematoso. Iu uno stadio ulteriore l'edema sparisce, i muscoli ~i atrofizza.no cd il malato divien · scheletri.co. 13•.


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Durante l'ultima guerra sopra ricordata, questa malattia fu freqùente fra le trup.p e abissine; fra le nostre truppe si sviluppò un solo caso subito dopo la fine della gùerra.

349. Febbre ricorrente. - È determinata da speciali spirochete (Sp. di« Oberroayer », Sp. « Duttoni », Sp. «berbera>>). Sono inoculate da pidocchi (come nella febbre ricorrente dell'Africa Settentrionale), oppure da peculiari zecche (Ornithodorus moubata, «O.Savigny»). Nell'Africa Orientale Italiana, esiste quest'ultima forma di ricorrente · (Sp. « Duttoni ») trasmessa dalle zecche. La sintomatologia. è costituita da dolori lombari, brividi, temperature alte che durano 2-7 giorni: Dopo un periodo di apiressi~ di 7-8 giorni, si ripete l'accesso febbrile e così per · più volte. La profilassi consiste specialmente nella lotta contro i pidocchi e le zecche e nelle 11,orme di pulizia persona.le. 350. Leishmaniosi:

a) Leishmabiosi viscerale o kala-azar. - È una malattia determinata dalla Leishmania Donovani. Sembra accertato che essa venga trasmessa da uno speciale pappatacio (Phlebotomus . argentipes)' e. anche da altri flebotomi e dalla zecca del cane. .La malattia si inizia con febbre a tipo intermittente (2-6 settimane); seguono quindi periodi di apiressia e di febbre durante parecchi mesi. L'ammalato :va incontro a notevole dimagramento, presenta la milza e il fegato ingranditi, ma conserva integre a lungo le funzioni intestinali. Possono notarsi eruzioni cutanee a tipo emorragico e, a malattia inoltrata, forme dissenteriche. b) Leishmanios'i cutanea, o bottone d'oriente, detel'lnina.ta · dalle Leishmania tropica, quasi identica alla precedenti. La malattia è caratterizzata da una lesione della cute di 2-5 centimetri di diametro, con fondo ulceroso, infiammato, indolente, di consistenza caUosa. I gangli prossimi sono ingor-.


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gati. Dopo un periodo di 6 a 12 mesi ed anche più si ha la cicatriz.zazione. La trasmissione ·sembra elle avvenga per mezzo di insetti ematofagi (flebotomi). 35l. Billtariiosi. - È determinata da schistosoroi, vermi appartenenti alla classe dei trematodi. Le uova di schistosomi raggiungendo in qua-lche modo l'acqua (coll'urina .e le feci degli ammalati) si rompono ed emettono una larva (roiracidio) la qùale penetra entro speciali molluschi di acqua dolce e li infesta trasformandosi in sporocisti. Da queste f ormansi le cerca.rie che rappresentano lo stadio infestante per l'uomo. La penetl'azione del parassita nell'organismo umano si opererebbe in prevalenza attraverso la cute: ne sono colpiti infatti individui che si bagnano in acqua infetta. La sede di predilezione dì uno di questi parassiti, lo schiatosoma haematobium, è il plesso venoso vescicale ove la femmina giunge e · si dispone in un ramo terminale venoso, per deporre le uova che, per un meccanismo complicato, giungono nella vescica. La malattia è caratterizzata da ematuria, minzione dolor-0sa, da dolori nevralgici in corrispondenza dei genitali e delle coscie. L'altra forma, a localizzazione intestinale 1 è dovuta allo Schistosoma manson,i.

malattia determinata da un verme nematode della lunghezza di metri uno circa, sottile, che si localizza di solito nel tessuto sottocutaneo degli arti inferiori. La sintomatologia è rappresentata prima da un tumoretto e poi da un'ulcerazione. La malattia. viene contratta bevendo acqua contenente le larve dei parassiti, le quali si formano in speciali crostacei, i Oidops, contenuti nell'acqua. Lè larve ingerite raggiungono poi, sembra per via ematica, il cellulare sottocutaneo. Occorre molta attenzione nell'estrarre il verme, per non romperlo, potendo in tale eventualità. verificarsi infiammazione, febbre alta, ascessi, . _gangrena, 352. Filaria di medina o dracunculosi -

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La profilassi di quest'affezione si basa sulla vigilawza delle a.eque potabili o sulla loro depurazione. 353. Filariosl, È determinata da vermi nematodi assai più piccoli dei precedenti (microfi.larie) che vivono noi va.si linfatici. Vengono inoculati dalla puntura di zanzare del genere culex. La sintomatologia clinica è rappresentata da fenomeni a cal'ico del circolo linfatico; elefantiasi degli arti inferiori, dello scroto, tumofazione dei vasi linfatici. La profilassi consiste nel difendersi dalle punture delle . zanzare (zanzariere, ecc.). 354. Anchilostomi~i. - È diffusa in Somalia. Si ~ratta di una infestazione con note predominanti di profonda anemia, L'agen~ infestante è l'anchrlostoma duodenale, piccolo verme cilindrico lungo poco più di un centimetro. I malati sono pericolosi per le uova che emettono con le feci e che, disseminate nell'acqua o in terreni umidi, danno origine ad una larva che a sua volta infesta l'uomo per via cutanea o per ingéstione. Per la profilassi, tenere di mira la 1·icerQ3, e cura dei malati, la buona manutenzione delle latrine, la proibizione di defeca.re fuori delle latrine, la sorveglianza delle acque. 355, Spiroehctosi bronco-polmonare. - Malattia infettivocontagiosa a decorso generalmente cronico, che simula la tubercolosi polmonare, perchè si manifesta quasi sempre con espettorazione ematica ed a volte coh vere e proprie emottisi. È stata riscontrata nelle Indie, nelle Antille, nel Sudan, nell'Uganda, nel Camerun, ecc. Durante l'ultima guerra ItaloEtiopica, del 1935-36 ne sono state descritti alcuni casi tra gli indigeni in Eritrea. In complesso però è una malattia poco frequente . . L'agente etiologico, secondo Castellani, è rappresentato dalla spirocheta bronchiaUs, associata quasi sempre a bacilli fusiformi. L'accertamento diagnostico si fa mediante l'esame


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microscopico dell'espettorato; raccolto dopo aceurato lavaggio del cavo orale. Trattandosi di malattia il cui contagio si determina principalmente per via ael'ogena a mezzo delle goccioline di espettorato che l'ammalato diffonde attorno a sè con i colpi di t osse, la profilassi di essa consiste nell'isolamento dell'ammalato stesso e nella disinfezione degli oggetti che vengono a contatto di esso. 356. !ìrambocsia troJ>icalo. - È una malat tia carat terizzata da un'eruzione cutanea di noduli moriformi, a decorso -cronico. È molto contagiosa ~ia per via diretta, sia a mezzo di mosche, zanzare, ecc. Il nodulo primario si manifesta dopo un periodo di incu'ba,zione di 2-4 set timan.e; ha sede extra-genitale. Dopo uno o tre mesi dalla comparsa della lesione ini~ale, si manifesta l'eruzione che interessa particolarmente la faccia e gli arti, dapprima costituita da elementi eritemo-papulosi ed in seguito da granu.lomi moriformi coperti di croste. Ln, malattia ha una durata di diversi mesi e può r ecidivare. L'agente etiologico è un treponema, descritto dal Castellani (Treponema pet·te·nue) .

357. l'icdo di ·:uadura. - Malattia determinata da miceti. S'inizia con una piccola t umefazione sferica, dura, indolen te, alla piant a del piede, che dopo qualche mese si apre e lascia fuoriuscire un liquido filante, fetido, che contiene dei granuli di color grjgio giallastro o nero . Si stabilisce così un seno fistoloso che non ha tendenza a guarire. Iu seguito il piede a umenta di volume, perde la sua forma e presenta altri seni .fistolosi. La malattia decorro lentamente, e se non interviene 1a, cul'a chfrurgica, determina la mor te. 358. Ulcera tropicale o ulcera fagedouiea dei paesi cal«U. -

Malattia diffusa in t ut.ta l'Africa, ad etiologia non del t utto dsfinita. Si sviluppa nelle parti scoper te del corpo, a preferenza sulle gambe. P er lo più unica, si iniz.ia con una piccola papula d olorosa circondata da m1a zona di infil trazione rossastra,


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dura, che in poche ore si ·evolve in pustola .e dà iuogo ad un processo distruttivo; ne risulta un'ulcerazione profonda di forma ovale, a margini non rilevati, nè ispessiti. Ha decorso lunghissimo. La malattia colpisce specialmente gli indigeni,_ ma non risparmia gli europei. . -359. Epidermofitosi inguinale. È un'a,ffezi9ne prm·iginosa della pelle caratterizzata da chiazze rosse festonate localizzate all'inguine e all~ scroto. È sostenuta da un fungo: l' Epiàerrnophyton cru1'is di Oastellani. · Di solito non è necessario esonera1'e i militari, che ne sono affetti, dalle ordinarie mansioni di servizio ..Fu osservata cli frequente fra le nostre truppe, durante la campagna per la conquista dell'Impero, in alcuni reparti della Somalia e del bassopiano Eritreo e fra i marinai di alcune navi a l\fassaua•. Come trattamento preventivo è consigliabile spolverare le . parti con talco-borico; per la cura è indicata la pomata antimicotica e la lozione alla fucsina preparate dall'Istituto chimico-fa,rniaceutico militare su formula fornita dal professore CasteHani.

Il lichene tropicale è un'eruzione generalizzata composta di numerose piccole papule rosse con prurito e con iperidrosi, che si risc011tra di frequente in Somalia e nel bassopiano Eritreo. Per quanto fastidiosa, in genere non presenta carattere di gravità ed i militai·i affetti da tale eruzione pòssono in genere .continuare ad esplicare là, normale loro attività di servizio. Per la cura è indicata la lozione contro il lichene tropicale preparata dall' « Istituto cl!imico-farmaceutico militare » SlÌ formula fornita dal prof.' Castellani. 360. Lichene tropfoale, -

361. Chclito crostosa. - È un'affezione che si localizza in geue~e al labbro inferiore e raramente al labbro superiore. La superiìcie del làbbro si fa umida e là secrezione si ispessisc0 in gtosse croste; con senso di secchezza e leggero dolore lòcale. Vi può essere difficoltà, nel parlare e nel mangiare.


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La, malattia dura circa due o tre settin\ ane. È ca-usata da.ll'~zione della polvere intensa. Sulla mucosa irritata, dalla polvere s'impian~ano e pullulano i comuni piogeni. Per prevenire la malattia occorre proteggere le la,bbra dall'essiccamento e dalla polvere. 362. Pulce penetrante. - È un'affezione locale, frequent e . nell'.Africa' Orientale italiana, prodotta dalla penetrazione nella cute di una speciale pulce, là Sarcopsylla penetrans, la quale da un semplice ascesso può portare alle più gravi infezioni locali e generali. Là profilassi consiste nell' uso di calzature appropriate e nella più scrupolosa puliz:ia dei piedi, dove più frequentemente penetra l'insetto. Occorre tener presente che esso si trova cou frequenza nella sabbia. 363. ì'tlorsicature di rettili velèuosi. - Nelle nostre colonie vi sono serpenti molto velenosi, appar~enenti alla famiglia dei colubridi e a quella dei viperidi. L'azione del veleno ha . modalità, diverse giacchè quello dei colubridi è prevalentemente neurotossico, mentre quello dei viperidi è in prevalenza emolitico. I generi N aja, Dendraspis, appartengono alla prima, fa.miglia . .Appartengono alla ~econda i generi Oerastes; Bitis, Atractarpis, Bohis. Fra, i serpenti più temibili sono le naie ed i cerastes. La prima precauzione da prendersi in caso di morso di serpente velenoso è quella di stringere il membro morsicato al disopra della morsicatura ed il più vicino possibile ad essa, mediante uu laccio qualsiasi, che però non dovrà, lasciarsi stretto per più di un'ora. Occorre far sanguinare la ferita prodotta dai denti del serpente, lavarla abbondantemente con una soluz_ione recente di ipoclorito di calcio all'l o 2 % oppure con soluzione di permanganato di potassio. È inutile cauterizzare col ferro rovente e con sostanze chimiche. Si deve evitare la somministrazione di ammoniaca e di alcool, che potrebbe nuocere sia all'ammalato .s ia &l trattamento sièroterapico, che deve essere praticato al più presto possibile.


202 V<( Istituto Pasteur di Parigi» prepara i.vari sieri antivelenosi, specifici per i principali tipi di veleni. In Italia l' «.Istituto Sieroterapico Milanese >> prepara, un siero antivipera, che viene utilizzato con buoni risultati nei casi di morsicatura da viperidi, e prepa1·a pure siero antio.6.dico polivalente (contro viperidi e colubridi dell'.M:rica Settentrionale ed Orientale). I sieri si adoperano per ini~zioni. ipodermiche, nel tessuto sottocutaneo del fianco destro o sin.istro, alla dose di cc.10; nei casi di morsi di serpenti molto grandi la dose sarà· di cc. 20. Nei casi di intervento ritardato a parecchie ore dopo la morf!icatura, si deve ricorrere alle ini<=:zioni endovenose. L' « Istituto Pasteur » prepara, gli .stessi sieri disseccati e polverizzati, contenuti in tubetti. Ciascu11,a dose <li polvere corrisponde a cc. 10 di siero liquido.

364. Morsi di scorpioni o di ragni. - La puntura degli scorpioni europei prodnce nell'uomo soltanto dei disturbi locali, consistenti in dolore più o meno vivo, arrossamento· e tumefazione della parte; così pure le punture dei ragni relenosi, che, per quanto poss~mo dar luogo a fenomeni locali appa,riscenti, danno raramente luogo a fenomeni generali di qualche imp\)rtanza. . Non cosi a,vviene invece per le specie tropicali di questi aracnidi, la cui puntura può dar luogo .a fenomeni locali violenti e consecutivameniie a fenomeni gen.er~tli, che in casi rari possono terminare con la morte. Per la cura possiamo valerci: co'n qualche vantaggio, d.ell'a?.;ione neutralizzante che esercitano l'ipoclorito di calcio, Facqua ossigenata e il cloruro d'oro. I sieri a,ntivelenosi sopra detti possono avere una qualche utile a,zione contro i fenomeni genera,li consecutivi a puntura degli scorpioni o dei ragni.


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