,,
STATO MAGGIORE AERONAUTICA UFFICIO STORICO
GIUSEPPE MASINI
1
IL COMMISSARIATO MILITA RE AERONAUTICO NEL SUO PROFILO STORICO
VOLUME PRIMO
ROMA 1977
A tutti coloro che servendo nelle file del Corpo di Commissariato dell'Aeronautica Militare Italiana sono caduti nell'adempimento del dovere. 3
/'.
PREFAZIONE
La storiografia aerona utica presenta una ricca fi oritura di opere di ogni genere. Poco, o nulla. però, essa ci offre in materia logistica, sulla scia - forse - di una tradizione propria dell'Esercito e della Marina e dovuta, principalmente, al fatto che la storiografia militare in senso stretto ha visto per lo più impegnati Comandanti di Unità operative. i quali non hanno quasi mai saputo an-
da re al di là della memorialistica o della cronaca attinta ad esperienze personali, disdegnose, per altro. di serie attenzioni verso un siffatto argomento. poiché riferite ad attività considerate ad un livel lo molto inferiore. pressoché di servaggio, di quelle strategiche e tattiche:. fenomeno, questo. davvero sconcertante. soprattutto perché insorge in un'epoca. il XIX secolo. in cui l'enorme dilata-
Base della colonna di Antonio Pio - Fanti e cavalieri - Museo Vaticano.
(Col lez.
tot. Al inari).
7
Colonna traiana - Combattimento.
(Collez. tot. Alinari}.
zione delle masse armate. determinata dagli eventi con nessi e susseguenti alla rivoluzione francese. aveva riportato la Logistica a quel ruolo di pri · maria importanza già avuto, seppure naturalmen· te in una cornice e con motivazioni diverse, ai tem pi dell'organizzazione militare romana. Se è vero. com·è vero. quanto ammonisce il Droysen - essere la «storia la coscienza di ciò che abbiamo e siamo» - : se è vero, com'è vero. quello che dice il Croce - avere «ogni storia il carattere delle contemporaneità» - , va da sé che a tali concetti storico-fìlosofici, validi in assoluto per la loro natura immanentistica e universale. deve ricondursi qualsiasi particolare, compresa, quindi. l'Arte militare. E dato che i succitati principi vengono in sostan za ad affermare la tesi dell'utilità pratica della co-
e
noscenza storica. è ovvio che più sapremo in merito al tema che ci propon i'amo d'illustrare anche sotto un simile punto di vista. più faci lmente potremo trovare appropriate soluzioni a tutti quei problemi che stanno oggi affliggendo le istituzioni militari e che le din am iche in atto. derivanti da questa nostra bruciante «civiltà delle macchine», vogliono. in massima parte. di pretta marca logistica con dimensioni e ramificazioni tanto imponenti tfa condizionare J"ideazione e lo svolgimento Ji qual siasi piano strategico e tattico. Detta acquisizione conoscitiva ha. altresi. a nostro giudizio. una ben precisa attualità, potendo fornire preziosi elementi d'orientamento e di criti · ca costruttiva per il rinvenimento di una nuova dottrina. come voluto dalle mutate realtà del momento, non escluse quelle politico-militari.
Tenuto conto della molteplicità dei profili logistici. nonché dell'ammaestramento vichiano - essere la storia c,anche scienza delle correlazioni, dell'indistinguibilità tra il particolare e l'universale)) - abbiamo creduto opportuno inquadrare l'indagine in parola nell'ambito della fenomenologia militare nel suo complesso e dei grandi avvenimenti che hanno contraddistinto il multimillenario cammino dell'uomo.
*** Dovendosi necessariamente prendere a campione fra i numerosi campi d'azione in cui la Logisitica si esprime quello che meglio potesse rispondere ai fini che ci siamo prefissi, la scelta non poteva non cadere che sul settore attinente al mantenimento delle truppe e di pertinenza di uno specifico organismo, denominato «Commissariato Militare,,: ciò per diritto di primogenitura, continuità di presenza nell'evoluzione degli eserciti, priorità d'impiego e inOuenza irradiata nelle strutturazioni dei vari contesti logistici insorti attraverso i secoli .
*** Considerato che sia l'Aeronautica Militare Italiana come Forza Armata autonoma che il c,Corpo di Commissariato Militare Aeronautico» vengono alla luce nel l 923 (R.D. n. 465 del 28 marzo, D.C. n. 3 del 31 luglio), avevamo pensato inizialmente di far partire la trattazione che segue dalla data di cui sopra, premettendo solo delle sommarie illuminazioni sui precedenti storici dei Corpi di Commissariato delrEsercito e della Marina. Una successiva riOessione. però, ci ha fatto mutare proponimento ·e, anche a prezzo di un certo squilibrio nell'architettura narrativa, abbiamo deciso di prendere ravvio da molto più lontano, ri-
salendo addirittura alla protostoria degli apparati militari. Infatti, a parte gli strettissimi legami, ad associazione biologica, che, seppure nelle differenti fisionomie, avvincono l'una all'altra le Forze Armate terrestri , marittime e aeree - e che richiedono, pertanto, reciproche e sicure conoscenze - , I' Aeronautica Militare Italiana nasce in seno all'Esercito e alla Marina ; il che sta a significare come nella fattispecie si abbia una formogenesi di cosi marcato tipo ereditario da costringerci ad un'approfondita esplorazione all'interno delle «famiglie)) di provenienza.
** * Il lettore rileverà che lo studio da noi compiuto manca di un rigoroso criterio di omogeneità espositiva, venendo focalizzati ora organi agenti, ora meccanismi essenziali. ora ingranaggi elementari, ora argomenti generali, ora aspetti marginali. Senza esimerci affatto dalle colpe che potremmo avere in proposito. ci sia consentito apportare a scusante. ancorché parziale, l'estrema eterogeneità contenutistica delle fonti reperite. Dobbiamo. inoltre. porre in risalto che molto spesso ci siamo trovati dinanzi ad informazioni discordanti e. di conseguenza, obbligati. ad una difficile analisi critica. intrinseca ed estrinseca, la quale non è da escludere ci abbia fatto commettere inesattezze o errori. Mentre. saremo grati a tutti coloro che, nell'un caso o nell'altro, vorranno suggerirci o apportare le debite correzioni. intendiamo, infine, precisare che non abbiamo affatto inteso assegnare al nostro modesto lavoro lo scopo di colmare la lacuna cui abbiamo precedentemente accennato, bensì solo quel lo di stimolare una più ampia e più penet rante ricerca.
L'A.
9
INTRODUZIONE L'ATTIVITA' MILITARE E LA SUA FENOMENOLOGIA
...
Statua di Marte - Museo Capitolino, Roma.
(Collez. fot Alinari). 13
Capitolo primo
L'ESERCIZIO DELLA GUERRA COME PROBLEMATICA FILOSOFICA
Sino dalle sue prime .forme associative, l'uomo ha sempre cercato di compartimentare, quasi per una sorta d'impulso naturale, prima ancora che per una spinta razionale, le multiformi attività nelle quali egli è venuto ad esprimersi per il soddisfacimento delle esigenze scaturenti dalla propria collettivizzazione. Stante tale regole generale, anche l'esercizio della guerra - la quale sappiamo essere un atto politi· co con cui una determinata comunità, dotata di personalità internazionale, intende difendere o rivend icare con la forza un suo diritto reale o presunto - non poteva sottrarsi ad una specifica collocazione e si è giunti in proposito - sostanzial mente - alla contrapposizione di due tesi, una intesa a configurare l'azione militare come «arte>i e l'altra come «scienza»: contrapposizione, questa, antichissima 1• ma che doveva avere il più ampio dibattito nel secolo scorso, quale diretta conseguenza delle opposte spinte speculative, delle contrastanti pressioni ideologiche e dei rivolgimenti politici propri dell'epoca. Così. Jomini ~: «Sono esistiti in tutti i tempi dei principi indipendenti dalle armi, dai tempi e dai luoghi. Ta!i principi costituiscono scienza. li genio e l'esperienza indicano solo le varianti di cui la loro applicazione è suscettibile». Napoleone 3: «La guerra lungi dall'essere una scienza esatta, è un'arte sottomessa ad alcuni principi general i». Blanch 4 : «Non v'è scienza che non influenzi la guerra tanto da fare scienza la guerra stessa>i. Clausewitz ~: e, Noi dobbiamo affermare che sarebbe impossibi le dotare l'arte della guerra di una dottrina positiva, in grado da servire sempre di guida e di regola,>. Marmont 6 : « I principi generali per la condotta degli eserciti sono poco numerosi; per di più la loro applicaz ione fa nascere un numero tale di situazioni che è impossibile prevedere e tradurre in regole». Potremmo citare, inoltre, De Cristoforis 7 •
Marselli~. Langlois 9 , Moltke 10 , Lewal 11 , Bismarck 12 • ma sarebbe pleonastico il farlo, perché riteniamo che i brani riportati abbiano già sufficientemente evidenziato le diverse tematiche della ' Senofome. C iropedia (Lib. I'\ Cap. 2°): «L'Arte della guerra è l'Arte della sua libertà di conduzione». Flavio Renato Yegezio. rimanipolando gli cc Stratcgemata» di Sesto Giulio Frontino, abbozza verso il 400 d.C .• una vera e propria scienza militare (ccEpitome rei militaris»), basata su una serie di aforismi validi in assoluto, per ogni circostanza. Il Medio Evo non ci presenta in materia alcuna formulazione. nonostante comincino ad apparire in battaglia. come a C ividale del Friuli ( I 33 1) e sui campi di Crécy (I 346). i primi cannoni a palle di fe rro: e ciò per i ristagni che la cult ura in genere subisce in questo periodo caratterizzatO da molte ombre e poche luci. In pieno Rinascimen to. due uomini. due teorie. Machiavelli (Dialoghi dell'Arte della G uerra. Cap. VII): ,,Non mi resta altri da dirvi che certe regole fondamemali che voi avrete far~glia ri ssime». Guicciardini (Ricordi. cap. VI): ccE' grande errore parlare delle cose del mondo, (e. quindi, anche della guerra ). per regola. perché quasi tutte hanno distinzioni ed eccezioni per la vari età delle circumstanzie: e queste distinzioni ed ecce zioni non si trovano scritte in sù libri. ma bisogna insegni la discrezione,,. Infl ucnzata dalle conquiste scientilìche applicate alla indu· stria. presa nel giro delle correnti illuministiche. toccata dal rifor mismo operato sugli ordinamenti degli eserciti dà Federico 11 di Prussia. la dottrina militare del I 700 è quasi to · talmente oncntata a considerare la guerra come «scien za» o fa tt o scientifico. U nica voce dissenziente quella di Maurizio di Sassonia. il quale afferma : «Tulle le scienze hanno dei principi. La guerra non ne ha. I grandi Capitani che vi hanno scritto non ne hanno indicati nessuno» (Reveries. IB2l. Trai tè des grandcs opèrations militaircs ( I 804 ). Mémoircs. XXI ( 190 I ). D ella scienza militare. 4°. IX ( 1834 ). ' Vom Kri ~g. L ib. Il ( 1837). " D<: l'ésprit d<:s institutions militaires ( I 85 7). Cli i.: cosa è lc1 guerra l I 860). x La guerra e la sua storia ( 18 7 5 J. '' Enseignements de deux guerres recentes ( 1885 ). w Opere militari (I 892). " Etudes de guerre ( 1895). , i Discorsi. (Trad. Z ini. 1944). 19
Colonna traiana - Combattimento.
dottrina militare ottocentesca o, meglio, della prima vera e propria dottrina militare. La dottrina militare del XX secolo si è sviluppata dal canto suo in modo conforme ai due periodi in cui il 1900 si divide: il primo che va dall'Esposi20
zione Uni versale di Parigi alle esplosioni atomiche cli Hiroshima e di Nagasaki ; il secondo che ha inizio con lo scoppio della guerra fredda e giunge ai giorni d'oggi, i giorni della fagocitante tecnologia. della geopolitica intercontinantale, dell'automazione. del computer, della conquista spaziale.
Per il primo ciclo, Ettore Bastico 13, facendosi portavoce degli orientamenti generali, precisa «essere l'essenza della guerra arte e scienza insieme»: e in un periodo in cui, nel campo scientifico, residuati ottocenteschi si mescolano alla teoria della relatività di Einstein e alla rivoluzione quantistica cli Planck e, nel campo filosofìco , l'idealismo immanentistico di Croce e la dialettica gentiliana dell 'atto puro si incontrano e si scontrano con il prammatismo dì James e il neorealismo cli Whitehead anche la dottrina militare non poteva non essere presa dall'affascinante tentativo cli risolvere la. questione con il compromesso. Successivamente, dagli anni cinquanta in poi, la portentosa. esplosi va. ascesa scientifica, che con il neo-positivis mo logico e l'epistemologia ha radicalmente trasformato dentro e fuori l'attuale società, determina un netto mutamento d'opinioni e con uno strano procedimento a ritroso, partendo cioè dall'applicazione dei nuovi mezzi bellici prodotti dalla tecnologia e dalla tecnica (missili, esplosivi atomici) o in via di produzione (piattaforme spaziali, bombe orbitanti), si ritorna a considerare la guerra come scienza, fìno a concludere che i co nflitti del fuluro. se vi saranno. •<vedranno impegnati eserciti di scienziati. intesi tanto come produttori di scienza che come operatori tecnico sci_e ntifici, affiancati da tecnicizzali consiglieri politici» 1.t. A parte il fatto che questo antico dibattito ha sempre mancato di chiarezza concettuale poiché i vari Autori non hanno mai definito l'esatto significato dei simboli (<arte» e «scienza», generando pertanto un'equivocità dì linguaggio che rende og-
Evoluzione delrarte della guerra ( 1929). I J K. J unger. Der K rieg: heute. morgen ( I 96 7}. 1 Nel corso della preseme tralla.e:ione ci capiterà soveme ; di usare !"espressione «Arte della guerra». Precisiamo che della term inologia verrà intesa nel senso sopra indicalo e 1.,
gettivamente confuse le loro argomentazioni, a noi sembra che le tesi suesposte abbiano tutte, dalle più remote alle più recenti, un vizio comune, costituito da una troppo arida e parziale schematizzazione. Crediamo, infatti, che l'esercizio della guerra sia un fenomeno composito, pluricellulare, che investe l'uomo non settorialmente, bensì totalmente, nella sua «realtà universale»: una realtà rappresentata da motivazioni ed estrinsecazioni complesse e diverse, in parte certo individuabili e classificabili , ma in parte anche - e in misura maggiore - imperscrutabili e acategorizzabili. E poiché la penetrazione di una simile realtà è di stretta competenza della speculazione filosofica, dato che solo tale attività dello spirito è in grado di scoprire. attraverso una superiore sintesi globale di quanto v'è di particolaristico nelle manifestazioni um ane, il significato del nostro «essere» e del nostro «agire» ·- ((essere>i e «agire>) di cui la guerra è una fatale e tragica componente - , riteniamo di poter dire che l'attività in parola è si «arte», è si «scienza», è si «arte-scienza», ma principalmente «problematica filosofica, gnoseologi-ca» 1~. Nel 1972 Dc Gaulle ebbe ad affermare: (<La vera scuola di comando è la cultura generale. Per il suo tramite il pensiero diviene capace di esercitarsi con ordine, di discernere nelle cose l'essenziale dall'accessorio. di scorgere le implicazioni e le correlazioni» 16 • Ebbene. questo concetto, tanto autorevolmente espresso, non fa che confermare, seppure di riflesso, il nostro pensiero.
non in quello tradizi onale. Abbiamo voluto conservare tale locuzione per ragioni di semplicità espositiva e per una specie cli fo rmale aderenza ad una certa consuetudine storicoletteraria. 1 • Cit. di I. Guillerm in «Forces Arrnées Françaiscs».
n. 04i 72. 21
Capitolo secondo LE COMPONENTI DELL'ATTIVITA' MILITARE
Colonna traiana . Romani intenti a fortificarsi. 24
(Collez. fot · Al.inari)
«Prima del mare, prima della terra e del cielo che tullo copre. uniforme era l'aspetto della natura e lo chiamarono Chaos. Poi, non si sa come e quando, su quest'immane e agghiacciante congerie d'indistinta materia, un Dio diede forma alla terra e separò da essa il mare: e creò i fiumi e i laghi e le valli e le fonti. E nella terra distinse le gelide zone polari e quelle temperate e quella tropicale e quella torrida» 1 • Il mito continua: cosmogonia e teogonia si confondono tra loro. Crono. il <<Tempo». che crea e distrugge senza posa. abbatte con la frode e la violenza il padre Urano. il «Cielo» primo sovrano dell'Universo-. siede al suo posto. Zeus. con l'aiuto dei fratelli e di un pugno di giganti fedeli. i Ciclopi, che lo riforniranno di f ulmini . con i quali egli sconvolgerà la terra, infuocherà il cielo e farà sussultare l'Ade, aggredisce, vince. spodesta il padre Crono ed inaugura per l'eterno il suo regno. privando subito l'uomo di quella favolosa «età dell'oro», nella quale questi era vissuto sino allora felice e in pace con se stesso e con i suoi simili , «perché prima non c 'erano agricoltori che soggiogassero con il lavoro la terra. né era lecito contrassegnare e dividere i campi con le pietre terminali; ogni cosa era di tutti e la terra produceva i suoi frutti più generosamente in quel tempo in cui nessuno li chiede-
ogni epoca. ne l segno di un destino ineluttabile e crudele. armato di spada. Se. dunque, la guerra è - purtroppo - un aspetto immanente ed eterno dell'esistenza dell'uomo, è naturale c he questi abbia cercato sino dagli albori della sua vita consorziata, e nel momento stesso in cui. per effetto delle nuove forme associative, la zuffa individualistica o familiare cedeva il passo allo scontro collettivistico, di costruire apposite organizzazioni -- gli eserciti - da adibire alla difesa dei propri beni comunitari o alla conquista degli altrui. Queste organizzazioni vengono ben presto ad esprimersi. per un processo di spontanea germinazione. sulla base di quattro «componenti» che, con l'andare del tempo. verranno chiamate: «Organica» .1 (reclutamento e ordinamento delle masse armate), <<Strategia »~ (ideazione e conduzione di una determinata guerra intesa globalmente e in vista di un preciso obbiettivo finale), «Tattica>> 5 (impiego degli uomini e dei mezzi sul campo o sui campi di battaglia). «Logistica>) 6 (equipaggiamento. armamento, vettovagliamento, amministra1.ione. trasporto e rifornimento delle truppe). Circa i rapporti intercorrenti tra le suaccennate ,,componenti». costituenti il tessuto connettivo di tutti gli eserciti_del passalo, del presente e, certo,
va»-.
' Ovidio. Meiamorfosi. (Ed. Merkel. 1853). Virgilio. Georgiche I. (Ed. Hirtzel. 1900). ' D al greco «6rganon», mezzo (cosa o uomo) con cui agire. ' Dal greco «strategia ». guida di un esercito. 1 Dal greco «tasson. ordinare. schierarsi. 6 Lo Jomini ( Prècis dc l'an de la guerre) fa derivare la pa· rola .. logisti ca» del fatto che c'era un tempo una categoria di Ufficial i che avevano il compito di alloggiare o accampa· re le truppe. dirigere le colonne in marcia e sistemarle nel nuogo prestabilito. Il capo di questa categoria di Ufficiali si chiamava «Major Generai dc logis». per cui «logistique» (da ,dogi:;,,. alloggio). Parimenti accettabile la radice etimologica rappre sentata dalla parola greca «16gos» nel senso di «conto» o "previsione amministrativan.
,
Mito. preistoria. religione arcaica. primitivo canto poetico e la vita dell'uomo è già violenza, lotta. guerra. Le civiltà assiro-babilonese, egiziana, fenicia, greca sorgono e si spengono sui campi di battagl ia. La Roma dei Re germoglia tra le rovine fumanti di ,Albalonga. la Roma dei Cesari nasce a Farsaglia e muore trafitta dalle lance barbariche di Alarico. E addirittura il Cristianesimo. verbo di pace. ha per secoli le sue guerre. Il cammino del genere umano pare davvero debba svolgersi. in
25
anche del futuro , così nel 1883 scriveva uno dei più illustri scrittori militari , il nostro Valle, nella sua magistrale opera «Arte militare>i: "V'ha chi opina doversi trattare separatamente questi rami dell 'Arte militare, come se fossero altrettante scienze a sé. Non siamo di questo parere; anzi. crediamo che siccome la Strategia, la Tattica e la Logistica 7 sono tra loro strettamente collegate da non potere nemmeno stabilire i limiti di demarcazione tra l'una e l'altra, sia conveniente trattarle come parti integranti cieli' Arte militare),. Alla vigilia della prima guerra mondiale, però. considerato l'enorme accrescimento degli eserciti in uomini e fabbisogni, la tesi del Valle perde il seguito pressoché generalizzato sino allora goduto c. mentre le sole scuole anglosassone 8 e italiana 9 restano ad essa fedeli. s'impongono in Europa due diverse teorie. una tedesca e una francese. consistent.i nell'assegnare all'Arte militare, la pri ma. il "solo compito del coordinamento tra forze agenti in canali separati» 10 e, la seconda, la «pura res ponsabili tà strategica e tattica, essendo la Logistica materia che si offre dall'esterno alla creatività operativa)) 1 1• Le su rriferite teorizzazioni, frutti di altrettanti dif-
ferenti climi culturali - più classica e più sempli ce la prima, troppo teutonicamente categorizzata la seconda, viziata dall'astrattismo tipico del pensiero francese la terza - hanno, così come le strutt ure ad esse ispirate, vita molto breve. Infatti, tra il I950 e il I 960, sia il progresso tecnoscientifìco applicato o applicabile al campo militare, sia la necessità di ricercare, all'interno delle opposte alleanze scaturite dai vari Patti internazionali, comuni terreni operativi e logistici, fanno si che le formulazioni qui ricordate vengano a mischiarsi tra di loro in maniera tanto caotica da sfociare in sconcertanti miscugli, aventi tutti, come accumunante tratto significativo, un aberrante confusione di idee, programmi e sistemi ordinatj,vi: confusione. questa, tuttora esistente specialmente nel mondo occidentale e, in misura più grave. in Italia 1~. Per uscire da una siffatta situazione, non c'è, a nostro avviso. altra via che tornare al lucido pensiero del Valle: pensiero oggi valido come non mai. considerato che l'odierna straordinaria dilalatione degli scacchieri operativi e dei potenziali bellici presuppongono molto più che nel passato una completa integrazione o. meglio, fusione tra le varie «forzei> che agiscono nello svolgimento dell'a tti vità militare.
/
1
Il Valle non prende in considcra2ione !'«Organica». poiché ritenuta. come molti altri autori. parte del!a Logistica. s Forem an. Art o f War ( I 9 I O). " Ricci. I ntroc.Juzione allo studio del rane militare ( 1926) Stirpe. La Logistica e gli eserciti moderni ( 1936) - Bastico. 26
op. cit. 1 ° Konrad. K ri cgskuns t ( I 908) - Krauss. Theoric und Prax is in dcr K riegskunst ( 1908). 11 Devireux. Art de la guerre ( 19 13). ': La mbert. Problemati4ue militaire ( I 9 57) Shalleman. Mobility ancl Logistics (1959) ·- .!unger. op. cit.
Capitolo terzo ·
I SERVIZI DI COMMISSARIATO NEL CONTESTO LOGISTICO
Colonna traiana - Legionari romani che raccolgono orzo per il loro vettovagliamento. 28
(Collez. fot. Al inari) .
Alla luce di quanto precede se il dare ieri una sintetica defìnizione della Logistica era assai diflìcile. ci sembra che attualmente sia addirittura impossibile. Possiamo dire soltanto, a semplice titolo orientativo, che per Logistica deve intendersi !'«insieme di attività, supporti, organi che nel generale apparato politico. economico e finanziario di uno Stato, intervengono all'interno degli eserciti per assicurare a questi stessi i mezzi necessari al loro sostentamento e alrespletamento delle finalità operative». Ne consegue che, pure nell'indivisibilità della materia. si registrano «diverse» Logistiche a seconda dei contenuti, aree d'intervento, livelli ordinativi e meccanismi. Si ha. cosi. per sommarie titolazioni, relativamente ai contenuti e alle aree d'intervento, una Logistica: a) «essenziale» (che investe tutto il potenziale economico. finanziario, scientifico, tecnologico. industriale. agricolo. ecc. delle Nazioni e dei loro alleati e che, di conseguenza, è attuabile soltanto mediante la stretta collaborazione fra Alti Coma~di e Organismi politico-amministrativi); b) ,,derivata» (o d'impiego, di esclusiva competenza delle Autorità militari): e) «internazionale» (elastica, multiforme e dinamica. come voluto dalla variabilità dei patti di alleanza): d) «nazionale» (alquanto rigida, uniforme e statica): e) «economica)) (studio. pianificazione e utilizzo della produzione nazionale): j) «finanziaria» (determinazione e acquisizione dei fabbisogni in denaro): g) «amministrativa» (o di gestione); h) (<tecn ica -operativa» (o di approvvigionamento. rifornimento. manutenzione, ecc.); i) «operativa» (o di consumo). Rispetto ai livelli ordinativi e ai meccanismi possiamo avere una Logistica:
a) a «livello centrale,> (riferita all'intera organizza-
zio ne militare della Nazione e alle singole Forze Armate e che agisce con compiti e strutture d' Alto Comando e d.Alta Direzione); b) «a livello intermedio)) (operante, sul piano direttivo. in subordine o per delega di quella centrale. entro determinate circoscrizioni territoriali); e) c,a livello periferico» (o di Corpo, esercitante attribuzioni soprattutto esecutive). Queste brevi e parzi ali esempl ificazioni ci dicono chiaramente quali siano il peso, la portata e i perimetri del settore logistico. per cui se è vero essere la Logistica. come si afferma da molte parti. ,, og~ctto cli sce lte ». è altettanto vero. e ancora prima. avere essa una sua problematicizzata e problernaticizzante tematica che la rende fattore determinante non solo della pianificazione e dell'esecuzione operativa. ma anche degli indirizzi di politica militare in senso generale. In tale composito quadro. la responsabilità del manteni mento degli uomini sotto le armi è aflìdata. nel nostro Paese, ad uno Speciale «Corpo», chiamato per antica consuetudine, nata presso gli eserciti fiorentini del '400 1, «Commissariato Mi litare».
1 Il termine «Commissario». usato per indicare il titolare ùclle fu nzioni rclati \'e all"amministrazione generale delle truppe. appare. infatli. storicamente per la prima volta pres,o le rn iliz.ie della Repubblica fiorentina attorno al 1415 e da FirenLc esso emigrò quasi subito in Spagna e in Francia c:. quinùi. in molli altri Stati europei. Prima di tale data gli amministratori militari erano indicati con vari nomi. q uali .. PrO\'\'editori,,. "R ivediLOri.,. «Commessi ai viveri». «Commessi pagatori». ccc. Tale · vocabolo ha indubbiamente la pro pria radice etimologica nel verbo latino ,,committere)). ma - a nostro giudiz.io - purché questo venga imeso nel significato di «delegare»; e ciò in aderema ad una precisa ragione storica. in quanto - e lo ved remo chiaramente più avanti ·- gli amministraLOri militari fiorentini. come già quelli delle legioni romane. alla cui organia.azione i legislatori della rep ubblica toscana si rifecero nell'alveo del movinH:nto ri nascimentale. esercitavano funzioni ,,commissc,,. cioè delegate «pro tcmporc».
29
Il Corpo in parola. presente, anche se con for me e struttu re un po' differenziate, in ciascuna delle tre Forze Armate, esplica nella Aeronautica Mili tare - dal massi mo vertice all'estrema periferia, a livello direttivo. ispettivo ed esecutivo, dalle fasi di acquisizione dei fabbisogni e approvvigio namento a quelle di rifornimento, impiego e sgombero - i servizi che seguono: il servizio vettovagliamento: b) il servizio vestiario ed equipaggiamento indivi duale 2 : e) il servizio casermaggio e materiali vari (sanita ri. indu menti speciali e di volo, attrezzature fisse e campali, ecc.): d) il servizio di amministrazione del personale: e) il servizio contratti: j) il servizio di cassa: g) il servizio amministrativo-contabile del contante e del materiale: h) il servizio tecnico-giu ridico e tecnico-giuridicoa mministrativo. a)
In tempo e in zona di guerra. agli Ufficiali Com missa ri compete, inoltre. !"esecuzione delle operazion i connesse alle contribuzioni belliche, prede, requisizion i. nonché lo svolgimento. nei riguardi ciel personale ' militare e militarizzato nazionale, a lleato o nemico (in stato di prigionia). di fun zioni demandate agli Ufficiali di stato civile (stesura degli atti di morte e di nascita. rogito di testamenti. riconoscimenti di lìgli naturali . compilazione e vidimazione di procure e di consimili manifestazioni di volontà. volute. o richieste. in «forma pubblica))). Va da sé che. esse ndo il «Corpo di Commissariato,, un orga nismo militare. i suoi appartenenti, sono tenuti ad assumersi. un itamente alle mansioni «tecnico-professionali » cli cui sopra . compiti. responsahilitù e obblighi ·- tra i quali. per l"Ae ro nautica. quell o del \ olo - propri del personale d'A rma . Il numero e il raggio d'azione dei compiti succitati. il cui assolvimento investe il diritto pubblico e privato con le relative procedure, la geografia politico-economica, la statistica, l'economia politica, la scienza delle fi nanze, la merceologia e numerose altre branche scientifiche e tecnologiche, ci dicono subito e, con grande evidenza, come il ruolo ricoperto dal Corpo di Commissariato abbia portata e dimensioni maggiori di quanto forse potrebbe apparire in superficie. 30
Ma a caratterizzare ulteriormente e in maniera ancora più incisiva il Corpo in esame, sia nell'ambito logistico vero e proprio che in quello delle istituzioni militari in genere, sovvengono, altresi, due peculiari segni distintivi, il primo dei quali di natura storica. Non bisogna, infatti , dimenticare che per circa duemila anni, dalla costituzione delle prime masse armate fin verso il I 500, fin quando cioè l'uso generalizzato delle armi da fuoco non cominciò ad ampliare i fabbisogni degli eserciti, la Logistica fu esclusivamente costituita dal Servizio di Commissariato. al punto da identificarsi con questo stesso. Quando. poi, con l'alba dell'evo moderno, la Logistiéa allargò la sua sfera d'azione, il Servizio in argomento si configurò automaticamente da un lato come la matrice. il nucleo del nuovo contesto e dall'altro, con le proprie esperienze multisecolari e i propri supporti, come il paradigma sul quale detto contesto venne a modellarsi. Inoltre, poiché l'esigenza di vettovagliare, acca111pare, muovere, pagare gli eserciti è rimasta, nel fo ndo. immutata nel tempo, si ha che il Servizio di cui trattasi si presenta non solo come il più antico fr a le diverse branche logistiche, ma anche come quello che non ha mai avuto una soluzione di conti nuità e che da millenni agisce con strutture, le quali. pur evoluendo. ampliandosi, trasformandosi. sono rimaste innestate in un tronco per nulla intaccato dal tumultuoso assalto dei secoli. La seco nda, im portantissima, caratteristica, di questo specifico settore logistico è data dall'avere esso per «oggetto)) l'uomo. E poichè si è dinanzi a un c,oggetto» che costit uisce la «macchina» più prioritaria e più essenziale che esista al mondo, la più complicata. la più impenetrabile, la più mostruosa per potenza e, quindi , la più problematica per natura - fascio di muscoli , cervello, paura, coraggio. amore. odio - . si ha che fra tutti i Ser\ izi logistici quello di Com missario è di certo il più problematieizzato e. in pari tem po, rappresentando per quanto sopra lo strumento che maggiormente incide nel la co ndotta delle operazioni, il più fondamentale. C i siano consenti te a quest'ulti mo proposito due ci tazion i ill um inan ti.
: Fino a pochi anno or sono era di competenza del Commissariato anche !"armamento individuale con il relativo munizionamento.
Così il Marselli ·1 circa il vettovagliamento degli esercì ti : «L'Amministrazione delle sussitenze, ossia l'arte di fare vivere un Esercito, anche se non è un atto militare nel senso rigoroso della parola, è la condizione essenziale, sine qua non, per compiere gli atti militari». Durante la guerra di Crimea, il Saint Arnaud, lamentando le deficienze del rifornimento viveri e dei materiali di equipaggiamento, ebbe a scrivere a Napoleone III: «Dico con dolore a Vostra Maestà che non si può fare la guerra senza pane, senza marmitte e senza borracce»~. Tutto ciò ci conduce, naturalmente, ad una considerazione di fondo che vuole come ai componenti del Corpo di Commissariato non siano da richiedere soltanto spiccate qualità professionali, cultura generale, intelligenza, iniziativa, ma anche una solida preparazione militare e precise doti di ca-
I Commissari di Guerra debbono essere provvisti di coraggio e d'esperienza militare assai più degli Ufficia li d'Arma. Il coraggio che è loro necessario è principalmente di natura morale e questo coraggio è solo il frutto dell'abitudine ai pericoli. Per detti motivi ho avvertito la necessità che a rivestire la carica di Commissario di Guerra siano chiamati soltanto quegli Ufficiali che abbiano partecipato a diverse campagne e dato chiare prove di sprezzo del pericolo» ~. Parole che non hanno bisogno di commenti.
·' Op. cit. 1 • Epistolaire ùe N apoléon 11 I. 9 2 l.
; Cit. in A. Baraticr. H istoirc legislative de l'lndendance Française ( 1870).
rattere, quali rapidità decisionale, capacità d'assunzione di responsabilità personali, saldezza di nervi, coraggio morale e, poiché non pochi compiti istituzionali vengono svolti sulla linea del fuoco e in pieno combattimento, coraggio fisico. Sostenendo la necessità della costituzione di un Corpo di amministratori militari, Napoleone, nel 1789, scriveva al Direttorio: «
31
PARTE PRIMA
I PRECORSI STORICI DALLE ISTITUZIONI MILITARI DELL'ANTICA GRECIA A QUELLE DELLA VIGILIA DEL XIX SECOLO
Via Sacra - Foro rom ano. 34
(Coli. fot. M useo della Civi ltà romana).
« Le
cose del mondo han questa condizione o vogliam dire circulo~ che quello che è ha similitudine col passato e quello che sarà avrà similitudine con quello che è stato. E' diverso nella superficie e ne i colori, ma simile negli intrinsechi e nella sustanzialità>1. (F. Guicciardini, Ricordi civili e politici)
/
Capitolo primo L'ETA' ANTICA
Scorcio dell'acropoli. 38
(Collez. fot. Alinari).
I. PERIODO GRECO MACEDONE
I. - Le istituzioni greche La Grecia ci ha dato il senso e il concetto della bellezza, ha penetrato i primi misteri della scienza. ha spalancato le porte alla filosofia e all'arte, ha affermato la spiritualità della vita sul determinismo materia listico delle precedenti civiltà, ci ha insegnato il valore della libertà e il modo di sentirsi uomini, cittadini, famiglia, patria, Stato. Ma. paradossalmente, e forse per un tragico e assurdo disegno del fato. essa ci offre pure un 'imponente successione di lotte sanguinose e quasi tutte fratricide. Strumento cli questa secolare serie di guerre fu un raggruppamento di soldati, la «falange», che, ingrandendosi piano piano. si stabilizzò fra la fine del VI Secolo a.C. e l'inizio del V sui 6.5 00 fanti variamente armati e schierati («opliti>i, «peltasti)), «psi liti») e 600 cavalieri 1• Detta ordinanza. ha, storicamente, un'importanza capitale. in quanto embrione, prototipo di quegli apparati bellici quali verran no a svilupparsi nel corso delle epoche successive. Con la c,falange». infatti. scompare definitivamente la figura dell'eroe prod uttore di miti - Aiace, Agamen none. Diomede. Achille - : gli organismi militari di vengono espressione dell'intera realtà comunitaria. come dimostrato dal fatto che essi nascono. prima ancora che sui campi di battaglia, nelle ,c Ecclcsie» ~. negli c,Apél la>>.1 e netr«Agorà» ~: si ha l'i nsorgenza di rigorosi ordinamenti e di problemi fì na nziari e logistici sino allora sconosciuti e si afferma. infìne. il principio della re sponsabilità pubbl ica dei capi degli eserciti. Armonicamente costruita. la «falange»\ nelle cui fi le gli uomini erano contradd istinti con dei numeri. secondo i posti assegnati nelle <cTassiarchie» 6, ·- e noi qui ci riferiamo a quella ateniese, la più significativa, quale si ebbe con la riforma di Clistene (500 a.C.) ·- riprodusse al vertice il proprio collettivismo di base, tanto che le sue supreme magistrature erano rappresentate da dieci ((Strate-
g.hi» 7. i qu ali duravano in carica un anno, esercitavano il comando a turno - un giorno per ciascuno - e, al termine del mandato, dovevano rendere conto del loro operato dinanzi ad una speciale Commissione, nominata dalle Assemblee popolari. In un primo tempo sia ad Atene che, salvo qualche piccola differen za, negli altri Stati greci, gli «Strateghi>, f'urono i comandanti e gli amministra~ tori . della c<falange». ,. ' . ,. Quando, però. durante la seconda guerra persiana la lotta si fece più aspra e più protratta nel tempo, il numero dei co mbattenti aumentò e di conseguenza crebbero gli oneri finanziari, gli ((Strate' Originariamente di 4.000 fanti circa e 200-300 cavalieri. ' Assemblee deliberati ve composte da tutti i cittadini di Atene. -' A ssemblee c. s. degli Spartani. " La grande piazza della «polis». cuore della vita pubblica. politica e commerciale dello Stato. ·' Corrispondente ad una moderna Divisione. Con questo nome venne chia mato anche. dal 500 a.C. in poi. l'intero esercito della «polis». che poteva esser e fo rm ato da due o più .. fa langi ... Sino alla data di cui sopra la fo rza armata di uno Stato greco fu rappresentata. in genere. da una sola <<falang.c,), 1 ' Riferibili, grosso modo. alle attuali «Compagnie,). ; E4uiparabili al grado di Generale di Divisione. Questi comandanti supremi erano eletti ciascuno all'interno di una delle I O tribù. nelle quali Clistene ripartì lo Stato di Atene (Auica). Ad essi spettava. tra l'altro. la nomina di tutti gli U fficiali sino al livello di «Sintagmatarca» (Maggiore · Ten. Colonnello). comandante di un «Sintagma» (Bàttaglionè). Per i gradi di «Chiliarca» (Colonnello) e di «.Merarca» (Generale di Brigatal occorreva la ratifica dell'« Arconte Polemarco». responsabile dell'organizzazione militare dello Stato in seno all'«Arcontato» (organo di governo. composto di 1 0 «Arcomi»). Successivamente. quando la carica di «Ar..:onte Polemarco» perse i suoi reali contenuti. anche le pre· delle nomine furono di esclusiva competenza degli «Strateghi,,. Nella metà del V secolo. data la recrudescente tcnsionc fra Atene e Sparta e la persistente minaccia persiana. quella degli «Strateghi» divenne l'incombenza pubblica più iponanti:. wcndo ,i ssorbi to la direzione della politica est~ra. !"atti· 1 ità edile. la tu tlèla dell'ordini: pubblico e il diritto di con vo· cazionc delle «b :cl.::si.::». 39
ghi)) furono suddivisi in «Strateghi militari)) e «Strateghi questori>), ossia in comandanti militari e Capì dei servizi amministrativi, assistiti anche questi ultimi da una categoria di Ufficiali Questori di vario grado 11 • Sono, costoro, i primi Ufficiali Amministrativi della storia. Con l'istituzione degli «Strateghi questori>> la resa dei conti relativa alle spese di guerra, prima conglobata nell'operato generale dei Comandanti e più formale che sostanziale, diventò oggetto di un effettivo controllo, devoluto alle «Pritanìe>) 9, di fronte alle quali erano congiuntamente responsabili amministratori e capi della «falange)> 10 : il che, oltre tutto, venne a stabilire, seppure di riflesso, il principio dell'unitarietà operativo-amministrativa degli eserciti. Quanto ai fabbisogni fì nanziari di guerra fu provveduto fìno verso il 450 a.C. prelevando il neces sario dal comune erario 11 e, successivamente, fa. cend o ricorso ad una vera e propria «cassa militare» permanente. la •<Stratiotikà>), alimentata con somme eccedenti il «Theoricòn» 12 e particolari tassazioni 1·1•
~
Non siamo in g.rado di dare in merito notizie più detta ~l,ate per la sc:~rsezza di specifiche fonti d'informazione. La parola "questore» ha una chiara matrice latina («quaerc re ». ricercare. procurare. provvedere): ciò è dovuto al fatto che essa ap'pare in testi di storiografi latini e altro non è che ln traduzione di un equivaleme vocabolo greco. chL' non conosciamo. 1 ' Comi tati di prcsidcm.a della «Flu lé,,. la quale era una sp..cic di Senato. co111p()Sl0 di 500 membri. eletti dalle tribu . Le «pritanie» (.50 membri) esercita vano le loro funzioni. cias1:u1H1 pcr una deci ma pane clell"anno. "' A tali C()lllitati do,·crnno presc:ntare i conti. alla sca denza del mandato. tutti coloro che. per ragioni dell"incari co. ,m:qno anno maneggio di denaro pubblico. Attorno 350 a.e. furono istituite in seno alla «Buie» due classi di fun zionari amministrativi, i «Logisti» e gli «Eutyni,>, i primi con funzioni cli revisori-relatori. i secondi con compiti cli vera e propria giustizia amministrativa. I bilanci (en trate ed uscite) venivano trascritti su pietra ed esposti nell'Agorà. 11 Costituito dal gettito daziario, lo sfruttamento delle miniere. le t asse speciali a carico del «Meteci» (stranieri che esercitavano in Grecia il commercio), le ammende inflitte dai Tribunali e da quelle contribuzioni straordinarie, chiamate "Liturgie» (gravanti sui cittadini più ricch i e destinate, in un primo tempo. a finanziare giuochi e cerimonie religiose). i: D icastero finanziario avente per attribuzione principale la pubblica assistenza. A titolo di curiosità, riferiamo che questo Ministero fu definito da Aristotele («Politica», V Il una autentica botte delle «Danaidi,), buona sola a ingoiare le rendite pubbliche in fumose alchimie politiche. 1.• T ra cui le «eisforài», le «proeisforài» e le «epìdoseis». Le
,t.
40
La spesa più elevata fu rappresentata dalle paghe Jei soldati 1\ suddivise in tre classi: una per gl i «Strateghi». una - di pari ammontare - per i ~radi compresi tra il «Tassiarca» 1' e il «Merar ca)) 16 e una - pure essa di uguale misura - per i li velli gerarchici inferiori, da quello di c<oplitél>) 17 • il soldato per eccellenza, a quello di «Tetrarca» 18 • La paga dei soldati di minore considerazione, «peltasti» 19 e «psiliti» 20 , e dei rispettivi Ufficiali. era leggermente inferiore; il soldo dei cavalieri, invece, variava secondo le circostanze, ma, di massima, consisteva in una somma doppia di quella corrisposta agli «oplifo> 2 1• Nonostante il loro continuo ampliarsi e prolungarsi, e benché nel corso delle lotte peloponnesiache ·s i manifesti qualche tentativo strategico, le guerre del periodo ellenico conservarono tutte l'originario carattere tattico. Un tipo di guerra di questo genere e quasi semprime eia iniziali ,,imposte sul reddito» furono ben presto trasformate in «imposte sul patrimonio» e da temporanee ed ,)ccasionali (poiché destinate a fronteggiare esigenze ecce zionali e circoscritte nel tempo) non tardarono a divenire contribuzioni a carattere continuativo. L e seconde erano anticipazioni concesse allo Stato da parte dei cittadini più abbienti e restituibili solo in caso di vittoria con una parte del bottino maggiorato di congrui interessi. Le terze consi,tevano. infine. in contributi generici ... coercitivamente volon tari. 1 ~ Seguivano nell'ordine le spese per le opere fortificatorie e per i poni. Alla costruzione delle triremi dovevano provvedere associazioni di cittadini più facoltosi. 15 Ri feribile al grado di Capitano. i h Cfr. nota n. 7 a pag. 55. 11 Fante di IO schiera. armato alla pesan te. 8 ' Ufficiale subalterno. "' Fanti di 2° linea. arm amen to più leggero. ' " Combattenti in ordine sparso, armati di giavellotto. arco o fionda. : i All"assedio cli Potidea. questa era la paga degli «opliti», secondo quanto riferisce T ucidite (Guerra del Peloponneso): .. opliti» e grad i sino a quello di «T etrarca». due dracme al giorno: da ccT assiarca,, a «Merarcai,. quattro dracme; «Strateghi». dieci dracme; cavalieri. quattro dracme. (La dracma .:ra una moneta d"argento puro corrispondente. grosso modo. a L. 400 dei tempi d'oggi). · G li stipendi cessavano del tutto in tempo cli pace, poiché la .,falange» smobilita va : solo i cavalieri cont inuavano a ricevere mezza dracma al giorno per il mantenimento ciel cavallo. mentre gli stipendi degli «Strateghi» passavano a cari co. per dirla modernamente, di altri capitoli del bilancio. destinati alle attività civili da loro svolte. Le ricompense belliche non avevano alcun carattere econ omico : er ano solo onorifiche. mentre i fer iti e gli ammalati per cause di servizio. non piL1 idonei a pro ficuo lavoro. go-· de,·ano di «razioni alimentari " e di altre provvidenze pubbliche (assegnazioni di impieghi. ad esempio) e talora persino private (.I. Beloch. Griechische Geschichte. 1912).
(·
•..
'·
,.
I
•(' -
·~
.,...
•
·---~
·_,..
~
. • ••
-
..
/
.
' ~ i ,-
-
,
, .. :..., -
·
.. --::-
-
'
- -,,.. . .
I
l
__.
l
r: '-
,-';
~
. II. I
-:! ,
i l
\
'i••
I
I
t ~ ~-
.
/·
Guerriero greco - Museo dell'acropoli, Atene.
(Collez. tot. A linari). 41
pre combattuta a breve di~tanza dalle capitali delle diverse città-Stato, non poteva richiedere, e non richiese, alcun supporto logistico, di modo che anche quando si ebbero gli «Strateghi questori» costoro non svolsero altro compito che quello della gestione del contante. Logisticamente. infatti, al pari che nella tecnica del combattimento, le cose andavano nella maniera più semplice: i cittadini-soldati si riunivano, dopo la convocazione degli araldi, al «Campo di Marte>, già provvisti del prescritto armamento, ricevuto preceden temente in dotazione 22 , prendevano posto nelle ((Tassiarchie» assegnate, .celebravano i sacr1fìci propiziatori, quindi, abbracciate per l'ultima volta le proprie donne e i propri figli, s'incamminavano al suono dei flauti verso la morte e la gloria. Circa al vestiario e al vettovagliamento nessun problema: doveva provvedervi direttamente, di tasca sua. il cittadino-soldato, il quale, così, al momento di lasciare la città, si portava da casa un fagottello contenente qualche indumento e il cibo, otre per l'acqua compreso, sufficiente per cinque giorni: egli riceveva. soltanto, una razione d'aceto reintegrabile. destinata alle più svariate esigenze (eliminazione di odori poco gradevoli, disinfezione di ferite e piaghe. pediluvi. ecc.). Finita la riserva casalinga. sia i soldati che gli uf. fìciali provvedévano a procurarsi. sempre a loro spese. l'alimentazione necessaria presso una pica, resca turba di mercanti e vivandiere - buona parte delle quali esercitavano anche la prostituzione ·-. formatasi al seguito della ((falange,>. Non mancava. naturalmente. pure se proibita, la rapina alimentare. Tal'e situazione andò avanti fino all'inizio delle guerre egemoniche fra Sparta e Atene (431 a.C.). fìn quando, cioè. allo scopo di rinsaldare la disciplina delle ((falangi», che per gli sporchi traffici dei vivandieri stavano trasformandosi in torme di predoni affamati. non si prese a distribuire a ciascu n soldato mezzo chilo di frumento al giorno. Il compito di soddisfare siffatta nuova esigenza spettò ovviamente agli ((Strateghi Questori>, e, pertanto. da semplici amministratori, quali erano stati sino allora, essi divennero anche, da quel momento in poi, titolari di una precisa, ancorchè embrionale. attribuzione di natura logistica. Ed è in questo modo e in questo periodo che si
~! Al momento dell'iscrizione nelle «liste di leva» (compi· mento del 16° an no di età).
42
ha storicamente la nascita sia dei Servizi di Commissariato che degli Ufficiali Commissari. La concessione succitata non ottenne alcun concreto risultato; né lo stato delle cose migliorò con il porre, dì li a qualche anno, l'attività dei trafficanti alimentari sotto il controllo degli «Strateghi questori,> e con l'aggiungere alla razione di frumento una di formaggio, o di carne affumicata, e di lardo. La piaga dei vivandieri, così, non solo continuò. ma con l'andare del tempo si propagò al punto da fare annoverare, a giudizio di molti storici. fra le cause non ultime della decadenza delle istituzioni militari elleniche - e quindi della perdita dell'indipendenza greca - l'assoluta carenza dei sistemi di vettovagliamento 23 . Quarifo sopra potrà sembrare piuttosto strano, ma in effetti non lo è per nulla, ove si consideri che il mondo greco ebbe un'economia pubblica, riproducente gli stessi principi, empirici e sommari, di quella privata e familiare e, pertanto, priva di basi e prospettive proprie. E seppure nella «Repubblica» di Platone e nella ((Politica» di Aristotele. cosi come in alcune pagine dell'«Etica», si trovino geniali impostazioni di economia collettivisti ca. non si va mai al di là di un vago astrattismo fìlosofìco e didascalico.
* ** Se nel 479 a.C .. nella piana di Platea, la Grecia infranse per sempre gli ambiziosi disegni di Serse che, assetato di vendetta e di conquista, aveva rovesciato nell'Attica un esercito forte di ben 300.000 uomini. ciò non fu solamente per l'epico valore delle «falangi» spartane e ateniesi. comandate le une da Pausania e le altre da Aristide, ma anche. e principalmente. perché le ordinanze gre· che si erano trovate a combattere contro truppe affamate, private della necessaria forza d'urto a seguito della perdita subita nelle acque di Salamina - ad opera di Temistocle e delle sue 300 triremi - di tutti i propri mezzi di rifornimento, rappresentati da una flotta dì 700 navi. Il quadro generale in cui si svolse questo decisivo evento - considerato, a buon diritto, la prima grande battaglia navale della storia -, l'entità della sconfitta persiana (circa 600 unità calate a picco). il piano d'attacco di Temistocle e l'abilità dimostrata dai marinai ellenici nel corso del durissimo scontro inducono a pensare che, assieme alla 1
·'
J. Flcloch. op. cit.
«falange». l'antica Crecia avesse posseduto pure per la guerra sul mare uno specifico strumento ottimamente strutturato e addestrato. Invece. niente di tutto ciò. Nonostante la loro posizione geografica, la maestria raggiunta nell'arte nautica (maestria che è già nei miti di Giasone e di Ulisse) e la riconosciuta importanza bellica del mezzo navale. i Greci considerarono sempre l'area operativa marittima sussidiaria di quella terrestre. a carattere occasionale e a circoscritto raggio d'azione nello spazio e nel tempo e, pertanto. non disposero mai di una flotta militare in senso stretto. Se determinate esigenze lo avessero richiesto. essi si limitavano solo ad impiegare, agli ordini di uno «Stratega)) designato temporaneamente allo scopo. delle comuni triremi mercantili 24 e i relativi equipaggi con l'esclusivo compito di trasportare verso la zona del combattimento gruppi •<opliti» e di manovrare. poi, in maniera da consentire a costoro di potere affrontare il nemico delle migliori condizioni con il sistema e la tecnica dell'arrembaggio. Ai fabbisogni amministrativi della flotta provvedeva. analogamente che presso la «falange>i. uno «Stratega questore>). il quale durava in carica. cosi come il comandante in capo. solo per il periodo in cui veniva mobilitata la marinareria mer cantile. La paga dei marinai era la stessa dei ,<peltasti>, e ciascun membro dell"equipaggio doveva provvede re da sé .. come i soldati di terra. a l proprio vetto vagliamento presso una specie di vivandiere di bordo. il «Tamias,i. Quando, però, si cominciò a distribuire agli uomi ni della «falangei> quella razione viveri di cui ab biamo poco prima parlato, uguale provvedimento fu preso anche p~r la Marina, ma con una differenza consistente nei fatto che, mentre detta razione era corrisposta ai primi «a titolo individuale». essa ebbe per i marinai carattere c<collettivoi>. di vero e proprio rancio 2'. del quale vennero ad essere responsabili - sotto il controllo di un «Sitarca». collaboratore dello (<Stratega questore» per il rifonimento dei viveri all'intera flotta - sempre i «Tamias». ma non più nella veste di vivandieri privati. bensì di militari addetti ad un preciso servizio di bordo. E se anche la marina greca subì quello stesso sfaldamento sofferto dalla c(falange>i - e che, comunque. ebbe un più lento decorso - ciò avven ne non tanto per una crisi interna, quanto per i rinessi della disgregazione delle organizzazioni militari di terra. delle quali essa non era altro.
come apbiamo già accennato, che una forza ausiliaria.
II. - Gli eserciti di Alessandro Magno Q uando, a Cheronea, nell'agosto del 338 a.C., la Grecia, dissanguata dalle secolari lotte intestine, perse la propria libertà ed indipendenza divenendo preda di Filippo il Macedone e del diciannovenne suo figlio Alessandro, ancorché con una massa di armati di gran lunga superiore a quella avversaria e nonostante prodigi di valore, non fu certamente, come volle l'orgoglioso Demostene, per <cun capriccio della fortuna, signora di tutte le cosei, 26 • bensì perché sulla paludosa piana della Beozia vennero a scontrarsi più che due eserciti, due diverse concezioni militari: quella greca, esclusivamente lattica, quella macedone, oltre che tattica. strategica e strategico-logistica. Questa nuova concezione bellica raggiunse la perfezione con Alessandro Magno e fu grazie ad essa e. in pari tempo. ad una struttura logistica di sorprendente cflìcac ia e ampiezza. se. non appena soffocati i rigurgi ti di ribellione ellenica avutisi all a morte di Filippo IL le ,, fa langi» macedoni 27 poterono conq ui stare. nel corso di una favolosa. 1ùlgorante impresa ·- opera di un capo militare d·ineguagliabile gen io ·- l'impero persiano. l'Egitto e l'Asia sino a lle porte della misteriosa India. Ecco. infatti. che nella sua campagna contro Dario III (da Abiclo a Granico, a Isso, a Tiro) il grande Re non sposta mai il suo esercito 28, se prima nori avrà costituito. non solo a tergo, con l'impiego di 160 triremi e 60 navi da carico che 1~
Gli Ateniesi cbb..:ro in vcri tù. in :rn secondo tempo. dal
486 a.C.. delle navi da guerra vere e proprie («tetrere)). «penccrc") naviganti a vela e. nella zona del combattimento. a remi. Ma anche eia allora in avan ti. dette navi non costi· tuirono mai tloua militare. resta ndo incorporate nella marina mercantile. 1 -' 11 vitto era cos titui to generalmente da minestre d·orzo, pappe di farina di grano intrisa d'olio o di vino. timballi a base di erbe. fo rmaggio e uova («melloto») e eia una specie cli pane biscottato. 11 "Tamias» era assistito per la confezione dei cibi da due o tre cucinieri. Ogni nave che prendeva il mare recava a bordo riserve di viveri e acqua (conservata in una grossa cisterna. l'"idroteca») per dieci-quindici giorn i. essendo questa la durata massima delle uscite in mare aperto. :o Discorsi (Ed . D indorff. 1890). n Ammontanti ciascuna a 10.000 uomini. :~ Composto da 34.000 macedoni e 6.000 greci mercenari. Fsso salirù. ~ucccssirnmente. a I 00- 120.000 soldati.
43
Alessa ndro combattente - Museo Nazionale, Napoli.
fa nno la spola a ttraverso l'Ellesponto, ma anche davanti a sé. con audaci colpi di mano sferrati da appositi «reparti servizi ,) d·avanguardia e d'assai· to !'I . imponenti depositi per l'alimentazione dei soldati e il foragg iamento dei cavalli : la conq uista dell' Egitto è strategia logistica. intendendo Ales sand ro fare del paese dei Faraoni il proprio granaio e il proprio fie nile : logistica è la ragione per cui. nella sua ulteriore marcia contro Dario. il Re macedone. anziché prendere la strada del sud. la 44
(Collez. fot. Alinari).
--
più diretta verso Babilonia, sceglie, ad est, quella. più lunga. che passa nei pressi della città di Gaug.amela ·10 : da Babilonia in poi Alessandro avanza per molti tratti in prossimità delle coste con puntate di avvicinamento ai porti. lu ngo i quali bordeggiano oltre 80 navi cariche di vettovaglie; una Quinto Cur7.io. Srnria di A lessandro. «An<:hc se Alessa ndro ave~sc creduto che 1·esercito persiano fossc radunato sulla piana di Babilonia. pronto a di:<>
1 ·"
grossa flotta navale assisterà, infine, l'imperatore. quando egli risalirà il fiume Indo, prima ancora che per il trasporto delle truppe, con funzioni di magazzini mobili 3 1• Come. in particolare, fossero articolati i meccanismi logistici supportanti questo genere di guerra sino allora sconosciuta - di penetrazione offensiva in territori sempre più lontani dalla madre patria. con impiego di masse armate di dimensioni mai viste in precedenza ed espressione di un'istituzione militare permanente - non ci è dato saperlo con esattezza. Premesso, com unque, - alla luce dei successi consegu1t1 sui campi di battaglia - che dovè trattarsi di un impianto di notevol i proporzioni e di eccezionale efficienza, possiamo. tuttavia. tentare di tracciare un quadro di massima. riferendoci. da un lato, all'organizzazione politica dell'impero alessandrino e, dall'altro. ad alcune notizie sparse in frammenti di antiche fonti. riportate da storici dell'età imperiale romana ,i 2 • in qualche epigrafe -1' e in recenti reperti papirologici i.i_ Il vert ice della amministrazione dell'esercito era lo stesso Sovrano. in quanto ci troviamo dinanzi ad uno Stato di tipo feudale. con Principi vassalli di un Re che si credeva. si diceva di origine divina e che. in fo rza ad un simile titolo. esercitava in ma nicra assoluta e incontrollabile tutti i pubblici po· teri e. cioè, di supremo reggitore politico, supremo giudice, supremo comandante militare e supremo amministratore delle finanze statali, con l'identificazione di queste stesse con la sua cassa personale. Due distinti Corpi di Uffìcialì 35 di vario grado assistevano il Capo dello Stato nello svolgimento dei suoi compiti militari: uno per la parte operativa in senso stretto e che potremmo definire di «Stato Maggiore>> e uno, invece, per la conduzione logistico-amministrativa dell'Armata, composto, come in Grecia, da «Questori>i, ma con un profilo ordinativo diverso da quelli ellenici (al pari degli Ufficiali d'Arma), proprio della struttura assolutista dello stato macedone. Considerato, poi, che la guerra costituiva l'unica industria privata e pubblica della Nazione e che cassa reale e cassa statale erano una stessa cosa, gli amministratori degli eserciti di Alessandro erano anche, in fondo, i Tesorieri del Re e i gestori dell'erario. L'importanza del Corpo in parola è sottolineata da un fatto ben preciso. La storia greca non ci ha tramandato un nome di Questore; quella macedone, per contro, non ha mancato di mettere in risalto figure di amministratori militari, come, ad
esempio, un certo Arpalo, un personaggio straordinario, senza il cui consiglio Alessandro non prendeva mai iniziative di sorta. L'organizzazione logistico-amministrativa era impostata, con molta probabilità, su tre livelli: uno al vertice. uno intermedio, riferito alle «tetrafalangarchie» .16, e uno periferico, all'interno di ogni «falangei,. Oltre che la gestione del contante, le competenze dei Questori dell'esercito alessandrino abbracciavano l'intera gamma dei servizi logistici, rappresentati. principalmente, dal vettogliamento delle truppe. equipaggiamento, armamento, trasporti. Circa la paga del soldato poco o nulla sappiamo di sicuro. essendo tutte le fonti che si hanno in proposito discordi tra loro. Cé. così. chi afferma che gli uomini delle «falan gi» macedoni. in conformità del principio di sudditanza fra Re e popolo. non abbiamo mai percepito paga. ma goduto semplicemente di un diritto di preda. Altri ritengono. invece, c he le cose stessero in questi termini solta nto sino al la conquista di Babilonia. ma che da qui in poi ci deve essere stata per forza una co rresponsione di mercede. sia per 1·ingente quantità cl'oro accumulata nel frattempo. sia perchè. nonostante la sua autorità, il suo prestigio e la sua vantata e creduta origine divina, l'endcre la capitale. egli. prenùenùo la strada del sud che segtùa il corsli del fi ume Eufrme. come avevano fatto settanta anni prirnn i diecirniln dell"Anabasi. avrebbe commesso un g.ra,·e errore. perché i deserti da attravers are avrebbero reso molto difficile l"n,,anzata a cau sa del clima torrido e sopranutto. perché il 1·cnm·agliamen10 cli un esercito cosi grande -10.000 l'ami. 8.000 cavalieri - anebbe presenta· 10 in quelle reg.iN1i g.ra1i difficoltà» (J. G. Droysen. Ales,anùn1 il G ranlk ). li ;\ rrian o. ,\ na basi di Alessandro. i~ Quin to C urzio, Trogo Pon1peo, A rriano. Plutarco. ,,_. Dittemberg.. Sylloge lnscr- Gr.Hondius. Suppi. epigr. gr.u Papiri di Oxyrh. n. 6 79 X V. n, 1798 - Papiri di Berlino. n. 13044. •; " G li Unìciali erano tutti di estrazione ari stocratica e prima di essere investiti cli un qua.lsiasi comando venivano rigidamente e omogeneamen te preparati ad assolvere i compiti a cui erano destinati. Le «Somatofìlachie». o Corpi degli Efebi reali. erano. dal pun to di vista scientifico e militare, la scuola preparatoria dei giovani aristocratici macedoni. D a questo vivaio uscivano gli Eteri della cavalleria, gli Uflìciali degli «I paspisti». dei « Pezzettari». dei «Sarissofori». ecc. Il grado più elevato appaneneva ai sette «Somatolìlatti», o Ai utan ti Generali. che si tenevano sempre a disposizione del Re. sia che egli dovesse domandare loro un consiglio o affidare un comando" (.l. G. Droysen, op. cit.). "· Raggruppamenti cli ., fa langi» simili ai moderni Corpi di A rm ata.
45
L a A~--~--
~ ~ ',,,
'... ~., MASSAGETI
~
\
@
INDIA ARABIA
©
®
© (Da «Atl. st. Zanichelli»).
o
-
500
1000 Km.
Massimo espansione dello Stato alessandrino. Stati dipendenti
•
Città fondoJe Itinerario della grande spedizione 334 - 323 a. C. Rotta della flotto logistica.
Alessandro non a vrebbe potuto trascinarsi dietro ancora per migliaia di chilometri una grande massa d'uomini in guerra da anni, sempre più lontani dalla terra d'origine, stanchi e consapevoli che un bel momento non vi sarebbero più stati pingui bottini. Non manca, infine, chi dice che sarebbe stata data soltanto una paga saltuaria, sotto forma di premio o di elargizione, e tanto costoro che quanti sostengono la tesi della totale mancanza di rennmerazione adducono a prova delle loro dedu zioni quella improvvisa resistenza opposta ad Alessandro dal proprio esercito sulle rive dell'Idaspe. subito dopo la magra vittoria contro Poro, Re dei Paurava (326 a.C.). e per cui egli si vide costretto a fare ritorno a Babilonia, interrompendo la sua travolgente avanzata verso il cuore dell'India n_ Per il vettovagliamento delle truppe si sa con cer46
tezza che esso era basato sullo sfruttamento delle risorse locali. quali fonti di approvvigionamento. e su un sistema di rifornimento assicurato da una fila di carriaggi, recanti viveri e foraggi per quattro giorni ·'11 • sistemati in coda alle c(falangi» (Magazzini mobili di Reparto), e da colonne di salmerie che. adeguatamente protette e poste ciascuna al comando di un Ufficiale Questore. seguivano le truppe in marcia ad un giorno di distanza (Magazzini mobili principali o di seconda linea). Relativamente alla confezione del rancio. ogni ,csintagma>) ·''1 aveva una propria cucina, mentre agli Ufficiali. data la loro estrazione sociale, erano riservate. cosi come ai comandanti di <<falange» o di unità superiori. mense separate. Assieme ai carichi delle vettovaglie e ai carribotte. le varie ,cfalangi» o raggruppamenti di «falan gi» si portavano dietro materiali d'accampamento (tendi. pelli. ecc.). sartorie. officine. falegnamerie .n Di una regolare paga godevano. invece, i mercenari greci. cui. però. spettava un diritto cli preda ridotta (Arriano. op. cit.}. -'~ Ness una marcia si protraeva per oltre tre giorni. non volendo Alessandro appesantire troppo. con grossi carichi, le sue ufalangi.,. né marciare con razioni limitate o ridotte al minimo indispensabile. La razione viveri era costituita es· ,enzialmente da carni ovine affumicate e da farina mista di graminacei (frumento. farro. granturco). Per bevanda veniva usata la birra. (Arriano. op. cit.). 9 -' Unità operativa corrispondeme all'attuale battaglione. come in Grecia.
j
e. quindi . facendo capo a magazzini mobili di se· conda linea. un ingente quantitativo di vestiario. rappresentato (contrariamente a quanto avveniva presso g li altri organismi militari del tempo) da uniformi di diverso tipo. da usarsi a seconda delle stagioni e delle caratteristiche climatiche dei terri· tori attraversati. L'esecuzione, infine, dei vari servizi era assicurata da veri e propri reparti specializzati, messi alle di· rette dipendenze dei Questori, titolari, per di più, dell'amministrazione della giustizia, di supporti secondari - quali, ad esempio, quello sanitario 40 • postale J 1• geografico 42 e meteorologico 43 nonché di una delicata funzione giuridico· amministrativa-politica. Sappiamo, infatti, a proposito di quest'ultima at tribuzione che, a mano a mano che Alessandro
10 ·
Tenuto dai macedoni in grandissima considerazione. Narrano in proposito gli storici alessandrini - i quali, trn l'altro. ci hanno tramandato nomi di medici illustri al segui to delle armate imperiali (Cretubolo. Clistene, Glauco, ecc. l ·- che lo stesso Alessandro aveva studiato medicina e che spesso esercitava personalmente. con grande competenza. rane sanitaria. Si sa ancora che l'imperatore non esitò a condannare a morte G lauco. perché responsabile, a suo giudizio. di non essersi adoperato come avrebbe dovuto per salvare la vita all'amico Efestione.
procedeva nelle s ue fulminanti conquiste, egli era solito lasciare alle proprie spalle, nelle città sottomesse o in zone di rilevante valore strategico, guarnigioni miste di greci e macedoni con il compito d'impiantare delle «Politie». Orbene, in ognuna di tali organizzazioni territoriali, dotate di un'ampia sfera di autonomie, un Ufficiale Questore, quando non era anche il Comandante militare, era investito di tutte le attribuzioni attinenti al governo civile 44 • Da queste brevi note possiamo agevolmente rilevare come. a differenza di quella greca, la Logistica alessandrina abbia già contenuti, strutture e raggi d'azione assai ben definiti sia in loro stessi che nel contesto generale dell' Arte militare del grande Re, il cui prodigioso ingegno naturale fu di certo sollecitato. arricchito dall'insegnamento Ji Aristotele.
" Assicurato da un Corpo di corri eri. Una rete di stazioni. dotate di grand i specchi. serviva. inoltre. a trasmettere, mediante emissione di raggi -simboli. le comunicazioni più urgenti. "~ Affidato ad un Corpo di cartografi. ,.i Costituito da tre... Sibille (!) e considerala attività sacerdotale. "" G li storici alessandrini e. in particolare. Arriano ci han· no tramandato di\ersi nomi di questi Ufficiali (Cleomene. Antipatro. Antimene. ecc.). 47
Il. PERIODO ROMANO
I. - La Roma dei primi Re
Sono in Grecia gli a nni della vigilia delle guerre messen iche. quando il 21 aprile del 753 a.C. Romolo traccia il fatidico solco ai piedi di un colle che sarà chiamato «palatino>). nel cuore di una lingua di terra che si protende a mò di stivale in mezzo al mare e che non ha ancora un nome, il quale la designi nella sua interezza 1 • Il mito. la leggenda, la poesia alonano di suggestivo incanto la nascita della città di Roma. ne fanno espressione di voleri divini. Ben diversa è. invece. la realtà. L'Urbe sorge, storicamente. ad opera di colonizzatori etruschi ~ grazie alla sua posizione geografica, come centro di smistamento commerciale dei traffici intercorrenti fra le c(ttà dell'Etruria e della Campania. senza tutt~via soffocare. anzi addirittura poten zi andola. la già fiorente attività agricola svolta dall'elemento indigeno. latino. Sfrondata. così. d'ogni rivestimento poetico, Roma. dunque, prende vita in un preciso humus economico e all'insegna di un'associazione tra gruppi di famiglie. aventi ognuna uno stesso capostipite. le «Gentes». con un duplice scopo: ampliamento di iniziative commerciali ed agricole, adeguata protezione militare di queste stesse. In particolare. dal punto di vista politicoeconomico-sociale. la città dei millenni fu strutturata. all'incirca. come una specie di moderno consorzio di cooperative. in cui ciascun gruppo fami liare apportò i propri beni, il proprio capitale e il proprio lavoro in vista di un superiore concreto utile comune: e. al pari di ogni organizzazione del genere. essa venne ad essere diretta da un Consiglio di Amministrazione (((Senatus»), composto dai capi delle famiglie («Patres fa milias») e avente nl vertice un Presidente (« Rex») 3. eletto da spe cia li Assemblee generali («Comitia Curiata»). costitt1ite da tutti i membri maschi delle «Gentes» ( « Patricii,>{ gli unici ad avere diritto d'intervento 48
nella gestione aziendale, in quanto portatori di .. quote sociali» (delle quali, però, potevano disporre liberamente soltanto i <<Patres))). Coloro che non erano patrizi, plebei 4 e schiavi , anche se vivevan.o e lavoravano nell'ambito dell'azienda, non avevano alcuna possibilità di fare udire la loro voce. non godevano, vale a dire, di diritti politici. L'apparato. che questo tipo di «societas)), cooperativistica, mercantile e contadina, si dette a difesa e potenziamento del suo patrimonio economico. fu rappresentato da un'ordinanza di 3.300 uomini, la «legione)) ', formata - secondo la prima costituzione monarchica - dai soli «Patricii)) e articolata su tre contingenti di 1.000 fanti e l 00 cavalieri (ripartiti. per la fanteria, in 10 «Centuriae)) c. per la cavalleria, in lO «Decuriae))), forniti ciascu no dalle tre «Tribus » dei «Ramnes>, 6, (<Tities,, 7 e «Lucercs» ~. nelle quali erano state fatte conflui ' Fino al V secolo a.C. quello d'Italia era solo il nome della punta meridionale della Calabria. Successivamente questo nome (deriva to da "Vith alia". paese dei vitelli. detti «vitlu») , enne riferito grosso modo alla parte centrale della penisola. ; « U n non diflìci le confromo linguistico e antiquario ci av,·crtc che Rolllolo e Remo sono nollli etruschi, che anche il nome fu turo della ci tt à richiama la gente estrusca dei uRu rna». che la loro pratica attività di colonizzatori segui modelli e ri ti etruschi e. in conforlllità della ragione storica. ri badisce che i suscitatori della futura dominatrice del mondo non do,·ettero essere latini. ma etruschi» (C. Barbagallo. Storia Un .. I). ! Da uregeren. guidare. ' Originari alllcnte stranieri immigrati (piccoli commercianti. artigiani. ecc.). i quali. pur essendo sottoposti alle leggi della città e vivendo da uomini liberi. non erano «popolo rolllano». ' Sembra che la parola «legione» (da ,degere». scegliere) stesse ad indicare. in un prilllo telllpo. la ,deva militare». '' Romani originari. ' Sabini. cosi chiamati dal loro primo Re. Tazio, che sarebbe stato associato du Romolo. per il tempo in qui questo fu 111 vita. in una diarchia romano sabina. ' G ru ppi di etru schi immigrati. denominati in tal modo. se,:ondo Plutarco. per a\·er trovato il loro prilllo asilo in un .. 1ucus,, {bosco).
Il Colosseo - Roma.
(Collez. fot. Museo Civiltà romana).
/
Porta insegna della legione romana. (Museo Arch., Verona). Enea e Ascanio che fuggono da Troia. (M useo Nazionale, Roma). Marte, padre di Romolo - Particolare sarcofago Mattei. (Museo della Civiltà ro mana) . Monete raffiguranti Anco Marzio, Numa Pompilio e Tito Tazio. (Museo della Civiltà ro mana). 49
re, tramite raggruppamenti intermedi chiamati «Curiae». tutte le «Gentes>> 9 • Vista dal di fuori , la suddetta ordinanza - nel cui nome si sintetizzò. sotto molti aspetti, la plurise· colare storia dell 'Urbe - appare ricalcata sul mo· dello falangistico 10 : e certamente fu tale se rapportata all'impiego operativo, trattandosi, al pari di quella greca, per tutta l'epoca monarchica, di un ·unità puramente tattica 11 identificantesi con rintera forza armata della città; né, del resto. avrebbe potuto avere contenuti diversi, dato il ca· rattere e le dimensioni delle guerre del tempo, niente più. in sostanza, che collettive rese dei conti. Al di là dell'impiego, però, e limitatamente al pe· riodo monarchico, la ,degione» - che si vuole isti· tuita da Romolo 12 - non ebbe nulla da spartire né con la «falange» greca, né con quella macedone. per il fatto che, mentre gli eserciti ellenici e alessandrini furono un 'emanaiione degli ordinamenti pubblici. essa rappresentò il nucleo originario di quest'ultimi. per essere estrinsecazione, oltre che primigenia. esclusiva e diretta delle cellule base dello Stato. la «Gens», la «Familia»: esclusi· va. perché i plebei e gli schiavi. essendo sprovvisti di diritti politici. erano esonerati dal servizio militare 13 : diretta. perché era nell'ambito familiare che l'i stituzione in argomento si formava e viveva. Era. infatti. il «Pater» che, sulla scorta di perso: nal i valutazioni. inappellabili e insindacabili, sceglieva gli uomini da forn ire alla (<legione>> 14; era il « Pater" che aveva il dovere e la responsabilità dell'addestramento. contin uo e severo, dei componenti la s ua <•Familiai>; erano i «Patres», riuniti in Assemblea. il Senato, che decidevano la pace e la guerra ed erano ancora essi che avevano il pieno controllo di tutto l'apparato militare. Considerato quanto sopra e tenuto presente che ogni guerra doveva rappresentare per questi disincantati operatori economici romani armati di spada un affare, un vero e proprio investimento economico pubblico e privato - sappiamo con certezza che, in un primo tempo, una parte delle prede belliche affluiva nelle casse pubbliche e una in quella dei «Patres» -. è ovvio che si cercasse con ogni mezzo, tenace mente, di fare della «legione» un sicuro stru mento di vittoria, chè, altrimenti. in caso di sconfitta, sarebbero andati perduti, oltre il comune patrimon io aziendale o dello Stato. i quattrini investiti nell'impresa dalle «Gentes)), Quattro i principi fondamentali cui Roma si 50
ispirò, rimanendovi per sempre fedele , nella costruzione del proprio esercito: accurata preparazione di ogni campagna, flessibilità ordinativotattica della «legione>) 15, scrupolosa selezione degli uomini da mandare in guerra, alto senso di responsabilità nella scelta del c<Praetor>i, il Comandante dell'ordinanza 16 posto agli ordini del Re, e di tutti gli Ufficiali, <cTribuni)) 1ì, <cCenturiones» 18 • uOecuriones» 19 • Nel rispetto assoluto di siffatti principi e nella piena consapevolezza di agire in una sfera d'inte'' Plutarco. nella sua « Vita di Romolo», fa risalire la suddi\·i,ione della popolazione in tri bù al fondatore di Roma in persona. Non si sa con chiarezza se anche i plebei facessero parte di questi gruppi etnici. 1 " Tanto che alcu ni storici sostengono che la primitiva ordinanza si chiamasse addirittura «phalanx ». 11 SchieranLesi in combattimento su 12 file variamente arma te. i l Plutarco. op. cit.: «fabbricata la città. Romolo per prima cosa divise ttma la gioventù in ordini militari. che chiamò legione. per essere questi guerrieri scelti tra tutti gli uomini obbligati a prestare servizio militare». '-' Ciù scaturì da una connuenza di reciproci interessi. Difaui. i plebei e gli schiavi. non andando in guerra. oltre che a sottrarsi na turalmente a pericoli e disagi. potevano meglio s1olgerc i loro piccoli traffìci con ris ultati che vedremo più avanti: i patrizi. invece. con il costituire essi solo la "legione». miran1110 a detenere nelle proprie mani il potere fon damentale dello Stato. in modo da essere in una posizione di forza tanto di fronte al Re che alla plebe. 1 " Sostituibili. quu ndo e come egli credeva. con altri membri della sua famiglia. in modo da ripartire equamente. al· l'interno di questa stessa. rischi e gra vami. •' In tale nessibilità la causa prima dell'incertezza delle fon · ti storiche relati\·e alla consistenza numerica. effettiva. della «kgio ne». la quale. qualora le esigem:e lo a\·essero richiesto. poten1 salire dal numero di 3.300 unità a 6-7 .000 e oltre. passando cosi da una specie di moderna Brigata (su tre Reggimenti e un Gruppo di Squadroni di carnlleria) a una Di, isione (su due Brigate e un Reggi me nto di cavalleria). 1 " Molti swrici ,<,no. pero. in proposito di di\·erso parere ritenend,1 di ran·isare il comandante della ,<legione» non nei «Practor•• (da «prae-irc: ... andare a\'anti). bensì nel «Magister ..:quitum,, !..:hc per altri. im·ece. sarebbe stato solo l'istru ttore della cavalleria e per altri ancora il consulente militare del Re). Per costoro il «Praetor,, non sarebbe stato che un giudice militare. responsabile della disciplina della tru ppa. Ad ogni modo si sa con certezza che la carica di coman dante della «legione» era di natura elettiva e che al suo con· ferimento provvedeva il Senato. 17 Comandanti di contingenti di mille uomini. Essi erano in nu mero di tre. quanti erano le tribù, venivano eletti all'interno di queste stesse. ri unite in apposite, separate assemblee. La carica era rivestita dopo la ratifìca del Senato. '~ Comandanti di compagnia. Eletti in seno alle «Curiae». entravano in carica dopo la ratifìca tribunizia. 1 ~ Ufficiali. nominati come sopra e posti al comando di squadre di dieci cavalieri.
La Leg ione d ell epoca
monarchica
TRIBU'
TRIBU'
( 1000 FAMIGLIE)
( 1000 FAM IGLI E)
TRIBU' '-
( 1000 FAMIGLIE)
~ ~~
I
SENATO
I
~ RE PRETORE LEGIONE I
)TRIBUNO ____.__,I GRUPPO 01
10 Centurie (1000 u .)
I
I _ _,__
)TRIBUNO
GRUPPO 01
1\J SQUADRE
GRUPPO 01
10 SQUADRE
Cavalieri (100 u .)
10 C entur ie
Caval ieri (100 u.)
10 C enturie ( 1000 u .)
(100 u.)
( 1000 u .)
I
Cava I 1e d
I
DECURIONE
CENTURIONE
DECURIONE
I
I
I DECURIONE
CENTURIONE
I
I
CENTURIA
DECURIA
CENTURIA
DECURIA
CENTURIA
DECURIA
(100 uom.)
(10 cav .)
(100 uom.)
(10 ca v.)
(100 uom.)
(10 cav.)
I
I LEGIONARIO "SEN IO R .. •-
LEGIONARIO "SE N IOR·'
-------
•
I
-
_____.,~
10 SQUADRE
I CENTURIONE
TRIBUNO I I
__.I..____
I
ACIES
ACIES
FAM ILIARIS
FAMILIARIS
I inea
LEGIONARIO SENIOR..
I ACIES
a--- - - - - - -
FAMILIARIS
',
ordin. operat i va
logistic a
51
ressi patrimoniali chiaramente individuati, e non come nella «falan ge» greca riferiti ad un astratto quadro politico. la grande fo rza della «legione)), il seg reto dei suoi successi. Risolvendosi tutto all'intern o delle (< F a miliae" e non percependo i legionari alc un soldo, le istituzioni militari romane non ebbero, sotto i Re. problemi logistico-finanziari e. pertanto, neppure supporti del genere. Esplicita conferma ci viene data in proposito eia Tito Livio ~0 e da PI utarco 2', quando riferiscono che ai vari «Patres)> incombeva l'obbligo di accantonare annualmente determinati quantitativi di derrate belliche (intangibili) e. che. ogni qualvolta la ,clegione)> si metteva in marcia. ciascuna ,,manus ralimili ariS>l aveva al seguito propri ca rri di vetto vaglie. mentre un continuo !lusso di carriaggi. facenti la spola tra i magazzini delle «Farniliae» e la zona delle operazioni. assicurava i necessari rifornime nti. In verità alcuni testi accennano alla presenza nelle file del la legione di un ,,Cen turio aerarius,, e altri. inve cc. di tre «Tribun i aerarill. Ma. poiché si tratta di notizie assai incerte, contraddittorie e comunque riferite. per il ,1Centurio», all'esercizio di mere funzioni consultive e, per i •<Tribuni», di coordinamento -- sempre relativamente a detta materia tra i vari gruppi familiari costituenti le tribù, non riteniamo di 8,0tere rinvenire, per il momento, né nel primo, né nei secondi. alcuna traccia di amministratori militari propriamente intesi.
2.
La riforma serviana
Attorno al 550 a.e. sale sul trono di Roma un Re etrusco. a nome Mastarna, ma chiamato latinamente Servio Tullio ii, genero - sembra - del precedente Re. Tarquinio Prisco. Dal giorno in cui il contadino Romolo aveva tracciato il magico solco attorno al colle del Palatino sono passati due secoli e in questo arco di tempo ne ha percorsa di strada l'originario borgo della leggenda e del mito. La cerchia urbana, che il nuovo Re amplierà e munirà di solide mura, include, ora, anche i colli del Celio, clell'Esquilino, del Viminale e del Campidoglio che vanno arricchendosi d'i mponenti opere pubbliche 23; nella parte bassa della città, dove era un'infetta palude. sta sorgendo, dopo una sbalorditiva bonifica, quel «forum» che sarà il cuore della futura repubblica. dell'impero: la popolazione è salita a 700-800.000 52
anime~~ : lo Stato romano è giunto ad abbracciare tutto il «vecchio» Lazio e ad estendere la sua egemonia sui Sabini. gli Equi, i Volsci, gran parte delle terre etrusche sino al lìume Arno e la Campania setten trionale. dominando così sulle aree italiane più densamente popolare e più ricche di materie prime: un imponen te volume di scambi co mmercia li con 1·1talia etrusca e greca , l'acquisizione di nuove tec niche estrattive 2 \ di lavÒrazìone ~1, e cl i coltivazio ne. nonché l'introduzione di specia li culture ~, hanno fatto. e co ntinuano a fare. dell'U rbe il più importante centro economico della penisola: le casse dello Stato-azienda sono piene d'oro. Protagonisti cli questa prodigiosa ascesa economica sono stati essenzialmente i negletti plebei; e poichè costoro hanno finito per raggiungere, con segue ntemen te. una ben diversa posizione sociale ccl economica. non può ad un certo punto non esplodere fra eletta classe e quella patrizia uno , iato di preoccupante conflittualità. Scrvio Tullio comprende subito che una comunità tanto ampliata. tanto modificata non può reggersi sui vecc hi rapporti politici e con grande prontezza att ua quella radicale riforma costituzionale che prenderà il suo nome e che rappresenterà una tappa fonda mentale nell'evoluzione storica delJ"U rbe. Su tale riforma. basata sul principio che tutti i cittadini. patrizi. plebei e persino i ,<libertini 28, dovevano essere. titolari degli stessi diritti e degli stessi obblighi. compreso quello militare, in ragione proporzionale al reddito di ciascuno, così Tito Livio ! '1 : ,,... Servio Tullio compi un'importante opera di pace. dividendo i cittadini 30 in classi diverse per dignità e fortuna ...
:o Ab urbe condita libri. : , Vite parallele. :! Cosi chiamato perché si dice eh~ egli fosse lìglio di una schiava . '' Come serbat0i di acqua sotterranei. la grande cloaca. il Circo Massimo. ponLi sul Tevere. templi. strade, ecc. '" Cfr. C. Barbagallo. Note di storia demogralìca (nel "Giornale degli economisti,,. I 921 ). : ; Con particolare riferimento al fe rro. rame. bronzo. 1 " i\ flerenti. in modo speciale. alla Lessitura. arte tintoria. calzature. ceramiche. 7 ' Olivo. canapa. frumento (in luogo del «farro»). Figli dei «liberti" o schiavi alTrancati. 9 : Op. cit. 1 " l n base ad un censimento che doveva ripetersi ogni cinque anni.
,s
Guerriero romano.
(Cotlez. tot. Museo della Civiltà romana).
53
... Di coloro che avevano un censo 31 di I 00.000 assi o più fece 80 centurie: 40 di an ziani, 40 di giovani. Tutti furono ascritti alla prima classe. Gli anziani dovevano badare alla difesa della città e i giovani guerreggiare fuori. A questa classe si aggiunsero due centurie di fabbri 32 , tenuti a prestare servizio militare senza armi e ad attendere alle macchine di guerra ... ... La seconda classe fu costituita da coloro che avevano un censo compreso fra 100.000 e 75.000 assi e con essi, tra anziani e giovani, formò 20 centurie... ... La terza classe fu composta da quelli che possedevano da 75.000 a 50.000 assi e con costoro mise insieme altre 20 centurie, divise anche queste per età ... ... Alla quarta classe furono assegnati quanti disponevano di 25.000 assi e pure detta classe fu divisa in 20 centurie... ... Per la quinta classe. contraddistinta da un censo di 11.000 assi. si ebbero 30 centurie... Aci esse furono aggiunte 3 centurie di suonatori di corno e di tromba ... ... La rimanente moltitudine. che aveva un censo inferiore. dette vita a una sola centuria. la quale fu esente dalla milizia ,\, ... A vendo in tal modo armato e distribuito i combattenti a piedi. formò dei principali cittadini 12 centurie di cavalieri più altre 6... " ... Si dice c)1e fossero censiti 80.000 cittadini: ma Fabio Pittore. scrittore antichissimo. aggiunge che tale numero fu soltanto degli atti alle armi ... » 3~. La ((legione» cessò. cosi. d'essere l'espressione di una sola classe: non si identificò più con l'intera forza armata dello Stato. salita a due unità. una che potremmo chiamare cli ,<linea». composta da gio\ ani. e una ,,territoriale». formata da an ziani: fu dotata di una maggiore consistenza numeri ca che si ritiene sa lita a 4 ..500 fanti e 300 cava I ieri: accolse nel suo seno le pri me fo rmazion i di ccartiglieri» e specializzati («Fabrill): ebbe una nuova gerarchia intermedia, rappresentata da cen. turioni di vario livello: fu armata, infine, in modo più differenziato. secondo il censo 35. È stato rilevato che questo tipo di tdegione>i, divenuta. come la <<falange» greca, interclassista, per essere composta da rappresentanti di ceti e, quindi. d'interessi diversi, se politicamente costituì un efficace strumento di coesione nazionale, sul piano militare perse molto della sua originaria compattezza data l'eterogenea estrazione dei propri componenti, tanto che quando Roma si trovò a combattere, sotto le mura di Veio, contro un ne54
mico deciso. ottimamente equipaggiato e comandato. giunse sull'orlo di un 'irreparabile sconfitta. Ciò ci sembra molto esatto e noi pensiamo di potere rinvenire la causa prima, anche se non esclusiva. di questo deterioramento nel fatto che ad una diversa strutturazione organica e ordinativa non corrispose un nuovo, adeguato assetto logistico-amministrativo, rimasto quello della primitiva «legione)), quando cioè il servizio militare era solo una faccenda delle c<Gentes», le quali come abbiamo già detto - provvedevano a mantenere gli uomini sotto le armi con i propri mezzi finanziari. Infatti. poiché in base alla riforma succitata tutti 1 cittadini dovevano andare alla guerra e tutti, conform<:mente alrantico costume, dovevano provvedere al loro mantenimento, le diverse situazioni patrimoniali dei singoli soldati - i meno abbienti non avevano di che nutrirsi e di che nutrire, divenendo le guerre sempre più lunghe, le rispettive famiglie - non potevano non incrinare l'originaria saldezza dell'istituzione. 1 ·' Rappresentato. secondo G. Platon (La democratie et 1c regime fiscal de J'ancienne Rome), dal solo capitale imponibile. 1 ' In questa denominazione erano compresi ,, tutti gli specializzati,,. ·'-' l componenti cli detta centuria erano chiamati «capite censi" o «proletarii» (da «proles». in quanto lo Stato non chiedeva loro che figli). Si ri correva ad essi solo in caso di leva di massa. «tumultus» («milites tumultuarii»), ed erano armati a spese dello Stato o delle classi patrizie. \.I Si vuole da alcuni st0rici modern i che la riforma in parola. chiaramente ispirata a quella data eia Solone ad Atene e della quale è quasi contemporanea. non sia affatto opera di Servio Tullio. ma sia da ascriversi anonimamente ad un·epoca successiva. ai primo periodo della repubblica. N oi concordiamo con la tradi zione, pur non scar tando l'ipotesi che l'applicazione integrale della riforma abbia richiesto un arco di tempo protrattosi oltre il regno di Servio. ! ! 1 soldati prendevano posto nella ,degione)) in relazione al censo. in modo che le spese per il loro armamento, diverso per tipo e quindi nel costo e al quale dovevano provvedere essi stessi. fos sero proporzionate alle capacità finanziarie delle rispettive classi. Coloro. fra tutti gli atti alle armi, che dovevano prestare servizio militare venivano scelti, almeno in un primo tempo. all'interno delle cen turie. con il sistema del sorteggio. Le fanterie della legione risultarono formate. all'inizio. da «principes" (i meglio armati. alla pesante. di prima linea). ,, bastati » (prov visti di un eguale armamento o ffensivo. ma 11 011 difensivo. di second;: linea. e «velites» (ar· mati alla leggera. rnriamente schierati). In un secondo tem po. adottato uno schieramento su tre linee. nella prima prendevano posto gli uhastati» (i più giovani. n. 1200), neila seconda il ,, Pri ncipes" (di media età. n. I 200) e nella terza i utriarii» (i veterani. n. 600). Nulla mutò per i uvelites,, ! Il. 1200) e i ufabri» (n. 300 circa).
Se. poi , si con sidera il fatto che, mentre il patnz10 o il ricco plebeo. se tornava a casa mutilato o invalido. aveva pur sempre la possibilità di provvedere a se stesso e alla sua fa miglia, al cittadino più povero. venuto a trovarsi nelle stesse condizioni. non restava altro che stendere la mano sulla soglia dei templi. non dureremo fatica a comprendere come i legionari di minore censo cercassero con ogni mezzo di porta re in salvo la propria vita : e questo pau roso, tragico incubo fu di certo un altro. e forse più incisivo, elemento di corrosione. Una si tuazione davvero drammatica e che inspiegabi lmente non si cercò di risolvere al momento dell'entrata in vigore dell a costituzione serviana . 3.
Dalla guerra di Veio al consolato di Caio Mario
405 a.C.: Roma attacca la citta di Veio, estremo baluardo della residua potenza etrusca nell'entroterra tirrenico centrale. Non è più , questa, la Roma che abbiamo lasciato: è caduta la monarchia ed è sorta la c<repubblica)) che ha aflìdato il proprio destino ad un governo democratico, ispirato al principio dell'elezione popolare, annualità degli incarichi, pubblica responsabili tà, collegialità e divisione dei poteri. Supremi magistrati .1 6 della <cRes publica» sono, ora. i <cConsules», in numero di due 37 , i quali esercitano il potere esecutivo, amministrano la giustizia .iii, hanno il comando dell'esercito; alle Assemblee delle Curie (c<Comitia curiata>>), delle Centurie (c<Com itia centuriata>)) e della plebe (<cComitia tributa») spettano il diritto di elezione alle varie cariche pubbliche, funzioni legislative e giudiziarie (giurisdizione straordinaria); il Senato, composto non più dai soli «Patres», ma sopratutto da cx magistrati, ha perd uto, è vero, molte delle vecchie prerogative, ma ha conservato una determinante fetta di potere, essendo rimasto il depositario e il gestore del tesoro dello Stato, svolgendo compiti consultivi, di ratifica legislativa, di giurisdizione amministrativa e di supervisione sui vari rami dell'attività statale, deliberando la convocazione dei Comizi, vigilando sulla condotta dellJa guerra. dirigendo la politica estera, potendo riunirsi in Alta Corte di giustizia; i due «Censores» .i9 compilano le liste elettorali, sovrintendono alle contribuzioni fiscali 40 , sorvegliano i costumi. redigono il bilancio pubblico, controllano la condotta dei Senatori: i <cTribuni plebis» sono i legit-
timi rappresentanti della plebe 4 1; gli «Aediles» sono responsabili dell'o rdine pubblico, attendono ai mercati. ai gi uochi. all'edilizia pubblica; i due ,,Quaestores» gestiscono il tesoro pubblico per incarico e per conto del Senato ~2 , sono i su premi amministratori delle pubbliche fìnanze: nel <cDictaton,. infine. si ha un magistrato straordinario. nominato • .l solo in caso di grande pericolo, dotalo dei pieni poteri civi li e militari , ma che non può restare in carica più di sei mesi ' 4. No nostante un così vasto e incisivo rivoluziona6
Si indicavano con questo nome tulli i titolari delle 111assi· me cariche pubbliche. dotate di " imperium» o di "POtestas". L".c imperium 00 (che co111prendcva la "POtestasooi rapprese nta· ,·a il sommo poi~r:: militare e giudiziari o: esso appanc11.;\·a ai Con~oli e al Dillatore (cfr. più a,·antii. li potere militare veni va eserci ta[() solo f uori delle città. poiché ent ro il perime tro urbano (« intra pomerium») nessun cittadi no poteva essere considerato soldato. Le c,potestas» consi steva, invece. nell'esercizio dei poteri amministrativi. '1 Questa collegialità si traduceva. in pratica. mediante tur· ni di comando della durala. per ciascun Console. di un mese. Lo stesso avveniva per le altre supreme cariche dello Stato. '" Nel 367 a.C. con la ,,Lex Licinia Sexti a» la giuri sdizione civile passerà al ,, Praetor». 1 ccPraetores» aumenteranno piano piano di numero sino a giungere. al tempo di Silla, a 8. 9 ' Essi. nel periodo più antico. sarebbero rimas ti in carica per cinq ue anni. La «Lex Aemilia» (435 a.C.) ridusse ques to periodo a diciotto mesi (unica eccezione alla regola dell'annualità). '" li sistema fi scale romano era costituito all'inizio della guerra veiense. dalle imposte dirette e dalle en trate dei beni posseduti dallo Stato ( 00 vectigal))). Le imposte dirette comprendevano il cc tributum civium» (a carattere eccezionale e saltuario.. applicabile solo in caso di estreme necessi tà, v igcndo il principio per cui il diritto di proprietà era assoluto e. quindi. non soggetto a gravami di sorta) e il «tributurn provinciarum » (in quanto le provincie godevano di un «dominium soli». ma non anche della ,,possessio»). C irca i beni pubblici. questi erano suddivisi in beni demaniali (cc res publicae,,). posseduti dallo Stato per il soddisfacimento dei bi· sogni della usocietas" (agro pubblico. saline. strade. ecc.) e beni del demanio pri vato («res privatae») che. seppur desti· nati anch'essi all'interesse della collettività. erano detenuti. sollo il regi111e di particolari norme. a titolo privatistico. Le imposte indirette - tra cui la più importan te quella doganale (ccportorium») - verranno applicate dal Il secolo a.C. in poi. Da tal e 111omento la parola «vectigal» venne ad indicare sia le suddette imposte che le entrate derivanti dai beni del demanio pubblico e privato. " Dotati del ben n(HO «diritto di veto». con il quale poteva essere reso nullo qualsiasi atto di govern o. se ritenuto lesivo degli interessi della classe rappresentata. ,: ccli Senato amministra l'erari o delegando i Quest0ri a fare le spese,, (Polibio. op. cit.). '' Dal Senato. " Tutti questi Magistr ati si avvalevano di collabora tori di qirio grado. costituenti. in sostanza. veri e propi Ministeri. '
55
Elmo romano. (Museo della Civiltà romana). Guerriero a cavallo. (Museo Antichità romana, Torino). Tempio di Saturno, Roma. (Col lez. foto varie) . 56
Carta dell'Etruria - Guerriero latino del V sec. a.e. (Da «Storia d'Italia», Ed . Fab bri).
mento dei pubblici ordinamenti. le istituzioni mili tari sono rimaste. però. sostanzialmente, quelle della riforma serviana. ad eccezione della loro forza numerica, costituita, ora, da circa 40.000 uomini, ripartiti in due eserciti consolari 45 , formati ciascuno da 4 «legioni» - 2 di romani, 2 di alleati - , ordinate in 2 «gruppi» al comando di «Legati» 46 • Ogni «legione», poi, era posta alle dipendenze dei «Tribuni militum» 47 , mentre ai 3 «gruppi di Centurie», nei quali a sua volta detta unità era suddivisa, presiedevano dei «Praefecti» 48 . Quando le «legioni)> romane si presentarono sotto le mura di Veio vigeva sempre il secolare principio. secondo il quale i soldati, essendo il servizio militare un obbligo, non avevano diritto né alla paga. né all'equipaggiamento, né al vettovagliamento. Le guerre romane erano state sino allora abbastanza brevi e, pertanto, il disagio dei legionari non aveva mai superato i limiti di una certa qual tollerabilità. Ma a Veio le cose si misero improvvisamente in modo assai diverso: la tenace resistenza della orgogliosa città etrusca bloccò l'esercito di Roma. non solo decimando in maniera spietata i reparti assedianti. ma determinando anche un brusco arresto delle attività lavorative svolte in pace dai legionari. per cui si ebbe sia tra costoro che nelle rispettive famiglie l'insorgenza di una vera e propria ondata di miseria, di fame: ondata di notevoli proporzioni, in quanto essa, dati i continui richiami alle armi necessari al riempimento dei vuoti causati dall'avversario, travolse un po' tutta la popolazione dell'Urbe. Ci si prese a scannare per una focaccia, la diserzione e il furto raggiunsero in breve un indice allarmante. Al Senato e ai Consoli non si profilò che una via d'uscita: corrispondere ai soldati una paga che consentisse loro di sopravvivere e di aiutare in qualche modo i familiari. Ed è così che verso il 402 a.C. venne stabilito di dare a ciascun legionario un soldo «omnicomprensivo». in parte cioè a titolo di mercede vera e propria e in parte a titolo di razione viveri. Detta paga si aggi rò sui 3 assi 49 giornalieri per i legionari semplici, 6 per i Centurioni , 10 per i Prefetti_ I2 per i Tribuni e Legati e alla relativa spesa fu provveduto trasformando il •<tributum ci vium» eia imposta straordinaria e saltuaria in or dinaria e continuativa e aumentando in pari tem po gli altri gettiti fiscali ~0 •
Non si trattò certo di una grossa somma, ma tuttavia tale da rappresentare per gli stanchi e affamati militi romani. un'importante conquista e un notevole sollievo. L'innovazione destò subito in Roma una febbre d'affari e immediatamente si catapultò sotto le mura di Veio una famelica massa di mercanti e mercantesse_ vivandieri e vivand iere, la quale in un baleno prese ad ingoiare con ogni mezzo, la truffa e la prostituzione comprese, la paga dei soldati . Ritornò il malcontento, si reclamarono aumenti, diverse centurie incrociarono le braccia. Non avendo altra scelta, gli organi pubblici concessero gli aumenti richiesti, ma. per impedire che anche i nuovi benefici si risolvessero in un esclusivo vantaggio dei mercanti di derrate. fu deciso Lii corrispondere i miglioramenti economici, anziché in denaro. in una razione di viveri in natura ~ 1• mentre contemporaneamente veniva stabilito
Paragt11rnbili. approssimati\'amente. a due moderni Corpi d"A rmat a. '" In un secondo tempo. i « Legati». pur conservando le originarie attribuzioni di comando. vennero a costituire anche. agli ordini del «Legatus senior». una specie di Corpo di Stato :Vl agginre a disposizionc dei Consoli. " Ogni k g.ione ,ivc,·a sei Tribuni. i quali •:omandavano a turno di due mesi. due alla ,·olta e un giorno per ciascuno. ?>.'on scmpn::. pcrò. queste normc \'eni\'ano ri gidamente applic;ue. Con il pas~are del templl. poi. ogni «legione» li ni pcr a,·erc un prnpritl ~·omandarne stabile. \. su cui - però. - specie per i gra" Questa la gerarchi;_ di int"eritiri . k: l\rnti non concord ano: Console (Generale di ClHptl d'Armat a D i,·isinn..:J Lega to (Generale di D i,isinne-Brigatal - T ri buno (Colonnello) - Prefetto (Te· · nente Colon ncllol -- Centurione (Capitano) - Succenturi o11c (Tenente} ,\diutorc (Sottotenente) - Signifero lAllìereJ lscrut w ri di Centuria (.. optinnes». so ttufficiali). Tra i .. Pra.::i'L·cti » (1J11111e con cui ~i inclica,·anti anche ti tolari di ca ric he civili) erano il «Praefectus equitum,) (Comandante della cavalleria), il "Pracfectus fabrum » (Artiglieria e Genio) e il «Praefectus castrorum» (fortificazioni). Questi ultimi ,,Praefccti » erano alle dipendenze del «Legatus senior,). I gradi compresi tra quelli di Legato e Prefetto erano conferi ii dai Consoli. previa ratifica del Senato e talvolta anche per elezione popolare. I Centurioni erano nominati dai Tri buni. dopo aver sentito il parere dei Consoli. La nomina degli Ufficiali subalterni e dei Sottufficiali era di competenza dei Centurioni. i quali però dovevano ottenenre il «placet» dei Tribuni e. per i primi. pure dei Legati. J•, Moneta equivalen te a 327 gr. di bronzo. ridotti ben presto. però. a I i 6 del peso originario. Secondo il Beloch (La popolazione del mondo greco romano, 1896) la paga dei legionari semplici sarebbe stata. nel 347 a.C .. di 5 assi giornalieri. ~" Cfr. nota n. 40 a pag. 97. ·' 1 La razione viveri del soldato romano si stabilizzò su un >!
57
Battaglia tra romani e barbari. (Museo Nazionale, Ro ma) . Corazza e gladio romano. (Museo Nazionale, Roma). 58
di porre a carico dello Stato pure le spese relative all'armamento. equipaggiamento e vestiario 52 , fer ma restando la norma del soldo omnicomprensivo. nel senso che le rispettive voci facevano sì parte della paga, ma venivano trattenute a titolo di rimborso. Ritornò la disciplina, le «legioni» ritrovarono l'antica saldezza, Veio cadde e con la conquista della città etrusca, nonostante le ingenti spese sostenute 5 -'. Roma condusse a termine lo stesso un grosso affare 5 \ il quale - oltre tutto le fece scoprire che. anche pagando, vestendo. vettovagliando. equipaggiando e armando i soldati a carico dell'erario. l'industria della guerra poteva continuare a rappresentare la fonte d'imponenti guadagni .
** * Da Veio al consolato di C. Mario (107 a.C.), !"Urbe conquista rltalia. la Spagna. l'Africa del nord. la Grecia. la Macedonia e una gran parte dell'Asia Minore. divenendo in tal modo la padrona asso luta dell'intero bacino del Mediterraneo. La storia ci dice con assoluta chiarezza che se Roma potè conseguire un simile. grandioso am pliamento lerritoriale. ciò fu dovuto alrimpiego di una macchina bellica di sbalorditiva efficienza, oltre che per gli intrinsechi valori operativi, per una rivoluzionaria organizzazione e impostazione logistico-amministrativa, sia nei presupposti concettuali di fondo che nelle relative strutture 55 , perfettamente in grado tanto di trasportare, far vivere e fare combattere eserciti numerosi 56 in ristretto numero di generi e rimase pressoché invariata nel tempo. Essa era composta come segue. «pro capite)) e giornalmente: 28 once di grano (gr. 840) per il fante. 84 (Kg. 2.520) per il cavaliere romano da ri partirsi con i suoi due scudieri). 56 (Kg. 1. 780) per il cavaliere alleato (che aveva solo uno scudiero): una quantità imprecisata di carne di suino salata o affumicata (i bovini, pur essendo l'Italia il «paese dei vitelli», erano adibiti dai romani solo alla coltivazione dei campi: la loro carne cominciò ad essere consu mata nelretà imperiale. e in scarsa misura perché scon · sigliata dai medici):· formaggio: sale: grassi animali vari: aceto (da mescolarsi nclracqua): olio (destinato, però, non u scopi commes tibili. bensi ad unzioni con le quali rendere più agili le membra e come protettivo contro malattie contagiose): miele (per deco tti contro affezioni bronchiali. intestinali. ecc.). I roman i distribuivano grano. piuttosto che fa rina o pane. per ragioni di conservazione e per consentire di usare il macinato nei modi più vari (pappe. focacce, ecc.). Tuttavia. in diverse occasioni si dava il pane, il famoso «panis castrensis» (pane militare). fatto con il grano mi· gliore. diverso da quello dispensato tal volta al popolo. di qualità inferiore. detto ,,panis sordidus»: razione giornaliera. 2 pagnotte (di dodici once ciascuna} al fame, 6 al cavaliere
ro mano. 4 al cavaliere alleato. All'inizio, ogni soldato triturava la propriu razione cli grano. dopo averlo abbrustolito, con delle pietre: poi. ogni centuria fu dotata di una sua macina. I l pasto era consumato secondo un preciso orario: al levare del giorno (tratlavasi di una colazione, salvo nei giorni cli battaglia in cui si consumava una maggiore quantità di cibo) e al pomeriggio. verso le ore 16 nei mesi invernali e verso le I 8 durante la stagione estiva (ed era questo il pasto principale). Gli U fficiali tutti. dal grado più alto a quello più basso. avevano la stessa razione e mangiavano insieme ai loro legionari. In un secondo tempo. però. si ebbero mense separa te. {V. Ada mi. L ·alimentazione del soldato attr a"erso il tempo. 1932). La razione viveri aveva un controvalore in denaro che veniva corrispostO durante le assenze dalla «legione» per infermità derivanti da cause di servi zio. incarichi isolati. licenze. ecc. ,: Il vestiario ciel soldatO romano era molto semplice. Esso si componev a ciel ,,sagum» (saio). una ves te che s'indossava sopra la tunica: della «laena». un indumento simile al saio, ma più pesante. per l'inverno: della «lucerna)). una specie di cappo tto con cappuccio e delle «caligae» (scarpe). li vestiario militare. come quello civile. era fatto con tessuti di lana e di peli di capra. piL1 leggeri per le stagioni o per le regioni calde. più pesanti per !"inverno o per le zone fredde. Attorno alla lìne della repubblica. il .. sagum» estivo fu fatto con il lino. La lanu. dapprima lìlata in casa. - attività prettamente muliebre - cominciò ad essere lavorata in veri e propri stabilimenti nel periodo della seconda guerra punica e si addivenne a ciò per pure esigenze belliche. Contemporaneamente sorsero anche sartorie miliatri e fabbriche d'armi. come. ad esempio. tra quest\dtime, quella grandissima di A rezzo. destinata a vita secolare e che sotto A ugusto giunse ad i mpiegare migliaia di fabbri. Le vesti e le armi, una volta pagute. restavano di proprietà del soldato. Ogni l'o rniLu ra era sottoposta alla «prob atio contra facta», un au· tentico collaudo. I fornito ri disonesti erano puniti severamenLe e non potevano più svolgere attività commerciali. QuantO all"accasermamento, ogni soldato portava con sé una pelle di capra o di diverso animale e un palo di legno. la prima per impiantare. con analogo materiale recato dagli altri soldati. le tende (che più tardi sarann o di stoffa) e il secondo per costru ire a1torn o agli accampemenLi il .. val· lum». Il controvalore delle pelli non era scontato sulla paga : pertanto. in caso di perdita o di deterioramento non giustificato. veniva no infli1te punizioni ed elevati addebiti. ~! Pari a circa 200.000.000 di assi. ;J Che le frutterà. tra 1·a1tro. il possesso di ben 1.000 kmq. ·' 1 Sappiamo da T ito Livio (op. cit.) che questi supporti. nati all"inseg.na della fortunosità sotto le mura di Veio. avevano già raggiuntn un·eccezionale solidità appena cinquan ta anni dopo. attorno nl 350 a.C. . alla vigilia. cioé. delle guerre sannitiche. '•· N el corso della prima guerra punica furono 100.000 i soldati che assed iarono le città siciliane di Lilibeo e di Ore· pano {Trapani). possedimenti cartaginesi. L o scontro alle isole Egadi. che decise le sorti della suddelta campagna. av\·enne Lra 250 navi roma ne e 400 cartaginesi. Durante la seconda guerra punica. rescrcito romano. secondo quanto rifc risee Plutarco (.. Vita di Annibale»). giunse ad una consi~tcnza di 150.000 fa nti e 6.000 cavalieri. mentre i contin· gc11ti mobilitati (compresi gli alleati) si aggiravano sulle S00.000 unità. Eutropio («Bre\·iarum ad urbe condita») ci dice che a Canne il Console Terenzio Varrone schierò 59
Le principali vie romane nel IV sec. a.e. - Nel medaglione: il Porto di Ostia. 60
(Collez. tot. varie).
terre lontanissime dalle sponde del sacro Tevere. quanto d'a mministrare bilanci militari -- uscite 57 e entrate 5R -- in rapido, impressionante crescen do. Rilevazione accurata dei fabbisogni in rapporto alla propria economia: pianificazione finan ziaria : accantonamento di scorte di frumento in quantitativi disposti annualmente dai Questori: presenza nelle casse dello Stato di una riserva finanziaria bellica. il cosiddetto «aerarium sanctius» 59 , intangibile e destinato ad essere impiegato soltanto, su deli berazione del Senato, in caso di estremo bisogno: impianto di una fitta rete di centri e canali logistici rappresentati dalle <(Colonie>>60 e dalle città vassalle (o1. strade 62 , porti 6 J: accertamento. mediante un apposito, attivissimo, servizio d'in formazioni. delle ri sorse economiche avversarie: sistematica costituzione, pri ma d'iniziare una qualsiasi campagna, di sicure basi d'appoggio 64 : ricerca della battagl ia decisiva soltanto dopo aver distrutto il potenziale logistico nemico, (viveri, principalmente) nei mod i più disparati, ora con azioni di guerriglia 65 • ora con battaglie 66 o con campagne preliminari ben finalizzate 67 e ora, infi ~6.000 soldati. Asdrubale fu sconlìtw al l'v1etauro eia un esercito di 100.000 uomini. La ffotta che salpi, \·erso Zama , i Cll111J)()ne\·a di ben -100 na\·i. >!elle gucrrc macedoniche llo111a irn piegi1 1lltrc 100.000 soldat i. Si natta di o.: ifre. se· rapponatc ai tempi. da\'\'cro insolite e che ci danno l'esa\la misura dell'i111 p(>11c111.a dcll'apparaw bellico rlll11:11w . ~, Solo per il villo. vestiario ed equipaggiamento Roma ebbe ad affrontare. per esempio. una spesa giorn aliera di 1.200.000 assi durante la seconda campagna punica e di I .500.000 circa nelle guerre contro la Macedonia. ;~ A fronte delle succi tate spese militari. riferi te soltanto precisiamo - al man tenimento del soldato. si ebbero introiti di strabiliante port ata. Ecco. in breve, a puro titolo esemplifica tivo. alcuni dati : la villoria alle isole Egadi fruttò 2.200 talenti: la ballaglia del Metauro 3.000.000 di sesterzi e 800.000 assi librali: la campagna di Spagna 14.342 libbre d"argento grezzo e un'ingente quantità di argento monetato : la guerra contro i Galli 320.000 assi librali e 101.500 libbre d·argento : la villori a sui Liguri e sui Galli (del 197 a.C. l 237.500 libbre cli bronzo e 79.000 di argento monetato: la successiva campagna contro i Galli 320.000 libbre di bron7..o e 234.000 di argen to morietato: la conquista della Siria 283 corone auree, 137.420 libbre di argemo. 258.000 tetradracmi attici. 453 .000 cisto fori. 140.000 lilippei d'oro: la guerra contro i Galati 212 corone, 2.1 03 libbre d'oro, 127 .000 tetradracmi auici. 250.000 cistofori, 220.000 libbre d"argento. 16.320 filippei (Plinio. Storia naturale). Dopo la vi tt oria di Piclna. nella terza guerra macedone. Roma aveva nelle sue casse un fondo di ri serva di 17.4 10 libbre d'oro. 22.070 d' argento e 6 1.035.400 di moneta corrente. :•, Sarà questo "aerari um» (la cui costitui ione era comincia t a nel I V sec. a.C.) chc consentirà a Roma la pronta rico struzione del suo esercito distru tto a Canne. Mai prima
d'allora intaccato. esso ammontava all'epoca a 4.000 libbre d"oro. M• Costituite eia espropriazioni fo ndarie in danno ai popoli vinti e affidate per la coltivazione agraria ai legionari invalidi o che avevano lasciato onorevolmente il servizio. Disseminate per tut ta l'Italia. esse assolvevano si molteplici compiti come. per esempio. di assimilazione politico-economicoetnica. ma eran o in primo luogo avamposti militari (anche se presidiati indirettamente) e b asi logistiche di capitale importanza. " ' C ui incombeva l'obbligo dell'accantonamen to cl i derrate, a disposizione delle " legioni» che si trovassero a passare o a stazionare nei loro territori. " : Il sistema \·iari o romano - dotato di «mansiones» (alber· 1:!Ìli). «stationes» (stazioni di sosta}, posti di guard ia presiediati dai «milites viarurn». ambulatori medici. servizi veterinari. ecc. - si offre ancor oggi alla nostra ammirazione per la grandiosità. la tecnica e rardimento della costruzione. Queste strad e. seppure ideate (e adibite) al traffico civile. avevano precise lìnalità militari, tanto da essere rapidamente sgomberate dai «milites viarum» non appena transitavano colonne di tru ppe o di riforn imenti. ''' Anche se i Romani considerarono sempre secondario il trasporto via mare. Il motivo era assai semplice: la vela, essendo sogge tt a ai capricci del vento, non offriva sufficienti garanzie di sicurezza nella tempestività dei rifornimenti. Aggiungendo. poi. che le n avi maggiori potevano caricare al massimo 200 tonnellate. che navigavano costeggiando per mancanza di carte nautiche, che cli notte gettavano l' ancora ,, rallentavano notevolmente la corsa e che potevano percorrere tu tt'al più 50 miglia al giorno. non a torto i comandan ti militari facevano maggior conto. quando il riforn imento aveva carallere indilazionabile, sul trasporto via ter·
ra. Se, ad esempio. Roma en trò in guerra contro i Sanniti fu per il rafforz amen to delle sue basi nella Campania. La con 4uista di T aranto ebbe per scopo non solo il possesso di un·area strategica navale. ma anche il consolidamento cli una rete cli navigaiiom: imperniata sulla linea RiminiPesaro-Brinclisi. La campagna contro gli Illirici fu condotta per ra re della Dalmazia il granaio delle «legioni» in marcia verso la G recia. la Macedonia, l"Asia minore. Con raccor do stipulato. nella fase cli prologo della prima guerra punica. con Gerone di Siracusa. Roma mirò ad assicurare alla propria flo tt a la piena clisposi7.ione della costa orientale della Sicilia per !"approvvigionamento dei suoi eserciti. "' Cosi - a ti tolo sempre esemplificativo -- contro i Sanniti. Pirro. A ntioco ùi Siria. r,J
''" Se Rorna concluse 1·itwriosamcn te la prima guerra punica f u soprattu t lO per cs~crc riu scita a privare il nemico. asserra gliato da olt re o tt o anni 11.:lle ciuil cli Liii beo (Marsala) e Orepano (Trap.111 i). c1·og11i p<1ssibilitù di sopravvivenia. graiie al memorabile scontro navale delle isole Egadi (241 a.C.), vinLO dal Console Luta 7.io Catulo e che cos tò ai cartaginesi la p,:,rclita cl i un Cf>nvoglio di 400 navi cariche cli vettovaglie. ''' È a Cartagcna che Publio Cornelio Scipione cominciò a co stru ire la sua \·itwria di Zama. perché. occupando la ca· pitak dd la Spagna punica. egli recò all"apparato militare ..:artagincsc un durissi mo colpo. pri vandolo sia delle risorse ,Ìgric(1le local i. ~ia d.::lle ingenti ssime scorte i1·i accumulate. Po tr.:mmo ci tare in pr()posito. come per le precedenti note. molti al tri esempi. ma crediamo che 4uelli 4ui riportati siano piL1 che sulììciL'n ti a chiarire i comenuti del testo. 61
ne, con logoranti assedi 68 ; questi, in poche parole, i tratti più significativi della logistica degli eserciti romani , la quale se da un lato ha diversi pu nti di contatto con quella delle «falangi» alessandrine si differenzia per altro da queste stesse, perché, mentre presso i macedoni le componenti logistiche, pur nella loro vastità e genialità d'ideazione, erano rimaste in fondo asservite al disegno operativo. nelle <<legioni)), invece, esse divennero l'elemento prcorclinatore del piano bellico in senso stretto. la cinghia di trasmissione dell'intera macchina militare. E simile impostazione logistica rimarrà una costan te tipica delresercito ro mano. tanto che quan do Vegezio seriverà, verso la fine del II I sec. d.C. . la sua «Epitome institutionum rei militaris» non mancherà di porre ripetutamente l'accento su tale argomento 1' 9 . Co me si vede, si trattò di un impianto logistico amm in istrativo di straordinaria modernità, in cu i sono presenti tutti gli aspetti che contraddistinguono attualmente il settore: siamo, cioè, dinanzi ad una Logistica <cessenziale» e c<derivata», a cdivello centrale» e c<periferico», <camministrativa», «tecnico-amministrativa», cctecnico-operativa», «operativa». ((tattica» e, poiché dalla guerra di Veio in poi gli eserciti romani cominciarono ad agire strategica~nente, (( strategica». L'insieme dei bracci di leva di questa Logistica a così vasta capacità polmonare - e, in quanto tale, con radici e ramificazioni in tutta l'impalcatura dello Stato - fu essenzialmente rappresentato dall'istituzione q uestoria, per essere i Questori gli amministratori delle finanze pubbliche e, in guerra. anche degli eserciti. Sia perché titolari, al pari delle massime magistrature dello Stato, di una carica elettiva, sia perché, esercitando funzioni delegate dal Senato 70 responsabili del proprio operato solo dinanzi l'organo delegante 7 1, i succitati amministratori militari avevano rango e dignità pressoché eguale a quella dei Consoli. Essi. infatti, si trovavano rispetto ai supremi comandanti militari - al fianco dei quali partecipavano ai combattimenti 72 e di cui, in caso di imped imento o morte, prendevano il posto 73 - in posizione di subordine solo sul piano tecnico-operativo. mentre godevano di un'assoluta autonomia per le gestioni finanziarie, come del resto avveniva in tempo di pace nei riguard i dei Consoli. Capi dell'esecutivo, seppure - ovviamente - in un quadro di attribuzioni e rapporti di diversa specie. Se Roma entrava in guerra con un solo esercito {
62
consolare. uno dei due Questori seguiva le tru ppe, uno restava in città H_ Qualora, invece, fossero stati impegnati congiuntamente tutti e due gli eserciti, interveni va anche l'altro magistrato per esercitare a turno con il collega 75 le attribuzioni della carica rivestita. Se, infin e, i due eserciti fossero stati impegnati su differenti scacchieri, un Questore assumeva la direzione · logisticoamministrativa del primo, uno del secondo 76 • '·~ Publio Cornelio Scipione !:mili.ano sferrò nel 146 a.C. il , uo micidiale. impietoso attacco fìnale contro Cartagine (che. come è noto. scomparirà dalle pagine della storia in L·t::ncrita dalle fi amme). solo dopo avere ridotto la città alla fame con un lungo assedio che ebbe la fase più saliente nelrostruzione del porto (cui. inva no. i Cartaginesi replicarono con lo s'cavo di un canale per potere essere riforniti dal mare) e con roccupazio ne della città di Neferi, ulti mo caposal· do della unica strada costiera, att rave·; so cui gli assediati potevano ricevere qualche manciata di viveri. ,,,, Ecco alcuni suoi aforismi riferiti alla logistica : Il) «Colui che in guerra av rà maggiore vigilanza sui vettovagliamenti e più lavorerà per tenere esercitate le truppe, andrà incon· tro a mi no ri pericoli... ». IV) c<Meglio è vincere il nemico con la fame o con le sorprese o con lo sgomento che colla battaglia nella quale può più la fortuna che il valore ...>>. VIII) «M eglio è tenere abbondanti riserve dietro le spalle dei combattenti che sparpagliare le stesse ... ». XVI) <<Chi non ,· apparecchia le ve ttovaglie e le altre cose necessarie sarà vimo senza combattere ... ». XXX) «È magnifìco disegno di guerra quello che serva a prostrare il nemico più con la fa me che con il ferro». (Libr. III. Cap. 26°. Trad u,:. Zamboni. Firenze 18 I 5). Sulropera di Vege;:io cfr. anche nota a pag. 111 Cfr. nota n. 42 a pag. 97. 11 Mediante dettagliate rese contabili che avvenivano, in pace. alla scadenza del mandato, al termine dei cicli operativi. in guerra. Il Senato. av valendosi dei pro pri «ratiocina· tores,, (contabili) esaminava i conti (trascritti su appositi "registri») sotto il profìlo della legittimità, della necessità e della convenienza. Era un controllo rigorosissimo. In caso di dolo, si instaurava a carico del Questore un vero e proprio gi udizio penale che poteva anc he concludersi, dopo la confìsca dei beni di quest'ultimo (q uale risarcimento del danno). con la pena capitale. L'incuria e la negligenza veniva no punite con pene detentive di vario genere, previa sempre la confisca dei patrimoni personali. Ove si fossero subiti dei rovesci militari. ancorché parziali, i Questori venivano sottoposti ad un più vasto e più spietato giudizio unitamente ai C onsoli in base al principio - già riscontrato nelle «falangi» greche - della congiunta e inseparabile responsabilità dei Comandan ti e degli Amministratori militari. 12 Mezzo cavallo dietro al console e alla s ua sinistra, per l'assolvimento di compiti i più diversi (Tito Livio, op. cit.). 71 · Ass umendo per l'occasione un temporaneo «imperium». ' J Scelta mediante sorteggio. ,; Co me i Consoli. 6 ' In tale evenien;:a i due Questori - sembra - lasciavano in città al loro posto. due «Pro quaestores», funzion ari (non magistrati) di pro pria fid ucia e graditi al Senato. ma rimanendo essi responsabili degli atti compiuti da costoro.
-~·· t'
--- ---.:_
'" ----::.--
Scipione l'Africano. (Museo Nazionale, Napoli}. Navi romane per trasporto truppe. (Museo Nazionale, Napoli} Ricostruzione della battaglia di Zama. (Da «Storia d'Italia, Ed . Fabbri). 63
Succedendosi le guerre a ritmo sempre più serrato. su teatri operativi in contin ua estensione, a distanza e a durata crescente. affinché nei pubblici poteri non si avesse una vacan za troppo lunga, si addivenne nel 424 a.C. all'elezione di due (( Quaestores militares» con attribuzioni strettamente connesse all'amministrazione dei bilanci bellici: bilanci che - ricordiamo - non contemplavano ancora le voci relative al mantenimento e alla paga delle truppe, continuando a vigere il vecchio principio della gratuità del servizio militare. La nuova istituzione ebbe all'inizio carattere eccezionale, nel senso che questi due supremi amministratori d'eserciti, investiti - essendo, anch'essi, dei magistrati eletti dal popolo - degli stessi diritti, doveri e prerogative di quelli civili (detti da allora in poi «urbani)>), entravano effettivamente in funzione solo in caso di guerra e ne recedevano al termine delle operazioni. Tale eccezionalità non durò, però, a lungo e nel corso delrassedio di Veio la carica dei Questori militari si fece permanente, dovendosi provvedere in maniera adeguata al soddisfacimento di tutte quelle nuove esigenze, insorte, come abbiamo veduto. sotto le mura della città etrusca i7. L'innovazione dette naturalmente vita ad uno specifico apparato logistico-amministrativo che, atri nizio di modeste dimensioni, venne rapidamente I' ad ingrandirsi lino a raggiungere, alla vigilia della prima gue1~ra punica. una struttura non solo di notevoli proporzioni, ma anche ottimamente incernierata nelle sue varie componenti. Detta struttura ebbe per principali caratteristiche: la presenza di un particolare organo agente, il «Corpus Quaestorum,>, costituito da personale militare di vario grado, scelto all'interno della «legione» tra quanti avevano una qualche competenza amministrativa e posto, in via temporanea, alle dipendenze dei Questori: una rigorosa canalizzazione di supporti discendenti dal vertice dell'istituzione militare si no al livello di unità tattica elementare (centuria). in considerazione del fatto che gli eserciti romani erano articolati in modo da po tere agire con piena autosufficienza, oltre che nel loro insieme. con Corpi staccati, (<<gruppi di legio ni», ,degioni». <<gruppi di centurie», «centurie»): un rigido quadro di competenze: l'uniformità organizzativa. per cui si aveva all'estrema periferia un impianto identico a quello centrale, seppure - naturalmente -- di dimensioni più ridotte: e, infine. secondo l'antica tradizione, la piena autonomia Jcgli amministratori militari nei riguardi dei Co mandanti. 64
Questo organismo - i cui componenti, facendo parte integrante della ,<legione», si schieravano tutti, al pari dei loro capi, in battaglia 78 - aveva alla sua sommità, per ogni esercito consolare, quali diretti collaboratori dei Questori, un «Proquaestoni 7'1, due «Tribuni» 80 e cinque ((Praefecti», di cui: un (< Praefectus aerari>i - gestione del contante, amministrazione generale; un «Praefectus annonae» - vettovagliamento; un c<Praefectus sarcinarum» - vestiario, equipaggiamenti vari , armamento; un «Praefectus vehiculorum» - trasporti; un «Praefectus praedarum>) - prede, contribuzioni belliche, ecc. Per le attività subordinate, con il rango di Ufficiali compresi tra il grado di Centurione e Adiutore. troviamo: «Procuratores» - approvvigionamenti; «Actari>J - stesura dei contratti, tenuta dei registri (<fidem facientes»; «Ratiocinatores» - contabilità, servizio di cassa; - «DispensatoreS>> - servizio dei magazzini ; -- «SpeculatoreS>J - informazioni 81 • Quindi, ai livelli inferiori, di sottufficiali, si avevano: ,,Frumentari» · distribuzione viveri; <<Metatores» - servizi di fureria; «Scribae» · scrivani. Seguivano. infine, gruppi di legionari, addetti a vari compiti K2, e di «calones», uomini metà servi e metà soldati i1_ adibiti al servizio trasporti.
77 Crescendo sempre di più. con l'andare del tempo. le necessità sia della pubblica amministra zione che 4uelle militari. il numero dei Questori ve nne successivamente ad ampliarsi. sino a raggiungere il numero di 20 con Silla e di 40 .:on Cesare. :~ A Canne. rii\: risce Tito Li,·io (op. cit.). cadde l'inten) ot(Orpus QuaestorUJ11J>. ''' Vice Questore. "" Funzioni di consulenza e controllo. ~, Cfr. pag. n. 105. "~ Tra ques ti legiona ri avevano particolare spicco i «vigiles quaestori». soldati di sicura onestà. ferreo carattere e dotati della «corn prchensionis facultas" (facoltà di arresto), incaricati de lla sorgeglianza delle casse e dei magazzini, della scoria dei convogli (affidati sempre al comando di un Ufficiale questore), delle requisizioni. conlìsche, ecc. "' I «caloncs,, dovevano essere in numero assai rilevante se, stando a Tito Livio. un esercito consolare era provvisto di
Tribuni. Prefetti, Centurioni e Succenturioni, coadiuvati in modo diverso, sovrintendevano rispettivamente ai <<gruppi di legioni», «legioni» e «centurie)), comunque dette unità operassero. Siffatta imponente organizzazione K4 aveva il proprio centro motore in un complesso di infrastrutture (Magazzini. Uffici , ecc.) chiamato <<Quaestorium,, e collocato sempre. a testimonianza anche delrimportanze delle funzioni che in esso venivano svolte. subito dopo il « Praetorium» (Comando militare). al centro di quei munitissimi campi, che i Romani erano soliti costruire con una sopren dente abilità lungo i loro cammini.
* * * Le vittorie, gli accrescimenti territoriali, l'ingente ricchezza accumulata hanno, ad un tratto, per Roma un drammatico rovescio: l'Urbe, perduta in una sfrenata corsa al lusso la sua tradizionale austerità e assorbita tutta la raffinatezza dei vinti popoli orientali i15, è all'improvviso scossa da una profonda crisi politico-sociale, scaturita dal fatto che se essa è inondata da un fiume d'oro a questo non attingono che pochi, mentre i più sono immersi in un'agosciosa miseria aggravata dalla scomparsa della piccola proprietà terriera, andata ad ingrossare i già vasti latifondi semiabbandonati 86. Scoppia la rivolta dei Gracchi, sale alla ribalta pubblica un valoroso quanto ambizioso Generale, cli parte popolare, Caio Mario, l'irriducibile avversario del patrizio Cornelio Silla. E con Caio Mario, Console per ben sette volte, già Questore in Spagna con Scipione Emiliano, la ((legione» subisce una nuova radicale trasformazione.determinata, da un lato, dalla suaccennata crisi e. dall'altro, dalla necessità di fermare sia l'audace Giugurta che la tracotanza dei Cimbri e dei Teutoni, mentre tutti, in un clima di dilaganti accessi contrasti, nei quali si è perduta l'antica identificazione tra interessi pubblici e privati, cercano con mille imbrogli di ((subterfugere militiam)). Assillato da simili problemi, Caio Mario, nel 106 a.C., emette un drastico provvedimento, basato sui punti che seguono: - estensione dell'obbligo del servizio militare anche a coloro che per essere privi di censo, i «proletari», ne erano stati sinora esclusi in virtù della costituzione serviana; concessione ai legionari, in aggiunta al soldo e al mantenimento, di un diritto di preda, della pos-
sibilità cli trattenersi sotto le armi per lunghi periodi, di una pensione alimentare in caso d'inabilità per motivi di servizio e, al momento del con gedo. di un pezzo di terra in proprietà, a titolo di liquidazione; - modificazione dell'assetto ordinativo, e quindi dell'impiego operativo, della «legione», la quale, ordinatasi in ((coorti» Kì, viene ad essere composta da 7.000 unità, mentre ogni esercito consolare passa ad una consistenza di 6-8 «legioni», ripartite in 3 <<gruppi», per un totale in media di circa 50.000 unità. li provvedimento centrò in pieno il bersaglio. Infatti: la questione sociale si attenuò di colpo, perché per i «proletari>i, sempre alla ricerca affannosa. e per lo più vana, di un tozzo di pane, questo tipo cli servizio militare non potè non apparire che una provvidenziale ancora di salvezza e, pertanto. essi , si precipitarono a servire nelle «legioni» in gran massa: gli anemici eserciti consolari ebbero un rapido rinsanguamento: e la «legione», infine. si rinsaldò ulteriormente grazie ad una maggiore consistenza organica, un nuovo impiego tattico 88 e il professionismo dei propri componen . 89
li
.
3 .500-4.000 quadru pedi per il solo traino dei carri viveri e materiali. Gli oc impedimenta" viaggiavano in coda alle «legioni» se queste si muovevano in territorio amico, al centro se esse si sposta vano in zona nemica, alla testa nel corso di eventuali ripiegamenti. ~, Comprendente anche i servizi sanitari e veterinari. ~~ Per cui ben dirà G iovenale: «I popoli vinti si sono vendicati di noi dandoci i loro vizi». " 6 Scriverà in proposito Plinio il Vecchio: «latifunda perdi· cl ere I taliam». x; Raggruppamenti tattici in numero di I O per «legione». Ognuno di essi venne a stabilizzarsi sui 600 uomini, suddi· vi si in 6 occ emurie». 2 «coort i» speciali. formate da militi scelti. furono addelle alla guardia personale dei Comandanti supremi e per taie motivo fu rono chiamate «pretorie». I cav11!ieri continuarono ad oscill are sui 300. mentre gli specializzati salirono a 600 700. D urunte la terza guerra sannitica (298 290 a.C.) alla primitiva «legione». ordinata per ,,centurie». (« legio cen turiata,,). si era sostituita un'altra «le· gionc". ord inata per "manipoli,, l«legio manipulari s»). Questa " legione" ·- esclusi i ca valieri. i veliti e gli specializzati. i quali non subirono alcuna modificazione - si articolò in 30 «manipoli». suddivisi ciascuno in 2 "centurie» e riuniti in 3 erg.ru ppi» di 10. dei quali uno di «astati». uno di «principi» e uno di ,;tri ari ». Il manipolo degli ccastati» e dei ,.,principi» si aggirò sulle 120 unità. quello dei "triari» sulle 60. "" Ra sato su un sistema a fì sarmonica. ~· Si suole affermare che Caio Mari o, creando i presuppo· sti cli quegli eserciti ùi mestiere che si avranno in seguito. devoti non più alla Patria. ma ai condottieri che meglio sa-
65
~ j Legato
( -,
I
~ IL
CONSOLE
'--. , ~ Lega to L EGA T O SEN IOR
Pr efetto
ESERCITO CONSOLARE (20 000 uomini) LEGAT O
LEG A TO
1° GRUPPO L EG IONI (1 0. 000 uom in i )
11 ° GRUPPO L EGIONI (10.000 uomi ni )
TRIBUNO
-- .
1· L EG ION E (5.000 uom ini )
T RIB UN O
Il' LEG IONE (5.000 uom in il
PREFE TTO
PREFETTO
PR EFET TO
1°GRUPPO 16Cent urie (l600uom)
2°G RUPPO 16Centu r ie (1600 uom)
3°GRUPPO 16Centu rie (1600uom)
Cen turione CEN TU R IA (100uomini)
Sua:enturiore
Sucx::enturione
SuCCEOturicne
Su ccenturia (30 uom ini)
Succenturia (30 uomin i)
Succenturia {30 uom ini)
Legio nario S
L eg.Scelto
Leg.Scelto
SQUADRA( 1Ouom)
SQUADRA( l Ouom)
SQUADRA( 10uom)
(1) Per il 2° g ruppo come per il 1°. (2) Sino al 290 a.e. ci rca. dopo la quale data si ebbe l'ordi namento «mani polare» e. quindi. quello «coortale». (C fr. nota a pag. 65 ). Questi m utamenti non ap portarono, però, alcuna modificazione nelle stru tture log istico-am ministrative. 66
-- •
ESERCITO CONSOLARE ROMANO
QUESTORE
Prefet to Vettovagl
c t l B U NO
P refetto EQuipagg
PrefettoTra sport i
P t efotto Prede Centurione Erario
Cent . Vert ov.
TR IBU NO Ctnt . Equ , p .
Cent . T rasp .
Cent . P rede .
_______
.________ ___,,,.,!c e nt . Erar io . PR E F ETTO
PREFE TT O .__ _ _ _ __,
! Cent . Vettov.
Cent . E q ui p .
S ucce ntur. Cont .
Succ entur. Log ist S uccentur.Tra s p. Suecenturion..__ _ __ L egiona rio S ce lto (con ta11te) Legionario S celto (l oq . e trasporti)
67
Combattimento - Sarc. Ludovisi. (Museo della Civiltà romana}. Testa di Centurione. (Museo della Civiltà romana). 68
In un così diverso contesto mutò. è ovvio, anche l'apparato logistico-amministrativo, pur rimanendo esso invariato nell'organizzazione operativa. nelle competenze e nelle gerarchie. Fra le tante modificazioni che si ebbero in proposito - come. ad esempio, il notevole ampliamento delle aree d'intervento e delle strutture - risalta il completo riordinamento del ((Corpus Quaestorum» sulla base soprattutto del principio che ·nella scelta degli amministratori militari si dovesse d'allora in poi obbedire a criteri di scelta assai più rigorosi che· nel passato. In particolare, per potere fare parte del Corpo in parola si volle: collaudata esperienza militare in senso stretto, richiedendosi agli aspiranti ufficiali e sottufficiali ((quaestori» l'avere compiuto un determinato periodo di servizio al comando di truppe, in guerra e con <<Clara virtute»: specifica esperienza in materia giuridica, amministrativa e commerciale acquisita nella vita civile: superamento di una specie di esame di idoneità e successiva iscrizione in un albo professionale, l'«index quaestorius» 90 : conferimenti d'incarichi, sempre c<ad tempus», ma di durata quinquennale, rinnovabili solo dopo un altro periodo biennale di comando di truppe, in modo che l'esperienza professionale e quella militare si trovassero ad essere sempre saldamente fuse tra di loro 91. In questi tre elementi - competenza militare di base. sicuro coraggio fisico e morale, preparazione tecnico-professionale - le caratteristiche essenziali dell' Ufficiale Commissario voluto da Caio Mario: un Ufficiale, per altro, che, anche dopo il suo passaggio nel ((Corpus», rimaneva pienamente inserito nell'attività d'Arma, dovendo egli continuare a partecipare, al pari dei colleghi delle «coorti», agli «exercitiai, (addestramento al combattimento), alle «operae>l (servizi vari), nonché, quando squillavano le «tubae», al combattimento, secondo la primitiva e mai smentita usanza.
*** Come è noto, dal 264 al 146 a.C. Roma ebbe a scontrarsi, tra alterne e tragiche vicende, con la maggiore potenza marittima dell'epoca, Cartagine. Posta in giuoco: la conquista del Mediterraneo. Ebbene, il giorno in cui per la prima volta l'urbe si trovò a faccia a faccia con la tenace e ambiziosa rivale, essa non possedeva u na flotta capace di contrastare il passo ali' Armata navale cartaginese, forte di centinaia di vascelli ottimamente equipaggiati.
I Romani compresero immediatamente che se volevano uscire vittoriosi dall'aspra contesa dovevano combattere l'orgogliosa città di Didone con le sue stesse armi e sul s uo stesso terreno e con febbrile lavoro, nel giro appena di quattro anni , misero in acqua centocinquanta unità, di cui cento a cinque ordini di remi e cinquanta a tre ordini, costruite con somma perizia e dotate tutte di un 'arma, che potremmo oggi defìnire segreta e che si sarebbe subito rivelata di una straordinaria efficacia risolutrice: il «ponte corvo», una specie di ponte levatoio. destinato ad agganciare le navi nemiche e a formare, quindi, una grande piattaforma su cui si potesse combattere come sulla terra-ferma. E sarà grazie a tale innovazione se nel 260 a.C. il Console Caio Duilio riuscirà a sconfiggere nelle acque di Milazzo - la prima battaglia navale della storia romana - la flotta punica. La permanente minaccia dell'indomabile Cartagine. l'assoiuta esigenza di mantenere ben saldi all'interno e ben difesi all 'esterno i propri domini, molti dei quali rivierasclri, la vitale necessità di conservare la piena e contin ua padronanza delle linee commerciali marittime spronarono Roma ad aumentare sempre di più il suo pontenziale per la guerra sul mare e attorno al 200 a.e. essa venne a disporre di una potentissima marina militare 92 • Il nuovo apparato bellico ebbe strutture operative del tutto identiche a quelle delle truppe di terra, ma completamente a sé stanti, salvo ad avere i
pranno condurli alln conquista di grassi bottini, non rese certo un buon servizio al suo Paese. Si trntta di un'accusa ingiusta: gli eserciti di mestiere. cosi come i Generali di mestiere. furo no indubbiamente una delle cause principali della decadenza di Roma. avendo nel loro sangue il germe della guerra civile e della dittatura militare. Ness un addebito per questo può. però. elevarsi a carico di Caio Mario - cui va. anzi. il merito di avere saputo risolvere con la sua riforma una crisi di vastissima portata -. bensì di quanti. dopo di lui. reggeranno i destini dell'Urbe. per non avere essi saputo contenere. o per avere addirittura favorito in un sordido giuoco cli interessi personali. una ridda di degenerazioni della rìf'orma attuata dal coraggioso vincitore di Giugurta. dei C imbri e dei Tcutoni. non a torto salu tato al suo tempo come il «t..:rzo fo ndatore della rep ubblica». ,rn Tenu to dai Questori. "' Floro Lucio Anneo. Epitome li. ·•= Costituita da vascelli a diversi ordini di remi (trirem i. quadri remi. quinqueremi). tra cui navi esploratrici ("specula· toriac ..). pona·ordini. («celoces»). eia trasporto (,,cercuri,,). ..:cc. T utte le unità usarnno la vela per la normale navigaLione e i r.:mi per il combattimento. Catapulte. grosse bali· ste e altre macchine da lancio costituivano le artiglierie di bordo, azionate da squadre dì «fabri classari».
69
Battaglia navale - Il sec. a.e.
(Museo archeologico, Venezia) .
Comandanti in capo negli stessi condottieri delle «legionii>. i Consoli, i quali si avvalevano per l'esercizio dei loro compiti di una gerarchia di Uffi ciali di marina. rappresentata da un «Praefectus rerum nauticarum» (cui incombeva, riteniamo, le fonti in materia non sono molte generose !"armamento delle unità). «Praefecti classis>i, «Magistri navis». «Centuriones classari», ecc. Non diversamente fu per l'area logisticoammi nistrativa, con la differenza, però, che le relative supreme magistrature verso il 220 a.e. ven70
· nero a staccarsi da quelle che presiedevano al mantenimento delle legioni e ad essere costituite da due ((Quaestores classici>i, con funzioni, responsabilità e posizione giuridica eguali a quelle dei Questori delresercito 9 ·1 .
1 ' ·' L'organizzazione logistico-amministrativa della flotta :·icalcò in tu tto e per tutto quelle delle «legioni», mentre i vari livelli gerarchici - Utlìciali e Souuflìciali - furono gli stessi del settore operativo. A bordo di ogni nave un «dietarius» e
Gallo in fuga.
(Museo Nazionale, Napoli). 71
4.
Da Giulio Cesare alla caduta dell'impero
12 gennaio del 49 a.C., alba. Tre coorti di legionari marciano, tra folate di nebbia che li rendono poco più che ombre, m un'acquitrinosa piana dell'Emilia. Sono, questi uomini, i conquistatori delle Gallie e colui che avanza alla loro testa, è niente di meno che il prestigioso vincitore degli Elvezi, degli Svevi, degli A verni, degli Aquitani, dei Germani, dei Britanni, di Vergingetorige: Cesare, Giulio Cesare. Incombe un cupo silenzio rotto appena da qualche nitrito di cavallo, che subito si disperde ovattato nella nebbia. I soldati hanno i lineamenti tesi, gli sguardi velati da un indefinibile senso di sgomento, riflettenti rigurgiti di angosciosi interrogativi. E tirato in viso più dei suoi legionari, più di essi tormentato da contrastanti pensieri, lui, Cesare. Oltre un fitto canneto appare ad un tratto un fiume che scorre in un letto sassoso, al di là del quale, secondo le leggi della repubblica, non può procedere nessun esercito armato, grande o piccolo che sia. Quasi d'istinto Cesare leva un braccio in alto, blocca il proprio cavallo, ferma le coorti; poi, soffocata rabbiosamente una ultima perplessità, varca risoluto il fiume, muove contro Roma, la sua Patria. «Alea iacta est>,! E così, con il passaggio del Rubicone, muore la repubblica romana, nasce l'impero. Ci saranno ancora, è vero, il sanguinoso scontro di Farsalo, le tragiche Idi di marzo, la battaglia di Azio e sarà solo nel 29 a.C. che Ottaviano diverrà, con il titolo di Augusto, l'i ncontrastato padrone del mondo romano; ma tutti questi avvenimenti, pur nella vastità della I.oro portata storica, non sono che corollari del gesto compiuto da Cesare quel mattino d'inverno del 49 a.C., in seguito al quale «le generazioni vissute nel culto della libertà», dirà Cicerone all'amico Tito Pomponio Attico 9 4, «ebbero ri mpressione che il sole si fosse oscurato per sempre)) 9 ~. Quella di Augusto, c<lmperator», «P rincepS>l, padrone sì dello Stato, ma all'insegna di un illuminato equilibrio e di una sincera sollecitudine per la pace e il bene pubblico, non è soltanto l'era di una vasta rivoluzione politica 96, bensì - e ancora prima - di grandi riforme ordinative, amministrative, finanziarie e sociali 97 , attuate cosi in profon12
dità che, anche quando la tirannide orientaleggiante e le intemperanze di alcuni' Imperatori scateneranno su Roma violente bufere, queste per ben tre secoli non intaccheranno affatto l'ossatura, la potenza dello Stato che comincierà il proprio declino solo dopo le gravi crisi del III secolo. T ra le riforme in parola spicca in maniera preminente quella, radicale, dell'apparato militare. Roma si estende per milioni di chilometri quadrati , in Asia, in Africa, lungo le rive dell 'Atlantico, si no all'estremo nord dell'Europa; trasportare eserciti in zone tanto lontane, ogni qualvolta ve ne fosse stato bisogno, era impresa quasi impossibile e, comunque, destinata ad un sicuro insuccesso, p~rché non in grado di spengere prontamente, un «librarius» (o «rationalis») provvedevano al servizio viveri. il primo per la distribuzione delle vettovaglie, il secondo per la contabilizzazione dei relativi consumi. Nessuna differenza per il soldo e il vitto tra i soldati di terra e i marinai. Questo. però. forse solo a partire dal 220 a.C.; sembra, infat ti, che per il periodo precedente gli uomini di mare avessero una paga inferiore. Le riserve di derrate e acqua che venivano imbarcate erano rapportate alla durata della miss ione moltiplicata per tre. Grossi magazzini, installati presso i port i. assicuravano i necessari rifornimenti. 'H Epistolae ad Attic um, IX , IO, 3. ,,; Il pessimismo di Cicerone trova giustiJìcazione solo sull'astratto piano del suo .::sasperato idealismo republicano, ma non altrettanto nel quadro delle realtà politiche, perché se è vero che con Augusto, cui Cesare fa da prologo, Ro ma vedrà strangolate le sue antiche libertà, è parimenti indubbio - e questo è quello che più conta - che senza il muta mento costituzionale attuato dal grande Imperatore la gloriosa città di Romolo avrebbe perduto tutta se stessa in un'inarrestabile sequela di lotte civili. Augusto, così, non solo salvò Roma dalla rovina, ma con la sua mirabile opera politica schiuse alla propria Patria un nuovo ciclo storico c he durerà ben cinque secoli, quanto quello republicano e di quello non meno luminoso. 'I(, Ottaviano s'impad ronì della Repubblica con un espediente che rivelò subito la sua eccezionale statura d'uomo politico. Consapevole che una rottura violenta con ìl passato av rebbe potuto travolgerlo irreparabilme.nte, egli da un lato lasciò in vita le istituzioni repubblicane e dall'altro ridusse queste stesse a semplice involucro, concentrando nelle· proprie mani tutte le magistrature chiave. Si ebbe, cosi, con lui. una specie di repubblica imperiale. Console, Pror,onsole, Tribuno delle plebe. Presidente del Senato e dei Comizi popolari (c,P rinceps»). PonteJìce Massimo: queste le magistratu re esercitate da Augusto a vita sotto il mimetizzante titolo di «Impcrator» (Generale vittorioso). La monarchia di· ver rà sotto ogni punto di vista dinastica ed ereditaria alla sua morte ( I4 d.C.). con il figlio adottivo Tiberio. ''' Ordinativamcntc. al fine di saldare le c repe veriJìcatesi con le lolle civili nelle fondamenta dell'impero, Augusto per prima cosa divise l'Italia in 11 regioni, afJìdandole. senza soffocare le tradizionali a utonomie locali. all'amministrazio·
Giulio Cesare - Museo capitolina, Roma.
(Collez. tot. Alinari). 73
Campo Romano di Cesare .
ai tempi PORTA
PRAE TOR IA
,,-
'
FOSSA VAL LU M AGGER
[X
lX COHORTES
COHORTES
COHORTES
COHORTES
i I
I' ~
-.,..
I
'
~
' ,{t{J ~I
li 1J
"' < a::
I-
z-
(/J
i iI
COHORTES
COHORTES
-
( /J
(/)
!
i
.:i < ~ u
/
z ~ o..
I I
TRIBUNI
-
o
(/)
UJ I-
cr
o
:r o u
z-
:)
CD
a::
I-
rr-
oL
i
I'
TR I BUNI
-
.,
., .;:
O;o
~"' UQ
41 L
-o L -
VIA
..
o .,
~
O U X
-
.,
cn.~
PRAETOR I UM
-
LEGA T I
0
-
-z
a::
Ct
u
L
... D.
-
QU I NTANA
~
QUAESTORI U M COHORTES
l eg at , - abs ides predae
COHORTES
cx: VALLU M
I i xae PORTA
' mercatores! DECUMANA
1,
cr o.. 1Ct
o..
:r:
I-
< u z
o
o o
CD
...J
o..
<
UJ I-
:)
(/)
111111111 ·
(/)
j [X
74
I I
-
comites ducis
FORUM
-....
-
PRINCI PALIS
ara
Q L
''
COHORTES
o
com i tes ducis
o..
e
LEGATI
,-
.a:
.. E
I I I )
COHORTES
VIA
< I- lll/1/1 111
< a:: x UJ o
l-
prima di una loro inarrestabile propagazione. eventuali focolai di ribellione, a causa, se non altro, del tempo richiesto per coprire distanze nell'ordine di centinai a di chilometri (e, in qualche caso, di migl iaia) e della dubbia fedeltà di alcuni paesi da attraversare. Da qui la necessità di guarnire le regioni sottomesse più di recente e quelle, turbolente. di confine di presidi stanziali, operanti nell'ambito di determinate circoscrizioni territoriali e costituiti da professionisti della guerra. Per tal i ragio ni, Augusto, muovendosi nel solco già tracciato da Mario. abolì la secolare istituzione militare fondata sul principio della <mazione a rmata» e creò. in pratica. due eserciti, uno formato da sold ati e ufficiali in servizio permanente, di carriera. e uno da truppe ad impegno tempora· neo. Il primo. composto esclusivamente da citta· cl ini romani. si aggirò sui 190.000 uomini, di cui I 0.000 andarono a costituire 9 «coorti>i pretorie. 40.000 la flotta e 140.000 all'inizio 28 e, qui ndi , dopo la sconfitta di Varo. 25 «legioni»; il secondo. in vece. tratto per una metà da cittadini non romani 98 e per un a metà da alleati 99 , si stabilizzò su circa 110.000 unità. Rese più leggere da quelle che avevano sconfitto Giugurta. i Cimbri e i Teutoni 100, ma, per altro, potenziate da macchine d'ogni tipo: destinate ai contìni dell'Impero, nelle <(provinciae imperatoriae» 101 : poste al comando, di nome, dell'Imperatore e, di fatto, di suoi rappresentanti, i (<Legati Augusti Legio nis», detti anche - in quanto esercitanti pure poteri civili - «Legati Augusti propraetore>> 102 : accasermate , in genere una per località. in grandi campi fortificati che erano delle vere e proprie città-fortezze 10 3 : capaci di agire come unità tattico-strategiche e tattiche, ciascuna per proprio conto o riunite in gruppi di diversa entità 10\ ovvero, infine, con (<Coorti» distaccate
ne del Senato: qu.indi . egli riparti i possedimenti extra-italici in «provinciae senatoriae,,. rappresentate da zone che, non destando alcuna preoccupazione. venivano am mi nistrate dal Senato mediante dei "Proconsules» dotati solo di poteri civili. e in «pnwi nciae imperatoriaen. costituite da terrilOri malsicuri e. pertan to. governate dal «Princeps» a mezzo di «Legati Augusti pro-praetore» provvisti di poteri civili e militari. Ammi nistrati vamente. onde eliminare abusi e lotte di poltro ne e. nello stesso tempo. affida re a gente esperta. tee· nii:izzata. responsabilità no tevolmente appesantitesi, Augusto istituì una solida burocrazia, ben retribuita, messa su un piano di grande prestigio, inquadrata in un preciso organico e provvista di carriera gerarchica (Ed è a detta burocrazia che va il merito di avere rappresentato per secoli la struttu· ra portante all'intero Impero). Finanziariamente, la riforma
aug ustea passò l'amministrazione delle Finanze statali in parte alla compe!enza del Senato («Fisco pubblico», gettito delle «provinciae senatoriae») e in parte alla propria («Fisco imperiale». gettito delle «provinciae imperatoriae»). Socialmente. si ebbe tutta una serie di leggi volte a potenziare la fu sione tra l'elemento romano e quello italico, l'istituzione fam iliare e lo sviluppo demografico. Di particolare interesse a questo proposilo: l'obbligo del matrimonio per qualsiasi cittadino. la concessione di premi a famiglie numerose, la tassa s ul celibato e il divieto di accesso alle cariche pubbliche per i non coniugati. Fu, inoltre, bandito, il lusso, severamente proibito l'ad ulterio, frenata la corruzione dei costumi. ravvivata la pratica religiosa. Quanto all'azione di governo, un «Consilium PrincipiS>), composto da alti funzionari. magistrati e 15 senatori. assisteva l'Imperatore nell'esercito dei suoi poteri. ''" Truppe ausiliarie. 11 ' ' Costituenti unità di uspecializzati». rincalzo e servizi vari. non incorporate sulle «legioni» ma «aggregate» a queste stesse. Ogni «legione" disponeva di circa 5 «centurie» di tali uomini. Con Tiberio dette formazioni to rnarono a fare parte integrante delle «legioni». '"" Le «legioni» augustee ebbero come forza media 5.300 fanti e 300 cavalieri. 10 1 Cfr. nota n. 97. Questo il dislocamento iniziale delle «legioni»: 8 sul Reno. 4 lungo t·Eufrate. 6 lungo il Danubio. 3 in Spagna. 3 in Egitto. 4 in Africa; quando si ebbe la loro riduzione u 25. una fu tolta dalla linea dell"Eufrate, una dall'Africa e una dall'Egitto. Delle coorti pretorie, 6 furo no desti nate tra la Campania e il Lazio, 3 a Roma. La fl otta da guerra. i cui equipaggi erano composti, in massima pane. da li berti e schiavi, venne dislocata nei posti cli Misano. Frejius e del Porno Eusino (Mar Nero). 1 " ' Scelti dall"I mperatore tra persone di s ua fiducia, venivano nomi nat i con conferimento di retto del grado o nel quadro di un normale «iter» gerarchico. (Uomini all'inizio. di eccelse virtù. fedel issimi all'autorità imperiale, essi, con Caligolu. diverra nno. assieme ai propri soldati. gli arbitri dei deslini di Roma. usando l'arma della sopraffazione, del ricatto. del tradimen to. Claudio. ad esempio. per potere essere eletto dové ,,comperarsi» i pretoriani. elargendo a ciascuno un premio di 3. 750 «denari»). Alle loro dipendenze erano i «Tri buni». suddivisi in «Tribuni laticlavi)) (di rango senatorio) e «Tribuni Aug usticlavi» (di rango equestre). Tutte lc altre gerarc hie restarono sosLanzialmente invariate, ma inserite - come quelle dei fu nzionari civili e compresi i «Legati e i Tribuni» - in un apposi to ruolo organico p'rovvisto di un ferreo meccanismo d'avanzamento. La carriera di Ufficiale inizia,·a con il grado di Alfiere («Signifer»). Tale (<digni tas» poteva essere conferi ta in base a precisi titoli di cultura e éi'attidudine militare (da aflì narsi in opportune scuole) a giovani di rango senatorio o equestre. oppure, per eccezionali benemerenze. ad appartenenti della media borghesia. i quali. però. non pote rnno procedere oltre il grado di Prefetto: o,·,·cro. infine. per preclari vi rtù militari a legionari o ,ottuflic iali. ma con carriera chi usa al grado di Centurione. ~ella Marina. la quale aveva anc he essa al proprio vertice cki « Legati :\ ugusti classis». le cose stavano nella identica maniern . 10 ·' Le città di Nimega, Magonza. Strasburgo, Colonia tanto per citare alcuni esempi - sono nate da questi insediamenti militari. "'; Al comando del Legato più anziano. 75
Augusto. 76
(Museo Nazionale, Napoli}.
(ad esempio, per «operazioni di polizia>>): forti di uomini addestrati in modo superlativo, le <degioni>> augustee ebbero quale caratteristica principale una piena e assoluta autonomia operativa nell'ambito dei territori assegnati. Tutto ciò rivoluzionò, naturalmente, anche l'area logistico-amministrativa. Si verificò, cosi, in primo luogo, un 'enorme dilatazione delle spese. Antichi A uteri 105 riferiscono che verso il IO d.C. il mantenimento delle sole venticinque «legioni», gravante tutto sul fisco imperiale Hl6, si aggirava annualmente sui I 80.000.000 di denari 10 7, dei quali 120.000.000 per il vitto, vestiario, equipaggiamento, accasermamento e 60.000.000 per le paghe del personale, ammontanti a 225 denari per il legionario semplice, a 500-600 per il grado iniziale d'Uflìciale e a 2500-3000 per le massime gerarchie 10 ~ : una spesa davvero ingente, se nel 16 a.e. l'avveduto Imperatore, tanto alieno da tassazioni, si vide costretto ad imporre degli inasprimenti fiscali 109 e nuovi tributi speciali 110 , con cui costituire un «aerarium militare», sul quale fare gravare le pensioni d'invalidità e i premi di congedamcnto. Cambiarono, secondariamente, le strutture e per scoprire in che modo basterà dare una occhiata alle sopracitate città-fortezze. Protette eia una formidabi le castramentazione, rafforzate da gigantesche opere difensive e da macchine bellic he d'ogni tipo. fisse e mobili, tali città abbracciavano un·area di circa 100.000150.000 mq: erano tagliate dal «cardo» e dal «dec umano» e lungo queste due vie principali e quelle secondarie allineavano in costruzioni di vario genere. in mu ratura e in legno, comandi militari. tribunali. uffici notarili e postali, osterie, alloggi 111, cucine e mense 112, mulini e forni 11 3, ambulatori medici e veterinari, spacci 11 4, officine, falegnamerie, sartorie, calzolerie 115, postriboli 116 , case di meretrici d'alto livello 11 7, banche, ecc. Un complesso cli grandi depositi (viveri, vestiario, ecc.), posto al centro della città, sorvegliato di giorno e di notte dai legionari del <cCorpus Quaestorum» e. in caso di penetrazione nemica, centro dell'ultima resistenza, rappresentava la principale infrastruttura logistica, alimentante attraverso i più diversi canali la vita dell'intera comunità, supportata, non già come nel passato, da una fitta ragnatela di basi d'appoggio e da un sistema di rifornimento a mezzo convogli (diventato inattuabile per le distanze e l'insicurezza stradale), ma soltanto dallo sfruttamento delle risorse locali, mediante contratti di acquisto 118 , contribuzioni
speciali, requisizioni e prede a carico dei ribelli. Come vediamo ci troviamo in presenza di vere e oroprie c<civitates», costituenti quasi dei piccoli
1
Tutti a gestione indirella (appalti a civili). Le tenutarie erano obbligate al pagamento di una tassa rapportata dapprima al giro d'affari e saltuaria, poi fissa e a carattere continuativo. 1 11 Le quali potevano avere rapporti solo con gli Ufficiali. 11 ~ Che ad esempio -. per il frumento, foraggi e legumi, erano stipulati prima del raccolto, a maturazione dei frutti. ,o, Svetonio. Plutarco. Tacito. ,e,• Cfr. nota n. 97 a pag. 129. 10 ' Moneta corrispondente a I O assi (Cfr. nota n. 49 a pag. ,;
116
10 I). 10
~ Somme da arrotondarsi con prede e premi. I pretoriani aveva no una paga superiore, di 350 denari annui. I marinai. considerato il loro infimo stato sociale. ricevevano una retribuzione di gran lunga inferiore, 120 denari (come era già stato prima del 220 a.C.). Le mercedi dei soldati temporanei. essendo costoro meno qualificali professionalmente e meno esposti ai rischi. erano eguali a quelle dei marinai. Gravavano sul tìsco imperiale non solo le spese per i legionari. ma anche per i pretoriani e per i marinai. All'esercito temporaneo provvedeva. invece, il pubblico erario. All'atto dell'arruolamenLo i legionari contraevano un obbligo di fer· ma per 25 anni. i marinai per 26, i pretoriani per I 6. Gli uni e gli altri. finché in servizio, non potevano contrarre matrimonio e. al momento del congedo, ricevevano· una specie di liquidazione. consistente in un lotto di terreno o in una somma in denaro rapportata al grado raggiunto. Sappiamo che per un legionario semplice detta somma era di 3.000 denari. Quanti. invece. erano costretti a lasciare la "legione,,, perché feriti o inabili. riscuotevano un indennizzo riferito al titolo di inabilità e venivano ass unti in un pubblico impiego. 9 "' A carico delle provincie imperatorie. 11 0 Quali quello sulla successione ereditaria («vigesima hereditatis,,) e sull'affrancazione degli schiavi («vigesima libertatis,,). A questo fi ne fu aumentata anche la tassa sul celibato. (Levi-Melone. Storia romana: dagli Etruschi a Teodosio, 196 7). 11 1 Divisi per legionari, Sollufficiali, Ufficiali inferiori, Ufficiali Superiori. Il «Legato» e il «Questore" avevano alloggi propri. 11 2 Le mense erano di quattro livelli: per legionari, Sottufficiali. Ufficiali inferiori. Ufficiali Superiori. Il Legato e il Questore consumavano i pasti per conto loro, ciascuno presso la sua abitazione. La razione alimentare, il «diariurn». era corrisposto in natura alle varie mense; quando però essa no n veniva consumata per una qualsiasi ragione si dava il controvalore in .contanti. Con molta probabilità detta razione era diversa, secondo i gradi. Alla confezione del cibo provvedevano dei vivandieri civili venuti da Roma; i lavori di cucina più umili erano disimpegnati da inservienti presi sul posto. Le relative paghe gravavano sul bilancio delle olegioni». 11 ! Uno per raggrup pamentO di «coorti». 1 JJ Gestiti. come le osterie. da civili. i quali (al pari degli tlSti) do vevano pagare una tassa di licenza e vendere a prezzi calmierati.
77
Sc h e m a
di
un a
cl tt a·
fo rte z za
- - -
I
de11 · e poc a
_,~
-
au g us t ea
- - -
I
&J
I I I
I I I
I
(
Il
~
L
1
~
~
)
I I I
I I I
~
~
L e=--·
Linee degll C lnc a
i
' - - r-
78
R e ·te
avan post l e sentine Ile
d I te n s i va
Rete
m obl le
fo rt I t 1cata Macc h i n e
- -- - -
bel li che
1- P r e t or l o 2 - Questo r i o 3 - Magazz i ni
_J
c oman do l og i sti ca
Organizzazione ai
tempi
df
militare
romana
Augusto
10~ Leg
L eg
Pretor i e
L i nea
di
e corti Prete r ie
comando
79
Sottomissione di barbari a romani - Part. sarcofago.
Stati. isolate in mezzo a genti nemiche e. per essere fo rmate. oltre che dai soldati di guarnigione. da una popolazione civile di consistenza numerica pari se no n superiore a quella delle <degion i», abbisognevoli di tutto un insieme di servizi social i e ammin istrativi, sino a quel momento estranei alle organizzazioni mi litari. Di co nseguenza, al posto della a ntica macchina prcordinatrice e di generale regolamento dei supporti in argomento. si ebbero tanti organismi logistico-amministrativi, (autonomi e a utosufficienti) quante era no le «legioni» 119, investiti, in aggiunta alle originarie incombenze (pagamento del soldo. vettovagliamento, equipaggiamento, accasermamento. armamento, acquisizione delle pre· de. ecc.). del governo civile delle città-guarnigioni (sovrintendenza ai vari servizi di pubblica utilità, 80
(Ter me di Diocleziano, Roma).
ammi nistrazione della giust1z1a, imposizione e riscossione dei tributi locali. ecc.) e legati a Roma, al «Fisco di Cesare>i, solo per questioni fi nanziarie: questioni. si badi bene, intese non davvero co me rifo rnimento di denaro - le «legioni» dovevano provvedere ai loro fabb isogni con i gettiti dei tributi locali - . bensì come rimesse di somme eccedenti il mantenimento delle truppe 120 •
' '" Per le «cooni pretone». riunite in 3 raggruppa menti (Roma. Lazio e Campania). e per la flotta fu. grosso modo, lo stesso. 11 " I Questori rendevano al «Fisco di C esare» contabilità semestrali. Le eccedenze degli incassi tributari erano inviate a Roma solo dopo che le «legioni,., avevano costituito prestabiliti fond i di riserva (1opecunia subsidiaria»), sufficienti a f'romeggiare per un an no qualsiasi evenienza. In caso di ul-
La Leg ione di AUGUS TO
LEGIONE
Coor1e LEGATO
--
(5500 tant i - 120 cavai.!
-- ---
S.M.: Pro ques.tore Tribun i
QUES TO RE
Prefe tti add . serv. vari (1) su TRE R AGGRU PPAM. D I COO RTI - For za Numerica Per Ciascun Raggrupp. 1800 / 1900 unità
Com / te Ragg, i to TRIBUNO
"
Cen t uri on i add. serv. var i
PREFETTO (,)
su NOVE COO R TI Forla Numer ica Per Coorte 6 00 un . circa
Com / 1e Coo 1te PR EFETTO Succentur ioni add. serv . vari
~ENTUR IONE ( t)
su CINOUANTAOUA TTRO CENTU R IE - fooa Num . Per Cen1uria 100 un . c irca
Con i/ te Cour te CENTURIONE SUCC E NTUR .
Sottuff . add .
( 1)
su
CENTO OTTO ·SUCCEN T UR IE For1a Num . Per Succern1,rra 50 u n. circa
(1) Con g li stessi incarichi dell'epoca repubblicana. 81
Colonna traiana - Rifornimento viveri via mare.
(Collez. tot. Ali nari ).
Il «Corpus Quaestorum,, rimase. nelle gerarchit t nelle a ttribu zio ni . lo stesso delrepoca repubblica na. ma no n a nc he nello sta to giuridico dei suoi L'O mponcnti. di\'enuti tutti in conformità del mutamento ordi nativo dell'intera impalcatura mili tare - Uffi cia li. Sottufficiali e legionari di carriera •~• . comprese le massime gerarchie, i (<Questori» 122 • che troviamo uno per legione 121 • Ancorché titolari di fun zioni inserite in un quadro estremamente burocratizzato e di rigorose co mpetenze delegate dall'Im peratore. questi alti uffi ciali ammin istrativi non solo conservarono intatta la sfera delle prerogative, nonché gli obblighi di quelli dell'età repubblicana. ma vennero. addirittura. ad acquistare un peso maggiore, in quanto divenuti - anche - i supremi capi _respo nsabili del governo civile delle p recitate città-fortezze. Si può. pertanto. dire che al vertice degli eserciti augustei si ebbe un a vera e propria diarchia, certo non globale e assoluta poiché molte attività logistiche erano necessa riamente legate alle esigenze o perative. ma tutta via con contenuti atti ad impedire il concentramento d i tutti i poteri nelle mani di un a sola persona. Marchingegno, questo. é ve ro. già messo in atto dalla Repubblica, ma reso ora pi ù efficace d al prudente Imperatore per sbar rare il cammino all'a mbizione, al tradimento e 82
alla rivolta dei G enerali d i mestiere e delle loro truppe : cammino fatt osi pi ù faci le per l'isola mento delle «legioni» e il soffocamento delle istituzioni democratiche. Alla «legione» di Aug usto seg ui quella di Adriano. Alessandro Severo, D iocleziano. Valentiniano I. Nel corso di q ueste successioni molte cose muta-
tcriori necessità provvedeva. con diritto di rimborso. la cassa di riserva della ,,legione11 più vicina. 11 1 Per rare pane del .. corp us» gli Ufficiali dovevano essere in possesso di una sicura cultura giuridica e amministrativa. Reclutamento. formazione. scala gerarchica e avanzamento eguali ai sistemi adottati per il personale d'Arma. Scuole di addestrame nto comuni agli uni e agli altri. Poiché tutte le spccialiaazioni delrcsercito augusteo ebbero ruoli organici distinti. cosi fu anche per il "Corpus Quaeswn;m». i i i l i grado di Questore era conferito allo stesso modo di quello di Legato. 11 ' Per alcuni Autori. a,·cndo Au gusto ridotto il numero dei Questori a 20. solo le .. 1cgioni11 più impùnanti avrebbero avuto al loro ,·enice Uflìciali di tale rango: le rimanenti sarebbero state amministrate da dei «Pro-quaestores11 o «T rihuni.,, /\ Itri A uwri. invece. sostengono che i suddetti amministraw ri sarebbero da ril'e rirsi unicamente a quelli civili !• urbani»). impiegati a Roma nelle gestioni del «Fisco di C esare» e del .. Fisco pubblico". essendo divenuti i Questori militari degli Ufliciali Genera li inseriti nel corpo vivo delle
Colonna Traiana - Trasporto denaro.
(Collez. tot. Alinari)
rono per gli eserciti romani. Gli effettivi ora si dilatarono ora si contrassero e non in conseguenza ad esigenze di Stato, ma solo nell'interesse perso nale dei Cesari: l'intìltrazione dell'elemento barbarico si estese epidemicamente, tino a portare il fenomeno del mercenarismo alla più estrema esasperazione: Legati e Questori, avidi di ricchezze e di potere. si contesero il comando delle truppe o fecero causa comUne contro il trono imperiale. per cui Settimio Severo. in punto di morte, non F)Oté fare a meno di dire amaramente ai figli Mrricchitc i soldati e intìschiatevi del resto»: le prepotenze dei pretoriani dilagarono nel massacro; e, infine. anche le solide istituzioni amministrative, rimaste pressoché in variate nelle strutture e sul piano f unzionalc. lìnirono per essere contaminate al punto da trasformarsi nell'ufficio cassa della corruzione e dell'anarchia. Cosi, nella generale disgregazione, anche la <degione», rosa all'esterno dalle ricorrenti crisi politi-
che. amm1111strative e finanziarie 124 e all'interno dall'indisciplina e dalle ambizioni dei Capi militari. nonostante l'eroismo e la nobile abnegazione di alcuni Generali. quali Ezio e Stilicone, ultimi e rari bagliori di luce, andò inevitabilmente in frantumi per scomparire, quindi, con l'intero impero, nella polvere delle avanzanti orde di Alarico, Attila, Genserico e Odoacre.
"legioni». Noi concordiamo con questa interpretazione. confermata dal fa uo che sroriografì del tardo impero usa no nei confronti dei precitati Questori. anziché il titolo tradizionale e ufficiale. quello improp rio (o forse divenuto ufficiale in un secondo momento. ma in ogni modo assai più specificante) di ,,Proc:uratorcs Aug usti n. 1 ~• A titolo di esempio: il prezzo di un ·«arteba» di frumen to. necessaria alralimentazione di una famiglia media per 10-12 giorni. tra il 280 e il :100 d.C. sali da 20 dracme a 120.000. mentre il salario mensile di un operaio non qualificato si aggirava sulle 120 (Rostovtzef. Storia sociale ed ,:~onomica clelrlmpero romano). 83
Monumento dei Giulii - Combattimento tra romani e galli. Colonna Traiana - Requisizione raccolti. 84
(Collez. tot. della Civiltà romana).
Combattimento medievale - Libri Machabeorum - F.37 r - (Biblioteca Univ. Leiden).
I
l l 1 I I
I
I: I I I I I I
Castel Del Monte - Andria - Xlii sec.
Capitolo secondo IL MEDIO EVO
/
Nel profondo buio del Medio Evo anche l'Arte della guerra smarrisce il suo cammino e, con un impressionante balzo all'indietro, essa getta le isti tuzioni militari in uno stato di caos tale da farci riandare con la mente a quelle della protostoria. Gli eserciti barbarici · - dei Goti, degli Unni, dei Longobardi, dei Franchi - furono, infatti, solamente brutali. fortunose ed eterogenee accozzaglie di uomini che scendevano in guerra senza avere altro disegno strategico, principio tattico e supporto logistico che non fosse il saccheggio, la zuffa disordinata ed individualistica, intessuta d'astuzia e di tranelli. e il carro. mezzo di trasporto, alloggio. deposito di vettovaglie, cucina, arsenale. Lo stesso impero carolingio, congerie di domini differenziati per istituti gi uridici, tradizioni e caratteristiche etn iche. possesso privato del sovrano secondo il concetto barbarico di Stato, non dispose che di milizie arruolate. equipaggiate e portate al combattimento dai vari conti e marchesi sulla base dei criteri più difforrriì e delle usanze più di verse. E se. alla morte di Carlo Magno, il Sacro Ro mano Impero d'Occidente si rivelò un gigante dai pied i d'argilla ciò fu soprattutto per la mancanza di un·omogenea. salda scheletratura militare. Con il feudalesimo la situazione non cambiò e si continuò ad avere bande armate. disorganizzate ed affa mate. in cui campeggiavano. da un lato, la soperchieria del feudatario e. dall'altro. la servitù militare dei sudditi. I liberi Comuni non ebbero. anch ·essi, eserciti veri e propri. ma niente più che formazioni im · provvise di cittadi ni -soldati. i quali si armavano
alla meglio ai rintocchi della campana del palazzo podestarile e alla meglio combattevano attorno al carroccio. La pace di Costanza, seguita alla battaglia di Legnano, fu ìl risultato non di una campagna bellica. bensì di una vittoriosa sollevazione popolare. Oltre che per gli eserciti crociati, massa informe di mistici e d'avventurieri, identico è il discorso riferito alle flotte da guerra, comprese quelle delle Repubbliche marinare italiane. Venezia e Genova - e specialmente la prima riuscirono a darsi, è vero, un impianto dotato di una certa solidità e ampiezza, ma si trattò pur sempre di un'impalcatura disorganica, spezzettata e. in quanto comune alle marinerie mercantili. con leve e quadri privi di specifici segni distintivi. Le Compagn ie di ventura, che dominarono per secoli la scena delle grandi rivalità tra gli Stati atlantici e, in Italia, tra le Signorie, non ebbero altra fisionomia che quella cli branchi di bravacci, e se qualcuna di esse venne ad avere, di tanto in tanto, degli organici strumenti operativi e logistici - che, in ogni caso, non anelarono mai al di là della fase embrionale - fu per le capacità individuali di questo o quel capitano, quali Alberico da Barbiano e. a cavallo tra il Medio Evo e il Rinascimento, come Braccio eia Montone, il Carmagnola e Bartolomeo Colleoni. Né. infine. l'arma da fuoco, apparsa attorno alle metà ciel 1300, portò concreti mutamenti, data, per il momento, la completa ignoranza delle leggi balistiche. la scarsa forza penetrativa del tiro e le inadeguate tecniche di fusione delle bombarde e dei cannoni.
87
L'assedio di Borodino - (Bntish Museum. Londra).
,,
I'
Capitolo terzo
L'EVO MODERNO
La guerra nel XVI secolo - lii. Coll. Medici - Ashmolean Museum, Oxford. 90
I. IL RINASCIMENTO
Esplode il Rinascimento e nella splendida luce che esso irradia ruomo da atomo sperduto nel concetto di Dio. da rassegnato membro di una società di battezzati disposti ad un pellegrinaggio terreno in attesa e in vista del Giudizio Universale. quale egli era stato nella notte del Medio Evo. torna a farsi. ora. artefice di un ,<proprio» destino. affidato solo all'autonoma forza del pensiero. E' l'epoca dell'esperienza e della ragione: della polverizzazione di ogni trascendentalismo religibso: del tramonto degli ideali universalistici della teocrazia e dell'impero: della nascita dello stato laico, non più mezzo di perfezionamento morale del cristiano. ma corpo sociale che ha il suo fine in se stesso: delle grandi scoperte geografiche che. segnando la decadenza politico-militare del Mediterraneo. sconvolgeranno l'economia dì tutta l'Europa: della riforma e del Concilio di Trento: delramorosa riscoperta della romanità: e, infine. della vittoriosa spregiudicatezza di una nuova indagine scientifica. di una nuova arte, di una nuova cultura che si esprimono in piena libertà di contenuti e di forme. cui fa da motivo ispiratore la ribelle. disperata. ricerca del vero. propria dell'eroe leonardesco. deciso ad avventurarsi nelle· «oscure spelonche per vedere se là entro fosse alcuna cosa mara,1 igliosa>>. In questo clima di ribollenti fermenti che investono la globalità delle attività umane, movimentando tra l'altro il quadro politico europeo, anche l'Arte della guerra si risveglia dal torpore in cui era immersa: ma. poiché tale risveglio non investe l'intera materia. bensì solo alcune componenti, si ha uno sconcertante. contradditorio miscuglio tra nuovo e vecchio che non consente agli eserciti ri nascimentali di fare notevo li passi in avanti. Ecco ·- ad esempio - affermarsi l'ingegneria e la scienza militare. la prima con il Sangallo il Giovane e Michelangelo, la seconda con Leonardo: ecco svilupparsi. con Francesco Giorgio Martini. la tecnica dell'artiglieria e la balistica: ecco appa-
rire l'arma da fuoco portatile, la quale capovolge i tradizionali rapporti di forza tra la fanteria e la cavalleria: ed ecco, ancora, una grande voce, quella di un uomo che con Leonardo può essere preso a simbolo del Rinascimento, Niccolò .Machiavelli. levarsi a tracciare i lineamenti di una dottrina militare fatta di disincatata concretezza 1 • Nonostante, però, tutto ciò e l'insorgenza di vigorose monarchie a base nazionale (Francia, Spagna). fondate sul principio dell'assolutismo regio (in aperta contrapposizione alla mediovale confusione fra Sovrano, classe feudale e Comuni), nulla. o molto poco, muta in altri settori. Permane il fenomeno del mercenarismo, al quale .: riconducibile in fondo anche il nuovo sistema dell'«appalto» ~. strumento non davvero di coesio-
1
Ne «I dialoghi dell'Arte della Guerra» sono evidenti gli inOussi degli scritti di Vegezio e di Frontino. ma ciò non toglie nulla alla profonda genialità dell'opera. che costitui · sce il primo esempio dì una compiuta. organica trat tazione politico-militare. : <<Quando un Principe o uno Stato aveva bisogno dì solda ti mandava una "patente di Mastro di Campo" a un guerriero distinto o a un ricco gentiluomo con la facottà dì riuscire a comandare un corpo di 2-3.000 uomini - detto "Reggimento" - e gli sborsava i denari della "prestanza'·. Costui. chiamato Colonnello, eleggevasi il suo Stato Maggiore e da va tante "patenti di capitano" quante erano le Compagnie di cui aveva bisogno. Il suo Stato Maggiore sì componeva di: un cappellano. un medico, un chirurgo. un auùitore. un sergente maggiore, un porta-insegna, un tamburo generale e un luogotenente che doveva governare la sua compagnia "colonnella'' e tenere d'occhio a tutto il Reggimento. I capitani nominavano i loro subalterni. Fatto ciò. i sergenti. i caporali. e le lance spezzate sì sguìnzagliarnno per città e villaggi, entravano in taverne e postriboli, piantavano banco in piazza e con lusinghe, vino e denaro ingaggiavano la canaglia. Talvolta. per ordine del principe. si prendevano persino i carcerati. tal'altra si voleva gente di buona vita. Eseguito il reclutamento. sì davano ai soldati ves ti e armi con i denari della prima "prestanza". Un segno speciale. cucito sull'abito. faceva distinguere le soldatesche di un esercito da quelle di un altro» (C. Rovighi, Storia del91
ne nazionale (come, per contro, sarebbe stato ri chiesto dal modifìcato quadro politico) e, per di più. fatt ore d'incerta tenuta sul campo di battaglia -' : continua a vigere il principio per cui la guerra deve alimentare la guerra. e non si dà giusto peso al fatto che il crescente ampliamento degli eserciti. il dil agante impiego delle armi da fuo co J e la dilatata area politico-militare impongono la necessità di precise pianificazioni finanziarie; si ritrova. certo. anche se a sprazzi, con condottieri quali Gastone de Foix, Enrico IV , Emanuele Filiberto di Savoia. Am brogio Spinola e Alessandro Farnese. !"inventiva strategica e tattica, ma questa ri mane praticamente asfìttica. perché non sorretla da idonei supporti logistici e logisticoamministrativi: l'addestramento degli uomini e la fo rmazione dei q uadri . mentre si avverte il fabbi sogno di fo rze speciali zzate. sono tuttora di marca med iovale a causa. principalmente. del tenace conservatori smo della casta aristrocratica. Si ha. cosi . quale immediata conseguenza di un siffatto stato di cose. che tutte le guerre che si succedono nel corso dei secoli XV e XVI sono caratterizzate da una vistosa fortunosità operati va. Emblematica l'aspra contesa accesasi tra la Spagna e la Francia per il predo minio europeo e destinata a concl udersi a Cateau Cambresis ( 1559) dopo circa quarant'anni di lotta; ved iamo, infatti. che essa non è che una confusa successione di campagne intervallate da armistizi 5, i quali. in sostanza. sono solta nto, per ambedue i conten denti. pause di respiro. di riassetto e di ricerca . seppure vana. di nuovi sistemi di confronto.
"' "' "' Passando. ora. ad esami nare in dettaglio il settore logistico. dovremmo fare numerose distinzioni; ma. poiché i grandi protagonisti degli avvenimenti storici del secolo XV e XVI furono gli eserciti spagnoli e fra ncesi. basterà - riteniamo - riferirsi ad essi e. per la presenza di alcuni elementi diffe renzianti. a q uelli della Republica fio rentina e del Ducato sabaudo . per avere in merito una visione generale abbastanza indicativa. In Spagna. i cui eserciti erano essenzialmente appaltati. l'a mmi nistrazione delle truppe spettava al Comandante Supremo. il «Capitano Generale», il q uale. a questo scopo, si avvaleva, per la gestione del bilancio militare. di un «Tesoriere Generale)): per l'efTettuazione delle spese, di un (< Pagatore Ge neralei> : per i rifornimenti al imentari, di un 92
"Co mmissario Generale ai vi veri)): per i controlli amministrativo-logistici , di un «Riveditore G enerale» e. infine. per le attività esecutive, di un «Maslro di Cam po Generale». il q uale aveva come collaboratori per i servizi viveri. vestiario, armamento. ecc. dei «Commissari di guerra» 6 con stato giuridico di fun zionari ci vili . forse vagamente militariz7.ati. Presso i Reggimenti. invece. dato il sistema dell'appalto. non esisteva alcuna incastellatura logistico-am ministrativa uniforme e organica 7 • dato che erano i Co ma nd anti a regolare come meglio c redevano il mantenimento dei propri uomini. E" vero che il Re e il Capitano Generale avevano a disposiz ione il Riveditore Generale e i Co mmissari ..di guerra per controllare razione e le gestioni logistico-a mmin istrative dei Comand anti in merito sia alla corrisponden za numerica tra la «forza» ef1·t:nivamcnte presente e quella a ppaltata. sia alle ..:ondizio ni di \'i la delle trup pe. Il fatto. però. è che le ispezioni si chiudevano tutlt:. sempre, nel modo migliore, perché i Comandanti. non appena sentivano a ria di «rassegna» rrovvedevano. per i giorni dei controlli, a colmare le deficienze numeriche con ingaggi provvisori di uomini (i cosidetti «passavolanti») e a confeziona-
!"Arte militare). É chiaro che con tale forma di arruolamento. i Comandanti dei Reggimenti di ve nivano i padroni assoluti delle loro unità, mentre. nello stesso tempo. cercavano di ricavare dall"ingaggio il maggiore utile personale: il che s:ra estremamente facile. in quanto ciascun ap paltatore era nbbligato solo a tenere sotto le armi un certo nu mero di soldati. godendo. per altro. della più ampia libertà nella ~celta dei propri uomini e sulle aliquote di paga da corrispondere. ·' Ricordiamo in proposito che una delle principali cause della sconfina patita da Franceso I sotto le mu ra di Pavia fu la fuga dei mercenari svizzeri nel momento più critico dello scontro. J Grazie. principalmente. alle nuove tecniche di fusione. (Cfr. «Dc re metallica» ùi G. Agricola, di «Dc re pirotecnica .. di Vannuccio Bercnguccio e il «De ferraria» di Nicolas Bourbon). ~ Paci di Madrid (1526). di Grépy ( 1544) e di Vaucellcs ( 15 56).
'' Cfr. nota n. I a pag. 33. ' «Per trasportare il bottino e le bagaglie si ado perava una grande quan tità di carri e carrene che seguivano le colonne in coda. E siccome ognuno doveva pensare a mantenersi e a vestirsi. così vi era un altro confuso esercito di armaioli. çalzettai. sellai. calzolai. mercanti. speziali. barbieri. tavernai. forna i. Molti cond ucevano seco la don na col paggio e la cameriera. Si calcolava che per un esercito di 24.000 uomini occorressero 3.000 carri : e in tutto aveasi un indescri,·ibile disordine... (C. Rovighi . op. cit.).
re cibo di buona qualità o a «com perarsi» addirittura gli Ispettori. In Francia fu allo stesso modo che in Spagna fino verso la metà del XVI secolo e anche qui si verìlìcarono gli identici mali che affliggevano le genti di guerra spagnole (ed europee), quali il disordi ne più assoluto, l'insofferenza e - data l'incerta e irregolare corresponsione della paga 8 e del vettovagliamento 9 - il furto, il taglieggiamento, la rapina 10 • Come se ciò non bastasse, da allora in poi la situazione degli eserciti francesi peggiorò ulteriormente, poichè, nel quadro dì quell'iniziale processo di centralizzazione voluto da Enrico II allo scopo dì smantellare le residue roccaforti del feudalismo, il mantenimento dei soldati (sempre ap paltati, ancorchè non più per interposta persona. ma direttamente allo Stato) passò dalle mani del «Gran Conestabile>) (o ((Capitano Generale)>) e dei Marescialli a quelle degli dntendenti provinciali>). alti fun zionari civili provvisti di tutti i pubblici poteri amministrativi, aventi quali collaboratori per i fabbisogni delle milizie sempre Commissari di guerra, ma posti alle loro dipendenze e dotati di un eguale stato giuridico. Le conseguenze che ne derivarono sono facilmente intuibili. Non solo permasero tutti ì difetti del l'appalto, ma, avendo perduto i Capì militari la piena disponibilità dei Reparti, si giunse ad una totale disarticolazione dell'intero apparato bellico, resa ancor più grave dalle violente rivalità personali che subito presero a scoppiare tra Comandanti e Intende nti. Quando, di lì a qualche anno, si pensò di sanare un simile st ato di cose distaccando presso le Armate Commissari di guerra con compiti di coordinamento con le Amministrazioni provinciali, si ebbero guai ancora più grossi. perché a rubare sull'assegno dell"appalto, nonostante le suaccennate rivalità. furono. ora. Intendenti, Comandanti e Commissari. E stranamente. nonostante la costituzione delle prime for mazio ni nazionali e gli a mmaestramenti scaturiti dai c a mpi di battaglia. come, ad esem pio. da quello di San Quintino ·- dove la pesantè sconfitta su bi ta da E nrico II ebbe tra le causè principali l'inefficienza dei servlZI logisticoamministrativi -. questo balordo sistema andò avanti fin verso il l 620, devirìlìzzando per circa un sessantennio, con gli organismi militari , tutta la politica estera francese 11• Se ciò fu l'elemento più qualificante (in senso negativo, s'intende) degli eserciti del XV e del XVI
secolo, due piccoli Stali italiani, la Repubblica fiorentina e il ducato Sabaudo, offrono, invece, una significativa eccezione, per essere riusciti a dotare le loro Armate di un supporto logistico e amministrativo ben strutturato e perfettamente aderente alle proprie realtà politico-economiche. Quale sia stato, per la Repubblica fiore ntina, tale supporto è presto detto. Esso altro non fu che una fedele riedizione di quello delle legioni romane: né poteva essere, in fo ndo , diversa mente, tenuto presente che ci troviamo, oltre che nella culla del Rinascimento, (il quale - come abbiamo già detto - fu anche l'attento, appassionato r invenimento della ro manità), nella capitale della grande mercatura internazionale e, infine, nella patria del Machiavelli e del Guicciardinì, i veri fon datori della storiografia moderna.
" «Molte cause spiegano. senza per altro giustilìcare, l'indisciplina e. di conseguenza. i mali delle milizie rinascimentali. Ad esempio. !"improvvisazione della maggior parte dei ~oldat i che. essendo quasi tutti contadini, passavano di col· po dalla più marcata so ttomissione alla libertà e alla licenza della guerra e. massimamente. l'assoluta irregolarità e scar· sezza della paga : irregolarità e scarsezza ch e non solo spin· gcvano questi uomini al furto. alla rapina e ad ogni sorta di ~cccssi. ma costringevano g.li stessi capi a toll erare la loro ..:ondotta. avendo cost0ro bisogno che le proprie truppe riu ~cissero in qualche modo a vivere (e sovente nel modo mi · gliore ) allìnché. al momento del bisogno. esse fossero bene in forza». (E. De L a Barre D uparcq. Histoirc dc l'Art de la guerre. 1864 ). '' L'approvvigionamento alimentare non obbediva ad alcuna regola. I r iforn imenti. ai quali avrebbe dovuto provvedere il «Commissario Generale ai viveri». in pratica non esisteva, no. per cui i Comandanti erano obbligati a ri solvere la questione come meglio e quando potevano o ritenev,ino. attin· gendo alle risorse locali mediante il denaro corrisposto. a titolo sostitutivo. dal predetto Commissario Generale. Si tenga inoltre presente che. in genere. le somme corrisposte agli appal tati erano comprensive anche delle spese per il mantenimento degli uomini. Pertamo. la carica di ((Commissario Generale ai viveri » era priva di rea li contenuti e «si limitava solo a qualch~ spedizione di frumento. legumi e lardo. che spesso non arri vava neppure a destinazione». (De La Barre D uparc4. op. ci t.). In periodi d"inattività operativa si corri, pondeva talora in contami il controvalore della razio ne alimentare (sempre indelìnita e arbitraria) al lìne di permettere :,i soldati di consumare i pasti presso le vivandiere al seguito o presso le taverne locali. 1 ",,T ulli rubavano: i capi. i sergenti. i tesorieri e i pagatori. Rubavano addosso al Principe e allo Stato che li assoldava con il farsi pagare per uomini che non esistevano: ru bava no addosso ai soldati con !"appropriarsi indebitamente di una parte dei loro $tipendi: ru bavano addosso al Paese con l'imporre alloggiamenti in quantità maggiore del reale per poi rid urli mediante riscani» (C. Rovighi. op. cit.). 11 Cfr. De La Barre Duparcq. op. cit. 93
Ecco, così, riapparire a Firenze, nella seconda metà del 400. dopo la pro vvisoria caduta dei Medici. la figura ciel Questore rom ano. chiamato ora «Commissario Generale>) 12 • Infatti. al pari del «Quaestorn, detto amministratore militare aveva rango e grado uguali a quelli del Co mandante Generale delle truppe, nei confronti del quale si trovava in posizione di piena autonomia. esercitando i suoi poteri per conto del «Maggior Consiglio» 1.1_ previa autorizzazione del «Consiglio degli Ottanta» 1\ dinanzi a cui era responsabile dei propri atti: si schierava in battaglia al fianco del Comandante in capo con il dirittodovere di prenderne il posto in caso di morte o di impedimento. mentre quest'ultimo non poteva in nessun caso avocare a sé i poteri amministrativi 15 : esercitava funzioni c,pro tempore,>, ma rinnovabili: compilava e amministrava il bilancio della guerra: faceva parte di tutte le ambascerie quale consulente militare-finan ziario e. sotto lo stesso prolìlo. partecipava sia alle riunioni del «Maggior Consiglio" che ciel «Consiglio degli Ottanta» ogni qual volta la Repubblica prendeva in esame la possibilità di assoldare. in aggiunta o in sostitu· zione delle proprie: milizie mercenarie. ovvero un Capitan o stran iero. Simile a quello romano, nello spirito informatore fu anche l'impianto logisticoe nell'ossatura, / amministrativo, avendosi, al vertice, alle dipendenze del Commissario Generale e con il grado di Ufficiali Superiori, tre Commissari Capi (uno per le gestioni finan ziarie, uno per gli approvvi gionamenti, uno per i rifornimenti e i trasporti) e. quindi, in linea decrescente, Commissari ordinari. Commissari aggiunti e Sottocommissari (ufficiali inferiori), variamente assistiti da scrivani, contabili. magazzinieri. ecc. (Sottufficiali e soldati semplici). Lo stesso schema ordinativo, in dimensioni sempre più ridotte. si ripeteva presso i diversi comandi. sino a quello di Corpo. Tutti questi Ufficiali Commissari avevano i diritti e gli obblighi del Commissario Generale, partecipavano ai combattimenti (insieme ai loro sottufficiali e soldati). rispondevano del proprio operato solo alle superiori gerarchie commissariali e venivano reclutati. previa delibera del «Maggior Consiglio>>. tra quanti esercitavano attività giuridiche, economiche. commerciali e avevano già servito in guerra come Ufficiali d'Arma. Tipico esempio di Commissario Generale, un nome leggendario. quello di Francesco Ferrucci. 1" l'eroico difensore delle libertà democratiche 94
del suo Paese, in carica con i pieni poteri militari e amministrativi 11 il 3 agosto del 1530, data della battaglia di Gavinana, il giorno del «vii Maramaldo. tu uccidi un uomo morto>>. Parimenti solide ed efficienti, seppure in tono leggermente minore, le strutture logisticoamministrative degli eserciti sabaudi , costituiti da reggimenti regionali. e incentrati - come a Firenze - sull'obbligo del servizio militare per tutti i cilladini compresi tra i I8 e i 50 anni e destinati ad integrare il sistema dell'appalto 18 • Create nel 1560. con la ricostruzione politica e amministrativa dello Stato, eia quel valente uomo di guerra che fu Emanuele Filiberto, le summenzionate strutture vennero rappresentate, al vertice, da 1.i-na «Veedoria Generale per le milizie e le genti di guerra» 1" . affidata a un «Veedore Generale» e avente i propri organi amministrativi in un «Tesoriere Generale» (amministrazione del bilancio) e in un «C ontadore Generale» (gestione amministrativa e dei fabbisogni logistici), mentre alle loro dipendenze operavano dei funzionari civili con grado militare assimilato (Commissari di guerra) fino a livello di Grande Unità e Ufficiali e sottufficiali d'Arma presso i Corpi 20 Siffatte organizzazioni avrebbero potuto fare certamente da modello alle altre istituzioni militari europee, ma, per un complesso di ragioni (scarso peso politico dei due Stati italiani, esterofilia, crescenti influenze straniere, ecc.) esse furono del tutto ignorate e, quindi, addirittura contaminate da un rapido e cieco processo d'imitazione degli apparati stranieri. Pertanto, anche all'interno delle milizie fiorentine e sabaude dilagarono ben presto
': . Rim andiamo quanto dello su tale terminologia a pag. '·' Esercitante il potere esecu tivo. 1 • Il Senato della Repubblica. 15 In ca so d i morte del Commissario Generale, subentrava neffincarico il Commissario più elevato in grado. 11 ' G ifi Ufficiale pagatore. nel 1528. di un altro noto Commissario G enerale. G. B. Soderini. 11 Il Cornmissario Generale potev a cumulare tutti questi poteri non solo in caso di morte. impedimento o assenza del C apitano Generale. ma anche in particolari frangen ti. ,s C hiamati ,,(olon11elli» e suddivisi in compagnie. cen turie e squadre. T ali unità erano rnobilitabili soltanto in caso di necessità. ma i loro componenti erano sottoposti anche in tempo di pace ad un periodo d'addestramen to non appena scattav a l'obbligo militare e. quindi. a saltuari richiami. 19 Unificando gli U nìci del ,,C ontadore Generale» e del «Pagatore G e11cralc» isrituiLi r anno precedente. ~e, Suddivi~i in «Tesorieri,,. «Cornatori ». "Pagatori». «Consegnatari,,. "Librari». «Scrivani». cc c.
quegli stessi malanni che angustiavano le armate spagnole e francesi.
* * * Tra la seconda metà del 1400 e la fine del 1500 le marinerie mercantile e da guerra - che per altro continuano a non differenziarsi tra di loro - , compiono un gigantesco balzo in a vanti. Aumentano le stazze navali, si perfeziona la tecnica delle costruzioni: ha termine il periodo remiero, si consolida il dominio della vela che durerà incontrastato sino alla campagna di Crimea ( 1853-56): l'astrolabio cede il passo alla balestriglia: il galeone è sostituito dal vascello: si adotta la sospensione cardanica della bussola: Mercatore traccia le basi della scienza cartografica: grandi marinai ( Colombo, Vespucci, Caboto, Verazzano,
11
31 a.C. (guerra ehile tra A ugusto e Ottaviano).. :i La paga dei marinai era superiore. seppure di poco. a quella dei soldat i. quasi a compenso del maggior rischio. cui soggiace\·ann le gemi di mar.:: e in considerazione del fono che: con rimpicg.o delle grandi \·elaturc si cominciò a richieckrc una certa esperienza pro1·essionale. Comunque. sia per la modesta :.:ntitù della retribuzione che per la sai tuarietù ddlc relati\·e corresponsioni. i marinai rinascimen t ali \·in:\·ano. in effetti. Cl1me i loro commiliw ni di terra. J1 preda. Per ciel che riguarda\·a il ,·c:ttll\·agliamcmo. gli equi paggi godevano di una razione. composta in genere da bi scollo. formaggio. carne salaw (c. in un secondo tempo. anche fresca}. kg.umi secchi e vino. D urame il periodo re miero. gli uomini impiegati ai rem i. se «gente da catena,> o prigionieri di guerra. ebbero una ra zione diversa, costituita
ecc.) vanno alla scoperta del mondo, allargano i confini dell'l<habitab> umano: cresce a dismisura il traffico mercantile via mare: si rivoluziona completamente il quadro d'azione delle flotte, rimasto sino allora pressoché fermo ai giorni di Azio 21 : nasce la strategia navale: e a Lepanto, infine, il 17 ottobre del 1571, si combatte una delle più decisive battaglie della storia, quella che segna la fine per sempre del pericoloso, pervicace, espansionismo ottomano. Se, però, le Marine rinascimentali mutarono in tal senso e in tal misura, l'Arte militare navale in generale non registrò, al pari degli eserciti, alcun sensibile progresso. E, sia per il fenomeno in parola che per essere i supporti amministrativologistici delle flotte appendici di quelli delle Armate di terra, quanto detto a proposito di quest'ultime vale anche per il settore marittimo 22 •
g.iornalmente da circa 900 gr. di biscotto e una minestra di riso o \'Crdura. imegrata da rimasugli di carne. Provvedeva alln distribuzione delle vettovaglie un ,,padrone». assistito da alcuni aiutanti-vivand ieri. presso cui si potevano comperare supplementi di carne. vino e altre derrate da parte di tutti i marinai. compresi i galeotti rematori (con il denaro che questi ricavavano da lavori di cucito cui essi si dedicavano nelle ore di riposo}. La cucin a. detta «focolare», era situata al centro della nave. Verso la metà del XVI secolo si im· piantarono a bordo dei forni per la cottura del pane. riservato inizialmente solo agli U fficiali (che consumavano i pasti per loro conto) e per gli ammalati. Presiedeva in genere all'intero servizio. per ogni vascello. un «Commissari.o di guerra». Quanto sopra si riferisce alla marineria italiana. attorno al I 500. ma ~ esten sibile anche a quella degli altri Paesi. non esistendo in materia differenze rimarchevoli.
95
La battaglia di Lepanto. 96
(M useo storia navale, Venezia).
De Gheyen - Archibusieri.
(British Museum , Londra).
,,
I'
11. I SECOLI XVII e XVIII
Quel processo di liberazione dell' uomo dalla prigione medioevale, germogliato al sole dei «secoli d'oro», giunge nel 1600- l 700 a completa maturazione. Galileo, Keplero, Newton, sconvolgono il campo della fisica, della matematica. Ma_lpighi getta i fondamenti dell'evoluzione delle specie viventi, riforma la biologia. Il razionalismo cartesiano, l'assolutismo di Hobbes, il monadismo di Leibniz, lo storicismo del Vico, il costituzionalismo liberale di Locke, il deismo di Voltaire, il dispotismo illuminato di Montesquieu , il problematismo sociale di Rousseau, il criticismo di Kant sono tutte espressioni di una ricerca filosofica che, cancellando le ultime tracce di un mondo sprofondato nel pregiudizio, nel dogma, nella paura, nell'oppressione autoritaria, conduce, per poi vivificarlo, portarlo sempre più avanti, a quel radicale movimento culturale, chiamato «illuminismo>) e che, nato in Inghilterra con la rivoluzione del 1688, avrà il proprio definitivo, ancorché sanguinoso, suggello con un'altra rivoluzione, quella francese. Seppure con voci di diversa tonalità e contenuti talora contrapposti, la letteratura muove negli . stessi alvei della filosofia, trascinata dai Moliére, dai Goldoni, dagli Alfieri, dai Goethe e dai Milton . S'impongono un nuovo diritto, una nuova etica. una nuova economia, una nuova socialità. Grazie alle ingenti ricchezze accumulate in due secoli di tenaci attività imprenditoriali e mercantili, la borghesia diviene forza politica, scende in aperta lotta I contro il residuo monarchismo feudale e la sua prima base d'appoggio, la conservatrice classe aristocratica, avendo come primo obiettivo il proprio inserimento nelle aree relative alle pubbliche gestioni amministrative. Una vasta evoluzione politica, naturale portata di tutti questi rivolgimenti sociali, economici e ideo logici. fa di alcuni Stati i protagonisti ideali della vigilia dell 'età contemporanea.
Sorge e si afferma la « Repubblica delle Provincie Unite dei Paesi Bassi» 2, la quale, dopo anni di aspra e vittoriosa lotta contro la Spagna, trae la sua forza dalle libertà politiche e da una prodigiosa attività mercantile, favorita dallo spostamento dei traflìci dal Mediterraneo ali' Atlantico e dal trasferimento verso il nord del baricentro della storia europea. L'I nghilterra. il Paese ove il conflitto tra la Monarchia e il Parlamento trova sempre più ampie possibil ità di democratici componimenti, va divenendo la culla della rivoluzione industriale 3 e, nello stesso tempo. la maggiore potenza coloniale del mondo. La Francia è lo Stato esemplare dell'organizzazione della Monarchia assoluta, de «J'Etat c'est moi» che vede la nobiltà ridursi a sfondo decora1ivo di un policromo arazzo di corte, l'amministrazione pubblica completamente affidata agli In tendenti reali di provincia. la stessa cultura asser· vita allo splendore del l rono -1 e, rovescio della
' Mediante anche 1·arma del ricatto lìnanziario rappresenta dai pres titi al G overno, l n Francia, ad esempio. si ebbe ro nel 1750 erogazioni per 60.000,000 di «livres» che salirono nel I ì59 a 80.000.000. quindi a 170.000.000 nel 1783. Cifre queste davvero ingenti. : Detti anche «Olanda» dal nome delle due pro vincie intorno a cui si andò formando nel I 578 il nucleo politicoeconomico del nascente S taLo. ·' Grazie all'applicazione di nuove macchine e di nuovi pro· cessi produttivi. culminanti nell'istituzione della fabbrica e che solo nel campo cotoniero porteranno il volume delle esportazioni in appena 10 anni, dal 1780 al 1790, da 335 .000 sterline a 2.000.000. Tra i processi produttivi di cui sopra più signilìcativi ricordiamo quelli connessi all'impiego della «spola volante» ( l 7 3 3 . .I. K ay ), della fonderia a koke ( 1735, A. Darbyl. delle rivoluz.ionatrici invenzioni relati i e alla lìlawra e alla tessitura ( I 764- I 78ì, Hargreaves. H ygs. A rk wright) e della forza motrice a vapore ( 1764, G . Watt). ~ Come. ad esempio. l'Accademia di F rancia (fondata dal Richeli eu nel 1634). 10
97
Culatta cannone a retrocarica XVIII secolo - (Bernisches H istorisches Museum). 98
La guerra terrestre nel 1600 - An. - (British Museum,
medaglia. la crescente inquietudine dei ceti più· bassi (artigiani. piccoli imprenditori e commercianti ecc.). di vorati dalla fiscalità, oppressi dall'invadenza dello Stato con i suoi monopoli, le sue iugulatorie concessioni di licenze e il suo assurdo protezionismo di industrie fallimentari, utili solo a velleitarie ambizioni guerresche. Con la pace di Westfalia (1648) fallisce in Germania l'ultimo tentativo di affermazione dell'autorità imperiale; e, mentre l'impero tedesco resta un conglomerato di organismi più o meno indipendenti e la Casa degli Asburgo d'Austria si trova ad essere respinta verso i propri domini patrimoniali, nonostante sia depositaria del titolo d'Imperatore di Germania, comincia a farsi luce il Regno di Prussia che assurgerà presto al ruolo di grande potenza, capace di fro nteggiare la Francia ad ovest e l'A ustria ad est.
Londra).
L'Austria è il modello dell'assolutismo illuminato, avendo per cardini le libertà civili (non politiche), l'eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge, una sana amministrazione gestita da un'efficiente burocrazia, la tolleranza religiosa ed, infine, la difesa dello Stato dalle invadenze della Chiesa. L'Italia, seppure fiocamente, torna a fare sentire la sua voce e, mentre si avviano allo sfacelo le vecchie repubbliche oligarchiche e lo Stato pontificio, si rafforzano il Regno Sabaudo e quello borbonico. Una ribellione contro le umilianti pretese della madre patria fa delle colonie americane una N azione nuova. L'illuminismo, ma anche una più concreta, vitale esperienza della solidarietà umana, il tenace rispetto delle leggi, un eccezionale spirito d'iniziativa, l'amore per la libertà - è già il trionfo del99
!"uomo del west, ardito, ind ipendente, ottimista , fi ducioso di se stesso e coscie nte della propria for za - costituiscono i pilas tri portanti del nuovo Stato. il quale per sé. ma pure per il vecchio mondo. proclama: «... o i consideriamo evidenti le seg uenti verità. T utti g li uo mini sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili e tra questi diritti sono da annoverare quelli della vita, della libertà e della ricerca della verità. I governi sono stabiliti tra gli uomin i per garantire tali diritti e il loro giusto potere deriva dal consenso dei governati e ogni volta che una fo rma di governo pretende di violare questa norma il popolo ha il diritto di mutarlo o abolirlo e stabilire una forma nuova» 5• Alcuni storici inglesi si sono preoccupati di sottolineare come la s uccitata dichiarazi one non abbia certo il pregio dell'originalità, dovendo la maggio r parte dei suoi contenuti a Locke 6 , per cui, in fondo, l' America non avrebbe fatto altro che chiedere paradossalmente all'Inghilterra, la propria madre-patria, la dottrina che l'affrancasse da questa stessa. Ma l'or iginalità e la forza del documento - e in ciò la sua importanza - non sta tanto rìelle idee, quanto nel fatto che, per la prima volta, simili idee divengono la «carta» di una Nazione. E dall'America non tarderà a venire a nche per l'Europa l'incitamento a seguire un uguale cammino.
*** In un così differente panorama politico anche gli eserciti dei secoli XVII e X VIII - la cui consistenza numerica va crescendo continuamente, in modo vertiginoso 7 - m utano, ovviamente e in molti casi p iù volte, fision omia e struttura. Ciononostante, essi restano prigionieri dello s ta to confusion ale di q uelli dell'epoca precedente per cause riconducibili tutte alla lotta politica cui abbiamo prima accennato: lotta c he in effetti venne ad esprimersi in un'incredibile contra pposizione tra le sfere d i comando, residuo appannaggio della nobiltà, e quelle amministrative, divenute di competenza del potere politico-borghese. Lo Stato che ci offre in proposito l'esempio più rimarchevole è la F rancia con la r iforma attuata dal Richelieu nel 1626, mentre (su imitazione del!' Armata sabauda) andavano sviluppa ndosi, con la costituzione delle milizie regionali, gli embrioni di un esercito nazionale permanente. 100
Detta riforma si basò su due punti essenziali: sottrazione agli «Intendenti provinciali» di qualsiasi ingerenza nel campo delle gestioni amministrativo-logistic he degli eserciti e istituzione di un «Segretariato G enerale di Stato per la Guerra)), quale unico ente responsabile dell'intero apparato bellico della Nazione e agente, per la materia in argomento, al vertice, a mezzo di un «Intendente Generale>> e, ai livelli discendenti, sino a quello di C orpo o Reggimento, di «Intendenti» (di varia classe) e «C ommissari di guerra». Liberando le Armate dai ceppi rappresentati dagli Intendenti e costituendo un organismo unitario e autonomo, il Ric helieu aveva senza dubbio imboccato la giusta strada per un risanamento generale della situazione; ma il guaio fu che, affidando il «Segretaria to Generale di Stato per la Guerra» e le gestioni amministrative a funzionari civili, esponenti della borghesia, a lui fedeli, il Cardinale mirò solo a realizzare uno «strumento politico» che, riducendo il peso degli aristrocratici C omandanti, gli consentisse di meglio spianarsi il cammino verso quell'assolutismo monarchico, c ui egli aveva votato la propria azione di governo. Pertanto, l'ostilità già esistente tra Intendenti provinciali e C api militari non fece che spostarsi in un terreno diverso, per quindi acuirsi in maniera spieta ta , data la sovrapposizione di interessi di classe a quelli, obbiettivi, delle isti tuzioni. A parte il fatto che l'azione del R ichelieu mancò praticamente il suo scopo politico per la violenta e abile reazione dei Marescialli e G enerali (l'assolutismo monarc hico si affermerà con Luigi XIV, il «R e Sole», per ben altre ragioni), essa ebbe consegue nze semplicemente disastrose sia all'interno delle Armate francesi - come dimostrato dalla scarsa efficienza di queste stesse durante l'ultima fase della Guerra dei T rent 'anni 8 - , sia per le imitazioni avute in molti Paesi e uropei dato il prestigio internazionale dell a Francia e sia, infine, per tutta una serie di fortunosi rattoppi che ne derivarono (con altri riflessi imitativi) per più di un secolo e mezzo, sino ai giorni della rivoluzione e dell 'apparizione dell'astro nepoleonico. Il primo rattoppo fu opera, nel 16 7 7, di M iche!
; D alla «Dichiarazione dei diritti». (Filadelfi a. 1774). T wo Trcatises GO\·ernmen1. 1 Che per le grandi nazioni salirà 111ediame111e. verso la fine del '700. a 700 800.000 unità. ·' Conclusasi per la Francia. nonos tante la vittoria di Ro ..: roi. più come un successo diplomaticQ che militare in scn·
6
~l) ~t rl'tlO.
or
Le Tellier, Marchese di Louvois, Segretario di Stato per la Guerra di Luigi XIV, il quale, al fine di restituire ai Corpi la necessaria autonomia - e visto, anche, il fallimento del ricorso per il vettovagliamento a compagnie di appaltatori civili («munizionieri>,), - .··. ritenne opportuno abolire gli amministratori periferici (Commissari) e trasferire i compiti amministrativi, logistici e contabili, da essi svolti sino allora, alla competenza dei Comandanti militari. assegnando loro, in pari tempo, direttamente, l'intero fabbisogno finanziario, ripartito in «masse>> (c<111assa paga)), c<massa pane», <cmassa vestiario», «massa riscaldamento>i, «massa ospedale», ecc.) e conglobato in un soldo «omnicomprensivo». Con questo nuovo sistema amministrativo - che, per essere ispirato al principio dell'autogestione, trasformò i Corpi in «Corpi-azienda» - si ebbe in particolare: determinazione e soddisfacimento delle necessità finanziarie, conteggiate «pro capite,> e suddivise in tante quote (le «masse>i) quante erano le voci da coprire per assicurare il mantenimento dei soldati, in relazione non alla forza effettiva delle Unità. bensì a quella organica: prevelamento mensile del contante da parte dei Corpi presso i Comandi superiori, riforniti a loro volta dal <<Segratariato Generale di Stato per la Guerra»: possibilità di costituzione da parte dei Corpi stessi allo scopo d'incentivare un 'oculata amministrazione - di un proprio patrimonio «sociale)) mediante le economie operate, eccetto che per la paga, sulle varie «masse)). in aggiunta agli incameramenti di somme non corrisposte per eventuali assenze, ai risparmi effettuati con l'esecuzione di lavori fatti con mano d'opera militare 9, ai gettiti delle prede. donazioni. lasciti, ecc.: nessun obbligo a _ rendicontare le spese, in quanto il rapporto tra Corpo e Stato si esauriva nella sola determinazione e corresponsione dei fabbisogni finanziari: controlli amministrativi puramente formali 10 : installazio ne, infine, data la difficoltà di reperire sul mercato ingenti quantitativi di viveri, di M agazzi ni di vetlovagliamento 11 , presso i quali i Corpi potevano prelevare. con denaro attinto alle «masse,>. le derrate occorrenti, integrabili con acquisti su piazza 1~. Destinata ad essere anch'essa subito recepita da molti eserciti europei. la riforma deì Louvois. seppure apprezzabile per avere almeno cercato di re golamentare le gestioni contabili. non cancellò minimamente i difetti di fondo e ciò per due motivi: primo. perché - nonostante il ferreo accentramento di tutti i poteri delle mani del Re e J'elimi-
nazione della diarchia che si era avuta con il Richelieu e il Mazzarino tra Primi Ministri e Sovrano -- con un impianto del genere. rappresentato al vertice e a livello di Grande Unità da funzionari civili (Intendente Generale, Intendenti, Commissari) e. alla base, dai capi militari, non venne in realtà per nulla rimossa la conflittualità esistente tra la componente operativa e quella amministrativa: secondo. perché si venne, cosi, a ripristinare quella gestione diretta dei Comandanti - sempre incompetente e speculativa, sovente fraudolenta che si era rivelata nel passato quanto mai deleteria. Nel 1762, il Duca di Choiseul, credendo che i mali dell'esercito francese fossero costituiti soltanto dall'incompetenza, avidità e frode dei Comandanti di Corpo, ritenne di potere sistemare la faccenda, inventando la figura di un amministratore militare periferico. il <<Maggiore)) 13. Anche quest'innovazione non apportò, però, alcun beneficio; né poteva apportarlo, poiché il ,cMaggiore» - oltre a non essere dotato di specifiche competenze. essendo egli un Ufficiale d'Arma investito di funzioni amministrative solo in via temporanea - altro non venne ad essere, in pratica. che un dipendente del Comandante, un esecutore di ordini. Né migliore sorte ebbe un'ennesima ristrutturazione, voluta. nel 1776. dal Saint Germain e impostata sull'assegnazione delle gestioni amministrative ad organi collegiali, i «Consigli d'amministrazione reggimentali)) - dei quali il <,Maggiore)) divenne una specie di Segretario-relatore - dato che. in sostanza, non si ottenne alcun correttivo ai meccanis mi in atto. I riflessi di un simile stato di cose furono gravissimi. Infatti, se dopo un primo periodo di chiara supremazia europea, compreso tra la salita al tro-
• Da cui la dizione. tuttora in uso nella terminologia militare. di «lavori in economia». '" C iò in quanto la riform a aveva svuotato d'ogni effettivo comenuto le funzi oni degli «Ispettori alle lìnanze». detti an che «Controllori cli guerra,,, voluti dal Richelieu e trasfor mati dal Louvois in detentori di una carica più che altro onorofìc.:a. 11 Si tra11ò. per il 1110111cnto. di depositi privi di una reale ccl efficiente organizrnLione. Costituiti per consentire aprro\'\·igionarncn1i in 111.1,sa non altrimenti faci l 111ente effet t uahili. essi erano adibi ti. quasi in maniera esdusi\'a, all'im magazz1namenw del grano e di carne affumicate e salate. " Solo per la carne fresca. verdure. e vino. 13 Da cui gli «Uflìci di Maggiorità,,. 101
Truppe di Gustavo Adolfo di Svezia in azione - (British Museum, Londra)
no di Luigi X IV ( 1661) e l'inizio della guerra del la Lega d'Augusta ( 1688), la Francia si avviò. con la pace di Rijswijk ( 1697). verso un rapido declino, fu essenzialmente perché priva di uno strumento militare capace di sostenere adeguatamente la sua politica egemonica; ne fan no fede gli insuccessi registrati durante il conflitto per la successione spagnola ( 1701 - 17 J 4 ), lo scarso peso avuto nelle lotte per la successione polacca (1 7 73- 1738) e austriaca (1740-1748), nonché le pesanti sconfitte - tra cui quella di Rossbach subite nel corso della guerra dei Sette Anni ( 17 56-1763).
Quanto alla Spagna, rimasero in vigore per tutw il '600 gli apparati rinascimentali e se ai primi del X VIII secolo vi fu qualche riforma, questa non cambiò granché la già precaria situazione, per altro refrattaria a radicali innovazioni in conseguenza delle scadute aspirazioni politiche e il profondo disagio economico del Paese. 14 In conformità alle vicende politiche interne, spesso drammatiche e cruente 15, l'Inghilterra giun · se nella prima metà del ' 700 alla costituzione di 102
un organismo militare «sui generis>i, dotato di strutture (comprese quelle amministrative) differenziate e composto da: formazioni volontarie e permanenti , legate al Sovrano e ricalcanti gli schemi francesi: milizie provinciali, quali emanazione diretta del Parlamento (ed espressione del dualismo politico Assemblea dei rappresentanti popolari-monarchia), suddivise per Contee e gravanti sui bilanci dei «Country Councils»: truppe coloniali, affidate ai vari Governatori e da costoro amministrate e, infine, da Unità speciali, dipendenti e mantenute a titolo semiprivatistico dalla Compagnia delle Indie. Si trattò. certamente. di organizzazioni ben salde. ma solo se prese ciascuna in se stessa, ché ogni yualvolta le milizie nazionali e provinciali si trovarono a formare un blocco unitario si sfociò •• Che dopo la pace di Utrecht ( 171 3 ) e di R astadt ( 1714) (con cui si concluse la guerra di successione spagnola). fì. nirù addirittura tra le Potenze di ter z;ordinc. ,; Guerra civile delle «Due Rose". abbattimento della M o 11archia da parte di Cromwell. restaurazione. limitazione dei poteri monarchici («Bill of Rights»).
s~mpre in una congerie di supporti tanto eteroge nei 16 da determinare preoccupanti sbandamenti operativi l ì. Non minori l'incertezza e la fortunosità che con traddistinsero, nel suddetto clima di disorienta· mento generale, le Armate austriache e olandesi. di tipo franco -spagnolo le prime, d'imitazione inglese le seconde. Un discorso diverso, assolutamente positivo, va, invece. fatto, per il periodo in esame, circa gli esercizi svedesi e prussiani. Infatti. se la Svezia riusci a salire, in un brevissimo volgere di tempo. da una posizione di scarso rilievo alle soglie di un autentico impero, fu per aver saputo costruire e impiegare uno strumento militare d'eccezionale efficacia, come dimostrato dalle straordinarie vittorie conseguite da Gustavo Adolfo, Carlo X e Carlo XII. rispettivamente durante la «Guerra dei trent'anni)) 1~. nella prima e nella fase iniziale della seconda ,,Guerra del Nord>) 19 • Se la Prussia assurse, nel giro di appena trent'an ni 20, tra le maggiori Potenze d'Europa, ciò fu per l'incontenibile forza d'urto dei suoi Reggimenti, costruiti e condotti al fuoco da quel geniale condottiero rispondente al nome di Federico II, il fondatore dei Corpi di Stato Maggiore e del Genio, l'inventore dell'«ordine obbliquo)) 21 , il trionfatore di Rossbach e di Leuthen. Non schiacciante peso numerico d'armi e mezzi nell'uno e nell'altro caso - ché, anzi, sotto questo aspetto, le Armate svedesi e prussiane si trovarono sempre in condizioni di netta inferiorità -: solo, oltre la superiore statura militare di quei Re, una rara organicità ordinativa, un'Ufficialità selezionata non in base ai titoli nobiliari, ma agli ef-. fettivi valori personali, e una perfetta rispondenza dei supporti logistico-amministrativi alle esigenze strategiche e tattiche. Le due istituzioni, seppure cosi ricche di illuminati e illuminanti contenuti, non hanno, tuttavia, che scarsa rilevanza storica, in quanto esse passarono nei cieli sei-settecenteschi come delle semplici meteore, poiché la Svezia, battuta dai russi e Poltava 22, si vide costretta a rientrare rapidamente nell'ombra e la Prussia, a pochi anni della sua folgorante ascesa, ebbe spazzati via i propri eserciti dal vento impetuoso della rivoluzione francese. È vero che molti ordinamenti di Federico II furono recepiti dalle Armate di Bismark, embrione della futura potenza militare tedesca, talchè si potrebbe dire che essi, sebbene indirettamente, abbiano avuto un particolare risalto; il fatto più
qualificante fu, però, che a Sadowa e a Sedan non fu davvero a trionfare un esercito di marcia frideri ciana, bensi il prodotto di quel tempo nuovo inaugurato da Napoleone e interpretato con rara abilità dal grande Cancelliere prussiano. Relativamente all'Italia, e, in maniera specifica al Ducato sabaudo 2-', le Armate savoiarde operaro-
1 •
Anche per trauamemi economici diversi. Quali 4uelli avut isi durante la guerra. pur vittoriosa alla l'ine. contro l' Olanda ( 1664- 1667) per il rispetto del «Navi~ation Act». '" 16 18- 1648. ''' 1654- I 660. 1700· I 718. :u In vasione della Slesia . pace di 11reslavia ( I 742) - «Guerra dei sette anni" ( 1756- 1763) - Prima spartizione della Polonia (assieme alla Russia e alL\ustria). trattato di Cu· ciuk Cainargi ( I 7ì4}. 1 ) "Tra il 1630 e il l 648 alle picche protette dai moschetti, alla fanteria. insomma. era rimas ta una funzione difensiva al centro dello schiera mento. mentre la decisione ad una o a entra mbi le ali era lasciata alla cavalleria. La battaglia aveva fin ito col divenire soprmutto una battaglia d"ala. a una sola ala: qual"è In posizione di Federico II di fronte a questa situazione'! Perfezionare !"addestramento. così che le truppe della seconda linea siano in grado di agire con la massima rapidità e compiendo tutte le evoluzioni richies te : dare nuovo s1·iluppo e nuova disciplina alla cavalleria cosi da poterle affidare la manovra avvolgente eia eseguire con la maggiore l'elocitù. Tutto rescrcito con un"ala arretrata e l'altra spinta in avanti in vista dell'azione avvolgen te finisce per trovarsi in posizione obliqua rispetto allo schieramento al'l·ersario. È questo il fan10so «ord ine obliquo» fridericiano (P. Pieri. L ·cvolu7.ionc dcll"arte militare. in « Nuove Questioni di storia moderna ,,. Milano 1956). : : Ca rlo Xl I fu sconfitto a Poltava ( 1709) per non avere questa volta tenuto nel debito conto le esigenze logistiche. !:gli. inl·aui. si spinse troppo in profonditù nel territorio ncrn ico senz.a avere prim a impiantato sicure li1Ìee di riforni 111en1n. mcmrc dal canto loro i russi «inventarono» per 1·oc<.:asionc quella stra tegia del ripiegamento che costerà tanto cara anche a N apolct,ne e a Hitler. La battaglia in argomento. pro logo delle paci cli Stoccolma ( I 720) e di Nystadt ( 172 1). ha swricamcnte un grande valore. segnando. da un lato. In linc della superba. ma eflimera. creazione di Gusta1·0 Adnll·o e Carlo X e. dall"altro. l"alTermazionc della potenza russ:t. :; Da qui in a,·anti la nostra attenzione verrà focalizzata. per 1·1talia. soltanto sul Ducato sabaudo per due motivi : primo. perché detto Ducato. era. alrcpoca. runico Stato indipendente. di !l()tne e di fa tto. della penisola: secondo. perché fu proprio ai primi del ìOO che i duchi di Savoia CO · minciarono a swilgere una politica. la quale. se non ave va ancora per obbicl!il'o l"tinifi<.:azitmc: delle genti italiane. pre· scnui,·a. comunque. quello cli unn costante espansione all"intcrno del territorio nazionak. Ricordiamo in proposito l"at· tegginmcntn tenuto dn Vitwrio Amedeo 11 nell'intricata \'i· ccnda della guerra di successione spagnola: atteggiamen to che consenti al D uca di Sn,·oin cli anne ttersi Casale con 11
103
no con ordin amenti identici a quelli fra ncesi , di cui riprodussero persino le di verse fasi di sviluppo e cioè: creazione, nel 1688, ad opera di Vittorio Amedeo IL di una «Segreteria della Guerra» (in sostituzione della « Veedoria Generale))), enucleante. per le gestioni fìnanziarie, un c<Uflicio Generale del Soldo». retto da un c<Contadore Generale» e composto da Commissari di guerra con stato gi uridico. al pari cli quelli d'oltre Alpe, di funzionari
I utto
il Monlì:rrato _ Alessandria. la regione tra il Po e il Tanani c. con il relatirn titolo di Re. la Sicilia. la qual.:: 1 emì scambiata con la Sardegna (per cui il titolo degh ex duchi diver rà da «Re di Sicilia» «Re di Sardegna»), mentre 104
civili militarizzati : in trod uzione, per il vettovagliamento. del sistema dell'«appalto», quindi delle "masse>> con soldo omnicomprensivo: istituzione del 1, Maggiore)) e. successivamente, dei 1<Consigli d'amministrazione reggimentali». U n impianto anche questo. allo stesso modo del proprio modello. confuso. labile e, pertanto. come lo dimostreranno gli eventi storici. di scarsa tenuta operativa.
la prima isola ve rrà trasferita all'Austria e quindi aggregata al regno di Napoli. passato. per gli effetti dei trattati di Utrecht e di Rastad t. sollo quest' ultima potenza e successi ,·amenLe assegnato. con la pace di Vienna. a èar!o di Borbone.
lii. L'ESERCITO RIVOLUZIONARIO FRANCESE E QUELLO NAPOLEONICO
1789. Scoppia la Rivoluzione francese. «Lìberté. egalìté. fraternité» sono le parole d'ordine dì una nuova età che vuole essere tale - e lo sarà - sia per la Francia. sia - come metterà in evidenza Goethe. assistendo dal campo prussiano alla battaglia di Valmy - per l'Europa. per il mondo. Nell'inesorabile. fulminea frantuma zione di tutte le impalcature dell"<,ancien régime» anche l'esercito regio basato sulla coscrizione parziale, effettuata mediante sorteggio. va rapidamente dissolvendosi. mentre. per altro. subito si appunta su di esso il timore di un suo eventuale appoggio a1 tentativi reazionari della Corte. Così. ancora non si è spento l'incendio appiccato il 14 luglio all a Bastiglia. simbolo del dispotismo monarchico. non si è ancora smorzata reco della solenne dichiarazione del 26 agosto, che la Rivoluzione crea a su a difesa uno speciale Corpo armato. costituito da cittadini volontari, la «Guardia Nazionale,> 1• affidandone in pari tempo il comando al Generale La F ayette, già combattente al tìanco di Washington nella guerra d'indipenclcma americ ana. La «Guardia Nazionale» é. certo. un Corpo più. pittoresco che militare in senso stretto. più da parata che da campo di battaglia. ma essa è già il nucleo cli una ccdiversa)) coscienza militare. fonda ta - co me era già stato nelle legioni della Roma repubblicana - sull'intri nseca identità del cittadino con il soldato: ed è proprio per la fo rza sprigion an tesi da questa coscienza se il 20 settem· bre del 1792 un'Armata francese raccogliticcia. lacera. affamata. messa su con i resti di quella regia. la «Guardia nazionale» e contingenti volontari. costringe alla ritirata gli austro-prussiani del Duca di Brunswich, venuti in difesa della monarchia. Primavera del 1793. Un'implacabile morsa di ferro. formata da 400.000 uomini, attanaglia la patria di Danton. Robespierre, Desmoulins, Marat: Austria. Prussia. Olanda, Russia, Inghilterra, lo
Stato della Chiesa. i Regni di Sardegna e di Napoli si scagliano contro la Rivoluzione per impedire che il grande fuoco della libertà si propaghi in tutto il vecchio continente. Sconvolta dall'insurrezione della Vandea, esausta per le lotte politiche interne e in piena crisi economica e monetaria - che invano si era cercato di tamponare con gli <<assegnati>) 2 - , tormentata dalla fame. la Francia è sull'orlo dell'estrema rov111a. Ma ecco che in tanta tragedia, di colpo, lo «Stato» francese diviene totalmente, visceralmente, ,, Nazione». «Popolo», «Patria>> e, animato da un 'immensa l'orza morale. affronta risoluto la retriva Europa dell'assolutismo monarchico. Manc a un esercito adegu ato e si ricorre alla «leva in massa»: mancano le armi e le munizioni e si impi antano fabbriche: manca il vestiario e si installano filand e: mancano i viveri e i foraggi e si va a scovare il grano e il tìeno nel più piccolo, più sperduto cascinale: mancano i carriaggi e si tagliano i boschi: quindi. sui campi di Wattignies e di Wissemburg. quattro straccioni di sanculotti compiono il miracolo di vincere, ricacciare lontano il nemico. La Francia é salva e poiché a salvarla é stata la «leva in massa>i essa sancisce il principio della coscrizione generale per l'impianto di un esercito nazionale permanente. Se gli «eserciti patrii» francesi riuscirono a battere. pur trovandosi in nette condizioni di inferiorità. le coalizioni avversarie non fu solo, però, per lo s pirito che li animava. né per la consistenza numeri ca che con la succitata leva avevano raggiunto: fu anche. e. soprattulto. per avere saputo
' 30.000 uomini (di cui pagati solo 6.000). ' Moneta fiduciaria. garaniita teoricameme sui beni espro· priati al clero. N clfouobrc del I 792 r am montare degli «As segnati" in circolazione era cli sei miliardi cli «livres». Una cifra enorme. 105
Houet, La presa della Bastiglia - (Bibliothèq ue Nati o nale, Parig i). 106
Avril, la battaglia di Dondschoote - (Museo Carnavalet, Parigi) .
intelligentemente rinvenire e altrettanto intelligen temen te applicare nuove concezioni strategiche e tattiche. Cadde grazie a tali nuove concezioni -- e a farla cadere furono gente come Carnot, Kleber, Mar ceau. Jourdan - la classica «strategia a cordone,, (la quale si proponeva di conquistare o difendere un certo territorio senza soluzioni di continuità) dinanzi a masse di armati che si spostavano divise per colonne e che per potere essere affrontate obbligavano a disastrosi fra zionamenti di forze: cadde, in campo tattico il tradizionale «ordine serrato e frontale» , sbriciolato. dagli attacchi delle mobilissime, leggere Divisioni carnottiane, scagliate a blocchi. come cunei. contro gli schieramenti nemici. Assieme a questa strategia - tanto offensiva, in curante di assedi e di sistemi fortificati -- , a que sta tattica - quanto mai dispendiosa di vite urna-
ne per il suo dinamismo operativo e resa possibile dal fatto che la «leva in massa>i consentiva il rapido riempiemento dei vuoti - gli eserciti della Rivoluzione non seppero , per altro, darsi anche una nuova adeguata organizzazione logistica e amministrativa. rimasta in parte, presso i Corpi, quella del periodo precedente e in parte, ai livelli superiori. trasferita alle organizzazioni municipali (imposte della rivoluzione), animate indubbiamente da grande buona volontà, ma prive di esperienza e. in primo luogo, di derrate nei magazzini e di denaro nelle casse. Si può. cosi, dire che le Armate. rivoluzion arie furono costrette a vivere alla giornata. attingendo quando. dove e come potevano (contribuzioni belliche. requisizioni. confische, ccc.) i mezzi necessari al loro sostenimento. Se siffatta precaria situazione non ebbe alcuni inci denza sulle piane di Valmy. Wattignies e Wissemburg. perché surrogata dagli entusiasmi libertari 107
Di Debucourt, il Gen. Lafayette - (Museo Carnavalet, Parig i). 108
(,da li bertà è il nostro pane)> cantavano i coscri tti del 179 1 e 'I 792). giunse. però. ben presto al pu nto da fare piombare le istituzioni militari , non più sorrette dagli ardori dei primi momenti, in un a crisi logistico-operativa di vastissime proporzioni che avrebbe senza meno · finito per vanificare la rivoluzione e i suoi pur vittoriosi eserciti, se. nel 1793. all'assedio cli T olone. non avesse cominciato a chiedere un <<Suo» posto nella scoria un irrequieto. giova ne ·- appena ventiq uatren ne - Uffi ciale d'Artiglieria d·origi ne corsa. a nome Napo leo ne Bo naparte. amico di Agostino Robespierre. frat ello dell'implacabile Massimiliano e di Paolo Francesco 13arras. i num i dell'«ordine nuovo». * * *
i 796: si accende la stella napoleonica. Il grande Corso eredita le Armate della Rivoluzione, le trasforma in una stupefacente macchina bellica che ha per caratteristiche fondamentali: la perfetta fusione tra il d isegno politico e il piano strategico: l'affermazione del principio delio «spazio concreto». determi nato dalle effettive e mutevoli esigenze del momento, in luogo dello «spazio teorico)>, tipi co della strategia settecentesca: la rinuncia ad ogni astratto dottrinarismo: la manovra, basata sulla separazione delle masse e sulla loro fulminea ricongiunzione, in vista del combattimento, in grosse Unità organiche": e la ricerca, infine, assidua. pervicace di un ' unica battaglia risolutrice, aven te per o bbiettivo l'annientamento totale delle fo rze nemiche~. Ma sui campi di battaglia di Millesimo, Rivoli, Marengo. Austerlitz . .lena. Wagram noi non assistiamo soltanto al trionfo di uno stratega e di un tattico. dotato di un eccezionale talento, dello stesso li vello di un Alessandro, un A nnibale, un Cesare.ma anche, al pari di costoro, d i un logistico di irraggiungibile genialità. Un Napoleone non a cavallo, non in mezzo al fuoco della battaglia. ma chiuso in una tenda alle prese con problemi logistici e amministrativi è certo una immagine che non appartiene all'iconografia ufficiale: pur tuttavia ciò è, storicamente, uno dei tratti più peculiari della sua inimitabile personalità di condottiero. Sappiamo. infatti, che egli non intraprendeva nessuna campagna, non effettuava alc un spostamento di truppe se prima non a ve\'a stud iato a fondo tutte le varie implicazio ni ammi nistrative e logistic he ~. con particolare attenzio ne a quelle atti nenti al mantenimento delle truppe.
«Ad un uomo che ha farne - egli scriveva a Massena. poco dopo aver assunto il comando dell'Armata italiana - parlare solo di gloria e di patria non ha senso, perché non è possibile far marciare un esercito che non abbia forza nelle gambe e la certezza di trovare al termine della sua fatica cibo e giaciglio» 6 • Tutto questo non costituisce, però, che un aspetto second ario ciel Napoleone logistico che stiamo presentando; se egli, infatti , tocca anche nel campo in esame quegl i stessi vertici raggiunti come stratega e come tattico fu principalmente per la profonda rivoluzione da lui operata nel settore, con 1·aver riportato la logistica dal ruolo cli strumento posto in su bordine all'esigenza operativa a q uello che essa aveva già svolto ai tempi dell'antica Roma. cli elemento chiave, cioè, delle scelte strategic he e tattiche. Citia mo in proposito. fr a i tanti, alcuni esempi. Logistici fu rono gli itinerari della guerra d'Italia
' Napoleone alla moglie Giuseppina. il giorno successivo alla bauaglia cli Ulma (Leuera 15 on. 1805, doc. n. 9393): « Ho attualo il mio piano. Ho distrutto l'esercito austriaco per mezzo di semplici marce». Circa l'eccezionale mobilità dei suoi eserciti. nel Bollettino della Grande Armata del I 8 Ntobre del 1805 Napoleone scri veva: «li soldato diceva so· \'c111c: l'I mperatore ha trovato un nuovo modo di fare la guerr a: egli si serve delle nostre gambe e non delle nostre bai()nctte. I cinq ue ses ti dell"esercito non hanno tirato un colpo di fucile e ciò li affl igge. Ma tutti hanno camminato 111 01!0 cd essi raddoppiano in celerita quando hanno la spera nza di afferrare il nemico» (Doc. 9395). Quanto alle grosse uni1ù. spella a Napoleone la cos tilUzionc dapprima del Corpo d'Armata (su 2 5 divisioni) e. quindi, durante la campagna cli Russia. dell' Armata (su 2-3 Corpi ,l'Armata). ; Ques10 tipo di ba1taglia é stata chiamata dal Lemarque «batlaglia st rategica». Cosi. in proposito. l"illustre storico francese (in «Bataille». Encyclopedie moderne): «La lotta per Napoleone. non impegna mai un· area ristretta di terreno. come la g.uerrl1 di F on1cnoy e tu tte qut:lle combatlUte da Federico di Prussia. Essa non si limita a qualche ora. come la praticava e la consigliava il Maresciallo di Sassonia: la sua durata è di 15 20 giorni. il suo campo d'azione è rapprese ntato da vaste provincie. interi reami». ' «Egli eccelse nell"amministrazitne per l'ordine. la vigilanza e il controllo che seppe imprimerle. Con il suo corpo di ferro. adatto a sopport are molteplici lavori. non poche volte interveniva di persorw nel dirigere e nel dare ordini: in ogni caso leggeva i vari rapport i. li esaminava attentamente. in c:iò aiutato da una portentosa memoria» (Dc La Barre Duparq. op. cit.). '' Lettera del 25 aprile 1796 (Doc. 4552). E cli nuovo a \fassena il 15 maggio dello stesso anno (doc. 4662): «Pri · ma le bocche degli uomini. poi quelle dei canon i". Quindi. ancora: ,,Un Unìciale che non ha comprensione dei bisogni dei propri uomini 11011 è· idoneo all"esercizio dell'arte del CO · mando» (Napoi..:()ne. :vlemoires. IX. III). 109
(grano della pianura padana, fabbriche d'armi e munizioni della Lombardia). Le campagne del 1805 e del 1809 ebbero la loro vittoriosa arma segreta in un'imponente canalizzazione dei servizi di rifornimento, incentrata su (<piazze-deposito>i, distanti tra loro 70-80 chilometri al massimo e difese da contingenti di truppe in grado di respingere qualsiasi attacco di sorpresa. Le vittorie di Jena e Auerstadt furono lo splendido risultato di un piano strategico-logistico basato sulla distruzione delle linee di rifornimento avver· sarie. Nella costituzione dei vari stati. per la maggior parte a regime monarchico (Italia, Napoli, Olanda. Westfalia. Spagna. ecc.), che Napoleone impiantò in Europa. affidando le relative corone a fratelli e parenti. troviamo. frammisto a motivazioni d"ordi ne politico. esasperate ambizioni e cedimenti nepotistici. il fermo proponimento di tenere in sald o possesso zone di rilevante valore strategico-logistico, ove le sue Armate potessero rinvenire sicuri granai e arsenali. Strategia logistica fu pure, infine, la campagna di Russia. Infatti, quando tramontata per sempre a Trafalgar la possibilità di un attacco diretto contro l'Inghilterra, quando fallito il tentativo di piegare rodiata rivale con l'arma economica 7, Napoleone decise 5-ii giocare il tutto per tutto contro 1·ostinata, orgogliosa patria di Nelson cercando di andare a c9lpirla nella fonte prima della sua ricchezza e della sua potenza - l'India - , la prima preoccupazione che egli ebbe fu quella di marciare contro la Russia, al fine di fare del vasto impero di Alessandro I la piattaforma logistica per il grande balzo verso il sacro Gange. I noti eventi di questa guerra sembrano, in verità, smentire la gen ialità di Napoleone sotto il profilo qui eviden ziato, in quanto sconfitto sulle steppe innevate della Russia da un'assoluta carenza dei servizi di rifornimento, viveri soprattutto. Che il fallimento della campagna del 18 12 sia stato causato, principalmente, da pesanti deficienze logistiche è fuori di ogni dubbio. Non possiamo, però. sottacere il fatto che l'intera impresa fu pianificata per coprire soltanto un certo periodo di tempo~ e una certa distanza 9 sulla base di una convinzione che, alla resa dei conti , si rivelò priva di qualsiasi fondamento. Napoleone. infatti, riteneva che, non appena la sua «Grande Armata», composta da 500.000 sol· dati equipaggiati in modo superlativo e aureolati di imbattibilità, fosse giunta a Mosca, lo Zar, impressionato da quel formidabile strumento di 110
guerra che gli si era avventato contro, avrebbe senza meno accettato, pur di salvare il trono, una specie di alleanza che avrebbe consentito al suo Corpo di Spedizione sia la piena libertà di movimento alla volta dell'India (attraverso la Caucasia e il Kazahstan). sia la più ampia possibilità di sfruttamento delle locali risorse agricole, ind ustriali. ecc. Ma gli avvenimenti presero la piega che sappiamo: la Russia, e per essa il vecchio Maresciallo K utuzov, adottò una tattica difensiva di marca orientaleggiante. di lento logoramento e temporeggiamento, che colse di sorpresa le truppe francesi, le disorientò e ne svuotò anzi tempo i carri: non scese a patteggiamenti di sorta, ancorché duramente-~sconfitta a Borodino e costretta ad abbandonare Mosca nelle mani del nemico: non lasciò agli invasori, incenerendo tutte le fonti di approvvigionamento s ul posto, neppure una briciola di pane: e, fattosi, infine, alleato il «suo» terribile inverno, obbligò Napoleone - impossibilitato, per altro, data la distanza e la mole dei fabbisogni da trasportare, a stabilire linee di rifornimento con la madre-patria - a quella tragica marcia di ritorno che falcerà oltre I50.000 vite umane 10 e che doveva portare di lì a poco alla giornata di Lipsia, vigilia dell'esilio elbano e antivigilia di quello definitivo di Sant'Elena. Pensiamo, per ciò, di potere affermare che la crisi in parola non scaturì per nulla da difettose impostazioni logistiche - nessun problema si ebbe in materia sino a Mosca - , ma unicamente da un 'errata valutazione politica o, se vogliamo, da un atto di sconsiderata presunzione da parte delrI m peratore francese, cui, forse , I"ebbrezza del successo gli aveva fatto perdere il senso della misura.
** * Quando Napo leone prese il comando dell'Armata d"ltalia trovò questa stessa in condizioni disastro-
7 Con il cercare d 'impedire aJl"l nghilterra sia l"acquisto nel contincntc del grano necessario a integrare l"insuflìciente prod uzione na7 ionale. sia !"esportazione dei prodotti delle sue industri e e delle sue colonie. ~ Sei mesi. ' Vilna - Vitebsk - Borodino - Mosca. '" Perdite globali subite da N apoleonc nel corso di questa guerra: 280.000 morti. 130.000 prigionieri, 50.000 disertori. Solo 40.000 furono. così. gli uomini che, ridotti a spettri. 10rnarono in patria. meno del I 0% della consistenza iniziale della «Grande Armata».
La battaglia di Jemmapes - An. - Castello sforzesco, Milano.
se. senza paga. con vitto aleatorio e insufficiente. le uniformi brandelli, priva di scarpe e, conseguentemente. con il morale a pezzi, in piena crisi discipl inare. Il giovane Generale capi subito, con quel suo fulmine e sicuro intuito. che. se non avesse provvedu to a sanare immed iatamente la situazione, le vittorie di Walmy. Wattignies e Wissemburg non avrebbero av uto a lcun seguito nelle pagine della Storia. Pertanto. rabberciata alla bell'e meglio la faccenda e promessi ai propri Reggimenti sull'orlo del cedimento totale. ricch i bottini 1 1 - parole. poi. rigorosamente mantenute - . non appena eletto I0 Console. egli mise mano all'organizzazione di un si stema logistico-amministrativo che gli consentisse di tradurre in realtà i suoi piani di conquista. Detto sistema. ispirato al principio della co mpleta autono mi a delle istituzioni militari e a un freddo. realistico calcolo delle nuove e co mplesse esigen zc 1~ di eserciti costitu iti da centinaia di migliaia
di uomini, ebbe la sua prima espressione nella costituzione di un ((ivi in istero dell'Amministrazione della Guerra,,, organo parallelo al << Ministero della Guerra» (cui furono riservate solo competenze ' ' Ricordiamo il suo primo proclama ai soldati dell'Armata d'Italia: «Soldati. voi siete ignudi e malnutriti. li Governo vi deve molto. nulla può darvi ... M a io vi condurrò nelle più fert ili pianure del mondo. Ricche provincie e grandi città saranno in vostro potere.. ·"· ,: Ad esempio. nel solo setlore del vettovagliamento. questi erano i fa bbisogni giornalieri ( riferiti ai generi essenziali) di un'Armata di 100.000 uomini: farina. K g. 8 1.000 - carne. Kg. 27.000 ·- ri so. Kg. 36.000 - legumi. Kg. 70.000 sale. Kg. 600 - vino. Il. 33.000. (Ra zione «pro-capite» : far ina per pane. once 2i - carne. once 9 - riso. libbra I legumi. libbre 2 - sale. oncia 2/ 100 - vino. boccale 1/ 3 acqu avite. boccale I / 6 - aceto. boccale l / 20). Durante la campagna di R ussia. resa la razione più ricca di sostanze proteiche e di carboidrati dati i rigori del clima, si ebbero i ,eguenti l'abbisogni. sempre giornalieri, per 500.000 soldati : pane. Kg. 625.000 - carne. Kg. 2 10.000 - riso, Kg. .~0.000 - legumi. Kg. 60.000 - sale. K g. 8.000 - birra. lt. 500.000 - aceto. h. 250. (Adami. op. cit.). 111
Thévenin, Napoleone che passa le Alpi • Museo di Versailles, Parigi. 112
(Museo di Versailles, Parigi).
Lejeune, Napoleone alla battaglia d'Arcole - (Museo del Louvre, Parigi).
,,
/
/
Lejeune, La battaglia di Marengo - (Museo di Versailles, Parigi) .
tecnico-operative), e, per l'espletamento dei servizi qui in esame, con la fondazione di due (<Corpi»militari di amministratori, il «Corpo degli Ispettori alle Riviste)> e dei ((Commissari di guerra»: amministratori, cioè, non più funzionari civili militarizzati, ma veri e propri militari tecnicizzati inseriti nello spirito e nelle responsabilità, prima ancora che per uno stato giuridico, nei meccanismi operativi. Il «Corpo degli Ispettori alle Ri vistei> - con gerarchia compresa tra il grado di Colonnello e Ispettore Generale 13 , coadiuvati da Ufficiali Superiori d'Arma o del Corpo di Commissariato ebbe per compito l'amministrazione generale del personale, con funzioni direttive e di controllo al vertice (Ministero dell'Amministrazione della Guerra), presso i Comandi d'Armata, di Corpo d'Armata e di Divisione: ai «Commissari di Guerra», invece, furono attribuiti, dal massimo li-
vello sino al Comando di Brigata, i servlZI viveri, vestiario, equipaggiamento, armamento individuale, casermaggio, trasporti, prede, contribuzioni belliche, requisizioni, confische, giustizia militare e attività varie giuridiche e giuridico-amministrative. Mentre gli cdspettorii> venivano scelti tra i Colonnelli e i Generali d'Arma o di Commissariato, i «Commissari di guerra», il cui Corpo ebbe un'incidenza ben superiore di quella del collaterale organo amministrativo, venivano reclutati - conformemente ai criteri espressi da Napoleone nella sua lettera al Direttorio del 1789 14 - tra gli Uflìciali addetti al comando delle truppe, aventi il grado di Capitano. un minimo di cinque anni di servizio e il titolo di un '«onorevole» partecipazione, per lo meno, a due campagne. i! 14
Grado equiparato a quello di Generale d'Armata. Cfr. nota n. 5 a pag. 45. 113
Vernet, Napoleone alla battaglia di Jena - (Museo di Versailles, Par igi). 114
Proudhon, Incontro tra Napoleone e Francesco Il.
(Museo di Versailles, Parig i).
Provvis Li di carriera. d ignità ed emolumenti eguali. a q uelli degli Ufficiali d'A rma: inclusi in un ordinamento gerarc hico che and ava dal grado inizi ale di Capita no a q uello di Commissario Generale (equiparato a G enerale d'A rmata): preparati ai compit i che dovevano svolgere in base a partico lari atti tudin i e a corsi di specializzazione 15 : alle dipendenze. in linea disciplina re e tecnicooperati rn. dei rispetti vi Capi militari (e, quindi. del Mi ni stero dell a Guerra) e in pari tempo. in li nca tecn ico-a mmin istrativa (con esercizio di fu n zioni delegate). dal Min istero delrAm ministrazio ne dell a G uerra: in posizione d·i ndipendenza nei confronti delle sfere operative 16 : schierantisi in batlaglia a l lìanco dei Co mandanti 17• q uesti a mmin istratori costituirono a tutti gli effetti - come riconosci uto dalla cri tica storico-militare - uno dei pri ncipali cardi ni degli eserciti napoleonici e.
per tale motivo. uno dei fatto ri fondamentali dei loro strepitosi successi: e ciò in quanto essi riu:-ci rono a dare vita ad un impianto rispondente in pieno alle impostazion i dottrinali strategicotat tico-logistiche ideate da Napoleone e aventi tra
,; Presso il M inistero ckll"A mministr azione della Guerra. '~ Le quali avevano solo la faco ltà di esercitare. in caso di opposizione da pane degli am ministratori . la «réquisition ~crite sur l'aclmini straiio n». ano con cui esse assumevano la piena responsabilità degli ord ini amministrativi emessi: re ,ponsabilitù. poi. vagliata da una speci ale Commissione. ..:omposta da un superiore gerarchico e da due lspeu ori alle Ri\'istc. anche loro di grado più ck va to. uno dei quali sostil uibile. O\ e fossero srn ti in causa problemi logistici. da un Uffìcialc Co mmissari o di grndo non infe riore a Colonnello. " Dei 150 Ufficiali Commissari partiti per la campagna di Russia fece ro ritorn o ~olo 15 (R . F unck. R usslancl uncl Sa-:hen. I 935) 115
Allan, Waterloò.
(Museo Well ington. Londra) .
i loro perni più essenziali la compattezza organica degli apparati bellici e quel generale disegno operativo «per cui i piani di guerra si mo_dificano all'infinito secondo le circostanze, i fini e la natura delle campagne, il genio del Capo, il numero e il valore delle truppe» 1~. Simile struttura, costituita da blocchi sovrapposti. a piramide, fortemente saldati l'un altro, parallela - nei livelli e negli organi agenti - a quella operativa e a questa congiunta da una sicura rete di collegamenti, ebbe in pratica quali caratteristic he di fondo per un verso (gestioni finanziarie) un'estrema rigidezza e per un verso (settore logistico in senso stretto) una grande flessib ilità. Il più significativo riflesso pratico relativo alla gestione del contante fu rappresentato dal fatto che il riforn imento del denaro - il quale, vigendo sempre l'o mnicomprcnsività del soldo, rimaneva un elemento prioritario della intera branca logistico-amministrativa - avvenne d'allora in poi con la massima regolarità "1• poiché non già. come nel passato. di pertinenza di organi eteroge116
nei con profili. contenuti e procedure incerte, bensì di specifici e omogenei bracci di leva, operanti. in primo luogo. lungo un asse ben definito costituito dal Ministero dell'Amministrazione della Guerra-Armate-Corpi d'Armata - Divisioni Reggimenti ~0 • presso cui c_ontinuarono sì a fun zionare i ((Consigli d'amministrazione>,. ma con una maggiore rappresentatività ~1 e. secondariaMém~ires. Xlii. «Un fallo prova la buona amministrazione di N apoleone: egli pagava sempre regolarmen te le proprie truppe. Nel I 806 volle che fosse depositata a Ma yen ne la paga della sua Armata per qumtro mesi» (Dc La Barre Duparcq. op. cit.l. Si legga inoltre. in merito la sua lettera a Mollieu del 14 otlobre 1806 (Ep. Nap.l. In un'altra lettera. del 14 no\·cmbrc dello stesso anno. troviamo scri tto: «In guerra il valore del denaro dipende dalla rapidità con la q ualc può aversi» (Ep. c.s.l. :n I comandi di Brigata non a\-e\·ano organi destinati a questo scopo. 1 ' Composti ora. infatti. oltre elle da U ffìci ali e Sottufficia li. da una rappresentanza. clcttiq1 e agente a w rn o. di ca porali e soldati. IR
11 '
mente. in base ad un ferreo meccanismo incernierato su precise •<richieste di fondi>> (avanzate trimestralmente dai Corpi. compilate per «masse». in relazione alla for za effelliva e dopo avere rendico nta to la precedente erogazione). su rigorosi con trolli delle contabilità interne reggimentali~ ~. sulla normal izzazione delle retribuzioni ~.t. sulri m matricolazione degli uomini e. infine. sull'istituzione presso i Corpi. per la copert ura di momenta nee deficienze di cassa o per esigenze straordinarie e impreviste. di un «fondo scorta», prontamente reintegrabile, se intaccato in tutto o in parte. La flessibilità delle aree logistiche fu , invece, ottenuta con una pluralità di organizzazioni, sì dar poter scegliere una via piuttosto che un'altra, a seconda delle esigenze di questa o quella campa gna. Si ebbe, pertanto : ora - come durante la campagna d'Italia - il pieno sfruttamento delle risorse locali 2·1 con la costituzione di «Magazzini mobili» divisionali: ora - come nella guerra del 1800-180 I - l'integrazione del precedente sistema con l'installazione di Magazzini di Corpo d' Armata lungo le previste direttrici di marcia: ora come nel 1809 - il riforni mento e tergo, mediante convogli in partenza dai «Magazzini Generali di retrovia» 2 ~. Attraverso questi pochi e brevi accenni possiamo agevolmente rivelare come nella succitata rifo rma 26 • destinata ad influenzare subito o a distanza di tempo, direttamente o indirettamente, gli ordinamenti militari che si avranno a cavallo dei secoli X IX e XX, riviva l'organizzazione amministrativa. oltre che ordinativa e operativa, degli eserciti romani un a lezione di storia, che Napoleone volle e seppe fare propria con umiltà, portando solo dei ritocchi, convinto che quella mille~ naria esperienza - e in ciò è un ulteriore segno della sua straordinaria statura di soldato - rappresentava per un condottiero un sicuro, prezioso punto di riferimento.27 E c'è ancora di più. Come le legioni romane, della Repubblica e dell'Impero, erano state le protagon iste assolute di un mondo che, anche quando ven ne materialmente travolto dalle invasioni barbariche, continuò ad irradiare la luce di una supe-
'' Con questa i111w\'azio 11e i patrimoni reggimen tali a vreb bero dO\'Uto essere costituiti soltan to da economie effettu ate nell"esecuzionc di alcuni lavori. lasciti. prede. E ciò indubbiamcnti.: an·enne. ma non in maniera completa. in quanto i succitati w ntrolli. riferendosi solamente alla legittimità ,klk entrate e non anche a quella delle usci te. non riusci ro 11<) ad eliminare del tu tto i trad izionali abusi. Si trattò certo
di una cosa ,·oluta. tan to da potere ran·isare in tale regola mentazione un so11ik atto psieo·politico di Napoleone. ,·okndo egli sol tanw limiwrc. 11011 precludere tot almente. ai Colonnelli. Cìenerali e r--1,Hè:scialli le antiche possibilità di «arrangiamento». Non per nulla. egli ammonisce nelle sue «Memorie» (XVIII). ,,Anche la fedeltà per essere vera ha bisogno di un suo prezzo». Cosi. pur essendo stalO affermato il pri ncipio che i patrimoni in parola appartenevano al Reggimento. essi. praticamente. rimasero in notevole misura beni privati dei Comandanti. ·' 11 soldo. dato l'obbligatorietà delle prestazioni militari. ct)nsisteva per la truppa in pochi centesimi di franco d·arg.ento. variabile secondo l'anzianità cli servizio. Ma poiché esso era integrabile con generose quote parti delle prede belliche. la remunerazione del soldato era nel complesso abbastanza buona. A ltissima era. invece. la paga degli Ufficiali. ai quali. poi. se inves titi di ti toli nobiliari. venivano corrisposti speciali "appa nnaggi». 1 " Facendo ri corso. in pratica. alla rapina. più o meno mascherata. e a vessatorie contribu zioni belliche. 21
I Reparti in questo caso si Lra~portavano dietro viveri per dieci giorni. Per non perdere tempo nelle operazioni di scarico. i carri con tenenti viveri, equipaggiamenti, munizioni. ecc. non venivano scaricati. ma si univano alle diverse colonne. men tre quelli che avevano effettuato il precedente rifornimento. fattisi ormai vuoti. riprendevano la via dei "Magazzini Generali». trasportando ferit i. malati. prede, ecc. Quanto al servizio viveri a livello di Corpo, ogni Compugnia prelevava le raz ioni di spettanza dal magazzino del Corpo giornalmente e preparava il cibo secondo una tabella pre fì ssata. so tt o la rigorosa sorveglianza di un ((Ufficiale ai viveri» (comanda to a turno tra i subalterni ) e median te rimpiego di un "caporale di cucina,, e due cucinieri. La confezic.rnc del pane era assicurata da apposite «brigate di fornai». composte ciascuna da un «inforna tore (Capo-brigata) e da tre impastatori. e veniva effettuata in «forn i da campagr1a» (m. 4.25x3,90-400 razioni per ogni collura). uno per reggimento. '1 pane. fa llo per due terzi con fa rin a di fru mento e per un terzo con fa ri na di segale. era somministrato in pagnotte da due razioni. La carne era per due terzi di bue e per un terzo di vacca e doveva essere tratta da bestie macellate almeno il giorno precedente la distribu zione; di conseguenza. ogni Reggimen to si mette va in moto con un s 11 0 «parco buoi». Prima del combattimento. o durante marce fat icose. venivano distribuite raz ioni straord inarie. I ma· Imi godevano di vitto speciale. I militari in licenza. o assenti co munque dal reparto. avevano diritto ul controvalore della razione in con tanti. Gli Umciali e i Sottu ffic iali usufruivano di mense separa te. date per I iin to u vivandieri ci vili. Relativamente al vesti ario _ i soldati avevano due uniformi. una da parata e una da fat ica. Ogni soldato disponeva. altresì, di due coperte di lana. Per la distribu zione della paglia da giaciglio non esisteva una precisa regolamentazione. 16 Che riguardò. naturalmente, anche la Marina, la quale venne dotata di ordinamenti e supporti del tutto identici (e per la maggior parte comuni) a quelli applicati all'Esercito. Non si può. tuttavia. ignorare che Napoleone ebbe per le !lotte minori attenzioni. ritenendo che una Nazione terrestre come la Francia non poteva conquistare gloria e potenza che su terra. 7 : E all'antica Roma (con particolare atten zione al periodo augusteo) Napoleone ispirò pure. come noto. la sua opera politica e di statista. 117
riorc civiltà. allo stesso modo gli eserciti napoleonici. seppure. al pari di quelli dei Cons1Jli e dei Cesari. in una tragica successione di guerre, sebbe ne schiantati da un desti no similare - che, nella fatti specie si chiama Beresina, Waterloo hanno storicamente il grande merito di avere im posto in maniera irreversibile quei principi di fon -
118
do agitati dalla lì losolìa dei lumi e della rivoluzione fr ancese -- libertà democratiche. nazion alità. di ritti c ivili . Stato di diritto. rigetto ddìnitivo degli ultimi sop rusi d'impronta feu dale - che, dopo un drammatico travaglio. dovevano . agli aibori del novecen to. trasform a re radicalmente la società umana. dare vi ta al "nostro,., tempo.
An. Waterloo - (British Museum, Londra).
/
ij1BLIOGRAFIA
INTRODUZIONE. L'ATTIVIT A MI LIT ARE NELLA SUA FENOMENOLOGIA Senofonte, Ciropedia (Ed. Marchant, 1900). F rontino, Strategemeta (Fragm. Script. Rom., 1870). 3. Vegezio, Epitome I nstitutionum rei militaris, (Ed. Lang, 1880). 4. Machiavelli, Dialoghi dell'Arte della guerra (Opera omnia, 1929). 5. Guicciardini. Opere (Ed. 1927). 6. Maurizio di Sassonia, Revèries (1732). 7. Jomini, Traité des grandes operations militaires (1804). 8. Napoléon, Mémoires (1901). 9. Blanc, Della scienza militare ( I 834). 10. Clausewitz, Vom Krieg (1837). 11. Marmont, De l'ésprit des institutions militaires ( 1857). 12. De C ristoforis, Che cosa é la guerra ( I 860). I 3. Marselli, La guerra e la sua storia (1875). 14. Langlois, Einsegnements de deux guerres recentes ( 1885). 15 . Moltke. Opere Militari ( 1892). I 6. Lewal. Etudes de guerre (1895). 17. Bismarck. Discorsi (trad. Zini, 1944). I8. Bastico. L ·evo!uzione dell'Arte della guerra· (1929). 19. Junger, Der Krieg: heute, morgen (1967). 20. Guillerm, Problemes militaires (197 3). I. 2.
21. 22. 23. 24. 25. 26. 2 7.
28. 29. 30. 3 I. 32.
Ovidio, Metamorfosi, (Ed. Merkel, 1853). Virgilio, Georgiche, (Ed. Hirtzel, 1900). Jomini. Précis de l'Art de la guerre (1838). Valle, Arte militare (1883). Foreman, Art of War (1910). Ricci, Introduzione allo studio dell'Arte militare ( 1926). Stirpe, La Logistica e gli eserciti moderni (1936). Konrad, Kriegskunst (I 908). Krauss, T heorie und Praxis in der Kriegskunst ( I 9 I 2). Devireux, An de la guerre (I 913). Lambert, Problematique militaire (I 957). Shalleman, Mobility and Logistics (1959).
33 . 34. 35 .
Croce, Teoria e storia della storiografia (Ed. 1957). Droysen, Grundriss der H istorik ( 186 7). Napoléon III , Epistolaire (Ed. 19 IO).
PARTE PRIMA I PREC ORSI ST ORICI DEI SERVIZI E DEL CORPO DI COMM ISSAR IATO DELL'AERON AUTI CA MILITARE ITALIANA - DALLE ISTITUZIONI DELL'ANTICA GRECIA A Q UELLE DELLA VIGILIA DEL XIX SECOLO Capitolo primo - L'età antica I. Periodo Greco-Macedone I. 2. ~
.),
4.
5, 6. 7. 8.
IO. 11. 12.
13 . 14. I 5.
16. 17. I8. 19. 20. 21. 22. 23. 24.
Aristotele. Politica (Ed. Costanzi, 1925). Tucidite. Guerra del Peloponneso (Ed. Hude, I910). Erotodo. Storia (Ed. Hude. 1908). Senofonte. Opere storiche (Ed. Sauppe, 1870). Polibio. Storie (Ed. H ul tsch, 1888). Busoh. Griechische Geschichte (I 897). Beloch. Grieschische Geschichte (l 912). Glotz. H istorie gi·ecque (I 925). De Sanctis, Storia dei Greci (I 934). Terrabono. L'impero ateniese (1927). Laffront. Vingt-cinq siècles de guerre sur, mer (I 9 59). Demostcne. Discorsi (Ed. Dindorff. I 890). Quinto Curzio. Storia di Alessandro (Ed. Voge!, 188 1). Arriano. A nabasi di Alessandro (Ed. Bersanetti. 1904). Trogo Pompeo, Opere (attr. !'«Epitome» dt lnustino. Ed. RLihl, I 885). Diodoro Siculo. Biblioteca (Ed. Voge!, 1906). Dittenbergern, S ylloge f nscr. gr. ( I 883). Hondius, S uppi. epigr. gr. (1885). Papiri cli Oxyrh ( 1887). Papiri di Berlino (I 890). N iese. G eschichte der griech. und. maked. Staaten (1882). Radet, Alexandre le Grand (I 93 I). Wilken. Alexandre le Grand (1933). 121
25. 26. 27. 28. 29. 39. 40.
Droysen, Alessandro il Grande (Ed. 1955). Barbagallo, Storia Universale ( 1965). De La Barre Duparcq, Historie de l'Art de la guerre (I 864). Rovighi, Storia dell'Arte militare (s.d.). Marselli, La guerra e la sua storia (1875). Corsi, Storia militare ( 1884). Bassico. l'evoluzione dell'Arte della guerra ( 1929). II. Periodo
l.
2. 3. 4. 5. 6. 7.
8. 9. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. I 9. 20.
21. 22. 23. 24. 25. 26 . 27. 28. 29. 30.
3 I.
122
romano
Plutarco, Vite parallele (Ed. Sintenis, 1852). Titus Livius. Ad urbe condita libri (Ed. Weissenborn. 1888). Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane (Ed. Jacoby. 1905). Polibius. Historiae (Ed. Hultsch, 1888). Eutropius, Breviarium ab urbe condita (Ed. Ruehl, 1882). Plinio, Storia naturale (Ed. Silling, 1896). Cato, Origines (Ed. Drumman-Groebe, 1912). Cesare, Commentari (Ed. Klotz, 1926). Sallustius, Operae (Ed. (J ordan, I 887). Cicerone, Epistole (Ed. Rostagni, 1952). Juvenalis. Operae (Ed. Owen, l 907). Flero Lucio Anneo, Epitome (Ed. Malcovati, 1938). F rontino, Strategemeta (Fragm. Script. Rom., 1870). / Cornelio Nipote, Degli uomini illustri (Ed. Malcovati. 1934). Fasti triumphales (Ed. Paris, 1920). Appiano, Storia romana ( Ed. Mendelssons. 1905). Diodoro Siculo. Biblioteca (Ed. Yogel, 1906). Svetonio. Opere (Ed. Roth, 1858). Dionc Cassio. Storia romana (Ed. Melber. 1890). Tacitus. H istoriae-A nnales (Ed. Fisher Fourneaux, 1900). Vegezio, Epitome Institutionum res militaris (Ed. Zamboni. 1815). Barbagallo, St.oria Universale (I 965). Bloch, Les origines de Rome ( I 946). Pais. Storia di Roma (1899). Mommsen. Romische Geschichte ( 1856). Beloch. La popolazione del mondo greco e romano (I 896). Legis Xli tabularum reliquiae (Ed . Schoeli, 1866). Last. The servian ref'orm ( 1945). De Sanctis. Storia dei romani (1923). Homo. Les institutions politiques romaines (I 927). Platon, La démocratie et le régime fiscal de l'an cienne Rome ( 1923).
32. 3 3. 34. 35.
36. 37. 38 . 39. 40. 4 1. -l2. 43 . 44.
45. 46.
4 7. 48. 49.
50. 51. 52. 53 . 54. 55. 56.
Piganiol, La conquete romaine (I 939). Levi, Meloni, Storia romana: dagli · Etruschi a Teodosio (I 967). Levi, La costituzione romana dai Gracchi a Cesare (s.d.). Pais, Storia cli Roma durante le guerre puniche ( 1927). Barbagallo. Note di storia demografica (I 921 ). Haywood. Studies on Scipio Afri canus (1 933). Bailly, G iulio C esare (1 933). Pari beni, L'età cli Cesare e di Augusto (1950). Yegt, Caesar und seine soldaten (1940). Restovtzef. La genesi dell'impero romano ( 1918). Gardhausen. Augustus und seine Zeit (I 89 I). Levi, Augusto (1929). ,,,Pfìtzner, Gheschichte der romischen legionen (187 1). Ferrere. L'ordinamento delle armate romane (1878). Marquardt. De l'organisation militaire chez les romains ( 189 I ). Laffront. Yinght-cinq siècles de guerre sur mer (1959). Parker. The romans legions (1928). Rostovtzef. Storia sociale ed economica dell'imp. rom. ( 1920). Gibbon . T he History of the Decline and Fall of the romain Empire ( 187 1). Adami. L·alimentazione del soldato attraverso il tempo ( 19]2). De la Barre Duparcq. Historie de l'Art de la guerre ( 1864 ). Rovighi. Storia dell'Arte militare (s.d .). Marselli. La guerra e la sua storia ( 1875). Corsi. Sroria mi litare ( 1884). Bastico. L'c,·oluzione dell'Arte dell a guerra ( 19 29).
Capitolo secondo - Il Medio Evo.
Annales Regni Francorum (Ed. K urze, I 890). Codex dipl. longobardicus («Mon. Historiae patriae», 1897). 3. Corpus statutorum italicorum ( l 912). 4. Cambridge, Medieval History (s.cl.). 5. T hompson, An economie and socia] history of Mecl. Age (1923). 6. Cronicon de rebus venetis (s. d.). 7. Lot. C harlemagne et !'empire carolingien (J 974). 8. Pirenne, Storia d'Europa dalle invasioni barbariche al XVI secolo (s. d.). 9. Fliche, Histoire du Moyen Age (I 930). IO. Salutati Coluccio, Epistolario (Ed. Nevati, 19 I I). I.
2.
11. 12.
13. 14.
15. 16. 17. 18. 19. 20. 1 I -
I'
~2. 22.
Pepe. li Medio Evo barbarico in Italia (s. d.). Volpe. Il Medio Evo italiano (1928). Winkelmann, Acta Imperi saec. XIII , XIV ( 1880). Mayer. Historia de las institutiones sociales y politicas de Espana y Portugal durante los siglos X a XIV (1926). Tout. History of England from Henry lii to deat of Edward 111 ( I 905 ). Relazione ambasciatori veneti, serie compi (Ed. Ror .. 1890). Barbagallo, Storia universale (I 965). De La Barre Duparcq, Histoire de l'Art de la guerre ( 1864 ). Rovighi. Storia dell'Arte militare (s. d.). M arselli. La guerra e la sua storia (I 87 5). Corsi. Storia militare ( l 884). Rastico. L·evoluzione dell'Arte della guerra (1929). Laffront. Vingt-cinq siécles de guerre sur mer ( l 959).
19. 20. 2 I. 22.
(s. d.).
23. 24.
25. 26. 27. 28.
::!9.
.~O. 31.
32. 33.
Capitolo terzo - L'Evo moderno
I. Il Rinascimento
34. 35. 36.
I. 2. 3. -1.
5. 6. 7. 8. 9. IO. I I. I 2. 13.
Pircnnc. Storia d'Europa dalle in vasioni barbari che al X VI secolo (s. d.). Barbagallo. Storia universale ( 1965). Nordstrom. Le Moyen Age et la Renaissanct· ( I 932). Burckhardt. La Ci\iltà del Rinascimento in lta lia (192ìl. Machiavelli. Opere (Ed. 1929). Guicciarclini. Opere (Ed. 1927). R inuccini, R icorcli storici (Ed. Aiazzi, I 840). Adami. Il carteggio di un capitano cli ventura ( M isc. Storia veneta. 19 30). Orsi , Signorie e Principati (s. cl.). Mau rois. I listoire d'Angleterre (1937). Black. The reign of Elizabeth (I 936). Firth. Cromwell's Army ( 1902). English Constitutional Documents (Ed. Lodge, l 934).
14. 15. 16. 17. I 8.
Ballestreros y Beretta. Historia de Espana ( 1927). Collecion de documentos ineditos para la Historia de Espana (I 942). Cronicas del Gran Capitan ( 1908). Zurita. Annales dc la Corona de Aragona ( 19 IO). La visse. Historie dc la France clepuis les origines jusqu'à la revolution ( 1922).
Fawtier. Documents inedits sur l'organisation royale au tempe de Luis XI ( 1848). Gilles. Annales et Chroniques de France ( I 942). Hauser. Sources de l'histoire de la France. Le XVI siécle (I 906). Passerini-Milanesi, Ritratti delle cose di Francia
.Ì 7.
38. 39.
Revol. Histoire de l"Armée française ( 1929). HegeL Chroniken der deutschen Staat ( 1962). Germanicorum RR.SS. (Ed. Freher, 1717). Coccinis. De rebus gestis in Italia 151 1- I 2 (s. cl.). Pieri. La scienza militare italiana nel Rinascimento ( 1933). Pieri. La crisi militare italiana nel Rinascimento (1934). Pitti. H istoria fiorentina (« Arch. st. it.», 1842). Ricchioni. La costi tuzione politica di Firenze ai tempi della Repubblica (I 9 I 3). Anzillotti. La costituzione politica di Firenze sotto Cosimo I ( I 9 14). Champier. Les grans croniques des ducs et des pri nces de Savoye et Piemont ( I 516). Sgrc. La politica sabauda dal I 5 I 5 al I 533 ( 1900). Garino-Camina. Lo Stato sabaudo al tempo di Eman uele Filiberto ( 1928). De La Barre Duparcq. Histoire de LA.rt de la guerre ( 1864 ). Ro,i ghi. Storia dell'Arte militare (s. d.). Marsclli. La guerra e la sua storia ( 1875). Cnrsi. Storia militare ( I 884 ). B:istico. L·c\'oluzione dell'i\rtc della guerra ( 1929 ).
Il. I secoli XVII e XXIII
I. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. IO. I I. 12.
Barbagallo. Storia universale ( 1965). D'Aubique. Histoire universelle (1896). Fontanon. Les Edits et Ordonnances des Rois de France (161 l). Bourgeois. Les sources de l'histoire de France en X VIl siéclc (I 9 I 3). Richelieu. Mémoires (« Nouv. Collect». Ed. Micaud. 1907). Gazotti. Historia delle guerre d'Europa (1643 80) ( 1681 ). lmmisch. Geschichte des europàischen Statensystems 1600- 1789 ( 1905). Foucault. Mémoires ( I862). Du Plessis, H istoire de France (I 868). Turenne. Mémoires ( 1820). De Villars. Mémoires (1734). Girarci. Le service militaire en France à la fin du régne de Lous X IV (I 922). 123
13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21.
Stephens, European History (I 900). Lambert, Mémoires pour servir à l'histoire du XVIII siécle ( 1736). De Choiseul, Mémoires écrits par lui meme ( 1790).
l.
Colin, Les campagnes du Marechal de Saxe: l'Armée au printemps de 1774 (1900). Colin, Les campagne du Marechal de Saxe: Fontenoy (1908). Correspondance des Controleurs Généraux de Finances (Ed. Boislile, I 874). Malvezzi, Historia de Felipe Il (1732). Documentos ineditos para la historia de Espana (Ed. Alcoler, 1932). More! Fatio, L 'Espagne au XVI e XVII siécle
2.
(1878). 22. 23. 24. 25. 26. 27. 2i.
29. 30.
3I . 32. 33. 34.
III. L'esercito rivoluzionario francese e quello napoleonico
Hume. La cour de Philippe IV et la decadence de l'Espagne ( 191 I). Petrie, The history of Spain (1910). Relation du misérable état de l'Armee espagnole dans Tarragone (I 641 ). Maurois. Histoire d'Angleterre (1937). Fortscue, A History of the British Army ( 1922). Costitutional Documents of the Reign of James I (Ed. Tauner. 1930). Montagne. From accession of James I tho the restoration ( I 90 7). Firth. Cromwell's Army ( 1902). Hallendorf-Stuck. History of Sweden ( 1929).
3. 4. 5.
( 1939). 6.
7.
<J.
IO. 11.
I 2.
13.
( l 71 I).
Waddington. Histoire de Prusse (I 9 I I). Frcderic II. Oeuvres historiques (Ed. Trentell,
I8.
36. 37.
Kretschmayer. Geschichte Friedrichs des Grossen ( 1925). Dumont. Batailles du Prince Eugene, du due de Marloborough et du Prince de Nassau (l 729). Canata. Historia d'Italia dal I 6 I 3 al I 666 (1667).
38.
Ricotti, Storia della monarchia piemontese (s.
41. 42. 43. 44.
Brusoni, Della historia d'Italia (I 6 76). De Gerbaiz de Sonnaz, Milizie urbane, cittadine e borghesi airassedio di Torino ( 1906). Quazza, Le riforme in Piemonte nella prima metà del '700 (s. d.). Thesauro. Campeggiamenti ovvero historia del Piemonte (1643). Fanti. Storia dell'esercito italiano (s. d.). De la Barre Duparcq. Histoire de l'art la guerre (1864).
45. 46.
4 7.
Rovighi. Storia dell'Arte militare (s. d.). Marselli. La guerra e la sua storia (1875). Bastico. L·evoluzione dell'Arte della guerra ( 1929).
124
Napoleon, Mémoires (Ed. 1901). Bonaparte (Giuseppe), Mémoires et correspondance politique et militaire (Ed. Du Casse, Rose. Life of Napoleon I ( I 902). Gayet. Napoleon: son ceuvre, sa vie, son temps (I 922). Bain ville. Napoléon (193 I). Pariset. Le consulat et !'empire ( 18 l 5). Driouet. N apoléon et l'Europe ( I 92 7). Las Cases. Il memoriale di Sant'Elena (Ed. Vincenzoni. 1930). Beauharnais (Eugène), Mémoires et correspondance politique et militaire (Ed. Du Casse, 1858).
19.
20. 21. 22. 23. 24.
d.).
39. 40.
Napoléon. Corrispondance et oeuvres a Saint 1-!élènc ( 1870). Napoléon. Lettrcs inédites (Ed. Lecestre. 189 7 De Brctonne. 1898).
I 854).
1900). 35.
Villat. La Rivoluzione francese e l'impero napoleonico ( 1940). Monglond. La France rivolutionnaire et imperia1,e (1933).
8.
14. 15. I6. 17.
Schmid. Gustav Adolf ( 1930). Adlerfeld / Histoire militaire de Charles XII
Babagallo. Storia universale ( 1965). Papi. Commentari della Rivoluzione francese dalla morte di Luigi XVI al ristabilimento dei Borboni (1833). Guizot. Mémoires pour servir à l'histoirc de 111011 temps ( 1858). Posselt. Europaische Annalen ( I 820). Vacca Maggiolini. Da Walmy a Waterloo
Massena, Mémoires (1857). Savary, Mémoires (1828). Ney. Mémoires ( 1833). G rouchy. Mémoires (1874). Lanfrcy, Histoire de Napoléon I (1875). .lomini, Vie politique et militaire de Napoléon (1827).
25 . 26.
Oman, Studies in the Napoleonic Wars (s. d.). Camon, La guerre napoleonienne. Les batailles (I 910).
27.
Camon. Le systeme de guerre de Napoléon I (1923).
28. 29. 30.
3 I. 32 . 33. 34.
Furse. Ulm - Trafalgar - Austerlitz (I 905). Camon. La manoeuvre de Wagram (I 926). · Guitard, Les campagnes de Napoleon: souvenirs I 809-15 (1938). Tournaire. Lettres d'un jeune officier pendant les campagnes en ltalie (I 934). Morvan, Le soldat imperial ( 1904). Guitard. Legislation militaire (18 I7). Fabry. La campagne de Russie (1903).
35.
Funch. In Russland und in Sachsen (1812-181 5) (I 930).
36. 3::f.
Bulletins offìcials de la Grande Armèe dictès par l' Empereur Napoléon (Ed. Goujon, J 814). Gerard, Documents sur la bataille de Waterloo (I 870).
38.
Mcrcer. Journal ( 18 70).
of the
Waterloo campaign
39. 40. 4 I.
42.
43. 44. 4"
Corsi. Storia militare (1884). Marrnont. Mémoires ( 185 7). Talleyrand , Mémoires (s. d.). De La Barre Duparcq, Histoire de l'Art de la guerre (1864 ). Rovighi. Storia dell'Arte militare (s. d.). Marselli. La guerra e la sua storia (1875). Ba stico. 1·evoluzioi1e dell'Arte della guerra (I 929).
125
INDICE
PREFAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. INTRODUZIONE - L'ATTIVITÀ MILITARE E LA SUA FENOMELOGIA
7
pag.
11
Capitolo primo L'ESERCIZIO DELLA GUERRA COME PROBLEMATICA FILOSOFICA .... . .. p,ag.
17
Capitolo secondo LE COMPONENTI DELL'ATTIVITÀ MILITARE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
23
Capitolo terzo I SERVIZI DI COMMISSARIATO NEL CONTESTO LOGISTICO ... . ....... .. pag.
27
PARTE PRIMA - l PRECORSI STORICI DALLE ISTITUZIONI DELLA ANTICA GRECIA A QUELLE DELLA VIGILIA DEL XIX SECOLO .. . . ... .. .. .. ... . pag.
33
Capitolo primo L'ETÀ ANTICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag.
37
I. PERIODO GRECO-MACEDONE , , , , , , • , , , , , , , , . , , , , , , , , , , . , , , , . . . , , , . , , , ,
pag.
I. Periodo greco . . , .. , . . . . . , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , · . , , , , , , , , , , pag. 2. Periodo macedone , , , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , .. . . . , , . , . . . . . . , , · , , , , pag. Il. PERIODO ROMANO . . , , , , , .. , I. La Roma dei primi re . . . , , , , . , , . 2. La riforma serviana . . . .. , , . , , . , , 3. Dalla guerra di Veio al ConsolatO di Caio 4. Da Giulio Cesare alla caduta dell'impero
, .• , , , . , , , . , Mario .. ..
, , . .. · , , , . , , , .. , , , , , , . , , , , , , , , , .. , , , , . , , , , , .............. . . . .. .. .. . . . , ,
, , , , , , , . .... , , , , , , . ,
, , , . ,
, , , , , · · · .... , , , , , , , ,
, , , · , , ... . , · , , ·
, · . , · , ... , , , , · ,
· , · · .. , . , ,
· · , , ,
· · , , ·
· · , , ·
pag. pag. pag. pag. pag.
39 39 43 48 48 52 55 72
Capitolo secondo IL MEDIO EVO . .... . ... .... .. .. ... ... . ......... ...... . . ... .. ... . . pag.
85
Capitolo terzo L'EVO MODERNO
pag.
89
. . . . . . . . . . . . . . , . , .. . . . . , , . . . . . . . . . .. .. , . , . , , , , · , · pag.
91
Il. I SECOLI XVII E XVIII , . , . , , .. , , , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . , . , • . . . . . • . . . . . .. pag.
97
I. IL RI NASCIM ENTO
III. L'ESERCITO RIVOLUZIONARIO FRANCESE E QUELLO NAPOLEONICO. , . . . . . . . . . · , , pag. 105
BIBLIOGRAFIA . .... ...... ... . .... ... .. .. .... ...... . . . . . . . . . . . .. . . .. . pag. 1 I 9 127