UGOOIETTI
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MILANOWCM3(Vn
PROVO. UTAH
I
MONUMENTI ITALIANI E LA GUERRA
UGO
I
OJETTI
MONUMENTI ITALIANI E LA GUERRA A CURA
DELL'UFFICIO SPECIALE
DEL MINISTERO DELLA MARINA
•
EDITORI
-
MCMXVII
ALFIERI &
•
LACROIX
-
MILANO
PROPRIETÀ ARTISTICA E LETTERARIA RISERVATA - COPYRIGHT 1917 BY ALFIERI & LACROIX - MILANO
INCISIONI
E STAMPA DELLO
STABILIMENTO PER LE ARTI GRAFICHE ALFIERI & LACROIX
MILANO
tié-.-
I
MONUMENTI
L'ira
degli
d'arte italiane
cannoni della gl'idrovolanti
d'Austria
eserciti
LA GUERRA
ITALIANI E
contro
monumenti e
i
opere
le
non è cominciata nel 1915 con questa guerra quando i flotta imperiale hanno colpito San Ciriaco d'Ancona e hanno bombardato Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna
e gli Scalzi a Venezia. invidia e di viltà
:
È
un'ira tenace che dura da secoli, fatta di
invidia di quello che
potranno mai avere e che è
i
nemici non hanno, che non
segno dovunque e sempre riconoscibile
il
della nostra nobiltà, così che ferir l'Italia nei suoi
monumenti e
nella
sua bellezza dà a costoro quasi l'illusione di colpirla sul volto; viltà perchè sanno che questa nostra singolare bellezza è fragile e non si
può difendere, e percuoterla e madre il suo bambino. Quest'ira rimaste, sotto istinti.
dura da il
secoli,
percuotere davanti alla
come immutabili sono
immutabile,
velo del progresso, le razze e le loro affinità e
Pure non è necessario
ritrovarla.
come
è
ferirla
Basta ricordare
risalire
troppi
ai
i
loro
ad Attila e a Genserico, per
immemori
la
storia di ieri, e le
guerre del nostro ultimo risorgimento. 11
10 giugno
1848 verso
il
tramonto
la
ordini del generale barone Culoz conquistava
Berico sopra Vicenza assediata.
Durando era al
e il
un
Il
nemmeno
il
Monte
Santuario di
resistenza delle truppe del generale
stata così accanita su pei Portici
convento che
invasori.
La
brigata austriaca agli
la santità del
lungo
il
luogo frenò
colle e la
intomo
rabbia degli
principe di Lichtenstein volle entrare nella chiesa a cavallo,
nostro ferito, rifugiato là dentro, alzandosi sopra
sacrilego lo abbattè con
una
rivoltellata.
intanto fuor dagli armadii della sacrestia
vano per ludibrio e ballavano
i
1
un gomito contro
soldati austriaci traevano
paramenti
sacri, se
ne
vesti-
così mascherati davanti agli altari. Nella
notte saccheggiarono
con
le baionette
il
il
convento e penetrati nel refettorio squarciarono
gran quadro di Paolo Veronese che raffigura la Cena
due angeli volanti che reggono un cartiglio con l'augurio «Pax Domini sit semper vobiscum)). La mattina all'alba il padre Ferdinando Mantovani entrando lì col generale Culoz
di
San Gregorio Magno
vide
i
Croati calpestare
i
sotto
brandelli del dipinto. Li tolse di sotto
di quei forsennati per ordine dello stesso generale
stato continuato,
a freddo:
generale Culoz lo seppe, obbligò
il
sei
scempio era
Quando
il
padre Mantovani ormai prigio-
una dichiarazione che
niero di guerra a firmare
lo
:
brandelli erano trentadue.
i
piedi
erano cinque o
nel pomeriggio per porli al sicuro
Vi tornò
pezzi.
:
i
il
dipinto del Veronese
era stato ridotto in quelle condizioni dai soldati italiani durante la difesa del convento
Da Vicenza bardamento cominciato proiettili
a Venezia, giusto un anno dopo.
Venezia;
di
13
il
O.
giugno
caddero sulla
fu,
chiesa di Santa Maria del
:
il
primo bom-
naturalmente, opera degli austriaci; e
1849 durò ventiquattro
città
Fu
quasi mille al giorno.
Carmine
dipinto di
il
Ventimila
giorni.
E
colpirono nella
Palma
il
Vecchio
la
Moltiplicazione dei pani; nella vicina Scuola dei Carmini VAppari-
zione della Vergine sul Carmelo di Giambattista Tiepolo e del Padovanino; l'affresco del Cedini sulla volta di soffitto
del
Fiumani a San Pantaleone
;
tre
un tondo
San Barnaba;
quadri del Tintoretto
—
il
la
—
Caduta della manna, il Castigo dei serpenti, la Strage degl'innocenti nella Scuola di San Rocco; le vòlte affrescate di San Toma e di San Luca; la tavola di Paris Bordone a San Giobbe. Furono anche percosse, ma con danni minori, la chiesa di San Geremia, la chiesa di San Silvestro dove fu uccisa una donna che pregava, la chiesa di San Salvatore che reca ancóra una palla conficcata sulla facciata, la chiesa degli Scalzi dove fu rotta solo
una colonna
di porfido, e Santo Ste-
fano e San Simeon Piccolo e Santa Maria del Giglio e San Gio-
(1)
Sebastiano Rumor, Storia documentata del Santtuxrio di Monte Berico. Vicenza, Offi-
cina grafica pontificia di San Giuseppe. 1911. Nel 1866 il Comune di Vicenza fece nello stesso dagli austriaci refettorio apporre un marmo con queste parole a Questo capolavoro di Paolo
—
:
—
— ridotto
—
—
restituito all'onore dell'arte a trentadue pezzi qui Andrea Tagliapietra 1° opera di per Giuseppe per decreto dell'imperatore Francesco veneziano pittore venne ricollocato il 19 maggio 1858». Infatti il difficile restauro fu fatto dal
irrompenti
Tagliapietra,
il
con
10
la
giugno 1848
spesa di
lire tremila.
—
—
vanni e Paolo
e
;
palazzi Loredan, Mocenigo, Cornelio già Tiepolo,
ì
Vendramin-Calergi,
Farsetti,
Una
Stefano.
Pisani
un arco del ponte di Rialto. Un'altra pergamene papali nell'Archivio di Stato
palla ferì
dentro la sala delle Un'altra forò
Papadopoli,
Albrizzi,
il
soffitto
soltanto l'Adorazione dei
25 luglio
Magi
del Bonifacio
un
vi era stato perfino
nella storia degli
Santo
precipitò ai Frari.
del teatro della Fenice. Ventidue palle caddero
intorno e dentro l'edifìcio dell'Accademia di Belle Arti,
Il
a
O.
tentativo,
bombardarla dal
di
assedii,
offendendo
il
primo, crediamo,
cielo
duecento pal-
:
da ciascuno dei quali pendeva una bomba di trenta libbre erano stati col vento propizio mandati sulla città dal piroscafo Vulcano loncini
ma
ancorato fuori del porto di Lido;
tentativo
il
palloni andarono a finire verso Mestre e verso
molta
succeduto al lealtà
Ma
degli assediati.
ilarità
Haynau come capo
il
campo
feld-maresciallo
il
delle
del generale Culoz narréindo,
in
anzi alcuni
fallì,
austriaco con
Thum
che era
truppe d'assedio, emulò la
un comunicato
sul
ufficiale
Lloyd Tedesco, d'aver potuto distinguere da terra la devastazione fatta da quelle bombe e « d'avere sospeso per sentimento d'umanità l'ulteriore
bombardamento
nell'aspettativa che quella città sventura-
tamente cieca rientrasse in se stessa e si arrendesse perchè altrimenti sarebbe stato facilissimo ridurla un mucchio di rovine »
Quando
nell'agosto del 1849
colera costrinsero anche Venezia
erano
dici palazzi
Campo casetta
Baie
delle
con
la
stati
colpiti.
(Campo
non
gli
austriaci
ma
la
fame
e
il
ad arrendersi, undici chiese e quattorAccanto al teatro della Fenice, nel
vede ancora una strana facciata simmetricamente adorna di tutti i proiettili delle
palle)
si
che molti anni dopo un veterano di quell'assedio, Giorgio Casarini, aveva potuto raccogliere nella città. austriaci
* * *
Vano
avvertimento.
Gl'italiani
hanno tanta
storia
che
se
la
dimenticano, con un'eleganza di nobili cui dispiace ripetere in pub(I) Cfr.
Tomo
Vili della Raccolta di
visorio di Venezia, pagine 348
nel 1849, nel
e 349; e
tutti gli Atti,
l'articolo di
«Marzocco» del 27 maggio
1917.
Decreti,
Gino
Nomine,
ecc., del
Governo
Proti-
Fogolari, Per le opere d'arte a Venezia
blico
i
propri
anni di pace; la
tanti
civiltà e
tanto petulante affetto dei nezia. Tutto
il
E
e le sonanti gesta degli avi.
titoli
mondo
poi c'erano
la cultura s'erano
anche
monumenti
stati
occupate con
anzi proprio di
d'Italia,
Ve-
e primi, per la quantità, tedeschi, austriaci e
magiari, erano venuti ad adorare in ginocchio Venezia e la sua bellezza, tra sospiri e serenate e
Soissons, Arras.... Sì,
giuramenti d'amore. Louvain, Ypres, Reims, tutte infamie indimenticabili. Ma Venezia, no.
Sulla facciata della chiesa degli Scalzi una lapide in pietra racconta « Imperatore Caesare Francisco Jos. I Reparatum aere puhlico ». L'im:
peratore Francesco Giuseppe aveva paternamente curato nel 1862, col denaro dei veneziani, il restauro della chiesa danneggiata dalle sue
bombe
Chi leggeva più quell'epigrafe?
1849.
nel
Forse
qualche
austriaco, sorridendo.
Nel 1915, del
non vigeva
resto,
dell'Aja firmata da quarantaquattro Stati, dall'Austria? culto,
«
1
beni dei
alla carità e
Comuni
appartenenti allo Stato, saranno
anche dalla Germania e
e quelli degl'istituti consacrati al alle
all'istruzione,
56 della Convenzione
l'articolo
trattati
arti
e alle scienze, anche se
come
la proprietà privata».
Cioè, secondo l'articolo 46, rispettati.
Soprintendente dei Monumenti nel Veneto aveva mandato al Governo una sua proposta particolareggiata per mettere un ospedale Il
Una
in Palazzo Ducale.
del Palazzo vi fu chi
;
gran croce rossa sulla copertura di piombo
e tutto sarebbe stato salvo.
pensò d'ordinare che
si
Dopo
i
primi bombardamenti
segnalassero,
in obbedienza
alla
detta convenzione, con rettangoli divisi diagonalmente in due trianospegoli, uno bianco e uno nero, tutti gli edifìci che, senza essere
erano indicati da quell'articolo 56. L'utilissimo lavoro fu anche cominciato ma fu sospeso quando si accorsero che bisognava, solo per
dali,
gli
edifici
sacri
all'arte,
coprire
con quei rettangoli
tre
quarti
di
Venezia...
Corrado Ricci, stato più pratico.
direttore generale delle Antichità e Belle arti, era
Nell'aprile
1915, appena la guerra parve inevita-
andò nel Veneto e aiutato dal Soprintendente alle Gallerie del Veneto, Gino Fogolari, un italiano di Trento, cugino di Cesare
bile, egli
Battisti,
cominciò a spedire via
preziosi di Treviso e di Padova,
8
i
quadri e
gli
oggetti
di Castelfranco e
d'arte
più
di Conegliano,
a fare imballare e chiudere in solidi sotterranei quello che non si poteva allora far partire. Ma nelle isole di Venezia i palazzi poggiati sulle palafitte
sono senza
Così dalla Galleria dell'Acca-
sotterranei.
demia, dalle chiese, dalle confraternite, i Bellini e i Carpaccio, i Giorgione e i Tiziano, i Veronese e i Tintoretto, avvolti su cilindri
immensi
di legno
o chiusi in grandi casse blindate, dovettero partire verso il mezzogiorno davanti alla sicura minaccia. Palazzo Ducale, nella sala del Maggior Consiglio, dentro le immense cornici di legno
A
e d'oro disegnate da Cristoforo Sorte riapparvero dopo tre secoli e mezzo le immense capriate tenebrose della soffitta, là dove splendeva il
trionfo di
Venezia del Veronese; e sulle pareti e su quelle della
vicina Sala dello Scrutinio state tese
rividero le
si
nude
tavole su cui erano
dipinte da Jacopo e
da Domenico Tintoretto, da Palma il giovane, da Andrea Vicentino, da Federico Zuccari, da Francesco da Ponte, da Pietro Liberi con la descrizione delle vittorie di Venezia la presa di Zara, la presa di Cattaro, la presa di Costanle
tele
:
tinopoli, la vittoria dei
panto nel 1571,
Veneziani sugli ungheresi,
la vittoria sui
Turchi
ai
la vittoria di
Le-
Dardanelli nel 1656. Malin-
conico spettacolo, certo. Pure, a vedere così spente e deserte quelle sale, i più animosi potevano confortarsi immaginando che quelle pitture fastose venissero calate giù perchè altre se ne apprestavano
con
la celebrazione delle
la riconquista di
imminenti
Monfalcone che di
vittorie contro gli stessi
tutto
il
nemici
:
basso Friuli era stata la
più fedele a Venezia, dal 1420 al 1797; la riconquista di Gradisca e di Gorizia dopo quattro secoli...
Ma
all'improvviso,
il
paziente,
discreto e prudente
lavoro del Ricci e, nella biblioteca Marciana, del Coggiola, fu interrotto, tante proteste di sindaci e di deputati erano giunte alla presidenza del Consiglio. Il Consiglio della Confraternita di San Rocco la cui sede si gloria
d'essere
Tintoretto, l'I! addirittura di
((
tutta
ornata,
soffitti
e
pareti,
da
dipinti
di
Jacopo
1915, dopo un'apposita adunanza, dichiarava escludere, in via assoluta, la rimozione dei dipinti ed aprile
oggetti d'arte appartenenti alla Scuola».
Già,
Ma
la guerra,
come
la resistenza dei
sentimentali.
Prima
dice
il
popolo, se non
veneziani veniva da molti di tutto,
si
vede non
altri
si
crede.
motivi logici e
quella convinzione della regale
immu-
come un tempio, senza forza d'offesa o sono a Mestre e al di difesa se non morale? Le sue fortificazioni nemici potevano Lido, le sue navi da guerra sono sul mare aperto.
nità di Venezia.
Non
è essa
1
provarsi a conquistarla,
Poi c'era
il
ma
sospetto,
perchè dovevano provarsi a distruggerla?
mal
definito anzi indefinibile, contro
i
musei
aprivano per ospitare quelle bellezze in fuga. Nelle gala Firenze, a Milano, lerie di tutto il mondo, anche a Napoli, a Roma, non è, almeno pei venela sala più bella, più celebrata, più fastosa dogaquella che raccoglie le loro pitture? Ritratti di dogi e di
lontani che
si
ziani,
cortigiane, feste sui resse, di procuratori e di avogadori, di patrizi e di di pore sui canali, santi e sante in vesti color d'alloro, color
bacini
se pora e color d'oltremare, e voli d'angeli su cieli di madreperla come ne incurvano solo sulla laguna non sono ormai queste gemme sottratte da Madrid a Venezia il vanto e il tesoro, purtroppo, di tutti i musei, :
trambusti della a Vienna, da Napoli a Londra? Non si sa mai, nei funzionari guerra, con questi governi accentratori, con questi frigidi
quando vedono quadri e statue disposti in ordine come documenti in un archivio, bollati e numerati come forzati in un ergastolo... devoti più ai cataloghi che ai quadri dei musei,
felici
Finche quadri e statue restano a Venezia, sotto gli occhi dei veneveneziani, ci si può fidare. Appena fuor di Venezia, un quadro ziano non vi pare che s'impallidisca di nostalgia? Era
un
nobile or-
una disperata passione. Se doveva essere colpita, se doveva essere distrutta, se doveva agonizzare e morire, Venezia voleva agogoglio e
nizzare col la
conforto
della
sua bellezza, insieme a
E
sua
arte,
tutta la
voleva morire adorna di tutta
sua bellezza.
qui veniva l'ultima ragione fatta,
come
le
buone
ragioni, sopra
sentimento che Venezia, palazzi e tugurii, acqua e pietre, mosaici ed affreschi, sculture gotiche e tele cinquecentesche. San Marco e la Salute, i cavalli di bronzo sulla Basilica e i vetri di
tutto di sentimento
:
il
un solo tesoro, solo e unico, incomparabile e insostituibile, e vivo come un corpo vivo. Ad allontanare i quadri dai palazzi o dalle chiese, non si salva ma si smembra Murano, è una cosa
sola, sola e unica,
Venezia.
Ma poco. 10
I
la guerra si è in
conti s'ha
da
due a
farli col
farla,
nemico.
e
i
nostri sentimenti
contano
Ora
guerra fu dichiarata la sera del 23 maggio 1915. La mattina del 24 alle cinque, due idrovolanti nemici apparvero sulla città
la
che
tutta rosea si liberava
appena dagli azzurri
veli della notte
:
e le lanciarono quattro bombe. 4i
La
una squadra
stessa mattina
ad Ancona, porto non più calibro isolata
contro
com'è
la chiesa e
La
la
sulle
uno
la
chiesa di
d'una chiesa
*
nti
di navi austriache postasi davanti
fortificato,
lanciava sette proiettili di grosso
San Ciriaco ben visibile dal mare, pendici del monte Casco e sei proiettili colpirono torre campanaria sul fianco orientale. San Ciriaco sorse tra il 094 e il 74 al posto cattedrale
di
:
1
distrutta dai saraceni.
È
1
1
a croce greca, con
tre
navate
per ogni braccio. Tien del bizantino e del romanico; alcuni suoi capitelli ricordano capitelli di San Marco di Venezia e i pannelli incrostati
del recinto del coro
chiesa
—
—
;
ora dispersi
un po' da per
tutto nella
recano figure intrecciate d'animali e di piante che sanno d'orientale e di persiano. Margheritone d'Arezzo vi lavorò alla metà del dugento, e sono sue la facciata e la cupola dodecagonale, forse il
soffitto di
legno che rammenta quello di San
palazzo episcopale il
Zeno
di
Verona. Nel
accanto morì nel 1464 Pio secondo Piccolomini, papa umanista che fu glorificato dal Pinturicchio negli aflFreschi lì
della Libreria di Siena e che era venuto
ultima crociata contro tica,
uno
affollano
i
i
Turchi.
È
ad Ancona per ordinare una quello insomma, nell'Italia adria-
dei luoghi più sacri alla storia e alla pietà perchè vi si ricordi del nostro dominio e della nostra vita in Oriente :
e la bella chiesa alta sui leoni del suo portale pare stia
lì
di faccia al
mare a benedire dal suo monte dirupato chi salpa per la riconquista. 11 primo dei proiettili nemici abbattè la torricella cilindrica sulla cupola.
secondo entrò nella chiesa, infranse l'organo del Callido, colpì uno dei piloni della cupola. Altri due proiettili squarciarono in alto la navata centrale e sconvolsero il tetto. Ma dal quinto vennero 11
peggiori rovine: entrò esso dal fondo della Cappella del Sacramento, percorse quasi orizzontalmente la navata e si andò a conficcare sul muro di facciata il cenotafio del beato Girolamo Gianelli le
:
scolpito
da Giovanni da Traù fu scheggiato
in più punti;
due quadri,
n
uno
Bellini
del
d'Urbino,
Simonetti
del
l'altro
d'Ancona, furono
a crociera delle navi minori caddero o dovettero colpo smantellò essere sùbito abbattute tanto pericolavano. Un sesto Madonna. il tetto sulla Cappella della dove Questi fatti voltarono l'animo di molti anche a Venezia raccolto nelle mani intanto, dichiarata la guerra, ogni potere s'era dal dell'ammiraglio comandante la Piazza. Si seppe allora che fin distrutti
le volticelle
;
dell'aprile
principio
Consiglio dei Ministri aveva provvidamente
il
Palazzo Ducale, per quanto era possiIl Ministero della Guerra bile, contro le minacce dal mare e dal cielo. fabaddossò sùbito le spese di quelli e degli altri lavori di difesa a
ordinato
si
difendesse almeno
il
si
somma
briche monumentali, che per
ventura v'era allora direttore
generale per l'Artiglieria e per il Genio poi ministro delle Armi e Munizioni,
generale Alfredo Dallolio,
il
un amico, anzi un innamoquando dirigeva i formirato di Venezia, dove era vissuto per anni del Genio milidabili lavori di difesa al Lido. Comandava l'ufficio tare in
Venezia e su
tutto
territorio
il
della piazzaforte,
il
maggior
controllo generale Devitofrancesco. Egli avocò a se la direzione e il conclusi e pagati di questi lavori che dovevano essere sollecitamente
saggiamente lasciò agl'ingegneri venepieno diritto di ziani che da anni vigilavano su quei monumenti, difesa suggerirgli piani, proporgli disegni, escogitare nuovi mezzi di sul bilancio della Guerra,
ma
bombe
contro gl'incendii, le schegge delle alti esplosivi.
per lo scoppio degli
ed è bene non mutare sovrasta
il
menti, del
ai
vecchi
1
e la convulsione dell'aria
monumenti son
dei vecchi gloriosi
medico curante proprio quando
il
Ingegneri della Regia Sovrintendenza ai
pericolo.
Comune,
delle Fabbricerie
:
monu-
l'ingegnere Luigi Marangoni
Ducale, per la basilica di San Marco, l'ingegnere Rupolo per il Palazzo l'ingegnere Setti per la Loggetta, l'ingegnere Scolari per San Giorgio, San pei Frari e per Santa Maria Formosa, l'ingegnere Forlati per
Giovanni e Paolo, per San Zaccaria, pei Miracoli, per San Giobbe, per
il
monumento
al Colleoni
fin sulle soffitte
12
poteva fare era
finito.
collaborarono a quest'opera di
il
Marco, quasi niente se n'era si
tutti
24 maggio, salvo qualche condottura del Palazzo Ducale e fin sulle cupole di San
difesa con tanto ardore che
d'acqua
:
fatto,
e
il
15 di luglio tutto quel che
Certo quel che
curava contro
tutti
poteva fare non era molto, o almeno non assipericoli. Ma le armi di difesa sono tutte così. Si
si i
un parapetto di trincea, un casco di scudo non garantiscono il soldato da tutti sa che
acciaio,
una corazza, uno
colpi; pure
i
i
soldati si
difendono con trincee, con caschi, con corazze, con scudi. Si aggiunga la debolezza del suolo di Venezia la stessa Piazzetta è, in gran parte, un canale interrato. innalzare pilastri per :
A
una copertura solo di reti di acciaio sopra uno dei cento monumenti di Venezia, si rischia di vedere il suolo sprofondare sulle sostenere
vecchie palafitte,
l'acqua gorgogliare intomo ai pilastri e le pietre
angolari dello stesso
monumento
sconnettersi. Così s'è dovuto sùbito
rinunciare alla difesa delle chiese che avevano le loro altissime vòlte e le loro cupole coperte di affreschi o di mosaici. E poi a Venezia la fragilità è la regola, la compattezza e la solidità son l'eccezione.
Gli affreschi, ad esempio, del Tiepolo agli Scalzi erano dipinti con la teatrale improvvisazione cara al settecento sopra un leggero strato
d'intonaco addossato a finte volte costruite con quelle leggere assicelle di legno dette in veneziano cantinelle la bomba del 24 ottobre :
1915 scoppiò
fra
il
tetto di sole tegole e la volta sottilissima
quelle in aria e polverizzando questa.
Marco non
Anche
scagliando
cinque cupole di San
le
potevano dire molto più solide di quelle vòlte leggere, pur sotto le loro calotte di piombo. Ma l'architetto Luigi Marangoni che è a capo dell'Ufficio Tecnico della Basilica, aveva cominciato si
anche prima della guerra un lavoro paziente ed
utile
per consolidarle
:
grattava via dall'estradosso la vecchia calce magra ridotta ormai in polvere anche tra mattone e mattone, e vi colava una
malta cemen-
tizia così
che
al
disopra dei mosaici d'oro
una nuova corazza ben compatta. Ma il primo lavoro di difesa guerra fu,
il
si
veniva a gonfiare
della Basilica contro
27 maggio 1915, quello di calare
i
i
come
pericoli di
quattro cavalli di
bronzo, in dodici ore di continuo lavoro, per riporli in luogo sicuro pur senza allontanarli da Venezia. Fu un lavoro necessario e perchè quelle sculture greche sono preziose anche fuori del loro mirabile
compito decorativo, e perchè
la
parte superiore della facciata della
Basilica è tanto debole che ogni percossa sui cavalli e sul podio che li
sosteneva poteva sconnetterla e anche farla ribaltare in avanti.
13
Giornata memorabile, piena di sole,
da un secolo,
secolo, esattamente
finora tollerata sulla porta
coraggio e d'ansia.
narra la sonora epigrafe austriaca
maggiore di San Marco
signa a Venetis Bysantio capta
a.
O. Nessuno
lavoro aveva pensato
trionfali s'erano
a.
la torre dell'orologio,
deinde abstu-
MDCCCXV
Victor
mossi solo
al
ci
:
il
vivo, qualcuno
quattro
cavalli
dall'arco di
Nerone
scosse:
cadere d'un impero
Mentre
scendeva e voltan-
maggio pareva
sole di
superstizione
di
brivido
Quatuor equorum
1815-1915.
a quella coincidenza:
dosi sulle sue funi nel pieno
Un
«
di noi negl'improvvisi preparativi del difficile
primo cavallo, quello verso ricordò.
:
MCCIV primum ad navale cupiditas a. MDCCXCVII
ad D. Marc, posila quae hostilis lerat Frane. I Imp. pacis orbi datae trophaeum reduxit))
Da un
quattro cavalli, tornati da Parigi,
Come
stati ricollocati sul trono.
erano
i
di
i
o di Traiano erano discesi per andare con Costantino a Costantinopoli dall'ippodromo di Costantinopoli eran tornati in Italia a Venezia,
;
quando l'impero greco cadeva esausto davanti alla quarta Crociata e Parigi a ad Enrico Dandolo da Venezia a Parigi e dopo poco da Venezia quando precipitò l'impero napoleonico. Non era un auspicio uno dopo l'altro di vittoria? Forse era solo l'ansia nostra a vedere sotto un quei bronzi incomparabili sospesi così per tre funi nel vuoto ;
da aeroplani... All'esterno di San Marco
terso cielo
avevano, davanti
alle
dere loro almeno le
allora
non
si
fece altro.
Le opposizioni
prime bombe, ceduto a metà. Bisognava conceapparenze: e le facciate. Si potè coprire con
quella porta, saccate di sabbia l'ultima porta di sinistra solo perchè in
scoppio della guerra, continuavano i lavori di consolidamento gli cominciati con l'angolo di Sant'Alipio e vi mancavano perfino allo
la
mezza
così che la
stipiti,
calotta del glorioso
di
Traslazione delle reliquie
(1)
A
Parigi Napoleone aveva
mandato
i
mosaico dugentesco, con
San Marco quattro cavalli
sua
nella
ad ornare
chiesa,
era
l'arco del Carrousel. Pel
primo venne apposta a Venezia col principe di Mettermeli. Quando i 1815, su due carri, sopra una barca a cavalli si mossero dall'Arsenale, alle 10 del 13 dicembre era un Dandolo, capitano di ponte, furono sparati ventun colpi di cannone. Capo dell'arsenale Piazza fu illuminata a giorno sera la A campanile. sostò nella loggia sotto il loro ritorno Francesco
fregata. L'imperatore
e sopra cavalli
un trasparente
—
esultanza
alle loro sedi
—
lesse questa scritta:
—
con
somma
«A
— che questi preziosi ritornò — tributo devoto — di grazie e
Francesco
munificenza
1°
vincitore
di
1801 Venezia consacra». (FabiO MutINELLI, Annali delle Province Venete dall'anno
all'anno 1840. Venezia,
14
si
tip.
Merlo. 1853).
appoggiata su provvisorii
isolata e
pilastri di legno. Si
riempirono con
pilastri di laterizio gli archi leggeri agli angoli della Basilica. si
lavorò all'interno.
Come
già la Pala d'oro e
marmi
e bronzi che potevano essere
furono
così
tolti.
E
tutti
gli
altri
resto, le pile
il
amboni romanici, le quattordici statue dei Massepto marmoreo tra chiesa e presbiterio, i capitelli dorati
dell'acqua santa,
segne sul
tolti
poi
tesoro erano stati
il
nascosti dentro solide casse in ricoveri blindati,
E
gli
della navata e del transetto,
San Giacomo e su quello maggiore,
i
all'abside,
l'altare
bronzetti
di
le
sculture dei
San Paolo,
del Sansovino
della Croce
con
le
le
sulla
Lombardi
colonne
sull'altare di
istoriate dell'altare
balaustrata,
e,
in
fondo
sue colonne d'alabastro, tutto
fu imbottito d'ovatta e di sabbia cotta, e fasciato e protetto con materassi d'alga secca. La cripta fu consolidata per reggere il nuovo peso. Condutture d'acqua contro il fuoco furono alzate fin sulle cupole,
furono insinuate
fin
dentro la cripta.
4 settembre 1916
11
austriaci stessi collaborarono involonta-
gli
riamente alla difesa della facciata. Alle 9 di notte una bomba incendiaria cadde a due metri dalla porta centrale. L'indignazione del
popolo fu tanta che nessuno allora potè più opporsi a che
tutta
facciata della Basilica e la vicina Porta della Carta venissero
mente
protette
da saccate
di sabbia e
vogliono anche appuntare sopra di
i
la
final-
da materassi d'alga O. Ora
si
mosaici delle cupole grandi cortine
perchè l'esperienza ha dimostrato che una cortina libera gonfiandosi al soffio d'un'esplosione come un polmone che solida
respiri,
ad
tela,
attutisce
l'urto
e salva perfino vetri e vetrate poste
dietro
essa.
Per
il
Palazzo Ducale
il
compito era più
facile,
poiché tutte
dipinte erano state portate lontano. Si trattava di consolidare questo palazzo la cui costruzione è durata, fra mutazioni ed aggiunte le tele
continue, tanti secoli e che
si
può
dire rovesciato:
con
la
massa,
(1) I materassi o «paglietti» d'alga furono tesi davanti alla facciata di San Marco e aUa Porta della Carta e poi davanti a parecchi altri monumenti di Venezia per ordine del ministro Scialoja, su consiglio dell'ammiraglio Thaon de Revel che allora era a capo deUa Piazza e del Dipartimento. Essi, per essere incombustili o almeno lenti a bruciare, sostituiscono bene i materassi di lana che l'Accademia Veneziana di Belle Arti chiese invano al Governo Provvisorio durante l'assedio del 1849. e che fin dall'assedio del 1530 Michelangelo adoperò per la difesa di Firenze (A. GoTTI. Vita di Michelangelo Buonarroti. I, pag. 198, Firenze.
1875).
15
cioè, dei suoi
muri pieni
al
al terzo piano,
secondo e
e
vuoti delle
i
sue logge e dei suoi portici al primo piano e al piano terreno. Bisognava consolidarlo in vista di qualche proiettile che venendo da mare o cadendo in diagonale, come cadono quasi tutte le bombe lanciate volando dal cielo, ne schiantasse le colonne di sostegno. Tutti gli archi del portico terreno verso
il
suolo e quasi
Piazzetta furono per ciò rafforzati nel centro da
tutti
un
quelli verso la
pilastro a sperone
che giunge a un millimetro dall'arco senza farvi forza ciò che, del resto, non sarebbe stato molto pericoloso dato che gli archi verso il :
Ponte della Paglia erano fino al 1866 rimasti murati. Anzi per evitare che la muratura fresca macchiasse le pietre patinate, le quali ormai
sembrano finata.
ed argento ed avorio,
ferro
Non
basta
due Colonne
vi
sugli angoli verso
:
frapponemmo
della tela para-
ponte della Paglia, verso
il
le
di Piazzetta, verso la Porta della Carta, furono costruiti
speroni in pianta quadrata o circolare secondo l'aggetto delle scul-
Nella loggia del primo piano, poiché non
ture.
soverchio peso ripetere
con legno, e
late sia
per sostenere
il
grandi veroni. Nel il
muro estemo
altri
muri
cortile,
pozzo di bronzo
e con
i
il
a contrasto furono alzate
soprastante, sia per reggere l'impal-
divisori
delle
superiori
sale
e
i
due
poi, furono sepolti sotto sacchi di sabbia
dell 'Alberghetti
e quello di Niccolò dei Conti;
sacchi disposti dentro invisibili scaffalature di legno furono
difese sull'arco Foscari le
Rizzo, e
potevano per
presidii in muratura, le arcate furono puntel-
altre grosse incavallature
dei pavimenti e
cato
i
si
tutti
i
due statue
di
Adamo
bassorilievi suoi e di Pietro
ed Eva di Antonio
Lombardo lungo
la Scala
dei Giganti. Naturalmente, anche qui condotture d'acqua furono dal
Sovrintendente architetto Ongaro portate fino in cima e a tutte le soffitte
mucchi blioteca
;
e
si
moltiplicarono dovunque
gli
ai
«
Piombi
estintori
e
» i
come
s'era fatto nella Bi-
Marciana posta nel palazzo della Zecca
dall'altro lato della
di sabbia per spegnere gl'incendii,
Piazzetta, e nel Palazzo Reale.
Lì accanto lo stesso Municipio curava la copertura di tutta la
sua Loggetta che, restaurata dopo la caduta del Campanile, era stata riaperta nel
1912 quando era stato ((scoperto»
il
Campanile nuovo.
Nella chiesa domenicana di San Giovanni e Paolo e in quella
francescana dei Frari, in San Francesco della Vigna e a San Zac16
caria,
la cui facciata allo scoppio della
palchi in legno presto demoliti perchè di
Reims,
togliere,
guerra era tutta coperta di
non
vi si ripetesse l'incendio
tolte le pitture e le vetriate e le sculture
le
che
si
potevano
opere d'arte che restavano furono difese con lo stesso
sistema che nella Basilica di San Marco
:
con due o
tre
cumuli
di
sacchi di sabbia sostenuti da scaffalature di legno lontane trenta o
quaranta centimetri dall'opera che
voleva difendere. Se la
si
caduta in San Giovanni e Paolo, nella notte tra
non ha mutilato capolavoro di
monumento al doge Pietro Lombardo (1485), il
soleo Valier (1708)
i
Pietro
il
12 e
il
bomba
13 settembre,
Mocenigo che è
il
se nella base del fastoso
delicati bassorilievi di Pietro Baratta
sono
puro
Mau-
intatti,
deve a queste precauzioni. Le schegge lacerarono i sacchi ma il colpo morì su quei cuscini di sabbia. L'immensa vetriata del Mocetto da sedici mesi era lontana, al sicuro, nel buio delle sue casse. lo si
* * *
Intanto la Difesa aerea della città,
faceva più intensa,
Venezia non è
per opera della Marina,
varia, più pronta.
piìi
la difesa del cielo di
facile.
Per giungere sulle
macchine aeree nemiche debbono combattimento e linee di batterie antiaeree
altre città le
attraversare la fronte di
anche mobili e parchi di
velivoli
da caccia; o almeno, debbono volare
su regioni nelle quali è possibile stabilire
mento o
Ma
si
d'ascolto.
Invece su Venezia
reti
di stazioni d'avvista-
macchine aeree nemiche Venezia e le loro basi di
le
giungono direttamente dal mare, e tra Trieste o di Pola distanti da 90 a 150 chilometri, è impossibile, sul mare o nella laguna deserta, disporre un'efficace difesa ed è difficile
tempo
stabilire segnalazioni in
utile.
S'aggiunga che gl'idrovolanti nemici arrivano su Venezia quasi sempre nelle notti di luna, quando Venezia è nettamente visibile dal
cielo
perchè circondata dalle
da un estremo aggiunga ancóra che i visibile
città
all'altro
poste dentro terra
atterrare in luoghi
acque e intersecata dai canali
come sopra una
velivoli terrestri :
un guasto
al
:
carta topografica. Si
raramente attaccano di notte
motore
mal conosciuti e quasi
li
costringerebbe ad
invisibili,
esporrebbe cioè 17
Tapparecchio e
gli aviatori alla
gl'idrovolanti nemici possono
rovina sicura. Invece anche di notte
sempre discendere
mare
sul
libero o
segnalazione acustica nei larghi specchi d'acqua della laguna. Infine la
che di notte è la sola possibile, diventa presso il mare, tra il rumoa terra. roso frangersi delle onde sulla spiaggia, molto meno sicura che Nonostante questi ostacoli naturali, la Marina italiana, traendo
da
profitto
plicando
ed
tutte le esperienze proprie
gli
uomini,
le
armi e
gli
perfezionando e molti-
strumenti di osservazione, è riu-
a organizzare anche la difesa aerea di Venezia in un
scita
ammirevole. Per merito suo,
sempre sbagliato
il
loro bersaglio;
sulla città,
velocità
;
e
modo
e in
molto spesso, delle squadriglie
ha osato volare o meglio attraversare la città a grande altezza e a massima tempo in ogni caso la minaccia è stata sempre segnalata in
Quando
utile.
si
si
i
terzo
ai difensori del
suo
mondo ami cielo,
perchè
alla loro intelligenza, alla loro costanza, alla loro
dovrà
abnegazione se
metà o un
potrà dir tutto, chiunque nel
o amerà Venezia, dovrà essere grato
deve e
modo
nemico hanno quasi
le offese tentate dal
partite dalla riva austriaca soltanto la
si
altrui,
nemici non sono
riusciti
con
le
armi odierne a
una rovina, come già sembrava tanto facile al feldmaresciallo Thurn quando la assediava nel 1849. Dopo gl'intensi bombardamenti del giugno e del luglio 1915, notte tra il 24 e il 25 vi fu una sosta di quasi tre mesi. Ma nella
ridurla
ottobre, alle ore dieci e
mezza, una bomba cadde sulla chiesa degli
Scalzi e distrusse tutta la vòlta dipinta dal Tiepolo.
L'affresco che
il 1750, Tiepolo vi aveva dipinto quasi cinquantenne, tra il 1743 e rappresentava la Traslazione della Santa Casa di Loreto, e l'entusiasmo che passò che suscitò quell'opera tutta luce e musica e volo, fu tanto Carlo Filippo di Greiffenle Alpi e indusse il vescovo di Wurzburg,
il
pittore per confidargli,
klau, a chiamare
il
del suo palazzo.
Aveva
il
la vasta tela pel soffitto dei
lano
gli affreschi del
a Wurzburg, la decorazione
Tiepolo appena
Venezia
Vergine in gloria e a Mie del palazzo Dugnani ed era al
Carmini con
palazzo Clerici
finito nella stessa
la
:
culmine dell'arte sua e della gloria. Perciò ben si può affermare col Dopo Fogolari 0) che «egli tocchi la perfezione con questo soffitto».
(1)
16
Gino Focolari. G. B. Tiepolo
nd
Veneto, ed. Alfieri e Lacroix. Milano.
l'esplosione
non ne restarono che
muro pieno:
quattro a destra di chi entra, tre a sinistra; quattro a tutto
i
pennacchi
ai lati,
perchè dipinti sul
monocromo verde a dar idea di statue di bronzo. Tra i bellissimo, fuor da un mantello color ruggine, un vecchio che socon una mano sul petto un giovinetto roseo e biondo, dagli occhi
colore, tre in
primi, stiene
tondi e stupefatti, vestito d'un giustacuore di raso azzurro, adorno di
una catena e d'una medaglia d'oro, chinato sopra una balaustrata a guardare giù
la
grande chiesa,
— e adesso
grande rovina.
la
narra, di Giambattista Tiepolo e di suo figlio
si
così soli, sospesi su quella distruzione, tra
Domenico.
ritratti,
I
A
fissarli,
monte dei rottami, nelle prime ore dopo la catastrofe, commovevano come la presenza di figure vive, riapparse lì per un prodigio d'amore e il
cielo scoperto e
il
di pena. Si pensi che,
essendo l'unica navata lunga circa trenta metri,
quasi duecentocinquanta metri quadrati di pittura del più luminoso
immaginoso
lieto delicato illustre pittore del
da quella offesa nemica.
annientati
Erano
le finte architetture
voli; e nel contratto che lui si
il
primo ottobre 1743
i
sgombero
ma
oriundo di Ti-
contratto col Tiepolo è del 13 settembre)
(il
dovevano essere
marmi che
Tre giorni dopo
in Ferrara,
padri Carmelitani Scalzi avevano fatto con
definisce che quelli ornati
chitettura e a' vivi
lo
intorno al gran quadro centrale, opera
Girolamo Mengozzi Colonna, nato
di
nostro settecento furono
«
corrispondenti all'ar-
esistono in detta Chiesa »
(').
la rovina, si iniziavano la ricopertura del tetto;
delle macerie e dei calcinacci tra
i
quali
centimetro quadrato d'affresco fu ritrovato intatto; e
il
nemmeno un distacco delle
pitture rimaste sui pennacchi.
La e fra
i
riprovazione per questo delitto fu unanime, nostri alleati,
ma
anche
quell'ottimismo indomabile che è lezza,
qualcuno
si
chiese se
il
fra il
i
neutrali.
nostro conforto e la nostra debo-
nemico avesse proprio voluto delibera-
tamente colpire un monumento tanto insigne. lo
stesso
nemico.
L'ufficioso
non solo in Italia Anzi in Italia, per
Non
Fremdenblatt del
tardò a rispondergli
14 novembre
1915
dichiarava che anche agli austriaci dispiaceva la distruzione dei tesori
(I)
Pompeo Molmenti. G. B. Tiepolo. ed.
Hoei>li.
Milano.
19
ma
dell'arte,
questo dispiacere era diminuito dalla gioia per
arrecato alla nostra ricchezza e alle nostre rendite per
dei forestieri »
,
e sperava che
((
il
danno
n l'industria
questo pensiero avrebbe nell'avvenire
servito di guida agli aviatori » Infatti
il
12 febbraio 1916 in un'incursione sulla città aperta di
Ravenna una bomba fu
Teodorico, eretta nel primo quarto del
la chiesa palatina di
nuovo,
Sant'Apollinare
gittata proprio sulla chiesa di
Agnello nel 560, quando passò
sesto secolo e dall'arcivescovo
cattolico, ornata dei celebri mosaici
con
la
al rito
processione delle Vergini
e dei Martiri bianchi. Questa processione sul cielo d'oro è così pura
un
e divina nella sua simmetria e nella sua monotonia che di
musica
liturgica pare
Gesù bambino
verso
dietro la porpora
Un
e,
accompagni di contro,
le
Vergini sui
Martiri verso
i
sanguigna di San Martino che
li
lento ritmo
gigli
e le rose
Gesù Redentore,
conduce.
miracolo salvò questa bellezza d'una gloria e d'uno splen-
dore senza pari, rispettata e adorata da
tutti
dagli Esarchi
secoli,
i
bisantini e dai Longobardi, dai tumulti dei guelfi e dei ghibellini, dal
nefando saccheggio del 1512 e dagli stolti restauri settecenteschi e ottocenteschi. La bomba, invece che nel mezzo della navata centrale, cadde
nell'interno;
tetto,
verso la facciata,
per fortuna
abbattè
scoppiando, dopo l'urto sul
superiore
l'angolo
sinistro
della
fronte
e tre campate del portico; sfasciò l'organo e trentaquattro cassettoni del
ricco
secentesco
soffitto
sconnettendo
un gran lembo
vetrate, distaccando
gli
frantumando
altri,
le
dei mosaici verso l'ingresso così
che poche ore dopo precipitavano.
Ancóra una
un misfatto tanto sempre aspettare
sosta di quattro mesi. vile e,
Sembra quasi
per la guerra, tanto inutile,
23 giugno,
11
austriaco
lanciava
a
alle
due e
Venezia
Andrea Palladio
riprendano fiducia e
di
un
idrovolante
San Francesco
dei Minori Osservanti, trae
prima che Jacopo Sansovino nel
20
chiesa
dalle vigne che circondavano
l'interno e che
tanti,
trenta del mattino,
sulla
Vigna due bombe potentissime. San Francesco della Vigna,
nome
nemici vogliano
che, fra tante vicende dell'immane tragedia, esso
venga dimenticato e gl'ingenui, che sono speranza.
i
che, compiuto
1
nel
l'antica
e più modesta
della
il
suo
chiesa
534 ne ampliasse con bel fasto 1568 ne cominciasse
la facciata
di pietra. Quelle vigne furono nel
Ziani
al
duecento donate dal doge Marco
convento di Santa Maria dei Frari. Si narrava che in quel
luogo romito fosse sbarcato in una notte burrascosa San Marco partitosi
da Aquileia e
voce dell'angelo che
vi avesse udito la
a sostare su quella terra benedetta
:
Pax
lo confortava
Ubi, Marce, Evangelista
meus.
Le parole fatidiche che, nel libro protetto dal Leone, sono incise sulle mura e sulle colonne di tutti i dominii della Repubblica, scesero lì dal cielo. Dietro la chiesa una cappelletta settecentesca adesso tutta
sconquassata dai due colpi nemici, ricorda quella leggenda. Nel quattrocento furono ospiti di questo convento
San Bernardino da Siena,
San Giovanni da Capistrano, San Giovanni della Marca, San Bernardino da Feltre. Fra gli altri illustri, è sepolto in San Francesco quell'Andrea
che nel
Gritti
507 fu provveditore dell'esercito veneto
1
contro l'imperatore Massimiliano, e poi fu doge.
La adomano, per
una grande Madonna del Veronese, una che eran già in salvo, una di Fra Antonio da
dire delle opere più insigni, di
Giovanni
Bellini,
Negroponte che era
stata riparata
da un'alta saccata, quattro
affreschi
a chiaroscuro del Tiepolo nella cappella Sagredo, alcune statue di
Alessandro Vittoria; la
e,
precipuo tesoro, a sinistra dell'aitar maggiore,
Cappella Giustiniani, tutta marmi
una compostezza
così antica e
due tombe Mocenigo
scolpiti
dai tre
Lombardi con
pure con un'espressione così agile che
San Giovanni e Paolo possono starle a paro. Anche questa cappella avevamo tutta difesa con scaffali colmi solo le
in
di sacchi di sabbia.
Delle due
bombe una
pane, scheggiò la cornice, contro i
il
muro
macigni e
i
colpì si
il
campanile sotto
ficcò
nella terra.
la cella delle
L'altra,
cam-
scoppiando
esterno della sacrestia, vi aprì due larghe brecce,
mattoni e
sconvolsero nell'interno
l'aria scagliati dal turbine soffitto
e tetto, divelsero
i
e
per quei varchi, cancelli di ferro,
sgretolarono gl'intonachi, sollevarono le grandi pietre bianche e rosse del pavimento, schiantarono armadii e vetri, ferirono in più parti il trittico
vivarinesco, ricco d'oro e d'oltremare, con
San Girolamo, San
Bernardino e San Luigi di Francia, che qualche vecchio
come Tutte
il
le
dilaniate
Ridolfì
e
il
Boschini, aveva attribuito a Jacobello del Fiore.
case attorno, della canonica e degli
da quella
scrittore,
uffici,
furono scosse e
furia.
21
* * ^
Poi Venezia dovette pagare la presa di Gorizia, come Reims
aveva dovuto pagare
Marna.
della
la vittoria
A
entrammo
Gorizia
9 agosto 1916. Tra il 9 e il 10 una bomba incendiò Santa Maria Formosa, un'altra cadde in San Pietro in Castello. La chiesa di Santa Maria Formosa da dove erano state fin dal
il
1915 allontanate la Vergine
tra
Sant'Anna e San Gioacchino, dipinta
Santa Barbara nel 1473 da Bartolomeo Vivarini, e la popolarissima sul modi Palma il Vecchio, fu rifatta dopo un incendio del 1105 « dello del corpo di il
11
mezzo
della chiesa di
San Marco», come spiega
Sansovino, cioè a croce greca con una cupola sul quadrato d'incrocio. fu squarciata. tetto di due navate s'incendiò e crollò e la cupola
danni a San Pietro in Castello furono minori.
1
cupola. Parve anzi che la lanterna e da
il
lì
bomba
incendiaria
Non
arse che la
fosse fermata sulla
si
fuoco fosse disceso per la cupola.
11
quadro del
con San Pietro, e quello di Paolo Veronese coi santi Pietro e Paolo erano stati già portati al sicuro. Restavano le due grandi tele descrive della fine del seicento, una di Gregorio Lazzarini che Basaiti
Santo Lorenzo Giustiniani sepolto nella chiesa, e una per liberar di Antonio Bellucci che raffigura lo stesso santo orante Venezia dalla peste del 1630. Furono tutte bagnate dall'acqua lanciata
la carità del
sulla cupola e sui tetti per spegnere l'incendio;
L'attentato
non
ma
sono salve.
minore angoscia
recò, per questo,
popolo ve-
al
neziano la cui religione risplende tutta di ricordi della sua storia. fondazione del Infatti la chiesa di San Pietro fu dal 1451, cioè dalla Patriarcato di Venezia, fino al 1807, la chiesa dei patriarchi lì
accanto ebbero
il
loro palazzo.
E
i
quali
una bomba cadde anche su questo
palazzo abbattendone tutt'un'ala.
Quando Attila
si
dalla terraferma le popolazioni cristiane per
rifugiarono nelle isole della laguna, da
Castello, che allora, per
narrò
dopo
i
romanamente che
suoi uliveti, nella
la distruzione di Troia.
si
La prima
eressero, fu dedicata ai santi Sergio e di
22
Grado.
11
vescovo
«
isola
stessa
era
Rialto e a
Grado a
chiamava Olivolo,
terrore di
il
la
sbarcato
leggenda
Antenore
chiesa che quei fuggiaschi vi
Bacco e sottoposta
ai patriarchi
Castellano » riconobbe l'autorità di questi pa-
triarchi
che furono
di Aquileia
memoranda
:
doge Vital Michiel
dogi veneti contro
protetti dai
patriarchi tedeschi
difesa fra tutte quella del
andò con una
11
1
aquileiese Voldarico di Treffen e
flotta
il
a liberar
1
1
62 quando
Grado dal
il
patriarca
giovedì grasso lo trasse prigione
a Venezia coi suoi dodici canonici e non lo liberò che quando egli ebbe firmato
patto di mandare, per preciso ricordo suo e dei suoi, ogni
il
un
toro e di dodici porci
distribuire ai poveri.
Nel 1451 papa Nicolò
giovedì grasso alla Repubblica
da sgozzare
in piazza e
quinto aboliva titolo e la
il
da
tributo di
Gradese e riuniva in Lorenzo Giustiniani dignità di Vescovo Castellano e di Patriarca. il
Dopo San Marco davanti 4 settembre
patriarcato
Pietro di Castello,
1
1
venne pei nemici
cui porta centrale
alla
9 6 e poi colpita all'una e quaranta il
il
;
la
la
volta di
la volta di
cadde una bomba incendiaria
San Giovanni e Paolo che fu
mattina del 13 settembre.
furono lanciate su questa chiesa,
San
Due bombe
ma una
cadde a poca distanza, sulla Casa di Ricovero detta volgarmente TOspedaletto, che accoglie cinquecento vecchi, e ne forò i tre piani, passando a mezzo delle corsìe tra
due
file
di
letti,
e
andando a
conficcarsi nelle fondazioni.
Di San Giovanni e Paolo diceva nel 1581 Francesco Sansovino che era un
nobilissimo per sito perciò che è posto quasi nel cuor della città; per struttura ancora che la maniera sia tedesca; edificio
((
per grandezza di corpi, per abbellimenti di pitture, di statue e d'altre cose notabili e degne di ricordo. Fra le quali una è che in questo Tempio giacciono sedici principi di Venezia e però nelle funera dei Principi
pubblico frequenta questa chiesa, onde s'è poi introdutto perciò che ogni altro huomo di grado pubblico si conduce in detto il
luogo nelle celebrationi dei mortorii come sono Ambasciatori, Condottieri et simili altre persone segnalate » Sulle
tombe
di
Tomaso
e Pietro Mocenigo, di Antonio, Francesco
e Sebastiano Veniero, di Marcantonio Bragadin, di Bertuccio Valier, d'Andrea e d'Alvise Pisani, si sente più che dovunque in Italia
come
e perchè questa guerra nostra continui oggi dirittamente la lotta per la necessaria conquista dell'Adriatico, per il giusto condominio del Mediterraneo. Basta leggere l'epigrafe sulla più antica di queste tombe
che è di ((
mano
toscana, su quella di
Tomaso Mocenigo, del 1413: Ungaricam domuit rabiem, Patriamque suhegit Inde Fori Julii,
—
23
Cattarum Spalatumque peremptis
Ma
)) .
i
Tragmum
— Aequore
pìratis patejecit clausa
sarebbero troppi e troppo
raffronti
facili
che in
questo tempio è tutta la storia politica di Venezia. E con la storia, monumenti d'arte d'ogni secolo e d'ogni
ma-
cominciando dalla grande vetriata del Mocetto che Corrado Ricci aveva fatta smontare e portar via diciassette mesi prima, insieme alle teria,
Bartolomeo Vivarini, di Cima da Conegliano, di Lorenzo Lotto, sarebbero di Rocco Marconi tesori che oggi, senza quella previdenza, tele di
:
cenci
frantumi.
e
Una
sola
tela
non
s'era
potuta staccare
:
l'im-
menso ovale dipinto dal Piazzetta per il soffitto della cappella di San Domenico nella navata di destra, e cucito a volta sopra un telaio fatto era, non di assicelle convergenti come le stecche d'un ombrello. Vi si far altro, riparato
potendo
entrò nella chiesa per destra,
andò a
un
tetto
il
con grosse lamiere.
foro di quasi
la
bomba
dall'alto della navata
muro opposto della navata centrale; schegge sul monumento di Pietro Lombardi
colpire in alto
scoppiò scagliando grosse
due metri
Ma
il
Doge Pietro Mocenigo a sinistra di monumento Valier, i quali, per essere
al
saccate di sabbia, restarono
illesi; ferì
chi guarda la gran porta, e sul tutti
e due stati coperti da gravi
un quadro
del Bissolo; con la
convulsione dell'aria staccò l'intonaco da tutta la volta e dilaniò la delicata tela del Piazzetta: la sua tela più celebre, piìi bella e più
perchè
i
toni di rosa e d'ambra, intorno alle tonache nere dei
nicani e alla veste turchina dell'angelo che solleva
il
Santo, v'erano
rimasti intatti, ciò che ormai è raro nelle pitture di lui. Sopravvenuto col nuovo plenilunio un inverno precoce, le
della difesa aerea
sempre più
le
il
nemico
sue incursioni su Venezia. Meglio, per merito
parve sospendere
e inattesi,
dome-
dovette sospendere, perchè l'il
su Padova per uccidervi
mezzi tremendi novembre, quando volò
efficace e più ricca di
cittadini inermi e
donne e
fanciulli, evitò stu-
diatamente la zona battuta dalle artiglierie veneziane; e così fece queste artiglierie più volte, fino alla notte sul 3 giugno 1917 quando lo respinsero
sue
sui dintorni di
bombe ferendo
Venezia dove
tre borghesi.
Solo
il
si
rassegnò a gittare
30 giugno
le
col favor della
venire luna, volando ad altissima quota, alcuni apparecchi riuscirono a su Venezia e su Murano, ma non riuscirono a gittarvi che poche
bombe 24
tanto precipitosa fu la loro fuga sopra al fuoco della difesa.
Nella notte sul 14 maggio 1917, poiché sferrato
un attacco
avevamo
13 noi gli
il
vittorioso, inizio d'azioni più minacciose,
nemico
il
vendicò sulla basilica di Aquileia colpendola con una bomba nel transetto destro e scagliando dietro quella bomba esplosiva una bomba incendiaria che per fortuna cadde sul sagrato all'aperto ('). L' lusi
1
in un'incursione su Cividale,
glio,
seo archeologico, insigne per
Museo
il
gittava
1
una bomba su quel Mu-
sue raccolte d'arte medievale.
le
Ma
era vuoto.
^^
^F
"F
Perchè intanto, dopo i danni subiti da Venezia e da Ravenna, alcittà, o per fatto del governo centrale o per spontanea volontà di
tre
difendere
le bellezze proprie, si
generosi
aiuti
gioielli, lettile
del
Comando Supremo
bronzi, stampe,
sacra
materassi,
eran date a spedire oltre Apennino, coi
codici,
dell'Esercito,
archivi
più antica e venerata,
a
e
dalle
e,
quadri,
chiese,
la
vetri,
suppel-
riparare
dietro assi, tele, sacchi e lamiere le sculture e gli affreschi più illustri.
Così a Padova sulla statua equestre del Gattamelata sta un'alta e sdrucciola tettoia coperta di lamiera; e nella basilica del Santo, i bronzi di Donatello sull'altar maggiore sono difesi da sacchi di sabbia; e anche quel Museo è vuoto. Ravenna, tele e « pagHetti » d'al-
A
ghe proteggono
mosaici di San Vitale, del Mausoleo di Galla Placidia, di Sant'Apollinare Nuovo e di Sant'Apollinare in Classe. Verona, i
A
le
tombe degli
aguzze che han
torri
sono sepolte nella
Scaligeri
sabbia e chiuse dentro
A
l'aria di fortilizii gotici.
Milano è vuota
la
Pinacoteca di Brera, e a Bergamo la Pinacoteca dell'Accademia Carrara. E ancora a Bergamo altre saccate proteggono la cappella Colleoni eretta dall' Amadeo nel 1476 e affrescata dal Tiepolo nel 1732.
A i
Cremona
il
suoi sacchi.
Perugino di Sant'Agostino è nascosto anch'esso dietro
A Brescia è
chiuso
il
Museo
Cristiano; chiusa e nascosta
lontano la Pinacoteca Martinengo; scomparsa dal
non
riapparire che nel suo giorno, la Vittoria
(1)
Sulla basilica d'Aquileja
gli
aviatori austriaci
:
museo Romano, per
corazzate con gesso,
avevano già scagliato la sera del primo del camposanto, e la notte sul 7 decem-
novembre 19 6 una bomba che era caduta di là dal muro bre un altra bomba caduta tra il campanile e la chiesa.
25
alla Madonna dei sacchi e tavole le elegantissime sculture dell'entrata Bologna la fontana del Nettuno di Giambologna è chiusa Miracoli. tavolato e dentro una piramide di terra e di legna; e uno spesso
A
tronio Stato
terra
di
sacchi
i
riparano ai
bassirilievi di
e sopra la porta centrale di
lati
Jacopo della Quercia.
demia più che duecento quadri e
ha alzato condotti d'acqua
protetto le porte del Battistero,
le
quelle sotto la Loggia de' Lanzi; e vetriata dipinta dall'abside di
Municipio in Campidoglio,
Perfino a Firenze lo
da quella dell'Accaraccolta delle Gemme me-
degli Uffizii e
ha rimosso dalla Galleria
dicee,
San Pe-
tutta la fin
sui
tetti
contro gl'incendii,
ha
sculture fuori d'Orsanmichele e il
Comune ha
calato giù la gran
Santa Maria Novella.
la direzione delle
E
a
Roma Museo
Antichità nel
il
di
intorno alle Villa Giulia e in quello delle Terme hanno elevato difese state statue più belle o più rinomate; e dalla Galleria Borghese sono le
tele
gemme
sono
tolte
più preziose.
E
a Napoli vasi, oreficerie, argenterie e
state rinchiuse dentro cassoni di ferro.
partite le raccolte del
E
da Taranto son
Museo. L'ultimo e delicato lavoro è
stato
il
per via d'acqua dell'Assunta di Tiziano fuori di Venezia. Durante l'offensiva nemica del maggio 1916, si vuotarono in
trasporto
Bassano e di Vicenza, e le cento chiesine sultavola del l'Altipiano dalla valle dell'Astico al Canale di Brenta. La Verla a Velo d'Astico, quella dello Speranza a San Giorgio di Velo
pochi giorni
i
musei
di
austriache partirono dai loro santuari inseguite dal tiro delle artiglierie che avevano del monte Cimone, e giunsero a Vicenza negli autocarri portato sulla linea del fuoco le munizioni ai nostri combattenti. Ma questo è quel che s'è salvato. Chi ci ridarà quello che s'è
perduto?
Un
solo
modo ha
il
nemico per pagare a Venezia
sfregi volontariamente recati alle sue chiese più belle.
i
danni e
Uno
gli
Stato che
tratsenta la dignità della sua storia e della sua civiltà, non è, nelle e misura tative di pace, un mercante che concorre a un'asta pubblica
suo guadagno. La pittura veneziana Imperiale e l'Accademia si paghi con pittura veneziana. Tra il Museo di Imperiale, Vienna ha, se ben rammentiamo, venticinque quadri
a
lire
o a corone
il
suo danno e
il
Tiziano e quindici di Jacopo Tintoretto.
Ugo
Ojetti.
INDICE DELLE
Tav. »
» » » »
» » » »
» » » » » »
— Venezia — Venezia 3 — Venezia 4 — Venezia 5 — Venezia 6 — Venezia 7 — Venezia 8 — Venezia 9 — Venezia 10 — Venezia — Venezia 12 — Venezia 13 — Venezia 14 — Venezia 15 — Venezia 16 — Venezia
cavalli di
1
-
I
2
-
San San San San San San San San
-
-
Il
-
I
cavalli
I
cavalli
San Marco.
La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La discesa dei cavalli. - La loggia dopo la discesa dei cavalli. di San Marco portati nel 1797 a Parigi. di San Marco ricondotti a Venezia nel 1815.
Marco Marco Marco Marco Marco Marco Marco Marco
-
TAVOLE
-
-
La
-
-
Difesa della facciata di San Marco fino al settembre 1916. Lavori per difendere la facciata di San Marco - settembre 1916. Difesa della facciata di San Marco dal novembre 1916.
-
Difesa del fianco meridionale di San Marco,
-
Basilica di
San Marco.
dei
pilastri
acritani
e
delle statue dei re.
»
19
— — —
»
20
—
»
17
»
18
»
— — 23 — 24 — 25 — 26 — 27 — 28 — 29 —
»
30
»
31
» » » » »
» » »
21
22
Venezia
San Marco - Difesa dell'angolo di Sant'Alipio. Venezia - San Marco - Il septo dei Masegne e gli amboni. Venezia - San Marco - Difesa del septo dei Masegne e degli amboni. Venezia - San Marco - L'altare del Crocifisso. San Marco - Difesa dell'altare del Crocifisso e della pila sinistra dell'acquasanta. Venezia - San Marco - Difesa dell'altare di San Paolo e degli amboni. Venezia - San Marco - Difesa del fonte battesimale. Venezia - San Marco - Difesa dell'altare maggiore. Venezia - San Marco - Difesa dell'altare della Croce e della porta del Tesoro. Venezia - Palazzo Ducale - Difesa della porta della Carta. Venezia - Opere di rafforzamento del Palazzo Ducale. Venezia - Opere di rafforzamento del Palazzo Ducale. Venezia - Palazzo Ducale - Difesa del gruppo: Il giudizio di Salomone. Venezia - Palazzo Ducale - Difesa del gruppo di Noè sul Ponte della Paglia -
Difesa delle sculture nella corte.
— —
Venezia
-
La
Venezia
-
Adamo
corte del Palazzo Ducale.
ed Eva di Antonio Rizzo.
27
Tav. 32
—
Venezia
—
Venezia Venezia Venezia Venezia Venezia
33
»
34
»
»
35
»
36
»
37
_ — —
»
38
—
39 40 41
42 43 44
45 46 47
-
Palazzo Ducale
-
-
Palazzo Ducale
-
Difesa della scala dei Giganti e delle statue di A. Rizzo, Rafforzamenti della loggia sul Molo.
-
Palazzo Ducale
-
La
-
Palazzo Ducale
-
-
11
-
Palazzo Ducale
Il
sala dello Scrutinio nel
maggio 1915.
Paradiso del Tintoretto.
rullo col Paradiso del Tintoretto.
Palazzo Ducale
-
Il
-
Rulli coi dipinti della Sala del Maggior Consiglio.
Venezia Venezia
-
La Loggetta.
-
Difesa della Loggetta.
Venezia
-
La punta
Venezia Venezia Venezia Venezia
-
Venezia Venezia Venezia Venezia Venezia Venezia
-
11
della
campanile di
Maggior Consiglio nel maggio 1915.
della Sala del
soffitto
Dogana. San Marco con
-
Chiesa degli Scalzi
-
La Chiesa La Chiesa
-
la cella
chiusa e l'Angelo vestito.
Soffitto dipinto dal Tiepolo.
dopo la bomba del 24 ottobre 1915. degli Scalzi dopo la bomba del 24 ottobre 1915. Chiesa degli Scalzi - Quel che resta del soffitto del Tiepolo. Chiesa degli Scalzi - Quel che resta del soffitto del Tiepolo. Chiesa degli Scalzi - Quel che resta del soffitto del Tiepolo. Chiesa degli Scalzi - Quel che resta del soffitto del Tiepolo. La Chiesa degli Scalzi nel dicembre 1916. Cappella San Francesco della Vigna - La Madonna del Negroponte
-
-
-
-
degli Scalzi
Giustiniani. »
48
»
49
Venezia Venezia
»
50
Venezia
»
51
Venezia Venezia
»
52
»
53
-
-
San Francesco della Vigna San Francesco della Vigna San Francesco della Vigna
-
del Negroponte.
Madonna
-
Difesa della
-
Difesa della Cappella Giustiniani.
-
Il
muro
dopo
della sacrestia
la
bomba
del 23 giugno 1916.
54
—
San Francesco della Vigna San Francesco della Vigna Santa Maria Formosa dopo Santa Maria Formosa dopo
-
Venezia Venezia Venezia Venezia Venezia
— Venezia 56 — Venezia 57 — Venezia 58 — Venezia 59 — Venezia 55
-
-
Lavori di restauro nella sacrestia. Il
la la
trittico della sacrestia restaurato.
bomba bomba
del 10 agosto 1916. del 10 agosto 1916.
Santa Maria Formosa - L'abside dopo Santa Maria Formosa, com'è oggi.
-
la
bomba
del 10 agosto 1916.
-
San Pietro La cupola
-
L'incendio della cupola di San Pietro in Castello
-
SS. Giovanni e Paolo.
-
SS. Giovanni e Paolo
-
-
SS. Giovanni e Paolo
-
-
in Castello.
di
San Pietro
in Castello
dopo
la
bomba
del 10 agosto 1916. 10 agosto 1916.
il
P. Mocenigo.
monumento al Doge Difesa del monumento
Il
al
Doge
P. Mocenigo
da una scheggia il 13 settembre 1916. SS. Giovanni e Paolo - Il monumento Vendramin. Venezia Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Difesa del monumento Vendramin. Venezia - Difesa di monumenti in SS. Giovanni e Paolo. statue Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Il San Girolamo del Vittoria e altre colpita
»
60
»
61
»
62
»
63
-
— — —
»
65
— —
»
66
—
»
64
»
67
»
68
28
— —
vengono seppellite nella Venezia - SS. Giovanni e Venezia - SS. Giovanni e tembre 1916. Venezia - SS. Giovanni e
sabbia.
Paolo
-
Difesa del
monumento
Paolo
-
La
Paolo
-
Cupola della Cappella
volta e la
da G. B. Piazzetta e colpita il 13 settembre 1916. Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Particolari della Gloria di Venezia
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Valier.
porta dopo
Particolari della Gloria di
di
la
bomba
del 13 set-
San Domenico dipinta
Domenico del S. Domenico del S.
Piazzetta.
Piazzetta.
Tav. 69 .
70
»
71
— — —
Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Particolari della Gloria di S. Domenico del Piazzetta. Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Particolari della Gloria di S. Domenico del Piazzetta. Venezia - SS. Giovanni e Paolo - Il telaio della Gloria di S. Domenico del Piaz-
Una scheggia di bomba contro il monumento Valier. Venezia - Il monumento al Colleoni'e la Scuola di S. Marco ora Ospedale Venezia - La copertura del monumento al Colleoni. Venezia - La copertura del monumento al Colleoni. zetta
» » »
» »
V
»
-
— — 74 — 75 — Venezia 76 — Venezia 77 — Venezia 78 — Venezia 79 — Venezia 80 — Venezia 81 — Venezia 82 — Venezia 83 — Venezia 84 — Venezia 85 — Venezia 86 — Venezia 87 — Venezia 88 — Venezia 72
73
-
Difesa delle sculture sulla facciata della Scuola di San Marco. Santa Maria dei Miracoli.
-
Santa Maria dei Miracoli
-
-
-
- Difesa delle sculture dei Lombardi. Santa Maria Gloriosa dei Frari - Il septo del Coro. Santa Maria Gloriosa dei Frari Difesa del septo del Coro. Santa Maria Gloriosa dei Frari Il monumento Tron.
-
Santa Maria Gloriosa dei Frari Santa Maria Gloriosa dei Frari
-
Santa Maria Gloriosa
-
Civile.
-
Santa Maria Gloriosa
-
Scuola di San Rocco
-
Scuola di San Rocco Scuola di San Rocco
-
Scuola di San Rocco
monumento Tron. monumento Pesaro. dei Frari - Difesa del monumento Pesaro. dei Frari - Il monumento Marcello e le sue difese. -
Il
Il
distacco delle tele del Tintoretto.
-
La La
-
Come
-
Difesa del
discesa d'una tela del Tintoretto. Crocifissione del Tintoretto. si
è schiodata e arrotolata la Crocifissione
del Tintoretto. 9
89
»
90
»
91
9
92
9
93
9
94
— Venezia — Venezia — Venezia — Torcello — Torcello — Venezia
9
95
9
96
— —
97
—
-
leoni alla porta dell'Arsenale.
I
-
Difesa dei leoni alla porta dell'Arsenale. Cattedrale: il mosaico del Giudizio Universale.
-
Venezia
Difesa del portale di San Giobbe.
-
-
Cattedrale:
-
bombardamento austriaco del 1849. R. Accademia - L'Assunta del Tiziano.
-
veli sul
i
mosaico del Giudizio Universale.
Il
Trasporto dell'Assunta fuori di Venezia voglio alla Giudecca. Trasporto dell'Assunta fuori di Venezia glia
La cassa
-
-
La cassa esce dall'Accademia
-
Attraverso
il
- Il
con-
ponte di chiatte di Osti-
sollevata dalla stiva.
— Trasporto dell'Assunta Lo sbarco. — Ancona Difesa della facciata di San Ciriaco. 100 — Ancona San Ciriaco dopo bombardamento del 24 maggio 1915. 101 — Ancona San Ciriaco dopo bombardamento del 24 maggio 1915. 102 — Ancona Difesa della facciata di San Francesco. 103 — Ancona Difesa della facciata di Sant'Agostino. 104 — Ancona Difesa dell'Arco di Traiano. 105 — Ravenna Sant'Apollinare Nuovo dopo l'incursione del 12 febbraio 1916. 106 — Ravenna Sant'Apollinare Nuovo mosaici colpiti 12 febbraio 1916. 107 — Ravenna Difesa del Mausoleo di Galla Placidia. 108 — Ravenna Battistero Le difese del Battistero. 109 — Ravenna Difesa di San Vitale. 110 — Ravenna Difesa della tomba di Dante. 111 — Padova Difesa del monumento di Donatello Gattamelata. 112 — Padova Basilica del Santo L'Altare di Sant'Antonio coi bronzi di Donatello. 113 — Padova Basilica del Santo Difesa dell'altare di Sant'Antonio. 114 — Treviso Difesa del monumento Zanetti. 98
-
99
-
-
il
-
il
-
-
-
-
-
-
I
il
-
-
Il
-
-
-
-
al
-
-
-
-
-
29
»
— Treviso 116 — Verona 117 _ Verona
»
118
»
119
j,
120
Tav. »
1 1
5
»
121
—
»
122
—
,
123
»
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»
125
»
126
»
127
»
128
»
129
»
130
»
131
— — — —
132
»
133
»
134
» » »
»
-
Le Arche
-
Difesa delle Arche àegU Scahgeri.
-
Difesa dei
Santo Spirito
Colleoni.
-
L'Ancona del Bergognone.
Difese dei dipinti del Previtali e del Bergognone in Santo Spirito. - La difesa del Cenacolo. Il Cenacolo di Leonardo
-
Difesa della
-
-
Madonna
del Perugino in Sant'Agostino.
Difesa di Santa Maria dei Miracoli. Difesa della fontana del Nettuno.
Bologna
-
Bologna
-
Difesa della fontana del Nettuno.
Bologna
-
San Francesco
Bologna
-
Firenze
-
Firenze
-
Difesa dell' AUar maggiore.
Quercia. Difesa della porta di S. Petronio e delle sculture di Jacopo della -
-
Santa Maria Novella Santa Maria Novella
-
Santa Maria Novella
-
Firenze
Difesa del
monumento
-
Difesa della
Madonna
di
Cimabue.
Difesa del lavabo di Giovanni della Robbia. Rossellino 11 monumento della Beata Villana del
della Beata Villana.
—
Firenze
—
bine del Giambologna. Ghiberti. Firenze - Battistero - Difesa della Porta detta del Paradiso del Matteo. San Firenze - Orsanmichele - Difesa del Tabernacolo di
-
Loggia dei Lanzi
-
Difese del Perseo del Cellini e del Ratto delle Sa-
_ Roma Museo Capitolino Come sono difese la Venere e Difesa del Giulio Cesare. Museo Capitolino 135 _ Roma Difesa della porta maggiore della Cattedrale. 136 — Trani La chiesa nel giugno del 1916. 137 — Velo d'Astico La Madonna del Verla salvata dalla chiesa 138 — Velo d'Astico -
-
-
-
la
Lupa.
-
-
-
donna »
Medea
monumenti Colleoni. - L'Ancona del Previtali
-
-
Brescia
degli Scaligeri.
Difesa della Cappella Colleoni. I monumenti a Bartolomeo e a
-
Cremona
-
»
San Nicolò.
in
Difesa del
Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano
— — — —
monumento Onigo
-
139
—
Aquileia
dello Speranza salvata dalla chiesa di -
L'interno della Basilica
-
Il
di
Velo
-
La Ma-
San Giorgio.
transetto della Basilica
dopo
la
bomba
del 13 maggio 1917. »
140
_
NB.
Santuario di Monte Berico - Il Convito di San Gregorio Veronese, lacerato dagli austriaci nel 1848.
Vicenza
-
-
L'indicazione alle fotografie: U. S. M.
ttero della Marina.
M. vuol
Magno
dire: Ufficio Speciale del
del
mni-
Tav.
1
(Fot.
Venezia
-
I
cavalli di
San
M arco.
Sommer).
(Fot. Filippi).
Tav,
2.
Venezia
-
San Marco
-
La
discesa dei cavalli.
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(Fot. Filippi).
Tav.
4.
Venezia
-
San Marco
-
La
discesa dei cavalli.
Tav. 5
(Fot. Filippi).
Venezia
-
San Marco
-
La
discesa dei cavalli.
(Fot. Filippi).
Tav.
6.
Venezia
-
San Marco
-
La
discesa dei cavalli.
Tav.
7.
(Fot. Filippi).
Venezia
-
San Marco
-
La d iscesa
dei cava Ili.
(Fot. Filippi).
Tav.
8.
Venezia
-
San Marco
-
La
discesa dei cavalli.
Tav.
9.
(Fot. Filippi).
Venezia
-
San Marco
-
La
loggia
dopo
la discesa
dei cavalli.
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TaV. 17.
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-
San Marco
-
Difesa dell'angolo di Sant'Alipio.
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(Fot. Naya).
Tav. 20.
Venezia
-
San Marco
-
L'altare del Crocifisso.
Venezia
TaV. 2
1
-
San Marco
-
Difesa dell'altare del Crocifisso e della pila
sinistra dell'acquasanta.
(Fot. Bertani).
.
Venezia
-
San Marco
-
Difesa dell'altare di San Paolo e degli amboni.
13
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(Fot. Filippi)-
Tav. 32.
Venezia
-
Palazzo Ducale
-
Difesa della scala dei Giganti e delle statue di
A.
Rizzo.
(Fot.
Venezia
-
Palazzo Ducale
-
(Fot. Direz.
-
Palazzo Ducale
-
La
S.
M.
M.).
Rafforzamenti della loggia sul Molo.
TaV. 33.
Venezia
U.
sala
dello Scrutinio nel
Gen. Ant.
maggio 1915.
e B. A.).
Venezia
ià'V.
-
Il
rullo col
Paradiso del Tintoretto.
35.
Venezia
(Fot. Direi.
-
Palazzo Ducale
-
Rulli coi dipinti della Sala del
Gen. Ani. e B. A.).
Maggior Consigli Ho.
(Fot.
Tav. 36.
Venezia Il
soffitto
della Sala del
-
Palazzo Ducale.
Maggior Consiglio nel maggio 1915.
U.
S.
M.
M.).
K4r^(Fot. Nayaì.
Venezia
-
La
Loggetta.
Tav. 37.
(Fot.
Venezia
-
Difesa della Loggetta.
U.
S.
M. M.).
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TaV. 39.
(Fot. N.ya).
Venezia
-
Chiesa degli Scalzi.
Soffitto
dipinto dal Tiepolo.
(Fot. Filippi).
Tav. 40.
Venezia
-
La Chiesa
degli Scalzi
dopo
la
bomba
del 24 ottobre
1915
Tav. 41.
Venezia
(Fot. Filippi).
La Chiesa
degli Scalzi
dopo
la
bomba
del
24 ottobre 1915.
(Fot. Filippi).
Tav. 42.
Venezia
-
Chiesa degli Scalzi. Quel che resta del
soffitto
del Tiepolo
Tav. 43.
Venezia
(Fot. Filippi).
-
Chiesa degli Scalzi. Quel che resta del
soffitto
del Tiepolo.
(Fot.
Tav. 44.
Venezia
-
Chiesa degli Scalzi. Quel che resta del
soffitto
del Tiepolo.
Filippi).
Tav. 45.
Venezia
(Fot.
-
Chiesa degli Scalzi. Quel che resta del
soffitto
del Tiepolo.
Filippi).
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Tav. 48.
Venezia
-
San Francesco
(Fot.
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della
Vigna
-
Difesa della
Madonna
del Negroponte.
Filippi).
Tav. 49.
Venezia
(Fot. Filippi).
-
San Francesco
della
Vigna
-
Difesa della Cappella Giustiniani.
Venezia
-
San Francesco
della
del
Vigna
-
Il
muro
della sacrestia
dopo
la
bomba
23 giugno 1916.
(Fot.
U.
Tav. 50
Venezia
-
San Francesco
della
Vigna
-
Lavori di restauro nella sacrestia.
S.
M. M.).
Tav. 5
I .
(Fot. Filippi).
Venezia
-
San Francesco
della
Vigna
-
Il
trittico
della sacrestia restaurato.
(Fot.
Tav. 52.
Venezia
-
Santa Maria Formosa dopo
la
bomba
del
10 agosto
1916.
U.
S.
M.
M.).
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Venezia
-
Santa Maria Formosa. L'abside dopo
la
bomba
del
IO agosto 1916.
(Fot.
Tav. 54.
Venezia
-
Santa Maria Formosa, com'è oggi.
U.
S.
M. M.).
(Fot. Alinaii).
Venezia
-
San Pietro
in Castello.
Tav. 55.
Venezia
(Fot-
-
La
cupola di San Pietro in Castello dopo
la
bomba
del
U.
S.
M. M.).
10 agosto 1916.
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-
(Fot.
U. S. M. M.).
Tav. 56.
Venezia
-
L'incendio della cupola di San Pietro in Castello
il
10 agosto 1916.
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(Fot.
Tav. 58.
Venezia
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Il
monumento
al
Doge
P. Mocenigo.
Naya).
(Fot.
Tav. 59.
Venezia
SS. Giovanni e Paolo colpite
-
Difesa
da una scheggia
il
al
monumento
13 settembre
del
U.
S.
Doge P. Mocenigo
1916.
M. M.).
(Fot. Naya).
Tav. 60.
Venezia
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Il
monumento Vendramin.
Tav. 6
(Fot. Filippi).
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Venezia
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Difesa
al
monumento Vendramin.
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Cupola della Cappella di San Domenico dipinta da G. B. Piazzetta e colpita il 13 Settembre 1916. -
SS. Giovanni e Paolo
-
TaV. 67.
Venezia
(Fot. Naya).
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Particolari delia Gloria di
San Domenico del
Piazzetta.
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TaV. 69.
Venezia
(Fot.
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Particolari della Gloria di
San Domenico del
Nay.).
Piazzetta.
(Fot.
Naya).
Tav. 70.
Venezia
-
SS. Giovanni e Paolo
-
Particolari della Gloria di
San Domenico del
Piazzetta.
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(Fot.
Tav. 74.
Venezia
-
La
copertura del
Monumento
al
Colleoni.
U. S M. M.).
Tav. 75
(Fot. Filippi).
Venezia
-
Difesa delle sculture sulla facciata della Scuola di San
M arco.
(Fot.
Tav. 76.
Venezia
-
Santa Maria dei Miracoli.
Naya).
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(Fot. Naya).
Tav. 80.
Venezia
-
Santa Maria Gloriosa dei Frari
-
Il
monumento Tron.
Tav. 81.
(Fot.
Venezia
-
Santa Maria Gloriosa dei Frari
-
Difesa del monumento Tron.
U.S. M. M.).
(Fot. Nay«).
Tav. 82.
Venezia
-
Santa Maria Gloriosa dei Frarì
-
Il
monumento Pesaro.
Tav. 83.
Venezia
(Fol.
-
Santa Maria Gloriosa dei Frari
-
U.
Difesa del monumento Pesaro.
S.
M.
M.).
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(Fot. Filippi).
Tav. 86.
Venezia
-
Scuola di San Rocco
-
La
discesa d'una tela del Tintoretto.
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Tav. 91.
(Fot.
Venezia
-
Difesa dei leoni alla porta dell'Arsenale.
Filippi).
(Fot.
Tav. 92.
TORCELLO
-
Cattedrale:
il
mosaico del Giudizio Universale.
Naya).
Tav. 93
(Fot.
TORCELLO
-
Cattedrale:
i
veli
sul
mosaico del Giudizio Universale.
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S.
M.
M.).
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Tav. 95.
Venezia
(Fot. Biogi).
-
R. Accademia
-
L'Assunta del Tiziano.
Trasporto dell'Assunta fuori di Venezia
-
La
cassa esce dall'Accademia.
(Fot.
Tav. 96. Il
convoglio alla Giudecca.
Int.
Gen.
dell' Esercito).
ipPUiPMii
Trasporto dell'Assunta fuori di Venezia.
-
Attraverso
il
Tav. 97.
ponte di chiatte di Ostiglia.
(Fot. Int.
La
cassa sollevata dalla stiva.
Gen.
dell'Esercito).
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(Fot. Sovrinl. ai
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Tav. 100.
Ancona
-
San Ciriaco dopo
il
bombardamento del 24 maggio 1915.
delle
Marche).
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Ravenna
(Fot.
-
Sant'Apollinare
Nuovo dopo
Tincursione del
12 febbraio
1916.
Bezzi).
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(Fot. Alinari).
Ravenna
-
Il
Mausoleo
di Galla Placid la.
Tav. 107
(Fot. Alfieii e Lacroix).
Difesa del Mausoleo di Galla Placidia.
(Fot. Alinari).
Ravenna
-
Il
Battistero.
(Fot. Dir.
Tav. 108.
Ravenna
-
Difesa del Battistero.
Gen. B. A.).
Tav. 109.
Ravenna
-
Difesa di San Vitale.
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(Fot. Alinaii).
Tav. 112.
Padova
-
Basilica del
di Donatello. Santo. L'Altare di Sant'Antonio coi bronzi
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Cenacolo
di
Leonardo.
123.
(Fot. Lissoni).
Milano
-
Difesa del Cenacolo.
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(Fot. Alinari).
Firenze
-
Santa Maria Novella.
TaV. 131.
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monumento
della Beata Villana del Rossellino.
(Fot. dell'Uff. d'Arte del
-
Com.
Santa Maria Novella. Difesa del monumento della Beata Villana.
di Firenze).
Firenze,
-
Loggia dei Lanzi.
Tav. 132.
Firenze
-
delle Sabine del Giambologna. Loggia dei Lanzi. Difesa del Perseo del Cellini e del Ratto
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(Fot. del
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La
chiesa nel
Giugno del 1916.
Com. Supremo).
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(Fot. Dir.
Gen. B. A).
Museo
di Aquileia).
L'interno della Basilica.
39.
(Fot.
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Il
transetto della Basilica
dopo
la
bomba
del
13 Maggio
1917.
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