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I LIBRI DI OLOKAUSTOS – 1
Collana diretta da Giovanni De Martis
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Silvana Calvo
1938 ANNO INFAME Antisemitismo e profughi nella stampa ticinese
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© Copyright 2005 EDIZIONI DELL’ARCO ®/Ediarco Srl Via Morgagni, 10 - 40121 Bologna Tel 051/6369103 - Fax 051/4294995 email: info@ediarco.it Internet: www.ediarco.it Prima edizione: giugno 2005 Distributore Gruppo Solidarietà Come scrl Via Tortona, 18 - 20144 Milano Tel 02/58113325 - Fax 02/89402234 email: info@gruppocome.it Internet: www.gruppocome.it Progetto grafico e copertina Giovanni Costantini Redazione Associazione Olokaustos C.P. 406, 30124 Venezia Immagine di copertina: Archiv für Zeitgeschichte (http://www.afz.ethz.ch) Postadresse: ETH-Zentrum, 8092 Zürich Hirschengraben 62, 8001 Zürich Tel.: ++41 1 / 632 33 29 Fax: ++41 1 / 632 13 92 funk@history.gess.ethz.ch Copyright Tutti i diritti riservati. Nessuna parte della pubblicazione può essere riprodotta in qualsiasi forma o rielaborata con l'uso di sistemi elettronici e riprodotta o diffusa senza l'autorizzazione scritta dell’editore e dell’Associazione Olokaustos. Calvo, Silvana 1938 anno infame – (I libri di Olokaustos; 1), – ISBN 88-7876-016-1 1 Svizzera Quotidiani Canton Ticino Antisemitismo Ebrei 1938
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all memoria di Silvio Ortona
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Indice 009 013 017 019
Prefazione Introduzione Ringraziamenti Prologo: un viaggio nel passato
Parte prima 028 034 040 052 068 078 089 114 154 181 213 268
Capitolo primo: il mese di gennaio Capitolo secondo: il mese di febbraio Capitolo terzo: il mese di marzo Capitolo quarto: il mese di aprile Capitolo quinto: il mese di maggio Capitolo sesto: il mese di giugno Capitolo settimo: il mese di luglio Capitolo ottavo: il mese di agosto Capitolo nono: il mese di settembre Capitolo decimo: il mese di ottobre Capitolo undicesimo: il mese di novembre Capitolo dodicesimo: il mese di dicembre
Parte seconda 308 315 324 333 345 380
Capitolo tredicesimo: le risposte alle domande Capitolo quattordicesimo: la politica svizzera di accoglienza dei profughi Capitolo quindicesimo: la politica dell’Autorità cantonale ticinese verso i profughi Capitolo sedicesimo: la Chiesa cattolica e il totalitarismo, il razzismo e l’antisemitismo Capitolo diciassettesimo: la posizione degli schieramenti politici e della stampa Capitolo diciottesimo: la società di fronte agli avvenimenti
Appendice 396 400 423 428 444 447
Confederazione Svizzera Svizzera italiana Germania Italia Europa Orientale Chiesa cattolica
453 455 523
Legenda Note Bibliografia
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Prefazione
Nonostante l’ormai enorme mole di opere sulla distruzione degli Ebrei d’Europa, esistono ancora oggi ampie zone che attendono di essere indagate con attenzione dagli studiosi.Tra queste aree inesplorate o, nella migliore delle ipotesi, scarsamente frequentate c’è quella che riguarda l’atteggiamento assunto dalle nazioni neutrali verso la ‘questione ebraica’ così come veniva esposta ed intesa dal nazismo. Le nazioni neutrali o quelle che, come la Turchia, entrarono in guerra quando la Germania era già chiaramente sconfitta, sono state prese in considerazione in relazione alla questione dei risarcimenti dovuti alle vittime del nazismo e alla restituzione delle somme depositate e non più reclamate dai legittimi proprietari scomparsi nei campi di sterminio. La politica e l’atteggiamento complessivo verso gli Ebrei in Portogallo, Spagna, Irlanda, Svizzera, Turchia (per citare solo le nazioni neutrali europee) non è stato oggetto di studi sistematici. Per l’Irlanda esiste il contributo di Dermot Keogh, per la Turchia il pregevole lavoro di Stanford Shaw si concentra sugli aspetti legati al salvataggio degli Ebrei perseguitati. Vi sono poi casi particolari come quello islandese a proposito del quale non è ancora stato pubblicato il lavoro di Snorri Bergsson. L’atteggiamento verso gli Ebrei di una nazione che fu alleata di Hitler con uno statuto assolutamente particolare come la Finlandia è stato indagato soltanto dal lavoro di Hannu Rautkallio. Il periodo dei trionfi hitleriani tra il 1936 ed il 1941, ebbe profondi contraccolpi politici negli stati neutrali. Le misure antiebraiche adottate in questo periodo rappresentano una spia più che evidente dell’influsso di una Germania che sembrava ad un passo dalla creazione
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del ‘Nuovo Ordine Europeo’. Nel maggio 1940 il governo portoghese ordinò ai suoi diplomatici di non concedere più visti di transito. La Spagna adottò un atteggiamento ambiguo e oscillante sino alla liberazione della Francia meridionale da parte degli Alleati. La Svezia – destinata a giocare un ruolo importante nel salvataggio di moltissimi Ebrei – tra il 1938 ed il 1942 restrinse l’accesso di rifugiati e caldeggiò l’apposizione della lettera ‘J’ sui passaporti degli Ebrei tedeschi. In ogni nazione neutrale le vittorie della Wehrmacht diedero fiato ai movimenti filonazisti ed antisemiti. Il lavoro di Silvana Calvo ci aiuta a comprendere gli umori e le tendenze di una società nel microcosmo della Svizzera di lingua italiana in quel terribile e – appunto – infame 1938. Una ricerca del genere è soltanto apparentemente una ‘microstoria’: gli avvenimenti illuminano sulle generosità e sugli opportunismi, sull’umanità e il pregiudizio, sui sentimenti positivi e negativi emersi in un angolo d’Europa dal quale si era ‘spettatori’ di una storia che altri stavano cercando di scrivere. Contrariamente a quel che istintivamente si pensa, lo spettatore non è mai realmente neutrale. Di fronte ai protagonisti della tragedia, i carnefici e le vittime, gli spettatori possono assumere una serie di atteggiamenti che nel bilancio degli eventi si rivela importantissimo, spesso decisivo. La mancata condanna dello spettatore incita il carnefice nella sua opera di distruzione. La capacità di sdegnarsi di fronte all’orrore; la capacità di esprimere una condanna morale esplicita rende la vittima meno isolata e quindi meno vulnerabile. Questo studio ha un merito particolare nel fermare i fotogrammi di un anno vissuto da spettatori. Ci fa riflettere su un ruolo che più di sessanta anni dopo continuiamo ad avere rispetto agli accadimenti che ci raggiungono attraverso la mediazione dell’informazione televisiva e giornalistica. Il monito che le pagine di Silvana Calvo ci trasmettono non può essere né ignorato né storicizzato fermandolo agli avvenimenti del 1938. Siamo oggi, ogni giorno spettatori di una apparentemente infinita tragedia fatta di carnefici e vittime. Essere privilegiati osservatori esterni non ci autorizza alla coltivazione della pianta dai frutti più amari: l’indifferenza. Che sia con questa tematica che si apre la collana dei volumi curati dalla Associazione Olokaustos è per me un fatto importante. Il lavoro che Olokaustos sin dalla sua fondazione si è proposto è di fare della ‘Memoria’ un elemento di consapevolezza per il futuro. La ‘sto-
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PREFAZIONE
ria commemorativa’ è destinata – presto o tardi – a scadere nella retorica e nella liturgia della ripetizione. La storia che sa costruire un ponte di riflessione tra l’accaduto immutabile e il futuro ancora da creare ci offre l’opportunità concreta di non far reincarnare gli incubi del passato. Giovanni De Martis Presidente dell’Associazione Olokaustos
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Introduzione
Colpisce in questo libro la ricchezza di informazioni, l’ampiezza di orizzonti e la varietà di punti di vista che l’autrice riesce ad offrire pur a partire da un ambito di studio assai limitato: la stampa del Canton Ticino in Svizzera nel corso del 1938. Scorrendo gli articoli sulla condizione degli Ebrei nei vari paesi e sulla questione dei profughi, tratti dai numerosi giornali di diverso orientamento allora pubblicati, lo sguardo del lettore finisce per aprirsi su tutte le grandi questioni che interessano l’Europa alla vigilia della seconda guerra mondiale: dalla politica espansionistica della Germania di Hitler alla diffusione delle pratiche antisemite oltre i confini tedeschi, al ruolo della Chiesa nelle relazioni internazionali e nella realtà dei singoli paesi, al clima generale di paura crescente per il futuro. Va detto che il punto di osservazione scelto per la ricerca aiuta non poco ad assumere una prospettiva così ampia. Il luogo è senza dubbio cruciale: siamo infatti in Svizzera e cioè nel bel mezzo del continente europeo, ai confini di alcune delle maggiori potenze di lì a poco coinvolte nel conflitto.Anche il momento è decisivo: il 1938, l’anno in cui in rapida successione si materializzano a una a una le innumerevoli ragioni dello scontro immane in febbrile preparazione. Per non dire poi del tema posto al centro dell’attenzione: le persecuzioni contro gli Ebrei, la manifestazione cioè più vera e più atroce in quel momento dello spirito del tempo, destinata a superare ogni frontiera fra paesi e, addirittura, fra gli stessi schieramenti internazionali in competizione.Va considerata infine la fonte scelta da Silvana Calvo per la sua ricerca: i giornali di un paese dove vigeva la libertà di stampa e in cui dunque era possibile discutere pubblicamente di quanto stava accadendo nella realtà locale e
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in quella internazionale: fatto questo sempre più raro all’epoca e tanto più straordinario se ad esso guardiamo avendo nello sguardo il desolante panorama della stampa italiana dello stesso periodo. L’aver studiato i giornali ha peraltro reso possibile all’autrice un lavoro approfondito in molte direzioni. La lettura attenta degli articoli le ha consentito innanzitutto di richiamare fatti e avvenimenti di grande interesse attraverso cronache e descrizioni di immediata freschezza. Ma c’è di più: emergono con chiarezza i comportamenti dei soggetti politici principali di quegli anni e in primo luogo delle autorità pubbliche dentro e fuori dai confini svizzeri; risultano ben delineate le posizioni di istituzioni e di soggetti singoli rispetto ai vari problemi presi in considerazione. Ma in particolare si manifesta via via agli occhi del lettore, attraverso le sue mille sfumature, il clima politico, sociale, culturale che si viene progressivamente a determinare in seguito ai grandi cambiamenti in atto. Da un tale punto di vista, a saperla leggere, la stampa può infatti offrire un contributo notevole di conoscenza, perché, oltre ad orientare l’opinione pubblica a seconda delle diverse tendenze di cui è espressione, essa ne è anche un riflesso, ne subisce indirettamente i condizionamenti, ne raccoglie le pulsioni sotterranee, i sentimenti, le aspirazioni, le paure. Nel caso di questo libro le numerose e interessanti citazioni tratte dai vari periodici danno conto delle correnti che attraversano l’opinione pubblica svizzera in relazione a fatti di grande importanza e a cambiamenti duramente irreversibili, come l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, la conferenza di Monaco o l’emanazione delle leggi razziali in Italia. La Svizzera risulta schiacciata in quel frangente dal peso preponderante dell’espansionismo tedesco e questo condiziona tanto la politica del governo – orientata ad una neutralità fortemente subalterna –, quanto lo spirito delle forze politiche e della popolazione, per lo più – ma non sempre – assai condiscendente verso le decisioni assunte ai vertici della Confederazione.Va poi considerato che, nel 1938, in seguito all’Anschluss e alla svolta antisemita di Mussolini la pressione dei profughi ebrei alle frontiere – soprattutto a quella con l’Austria – si va facendo particolarmente forte, suscitando reazioni e preoccupazioni a tutti i livelli. Di qui il progressivo e rapido irrigidimento contro l’arrivo di nuovi profughi da parte delle autorità svizzere, prontissime a riproporre all’interno del paese la politica di drastica chiusura – soprattutto verso gli Ebrei tedeschi – così diffusa a livello internazionale, come dimostra senza equivoci l’ipocrita nulla di fatto sancito
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INTRODUZIONE
alla conferenza di Evian. Di qui anche una crescente pressione sulla stampa, chiamata a non ostacolare le politiche governative sia attraverso espliciti condizionamenti, sia contando su una crescente disponibilità di larga parte di politici e giornalisti all’autocensura. Su tutto questo il libro offre uno sguardo attento e mirato. È come se il lettore potesse sfogliare lui stesso direttamente le pagine dei giornali dell’epoca e partecipare in prima persona delle sensazioni e dei contrasti di allora. Ma con in più il sostegno di una guida attenta e consapevole, capace – come si dimostra l’autrice in tutto il libro – di formulare volta per volta gli interrogativi più interessanti e significativi. Una guida peraltro animata da una permanente libertà di pensiero, che la porta a non arrestarsi mai là dove invece si è spesso fermata una storiografia troppo attenta a non incrinare l’immagine di una Svizzera compassionevole e solidale per definizione. Fabio Levi Dipartimento di Storia Contemporanea dell’Università di Torino
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Ringraziamenti
La mia più profonda riconoscenza a Giovanni De Martis, presidente della Associazione Olokaustos, che ha reso possibile la pubblicazione di questo libro e vi ha contribuito con la prefazione e con importanti indicazioni storiche e di forma. La mia sentita gratitudine a Fabio Levi, professore di storia contemporanea all’Università di Torino, per le assai opportune osservazioni e per la stesura dell’introduzione. Per la sensibilità e competenza profusi, ringrazio Giovanni Costantini per il lavoro di revisione. Un grazie ad Antonella Beccaria e Karianne Fiorini per l’editing. Desidero ringraziare Rosemarie Wildi Benedict che mi ha costantemente incoraggiata e consigliata nel corso di tutto il periodo della ricerca e della stesura del libro. Un grato e affettuoso ricordo a Silvio Ortona – scomparso mentre questo volume veniva dato alle stampe – per la fiducia dimostratami e per il sostegno che ha voluto offrirmi. Grazie a mia madre Heidy che mi ha aiutata nella ricerca, in particolare per i giornali in lingua tedesca. Un vivo ringraziamento anche a Pasquale Genasci, della Fondazione Canevascini-Pellegrini, e a Luca Costa: il loro aiuto mi è stato prezioso per i capitoli riguardanti, rispettivamente, i fatti storici e politici del Canton Ticino e la Crisi dei Sudeti. Vorrei inoltre ricordare le persone che mi hanno messo a conoscenza delle loro ricerche, fornito informazioni, indicazioni bibliografiche, suggerimenti: Michele Sarfatti, della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano,Adriano Bazzocco,Alessio Magnolfi, Paola Cattori ed Elio Bollag. Un particolare ringraziamento infine al personale dell’Archivio di Stato a Bellinzona che mi ha assistita con grande professionalità e cortesia.
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Prologo
Un viaggio nel passato
Nel 1996 la Svizzera è stata sconvolta dallo scandalo dei conti bancari non resi ai superstiti della Shoah e ai loro eredi. Come in un domino altre questioni si sono aggiunte: si è scoperto che in alcuni caveau bancari si trovava oro di provenienza sospetta, frutto probabile dei commerci con la Germania nazista che, in cambio di valuta pregiata, riciclava il bottino delle spoliazioni degli Ebrei e delle sue razzie nelle banche nazionali dell’Europa occupata. Sono poi seguite le pesanti accuse giunte dagli Stati Uniti e dalle organizzazioni ebraiche. Per finire è stato risollevato anche il problema della restrittiva politica d’accoglienza dei perseguitati del nazismo, tema allora di attualità, perché si era ancora a ridosso del cinquantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Queste rivelazioni e questi scandali hanno provocato un brusco risveglio in molti svizzeri. Un risveglio da una tranquillizzante e positiva considerazione di sé, nutrita da anni di storiografia agiografica mediante la quale, dalle elementari in poi, è stato inculcato a tutti che la Svizzera è sempre stata un paese di grande idealità e di attivo umanitarismo, una luce, insomma, in un mondo cupo: una luce a cui, da tutto il mondo, si guardava con rispetto e ammirazione. La reazione dell’opinione pubblica è stata, in un primo momento, di incredulità e di sconcerto. Poi le posizioni si sono delineate. Una parte ha avuto una reazione di fastidio o addirittura di rifiuto aprioristico.1 Molti si sono messi a fare quadrato intorno agli accusati di ieri e di oggi. Un’altra parte ha preso atto delle colpe passate e presenti e se ne è assunta per così dire la ‘responsabilità storica’. Semplificando, le posizioni a confronto sono state le seguenti. La prima
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affermava che durante gli anni del nazismo la politica della Svizzera era stata giusta e aveva avuto lo scopo, che poi sarebbe stato raggiunto, di lasciare il Paese fuori dalla guerra. La politica dei profughi sarebbe stata molto generosa, più di quanto la situazione economica di allora lo permettesse, e ben superiore a quella di altri paesi. Le transazioni con la Germania e l’oro accumulato sarebbero stati esercizio e frutto di lecito commercio, cosa già risolta, peraltro, con un accordo di risarcimento a Washington nel 1946. La faccenda dei conti nascosti era, e rimaneva da considerarsi, una questione interna alle banche stesse, e ci si scandalizzava del fatto che ci fosse qualcuno che utilizzasse questo fatto come pretesto per «danneggiare e ricattare la Piazza finanziaria svizzera». Infine, sempre secondo chi sosteneva queste posizioni, il passato non può essere giudicato col senno del poi, le persone allora vivevano una realtà assai differente dall’attuale e disponevano di informazioni ben diverse da quelle oggi in nostro possesso. In buona sostanza era diffusa la convinzione di essere vittime di attacchi ingiustificati e deliberati contro la Svizzera con lo scopo preciso di danneggiarla. Persino l’allora Presidente della Confederazione Jean Pascal Delamuraz, affermò che ci si trovava di fronte a ricatti delle organizzazioni ebraiche internazionali.2 Di fatto, una posizione ‘paranoica’ che nega ogni fattore sfavorevole a se stessi e proietta tutto il male all’esterno di sé, sull’‘altro’ che viene percepito come persecutore. La seconda posizione si potrebbe invece definire ‘depressiva’. Il male veniva assunto integralmente su di sé: si accettava ogni accusa come fondata, si reputava che la politica svizzera negli anni del nazismo fosse stata, sotto il mantello di neutralità, una politica sostanzialmente filogermanica, per interesse, per viltà e per convergenza di sentimenti: convergenza dimostratasi in modo chiaro nell’accogliere il minor numero possibile di ebrei perseguitati dai nazisti a causa di un ben diffuso antisemitismo anche tra la popolazione svizzera dell’epoca. Le vicende bancarie poi, per coloro che la pensavano in questo modo, erano un’ulteriore onta sull’immagine della Svizzera. Chi aveva ragione? Coloro che sono dotati di buon senso, dicono che la verità si trova nel mezzo. Ma è poi vero che stia nel mezzo? Può darsi invece che, come quasi sempre accade, le cose siano complesse e necessitino di essere sviscerate. Per accertare la verità o per avvicinarsi ad essa o, più modestamente, per cercare di capire qualcosa in più, non servono le opinioni, servono i fatti, ma questi risalgono a molti anni fa. Per trovarli si dovrebbe poter salire sulla macchina del
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tempo, trasferirsi nel passato, immergersi in quella lontana realtà, sentir parlare le persone di allora (come parlavano allora, non come parlano oggi quelli che ancora sono tra noi; questi hanno, col trascorrere dei decenni, quasi certamente cambiato il loro modo di pensare, tanto più che allora erano troppo giovani per comprendere a fondo la situazione). Si dovrebbe inoltre assorbire il clima che allora si respirava e cercare di immedesimarsi e considerare i fatti escludendo, per quanto possibile, il ‘senno del poi’ sostituendolo con ciò che erano le informazioni allora a disposizione. Rivolgersi al passato è un lavoro da storici. Infatti, loro lo hanno fatto. La Commissione Bergier, promossa dal Consiglio Federale nel dicembre del 1996, ha lavorato per diversi anni, a partire dal maggio 1997, e il 10 dicembre 1999 ha presentato il suo primo rapporto.3 Il 22 marzo 2002 è stato pubblicato il rapporto definitivo.4 Ma chiunque può, se davvero è interessato, andare a interrogare il passato. Lo può evidentemente fare in maniera più circoscritta, ma non per questo meno affascinante. Bisogna, per così dire, inventare un modo. In questo caso le risposte sono state cercate all’Archivio di Stato a Bellinzona, tuffandosi nei vecchi giornali dell’epoca. Questo libro è la cronaca ed il risultato di una siffatta ricerca. È stato preso in considerazione un territorio ben circoscritto: la Svizzera italiana. E un periodo di tempo limitato: un anno solo, il 1938. L’idea è stata quella di andarsi a leggere tutta la stampa pubblicata nel canton Ticino in quell’anno e di prendere nota di tutto quanto è stato scritto a proposito degli Ebrei, dell’antisemitismo, dei profughi. Questo per trovare le risposte ad alcune domande fondamentali. Il territorio è stato scelto per motivi contingenti, il fatto di abitare nel Ticino, e il fattore linguistico, che pure ha avuto la sua importanza. È poi risultato che la zona presa in esame aveva pregi intrinseci. Era molto delimitata sia come superficie5 sia come popolazione,6 ma aveva in compenso una spiccata ‘tipografomania’: disponeva infatti di molte pubblicazioni (7 quotidiani, e vari fogli che uscivano una, due, o tre volte alla settimana) che rappresentavano un arco di opinioni politiche e sociali assai vasto e differenziato. Una realtà molto piccola, adatta ad essere esaminata nel dettaglio, per così dire, sotto ‘la lente del microscopio’. I nostri giornali, a differenza della maggior parte di quelli, loro contemporanei, di gran parte dell’Europa, si possono considerare relativamente liberi, nonostante innegabili condizionamenti provenienti dall’alto.
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L’anno, invece, non è stato scelto a caso. Il 1938 è stato un anno cruciale, un anno nel quale sono accaduti fatti molto importanti. Un anno della ‘verità’ insomma, nel quale i veli e le maschere sono caduti. Il 1938 ha spazzato via tutte le illusioni sulla realtà, e le persone e i giornali hanno rivelato il loro vero volto. Giuseppe Motta, nel suo discorso del primo agosto7 disse che il 1938 sarà da ricordare come uno «fra gli anni fausti, e dalla storia sarà forse designato con questo epiteto». I fatti riportati in questo libro potranno servire a confermare o confutare questa sua opinione.
I protagonisti Siamo dunque in partenza per il nostro viaggio attraverso il 1938. Durante questo percorso interrogheremo i giornali di allora. Saranno loro i veri protagonisti di questa storia. Noi cercheremo di limitare la nostra interferenza lasciando parlare i nostri interlocutori di carta, che hanno dimostrato di avere spiccata personalità e una prorompente vitalità. Eccoli qui, dunque, i personaggi. Per ora limitiamo la presentazione all’essenziale. Saranno essi stessi, con le loro parole, a svelarci poco alla volta il loro carattere, i loro giudizi e pregiudizi, il loro senso morale, la loro coerenza, la loro caratura, insomma. Ci accompagneranno in questa nostra avventura nel passato e ci faranno vivere giorno per giorno quello che è accaduto nel 1938. Nel contempo ci aiuteranno a capire come pensava e agiva la gente a loro coeva. Libera Stampa, Lugano: quotidiano del Partito Socialista Ticinese (sezione del Partito Socialista Svizzero) Avanguardia, Bellinzona: quotidiano del Partito Liberale Radicale Democratico Il Dovere, Bellinzona, quotidiano ufficiale del Partito Liberale Radicale Ticinese Gazzetta Ticinese, Lugano: quotidiano d’informazione politica liberale radicale Corriere del Ticino, Lugano: quotidiano d’ispirazione liberale Popolo e Libertà, Bellinzona: quotidiano del Partito ConservatoreDemocratico Ticinese (sezione del Partito Democratico Cristiano Svizzero)
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Giornale del Popolo, Lugano: quotidiano cattolico emanazione della Curia Il Guardista, settimanale della “Guardia Luigi Rossi”, gruppo di azione e pressione del Partito Conservatore Ticinese Il Paese, trisettimanale del Partito Agrario Ticinese L’eco di Locarno, trisettimanale di informazione locale La Nuova Fiamma, mensile di un gruppo populista dissidente liberale Südschweiz, Locarno: trisettimanale in lingua tedesca, di informazioni della Svizzera italiana. La Famiglia, settimanale di ispirazione cattolica L’Idea Nazionale, settimanale della Lega Nazionale, gruppo nazionalistico di estrema destra Numeri unici fascisti, pubblicati irregolarmente con titoli sempre diversi Il Ficcanaso, periodico umoristico satirico. A differenza dei giornali odierni, quelli di allora non indicavano il nome del direttore responsabile. Gli articoli assai spesso non erano firmati. L’intero giornale veniva, in molti casi, scritto da una o due persone della redazione. Ciò nonostante, o forse proprio per questo motivo, questi giornali erano molto caratterizzati e portavano una marcata impronta che li rendeva ben differenziati e riconoscibili. In fondo ognuno di essi era percepito dal lettore come ‘una persona’, con un suo modo particolare di pensare e di parlare. Anche noi, che li abbiamo letti in un tempo lontano dal loro, amiamo considerarli così.
Un anno cruciale Ognuno dei capitoli della prima parte del libro sarà dedicato a un mese del 1938, che è stato, come si è detto, un anno cruciale. Racconteremo quanto è avvenuto mese per mese attingendo quasi esclusivamente alle notizie pubblicate allora. Nei casi in cui aggiungeremo informazioni attinte da fonti successive ne daremo conto. La prima domanda alla quale si è cercato di dare una risposta è: «Che cosa si sapeva allora?». È importante appurare questo, perché si può dare un senso ai commenti, alle riflessioni, alle prese di posizione che i giornali hanno pubblicato durante l’anno solo se ven-
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gono valutati tenendo conto delle conoscenze allora a disposizione dell’opinione pubblica, ma anche del redattore del giornale che scriveva gli articoli.
Le domande rivolte ai vecchi giornali I vecchi giornali, rilegati in grossi libroni, hanno uno strano fascino.A prima vista, con le pagine ingiallite e l’inchiostro di stampa sbiadito, danno una impressione di cosa lontana, quasi morta. Se poi si comincia a leggerli, ci si accorge che hanno tantissimo da comunicarci, e i fatti riportati rivivono, non al passato remoto come nelle storie e nei racconti, ma al tempo presente. E allora è sufficiente interrogarli, e si otterranno tante risposte, non mediate, ma dirette e autentiche. E di domande ve ne sono. La prima era appunto: Cosa si sapeva allora?
Le altre: Quale è stata la politica svizzera di accoglienza dei profughi ebrei? E la politica del Canton Ticino? Quale è stata la posizione della Chiesa Cattolica di fronte all’antisemitismo? Qual è stata la posizione dei diversi schieramenti politici ticinesi rappresentati dai loro giornali verso gli ebrei (pregiudizi, stereotipi)? Verso le persecuzioni in Germania, nell’Europa Orientale e in Italia? Verso i profughi ebrei e la politica di accoglienza svizzera? Quale è stato l’atteggiamento della popolazione di fronte alle persecuzioni nel Reich, nell’Europa Orientale e in Italia? Verso gli ebrei (pregiudizi stereotipi)? Verso i profughi? C’era antisemitismo? Solidarietà? Indifferenza?
Precisazioni Per il materiale raccolto nei dodici capitoli mensili, possiamo affermare di non aver fatto scelte, ma di aver registrato tutto ciò che riguarda il tema che abbiamo inteso affrontare (antisemitismo e persecuzione degli Ebrei, profughi, politica d’asilo svizzera, politica svizzera di fronte al nazifascismo). Se qualcosa ci è sfuggito ciò non è dovuto a cattiva volontà. Il motivo, in tal caso, sta nel fatto che il
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materiale esaminato è stato tanto: gli articoli presi in considerazione sono più di 1.600. Abbiamo sorvolato su parti importanti della politica di allora (le alchimie diplomatiche tra gli stati alla vigilia della seconda guerra mondiale, la guerra di Spagna, il conflitto in Estremo Oriente ecc.), argomenti sicuramente interessanti ma che, se affrontati in modo adeguato, ci avrebbero obbligato a esaminare un’imponente quantità di materiale supplementare che in fondo non ci avrebbe aiutato a rispondere alle domande che abbiamo sollevato. Per la verifica delle notizie riportate dai giornali del 1938 e per approfondire la comprensione del significato e del contesto dei fatti riportati abbiamo consultato i testi prodotti dalla Commissione Indipendente di Esperti Svizzera-Seconda guerra mondiale (noti al pubblico come Rapporti Bergier): La Svizzera e i profughi all’epoca del nazionalsocialismo, Weltkriegflüchtlinge als Thema der öffentlichen politischen Kommunikation in der Schweiz 1938-1947, La Svizzera e il nazionalsocialismo e la seconda guerra mondiale. Inoltre, per la comprensione della realtà svizzera dell’epoca ci sono stati preziosi: La Svizzera in guerra 1933-45 di Werner Rings, la rivista Die Schweiz und die Flüchtlinge e il rapporto della Commissione Federale contro il razzismo. L’antisemitismo in Svizzera. Per i fatti riguardanti il Ticino le opere consultate sono: Il Ticino della transizione. 1889-1922, di A. Ghiringhelli; Fra Roma e Berna. La Svizzera italiana nel ventennio fascista, di M. Cerutti; Il Ticino politico contemporaneo, di R. Bianchi; Il cattolicesimo ticinese e i fascismi, di D. Dosi; Il partito socialista nel Ticino degli anni ’40, di P. Genasci e L’aereo della libertà di G. Butti, P. Genasci e G. Rossi. Per l’inquadramento degli avvenimenti storici in generale ci siamo riferiti alla Storia del terzo Reich di William L. Shirer, La distruzione degli ebrei d’Europa di Raul Hilberg, la Storia degli ebrei in Italia di Attilio Milano, la Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo di Renzo De Felice. Per la posizione della Chiesa cattolica abbiamo consultato le raccolte 1890, 1934, 1937, 1938 e 1940 della rivista La Civiltà Cattolica. Non abbiamo affrontato questo lavoro con il desiderio di dimostrare un’opinione prefabbricata, ma abbiamo letto i giornali della Svizzera italiana con la mente sgombra da pregiudizi nei loro confronti, tanto è vero che ci siamo astenuti dal sondarne in precedenza l’ideologia, la linea politica la composizione della redazione. Solo alla fine abbiamo ‘sbirciato dietro le quinte’, abbiamo cercato di scoprire qualcosa oltre a quanto ogni giornale palesava di se stesso. Per questo motivo
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abbiamo situato nella seconda parte del libro l’esito di questa nostra verifica a posteriori. Viceversa di fronte al nazismo, al fascismo, al razzismo e all’antisemitismo non siamo partiti da una posizione imparziale: l’opinione negativa su di essi è una scelta maturata già in precedenza. Lo stesso vale per la valutazione dei fatti storici che hanno ispirato gli articoli che abbiamo setacciato.
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Prima parte
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Capitolo primo
Il mese di gennaio
Avvenimenti eccezionali, di quelli che suscitano titoli in prima pagina, nel primo mese del 1938 non ne avvengono. Per l’argomento di cui ci stiamo occupando, gli Ebrei e l’antisemitismo, ci sono nel corso del mese soprattutto notizie riguardanti l’Ungheria, la Romania e la Polonia. In questi paesi, infatti, è in atto l’acuirsi dell’insofferenza verso la popolazione ebraica.Vengono messe in cantiere legislazioni restrittive con l’introduzione del numerus clausus in vari ambiti (scuola, commercio, attività artistiche, giornalismo ecc.) e si paventano espulsioni e revoche della cittadinanza. Dalla Germania giunge qualche notizia di provvedimenti o provocazioni contro gli Ebrei: nuove restrizioni per l’attività dei medici, messa al bando di brani musicali considerati impuri.Altre vessazioni vengono minacciosamente preannunciate dai giornali del Reich. Dall’Italia giungono segnali antisemiti da alcune frange del fascismo. Sulla stampa ticinese appaiono due articoli di commento: sul Corriere del Ticino un servizio relativo all’antisemitismo in Polonia e sul Popolo e Libertà una riflessione sulle conseguenze dell’antisemitismo e della politica europea nei confronti della Palestina.
Svizzera All’inizio del 1938 la Svizzera si trova ad attraversare un momento di crisi economica accompagnata da una notevole disoccupazione. Geograficamente si trova incastrata tra i due paesi dell’Asse, la Germania e l’Italia, che vengono vissuti ambedue come ‘grandi poten-
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ze’, e tra i quali cerca di destreggiarsi. Gli avvenimenti del 1938 ci aiuteranno a capire in quale modo. Per quanto concerne gli Ebrei non vi sono provvedimenti antisemiti. Quali siano i sentimenti e i comportamenti della popolazione, della stampa, dei politici e delle istituzioni nei loro riguardi è quanto si cercherà di scoprire nel corso di questo viaggio. Profughi ebrei dalla Germania, negli anni recenti, ne sono arrivati molti, ma solo alcune centinaia di essi si sono fermati in Svizzera, la stragrande maggioranza si è diretta verso altre destinazioni. In questo momento il ‘problema profughi’, se esiste, non è in fase acuta. L’attualità registra soltanto l’annuncio che il Consiglio Federale ha designato i signori Dr. Rothmund e Dr. Schemi a rappresentarlo in una conferenza a favore dei rifugiati politici indetta per febbraio dalla Società delle Nazioni.1 Il Dr. Rothmund è un alto funzionario della Polizia Federale degli stranieri. È un personaggio che non sarà presto dimenticato, e su di lui, e sulla politica da lui rappresentata, ci si interrogherà ancora oltre l’anno 2000. Il Dr. Schemi dipende dal Dipartimento di Giustizia e Polizia. Queste scelte inducono a pensare che il problema dei profughi sia considerato dal Governo svizzero prevalentemente un problema di ordine pubblico e di polizia.
Germania Sono passati cinque anni dalla presa del potere da parte del nazismo. Hitler domina la scena e avanza arroganti pretese su diversi fronti. Rivendica l’annessione di territori non germanici abitati da tedeschi. Questo vale per l’Austria, ma pretende anche la cessione di regioni da paesi, come la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Polonia, che in certe loro zone ospitano una popolazione tedesca. All’interno del paese ogni opposizione è stata debellata e nulla sembra ostacolare la marcia trionfale del nazismo. Tuttavia in questo primo mese del 1938 è trapelata una piccola notizia in controtendenza. Sono apparsi manifesti antinazisti a Berlino, e la polizia segreta, la Gestapo, è stata incaricata di dare la caccia all’organizzazione Opposizione Tedesca.2 Per quanto riguarda gli Ebrei, in questi ultimi cinque anni Hitler non è stato inerte. Con provvedimenti amministrativi e con la creazione di un clima di feroce ostilità ha reso sempre più intollerabili le loro
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condizioni di vita. Sono già state varate specifiche leggi. Nel 1933, la Legge per il rinnovamento della pubblica amministrazione3 e, nel 1935, la Legge sulla cittadinanza tedesca4 (una delle tre ‘leggi di Norimberga’) e il Primo regolamento alla legge sulla cittadinanza tedesca.5 Su quali siano le intenzioni ultime del regime nazista riguardo alla popolazione ebraica regna ancora una certa confusione. Fino a questo momento ha ancora molto credito la convinzione che la politica nazista abbia lo scopo di rendere la Germania Judenrein, ossia ripulita dagli Ebrei, attraverso l’emigrazione.Tra il 1933 e il 1938, un ebreo su tre ha abbandonato il paese: dei 520 mila ebrei che vivevano in Germania al momento della presa del potere dei nazisti, cinque anni dopo, ne rimangono 350 mila.6 Nel corso del mese arrivano dalla Germania notizie di ‘ordinaria normalità’. I medici non possono più lavorare per le casse malattia;7 oltre a quelli già proibiti in precedenza, vengono messi all’indice per ‘contaminazione giudaica’ altri brani musicali.8 L’Angriff preannuncia sensazionali rivelazioni contro gli Ebrei,9 e lo Stürmer, il più accanito nella lotta antisemita, viene ritirato dalla circolazione10 per insondabili motivi, ma riappare dopo un paio di giorni più aggressivo che mai, con un servizio sui «delitti degli ebrei contro la razza» e con la minaccia della pena di morte per detti ‘delitti’.11 Sembra che queste cose non facciano notizia: si trovano, sotto forma di trafiletti nelle varie rubriche «ultime notizie», «notizie telegrafiche» o «notizie dal mondo».
Italia Corre l’anno XVI dell’era fascista. Sono ormai passati 16 anni dal 22 ottobre 1922, data della Marcia su Roma e della presa del potere da parte del fascismo in Italia. Il regime è consolidato: ogni dissenso è stato domato, i partiti vietati e gli oppositori incarcerati, al confino o in esilio. La stampa è completamente sotto controllo e le istituzioni sono saldamente nelle mani del Partito Fascista. Mussolini, capo assoluto e indiscusso del paese, si è conquistato la benevolenza della Chiesa con la firma dei Patti Lateranensi del 1929. In campo internazionale, è riuscito a catalizzare verso di sé una controversa considerazione grazie alle sue avventure ‘imperiali’ e all’intervento militare a sostegno del generale Franco in Spagna. Il fatto più rilevante è indubbiamente l’alleanza con Hitler mediante l’Asse Berlino-Roma. In
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questo periodo, vi sono però anche dei contatti politici per realizzare un avvicinamento con l’Inghilterra e la Francia. Questi paesi vedono un tale accostamento in chiave antitedesca e antisovietica, mentre per Mussolini è importante ottenere il riconoscimento internazionale delle sue conquiste africane. Inoltre, mantenere aperto il discorso da una parte con la Germania e dall’altra con i due paesi democratici, gli può fornire un margine di manovra politica di maggior peso. Fino a questo momento il fascismo non ha manifestato nessuna intolleranza nei confronti degli Ebrei residenti in Italia. Nel partito sono accettati senza problemi e la loro adesione al partito è proporzionalmente simile a quella degli altri sudditi del regno. È pur vero che certe frange del partito fascista scalpitano per una svolta antisemita conforme alla politica della Germania. In particolare dalle colonne dei giornali il Regime Fascista di Farinacci e Il Tevere con Telesio Interlandi si levano voci, insieme a quella di Giovanni Preziosi, per promuovere la campagna antisemita in Italia.12 Oltre confine regna ancora la ferma convinzione che il fascismo italiano si differenzi in modo marcato dall’alleato nazista, in particolare sul tema del razzismo. Mussolini è considerato superiore a certe esagerazioni teutoniche. L’idea che il Duce possa, con l’andare del tempo, allinearsi a una politica antisemita non viene nemmeno presa in considerazione. È opinione generale che un problema ebraico in Italia non esista e nulla fa presagire che possano essere presi provvedimenti antisemiti in seguito. Le correnti antisemite del fascismo sono considerate, né più né meno, frange estremiste, insignificanti e folcloristiche. L’unica eco che arriva sulla stampa ticinese è la notizia che il giornale diretto da Farinacci, il Regime Fascista, lamenta una indifferenza sulla stampa italiana nei confronti dei Protocolli di Zion13 e accusa la «Giudaieria» di congiurare contro il fascismo. Inoltre propone l’adozione di una drastica limitazione alla libertà di azione degli Ebrei in Italia, la cui influenza, in tutti gli ambiti della nazione, dovrà essere ridotta alle proporzioni dell’uno per mille.14
Europa orientale In Ungheria, in Romania e in Polonia vengono preannunciate misure legislative antiebraiche. Si parla in primo luogo di limitazioni dei diritti in vari settori, con l’applicazione del numerus clausus nelle uni-
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versità, nel commercio, nelle arti, nel giornalismo, ecc.15 La tolleranza è ai minimi termini nei confronti degli ebrei giunti in questi paesi dopo il 1918 e c’è il proposito di revocare la nazionalità a coloro che l’hanno acquisita dopo la fine della prima guerra mondiale.Vengono anche segnalate due azioni antisemite non istituzionali, ma provenienti dal basso: l’aggressione violenta contro sciatori ebrei da parte di nazisti ungheresi,16 e il rifiuto dei contadini rumeni di restituire agli Ebrei il denaro avuto in prestito sul raccolto.17 La Francia e l'Inghilterra protestano apertamente contro i suddetti provvedimenti.18 Non si hanno notizie, invece, di proteste svizzere in proposito. I giornali tedeschi e italiani contestano con sprezzo e ironia a Francia e Inghilterra il diritto di intervenire a favore degli Ebrei di questi paesi.19 I motivi contingenti che hanno portato a queste iniziative in Romania, in Ungheria e in Polonia sono senz’altro dovuti all’influsso della propaganda e all’esempio del nazismo tedesco. E l’arrivo in questi paesi di profughi ebrei tedeschi e il ritorno in patria di ebrei precedentemente emigrati in Germania hanno sicuramente contribuito ad acuire l'intolleranza nei confronti della popolazione ebraica già largamente diffusa in questi paesi. Queste notizie non sembra suscitino particolare stupore o riprovazione e vengono accolte con relativa indifferenza.
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Corriere del Ticino… e l’antisemitismo in Polonia20 In gennaio, troviamo un articolo sul Corriere del Ticino, dal titolo «Gli ebrei in Polonia» che rivela l’opinione del giornale sul tema. E’ un tentativo di spiegazione dell’antisemitismo e una ricerca di giustificazioni. Il problema viene posto come fosse una contrapposizione insanabile tra polacchi ed ebrei che «si esecrano reciprocamente» e che si affrontano in «una vera guerra di sterminio». Quanto alle cause, l’autore spiega «al lettore occidentale, indignato e meravigliato» che l’avversione dei polacchi è dovuta in primo luogo al fatto che vi sono troppi medici e avvocati ebrei; il secondo motivo è che gli Ebrei «hanno un atteggiamento molto malaccorto, alzano grida che non servono a niente»; e infine perché «indicono manifestazioni pubbliche nei paesi occidentali e lavorano per mettere in piedi governi di sinistra» e
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cercano la solidarietà degli intellettuali europei. Concludendo: «il problema degli Ebrei in Polonia non offre possibilità di soluzione pratica» e alla fine «vincerà una corrente selvaggia e irresistibile come un cataclisma e che passerà come un cataclisma». Il Popolo e Libertà e… Dove andranno gli ebrei?21 L’editoriale «Dove andranno gli ebrei» dà anch’esso un primo saggio sulla posizione di questo giornale nei confronti dell’antisemitismo. Pur partendo dal presupposto che «il problema degli ebrei non è eludibile e presto o tardi si dovrà affrontarlo» e che «è inutile ripetere quello che noi cristiani, pensiamo degli ebrei», quando si tratta di esaminare le soluzioni il Popolo e Libertà esprime forti riserve in merito a quanto si sta verificando. Dice infatti: «non si può prendere contro nessuno delle sanzioni a meno che non abbiano commesso delle azioni condannate dalle leggi» per cui «non si possono prendere delle misure di eccezione contro gli ebrei se non è provato che gli ebrei meritano l’eccezione» e inoltre «le espulsioni in massa, le persecuzioni, i progrom sono condannati dalla nostra morale». A questo proposito si pone la domanda «E dove devono andare?» visto che nessuno li vuole. In Palestina? Questa soluzione è difficile, per la protesta degli arabi, ma non impossibile: vi si oppone tuttavia la politica della Germania e dell’Italia che fanno di tutto per fomentare i disordini per mettere in difficoltà l’Inghilterra.
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Capitolo secondo
Il mese di febbraio
Durante il mese di febbraio troviamo ulteriori notizie di vessazioni nei confronti degli Ebrei in Germania e in Romania. Mentre la stampa fascista italiana procede con la sua campagna antisemita, su Informazione Diplomatica viene pubblicata una importante, ma contraddittoria, nota ufficiosa del Governo italiano che, da una parte esclude ogni provvedimento antisemita, dall’altra esprime intenzioni poco rassicuranti verso la minoranza ebraica. I rappresentanti svizzeri prendono parte alla riunione della Società delle Nazioni, ma senza apporre nessuna firma sullo Statuto dei rifugiati della Germania. Nel Canton Ticino il foglio fascista pubblica un articolo dichiaratamente antisemita.
Germania In questo periodo l’attenzione della Germania è rivolta quasi esclusivamente al territorio austriaco. Si avanzano pesanti pretese affinché lo stesso si annetta al Reich. Il Governo austriaco preannuncia un referendum in proposito. Sembra che si sia trovato un accordo. La tensione rimane comunque molto alta. Sulla stampa non viene riservato molto spazio alle notizie riguardanti i provvedimenti che nel frattempo vengono presi contro gli Ebrei. Giunge nondimeno la notizia di una misura atta a valorizzare il ‘commercio dell’abbigliamento ariano’ a danno di quello gestito da ebrei:: l’introduzione di un’etichetta che garantisca che gli articoli di confezione non siano passati in nessuno stadio della produzione attraverso mani ebraiche.1
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IL MESE DI FEBBRAIO
Italia In Italia viene introdotto anche nelle formazioni studentesche il ‘passo dell’oca’ rinominato per l’occasione ‘passo romano di parata’2 e la campagna antisemita sui giornali fascisti prosegue ininterrottamente. Ai quotidiani Il Tevere e il Regime fascista si sono affiancati altri organi di stampa: Il Quadrivio la Vita italiana di Giovanni Preziosi che, tra le altre cose, ha pubblicato una riedizione dei Protocolli dei Savi di Sion.3 La proliferazione di articoli antiebraici anche su altri giornali, come Il Popolo d’Italia, e la traduzione in italiano del libro di Céline, furiosamente antisemita,4 ha indotto molti a chiedersi se sia imminente una svolta antisemita del fascismo italiano. In risposta a queste illazioni l’Informazione diplomatica pubblica una nota ufficiosa del Governo italiano.5 La prima parte di questo documento appare sui giornali ticinesi6 il 17 febbraio. Recenti polemiche di stampa hanno potuto suscitare in alcune sfere estere l’impressione che il Governo fascista stia inaugurando una politica antisemita. Nelle sfere responsabili di Roma si dichiara che questa impressione è erronea e si considera che le polemiche sono soprattutto dovute al fatto che le correnti antifasciste mondiali sono generalmente l’opera di elementi ebrei. Queste stesse sfere ritengono che il problema ebreo universale non può essere risolto che in un sol modo: creando in qualche parte del mondo una nuova Palestina, uno Stato ebreo che possa rappresentare e proteggere per via diplomatica e consolare tutte le masse ebree disperse in diversi paesi. Il fatto che esiste in Italia una colonia ebrea non implica necessariamente che vi sia un problema specificatamente italiano. In altri paesi gli ebrei si contano a milioni, mentre in Italia su una popolazione di 44 milioni di abitanti, la massa degli ebrei ascende fra i 50 e i 60 mila. Il governo fascista non ha mai pensato e non pensa a prendere misure d’ordine politico, economico o morale ostili agli ebrei come tali, salvo beninteso nel caso si trattasse di elementi nemici del regime.
La stampa ticinese interpreta questa nota in chiave rassicurante, e la considera una presa di distanza del fascismo ufficiale dalle pretese avanzate dai gruppi antisemiti del partito. Il quotidiano l’Avanguardia pubblica la nota sotto il titolo «Farinacci sconfessato».7 Ma la nota non è stata riportata integralmente, come fa notare la Gazzetta Ticinese il giorno seguente. Nel testo pubblicato era stato omesso il periodo finale: Il governo fascista si riserva tuttavia di vigilare sull’attività degli ebrei venuti di recente nel
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nostro paese, e di far sì che la parte degli ebrei nella vita complessiva della nazione, non risulti sproporzionata ai meriti intrinseci dei singoli e all’importanza numerica della loro comunità.8
Contrasti nella Comunità israelitica italiana La Gazzetta Ticinese, con un lungo articolo dal titolo «Gli ebrei in Italia. Facendo il Punto»9 tenta di spiegare quali ripercussioni hanno avuto sugli Ebrei italiani sia la campagna giornalistica sia le polemiche nelle quali sono stati coinvolti. Si scopre che la situazione degli Ebrei italiani non è poi così quieta come si pensava. Il regime diffida di loro e dubita profondamente della loro lealtà alla patria considerandoli legati all’Internazionale ebraica. Tutto ciò ha provocato conflitti e confusione nelle comunità israelitiche. In seguito alle forti pressioni esercitate, la popolazione ebraica cerca di difendersi in tutti i modi proclamando la propria lealtà all’Italia, e i gruppi fascisti interni alle comunità stesse avevano già tentato di indirizzare l’ebraismo italiano verso una svolta compiacente al regime. Il 30 maggio 1937, infatti, il Comitato degli italiani di religione ebraica, al quale aderiscono eminenti personalità di varie comunità si era riunito a Firenze e aveva approvato un ordine del giorno nel quale si affermava che: gli italiani di religione ebraica sono e si dichiarano nettamente nemici di qualunque internazionale ebraica e non ebraica, massonica, sovversiva o sovvertitrice antifascista, considerando l’ebraismo come puro fatto religioso, dichiarano di non aver nulla in comune con chiunque professi dottrine sioniste e disconoscono il giornale Israel, le cui idee, ed i cui programmi, sono in netto contrasto con le loro convinzioni e con il loro spirito.
Questa risoluzione viene però quasi subito sconfessata da parte dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, il cui consiglio, riunitosi a Roma dieci giorni dopo, vota un ordine del giorno nel quale rivendica il diritto dell’Unione di «mantenere contatti con le comunità israelitiche all’estero». Pur confermando fedeltà alla patria e al regime, qualifica le deliberazioni di Firenze «contrarie al prestigio e all’ordine giuridico e amministrativo dell’ebraismo italiano». Sulla Gazzetta Ticinese l’articolo termina con la domanda: quale delle due tendenze ha raccolto maggiori consensi in seno alla massa degli Ebrei italiani? Per rispondere si cita un articolo apparso sul Quadrivio
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dal titolo «La polemica sugli ebrei – bilancio di un anno» nel quale si legge che: Una volta liquidata la secessione operata dal Comitato degli italiani di religione ebraica, la compattezza dell’ebraismo italiano oggi è sicura […] la parola d’ordine passata di bocca in bocca nelle comunità e nelle sinagoghe nei confronti del sionismo è questa: né sionisti, né antisionisti, ma asionisti. Per il resto, resistere e aspettare che passi.10
Europa Orientale Il Corriere del Ticino di esprime sulla situazione in Romania con due «Lettere da Vienna». Nel primo articolo,11 così considera la politica dell’ex primo ministro Goga:12 All’interno Goga intende regolare la questione israelita. Egli non tollera i progromi, ascolta i voti dei delegati israeliti, conferisce col loro capo Fischer, ma svolge tuttavia il suo programma di riduzione dell’influenza ebraica a proporzioni sopportabili. La stampa semita viene proibita, si toglie agli ebrei il diritto di esercitare il piccolo commercio nei villaggi, si introduce nelle industrie e nelle scuole il numerus clausus. E poiché in Romania gli uomini contano più della carta stampata, in tutti i posti di comando sono stati nominati noti antisemiti. Si proibisce ai semiti di assumere serve ariane di meno di 40 anni, in breve ci si è messi a seguire l’esempio dato dai nazisti tedeschi. La Camera che avrebbe dovuto essere eletta ai primi del mese prossimo doveva occuparsi di un progetto di legge per la protezione della razza rumena.
Nel secondo articolo13 che prende in considerazione la situazione sociale e politica dopo la sostituzione di Goga da parte di un Governo di Unità Nazionale ispirato da re Carol II vengono indicati i propositi del nuovo regime rumeno: Leggendo i 14 punti del Patriarca Miron si scopre la stessa sfida lanciata alla democrazia e la stessa volontà di realizzare uno Stato puramente nazionale. Le minoranze autoctone saranno oggetto di tolleranza ben circoscritta, mentre gli intrusi – leggere gli ebrei – saranno ridotti all’impotenza.
Per il commentatore del giornale «il significato di queste misure è molto chiaro: il regime nazionale, cristiano, e per forza di cose, antisemita, non potrebbe essere l’opera dei partiti o di qualche sognatore, ma sarà instaurato dalla Corona, unico arbitro dei destini della
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nazione rumena» e per questi motivi «salvo imprevisti la Rumenia evolve verso un regime più stabile di quelli avuti finora e che corrisponde meglio ai bisogni della nazione».
Svizzera La preannunciata conferenza della Società delle Nazioni sull’aiuto ai profughi tedeschi si è conclusa. Il 12 febbraio il quotidiano la Libera Stampa14 riporta la notizia come segue: La firma dello Statuto dei rifugiati tedeschi. Ginevra. Sette Stati su 14, partecipanti alla Conferenza convocata dalla Società delle Nazioni, hanno firmato la convenzione concernente lo Statuto dei rifugiati provenienti dalla Germania, formulando però alcune riserve. Hanno firmato il Belgio, la Gran Bretagna, la Danimarca la Spagna, la Francia, la Norvegia, i Paesi Bassi. Il dr. Rothmund ha firmato in nome della Svizzera unicamente l’atto finale – specie di processo verbale della conferenza – facendo però la seguente dichiarazione: «Il Governo svizzero non ha autorizzato la sua delegazione a firmare la convenzione. Esso si riserva di esaminarla e di prendere una decisione per quanto concerne la firma».
Con questo atteggiamento la Svizzera lascia intendere di non volersi assumere impegni vincolanti in fatto di accoglienza profughi per il futuro.
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni I fascisti ticinesi… e gli ebrei I fascisti ticinesi che ormai nel 1938 non hanno più nessun peso politico e non dispongono più di un loro foglio periodico, escono irregolarmente, ‘quando loro aggrada’, con dei numeri unici dal titolo ogni volta diverso. Il numero di febbraio si chiama La Verità15 e riporta un articolo firmato da Nino Rezzonico, intitolato «Il Giudeo». È una lunga filippica, sfornata nel più tipico e colorito linguaggio antisemita fascista, contro lo scrittore Emil Ludwig noto per una biografia ufficiale di Mussolini. L’appiglio per la sfuriata è un articolo che Ludwig ha pubblicato sul settimanale Marianne di Parigi. In risposta, Rezzonico, che ritiene di svilire lo scrittore aggiungendo ‘Cohen’ al suo cognome, si esprime in questo modo:
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Articolo scritto con abilità di vecchio mestierante, ma permeato di quello spirito ebraico internazionale che vedendosi, a causa dell’autarchia italo-germanica, precluso lo sfruttamento di due grandi popoli, cerca in ogni modo di menomare le virtù essenziali delle due stirpi. Ciò non ci stupisce. Comprendiamo il risentimento verso Adolfo Hitler il quale ha messo fine alla strapotenza ebraica in Germania. Né ci sorprende che il Cohen abbia cercato di sminuire il valore del Führer proprio in quello che il popolo germanico ha di più caro: l’onore militare. La boria orientale di cui l’Autore dei Colloqui con Mussolini e altre biografie romanzate d’uomini illustri fa tanto sfoggio rispecchia la tradizione del popolo d’Israele, che si ritiene l’eletto del Signore. Nell’immediato dopoguerra, gli scrittori ebrei germanici dimostrarono la loro innata abilità disgregatrice nel descrivere la guerra che non avevano fatta […]
L’articolo prosegue su questo tono, ma quanto trascritto è sufficiente per rendere l’idea. La Famiglia… e le conversioni degli ebrei La Famiglia,16 settimanale cattolico, pubblica un articolo che citiamo testualmente: Una che ha capito. I giornali annunciano di questi giorni la conversione di una famosa ballerina, la signorina Ida Rubinstein. La Rubinstein, di origine ebrea, si è fatta cattolica… vuol dedicarsi a drammi di ispirazione mistica… La Rubinstein è una che ha capito la volgarità dei divertimenti che formano, invece, il sogno e il pericolo di tanti.
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Capitolo terzo
Il mese di marzo
L’evento che si impone agli occhi della cronaca è la fine dell’indipendenza austriaca, con l’invasione delle truppe hitleriane che hanno varcato la frontiera senza incontrare resistenza. Il nuovo assetto risulta particolarmente gravoso per i circa duecentomila ebrei austriaci residenti in Austria, e avrà come conseguenza la fuga di migliaia e migliaia di persone che cercheranno disperatamente un luogo che li possa accogliere. Il problema dei profughi coinvolge direttamente la Svizzera che comincia a delineare quella che sarà poi la sua politica di accoglienza. Il Presidente Roosevelt propone una conferenza internazionale per risolvere il problema di questi rifugiati. In Italia si cominciano a vedere i primi risultati della campagna antisemita. L’Europa orientale, Romania, Ungheria e Polonia, proseguono nella loro opera di limitazione dei diritti degli Ebrei nei loro territori.
Germania Anschluss: fine dell’indipendenza austriaca Il Cancelliere Schuschnigg, dopo il fallito tentativo di colpo di stato dei nazionalsocialisti austriaci avvenuto nel luglio del 1934, aveva tentato di rafforzare la posizione del paese mediante l’alleanza con l’Italia e l’Ungheria, ma gli appetiti della Germania nazista verso l’Austria si fecero via via sempre più forti. Nella vana speranza di trovare una soluzione di compromesso, Schuschnigg si era incontrato in febbraio a Berchtsgaden con lo stesso Hitler, ma l’incontro si rivelò un fallimento. L’ultimo tentativo del Governo austriaco di mantenere la
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sovranità del paese attraverso un plebiscito non fu per nulla gradito dai nazisti. Il 12 marzo, vigilia della prevista consultazione popolare organizzata dal governo austriaco, le truppe di Hitler varcano il confine ponendo fine all’indipendenza dell’Austria. Sulle colonne dell’Avanguardia1 si riferisce delle ore direttamente precedenti: Il presidente austriaco Miklas, sotto la pressione degli avvenimenti, aveva invitato Seyss Inquart a prendere tutti i provvedimenti necessari per mantenere l’ordine nel paese e il ministro austriaco dell’Interno aveva a questo scopo chiesto l’invio di truppe germaniche in Austria.
Nessuna resistenza da parte delle truppe austriache contrasta l’invasione che si realizza nel giro di poche ore. Con l’arrivo dei tedeschi l’Austria cessa di esistere come nazione e con l’annessione (Anschluss) sarà semplicemente assorbita dalla Germania diventando a tutti gli effetti una provincia del Reich tedesco, con il nome di Marca Orientale. La popolazione austriaca, a giudicare dalle apparenze, sembra accettare con entusiasmo la nuova situazione. Per dare il crisma di legalità all’annessione, i nazisti indicono per il giorno 10 aprile un plebiscito da tenere in Germania e nell’ex Austria. Gli arresti e le intimidazioni nei confronti degli Ebrei e degli oppositori costringono molti di loro a fuggire all’estero. Un altro tragico aspetto scaturito dagli eventi è il grande numero di suicidi di persone che scelgono in questo modo di sottrarsi alla situazione, per loro di giorno in giorno più insostenibile. Gli ebrei austriaci dopo l’Anschluss Dal 1933 al 1938 la Germania ha fatto sì che un terzo della sua popolazione ebraica emigrasse riducendola a 350 mila persone.2 Dopo l’annessione dell’Austria, nella quale risiedono 190 mila ebrei, si ritrova con oltre mezzo milione di ebrei sotto la propria giurisdizione.3 L’invasione dell’Austria incentiva la pubblicazione di giornali e pubblicazioni razziste e antisemite4 e ha inizio, fin da subito, la persecuzione della popolazione ebraica austriaca che dovrà subire tutte le leggi e disposizioni antisemite adottate nei cinque anni precedenti nel Reich. Göring in persona promette che la città di Vienna, dove abitano 300 mila ebrei, dovrà ritornare ad essere una città tedesca e che gli Ebrei saranno fatti partire.5 Il 13 marzo viene reso noto che la legislazione antisemita germanica
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verrà applicata integralmente nell’ex Austria6 e i provvedimenti si susseguono incessantemente: divieto di ricoprire cariche di giudice o notaio7 e di pubblico funzionario, di prelevare dalle banche cifre superiori ai mille scellini,8 di farsi rappresentare o difendere da avvocati ariani;9 si impone lo scioglimento di organizzazioni e il divieto per la stampa ebraica.10 Alle ditte viene ingiunto di licenziare il personale non ariano. Numerosi sono gli arresti, il più clamoroso dei quali quello del banchiere Rothschild. Le banche ebraiche vengono sequestrate e per i negozi e le imprese inizia una immediata arianizzazione.11 Tutto questo in un’atmosfera di feroce ostilità con aggressioni fisiche e umiliazioni. Così ne riferisce la Gazzetta Ticinese:12 Un problema al quale i nuovi dominatori dedicano la loro cura è quello razzistico. I negozi non ariani sono già stati contrassegnati con scritte non precisamente di raccomandazione per la clientela. Di vari magazzini, il cui proprietario era ebreo, la gestione è stata assunta dal personale in regola col paragrafo ariano. Tutti gli insegnanti israeliti sono stati collocati a riposo e gli ordinamenti delle scuole hanno subito delle varianti, nel senso di escludere i non ariani da determinate manifestazioni. Il certificato comprovante la propria origine ariana è diventato un documento indispensabile anche per gli elementi i quali fin qui hanno combattuto per la causa nazionalsocialista.
Il Popolo e Libertà13 a sua volta annota: Si crede che le autorità non tarderanno a prendere delle misure contro gli ebrei, specialmente contro coloro che sono proprietari di ristoranti e magazzeni. Misure parziali sono già state prese. Domenica l’associazione nazionalsocialista ha preso possesso del caffè Arerhof, nel primo circondario. La popolazione è stata informata mediante un grande manifesto sul quale si leggeva: «Questo ristorante apparteneva a ebrei. Fu ripreso dalla comunità dei lavoratori nazionalsocialisti. Gli ebrei non sono più ammessi». Inoltre venne deciso che negli ospedali e nelle stazioni di soccorso, i medici ebrei saranno immediatamente sostituiti da medici ariani.
La Chiesa cattolica e i nuovi padroni dell’Austria L’atteggiamento della Chiesa cattolica, dopo l’Anschluss, si trova espresso il 14 marzo in un primo comunicato di cui danno conto, con una notizia dell’agenzia Havas, il Corriere del Ticino e Il Giornale del Popolo:14 Il Cardinale Innitzer, arcivescovo di Vienna, ha rivolto un appello ai cattolici austriaci, invi-
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tandoli a ringraziare Iddio che ha concesso che i grandi mutamenti politici avvenuti in Austria si siano svolti senza spargimento di sangue ed a pregare per un felice avvenire del paese. Tutti gli ordini delle autorità devono essere eseguiti con buona volontà.
Il 16 marzo il Cardinale Innitzer incontra Hitler nell’albergo Imperiale di Vienna, esprimendogli la sua gioia per l’annessione dell’Austria al Reich ed emette un comunicato nel quale afferma che «i cattolici devono sostenere incondizionatamente lo Stato tedesco ed il Führer, la cui lotta contro il bolscevismo e per la potenza, l’onore e l’unità della Germania, corrisponde ai disegni della Provvidenza». Dal canto suo Hitler assicura al suo visitatore che «la Chiesa non rimpiangerà la sua fedeltà verso lo Stato».15 Si apprende, inoltre che l’intero episcopato austriaco si è associato al Cardinale Innitzer e ha rivolto ai fedeli un messaggio diffuso la domenica in tutte le chiese cattoliche dell’Austria.16 Nel documento si afferma che i vescovi riconoscono che il movimento social-nazionale si è distinto in materia di raddrizzamento popolare ed economico e che la sua azione ha eliminato il pericolo del bolscevismo. I vescovi esprimono voti per l’avvenire di questa azione e il giorno del plebiscito si faranno un dovere – naturale e nazionale – di riconoscere il Reich Tedesco.
Oltre alla firma del Cardinale Innitzer figura quella del principe vescovo di Salisburgo.17 Prima della lettura dell’appello è stato dichiarato che i vescovi si sono decisi a lanciare il messaggio dopo che Bürckel, l’incaricato di Hitler di organizzare il plebiscito in Austria, ebbe loro esposte le «linee sincere» della sua politica basata sul detto di Cristo: «Date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio!» L’atteggiamento del Cardinale e dell’episcopato austriaco, espresso chiaramente in quest’ultimo comunicato, suscita grandi polemiche nel mondo cattolico. Nei giorni seguenti giungono dal Vaticano segnali contrastanti. Sulla stampa ticinese, nei primi giorni di aprile, si susseguiranno diversi commenti sulla posizione assunta dalla Chiesa cattolica austriaca. Per contro, gli ambienti nazisti, a cui non sfugge la grande utilità del sostegno della Chiesa in vista del plebiscito del 10 aprile, gradiscono molto il fatto che l’Arcivescovo Innitzer abbia sottolineato al Gauleiter Bürckel che le dichiarazioni della Chiesa cattolica sono completamente spontanee. Non mancano quindi di esprimere il loro
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vivissimo compiacimento dichiarando che ci si sta avviando verso un significativo progresso dei rapporti reciproci e verso la pacificazione religiosa in seno al popolo germanico.18
Svizzera La Svizzera e l’Anschluss Appena due giorni dopo l’Anschluss, i giornali Il Dovere, il Giornale del Popolo e la Gazzetta Ticinese19 pubblicano uno stesso articolo nel quale si manifesta la posizione ufficiale della Confederazione. Berna 13 marzo 1938. Dalle informazioni ottenute presso i vari Dipartimenti e servizi di Palazzo federale risulta che le autorità responsabili, perfettamente al corrente degli avvenimenti, hanno preso, con calma e circospezione, tutte le misure imposte dalle circostanze per rafforzare la protezione della frontiera, ed essere pronti a fronteggiare qualsiasi eventualità. Nella sua seduta di venerdì il Consiglio Federale20 aveva già esaminato attentamente la situazione, sulla scorta delle informazioni che gli erano pervenute. La convocazione del Consiglio segreto del Reich da una parte, e l’inasprimento della situazione in Austria dall’altra, facevano apparire la necessità di rafforzare la nostra vigilanza, anche per il caso in cui un plebiscito avesse potuto aver luogo, nonostante le voci che ne annunciavano il rinvio. Verso sera si ebbe notizia di movimenti di truppe germaniche. La piega che dovevano prendere gli avvenimenti non poteva quindi più essere dubbia. Le autorità federali seguirono con sangue freddo il precipitare degli avvenimenti e presero, sulla base delle informazioni che continuavano a giungere a Berna, i provvedimenti opportuni per rafforzare il cordone doganale al confine austro-svizzero.
Dopo aver ricordato nel dettaglio il tempismo con il quale il Governo si era mosso, l’articolo termina in questo modo: Lungo tutto il confine orientale il traffico ha continuato finora a svolgersi normalmente. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia, d’intesa con gli altri dipartimenti interessati, ha preso le misure necessarie per regolare l’entrata dei viaggiatori al confine austro-svizzero. L’entrata normale con passaporto valevole rimane autorizzata. Per i profughi, sono applicabili le disposizioni generali vigenti.
La proclamazione di neutralità e indipendenza della Svizzera21 Nonostante le rassicurazioni del Governo a proposito della propria previdenza e del proprio sangue freddo, gli avvenimenti austriaci provoca-
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no una profonda inquietudine in Svizzera. L’annessione dell’Austria viene vista come un esempio del possibile destino della Confederazione. Per una settimana non vi sono reazioni politiche ufficiali all’invasione dell’Austria. La reazione arriva il 21 marzo. Non si tratta né di un documento di condanna né di una manifestazione di approvazione su quanto avvenuto. La risposta svizzera agli avvenimenti è una «Proclamazione di neutralità e indipendenza della Svizzera». Il luogo dove viene espressa è l’Assemblea Federale, la riunione plenaria del Parlamento svizzero, e l’occasione è l’apertura della sessione primaverile delle Camere federali. Nel documento, letto nelle tre lingue nazionali tedesco, francese e italiano, si legge: «il 13 marzo lo stato federale d’Austria, con cui la Svizzera intratteneva cordiali relazioni di buon vicinato, ha cessato di esistere come stato indipendente» e si dichiara che: «La mutazione che la carta d’Europa ha subito in questi giorni non può avere per effetto di indebolire la posizione politica della Svizzera. L’indipendenza e la neutralità della Confederazione si affermano ben al contrario più che mai quale elemento indispensabile per mantenere l’equilibrio europeo». Nello stesso si asserisce poi che la missione della Svizzera è quella di custodire, nell’interesse di tutti, i passaggi nelle Alpi, e prosegue: «La Svizzera copre e protegge porzioni vitali sulle frontiere dei suoi vicini. Unanime ed irremovibile è la volontà del nostro popolo svizzero di adempiere tale missione e di far rispettare la propria indipendenza fino allo spargimento di sangue» e che «ogni tentativo rivolto contro l’integrità del nostro suolo sarebbe perciò delitto esecrando, condannato dal diritto delle genti». Per quanto riguarda i rapporti con gli stati vicini, rassicura che «la Svizzera si tiene lontana dalle controversie straniere» e che «la lotta tra sistemi politici opposti non riguarda il nostro Stato», sottolineando poi che «ogni popolo ha il diritto di darsi le istituzioni che vuole» ma ricordando anche che «il popolo svizzero è unito e deve rimanere unito nella volontà di difendere a qualunque costo e fino all’ultimo soffio contro chicchessia la Patria senza paragone bellissima che Iddio gli ha largito». Nella stessa seduta del Parlamento viene letta anche una dichiarazione approvata dalle sette frazioni dell’Assemblea federale in cui si legge: Tutti i gruppi delle Camere federali approvano solennemente la dichiarazione del Consiglio Federale che l’intero popolo svizzero, senza distinzione di lingua, di confessione o di partito è pronto a difendere l’inviolabilità del suo territorio e fino all’ultima goccia di sangue contro qualsiasi aggressore.22
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L’impegno del Governo e del parlamento per la difesa dell’indipendenza contro ogni aggressione raccoglie un vastissimo consenso tra la popolazione. Neutralità e libertà di stampa Un discorso a parte merita il problema della neutralità, interpretata non solo come una posizione politica dello Stato, ma da molti ambienti vista come un obbligo a esimersi dai giudizi a proposito degli avvenimenti gravissimi del momento, o addirittura, un impegno ad approvare la politica dei paesi vicini (Germania e Italia in particolare) e a esprimersi sempre positivamente nei confronti dei loro dirigenti e riservandosi la licenza di criticare e di inveire contro quelli che si trovano più lontano e non rappresentano un pericolo immediato (Unione Sovietica e Spagna repubblicana). Subito dopo la solenne proclamazione in parlamento, arriva un segnale in questo senso rivolto alla stampa. Riferisce Il Dovere:23 Si apprende che la commissione consultiva della stampa sarà prossimamente convocata per esaminare la nuova situazione creata dai recenti avvenimenti europei. Si ritiene che la commissione raccomanderà alla stampa di osservare un certo riserbo nel commentare l’azione politica dei governi esteri. La commissione in questione, istituita in virtù del decreto federale del 26 marzo 1934, è a disposizione del Governo come organo consultivo. Essa ha segnatamente lo scopo di impedire gli eccessi della stampa nei confronti dei governi esteri. Durante l’anno scorso la commissione ha tenuto due sedute ed ha ammonito otto giornali che avevano oltrepassato in modo grave i limiti della critica permessa. A tutti i giornali pubblicati in Isvizzera è stata inoltre diramata una circolare.
E arriva anche, pochi giorni più tardi, una dichiarazione di disponibilità da parte dei diretti interessati. Sempre Il Dovere,24 comunica che Il Comitato centrale dell’Associazione della stampa svizzera, riunito a Basilea, basandosi sulla proclamazione del Governo e dei gruppi parlamentari, dichiara di essere pronto ad adempiere ai compiti che da questa proclamazione derivano alla stampa svizzera. Essa riafferma il suo attaccamento al principio della libertà di stampa, garantita dalla costituzione federale, pur constatando che questa libertà potrà essere salvaguardata, soltanto se non se ne abusa. In questo senso il comitato centrale rivolge un urgente appello ai giornalisti.
Sul come realizzare la neutralità il discorso rimane tuttavia aperto. Prima della fine del mese il problema viene posto in un articolo
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apparso sia su Il Dovere25 sia sul Giornale del Popolo26 nel quale si afferma: La Svizzera deve rettificare la propria politica, ma non spingere la revisione fino a porsi fuori d’ogni partecipazione ai dibattiti internazionali. Un paese, anche se neutrale, deve avere un’anima, una coscienza, e saper esprimere, nei momenti di contrasto, la propria opinione […] Neutralità non deve significare porsi ad ogni costo fuor dei dibattiti, insensibilità, indifferenza, e tanto meno egoismo e viltà.
I mesi a venire mostreranno se, o fino a che punto, si saprà tener fede a questi propositi. I profughi e la politica svizzera d’accoglienza Nei giorni seguenti l’invasione dell’Austria, nonostante si constati che i treni dall’Austria siano gremitissimi di viaggiatori e accumulino forti ritardi a causa dei controlli dei funzionari tedeschi,27 sembra che l’affluenza dei profughi non crei preoccupazioni. Aproposito di ciò sul Giornale del Popolo28 si legge: Gli avvenimenti austriaci facevano temere una grande affluenza di profughi politici in Svizzera, ma finora il traffico al confine austro-svizzero si è svolto normalmente. Sembra che la maggior parte dei rifugiati politici si siano diretti verso la Cecoslovacchia. Nei confronti dei rifugiati politici austriaci saranno probabilmente applicate le norme dell’accordo internazionale sui rifugiati germanici. È noto che l’emigrazione provocata dalla politica interna della Germania durante gli ultimi 4 anni aveva indotto la Società delle Nazioni a proporre la conclusione di un accordo internazionale per regolare la situazione giuridica dei rifugiati germanici. La Svizzera ha aderito a questo accordo nel settembre 1936. I nuovi padroni dell’Austria sono, a quanto sembra, decisi a impedire, soprattutto per ragioni di ordine monetario, l’uscita di profughi politici. È probabile però che molti di questi cercheranno di varcare il confine austriaco per sottrarsi a eventuali persecuzioni antisemitiche e anticattoliche. La Polizia federale degli stranieri considera comunque la situazione con perfetta calma e per il momento continuerà ad applicare le disposizioni vigenti circa l’entrata degli stranieri, autorizzando l’entrata temporanea, con passaporto valevole.
Ma la situazione di normalità non è destinata a durare, e il 30 marzo arriva un «Comunicato del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia di Berna»,29 che pone un brusco freno all’entrata dei profughi mediante l’introduzione del visto a partire dal primo aprile. Le implicazioni di questo provvedimento verranno approfondite in seguito.
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Italia La campagna di stampa antisemita di Farinacci, Preziosi e Interlandi ha sortito l’effetto di incentivare manifestazioni antisemite. La Libera Stampa30 riferisce di affissioni, nelle principali strade di Ferrara, di manifesti con minacce di morte agli Ebrei. Il podestà della città, l’avvocato Renzo Ravenna, che di origine è israelita, è stato invitato ufficiosamente a rassegnare le sue dimissioni per ragioni di salute. Ed è stato rimpiazzato da un noto rappresentante dei grandi proprietari terrieri.
Europa orientale Le azioni antiebraiche proseguono ininterrottamente. La Romania, con la Legge sulla verifica della nazionalità,31 stabilisce i parametri secondo cui verranno classificati gli Ebrei. In Polonia si svolgono manifestazioni antisemite.32 Il governo ungherese promette l’espulsione degli ebrei ‘indesiderabili’ e la limitazione dell’influenza degli ebrei che «non hanno saputo assimilarsi alla razza ungherese».33 È la prima volta che ci si imbatte nella qualifica di ‘indesiderabili’ in riferimento agli Ebrei. Negli anni successivi questo aggettivo verrà usato molto di frequente. Gli sviluppi della situazione dopo l’Anschluss inducono molti ebrei polacchi o di altre nazionalità dell’Europa orientale, residenti in Austria, a ritornare in patria, dove però i loro connazionali sono molto restii a riceverli.
La conferenza di Evian In seguito alla grave situazione in cui versano i profughi provenienti dal Reich, e in modo particolare dall’Austria, il presidente Roosevelt invia a 29 nazioni la proposta di formare un Comitato internazionale per soccorrere i profughi e per facilitare la loro emigrazione.Tra i destinatari dell’appello troviamo la Svizzera, la Francia, l’Italia, la Gran Bretagna, il Belgio, la Danimarca, l’Olanda, la Svezia, la Norvegia e i paesi Sudamericani.34 Le adesioni giungono dalla Francia, dal Belgio, dal Brasile, dal Salvador,
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da S.Domingo, da Haiti, dal Messico, dal Perù e dall’Uruguai.35 L’Italia per bocca del Conte Ciano comunica agli Stati Uniti il proprio rifiuto nel partecipare all’iniziativa.36 La Francia propone una località svizzera come sede del Comitato, ma la scelta ricadrà sulla cittadina francese di Évian, sul lago Lemano.
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Popolo e Libertà… Arturo Toscanini La campagna antisemita si accanisce anche contro coloro che sono considerati ‘amici degli ebrei’37 o ‘ebrei onorari’. Una vittima illustre è senza dubbio il direttore d’orchestra Arturo Toscanini38 «che, per considerazioni politiche, ha recentemente rifiutato di andare a dirigere al Festival di Salisburgo». Il Maestro viene violentemente attaccato sull’organo di Farinacci, Regime Fascista. Farinacci percepisce nel gesto di Toscanini una manifestazione antifascista offensiva per l’Italia, e osserva che i riguardi avuti dal Governo italiano per il Maestro non hanno più ragione di essere, che Toscanini deve essere trattato come si merita e conclude proponendo come primo provvedimento il ritiro del passaporto, in modo che Toscanini non possa più andare e venire dall’Italia a suo piacimento.39 Il Popolo e Libertà40 pubblica in proposito un appassionato articolo di Luigi Sturzo,41 che dall’esilio di Londra, collabora al giornale. Si tratta di un articolo molto bello di cui riportiamo solo alcuni stralci: Toscanini è divenuto cittadino del mondo. Non è facile trovare nella storia dei geni (come è di sicuro Toscanini) che non si siano inchinati al più forte e che abbiano mostrato un carattere adamantino in ogni circostanza della vita. […] Egli non concepisce gl’ideali etico-politici come un campo separato, fuori dall’influsso dell’arte; egli concepisce l’arte come un fiore della vita, di tutta la vita presa nella sua sintesi, sentita con convinzione e con amore. L’arte non è per lui il passatempo, la distrazione, il conforto anche delle amarezze della vita, è lo sbocciare delle facoltà superiori dell’uomo, dove gl’ideali morali e le virtù politiche, trovano una superiore pacificazione e integrazione. […] Si può immaginare quale ripugnanza sarebbe per lui trovare nel suo pubblico gente, come i nazi e i fascisti, che traducono i dissensi politici in rancori, istinto di dominio, intolleranze, odi, che attraverso le persone arrivano all’arte stessa e ne turbano la serenità. Toscanini ha il genio di creare una unità di atmosfera tra lui, gli esecutori e il pubblico, un’unità non solo di simpatie personali e di consensi artistici, ma di rapimento magnetico in cui tutto concilia alla fusione degli animi. Sarebbe ciò
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possibile quando ci fosse, in quelle sale, un nucleo, solo un nucleo di filistei, pervasi da uno spirito di ostilità politica che persiste anche durante il concerto, quasi come se fosse un’ondata malefica? Basterebbe ciò a impedire l’unificazione spirituale di coloro che ascoltando, partecipano nel loro interno alla stessa creazione musicale. E che dire, se quest’ondata pervade un intero paese? Così Toscanini rifiuta di prestarsi a profanare la sua arte per coloro che hanno messo al disopra dei valori morali e spirituali, la forza, l’orgoglio e la violenza.
Il Dovere… e il razzismo Con un lungo articolo intitolato «La diana razzista»,42 Il Dovere tenta di spiegare ai suoi lettori il proprio pensiero riguardo al razzismo. Esso è giustificato nel caso dei tedeschi poiché, causa le imposizioni del trattato di Versailles, vivono sparsi in varie nazioni e vogliono riunificarsi sotto l’egida della Germania. In sostanza l’opinione del giornale è che «la diana nazista è feconda là dove appunto le minoranze mordono il freno». Viceversa il razzismo è del tutto inadeguato nel caso della Svizzera perché in essa le varie componenti etniche non sono delle minoranze ma sono storicamente parti integranti del Paese. Infatti «mancano in Isvizzera le condizioni per che il seme razzista fecondi. Potrebbe essere imposto con la violenza. Ma allora il seminatore non troverà certo cori di folle plaudenti come a Vienna». Il Corriere del Ticino… e la politica di Mussolini verso gli ebrei Su Il Corriere del Ticino troviamo un editoriale di commento dal titolo «Lettere da Roma. Uno Stato ebraico in Africa Orientale? nostra corrispondenza particolare»43 in cui viene riportata la supposta intenzione di Mussolini di concedere agli Ebrei dei territori in Etiopia, per edificare un loro Stato. Secondo l’autore, una tale iniziativa incontrerebbe indubbiamente il favore del Vaticano e anche della Germania hitleriana che «farebbe certamente buon viso a questo progetto che risolverebbe uno dei problemi più delicati: infatti, se gli ebrei tedeschi emigrati, che sono diventati feroci nemici del Terzo Reich, potessero vivere in pace in Etiopia, la loro ostilità diventerebbe meno pericolosa». E anche gli arabi avrebbero di che esser soddisfatti giacché «il progetto porrebbe termine alle loro lotte fratricide contro i sionisti; la divisione della Palestina sarebbe evitata, il grande duello arabo-israelita terminerebbe e Mussolini aumenterebbe ancora il suo prestigio di protettore dell’Islam». Inoltre «la creazione di uno Stato ebraico in Africa orientale sarebbe un duro colpo per la politica britannica». L’Italia, invece, avrebbe un importante vantaggio materiale dalla rea-
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lizzazione di questo progetto perché con la presenza di uno stato ebraico nei possedimenti italiani «il giudaismo internazionale e antifascista potrebbe essere indotto a scendere a patti con la politica mussoliniana» favorendo le relazioni commerciali e finanziarie del Regime con la City e con Wall Street. La Gazzetta Ticinese… e le conseguenze economiche dell’Anschluss Nella rubrica «Attualità economica estera», sotto il titolo «L’Anschluss nelle ripercussioni economiche per il Reich e per l’estero»44 si esprimono delle considerazioni sulla vastità e l’importanza dello spazio che ora avrà il commercio tedesco concludendo: Negli ambienti competenti tedeschi si ritiene appunto che l’Anschluss migliorerà la posizione del Reich nel commercio internazionale, dato che anche i più acerbi avversari del nazionalsocialismo, i più scalmanati propugnatori dell’isolamento economico della Germania non potranno ignorare l’esistenza di questa grande nazione che si estende dal Mare del Nord al Danubio e che rappresenta un fattore di primaria importanza nell’equilibrio economico mondiale.
Il Guardista… e gli ebrei Nel suo articolo «Gli ebrei erranti»45 Il Guardista affronta a suo modo il tema: Il problema degli ebrei, che fu sempre un problema difficile, minaccia di diventare angoscioso. «Essi andranno vagabondi fra le genti». La terribile profezia continua ad avverarsi alla lettera da più di due mila anni, di giorno in giorno. E perché mai, in questo mondo invecchiato, nel quale la tolleranza dovrebbe regnare sovrana, questa parola del profeta Osea torna a risuonare con un’evidenza così precisa e spaventosa? Gli è che gli ebrei sono ridiventati ad un tratto il nemico numero uno dei nazisti ed il verbo antisemita predicato a Berlino è stato raccolto in tutti gli altri Stati nei quali gli ebrei rappresentano una parte non trascurabile della popolazione e svolgono attività scientifiche, commerciali, industriali e finanziarie in concorrenza con gente battezzata. Eppure i cristiani – quelli che lo sono sul serio – non dovrebbero nutrire avversione o rancore verso la gente semita, la quale è, di tutti i non battezzati, la più vicina al cristianesimo.
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Capitolo quarto
Il mese di aprile
Le pubblicazioni del mese di aprile si concentrano sulle notizie provenienti dall’Austria, sulla nazificazione di questo paese, sulle persecuzioni antisemite e sul plebiscito del 10 di aprile. Nuove disposizioni vengono impartite per tutti gli Ebrei del Reich. Molto spazio viene dato alla polemica sulla posizione della Chiesa nei confronti dell’Anschluss. In Svizzera comincia a prendere una forma più definita il ‘problema’ dei profughi e della politica nei loro confronti. Nel Canton Ticino ha inizio una campagna antisemita da parte dell’estrema destra nazionalista. L’Italia si sta preparando alla visita di Hitler prevista nel mese di maggio. Continuano i provvedimenti antiebraici nell’Europa Orientale.
Il Terzo Reich Il plebiscito La nazificazione dell’Austria procede a tappe forzate. Il Popolo e Libertà,1 sotto il titolo «L’entusiasmo copre l’angoscia» descrive in questo modo la situazione nei primi giorni del mese: La germanizzazione dell’Austria procede con tale furore che Vienna avrà l’aspetto di una vecchia città germanica prima del famoso plebiscito. Il saluto nazista è imposto dappertutto, il fiorino è quasi scomparso dalla circolazione per lasciare il posto al marco e rare sono ormai le uniformi militari austriache, dal momento che ai soldati dell’Austria si distribuiscono le uniformi naziste. La propaganda per il plebiscito imperversa dappertutto, anche se ormai l’esito era assicurato dal giorno in cui la libertà venne soppressa con l’annessione mili-
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tare. Può essere interessante notare le forme di questa propaganda che va dai sistemi della più vieta demagogia agli spettacoli dell’umiliazione più atroce inflitta agli avversari.
L’articolo termina con una citazione da un altro giornale, La Revue: Dietro la facciata dell’entusiasmo si nasconde una vera angoscia, quella del domani, insieme al rimpianto del passato. I viennesi si rendono conto che il dinamismo prussiano presiederà ormai su tutti gli atti della loro esistenza e si domandano se potranno resistere a lungo.
Il plebiscito per l’annessione dell’Austria alla Germania è fissato per il 10 di aprile. Sono chiamati a votare i cittadini della Germania e dell’ex Austria, Ebrei esclusi. Nei giorni precedenti arrivano ancora degli appelli ‘di peso’ per il ‘sì’. La Chiesa evangelica austriaca invita i suoi fedeli ad approvare il plebiscito.2 Così fanno anche i rappresentanti della Chiesa evangelica germanica, i quali hanno adottato una risoluzione con la quale si invitano i protestanti tedeschi a dire «sì con gioia». Nella risoluzione si afferma che, «realizzando la grande Germania, Adolfo Hitler ha soddisfatto una vecchia aspirazione del popolo tedesco, così che la chiesa evangelica tedesca ringrazia Iddio di questo miracoloso mutamento».3 Per parte cattolica, l’Arcivescovo di Vienna Cardinale Innitzer, ribadisce, in una lettera indirizzata a Bürckel, rappresentante di Hitler a Vienna, la posizione favorevole già espressa col messaggio pastorale dei vescovi austriaci del 18 marzo, letto in tutte le chiese.4 Diversa è invece la posizione dell’episcopato cattolico della Germania. In una riunione a Fulda, i vescovi tedeschi decidono di mantenere, riguardo al plebiscito, un assoluto riserbo.5 I risultati del plebiscito non sorprendono nessuno. Le cifre che ‘consacrano’ la fine dell’indipendenza e l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, sono le seguenti:6 Iscritti
Votanti votanti %
Sì
Sì %
No
No %
Nulli
94,541 44.300.601
99,016
440.141
0,984
69.435
4.287.431
99,703
4.270.517
99,736
11.263
0,264
5.651
53.960
99,993
53.872
99,877
66
0,123
22
Germania
45.016.376
44.810.177
Ex Austria
4.300.177 53.996
Soldati Austria
Nel frattempo, si apprende da Berlino che una amnistia politica sarà decretata in Germania per il 20 aprile, genetliaco di Hitler.7 Quali che siano gli effetti pratici di questa prospettata amnistia, è però certo che
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di essa non ha approfittato Guglielmo Carmans, condannato a morte per alto tradimento il 5 novembre 1937. Infatti il giorno 27 aprile l’agenzia DNB informa che «è stato giustiziato stamane».8 Austria: la liquidazione dell’opposizione e degli antagonisti Parallelamente alla campagna plebiscitaria, prosegue la messa fuori combattimento degli oppositori che finiscono in internamento come il Cancelliere Schuschnigg,9 o si suicidano, come il generale Zehner, capo dell’esercito austriaco,10 o vengono uccisi, come il consigliere economico del governo austriaco, Dr. Kunwald.11 Le cifre degli arresti riportate dai giornali sono le seguenti: 12 mila a Vienna e 40 mila nel resto del paese.12 Non si intravede né in patria né all’estero una classe politica in grado di tenere alto il nome dell’Austria e della sua indipendenza. L’unica eccezione nota riguarda l’arciduca Otto d’Asburgo, pretendente al trono, il quale, durante un colloquio con alcuni corrispondenti stranieri, lancia un appello all’opinione pubblica internazionale chiedendo aiuto per la popolazione austriaca oppressa. L’atto pubblico gli procura un mandato di cattura per alto tradimento,13 le cui conseguenze eviterà rifugiandosi in Inghilterra.14 Ma anche coloro che non oppongono resistenza, coloro che esprimono consenso, non trovano per questo riconoscenza. È il caso della Chiesa cattolica. Nonostante l’appoggio dell’episcopato al plebiscito, e malgrado per ordine dell’arcivescovo di Vienna, il 20 di aprile, giorno del compleanno di Hitler, sia stato deciso che «in tutte le chiese saranno fatte delle preghiere particolari per il Führer e per la patria»,15 le autorità tedesche dispongono lo scioglimento delle associazioni cattoliche. Riferisce Il Dovere:16 L’Osservatore Romano annuncia che la Società universitaria cattolica e la Federazione ginnastica tedesca, di cui facevano parte 270 sezioni e 38 mila membri, unitamente alla Società di San Giorgio (155 sezioni e 5 mila membri) sono state disciolte per ordine delle autorità tedesche dell’Austria. Per quanto riguarda la Lega della Gioventù cattolica, che conta 412 sezioni e 75 mila membri, non è stata ancora presa alcuna decisione, ma, dice l’organo del Vaticano, numerose sezioni sono già state disciolte, le loro sedi chiuse ed i loro dirigenti arrestati.
La Chiesa cattolica… la stampa cattolica… e l’Anschluss Le prese di posizione della Chiesa cattolica austriaca nei confronti dell’Anschluss si manifestano chiaramente in tutta una serie di circostanze e avvenimenti dei quali riferiamo in sintesi. La prima, a ridosso
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dell’invasione delle truppe tedesche, è l’incontro amichevole del cardinale Innitzer17 con Hitler, avvenuto presso l’Albergo Imperiale della capitale austriaca,18 seguita dall’appello dell’alto prelato ai fedeli per ringraziare Iddio per come si era svolto l’Anschluss e di pregare per un felice futuro.19 Segue poi la lettera pastorale dell’episcopato austriaco del 18 marzo, diffusa nelle chiese cattoliche nei giorni successivi, e della quale si apprende sulla stampa alla fine del mese di marzo.20 Con questo scritto i vescovi invitavano i fedeli a votare ‘sì’ al plebiscito. Nei primi giorni di aprile, una lettera personale21 del Cardinale Innitzer indirizzata a Bürckel, rappresentante di Hitler a Vienna, nella quale si conferma il carattere spontaneo della dichiarazione del 18 marzo dei vescovi austriaci e si esprime l’auspicio che essa possa essere la base per una svolta religiosa e culturale del popolo austriaco e preludio di un’epoca di pacificazione e di riconciliazione tra lo stato e la Chiesa.Vi è poi l’ordine dell’arcivescovo di Vienna di pregare per il Führer e per la patria il 20 aprile, compleanno di Hitler.22 È soprattutto la lettera pastorale del 18 marzo che solleva le più accese polemiche e discussioni. I giornali cattolici ticinesi si trovano spiazzati di fronte a queste concrete dimostrazioni di appoggio al nazismo. La forte diffidenza verso il nazismo è dovuta essenzialmente alle notizie di persecuzione contro la Chiesa cattolica che si leggono ogni giorno sull’Osservatore Romano. Sono stati pubblicati numerosi articoli per esecrare le limitazioni della libertà di culto (proibizione di talune processioni, attacchi di gruppi nazisti a parroci invisi al regime) e per lamentare le pressioni esercitate dai nazisti nell’indurre i cattolici ad abbandonare la Chiesa. L’attitudine del nazionalsocialismo di eliminare le organizzazioni cattoliche per sostituirle con le proprie e le manovre in atto per eliminare le scuole confessionali allo scopo di avere il monopolio totalitario sull’educazione23 sono costantemente e duramente deplorate.Tuttavia il Giornale del Popolo, nonostante le sue diffidenze, tenta di spiegare l’atteggiamento dei vescovi austriaci: I Vescovi austriaci si preoccupano invece, in via principalissima, dell’avvenire religioso del paese, ormai definitivamente, per quanto è dato umanamente prevedere, unito al Reich […] Ora, posto che, in base alle dichiarazioni del signor Bürckel, specialista in plebisciti, e più ancora dello stesso Cancelliere Hitler, la Germania nazista s’impegna a tenere un atteggiamento corretto verso la Religione, non ci sarebbe più nessun motivo valido per opporsi all’unione.24
Le notizie che giungono dal Vaticano sono contraddittorie. La prima
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reazione la troviamo in un commento pubblicato sull’Osservatore Romano il primo aprile, nel quale si sostiene che la Santa Sede non ha concesso all’episcopato austriaco l’autorizzazione alle dichiarazioni politiche secondo le quali i cattolici sono invitati a votare per l’unione dell’Austria alla Germania.25 La sera stessa, la Radio Vaticana trasmette una conferenza sul tema «Cattolicismo politico» nella quale le posizioni dell’episcopato austriaco vengono fortemente criticate,26 ma nell’immediato l’Osservatore Romano si appresta a precisare: Non abbiamo l’intenzione di occuparci della sostanza della conferenza che portava su un argomento tanto delicato quanto è il cattolicismo politico, che è oggetto di vive controversie, ma ci sembra opportuno rilevare che si trattava di uno studio dovuto ad una iniziativa privata e per conseguenza privo di carattere ufficiale od officioso, di cui la Santa Sede non intende assumersi la responsabilità.27
La notizia successiva riguarda l’arrivo a Roma del Cardinale Innitzer, presumibilmente richiamato a Roma per render conto al Papa sul suo operato. In un breve articolo intitolato «Rimostranze del papa al card. Innitzer?» e pubblicato sul Popolo e Libertà si legge che «il Santo Padre avrebbe dichiarato al cardinale Innitzer che avrebbe dovuto attendere, prima di pubblicare l’appello, le garanzie del Reich per il futuro statuto dei cattolici austriaci» e che dopo il colloquio con Papa Pio XI, il Cardinale Innitzer appariva di buon umore. Tutto fa supporre che i malintesi siano stati chiariti.28 Innitzer avrà anche un lungo colloquio con il Cardinale Pacelli29 conclusosi con una dichiarazione del Cardinale che si espresse in questi termini: «con l’appello del 18 marzo i vescovi austriaci non hanno inteso approvare quanto è in contraddizione con le leggi di Dio e la libertà della Chiesa» e che l’episcopato chiede «che, in tutte le questioni che concernono il concordato, non si proceda a modifiche senza un accordo con la S. Sede». Quanto alla scuola e alla formazione della gioventù cattolica, «devono essere riconosciuti i diritti naturali dei genitori; che la propaganda ostile alla religione ed alla Chiesa deve essere bandita e che ai cattolici deve essere riconosciuto il diritto di manifestare la propria fede».30 Il Giornale del Popolo scrive che non si sente di approvare, ma neppure di giudicare, e tanto meno di condannare l’appello del 18 marzo. Ciononostante in risposta alle critiche apparse sull’Avanguardia protesta vigorosamente e giustifica in buona sostanza il contenuto della lettera pastorale:
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ma non possiamo permettere che i vescovi d’Austria vengano presentati come supini al nazismo. Essi accettano l’Anschluss e invitano i fedeli a fare altrettanto, ciò a ratificare il fatto compiuto. Non esaltano Hitler. Del nazismo mettono in rilievo un’unica benemerenza: quella di aver scartato il pericolo del bolscevismo ateo e distruttore. Questa azione contro il bolscevismo lodano, e niente di più e nient’altro.31
Per quanto riguarda le tendenze filonaziste di Innitzer, il Popolo e Libertà pubblica una nota dell’agenzia United Press32 nella quale afferma che negli ambienti viennesi si preannuncia un vasto movimento dei cattolici contro il Comintern, entro il quale Hitler e il card. Innitzer unirebbero i loro sforzi, ma subito sotto, appone una nota di redazione33 con la quale viene espressa la sua incredulità. In un articolo successivo si recrimina che i nazisti abbiano riprodotto, a scopi propagandistici, su grandi manifesti diffusi dappertutto, la dichiarazione dei vescovi con in evidenza la firma del Cardinale Innitzer corredata dalla frase «Heil Hitler»,scritta di suo pugno.34 Diverso è l’atteggiamento adottato dall’Episcopato della Gemania rispetto a quello austriaco. La Conferenza dei Vescovi tedeschi a Fulda non si è conclusa, come tutti si aspettavano, con la decisione di raccomandare ai fedeli un atteggiamento favorevole al plebiscito. Secondo il Corriere del Ticino sarebbe stata la sconfessione del cardinale Innitzer da parte del Vaticano a dare nuova linfa alle correnti religiose germaniche ostili alla croce uncinata.35 Di ciò riferisce il Popolo e Libertà: Contrariamente all’atteggiamento dei vescovi austriaci, quelli tedeschi, recentemente riunitisi a Fulda, hanno deciso di mantenere il più assoluto riserbo sul plebiscito di domenica. La decisione è stata presa all’unanimità e grazie ad essa non sarà pubblicata alcuna pastorale né alcuna allusione al plebiscito sarà fatta nelle prediche. Prima della decisione ha lungamente parlato il cardinale Faulhaber che ha sostenuto la necessità del riserbo avvertendo che una dichiarazione sul plebiscito, tanto affermativa, quanto negativa, equivarrebbe ad una attività politica. Contro l’intervento a favore del plebiscito il cardinale ha quindi invocato il principio stesso cui ricorrono i nazisti quando vogliono che la Chiesa si astenga da ogni critica.36
Gli ebrei in Austria Sulle colonne del Corriere del Ticino37 troviamo sintetizzata la situazione degli Ebrei in Austria: Le trasformazioni già compiute comportano la rovina totale ed irrimediabile di trecentomila abitanti della capitale, degli ebrei; continuano le confische e le espropriazioni, non più disor-
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dinate come un mese fa, ma sistematiche ‘in nome della legge’. Bisognerebbe conoscere male i nazionalsocialisti per pensare che essi abbiano a tale proposito i minimi riguardi. Le Banche Rothschild, Guttmann e Ephrussi, che appartenevano da oltre un secolo alle stesse famiglie dell’aristocrazia israelita,38 sono messe sotto sequestro esattamente come i Bazar nei quali i ‘Polak’ vendevano la loro cianfrusaglia agli operai dei sobborghi. Le migliaia di suicidi registrati non sono dovuti solo a cause politiche; la maggior parte delle vittime sono semiti che, cacciati dai loro posti non sapevano più come assicurare l’esistenza propria e della loro famiglia. Ma gli ebrei rappresentano appena il 4 o 5% della popolazione. Per tutti gli altri ecco venire un’era di prosperità insperata.
Sulla Libera Stampa39 troviamo i dettagli sulle modalità di procedura adottate nella trasformazione di imprese e grandi magazzini ebrei in aziende ariane: Un commissario nazi fa l’inventario delle merci in magazzino e del mobilio. Si domanda al proprietario ebreo se accetta di cedere ‘volontariamente’ i suoi diritti all’impresa e questa è trasformata in società anonima. L’ex proprietario si vede assegnata una piccola parte del valore rappresentato dalle merci sotto forma di azioni che saranno portate in conto marchi ‘bloccato’ nel caso in cui si abbandona il paese. La più grande parte delle azioni diventa proprietà del partito nazista che le rivende agli aderenti al partito a un corso fissato. A parte il licenziamento senza preavviso degli impiegati ebrei, nulla è cambiato nelle imprese. Quest’operazione si riassume dunque in un arricchimento considerevole del partito nazista. […] Alla stamperia Steinmann, dove uscivano i giornali Telegraph e Das Echo quest’operazione si è fatta nello spazio di un’ora: la cellula nazi che esisteva nell’officina era preparata ed aveva preso tutte le misure necessarie perché i giornali continuassero ad uscire senza interruzioni. Le organizzazioni nazi in seno a quest’impresa erano riuscite a camuffarsi in modo tale che non si supponeva esistessero, al contrario questi nazi erano considerati come i membri più ‘sicuri’ del Fronte patriottico. Il sabato 12 marzo nel pomeriggio, alla solita ora, apparve al posto del Telegraph, lo stesso giornale con la soprascritta Telegrafo nazionalsocialista. Nel processo di arianizzazione delle piccole imprese, esse sono trasformate generalmente in cooperative e gli operai che erano sovente già prima membri della cellula nazista diventano comproprietari, senza che nulla cambi nei loro salari e nella loro condizione sociale. In questo caso, il partito nazista diventa pure proprietario. In margine a quest’azione gli ex proprietari sono sottomessi a un’inchiesta perché si suppone nascondano del denaro o abbiano frodato il fisco. In molti casi si fanno degli arresti e dei sequestri di beni del ‘delinquente’. Sono questi fatti che hanno provocato tanti suicidi di commercianti ed industriali.
Inoltre viene descritto il modo spiccio nel quale vengono resi esecutivi gli sfratti:
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Alla Burg Gasse è stato sloggiato un ebreo, commerciante, gettandone i mobili dalla finestra direttamente nella strada. E quando il piano cadde con fracasso spaventevole sul selciato tutti gli spettatori si misero a ridere sgangheratamente sotto gli occhi degli agenti di polizia muniti del bracciale con la croce uncinata. Questo tradimento della polizia viennese resterà uno dei capitoli più dolorosi dei giorni memorabili.40
La situazione peggiora di giorno in giorno, e alla fine di aprile il Corriere del Ticino41 annota: Dopo la pubblicazione del decreto sull’obbligo della denuncia del proprio patrimonio da parte degli ebrei, la campagna antisemita ha ripreso con nuova intensità e le scene di violenza contro gli ebrei per la strada si sono fatte più frequenti. Sono riapparse su tutti i negozi appartenenti a israeliti grandi insegne con le quali si invitano i compratori ariani a non entrare in quel locale. Numerose persone, che hanno voluto entrare in quei negozi nonostante simili avvertimenti, sono state maltrattate dalla folla. Si affrettano intanto le pratiche per il passaggio in mani ariane dei negozi appartenenti a israeliti. Anche i più grandi magazzini di vendita di Vienna, la Casa Gerngross, sono stati chiusi in attesa che si perfezionino le pratiche per il passaggio in proprietà di ariani. La ‘purificazione’ dell’economia dagli israeliti, come si esprimono i giornali nazisti, viene insomma perseguita a grande velocità e si può prevedere che fra breve gli ebrei saranno allontanati completamente non solo dal commercio, ma anche dalle professioni liberali, dall’artigianato ecc..
Parallelamente vengono adottati provvedimenti amministrativi, come le espulsioni da intere regioni.Tra le persone espulse in queste ultime settimane dal Burgenland, 400 ebrei in gran parte appartenenti a famiglie stabilite da lungo tempo in Austria.42 Inoltre si cominciano a escludere i ragazzi ‘non ariani’ dalle scuole, con l’ordine precipuo del presidente delle scuole di Vienna che nelle Scuole Medie di Stato gli allievi ebrei siano immediatamente separati dagli altri allievi e posti in istituzioni speciali.43 Il corrispondente del Daily Telegraph, organo semi ufficiale del Foreign Office, dichiara che nei primi giorni dopo l’Anschluss le persone che si sono tolte la vita sono state 1.700 e che la media dei suicidi degli ebrei sorpassa attualmente in Austria i cento al giorno.44 La persecuzione degli ebrei nel Reich Non solo in Austria, ma in tutto il Reich ha luogo un nuovo ed energico ‘giro di vite’ contro la popolazione ebraica. Preludio a futuri espropri è il decreto di Göring in base al quale:
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tutti i beni degli ebrei devono essere messi a sua disposizione per finanziare il piano quadriennale: tutti gli ebrei devono quindi denunciare la loro sostanza, se questa è superiore a 5.000 marchi. Gli ebrei tedeschi devono denunciare tanto la fortuna posseduta in Germania, quanto quella posseduta all’estero; quelli esteri solo la fortuna posseduta in Germania. La dichiarazione deve essere inoltrata entro il 30 giugno. Chi si rifiuta o dà indicazioni false potrà essere punito con multe e con la prigione: si arriverà anche alla confisca delle sostanze. Inoltre nessun ebreo potrà fondare, senza autorizzazione preventiva, nuove aziende o succursali.45
Quanto alle intenzioni ultime del regime di Hitler verso gli Ebrei, non si fanno misteri. Lo Schwarzer Korps e il Völkischer Beobachter scrivono a chiare lettere che scopo del nazismo è l’epurazione degli Ebrei dall’economia e dallo Stato tedesco.46 I profughi dall’Austria La situazione creatasi in Austria induce un grandissimo numero di ebrei a tentare la via dell’espatrio. Scarsissime sono le informazioni riguardo all’esodo in atto sulla stampa svizzera. Il Popolo e Libertà indica che dal 14 marzo al 12 aprile, 32.000 austriaci , per il 95% ebrei, hanno richiesto un visto al console degli Stati Uniti per poter emigrare nella Confederazione americana.47 Il Dovere informa di un gruppo di 51 cittadini austriaci scacciati dai tedeschi verso la Cecoslovacchia e rispediti in Austria dagli agenti di confine cechi.48 La Libera Stampa, a sua volta, riferisce da Zurigo che un ebreo, profugo dall’Austria, si è ucciso sull’Uetliberg disperato e scoraggiato perché arrivato in Svizzera senza più nulla se non gli abiti che indossava, dopo essersi visto distruggere dai nazisti, per ben due volte, il suo negozio.49 Sempre sulle colonne della Libera Stampa, da Coira, leggiamo che «non passa giorno che dei profughi austriaci, ebrei per la maggior parte, varchino la frontiera clandestinamente».50 E questo è tutto ciò che il lettore ticinese apprende a proposito della tragedia che si sta svolgendo lungo i confini del paese, delle centinaia e centinaia di persone che cercano di entrare in Svizzera, talora con successo, altre volte vedendosi respingere verso i propri aguzzini.
La Svizzera La politica d’asilo: due Comunicati del Dipartimento di Giustizia e Polizia I lettori dei quotidiani sono dunque poco informati sul dramma dei profughi e ne prenderanno coscienza, in modo indiretto, quando ver-
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ranno resi noti i Comunicati ufficiali del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia. Questi ultimi sono documenti molto importanti perché sono quelli che daranno una impronta ben definita alla politica d’asilo svizzera nei confronti dei perseguitati dai nazisti, per il presente e per gli anni a venire. Meritano dunque la trascrizione integrale: Comunicato del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia del 30 marzo 1938. Berna 30 marzo 1938. Avendo tutti gli Stati confinanti con l’ex Stato Austriaco sottoposto il passaggio della loro frontiera da parte di viaggiatori provvisti di passaporto austriaco ad un severo controllo, ed avendo anche la maggior parte degli altri Stati europei preso, o prospettato di prendere, misure contro un disordinato afflusso di profughi austriaci, il Consiglio Federale si è visto costretto a reintrodurre il visto per i passaporti austriaci. Dal primo aprile 1938 i possessori di detti passaporti potranno entrare in Isvizzera solo se saranno in possesso del visto di un Consolato svizzero. Il visto è necessario anche per il transito attraverso il nostro paese. Il visto di transito sarà accordato solo se saranno adempite le formalità per entrare in un terzo Stato. Il normale traffico dei cittadini dell’ex Stato Austriaco con la Svizzera non dovrà essere inceppato dall’introduzione del visto. Tuttavia, per quegli stranieri che, a seguito dell’incorporazione dell’Austria nel Reich germanico vogliono, o devono, abbandonare il territorio dell’ex Austria, la Svizzera non può entrare in considerazione che come paese di transito, e ciò per il fatto che in Isvizzera vi è già un eccesso di popolazione straniera e, inoltre, avuto riguardo alla situazione del mercato del lavoro. I Consolati svizzeri hanno ricevuto analoghe istruzioni. I profughi politici provenienti dall’ex Stato Austriaco sono soggetti, come quelli provenienti dalla restante Germania, alle disposizioni del decreto del Consiglio federale del 7 aprile 1933 concernente il trattamento dei profughi politici. Entro le 48 ore dal passaggio della frontiera essi devono notificarsi alla polizia del loro luogo di soggiorno.51 Comunicato del dipartimento di Giustizia e Polizia del 9 aprile 1938. Il dipartimento federale di Giustizia e Polizia comunica: Prima che venisse di nuovo introdotto il visto per i passaporti austriaci nella Svizzera sono entrati, e in numero considerevoli, dei titolari di siffatti passaporti che si trattengono ora in alberghi o pensioni. Poiché la Svizzera, a motivo dell’eccesso di popolazione straniera, e per le condizioni sul mercato del lavoro può – come è stato sempre avvertito – tornar in considerazione solamente come paese di transito, questi stranieri dovranno essere tenuti a ripartire dal nostro paese. Lo stesso vale per stranieri di altra nazionalità che finora avevano dimora in Austria. Il possesso o l’acquisto di immobili, fondazione di aziende o d’imprese ecc. non danno alcun diritto alla dimora in Svizzera. Il dipartimento di Giustizia e Polizia ha invitato le direzioni cantonali di polizia a provvedere che questi stranieri abbiano a notificarsi immediatamente di modo che nei singoli casi possono essere prese senza indugio le decisioni imposte dalla situazione generale.52
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La conseguenza di questi decreti rivolti ai profughi ebrei risulta che, a partire dal primo aprile 1938, sarà praticamente quasi impossibile entrare legalmente in Svizzera, anche perché contemporaneamente, come indicato esplicitamente nel primo dei due comunicati, da Berna vengono impartite istruzioni alle autorità competenti e ai consolati all’estero di procedere in modo rigorosamente restrittivo nel rilascio dei visti. Su nessun giornale ticinese si può leggere una riga di commento a questi due comunicati. L’unica presa di posizione, se così può essere considerata, si può ravvisarla nei titoli apposti sopra i comunicati. Sulla Libera stampa leggiamo «La miseria dei rifugiati» in un caso e «Poveri emigranti» nell’altro, il che sta a indicare che almeno un coinvolgimento umano e un segno di simpatia esistono. Non si può dunque riferire di articoli, e si deve invece notare l’assenza di articoli, di critica o di spiegazione, che era logico aspettarsi. Per completare l’informazione sulla politica svizzera nei confronti dei profughi, va registrata la decisione del Consiglio Federale di accettare la proposta del Presidente Roosevelt per la formazione di un organismo internazionale a favore dei profughi.53 La Svizzera parteciperà, dunque, alla conferenza che avrà luogo in luglio a Évian. Libertà di stampa in Svizzera L’atmosfera che si respira nell’ambiente della stampa svizzera non è decisamente tranquilla. Le «raccomandazioni» governative avanzate nel mese precedente, che consigliavano di osservare «un certo riserbo» nei commenti, vengono reiterate a suon di «avvertimenti» e di «minacce di sospensione». In seguito a una nota dell’ambasciatore tedesco a Berna, nella quale protestava per un articolo apparso sul giornale socialista Berner Tagwacht, scatta immediata la reazione del Governo. Il Consigliere federale Giuseppe Motta54 convoca d’urgenza la Commissione consultiva della stampa.55 La Gazzetta Ticinese56 riporta la notizia dell’incontro: Il Consiglio Federale si è occupato oggi dell’articolo della Berner Tagwacht ritenuto offensivo per la Germania e che ha dato luogo ad un passo del ministro tedesco presso il Dipartimento Politico Federale.57 Al termine della seduta è stato comunicato quanto segue: la Redazione della Berner Tagwacht riceve un avvertimento del Consiglio Federale in merito
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alle parole offensive contro il Cancelliere del Reich, contenute nell’articolo pubblicato nel n. 86 del 12 aprile 1938 sotto il titolo «DerMissbrauchte Gott – grossdeutscher Grössenwahn» (Il Dio di cui si abusa – Megalomania pan germanica) minacciando di sospendere il giornale per un periodo indeterminato nel caso in cui non fosse dato seguito all’avvertimento.
Tutti sembrano ansiosi di adeguarsi. Il giornale socialista bernese, destinatario dell’avvertimento, comunica immediatamente di aver già provveduto al licenziamento dell’autore dell’articolo incriminato.58 Un monito dal Consiglio Federale, con minaccia d’interdizione per un determinato periodo di tempo, viene indirizzato anche all’Arbeiterzeitung di Sciaffusa «per aver scritto un articolo ingiurioso concernente i nostri vicini del Nord».59 Viceversa, il Journal de Genève non verrà redarguito dal Governo per offese indirizzate al presidente francese Leon Blum.60 Del resto si sta imponendo un’interpretazione della ‘neutralità’ che porta a una limitazione della democrazia. Nel Canton Ginevra passa un provvedimento per mettere fuori legge il partito comunista. La faccenda arriva al parlamento svizzero per la ratifica.A questo proposito va però ricordato l’intervento a favore della democrazia61 di Giovan Battista Rusca,62 del partito Liberale democratico. Che sia in questo clima che vada cercata la spiegazione per il silenzio della stampa ticinese riguardo ai profughi e ai comunicati governativi sui rifugiati di cui si è parlato sopra?
Canton Ticino Inizio della campagna antisemita della Lega Nazionale Ticinese La Lega Nazionale è un piccolo movimento politico, di matrice cattolica, nato da varie e successive differenziazioni e scissioni dal Partito Conservatore ticinese. Il gruppo propugna idee ultranazionaliste e non nasconde la sua ammirazione per Hitler, lodato come uomo di profonda fede cristiana, e per il nazismo, difeso a spada tratta contro le ‘calunnie’ di giornali definiti bolscevici o demo-bolscevici.63 Il settimanale di questo movimento politico, L’Idea Nazionale, con il numero del 16 aprile, inaugura una campagna antisemita rivolta direttamente e concretamente agli Ebrei residenti nel cantone. Dunque non un discorso teorico ma essenzialmente pratico. L’avvio della campagna di stampa viene annunciato con una lettera al giornale.64 Il titolo è
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«Divagazioni quasi serie» e il testo, costellato di ingiurie antisemite, è il lamento di un commerciante per l’invasione «di questa razza di ebrei, oggi per la maggior parte fatti svizzeri […] che dominano commercialmente tutta Lugano». Come chiosa vi è la seguente esortazione: Signori dell’Idea Nazionale, perché non continuate, anzi perché avete tralasciato la campagna contro i magazzini di questi ebrei, che se oggi spadroneggiano commercialmente col loro dominio, potrebbero pure arrivare un giorno a minacciare l’integrità spirituale e tradizionale del Canton Ticino?
La Lega Nazionale non è un partito maggioritario, ma un piccolo gruppo che però ha modo di esercitare la sua influenza sull’opinione pubblica. Le sue idee, opportunamente filtrate e moderate, si ritroveranno sovente nei mesi seguenti in ambiti insospettabili e sulla bocca di persone importanti, talvolta anche molto influenti. La campagna antisemita sull’Idea Nazionale continuerà lungo il corso dell’anno fino alla chiusura definitiva del giornale il 31 dicembre 1938. A questo punto sorge una domanda inquietante: quale sarebbe stato il ruolo di un simile gruppo in una Svizzera invasa dai nazisti?
Europa Orientale Passiamo all’Ungheria. In parlamento viene presentato un disegno di legge che porta il seguente titolo Progetto di legge per un’efficace garanzia dell’equilibrio della vita economica e sociale chiamato semplicemente «legge sugli ebrei». Esso prevede l’istituzione di una camera per la stampa e di una camera per il teatro alle quali gli Ebrei potranno appartenere in misura non superiore al 20%. del totale delle mercedi. La legge definisce come ebreo colui che è nato tale, e colui che prima del primo agosto 1919 non abbia abbracciato un’altra religione. Il progetto di legge trova molti oppositori tra coloro che lo considerano troppo blando. Ma c’è anche chi si oppone seriamente, come per esempio l’autorevole esponente dell’aristocrazia, il Conte Giorgio Apponyi, che pubblica sull’Estikuri un’infiammata protesta, facendosi portavoce di quei «cristiani d’Ungheria i quali non pensano di agire secondo i cenni dei cupidi agenti di una barbarie sorta da poco, ma vogliono seguire le tracce di quei grandi antenati, che un tempo diedero la libertà ai loro servi, educarono la nazione e furono sempre
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pronti a combattere fino all’estremo anelito contro ogni dominio imposto dallo straniero».65 Gli esponenti degli ambienti ufficiali ebraici ungheresi hanno indirizzato al Parlamento un memoriale, in cui protestano contro il progetto di legge sugli Ebrei di Darany. Essi ricordano che gli israeliti abitano l’Ungheria da oltre mille anni, e che in questo lungo periodo storico hanno sempre manifestato il loro patriottismo, e non meritano quindi il trattamento previsto dal progetto di legge.66 Dalla Polonia si apprende che la polizia prosegue imperterrita con il rastrellamento degli elementi di estrema sinistra, in vista della manifestazione del primo maggio. Il tribunale di Wilma ha condannato otto studenti ebrei alla detenzione fino a due anni per propaganda comunista e attività sovversiva.67
Italia L’Italia si sta preparando alla visita di Hitler che avverrà in maggio. Si stanno allestendo imponenti scenografie per i vari incontri dell’ospite con la folla. Circolano voci inquietanti circa possibili arresti preventivi di ebrei. Sulla Gazzetta Ticinese viene pubblicato un comunicato con il quale «si smentiscono le voci secondo cui migliaia, e decine di migliaia di ebrei, sarebbero stati arrestati in Italia in vista della visita di Hitler. La polizia avrebbe fatto alcuni arresti provvisori di persone sospette. Le misure di precauzione non concernono specialmente gli Ebrei».68
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Giornale del Popolo…e la questione semitica69 Sul Giornale del Popolo troviamo un articolo che si esprime nel modo seguente: La questione degli ebrei è tornata di attualità in questi ultimi tempi, in tanti paesi d’Europa. Tralasciamo pure di parlare del Terzo Reich, dove la lotta antisemita ha assunto una forma di brutalità caratteristica. Ma anche altri paesi, senza abbandonarsi alla furia razzistica del nazional socialismo germanico, si sono preoccupati del problema degli ebrei, problema che veniva a rendersi più acuto.
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La causa del malessere suscitato in questi paesi viene attribuita al «predominio ebraico» nel commercio e nelle professioni liberali, nonché la loro mancanza di radici nel paese di residenza. Le conseguenze sono i diversi provvedimenti adottati, o in via di realizzazione nell’Europa orientale e danubiana. Passando poi a lidi più vicini afferma L’Europa occidentale non sente la questione ebraica con la stessa intensità dei paesi centro-orientali. Il problema più spinoso vi è costituito dagli immigrati di data recente i quali non possono avere lo stesso spirito nazionale di quelli che già da secoli vivono sul territorio di uno Stato. Sono costoro che hanno provocato, anche in Francia, delle manifestazioni di antisemitismo. L’avvento del governo Blum, il quale tra i suoi intimi collaboratori contava parecchi israeliti, ha contribuito a dare esca al movimento.
Esaminando poi la situazione italiana fa la seguente analisi: Tra gli ebrei italiani, del resto, si devono distinguere due movimenti: il primo è quello sionistico tradizionale che si basa sul concetto di razza; il secondo invece considera l’ebraismo esclusivamente come una religione e si pone più nettamente sul terreno nazionale. Si capisce che, specialmente dopo l’istituzione dell’Asse, la prima categoria non sia vista troppo di buon occhio dal Regime: certi giornali, in particolare l’organo dell’on. Farinacci, non hanno mancato di farlo chiaramente capire.
Il Giornale del Popolo e …i pensieri pasquali70 Per celebrare la Pasqua, il Giornale del Popolo, per la penna di Pierre l’Eremita, e sotto il titolo «Il vinto di un giorno» si pone delle domande retoriche: Dov’è oggi 15 aprile 1938 Giuda e tutta la banda che per il prezzo di 30 denari ha guidato nel Giardino degli olivi. Dov’è la collezione dei vili che sputavano sul volto del Maestro? Tutti quei [sic!] sciacalli fiutanti cadavere… tutti quei teppisti che schiamazzavano nei vicoli di Gerusalemme urlando «sia crocefisso». Dov’è Barabba, la nera figura di bruto che la folla esaltata ha preferito al più bello dei figli degli uomini?... Se poi salgo più in alto tra gli attori del dramma, dov’è quel povero politicante di Pilato, stretto fra il timore di Cesare e quello del ‘Fronte popolare’? Dov’è quel fantoccio di Erode che, tra le risa del suo stato maggiore, ha decretato che Cristo era pazzo…? Dove sono i grandi scaltri… i sacerdoti cavillosi che, nell’ombra del tempio e più metodicamente, hanno condotto la tragedia verso il suo cruento epilogo: è meglio ucciderne uno, che attirarci addosso i Romani… Se tu sei Figlio di Dio, discendi dalla croce! Ha salvato gli altri, e non può salvare se stesso… Ah… Ah… Ah!…
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La Famiglia… e le belle storie di conversione71 La Famiglia, dal canto suo, racconta di un nuovo caso di conversione di un ebreo al cattolicesimo: Un ebreo convertito parla su Lourdes. Una vivissima impressione ha destato la conferenza tenuta nei passati giorni alla sala Santa Caterina alla Minerva di Roma, da René Schwob, ex ebreo convertitosi recentemente, attraverso lunghi studi e meditazioni, alla verità del credo cattolico «I miracoli nell’ordine fisico – ha detto Schwob – non sono inefficaci per l’illuminazione e la conversione di un’anima. E, con tutto ciò i miracoli di Lourdes, per quanto utili mi siano stati, non mi sarebbero riusciti sufficienti se non mi fossi persuaso della presenza stessa della Vergine»…
La Famiglia… gli ebrei spiegati al popolo tramite il vangelo72 Su La Famiglia leggiamo: Il contrasto fra gli Ebrei e Gesù si rendeva ogni giorno più manifesto. Il Divin Maestro aveva lanciato ai suoi nemici una sfida che nessun mortale potrà mai ripetere con verità e coraggio: «Chi di voi può rinfacciarmi una colpa sola?» Gli Ebrei risposero con la calunnia e l’insulto: «Tu sei un Samaritano ed un indemoniato». È la solita arma dei prepotenti, forti solo del numero e dell’audacia. La polemica poi s’accende e procede così serrata che la battaglia è inevitabile. Ed ecco che gli Ebrei, invece di gettarsi a terra adorandolo, si curvano per raccogliere le pietre e finirlo a sassate. Allora si udì il crepitio violento e rabbioso dei sassi senza bersaglio sul cortile. Gesù era sparito. Avrebbe potuto freddarli tutti, pietrificarli sul posto. Ma Egli è Dio, e Dio è paziente, prima di colpire attende la sua ora. Anche quando castiga, avvisa, aspetta, si lascia perseguitare, e vincere. Nessuna meraviglia però se, colma la misura, intervenga in modo spaventoso, travolgendo individui, città, nazioni e precipitando nella eternità delle pene le anime. La S. Scrittura ci avverte che con Dio non si scherza e che è terribile cadere nelle mani del Dio vivente.
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Capitolo quinto
Il mese di maggio
In Austria continuano le trasformazioni che renderanno il paese sempre più nazista. In Italia arriva in visita Hitler per celebrare l’Asse insieme a Mussolini. La Chiesa pubblica il Sillabus. Continuano i provvedimenti antiebraici anche nell’Europa Orientale. I giornali non danno nessuna notizia dei profughi che dall’Austria tentano di entrare in Svizzera e nel Ticino prende corpo, a tutti gli effetti, la campagna antisemita dell’Idea Nazionale.
Terzo Reich In Austria, i nuovi padroni si impegnano con tutte le loro forze per annullare tutto quanto non è allineato con il nazismo. La brutale persecuzione degli Ebrei procede implacabile. Il Corriere del Ticino1 descrive gli avvenimenti nel modo seguente: L’azione contro gli ebrei continua spietata in tutta l’Austria. Sono state create due organizzazioni speciali per l’emigrazione degli Israeliti nel Messico e in Palestina. Una società di Navigazione straniera si è assunta il compito del trasporto di queste nuove migliaia di senza patria offrendo ribassi speciali. Tutti i villini sul Danubio, che sorgono nei dintorni di Vienna, e che appartengono ad ebrei sono posti sotto la sorveglianza di un commissario speciale. Tutte queste ville saranno vendute a ariani perché non si vogliono più ammettere ebrei in quella zona dove le classi agiate di Vienna vanno a passare i giorni festivi. In tutti i bagni pubblici è stato proibito l’ingresso agli ebrei. Nei bagni frequentati da molti stranieri il divieto è limitato ai soli ebrei tedeschi: questa eccezione a favore degli ebrei stranieri ha destato una certa e comprensibile sorpresa. L’ex redattore del Neues Wiener Tagblatt si è suici-
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dato ieri insieme alla madre. I giornali recano quotidianamente numerosi annunci mortuari che si riferiscono a ebrei: nella massima parte dei casi si tratta di suicidi di persone alle quali è stata tolta ogni possibilità di esistenza. La Federazione nazionalsocialista dei medici ha deciso di escludere tutti i medici ebrei dalle casse-malati.
Nelle scuole superiori ha luogo una completa epurazione. Sempre sulle pagine del Corriere del Ticino si riporta la notizia che «tutti i docenti ebrei dell’Università di Vienna sono stati allontanati dall’insegnamento, e in occasione dell’apertura dei nuovi corsi al Politecnico di Innsbruck, professori e studenti si sono recati alle lezioni in uniforme delle SA e delle SS»2 e che «è stato ora introdotto nelle Università e nei Politecnici il numerus clausus per gli studenti ebrei, i quali saranno d’ora in poi ammessi nella proporzione del 2% sul totale degli studenti. Il numero degli ebrei in certe scuole superiori superava finora il 30%».3 Nel frattempo prosegue sotto varie forme l’appropriazione dei beni degli Ebrei. Il grande Caffè Herrenhof, ritrovo di scrittori e uomini politici, è stato arianizzato e ne è diventato proprietario un parente di Göring.4 La Südschweiz riferisce, a sua volta, di un ricco bottino della Gestapo. In un ex arsenale di Vienna, un grande complesso di costruzioni al limite Sud della città, sono state parcheggiate 1.500 automobili private, quasi tutte appartenute a ebrei o a ditte ebraiche, che sono state sequestrate dalla Gestapo e che verranno prossimamente messe in commercio.5 Ha inoltre luogo un massiccio accaparramento delle proprietà degli Ebrei. Questo fatto provocherà ‘effetti collaterali’ non previsti, infatti «automobili, case, mobili, tappeti, oggetti d’arte e infiniti oggetti, come anche interi negozi e fabbriche vengono venduti a prezzi bassissimi dai loro proprietari israeliti. Questa improvvisa ondata di vendite rappresenta una seria concorrenza per il mercato ordinario, che è rimasto quasi paralizzato».6 Gli arresti degli oppositori e degli ebrei non si placano.Tra loro, quello di Frischmund di Wels, sospettato di essere stato il primo a sparare sui nazisti nelle tragiche giornate del luglio 1934.7 La sua azienda è stata posta sotto il controllo di un commissario governativo, come del resto sono soggette a questa sorveglianza tutte le aziende commerciali appartenenti a ebrei o dirette da ebrei.8 La campagna antisemita non accenna a placarsi anche nel resto della Germania. La Libera Stampa9 rileva dal Freier Argauer notizie sull’applicazione nel territorio delle disposizioni naziste. Sui tavoli della redazione del giornale argoviese è arrivato un esemplare della circolare che il sindaco Boesch di Baldisch
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Rheinfelden, una cittadina tedesca vicina al confine svizzero, ha inviato a tutti i locatari degli immobili comunali. In essa viene minacciato lo sfratto a ogni inquilino che continuerà ad avere rapporti con ebrei o che non esporrà la bandiera in occasione delle feste del regime. Il Popolo e Libertà10 riporta, invece, informazioni riguardanti la sorte di prigionieri cattolici in un campo di concentramento nazista. Uno dei prigionieri, ex segretario della gioventù cattolica della Renania, dopo essere riuscito a fuggire e a varcare la frontiera, ha raccontato alla polizia speciale di Muhlhouse le torture alle quali è stato sottoposto coi compagni in quel campo: condannati a veri e propri lavori forzati, i prigionieri vengono privati del necessario con ogni pretesto e, inoltre, soggiacciono a barbare torture. I guardiani li obbligano – ad esempio - a camminare su delle asse irte di punte a piedi nudi mentre li colpiscono con la famosa frusta detta gatto con nove code. In questo modo molti giovani sono periti per gli stenti e le sevizie. Per quanto riguarda notizie provenienti dai campi di concentramento, ne troviamo una che parla di una rivolta avvenuta in un campo di concentramento nel corso della quale due prigionieri sono riusciti a fuggire.11 Gli intellettuali e la cultura I rapporti del Reich con la cultura continuano a essere pessimi. Dall’America si apprende che Thomas Mann, il grande scrittore tedesco che aveva lasciato la Germania all’avvento al potere del nazismo, e che era stato privato della cittadinanza tedesca, ha chiesto di ottenere la nazionalità statunitense. A Düsseldorf è stata organizzata una mostra per dimostrare la degenerazione della musica di ascendenza ebraica: «I fenomeni di degenerazione contro i quali il nazionalsocialismo insorge sono d’origine ebraica; la musica tedesca poggia sul principio della tonalità mentre negli ultimi 20 anni in Germania ha imperato la scuola degli atonali».12 Profughi La situazione degli Ebrei in Austria è di giorno in giorno più grave. Centinaia di persone, se ne sono contate circa 2.000, cercano di ottenere informazioni su come emigrare, rivolgendosi a un particolare ufficio sito nella Seitenstättenstrasse.13 I governi europei fanno di tutto per evitare l’arrivo dei profughi nei loro paesi. Il Ministro della giustizia belga ha ordinato il rafforzamento dei servizi di controllo sui confini e
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sugli stranieri. Per giustificare il suo provvedimento afferma che anche i governi francese, olandese e svizzero si stanno comportando allo stesso modo.14 Da sottolineare il titolo di quest’ultima notizia apparsa sul Giornale del Popolo, che dice: «Il Belgio non vuole indesiderabili».
Italia La visita di Hitler in Italia L’avvenimento più eclatante del mese è, senza dubbio, la visita di Hitler in Italia che dà adito ad aspettative politiche diverse. Il liberale Il Dovere15 spera vivamente che «Mussolini dotato di quel realismo che tanto lo individua nel novero degli uomini di Stato» sappia porgere un argine al dilagare dell’egemonia tedesca, perché «il prevalere del mondo tedesco sul resto d’Europa, costituisce una minaccia per i popoli latini e nessuno è più latino, per temperamento e per decisa elezione di colui che tiene le sorti della gente italica». L’altro giornale liberale, l’Avanguardia,16 assai critico verso il fascismo e il Duce, vede la questione in questi termini: La conquista tedesca in Austria ha dato l’impressione di una supremazia germanica nell’asse Berlino-Roma. Il duce ha tentato e tenta di disperdere una tale impressione sfavorevole, all’estero, per l’Italia e certo né gloriosa, né incoraggiante, per l’interno. I regimi dittatoriali hanno un bisogno assai maggiore dei regimi democratici, per durare, di prestigio.
Il Giornale del Popolo si chiede se da parte di Mussolini, le grandiose accoglienze a Hitler siano «un atto di omaggio veramente grandioso, o non piuttosto di un, come dire, monito diretto all’ospite, gradito certo, ma a volte un po’ sconcertante».17 Il giornale cattolico, il Popolo e Libertà, che di Mussolini ha un’opinione decisamente meno favorevole, reputa che hanno torto sia coloro che si ripromettono un abbandono dell’asse, quanto coloro che prevedono una rottura delle trattative di avvicinamento di Roma con Londra e Parigi; e questo perché il Duce considera l’asse una carta preziosa da far valere nei confronti delle potenze democratiche e l’avvicinamento con Parigi e Londra, un’altra altrettanto preziosa carta da far valere nei confronti degli esagerati appetiti nazisti germanici.18 Il viaggio è stato organizzato senza risparmio d’energie e di mezzi.
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Hitler, dopo essere stato accolto al Brennero da funzionari dello Stato e del partito, è stato scortato fino a Roma dove alla stazione Ostiense lo attendevano il Re e Mussolini. Si ricorda che lungo il percorso del treno sono state demolite, o nascoste dietro a cartelloni, bandiere, o altre bardature, tutte le costruzioni fatiscenti, e alle stazioni sono state organizzate manifestazioni di accoglienza con bande musicali, autorità locali e gente con bandiere. Sulle pagine del Dovere leggiamo il resoconto del soggiorno del Führer a Roma.19 Hitler viene accolto da una parata militar-popolare e sfilano davanti a lui i battaglioni reduci dalla guerra d’Abissinia, la gioventù in armi, «luminarie solcano i cieli fatali dell’Urbe». Il re e imperatore Vittorio Emanuele ha offerto nella serata del mercoledì, in onore del Cancelliere Hitler un grande pranzo di gala presso il Quirinale, al quale hanno preso parte le principesse Mafalda e Maria di Savoia, Mussolini e tutte le più alte personalità tedesche e italiane. Il Cancelliere prese posto alla destra della regina, mentre alla sinistra del re vi era la signora von Ribbentrop. Al termine del pranzo, il re ha pronunciato una allocuzione nella quale, dopo aver salutato il cancelliere Hitler, «capo della grande nazione amica e condottiero che ha reso alla Germania la sua grandezza e la sua missione civilizzatrice», ha concluso dicendo: «l’entusiasmo che ha salutato il vostro passaggio dalla frontiera italiana a Roma, l’accoglienza che la nostra città vi ha fatto al vostro arrivo, provano quanto siano profondi i sentimenti dell’Italia verso la vostra persona e la vostra patria». Il viaggio di Hitler proseguirà per Napoli e successivamente per Firenze. Le conseguenze politiche di questo viaggio saranno evidenti in luglio. Solo allora diverrà chiaro il significato che ha per l’Italia, e soprattutto per gli Ebrei italiani, l’alleanza del fascismo con il nazismo tedesco.
La Chiesa cattolica Il Papa e la visita di Hitler a Roma La chiusura delle organizzazioni e delle scuole cattoliche in Austria e in Germania, la concorrenza spietata per il monopolio di esercitare il controllo sull’educazione della gioventù e le limitazioni alla libertà di culto, vengono vissute in modo assai negativo negli ambienti cattolici di Roma. L’atteggiamento di Hitler nei confronti della Chiesa cattolica supera ciò che il Vaticano è disposto a sopportare senza palesare la
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sua insoddisfazione. La visita in Italia del Führer diventa l’occasione in cui questo malcontento ha modo di manifestarsi. Per evitare l’incontro con Hitler a Roma, Pio XI si ritira a Castel Gandolfo. L’Osservatore Romano rilascia, in proposito, una nota di spiegazione: Benché anche quest’anno, come l’anno scorso, il Santo Padre abbia cominciato il periodo della villeggiatura col primo maggio, non mancarono commenti intesi a porre la sua partenza da Roma in rapporto con gli avvenimenti di questi giorni, ricercando così ancora una volta nelle cose più ovvie particolari significati. Il Santo Padre non si è recato a Castelgandolfo per piccola diplomazia, ma semplicemente perché l’aria di Castelgandolfo gli fa bene, mentre questa gli fa male.20
Roma è invasa da bandiere con la svastica. Il Popolo e Libertà e il Giornale del Popolo pubblicano alcuni articoli21 con i quali lasciano intendere che l’assenza del Papa sia dovuta al prevalere in città della croce uncinata sulla croce di Cristo. Il Sillabus22 Lo strapotere dell’ideologia nazista che si sta insinuando profondamente all’interno delle società, imponendo la sua egemonia, induce la Chiesa a una presa di posizione ferma e decisa contro le fondamenta sulle quali si è costituito il pensiero nazionalsocialista. Lo strumento attraverso il quale verrà espressa l’insofferenza per le azioni dei nazisti è quello che i giornali chiameranno Il Sillabus,23 pubblicato nei giorni 12 e 13 di maggio. Questo documento, in forma di lettera, è stato stilato da S. E. Monsignor Ruffini, segretario della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, e indirizzato ai Rettori di tutte le Università e i Seminari cattolici. Nella lettera lamenta che le persecuzioni contro la Chiesa, in Germania, si basano su calunnie e dottrine perniciosissime suffragate da una scienza di falso nome. Il Monsignor Ruffini elenca in otto punti queste dottrine, e i destinatari della lettera sono invitati ad approfondire il loro sapere e le loro conoscenze per poterle efficacemente confutare, e distruggerne la potenza devastatrice. I primi sei punti riguardano le concezioni naziste sulla razza, mentre gli ultimi due si riferiscono alle elucubrazioni di metafisica nazista dell’Universo e dello Stato. Il Sillabus è stato presentato e celebrato come un documento contro il razzismo. Lo è senz’altro per quanto concerne la condanna delle basi teoriche sulle quali il razzismo nazista si poggia. Non si sofferma, inve-
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ce, sulle realizzazioni concrete. In tutto il documento non vi è alcun accenno né all’antisemitismo né alle persecuzioni contro gli Ebrei e le altre minoranze non gradite al nazismo. In sostanza, il razzismo viene combattuto in quanto strumento ideologico utilizzato per la persecuzione della Chiesa. Il Sillabus sorvola sul fatto che esso sia un mezzo di sopraffazione e di distruzione nei confronti di centinaia di migliaia (per ora!) di persone in carne ed ossa. Questo non può non essere sottolineato e messo in evidenza, pur senza voler con ciò sminuire l’importanza dello stesso. Questa considerazione vale anche per l’Enciclica di Pio XI del 14 marzo 1937, Mit brennender Sorge24 che, per una valutazione complessiva della posizione della Chiesa, merita un’attenta lettura. La diocesi di Vienna e i matrimoni tra ariani e non ariani Nei giorni 2 e 3 di maggio sulle colonne di tre giornali ticinesi viene pubblicata una brevissima notizia d’agenzia, di poco più di una riga, nella quale si legge: «La diocesi di Vienna ha deciso di proibire ai prelati austriaci di procedere a matrimoni tra ariani e non ariani».25 A questo punto dobbiamo aprire una parentesi. Per quanto riguarda le notizie apparse sui giornali del 1938 vi è, come per quelle che appaiono sui giornali di oggi e di sempre, un margine di errore. Per sicurezza abbiamo sempre cercato di effettuare un controllo sui libri di storia, per verificare se i fatti corrispondono al vero, in base ad accertamenti compiuti dopo la seconda guerra mondiale. Nelle numerose, e talvolta assai polemiche discussioni a proposito del comportamento dell’Arcivescovo Innitzer e dell’Episcopato austriaco subito dopo l’Anschluss, non abbiamo trovato traccia di questo fatto, che, se corrispondesse alla realtà, risulterebbe molto grave. La gravità risiede nel fatto che ciò contraddirebbe la dichiarazione rilasciata nella prima settimana di aprile dal Cardinale Innitzer a Roma, con la quale assicurava solennemente che «con l’appello del 18 marzo i vescovi austriaci non hanno inteso approvare quanto è in contraddizione con le leggi di Dio e la libertà della Chiesa».26 La proibizione ai prelati della diocesi di unire in matrimonio persone di «razza diversa» significa adottare e applicare una categoria di discriminazione razziale in contrasto con la dottrina cattolica e con il diritto canonico, e di conseguenza con le leggi di Dio e la libertà della Chiesa.Viceversa, un simile ordine impartito ai parroci si accorderebbe con il primissimo appello del Cardinal Innitzer subito dopo l’arrivo delle truppe tedesche a Vienna, che esortava i cittadini all’obbedienza: «Tutti gli
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ordini delle autorità devono essere eseguiti con buona volontà».27 Concludendo, va notato che i giornali che hanno pubblicato la notizia sono di tendenza liberale e socialista. I giornali cattolici non ne fanno menzione. Ci si potrebbe chiedere se questo silenzio sia dovuto all’imbarazzo, oppure, visti i loro legami privilegiati con gli ambienti ecclesiastici, a una migliore conoscenza dei fatti. Ma in quest’ultimo caso, se la notizia fosse stata falsa o imprecisa, sarebbe stata opportunatamente smentita.
Europa orientale Il parlamento ungherese discute,28 e alla fine del mese approva,29 la legge contro gli Ebrei. Nel corso del mese vi è una crisi di governo: a Daranyi succede Imredy, il quale dichiara «di accettare il programma del suo predecessore, compresa la legge sui (o contro) gli ebrei».30 Il Congresso Mondiale Ebraico si appella alla Società delle Nazioni31 contro questa legge e richiama di nuovo l’attenzione dell’organizzazione internazionale sulla grave situazione nella quale si trovano le popolazioni ebraiche in Germania, nella città libera di Danzica, in Romania e in Ungheria.32 In Cecoslovacchia «dopo le rivendicazioni dei tedeschi, dei polacchi e degli ungheresi, una nuova minoranza presenta a Praga i suoi desiderata. Si tratta di 350 mila ebrei abitanti in Cecoslovacchia, i quali, al termine di una grande riunione a Brno, hanno inviato un telegramma al Presidente Benes esprimendo la speranza che il nuovo statuto delle minoranze tenga conto delle necessità e delle aspirazioni ebree».33 In Jugoslavia, il principe Paolo, reggente di Jugoslavia, ha ricevuto David Albala, capo della comunità ebraica Jugoslava. Negli ambienti israeliti si avverte che il reggente non ha nascosto le sue simpatie verso gli Ebrei di Jugoslavia, assicurando che non saranno prese misure contro di essi.34
Canton Ticino La campagna antisemita della Lega Nazionale Ticinese Dopo la «Lettera al giornale» pubblicata 16 aprile, il 6 maggio viene lanciata la campagna antisemita sul foglio della Lega, L’Idea Nazionale. Gli articoli contro gli Ebrei si trovano generalmente in prima pagina, hanno titoli vistosi e il testo è scritto con un carattere più grande e
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in grassetto. Il primo articolo intitolato «Noi ticinesi e gli ebrei»35 è una sorta di proclama dell’ideologia e delle intenzioni del giornale: «Nessuno si spaventi. Non vogliamo inscenare una persecuzione antisemita nel Ticino. Non intendiamo nemmeno farci banditori di teorie razziste. Non abbiamo nessun fatto personale contro i circoncisi. Unicamente una leggera antipatia istintiva contro il naso camuso, la barba giudaica e l’odor di cipolle». Per la Lega Nazionale Ticinese «il problema ebraico esiste» ed è un «problema universale» che va affrontato a diversi livelli. Dal lato spirituale, perché gli Ebrei sono «elementi troppo eterogenei e troppo negatori per esercitare un influsso benefico sul nostro popolo», anzi potrebbero «intorbidare la nostra anima chiara e serena e semplice di popolo lombardo». Sull’altro lato, quello economico, bisogna «reagire contro la penetrazione economica degli ebrei, basata quasi esclusivamente su sistemi di commercio scorretti» combattendo contro i loro metodi «che si riducono in sostanza allo strozzinaggio e alla concorrenza sleale». E la parola d’ordine è «che il Ticinese preferisca sostenere i nostri negozi». Sullo stesso numero segue un articolo dal titolo «Aforismi sugli ebrei» tratto da Le idee di Benrubi in Gog di Giovanni Papini36 che spiega che l’ebreo usa come armi l’intelligenza e il denaro, che a causa della decadenza morale delle società cristiane è diventato uno dei padroni del mondo, e che si vendica dei suoi nemici calpestando e sputacchiando e svilendo e insudiciando i valori della cristianità, che domina i mercati finanziari, e sgretola le fedi sacre e profane.37 La settimana successiva un articolo ribadisce le motivazioni dell’azione antisemita e chiede ai lettori di inviare al giornale «dati e fatti precisi per documentare e giustificare» la campagna antisemita.38 Il numero del 21 maggio ospita una protesta di un ‘lettore’ che afferma che il Comune di Lugano acquista il materiale di cancelleria in un negozio ebreo.39 Anche sul numero del 28 maggio appaiono i soliti luoghi comuni sul denaro, lo strozzinaggio ecc., corredati da una richiesta esplicita alla polizia di controllare le attività commerciali, evidentemente illecite, degli Ebrei.40 Come si può notare una vera e propria campagna antisemita, rivolta concretamente contro gli Ebrei che vivono nella regione. Un tentativo di suscitare o di risvegliare, per scopi prettamente politici, i sentimenti antiebraici della popolazione. La cosa si spiega se si considera che, anche nel giudizio politico, il giornale si profila chiaramente con forti simpatie e idee nazifasciste.
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In un articolo che esalta l’incontro Hitler-Mussolini41 si denigrano le democrazie del liberalismo decadente e si inneggia alle cosiddette dittature impersonate da popoli giovani e poveri che hanno infranto l’impalcatura materialistica del pensiero borghese e democratico per ricostruire la nazione su nuove basi politiche e sociali. Quanto pubblicato dall’Idea Nazionale fa apparire quasi irrilevante un articolo di Sincerità42 (uno dei numeri unici dei fascisti ticinesi) che ironizza sul fatto che tra bolscevichi ed Ebrei corre buon sangue, nonostante sporadiche persecuzioni contro singoli ebrei.
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Corriere del Ticino… e il razzismo43 Il Corriere del Ticino ospita con regolarità un corsivo intitolato «La Nota» firmato Gavroche. Si tratta in genere di commenti satirici in cui vengono presi di mira l’inefficienza della Società delle Nazioni, o altri aspetti politici e di costume. Del razzismo, in tutto l’anno 1938, si occupa solo un paio di volte. Nel numero del 23 maggio, parlando della civiltà e recriminando sull’imbarbarimento della società scrive, tra l’altro, che il secolo in corso è: […] un secolo che ha al suo attivo la persecuzione antisemitica portata al punto da considerare l’ebreo come un cane rabbioso al quale si deve dare la caccia senza esclusione di armi né di colpi, al quale si deve rendere impossibile la vita, quella vita che si concede anche alle bestie; un secolo in cui si attua la persecuzione religiosa nelle forme che erano sconosciute nei tempi più barbari, in cui, come accade in Austria, si spingono alla disperazione ed al suicidio migliaia di persone colpevoli solo di essere nati da una razza proscritta o di professare una religione.
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Capitolo sesto
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In Germania e in Austria si assiste a un aumento delle persecuzioni contro la popolazione ebraica. Dall’Italia, dopo le abbondanti informazioni relative alla visita di Hitler, non giungono ulteriori notizie di rilievo. In Ungheria la legge antiebraica diventa operativa. A Évian avrà luogo la preannunciata conferenza a favore dei profughi e la Svizzera vi parteciperà. La stampa palesa i propri giudizi sull’antisemitismo nel Reich.
Il terzo Reich Si inasprisce la persecuzione degli ebrei Mentre le autorità del Reich sono impegnate nello studio della gestione e dell’investimento dei sei o sette miliardi di marchi appartenenti agli Ebrei che vivono ancora in Germania,1 l’accanimento nazista contro le sue vittime diventa sempre più grave. Sulla stampa ticinese vengono pubblicati ampi resoconti sulla situazione in Austria e in Germania: Nei giorni scorsi la Polizia ha proceduto a nuove azioni in grande stile contro gli ebrei operando arresti su vasta scala. Si parla di circa duemila persone imprigionate in pochi giorni, secondo altre informazione provenienti da sfere del partito gli arrestati sarebbero addirittura quattromila. Non si hanno particolari sugli scopi che i dirigenti si propongono di raggiungere con quest’azione. Secondo dichiarazioni di membri delle SA si tratterebbe di una semplice dimostrazione di forza del regime, fatta unicamente per ricordare agli ebrei la loro situazione.2
A Berlino, riferisce il Corriere del Ticino,3
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nuove dimostrazioni antisemite hanno avuto luogo la sera di sabato. Colonne di nazisti hanno percorso le principali vie del centro e dipinto grandi segni di riconoscimento o frasi ingiuriose sulle vetrine e sulle porte dei negozi appartenenti ad ebrei. In qualche caso, in cui il proprietario ha mostrato una parvenza di resistenza, i vetri del negozio sono andati in frantumi. Durante queste manifestazioni la polizia era scomparsa dalle strade. Ieri era tornata la calma quasi completa. La maggior parte dei negozi di ebrei mostravano lo spettacolo di commessi intenti a cancellare con la trementina le enormi iscrizioni o i disegni fatti dalle squadre naziste. Altri proprietari di negozi hanno addirittura rinunciato a questo lavoro, immaginando che le stesse scene si ripeteranno.
Particolare impressione suscita un resoconto di un articolo pubblicato sul giornale conservatore The Times4 (ripreso dalla stampa della Svizzera italiana) che descrive le sevizie compiute sugli Ebrei in Austria: Si ricorse dapprima a metodi di violenza fisica, d’umiliazione pubblica e di furto autorizzato. Migliaia d’ebrei e di ebree furono costretti a scopare le vie e a pulire le prigioni naziste. Le case degli ebrei facoltosi furono messe a sacco. Poi le alte autorità naziste si resero conto che i furti contro particolari [categorie di persone come gli ebrei, per esempio N.d.A], se demoralizzavano i derubati, rischiavano di creare abitudini perniciose nei ladri, e si dice anche che Bürckel fece imprigionare parecchie centinaia di saccheggiatori. Si passò a sistemi di distruzione sistematica dei beni di ebrei e a una politica non meno sistematica di terrore continuo. Decine di migliaia di ebrei furono ridotti alla disoccupazione. I beni furono confiscati con non importa quale pretesto. Gli arresti furono proseguiti giorno e notte: uomini e donne, giovani e vecchi erano inviati in certi casi al carcere e in altri ai campi di concentramento come quello di Dachau.
Il giornale londinese termina sottolineando la contraddizione insita nella politica del Reich che, se da un lato tende a liberarsi degli Ebrei, dall’altro ostacola in tutti i modi possibili l’emigrazione, rifiutandosi di rilasciare passaporti, confiscando i beni degli emigrati ecc.. Tra le contraddizioni riscontrate vi è anche quella che «ebrei che si trovano in prigione vengono rilasciati se si impegnano per iscritto a lasciare il paese entro sei settimane».5 La campagna antisemita si è estesa alle scuole,6 nelle quali gli allievi ebrei sono stati banditi, dove si insegna ai ragazzi che non devono comprare in negozi di ebrei, neppure se glielo ordinano i genitori, non devono giocare con ragazzi ebrei e tutte le altre norme dell’odio di razza.7 Per le vessazioni contro gli Ebrei non vi sono limiti alla fantasia: in Austria è vietato loro l’accesso ai giardini pubblici e ai parchi, men-
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tre sulle panchine pubbliche berlinesi vengono affissi cartelli con su scritto «solo per ariani» o «non per ebrei». Le autorità dichiarano che l’inasprimento delle misure antisemite è stato reso necessario dalla condotta tenuta dagli Ebrei, condotta che aveva allarmato la popolazione autoctona. Il direttore della polizia di Salisburgo ha promulgato un’ordinanza con la quale si proibisce agli Ebrei di indossare in pubblico il costume tirolese.8 Ma i provvedimenti non subiscono arresti, e ne saranno promulgati di nuovi: prima delle vacanze, il governo tedesco, si riunirà ancora una volta per approntare la nuova legge contro gli Ebrei.9 Nel frattempo, riferisce il Popolo e Libertà,10 in Germania il panico regna sovrano tra la popolazione ebraica che, spaventata dagli arresti, il cui numero non sarà forse mai conosciuto, chiede ai consolati esteri di poter emigrare. Le difficoltà contro le quali si scontra sono molteplici e di difficile superamento, per diversi motivi. Le autorità non restituiscono i passaporti confiscati, e, inoltre: parecchie persone hanno raccontato ai consolati che le loro famiglie sono state risvegliate in piena notte e fatte vestire in fretta perché le vetture carcerarie attendevano nella strada. Diversi ebrei hanno detto che hanno preferito passeggiare tutta la notte invece di rimanere al loro domicilio. Ma non sembra che questo metodo sia infallibile, in quando United Press ha appreso che un ebreo venne arrestato mentre si trovava nella propria macchina. In diverse sezioni di Berlino gli ebrei hanno fondato gruppi di protezione, i cui membri si chiamano al telefono diverse volte al giorno per accertarsi che sono ancora in libertà.11
Lo stesso giornale,12 raccontando la situazione sempre più tetra in cui versa Vienna comunica che: scacciati dai nazisti dal commercio o chiusi in prigione (sappiamo che in carcere si trova persino il barone di Rothschild) [gli ebrei] hanno dovuto chiudere i loro esercizi. Dal momento che buona parte dei caffè, delle sale di concerto, dei conservatori ecc., che davano a Vienna il suo aspetto gaio, erano in mano degli ebrei, si capisce come la persecuzione contro di loro abbia contribuito a dare a Vienna quel volto lugubre del quale abbiamo parlato.
Le deportazioni e i campi di concentramento Una notizia breve ma di assoluto rilievo la troviamo pubblicata il 7 giugno sul Corriere del Ticino. L’articolo parla di «un treno speciale con 600 confinati, per la gran parte ebrei» che è «partito per il campo di concentramento di Dachau» seguito da un secondo treno
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«con oltre un centinaio di deportati».13 Così, già nel 1938, si è a conoscenza di deportazioni dirette verso i campi di concentramento. Il nome di Dachau lo troviamo per ben quattro volte negli articoli pubblicati dalla stampa ticinese nel mese di giugno. Oltre all’accenno nell’articolo del Times di Londra14 e in quello appena evidenziato,15 esso appare in una comunicazione dei nazisti di cui parla il Corriere del Ticino nella quale leggiamo che «secondo le dichiarazioni ufficiali, gli ebrei arrestati vengono concentrati nel XX distretto cittadino di Vienna e da qui mandati in massa nel campo di concentramento di Dachau».16 A sua volta, la Libera Stampa informa che «il numero degli ebrei trasportati dall’Austria nel campo di concentramento di Dachau solamente dopo l’Anschluss è di 7.190».17 Sulle colonne del Popolo e Libertà si cita il campo di concentramento di Buchenwald quale destinazione degli arrestati di Berlino.18 Dachau e Buchenwald non saranno, dunque, delle novità quando se ne parlerà nei decenni successivi. Condannati a morte e oppositori La DNB (agenzia d’informazione ufficiale germanica) annuncia che nella giornata del 20 giugno, «tre uomini ed una donna condannati per alto tradimento sono stati giustiziati stamane».19 Il regime ha chiesto ai prelati di firmare fedeltà al Reich: 100 Pastori protestanti si sono rifiutati di firmare. È stato loro concesso un ulteriore lasso di tempo per decidersi a ubbidire. Il pastore Niemöller è sempre in prigione.20 Propaganda nazista: notizie false e tendenziose L’Avanguardia21 mette sull’attenti i suoi lettori di fronte a notizie provenienti da Berlino che sono in realtà false e tendenziose. Alcuni giornali22 hanno pubblicato la notizia, diffusa dalla DNB, che vi era stata una grande retata della Polizia in due grandi ristoranti della Kurfürsterndamm a Berlino. Erano state arrestate 339 persone, in gran parte ebrei. La polizia dichiarava di essere intervenuta perché gli arrestati erano sospettati di traffico clandestino di stupefacenti e di divise estere. Una settantina di arrestati sarebbero stati anche ricercati per reati comuni e di attività illecita contro lo Stato nazista. L’Avanguardia spiega che di fronte al grandissimo numero di arresti arbitrari «l’autorità tedesca, nell’impossibilità di smentire e, ormai, di
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essere creduta, ricorre all’abituale procedimento delle dichiarazioni ufficiali parziali» diffondendo la notizia degli arresti in due noti ristoranti di Berlino. L’articolo così commenta: Qualche rilievo sull’ipocrita comunicato ufficiale: in primo luogo esso non accenna alle esplicite denunce di arresti compiuti a domicilio, ai saccheggi e alle distruzioni. Un tale silenzio tende a far ritenere, all’interno, trattarsi di due operazioni soltanto, e ancora esse compiute dalla polizia e non dall’organizzazione politica hitleriana, e a rimpicciolire, di fronte all’estero, la ripresa barbara della lotta antisemita. Non è tutto: a rendere, non pure inverosimile, ma assolutamente falsa l’informazione ufficiale, basta questa considerazione: Il Kürfürstendamm, cioè il grande viale elegante di Berlino, è tra i più frequentati dagli stranieri, dai nazisti anche, ma è di quelli che in seguito alla politica antisemita instaurata da Hitler gli ebrei hanno dovuto abbandonare all’infuori che per il loro commercio. Venirci a dire che in due soli caffè di questa arteria elegante si sono trovati la sera del 31 maggio scorso oltre trecento ebrei è un’evidentissima panzana, perché nessuno ignora che gli ebrei sono respinti, se identificati, dagli esercizi pubblici in Germania, massime a Berlino: e in quartieri così battuti dalla polizia e dai gerarchi ariani nazisti meno che in tutti gli altri si produrranno nei caffè assembramenti semiti tali da consentire arresti a centinaia. Chi segue le informazioni della stampa libera sulla tragedia degli ebrei costretti a restare in Germania a esercitare professioni e commercio ed ha occasione di informarsi presso familiari o conoscenti di questi disgraziati sa che, fuori dai loro negozi o dai loro uffici, sono costretti a una vita di clausura per non incorrere in umiliazioni morali e peggio. A chi si farà credere quindi la goffa storiella dei caffè berlinesi zeppi di ebrei? Siffatte grossolane mistificazioni, semmai, aggiungono vergogna alle inumane persecuzioni ordinate dal regime e difese spudoratamente con pretesti e narrazioni inverosimili. Barbarie, menzogna e viltà, come sempre, si intrecciano. Si deve essere impressionati e nauseati di simili sistemi di caccia alla minoranza ebrea che non ha potuto abbandonare la Germania perché respinta da quasi tutti i confini o, nell’impossibilità di lasciare il paese, causa le leggi di spoliazione imposte dal Reich nazista agli ebrei, per cui disfarsi delle sostanze vuol dire accontentarsi d’un quarto o magari meno del loro valore. Si deve bollare tanta selvaggia furia razzista, che riporta a secoli di distanza, a ritroso, sul cammino della civiltà. Ma deve anche spaventare l’Europa tutta – ebrei e non ebrei – per la minaccia che simili sistemi fan presagire nel caso di una guerra del nazismo barbaro contro altri paesi e, peggio, d’una vittoria. I briganti della Sila, al cospetto, fan pensare a grande mitezza.
I nazisti, la scienza, la cultura e l’arte L’atteggiamento dei nazisti nei confronti delle espressioni alte dell’intelletto umano non accenna a migliorare. Scienziati di fama mondiale, letterati e artisti vengono scacciati o imprigionati. La Libera Stampa,23
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prendendo spunto dalla vicenda di Sigmund Freud, affronta la questione come segue: Il celebre professore viennese, Dr. Freud, il fondatore della psicoanalisi e celebre in tutto il mondo ha lasciato Vienna, la sua città natale, ed è partito in esilio volontario per l’Inghilterra dove continuerà i suoi studi, le ricerche e il suo insegnamento, sebbene già in età e provato dalle persecuzioni di Hitler. Nonostante umiliazioni, fermi e perquisizioni, pure è riuscito a salvare la sua biblioteca e il suo patrimonio scientifico, ma i nuovi barbari confiscarono il suo patrimonio, immobili e valori. Così come è avvenuto ad altri pionieri della scienza, della musica, dell’arte e del pensiero, solo perché israeliti o non allineati al regime. È Göring il grande beccaio (come fu definito) che giudica e avvinghia l’intelligenza, la scienza, l’arte, il sapere e che proclama che tutto il vecchiume della scienza dell’arte attuale dev’essere annichilito per far posto al sapere, alla scienza e all’arte dell’intelligenza nazista. Heine, Goethe, Schiller sono impuri e vengono depurati ad uso delle nuovissime generazioni naziste; Kant, Hegel, Schelling e Leibnitz sono relegati in solaio. Mentre d’altra parte Einstein, i due fratelli Heinrich e Thomas Mann, Max Reinhard, Erich Maria Remarque, Leon Feuchtwanger, Franz Werfel e altri ancora, o furono cacciati o dovettero lasciare il loro paese per salvare la vita. L’Austria è assorbita da poco tempo, ed hanno già dovuto lasciare Vienna alcuni dei suoi prediletti compositori, artisti, scienziati quali Bruno Walter, Oskar Strauss, Stefan Zweig, il Prof. Neumann e recentemente il prof. Freud come sopra rilevato. Altri, che rappresentano il fior fiore del pensiero scientifico ed artistico sono in prigione o fermati. Su tutto domina la confisca dei beni accanto a quella dell’attività intellettuale. Così a poco a poco la più grande Germania dà la caccia al pensiero, lo distrugge per diventare un colosso di creta sul quale trionfano le mediocrità e la forza brutale.
Sulle pagine del Corriere del Ticino, Gavroche, nel suo corsivo «La nota», affronta il tema dell’arte moderna, ma sorprendentemente condivide le opinioni espresse dai nazisti sostenendo che «l’arte degenerata è arte che non è arte».24 Profughi Sulle colonne del quotidiano Popolo e Libertà viene comunicato che: «Per iniziativa del governo degli Stati Uniti d’America, avrà luogo il 6 luglio a Évian, in Francia, una conferenza per esaminare le questioni concernenti l’emigrazione austriaca ed, eventualmente, anche il problema dei profughi politici germanici». Anche le organizzazioni ebraiche si attivano: «Stephen Wise, presidente del Congresso ebreo americano ha dichiarato alla United Press che il congresso disporrà dei fondi per l’aiuto ai rifugiati tedeschi ed austriaci che arrivano negli Stati Uniti, onde possano crearsi una nuova esistenza».25
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Europa Orientale In Ungheria si passa all’applicazione concreta della legge contro gli Ebrei. Il Corriere del Ticino riporta la seguente notizia: Il Giornale Ufficiale Ungherese pubblica la prima ordinanza sugli ebrei, in base alla quale il Consiglio dei medici, degli avvocati e degli ingegneri devono comunicare entro il 20 luglio tutti i dati personali concernenti i loro membri. Lo stesso obbligo vige per tutte le imprese private, che devono comunicare i dati personali dei loro impiegati entro il 31 luglio. Comincia in tal modo l’introduzione del numerus clausus per gli ebrei. La loro proporzione nei vari rami di attività è stata stabilita, come è noto, al 20%; essa dovrà essere realizzata entro il 1943. La legge esclude da questo trattamento gli israeliti che hanno preso parte alla guerra mondiale.26
In Polonia, l’insofferenza verso la popolazione ebraica è in ascesa. Il ritorno in patria di molti ebrei polacchi che soggiornavano in Austria e in Germania non risulta gradito ai loro compatrioti. A Varsavia ha luogo, nella prima settimana del mese, una grande manifestazione di contadini che si oppongono al rientro di questi loro concittadini.27 Anche il Ministero della Giustizia si adegua e introduce norme che complicano l’accesso al Foro dei giuristi ebrei, i quali rispondono con uno sciopero della fame al quale aderiscono 300 giovani avvocati.28 Si ha notizia anche di una manifestazione di ebrei a Varsavia, in risposta alla conferma della condanna a morte di un ebreo di origine polacca, pronunciata dal Tribunale militare di Gerusalemme. Suppliche sono state inviate al re d’Inghilterra Giorgio VI, alla sua consorte, regina Elisabetta, e all’arcivescovo di Canterbury.29 Il Popolo e Libertà pubblica una notizia secondo la quale 17 persone (tra cui 7 ebrei), condannate per spionaggio e alto tradimento nella provincia ebraica sovietica di Birobidchan, sono state giustiziate.30 Un’ultima notizia arriva dalla Polonia: L’avvocato ebreo Guglielmo Rippel sta organizzando una legione ebraica di 10 mila persone con la quale intende compiere una marcia attraverso la Polonia, la Rumenia, la Bulgaria e la Turchia, sino in Palestina. Il reclutamento dei legionari è volontario. Ogni ebreo, abile, dall’età di 19 ai 35 anni è accettato e riceverà una uniforme. Rippel ha già organizzato or sono due anni, una analoga marcia, ma non aveva potuto realizzarla, poiché le autorità di Varsavia gli avevano fermato i legionari ad appena pochi chilometri dalla città.31
Non ci è dato sapere come si sia concluso questo tentativo.
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Svizzera La Conferenza di Évian, che inizierà il 6 luglio e avrà lo scopo di risolvere il problema dei profughi dalla Germania e dall’Austria, vedrà anche la partecipazione della Svizzera, rappresentata anche stavolta dal dottor Rothmund, capo della divisione politica del Dipartimento federale di giustizia e polizia, e dal dr.Werner, funzionario della divisione di polizia.32 Nel paese c’è chi incomincia a preoccuparsi per l’insistente e aggressiva propaganda nazista pilotata dalla Germania con l’ausilio degli studenti tedeschi che frequentano corsi in Svizzera, e con la collaborazione di spie. La Libera Stampa33 afferma che il problema investe anche il Canton Ticino dove: il ricatto e lo spionaggio nazista sono pure intensi. La polizia lo sa. Ma si accontenta di perseguitare qualche emigrato ebreo e facendo finta di dargli una carezza, gli appioppa dei solenni calci seguiti dall’espulsione. Si colpiscono gli innocenti e si difendono i delinquenti, le spie. Proprio come in Austria. E non si venga a dire che la Svizzera non è l’Austria. Dopo le patetiche solenni dichiarazioni del 21 marzo 1938,34 le cose marciano così come lo vogliono… i signori di Berlino.
Anche la propaganda fascista lavora a pieno regime. Sempre sulle colonne della Libera Stampa, denuncia: Propaganda fascista. La Squilla italica, organo dei fascisti italiani in Svizzera, informa, sotto il titolo «Il viaggio del Führer in Italia – Il successo del documentario nei cinema svizzeri» che il film sul viaggio trionfale di Hitler in Italia è stato proiettato il giorno dell’ascensione nel più grande cinema di Berna. Tra il pubblico si rimarcava l’on. Motta, Cons. Federale, con la sua famiglia, delle personalità di palazzo federale, tutto il corpo diplomatico e i rappresentanti eminenti del mondo politico e intellettuale e giornalistico e mondano, così come i rappresentanti delle colonie italiane e tedesche. I passaggi della pellicola sulle manovre navali e aeree sono stati frequentemente applauditi. Alla loro prima apparizione l’imperatore italiano e i due capi sono stati vivamente applauditi.35
Canton Ticino La campagna antisemita della Lega Nazionale Ticinese La campagna antisemita procede imperterrita sul quotidiano L’Idea Nazionale. Il 18 giugno, il solito articolo in grassetto «Noi Ticinesi e
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gli ebrei»36 esordisce in questo modo: «Qualcuno, visto il nostro silenzio di due numeri, ha già sospettato male. Che anche L’Idea Nazionale entri nella congiura del silenzio per non attirarsi le ire dei vari ‘magazzini’, che ormai riempiono le colonne degli altri quotidiani di incontrastata pubblicità? Si tranquillizzino i nostri lettori. Non abbiamo abbandonato il problema degli Ebrei. Nessuna pressione, nessuna protesta, nessun accomodamento possono farci mutare atteggiamento». L’articolo continua poi accusando gli Ebrei di fare prezzi bassi sfruttando le lavoranti a domicilio, e accusa di complicità nello sfruttamento coloro che si recano a fare acquisti nei negozi ebrei.Alla fine conclude: «Per questo non ci stancheremo di richiamare al pubblico dei nostri lettori un dovere preciso: sostenete il commercio ticinese onesto e leale contro ogni forma larvata e palese di sistemi ebraici».
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Sulla stampa compaiono numerose descrizioni esaurienti sulle persecuzioni degli Ebrei in Germania e in Austria. Traspare, in generale, un’implicita disapprovazione a volte mitigata da una certa ammirazione per l’efficienza tedesca.Vi sono comunque tre editoriali che esprimono in modo chiaro valutazioni e giudizi. Uno è dell’Avanguardia,37 e la sua sintesi è stata precedentemente riportata in questo capitolo nel paragrafo Il terzo Reich – Propaganda nazista: notizie false e tendenziose, gli altri due li presentiamo di seguito. La Libera Stampa… e il problema semita come problema europeo38 Riportiamo integralmente l’editoriale pubblicato sulla Libera Stampa: Da Berlino si annuncia una nuova gravissima ondata di antisemitismo: arresti perquisizioni, sequestri di capitali e divieto di svolgere qualsiasi attività economica. A Francoforte sono avvenute delle grandi manifestazioni antisemite e tutti i negozi ebrei sono chiusi. Scopo confessato di quest’agitazione è di impedire agli ebrei di assicurarsi i mezzi di esistenza. L’Europa rivive dunque una delle più fosche ore medievali quando intere popolazioni venivano condannate alla fame ed all’esilio per ragioni di coscienza. Ed il problema è gravissimo in quanto esso investe masse di centinaia e centinaia di migliaia di esseri umani giovani e vecchi, uomini e donne e bambini. Già anche nel passato il nostro continente avrebbe resistito difficilmente al contraccolpo che avrebbe cagionato una emigrazione in massa del genere di quella che si vorrebbe provocare dalla Germania dove pure sino a ieri gli ebrei assolsero a
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tutti i doveri di cittadini, da quello di pagare le tasse a quello di versare il proprio sangue sui campi di battaglia. Oggi il problema si complica. I paesi si sono chiusi in una disperata difesa contro le immigrazioni, anche di individui isolati, e la prospettiva è che presto o tardi gli ebrei siano costretti, per non morire, nel senso letterale della parola, a lasciare la Germania – dove si parla persino di non registrare più i nascituri di razza ebrea come cittadini del Reich – l’Austria, l’Ungheria, la Polonia ecc., dove delle misure in odio alla loro razza vengono prese in misura sempre più grave. La Società delle Nazioni ha tentato anche di fronte a questo problema di fare il suo dovere, ma è giunta solo sino ad un certo punto e non ha saputo andare più in là. La tragedia di questa caccia agli ebrei che oggi si manifesta in modo meno rumoroso ma non meno abominevole del massacro di altri popoli, il tutto fatto in nome dei principi fascisti e nazionalisti, che esasperati dovrebbero incarnare la ‘civiltà’ europea, è una piaga che si aggiunge alle altre di cui soffre l’Europa. Più avanti si andrà e più il male diventerà acuto. I paesi liberi come la Francia, l‘Inghilterra, la Svizzera, la Cecoslovacchia, il Belgio ecc., non conoscono nella loro vita interna inconvenienti sensibili dalla presenza di ebrei. Ma il numero di tali paesi si va ogni giorno restringendo. Ancora ultimamente è stata l’Austria che ha visto le prigioni ed i campi di concentramento popolarsi di migliaia e migliaia di cattolici e di ebrei. Cadono in un paese le libertà politiche e subito vi si scatena una guerra religiosa più o meno aperta. È la marcia al regresso che continua logicamente. Non si dimentichi infatti che se l’Europa ha potuto passare dall’oscuro medioevo al rinascimento, se dal concetto dell’imperio personale per investitura divina ha potuto passare a quello di paese e di nazione, tutto questo è dovuto ai fermenti di libertà che hanno portato seco i grandi scismi religiosi apportatori di lotte sanguinose prima e di tolleranza poi. Ma fatta questa constatazione non si è che precisato un atteggiamento critico. Quello che necessita si è che oggi questa Europa democratica che vuole e deve sopravvivere agli attacchi concentrati dei violenti liberticidi conduca a fianco all’azione per la salvaguardia della pace anche l’azione per impedire la distruzione e la cacciata in massa delle popolazioni ebree.
Il Corriere del Ticino… e l’Austria dopo l’Anschluss39 In un’ampia panoramica sulla situazione in Austria seguita all’invasione nazista, il Corriere del Ticino ritiene che gli austriaci possano aspettarsi tempi migliori in campo economico perché «l’energia e la capacità organizzativa germaniche conducono a risultati che gli austriaci non erano capaci di ottenere». Secondo l’opinione del redattore dell’articolo solo una minoranza ha motivi per lamentarsi: si tratta dei «non ariani, esclusi dalla comunità nazionale». Infatti «la lotta contro gli ebrei prende il carattere di una campagna di estirpazione». Pur scandalizzandosi di fronte agli «atti arbitrari commessi verso gli ebrei di alto rango», che feriscono il senso di giustizia, il redattore del-
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l’articolo afferma di compiangere «piuttosto coloro che, ariani, non hanno potuto fuggire» in tempo dall’Austria. L’articolo termina con l’amara constatazione che, sebbene la «la felicità materiale sarà infatti assicurata dai nuovi padroni», i cittadini austriaci adulti avranno dei rimpianti per il passato, mentre per la gioventù le cose stanno in modo diverso e «Ahimè! L’ideale che essa imparerà a amare e a difendere non sarà più quello di un'Austria cristiana e europea, ma il culto della razza nordica e della germanità divinizzata».
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Capitolo settimo
Il mese di luglio
Tre sono gli avvenimenti di rilievo che caratterizzano il mese di luglio. Il giorno 6 ha inizio a Évian, in Francia, la ‘Conferenza per i profughi’ che si svolgerà fino al 14 dello stesso mese e che passerà alla storia come una grande occasione mancata per la salvezza degli Ebrei perseguitati. Il 14 luglio, il presidente del governo ticinese Enrico Celio pronuncia un discorso in difesa della politica restrittiva di accoglienza dei profughi ebrei ed esprime in Gran Consiglio pregiudizi e stereotipi antisemiti. Nella stessa data viene reso pubblico il Manifesto degli scienziati razzisti italiani, preludio alla legislazione razzista italiana.
La Conferenza di Évian La conferenza Il giorno 6 luglio viene inaugurata, a Évian, la Conferenza intergovernamentale promossa dal Presidente Franklyn Delano Roosevelt per lo studio del problema degli emigrati israeliti.A presiedere la conferenza è designato Myron Taylor, rappresentante del presidente degli Stati Uniti. Co-presidenti sono nominati il Senatore Henri Bérenger, rappresentante della Francia e il delegato britannico Lord Winterton.1 Partecipano alla conferenza 31 paesi.2 La Svizzera è rappresentata dal Dr. Rothmund del Dipartimento federale di Giustizia e Polizia. Assenti di rilievo: Italia e Germania. Non partecipano, asserendo di non essere in grado di ammettere nuovi rifugiati, la Polonia, la Cecoslovacchia e la Romania.3 Secondo le stime fatte al momento dell’inizio della Conferenza, si
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valuta che saranno oltre 50.000 gli ebrei e i non ariani che dovranno lasciare l’Austria entro l’anno in corso.4 L’inglese Daily Telegraph and Morning Post ritiene che, probabilmente, tutte le nazioni rappresentate a Évian saranno pregate di accettarne una certa percentuale e che alla Germania si chiederà di concorrere alla soluzione del problema.5 Lo svolgimento della conferenza si ridurrà a un classico scaricabarile. Nella prima giornata, la Francia lamenta il fatto di essere satura di profughi. La Gran Bretagna la segue, asserendo poi che è in fase di studio un piano di insediamenti nel Sud-ovest africano.6 Nei giorni seguenti si assiste a una successione di dichiarazioni di disimpegno. Il Belgio deve ancora studiare la questione prima di assumersi impegni internazionali. L’Australia e il Canada possono favorire solo i cittadini britannici, l’Olanda è impossibilitata ad accogliere nuovi rifugiati. I paesi dell’America del Sud si dichiarano più disponibili ma pongono limiti e condizioni. L’Argentina si mostra disposta ad accogliere un certo numero di profughi a condizione che siano agricoltori. Il Brasile è disposto a sostenere gli sforzi del Comitato, senza specificare offerte d’accoglienza.7 Il Messico aprirà le sue porte soprattutto agli ingegneri e agli artigiani.8 Il Nicaragua, il Costarica, l’Honduras e Panama offrono l’appoggio morale ma non intendono modificare la loro legislazione per favorire questi profughi. La Colombia, l’Equador, l’Uruguay, il Venezuela e il Perù sarebbero disposti ad accogliere gruppi di rifugiati a condizione che accettino di fare i coloni.9 L’offerta dei paesi europei risulta altrettanto minimalista. La Svezia è disposta ad ammettere un certo numero di fuggiaschi. Rothmund, per la Svizzera, lamenta che nel paese ne sono già arrivati troppi e puntualizza che la Confederazione entra in linea di conto limitatamente come paese di transito.10 I delegati di 32 associazioni confessionali invitano la Conferenza a esaminare il problema dei profughi politici di tutti i paesi ove vi è una emigrazione forzata e chiedono l’avvio di negoziati con il Reich affinché i rifugiati possano portare con sé parte dei loro beni.11 Nell’impossibilità di risolvere il ben che minimo problema, la delegazione statunitense propone di varare una nuova Commissione permanente con sede a Londra. Quest’ultima proposta viene accettata anche da Sir Neil Malcom, alto Commissario della Società delle Nazioni.12 Il 14 luglio si conclude la conferenza di Évian senza che nessun paese abbia aumentato il contingente dei profughi che è disposto ad accogliere. Si auspica, inoltre, che la Germania collabori alla soluzione del
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problema permettendo ai profughi di portare seco almeno una parte dei propri beni.13 Il risultato della Conferenza di Évian, alla luce dei fatti, appare assai tragico. È oramai chiaro che non vi sono sbocchi per le centinaia di migliaia di ebrei alla mercé dei nazisti, tanto più che anche la possibilità di una emigrazione in Palestina si rivela, proprio negli stessi giorni, come una soluzione assai difficile da attuare visti i continui disordini e il deterioramento della situazione generale.14 Considerazioni dei giornali sulla Conferenza di Évian La stampa ticinese prende in considerazione, in primis, la portata delle dimensioni presenti e future del problema profughi e la questione della forzata emigrazione degli Ebrei «spogli d’ogni avere o in un certo modo nudi», sottolineando l’imbarazzo e la difficoltà degli Stati nei quali vengono mandati. Per l’accoglienza di questi esuli si auspicano terre lontane, d’oltremare, come il Sud America, giacché la loro invasione nei paesi limitrofi provocherebbe, secondo l’opinione dei giornali, «gravi torbidi economici e sociali»,15 turbando il mercato del lavoro e sollevando ondate di antisemitismo. Altro argomento affrontato è quello relativo ad altri paesi, come la Polonia, che pretendono di potersi sbarazzare di una parte dei propri ebrei.16 Sugli esiti della conferenza tutti i giornali si mostrano sostanzialmente pessimisti, ad eccezione del Giornale del Popolo17 che ritiene che la conferenza sia «terminata con soddisfacimento generale ed è stata un successo». Il Popolo e Libertà18 pubblica, invece, per l’occasione, un lungo e significativo articolo di Don Luigi Sturzo nel quale l’esponente del Partito Popolare Italiano, in esilio a Londra, auspica una generosa accoglienza perché si deve comprendere che «il flusso di tante popolazioni ridotte allo stremo, porterà un contributo notevole ai paesi di rifugio». La Libera Stampa19 non si fa nessuna illusione e denuncia le manovre della vecchia e nuova diplomazia per sabotare l’esito della conferenza voluta dal presidente Roosevelt riducendo a ben poco la portata della nobile idea americana. In un altro articolo,20 il giornale socialista coglie però anche un aspetto positivo della conferenza, il fatto che una convergenza di paesi democratici su un tema così qualificante potrebbe diventare il preludio per una futura alleanza. Si legge infatti: Ma al governo germanico non è sfuggita la tendenza minacciosa di questo intervento degli Stati
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Uniti. Una collaborazione di carattere ideologico, politico, umanitario, si stabilisce tra la Francia, l’Inghilterra, l’America come rappresentanti di una civiltà democratica che Mussolini ha dichiarato, nel commento agli atti del Gran Consiglio fascista, di voler abbattere con la sua ‘rivoluzione’ fascista. È un indizio poco confortante per le dittature. È un principio. Quando si stabiliscono certe solidarietà sul terreno dei principi è difficile dire dove si andrà a finire. Tutto fa credere che l’America finirà per assumere, come nella guerra passata, le sue responsabilità totali.21
Per concludere riportiamo il commento de L’Idea Nazionale che sull’argomento della «Conferenza di Évian» pubblica un articolo che si esprime in questo modo: «L’iniziativa di questa conferenza è partita da Roosevelt. Dicono che sia un ebreo» e continua spaziando dalle considerazioni sulla maledizione che pesa sul popolo errante, a tutti i difetti che affliggono questa «razza». Questa volta, contraddicendo quanto asserito in articoli precedenti, il giornaletto della «Lega Nazionale» accusa persino gli Ebrei di non essere solidali tra di loro.22 La Chiesa e la Conferenza di Évian Chi si aspettava dal Vaticano qualche parola di incoraggiamento e di stimolo alla Conferenza di Évian, affinché i paesi partecipanti si assumessero le loro responsabilità, è rimasto deluso. Nonostante ciò, il Popolo e Libertà pubblica un articolo che testimonierebbe l’adesione del Vaticano alla Conferenza: Abbiamo letto con legittima fierezza quello che l’organo del Vaticano va scrivendo sulla persecuzione contro gli ebrei. L’Osservatore Romano assume fermamente la difesa dei perseguitati ebrei, appunto in forza dei principi cristiani. Nell’impossibilità di riferire tutto ci limitiamo al numero nel quale era riportata una notizia da Berlino in questi termini: «In una chiesa cattolica di Varsavia è accaduta ieri una scena tragica. Da qualche giorno il parroco era stato sostituito da un altro ritenuto dalla maggioranza come figlio di ebrei. Questo fatto ha creato viva indignazione nella popolazione. Il parroco di origine ebraica, durante la Messa, è stato aggredito da ignoti e colpito da due pugnalate». L’organo del Vaticano così commenta l’accaduto: «L’odio è come un fiume che straripa: non sa, non riesce a guidare i suoi impeti, nemmeno individuare le sue delittuose mete. La propaganda contro gli ebrei va assumendo, dovunque la si organizzi e conduca, proporzioni indegne di venti secoli di civiltà cristiana; cioè di Colui che creandola ha insegnato quel che meno purtroppo il mondo sa comprendere ed attuare: ama come te stesso il tuo prossimo anche, anzi, se ti è nemico».23
Non si può non rilevare lo sforzo del Popolo e Libertà di attribuire al Vaticano quelli che in realtà sono i propri sentimenti di umana pietà
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verso gli Ebrei. Non sfugge però che anche in questo caso, come in altri analoghi, la sensibilità di Roma, generalmente distratta di fronte alle persecuzioni contro gli Ebrei, sembra risvegliarsi soltanto quando ci si trova di fronte a violenze o ingiustizie rivolte, come nel caso del parroco in questione, contro «non ariani» cattolici o cristiani.
Svizzera La Svizzera alla Conferenza di Évian La Svizzera è rappresentata a Évian dal dr. Rothmund, intervenuto all’ultima seduta della conferenza affermando che: la Confederazione ha fra i suoi abitanti il 9 per cento di stranieri. Inoltre dal 12 marzo al primo aprile sono giunti in Isvizzera circa 4 mila profughi austriaci che sono stati accolti nel nostro paese mentre gli altri stati confinanti chiudevano le loro frontiere. Nel 1933, soltanto al posto di frontiera di Basilea, in un sol mese sono stati registrati 10 mila ebrei germanici entrati in Isvizzera. Dopo aver lumeggiato la particolare situazione elvetica, il nostro rappresentante ha concluso dicendo che un giudizio sulla possibilità di riuscita dell’opera che la conferenza d’Évian si propone potrà essere dato soltanto quando saranno note nei particolari le possibilità e le condizioni dell’immigrazione nei paesi d’oltre mare: comunque la Svizzera, paese di transito si sforzerà di venire in aiuto a questi disgraziati stranieri preparandone e facilitandone l’immigrazione definitiva.24
L’intervento del rappresentante svizzero è importante perché ci permette di conoscere finalmente le cifre ufficiali.Apprendiamo così che l’ «invasione di profughi» consiste in realtà in quattromila persone. Non certo quel che si supponeva in base alle lagnanze espresse da più parti. Rothmund parla di 10 mila profughi entrati in Svizzera in un solo mese nel 1933, ma cela il fatto che gran parte degli ebrei giunti nella Confederazione dopo la presa del potere di Hitler non si sono fermati nel paese, ma sono ripartiti o sono dovuti ripartire per altre destinazioni. L’unico giornale che esprime delle critiche nei confronti della politica Svizzera, come è stata esposta alla Conferenza, è la Libera Stampa25 che stigmatizza «gli schemi del piccolo calcolo bruto dei vari Rothmund, funzionario di polizia che agisce in questa materia per conto dei nostri radicali e cattolici e ne interpreta le… nobili idealità
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umanitarie nel modo che tutti sanno» e conclude «il nostro paese ha dichiarato per la bocca di Rothmund che non può fare gran che. La Svizzera espelle i profughi che ha e chiude le frontiere!». Di tutt’altra opinione è Il Dovere26 che sostiene appieno l’intervento di Rothmund: «Queste spiegazioni del capo della divisione di polizia del dipartimento federale di giustizia e polizia faranno capire perché il nostro paese non possa accogliere i rifugiati che a titolo temporaneo, senza incorrere pertanto al rimprovero di mancare di comprensione nei confronti della loro triste sorte». Inoltre reagisce con sdegnato vigore a critiche che sono state espresse nei confronti della politica di accoglienza della Svizzera: Questo rimprovero ci è stato fatto negli scorsi giorni a Parigi durante un congresso dell’Internazionale operaia socialista: ci si domandava non solamente d’autorizzare i rifugiati politici ad entrare in Isvizzera, ma bensì d’accordare loro il permesso di lavoro. Dove si andrebbe a finire, se noi dovessimo esaudire i voti dell’estrema sinistra, noi che abbiamo una frontiera in comune con lo Stato da cui provengono precisamente i rifugiati politici?
La Svizzera e il Reich L’invasione dell’Austria e l’esodo dei profughi, gli avvenimenti più drammatici del momento, non intaccano minimamente la vita ad altri livelli, che prosegue sui consueti binari. Anche le relazioni commerciali non subiscono arresti e, anzi, proprio in questo momento, trovano un nuovo slancio. A proposito delle trattative commerciali tra la Svizzera e la Germania, avvenute nel corso nella prima metà dell’anno, Il Dovere27 ne riferisce dell’esito in questo modo: I negoziati economici germano-svizzeri, iniziatisi nell’aprile scorso a Berlino, hanno condotto il 1º luglio 1938 alla conclusione di diversi accordi. Essi avevano anzitutto lo scopo di rinnovare l’accordo di compensazione germano-svizzero valevole fino al 30 giugno 1938 e di regolare inoltre nella misura del possibile i problemi economici sollevati dall’incorporazione dell’Austria nell’impero germanico. Dopo laboriose trattative, che fino a poco tempo fa lasciavano ancora temere la rinuncia ad un regime contrattuale delle relazioni economiche, sono infine state trovate delle soluzioni che assicurano il mantenimento di rapporti commerciali soddisfacenti per ambedue i paesi.
Gli accordi vengono subito approvati dal Consiglio Federale,28 e viene anche stipulato un nuovo accordo turistico germano-svizzero.
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Non risultano turbative nei rapporti tra i due paesi, tanto che l’onorevole Giuseppe Motta, ministro degli esteri, in occasione della Conferenza di Oslo, oltre a ribadire che «nel comunismo ravvisa la radicale negazione dei fondamenti della civiltà», si è sentito di «escludere che il fatto dell’Anschluss abbia potuto turbare i rapporti fra la Germania e la Svizzera o peggio diminuire la sicurezza di questo paese».29 Intanto negli ambienti federali si è particolarmente attenti a non turbare la suscettibilità tedesca. La Libera Stampa30 riferisce di una protesta della legazione tedesca a Berna per l’uso, nel Canton Neuchâtel, di un testo scolastico, il manuale Qujan, che conterrebbe brani «irriguardosi» nei confronti della Germania. Il Dipartimento federale dell’interno è intervenuto immediatatamente presso le autorità del cantone romando, ottenendo il ritiro dalla circolazione del libro. Le autorità bernesi hanno manifestato, inoltre una seria irritazione per il fatto che alcune persone «hanno vilipeso macchine con la sigla D».31 La strana storia del sedicente Gran Rabbino di Brooklyn La vicenda del sedicente Gran Rabbino Leifert merita di essere segnalata non tanto per la storia in sé, ma perché si inserisce in un momento particolare. Alla fine di luglio alcuni giornali32 riportano la notizia che «Il Gran Rabbino di Brooklyn (New York) è stato arrestato a Parigi per traffico di stupefacenti, che spediva dall’America nascosti nelle bibbie. Gli furono sequestrati 85 chili di eroina per un valore di un milione di franchi». Nel 1938 il traffico di stupefacenti non era certo una cosa di tutti i giorni e una simile notizia non è destinata a passare inosservata. Il fatto che la droga fosse stata nascosta nelle copertine delle bibbie crea un nesso diretto tra il traffico illecito e l’ebraismo. Nel clima di rifiuto dilagante dell’elemento ebraico, questo caso si presenta come una specie di conferma dell’equazione,‘ebreo = pericolo’, che da più parti si cerca di avvalorare. Deve essersene accorta, sulla sua stessa pelle, la comunità israelitica svizzera, la quale si è premurata di divulgare una precisazione al riguardo affermando che il signor Leifert: non appartiene a nessuna associazione di rabbini d’America e che, né a Brooklyn, né negli Stati Uniti, né altrove egli ha rivestito una carica in comunità israelita. L’individuo si è attribuito il titolo di Gran Rabbino da sé. La funzione di Gran Rabbino di Brooklyn non esiste e quindi non si può neppure supporre che Leifert abbia rivestito una tale carica.
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Solo due dei giornali che avevano pubblicato la notizia, la Libera Stampa e l’Avanguardia, si sono sentiti in dovere di pubblicare questa smentita.33
Canton Ticino Le dichiarazioni di Enrico Celio in Gran Consiglio Il 14 luglio viene discussa nel Parlamento del canton Ticino la gestione del Dipartimento di Polizia diretto da Enrico Celio,34 che nel 1938 stava assolvendo il suo turno di Presidente del Governo ticinese. Nel Rendiconto del Dipartimento di Polizia,35 gestione 1937, sottoposto al giudizio del Gran Consiglio, si leggono queste affermazioni discriminatorie nei confronti dei profughi ebrei: L’elemento ebreo, salvo poche eccezioni, è nulla affatto, o difficilmente assimilabile. (Esponiamo qui il pensiero e gli atteggiamenti dell’autorità federale). La nostra popolazione generalmente considera l’ebreo, indipendentemente dalla sua nazionalità, come uno straniero. Dire queste cose non significa fare professione di antisemitismo, ma rilevare puramente una verità di fatto. Ne consegue che allo straniero ebreo, specie del ramo nordico-orientale, solo in casi eccezionali può, nelle attuali contingenze nazionali ed internazionali, essere concesso un permesso di stabile residenza. Queste considerazioni emergenti, ripetiamo, da chiare prescrizioni federali in materia, non possono, né debbono, condurre alla conclusione che siano da noi state poste e risolte delle questioni di razza o di sionismo. Questioni di tale natura non esistono. Non l’impulso di nuocere a determinate correnti ci inspira, ma l’imperioso dovere di difendere tutto quello che costituisce il nostro pubblico bene.
La Commissione di Gestione che ha esaminato il rendiconto ha tenuto a precisare nel suo rapporto che: Per quanto riguarda la questione dei forestieri, segnatamente degli ebrei, la Commissione ritiene opportuno che il lod. Dipartimento cerchi di conciliare le necessità della politica dei forestieri con le ragioni di umanità e con gli interessi del nostro turismo.36
Ai deputati Galli e Pellegrini, che in aula avevano criticato le affermazioni discriminatorie antiebraiche espresse proprio nel momento in cui si stava svolgendo una vera e propria tragedia per centinaia di famiglie, Enrico Celio risponde: Questione assai più delicata è quella degli ebrei. Si ha l’impressione che nei confronti di
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costoro noi ci troviamo nella condizione di chi fa la carità con il denaro degli altri. Occorre essere generosi, si dice: e chi parla apprezza questi sentimenti; ma la responsabilità del Dipartimento va oltre il sentimentalismo: esso deve tener conto delle considerazioni di ordine economico. Tutti sanno che da secoli gli ebrei dominano il mondo politico, spirituale, economico e scientifico. Onore a loro, fino a quando gli ebrei si affermano nel campo del pensiero. Ma essi esercitano, specie nei piccoli paesi un dominio pericoloso sotto altri aspetti. Gli ebrei affluiscono in Isvizzera a migliaia e migliaia. Dal 12 al 31 marzo di quest’anno, ne sono entrati 4 mila, provenienti dall’Austria. Dopo l’occupazione di questo paese da parte della Germania sono 50 mila gli ebrei che hanno dovuto o dovranno abbandonare Vienna. Ho pietà per questa povera gente, ma affermo che dobbiamo impedire che questa razza dominatrice nel campo economico metta radici nel nostro Paese. Non bisogna essere disumani, ma occorre limitare la tolleranza ed è nostro dovere controllarne le attività economiche per impedire che la concorrenza degli ebrei danneggi eccessivamente gli interessi svizzeri.37
È una strana ma significativa casualità che la più alta personalità politica del Canton Ticino abbia fatto in parlamento queste dichiarazioni proprio il 14 luglio, lo stesso giorno della infruttuosa conclusione della Conferenza di Évian e della pubblicazione, in Italia, del manifesto razzista fascista sul quale ci si soffermerà in seguito. I giornali commentano la seduta del Gran Consiglio del 14 luglio La stampa ticinese riferisce diffusamente dell’andamento e dell’esito della seduta del Gran Consiglio, ma solo i quotidiani l’Avanguardia,38 la Libera Stampa39 e il Popolo e Libertà40 esprimono riserve sul contenuto del Rendiconto stesso, mentre la replica del Consigliere di Stato Celio viene stigmatizzata solo dal foglio socialista. La campagna antisemita della Lega Nazionale Per quanto riguarda la campagna antisemita della Lega Nazionale, si deve registrare il fatto che le sue concezioni sono condivise, seppur espresse in uno stile più ‘signorile’, in altissimo loco. In Gran Consiglio, il presidente del Governo cantonale ha autorevolmente affermato che «gli ebrei sono una razza dominatrice nel campo economico» e «che bisogna impedire che la concorrenza degli Ebrei danneggi eccessivamente gli interessi svizzeri».41 Ma non è quanto la Lega va predicando in lungo e in largo?42 Non ha l’onorevole Fulvio Bolla espresso, sempre in Gran Consiglio, la leggenda metropolitana secondo cui «Sembra che gli stessi israeliti di origine svizzera abbiano fatto sapere al Consiglio federale che
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sarebbe un bene fermare alla frontiera tutti quelli che hanno intenzione di stabilirsi in Isvizzera».43 Questa dichiarazione collima perfettamente con le teorie esposte nell’Idea Nazionale, secondo le quali gli Ebrei vedono di malocchio i loro «confratelli di sangue» che vengono a invadere il loro «mercato».44 Da segnalare, per la sua assurdità, vi è inoltre l’articolo «Ebrei e bolscevici»45 nel quale, storpiando i cognomi russi, sostituendone la desinenza (per esempio ‘Ivan Borisov’ diventa ‘Ivan Borisohn’), si vuole dimostrare che l’intera dirigenza sovietica è costituita da ebrei. Un fatto di cronaca Il 23 luglio riferisce di un fatto di sangue avvenuto a Cernobbio, sul lago di Como.46 Si tratta del feroce omicidio del signor Guglielmo Hohenberger, padre di un commerciante ebreo di Lugano, da parte di un noto fascista. Il giornale socialista avanza il sospetto che, in considerazione del fanatismo politico dell’assassino, si tratti di un delitto di razza.
Italia Il Manifesto degli scienziati razzisti italiani47 Il 16 luglio appare su tutti i quotidiani ticinesi la stessa notizia d’agenzia: Parigi 15 ag – L’Havas ha da Roma. Sotto il patronato del Ministero della Cultura popolare, un gruppo di professori di università hanno definito la posizione del Fascismo nei riguardi del problema della razza, mettendo in particolare rilievo che la popolazione dell’Italia essendo in maggioranza di origine e di civiltà ariana, gli italiani debbono proclamarsi francamente razzisti. Il Giornale d’Italia pubblicando questo documento dichiara che questa manifestazione è destinata a segnare profondamente i costumi del popolo.48
Il documento di cui si parla è il Manifesto degli scienziati razzisti italiani pubblicato sul quotidiano italiano Giornale d’Italia il 14 luglio 1938, e sottoscritto da un gruppo di «scienziati del regime».49 Nei giorni seguenti la notizia verrà pubblicata su tutti i giornali in modo più approfondito. Le 10 tesi che vengono proposte si possono sintetizzare50 come segue: 1 Le razze umane esistono. 2 Esistono grandi razze e piccole razze. 3 Il concetto di razza è concetto puramente biologico.
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La popolazione dell’Italia attuale è di origine ariana e la sua civiltà è ariana. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Esiste ormai una pura razza italiana. È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. È necessario fare una netta distinzione tra i mediterranei d’Europa (occidentali) da una parte e gli orientali e gli africani dall’altra. Gli Ebrei non appartengono alla razza italiana. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in alcun modo.
Dalle teorie si passa, in un brevissimo lasso di tempo, ai fatti: una fitta campagna antisemita portata avanti sulla stampa italiana e l’adozione di misure concrete contro la minoranza ebraica. Poco prima della fine del mese si applicano i primi provvedimenti antisemiti: vengono espulsi dall’Italia il giornalista ebreo Kleinlehrer, corrispondente dell’Agenzia telegrafica ebraica,51 e Paolo Cremona, del Christian Science Monitor di Boston, del Wall Street Journal di New York e dell’Observer di Londra.52 Inoltre, la polizia proibisce la vendita e l’esposizione nelle vetrine delle librerie italiane di tutti i volumi di autori ebrei stranieri, preludio alla messa al bando anche dei libri degli autori ebrei italiani.53 La campagna di stampa antisemita, animata in particolare dai quotidiani Giornale d’Italia, La Tribuna e Il Tevere, si impegna, in principio, nel dare spiegazioni e giustificazioni rispetto alla repentina svolta razzista del fascismo, ma si trasformerà ben presto in uno stillicidio di articoli denigratori e di notizie diffamatorie contro gli Ebrei. Sulle colonne del quotidiano Giornale d’Italia si afferma che il razzismo sta alla base della politica demografica dell’Italia, e che l’Italia non sta imitando la Germania.54 Si afferma che esiste «un genio tipico italiano che si differenzia con caratteri essenziali da quello delle altre razze e Nazioni. Il momento è venuto di porre, nell’Italia che ha conquistato l’Impero, il problema della razza». Del resto, le teorie italiane, sempre secondo il punto di vista del Giornale d’Italia, «non sono in contraddizione con la religione e la filosofia spiritualista»55 e inoltre «la razza italiana deve avere la coscienza e la fierezza di sé. Da questa fiera coscienza viene spontaneo ed imperativo il compito della difesa della sua purità».56 Quanto agli Ebrei:
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l’Italia fascista si è sempre trovata di fronte quale nemico il giudaismo della grande stampa dei due mondi e dell’alta banca, il giudaismo che domina gli uomini di Stato e di partito. Il giudaismo si è particolarmente elevato contro Roma in occasione della conquista dell’Impero. Questo atteggiamento non può essere dimenticato. L’Italia fascista, mettendosi nei ranghi contro il giudaismo delle banche non fa che completare il sistema della sua difesa.57
A questo proposito lo stesso direttore della testata,Virgilio Gayda, sottolinea il carattere urgente dell’adozione di provvedimenti antiebraici.58 La Tribuna osserva, a sua volta, che gli Ebrei non appartengono alla razza italiana e «il loro spirito inoltre, così particolarmente diverso da quello di tutte le altre razze, è agli antipodi di quello ariano. Lo spirito ariano è essenzialmente eroico e cavalleresco, quello ebraico è antieroico e mercantile». L’unico merito che si deve riconoscere agli Ebrei è quello di essere il popolo più razzista della storia e di aver saputo conservare «puramente i caratteri della propria razza attraverso i mari ed i continenti», ma proprio per questo costituisce «però anche il più grande pericolo per i popoli di cui sono ospiti».59 Telesio Interlandi, direttore de Il Tevere è drastico: «bisogna chiudere la porta agli ebrei, e dopo aver chiusa la porta, bisogna far pulizia nella casa con sistema fascista».60 Quanto alle opinioni dei giornali della Svizzera italiana, la diffusione delle tesi razziste del fascismo ha l’effetto di un fulmine a ciel sereno nel piccolo mondo della stampa ticinese. Le reazioni sono assai diverse ed è interessante esaminarle una per una. Prima di soffermarci su questa disamina si deve però prendere in considerazione una componente che s’intreccia con le valutazioni dei diversi giornali e ne condiziona in buona misura i giudizi. Si tratta dei messaggi che giungono dalla Chiesa Cattolica e dalle parole del Papa.
La Chiesa Cattolica nell’estate 1938 Due giorni dopo la pubblicazione del proclama razzista, arriva da Roma una notizia riportata ampiamente dai giornali:61 Il Sommo Pontefice, ricevendo un gruppo di suore dell’Istituto di Notre Dame di Parigi, ha pronunciato un discorso condannando il nazionalismo esagerato che – ha dichiarato il Papa – ostacola la salvezza degli uomini ed è contrario non solo alla legge divina ma anche al credo.
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È evidente – ha continuato il Pontefice – il contrasto fra il nazionalismo spinto all’eccesso e la dottrina cattolica. Pio XI , alludendo con ogni probabilità al documento che fissa la posizione del fascismo nei confronti dei problemi razzisti, ha sottolineato che si tratta di una manifestazione dottrinale contraria alla fede in Cristo”.
Ma il Papa, in realtà, non alludeva al Manifesto degli scienziati razzisti italiani. Il Giornale del Popolo rettifica la notizia il 23 luglio, sotto il titolo «Per la verità»:62 A proposito della dichiarazione dei docenti universitari fascisti sul problema della razza è giusta e doverosa una rettifica. Sulla scorta dell’agenzia Havas – che è troppo spesso tendenziosa nei confronti dell’Italia – abbiamo pubblicato che il Papa, con probabilità ha alluso alla dichiarazione stessa, quando nel suo discorso rivolto alle religiose francesi, ha condannato, ancora una volta, il nazionalismo esagerato ed ha parlato di un documento grave che gli era appena stato sottoposto. In realtà il Santo Padre alludeva null’affatto alla dichiarazione razzista degli universitari italiani, ma a un progetto austriaco di Chiesa nazionale che il vescovo di Salisburgo, Monsignor Waitz, gli aveva fatto conoscere nell’udienza avvenuta pochi momenti prima.
Anche sulle pagine della Gazzetta Ticinese,63 con qualche giorno di anticipo, si era precisato che: Il corrispondente romano di un altro giornale svizzero, il Journal de Genève, occupandosi del problema si chiede, a proposito delle ripercussioni in Vaticano, se Pio XI alludesse al manifesto quando in un’allocuzione a un gruppo di religiose francesi parlava di una vera apostasia. Il corrispondente in parola ha appurato che il supremo gerarca del cattolicismo accennava al progetto di istituire nel ‘Land’ austriaco una Chiesa cattolica nazionale.
Nello stesso articolo, il Giornale del Popolo riporta il contenuto di una nota dell’Osservatore Romano che, invero, non lascia trasparire nessuna critica al documento razzista: Sono dieci punti in cui, considerando l’esistenza delle razze secondo un concetto puramente biologico si contesta che esistano razze umane superiori e inferiori, ma solo differenti; si afferma che la composizione etnica dell’Italia d’origine e civiltà ariana, è, nelle sue grandi linee, quella che era mille anni fa, e che quindi esiste ormai una pura razza italiana; si sostiene che gli italiani debbono proclamarsi francamente razzisti respingendo la tesi che accomuna tutti i mediterranei, per distinguere invece quelli d’Europa da quelli d’Asia ed Africa; si afferma infine che i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono venir alterati in nessun modo; ciò che può avvenire con il solo incrocio con qualsiasi razza
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extraeuropea. Rilievo questo che ha uno specifico riferimento al nono punto: gli ebrei non appartengono alla razza italiana.
La Famiglia64 esprime, in sintesi, quello che è il pensiero de La Civiltà Cattolica, autorevole rivista portavoce del cattolicismo, secondo cui «le tesi non contengono niente che non possa essere accettato. Possono però costituire un pericolo, perché si prestano a deviazioni ed esagerazioni nel senso del razzismo tedesco che Enrico Rosa, ancora nella La Civiltà Cattolica, non dubita di definire eretico, materialista, distruttore». Lo stesso concetto viene espresso sul giornale cattolico L’Avvenire d’Italia dal gesuita Angelo Bruccoleri che così conclude un suo articolo: Siamo sicuri che i nostri studiosi su queste basi ben valide sapranno portare il loro contributo ai problemi antropologici della razza, e pur segnalando le prerogative gloriose che caratterizzano il tipo italiano, si guarderanno bene dal disconoscere le virtù etniche degli altri popoli. Faranno insomma, opera di scienza, che non conosce unilateralità, che non è nordica, né germanica, ma semplicemente vera, d’una verità che essa non crea, ma che discopre ed afferma.65
Negli ultimi giorni del mese il Papa esprime finalmente la sua opinione sul documento fascista, in occasione di un incontro con 200 alunni del Pontificio Collegio di Propaganda Fides. Ne riferiscono ampiamente sia il Popolo e Libertà66 sia il Giornale del Popolo:67 «Si può quindi chiedere – dice Pio XI – come mai disgraziatamente l’Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania» e questo non per pregiudizio antitedesco del Papa ma «perché i latini non dicevano razza, né qualche cosa di simile. I nostri vecchi italiani hanno altre parole più belle, più simpatiche: gens italica, italica stirps, Japaeti gens.Al Santo Padre sembrano parole queste più civili, meno barbariche» e anche perché «Si dimentica che il genere umano, tutto il genere umano, è una sola, grande, universale razza umana». Nello stesso discorso sottolinea anche che «cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, nel senso separatistico di questi due attributi». Diversa è, per il Papa, la risposta della Chiesa: Ecco che cosa è per la Chiesa il vero, il proprio, il sano razzismo, degno degli uomini singoli nella loro grande collettività. Tutti a un modo: tutti oggetto dello stesso materno affetto, tutti chiamati alla stessa luce di verità, di bene, di carità cristiana: ad essere ciascuno nel loro paese, nelle particolari nazionalità di ognuno, nella particolare razza, i propagatori di questa idea così grande e magnificamente materna, umana anche prima che cristiana.
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In base a questi principi Pio XI difende alacremente l’Azione Cattolica, che, di recente, è stata attaccata da ambienti fascisti che asseriscono l’incompatibilità tra l’appartenenza al partito fascista e, nello stesso tempo, l’appartenenza all’organizzazione ecclesiale.Anche il Papa, dunque, vede nella dichiarazione razzista del 14 luglio soprattutto un attacco indiretto alla Chiesa come istituzione: «Ma poi c’è qualche altro che ha affermato, credendo di prendere la palla al balzo, che allora fra l’Azione Cattolica e il Partito Fascista esiste una divergenza dottrinale insanabile. Grandi parole, ma sciocche parole: perché innanzi tutto è strano l’andare a domandare qualche cosa di speciale all’Azione Cattolica, come se l’Azione Cattolica fosse qualche cosa a sé stante e avesse anzi una dottrina, un credo a sé» e termina con un monito «badate bene: io vi raccomando di non colpire l’Azione Cattolica: ve lo raccomando, ve ne prego per il vostro bene, perché chi colpisce l’Azione Cattolica colpisce il Papa e chi colpisce il Papa muore. Qui mange du Pape en meurt. È una verità e la storia dimostra tale verità.»68 La reazione di Mussolini si palesa nella seguente dichiarazione pronunciata a Forlì: «sappiate, e sappia ognuno, che anche per quanto riguarda il problema della razza noi tireremo diritto. Dire che il fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa è semplicemente assurdo», ed è stata generalmente interpretata, specialmente dalla stampa cattolica, come una risposta irriverente del Duce al Papa.69 Concludendo, si deve prendere atto che i sentimenti del Vaticano consistono principalmente nella preoccupazione che le tesi razziste espresse dal fascismo costituiscano una sorta di ‘anti-Sillabo’,70 un preludio a una evoluzione del regime verso concezioni anticristiane e anticattoliche, sull’esempio della Germania nazista. Per contro, non si percepiscono inquietudini, a giudicare dalle notizie che giungono da Roma, sulla prospettiva di una futura possibile persecuzione razzista e sul destino che, in tal caso, toccherebbe alle vittime.
Commenti della stampa ticinese dopo il Manifesto razzista italiano Come accennato in precedenza, il Manifesto degli scienziati razzisti italiani porta uno scompiglio non indifferente nella stampa ticinese. Lo shock è molto forte specialmente per la stampa che ha sempre coltivato simpatie per il fascismo e che ha sempre presentato Mussolini
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come un politico pragmatico, abile e intelligente, che ben si distingue e si distanzia dai farneticanti dirigenti nazisti. Su alcuni giornali, e in particolare sul Giornale del Popolo, che con il fascismo si era trovato in sintonia specialmente per il coinvolgimento dell’Italia nelle guerra civile spagnola e per l’intesa raggiunta tra Mussolini e il Vaticano con la firma dei Patti lateranensi, si percepisce, in un primo momento, un certo imbarazzo di fronte a questa novità. Ma quasi tutta la stampa reazionaria riesce, dopo qualche giorno, a ritrovare un proprio equilibrio. Per chi invece professa idee antifasciste, come la Libera Stampa, l’Avanguardia e il Popolo e Libertà, il documento rappresenta la prova tangibile della fondatezza dei propri giudizi negativi su Mussolini e sul regime da lui capitanato. Il Giornale del Popolo I commenti del giornale cattolico subiscono, col passare dei giorni, una significativa evoluzione. La prima reazione è stata di disapprovazione, in conformità con quelle che sembravano essere le direttive provenienti dal Vaticano. Il documento dei professori razzisti viene criticato perché portatore di principi inaccettabili per i cattolici, ma soprattutto perché «l’Italia si è messa umilmente a scuola da quel settentrione dal quale sono sempre venuti errori su errori. L’Italia maestra delle genti, che diventa umile discepola della Germania nazista». Riferendosi alle parole pronunciate da Pio XI nell’incontro con le religiose francesi, il giornale si compiace che «colui che siede su una cattedra infallibile» abbia «approfittato della prima occasione per dire, meglio per ripetere, il suo pensiero, e cioè per ricordare, contro l’errore di oggi, la verità eterna».71 Per contrastare «l’errore di oggi», il giornale preannuncia l’imminente pubblicazione di un’enciclica papale contro «la passione razzista e nazionalista» [nazismo n.d.a.] e contro il «sovvertimento mondiale dell’ateismo» [comunismo n.d.a.].72 Qualche giorno dopo,73 esaminando le varie enunciazioni del decalogo fascista, il giudizio sembra meno severo ritenendo che: se i razzisti italiani si limiteranno a fare opera di scienza, e a recare il loro contributo ai problemi antropologici della razza, nessuno potrà mai avere nulla da eccepire. Che le razze umane esistano, che vi siano grandi e piccole razze, che le diverse razze abbiano caratteristiche diverse, non c’è persona con la testa sul collo che bisogni di contestare.
Il 23 luglio, il Giornale del Popolo pubblica la rettifica74 secondo la
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quale il Papa non si è pronunciato, nell’incontro con le suore parigine, contro il Manifesto degli scienziati razzisti. In questa occasione, sente il bisogno di recriminare contro l’agenzia Havas «che troppo spesso è tendenziosa nei confronti dell’Italia». Da ciò si deve arguire che i redattori del Giornale del Popolo pensano che l’Italia fascista venga sovente criticata ingiustamente. Ribadisce, poi, che la dichiarazione razzista italiana «ha fatto pessima impressione, in quanto, lo si voglia o no, dimostra che il fascismo fa a se stesso e all’Italia il torto di copiare da quella Germania che è la patria di tutte le filosofie stravaganti» ma, contraddicendo quanto affermato pochi giorni prima, assicura che il decalogo fascista «non contiene nulla di contrario ai principi cristiani». La Famiglia Anche il settimanale cattolico La Famiglia dedica la sua attenzione alle tesi fasciste.75 Le conclusioni sono le medesime alle quali è giunto, nelle modalità che abbiamo appena visto, Il Giornale del Popolo, ma con una visione d’insieme più ottimista: Noi abbiamo tanta fiducia nel genio latino e nella sua sensibilità cristiana. Roma non si presterà a seguire i nordici nei loro grossolani errori! Ma se anche, per immensa sventura, questo avvenisse, la vera Roma, cioè la Roma onde Cristo è Romano, sarà sempre presente a porgere la luce infallibile della verità.
Il Popolo e Libertà Il giornale del partito conservatore democratico ticinese accoglie con diffidenza le tesi esposte sul Manifesto degli scienziati razzisti criticandole profondamente e, nonostante le rassicurazioni che le accompagnano, vengono considerate a tutti gli effetti una evidente imitazione del modello nazista.76 Inoltre, si ironizza sul fatto che il fascismo, dopo aver decantato per anni la propria latinità, l’abbandoni ora per assumersi una improbabile identità ariana. Reputa poi molto inquietante e contraria ai principi della religione «la massima che le grandi razze devono passare avanti agli interessi delle piccole». Il Popolo e Libertà riporta anche qualche brano apparso sulla stampa fascista irridendo alle ultime direttive fasciste che esortano gli italiani ad abbandonare, in nome della propria italianità, la calligrafia obliqua inglese e il colletto e la cravatta, tipici indumenti di origine francese.77
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Il Corriere del Ticino In seguito al primo annuncio78 e all’informazione sull’incontro del Papa con le suore francesi,79 il Corriere del Ticino, giornale indipendente di ispirazione liberale, pubblica il 21 luglio un articolo80 che riporta le spiegazioni e le giustificazioni della stampa fascista a proposito del ‘manifesto’: del Giornale d’Italia (non c’è imitazione del modello nazista, il giudaismo è da sempre nemico del fascismo) e del Messaggero (le tesi razziste, in quanto si basano sulla biologia, non sono contro la religione). Il giorno successivo troviamo un articolo che propone altre motivazioni della Tribuna, (gli Ebrei sono i più razzisti di tutti e il loro spirito non è eroico e cavalleresco come quello ariano, ma è antieroico e mercantile) e nuovamente del Giornale d’Italia, (la razza italiana deve affermarsi e si deve difendere la sua purità). Seguono altri due articoli intitolati rispettivamente «Il fascismo di domani»81 e «Il primo contadino del regno»82 che parlano in termini positivi del fascismo italiano, senza minimamente accennare al problema del razzismo. La Gazzetta Ticinese83 Sulle pagine della Gazzetta Ticinese si tenta di dare una spiegazione alla svolta razzista del fascismo presentandola come una reazione all’ostilità da parte dell’ebraismo internazionale verso l’Italia fascista. Comunicando la notizia della creazione di una Direzione generale per la demografia e la razza in luogo dell’Ufficio demografico centrale il giornale esprime la convinzione che alle parole seguiranno i fatti (numerus clausus, legislazione matrimoniale ecc.), mentre si troveranno rafforzate «quelle correnti che in seno alla stampa e al partito fascista propugnano l’adozione di direttive razziste e antisemite». Il Dovere La reazione del Dovere è inaspettatamente di indifferenza, tenendo conto del fatto che si tratta di un organo ufficiale di un partito. Esso è infatti il «Giornale officiale del Partito Liberale-Radicale Ticinese» una delle due formazioni politiche uscite da una scissione dovuta anche a divergenze di valutazione nei riguardi dei movimenti fascisti. Dopo la pubblicazione della notizia d’agenzia del 16 luglio,84 appaiono soltanto due brevi articoli entro la fine del mese. Si tratta di due note d’agenzia, l’una riferisce dell’incontro di Pio XI con le suore francesi ed è intitolata «Biasimo del Papa»,85 e l’altra annuncia l’espulsione dall’Italia del giornalista Paolo Cremona.86
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L’Avanguardia Anche il quotidiano Avanguardia, «Organo del Partito Liberale Radicale Democratico Ticinese», l’altra formazione uscita dalla scissione liberale, pubblica solo due articoli dopo l’annuncio delle tesi razziste italiane del 16 luglio87 e dell’incontro del Papa con le religiose francesi.88 In questo caso, però, non si tratta di sintetiche notizie d’agenzia, ma di due articoli corposi. Nel primo, intitolato «L’ora della razza»89 si afferma che, fuori dall’Italia, la dichiarazione dei professori universitari fascisti sul razzismo ha suscitato «non poca meraviglia e non minori critiche» e che «tutti, simpatizzanti o avversari del fascismo, tranne i nazisti tedeschi che vedono una volta di più l’influenza esercitata dalla loro dottrina e dalla loro pratica sul regime mussoliniano, temono nell’orientamento spirituale in senso razzista, un’ondata prossima di persecuzioni contro gli ebrei italiani o residenti in Italia». Quanto all’antisemitismo praticato in Germania, Austria, Ungheria, Romania e Polonia, alle quali si affiancherà anche l’Italia, si legge che: La prima impressione che si prova innanzi a queste aberrazioni del nazionalismo è di ripulsione. Non basta che uno vesta da uomo per essere ritenuto tale. Colui che resta insensibile al dileggio, alla spoliazione del diritto comune, alla barbarie contro tutta una razza umana (e peggio, naturalmente, che è il responsabile o l’attore di così incivile misfatto) non ha anima d’uomo, ma istinti di bruto, sia pure esso professore d’università o capo di governo o sovrano effettivo di un vasto paese.
Contro le teorie razziste e ogni altra concezione azzardata, secondo l’Avanguardia, il «freno della ragione può far valere i suoi diritti», ma questo è possibile solo «ammesso che la libera discussione e il controllo popolare mantengano i loro attributi. In regime dispotico non è così. L’opinione e la volontà che contano sono quelle soltanto dei padroni dell’ora e la dottrina anche la più balzana e feroce, una volta accettata, diventa la pratica ufficiale». L’Avanguardia non pensa che in Italia si arriverà a gradi di atrocità pari a quelle in atto nella guerra condotta dal Reich contro gli Ebrei, ma ciononostante «ci deve anche più addolorare», come ticinesi e come svizzeri, perché una lotta razzista al nostro confine meridionale «sarà un motivo di più per scavare un solco tra noi e la gente della nostra stessa razza che vive di là della frontiera politica e sarà una preoccupazione di più per questa nostra indipendenza nazionale». Quanto alle motivazio-
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ni che hanno dato origine alla svolta razzista, il giornale si rifiuta di accordarle «attenuanti di basi filosofiche o storiche di pensiero» ma vede «l’invidia di classe trasferita sul terreno della razza: rivalità di commerci, di professioni, di agiatezza. È lo sfogo bestiale di arrivisti saliti dal fango della via ai posti di comando». Certamente la dichiarazione degli universitari italiani farà «da battistrada a provvedimenti, contro gli ebrei, d’ordine finanziario ed economico che il regime fascista ha in vista per risolvere provvisoriamente sue difficoltà interne». Nel secondo articolo, dal titolo «Razzismo italiano»90 viene sottolineata l’assurdità delle giustificazioni addotte dalla stampa italiana, come ad esempio dal Corriere della sera che scrive, non senza imbarazzo, considerato quanto affermato fino a qualche giorno prima, «l’Italia d’oggi avendo assunto una funzione mondiale e imperiale, non può trascurare taluni problemi che altra volta potevano essere, senza danno, lasciati in disparte». Secondo l’Avanguardia un’ulteriore complicazione che nascerà dalla svolta innescata dalle tesi, sarà la difficoltà di far convivere nello stesso luogo il cosmopolitismo della Chiesa Cattolica e il razzismo politico statale del regime fascista, sarà proprio una «bella situazione» quella che l’Uomo della Provvidenza sta preparando al rappresentante in Terra della Provvidenza divina… L’articolo termina ribadendo la convinzione che sono motivi di invidia quelli che hanno creato l’attuale situazione, e che i provvedimenti che si intendono prendere vogliono favorire la scalata alle professioni e ai commerci, esercitati finora dagli ebrei, e soprattutto la scalata alle cattedre universitarie, che «guarda il caso fortuito» sono proprio quelle a cui ambiscono i così detti intellettuali fascisti che capeggiano la campagna antisemita. La Libera Stampa Dopo il primo comunicato,91 il giornale del partito socialista, in un approfondimento del 19 luglio,92 entra nel dettaglio del decalogo e ricorda l’evoluzione del fascismo che è partito da posizioni antitetiche (secondo una nota mussoliniana di pochi anni addietro il razzismo non era fascismo «ma un brutto surrogato» dello stesso) ed è approdato alle attuali scelte, conformi ai dettami dell’alleato nazista. Osserva poi che «in Italia non è mai esistito un problema ebraico. Su quaranta milioni d’italiani gli ebrei sono, sì e no, sessantamila. Prima del fascismo non c’era distinzione alcuna tra gli italiani e gli ebrei».
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Dopo aver constatato che ormai il fascismo si è andato prussianizzando, osserva che anche coloro, come Emil Ludwig, che hanno «sempre fatto una stolta distinzione fra Hitler e Mussolini, fra il nazismo ed il fascismo», hanno ormai tutti i dati per rettificare il loro giudizio. L’articolo termina con una considerazione rivolta ai tanti ticinesi affascinati dal modello fascista italiano: Ci mancava anche questa in Italia! E pensare che qualche ‘snob’ intellettuale di casa nostra continua a volgere lo sguardo verso queste forme degenerate del nuovo regime del Sud prostituendo la propria intelligenza a servizio della barbarie e del ridicolo.
Segue poi un importante articolo, «In difesa di Israele contro i suoi persecutori», firmato da Angelo Crespi,93 che non è un socialista, ma un fuoruscito liberale che prima collaborava con il Corriere del Ticino, che ha rinunciato a scrivere su questo giornale ritenendo le sue posizioni allineate al fascismo. È uno scritto che mette a confronto le grandi tradizioni e i valori ebraici con la pochezza e la meschinità di coloro che li perseguitano. Anche la Libera Stampa riferisce quanto scritto dai giornali fascisti, premurandosi di marcare il proprio dissenso e la propria disapprovazione nei titoli: «Le bestiali trovate e le conclusioni della stampa fascista»94 e «Verso le persecuzioni contro gli ebrei».95 Un altro lungo articolo, «Il decalogo del razzismo servile» appare sulla «Pagina dei giovani»96 il 25 luglio, e si eprime in questo modo: La marcia (al passo d’oca) del regime di turpe solco antisemitico hitleriano avviene più celermente di quanto non credessimo: dalla propaganda sorniona e dalle spicciole misure prese contro gli ebrei alla chetichella, siamo ormai passati all’aperta proclamazione di una ‘teoria’ del razzismo italiano ed alla costituzione di una «Direzione generale per la demografia e la razza» presso il Ministero dell’Interno.
Dopo aver criticato le dieci tesi razziste e sottolineato che le contraddizioni di Mussolini in materia non possono passare inosservate, osserva: Ma il capo che ha sempre ragione avrà ragione oggi non meno di ieri, ed assisteremo così anche in Italia alla vergogna di una legislazione antisemita plagiata da Hitler, che il ‘decalogo’ preannuncia. Hitler ordina e il ‘duce invitto’ obbedisce a costo di smentire spudoratamente se stesso. È il prezzo della gravosa servitù dell’‘asse’. L’asse costa caro; ma Mussolini si rivarrà… con la tassa sugli ebrei.
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Terzo Reich Sono passati poco più di tre mesi dall’Anschluss e il Commissario del Reich, Bürckel, ritiene sia giunto il momento per fare il punto sulla situazione. Per questo motivo, indice a Vienna una conferenza stampa per comunicare ai corrispondenti esteri che la situazione in Austria si è normalizzata.97 Ai giornalisti preoccupati dalle notizie che segnalano che il campo di Dachau è gremito di prigionieri politici, risponde che «i prigionieri sono 3.870 di cui la metà ebrei». Quanto a Schuschnigg, assicura che lo stesso è in vita ed è trattato «con umanità», ma merita di essere condannato. Rispondendo a una domanda rivoltagli dalla stampa, il rappresentante di Hitler a Vienna conferma che vi sono degli ebrei disoccupati, ma aggiunge prontamente che «fino a quando vi sarà un solo ariano disoccupato, gli ebrei non possono pretendere impieghi». D’altronde il problema ebraico è trattato in Austria secondo il diritto e le disposizioni legali del Reich. Negli stessi giorni sta per essere varato un nuovo regolamento che permetterà agli Ebrei di espatriare (il 30% di loro hanno chiesto il permesso di emigrare).A questo proposito si sta stimando l’ammontare dei beni in mani ebraiche e si sta contemporaneamente definendo il destino del patrimonio dei Rothschild in Austria. Nel frattempo, le notizie che giungono dall’Austria confermano la gravità della situazione. Il licenziamento degli Ebrei per lasciare il posto agli ‘ariani’ ha dimensioni vastissime. Secondo l’opinione della Neue Zürcher Zeitung, questa pratica ha lasciato sul lastrico circa 70 mila impiegati e operai.98 Inoltre, sono stati radiati dall’albo professionale 750 avvocati israeliti99 ed è stato decretato il divieto agli Ebrei di esercitare il commercio e l’amministrazione di terreni e di immobili, il commercio ambulante, l’attività nelle aste, di esercitare l’attività di agenti di Borsa, e la proibizione di lavorare in tutti i rami dell’industria turistica, nella conduzione di agenzie di informazioni, nonché nell’attività di mediatori di matrimoni per non ebrei.100 L’unico campo di attività temporaneamente agevolato, perché le autorità vedono in prospettiva dei vantaggi economici, è quello che i nazisti definiscono «attività di traffici con i loro correligionari all’estero», concessione che il Corriere del Ticino considera alla stregua di un privilegio accordato a una categoria particolare di ebrei.101 Le disposizione antisemite non si applicano, però, solo al lavoro, ma anche alle abitazioni: centinaia di famiglie hanno ricevuto l’ordine di abbandonare le loro case entro 24 ore, non solo nei quartieri periferici come
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Cottage, Sievering e Hietzring, ma anche nel quartiere centrale di Leopoldstadt. Per gli sfrattati, trovare una nuova sistemazione risulta praticamente impossibile perché le autorità pongono ostacoli ai proprietari, i quali non possono affittare gli appartamenti disponibili senza particolari permessi.102 Gli ebrei tedeschi cercano in qualche modo di reagire e di difendersi. A questo scopo decidono di «creare un’associazione che raggrupperà tutti gli israeliti di Germania e dalla quale dipenderanno tutte le associazioni culturali israelitiche».103 Ulteriore giro di vite nel Reich anche in campo legislativo e religioso: oltre alla proibizione dei matrimoni fra appartenenti a razze diverse, viene ora stabilito che sarà valido solo lo sposalizio civile che «è fatto in nome del Reich il che sta a significare che non si tratta di un contratto privato, bensì di un atto che interessa tutto il popolo».104 I cattolici recriminano per la chiusura di alcuni loro giornali105 e imputano ai nazionalsocialisti «di aver indotto molti cattolici a rinunciare alla propria religione». Infatti le «pubbliche abiure hanno raggiunto nel 1936 il numero di 2.796 e nel 1937 il totale di 3.374».106 Il Giornale del Popolo107 accusa i nazisti di declassare il ruolo della famiglia, perché le organizzazioni giovanili usurpano ai genitori il ruolo educativo; nel rapporto tra i coniugi i nazisti impongono la statalizzazione del matrimonio togliendolo alla religione, rivendicando il diritto di opporsi a unioni ritenute dannose, e preconizzano lo scioglimento del matrimonio. Gli evangelici, a loro volta, lamentano il fatto che «Il numero dei ministri del culto della chiesa confessionale in stato di arresto ammonta a undici» e che «i pastori Martino Niemoeller e Schneider sono sempre detenuti in un campo di concentramento». Per ciò che concerne il mondo della cultura si apprende che lo scrittore austriaco Raul Auernheim, arrestato nei giorni dell’Anschluss, è morto nel campo di concentramento di Dachau.108 I profughi Molti profughi fuggono verso la Cecoslovacchia, tanto che le autorità hanno deciso di allestire un campo di concentramento nella provincia di Moravia.109 Troviamo anche la notizia concreta di chi cerca rifugio in Svizzera. Il 13 luglio la Libera Stampa110 comunica che: l’altra notte un rifugiato politico di Vienna è giunto, attraverso il lago di Costanza, in un canotto a remi, a Romanshorn. La polizia cantonale voleva poi imbarcare il rifugiato sul battello con
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destinazione Friedrichshafen. Intervenne allora energicamente il capo del posto di dogana di Romanshorn che dichiarò ai gendarmi cantonali che il caso non li riguardava e bisognava impedire invece che il fuggiasco venisse inviato in Germania. È stato poi inviato in Francia.
Europa orientale In Ungheria sono in fase di applicazione le nuove disposizioni antiebraiche, che comportano diversi problemi, tra gli altri quello di non avere personale qualificato da sostituire agli ebrei scacciati dai loro posti di lavoro. Per ovviare a questo problema il governo escogita la soluzione di organizzare dei corsi di preparazione per i disoccupati ungheresi che, secondo le speranze delle autorità, terminata la formazione, saranno in grado di sostituire a tutti gli effetti gli Ebrei espulsi.111 Oltre ai provvedimenti economici, qualcuno in Ungheria si lascia spingere dalla foga antisemita fino al punto di diramare una circolare alle ferrovie, nella quale si ordina di non permettere agli Ebrei di pregare sui convogli.112 Parole di civiltà Di particolare rilievo risulta un discorso del Presidente degli Stati Uniti, Franklyn Delano Roosevelt, che in occasione della posa della prima pietra per l’edificazione degli impianti dell’Esposizione universale di New York prevista per il 1939, disse fra l’altro: La vittoria finale spetterà alla democrazia che trionferà grazie all’educazione che essa dà alle masse, giacché nessun popolo può esser tenuto in eterno nell’ignoranza e nella schiavitù. I paesi nei quali le biblioteche sono state bruciate, gli scienziati inviati in esilio, le università schiacciate, l’arte e la letteratura censurate debbono essere considerati come paesi che ritardano il progresso e la civiltà. Gli Stati Uniti difenderanno sempre la libertà di stampa e saranno rifugio per le verità eterne. Se il fuoco della libertà dovesse spegnersi nel mondo intero, da noi esso fiammeggerà per sempre!113
Un altro segnale di civiltà arriva da Parigi, ed è l’appello del Movimento mondiale contro il razzismo e l’antisemitismo che invoca l’azione contro la pazzia razzista e le persecuzioni che questa trae seco. Alludendo «al prossimo congresso internazionale, che nell’epoca storica attuale, assume un significato tutto particolare», esorta «bianchi, neri, gialli e rossi, cristiani, maomettani, ebrei, buddisti o libero pensatori ad unirsi contro la barbarie che si è organizzata nei paesi fascisti e che cerca di estendersi ovunque, minacciando la vita di popoli interi».114
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Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Corriere del Ticino… e l’antisemitismo in Ungheria115 Il Corriere del Ticino pubblica un lungo articolo che ripercorre la storia della presenza ebraica in Ungheria. L’antisemitismo attuale viene spiegato con il fatto che, mentre gli ungheresi disprezzavano il commercio e tutto ciò che riguardava il denaro, molti ebrei hanno raggiunto posizioni di rilievo in tutti i campi sollevando il malcontento della popolazione indigena. Secondo il parere del Corriere del Ticino, il risentimento poteva anche essere giustificato dal fatto che vi sono in circolazione, editi da ebrei, giornali poco raccomandabili e pubblicazioni che «attaccavano le migliori tradizioni nazionali e predicavano un internazionalismo di nuova lega». Inoltre, gli ebrei poveri si sarebbero lasciati cadere «nelle braccia dell’internazionalismo, del comunismo e dell’anarchia», tanto da portare gli ungheresi al convincimento che giudaismo e marxismo fossero la stessa cosa. Ora sotto l’influsso della propaganda ungaro-nazista sono in arrivo provvedimenti di legge che limiteranno notevolmente la presenza degli Ebrei in tutti i campi, accumulando ingiustizie e «privando del mezzo di guadagnarsi la vita persone la cui colpa consiste nel fatto di non avere scelto con prudenza i propri genitori». Il Popolo e Libertà e… gli esuli116 Nella rubrica «Il giovedì della donna», appare un articolo dal titolo «Esuli», scritto da una donna che si firma Anemone. Questo testo, che affronta il tema con una notevole dose di romanticismo e di buoni sentimenti, rende bene l’idea di un tipico modo di pensare, probabilmente abbastanza diffuso, che tutto sommato, ha una sua dignità, ed è tutt’altro che da disprezzare, nonostante l’ingenuo sentimentalismo, espresso con frasi come «quello sguardo assente, quel volto pallido e serio che aveva un qualcosa di profondamente mesto, quasi da malato. E immaginai altri due volti sbiancati e tristi; i volti della vecchia mamma e della giovane moglie», e l’autocompiacente retorica patriottica dal seguente tenore: Prepariamoci a festeggiare il primo d’agosto; ringraziamo Dio che ha benedetto e protetto la nostra Patria e preghiamolo che la benedica e la protegga ancora e sempre. E quando vedremo sventolare nel campo rosso la bianca croce, afferriamo un lembo della bandiera, baciamola perché è l’emblema della nostra cara Patria.
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Capitolo ottavo
Il mese di agosto
Dalla Germania e dall’Austria arrivano, a ritmo serrato, notizie di persecuzioni. In Svizzera si registra un inasprimento della politica di chiusura della Confederazione verso i profughi ebrei. Le più importanti novità provenienti dall’estero sono, senza dubbio, l’evoluzione verso una fase legislativa antisemita in Italia e il deterioramento della situazione in Cecoslovacchia, dove la minoranza tedesca strepita con le sue pretese. Nel frattempo si fa sempre più interessante la lettura della stampa ticinese. Confrontandosi con l’arrivo dei profughi e con le notizie che giungono in particolare dall’Italia, diversi giornali pubblicano le loro riflessioni e prese di posizione sul tema del razzismo e dell’antisemitismo, e ognuno di essi comincia a svelare il modo di pensare che lo anima.
Il Terzo Reich Non è vero che, nel 1938, non si sapesse cosa stava succedendo agli Ebrei sotto l’oppressione nazista. Le informazioni, in Svizzera, giungono numerose e chiare, e corrispondono a ciò che i libri di storia riporteranno negli anni a venire. Un quadro della situazione degli Ebrei nel Reich si ricava leggendo l’articolo «La fuga degli ebrei» sulle pagine della Libera Stampa:1 Le persecuzioni degli ebrei in Germania ed in Austria assumono il carattere di una tragedia internazionale che interessa il mondo intero e preoccupa specialmente gli Stati dell’Europa occidentale. Se ne occupa fra altri il prof. Leonardo Ragatz sulla rivista Neue Wege con uno
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studio particolare della tragica situazione di migliaia di infelici. Nel solo periodo di giugnoluglio 1938 avvennero in Berlino 2.000 nuovi arresti di ebrei preceduti da perquisizioni e da sequestri di beni. I campi di concentrazione ne sono zeppi. Nei giardini pubblici furono costruite panchette speciali e primitive con la scritta ‘solo per ebrei’. La presenza dei figli d’Israele nei bagni pubblici e nei luoghi di cura è proibita. A Monaco fu demolita una sinagoga con pretesto che ha offeso gli occhi di Hitler il quale ha pronunciato nelle sue vicinanze una pubblica concione. Altre sinagoghe furono chiuse. Nei grandi e nei piccoli centri furono compilati elenchi di negozi, di magazzeni e di botteghe di ebrei che vengono contrassegnati con cartelli speciali di divieto di acquisto da parte dei non ebrei. Masse di questi perseguitati emigrano ma, o viene loro vietato di lasciare il paese e vengono rinchiusi in campi di concentrazione, o vengono prima spogliati dei loro beni o vessati in ogni modo, crudelmente. È noto che le sostanze dei grandi finanzieri ebrei ed i depositi dei grandi magazzini gestiti da ebrei in Berlino, in Vienna, in Monaco, in Francoforte, insomma nei grandi centri, sono stati incamerati senza indennità. La stampa nazista pubblica articoli che vogliono essere umoristici e scherzosi sulla nuova fuga degli ebrei. Abbiamo letto in un giornale tedesco: Dove vanno? –Zum Teufel– (al diavolo), e crepino, è la risposta. È noto che in discorsi pubblici, gerarchi del nazismo dichiararono e dichiarano chiaramente che lo scopo delle persecuzioni è di rendere impossibile la vita a quei derelitti. Non potendo distruggerli con la violenza, bisogna affamarli, fu scritto e detto. A tale scopo si aizza la massa specialmente contro i capitalisti, i finanzieri, i possidenti, mediante quello che Bebel definì il socialismo degli imbecilli e dei violenti. Lo stato nazista ha il suo tornaconto e nutre le scosse finanze del regime con le spogliazioni, che ammontano a milioni e milioni di marchi e di oro, di titoli e di gioielli.
Il rapporto del professor Ragatz continua: La Svizzera è particolarmente preoccupata, perché un grande numero di perseguitati cerca rifugio sul suo territorio e la immigrazione in massa di elementi senza mezzi e senza recapiti crea complicazioni e difficoltà interne. La National Zeitung rende note cifre officiali avute da una autorità superiore di polizia nel senso che recentemente cercano giornalmente rifugio nel nostro territorio dai 30 ai 40 ebrei per sfuggire al campo di concentramento ed alle persecuzioni. L’informatore del quotidiano basilese assicura che in generale si tratta di brava e buona e pacifica gente, che non fece e non fa politica e che ha la fedina penale pulita, ed è in grado di riprodurre brani di verbali della polizia svizzera che provano la triste sorte di quei miseri. Per esempio: «…sono stata continuamente ingiuriata e molestata sulla pubblica via. Fui obbligata a lavori di pulizia stradale sebbene io non sia tedesca (ungherese). Ho vissuto in continuo stato di paura e di terrore… Fui rapinata del mio denaro e mi lasciarono solo 10 marchi…». Altro esempio: «…mi fu intimato di chiudere il negozio e di lasciare l’Austria entro tre giorni con la moglie ed i miei piccoli figli. Ad una mia mite protesta mi fu detto: è inutile, oramai presto o tardi tutti gli ebrei dovranno lasciare l’Austria»… Un altro commer-
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ciante ha provato di essere stato arrestato di notte, percosso e rimasto in prigione dal marzo al giugno senza essere interrogato. Ad un oste ebreo si intimò di firmare una dichiarazione affermante che nei suoi locali si tennero riunioni comuniste clandestine. Essendosi rifiutato fu sottoposto a torture e percosse. Un altro fu pure percosso perché si rifiutò di riconoscere di aver contrabbandato divise. Due avvocati in età, che a causa di acciacchi non vollero andarsene dalla Germania, furono internati a Dachau. Il formulario che si fa firmare è del seguente tenore: «Dichiaro spontaneamente senza essere stato a ciò coartato di voler lasciare la Germania senza più farvi ritorno. Mi obbligo di non rivelare di essere stato arrestato ed interrogato». Un piccolo impiegato scacciato da un ufficio fu obbligato a circolare portando un cartello con la scritta: «Ariani, non comperate nei negozi ebrei», mentre una turba di forsennati lo accompagnava minacciosa gridando: «Juda verrecke» (Giuda crepa); venne poi gettato in una carrozza ferroviaria perché partisse. Un altro fuggito da un campo di concentramento fu arrestato a Feldkirch e poi chiuso con altri in un locale dell’osteria del Bue nero, dove un agente di polizia lo istruì sul modo di entrare clandestinamente nella Svizzera, e difatti entrò. A Berlino venne fatto un inventario degli ebrei colà residenti. Sono 250 mila su 4 milioni e mezzo di abitanti. La stampa nazista assicura che fra pochi mesi dovranno tutti sgomberare non solo dalla capitale ma anche dal Reich.
Persecuzione Il cerchio intorno agli Ebrei si fa ogni giorno più stretto e il loro margine di libertà e di respiro diminuisce progressivamente. Le proibizioni sono sempre più vessatorie: divieto di pubblicare avvisi mortuari sui giornali,2 di entrare nei parchi, nei bagni pubblici, nei luoghi di cura, nei cinematografi,3 di indossare abiti folcloristici;4 e obblighi altrettanto dispotici come l’imposizione di trasferirsi in case dove abitano solamente ebrei, di munire le loro automobili di targhe di riconoscimento.5 Dal Burgenland austriaco (regione limitrofa all’Ungheria) si apprende che i nazisti hanno inviato tutti gli ebrei, e tra questi anche i vecchi di Mettersburg ai lavori forzati. La mattina del 21 corrente, un autocarro della polizia conduceva 20 donne israelite a Einsenstadt dove vennero imprigionate per tre giorni consecutivi. Le disgraziate erano state più volte minacciate di morte. Dopo esse poterono rientrare a Mettersburg, ma nel frattempo la polizia nazi aveva perquisito tutti gli appartamenti, asportando quanto in gioielli e denaro era ad essa sfuggito nel marzo scorso. La polizia nazista ha apertamente dichiarato alla popolazione israelita che voleva obbligare tutti gli ebrei a emigrare volontariamente con l’impiego di tali mezzi. E se questi per caso non bastano ne saprà scovare altri…6
Le leggi vengono continuamente modificate e diventano sempre più
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restrittive e ostili: «Il governo tedesco ha promulgato anche una legge che modifica il diritto di successione.Tale legge vieta la costituzione di ebrei a eredi di testatori di sangue tedesco, ove ciò avvenga a scapito di parenti ariani».7 Il testamento sarà nullo anche se vi sono dei lasciti a favore di un’organizzazione ostile allo stato (quest’ultima disposizione preoccupa il Popolo e Libertà perché, guardando le cose con l’ottica degli interessi della Chiesa, teme che sarà molto facile per l’autorità decretare, in questi tempi di persecuzione, che un’associazione religiosa è ostile allo stato e quindi privarla di una legittima eredità).8 Sempre meno diritti, dunque, fino al punto di perderli tutti definitivamente con la revoca della cittadinanza. Il Bollettino Ufficiale pubblica una lista di 39 israeliti che hanno subito questo provvedimento insieme ai membri delle loro famiglie.9 I nomi propri Anche riguardo ai nomi propri, il nazismo impone le sue regole: Il ministro della Giustizia e il ministro dell’Interno hanno decretato una ordinanza che prevede che a partire dal 1 gennaio 1939 tutti gli ebrei germanici dovranno avere dei prenomi ebrei. Gli uomini che finora non hanno avuto prenomi ebrei dovranno aggiungere quello di Israel ai loro nomi e le donne ebree quello di Sarah. Non sarà più accettato che ai bambini ebrei venga imposto un nome tedesco: tanto il nome, quanto il cognome, dovranno essere tipicamente ebraici, conformemente ad una lista approvata dal ministro dell’Interno.10
Viceversa i tedeschi ariani portatori di nomi di origine ebraica (Abramo, Isacco, Sara, Maria, Giuseppe, Giovanni, Matteo, Giacomo, Anna, Elisabetta, Maddalena ecc.) potevano disfarsene assumendone uno nuovo.11 I medici ebrei Un ulteriore giro di vite colpisce i medici ebrei, già non più riconosciuti dalle casse ammalati. A partire dal primo di ottobre non potranno più svolgere la loro professione. Questo provvedimento priva Berlino di 1.561 medici su 6.949. Per evitare l’afflusso della clientela ebrea presso i medici ariani, viene deciso che 200 medici potranno continuare dopo il primo ottobre a curare i malati israeliti,12 i quali del resto non potranno più farsi ricoverare in ospedali e cliniche riservati agli ariani.13 Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni che regolano l’esercizio della professione medica nel Reich, i medici ebrei ai quali verrà consentito di
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continuare la pratica professionale, non potranno più farsi chiamare ‘medico’ o ‘dottore’ perché il titolo rimane strettamente riservato ai soli ariani. Essi dovranno farsi chiamare ‘infermieri’ o Krankenpfleger, alla lettera ‘curatori di malati’, e le loro targhe sulla porta di casa e sulla strada dovranno recare un segno di riconoscimento. Il permesso di esercitare la professione verrà immediatamente revocato non appena un medico ebreo non riuscirà a dimostrare di avere un numero sufficientemente elevato di potenziali pazienti,14 mentre i proprietari di casa sono autorizzati a sfrattarli subito anche in presenza di un contratto vincolante.15 La distruzione delle sinagoghe di Norimberga e Monaco I luoghi di culto cominciano anch’essi a essere presi di mira. Si apprende così che «è cominciata dinnanzi a numerosa folla la distruzione della sinagoga di Norimberga. Dapprima sono stati demoliti a colpi di martello i due grandi candelabri posti all’entrata dell’edificio: poi la stella di Davide che sormontava la sinagoga. La distruzione è proseguita mentre la folla entusiasta lanciava il grido di Sieg Heil e cantava inni nazionali».16 Anche a Monaco è stata demolita una sinagoga perché situata troppo vicino al luogo nel quale Hitler arringava la folla.17 Rothschild Subito a ridosso dell’Anschluss era stato arrestato a Vienna il barone Louis Rothschild.All’inizio del mese giunge notizia che il tribunale speciale ha condannato, per infrazione alle divise e per alto tradimento, i quattro proprietari della Casa Rothschild Loehn. Le pene inflitte loro si traducono nella reclusione da 17 mesi a 4 anni e in ammende che vanno dai 75.000 ai 300.000 marchi.18 Qualche settimana più tardi, il 22 agosto, alcuni giornali riferiscono la notizia, ripresa dal londinese Daily Herald, nella quale si legge «che un riscatto di 120 mila sterline offerto dal ramo austriaco dei Rothschild, appoggiato da quello francese per ottenere la liberazione del barone Luigi di Rothschild, imprigionato a Vienna, è stato respinto dalle autorità tedesche».19 Il quotidiano Südschweiz entrando più nel particolare e riferisce che il giornale inglese precisa che: questa offerta proviene dal ramo austriaco della famiglia Rothschild, mentre il ramo francese si è dichiarato pronto al versamento di una somma considerevole. Ai Nazionalisti questo non basta, essi vogliono il controllo sugli stabilimenti Wittkowitz, che sono tra i maggiori della Cecoslovacchia, e di cui i Rothschild possiedono il 51 percento, mentre il 49 percento è sotto il controllo della banca cecoslovacca Zirno. La banca avrebbe acquisito questa pro-
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prietà con il pagamento di 6 milioni di Lire sterline. Finora la Famiglia Rothschild si è sempre decisamente espressa nel senso di vendere, nel caso, la sua quota-parte soltanto ad una ditta cecoslovacca.20
Oppositori e condanne Qualche opposizione in Germania, seppure a stento, sopravvive. Sebbene 1.500 pastori evangelici abbiano dichiarato in questi giorni fedeltà a Hitler, ne rimangono alcuni che non demordono e che finora non si sono lasciati indurre a firmare.Ambienti bene informati assicurano tuttavia che dovranno farlo entro il 30 settembre.21 Vi sono stati degli arresti di oppositori socialdemocratici e dell’S.P.D tra cui l’ex deputato Franz Künstler, membro della direzione nazionale del Partito Socialdemocratico.22 La notizia dell’esecuzione di tre oppositori (Karl Wieshoff, Peter Heinz e Wilhelm Braun), condannati a morte per alto tradimento, avvenuta il 19 marzo e riportata sia da l’Avanguardia sia da Il Dovere, arriva dalla Dnb, agenzia d’informazione nazista, ed è del seguente tenore: «tutti e tre per cupidigia di denaro erano entrati in relazione con un servizio di informazione di una potenza estera».23 La Libera Stampa riferisce di un caso di sterilizzazione a danno di un giovane lavoratore di Saarbruecken, il quale si era ripetutamente rifiutato di entrare a far parte delle organizzazioni giovanili hitleriane. Un gruppo di SA lo condusse dalla polizia e quest’ultima mandò il giovane in un ospedale di Amburgo dove fu dichiarato debole di mente e dove fu sterilizzato.24 Lo stesso giornale riferisce anche di una notizia relativa al capo della Polizia di Mattern, destituito perché si era rifiutato di divorziare dalla moglie ebrea.25 Un gesto di opposizione viene anche da una nota cantante, Lotte Lehmann, non ebrea, la quale ha lasciato definitivamente la Germania e si è stabilita negli Stati Uniti perché non più disposta a sopportare l’atmosfera soffocante e la mancanza di libertà del suo paese26 in tutti i campi, ma in special modo in quello dell’arte. A proposito di arte imposta, va segnalata anche la notizia che «Adolf Hitler ha ordinato la creazione di un istituto di studi wagneriani a Bayreuth».27 Emigrazione Quale potrebbe essere la soluzione migliore da adottare per gli Ebrei perseguitati se non tentare di emigrare? Dall’Austria si apprende che «il giornale Wiener Neusten Nachrichten annuncia che l’ufficio pas-
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saporti per gli Ebrei ha ricevuto 40.000 richieste di israeliti chiedenti di emigrare», e che ne sarebbero stati rilasciati 30.000.28 Le stesse autorità naziste avrebbero creato, secondo informazioni del Commissario del Reich Bürckel, un «ufficio centrale per mettere sulla giusta via l’emigrazione degli ebrei del Reich».29 Uno dei più gravi aspetti di questa emigrazione forzata è il fatto che queste persone vengono rifiutate in ogni luogo. È del 17 agosto la notizia che: Con un piroscafo tedesco sono giunti nel porto di Helsingfors, in Finlandia, 55 ebrei profughi da Vienna, muniti di un passaporto col visto del vice console finlandese di Vienna. Le autorità finlandesi hanno proibito ai 55 profughi di sbarcare e hanno intimato loro di tornare in Germania; dopo una notte passata a bordo ed in seguito all’interevento della Comunità ebraica le autorità hanno permesso lo sbarco provvisorio con l’ordine però di lasciare la Finlandia non appena i profughi avranno trovato un paese dove rifugiarsi, in caso contrario saranno rimandati in Germania.30
Anche il Belgio rifiuta l’accoglienza, e infatti «il Ministero della giustizia pubblica un comunicato riguardante l’immigrazione clandestina di ebrei dalla Germania. Sono stati presi provvedimenti per arginare l’immigrazione e per rinviare gli ebrei penetrati in modo illegale».31 Il fatto che negli Stati Uniti ne entrino circa 100 al giorno non basta certo ad alleviare la situazione, tanto più che i contingenti emigratori per i tedeschi – tra i quali le autorità americane comprendono anche i profughi ebrei – sono ormai colmati per un biennio e l’Ambasciata degli Stati Uniti a Berlino non concede più visti né agli ebrei germanici né agli israeliti austriaci.32
Svizzera Il discorso del primo agosto del Consigliere Federale Giuseppe Motta33 Per la festa nazionale svizzera, Giuseppe Motta pronuncia alla Radio della Svizzera Italiana il suo discorso d’occasione. Le sue, sono soprattutto parole di compiacimento per la politica di neutralità, annunciata il 21 di marzo e tornata di grande attualità in Svizzera. Rievocando la «Proclamazione di neutralità e indipendenza della Svizzera»,il Ministro degli esteri Motta ha sorvolato sulla seconda parte, accennando solo indirettamente all’impegno preso dal Parlamento di difendere a ogni costo la sovranità del paese. Questo, forse, pensando al
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fatto che a orecchie d’oltre frontiera poteva risultare assai più gradevole sentir parlare della neutralità svizzera piuttosto che della sua volontà d’indipendenza. Riguardo all’anno in corso, Giuseppe Motta afferma: «L’anno 1938 – nonostante le molte manchevolezze che ci affliggono per altri riguardi – sarà perciò da noverarsi per noi, se complicazioni impensate non sorgeranno, fra gli anni fausti e dalla storia sarà forse designato con questo epiteto». La Conferenza dei direttori di polizia: il Comunicato del 17 agosto34 Il Governo svizzero, preoccupato dal fatto che dal primo aprile, data dell’introduzione del visto per i passaporti austriaci, sono riusciti a rifugiarsi nella Confederazione mille perseguitati ebrei provenienti dall’Austria, ha organizzato una conferenza a Berna, tramite il Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, per fronteggiare la situazione. Alla conferenza, tenutasi il 17 agosto, partecipano tutti i direttori delle polizie cantonali e i capo-uffici della polizia degli stranieri di tutti i cantoni. A presiederla è chiamato il solerte funzionario Dottor Rothmund (capo della Divisione federale di polizia). Come portavoce del Dipartimento Politico si è presentato il signor Feldscher. Per il canton Ticino è presente l’avvocato Marcionelli, funzionario del dipartimento di Polizia.35 Le decisioni prese dalla conferenza sono rese note in un comunicato apparso sulla stampa che riportiamo integralmente: Comunicato del Dipartimento di Giustizia e Polizia del 17 agosto 1938 È stato accertato che negli scorsi mesi, e segnatamente in queste ultime settimane, oltre un migliaio di fuggiaschi stranieri, quasi esclusivamente ebrei, scacciati dall’Austria germanica, sono entrati in Svizzera in modo illegale. Visto che l’Associazione israelitica svizzera e l’Unione dei Comitati Israelitici di Soccorso si sono dichiarati disposti a prendere sotto la loro protezione questi fuggiaschi ed a fare il necessario perché gli stessi siano provveduti dei mezzi necessari durante il loro soggiorno da noi e per poter proseguire il loro viaggio; visto che anche l’Ufficio centrale svizzero per l’aiuto agli emigranti, il cui nuovo presidente è il Sig. Consigliere di Stato Briner, direttore di Polizia del cantone di Zurigo, ha assicurato la sua collaborazione, i cantoni che hanno accolto i fuggiaschi o che sono disposti ad accoglierne, accorderanno loro un permesso provvisorio di tolleranza con divieto di esercitare un’attività lucrativa. Durante la loro permanenza in territorio svizzero i fuggiaschi saranno rigorosamente controllati dagli organi della polizia degli stranieri, i quali saranno aiutati dalle organizzazioni private di soccorso.
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La Conferenza ha espressamente stabilito che il soggiorno di questi fuggiaschi non potrà essere che di breve durata; che nulla sarà tralasciato perché essi possano proseguire il loro viaggio, che la Svizzera non è più in grado di accogliere nuovi fuggiaschi. Essa ha perciò preso atto che il Governo Germanico ha proibito ai suoi organi di polizia di confine di facilitare in qualsiasi modo l’entrata clandestina di questi fuggiaschi. La Conferenza unanime nutre la ferma speranza che queste entrate illegali abbiano a cessare. Essa è di avviso che se l’affluenza di fuggiaschi verso il nostro paese non dovesse cessare, si sarebbe costretti a respingere tutta questa gente in Germania. Essa prega istantemente il Dipartimento di Giustizia e Polizia a voler provvedere affinché il controllo delle entrate in Svizzera sia fatto anche in avvenire con tutti i mezzi disponibili e con la massima oculatezza. I casi di fuggiaschi stranieri entrati prima del 1 aprile 1938, ossia prima dell’introduzione del visto sui passaporti austriaci, o dopo la data suindicata, ma con regolare permesso d’entrata per un soggiorno di breve durata non a scopo di lavoro, vengono liquidati a poco a poco, ma normalmente e nel modo previsto sin da principio, vale a dire costringendo questi stranieri a proseguire il loro viaggio. Berna 17 agosto - Divisione della Polizia del Dipartimento Federale di giustizia e polizia
Nessuna reazione critica e nessuna disapprovazione sul contenuto di questo documento si può leggere sulla stampa coeva: prevale l’attitudine di dare per scontate l’affidabilità e l’insindacabilità dei giudizi provenienti dalle autorità, e la legittimità dei progetti sviluppati dai capi polizia riuniti a Berna. A proposito dell’onere dell’accoglienza, consultando il Rapporto Bergier, molti anni più tardi, si può leggere quali sono stati i rapporti tra le autorità politiche e le organizzazioni umanitarie: la Confederazione si è sempre rifiutata di contribuire alle spese di mantenimento dei profughi,36 i quali hanno sempre dovuto sostentarsi con mezzi propri o con l’aiuto di privati o di organizzazioni umanitarie. Un esiguo contributo di 20.000 franchi all’anno (finalizzato esclusivamente al finanziamento «della prosecuzione del viaggio» dei rifugiati, ossia della loro uscita dal paese) è stato elargito alle organizzazioni umanitarie dal 1937 in avanti, ma non gratuitamente, bensì in cambio dell’obbligo imposto a questi enti di fornire alle autorità ampie informazioni sulla situazione e la dimora dei rifugiati e, soprattutto, dell’impegno nel denunciare i rifugiati «illegali».37 Un altro punto significativo del comunicato risulta essere la notizia della scelta del Consigliere di Stato Briner alla presidenza dell’Ufficio Centrale Svizzero per l’Aiuto agli Emigranti, appena prima della conferenza degli apparati di polizia del 17 agosto a Berna. In questo modo,
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la responsabilità dell’assistenza ai profughi passerà sotto la giurisdizione di una persona che nella sua carica di Capo del Dipartimento di polizia del Canton Zurigo, ha, tra i suoi compiti, quello di osteggiare l’arrivo dei profughi medesimi. Molto importante è il passaggio del documento nel quale si legge che la Conferenza dei capi di polizia «ha perciò preso atto che il Governo Germanico ha proibito ai suoi organi di polizia di confine di facilitare in qualsiasi modo l’entrata clandestina di questi fuggiaschi». Da qui sorge il dubbio se il governo germanico diede di sua iniziativa le suddette disposizioni ai suoi organi di confine, oppure se fu pregato di farlo. E se sì, da chi? Il rapporto Bergier riferisce di recriminazioni svizzere a proposito di un supposto o reale ‘favoreggiamento’ dei nazisti nell’espatrio di ebrei verso la Confederazione.38 È assai probabile, come risulta da alcuni successivi articoli di stampa, che i diplomatici svizzeri abbiano sollevato questa rivendicazione nell’ambito delle trattative con le autorità tedesche.39 Dalle parole… ai fatti Il Governo svizzero non perde tempo e si affretta, due giorni più tardi, il 19 agosto, a ratificare e a tradurre in atti concreti le decisioni scaturite dalla conferenza dei capi delle polizie federali e cantonali e degli stranieri. Così ne dà notizia il Popolo e Libertà: Il Consiglio Federale ha preso atto, nella sua seduta di venerdì, delle misure prese dal Dipartimento di Giustizia e Polizia in relazione con l’eccezionale affluenza di profughi provenienti dall’Austria germanica constatata in queste ultime settimane. Dopo aver udito un rapporto dell’on. Motta, quale supplente del capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia, il Consiglio federale ha approvato le misure prese e le restrizioni adottate al confine. Dalle informazioni fornite dagli organi competenti di confine, l’affluenza di fuggiaschi è stata la notte scorsa meno rilevante di quanto si era temuto: solo 20 persone sono entrate illegalmente in Isvizzera.40
Il comunicato successivo, emesso dal Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, ribadisce i provvedimenti già messi in esecuzione: l’ordine di respingere i perseguitati che tentano di entrare nella Confederazione, nonché l’impiego dell’esercito per realizzare questo scopo. Comunicato del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia del 19 agosto 1938. Nella scorsa notte sono entrati di nuovo dal confine orientale molti fuggiaschi provenienti
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dall’Austria germanica. Anche l’affluenza di fuggiaschi al confine nord perdura. È, d’altra parte, ormai estremamente difficile costringere questa gente a proseguire il loro viaggio, visto che anche la Francia è stata costretta ad adottare severi provvedimenti contro l’affluenza dei fuggiaschi. Avendo la Conferenza dei direttori di Polizia dei Cantoni, che ebbe luogo mercoledì a Berna, costatato che la Svizzera non è in grado di accogliere nuovi fuggiaschi, gli organi Svizzeri di controllo al Confine hanno ricevuto l’ordine di respingere le persone provenienti dalla Germania che vorrebbero penetrare in Svizzera senza essere in possesso di documenti sufficienti. Nei posti dove gli organi doganali non riescono da soli ad eseguire questo controllo, il servizio è stato rinforzato con delle truppe delle compagnie di volontari per la copertura della frontiera.41
A solo una settimana dalla pubblicazione del comunicato le auspicate conseguenze dei provvedimenti svizzeri sono già visibili. Sulle pagine dell’Avanguardia leggiamo un articolo intitolato «L’affluenza di profughi diminuisce»42 nel quale si afferma che: La diminuzione dell’affluenza di fuggiaschi ebrei provenienti dalla Germania e dall’Austria, constatata già venerdì scorso, si è mantenuta in questi ultimi giorni. Sembra che i tentativi di entrare illegalmente in Isvizzera siano quasi cessati dacché le autorità svizzere hanno fatto pubblicare sui grandi giornali viennesi degli avvisi indicanti che la Svizzera aveva preso severe misure in proposito. Sono pure state prese delle disposizioni per por fine all’arrivo di profughi per via aerea.
I negoziati di Berlino tra la Svizzera e il Reich per i passaporti degli ebrei Nei giorni 25 e 26 agosto, su diversi giornali, appare una notizia,43 probabilmente all’epoca passata quasi inosservata, che ha avuto conseguenze molto gravi. La notizia è la seguente: Si apprende che la Legazione Svizzera a Berlino ha aperto delle trattative con le autorità competenti del Reich circa il rilascio di passaporti agli emigranti. Fra questi ultimi ve ne sono che possiedono dei passaporti germanici, mentre altri sono ancora in possesso di vecchi passaporti austriaci. Ora per l’entrata in Svizzera con un passaporto austriaco è necessario il visto svizzero, mentre questa formalità non è richiesta per coloro che hanno passaporto germanico. Così chi lascia la Germania con un passaporto germanico può varcare il confine senza difficoltà, ma i portatori di passaporti austriaci devono prima ottenere il visto. Lunedì scorso i vecchi passaporti austriaci sono stati cambiati in Austria contro nuovi passaporti germanici. Ne risulterà una semplificazione nel controllo dei passaporti. I negoziati aperti a Berlino hanno lo scopo di esaminare diverse misure intese a permettere alla Svizzera di esercitare un certo controllo su questi nuovi passaporti. Le trattative non sono ancora ter-
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minate. Siccome non si desidera reintrodurre semplicemente il visto generale, non è facile trovare una soluzione atta a soddisfare le esigenze della situazione.
Molti anni dopo, nel dicembre 1999, si potrà leggere, nel Rapporto Bergier, che il risultato di queste trattative sarà la ‘J’ (iniziale di JudeEbreo) stampigliata sul passaporto dei cittadini ebrei del Reich.44 In questo modo le autorità svizzere di frontiera potranno (in base a criteri razzisti e antisemiti di matrice nazista) discriminare i cittadini del Reich germanico. Quelli ‘ariani’, per contro, potranno continuare a entrare indisturbati in Svizzera per affari o per passarvi le loro vacanze (non si vuole certo danneggiare l’industria turistica svizzera, n.d.a.), mentre i cittadini «non ariani», prontamente riconosciuti e identificati quali ebrei, verranno fermati e ricacciati nel luogo da dove sono venuti. Per l’immagine della Svizzera… A questo punto alle autorità svizzere dev’essere sorto un dubbio sul proprio operato, sul fatto che l’atteggiamento assunto nei confronti dei profughi potesse sollevare critiche e censure. Per questa ragione hanno cercato qualcuno che potesse dar loro una patente di ‘buon comportamento’ e di ‘generosità’. Lo trovarono nella persona di Lord Duncannon, inviato della Società delle Nazioni. Questo Lord giunse in Svizzera «per rendersi conto della situazione esistente». Così ne riferiscono i giornali:45 Giunto a Basilea il 22 agosto per via aerea, Lord Duncannon si è messo in relazione con il dipartimento basilese di polizia. Durante una visita ai locali dove sono riuniti i rifugiati, egli ha potuto constatare con soddisfazione, a malgrado del numero elevato di emigranti, l’ordine regna, grazie alle misure prese dalla polizia cantonale, aiutata con perfetto spirito di comprensione da organizzazione private. Lord Duncannon si è quindi recato a Berna, per conferire con il capo della divisione federale di polizia, il quale gli ha fatto rilevare le difficoltà alle quali si è dovuto far fronte, esponendogli le misure prese e sottolineando la necessità di trovare al più presto delle possibilità legali di partenza per gli emigrati. Lord Duncannon si è convinto che la Svizzera ha fatto tutto ciò che era in suo potere per alleviare le pene di coloro che hanno cercato rifugio sul suo territorio e che non è affatto possibile domandare a un paese di 4 milioni di abitanti di sostenere oneri più gravi o anche di continuare più a lungo l’attuale sforzo di assistenza ai rifugiati. Le misure prese per impedire le entrate clandestine sono perfettamente giustificate. Lord Duncannon riferirà all’alto commissario la necessità urgente di garantire un nuovo rifugio agli emigrati che in Svizzera – paese di transito –
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attendono di poter partire al più presto. L’inviato dell’alto commissario partirà oggi nel pomeriggio da Berna per proseguire il suo viaggio in Svizzera.
Così, Lord Duncannon, per involontario sarcasmo dell’estensore del comunicato, si accinge anche lui a «proseguire il suo viaggio». In alcuni articoli apparsi negli stessi giorni viene vistosamente sottolineato il fatto che sono le stesse autorità naziste che costringono i profughi a dirigersi verso la Svizzera. Questo fatto, sia esso vero o inventato, ha l’effetto palese di alleviare le coscienze, tant’è che i giornali46 ne parlano diffusamente insieme a notizie che riportano di casi nei quali ebrei in cerca di asilo vengono respinti verso il Reich. In questo modo, «respingere i profughi» non sembra più un atto contro i perseguitati, ma quasi un atto in loro favore, perché impedirebbe ai loro aguzzini di compiere nei loro confronti dei soprusi. I commenti dei giornali alla politica di chiusura della Confederazione Su diversi giornali appare un identico articolo atto a giustificare la politica d’asilo svizzera, deplorando la sorte dei profughi, ma affermando che «esigenze d’ordine nazionale richiedono imperiosamente delle misure per arginare questo afflusso» e ribadendo che la Svizzera «ha dato prova finora di magnanimità nei loro confronti» ma «il soggiorno in Isvizzera di questi fuggiaschi non può essere che di breve durata» perché «non si può ammettere» che essi «vengano ancora ad aggravare la situazione del mercato del lavoro». Nella seconda parte dell’articolo si insinua che siano le stesse organizzazioni ebraiche «ed in genere gli israeliti già domiciliati in Isvizzera o che hanno acquistato la nostra cittadinanza», coloro che «farebbero voti perché l’afflusso di ebrei venga convenientemente contenuto entro limiti ragionevoli» e questo perché «nel nostro già saturo paese, un ulteriore afflusso di ebrei potrebbe far sorgere una questione ebrea». Il Popolo e Libertà, il 23 agosto, pubblica l’articolo nella sua versione integrale, concludendo lo stesso con l’auspicio che «l’angoscioso problema dei profughi ebrei possa essere risolto, pur sempre nel rispetto dei principi cristiani ed umani che informano la vita del nostro popolo, tenuto conto delle nostre improrogabili necessità nazionali». L’Avanguardia47 pubblica lo stesso articolo il 25 agosto, tralasciando però la seconda parte. Sul Corriere del Ticino, sempre il 25 agosto, troviamo un lungo articolo firmato Pierre Grellet48 che esordisce recriminando contro il fatto che «se le nostre frontiere dell’Est e del Nord sono state
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invase da profughi ebrei fuggiti dalla Germania e dall’Austria è perché la porta svizzera è stata loro indicata dalle autorità germaniche incaricate di organizzare l’esodo» e conferma che il Dipartimento politico federale ha «fatto fare a Berlino dal nostro incaricato d’affari rimostranze contro la partecipazione delle Autorità germaniche alla immigrazione nella Svizzera di israeliti espulsi dal Reich». Quanto al nuovo esodo, esso «ci ha causato infatti delle difficoltà delle quali avremo fatto volentieri a meno perché vengono ad aumentare il numero di quelle che già ci preoccupano». L’articolo continua lamentando che di profughi «la Svizzera si trova nell’obbligo di ospitarne, senza sua colpa, più di 1.500 e nella necessità, molto più difficile, di sbarazzarsi a sua volta di questi ospiti d’occasione». La Svizzera sarebbe stata, quindi, troppo permissiva. Scrive infatti Pierre Grellet: ci sembra però che avremmo dovuto prendere delle precauzioni contro questi imbarazzi. Si è rimasti infatti sorpresi a sentire che centinaia e centinaia di stranieri hanno potuto penetrare senza carte e impunemente attraverso le maglie d’una frontiera che ci si affermava ben sorvegliata. Abbiamo rinforzato la sorveglianza della frontiera contro la possibilità di un’aggressione straniera: il nostro corpo doganale è stato militarizzato: abbiamo creato delle truppe speciali per la copertura delle frontiere ed ecco che centinaia e centinaia di persone attraversano questa frontiera così ben munita con una facilità veramente incredibile. Ci si annuncia ora che questa invasione è cessata. Tanto meglio, ma sarebbe stato preferibile prevederla e impedirla fin dal principio.
L’articolo termina facendo una netta distinzione tra marxisti cattivi (quelli che insorgono contro la politica restrittiva del governo) e marxisti buoni (quelli che creano difficoltà ai profughi ebrei). Si legge infatti: Le misure prese dalle autorità svizzere verso i profughi servono già di leva politica ai socialisti ginevrini, il capo dei quali, Nickel49, è egli stesso un ebreo naturalizzato. Si vorrebbe che noi ospitassimo tutta questa gente senza pensare alle diecine di migliaia di disoccupati svizzeri e alle difficoltà verso le quali saremmo spinti, salvo quando queste difficoltà fossero in atto, prendersela col Governo svizzero rendendolo responsabile della situazione creata. A Basilea, città amministrata dai marxisti, gli immigrati sono stati posti sotto un controllo severo: è proibito loro di mendicare, di fare del commercio ambulante, di esercitare una attività politica qualsiasi, di favorire il passaggio clandestino alla frontiera, di frequentare gli alberghi, di rivolgere la parola a stranieri il tutto sotto pena di essere espulsi. A Ginevra i marxisti gridano nel vuoto: a Basilea dove hanno le responsabilità agiscono come qualsiasi governo nazionale che ha dei doveri da compiere.
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La Libera Stampa, per fronteggiare la politica anti-profughi del governo, riporta notizie concrete:50 I quotidiani hanno già dato la notizia che in seguito al severo controllo della frontiera svizzera gruppi di ebrei entrarono nella Svizzera per via aerea, ma furono fermati a Dübendorf, condotti a Zurigo e convogliati su treni in partenza per l’Austria. Ecco come un collaboratore della National Zeitung descrive e commenta la partenza di quei derelitti: Lasciarono a Vienna tutto: casa, denaro, professione, amici, solo per aver salva l’esistenza… Allorché a Vienna, impiegati della Swissair li sconsigliarono di partire e di munirsi di biglietto di ritorno perché la polizia svizzera li avrebbe rinviati in Austria, arrischiarono tutto. Giunti a Dübendorf furono trasportati alla caserma centrale della polizia di Zurigo. Invano intervennero avvocati e personalità. Furono messi sul primo treno in partenza per Vienna e rinviati. Ne nacquero scene pietosissime. Lacrime, grida, implorazioni, terrore. Vere tragedie. Un marito che attendeva la moglie per andare oltre oceano se la vide rinviata a Vienna. Una madre è pure «inviata mentre il figlio può rimanere». Il collaboratore del citato quotidiano basilese, se può comprendere i motivi economici che spinsero la Svizzera a tali severe e crudeli misure, non può comprendere tanta insensibilità e – scrive – si tratta dell’onore della Svizzera, e ricorda Enrico Dunant e l’internamento nel 1870 di 20 mila soldati dell’armata di Bourbaki. La situazione dei rifugiati è resa ancora più tragica dal fatto che i passaporti rilasciati dalla polizia germanica portano l’osservazione che i titolari possono in ogni tempo rientrare in Germania, sicché i consoli svizzeri danno il visto. Se non ché al limite della frontiera tedesca prima di entrare nella Svizzera, la medesima polizia tedesca li costringe a firmare la promessa di non più mai mettere piede in Germania. La polizia svizzera, a conoscenza di questa circostanza li respinge in Germania, dove vengono arrestati per violazione di promessa firmata e confinati a Dachau. Invero tragica situazione.
Il settimanale cattolico La Famiglia51 si compiace che «L’entrata dei profughi tedeschi che negli ultimi giorni della settimana scorsa aveva raggiunto le proporzioni di una vera invasione, è stata sospesa grazie alle energiche misure del Dipartimento Federale di Polizia e al rafforzamento della sorveglianza alla frontiera». La Svizzera e il razzismo Qualcuno dev’essersi reso conto che la teoria e la pratica discriminatoria adottata dal Governo nei riguardi dei profughi ebrei e propugnata autorevolmente dalle massime istituzioni federali, avrebbe potuto, con la retorica che l’accompagnava, affievolire le difese ideali e morali dei cittadini di fronte all’ondata razzista che imperversava in tutt’Europa. Ciò rischiava di incoraggiare spinte disgregatrici all’interno del paese che,
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essendo formato da popoli diversi per lingua e religione, correrebbe seri rischi se qualcuna delle sue componenti si contrapponesse alle altre in base alle proprie specificità. Per tentare di porvi riparo viene pubblicato un articolo, che appare contemporaneamente su quattro quotidiani52 intitolato «La Svizzera e il razzismo» firmato ‘R.’, che ha tutta l’aria di provenire da ambienti ‘ufficiali’. In esso si sottolinea che in Svizzera «uomini venuti da diversi punti geografici, appartenenti a stirpi diverse» hanno finito per «raggrupparsi, per unirsi, per sentirsi fratelli» per cui il razzismo è in piena e stridente antitesi con la composizione etnica e linguistica della Svizzera. La Confederazione elvetica è composta di tre stirpi (e si potrebbe dire quattro, tenendo conto della romancia che forma una stirpe a sé); stirpi diverse etnicamente, linguisticamente; tre stirpi che pure formano una unica nazione con un ideale patriottico comune, con una vita nazionale comune. Nessuno ha mai pensato di mettere una stirpe contro l’altra; nessuno ha mai tentato di soffocare e di distruggere la stirpe minore e meno forte numericamente» per cui «un movimento razzista nella Svizzera sarebbe non solo un errore, non solo un controsenso, ma un vero e proprio delitto, un vero e grave attentato all’esistenza della Confederazione stessa.
Un misterioso treno carico d’oro Il 25 agosto sulla Libera Stampa53 si legge: Misterioso invio di oro in Germania. Sciaffusa, 24 (Insa). L’Arbeiterzeitung apprende che il 9 del corrente mese alle 16:50 un furgone attaccato al treno proveniente da Zurigo era diretto verso Stoccarda. Questo furgone era seguito da due agenti armati e conteneva dei lingotti d’oro. Altri trasporti consimili erano stati effettuati in antecedenza, si crede ben 5 volte. Gli informatori del nostro confratello di Sciaffusa hanno aggiunto che l’invio proveniva dalla Banca Nazionale Svizzera. Il giornale, che non può verificare queste informazioni, ma che ripete di averle avute da persone degne di fede, pone le tre domande seguenti: È esatto che la banca nazionale ha effettuato in questi ultimi tempi parecchi invii di oro in Germania? Quest’oro proviene dalla riserva Svizzera? In caso affermativo quali erano i motivi di questi invii?
Le spiegazioni che arrivano,54 invero, non chiariscono gran che: Un giornale di Sciaffusa aveva recentemente annunciato un’importante trasporto di oro a destinazione della Germania, notizia che aveva dato luogo ad ogni sorta di supposizioni. Da fonte autorevole si apprende che si trattava di un semplice scambio di monete d’oro germaniche contro oro in verghe tra la Banca Nazionale Svizzera e la Reichsbank, operazione che avrebbe anzi fruttato un piccolo beneficio alla Svizzera.
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Ma allora esistono davvero questi misteriosi treni carichi d’oro che scorrazzano tra la Germania e la Svizzera! Per noi è veramente un caso insperato quello di esserci imbattuti in uno di essi! Nel 2000 e oltre si cercherà ancora di capire cosa siano in realtà questi strani traffici.
Ticino Una ‘coda polemica’ alle affermazioni di Celio in Gran Consiglio Per capire il clima che circonda il problema dei profughi ebrei, merita una lettura la polemica tra la Gazzetta Ticinese55 e la Libera Stampa.56 Come precedentemente riportato, alla fine del mese di luglio la Libera Stampa aveva pubblicato un articolo che criticava il contenuto del Resoconto 1937 del Dipartimento di Polizia e le parole del presidente Enrico Celio.57 La Gazzetta Ticinese si permette di ‘bacchettare’ severamente il giornale socialista con un lungo articolo di cui è probabilmente autore Fulvio Bolla (nell’articolo lo scrivente afferma di essere lui stesso il relatore, e nel verbale del Gran Consiglio Fulvio Bolla è indicato quale «relatore della Commissione della Gestione»). Scrive infatti: Anche nella questione dell’immigrazione ebrea in Isvizzera e particolarmente nel Ticino, i socialisti nostrani non hanno potuto fare a meno di seguire il loro costume solito, che è quello di ripetere pappagallescamente ciò che dicono i loro compagni di fuori, senza punto cercare di farsi una idea per proprio conto. Avvenne così che, per alcune considerazioni esposte nel rendiconto del Dicastero della Polizia, e per una frase contenuta nel rapporto della Giustizia, i detti socialisti suscitassero rumore in Gran Consiglio e che, non contenti di essere usciti assai male dalla discussione, continuassero poi la polemica sul loro foglio, allo scopo di infilar frasi fatte sul ‘razzismo’ e su tutti gli ‘ismi’ che essi ammazzano una volta al giorno. Non rileveremmo neppure l’articolo di Libera Stampa se esso non ci offrisse il destro di mostrare come i nostri contradditori, quando parlano di cose in ‘ismo’ entrino subito in tale stato di eccitazione da non capire più nulla. L’origine della discussione, si è detto, sta in alcune pagine del rendiconto del Dipartimento di polizia in cui sono spiegate le ragioni per cui si fanno grandi difficoltà agli ebrei che vogliono stabilirsi in Isvizzera. Chi scrive questo articolo, nella sua qualità di relatore della Gestione, fece alcune riserve, le quali, per chi non è acciecato dalla passione, costituivano proprio la condanna di quel razzismo contro cui i socialisti combattono. Era detto infatti nel rapporto che si comprendevano perfettamente le ragioni per cui gli ebrei stranieri non potevano essere accolti in Isvizzera: ma era raccomandato di tener presenti i casi particolari, e di consentire eccezioni alla regola quando ciò poteva essere fatto senza danno nostro. Non significava ciò chiaramente che si approvava la severità in confronto
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degli ebrei, ma solo quando fosse giustificata da ragioni economiche, mentre non si approvava quando poggiava unicamente sulla qualità di ebreo, dello straniero postulante il domicilio in Isvizzera? Il razzismo antisemita ordina di chiudere la porta in faccia ad ogni ebreo straniero per il solo fatto ch’è un ebreo, senza punto chiedergli chi sia, che cosa valga e che cosa voglia. Il solo fatto di chiedere un esame caso per caso implica rifiuto d’accettazione del dogma razzista per cui tutti gli ebrei sono da condannare solo perché ebrei. I socialisti nostrani ritengono invece che non basta rifiutare d’accogliere l’antisemitismo teorico dei germanici; che bisogna, per mostrare la propria buona fede, accogliere in Isvizzera, anzi nel Ticino (poiché la discussione si faceva nel Gran Consiglio ticinese) tutti gli ebrei fuggiti od espulsi dalla Germania, dall’Austria e da altri paesi ancora. Ciò è semplicemente insensato. Il trattamento fatto dalla Svizzera e dal Ticino agli ebrei non è diverso da quello fatto a tutti gli altri stranieri […]. Ma ai socialisti nostrani interessa descriverci come razzisti che approvano la politica di Hitler: forse per utilizzare contro di noi gli articoli delle loro agenzie. La cosa non ci turba menomamente: siamo da tempo abituati ai metodi polemici del foglio socialista. Ma poiché si presentava l’occasione di mostrare ancora una volta come i socialisti ticinesi siano grossolani nei loro trucchi abbiamo voluto rilevare lo sciocco articolo da essi scritto.
Paradossalmente, a questo attacco arrogante, i socialisti rispondono in tono dimesso, come si dovessero giustificare, come se fossero loro dalla parte del torto,58 lamentando di essere stati redarguiti soltanto perché avevano chiesto che non si facessero «discriminazioni tra ebrei e non ebrei, poveri e ricchi, si trattasse tutti alla stessa stregua, a seconda cioè della legge che è già severissima e non ha affatto bisogno di venir peggiorata per gli israeliti. Certe eccezioni, come si vogliono da parte di coloro che pretendono ridurci in polvere svisando idee e fatti, son suggeriti dal baselotto59 e non da simpatia umana». La campagna antisemita dell’ Idea Nazionale Anche l’Idea Nazionale pubblica l’articolo che giustifica la restrittiva politica svizzera d’asilo,60 apparso anche su altri giornali.61 Naturalmente il foglio della Lega approva i provvedimenti di chiusura del governo svizzero nei confronti dei profughi provenienti dall’Austria, anzi la considera insufficiente e avanza il sospetto che gli Ebrei riusciranno comunque ad arrivare e che riusciranno a trovare lavoro nei magazzini ebraici luganesi.62 Sul piano interno, polemizza riguardo al quartiere Sassello di Lugano di cui viene decisa la bonifica,63 insinuando che la «vecchia contrada» della «bella Lugano lombarda» sarà demolita per fare posto a un ghetto di lusso «a vantaggio dell’alta finanzia ebraico-tedesca che si maschera sotto
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un nome tristemente celebre negli annuali semitici-massonici e marxisti». Questa polemica viene condita con le ormai note calunnie antiebraiche, nella fattispecie nei confronti di Ernesto Nathan (eletto sindaco di Roma nel 1907), di origine ebraica, che a Roma avrebbe fatto incendiare il quartiere popolare della Suburra, mentre il vescovo di Lugano Bacciarini (all’epoca parroco a Roma) si sarebbe prodigato a soccorrere le vittime di questo incendio, i poveri rimasti senza tetto, da buon cristiano. Naturalmente L’Idea Nazionale si compiace per la svolta razzista in Italia.64 Per la parte teorica, il settimanale nazionalista ospita due articoli di G. Maggiore tratti dalla Critica Fascista. L’uno per convincere i suoi lettori che il razzismo italiano è conciliabile con i precetti della Chiesa cattolica,65 l’altro per accorpare un’accozzaglia dei più biechi luoghi comuni antisemiti.66
Italia L’Istituto per la ‘bonifica umana e la conservazione della razza’ In Italia, non si è ancora placato lo scompiglio provocato dalla presentazione delle tesi dei professori razzisti che, all’inizio di agosto, si ha notizia della «creazione a Roma di un Istituto per la bonifica umana e la conservazione della razza». La Gazzetta Ufficiale informa che «allo scopo saranno stanziati 10 milioni di lire».67 Notevole è lo sforzo, da parte del Governo, per accreditare l’idea che la politica sulla razza sia in primo luogo volta alla salvaguardia della ‘razza italiana’. A questo proposito Il Corriere del Ticino68 tenta di spiegare che, solo apparentemente, essa è volta prioritariamente contro gli Ebrei, ma che in realtà questa politica impegna l’Italia in una azione di vasta portata, a carattere demografico e sociale, che deve tendere principalmente alla difesa della razza. Sotto questo punto di vista, essa si collega con le direttive già seguite dal governo fascista in vari campi, come in quello della «bonifica umana»: educazione fisica, incremento della natalità, premi nuziali, Opera per la protezione della maternità e dell’infanzia.
In questa direzione va anche la notizia riportata dalla Gazzetta Ticinese,69 secondo cui «la statura media degli italiani è aumentata e di conseguenza verranno aumentati i limiti per l’entrata nell’esercito,
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a m. 1,65 (fanteria) e a 1,75 (Reali Carabinieri)», e che «questo miglioramento fisico della media degli italiani viene ascritto, nei commenti che i giornali fanno seguire al comunicato, alla politica svolta dal regime per il rinvigorimento della razza». La scuola: studenti e docenti ebrei Nel frattempo viene diffuso il comunicato ufficiale del primo provvedimento discriminatorio governativo. Bersaglio di questo decreto sono gli studenti ebrei stranieri. Il comunicato ufficiale recita: «a datare dall’anno scolastico 1938-39 è proibita l’ammissione alle scuole italiane di ogni grado degli studenti ebrei stranieri, anche se dimoranti in Italia».70 Anche i docenti verranno coinvolti in questa discriminazione. Prima della fine del mese di agosto, un’anticipazione di stampa71 annuncia che: Nel quadro della campagna della politica razzista in Italia, Bottai, ministro dell’Educazione, ha emanato un decreto che non è stato ancora pubblicato e secondo il quale i maestri ebrei delle scuole primarie e medie dovranno essere eliminati dall’insegnamento a partire dal primo ottobre. Eccezioni non saranno ammesse che in casi speciali, e sottoposti alla approvazione del ministro dell’educazione nazionale. Lo scopo di questa ordinanza è di ridurre al minimo, per il prossimo anno scolastico che comincia il primo ottobre, il numero dei membri ebrei del corpo insegnante. L’esecuzione del decreto è facilitato dal fatto che tutti i maestri devono di anno in anno essere confermati nelle loro funzioni dai direttori delle scuole. Le domande di prolunga provenienti dal personale ebreo saranno dunque tutte respinte, salvo qualche rara eccezione. Nell’avvenire tutti i candidati ai posti di maestro dovranno fornire la prova che non sono di origine ebrea. Per decidere dell’attitudine a praticare l’insegnamento, si terrà conto nell’avvenire dei servizi resi alla nazione dal candidato o dalla sua famiglia.
Nel frattempo viene preannunciata dalla stampa l’introduzione di un numerus clausus nelle università.72 Secondo questo ventilato provvedimento [il numero degli] studenti universitari che potranno iscriversi in alcune università italiane sarà limitato. Questa limitazione è giustificata dalla necessità di permettere agli studenti di seguire con maggior agio i corsi e gli esperimenti di laboratorio. All’Università di Roma non potranno iscriversi oltre a 15 mila studenti e a quella di Napoli 10 mila. Sarà data la preferenza ai candidati abitanti nelle rispettive province di Roma e Napoli.
Il decreto non accenna minimamente a discriminazioni nei confronti degli Ebrei, ma l’agenzia Havas presume che verrà data la prece-
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denza agli studenti di pura razza italiana e che il numerus clausus riguarderebbe in realtà gli studenti di origine ebraica. Come vedremo, le cose prenderanno un’altra piega, perché la questione degli Ebrei nella scuola italiana, a partire dall’anno scolastico 1938-39, sarà affrontata e risolta dal governo italiano in maniera ben più drastica e radicale di quanto non facciano presagire i due decreti preannunciati e le supposizioni avanzate dall’agenzia Havas. Una nota dell’Informazione Diplomatica73 Per cercare di dare una risposta alle molteplici domande suscitate dalla repentina svolta razzista del regime, L’Informazione Diplomatica, considerato il foglio portavoce del Governo di Roma esprime il suo pensiero74 spiegando che «il problema della difesa della razza è stato posto dal fascismo fin dal 1919. Dopo lo sviluppo delle colonie italiane la questione è diventata urgente e il governo presterà tutta la sua attenzione alla conservazione della purezza della razza». La nota prosegue ricordando che «il governo ha già fatto conoscere il suo atteggiamento nei riguardi degli ebrei e che non vi è contro di loro nessuna persecuzione in vista. Gli ebrei sono in Italia nella proporzione dell’uno per mille della popolazione ed è giusto che questa proporzione sia osservata nell’insieme della vita dello Stato». Concludendo, sottolinea che «non sono gli ebrei quelli che si possono lamentare del razzismo, giacché essi sono fra i più ammirevoli razzisti. È perciò, che è ormai tempo che il razzismo sia applicato». E annuncia un censimento speciale degli Ebrei in Italia. Queste considerazioni vengono accolte, in generale, come un segnale di moderazione, come se il fascismo stesse ‘tirando i remi in barca’75 e non fosse intenzionato a infierire contro la minoranza ebraica. Persino il Popolo e Libertà, che solitamente ha un atteggiamento critico verso il fascismo, si lascia prendere la mano dall’entusiasmo e pubblica un articolo dal titolo «Si fa giudizio»,76 nel quale definisce il contenuto della nota «un sapiente… addolcimento che va accolto con piacere», e di cui sottolinea due passaggi cruciali: «discriminare non significa perseguitare. Questo va detto ai troppi ebrei d’Italia e di altri paesi, i quali ebrei lanciano al cielo inutili lamentazioni passando con la nota rapidità dall’invadenza e dalla superbia all’abbattimento e al panico insensato», e «in Italia vi è un ebreo su mille abitanti». E afferma che «d’ora innanzi la partecipazione degli ebrei alla vita globale dello Stato dovrà essere e sarà adeguata a tale rapporto».
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Il censimento degli ebrei Il censimento degli Ebrei preannunciato nella nota dell’Informazione Diplomatica diviene subito operativo. Sulle colonne del quotidiano La Tribuna viene comunicato l’avvenuto «inizio del censimento di tutti gli ebrei residenti in Italia e nelle colonie italiane» e si precisa che «sarà tenuto conto di principi razzisti e non religiosi: come ebrei verranno quindi considerati anche gli israeliti convertiti ad un’altra religione».77 Fare l’inventario di una minoranza, in questo preciso momento storico, non può che far apparire evidente, a chi non è interessato a chiudere ambedue gli occhi, che scopo del censimento è di quantificare gli Ebrei italiani in modo da giustificare e facilitare i provvedimenti antisemiti previsti, ossia di procurarsi dati precisi per poter ‘ridurre’, come preannunciato dalla nota dell’Informazione Diplomatica, l’influsso ebraico alle proporzioni dell’uno per mille in tutti i campi della vita sociale italiana, e quindi sul terreno politico, finanziario, economico, artistico, letterario, scientifico e culturale in genere.78 Il censimento, effettuato nell’agosto 1938, sarà una vera e propria schedatura,79 più che un rilevamento statistico, e i suoi effetti risulteranno assai tragici in seguito, dopo l’8 settembre 1943. I dati raccolti faciliteranno la Repubblica Sociale Italiana e i tedeschi invasori d’Italia nella ricerca degli Ebrei e nella loro identificazione come tali. In assenza dei protocolli di questo censimento sarebbe stato molto più arduo il compito dei persecutori e molto più facile per gli Ebrei mimetizzarsi in mezzo al resto della popolazione italiana, e sfuggire agli arresti e alle deportazioni. Numerus clausus I giornali italiani di regime si danno da fare a comunicare ai loro lettori le cifre che dovrebbero dimostrare la drammaticità della situazione e la necessità di urgenti rimedi, prima che il censimento sia definitivo. La Stampa di Torino dichiara che la popolazione ebraica italiana ammonta a 60 mila individui secondo il censimento effettuato nel 1931, (47 mila si sono dichiarati tali, e più di 12 mila «praticano la religione ebraica, ma non si sono dichiarati israeliti») e sottolinea che il 90 per cento di essi «è impiegato nell’industria, nel commercio e nelle professioni liberali, mentre soltanto 8 su cento sono attivi nell’agricoltura».80 I giornali italiani si premurano di far sapere che «come è noto ci sono organizzazioni finanziariamente potentissime, come quella delle Assicurazioni Generali, che sono quasi totalmente nelle mani degli ebrei,come pure importanti orga-
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nizzazioni industriali e bancarie» ma che si sta provvedendo, ossia si stanno «preparando dei provvedimenti intesi a ridurre la partecipazione degli ebrei ai Consigli di amministrazione ed alle funzioni direttive di aziende industriali bancarie ed assicurative» e inoltre «questi provvedimenti limitativi verranno estesi anche alle aziende giornalistiche ed ai pubblici uffici». In sostanza, da quanto riferiscono circoli ‘bene informati’, il Governo «sta studiando l’adozione di un numerus clausus per gli ebrei nei posti di comando, nelle aziende commerciali, finanziare ed industriali».81 Epurazioni, destituzioni e dimissioni L’epurazione, volontaria o indotta, degli Ebrei dalle cariche pubbliche diventa in breve tempo operativa. Le prime notizie su questo fronte sono le seguenti: «Nel quadro della campagna razzista si annuncia da Ancona che l’israelita Mario Jonin ha rassegnato le sue dimissioni da vice-presidente del Consiglio provinciale delle corporazioni. Da Trieste si apprende che il podestà Paolo Salem, ebreo d’origine, ha rassegnato pure le dimissioni».82 Meritano una citazione le considerazioni di Farinacci sulle pagine del Regime Fascista,83 a proposito delle dimissioni rassegnate da Mario Jonin, «buon fascista ma ebreo»: «il suddetto intelligente camerata ha meritato la simpatia» mentre «tutti gli ebrei, persone intelligenti» sono invitati «a seguire il suo esempio ed a stare tranquilli che non saranno perseguitati da nessuno, anzi in Italia gli ebrei potranno vivere liberamente, perché la nazione offre loro innumeri attività non escluse fra queste l’agricoltura, che ha terra ancora da lavorare e terra da saggiamente fecondare». Il commento del giornale termina con l’esortazione di Farinacci, che si esprime in questo modo: «Da buoni amici vogliamo consigliare in questo momento agli ebrei di non sfatare la leggenda che li dice furbi e intelligenti». Anche nell’esercito si registrano dimissioni importanti: «Alto ufficiale che vuol dimissionare: Si apprende da fonte degna di fede che il comandante della base navale di Rodi,Aldo Ascoli, ha presentato le sue dimissioni al governatore dell’Isola. Il governatore Cesare Maria De Vecchi le ha però rifiutate. Negli ambienti ben informati di Roma si crede che il gesto dell’ufficiale superiore è in relazione alla campagna antisemita».84 Le argomentazioni della stampa italiana Sono in particolare la Gazzetta Ticinese85 e Il Corriere del Ticino86 che si fanno portavoce, in questo momento, delle informazioni e argomentazioni della stampa fascista italiana sulla situazione degli Ebrei nella peni-
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sola. Si informa il pubblico ticinese che Il Popolo d’Italia recrimina il fatto che recentemente sono giunti «fitte nuvole in Milano» di ebrei provenienti dalla Germania o dai paesi danubiani-balcanici, mentre nel resto d’Italia ne sono recentemente immigrati, con documenti temporanei e con scarse disponibilità di mezzi, dai 50 ai 60 mila, e si aggiunge «che questi ebrei tendono poi a insediarsi stabilmente protetti dalla solidarietà e dall’assistenza del razzismo ebraico creando un grave problema di concorrenza illecita».Anche gli altri giornali fascisti continuano la loro campagna: Il lavoro fascista afferma che «il momento storico esige una oculata difesa dell’integrità della razza anche nei riflessi di eventuali immigrazioni di senza patria». Citando un passo laddove Giorgio Pini,87 sul Giornale d’Italia, asserisce: «Nessuno si atteggi preventivamente a vittima: il fascismo provvederà semplicemente alla difesa della razza italiana, alla legittima, necessaria ed elementare difesa, senza nessuna libidine persecutoria», il giornalista della Gazzetta Ticinese non coglie il tono sprezzante e derisorio, intravedendo la rassicurazione «che il fascismo, in fatto di antisemitismo, non intenda fare suoi i principi intransigenti del razzismo germanico». Si ha poi modo di apprendere che lo stesso Pini se la prende anche con coloro che sono, a suo parere, i più acerrimi nemici del razzismo italiano, ossia gli intellettuali italiani affetti da cosmopolitismo, i razzisti più arrabbiati, come gli inglesi e gli Ebrei, oppure i popoli «che sentono perduto ogni vigore di razza, perché in fase decadente, come i francesi che sono ridotti a naturalizzare i rospi e gli scarti delle altre nazioni». Sempre sulle pagine del Giornale d’Italia si lamenta che critiche alla politica razzista italiana siano giunte dagli Stati Uniti,88 che hanno adottato, fin dal 1924, una legge sull’immigrazione che «creava una discriminante di qualità e di quantità fra gli immigrati delle differenti razze e nazioni, che si recavano negli Stati Uniti, dando la preferenza agli anglo-sassoni e alle razze nordiche». La nascita di una nuova rivista: La difesa della razza di Telesio Interlandi Mentre il quotidiano Il Piccolo di Trieste, accusato di filosemitismo, subirà una profonda trasformazione,89 nasce una nuova testata, una rivista specificamente razzista: La Difesa della Razza. Il primo numero di questo periodico italiano, che si occupa dei problemi razzisti, ha raggiunto una tiratura di 75 mila esemplari,90 ed è diretto da Telesio Interlandi91 che già si era distinto sul Tevere con i suoi veementi articoli antisemiti. Sulla copertina si può leggere che segretario di redazione della rivista è Giorgio Almirante.92 Nel primo numero di questa pubblicazione, con-
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sacrata alla ‘difesa della razza’, è indicato tutto il suo programma con le seguenti linee: «Lottare contro gli ebrei significa aumentare l’irradiazione spirituale del nostro paese specialmente nell’Oriente europeo, nella penisola balcanica e presso il mondo arabo».93
Il pensiero dei giornali ticinesi sulla politica razzista italiana L’Avanguardia94 Il giudizio che l’Avanguardia esprime sul razzismo in Italia è categorico e senza indulgenze: La dichiarazione degli universitari fascisti per la politica razzista era niente altro – e l’abbiamo subito avvertito – che una manovra ordinata da Mussolini. Avanzata questa prima pedina, la stampa ha ricevuto l’ordine di fare la campagna: e ora è Mussolini in persona che interviene con pubbliche dichiarazioni a dire che tirerà dritto anche nella questione della razza. Com’è facile ai dittatori rovesciare gli atteggiamenti! Fino a qualche mese fa, i giornali italiani obbedivano al comando governativo di non toccare il tasto razzista se non per significare che Roma non si associava alla guerra di razza proclamata da Hitler agli ebrei fin dal giorno in cui saliva al potere. Perché intendiamoci bene: il razzismo nella pratica nazista e in quella che sta per instaurare il fascismo non vuol dire altro che antisemitismo, spoliazione delle fortune ebree e sostituzione di elementi fascisti e hitleriani nelle professioni, cariche, negozi dove più sensibile è la concorrenza ebrea. Mussolini sperava di concludere l’accordo con l’Inghilterra e poi con la Francia, di avere i prestiti a Londra e a Parigi: ed è notorio che l’alta banca internazionale è ebrea in buona parte: ed è non meno pacifico che la campagna razzista avrebbe indisposto l’opinione pubblica anglo-sassone e francese nei riguardi di Mussolini. Così restando il Duce senza i prestiti londinesi e parigini e con prospettiva lontana d’averli, la situazione cambia. La manovra di questi giorni è a un tempo un tentativo di ricatto e una dimostrazione di inquietudine. Mussolini spera – e sperava facendo buttar fuori ai professori del regime la minaccia contro gli ebrei italiani – che i semiti d’Italia premano su quelli inglesi per la concessione all’Italia dell’ambita fornitura d’oro. Se questo tentativo fallisce, metterà le mani sulle ricchezze dei semiti d’Italia, scaccerà professori e professionisti e commercianti ebrei dai loro posti e sarà pure una piccola risorsa per tirare innanzi.
La Libera Stampa95 Medesima severità di giudizio proviene dalla Libera Stampa, che esprime il suo pensiero in proposito con diversi articoli pubblicati lungo il corso del mese. In particolare, ritiene che si debba:
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tenere calcolo della necessità assoluta nella quale si trova un regime come quello fascista di mantenere una atmosfera di eccitazione, di tenere il paese col fiato sospeso, od almeno tenere allenati i quadri fascisti fornendo loro dei nuovi bersagli. Chi si ferma muore: è una parola d’ordine cara a Mussolini e che egli ripete sempre più in questi ultimi tempi. Purché la macchina totalitaria non si fermi, non abbia delle perdite di velocità, qualsiasi lubrificante è buono: e questa è la volta dell’antisemitismo. Tuttavia all’infuori di questa ragione generale, la dichiarazione del 14 luglio che annunciava al mondo la scoperta della razza italiana risponde a dei fini politici più precisi e più diretti [… ossia] una penetrazione evidente delle teorie e soprattutto degli slogan nazisti nel fascismo italiano, come una conseguenza diretta ed inevitabile della politica dell’asse Berlino Roma, cioè della politica di Berlino adottata da Roma. Che nessuno s’inganni: gli ebrei sono il bersaglio immediato ma si mira più lontano: la democrazia, l’Inghilterra, la Francia, l’Urss [… e inoltre] si aggiunge la prospettiva di trovare nell’antisemitismo delle risorse per l’azione del fascismo nell’Europa orientale. [… oltre a ciò] l’Italia fascista ha trovato una nuova formula ideologica per l’azione di provocazione che essa ha fatto e continua a fare in Palestina e nell’Africa del Nord.
Il Popolo e Libertà96 Sono i propri sentimenti morali e religiosi che portano il Popolo e Libertà a deplorare la politica razzista inaugurata in Italia. Le obiezioni principali vengono espresse riferendosi, e dando grande risonanza, alle parole del Papa contro il razzismo pronunciate nel discorso ai Seminaristi di Propaganda Fide.97 Quanto all’antisemitismo stesso le considerazioni sono quelle che seguono: Esso è una cosa nuovissima per l’Italia – e siccome questa cosa nuovissima viene dopo l’esperimento nazista e dopo l’asse Roma-Berlino, ecco che si ha ragione di ritenere che l’Italia, in forza dell’asse, imita quell’esperimento, poco importa se l’imitazione si arresta alla distinzione e non giunge alla persecuzione. Non giunge per ora: in quanto una volta dato il via al principio razzista non si può dire dove si andrà a finire. Se la faccenda dell’imitazione considerata nel quadro generale della questione razzista, può avere un’importanza relativa, considerata da un punto di vista spiccatamente politico, ha un’importanza che nessuno può ignorare. Imitare nel male è un segno di debolezza per tutti: per gli Stati è un segno di asservimento.
Su posizioni analoghe si trova il settimanale Il Guardista98 che ha pubblicato diversi articoli imperniati intorno alle parole del Papa. Il Corriere del Ticino99 Mostra invece comprensione per le scelte italiane il Corriere del Ticino, che afferma: «amici o nemici del nuovo razzismo italiano non hanno
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compreso troppo bene il senso di questo movimento. Si tratta certamente di un derivato delle idee nazionalsocialiste, ma di un prodotto che cerca e trova il proprio cammino e che ha una base metafisica molto più che l’idea di Hitler e Rosenberg». Il giornale di Lugano minimizza l’aspetto riguardante gli Ebrei e preferisce sottolineare quelli che reputa gli aspetti positivi della politica razziale, realizzati con «una azione di vasta portata, a carattere demografico e sociale di difesa della razza» mediante provvedimenti di bonifica umana: educazione fisica, incremento della natalità, premi nuziali, protezione della maternità e dell’infanzia. D’altronde, rassicura il giornale: l’Italia non farà dell’anti-semitismo, e cioè si asterrà da ogni persecuzione vera e propria degli ebrei. Ma questi sono 44 mila in confronto di una popolazione di 44 milioni circa di anime, cifra da controllare mediante un prossimo censimento. Sicché la partecipazione effettiva dell’elemento ebraico alla vita nazionale dovrà essere di uno a mille. In altri termini, si vuole impedire qualsiasi ulteriore invadenza dell’ebraismo sul terreno politico, finanziario, economico, artistico, letterario, scientifico e culturale in genere.
Quanto alle cause di quello che sta avvenendo, il Corriere del Ticino conclude: Saremmo tuttavia ingiusti se non affermassimo la buona parte di responsabilità che incombe agli stessi ebrei, non agli israeliti italiani, che pagheranno per gli altri, ma agli importuni e agli energumeni che, da un sicuro rifugio, non hanno mai cessato di predicare l’odio contro la nuova Italia. Essi hanno seminato vento e toccherà ai loro fratelli di razza, per la maggior parte innocenti o profondamente devoti alla loro patria, di raccogliere la tempesta.
Il Giornale del Popolo100 Quest’ultima considerazione, che gli Ebrei siano gli artefici del loro male, è condivisa dal Giornale del Popolo. Nel suo editoriale del 7 agosto si legge infatti che «bisogna ricordare che la campagna contro gli ebrei in Italia ha origini esclusivamente economiche» e che l’antisemitismo sarebbe stato provocato dagli Ebrei stessi che «sia con manovre borsistiche, sia con l’attività speculatrice della crisi» hanno minacciato «l’economia nazionale in alcuni punti di particolare sensibilità, come la valuta e le materie prime». Inoltre, proprio negli ultimi tempi: si è manifestata evidente la sproporzione degli ebrei, nelle arti, e nei posti direttivi più redditizi: sproporzione che ostacola il collocamento delle giovani forze che escono dalle Università
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e stentano a trovare lavoro. Uno sfollamento degli elementi ebraici lascerebbe dunque scoperto un numero notevole di posti a favore di non ebrei. Ma il più bello si è che la sola minaccia di provvedimenti razzisti sta già fruttando un notevole vantaggio all’erario. Gli ebrei infatti, per mettere in salvo le loro proprietà, vanno febbrilmente formando società anonime nelle quali conferiscono i loro beni immobili, pagando la tassa che si aggira intorno all’8% del Capitale nominale, dietro a cui si allineano immancabilmente altri proventi fiscali.
D’altro canto la parola ‘razza’, secondo il Giornale del Popolo, «ha un senso inferiore nel linguaggio del Bel Paese» ed è del parere che il razzismo in Italia «non avrà menomamente le fasi tragiche e brutali dell’antisemitismo nazista e nemmeno assumerà, si spera, i puerili e talvolta comici atteggiamenti della follia ariana» e infine, «al tirar delle somme il razzismo Italiano non presenta quella gravità che potrebbe avere se, oltre a compiacere Berlino, seguisse esattamente le orme tedesche». Per quanto concerne le opinioni del Giornale del Popolo sugli Ebrei e sul modo di affrontare ‘il problema ebraico’, si riferirà successivamente. La Famiglia101 Il settimanale esprime la propria soddisfazione sul fatto che in Italia il razzismo, «così come finora è proposto, sia diversissimo da quello germanico e, per intanto, non abbia contenuto contrario all’insegnamento della Chiesa» e conclude che «dopo certe frasi color oscuro» fa piacere il «sapiente addolcimento del razzismo in Italia» venuto dalla nota dell’Informazione Diplomatica nella quale si affermava che «la politica razzista è urgente e necessaria per difendere la razza italiana dalle possibili contaminazioni con i negri africani», e che «per gli ebrei lo scopo è quello di ridurre i loro effettivi nei posti di influenza alla misura dell’uno per mille che è la proporzione ebrea sulla massa della popolazione italiana». Il Dovere102 Contradditoria è senz’altro la posizione de Il Dovere che, come rilevato in precedenza è assai avaro di commenti riguardo al razzismo italiano. In agosto, sul tema, pubblica un solo articolo di prima pagina, firmato «dal nostro corrispondente romano Lino Papa». E si tratta di un articolo che si potrebbe definire ‘disinvolto’. Dopo aver parlato dei dissidi tra la Chiesa e il Fascismo (vedi par. successivo), esprime il convincimento che «i provvedimenti continueranno senza soste e con un
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obiettivo ben preciso: eliminare l’elemento israelita, particolarmente quello di recente interpretazione, da ogni attività che tocchi da vicino la vita del paese». L’articolo termina con la seguente considerazione: Le misure attuali dell’Italia, che seguono, con lenimenti notevoli, a quelle della Germania, procedendo quasi a pari passo con quelle che si delineano in Ungheria e Romania, varranno a porre il problema in tutta la sua crudezza ed in tutta la sua estensione. Potrebbe essere la volta buona ch’esso trovi una conforme soluzione generale. Certo che non può continuare molto a lungo ancora il giuoco delle diverse nazioni che gettano in campi neutri, o reputati tali, gli ebrei loro, nostrani o importati, come fossero delle palline di gomma con le quali ci si diverte al tennis.
La contraddizione a cui si accenna sopra, sta nel fatto che come nota a pié di pagina riferita al sottotitolo «Lettere da Roma», la direzione del giornale ha ritenuto mettere, stampata in caratteri invero assai piccolini e poco appariscenti, questa nota di redazione: «e che noi pubblichiamo esclusivamente come tali rimanendo inequivocabile ed assoluto il nostro dissenso dalla politica razzista ed antisemita».
La Chiesa Cattolica La disputa tra il Vaticano e il Fascismo Contemporaneamente alla pubblicazione delle tesi dei professori razzisti, sta raggiungendo il suo apice un conflitto che turba gli ottimi rapporti tra la Santa Sede e il Fascismo che regnavano, salvo qualche diverbio subito risolto nel 1931, fin dai tempi della firma dei Patti lateranensi nel 1929. Oggetto della disputa è l’Azione Cattolica, da qualche tempo presa di mira da alcuni settori del fascismo, sia verbalmente, con la pretesa di non tollerare oltre la doppia appartenenza alle due organizzazioni (Partito Fascista e Azione Cattolica), sia materialmente, mediante aggressioni da parte di squadristi fascisti ad alcune sedi dell’organizzazione ecclesiale.103 Il Giornale del Popolo ne riferisce ampiamente in un articolo intitolato «Il fascismo alla scuola del nazismo»,104 dal quale si apprende che «c’è una voglia matta di scatenare la lotta all’Azione Cattolica» considerata disfattista e poco patriottica. «È la tesi dell’ineffabile Farinacci» continua il giornale, «ma Farinacci ha fatto scuola ed ecco che a Bergamo si brucia in pubblico il giornale cattolico e il
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capo dei sansepolcristi105 telegrafa al ‘federale’ felicitandolo per questo ‘gesto virile’ (evviva la razza!) e per dire che “è tempo di strappare, e non solo a Bergamo, la sporca maschera dalle sporche facce dei più sporchi tollerati profittatori”». Nel ben noto discorso del 29 luglio rivolto ai seminaristi di Propaganda Fide,106 Pio XI non aveva separato i due temi (razzismo e ostilità all’Azione Cattolica) ma aveva rivolto i suoi rimproveri e i suoi moniti sia all’uno sia all’altro, per cui non è facile comprendere esattamente quale delle due questioni fosse quella prevalente, e quale fosse invece usata in modo strumentale. Di fronte al dissidio tra la Chiesa e il fascismo, le valutazioni apparse sulla stampa cattolica sono evidentemente diverse da quelle che si possono leggere sulla stampa laica liberale e socialista. Un punto sul quale le opinioni di quasi tutti concordano, è che il Vaticano e il fascismo non hanno né il desiderio né l’interesse a farsi reciprocamente la guerra, e che il dissidio sarà senz’altro appianato entro breve termine, come del resto avverrà con un accordo raggiunto il 22 agosto, in seguito a un incontro tra il Segretario del Partito Fascista Starace e il presidente dell’Azione Cattolica Italiana,Vignoli.107 Nei giorni a cavallo della conclusione della pacificazione si registrano ancora alcune sonanti bordate reciproche che, quale arma, usano argomenti inerenti al razzismo. Dello scontro, il 13 agosto ne parlano alcuni giornali ticinesi:108 si tratta di una risposta dell’Osservatore Romano a una nota della National Zeitung di Essen, riguardante il recente discorso del Papa ai seminaristi di Propaganda Fide. L’organo vaticano, dopo aver deplorato la stampa italiana per non aver pubblicato il discorso, rettifica certe interpretazioni date alle parole del Sovrano Pontefice e afferma che si è parlato arbitrariamente a proposito di questo discorso di propaganda a favore dell’ebraismo internazionale. Si tratta invece del Vangelo di carità, di fraternità e di pace internazionale stabilito da Gesù Cristo, insegnato dalla Chiesa, contro tutte le passioni e le forze che negano questi principi umani e cristiani, provocando dei contrasti, degli ostracismi, delle persecuzioni […] se l’ebraismo dovesse essere una forza egoistica, di dominazione, di persecuzione non potrebbe temere un più grave avvertimento di quello della Chiesa; se invece l’ebraismo è vittima di miserie, di pene e di persecuzioni, non potrebbe augurarsi migliore tutela.
Intanto si apprende dalle pagine della Gazzetta Ticinese109 che i giornali fascisti hanno ripreso e messo in evidenza un brano recentemen-
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te pubblicato dall’Osservatore Romano, che contiene ragguagli sul regime riservato agli Ebrei sotto l’egida della Chiesa, ai tempi del potere temporale del Papa. In tale passo dello scritto del foglio vaticano è detto, fra le altre cose, che per un accordo intervenuto tra il potere civile e religioso: se si proibiva ai cittadini cristiani di forzare gli ebrei a passare alla religione cattolica, di turbare le loro sinagoghe, i loro sabati e le loro feste, si proibiva d’altra parte agli ebrei di coprire in pubblico cariche civili, militari e tale incapacità era estesa anche ai figli degli ebrei convertiti. Le precauzioni riguardavano gli esercizi professionali, l’insegnamento e persino il commercio.
In occasione di una sua seconda visita agli stessi alunni di Propaganda Fide, vi è poi, il 16 agosto, un’altra esternazione del Papa, mediante la quale mette in guardia contro il nazionalismo esagerato: «V’è posto per il nazionalismo giusto e moderato, associato a tutte le virtù, ma guardatevi dal nazionalismo esagerato come da una vera maledizione, perché questo nazionalismo è causa di divisioni continue e non si preoccupa delle guerre».110 Va registrato che il Giornale d’Italia, commentando l’accordo raggiunto tra il ministro segretario del partito Starace e il presidente dell’Azione Cattolica Italiana, scrive che «la questione della razza entra esclusivamente nel campo politico nazionale e la Chiesa è al di fuori della condotta della politica nazionale».111 Affermazione non condivisa dall’Osservatore Romano che la confuta affermando che «il razzismo non è una questione politica, ma costituisce un pericolo morale e perciò resta di competenza della Chiesa […] il razzismo non è un tema politico, bensì un pericolo per la grande famiglia umana e cristiana».112 La polemica continua spostandosi in un campo più teorico e teologico. Ne riferisce il Corriere del Ticino:113 molti giornali fascisti ricorrono ora alla storia per affermare che, ben prima dell’Italia, la Chiesa Cattolica, ha condotto la lotta contro gli ebrei. Nel suo ultimo numero il settimanale Meridiano di Roma giunge fino a sostenere la tesi del razzismo della Chiesa mettendo in rilievo il fatto che non c’è mai stato in seno del Sacro Collegio un cardinale di colore e che il trono di San Pietro non è mai stato occupato che da uomini di razza bianca. Altro esempio: una agenzia – riportata da molti giornali italiani – è giunta ad affermare che, in base all’articolo 987 del diritto canonico, i figli degli Ebrei non potevano essere ordinati sacerdoti.
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Il Corriere del Ticino osserva poi che: L’Osservatore Romano si è sforzato di far notare che l’articolo in questione tocca non gli ebrei in particolare ma tutti i non cattolici e che, per giunta, le disposizioni canoniche prevedono delle dispense. È in tal modo che i due fratelli Ratisbonne, ebrei convertiti, diventarono preti e si votarono alla conversione del popolo ebreo.
Dagli argomenti emersi in queste polemiche non giunge nessun segnale che lasci trapelare che la Chiesa disapprovi, in linea di principio, provvedimenti antiebraici, anzi, lo stesso Osservatore Romano, non ha nessun ritegno a ricordare che la Chiesa ne ha a suo tempo applicati di assai severi.114 Quanto al ventilato filosemitismo di Pio XI, le opinioni possono divergere. Oggettivamente, non si trovano nelle affermazioni del Papa dichiarazioni forti, tali da suffragare inequivocabilmente questa ipotesi. È vero anche però che mancano espressioni di esplicita condanna delle persecuzioni e di vera solidarietà per gli Ebrei. È nota, in tutto il suo pontificato, un’unica occasione in cui ha deplorato l’antisemitismo ricordando l’origine semita della religione cristiana. Ciò è avvenuto il 6 settembre 1938, in occasione della visita di un gruppo di seminaristi belgi.115 La supposizione che effettivamente Pio XI nutrisse qualche simpatia verso gli Ebrei, ma trovasse ostilità in Vaticano a questo suo sentimento, potrebbe avere fondamento se si considera che di fronte all’accusa di filosemitismo rivolta a Pio XI, l’Osservatore Romano si affretta a smentire asserendo che si tratta di una «affermazione arbitraria».Anche la frase successiva, tutta al condizionale «se l’ebraismo dovesse essere una forza egoistica, di dominazione, di persecuzione non potrebbe temere un più grave avvertimento di quello della Chiesa; se invece l’ebraismo è vittima di miserie, di pene e di persecuzioni, non potrebbe augurarsi migliore tutela» è assai ambigua e può prestarsi a interpretazioni differenti a seconda delle necessità, ma certamente testimonia una solidarietà quanto meno condizionata. L’opposizione al razzismo, che traspare dalle affermazioni del Vaticano, risulta essere di natura squisitamente teorica, mentre la realizzazione pratica dello stesso è esecrabile solamente fintanto che si trovi in contrasto con la dottrina della Chiesa. Insomma come spiega chiaramente Urbicus, corrispondente da Roma del Giornale del Popolo, il razzismo non inquieta se è una «pratica» mentre preoccupa assai se è «un’ideologia».116
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Valutazioni dei giornali ticinesi sul conflitto tra la Chiesa e il Fascismo Il Giornale del Popolo, che considera la pace religiosa tra Chiesa e Stato fascista come un bene assoluto per l’Italia e per la cristianità, si preoccupa in particolare per le contingenze attuali che hanno messo l’armoniosa convivenza di queste due entità in momentaneo pericolo. In un articolo dal titolo «Lettere Vaticane. Momento di attesa», firmato dal suo corrispondente ufficiale da Roma, Urbicus, si sottolinea che, se all’estero vi sono grandi preoccupazioni in seguito alla «nuova tambureggiante campagna per il razzismo»,117 le cose da Roma sono viste in una prospettiva diversa. Prosegue infatti affermando che: bisogna anche dire oggi che, malgrado tutto, precisamente qui si è molto più ottimisti di quel che può sembrare all’estero intorno alla situazione religiosa in Italia. Il razzismo finora si presenta più come una pratica che come un’ideologia. A giudicare dalle norme e istruzioni impartite non si tratta nemmeno di un vero antisemitismo, ma di un complesso di provvedimenti atti a rallentare e fermare l’invasione degli ebrei profughi dalla Germania, dall’Austria e dalla Polonia, nonché a mantenere entro certi limiti la proporzione dell’elemento ebraico nelle professioni e nelle classi superiori della vita sociale. Di un più netto carattere antisemita sono invece certe misure politiche d’allontanamento degli ebrei dalle cariche pubbliche. È evidente che se le cose dovessero restare in questi termini, gli interessi religiosi del popolo italiano non sarebbero intaccati. Il pericolo è piuttosto nella parola ‘razzismo’, che fin da principio è apparsa come una porta aperta verso le aberrazioni ideologiche tedesche, verso il mito del sangue con tutto quello di ingiurioso alla dignità umana, all’universalità del cattolicismo, ai diritti della giustizia che caratterizza appunto la dottrina rosenberghiana e nazista, la quale inoltre vuole sostituirsi alla dottrina del cristianesimo, ponendosi senz’altro come religione e nuova fede della grande Germania.
Premesso che in Italia i fatti non si presentano in questa luce, sostiene che ciononostante «dolgono soprattutto alla Santa Sede il silenzio imposto specificamente ai giornali cattolici sull’argomento razzista, lo stillicidio di più o meno velate allusioni alle dichiarazioni pontificie, le minacce all’Azione Cattolica e gli attacchi al Cardinale Pizzardo». Alludendo evidentemente al fascismo, l’articolo si conclude con la considerazione: La Chiesa non dimentica mai di essere madre anche quando i figli le danno dispiaceri. Condiscendente in tutto quello che è possibile, si irrigidisce soltanto quando sono in giuoco i principi della dottrina e della morale, i diritti delle anime e della fede. Su questi punti piuttosto di cedere, affronta la lotta, la persecuzione, il sangue, nella piena coscienza di riuscire vittoriosa in un giorno più o meno lontano.
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In un successivo articolo, ripreso da La Croix di Parigi, che si compiace della risoluzione del conflitto religioso in Italia,118 considera «il decalogo del nuovo razzismo italiano» una risposta del Fascismo all’opposizione della Chiesa al razzismo espressa con il Sillabo, e per questo «il Papa ha reagito di conseguenza contro queste pretese del paganesimo nordico in Italia» contrapponendovi la grande dottrina della cattolicità. Quanto alla nota riportata da l’Informazione Diplomatica afferma che essa «metteva in chiaro la concezione del razzismo praticata in Italia» e cioè che «il razzismo italiano non voleva essere altro che un patrimonio spirituale del nostro popolo, base fondamentale dello Stato, elemento di sicurezza per l’Impero». Conclude l’articolo: Ormai si era lontani dalle nebbiose teorie del razzismo germanico. Il Vaticano prese nota con evidente soddisfazione di queste dichiarazioni. L’Osservatore Romano scrisse uno o due articoli fermi, ma sempre pacifici, che liquidavano definitivamente il problema della razza, presentato in modo così spiacevole al suo sorgere. Restava il problema dell’Azione Cattolica che è poi stato pure risolto.
Il settimanale cattolico La Famiglia119 si trova sulla stessa lunghezza d’onda del giornale della curia, salvo forse nell’esternare con ancora maggior entusiasmo la sua «fiducia nel buon senso di chi ha le responsabilità prime delle cose in Italia, per cui è ancora lecito sperare che l’urto sarà evitato e che certe velleità anticlericali di certa gente cadano ancora una volta afflosciate come un vacuo pallone preparato dai nemici della religione e dello Stato». Gli altri giornali cattolici sono più restii nel riferire le posizioni concilianti del Vaticano verso il fascismo e pongono maggiormente l’accento sulle frasi ostili al razzismo che sono state pronunciate dal Papa. Questo vale per il Popolo e Libertà120 e per Il Guardista,121 che aspettano con ansia chiarimenti in proposito da Roma. In relazione all’ostilità del fascismo verso l’Azione Cattolica, Il Guardista122 coglie al volo l’occasione per bacchettare il Giornale del Popolo, asserendo di condividere il suo sdegno ma non certo il suo stupore: L’atteggiamento del regime fascista nei riguardi dell’Azione Cattolica in Italia era prevedibile, e noi lo abbiamo previsto. Basta consultare la raccolta de Il Guardista per persuadersene. A differenza del Giornale del Popolo, noi non abbiamo mai creduto che l’assetto fatto all’Azione Cattolica italiana dai patti lateranensi fosse di tutto riposo. La Chiesa non può attendersi nulla di buono dai regimi dittatoriali. La storia insegna che tutte le dittature e tutti
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i dittatori l’hanno accarezzata e protetta ogni qualvolta sono stati mossi a farlo dal loro interesse, ma non hanno esitato a perseguitarla quando essa ha tagliato la strada ai loro disegni, divenendo così un inciampo sul loro cammino. […] che il Giornale del Popolo se ne sia anch’esso avveduto, ci riempie l’animo di legittima soddisfazione. Tanto più che in questo giornale hanno trovano – or non è molto – ospitalità e rilievo certi articoli del suo Redattore intruppatosi, con altri giornalisti più o meno ticinesi e svizzeri, in una certa crociera, e nei quali si ammannivano al lettore le più sperticate esaltazioni del regime fascista.
L’Avanguardia, con due articoli; tende a sdrammatizzare il conflitto tra fascisti e cattolici esprimendo la convinzione che la situazione non oltrepasserà i limiti di pericolosità perché «Pio XI e il Duce hanno tali riserve di personaggi cuscinetti con mandato specifico di spegnere tra loro ogni controversia che se anche, un giorno o l’altro la rottura sembrasse irreparabile, solo degli ingenui o degli interessati potrebbero credere o far mostra di credere a uno scontro tragico».123 Quando il Papa lanciò il suo monito «“Badate bene, io vi raccomando di non colpire l’Azione cattolica: ve lo raccomando, ve ne prego per il vostro bene, perché chi colpisce l’Azione cattolica colpisce il Papa e chi colpisce il Papa muore”, il razzismo era l’occasione contingente della rampogna, ma non la ragione unica e non la principale». Il risentimento del Papa si spiega invece bene come reazione agli attacchi fascisti all’Azione cattolica. Concludendo, l’Avanguardia esprime il convincimento che «il Papa non avrebbe fatto la guerra ai fascisti per andare in aiuto degli ebrei e che dalla sua posizione dottrinale antirazzista non c’era da attendersi più che proteste formali». D’altronde «né Pio XI né Mussolini hanno interesse a esasperare il conflitto fino a rendere i rapporti troppo tesi, nonché inconciliabili. Sarà, presumibilmente, la seconda tempesta in un bicchiere d’acqua» perché il Duce ha altre gatte da pelare pur senza inimicarsi il Papa e la Chiesa.124 Il Corriere del Ticino125 è del parere che tra Mussolini e la Chiesa «tutto lascia credere che non si deva vedere né da una parte né dall’altra che l’espressione di una indipendenza che non implica assolutamente, in nessuna maniera, l’intenzione di farsi guerra». Quanto al razzismo il giornale è del parere «che la Chiesa non può rifiutare certi aspetti del razzismo», particolarmente quelli che concernono la politica demografica del fascismo: la politica di incoraggiamento alla famiglia che è interamente conforme all’insegnamento della Chiesa, e la lotta contro i connubi meticci nelle colonie per impedire la creazione di una razza mista e ricca di tutte le tare proprie a questo genere di incro-
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cio. Su nessuno di questi punti la Chiesa intende formulare la minima critica e rivendica a sé il diritto di intervenire soltanto per le questioni di ordine dottrinale. La Gazzetta Ticinese126 riprende invece una corrispondenza della Neue Zürcher Zeitung, che riguardo alla condanna della teoria razzista italiana di Pio XI considera «che in tale modo il papa mieta simpatie in quei circoli antifascisti i quali non si curano affatto dell’universalità cattolica, è cosa che difficilmente è desiderata in Vaticano. Ma si deve ad ogni modo ammettere che le parole del Papa sono anche l’espressione di un atteggiamento filosemita, che non stupisce gli iniziati». Inoltre, il giornale di Zurigo, accennando alla disparità di vedute in campo cattolico di fronte al problema della razza, afferma che «padre Bruccoleri avrebbe dedicato nell’Avvenire d’Italia un articolo entusiasta sulla teoria fascista». Una corrispondenza da Roma de Il Dovere127 riporta l’opinione secondo la quale il Pontefice sarebbe filosemita, e che questo suo atteggiamento infastidirebbe larghe cerchie all’interno del Vaticano. Riferisce infatti questo aneddoto: Due giornalisti esteri, che risiedono a Roma da più di un quarto di secolo e che conoscono uomini e cose della politica italiana vecchia e nuova, si sono in questi giorni imbattuti in una personalità che gode di non poca autorevolezza in quello che si usava chiamare l’ambiente cattolico. Con tutte le accortezze del mestiere, i due colleghi finirono per trascinare il loro uomo in una conversazione sull’argomento leggermente scottante: il dissidio che si delineava fra due villeggiature nient’affatto oziose. Castelgandolfo e Rocca delle Caminate. Dopo qualche reticenza, un giudizio sulla scottante contesa sopravvenne, ma non quello atteso dai due. «Quel benedetto uomo» (e il ‘benedetto uomo’ era il Santo Padre) poteva anche risparmiarsi questa nuova «grana». Per qual motivo prendersela per l’impostazione del problema della razza in una nazione come l’Italia? In una unità nazionale prettamente cattolica come quella italiana, il problema della razza non può avere che una soluzione favorevole alla Chiesa. Un conto è l’Italia cattolica sino alle radici, un conto è la luterana Germania. Il movimento potrà avere qualche finalità politica comune, ma è diverso nel suo aspetto. Perché rimproverare l’Italia di voler scimmiottare la Germania? E proprio in un momento come questo, essere così duro con l’Italia! E pensare ai dispiaceri passati e presenti: a quelli venuti da Mosca e dalla Spagna repubblicana, l’una e l’altra decisamente avversate dall’Italia. E tutto questo per fare un piacere a quelli che lo meritano meno, gli ebrei.
In merito al conflitto tra fascisti e cattolici, il corrispondente romano de Il Dovere reputa che all’estero si tenda a drammatizzare mentre a
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Roma «non si è avuta l’emozionante reazione che alcuni fogli d’oltre confine intravedevano: tutto procede con una calma ed una tranquillità tipicamente romane al cospetto di un sole sfolgorante» perché «il dissenso fra Santa Sede e Governo italiano si appianerà certamente: è nell’interesse delle due parti. Si assicura anzi che un componimento sia già avviato per via diplomatica». Anche il giornale socialista la Libera Stampa128 si occupa del dissidio, in questi termini: «L’Azione cattolica è presa di mira dai battistrada del terrore che si chiamano Farinacci, Interlandi e compagnia orrenda. Ecco dove il clerical-fascismo ha condotto la Chiesa». I «molti pretonzoli del Ticino, immaturi o carognette» cui finora è sfuggito il «contrasto fondamentale tra il cristianesimo e il fascismo» oggi «apriranno forse gli occhi, come li apre il Papa cadente, dinnanzi al risultato della loro opera. Il fascismo non ha salvato la Chiesa. Il fascismo la distrugge».
Europa Orientale In Ungheria i nazionalsocialisti guadagnano consensi e «un’ondata di antisemitismo percorre il paese». Imredy, che in primavera aveva cercato di incanalare il malcontento cavalcando l’antisemitismo, si trova a confrontarsi con la rabbia «delle migliaia di intellettuali affamati, che, come si poteva prevedere, non hanno ottenuto un seggio direttoriale in seguito alle nuove leggi sugli ebrei adottate dal governo».129 Anche in Lituania la situazione è piuttosto critica per gli Ebrei, se è vero che molti di loro sono emigrati in questi ultimi anni verso l’Argentina e verso gli Stati Uniti.130 La crisi Cecoslovacca131 Il paese che più di tutti sta attraversando un momento di grave crisi è la Cecoslovacchia. Causa della crisi è la minoranza tedesca residente nei Sudeti, che sotto la direzione del suo Führer locale, Henlein, pretende per sé riforme e autonomie molto ampie, ma non è disposto a condividere con le altre minoranze (magiari, polacchi, slavi, ruteni, russi e soprattutto ebrei). A causa della gravità della situazione è stata chiesta la mediazione della Francia e della Gran Bretagna. Il negoziatore, Lord Runciman, ha sottoposto alle parti una nuova proposta di Statuto delle nazionalità. Questa proposta preconizza l’eguaglianza dei diritti individuali senza distinzione di razza, nazionalità o religione.
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Contempla la libertà di ognuno di dichiarasi appartenente a un determinato popolo purché ne parli la lingua (eccezione fatta per gli Ebrei, che oltre a questo criterio di scelta, hanno anche facoltà di optare per l’appartenere al gruppo ebraico anche senza parlare l’ebraico). Per le cariche pubbliche non è prevista nessuna distinzione tra l’etnia maggioritaria e le altre. Per le cariche amministrative, nella magistratura e nell’esercito ogni etnia sarà rappresentata secondo la sua consistenza percentuale. Verranno istituiti parlamenti provinciali e ognuno potrà dialogare coll’apparato amministrativo dello Stato nella propria lingua madre. E verranno istituiti parlamenti provinciali. Il governo di Praga accetta le proposte perché presuppongono il mantenimento dell’integrità dello Stato. Queste proposte soddisfano i Ruteni, gli Slovacchi, i Magiari e i Polacchi. Insoddisfatti rimangono invece i Tedeschi. Il loro leader Henlein e i suoi accoliti proclamano fedeltà al Nazionalsocialismo e sono contrari allo spirito della soluzione proposta dai mediatori franco-britannici, in quanto opposta alle idee totalitarie. A loro non interessa l’integrità dello Stato cecoslovacco. Essi esigono un territorio autonomo tedesco e non sono disposti ad accettare all’interno di esso una popolazione mista con pari diritti, questo in particolar modo per quanto riguarda gli Ebrei. Esigono che l’amministrazione centrale sia ridotta al minimo e pretendono che i rapporti tra i gruppi avvengano tramite le loro autorità supreme. Per i Sudeti questa autorità è, senza ombra di dubbio, Henlein Führer. L’autodecisione, per i sudetici, significa la nascita di uno Stato nazionalsocialista nell’ambito della federazione cecoslovacca. Per il momento accettano l’appartenenza alla federazione, ma si riservano di uscirne se le loro pretese non saranno esaudite o se decideranno di unirsi ai fratelli del Reich tedesco. Questi ultimi postulati sono inaccettabili per Praga. Nel frattempo la situazione economica e politica continua a deteriorarsi e Runciman tenta di proseguire con le trattative per trovare una soluzione.
I giornali ticinesi si esprimono sul razzismo e sull’antisemitismo Il Giornale del Popolo e… il razzismo132 A proposito del razzismo, il Giornale del Popolo pubblica un lungo articolo, firmato ‘e.b.’, con il quale intende mettere in chiaro quali siano le proprie posizioni. Il titolo dell’articolo è «Il razzismo» ed è diviso in due parti, che appaiono, in prima pagina in alto a destra, l’11 ago-
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sto e il 13 agosto. L’articolista parte dal presupposto che il razzismo è sempre esistito senza che nessuno se ne preoccupasse fino alla venuta di Hitler, ma ora in seguito alle recentissime affermazioni e agli sviluppi avvenuti in Italia, si sente la necessità di un approfondimento di tutta la materia. La prima parte dell’articolo è una disquisizione nella quale, toccandone la definizione e la storia, si vuol dimostrare che il razzismo biologista (quello applicato dai nazisti), che distingue le razze in superiori e inferiori e ritiene che le razze superiori abbiano dei diritti di prevalenza sulle altre razze, è in completa antitesi con «il vero, il sano razzismo degno degli uomini singoli nella loro grande collettività» della Chiesa, per la quale l’umanità è un grande e solo genere, una grande famiglia di viventi, generati e generanti una sola universale, cattolica razza… nella quale vi è luogo per razze speciali come per tante diverse variazioni, come per molte nazionalità. La realtà umana è di essere uomini e non belve, esistenze qualsiasi: la dignità umana è di essere una sola grande famiglia, il genere umano, la razza umana... Tutti a un modo: tutti oggetto dello stesso materno affetto (per parte della Chiesa), tutti chiamati alla stessa luce di verità, di bene, di carità cristiana.
Il Giornale del Popolo e… l’antisemitismo133 A proposito degli Ebrei, dei quali poco prima aveva detto: «In tutta la storia divina della nostra umanità noi non conosciamo che una sola razza eletta, la razza ebrea, che, davanti al pretorio di Pilato, ha segnato e meritato la propria decadenza e condanna», riportiamo qui di seguito il testo integrale di un brano, intitolato «Antisemitismo»: Arrestiamoci ad una forma particolare, sovente acuta, del razzismo: l’antisemitismo. Gli stessi increduli confessano che gli Ebrei portano in fronte il marchio di non si sa quale maledizione: noi sappiamo bene quale essa sia!… Dispersi su tutta la terra, essi condussero con sé la loro abilità commerciale, la loro mistica, la loro forma di spirito profetico, i loro vincoli di famiglia, di tribù, di razza, la loro religione e le loro sventure. Quasi dappertutto la loro presenza, a un dato momento storico, scatenò reazioni violente. C’è un antisemitismo follaiolo che si traduce in vessazioni, brutalità e massacri (i famosi progrom). Infierì nelle regioni dove gli ebrei formavano una massa inassimilabile, una specie di minoranza nazionale, per es. in Polonia, in Ungheria, in Romania. C’è un antisemitismo pragmatico dei governi che li conduce a decisioni d’eccezione, tra le altre al numerus clausus delle Università al fine di limitare l’accesso degli Israeliti alle professioni liberali. E c’è finalmente un antisemitismo dogmatico, proprio agli intellettuali, quello dei teorici nazi-
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sti, che ha tutto un programma di spogliazioni, di bandi, di esili e che si dà letteralmente alla caccia degli Ebrei. La Chiesa non ha mai accettato l’antisemitismo delle folle, né quello degli intellettuali: eccessi di certi cristiani e magari di taluni ecclesiastici furono sempre da lei riprovati. I suoi stati offrirono sempre ai Giudei perseguitati un rifugio sicuro: essa non tollerò che si molestassero coloro, per i quali prega in piedi ogni Venerdì Santo, e non ha voluto usare a riguardo del popolo deicida altro che la mitezza e la persuasione. Quanto all’antisemitismo pragmatico dei governi, esso non sembra legittimo che in quanto non è un antisemitismo, che non cerca cioè di risolvere il problema giudaico in funzione dei sentimenti della folla o dei raziocini degli intellettuali. Perché un problema giudaico esiste, sarebbe puerile negarlo; un problema razziale, culturale, politico, religioso, soprattutto nei paesi dove gli Ebrei costituiscono un elemento inassimilato e inassimilabile ed anche in quelli dove essi meglio si confondono nella massa. Aspettando sempre il Messia, i Giudei hanno tendenza a trasportare il loro messianesimo nel temporale, con quali risultati ce lo insegnano un Carlo Marx e un Trotzky, sebbene non si debba troppo facilmente generalizzare. E si conoscono anche troppo gli effetti deleteri della loro ironia e il ‘rictus’ doloroso di Enrico Heine. In quanto al loro compito economico e sociale, essi sono in gran parte gli artefici e i condottieri del capitalismo moderno: il che non è una buona raccomandazione. Del problema giudaico i governi hanno il diritto e il dovere di preoccuparsi. Lo risolverà il sionismo, come lo pretende?… ce lo dirà l’avvenire: i preludi in ogni caso non sono lusinghieri. Quello che la Chiesa domanda è che i governi e nazioni si sforzino di risolverlo con uno spirito di giustizia e di carità affinché i figli prodighi ritornino anch’essi, finalmente, alla casa del comune Padre.
Il Corriere del Ticino e… il razzismo134 Nel suo corsivo, Gavroche accusa il razzismo e trae le sue conclusioni: [Vuole] trasformare il mondo in un grande serraglio di gabbie ben ferrate e ben munite, in ognuna delle quali si rinchiude una razza. Razza pura? Non ci facciano ridere! Basta leggere un po’ di storia; basta dare una occhiata alle invasioni, alle scorrerie di razze diverse da nord a sud, da sud a nord, per persuadersi che una razza pura non esiste. […] Scopi della vita dell’uomo non sono l’odio e la persecuzione, ma l’amore e la carità; un razzismo esclusivista, persecutore, è contro la ragione d’essere dell’uomo, è una offesa al sentimento umano che è, o almeno deve essere, sentimento di fraternità. Il razzismo è anticristiano, antievangelico e come tale non può essere accettato con tranquilla coscienza da un credente. Altra cosa è la conservazione della stirpe ed altra cosa il razzismo: la prima rappresenta un passo sulla strada della civiltà, il razzismo un salto nella barbarie.
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Capitolo nono
Il mese di settembre
In Germania, a Norimberga, ha luogo il congresso del partito nazionalsocialista. In Italia cominciano ad assumere forma concreta quelle che saranno ricordate come le ‘leggi razziali’. La Svizzera prosegue nella realizzazione della sua politica restrittiva d’asilo delineata con i comunicati di fine marzo e di agosto, ma comincia a palesarsi anche qualche voce di dissenso. L’evento politico più rilevante del mese è indubbiamente la «Crisi dei Sudeti», un’altra tappa sulla strada che porterà inesorabilmente verso la seconda guerra mondiale. E infatti la stampa nella seconda metà del mese sarà monopolizzata da questo problema e lo spazio riservato alle altre notizie diminuirà drasticamente.
Il Reich tedesco Il Congresso del partito nazista a Norimberga A Norimberga il partito nazionalsocialista celebra il suo congresso. Hitler prende la parola e non perde occasione per stigmatizzare il «pericolo bolscevico e giudaico» e deplorare «il compito disgregativo avuto dagli ebrei nella grande crisi spirituale del XVIII secolo».1 Riferendosi all’Italia, si fa interprete della gioia tedesca nel vedere un’altra grande Potenza mondiale europea, di proprio libero arbitrio, in seguito alle proprie esperienze e ai propri mezzi, dividere coi social-nazionali la concezione nei confronti del microbo ebraico, traendone più vaste conseguenze con rimarchevole decisione» e si compiace che «questo punto di vista intellettuale e questo atteggiamento comune avvicina sempre di più i due popoli in mezzo ad un mondo irragionevole e distruttivo.2
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Anche altri gerarchi si pronunciano per pigiare sull’antisemitismo: il ministro Rosenberg per dire, tra le altre cose, che «il giudaismo costituisce in Inghilterra una seconda invasione del suolo britannico dopo l’invasione normanna» e per scagliarsi contro la politica francese che tende all’assimilazione dei «negri».3 Dal canto suo Gerhard Wagner, capo dei medici tedeschi, parlando della razza e dell’igiene del popolo, dichiara che la politica razzista tedesca, malgrado tutte le considerazioni dogmatiche e gli attacchi di cui è oggetto, dovrà essere riconosciuta dagli ambienti politici ed economici d’oltre frontiera come una imprescindibile necessità.4 Persecuzioni Il censimento delle aziende gestite dagli Ebrei nel Reich procede «con aumentata severità». Un comunicato del borgomastro della città di Berlino annuncia a tutti i commercianti che l’identità – ariana o non ariana – delle loro aziende sarà esaminata rigorosamente allo scopo di evitare che «le ditte ebree vengano camuffate», delitto che verrà severamente punito conformemente a quanto stabilito da un’ordinanza del maresciallo Göring.5 Le epurazioni proseguono ininterrottamente nelle università austriache. Oltre ai professori e agli scienziati ebrei e semi-ebrei sono espulsi anche molti docenti ‘ariani’ considerati indesiderabili perché ritenuti dai nazisti «incapaci di educare i giovani nello spirito nazionalsocialista».Tra questi il chirurgo Egon Rani, genero del celebre professor Eselberg, i dermatologi Arzt e Kerl, il fisiologo Arnold Durig, lo psichiatra Rudolf Allers e il radiologo Hitzenberg.6 Dalle pagine del Popolo e Libertà si apprende che i prigionieri cattolici del campo di concentramento di Dachau, da molto tempo sono privi di assistenza religiosa, assente anche al capezzale dei morenti la cui sepoltura avviene senza nessuna cerimonia religiosa.7
Profughi Esodo Una notizia proveniente da Vienna si riallaccia all’annuncio che era stato fatto sulla stampa alla fine di giugno, nel quale si parlava di un tentativo analogo tentato dall’avvocato Rippel,8 di organizzare un esodo di ebrei verso la Terra d’Israele. Leggiamo infatti che «sono
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partiti giovedì per la Palestina, trasportando i loro averi nei sacchi di montagna, da 500 a 1.000 ebrei, la massima parte giovani, di cui una parte sprovvisti dei necessari permessi per l’emigrazione».9 Non sono dunque 10 mila persone, come quelle annunciate in precedenza, che tentano in questo modo di conquistarsi la salvezza. Non ci è dato di sapere se questi profughi riusciranno mai a raggiungere la Palestina. Per contro, un gruppo di 300 famiglie che intendeva emigrare in Colombia, ha dovuto rinviare la partenza a causa di problemi avanzati all’ultimo momento dal governo colombiano. Risulta sempre più difficile per gli Ebrei trovare un luogo che non li respinga.A partire dall’8 agosto anche la frontiera della Romania impedisce l’accesso agli Ebrei.10 Il Comitato di Évian si riunisce a Londra Nei giorni 3 e 4 di settembre si riunisce a Londra il Comitato intergovernamentale, lo stesso della conferenza di Évian. L’esito della riunione non si tradurrà in decisioni incisive, sebbene prima dell’inizio della sessione le dichiarazioni di Myron Taylor (Stati Uniti) siano state piuttosto severe: «La caccia all’uomo, l’appropriazione dei beni altrui, i campi di concentramento, al di là del quale il cimitero è il solo orizzonte, tutto ciò che è contrario alla dignità umana non potevano portare che ad una conclusione catastrofica dei rapporti fra le nazioni».11 Il consesso londinese si limita a decidere l’intensificazione della collaborazione con Neill Malcom della Società delle Nazioni, e a nominare capo del proprio comitato direttivo uno dei migliori amici del presidente Roosevelt, l’avvocato americano Giorgio Rublee, persona reputata in grado di migliorare la sorte dei perseguitati da Hitler. Per il resto l’attenzione si concentra su potenziali trattative con i nazisti allo scopo di ottenere, in cambio di facilitazioni per l’esportazione di merci, che «la Germania lasci sortire ogni anno un numero determinato di Israeliti con una parte dei loro beni». A questo proposito, il New Cronicle intitola un suo articolo di commento «Il Comitato vuole comperare gli emigranti da Hitler», mentre il Daily Herald si limita ad annunciare che, a breve, saranno avviate delle trattative con il governo del Reich, e che l’avvocato Rublee avrà probabilmente un colloquio con Göring, per tentare di ottenere l’autorizzazione per i rifugiati di esportare parte dei propri averi.12
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Svizzera Soffermiamoci ora a considerare la disparità di trattamento nei confronti dei profughi, rispetto a quello applicato agli altri stranieri (non ebrei) che intendevano entrare nel paese per lavorare. Il Dovere pubblica i dati relativi ai permessi d’entrata in Svizzera.13 Le cifre danno adito a serie riflessioni. Si apprende infatti che i permessi di lavoro concessi dalla Svizzera a cittadini stranieri ammontano a 15.000 nel primo semestre 1938. Di questi oltre 8.000 sono stati rilasciati nel secondo trimestre, ossia dopo l’introduzione del visto per gli Ebrei provenienti dall’Austria. La chiusura della frontiera ai profughi è stata sempre motivata e giustificata dalle autorità federali, e da gran parte della stampa, soprattutto in relazione alla disoccupazione regnante in Svizzera e al fatto che i profughi avrebbero potuto turbare il mercato del lavoro,14 togliendo praticamente il pane di bocca ai disoccupati elvetici. Per contro, risulta ora che, mentre nel secondo trimestre 1938 si dichiarava, in base alle cifre indicate da Rothmund durante la conferenza di Évian,15 come insostenibile per il paese l’entrata di 4.000 esuli ebrei, si riusciva a far posto in Svizzera a un numero doppio (8.000) di nuovi lavoratori stranieri. Ci si domanda se non sarebbe stato possibile far entrare nel contingente dei lavoratori parte di questi profughi che, oltre a trovarsi in estremo bisogno, certamente disponevano di capacità professionali adeguate, e che comunque, pur di aver salva la propria vita e quella dei loro famigliari, sarebbero certamente stati disposti ad adattarsi a qualsiasi lavoro. Anche le successive recriminazioni a proposito dei 1.000 o 1.500 profughi giunti ‘illegalmente’ in Svizzera assumono, in questo contesto, un significato diverso. I giornali, con accenti diversi, continuano intanto a sostenere che le misure d’ordine e di polizia prese dalle autorità, si imponevano per «mettere un freno a una immigrazione in una congiuntura economica pesante che avrebbe potuto aggravare la situazione del nostro mercato del lavoro».16 Tutti d’accordo poi nell’affermare che «le antiche tradizioni di ospitalità del nostro paese verso ogni perseguitato sempre degno di interesse e di compassione sono state rispettate»17 e che «il nostro paese, sempre fedele alle sue secolari tradizioni, ha dato asilo a questi sfortunati: ha compiuto il suo nobile dovere di umanità e di altruismo, ma ha dovuto adeguare la sua opera di carità alla situazione attuale ed alle difficoltà economiche di ogni natura di cui il nostro paese soffre da qualche tempo».18 La Gazzetta Ticinese e Il
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Dovere reputano, inoltre, un loro sacrosanto diritto redarguire severamente i socialisti che osano sollevare delle obiezioni: In queste condizioni, è ben difficile capire la veemente protesta che il partito socialista ginevrino ha scagliato contro il Consiglio Federale. Secondo i dirigenti dell’estrema sinistra ginevrina, sembrerebbe che le nostre autorità abbiano dato prova di crudeltà e d’intransigenza e che si siano dimostrate anche più implacabili delle autorità tedesche. Se questa protesta, secondo lo spirito dei suoi autori, non doveva essere che una dimostrazione di ordine elettorale, è caduta in pieno e costituisce una ingiustizia ed una diffamazione che tutti i cittadini dotati di sano ed equo giudizio avranno senz’altro condannato.19
I continui rimproveri, alla fine, sono riusciti parzialmente a scalfire persino l’adamantina resistenza della Libera Stampa, giacché il giornale socialista ticinese finisce col pubblicare anch’esso un articolo20 che si allinea con gli altri nel giustificare l’operato delle autorità, le cui opzioni «dipendono da motivi esclusivamente economici non politici», e sono comprensibili per il fatto che sono le stesse autorità naziste a obbligare gli Ebrei a entrare in Svizzera. La politica d’accoglienza svizzera: opposizioni e inasprimenti In seguito la Libera Stampa si ricollocherà su una ferma linea di opposizione alla politica d’asilo del governo, e proseguirà in una costante opera di controinformazione e denuncia. È l’unico giornale in cui appare la notizia che nella regione di San Gallo si sentono sempre più frequentemente durante la notte, colpi di arma da fuoco al di là della frontiera in territorio austriaco. La sorveglianza della frontiera è tale che nulla si può sapere sull’origine di questi colpi d’arma da fuoco. È evidente che gli agenti della Gestapo fucilano puramente e semplicemente sul posto i disgraziati che tentano durante la notte di passare la frontiera svizzera e che sono regolarmente rimandati dalle guardie svizzere di frontiera conformemente alle decisioni del Consiglio di Stato.21
Sempre sulle pagine della Libera Stampa si apprende di tre appelli rivolti al Consiglio Federale affinché riveda la sua politica restrittiva. Appello delle donne svizzere22 In seno alla popolazione svizzera, le prime a muoversi in favore dei profughi sono le donne. Domenica 4 settembre, le delegate di varie organizzazioni femminili della Svizzera, riunite in congresso a Berna,
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rivolgono al Governo e all’opinione pubblica un appello con il quale protestano contro il trattamento usato ai profughi da parte delle autorità giudiziarie di polizia che costituiscono «una patente violazione di tutti i principi umanitari, un rinnegamento delle migliori tradizioni svizzere» e «domandano che non venga negato l’asilo a coloro che nella loro patria sono lesi nella loro integrità personale, minacciati di morte, e scacciati dal loro paese». Una risoluzione del Partito Socialista Svizzero23 Di fronte alla situazione dei profughi, il Comitato esteso del Partito Socialista Svizzero adotta una risoluzione con la quale, a fronte della terribile situazione morale e materiale dei profughi provenienti dal Reich, chiede alle autorità federali e cantonali «a nome dei migliori principi umanitari» di «preoccuparsi della sorte di queste vittime della tirannia». Se la Confederazione non è in grado di offrire asilo e lavoro, chiede che dia loro per lo meno tutto l’aiuto possibile «aprendo la porta ai perseguitati che desiderano attraversare il nostro paese» e che comunque «in nessun caso uomini che debbono fuggire le dittature fasciste a causa delle loro opinioni politiche dovranno essere respinti quando si presentano alle nostre frontiere». Inoltre, richiede al Governo di collaborare con i paesi democratici per trovare delle soluzioni idonee al problema, e propone una pubblica colletta per raccogliere fondi da utilizzare per aiutare i rifugiati. Una petizione per il diritto d’asilo: appello al Consiglio Federale24 Da segnalare vi è anche una raccolta di firme promossa dal Comitato d’iniziativa per il diritto d’asilo ai profughi, che ha sede a Zurigo, in Gartenhofstrasse 7. Il Comitato stila un documento atto a dimostrare che la Svizzera del 1938 non è costituita solamente da fautori di una politica restrittiva verso i perseguitati, ma che sono presenti anche uomini e donne, che di fronte alla tragedia in atto, sanno levare alta la voce della coscienza. L’appello si esprime, in primo luogo, con una ferma protesta contro le misure adottate nei confronti dei rifugiati ebrei dal Dipartimento di Giustizia e Polizia e dal Consiglio Federale, e definisce «una vergogna per la Svizzera», il fatto «che degli uomini, alle prese con la miseria e la più grande disperazione, e che cercano rifugio e soccorso nel nostro paese, si vedano respinti dalla polizia e dalla forza armata, verso l’inferno da cui erano felici di esser potuti sfuggire». Nel documento si afferma anche di comprendere i motivi
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di ordine economico che hanno indotto le autorità ad adottare la sua politica restrittiva, ma ciò non di meno si ritiene che, al di sopra di ogni cosa «vi sono le considerazioni di umanità» e non si deve dimenticare che le scelte fatte mettono «in gioco l’onore e il prestigio del nostro paese». Per questo motivo i firmatari dell’appello domandano che, nelle contingenze presenti, «l’entrata di coloro i quali sono cacciati dal loro paese unicamente perché appartengono a un’altra razza, sia resa più facile e non il contrario» e che coloro che sono giunti nel nostro paese «non vengano ricacciati». Il documento termina con l’esortazione alle più alte autorità del paese «di ritirare immediatamente le misure prese, allo scopo di cancellare la macchia dallo stemma svizzero» giacché il persistere nella politica intrapresa «potrebbe essere funesto per la Svizzera». La politica restrittiva del Governo si inasprisce Per quanto motivati e nobili possano essere stati gli appelli giunti alle Autorità, è tuttavia incontestabile il fatto che essi non abbiano avuto efficacia alcuna. Infatti non si intravvede nessuna volontà di rendere la politica di accoglienza meno rigida. Al contrario si cerca di rendere sempre più impermeabile il confine: ora non si tratta più soltanto dei profughi ebrei provenienti dall’Austria, ma anche di quelli che stanno per arrivare dall’Italia in seguito ai decreti e alle leggi razziste adottate dal fascismo, e di quelli che fuggono dalla Cecoslovacchia a causa della crisi dei Sudeti. E ritorna all’ordine del giorno la questione della reintroduzione del visto sui passaporti degli stranieri. Per quanto riguarda la Germania e l’Austria, il governo svizzero non ritiene necessaria questa misura perché si sta già provvedendo. Com’è noto, da qualche tempo a Berlino sono in corso trattative e «si prevede la prossima conclusione di un accordo tra i governi germanico e svizzero»25 per rendere riconoscibili i passaporti degli Ebrei del Reich. Nel frattempo, si apprende che gli organi federali di polizia irrigidiscono sempre di più le misure minime di accoglienza finora garantite: «la frontiera resterà chiusa agli emigranti ebrei, anche se dispongono di un visto per il viaggio di transito, nonché di denaro sufficiente».26 La lettera pastorale dei vescovi svizzeri27 Per la Festa federale del ringraziamento,28 i Vescovi svizzeri si rivolgono ai loro fedeli con una lunga lettera pastorale. Il Popolo e Libertà pubblica il testo di questo messaggio, nel quale, a dispetto del pro-
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mettente titolo scelto dal giornale, «Le aberrazioni del razzismo, dell’esasperato nazionalismo e dello statismo totalitario denunciate dai Vescovi Svizzeri», non una parola viene spesa a proposito del problema dell’antisemitismo e dei profughi che tentano di raggiungere la Svizzera. Una inspiegabile agnosia per la tragedia che si sta svolgendo appena fuori dai confini, pervade tutto il documento: non vi è posto per nessuna esortazione alla pietà, alla carità. Luce da Lucerna: i concerti di Arturo Toscanini e Bruno Walter Un evento di grandissimo rilievo artistico e culturale è costituito dalle settimane musicali di Lucerna. Il cartellone del 1938 annuncia concerti diretti da due grandissimi direttori d’orchestra di fama internazionale: Arturo Toscanini e Bruno Walter. Ambedue sono recentemente saliti agli onori delle cronache non soltanto per l’alto valore della loro arte, ma anche e soprattutto per motivi politici. Toscanini per la sua ferma opposizione al fascismo che gli ha procurato veementi strali da parte del gerarca Farinacci, qualificandolo come «giudeo onorario»,29 e Bruno Walter, ebreo, il quale ha dovuto apprendere a Parigi che sua figlia era stata arrestata dai nazisti a Vienna dopo l’Anschluss.30 Il Maestro Arturo Toscanini ha devoluto il compenso pattuito per la direzione del suo concerto in favore delle vittime dell’inquisizione razziale.31 I due concerti si sono rivelati un assoluto trionfo dell’arte, tanto da far designare Lucerna come «il cuore palpitante d’Europa». Al recensore della Libera Stampa, le esecuzioni musicali dei due maestri suscitano pensieri come questi: E se il senso della vita degli uomini veniva restituito da simili ore di suprema e sublime bellezza, si poteva ancora pensare con tristezza al naufragio dei profughi ebrei cacciati ai confini della Confederazione elvetica e respinti nelle mani dei loro aguzzini. Eppure la festa di suprema bellezza, di elevazione, di perfezione, non era un’offesa a quel pianto. Era anzi rinnovata promessa, per la fede nell’avvenire: non soltanto perché la musica sublime restituisce la speranza all’uomo, ma perché le acclamazioni entusiastiche a Arturo Toscanini e a Bruno Walter andavano proprio all’eroe e al martire che si oppongono a quella stessa barbarie.32
Evidentemente il successo di Toscanini a Lucerna non poteva non indispettire Farinacci, il quale, non solo non si lasciò sfuggire l’occasione per rinnovare i suoi furiosi attacchi contro il Maestro, ma andò ben oltre, facendo pubblicare sulla stampa fascista i numeri di targa di molte
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automobili italiane, i cui proprietari si trovavano al concerto suddetto. E invitò i gerarchi di Milano, Firenze e Roma a «fare i conti» con queste persone. Da segnalare il fatto che tra il pubblico che gremiva la manifestazione lucernese vi è da annoverare anche la Principessa del Piemonte Maria José, moglie dell’erede al trono italiano.33
Canton Ticino La campagna antisemita della Lega nazionale ticinese L’Idea Nazionale, dopo aver espresso il suo entusiasmo riferendo del Congresso nazista di Norimberga,34 continua con la pubblicazione di articoli ‘teorici’ nei quali viene approfondita la tematica dell’antisemitismo. È la volta di «Gli ebrei e i cattolici»,35 che sfodera tutto il repertorio antigiudaico cattolico, dotto e popolaresco, in auge dal medioevo in poi. Per quanto riguarda invece l’attualità, si impegna anche in una vera e propria diffamazione scrivendo, sul numero del 17 settembre, che «una grande ditta ebrea della piazza, per rappresaglia contro il negato permesso di domicilio a cinque ebrei, ha licenziato cinque ticinesi» e inoltre «sempre per rappresaglia36 contro le misure prese in Italia licenzierebbe tutti gli italiani, impiegati a Lugano, e domiciliati a Lugano».Vista la completa infondatezza delle accuse, il giornale è poi costretto a pubblicare una formale smentita nel numero successivo del 24 settembre. Ciò non di meno, nello stesso articolo, fa delle insinuazioni sulla moralità dei medici ebrei i quali «prediligono certe professioni delicate – specialmente quella di ostetrico – dove, in barba alla morale e ai buoni costumi, fanno i loro affari senza badare agli scrupoli di coscienza e ai paragrafi del Codice».Tutto ciò per informare i lettori, «ma soprattutto le autorità» le quali sono esortate a non concedere permessi di esercizio della professione medica agli Ebrei provenienti dall’Austria e dall’Italia.37 Il Ficcanaso: Umorismo-qualunquismo Oltre alla stampa d’informazione, troviamo nel 1938 anche un giornale umoristico, Il Ficcanaso, che si occupa principalmente di persone e fatti contingenti. Per questo motivo, i lettori che, sessant’anni più tardi, lo sfoglieranno, faticheranno a cogliere l’aspetto umoristico e comico delle notiziole e dei frizzi ivi contenuti.
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Di ebrei, il giornale non parla fino a settembre quando, il giorno 30, appare un articoletto, intitolato «Via gli ebrei», il cui banale qualunquismo riesce a ferire più di tante male parole. Si legge: La campagna contro gli Israeliti va estendendosi con ritmo accelerato. È l’argomento del giorno, ne parlano i giornali di tutti i colori politici, di tutte le fedi, parliamone un pochino anche noi. Nessuno li vuol più in casa propria perché danno fastidio ai mercanti locali a cui fanno concorrenza spietata, i quali si sentono pur essi capaci di fare come suol dirsi gli ebrei, non ne dubitiamo! A causa di tale invasione i commercianti nostri non riescono più a vendere bene come una volta e debbono limitare i loro guadagni ad utili esigui che spesso non raggiungono nemmeno il cinquanta per cento. Evitiamo dunque che il nostro Ticino diventi la nuova terra d’Israele, proponiamo senz’altro di rinchiuderli in un campo di concentramento magari nella piana di Magadino dove potrebbero piantar cipolle, carote, prezzemolo e perché no? Tentare in grande stile l’allevamento delle rane. Una misura intanto che s’impone d’urgenza: è di vietare la vendita e la lettura del celebre romanzo di Eugenio Sue, l’Ebreo Errante onde i nostri marmocchi non ne suggano veleno che possa inquinare la razza!38
Italia La pratica non si attarda ad affiancare la teoria. In seguito alla proclamazione delle tesi razziste vengono approvati e diventano subito operativi i decreti che fanno parte di quelle che in futuro verranno ricordate come le ‘leggi razziali’, ma che sarebbe molto più appropriato chiamare ‘leggi razziste’. Il termine ‘razziale’ veicola l’idea, infatti, che si tratti di provvedimenti favorevoli allo sviluppo della razza,39 vedi promozione della salute fisica e mentale del popolo, politica demografica ecc. In realtà si tratta di leggi discriminatorie, o per chiamarle col loro vero nome, ‘razziste’, rivolte contro una specifica minoranza: gli Ebrei. All’inizio del mese di agosto era già stato emesso il primo comunicato stampa ufficiale che impediva, a partire dall’anno scolastico 1938-39, agli studenti ebrei stranieri, anche se domiciliati in Italia, di frequentare le scuole del regno di ogni ordine e grado.40 Si tratta del primo provvedimento razzista adottato dal governo italiano, seguito, nel volgere di poche settimane, da altri decreti discriminatori. Regio decreto legge: Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri41 Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il primo settembre sotto la presidenza del Capo del Governo Mussolini, decreta che tutti gli Ebrei
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stranieri entrati in Italia dopo il primo gennaio 1919 dovranno lasciare il Regno, la Libia e i possedimenti italiani entro sei mesi. Quanti non avranno ottemperato a questo provvedimento entro il tempo prestabilito, saranno espulsi.Tutti gli Ebrei stranieri entrati nella penisola dopo il 1919, pur avendo acquisito la cittadinanza italiana, si vedranno ritirata questa ‘qualità’. Oltre a ciò, viene proibito a tutti gli Ebrei stranieri di stabilirsi, da quel momento in poi, nel Regno d’Italia, nella Libia e nei possedimenti del mar Egeo.Tutti coloro che sono nati da genitori ebrei, anche se appartenenti a un’altra religione, saranno considerati appartenenti alla razza ebraica. Il Consiglio dei Ministri istituisce un Consiglio superiore della demografia e della razza, dipendente dal Ministero dell‘Interno, che avrà il precipuo compito di dare il suo parere sulle questioni che interessano lo sviluppo della popolazione e la ‘difesa della razza’. Il decreto, firmato da Mussolini e da re Vittorio Emanuele III, porta la data del 7 settembre 1938. La stampa ticinese, a fronte di questo provvedimento, si chiede quale possa essere il numero di ebrei che dovranno lasciare l’Italia nel volgersi dei successivi sei mesi. Riferendosi ai dati pubblicati sulla stampa italiana, la cifra viene prima stimata intorno alle 10 mila unità, poi ad ‘alcune decine di migliaia’, e in seguito fissata intorno alle 20 o 25 mila persone.42 Quanto alla sostanza, viene sottolineato con un certo sollievo che non saranno colpiti i circa 60 mila ebrei che da generazioni vivono in Italia, ma ciò non di meno tutti concordano sul fatto che il rigore del provvedimento costituisce un «nuovo grave sviluppo della campagna razzista del governo fascista» che va ben oltre lo scopo annunciato di «arginare l’immigrazione ebraica». Profonda delusione suscita il fatto che risultano smentite le rassicurazioni in precedenza avanzate dal Governo di Roma sul rifiuto assoluto di applicare una politica di persecuzione. Un aspetto in particolare sconcerta, perché in contrasto con le norme del diritto internazionale: «che il decreto colpisca anche gli ebrei che hanno acquisito la cittadinanza italiana venti anni fa».43 E ancora di più sbalordisce il fatto che si intenda addirittura revocare loro la nazionalità. Quest’ultima norma risulta talmente assurda al Popolo e Libertà, da accogliere questa notizia «con riserva» perché non si riesce a immaginare «a chi mai apparterrebbe questa gente privata della nazionalità».44 Il decreto crea allarme soprattutto perché farà aumentare il numero
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dei profughi che dovranno spostarsi e, vista la posizione geografica, si prevede un afflusso spropositato in Svizzera, la quale, insieme alle altre nazioni confinanti, dovrà, come si legge sul Popolo e Libertà «provvedere per smistare in qualche modo l’onda dei nuovi profughi» e subire «le noie d’ogni genere che da ciò può derivare».45 Un altro importante aspetto al quale non si è dato il giusto rilievo, viene sottolineato sulle pagine della Libera Stampa46 che riferisce: la barbarie antisemita in Italia continua a risvegliare nel mondo intiero un sentimento di riprovazione. Contro gli inumani provvedimenti italiani si è levata anche un’autorevole voce svizzera. La Neue Zürcher Zeitung ha fatto giustamente rilevare che, oltre al resto, i provvedimenti mussoliniani costituiscono una formidabile mancanza di lealtà. Molti profughi ebrei tedeschi, dopo le persecuzioni hitleriane, hanno domandato ospitalità all’Italia fascista. […] Il Governo fascista li ha accettati. Con la incredibile attività che tutti riconoscono a questa razza lungamente perseguitata, gli ebrei andati in Italia hanno investito i loro capitali, hanno aperto traffici, hanno ricostituito, nei paesi del sole, le loro famiglie disperse tra innumerevoli umiliazioni e sofferenze dalla furia teutonica. Dopo parecchi mesi Mussolini si sveglia coi pruriti antisemitici e abbatte sulla testa di questi disgraziati draconiani provvedimenti di espulsione, e, peggio ancora, una campagna quotidiana di denigrazioni per additarli al disprezzo degli italiani. Giustamente osserva il grande giornale di Zurigo, che questa seconda persecuzione è ancora più grave, nelle conseguenze, della prima, e costituisce da parte dello Stato fascista una violazione inaudita di un impegno morale che aveva preso con coloro che, o richiamati dagli ebrei fascisti italiani, o persuasi dalla propaganda di tipi come Ludwig, avevano bussato alla sua porta. Si può resistere ad un uragano e riprendere le forze per ricostruire le dimore, le vigne, i campi distrutti. Ma se, quando sull’esistenza scolorita e spenta rialbeggia un po’ di sole, un altro terremoto distruttore si abbatte, è difficile ritrovare, anche quando si è ebrei, le energie per ricominciare. Il furore mussoliniano contro sventurati ai quali aveva concesso ospitalità, è doppiamente iniquo.
I giornali italiani si mobilitano per decantare la nuova svolta antisemita, la «ferma norma fascista per la liberazione d’Italia dagli ebrei stranieri» in special modo, come asseriscono Il Giornale d’Italia e il Nuovo Impero, «non si vogliono stranieri, soprattutto ebrei» e si loda la «fervida e decisa azione per la difesa della razza» contro la «minaccia giudaica» verso il «bel paese». Si vagheggiano inoltre «infiltramenti nel commercio e nell’industria da parte degli ebrei» basandosi su cifre, elenchi e statistiche preparate all’uopo. Come denuncia la Libera Stampa, viene propinata «tutta la fraseologia che già conoscevamo per averla letta negli ultimi anni nei giornali teutonici, contro i semiti».47
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Pochi giorni dopo la pubblicazione del decreto di espulsione degli ebrei stranieri, comincia a circolare con insistenza la notizia che Mussolini intenda riservare «all’elemento ebraico» una zona dell’Etiopia,48 allo scopo di permettere un insediamento in quella colonia. Non è la prima volta che circola una notizia del genere. Ma in questo scaso lo scopo è quello di controbilanciare e attutire l’impatto psicologico del decreto. Si ritroverà poi questa ‘pseudo offerta’, corredata da varie condizioni-ricatto, nella Dichiarazione sulla Razza49 che viene già abbondantemente preannunciata dalla stampa50 e che verrà pubblicata in ottobre. Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista51 Il 2 settembre ha luogo una nuova riunione del Consiglio dei Ministri italiano sotto la presidenza di Mussolini. Nel corso della seduta, il Ministro dell’Educazione nazionale Bottai, presenta un decreto-legge per la difesa della razza nelle scuole. Il decreto ordina che in tutte le scuole statali (o parificate) di ogni ordine e grado, e nelle università, l’insegnamento non potrà essere affidato a docenti di razza ebraica, anche se cittadini italiani da prima del 1919. Inoltre, gli allievi di razza ebraica non potranno più frequentare le scuole inferiori o superiori. Insieme ai professori saranno espulsi dalla scuola, se ebrei, anche i provveditori, i direttori, gli assistenti universitari e il personale di sorveglianza delle scuole elementari. Anche le Accademie, gli Istituiti e le Associazioni scientifiche non accetteranno più membri ebrei, i quali cesseranno di farne parte a datare dal 16 ottobre 1938. Unica eccezione: gli studenti universitari che erano iscritti ai corsi negli anni precedenti che potranno transitoriamente frequentare i corsi universitari. Sono considerati Ebrei coloro che hanno due genitori di razza ebraica anche se professano un’altra religione. Questo decreto legge porta la data del 5 settembre e le firme di Vittorio Emanuele III, Mussolini, Bottai e Di Revel. Si stima che il decreto per la difesa della razza nella scuola fascista colpirà circa 15 o 20 mila scolari che il primo ottobre troveranno sbarrata la porta della loro aula. Il provvedimento inciderà fortemente nelle università dove si pensa perderanno il posto 400 professori ebrei i quali rappresenterebbero, secondo le valutazioni probabilmente esagerate di qualche giornale ticinese, il cinquanta per cento del personale docente.52
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Prospettive per il futuro prossimo Tutti i giornali ticinesi concordano sul fatto che ai provvedimenti antisemiti presi dall’Italia ne seguiranno degli altri di ugale portata. Prima di tutto si attende di conoscere il contenuto della preannunciata Carta della razza, e si prevede un nuovo inasprimento in occasione del Gran Consiglio del Fascismo convocato per il primo di ottobre. Si suppone che si tratterà di norme che vietano il matrimonio tra ‘italiani’ ed ebrei, e delle limitazioni nell’attività economica e commerciale per coloro che appartengono alla razza ebraica, nonché della decisione sulla percentuale massima di ebrei che potranno svolgere attività nel campo giornalistico, editoriale e nelle professioni liberali. Si ipotizza anche una probabile espulsione di tutti gli Ebrei dal partito fascista.53 Mussolini stesso non cela le sue intenzioni in un discorso pronunciato a Trieste, nel quale, a proposito della sua politica razzista, si esprime in questi termini: Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razzista. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad una pressione o peggio suggestione, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni: è in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si difendono col prestigio, e per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale che impedisca non soltanto delle differenze, ma anche superiorità nettissime. Il problema ebraico è dunque un aspetto di questo fenomeno. La nostra posizione è stata determinata da questi incontestabili dati di fatto. L’ebraismo mondiale è stato durante 16 anni, malgrado la nostra politica, un nemico inconciliabile del fascismo. In Italia la nostra politica ha determinato negli elementi semiti quello che si poteva chiamare una corsa vera e propria all’arrembaggio. Tuttavia gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibili meriti militari o civili nei confronti dell’Italia e del regime, troveranno comprensione e giustizia: quanto agli altri, si seguirà nei loro confronti una politica di separazione. Alla fine il mondo dovrà forse stupirsi più della nostra generosità che del nostro rigore, a meno che i nemici d’oltre frontiera e quelli dell’interno e soprattutto i loro improvvisati ed inattesi amici che da troppe cattedre li difendono, non ci costringano a mutare radicalmente cammino.54
Un’altra notizia che crea inquietudine consiste nel fatto che sulle pagine del quotidiano Il Resto del Carlino si rivendichi una politica razzista eugenetica anche in Italia. Il giornale di Bologna chiede,
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infatti, che lo Stato sottoponga «gli impiegati dello Stato e delle aziende pubbliche a visite mediche periodiche, dispensando dal matrimonio gli elementi ammalati, proibendolo formalmente a quanti a causa delle loro condizioni fisiche sarebbero destinati ad avere figli deficienti» e conclude affermando che «seguendo l’esempio della Germania, la sterilizzazione è necessaria per la difesa della razza e si augura che il regime fascista voglia studiare questo lato della questione».55 Nel frattempo, mentre si invoca «il manganello contro i disfattisti»,56 la nuova politica razzista si manifesta anche con fatti concreti. Per quanto riguarda le espulsioni, si apprende che il giornalista polacco Mieczyslaw Woynryb è stato invitato dalla polizia italiana a lasciare l’Italia entro tre giorni;57 e per ciò che concerne la scuola, Il Tevere informa che 265 studenti ebrei hanno lasciato l’Università di Pisa.58 Medesima sorte spetta agli ebrei che sono impiegati nelle forze armate: gli ufficiali saranno dispensati dal servizio attivo se non lo richiederanno essi stessi. E l’ammiraglio Paolo Maroni, comandante delle forze navali di base Palma di Majorca, è stato richiamato dal ministero della guerra.59 La campagna antisemita si insinua anche nella cultura: «i librai non riescono più a comprendere quali siano i libri di cui è permessa la vendita. Ogni tanto si vedono arrivare un poliziotto, il quale riferisce loro l’ordine di un qualunque commissario di PS di togliere dalla vetrina questo o quel libro, o peggio ancora ne ordina il sequestro».60 In alcuni casi, come per la Libreria Internazionale di Largo Chigi, e per la libreria Adriani di via del Tritone, il Ministero dell’Interno ha emesso l’ordine di chiusura per un giorno in un caso, e per due nell’altro, a causa dell’esposizione in vetrina di libri proibiti.
Commenti della stampa ticinese in seguito ai primi decreti razzisti italiani Il Giornale del Popolo61 Il giornale della curia pubblica un lungo e contraddittorio articolo nel quale in principio si esprime in maniera critica nei confronti del razzismo e dell’antisemitismo: La nostra posizione di fronte al razzismo e all’antisemitismo è nota. La dottrina della Chiesa non ammette che si possa stabilire una gerarchia tra le razze, i cui membri potranno esse-
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re più o meno dotati di qualità morali, intellettuali e fisiche, ma sono tutti essenzialmente uguali nella loro natura di figli di Dio.
Poi però aggiunge: In merito più specificamente al problema ebraico, se questo viene posto sotto l’aspetto della necessità di difesa contro un’eccessiva e sproporzionata influenza degli israeliti in certi campi d’attività, non contestiamo allo Stato il diritto di prendere delle misure restrittive in caso di bisogno, come si è fatto per esempio in Ungheria. Per contro non è ammissibile ed è inumano decretare una proscrizione generale contro una parte della popolazione dello Stato, e che vive sul territorio nazionale magari da secoli, a causa della sua origine.
Ma per quanto riguarda i provvedimenti presi nella scuola, dichiara testualmente: La stampa italiana giustifica i provvedimenti presi in materia scolastica con la necessità di bonificare la scuola dagli elementi giudaici ai quali non si poteva in alcun modo riconoscere il diritto e la capacità di educare italianamente e fascisticamente la gioventù. Nessuno ci vorrà negare il diritto di stupirci per la lentezza veramente inesplicabile del Fascismo a riconoscere questo pericolo, così indubbiamente grave.
La Famiglia62 Nel suo articolo di commento, il settimanale cattolico esprime le stesse argomentazioni del Giornale del popolo. Come quest’ultimo, non avrebbe «trovato motivo di critica» finché «si fosse trattato di una prudente riduzione della influenza israelita, secondo le disponibilità numeriche degli ebrei» e, inoltre, considera strano che il fascismo di fronte «alla grave minaccia costituita dai docenti ebrei» soltanto ora «dopo oltre quindici anni di regime metta mano all’epurazione!». L’articolo termina con le seguenti parole «Noi cristiani, cattolici, se deploriamole persecuzioni subite per colpa degli ebrei, non possiamo dimenticare quello che abbiamo ricevuto da essi!». Il Guardista63 Il settimanale della Guardia ‘Luigi Rossi’ prende spunto dalla politica razzista italiana per fare delle considerazioni sull’antisemitismo. Nonostante sostenga che, dal punto di vista storico e teologico, la meravigliosa conservazione dei discendenti di Giuda risponda a una necessità che ci è nascosta e fa parte dei disegni della Provvidenza,
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esprime poi tutti i suoi giudizi e pregiudizi antigiudaci, retaggio del cattolicesimo: dal deicidio alla maledizione della dispersione. Dopo aver citato la profezia di Osea «Ed andranno vagabondi fra le genti», dimostra di essere sensibile anche alle tesi complottistiche di dominio mondiale secondo cui «essi ambivano ad apparire come i trionfatori del mondo asservendo a sé la finanza, la politica, la scienza, l’arte, il teatro, la stampa, la pubblicità». Per questo motivo, secondo l’articolista, si sta attualmente assistendo «ad una specie di rivincita bestiale e crudele delle Nazioni contro questo Israele che, seguendo il suo istinto, ha esagerato, non ha saputo moderarsi ed accontentarsi delle vittorie conseguite». Inoltre deplora il fatto che essi vengano perseguitati per motivi che nulla hanno a che fare con la loro fede religiosa mentre nei tempi antichi non si perdonava loro di aver crocifisso il Salvatore delle genti: erano maledetti per aver condannato il Figlio dell’Uomo, che, per giunta, era il loro Messia, il punto luminoso verso il quale il popolo ebreo aveva, per secoli, guardato come all’adempimento della grande promessa: erano considerati, in una parola, rei del più grande misfatto della storia. Questo risentimento dei fedeli cristiani aveva almeno la scusante della loro pietà.
Quanto ai provvedimenti attuati contro di loro anche Il Guardista è possibilista: «Non vogliamo sostenere che le Nazioni non abbiano il diritto, ed anche il dovere, di difendersi dall’invasione dell’elemento ebraico, specialmente nelle alte funzioni pubbliche. È anche possibile che l’introduzione del numerus clausus sia una misura accettabile» ma sostiene che ciò deve essere fatto entro certi limiti e non certamente nel modo «assolutamente ingiustificato di quell’orribile antisemitismo che le inspira e le impone». E questo perché i cristiani devono essere contrari all’antisemitismo perché la Chiesa comanda carità verso il popolo ebreo «che fu un tempo il popolo eletto del Signore». Il Corriere del Ticino64 Il giornale liberale luganese ospita un lungo articolo di P. Gentizon, pubblicato in due puntate: il 9 settembre con il titolo «Gli ebrei italiani», e il 15 settembre «L’antisemitismo italiano». Dapprima l’autore si sofferma diffusamente sulla storia degli Ebrei italiani, e in particolare di quelli romani, che sono i discendenti degli ebrei portati a Roma da Tito dopo la conquista della Palestina e la distruzione del Tempio nel 70 d.C..Viene poi ricordato come, sotto il potere temporale dei papi, gli Ebrei fossero tollerati, ma umiliati e derisi in molteplici modi: erano
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loro vietate molte attività, avevano l’obbligo di portare un copricapo giallo per distinguersi dai cristiani, e per giunta erano costretti ad ascoltare lunghe prediche che avevano lo scopo di convertirli al cattolicesimo. Ogni anno dovevano portare un loro libro sacro al Papa, il quale, dopo avergli dato uno sguardo, lo gettava con disprezzo dietro la propria spalla sinistra. Per i festeggiamenti del carnevale, il Consiglio municipale di Roma offriva alla popolazione una «corsa degli ebrei», mentre il Senatore della città riceveva una volta all’anno in Campidoglio i loro rappresentanti e, dopo avere ricordato che essi erano soltanto tollerati, li congedava facendo il gesto di dare un calcio. Ricorda poi che a una prima emancipazione nel 1809, in seguito all’amministrazione napoleonica, fece seguito una spietata restaurazione sotto Pio VII mediante la quale gli Ebrei furono ricacciati nei ghetti. Maggiori libertà verranno concesse dopo il 1848. Tuttavia il caso Mortara,65 ossia il rapimento da parte dell’autorità pontificia di un bambino ebreo perché si riteneva fosse stato battezzato da una domestica, e mai più restituito alla sua famiglia nonostante le proteste da tutto il mondo, è avvenuto ben dieci anni dopo, nel 1858. Disquisendo di tempi più recenti, l’autore sottolinea che «il contributo spirituale degli ebrei alla vita italiana è stato molto rilevante» specialmente se si considera «il loro numero, esiguo», e ricorda personalità importanti come Isaac Artom, Salvatore Barzilai. Dopo queste premesse, nella seconda puntata, P. Gentizon affronta il problema attuale, e, dopo aver affermato che gli ebrei italiani non hanno reagito al fascismo in maniera diversa dal resto dei loro concittadini, sposa le tesi portate avanti dal regime affermando che l’attuale atteggiamento antisemita sarebbe originato dal fatto che il ‘giudaismo internazionale’ sarebbe fondamentalmente antifascista e avrebbe danneggiato l’Italia all’epoca delle sanzioni in occasione della campagna abissina. Essendo il fascismo empirico, ossia non ligio alle teorie ma alla pratica, il regime avrebbe adottato una politica antisemita per mettersi al sicuro di fronte all’elemento ebraico, ritenuto un pericolo per la nazione. Questo razzismo è quindi l’espressione della volontà fascista di tracciare una linea profonda di demarcazione tra il popolo italiano e il popolo ebraico, poiché quest’ultimo è ritenuto animato da una violenta ostilità verso le idee fondamentali del regime che si sforza di assicurare l’espansione e la grandezza dell’Italia. L’antisemitismo italiano è insomma una forma di lotta contro l’antifascismo.
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Dopo aver identificato il motivo contingente della politica antisemita italiana nella creazione dell’asse Roma-Berlino, mediante il quale «i due regimi autoritari hanno ricercato istintivamente tutto ciò che poteva avvicinarli sul campo spirituale, culturale, sociale e giuridico», Gentizon conclude l’articolo con le seguenti considerazioni: Gli ebrei italiani subiranno una sorte presso a poco eguale a quella degli ebrei tedeschi. Il dramma è dunque patetico. Roma sentendosi, credendosi minacciata, insorge unanime contro Gerusalemme. Ci sembra di ritornare ai giorni, gravi di destino, in cui Tito assediava la capitale della Giudea. Tessendo la trama di una nuova e grande politica mediterranea, il fascismo, come una volta l’impero dei Cesari, urta contro la Legge di Israele. La volontà mussoliniana lancia una sfida alla volontà ebraica ed ecco il conflitto di due imperialismi.
La Libera Stampa66 Il giornale socialista, come la maggior parte della stampa svizzera, sente anch’esso l’esigenza di soffermarsi con approfondimenti e riflessioni su quanto si sta verificando in Italia. All’uopo presenta tre articoli, due dei quali portano le firme di Ignazio Silone67 e di Giuseppe Emanuele Modigliani.68 Nel suo articolo, che è una documentata rivisitazione della storia degli ebrei, Ignazio Silone69 si sofferma in particolare sulla partecipazione degli ebrei alla costruzione dell’Italia: è noto che vi furono vari ebrei tra i volontari seguaci di Garibaldi. L’eroe del romanzo scritto da Garibaldi, Cantoni il volontario, era ebreo. Il colonnello ebreo Cesare Rovighi fu aiutante di campo di Vittorio Emanuele II e fondò la Rivista Israelitica Italiana. Mentre la proporzione degli ebrei nella popolazione italiana dal 1848 al 1906 era dell’uno per mille, la partecipazione degli ebrei alle guerre d’indipendenza fu ben superiore: negli anni 1848-49 era di 1 su 55, per passare a l su 115 nel 1859 e 1 su 71 nel 1860. Il difensore di Venezia contro l’Austria fu l’ebreo Daniele Manin. Assieme a lui basta ricordare gli altri ebrei: Finzi, Pincherle, Dancora, Sereni, Luzzato. Dopo l’unificazione dell’Italia varie personalità ebraiche hanno avuto un ruolo politico importante nel paese: Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913; Luigi Luzzati, ministro delle finanze dal 1891 al 1906, capo del governo nel 1910, fondatore delle banche popolari; Sidney Sonnino, ministro degli affari esteri dal 1915 alla fine della guerra; il generale Giuseppe Ottolenghi, ministro della guerra.
Silone annota poi che circa 3.000 ebrei italiani sono stati decorati per atti di valore nel corso della guerra mondiale e che anche all’interno del fascismo non pochi furono gli ebrei che ricoprirono cariche importanti. I soli due biografi di Mussolini, ai quali il duce ha accordato la sua
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collaborazione, sono un’ebrea italiana, Margherita Sarfatti, e un ebreo tedesco, Emil Ludwig. Detto questo, Ignazio Silone sottolinea che pretendere di giustificare l’attuale antisemitismo in Italia con un preteso antifascismo degli ebrei italiani è assolutamente ridicolo. Certamente l’antifascismo italiano si onora di avere nelle sue file delle personalità d’origine ebraica come Modigliani, Ascoli, Terracini e qualche altro, allo stesso modo che erano d’origine ebraica i compianti Treves e Rosselli. Ma si tratta di un’elite esigua.
Quanto alle origini dell’antisemitismo fascista, osserva che «è una perdita di tempo ricercare la sorgente di ogni svolta ideologica del fascismo negli scritti e discorsi del duce. La vera spiegazione può essere trovata solo nelle difficoltà concrete della sua politica». Secondo l’opinione di Silone, «l’antisemitismo italiano è stato generato dalla politica dell’asse Berlino-Roma. Non è necessario essere profeta, afferma, è sufficiente conoscere Mussolini per prevedere che l’antisemitismo italiano durerà quanto l’asse». Sul piano interno, l’antisemitismo «rientra nell’insieme delle misure alla preparazione della guerra» e «permetterà di far carriera a intellettuali famelici e a commercianti sul punto di fallire. Esso permetterà anche di presentare alla opinione pubblica dei capri espiatori per certi insuccessi». Giuseppe Emanuele Modigliani,70 dal canto suo, inizia la sua esposizione sostenendo che «l’antisemitismo italiano è dovuto anche alla fondamentale viltà di tutti i regimi di dittatura in quanto la persecuzione degli ebrei mira in Italia ad offrire un diversivo al malcontento crescente onde è minacciata la saldezza del regime fascista italiano». «Ma non questo è il solo movente della sconcia novità mussoliniana». Il fascismo, nato dal terrore della borghesia di fronte alle agitazioni operaie, ha potuto affermarsi soprattutto perché era diventato «la speranza e lo strumento della gioventù tornata dalle trincee colla testa piena di promesse, e le tasche vuote o quasi vuote dato che, insieme ai pericoli, erano finite anche le prebende della guerra». All’inizio il regime è stato in grado di accontentare questi reduci dando loro i posti degli oppositori emarginati, ma poi, esaurita questa risorsa, ha dovuto cercare altrove. Così ha escogitato l’antisemitismo per dare «l’assalto alle situazioni possedute dagli ebrei accompagnato dall’assalto – identicamente iniquo – lanciato contro le donne italiane: tutte le donne tanto le ebree, quanto le ariane». Dopo aver osservato che «le rovine che provocherà l’antisemitismo, anche se più limitate come numero, saranno
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certo più spietatamente e più ferocemente attuate, che quelle derivanti dalle miserie che precludono alla donna le forme di attività che erano le più adatte a favorirne la completa emancipazione» conclude: l’antisemitismo dei regimi fascisti è da considerare non tanto come un brutto fenomeno di per sé stante, dovuto a non si sa quale odio specifico contro un dato settore dell’umanità, quanto come la manifestazione di un generale rimbarbarimento dei costumi e delle istituzioni. Questo rimbarbarimento è figlio del rinnovato culto della violenza che tutto attende dalle dittature e occorrendo, dalla guerra. Essa spiana la via allo schiavismo antiproletario, sia al razzismo, sia all’antisemitismo, sia al nuovo avvilimento della donna.
Il terzo articolo pubblicato sulle pagine della Libera Stampa71 prende lo spunto dalla notizia della supposta offerta di Mussolini agli ebrei di potersi insediare in alcune zone dell’Etiopia, e osserva che in Etiopia, dove ora tutto va male gli ebrei lavoreranno il terreno brullo, così come hanno fatto in Palestina, vi impianteranno aziende agricole, poi sorgeranno le banche, poi le industrie. E la colonizzazione dell’Impero avanzerà a passi da gigante a spese… degli ebrei. Ma dopo che saranno riusciti a risanare la situazione economica e sociale e ci saranno i frutti da cogliere i fascisti ci penseranno loro a scacciarli ed ad appropriarsi dei loro beni.[…] Ma lo spaventoso in tutto ciò è che questi poveri ebrei, scacciati dal Reich, dall’Austria, dall’Ungheria, dalla Romania, dall’Italia… sbarrate le frontiere della Svizzera, di parecchi altri paesi d’Europa, degli Stati Uniti d’America… si vedranno obbligati ad accettare quell’angolo che la bontà sublime dell’Uomo inviato dalla Provvidenza, ha loro riservato.
Il Popolo e Libertà72 Anche il giornale conservatore sente in questo momento l’esigenza di pubblicare un articolo di rilievo stilato da una firma importante. E inserisce nella sua testata un articolo di Don Luigi Sturzo, che, invero, non si riferisce direttamente al tema dei decreti razzisti. Riflettendo sul tema assai attuale del «nazionalismo esagerato» vuole tuttavia portare una sua critica alla politica del fascismo con tutte le conseguenze deleterie che essa porta, in particolare quando «si violano i principi di giustizia e di amore del prossimo, tenendo o menomando i diritti altrui». La Gazzetta Ticinese73 Per commentare gli avvenimenti italiani, la Gazzetta Ticinese riferisce di una corrispondenza del Berner Tagblat, che riporta i dati sulla ‘influenza
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ebraica’ pubblicati dalla stampa fascista. Il Berner Taglatt e con esso la Gazzetta Ticinese, cercano, infine, di tranquillizzare coloro che sono rimasti scandalizzati dal divieto imposto agli allievi ebrei di frequentare le scuole, rassicurando che «l’istituzione di scuole statali per gli ebrei mostra che il Governo italiano vuole evitare inutili asprezze e che con le leggi emanate sugli ebrei non ha intrapreso una persecuzione degli ebrei». Ciò detto, l’articolo termina ricordando le numerose personalità ebree che, in vari ambiti, hanno dato lustro in Italia alle arti e alle scienze.
Il Vaticano e i decreti antisemiti di inizio settembre Il 5 settembre, a soli 2 giorni dalla pubblicazione sui giornali ticinesi del testo del decreto che esclude dalla scuola italiana docenti e allievi ebrei, il Popolo e Libertà pone l’accento sull’assenza di un commento da parte della Santa Sede, e infatti scrive: «Il Vaticano sinora non ha ancora preso posizione, e l’Osservatore Romano pubblica, senza commentare, il decreto che esclude gli ebrei dalle scuole».74 Nei giornali delle settimane successive, abbiamo anche noi, insieme al Popolo e Libertà, cercato di trovare l’eco di un qualche commento di condanna, o per lo meno di riprovazione, da parte della Chiesa di Roma, per i due decreti antisemiti, ma invano. Nessun dissenso è stato espresso, né per l’espulsione di circa ventimila ebrei stranieri, o recentemente naturalizzati, né per la cacciata dalla scuola di docenti e di scolari per motivi razzisti. È vero anche che in questo periodo si registrano alcune affermazioni di Pio XI riguardo al razzismo e all’antisemitismo. Ma, come spesso accade nelle dichiarazioni papali, esse risultano assai vaghe e si prestano alle più differenti interpretazioni. Manca un riferimento diretto ed esplicito ai decreti antisemiti recentemente varati in Italia. In un incontro avuto con 400 docenti di azione cattolica, il Pontefice non ha ritenuto di accennare al fatto che, al rientro dalle loro vacanze estive, troveranno le loro classi defalcate di una parte dei loro allievi per motivi razzisti, e che molti loro colleghi sono stati cacciati dalla scuola per lo stesso motivo. Ha invece sottolineato che i rapporti tra le razze devono riguardare la filosofia e la religione. E ha poi asserito che «quando una razza più riccamente dotata che un’altra dalla Divina Provvidenza entra in contatto con una razza meno dotata, quando si tratta di paesi che hanno o che vogliono delle colonie, è evidente che il paese colonizzatore deve avere come principale scopo di civilizzare, cioè di rendere
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partecipi i paesi colonizzati dei benefici della civiltà», ossia «si tratta di educare razze meno civili», e di farle «ridiventare gente». Ha inoltre accennato, precisando di non riferirsi alle colonie italiane, «che spesso chi colonizza non solo civilizza, ma utilizza i beni delle colonie».75 Qualche giorno più tardi, Pio XI, rivolgendosi a un gruppo di pellegrini belgi, si è espresso nel modo seguente: No, non è possibile per un cristiano partecipare all’antisemitismo. Noi riconosciamo a chiunque il diritto di difendersi, di mettersi in condizione di proteggersi contro tutto ciò che minaccia i suoi legittimi interessi. Ma l’antisemitismo è inammissibile, noi siamo spiritualmente semiti.76
In queste tre frasi traspare una indubbia contraddizione. Se la prima e la terza esprimono una disapprovazione dell’antisemitismo, la seconda, che dice «noi riconosciamo a chiunque il diritto di difendersi, di mettersi in condizione di proteggersi contro tutto ciò che minaccia i suoi legittimi interessi», è invece piuttosto ambigua. Se, come si potrebbe ritenere, fosse riferita alla situazione italiana, insinuerebbe che gli ebrei costituiscono una minaccia verso la quale certe misure sono giustificate. Ciò non di meno, non è escluso che questa affermazione, nel suo insieme, voglia essere una critica indiretta ai provvedimenti recentemente emanati dal governo italiano e che il vecchio papa, ormai alla fine della sua vita, abbia sentito disagio riguardo all’evoluzione in corso. È tuttavia quasi certo, se così stessero le cose, che questo disagio non era condiviso dal suo entourage, giacché a queste affermazioni papali non è stato dato risalto alcuno sulla stampa cattolica in generale. Nel Ticino, non ne parla il Giornale del Popolo e neppure il Popolo e Libertà che è sempre stato assai solerte nel riportare ogni singola parola pronunciata da Pio XI. Nella Svizzera italiana, questa notizia appare soltanto sul Corriere del Ticino.77
Proteste e reazioni all’estero La politica razzista avviata in Italia suscita una severa riprovazione in molti paesi europei e non europei, e in particolar modo nei paesi democratici. I quotidiani americani New York Times, Chicago Tribune, e New York Herald pubblicano articoli ‘furenti’,78 e il Presidente degli Stati Uniti incarica il suo consigliere d’Ambasciata a Roma di cercare di ottenere delucidazioni al proposito da palazzo Chigi.79 In Inghilterra, la stampa insorge contro i decreti antisemiti, e avverte che le misure
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adottate dall’Italia costituiscono un nuovo ostacolo all’opera intrapresa dai paesi democratici per risolvere la questione dei profughi,80 mentre le organizzazioni ebraiche inglesi stanno studiando il boicottaggio delle merci italiane.81 Anche la stampa francese, sia di destra sia di sinistra, non nasconde la sua delusione per la politica razzista del governo italiano.82 Due eminenti personalità dell’arte e della cultura restituiscono al mittente, Mussolini, le decorazioni che avevano ricevuto in passato. Il celebre drammaturgo Henry Bernstein restituisce la sua, accompagnandola con il seguente telegramma: Mi avete accordato una delle più alte distinzioni del Regno elevandomi al grado di Officiale di S. Maurizio e Lazzaro. Permettetemi, oggi, di restituirvi tale rosetta. Non ritengo più un onore portarla dopo che voi perseguitate, in nome di un razzismo d’invenzione tutta recente, dei cittadini italiani senza colpa.83
Il grande pianista Arthur Rubinstein, dal canto suo, annulla un contratto firmato per una serie di concerti in Italia nella stagione successiva e rispedisce a Mussolini la Croce di Commendatore della Corona d’Italia con la quale era stato decorato.84
Europa orientale La Crisi dei Sudeti e la conferenza di Monaco85 La regione dei Sudeti (una parte dell’odierna Repubblica Ceca), era abitata in maggioranza da cittadini di lingua tedesca. In seguito agli accordi di Versailles, il territorio, rilevante dal punto di vista industriale e strategico, era stato assegnato alla Repubblica Cecoslovacca, e i tedeschi, di questo, non se ne erano mai fatti una ragione. In seguito all’avvento al potere del nazismo, Hitler immediatamente iniziò le manovre per impossessarsi di questa zona. A questo scopo provvide a far nascere e a far prosperare nella regione, già dal 1935, un partito di ispirazione nazista, il Partito dei Tedeschi dei Sudeti (SDP), il cui capo, Herbert Henlein, era un uomo completamente al suo servizio. Il Partito di Henlein, finanziato e diretto da Berlino, si impegnò a promuovere una politica indipendentista e secessionista stimolando e sfruttando il malcontento e i sentimenti nazionalisti dei tedeschi dei Sudeti. Mentre nei Sudeti si protestava e si rivendicava la propria indipendenza dalla Cecoslovacchia, la
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Germania nazista avocò a sé il ruolo di tutore e garante della libertà e dei diritti dell’etnia tedesca in Cecoslovacchia. Negli ultimi mesi del 1937 le pretese indipendentiste si accentuarono e il governo Cecoslovacco, preoccupato per un possibile intervento armato della Germania, accettò la mediazione della Francia e della Gran Bretagna. Le trattative si protrassero fin nei primi mesi del 1938 con l’esame di varie proposte e contro-proposte, sempre prontamente boicottate dal movimento di Henlein, interessato esclusivamente a esasperare la tensione e a rendere impossibile qualsiasi soluzione. In settembre, i tempi della crisi sono maturi: Chamberlain si reca a Berchtesgaden in cerca di una mediazione con Hitler, il quale, in luogo della sperata disponibilità al dialogo, recapita nelle mani del suo interlocutore inglese delle proposte di soluzione assolutamente inaccettabili per il governo di Praga. Pur di scongiurare lo scoppio della guerra, Londra e Parigi accettano le proposte di Hitler e premono sul governo cecoslovacco per indurlo a cedere alle richieste di Berlino. In occasione di un secondo incontro con Chamberlain a Godesberg, il Führer non si accontenta del fatto che le sue proposte vengano accolte dalla Francia e dall’Inghilterra, e lancia un vero e proprio ultimatum per la cessione della regione dei Sudeti al Reich tedesco, da attuarsi entro il primo di ottobre. Mentre la crisi si sta avvicinando al suo acme entra in scena Mussolini, il quale afferma di avere proposte scritte. In tempi stretti Hitler convoca le parti a Monaco per una conferenza: vi partecipano Chamberlain per la Gran Bretagna, Daladier per la Francia, Hitler per la Germania e Mussolini per l’Italia. Per imposizione di Hitler, i principali interessati, ossia i delegati del governo della Cecoslovacchia non sono ammessi e devono aspettare fuori dalla porta l’esito dei colloqui.86 In sostanza, la conferenza decide che la Cecoslovacchia dovrà cedere alla Germania la regione dei Sudeti e alla Polonia la regione carbonifera di Teschen. Il risultato di tutta la manovra non si traduce soltanto in una consistente perdita territoriale per la Cecoslovacchia. La Germania si appropria di ricche infrastrutture e di importanti fortificazioni, per cui il fronte antinazista si ritrova alquanto indebolito, mentre il Reich incassa tutti i vantaggi e si ritrova molto più forte sotto tutti i punti di vista. Inoltre, Hitler accresce la sua autorità e credibilità interne ed internazionali. Un’altra personalità che dalla Conferenza di Monaco trae prestigio è Mussolini. Il Duce è considerato dall’opinione pubblica e dalla stampa l’artefice dell’accordo, e l’uomo che è stato capace di scongiurare la
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guerra. Ricerche storiche successive alla seconda guerra mondiale lo indicano, invece, come semplice portavoce degli ordini di Berlino. La conseguenza è l’entrata trionfale delle truppe hitleriane nella regione dei Sudeti. Questa nuova situazione sarà estremamente drammatica per le popolazioni non tedesche che risiedono nella regione, e in particolare per gli ebrei, che cercheranno di riparare nel territorio superstite della Cecoslovacchia dove per altro sono tutt’altro che benvenuti. Il risultato è una considerevole ascesa del numero dei profughi che cercano disperatamente un luogo che li possa e li voglia accogliere. Nel frattempo, il mondo tira un grande sospiro di sollievo credendo che, con l’accontentare gli appetiti di Hitler, la pace sia salva.A questo proposito non si può non ricordare la frase pronunciata dal Ministro ceco Jan Masarik: «Se avete sacrificato la mia nazione per mantenere la pace del mondo, sarò il primo ad applaudirvi. Ma se non raggiungerete lo scopo, signori, che Dio salvi le vostre anime». Lo sviluppo successivo della crisi con l’occupazione di tutto il territorio cecoslovacco nel marzo del 1939, e lo scoppio della seconda guerra mondiale qualche mese più tardi, fanno apparire quanto mai significative e profetiche queste parole. In Ticino, la stampa non è unanime nella valutazione dei risultati della conferenza. L’Avanguardia li accoglie con qualche preoccupazione: «Tutto sommato, con l’atto di forza della minaccia armata il Führer ha ottenuto dalle democrazie occidentali concessioni nuove di una certa portata».87 La Libera Stampa88 è più esplicita, e riferisce dell’esito della conferenza di Monaco intitolando, in prima pagina «L’accordo di Monaco si è fatto ai danni della Cecoslovacchia. Il governo di Praga ha dovuto accettare». Nel commento «Pace, a che prezzo?» si osserva che: Nelle grandi linee si può dire che ancora una volta l’Inghilterra e la Francia hanno ceduto ai ricatti del fascismo internazionale che minacciava la guerra proprio quando il mondo unanime aveva mille ragioni per dubitare che simile minaccia potesse essere applicata. Naturalmente le spese di tutto saranno fatte dalla Cecoslovacchia. Infatti da oggi, primo ottobre, le truppe tedesche potranno, secondo l’accordo, entrare nei territori che mai appartennero nel passato alla Germania, ed entro dieci giorni, senza colpo ferire, esse potranno raggiungere i limiti che Hitler aveva segnato a quella marcia
E, accennando al fatto che il destino della piccola Svizzera potrebbe in futuro essere analogo a quello toccato alla Cecoslovacchia, conclude: Si è evitato un conflitto. Nessuno più di noi può sentire il sollievo per le vite umane rispar-
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miate, per le devastazioni evitate, per i dolori di ogni genere attenuati. Ma passato il sospiro di sollievo che esce dal petto di ogni essere umano, si porrà la domanda: a quale prezzo si è evitata la guerra?
Ma la maggior parte della stampa ticinese descrive con entusiamo la conclusione della conferenza. Il Corriere del Ticino intitola «La guerra scongiurata. Le quattro Potenze hanno raggiunto l’accordo sulla questione dei Sudeti» e «Come si è arrivati all’accordo. La parte cospicua svolta da Mussolini».89 In un commento più a freddo, riportato il giorno seguente, scrive: «La settimana che termina oggi passerà alla storia come quella in cui l’Europa ha saputo ritrovare sé stessa e la coscienza dei propri destini».90 Il Dovere91 così esprime il proprio compiacimento: «gli ambienti delle varie delegazioni sottolineano il compito di mediatore svolto durante la conferenza da Mussolini. Pur sostenendo la tesi tedesca nella questione dei Sudeti, Mussolini si è prodigato nel senso di un riavvicinamento dei punti di vista franco-britannico da un lato e tedesco dall’altro» dimostrandosi «amico della pace». Continua poi esprimendo la speranza «che a questa prima presa di contatto tra gli uomini di Stato responsabili delle quattro grandi Potenze, non resterà priva di effetto sullo sviluppo ulteriore degli avvenimenti» visto che «i contatti personali fra i quattro uomini di stato sono stati estremamente cordiali».
Un altro giornale si esprime sul razzismo L’Avanguardia… il razzismo92 L’Avanguardia, preoccupata per la crociata razzista in Europa, che sicuramente è solo ai suoi inizi, si pone la domanda: «Cosa può essere la Svizzera in un’Europa dominata dal razzismo?». Purtroppo, in questo caso, diventerebbe null’altro che «il campo di competizione degli appetiti espansionisti delle potenti unità etniche vicine» perché oramai non ci sarebbe più posto per la Confederazione elvetica, sulla carta del Continente. A questo proposito, ricorda l’appello lanciato dallo storico svizzero Carlo Meyer,93 che si rivolge alle massime autorità federali affinché si fronteggi per tempo e con mezzi eccezionali il pericolo, giacché «nessun paese può temere dal razzismo, al pari della Svizzera» Mentre altri Stati possono essere assoggettati a mutilazioni o a scissioni, l’epilogo catastrofico che si prospetta al nostro Paese «è la scomparsa» pura e semplice.
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Capitolo decimo
Il mese di ottobre
L’inizio del mese di ottobre vede concretizzarsi la decisione presa nella Conferenza di Monaco a proposito della regione dei Sudeti. Le truppe tedesche entrano nei territori dei Sudeti dove prende immediatamente avvio la campagna antisemita. La Svizzera si interroga sulle modalità di applicazione della neutralità e nel paese sorgono problemi di libertà di stampa. Per quanto riguarda i profughi, l’esito delle trattative avviate per la questione dei passaporti tra la Svizzera e il Reich si traduce nella discriminazione, tra ebrei e non ebrei, dei cittadini tedeschi che vogliono entrare in Svizzera. In Italia la politica razzista non accenna a placarsi, e si rivolgerà anche al matrimonio, sollevando il malcontento del Vaticano. In Palestina la situazione si deteriora e si prospetta l’abbandono del piano di spartizione.
Svizzera Esito delle trattative di Berlino: la ‘J’ sul passaporto degli ebrei Le trattative intercorse tra la Svizzera e il Reich tedesco relative ai passaporti si concludono con il risultato che, fin da subito, la Germania si impegnerà a stampare un timbro ‘J’ di colore rosso sui passaporti di tutti i cittadini ebrei del Reich.1 In questo modo la polizia di frontiera svizzera potrà immediatamente identificare i tedeschi ‘non ariani’ che si presenteranno al confine e potrà fermarli senza problemi, e senza il rischio di importunare gli altri tedeschi ‘di pura razza ariana’.Va sottolineato il fatto che l’introduzione del timbro ‘J’ non viene subito divulgato dalla stampa. Tuttavia, la questione non
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rimarrà a lungo segreta perché se ne parlerà esplicitamente in un documento ufficiale (al quale potranno accedere tutti i deputati e anche la stampa), ossia nel Rendiconto 1938 del Dipartimento di Polizia presentato al Parlamento Ticinese nel maggio del 1939. Il Governo Federale, ottenuto questo risultato il 4 ottobre, per facilitare la Polizia degli stranieri nel controllo dell’entrata in Svizzera degli emigranti tedeschi e austriaci, si affretta a deliberare la seguente risoluzione: Ai cittadini germanici provvisti di passaporto germanico, i quali a norma della legislazione germanica non siano ariani, sarà permesso di entrare nella Svizzera – per qualsiasi varco di confine – solo se il loro passaporto rechi l’assicurazione, iscrittavi da un consolato svizzero, che sarà loro concesso un permesso di dimora nella Svizzera o il permesso di passare per la Svizzera in transito. L’obbligo del visto per i titolari di passaporti austriaci continua a rimanere in vigore come per l’innanzi. Poiché il numero degli emigranti che già trovansi nella Svizzera è grande, si fa nuovamente osservare che la Svizzera per essi può essere solo un paese di transito e che durante la loro permanenza nella Svizzera ad essi è vietata qualsiasi attività lucrativa. Anche l’acquisto di proprietà immobiliari o la partecipazione ad aziende svizzere, ecc. non dà alcun diritto alla dimora. La nuova risoluzione del Consiglio federale sarà rigorosamente eseguita; essa vale non solo pel passaggio del confine di chi provenga dalla Germania, ma anche di chi venga dall’Italia o dalla Francia.2
Con questa risoluzione la Svizzera inserisce nella sua legislazione una categoria razzista, la distinzione tra ‘ariano’ e ‘non ariano’, a discapito naturalmente del secondo, dell’ebreo. Questo è un fatto della storia di questo paese sul quale si dovrà riflettere molto. Dalle colonne della Gazzetta Ticinese si apprende che il Governo aveva seriamente preso in considerazione la possibilità, in alternativa alla soluzione poi adottata, «di introdurre per tutti i passaporti germanici l’obbligo del visto».Vi ha rinunciato solo per la considerazione che «l’introduzione generale del visto sui passaporti avrebbe indubbiamente ostacolato il movimento turistico». Per questa ragione «non ha ritenuto di poter estendere anche alla Germania questa soluzione radicale adottata nei confronti dell’Austria».3 È lecito pensare, dunque, che lo stato svizzero abbia rinunciato a fondamentali principi etici e morali per la salvaguardia degli interessi dell’industria turistica. Le proteste giungono immediate. Il giornale socialista Le Travail insorge scrivendo: È assai curioso vedere il Consiglio Federale stabilire una distinzione fra i tedeschi ariani e non
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ariani, i primi potendo entrare in Isvizzera senza visto dell’autorità consolare svizzera sul territorio tedesco, e i secondi essendo respinti alla frontiera se non hanno ottenuto il visto. Questa distinzione fra le ‘razze’ e le religioni, copiata dalla Germania hitleriana, ci mostra che la sincronizzazione del nostro paese, sotto la direzione di Berlino, continua con metodo ed energia. I nostri confinanti del Nord non hanno che da pazientare. Non vi sarà neppure bisogno di riunirsi a Monaco o a Berchtesgaden, quando il momento sarà venuto.4
Per questa presa di posizione, il giornale ginevrino, che secondo la Gazzetta Ticinese5 dimostra «da ognuna delle sue rubriche e da tutte le righe» la sua «mentalità social-comunista ispirata da Mosca», viene severamente redarguito dal Segretario del Partito radicale democratico svizzero, che ravvisa in questo scritto tutta la logica attaccabrighe cara a Mosca: Sotto la ipocrita apparenza di sentimenti umanitari e altamente equi si induce deliberatamente in errore il lettore non presentandogli che uno degli aspetti della questione, la più esigua e la meno importante delle sue molteplici facce, ma suscettibile nondimeno di ingannare più sicuramente tutti coloro che si limitano ad un esame superficiale di tutti i problemi della vita pubblica. Del resto la piccola infamia con la quale termina il velenoso trafiletto del giornale di Nicole e dei suoi seguaci dovrebbe ampiamente bastare per suggerire qualche diffidenza al lettore. Si crede infatti che il Consiglio federale oppure un’opinione qualsiasi del nostro paese – sia nella Svizzera tedesca, sia nella Svizzera romanica – abbia oggi la minima tendenza a regolare il passo dietro il regime hitleriano?. La questione relativa alle misure indispensabili che la Svizzera deve prendere per difendere il suo dominio economico contro una invasione pacifica, ma quasi altrettanto pericolosa quanto ogni altra invasione, esigeva di essere risolta al più presto da una nettissima decisione del Governo federale. È pure evidente che sono le classi operaie e medie del nostro paese le prime a soffrire crudelmente per tale invasione di elementi stranieri sospinti in massa sul nostro suolo. Non è nel momento in cui si deve fare fronte, anche da noi, alle difficoltà nuovissime della più intensa lotta contro la disoccupazione e le sue conseguenze, che potremmo fare aumentare improvvisamente con una folla di stranieri il numero dei nostri connazionali cui il paese ha il dovere di assicurare l’esistenza. La Svizzera nel corso della sua storia ha dato sufficienti prove dell’equità e della larghezza con cui ha sempre adempiuto ai suoi doveri d’ospitalità. Mai essa ha fatto distinzione fra le ’razze’, le nazionalità e le confessioni di quanti le hanno chiesto individualmente asilo. Ma siccome si tratta, nel caso presente, di una vera invasione collettiva di elementi sprovvisti di mezzi d’esistenza, va da sé che nelle condizioni in cui si trova attualmente il nostro paese, il quale deve a gran pena mantenere avanti tutto i propri disoccupati, non si possono albergare coloro dei quali l’estero cerca di sbarazzarsi, quali siano: che siano estremisti di destra o di sinistra, ariani o
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non ariani, poco importa. La misura di protezione che ha dovuto prendere il Consiglio federale raggiunge nel caso attuale un gran numero d’Israeliti, ma ciò non è affatto la manifestazione di un ‘antisemitismo’ perfettamente sconosciuto, per buona sorte, nel nostro paese. Ne abbiamo una prova nel buon accordo che regna da noi fra i cittadini ariani e non ariani, i quali fruiscono in uguale misura degli stessi diritti e vantaggi.6
La politica d’asilo Nonostante i frequenti attacchi da parte degli altri giornali,7 la Libera Stampa continua a occuparsi del destino dei profughi. Il primo ottobre pubblica un articolo8 che permette di capire come funziona in Svizzera l’accoglienza degli Ebrei che sono, nonostante tutto, riusciti a entrare nella Confederazione. L’articolo dimostra quanto siano infondate le lamentele delle autorità sul peso che i profughi costituirebbero per il paese e per la sua economia. Si apprende così che a Berna, San Gallo, Ginevra, Lugano, Basilea, Lucerna, Sciaffusa e Zurigo si sono costituiti speciali comitati di soccorso e l’intervento delle sfere ebraiche nella Svizzera fa sì che a tutt’oggi le autorità svizzere non spesero un centesimo per gli emigranti ebrei. […] Parecchie località e privati hanno già offerto di mettere a disposizione, chi immensi garage, sale di danze e teatri, chi grandi fattorie.
Nel Canton Zurigo rimangono ancora 1.800 profughi, dei quali 700 provvedono da sé stessi al loro sostentamento, mentre gli altri ricevono dai comitati israeliti un sussidio di fr. 20 alla settimana e sono in parte alloggiati presso famiglie ebree o in piccole pensioni a buon mercato. Prima però di essere ospitati devono riempire un lungo formulario che, munito di una relazione del comitato locale e di un attestato sanitario, viene rimesso al Comitato centrale di soccorso ebraico di Parigi. La maggiore organizzazione di soccorso è quella di Zurigo. Ad essa è unito anche un ufficio di consulenza legale e di informazioni che è in giornaliero contatto con le autorità locali e cantonali di polizia.
Grazie all’impegno e agli sforzi di tali organizzazioni e al sostanzioso contributo finanziario di ebrei svizzeri o domiciliati nella Confederazione, viene esercitata un’opera umanitaria «di grande pietà verso turbe di donne, di bambini, di uomini, cacciati come belve dai loro paesi ed erranti senza recapito e senza mezzi in cerca del pane quotidiano e della libertà». E ciò senza incidere sul mercato del lavoro e sollevando «l’autorità svizzera da oneri e da fastidi».
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Sempre sulle pagine della Libera Stampa si riferisce di un caso concreto che dimostra la possibilità di poter risolvere situazioni drammatiche in modo semplice e umano. Ma le autorità burocratiche, obbedendo alle direttive ricevute dall’alto, non le prendono neppure in considerazione. Afferma il giornale: Qualche tempo fa la famiglia di un maestro di Basilea-Campagna diede ospitalità ad una giovane rifugiata tedesca, ebrea di origine. Nell’attesa di poter immigrare in un paese d’oltremare, la giovane donna si occupava dei lavori casalinghi nella famiglia del maestro. Quest’ultimo chiese alla polizia degli stranieri il permesso di occupare così la giovane rifugiata. ‘È inopportuno autorizzare il soggiorno nella Svizzera a dei giovani che non sono tollerati in uno stato vicino. Se volete impiegare una donna di servizio tedesca, l’autorizzazione di soggiorno sarà accordata senza difficoltà’ è stata la risposta.9
Libertà di stampa Il problema della libertà di stampa suscita nuove turbolenze all’interno del mondo politico e giornalistico svizzero. Un certo clamore lo ha sollevato il fatto che alla radio italiana è stato annunciato che il governo di Berna, preoccupato dal modo nel quale la crisi dei Sudeti è stata trattata dalla stampa svizzera, abbia chiesto ai giornali di cambiare atteggiamento. La Libera Stampa ritiene che il Consiglio Federale, nella fattispecie il Consigliere Motta, debbano chiarire se questa notizia corrisponda al vero.10 Il fatto che provoca maggiore scalpore è il caso del Journal des Nations di Ginevra, la cui pubblicazione, con decreto del governo svizzero del 7 ottobre, è stata proibita per 3 mesi.11 Il Journal des Nations è un giornale antifascista, e a detta del quotidiano Il Dovere sarebbe un giornale «straniero» che «in ogni tempo ha abusato della nostra ospitalità, conducendo, senza alcun riguardo per le nostre relazioni internazionali, una lotta anti-fascista contro gli Stati totalitari», e la cui «prosa ingiuriosa» avrebbe già dato luogo a numerosi passi compiuti dai governi presi di mira. Le autorità erano già intervenute contro il giornale ginevrino, sia attraverso la soppressione del permesso di tolleranza al collaboratore Prato, sia vietando l’entrata in Svizzera al giornalista Natoli. Motivo scatenante per il provvedimento di sospensione della testata, un articolo intitolato «Né dilazione, né guerra sono sinonimi di pace», nel quale la conferenza dei quattro capi governo a Monaco viene designata col termine «club dei pizzicagnoli».12 Indubbiamente, le precauzioni prese dalle autorità per evitare offese «ai governi presi di mira» è unila-
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terale, se è vero che, come informa la Gazzetta Ticinese, negli stessi giorni al cinema Capitole di Friburgo, davanti a un pubblico numeroso e selezionato, viene presentato, senza che nessuno avanzi delle proteste, il film di propaganda anticomunista La peste rossa.13 I socialisti di Ginevra cercano di opporsi al decreto di sospensione del Journal des Nations chiedendo una riunione straordinaria del Gran Consiglio ginevrino, allo scopo di votare una mozione per reclamare al Consiglio Federale il ritiro della decisione contro il giornale antifascista. In seguito agli interventi di Leon Nicole, del consigliere di Stato Albert Picol e del giornalista Edouarde Chapuisat, con 45 voti contro 36, la mozione proposta dai socialisti viene respinta.14 Si intuisce che il governo, approfittando delle polemiche suscitate dal caso del Journal des Nations, intenda dare un’ulteriore giro di vite contro la stampa. Il Dovere riferisce che il Consigliere Motta, capo del dipartimento politico federale, sta per convocare a Berna i redattori di politica estera dei principali giornali svizzeri per discutere con essi la questione «Libertà di stampa, neutralità e politica estera». Scopo delle autorità sarà quello di sottolineare che «per nulla la libertà di stampa debba subire delle restrizioni», ma considerato il fatto che all’estero si giudica l’atteggiamento del governo in base al tenore della stampa, se la stampa svizzera non risulta neutrale, fuori dai confini potrebbe prendere corpo l’idea che non lo sia neanche il popolo svizzero e, di conseguenza, il governo stesso. In sostanza, il discorso si traduce come segue: non bisogna denigrare i regimi esteri poiché non spetta alla stampa svizzera farsi portavoce dell’opposizione germanica o italiana, e s’impone per la Svizzera il massimo riserbo, non per viltà ma per ragioni di tatto. Un altro segnale di pericolo per la libertà di stampa riguarda le fonti. Infatti, cominciano a prendere piede contestazioni rivolte contro il fatto che, per la cronaca proveniente dall’Inghilterra e dall’Italia, la stampa svizzera attinga le sue informazioni in massima parte dall’agenzia Havas, invisa ai paesi totalitari perché considerata una fonte di notizie di tendenza democratica e antifascista.15
Svizzera italiana Due uomini a confronto: Giuseppe Motta e Giovan Battista Rusca A quattro giorni di distanza l’uno dall’altro, due uomini politici ticinesi pronunciano due significativi discorsi che vengono pubblicati
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sulla stampa ticinese nel medesimo giorno, il 3 ottobre. Le loro parole evidenziano un modo assai differente di percepire la realtà e di confrontarsi con essa, e mettono in mostra due modi di pensare, e di essere, antitetici. Vale la pena di soffermarsi attentamente su questi due approcci perché dimostrano che, anche nel 1938, nonostante le contingenze gravi e precarie, vi è per ogni uomo una possibilità di scelta. E anche per sfatare una delle opinioni oggi diffuse, secondo la quale il modo di pensare e di agire, allora, era praticamente obbligato, imposto dalla presenza ai nostri confini di due arroganti vicini (la Germania nazista e l’Italia fascista), che avrebbero condizionato le scelte etiche e politiche. L’atmosfera che circonda i discorsi pronunciati dai due è piuttosto grave. Il mondo è testé uscito dalla crisi dei Sudeti. Mussolini, facendosi passare per mediatore, a Monaco, ha di fatto aiutato Hitler a ottenere ciò che voleva a discapito della Cecoslovacchia, e in Italia ha iniziato a tradurre in provvedimenti concreti la sua politica razzista contro gli Ebrei. La Svizzera ha scelto una politica di neutralità che sovente si manifesta con l’autoimposizione del silenzio, o per lo meno con la massima moderazione nelle critiche e nell’espressione del dissenso verso i regimi autoritari confinanti. I politici che si esprimono in questo fatidico inizio d’autunno 1938 sono l’onorevole Giuseppe Motta e il sindaco di Locarno Giovan Battista Rusca. Giuseppe Motta Consigliere federale fin dal 1911, è stato varie volte Presidente della Confederazione, recentemente, nel 1937. Nel governo svizzero dirige il dipartimento degli esteri. Dopo l’invasione dell’Austria è stato uno dei più accesi sostenitori della politica di neutralità della Svizzera. Giuseppe Motta gode nel paese di un indiscusso prestigio, tanto che proprio nei giorni dei quali ci stiamo occupando16 gli è stato intitolato il lungolago di Locarno e Muralto, che si chiamerà per tutti gli anni a venire Lungolago Giuseppe Motta. Il suo discorso17 lo pronuncia a Lugano il 2 ottobre per l’inaugurazione della Fiera che ha luogo nella stessa città. Dopo aver ringraziato il Signore per lo scampato pericolo di una guerra nella recente crisi dei Sudeti, rende omaggio a Neville Chamberlain e a Mussolini. A quest’ultimo (proprio l’uomo che sta in questi stessi giorni inaugurando una politica razzista antisemita) rivolge un oltremodo caldo saluto:
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E poiché vi parlo da questa Lugano gentile, quasi alle porte d’Italia, lasciatemi salutare, con umana riverenza, il grande capo del paese amico e vicino, Benito Mussolini, che accettando senza indugio l’invito di recarsi oltre le Alpi e ravvicinando, per meravigliosa intuizione della mente e per sovrana potenza della volontà, gli animi ancora perplessi, si è acquistato sommi titoli di benemerenza che solo i miopi o i fanatici dalla mente torbida oserebbero ancora contestare.
Si sofferma poi sull’atmosfera della conferenza di Monaco: Possa la cordialità che improntò l’incontro fra Adolfo Hitler e Edoardo Daladier, possano le acclamazioni che le genti della Baviera mandarono al capo del Governo francese essere il sintomo e il segno della riconciliazione definitiva fra gli eroici popoli della Francia e della Germania!
Prima di concludere la sua allocuzione con i convenevoli complimenti agli organizzatori della Fiera, fa un sunto di ciò che per il Governo svizzero è stato importante nell’anno in corso: Le date più salienti di quest’anno sono state per noi il 21 di marzo, giorno nel quale il Governo federale e il Parlamento stipularono un patto unanime di concordia, il 14 maggio, giorno in cui il Consiglio della Società delle Nazioni riconobbe la nostra neutralità integrale, il 21 giugno, giorno in cui i Governi della Germania e dell’Italia riconsacrarono tale neutralità e infine gli ultimi giorni di settembre in cui il Consiglio federale, seguendo d’ora in ora la situazione, provò e saggiò i nostri ordinamenti militari, politici ed economici.
Giovan Battista Rusca Sindaco della città di Locarno dal 1920 e deputato al parlamento nazionale dal 1927. In occasione della scissione del partito liberale, nel 1934, è stato uno dei dirigenti fondatori del Partito Liberale Democratico (il ramo antifascista del liberalismo ticinese). Ed è direttore dell’Avanguardia. È a Berna, in parlamento, nella seduta del 28 settembre del Consiglio Nazionale, che Giovan Battista Rusca pronuncia il suo discorso.18 La seduta ha lo scopo di far ratificare dal parlamento la politica di neutralità adottata dal governo. Giovan Battista Rusca chiarisce che il parlamento si trova di fronte al «fatto compiuto». Per questo motivo non può far altro che sottoscrivere la politica del governo, «perché in un momento come questo vi è l’obbligo di dare all’estero una immagine di compattezza di tutto il paese dietro alle sue autorità», ma aggiunge di non poter sottoscrivere le considerazioni a sostegno espresse dal Presidente della Commissione:
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Cosa ci ha detto insomma? Che la neutralità non va intesa unicamente nel senso di doverci astenere da ogni atto materiale suscettibile di comprometterla, ma che dobbiamo altresì praticarla nel suo spirito evitando delle critiche, dei giudizi.
E prosegue: In tal modo, noi dovremmo assistere passivi pure a spettacoli che ci indignassero, che ci addolorassero: dovremmo contemplare tutti i fatti e i misfatti, la legalità calpestata, la violenza eretta a strumento di politica nazionale, tacendo o accontentandoci di osservare che tutto questo non ci riguarda… […] abdichiamo dal diritto di manifestare in ogni circostanza il nostro attaccamento all’ideale di giustizia tra gli uomini e i popoli. Poiché pure questo è nella migliore tradizione del popolo svizzero! […] dobbiamo fare un esame di coscienza e domandarci se vogliamo intendere e praticare la neutralità come una semplice astensione egoistica dagli eventi del mondo, o se vogliamo invece riservarci piena libertà e ascoltare la eco d’una coscienza civile, la quale, pure tra le violenze, gli orrori e gli eccidi cui assistiamo, cerca ancora le basi di un’intesa fondata sulla giustizia. Non basta ripetere il ritornello: Noi non vogliamo occuparci di ciò che avviene oltre le nostre frontiere. Sarebbe troppo comodo. Possono venire momenti in cui dovremo pronunciarci. Attraversiamo un’epoca che non ha nulla da invidiare, dal lato negativo, a quella che ha preceduto la conflagrazione del 1914.
Dopo aver accennato ai metodi e ai soprusi praticati recentemente dai regimi totalitari in Spagna, Austria e Cecoslovacchia conclude: Non ho bisogno di insistere su questo quadro, che tutti conosciamo. La possibilità di vedere questi regimi e questi metodi estender la loro potenza ci inquieta: di più, ci addolora profondamente, ché se dovessero trionfare – non facciamoci illusioni! – non resterebbe più rispetto per alcuno. Nazioni grandi e piccole sarebbero indotte a subire la legge del trionfatore. E noi? Noi pure, egregio Capo del Dipartimento politico, dovremmo ridurre il tono di certe dichiarazioni di fede nella libertà e nella democrazia; dichiarazioni che potrebbero essere giudicate, in un nuovo ordine europeo creato dalle dittature, elemento di perturbazione, se pure non di provocazione. […] Bisogna tuttavia che certe parole miracolose non intervengano a cullarci nell’illusione pericolosa che il più sicuro mezzo di vivere in pace sia quello di voler restare sempre gli amici d’ognuno e di tutti: di coloro che si rendono colpevoli di un’aggressione e di quelli che la subiscono, delle vittime e dei carnefici. Certo non possiamo fare i gendarmi di un’Europa lacerata dalle passioni e dalle violenze. Ma un’attitudine ispirata a una neutralità sistematica che ci costringesse a soffocare ogni manifestazione, e sino il grido di indignazione che sale spontaneo dal fondo della coscienza innanzi alla
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violenza, all’ingiustizia, al crimine, per presentarci come un popolo di indifferenti alla sorte degli altri potrebbe riservarci la sorpresa di trovarci noi pure un giorno esposti alla violenza, senza potere invocare quei principii di solidarietà internazionale che, innanzi alle sciagure altrui, avremmo ignorati, nella speranza o l’illusione di essere al riparo di ogni pericolo dietro il riparo della nostra neutralità integrale e incondizionata.
Echi sulla stampa Nessun commento significativo al discorso di Giovan Battista Rusca si trova sulla stampa ticinese. Il discorso di Giuseppe Motta, dal canto suo, incontra largo favore tranne lo sdegno, com’era prevedibile, della Libera Stampa che così commenta: Da parte nostra abbiamo rabbrividito a certe affermazioni dello stesso. Infatti, dopo le lodi a Chamberlain e a Mussolini – cosa poi centrassero con la fiera, non lo sappiamo – si è dimenticato di lodare la piccola Cecoslovacchia (che nella forma ha una certa qual rassomiglianza con il nostro paese miscuglio di razze e quattro lingue) per il sacrificio fatto allo scopo di salvare la pace nel mondo.19
Lo stesso quotidiano riporta, in un secondo articolo, i commenti negativi apparsi sui giornali socialisti del resto della Svizzera.20 Dal movimento politico recentemente sorto, La Nuova Fiamma, giunge pure un timido dissenso, mitigato però da una mezza paginetta di apprezzamenti e lodi all’uomo politico.21 Studenti ticinesi nelle università italiane La nuova situazione creata nelle università italiane con l’espulsione di un cospicuo numero di professori ebrei, induce l’Avanguardia a fare delle considerazioni a proposito dello scadimento qualitativo dell’insegnamento seguito alle epurazioni antisemite, che «non può lasciare indifferenti i Ticinesi, i quali per tradizione e per ragioni fin troppo ovvie continuano a mandare agli atenei del Regno una parte cospicua della loro gioventù studiosa». Il Ticino non ha smesso di «attingere in modo preponderante alle fonti del sapere italiano», e «i rapporti culturali non si sono modificati nonostante le direttive politiche applicate dal regime fascista siano ora in antitesi con le nostre». L’Avanguardia conclude affermando: Evidentemente i Ticinesi non hanno facoltà alcuna d’opporsi ai provvedimenti che il governo italiano applica nelle sue scuole: ma è più che giusto che si rilevino le ripercussioni di
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quei provvedimenti sulla cultura italiana, che è pure la nostra cultura, e in primo luogo si valutino le conseguenze sull’insegnamento che viene impartito ai nostri giovani in Italia.22
La Libera Stampa riprende il testo di quest’ultimo articolo riportandolo nella sua «Pagina della scuola» e, a quelle dell’Avanguardia, aggiunge le seguenti considerazioni: l’espulsione di insegnanti di fama mondiale, non solamente deve far riflettere sulla gravità della risoluzione presa: ma deve porre alle autorità del nostro paese, a tutti gli uomini di cultura, la seguente domanda: Cosa farà il Ticino per ovviare all’inconveniente dell’isolamento sempre più accentuato dell’università italiana, del progressivo orientarsi di quest’ultima non appena verso l’acquiescenza alla politica fascista, ma ancora peggio verso la sua definitiva incamerazione o incarcerazione nella politica totalitaria fascista? Non crede la nostra autorità essere giunto il momento di dedicare al problema dell’Università una attenzione un po’ più approfondita, scevra di preconcetti, perché i nostri giovani non abbiano in avvenire a trovarsi nella condizione di dover prepararsi in un ambiente antidemocratico e antiliberale nel senso più assoluto? Non mancarono e non mancano nel Ticino uomini, pur militanti tra le file democratiche, i quali si fecero banditori dell’idea che i nostri giovani maestri perfezionassero la loro preparazione nelle facoltà italiane. Non vedono questi uomini il pericolo incombente da quando, con un atto che non trova nessuna giustificazione, il governo italiano ha espulso dalla scuola non appena gli avversari politici, ma alcuni stessi eminenti informatori della teorica fascista, rei di appartenere ad una nazionalità diversa dall’italiana? Dalle tribune non si trovano parole sufficientemente proprie per esaltare l’elvetismo. Dovrà la nostra gioventù studiosa essere educata d’ora in avanti in istituti di studio dove l’insegnamento si fonda sul falso concetto di una superiorità di razza?23
La campagna antisemita dell’Idea Nazionale Prosegue senza tregua la campagna antisemita sulle colonne de L’Idea Nazionale. Il primo di ottobre è la volta di «Noi Svizzeri e gli ebrei»,24 una raccolta di tutte le discriminazioni e di tutte le persecuzioni contro gli Ebrei che hanno avuto luogo sul territorio che costituisce l’attuale Svizzera dal 1200 in avanti. Questo per dimostrare ai lettori che ciò che viene fatto agli Ebrei in Germania, Romania, Portogallo, Ungheria e Italia «da quei barbari di fascisti» è perfettamente lecito e giustificabile, e corrisponde a quella che è stata la prassi anche in Svizzera: «la saggezza istintiva del popolo svizzero seppe in quanto a diritti politici costringere gli ebrei in determinati limiti». Sul numero della settimana seguente trova posto, invece, un articolo che intende dimostrare che sono le tre internazionali (ebraica, sociali-
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sta e massonica) quelle che stanno brigando per scatenare la guerra.25 Il 22 di ottobre viene lanciata la provocazione affinché si giunga all’interdizione degli Ebrei dagli impieghi pubblici, e questo, L’Idea Nazionale, lo fa nascondendosi dietro a una citazione tratta da documenti della Chiesa risalenti al Concilio di Toledo e al Concilio Lateranense.26
Italia I nuovi provvedimenti razzisti e «La dichiarazione sulla razza» Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre ha luogo una riunione del Gran Consiglio del Fascismo iniziata alle undici di sera, e conclusasi alle due e quaranta del mattino.27 Come si apprende dal comunicato che tutti i giornali ticinesi pubblicano il 7 ottobre, l’organo supremo del governo italiano, dopo aver preso atto della reazione controllata del popolo italiano durante la recente crisi dei Sudeti, si è occupato della questione razzista, e in particolare del problema israelita, ribadendo le ragioni «che hanno indotto il fascismo ad occuparsi di anti-semitismo, specialmente a causa dell’opera antifascista svolta da elementi ebrei nel mondo». I provvedimenti varati nel corso della seduta sono: il divieto agli italiani (uomini e donne) di contrarre matrimonio con elementi appartenenti alla razza camita o semita e alle razze non ariane; divieto ai funzionari ed al personale civile e militare di sposare stranieri a qualsiasi razza appartengano; gli italiani (uomini o donne) che desidererebbero contrarre matrimonio con stranieri (anche di razza ariana) dovranno ottenere l’autorizzazione dal Ministero degli Interni.Agli Ebrei non sarà più consentito essere proprietari o dirigere aziende industriali che impieghino più di cento persone e non potranno possedere terreni di dimensioni eccedenti i cinquanta ettari. Inoltre essi saranno eliminati dai pubblici impieghi e dall’esercito e non potranno più essere membri del partito fascista.Tuttavia sarà loro garantito l’esercizio della religione. Il Gran Consiglio ha esaminato anche la possibilità per gli Ebrei di emigrare nell’Etiopia, riservandosi però un ulteriore controllo e la facoltà di annullare o aggravare le condizioni fatte agli Ebrei a seconda dell’atteggiamento che l’ebraismo assumerà nei riguardi dell’Italia fascista. Agli ebrei stranieri è d’ora in poi vietata l’entrata in Italia, e si procederà all’espulsione degli israeliti indesiderabili. Il Gran Consiglio del Fascismo specifica inoltre le caratteristiche che qualificano gli Ebrei: sono ritenuti tali i figli di due genitori ebrei, i figli di un ebreo e di una
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straniera e i figli nati da un matrimonio misto ma di confessione ebrea. Eccezioni sono previste per i figli di ebrei morti nella grande guerra, per i volontari di Spagna e per i fascisti della prima ora. Queste disposizioni, adottate dal Gran Consiglio del Fascismo nella seduta del 6 ottobre, saranno raccolte nella «Dichiarazione sulla razza»28 che verrà pubblicata sul Foglio d’ordine del Partito Nazionale Fascista il 26 ottobre 1938. Il giorno seguente la seduta, il Gran Consiglio del Fascismo annuncia la soppressione nel marzo 1939 del Parlamento italiano, che sarà sostituito dalla Camera dei Fasci e delle Corporazioni.29 Decreti Le nuove disposizioni di legge vengono accompagnate da provvedimenti concreti. La proibizione di macellazione secondo il rito ebraico viene telegrafata alle varie prefetture del regno e pubblicata sulla Gazzetta del Popolo.30 Ai prefetti viene ingiunto dal Ministro delle Corporazioni di non rilasciare più licenze di commercio agli Ebrei.31 L’espulsione degli operatori ebrei dalle borse italiane colpisce 34 persone su un totale di 234 agenti di cambio italiani. A Trieste, anche l’entrata presso la sede della borsa è stata proibita a qualsiasi israelita.32 La campagna antisemita sulla stampa Nel mese di ottobre la campagna antisemita sui giornali italiani si trasforma. Dopo aver insistito per un paio di mesi sull’eccesso di ‘invadenza’ degli Ebrei nei vari ambiti della società, ora cambia registro e passa alle notizie diffamatorie. Sono tre i filoni che vengono intrapresi: il complotto politico, le frodi valutarie e l’aneddotica riguardante «le truffe» delle quali sarebbero autori degli ebrei. Il complotto antifascista Dopo aver proclamato che la politica razzista si giustificava in seguito all’atteggiamento antifascista dell’ebraismo mondiale, non si poteva non imputare il complotto antifascista anche agli Ebrei residenti in Italia. Il 17 ottobre, sulla stampa della penisola, si legge che: La polizia politica italiana ha scoperto a Trieste una organizzazione antifascista. È stato arrestato il prof. Eugenio Colorni, di razza ebrea, il quale avrebbe fatto una confessione. In seguito a questa sono stati arrestati altri ebrei.33
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to di mantenere rapporti di natura politica con ebrei residenti all’estero, era legato anche ad altri ebrei arrestati «per attività contraria al regime. Fra di essi figura l’ex onorevole Dino Philipson di Firenze».34 Secondo quel che si legge sul Giornale d’Italia costoro complottavano contro lo Stato fascista col concorso di affiliati residenti all’estero. Si tratterebbe di un complotto avente come centro Trieste e quale scopo di minare le forze economiche e politiche della nazione con l’esportazione di capitali, colpi di Borsa, manovre sul cambio, e diffusione di false notizie. [Perciò] gli ebrei arrestati si sono resi colpevoli di un grave delitto contro lo Stato e sono passibili delle più rigorose sanzioni di legge.35
Mentre la maggior parte dei giornali ticinesi riferiva acriticamente queste notizie, la Libera Stampa pubblica una smentita all’asserzione, supportata dalla stampa fascista italiana, che i supposti congiurati fossero in combutta con l’ex Ministro degli esteri inglese Antony Eden.36 Le frodi valutarie Suscita molto scalpore la faccenda dell’arresto alla frontiera di Ventimiglia della Marchesa Godi di Godio, la quale avrebbe tentato di espatriare verso la Francia nascondendo un milione di lire dentro un materasso del vagone letto.37 La nobildonna è stata deferita all’autorità giudiziaria per esportazione clandestina di valute, e anche altre persone, tra cui un agente di cambio ebreo, Sacerdoti, sono state arrestate. Questo caso viene montato dalla stampa fascista come un caso ebraico, e viene definito come «un vasto affare di traffico di divise estere». La Libera Stampa insorge contro questa strumentalizzazione con due articoli nei quali deplora che: la stampa del regime continua a dedicare intere colonne al tentativo compiuto da alcune persone abbienti di trasferire i loro capitali all’estero. A caratteri di scatola i giornali parlano di contrabbando giudaico in perfetta malafede, dato che non si tratta di contrabbando ma di esportazione di valute, che non è la stessa cosa, e meno che mai si tratta di contrabbando giudaico, dato che in tutto quest’affare, sul quale si fa tanto chiasso, gli ebrei c’entrano per incidenza.
Dopo aver spiegato che la maggior parte delle persone coinvolte non sono ebrei, ma persone dell’aristocrazia e della borghesia italiana, osserva che, in realtà, il tutto è la conseguenza della disastrosa politica economica del Regime che ha suscitato tale panico, da indurre le perso-
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ne abbienti a portare i loro capitali all’estero prima che il capitalismo fascista glieli facesse dissolvere nel nulla. La Libera Stampa prosegue: Insomma si tratta di una vera e propria fuga di capitali che la stampa fascista tenta di mostrare come una manovra ebrea diretta contro il regime. La cosa non è né originale né nuova; da alcuni anni va ripetendosi in Germania, dove si è creata una scuola di mistificazioni, con relativi insegnanti e allievi, scuola largamente frequentata da delegati del fascismo prima ancora che s’iniziasse la campagna razzista.
L’agente di cambio Sacerdoti, detenuto a Regina Coeli, entra nella faccenda soltanto marginalmente, e non ha agito in proprio, ma per incarico dei suoi clienti. Ma Sacerdoti è ebreo. Per questo il fascismo, per mascherare i veri motivi che determinano la fuga dei capitali, cerca con ogni mezzo di mostrare il Sacerdoti come l’oscuro e potente organizzatore del cosiddetto contrabbando giudaico.38
Due settimane più tardi, in un articolo intitolato «Un pallone si sgonfia. La faccenda Sacerdoti può considerarsi conclusa», la Libera Stampa si compiace che ora la stampa fascista va mettendo la sordina alla famosa cospirazione giudaica. Come risultava chiaro sino dai primi giorni, quando la stampa italiana dedicava intere pagine all’esportazione di valuta in vista di creare un ambiente di ostilità contro gli ebrei, la cosa, malgrado gli ettolitri d’inchiostro consumati, non è uscita dal limite di una comune operazione bancaria […] ecco che il grosso pallone si è sgonfiato. Ecco come si è conclusa la vasta cospirazione giudaica: sei persone indiziate fra le quali una sola ebrea. Sei persone intorno alle quali si sono intessute le più fantastiche storie; sei persone che hanno fatto nient’altro che quello che fanno da qualche tempo personalità in vista della finanza e della politica. Sei persone, cioè, che hanno tentato di mettere al riparo i loro denari, dato, e non concesso, che anche questo sia vero. Poiché, in tanto rigurgito di menzogne, il dubbio è legittimo.39
Le truffe La Gazzetta Ticinese e Il Corriere del Ticino riportano notizie di truffe che, secondo la stampa fascista italiana, sarebbero state commesse da ebrei. La prima sarebbe stata perpetrata a Gallarate da due ebrei mediante libretti di assegni falsificati e conguagli al cambio valute. Le indagini, però, sarebbero state rese difficoltose dal fatto che i danneg-
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giati non desiderano esporsi per timore di incorrere essi stessi nei rigori della legge.40 Anche il secondo caso, di cui sarebbe stata vittima un cittadino svizzero di Chiasso, tale Carlo Nessi, ha contorni piuttosto vaghi: tredicimila franchi sarebbero stati sottratti dall’ebreo polacco Gustavo Elter al chiassese, mentre quest’ultimo si accingeva a cambiare questa somma in lire.41 Scuola e Università In ottobre ha inizio l’anno scolastico, e nell’anno in corso, XVII dell’era fascista, la parola d’ordine è infondere ai giovani «piena coscienza dell’espansione della nostra razza» e educarli «a difendere la purezza della stirpe dalla mescolanza di altre razze».42 La novità è che dalla scuola sono stati esclusi tutti gli Ebrei, docenti e allievi. Nessun giornale ticinese si sofferma a considerare quale possa essere l’impatto, sull’animo dei bambini e dei ragazzi ebrei, del trauma dell’esclusione dalla scuola, nonostante la gravità dell’infamia. Come hanno vissuto questa discriminazione gli scolari espulsi dalla scuola nel 1938, lo racconteranno alcuni di loro molti decenni dopo, mettendo nero su bianco i loro ricordi: un senso di ingiustizia, di umiliazione, di impotenza, lo sconforto di non poter accedere a ciò che sentivano essere un loro diritto, l’onta di essere considerati diversi e indegni. L’attenzione della stampa ticinese si concentra quasi esclusivamente sugli effetti delle nuove disposizioni in ambito universitario. Si apprende così che i professori esonerati il 16 ottobre, secondo una lista pubblicata dall’organo ufficiale dell’Università di Roma,Vita Universitaria, sono 95 (tra i quali figurano Gustavo del Vecchio, Beppo Levi, Attilio Momigliano, Mario Donati, Carlo Foà, Roberto Almagìa, Giorgio Del Vecchio, Gino Arias, Federico Enriquez, Alessandro Terracini,Tullio Levi Civita), con la precisazione che «l’elenco dovrà essere integrato da alcuni elementi per i quali sono in corso ulteriori accertamenti».43 Il settimanale cattolico La Famiglia ritiene appropriato esprimere quest’ultimo concetto con le seguenti testuali parole «Altri professori ebrei saranno scovati e mandati a spasso».44 Cultura La produzione culturale risente anch’essa dell’evoluzione dei tempi. Fra i testi più ambiti viene annunciata l’imminente «uscita dell’attesissimo volume Il fronte Sud del Maresciallo Rodolfo Graziani (con prefazione del Duce) corredato di documenti inediti della massima importanza ed arricchito da 50 illustrazioni fuori testo in rotocalco,
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24 carte e grafici a colori e 4 documenti in facsimile», che la Gazzetta Ticinese propone ai suoi lettori nel suo notiziario letterario.45 E le tensioni con una delle massime espressioni culturali e artistiche del paese sono tali, che il Ministero degli Interni si trova nella necessità di smentire categoricamente di aver preso, contro il Maestro Arturo Toscanini, provvedimenti restrittivi sulla sua libertà personale.46 Il Dovere pubblica un articolo piuttosto illuminante sui rapporti tra il fascismo e la cultura, nel quale si evince che è il primo ad imporsi sulla seconda. Come esempio, riporta l’esperienza del settimanale artistico di Roma, il Quadrivio, che sotto la direzione di Telesio Interlandi si è sempre di più impregnato di razzismo. Questa rivista, attraverso le parole di Giuseppe Pensabene, arriva ad attaccare l’architettura moderna, tacciata di essere un’emanazione di Tel-Aviv. Sulle pagine de Il Dovere si legge: In sostanza i razzisti alla maniera di Giuseppe Pensabene, rinnegando l’architettura moderna perché piace agli ebrei, rinnegano le migliori tradizioni del pensiero artistico moderno italiano, rinnegano un grande italiano caduto in trincea con una palla in fronte: Sant’Elia, e rinnegano, da ultimo, la ventennale battaglia sostenuta dagli italiani contro i tedeschi volti, quest’ultimi, come al solito con mezzi non inferiori al pacchianesimo di Giuseppe Pensabene e affini, a rivendicare la paternità dell’architettura moderna.47
Il matrimonio, il concordato, il Vaticano I primi decreti razzisti, quello di espulsione dall’Italia per gli ebrei stranieri, e quello di esclusione dalla scuola per tutti gli Ebrei, docenti e allievi, si sono concretizzati ormai da alcune settimane, ma dal Vaticano non giunge nessuna parola di condanna, nessuna presa di distanza e nessuna critica, neppure la più blanda. La Chiesa di Roma interviene con un’improvvisa e veemente levata di scudi solo nel momento in cui viene approvata la nuova legislazione matrimoniale. Negando il matrimonio tra cittadini italiani e persone di un’altra ‘razza’, il legislatore fascista è andato a urtare contro una prerogativa che la Chiesa si è conquistata con i Patti del Laterano del 1929: mediante questi ultimi, per quanto riguarda l’istituto del matrimonio, lo Stato ha delegato il compito alla Chiesa stessa, riconoscendo come base legale il diritto canonico. Celebrando lo sposalizio, il parroco ricopre contemporaneamente il ruolo di officiante confessionale e di funzionario statale cosicché il matrimonio religioso acquisisce automaticamente validità anche civile. Con le nuove disposizioni legislative, lo Stato toglie alla Chiesa l’autorità sul matrimonio stesso e
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si sovrappone alla legge canonica. Il contenzioso si configura come segue: la legge canonica considera il sacramento del matrimonio legittimo se i due sposi sono ambedue di religione cattolica, e questo indipendentemente dalla provenienza o dalla ‘razza’ degli sposi. Per questo motivo, la Chiesa non può, pena la contraddizione con i fondamenti della sua stessa dottrina, negare la celebrazione di un matrimonio se ambedue gli sposi sono battezzati cattolicamente, anche se l’uno dei due è di origine straniera o africana o asiatica oppure se è una persona ebrea convertita (anche se è pur vero, come spiegherà in seguito l’Osservatore Romano, «che la Chiesa, sempre madre amorosa, suole sconsigliare ai suoi figli di contrarre nozze che presentino il pericolo di prole minorata, ed in questo senso è disposta ad appoggiare, nei limiti del diritto divino, gli sforzi dell’autorità civile tendenti al raggiungimento di tale onestissimo scopo»48). Il Vaticano non è disposto a rinunciare alla sua facoltà di arbitrio nell’autorizzazione o nella negazione del matrimonio, in quanto si ritiene di diritto idoneo a tale prerogativa. Le disposizioni fasciste sul matrimonio risultano, dunque, in contraddizione con l’articolo 34 dei patti lateranensi, e la Chiesa considera questo fatto una lesione, un vulnus, al Concordato medesimo. In realtà, la faccenda riguarda pochissime decine di matrimoni all’anno, ossia quelli tra un ‘cattolico italiano’ e una ‘cattolica di origine ebrea’, o viceversa tra una ‘cattolica italiana’ e un ‘cattolico di origine ebrea’ o comunque non ‘ariani’. Per gli altri matrimoni, dove non vi è uniformità religiosa cattolica, è la Chiesa stessa a porre i suoi impedimenti e i suoi veti. Come chiarisce l’organo del Vaticano: la Chiesa è pronta ad impedire con la sua sapiente legislazione tali pericolosi connubi. Due sono, infatti, da secoli, gli impedimenti canonici che vi si oppongono. Uno proibisce il matrimonio tra cattolici e persone non battezzate (ebrei, pagani). L’altro vieta le nozze tra cattolici e persone battezzate, ma non cattoliche (eretici, scismatici). Da tali impedimenti la Chiesa concede dispensa solamente quando intervengano gravi ragioni e sia garantito nei debiti modi che il coniuge cattolico non troverà nell’altro un ostacolo alla sua fede e che tutta la prole, senza eccezione, verrà battezzata ed educata cattolicamente.49
La stampa cattolica ticinese si allinea sulle posizioni vaticane, e critica la nuova legislazione matrimoniale sulla base degli argomenti portati avanti dalla Santa Sede. Il Popolo e Libertà disapprova anche le disposizioni relative ai matrimoni tra italiani e stranieri che – quando
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non sono addirittura proibiti, come nel caso dei funzionari dello Stato civili e militari – necessitano, di una speciale autorizzazione ministeriale.50 Dal canto suo Il Giornale del Popolo, dopo le opportune recriminazioni, esprime comunque il suo compiacimento sul fatto che «siamo, malgrado ciò, assai lontani dalla legislazione matrimoniale eversiva della Germania che giunge fino allo scioglimento del vincolo contratto civilmente e religiosamente fra coniugi di cui uno non sia ariano». Non manca poi di esprimere la sua fiducia nell’arrivo della «necessaria spiegazione che tranquillizzi le coscienze e non lasci cristallizzarsi un precedente lesivo di quella parte migliore del Concordato che ha ridonato l’Italia a Dio».51 Venuto a conoscenza, tramite notizie di agenzia, del testo delle nuove disposizioni matrimoniali, il Vaticano si affretta a esprimere il suo rammarico mediante una nota ufficiosa pubblicata dall’Osservatore Romano, nella quale si legge: Le notizie così come sono date dal comunicato [dell’agenzia] Stefani non possono certo escludere da parte nostra preoccupazione specialmente in riguardo ai principi e alla disciplina matrimoniale della Chiesa. Attendiamo tuttavia in materia sì grave le precisazioni che solo potranno offrire i relativi testi di legge, confidando che essi possano rimuovere ogni motivo di riserva.52
Tutto ciò fa pensare che ci si trovi alla vigilia di un serio contenzioso tra il fascismo e la Santa Sede, in quanto vi è inconciliabilità tra la nuova legislazione e l’articolo 34 del Concordato Laterano che afferma «Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal Diritto canonico, gli effetti civili». Mentre il Vaticano punta su una rettifica dell’articolo di legge, gli ambienti fascisti chiedono invece, come scrive Gayda sul Giornale d’Italia, che il Concordato sia «leggermente corretto» su questo punto.53 Siamo dunque agli inizi di un grave confronto che avrà i suoi sviluppi nelle settimane a venire. Altri commenti della stampa ticinese La stampa ticinese pubblica alcuni articoli di commento riguardo ai provvedimenti antisemiti adottati in Italia. L’Avanguardia,54 con un articolo ben documentato, ripercorre tutto il cammino della politica razzista italiana, e ribadisce che alla base di essa vi sono motivi economico-finanziari, sottolineando le affinità esistenti con l’analoga
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politica attuata nella Germania nazista. Il giornale contesta, poi, le cifre che l’Italia porta come pretesto per dimostrare il numero eccessivo di ebrei presenti sul territorio italiano. I dati forniti dai giornali fascisti provano che l’incidenza ebrea, in Italia, non supera in nessun caso il due per mille. Osserva, inoltre, che: il provvedimento che vieta agli ebrei di possedere aziende industriali o terriere di oltre 50 ettari è pure in relazione con le finalità economiche e finanziarie anzidette. Le difficoltà di trapassi immobiliari ed eventuali leggi (del tipo di quelle germaniche) sulle ricchezze ebree, oltre che i dispositivi generali in vigore per l’esportazione delle divise, renderanno facile allo Stato fascista di farsi una parte non trascurabile dell’alienazione delle proprietà ebree [… e, se è vero che] gli ebrei potranno avere le loro sinagoghe, ma saranno esclusi dal pubblico impiego, dall’industria, ecc.: siccome nelle sinagoghe si distribuisce il pane dell’anima e non quello del corpo, gli ebrei dovranno necessariamente cercar l’uno e l’altro fuori d’Italia.
Gentizon, sulle pagine del Corriere del Ticino, firma due articoli. Il primo, «All’alba dell’anno XVII»,55 è un testo celebrativo che rivolge lodi al fascismo e a Mussolini con frasi come le seguenti: il consenso popolare di fronte al regime e l’ammirazione per il Duce sono sempre egualmente vivi […] Dopo sedici anni di esistenza, il regime mussoliniano non manifesta nessun segno di usura […] Il segreto del successo di Mussolini deve essere cercato sul terreno della realtà e dell’azione […] perché egli [il Duce] non ha mai dormito sugli allori […] Mussolini ha lavorato ogni giorno per la grandezza della sua patria, raggruppando tutta l’Italia intorno a un programma di audacia […] Ha fatto appello a pochi sentimenti fondamentali: ordine, disciplina, unità, gerarchia. Agendo in tal modo, ha risposto alle più profonde aspirazioni del suo popolo. I risultati sono noti. In tutti i campi, politico, sociale, industriale, agricolo, militare, coloniale, l’Italia ha cambiato completamente di fisionomia. Da una generazione all’altra è salita al rango di grande potenza.
Soffermandosi poi sul tema del razzismo, Gentizon sostiene l’idea che anche in questo il fascismo sia originale e abbia prevalentemente uno scopo eugenetico, ossia il miglioramento fisico e morale del popolo. L’antisemitismo sarebbe invece una reazione al fatto che «gli ebrei, conservando tutte le loro particolarità, rifiutano di fondersi nel crogiuolo nazionale». Nel secondo articolo, «Le misure antisemite e la reazione del popolo italiano»,56 dopo aver elencato tutti i provvedimenti antiebraici, si sofferma anche sulle varie eccezioni e sulle ‘concessioni’ fatte dal regime (il per-
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messo di esercitare il proprio culto, la non applicazione dell’espulsione degli ebrei stranieri con più di 65 anni, l’eventuale concessione di spostarsi in zone africane controllate dall’Italia ecc.). Inoltre, sostiene che: L’ebreo italiano avrà dunque un nuovo statuto. Egli occuperà nella nazione un posto a parte. Sotto molti aspetti, non si troverà sullo stesso piede degli altri nazionali. Non avrà più il diritto di cittadinanza, sarà considerato un cittadino di secondo grado, e sotto molti aspetti, come uno straniero.
E in più Gentizon aggiunge che i provvedimenti finora adottati dal Governo italiano contengono delle omissioni per ciò che riguarda la partecipazione proporzionale degli ebrei alla vita commerciale, industriale e professionale del paese. Non affronta la delicata questione dei capitali israeliti. Ciò significa senza dubbio che il fascismo si riserva di agire a seconda dell’atteggiamento delle comunità israelitiche. Il regime s’ispira ancora a un sospetto di liberalismo nei loro riguardi, evidentemente nella speranza che Israele cambi il suo atteggiamento internazionalista, abbandoni le sue idee socialiste e manifesti tendenze più nazionali, più mussoliniane. Se questo miracolo di una conversione di simpatia non avviene, una legislazione intransigente e severa in tutti i dettagli sarà messa in vigore.
Nello stesso articolo affronta la questione delle reazioni del popolo italiano di fronte alle misure antisemite decise dal Governo. Secondo l’opinione di Gentizon, la reazione della popolazione varia nelle diverse regioni a seconda del numero di ebrei che vi risiedono: maggiore è l’adesione alla politica razzista nelle regioni del Nord e minore nel meridione, ma in ogni caso «il popolo non discute e obbedisce ciecamente: Mussolini ha sempre ragione». Non sarebbero le questioni dottrinarie, ma i fatti concreti a convincere le masse e a diffondere l’antisemitismo. Ritiene che per raggiungere questo scopo risulti essere assai efficace: la pubblicazione di statistiche e dei dettagli sulle imprese ebraiche nel terreno economico e finanziario. Quest’arma agisce profondamente; essa fornisce gli argomenti contro la comunità ebraica accusata di avere occupato una posizione non proporzionata ai suoi meriti. È in questo modo che i dirigenti riescono a influenzare l’opinione pubblica. D’altra parte, le misure prese non mancano di soddisfare certe classi della piccola borghesia che talvolta urtavano contro la solidarietà israelita. Quanto agli intellettuali, la teoria razzista applicata agli ebrei non fa ancor parte delle loro tradizioni spirituali. Ad ogni modo, nessuna opposizione o resi-
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stenza si è manifestata contro le misure antisemite del fascismo. Certo, questo fenomeno si spiega in gran parte col potere totalitario esercitato dal regime. Ma esso è dovuto anche al fatto che tanto l’operaio quanto il borghese o l’intellettuale si aspettano vantaggi materiali tanto dall’allontanamento degli ebrei italiani da determinati settori del lavoro e della produzione quanto dall’espulsione degli ebrei stranieri immigrati nella penisola.
Detto questo, la conclusione dell’articolo è rassicurante: ma ciò non toglie che nel popolo italiano preso nel suo complesso, se non vi è amore per gli ebrei, non esiste neanche odio. E la mancanza di questo sentimento dà la garanzia che, in qualunque modo vengano praticamente applicate le misure antisemite del regime, non vi saranno mai vere persecuzioni e violenze contro gli ebrei.
La Libera Stampa si sofferma sull’argomento nella «Pagina dei Giovani» con un pezzo intitolato «La difesa della razza e le contraddizioni di Mussolini»,57 nel quale, ancora una volta, ripercorre le varie posizioni della politica fascista nei confronti del razzismo, giungendo alla conclusione che le affermazioni degli «scribi fascisti» (che vogliono oggi dimostrare che questo era un obiettivo costantemente presente nella politica mussoliniana) sono pretestuose e strumentali, e hanno un unico scopo: far accettare l’attuale nuovo corso. Il popolo italiano però, nonostante lo stato di servaggio in cui è costretto a vivere, si è perfettamente reso conto che l’antisemitismo è stato imposto da Hitler, il che costituisce una aperta intromissione nella politica interna dell’Italia, che viene subito dopo l’occupazione dell’Austria e l’umiliazione inflitta al fascismo e all’Italia, e questo è più grave, con la presenza delle truppe tedesche al Brennero.
Il terzo Reich Violenze anticattoliche e antiebraiche a Vienna Intorno alla seconda metà del mese nella capitale austriaca si assiste a un’ondata di violente manifestazioni. I disordini vengono resi ancora più veementi in seguito a un discorso pronunciato nella Piazza degli Eroi a Vienna, il 13 di ottobre, dal Commissario Bürckel, rappresentante di Hitler, il quale ha additato quali nemici del nazionalsocialismo i cechi, i cattolici e naturalmente gli Ebrei.58 Questo discorso ha avuto l’effetto di provocare gli elementi nazio-
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nalsocialisti che si sono subito recati nel quartiere di Leopoldstadt, abitato soprattutto da ebrei, e si sono dedicati ad atti di vandalismo infrangendo vetrine di ristoranti, finestre di case private e di sinagoghe, e distruggendo anche molti mobili. Le aggressioni sarebbero proseguite, secondo quanto riportato sulle colonne del Giornale del Popolo e dell’Avanguardia, per circa tre giorni.59 Inoltre, alcuni gruppi di nazisti si sarebbero scatenati contro il palazzo dell’arcivescovado,60 e altri avrebbero assalito i cattolici che uscivano dalla cattedrale dopo le funzioni vespertine, gridando: «Alla forca gli ebrei! Abbattete i preti». Il cardinale Innitzer, come misura di protezione personale, è stato scortato fino al vescovado dalla polizia.61 Di fronte all’intensa impressione che suscitano le notizie pubblicate sulla stampa ticinese relative all’oppressione e alle persecuzioni religiose contro i cattolici avvenute in Austria, le devastazioni del quartiere ebraico passano praticamente inosservate. Tutta l’attenzione è rivolta agli attacchi contro la Chiesa. Il Popolo e Libertà enumera i divieti imposti ai cattolici:62 tutti i servizi divini cattolici accompagnati da processioni nelle strade e quasi tutti i servizi speciali divini a Vienna sono vietati per un periodo indeterminato, in particolare la famosa processione della Madonna del Pianto, in cui si portava la Madonna di Pöetsch, e le altre solennità dei 15, 16 e 17 ottobre sono state proibite per la prima volta dopo 250 anni.
Si parla anche di «arresti di 6 sacerdoti a Vienna». Inoltre, si attesta che è stata intensificata la «propaganda diretta a ottenere dichiarazioni di apostasia in massa dalla Chiesa cattolica». E che a Salisburgo «il principe arcivescovo, mons. Sigismondo Waitz, è stato privato del diritto di controllare, sia personalmente che a mezzo di delegati l’educazione religiosa degli scolari». Per concludere, viene ricordato che vi sono stati anche assalti ad altre istituzioni religiose: Dopo le violenze e l’invasione del convento a Salisburgo, ove gli atti vandalici sono stati poi attribuiti ai frati, è la volta del Convento delle suore del Sacro Cuore nel terzo distretto di Vienna. Il caso più grave è stato il ferimento del canonico Kramarik gettato dai nazisti dal secondo piano della casa parrocchiale.
Sorprende poi che il Cardinale Innitzer, che aveva dato prova, in precedenza, di buona volontà e di benevolenza verso i nazisti, sia stato incluso tra le persone prese di mira. A questo proposito, il foglio cat-
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tolico Il Guardista,63 afferma che i gravi attacchi rivolti contro Innitzer hanno ridato prestigio al Cardinale, facendogli riacquistare di fronte al mondo la stima che aveva perduto in marzo. E aggiunge: Noi non abbiamo mai preso molto sul serio le voci di scisma e di eresia che si facevano correre, da sei mesi in qua, sul conto del Cardinale Innitzer. Forse lo scisma e l’eresia capitanati da Innitzer potevano rientrare nei piani di Hitler e degli altri esaltati che gli stanno attorno, ed allora ci si può anche spiegare la ragione e l’origine di queste voci. Innitzer può avere mancato – ciò è accaduto a molti altri cattolici anche di casa nostra – di chiaroveggenza circa la natura ed i fini dei regimi totalitari […] e quello che è avvenuto a Vienna farà aprire gli occhi anche a quei cattolici che s’erano ostinati a chiuderli per non vedere. I movimenti ed i regimi totalitari si erano dati per motto la lotta contro il comunismo. La mossa è stata abile: e molti si sono lasciati attrarre da questi regimi, e li hanno favoriti, accettando, in nome dell’anticomunismo, mutilazioni sempre più gravi della libertà: libertà politica e libertà religiosa; e lasciarono che s’attentasse alla vita stessa del cristianesimo e del cattolicesimo: l’esaltazione della violenza e dell’odio, il furore bellico, il naturalismo e il neopaganesimo. Non videro, costoro, e non capirono che un anticomunismo di questa fatta arrischiava di diventare peggiore del male che voleva combattere! Basterà dire che le apostasie prodotte dai nazionalismi esagerati in seno alle Chiese cristiane sono, già oggi, infinitamente più numerose di quelle provocate dal bolscevismo!
Oltre ai cattolici, ci si rivolge anche alla Chiesa Evangelica e viene fatto notare chi è il padrone e chi comanda: Il Ministro dei culti, Hans Kerrl, comunica alle autorità della Chiesa protestante una circolare in cui richiama l’attenzione degli ambienti ecclesiastici della Prussia e della Sarre, sul fatto che il fondo messo dallo Stato a disposizione delle Chiese per salari e pensioni ai pastori deve essere solo impiegato a vantaggio di coloro che se ne mostrano degni. Il ministro annuncia che oramai i pastori che contravverranno alle leggi dello Stato non riceveranno più stipendio.64
Espulsione di 70 mila ebrei polacchi dal Reich Verso la fine di ottobre si impone alla cronaca una nuova questione che avrà gravissime conseguenze nel mese di novembre. Il 29 ottobre il Popolo e Libertà65 pubblica un articolo sotto il titolo «Centinaia di migliaia di polacchi trasportati alla frontiera del Reich. Una questione di passaporti. Un compromesso smentito a Berlino»: Venerdì mattina, diverse migliaia di polacchi che vivono a Berlino, ebrei nella maggior parte, hanno ricevuto improvvisamente l’ordine di annunciarsi all’ufficio degli stranieri. Essi hanno
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appreso che sarebbero stati trasportati alla frontiera lo stesso giorno. I funzionari di polizia, che avevano distribuito le convocazioni al mattino presto, hanno pure in pari tempo arrestato alcune centinaia di ebrei polacchi, in gran parte giovani, e li hanno internati all’Alexanderkaserme della Alexanderplatz. Subito dopo, però, si videro partire dei camion trasportanti le persone arrestate alla stazione della Slesia e alla stazione merci dell’est, da dove partono i treni per la Polonia.
Gli ambienti ufficiali giustificano questa misura come la conseguenza di un’ordinanza del governo polacco, intenzionato a introdurre per i suoi cittadini residenti all’estero un visto speciale, senza il quale essi non sono più autorizzati a rientrare in patria. Questa misura si rivolge in particolar modo agli Ebrei polacchi che vivono in Germania e nelle altre terre che si trovano sotto dominio del Reich. L’ordinanza potrebbe mettere la Germania nella condizione di non poter più espellere 150.000 ebrei da essa considerati ‘indesiderabili’. Si apprende poi che: circa 500 ebrei chiedenti protezione erano riuniti nella giornata davanti al consolato polacco, situato con l’ambasciata nel vecchio quartiere dell’ovest. L’informatore del consolato ha dichiarato all’United Press, che per il momento non si era in grado di portare loro soccorso.
Nel frattempo, davanti all’Alexanderkaserne si erano ammassate diverse centinaia di ebrei che portavano abiti, biancheria e viveri da consegnare a coloro che erano stati arrestati. Numerose donne non erano a consoscenza della sorte dei propri mariti. Come risulta da un comunicato ufficiale, queste misure non sono state applicate solo a Berlino, ma in tutto il Reich. E a Vienna, Breslavia, Colonia e Rostock numerosi ebrei stranieri sono stati arrestati e trasportati alla frontiera. Il significato di queste confuse notizie, come si potrà in seguito apprendere, è il seguente: la Germania ha deciso e messo in esecuzione l’espulsione, entro 24 ore, di oltre 70.000 ebrei polacchi.66 In un primo momento, i giornali sono propensi a credere che, in realtà, si tratti soltanto di una misura messa in atto dai tedeschi per fare pressione sul governo polacco e obbligarlo in questo modo a sottoscrivere un accordo conforme ai desideri dei nazisti, e che tutta la questione possa venir risolta mediante trattative. Come da copione, arriva immediata la notizia che è stato raggiunto un compromesso: «La Germania sospenderà la deportazione dei polacchi. I treni sarebbero
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[stati] fermati prima della frontiera e le persone destinate alla deportazione rinviate alle loro case».67 Poco dopo segue, però, una lapidaria smentita: «Alle 8 di sera si dichiarava negli ambienti ufficiali tedeschi che nessun accomodamento era stato concluso con la Polonia circa la deportazione dei polacchi».68 Aberrazioni La persecuzione razzista, con la sua classificazione degli uomini in gruppi distinti, conduce a situazioni che potrebbero stupire per la loro paradossalità, ma che, per la crudeltà che sta alla loro base, riescono solamente a suscitare sdegno e angoscia. La Libera Stampa riprende dalla rivista parigina L’Époque un caso esemplare, che dimostra fino a quale livello di aberrazione possano condurre le teorie razziste:69 Si sa che il terzo Reich, e anche del resto la nuova Italia fascista, hanno stabilito certi gradi di impurità razziale. L’ebreo totale – ebreo di tutte le generazioni – è trattato con tutti i rigori. Appartiene a una razza da sterminare o da segregare di nuovo nei ghetti. Con maggior indulgenza è trattato il caso del figlio di un incrocio tra ebrei e ariani […] Cosa deve fare un ragazzo per non essere più considerato un ebreo totale e conquistarsi il diritto di passare in una categoria meno sfavorita? Un figlio di genitori ebrei può tentare di ottenere tale scopo recandosi all’ufficio di ricerche di eredità razziale (Amt für Sippenforschung). Lì può rivendicare il diritto di provare che il suo padre ebreo non è il vero padre ma è stato tradito dalla madre con un ariano, per cui la sua nascita è il frutto di amori adulterini di sua madre. C’è tutta una procedura speciale per stabilire questi casi di figli adulterini nei quali il diritto di cittadinanza del figlio si basa sulla prova del disonore della madre. Occorre esporre dettagliatamente le circostanze dell’adulterio (l’ora, il luogo, il mezzo impiegato per l’incontro, le testimonianze, le confidenze), naturalmente la documentazione presentata dovrà essere corredata da un certificato redatto da un pubblico ufficiale che ne garantisce l’autenticità, e inoltre anche la situazione razziale dell’amante ariano (e supposto padre) dovrà venir chiarita meticolosamente perché potrebbe avere anche lui nelle vene qualche goccia di sangue non ariano […] Quest’ufficio di ricerche di Vienna porta il N. 44 ed è diretto dal signor Globocnik, che si è visto obbligato ad aprire una sezione speciale per il cumulo di dossier d’adulterio […]
L’articolo conclude amaramente: Il che può deporre, in apparenza, non molto bene sulla moralità delle spose d’ebrei, ma in realtà è tale la persecuzione contro gli ebrei che i figli sono indotti, per sfuggire all’inferno dei maltrattamenti e dell’isolamento, a ricercare con speranza, nella vita della genitrice, il
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fallo che permetta loro l’aspirazione a divenire cittadini. Questa tragedia, per il suo contenuto, si presta anche allo scherzo e al riso, ma a riflettervi un momento è tale spettacolo di abominio che fa morire il riso in un brivido di orrore”.
Europa Orientale Le conseguenze degli accordi di Monaco La Cecoslovacchia deve chinarsi alle decisioni prese alla conferenza di Monaco: Il Capo del Governo cecoslovacco ha tenuto un discorso nel quale ha dichiarato che la Cecoslovacchia, date le necessità storiche e nell’interesse della pace europea, s’adagia all’accordo stipulato a Monaco dai capi delle quattro potenze occidentali. Il governo cecoslovacco indirizzerà a tutti gli Stati una dichiarazione con la quale protesterà per il fatto che l’accordo di Monaco è stato stipulato senza la partecipazione dello Stato più direttamente interessato e senza che questo venisse consultato in proposito.70
L’esercito germanico entra trionfalmente nella regione dei Sudeti, e il suo arrivo coincide con l’instaurazione di un nuovo modo di vivere: il modo nazista. Per la popolazione non tedesca, e in modo particolare per gli Ebrei, ha inizio la tragedia. Il Popolo e Libertà porta la notizia che: Appena dopo qualche ora dall’entrata delle truppe tedesche a Eger, sono subito scoppiate a Karlsbad, Eger ed in altri centri minori manifestazioni antisemite: si affiggono ai muri e si espongono nelle vetrine dei negozi cartelli ingiuriosi per gli ebrei. Anche contro i cechi si sfoga la rabbia contenuta per tanto tempo. Sono già avvenute parecchie aggressioni di cechi. Intanto le truppe tedesche progrediscono fra l’entusiasmo della folla dei sudeti: le truppe di occupazione avanzano con la formazione di guerra sebbene i cechi vadano ritirandosi mano mano, sempre preoccupati di non avere contatto coi soldati tedeschi.71
Anche Il Corriere del Ticino riferisce sul destino degli Ebrei dopo l’accordo di Monaco:72 A prima vista si direbbe che non esiste il minimo nesso tra la sorte degli ebrei e l’accordo concluso a Monaco tra i dirigenti delle quattro grandi potenze. In realtà, questo avvenimento di portata storica avrà presto conseguenze dirette per gli israeliti di quasi tutti i paesi. Non dovrebbe esser necessario precisarlo; non può trattarsi che di un aumento delle difficoltà contro le quali gli ebrei sono in lotta.
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Osserva inoltre, che gli Ebrei sono sempre stati accusati di volere la guerra, e sostiene che questa accusa è infondata perché, sebbene vi siano state, come in tutti i gruppi umani, anche tra loro persone che erano a favore della guerra, la maggioranza di loro «sono amici della pace quanto il resto dell’umanità: per orrore del macello, per paura dei pericoli ai quali sarebbero esposti e perché presentono che le nazioni vinte darebbero immancabilmente a loro la colpa della catastrofe». In seguito allo smembramento della Cecoslovacchia prevede un inasprimento dell’antisemitismo, considerato il prestigio che il Terzo Reich si è guadagnato con la sua vittoria che «renderà sempre più attraenti per gli abitanti della Mitteleuropea le teorie nazionalsocialiste. Uno dei dogmi essenziali della fede hitleriana è quello del razzismo antisemita». I 100.000 ebrei che vivono nelle regioni cedute alla Germania diventeranno altrettante vittime del nazionalsocialismo. Quelli che si trovano sotto la giurisdizione ungherese hanno da attendersi un trattamento non diverso da quello riservato ai loro fratelli nel Reich. «Il governo slovacco, presieduto dall’abate Tiso, ha inaugurato la sua attività con un manifesto attraverso il quale si scaglia violentemente contro il ‘marxismo ebraico’. Il suo predecessore, Monsignor Hlinka, era antisemita e i suoi seguaci lo sono ancora di più». Nella stessa Cecoslovacchia, prima che la crisi dei Sudeti si avviasse, si erano manifestati rigurgiti antisemiti promossi dal presidente del partito agrario Beran. «E adesso, dopo la sconfitta e lo smembramento, la sorda collera delle masse si dirigerà contro i comunisti, i framassoni e gli Ebrei. E questo movimento sarà tanto più forte, in quanto vi sarà in Boemia un afflusso considerevole di israeliti sudetici». A questo punto l’articolista sente l’esigenza di temperare, in qualche modo, il tono tutto sommato amichevole del suo scritto nei confronti degli Ebrei, facendo notare che «la conseguenza sarà il desiderio di milioni di ebrei di emigrare in occidente, dove questa affluenza d’invasori», che qualifica «nel complesso poco simpatici», provocherà «una nuova ondata di antisemitismo». L’articolo del Corriere del Ticino termina con una stoccata finale mediante la quale ribadisce che, alla fin fine, gli Ebrei sono essi stessi causa del loro male, e infatti leggendo giorni fa l’Humanité vi abbiamo trovato diversi manifesti di intellettuali comunisti: più della metà delle firme stampate in coda a queste dichiarazioni erano di israeliti! Deploriamo le nuove tribolazioni d’Israele, che non sono che al loro inizio. Ma auguriamo ai
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numerosi ebrei che non hanno ancora compreso i segni dei tempi di ritrovare sé stessi e di trarre una salutare lezione dalle prove che la Provvidenza ha loro imposto.
La conseguenza degli accordi di Monaco sarà, senza ombra di dubbio, l’incremento notevole di profughi, fra i quali gli Ebrei saranno la parte preponderante. Ci saranno anche profughi politici, ma per provvedere ad essi qualche sforzo verrà fatto. Il Popolo e Libertà riferisce, infatti, che: I consolati inglesi, francesi e dei paesi scandinavi hanno dato diverse centinaia di passaporti ai rifugiati delle regioni sudetiche: i consolati francesi ne hanno dato 200 e quelli inglesi 150. Si prevede che questa distribuzione continui. Le persone alle quali è stato accordato il permesso di soggiorno nei paesi menzionati sono selezionati dal comitato di Praga dei rifugiati, che danno la loro preferenza a quelle persone che in seguito alla loro attività politica possono essere condannati a diversi anni di prigione in Germania.73
Palestina Mentre in Europa la situazione per gli Ebrei sta sensibilmente peggiorando, ecco che giunge per loro un ulteriore duro colpo che proviene questa volta dalla Palestina. Così viene descritta la situazione sulle colonne del Popolo e Libertà:74 La Palestina non è una colonia inglese; ma una delle regioni poste sotto mandato della Società delle Nazioni la quale aveva affidato tale mandato all’Inghilterra così come aveva affidato alla Francia il mandato sulla Siria. L’idea che aveva ispirato la Società delle Nazioni era indubbiamente buona: preparare le diverse regioni all’autonomia. La Francia si affrettò a liberarsene, come poteva, perché non voleva sollevarsi il mondo arabico, il che avrebbe avuto gravissime ripercussioni nelle sue colonie abitate, in gran parte, da islamici. L’Inghilterra invece, continuò anche perché la Palestina aveva conservato un atteggiamento relativamente docile. Del resto si sa che gli inglesi sanno fare come nessun altro. È stata la quistione ebraica che venne a complicare le cose. La mozione Balfour per la costituzione di un focolare ebraico in Palestina ha trovato la recisa opposizione degli arabi. Bisogna riconoscere che se gli ebrei erano originari della Palestina, da secoli e secoli quella terra è abitata, la grande maggioranza, da arabi, che non volevano ammettere il ritorno degli antichi abitatori.
Le recenti persecuzioni contro gli Ebrei in Germania e nell’Europa Orientale, e ora anche in Italia, hanno indotto molti di loro a volgere il loro sguardo alla Palestina come possibile luogo di scampo,
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soprattutto per il fatto che tutte le altre destinazioni diventano sempre più difficilmente raggiungibili. Intanto, negli ultimi tempi, la rivolta araba dilaga. Sino a due mesi fa il compito degli inglesi in Palestina consisteva nel tenere separati ebrei e arabi onde evitare conflitti; ma da due mesi in qua le forze inglesi si son trovate impegnate in una lotta contro una vera insurrezione araba che, in questi ultimi giorni, dalle borgate della campagna si è estesa nella stessa Gerusalemme con una violenza tale che parte della capitale è caduta, almeno temporaneamente, in mano agli insorti. Questi dimostrano di possedere mezzi che prima non si supponevano. Si tratta di un’armata sostenuta non solo moralmente, ma anche materialmente, dal movimento panarabico [e che] beneficia anche di sussidi e di forniture di armi di certe potenze [leggi Germania e Italia] che hanno il più grande interesse a soffiare nel fuoco che tutti gli sforzi britannici non sono riusciti a spegnere.
Di fronte al dilagare della rivolta araba cominciano a prendere corpo, nei primi giorni del mese, «voci secondo le quali il governo britannico prevederebbe la rinuncia di conservare alla Palestina il suo carattere di paese israelita»,75 e il 17 di ottobre si apprende che: Il Daily Herald annuncia l’abbandono della politica di divisione della Palestina ed una riduzione draconiana del centro nazionale. Il Gabinetto inglese, raccomanderebbe sia la sospensione immediata per due anni dell’immigrazione ebrea, sia la sua riduzione al minimo necessario. Nel contempo verrebbe proibita qualsiasi vendita di terreni ad ebrei. Questo atteggiamento sarebbe una denuncia della dichiarazione di Balfour, e l’abbandono parziale del mandato confidato dalla Società delle Nazioni alla Gran Bretagna.76
Le organizzazioni ebraiche presenti in tutto il mondo reagiscono nell’immediato con proteste e appelli, affinché il governo inglese non abbandoni la politica di spartizione della Palestina. I dirigenti delle organizzazioni ebraiche americane hanno inviato un telegramma di protesta a Malcoln Mac Donald, segretario di Stato britannico alle colonie, dichiarando che sarebbe ingiusto e crudele arginare l’immigrazione semita in Palestina, annullando così la dichiarazione di Balfourf, in un momento già così difficile per gli ebrei.77 Il comitato degli israeliti dell’Impero britannico si è riunito nella capitale inglese, prendendo posizione per quanto riguarda i torbidi palestinesi. Dopo aver approvata l’attività del movimento sionista ed essersi dichiarato avversario di qualsiasi riduzione dell’immigrazione degli ebrei in Terra Santa, il comitato si è rallegrato per i provvedimenti severi contro il terrorismo
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decisi dalle autorità britanniche, auspicando la creazione di un governo giudeo-arabo che apra la via ad una collaborazione tra i due popoli per la prosperità del paese.78 Una delegazione israelita guidata dal dottobre Stefano Wise ha consegnato a sir Ronald Lindsay, ambasciatore d’Inghilterra, un memorandum in cui si espongono le ragioni per cui la Palestina dovrebbe, secondo gli ambienti ebraici, mantenere aperte le sue frontiere all’immigrazione israelita.79 Nel corso di un colloquio con il Senatore democratico Wagner, il Presidente degli Stati Uniti assicura che farà tutto il possibile per mantenere il diritto di immigrazione degli israeliti in Palestina e per impedire comunque una limitazione dell’immigrazione ebrea.80
Quali che siano le decisioni definitive dell’Inghilterra sul futuro della Palestina, per il momento una cosa è certa, la riduzione dei permessi d’immigrazione: se finora i permessi accordati erano di 2.000 al mese, se ne annuncia la concessione di soli 4.820 per i prossimi sei mesi.81
Editoriali, commenti, opinioni, segnalazioni Il Dovere e… gli ebrei… le persecuzioni… il sionismo Le notizie sugli Ebrei e sulla loro persecuzione, che giungono sempre più numerose, inducono i giornali a interrogarsi e a cercare spiegazioni, e, in alcuni casi giustificazioni, da elargire ai loro lettori e a loro stessi. È la volta del quotidiano Il Dovere, che pubblica tre articoli sul tema. Il 10 ottobre, un articolo intitolato «Opinioni circa gli ebrei»,82 imputa agli Ebrei che, «per secoli e secoli, hanno costituito gruppi chiusi, isole inviolabili», il sorgere della diffusa opinione che essi siano «inassimilabili». Nel Medio Evo, quando il principio unificatore era la religione, vi sarebbe stato uno scontro tra ‘il fanatismo cristiano e quello ebraico’. Dopo la Rivoluzione francese, quando il vincolo sociale non sarà più la religione, ma l’idea di nazionalità, l’ebreo sarà considerato uno «straniero» che «ha concentrato una parte della fortuna del paese», pericoloso perché potrà avvalersi «della sua potenza per spadroneggiare e imporsi». Il 22 ottobre segue un articolo intitolato «Sionismo»83 in cui viene fatta una disamina delle posizioni che l’ebraismo europeo (secondo l’opinione del giornale) ha assunto nei decenni passati, e arriva alla constatazione che, nonostante gli sforzi che vengono fatti per trovare
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una soluzione, «nel paese di Gesù scorre il sangue». E qui il giornale liberale e laico si lascia inspiegabilmente prendere la mano da suggestioni religiose e conclude l’articolo ponendosi la domanda: «Che la maledizione biblica caduta sul popolo ebraico – tu andrai errante per il mondo – sia per avere, di questi tempi, una nuova e non meno tragica conferma?». Nell’ultimo articolo della serie,84 Il Dovere considera la rivolta palestinese nel quadro della rinascita araba contro i privilegi degli Ebrei «veri padroni della Palestina», contro i quali non Mussolini o Hitler sono stati i primi ad insorgere, bensì Papa Benedetto XV, il quale protestava in sede di Concistoro. Vedendo inascoltate le esortazioni della Santa Sede questa si rivolgeva al Consiglio della Società delle Nazioni allo scopo di modificare alcuni articoli della dichiarazione Balfour e precisamente quelli che alimentano la preponderanza ebraica a scapito delle altre nazionalità e confessioni religiose.
Il Giornale del Popolo e… ma quanti sono questi ebrei?!85 Come si spiega tutta questa grande mobilitazione contro gli Ebrei? Il Giornale del Popolo cerca di rispondere con un articolo dal titolo «Gli ebrei nel mondo» infarcito di cifre, ma anche disseminato da stereotipi e pregiudizi sul «potente blocco ebraico» favorito «dagli stretti legami della parentela della religione e – va da sé – degli interessi economici», sull’evidente «accaparramento delle attività maggiormente produttive di lucro o d’influenza politica da parte degli israeliti» e sulla constatazione della gravità «del problema ebraico e delle soluzioni a cui i Paesi ove più apertamente e pericolosamente esso si manifesta sono via via obbligati».
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Capitolo undicesimo
Il mese di novembre
Il mese di novembre 1938 è fortemente segnato da ciò che passerà alla storia come ‘la notte dei cristalli’. In Italia le leggi razziste vengono ratificate dal Consiglio dei Ministri senza trovare opposizioni. Il Vaticano protesta solamente per una norma marginale sul matrimonio. La Svizzera procede più convinta che mai nella sua politica di chiusura verso i profughi. Nei diversi paesi dell’Europa orientale la politica antisemita non accenna a placarsi.
La ‘notte dei cristalli’ Il termine Kristallnacht è stato coniato nazisti per descrivere sarcasticamente le strade che, di fatto erano tutte un luccichio di schegge di vetro provenienti dai vetri infranti dei negozi, delle case e dei luoghi di culto degli ebrei. Questa denominazione è entrata nell’uso corrente per designare gli avvenimenti protrattisi nelle terre del Terzo Reich per diversi giorni e diverse notti intorno alla data del 9 novembre 1938. Oltre alla Germania questi fatti hanno coinvolto anche la Polonia e la Francia. Gli antefatti: una miscela esplosiva Gli avvenimenti che caratterizzano il mese di novembre 1938 hanno assunto le note tragiche dimensioni perché hanno potuto trarre alimento da una solida base, costituita da due antisemitismi, quello tedesco e quello polacco, che, sommandosi, hanno formato una miscela esplosiva micidiale. Il Nazismo, in seguito ai successi espansionistici conseguiti con l’annessione dell’Austria e della regione dei Sudeti, è
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ansioso di ‘fare i conti’ con gli Ebrei per estrometterli definitivamente dalla vita economica e sociale del Reich, e non aspetta altro che un pretesto qualsiasi per scatenarsi e dare ‘la spallata’ decisiva. La Polonia, che coltiva al suo interno un pregnante e tradizionale antisemitismo, a sua volta pensa di risolvere il ‘problema ebraico’ impedendo, dopo il 29 ottobre, il ritorno in patria ai cittadini polacchi ebrei stabilitisi all’estero, e togliendo loro di fatto la nazionalità con l’espediente dell’obbligo di uno speciale timbro sul passaporto. Questa manovra non viene gradita dalla Germania, che ravvisa in essa la volontà della Polonia di far gravare sul Reich una parte consistente dei suoi ebrei. Il governo di Berlino reagisce dando immediatamente inizio all’operazione di rimpatrio forzato1 di 70.000,2 o addirittura di tutti i 150.000 ebrei polacchi,3 che si stima risiedano in Germania. Nei primi giorni di novembre almeno 14.000 persone (secondo le stime fornite dal Comitato ebraico di soccorso) sono state deportate verso il confine polacco. Per contro, il governo polacco, salvo per un limitato numero di casi umanitari (9.000 ebrei polacchi), non è intenzionato ad autorizzare l’entrata nel paese a questa massa umana in cerca di rifugio, creando di fatto una situazione di stallo con migliaia di uomini, donne e bambini accampati in condizioni assai precarie e drammatiche in una specie di terra di nessuno tra i due paesi.4 Nel frattempo, si ha notizia di trattative intercorse tra la Germania e la Polonia,5 che «sarebbero riuscite a intendersi su parecchi punti; non si è però ancora potuto trovare un accordo circa la possibilità di ritirare dalla Germania il prodotto della vendita dei beni appartenenti a ebrei».6 Alla fine del mese di novembre 6.000 ebrei polacchi saranno ancora accantonati nel No man’s Land a Zbonszyn, alla frontiera polacco-tedesca, e per loro non si prospetta affatto la possibilità di essere ammessi, in breve tempo, nell’uno o nell’altro paese. Costoro sono riusciti a sopravvivere solo grazie all’aiuto di organizzazioni di soccorso ebraico.7 La scintilla che dà fuoco alle polveri: Herschel Feibel Grynszpan Nella terra di nessuno tra la Germania e la Polonia, fra i 6.000 ebrei polacchi rifiutati da entrambi i paesi, ci sono anche i genitori e la sorella di Herschel Feibel Grynszpan, un giovane ebreo polacco di 17 anni nato a Hannover e ora residente clandestinamente a Parigi presso degli zii. Con la mente sconvolta dalle notizie ricevute dalla famiglia, la mattina del 7 novembre il ragazzo si arma di pistola e riesce a
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penetrare nell’ambasciata di Germania a Parigi, ed esplode due colpi contro il giovane addetto dell’ambasciata Ernst vom Rath ferendolo gravemente alla regione cardiaca e lombare. Grynszpan viene fermato dagli addetti dell’ambasciata e consegnato alla polizia francese.8 Nel corso dell’interrogatorio Herschel Grynszpan risponde: «Non ho agito né per odio, né per vendetta, ma soltanto per amore dei miei genitori e del mio popolo che subiscono ingiustamente sofferenze inaudite».9 Il giovane deplora profondamente l’atto in se stesso, ma asserisce di non aver avuto altro mezzo per realizzare la propria volontà. Aggiunge che i suoi genitori stavano per essere espulsi dalla Germania, e che lui stesso scrisse al presidente Roosevelt per chiedergli l’autorizzazione, per lui e la sua famiglia, di recarsi in America a lavorare. Grynszpan termina la sua deposizione sostenendo di aver obbedito a una forza che non può definire, ma di non aver avuto nessuna questione personale con nessuno dell’ambasciata germanica. L’imputato è stato poi trasferito nella prigione di Fresnes e «si prevede che sarà giudicato da tribunali francesi poiché, malgrado le pretese espresse dalla stampa tedesca, è esclusa l’estradizione verso la Germania perché l’extraterritorialità riguarda solo la persona dell’Ambasciatore».10 Gli zii del giovane, interrogati a loro volta, spiegarono che nonostante il loro nipote fosse stato espulso dalla Francia, non avevano avuto il coraggio di scacciarlo, sapendolo ammalato. Il giudice li imputò per «ospitalità a un indesiderabile».11 Nonostante le cure prodigategli dal Karl Brandt, medico personale di Hitler, e dal Georg Magnus professore alla clinica universitaria di Monaco,12 alle ore 16:30 del 9 novembre muore in ospedale l’addetto all’ambasciata di Germania vom Rath.13 L’esplosione di violenza: feroci manifestazioni antisemite in tutto il Reich Immediatamente dopo l’attentato di Parigi, in tutto il Reich le strade si popolano di manifestazioni naziste che le autorità si affrettano a definire «dimostrazioni spontanee della popolazione in risposta alla ‘provocazione di Parigi’».14 A Kassel, Bebra, e a Rotenburg sulla Fulda vengono devastati negozi e abitazioni di ebrei. Le sinagoghe si ritrovano con le vetrate frantumate e gli arredi distrutti, e vengono gettati al rogo libri e documenti.15 Con la morte di vom Rath si diffonde in tutte le terre del Reich un’ondata antisemita molto violenta16 che si ripercuoterà dappertutto (a Monaco,17 Herstfeld, Dessau,18 Lipsia, Vienna,19 Potsdam, Colonia, Costanza, Francoforte sul Meno, Stettino, Krefeld,
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Düsseldorf, Brandeburgo,20 Essen) seguendo il copione dei negozi distrutti, dei saccheggi, delle case devastate, delle sinagoghe profanate e incendiate, dei libri bruciati e delle violenze contro le persone. Caratteristica costante di queste manifestazioni è la totale assenza di polizia, che, se arriva sul posto, vi arriva sempre quando tutto è ormai finito. A Berlino i gruppi nazisti si accaniscono in particolare nei dintorni della Kurfürstendamm, della Friedrichstrasse21 e nella Unter den Linden.22 L’intervento dei pompieri in caso di incendi nelle sinagoghe non è finalizzato alla salvaguardia dell’edificio, ma si limita a circoscrivere le fiamme e a preservare gli stabili vicini.23 La Gazzetta Ticinese riporta un resoconto fatto dal corrispondente della Neue Zürcher Zeitung:24 Le vie furono sotto il dominio di orde che fischiando e urlando passavano da un negozio all’altro, per distruggere tutto quanto vi si trovava, dopo che durante la notte le vetrine erano state infrante. Fra i più di mille negozi ebraici della città non ve n’è uno solo che non sia tramutato in un mucchio di rottami. In un negozio di apparecchi radiofonici si poteva vedere come uomini, armati di vere e proprie clave, martellavano i costosi apparati. Altre colonne di demolitori agitavano attizzatoi, leve di ferro e aste metalliche per cortine. Nel fragore delle saracinesche sfondate, degli specchi infranti e dei mobili rovesciati, al quale si mescolavano le grida di gioia, preziosi orologi da sala dipinti, porcellane e antichità volavano sul selciato. Giovincelli fra i 10 e i 14 anni bersagliarono con pietre e con bottiglie asportate un grande negozio di profumerie, con pertinacia, sino a distruggere tutto. Davanti al ristorante ungherese WissCzardas, un edificio di due piani sul Kurfürstendamm, si estende un caos di seggiole, di tavole, di secchielli per lo champagne fatti a pezzi. I vandali hanno svolto un lavoro completo. Nella Kantstrasse una cartoleria venne sgombrata, l’intero contenuto venne ammonticchiato in istrada e dato alle fiamme. Attorno al rogo si strinsero i curiosi, che percorrevano le strade dei negozi. Nessuna espressione di dissenso, come si poteva sentire ancora in mattinata, dato che nessuno se la prende volentieri con una truppa d’assalto dietro alla quale si trova l’autorità. Un semplicione che davanti a una sinagoga in fiamme manifestò il suo sdegno, venne incalzato da gente coi pugni chiusi che lanciava il grido di «socio degli ebrei», cosicché poté cavarsela soltanto fuggendo per una via laterale. La massa maggiore della popolazione è precipitata nuovamente nell’abituale apatia. Più d’uno sarà alle prese con l’enigma per cui in Germania organizzazioni appoggiate dallo Stato fanno con molto zelo raccolta di ossi, resti di pesce, scatole vuote di sardine, fondi di caffè, stracci, mentre viene organizzata una notte di Santa Valpurga nella quale vanno a pezzi le cose più preziose.
Accennando agli incendi di tutte le sinagoghe, il corrispondente fa notare che
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dovunque, i pompieri si limitarono a impedire un propagarsi del fuoco ad altri edifici attigui. La sinagoga di Potsdam, che non poteva essere incendiata essendo da due parti unita ad abitazioni occupate, venne demolita con mezzi meccanici. Il primo segno degli eccessi di Berlino fu dato nel pomeriggio di mercoledì 9 novembre, quando si verificò un parapiglia nell’ufficio francese di viaggi sull’Unter den Linden, dove degli ebrei che avevano potuto procurarsi dei passaporti, acquistavano biglietti per fuggire dalla Germania. Dopo l’irruzione della plebaglia nel locale, il direttore dell’Ufficio telefonò all’Ambasciata francese, che, in questo caso speciale, riuscì a mettere in moto la polizia.
Le conseguenze: i provvedimenti delle autorità contro gli ebrei In seguito all'attentato di Grynszpan, il portavoce del Ministero degli Esteri del Reich annuncia che: in rappresaglia all’attentato commesso a Parigi contro il segretario d’ambasciata von Rath, ogni attività è stata vietata alle organizzazioni culturali ebree e che nuove leggi concernenti gli ebrei sono allo studio: sarà Hitler che esaminerà questo problema nel discorso che farà agli ex-combattenti alla Holbräu di Monaco.25
Saranno inoltre vietati tutti i giornali e le pubblicazioni ebraiche. Gli scolari ebrei delle scuole primarie potranno solo frequentare le scuole ebree (provvedimento, quest’ultimo, privo di senso poiché non sono rimasti nel Reich fanciulli da colpire con questa misura: i regolamenti ufficiali e l’antisemitismo non ufficiale dei maestri e dei compagni hanno già da tempo allontanato tutti i piccoli ebrei dalle scuole non ebraiche). Non appena si diffonde la voce del decesso di vom Rath, lo stesso portavoce dichiara alla United Press: La morte di von Rath non modifica la nostra attitudine nei confronti degli ebrei. Tuttavia essa contribuirà ancora ad accrescere la nostra indignazione e la nostra collera. Non è possibile nascondere che l’assassino, e coloro che l’hanno spinto, avevano l’intenzione di uccidere von Rath: è quindi naturale che le misure che progetta il governo tedesco non favoriranno gli ebrei.26
Dopo aver lasciato sfogare tutta la furia distruttiva dei gruppi nazisti, che per tre giorni e tre notti si sono accaniti con violenza contro gli Ebrei, il 10 novembre, alle otto di sera, Goebbels si presenta alla radio per annunciare che «gli avvenimenti di questi giorni sono l’espressione del comprensibile e giustificato sdegno della popolazione tedesca»
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concludendo con l’invito a porre termine alle dimostrazioni, e promettendo che la risposta definitiva agli Ebrei verrà data attraverso nuove leggi. Goebbels incontra poi la stampa estera, di fronte alla quale nega che le manifestazioni antisemite siano state organizzate dalle autorità. Nega, inoltre, che i negozi siano stati depredati, e che i pompieri siano rimasti inerti di fronte agli incendi delle sinagoghe. Afferma poi che il Governo del Reich intende risolvere il problema, non con la forza, ma in via legale, ammonendo che l’atteggiamento tedesco dipenderà dal comportamento degli Ebrei all’estero, ai quali si consiglia di essere riservati nell’interesse dei loro correligionari.27 Contemporaneamente, il capo della polizia del Reich, Himmler, emette un’ordinanza che vieta a tutti gli Ebrei di portare con sé armi. Coloro che contravverranno a questa disposizione saranno deportati in un campo di concentramento.28 Un paio di giorni più tardi, in occasione di una riunione presieduta dal maresciallo Göring, con la partecipazione dei ministri Frick, Goebbels, Gürtner, Funk e Krosigk, arrivano, puntuali, i preannunciati provvedimenti contro gli Ebrei. Alla comunità ebraica viene comminata, quale punizione per la morte di vom Rath, una multa di un miliardo di marchi: somma spettante interamente al Reich. Inoltre gli Ebrei dovranno pagare tutti i danni causati dall’indignazione contro di loro dell’8, 9 e 10 novembre.Tutte le spese di riparazione sono a carico degli israeliti, mentre le somme rimborsate dalle società assicurative saranno sequestrate a favore del Reich. Inoltre dal 1º gennaio 1939 sarà proibito agli Ebrei di possedere negozi all’ingrosso o al dettaglio e artigianato indipendente. Gli Ebrei non potranno più essere padroni d’aziende, mentre i dirigenti ebrei saranno licenziati entro 6 settimane. Seguiranno altre ordinanze «per eliminare gli ebrei dall’economia e impedire un atteggiamento provocatorio».29 Su quali siano le finalità della nuova legge antisemita non vi sono dubbi. Lo stesso Goebbels conferma in un’intervista che «lo scopo dei decreti è l’eliminazione degli ebrei dalla vita economica del paese. Non si vuole distruggere la cultura ebraica, si vuole una netta divisione tra tedeschi ed ebrei», giacché «gli avvenimenti degli ultimi giorni sono determinati da un’infezione che cerca di penetrare nel popolo tedesco ed in tutte le nazioni europee. La Germania ha il diritto di reagire come meglio le pare».30
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Che le autorità facciano sul serio, e intendano incassare al più presto la multa inflitta alla comunità ebraica, traspare anche dal fatto che i sequestri sono già iniziati.31 Inoltre, personalità ebree sono state subito convocate dalla Prefettura di Polizia di Berlino per esaminare le condizioni in cui si svolgerà il pagamento dell’ammenda, e per superare le difficoltà di rendere liquida una simile somma.32 Ai provvedimenti legislativi seguono immediati gli atti concreti. La Banca Ebraica, che aveva chiuso le sue porte la sera del 10 novembre, le ha riaperte la mattina dell’11, «ma durante la notte la proprietà della Banca è passata in mano di ariani. I clienti ebrei sono stati autorizzati a ritirare somme non superiori ai mille marchi». Nelle ultime settimane una grande parte delle imprese gestite da ebrei hanno cambiato padrone, e appartengono ora ad ariani, come nel caso del Würtenberg dove «l’arianizzazione dell’intera industria tessile è cosa fatta».33 Numerosi sono gli arresti di ebrei (nei primi giorni, tra i 7 e i 10 mila), sia tra le categorie sociali superiori, banchieri, giudici, avvocati, sia tra la gente comune, mediante retate generalizzate.34 Dai cortili delle prigioni di polizia di Berlino, lunghe file di autocarri gremiti di ebrei partono alla volta del campo di concentramento di Sachsenhausen presso Oranienburg.35 Per le vittime: è il terrore Quello che si sta abbattendo in quei giorni sugli Ebrei del Reich, già provati e demoralizzati, è paragonabile a un uragano. Non è difficile immaginare il sentimento di terrore e di impotenza di questi uomini, donne e bambini indifesi, bersagliati da una furia distruttiva illimitata, e non contrastata, ma al contrario incoraggiata e fomentata dall’autorità costituita. Nei primi giorni di novembre vedono andare a pezzi tutto ciò che loro appartiene materialmente (i negozi, gli appartamenti) e spiritualmente (le sinagoghe, i testi sacri), subiscono violenze fisiche e morali, assistono all’arresto di migliaia di loro correligionari, temono ogni momento per la loro stessa vita. E hanno capito che coloro che si accaniscono contro di loro e le loro cose, e i mandanti installati nelle istituzioni, stanno facendo sul serio e sono intenzionati a depredarli di ogni possibilità futura, distruggendo i loro mezzi di sostentamento e di vita. Molti di loro hanno compreso che quello a cui stanno assistendo è l’inizio dell’atto finale della loro distruzione. Gli echi di questa tragedia giungono anche nel Ticino, e i giornali
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sono prodighi di particolari. La testimonianza di un giovane ebreo che è riuscito a raggiungere il Belgio, può rendere l’idea: sono venuti verso le due di notte, in una ventina, ci hanno insultati, sputacchiati, hanno rovinato tutto il mobilio, rubato tutti i soldi che i miei genitori possedevano, e poi ci hanno cacciati di casa, mio padre e il mio fratello maggiore sono stati arrestati, mia madre non so dove si trovi, l’ho perduta durante la fuga nella campagna. È terribile quello che ci hanno fatto.36
La Revue di Losanna così descrive la situazione: la vita è diventata un inferno per gli israeliti. Se è impossibile valutare il numero dei suicidi, si possono contare i carri funebri che percorrono la strada verso il grande cimitero ebraico di Weissensee. Gli affossatori lavorano giorno e notte e dopo lo Stato e i vetrai, sono le agenzie di pompe funebri quelle che hanno fatto migliori affari in conseguenza dei torbidi antiebraici. I consolati stranieri sono presi d’assalto da ebrei che cercano di fuggire dal Reich. Ci sono donne che si gettano in ginocchio davanti ai portieri e ai funzionari, invocando il visto al passaporto che farà uscire i loro mariti dai campi di concentramento e li metterà in grado di lasciare il territorio germanico. […] Alla Leipzigerstrasse gli ebrei non sono tollerati neppure come clienti nelle gioiellerie. Vi è persino un magazzino di cofani funebri che avverte di non desiderare una clientela non ariana.37
Ad Amberg, un commerciante ebreo inseguito da una banda di individui, dopo essere fuggito verso il piano più alto della sua casa s’è lanciato nel vuoto sfracellandosi sul selciato. Il numero degli ebrei suicidi aumenta in modo considerevole. Famiglie intere si danno volontariamente la morte. L’ondata di arresti e di perquisizioni diventa sempre più dirompente. Nella notte tra il venerdì 11 e il sabato 12 novembre è stato arrestato un gran numero di ex avvocati, giudici, assessori, fra cui degli ultrasettantenni. Nella notte tra sabato e domenica la polizia si è occupata degli ex medici. Non è stata fatta eccezione neppure per gli ebrei che hanno partecipato alla grande guerra. A Lipsia tutti gli ebrei di sesso maschile sono sotto arresto. Impossibile anche tentare la fuga: le stazioni sono sorvegliate meticolosamente e tutti gli individui che hanno l’aspetto di semiti sono arrestati. Molti israeliti non osano ritornare nei loro appartamenti e vagano per la città. Secondo il rapporto del corrispondente del Daily Telegraph «tutti gli ammalati ebrei che si trovavano in cura al tubercolosario di Soden sono stati cacciati brutalmente. Due cliniche ebraiche di Berlino sono senza medici e gli ammalati che ivi
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si trovano sono abbandonati alla loro sorte», mentre dal Times si apprende che “120 ebrei, dai 70 ai 90 anni, sono stati cacciati da un ricovero per i vecchi nei pressi di Monaco».38 La Libera Stampa si impegna a riferire notizie che mostrano i fatti più da vicino, nella loro crudità. Dalla National Zeitung di Basilea si apprende che: gli ebrei della Renania sono minacciati di morir di fame. La vendita di viveri agli ebrei è vietata. I suicidi si moltiplicano. A Colonia, il banchiere Wallich si è suicidato gettandosi nel Reno. A Bamberga il commerciante Lessin è morto in seguito alle ferite subite. A Francoforte due medici dell’ospedale ebraico, i dottori Bernhard Rosenthal e Loewe, si sono avvelenati.39
Dal canto suo, l’Arbeiterzeitung di Sciaffusa comunica «che si ignora ancora la fine che hanno fatto i 45 ebrei arrestati a Gallingen il giovedì della settimana scorsa» ma che è certo, invece, «che il rabbino della località è stato ferocemente bastonato dai nazisti», e che «la Gestapo ha nelle sue mani le chiavi di tutti gli appartamenti degli ebrei», mentre «una donna, madre di due bambini, è impazzita dopo essere stata maltrattata».40 La Libera Stampa rende noto, in base a testimonianze pervenutele, numerosi altri episodi di barbarie che si sono verificati in varie regioni della Germania occidentale.41 Nella regione della Sarre: a Klarenthal, una persona venne particolarmente colpita, il dottor From, molto stimato da tutta la popolazione, ed è stato il suo concorrente, il dr. Turm, che ha dato il segnale dell’attacco. [...] A Merchweiler i nazi hanno saccheggiata la casa di un vecchio macellaio ebreo di 80 anni. Gli SA e SS in uniforme giunsero in auto in piena notte. Tutta la carne che si trovava nella bottega venne caricata sull’auto, indi la bottega e l’appartamento vennero distrutti. Il vecchio venne obbligato a passare per le strade con un tubo della stufa infilato nel braccio e con l’altra mano che doveva battere sulla latta.[...] A Liesdorf, presso Saarlautern, i nazi tormentarono una povera vecchia. Il mobilio venne cosparso di benzina e i vandali vi appiccarono fuoco. Un ebreo impressionatosi, si è suicidato tagliandosi i polsi. A Saarweilingen tutti gli ebrei, uomini e donne e bambini, vennero riuniti in piena notte, senza vestiti, e rinchiusi nel deposito della pompa per incendio.A Losheim (Hochwald) i nazi fecero irruzione presso l’ebreo Silwe e gettarono dalla finestra il mobilio e il vasellame. Obbligarno quindi la moglie di Silve a raccattare tutto quanto era stato frantumato nella strada. I nazi diedero un quarto d’ora di tempo per rimettere tutto a posto. Tornati poi per controllare, il Silwe si era appeso ad un albero e la donna si era tagliata i polsi. I nazi presero tutto il denaro che scovarono.
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Impressionante è anche il resoconto dei fatti avvenuti ad Aix-laChapelle, città tedesca vicino al confine con l’Olanda, dove: già alcune settimane prima dei prodrom, gli SA e i membri della gioventù hitleriana parlavano di epurazione radicale degli ebrei della città. La notizia della morte di von Rath venne conosciuta la sera del 9 novembre. Alle due del mattino tutti i dirigenti politici del partito nazionale socialista e della gioventù hitleriana vennero allarmati dalle staffette in motocicletta. Poco dopo le strade abitualmente così tranquille di Aix-la-Chapelle risuonavano di grida di ebrei perseguitati e dal fracasso delle vetrine infrante. Le orde nazi percorsero le strade della città a gruppi di dieci, il cui capo deteneva una lista di magazzini e di appartamenti di ebrei. Degli autocarri con pietre andavano dall’uno all’altro gruppo per fornire i proiettili. Il gruppo che si recava alla sinagoga era accompagnato dagli agenti di polizia. Forzata la porta della sinagoga, i muri vennero cosparsi di benzina e di petrolio, poi fu appiccato il fuoco. I pompieri ricevettero l’ordine di non intervenire se non nel caso in cui l’incendio minacciasse altre costruzioni. Tutti i magazzini ebrei vennero devastati e gli oggetti maneggevoli gettati dalla finestra. La popolazione non prese parte a queste devastazioni sebbene i nazisti l’aizzassero. Poi è stata la volta degli appartamenti. I banditi in camicia bruna furono di una crudeltà inaudita. Tutti gli ebrei semivestiti vennero cacciati nelle strade a colpi di matraque, a calci.42
Nel clima generale di accanimento contro gli Ebrei si verificano anche situazioni di una perversa assurdità come a Monaco, dove varie organizzazioni locali nazional-socialiste hanno dato agli ebrei, al solo scopo di terrorizzarli, l’ordine fasullo di lasciare la città entro 48 ore. Questo ordine non è stato sanzionato dalla polizia, ma nondimeno gli ebrei hanno abbandonato la città e alcuni gruppi di giovani si sono informati alle sedi della Gestapo delle località ove avrebbero potuto recarsi e dove sarà loro permesso di risiedere.43
Come se tutto ciò non bastasse, le autorità decidono di intensificare la propaganda per la fanatizzazione delle masse, e di caricare ancora di più il disprezzo antiebraico. Ormai tutta la stampa ha ingaggiato una campagna dissacratoria. «I giornali tedeschi, trasformati in quotidiani libelli antisemiti, sono diventati illeggibili», e non fanno che riesumare «vecchi testi per mostrare che a tale data tale uomo di Stato o tale scrittore ha detto questo o quell’altro contro gli ebrei», e che vogliono «dimostrare che gli israeliti tedeschi gioiscono nel Terzo Reich di un’esistenza ancora molto confortevole».44 Nel Palazzo del Reichstag è stata allestita l’esposizione Der ewige Jude
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(l’ebreo errante), attraverso la quale gli israeliti sono raffigurati come delinquenti e succhiatori del sangue ariano.Alla Deutschland-Halle è stata indetta un’assemblea popolare nella quale Wolfgang Diewerge, autore dell’opuscolo Un Ebreo ha sparato, parlerà davanti a 20 mila ascoltatori.45 È previsto poi un grande raduno antisemita a Berlino, e viene anticipato che nei mesi successivi, fino alla fine del marzo del 1939, nella capitale del Reich verranno tenute 1.500 riunioni allo scopo di «chiarire il problema ebraico». Viene annunciato anche che, giovedì primo dicembre, il Ministro Goebbels in persona lancerà le parole d’ordine, in una riunione di propaganda alla Krölloper di Berlino che darà il via alle manifestazioni.46 Quanto al futuro, le prospettive si presentano più nere e agghiaccianti che mai. Ormai è chiaro che l’intenzione dei nazisti è, come affermato da Goebbels, di «eliminare gli ebrei dalla vita economica»,47 ma si fanno strada minacce ancor più inquietanti. Il ministro Wagner dichiara che la lotta contro gli Ebrei proseguirà fino al loro sterminio completo,48 e in un discorso tenuto a Norimberga, Streicher affermerà: «Venti anni or sono io dissi che un giorno gli ebrei vivranno nelle caverne e che i tedeschi prenderanno possesso dei loro appartamenti».49 Lo Schwarze Korps, il giornale delle SS, esprime la pretesa di estirpare gli Ebrei dal suolo tedesco e parla, senza mezzi termini, di annientamento. E per ottenere questo annientamento ha una ricetta bella e pronta: gli Ebrei bisogna isolarli, far loro consumare il resto del loro capitale, impoverirli, affamarli, spingerli in bassifondi ebraici, ridurli alla criminalità per poi poterli distruggere, col fuoco e con la spada.50 Per il Berliner Lokal-Anzeiger «questa volta la punizione è stata mite, ma se un’altra volta un ebreo oserà semplicemente torcere un capello ad un tedesco la risposta del Terzo Reich sarà ben diversa».51 Opposizione interna Risulta quasi inesistente, o per lo meno poco visibile, l’opposizione nell’opinione pubblica tedesca. Poche notizie in proposito arrivano alla stampa e filtrano all’estero. La più importante è senz’altro quella che riferisce che i ministri protestanti del Fronte Credente, viste le ingiustizie perpetrate a danno degli Ebrei, hanno proposto una preghiera in tutte le chiese della loro comunità di fede: Noi abbiamo sopportato anche troppo la predicazione del falso Vangelo. Noi confessiamo, o Dio, al tuo cospetto, le colpe del nostro popolo. Il tuo nome è da esso profanato, la tua
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parola è combattuta, la tua verità è conculcata. In pubblico o in privato furono commesse molte ingiustizie. I genitori furono disprezzati, molte vite furono offese e distrutte, molti matrimoni violati, patrimoni rapiti, l’onore del prossimo calpestato. O signore, Dio nostro, noi accusiamo davanti a te i nostri peccati e i peccati del nostro popolo. Concedi a noi il tuo perdono e risparmiaci i tuoi castighi. Ma, se Iddio, nel suo imperscrutabile consiglio, ci castigherà colla guerra, ci sia di conforto la sua promessa.
Con questa preghiera il Fronte Credente si è guadagnato le ire del giornale Schwarze Korps, che qualifica questa preghiera come una manifestazione di alto tradimento per cui «bisogna farla finita! La sicurezza della nazione impone allo Stato il dovere di estirpare questi criminali».52 Anche nei templi della chiesa confessionale evangelica si è pregato «per tutti coloro che soffrono».53 Dalle cronache giunte ai giornali ticinesi si è potuto apprendere che, ad Aix-la-Chapelle, la popolazione, sebbene aizzata dai nazisti, non s’è lasciata indurre a prendere parte all’aggressione contro la comunità ebraica.54 Oltre a ciò si cita l’episodio di quel coraggioso che ha protestato davanti a una sinagoga in fiamme, ma ha dovuto fuggire davanti alla folla inferocita contro di lui.55 Un altro atto di coraggio si deve a un medico ‘ariano’ che, «per aver ceduto allo spirito di umanità e soccorso una bambina ebrea» durante l’assalto a un negozio sul Ring di Vienna, «si ebbe una mazzata sulla testa che lo portò al cimitero».56 Tuttavia, qualche cenno di dissenso deve pur aver preoccupato i nazisti se è vero che, sempre lo Schwarze Korps, sente l’esigenza di attaccare violentemente i «vili sciagurati» che, in luogo della persecuzione, propongono un altro modo di fare contro gli Ebrei, minacciandoli di «metter loro un buon pugno sotto il naso perché è giunta l’ora di mettere loro la museruola».57 Sempre a proposito di opposizione, va anche ricordato che sono stati giustiziati a Berlino, il 21 novembre, per alto tradimento, il ventunenne Erich Boduch di Geyersdorf (Fraustadt) e Alfred Kofer.58
Reazioni nel mondo Stati Uniti Le reazioni di sdegno più significative giungono sicuramente dagli Stati Uniti, dove il Presidente Roosevelt in persona interviene energicamente dichiarando:
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Le notizie giunte dalla Germania negli scorsi giorni hanno profondamente colpito il popolo americano. Se avessimo ricevuto notizie simili da qualsiasi altra parte del mondo, esse avrebbero provocato inevitabilmente una identica profonda reazione in tutte le classi del popolo americano. Personalmente potevo a stento credere che simili cose potessero verificarsi nella civiltà del ventesimo secolo.
Oltre questa dichiarazione, il Presidente degli Stati Uniti ha compiuto un atto diplomatico forte, richiamando a Washington, per consultazioni, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino Wilson.59 Ha inoltre inviato al governo di Berlino proteste e formali richieste di risarcimento per i danni subiti dagli ebrei americani durante le manifestazioni antisemite.60 Innumerevoli manifestazioni di protesta hanno luogo in tutto il paese:61 al porto di New York all’arrivo del transatlantico germanico Bremen «è stato chiesto il boicotto delle navi tedesche»;62 al Madison Square Garden 20 mila persone hanno espresso la loro protesta e hanno raccolto 100 mila dollari per i rifugiati ebrei.63 Numerose le espressioni di sdegno anche da parte di importanti personalità politiche: del sindaco di New York La Guardia,64 del senatore democratico William King,65 del segretario di Stato Ickes, dell’ex presidente Hoover, del candidato alla presidenza Landon, del vescovo metodista Hughes, del rettore dell’Università di Fordham, Cannon,66 del professore Clyde Miller della Columbia University. Anche gli scrittori, con in testa Pearl S. Buck, recente premio Nobel per la letteratura, si sono mobilitati chiedendo al presidente Roosevelt di rompere le relazioni commerciali con la Germania.67 Per iniziativa del giornalista Doroth Thompson, un comitato di ‘non ebrei’ è riuscito a convincere il prestigioso avvocato corso Moro de Giafferi68 ad assumersi la difesa di Grynszpan, e si è impegnato a raccogliere i fondi per pagare il collegio di difesa formato dai più valenti avvocati di Francia.69 Il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, ordina che saranno, d’ora in poi, i policemen israeliti che assumeranno la guardia dell’ambasciata tedesca e scorteranno le personalità naziste.70 Gran Bretagna In Inghilterra le persecuzioni antiebraiche creano una fortissima impressione e mettono in crisi coloro che ancora credevano in una collaborazione con la Germania nazista. Il deputato laburista Arthur Greenwood esprime quello che è il sentimento più diffuso: «Le rela-
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zioni amichevoli che la Gran Bretagna desidera poter avere con la Germania sono attualmente gravemente compromesse dai noti atti rivoltanti di crudeltà».71 Il Times afferma che nessuna propaganda estera che avesse voluto colpire il buon nome della Germania nel mondo avrebbe potuto inventare qualcosa di più orribile di quanto è avvenuto in questi giorni in Germania.72 Persino il Daily Mail, notissimo per le sue posizioni germanofile, pubblica un articolo intitolato «Il mondo protesta», nel quale insorge contro la punizione inflitta a una minoranza senza difesa.73 Anche Chamberlain, che di recente a Monaco aveva dimostrato un’adamantina fiducia nella possibilità di pacifiche relazioni con la Germania, dichiara alla Camera dei Comuni: Ho avuto il dolore di constatare che le informazioni della stampa sull’azione decisa in Germania contro gli ebrei sono esatte e che esse sono state fino ad un certo punto confermate dal ministro Goebbels. Nessuno vuol difendere il delitto insensato commesso a Parigi, ma qui si trova una simpatia profonda e vasta verso quanti sono stati colpiti a causa di questo delitto.74
Il Parlamento inglese prende formalmente posizione accogliendo per alzata di mano una mozione laburista che recita: Questa assemblea prende nota con emozione profonda del deplorevole trattamento inflitto ad alcune minoranze razziali, religiose e politiche in Europa. Data poi la gravità crescente del problema dei profughi politici, questa assemblea accoglierebbe con soddisfazione uno sforzo concentrato di quelle nazioni, compresi gli Stati Uniti, per adottare una politica comune.
La stessa mozione era stata precedentemente accolta da Sir Samuel Hoare a nome del Governo.75 L’ex ministro Antony Eden avverte che tutto il popolo sarà col Governo inglese nei provvedimenti che vorrà prendere contro la lotta antisemita in Germania.76 Il Ministro Inskip, da parte sua, considera che «i maltrattamenti inflitti in Germania agli ebrei ci insegnano che bisogna essere forti. Gli ebrei soffrono perché sono deboli».77 Oltre che dal mondo delle istituzioni, proteste arrivano anche dal paese: dai minatori della contea di Durkam78, da un’assemblea di mille comunisti a Hyde-Park79 e dall’Associazione per la pace.80 Va infine ricordato il fatto che subito dopo l’attentato di Parigi, il giornale tedesco Abend Angriff ha pubblicato a tutta pagina un articolo intitolato «Assassini ebrei e i loro aizzatori nella parola e nell’immagine», nel quale appaiono le fotografie di Frankfurter e di Grynszpan assieme a quelle di importanti personalità inglesi, quali
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Churchill,Attlee, Duff Cooper e De Kerillis, mentre nel testo si afferma che vi è una via indiretta che porta da Churchill a Grynzpan.81 Questo attacco all’Inghilterra è stato ritenuto molto offensivo da Londra, tanto che il Governo diede ordine al suo incaricato d’affari a Berlino di inoltrare una protesta al governo del Reich.82 Olanda Le notizie provenienti dalla Germania colpiscono profondamente il popolo olandese, che chiede alle autorità di aprire le frontiere ai perseguitati e di facilitare l’immigrazione e il transito degli ebrei tedeschi in fuga. Le autorità locali, diverse associazioni e gli enti assistenziali si mobilitano per soccorrere le vittime dei pogrom tedeschi, offrendo posti di ricovero, raccogliendo materiale e organizzando l’accoglienza.83 Belgio Al parlamento belga, i deputati Dewiart (cattolico), Max (liberale) e Vandervelde (socialista) presentano una mozione comune (approvata con 1512 voti e una sola astensione) con la quale chiedono al governo di organizzare un aiuto efficace ai profughi politici e di promuovere una conferenza internazionale per risolvere il problema ebraico.84 Altri paesi Riunioni di protesta sono state organizzate anche in Canada.85 A Mosca, in una grande adunata, gli intellettuali sovietici hanno protestato con indignazione.86 Settantacinque parlamentari cileni hanno spedito a Hitler un telegramma di protesta contro le persecuzioni degli Ebrei.87 I giornali svedesi condannano i pogrom.88 Francia Contrariamente a quanto sta avvenendo negli altri paesi democratici, in Francia la morte di vom Rath ha alimentato l’antisemitismo. I partiti di destra, con volantini e cartelli, si sono scagliati contro coloro che si erano rifugiati in Francia. Il governo francese si allinea e prepara limitazioni ai permessi di soggiorno e un controllo più severo degli stranieri.89 Reazioni tedesche alle proteste nel mondo Al richiamo, per consultazioni, dell’ambasciatore americano in Germania Wilson da parte del Presidente Roosevelt, Berlino risponde
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con un analogo richiamo in patria dell’ambasciatore di Germania a Washington, Dickhoff.90 Il Governo nazista reagisce nervosamente alle proteste provenienti dal mondo, qualificandole un’ingerenza nelle cose interne della Germania e minacciando di organizzare al Reichstag una discussione sulla questione palestinese, se alla Camera dei Comuni inglese si terrà un dibattito sull’azione antiebraica del Reich.91 La Frankfurter Zeitung sottolinea che le tendenze antisemite tedesche erano già note in precedenza, e non si capisce che ostacolo possano essere oggi per le relazioni internazionali. E conclude consigliando a coloro che consumano oggi inchiostro e saliva a pro degli ebrei a voler essere meno magniloquenti e di volersi occupare a trovare ai semiti sbocchi per la loro immigrazione, contribuendo così in modo pratico al problema giudaico. Fino ad ora - termina il giornale – le lacrime umanitarie non hanno migliorato di un ette la sorte dell’ebreo errante.92
Le reazioni degli ebrei nel mondo Il Congresso ebraico mondiale eleva la sua protesta contro la campagna antisemita in atto in Germania. Pur deplorando profondamente l’attentato di Parigi, afferma che i veri responsabili del crimine sono «quanti non cessano dal predicare la priorità della forza sul diritto, della violenza sulla giustizia, e dell’odio sull’amore del prossimo».93 L’American Jewish Agency annuncia, per la settimana dal 27 novembre al 4 dicembre, una campagna contro l’acquisto di merci di provenienza tedesca.94 La maggior parte delle reazioni sono però di tipo ‘difensivo’. Il settimanale ebreo L’universo israelita, edito a Parigi, pubblica una lettera di condoglianze alla signora vom Rath, madre dell’addetto all’ambasciata tedesca, vittima dell’attentato di Parigi, condannando senza riserve l’atto di un irresponsabile e pregandola di compiere un gesto di pietà in favore delle infelici vittime delle persecuzioni antisemitiche germaniche.95 In diversi paesi le autorità religiose ebraiche indicono manifestazioni di lutto ed esortano alla preghiera. Il Gran Rabbino di Gerusalemme lancia un appello alle comunità israelite del mondo intero per unire le loro preghiere a quelle che saranno recitate in Palestina per tutti gli Ebrei di Germania.96 I rabbini di Polonia, in risposta alle persecuzioni in Germania, proclamano un periodo di lutto di 30 giorni. Durante questo periodo gli Ebrei polacchi sono invitati ad astenersi da qualsiasi manifestazione di gioia. E non sarà celebrato nessun matrimonio religioso. Gli Ebrei dovranno rinunciare inoltre, a un
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pasto per settimana, e il denaro così ricavato formerà un fondo di soccorso per gli ebrei polacchi espulsi dalla Germania.97 Anche i rabbini svizzeri indicono un giorno di digiuno, e in tutte le sinagoghe della Confederazione vengono celebrati servizi divini speciali.98
La stampa della Svizzera italiana e ‘la notte dei cristalli’ La stampa ticinese, quasi all'unanimità, si esprime in termini di disapprovazione nei confronti delle aggressioni antisemite in Germania.Vi sono tuttavia tra i vari giornali differenze che meritano di essere prese in esame. L’Avanguardia Sull’onda delle violenze avvenute in Germania, il 14 novembre l’Avanguardia pubblica un articolo dal titolo «Aberrazioni antisemite nel Reich»,99 nel quale si legge: C’è da sentirsi rivoltati innanzi a tanta infamia, e chiedersi se davvero ci troviamo di fronte a un popolo civile del XX secolo o agli antichi barbari imbellettati d’istruzione superficiale.
Segue il 17 un altro articolo dal titolo «Antisemitismo in azione. Nuovi conflitti»,100 che qualifica i provvedimenti adottati in Germania nei riguardi degli Ebrei «inumani, prima ancora che ingiustificati», e prosegue constatando che il comportamento nazista ha condotto a una «generale disapprovazione fuor dei confini del Reich e fuori dell’Italia legata ormai, dall’asse, alla crociata antisemita». La Libera Stampa Notevole è lo sforzo della Libera Stampa nel fornire informazioni sulle persecuzioni antiebraiche nel Reich. Le fonti non sono soltanto le agenzie ufficiali e i prestigiosi organi di stampa della Svizzera tedesca e romanda, ma anche la raccolta autonoma di testimonianze e il materiale fornito dalla rete dei giornali socialisti svizzeri ed esteri. Sono, dunque, numerose e particolareggiate le descrizioni che giungono attraverso questo giornale, che mostrano la realtà vista più da vicino e con grande partecipazione.101 Un esempio di partecipazione, anche emotiva, al dramma in atto, sono le parole di umana pietà che vengono usate parlando di Grynszpan:
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La vendetta del giovine ebreo non ha servito ad altro che a far piangere altri genitori, a creare altre sventure. In Germania non ha salvato i superstiti rappresentanti di quel popolo che ama perché è il popolo del suo sangue, anzi ha servito a incrudelire le persecuzioni […] Nella sua giovanile illusione, il giovane Herschel ha fatto più male che bene all’amore, com’egli dice, che gli ha armato la mano. Forse troverà qua e là qualcuno, come noi, che leggendo le sue dichiarazioni pensa alla tragedia di questa razza, alle vergogne di questo secolo e sente un profondo stringimento al cuore.102
La condanna delle aggressioni e delle persecuzioni viene espressa esplicitamente e ribadita più volte: «Quello che è accaduto in questi giorni nella patria del Nazismo è tale da superare in atrocità tutti gli esempi di repressione che la storia ricordi».103 Parlando dell’attentato di Parigi del diciassettenne ebreo contro un funzionario dell’ambasciata tedesca, scrivevamo che il suo gesto non avrebbe avuto altra conseguenza che quella di incrudelire le persecuzioni. Tutt’al più, scrivevamo, qualche malinconico, sperduto in una Europa che si sta incanagliendo nella turpitudine, pensando alla tragedia dei figli di Abramo, condannati a spietata distruzione, avrebbe provato un vano stringimento al cuore.
Considerate però l’indignazione e le vigorose proteste venute da molte parti del mondo aggiunge: Ci avviene di rado, eppure questa volta abbiamo proprio peccato di pessimismo. Le persecuzioni in Germania non erano state mai così feroci. Prevedendole siamo rimasti molto al di sotto della realtà.[…] Non in questo abbiamo esagerato in pessimismo. Abbiamo esagerato nel credere che le inaudite violenze, le atroci barbarie non avrebbero risvegliato nei cuori, al ventesimo secolo di civiltà cosiddetta cristiana, un sentimento irresistibile di rivolta. Veramente la misura era colma.104
Il Corriere del Ticino Bisogna dar atto al Corriere del Ticino di essere stato un buon organo di informazione: le notizie sono state puntuali ed esaustive. Ottimi gli articoli ripresi dalla stampa della Svizzera interna, che hanno offerto al lettore un quadro vivo di quanto stava avvenendo in quei giorni e in quelle notti nel Reich.105 L’11 novembre, in un articolo di politica estera relativo alle reazioni antisemite si legge: Ma la realtà degli avvenimenti ha superato di gran lunga le previsioni più azzardate; per due giorni e due notti il furore antisemita ha assunto in tutta la Germania le peggiori forme
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medioevali. Le autorità hanno chiuso tutti due gli occhi, limitandosi a intervenire nella serata di ieri per dare il segnale della cessazione dello sfogo generale.106
E il giorno dopo rincara sottolineando l’impressione che «questa selvaggia reazione ha provocato nel mondo intero, o almeno in quelle parti del mondo nelle quali il concetto di umanità e di civiltà non è stato offuscato da concetti e ideologie partigiane».107 La disapprovazione traspare anche dai titoli dei vari comunicati d’agenzia: «Terrorismo antisemita in Germania»,108 «Il furore antisemita in Germania»,109 «La spietata campagna antisemita in Germania»,110 «L’iniquità di un’ammenda».111 Da segnalare anche un corsivo indignato, «La nota», firmato Gavroche: «Beati i cani, beati i gatti, beati i passeri, beate tutte quante le bestie perché stanno meglio, molto meglio degli uomini».112 Per le valutazioni politiche, il tono muta considerevolmente.André Sully firma un articolo dal titolo «Il problema dell’antisemitismo»113 ritenendo «un diritto di sovranità in se stesso incontestabile», la decisione della Germania di «arrestare ed espellere, il 27 e 28 ottobre scorsi, quei cittadini polacchi che sembravano particolarmente indesiderabili», e indicando nel «problema ebraico» la causa della situazione creatasi. La soluzione, sostiene, la devono trovare «le grandissime democrazie», che invece «di indignarsi, di meravigliarsi e di commentare» dovrebbero trovare delle «terre ospitali» dove gli Ebrei possano insediarsi. La Gazzetta Ticinese Ricca anche l’informazione fornita dalla Gazzetta Ticinese che si appoggia in particolare su testi ripresi dalla Neue Zürcher Zeitung e dalla Revue di Losanna.114 Mancano invece del tutto commenti o critiche esplicite, o anche solo implicite, della redazione del giornale. Neppure nei titoli si può ravvisare una presa di posizione o un giudizio. Per contro, la Gazzetta Ticinese si dilunga sui commenti apparsi sulla stampa estera. Pubblica poi un articolo che spiega e sostiene le ragioni della Polonia che, ancor più della Germania, avrebbe motivi per lamentarsi dell’eccesso di ebrei.115 Il Dovere Discreta è anche l’informazione riportata sulle pagine del Dovere riguardo agli avvenimenti che si stanno verificando in Germania. I commenti e i giudizi, invece, risultano piuttosto scarsi. Riportiamo integralmen-
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te un articolo assai pregevole, intitolato «Terrorismo»,116 una descrizione critica, tra le più lucide, dell’antisemitismo in Germania: L’ebreo di Germania quando attraversa la piazza del suo paese è seguito dai fischi, dagli urli, dalle ingiurie di una folla di uomini, di donne, di fanciulli. Se entra in un caffè è cacciato fuori; se chiede alimenti il bottegaio ariano-nazista sdegna la vendita. La moltitudine, fanatizzata ora per ora, giorno per giorno, gareggia con ‘le squadre dell’ordine’ in questa quotidiana persecuzione contro l’ebreo. La persecuzione l’insegue ovunque, senza tregua, senza misericordia: per le vie, nei campi, nei rapporti coi parenti, nella sua stessa famiglia. Nessuna solidarietà, nessuna attenuante è concessa all’ebreo. Non vi sono dolori che valgano a giustificarlo, non vi sono pietà o scuse che possano salvarlo. Egli è un espulso dalla vita e dal consorzio sociale. Quindi tutte le armi sono buone contro di lui. Così la lotta assume le forme più varie, le insidie più strane, perché un accordo tacito gli mette contro tutti gli strumenti, tutti gli organi della vita civile. Invano egli cerca un appoggio, un amico, una solidarietà. Gli amici di ieri sono scomparsi e lo fuggono, nascondendo anche a se medesimi le vecchie simpatie per la paura di essere a loro volta colpiti. L’ondata di terrorismo che colpisce in questi giorni l’ebreo di Germania, è uguale all’ondata criminosa della rivoluzione bolscevica. L’organizzazione nazista intima al bottegaio di respingere il compratore ebreo, che deve essere disperso. Così all’ebreo è rifiutato il pane, la carne, tutti gli alimenti. Infine è accerchiato da ogni parte, provocato in mille forme, vinto in mille modi. Invano l’ebreo fa appello alle leggi: nessuna legge nazista vieta il cibo agli ebrei. L’ebreo osa fare appello alla legge? I suoi persecutori si sentono offesi e reagiscono in nome di una legittima difesa. Allora l’ebreo di Germania non riesce a scoprire nulla di ciò che gli viene imputato e protesta. Una scena rapida e muta, furibonda e barbarica, è quasi sempre l’epilogo. L’ebreo cade sotto la violenza. Circondato dall’odio, sfuggito e braccato, percosso e maledetto, all’ebreo di Germania resta una sola via per redimersi: il suicidio. Le persecuzioni di questi giorni, che sollevano l’esecrazione di tutto il mondo civile, vorrebbero trovare giustificazione nel fatto che un giovanetto ebreo, fiorente di puerizia, sparava e uccideva un membro dell’Ambasciata germanica a Parigi. In questi ultimi decenni sono caduti Re, Presidenti di Repubbliche, uomini di Stato e uomini politici, sotto la furia criminosa degli attentatori. Mai, in nessun paese, ove caddero le vittime, l’opera della giustizia fu affidata alla folla. Sono comparsi gli attentatori davanti ai Tribunali. Così nei paesi ove lo Stato è forte. In quasi tutti i paesi d’Europa il fenomeno ebraico è circondato da misure difensive: ma in nessun paese del mondo europeo l’ebreo è sinonimo di delinquente. La Germania con il terrorismo di questi giorni, si è messa fuori dell’ordine civile europeo.
Altri due articoli si soffermano sulla questione ebraica. Ma ci riesce difficile immaginare che siano stati scritti dalla stessa persona. Il primo, «Aspetti della questione ebraica»,117 parte dalla storia dell’in-
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sediamento degli Ebrei in Polonia, ne sottolinea la natura allogena all’interno del paese, e rimprovera la loro «inadattabilità» per un «concreto processo di fusione con le varie compagini sociali». Il torto degli Ebrei sarebbe quello di essere «vere e proprie isole del corpo sociale», che le nazioni europee, «gelose delle proprie gloriose, quanto legittime sovranità, considerano come un’eresia». L’articolo termina poi attribuendo agli Ebrei la responsabilità per il loro attuale destino: proprio furono certe tendenze dell’ebraismo a legittimare le misure difensive vive, ormai, in quasi tutti gli Stati. La questione ebraica è all’ordine del giorno. Che la giustizia e soprattutto l’equità illumini i governi! La storia registrerà gli attuali avvenimenti con imparzialità tremenda. Li potrà quindi giudicare da molti punti di vista, ma non potrà sopprimere questo fatto: tutte le minoranze religiose accettavano le leggi dello Stato giusto lo spirito delle varie nazioni: una sola di queste minoranze religiose tentò evadere dallo Stato e quindi dalla nazione propugnando una propria organizzazione gerarchica con rappresentanti alla Società delle Nazioni: la minoranza ebrea. Mai cioè, nell’epoca moderna, le comunità israelite sioniste, opposero tanta resistenza alla vita in comune con la compagine nazionale, quanto nel dopoguerra. Reciti, dunque, più di un rabbino, il mea-culpa.
Il secondo articolo parla degli Ebrei dal punto di vista svizzero,118 e sarà esaminato successivamente nel capitolo che riguarda la Confederazione. Va tuttavia anticipato che anche questo articolo, firmato S.M., tende a imputare agli Ebrei stessi la responsabilità per il rifiuto di cui sono vittime. Il Giornale del Popolo Le notizie che arrivano dalla Germania muovono il Giornale del Popolo a esprimere un vibrato sdegno. Si percepisce anche da alcuni dei titoli scelti: «Feroci misure antisemite in Germania»,119 «La feroce caccia agli ebrei in tutto il Reich»,120 e utilizzando il punto esclamativo accanto ad affermazioni evidentemente inverosimili o ciniche.121 Il 12 novembre il giornale pubblica in prima pagina un commento intitolato «Nel clima della persecuzione e dell’odio»,122 nel quale non vengono usati mezzi termini nel qualificare la situazione verificatasi in seguito allo sparo di Grynszpan a Parigi: dopo aver deplorato e condannato il delitto, abbiamo ancora un dovere come uomini e come cristiani: dire, come pensiamo, che una grande parte della colpa va a chi oggi organizza la reazione. La lotta che contro gli ebrei da anni si combatte, in Germania, e adesso si accen-
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de anche in Italia, è una vergogna per la civiltà […] Come non sentire indignazione quando si vedono centinaia di povere famiglie scacciate da confine a confine, senza mezzi, solo perché appartengono alla razza ebrea? Magari gente operosa ed economa, che non ha fatto male a nessuno. Che ha una colpa sola: d’essere ebrea. E magari il padre ha combattuto, durante la guerra, per la Nazione che lo scaccia oggi come un delinquente. E magari i suoi beni – che sono pure ebrei – sono stati confiscati dallo Stato ariano e a suo profitto. E quando si legge che degli ebrei sono arrestati perché i loro negozi sono stati incendiati e per questo si può sospettare che l’incendio sia doloso, come si fa a non esclamare: queste sono infamie? Il razzismo ci è sempre parso qualcosa di anticristiano. Oggi ci sembra anti-umano.
Subito dopo, però, stempera e in un certo qual modo inficia il significato di quanto espresso con tanto ardore poco prima, con la seguente puntualizzazione: E se lo diciamo noi, cattolici, figli di quella Chiesa cattolica che l’ebraismo internazionale ha sempre combattuto con tutte le armi e in tutti i paesi, ci si può ben credere. Gli ebrei, per quanto sparsi in tutto il mondo, fra tutti i popoli, sono stati e sono un popolo che gelosamente conserva le sue caratteristiche, le sue abitudini, le sue vedute. Gli Ebrei hanno commesso colpe ed errori. Che lo Stato prenda delle misure per impedire il loro esagerato arrivismo è comprensibile. Ma ci sono dei limiti. Ora in Germania si sono passati tutti i limiti. E in Italia si stanno passando.123
In due successive occasioni, il giornale, designando le persecuzioni usa l’espressione «eccessi antisemiti».124 Così nell’articolo «Razzismo integrale»125 del 26 novembre: Gli ultimi eccessi del nazismo contro gli ebrei, in seguito al delitto di Parigi, hanno sollevato in tutto il mondo un senso di orrore e di ripugnanza […] si sono levate voci di protesta contro sistemi di rappresaglia che sono la negazione stessa dei principi elementari di giustizia e di moralità […] Noi siamo i primi a riconoscere al Reich, come agli altri Stati, il diritto di darsi quel regime politico che più gli aggrada. Non intendiamo affatto intrometterci nelle questioni politiche interne del Reich. Ma qui non si tratta di politica, qui si tratta dei fondamenti stessi del diritto e della morale.
Il pensiero del Giornale del Popolo si potrebbe sintetizzare nel modo seguente: i provvedimenti delle nazioni contro «l’arrivismo» degli ebrei sono necessari e leciti, infatti sono loro stessi che se li vanno a cercare con il loro comportamento dissennato, però le autorità non possono e non devono assolutamente andare oltre i limiti fissati dalla morale
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umana e divina. Le esagerazioni e gli «eccessi» sono da condannare. Negli stessi giorni hanno luogo anche dimostrazioni contro il Cardinale Faulhaber e contro l’arcivescovado di Monaco, di cui si darà conto più avanti. Negli articoli di stampa non sempre risulta chiaro se, stigmatizzando le brutali persecuzioni, si intendano le manifestazioni anticattoliche o se venga considerato anche ciò che sta capitando agli Ebrei. Il Popolo e Libertà Il 10 novembre il Popolo e Libertà pubblica un articolo di commento dal titolo «Il delitto di Parigi»,126 che richiama alla memoria anche l’accusa di deicidio [con] la leggenda del ciabattino Ahasvero (l’ebreo errante) che avrebbe villanamente detto: – Cammina! – al Cristo invocante dell’acqua da bere, mentre saliva sul Calvario, ricevendo in risposta la maledizione: – E tu camminerai sino alla consumazione dei secoli –. È… una leggenda, in antitesi col Vangelo che riferisce la preghiera di Cristo per i suoi crucifissori: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!
Dopo questo inizio sconcertante l'articolista modifica il tono precisando che: comunque la tradizione popolare parlava di questo misterioso, eterno errante, ma sempre come castigo di una colpa individuale. Invece non è leggenda, ma è un deplorevolissimo fatto che gli ebrei, oggi, sono cacciati da una parte all’altra, perseguitati, spogliati dei loro averi, ridotti sovente all’estrema miseria e, alle volte, alla disperazione.
Soffermandosi poi sui fatti recenti prende in considerazione il destino degli ebrei che devono improvvisamente lasciare le loro case, e commenta con pietà il gesto del giovane Grynzspan: «Ma bisognerebbe non avere né intelligenza né cuore per negare che l’atto insano di questo ragazzo trova gli attenuanti della disperazione». Come già notato per il Giornale del Popolo, anche Popolo e Libertà usa spesso il termine «eccessi». Ciò fa supporre che sia presente un certo grado di accettazione della persecuzione, a condizioni che essa non sia ‘eccessiva’. È tuttavia un dato di fatto che il giornale del Partito Conservatore ha espresso ripetutamente, durante tutto il mese di novembre, la sua riprovazione con affermazioni esplicite:
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Non c’è gente di cuore che non abbia provato un senso di orrore nel sentire le disumane misure prese in Germania contro gli ebrei in seguito al delitto di Parigi. Che sarebbero seguite rappresaglie era facile prevedere, tant’è vero che l’abbiamo previsto anche noi; ma non avremmo mai pensato che si arrivasse a quegli indicibili eccessi che sono venuti a conoscenza.127
La condanna viene espressa anche attraverso la scelta dei titoli utilizzati per le notizie che man mano vengono riportate: «La ripugnante persecuzione contro gli ebrei»,128 «Fino allo sterminio completo»,129 «Feroce campagna contro gli ebrei»,130 «Si vogliono distruggere gli ebrei del Reich».131 Il Guardista Anche sulle pagine del quotidiano Il Guardista troviamo un articolo di commento132 nel quale si protesta vigorosamente contro «gli eccessi dell’antisemitismo». L’articolo si scaglia contro la Germania che «ha perduto, un’altra volta, il senso dell’onore», mostrando «il lato propriamente demoniaco» e «quella specie di raffinatezza della crudeltà alla quale i nazisti sono ricorsi per sfogare il loro odio». Dopo aver affermato ciò ritorna comunque sul solito tasto della maledizione divina: così l’eterna migrazione di questa razza dispersa riprende su tutta la faccia della terra, conformemente alla profezia di Osea: «E andranno vagabondi fra le genti». Essi cercano di sfuggire alla persecuzione e alla maledizione che pesa sul loro capo. Fuggono verso terre straniere. Si presentano a tutti i posti di frontiera, dove non sempre possono venire accolti in modo definitivo e da dove, dopo aver sostato una notte e ricevuto qualche aiuto, vengono risospinti verso l’inferno nazionalsocialista. […] Possiamo comprendere benissimo che non tutti nutrano simpatia per la razza troppo intelligente, scaltra ed inquieta degli ebrei. E possiamo anche ammettere che sia necessario controllare l’emigrazione degli ebrei in certi paesi e la loro ammissione ad esercitare date professioni.
Conclude poi, però, che «non si può – per questo – se si è cristiani, rifiutarsi di trattare questa gente secondo le leggi dell’umanità ed i comandamenti del cristianesimo, perché sono anch’essi uomini come noi, soggetti al nostro destino e partecipi della redenzione», e che neppure «è permesso abbandonare a lungo degli emigranti ebrei rinchiusi in vagoni da bestiame alla frontiera». Pur tuttavia, «esiste – e nessuno lo può negare – provocato dalle persecuzioni naziste, un problema ebraico europeo e le potenze sono obbligate a risolverlo».
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Al problema ebraico, a questo interrogativo che attraversa tutti i secoli e li rende inquieti, non può essere data che una risposta cristiana, cioè basata sull’amore degli uomini.
Manifestazioni anticattoliche a Monaco Approfittando del clima di violenza sollevato con i pogrom della ‘notte dei cristalli’, i nazisti rivolgono le loro attenzioni anche nei confronti di un personaggio che ha avuto il coraggio di contrastarli. È il cardinale Faulhaber di Monaco, il cui intervento al Sinodo della Germania ha portato questa assemblea a non sostenere il plebiscito per l’annessione dell’Austria,133 come aveva invece fatto l’episcopato austriaco. Dopo aver preparato il terreno minacciando, attraverso la stampa e tramite l'affissione di enormi manifesti murali sparsi in tutta la città, che «con gli ebrei verranno messi in condizione di non nuocere i loro alleati rossi e neri», la sera di venerdì 11 novembre, alle ore 20, il ministro Adolf Wagner, in un’adunanza di massa al circo Krone, accusò la Curia arcivescovile tacciandola di essere alleata degli ebrei. A quanto risulta dal resoconto ripreso dalla Neue Zürcher Nachrichten e dall’Osservatore Romano, immediatamente dopo la conclusione dell’adunanza, nei pressi della sede arcivescovile si cominciarono a vedere dei gruppi di nazisti. Intorno alle 22 questo gruppo di uomini si riunì rapidamente dinnanzi al palazzo apostolico ubbidendo a un segnale di un’automobile. Contemporaneamente, dalle strade circostanti sopraggiungevano a grande velocità automobili e motociclette, con sirene spiegate e con luci abbaglianti, fra le grida e gli schiamazzi che si levavano dappertutto. Dai dimostranti, tra cui vi erano giovani donne, molti dirigenti del partito e alcuni militi della SS e della Hitler-Jugend, partì immediatamente una grandinata di pietre e mattoni contro le finestre del Vescovado, lanciate al piano terreno e al primo piano, accompagnate dalle seguenti grida: «A Dachau lo Schlawiner! …Fuori il traditore». La polizia, informata della situazione telefonicamente, arrivò dapprima in forze limitate, e solo in un secondo momento respinse gli aggressori verso le vie laterali.134 Questa aggressione al palazzo dell’Arcivescovado di Monaco solleva molteplici proteste. Nel Canton Ticino la stampa esprime fortemente la propria indignazione, in particolare e, comprensibilmente quella cattolica. Il Giornale del Popolo135 e il Popolo e Libertà136 riferiscono nuovamente la cronaca delle persecuzioni anticattoliche del nazismo, ricordando che Rosenberg, al recente congresso di Norimberga, ha esplicitamente dichiarato:
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Io sono perfettamente convinto – e ritengo di poterlo dire anche a nome del Führer – che la Chiesa cattolica e con essa quella protestante confessionale, nell’attuale ricostruzione interna, devono scomparire dalla vita del nostro popolo. […] Noi siamo già molto avanti sulla strada della gioventù tedesca permeata dell’ideologia nazionalsocialista. Ciò che vi è ancora in giro di movimento giovanile cattolico non rappresenta che gruppi e frammenti che col tempo verranno assorbiti. La Gioventù Hitleriana è una spugna alla quale nessuno può resistere. Inoltre la trasformazione del programma scolastico in tutte le categorie delle nostre scuole secondo lo spirito anticristiano ed antigiudaico è già realizzata in modo tale che la generazione crescente viene preservata dal ciarlatanesimo nero. Notate poi che nelle chiese stesse, anche in quelle cattoliche, lavorano come preti dei tedeschi retti, devotissimi all’ideologia nazionalsocialista. Col loro aiuto finiremo per conquistare le ultime e, lo ammetto, fortissime posizioni della Chiesa […] Uomini ragionevoli, come il cardinale Innitzer, sebbene io non abbia molta fiducia che egli sia già con noi, dovranno sottomettersi sempre di più, sotto la pressione dei fatti, alla direttiva nazionalsocialista. È già un grande successo che tra i vescovi tedeschi e quelli austriaci vi sia un abisso, che noi, lo spero fermamente, allargheremo nell’intiero cattolicismo tedesco, dando così il colpo di grazia al più terribile nemico del nazionalsocialismo.
I due giornali cattolici riferiscono poi delle angherie più recenti e delle confische di beni cattolici avvenuti nel Reich. Il Reichsanzeiger di Berlino notifica che il presidente del governo di Düsseldorf ha sequestrato, a favore dello Stato prussiano, tutto il patrimonio della Federazione giovanile cattolica (Katholischen Jungmännerverband) dell’Arcidiocesi di Colonia e della Diocesi di Aquisgrana. La Gestapo ha proibito la pubblicazione del periodico cattolico Die Wacht (la guardia), che veniva stampato dalla casa editrice della Jugendhaus di Düsseldorf. Das Katholische Kirchenblatt für das Bistum Berlin, il bollettino ecclesiastico della diocesi di Berlino, è stato sospeso da oltre due mesi. Il Vescovo di Berlino Monsignor Preysing ha protestato più volte, ma le proteste sono rimaste senza effetto.137
Italia Le ‘Leggi razziali’ vengono ratificate dal Consiglio dei Ministri Nella mattinata del 10 novembre, sotto la presidenza del Capo del Governo Mussolini, il Consiglio dei Ministri approva all’unanimità le ‘leggi razziali’. Le deliberazioni adottate dal Gran Consiglio del Fascismo nell’adunata del 6 ottobre vengono tradotte, dunque, in una
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legge organica. È ratificata la proibizione dei matrimoni di cittadini italiani con appartenenti a ‘razze non ariane’ e le limitazioni di quelli con persone straniere.138 Anche le norme che regolano il trattamento giuridico degli appartenenti alla ‘razza ebraica’ vengono codificate ufficialmente (espulsione degli ebrei stranieri, revoca della cittadinanza a chi l’ha acquisita dopo il 1919,139 espulsione dall’esercito e dall’amministrazione pubblica, limitazioni delle attività commerciali e della proprietà immobiliare140). Le disposizioni concernenti la scuola (esclusione degli insegnanti e lavoratori parascolastici ebrei, proibizione per gli allievi ebrei di frequentare la scuola dalle elementari all’università), in precedenza emanate, vengono raggruppate in un unico testo Per la difesa della razza nelle scuole italiane.141 Al riguardo viene approvato, su proposta del Ministro dell’educazione nazionale, un ulteriore decreto che vieta ai docenti ebrei di insegnare ad allievi ‘italiani’ anche nelle scuole private, ossia al di fuori delle strutture statali.142 Il nuovo Codice Civile, approvato negli stessi giorni, rende possibile una maggiore ingerenza dello Stato nella vita della famiglia e introduce limitazioni per i ‘cittadini non appartenenti alla razza ariana’: «il Codice considera quale elemento giuridico importante per la determinazione delle sfere di capacità dei cittadini, il fatto di appartenere ad una razza o ad un’altra».143 Viene anche ribadita la proibizione per gli Ebrei di far parte del partito fascista, a meno che non appartengano alla categoria di quelli che, «per loro meriti», non dovranno subire le leggi antisemite.144 Esonerate dalle sanzioni antiebraiche sarebbero 3.522 famiglie su 15.000, secondo quanto la stampa italiana si affretta a rendere noto.145 La ratifica definitiva delle leggi razziste, in Parlamento, avrà luogo nell’ultima seduta della Camera fascista prevista per il 30 novembre. In questa seduta, – nel corso della quale sarà annunciato il fidanzamento della Principessa Maria di Savoia, ultima figlia del re d’Italia, con il Principe Luigi di Borbone-Parma – , verrà anche proclamata la soppressione della Camera dei Deputati che sarà sostituita il 23 maggio 1939, anniversario della fondazione del primo Fascio di Combattimento, con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Soffermiamoci ora brevemente a considerare il clima nel quale s’inserisce l’approvazione delle leggi razziste italiane. Il Dovere riesce a comunicarci, in qualche modo, l’esaltazione che regnava in quei giorni:146 Dal balcone di Palazzo Venezia, in occasione del XX anniversario della vittoria, il Capo del governo italiano ha stamane pronunciato un discorso dinnanzi ad una enorme folla di popo-
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lo, dove primeggiavano i centomila combattenti giunti alla Capitale da ogni parte d’Italia. Mussolini ha detto fra altro: «Dopo venti anni, la vittoria coincide con l’inizio della vera pace secondo giustizia per tutti. Ma sarebbe imprudente abbandonarsi ad ottimismo esagerato e prematuro. Bisogna ancora dormire con la testa nello zaino come facevano in trincea». L’oratore ha concluso dicendo ai combattenti: «Tornando alle vostre case dopo questa gloriosa giornata romana fate vivere in voi e tramandate nei vostri figli che hanno l’inestimabile privilegio di crescere nel nostro clima imperiale, lo spirito della vittoria che significa dovere, coraggio, devozione assoluta alla patria». Anche i Sovrani ed i principi, con il Capo del governo ed i reduci, hanno assistito all’austero rito di stamane all’altare della Patria.
E sempre sulle colonne del quotidiano Il Dovere, in un articolo successivo, dopo aver fornito molte informazioni economico-politiche, esprime la sua ammirazione per la politica autarchica dell’Italia.147 C’è una coincidenza, alla quale non si è mai data l'importanza che meritava, che deve pur avere un significato e sulla quale secondo noi è necessario riflettere. Mentre il Consiglio dei Ministri italiano e il Re apponevano la loro firma alle ‘leggi razziali’, infliggendo agli Ebrei presenti in Italia un durissimo colpo, foriero di sventure future ancora peggiori, negli stessi giorni sulle strade del Reich è in pieno svolgimento ‘la notte dei cristalli’, e il Governo tedesco si sta muovendo nella direzione di un decisivo passo verso la distruzione finale degli Ebrei, vibrando loro un micidiale colpo legislativo, amministrativo ed economico.
Opposizioni Ezio Garibaldi Nel clima di acritica condiscendenza che accompagna in Italia l’adozione della politica razzista, grande scalpore suscita un articolo scritto dal nipote di Giuseppe Garibaldi. Ezio Garibaldi, deputato fascista, si esprime sulla sua rivista Camicia Rossa. Nel suo articolo non si oppone alle leggi ratificate l’11 novembre da Mussolini e dal suo Governo, ma protesta contro il tentativo di introdurre in Italia certe teorie care ad Alfredo Rosenberg ed a Julius Streicher e insorge contro i dirigenti di certe correnti estremiste in Italia, a cui nega qualsiasi carattere ufficiale o ufficioso, che, desidererebbero più o meno coscientemente, importare teorie di marca straniera. Il deputato fascista, protesta inoltre contro le affermazioni del noto antisemita germanico Julius Streicher, il quale nel suo giornale ha dichiarato che l’interven-
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to dell’Italia in guerra non sarebbe stato deciso dal governo, ma da una congiura ebraicomassonica che avrebbe spinto l’Italia contro la Germania.148
Non è, dunque, almeno esplicitamente, la politica razzista fascista a essere messa in causa, ma le spinte di ambienti fascisti estremisti (vedi Farinacci, Interlandi, Preziosi) che intendono trasportare in Italia, tale e quale, l’ideologia razzista tedesca di Rosenberg. Questa protesta viene apprezzata di buon grado dal mondo cattolico, preoccupato per il pericolo che incombe sull’egemonia della Chiesa. Non a caso, Il Giornale del Popolo titola la notizia «Bravo Garibaldi».149 Il Popolo e Libertà, dal canto suo, approva le dichirazioni fatte da Ezio Garibaldi, nonostante precedenti prese di posizione anticlericali del nipote dell’Eroe dei due Mondi in occasione della firma dei patti lateranensi, come ricordato sulle colonne del Dovere.150 La Libera Stampa, invece, entra nel merito della questione in modo articolato. In primo luogo ricorda che «Ezio Garibaldi avrebbe potuto dimostrare l’ignoranza, e perfino la cattiva fede del signor Streicher, ricordando che uno dei grandi artefici dell’entrata in guerra dell’Italia ai fianchi della Francia e della Inghilterra è stato il signor Mussolini stesso, allora socialista nazionalista» e che, dunque, per questo motivo, si deve considerare il Duce membro «della cricca giudeo-massonico-marxista».151 In uno scritto seguente riconosce poi a Garibaldi (che pure in quanto fascista, aveva precedentemente qualificato «nipote degenere» del liberatore d’Italia)152 di essere uno di quei fascisti che «non sono felici di vedere il loro capo supremo diventare proconsole di Hitler», e vedono «nell’applicazione delle leggi antisemite, in Italia, un colpo durissimo inferto all’indipendenza del loro paese».153 Pochi giorni dopo, in un articolo intitolato «Ezio Garibaldi contro il Duce», viene fatta una interessante analisi delle dinamiche all’interno del fascismo.154 In sostanza il commentatore nega che la posizione di Ezio Garibaldi sia fuori dal regime e, anzi, sostiene che sia a esso funzionale. Si legge infatti: E allora che cosa significa? È il regime fascista che si dà la zappa sui piedi, che scalza sé stesso? I misteri dei regimi dittatoriali […] sono complicati. Se uno degli agenti del regime – Ezio Garibaldi – ha scritto quello che ha scritto, vuol dire che Mussolini non solo glielo permette, ma ve lo spinge. E perché? Vediamo. Ragioni di politica interna e ragioni di politica estera. Di politica interna: la politica razzista antiebraica e, in fondo anticattolica, è stata voluta in Italia dal cosiddetto estremismo fascista, dai Farinacci, Interlandi ecc. e ha creato all’interno del paese delle aree di scontento, di cui il sermone dell’arcivescovo di Milano,
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anch’egli ‘fascista della prima ora’ o quasi, è una indicazione assai conclusiva. Il pogrom osceno della Germania, rilevato, con lusso impressionante dai giornali italiani, a titolo di lode, ha sollevato il disgusto dell’opinione pubblica. Meglio è che questa sollevazione si incanali politicamente verso una corrente fascista che verso una corrente di opposizione cattolica o peggio: questo è l’interesse di Mussolini […] Non ci vuol molto a capire che il Duce ha invece bisogno di essere l’elemento indiscusso, superiore e moderatore fra le diverse frazioni del fascismo. La tattica non è nuova. Per tenere sotto controllo elementi come Farinacci che stanno prendendo troppo piede, Mussolini ha creato un’altra corrente gettandosi poi dalla parte del più forte. Ma anche in politica estera l’articolo di Garibaldi, difendendo la tesi nazionale dell’intervento italiano, urta e ‘irrita’ senza dubbio le gerarchie hitleriane tanto più che il signor Ezio si onora dei morti delle Argonne [richiamo all’alleanza militare con la Francia]. Anche questo serve a Mussolini. Il ‘duce che precede’ ha tutte le ragioni di mostrarsi insoddisfatto dell’asse: Hitler ha pappato tutto nell’Europa centrale e orientale. Tutto quel che ha sostenuto Mussolini è stato scartato senza pietà. Non era opportuno, evidentemente, prendere Hitler per fronte servendosi di una personalità politica responsabile, ma un Garibaldi poteva servire egregiamente a mostrare a Hitler lo scontento italiano come prima mossa.
Queste, secondo la Libera Stampa, sarebbero «le ragioni di un gesto che è di Ezio Garibaldi, ma non ha nulla di garibaldino». Arturo Toscanini In novembre, mentre infuria ‘la notte dei cristalli’ e vengono ratificate le ‘leggi razziali’ in Italia, si sente di nuovo parlare del maestro Arturo Toscanini. La notizia, proveniente dal New York Times, questa volta comunica che il Maestro avrebbe deciso di prendere la nazionalità americana. La decisione di Toscanini, secondo l’opinione del giornale, sarebbe stata motivata dalle persecuzioni degli Ebrei avvenute in Germania e dall’atteggiamento antisemita assunto dall’Italia.155 Segue una settimana dopo una smentita, non da parte di Toscanini stesso, ma da parte di una delle sue figlie che vive in Italia.156 Al di là di ciò, se quest’ultima notizia fosse vera, o se la smentita della figlia rappresentasse il pensiero del padre o fosse motivata dalle proprie preoccupazioni, dovendo vivere nell’Italia fascista, comunque la personalità del Maestro merita di essere ricordata, non solo per i suoi meriti artistici, ma anche e soprattutto per le sue qualità umane. Durante questo nostro viaggio nel 1938 ci siamo imbattuti diverse volte nella sua figura, e ogni volta ha suscitato ammirazione. Toscanini non è il solo grande italiano che si sente a disagio a causa
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del regime. Altra figura di spicco è Enrico Fermi, recente vincitore del Premio Nobel per la fisica, che ha preferito, nell’anno in corso, lasciarsi alle spalle l’Italia fascista e trasferirsi negli Stati Uniti.157
La Chiesa Cattolica e i fatti di novembre Nessuna eco di proteste esplicite da parte del Vaticano a proposito dei fatti inerenti ‘la notte dei cristalli’ è giunta alla stampa dell’epoca e non è neppure emersa da ricerche successive. Non vi sono state dichiarazioni di dissenso della Chiesa di Roma riguardo alla revoca della nazionalità ai cittadini ebrei polacchi da parte della Polonia, né per gli arresti e le deportazioni di ebrei verso la Polonia decisi dalla Germania, e neppure si sono sentite parole di riprovazione del Papa o di altre personalità rappresentative della Chiesa di Roma in seguito ai pogrom antiebraici dell’8, 9 e 10 novembre. Anche le sanzioni iperboliche e distruttive adottate dalle autorità naziste contro la comunità ebraica non sono riuscite a sollevare a Roma nessuna voce di dissenso. Per contro, gli attacchi dei gruppi nazisti contro il palazzo dell’Arcivescovado di Monaco sono stati stigmatizzati energicamente dall’Osservatore Romano.158 L’omelia del Cardinale Schuster159 Una delle poche voci cattoliche che si levano contro l’ideologia nazista è quella del Cardinale Ildefonso Schuster. Il 13 novembre, nel Duomo di Milano, il Cardinale pronuncia un discorso con il quale condanna gli errori del mito razziale tedesco del sangue definendolo una «Eresia nordica». Il Giornale del Popolo riporta l’omelia quasi integralmente,160 mentre il Popolo e Libertà ne pubblica un ampio stralcio:161 È superfluo che io confuti qui una teoria simile che, isolando le varie razze e ponendo questa razza privilegiata di Arminio sopra tutte le altre razze, e costituendola datrice di divinità e fondatrice di diritto, può creare domani una religione ed un giure, non semplicemente superiore, ma addirittura avverso alle are ed ai patri lari di tutti gli altri popoli. Oggi in nome di questo mito del secolo XX, si mette al bando nel territorio dell’Impero il discendente di Abramo ma insieme si combatte l’unica religione rivelata. Domani, in forza dei medesimi principi, non si vorrà rinnovare anche contro i discendenti di Augusto e di Varo l’eccidio delle Legioni Romane nella Foresta di Teuteburgo? Si parla assai e dappertutto di buona volontà e di pace per evitare ad ogni costo un conflitto internazionale. Ma codesta filosofia nordica
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che è divenuta teosofia e politica insieme, non costituisce forse la fucina ove si forgiano le armi più micidiali per una guerra a venire?
Oltre all’accenno della messa «al bando nel territorio dell’Impero del discendente di Abramo» la predica non entra nel merito delle persecuzioni antisemite. L’antiebraismo viene considerato con preoccupazione solo in quanto foriero di soprusi che potranno colpire anche la romanità e la cristianità. Quanto espresso dal Cardinale Schuster si situa perfettamente nell’alveo dell’opposizione dottrinale della Chiesa alle teorie naziste, viste quali sostitutivi dei principi cristiani, come già espresso nell’enciclica Mit brennender Sorge e nel Sillabus162 pubblicato nel mese di maggio 1938. Alludendo alle recenti ‘leggi razziali’ italiane, il Cardinale non si esprime in merito ad esse se non per l’aspetto puramente religioso che riguarda il matrimonio: Distinzioni nazionali nella politica e nel commercio, sia! La Chiesa non fa della politica né dell’economia sociale. Ma distinzione di razze nella Chiesa cristiana no: perché Cristo non si può fare a brani […] il genio dell’italica stirpe e la sapienza del nostro Governo cooperino con la Divina Grazia, che ancora una volta, come già ai tempi di San Carlo, vuol tenere lungi dalla nostra patria questa nordica eresia che ci deprime.
Va ricordato che l’omelia del Cardinale Schuster non è stata per nulla gradita negli ambienti ufficiali berlinesi, e le reazioni, con richiesta esplicita al Governo italiano di far tacere il prelato, sono giunte puntuali tramite il giornale di Goebbels Angriff.163 La Chiesa e le leggi razziste italiane Di fronte alla legislazione razzista italiana il comportamento della Santa Sede risulta sconcertante. Nessuna critica viene levata contro i provvedimenti di espulsione degli ebrei stranieri e contro la revoca della cittadinanza italiana a coloro che l’hanno acquisita dopo il 1919. Il dramma di queste persone non sembra venir preso in considerazione e nessuna parola viene spesa in loro difesa. Per quanto concerne i provvedimenti scolastici il silenzio vaticano risulta ancora più inspiegabile: nulla si trova da obiettare al fatto che dei bambini, degli innocenti secondo la terminologia cristiana, vengano considerati indegni di frequentare la scuola e per questo espulsi. Per quel che riguarda i docenti, addirittura, se si deve valutare con serietà quanto scritto dalla stampa cattolica, anche ticinese, vi è un non celato com-
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piacimento del fatto che dei maestri ritenuti portatori di una cultura ‘pericolosa’ vengano tolti dalla circolazione, lasciando la gioventù in mani più rassicuranti.164 Nulla da eccepire neppure contro i provvedimenti economici (proibizione di possedere beni immobili oltre un certo limite, limitazione nella conduzione di aziende) e legislativi contro gli Ebrei (esclusione dall’esercito, dall’amministrazione pubblica, dal partito fascista, proibizione di assumere domestiche ariane). A questo proposito il Cardinale Schuster, nella sua famosa omelia del 13 novembre, con l’ asserzione riportata poco sopra, «distinzioni nazionali nella politica e nel commercio, sia!», esprime chiaramente la condiscendente accettazione di tali provvedimenti da parte della Chiesa. Il vulnus nel Concordato Ma tutta l'acquiescenza dimostrata nei confronti del Governo fascista e delle sue leggi si ferma davanti a una unica norma delle ‘leggi razziali’ che il Vaticano assolutamente non può e non vuole accettare. Si tratta della direttiva sul matrimonio, laddove la nuova legge vieta «i matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane». Il Vaticano non si oppone a questa norma perché la ritiene ingiusta, in quanto impedisce il matrimonio tra persone di provenienza, di cultura e di religione diverse. È la prassi stessa della Chiesa che non consente tali matrimoni. Per la Chiesa, che ritiene sé stessa fonte di salvezza, riveste però carattere prioritario il fatto che le conversioni al cattolicesimo redimono da ogni precedente ‘inadeguatezza’. Per questo motivo non può assolutamente accettare che qualcuno (nella fattispecie l’autorità civile) si arroghi la facoltà di vietare al parroco, che secondo il concordato è contemporaneamente anche ufficiale di stato civile, di celebrare un matrimonio tra due sposi ambedue cattolici. Se per la legge razzista un ebreo resta ebreo (indipendentemente dalla religione da lui professata), per la Chiesa, uno sposo convertito è invece considerato cattolico a tutti gli effetti per cui è anche idoneo a contrarre matrimonio all’interno della nuova religione acquisita. Ed è per questo caso specifico che la Chiesa insorge: a salvaguardia delle proprie prerogative e in difesa dei suoi propri fedeli, quale sia la loro origine razziale. Non si tratta, quindi, di una difesa degli Ebrei in quanto tali, ma una difesa di se stessa e degli ebrei convertitisi al Cattolicesimo. Per questi motivi, al momento della firma delle ‘leggi razziali’, il
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Vaticano insorge ravvisando nelle nuove norme sul matrimonio una rottura unilaterale del Concordato lateranense sottoscritto nel 1929 con lo Stato italiano:165 più precisamente si tratta dell’articolo 34 dei patti che risulta essere leso. 166A questo punto il Vaticano non ha mancato di mettere in campo tutto il peso del suo prestigio intraprendendo un intenso lavoro diplomatico attraverso l’intervento di alcuni alti prelati vaticani. L’esito insoddisfacente delle trattative conduce il Papa in persona a scrivere una lettera indirizzata a Mussolini stesso, in data 4 novembre.167 Il Pontefice chiede al Capo del Governo di accettare le modifiche alla legge proposte dalla Santa Sede. Il giorno successivo invia una seconda missiva a Vittorio Emanuele III, Re e Imperatore,168 invitandolo a impiegare tutta la sua influenza per indurre Mussolini ad adeguarsi alle richieste che gli sono state fatte. Il 7 novembre il Papa riceverà dal Re una breve lettera169 nella quale si assicura che delle richieste di sua Santità «sarà tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista». A proposito di quest’ultima missiva il Popolo e Libertà e il Giornale del Popolo pubblicano, in data 17 novembre, il testo di un commento dell’Osservatore Romano che, in una prosa a dir vero piuttosto contorta, così esprime la propria soddisfazione: Letta la nostra comunicazione di ieri, qualcheduno può essersi meravigliato che sul solo monologo delle nostre considerazioni – che non sapranno mai essere se non possibilmente temperate – avessimo messo alle viste delle speranze di opportune intese per rimediare in qualche modo alla ferita inflitta al Concordato. Siamo lieti di dire che il nostro non rimane un puro monologo e che almeno un principio di confortevole dialogo amiamo vedere nella risposta che Sua Maestà il Re Imperatore, con sovrana cortesia, ha fatto avere a Sua Santità aggiungendo che dell’augusto Autografo si sarebbe tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista.170
Oltre a quelle citate vi è un’ulteriore lettera, di Mussolini indirizzata al re,171 della cui esistenza però, all’epoca, i giornali non erano al corrente. Come verrà analizzato più nel dettaglio, nella seconda parte di questo libro,172 dallo scambio di lettere tra Pio XI, Mussolini e Vittorio Emanuele III si evince che il Vaticano non si è dissociato dal contenuto delle ‘leggi razziali’, ma si è spinto addirittura a collaborare al più alto livello alla stesura di alcuni articoli suggerendo frasi da includere nel testo della legge.
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“Riflessioni” sui rapporti tra cattolicesimo e fascismo Le turbolenze nei rapporti tra il cattolicesimo e il fascismo manifestatesi sia in ambito teorico (esternazioni del Papa sul razzismo) sia in ambito politico e sociale (conflitto tra il fascismo e l’Azione cattolica) sia legislativo (in particolare per quanto concerne il matrimonio) portarono parecchia confusione. A questa cercarono di dare una risposta coloro che consideravano deleteria una rottura fra queste due istituzioni. Roberto Farinacci L’8 novembre, al Teatro dell’Arte di Milano (gremitissimo di alte autorità milanesi, politiche, militari e culturali), Farinacci inaugura l’anno accademico dell’Istituto di cultura fascista con una sua conferenza sul tema «La Chiesa e gli Ebrei». Il resoconto della conferenza, pubblicato sulla stampa italiana, viene ripreso dal Popolo e Libertà:173 L’on. Farinacci, salutato da acclamazioni prolungate, ha dimostrato con interessantissime rievocazioni storiche e con sapiente dottrina come la Chiesa, dai tempi dei tempi, abbia sempre condannato gli ebrei, considerandoli suoi decisi avversari. Perché mai la Chiesa ufficiale ha ora mutato il suo atteggiamento, così da non essere più giudicata antisemita, ma piuttosto filosemita? Perché oggi i comunisti, i massoni, i democratici, i negatori dichiarati della Chiesa le offrono i loro servizi e le dispensano lodi? […] Questi interrogativi – conclude S. E. Farinacci – creano in noi cattolici una profonda tragedia spirituale. Noi non possiamo nel giro di poche settimane rinunciare a quella coscienza antisemita che la Chiesa ci ha formato lungo i millenni. Ma supereremo questa nostra tragedia, coscienti della nostra missione politica. Noi ricordiamo che lo spirito cristiano è l’energia più alta che sostiene gli uomini e i popoli europei e li conduce al combattimento per il servizio di Dio. E non vorremmo che la Chiesa perdesse la sua integrale missione educatrice, occupandosi di questioni politiche che spettano al fascismo. Sì, perché il fascismo obbedisce alla storia e conserva e arricchisce ai posteri l’eredità di Roma. Parecchie volte interrotto da vibranti manifestazioni di consenso, l’on Farinacci ha concluso suscitando una calda, insistente ovazione.
Dopo aver riferito la suddetta cronaca, il Popolo e Libertà si dissocia dal suo contenuto aggiungendo una nota di redazione: La Chiesa, fedele alla dottrina evangelica che insegna a combattere l’errore e non l’errante, e tanto meno la sua razza, non ha mutato mai. La conferenza di Farinacci costituisce un
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nuovo atto di pedissequa, deplorevole imitazione nazista. E speriamo che non sia l’anello di una catena.
Il Giornale del popolo affronta il tema dal punto di vista vaticano con una lunga corrispondenza da Roma del suo inviato speciale Urbicus,174 una sorta di portavoce degli umori del Vaticano per il Canton Ticino. I punti che intende chiarire sono i seguenti. In primo luogo sostiene che non si deve sopravvalutare la gravità del dissidio tra la Chiesa e il fascismo a proposito del vulnus al concordato. Il contrasto non poteva essere evitato per il fatto che, investendo un sacramento, la Chiesa considera la questione «sensibilissima», mentre il governo italiano la ritiene «un’affermazione di carattere generale» e una questione di principio. Come affermato anche dall’Osservatore Romano, nessuno è disposto a sacrificare la pace religiosa interna, e per questo motivo si troverà certamente un qualche compromesso di fronte ai pochi casi annui che rientrano nella materia in questione. Quanto alla doppia appartenenza all’Azione Cattolica e a organizzazioni fasciste, Urbicus la trova auspicabile, e questo in contrapposizione a certi ambienti fascisti. A proposito degli Ebrei, viene confutata con vigore l’accusa fatta da alcune fazioni fasciste alla Chiesa di essere filoebrea: «il cattolicismo è stato sempre contro gli ebrei, non in quanto persone di razza non ariana, ma in quanto discendenti ostinati dei deicidi».175 I tentativi di dimostrare il contrario, ossia che la Chiesa di oggi abbia abbandonato i suoi principi, resta senza efficacia. Per quanto riguarda il razzismo, Urbicus ribadisce la contrarietà della Chiesa al mito del sangue così come viene applicato in Germania con le sue caratteristiche mistiche che contrastano con l’Antico Testamento e i valori del Vangelo. Una deriva che, a suo parere, non avrà luogo in Italia perché il patrimonio religioso è saldo. Nonostante qualche frangia anticlericale nel fascismo, il Governo di Mussolini è troppo realista per lasciarsi trascinare nell’allineare la situazione religiosa della penisola sulle posizioni della Germania. Per questi motivi si può guardare al futuro con ottimismo e senza abbandonarsi a fantasie o scoramenti riguardo ai rapporti tra l’Italia e la Santa Sede. Si può essere fascisti, razzisti e contemporaneamente cattolici? Questa è una domanda rivolta a Interlandi da un lettore della rivista La Difesa della Razza.176 Il giornale razzista-antisemita risponde: «Roma nacque cattolica» e «il Rinascimento fu splendore cattolico e cattolico è
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tutto quello che è romano». Dopo aver detto che Dante e Michelangelo si possono immaginare soltanto cattolici, l’articolo domanda al lettore: Non hai mai visto l’Italia in guerra con la Chiesa? Forse per questo l’Italia ha cessato di essere cattolica: o ha perduto una fede tanto antica e profonda? Non hai mai visto il Governo italiano in contrasto con quello della Chiesa? La Chiesa ha i suoi grandissimi fini, la Nazione i suoi. È possibile che qualche volta non si trovino in contrasto? Se non si trovassero avremmo finito di vivere sulla terra e faremmo parte dell’assoluto.
Infine, al lettore che rimprovera ai giovani italiani di ritorno dalle piazze d’armi e dagli studi di lasciarsi condurre negli oratori, il giornale ricorda che personalità grandi quale «Ettore Fieramosca e Fanfulla, insieme al fiore dei guerrieri italiani, si confessavano, comunicavano, erano fortissime nature ed erano cattolici». Il Corriere del Ticino177 e il Giornale del Popolo178 riportano la notizia. Il quotidiano della Curia di Lugano lascia trasparire il proprio compiacimento intitolando questa notizia «Un articolo interessante: Idee buone e idee sbagliate».
Svizzera Reazioni svizzere a ‘la notte dei cristalli’ In Svizzera, a differenza di altri stati democratici, non ci sono state proteste da parte delle organizzazioni di scrittori e risulta non siano state promosse adunanze di protesta. Gli intellettuali hanno preferito tacere. Le municipalità non si sono mobilitate per trovare ricoveri ai perseguitati.Al parlamento di Berna non sono stati votati ordini del giorno di protesta per manifestare il dissenso nei confronti delle persecuzioni antiebraiche in Germania. Il presidente della Confederazione non ha minimamente deplorato gli avvenimenti verificatisi. L’unico atto di contestazione ufficiale noto è avvenuto nella riunione del Gran Consiglio del Canton Ginevra, durante la quale il deputato socialista Léon Nicole ha inoltrato un’interpellanza per chiedere una presa di posizione del Governo cantonale. Il Capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia ha di conseguenza biasimato le persecuzioni germaniche reputandole «indegne della nostra epoca». Ma non è riuscito a farlo senza mostrare la propria stizza nei confronti dell’interpellante, rimproverandolo di non avere mai protestato contro gli orrori verificatisi nella Russia sovietica.179
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Ebrei svizzeri in Germania durante ‘la notte dei cristalli’ Tra i negozi di ebrei distrutti e saccheggiati nel corso delle violenze dell’8, 9 e 10 novembre ve ne erano alcuni che appartenevano a cittadini svizzeri.Tra questi una gioielleria e un negozio di tessuti nella Tauenziehenstrasse, il cui proprietario è stato anche arrestato. Alcuni ebrei svizzeri sono finiti in galera nel corso delle indiscriminate retate effettuate dalla polizia nazista. Grazie all’intervento del rappresentante diplomatico della Confederazione queste persone sono state rilasciate in tempi brevi. La Legazione Svizzera a Berlino ha inoltre compiuto un passo presso le autorità del Reich chiedendo il risarcimento dei danni subiti dai propri concittadini.180 Le dichiarazioni del Ministro svizzero in Germania Cosa fa l’ambasciatore di Svizzera in Germania, signor Frölicher, mentre il presidente Roosevelt pronuncia accorate e severe parole di condanna contro i crimini nazisti e tutto il mondo civile esprime la sua indignazione verso il Reich? Si reca a Monaco per partecipare alla festa del novantesimo anniversario della fondazione della Società Svizzera di Soccorso, e in quell’occasione, alla presenza di autorità e alti gerarchi nazisti, prende la parola e tiene un bel discorso elogiando i meriti del Nazionalsocialismo, e addirittura deplorando il fatto che detti meriti non siano stati sufficientemente riconosciuti all’estero. Questo intervento darà adito ad accese polemiche di cui daremo conto nella cronaca del mese di dicembre.181
La Svizzera e i profughi Un grande articolo Sulle pagine della Libera Stampa troviamo un commento degno di nota relativo all’atteggiamento della Svizzera nei confronti della questione profughi, dal titolo: «L’incubo della barbarie».182 Lo riportiamo integralmente: C’è qualcuno che non sente, sopra di sé, l’incubo della barbarie? Si sfogliano i giornali, si passa dall’uno all’altro, e non si fa che leggere descrizioni atroci dello stesso tema, l’immensa orgia d’incredibile crudeltà nella caccia all’uomo, contro gli ebrei di Vienna. Si continua tuttavia a voler distinguere, ipocritamente, fra questi profughi cacciati al confine spietatamente, ed i profughi politici; ma qui la distinzione è una tipica manifestazione d’ipocri-
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sia. Non si osano respingere dalla Svizzera i profughi politici semplicemente per mantenere fede alla lettera e non allo spirito di una tradizione antica di diritto di asilo e di ospitalità. Invece, contro sciagurati – che non per ragione politica sono cacciati come bestie dal loro paese, sono senza pretesto imprigionati, sono spogliati di tutto e sospinti alla frontiera – contro questi si delibera ufficialmente la negazione di qualunque ospitalità. L’incubo della barbarie ci schiaccia, durante queste letture. Non sono soltanto le pagine ignobili sulla crudeltà per le vie di Vienna, ma sono queste descrizioni strazianti di quello che avviene al confine svizzero. La Neue Zürcher Zeitung ha raccontato, senza commenti, come, per esempio, due emigranti si presentano seminudi dopo aver attraversato il fiume: spiegano che sono stati tenuti otto giorni in prigione, e poi, sotto la minaccia di rivoltelle, condotti da uomini in uniforme dove potevano passare il confine – con minacce se mai avessero osato ritornare indietro: questi uomini sono giunti affannati, sfiniti, esausti, con poco denaro: e hanno potuto fermarsi un’ora, poi hanno dovuto ritornare indietro, riattraversare l’acqua, rientrare nell’interno del paese che li ha espulsi. Così racconta il giornalista della Neue Zürcher Zeitung e non aggiunge nessun commento. Con ciò è salva, pare, la tradizione della terra di asilo, dell’ospitalità: perché non erano, a quanto pare, profughi politici. E lo stesso avviene a Basilea e lo stesso avviene altrove, mentre nello sfondo sono le scene sconce di Vienna, nello sfondo queste scene incredibili, inaudite; tanti ebrei austriaci vengono condotti in gruppo alla frontiera, spogliati ancora all’ultimo di ogni oggetto di valore, gioielli, e poi cacciati con poca moneta verso la Svizzera, che li respinge. A otto, a dieci, a quindici questi uomini senza documenti sono stati guidati da una polizia di aguzzini al passaggio illegale. Evidentemente, un Governo cui si fa questo scherzo, doveva protestare contro il Governo vicino, il quale si permette di agire in tal modo. Invece ci si limita a prendere il provvedimento di ricacciare queste vittime verso il paese dove li aspettano ancora scherni e torture. Sono, si legge, medici, avvocati, banchieri, commercianti, impiegati statali, travolti così alla rovina ultima dopo mesi di agonia. Non si possono leggere queste pagine senza essere sconvolti, senza sentirsi smarriti. Qualcuno, timidamente, invoca un po’ d’umanità: ma sono voci tanto fiacche, tanto fioche. Si possono leggere simili pagine senza essere presi da un senso di vertigine? Si possono leggerle, senza sentire a che cosa ci ha ridotto il nazionalismo, il caos degli Stati divisi l’uno dall’altro? La perfetta disinvoltura con cui l’ospitalità viene negata risponde a una concezione di freddo nazionalismo, di spietato, implacabile egoismo nazionale. Nessun conquistatore in paese di conquista si è mai comportato barbaramente come questi invasori dell’Austria, giunti senza colpo ferire, i quali non hanno avuto prima la tensione della lotta, e scaricano vilmente tutte le loro energie sulle vittime trovate nel paese invaso; su tutti gli ebrei, su tutti gli uomini indipendenti, e tutti gli uomini di governo del paese indipendente. Tutta la bassezza e la ferocia degli invasori si può misurare cinque mesi dopo la loro inva-
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sione, mentre osano annunziare anche il processo ai vinti. E altrove si legge ancora della devastazione di tutte le università, di tutti gli studi: sconfinata rovina. Tutto questo avviene a uomini i quali, come gli altri, hanno studiato, lavorato, lottato – aspettandosi dai concittadini, dai connazionali, quel minimo di giustizia secondo le regole vigenti per tutti, che ci si aspetta nella convivenza attuale. Non più gradi di ingiustizia – che già tanto amareggiano – sono venuti, ma bensì la totale spogliazione, la persecuzione sfrenata, il calvario con tutti gli scherni, nello sconvolgimento universale. E la freddezza e l’indifferenza, la scarsa emozione degli altri paesi rivelano a qual punto il senso di solidarietà verso gli stranieri è inaridito e gelato. Questo può dunque accadere a tutti gli uomini, viventi oggi e stimati e onorati fra gli uomini. L’incubo della barbarie è su di noi: non vi si risponde con la difesa nazionale ed egoismo di Stato! L’orribile tragedia deve straziare e strozzare ogni uomo conscio della complicità solidale, fatale di tutti gli uomini. La civiltà, per riaffermarsi, deve avere una rivincita nel rinnovamento, nella palingenesi di umanità.
Un invito snobbato Nel pieno della crisi de ‘la notte dei cristalli’, il Primo Ministro olandese prende contatto con i governi di Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Belgio e Svizzera allo scopo di raggiungere un accordo per facilitare l’immigrazione degli Ebrei tedeschi.183 La Svizzera, attraverso il Consiglio Federale, ha dato ordine al Dipartimento politico di rispondere alla legazione olandese nel modo seguente:184 come ha già dichiarato il delegato della Svizzera l’11 luglio 1938 in seno alla commissione intergovenamentale a Évian, la Svizzera è sempre animata dal desiderio di venire in aiuto alle sofferenze degli infelici. Di questa sua volontà essa ha dato continue prove; le sue risorse però hanno dei limiti e i rifugiati provenienti dalla Germania e dall’Austria da lei accolti dal mese di marzo costituiscono già per le numerose istituzioni pubbliche e private che si occupano di questi stranieri che ispirano la più grande pietà, un onere gravissimo che non può essere aumentato. Vista la sua situazione geografica, avuto riguardo all’eccesso di popolazione straniera e alla disoccupazione che inferisce da anni, la Svizzera non può essere che un paese di transito per i rifugiati provenienti dalla Germania. La Confederazione non può quindi tollerare sul suo territorio un afflusso di rifugiati senza controllo individuale; ma le sue frontiere non sono completamente chiuse. Tutte le domande d’entrata – e sono molto numerose – vengono diligentemente esaminate e dei permessi individuali sono concessi nella misura del possibile. Va da sé che questa misura dipende dalle possibilità di trovare un domicilio definitivo per i rifugiati provenienti dalla Germania, possibilità che vi potrebbe essere in altri Stati; essa aumenterebbe con l'aumentare di esse. La legazione dei Paesi Bassi è stata di conseguenza pregata di assicurare il suo governo che la Svizzera fa tutto ciò che può in favore dei rifugiati provenienti dalla Germania.
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Un comunicato che sa di dileggio In data 18 novembre la Divisione di Polizia emette un comunicato rivolto a“Emigranti e persone sprovviste di documenti” che riportiamo integralmente:185 18 (s.m.). La divisione federale di Polizia comunica: i rifugiati, gli emigranti, le persone sprovviste di documenti come pure quelle che corrono pericolo di esserne private, sono vivamente pregate di diffidare di quegli individui che offrissero di procurar loro il passaporto oppure la cittadinanza di un altro Stato. Questi intermediari cercano per lo più di ispirar fiducia vantandosi di avere relazioni speciali con uno Stato o con i suoi rappresentanti diplomatici o consolari, oppure agendo in modo da far credere di essere specializzati in quella materia; altri, ancora, approfittando della loro speciale situazione (p. es. come consulenti legali). La persona che si è rivolta a loro ottiene però sempre – quando riesce ad ottenere qualcosa – un documento falso o falsificato, oppure un documento che qualche tempo dopo verrà annullato. Non vi è infatti, per quanto ci è noto, Stato alcuno dal quale si possa ‘comperare’ la cittadinanza o il passaporto semplicemente pagando una somma di denaro. I Cantoni esaminano i passaporti attentamente e sono invitati a sottoporre alla divisione federale di polizia tutti quelli che trovassero sospetti, affinché questa possa ottenerne un controllo da parte dello Stato che avrebbe concesso la cittadinanza. Il titolare di passaporto ‘comperato’ si espone, non solo da noi, ma anche in altri stati, a severe pene seguite dall’espulsione. Lo Stato che avrebbe concesso la ‘cittadinanza’ spesso non gli permette neppure di entrare nel suo territorio oppure di approdarvi. Gli intermediari mirano per lo più a farsi consegnare forti anticipi che regolarmente vanno persi. La divisione federale di polizia prega tutti i rifugiati e i posti di soccorso per rifugiati di comunicarle siffatte offerte.
Questo comunicato è rivolto a persone prive dei documenti necessari alla loro salvezza. Da notare è l’accenno al ‘comperare’ un passaporto o una cittadinanza «pagando una somma di denaro». Un nuovo rafforzamento del controllo dei confini svizzeri Nessuna modifica della politica d’asilo svizzera viene presa in considerazione in seguito alle violenze di novembre. Alla fine del mese i giornali pubblicano un comunicato di cui non si rende nota l'origine (se è un comunicato ufficiale del governo o se è un rapporto delle autorità di frontiera, oppure se si tratta di informazioni fornite alla stampa da funzionari del Dipartimento di Polizia): (ag.)Durante la settimana, in seguito ai recenti provvedimenti presi in Germania, sono giunti sul nostro territorio nuovi numerosi profughi ebrei, per la maggior parte muniti del visto delle
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nostre autorità consolari, il che ha loro permesso di entrare nel territorio della Confederazione. Lo speciale ufficio di soccorso israelita si occuperà del mantenimento dei circa 800 profughi del campo di concentramento di Basilea. Altri ebrei hanno varcato illegalmente la nostra frontiera ed è stato quindi deciso un nuovo rafforzamento del nostro controllo confinario.186
Accoglienza di bambini Nella seconda metà di novembre appare su due giornali la notizia che il Comitato di soccorso per i fanciulli emigranti si è rivolto alla Polizia federale degli stranieri chiedendole di lasciar venire provvisoriamente in Svizzera un certo numero di fanciulli caduti nel bisogno e che si trovano nella zona germanica di confine. La Polizia federale degli stranieri, d’intesa con il Dipartimento federale di giustizia e polizia dopo aver avuto l’assicurazione che si tratta soltanto d’un soggiorno temporaneo durante il quale saranno fatti tutti i passi necessari perché questi fanciulli siano accolti definitivamente in un altro paese, ha approvato in via di massima l’operato del detto Comitato. L’opera di soccorso sarà organizzata dalla Centrale del Comitato di soccorso per i fanciulli di emigranti a Zurigo col concorso dei Comitati ad essa affiliati.187
Il Dovere e il Corriere del Ticino non specificano se si tratti di figli di ebrei. Supponiamo che lo siano perché all'epoca era usuale chiamare ‘emigranti’ gli ebrei per non chiamarli ‘rifugiati’, e anche per l’ansia che traspare dalla pretesa espressa dalle autorità sul fatto che questi fanciulli, alla fine del periodo concesso, dovessero andare davvero via per essere «accolti definitivamente in un altro paese». Non ci sentiamo però di affermarlo con certezza considerando quanto è avvenuto successivamente, negli anni che vanno dal 1941 al 1945. Ciò che esporremo qui di seguito è tratto dal Rapporto Bérgier.188 Si tratta della storia dei bambini che furono ospitati in Svizzera per essere protetti dalla situazione di guerra e di pericolo, e anche per essere curati. Parliamo dell’operazione ‘Soccorso Svizzero all’Infanzia’, organizzato dalla Croce Rossa. I bambini avevano la possibilità di rimanere in Svizzera per tre mesi ed erano ospitati all'interno di famiglie svizzere. Nel corso della guerra sono stati 28.000 i bambini che hanno beneficiato di questo servizio. Sono stati accolti bambini francesi, tedeschi, italiani, serbi, croati, belgi, olandesi. Esclusi da questa operazione di protezione dell'infanzia sono stati solamente i bambini ebrei, e questo per ordine di una circolare emanata nel maggio 1941 dal dottor Rothmund della Divisione Federale di Polizia. Le autorità rimasero poi ferme su questa deci-
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sione fino alla fine della Guerra. È noto il rifiuto del Consigliere Federale Pilet-Golaz, nel 1942, di concedere il permesso di accogliere 500 bambini ebrei. Non solo, ha persino negato il permesso di transito ad alcune migliaia di bambini diretti negli USA. Se è vero che nonostante tutto un certo numero di piccoli ebrei è stato accolto in Svizzera, bisogna però precisare che lo è stato clandestinamente e contro il volere delle autorità. Il soccorso concreto ai rifugiati L’aiuto concreto più consistente nei confronti dei profughi ebrei arrivati in Svizzera è dato, come già si è visto, dalle organizzazioni ebraiche di soccorso. La sola comunità israelita di Zurigo si occupa di 1.100 persone, una parte delle quali sarà poi trasferita in due campi di lavoro a Herzberg e a Stäfa. Altri campi di lavoro verranno organizzati successivamente e sono stati finanziati tutti dall’opera di assistenza israelita in Svizzera.189 Anche altri enti provvedono ad aiutare categorie alle quali si sentono maggiormente affini.Ad esempio, il Consiglio della Chiesa Evangelica riformata organizza una colletta a favore dei cristiani di origine ebraica, anch’essi vittime di persecuzione, che attendono di poter entrare in Svizzera.190 Viene anche lanciato un «Appello al Popolo Ticinese e agli Stranieri domiciliati nel Ticino!»191 nel quale si legge: Migliaia di fuggitivi hanno cercato un asilo nel nostro paese. Il grande numero dei nostri propri disoccupati ci impedisce di porger loro da noi una nuova patria: la Svizzera non può essere che un paese di transito per loro. La nostra vecchia tradizione come anche il più semplice dovere umano ci impongono di render possibile a questi sfortunati, in gran parte spogliati di ogni mezzo, un soggiorno transitorio da noi. A questo scopo si sono riuniti sotto la presidenza del Signor Consigliere di Stato di Zurigo Dott. Briner, i 16 più grandi enti di soccorso svizzeri192 riuniti in Centrale Svizzera di soccorso ai rifugiati che si rivolge ora al popolo svizzero e agli stranieri ivi domiciliati colla preghiera di efficace aiuto. I mezzi raccolti, che resteranno nel paese, serviranno a rincuorare i fuggitivi e dar loro la forza necessaria ad aprire loro le vie nella futura patria.193
I firmatari sono, oltre a quattro ticinesi, i signori: Dr. H. Aellen, Dr. H. Bodmer, Pfr. P. Bonanomi, Fräulein M. von Ernest, Dr. W. J Guggenheim, Dr. Emil Ludwig, Dr. Edoardo Müller, Architekt O. A. Roelli, Dr. A Sauger, Dr. P.Witzig. Questo appello è patrocinato dalla
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Croce Rossa Svizzera, dalla Federazione Svizzera dei Samaritani e dallo Schweizerischem Protestantischen Volksbund. L’ufficialità è confermata dal marchio dell’autorità costituita: il promotore è quel Dott. Briner di cui nel mese di agosto avevamo notato l’incongruenza della sua elezione a capo dell’Ufficio Centrale Svizzero per l’aiuto agli Emigranti. Costui, infatti, nella sua funzione di Capo del Dipartimento di Polizia del Canton Zurigo si trovava contemporaneamente ad avere tra i suoi compiti quello di osteggiare l’arrivo dei profughi medesimi. E non è un caso che il testo del documento sottolinei con più vigore l’impossibilità di aiutare piuttosto che l’intenzione di farlo concretamente, servendosi inoltre dei termini sostitutivi «fuggitivi», «emigranti» o «sfortunati» per evitare di usare la parola appropriata «rifugiati», che impegnerebbe, se non legalmente, almeno formalmente, la Svizzera a provvedere ad una accoglienza secondo la prassi internazionale. Nonostante questi limiti non trascurabili, è ad ogni modo un’iniziativa di valore positivo. Non si riesce a comprendere il motivo per cui la Gazzetta Ticinese si sia infastidita per il fatto che i nomi dei promotori e delle associazioni fossero prevalentemente di lingua tedesca, o tutt’al più francese, e abbia per questo deciso di accompagnare l’appello con un commento ironico: «Un Comitato ticinese (sic!) rivolge un appello per raccogliere fondi per i molti profughi che giungono da noi. Ottima cosa: ma non si poteva presentare in maniera un po’ più paesana?».194 È probabile che nel 1938 il campanilismo fosse un sentimento alla moda, come dimostra anche un’altra notizia curiosa apparsa nei medesimi giorni: un membro del Consiglio Comunale di Zurigo chiede che la capacità di esprimersi nella lingua ‘svizzero-tedesca’ diventi una condizione per ottenere la cittadinanza svizzera.195 Il timore di venire sommersi dagli stranieri si diffonde rapidamente Sulle pagine del quotidiano Il Dovere196 si esprime preoccupazione sul fatto che gli stranieri in Svizzera superano numericamente la popolazione svizzera residente all’estero, e si preconizza un accordo con non meglio definiti «governi stranieri interessati che proclamano la loro amicizia verso la Svizzera» per «ricondurre in termini normali» lo «stridente contrasto». Nello stesso articolo ci si spinge anche alla considerazione che non si può risolvere il problema rispedendo in patria i profughi, che invero rappresentano una parte infima degli stranieri che si trovano nella Confederazione. Ma si azzarda a sostenere che altre soluzioni dovrebbero essere possibili. Tuttavia, ammo-
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nisce l’articolista, non si deve essere drastici, ma cauti e metodici per non urtare le grandi potenze che circondano la Svizzera, tenendo conto dell’esigua forza da mettere in campo nei loro confronti. Dei profughi che si rifugiano nel Ticino ne rende conto la Libera Stampa che pubblica il 28 novembre, con il titolo «Profughi a Lugano: il calvario dei crocifissi del fascismo»,197 un’intervista semiclandestina a «un signore incaricato dell’assistenza dei numerosi profughi e rifugiati che da ogni dove passano anche a Lugano», il quale da anni si occupa, sostenuto da varie associazioni, di aiutare i profughi arrivati a Lugano. Lo stesso articolo sarà in seguito pubblicato anche su La Nuova Fiamma.198 L’intervistato non desidera evidentemente essere identificato come la persona che fornisce queste informazioni alla stampa, per cui non viene citato il suo nome e neppure il luogo dell’incontro. Il suo racconto ci informa sui luoghi di provenienza di questi profughi, alcuni dei quali sono ex prigionieri di campi di concentramento rilasciati o fuggiti, mentre degli altri, di origini, confessioni o tendenze politiche diverse si viene a sapere che fuggono perché perseguitati per ragioni banalissime o per maltrattamenti.Alcuni sono potuti entrare in Svizzera legalmente, altri sono riusciti ad arrivarci seguendo strade pericolose e illegali. Ma per tutti il calvario sembra senza via d'uscita perché non possono in ogni modo rimanere. Ottenere permessi per fuggire altrove è un'eventualità molto remota. Qualcuno ha tentato ed è riuscito ad avviare le pratiche per poter raggiungere paesi lontani come l’America del Sud o l’Australia, ma altri sono come cani randagi, non hanno requie, non sanno da che parte voltarsi, non sanno dove battere il capo, sono ricacciati da un paese all’altro e vivono alla bell’e meglio con i piccoli aiuti dei nostri comitati o di qualche privato. Da noi non possono lavorare, inoltre se la polizia li scova li accompagna alla frontiera. Del resto la polizia… ma, è meglio non parlarne. Gli ordini da Berna sono severissimi, il nostro paese è piccolo, vi è pure da noi la disoccupazione.
Al giornalista della Libera Stampa vengono mostrati anche i protocolli di alcuni profughi: Un emigrante viene oggi da me. Può appena reggersi. Si vede che è ammalato, inoltre è già vecchio. Così racconta: «Avevo a Vienna un negozio nonché un appartamento con tanto di mobilio. La Gestapo venne da me verso le due di notte, dovetti alzarmi immediatamente. La polizia confiscò ogni cosa, obbligandomi a firmare un atto nel quale si diceva che non avrei più toccato terra germanica. Infatti dovetti abbandonare immediatamente il Terzo Reich.» Il
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povero vecchio respira a fatica, ha l’asma e il mal di cuore. Gli consegno dei buoni per medicinali Egli piange come un bambino.
Il verbale, come anche tutti gli altri, è firmato dall’emigrante e costituisce un documento. Un altro caso: Un giovane robustissimo nato nel 1913 è riuscito, uno dei pochi, a fuggire dal campo di concentramento di Dachau. Egli mi dichiara quanto segue: «Benché lavorassi come un negro e facessi tutti i miei lavori benissimo, i soldati mi hanno buttato nel letame e nella fogna fino alla bocca. Altri disgraziati, molti dei quali sono deboli e ammalati, giungono giorno per giorno al campo. Tutti indistintamente sono obbligati a lavorare, certo è che non molti disponevano delle mie forze fisiche e non sempre riuscivano a sbrigare il duro lavoro. Spesso molti di essi cadevano in seguito agli strapazzi e ai maltrattamenti inumani. Altri morivano persino vittime di vere torture fisiche e morali. I loro corpi venivano cremati e le ceneri spedite ai parenti. Per punizione si facevano ingoiare delle porcherie e dei resti da fogna ai poveri vecchi.»
Il terzo è il racconto di due fratelli: Lei non arriverà mai a immaginare quanto abbiamo dovuto soffrire nelle ultime settimane. Ogni giorno, durante sei ore, abbiamo dovuto pulire i pavimenti immondi delle caserme. Inoltre ci si voleva costringere per sadismo a bere il contenuto delle sputacchiere. Siccome ci siamo rifiutati con tutte le nostre forze siamo stati minacciati con la rivoltella mentre un poliziotto ci batteva disperatamente in fronte, un secondo sulla nuca con il calcio della pistola. Siamo svenuti entrambi. Ci hanno gettato in un bagno di acqua ghiaccia… per farci rinvenire. I sicari della Gestapo hanno ripetuto ostinatamente la tortura anzidetta finché abbiamo ceduto…
Riportiamo queste descrizioni agghiaccianti a dimostrazione del fatto che certe cose erano già note nel 1938: non è assolutamente vero che di esse si sia venuti a conoscenza solo nel dopoguerra. Un’altra notizia che risulta piuttosto sorprendente è quella dell’attribuzione del Premio Nobel per la Pace 1938 all’Ufficio Internazionale Nansen per i rifugiati a Ginevra. La sorpresa deriva dal fatto che di questo ufficio non si è mai sentito parlare durante tutto l'arco dell’anno, e non risulta si sia distinto nell’opera di soccorso delle migliaia e migliaia di persone in fuga dalle persecuzioni naziste.199 Nazisti in Svizzera L’attività dei gruppi nazisti in Svizzera comincia a sollevare apprensione nell’opinione pubblica perché è vista prima di tutto come
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finalizzata agli interessi di uno Stato estero. In novembre l’autorità politica comincia a preoccuparsene: il Gran Consiglio di Basilea discute di un’iniziativa che dovrebbe proibire alle organizzazioni e alla propaganda nazionalsocialista di agire nel territorio del Cantone.200 Anche la Confederazione si mobilita e durante il Consiglio Nazionale il Presidente della Confederazione Baumann risponde a due interpellanze asserendo che le organizzazioni naziste in Svizzera, e in particolare i gruppi locali del partito nazista tedesco, sono permanentemente controllati, ma che non hanno finora interferito con gli affari svizzeri e con l’azione dei movimenti nazisti svizzeri. Le organizzazioni svizzere nazionalsocialiste sono in particolare il Volksbund (Lega popolare), il Bund treuer Eidgenosse (Lega dei Fedeli Confederati) e la Eidgenössische Soziale Arbeiterpartei (Partito sociale operaio confederato). Il Presidente Baumann conferma l’inizio di un’azione in grande stile della Polizia contro questi gruppi. Tuttavia tiene a precisare che questi provvedimenti non intendono contestare il nazionasocialismo del Reich poiché «ogni popolo è libero di scegliere il regime che preferisce» e anche perché «desideriamo rapporti di buon vicinato con tutti i nostri confinanti».201 La Polizia effettua l’arresto di una decina di esponenti dei gruppi citati da Baumann in Parlamento. Correlata a questi vi è anche la cattura di un agente della Gestapo a Sciaffusa.202 Inoltre viene proibita la pubblicazione della stampa di questi gruppi nazisti: l’Angriff, lo Schweizerdegen e lo Schweizervolk.203 La Svizzera e gli Ebrei204 Assai eloquente è un articolo (firmato S.M.) che con molta probabilità non è stato scritto all’interno delle redazioni ticinesi. È forse un testo di un giornale della Svizzera interna o un comunicato proveniente da ambienti vicini all’autorità stessa. Ciò che colpisce è il fatto che esso esprime quello che è il pensiero ufficiale. I giornali ticinesi nel pubblicarlo si sono comportati in maniera differente l’uno dall’altro. Mentre Il Dovere e il Popolo e Libertà pubblicano l’intero testo, l’Avanguardia ne pubblica solo la prima metà, quella che si potrebbe definire la parte più neutra, tralasciando invece l’ultima parte che è indubbiamente assai discutibile e che riporta i soliti stereotipi e luoghi comuni sugli Ebrei. Nella prima parte infatti vengono ribadite le consuete recriminazioni a proposito dell’impossibilità per la Svizzera di accogliere ebrei:
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La Svizzera conta circa due milioni di persone in grado di guadagnare la loro vita, di cui 220.000, ossia il 10%, stranieri. Per ogni disoccupato svizzero si contano oggi quattro stranieri occupati. La Svizzera non può quindi essere che un paese di transito per i rifugiati germanici. Il nostro paese fa ciò nondimeno grandi sacrifici: esso ospita attualmente a sue spese 2.000 rifugiati germanici che, con la complicità delle autorità del Reich hanno varcato la frontiera sprovvisti d’ogni mezzo d’esistenza.
Nella seconda parte (quella che l’Avanguardia ha ritenuto opportuno tagliare) tocca invece il ‘problema ebraico’. Dopo aver espresso il compiacimento che in Svizzera gli Ebrei siano solo 18.000, ossia il 4 per mille della popolazione, afferma: Il disagio manifestatosi in certi ambienti circa l’attività degli ebrei in Isvizzera non risulta quindi dalla proporzione numerica di questi rispetto alla popolazione totale, sebbene dall’attività economica degli israeliti stabiliti nel nostro paese e che si ripartiscono su certe categorie di professioni già più che sature. La metà di tutti i proprietari di grandi bazar è, ad esempio costituita da ebrei. Né devesi dimenticare che, soprattutto dopo la fine della guerra, numerosi elementi stranieri sono venuti a stabilirsi nel nostro paese, importando dei sistemi commerciali ed economici che minacciano quel ceto medio che è il nerbo del nostro popolo. È evidente che uno svizzero degno di questo nome aborre qualsiasi forma razzista e non intende certo importunare la nostra vecchia popolazione israelita che è, si può dire, interamente assimilata; ma è pur comprensibile la diffidenza con cui si considera l’attività di immigrati ebrei che s’isolano spiritualmente ed economicamente e non sentono obbligo alcuno verso la nazione. Sotto questo aspetto, può sorgere indubbiamente una questione ebraica anche in Isvizzera e dipende in gran parte dagli stessi ebrei che questo popolo, così duramente provato nel corso della storia, possa trovare pace almeno da noi, adattandosi spontaneamente alla nostra vita economica e culturale.
Svizzera italiana Arresti alla frontiera Procura un certo sollievo la notizia che, dopo la firma delle ‘leggi razziali’ in Italia, c’è stata una persona che si è messa volontariamente nei guai per aiutare un amico israelita a portare in Svizzera le sue sostanze. E questo in un momento in cui per gli Ebrei non arrivano altro che disgrazie e sembrano essere stati abbandonati da tutti. È l’unico aiuto diretto di cui si è venuti a conoscenza dai giornali. Forse, ed è auspicabile, ci sono stati altri casi ma di essi purtroppo non è rimasta traccia.
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La notizia è apparsa sia sulla Libera Stampa sia su Il Dovere: alla dogana di Ponte Chiasso, al loro rientro in Svizzera, vengono arrestate tre persone,Alfredo Hermann, un ebreo domiciliato a Lugano, suo figlio adolescente e un loro amico, Francesco Martinelli, un docente di Pregassona. Nella borsa di Martinelli vengono trovate le carte valori di Herrmann per circa mezzo milione di lire.Tutti e tre vengono arrestati per tentato contrabbando di valori e sono trasferiti al nucleo tributario di Como per l’accertamento delle responsabilità.205 Da ricerche successive abbiamo appreso che i due adulti sono rimasti in prigione per due settimane. Francesco Martinelli è morto a 59 anni nel 1960: suo figlio Virgilio, che abbiamo interpellato, ci ha confermato che suo padre ha volontariamente aiutato la famiglia Herrmann a portare i valori fuori dall’Italia, anche se la versione ufficiale convenuta e sostenuta di fronte al giudice è stata quella di un involontario scambio di borse di cuoio molto simili. L’amicizia tra gli Herrmann e Martinelli è proseguita per molti anni dopo l'accaduto. Il figlio di Herrmann, che all’epoca aveva 14 anni, non rammenta oggi i particolari dell’episodio raccontato dai giornali e conserva del fatto ricordi vaghi. Non ha invece dimenticato la figura di Francesco Martinelli: un uomo che gli ha insegnato molte cose e insieme al quale ha potuto fare molte esperienze di vita. L’Idea Nazionale prosegue la campagna antisemita La campagna antisemita dell’Idea Nazionale si fa sempre più aggressiva. In novembre vi sono ben 6 lunghi articoli che elogiano l'antisemitismo. Il 12 novembre ne compaiono tre. Nel primo206 si afferma che «L’antisemitismo germanico è comprensibilissimo come reazione al predominio ebraico durante la guerra e nell’immediato dopoguerra», quando – secondo costoro – gli Ebrei tedeschi accumularono milioni (mangiando burro per motivi religiosi), mentre il popolo combatteva e soffriva (ricevendo solo margarina). L’articolo termina con un minaccioso ‘avvertimento’: «Attenti dunque – Figli di Giuda ‘ticinesi’ – a non ripetere l’errore dei fratelli. La prepotenza, il predominio conquistato con slealtà, con raggiri, truffe, con protezionismo razzistici si sconta con la reazione che segue inevitabile». Il secondo è un testo di Giovanni Papini ripreso da Il Frontespizio207 che porta avanti la teoria complottistica secondo la quale «ebraismo, comunismo e simili» spingono alla guerra universale, evitata soltanto
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grazie alla «maggiore coscienza dei capi delle nazioni» che sarebbero dotati «d’immaginazione, cioè sono più artisti, dunque profeti». Il terzo articolo208 è la solita accusa agli Ebrei di accaparrare per se stessi la maggior parte delle risorse dello Stato, con la seguente conclusione: «non è umano quando noi chiediamo che si limiti l’invasione ebraica?». Il 19 novembre L’Idea Nazionale sferra un attacco ai negozi di ebrei nel Canton Ticino, e in particolare a Lugano.209 Dopo aver osservato che «quel medesimo senso di carità e di umanità che fa pregare i cristiani nella liturgia del Venerdì Santo: Oremus et pro perfidis Judaeis ci vieta di rallegrarci» delle persecuzioni che stanno avvenendo in Germania, innesta una filippica contro la «concorrenza sleale» ebraica che si conclude con l’esortazione: «Si avvicina Natale e Capodanno: l’epoca delle compere, degli acquisti, dei regali. Invitiamo il consumatore a riflettere e a sostenere le ditte ticinesi. E invitiamo gli Ebrei – grandi e piccoli magazzini – a non esagerare nella loro sfacciata pubblicità». Sul numero del 26 novembre appaiono altri due articoli sul tema. Uno è un compendio di citazioni antiebraiche tratte da un articolo della rivista dei Gesuiti La Civiltà Cattolica210 del 1890. Invero una ‘bella collezione’ di rabbioso antigiudaismo cattolico che imputa agli Ebrei la colpa per i mutamenti della società che ritiene svantaggiosi per la Chiesa. L’Idea Nazionale riporta asserzioni come: il secolo XIX si chiuderà nell’Europa lasciandola fra le strette di una questione tristissima, dalla quale nel successivo secolo risentirà conseguenze sì calamitose che la indurranno a porvi termine con una risoluzione definitiva. Alludiamo alla mal detta questione semitica che più rettamente va denominata giudaica, ed è con intimo vincolo connessa alle condizioni economiche, morali, politiche, religiose della Cristianità europea […] la famiglia israelitica disseminata fra le genti del globo forma una nazione straniera nelle nazioni in cui dimora, e nemica giurata del loro benessere; cardine appunto del Talmudismo essendo la spoliazione dei popoli e l’oppressione di quelli che ai suoi seguaci concedono ospitale soggiorno […] di questa pazza credenza il giudaismo è tutto invasato, anzi può dirsi che esso è il dogma capitale di quella che essi chiamano la religione loro. In ciò consiste la depravata dottrina del Messianismo che professano, dal terzo secolo dell’era cristiana, quando fu compilato il Talmud di Babilonia, fino al dì d’oggi.
Per poi terminare con i rimedi proposti che si realizzerebbero nella sequenza liturgica cattolica: «Auferte gentem perfidam credentium de finibus» che vuol dire «Togliete o Signor, la perfida gente fuori dalla terra
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dei credenti». Per concludere, sempre il 26 novembre, troviamo un articolo intitolato «Gli ebrei attualmente in Svizzera»211 che si districa in mezzo a cifre varie, per dire che «il problema ebraico non è una questione di numero» e per ripetere il solito ritornello «ma che la tendenza degli israeliti ad accaparrarsi determinate professioni è pericolosa dal punto di vista dei nostri interessi nazionali». Anche i Fascisti ticinesi vogliono dire la loro Il 19 novembre i fascisti ticinesi pubblicano un loro numero unico, Giustizia, con un editoriale del loro capo Nino Rezzonico intitolato La razza italiana.212 È un elogio della politica razzista di Mussolini che viene definita una «saggia difesa delle qualità che formano la prerogativa dei popoli virili atti alla lotta ed alle più formidabili conquiste». Per gli Ebrei, invece, l’Italia applica a parere di Rezzonico «la più equa delle soluzioni nel problema epurativo della razza» fornendo un «esempio luminoso di romana giustizia» da additare a tutti i popoli come «la via da seguire». Interessante è il fatto che il giornale fascista è l’unico a sottolineare un punto della legge matrimoniale razzista che gli altri giornali non hanno notato, o hanno voluto sorvolare. Secondo l’articolo 4 della legge «Ai fini dell’applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri». Concretamente questo significherebbe che un italiano può sposare una ticinese (o viceversa) perché quest’ultima sarebbe considerata «facente parte della razza italiana». Questo, almeno secondo l’interpretazione di Rezzonico, che conclude: Noi salutiamo la potenza della razza italiana a cui ci vantiamo di appartenere e del cui genio i nostri artisti hanno lasciato segni indelebili in tutte le contrade d’Europa, e per la cui potenza hanno combattuto i figli migliori del Ticino.
Barzellette di cattivo gusto La cultura ebraica, in particolare quella ashkenazita (di lingua yiddish) dell’Europa Orientale, è piena di umorismo e di storielle nelle quali gli Ebrei prendono in giro se stessi, talvolta anche ferocemente. Lo stesso genere di storielle, se raccontate da non ebrei, assumono spesso un’antipatica connotazione antisemita. Questo tanto più se vengono raccontate in momenti tragici come quello che stiamo prendendo in considerazione. È il caso del giornale satirico Ficcanaso che presenta due barzellette213 che hanno lo scopo di sottolineare i più biechi stereotipi contro gli Ebrei. La prima insinua l’ingordigia di
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denaro che non si ferma neppure di fronte al letto di morte del padre. La seconda irride all’avarizia che avrebbe indotto un ebreo a nascondersi in un sacco per non pagare il biglietto del treno. La Famiglia… e la maledizione di Dio e coloro che adempiono alle profezie Sulle pagine del settimanale La Famiglia troviamo una interpretazione di un passo del Vangelo:214 Due tremende verità sono annunciate da Gesù in questo brano del Vangelo: la fine di Gerusalemme e quella del mondo. Israele ingrato invocherà disprezzandolo, su di sé e sui suoi figli, il sangue di Gesù. È il Divin Maestro, colla strozza del pianto alla gola, ne predice gli ultimi giorni: l’abominazione nel luogo santo, l’assedio, la fame, l’eccidio, la distruzione e la dispersione di quel popolo ingrato sulla faccia della terra, senza sacerdozio, senza patria, senza altare e senza re. La maledizione di Dio oggi ancora persegue gli Ebrei per mano stessa dei nemici di Cristo: Così ancora una volta, coloro stessi che odiano Cristo e lo vorrebbero cacciare dalla società, servono a Lui, ne adempiono le profezie e domani scompariranno, essi pure, dopo avere però scritto nella storia una nuova pagina in onore dell’unico dominatore: Cristo Gesù.
Europa orientale Cecoslovacchia La Cecoslovacchia si trova anch’essa a dover affrontare il problema dei profughi, conseguenza degli sconvolgimenti dovuti alla crisi dei Sudeti e agli accordi di Monaco. Il Governo di Praga annuncia che nel territorio ancora sotto la propria giurisdizione ne sono arrivati 92.000 provenienti dalle regioni che la Cecoslovacchia ha ceduto ai paesi confinanti.215 La situazione dei profughi è generalmente drammatica e in certi luoghi come a Heralec e a Kasovice la fame e il freddo prendono il sopravvento.216 Il Popolo e Libertà riporta la notizia che sessanta o settanta profughi politici tedeschi che soggiornavano nei campi di Busterhrad, Pikovice e Pznice, sono stati consegnati dalle autorità cecoslovacche alla Germania. E che da un altro gruppo di ventidue persone che stavano per essere condotte alla frontiera tedesca, sei rifugiati sono riusciti a fuggire dal treno.217 La Svezia e la Norvegia dichiarano di concedere ciascuna da 800 a 1000 visti a oppositori tedeschi (ebrei esclusi) che rischiano pene severe in caso di rimpatrio in Germania.218
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Ungheria Il nuovo capo del governo Imredy annuncia nuovi provvedimenti antisemiti motivandoli col fatto che i territori che passano sotto la giurisdizione magiara, in seguito agli accordi di Monaco, portano all’Ungheria anche una considerevole popolazione israelita.219 Nel frattempo circa 30.000 ebrei di nazionalità ungherese, polacca, rumena e russa fuggono, prima dell’occupazione ungherese, verso Presburgo su treni stracarichi di persone.220 L'inasprimento della politica antisemita attuato dal governo Imredy consiste nell’estensione del numerus clausus a categorie che finora non ne erano state colpite, nella revisione della nazionalità degli Ebrei, in provvedimenti contro i proprietari immobiliari ebrei, nell'incoraggiamento dell’emigrazione e nella proibizione alle popolazioni ebree dei territori recentemente occupati di trasferire altrove il loro domicilio. Contemporaneamente viene anche vietata la pubblicazione di 45 settimanali e 90 periodici di carattere giudaico.221 Romania In Romania si verificano disordini e attentati. La Guardia di Ferro (movimento nazionalista e antisemita), recentemente emarginata dal potere politico, cerca di organizzare in Bucovina una manifestazione contro negozi e fabbriche di ebrei, ma le autorità sventano questo tentativo e arrestano numerosi manifestanti.222 Non riescono invece ad essere evitati gli attentati contro le sinagoghe di Albajulia,223 Cernowitz224 e Reschitza.225 E vengono segnalati ulteriori attentati: da Cernowitz l’incendio delle tribune del parco degli sport israelita e di quattro negozi, e da Cimpolung l’incendio di una segheria di proprietà di ebrei.226 Infine, a Timisoara, un attentato a un teatro di ebrei è costato la vita a dieci persone e ha portato al ferimento di una quarantina di uomini e donne.227 Polonia Della Polonia si è già parlato ampiamente nel paragrafo riguardante ‘la notte dei cristalli’. A ciò vanno aggiunte manifestazioni antisemite a Varsavia228 e a Lvov, dove nel corso di incidenti alla facoltà di farmacia uno studente ebreo è stato ucciso e un altro è rimasto ferito.229 Nella città libera di Danzica le autorità locali si allineano con il Reich nella persecuzione e nelle violenze antiebraiche incendiando sinagoghe e saccheggiando negozi,230 con arresti indiscriminati di ebrei tra i 20 e i 60 anni e ritiri dei permessi per esercitare la professione a medici, avvo-
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cati e notai.231 È inoltre da segnalare una vera e propria campagna d’informazione polacca intesa a perorare la causa della necessità di diminuire il numero degli Ebrei in Polonia. L’ufficiosa Gazeta Polk sottolinea che la Polonia, paese generalmente sovrappopolato, sta diventando il centro di immigrazione della massa di ebrei polacchi espulsi da vari Stati e che, viste le difficoltà degli insediamenti in Palestina, è indispensabile che le grandi Potenze trovino territori d’immigrazione che liberino i Paesi ad alta percentuale semita.232 Lo stesso governo polacco intraprende passi ufficiali perché si offrano possibilità di colonizzazione agli ebrei emigrati in Polonia. Dal canto suo, l’ambasciatore polacco a Washington Conte Potocki sostiene l’esistenza del pericolo che l’ondata di violenza contro gli Ebrei si propaghi attraverso la frontiera verso la Polonia, se non si affronta il problema dell’emigrazione degli ebrei che vivono nei paesi dell’Europa orientale.233
Palestina Il problema di avere un luogo dove andare assume grandissima importanza, in questo momento, per gli Ebrei dei paesi che si trovano sotto l’influenza del Reich. Le nazioni circostanti non ne vogliono sapere di accogliere profughi (anzi per non doverli accogliere non li chiamano neppure ‘profughi’). L’invocazione generale è che le ‘grandi potenze’ trovino per gli Ebrei terre d’insediamento possibilmente lontane. Si avanzano vaghe e inconsistenti proposte da ambienti inglesi che riguardano la Guyana britannica e il Tanganica,234 e si avanzano supposizioni sul Cile235 e su qualche altro luogo remoto. Su quello che invece sembrava lo sbocco naturale, ossia una possibilità di emigrare in Palestina, si sommano difficoltà sempre più insormontabili. I permessi d’immigrazione sono stati drasticamente diminuiti già nei mesi passati, in seguito alle proteste arabe, e voci su un abbandono della politica della Gran Bretagna per la costituzione di un focolare ebraico in Palestina prendono sempre maggiore consistenza. Le organizzazioni ebraiche protestano contro questa prospettiva e chiedono al Governo inglese di non chiudere questa porta agli ebrei in fuga dall’Europa. Il Jewish Board ringrazia gli inglesi per gli sforzi che stanno facendo per permettere l’insediamento di ebrei in Palestina che sarà possibile «se il governo inglese consentirà a diminuire le attuali restrizioni data l’urgenza del problema».236 Le comunità israelitiche degli
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Stati Uniti chiedono al presidente Roosevelt di intervenire presso il governo britannico affinché la Palestina sia riaperta ai profughi ebrei.237 Mentre gli Ebrei in Palestina si dichiarano disposti a far posto al maggior numero di profughi (ragazzi e adulti)238 i capi cristiani della regione pubblicano un manifesto di solidarietà in unione con gli arabi.239 Il 9 novembre il Governo inglese presenta un Libro Bianco attraverso il quale comunica l’abbandono del piano di divisione della Palestina,240 e il 25 novembre, davanti alla Camera dei Comuni, il Ministro delle Colonie Mac Donald pronuncia un discorso241 nel quale asserisce che «la Terra Santa non potrebbe risolvere la questione dei profughi dell’Europa centrale, questione che deve essere risolta su di un terreno ben più vasto». Parlando degli arabi, il Ministro sostiene che «essi temono che i nuovi venuti ebrei dominino ad un certo punto tutto il paese economicamente e politicamente. Se io fossi arabo sarei io stesso allarmato». Dopo aver reso omaggio all’opera compiuta in Palestina dagli Ebrei, Mac Donald rammenta che quando l’Inghilterra promise di creare un Centro Nazionale Ebraico in Terra Santa non prevedeva certo «le furiose persecuzioni contro i semiti in Europa». La Gran Bretagna non si è mai impegnata ad assicurare che la Palestina sarebbe diventata l’asilo di tutti gli israeliti perseguitati, «nemmeno se la Palestina non fosse abitata da un altro popolo, potrebbe albergare sul suo magro suolo tutti i fuggiaschi che cercano di lasciare l’Europa». Tenendo conto della situazione disperata degli Ebrei europei, l’atteggiamento della Gran Bretagna non lascia presagire nulla di positivo. In preda alla sfiducia più nera, gli Ebrei non riescono certamente a consolarsi e a trovare conforto nella notizia aleatoria riferita dal New York Times. In essa si legge che Chamberlain intenderebbe prendere contatto direttamente con il presidente Roosevelt per discutere la questione dei rifugiati ebrei in vista della creazione di uno Stato speciale, non importa ove nel mondo, in condizioni favorevoli, il quale aprirà largamente le porte ai rifugiati di tutte le nazioni. Il meglio sarebbe che questo Stato sia una colonia alle dipendenze di una potenza.242
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Capitolo dodicesimo
Il mese di dicembre
Nel mese di Dicembre non si annoverano grandi novità. Dopo i tremendi avvenimenti verificatisi in Novembre, continuano indisturbate le persecuzioni antisemite in Germania, e in Italia e nei diversi paesi dell’Europa orientale si consolida la legislazione antiebraica che, seppure meno cruenta, provocherà lo stesso vittime innocenti. In Svizzera viene pronunciato un discorso piuttosto rivelatore dell’onorevole Giuseppe Motta.
Terzo Reich Altri provvedimenti antisemiti Le notizie che giungono dai territori del Terzo Reich dimostrano chiaramente che l’ondata di violenza inaugurata nei giorni de ‘la notte dei cristalli’ non si è ancora esaurita. Da Parigi si apprende la notizia che il padre di Ernst vom Rath si è costituito parte civile al processo contro Grynszpan,1 e che gli zii di quest’ultimo sono stati condannati a 4 mesi di prigione e a una multa di cento franchi.2 In Germania, ai provvedimenti antisemiti già varati continuano ad aggiungersene di nuovi. A partire dal 6 dicembre gli israeliti non potranno circolare in alcune strade principali di Berlino, quali la Wilhelmstrasse, dove si trova il Ministero degli Affari Esteri, la Leipzigerstrasse e la Unter den Linden. Si prevede che il divieto sarà prossimamente esteso ad altre vie e si tende alla costituzione di quartieri abitati in massima parte da israeliti. Agli israeliti sarà anche ritirata la patente di guida.3
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La proibizione di guidare automobili e motociclette viene motivata con l’asserzione che gli Ebrei «sarebbero malsicuri nella conduzione di veicoli», ma il vero motivo risiede nel fatto che molti ebrei si sono potuti salvare rifugiandosi nelle auto o spostandosi con esse.4 Un ulteriore provvedimento verrà promulgato entro la fine del mese: la separazione tra ebrei e ariani sui convogli ferroviari.5 Nel frattempo a Berlino tutti gli ebrei che abitano in case appartenenti ad ariani hanno ricevuto lo sfratto che diventerà esecutivo entro il primo febbraio 1939, e solo in casi particolari entro il primo aprile.6 A Norimberga e Furth, Julius Streicher impone il permesso di soggiorno per gli ebrei che si fermano due giorni e anche la partenza deve essere notificata con l’indicazione della destinazione.7 Proseguono gli arresti, in particolare a Vienna, dove quasi tutti i giorni vengono catturati ebrei polacchi che non possono essere rispediti in patria perché rimasti privi di nazionalità, a causa della politica dei passaporti adottata dalla Polonia.8 Depredamento economico L’attacco più forte è senza dubbio quello messo in atto dal Reich sul piano economico. Goebbels giustifica le misure restrittive in questo ambito con il fatto che gli Ebrei sarebbero padroni del 60% delle proprietà fondiarie di Berlino. La Libera Stampa, sulla base di accertamenti effettuati e tratti dal londinese New Chronicle, stima che esse siano in realtà molto inferiori e si situino ben al di sotto del 10%.9 In seguito alle disposizioni che impediscono agli Ebrei, a partire dal primo gennaio 1939, di praticare quasi ogni attività economica da loro svolta (proibizione di possedere o dirigere imprese, esclusione dagli impieghi pubblici), giunge dal Ministro dell’Economia un decreto che li spoglia definitivamente delle loro proprietà fondiarie e del diritto di disporre delle loro carte-valori. Le autorità regionali hanno l’obbligo di fissare il giorno in cui gli Ebrei dovranno ‘vendere’ i loro beni immobili a un prezzo bassissimo fissato in precedenza. A partire da quella data ed entro una settimana gli Ebrei dovranno depositare in una banca specifica le loro azioni e non ne potranno più disporre senza un’autorizzazione formale, che sarà probabilmente rifiutata. Le cartelle valori saranno cambiate in buoni del tesoro tedesco e non frutteranno nulla. Gli oggetti di valore, come l’argenteria, l’oro, le opere d’arte, i brillanti e le pietre preziose non potranno essere venduti se non negli uffici del Reich creati all’uo-
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po.10 Nel frattempo, tormentati dal pensiero della multa da un miliardo da pagare per i danni provocati dalle manifestazioni antisemite, e dalle angherie e dai furti subiti (il tutto non recuperabile tramite le assicurazioni), gli Ebrei cercano in tutti i modi di vendere tutte le loro proprietà, ma riescono a farlo soltanto a prezzi stracciati. Numerosi sono i ‘tedeschi ariani’ che si approfittano di questa situazione per tentare di arricchirsi. Le autorità naziste, venute a conoscenza di ciò protestano contro il mercato nero tra ebrei e ariani perché, a loro parere, solo lo Stato e la collettività hanno diritto di beneficiare di queste ‘espropriazioni’.11 Entro la data fissata, il 15 Dicembre, gli Ebrei si impegnano a pagare la prima rata di 250 mila marchi effettuando dei trasferimenti dai loro conti bancari a favore della banca dello stato di Prussia detta Seehandlung.12 Una parte della somma, tuttavia, per una ‘concessione’ fatta all’ultimo momento dalle autorità, potrà essere pagata da chi non può fare altrimenti, consegnando immobili e titoli.13 Gli Ebrei dovranno sparire dal Reich entro due anni L’allontanamento dai territori del Reich risulta essere l’unica soluzione possibile per le migliaia di ebrei ivi residenti: secondo i giornali tedeschi 650.000 ebrei (ossia tutti) sono pronti all’espatrio e non attendono altro che qualcuno li accolga.14 Scopo dichiarato del governo nazionalsocialista è quello di far scomparire gli Ebrei dalla Germania entro due anni.Tramite l’ufficioso DNB, i nazisti diffondono la notizia (la quale trova scetticismo all’estero) che il Reich prenderà entro breve delle misure per facilitare l’emigrazione ebrea. L’idea tedesca sarebbe quella di indurre gli ebrei stranieri ricchi a mettere a disposizione degli emigranti valuta estera. La condizione imposta dal Reich risulta però essere quella che gli emigranti potranno venirne in possesso soltanto dopo aver pagato le multe e altre imposte, e versato ciò che rimane in un conto bloccato. E ogni ‘ebreo ricco’ dovrebbe assumere sotto la sua protezione quattro o cinque ebrei meno fortunati di lui per permettere loro di espatriare.15 Attacchi minacciosi Tutto ciò avviene in un’atmosfera aggressiva e minacciosa che fa presagire qualcosa di ben peggiore di una semplice ‘emigrazione’. Lo Schwarze Korps, organo delle milizie hitleriane, è di nuovo in prima fila e minaccia:
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nel giorno in cui un’arma assassina ebraica o comperata dagli ebrei si leva contro uno dei personaggi direttivi della Germania, non vi sarà più un ebreo in Germania. Speriamo di esserci espressi con sufficiente chiarezza!16
Alfred Rosenberg, in un discorso tenuto a Karlsbad, esprime l’opinione secondo la quale cacciando gli Ebrei dal potere Hitler avrebbe reso un servigio all’Europa. E accusa gli Ebrei di uccidere nazionalsocialisti e di attentare alla vita del Reich allo scopo di sabotare i recenti accordi franco-tedeschi.17 Accordi messi per altro in pericolo, secondo la Börsen Zeitung, anche dalla circostanza che Emil Ludwig (ebreo e nemico del nazionalsocialismo) abbia potuto tenere a Parigi una conferenza su Beethoven sotto l’egida del Ministero dell’Educazione.18 I meticci Se un ebreo è per i tedeschi da esecrare e distruggere, un ‘mezzo-ebreo’ non può certo venir considerato alla stregua di un cittadino di ‘pura razza ariana’. La mania di fare distinzioni porta i tedeschi a elaborare complicate ‘teorie’ riguardo ai ‘meticci’, ossia a coloro che hanno fino a due nonni ebrei.A costoro viene attribuito uno status diverso: migliore se il nonno ebreo è uno solo, peggiore se sono invece due. Essi non sono quindi considerati ebrei a tutti gli effetti, ma non possono godere degli stessi diritti di cui fruiscono gli ariani. La legislazione che li riguarda è assai complessa e contorta: sono esclusi da molte professioni, non possono essere membri di alcune associazioni ed è loro impedito di far parte delle formazioni ‘ginnico-militari’. E se contraggono matrimonio con un coniuge ebreo o ‘meticcio’, o se professano la religione ebraica, saranno automaticamente ‘declassati’ a ebrei.19 I cattolici si sentono minacciati Il giornale socialista Libera Stampa riporta la notizia che: i preti cattolici lasciarono le loro chiese, i loro ospedali, i loro monasteri aperti durante le giornate dei pogrom, affinché gli ebrei potessero trovarvi rifugio. Nei giorni seguenti i cattolici organizzarono delle collette di denaro, di viveri e di abbigliamento per gli ebrei, soprattutto per i bambini. Questo movimento di solidarietà non si verificò solo tra gli operai ma anche nei ceti più diversi. Si è visto ad esempio un fabbricante cattolico dare una somma importante per l’assistenza ai perseguitati: «dobbiamo» – disse – «contribuire attivamente a metter fine alla vergogna che il nazionalsocialismo ha portato in Germania. Non dimentichiamo che saremo le prossime vittime».20
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È noto infatti che anche i cattolici non sono nella condizione di sentirsi tranquilli. Popolo e Libertà riporta un articolo tratto dal Luxemburger Wort secondo il quale il Ministro tedesco per gli Affari ecclesiastici, Kerrl, avrebbe sottoposto all’esame della lega degli avvocati nazionalsocialisti un disegno di legge relativo ai rapporti tra Chiesa e Stato in Germania. Secondo questo documento il Concordato stipulato nel 1933 verrebbe a scadere: la corrispondenza tra i vescovi del Reich e il Papa cadrà sotto il controllo del Ministero; saranno proibiti i pellegrinaggi, le processioni, la propaganda religiosa e la pubblicazione di fogli ecclesiastici; verranno sciolti gli ordini religiosi ai quali appartengono persone processate per delitti di immoralità; gli ordini rimasti saranno rigorosamente controllati,e il loro patrimonio sarà amministrato da un commissario del Reich, nonché sarà limitata la loro attività; verranno abolite tutte le imposte e sovvenzioni religiose; sarà vietato battezzare ebrei, e nessun individuo non ariano potrà venir ordinato sacerdote.21 Anche i protestanti hanno i loro problemi Anche da parte dei protestanti ci sono forti preoccupazioni. Il pastore Niemöller è rinchiuso da mesi nel campo di Sachsenhausen, anche se il tribunale lo aveva assolto dall’accusa di cospirazione contro lo Stato. Molte personalità autorevoli, tedesche ed estere, tra cui il quasi novantenne feldmaresciallo Mackensen, si sono adoperate per ottenere la liberazione del pastore, universalmente stimato per la sua dirittura morale. Il rilascio non è avvenuto perché il capo della polizia Himmler e il ministro dei culti Kerrl hanno posto a Niemöller le seguenti condizioni per la sua liberazione: rinuncia al posto di pastore nel rione di Berlino Aahle, rinuncia a qualsiasi predicazione, assenza da Berlino per almeno sei mesi. E il pastore Niemöller si è rifiutato di accettarle asserendo che «rinunciando in tal modo alla sua missione egli serviva gli uomini prima di Dio».22 Ripercussioni all’estero L’arroganza nazista ormai non conosce più confini, come dimostrano due notizie comunicate dall’Agenzia Telegrafica e pubblicate sulle pagine della Libera Stampa.23 La prima riferisce che al ballo della Stampa estera di Bruxelles erano stati invitati a esibirsi vari artisti, fra i quali il celebre tenore ebreo Josef Schmidt. I diplomatici e i giornalisti tedeschi presenti alla serata comunicarono al Comitato promotore che si sarebbero ritirati se il tenore
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ebreo avesse cantato in lingua tedesca. Per compiacere gli organizzatori ed evitare loro delle complicazioni Schmidt cantò in francese, in rumeno e in italiano, ottenendo un grande successo e solo qualche mugugno da parte dei giornalisti e dei diplomatici provenienti da Roma, i quali avrebbero preferito che non cantasse neppure in italiano. Dalla seconda notizia si apprende che il Ministero degli Esteri svedese ha adottato provvedimenti contro alcune ditte tedesche, le quali, dopo aver indagato chi fossero gli addetti e i dirigenti ebrei delle varie case di commercio di Stoccolma, pretendevano che questi fossero prontamente licenziati. Dagli Stati Uniti il presidente Roosevelt fa chiaramente sapere che non intende riprendere le relazioni diplomatiche con la Germania finché non sarà convinto della cessazione delle persecuzioni religiose e razziali.24 Il senatore King, democratico dello Utah, propone il boicottaggio economico della Germania.25 Un altro incidente diplomatico avviene quando l’incaricato d’affari tedesco a Washington presenta una protesta per le dichiarazioni antitedesche proferite dal Ministro degli Interni degli Stati Uniti Ickes.26 Washington respinge energicamente la protesta,27 aggiungendo che se i tedeschi intendono applicare delle misure economiche contro gli Stati Uniti, questi ultimi «sarebbero ben disposti a fare altrettanto».28 Due ultime notizie dalla Germania I giornali tedeschi cercano di negare che i pogrom abbiano causato vittime. Di fronte ai dati statistici che indicano una mortalità assai superiore nella popolazione ebraica nel mese di novembre 1938 rispetto allo stesso periodo del 1937, affermano che ciò è dovuto al fatto che numerosi vecchi sono morti di paura o per l’emozione.29 La Libera Stampa segnala che su diversi giornali è apparsa la fotografia di una madre ebrea col suo neonato poppante, che fu scacciata partoriente da un ospedale di Vienna, non appena si seppe che non era ariana.30
Emigrazione degli ebrei tedeschi ed esportazione dei loro beni Il Comitato di Évian: trattative finanziarie col Reich Il Comitato formatosi alla fine della Conferenza di Évian si riunisce ora periodicamente a Londra31. Ed è proprio a Londra che si è presentato Hjalmar Schacht, Presidente della Reichsbank, per
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discutere con i rappresentanti del Comitato dei beni degli Ebrei tedeschi e delle possibilità di trasferirli all’estero.32 Sia in un comunicato emesso dalla Reichsbank, sia in un dibattito avvenuto alla Camera dei Comuni inglese, si sottolinea che le conversazioni hanno avuto carattere puramente privato e viene smentito un loro qualsiasi carattere ufficiale. In primo luogo, Schacht avrebbe avanzato ai suoi interlocutori la richiesta della Germania di un aumento del 20-25% del contingente delle esportazioni tedesche verso l’Inghilterra e gli Stati Uniti, precisando che i pagamenti dovrebbero avvenire in denaro liquido e non in cambio merci.33 Schacht avrebbe poi presentato un piano che secondo lui avrebbe dovuto favorire l’emigrazione degli Ebrei tedeschi. In base a questo progetto, denominato ‘piano Warburg’, le comunità ebraiche estere, o addirittura alcuni governi esteri, avrebbero dovuto concedere agli ebrei emigranti dalla Germania crediti sufficienti per la creazione di una loro nuova esistenza. Questi crediti sarebbero poi gradatamente rimborsati dalla Germania mediante fornitura di merci.34 Alle trattative partecipato alcune personalità del mondo finanziario inglese, francese, americano e olandese.35 Da parte tedesca si assicura che «la Germania porterà in queste trattative ogni sua buona volontà di trovare una soluzione» ma esige che «il comitato non si presti a servire da piattaforma a dimostrazioni antitedesche».36 Il Popolo e Libertà analizza queste trattative con amara ironia: La Germania si trova ora in condizioni finanziarie tali che sente l’urgente necessità di trovar denaro. Cercarlo in prestiti? È inutile discorrerne. Chi dà denari a gente che si trova in stato finanziario dissestato? Si dice che Schacht avrebbe offerto a Montagu Norman in garanzia i beni posseduti dagli ebrei in Germania: ma i nazisti possono ben ritenere che questi beni loro appartengono, ma nessuno all’estero accetterebbe garanzie su roba d’altri.37
Il Comitato di Évian, invece, prende molto sul serio le proposte avanzate da Schacht, tanto che il presidente Rublee, il vice presidente Cotton e l’esperto finanziario Lord Winterton si riuniscono per discuterlo e per preparare una visita del presidente e di tutti i membri del Comitato (escluso Lord Winterton) a Berlino, in Gennaio. Nonostante il fatto che le proposte tedesche non siano state accettate dai rappresentanti delle nazioni interpellate, Rublee resterà in contatto con il governo del Reich.38
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Soccorso ai profughi Bambini e ragazzi ebrei portati all’estero Negli anni delle persecuzioni circa diecimila bambini e ragazzi, figli di ebrei, sono stati trasferiti all’estero. Quasi nessuno di loro ha più rivisto la propria famiglia. Alcuni sono riusciti a ricostruire la loro origine e la loro storia, altri l’hanno ignorata per decenni o forse per sempre.39 Di due consistenti gruppi di essi ne dà notizia il Popolo e Libertà: Cento ragazzi ebrei hanno lasciato la stazione della Slesia per recarsi in Olanda e quindi in Inghilterra, a Benthen. Cento altri provenienti da Amburgo li raggiungeranno. Il comitato che si incarica di questi ragazzi provvederà al viaggio ed al loro collocamento in Inghilterra: dapprima verranno raggruppati in un campo appositamente preparato a due chilometri da Harwich e poi verranno affidati a varie famiglie. Si crede che altri 600 ragazzi verranno dal comitato collocati in Inghilterra.40
Profughi accolti in Cina L’Avanguardia riferisce che «un contingente di 500 ebrei austriaci e germanici si troverebbe a bordo della nave italiana Conte Biancamano, attesa il 19 dicembre a Shangai. I profughi sarebbero accolti dal comitato internazionale di soccorso agli emigranti».41 Raccolta di fondi In seguito all’appello di Lord Baldwin per creare un fondo di soccorso a favore dei profughi ebrei provenienti dalla Germania, è stata raccolta una somma di 82.620 lire sterline. Il Presidente della Società Internazionale di Colonizzazione Ebraica, Daniel Wolff, è stato ricevuto, intorno alla metà di dicembre da varie importanti personalità israelite britanniche. Durante queste conversazioni si è presa la decisione di creare una Commissione Internazionale Consultiva e un Ufficio Fiduciario.42 Un piano del Congresso ebraico mondiale Il Presidente del Comitato amministrativo del Congresso Ebraico Mondiale, Nahum Goldmann, ha presentato verso la metà di dicembre un piano per l’emigrazione degli Ebrei tedeschi da attuarsi nel corso di 5 anni. Il piano prevede l’emigrazione di 400.000 ebrei, che dal 1º gennaio 1939 si troveranno in Germania senza lavoro. Secondo questo piano quinquennale verrebbero accolti negli Stati Uniti 25.000
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ebrei ogni anno, in Palestina 100.000 nel corso dei cinque anni, di cui 50.000 nell’immediato, nelle Colonie britanniche 100.000 e in America Latina 100.000.43 Un messaggio del Papa In data 10 dicembre lord Mayor, sindaco di Londra, organizza un meeting a favore dei profughi. In quest’occasione viene letto un messaggio del Papa, a firma del Cardinale Pacelli, indirizzato al Cardinale di Westminster, nel quale si legge che: I pensieri e i sentimenti del Santo Padre saranno rettamente interpretati dichiarando che vede con assentimento umano e cristiano ogni sforzo inteso a far opera di carità e per concedere un’assistenza efficace a tutti coloro che, in questi tempi di strettezze, sono delle vittime innocenti.44
Profughi respinti da una frontiera all’altra A Ginevra, durante la seduta del 19 dicembre del Gran Consiglio, il socialista Leon Nicole presenta un’interpellanza che sottolinea il ‘gioco sporco’ dei paesi democratici nello scaricarsi a vicenda le responsabilità nei confronti dei profughi israeliti. È infatti avvenuto che alcuni profughi ebrei sono stati condotti clandestinamente in territorio svizzero dalla polizia francese. E risulta anche che nella vicina repubblica vi sono cittadini svizzeri detenuti in carcere per aver a loro volta introdotto illegalmente dei profughi in Francia.45 In Belgio, nonostante gli impegni presi dal Ministro della Giustizia, ossia impedire che gli ebrei provenienti dal Reich siano respinti alla frontiera, le espulsioni sono all’ordine del giorno e sono messe in atto senza pietà: nei pressi di Elsenborn e a Schoenberg un gruppo di ebrei privi di mezzi (ridotti in questo modo dai nazisti tedeschi) sono stati respinti dalla polizia belga. Centinaia di ebrei errano nei boschi, affamati, in prossimità del confine, tra i cordoni della pubblica sicurezza belga e i nazisti.46
Rifiuto dell’antisemitismo Gli anglicani si oppongono all’antisemitismo L’Arcivescovo di York e altri dignitari della Chiesa Anglicana hanno inviato alla Presidenza dell’Organizzazione Israelita, Jewish Board of Deputies, una lettera aperta in cui negano la possibilità di un movi-
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mento antisemita in Inghilterra, come era stato annunciato – sotto date condizioni – da sir Samuele Hoare ai Comuni. I firmatari dichiarano di ritenere l’antisemitismo come una «perniciosa follia, radicalmente opposta allo spirito e alla lettera della dottrina di Nostro Signore».47 Il Giappone e l’antisemitismo Il Ministro delle Finanze del Governo Giapponese ha dichiarato che le autorità di Tokio non hanno nessuna ragione di prendere provvedimenti contro gli Ebrei. Il Ministro, con questa dichiarazione, ha rassicurato la Federazione degli esportatori nipponici che temeva possibili ripercussioni di tale politica nel commercio estero del Giappone.48
Italia Gli ebrei in Italia Dopo la proclamazione delle tesi degli ‘scienziati’ fascisti, avvenuta in luglio, e dopo l’adozione di leggi e decreti antisemiti, la vita degli Ebrei italiani ha evidentemente subito un cambiamento. La Libera Stampa, intorno alla metà di dicembre, pubblica un articolo attraverso il quale informa che: La situazione degli ebrei in Italia peggiora continuamente. Decisamente a rimorchio delle ideologie e dei metodi di Hitler, Mussolini sta infierendo contro questi infelici in un modo barbaro e incivile. In un paese in cui vi sono le multe per chi maltratta le bestie, si trattano degli essere umani peggio delle bestie. I conti correnti di ebrei nelle banche sono stati bloccati, e capitò a qualcuno di vedersi ritornare un assegno protestato, e sentirsi intentar causa civile dal creditore perché, senza alcun avviso, l’autorità superiore aveva messo il fermo sul suo denaro. Non è più permesso agli ebrei di vendere né di acquistar automobili. Le domestiche e i lavoratori manuali, servi e barbieri ecc. possono rifiutare di servire ebrei. Ecco per esempio il caso di una famiglia che aveva una perdita di acqua nel bagno. L’idraulico si rifiutò di eseguire la riparazione necessaria, e quando in qualche modo si riuscì ad arrestare l’acqua, questa aveva già rovinato i soffitti nell’appartamento sottostante. Nei caffè cominciano ad apparire i cartelli che vietano l’ingresso agli ebrei.49
Il giornale segnala anche che vi sono ebrei in seria ansia per aver ricevuto minacce di morte nei confronti dei propri figli.
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La spoliazione degli ebrei italiani Nell’ambito delle ‘leggi razziali’ promulgate in novembre, su proposta del Ministro delle Finanze, il Consiglio dei Ministri approva un decreto integrativo in forza del quale i ‘cittadini italiani di razza ebraica’ dovranno denunciare l’intero loro patrimonio immobiliare e le aziende di cui sono proprietari. La parte dei beni che supera i limiti permessi agli Ebrei dovrà essere denunciato ad uno speciale istituto creato a questo scopo e che avrà il compito di acquistare e di rivendere progressivamente questi beni, il cui valore sarà stabilito dalle perizie. In cambio del valore di questi beni l’istituto speciale consegnerà agli Ebrei titoli al portatore al 4% di interesse. Per quanto riguarda le industrie che lavorano per la difesa nazionale e che impiegano più di cento persone e che appartengono a ebrei, sarà esercitato su di esse una speciale sorveglianza. I proprietari avranno un limitato spazio di tempo entro il quale provvedere all’alienazione o trasformazione «osservate opportune cautele». L’ammontare delle eventuali vendite sarà consegnato ai proprietari sotto forma di titoli di Stato.50 Ratifica parlamentare delle ‘leggi razziali’ ed epilogo della Camera dei deputati Nella sua ultima seduta del 15 dicembre, prima di sciogliersi definitivamente, la Camera dei Deputati, o Camera fascista, approva la legge sulla questione della razza.51 Il Senato, a sua volta, ratifica la legge poco prima di Natale, in data 21 dicembre.52 Per capire un po’ meglio la faccenda della riforma del Parlamento italiano merita una lettura integrale l’articolo pubblicato per l’occasione dal Dovere:53 Roma 15. La Camera dei deputati ha tenuto nel pomeriggio di ieri la sua ultima seduta approvando un decreto-legge sulla questione della razza, ed il decreto che istituisce la ‘Camera dei Fasci e delle Corporazioni’. Alla seduta hanno partecipato tutti i deputati in uniforme fascista. Ha parlato un solo oratore, l’on. Orano, il quale ha tracciato la storia del Parlamento italiano e della sua fine con l’avvento del concetto fascista. Quale ultimo decreto-legge, la Camera, sul punto di sciogliersi, ha votato quello che stabilisce come tutti gli attuali deputati, in caso di guerra, senza eccezione per menomazioni fisiche, dovranno essere mobilitati e inviati in prima linea. Il decreto-legge, votato a scrutinio segreto, è stato adottato all’unanimità. La Camera si è sciolta al canto degli inni nazionali e fascisti. La nuova ‘Camera dei Fasci e delle Corporazioni’ verrà inaugurata il 23 marzo 1939, nel ventennale della fondazione dei fasci. Secondo il regolamento apposito, la nuova Camera avrà il suo maggior funzionamento attraverso il lavoro delle sue Commissioni in numero di 12, una per ogni ramo dell’Amministrazione dello Stato.
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L’Assemblea plenaria si riunirà soltanto per l’approvazione del bilancio dello Stato, ed in occasioni particolarmente importanti. Il voto con scrutinio segreto viene abolito nella nuova Camera, ove rimarrà in vigore soltanto il voto per alzata di mano. Gli eletti alla ‘Camera dei Fasci e delle Corporazioni’ non si chiameranno più ‘Deputati’, bensì ‘Consiglieri Nazionali’. La morte della Camera dei Deputati e la nascita della ‘Camera dei Fasci e delle Corporazioni’ è ricordata nell’editoriale della Tribuna sotto il titolo «La fine del mito parlamentare». L’articolo osserva che, in realtà, non è morta oggi quella Camera dei deputati nata il 3 marzo 1848 con la promulgazione dello statuto del Regno. Politicamente infatti, la Camera era già finita il 24 dicembre 1925 con le leggi fasciste che avevano tolto alla Camera la posizione costituzionale che essa precedentemente aveva. Da allora, continua il giornale, la Camera è rimasta paralizzata nella sua stessa funzione legislativa. Il regime fascista ripudia la divisione dei poteri in esecutivo e legislativo, divisione che spesso ha portato ad un dualismo tra governo e parlamento. Il fascismo, conclude il giornale, ha riaffidato oggi, ad uno solo dei tre poteri, il governo, la funzione legislativa ed esecutiva.
Campagne stampa La stampa italiana riprende il suo stillicidio di notizie con il precipuo scopo di creare nel paese un umore antiebraico. Si ribadisce il tema dell’eccessiva influenza degli Ebrei nella vita sociale ed economica del Paese, e viene riproposto l’esempio (già sfruttato ampiamente in precedenza) della città di Trieste dove gli Ebrei sarebbero in possesso di una proprietà immobiliare valutata 165 milioni di lire.54 Altra notizia riportata è quella di un caso di contrabbando di 300.000 pietrine per accendisigari, per il quale sono stati arrestati due ebrei polacchi.55 Dal Popolo d’Italia è riportata la notizia di «una compagnia di ebrei»,56 anzi, secondo quanto riferisce la Gazzetta Ticinese «un’altra importante banda di ebrei»,57 che sarebbe riuscita a esportare clandestinamente 18 milioni di lire senza far passare il denaro alla frontiera, operazione che la «combriccola» avrebbe potuto mettere in atto attraverso la «borsa nera» a margine della «vera borsa valori».58 Il suicidio dell’editore Angelo Fortunato Formiggini Il 5 dicembre il Corriere del Ticino pubblica la notizia che «si è spento a Roma il noto editore e scrittore A. F. Formiggini, uomo geniale e intraprendente che onorò grandemente l’industria editoriale italiana alla quale aveva dato un forte e serio sviluppo, specialmente nel campo della letteratura classica ed artistica».59 Una settimana più tardi sulle pagine della Libera Stampa si precisa che Formiggini, di origine ebraica, non è morto a Roma, ma si è suicidato gettandosi, il 1º dicembre,
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dalla torre della Ghirlandina di Modena, sua città natale. Causa del suo gesto, le misure prese in Italia contro gli Ebrei. Nelle tasche, insieme a 30.000 lire destinate ai poveri di Modena, gli sono state trovate alcune barzellette piene di atroce ironia contro il regime, che la questura naturalmente ha sequestrato. Secondo il giornale socialista, in Italia si è tentato invano di tener nascosta la verità. La Libera Stampa sottolinea che l’editore ha voluto, col suo sacrificio, elevare una protesta clamorosa contro l’infamia razzista della nuova politica italiana. L’articolo si sofferma poi sulla personalità eccezionale di Formiggini che, con le sue iniziative editoriali innovative e originali, ha dato un contributo notevole alla cultura italiana.60 Segue pochi giorni dopo sempre su la Libera Stampa, un lungo articolo intitolato «Ebrei»61 che, prendendo spunto dal suicidio di Formiggini riflette sui molti casi di suicidio che si sono verificati negli ultimi tempi, in particolare a Berlino e a Vienna. Suicidi provocati dall’odiosa persecuzione razzista che si accanisce sull’uomo non per le sue convinzioni o i suoi atti, ma per la sua razza, uno stato civile che non ha scelto. Formiggini avrebbe lasciato scritto che un paese come lo è diventato l’Italia «toglie il gusto di vivere». Infatti, prosegue la Libera Stampa, è sufficiente sfogliare un qualsiasi giornale e si troveranno notizie di «associazioni a delinquere giudee», diffide a ditte che hanno dato una rappresentanza a un ebreo e via di seguito. L’articolista termina l’articolo con una dichiarazione di principio: qui, in questa redazione, non c’è nemmeno un ebreo, ma dinanzi a certe vigliaccherie ci sentiamo tutti ebrei onorari e ci sentiremmo felici per tutta una vita se una parola di solidarietà fraterna salvasse un fratello, ebreo o non ebreo, dalla disperazione del suicidio. […] Nessuno si leva ormai, in Italia, a protestare contro la mostruosità inaudita. Oh se la nostra parola potesse arrivare in un focolare deserto d’Italia! Oh se gli uomini nel ghetto potessero sentire che c’è ancora qualcuno nel mondo, qualcuno che non ha mai avuto bisogno di loro, che certamente è stato da loro avversato e maledetto come sovversivo, che stende la mano ai fratelli perseguitati e odia i carnefici.
Le relazioni tra l’Italia e il Vaticano La questione dei matrimoni Il mese di novembre si era concluso con la questione del vulnus al Concordato ancora aperta, ma con la prospettiva di una risoluzione
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possibile in seguito alla lettera del Re a Pio XI, nella quale veniva ventilata «una soluzione conciliativa dei due punti di vista». Di questa vicenda gli Stati esteri sono molto più informati rispetto all’Italia. Secondo il Corriere del Ticino, la stampa italiana tacque concorde sullo spinoso argomento, facilitando così una pronta distensione d’animi e dimostrando la solidità dei buoni rapporti fra il Governo italiano e la Santa Sede. Tanto da una parte che dall’altra si spera, anzi, si prevede, che gravi divergenze non si verificheranno in avvenire a questo proposito, dato lo spirito favorevole che anima le autorità Vaticane e quelle del Regime.62
Quale possa essere la soluzione non è dato ancora sapere. Il Dovere ipotizza che allo Stato verrà riconosciuto il diritto d’istituire un’eccezione giuridica in materia concordataria: l’eccezione che conferma la regola, insomma. Il ministro del culto, per contro, non verrà punito se celebrerà un matrimonio tra un cittadino italiano di razza ariana e un cittadino di altra razza purché si astenga, in questo caso, dal fungere da ‘Ufficiale di Stato Civile’ e ometta di dare lettura agli sposi degli articoli del Codice Civile.63 Come poi si ripercuoterà un tale matrimonio in ambito civile e giuridico, nell’articolo del Dovere non viene specificato. In concreto, negli anni seguenti, e fino all’abrogazione delle ‘leggi razziali’, i matrimoni esclusivamente religiosi non avranno valenza civile: la sposa e i figli non assumeranno il cognome del marito e tutta famiglia sarà esclusa dalla legislazione familiare, (patria potestà, diritto successorio ecc.). E se gli sposi decideranno di convivere saranno giuridicamente considerati concubini.Tuttavia non saranno perseguiti penalmente per questo, come non lo saranno i preti che celebreranno le nozze. A quanto è dato di sapere, è questa «la soluzione conciliativa» che Pio XI è riuscito a ottenere con le trattative d’autunno. La museruola alla stampa cattolica italiana È in arrivo un’amara delusione per quella parte di stampa cattolica ticinese che ha sempre visto nel fascismo un amico affidabile del cattolicesimo, e ha ripetutamente asserito che, nonostante le affinità del regime con l’alleato tedesco,‘il genio latino’ non ha permesso, né mai permetterà che si arrivi a un conflitto con la Chiesa.64 Il 22 dicembre appare sul Giornale del Popolo uno sconsolato editoriale: «Una nuova vittoria dei nazisti».65 In esso si lamenta che:
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Il Völkischer Beobachter, organo massimo del Nazismo, rivolgendosi evidentemente al Governo fascista, ha dichiarato apertamente che era tempo di richiamare all’ordine l’Episcopato italiano e con esso la stampa cattolica. Noi abbiamo scritto allora che ci sembrava impossibile che il Governo italiano volesse accettare il consiglio calato con tanta buona grazia dai signori di Berlino. Sembra però che ci siamo ingannati. Tutto porta a credere che alla stampa cattolica italiana sia stato intimato di non occuparsi più di quanto avviene al di là delle Alpi, se non per caldeggiare la politica dell’asse. Così, se la stampa cattolica non può essere costretta a lodare – come sarebbe evidentemente l’ideale – le gesta gloriose dei persecutori nazisti, essa deve però passarli sotto silenzio per non intralciare il funzionamento del provvidenziale asse.
La Chiesa e il razzismo Da segnalare vi sono alcune reazioni di alti prelati che elevano la loro voce per deplorare il razzismo tedesco che estende il suo influsso «per fondare sul materialismo un ‘mito del sangue’» e «riduce il problema del razzismo a un problema unicamente materiale» che «dal campo politico è passato nel campo religioso!».66 Abbiamo riferito dell’omelia del Cardinale Schuster, pronunciata il 13 novembre nel Duomo di Milano.67 Anche i cardinali Primati del Belgio, della Polonia e del Portogallo, l’Arcivescovo di Parigi e l’Arcivescovo di Filadelfia hanno pronunciato, a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, severe condanne delle teorie razzistiche diffuse dal Nazismo in Germania e dal Fascismo in Italia.68 Riferendo dei fatti avvenuti all’inizio di settembre, in seguito ai primi decreti antirazzisti italiani (relativi alla scuola e all’espulsione degli ebrei stranieri), abbiamo sottolineato l’imbarazzata aspettativa del Popolo e Libertà nel leggere sull’Osservatore Romano, quanto prima, un commento o una condanna da parte della Santa Sede.69 Il 16 dicembre, con il titolo «Un arretrato», il suddetto giornale scrive: Abbiamo sovente parlato del chiaro atteggiamento dell’organo del Vaticano contro la persecuzione inscenata in odio degli ebrei; ma i lettori non crederanno che tutto si riduca a quello che ci fu possibile riferire. Così avevamo visto l’altro giorno il commento della notizia che agli ebrei sarebbe stata vietata l’entrata al Teatro della Scala. L’Osservatore Romano giustamente osservava che queste esagerazioni razziste non si possono giustificare con ragioni scientifiche, né con preoccupazioni etniche o con considerazioni politiche e sociali. Rispondendo a coloro che avevano condannato, in Italia, ogni sentimento di pietà contro gli ebrei, sprezzandolo come vano pietismo, l’organo del Vaticano affermava che, al contrario, questo sentimento procede da carità cristiana e dal concetto della vita secondo gli insegnamenti di Cristo.70
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Europa Orientale Nei vari paesi dell’Europa Orientale l’anno si conclude con ulteriori episodi di antisemitismo e con il consolidamento della legislazione contro gli Ebrei. Romania In Romania, la situazione si è improvvisamente aggravata in seguito a un episodio verificatosi nella notte tra il 29 e il 30 novembre, notte nella quale le guardie carcerarie hanno ucciso, per un presunto tentativo di fuga, Corneliu Zelea Codreanu,71 il capo della Guardia di Ferro insieme a una dozzina di suoi accoliti.72 Questo fatto, insieme all’arresto di tale Francu, ritenuto dalla polizia l’attentatore del professor Goarga, rettore dell’Università di Cluy, avrebbero provocato incidenti in varie località con la devastazione di sinagoghe e aziende appartenenti a ebrei.73 La situazione è estremamente tesa e regna la più assoluta incertezza: il sostituto di Codreanu non è stato ancora nominato e diversi ufficiali dell’esercito vengono frettolosamente congedati perché ritenuti sostenitori della Guardia di Ferro.74 La messa al bando della Guardia di Ferro, il più virulento movimento antisemita romeno, e la morte del suo leader, non portano tuttavia un allentamento della politica contro gli Ebrei. Il governo rumeno continua a combattere la loro influenza sulla vita pubblica. Il governo della Bucovina ordina a tutti gli Ebrei di riconsegnare alle autorità i loro atti di naturalizzazione per effettuare un controllo. L’ordinanza stabilisce un’eccezione per i russi bianchi fuggiti dall’Unione Sovietica in possesso di un passaporto Nansen, e colpisce invece espressamente tutti gli Ebrei di tendenza marxista. Gli Ebrei colpiti da questa misura dovranno pagare 10.000 lei per ottenere una carta di legittimazione.75 Anche nell’Ucraina rumena sono stati presi provvedimenti legali contro gli Ebrei.Tra di essi la disposizione che priva della nazionalità rumena gli Ebrei incapaci di esprimersi in lingua rumena. Sarà inoltre proibito, come del resto anche in Bucovina, l’uso dei dialetti ebraici nei luoghi pubblici e nei negozi.76 La repressione è particolarmente intransigente e si segnala persino il caso di un ebreo, segretario di una famosa cantante americana, al quale non è stato permesso di varcare la frontiera per accompagnare la sua datrice di lavoro a Bucarest, dov’è attesa per dei concerti. Molti ebrei che hanno la possibilità finanziaria per farlo stanno cercando di lasciare il paese.77
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La morte di Codreanu solleva scalpore anche in Germania, dove l’Angriff si sfoga pubblicando un articolo ingiurioso contro re Carol, intitolato «La storia del re e della sua amica ebrea».78 Cecoslovacchia Anche in Cecoslovacchia hanno luogo manifestazioni antisemite. A Trnaua, in Slovacchia, la popolazione incendia due sinagoghe. Si verificano episodi di vandalismo contro negozi appartenenti a ebrei, e per questo motivo la municipalità di Bratislava ha escogitato di concedere ai negozianti non ebrei cartelli sui quali è specificata la loro identità ‘ariana’, in modo da preservarli dalle aggressioni.79 Anche le nuove autorità prendono provvedimenti contro gli Ebrei. E per compensare il fatto che 20.000 slovacchi sono stati costretti a emigrare, il Ministero delle Comunicazioni ha intenzione di rivedere il diritto di cittadinanza di 50.000 israeliti.80 Le autorità di Bratislava promulgano una serie di ordinanze: agli Ebrei è proibito partecipare, sotto qualsiasi forma, al mercato natalizio ed è loro vietato vendere prodotti alcolici. Coloro che sono in possesso di permessi di vendita, sono costretti a cederli ad ariani. Entro la fine dell’anno tutti i medici ebrei al servizio delle Ferrovie e delle Casse malattia saranno congedati.81 A sua volta, il governo di Praga compie un’epurazione all’interno della pubblica amministrazione. In seguito vengono licenziati il dottor Giulio Friedmann, alto funzionario del Ministero degli Affari Esteri e Max Bittermann, capo della delegazione economica alla Presidenza del Consiglio.82 Oltre a ciò vengono licenziati i professori ebrei delle scuole e delle Università tedesche in Cecoslovacchia. Il giornale Narodny Noviny chiede che un analogo provvedimento sia preso anche per le scuole cecoslovacche, sostituendo, in tutta la Repubblica, gli insegnanti israeliti con insegnanti cristiani.83 La Cecoslovacchia tenta in ogni modo di migliorare i rapporti con la Germania e lo fa sia con la messa a punto di relazioni intellettuali (intesa concernente la politica della stampa e lo scambio di programmi radiofonici),84 sia con atti compiacenti, come la restituzione del rifugiato Peter Forster ai nazisti (fuggito dal campo di concentramento di Buchenwald dopo aver abbattuto con una zappa un sorvegliante delle SS). In precedenza il governo Benes aveva rifiutato l’estradizione.85
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Polonia Permane gravissima la situazione ai confini tra la Polonia e la Germania dove, come riferisce il Popolo e Libertà, si trovano ancora esposti al flagello del gelo più feroce […] entro baracche che neppure potrebbero servire per l’estate […] i sei mila ebrei cacciati dalla Germania e non ammessi ancora dalla Polonia; questa vorrebbe che i nazisti espulsori avessero almeno a permettere a quei disgraziati cittadini polacchi di prendere con sé una parte dei loro averi.86
I polacchi, ad ogni modo, non sono disposti ad accogliere gli Ebrei: 116 deputati del gruppo governativo dell’Unione Nazionale hanno presentato alla Dieta un’interpellanza con la quale chiedono al Presidente del Consiglio di prendere le necessarie misure allo scopo di risolvere la questione dei profughi ebrei polacchi. Le pretese avanzate sono: che la Polonia abbia una parte proporzionale nell’emigrazione ebraica mondiale; che le siano concesse terre d’emigrazione per l’eccedente della sua popolazione ebraica e che il governo polacco reclami una parte dei fondi internazionali destinati a finanziare questa emigrazione.
Per quanto riguarda la situazione degli ebrei residenti sul territorio polacco, si attendono misure legislative allo scopo di limitare la partecipazione degli Ebrei nelle varie attività professionali.87 Unione Sovietica Il Popolo e Libertà pubblica un lungo articolo, «Stalin e gli ebrei»88, nel quale si interroga sul perché l’Urss non abbia risposto all’appello del Comitato di Évian per il soccorso ai rifugiati, e perché non intenda accogliere profughi ebrei pur disponendo di ampie superfici disabitate. Secondo il giornale, la Russia, negli anni 1933-34, ha accolto un numero cospicuo di socialisti e comunisti evasi dalla Germania e dall’Austria, e molti di loro erano ebrei, ma la maggior parte di essi sono poi finiti in prigione o sono stati espulsi e, in alcuni casi, soppressi. Inoltre, già alla fine degli anni venti (prima che il razzismo diventasse in alcuni paesi dottrina ufficiale) Stalin ha offerto agli Ebrei russi l’organizzazione di uno stato loro proprio all’interno dei territori dell’Urss. Li invitò a concentrarsi in una regione al confine con la Manciuria per fondarvi una repubblica autonoma: il Birobigian. La proposta fu accolta con successo. Migliaia e migliaia di ebrei si diressero verso la nuova terra, ma la mag-
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gior parte di loro non vi rimase a lungo perché le condizioni di vita erano particolarmente disagiate. Tuttavia, le recenti richieste avanzate all’Urss per accogliere in Birobigian gli ebrei in fuga dalla Germania non sono state accolte dal Governo sovietico. I motivi, secondo il Popolo e Libertà, risiederebbero nel fatto che Stalin teme che con l’arrivo di profughi entrino nel paese anche idee eterodosse. E soprattutto preoccupa la circostanza che, da quando la Manciuria è occupata dalle truppe giapponesi, la regione del Birobigian è diventata una zona nevralgica con una frontiera in costante stato allarme militare. D’altronde anche sul piano interno la situazione non è tra le più quiete: nell’ambito della campagna contro la Sinagoga un certo numero di rabbini e di fedeli israeliti sono stati arrestati con l’accusa di cospirazione. Ungheria Una nuova legge sugli Ebrei approda in Parlamento per essere approvata. In essa vengono specificate le seguenti disposizioni: quali persone debbano essere considerate di ‘razza ebraica’, la proporzione degli Ebrei che potranno lavorare nelle varie categorie sociali e il divieto per gli israeliti di occupare cariche di primo piano nel giornalismo, nel teatro e nel mondo cinematografico. Questo progetto di legge è stato approvato e adottato, senza esitazioni, dal partito governativo ma bisogna precisare che il suo presidente si è rifiutato di presiedere la riunione e che il Ministro dei culti si è astenuto dal voto. Anche il clero ungherese ha preso posizione contro il principio razzista.Alla Camera il disegno di legge ha provocato violenti interventi di disapprovazione da parte di parlamentari socialdemocratici e liberali e raccolto il plauso della maggioranza. La previsione è che alla Camera Alta il progetto di legge troverà una forte opposizione.89 In seguito all’approvazione della nuova legge antiebraica, viene riportata la notizia del suicidio tramite avvelenamento della dottoressa Irma Szabo. La donna che aveva ‘soltanto’ tre nonni ariani e uno ebreo in base alla nuova legge è stata considerata ebrea. E in un momento di sconforto per la sua situazione, l’infelice si è uccisa.90 Questa notizia della morte della dottoressa Szabo che, come l’editore Formiggini in Italia, si è uccisa in conseguenza delle disposizioni razziste, è l’ultima che riportiamo dal nostro viaggio nel 1938 nell’Europa Orientale: ci aiuta a ricordare che anche laddove l’antisemitismo si è presentato in una forma meno crudelmente aggressiva, ha mietuto lo stesso vittime.
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Svizzera In dicembre due importanti uomini di governo, il Consigliere Federale Motta e il Presidente della Confederazione Baumann, intervengono a proposito di questioni scottanti. Le loro parole aiutano a capire quale sia l’atmosfera politica in Svizzera e in che modo la neutralità proclamata in marzo viene tradotta in realtà. Le affermazioni del Presidente Baumann L’onorevole Baumann, il cui turno annuale come Presidente della Confederazione sta per scadere, prende la parola in due occasioni. La prima volta in Consiglio Nazionale, il 7 dicembre.91 In quest’occasione, rispondendo a due interpellanze sulle misure prese nei confronti dei profughi germanici, accenna al pericolo che rappresenterebbe per la Svizzera un’invasione di elementi stranieri; ciò non c’impedisce comunque di proseguire la nostra opera umanitaria e di assicurare il transito dei fuggiaschi ebrei; ma è escluso che essi possano rimanere definitivamente in Svizzera.
La seconda occasione in cui Baumann prende la parola è la seduta del Consiglio Nazionale del 14 dicembre.92 In questa occasione appoggia con vigore il collega di governo Motta, scagliandosi contro «le false notizie lanciate a scopo politico» che sarebbero pericolose per il popolo svizzero perché «indeboliscono la fiducia nei capi dell’esercito e nelle autorità, infirmano il senso di sicurezza, espongono persone innocenti all’odio ed alle rappresaglie di una folla eccitata ad arte». Prosegue poi asserendo che «il Consiglio Federale è fermamente deciso a combattere nel modo più energico queste false voci, raggiungendone le origini e punendo gli autori. Le autorità contano a questo scopo sull’appoggio della stampa e di tutti i buoni cittadini». Precisa tuttavia che «il decreto del 5 dicembre, il quale punisce con la prigionia e con ammende quanti pubblicamente propaghino notizie false o tendenziose, tali da compromettere la sicurezza della Confederazione, riguarda naturalmente i casi gravi» e chiede che «oltre la punizione vi sia la collaborazione delle autorità cantonali e soprattutto del buon senso dei cittadini, della dignità democratica del popolo elvetico e della sua stampa». Riguardo alla propaganda estera in Svizzera afferma che la letteratura politica proveniente dalla Russia e dalla Germania è in aumento, ma è
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sotto il controllo dello Stato che si impegna a sequestrare i testi pericolosi. Baumann deplora il fatto che tanti giornali svizzeri siano proibiti in Germania, mentre i giornali germanici salvo rare eccezioni possono entrare liberamente in Svizzera e assicura che il Dipartimento Politico si sta attivamente occupando di ristabilire, anche in questo campo, una proporzione più equa. Per terminare accenna ai gruppi nazionalsocialisti svizzeri sottoposti a inchiesta e rivela che vi sono state oltre cento perquisizioni e che otto persone sono ancora in carcere. Il discorso del Consigliere Federale Motta del 14 dicembre Giuseppe Motta, Ministro degli Esteri, tiene un lungo discorso nella seduta del 14 dicembre del Consiglio Nazionale, uno dei due rami del Parlamento svizzero.93 Con esso difende il comportamento del Ministro Frölicher (capo dell’ambasciata Svizzera in Germania) il quale, in un discorso pronunciato a Monaco, ha usato parole di ammirazione e approvazione nei confronti dei nazisti. Difende poi con veemenza l’addetto dell’ambasciata di Germania a Berna, barone Von Bibra, accusato dalla stampa internazionale di essere in Svizzera allo scopo di preparare lo smembramento della Confederazione in vista di un’annessione della Svizzera tedesca al Reich germanico. Non solo difende von Bibra, ma redarguisce anche coloro che, a suo parere, istigati da Mosca, hanno sollevato contro di lui false, malevoli e dannose notizie. Altro tema affrontato è quello degli studenti germanici in Svizzera, della cui attività sovversiva si è lamentata con un importante documento l’Unione nazionale degli studenti della Svizzera.Anche in questo caso Motta banalizza la portata dell’allarme, affermando che in realtà si tratta di un semplice malinteso linguistico-semantico. L’ultimo accenno va al problema della libertà di stampa, contro la quale forti pressioni arrivano dai giornali tedeschi. Il caso Frölicher Negli ultimi giorni di novembre aveva suscitato scalpore la notizia che l’Ambasciatore di Svizzera in Germania, Frölicher, aveva pronunciato a Monaco un discorso compiacente verso i nazisti,94 ma solo una decina di giorni più tardi i giornali ticinesi sono in grado di pubblicare il testo di questo discorso.95 L’occasione era stata il novantesimo anniversario della Società Svizzera di Beneficenza di Monaco. A questa «bella manifestazione», come si è espresso poi Motta nel suo discorso in Parlamento, «si era associato, tra altri, il signor Temper,
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borgomastro di Monaco» e altri invitati tedeschi dalle cui bocche, sempre secondo Motta, non uscì una parola «che non fosse di simpatia e di amicizia per il nostro paese». Nella sua orazione il Ministro Frölicher ha prima sottolineato che la Svizzera si è costruita da sola e non è «stata creata attorno al tappeto da uomini di stato stranieri e da diplomatici nelle conferenze internazionali». Egli ha dichiarato poi che non si è mai riconosciuto sufficientemente, al di fuori della Germania, che «il Social-Nazionalismo nella sua politica estera non agisce a seconda delle vecchie ricette imperialiste, ma ha invece inscritto nel suo programma il principio della libera disposizione dei popoli». Asserisce poi che le più alte personalità del Reich hanno sempre riconosciuto la sovranità Svizzera, e che il Führer in persona ha garantito che in «ogni tempo, avvenga quel che avvenga, la Germania rispetterà l’integrità e la neutralità della Svizzera». Frölicher sottolinea che sono queste le affermazioni che contano e non le esternazioni di «gente che ha la passione di sollevare voci in contraddizione con queste dichiarazioni e di discuterne fino a tarda notte dopo aver bevuto parecchi bicchieri di vino». Rivolgendosi poi agli Svizzeri di Monaco, Frölicher conclude che dopo tali assicurazioni «è venuto il momento in cui tutto il popolo svizzero dimostri la propria comprensione» nei confronti della politica del governo svizzero: essa è volta a mantenere con gli Stati confinanti relazioni amichevoli, utili per la nostra neutralità e per i nostri interessi economici. Non è piaciuto a tutti questo discorso che critica implicitamente il trattato di Versailles, tanto inviso ai gentili «invitati tedeschi», e che sottintende siano auspicabili soluzioni come lo smembramento della Cecoslovacchia, deciso a Monaco, purché non concernano la Svizzera. Al proposito diversi giornali della Svizzera interna hanno sollevato le loro perplessità e le loro critiche.96 Anche alcuni giornali ticinesi lo hanno fatto. La Libera Stampa97 esplicita la propria contrarietà intitolando l’articolo «Enormità»; il Popolo e Libertà98 esprime il suo dissenso argomentando: Ciò non toglie tuttavia che noi – e molti con noi – si possa avere una opinione diversa da quella del signor Ministro quanto all’efficacia pratica del principio dell’autodecisione dei popoli proclamata dalla Germania. Si tratta, in teoria, di un ottimo principio; ma si sa che in pratica l’autodecisione può essere convenientemente… preparata con mezzi quasi legittimi ed altrettanto convenientemente aiutata a forza se i mezzi legittimi non bastano. Onde il nostro discorde rilievo sull’ottimismo del signor Ministro.
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Il fatto saliente è che, contemporaneamente alla pubblicazione del testo, si apprende anche che il Governo svizzero approva le dichiarazioni di Frölicher. E la conferma di ciò si avrà durante il discorso del 14 dicembre pronunciato dal Consigliere Federale Motta al Consiglio Nazionale.99 Motta difende le parole di Frölicher da cima a fondo affermando che «il Consiglio Federale ha approvato questo discorso in ogni suo punto», e rinnova a Frölicher la piena fiducia del Governo. Rimprovera poi «certi organi di stampa svizzeri» di essere stati irruenti e d’aver «mancato di ponderatezza» e li ammonisce asserendo che l’attacco a un capo missione diplomatica è una cosa che va giudicata «dal punto di vista del senso patriottico». L’affare del barone von Bibra Nel discorso del 14 dicembre Motta interviene anche sul caso del barone von Bibra. Questo signore svolge il ruolo di Consigliere d’Ambasciata di Germania in Svizzera. Alcuni giornali esteri fanno sapere che von Bibra (che già aveva precedenti poco chiari riguardo al suo agire in Cecoslovacchia, dove si era adoperato per la creazione del movimento sudeto-tedesco) si trova in Svizzera allo scopo preciso di preparare l’annessione della Svizzera tedesca al Reich. In questa veste avrebbe anche ricevuto segretamente da Berlino il titolo di ‘Commissario speciale per l’Unione della Svizzera’.100 La difesa del barone von Bibra da parte del Ministro degli esteri è molto intensa. Nel discorso,101 Motta afferma con indignazione che: queste calunnie rappresentano un caso tipico di menzogna a fine politico. Esse fanno seguito alla detestabile falsa notizia che ha circolato da noi per due mesi: in numerose stazioni della Germania, diceva questa notizia, numerose persone avevano visto coi propri occhi degli affissi proclamanti che due milioni di Svizzeri tedeschi fremevano nell’attesa di una prossima liberazione. Questa informazione era una infamia. Era stata propagata dalla radio di Mosca; portava dunque la marca della Terza Internazionale e del Comunismo. Il signor von Bibra è stato preso di mira dapprima nel giornale inglese News Chronicle. Mi sono informato sul carattere di questo giornale. Mi è stato risposto che si pone a certi riguardi più a sinistra dell’Organo ufficiale del Partito Laburista, il Daily Herald. La gazzetta succitata faceva sapere in caratteri sensazionali che il signor von Bibra che è a Berna dal 1935, aveva ricevuto da Himmler, Capo della polizia politica germanica, l’ordine di adoperarsi a preparare la divisione della Svizzera: la Svizzera tedesca andrebbe al Reich, il Ticino all’Italia e la Svizzera romanda alla Francia. Questa notizia subito diffusa dalla stampa socialista e comunista, fece gran fuoco. Ma ecco in questi ultimi giorni un altro giornale ben conosciuto, l’Oeuvre di
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Parigi, che vola alla riscossa. Una donna giornalista – che per rispetto al suo sesso preferisco non nominare, ma che conosco bene – vi ripete le informazioni già formulate dal giornale inglese insistendo che il signor von Bibra avrebbe recentemente ricevuto il titolo di ‘Commissario speciale per l’unione della Svizzera’. Si tratta di un caso caratterizzato da ciò che, in lingua tedesca, si dice Brunnenvergiftung [avvelenamento della sorgente].
Quanto alle prove a discolpa, Motta continua: Ho voluto avere il cuore pulito. Ho interrogato tutti i miei funzionari che hanno dei rapporti continuati con il signor von Bibra. Il loro avviso è categorico ed unanime. Il signor von Bibra è sempre stato gentile e corretto a nostro riguardo, comprensivo e conciliante. Ci ha sovente aiutati a risolvere casi difficili. Considero come un dovere di uomo onesto di protestare con forza contro le informazioni manifestamente false e miranti a un diplomatico che fa parte di una Legazione accreditata presso di noi.
Termina poi stigmatizzando l’operato di quegli stranieri che, sotto il pretesto di volerci illuminare sui danni che ci minacciano, vogliono ad ogni costo inimicarci con due dei nostri vicini.
Incuriositi da questa vicenda, abbiamo cercato qualche riscontro successivo consultando ricerche storiche effetuate nel dopoguerra. Non abbiamo potuto appurare se il barone von Bibra abbia o meno ricevuto da Hitler il titolo di ‘Commissario speciale per l’unione della Svizzera’. Abbiamo però trovato tracce della sua attività sul sito Task Force Svizzera – Seconda Guerra Mondiale del Dipartimento Federale degli Affari Esteri:102 nel 1936, dopo che le autorità svizzere avevano deciso la soppressione della direzione generale e delle direzioni regionali dell’organizzazione nazista in Svizzera, il Consigliere di Legazione di Germania von Bibra, coperto dall’immunità diplomatica, ha de facto assunto (e mantenuto fino al 1943, quando verrà sostituito da Stengel) la funzione di capo del partito nazista tedesco in Svizzera in sostituzione di Wilhelm Gustloff che era stato assassinato.103 Il problema degli studenti tedeschi Nelle Università svizzere serpeggia una forte inquietudine a causa del comportamento di alcuni studenti germanici che, più che da preoccupazioni di studio, sembrano animati da fervore politico, che li porta a svolgere il ruolo di agenti di propaganda e di azione sovversiva nazista.
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A questo proposito gli studenti dell’Ateneo friburghese inviano al Consiglio Federale un appello che citiamo testualmente: Gli studenti svizzeri dell’Università di Friburgo, riuniti nella piazza del Municipio, vicino al tiglio di Morat, testimoniano il loro amore e la loro fedeltà alla Patria e alle istituzioni democratiche e cristiane. Fieri del passato e delle tradizioni del Paese, pienamente consci del pericolo della propaganda di idee straniere e fermamente decisi a difendere l’indipendenza e la tranquillità della Svizzera, hanno preso la risoluzione di mantenere la tradizionale ospitalità svizzera nelle nostre Università. Per contro essi esigono: che gli stranieri non si immischino negli affari politici, sociali ed economici della Svizzera; che sia proibita qualunque propaganda d’idee contrarie alle tradizioni svizzere; che professori e studenti non conformatisi a queste esigenze siano esclusi dalle nostre Università. Essi sono pronti a sostenere energicamente ogni misura presa dall’autorità, diretta alla salvaguardia delle nostre istituzioni nazionali e dell’indipendenza del paese.104
Un’altra notizia inquietante arriva dalla Germania: l’Unione nazionale degli Studenti Svizzeri segnala al Dipartimento Politico Federale che affisso alla bacheca dell’Università di Berlino è apparso un annuncio nel quale si legge che «studenti germanici politicamente einsatzbereit [impegnati] avrebbero ricevuto aiuti finanziari per compiere una parte dei loro studi in svizzera», dove avrebbero fatto parte della Arbeitsgemeinschaft Schweiz [gruppo di lavoro Svizzera]. Tramite l’ambasciata di Svizzera, le autorità chiedono chiarimenti sulla faccenda a Berlino, ricevendo, com’era prevedibile, risposte rassicuranti.105 Anche quest’ultimo argomento viene affrontato nel discorso di Motta.106 Certamente l’Unione nazionale degli studenti svizzeri non è un ente di sinistra, socialista o comunista al servizio di Mosca, da strapazzare senza complimenti. È anzi una prestigiosa organizzazione di cui Motta è addirittura presidente onorario. In questo caso non vi sono rimproveri: Non ho nulla da dire dell’emozione che si è impossessata degli studenti. Manifestazioni perfettamente degne hanno avuto luogo in numerose delle nostre città universitarie. Gli studenti hanno manifestato con un certo vigore, che è il segno della loro età, l’unanime volontà di non tollerare ingerenze straniere nei luoghi dei loro studi. Questa reazione era comprensibile. Avremmo agito ugualmente noi pure se fossimo tutti uomini ancora giovani. L’Università è un tempio: solo la libertà e il rispetto della scienza vi hanno accesso.
Fatta questa premessa l’oratore ribadisce quanto il Governo aveva già
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comunicato con la nota del Consiglio Federale del 4 dicembre:107 Credo però che il vero responsabile di questi movimenti è stata una parola equivoca e abbastanza infelice: einsatzbereit. Ci si è immaginato che lo studente einsatzbereit, cioè pronto a pagare di persona, non può essere che il propagandista spassionato di una dottrina determinata. Abbiamo ricercato il vero senso della parola. Abbiamo ricevuto, sia dalla Legazione di Germania a Berna, sia dalle autorità tedesche di Berlino, l’assicurazione che la parola einsatzbereit non significa in nessun modo che gli studenti fossero incaricati di una missione politica di propaganda o di altra natura […] le parole Arbeitsgemeinschaft Schweiz sono pure state male interpretate. Queste Arbeitsgemeinschaften esistono per tutti i paesi in cui si recano studenti tedeschi, così per esempio per la Francia, l’Inghilterra, l’Italia ed altrove. Questa idea della comunità di lavoro è praticata da lungo tempo. Non costituisce una nozione politica e non giustifica quindi una diffidenza da parte nostra. […] Notate poi, onorevoli consiglieri, che abbiamo domandato ufficialmente noi stessi, a partire dal 1937, alle autorità del Reich di facilitare agli studenti tedeschi i loro studi in Isvizzera.
Per verificare queste spiegazioni semantico-linguistiche abbiamo consultato i dizionari. Da questo controllo si evince che anche in contesti meno bellicosi, quale quello della Germania di Hitler nel 1938, la parola einsatzbereit ha il significato militare di pronto al combattimento o pronto a entrare in azione.108 D’altra parte anche il sostantivo Einsatz è di uso corrente con il significato di combattimento: Die Truppe ist im Einsatz (la truppa è in combattimento) e Er ist vom Einsatz nicht zurückgekert (è caduto in combattimento).109 E anche Arbeistgemeinschaft Schweiz vuol dire gruppo di lavoro che si occupa della Svizzera e difficilmente potrebbe semplicemente indicare un gruppo di lavoro con scopi imprecisati. Libertà di stampa Mentre quasi tutta la stampa svizzera è stata messa al bando nei territori del Reich, continuano a essere regolarmente distribuiti in Svizzera i giornali tedeschi, ad eccezione del Volkischer Beobachter, dell’Angriff, dello Stürmer, e dell’organo provinciale Der Alemanne. Viene persino autorizzata, senza contropartita, la pubblicazione in Svizzera di un altro giornale del Reich, la Deutsche Zeitung in der Schweiz.110 Non solo i giornali svizzeri non sono ammessi, ma contro di essi giungono dalla Germania inquietanti attacchi con l’accusa di faziosità e di spirito antitedesco. Sono in particolare la Berliner Börsen Zeitung,111 la
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Frankfurter Zeitung112 e il Völkischer Beobachter113 che lanciano i loro strali. Nucleo degli attacchi è che la politica di neutralità non deve limitarsi a una prassi dello Stato, ma per essere veramente operativa essa deve impregnare di sé tutti gli ambiti del paese. Specialmente la stampa ha il dovere di allinearsi e di non pubblicare articoli di critica verso l’estero, e in primis contro la Germania. Di fronte a questi attacchi insorgono i principali giornali della Svizzera tedesca, in particolare la Neue Zürcher Zeitung, la Basler Nachrichten e il Bund, che all’unisono rifiutano la concezione totalitaria di una stampa asservita alla politica della Nazione. Sul tema interviene, sempre nel discorso del 14 dicembre, il ministro Motta che si esprime nel modo seguente: Mi rincresce che non siamo ancora riusciti a trovare con la Germania un modus vivendi nella questione della stampa. Non dispero di arrivarci con la pazienza e la tenacia. I due paesi avrebbero uguale interesse a lasciar conoscere all’opinione del Reich la realtà svizzera. Credo di essermi abbastanza chiaramente espresso nella grande conferenza della stampa che ho avuto l’onore di convocare e di presiedere il 26 ottobre scorso. Ad un giornalista socialista che mi aveva posto questa precisa domanda: – Siete pronto, signor Motta, a difendere la libertà della stampa se essa fosse attaccata? – Ho risposto senza esitare: – Sì, e vi metterò tutto l’ardore della mia convinzione, ma domando alla stampa di rendermi questo compito meno difficile. Non ammettiamo la teoria, proclamata in certe riviste e gazzette tedesche, che cerca di confondere la neutralità dello Stato con la neutralità degli individui. In principio solo lo Stato è neutro; lo sarà sempre fermamente; il cittadino resta libero nelle sue opinioni e nei suoi apprezzamenti; la critica oggettiva gli è sempre permessa; gli domandiamo però di imporsi una disciplina volontaria nell’espressione dei suoi pensieri, per il bene del paese.
Ci preme ricordare che anche in Italia vengono posti limiti all’esercizio della stampa libera. Si ha notizia in quel periodo che è stato revocato il permesso di rimanere accreditati a Roma a ben cinque corrispondenti di giornali svizzeri: Franz Klein della Basler Nachrichten,Von Muralt del Tages Anzeiger di Zurigo, Francesco Kary della National Zeitung di Basilea, Alessandro Casagrande corrispondente del Bund di Berna, René Bovey della Tribune de Genève.114 Commenti e polemiche in seguito al discorso dell’on. Motta Il Consigliere Nazionale Bodenmann, in una interpellanza rivolta al Governo, considera che in seguito ai discorsi degli onorevoli Motta e Baumann si sia intensificata in Germania la campagna contro la stam-
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pa svizzera. Egli ritiene che questa recrudescenza sia dovuta alle parole del Consigliere Federale Motta, il quale, senza motivo, ha preso la difesa del capo delle organizzazioni nazionalsocialiste in Svizzera e ha accusato i giornali degli stati vicini e amici d’avvelenare l’opinione pubblica perché combattono il Fascismo, senza invece rivolgere una sola parola di biasimo all’attività nazionalsocialista in Svizzera. Chiede poi se il Consiglio federale non giudichi necessario rispondere a questa campagna con una dichiarazione chiara e categorica, che respinga qualsiasi intervento straniero e si elevi contro ogni menomazione alla libertà di parola e di stampa. Il Consiglio Federale risponde di non ritenere che vi sia in atto in Germania una sistematica campagna. Del resto certe campagne contro la Svizzera non possono neppure lontanamente essere paragonate a quelle svolte dai giornali del partito del consigliere nazionale Bodenmann contro il regime esistente in Germania. Il Governo è del parere che il rappresentante del partito comunista voglia insinuare che la stampa germanica si intrometta negli affari interni della Svizzera; questo proverebbe quanto abbia avuto ragione il consigliere federale Motta a denunciare nel suo discorso del 14 dicembre le menzogne di cui si è fatta specialista la Terza Internazionale, allo scopo d’avvelenare i rapporti della Confederazione con i suoi confinanti.115 Quanto ai giornali ticinesi, solo la Libera Stampa si esprime criticamente affermando: Il discorso pronunciato l’altro giorno dall’on Motta, e del quale abbiamo dato ampio cenno, è stato un capolavoro di debolezza e di falso candore. Vi sono poi dei punti dove il signor Motta ha voluto anche essere perfido. Ad ogni modo il servizio reso al Fascismo è stato apprezzato come avevamo previsto, tanto apprezzato che basta leggere i commenti dei giornali italiani e tedeschi al discorso stesso.116
I commenti dei giornali tedeschi e italiani La Berliner Börsen Zeitung esprime l’opinione secondo la quale la neutralità di un paese deve estendersi anche ai suoi giornali e scrive: Motta ha trovato espressioni caratteristiche e chiare per definire le manovre d’eccitamento della stampa internazionale. Il Consigliere Federale ha dato una lista degli organi che si sono fatti particolarmente notare in questa campagna, d’accordo con Mosca. Sono gli ambienti che hanno sempre diffuso nel mondo le menzogne sulle intenzioni aggressive della Germania allo scopo di avvelenare le relazioni tra gli Stati. Questi stessi ambienti diramano
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naturalmente informazioni false anche a proposito di una pretesa progettata divisione della Svizzera, per quanto siano perfettamente al corrente, come del resto l’opinione mondiale intera, delle dichiarazioni delle più alte autorità germaniche sulla neutralità della Svizzera.117
La Deutsche Allgemeine Zeitung, a sua volta, puntualizza: Nei suoi discorsi precedenti Motta ha sempre dimostrato una grande obiettività nei riguardi della Germania. La condanna di coloro che diramano false voci in Svizzera, come le calunnie lanciate contro l’incaricato d’Affari tedesco; è accolta con simpatia in Germania.118
Il Lokal Anzeiger sottolinea che il Governo svizzero comprende il pericolo derivante dalla campagna antitedesca che mette l’Europa in ebollizione. Motta sostiene con fermezza che questa manovra viene sempre da una sola direzione: la pista è sempre Mosca. Quest’attitudine del Governo federale non può che facilitare le relazioni amichevoli tra il Reich e la Svizzera.119 Anche la stampa italiana approva.120 La Tribuna afferma che «le nette dichiarazioni dell’on. Motta bollano a fuoco i criminali sistemi della stampa internazionale al soldo di Mosca». Il Lavoro Fascista qualifica quella di Motta «una fiera protesta contro la diffusione di notizie false che miravano a fomentare in Isvizzera una pericolosa agitazione contro l’Italia e la Germania». Il Corriere della Sera scrive che: il Capo del Dipartimento politico federale ha condannato con franco coraggio, ispirato alla realtà dei fatti e ad amore di patria, il tentativo di certa stampa per trascinare la Svizzera in una campagna ideologica contro i paesi totalitari, segnatamente contro la Germania.
La difesa spirituale della Confederazione L’ultima cosa a cui accenna Motta nel suo discorso del 14 dicembre è la presentazione da parte del Governo di un messaggio concernente «La difesa spirituale della Confederazione».121 Si tratta di un lunghissimo documento i cui punti principali sono: l’asserzione della necessità di una difesa spirituale del paese in seguito ai grandi cambiamenti avvenuti nei paesi confinanti e dell’urgenza di devolvere mezzi idonei per promuovere la politica dell’istruzione e della cultura e delle arti, fermo restando il concetto di federalismo in questo campo. Di fronte ai grandi mezzi propagandistici messi in campo dagli altri paesi, la Svizzera non vuole chiudersi in un’autarchia spirituale, ma intende promuovere una conoscenza in senso positivo di
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tutto ciò che forma le sorgenti del nostro spirito nazionale, del carattere particolare del nostro Stato e della sua storia e delle sue istituzioni. Il documento enumera poi i tre punti che costituiscono le forze costanti del carattere spirituale del paese: 1 Prima è l’appartenenza del nostro Paese alle tre grandi culture dell’Occidente e l’esistenza e la vitalità di queste tre culture nella Svizzera, nonché il rifiuto della concezione che sia la razza a creare lo Stato e determinarne i confini. L’idea che forma lo Stato svizzero non è un prodotto della razza, non della carne; ma è opera dello spirito. Far comprendere al nostro popolo quanto vi è di bello e grande in questa concezione politica e imprimerglielo profondamente nell’anima costituisce già di per sé un elemento essenziale della difesa spirituale. 2 Tre grandi culture in un medesimo paese, insieme, e viventi l’una per l’altra, non sarebbero concepibili senza la struttura federale del nostro Stato. Le Repubbliche cantonali sono fonti e colonne della nostra ricchezza spirituale. La struttura federale determina anche il carattere della nostra democrazia la cui difesa spirituale dev’essere posta su questo piano. 3 La terza caratteristica della comunità elvetica è il rispetto della dignità umana (rispetto del diritto e della libertà umana, delle convinzioni religiose e delle loro libere manifestazioni) e il riconoscimento nella personalità umana della più potente forza creatrice per la vita dello spirito. Per promuovere questi valori la Confederazione prevede uno stanziamento di mezzo milione di franchi per la difesa spirituale del paese. Si preconizza inoltre un potenziamento delle attività artistiche, letterarie e culturali all’interno della Confederazione con scambi interregionali. Si vuole poi far conoscere fuori dalla Svizzera la vita spirituale del Paese con la partecipazione a manifestazioni internazionali, sostenendo le pubblicazioni a destinazione dell’estero e con l’istituzione di un premio letterario per scrittori stranieri che scrivono sulla Svizzera. Si vuole poi potenziare la comunicazione aumentando la qualità dei programmi radiofonici e creando un cinegiornale svizzero. Si intende promuovere l’introduzione dell’educazione civica come materia di studio nelle scuole; a questo scopo la Confederazione parteciperà alle spese di formazione dei docenti incaricati dell’educazione dei giovani in questa materia. In conclusione si prende in consi-
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derazione l’idea di stabilire il primo agosto quale giornata festiva nazionale. Con questo viatico la Svizzera si accinge ad affrontare il 1939 e i drammatici anni che seguiranno.
Voci fuori dal coro Appello proibito alla radio La Libera stampa pubblica il testo di un messaggio al popolo svizzero e alla gioventù internazionale preparato dalla ‘Lega di azione della gioventù svizzera’. In un primo momento era stato concesso il permesso di trasmetterlo la mattina di Natale per mezzo di Radio Beromünster di Zurigo, ma all’ultimo momento da Berna (non si sa per iniziativa di quale Dipartimento) arriva il veto governativo. Il documento, redatto da giovani di diverse religioni e ideologie politiche, ricorda i perseguitati a causa della loro fede o della loro razza che aspettano di essere accolti dai paesi democratici, e richiama i valori di eguaglianza e di dignità e il dovere di fratellanza e di amore nei confronti del prossimo. Chiede poi che lo spirito del Natale venga onorato procurando un asilo ai profughi affinché essi possano riacquistare la fiducia nella bontà dell’uomo.122 «Umanesimo o barbarismo» Su questo argomento segnaliamo un ottimo articolo della Libera Stampa intitolato “Umanesimo o barbarismo”, (firmato m.p.) che riportiamo integralmente:123 Ciò che va per gli uni va per tutti, non illudiamoci! Lo scostamento dall’umanesimo costituisce rinuncia alla civiltà, alla moralità ed alla vera cultura e religiosità. Il fatto della nostra condiscendenza, tacito consenso o tolleranza di atti inumani, ci spinge automaticamente verso la barbarie dell’immoralità. Ciò che è ritenuto delitto pei singoli non può essere tollerato da parte di collettività nazionali. Orbene, come è possibile concepire la libertà, la solidarietà umana indispensabile al vivere civile, il desiderio di pace fra gli uomini, se delle Nazioni si danno alla persecuzione di centinaia di migliaia di individui che fanno parte della loro cittadinanza? Persecuzione atroce e criminale che va dalla distruzione dei beni, alle percosse, alle torture, al furto, al suicidio forzoso, all’incarceramento ed all’assassinio, nonché, per i superstiti, delle disposizioni legali che vietano loro una normale futura esistenza. Azioni queste crudeli ed inumane che non basta deplorare rannicchiandosi nel placido egoi-
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smo di una cosiddetta neutralità che può essere più o meno opportuna dal lato politico, ma che da quello morale od umanitario risulta particolarmente vergognosa. Non dimentichiamo il proverbio: «Oggi a me, domani a te!» Il tacito consenso, la vigliacca assenza di reazione e di tolleranza di atti infami perpetrati a danno di una parte qualsiasi dell’umanità non può che stimolare, sviluppare sempre più i germi di una certa mentalità umana solo di nome, particolarmente incline alla perversione, retta da istinti bestiali in antagonismo con le necessità evolutive, compito essenziale dell’umanità nel mondo. Reazione unica, logica e morale alla presenza di simili orrendi misfatti doveva essere l’immediata rottura di ogni rapporto diplomatico, economico e culturale, tra chi se ne rese colpevole e le Nazioni tutte che intendono di rimanere fedeli ai principi della civiltà ed all’umanesimo il più elementare e doveroso. Se la cosiddetta ‘ragione’ egoismo o desiderio di quieto vivere dovessero impedire agli uomini una reazione concreta e fattiva in difesa dei propri simili, ci si tenga pronti al ritorno dei tempi delle caverne e rispettivi istinti bestiali della conservazione della specie. L’istituzione della difesa passiva, quali ripari e maschere a gas, non ne sarebbero il preludio? A ciò inevitabilmente si giunge mercé la sostituzione arbitraria e vigliacca della passività a quella logica e normale della solidarietà fra i popoli e le nazioni di buona volontà. Così si deplorano i bombardamenti delle popolazioni di città indifese, ma solo a parole, mentre d’altro lato ci si rende manutengoli dell’assassinio barbaresco di tanti esseri umani col vietare a quella popolazione l’acquisto dei mezzi di difesa necessari (cannoni antiaerei ecc.). Ciò grazie al subdolo ‘non intervento’. Azione inconsistente, vile ed ingenua nel medesimo tempo. A chi il turno in un prossimo avvenire? Se l’insano sfruttamento e certa schiavitù economica causò e generalizzò l’attuale crisi, malgrado la sovrabbondanza nel mondo dei mezzi tecnici di produzione, inutile andare alla ricerca di ‘capri espiatori’ fra le diverse razze umane, i partiti politici o le associazioni religiose, rifocillandosi all’occasione senza eccezione, con lo sfruttamento legale di furti e rapine illegali. Unico rimedio sarebbe ‘una sana riforma legislativa’ che ostacoli a tutti senza eccezione lo sfruttamento legale dei propri simili. Anziché darsi a persecuzioni infamanti ed ingiuste, si dia mano nei vari Stati alla riforma dell’attuale regime economico. E nell’attesa, carità ed amore del prossimo verso i profughi, i perseguitati che esausti invocano il nostro soccorso. Il loro rinvio alla frontiera sarebbe delitto infame indegno di una Nazione civile. Delitto che verrebbe senz’altro registrato nella storia, per cura di certa stampa estera, a testimonianza imperitura del nostro egoismo inospitale. La Svizzera fu sempre nel passato terra d’asilo, di libertà e di giustizia, principi sacri ed essenziali per una Nazione che si rispetti, guai se dovesse decamparne! Crisi e disoccupazione non sono motivi valevoli atti ad esonerarci dal nostro doveroso compito di civiltà e di amore del prossimo. Chi non sa o non vuole agire umanamente è indegno della propria stirpe. Regni ovunque l’umanesimo se non vogliamo che le bestie abbiano orrore di noi.
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Altre notizie svizzere Il delitto di Losanna Su tutti i giornali viene riportata la notizia di un fatto di sangue avvenuto a Losanna.124 Tale Enry Grünberg (ebreo polacco), studente in medicina nei servizi di dermatologia dell’Ospedale Cantonale, ha ucciso il medico Carlo Méan (30 anni figlio di un noto ingegnere cantonale e nipote di un giudice), capo della Clinica, suicidandosi immediatamente dopo. La notizia d’agenzia sottolinea che il Grünberg si faceva notare per il suo atteggiamento nervoso e per il maltrattamento riservato ai malati, tanto che il dr. Méan gli aveva fatto qualche osservazione consigliandolo di farsi esaminare dal professore di psichiatria Strech. La dinamica dei fatti viene così descritta: oggi poco dopo mezzogiorno il Grünberg si trovava in un piccolo locale adiacente al laboratorio di dermatologia, attendendovi sicuramente il dr. Méan. Quando questi giunse alle 13:10, si udirono immediatamente cinque colpi d’arma da fuoco. Il dr. Emilio Ramel, che si trovava nel laboratorio, spaventato attraversò immediatamente una finestra che separa i due locali, trovandosi dinnanzi a due cadaveri, quello del dr. Méan, il cui capo era stato attraversato da una pallottola e quello del Grünberg, colpito da quattro colpi di rivoltella. Il dr. Ramel non poté fare altro che constatare la morte dell’assassino e della sua vittima.
Ci riesce difficile immaginare come una persona possa suicidarsi sparandosi 4 colpi di rivoltella… Toscanini dirigerà un concerto a Lucerna anche nel 1939 Grande soddisfazione e compiacimento suscita la notizia che il maestro Arturo Toscanini, nonostante le recriminazioni dei giornali fascisti, abbia deciso di accettare di dirigere l’orchestra nella settimana musicale del 1939 di Lucerna.125 Il ballo degli Studenti italiani La Gazzetta Ticinese annuncia che avrà luogo a Zurigo il ballo degli studenti italiani. Ci si ripromette che sarà «una delle manifestazioni mondane più attraenti» che cimenterà «l’amicizia italo-svizzera». I premi sono stati elargiti da Mussolini e dal Re.126
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Una conferenza di Emil Ludwig Emil Ludwig ha tenuto una conferenza presso l’American Club of Paris inneggiando alla sua seconda patria con queste parole: Ho avuto la grande fortuna di vivere 30 anni nella Svizzera prima come germanico, poi come cittadino svizzero. Il problema delle razze, il quale ci ha portato così vicino alla guerra, nella Svizzera è ancora sconosciuto, malgrado vi siano tre razze, ripartite in diversi cantoni con un proprio governo. Nel supremo Parlamento di Berna si parlano le tre lingue, e sono capite tutte e tre. Perché a questo popolo è possibile di vivere in pace con un paese che è più piccolo dello stato di New York? Solo perché la Svizzera pratica da secoli la democrazia, la quale non era quasi mai esposta al pericolo. Qui vediamo la Svizzera in piccolo come modello degli Stati Uniti di Europa, sul quale le nostre speranze sono rivolte per il futuro.127
Svizzera italiana Problemi con le autorità fasciste Nel mese di dicembre sembra che qualcosa si sia deteriorato nei rapporti tra il Canton Ticino e l’Italia fascista. Si può chiaramente desumere anche dalla lettura di un articolo riportato sulle pagine del Dovere, «Svizzera e fascismo»,128 assai polemico verso la stampa fascista italiana e critico verso la politica del Consigliere Federale Giuseppe Motta: E se è penoso constatare nella stampa italiana il principio di una campagna di aizzamento contro la Svizzera col pretesto falso e grottesco della protezione della razza, si sappia laggiù che la politica razziale del fascismo è tanto lontana dalle nostre concezioni da costituire per se stessa motivo da rinnovare alla Svizzera il nostro solenne e spontaneo atto di fede. Sarebbe comunque interessante conoscere l’opinione del nostro ministro degli affari esteri sulla ‘cordialità’ di rapporti che ci dimostra la stampa italiana: tanto più che – scorno nostro – vediamo ancora nelle vie del Ticino sfilare in divisa le organizzazioni fasciste italiane in barba ai provvedimenti federali che vietano agli svizzeri di portare divise politiche. Ma quando saranno prese misure radicali contro tutte le organizzazioni politiche straniere?
Sul piano concreto avvengono due episodi che sollevano l’uno indignazione e l’altro giustificate perplessità. Il caso Antognini Il primo caso riguarda un membro del governo del Canton Ticino, il Consigliere di Stato Isidoro Antognini il quale, come riassume
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l’Avanguardia, «si è recato giovedì in Italia in macchina, accompagnato dalla sua signora. Fermato alla frontiera di Ponte Chiasso dalla polizia italiana di confine, l’on Antognini e la consorte sono stati sottoposti a una visita… fino a zero. Il controllo e la perquisizione sono durate oltre mezz’ora».129 La notizia della perquisizione (che peraltro si è risolta senza che nulla di pregiudizievole fosse scoperto indosso al politico e alla sua signora) suscita scalpore specialmente in considerazione del fatto che i funzionari non hanno desistito neppure dopo che Antognini ha palesato la sua identità e la sua funzione di membro del Consiglio di Stato Ticinese. La storia appare tanto più assurda in quanto Antognini ha sempre avuto relazioni cordiali con alte personalità del Regno ed è stato costantemente in rapporti corretti e positivi con i cittadini italiani residenti in Ticino.130 In margine a questa notizia si apprende, in questo caso dalle colonne de Il Dovere, che: la situazione dei nostri concittadini che, per ragioni di affari, sono obbligati a varcare la frontiera, è delle più inquietanti: quando essi si recano in Italia hanno la viva sensazione di andare contro l’ignoto, e ciò per l’opera nefanda che, specialmente a Chiasso, viene svolta da spie ed agenti provocatori che si pretende siano al soldo della finanza e della questura italiana, e che pullulano non solo nei ritrovi pubblici.131
Interferenze antisemite Desta meno scalpore, ma non è meno inquietante, il secondo episodio, riportato dalla Libera Stampa. Il fatto è il seguente: il Consolato italiano convoca una signora, cittadina italiana, residente a Lugano, e le intima, in virtù delle leggi in vigore in Italia, di licenziarsi dal suo posto di lavoro. Il motivo è che le autorità italiane sono venute a conoscenza, tramite il consolato germanico, che la ‘padrona’ della signora è un’ebrea tedesca.132 Un libro controverso Discrete polemiche suscita la pubblicazione del libro Giovinezza di un popolo. L’opera, in realtà, è un tentativo dell’autore, Meinrad Inglin, di attribuire alla Svizzera un mitico e nobile progenitore del quale il popolo dovrebbe sentirsi onorato di discendere e sul quale si possa costruire un nazionalismo simmetrico da contrapporre o affiancare a quello in auge all’estero. L’antenato leggendario sarebbe il nobile Swen, che insieme agli altrettanto eroici Swit, Wernher, Walram e Ingo, avrebbe condotto nelle terre elvetiche il popolo nordico
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degli Alemanni Pennoni, il gruppo più nobile del popolo svevo. Va detto che la leggenda non sembra aver attecchito molto giacché queste mitiche figure erano ormai già in disuso nel primo dopoguerra, e negli anni a venire non si è mai più sentito parlare di Alemanni Pennoni. La pubblicazione del libro, edito dall’Istituto Editoriale di Bellinzona, è stata patrocinata dalla Società svizzera degli Scrittori che si è assunta l’incarico di promuoverne la diffusione e di affidare a Piero Bianconi la traduzione in italiano. La Gazzetta Ticinese definisce il libro di Inglin «un’opera d’arte che merita rispetto anche se non può essere accolta da tutti senza riserve».133 Il libro viene invece violentemente stroncato dalla stampa cattolica che lo considera portatore di miti pagani. Il Popolo e Libertà lo accusa di essere «un impasto anticattolico e razzista, un impasto che potrebbe giusto raccogliere consensi al di là ma non al di qua del Reno».134 Quando qualche tempo dopo si apprenderà che il libro «è stato messo al bando» dalla Commissione Cantonale degli Studi, e che non potrà essere più distribuito nelle scuole del Cantone, il giornale esprimerà «compiacimento per quelle decisioni».135 Guai per i fascisti ticinesi I fascisti ticinesi non possiedono un loro giornale. Pubblicano di tanto in tanto un numero unico con un titolo diverso ogni volta. In novembre era uscito un numero col nome di Giustizia. Ed è proprio la giustizia che entra in gioco: nel quadro del giro di vite messo in atto contro le organizzazioni sovversive, la Procura pubblica federale ordina il sequestro del giornale e ordina una perquisizione presso il domicilio dell’alto esponente del fascismo ticinese, l’ingegnere Nino Rezzonico. Quest’ultimo, che detiene il grado di Primo Tenente dell’esercito, finisce sotto inchiesta anche ad opera del Dipartimento Militare a causa delle sue attività fasciste ed irredentiste.136 La campagna antisemita dell’Idea Nazionale: ultimo atto Alla fine di dicembre 1938 viene sciolta la Lega Nazionale. Il motivo addotto è il ritiro per malattia del suo capo Alfonso Riva e il superamento dell’emergenza che aveva fatto sorgere il partito nel 1932, ossia l’alleanza di governo tra il Partito Socialista e il Partito Conservatore. I membri del partito sono stati invitati a rientrare nei «partiti d’ordine» e a continuare lì la loro attività. Il 31 dicembre esce l’ultimo numero dell’Idea nazionale, ma fino alla
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fine questo giornale porta avanti la sua campagna antisemita. Durante il mese vengono pubblicati cinque articoli contro gli Ebrei. Il 3 dicembre «Noi ticinesi e gli ebrei. Pietà per gli ebrei»137 nel quale si legge: «Un magistrato ticinese ha inviato al nostro giornale una lettera, pregandoci di non essere ingenerosi, di non esagerare nel linguaggio, di avere insomma pietà dei poveri ebrei, perseguitati ed esiliati». In un primo momento sembra che le parole del Magistrato trovino un’ ottima accoglienza: «Apprezziamo il buon cuore, il senso umanitario e la generosità che ha mosso indubbiamente il nostro Magistrato a scrivere alla Idea Nazionale questa lettera cortese e sincera»; ma poi, senza tenere in nessun conto le esortazioni ricevute, prosegue con una delle tirate antisemite più violente mai pubblicate nel corso dell’anno. Questa volta accusa gli Ebrei di essere sfruttatori degli operai e concorrenti accaniti e sleali dei commercianti, nonché soggiogatori della stampa con il ricatto delle proprie inserzioni.138 Termina poi affermando che: non si può tollerare una invadenza ulteriore del Ticino. Spiritualmente siamo troppo lontani dalla mentalità, dai costumi e dalle idee semitiche e commercialmente non siamo disposti a far da schiavi e da battistrada al capitalismo, all’egoismo ed allo strozzinaggio tradizionale dei trafficanti giudaici.
L’Idea Nazionale non cita il nome del magistrato che ha inviato loro la lettera. Questa omissione impedisce di ricordare l’uomo per questo suo gesto. Segue poi il 10 dicembre «Cronache italiane. Quattro chiacchiere sui ‘poveri’ ebrei»,139 una lunga farneticazione complottistica, secondo la quale per l’ebraismo il principio e il fine della propria missione nel mondo sarebbe l’appropriazione dell’oro, e quindi per prima cosa si preoccuperebbe di sottrarre alla società tutti i beni in modo che «ogni forza vitale della vita economica e finanziaria passi nelle proprie mani. Una volta avutala, può disporre a suo talento per far salire e scendere qualsiasi quotazione, far progredire o rovinare qualunque mercato», allo scopo di «penetrare, insinuarsi nelle sfere dirigenti dell’economia, del commercio, della politica» e diventare il «despota dell’alta finanza», il fautore dell’internazionale bolscevica, il produttore di armi… perché «solo impossessandosi della ricchezza mondiale è possibile affamare e tenere in pugno il goy (non ebreo)». Secondo il parere del settimanale L’Idea Nazionale, i conti di «questo
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IL MESE DI DICEMBRE
stolto nomade, essere antisociale, bacillo infettivo di tutte le comunità civili» finiscono nel nulla «perché il secolo XX, il secolo di Mussolini, ha segnato una tappa anche a questa stolta insidia». Seguono poi, il 17 dicembre, gli ultimi tre articoli. Uno indirizzato contro Emil Ludwig, il biografo di Mussolini che recentemente ha dovuto ricredersi nelle sue opinioni sul Fascismo, recriminando il fatto che gli sia stata concessa la nazionalità svizzera.140 Il secondo articolo, «Pietà per gli ebrei», si scaglia contro l’arcivescovo di Canterbury che si è permesso di alzare la voce contro le persecuzioni antisemite.141 L’ultimo, «San Tommaso e gli ebrei»,142 è un tentativo di trovare nelle parole del santo la conferma e la giustificazione alle proprie scelte antisemite. Considerazioni natalizie e di fine d’anno Risulta sorprendente il fatto che, negli articoli che appaiono il 31 dicembre per ricapitolare gli avvenimenti salienti dell’anno che si sta concludendo,143 sono assai scarsi gli accenni all’antisemitismo. Quasi nulla vien detto sul problema dei profughi. La Libera Stampa pubblica «Malinconie di Natale»,144 un pezzo di un pessimistico realismo, davvero impressionante, di fronte a ciò che sta per succedere. Questo giornale, che ha sempre tenuto un atteggiamento filosemita e a favore dei profughi, in questo articolo, ed è una delle rarissime volte che ciò accade in tutto l’anno, cade nello stereotipo della ricchezza degli Ebrei. Facendo un’ingiusta generalizzazione, rimprovera: Lo diciamo anche a voi oh ricchi ebrei italiani, così ricchi, così fascisti e così idioti! A te magnifico rettore dell’Università di Roma, Giorgio Del Vecchio, che diffondevi anche nel Ticino zoppicanti versi irredentisti!
Per Natale si deve infine segnalare un racconto apparso sul Dovere, firmato da Lidia Nessi-Gilardi.145 È un testo nel quale sono disseminati i più triti luoghi comuni e pregiudizi antiebraici arcaico-religiosi in circolazione.Vi si incontrano frasi come: Abramo ha radicato nell’animo l’attaccamento al metallo che serve a procurare ciò che più si desidera; ma ancor più lo ama di un amore istintivo, congenito e paterno, per il luccicore dell’oro, dell’argento e del rame, per la gioia di palpare quella materia fredda e dura e preziosa, le molte e molte monete, piccole avanguardie di una colossale potenza […] E la maledizione è caduta sulla stirpe regicida. – Tu camminerai sino alla consumazione dei secoli, senza posa, senza posa… I piccoli dischi tondi e lucenti corrono per il mondo e i
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figli d’Israele si affannano a tener loro dietro. Le piccole monete rotonde sono diventate legione, centurie, eserciti; e rotolano, rotolano senza tregua. E senza tregua l’Ebreo rotola dietro a loro. […] Quando avrà mai fine la maledizione? Allora che Israele ammetterà la giustizia della condanna e, prostrato nei suoi templi, riconoscerà nel figlio dell’uomo il figlio di Dio. Allora che tutti i sacri bronzi suoneranno a distesa osannando sull’universo, in lode del figlio di Dio che rinasce. Allora che nessun negozio e nessuna mercatura varrà più della salvezza dell’anima immortale.
La conclusione è la seguente: Nessuna terra vuole accogliere più il popolo deicida. Nessuna. Anche il suolo di Roma ora scotta sotto le suola dell’eterno camminatore. –Tu camminerai sino alla consumazione dei secoli, senza posa, senza posa…– Le campane inneggiano all’Uomo che ha salvato l’umanità. Osanna! Osanna! A quale specie, fra le razze umane, apparterrà questa, che non trova asilo in nessuna terra e che nessuna vuol riconoscere come propria simile?
Fine del viaggio nel 1938 In un certo senso abbiamo anche noi vissuto nel 1938 per tutto un anno, e ora torniamo nel nostro tempo, nel XXI secolo. Ci congediamo dall’umanità di allora alle soglie di anni che saranno terribili e difficili. Con sgomento ci separiamo dagli Ebrei d’Europa che stanno per affrontare la loro più immane tragedia. I loro persecutori, che stanno andando incontro alla giusta disfatta e alla vergogna, li abbandoniamo al loro destino. Abbandoniamo anche gli ignavi che hanno agito con grettezza e che riusciranno a cavarsela eludendo i rimproveri per i loro meschini comportamenti. Ma portiamo con noi anche il grato ricordo di coloro che in quest’anno infame, da veri uomini, hanno saputo alzare una voce di umanità e di fraternità. È giunto il momento di lasciare il 1938 e lo facciamo facendo nostre queste parole, che quando furono scritte erano un’amara profezia: È giorno di Natale. Forse, o senza forse, l’ultimo Natale di pace per l’Europa. Aeroplani, cannoni, mitragliatrici, coloni armati (come capiamo ora) si addensano ai confini libici e tunisini! Strade militari, le strade dell’inferno, si costruiscono verso i confini dell’Ucraina. È l’inverno. La neve gelida copre le terre d’Europa d’un bianco manto funereo. A primavera probabilmente non ci sarà la fiorita. Non sbocceranno germogli e virgulti. Non spunteranno foglie sui rami secchi. Non s’innalzeranno per cieli azzurri i canti dell’amore e della speranza. Rullo di tank, boato di cannoni, fragore di bombe, gemiti di vite stroncate, urli pazzi di furore universale. Gli uomini si divoreranno.146
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Seconda parte
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Capitolo tredicesimo
Le risposte alle domande
Terminato il nostro viaggio nel 1938 e rientrati ai tempi nostri, è giunto il momento di verificare alcune cose e dare un senso a quanto abbiamo visto e imparato. Riprendiamo quindi le domande che abbiamo formulato nel Prologo: Cosa si sapeva allora? Quale è stata la politica svizzera di accoglienza dei profughi? Quale è stata la politica del Canton Ticino nell’accoglienza dei profughi? Quale è stata la posizione della Chiesa Cattolica di fronte al razzismo e all’antisemitismo, alle persecuzioni e alle legislazioni discriminatorie? Quale è stata la posizione dei diversi schieramenti politici ticinesi e dei loro giornali verso gli Ebrei? Diffondevano o erano condizionati da pregiudizi e stereotipi antisemiti? Come scrivevano delle persecuzioni in Germania, nell’Europa Orientale e in Italia? Come si ponevano nei confronti del problema dei profughi? Come valutavano la politica di accoglienza messa in atto in Svizzera? Quale è stato l’atteggiamento della popolazione della Svizzera italiana di fronte alle persecuzioni nel Reich, nell’Europa Orientale e in Italia? Erano diffusi i pregiudizi e gli stereotipi verso gli Ebrei? E verso i profughi? C’era antisemitismo? Solidarietà? Indifferenza? Cercheremo ora di rispondere a queste domande in base a quanto abbiamo appreso dalla nostra lettura dei giornali del 1938. La curiosità sollevata dai lontani avvenimenti nei quali ci siamo imbattuti ci ha indotto a fare qualche ulteriore ricerca nei documenti dell’archivio per completare il quadro e per verificare l’effettivo svolgimento dei fatti.
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LE RISPOSTE ALLE DOMANDE
Ciò che si sapeva allora Alla domanda «Cosa si sapeva allora?», abbiamo risposto: la risposta è la prima parte di questo libro. Abbiamo raccontato il 1938 mese per mese basandoci esclusivamente sulle notizie pubblicate allora; le poche volte in cui abbiamo aggiunto fatti o particolari appresi da fonti posteriori lo abbiamo sempre specificato e doverosamente sottolineato. Possiamo quindi tranquillamente sostenere, documenti alla mano, che nel 1938 si sapeva molto.
La situazione nei diversi punti caldi Europa Orientale Sull’antisemitismo nell’Europa Orientale l’opinione pubblica di allora ne sapeva decisamente assai di più di quanto ne sia oggi al corrente una persona di cultura media. La guerra fredda prima, e gli sforzi per reintegrare nell’identità europea i Paesi usciti dall’influenza sovietica poi, hanno provocato una rimozione e fatto in modo che si parlasse il meno possibile di questo capitolo di Storia. Stranamente c’è stata per molti anni, nel dopoguerra, una ‘coincidenza di interessi’ che ha indotto tutti a tacere: la sinistra non voleva certo gettar fango sui ‘paesi socialisti’, che bramava presentare come pionieri del progresso dell’umanità; nel contempo, neppure la controparte desiderava di certo screditare le ‘nazioni oppresse dal comunismo’ di cui era molto importante, per motivi altrettanto propagandistici, avvalorare il ruolo di vittime innocenti. Insomma, faceva comodo a tutti lasciare che Hitler e i nazisti, uscendo dal palcoscenico della Storia, si portassero dietro per intero lo scheletro imbarazzante dell’antisemitismo. All’epoca, invece, i giornali hanno minuziosamente descritto (e in molti casi persino giustificato) il clima di intolleranza che regnava in Romania, Ungheria, Polonia, ed in seguito anche in Cecoslovacchia, e hanno pubblicato profusamente le notizie riguardanti gli atti di ostilità contro gli Ebrei: manifestazioni, violenze, distruzioni, aggressioni contro persone, assalti ai negozi, incendi di sinagoghe. Parimenti sono stati estesamente commentati i contenuti delle legislazioni discriminatorie che caratterizzavano la politica antisemita praticata da questi Paesi: le limitazioni di accesso alle professioni, alle università e all’e-
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sercizio del commercio, i divieti di uso del proprio idioma, le revoche della nazionalità, le espulsioni. Si è visto che in Romania1 erano presenti diversi gruppi politici che dell’antisemitismo avevano fatto la propria bandiera. Tra di essi la Guardia di Ferro di Corneliu Codreanu,2 un gruppo fascista specializzato in atti di violenza contro gli Ebrei, e il Partito Nazionale Cristiano fondato da Octavian Goga.3 Quest’ultimo è stato Primo Ministro di Romania per un breve periodo tra il dicembre 1937 e il febbraio del 1938, ma, pur restando al potere soltanto un paio di mesi, il 22 Gennaio 1938 riuscì a varare una legge che tolse la cittadinanza rumena a un terzo degli Ebrei di Romania. Notiamo per inciso che oggi, negli anni 2000, Octavian Goga è diventato una specie di Padre della Patria, è onorato come poeta nazionale rumeno e gli sono state intitolate biblioteche, scuole e strade. Uno dei più imponenti viali di Bucarest, a poca distanza dal Parlamento e sul quale si affacciano ambasciate importanti, porta il suo nome. Il Partito Nazionale Cristiano da lui fondato esiste ancora e partecipa attivamente al governo. Vi sono oggi in Romania diversi movimenti di estrema destra che si ispirano alla Guardia di Ferro di Corneliu Codreanu. Dell’Ungheria4 si è appreso del forte antisemitismo che serpeggiava nella popolazione e del grande sforzo profuso dal Governo per dotare il Paese di una legge ‘contro gli Ebrei’. Della Polonia5 si sono letti diversi articoli nei quali è descritto il clima di ostilità che impregnava la vita del Paese. Particolare importanza negli eventi del 1938 ha avuto, come abbiamo visto, la decisione del Governo polacco di introdurre nuove procedure per i passaporti, che ha privato della cittadinanza gli ebrei polacchi residenti all’estero per impedire loro di rientrare in Polonia6. Provvedimento, questo, che ha innescato ‘la notte dei cristalli’. In Cecoslovacchia,7 dopo il breve periodo di tregua reso possibile grazie a Masarik, già ai tempi di Benes si sono fatte sentire spinte antisemite provenienti da sfere intellettuali e giovanili a cui diede voce Beran, il presidente del Partito Agrario. Dopo gli accordi di Monaco, il malcontento e le frustrazioni per l’ingiustizia subita dalla nazione cecoslovacca si sono riversate in gran parte sulla minoranza israelita.
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Italia Le informazioni dall’Italia sono state copiose e particolareggiate, e non avrebbe potuto essere altrimenti. La Svizzera italiana allora, come sempre del resto, guardava con interesse particolare alla vita e agli avvenimenti della vicina penisola. Non mancavano le fonti a cui attingere: la stampa fascista, la stampa cattolica, la rete informativa antifascista e anche l’agenzia francese Havas, sempre molto ben informata e prodiga di puntuali notizie.Va detto che, nel 1938, il lettore ticinese era sicuramente meglio informato sui fatti italiani di quanto non lo fosse il suddito del Regno limitrofo, tenendo conto della mancanza di libertà di stampa ivi in auge. Per questo motivo si è potuto seguire meglio, e passo per passo, l’evoluzione della politica razzista dai suoi esordi fino all'emanazione delle ‘leggi razziali’. Abbiamo visto che, nel gennaio 1938, il regime non aveva ancora adottato nessuna discriminazione nei confronti degli Ebrei, ma cominciava a farsi sentire la martellante campagna antisemita organizzata da certi settori del Partito Fascista rappresentati da Farinacci, Interlandi e Preziosi. In febbraio una nota ufficiale del Governo apparsa sull’Informazione Diplomatica,8 ambigua e foriera di future discriminazioni, viene da tutti interpretata come una dichiarazione d’intenti per rassicurare che l’Italia non avrebbe mai adottato una politica razzista. In luglio viene pubblicato il Manifesto degli scienziati razzisti9 e, a partire dall’autunno, una sfilza di ordinanze e decreti10 introducono nell’ordinamento giuridico italiano una legislazione prettamente razzista e antisemita: le cosiddette ‘leggi razziali’, che verranno avallate dalla monarchia e ratificate dal Governo e dal Parlamento nel mese di novembre.11 Molti, all’epoca, hanno fatto risalire il mutamento di rotta del Regime alle pressioni di Hitler in occasione della sua visita in Italia avvenuta in maggio.12 Ma era poi veramente un mutamento di politica, o piuttosto la messa in atto di una mossa già da tempo programmata e preparata? Germania e Austria Anche se l'opinione pubblica sicuramente non ha sempre avuto la possibilità di rendersi perfettamente conto di quanto esteso e generalizzato fosse il fenomeno, alla fine degli anni trenta esso era perfettamente al corrente della natura delle persecuzioni subite dagli Ebrei nel Reich. Si era a conoscenza della legislazione vessatoria varata a loro deperimento.13 Le angherie, le umiliazioni, le violenze verbali e fisiche compiute contro di loro, le carcerazioni, le deportazioni, le
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spoliazioni e le prepotenze alle quali sono stati assoggettati sono state pubblicate con dovizia di particolari da tutti i giornali dell’epoca, e molto probabilmente sono state diffuse anche nei notiziari dell’Agenzia Telegrafica Svizzera da Radio Monte Ceneri, di cui purtroppo non siamo riusciti a recuperare i testi. L’accanimento antisemita nazista si è tradotto in uno stillicidio di notizie di piccoli o grandi soprusi che si è protratto nel corso dell’intero 1938. Il quadro che i lettori di allora hanno potuto farsi degli effetti devastanti dell’Anschluss sulla popolazione ebraica austriaca dal mese di marzo in avanti non si discosta molto da quanto si è più tardi potuto apprendere dai libri di storia. I vandalismi, i saccheggi, le distruzioni di sinagoghe, negozi e appartamenti e le violenze contro le persone nel corso delle manifestazioni di strada, accompagnati dai cinici provvedimenti punitivi delle autorità, in novembre si sono riversati nella loro crudezza e crudeltà nei servizi giornalistici sulla ‘notte dei cristalli’ apparsi sui giornali ticinesi. Benché le dimensioni della tragedia siano state superiori a quanto la stampa era in grado di trasmettere, le notizie sono state comunque tali da dare un quadro sufficientemente chiaro della situazione. I campi di concentramento Ci si è spesso chiesti, nel dopoguerra, se all’epoca si avesse avuto sentore delle strutture repressive e carcerarie messe in piedi dal regime nazista. A questa domanda si può rispondere affermativamente. A diverse riprese, nel corso dell’anno che abbiamo ‘visitato’, i giornali hanno citato i campi di concentramento.Va notato che si parlava di questi campi come di realtà scontate, di cui ognuno era naturalmente già da tempo al corrente e di cui oramai tutti avevano cessato di meravigliarsi. Molto sovente si parlava di ‘campi di concentramento’ in generale, senza citarne il nome o l’ubicazione, ma vi sono stati casi dove essi sono stati indicati con precisione: in sette occasioni i giornali hanno riferito fatti che riguardavano il campo di Dachau,14 in tre casi hanno parlato di Buchenwald15 e in altri tre di quello di SachsenhausenOranienburg.16 In molti casi si è letto di arresti di massa e di trasferimenti verso questi luoghi di detenzione.17 Si sono lette notizie su deportazioni per via ferroviaria18 o per mezzo di autocarri.19 Sono trapelati particolari raccapriccianti sulle torture inflitte ai prigionieri20 e si è saputo anche di uccisioni di massa,21 e di qualche caso di evasione o tentata evasione dai lager.22 Si è appreso anche che non vi
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‘soggiornavano’ soltanto ebrei, ma anche cattolici.23 E sono stati segnalati casi di singole persone (scrittori,24 pastori protestanti25) che hanno soggiornato o sono morti nei campi. Le nuvole all’orizzonte All’epoca non si presupponeva ancora che gran parte di questi ‘campi di concentramento’, nel volgere di qualche anno, si sarebbero trasformati in ‘campi di sterminio’ ossia in vere e proprie fabbriche della morte, cosa che avvenne a partire dal 1940. Ciò non di meno si può dire che già allora si presagiva l’imminente tragedia della Shoah. I nazisti non facevano mistero dei loro feroci propositi e la loro stampa li divulgava minacciosamente e senza ritegno. I giornali svizzeri riprendevano e riferivano. Si può così leggere che Göring promise che tutti i 300.000 ebrei sarebbero scomparsi da Vienna, che sarebbe tornata a essere una città tedesca.26 Goebbels preannunciò l’intenzione di «eliminare gli ebrei dalla vita economica».27 Il ministro Wagner dichiarò che la lotta contro gli Ebrei sarebbe andata avanti fino al loro sterminio completo.28 Streicher ripeté che «gli ebrei vivranno nelle caverne e i tedeschi prenderanno possesso dei loro appartamenti».29 Lo Schwarze Korps, il giornale delle SS, ha usato il termine ‘annientamento’ e ha proposto di farlo riducendo gli Ebrei in miseria per poi «distruggerli col fuoco e con la spada».30 In un’altra occasione lo stesso giornale ha chiesto nuove misure affinché gli Ebrei «vengano estirpati dal suolo tedesco»31 e ha minacciato che, in una prossima occasione, «non vi sarà più un ebreo in Germania».32 Era una sensazione diffusa quella che si stesse andando verso sbocchi quanto mai inquietanti e soprattutto pericolosi, sia nelle persecuzioni razziste, sia più in generale nell’ineluttabilità di una guerra mondiale. Un esempio di quanto oramai certe parole aleggiassero nell’aria si può dedurre dal fatto che Il Corriere del Ticino, già in gennaio, quando la situazione sembrava ancora relativamente tranquilla, parlando dell’antisemitismo in Polonia, ha ritenuto di adoperare termini come «corrente selvaggia e irresistibile», «cataclisma» e «una vera guerra di sterminio».33 I profughi Il tragico esodo (o tentato esodo) degli Ebrei tedeschi e austriaci per sottrarsi alla persecuzione e cercare salvezza è stato esplicitamente descritto, così come gli ostacoli che hanno incontrato nel farlo. Si era al corrente delle spoliazioni dei loro averi da parte dei nazisti e del
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rifiuto dei Paesi confinanti di accoglierli o addirittura di lasciarli uscire dal territorio del Reich, oppure della loro intenzione di respingerveli quando fossero riusciti a varcarne la frontiera senza essere in possesso dei visti richiesti. Neppure era un mistero la riluttanza di Paesi lontani di ripartirsi l’accoglienza di questa gente in cerca di un luogo in cui stabilirsi. Istruttivi a questo proposito sono i resoconti dalla Conferenza di Évian in luglio. La politica svizzera d’asilo non è stata tenuta nascosta e, anzi, è stata chiaramente enunciata e spieata. Per contro, è stata zittita ogni opposizione che timidamente cercava di sollevare qualche dubbio o qualche critica.
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Capitolo quattordicesimo
La politica svizzera di accoglienza dei profughi
La politica federale Nel corso del 1938 l’accoglienza dei profughi ha avuto un’evoluzione verso una sempre maggiore chiusura. Fino alla fine di marzo la Svizzera ha esplicato le sue procedure secondo le disposizioni della Legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (Ldds) e adeguandosi all’accordo internazionale in materia sottoscritto nel 1936 con la Società delle Nazioni.1 In conformità a questa intesa, la prassi consentiva l’entrata in Svizzera a coloro che erano provvisti di un passaporto valido. Le pratiche di accoglienza venivano espletate in seguito, dopo l’arrivo dei richiedenti nel territorio della Confederazione. Dal 1º aprile, adducendo come motivo il grande afflusso di ebrei in fuga dall’Austria in seguito all’Anschluss, si è avanzata la pretesa che i cittadini muniti di passaporto austriaco presentassero un visto rilasciato da un consolato svizzero all’estero. In mancanza di questo essi non avrebbero avuto la possibilità di accedere in Svizzera. Il visto doveva essere di soggiorno (contemporaneamente però Berna aveva provveduto a impartire alle sue rappresentanze all’estero l’ordine di non rilasciare più tali permessi a chi intendeva rifugiarsi in Svizzera) oppure di transito (che, sempre secondo le disposizioni federali, i consolati potevano rilasciare soltanto se il richiedente era in grado di presentare un visto di soggiorno di un paese terzo che garantiva di accoglierlo in maniera definitiva).2 Messo un argine alle entrate legali, si trattava poi di metterne uno anche alle entrate cosiddette illegali o clandestine.A questo si è prov-
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veduto nel mese di agosto con un decreto del Governo emanato due giorni dopo una conferenza dei capi di tutte le polizie (polizia degli stranieri e polizie cantonali) convocati all’uopo dal Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia. Questo decreto enuncia che: gli organi svizzeri di controllo al confine hanno ricevuto l’ordine di respingere le persone provenienti dalla Germania che vorrebbero penetrare in Svizzera senza essere in possesso di documenti sufficienti. Nei posti dove gli organi doganali non riescono da soli ad eseguire questo controllo, il servizio è stato rinforzato con truppe delle compagnie di volontari per la copertura delle frontiere.3
In concreto: primo, i profughi saranno ricacciati nel paese dal quale stanno fuggendo; secondo, da questo momento in avanti anche l’esercito sarà impiegato allo scopo di impedire ai civili di rifugiarsi in Svizzera. Nel momento in cui, verso la fine dell’estate, il governo germanico ha deciso di sopprimere i documenti d’identità austriaci sostituendoli con passaporti del Reich (rendendo di fatto superate e inoperanti le disposizioni elvetiche sul visto in vigore dal 1º aprile), la Svizzera ha ritenuto di intavolare trattative con le autorità naziste per ottenere qualche strumento che le permettesse di esercitare «un certo controllo su detti passaporti».4 Ciò che si voleva, era di ottenere qualcosa che permettesse di distinguere immediatamente gli Ebrei dagli altri cittadini del Reich, allo scopo di poter bloccare l’afflusso dei profughi israeliti senza intralciare il normale traffico transfrontaliero e senza danneggiare l’industria turistica svizzera. ll risultato di queste trattative è stata l’introduzione della ‘J’ rossa stampata sui passaporti degli Ebrei di tutto il Reich. L’esistenza del marchio ‘J’ sui documenti non è trapelata subito e la stampa non ne fa alcun cenno, ma la cosa non è rimasta a lungo segreta. Qualche mese più tardi, e precisamente nel maggio del 1939, in occasione della presentazione nel Gran Consiglio ticinese del Rendiconto 1938 del Dipartimento di Polizia, si parla esplicitamente del timbro ‘J’ e della sua funzione di ostacolo all’entrata in Svizzera degli Ebrei. In questo documento ufficiale, che ogni Gran Consigliere ha ricevuto e che era anche accessibile agli organi di stampa, è specificato a chiare lettere che il Consiglio Federale nella sua seduta del 4 ottobre 19385 ha reso obbligatorio il visto «per gli emigranti ebrei tedeschi, ai cui passaporti le autorità germaniche avrebbero ormai apposto il contrassegno ‘J’» che costituisce una «misura di prudenza imposta dall’entrata (già avvenuta) di parecchie migliaia di ebrei».6
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LA POLITICA SVIZZERA DI ACCOGLIENZA DEI PROFUGHI
Un aspetto su cui si dovrà riflettere è l’uso che della ‘J’ sul passaporto hanno fatto l’amministrazione e la burocrazia svizzere. Per esempio, con una circolare indirizzata ai Consolati e alle Legazioni svizzere all’estero viene ordinato di non iniziare le formalità per l’ottenimento dei visti di soggiorno o di transito se la domanda viene presentata da ebrei sul cui passaporto non figura la ‘J’. Coloro che non hanno questo timbro dovranno essere invitati a farselo apporre preventivamente dagli uffici pubblici germanici o dai consolati tedeschi all’estero.7 Il comunicato del Consiglio Federale del 4 ottobre, che impartisce le nuove direttive restrittive, va ricordato soprattutto perché introduce nell’ordinamento giuridico svizzero un criterio razzista, ossia la distinzione tra cittadini tedeschi ‘ariani’ e ‘non ariani’. E per fare ciò viene addirittura inventata una categoria di persone: «i cittadini germanici provvisti di passaporto germanico, i quali a norma della legislazione germanica non siano ariani», che è un vero e proprio mostro giuridico. I terribili pogrom di novembre non inducono la Svizzera a mutar pensiero e ad allentare la chiusura delle frontiere, anzi, la politica fin qui adottata continua a venir praticata con sempre rinnovato rigore, e vi è addirittura un inasprimento. Si apprende infatti da un comunicato successivo che, a causa dei numerosi recenti arrivi di ebrei, «è stato deciso un nuovo rafforzamento del nostro controllo confinario».8 In risposta a un appello del Ministro olandese Colijn, che cercava una collaborazione internazionale per accogliere e aiutare gli Ebrei perseguitati dal nazismo, il Dipartimento Politico Federale si defila ribadendo i soliti argomenti che stanno alla base della politica d’asilo della Confederazione.9 Non un problema umanitario ma di ordine pubblico A monte di tutto sta il fatto che il Governo svizzero non considerava le migliaia di ebrei in fuga dal Nazismo un'emergenza umanitaria di fronte alla quale era d’obbligo mobilitarsi, bensì una contingenza molesta alla quale sottrarsi. E ha di fatto costantemente cercato di sottrarvisi, adottando tutti gli accorgimenti possibili per scoraggiare e ostacolare l’entrata in Svizzera a queste persone. L’arrivo dei profughi non era trattato come un problema sociale, ma veniva affrontato come una questione di ordine pubblico e di polizia. La politica Svizzera verso i rifugiati non è stata il frutto di un dibattito politico democratico nel paese e nelle istituzioni rappresentative come il Parlamento. Le linee direttive della stessa e le decisioni pratiche sono invece maturate all’interno dell’ambiente della Polizia degli Stranieri e
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del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia. Una conferma a questo assunto è il fatto che le principali decisioni politiche e operative sono di regola state prese a ridosso di riunioni ad alto livello dei capi delle polizie federali e cantonali. Un’altra riprova la si desume dal tipo di persone che sono state incaricate a rappresentare il Paese negli organismi internazionali dove veniva affrontato il problema dei profughi (la Società delle Nazioni prima, la Conferenza di Évian poi): la Svizzera si è fatta rappresentare da alti funzionari della Divisione di Polizia del Dipartimento di Giustizia e Polizia (Rothmund e Schemi).
I fondamenti della politica d’asilo Non riconoscimento dello statuto di rifugiato ai perseguitati razziali Un modo efficace per tenere fuori dai confini gli Ebrei che cercano scampo è quello di non riconoscerli come ‘rifugiati’,10 sostenendo che essi non sono da considerarsi perseguitati per motivi politici, ossia a causa dell’attività politica da loro stessi praticata. Così nei documenti ufficiali essi vengono chiamati in vari modi: «fuggiaschi», «emigranti», «possessori di detti passaporti», «stranieri che vogliono o devono lasciare il territorio dell’ex-Austria» ecc. Si era evidentemente convinti che il fatto di non chiamarli ‘rifugiati’ o ‘profughi’, permettesse di annullarne l’esistenza. In questo modo si pensava forse di poter eludere la contraddizione con quello che era stato in passato un vanto del paese, quello di essere la Svizzera una terra d’asilo per i perseguitati. Questo non riconoscimento si è protratto negli anni.Abbiamo avuto modo di visionare la fotocopia di una lettera confidenziale del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia (Divisione della Polizia) del 13 agosto 1942, firmata da Heinrich Rothmund,11 che ribadisce il concetto. Nella lettera si indicano le categorie di persone che possono essere accolte alla frontiera, e si specifica che di queste non fanno parte «coloro che sono fuggiti per il solo motivo della loro razza; gli ebrei per esempio, non devono essere considerati rifugiati politici». La Svizzera può essere soltanto un paese di transito Più volte viene ribadito questo concetto, e per renderlo operativo si pretende che il profugo, all’arrivo alla frontiera, presenti un ‘visto di soggiorno’ oppure un ‘visto di transito’ che viene rilasciato dai consolati svizzeri soltanto a chi è in grado di presentare una garanzia di un altro
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paese pronto ad accoglierlo in via definitiva in seguito. Le formalità per l’ottenimento di queste carte, in periodi convulsi come quelli che stiamo considerando, erano difficili da espletare, richiedevano tempi lunghi e producevano in generale esiti negativi. Certamente non erano alla portata di persone che stavano fuggendo precipitosamente da un pericolo incombente. Che tali disposizioni burocratiche fossero di fatto un ‘impedimento alla fuga’ da un paese nel quale direttamente avevano luogo le persecuzioni era una circostanza che non veniva considerata. I visti La maniera più proficua per avere una completa discrezionalità nel decidere il destino dei richiedenti l’asilo è l’applicazione delle disposizioni sul visto. Da una parte si decreta che coloro che aspirano a entrare in Svizzera come rifugiati sono divisi in due categorie: quelli che possiedono un visto di soggiorno o di transito (che saranno accettati) e quelli invece che non lo possiedono (che saranno respinti). Il possesso del visto non è però una qualità intrinseca dell’aspirante rifugiato, ma è una caratteristica che l’autorità svizzera medesima può concedergli o negargli. Quindi, se non si vogliono profughi è sufficiente non rilasciare visti. Il funzionamento di questo meccanismo si può evincere dal contenuto del Comunicato del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia12 del 30 marzo 1938, nel quale, dopo aver annunciato l’introduzione del visto e affermato categoricamente che la Svizzera non è in grado di accogliere profughi, si legge testualmente che i «Consolati svizzeri hanno ricevuto analoghe istruzioni». Infatti, numerose circolari13 che ingiungono alle rappresentanze diplomatiche della Confederazione di non rilasciare visti a ebrei sono state recapitate ai Consolati svizzeri all’estero nel corso del 1938. Dissuasione dei potenziali profughi di tentare di entrare in Svizzera Per evitare un’ingente afflusso di ‘emigranti’ ci si preoccupa di dissuadere gli Ebrei prima della partenza, presentando del paese un’immagine il meno appetibile possibile. Per questo motivo si cerca di far sapere ovunque che la Svizzera è satura di profughi14 e non è più in grado di accoglierne degli altri. Uno dei mezzi usati per scoraggiare i ‘fuggiaschi’ è la stampa: in agosto, per esempio, «le autorità svizzere hanno fatto pubblicare sui grandi giornali viennesi alcuni avvisi indicanti il fatto che per ostacolare l’entrata di profughi “la Svizzera aveva preso severe misure”».15
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Coloro che sono già in Svizzera devono «proseguire il loro viaggio» Nei vari comunicati viene ribadito continuamente che chi già si trova in Svizzera dovrà andarsene al più presto, dovrà «proseguire il viaggio». Per questo motivo si fa tutto il possibile per ricordare ai profughi la provvisorietà della loro situazione e per fargli sentire che la loro presenza non è gradita. Evidentemente non si prevedono agevolazioni che permettano loro di inserirsi in qualche modo nel tessuto sociale ed economico del paese, obbligandoli a consumare tutte le riserve in loro possesso, tanto preziose in tempi calamitosi e con prospettive incerte. Oltre alla proibizione di lavorare vi è anche la disposizione che neppure la proprietà di immobili o la partecipazioni a imprese nei territori della Confederazione dà loro diritto al soggiorno.16 La Confederazione non partecipa alle spese Una cosa sulla quale non si transigeva era il rifiuto da parte della Confederazione di assumersi le spese di accoglienza e di sostentamento dei profughi ebrei. Essi dovevano provvedere con mezzi propri, e se non ne disponevano dovevano ricorrere alle Organizzazioni umanitarie. La parte preponderante di queste spese sono state pagate dalla Comunità israelitica svizzera e dalle Organizzazioni ebraiche di soccorso. Il solo contributo che la Confederazione ha elargito sono stati 20.000 franchi all’anno, devoluti non per il mantenimento dei rifugiati, ma per essere utilizzati al fine di permettere la «prosecuzione del loro viaggio». Questa cifra veniva versata nelle casse delle organizzazioni umanitarie svizzere dalle quali, come contropartita, si pretendeva la collaborazione con le autorità per il controllo dei profughi: segnalando alla polizia gli arrivi e facendo loro rispettare le disposizioni che li riguardavano. Ciò senza tenere in nessun conto il fatto che la missione di questi enti fosse invece quella di alleviare le sofferenze e proteggere questa gente in grave difficoltà e bisogno.17 Il linguaggio Uno degli accorgimenti assai diffusi nel periodo che stiamo esaminando è stato quello di esprimersi per eufemismi o in modo ambiguo. Un eufemismo molto comune era ‘devono continuare il viaggio’, per dire in verità ‘sono espulsi dalla Svizzera’, oppure chiamarli ‘emigranti’ in luogo di ‘profughi’ o ‘rifugiati’. Un modo ambiguo era il capovolgimento della regola con l’eccezione: una proibizione non veniva enunciata come tale, ma veniva presentata come una concessione che
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però si applicava solo a casi eccezionali e assai improbabili. Ad esempio non si diceva che ‘gli Ebrei non possono entrare in Svizzera come rifugiati’, ma si diceva che «possono entrare gli ebrei provvisti dell’apposito visto di soggiorno o di transito», anche se era chiaro ed evidente a tutti che coloro che lo possedevano erano poche decine mentre quelli che non erano in grado di presentare quanto richiesto costituivano di gran lunga la regola. La prosa impiegata nei vari comunicati dalle autorità meriterebbe un adeguato approfondimento. I motivi addotti per giustificare la politica restrittiva Tutta la politica svizzera d’accoglienza si basa sul presupposto che l’entrata dei profughi costituirebbe un cataclisma per la Confederazione. Questo è un dato di fatto che le autorità danno per scontato, con la pretesa che sia accettato da tutti. In realtà questa pericolosità non è stata dimostrata da nessuna seria indagine, ma è soltanto suffragata dall’opinione corrente e non è altro che il prolungamento della fobia antistraniera, e in particolare antiebraica, che imperava negli anni tra le due guerre e vedeva come una minaccia all’integrità del paese un supposto pericolo di «giudeizzazione della Svizzera».18 Gli argomenti a sostegno sono in sintesi i seguenti: ■ la Svizzera è già satura di profughi e non è in grado di accoglierne un numero maggiore; ■ la Svizzera non può accogliere profughi per motivi economici e sociali in quanto l’alto tasso di disoccupazione non permette l’aggiunta di nuove bocche da sfamare; ■ l’arrivo di una massa di ebrei causerebbe la nascita dell’antisemitismo in Svizzera con conseguenti ripercussioni sull’ordine pubblico. Per smontare il primo argomento è sufficiente riportare le cifre fornite dalle autorità stesse. In luglio, alla conferenza di Évian, il rappresentante della Svizzera, Heinrich Rothmund, afferma che gli Ebrei giunti in Svizzera dopo l’Anschluss sono 4.000. Nei mesi successivi si parla di volta in volta di centinaia di entrate per cui, sommando tutti coloro che già erano in Svizzera prima dell’Anschluss con quelli giunti a quell’epoca, più le entrate legali e clandestine avvenute nel corso dei mesi seguenti, e sottraendo le uscite di coloro che ‘hanno proseguito il loro viaggio’, pur abbondando generosamente, si raggiunge una cifra che si situa tra le 5.000 e le 6.000 persone. Una delle più forti preoccupazioni era sicuramente quella di ritro-
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varsi, in caso di guerra, con una quantità insostenibile di profughi ‘bloccati in casa’. Ma anche in questo caso si è abbondantemente drammatizzato: in un documento ufficiale19 risulta che con lo scoppio della guerra sono rimasti per così dire ‘intrappolati’ in Svizzera 5.600 ‘emigranti’, i quali, a causa del conflitto, non hanno potuto ‘proseguire il loro viaggio’. Si può convenire che l’arrivo in Svizzera di tutti gli Ebrei d’Europa avrebbe costituito un serio problema. Un conto però è sostenere che non si era in grado di accoglierli tutti, e un altro è quello di affermare, come si è fatto, che si era in grado di ospitare (e solo temporaneamente e in transito) non più delle 5.000 o 6.000 persone già giunte nel paese. Tra l’una e l’altra opzione vi erano diverse possibilità di rispondere all’emergenza, e altrettanti i gradi di solidarietà che si sarebbero potuti scegliere. Inoltre, c’è una sostanziale differenza tra l'affermare che non si è in grado di dare ospitalità oltre a un certo numero di persone, e quello sbarrare la strada a esseri umani in fuga da un dramma immane. Secondo le cifre fornite dal Rapporto Bergier20 sono stati complessivamente 51.129 i profughi accolti in Svizzera nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Di essi 21.304 (circa i 2/5) sono ebrei.Tuttavia, nei primi anni del conflitto, ossia fino all’agosto del 1942, hanno potuto trovar scampo in Svizzera soltanto poche decine di rifugiati. L’afflusso è leggermente aumentato negli ultimi mesi del 1942, da settembre in poi (7.372 persone), mentre il grosso degli arrivi si è avuto a partire dal mese di settembre del 1943 quando già si poteva capire chi sarebbero stati i vincitori e chi i vinti, e quando la maggioranza degli Ebrei d’Europa aveva ormai subito il suo tragico destino. Per la precisione, le entrate sono state di 14.520 persone nel 1943, 17.906 nel 1944 e 10.055 nei primi mesi del 1945. Quindi, quando si parla delle cifre dei rifugiati va ricordato che la gran parte di essi (oltre l’80%) sono stati accolti negli ultimi due anni di guerra, mentre nei primi anni del conflitto, fino al mese di giugno 1942, hanno potuto trovare rifugio in Svizzera solo 558 persone ossia poco più dell’1% del totale. Un argomento che viene volentieri messo avanti per giustificare la ridotta accoglienza riservata ai profughi è quello della disoccupazione in Svizzera. Che vi siano stati all’epoca molti disoccupati è un dato di fatto.Tuttavia i senza lavoro erano una specie di desaparecidos nelle pagine dei giornali, e anche, si suppone, nelle preoccupazioni delle autorità. Leggendo la
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stampa del 1938 si percepisce assai poco sulla loro esistenza, e se ne sente parlare quasi esclusivamente quando vengono presi a pretesto per la politica restrittiva adottata nei confronti dei profughi ebrei. Si ha l’impressione che in fondo anche i disoccupati, come i profughi, fossero una realtà sgradevole che, con gli impliciti appelli alla solidarietà e alla giustizia, disturbava il quieto vivere e l’autostima nazionale. Anche quando, verso la fine del 1938, le autorità cercano di ‘ricompattare’ il paese di fronte ai pericoli che incombono, pensano alla «difesa spirituale», e non parlano mai di creare una solidarietà sociale interna risolvendo anche il problema della disoccupazione. Quello delle ‘bocche da sfamare’ supplementari è un argomento che appare particolarmente debole se si considera che non la Confederazione, ma altri hanno dovuto pagare per l’accoglienza dei profughi. La questione relativa alla previsione di un’ondata di antisemitismo provocata dall’arrivo di un grande numero di ebrei l’esamineremo più da vicino in un capitolo successivo, quando cercheremo la risposta alla domanda se questo tipo di razzismo allignava all’interno della popolazione svizzera. Se la popolazione avesse o non avesse sentimenti antisemiti, lo vedremo dunque in seguito, ma una cosa è difficilmente confutabile: sono le autorità stesse che nutrivano verso gli Ebrei, in quanto tali, una più che discreta avversione e forti pregiudizi. Per questo motivo risulta fondata la supposizione che la chiusura delle frontiere davanti al loro arrivo sia stata principalmente dovuta al fatto che proprio di ebrei si trattava. Le prove? Alcune le abbiamo trovate strada facendo. Un esempio: il 14 luglio, l’onorevole Enrico Celio presenta in Gran Consiglio il rendiconto del suo Dipartimento, affermando esplicitamente di riportare gli argomenti dell’Autorità Federale quando sostiene che «L’elemento ebreo, salvo poche eccezioni, è nulla affatto, o difficilmente assimilabile» e «la nostra popolazione generalmente considera l’ebreo, indipendentemente dalla sua nazionalità, come uno straniero» per cui «allo straniero ebreo, specie del ramo nordico-orientale» un permesso di residenza di regola non deve venir concesso: e questo per rispondere «all’imperioso dovere di difendere tutto quello che costituisce il nostro pubblico bene».21 C’è da supporre che, almeno in parte, siano state ispirate dalla filosofia e dalla politica federali anche le altre considerazioni che lo stesso Enrico Celio ha poi espresso in seguito, nel corso del dibattito nel legislativo ticinese avvenuto nello stesso giorno.22
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Capitolo quindicesimo
La politica dell’Autorità cantonale ticinese verso i profughi
Riprendiamo il discorso da dove lo abbiamo appena lasciato, ossia dalle affermazioni dell’onorevole Enrico Celio espresse in Gran Consiglio il 14 luglio 1938. In quest’occasione egli si presentava nella veste di Capo Dicastero di Polizia del Canton Ticino per sottoporre al Parlamento, per l’approvazione, il rendiconto dell’attività del suo Dipartimento per l’anno 1937. Alle critiche avanzate al suo rapporto (ossia che vi si leggessero delle considerazioni razziste), egli replica affermando che non si tratta di ‘farina del suo sacco’ ma delle parole d’ordine giunte da Berna, e precisa che la politica cantonale verso i profughi non è altro che la realizzazione pratica della politica federale, sulla definizione della quale il Cantone non ha voce in capitolo. Proseguendo nel suo intervento però, non si riesce a capire bene se a nome proprio o come portavoce delle autorità bernesi, o in ambedue le vesti, rincara la dose, aggiungendo considerazioni senz’altro catalogabili come stereotipi e pregiudizi: «tutti sanno che da secoli gli ebrei dominano il mondo politico, spirituale, economico e scientifico», e che «essi esercitano, specie nei piccoli paesi, un dominio pericoloso», per questo «dobbiamo impedire che questa razza dominatrice nel campo economico metta radici nel nostro Paese».1 Se è vero che ad alcuni deputati presenti in Gran Consiglio il discorso non è risultato gradito, come pure la politica praticata nei confronti dei profughi ebrei, è vero anche che essi sono stati messi nella condizione di essere impossibilitati a muovere una qualsiasi contestazione, essendo il tutto presentato come una direttiva superiore giunta dal Governo di Berna. E su una direttiva governativa ad essi non era riconosciuto nessun diritto di intervento, in quanto membri di un orga-
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no legislativo cantonale e non federale. Per questo motivo le loro contestazioni non potevano essere indirizzate contro la politica d’asilo in quanto tale, ma potevano soltanto rivolgersi verso la realizzazione concreta delle disposizioni praticate in ambito locale. È in quest’ottica che diversi deputati chiedono uno sforzo per procedere nel modo più umano possibile cercando di fare delle eccezioni. Il verbale che non c’è Per verificare quale è poi stata realmente la politica applicata nel Canton Ticino nell’anno della nostra ricerca, siamo andati metaforicamente avanti di un anno a cercare il Rendiconto del Dipartimento di Polizia 1938 e l’abbiamo trovato al suo posto negli scaffali dell’Archivio.2 E abbiamo cercato di recuperare anche la trascrizione della discussione seguita alla presentazione in Gran Consiglio del Rendiconto suddetto quando, nel maggio del 1939, è stato presentato ai parlamentari ticinesi per l’approvazione. E qui ci siamo trovati di fronte a una sorpresa. All’Archivio di Stato a Bellinzona il verbale della sessione primaverile del Gran Consiglio Ticinese del 1939 non c’è. Dopo molte ricerche e in seguito a molte insistenze abbiamo risolto la questione dell’assenza constatando che il verbale della sessione primaverile del 1939 del Gran Consiglio del Canton Ticino non c’è perché non è mai stato né scritto né pubblicato. Il materiale che riguarda questa sessione si trova da oltre sessant’anni chiuso in alcune scatole che ora si trovano presso la segreteria del Gran Consiglio a Bellinzona. In risposta a una nostra richiesta ci è stato gentilmente concesso di esaminare parte di queste carte. Ci sono state consegnate fotocopie del Rapporto della Commissione di Gestione3 e dei manoscritti del verbalista che prese gli appunti nel corso del dibattito svoltosi in aula a Bellinzona il 25 maggio 1939.4 Prima di poter consultare questa documentazione ci è stato richiesto di firmare una dichiarazione con la quale abbiamo riconosciuto che quanto ci è stato consegnato non era il verbale ufficiale. Non lo è perché una sessantina d’anni fa non è stato pubblicato e, soprattutto, non è stato sottoposto ai membri del Gran Consiglio e non è stato quindi da loro approvato in votazione. Aggiungiamo che non si tratta, come nelle relazioni stenografiche, del testo letterale; si tratta di appunti piuttosto scarni che molto probabilmente il verbalista avrebbe poi integrato in sede di trascrizione con ciò che egli, del dibattito, serbava nella
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propria memoria. Ci è stato tuttavia assicurato che quanto abbiamo ricevuto è comunque considerato un documento storico che siamo autorizzati a utilizzare per la nostra ricerca. Avendo a disposizione questo materiale inedito, non possiamo che soffermarci su di esso per esaminarlo accuratamente. Lo utilizzeremo quindi per tentare di ricostruire ciò che è stato detto in Gran Consiglio5 in occasione dell’approvazione del Rendiconto 1938 presentato dal Dipartimento di Polizia.
L’approvazione in Gran Consiglio del rendiconto 1938 presentato dal Dipartimento di Polizia del canton Ticino Il rendiconto del Dipartimento Nel corso della sessione primaverile del Parlamento il Governo cantonale presenta i suoi Rendiconti. Ogni Dipartimento sottopone al Gran Consiglio il suo rapporto relativo all’anno precedente: nel 1939 vengono dunque esaminati i rapporti d’attività del 1938. Qui ci stiamo occupando del Resoconto con il quale il Consigliere di Stato Enrico Celio rende conto al legislativo dell’attività del Dipartimento di Polizia del Canton Ticino.6 Nel suo rapporto egli riferisce di come è stato affrontato in Ticino il problema dei profughi nel corso del 1938 e afferma: «La questione degli israeliti si è posta al primo piano ed ha richiesto all’ufficio forestieri una particolare somma di tenacia e di severità, resa più onerosa dall’incomprensione che vige, sia nella popolazione, sia in molte autorità, del grave problema». Egli prosegue poi lamentando che «il privato cittadino, che si è commosso davanti ad un caso umanitario o ad un caso particolare», non riesce a capire che è spesso impossibile «conciliare i sensi umanitari colle gravissime esigenze del nostro patrimonio etnico e del nostro mercato del lavoro». Continua sottolineando che l’autorità intende continuare ad agire «secondo le direttive fin qui seguite» per evitare che anche il Ticino si venga in futuro a trovare nella «preoccupante situazione che qualche altro cantone già oggi lamenta in materia d’immigrazione di ebrei». Ricorda che gli avvenimenti d’Austria e di Cecoslovacchia, nonché la crisi seguita alle nuove disposizioni polacche in materia di passaporti, hanno provocato «nuovi rilevanti afflussi di emigranti ai confini della Svizzera», tanto che, specialmente dopo l’adozione anche in
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Italia delle leggi per la difesa della razza, si è ora di fronte a «un vero e proprio problema di popoli, ché una massa enorme di circa 4 milioni di ebrei deve spostarsi, sotto la pressione di misure draconiane, in un fenomeno di grandiosa migrazione». Il rapporto illustra le direttive della politica della Confederazione rendendo noto che questa venne definita «da una conferenza dei Direttori di Polizia tenuta a Berna il 4 ottobre 1938, indi dal Consiglio Federale»; fa inoltre notare che in Ticino «l’ufficio forestieri ha fedelmente applicato le prescrizioni emanate da Berna ispirandosi ai criteri limitativi consigliati dalla nostra situazione cantonale», pur non omettendo «di accogliere con senso di umanità le domande di emigranti di passaggio che prestavano sufficienti garanzie e che meritavano particolare considerazione (persone in età avanzata, bambini, ecc)». Ribadisce in seguito che secondo le disposizioni federali, in Svizzera non possono più accedere altri ebrei, ad eccezione di quelli che vi soggiorneranno solo temporaneamente, come «emigranti», nell’attesa di potersi trasferire definitivamente in un altro Stato.Tuttavia, prosegue il rapporto, «le possibilità, per gli emigranti, di ottenere dei visti per altri Stati sono tuttora molto limitate, per cui l’ammissione di emigranti pone sempre davanti alla grave incognita di sapere quando l’effettiva partenza potrà avvenire», con il rischio che la chiusura delle frontiere in caso di una conflagrazione europea possa stabilizzare la presenza in Ticino di «una massa insolita di elementi doppiamente estranei alla nostra compagine nazionale». È a questo punto che il rapporto svela anche la faccenda, alla quale abbiamo accennato in precedenza, della ‘J’ stampigliata dalle autorità germaniche sui passaporti degli Ebrei del Reich, definendo questo provvedimento una «misura di prudenza» per arginare l’afflusso in Svizzera di profughi ebrei. Il rapporto si conclude con un occhio di riguardo per il vicino Regno, di cui si dice che «ad onor del vero» e «a differenza di qualche Stato, le ‘leggi razziali’ furono applicate, in Italia, con un certo senso di umanità e longanimità. Per cui il nostro compito ne uscì facilitato». (Non viene però specificato quale compito, e in che modo esso sia stato facilitato). Il rapporto della Commissione di Gestione7 Il rapporto della Commissione di Gestione è molto interessante e significativo perché contiene importanti considerazioni e riserve sulla natura della politica d’asilo effettivamente applicata. Si legge infatti che «la
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severità colla quale si esaminano e decidono le domande di entrata di stranieri è nota; parimenti è nota l’energia colla quale si costringono a partire quelli che qui non sono autorizzati a risiedere» e si rende nota «la dura lotta delle autorità contro i perseguitati» che «talora appare inumana». Naturalmente la Commissione di Gestione accetta, come del resto sembrano fare tutti, l’assioma della «necessità stretta» e dell’ineluttabilità della politica che è stata adottata, ma risulta comunque significativa la scelta di termini come «inumana» e «dura lotta contro i perseguitati», e più oltre anche «sommamente ingiusto» e «inesorabili». Questo suggerisce che un certo disagio disturbi i Commissari, e ciò traspare anche dal rincrescimento espresso dagli stessi, perché «tutta la nostra legislazione in materia di asilo e di dimora, ha dovuto essere indurita, contro tutta la nostra tradizione». Oltre a ciò la Commissione solleva un altro problema, ossia quello degli stranieri residenti in Ticino (nazisti tedeschi e fascisti italiani), i quali, indisturbati, fanno una politica contraria agli interessi della Svizzera e promuovono la nascita di «certe organizzazioni più o meno spontanee» che «possono divenire pericolose, specie in tempi calamitosi». Nei confronti di queste persone, piuttosto che nei riguardi dei profughi, i Commissari invocano maggiore rigore e severità. Nel rapporto si legge infatti: «non possiamo esimerci dal sollecitare una maggior sorveglianza degli stranieri qui residenti, e particolarmente di quelli che hanno attività propagandistiche ed organizzative che possono talora costituire un pericolo per il nostro paese» perché «sarebbe sommamente ingiusto che si fosse inesorabili coi disgraziati e perseguitati a motivo della loro origine e razza, delle quali non hanno responsabilità alcune, nel contempo che l’indulgenza fosse concessa a coloro che ci danneggiano o ci pongono in pericolo deliberatamente». Il dibattito in Gran Consiglio8 Il dibattito per l’approvazione del Rendiconto del Dipartimento presentato da Celio ha luogo il 25 maggio 1939. In mancanza del verbale ufficiale, abbiamo cercato di fare una ricostruzione (riportata in Appendice Doc. T-g) utilizzando gli appunti del verbalista9 che ci sono stati consegnati, integrandoli con i resoconti apparsi il giorno successivo sulla stampa ticinese.10 Alcuni deputati intervengono sull’argomento. In linea di principio sono tutti d’accordo sulla vigilanza e la severità,11 pur chiedendo che si continui con la prassi sinora seguita, dando prova «di spirito di comprensio-
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ne» nel caso di eccezioni umanitarie o, come richiesto da un consigliere, largheggiando nei casi di ebrei abbienti. È il Consigliere Caroni che insiste su una maggiore disponibilità verso gli ebrei facoltosi, ma raccomanda prudenza per l’eventuale pericolo di sopravvalutare le disponibilità di questi potenziali immigranti. Molti di essi possono essere stati benestanti in origine, ma aver perduto nel frattempo tutte le loro sostanze, conservando dell’agiatezza soltanto le abitudini esteriori.12 Di fronte agli interventi in aula e alle suggestioni della Commissione di Gestione, Celio affronta il tema rispondendo alla raccomandazione, sollevata da più parti, di usare magnanimità verso gli stranieri cacciati da altri paesi,13 ribadendo che «la Svizzera ha adottato misure severe». Quanto agli ebrei che giungono in territorio svizzero, essi possono essere definiti profughi in quanto devono fuggire dal loro paese per sottrarsi a persecuzioni: ma l’autorità federale non riconosce loro la qualità di profughi. Ciò non impedisce che si usi tuttavia larghezza nei loro confronti. Ma la Svizzera ad un determinato momento si è trovata alle porte centinaia di migliaia di ebrei che volevano entrare nella Svizzera. Essi meritano pietà. Ma questa pietà deve avere un limite – per necessità – per la difesa della nostra economia, del nostro commercio, delle nostre industrie. Questa politica è perfettamente giustificata ed umana: si permette a chiunque di venire nel nostro paese a condizione che sia di passaggio. Certamente deve essere esaminata la concessione ad ebrei ricchi, e già il nostro cantone ha cercato di convincere le autorità federali a largheggiare in queste situazioni.14
Per quello che riguarda invece il controllo delle attività politiche degli stranieri residenti nel Paese, la risposta di Celio dimostra quanto fondata fosse la preoccupazione dei Commissari di Gestione quando paventavano l’uso di due pesi e due misure: rigore verso i profughi e indulgenza verso gli stranieri residenti in Svizzera che tramavano per interesse degli Stati totalitari. Su quest’argomento Celio sostiene che la competenza del Cantone è minima, spettando essa al Ministero Pubblico Federale. «A questi ospiti che risiedono da noi», spiega, «non si può negare il diritto di associazione, di propaganda anche. Ciò che è consentito ai nostri concittadini all’estero non possiamo negarlo agli stranieri che sono da noi». Certamente vi sono dei limiti, ad essi non è permesso di «sorvegliare i loro concittadini e compiere attività che abbiano carattere di spionaggio» e vi sono restrizioni e controlli anche per quanto riguarda le conferenze da essi organizzate. D’altronde ammette: «è certo che a questo riguardo non siamo sufficientemente attrezzati e
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d’altra parte in questa materia i giudizi sono difficili e personali». Riassumendo, la politica delle autorità cantonali ticinesi riguardo ai profughi consiste nell’applicazione pratica della politica federale. In qualche caso si tenta di smussare gli angoli più duri, facendo quando possibile qualche eccezione per motivi umanitari.15 Dalle parole di alcuni deputati, e di Celio, traspare molta buona volontà verso casi singoli di ebrei facoltosi, dai quali forse ci si può attendere qualche beneficio a livello locale e turistico.A favore di questi, il Dipartimento fa sapere d’aver interceduto presso le autorità di Berna per chiedere maggiore flessibilità.16 Ad ogni modo, secondo quanto si può apprendere dal resoconto del Dipartimento di Polizia del 1939 (ossia dell’anno successivo a quello che abbiamo appena esaminato), il timore di trovarsi in casa un numero eccessivo di ebrei, considerati comunque alieni e pericolosi, ha guidato la mano anche all’autorità ticinese. In esso, infatti, ci si autocongratula per il rigore di cui si è data prova: Non è inopportuno far rilevare che la severità dimostrata nel 1938 e 1939 dall’Ufficio Forestieri in materia di nuove entrate di stranieri e d’ammissione di profughi (emigranti) ebrei, ha purtroppo trovato la dimostrazione della sua fondatezza nel tragico precipitare degli avvenimenti internazionali. Occorre riflettere alla situazione in cui oggi si troverebbe il nostro Cantone se l’autorità di polizia, abbandonandosi a un comodo ottimismo, avesse largheggiato nell’accogliere le sempre numerose istanze di emigranti ebrei o nell’ammettere supinamente le entrate illegali. In via assoluta il Ticino può oggi considerarsi in buona situazione. Il numero dei profughi ebrei non è da noi eccessivo; buona parte di essi sono in alberghi e pensioni, in situazione economica indipendente, altri beneficiano di sussidi assicurati dalle comunità israelitiche, e solo poche decine si trovano in precarie condizioni, senza però far appello alla pubblica assistenza.17
Per mantenere gelosamente integre le «caratteristiche etniche» del nostro Cantone Che la politica applicata sia stata in generale inflessibile risulta da alcuni fatti la cui documentazione si può trovare all’archivio di Bellinzona. Una richiesta avanzata dal Comune di Croglio per poter accogliere come ‘ospiti di diporto’ due anziani ebrei polacchi18 ottiene una risposta negativa del Dipartimento di Polizia del Canton Ticino, con l’indicazione che i richiedenti «facciano istanza al
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Consolato di Milano» dove ci sono scarse possibilità di successo.19 La domanda inoltrata dall’organizzazione ebraica Vita Nuova con la quale si richiede il permesso di aprire nel cantone Ticino una scuola per ragazze ebree, perché le disposizioni italiane impediscono di continuare l’attività in Italia,20 riceve una risposta negativa del Dipartimento di Polizia. Il rifiuto è motivato con l’asserzione che in Svizzera vi sono già troppi stranieri e che il Ticino vuole «mantenere gelosamente integro il suo carattere di Cantone italiano di lingua e cultura». È per questa ragione che le autorità si oppongono «alla creazione di nuove istituzioni» non conformi alle «caratteristiche etniche» del Cantone.21 L’avvocato e notaio Jean Hirsch di La Chaux de Fond chiede un permesso di soggiorno per un periodo di tempo limitato a Locarno per una famiglia di tre persone, in attesa del contingente per emigrare in America, e si informa sull’ammontare della cauzione da pagare.22 Il Dipartimento di Polizia risponde che il permesso di regola può essere rilasciato solo in via eccezionale, nel qual caso la cauzione richiesta è di almeno 5.000 franchi (cifra molto alta tenendo conto del valore di allora del franco svizzero). Tuttavia fa sapere che la richiesta deve essere prima inoltrata al Consolato di Vienna e, in più, all’avvocato Hirsch si consiglia di desistere dal chiedere un permesso di residenza in Ticino e di tentare eventualmente in un cantone di lingua tedesca.23 Un’ulteriore dimostrazione di quanto fermo fosse il rifiuto nel concedere permessi si desume anche da una lettera proveniente dal Dipartimento di Polizia indirizzata al Vescovo di Lugano, di cui parleremo in un prossimo capitolo. In questa lettera, sia pur con rincrescimento, si nega l’autorizzazione al permesso di soggiorno persino a ebrei raccomandati alle autorità dal Vescovo in persona.24
Le cifre: ebrei presenti in Ticino e ebrei respinti In ottobre, la Schweizerische Zentralstelle für Flüchtlinge, un ente fondato dall’Autorità federale per gestire il problema dei profughi per il quale ricopre la carica di direttore il Consigliere di Stato zurighese Briner, invia una lettera urgente25 al Dipartimento di Polizia per richiedere le cifre riguardanti i profughi nel Canton Ticino. Dalla risposta26 apprendiamo che sono 150 i ‘fuggiaschi’ che, con permesso turistico di 3 mesi, risiedono in alberghi.Tra di loro, precisa la
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lettera, non vi sono però «ebrei indigenti». E sono 60 le domande di soggiorno allo studio, mentre ammonta a 90 il numero degli ebrei respinti nel corso dell’anno. A proposito di questi ultimi, sempre nell’Archivio di Stato, abbiamo trovato il Prospetto degli individui consegnati e ricevuti in consegna alla Stazione internazionale di Chiasso della Polizia Cantonale ticinese.27 Si tratta di un registro, redatto in bella grafia inclinata, che fa la contabilità delle entrate e delle uscite avvenute su ordine della polizia. Scorrendo la lista dei nomi, abbiamo trovato ben 45 delle 90 persone di cui si fa menzione nella lettera. Che si tratti di ebrei lo si capisce dai nomi e dalla provenienza. Nella colonna «Autorità a cui devono essere consegnati», vi è quasi sempre l’indicazione «sorvegliato partenza», mentre in quella successiva, «Motivo della consegna», la dicitura è soltanto «espulso» senza la specificazione di un reato, che è invece presente in gran parte delle altre registrazioni che compaiono in quell’elenco. Questo registro ci fa intuire come avvenissero concretamente queste espulsioni da Chiasso. Molto probabilmente gli ebrei espulsi dalla Svizzera venivano semplicemente fatti salire su un treno in partenza per l’Italia e tenuti d’occhio fino al momento del superamento del confine, a pochi metri dalla stazione. Si constata che in generale lo stratagemma doveva funzionare a perfezione perché abbiamo trovato un unico caso nel quale accanto alla solita dicitura «sorvegliato partenza» si legge «respinto dall’autorità italiana e rinviato a Zurigo». Questo è avvenuto l’8 luglio, ma già il 12 luglio tra i partenti si trova il medesimo nome.28 È evidente che questa seconda volta la manovra ha avuto successo. Se si rivolge lo sguardo agli anni seguenti, nel Rendiconto del 1941 del Dipartimento di Polizia29 si apprende che gli ebrei che si trovavano in Ticino nei primi anni di guerra, ossia quando ancora vi era la possibilità per molti di loro di mettersi in salvo, sono stati poco più di 400. Negli anni successivi, a partire dal 1943 sono aumentati, ma non di molto, raggiungendo un massimo di 2.200 persone verso la fine del conflitto.30
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Capitolo sedicesimo
La posizione della Chiesa cattolica di fronte al totalitarismo, al razzismo e all’antisemitismo
Per evitare di giudicare in modo superficiale quanto hanno scritto i giornali ticinesi nel 1938, in particolare quelli cattolici, non possiamo trascurare di considerare quale è stata la posizione della Chiesa di Roma. Essa costituiva, infatti, un granitico punto di riferimento non solo religioso, ma anche etico e culturale, al quale i redattori cattolici si attenevano rigorosamente. Il Vaticano e il nazifascismo Sui rapporti della Chiesa cattolica con il Nazifascismo molto è stato discusso sia in ambito storico che in altri ambiti, ma ancora oggi le opinioni divergono. C’è chi sostiene che vi sia stata accondiscendenza se non addirittura connivenza, e c’è chi ritiene al contrario che il Vaticano abbia svolto un ruolo antitetico, di contrapposizione. Coloro che propendono per l’accondiscendenza citano a sostegno della loro tesi il favore di cui il Fascismo italiano ha sempre goduto in Vaticano. Per le relazioni con il Nazismo tedesco vengono ricordate invece le reazioni contraddittorie della Santa Sede di fronte ai comportamenti sconcertanti dell’Episcopato austriaco all’epoca dell’Anschluss1 e, in seguito, i silenzi di Pio XII di fronte alla Shoah in atto. Chi invece sostiene la tesi della contrapposizione qualifica inequivocabilmente l’enciclica Mit brennender Sorge2 e il Sillabus3 come documenti antinazisti e assicura che, oltre a ciò, Pio XI avesse concepito un’altra enciclica4 quanto mai severa, mai pubblicata a causa della sua morte.5 Quanto a Pio XII, si dà per certo che, seppur silente, egli si sarebbe segretamente prodigato nella lotta contro il Nazismo e avrebbe condotto alla salvezza un considerevole numero di ebrei.
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Nell’attesa che il Vaticano pubblichi i documenti più recenti, ossia quelli che fanno luce sul periodo successivo (dal 1939 in poi, anno dell’insediamento di Pio XII sul Soglio Pontificio),6 ci dobbiamo basare su dati di fatto noti e già verificati. Se risulta ormai assodato che al loro nascere i regimi totalitari autoritari sono stati guardati con occhio benevolo dalla Chiesa cattolica, che li riteneva validi strumenti nella lotta contro il bolscevismo ateo e comunista (entità che il Vaticano considerava, fuori da ogni dubbio, il ‘male assoluto’), è pur vero che questa iniziale propensione ha avuto evoluzioni diverse. Gli ottimi rapporti della Chiesa con il fascismo italiano, coronati con il Concordato siglato in Laterano nel 1929, e consolidati dalla circostanza di ritrovarsi insieme sulla barricata a sostegno del nazionalista Franco in occasione della guerra di Spagna, si sono negli anni costantemente mantenuti stretti e amichevoli nonostante qualche controversia marginale e qualche reciproco mugugno.7 In modo assai diverso sono nati e si sono sviluppati i rapporti con il nazismo tedesco. Le speranze suscitate dalla firma del Concordato del settembre 1933 sono state presto deluse:8 il nazismo si è rivelato sempre di più come un pericoloso concorrente, che stava ormai soppiantando con i propri miti totalizzanti il sentimento religioso nell’animo di molti cristiani. Oltre a ciò il Vaticano aveva altri motivi di scontento. L’egemonia totalitaria nazista si stava concretizzando anche nello scacciare la Chiesa dagli spazi tradizionalmente in mano religiosa: l’insegnamento, l’associazionismo giovanile ed ecclesiale, la stampa. L’una dopo l’altra le scuole private cattoliche dovevano chiudere e le associazioni venivano man mano scalzate dalle organizzazioni paramilitari e giovanili naziste, come la Hitler-Jugend.9 Sempre maggiori restrizioni venivano imposte alla stampa cattolica e, con pretesti vari, sempre più giornali confessionali venivano chiusi. Molti religiosi finivano emarginati, ossia messi nell’impossibilità di svolgere il loro compito di evangelizzazione, se non addirittura imprigionati.10 A questa sgradevole involuzione la Chiesa ha risposto in un primo momento con l’enciclica Mit brennender Sorge,11 nel 1937, e poi con il Sillabus,12 pubblicato nel maggio del 1938. Nel primo documento si protesta in particolare contro le angherie e le limitazioni a cui viene sottoposta la Chiesa cattolica, nel secondo si contestano le basi teoriche su cui si fonda il razzismo nazista.
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Il Vaticano e il razzismo Nell’enciclica Mit brennerder Sorge e nel Sillabus la concezione razzista materialista e pagana del ‘mito del sangue’ viene criticata con veemenza e deprecata perché in contrasto e in competizione con la dottrina cristiana. Tuttavia il razzismo, condannato ufficialmente, una volta scacciato platealmente dalla porta è spesso rientrato sommessamente dalla finestra nelle interpretazioni a vari livelli del mondo cattolico. Per esempio, rispetto ai matrimoni tra persone di ‘razza’ diversa, l’Osservatore Romano afferma che: la Chiesa, sempre madre amorosa, suole sconsigliare ai suoi figli di contrarre nozze che presentino il pericolo di prole minorata, ed in questo senso è disposta ad appoggiare, nei limiti del diritto divino, gli sforzi dell’autorità civile tendenti al raggiungimento di tale onestissimo scopo.13
Dal canto suo La Famiglia, settimanale cattolico molto vicino alla Curia di Lugano, sciorina ai suoi lettori il pensiero della Chiesa sul razzismo in questo modo: Nessuno può infatti contestare la provvidenziale distinzione fra le stirpi, le genti, o come si suol dire: le razze. I vari popoli hanno le loro tendenze, la loro stirpe, e la loro civiltà. Tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio: ma non tutti i popoli hanno il medesimo livello di cultura e di progresso! Vorreste paragonare il popolo svizzero ai pellirosse della Patagonia, o il popolo italiano alle tribù abissine? […] Allora, scaturisce chiaramente il diritto – e quindi il dovere – per un governo di fare in modo che alla sua nazione siano conservate integre, e possibilmente migliorate, quelle condizioni spirituali, materiali e biologiche che fanno sana la mente, ricca la civiltà, e sani i corpi; come anche di impedire che la vita e il progresso di un popolo si arresti, si spezzi, si annienti a causa di debolezze proprie o di invadenze altrui.
Tuttavia la Chiesa non accetta il razzismo tedesco perché esso vuole andare oltre «a questi compiti e fondare sul materialismo un mito del sangue»14 e perché «dal campo politico è passato nel campo religioso!»15 Il Papa medesimo, a proposito del colonialismo, in un importante discorso afferma: Ci sono razze più o meno dotate, come avviene tra i figli di una stessa famiglia: ma quando una razza più riccamente dotata dalla Divina Provvidenza viene in contatto con una razza
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meno dotata, quando si tratta di Paesi che hanno o che vogliono avere colonie, è evidente che il Paese colonizzatore deve proporsi anzitutto lo scopo di civilizzare ossia di comunicare ai Paesi da colonizzare i benefici della sua civiltà [… perché] è questo il vanto, e insieme il dovere di tutti i Paesi civilizzatori. Ma tutto ciò evidentemente è una questione di educazione. Si tratta di educare delle razze meno civili, e di farle ridiventare gente.16
Nell’autunno 1938, proprio nel momento in cui il razzismo e l’antisemitismo si affacciano prepotentemente alla ribalta e richiederebbero dichiarazioni di univoca chiarezza, la confusione aumenta molto per il fatto che il Papa, forse a causa dell’età avanzata, nei suoi discorsi in occasione di varie udienze e incontri parla contemporaneamente di tre cose diverse. Per questo motivo risulta molto difficile stabilire quando un giudizio o una condanna sono rivolti all’uno o all’altro argomento, ed è facile per ognuno interpretare secondo i propri desideri, e secondo il proprio punto di vista le parole del Pontefice. Il primo dei tre temi è ‘il razzismo e l’universalità della Chiesa’, il secondo ‘il nazionalismo esagerato’, e il terzo è la difesa dell’Azione Cattolica.17 A proposito della definizione ‘nazionalismo esagerato’: sarebbe forse stato un po’ troppo imbarazzante per Pio XI inveire contro il ‘nazionalismo’ mentre tutto il cattolicesimo era mobilitato a sostegno dei ‘nazionalisti spagnoli’. L’aggiunta dell’aggettivo ‘esagerato’ permette di delimitare il campo della discussione. E non a caso il Papa in una occasione spiega: «V’è posto per il nazionalismo giusto e moderato, associato a tutte le virtù, ma guardatevi dal nazionalismo esagerato come da una vera maledizione».18 La Chiesa e l’antisemitismo A tutt'oggi molti continuano a voler presentare l’enciclica Mit brennender Sorge e il Sillabus come una condanna da parte del Vaticano dell’antisemitismo e delle persecuzioni antiebraiche naziste. Bisogna dire però che questa interpretazione ci risulta una forzatura, poiché in questi due documenti l’antisemitismo in quanto tale non viene neppure citato, e men che mai stigmatizzato, e anche perché non vi è una sola parola di denuncia nei confronti delle persecuzioni contro gli ebrei in carne ed ossa. Il razzismo tedesco viene biasimato, certamente con grande passione e con vigore, ma non in quanto strumento aggressivo contro centinaia di migliaia di persone;19 esso viene disapprovato perché in contrasto con la religione. Anche in altre prese di posizione del Papa e di altissimi prelati non ci si è voluti spingere al di là di questo limite.20
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Infatti, nell’anno sottoposto al nostro esame, non abbiamo trovato nessuna traccia di proteste dei vertici del cattolicesimo contro le gravi persecuzioni antisemite che hanno avuto luogo in Austria e in Germania. Non una parola neppure per il dramma dei profughi ebrei. In occasione della Conferenza di Évian, ultimo tentativo del mondo civile di soccorrere le vittime della persecuzione, il Papa non ha indirizzato all’assemblea né un messaggio di sostegno e neppure un’esortazione ai delegati per l’adozione di soluzioni generose. Un altro ‘atto mancato’, che ci concerne più da vicino, è costituito dalla lettera pastorale dei Vescovi svizzeri,21 nella quale viene del tutto ignorata la tragedia dei profughi ebrei che premevano alla frontiera della Confederazione. Nessun ammonimento si è alzato dalla Santa Sede neppure in occasione dei pogrom della ‘notte dei cristalli’. Le uniche censure22 e i soli atti di solidarietà tangibile23 di cui abbiamo trovato traccia si riferivano a persecuzioni o donazioni con oggetto ‘non ariani’ cattolici, o comunque cristiani. In tutto il suo pontificato, durato 17 anni (dal 1922 al 1939), Pio XI ha accennato pubblicamente all’antisemitismo in una sola occasione, il 6 settembre del 1938, in un incontro con un gruppo di pellegrini belgi. E si espresse nel modo seguente: «No, non è possibile per un cristiano partecipare all’antisemitismo», e «l’antisemitismo è inammissibile, noi siamo spiritualmente dei semiti».Tra queste due frasi ne ha però intercalata un’altra per rassicurare che si riconosceva a ogni Stato il «diritto di difendersi, di mettersi in condizione di proteggersi contro tutto ciò che minaccia i suoi legittimi interessi».24 Questa precisazione, che può essere intesa come una concessione alla politica antisemita messa in cantiere dall’Italia proprio in quelle stesse settimane, attenua il significato delle uniche nobili espressioni del Pontefice su questo argomento. La Santa Sede e il razzismo italiano La svolta razzista dell’Italia fascista è stata accolta dalla Chiesa, in un primo momento, con una certa preoccupazione. Si temeva che ci si avviasse verso una ideologia e una pratica analoghe a quelle applicate nella Germania nazista. Non a caso la critica principale sollevata dopo la pubblicazione del Manifesto degli scienziati razzisti25 del 14 luglio 1938 è stata quella espressa da Pio XI con le parole: «Si può quindi chiedere come mai disgraziatamente l’Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania».26 In un secondo momento, però, la Chiesa mostra di apprezzare le differenze tra il razzismo italiano e
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quello tedesco. A questo proposito va ricordata una positiva recensione del libro di Giacomo Acerbo, I fondamenti della dottrina fascista della razza,27 edito dal Ministero della Cultura Popolare, apparsa in Civiltà Cattolica,28 nella quale si esprime compiacimento nel constatare che nel caso italiano «siamo così di fronte a un concetto di razza che anche il più meticoloso assertore dei valori spirituali e trascendenti potrà accettare senza riserve» perché viene rispettata «l’essenza spirituale dell’idea di razza, che non poteva essere confinata, secondo la concezione del Fascismo, unicamente alla bio-antropologia». Quando, in occasione della sua campagna a sostegno della svolta razzista, la stampa fascista afferma che la nuova politica discende dall’insegnamento religioso cattolico, e cita a sostegno un articolo pesantemente antigiudaico di Civiltà Cattolica del 1890,29 gli ambienti vaticani mostrano un certo fastidio: un conto è dare un consenso più o meno convinto a ciò che il Regime decide, un altro è vedersi attribuito il ruolo di ispiratore.30 Ciò nonostante, quando con la legislazione razzista varata in autunno si è passati all’attuazione concreta, il Vaticano non ha avuto nulla da eccepire su nessuno dei provvedimenti antisemiti:31 espulsione degli ebrei stranieri, revoca della cittadinanza a coloro che l’avevano acquisita dopo il 1919, cacciata dalla scuola dei docenti e degli allievi, esclusione dalle cariche pubbliche e dall’amministrazione, limitazioni nella proprietà e nel commercio. La Santa Sede è insorta unicamente quando le leggi dello Stato si sono trovate in contrasto con il Diritto Canonico e le misure antisemite andavano a ostacolare la Chiesa nella celebrazione dei sacramenti (in particolare matrimoni), impedendole di impartirli a persone di origine ebraica, ma religiosamente non più tali, perché convertite al cattolicesimo. Uno scambio di lettere ad altissimo livello La reazione vaticana a quella che viene definita una lesione (un vulnus) al Concordato non si limita certamente alle rimostranze espresse in un lungo articolo pubblicato sull’Osservatore Romano nel quale le ragioni della Chiesa vengono esaurientemente spiegate.32 Per difendere le proprie rivendicazioni vengono messe in campo le ‘artiglierie pesanti’ e la Santa Sede si accinge a un intenso lavoro diplomatico nel quale sono coinvolti alti prelati vaticani e alte personalità dello stato italiano. Constatato che questi contatti non portavano ai risultati sperati, il Pontefice, Pio XI, nella settimana che prece-
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de l’approvazione delle ‘leggi razziali’, prende carta e penna e stila due lettere, l’una indirizzata a Mussolini (datata 4 novembre) e l’altra al Re (datata 5 novembre). Dal contenuto e dal tono della lettera al Duce33 si deduce che i rapporti tra i due uomini sono improntati da sentimenti amichevoli e affettuosamente confidenziali. Pio XI si rivolge a Mussolini usando il pronome ‘tu’ e con l’appellativo ‘diletto figlio’ e ricorda con gratitudine la «non mai dimenticata» parte avuta dal Duce nella «difficile elaborazione ed auspicata conclusione del Concordato fra la Santa Sede e l’Italia». Nella lettera chiede poi al suo interlocutore di comprendere la sua «legittima e doverosa sollecitudine» e di adoperarsi a sollevargli l’animo «gravato da penosissima cura». Nella fattispecie si tratta dell’articolo 7 del disegno di legge che sta per essere sottoscritto e approvato, che lede «quel solenne patto». Pio XI annuncia un allegato contenente le modifiche al testo della legge richieste dalla Santa Sede (modifiche già in precedenza suggerite ad ‘alti collaboratori’ di Mussolini, i quali non ne hanno tenuto conto). Si appella poi alla saggezza di Mussolini, «colla quale già sapesti scorgere quanto sarebbe riuscito importante e proficuo al bene dell’Italia regolare l’istituto del matrimonio secondo le leggi della Religione, che è pure la religione ufficiale dello Stato». Nella seconda lettera, diretta a Vittorio Emanuele III,34 il Papa esorta il Sovrano a intervenire energicamente presso Mussolini affinché accetti integralmente gli emendamenti all’articolo 7 (eccezioni al divieto di matrimoni) che gli sono stati proposti dal Vaticano, e questo perché essi sono stati accolti solo parzialmente e più precisamente fino alle parole «per legittimazione di prole», mentre è stata stralciata la frase «o anche nel caso in cui ambedue i contraenti, sebbene di razza diversa, professano la religione cattolica». In risposta, il 7 novembre, il Papa riceverà da Vittorio Emanuele III una breve lettera35 nella quale il Re accenna vagamente che delle richieste di sua Santità «sarà tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista». Si deve ora riferire di un fatto che non è stato diffuso dai giornali del 1938, per il solo motivo che non ne sapevano nulla, ma venuto alla luce in ricerche successive. Oltre alle tre lettere segnalate innanzi ve ne è stata una quarta. Si tratta di una lettera di Mussolini indirizzata al Re.36 In questa lettera il Duce autorizza Sua Maestà a rispondere al Papa che si cercherà «una soluzione conciliativa dei due punti di vista», puntua-
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lizzando però che codesti «punti di vista sono molto antitetici». Mussolini non manca poi di recriminare che il Vaticano «tiri alquanto la corda» quando sono in questione fatti italiani, mentre «molli completamente in altri casi». Entrando nei particolari, il Duce asserisce di aver «già accettato due delle richieste pontificie» e che con l’accettazione della terza «ne verrebbe vulnerata la legge». Da questo epistolario si evince chiaramente un fatto inquietante. Di fronte alla redazione delle ‘leggi razziali’ italiane il Vaticano non si è né dissociato né si è tenuto prudentemente lontano per non esserne coinvolto e macchiato.Viceversa, e al più alto livello, ossia nella persona stessa del Pontefice, ha collaborato alla loro stesura, addirittura formulando le frasi degli emendamenti al testo, dando così in concreto il nulla osta per tutto il contenuto delle leggi, ad eccezione dei punti controversi, rendendosi in questo modo oggettivamente compartecipe del misfatto. Non si può quindi affermare che vi sia stata una opposizione della Chiesa cattolica alla legislazione razzista. Le obiezioni sollevate riguardavano solo aspetti marginali concernenti la Chiesa come istituzione. Al contrario si hanno fondati motivi per ritenere che queste leggi fossero almeno in parte gradite. Questo, oltre che dalla carenza di obiezioni al momento della loro stesura, si evince anche da un documento ufficiale vaticano che risale al periodo nel quale Badoglio si accingeva, sotto la pressione degli Alleati, ad abrogare la legislazione razzista di Mussolini. Si tratta di un rapporto inviato il 29 agosto 1943 da Padre Tacchi Venturi al Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Maglione.37 In esso Padre Tacchi Venturi conferma d’aver comunicato al Ministro dell’Interno del Governo Badoglio il pensiero della Santa Sede, nel senso che la legislazione, che in quel momento si voleva abolire, «secondo i principi della Chiesa cattolica, ha bensì disposizioni che vanno abrogate, ma ne contiene pure altre meritevoli di conferma».38 L’antigiudaismo della Chiesa È innegabile che vi sia stata una latitanza della Chiesa Cattolica, a dispetto del suo potere e del suo prestigio, nel fronteggiare il male alla radice. Il Vaticano non ha ritenuto opportuno denunciare e condannare alla fonte le politiche antisemite attuate nei diversi paesi dell’Europa Orientale e soprattutto le persecuzioni del nazifascismo che hanno avuto luogo nel periodo che stiamo esaminando, né quelle ancora più terribili avvenute in seguito quando informazioni sullo
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sterminio giungevano a Roma. Per contro, vi è stato in molti casi uno sforzo non indifferente per lenire gli effetti delle persecuzioni aiutando molti ebrei a nascondersi nel momento in cui erano braccati dai loro carnefici. Quest’ultima incombenza è stata svolta da religiosi e da istituzioni sul territorio. Non è ancora chiaro in quale misura queste azioni di carità siano state dovute all’iniziativa e alla generosità di singoli religiosi e fino a che punto invece rappresentino l’attuazione di direttive impartite dalla Santa Sede. Ancora oggi è grande lo sforzo di molti ambienti per accreditare la tesi secondo la quale i silenzi ufficiali della Chiesa avrebbero avuto lo scopo di non ostacolare l’opera umanitaria attuata sul territorio.39 Resta comunque il fatto che il mancato ergersi della Chiesa cattolica a difesa degli ebrei, in quanto popolo minacciato di sterminio, è una questione sulla quale a tutt’oggi non si è trovata una risposta chiara ed esaustiva. L’agnosia di fronte al destino della comunità umana che, qualche generazione più tardi, un Papa chiamerà «i nostri fratelli maggiori»,40 si può spiegare solo se si considera il pensiero della Chiesa prima di Giovanni XXIII, del Consiglio Vaticano II, e del riconoscimento degli errori da parte di Giovanni Paolo II. Alla base stava l’assioma secondo cui la missione della Chiesa consisteva nel convertire tutti i popoli del mondo alla vera religione (la cattolica), l’unica in grado di fornire la salvezza eterna. Quindi tutto ciò che, sia pure con mezzi costrittivi, favoriva l’evangelizzazione era considerata ‘cosa buona’. Ogni elemento che si frapponesse al raggiungimento di questo obiettivo universalista era, per contro,‘cosa cattiva’. Gli Ebrei che, come veniva sempre recriminato, per secoli hanno ‘ostinatamente’ resistito all’impellente richiamo alla conversione perché volevano restare fedeli a se stessi e alla loro religione, erano evidentemente il prototipo di ciò che si riteneva ‘cosa cattiva’. E come ‘cosa cattiva’ sono stati trattati. Sono stati demonizzati con l’accusa di deicidio e di omicidio rituale, sono stati loro attribuiti tutti i difetti immaginabili ed è stata costruita su di loro un’aneddotica e un’iconografia nella quale apparivano colpevoli e in qualche caso disgustosi e bestiali. Strascichi di questo modo di concepire la religione talvolta riaffiora persino ai nostri giorni (anche in Ticino) in celebrazioni e sfilate del Giovedì Santo41 e in Vie Crucis.42 Nel corso dei secoli gli Ebrei sono stati perseguitati e isolati nei ghetti, sono diventati bersaglio dell’Inquisizione, hanno dovuto subire
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umiliazioni e predicazioni coatte. Fortissime pressioni venivano fatte per ottenere conversioni. In certi casi, come nella storia del piccolo Mortara, sono stati sottratti alle famiglie bambini battezzati contro il volere dei genitori.43 Alla fine dell’Ottocento, come reazione alla perdita del potere temporale del Vaticano (imputato agli Ebrei in combutta coi massoni), al tradizionale antigiudaismo di matrice religiosa si è affiancato anche un antisemitismo politico che ha assorbito le idee allora in voga, che volevano gli Ebrei pericolosi sfruttatori della cristianità e aspiranti dominatori del mondo.44 Nel 1938, quando non era ancora passato un secolo dall’apertura dei cancelli del ghetto di Roma, avvenuta nel 1870 non per concessione del Vaticano ma, anzi, contro la sua volontà, un vasto e tradizionale armamentario di giudizi e pregiudizi antigiudaici ingombrava ancora l’ideologia cattolica. Sfogliando i numeri del 1938 di Civiltà Cattolica,45 autorevole portavoce delle opinioni del Vaticano, ci si può fare un’idea del tipo di disprezzo e ostilità di cui gli Ebrei erano oggetto. La prosa che si può leggere in questa prestigiosa rivista dei Gesuiti è del seguente tenore: Il Giudaismo è una nazione equivoca e insieme, una religione equivoca […] [I suoi sforzi sono volti] al sopravvento e dominio della nazione giudaica, detentrice dell’alta finanza e per mezzo di essa del dominio, più o meno larvato, del mondo […] Il Giudaismo è una religione profondamente corrotta in quanto è una nazione che si presume eletta, ed è una nazione in quanto è la religione del messianismo corrotto. Il messianismo, latente e operante anche nei giudei increduli e perfino atei, è essenziale al Giudaismo. […] La questione giudaica rimarrà insoluta, perché, come tutti consentono, anche i più benevoli ai giudei, il messianismo corrotto, e cioè la fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo, è la vera e profonda causa che rende il Giudaismo un fomite di disordini ed un pericolo permanente per il mondo. […] [Al problema] non si può dare perciò se non una soluzione relativa e provvisoria, e questa non altra da quella tradizionale, adoperata dai Papi: la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti, quale una forma di segregazione o distinzione conveniente ai nostri tempi.
In un altro articolo Civiltà Cattolica46 ritiene lodevole l’antisemitismo magiaro e loda le soluzioni discriminatorie che appaiono nel ‘Programma ungherese per il movimento sociale’ propugnato dall’Azione Cattolica che, al IX punto, a proposito della «soluzione
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della questione ebraica secondo gli interessi della nazione ungherese», afferma che: i giudei, che non hanno accettata sinora la concezione ideale storica della nazione ungherese, non hanno il diritto di influire sulla vita intellettuale del paese, né nella stampa, né nella letteratura, né nella vita artistica. Questo medesimo principio deve essere applicato contro tutti quegli ungheresi che solidarizzano con i giudei.
Se si considera che, come conferma Padre Sale in un lungo articolo apparso recentemente (2002) nella rivista dei Gesuiti, gli articoli di Civiltà Cattolica negli anni trenta «prima di essere pubblicati» venivano «personalmente revisionati» da Pio XI,47 si può comprendere quanto l’antigiudaismo non fosse prerogativa di qualche settore più o meno marginale della Chiesa, ma al contrario rappresentasse un sentimento centrale, parte integrante dell’identità di tutta l’istituzione. Per questo motivo non era allora per nulla malvista la possibilità di ‘ridimensionare’ l’invadenza degli Ebrei, se ciò veniva attuato in modo non cruento – «con certe norme di giustizia e di carità cristiana»48 – e soprattutto senza l’implicazione di una teorizzazione razzista materialista. Una tale repressione dell’elemento ebraico corrispondeva ad aspirazioni assai diffuse all’interno del mondo cattolico. Se il problema «viene posto sotto l’aspetto della necessità di difesa contro un’eccessiva e sproporzionata influenza degli israeliti in certi campi d’attività», non si contesta allo Stato «il diritto di prendere delle misure restrittive in caso di bisogno».49 Una cosa che sembrava a tutti scontata era che sulla sorte degli Ebrei – l’essere costantemente perseguitati e scacciati – non fosse il caso di recriminare e interferire. Era diffuso il convincimento che, in fondo, queste loro sofferenze fossero parte di un ‘disegno’ che stava al di sopra: «La maledizione di Dio oggi ancora persegue gli Ebrei […] coloro stessi che odiano Cristo e lo vorrebbero cacciare dalla società, servono a Lui, ne adempiono le profezie».50 «il cui avveramento oggi si può constatare».51 Di fronte a questo modo di pensare vien da chiedersi se l’immagine sostanzialmente negativa del ‘giudeo’, che veniva propinata dai pulpiti, abbia o meno contribuito a inibire il sorgere, nell’animo dei popoli europei, di quei sentimenti di fraterna umanità che avrebbero potuto costituire un forte antidoto contro Hitler e il suo antisemitismo mortifero. Il modo in cui la Chiesa ha percepito gli Ebrei e gestito il problema
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dell’antisemitismo non poteva non ripercuotersi sull'atteggiamento della stampa cattolica e sul modo di pensare della gente. Cercheremo di tenerne conto, e di capire in quale modo ciò è avvenuto, quando affronteremo l’analisi della stampa e quando indagheremo per scoprire se, e in quale forma, l’antisemitismo allignasse tra la popolazione svizzera, e in particolare tra quella ticinese.
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Capitolo diciassettesimo
La posizione degli schieramenti politici e della stampa
Per scoprire qualcosa in più riguardo agli schieramenti politici attivi nel Canton Ticino nel 1938, dobbiamo fare un passo indietro e andare a esaminare la situazione politica che precede l'anno in questione e la sua evoluzione negli anni venti e trenta.Vedremo che non era affatto semplice. La complessità deriva sia da fattori interni sia dalla situazione internazionale reinterpretata e adattata in funzione delle necessità locali. Per approfondire queste dinamiche si consiglia la lettura di alcuni studi storici pubblicati negli scorsi anni anni: Il Ticino della transizione. 1889-1922 di Andrea Ghiringhelli;1 Fra Roma e Berna. La Svizzera italiana nel ventennio fascista, di Mauro Cerutti;2 Il Ticino politico contemporaneo, di Roberto Bianchi;3 Il cattolicesimo ticinese e i fascismi, di Davide Dosi4 e Il partito socialista nel Ticino degli anni ’40 di Pasquale Genasci.5 Qui ci limitiamo a delineare la situazione nelle sue linee principali, iniziando col dire che la vita politica ticinese si è sempre distinta per la sua grande passionalità e conflittualità. Fino al 1890 era il Partito Conservatore (cattolico) quello che teneva saldamente in mano le redini del potere. Queste gli sono state tolte dai liberali in seguito a lotte quanto mai tumultuose e, tenendo conto dei limiti della piccola realtà locale, rivoluzionarie. L’ultimo decennio dell’ottocento e i primi due del novecento sono caratterizzati da governi cantonali a maggioranza assoluta liberale. All’inizio degli anni venti i conservatori, artefice Giuseppe Cattori, politico di notevole caratura e spregiudicatezza, riescono però ad allearsi con i socialisti guidati da Guglielmo Canevascini, anche lui figura carismatica e anticonformista, e a coinvolgere anche il piccolo partito
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degli agrari. Questa coalizione riesce a sottrarre la maggioranza ai liberali nel 1922 grazie anche a una modifica della legge elettorale.6 Questo nuovo assetto politico provoca malcontento in più di un ambiente. Evidentemente contrari sono i liberali, che di questo mutamento hanno subito le spese. Opposizioni vi sono però anche all’interno dello stesso Partito Conservatore. La Curia vescovile, che si è sempre sentita in un certo senso tutrice di quest’ultimo partito, non accetta di buon grado una politica di collaborazione con i socialisti, da essa considerati poco meno di pericolosi anticristi, diabolica emanazione del comunismo russo. Contemporaneamente in Italia è salito al potere Mussolini, circondato da un luminoso alone di epica forza innovativa e di vittoria, cose queste non prive di fascino per gli scontenti. I mutamenti degli assetti politici all’estero, e, in particolare, la nascita del fascismo, creano scompiglio negli schieramenti ticinesi. Evidentemente non nel Partito Socialista per il quale l’antifascismo, fin dagli esordi, si è evidenziato come una delle componenti essenziali della sua identità politica. Diverso è stato l’impatto sui partiti di area liberale e cattolica nei quali, dopo un primo momento nel quale l’avvento del fascismo è stato visto con più o meno largo consenso, si sono prodotte profonde spaccature interne. Il primo fatto che ha incrinato l’immagine del fascismo è stato indubbiamente il delitto Matteotti. La scintilla che ha fatto però scatenare le contrapposizioni all’interno degli schieramenti politici è stata in grande misura l’impresa di Giovanni Bassanesi, giovane esponente del movimento antifascista italiano Giustizia e Libertà: l’11 luglio 1930, partito da Lodrino7 con un piccolo aereo in direzione di Milano; sorvola la città lombarda cospargendola di migliaia di volantini che invitavano gli italiani a opporsi al fascismo e a lottare per la libertà e la democrazia in Italia. Il processo, celebrato a Lugano nel dicembre dello stesso anno ha provocato nel Paese un vivace dibattito sul fascismo e sulla libertà. Le più importanti personalità del mondo politico ticinese si sono schierate, chi tra i sostenitori dell’accusa e chi tra i partigiani della difesa. L’impatto di questo episodio nel mondo politico della Svizzera italiana è descritto molto bene nel libro L’aereo della libertà.8 Le contrapposizioni sul tema del fascismo contribuiscono in buona misura alla scissione del Partito Liberale, avvenuta nel 1934, e alla fondazione di due distinti partiti: il Partito Liberale Radicale (definito
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comunemente ‘Liberale unificato’) allineato a destra e il Partito Liberale Radicale Democratico (chiamato comunemente ‘Liberale democratico’) schierato a sinistra. All’interno del partito cattolico si acuiscono i contrasti con il proprio movimento giovanile, la Guardia ‘Luigi Rossi’, dalla scissione del quale nasceranno in seguito due partiti di estrema destra: La Federazione Fascista Ticinese e La Lega Nazionale. In seguito alla morte di Giuseppe Cattori nel 1932, l’alleanza tra i conservatori e i socialisti si incrina, e soccombe definitivamente con le elezioni cantonali del 1935. I conservatori spostano il loro asse politico più a destra e riescono a trovare un’intesa con i Liberali unificati per realizzare un nuovo assetto politico con il rovesciamento delle alleanze. Nel 1938 il Governo è a maggioranza liberal-conservatrice. I socialisti si trovano ora all’opposizione. In Parlamento eserciteranno questo ruolo insieme ai Liberali democratici. I diversi soggetti politici ticinesi nei confronti dell’antisemitismo e dell’arrivo dei profughi Scopo del nostro viaggio nel 1938 non è stato però quello di stabilire chi sia stato più o meno fascista (o nazista) e chi abbia fatto le scelte politiche più corrette. Se ne abbiamo accennato è soltanto per assolvere al dovere di contestualizzare i dati esposti. L’obiettivo che ci siamo prefissi è stato quello di verificare il comportamento etico e il grado di sensibilità umana mostrato dai vari soggetti a fronte della tragedia dell’antisemitismo. Per questo l’attenzione si è concentrata su alcuni punti prioritari. Il percorso che abbiamo seguito nell’analisi dei giornali (e in seguito anche dell’atteggiamento degli uomini politici, dei partiti, delle organizzazioni, delle istituzioni e della società) è stato quello di appurare, caso per caso, se il soggetto esaminato fosse portatore di pregiudizi antisemiti e, se sì, di quali. Si è trattato poi di chiarire fino a che punto questi pregiudizi condizionassero i giudizi sulle persecuzioni e sulle discriminazioni che si sono verificate nel corso dell’anno in Germania, nell’Europa Orientale e in Italia. Abbiamo poi cercato di capire, alla prova dei fatti, quali fossero i veri sentimenti verso gli Ebrei in pelle e ossa abitanti in Svizzera e verso i profughi che arrivavano o premevano per entrare nel Paese. Inoltre, ci è sembrato importante verificare la posizione assunta, in generale, nei riguardi della politica d’asilo messa in pratica dalla Confederazione e dal Cantone.
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La stampa socialista La Libera Stampa Il Partito Socialista Ticinese ha avuto un ruolo non certo secondario nel movimento antifascista sviluppatosi in Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Pur essendo rappresentato in governo dal suo capo carismatico, Guglielmo Canevascini,9 il partito si è mobilitato clandestinamente per il sostegno alla causa dei repubblicani in Spagna e per aiutare i fuorusciti italiani antifascisti nella loro lotta contro il regime di Mussolini. Non è un mistero la partecipazione attiva dei socialisti ticinesi nella preparazione del volo di Bassanesi sui cieli di Milano. Il foglio socialista, che fieramente si attribuiva l’onore di essere l’unico giornale antifascista di lingua italiana dell’epoca, veniva gestito da una redazione ristretta composta da due sole persone, Piero Pellegrini10 e Vinicio Salati,11 ed era arricchito dai contributi di prestigiosi collaboratori esterni reclutati tra i fuorusciti antifascisti in Svizzera e in Francia.Tra questi ricordiamo Ignazio Silone,12 il quale, tra l’altro, si è trovato, negli anni 2000-2001, al centro di polemiche che lo volevano qualificare come collaboratore dell’Ovra, la polizia segreta fascista,13 ma che in base a ricerche effettuate recentemente è stato scagionato da queste accuse.14 Il giornale ha ospitato anche articoli di Angelo Crespi15 che professava idee liberali, ma che in seguito a un dissidio con il direttore del Corriere del Ticino, che lui considerava troppo filo-fascista, ha preferito collaborare gratuitamente alla Libera Stampa. Suo è un appassionato articolo «In difesa di Israele contro i suoi persecutori».16 Tra i collaboratori esterni che da Zurigo e da Parigi inviavano conregolarità articoli per il giornale vi erano anche due antifascisti ebrei, Guido Ludovico Luzzatto,17 che si firmava Odis, e Giuseppe Emanuele Modigliani,18 l’esponente socialista fratello dell’artista Amedeo. Stereotipi e pregiudizi Uno degli stereotipi più comuni è quello di considerare gli Ebrei agli antipodi di ciò in cui ci si identifica, e anche la Libera Stampa non ne è stata completamente immune. In due articoli pubblicati nel mese di dicembre situa gli Ebrei nel campo dei ricchi e degli avversari del socialismo. In un caso lo fa rimproverandoli di avere in passato sostenuto il fascismo: «Lo diciamo anche a voi oh ricchi ebrei italiani, così ricchi, così fascisti e così idioti!»19 La seconda volta succede in un arti-
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colo che, prendendo lo spunto dal suicidio dell’editore Formiggini, insorge appassionatamente contro l’antisemitismo. Dopo aver dichiarato di considerarsi «ebrei onorari», prosegue dicendo: oh se la nostra parola potesse arrivare in un focolare deserto d’Italia! Oh se gli uomini nel ghetto potessero sentire che c’è ancora qualcuno nel mondo, qualcuno che non ha mai avuto bisogno di loro, che certamente è stato da loro avversato e maledetto come sovversivo, che stende la mano ai fratelli perseguitati e odia i carnefici.
Oltre a ciò va segnalato un maldestro uso di Erode, «re giudeo dal cuore di pietra», quale paragone in una polemica nei riguardi del comportamento dei fascisti nella guerra di Spagna.20 A onor del vero, queste frasi stereotipe sono state l’eccezione. Per il resto dell’anno non è apparso in nessun altro articolo il ben che minimo pregiudizio, anzi la Libera Stampa si è adoperata con vigore a confutare i tentativi altrui di far passare opinioni inveritiere e calunniose a danno degli Ebrei. Quando per esempio la stampa fascista ha montato i ‘casi di contrabbando giudaico’, il giornale socialista luganese è insorto e si è preso la briga di contestare con vigore le accuse, denunciando coloro che, per imbastire una campagna denigratoria, diffondevano notizie false.21 E non è mai neppure caduto nel tranello di dar spazio alle martellanti notizie sparse ad arte per insinuare quanto ‘ricchi’ e quanto ‘potenti’ e ‘invadenti’ fossero gli Ebrei. Il giudizio sulle persecuzioni è stato inequivocabile e severo. Se è vero che la valutazione negativa è stata in certa misura facilitata dalla circostanza che gli autori delle persecuzioni erano gli avversari giurati dei socialisti, un’attenta lettura degli articoli permette tuttavia di constatare che i giudizi non sono stati dati per partito preso, ma sono il frutto di una ponderata riflessione ed esprimono sentimenti autentici. Per quanto riguarda i truci avvenimenti verificatisi in Germania e in Austria vi sono numerosi articoli di forte e documentata denuncia,22 taluni anche assai spietati. Critico è stato pure l’atteggiamento espresso nei confronti del movimento antisemita nell’Europa Orientale.23 Per la politica razzista italiana la Libera Stampa non ha avuto nessuna indulgenza, e ne ha analizzato impietosamente le meschine motivazioni.24 Sul tema si sono mobilitate anche la pagina della scuola e la pagina dei giovani. Non mancano articoli di riflessione sul problema dell’antisemitismo in generale, taluni con analisi pregevoli, valide e attuali ancora oggi.25
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I profughi È su questo tema che la Libera Stampa si è distinta, perché è stata il solo giornale ticinese che si è schierato incondizionatamente dalla loro parte. In occasione della Conferenza di Évian il giornale socialista non si è cullato in vane illusioni e ha capito fin da subito i meccanismi che hanno portato al fallimento di quell’estrema occasione di salvare gli Ebrei d’Europa: l’accettazione formale dell’invito americano e le manovre messe in moto dai diversi paesi per sabotare l’esito della Conferenza.26 Anche verso la politica svizzera adottata nei confronti dei rifugiati soltanto la Libera Stampa ha espresso dissenso e opposizione, anche se, e va precisato, non lo ha fatto subito. I comunicati di aprile li ha subiti senza commentare, limitandosi a segnalare con i titoli «La miseria dei rifugiati» e «Poveri emigranti» in quale direzione andavano le sue simpatie.27 E, in settembre, pur di contraddire i giornali fascisti esteri, i quali affermavano che anche la Svizzera in fondo gli Ebrei non li voleva, ha pubblicato un articolo nel quale difendeva l’autorità svizzera, asserendo che la sua politica consisteva di scelte imposte.28 Ma è stata l’unica stonatura. Per il resto, l’impegno di questo giornale desta ancora oggi profonda ammirazione. In esso ha trovato spazio anche il calvario delle persone respinte alla frontiera.29 La Libera Stampa ha pubblicato le prese di posizione e gli appelli in favore dell’accoglienza ai perseguitati, che difficilmente potevano trovare altrove un luogo per esprimersi.30 L’opposizione alla politica d’asilo restrittiva è stata a tutto campo: contro le affermazioni di Enrico Celio espresse in Gran Consiglio il 14 luglio,31 contro le misure adottate dalla Confederazione in agosto e contro l’inasprimento delle stesse in ottobre, quando il governo ha fatto propria una categoria razzista, «i cittadini germanici provvisti di passaporto germanico, i quali a norma della legislazione germanica non siano ariani».32 Per queste sue prese di posizione l’organo socialista veniva regolarmente sprezzato e bacchettato da altri giornali.33 Uno degli elementi di distinzione di questo giornale sono gli articoli sul tema della politica d’asilo. Ricordiamo, in giugno, quello dal titolo «Il problema semita come problema europeo»,34 che fa una lucida analisi della situazione. In novembre troviamo il toccante «L’incubo della barbarie»,35 firmato Odis, che dà voce al dolore dei perseguitati ed è un vero atto d’accusa contro la politica che li respinge e li condanna a rimanere in balia dei loro aguzzini:
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Invece, contro sciagurati – che non per ragione politica sono cacciati come bestie dal loro paese, sono senza pretesto imprigionati, sono spogliati di tutto e sospinti alla frontiera – contro questi si delibera ufficialmente la negazione di qualunque ospitalità. L’incubo della barbarie ci schiaccia…
Infine segnaliamo l’editoriale «Opinioni. Umanesimo o barbarismo»36 che invoca: carità ed amore del prossimo verso i profughi, i perseguitati che esausti invocano il nostro soccorso. Il loro rinvio alla frontiera sarebbe delitto infame indegno di una nazione civile. Delitto che verrebbe senz’altro registrato nella storia» a «testimonianza imperitura del nostro egoismo inospitale.
La stampa liberale Per capire le dinamiche operanti nell’area liberale si devono considerare i fatti a partire dall’inizio degli anni venti quando il Partito Liberale Radicale Ticinese, logorato da un trentennio di governo, viene scalzato dal potere a causa dell’alleanza tra i conservatori e i Socialisti. La delusione è forte e il malcontento non si attenua con lo scorrere del tempo anche perché passano gli anni e le legislature37 senza che le speranze di capovolgere la situazione e di riprendere le redini del governo siano appagate. Nel frattempo, come spesso succede nei momenti di sconfitta, in casa liberale nascono dissidi che si manifesteranno chiaramente alla fine degli anni venti. L’ala destra del partito sogna la riscossa mediante un’alleanza con i conservatori, estromettendo dal gioco i socialisti. L’ala sinistra invece prospetta un’intesa con i socialisti. Oltre al disaccordo sulla linea politica e sulle alleanze, i due schieramenti trovano un altro forte motivo di contrapposizione: l’atteggiamento verso il fascismo. Quando Mussolini prende il potere con la marcia su Roma nell’ottobre del 1922, molti salutano il fascismo come una benvenuta forza d’ordine da contrapporre al Socialismo e pochi ne colgono subito la pericolosità.Tuttavia dopo l’assassinio di Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924, molte illusioni cadono. L’ala sinistra, rappresentata in particolare dal movimento giovanile del partito che si raggruppa intorno al giornale Avanguardia, si schiera decisamente dalla parte dell’antifascismo. Non così fanno gli esponenti dell’ala destra, i quali (nonostante i proclami sottoscritti) continuano a guardare al fascismo con
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occhi compiaciuti, e taluni esponenti «si macchiano di atteggiamenti equivoci».38 Nel 1930, con il caso Bassanesi, le posizioni si radicalizzano e ben tre esponenti della sinistra liberale, Giovan Battista Rusca, Mario Raspini-Orelli e Giulio Guglielmetti, prendono parte al Collegio di difesa nel processo celebrato in novembre contro il pilota antifascista e contro le persone che lo hanno aiutato. La decisa posizione antifascista assunta in quel frangente dal gruppo dell’Avanguardia contribuisce a rendere ancora più tesi i rapporti con la dirigenza del partito. La rottura definitiva avviene nel 1934. La fazione di sinistra si stacca dal partito il 18 febbraio 1934 e proclama la nascita del Partito Liberale Radicale Democratico, i cui esponenti principali sono Giovan Battista Rusca, Camillo Olgiati, Giulio Guglielmetti, Alberto Defilippis e Felice Rossi. Il gruppo di destra rimane in mano ad Arnaldo Bolla e agli altri vecchi dirigenti. Il giornale del partito resta Il Dovere, ma grande spazio nell’area liberale occuperanno altri due giornali: Il Corriere del Ticino e la Gazzetta Ticinese. Da questo momento in poi i due partiti liberali, quello di sinistra chiamato ‘Democratico’ e quello di destra denominato ‘Unificato’, si contrapporranno ferocemente e vi sarà a lungo una totale incomunicabilità tra di loro. I primi segnali di disgelo appariranno solo nel 1944, quando le sorti della guerra avranno già mostrano quali saranno i vincitori e quali gli sconfitti, e la riunificazione avverrà soltanto nel dopoguerra con il Congresso di riconciliazione avvenuto il 7 luglio 1946. L’Avanguardia L’Avanguardia è nata come organo di informazione del movimento giovanile del Partito Liberale Radicale Ticinese e in questa veste ha avuto un ruolo da protagonista nelle vicende che hanno portato alla scissione del 1934. In seguito alla costituzione del Partito Liberale Democratico, l’Avanguardia diventa l’organo ufficiale della nuova formazione politica. L’impegno antifascista e in difesa della libertà è stato vigoroso. A questo proposito, per l’anno che andiamo esaminando, vanno ricordati i resoconti dei discorsi al parlamento di Giovan Battista Rusca: quello pronunciato in aprile che difendeva la libertà d’associazione,39 e quello del 28 settembre, un monito a non interpretare in modo egoistico e gretto la scelta di neutralità fatta dal Paese: Ma un’attitudine ispirata a una neutralità sistematica che ci costringesse a soffocare ogni manifestazione, e sino il grido di indignazione che sale spontaneo dal fondo della coscienza
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innanzi alla violenza, all’ingiustizia, al crimine, per presentarci come un popolo di indifferenti alla sorte degli altri potrebbe riservarci la sorpresa di trovarci noi pure un giorno esposti alla violenza, senza potere invocare quei principii di solidarietà internazionale che, innanzi alle sciagure altrui, avremmo ignorati, nella speranza o l’illusione di essere al riparo da ogni pericolo dietro il riparo della nostra neutralità integrale e incondizionata.40
Annotiamo inoltre una serie di pregevoli articoli firmati F.R.,41 che verosimilmente sono stati scritti dal direttore del giornale Felice Rossi. Analizzando il giornale in base ai parametri che ci siamo proposti troviamo che non vi sono pregiudizi e stereotipi antisemiti di nessun tipo in nessuno degli articoli pubblicati dall’Avanguardia nel 1938.Vi è anzi, a questo proposito, uno sforzo di controinformazione sulle notizie calunniose o inveritiere che venivano divulgate allo scopo di mettere gli Ebrei in cattiva luce.42 I giudizi espressi sulle persecuzioni sono stati sempre inequivocabili e severi in tutti i casi: La caccia selvaggia agli israeliti in Germania e poi in Austria e i pogrom d’azione antisemita in Ungheria, in Rumenia e in Polonia hanno suscitato orrore o preoccupazione: se l’Italia si assocerà essa pure alla crociata razzista, le ripercussioni non tarderanno a farsi sentire. La prima impressione che si prova innanzi a queste aberrazioni del nazionalismo è di ripulsione. Non basta che uno vesta da uomo per essere ritenuto tale. Colui che resta insensibile al dileggio, alla spoliazione del diritto comune, alla barbarie contro tutta una razza umana (e peggio naturalmente che è il responsabile o l’attore di così incivile misfatto) non ha anima d’uomo, ma istinti di bruto, sia pure esso professore d’università o capo di governo o sovrano effettivo di un vasto paese.43
Per quanto riguarda l’antisemitismo in Germania la condanna è stata ribadita in vari importanti articoli44 nei quali lo sdegno per le persecuzioni è stato espresso con vigore: ci fece, più che spavento, ribrezzo il mezzo con cui è stata condotta nel Reich la guerra contro gli ebrei45 […] c’è da sentirsi rivoltati innanzi a tanta infamia, e chiedersi se davvero ci troviamo di fronte a un popolo civile del ventesimo secolo o agli antichi barbari imbellettati d’istruzione superficiale.46
Durissimo il giudizio sull’antisemitismo in Italia. L’Avanguardia, per la penna di F.R., ritiene che i veri motivi che hanno scatenato la politica antisemita in Italia non siano stati quelli sbandierati nei discorsi
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altisonanti. Conta invece la prospettiva allettante di impadronirsi dei commerci e delle industrie degli ebrei, di liberarsi di concorrenti nelle professioni liberali. Ma è soprattutto la corsa alle cattedre degli universitari fascisti la molla che ha fatto scattare il meccanismo razzista.47 Molto importante è anche l’articolo nel quale si riflette sul fatto che le epurazioni porteranno a uno scadimento della qualità dell’insegnamento nelle università italiane, di cui faranno le spese anche i numerosi studenti ticinesi che frequentano gli atenei del Regno.48 I profughi Fintantoché si limita ad analizzare il fenomeno, l’Avanguardia sta dalla parte dei profughi, riconoscendo che «si tratta di infelici scacciati e perseguitati per la loro razza e che è umano soccorrere», ma quando si passa al concreto, ossia alla loro accoglienza in Svizzera, anche l’organo dei liberali democratici si accoda a quelle che sono le parole d’ordine giunte da Berna: «esigenze d’ordine nazionale richiedono imperiosamente delle misure per arginare questo afflusso». E si culla nell’illusione che la Svizzera abbia «dato prova finora di magnanimità nei loro confronti».49 Per tutto l’anno non appare un solo articolo che contesti la politica d’asilo praticata dalla Svizzera e neppure si trovano proteste alla pratica di respingere le vittime verso il paese nel quale hanno luogo le persecuzione. Men che mai viene avanzata l’esigenza di accogliere nel paese una parte degli ebrei in fuga. Sebbene dunque si sia schierata dalla parte dell’antifascismo e nonostante non abbia mai palesato nessuna avversione per gli Ebrei, non si può annoverare l’Avanguardia tra coloro che, nel corso dell’anno, hanno protestato contro la politica restrittiva d’asilo e nemmeno tra coloro che si sono prodigati per l’accoglienza in Svizzera dei perseguitati. Il Dovere Pur rimanendo rigorosamente su una posizione di difesa della democrazia svizzera, Il Dovere è tuttavia condizionato dalla simpatia che prova per il fascismo italiano. Diversi e compiaciuti sono gli articoli che riferiscono delle vicende e dei successi del regime.50 Dal punto di vista giornalistico si deve riconoscere al Dovere di aver fatto una buona e completa informazione durante tutto l’arco dell’anno. Per quello che riguarda invece le prese di posizione e le critiche esplicite rispetto agli eventi il giornale è stato piuttosto contradditorio. Riguardo al razzismo non vi è un rifiuto univoco, ma dei distinguo:
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esso è considerato una feconda e vincente «forza della natura» accettabile in certe situazioni, inammissibile in altre.51 A dichiarazioni di ferma opposizione a ogni forma di razzismo e antisemitismo52 si contrappongono affermazioni di segno contrario.53 Pregiudizi e stereotipi antisemiti. Secondo il giudizio de il Dovere gli Ebrei costituiscono «un problema», «sono costituiti da gruppi chiusi», quindi «non assimilabili». Le persecuzioni della Chiesa li avrebbero resi «fanatici». E l’assimilazione li avrebbe fatti diventare un «pericolo» a causa delle loro ricchezze avendo «concentrato una parte della fortuna del paese».54 Al presente «si ripartiscono su certe categorie di professioni già più che sature», «minacciano quel ceto medio che è il nerbo del nostro popolo», «s’isolano spiritualmente ed economicamente» e «non sentono obbligo alcuno verso la nazione».55 Essi sono la causa del loro stesso male perché le persecuzioni sono il risultato della loro «resistenza alla vita in comune con la compagine nazionale», e della loro «non accettazione delle leggi dello Stato giusto lo spirito delle varie nazioni».56 Fin qui i pregiudizi e gli stereotipi laici. Vi è poi spazio anche per i pregiudizi di stampo religioso laddove si accenna che la «maledizione è caduta sulla stirpe regicida»57 e «tu andrai errante per il mondo».58 Non mancano neppure i pregiudizi sull’attaccamento morboso dell’ebreo all’oro: Abramo ha radicato nell’animo l’attaccamento al metallo che serve a procurare ciò che più si desidera; ma ancor più lo ama di un amore istintivo, congenito e paterno, per il luccicore dell’oro, dell’argento e del rame, per la gioia di palpare quella materia fredda e dura e preziosa, le molte e molte monete, piccole avanguardie di una colossale potenza.59
Giudizi sulle persecuzioni Le prese di posizione esplicite sono assai inferiori a quanto ci si possa aspettare tenendo conto dei fatti accaduti nel corso dell’anno. Considerando però che spesso una notizia può far trasparire una critica pur non essendola esplicitamente, si può affermare che l’orientamento del giornale è stato sicuramente ostile alle persecuzioni antisemite avvenute nel Reich. Un unico articolo può essere considerato di critica esplicita ed è assai pregevole: «Nota estera.Terrorismo»,60 una lucida descrizione e un’inesorabile condanna. Nei confronti della politica razzista in Italia mancano reazioni immediate alle notizie in arrivo da Roma. Nessun commento viene fatto alla dichiarazione dei professori fascisti del 14 luglio, e anche i suc-
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cessivi provvedimenti non vengono criticati. L’unico pezzo di commento è relativo a una «Lettera da Roma» intitolata «Impressioni circa un dissidio», dalla quale la redazione del giornale si distanzia con una nota di redazione,61 senza tuttavia mai pubblicare in seguito articoli nei quali si trovi conferma al «giudizio» espresso nella suddetta nota. In margine a tutta la politica razzista italiana, Il Dovere ha riportato generosamente i commenti della stampa fascista della penisola e ha pubblicato anche, senza criticarle, gran parte delle notizie di contorno a sostegno dell’antisemitismo diffuse ad arte dal regime (cifre sulla ‘invadenza ebraica’ nei vari settori, notizie di complotti e di truffe attribuiti agli Ebrei). Per trovare sulle pagine del Dovere una frase di disapprovazione si deve aspettare fino alla fine di dicembre: E se è penoso constatare nella stampa italiana il principio di una campagna di aizzamento contro la Svizzera col pretesto falso e grottesco della protezione della razza, si sappia laggiù che la politica razziale del fascismo è tanto lontana dalle nostre concezioni da costituire per se stessa motivo da rinnovare alla Svizzera il nostro solenne e spontaneo atto di fede.62
Profughi e politica d’asilo In nessun momento Il Dovere ha preso in considerazione l’idea che la Svizzera avrebbe dovuto o potuto fare una politica d’asilo più generosa. Una critica alle decisioni di Berna doveva apparire al giornale quasi sacrilega, tanto è vero che non solo non si è sognato di farla in proprio, ma si è sentito in diritto e in dovere di rimproverare aspramente i socialisti ginevrini che hanno osato sollevare obiezioni.63 La Gazzetta Ticinese Di tutti i giornali ticinesi esaminati, la Gazzetta Ticinese è risultato certamente quello di più difficile interpretazione e quello che ci ha lasciati maggiormente perplessi. Secondo la storiografia ticinese, questo quotidiano, espressione della destra liberale di Lugano, ha fama di rappresentare fin dal 1928, con la nomina di Alberto Scanziani a direttore, l’ala più filofascista del liberalismo ticinese. Nessuno degli articoli pubblicati nel 1938 fornisce elementi per smentire questo assunto: infatti, sia pure espressa in modo misurato, si percepisce chiaramente da quale parte penda la simpatia del giornale. Riguardo alla Germania c’è da rilevare un particolare che a prima vista potrebbe risultare secondario, ma che invece è piuttosto significativo. Ogni giornale si trova prima o poi a fare i conti con gli spazi vuoti da riem-
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pire e la Gazzetta Ticinese risolve la questione con una rubrica intitolata «Varietà». In essa vengono elargite notizie di costume di varia provenienza, ma più della metà di queste (114 su 199), apparse da gennaio a novembre, provengono senza dubbio alcuno da qualche ufficio di propaganda berlinese incaricato di divulgare all’estero un’immagine positiva e simpatica della Germania nazista. Si tratta per lo più di informazioni insulse: il censimento degli usignoli,64 la diffusione del telefono in Germania,65 la grandiosità della città di Berlino,66 i progressi dell’agricoltura tedesca,67 il consumo di bevande dei tedeschi.68 Abbiamo però trovato anche qualche notizia inquietante come quella che parla di gas asfissianti da usare in odontoiatria.69 All’inizio di novembre improvvisamente la rubrica cessa di esistere. Tuttavia, la supposizione che questa fosse stata soppressa in seguito a un ripensamento della redazione del giornale a causa delle terribili notizie dei pogrom della ‘notte dei cristalli’, ha trovato in seguito smentita poiché dal 10 gennaio 1939 in poi la pubblicazione riprende con rinnovato slancio riportando informazioni su piante che dormono,70 poliziotti fosforescenti,71 coltelli galleggianti72 e altre amenità del genere. Pregiudizi e stereotipi Da questo punto di vista vi è molto poco da segnalare. La Gazzetta Ticinese non sembra coltivare pregiudizi contro gli Ebrei. Nel corso dell’anno sul giornale ne appaiono pochissimi formulati in prima persona. Anzi, a giudicare da un articolo apparso in febbraio, che fa il punto della situazione degli Ebrei in Italia, si ricava l’impressione di un normale interesse, scevro da ogni ostilità, verso questa minoranza.73 Una conferma in questo senso si può desumere anche dal fatto che, in giugno, la Gazzetta Ticinese pubblica a scopo promozionale, in tre puntate (per gentile concessione dell’editore Mondadori), il primo capitolo del romanzo Cantiere Francesco Silva, il cui autore Alfredo Segre è ebreo. Giudizio verso le persecuzioni Quello che colpisce di più è che, nonostante i tempi e i luoghi, la Gazzetta Ticinese non esprima mai giudizi né positivi né negativi. Risulta molto difficile comprendere come un giornale, che di suo non palesa né ostilità né particolari sentimenti antisemiti, non trovi mai parole di sdegno, o per lo meno di riprovazione, di fronte alle notizie particolareggiate e sconvolgenti delle persecuzioni che esso stesso pub-
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blica giornalmente. Questo quotidiano preferisce riportare le opinioni di altri giornali, siano esse di approvazione o di disapprovazione. Così, per esempio, riferendo dei terribili fatti di novembre in Germania, si possono leggere le proteste sdegnate espresse nei paesi democratici,74 ma anche le prese di posizioni razziste dei giornali di destra francesi75 e le rimostranze dei giornali nazisti tedeschi.76 Questo senza mai svelare la propria opinione. Per quanto riguarda l’Italia, la svolta razzista del fascismo viene fatta risalire all’influenza nazista, ma anche alle posizioni antifasciste e al supposto ‘sovversivismo’ dell’ebraismo.77 Ribadiamo dunque che la Gazzetta Ticinese preferisce rimanere in una posizione di ‘neutralità’ riportando solo i giudizi di altri giornali svizzeri come il Journal de Genève, la Gazette de Lausanne,78 la Thurgauerzeitung79 e la Neue Zürcher Zeitung80 che tendono tutti a relativizzare la portata della politica razzista intrapresa dall’Italia, e del Berner Tagblatt81 che trova nelle cifre la giustificazione a quanto sta avvenendo. Naturalmente la Gazzetta Ticinese riporta anche per esteso le notizie scandalistiche82 e le spiegazioni fornite a sostegno della politica antisemita del regime riprese dai giornali fascisti come Il Tevere,83 La Tribuna,84 Il Giornale d’Italia,85 Il Lavoro Fascista,86 Il Regime Fascista,87 Il Popolo d’Italia,88 La vita italiana,89 La Stampa,90 Il Resto del Carlino,91 La Gazzetta del Popolo.92 Per quanto riguarda l’antisemitismo italiano, tutto sommato, la parola d’ordine che sembra circolare all’interno del giornale sembra essere ‘sdrammatizzare’. Infatti si asserisce che la politica italiana è, in primo luogo, una politica di bonifica demografica all’interno della quale «l’antisemitismo sarebbe soltanto una minuscola frazione dell’intero programma»,93 e che in fin dei conti sarà una cosa piuttosto indolore perché ci saranno molte eccezioni per coloro che hanno meriti fascisti, mentre agli altri verranno offerte terre in Etiopia nelle quali potersi insediare.94 Profughi e accoglienza in Svizzera Qui non ci sono dubbi, la Gazzetta Ticinese è perfettamente allineata con quella che è la politica di chiusura praticata dalla Confederazione. Gli ebrei che fuggono dalle persecuzioni naziste non devono essere accolti (fatta eccezione per il caso di qualche ‘ebreo ricco’).95 Contro chi chiede una politica d’asilo più generosa, la Gazzetta Ticinese si scaglia con una veemenza smisurata, persino in considerazione dello spirito polemico diffuso nella stampa dell’epoca,96 come
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è avvenuto in ottobre quando i socialisti contestarono la distinzione tra ‘tedeschi ebrei’ e ‘tedeschi ariani’ praticata dalla Confederazione.97 Il Corriere del Ticino Questo giornale, che si può considerare espressione della borghesia luganese, era diretto da Vittore Frigerio98 (che firma i suoi corsivi con lo pseudonimo Gavroche) e si presenta come foglio indipendente ispirato ai principi liberali. Nei riguardi del fascismo prende posizione presentandolo come inadeguato per la realtà svizzera e ticinese, ma ciò non di meno le realizzazioni fasciste all’estero sono guardate con benevolenza: il fascismo non è parte della tradizione svizzera ma è un grande esperimento che va seguito, rispettato e non insultato.99 In seguito al delitto Matteotti vi è qualche ripensamento e per un breve lasso di tempo l’atteggiamento rimane contraddittorio: si possono infatti leggere contemporaneamente articoli chiaramente antifascisti di Angelo Crespi e scritti di stampo fascista come quelli di Scarlatti. È con l’incarico a Paul Gentizon, come corrispondente da Roma, che il giornale si indirizzerà definitivamente verso una posizione filofascista. Ed è a questo punto che Crespi abbandonerà il giornale e comincerà a pubblicare i suoi scritti sulla Libera Stampa. Nei confronti del nazismo tedesco non traspare nessuna simpatia, ma il fascismo è considerato ben altra cosa per quel senso di equilibrio che, bisogna ammetterlo con una specie di legittimo orgoglio, è virtù dei popoli latini e per merito di un uomo di genio, che sarebbe stoltezza tanto inutile quanto meschina misconoscere.100
Pregiudizi e stereotipi Il Corriere del Ticino non esprime pregiudizi antisemiti ‘personali’, ma non manca di pubblicarne numerosi per interposta persona, riferendo quelli altrui senza avanzare nessuna critica.101 L’atteggiamento del giornale verso il razzismo è contradditorio.Troviamo tre appassionati corsivi antirazzisti firmati Gavroche.102 In uno di essi insorge affermando che: «scopi della vita dell’uomo non sono l’odio e la persecuzione, ma l’amore e la carità; un razzismo esclusivista, persecutore, è contro la ragione d’essere dell’uomo, è una offesa al sentimento umano che è, o almeno deve essere, sentimento di fraternità» e in un altro dichiara che «la smettano di parlare di oscurantismo del Medio Evo, di tempi barbari; epoca più barbara, più feroce di questa nostra non se ne trova nella
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storia». Ma quando si tratta di fatti concreti, succede che il giornale trovi delle spiegazioni che sconfinano nella giustificazione.103 Il giudizio sulle persecuzioni antisemite Di fronte alle persecuzioni naziste in Germania, in Austria e negli altri territori sotto il dominio del Reich, Il Corriere del Ticino esprime biasimo e anche sdegno. Questo lo fa esplicitamente quando accusa il fatto che centinaia di israeliti sono «stati spinti al suicidio non potendo né lasciare il paese né lavorare per vivere» e quando scrive che «Goebbels ha parlato di questa epidemia di suicidi in termini poco generosi, duri e crudeli», oppure quando lamenta che «i giornali tedeschi, trasformati in quotidiani libelli antisemiti, sono diventati illeggibili».104 Il più delle volte la disapprovazione traspare dai titoli delle notizie di agenzia o sopra i pezzi ripresi dai giornali della Svizzera tedesca: «Terrorismo antisemita in Germania», «Gli eccessi dell’antisemitismo a Berlino», «Una settimana di terrore per gli ebrei», «La spietata campagna antisemita», «L’iniquità di un’ammenda».105 Per quanto riguarda l’Europa Orientale troviamo ampi servizi che descrivono le persecuzioni in Romania, Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia. La politica antisemita è per lo più presentata come una comprensibile, se non addirittura legittima, reazione al supposto strapotere ebraico in tutti i campi (economico, culturale, sociale). In alcuni casi, dopo aver esposto la situazione, l’articolista aggiunge spiegazioni di questo tipo: «al lettore occidentale, indignato e meravigliato, mi permetto tuttavia di rispondere con una piccola informazione: l’80% dei medici e degli avvocati di Cracovia sono ebrei, a Leopoli questa percentuale sale al 90%».106 Anche riguardo alle limitazioni imposte nell’editoria Il Corriere del Ticino ritiene che queste siano giustificate dal fatto che si trovassero in circolazione (in Ungheria) «giornali poco raccomandabili diretti da ebrei senza scrupoli» e che «anche nel campo delle lettere» v’erano «correnti moderniste [che] attaccavano le migliori tradizioni nazionali e predicavano un internazionalismo di nuova lega».107 Di fronte all’instaurazione di governi fortemente nazionalisti e antisemiti il giornale esprime considerazioni positive: «il regime nazionale, cristiano, e per forza di cose, antisemita, non potrebbe essere l’opera dei partiti o di qualche sognatore, ma sarà instaurato dalla Corona, unico arbitro dei destini della nazione rumena», «Salvo imprevisti la Romania evolve verso un regime più stabile di quelli avuti finora e che corrisponde meglio ai bisogni della nazione».108
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Quella che ritiene che l’ebraismo sia esso stesso causa del suo male e che, in sostanza, si cerchi da sé i suoi guai con un atteggiamento filocomunista, democratico e massonico, è un’opinione ben radicata anche a casa del Corriere del Ticino, e si esprime con ragionamenti come questi: I principali interessati [gli ebrei polacchi] hanno un atteggiamento molto malaccorto, alzano grida che non servono a niente, indicono manifestazioni pubbliche nei paesi occidentali e lavorano per mettere in piedi governi di sinistra.109 Leggendo giorni fa l’Humanité vi abbiamo trovato diversi manifesti di intellettuali comunisti: più della metà delle firme stampate in coda a queste dichiarazioni erano di israeliti! Deploriamo le nuove tribolazioni d’Israele, che non sono che al loro inizio. Ma auguriamo ai numerosi ebrei che non hanno ancora compreso i segni dei tempi di ritrovare sé stessi e di trarre una salutare lezione dalle prove che la Provvidenza ha loro imposto.110
I commenti alla politica razzista praticata dal fascismo italiano si ispirano alla linea politica del giornale che, come abbiamo accennato, non disdegna l’Italia e il regime. Ogni giorno in prima pagina vi è una rubrica intitolata «Rivista italiana» nella quale troviamo opinioni dei giornali fascisti: da luglio in avanti vengono riportate copiosamente le argomentazioni a favore della politica razzista di Mussolini che appaiono sulla stampa italiana. Si attribuisce molto peso alle tesi secondo le quali questa politica avrebbe scopi prevalentemente demografici e si prefiggerebbe di migliorare e salvaguardare la razza italiana.111 Trovano poi ampia eco le considerazioni sugli Ebrei diffuse da Roma attraverso una martellante campagna denigratoria volta a sottolinearne l’invadenza.112 la ricchezza,113 l’isolazionismo dal resto della compagine nazionale,114 il mercantilismo e l’antieroismo,115 la disonestà e l’attitudine all’imbroglio,116 l’attività complottistica117 e la pericolosità per i popoli che li ospitano118 ecc. Tuttavia l’argomento che sembra raccogliere maggiore considerazione è quello che accusa l’ebraismo di essere un nemico giurato del fascismo,119 per cui, come spiega da Roma Paul Gentizon, la politica fascista contro gli israeliti altro non sarebbe che una legittima difesa del regime verso chi lo avversa, e quindi farebbe parte della lotta contro l’antifascismo: «La volontà mussoliniana lancia una sfida alla volontà ebraica ed ecco il conflitto di due imperialismi».120 Profughi e accoglienza Il Corriere del Ticino riconosce che vi è «un esodo di perseguitati che incontrano sempre più difficoltà per emigrare»,121 ma ritiene anche
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che tutte queste persone, della cui sorte non ci si può disinteressare, fermandosi in un paese provochino «gravi torbidi economici e sociali» per cui bisogna «necessariamente porre dei limiti a un’invasione che, diventando eccessiva, minaccia di provocare una forte reazione di antisemitismo».122 Per questo motivo la Svizzera deve ben guardarsi dal prendersi carico di questo enorme movimento di persone in cerca di un luogo in cui insediarsi. Chi invece dovrebbe occuparsene sono le «grandissime democrazie», Washington, Londra e Parigi, visto che «intendono ancora parlare in nome dei diritti dell’uomo».123 E infatti l’opposizione all’accoglienza dei profughi israeliti provenienti dal Reich è categorica. In un articolo pubblicato in agosto si esprime il malcontento per il fatto che la Svizzera sia stata obbligata ad albergare 1.500 «ospiti d’occasione» che «hanno causato delle difficoltà delle quali avremo fatto volentieri a meno» e dei quali sarà molto difficile «sbarazzarsi». Oltre a ciò vi è la recriminazione secondo cui già in precedenza «avremmo dovuto prendere delle precauzioni contro questi imbarazzi», e se ora «questa invasione è cessata, tanto meglio, ma sarebbe stato preferibile prevederla e impedirla fin dal principio».124 Come già Il Dovere, anche il Corriere del Ticino inveisce contro i socialisti che chiedono una politica diversa.125
La stampa cattolica La situazione politica del Cantone da un lato e gli sconvolgimenti avvenuti in Europa con l’avvento dei regimi totalitari dall’altro, hanno fatto sì che il movimento cattolico ticinese e di riflesso la stampa cattolica mostrassero un quadro piuttosto disomogeneo. Se è vero che tutto il mondo cattolico ticinese si considera portavoce del pensiero della Chiesa, è anche vero che questo pensiero non viene da tutti interpretato allo stesso modo. Gli attori della contrapposizione sono la maggioranza del partito conservatore (fautore dell’alleanza con i socialisti e ideologicamente su posizioni antifasciste) e la Curia (che coltiva sentimenti amichevoli verso il regime di Mussolini ed è contraria per principio al dialogo con i socialisti). Inoltre, in seno al partito conservatore si è formato un nucleo di opposizione dura costituita da elementi fascisti i cui capi, dopo esser-
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si raggruppati nel movimento giovanile del partito, la Guardia Luigi Rossi, lasceranno definitivamente il partito conservatore e saranno i fondatori dei due movimenti di estrema destra attivi in Ticino in quegli anni (la Federazione Fascista Ticinese e la Lega Nazionale). Nel 1938 la situazione si è evoluta nel senso che lo schieramento contrario alla coalizione con i socialisti ha prevalso: nel 1935 vi era stato infatti il capovolgimento di alleanza e i conservatori governavano insieme ai liberali unificati.Tuttavia il partito conservatore, pur avendo spostato il suo asse politico qualche grado più a destra, richiama alla direzione del proprio giornale un antifascista come don Francesco Alberti, amico di Don Sturzo. Oltre a ciò dal movimento cattolico si sono allontanate le frange fasciste e di estrema destra, cosicché la Guardia Luigi Rossi è rientrata disciplinatamente nei ranghi del partito. Il Popolo e Libertà Due sono i motivi che fanno sì che il Popolo e Libertà si situi nell’area antifascista: le contingenze della politica interna ticinese e la personalità del suo direttore, don Francesco Alberti.126 Per quanto riguarda la politica interna bisogna ricordare che il Popolo e Libertà è l’organo ufficiale del Partito Conservatore-Democratico Ticinese. Come abbiamo visto, le vicende politiche locali hanno fatto in modo che per diversi anni, dal 1922 al 1935, questo partito facesse parte di un’alleanza di governo con i socialisti. Questa alleanza non è stata soltanto di utilità contingente, ma ha generato anche una certa empatia e un dialogo tra le due forze politiche. La maggior parte dei dirigenti del partito conservatore ha maturato una visione antifascista fin dall’inizio, o per lo meno dal tempo del delitto Matteotti. Schematizzando si potrebbe affermare che la linea politica del Partito fosse analoga a quella del Partito Popolare di don Sturzo.Vi erano però alcune personalità rappresentative che non erano sulla stessa linea della maggioranza, come il Consigliere di Stato Angiolo Martignoni127 e l’esponente più autorevole del partito, Giuseppe Motta, fermo oppositore della collaborazione con i socialisti, e non alieno a esprimere la propria avversione nei confronti della sinistra e i suoi sentimenti amichevoli verso Mussolini.128 Quest'ultimo però si trovava a Berna in Consiglio Federale fin dal 1911, e quindi in un certo senso lontano ed escluso dai giochi cantonali. Per la configurazione del giornale molto importante è stata soprattutto la figura di don Alberti, un personaggio di notevole levatura: prete,
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sindacalista, organizzatore del movimento cattolico giovanile, giornalista, intellettuale e scrittore. Don Alberti era un antifascista dichiarato che credeva fermamente nei valori della democrazia e aborriva il totalitarismo. Ed è stato lui quello che ha dato al giornale un’impronta chiaramente definita. A scrivere sulle pagine del giornale ha chiamato prestigiosi collaboratori antifascisti, tra i quali spicca don Luigi Sturzo,129 fondatore del Partito Popolare Italiano, costretto all’esilio a Londra per la sua opposizione al regime. Stereotipi e pregiudizi Il Popolo e Libertà si attribuisce la qualifica di giornale cattolico e di portavoce del pensiero della Chiesa di Roma. Inevitabile quindi che alcuni dei pregiudizi allora in auge nel pensiero cattolico si insinuino tra le righe del giornale. In uno degli articoli pubblicati nel corso dell’anno si accenna all’ebreo errante e alla maledizione caduta su di esso, e si parla di «crucifissori» che il Cristo ha perdonato.130 Va tuttavia sottolineato che il suddetto accenno è rimasto un caso isolato. Un altro fatto deve essere menzionato: il giornale non ha deplorato le frasi pronunciate da Enrico Celio in Gran Consiglio il 14 luglio.131 Ragioni di ordine politico hanno probabilmente avuto la precedenza rispetto alle esigenze della coerenza. Enrico Celio è infatti il rappresentante del Partito Conservatore Democratico al Governo e il Popolo e Libertà è l’organo di questo stesso partito. Il giudizio sulle persecuzioni nel Reich è severo e nel riferirne vengono usati aggettivi anche molto forti, come per esempio ‘ripugnante’.132 Lo sdegno per le ingiustizie e le sofferenze inflitte agli Ebrei è accompagnato da umana pietà. Notevole è lo sforzo del giornale per attribuire questo sentimento anche alla Santa Sede, calcando sovente il significato delle parole provenienti dal Vaticano,133 dall’Osservatore Romano134 o da eminenti cardinali.135 La svolta razzista della politica del fascismo italiano è accolta con gravi preoccupazioni per lo stravolgimento dei valori che essa comporta e per i pericoli che rappresenta.136 Le rassicurazioni provenienti da Roma inducono però in un secondo momento il Popolo e Libertà a ritenere che si sia in presenza di una «marcia indietro» nella politica antisemita137 e che «le misure adottate in Italia» non siano più «gravi come erano apparse sul principio».138 Ma da settembre in poi, con i provvedimenti concreti, cade ogni illusione riguardo a una supposta mitigazione della politica razzista.139
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Per quanto riguarda la politica antisemita nei paesi dell’Europa Orientale il Popolo e Libertà ne riferisce in diverse occasioni140 ed esprime il suo pensiero una sola volta asserendo che il «problema ebraico esiste», ma che esso non può essere risolto con provvedimenti indiscriminati e collettivi o con espulsioni.141 Per quanto riguarda i profughi il giornale protesta con fermezza contro le persecuzioni naziste che obbligano gli Ebrei a diventare dei rifugiati, ricordando che «gli elementari criteri di giustizia vogliono che nessun cittadino possa essere scacciato dalla sua patria».142 Qualifica poi «brigantaggio» la pratica dei nazisti di spogliare gli Ebrei dei loro averi. Accoglienza dei profughi Parole per caldeggiare un’accoglienza generosa appaiono un'unica volta in un articolo di don Sturzo143 nel quale i profughi sono presentati come una risorsa per il paese ospitante. Tuttavia in nessun’altra occasione il giornale chiede una politica d’asilo più generosa. E anzi, si sposano le giustificazioni addotte dal Governo per spiegare i motivi per cui la Svizzera non può praticare una politica di apertura. A proposito dei profughi si legge: esigenze d’ordine nazionale richiedono imperiosamente delle misure per arginare l’afflusso […] La Svizzera ha invece dato prova finora di magnanimità nei loro confronti: quantunque essa sia attualmente obbligata, mediante un più rigoroso controllo delle sue frontiere, ad arginare l’afflusso dei fuggiaschi […] Si ha quindi motivo di credere che l’angoscioso problema dei profughi ebrei possa essere risolto, pur sempre nel rispetto dei principi cristiani ed umani che informano la vita del nostro popolo, tenuto conto delle nostre improrogabili necessità nazionali.144
Sui potenziali nuovi arrivi asserisce: Basti pensare al fatto che le nazioni confinanti con l’Italia – la nostra Svizzera fra loro – dovranno provvedere per smistare in qualche modo l’onda dei nuovi profughi ed alle noie d’ogni genere che da ciò a quelle nazioni può derivare.145
Il Guardista Il Guardista è un quindicinale che ha avuto un’evoluzione parallela all’organizzazione di cui era portavoce: la Guardia Luigi Rossi.146 La Guardia è nata nel 1923 come movimento giovanile di sostegno e di pungolo al partito conservatore. Nel 1926 vi confluisce il gruppo
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filofascista che si stringeva intorno al quotidiano La Voce.147 Da quel momento in poi, e fino al 1933, la Guardia Luigi Rossi è diretta da personalità di estrema destra come Alfonso Riva, Basilio Biucchi, Nino Rezzonico, Alberto Rossi: tutti coloro che daranno vita, in seguito, al movimento fascista ticinese e alla Lega Nazionale. In quel lasso di tempo il movimento (che secondo la moda dell’epoca si era organizzato con uno stile gerarchico marziale a base di comandanti, adunate, ordini di marcia, giuramenti ecc.) si pone in contrapposizione al partito conservatore e adotta una linea filofascista che arriva sino al punto di indurre i suoi dirigenti a dibattere sul come introdurre anche nel Canton Ticino il corporativismo adottato da Mussolini in Italia. A questo stato di cose pone fine il Congresso della Guardia Luigi Rossi, svoltosi il 14 luglio 1933, che sancisce la sconfitta della linea ‘integralista’ filofascista. Da quel momento in poi il gruppo, guidato da Giuseppe Lepori si riallinea su posizioni più equilibrate e più affini al Partito Conservatore.148 Il Guardista che abbiamo incontrato nel 1938 ha ormai adottato una linea politica che non si discosta molto da quella del Popolo e Libertà, e ideologicamente si è distaccato da ogni legame con il fascismo. In un articolo rimprovera il Giornale del Popolo per la sua condiscendenza nei confronti del fascismo e la dittatura criticando certi articoli del suo Redattore intruppatosi, con altri giornalisti più o meno ticinesi e svizzeri, in una certa crociera, e nei quali si ammannivano al lettore le più sperticate esaltazioni del regime fascista.149
Verso il razzismo nazista il giornale ha una forte avversione, suffragata da diversi articoli che descrivono la posizione della Chiesa Cattolica e riportano ampi stralci di dichiarazioni di alti prelati sull’argomento.150 Nei confronti degli Ebrei il giornale mostra sentimenti ambivalenti. Da una parte è incline ad adottare pregiudizi e stereotipi antisemiti, in particolare quelli antigiudaici di matrice religiosa. In varie occasioni indulge nel ricordare le maledizioni che incombono sugli Ebrei: «essi andranno vagabondi fra le genti […] la terribile profezia continua ad avverarsi alla lettera da più di due mila anni, di giorno in giorno […] questa parola del profeta Osea torna a risuonare».151 Non è neppure insensibile agli stereotipi sul dominio dell’ebreo presentato come «il trionfatore del mondo» con «la finanza, la politica, la scien-
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za, l’arte, il teatro, la stampa, la pubblicità» che sono «alla sua mercé». Per questi motivi afferma di poter «comprendere benissimo che non tutti nutrano simpatia per la razza troppo intelligente, scaltra ed inquieta degli ebrei».152 Dall’altro lato però, invocando valori cristiani, insorge contro l’antisemitismo: eppure i cristiani – quelli che lo sono sul serio – non dovrebbero nutrire avversione o rancore verso la gente semita, la quale è, di tutti i non battezzati, la più vicina al cristianesimo. […] Non si rinnegano i propri parenti poveri ed infelici, quand’anche fossero stati essi stessi gli artefici della loro disgrazia.153
I redattori del giornale sono d’altronde convinti che mai il Cattolicesimo ha perseguitato o avversato gli Ebrei. Che anzi, l’avversione, l’odio che presso certi popoli cristiani si nutrirono per lungo tempo contro i figli d’Israele si spiegano colla mancanza di spirito veramente cristiano e di ossequio alle direttive ed agli insegnamenti della gerarchia.154
Le persecuzioni sono ciò non di meno giudicate «una specie di rivincita bestiale e crudele delle Nazioni contro questo Israele che seguendo il suo istinto ha esagerato, non ha saputo moderarsi ed accontentarsi delle vittorie conseguite»155 e di conseguenza non viene contestato alle Nazioni «il diritto, ed anche il dovere, di difendersi dall’invasione dell’elemento ebraico, specialmente nelle alte funzioni pubbliche».156 Il destino dei profughi e la politica svizzera d’asilo sono tematiche del tutto ignorate dal Guardista. Il Giornale del Popolo Fondato nel 1926 dal vescovo Aurelio Bacciarini e diretto da don Alfredo Leber,157 il Giornale del Popolo è nato per fare da contraltare al Popolo e Libertà di don Francesco Alberti, inviso alla Curia per il suo spirito democratico e antifascista. Il Giornale del Popolo è senza dubbio il quotidiano ticinese più allineato sulle posizioni della Chiesa di Roma. Il suo orientamento coincide perfettamente con i principi etici e politici proposti dal Vaticano alla fine degli anni trenta. Molti articoli su tematiche ideologiche ricalcano quelli pubblicati da La Civiltà Cattolica, pur essendo scritti con uno stile più accessibile al vasto pubblico. Sulle pagine del Giornale del Popolo troviamo una strenua difesa del
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magistero della Chiesa e una implacabile lotta contro chiunque voglia limitarne l’influenza o metterne in dubbio il primato nella società. Questo si traduce in una forte ostilità verso la detestata categoria dei ‘senza Dio’ che si estende dagli odiati bolscevichi, comunisti, socialisti e massoni, ai disprezzati movimenti laici. Per lo stesso motivo vi è una forte avversione nei confronti dei nazisti, ai quali si riconosce tuttavia «un’unica benemerenza: quella di aver scartato il pericolo del bolscevismo ateo e distruttore».158 Non così è l’atteggiamento verso il fascismo italiano nel quale si ravvisa un alleato importante nel conseguimento degli obiettivi perseguiti dalla Chiesa. Ciò è dovuto principalmente al Concordato lateranense del 1929 «che ha ridonato l’Italia a Dio».159 Anche la guerra di Spagna, che proprio nel 1938 sta entrando nella sua drammatica fase conclusiva, contribuisce al giudizio favorevole sul fascismo: la partecipazione al conflitto dell’Italia al fianco dei nazionalisti capeggiati dal Caudillo Francisco Franco, ritenuto il difensore della cristianità contro il pericolo bolscevico-comunista, conferisce a Mussolini un supplementare ‘titolo di merito’ tutt’altro che trascurabile. Il Giornale del Popolo deve in gran parte il suo stile alla personalità del suo direttore, don Alfredo Leber, un prete dal carattere combattivo e passionale. La sua polemica non risparmia certamente quelli che considera i suoi nemici vicini e lontani. In politica interna sono i socialisti i suoi bersagli preferiti. Per i fatti del mondo, è la guerra di Spagna quella che maggiormente scatena la sua prorompente indignazione diretta contro «la teppa armata» dei «loschi massacratori rossi» sempre affaccendati nell’ «uccidere sghignazzando un prete» e nel «martirizzare una suora».160 I suoi avversari, più tardi, lo hanno sovente etichettato come «fascista». Certo egli non ha mai nascosto la sua propensione verso quella parte politica, tuttavia va precisato che in realtà non è alla realizzazione del fascismo che egli mirava. Il fascismo sembra aver costituito per lui non un fine, ma un mezzo elargito dalla Provvidenza per il compimento di ciò che gli stava a cuore, ossia l’incremento del prestigio e dell’influenza della Chiesa. È quindi probabile che proprio per questo egli si sentisse ben disposto verso chi stava da quella parte e combatteva contro quelli che lui identificava come nemici del Cattolicesimo. Esaminando approfonditamente la ‘produzione’ 1938 del Giornale del Popolo è risultato che don Leber si è attenuto strettamente ai dettami della Chiesa di Roma.
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Il giudizio sul razzismo ricalca le posizioni espresse dalla Chiesa nell’enciclica Mit Brennender Sorge, nel Sillabus e nell’omelia del cardinale Schuster che definiva «il mito del sangue» una novella «eresia nordica che ci deprime».161 È il carattere materialista, anticristiano, antireligioso e pagano del razzismo che viene condannato.162 Diverso è invece il giudizio sull’antisemitismo. Se basato su criteri razzisti viene condannato, mentre lo si ritiene lecito e giustificato se adottato per difendere la società dall’invadenza ebraica163 o quando serve a proteggere la cristianità dal pericolo per la fede costituito dal giudaismo.164 Stereotipi e pregiudizi antisemiti Di pregiudizi il Giornale del Popolo ne esprime parecchi, e sono quelli che si situano nell’alveo dell’ideologia e della pratica del ‘cattolicismo’ che, come spiega Urbicus in una delle sue corrispondenze da Roma, «è stato sempre contro gli ebrei non in quanto persone di razza non ariana, ma in quanto discendenti ostinati dei deicidi».165 I giudei vengono ricordati come il «popolo crucifissore» che «sputa sul volto del Maestro».166 Essi sono segnalati come coloro che «portano in fronte il marchio di non si sa quale maledizione: noi sappiamo bene quale essa sia!» e che sono «dispersi su tutta la terra» perché la loro razza «davanti al pretorio di Pilato, ha segnato e meritato la propria decadenza e condanna». Inoltre sono portatori di una «ironia dagli effetti deleteri» e di un «messianesimo» che si insinua anche nel temporale generando i Marx e i Trotzky. Nel contempo essi sono pure, in gran parte, i poco raccomandabili «artefici e i condottieri del capitalismo moderno».167 Gli Ebrei rappresentano, sempre secondo il giornale, «un problema razziale, culturale, politico, religioso, soprattutto nei paesi dove costituiscono un elemento inassimilato e inassimilabile ed anche in quelli dove essi meglio si confondono nella massa».168 Il loro «esagerato arrivismo»169, la tendenza ad accaparrarsi le «attività maggiormente produttive di lucro o d’influenza politica»170 e la loro preferenza «per il commercio e le professioni liberali si traduce nel loro predominio in questo campo, predominio che, in molti paesi, è fuori di ogni proporzione con la loro importanza numerica».171 Non a caso «quasi dappertutto la loro presenza, a un dato momento storico, scatenò reazioni violente».172 Le persecuzioni nel Reich vengono condannate con severità: Di fronte a queste aberrazioni da pazzi criminali, si resta veramente pensosi per l’avvenire della nostra civiltà. E si è portati irresistibilmente a riconoscere, ancora una volta, che quan-
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do l’uomo vuol deificare se stesso, come individuo o come collettività, egli s’incammina verso la decadenza e la bestialità.[…] Quando il Reich misconosce i più sacri diritti naturali dell’uomo: il diritto alla vita, il diritto di praticare la Religione, esso non può eccepirsi dalle critiche. Poiché qui è in giuoco qualcosa di ben più alto della politica: la giustizia, il diritto naturale e divino.173
Nel commento alle atrocità di novembre si legge testualmente: «la lotta che contro gli ebrei da anni si combatte, in Germania, e adesso si accende anche in Italia, è una vergogna per la civiltà». Subito dopo aver usato queste parole forti e inequivocabili il redattore dell’articolo sente però il bisogno di aggiungere una precisazione, quasi temendo che una simile dichiarazione potrebbe essere interpretata come troppo filosemita: E se lo diciamo noi, cattolici, figli di quella Chiesa cattolica che l’ebraismo internazionale ha sempre combattuto con tutte le armi e in tutti i paesi, ci si può ben credere. Gli ebrei, per quanto sparsi in tutto il mondo, fra tutti i popoli, sono stati e sono un popolo che gelosamente conserva le sue caratteristiche, le sue abitudini, le sue vedute. Gli Ebrei hanno commesso colpe ed errori. Che lo Stato prenda delle misure per impedire il loro esagerato arrivismo è comprensibile. Ma ci sono dei limiti. Ora in Germania si sono passati tutti i limiti.174
Anche dopo aver affermato che di fronte agli «eccessi contro gli ebrei» si prova «un senso di vergogna», reputa necessario aggiungere che: tutti ammettono che la questione ebraica doveva essere sciolta in modo radicale, creando una situazione in cui gli elementi semiti non potessero più costituire una minaccia per il resto della Nazione, ma vi si poteva arrivare senza lo scatenamento del fanatismo e delle passioni più basse, con misura e con dignità.175
Europa orientale Il foglio di don Leber ritiene che le legislazioni discriminatorie varate in questi paesi siano opportune. Esse sarebbero la giusta risposta al problema ebraico perché «se questo viene posto sotto l’aspetto della necessità di difesa contro un’eccessiva e sproporzionata influenza degli israeliti in certi campi d’attività, non contestiamo allo Stato il diritto di prendere delle misure restrittive in caso di bisogno come si è fatto per esempio in Ungheria».176 In contrapposizione «all’antisemitismo follaiolo» dei pogrom e «all’antisemitismo dogmatico» dei nazisti si approva «un antisemitismo pragmatico dei governi che li conduce a decisio-
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ni d’eccezione, tra le altre al numerus clausus delle Università al fine di limitare l’accesso degli Israeliti alle professioni liberali». Questo perché i provvedimenti contro gli Ebrei vanno presi secondo lo spirito di «mitezza e persuasione» sempre usato dalla Chiesa nei confronti «del popolo deicida» per il quale «prega in piedi ogni Venerdì Santo».177 Si può affermare con certezza che la svolta razzista del fascismo italiano non è risultata di gradimento al Giornale del Popolo. I primi articoli apparsi dopo la proclamazione dei professori fascisti, in luglio, esprimono stupore e disapprovazione.Vi si legge infatti che il documento degli universitari italiani ha fatto «una penosa impressione» perché «contiene principi che noi cattolici non possiamo accettare».178 Quando però quella che in un primo momento era sembrata una condanna da parte Vaticano risulterà invece una riserva blanda e parziale, anche il Giornale del Popolo ammorbidisce il tono e afferma: «la posizione dei razzisti italiani non è ancora ben chiara».179 E alcuni giorni dopo capovolge addirittura il giudizio sostenendo che «essa non contiene nulla di contrario ai principi cristiani».180 La critica principale è rivolta al fatto che «l’Italia maestra delle genti» abbia incominciato ad imitare i nazisti mettendosi «umilmente a scuola da quel settentrione dal quale sono sempre venuti errori su errori».181 I successivi sforzi del giornale sono volti a confrontare il razzismo italiano con quello tedesco, per poi concludere in favore del primo perché al concetto biologico di razza si aggiunge e prevale quello spirituale.182 Per questo motivo esso «non presenta quella gravità che potrebbe avere se, oltre a compiacere Berlino, seguisse esattamente le orme tedesche».183 L’antisemitismo italiano viene spiegato come una manifestazione che «ha origini esclusivamente economiche» e come la risposta dell’Italia alle «manovre borsistiche» e alle «attività speculative» degli Ebrei stessi, i quali «minacciarono l’economia nazionale in alcuni punti di particolare sensibilità, come la valuta e le materie prime». Sotto accusa anche la «evidente sproporzione degli ebrei nelle arti, nei posti direttivi più redditizi, sproporzione che ostacola il collocamento delle giovani forze che escono dalle università e stentano a trovare lavoro».184 Il giornale esprime tuttavia la convinzione che il razzismo contro gli ebrei in Italia «non avrà menomamente le fasi tragiche e brutali»185 di quello praticato in Germania. I provvedimenti legislativi varati a partire dall’autunno sono accolti con qualche generica protesta: «non è ammissibile ed è inumano decretare una proscrizione generale contro una parte della popola-
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zione dello Stato, e che vive sul territorio nazionale magari da secoli, a causa della sua origine».186 La contestazione è accompagnata però dalla comprensione per la necessaria difesa dello Stato «contro un’eccessiva e sproporzionata influenza degli israeliti» e per sventare «il pericolo così indubbiamente grave» costituito dai docenti ebrei a cui finora è stato permesso di educare la gioventù.187 Per il Giornale del Popolo il problema sta nel trovare la giusta misura nel rispondere «all’invadenza ebraica senza offendere la carità e la giustizia».188 Ma è l’impatto sugli «interessi religiosi del popolo italiano» ciò che preoccupa il giornale, ed è sotto questo punto di vista che la svolta razzista viene analizzata. In una delle sue lettere da Roma Urbicus afferma che «malgrado tutto» si è ottimisti: Il razzismo finora si presenta più come una pratica che come un’ideologia. A giudicare dalle norme e istruzioni impartite non si tratta nemmeno di un vero antisemitismo, ma di un complesso di provvedimenti atti a rallentare e fermare l’invasione degli ebrei profughi dalla Germania, dall’Austria e dalla Polonia, nonché a mantenere entro certi limiti la proporzione dell’elemento ebraico nelle professioni e nelle classi superiori della vita sociale. […] È evidente che, se le cose dovessero restare in questi termini, gli interessi religiosi del popolo italiano non sarebbero intaccati.189
Questo ottimismo verrà in parte deluso al momento dell’adozione della nuova legge matrimoniale che vieta le unioni tra «cittadini italiani» e «non ariani». Il vulnus al Concordato viene ampiamente contestato e commentato.190 La questione dei profughi Il Giornale del Popolo non si occupa molto dei rifugiati ebrei, forse perché da Roma non arrivano indicazioni e stimoli in questa direzione. Le notizie relative al problema dei profughi che stanno lasciando la Germania e l’Austria sono quasi esclusivamente pezzi d’agenzia. In un rarissimo articolo di commento scritto dalla redazione in occasione della Conferenza di Évian si arriva alla conclusione che le «le nazioni europee, che hanno accolto fin qui i profughi israeliti, non potranno continuare a farlo indefinitivamente».191 La politica svizzera d’asilo non viene criticata: tutti i comunicati che descrivono i provvedimenti adottati dalla Confederazione per ostacolare l’arrivo dei profughi vengono pubblicati senza ulteriori commenti e senza essere accompagnati da interrogativi o da obiezioni. In
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tutto il 1938 non si trova sul Giornale del Popolo neppure un piccolo trafiletto che invochi una più generosa accoglienza in Svizzera delle vittime della persecuzione antisemita. La Famiglia La Famiglia è un settimanale clericale nel quale è sempre presente un inserto, «Il Vangelo del giorno», che spiega con lo stesso linguaggio usato dal parroco nella sua predica domenicale come devono essere compresi dai fedeli i passi della Sacra Scrittura. Politicamente le posizioni della Famiglia sono identiche a quelle del Giornale del Popolo al quale è ideologicamente affine. Da quest’ultimo si differenzia per una più positiva e rosea opinione sul fascismo: «Noi abbiamo tanta fiducia nel genio latino e nella sua sensibilità cristiana. Roma non si presterà a seguire i nordici nei loro grossolani errori!».192 Anche in tema di antisemitismo usa argomentazioni più severe, tanto è vero che, con un acrobatico capovolgimento della realtà, riesce a situare l’ebraismo dalla parte degli oppressori dei cristiani e dei cattolici: «deploriamo le persecuzioni subite per colpa degli ebrei».193 Nel linguaggio usato si percepisce di tanto in tanto un calo di stile, spia di sentimenti piuttosto malevoli, come ad esempio quando di fronte alle epurazioni in corso in Italia anticipa che «altri professori ebrei saranno scovati e mandati a spasso».194 I pregiudizi antigiudaici sono più estremi: La Famiglia è infatti è l’unica pubblicazione che giunge fino al punto di coinvolgere l’Altissimo nella responsabilità delle persecuzioni contro gli Ebrei. Esse tradurrebbero in realtà «la maledizione di Dio» che «oggi ancora persegue gli Ebrei per mano stessa dei nemici di Cristo». Questi ultimi, prima di scomparire, avrebbero addirittura «scritto nella storia una nuova pagina in onore dell’unico dominatore: Cristo Gesù».195 Nessun cenno al problema dei profughi per tutto il corso dell’anno.
Altre pubblicazioni Il Paese Presente sulla scena politica vi è anche un partito che, nonostante la sua esiguità, ha avuto negli anni venti e trenta una sua importanza politica. Si tratta del Partito Agrario Popolare Ticinese fondato nel 1920 da Gaetano Donini, ex-consigliere di Stato liberale radicale.
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Le fondamenta del partito si situano nel ceto rurale e i temi prevalentemente affrontati sono quelli che riguardano le questioni agrarie e la difesa degli interessi dei contadini. Nel momento in cui i conservatori e i socialisti si coalizzano, nel 1922, il Partito Agrario si unisce a questi due partiti e farà parte del Governo che estrometterà dal potere il partito liberale. Si trova così inserito nell’area politica nella quale ha prevalso in misura minore il fascino del fascismo rampante. Questa collocazione traspare anche dal contenuto del suo trisettimanale Il Paese. L’interesse principale del giornale è rivolto ai temi rurali, ma vi sono sporadicamente delle prese di posizione più prettamente politiche. Per quanto riguarda il razzismo presenta delle idee in controtendenza rispetto a quelle correnti. Si può leggere infatti un articolo che sostiene la tesi secondo la quale è il tipo di terra sulla quale si vive che plasma l’uomo, gli animali e le piante. Partendo dalla constatazione che lo stesso ceppo viticolo produce una qualità di uva diversa a seconda del terreno nel quale cresce, conclude che anche per gli uomini succede la stessa cosa: dopo un certo periodo di tempo che un individuo (o una popolazione) vive in una determinata zona ne assorbe le caratteristiche e si adatta al territorio.196 Riguardo alle persecuzioni in Germania, Il Paese insorge con sdegno ai fatti della ‘notte dei cristalli’.197 Non vi sono, per contro, prese di posizione a proposito della svolta razzista italiana. Nel corso del 1938 Il Paese non si pronuncia sulla questione dell’accoglienza dei profughi in Svizzera. L’Eco di Locarno È un foglio prettamente locale. Per i fatti del mondo vi è una piccolissima rubrica, «Ultime in fascio», che riporta in forma ridotta le notizie d’agenzia che appaiono anche sugli altri giornali. In alcuni numeri questo spazio è addirittura omesso per lasciar posto alle notizie cittadine e regionali che costituiscono il centro d’interesse del giornale. Commenti alla politica internazionale ve ne sono pochissimi. Spicca un articolo elogiativo dell’attività Kraft durch Freude del fronte del lavoro tedesco diretto da Robert Ley.198 Altrove si possono leggere parole di ammirazione per Mussolini199 e per le realizzazioni italiane nell’Africa Orientale.200 Per l’argomento che ci interessa, ossia le persecuzioni degli Ebrei e l’antisemitismo non vi è assolutamente nulla, mentre per il tema del razzismo abbiamo trovato un solo articolo, lo stesso apparso su Il Paese.201
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L’illustrazione ticinese L'Illustrazione Ticinese, settimanale illustrato, non prende nessuna posizione riguardo ai drammatici temi che stiamo affrontando. Interessanti sono tuttavia alcuni documenti fotografici che mostrano alcune persone di cui strada facendo ci siamo occupati: i consiglieri federali Motta e Baumann, il consigliere di Stato Enrico Celio, il Vescovo Angelo Jelmini, lo scrittore Francesco Chiesa, Arturo Toscanini, Emil Ludwig ecc. Risultano interessanti anche alcune fotografie storiche scattate in occasione dell’Anschluss, della visita di Hitler a Roma e della Conferenza di Monaco.
La stampa di estrema destra L’estrema destra attiva nel Cantone si è sviluppata all’interno del gruppo della Guardia Luigi Rossi. I dirigenti dei movimenti di ispirazione fascista, prima di fondare i loro partiti, hanno infatti militato in questa organizzazione in seno alla quale sono stati maggioritari dal 1926 al 1933. Nino Rezzonico è il fondatore della Federazione Fascista Ticinese e Alfonso Riva della Lega Nazionale Ticinese. Cinque anni più tardi, nel 1938, il movimento fascista ticinese è ormai ridotto a un’entità inconsistente e la Lega Nazionale, navigando verso il suo tramonto, si congeda dalla storia ticinese sferrando i suoi ultimi velenosi colpi di coda. I loro organi di stampa sono le irregolari pubblicazioni dei ‘numeri unici fascisti’ e il settimanale L’Idea Nazionale. I numeri unici fascisti Il fascismo ticinese, nato nel 1933 su iniziativa di Nino Rezzonico, si presenta al suo esordio come sezione della Federazione Fascista Svizzera diretta dall’ex-colonnello dell’esercito Arthur Fonjallaz. La Federazione Fascista Ticinese riesce a raggruppare attorno a sé soltanto qualche esponente dell’Adula (un movimento irredentista e fascista, il cui giornale verrà soppresso dalle autorità nel 1935) e uno sparuto gruppo formato da un paio di decine di pittoreschi squadristi interessati alle manifestazioni formali (parate, inni, parole d’ordine roboanti, scazzottate) più che allo sviluppo di un movimento politico vero e proprio. Le velleitarie ambizioni del fascismo ticinese terminano miseramente davanti al Palazzo del Governo cantonale il 25
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gennaio 1934, quando quella che sarà ricordata come ‘la marcia su Bellinzona’ (in realtà un’adunata di protesta fallita per insufficienza di partecipanti) viene dispersa da una contromanifestazione di agguerriti operai socialisti scesi da Biasca. I dissidi interni conseguiti alla figuraccia fatta a Bellinzona provocano lo scioglimento della Federazione Fascista Ticinese, l’emarginazione di Nino Rezzonico e la fine del giornale Il Fascista Svizzero. Il nuovo capo del fascismo ticinese, Alberto Rossi,202 cerca di ricomporre il partito e affida a Piero Scanziani203 la direzione di un nuovo giornale: A Noi. Questa nuova testata avrà vita breve e sarà chiusa definitivamente alla fine del 1935. Nel periodo che ci interessa, del fascismo ticinese non resta altro che qualche iniziativa del mai domo Nino Rezzonico (il quale, fra l’altro, sta nel frattempo ricevendo alcune denunce e perquisizioni domiciliari, ordinate dalla Procura pubblica federale per attività sovversiva).204 Egli si fa sporadicamente vivo con numeri unici fascisti, che escono ogni volta con un diverso nome.205 Ne sono apparsi sette nel corso del 1938 e si possono trovare all’Archivio di Stato a Bellinzona: tutti tranne uno, probabilmente il più interessante dal nostro punto di vista, intitolato Il richiamo della razza. Se ne accenna nel numero del 19 novembre (Giustizia)206 come foglio immediatamente precedente. Si può supporre che questo numero mancante sia stato pubblicato alla fine dell’estate o nella prima metà dell’autunno. Il commento che possiamo dare rispetto alle pubblicazioni di Rezzonico sarà dunque forzatamente parziale non potendosi basare sulla lettura di tutta la produzione apparsa nel corso dell’anno. I numeri unici che abbiamo potuto esaminare portano un paio di articoli smaccatamente antisemiti.207 In essi si trova un discreto campionario del solito repertorio di invettive contro gli Ebrei in voga negli ambienti fascisti: gli Ebrei vogliono sfruttare gli altri popoli, sono disgregatori dei valori altrui, innalzano il mito del materialismo, non partecipano alle guerre ma si arricchiscono ai danni degli eroici popoli combattenti, sono calunniatori, fanno propaganda comunista e sono tutt’uno con la Russia di Stalin. Sulle persecuzioni e discriminazioni antisemite risulta incondizionata l’adesione alle scelte razziste di Mussolini: Il Fascismo che ha creato l’Impero di Roma, vuole con le nuove disposizioni difendere la razza a cui è connessa la missione di aumentarne la grandezza. Non vacue affermazioni di
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razza superiore, ma saggia difesa delle qualità che formano la prerogativa dei popoli virili atti alla lotta ed alle più formidabili conquiste. La posizione degli ebrei nello Stato ha trovato nei decreti del Gran Consiglio Fascista la più equa delle soluzioni.208
Per quanto sta accadendo in Germania non appare nessun articolo di commento alle persecuzioni antisemite.Tuttavia un piccolissimo accenno di indiretta e velata riserva si potrebbe forse ravvisare nella frase appena riportata «non vacue affermazioni di razza superiore». Il problema dei profughi non viene mai affrontato. L’Idea Nazionale Dopo la sua uscita dalla Guardia Luigi Rossi, in seguito alla sconfitta dell’ala destra integralista,209 Alfonso Riva riesce ad attrarre verso di sé un certo numero di personalità provviste di un certo prestigio (professionisti, avvocati, militari) e fonda, nel 1933, una nuova forza politica: la Lega Nazionale Ticinese. Nelle intenzioni dei fondatori, e nell’idea della gente, questo partito avrebbe dovuto rappresentare la destra ‘rispettabile’ in contrapposizione ai folcloristici fascisti di Rezzonico, che stentavano a trovare credibilità presso l’opinione pubblica. Socialmente la lega rappresenta la media borghesia, e in particolare la categoria dei commercianti e dei professionisti. Le sue parole d’ordine riescono ad avere scarsissima presa sul ceto popolare. In politica estera esprime ammirazione per Mussolini e per Hitler.210 In politica interna vorrebbe realizzare su scala svizzera un modello in un certo senso analogo, propugnando un elvetismo nazionalista fondato sui tre presupposti ‘ordine’, ‘autorità’ e ‘giustizia’. L’organizzazione del movimento è di tipo verticistico con un comandante211 che elegge un direttorio e nomina i capi locali. Questi ultimi, a loro volta, nominano i loro collaboratori formando dei triumvirati. Nel programma, apparso sotto forma di decalogo nel proprio organo di stampa, L’Idea Nazionale,212 la lega si pone come primo obiettivo quello di «riconciliare» in funzione antisocialista «gli inutili dissidi che ieri come oggi contrapponevano i partiti storici». Pur dichiarandosi in qualche modo al di sopra dei partiti la lega si presenta alle elezioni cantonali del 1935, ma raccoglie meno di mille voti. Dopo questo esito elettorale, fortemente inferiore alle aspettative, il movimento s’incammina verso il proprio declino e sarà sciolto alla fine del 1938. Nel suo proclama di chiusura,213 pubblicato sull’ultimo numero dell’Idea Nazionale, la lega si attribuisce il merito di aver pro-
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vocato la fine dell’alleanza tra i socialisti e i conservatori e di essere l’artefice della nuova coalizione dei partiti borghesi. Congedandosi, la dirigenza invita i suoi accoliti a rientrare disciplinatamente nei ranghi dei partiti storici e di continuare lì la propria missione. La maggior parte di essi ha seguito questa direttiva riuscendo a far dimenticare il passato e a conquistarsi rispettabilità da spendere nel dopoguerra. Il settimanale L’Idea Nazionale, il cui capo redattore è Basilio Biucchi,214 che ricopre contemporaneamente la carica di segretario aggiunto della Camera di Commercio di Lugano, ha attirato in modo particolare la nostra attenzione per la campagna antisemita che ha svolto negli ultimi mesi di esistenza. Nei capitoli mensili ne abbiamo man mano seguito lo svolgimento. La prima cosa che si percepisce è che la campagna antisemita è stata montata in primo luogo per assecondare i malumori di una parte dei commercianti luganesi, suscitati dal successo che stavano ottenendo in città diversi negozi gestiti da ebrei.Tutto parte nel mese di aprile con la pubblicazione di una lettera al giornale da parte di un sedicente commerciante di Lugano, che invoca una «campagna contro i magazzini di questi ebrei» che «spadroneggiano commercialmente col loro dominio».215 Da questo momento in avanti quasi in ogni numero del periodico leghista si leggono articoli che denunciano l’invadenza, la concorrenza sleale, lo strozzinaggio, l’affarismo e lo sfruttamento subito quotidianamente dai poveri commercianti ticinesi per mano dei ‘trafficanti ebrei’ che stanno ‘invadendo la piazza’.216 Ma non basta, si va oltre, si arriva alle insinuazioni infamanti217 e alle calunnie vere e proprie, con accuse infondate che la settimana successiva il giornale è costretto a smentire.218 Scopo più che evidente di tutta la manovra è di esortare il pubblico al boicottaggio dei negozi degli ebrei.219 Alle autorità vengono fatte pressioni affinché si astengano dal rilasciare ad ebrei licenze di commercio e di costruzione220 o permessi per esercitare le professioni.221 Persino un acquisto di materiale di cancelleria di un ente comunale viene presentato come un atto riprovevole.222 Si tratta di articoli che sono stati scritti con l’intento evidente di nuocere. Non sono soltanto l’espressione di pregiudizi e di avversione derivati da modi di pensare tramandati da generazioni e mai messi in discussione. Qui si tratta di attacchi veri e propri contro gli Ebrei in carne ed ossa che vivono nel Cantone. Si arriva fino all’avvertimento e alla minaccia:
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Attenti dunque – Figli di Giuda ‘ticinesi’ – a non ripetere l’errore dei fratelli. La prepotenza, il predominio conquistato con slealtà, con raggiri, truffe, con protezionismo razzistici si sconta con la reazione che segue inevitabile.223
Oltre agli attacchi sul fronte economico locale, appaiono altri articoli per innescare l’ostilità del pubblico contro gli Ebrei. In questi scritti (colti e documentati, con riferimenti precisi) l’antisemitismo viene analizzato a trecentosessanta gradi. Si tratta di dissertazioni che spaziano dalla religione224 alla storia,225 dal costume,226 alla politica227 e alla letteratura.228 Sul problema dei profughi appare, nel mese di agosto, uno degli articoli ‘standard’ diffusi in vari giornali per sostenere le argomentazioni e le tesi a sostegno della politica federale d’asilo.229 Sullo stesso numero il giornale non risparmia il proprio sarcasmo assicurando che certamente, nonostante le limitazioni adottate «con piena ragione» dalle autorità elvetiche, «questi fuggiaschi ebrei sono arrivati a Lugano. E troveranno certo rifugio e lavoro presso i grandi magazzini ebrei».230
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Capitolo diciottesimo
La società di fronte agli avvenimenti
Non resta ora che affrontare l’ultimo quesito che ci siamo posti all’inizio di questa ricerca, quello relativo all’atteggiamento assunto da parte della società civile nei confronti delle tematiche esaminate nel corso del nostro viaggio nel 1938. Consideriamo questa la parte più delicata del nostro lavoro. Se fino ad ora ci siamo potuti avvalere di una documentazione ufficiale concreta (le pagine dei vecchi giornali, i verbali delle sedute del parlamento), in quest’ultima fase dobbiamo, per così dire, ‘navigare a vista’ basandoci su indizi, testimonianze, impressioni e deduzioni. Per riuscire ad addentrarci più in profondità nella lontana realtà del 1938 abbiamo anche preso in considerazione alcune circostanze sulle quali i giornali non si sono soffermati. Nel definire i sentimenti e i comportamenti di una popolazione si rischia di commettere degli errori perché inevitabilmente si tende alla generalizzazione. Le valutazioni che si danno finiscono col colpire senza dicrimine: nel nostro caso c’è il forte pericolo di accomunare antisemiti irriducibili e persone che hanno dato invece prova di grande solidarietà. Nelle nostre disamine terremo sempre ben presente questa insidia. Per ogni ‘caso’ esaminato porteremo prove, se esistenti, testimonianze e indizi pro e contro ogni tesi proposta. I termini ‘società’, ‘popolazione’ e ‘opinione pubblica’ risultano troppo vaghi. Per questo motivo abbiamo distinto e preso in considerazione diverse categorie: la classe politica, gli intellettuali, gli uomini di Chiesa, la ‘gente comune’.
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La classe politica e burocratica Riguardo ai comportamenti e alle posizioni assunte dalla classe politica abbiamo ampiamente riferito esaminando i fatti appresi dalla stampa dell’epoca. L’analisi delle varie testate ci ha permesso di scoprire le differenze e le sfumature nell’interpretazione della realtà a seconda dell’ideologia dei diversi schieramenti politici. Affrontiamo ora il tema della responsabilità. Sono gli uomini che detenevano il potere politico i responsabili delle scelte inerenti la politica d’asilo. Questo perché, come si è visto, la definizione di questa politica e le opzioni pratiche sono state di tipo verticistico e non il frutto un iter politico democratico. Johannes Baumann1 La personalità più autorevole nel 1938 è stata senza ombra di dubbio il Consigliere Federale Johannes Baumann, Capo del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, il quale assolveva in quell’anno al suo turno di Presidente della Confederazione. Le decisioni che riguardano gli Ebrei sono maturate all’interno del suo dipartimento, e in particolare nella Divisione di Polizia diretta da Heinrich Rothmund. Le medesime direttive sono poi state adottate dal Consiglio Federale e da questo imposte a tutti i livelli della società attraverso decreti, comunicati stampa e circolari. Giuseppe Motta Giuseppe Motta faceva parte del Consiglio Federale fin dal 1911. L’uomo politico ticinese, che ricopriva allora la carica di Ministro degli Esteri e dirigeva il Dipartimento Politico Federale, era persona di grande carisma e godeva di notevole prestigio e potere. Le sue opzioni e le sue decisioni erano tenute in gran conto e sicuramente erano in grado di spostare l’ago della bilancia a favore di una soluzione o di un’altra. Il suo modo di concepire la realtà era caratterizzato da una forte avversione nei confronti del comunismo, da un rispettoso timore della Germania nazista e da sentimenti di amicizia e simpatia verso l’Italia fascista. In politica interna, pur in mancanza di sue esplicite dichiarazioni in merito, si può ritenere molto verosimilmente che egli condividesse la diffusa apprensione per il ventilato pericolo di ‘inforestieramento’ e ‘giudeizzazione’ della Svizzera. La politica da lui promossa rispondeva in modo pragmatico a queste preoccupazio-
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ni. All’espansionismo tedesco, che rappresentava una grande preoccupazione, ha opposto la ‘difesa spirituale del paese’ e soprattutto la politica di ‘neutralità della Svizzera’ basata sulla salvaguardia dell’indipendenza nazionale e su rapporti di amicizia e collaborazione con i paesi confinanti. Alla prospettiva dell’arrivo di profughi ebrei ha reagito cooperando attivamente con i suoi colleghi di governo alla realizzazione di una politica rigorosamente restrittiva.Va ricordato che è stato lo stesso Giuseppe Motta (in qualità di supplente del Capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia, Baumann) a presentare al Consiglio Federale il rapporto in seguito al quale il Governo Svizzero ha ordinato, in data 19 agosto 1938, agli organi di confine «di respingere le persone provenienti dalla Germania che vorrebbero penetrare in Svizzera senza essere in possesso di documenti sufficienti».2 Enrico Celio Se rivolgiamo lo sguardo al Canton Ticino e consideriamo i fatti dal punto di vista cantonale ci rendiamo conto che c’è stato un tentativo di scaricare su Berna la responsabilità delle scelte e della politica adottata. Ciò corrisponde ai fatti, e va sottolineato che il Dipartimento Cantonale di Polizia si è sempre scrupolosamente attenuto alle direttive ricevute in occasione di Conferenze intercantonali di polizia, o tramite lettere circolari del governo centrale, senza sollevare contestazioni di sorta all’indirizzo della politica svizzera d’asilo. A questo punto merita un approfondimento la figura di Enrico Celio sulla quale abbiamo ampiamente riferito in precedenza riportando le esternazioni fatte in Gran Consiglio e nei messaggi inviati al Parlamento ticinese. Non risulterebbe difficile, in base a quanto emerso, catalogare Celio come antisemita e come persona priva di sentimenti umanitari. Il giudizio non può tuttavia essere univoco e la complessità e i chiaroscuri del personaggio ci aiutano a non cadere nel manicheismo e a capire come allora stavano le cose. In occasione del suo intervento in Gran Consiglio, avvenuto il 14 luglio 1938, Enrico Celio aveva accompagnato i pregiudizi e gli stereotipi antiebraici con le parole: «ho pietà per questa povera gente, ma…». Si potrebbe pensare che questa sia una frase subdola, di comodo, pronunciata ad arte per controbilanciare le pesanti affermazioni del suo discorso, ma la realtà risulta essere più complessa di quanto non possa apparire. Nell’archivio di Bellinzona abbiamo tro-
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vato nella scatola nr. 89, che conserva documenti del Dipartimento di Polizia del 1938, un fascicolo3 che contiene anche una copia di una lettera dattiloscritta indirizzata al Vescovo di Lugano Monsignor Angelo Jelmini.4 La carta è la stessa velina rosa di altre copie di lettere del Dipartimento (firmate dal Consigliere di Stato direttore e dal suo segretario), e anche il carattere tipografico della macchina da scrivere corrisponde. Da quanto scrive il mittente di se stesso si può desumere con relativa certezza che a stilare la lettera sia stato lo stesso Capo del Dipartimento di Polizia Enrico Celio. Oltre a ciò, il contenuto della missiva ripropone pensieri già da costui espressi in altre occasioni: nei resoconti dipartimentali 1937 e 1938, nelle dichiarazioni in Gran Consiglio, e nella corrispondenza con il direttore del Liceo di Lugano, Francesco Chiesa, che verrà esaminata più avanti. Nella lettera indirizzata al Vescovo di Lugano il mittente rende manifeste le sue convinzioni, le sue scelte e i suoi sentimenti. Al Vescovo, che gli ha raccomandato di rilasciare ad alcuni ebrei un permesso di soggiorno, risponde che difficilmente potrà esaudire la richiesta. Per spiegare i motivi che stanno alla base della sua non favorevole risposta afferma: non è certo la buona volontà che mi manca, ma solo la possibilità, perché il nostro paese, al quale vogliamo tutti tanto bene, ha oggi delle penose dure esigenze che spesso debbono far tacere il cuore.
Queste esigenze derivano dal fatto che: il Ticino ha un grave patrimonio etnico da difendere in seno alla Confederazione e che, per nessun prezzo al mondo, la percentuale di ebrei stabiliti durevolmente nel nostro Cantone può essere aumentata. Su questo punto nessuna discussione è possibile.
Questo lo afferma categoricamente, nonostante egli ritenga che «il porgere una mano amorevole a questi poveri infelici» (gli ebrei) «sia opera di fiorita carità cristiana». Dopo essersi dilungato nella spiegazione delle direttive della Confederazione in materia di accoglienza, confida al Vescovo il suo disagio: Occorre poi tener presente che fra poche settimane si accentuerà l’esodo degli ebrei dall’Italia. E saranno altre centinaia e migliaia di istanze di poveri infelici! Vorrei non poterci pensare per passare in pace le Feste del Santo Natale!
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Cosa si può desumere dalla lettura di questa lettera. Si può pensare che nella mente di chi l’ha scritta albergano dei valori. Questi valori sono ‘l’amor patrio’,‘il patrimonio etnico da difendere’,‘l’umana solidarietà’ e ‘la carità cristiana’. Alcuni di questi valori sono fondamentali e validi in ogni tempo indipendentemente dalle circostanze, altri sono contingenti e legati al momento storico. ‘L’amor patrio’, come veniva allora retoricamente magnificato, era spesso una versione, indubbiamente più dignitosa e più moderata, del nazionalismo che tanto consenso riscuoteva in Europa.‘Il patrimonio etnico da difendere’ era una trasposizione moderata, e apparentemente più rispettabile, del razzismo che in quel periodo impregnava di sé la mentalità dominante. Quando si è trattato di gerarchizzare i suoi valori, Enrico Celio (sempre che sia corretta l’attribuzione della paternità della lettera che stiamo esaminando) ha subordinato ‘la solidarietà’ e ‘la carità’, ossia i valori più nobili e profondi, ma non legati a quel preciso momento storico. Eppure dalla lettera inviata al Vescovo si percepisce chiaramente che l’uomo politico sentiva amarezza per la politica che riteneva di ‘dover’ realizzare, tanto da confessare che tutto questo non gli avrebbe fatto passare un Natale tranquillo. Di fronte all’antisemitismo la posizione di Enrico Celio risulta molto complessa. È innegabile che coltivasse pregiudizi antiebraici. Nelle varie occasioni nelle quali si è espresso, egli non cita mai stereotipi antigiudaici di stampo cristiano, nonostante egli si riconosca in un partito e in un’ideologia legati alla Chiesa cattolica. Ne manifesta però numerosi di stampo ‘laico’, qualificando gli ebrei «una razza dominatrice» e considerando l’ebraismo un’entità invadente e pericolosa per la società, sia dal punto di vista economico e culturale sia da quello dell’identità. Per questi motivi la politica di rifiuto dell’ accoglienza ai profughi adottata dalla Svizzera è da lui integralmente condivisa e applicata rigorosamente. Per contro va sottolineato che egli non palesa in nessun momento sentimenti di odio o di ostilità verso gli ebrei. Se si presta fede alle sue parole, si può ritenere esattamente il contrario. Abbiamo considerato il caso di Johannes Baumann e di Giuseppe Motta e ci siamo soffermati ad analizzare la complessa figura di Enrico Celio perché il loro caso risulta emblematico e rispecchia appieno la situazione nella quale si sono trovati molti politici svizzeri che hanno contribuito alla politica allora applicata. Sicuramente il loro non è stato un momento facile. Le mire espansioni-
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stiche dei paesi totalitari spaventavano. D’altronde non vi erano forti segnali di contrapposizione da parte delle democrazie occidentali nei confronti degli appetiti nazifascisti: proprio nel 1938 vi sono stati in questo senso inequivocabili cedimenti con l’abbandono anglofrancese della Spagna repubblicana e dei Sudeti. L’idea di trovarsi soli, accerchiati da regimi nazisti e fascisti, li ha indotti a scelte e comportamenti che non potessero in nessun modo irritare i potenti paesi vicini. Si può dar loro atto che le decisioni da essi prese nei confronti degli ebrei non sono di regola state dettate dal desiderio di nuocere. Per questo, sul piano soggettivo, è sicuramente un’iperbole accomunarli ai loro omologhi in Germania che hanno agito in base a un rabbioso odio razziale. Questo non li affranca però dalle responsabilità oggettive che spettano loro, perché la politica di chiusura della Svizzera ha avuto gravi conseguenze su un grande numero di ebrei che, per gli ostacoli posti alla loro fuga, non sono riusciti a salvarsi dallo sterminio nazista. E non li esonera neppure dalla responsabilità di avere, con le loro scelte, scritto una pagina tutt’altro che esemplare della storia della Svizzera, vanificando in parte la fama di paese ospitale e umanitario di cui il Paese aveva fino ad allora meritatamente goduto. Un altro ‘rimprovero’ che si può rivolgere loro è di aver messo il paese in una situazione difficile e assai imbarazzante oltre mezzo secolo più tardi.
Due personaggi antitetici: Heinrich Rothmund e Paul Grüninger Heinrich Rothmund Il nome del capo della Divisione di Polizia del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia si incontra di frequente quando si indaga nella politica svizzera d’asilo a cavallo della seconda guerra mondiale. Quasi tutte le istruzioni che riguardano i profughi, inviate agli organi periferici (governi cantonali, polizie regionali e di confine, ambasciate all’estero), portano la sua firma.5 Egli ha presieduto le riunioni degli organi di polizia e di governo nelle quali veniva stabilita la politica d’asilo e dalle quali partivano gli ordini di chiusura delle frontiere. Oltre a ciò si è impegnato anche nella divulgazione della dottrina che stava alla base delle scelte di esclusione degli ebrei dall’accoglienza.6 Rothmund è considerato la persona chiave della politica svizzera d’asilo, tanto da avere, con la sua vistosa presenza, messo in ombra responsabilità che
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spettavano alle istanze politiche e a personalità di più alto livello. A Rothmund non è mai stato contestato in vita il suo comportamento. Per approfondire la conoscenza di Rothmund, si segnala il libro di Heinz Roschewski.7 Paul Grüninger Il Capo della polizia cantonale di San Gallo è una delle poche figure pubbliche che abbia sollevato obiezioni sulla restrittiva politica d’asilo nelle famose riunioni di polizia presiedute da Rothmund. Nell’adempimento delle sue funzioni, eludendo i divieti ufficiali, ha favorito l’entrata nel paese di molti profughi provenienti dall’Austria dopo l’Anschluss, salvando la vita a circa tremila persone.8 La sua attività umanitaria gli ha procurato, nel 1939, un procedimento penale, la sospensione dalla carica, il licenziamento e una condanna per violazione del segreto d’ufficio e falsificazione di documenti. È morto in povertà nel 1972 senza poter essere ‘testimone’ della sua riabilitazione, avvenuta solo negli anni novanta. Per saperne di più sulla vicenda di Grüninger si consiglia la lettura del libro di Stefan Keller.9 Paul Grüninger è stato riconosciuto ‘Giusto tra le Nazioni’ dallo Yad Vashem e un albero in sua memoria è stato piantato nel Viale dei Giusti a Gerusalemme.
Gli intellettuali e uomini di scuola Quanto detto riguardo ai politici vale anche, e a maggior ragione, per gli intellettuali e gli uomini di scuola. Chi più di loro dovrebbe rappresentare la coscienza della società ed essere capace di produrre un pensiero elevato da proporre come modello alla popolazione. Sono loro, con il loro esempio, che in gran parte forgiano la pubblica opinione. Nei paesi democratici, in particolare negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Olanda, in Belgio e nei Paesi scandinavi, vi sono state nel corso del 1938 (e in special modo in novembre in occasione della ‘notte dei cristalli’) numerose proteste espresse da associazioni di scrittori e intellettuali. Queste civili prese di posizione contrastano con il desolante silenzio degli ambienti intellettuali svizzeri: di essi la cronaca non registra nessuna petizione e nessuna critica verso le persecuzioni antisemite in Germania o contro la politica discriminatoria adottata in Italia e nei vari paesi dell’Europa Orientale. Non vi sono state, da parte
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loro, neppure contestazioni alla restrittiva politica svizzera d’asilo. Se guardiamo alle iniziative che occupavano in quel momento l’Associazione degli Scrittori svizzeri, sembra proprio che i letterati elvetici, troppo occupati a caldeggiare la diffusione di opere di mistica patriottica, come il libro di Meinrad Inglin, Giovinezza di un popolo, non si siano accorti, o non abbiano voluto accorgersi, del dramma che si stava consumando a poca distanza da loro. Non vi sono state, dunque, proteste collettive né, a quanto ci risulta, si sono levate voci isolate di singoli uomini di cultura svizzeri o ticinesi. Francesco Chiesa, scrittore, poeta e uomo di scuola Tra le carte custodite all’Archivio di Stato di Bellinzona si trova la documentazione relativa a un carteggio tra Francesco Chiesa e le Autorità cantonali.10 Francesco Chiesa può essere sicuramente considerato lo scrittore e poeta più rappresentativo e più amato della Svizzera italiana di quell’epoca. Egli è anche uomo di scuola e nel 1938 ricopre la carica di direttore del Liceo-Ginnasio cantonale di Lugano. Negli ultimi giorni del mese di novembre egli si trova di fronte a un problema che lo angustia, e per questo motivo scrive di proprio pugno una lettera indirizzata al Dipartimento della Pubblica Educazione. Oggetto delle sue preoccupazioni è il fatto che l’introduzione delle leggi razziali in Italia ha indotto un certo numero di famiglie ebree italiane a rivolgersi all’istituto luganese per iscrivervi i figli espulsi da tutte le scuole del Regno, onde permettere loro di continuare la formazione interrotta bruscamente. Francesco Chiesa non è favorevole all’accettazione delle suddette richieste, e così esprime ai suoi superiori le sue perplessità: La questione deve essere esaminata da parecchi punti di vista, fra i quali questo: non sarebbe augurabile che il Liceo cantonale, per un soverchio afflusso di studenti ebrei, acquistasse un carattere ed una nomea particolare. È pure da evitare che la nostra scuola sia eccessivamente gravata da elementi stranieri, anche perché si avvererebbe la necessità di sdoppiare classi e di aumentare gli oneri del paese.
La risposta, giunta circa un mese più tardi, non proviene però dal Dipartimento della Pubblica Educazione. È il Capo del Dipartimento di Polizia Enrico Celio che, con una lunga lettera, si incarica di fornire tutti i ragguagli e le istruzioni del caso sottolineando che «prima che scola-
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stica, la questione è di polizia, in quanto nessuno straniero può inscriversi a corsi dei nostri istituti (sia pubblici, sia privati) se prima non ha chiesto ed ottenuto il permesso di soggiorno». In mancanza di questo «l’accesso alla scuola dovrebbe essere puramente e semplicemente rifiutato, in quanto non può trattarsi che di stranieri presenti abusivamente sul nostro suolo. Basterebbe che tali studenti fossero denunciati alla polizia, e sarebbero immediatamente allontanati dalla Svizzera […] se del caso anche con arresto». Sarà quindi sufficiente «che tutti gli studenti siano obbligati a rivolgersi alla polizia, e la questione sarà risolta già in base alle rigide disposizioni di polizia vigenti» senza che la Direzione del Liceo-Ginnasio «si trovi nella penosa situazione di toccare delle scottanti questioni». Per contro deplora: «per gli ebrei che già sono al beneficio di permessi di dimora temporanea, o di domicilio, riteniamo vi sia ben poco da fare».Al Direttore del Liceo si richiede anche di collaborare, sia nell’esigere l’esibizione del permesso di dimora da «chi si presenta per chiedere l’iscrizione o il permesso di assistere ai corsi», sia segnalando a un agente della Polizia di Lugano «i casi abusivi» constatati. L’intenzione dell’Autorità è, in ogni modo, quella di risolvere la questione «con criteri molto restrittivi, anzi solo in casi veramente eccezionali, sarà concesso il soggiorno per frequenza delle nostre scuole». E quindi il direttore Francesco Chiesa «non avrà più motivi di preoccuparsi di un eventuale congestionamento delle classi». Segue un secondo carteggio relativo alla questione del permesso di concedere agli studenti ebrei dimoranti all’estero la facoltà di presentarsi a Lugano per assolvere agli esami di licenza ginnasiale o di maturità liceale. Anche in questo caso Celio rassicura Chiesa garantendo che le Autorità sono decise a concedere il «minimo indispensabile»: a richieste di autorizzazioni che vanno oltre le rigide limitazioni fissate dalla legge «ben inteso, noi rifiuteremo il permesso», mentre laddove le disposizioni di polizia non le impediscono «una limitazione sarebbe certo augurabile».
Gli uomini delle Chiese La posizione della Santa Sede e dei movimenti cattolici è stata esaminata nei precedenti capitoli, nei quali abbiamo anche cercato di evidenziare le modalità con cui la stampa confessionale ticinese ha divulgato il pensiero espresso da La Civiltà Cattolica.
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È impensabile che l’antigiudaismo di Roma non abbia avuto la sua influenza sull’opinione pubblica, anche perché oltre alla stampa questo ‘tema’ veniva capillarmente riproposto durante la predicazione nelle chiese e l’insegnamento del catechismo nelle scuole.A questo proposito possiamo fornire una testimonianza diretta, addirittura posteriore all’epoca della quale stiamo parlando: negli anni cinquanta, anche a noi, prima generazione di bambini del dopoguerra, durante l’ora di religione alle elementari, è stata somministrata, con linguaggio colorito e con descrizioni piuttosto raccapriccianti, buona parte della classica aneddotica sull’argomento: il deicidio, la perfidia degli ebrei e la maledizione perpetua che loro è destinata. Nel 1938 non si sono registrate prese di posizione da parte della gerarchia cattolica o protestante svizzera per indurre i fedeli a dar prova di solidarietà verso i perseguitati di religione ebraica. A quanto si è potuto apprendere dalla stampa, il consiglio della Chiesa evangelica riformata si è preoccupato esclusivamente del destino degli ebrei di religione cristiana, in favore dei quali ha organizzato una colletta.11 Per parte cattolica, il Sinodo dei Vescovi svizzeri, nel suo messaggio ai fedeli in occasione della festa federale di ringraziamento,12 in settembre, non spende una parola a proposito dei profughi che vengono respinti alla frontiera. Eppure, in quei giorni, il problema era drammatico e scottante e non sarebbe risultato fuori luogo chiamare i fedeli a dar prova di carità cristiana e di fraterna solidarietà. Un discorso a parte merita il Vescovo di Lugano, Angelo Jelmini, che sappiamo essersi prodigato per aiutare ebrei in fuga nel Ticino. Ne fa fede la già citata lettera della vigilia di Natale 1938, il cui autore è con ogni probabilità Enrico Celio. È pur vero che nel suo messaggio natalizio13 neppure il Vescovo di Lugano parla esplicitamente degli Ebrei. Tuttavia, un accenno indiretto si scorge quando rivolge un pensiero a «quelli che, fuori dei confini della nostra patria, soffrono per la guerra e le persecuzioni» e quando con parole particolarmente accorate esorta i fedeli ad esercitare la carità.
La gente comune Le parole proferite nell’intimità delle famiglie, nelle aule scolastiche, nei luoghi di lavoro e di svago, nelle osterie e tra amici sono incorporee e lasciano tracce impalpabili ma non per questo meno profonde e
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durature. Esse costituiscono ‘il rumore di fondo’ che caratterizza l’atmosfera che regna nella società. Indagare la natura di quest’atmosfera non è affatto semplice, ma si può tentare per lo meno di ricostruirla e di cercare di comprenderla almeno parzialmente. Alla domanda, se all’epoca in Svizzera, e più in particolare nel Ticino, circolassero sentimenti e pregiudizi antiebraici, pensiamo di poter dare una risposta positiva. La conferma principale ci arriva dall’ alto, ossia dalle gravi parole pronunciate dal presidente del governo cantonale, il Consigliere di Stato Enrico Celio, in Gran Consiglio, il 14 luglio 1938, che ha dichiarato di «rilevare puramente una verità di fatto» affermando che «La nostra popolazione generalmente considera l’ebreo, indipendentemente dalla sua nazionalità, come uno straniero».Vi sono però anche altri indizi. Uno di essi è che il lettore di mezzo secolo fa, secondo quanto ci è stato confermato da molte persone anziane, tendeva generalmente a condividere l’ideologia e i giudizi espressi dal suo giornale. Quali fossero risulta in modo netto dall’analisi della stampa. Un altro sta nel fatto che, specialmente in quegli anni, grandissima influenza avevano le suggestioni che giungevano al popolo dalle autorità politiche, e queste, come si è visto, palesavano una concezione tutt’altro che positiva riguardo agli ebrei. Oltre a ciò, la circostanza che il Ticino fosse un cantone a prevalenza cattolica parla a favore della presenza di pregiudizi antigiudaici di stampo religioso. Un ulteriore indicazione si può dedurre dagli stereotipi e dai preconcetti che ancora oggi circolano tra di noi: per molti decenni essi sono rimasti latenti e privi di una connotazione emotiva, ma di recente, in seguito alle vicende note sotto la denominazione ‘oro ebraico’ e sotto la spinta del tragico conflitto mediorientale, sembrano essersi di colpo risvegliati.14 Si tratta ora di stabilire se vi siano stati odio e disprezzo.A questo proposito vi sono elementi di prova contrastanti. Una circostanza a favore dell’assenza (o forse sarebbe più corretto dire dell’irrilevanza) di una vera e propria ostilità antiebraica nella popolazione ticinese sta nel fatto che, nel corso dell’anno 1938, la cronaca non ha registrato nessun atto concreto di violenza verbale o fisica contro ebrei da parte di cittadini singoli. Un fattore che invece avvalora la tesi opposta è senz’altro la campagna antisemita svolta sulle pagine dell’Idea Nazionale. Essa svela che anche nei gruppi di estrema destra presenti sul territorio ticinese l’odio antiebraico di stampo nazifascista aveva attecchito e che vi era nel
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Cantone almeno un gruppo di persone che nutriva contro gli ebrei un’avversione dettata da motivi economici. Si tratta di una parte dei commercianti che, furenti per il calo dei loro affari, pensavano di aver trovato nella politica antisemita uno strumento per liberarsi dai loro concorrenti. Va tuttavia sottolineato il fatto, non trascurabile, che le organizzazioni di estrema destra avevano una consistenza limitata: i fascisti erano un esiguo gruppo e la Lega Nazionale alle elezioni non è neppure riuscita a raggiungere i mille voti, cifra che corrisponde a due o tre punti percentuali. Per contro si può senz’altro affermare che esistevano anche persone che agli ebrei hanno rivolto sentimenti di simpatia e solidarietà. Costoro si concentravano in particolar modo negli ambienti che gravitavano intorno alla Libera Stampa, all’Avanguardia e al Popolo e Libertà. Un esempio di comportamento solidale lo si è incontrato nella cronaca di novembre: è il caso di quel giovane docente ticinese che si è messo nei guai con la polizia di frontiera italiana per aver cercato di aiutare amici ebrei a trasferire in Svizzera i loro averi. Per il resto della popolazione vi è da supporre l’esistenza di sentimenti piuttosto tiepidi e sfumati, che spaziano dall’antipatia fino alla pietà. Rimane da stabilire quale sia stato l’atteggiamento assunto di fronte all’arrivo dei profughi o, per essere più precisi, all’eventualità del loro arrivo in misura consistente. L’impressione che si può trarre dalla lettura dei giornali dell’epoca è l’esistenza di un consenso diffuso verso l’operato globale del governo nazionale. Le aree di dissenso appaiono assai limitate e non certo tali da impensierire le Autorità. Si può dunque supporre, con un buon margine di certezza, che anche per la politica d’asilo la popolazione abbia condiviso le scelte di Berna. Queste d’altronde coincidevano con la difesa di quelli che, dalla gente, erano sentiti come i propri concreti interessi immediati. Vi era di certo poca propensione alla prospettiva di condividere con altri la propria terra e le sue risorse. Da non trascurare è anche la paura di trovarsi in casa un ospite sgradito che potrebbe mettere in pericolo il tenore di vita raggiunto e che potrebbe diventare un concorrente nella corsa all’alloggio e al posto di lavoro. Tuttavia il dramma degli Ebrei, e le notizie che allora si leggevano quotidianamente sui giornali erano tali da scuotere anche il più ostinato degli indifferenti. Per questo, pur in presenza di una condivisione delle scelte della politica federale verso i profughi, la popolazione
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non ha mancato di esprimere riserve e dissensi in ordine alla loro realizzazione pratica. Anche qui la testimonianza ci arriva dalle parole di Enrico Celio che, come abbiamo visto in precedenza, ha affermato che «la somma di tenacia e severità» esercitata dall’autorità per ostacolare l’afflusso dei profughi è stata «resa più onerosa dall’incomprensione che vige, sia nella popolazione, sia in molte autorità, del grave problema. Il privato cittadino, che si è commosso davanti ad un caso umanitario o ad un caso particolare» tende a trascurare «le gravissime esigenze del nostro patrimonio etnico e del nostro mercato del lavoro».15 Con questa sua recriminazione Celio si riferiva di certo al malcontento suscitato tra i cittadini e tra le autorità politiche comunali, che si trovavano a contatto diretto con situazioni dolorose, dai rifiuti nel concedere i permessi di soggiorno ai profughi che si trovavano in gravi difficoltà. Persino alcuni membri del parlamento cantonale, tra cui i commissari di gestione, non hanno mancato di invocare maggiore elasticità. Si può dunque concludere che, nonostante tutto, la popolazione ticinese non fosse insensibile alle sofferenze ed era capace, in caso di necessità, di mettere da parte l’indifferenza e di produrre slanci di solidarietà. Ciò è confermato anche da due fatti avvenuti successivamente. Nel corso della guerra vi sono state proteste di cittadini contro le espulsioni.16 Molti si sono limitati ad esprimere anonimamente il loro disappunto dopo aver visto transitare i camion che trasportavano i profughi, trenta per volta, verso la frontiera.17 Vi è però anche una supplica delle donne di Ponte Tresa18 inviata nel 1943 a Enrico Celio, che all’epoca non era più in Ticino, ma ricopriva a Berna la carica di Presidente della Confederazione. Nella lettera le autorità vengono scongiurate, con accorate parole, di revocare l’ordine di espulsione dei profughi, il cui destino suscitava nella popolazione «un senso di sgomento e di spavento». Un esempio ancora è l’accoglienza molto generosa riservata ai profughi d’Ungheria nel 1956; ma in quest’ultima occasione, a differenza di quanto avvenuto nel 1938, vi è stato l’incoraggiamento delle autorità, della stampa, della radio e del clero. Uno degli argomenti principali portati a sostegno della politica restrittiva d’asilo è stato quello di insinuare che la popolazione non avrebbe sopportato l’arrivo di profughi ebrei per timore che ciò avrebbe aggravato la piaga della disoccupazione. Questa preoccupazione non proveniva però dai diretti interessati. Non si hanno notizie di proteste dal fronte dei disoccupati stessi, e neppure da parte del partito socialista
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li come la libertà di stampa e d’associazione non si è andati in direzione di un ampliamento, bensì verso una riduzione dei diritti.Alla stampa, e tramite essa al cittadino, è stato richiesto «di imporsi una disciplina volontaria nell’espressione dei suoi pensieri, per il bene del paese».21 Quella che abbiamo considerato è stata un’epoca nella quale in Svizzera si è molto parlato di democrazia e di libertà, ma all’atto pratico ci si è preoccupati poco di praticarle nella loro pienezza. L’insegnamento che si può trarre da questa esperienza storica è che il dare carta bianca alle autorità, l’abdicazione dalla responsabilità e il sacrificio della libertà, possono portare a conseguenze molto gravi. Gravi come la tragedia degli ebrei respinti alla frontiera negli anni del nazismo.
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Confederazione Svizzera Doc. Ch–a1 Proclamazione della Neutralità e Indipendenza della Svizzera [proclamata in una solenne seduta delle Camere Federali il 21 marzo 1938]
Signor presidente, Signori Consiglieri! Il 13 marzo lo stato federale d’Austria, con cui la Svizzera intratteneva cordiali relazioni di buon vicinato, ha cessato di esistere come stato indipendente. Questo avvenimento storico che si è svolto sotto i nostri occhi, è di immensa portata. La tendenza a riunire i popoli della Germania e dell’Austria non era una ispirazione nuova: essa aveva già suscitato nel corso dell’ultimo secolo dei conflitti armati: questo volere si è ora tradotto in realtà. Il Consiglio Federale comprende l’emozione che si è impadronita del nostro popolo e coglie perciò l’occasione che gli porge il radunarsi dell’Assemblea federale in sessione ordinaria primaverile per illuminare l’opinione e dissipare i timori che non hanno fondamento. La mutazione che la carta d’Europa ha subito in questi giorni non può avere per effetto di indebolire la posizione politica della Svizzera. L‘indipendenza e la neutralità della Confederazione si affermano ben al contrario più che mai quale elemento indispensabile per mantenere l’equilibrio europeo. Le assicurazioni solenni che sono state date da ogni parte a questo riguardo ed il loro valore sono fuori di contestazione. Nessuno dei nostri tre vicini potrebbe desiderare od augurare la scomparsa della Svizzera. Nessuna mira a minacciare le nostre istituzioni democratiche che costituiscono una delle ragioni essenziali di vita per la Confederazione e per i suoi 22 Cantoni. Fra i compiti della Svizzera in Europa v’è quello di custodire, nell’interesse di tutti, i passaggi delle Alpi. Tale compito è una missione secolare. La Svizzera copre e protegge porzioni vitali sulle frontiere dei suoi vicini. Unanime ed irremovibile è la volontà del nostro popolo svizzero di adempiere tale missione e di far rispettare la propria indipendenza fino allo spargimento di sangue. La Svizzera si tiene lontana dalle controversie straniere. Ogni tentativo rivolto contro l’integrità del nostro suolo sarebbe perciò delitto esecrando, condannato dal diritto delle genti. La lezione che sgorga dalle cose non soffre dubbi; gli sforzi intesi a far rico-
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noscere la nostra piena neutralità verranno proseguiti e condotti a termine: occorre infatti diradare ogni possibile equivoco in tale soggetto. Necessita inoltre darci cura d‘avere con ogni nostro vicino ed in misura eguale, relazioni corrette ed amichevoli. La lotta tra sistemi politici opposti non riguarda il nostro Stato. Ogni popolo ha il diritto di darsi le istituzioni che vuole. Il popolo svizzero è unito e deve rimanere unito nella volontà di difendere a qualunque costo e fino all’ultimo soffio, contro chicchessia la Patria senza paragone bellissima che Iddio gli ha largito. Impariamo in questi tempi agitati a penetrarci sempre più della missione che la Provvidenza ci ha assegnato e mostriamo che una democrazia come la nostra è regina di libertà disciplinata e che nulla mai potrà diminuire la forza dei nostri legami confederali.
Doc. Ch-b2 Dichiarazione dei gruppi parlamentari alla stessa seduta delle Camere federali del 21 marzo 1938 Tutti i gruppi delle Camere federali approvano solennemente la dichiarazione del Consiglio Federale che l’intero popolo svizzero, senza distinzione di lingua, di confessione o di partito è pronto a difendere l’inviolabilità del suo territorio e fino all’ultima goccia di sangue contro qualsiasi aggressore. Questa difesa sarà tanto più efficace in quanto si fonderà sul rispetto dei diritti popolari e sulla collaborazione di tutto il popolo. Oggi come ieri il popolo svizzero è disposto a consentire i sacrifici necessari alla sua difesa nazionale, ma l’attrezzatura militare sarebbe vana se non fosse sostenuta dalle forze spirituali e morali del popolo intero: l’unione tra tutti i confederati deve prevalere sui conflitti politici ed economici e le nostre discussioni interne devono svolgersi nella dignità, nel rispetto dell’opinione altrui e delle nostre istituzioni. La Costituzione federale ha affidato al Consiglio Federale il compito di vigilare alla sicurezza esterna della Svizzera, al mantenimento della sua indipendenza e della sua neutralità. Il popolo svizzero sostiene il Consiglio Federale in questo compito essenziale che deve attuarsi conformemente allo spirito democratico svizzero ed in pieno accordo col Parlamento. Confidiamo nella Provvidenza, che ha protetto il nostro paese nella sua neutralità più volte secolare. Il popolo svizzero è pronto ad affrontare con decisione e coraggio le prove che la nequizia dei tempi potrebbe riservarci.
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Doc. Ch-c3 Discorso dell’Ambasciatore svizzero in Germania Frölicher alla festa del novantesimo anniversario della Società Svizzera di Beneficenza di Monaco Cari compatrioti, permettetemi di dire qualche parola sui rapporti germano-svizzeri. Vi è della gente che non conosce la Svizzera e gli svizzeri. Costoro possono credere che nell’epoca degli Stati nazionalisti si presentino agli svizzeri plurilingui grandi difficoltà. Sono convinto del contrario. La Svizzera non è un paese nato da qualche diecina di anni. La Confederazione esiste da oltre un mezzo millennio. La Svizzera non è un paese creato attorno al tappeto da uomini di Stato stranieri e da diplomatici nelle conferenze internazionali. No: nella sua storia gloriosa il popolo elvetico ha costruito da sé stesso la propria casa. Essa non è grande, ma abitabile e sufficiente, piccola ma nostra. Lo svizzero, qualunque sia la sua lingua, il suo partito o la sua religione non ha che una volontà: essere svizzero e rimanere svizzero. Cari compatrioti, non è sufficientemente riconosciuto, al di fuori della Germania che il social-nazionalismo nella sua politica estera non agisce a seconda delle vecchie ricette imperialiste, ma ha invece inscritto nel suo programma il principio della libera disposizione dei popoli. Quale conseguenza logica di questo principio, in considerazione della chiara volontà del popolo elvetico alle – le più alte – personalità del Reich hanno fatto dichiarazioni che eliminano una volta per sempre qualsiasi dubbio sui rapporti germano-svizzeri. So che vi è della gente che ha la passione di sollevare voci in contraddizione con queste dichiarazioni e di discutere fino a tarda notte dopo aver bevuto parecchi bicchieri di vino. Ma ciò che è ben più importante di queste chiacchiere, ciò che soltanto è veramente decisivo, è ciò che ha detto il cancelliere e Führer del Reich Germanico all’ex consigliere federale Schulhess e che egli mi ha confermato nel momento in cui vi ha consegnato le mie credenziali: «In ogni tempo, avvenga quel che avvenga, la Germania rispetterà l’integrità e la neutralità della Svizzera». Dopo una tale dichiarazione è davvero venuto il momento in cui tutto il popolo svizzero dimostri la propria comprensione nei confronti della politica del Consiglio federale. Questa politica ha lo scopo di mantenere con tutti gli Stati confinanti le eguali relazioni amichevoli. La Svizzera, come piccolo Stato fra tre grandi vicini, non può fare altra politica. Le relazioni amichevoli sono necessarie per la nostra neutralità e per i nostri interessi
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economici – la Germania è sempre il maggior cliente ed il maggior fornitore del nostro paese – e infine, miei cari compatrioti, perché 50 mila svizzeri vivono qui in Germania.
Doc. Ch-d4 Lettera del Dipartimento federale di giustizia e polizia: Divisione della polizia [traduzione dal francese]
Dipartimento federale di giustizia e polizia. Divisione della polizia. Istruzioni Confidenziale Berna, 13 agosto 1942 Ai posti-frontiera, ai comandanti cantonali di polizia, alla sezione di polizia del servizio informazioni e di sicurezza del comando dell’armata. Non devono venir respinti I disertori, i prigionieri di guerra evasi e altri militari, se sono in grado di legittimarsi come tali per mezzo di pezzi d’uniforme, numeri di prigioniero, libretti militari o con qualsiasi altro mezzo d’identificazione, I rifugiati politici, cioè gli stranieri che fin dal principio e spontaneamente si annunciano espressamente come tali e possono rendere la loro dichiarazione verosimile. Quelli che non sono fuggiti che in ragione della loro razza, gli ebrei per esempio, non devono essere considerati rifugiati politici. I Francesi, gli Alsaziani pure, che, provenendo dalla Francia occupata, si rifugiano in Svizzera per recarsi nella Francia non occupata. Agli stranieri non si deve dare nessuna informazione relativa alle categorie di rifugiati che non devono venir respinti. Il Capo della Divisione di Polizia [firmato] Rothmund
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Svizzera italiana Doc.T–a5 Gran Consiglio Ticinese – Sessione primaverile 1938 [dal verbale ufficiale 1938, pag. 222 - 232. Trascrizione delle parti che riguardano gli ebrei ed i profughi]
Seduta VIII. Giovedì, 14 luglio 1938 Gestione del Dipartimento di Polizia: esercizio 1937 Pellegrini – […] Nel rendiconto si fa un particolare accenno alla questione degli ebrei; è d’accordo con la raccomandazione che la Commissione della Gestione fa a questo riguardo. Rileva solo che questa raccomandazione di maggior larghezza la si fa ora che si tratta di ebrei ricchi mentre non veniva fatta quando si trattava di ebrei senza mezzi […] Galli – Molto inopportunamente nel rapporto del Dipartimento di Polizia è stato inserito un giudizio circa un certo profugo. È la prima volta che noi si debba rilevare in un rendiconto governativo un accenno antisemita. In questi momenti in cui si sta svolgendo una vera tragedia per centinaia di famiglie, il Dipartimento avrebbe dovuto tralasciare di affermare che gli ebrei sono difficilmente assimilabili con il resto della nostra popolazione. Sono forse maggiormente assimilabili certi elementi esteri che vengono qui da noi con certe idee che nulla hanno a che vedere con la nostra mentalità? Un fatto d’ordine generale deve però essere notato e cioè che la capacità di assimilazione della Svizzera è ora molto diminuita. Aderisce invece a quanto detto nel rapporto della Gestione, la quale ha saputo trovare una formula più umana di quello che sono le osservazioni del rendiconto dipartimentale. La Commissione accenna infatti a doveri di solidarietà che non vanno dimenticati. Si sa che gli ebrei vengono qui perché non possono più stare in altri paesi. Ma vi sono altri stranieri che vengono qui e non si sa per quale ragione o per quali scopi […] Il passaporto è un diritto, un bisogno del cittadino e non è ammissibile […] Celio – […] Questione assai più delicata è quella degli ebrei. Si ha l’impressione che nei confronti di costoro noi ci troviamo nella condizione di chi fa la carità con il denaro degli altri. Occorre essere generosi, si dice: e chi parla apprezza questi sentimenti; ma la responsabilità del Dipartimento va oltre il sentimentalismo: esso deve tener conto delle considerazioni di ordine economico. Tutti sanno che da secoli gli ebrei dominano il mondo
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politico, spirituale, economico e scientifico. Onore a loro, fino a quando gli ebrei si affermano nel campo del pensiero. Ma essi esercitano, specie nei piccoli paesi un dominio pericoloso sotto altri aspetti. Gli ebrei affluiscono in Isvizzera a migliaia e migliaia. Dal 12 al 31 marzo di quest’anno, ne sono entrati 4.000, provenienti dall’Austria. Dopo l’occupazione di questo paese da parte della Germania sono 50.000 gli ebrei che hanno dovuto o dovranno abbandonare Vienna. Ho pietà per questa povera gente, ma affermo che dobbiamo impedire che questa razza dominatrice nel campo economico metta radici nel nostro Paese. Non bisogna essere disumani, ma occorre limitare la tolleranza ed è nostro dovere controllarne le attività economiche per impedire che la concorrenza degli ebrei danneggi eccessivamente gli interessi svizzeri. Non va del resto dimenticato che il Dipartimento non ha la facoltà di concedere permessi prolungati di soggiorno: se questo permesso oltrepassa un periodo di pochi mesi esso rientra nell’ambito delle competenze dell’autorità federale. […] Pellegrini – […] Non accetta quella distinzione che si vorrebbe fare dal Dipartimento in confronto degli ebrei i quali vanno accettati come tutti i profughi, in quanto ché la libertà non può essere considerata in questo caso specifico sotto diverse forme. Sarebbe un pericolo gravissimo considerare i cittadini sotto due punti di vista e inscenare nel nostro paese un’azione di natura razzista che disonora gli Stati in cui questa azione è esplicata. Bolla Fulvio, relatore. – Circa la questione degli ebrei vuole mettere bene in rilievo che la frase contenuta nel rapporto commissionale non porta in alcun modo alle conseguenze alle quali sono arrivati gli on.li Pellegrini e Galli; neppure è tale da poter meritare le critiche del Capo del Dipartimento. Il rapporto mette bene in chiaro che si riconoscono le necessità della politica dell’emigrazione straniera. Anche in Francia, paese di estesissima superficie, non si è ritenuto cosa possibile l’assorbimento degli intellettuali tedeschi rifugiati a migliaia in quel paese, poiché ciò non avrebbe mancato di portare una dannosa influenza nell’elemento indigeno e sul mercato del lavoro. Sembra che gli stessi israeliti di origine svizzera abbiano fatto sapere al Consiglio federale che sarebbe un bene fermare alla frontiera tutti quelli che hanno intenzione di stabilirsi in Isvizzera. Non si tratta di iniziare una persecuzione contro gli ebrei, ma soltanto di un’opera di difesa. […] Celio – […] Quanto alla questione degli ebrei, condivide il pensiero dell’on. Bolla. Le maggiori difficoltà vengono da Berna e nulla può essere rimproverato al Dipartimento che spesso è intervenuto in favore dei profughi israeliti, ma il preavviso favorevole del Cantone non sempre è tenuto in
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considerazione. Non può invece accettare una soluzione così larga come quella proposta dall’on. Pellegrini. Di questa importante questione sta ora occupandosi un congresso riunito ad Évian ed al quale la Svizzera è pure presente. […] Presidente – Mette in votazione le conclusioni del rapporto, che sono approvate. [N.d.A.: molto probabilmente il verbale ufficiale è un riassunto stenografico e non la trascrizione parola per parola degli interventi. Dai resoconti dei giornali sembra di capire che i vari oratori abbiano fatto discorsi più articolati e sono scesi in particolari che non risultano dal verbale]
doc. t-b6 Dal Rendiconto del Dipartimento di Polizia – Gestione 1937 […] 3. Eccesso di popolazione straniera. – È una delle ragioni spesso addotte per motivare le decisioni di rifiuto di soggiorno. Si è spesso ritenuto che l’autorità se ne valesse per mascherarne altre d’ordine più sentimentale che giuridico, o per chiudere immediatamente la porta in faccia allo straniero senza sobbarcarsi alla spesso ingrata bisogna di indagini e di decisioni motivate nella specie. Nulla di men vero.Trattasi di questione seria, che il Ticino deve porsi oggi più che mai. Le istanze di soggiorno da parte di stranieri, soprattutto di ebrei germanici e di italiani non furono mai così numerose. Il censimento federale 1930 dà, per il Ticino, le seguenti proporzioni: Popolazione totale: 159.223 abitanti; Stranieri 33.127; Confederati 11.421. Non sono compresi i turisti, molti dei quali tengono nel Cantone dimore di notevole durata. Salvo leggere fluttuazioni, queste proporzioni permangono. È innegabile che la percentuale di oltre 1/4 di elementi estranei alla gente ticinese è elevata e preoccupante e non può essere aumentata. I problemi che si affacciano all’autorità di polizia di fronte alle domande di nuova entrata di stranieri sono di diversa natura. Il motivo ‘eccesso di popolazione straniera’ può assumere diversi gradi d’importanza, in funzione di
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altre considerazioni che si estendono alle qualità personali dello straniero ed ai probabili sviluppi futuri del soggiorno. Il Ticino, col corollario delle valli retiche, è il solo Cantone che rappresenti nella Confederazione la stirpe italica. Da anni persegue sistematicamente la difesa della sua italianità col consenso di tutti i cittadini e coll’incoraggiamento delle stesse autorità federali. Questa altissima funzione impone altrettanti doveri. Di fronte ad istanze d’entrata di stranieri per stabile residenza (sia a scopo di lavoro, sia a scopo di semplice soggiorno) l’autorità di polizia deve pertanto sforzarsi di prevalutare, in detti elementi, le possibilità di quell’adattamento alle nostre istituzioni, alla nostra lingua, ai nostri usi e costumi, che denominasi, con abusata parola, ‘assimilazione’. L’assimilazione (e quindi la naturalizzazione) potrà esser più facilmente conseguita da italiani (e subordinatamente dagli altri latini), per le evidenti analogie di lingua, di pensiero, e per la quasi totalità, anche di religione. Osta tuttavia il numero elevato di italiani che già hanno residenza nel nostro Cantone. Gli elementi stranieri tedeschi (inoltre: slavi, ecc.) incontreranno maggiori difficoltà per ovvie ragioni, esattamente contrarie a quelle che favoriscono gli italiani. La tendenza a concentrarsi in determinate regioni del Cantone (già troppo deformate nel loro assetto etnico) viene ostacolata dall’autorità di polizia, la quale ritiene che ogni Comune ticinese debba conservarsi tale in tutti gli aspetti della sua vita politica ed amministrativa. Da ciò deriva una necessità di dosare scrupolosamente le concessioni d’entrata di elementi germanici, tanto più per il fatto che già ospitiamo l’elemento confederato per diritto di domicilio sancito dalla Costituzione Federale (domicilio che noi vedremmo volentieri accompagnato da una naturalizzazione ticinese gratuita non appena fosse raggiunto un minimo di adattamento alla vita ed ai costumi del nostro popolo). L’elemento ebreo, salvo poche eccezioni, è nulla affatto, o difficilmente assimilabile. (Esponiamo qui il pensiero e gli atteggiamenti dell’autorità federale). La nostra popolazione generalmente considera l’ebreo, indipendentemente dalla sua nazionalità, come uno straniero. Dire queste cose non significa fare professione di antisemitismo, ma rilevare puramente una verità di fatto. Ne consegue che allo straniero ebreo, specie del ramo nordico-orientale, solo in casi eccezionali può, nelle attuali contingenze nazionali ed internazionali, essere concesso un permesso di stabile residenza. Queste considerazioni emergenti, ripetiamo, da chiare prescrizioni federali in materia, non possono, né debbono, condurre alla coclusione che siano da
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noi state poste e risolte delle questioni di ‘razza’ o di ‘sionismo’. Questioni di tale natura non esistono. Non l’impulso di nuocere a determinate correnti ci inspira, ma l’imperioso dovere di difendere tutto quello che costituisce il nostro ‘pubblico bene’. Né, tanto meno, devesi arguire che i nostri mezzi di difesa tendano a rendere praticamente inefficienti i principi cardinali del diritto pubblico svizzero in materia di asilo. Non si deve dimenticare che la qualità di ebreo non conferisce, per sé sola, il diritto ad invocare lo statuto giuridico del profugo politico. Tutta questa materia è regolata federalmente. Ai Cantoni non spettano che preavvisi o decisioni di secondaria importanza. Se agli ebrei, le cui tragiche vicissitudini sono a tutti note, non può venir concesso, di regola, il soggiorno stabile in Isvizzera, un trattamento umanitario è di regola. Ad essi viene concesso un soggiorno provvisorio sufficiente alla ricera di altra durevole ospitalità. […] Nessun ebreo straniero ebbe a subire, nel nostro Cantone, trattamenti men che legali, corretti ed umani. La situazione degli stranieri ebrei venne sempre da noi considerata con spirito di larga comprensione, e nei limiti delle possibilità, agevolata.
Doc.T-c7 Dal Rendiconto del Dipartimento di Polizia Gestione 1938 […] Considerazioni generali: I rivolgimenti politici verificatisi in Europa, nel 1938, hanno avuto una forte ripercussione sugli indirizzi e sull’attività della polizia degli stranieri. La questione degli israeliti si è posta al primo piano ed ha richiesto all’ufficio forestieri una particolare somma di tenacia e di severità, resa più onerosa dall’incomprensione che vige, sia nella popolazione, sia in molte autorità, del grave problema. Il privato cittadino, che si è commosso davanti ad un ‘caso umanitario’ o ad un ‘caso particolare’, dimentica troppo spesso che la polizia degli stranieri deve conciliare i sensi umanitari colle gravissime esigenze del nostro patrimonio etnico e del nostro mercato del lavoro, e che questa conciliazione si presenta spesso impossibile. L’ufficio forestieri intende continuare nella via e secondo le direttive fin qui seguite, perché non vuole preparare al nostro Cantone la preoccupante situazione che qualche altro Cantone già oggi lamenta in materia d’immigrazione di ebrei.
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Fra gli avvenimenti europei che più hanno avuto ripercussioni sull’attività della polizia degli stranieri,citiamo quelli dell’Austria e della Cecoslovacchia, nonché la revisione di tutti i passaporti ordinata dal governo polacco (6 ottobre 1938). L’applicazione delle leggi razziali agli Stati assorbiti dalla Germania ha provocato nuovi rilevanti afflussi di emigranti ai confini della Svizzera. Altro avvenimento di grandissima importanza, per noi, l’applicazione delle leggi per la difesa della razza anche in Italia. Il numero degli ebrei residenti in Italia non era rilevante (circa 50.000 secondo i prelevamenti 1920/25), ma, soprattutto dopo l’annessione dell’Austria, le possibilità di emigrazione verso altri Stati erano estremamente ridotte. Si può dire che molti emigranti ebrei guardavano al Ticino come alla sola porta che si poteva ancora aprire. Uno sguardo generale alla carta d’Europa e una breve considerazione sugli avvenimenti verificatisi, danno immediatamente un’idea della vastità del problema. Non si tratta più di una fuga di profughi politici, ma di un vero e proprio problema di popoli, ché una massa enorme di circa 4 milioni di ebrei deve spostarsi, sotto la pressione di misure draconiane, in un fenomeno di grandiosa migrazione. Da queste premesse è facile comprendere la serietà dei problemi che si affacciano a piccoli Stati quali la Svizzera, a Cantoni quali il Ticino, parte importantissima della Confederazione, nella quale intende figurare colle caratteristiche proprie. L’atteggiamento della Svizzera venne definito da una conferenza dei Direttori di Polizia tenuta a Berna il 4 ottobre 1938, indi dal Consiglio Federale. Fu stabilito che la Svizzera poteva accogliere altri ebrei solo quali emigranti, e cioè al preciso scopo di attendere, senza pericoli, il giorno del passaggio definitivo ad altro Stato. Nella seduta del 4 ottobre 1938 il Consiglio Federale ha pure deciso l’obbligatorietà del visto per gli emigranti ebrei tedeschi, ai cui passaporti le autorità germaniche avrebbero ormai apposto il contrassegno ‘J’. Misura di prudenza imposta dall’entrata (già avvenuta) di parecchie migliaia di ebrei, circa 2.000 dei quali completamenti sprovvisti di mezzi. Occorre rilevare che le possibilità, per gli emigranti, di ottenere dei visti per altri Stati sono tuttora molto limitate, per cui l’ammissione di emigranti pone sempre davanti alla grave incognita di sapere quando l’effettiva partenza (non quella sperata e promessa anche con retta intenzione) potrà avvenire. E su tutte queste considerazioni sta la gravissima preoccupazione di una conflagrazione europea, che chiuderebbe le frontiere e stabilizzereb-
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be la presenza di una massa insolita di elementi doppiamente estranei alla nostra compagine nazionale. L’ufficio forestieri ha fedelmente applicato le prescrizioni emanate dal Consiglio Federale e dal Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, inspirandosi ai criteri limitativi consigliati dalla nostra situazione cantonale. Non ha però mai omesso di accogliere con senso di umanità le domande di emigranti di passaggio che prestavano sufficienti garanzie e che meritavano particolare considerazione (persone in età avanzata, bambini, ecc). Ad onor del vero dobbiamo osservare che, a differenza di qualche Stato, le leggi razziali furono applicate, in Italia, con un certo senso di umanità e longanimità. Per cui il nostro compito ne uscì facilitato. L’aggravamento di lavoro derivato all’ufficio forestieri è stato comunque, per tutte le succitate ragioni, rilevante. Sarà opportuno ricordare che lo stesso Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia ha dovuto creare una sezione speciale (emigranti) assumendo ben 25 nuovi impiegati. Il nostro Dipartimento ha potuto provvedere col personale normalmente addetto all’ufficio Forestieri, ma non è da attendersi che la situazione sia ulteriormente sostenibile. La gravità del problema è tale che ogni indugio al riguardo significherebbe, per noi una colpa.
Doc.T-d8 Rapporto della Commissione di Gestione del 22 maggio 1939 in merito al Rendiconto del Dipartimento Polizia 1938 [omessa la parte che non riguarda i profughi ebrei e stranieri]
[…] L’anno 1938 è stato dominato da avvenimenti internazionali tanto inattesi quanto gravi che hanno attutito ogni asprezza dei conflitti ideologici e sociali, facili e frequenti in questa nostra repubblica. Il senso del pericolo per le nostre istituzioni e la misura della distanza fra le nostre concezioni politiche e quelle degli Stati vicini, sono apparsi nell’intera loro realtà, generando in tutti la convinzione della necessità imprescindibile dell’unione e della difesa. Le nostre secolari differenze ideologiche, che tante aspre lotte hanno causato, impallidiscono di fronte alle inaudite teorie escogitate per giustificare i più gravi avvenimenti internazionali ponendo in evidenza l’ancor forte e grande fondamento comune politico, morale e sociale di tutti gli svizzeri. Il nostro paese aperto alla propaganda per le idee nuove, sollecitato dalle avanguardie di tutti i movimenti nazionali e sociali, comprese quanta fortu-
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na gli restava ancora, fra le deprecate miserie, ed alla salvaguardia di quella volse tutta la sua attenzione. Questa tregua politica interna, che quasi chiameremmo pace, ha facilitato al Dipartimento di Polizia il difficile ed ingrato compito della tutela dell’ordine e dei diritti dello Stato e dei cittadini nei comizi e nelle manifestazioni. Per contro si è fatto pesante il movimento dei forestieri per l’aggravarsi delle persecuzioni razziste, politiche e religiose. Tutta la nostra legislazione in materia di asilo e dimora, ha dovuto essere indurita, contro tutta la nostra tradizione, per il fantastico numero di persone e famiglie senza asilo che errano per il mondo, cacciati dai loro paesi. La legislazione di polizia del 1938 è quasi esclusivamente a loro dedicata e rappresenta una mole ed una novità senza confronti. La severità colla quale si esaminano e decidono le domande di entrata di stranieri è nota; parimenti è nota l’energia colla quale si costringono a partire, quelli che qui non sono autorizzati a risiedere. Il pericolo di una invasione è evidente, e la dura lotta delle autorità contro i perseguitati, che talora appare inumana, è necessità stretta. Comprendiamo questo lavoro ingrato, ma nel contempo non possiamo esimerci dal sollecitare una maggior sorveglianza degli stranieri qui residenti, e particolarmente di quelli che hanno attività propagandistiche ed organizzative che possono talora costituire un pericolo per il nostro paese. Non avremo mai a lamentarci di una più intensa vigilanza su persone e cose che destano la diffidenza ed il sospetto. Per nostra fortuna, il popolo ticinese, tanto facile ad accendersi per le vicende politiche interne, è altrettanto freddo e diffidente verso ogni novità esterna, sicché ogni propaganda estera è destinata a raccogliere solo compatimento e reazione. Ma il numero degli stranieri qui domiciliati è tale da far pensare, e certe organizzazioni più o meno spontanee possono divenire pericolose, specie in tempi calamitosi. Vigilanza quindi, controllo ed energia. Sarebbe sommamente ingiusto che si fosse inesorabili coi disgraziati e perseguitati a motivo della loro origine e razza, dalle quali non hanno responsabilità alcune, nel contempo che l’indulgenza fosse concessa a coloro che ci danneggiano o ci pongono in pericolo deliberatamente. Si lamenta talora una insufficienza del servizio di polizia a questo riguardo, e la critica può sembrare giustificata. Ma quando si consideri che al continuo aumento del lavoro della Polizia, specie in causa delle eccezionali condizioni politiche e dei compiti nuovi (come la circolazione stradale) è corrisposta una sensibile diminuzione del personale (nel 1938) si dovrà convenire che ogni rimprovero sarebbe ingiusto. […]
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Doc.T-e9 Gran Consiglio Ticinese – Sessione primaverile 1939 discussione del Rendiconto 1938 del Dipartimento Polizia [Nostra trascrizione dal manoscritto del cancelliere verbalista. Il Verbale ufficiale non esiste.]
Grignoli in sostituzione del relatore dà lettura del rapporto Barchi: Esporrà alcune osservazioni a nome anche del proprio gruppo. Circa il criterio del Dip. verso gli stranieri qui rifugiati: le eccezionali condizioni in cui viviamo e la necessità di evitare agglomerazioni che possono divenire pericolose, obbligano evidentemente ad un certo rigore. Se una particolare vigilanza e severità devono essere esercitate, devono essere dirette contro quegli stranieri che non sanno uniformarsi alle nostre istituzioni ed ai nostri ordinamenti. Le nostre autorità devono agire con severità e senza ingerenze. Il rapporto accenna al fatto che è lamentata deficienza nel servizio di polizia: questa insufficienza non dipende solo dall’effettivo non bastante, ma anche dal complesso della materia che è stata elaborata saltuariamente. A questo proposito raccomanda ancora la revisione della legge sulla gendarmeria. Occorre provvedere alle [illeggibile] necessarie per l’occupazione dei posti che sono in generale occupati in modo irregolare. Raccomanda che il corpo della gendarmeria una [illeggibile] e marziale disciplina. Nel campo esercizi pubblici rileva che continua la riduzione del numero delle patenti: questa riduzione deve essere anche intensificata in modo da arrivare ad una selezione degli esercenti. Occorre anche intensificare vigilanza e controllo sulle condizioni igieniche degli esercizi pubblici. Il corso per esercenti, seguiti da esami, introdotti lo scorso anno, rispondono a necessità: occorre però non essere troppo esigenti e rigorosi nei confronti dei postulanti che intendano gerire esercizi di limitata importanza: per essi si deve soprattutto insistere nei criteri di moralità ecc. Tognetti: letto. Caroni: Nel rendiconto sono elencate le numerose ordinanze federali in materia polizia stranieri. Il rapporto [di] gestione fa elogio al Dip. Per la rigorosità dell’ [illeggibile]. Condivide ma non si comprende sempre in un paese d’industria forestieri come il nostro. Il risultato [illeggibile] si constata nei centri turistici sia nella presenza negli alberghi sia in altre attività come compravendita di immobili. Circa la commissione consultiva in materia di concessioni di patenti per esercizi pubblici […] . Respini: Nel 1934 il CdS ha emanato disposizioni circa il porto delle armi. Sarebbe ora opportuno fare un passo innanzi e regolare anche il commer-
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cio delle armi evitando l’acquisto a chi non è in possesso di un’autorizzazione del Dip. di Polizia. Questa necessità è rilevata anche nel rapporto del giudice istruttore sopracenerino. Le espulsioni di stranieri sono diminuite: ritiene che il Dip. abbia a continuare in questa prassi umanitaria, pur di fronte alle esigenze della situazione attuale. Il rapporto accenna alla necessità di una polizia criminale. Se la commissione con questo passaggio ha inteso la creazione di nuovi organi [illeggibile] di polizia, chi parla dissentirebbe da tale pensiero anche in considerazione della ristrettezza del nostro paese: vedrebbe invece l’opportunità di un selezionamento degli organi attuali attraverso l’istruzione appropriata. Inoltre un altro punto del rapporto che merita di essere sottolineato è il rilievo circa la velocità nella circolazione degli autoveicoli: erroneamente si ritiene che con la nuova legge non vi sia più il freno di velocità, mentre esiste nell’art. 42 della legge. Raccomanda che siano emanate istruzioni severe per reprimere gli abusi della velocità. Richiama che a Locarno si è senza capoposto da un anno e che occorre quindi colmare la vacanza. Masina: Intende unicamente rilevare i dati del rendiconto sotto il capitolo ‘ufficio dei forestieri’. [illeggibile] I permessi rilasciati a boscaioli ed operai agricoli [illeggibile] troppo spesso pretesto per lavorare in altre professioni. Occorre vigilanza per evitare che ciò avvenga. Altro punto è il costante aumento di cittadini confederati che esercitano attività lucrativa specialmente negli alberghi. In molti cantoni invece vi sono misure severe nei confronti dei nostri concittadini. Pellegrini: Seguirà la raccomandazione del Presidente di essere breve. Deve nuovamente [illeggibile] contro l’aumento prezzo del passaporto: documento pubblico necessario per molti lavoratori. Le eccezioni concesse nel pagamento sono sottoposte a tali condizioni (atto di inesorabilità) che molti vi rinunciano. Lamenta il ritardo nella presentazione della riorganizzazione della Polizia. Occorre pensare a preparare un certo numero di agenti per la polizia criminale. Nel campo della polizia degli stranieri si è severi tuttavia riconosce che in vari casi il Dip. ha dimostrato spirito di comprensione. Questi criteri devono anche essere più estesi. Circa i permessi di lavoro rileva che ancora attualmente si assiste ad inconvenienti: permessi negati dal Dip. del Lavoro vengono concessi dal Dip. di Polizia. Questo dipartimento deve invece limitarsi agli attributi di sua competenza. Celio: Aderisce in pieno alle osservazioni del rapporto della Gestione ed allo spirito che lo ha informato. In alcuni punti il Dip. deve tuttavia dare qualche spiegazione.
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Come linea generale aderisce al desiderio della Commissione circa la Polizia criminale, ma non è molto esatto che nel nostro cantone si verifichino frequenti fatti di sangue gravi. Anzi, da questo solo punto di vista il provvedimento suggerito non si giustificherebbe. Rimproverare negligenza alla Polizia nelle ricerche criminali non è giustificato. Chi deve dirigere queste ricerche non è il gendarme ma le autorità che a ciò sono preposte. Non è vero che la maggior parte degli autori di delitti non vengano scoperti. Del resto nella vicina Italia e in Francia, che hanno organi di polizia molto più attrezzati, nel 50% dei reati gli autori restano sconosciuti. Certo non è questa ragione perché nulla si faccia. Occorre un corpo di polizia particolarmente addestrato a questo scopo. È ciò che prevede il nuovo regolamento della gendarmeria approvato dal CdS in una delle sue ultime sedute. Circa la necessità di perfezionare il controllo della circolazione stradale l’aumento degli infortuni è in diretta relazione con l’aumento della circolazione. Cause dell’aumento degli infortuni sono la circolazione di macchine straniere abituati ad altre strade e fatalmente portati a grandi velocità. È per questo – per es. – che il numero degli infortuni stradali nell’aprile 1939 è sensibilmente inferiore a quello dell’aprile 1938 per la cattiva stagione. Altra causa degli infortuni è l’aumento della circolazione di biciclette: non aumento nel numero delle biciclette, ma una intensificazione del suo uso specie alla domenica anche a seguito del rilevante numero di gare ciclistiche. Ed infine altra causa è la velocità: la verità è questa, che non la velocità è la causa dell’infortunio, ma è la causa delle gravi conseguenze dell’infortunio. Se tutti seguissero le regole della circolazione, questa non sarebbe intralciata dalla velocità. Intanto però il legislatore federale dovrebbe esaminare se non è necessario rivedere le disposizioni sulla velocità. La commissione fa errore quando ritiene che le tessere di frontiera rilasciate nel distretto di Mendrisio siano 17 mila: sono invece 7 mila, mentre 10 mila sono italiane. D’altronde si tenga presente che le tessere non sono un danno per il cantone, ma sono un vantaggio. Non lo sono in quanto costano meno e quindi vi è una minore entrata per tasse; ma il maggiore numero di quelle in possesso di italiani sono quelle che tengono vivi molti negozi di località di frontiera.Tant’è che le autorità italiane non vedono di buon occhio queste tessere per i loro connazionali. Altra questione: la raccomandazione di usare di larghezza verso gli stranieri cacciati da altri paesi. La Svizzera ha adottato misure severe. Essi possono essere definiti profughi in quanto devono fuggire dal loro paese per sottrar-
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si a persecuzioni: ma l’autorità federale non riconosce loro la qualità di profughi. Ciò non impedisce che si usi tuttavia larghezza nei loro confronti. Ma la Svizzera ad un determinato momento si è trovata alle porte centinaia di migliaia di ebrei che volevano entrare nella Svizzera. Essi meritano pietà. Ma questa pietà deve avere un limite – per necessità – per la difesa della nostra economia, del nostro commercio, delle nostre industrie. Questa politica è perfettamente giustificata ed umana: si permette a chiunque di venire nel nostro paese a condizione che sia di passaggio. Certamente deve essere esaminata la concessione ad ebrei ricchi, e già il nostro cantone ha cercato di convincere le autorità federali a largheggiare in queste situazioni. Circa la sorveglianza sugli stranieri occorre rilevare che la competenza del cantone in materia di controlli [illeggibile] è assai limitata spettando al Ministero pubblico federale. Ma anche qui non si può negare il diritto di associazione, di propaganda anche. Ciò che è consentito ai nostri concittadini all’estero non possiamo negarlo agli stranieri che sono da noi. Non è invece loro lecito sorvegliare i loro concittadini e compiere attività che abbia carattere di spionaggio – non è lecito tenere conferenze gli [illeggibile] dovessero sconfinare: tutte le conferenze devono essere notificate e sono controllate. Ma è certo che a questo riguardo non siamo sufficientemente attrezzati e d’altra parte in questa materia i giudizi sono difficili e personali. I corsi e gli esami per gli esercenti sono già fatti con larghezza di criteri. Negare il permesso di acquisto d’armi è eccessivo. Il permesso d’entrata a stranieri non può essere negato perché non abbiamo questa mano d’opera. Discussione chiusa.
Doc.T-f 10 Ricostruzione del dibattito del Gran Consiglio Ticinese sul Rendiconto 1938 del Dipartimento Polizia Sessione primaverile – seduta del 25 maggio 1939 [Esclusivamente la parte del dibattito che concerne i profughi ebrei] Il dibattito è stato ricostruito tenendo conto: del verbale manoscritto che ci è stato consegnato [Verb.]11 dei resoconti apparsi sui giornali ticinesi il giorno 26 maggio 1939 [LSt, Avg, PpL, GdP, Dov, CdT, GaT]12 e inoltre del testo scritto dell’intervento dell’on. Caroni [CAR]13
Lettura del rapporto della Commissione di Gestione. Grignoli in sostituzione del relatore Ferretti, dà lettura del rapporto. [Verb, Dov, LSt, PpL]
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[Verb] Intervento dell’on. Barchi: Esporrà alcune osservazioni alla gestione del Dip. di Polizia a nome anche del proprio gruppo radicale democratico. [Verb] Circa il criterio del Dip. verso gli stranieri qui rifugiati: le eccezionali condizioni in cui viviamo e la necessità di evitare agglomerazioni che possono divenire pericolose, obbligano evidentemente ad un certo rigore. Se una particolare vigilanza e severità devono essere esercitate, devono essere dirette contro quegli stranieri che non sanno uniformarsi alle nostre istituzioni ed ai nostri ordinamenti. Le nostre autorità devono agire con severità e senza ingerenze. [Avg] In questi momenti difficili bisogna esigere non solo un contegno corretto da parte dei nostri concittadini, ma anche un atteggiamento di rispetto da parte degli stranieri domiciliati. [LSt] L’oratore auspica segnatamente che si abbia ad esplicare una severa vigilanza nei confronti di quegli stranieri che non intendono uniformarsi ai doveri che a loro derivano dalla nostra ospitalità. […]
L’intervento dell’on. Caroni [Verb] Nel rendiconto sono elencate le numerose ordinanze federali in materia polizia stranieri. Il rapporto gestione fa elogio al Dip. per la rigorosità dell’ [illegibile] Condivide ma non si comprende sempre in un paese d’industria forestieri come il nostro. Il risultato [illegibile] si constata nei centri turistici sia nella presenza negli alberghi sia in altre attività come compravendita di immobili. [LSt] L’on. Caroni lamenta l’eccessivo rigore usato nei confronti dei profughi politici facoltosi, specialmente ebrei, rilevando la necessità di una maggiore larghezza anche per meglio favorire la nostra industria alberghiera. [PpL] L’on. Caroni si occupa particolarmente del controllo dei forestieri in questo movimentato periodo di persecuzioni razzistiche e politiche negli Stati confinanti, per affermare che in certi casi l’autorità cantonale dà prova di eccessivo rigore. Non comprende in particolare perché il Cantone Ticino, che trae notevoli vantaggi economici dall’industria del forestiero, ed annovera fra le sue principali fonti di reddito l’apporto di capitali da parte di forestieri, debba impedire che ricchi stranieri anche se ebrei, soggiornino da noi. [Avg] Caroni rileva l’eccessivo rigore delle autorità nel rifiutare i permessi di soggiorno a profughi facoltosi che sarebbero desiderosi di prendere residenza nel cantone. Ritiene che agli agenti della forza pubblica non dovrebbe essere concesso di esprimere giudizi sull’opportunità o meno di rilasciare i permessi di soggiorno. [CAR] Il Consigliere Caroni insiste che vi sia una disponibilità verso gli ebrei facoltosi, ma raccomanda prudenza perché vi è il pericolo di sopravalutare
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le disponibilità di questi possibili immigranti. Infatti molti di essi possono essere stati ricchi in origine, ma aver perso nel frattempo tutte le loro sostanze, conservando dell’agiatezza soltanto le abitudini esteriori. […]
L’intervento dell’on. Pellegrini […] [Verb] Nel campo della polizia degli stranieri si è severi tuttavia riconosce
che in vari casi il Dip. ha dimostrato spirito di comprensione. Questi criteri devono anche essere più estesi. [LSt] In fatto di polizia degli stranieri il Dipartimento si è finalmente attenuto a criteri di maggiore umanità e si augura una sempre maggiore comprensione verso i profughi politici e ciò non solo per considerazioni di ordine economico, come vorrebbe qualche deputato. Infatti non si dovrebbe dimenticare che nello scorso anno si ebbero due suicidi di stranieri che pure avrebbero avuto i mezzi per vivere e qui restando non avrebbero né turbata la tranquillità pubblica , né messa in pericolo la sicurezza nazionale. [PpL] L’on. Pellegrini lamenta il rigore usato in certi casi nei confronti di profughi politici. [Avg] L’on. Pellegrini afferma che per ragioni di umanità si dovrebbe essere più larghi nel concedere i permessi di soggiorno agli stranieri perseguitati dai loro governi. [GaT] L’on. Pellegrini chiede in particolare maggior comprensione per i profughi che giungono da noi. […]
La risposta del Capo del Dipartimento di Polizia: Enrico Celio […] [Verb] Altra questione: la raccomandazione di usare di larghezza verso gli
stranieri cacciati da altri paesi. La Svizzera ha adottato misure severe. Essi possono essere definiti profughi in quanto devono fuggire dal loro paese per sottrarsi a persecuzioni: ma l’autorità federale non riconosce loro la qualità di profughi. Ciò non impedisce che si usi tuttavia larghezza nei loro confronti. Ma la Svizzera ad un determinato momento si è trovata alle porte centinaia di migliaia di ebrei che volevano entrare nella Svizzera. Essi meritano pietà. Ma questa pietà deve avere un limite – per necessità – per la difesa della nostra economia, del nostro commercio, delle nostre industrie. Questa politica è perfettamente giustificata ed umana: si permette a chiunque di venire nel nostro paese a condizione che sia di passaggio. [LSt] L’on. Celio dice che per gli ebrei non è applicabile il diritto di asilo sebbene verso gli stessi si applichino dei criteri di umanità, ristretti però
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dalla immensità del numero della migrazione che non può essere assorbita dal nostro cantone. [PpL] Sul problema dei profughi – specialmente ebrei – il Capo del Dipartimento osserva che le autorità federali negano all’ebreo la qualifica di profugo, sicché non sono applicabili in suo confronto le norme del diritto d’asilo. Ciò non significa però che non si usi loro la necessaria clemenza. Personalmente nutre per gli ebrei sentimenti di pietà e condanna la persecuzione scatenata contro di essi. Non bisogna però dimenticare che sarebbe pericoloso aprire le porte del nostro Paese ai profughi ebrei ed alla loro attività, soprattutto in relazione alla nostra situazione economica generale. Da ciò le gravi misure restrittive che la Confederazione ha dovuto prendere in confronto degli ebrei. [Avg] Quanto ai permessi di domicilio per gli ebrei, anche la Svizzera ha dovuto prendere delle misure per evitare che si creassero situazioni pericolose dopo i provvedimenti di Germania, Austria, Boemia e Italia. Deplora le persecuzioni contro gli ebrei: la nostra pietà deve però avere dei limiti perché gli ebrei non stanno senza lavorare e quindi se noi apriamo loro le porte, diamo vita alla possibilità di concorrenza a danno della nostra popolazione. Il Dipartimento di polizia segue – in questo campo – la politica del Consiglio federale. L’ingresso agli ebrei è concesso se essi forniscono la prova che hanno la possibilità di trovare domicilio in un altro Stato. In tal caso vien loro concesso un breve permesso. La Svizzera dev’essere per gli ebrei un corridoio, non una dimora stabile. [Dov] L’on. Celio espone i criteri seguiti nella politica dei permessi di entrata e dimora dei forestieri, argomento particolarmente toccato dai diversi deputati. [GaT] Il direttore del Dip. di Polizia Celio risponde sui diversi punti ma si sofferma in particolar modo sul problema degli ebrei spiegando a lungo le ragioni della politica adottata dalle Autorità federali e cantonali. [Verb] Certamente deve essere esaminata la concessione ad ebrei ricchi, e già il nostro Cantone ha cercato di convincere le autorità federali a largheggiare in queste situazioni. [PpL] Secondo l’on. Celio l’obiezione formulata dall’on. Caroni e riguardante il trattamento degli stranieri, ebrei compresi, che si trovano in condizioni di agiatezza e che chiedono soltanto di soggiornare nel nostro Paese senza esercitare attività lucrative, è seria e dovrebbe essere esaminata dall’autorità federale. [Avg] I casi accennati dall’on. Caroni meritano però un esame speciale. [Verb] Circa la sorveglianza sugli stranieri occorre rilevare che la competenza del cantone in materia di controlli [illeggibile] è assai limitata spettando al
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Ministero pubblico federale. Ma anche qui non si può negare il diritto di associazione, di propaganda anche. Ciò che è consentito ai nostri concittadini all’estero non possiamo negarlo agli stranieri che sono da noi. Non è invece loro lecito sorvegliare i loro concittadini e compiere attività che abbia carattere di spionaggio – non è lecito tenere conferenze gli [illeggibile] dovessero sconfinare: tutte le conferenze devono essere notificate e sono controllate. Ma è certo che a questo riguardo non siamo sufficientemente attrezzati e d’altra parte in questa materia i giudizi sono difficili e personali. [LSt] Il compito di sorveglianza sull’attività politica degli stranieri spetta avantutto alla Confederazione. Su tale materia vi è oltre al resto un diritto di reciprocità nel consentire la esistenza di colonie dei sudditi stranieri. Non è lecito invece organizzare sorveglianza sui nostri concittadini o stranieri qui da noi residenti. [PpL] In punto alla polizia politica, richiama che le maggiori competenze spettano all’autorità federale e che quella cantonale ha compiti limitati alla vigilanza. [Avg] La questione della vigilanza sulle colonie straniere spetta alla Confederazione; l’autorità cantonale è solo chiamata a collaborare. Noi non possiamo negare agli stranieri il diritto d’associazione.Viceversa non dev’essere lecito fare opera di spionaggio. Le conferenze di stranieri sono sorvegliate da agenti della polizia; esse non possono essere organizzate senza il permesso del Dipartimento [Dov] L’on. Celio espone i criteri seguiti in relazione alla propaganda estera a sfondo politico nel Ticino [GaT] L’on Celio si sofferma sulla questione della propaganda politica estera sul nostro territorio. […] [Verb.] Discussione chiusa.
Segue l’approvazione di un certo numero di naturalizzazioni.
Doc.T-g14 Lettera al Vescovo di Lugano [Lettera indirizzata al vescovo Angelo Jelmini: lo scritto, secondo il contenuto della lettera, è con ogni probabilità attribuibile al Consigliere di Stato Enrico Celio]
22 dicembre 1938 Eccellenza, Grazie infinite per i Suoi auguri di Natale, che contraccambio di cuore, col voto sincero che Dio la conservi per molti anni a far tanto bene al Ticino,
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e a… presentare a me le Sue raccomandazioni, che, lungi dal tediarmi, sono da me sempre considerate solo dei messaggi di carità. Mi danno, sì, qualche cruccio: quello di non poterle sempre esaudire. E non è certo la buona volontà che mi manca, ma solo la possibilità, perché il nostro paese, al quale vogliamo tutti tanto bene, ha oggi delle penose dure esigenze che spesso debbono far tacere il cuore. Ma perdo il mio tempo, perché La so convinto quanto me, di queste dolorose situazioni. Per il giovane Soldati farò quello che posso fare e terrò conto della preziosa Sua raccomandazione: anche qui, disgraziatamente, debbo scegliere ‘fior da fiore’ fra tanti buoni giovani che aspettano e che io non posso tutti accontentare. Per quanto concerne gli ebrei, io La comprendo perfettamente e La apprezzo, in quanto ritengo sia opera di fiorita carità cristiana il porgere una mano amorevole a questi poveri infelici. Ed io spesso vorrei essere libero da ogni impaccio di governo per dare largo corso ai sentimenti di carità che ogni giorno mi sento ravvivati dal contatto di tante miserie. Ma al mio posto di responsabilità io non posso dimenticare che il Ticino ha un grave patrimonio etnico da difendere in seno alla Confederazione e che, per nessun prezzo al mondo, la percentuale di ebrei stabiliti durevolmente nel nostro Cantone può essere aumentata. Su questo punto nessuna discussione è possibile. Ne consegue che ogni permesso di soggiorno stabile ad ebrei deve essere rifiutato (a meno si tratti di casi specialissimi, ad es. di vecchi, soli, che desiderano chiudere in pace i loro giorni), come pure deve essere accordato con prudenza un permesso di dimora provvisoria, quando non si abbiano le necessarie, sicure garanzie che tale soggiorno sarà veramente provvisorio (e cioè di transito). I profughi ebrei chiedono tutti di poter venire da noi solo in transito: essi promettono che fra poco tempo lasceranno la Svizzera. Certo essi hanno questa intenzione; ma lo potranno poi? Qui sta il grave interrogativo. Perché se tali persone, fra 3, 4 o 5 mesi, ci diranno: «ci piange il cuore a dirvelo, ma noi non sappiamo dove andare perché nessuno ci vuole», a noi non resterà che la penosa soluzione di tenerli, come abbiamo dovuto fare coi profughi russi, e con gravissime spese per il nostro paese. Dobbiamo quindi procedere per elezione e selezione, accogliendo dapprima le domande (già numerosissime) di coloro che offrono reali garanzie, sia di partenza, sia di mezzi d’esistenza. Le garanzie di partenza ricorrono quando gli istanti tengono regolari e definitivi visti d’entrata (affidavit) in altri Stati, non solo dichiarazioni vaghe che «dei passi sono stati fatti». Nei casi che S.E. mi raccomanda, tali sicure garanzie non esistono. Non posso quindi riservar loro accoglienza eccessivamente favorevole. Semplici
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dichiarazioni non bastano: occorre una documentazione autentica. Noi esaminiamo d’urgenza, e per le prime, l’istanze: di ebrei che hanno già il visto d’entrata in altro Stato ed hanno nel nostro Cantone dei congiunti che si tengono garanti; di ebrei che sono in campi di concentramento, e sono quindi in evidente pericolo: di coloro, cioè, che ci permettono di conciliare la nostra carità e la nostra prudenza.Vedremo solo in seguito se potremo rinunciare in parte alle esigenze della prudenza. Per ora non lo possiamo fare. Occorre poi tener presente che fra poche settimane si accentuerà l’esodo degli ebrei dall’Italia. E saranno altre centinaia e migliaia di istanze di poveri infelici ! Vorrei non poterci pensare per passare in pace le Feste del Santo Natale! Con questo pensiero Le rinnovo i miei auguri e Le esprimo i miei figliali ossequi. Dev.mo
Doc.T-h15 Corrispondenza tra Francesco Chiesa e l’Autorità cantonale a) Prima lettera (olografa) di Francesco Chiesa [al Dipartimento Pubblica Educazione]
Direzione del Liceo e Ginnasio cantonale in Lugano Lugano, 26 Novembre 1938 Al Lod. Dipartimento della Pubblica Educazione, Bellinzona Confermo quanto comunicai a voce al Capo di questo Dipartimento circa la questione degli allievi ebrei nel nostro Liceo-Ginnasio. Già da qualche anno abbiamo alcuni allievi ebrei, precipuamente nelle classi del ginnasio: allievi appartenenti a famiglie dimoranti, da molto o poco, tempo nel Cantone. Ma in questi ultimi mesi, è cominciato, per i noti motivi, un altro afflusso di studenti ebrei, già inscritti ai Licei italiani ove ora non sono più ammessi. In base al Regolamento (art. 28, lett. e) ho accolto come uditore nella classe III fil. un allievo proveniente da un Liceo di Trieste, e ho promesso di accogliere in primavera tre altri, già inscritti in qualche Liceo di Milano: tutti si propongono di presentarsi come privatisti agli esami di licenza liceale nella prossima sessione.
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Altre sollecitazioni ho ricevute, alle quali risposi di non poter accogliere altri alunni, essendo le nostre classi sovraccariche. Non sarà però possibile opporsi agli altri [illeggibile] che si presenteranno nel prossimo giugno o in settembre a sostenere come privatisti gli esami di licenza o di ammissione. Tenendo conto delle lettere che ho ricevuto, credo probabile che una dozzina di [illeggibile] privatisti, si presenterà nella prossima sessione d’esami. La questione deve essere esaminata da parecchi punti di vista, fra i quali questo: non sarebbe augurabile che il Liceo cantonale, per un soverchio afflusso di studenti ebrei, acquistasse un carattere ed una nomea particolare. È pure da evitare che la nostra scuola sia eccessivamente gravata da elementi stranieri, anche perché si avvererebbe la necessità di sdoppiare classi e di aumentare gli oneri del paese. Con la più alta stima Francesco Chiesa
b) Prima risposta del Dipartimento Cantonale di Polizia alla lettera inviata da Francesco Chiesa al Dipartimento della Pubblica Educazione
Lugano 23 dicembre 1938 Egr. Prof. Francesco Chiesa Direttore Liceo e Ginnasio Cantonale, Abbiamo preso atto con vivo interesse di quanto Ella comunica con Sua lettera 26.xi.1938 al lod. Dipartimento della Pubblica Educazione circa gli studenti ebrei. Siamo alquanto meravigliati di leggere che numerose istanze di iscrizione ai corsi di codesto Istituto sarebbero già state presentate. Prima che scolastica, la questione è di polizia, in quanto nessun straniero può inscriversi a Corsi dei nostri Istituti (sia pubblici, sia privati) se prima non ha chiesto ed ottenuto il permesso di soggiorno nel Cantone, permesso che è di esclusiva competenza del Dip. cant. di Polizia. Ciò riguarda tutti gli stranieri in genere. Per gli stranieri ebrei occorre fare delle distinzioni. Per gli ebrei che già sono al beneficio di permessi di dimora temporanea, o di domicilio, riteniamo vi sia ben poco da fare. La questione è, in tali casi, puramente scolastica; ma, d’altro lato, occorre pensare che, dal momento che la Polizia ha già esaminato davvicino la questione ed autorizzato il soggior-
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no, lo Stato ha, in certo qual modo e implicitamente, ammesso il diritto, per i minorenni, di frequentare le scuole. Tale occupazione risponde ad alti concetti umani e sociali e non costituisce attività lucrativa. Una eccezione vien fatta per gli apprendisti, i quali sottostanno alle norme di polizia che disciplinano il mercato del lavoro e da questo sono, a loro volta, inspirate. Per gli ebrei che non sono ancora al beneficio di permesso di dimora o di domicilio, l’accesso alla scuola dovrebbe essere puramente e semplicemente rifiutato, in quanto non può trattarsi che di stranieri presenti abusivamente sul nostro suolo. Basterebbe che tali studenti fossero denunciati alla polizia, e sarebbero immediatamente allontanati dalla Svizzera. Se si tratta, poi, di studenti ebrei germanici, polacchi o ungheresi, non solo il soggiorno deve essere autorizzato in precedenza dalla polizia, ma già la semplice entrata in Isvizzera è consentita in via regolare, solo quando sul passaporto figuri il visto apposto da un Consolato svizzero. (Sui passaporti germanici la qualità di ebrei è indicata da una grande ‘J’ stampigliata in rosso sulla prima pagina). Per gli ebrei di nazionalità italiana non si richiede il visto: ma il loro soggiorno deve essere autorizzato dalla polizia, come per tutti gli altri stranieri. Numerose sono le istanze che ci vengono presentate da studenti ebrei stranieri che devono lasciare le scuole italiane. Possiamo comunicarLe che la questione da Lei sollevata è stata da noi esaminata già da tempo, e decisa nel senso che: con criteri molto restrittivi, anzi solo in casi veramente eccezionali, sarà concesso il soggiorno per frequenza delle nostre scuole. Basterà quindi che tutti gli studenti siano obbligati a rivolgersi alla polizia, e la questione sarà risolta già in base alle rigide disposizioni di polizia vigenti, senza che codesta Lod. Direzione si trovi nella penosa situazione di toccare delle scottanti questioni. Noi non vogliamo chiederle di procedere ad operazioni di polizia: tuttavia riteniamo che Ella potrebbe benissimo, e dovrebbe, a chi si presenta per chiedere l’inscrizione o il permesso di assistere ai corsi, chiedere che sia esibito il permesso di dimora o di domicilio dell’Ufficio cant. dei Forestieri. Se questo permesso non esiste, ogni trattativa o discussione è superflua in quanto lo studente straniero non ha il diritto di risiedere in Isvizzera e potrebbe essere allontanato in ogni momento, se del caso anche con arresto. Le saremmo poi molto grati se Ella ci segnalasse i casi abusivi da Lei constatati. Riteniamo superfluo dichiararle che usiamo grande severità nel concedere i permessi di entrata e di soggiorno a studenti stranieri, precisamente per le ragioni da Lei menzionate.
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A chi si interessa presso di Lei direttamente, ma per lettera e a titolo informativo, riteniamo che Ella potrebbe semplicemente rispondere che la prima trattativa deve essere fatta presso il Dipartimento di polizia per ottenere la dimora: mancando la quale, ogni possibilità di frequentare le nostre scuole è esclusa. Se tutti gli studenti ebrei stranieri verranno obbligati a rivolgersi a noi, molto probabilmente Ella non avrà più motivi di preoccuparsi di un eventuale congestionamento delle classi. Mandiamo copia della presente alla Polizia di Lugano (Uff. Forestieri), alla quale ordiniamo di inviare un agente da Lei, sia per ricevere eventuali Sue informazioni, sia per fornire spiegazioni complementari che Ella potesse desiderare. Gradisca, on. Sig. Direttore, l’espressione della nostra più alta stima. Per Il Dipartimento Cantonale Di Polizia Il Cons. di Stato Direttore: Il Segretario: Copia: a Gend. cant. (Ufficio Forestieri), Lugano.
c) Seconda lettera (olografa) di Francesco Chiesa [al Dipartimento di Polizia, Bellinzona]
Direzione del Liceo e Ginnasio Cantonale in Lugano Lugano, 5 gennaio 1939 Al Lod. Dipartimento di Polizia, Bellinzona Prendo atto della vostra lettera 23 dic. circa gli allievi stranieri, e già ho provveduto mandando agli interessati la circolare di cui unisco copia. Ma nella vostra lettera nessuna istruzione trovo per ciò che riguarda gli studenti stranieri (e saranno, penso, numerosi) i quali si presenteranno nell’estate prossima per sostenere come privatisti gli esami di licenza liceale. La durata degli esami sarà di circa 15 giorni. Potrò concedere senz’altro, a [illeggibile] provenienti dall’estero, la facoltà suddetta? Ovvero sarà necessario che, anche solo per la residenza corrispondente alla sessione d’esame gli interessati ottengano dall’Autorità di Polizia una licenza. Sarò grato se vorrete mandarmi le necessarie istruzioni. Con la massima stima. Francesco Chiesa
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d) Testo della circolare inviata dalla Direzione del Liceo Ginnasio di Lugano a coloro che desiderano iscrivere un figlio nell’istituto
Direzione del Liceo e Ginnasio Cantonale in Lugano Lugano, Al Signor ………… In seguito a recente ordine del Dipartimento cantonale di Polizia, Le comunico che nessuna iscrizione di allievi stranieri provenienti dall’estero può essere fatta dalle nostre scuole se il Dipartimento suddetto non concede previamente la licenza di soggiorno, nel territorio del Cantone, agli allievi stessi. La validità d’ogni mia inscrizione o promessa d’inscrizione è quindi subordinata alla concessione della licenza suddetta, per ottenere la quale occorre ch’Ella faccia istanza al Dipartimento cantonale di Polizia in Bellinzona. L’istanza deve essere scritta su carta bollata di fr. 1. Coi migliori ossequi.
e) Seconda risposta del Dipartimento cantonale di Polizia di Bellinzona a Francesco Chiesa
11 gennaio 1939 Egr. Prof. Francesco Chiesa, Direttore Liceo e Ginnasio cantonale, Lugano Rispondiamo a Sua pregiata 5.1.1939. Per gli studenti che chiederanno di presentarsi solo agli esami quali privatisti, è necessario distinguere fra: 1 – ebrei di nazionalità per le quali vige l’obbligo del visto di polizia per qualsiasi entrata in Isvizzera; 2 – ebrei di nazionalità italiana; 3 – stranieri che noi non possiamo qualificare di ebrei. i) Per i primi la cosa è semplice: siccome i nostri Consolati all’estero sono autorizzati a concedere loro dei visti di entrata per 8 giorni al massimo, per poter restare durante tutta la sessione (15 giorni) dovranno chiedere il permesso a noi per la via consolare. – Ben inteso, noi rifiuteremo il permesso. ii) Per i secondi non è sempre possibile avere la certezza che si tratti di ebrei. Sta una presunzione seria, per il fatto che si recano all’estero a sostenere gli esami. Ma mancando sul passaporto contrassegno qualsiasi, e non
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vigendo per gli italiani nessun obbligo di visto, la loro entrata in Isvizzera quali turisti (per un tempo fino a 3 mesi) non può essere impedita. Per gli studenti del 3º gruppo stanno le considerazioni esposte al punto ii. Per i gruppi 2) e 3) la questione resta pertanto solamente scolastica, non avendo la polizia mezzi legali per impedire l’entrata, e non potendo, d’altra parte, l’attività di questi esaminandi essere considerata attività lucrativa. Il Dipartimento di Pubblica Educazione deve esaminare queste situazioni. Una limitazione sarebbe certo augurabile. Abbiamo preso atto della circolare da Lei redatta.- Sarebbe bene rettificarla nel senso che la domanda non deve (di regola) essere presentata direttamente al Dipartimento cant. di Polizia, ma al rispettivo Consolato Svizzero in Italia, il quale dà le istruzioni necessarie e le fa seguire a Berna, donde arriva al Cantone. Anche la carta bollata non è obbligatoria trattandosi di domande presentate dall’estero. – (Le domande finora prervenuteci portano un francobollo postale da 1 fr… Non è precisamente ciò che si aspetta la legge cantonale sul bollo!…) – Gradisca, egregio sig. Direttore, i sensi della nostra più alta stima. Per Il Dipartimento Cantonale Di Polizia il Cons. di Stato Direttore: il Segretario Copia: a Dip. Pubblica Educazione.
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Germania Doc. G-a16 La legge per il rinnovo dell’amministrazione pubblica [Emanata il 7 aprile 1933, estratto della quinta stesura del 22 marzo 1934]
[…] Art. 1 1) Ai fini del riordino dell’impiego nella funzione pubblica nazionale e della semplificazione amministrativa, i funzionari possono essere licenziati secondo le seguenti disposizioni, anche qualora non ne sussistano i presupposti ai sensi del diritto vigente. 2) Ai sensi di questa legge sono considerati funzionari diretti ed indiretti del Reich, funzionari diretti ed indiretti dei Länder e funzionari dei Comuni e di associazioni comunali, funzionari di enti di diritto pubblico, così come di istituzioni ed imprese equivalenti. I provvedimenti sono altresì applicabili ai funzionari dei servizi della previdenza sociale, ai quali incombono i diritti ed i doveri dei funzionari pubblici. […] Art. 2 1) I funzionari in servizio dal 9 novembre 1918 privi della formazione prescritta o consueta per la loro carriera o inidonei devono essere licenziati. L’intera retribuzione verrà corrisposta per un periodo di tre mesi successivi al licenziamento. 2) Non spetta alcun diritto ad assegni di aspettativa, pensioni, pensioni di reversibilità né il mantenimento della qualifica, del titolo, dell’uniforme e del distintivo di servizio. […] Art. 3 1) I funzionari di origine non ariana devono essere collocati in pensione (artt. 8 e ss.); nella misura in cui si tratti di cariche onorifiche, essi devono venire esonerati dal rapporto di servizio. 2) Il comma 1 non è applicabile ai funzionari in servizio antecedentemente alla data del 1º agosto 1914 o che durante il conflitto mondiale abbiano combattuto sul fronte per l’impero germanico o per i suoi alleati o il cui padre o figlio siano caduti nel suddetto conflitto. Il comma 1 non è inoltre
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applicabile a funzionari di sesso femminile, i cui mariti siano caduti nel conflitto mondiale. Ulteriori eccezioni sono ammesse solo dal Ministro degli Interni del Reich in accordo con il corrispondente Ministro competente o con le massime autorità ivi residenti per i funzionari all’estero. Art. 4 1) I funzionari non in grado di offrire in ogni istante garanzie di adesione incondizionata allo Stato nazionale a causa dell’attività politica finora condotta possono essere licenziati. […] […] Il Cancelliere del Reich, Adolf Hitler Il Ministro degli Interni del Reich, Frick Il Ministro delle Finanze del Reich, Conte Schwerin von Krosigk
Doc. G-b17 Legge sulla cittadinanza tedesca. Il Parlamento del Reich all'unanimità ha approvato la seguente legge che così viene promulgata: Art. 1 1) Il suddito dello Stato è quella persona che gode della protezione del Reich tedesco e che in conseguenza di ciò ha specifici ordini verso di esso. 2) Lo status di suddito del Reich viene acquisito in accordo con i decreti del Reich e la Legge di Cittadinanza dello Stato. Art. 2 1) Un cittadino tedesco è un suddito dello Stato di sangue tedesco o affine, che dimostri con la sua condotta di voler servire fedelmente la Germania e il popolo tedesco. 2) La Cittadinanza del Reich viene acquisita attraverso la concessione di un Certificato Statale di Cittadinanza. 3) Il cittadino del Reich è l'unico detentore di tutti i diritti politici in accordo con la Legge. Art. 3 Il Ministro degli Interni del Reich, in coordinamento con il Vice Führer
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emanerà le ordinanze legali ed amministrative per implementare e completare questa legge. Norimberga 15 settembre 1935, al Congresso del Partito della Libertà Il Führer cancelliere del Reich, Adolf Hitler Il Ministro degli Interni del Reich, Frick
Doc. G-c18 Primo decreto sulla cittadinanza tedesca. Art. 1 1) Fino all’emanazione di nuove disposizioni sulla cittadinanza sono considerati cittadini del Reich i cittadini tedeschi o di sangue affine in possesso del diritto di voto al Reichstag o ai quali il Ministro degli Interni d’accordo con il rappresentante del Führer ha concesso temporaneamente i diritti politici. 2) Il Ministro degli Interni d’accordo con il delegato del Führer può revocare tali diritti. Art. 2 1) Le disposizioni di cui all’art. 1 sono applicabili anche ai cittadini di sangue misto giudeo. 2) È considerato di sangue misto giudeo chi ha uno o due nonni interamente ebrei ai sensi della teoria della razza, nel limite in cui non ricada sotto le disposizioni di cui all’art. 5 comma 2. Interamente ebreo è considerato a tali fini chiunque sia appartenuto alla comunità di religione ebraica. Art. 3 Solamente il cittadino del Reich può essere detentore di pieni diritti politici e civili e come tale esercitare il diritto di voto e ricoprire cariche pubbliche. Il Ministro degli Interni o un ufficio da egli autorizzato può ammettere temporanee deroghe nell’assegnazione di uffici pubblici. Le questioni attinenti alle organizzazioni religiose non vengono modificate. Art. 4 1) Un ebreo non può essere cittadino del Reich. Non gli è concesso il diritto di voto, né può ricoprire cariche pubbliche.
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2) I funzionari ebrei sono collocati in pensione a partire dal 31 dicembre 1935. Qualora tali funzionari abbiano servito al fronte per il Reich tedesco o per i suoi alleati, fino al raggiungimento dell’età pensionabile ricevono l’intera indennità di servizio finora percepita, non maturano tuttavia anni di anzianità.Al raggiungimento della soglia di età la pensione deve essere ricalcolata in base alle ultime indennità di servizio utili. 3) Le questioni attinenti alle organizzazioni religiose non vengono modificate. 4) Il regolamento di servizio del corpo insegnante presso le scuole pubbliche ebraiche non viene modificato fino a nuova regolamentazione del sistema scolastico ebraico. Art. 5 1) È considerato ebreo chi possiede almeno tre quarti di pura razza ebraica. È applicabile l’art. 2 comma 2 lettera 2. 2) È considerato ebreo anche il cittadino di sangue misto con due nonni interamente ebrei che: a) sia appartenuto alla comunità di religione ebraica al momento dell’entrata in vigore della legge o vi abbia aderito successivamente, b) risulti sposato con una persona ebrea al momento dell’entrata in vigore della legge o contragga matrimonio in seguito con uno di essi, c) sia generato da un matrimonio con un ebreo, ai sensi del comma 1, contratto successivamente all’entrata in vigore della Legge sulla Tutela del Sangue e dell’Onore Tedeschi del 15 settembre 1935 (Gazzetta Ufficiale del Reich I. p. 1146), d) sia generato da una relazione extraconiugale con una persona ebrea ai sensi del comma 1 o nato illegittimamente successivamente al 31 luglio 1936. Art. 6 1) Qualora esistano prescrizioni sulla purezza del sangue nelle leggi del Reich, o in provvedimenti del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori e delle sue emanazioni, non definite dall’art. 5, queste non vengono modificate. 2) Altre disposizioni sulla purezza del sangue che non siano definite dall’art. 5, possono essere stabilite soltanto con l’autorizzazione del Ministro degli Interni e del delegato del Führer. Qualora tali disposizioni siano già esistenti, esse decadono dal 1 gennaio 1936 se non vengono ammesse dal Ministro degli Interni in accordo con il delegato del Führer. La richiesta di
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ammissibilità deve essere inoltrata presso il Ministro degli Interni del Reich. Art. 7 Il Führer e Cancelliere del Reich può emanare esenzioni dalle disposizioni del decreto d’attuazione. Berlino, il 14 novembre 1935. Il Führer e Cancelliere del Reich, Adolf Hitler Il Ministro degli Interni del Reich, Frick Il plenipotenziario del Führer, R. Hess, Ministro senza portafoglio
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Italia Doc. I-a19
Informazione diplomatica n. 14: una nota ufficiale del Governo italiano Recenti polemiche di stampa hanno potuto suscitare in alcune sfere estere l’impressione che il Governo fascista stia inaugurando una politica antisemita. Nelle sfere responsabili di Roma si dichiara che questa impressione è erronea e si considera che le polemiche sono soprattutto dovute al fatto che le correnti antifasciste mondiali sono generalmente l’opera di elementi ebrei. Queste stesse sfere ritengono che il problema ebreo universale non può essere risolto che in un sol modo: creando in qualche parte del mondo una nuova Palestina, uno Stato ebreo che possa rappresentare e proteggere per via diplomatica e consolare tutte le masse ebree disperse in diversi paesi. Il fatto che esiste in Italia una colonia ebrea non implica necessariamente che vi sia un problema specificatamente italiano. In altri paesi gli ebrei si contano a milioni, mentre in Italia su una popolazione di 44 milioni di abitanti, la massa degli ebrei ascende fra i 50 e i 60 mila. Il governo fascista non ha mai pensato e non pensa a prendere misure d’ordine politico, economico o morale ostili agli ebrei come tali, salvo beninteso nel caso si trattasse di elementi nemici del regime. Il governo fascista si riserva tuttavia di vigilare sull’attività degli ebrei venuti di recente nel nostro paese, e di far sì che la parte degli ebrei nella vita complessiva della nazionale, non risulti sproporzionata ai meriti intrinseci dei singoli e all’importanza numerica della loro comunità.
Doc. I-b20
Manifesto degli scienziati razzisti 1) Le razze umane esistono La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
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2) Esistono grandi razze e piccole razze Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente. 3) Il concetto di razza è concetto puramente biologico Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze. 4) La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa. 5) È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
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6) Esiste ormai una pura ‘razza italiana’ Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana, 7) È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità. 8) È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili. 9) Gli ebrei non appartengono alla razza italiana Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
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10) I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.
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Informazione diplomatica, n. 18: una nota ufficiale del Governo italiano Negli ambienti responsabili romani si fa notare che molte delle impressioni e deduzioni estere sul razzismo italiano sono dettate da una superficiale cognizione dei fatti ed in qualche caso da evidente malafede. In realtà il razzismo italiano data dal 1919, come potrebbe essere documentato. Mussolini nel discorso al congresso del Partito, tenutosi a Roma nel novembre 1921 – ripetiamo 1921 – dichiarò esplicitamente: «Intendo dire che il Fascismo si preoccupi del problema della razza: i fascisti devono preoccuparsi della salute della razza con la quale si fa la storia». Se il problema rimase per alcuni anni allo stato latente, ciò accadde perché altri problemi urgevano e dovevano essere risoluti. Ma la conquista dell’Impero ha posto in primissimo piano i problemi chiamati complessivamente razziali, la cui sconoscenza ha avuto drammatiche sanguinose ripercussioni sulle quali non è oggi il momento di scendere in particolari. Altri popoli mandano nelle terre dei loro imperi pochi e sceltissimi funzionari; noi manderemo in Libia ed in AOI, con l’andare del tempo e per assoluta necessità di vita, milioni di uomini. Ora, ad evitare la catastrofica piaga del meticciato, la creazione cioè di una razza bastarda, né europea né africana, che fomenterete la disintegrazione e la rivolta, non bastano le leggi severe promulgate ed applicate dal Fascismo. Occorre anche un forte sentimento, un forte orgoglio, una chiara onnipresente coscienza di razza. Discriminare, non significa perseguitare. Questo va detto ai troppi ebrei d’Italia e di altri Paesi, i quali ebrei lanciano al cielo inutili lamentazioni , passando con la nota rapidità dalla invadenza e dalla superbia all’abbattimento ed al panico insensato. Come fu detto chiaramente nella nota nr. 14 dell’Informazione diplomatica e come si ripete oggi, il Governo Fascista
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non ha alcuno speciale piano persecutorio contro gli ebrei in quanto tali. Si tratta di altro. Gli ebrei in Italia nel territorio metropolitano sono 44.000, secondo i dati statistici ebraici che dovranno, però, essere controllati da un prossimo speciale censimento: la proporzione sarebbe quindi di un ebreo su mille abitanti. È chiaro che, d’ora innanzi, la partecipazione degli ebrei alla vita globale dello Stato dovrà essere, e sarà, adeguata a tale rapporto. Nessuno vorrà contestare allo Stato fascista questo diritto, e meno di tutti gli ebrei, i quali, come risulta in modo solenne anche dal recente manifesto dei rabbini d’Italia, sono stati sempre e dovunque gli apostoli del più integrale, intransigente, feroce, e, sotto un certo punto di vista, ammirevole razzismo. Si sono sempre ritenuti appartenenti ad un altro sangue, a un’altra razza, si sono autoproclamati ‘popolo eletto’ ed hanno sempre fornito la prova della loro solidarietà razziale al di sopra di ogni frontiera. E qui non vogliamo parlare dell’equazione storicamente accertata, in questi ultimi venti anni di vita europea, fra ebraismo, bolscevismo e massoneria. Nessun dubbio quindi che il clima è maturo per il razzismo italiano. E meno ancora si può dubitare che esso non diventi – attraverso l’azione coordinata e risoluta di tutti gli organi del Regime – patrimonio spirituale del nostro popolo, base fondamentale del nostro Stato, elemento di sicurezza per il nostro impero.
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Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per Volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;Visto l’Art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-iv, n. 100; Sentito il Consiglio dei Ministri; sulla proposta del Duce, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro Segretario di Stato per l’Interno; Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1. Dalla data di pubblicazione del presente decreto-legge è vietato agli stranieri ebrei di fissare stabile dimore nel regno, in Libia e nei possedimenti dell’Egeo. Art. 2. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato ebreo colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.
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Art. 3. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte a stranieri ebrei posteriormente al 1 gennaio 1919 s’intendono ad ogni effetto revocate. Art. 4. Gli stranieri ebrei che, alla data di pubblicazione del presente decreto-legge, si trovino nel regno, in Libia e nei possedimenti dell’Egeo e che vi abbiano iniziato il loro soggiorno posteriormente al primo gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del regno, della Libia e dei possedimenti dell’Egeo, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del presente decreto. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno espulsi dal regno a norma dell’Art. 150 del testo unico delle leggi di P.S., previa l’applicazione delle pene stabilite dalla legge. Art. 5. Le controversie che potessero sorgere nell’applicazione del presente decreto-legge saranno risolte, caso per caso, con decreto del ministro per l’interno, emesso di concerto con i ministri eventualmente interessati. Tale decreto non è soggetto ad alcun gravame né in via amministrativa, né in via giurisdizionale. Il presente ente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e sarà presentato al parlamento per la conversione in legge. Il Duce, Ministro per l’Interno, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a San Rossore, addì 7 settembre 1938, anno xvi Vittorio Emanuele Mussolini Visto il Guardasigilli: Solmi
Doc. I-e23
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia Visto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-iv, n.100; Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana; Udito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l’educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze; Abbiamo decretato e decretiamo:
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Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza. Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica. Art. 3. A datare dal 16 ottobre 1938-xvi tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari.Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall’esercizio della libera docenza. Art.4. I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-xvi. Art. 5. In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici. Art. 6. Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica. Art. 7. Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l’educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno xvi Vittorio Emanuele Mussolini Bottai Di Revel Visto il Guardasigilli: Solmi
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Dichiarazione sulla razza Il Gran Consiglio del Fascismo, in seguito alla conquista dell’Impero, dichiara l’attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale. Ricorda che il Fascismo ha svolto da sedici anni e svolge un’attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti. Il problema ebraico non è che l’aspetto metropolitano di un problema di carattere generale. Il Gran Consiglio del Fascismo stabilisce: a) il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane; b) il divieto per i dipendenti dello Stato e da Enti pubblici – personale civile e militare – di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza; c) il matrimonio di italiani e italiane con stranieri, anche di razze ariane, dovrà avere il preventivo consenso del Ministero dell’Interno; d) dovranno essere rafforzate le misure contro chi attenta al prestigio della razza nei territori dell’Impero. Ebrei ed ebraismo Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale, specie dopo l’abolizione della massoneria, è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoriuscito è stato, in taluni periodi culminanti come nel 1924/25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri, accentuatasi fortemente dal 1933 in poi, ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevichi di Barcellona. Il divieto d’entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili, secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie, è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno
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sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali: a) Abbiano un’età superiore agli anni 65; b) Abbiano contratto un matrimonio misto italiano prima del 1º ottobre xvi. Ebrei di cittadinanza italiana Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue: a) È di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei; b) È considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera; c) È considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica; d) Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1º ottobre xvi. Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana Nessuna discriminazione sarà applicata, escluso in ogni caso l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana, quando non abbiano per altri motivi demeritato, i quali appartengono a: 1) Famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola; 2) Famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola; 3) Famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra; 4) Famiglie dei Caduti per la Causa fascista; 5) Famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista; 6) Famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19-20-21-22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani. 7) Famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione. Gli altri ebrei I cittadini italiani di razza ebraica, non appartenenti alle suddette categorie, nell’attesa di una nuova legge concernente l’acquisto della cittadinanza italiana, non potranno:
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a) Essere iscritti al Partito Nazionale Fascista; b) Essere possessori o dirigenti di aziende di qualsiasi natura che impieghino cento o più persone; c) Essere possessori di oltre cinquanta ettari di terreno; d) Prestare servizio militare in pace e in guerra. L’esercizio delle professioni sarà oggetto di ulteriori provvedimenti. Il Gran Consiglio del Fascismo decide inoltre: 1) Che agli ebrei allontanati dagli impieghi pubblici sia riconosciuto il normale diritto di pensione; 2) Che ogni forma di pressione sugli ebrei, per ottenere abiure, sia rigorosamente repressa; 3) Che nulla si innovi per quanto riguarda il libero esercizio del culto e l’attività delle comunità ebraiche secondo le leggi vigenti; 4) Che, insieme alle scuole elementari, si consenta l’istituzione di scuole medie per ebrei. Immigrazione di ebrei in Etiopia Il Gran Consiglio del Fascismo non esclude la possibilità di concedere, anche per deviare la immigrazione ebraica dalla Palestina, una controllata immigrazione di ebrei europei in qualche zona dell’Etiopia. Questa eventuale e le altre condizioni fatte agli ebrei, potranno essere annullate o aggravate a seconda dell’atteggiamento che l’ebraismo assumerà nei riguardi dell’Italia fascista. Cattedre di razzismo Il Gran Consiglio del Fascismo prende atto con soddisfazione che il Ministro dell’Educazione Nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali Università del Regno. Alle camicie nere Il Gran Consiglio del Fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai Fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli Ministri.
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Provvedimenti per la difesa della razza italiana Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per la Volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;Visto l’art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-iv, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche; Sentito il Consiglio dei Ministri; Sulla proposta del Duce, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l’interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni; Abbiamo decretato e decretiamo: Capo I - Provvedimenti relativi ai matrimoni Art. 1. Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito. Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo. Art. 2. Fermo il divieto di cui all’art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministero per l’interno. I trasgressori sono puniti con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a lire diecimila. Art. 3. Fermo il divieto di cui all’art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Province, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera. Salva l’applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall’art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell’impiego e del grado. Art. 4. Ai fini dell’applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri. Art. 5. L’ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall’art. 1, non procederà né alle pubblicazioni né alla celebrazione del matrimonio. L’ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l’ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila. Art. 6. Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell’art. 5 della legge 27 maggio 1929vii, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell’art. 1. Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l’adempimen-
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to di quanto disposto dal primo comma dell’art. 8 della predetta legge. I trasgressori sono puniti con l’ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila. Art. 7. L’ufficiale dello stato civile che ha proceduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l’osservanza del disposto dell’art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all’autorità competente. Capo II - Degli appartenenti alla razza ebraica Art. 8. Agli effetti di legge: a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1º ottobre 1938-xvi, apparteneva a religioni diversa da quella ebraica. Art. 9. L’appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di tale annotazione. Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessione o autorizzazioni della pubblica autorità. I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l’ammenda fino a lire duemila. Art. 10. I cittadini italiani di razza ebraica non possono: a) prestare servizio militare in pace e in guerra; b) esercitare l’ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell’art. 1 R. decreto-legge 18 novembre 1929-viii, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l’ufficio di amministrazione o di sindaco; d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;
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e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l’imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell’applicazione dell’imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-xiv, n. 1743. Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l’interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l’attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e). Art. 11. Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali. Art. 12. Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con l’ammenda da lire mille a lire cinquemila. Art. 13. Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica: a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato; b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate; c) le Amministrazioni delle Province, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle dei trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Province, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi; d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate; e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo; f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato; g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;
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h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione. Art. 14. Il Ministro per l’interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell’art. 10, nonché dell’art. 13, lett. h): a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista; b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni: 1) mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola; 2) combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra; 3) mutilati, invalidi, feriti della causa fascista; 4) iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924; 5) legionari fiumani; 6) abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell’art. 16. Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte. Gli interessati possono richiedere l’annotazione del provvedimento del Ministro per l’interno nei registri di stato civile e di popolazione. Il provvedimento del Ministro per l’interno non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale. Art. 15. Ai fini dell’applicazione dell’art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado. Art. 16. Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all’art. 14 lett. b), n. 6, è istituita, presso il Ministero dell’interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all’interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Art. 17. È vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell’Egeo. Capo III - Disposizioni transitorie e finali Art. 18. Per il periodo di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è data facoltà al Ministro per l’interno, sentita l’Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all’art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.
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Art. 19. Ai fini dell’applicazione dell’art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all’art. 8, devono farne denunzia all’ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l’arresto fino ad un mese e con l’ammenda fino a lire tremila. Art. 20. I dipendenti degli Enti indicati nell’art. 13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nel termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 21. I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell’art. 20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge. In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto è concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi è concessa una indennità pari a tanti dodicesimi dell’ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti. Art. 22. Le disposizioni di cui all’art. 21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b), c), d), e), f), g), h), dell’art. 13. Gli Enti, nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell’art. 21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennità previste dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volontà dei dipendenti. Art. 23. Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1º gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate. Art. 24. Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applichi l’art. 23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell’Egeo posteriormente al 1º gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei possedimenti dell’Egeo entro il 12 marzo 1939-xvii. Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a lire 5.000 e saranno espulsi a norma dell’art. 150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-ix, n. 773. Art. 25. La disposizione dell’art. 24 non si applica agli ebrei di nazionalità straniera i quali, anteriormente al 1º ottobre 1938-xvi: a) abbiano compiuto il 65º anno di età; b) abbiano contratto matrimonio con persone di cittadinanza italiana. Ai fini dell’applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell’interno entro trenta giorni
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dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 26. Le questioni relative all’applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l’interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata. Il provvedimento non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale. Art. 27. Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attività delle comunità israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto. Art. 28. È abrogata ogni disposizione contraria o, comunque, incompatibile con quella del presente decreto. Art. 29. Il Governo del Re è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l’attuazione del presente decreto. Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Duce, Ministro per l’interno, proponente, è autorizzato a presentare relativo disegno di legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare. Dato a Roma, addì 17 novembre 1938 - xvii Vittorio Emanuele Mussolini Ciano Solmi Di Revel Lantini Visto il Guardasigilli: Solmi
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Europa Orientale Doc. EuO-a26 I termini degli accordi di Monaco del 30 settembre 1938 Le condizioni Monaco di Baviera 30 DNB – A mezzanotte e 30, è stato firmato un accordo sulle condizioni e sulle modalità di cessione delle regioni dei tedeschi dei sudeti, da Hitler, Mussolini, Daladier e Chamberlain. Le conversazioni iniziate ieri a mezzogiorno tra i capi di Governo, tedesco, italiano, francese e inglese, hanno raggiunto un accordo, che è stato consegnato ai documenti seguenti e immediatamente trasmessi al Governo cecoslovacco: «Si conclude a Monaco, il 29 settembre 1938, tra la Germania, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, un accordo ai termini del quale considerando l’intesa di principio intervenuta a proposito della cessione del territorio sudetico, i quattro paesi rappresentati si sono intesi sulle condizioni e modalità seguenti, oltre che, sulle misure da prendersi a proposito di questa cessione, ognuno dichiarandosi responsabile dei passi necessari per realizzare i propri impegni: 1) L’evacuazione comincerà il primo ottobre, anno corrente: 2) Il Regno Unito, la Francia e l’Italia si impegnano a che l’evacuazione del territorio sia terminato entro il 10 ottobre, senza che vi sia alcuna distruzione di installazioni qualsiasi. Il Governo cecoslovacco assume la responsabilità che questa evacuazione si farà senza che siano danneggiate le installazioni e gli edifici; 3) I particolari delle modalità di evacuazione sono stabiliti da una commissione internazionale formata dai rappresentanti della Germania, del Regno Unito, della Francia, dell’Italia e della Cecoslovacchia; 4) L’occupazione per gradi da parte delle truppe germaniche delle regioni a maggioranza tedesca, si inizierà il primo ottobre. I 4 settori indicati nella carta aggiunta all’accordo, saranno occupati nel seguente modo dalle truppe germaniche: il settore num. 1, il primo e 3 ottobre; il settore no. 2 il 2 e 3 ottobre: il settore no. 3 il 3, 4 e 5 ottobre, il settore no. 4 il 6 e 7 ottobre. Le altre regioni specificatamente di carattere tedesco saranno fissate dalla Commissione internazionale precisata e occupate entro il 10 ottobre.
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La Commissione internazionale, menzionata sotto la cifra III dovrà determinare le regioni, dove si svolgerà il plebiscito. Queste regioni saranno occupate dalle forze internazionali, sino al momento in cui il plebiscito sarà terminato. La stessa commissione dovrà fissare le modalità di esecuzione del plebiscito, sulle basi di quelle che furono applicate per il plebiscito della Sarre. La commissione fisserà pure la data del plebiscito, che tuttavia non dovrà aver luogo, dopo la fine di novembre; La demarcazione definitiva delle frontiere, sarà effettuata dalla Commissione internazionale. Questa ha il diritto di raccomandare in casi eccezionali determinati, alle 4 Potenze (Germania, Inghilterra, Francia e Italia) delle deroghe di minima importanza, al principio della demarcazione strettamente etnografica delle zone da trasferirsi senza plebiscito; È previsto un diritto di opzione per l’entrata e l’uscita dalle regioni cedute. Questo diritto potrà essere applicato entro i 6 mesi seguenti alla conclusione dell’accordo. Una commissione germano-cecoslovacca regolerà i particolari del diritto di opzione, prevederà la procedura per lo scambio della popolazione e liquiderà le questioni che sorgeranno in seguito a questo scambio; Il Governo cecoslovacco licenzierà entro 4 settimane dalla conclusione di questo accordo tutti i tedeschi sudetici appartenenti alla polizia o all’armata, che ne esprimeranno il desiderio. Entro questo periodo libererà i sudetici imprigionati per delitti politici.»
‘Avenant’ all’accordo. Il Governo del Regno Unito di Gran Bretagna e il Governo di Francia hanno aderito all’accordo precitato, mantenendo l’offerta contenuta nel paragrafo 6 delle proposte anglo-francesi del 19 settembre, riguardanti una garanzia internazionale delle nuove frontiere dello stato Cecoslovacco contro una aggressione non provocata, come la questione delle minoranze polacca e ungherese in Cecoslovacchia saranno regolate, anche la Germania e l’Italia faranno alla loro volta delle garanzie alla Cecoslovacchia. Dichiarazione addizionale I 4 Capi-Governo presenti alla conferenza hanno convenuto che la commissione prevista dall’accordo firmato, sarà composta dal Segretario di Stato al Ministero degli affari esteri tedesco, dagli ambasciatori di Francia e Italia accreditati a Berlino e da un membro da designarsi dal Governo Cecoslovacco.
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Altra dichiarazione addizionale Per le questioni risultanti dalla cessione di territori, queste sono di competenza della commissione internazionale. Problema delle minoranze Da Monaco 30 ag. P. telefono Occorre aggiungere una terza dichiarazione addizionale all’accordo realizzato a Monaco La dichiarazione precisa che i Capi di Governo delle 4 potenze dichiarano che il problema delle minoranze polacca e ungherese in Cecoslovacchia, se non sarà regolato entro 3 mesi con un accordo tra i governi interessati, sarà oggetto di un’altra riunione di capi di Governo delle 4 potenze oggi riuniti.
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APPENDICE
Chiesa cattolica Doc. Cat-a27
Messaggio pastorale dei Vescovi austriaci del 18 marzo 1938 Preambolo: Dopo un dibattito approfondito, noi, vescovi d’Austria, di fronte alle grandi ore storiche che vive il popolo austriaco e col sentimento che oggi l’aspirazione millenaria del nostro popolo verso l’unione in un grande Reich tedesco trova il suo compimento, abbiamo deciso di indirizzare l’appello seguente a tutti i nostri fedeli. (Firmato dall’arcivescovo di Vienna e dall’arcivescovo di Salisburgo)
Appello: Per convinzione intima e di nostro proprio volere, noi (vescovi della provincia ecclesiastica d’Austria) dichiariamo quanto segue: In occasione dei grandi avvenimenti storici dell’Austria tedesca, noi riconosciamo con gioia che il movimento nazionale socialista, nel dominio della ricostruzione nazionale ed economica non meno che in quello della politica sociale, ha compiuto cose rimarchevoli per il Reich e il popolo tedesco e specialmente per gli strati più poveri della popolazione. Noi siamo convinti che l’azione del movimento nazional socialista ha scartato il pericolo del bolscevismo ateo e distruttore. I vescovi accompagnano quest’azione per l’avvenire coi loro migliori voti e benedizioni ed esortano i fedeli in questo senso. Il giorno del plebiscito, sarà per noi, vescovi, un dovere incontestabile quello di unirci come Tedeschi al Reich tedesco e noi attendiamo da tutti i fedeli cristiani che sappiano ciò che devono al loro popolo. (Firmato: Cardinale arcivescovo di Vienna Innitzer, arcivescovo di Salisburgo Waioz, vescovi Hesler, Paulokowski, Gsöllner e Memelaner)
Dalla lettera accompagnatoria del Cardinale Innitzer a Bürckel
…noi vescovi, abbiamo compiuto il nostro dovere nazionale liberamente e senza costrizione. Heil Hitler!
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Doc. Cat-b28
Il Sillabus Reverendissimo Signore, Come è noto, alla vigilia del Natale scorso, l’augusto Pontefice felicemente regnante, parlando agli Eminentissimi Cardinali ed ai Prelati della Curia Romana, trattò con grande tristezza della persecuzione di cui è oggetto la Chiesa in Germania. Ciò che in modo speciale affligge l’animo del nostro Santo Padre è il fatto che a scusare una così grande ingiustizia vengono interposte delle calunnie e delle dottrine perniciosissime suffragate da una scienza di falso nome ed intese a confondere lo spirito ed a sradicare la vera religione con una larghissima diffusione. Stando così le cose, questa Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi richiama l’attenzione delle Università stesse e delle Facoltà cattoliche perché portino tutta la verità contro l’imperversare di tali errori. Pertanto gli insegnanti, secondo le loro forze, traggano assiduamente dalla biologia, dalla storia, dalla filosofia, dall’apologetica e dalle discipline giuridiche e morali le armi necessarie per confutare validamente e competentemente le seguenti assurde proposizioni: ■
■
■
■
■ ■
■
Le stirpi umane per loro natura, originaria e immutabile, differiscono talmente tra di loro che la più piccola di esse è più lontana dalla più alta stirpe umana che dalla più alta specie dei bruti. Il vigore della razza e la purezza del sangue devono essere conservati e favoriti con qualsiasi mezzo; tutto ciò quindi che porti a questo fine perciò stesso è onesto e lecito. Tutte le qualità intellettuali e morali dell’uomo sgorgano come dalla fonte più genuina, dal sangue in cui è racchiusa la natura stessa della stirpe. Il fine precipuo dell’educazione è quello di coltivare la natura della razza e di infiammare la spirito di un grandissimo amore per questa stessa razza come supremo bene. La Religione deve sottostare alla legge della razza e ad essa deve adattarsi. La fonte prima e la suprema regola dell’intero sistema giuridico è l’istinto della razza. Non esiste altro se non il cosmo, cioè l’universo, ente vivo; tutte le cose, insieme allo stesso uomo, non sono altro che forme varie evolventisi attraverso le epoche, dell’Universo vivente.
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■
I singoli uomini non sono se non per lo ‘Stato’ ed a causa dello ‘Stato’; tutto ciò che ad essi appartiene di diritto deriva unicamente da una concessione dello Stato.
Ciascuno poi può facilmente aggiungere a queste infelicissime proposizioni, altre ancora. Il Santissimo Signore nostro, prefetto di questa Sacra Congregazione, non dubita che tu, reverendissimo Signore, non trascurerai nulla di quanto è prescritto in questa lettera della S. Congregazione affinché essa abbia il pieno effetto che ci si propone.
Doc. Cat-e29 Lettera di Pio XI a Mussolini del 4 novembre 1938 Diletto Figlio, salute e apostolica benedizione. Una grave preoccupazione ci muove a rivolgerCi direttamente a Te, non dubitando che per la parte precipua che Tu avesti, da Noi non mai dimenticata, nella difficile elaborazione ed auspicata conclusione del Concordato fra la S. Sede e l’Italia, vorrai comprendere la Nostra legittima e doverosa sollecitudine e così adoperarTi efficacemente a sollevare l’animo Nostro gravato da penosissima cura. L’art. 7 del disegno di legge, che lunedì prossimo dovrà essere presentato all’approvazione del Consiglio dei ministri, viene evidentemente a ledere quel solenne patto. Un tale vulnus può facilmente evitarsi, qualora, invece del testo del predetto articolo pronto per l’approvazione, si ammetta quello che non si è mancato per Nostro desiderio di far conoscere ai Tuoi alti collaboratori, ma che purtroppo non siamo stati consolati di veder accettato.Te lo inviamo pertanto qui unito, nella speranza che lo vedremo accolto dalla Tua saggezza, colla quale già sapesti scorgere quanto sarebbe riuscito importante e proficuo al bene dell’Italia regolare l’istituto del matrimonio secondo le leggi della Religione, che è pure la religione ufficiale dello Stato. Con questi sensi di paterna fiducia, Ti impartiamo di cuore, pegno delle divine grazie, l’apostolica benedizione. Dato a Roma presso S. Pietro, il giorno 4 novembre 1938, anno decimosettimo del Nostro Pontificato. Pius PP. XI
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Doc. Cat-f30 Lettera di Pio XI a Vittorio Emanuele III del 5 novembre 1938 Dilettissimo Figlio, salute e apostolica benedizione. Il dovere del Nostro apostolico ministero Ci aveva ieri mosso a rivolgerCi al Tuo Primo Ministro per rappresentargli la necessità di modificare l’articolo 7 del disegno di legge «per la tutela della razza italiana» che si trovava in aperto contrasto col solenne Concordato concluso tra Noi e la Maestà Tua. A raggiungere questo intento, gli inviammo una paterna lettera autografa, accompagnata col testo, che qui uniamo, da sostituire a quello sopra menzionato. Con Nostro sommo dolore Ci è stato testé comunicato che questa Nostra sollecitudine non ha trovato quella piena corrispondenza, che credevamo non Ci si potesse negare, perché pur accettando il nuovo testo sino alle parole per legittimazione di prole, non sono state ammesse le seguenti o anche nel caso in cui ambedue i contraenti, sebbene di “razza diversa” professano la religione cattolica. Considerando ora che questo comma costituiva la parte precipua del Nostro testo e quello per la quale stimavamo di dover maggiormente insistere, non esitiamo un momento di indirizzarCi alla Tua Reale e Imperiale Maestà, che con Noi stringesti lo storico Patto, donde tanta gloria è venuta al Tuo nome e alla Tua Augusta Casa, scongiurandoTi di intervenire colla Tua suprema autorità per ottenere ciò che non Ci fu dato di raggiungere coi Nostri paterni offici presso il Tuo Primo Ministro. Con tale fiducia impartiamo di cuore alla Maestà Tua e quella della Regina e Imperatrice, come anche a tutta la Tua Reale e Imperiale Famiglia, l’apostolica benedizione. Dato a Roma presso S. Pietro, il 5 novembre 1938, anno decimosettimo del Nostro pontificato, al Diletto Figlio Vittorio Emanuele III Re d’Italia e Imperatore d’Etiopia. Pius PP. XI
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Doc. Cat-g31 Lettera di Mussolini a Vittorio Emanuele III del 7 novembre 1938 Vostra Maestà può rispondere al Papa dicendogli che copia della di lui lettera mi è stata rimessa e che ne sarà tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista – i quali – aggiungo io – sono molto antitetici. Noi abbiamo già accettato due delle richieste pontificie; accettando la terza ne verrebbe vulnerata la legge.Tuttavia faremo il possibile per escogitare una soluzione media soddisfacente per tutti. È mia impressione che il Vaticano tiri alquanto la corda quando si tratta dell’Italia e molli completamente in altri casi. Desidero giungano Maestà Vostra miei devoti omaggi. Mussolini (7 novembre 1938)
Doc. Cat-h32
Lettera di Vittorio Emanuele III a Pio XI del 7 novembre 1938 Beatissimo Padre, Ringrazio molto Vostra Santità della lettera che tanto gentilmente mi ha voluto dirigere. Mi sono affrettato a mandar copia della lettera di Vostra Santità a Sua Eccellenza il Capo del Governo. Della lettera di Vostra Santità sarà tenuto il massimo conto ai fini di una soluzione conciliativa dei due punti di vista. Ringrazio con devozione Vostra Santità della benedizione graziosamente impartita alla Regina Imperatrice, alla mia Casa, ed a me. Voglia Vostra Santità accogliere i sentimenti del mio devoto ossequio. Della Santità Vostra Devotissimo Figlio Vittorio Emanuele San Rossore, 7 novembre i938-xvii
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Legenda Avg Avanguardia, Bellinzona, quotidiano del Partito Liberale Radicale Democratico CdT Corriere del Ticino, Lugano, quotidiano del Partito Democratico Cristiano Svizzero Dov Il Dovere, Bellinzona, quotidiano officiale del Partito Liberale Radicale Ticinese GaT Gazzetta Ticinese, Lugano, quotidiano d’informazione politica liberale radicale GdP Giornale del Popolo, Lugano, quotidiano cattolico emanazione della Curia Gua Il Guardista, Bellinzona, settimanale della “Guardia Luigi Rossi” EdL L’eco di Locarno, Locarno, trisettimanale di informazione regionale Fam La Famiglia, Lugano, settimanale di ispirazione cattolica Fia
La Nuova Fiamma, Lugano, mensile di un gruppo populista dissidente liberale
Fna Il Ficcanaso, Locarno, periodico umoristico satirico INz
L’Idea Nazionale, Lugano, settimanale della “Lega Nazionale”.
LSt
Libera Stampa, Lugano, quotidiano del Partito Socialista Ticinese.
NUF Numeri unici fascisti, Fogli pubblicati irregolarmente a Lugano con titoli sempre diversi Pae Il Paese, Locarno, trisettimanale del Partito Agrario Popolare Ticinese PpL Popolo e Libertà, Bellinzona, quotidiano del Partito Conservatore-Democratico Ticinese SüS Südschweiz, Locarno, trisettimanale in lingua tedesca di informazioni sulla Svizzera italiana
AST Archivio di Stato, Bellinzona, Canton Ticino CIE
Commissione Indipendente d’Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale
DFP Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia DPP Dipartimento di Polizia, fondo Polizia Politica ‘900 DPT Dipartimento di Polizia del Canton Ticino RCS Rendiconto del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino. RCG Atti del Gran Consiglio: Rapporto della Commissione di Gestione sul Dicastero di Polizia RDP Rendiconto del Consiglio di Stato: Rendiconto del Dipartimento di Polizia del Canton Ticino RGB Reichsgesetzblatt SBA Archivio Federale, Schweizerisches Bundesarchiv, Berna SGC Segreteria del Gran Consiglio dello Stato e Cantone Ticino, Bellinzona PvT Atti del Gran Consiglio: Processi verbali del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone del Ticino UEK Unabhängige Expertenkommission Schweiz – Zweiter Weltkrieg
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Prologo
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Note
Christoph Blocher, Consigliere Nazionale: conferenza in occasione della manifestazione dei
da pagina 19
Giovani dell’UDC Svizzera, dei Giovani dell’UDC del Cantone di Berna e dell’Associazione Giovani per il
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1
futuro della Svizzera (AGFS), 21 giugno 1997, Berna; discorso in occasione della manifestazione dell’UDC del Canton Zurigo, 1 marzo 1997, Zurigo-Oerlikon. Vedi anche Paolo Cortelezzi, A proposito dei fondi ebraici, in Novidats, periodico di Lepontia Friburgensis, Anno III – N. 2. 2
Intervista del Presidente della Confederazione Jean Pascal Delamuraz al Journal de Genève del
31/12/96; vedi anche Die Weltwoche, 09/01/97. 3
CIE, La Svizzera e i profughi all’epoca del nazionalsocialismo, OCFIM, Berna, 1999; UEK, Flüchtlinge
als Thema der öffentlichen politischen Kommunikation in der Schweiz 1938-1947, OCFIM, Bern, 1999. 4
CIE, La Svizzera, il nazionalsocialismo e la seconda guerra mondiale, Armando Dadò, Locarno, 2002.
5
Superficie del Canton Ticino Kmq 2.812.
6
Abitanti del Canton Ticino, secondo il censimento del 1941: 161.882.
7
Avg, 02/08/38, p. 1, «Discorso pronunciato dall’on. Motta alla Radio della Svizzera italiana per
il primo agosto 1938»; Dov, 03/08/38, p. 1, «Politica estera e politica interna della Svizzera»; PpL, 03/08/38, p. 1, «Un miracolo nello spazio e nel tempo. Discorso di Giuseppe Motta».
I - Il mese di gennaio 1
Avg, 31/01/38, p. 1, «Conferenza per i rifugiati politici».
2
PpL, 07/01/38, p. 1, «Misure contro l’Opposizione tedesca».
3
Gesetz zur Wiederherstellung des Berufsbeamtentums, RGB, 1933, I, pp. 175-177 (Legge per il
rinnovo dell’amministrazione pubblica del 07/04/33). Vedi testo in Appendice, doc. G-a, p. 423. 4
Reichsbürgergesetz, RGB, 1935, I, p. 1146 (Legge sulla cittadinanza tedesca del 15/09/35). Vedi
testo in Appendice, doc. G-b, p. 424. 5
Erste Verordnung zum Reichsbürgergesetz, RGB, 1935, I, p. 1333 (Primo regolamento alla legge
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sulla cittadinanza tedesca del 14/11/35). Vedi testo in Appendice, doc. G-c, p. 425. 6
Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa,Einaudi, Torino, 1999, vol. I, p. 432.
7
LSt, 14/01/38, p. 1, «La situazione in Germania dei medici ebrei».
8
LSt, 10/01/38, p. 1, «Musica proibita… in Germania».
9
CdT, 24/01/38, p. 1, «Nuova offensiva antisemita in Germania».
10
GaT, 27/01/38, p. 1, «Antisemitismo e altro in Germania».
11
GaT, 27/01/38, p. 1, «Il divieto dello “Stürmer” abrogato».
12
Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa, cit., vol. I, p. 682-685..
13
Internazionale Ebraica, I “protocolli” dei “savi anziani” di Sion. Versione italiana con appendice e
introduzione, La Vita Italiana, Roma, 1938. In-8, pp. 270, bross. V edizione. Questa edizione fu curata da G. Preziosi e fu la prima che vide l’aggiunta di una lunga introduzione di Julius Evola e di un elenco di 9800 cognomi ebrei. Ovviamente il testo viene attribuito ad una fantomatica «internazionale ebraica» ma si basa sul testo di Sergyei Nilus. I Protocolli dei savi di Sion è un libello prodotto dalla polizia segreta zarista nel Note
quale si descrive un fantomatico «direttorio segreto mondiale ebraico» che sta complottando un piano per
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la dominazione del mondo. È uscito una prima volta negli anni 1902-1905 in Russia. Nel 1920 il Times di
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Londra ne ha dichiarato l'attendibilità e un anno più tardi ha riconosciuto (con molte scuse) che si tratta di un falso (infatti il contenuto dei Protocolli è risultato essere la copiatura quasi integrale di un precedente pamphlet contro Napoleone - più tardi vi è stata anche una sentenza di un tribunale svizzero che pure ne ha decretato la falsità). Nel 1921 i Protocolli sono stati pubblicati in Italia da Preziosi e hanno avuto vastissima diffusione nella Germania nazista. Nel 1945 sparirono dalle vetrine dei librai (per finire nei retrobottega) ma ricomparvero poi in Egitto, India, Arabia Saudita ecc. alla fine degli anni cinquanta. Ancora attualmente (inizio degli anni 2000) i Protocolli riappaiono periodicamente, specialmente in relazione al conflitto Mediorientale. Per maggiori informazioni sulla storia di questo falso vedi: Cesare Giulio De Michelis, Il manoscritto inesistente. I “Protocolli dei savi di Sion“, un apocrifo del XX secolo, Marsilio, Venezia, 1998; Roberto Finzi, La straordinaria fortuna di un falso, in L’antisemitismo, Giunti, Firenze, 1997, pp. 60-69. 14
LSt, 26/01/38, p. 1, «Farinacci antisemita».
15
CdT, 03/01/38, p. 1, «La politica razzista del nuovo governo rumeno»; CdT, 21/01/38, p. 1, «Gli
ebrei in Polonia»; GdP, 12/01/38, p. 3, «Il Governo rumeno vuol sbarazzarsi degli ebrei»; GaT, 12/01/38, p. 3, «Re Carol e il problema ebraico»; Avg, 12/01/38, p. 3, «Il Governo rumeno e la questione degli israeliti»; GaT, 12/01/38, p. 3, «Una protesta del C.E del «Congresso ebraico mondiale»; CdT, 20/01/38, p. 3, «L’esodo degli ebrei dalla Rumania»; Dov, 20/01/38, p. 7, «La situazione in Romania»; PpL, 29/01/38, p. 1, «Dove andranno gli ebrei; GaT, 31/01/38, p. 3, «Provvedimenti di carattere razzista in Rumania»; LSt, 01/02/38, p. 2, «La politica razzista in Romania» 16
CdT, 10/01/38, p. 7 «Nazisti Ungheresi prendono a randellate gruppi di sciatori»; GdP,
11/01/38, p. 2, «Gesta di nazisti in Ungheria»; Dov, 11/01/38, p. 2 «Sciatori ebrei aggrediti dai social-nazionalisti». 17
GaT, 08/01/38, p. 1, «Il nuovo orientamento della Rumenia»
18
LSt, 07/01/38, p. 4, «Il Fascismo in Rumania»; GaT, 07/01/38, p. 1, «Un passo a favore degli ebrei».
19
CdT, 07/01/38, p. 1, «La Romania verso un regime fascista»; GaT, 07/01/38, p. 1, «Commenti
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italiani»; PpL, 07/01/38, p. 3, «Commenti tedeschi all’intervento inglese a favore degli ebrei rumeni». 20
CdT, 21/01/38, p. 1 «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia».
21
PpL, 29/01/38, p. 1, «Dove andranno gli ebrei».
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II - Il mese di febbraio 1
GaT, 05/02/38, p. 3, «Germania. Misura antisemita»; Avg, 05/02/38, p. 1, «La campagna
antisemita». 2
CdT, 02/02/38, p. 1, «Rivista Italiana».
3
CdT, 11/02/38, p. 3, «Un Antisemitismo in Italia?»
4
Si tratta probabilmente del volume: Louis Ferdinand Celine, Bagatelles pour un massacre,
Dall’Oglio, Milano, 1937. 5
Nota dell’Informazione Diplomatica, n. 14. Vedi testo in Appendice, Doc. I-a, p. 428.
6
GaT, 17/02/38, p. 3, «Italia: Una nota ufficiosa sul problema ebraico»; CdT, 05/03/38, p. 1, «Lettere
da Roma. Uno Stato ebraico in Africa Orientale?»; Avg, 18/02/38, p. 3, «Farinacci sconfessato». 7
Avg, 18/02/38, p. 3, «Farinacci sconfessato».
8
GaT, 18/02/38, p. 1, «Gli ebrei in Italia. Facendo il punto».
9
Ibidem.
10
Per la crisi all’interno delle Comunità ebraiche italiane negli anni 1935-1938 si veda: Renzo De
Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo Einaudi, Torino 1993, pp. 220-232. 11
CdT, 12/02/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Il regime nazionalista in Rumenia».
12
Octavian Goga (1881-1938), poeta nazionale rumeno e fervente antisemita, fu il fondatore nel
1930 del Partito Agrario e nel 1935 del Partito Nazionale Cristiano. Nel dicembre 1937 diventò primo ministro del primo governo con una piattaforma antisemita. Il 22 gennaio fu approvata la legge per il riesame della nazionalità, mediante la quale, a un terzo degli ebrei di Romania, venne tolta la cittadinanza rumena. Nel mese di febbraio fu costretto da re Carol a dare le dimissioni in seguito alle pressioni francesi e inglesi. Il suo governo venne sostituito da un governo di coalizione, emanazione diretta della monarchia, che tuttavia continuò la politica antisemita di Goga. Octavian Goga morì poco tempo dopo. 13
CdT, 14/02/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Il nuovo regime in Rumenia».
14
LSt, 12/02/38, p. 1, «La firma dello Statuto dei rifugiati tedeschi».
15
NUF, La Verità, 18/02/38, p. 1, «Il Giudeo».
16
Fam, 26/02/38, p. 1, «Una che ha capito».
III - Il mese di marzo 1
Avg, 12/03/38, p. 3, «Ultime notizie».
2
Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa, cit. vol. I, p. 432.
3
A questi vanno aggiunti gli ebrei stranieri, in particolare polacchi, residenti in Austria (circa
100.000) e in Germania (circa 150.000).
Note da pagina 32 a pagina 41
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4
CdT, 22/03/38, p. 3, «La campagna antisemita in Austria».
5
LSt, 28/03/38, p. 4, «Nell’Austria nazificata: un discorso di Göring a Vienna»; GaT, 28/03/38, p.
1, «Nell’Austria nazista. Un discorso di Göring»; Avg, 28/03/38, p. 3, «Un discorso di Göring a Vienna»; Dov, 28/03/38, p. 2, «Un discorso di Göring a Vienna». 6
Michael Burleigh - Wolfang Wippermann, Lo Stato Razziale. Germania 1933-1945, Rizzoli,
Milano, 1992, p. 85. 7
CdT, 15/03/38, p. 1, «Inizio della persecuzione contro gli ebrei»; LSt, 15/03/38, p. 4, «E la per-
secuzione degli ebrei incomincia»; GdP, 15/03/38, p. 3, «Vienna: i primi provvedimenti»; Avg, 15/03/38, p. 3, «La persecuzione degli israeliti in Austria»; Dov, 15/03/38, p. 5, «Sulla fine dell’indipendenza dell’Austria. Contro gli israeliti». 8
Ibidem.
9
CdT, 31/03/38, p. 7, «L’antisemitismo in Austria».
10
Dov, 23/03/38, p. 4, «Grave situazione degli ebrei austriaci».
Note
11
GdP, 15/03/38, p. 3 «La nazificazione dell’Austria»; GaT, 15/03/38, p. 3, «L’arianizzazione delle
da pagina 41
banche in Germania».
a pagina 45
12
GaT, 24/03/38, p. 1, «Esordi del nuovo regime».
13
PpL, 15/03/38, p. 1, «Incomincia la lotta contro gli ebrei».
14
CdT, 14/03/38, p. 1, «Un appello dell’Arcivescovo di Vienna»; GdP, 15/03/38, p. 1, «Un appello
del Card. Innitzer». 15
GdP, 17/03/38, p. 2, «Un appello del Card. Innitzer».
16
Messaggio pastorale dei Vescovi austriaci del 18 marzo 1938, tratto da Avg, 31/03/38, p. 1,
«Chiesa e nazismo in Austria. Note d’attualità», vedi testo in Appendice, Doc. Cat-a, p. 447. 17
CdT, 28/03/38, p. 5, «I vescovi austriaci riconoscono l’Anschluss»; Avg, 29/03/38, p. 3, «I vesco-
vi austriaci plaudono all’occupazione della loro patria»; Dov, 28/03/38, p. 2, «Il messaggio dei vescovi austriaci»; GdP, 29/03/38, p. 2, «I vescovi austriaci e il plebiscito». 18
GdP, 29/03/38, p. 2, «Compiacimento a Berlino».
19
Dov, 14/03/38, p. 1, «La Svizzera e gli avvenimenti austriaci. Le misure preventive del Consiglio
federale»; GdP, 14/03/38, p. 2, «La Svizzera e gli avvenimenti austriaci» GaT, 15/03/38, p. 1 «La Svizzera di fronte agli eventi. L’Anschluss è un fatto compiuto». 20
Governo svizzero con sede a Berna.
21
Proclamazione della Neutralità e Indipendenza della Svizzera, seduta delle Camere Federali del
21 marzo 1938, pubblicata in: GdP, 22/03/38. p.1, «Una storica seduta dell’Assemblea Federale. La dichiarazione del Consiglio Federale»; Dov, 22/03/38, p. 1, «La neutralità e l’indipendenza della Svizzera proclamate in una solenne seduta delle Camere Federali. Fiere dichiarazioni del Consiglio Federale e di tutti i gruppi del Parlamento». Vedi testo in Appendice, Doc. CH-a, p. 396. 22
Dichiarazione dei 7 gruppi parlamentari dell’Assemblea Federale, nella seduta del 21 marzo
1938, pubblicata in: GdP, 22/03/38, p. 1, «Una storica seduta dell’Assemblea Federale. La dichiarazione dei gruppi parlamentari»; Dov, 22/03/38, p. 1, «La neutralità e l’indipendenza della Svizzera proclamate in una solenne seduta delle Camere Federali. Fiere dichiarazioni del Consiglio Federale e di
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tutti i gruppi del Parlamento». Vedi testo in Appendice, Doc. CH-b, p. 397. 23
Dov, 23/03/38, p. 2, «Dalla capitale federale. Commissione consultiva della stampa».
24
Dov, 28/03/38, p. 7, «Associazione della stampa svizzera».
25
Dov, 30/03/38, p. 1, «Neutralità: non indifferenza né viltà».
26
GdP, 30/03/38, p. 1, «Neutralità».
27
GdP, 16/03/38, p. 4, «Notizie svizzere».
28
GdP, 16/03/38, p. 1, «Problemi austro-svizzeri»; Dov, 15/03/38, p. 1, «Dopo l‘annessione
459
dell‘Austria. La sorte dei profughi». 29
Comunicato del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, Berna, 30 marzo 1938, tratto da: LSt,
02/04/38, p. 2, «La miseria dei rifugiati»; Dov, 31/04/38, p. 2, «Passaporti austriaci». Vedi testo qui, p. 61. 30
LSt, 24/03/38, p. 1, «L’antisemitismo in Italia».
31
LSt, 10/03/38, p. 4, «La persecuzione contro gli ebrei in Rumania»; GaT, 10/03/38, p. 3,
«Romania. Sulla posizione degli ebrei»; Avg, 10/03/38, p. 3, «In Romania la verifica della nazionalità». 32
Avg, 10/03/38, p. 3, «In Polonia. Manifestazioni antisemitiche».
33
CdT, 07/03/38, p. 5, «Azione antisemita anche in Ungheria»; LSt, 08/03/38, p. 1, «Persecuzione
degli ebrei in Ungheria»; GdP, 08/03/38, p. 3, «Gli ebrei in Ungheria». 34
GdP, 26/03/38, p. 5, «Per i rifugiati tedeschi»; GaT, 26/03/38, p. 4, «Iniziativa americana per i pro-
fughi del Reich»; Dov, 26/03/38, p. 8, «Per i rifugiati». 35
GdP, 31/03/38, p. 2, «Per i rifugiati tedeschi»; CdT, 30/03/38, p. 3, «La Svizzera sede del Comitato
dei profughi politici»; Dov, 30/03/38, p. 7, «Per l’assistenza ai rifugiati politici austriaci e tedeschi». 36
Avg, 31/03/38, p. 3, «L’Italia si rifiuta di facilitare l’emigrazione dei profughi austriaci».
37
LSt, 12/09/38, p. 2, «Pagina dei giovani. Scampoli. Toscanini al bando».
38
Arturo Toscanini nacque a Parma nel 1867. Già nel 1886 diresse l’Aida di Verdi e divenne diretto-
re d’orchestra di fama internazionale. Causa i gravi contrasti con il governo fascista nel 1931, lasciò l’Italia e non mancò di far sentire la sua voce di oppositore. Ritornò a dirigere in Italia solo dopo la Liberazione, per l’inaugurazione della Scala di Milano, ricostruita dopo i bombardamenti. Morì a New York nel 1957. 39
LSt, 12/03/38, p. 1 «L’affare Toscanini»; CdT, 11/03/38, p. 3, «Un attacco di Farinacci contro
Toscanini». 40
PpL, 02/03/38, p. 1, «Il gesto di Toscanini».
41
Luigi Sturzo, nato a Caltagirone nel 1871, fu fondatore del Partito Popolare Italiano. Nel primo
congresso del PPI a Bologna, nel 1919, don Sturzo affermò che il PPI doveva diventare un partito laico e aconfessionale, democratico e costituzionale di ispirazione cristiana. Entrò in conflitto con i fascisti a causa della sua opposizione alla legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo 1923) e venne sconfessato dalla dirigenza del suo partito. In seguito al delitto Matteotti, i suoi contrasti con il regime si accentuarono e venne minacciato di morte dai fascisti. Il cardinale Gasparri lo invitò a lasciare l’Italia. Partì per Londra nell’ottobre del 1924 dove rimase in esilio fino al 1939. Si trasferì poi negli Stati Uniti dove soggiornò fino alla fine della guerra. Al ritorno in Italia nel 1946 Luigi Sturzo non entrò a far parte della Democrazia Cristiana. Nel 1952 venne nominato Senatore a vita dal Presidente Einaudi ed aderì al Gruppo misto del Senato. Morì a Roma nel 1959.
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42
Dov, 15/03/38, p. 1, «La diana razzista».
43
CdT, 05/03/38, p. 1, «Lettere da Roma. Uno Stato ebraico in Africa Orientale?».
44
GaT, 25/03/38, p. 4, «L’Anschluss nelle ripercussioni economiche per il Reich e per l’estero».
45
Gua 31/03/38, p. 3, «Gli ebrei erranti».
IV - Il mese di aprile 1
PpL, 06/04/38, p. 1, «L’entusiasmo copre l’angoscia».
2
CdT, 02/04/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; PpL, 02/04/38, p.1, «La grande pietà dell’Austria».
3
PpL, 07/04/38, p. 3, «Il plebiscito tedesco. I capi della Chiesa protestante invitano i fedeli a vota-
re “sì con gioia”». 4
CdT, 04/04/38, p. 1, «Una nuova manifestazione dell’arcivescovo di Vienna».
5
PpL, 06/04/38, p.1, «I vescovi tedeschi decidono di mantenere il silenzio sul plebiscito».
Note
6
Dov, 11/04/38, p. 7, «I risultati del plebiscito».
da pagina 50
7
Avg, 14/04/38, p. 3, «Germania. Amnistia politica in Germania».
a pagina 55
8
Avg, 28/04/38, p. 3, «In Germania giustiziati».
9
GdP, 08/04/38, p. 5, «Espulso dalla Germania».
10
Avg, 13/04/38, p. 3, «In Germania. Nuovo suicidio a Vienna»; PpL, 13/04/38, p. 3, «Il suicidio del
gen. Zehner». 11
LSt, 05/04/38, p. 2, «In Austria. Sotto la sferza della croce uncinata».
12
GdP, 28/04/38, p. 1, «52.000 persone in prigione»; PpL, 28/04/38, p. 3 «Il terrore a Vienna».
13
LSt, 15/04/38, p. 1, «Otto d’Asburgo sarà processato»; Avg, 15/04/38, p. 3, «In Germania. Un
processo per alto tradimento contro l’Arciduca Otto d’Asburgo»; PpL, 12/04/38, p. 1, «Otto d‘Asburgo per alto tradimento?»; PpL, 19/04/38, p. 3, «È confermato il mandato d’arresto contro Otto d‘Asburgo»; Dov, 14/04/38, p. 7, «Un processo per alto tradimento contro l’arciduca Otto d’Asburgo». 14
CdT, 28/04/38, p. 4, «Otto d’Asburgo si stabilirà in Inghilterra».
15
Dov, 2/04/38, p. 7, «Preghiere per Hitler e per la Patria».
16
Dov, 28/04/38, p. 7, «Società cattoliche disciolte dalle autorità tedesche».
17
Theodor Innitzer (1875-1955). teologo e ministro spirituale, professore di esegesi neotestamenta-
ria e rettore all’università di Vienna, dal 1932 al 1955 è stato arcivescovo di Vienna. Nominato cardinale nel 1933, viene ritenuto aderente ai governi autoritari di Dollfuss e di Schuschnigg. Dopo l’Anschluss rilasciò insieme agli altri vescovi una dichiarazione di lealtà al regime nazista. I suoi tentativi di protezione della Chiesa mediante accordi con i potentati nazionalsocialisti terminarono al più tardi l’8 ottobre 1938, data dell’invasione dell’arcivescovado da parte della Hitler-Jugend. Durante il nazismo costituì un centro d’aiuto per i cattolici ‘non ariani’. Dopo il 1945 rinnovò l’Accademia Cattolica e rafforzò la collaborazione con i laici. Dal 1962 esiste una Fondazione Studi Kardinal Innizer per il promuovimento della cultura. 18
Avg, 31/04/38, p. 1, «Chiesa e nazismo in Austria»; GdP, 17/04/38, p. 2, «Un appello del Card.
Innitzer». 19
CdT, 14/04/38, p. 1, «Un appello dell’Arcivescovo di Vienna».
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Messaggio dei Vescovi austriaci, cit.. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-a, p. 447; CdT,
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28/04/38, p. 5, «I vescovi Austriaci riconoscono l’Anschluss»; Avg, 29/04/38, p. 3, «I vescovi austriaci plaudono all’occupazione della loro patria»; Dov, 28/04/38, p. 2, «Il messaggio dei vescovi austriaci»; Avg, 31/04/38, p. 1, «Chiesa e nazismo in Austria». 21
CdT, 04/04/38, p. 1 «Una nuova manifestazione dell’arcivescovo di Vienna».
22
Dov, 20/04/38, p. 7, «Preghiere per Hitler e per la Patria».
23
PpL, 02/04/38, p. 1, «La “documentazione quotidiana”».
24
GdP, 30/04/38, p. 1, «La dichiarazione dei vescovi austriaci» .
25
PpL, 02/04/38, p. 1, «La dichiarazione dei vescovi austriaci non è stata autorizzata dalla Santa
Sede. La sconfessione». 26
CdT, 04/04/38, p. 1, «Sconfessione?».
27
CdT, 05/04/38, p. 3, «Una sconfessione che non sconfessa»; PpL, 06/04/38, p. 1, «Una preci-
sazione necessaria»; PpL, 02/04/38, p. 1, «La conferenza per radio». 28
PpL, 07/04/38, p. 1, «Rimostranze del papa al card. Innitzer?».
29
CdT, 07/04/38, p. 1, «Il card. Innitzer giustifica l’azione dell’episcopato austriaco».
30
PpL, 07/04/38, p. 1, «La dichiarazione».
31
GdP, 03/04/38, p. 1, «Affermazioni ingiuste».
32
PpL, 29/04/38, p. 1, «Hitler si avvicina al Vaticano».
33
PpL, 29/04/38, p. 1. nota di redazione sotto l’articolo: «Hitler si avvicina al Vaticano».
34
PpL, 08/04/38, p. 1, «La malafede della propaganda nazista».
35
CdT, 04/04/38, p. 5, «Dissensi fra i vescovi tedeschi sulla questione del plebiscito».
36
PpL, 06/04/38, p. 1, «I vescovi tedeschi decidono di mantenere il silenzio sul plebiscito».
37
CdT, 29/04/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Le prime tappe dopo l’Anschluss».
38
Sull’argomento si veda anche: CdT, 28/04/38, p. 4, «Proprietà di ebrei confiscata in Austria»;
GdP, 29/04/38, p. 2, «Gli ebrei espropriati a Vienna»; Dov, 28/04/38, p. 7, «Grossa sostanza sequestrata dal Reich». 39
LSt, 06/04/38, p. 3, «Come si arianizzano i magazzeni in Austria».
40
LSt, 05/04/38, p. 2, «In Austria. Sotto la sferza della croce uncinata».
41
CdT, 29/04/38, p. 3, «La campagna contro gli ebrei in Austria».
42
CdT, 22/04/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; GaT, 22/04/38, p. 3, «La situazione in Austria».
43
GdP, 30/04/38, p. 2, «La sorte degli ebrei a Vienna»; CdT, 29/04/38, p. 3, «La campagna contro
gli ebrei in Austria»; Dov, 29/04/38, p. 7, «Contro gli ebrei». 44
LSt, 05/04/38, p. 2, «Sotto la sferza della croce uncinata».
45
PpL, 28/04/38, p. 3, «Verso la confisca delle sostanze ebree in Germania»; CdT, 28/04/38, p. 4,
«Nuovi provvedimenti antisemiti in Germania»; GdP, 29/04/38, p. 2, «Nuove misure antiebraiche in tutto il Reich»; LSt, 28/04/38, p. 4, «La lotta antisemita nel Reich»; PpL, 29/04/38, p. 3, «Recentissime. Ancora sull’accertamento delle sostanze degli ebrei»; Dov, 28/04/38, p.4, «La lotta contro gli ebrei in Germania». 46
CdT, 28/04/38, p. 3, «L’obbligo della denuncia di tutti i patrimoni da parte degli ebrei».
47
PpL, 16/04/38, p. 3 «Fasti del nazismo a Vienna».
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48
Dov, 20/04/38, p. 7, «Tentativo di introdurre cittadini austriaci in Cecoslovacchia».
49
LSt, 15/04/38, p. 1, «Tragedia di profughi».
50
LSt, 28/04/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Austria».
51
LSt, 02/04/38, p. 2, «La miseria dei rifugiati»; Dov, 31/04/38, p. 2, «Passaporti austriaci».
52
CdT, 09/04/38, p. 2, «Per gli austriaci residenti in Svizzera»; LSt, 12/04/38, p. 2, «Poveri emi-
granti»; GaT, 14/04/38, p. 3, «I profughi austriaci»; Avg, 11/04/38, p. 1, «Avviso agli austriaci soggiornanti in Svizzera»; PpL, 11/04/38, p. 3, «I profughi austriaci». 53
GdP, 13/04/38, p. 2, «Notizie svizzere».
54
Giuseppe Motta (1871-1940) nacque ad Airolo. Dopo aver rappresentato il Partito Conservatore
Ticinese in Gran Consiglio (parlamento del Canton Ticino) e in Consiglio Nazionale (una delle due Camere del Parlamento Svizzero) venne eletto in Consiglio Federale (Governo svizzero) il 14 dicembre 1911 in rappresentanza del Partito Democratico Cristiano Svizzero. Nell’esecutivo diresse, dal 1912 al 1919, il Dipartimento Finanze e Dogane e, dal 1920 fino alla morte, ricoprì la carica di Ministro degli Esteri in quaNote
lità di Capo del Dipartimento Politico. Fu Presidente della Confederazione negli anni 1915, 1920, 1927, l932
da pagina 60
e 1937. Si battè per l’adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni, della cui Assemblea fu presiden-
a pagina 65
te nel 1924. Per considerazioni religiose fu sempre ostile all’Unione Sovietica la cui adesione alla Società delle Nazioni sempre osteggiò. Notoria è la sua amicizia per l’Italia fascista generata dagli stessi motivi di ordine religioso e dalla sua fiducia verso Mussolini. Operò costantemente affinché i rapporti della Svizzera con la Germania nazista si mantenessero cordiali. Allo scopo di tenere buoni rapporti con i potenti vicini (in particolare con la Germania e l’Italia) promosse l’intransigente applicazione della Neutralità della Svizzera alla salvaguardia della quale subordinò ogni altra esigenza della politica del Paese. 55
LSt, 15/04/38, p. 3, «I nazisti contro la nostra libertà di stampa».
56
GaT, 05/04/38, p. 2, «Monito del Consiglio Federale contro un giornale per un articolo offensivo
per Hitler». 57 58
Ministero degli esteri. GaT, 15/04/38, p. 2, «Il foglio socialista sconfessa l’autore dell’articolo».
59
GaT, 30/05/38, p. , «Monito a un giornale».
60
GaT, 25/04/38, p. 1, «Nicole per una limitazione della libertà di stampa».
61
Avg, 05/04/38, p. 1, «Un limpido e coraggioso discorso dell’On. G.B. Rusca sulla libertà d’asso-
ciazione». 62
Giovan Battista Rusca fu sindaco della città di Locarno dal 1920 e deputato al parlamento nazio-
nale dal 1927. In occasione della scissione del partito liberale nel 1934, fu uno dei dirigenti fondatori del Partito Liberale Democratico (ossia del ramo antifascista del liberalismo ticinese) e fu il direttore di Avanguardia. 63
INz, 16/04/38, p. 2, «La grande Germania e la Svizzera».
64
INz, 16/04/38, p. 2, «Voci di lettori. Divagazioni quasi serie».
65
GaT, 15/04/38, p. 1, «La legge sugli ebrei in Ungheria»; LSt, 11/04/38, p. 3, «Nuove misure
reazionarie in Ungheria»; SüS, 23/04/38, p.1, «Auslandsrunschau»; GdP, 22/04/38, p. 1, «La questione semitica».
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NOTE
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Avg, 23/04/38, p. 1, «Una protesta degli ebrei ungheresi»; GdP, 22/04/38, p.2, «Gli ebrei
463
d’Ungheria protestano». 67
GaT, 23/04/38, p. 3, «Polonia Arresti di sovversivi».
68
GaT, 29/04/38, p. 3, «Una smentita».
69
GdP, 22/04/38, p. 1, «La questione semitica».
70
GdP, 15/04/38, p. 1, «Il vinto d’un giorno».
71
Fam, 02/04/38, p. 2, «Un ebreo convertito parla su Lourdes».
72
Fam, 02/04/38, p. 2, «Domenica di Passione».
V - Il mese di maggio 1
CdT, 10/05/38, p. 3, «L’antisemitismo in Austria».
2
CdT, 04/05/38, p. 3, «Nuovi arresti in Austria».
3
CdT, 14/05/38, p. 5, «L’Austria sotto la croce uncinata».
4
LSt, 14/05/38, p. 1, «Nepotismo».
5
SüS, 28/05/38, p. 3, «Ausländisches: Deutsch-Oesterreich . Reiche Beute der Gestapo».
6
CdT, 06/05/38, p. 3, «L’Austria sotto la croce uncinata».
7
Nel 1933 Engebert Dollfuss istaurò un Governo corporativo ed autoritario che portò il paese
verso la guerra civile ed il colpo di stato. Nel 1934 vi fu un tentativo di rivolta dei socialdemocratici che fu soffocato nel sangue. 8 9
CdT, 19/05/38, p. 3, «L’Austria sotto la croce uncinata». LSt, 16/05/38, p. 3, «Germania 1938 (dal Freier Argauer)».
10
PpL, 19/05/38, p. 3, «La sorte dei prigionieri cattolici in un campo di concentramento nazista».
11
LSt, 23/05/38, p. 1, «Per la prima volta dei prigionieri riescono a fuggire da un campo di con-
centramento». 12
GaT, 28/05/38, p. 1, «Il terzo Reich contro le “degenerazioni musicali”».
13
PpL, 12/05/38, p. 1, «Gli ebrei emigrano».
14
GdP, 14/05/38, p. 2, «Il Belgio non vuole indesiderabili».
15
Dov, 03/05/38, p. 1, «Hitler a Roma». Per ulteriori notizie e approfondimenti sulla visita di Hitler
in italia, si vedano: Renzo De Felice, Mussolini il duce. Lo Stato totalitario 1936-1940, Einaudi, Torino, 1996, pp. 467-625; Walter Rauscher, Hitler e Mussolini. Vita, potere e terrore, Newton e Compton, Roma, 2004, pp. 241-246. 16
Avg, 02/05/38, p. 1, «Hitler in Italia».
17
GdP, 07/05/38, p. 1, «L’incontro di Roma».
18
PpL, 05/05/38, p. 1, «Di che si parla a Roma?».
19
Dov, 03/05/38, p. 1, «Hitler a Roma».
20
PpL, 04/05/38, p. 1, «Precisazioni dell’“Osservatore Romano” circa la partenza del papa per
Castelgandolfo». 21
PpL, 06/05/38, p. 1, «Ave Crux, spes unica!»; PpL, 06/05/38, p. 1, «La Croce di Cristo e l’altra
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croce»; GdP, 06/05/38, p. 1, «Il Papa deplora che a Roma sia stata inalberata l’insegna di una croce che non è la croce di Cristo». 22
Sillabus contro gli errori del razzismo. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-b, p. 448.
23
CdT, 12/05/38, p. 1, «La Santa sede contro il razzismo»; LSt, 13/05/38, p. 3, «Il Papa contro il
razzismo»; GdP, 13/05/38, p. 1, «Gli errori del razzismo»; GaT, 12/05/38, p. 1, «Sillabo pontificio contro il razzismo»; Avg, 13/05/38, p. 3, «Il papa contro il razzismo». 24
Mit brennender Sorge (Con viva ansia) – Enciclica di Papa Pio XI del 14 marzo 1937. Vedi La
Civiltà Cattolica, anno 88, 1937, Vol. II, pp. 193-216. Mit brennender Sorge. Rundschreiben Pius XI über die Lage der Katholischen Kirche im Deutschen Reich, S. Antonius Verlag, Solothurn, 1937. 25
Avg, 03/05/38, p. 3, «Divieto di matrimonio tra ariani e non ariani»; LSt, 03/05/38, p. 1, «La dio-
cesi di Vienna»; Dov, 02/05/38, p. 7, «Divieto di matrimonio tra ariani e non ariani». 26
PpL, 07/05/38, p. 1, «La dichiarazione».
27
CdT, 14/05/38, p. 1, «Un appello dell’Arcivescovo di Vienna».
Note
28
GdP, 07/05/38, p. 2, «L’Ungheria e gli ebrei».
da pagina 73
29
Avg, 27/05/38, p. 1, «Una legge sugli ebrei».
a pagina 77
30
CdT, 18/05/38, p. 1, «Il Governo Imredy».
31
CdT, 05/05/38, p. 1, «Gli ebrei d’Ungheria ricorrono alla Società delle Nazioni»; LSt, 05/05/38, p.
3, «Contro la persecuzione degli ebrei ungheresi». 32
LSt, 13/05/38, p. 4, «Un appello degli ebrei»; SüS, 14/05/38, p. 3, «Eidgenossenschaft. Neuer
Jüdischer Protest in Genf». 33
CdT, 17/05/38, p. 1, «Anche gli ebrei si agitano».
34
PpL, 07/05/38, p. 3, «Assicurazioni agli ebrei jugoslavi».
35
INz, 06/05/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei».
36
Giovanni Papini nacque a Firenze nel 1881 ed è morto nel 1956. Letterato e giornalista, negli
anni della gioventù collaborò alle riviste Leonardo, il Regno e La Voce. Partecipò alla rivoluzione futurista nella rivista Lacerba. Professò idee antireligiose, ma alla fine della prima guerra mondiale si convertì e sarà di lì a poi sostenitore di un’attualizzazione militante della teologia cristiana. Fu sostenitore del fascismo su posizioni cattoliche. Nelle sue opere (Gog, 1926) inseriva capitoli fortemente antisemiti. Inspiegabilmente viene oggi spesso citato come intellettuale ostile al fascismo e sono intitolati a lui licei e altre istituzioni culturali. 37
INz, 06/05/38, p. 2, «Aforismi sugli ebrei».
38
INz, 14/05/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei, Consensi».
39
INz, 21/05/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei. Sarebbe vero?…».
40
INz, 28/05/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei. Attività illecite di emigrati ebrei».
41
INz, 14/05/38, p. 1, «Romanità e Germanesimo».
42
Sincerità [NUF], 21/05/38, «Gli Ebrei in Russia».
43
CdT, 23/05/38, p. 2, «La nota».
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NOTE
VI - Il mese di giugno 1
CdT, 15/06/38, p. 1, «Dietro le quinte».
2
Avg, 02/06/38, p. 1, «Antisemitismo in Austria: arresti in massa»; GdT, 01/06/38, p. 3,
465
«L’antisemitismo in Austria: arresti in massa». 3
GdT, 21/06/38, p. 3, «Gli eccessi dell’antisemitismo a Berlino»; PpL, 19/06/38, p. 1, «Nuovi epi-
sodi dell’antisemitismo berlinese». 4
GdP, 22/06/38, p. 2, «Sotto il nazismo»; Avg, 02/06/38, p. 1, «Antisemitismo in Austria: arresti
in massa»; Dov, 21/06/38, p. 2, «Gli israeliti austriaci sottoposti ad ogni sorta di sevizie». 5
CdT, 01/06/38, p. 3, «L’antisemitismo in Austria. Arresti in massa»; Avg, 02/06/38, p. 1,
«Antisemitismo in Austria». 6
CdT, 17/06/38, p. 1, «Notizie dal Mondo»; GaT, 17/06/38, p. 1, «Attualità internazionale. Brevi»;
LSt, 17/06/38, p. 4, «La barbara lotta antisemita in Austria». 7
GdT 18/06/38, p. 3, «L’inasprimento della campagna antisemita»; PpL, 18/06/38, p. ,1 «La ripre-
sa della lotta antisemita in Germania». 8
Avg, 22/06/38, p. 3 «Nuovi divieti agli ebrei»; PpL, 18/06/38, p. 1, «La ripresa della lotta antise-
mita in Germania». 9
PpL, 22/06/38, p. 3, «Un nuovo codice penale in Germania».
10
PpL, 18/06/38, p. 1, «La ripresa della lotta antisemita in Germania».
11
Ibidem.
12
PpL, 23/06/38, p. 1, «Vienna due volte decaduta».
13
CdT, 07/06/38, p. 5, «Una razzia di accattoni a Vienna».
14
CdT, 01/06/38, p. 3, «L’antisemitismo in Austria. Arresti in massa»; Avg, 02/06/38, p. 1,
«Antisemitismo in Austria». 15
Vedi sopra nota 13.
16
CdT, 08/06/38, p. 3, «La campagna antisemita in Austria».
17
LSt, 13/06/38, p. 1, «Gli arresti in Austria».
18
PpL, 18/06/38, p. 1, «La ripresa della lotta antisemita in Germania».
19
Avg, 21/06/38, p. 1, «Berlino. Condanne per alto tradimento»; Dov, 21/06/38, p. 2, «Condannati
a morte per alto tradimento». 20
Dov, 07/06/38, p. 7, «I Pastori protestanti del Reich rifiutano il nuovo giuramento».
21
Avg, 21/06/38, p. 1, «Barbarie nazista».
22
PpL, 01/06/38, p. 3, «Grande retata in due ristoranti di Berlino»; SüS, 04/06/38, p. 7, «Estero-
Germania: Una Razzia a Berlino». 23
LSt, 08/06/38, p. 1, «La nuova Germania e il pensiero scientifico».
24
CdT, 28/06/38, p. 2, «La nota». Per un approfondimento sul concetto di ‘arte degenerata’ vedi
Giovanni Costantini, Entartete Kunst: l’arte negata in Quaderni di Olokaustos, Anno I, n. 1, Edizioni dell’Arco, Bologna, 2005, pp. 201-261. 25
PpL, 10/06/38, p. 1, «Fondi per i profughi austro-tedeschi negli USA».
26
CdT, 28/06/38, p. 5, «La legge sugli ebrei in Ungheria».
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27
GdP, 08/06/38, p. 5, «Una grande manifestazione di contadini a Varsavia».
28
Dov, 24/06/38, p. 7, «Uno sciopero della fame per protesta»; GdP, 26/06/38, p. 2, «Lo sciopero
della fame». 29
Dov, 27/06/38, p. 7, «Una manifestazione ebraica a Varsavia»; CdT, 27/06/38, p. 3,
«Dimostrazioni di ebrei in Polonia». 30
PpL, 12/06/38, p. 1, «Ebrei fucilati in Russia».
31
Dov, 28/06/38, p. 7, «Una marcia di ebrei in Palestina»; GdP, 29/06/38, p. 2, «Una marcia di
10.000 ebrei dalla Polonia alla Palestina». 32
GaT, 25/06/38, p. 3, «Notizie telegrafiche Confederazione: Per gli emigranti austriaci»; Avg,
27/06/38, p. 1, «La questione degli emigranti». 33
LSt, 14/06/38, p. 1, «Provocatori, spie e studenti nazisti».
34
Proclamazione di neutralità…, cit., vedi testo in Appendice, Doc. CH-a, p. 396.
35
LSt, 11/06/38, p. 1, «Propaganda Fascista».
Note
36
INz, 18/06/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei».
da pagina 84
37
Avg, 21/06/38, p. 1, «Barbarie nazista».
a pagina 90
38
LSt, 20/06/38, p. 1, «Il problema semita come problema europeo».
39
CdT, 02/06/38, p. 1, «L’Austria dopo l’Anschluss».
VII - Il mese di luglio 1
CdT, 07/07/38, p. 3, «La conferenza per i profughi politici»; LSt, 08/07/38, p.1, «La conferenza di
Évian»; Dov, 07/07/38, p. 7, «Per migliorare la sorte dei profughi politici». 2
LST, 08/07/38, p. 1, «La conferenza di Évian». I paesi partecipanti alla conferenza: Argentina,
Australia, Belgio, Bolivia, Inghilterra, Brasile, Canada, Cile, Columbia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Equador, Stati Uniti, San Domingo, Francia, Guatemala, Haiti, Honduras, Irlanda, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Panama, Paraguay, Paesi Bassi, Perù, Svezia, Svizzera, Venezuela. 3
GaT, 08/07/38, p. 1, «La conferenza per i rifugiati»; PpL, 11/07/38, p. 1, «La Riunione di Évian»;
Dov, 08/07/38, p. 3, «Per i profughi». 4
GdP, 10/07/38, p. 2, «La conferenza di Évian».
5
CdT, 08/07/38, p. 3, «La conferenza di Évian»; GdP, 09/07/38, p. 2, «La conferenza di Évian»; Dov,
08/07/38, p. 7, «Per i rifugiati politici». 6
CdT, 07/07/38, p. 3, «La conferenza per i profughi politici»; LSt, 08/07/38, p. 1, «La conferenza
di Évian»; Dov, 07/07/38, p. 7, «Per migliorare la sorte dei profughi politici». 7
CdT, 09/07/38, p. 7, «Alla conferenza di Évian»; GdP, 09/07/38, p. 7, «Alla Conferenza di Évian»;
LSt, 09/07/38, p. 4, «La conferenza di Évian»; Avg, 09/07/38, p. 3, «Il grave problema dei rifugiati politici»; Dov, 09/07/38, p. 3, «Alla Conferenza di Évian». 8
GaT, 07/07/38, p. 1, «La sorte dei rifugiati politici»; GdP, 07/07/38, p. 3, «I rifugiati tedeschi e
austriaci»; LSt, 07/07/38, p. 4 , «Conferenza sui rifugiati politici austro-tedeschi»; Avg, 07/07/38, p. 3, «Il problema dei rifugiati austriaci».
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Pagina 467
NOTE
9
GdP, 12/07/38, p. 2, «La conferenza di Évian»; LSt, 12/07/38, p. 1, «Conferenza di Évian»; Dov,
467
11/07/38, p. 7, «Alla Conferenza di Évian». 10
CdT, 12/07/38, p. 3, «4000 profughi austriaci entrati in Svizzera»; LSt, 13/07/38, p. 1, «Alla confe-
renza di Évian»; Dov, 12/07/38, p. 7, «Conferenza di Évian». 11
GdP, 10/07/38, p. 2 – «La conferenza di Évian».
12
GdP, 12/07/38, p. 2, «La conferenza di Évian»; LSt, 12/07/38, p. 1, «Conferenza di Évian»; Dov,
11/07/38, p. 7, «Alla Conferenza di Évian». 13
GdP, 17/07/38, p. 2, «I risultati della conferenza di Évian»; LSt, 18/07/38, p. 1, «Le conclusioni
della Conferenza di Évian». 14
CdT, 11/07/38, p. 3, «La situazione in Palestina».
15
CdT, 13/07/38, p. 1, «La conferenza di Évian».
16
GaT, 10/07/38, p. 1, «Note di politica estera. La conferenza di Évian».
17
GdP, 17/07/38, p. 1, «I risultati della conferenza di Évian».
18
PpL, 05/07/38, p. 1, «I rifugiati politici. A proposito della Conferenza di Évian».
19
LST, 09/07/38, p. 1, «A Évian – Il problema internazionale dei profughi politici».
20
LSt, 12/07/38, p. 1, «Dall’osservatorio ginevrino. La conferenza di Évian».
21
LSt, 16/07/38, p. 1, «L’America si pronuncia».
22
INz, 16/07/38, p. 2, «Il problema ebraico. La conferenza di Évian».
23
PpL, 11/07/38, p. 1, «La Riunione di Évian».
24
LSt, 13/07/38, p. 1, «Alla conferenza di Évian».
25
LSt, 16/07/38, p. 1, «L’America si pronuncia».
26
Dov, 15/07/38, p. 2, «Dalla capitale federale. La Svizzera a Évian».
27
Dov, 07/07/38, p. 1, «Nuovo accordo di compensazione con la Germania».
28
Dov, 09/07/38, p. 7, «Accordi Germano elvetici approvati».
29
GaT, 20/07/38, p. 3, «La Germania e la Conferenza di Oslo».
30
LSt, 29/07/38, p. 1, «Di bene in meglio».
31
GaT, 21/07/38, p. 2, «Attualità federale».
32
Avg, 26/07/38, p. 1, «Arresto per traffico di stupefacenti»; CdT, 26/07/38, p. 1, «Traffico di stu-
pefacenti a mezzo della bibbia del Gran Rabbino di Brooklyn arrestato»; CdT, 27/07/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; CdT, 27/07/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; LSt, 26/07/38, p. 4, «Arresto di un Gran Rabbino a Parigi». 33
Avg, 28/07/38, p. 1, «Smentita israelita»; LSt, 28/07/38, p. 4, «Nessun Rabbino trafficante di
stupefacenti». 34
Enrico Celio, del Partito Conservatore ticinese, nacque ad Ambrì nel 1989. Studiò dai Salesiani
a Balerna, dai Benedettini ad Einsiedeln e a Milano dai Gesuiti. Laureato in filosofia e in legge a Friburgo, nel 1932 entrò a far parte del Governo Ticinese dove diresse i dipartimenti di polizia e dell’educazione. Nel 1940 venne eletto in Consiglio Federale. Rimase per 10 anni nell’esecutivo e ricoprì per due volte la carica di presidente della Confederazione. Morì a Lugano nel 1980. 35
AST, RCS, Anno 1937 – RDP Gestione 1937, vedi testo in Appendice, Doc. T-b, p. 402.
Note da pagina 90 a pagina 96
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36
AST, PvT Sessione ordinaria primaverile 1938, RCG esercizio 1937 del 6 luglio 1938, pp. 336-338.
37
AST, PvT Sessione ordinaria primaverile 1938, Seduta VIII, 14 luglio 1938, discussione della
Gestione del Dipartimento di Polizia: esercizio 1937, pp. 222-232. Vedi anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse. Le autorità ticinesi di fronte alla spinta migratoria provocata dalle leggi razziali italiane, in Arte e Storia, Anno 2, numero 4, Edizioni Ticino Management, Manno, 2001. 38
Avg, 15/07/38, p. 1, «La gestione del Dipartimento di Polizia».
39
LSt, 29/07/38, p. 1, «Sulla strada del razzismo».
40
PpL, 15/07/38, p. 1, «Gran Consiglio. Dipartimento di Polizia approvato».
41
Vedi sopra, nota 37.
42
Vedi anche INz, 23/07/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei».
43
Vedi sopra, nota 37.
44
INz, 16/07/38, p. 2, «Il problema ebraico. La conferenza di Évian».
45
INz, 09/07/38, p. 2, «Ebrei e bolscevici».
Note
46
LSt, 23/07/38, p. 4, «Lugano e dintorni. Feroce assassinio di Guglielmo Hohenberger. Delitto
da pagina 96
di razza?».
a pagina 100
47
Manifesto degli scienziati razzisti. Vedi testo in Appendice, Doc. I-b, p. 428.
48
CdT, 16/07/38, p. 1, «Rivista italiana»; GaT, 16/07/38, p. 1, «Italia. Il problema della razza»; GdP,
16/07/38, p. 5, «Razzismo Italiano?»; LSt, 19/07/38, p. 1, «Il “razzismo” in Italia»; PpL, 16/07/38, p. 3, «Il razzismo anche in Italia?»; Avg, 16/07/38, p. 1, «Razzismo italiano»; Dov, 16/07/38, p. 7 «Razzismo italiano?». 49
Il Manifesto degli scienziati razzisti secondo i diari di Bottai e di Ciano fu redatto, quasi comple-
tamente, da Mussolini. 50
GdP, 22/07/38, p. 1, «A proposito dei professori razzisti».
51
CdT, 23/07/38, p. 1, «Giornata estera. Il razzismo in Italia»; GaT, 23/07/38, p. 1, «Italia.
Espulsione di un giornalista ebreo»; LSt, 23/07/38, p. 4, «Il razzismo in Italia»; PpL, 23/07/38, p. 3, «Espulso da Roma perché ebreo». 52
CdT, 28/07/38, p. 1, «Giornata estera. Un giornalista espulso dall’Italia»; Dov, 27/07/38, p. 7, «Il
giornalista Paolo Cremona espulso dall’Italia». 53
LSt, 25/07/38, p. 1, «La fobia razzista in Italia».
54
CdT, 21/07/38, p. 1, «La giornata estera»; GaT, 27/07/38, p. 1, «Notizie telegrafiche, La politica
della razza». 55
CdT, 21/07/38, p. 1, «La giornata estera».
56
CdT, 23/07/38, p. 1, «Il razzismo in Italia»; LSt, 23/07/38, p. 4, «Ultime notizie. Verso le perse-
cuzioni contro gli ebrei». 57
Vedi sopra, nota 55.
58
PpL, 30/07/38, p. 1, «Alla giornata: chiuso per misure di pulizia!».
59
GaT, 27/07/38, p. 1, «Notizie telegrafiche. La politica della razza»; PpL, 30/07/38, p. 1, «Alla gior-
nata: Fin qui». 60
Vedi sopra, nota 58.
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NOTE
61
CdT, 18/07/38, p. 1, «Rivista italiana»; GaT, 18/07/38, p. 3, «Pio XI contro il nazionalismo ecces-
469
sivo»; PpL, 16/07/38, p. 3, «Gravissime parole del papa contro l’ipernazionalismo»; GdP, 17/07/38, p. 1, «Il Papa condanna il razzismo e il nazionalismo esagerato»; Avg, 18/07/38, p. 3, «Biasimo del Papa»; Dov, 18/07/38, p. 1, «Biasimo del Papa». 62
GdP, 23/07/38, p. 1, «Per la verità».
63
GaT, 20/07/38, p. 1, «La proclamazione razzista degli intellettuali italiani».
64
Fam, 30/07/38, p. 1, «La parola del Papa».
65
PpL, 19/07/38, p. 1, «Alla giornata. Una riserva malsicura».
66
PpL, 02/07/38, p. 1, «Un nuovo, monumentale discorso del papa contro il razzismo».
67
GdP, 31/07/38, p. 1, «La Chiesa di fronte al razzismo».
68
Ibidem.
69
GdP, 31/07/38, p. 3, «Mussolini e il razzismo»; PpL, 02/07/38, p. 1, «Dopo il discorso papale. Una
dichiarazione di Mussolini». 70
Per il Sillabus cfr. qui, p. 73. Vedi testo in Appendice, Cat-b, p. 448.
71
GdP, 17/07/38, p. 1, «Il Papa condanna il razzismo e il nazionalismo esagerato».
72
GdP, 17/07/38, p. 1, «Una nuova Enciclica».
73
GdP, 22/07/38, p. 1, «A proposito dei professori razzisti».
74
GdP, 23/07/38, p. 1, «Per la verità».
75
Fam, 23/07/38, p. 2, «Il razzismo anche in Italia»; Fam, 30/07/38, p. 1, «La parola del Papa».
76
PpL, 19/07/38, p. 1, «Alla giornata».
77
PpL, 30/07/38, p. 1, «Alla giornata: Fin qui».
78
CdT, 16/07/38, p. 1, «Rivista Italiana».
79
CdT, 18/07/38, p. 1 «Rivista Italiana».
80
CdT, 21/07/38, p. 1, «La giornata estera».
81
CdT, 22/07/38, p. 1, «Il fascismo di domani».
82
CdT, 27/07/38, p. 1, «Il primo contadino del regno».
83
GaT, 20/07/38, p. 1, «La proclamazione razzista degli intellettuali italiani».
84
Dov, 16/07/38, p. 7, «Razzismo italiano?».
85
Dov, 18/07/38, p. 1, «Biasimo del Papa».
86
Dov, 27/07/38, p. 7, «Il giornalista Paolo Cremona espulso dall’Italia».
87
Avg, 16/07/38, p. 1, «Razzismo italiano».
88
Avg, 18/07/38, p. 3, «Biasimo del Papa».
89
Avg, 20/07/38, p. 1, «L’ora della razza».
90
Avg, 22/07/38, p. 1, «Razzismo italiano».
91
LSt, 19/07/38, p. 1, «Il “razzismo” in Italia».
92
Ibidem.
93
LSt, 20/07/38, p. 1, «In difesa di Israele contro i suoi persecutori».
94
LSt, 23/07/38, p. 4, «Ultime notizie. Il razzismo in Italia. Le bestiali trovate e le conclusioni della
stampa fascista».
Note da pagina 100 a pagina 109
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95
LSt, 23/07/38, p. 4, «Ultime notizie. Verso le persecuzioni contro gli ebrei».
96
LSt, 25/07/38, p. 2, «Pagina dei Giovani. Il decalogo del razzismo servile».
97
GdP, 02/07/38, p. 1, «In Austria tutto va bene»; CdT, 01/07/38, p. 5, «La situazione in Austria nel
rapporto del Com. Bürckel»; Dov, 01/07/38, p. 7, «Sulla situazione in Austria». 98
LSt, 28/07/38, p. 1, «La disoccupazione in Austria».
99
Avg, 07/07/38, p. 3, «Sincronizzazione austriaca»; GaT, 07/07/38, p. 3, «Società disciolte»; GdP,
07/07/38, p. 3, «La nazificazione dell’Austria». 100
CdT, 11/07/38, p. 3, «Nuove misure contro gli ebrei in Germania»; SüS, 16/07/38, p. 4,
«Ausländisches. Die Massnahmen gegen die Juden». 101
CdT, 04/07/38, p. 3, «Cambiamento di direttive in Austria»; CdT, 08/07/38, p. 3, «Ebrei privile-
giati in Austria». 102
LSt, 25/07/38, p. 1, «L’azione contro gli ebrei in Austria».
103
CdT, 30/07/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; GaT, 30/07/38, p. 1, «Germania. Una nuova organiz-
Note
zazione israelita».
da pagina 109
104
a pagina 116
nuova legislazione matrimoniale». 105
Dov, 11/07/38, p. 2, «In Austria sarà valido solo il matrimonio civile»; GaT, 11/07/38, p. 1, «La Avg, 07/07/38, p. 3, «Sincronizzazione austriaca»; GaT, 07/07/38, p. 3, «Società disciolte»; GdP,
07/07/38, p. 3, «La nazificazione dell’Austria». 106
Dov, 11/07/38, p. 7, «Sulla situazione religiosa in Germania».
107
GdP, 17/07/38, p. 1, «Come il nazismo protegge la famiglia».
108
Avg, 02/07/38, p. 3, «Lo scrittore austriaco Auernheim muore in un campo di concentramento»;
Dov, 02/07/38, p. 3, «Scrittore austriaco morto in un campo di concentramento». 109
Dov, 28/07/38, p. 3, «Profughi austriaci in Cecoslovacchia».
110
LSt, 13/07/38, p. 1, «Fuga dal III Reich».
111
CdT, 29/07/38, p. 3, «I disoccupati ungheresi al posto degli ebrei»; LSt, 30/07/38, p. 2, «Notizie
brevi»; Dov, 29/07/38, p. 7, «La caccia agli ebrei». 112
CdT, 30/07/38, p. 3, «In Ungheria gli ebrei non potranno più pregare in treno».
113
Dov, 02/07/38, p. 3, «Un importante discorso di Roosevelt».
114
LST, 11/07/38, p. 1, «Contro il razzismo».
115
CdT, 04/07/38, p. 1, «Gli ebrei in Ungheria».
116
PpL, 28/07/38, p. 2, «Il giovedì della donna: Esuli».
VIII - Il mese di agosto 1
LSt, 13/08/38, p. 1, «La fuga degli ebrei».
2
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei».
3
GaT, 09/08/38, p. 1, «Germania. La nuova ondata antisemita».
4
SüS, 31/08/38, p. 6, «Deutsch-Oesterreich: Lederhosen nur für arische Leute».
5
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei».
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NOTE
6
LSt, 30/08/38, p. 1, «Barbarie nazi nel Burgerland Austriaco».
7
GaT, 09/08/38, p. 4, «Una nuova legge sui testamenti in Germania».
8
PpL, 09/08/38, p. 1, «Alla Giornata. Razzismo e diritto successorio».
9
Dov, 13/08/38, p. 7, «39 israeliti privati della nazionalità germanica».
10
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei»; PpL, 22/08/38, p. 1, «I nomi degli ebrei».
11
PpL, 27/08/38, p. 1, «Contro i nomi ebrei».
12
Avg, 20/08/38, p. 3, «Altra proibizione nazista»; PpL, 03/08/38, p. 3, «I medici ebrei non potran-
471
no più esercitare in Germania»; GdP, 20/08/38, p. 6, «Il razzismo tedesco»; GaT, 20/08/38, p. 3, «Germania. Il divieto di esercitare la professione ai medici ebrei»; Dov, 20/08/38, p. 7, «Altre proibizioni a danno degli ebrei». 13
CdT, 29/08/38, p. 3, «Il titolo di medico riservato agli ariani in Germania».
14
PpL, 10/08/38, p. 3, «La situazione dei medici ebrei in Germania».
15
CdT, 24/08/38, p. 3, «La persecuzione antisemita a Berlino»; LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica
situazione degli ebrei». 16
distruzione della sinagoga di Norimberga». 17
LSt, 13/08/38, p. 1, «La fuga degli ebrei».
18
CdT, 04/08/38, p. 1, «Notizie dal Mondo».
19
LSt, 23/08/38, p. 2, «Barbarie teutoniche»; Dov, 22/08/38, p. 2, «Una proposta respinta».
20
SüS, 24/08/38, p. 6, «Deutsch-Österreich: Lösegeld für Rothschild».
21
Dov, 24/08/38, p. 4, «Il giuramento al Reich dei pastori protestanti germanici».
22
SüS, 27/08/38, p. 5, «Deutschland: Verhaftungen in Berlin».
23
Avg, 20/08/38, p. 3, «Condanne per alto tradimento»; Dov, 20/08/38, p. 7, «Giustiziati per alto
tradimento». 24
LSt, 23/08/38, p. 1, «Come si procede alla sterilizzazione…».
25
LSt, 23/08/38, p. 1, «Per delitto contro la razza».
26
LSt, 06/08/38, p. 1, «Libertà vo cercando».
27
Avg, 04/08/38, p. 3, «Un decreto di Hitler».
28
CdT, 08/08/38, p. 3, «30.000 israeliti lasciano l’Austria»; GdP, 09/08/38, p. 2, «Gli ebrei doman-
dano di lasciare l’Austria»; Dov, 08/08/38, p. 7, «Per l’emigrazione degli ebrei». 29
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei»; Dov, 25/08/38, p. 3, «Per regolare l’emi-
grazione israelitica». 30
CdT, 17/08/38, p. 3, «La triste sorte di 55 profughi ebrei».
31
LSt, 27/08/38, p. 4, «La situazione degli ebrei nel Reich».
32
GaT, 31/08/38, p. 3, «Stati Uniti. L’afflusso di profughi ebrei».
33
Avg, 02/08/38, p. 1, «Discorso pronunciato dall’on. Motta alla Radio della Svizzera italiana per il
primo agosto 1938»; Dov, 03/08/38, p. 1, «Politica estera e politica interna della Svizzera»; PpL, 03/08/38, p. 1, «Un miracolo nello spazio e nel tempo. Discorso di Giuseppe Motta». 34
Note
Avg, 12/08/38, p. 3, «La demolizione della sinagoga di Norimberga»; GdP, 12/08/38, p. 3, «La da pagina 116
Avg, 20/08/38, p. 2, «Il problema degli emigranti una conferenza a Berna»; CdT, 18/08/38, p. 2,
a pagina 121
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«Misure per la immigrazione di profughi dall’Austria»; GdP, 19/08/38, p. 4, «Profughi ebrei»; LSt, 19/08/38, p. 3, «I fuggiaschi austriaci»; Dov, 18/08/38, p. 4, «Gli esuli dell’Austria». 35
GaT, 19/08/38, p. 1, «Il problema dei rifugiati ebrei. Una conferenza a Berna».
36
… ad eccezione di quelli fuggiti dall’Unione Sovietica.
37
Le opere umanitarie, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., pp. 58-67; Finanziamento della politi-
ca svizzera dei rifugiati: dall’aiuto privato alla partecipazione della mano pubblica, ibidem, pp. 187-189. 38
Il timbro ‘J’ e la Svizzera nel 1938 – I negoziati germano-svizzeri del 1938, in CIE, La Svizzera e
i profughi…, cit., pp. 71-83. A p. 81 si parla di una lettera di Rothmund indirizzata alla Legazione svizzera a Berlino nella quale afferma «Avendo noi, per forza di cose, basato il nostro controllo dell’ingresso di tedeschi non ariani sulla stampigliatura di questi passaporti, ed essendoci stata assicurata tale stampigliatura per tutti i casi, dobbiamo esigere che venga eseguita in modo effettivo».
Note
39
CdT, 25/08/38, p. 2, «I rifugiati».
40
PpL, 20/08/38, p. 1, «Confederazione. Il problema dei profughi».
41
PpL, 20/08/38, p. 1, «Confederazione. L’affluenza di fuggiaschi»; GdP, 20/08/38, p. 2, «Per impe-
da pagina 121 dire l’afflusso di profughi»; Dov, 19/08/38, p. 2, «Rivista Svizzera. Esuli dall’Austria Germanica». a pagina 129
42
Avg, 25/08/38, p. 1, «L’affluenza di profughi diminuisce».
43
CdT, 25/08/38, p. 2, «Intorno al problema dei profughi. Negoziati con la Germania circa il visto dei
passaporti»; Avg, 26/08/38, p. 1, «Intorno al problema dei profughi. Negoziati con la Germania circa il visto sui passaporti»; PpL, 25/08/38, p. 3, «Intorno al problema dei profughi. Negoziati con la Germania circa il visto sui passaporti»; Dov, 26/08/38, p. 1, «Dalla capitale federale. Il problema dei profughi». 44
Vedi sopra, nota 38.
45
CdT, 25/08/38, p. 2, «Confederazione»; GaT, 25/08/38, p. 3, «Notizie telegrafiche»; LSt,
26/08/38, p. 1, «La sorte dei rifugiati politici»; Dov, 25/08/38, p. 1, «A proposito degli esuli dalla Germania». 46
Dov, 20/08/38, p. 2, «L’immigrazione di ebrei»; LSt, 25/08/38, p. 1, «Come la Gestapo fa passa-
re alla frontiera svizzera gli israeliti tedeschi»; Avg, 25/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi»; CdT, 25/08/38, p. 2, «I rifugiati»; SüS, 27/08/38, p. 4, «Dunkle Methoden der Abschiebung von Juden»; CdT, 26/08/38, p. 1, «Sciaffusa». 47
Avg, 25/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi».
48
CdT, 25/08/38, p. 2, «I rifugiati».
49
Non risulta alcun dirigente socialista romando che rispondesse al nome di Nickel. È probabile
che l’autore dell’articolo si riferisse a Léon Nicole (1885-1965), combattivo leader socialista ginevrino. 50
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei».
51
Fam, 27/08/38, p. 2, «Notizie svizzere. L’entrata dei profughi tedeschi».
52
Avg, 23/08/38, p. 3, «La Svizzera e il razzismo»; Dov, 23/08/38, p. 2, «La Svizzera e il razzismo»;
GdP, 25/08/38, p. 1, «La Svizzera e il razzismo»; CdT, 03/08/38, p. 2, «La Svizzera e il razzismo». 53
LSt, 25/08/38, p. 1, «Misterioso invio di oro in Germania».
54
Dov, 25/08/38, p. 2, «Scambio d’oro con la Germania»; Avg, 26/08/38, p. 3, «Scambio d’oro con
la Germania».
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Pagina 473
NOTE
55
GaT, 04/08/38, p. 1, «Politica cantonale. L’immigrazione ebrea e i socialisti»
56
LSt, 05/08/38, p. 1, «In tema di ebrei».
57
LSt, 29/07/38, p. 1, «Sulla strada del razzismo».
58
LSt, 05/08/38, p. 1, «In tema di ebrei».
59
‘Baselotto’: vocabolo di derivazione gergale-dialettale per indicare ‘portamonete’.
60
INz, 27/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi».
61
PpL e Avg.
62
INz, 27/08/38, p. 1, «Piccole cronache del regime. Misure elvetiche contro gli ebrei».
63
INz, 20/08/38, p. 2, «Sassello».
64
INz, 13/08/38, p. 2, «Razzismo italiano».
65
INz, 27/08/38, p. 3, «Razzismo e cattolicesimo».
66
INz, 27/08/38, p. 1, «Gli ebrei e il razzismo».
67
CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita»; GdP, 04/08/38, p. 2,
La bonifica umana»; Dov, 03/08/38, p. 7, Per la conservazione della razza in Italia»; Fam, 13/08/38, p. 1, Il nazismo italiano». 68
CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita».
69
GaT, 17/08/38, p. 3, «Italia. La statura media degli italiani in aumento».
70
Avg, 05/08/38, p. 1, «L’esclusione degli ebrei stranieri dalle scuole italiane»; CdT, 04/08/38, p.
3, «Esclusione degli ebrei stranieri dalle scuole italiane»; GaT, 04/08/38, p. 3, «Italia. Verso l’esclusione degli studenti ebrei dalle Università»; GaT, 05/08/38, p. 1, «Vicino e lontano. Razzismo italiano e conflitto russo nipponico»; GdP, 04/08/38, p. 1, «Il Governo italiano ha preso un primo provvedimento razzista»; PpL, 04/08/38, p. 3, «Gli ebrei stranieri esclusi dalle scuole italiane»; Fam, 13/08/38, p. 1, «Il nazismo italiano». 71
PpL, 24/08/38, p. 1, «Provvedimenti contro i maestri ebrei in Italia».
72
GaT, 18/08/38, p. 3, «Verso il “numerus clausus”»; Dov, 18/08/38, p. 2, «Limitazione degli stu-
denti nelle università italiane». 73
Informazione diplomatica n. 18: una nota ufficiale del Governo italiano. Appare sui giornali tici-
nesi il 6 agosto 1938. Vedi testo in Appendice, Doc. I-c. p. 431. 74
CdT, 06/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 06/08/38, p. 3, «Il movimento razzista in Italia. Un
numerus clausus per gli ebrei»; CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita»; Dov, 06/08/38, p. 3, «Sulla questione della razza italiana». 75
PpL, 09/08/38, p. 1, «Alla Giornata. Razzismo e diritto successorio».
76
PpL, 06/08/38, p. 1, «Si fa giudizio».
77
Avg, 23/08/38, p. 3, «Il censimento degli ebrei in Italia»; CdT, 22/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»;
CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita». 78
CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita».
79
Fabio Levi, Il censimento antiebraico del 22 agosto 1938 in Fabio Levi, (cur.), L’ebreo in oggetto,
Zamorani, Torino, 1991, pp. 13-18. 80
Avg, 11/08/38, p. 3, «60.000 ebrei domiciliati in Italia»; CdT, 10/08/38, p. 3, «Il numero degli
473
Note da pagina 130 a pagina 135
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ebrei in Italia»; GdP, 11/08/38, p. 2, «Gli ebrei in Italia»; SüS, 13/08/38, p. 5, «Italien: Die Juden»; Dov, 10/08/38, p. 7, «60.000 ebrei domiciliati in Italia». 81
CdT, 06/08/38, p. 3, «Il movimento razzista in Italia. Un numerus clausus per gli ebrei»; CdT,
16/08/38, p. 1, «Rivista Italiana». 82
Avg, 23/08/38, p. 3, «Il razzismo italiano»; GaT, 23/08/38, p. 1, «L’azione razzista»; GdP,
23/08/38, p. 3, «La lotta contro gli ebrei in Italia». Dimissioni e trasformazioni; CdT, 23/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 12/08/38, p. 1, «Il podestà di Trieste Salem si dimette». 83
GaT, 25/08/38, p. 3, «Un consiglio di Farinacci agli ebrei».
84
PpL, 27/08/38, p. 1, «Alto ufficiale italiano che vuol dimissionare».
85
GaT, 04/08/38, p. 3, «Italia. Verso l’esclusione degli studenti ebrei dalle Università»; GaT,
05/08/38, p. 1, «Vicino e lontano. Razzismo italiano e conflitto russo nipponico». 86
CdT, 20/08/38, p. 1, «Rivista Italiana».
87
Giorgio Pini autore della biografia del Duce, distribuita nelle scuole nel 1927: Benito Mussolini.
Note
“la sua vita fino ad oggi dalla strada al potere”, L. Cappelli Editore, Bologna, 1926.
da pagina 136
88
a pagina 138
un dissidio». 89
CdT, 09/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»; Dov, 10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma Impressioni circa Avg, 23/08/38, p. 3, «Il razzismo italiano»; GaT, 23/08/38, p. 1, «L’azione razzista»; GdP,
23/08/38, p. 3, «La lotta contro gli ebrei in Italia. Dimissioni e trasformazioni»; CdT, 23/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 12/08/38, p. 1, «Il podestà di Trieste Salem si dimette». 90
GaT, 10/08/38, p. 3, Italia. «Diffusione della “Difesa della Razza”».
91
Di Telesio Interlandi non si sa molto, oltre al fatto di essere stato il più attivo portavoce e divul-
gatore del razzismo antisemita del fascismo. Suo è un libello Contra Judaeos. Ha diffuso i suoi strali antisemiti già quale direttore del Tevere e di Quadrivio. Il 6 agosto 1938, poco dopo la procalamazione dei principi razzisti dei professori fascisti, fonda e dirige la rivista La difesa della razza di cui fu segretario di redazione Giorgio Almirante. Dal libro di Maurizio Vitale, In questa notte del tempo, Sellerio, Palermo, 1999, (basato su una documentazione ricevuta da Leonardo Sciascia) si apprende che dopo la guerra Interlandi venne salvato da un suo amico socialista, l’avvocato Enzo Paroli, siciliano come lui, che lo nascose nei momenti cruciali della fine della guerra. Interlandi non ha mai risposto in tribunale dei suoi atti e non si è mai ravveduto: ha conservato fino alla sua morte, avvenuta a Roma nel 1964, le sue convinzioni razziste e antisemite. 92
Giorgio Almirante (1914-1988) in gioventù collaborò con Il Tevere, diretto da Telesio Interlandi.
Sempre con Interlandi partecipò alla pubblicazione della rivista La Difesa della Razza in qualità di segretario di redazione. Raggiunse posizioni di rilievo nell’ambito della Repubblica Sociale Italiana sia come funzionario nel Ministero delle Cultura Popolare, sia, in seguito, partecipando alla repressione antipartigiana in particolare in Val d’Ossola in veste di tenente nelle brigate nere. Nel 1945 entrò nella clandestinità e nel 1946 fu tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano diventandone il primo segretario nazionale e in seguito deputato al parlamento (1948). Viene generalmente considerato il padre spirituale dell’estrema destra italiana del dopoguerra. 93
LSt, 10/08/38, p. 1, «Fascismo e razzismo».
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NOTE
94
Avg, 02/08/38, p. 1, «Mussolini contro Pio XI».
95
LSt, 02/08/38, p. 2, «Pagina dei giovani. L’assurdità razzista fattore di guerra»; LSt, 10/08/38, p.
475
1, «Fascismo e razzismo»; LSt, 12/08/38, p. 1, «Dall’osservatorio ginevrino. Nel Labirinto degli errori»; LSt, 31/08/38, p. 2, «Pagina della scuola. Il maglio. La razza». 96
PpL, 16/08/38, p. 1, «L’imitazione italiana».
97
PpL, 02/08/38, p. 1, «Un nuovo, monumentale discorso del papa contro il razzismo»; GdP,
31/08/38, p. 1, «La Chiesa di fronte al razzismo»; CdT, 02/08/38, p. 3, «Un’allocuzione di Pio XI contro il razzismo»; Fam, 06/08/38, p. 1, «Alla vigilia di nuovi conflitti»; Gua, 19/08/38, p. 1 «La peste razzista. Il papa ha ragione»; GaT, 04/08/38, p. 1, «Italia. La teoria razzista e il filosemitismo di Pio XI». 98
Gua, 19/08/38, p. 1, «La peste razzista . Il papa ha ragione».
99
CdT, 03/08/38, p. 1, «Lettere da Roma, Il razzismo italiano»; CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da
Roma. Razzismo e campagna antisemita»; CdT, 12/08/38, p. 1, «Razzismo italiano». 100
GdP, 07/08/38, p. ago. 1, «Razzismo italiano».
101
Fam, 06/08/38, p. 1, «Alla vigilia di nuovi conflitti»; Fam, 13/08/38, p. 1, «Il nazismo italiano».
102
Dov, 10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma. Impressioni circa un dissidio».
103
Avg, 06/08/38, p. 1, «Il conflitto cattolico-fascista».
104
GdP, 09/08/38, p. 1, «Il fascismo alla scuola del nazismo».
105
Sansepolcristi: sono nominati in questo modo coloro che il 23 marzo 1919 hanno partecipato
alla riunione di fondazione del Partito fascista in Piazza San Sepolcro a Milano. 106
Vedi sopra, nota 97.
107
Accordo tra Partito Fascista e Santa Sede a proposito dell’Azione Cattolica: 22 agosto 1938;
GaT, 22/08/38, p. 1, «Partito fascista e Azione cattolica». 108
GdP, 12/08/38, p. 1, «Evidente, naturale, comprensibile»; Dov, 13/08/38, p. 2, «Il Vaticano ed il
Razzismo»; CdT, 13/08/38, p. 1, «Una rettifica dell’”Osservatore Romano”». 109
GaT, 18/08/38, p. 3, «Gli ebrei in Italia».
110
CdT, 23/08/38, p. 1, «Parole del Papa contro il nazionalismo esagerato»; PpL, 23/08/38, p. 1, «Il
papa condanna ancora l’eccessivo nazionalismo»; SüS, 27/08/38, p. 5, «Vatikanstadt: Pius XI gegen Nationalismus»; Avg, 23/08/38, p. 1, «Il Papa biasima il nazionalismo esagerato» 111
Ibidem.
112
LSt, 25/08/38, p. 4, «La polemica del Vaticano al razzismo»; Dov, 25/08/38, p. 3, «La questione
del razzismo in Italia. Ciò che dice l’organo del Vaticano»; Avg, 25/08/38, p. 3, «Il razzismo pericolo morale»; CdT, 25/08/38, p. 1, «La chiesa e il razzismo»; SüS, 27/08/38, p. 5, , «Vatikanstadt: Pius XI gegen Nationalismus» 113
CdT, 31/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. La controversia sul razzismo».
114
GaT, 18/08/38, p. 3, «Gli ebrei in Italia».
115
CdT, 22/08/38, p. 1, «Il discorso di Trieste».
116
GdP, 21/08/38, p. 1, «Lettere Vaticane. Momento di attesa».
117
Ibidem.
118
GdP, 27/08/38, p. 1, «La soluzione del Conflitto religioso in Italia».
Note da pagina 138 a pagina 147
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119
Fam, 06/08/38, p. 1, «Alla vigilia di nuovi conflitti».
120
PpL, 13/08/38, p. 1, «Contro l’odio e per le vittime».
121
Gua, 19/08/38, p. 1, «La peste razzista . Il papa ha ragione».
122
Gua, 19/08/38, p. 1, «Il fascismo alla scuola del nazismo».
123
Avg, 02/08/38, p. 1, «Mussolini contro Pio XI».
124
Avg, 06/08/38, p. 1, «Il conflitto cattolico-fascista».
125
CdT, 31/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. La controversia sul razzismo».
126
GaT, 04/08/38, p. 1, «Italia. La teoria razzista e il filosemitismo di Pio XI».
127
Dov, 10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma Impressioni circa un dissidio».
128
LSt, 20/08/38, p. 1, «Terrore Razzista».
129
CdT, 08/08/38, p. 1, «L’avanzata del nazionalsocialismo in Ungheria».
130
GaT, 31/08/38, p. 4, «Metà degli emigrati dalla Lituania si compone di ebrei».
131
Dov, 19/08/38, p. 1, «La situazione delle minoranze non naziste in Cecoslovacchia. Le scuole
Note
tedesche. Lettera da Praga»; CdT, 20/08/38, p. 1, «La conversazione dei due sordi».
da pagina 147
132
GdP, 11/08/38, p. 1, «Il razzismo – prima parte»; GdP, 13/08/38, p. 1, «Il razzismo – seconda parte».
a pagina 156
133
GdP, 13/08/38, p. 1, «Il razzismo – seconda parte».
134
CdT, 06/08/38, p. 2, «La nota».
IX - Il mese di settembre 1
CdT, 07/09/38, p. 3, «La giornata di ieri al Congresso di Norimberga»; GdP, 08/09/38, p. 2, «Al
congresso di Norimberga Hitler vanta i successi del nazismo». 2
CdT, 07/09/38, p. 1, «Il proclama di Hitler al Congresso di Norimberga»; Dov, 07/09/38, p. 2, «Il
congresso di Norimberga»; GaT, 07/09/38, p. 3, «Germania. Il discorso di Hess e il proclama di Hitler al congresso del Partito nazionalsocialista»; GdP, 07/09/38, p. 4, «Proclama di Hitler al Congresso Nazista». 3
CdT, 08/09/38, p. 3, «Un attacco di Rosenberg all’Inghilterra».
4
Avg, 09/09/38, p. 3, «Il Congresso di Norimberga».
5
GaT, 02/09/38, p. 1, «Il censimento delle aziende ebree»; LSt, 02/09/38, p. 4, «La persecuzione
degli ebrei nel Reich»; Dov, 02/09/38, p. 2, «Il censimento degli ebrei prosegue con aumentata severità»; Avg, 02/09/38, p. 3, «L’esodo degli ebrei». 6
PpL, 05/09/38, p. 1, «Contro gli… ebrei».
7
PpL, 08/09/38, p. 3, «La situazione al campo di concentramento di Dachau».
8
GdP, 29/06/38, p. 2, «Una marcia di 10.000 ebrei dalla Polonia alla Palestina»; Dov, 28/06/38, p.
7, «Una marcia di ebrei in Palestina». 9
PpL, 02/09/38, p. 3, «Ebrei che emigrano e scuole austriache che saranno chiuse».
10
Avg, 09/09/38, p. 3, «Frontiera chiusa»; LSt, 09/09/38, p. 4, «La frontiera rumena è chiusa
agli ebrei». 11
LSt, 05/09/38, p. 2, «Pagina dei Giovani. Il problema dei rifugiati. La riunione di Londra del
Comitato intergovernamentale».
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NOTE
12
Avg, 03/09/38, p. 3, «Per i rifugiati politici»; Dov, 07/09/38, p. 7, «Per gli ebrei».
13
Dov, 29/09/38, p. 2, «Dalla capitale federale. Permessi d’entrata per stranieri».
14
Comunicato del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia del 30 marzo 1938 (Introduzione del
477
visto per i passaporti austriaci a partire dal 1 aprile 1938), e Comunicato del Dipartimento di Giustizia e Polizia dell’11 aprile 1938, vedi testi qui, p. 61. 15
LSt, 13/07/38, p.1, «Alla conferenza di Évian».
16
GaT, 09/09/38, p. 1, «Il diritto d’asilo»; Dov, 07/09/38, p. 1, «Politica Federale. Situazioni e con-
siderazioni. Diritto d’asilo». 17
Ibidem.
18
Ibidem.
19
Ibidem.
20
LSt, 19/09/38, p. 1, «L’esodo».
21
LSt, 05/09/38, p. 1, «Emigranti».
22
LSt, 13/09/38, p. 2, «Le donne svizzere a favore dei profughi».
23
LSt, 20/09/38, p. 2, «Nel Partito Socialista Svizzero».
24
LSt, 19/09/38, p. 1, «Per il diritto d’asilo. Un appello al Consiglio Federale».
25
Avg, 27/09/38, p. 1, «Notiziario svizzero. Ancora il problema dei profughi»; GaT, 26/09/38, p. 1,
«Ancora il problema dei profughi». 26
Ibidem.
27
PpL, 24/09/38, p. 1, «Le aberrazioni del razzismo, dell’esasperato nazionalismo e dello statismo
totalitario denunciate dai Vescovi Svizzeri». 28
La Festa federale svizzera di digiuno e ringraziamento, si celebra ogni anno la terza domenica di
settembre. 29
LSt, 12/09/38, p. 2, «Pagina dei giovani. Scampoli. Toscanini al bando».
30
GdP, 22/03/38, p. 2, «Sistemi nazisti. Si ricorre anche agli ostaggi»; Avg, 22/03/38, p. 3, «In Austria
arresto della figlia del maestro Walter»; Dov, 21/03/38, p. 7, «Arresto della figlia del Maestro Walter». 31
LSt, 12/09/38, p. 2, «Pagina dei giovani. Scampoli. Toscanini al bando».
32
LSt, 08/09/38, p. 3, «Luce da Lucerna».
33
Avg, 0/09/38, p. 1, «Attacchi di Farinacci contro Toscanini»; CdT, 02/09/38, p. 3, «Nuovi attac-
chi di Farinacci contro Toscanini»; LSt, 03/09/38, p. 1, «Dalli a Toscanini». 34
INz, 17/09/38, p. 2, «Il Congresso di Norimberga».
35
INz, 10/09/38, p. 1, «Gli ebrei e i cattolici».
36
INz, 17/09/38, p. 1, «I ticinesi e gli ebrei».
37
INz, 24/09/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei. Rettifica».
38
Fna, 30/09/38, p. 3, «Via gli ebrei».
39
CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita»; GaT, 17/08/38, p. 3,
«Italia. La statura media degli italiani in aumento»; CdT, 16/08/38, p. 1, «Rivista Italiana». 40
Avg, 05/08/38, p. 1, «L’esclusione degli ebrei stranieri dalle scuole italiane»; CdT, 04/08/38, p.
3, «Esclusione degli ebrei stranieri dalle scuole italiane»; GaT, 04/08/38, p. 3, «Italia. Verso l’esclusio-
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ne degli studenti ebrei dalle Università»; GaT, 05/08/38, p. 1, «Vicino e lontano. Razzismo italiano e conflitto russo nipponico»; GdP, 04/08/38, p. 1, «Il Governo italiano ha preso un primo provvedimento razzista»; PpL, 04/08/38, p. 3, «Gli ebrei stranieri esclusi dalle scuole italiane». 41
Regio Decreto Legge, 7 settembre 1938, XVI, n. 1381, Provvedimenti nei confronti degli ebrei
stranieri, vedi testo in Appendice, Doc. I-d, p. 432; Avg, 03/09/38, p. 1, «L‘Italia espelle tutti gli israeliti stranieri e naturalizzati stabilitisi nel Regno dal 1919»; PpL, 02/09/38, p. 3, «Il governo italiano decide seri provvedimenti contro gli ebrei»; LSt, 03/09/38, p. 2, «Razzismo in Italia»; GdP, 02/09/38, p. 3, «Importanti provvedimenti del Consiglio dei Ministri italiano»; GaT, 02/09/38, p. 3, «Italia. Severi provvedimenti contro gli ebrei. I Commenti della stampa italiana»; CdT, 02/09/38, p. 1, «L’Italia espelle tutti gli israeliti stranieri e naturalizzati stabilitisi nel Regno dal 1919»; SüS, 03/09/38, p. 6, «Ausländisches. Italien: Ein Judengesetz»; Dov, 02/09/38, p. 2, «In Italia decisioni di carattere demografico. Severe misure contro gli ebrei stranieri»; Fam, 10/09/38, p. 1, «Notizie estere. Contro gli ebrei»; SüS, 07/09/38, p. 3, «Ausländisches. Italien: Gegen die Juden». Note
42
CdT, 02/09/38, p. 3, «L’impressione a Roma pel decreto contro gli ebrei»; Dov, 02/09/38, p. 7,
da pagina 163 «Sull’espulsione degli ebrei stranieri dall’Italia»; GaT, 03/09/38, p. 3, «85.000 ebrei in Italia»; GdP, 03/09/38, a pagina 166
p. 2, «Si ripete la notizia dell’espulsione degli ebrei entrati in Italia dopo il 1919»; PpL, 02/09/38, p. 3, «Diecimila ebrei dovranno abbandonare l’Italia»; Dov, 03/09/38, p. 7, «Il numero degli ebrei». 43
CdT, 03/09/38, p. 1, «Rassegna settimanale».
44
PpL, 08/09/38, p. 1, «Alla giornata: Assurdità».
45
PpL, 03/09/38, p. 1, «L’Italia contro gli ebrei. Il decreto. È vera mitezza? Giustificazione audace».
46
LSt, 13/09/38, p. 1, «Lo scandalo antisemita in Italia».
47
LSt, 03/09/38, p. 2, «Razzismo in Italia».
48
CdT, 08/09/38, p. 3, «Il progetto per una colonia ebraica in Etiopia sarebbe allo studio»; CdT,
07/09/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 07/09/38, p. 3, «Italia. Una parte dell’Etiopia agli ebrei italiani»; SüS, 07/09/38, p. 3, «Ausländisches. Italien: Gegen die Juden»; Fam, 10/09/38, p. 1, «Notizie estere. Contro gli ebrei». 49
Dichiarazione sulla razza, approvata dal Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre 1938 e pubblicata
sul Foglio d’ordine del Partito nazionale fascista, il 26 ottobre l938. Vedi testo in Appendice, Doc. I-f, p. 435. 50
CdT, 03/09/38, p. 1, «Rivista Italiana. Gli ebrei docenti ed allievi esclusi dalle scuole d‘Italia»; GaT,
03/09/38, p. 3, «Una carta della razza»; LSt, 03/09/38, p. 4, «La Carta della razza»; GdP, 03/09/38, p. 1, «La giornata»; Dov, 03/09/38, p. 7, «Una carta della razza». 51
Regio decreto legge, 5 settembre 1938, XVI, n. 1390. Provvedimenti per la difesa della razza
nella scuola fascista, vedi testo in Appendice, Doc. I-e, p. 433; Avg, 05/09/38, p. 3, «L’antisemitismo italiano»; CdT, 03/09/38, p. 1, «Rivista Italiana. Gli ebrei docenti ed allievi esclusi dalle scuole d’Italia»; GaT, 03/09/38, p. 3, «Italia. Gli ebrei esclusi dall’insegnamento»; GdP, 03/09/38, p. 1, «La giornata»; GdP, 04/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano»; LSt. 03/09/38, p. 4, «Nuove disposizioni antisemite in Italia»; PpL, 03/09/38, p. 1, «La scuola preclusa agli ebrei in Italia»; SüS, 07/09/38, p. 3, «Ausländisches. Italien: Gegen die Juden»; Dov, 03/09/38, p. 7, «Gli ebrei in Italia esclusi dall’insegnamento».
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NOTE
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PpL, 03/09/38, p. 1, «20.000 scolari colpiti»; PpL, 08/09/38, p. 1, «Alla giornata: La chiusura
479
all’apertura». 53
CdT, 06/09/38, p. 3, «L’antisemitismo in Italia. Altri provvedimenti in vista».
54
CdT, 22/09/38, p. 1, «Il discorso di Trieste»; GaT, 19/09/38, p. 1, «Il discorso di Mussolini a
Trieste»; LSt, 19/09/38, p. 4, «Il discorso di Mussolini»; GdP, 20/09/38, p. 1, «I colloqui franco-britannici e il discorso di Mussolini». 55
CdT, 07/09/38, p. 3 «La sterilizzazione anche in Italia?»; LSt, 08/09/38, p. 2, «Appunti e note.
L’angolo al sole. Sterilizzazioni»; Dov, 07/09/38, p. 7, «Una proposta del Resto del Carlino: La sterilizzazione necessaria». 56
PpL, 08/09/38, p. 3, «Si invoca il manganello».
57
CdT, 16/09/38, p. 1, «Rivista Italiana. La polizia italiana».
58
GdP, 08/09/38, p. 2, «La politica razzista in Italia»; Dov, 07/09/38, p. 7, «265 studenti ebrei
lasciano Pisa». 59
PpL, 08/09/38, p. 1, «È La volta dei generali ebrei italiani».
60
LSt, 12/09/38, p. 1, «La caccia ai libri».
61
GdP, 04/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano».
62
Fam, 10/09/38, p. 1, «Razzismo italiano».
63
Gua, 12/09/38, p. 1, «L‘antisemitismo».
64
CdT, 09/09/38, p. 1, «Gli ebrei italiani», (1. Parte); CdT, 15/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italia-
no» (2. Parte). 65
Cfr. David I. Kertzer, Prigioniero de Papa Re, Rizzoli, Milano, 2002. Edgardo Mortara di 6 anni fu
sottratto ai suoi genitori ebrei dalla milizia papale a Bologna il 23 giugno 1858 perché una domestica cattolica (Anna Marisi) aveva dichiarato d’averlo battezzato di nascosto in occasione di un attacco di febbre. Ritenendolo cattolico a tutti gli effetti, Papa Pio IX decise che il bambino non potesse vivere tra gli ebrei. Proteste da tutta Europa e dall’America si sono levate contro questo rapimento. Invano. Edgardo non fu mai restituito ai genitori, rimase a Roma, fu educato ed istruito sotto la diretta sorveglianza di Pio IX, divenne sacerdote nel 1867, morì nel 1940. 66
LSt, 08/09/38, p. 1, «L’Italia si cerca una razza»; LSt, 20/09/38, p. 1, «Alle radici dell’antisemiti-
smo italiano»; LSt, 08/09/38, p. 2, «Appunti e note». 67
Cenni biografici su Ignazio Silone, vedi qui, p. 509, nota 12.
68
Cenni biografici su Giuseppe Emanuele Modigliani: vedi qui, p. 510, nota 18.
69
LSt, 08/09/38, p. 1, «L’Italia si cerca una razza».
70
LSt, 20/09/38, p. 1, «Alle radici dell’antisemitismo italiano».
71
LSt, 08/09/38, p. 2 «Appunti e note».
72
PpL, 01/09/38, p. 1, «Il nazionalismo esagerato».
73
GaT, 19/09/38, p. 1, «Dopo le leggi razziste. Le posizioni degli ebrei in Italia».
74
PpL, 05/09/38, p. 3, «La lotta conto gli ebrei in Italia. Sono prossime altre misure»; CdT,
06/09/38, p. 3, «L’antisemitismo in Germania. Altri provvedimenti in vista». 75
CdT, 08/09/38, p. 3, «Nuove dichiarazioni del Papa sul razzismo»; GdP, 08/09/38, p. 1, «Razzismo
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e missione civilizzatrice in un nuovo discorso del Papa»; GaT, 08/09/38, p. 3, «Il Papa e il problema delle razze»; PpL, 09/09/38, p. 1, «Un nuovo discorso del Papa. Il ricevimento dei maestri. Razza e gente. Parole di luce e di conforto»; Fam, 24/09/38, p. 2, «Razzismo».. 76
CdT, 22/09/38, p. 1, «Il discorso di Trieste».
77
Ibidem.
78
LSt, 07/09/38, p. 1 «L’indignazione universale per la politica razzista».
79
Dov, 03/09/38, p. 7, «Commenti Washington»; CdT, 07/09/38, p. 3, «Un passo americano a
Roma per la questione degli ebrei». 80
PpL, 02/09/38, p. 3, «Commenti inglesi alle misure italiane contro gli ebrei».
81
LSt, 12/09/38, p. 1, «Gli ebrei inglesi e le merci italiane».
82
LSt, 07/09/38, p. 1, «L’indignazione universale per la politica razzista».
83
Avg, 05/09/38, p. 3, «Il significativo gesto di Henri Bernstein»; GaT, 06/09/38, p. 1, «Bernstein
restituisce le decorazioni»; LSt, 06/09/38, p. 4, «Uno schiaffo al Duce»; PpL, 10/09/38, p. 1, «Il caso Note
Bernstein»; Dov, 06/09/38, p. 3, «Restituzione di decorazione».
da pagina 176
84
a pagina 182
«Pagina dei giovani. Scampoli. Toscanini al bando». 85
Avg, 09/09/38, p. 3, «Rubinstein rinvia la Croce di Commendatore d’Italia»; LSt, 12/09/38, p. 2, Per un approfondimento sul tema della ‘Crisi dei Sudeti’ vedi: William L. Shirer, Storia del Terzo
Reich, Einaudi, Torino, 1962, Vol. II, pp. 553-659; Walter Rauscher, Hitler e Mussolini. Vita, potere e terrore, Newton e Compton, Roma, 2004, pp. 247-267. 86
I termini dell’Accordo di Monaco del 30 settembre 1938, da: Dov, 30/09/38, p. 7, «Ultima ora.
Le condizioni». Vedi testo in Appendice, Doc. EuO-2, p. 444. 87
Avg, 01/10/38, p. 1, «Un primo bilancio».
88
LSt, 01/10/38, p. 1, «L’accordo di Monaco si è fatto ai danni della Cecoslovacchia. Il governo di
Praga ha dovuto accettare. Pace a che prezzo?». 89
CdT, 30/09/38, p. 3, «La guerra scongiurata».
90
CdT, 01/10/38, p. 1, «Verso la pacificazione dell’Europa».
91
Dov, 30/09/38, p. 7, «Ultima ora. L’accordo è stato raggiunto».
92
Avg, 24/09/38, p. 1, «L’ora della razza. Note d’attualità».
93
Karl Meyer (1885-1950), professore di Storia medievale, si espresse due volte nel 1938: la
prima volta il 27 aprile con una conferenza dal titolo Untergang Oesterreich (Tramonto dell’Austria) e la seconda con l’appello lanciato, davanti a 3000 persone, il 22 settembre, in occasione del Congresso della FDP (Partito Liberale Democratico Svizzero) nel corso della crisi dei Sudeti ma prima dell’accordo di Monaco. In questa occasione sottolineò il pericolo per la Svizzera causato dal crollo dell’equilibrio fra gli Stati.
X - Il mese di ottobre 1
I negoziati germano svizzeri del 1938, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., pp. 73-78.
2
Avg, 05/10/38, p. 1, «Rassegna federale. Comunicato del Dipartimento federale di Giustizia e
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polizia»; GaT, 06/10/38, p. 1 «Per arginare l’immigrazione ebraica»; LSt, 06/10/38, p. 2, «Controllo degli
481
emigrati tedeschi». 3
GaT, 06/10/38, p. 1, «Per arginare l’immigrazione ebraica».
4
GaT, 12/10/38, p. 2, «Segnalazioni antisemitismo».
5
Ibidem.
6
Ibidem.
7
GaT, 04/10/38, p. 1, «La preveggenza socialista».
8
LSt, 01/10/38, p. 2, «L’ospitalità e l’assistenza ai fuorusciti ebrei in Svizzera».
9
LSt, 25/10/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei nella Svizzera».
10
LSt, 28/09/38, p.1, «Contro la Stampa Svizzera».
11
LSt, 10/10/38, p. 1, «Tradire la democrazia è tradire la Confederazione»; LSt, 10/10/38, p. 4, «Gli
attacchi ai giornali antifascisti». 12
Dov, 08/10/38, p. 2, «Giornale vietato».
13
GaT, 25/10/38, p. 1, «La peste rossa».
14
Dov, 13/10/38, p. 7, «Circa la soppressione del Journal des Nations».
15
Dov, 19/10/38, pp. pag. 1-2, «Libertà di stampa e politica estera».
16
Dov, 17/10/38, p. 4, «Cronaca di Locarno. L’inaugurazione del Lungolago “Giuseppe Motta”».
17
CdT, 03/10/38, p. 2, «Il discorso del Cons. Fed. Motta»; GaT, 03/10/38, p. 1, «Il discorso di
Motta»; GdP, 04/10/38, p. 1, «Discorso del Consigliere Federale Motta all’inaugurazione della Fiera di Lugano»; Dov, 03/10/38, p. 1, «La Pace di Monaco nel discorso di Motta. Discorso per l’apertura della Fiera di Lugano». 18
Avg, 03/10/38, p. 1 «La neutralità svizzera in un eloquente discorso dell’On. G.B. Rusca al
Consiglio Nazionale». 19
LSt, 03/10/38, p. 2, «Lugano e dintorni. L’inaugurazione della Fiera Svizzera di Lugano».
20
LSt, 05/10/38, p. 2, «Dopo il discorso di Motta».
21
Fia, (N.1) 10/38, p. 4, «Il discorso dell’on. Motta».
22
Avg, 14/10/38, p. 1, «L’epurazione all‘università».
23
LSt, 19/10/38, p. 2, «La pagina della scuola. In nome della razza».
24
INz, 01/10/38, p. 1, «Noi svizzeri e gli ebrei».
25
INz, 08/10/38, p. 1, «Chi voleva la guerra?».
26
INz, 22/10/38, p. 1, «Nessun impiego pubblico che ci possa pregiudicare».
27
Avg, 10/10/38, p. 3, «Draconiane disposizioni prese dal Gran Consiglio Fascista contro gli ebrei
e contro i matrimoni con stranieri»; CdT, 07/10/38, p. 3, «Gravi decisioni prese dal Gran Consiglio Fascista contro gli ebrei e contro i matrimoni con stranieri»; GdP, 08/10/38, p. 2, «Nuovi provvedimenti razzisti adottati in Italia»; LSt, 09/10/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. La persecuzione degli ebrei»; GaT, 08/10/38, p. 3, «Gli sviluppi della politica razzista nelle decisioni del G.C. Fascista»; PpL, 07/10/38, p. 1, «Il gran consiglio Fascista»; PpL, 07/10/38, p. 3, «Il Gran Consiglio Fascista. Nuove disposizioni riguardanti gli ebrei»; Dov, 07/10/38, p. 7, «Al Gran Consiglio fascista. La questione dell’antisemitismo»; Fam, 15/10/38, p. 2, «Italia. Nuovi provvedimenti razzisti».
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28
Dichiarazione sulla razza, cit.. Vedi testo in Appendice, Doc. I-f, p. 435.
29
Dov, 08/10/38, p. 7, «Altre decisioni del Gran Consiglio Fascista»; Dov, 11/10/38, p. 1, «Il nuovo
Parlamento italiano». 30
Avg, 21/10/38, p. 3, «Un nuovo decreto italiano»; CdT, 21/10/38, p. 1, «Rivista Italiana. La
“Gazzetta del Popolo”»; Dov, 22/10/38, p. 2, «Divieto di macellazione secondo il rito ebraico»: GaT, 21/10/38, p. 1, «Divieto di macellazione secondo il rito ebraico». 31
CdT, 12/10/38, p. 3, «Divieto agli ebrei in Italia di aprire case di commercio»; GdP, 13/10/38, p.
2, «Le misure contro gli ebrei in Italia»; Dov, 12/10/38, p. 7, «Nuovi divieti contro gli ebrei in Italia». 32
CdT, 19/10/38, p. 3, «La situazione degli ebrei in Italia»; GdP, 18/10/38, p. 1, «La Giornata»; Dov,
19/10/38, p. 7, «Gli ebrei eliminati dalle borse italiane». 33
PpL, 17/10/38, p. 3, «Arresti a Trieste»; Fam, 22/10/38, p. 2, «Notizie estere. La scoperta di
un’organizzazione antifascista nel Nord Italia». 34
Note
PpL, 18/10/38, p. 1, «Arresti di ebrei in Italia»; CdT, 17/10/38, p. 2, «Organizzazione antifascista
scoperta in Italia»; Dov, 18/10/38, p. 2, «Scoperta di un’organizzazione antifascista nell’Italia del nord»;
da pagina 193 GdP, 18/10/38, p. 3, «Un’organizzazione antifascista scoperta in Italia». a pagina 198
35
CdT, 18/10/38, p. 3, «Particolari sul complotto antifascista in Italia»; GdP, 19/10/38, p. 2, «Il com-
plotto antifascista»; Dov, 18/10/38, p. 7, «Sull’arresto degli ebrei che complottavano contro lo Stato fascista». 36
LSt, 20/10/38, p. 4, «Il complotto antifascista italiano».
37
CdT, 06/10/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 06/10/38, p. 1, «Per esportazione abusiva di valuta»;
Dov, 06/10/38, p. 2, «Per tentato contrabbando di valuta italiana»; Avg, 07/10/38, p. 3, «Arresti per traffico di divise estere»; Dov, 07/10/38, p. 2, «Vasto affare di traffico di divise in Italia»; Avg, 07/10/38, p. 3, «L’arresto della Marchesa Godi di Godio». 38
LSt, 15/10/38, p. 1, «La fuga dei capitali dall’Italia e la campagna razzista».
39
LSt, 27/10/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. Un pallone che si sgonfia. La faccenda sacerdoti può con-
siderarsi conclusa». 40
GaT, 13/10/38, p. 3, «Una truffa sui cambi»; CdT, 15/10/38, p. 1, «Rivista Italiana».
41
CdT, 14, /10/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 07/10/38, p. 1, «Chiassese vittima a Milano di
un’audace truffa». 42
LSt, 25/10/38, p. 2, «Riapertura delle scuole in Italia».
43
GdP, 14/10/38, p. 2, «In Italia»; CdT, 15/10/38, p. 1, «Rivista Italiana»; Dov, 13/10/38, p. 7, «I
professori ebrei in Italia che cesseranno le loro funzioni il 16 ottobre»; GaT, 15/10/38, p. 1, «I professori ebrei allontanati dalle università». 44
Fam, 22/10/38, p. 2, «Italia. Notizie estere».
45
GaT, 18/10/38, p. 4, «Notiziario letterario».
46
Dov, 04/10/38, p. 7, «Una smentita».
47
Dov, 17/10/38, p. 1 «Razza e architettura».
48
PpL, 16/11/38, p. 1, «A proposito di un nuovo Decreto Legge»..
49
Ibidem.
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NOTE
50
PpL, 08/10/38, p. 1, «Gravissimi provvedimenti».
51
GdP, 09/10/38, p. 1, «Lettere Vaticane. Cose di Spagna e d’Italia».
52
PpL, 10/10/38, p. 1, «I matrimoni e il razzismo».
53
Ibidem.
54
Avg, 08/10/38, p. 1, «Nella politica italiana: I provvedimenti antisemiti».
55
CdT, 28/10/38, p. 1, «Lettere da Roma, All’alba dell’anno XVII».
56
CdT, 31/10/38, p. 1, «Lettere da Roma. Le misure antisemite e la reazione del popolo italiano».
57
LSt, 03/10/38, p. 2, «Pagina dei giovani. La difesa della razza e le contraddizioni di Mussolini».
58
Avg, 19/10/38, p. 1, «Nuovi disordini a Vienna»; CdT, 18/10/38, p. 3, «Nuovi disordini a Vienna»;
483
LSt, 15/10/38, p. 2, «Violenti attacchi contro i cattolici tedeschi. Dopo la dimostrazione»; PpL, 21/10/38, p. 1, «Indignazione». 59
GdP, 19/10/38, p. 2, «Agli ordini di Bürkel i nazisti viennesi hanno devastato anche il quartiere
ebreo»; Avg, 19/10/38, p. 1, «Nuovi disordini a Vienna». 60
Avg, 12/10/38, p. 1, «L’incidente di Vienna».
61
PpL, 10/10/38, p. 3, «Prodezze a Vienna».
62
PpL, 22/10/38, p. 1, «Sotto il segno della persecuzione»; PpL, 19/10/38, p. 1, «L’oppressione in
Austria». 63
Gua, 28/10/38, p. 1, «Peggiori dei bolscevichi».
64
PpL, 22/10/38, p. 1, «Sotto il segno della persecuzione. Sintomatica circolare Ministeriale».
65
PpL, 29/10/38, p. 1, «Sotto il segno della persecuzione Un curioso conflitto tra Polonia e
Germania. 66
GdP, 31/10/38, p. 2, «In breve»; CdT, 31/10/38, p. 2, «L’espulsione dalla Germania di 70.000
ebrei polacchi». 67
PpL, 29/10/38, p. 1, «Un compromesso».
68
PpL, 29/10/38, p. 1, «Smentita».
69
LSt, 28/10/38, p. 1, «Le aberrazioni del razzismo».
70
Avg, 01/10/38, p. 1, «Praga accetta protestando».
71
PpL, 05/10/38, p. 3, «Rabbia anticeca e antisemita nelle regioni occupate dai tedeschi».
72
CdT, 21/10/38, p. 1, «Gli ebrei e l’accordo di Monaco».
73
PpL, 21/10/38, p. 1, «Per i rifugiati dei Sudeti».
74
PpL, 20/10/38, p. 1, «L’imbroglio palestinese. Altro grattacapo per l’Inghilterra. Come si compli-
ca la quistione». 75
Avg, 11/10/38, p. 3, «Protesta ebrea»; GaT, 11/10/38, p. 1, Una protesta delle Comunità ebrai-
che d’America». 76
CdT, 17/10/38, p. 5, «L’immigrazioni di ebrei in Palestina sospesa per due anni?».
77
Avg, 11/10/38, p. 3, «Protesta ebrea»; GaT, 11/10/38, p. 1, Una protesta delle Comunità ebrai-
che d’America». 78
GaT, 25/10/38, p. 1, «Gli israeliti dell’Impero e il problema palestinese».
79
Avg, 17/10/38, p. 1, «Memorandum israelita».
Note da pagina 199 a pagina 211
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80
LSt, 24/10/38, p. 4, «La questione degli ebrei e gli Stati Uniti».
81
Avg, 28/10/38, p. 3, «Nuovi permessi agli ebrei»; GaT, 28/10/38, p. 3, «Sull’immigrazione ebraica».
82
Dov, 10/10/38, p. 1, «Opinioni circa gli ebrei».
83
Dov, 22/10/38, p. 1, «Sionismo».
84
Dov, 28/10/38, p. 1, «Nel paese di Gesù».
85
GdP, 04/10/38, p. 6, «Gli ebrei nel mondo».
XI - Il mese di novembre 1
SüS, 02/11/38, p. 6, «Deutschland: Razzien auf Juden».
2
GdP, 31/10/38, p. 2, «In breve»; CdT, 31/10/38, p. 2, «L’espulsione dalla Germania di 70.000
ebrei polacchi». 3
PpL, 03/11/38, p. 1, «La questione degli ebrei polacchi in Germania».
Note
4
PpL, 02/11/38, p. 1, «La sorte degli ebrei polacchi allontanati dalla Germania».
da pagina 211
5
SüS, 05/11/38, p. 5, «Ausländisches».
a pagina 215
6
PpL, 08/11/38, p. 1, «La questione degli ebrei polacchi».
7
LSt, 28/11/38, p. 1, «La sorte di 6000 ebrei polacchi».
8
GaT, 08/11/38, p. 3, «Attentato contro un addetto all’Ambasciata tedesca»; GdP, 08/11/38, p.
3, «Un attentato a Parigi. Ferito gravemente Addetto germanico»; LSt, 08/11/38, p. 4, «Un attentato all’ambasciata tedesca di Parigi»; PpL, 08/11/38, p. 1, «Un dramma all’ambasciata tedesca Parigi»; Dov, 08/11/38, p. 7, «Attentato contro l’addetto all’ambasciata tedesca a Parigi». 9
CdT, 09/11/38, p. 3, «L’attentato all’ambasciata tedesca di Parigi. Ha sparato per amore dei
genitori»; GdP, 09/11/38, p. 2, «Perché il giovane ebreo polacco ha sparato contro l’addetto tedesco»; LSt, 10/11/38, p. 1, «Dopo l’attentato all’ambasciata tedesca»; Dov, 09/11/38, p. 7, «L’interrogatorio dell’attentatore contro l’addetto all’ambasciata tedesca a Parigi». 10
LSt, 11/11/38, p. 3, «Nessuna estradizione per Grynszpan».
11
Vedi sopra, nota 9.
12
GaT, 09/11/38, p. 1, «Cure al ferito».
13
GaT, 10/11/38, p. 1, «Dopo l’attentato di Parigi. Il consigliere von Rath è morto»; LSt, 10/11/38,
p. 4, «Von Rath è morto»; CdT, 10/11/38, p. 3, «La morte del diplomatico tedesco a Parigi»; PpL, 10/11/38, p. 1, «La morte di von Rath»; Dov, 10/11/38, p. 2, «Von Rath è morto». 14
CdT, 12/11/38, p. 3, «Dichiarazione di Göbbels sulla campagna antisemita»; GdP, 13/11/38, p. 2,
«Göbbels vuole persuadere il mondo che le feroci manifestazioni antisemite sono state spontanee»; PpL, 12/11/38, p. 1, «Gli eccessi anti-semiti in Germania. Göbbels spiega e consiglia»; Dov, 12/11/38, p. 7, «Le persecuzioni contro gli ebrei. Una protesta del ministro Göbbels». 15
GaT, 09/11/38, p. 1, «Germania. Ripercussioni dell’attentato di Parigi»; GaT, 10/11/38, p. 1,
«Dopo l’attentato di Parigi. Ancora sulle manifestazioni antisemite in Germania»; LSt, 09/11/38, p. 4, «Manifestazioni antisemite in Germania»; Avg, 09/11/38, p. 3, «Dopo l’attentato dell’ebreo polacco».
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NOTE
16
CdT, 10/11/38, p. 1, «La giornata estera. Cronaca; PpL, 11/11/38, p. 3, «Eccessi antisemiti in
485
tutta la Germania»; Dov, 11/11/38, p. 2, Violenze antisemite in Germania»; LSt, 12/11/38, p. 3, «I prodromi in Germania. Tutte le sinagoghe sono incendiate». 17
PpL, 10/11/38, p. 3, «La sinagoga incendiata a Monaco».
18
GaT, 10/11/38, p. 1, «Dopo l’attentato di Parigi»; LSt, 10/11/38, p. 4, Prodromi in Germania»;
CdT, 10/11/38, p. 3, «Manifestazioni antisemite in Germania»; Dov, 11/11/38, p. 2, «Dopo la morte di Von Rath». 19
CdT, 11/11/38, p. 1, «La giornata estera. Cronaca; CdT, 11/11/38, p. 1, «Terrorismo antisemita
in Germania»; GaT, 11/11/38, p. 3, «Violenze antisemite in tutto il Reich»; GdP, 11/11/38, p. 1, «La giornata»; LSt, 11/11/38, p. 3, «Prodromi in Germania»; Avg, 11/11/38, p. 3, «Manifestazione antisemita». 20
PpL, 11/11/38, p. 3, «Eccessi antisemiti in tutta la Germania».
21
PpL, 10/11/38, p. 3, «Eccessi antisemiti in Germania. Vetri rotti a Berlino».
22
PpL, 10/11/38, p. 1, «Le conseguenze».
23
PpL, 10/11/38, p. 3, «La sinagoga incendiata a Monaco».
24
GaT, 12/11/38, p. 2, «Dopo la morte di von Rath. Le violenze antisemite nelle dichiarazioni dei da pagina 215
giornali svizzeri». 25
PpL, 09/11/38, p. 1, «Le ripercussioni in Germania dell’attentato parigino».
26
PpL, 10/11/38, p. 1, «Le conseguenze».
27
CdT, 12/11/38, p. 3, «Dichiarazioni di Göbbels sulla campagna antisemita»; GdP, 13/11/38, p. 2,
«Göbbels vuole persuadere il mondo che le feroci manifestazioni antisemite sono state spontanee»; PpL, 12/11/38, p. 1, «Gli eccessi anti-semiti in Germania. Goebbels spiega e consiglia»; Dov, 12/11/38, p. 7, «Le persecuzioni contro gli ebrei. Una protesta del Ministro Göbbels». 28
CdT, 11/11/38, p. 3, «Ultime notizie. Il furore antisemita in Germania»; GaT, 12/11/38, p. 1,
«Dopo la morte di von Rath. Un proclama di Göbbels»; GdP, 12/11/38, p. 2, «Violente manifestazioni antisemite in Germania»; PpL, 11/11/38, p. 3, «Eccessi antisemiti in tutta la Germania»; Dov, 11/11/38, p. 7, «Contro le dimostrazioni per l’assassinio». 29
GaT, 14/11/38, p. 3, «La persecuzione degli ebrei in Germania»; CdT, 14/11/38, p. 1, «La gior-
nata estera»; Avg, 14/11/38, p. 3, «Draconiani provvedimenti nazisti»; Dov, 14/11/38, p. 7, «Le persecuzioni degli ebrei in Germania»; GdP, 13/11/38, p. 3 «Feroci misure antisemite in Germania». 30
GaT, 14/11/38, p. 3, «Ciò che dice Göbbels».
31
CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campagna antisemita in Germania»; GaT, 15/11/38, p. 1, «La
nuova ondata di antisemitismo in Germania». 32
CdT, 14/11/38, p. 5, «L’iniquità di un’ammenda».
33
LSt, 21/11/38, p. 1, «La caccia agli ebrei nel Wurtenberg».
34
PpL, 15/11/38, p. 1, «Fino allo sterminio completo»; CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campa-
gna antisemita in Germania»; GaT, 15/11/38, p. 1, «La nuova ondata di antisemitismo in Germania»; Dov, 14/11/38, p. 7, «Le persecuzioni degli ebrei in Germania»; CdT, 15/11/38, p. 3, «10.000 ebrei arrestati in Germania»; GaT, 16/11/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Germania e la ripercussione internazionale»; GdP, 15/11/38, p. 2, «La feroce caccia agli ebrei in tutto il Reich»; LSt, 16/11/38, p. 1,
Note a pagina 219
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«Dopo i progroms in Germania. Particolari raccapriccianti»; Dov, 15/11/38, p. 7, «La persecuzione contro gli ebrei. 10.000 arresti»; CdT, 14/11/38, p. 1, «Gli ebrei messi al bando della vita pubblica ed economica in Germania. La reazione di Stati Uniti e Inghilterra»; GaT, 14/11/38, p. 3, «Ciò che dice Göbbels»; LSt, 14, p. 4, «La tragedia senza fine». 35
GaT, 06/11/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Germania e la ripercussione internazionale.
10.000 Israeliti arrestati». 36
LSt, 22/11/38, p. 2, «Crescente indignazione nel Belgio contro l’antisemitismo. Il Governo
sospende il rinvio degli ebrei». 37
GaT, 26/11/38, p. 1, «Dopo i saccheggi di Berlino».
38
LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938. La verità viene a galla»; CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata
campagna antisemita in Germania»; GaT, 15/11/38, p. 1, «La nuova ondata di antisemitismo in Germania»; Dov, 14/11/38, p. 7, «Le persecuzioni degli ebrei in Germania»; GdP, 15/11/38, p. 2, «La feroce caccia agli ebrei in tutto il Reich». Note
39
LSt, 19/11/38, p. 3, «Cultura germanica. Gli ebrei minacciati di morte».
da pagina 219
40
LSt, 19/11/38, p. 3, «Un rabbino ferocemente percosso».
a pagina 224
41
LSt, 26/11/38, p. 1, «I prodromi nella Germania occidentale».
42
Ibidem.
43
CdT, 12/11/38, p. 1, «Giornata estera. La persecuzione antisemita in Germania. Gli ebrei costret-
ti a lasciare Monaco entro 48 ore»; GaT, 12/11/38, p. 3, «Un ordine di sgombero»; GdP, 12/11/38, p. 1, «La giornata»; Dov, 12/11/38, p. 2, «Le persecuzioni contro gli ebrei in Germania». 44
CdT, 24/11/38, p. 1, «Lettere da Berlino. I veri problemi».
45
CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campagna antisemita in Germania»; GaT, 15/11/38, p. 1, «La
nuova ondata di antisemitismo in Germania». 46
SüS, 25/11/38, p. 3, «Antisemitische Kundgebung in Berlin geplant».
47
GaT, 14/11/38, p. 3, «Ciò che dice Göbbels».
48
PpL, 15/11/38, p. 1, «Fino allo sterminio completo».
49
PpL, 14/11/38, p. 1, «La ripugnante persecuzione contro gli ebrei».
50
PpL, 23/11/38, p. 3, «Si vogliono distruggere gli ebrei del Reich»; GdP, 26/11/38, p. 1, «Razzismo
integrale». 51
CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campagna antisemita in Germania».
52
PpL, 23/11/38, p. 1, «La preghiera dei “traditori protestanti”».
53
CdT, 14/11/38, p. 5, «L’iniquità di un’ammenda»; GdP, 15/11/38, p. 2, «La feroce caccia agli ebrei
in tutto il Reich»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania». 54
LSt, 26/11/38, p. 1, «I prodromi nella Germania occidentale».
55
GaT, 12/11/38, p. 2, «Dopo la morte di von Rath. Le violenze antisemite nelle dichiarazioni dei
giornali svizzeri». 56
LSt, 23/11/38, p. 2, «Vigliacchi?».
57
PpL, 16/11/38, p. 1, «Reazione tedesca agli eccessi dell’anti-semitismo denunciata dallo
“Schwarze Korps”»; GaT, 17/11/38, p. 1, «Minacce dello “Schwarze Korps” (SS)».
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NOTE
58
Dov, 22/11/38, p. 2/11/38, p. 2 , «Due esecuzioni capitali».
59
CdT, 16/11/38, p. 3, «L’azione degli Stati Uniti contro la persecuzione antisemita in Germania»;
487
GaT, 17/11/38, p. 1, «Una dichiarazione di Roosevelt»; PpL, 16/11/38, p. 3, «Dichiarazioni di Roosevelt»; Avg, 17/11/38, p. 2, «L’energica reazione americana»; Dov, 16/11/38, p. 7, «Ciò che dice Roosevelt sugli avvenimenti in Germania»; GdP, 17/11/38, p. 2, «Roosevelt condanna i feroci sistemi del nazismo». 60
CdT, 17/11/38, p. 3, «Una nota di Washington a Berlino»; PpL, 17/11/38, p. 3, «Rimostranze alla
Wilhelmstrasse»; Dov, 17/11/38, p. 7, «Una protesta americana contro la Germania». 61
CdT, 17/11/38, p. 3, «Manifestazioni di protesta a New York contro le persecuzioni»; Avg,
18/11/38, p. 3, «La profonda indignazione del popolo americano». 62
GaT, 16/11/38, p. 1, «Dimostrazioni antitedesche a New York»; CdT, 16/11/38, p. 1, «Proteste in
USA contro le navi tedesche»; PpL, 17/11/38, p. 3, «Dimostrazione contro il Bremen»; SüS, 19/11/38, p. 5, «Deutschfeindliche Stimmung in New York»; Dov, 16/11/38, p. 4, «Manifestazioni antitedesche a New York». 63
23/11/38, p. 3, «Stati Uniti Manifestazione antinazionalsocialista»; LSt, 23/11/38, p. 4, «Manifestazione antinazista a Nuova York». 64
GaT, 18/11/38, p. 1, «Una decisione di La Guardia»; PpL, 18/11/38, p. 1, «La ripercussione degli
eccessi tedeschi continua negli S.U.»; Avg, 18/11/38, p. 3, «La risposta del sindaco di Nuova York alle persecuzioni germaniche». 65
PpL, 15/11/38, p. 1, «Dichiarazione di un senatore americano».
66
CdT, 16/11/38, p. 1, «Notizie dal Mondo»; Avg, 16/11/38, p. 1, «La vivissima reazione america-
na»; Dov, 16/11/38, p. 4, «Manifestazioni antitedesche a New York». 67
GaT, 18/11/38, p. 1, «Una protesta degli scrittori americani»; GdP, 18/11/38, p. 3, «Proteste di
scrittori americani»; LSt, 19/11/38, p. 2, «Gli scrittori americani contro la barbarie»; PpL, 18/11/38, p. 1 «La protesta degli scrittori americani contro la Germania»; Dov, 18/11/38, p. 2, «Una protesta di scrittori americani». 68
CdT, 19/11/38, p. 5, «Grynszpan sarà difeso da Moro Giafferi».
69
CdT, 17/11/38, p. 1, «Notizie dal Mondo»; GaT, 17/11/38, p. 1, «Un comitato americano pro
Grynszpan»; Avg, 17/11/38, p. 3, «Solidarietà americana». 70
GaT, 18/11/38, p. 1, «Una decisione di La Guardia»; PpL, 18/11/38, p. 1, «La ripercussione degli
eccessi tedeschi continua negli S.U.»; Avg, 18/11/38, p. 3, «La risposta del sindaco di Nuova York alle persecuzioni germaniche». 71
Note
PpL, 18/11/38, p. 1, «La ripercussione degli eccessi tedeschi continua negli S.U.»; GaT, da pagina 224
CdT, 14/11/38, p. 5, «La reazione in Inghilterra»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938.
L’impressione in Inghilterra». 72
GaT, 12/11/38, p. 3, «Commenti inglesi».
73
CdT, 15/11/38, p. 1, «Il mondo protesta»; GaT, 15/11/38, p. 3, «Indignazione britannica»; LSt,
15/11/38, p. 4, «Il Mondo protesta»; Dov, 15/11/38, p. 2, «Il mondo protesta»; GdP, 15/11/38, p. 3, «Il mondo protesta».
a pagina 226
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74
CdT, 15/11/38, p. 3, «Energica reazione in Inghilterra contro la feroce persecuzione antisemita
nel Reich»; GaT, 16/11/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Germania»; LSt, 16/11/38, p. 1, «Dopo i progroms in Germania. Chamberlain deplora». 75
GaT, 17/11/38, p. 1, «Una mozione laburista»; Avg, 17/11/38, p. 2, «Mozione laburista»; CdT,
23/11/38, p. 1, «Il problema degli ebrei discusso dalla Camera dei Comuni»; LSt, 23/11/38, p. 4, «La mozione laburista sulla questione israelita»; GaT, 23/11/38, p. 3, «L’atteggiamento del parlamento inglese»; PpL, 23/11/38, p. 1, «Il governo inglese accetta una mozione laburista contro le persecuzioni naziste»; Dov, 23/11/38, p. 2, «Al parlamento inglese». 76
PpL, 17/11/38, p. 3, «Il discorso di Eden».
77
GaT, 18/11/38, p. 1, «Dichiarazione di Inskip»; Avg, 18/11/38, p. 3, «Bisogna essere forti».
78
CdT, 16/11/38, p. 3, «Londra»; GaT, 16/11/38, p. 1, «Una protesta dei minatori inglesi».
79
CdT, 14/11/38, p. 5, «La reazione in Inghilterra»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938.
L’impressione in Inghilterra». Note
80
GaT, 29/11/38, p. 1, «Inghilterra. Un voto di pacifisti»; PpL, 22/11/38, p. 3. «I pacifisti america-
da pagina 226 ni all’opera». a pagina 228
81
GaT, 10/11/38, p. 1, «Dopo l’attentato di Parigi. Una pubblicazione dell’Angriff»; CdT, 09/11/38,
p. 1, «Giornata estera. cronaca». 82
LSt, 14/11/38, p. 4, «Protesta inglese a Berlino»; CdT, 15/11/38, p. 1, «La giornata estera.
Cronaca»; GaT, 16/11/38, p. 3, «Protesta a Berlino»; PpL, 15/11/38, p. 1, «Una protesta inglese a Berlino»; Avg, 15/11/38, p. 3, «Un passo inglese»; GdP, 16/11/38, p. 3, «Protesta inglese a Berlino». 83
CdT, 16/11/38, p. 1, «Profonda impressione in Olanda»; GaT, 16/11/38, p. 1, «Largo movimento
nei Paesi Bassi a favore dei profughi»; GdP, 16/11/38, p. 3, «L’Olanda darà rifugio agli ebrei tedeschi perseguitati»; Avg, 16/11/38, p. 1, «Impressione in Olanda per i barbari provvedimenti nazisti»; GaT, 17/11/38, p. 1, «Amsterdam»; Avg, 17/11/38, p. 3, «L’ospitalità danese»; Dov, 17/11/38, p. 2, «Azione del governo olandese a favore degli ebrei». 84
Avg, 26/11/38, p. 3, «L’aiuto Belga»; LSt, 24/11/38, p. 4, «Per risolvere il problema ebraico»; GaT,
26/11/38, p. 3, «Belgio. Per un aiuto agli ebrei»; LSt, 22/11/38, p. 2, «Crescente indignazione nel Belgio contro l’antisemitismo. Il Governo sospende il rinvio degli ebrei»; GaT, 24/11/38, p. 3, «Per risolvere il problema ebraico». 85
GaT, 23/11/38, p. 3, «Dimostrazioni di protesta nel Canada»; LSt, 23/11/38, p. 4, «Proteste di
religiosi contro il Reich». 86
LSt, 29/11/38, p. 4, «Mosca».
87
GdP, 29/11/38, p. 1, «La giornata»; LSt, 29/11/38, p. 4, «Cile».
88
LSt, 16/11/38, p. 1, «Dopo i progroms in Germania. Commenti della stampa svedese».
89
PpL, 11/11/38, p. 1, «Dopo il decesso di von Rath».
90
CdT, 19/11/38, p. 1, «Notizie dal Mondo Berlino»; LSt, 19/11/38, p. 4, «L’Ambasciatore tedesco
a Washington richiamato»; PpL, 18/11/38, p. 1, «Anche l’ambasciatore tedesco a Washington richiamato»; Dov, 19/11/38, p. 2, «L’ambasciatore tedesco a Washington richiamato». 91
GaT, 16/11/38, p. 1, «I nazisti e le reazioni estere agli eccessi antisemiti».
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NOTE
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GaT, 18/11/38, p. 1, «Le lagnanze della Frankfurter Zeitung»; Dov, 18/11/38, p. 1, «Sulle mani-
489
festazioni antisemite». 93
GdP, 12/11/38, p. 2, «Violente manifestazioni antisemite in Germania»; LSt, 12/11/38, p. 2,
«Proteste del Comitato ebraico mondiale»; Dov, 11/11/38, p. 7, «Protesta di ebrei». 94
PpL, 17/11/38, p. 3, «L’ondata di indignazione in America»; Avg, 18/11/38, p. 3, «La profonda
indignazione del popolo americano». 95
LSt, 21/11/38, p. 4, «A che servirà?»; Avg, 22/11/38, p. 3, «Una richiesta israelita».
96
CdT, 14/11/38, p. 5, «Un appello del Gran Rabbino»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938. ..e
loro non resta che pregare». 97
CdT, 21/11/38, p. 5, «Un mese di lutto proclamato dagli ebrei in Polonia»; LSt, 22/11/38, p. 1,
«La questione degli ebrei. L’azione polacca»; Dov, 21/11/38, p. 7, «30 giorni di lutto in seguito alle persecuzioni degli ebrei». 98
Avg, 22/11/38, p. 3, «Fra gli ebrei svizzeri».
99
Avg, 14/11/38, p. 1, «Aberrazioni antisemite nel Reich».
100
Avg, 17/11/38, p. 1, «Antisemitismo in azione. Nuovi conflitti».
101
LSt, 12/11/38, p. 3, «I prodromi in Germania. Tutte le sinagoghe sono incendiate»; LSt, 14/11/38,
p. 4, «Persecuzioni sempre più inaudite agli ebrei tedeschi»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938. La verità viene a galla»; LSt, 19/11/38, p. 3, «Cultura germanica. Gli ebrei minacciati di morte»; LSt, 19/11/38, p. 3, «Un rabbino ferocemente percosso»; LSt, 22/11/38, p. 2, «Crescente indignazione nel Belgio contro l’antisemitismo. Il Governo sospende il rinvio degli ebrei»; LSt, 26/11/38, p. 1, «I prodromi nella Germania occidentale»; LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocefissi del fascismo». 102
LSt, 14/11/38, p. 1, «I fuori legge».
103
LSt, 16/11/38, p. 2, «Pagina della scuola. Il maglio. Morte all’ebreo».
104
LSt, 22/11/38, p. 1, «Sdegno Universale contro Hitler. La questione degli ebrei».
105
CdT, 11/11/38, p. 3, «Ultime notizie. Il furore antisemita in Germania»; CdT, 14/11/38, p. 5, «La
spietata campagna antisemita in Germania». 106
CdT, 11/11/38, p. 1, «La giornata estera. Cronaca».
107
CdT, 12/11/38, p. 1, «Rassegna settimanale».
108
CdT, 11/11/38, p. 1, «Terrorismo antisemita in Germania».
109
CdT, 11/11/38, p. 3, «Ultime notizie. Il furore antisemita in Germania».
110
CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campagna antisemita in Germania».
111
CdT, 14/11/38, p. 5, «L’iniquità di un’ammenda».
112
CdT, 15/11/38, p. 2, «La nota».
113
CdT, 18/11/38, p. 2, «Il problema dell’antisemitismo».
114
GaT, 26/11/38, p. 1, «Dopo i saccheggi di Berlino».
115
GaT, 23/11/38, p. 3, «Il problema ebraico. Ciò che vuole la Polonia».
116
Dov, 17/11/38, p. 1, «Nota estera . Terrorismo».
117
Dov, 24/11/38, p. 1, «Aspetti della questione ebraica».
Note da pagina 228 a pagina 232
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118
Dov, 28/11/38, p. 1, «La Svizzera e gli ebrei».
119
GdP, 13/11/38, p. 3, «Feroci misure antisemite in Germania».
120
GdP, 15/11/38, p. 2, «La feroce caccia agli ebrei in tutto il Reich».
121
GdP, 11/11/38, p. 2, «In breve; GdP, 26/11/38, p. 1, «Razzismo integrale».
122
GdP, 12/11/38, p. 1, «Nel clima della persecuzione e dell’odio».
123
Ibidem.
124
GdP, 19/11/38, p. 6, «Gli eccessi antisemiti in Germania e gli interessi svizzeri»; GdP, 26/11/38,
p. 1, «Razzismo integrale». 125
GdP, 26/11/38, p. 1, «Razzismo integrale».
126
PpL, 10/11/38, p. 1, «Il delitto di Parigi».
127
PpL, 15/11/38, p. 1, «Fino allo sterminio completo».
128
PpL, 14/11/38, p. 1, «La ripugnante persecuzione contro gli ebrei».
129
PpL, 15/11/38, p. 1, «Fino allo sterminio completo».
Note
130
PpL, 15/11/38, p. 1, «La feroce campagna contro gli ebrei».
da pagina 233
131
PpL, 23/11/38, p. 3, «Si vogliono distruggere gli ebrei del Reich».
a pagina 239
132
Gua, 24/11/38, p. 2, «Il nazismo, gli ebrei e noi».
133
PpL, 06/04/38, p. 1, «I vescovi tedeschi decidono di mantenere il silenzio sul plebiscito».
134
PpL, 18/11/38, p. 1, «Le dimostrazioni contro l’Arcivescovado a Monaco»; GdP, 15/11/38, p. 3,
«L’assalto al palazzo arcivescovile». 135
GdP, 18/11/38, p. 1, «Anche in Germania si sente vergogna per gli eccessi del nazismo».
136
PpL, 23/11/38, p. 1, «L’esposizione ufficiale del piano di persecuzione».
137
PpL, 23/11/38, p. 1, «La lotta contro il cristianesimo nel Reich. Nuove violenze a Monaco».
138
Regio decreto legge, 17 novembre 1938-XVII n. 1728, Provvedimenti per la difesa della razza
italiana. Vedi testo in Appendice, Doc. I-g, p. 438. 139
Regio decreto legge, 7 settembre 1938-XVII, n. 1381 Provvedimenti nei confronti degli ebrei
stranieri. Vedi testo in Appendice, Doc. I-d, p. 432. 140
Dichiarazione sulla razza, cit.. Vedi testo in Appendice, Doc. I-f, p. 435.
141
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, cit., vedi testo in Appendice, Doc.
I-e, p. 433; GaT, 11/11/38, p. 3, «Le leggi razziali decise dal Consiglio dei ministri»; CdT, 10/11/38, p. 1, «Rivista Italiana»; PpL, 11/11/38, p. 3, «I decreti contro gli ebrei tradotti in legge in Italia». 142
Dov, 11/11/38, p. 2, «Il Consiglio italiano dei Ministri approva le leggi razziali»; PpL, 12/11/38, p.
1, «Sull’esempio nazista». 143
CdT, 10/11/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GdP, 09/11/38, p. 3, «La razza in Italia»; GdP, 11/11/38, p.
2, «Il nuovo codice civile italiano»; PpL, 10/11/38, p. 1, «Il C.C. italiano e il razzismo». 144
GdP, 08/11/38, p. 3, «Provvedimenti del Governo italiano»; GaT, 08/11/38, p. 3, «Italia.
Risoluzione del Consiglio dei Ministri». 145
GaT, 07/11/38, p. 1, «Italia: 3522 famiglie escluse dai provvedimenti contro gli ebrei»; CdT,
07/11/38, p. 1, «Rivista Italiana»; Dov, 07/11/38, p. 2, «Gli ebrei in Italia che non saranno sottoposti alle note restrizioni»; LSt, 07/11/38, p. 4, «La lotta antisemita in Italia».
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NOTE
146
Dov, 05/11/38, p. 2, «Un discorso di Mussolini».
147
Dov, 08/11/38, p. 1, «Autarchia in Italia».
148
CdT, 19/11/38, p. 1, «Accentuate discrepanze tra il razzismo italiano e il razzismo germanico»;
491
GaT, 19/11/38, p. 3, «Italia. Ezio Garibaldi contro il razzismo tedesco»; GdP, 19/11/38, p. 7, «Bravo Garibaldi»; LSt, 22/11/38, p. 1, «Appunti e note. Perfino Ezio Garibaldi»; PpL, 19/11/38, p. 1, «Il deputato fascista Garibaldi contro l’importazione del nazismo tedesco in Italia»; Dov, 21/11/38, p. 1, «Nota estera. Garibaldi e il razzismo». 149
GdP, 19/11/38, p. 7, «Bravo Garibaldi».
150
Dov, 21/11/38, p. 1, «Garibaldi e il razzismo».
151
LSt, 22/11/38, p. 1, «Appunti e note. Mussolini “giudeo-massonico-marxista”».
152
LSt, 22/11/38, p. 1, «Appunti e note. Perfino Ezio Garibaldi».
153
LSt, 22/11/38, p. 1, «Appunti e note. Proconsole di Hitler».
154
LSt, 24/11/38, p. 1, «Ezio Garibaldi contro il Duce».
155
GaT, 19/11/38, p. 3, «Toscanini assumerebbe la cittadinanza americana»; GdP, 19/11/38, p. 7,
Note
«Toscanini si fa americano»; LSt, 19/11/38, p. 4, «Toscanini si fa americano»; Dov, 19/11/38, p. 2, da pagina 239 «Toscanini si fa americano». 156
GaT, 25/11/38, p. 3, «Italia»; Dov, 25/11/38, p. 4, «Toscanini non muta la cittadinanza».
157
Dov, 22/11/38, p. 1, «Il premio Nobel per la fisica ad Enrico Fermi».
158
PpL, 18/11/38, p. 1, «Le dimostrazioni contro l’Arcivescovado a Monaco»; GdP, 15/11/38, p. 3,
«L’assalto al palazzo arcivescovile». 159
GdP, 19/11/38, p. 1, «L’eresia nordica».
160
Ibidem.
161
PpL, 18/11/38, p. 1, «L’eresia nordica».
162
Sillabus, cit., vedi testo in Appendice, Doc. Cat-b, p. 448.
163
PpL, 25/11/38, p. 1, «Il giornale di Göbbels vuole che il governo italiano faccia tacere i Vescovi!».
164
GdP, 04/11/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano»; Fam, 10/11/38, p. 1, «Razzismo italiano».
165
CdT, 11/11/38, p. 3, «La nuova legge italiana sul matrimonio contraria al concordato?»; CdT,
15/11/38, p. 1, «Rivista Italiana»; GaT, 15/11/38, p. 3, «Italia. Il Vaticano e le norme razziali in materia di matrimonio»; GdP, 12/11/38, p. 2, «Una violazione del Concordato in Italia». 166
PpL, 14/11/38, p. 3, «Una nota dell’Osservatore sulle leggi razziste italiane».
167
Lettera di Pio XI a Mussolini, del 4 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia degli ebrei
italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino, 1993, p. 564. Vedi testo in Appendice. Doc. Cat-e, p. 449. 168
Lettera di Pio XI a Vittorio Emanuele III, del 5 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 564. Vedi testo in Appendice: Doc. Cat-f, p. 450. 169
Lettera di Vittorio Emanuele III a Pio XI, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 565. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-h, p. 451. 170
PpL, 17/11/38, p. 1, «Il re d’Italia ha risposto al Papa “Principio di confortevole dialogo”».
171
Lettera di Mussolini a Vittorio Emanuele III, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo,
Storia degli ebrei italiani…, cit., p. 565. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-g, p. 451.
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172
Cfr. qui, p. 338.
173
PpL, 09/11/38, p. 1 «La prolusione dell’on. Farinacci “La Chiesa e gli ebrei”».
174
GdP, 20/11/38, p. 1, «Razzismo, antisemitismo e altro».
175
Ibidem
176
GdP, 27/11/38, p. 7, «Un articolo interessante. Idee buone e idee sbagliate».
177
CdT, 28/11/38, p. 1, «Rivista Italiana».
178
Vedi sopra, nota 176.
179
CdT, 21/11/38, p. 2, «Confederazione»; GaT, 21/11/38, p. 1, «Una risposta a Nicole»; Avg,
22/11/38, p. 3, «Una risposta all’interpellanza Nicole». 180
CdT, 15/11/38, p. 3, «La situazione degli ebrei svizzeri in Germania; Avg, 17/11/38, p. 1,
«L’azione antisemita in Germania e gli interessi svizzeri»; GdP, 19/11/38, p. 6, «Gli eccessi antisemiti in Germania e gli interessi svizzeri»; PpL, 16/11/38, p. 1, «L’azione antisemitica in Germania e gli interessi svizzeri!»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938. Magazzini di cittadini svizzeri saccheggiati». Note
181
GaT, 28/11/38, p. 1, «Tra Svizzera e Reich. Dichiarazioni del Ministro Svizzero a Berlino»; LSt,
da pagina 246 28/11/38, p. 4, «Un discorso del Ministro Svizzero a Berlino»; Testo del discorso dell’ambasciatore a pagina 255
svizzero in Germania alla festa del 90º anniversario della Società Svizzera di Beneficenza di Monaco»; per il testo del discorso del Ministro Frölicher a Monaco vedi in Appendice, Doc. CH-c, p. 398. 182
LSt, 09/11/38, p. 1, «L’incubo della barbarie».
183
SüS, 19/11/38, p. 5, «Ausländisches: Holland und die Juden»; Avg, 17/11/38, p. 3, «Per facili-
tare l’emigrazione degli ebrei»; Avg, 17/11/38, p. 3, «Dichiarazioni del ministro Colijn»; Dov, 17/11/38, p. 2, «Azione del governo olandese a favore degli ebrei». 184
GaT, 21/11/38, p. 1, «La Svizzera e i rifugiati Germanici»; Avg, 21/11/38, p. 1, «La Svizzera e i
rifugiati germanici»; PpL, 19/11/38, p. 1, «Confederazione. La Svizzera e i rifugiati Germanici». 185
PpL, 19/11/38, pp.1-2, «Emigranti e persone sprovviste di documenti»; LSt, 19/11/38, p. 3, «Agli
emigranti e alle persone sprovviste di documenti». 186
GdP, 30/11/38, p. 3, «Profughi ebrei» ; LSt, 30/11/38, p. 4, «Profughi»; Dov, 01/12/38, p. 2, «Gli
ebrei rifugiati»; SüS, 03/12/38, p. 3, «Eidgenossenschaft». 187
CdT, 21/11/38, p. 2, «Confederazione»; Dov, 21/11/38, p. 2, «Per i fanciulli di emigranti».
188
L’accoglienza dei bambini e L’esclusione dei bambini ebrei, in CIE, La Svizzera e i profughi…, pp.
242-244. 189
Avg, 02/11/38, p. 3, «Soccorso israelita».
190
Avg, 18/11/38, p. 1, «Per soccorrere gli ebrei poveri».
191
Dov, 14/11/38, p. 3, «Appello al popolo ticinese e agli stranieri domiciliati nel Ticino»; Avg,
14/11/38, p. 1, «Soccorso ai rifugiati». 192
Centrale Svizzera di soccorso ai rifugiati Zurigo Chèques postale XIII-20116: Basler Hilfstelle für
Flüchtlinge, Basel; Bureau centrale de Bienfaisance, Genève; Schweiz. Caritasberband, Luzern; Schweiz. Flüchtlingshilfe, Zentralstelle Bern; Schweiz. Freiheiskomitee, Zürich; Schweiz. Hilfswerk für deutsche Gelehrte, Zürich; Schweiz. Hilfswerk für Emigrantenkinder, Zürich; Schweiz. Kirchliches Komitee für evangelische Flüchtlinge; con sezioni in Ginevra, Berna, Zurigo; Schweiz. Landeskonferenz für Soziale Arbeit,
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Zürich; Schweiz. Vereinigung für den Völkerbund, Lausanne; Schweiz. Zweig der internationalen
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Frauenliga für Frieden und Freiheit, Zürich; Service de Renseignements pour les Réfugies, Genève; Verband Schweiz. Israelitischer Armenpflegen, Zürich; Glarner Komitee für Flüchtlingshilfe, Glarus; Hilfskomitee für Flüchtlinge in Chur; Schweizerische Emigrantenhilfe, Führsorgestelle Bern. 193
Vedi sopra Nota 191.
194
GaT, 15/11/28, p. 2, «Segnalazioni. Un appello».
195
CdT, 21/11/38, p. 2, «Curiosità».
196
Dov, 07/11/38, p. 1, «Utopie ?».
197
LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocifissi del fascismo».
198
Fia, N. 4 Gennaio 1939, p. 3, «La lotta contro gli ebrei in Germania».
199
Dov, 18/11/38, p. 7, «Premio Nobel per la Pace».
200
Avg, 11/11/38, p. 3, «Circa l’iniziativa antisemita».
201
CdT, 12/11/38, p. 3, «Le organizzazioni naziste in un discorso del presidente della
Confederazione»; GdP, 13/11/38, p. 1, «Contro le mene naziste». 202
Avg, 22/11/38, p. 3, «Dopo i provvedimenti antinazisti».
203
GaT, 16/11/38, p. 3, «Proibizione di tre organi del nazismo svizzeri; GdP, 16/11/38, p. 3, «Il
Consiglio Federale vieta i 3 organi nazisti ; PpL, 16/11/38, p. 1, «Organi nazional socialisti svizzeri vietati». 204
Dov, 28/11/38, p. 1, «La Svizzera e gli ebrei»; Avg, 06/12/38, p. 1, «Rassegna Federale. La
Svizzera e gli ebrei»; PpL, 10/12/38, p. 1, «La Svizzera e gli ebrei». 205
LSt, 25/11/38, p. 3, «Lugano e dintorni. Arresti alla frontiera di Chiasso»; LSt, 26/11/38, p. 3,
«Lugano e dintorni. Arresti alla frontiera; Dov, 26/11/38, p. 7, «Arresti per contrabbando». 206
INz, 12/11/38, p. 2, «Antisemitismo».
207
INz, 12/11/38, p. 2, «Forze occulte».
208
INz, 12/11/38, p. 2, «Il problema ebraico. Quando non si fa opera di prevenzione».
209
INz, 19/11/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei».
210
Raffaele Ballerini, Della questione giudaica in Europa, in La Civiltà Cattolica, anno 41 serie XIV
Vol. IV, Roma, 1890, (Le cause) pp. 5-20, (Gli effetti) pp. 385-407, (I rimedi) pp. 641-655. 211
INz, 26/11/38, p. 1, «Gli ebrei attualmente in Isvizzera».
212
Giustizia [NUF], , 19/11/38, p. 1, «La razza italiana».
213
Fna, 30/11/38, p. 1, «Storielle ebree: La filiale pietà dei fratelli Nathan»; Fna, 30/11/38, p. 1,
«Storielle ebree: Il trucco ingegnoso di Giacobbe e Gedeone». 214
Fam, 19/11/38, p. 3, «Ultima domenica dopo Pentecoste».
215
Avg, 11/11/38, p. 3, «I profughi cecoslovacchi»; Avg, 17/11/38, p. 3, «I profughi politici».
216
LSt, 28/11/38, p. 1, «Nel campo di Heralec».
217
PpL, 11/11/38, p. 3, «Rifugiati dei sudeti consegnati alla Germania. Quattro riescono a fuggire».
218
PpL, 02/11/38, p. 1, «Per i rifugiati tedeschi a Praga».
219
Avg, 17/11/38, p. 3, «I provvedimenti ungheresi»; CdT, 17/11/38, p. 1, «Provvedimenti antise-
miti anche in Ungheria».
Note da pagina 255 a pagina 265
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220
PpL, 08/11/38, p. 3, «Gli ebrei lasciano i territori ceduti all’Ungheria»; LSt, 19/11/38, p. 2,
«Terrore nei territori occupati dell’Ungheria». 221
CdT, 19/11/38, p. 5, «L’antisemitismo in Ungheria»; PpL, 19/11/38, p. 3, «L’antisemitismo in
Ungheria»; Dov, 19/11/38, p. 7, «Le persecuzioni contro gli ebrei in Ungheria…». 222
CdT, 18/11/38, p. 3, «Tentativi antisemiti sventati in Rumenia»; LSt, 19/11/38, p. 3, «La Guardia
di Ferro»; Dov, 18/11/38, p. 7, «Tentativo di Manifestazioni contro gli ebrei represse in Romania». 223
CdT, 21/11/38, p. 5, «Sinagoga rumena distrutta da un’esplosione»; LSt, 22/11/38, p. 1, «La que-
stione degli ebrei. Attentato in una Sinagoga rumena». 224
CdT, 24/11/38, p. 1, «Notizie dal mondo. Bucarest»; GaT, 24/11/38, p. 1, «Ondata di antisemitismo».
225
Dov, 19/11/38, p. 7, «…ed in Romania».
226
PpL, 22/11/38, p. 3, «Manifestazioni antisemite in Rumenia».
227
CdT, 28/11/38, p. 5, «Attentato terroristico in un teatro ebraico».
228
CdT, 14/11/38, p. 5, «Disordini antisemiti anche a Varsavia».
Note
229
CdT, 26/11/38, p. 1, «Sanguinosa aggressione antisemita in Polonia».
da pagina 265
230
CdT, 14/11/38, p. 5, «Disordini antisemiti anche a Varsavia».
231
Dov, 21/11/38, p. 7, «30 giorni di lutto in seguito alle persecuzioni degli ebrei. L’antisemitismo
a pagina 268
prosegue a Danzica»; CdT, 21/11/38, p. 5, «Un mese di lutto proclamato dagli ebrei in Polonia». 232
CdT, 19/11/38, p. 5, «Preoccupazioni in Polonia per l’immigrazione ebraica»; GaT, 19/11/38, p. 3,
«Il punto di vista polacco». 233
GaT, 23/11/38, p. 3, «Il problema ebraico. Ciò che vuole la Polonia».
234
LSt, 21/11/38, p. 4, «Una nuova residenza per i rifugiati tedeschi»; LSt, 29/11/38, p. 2, «Per i rifu-
giati ebrei»; CdT, 19/11/38, p. 1, «Il soccorso agli ebrei tedeschi»; GaT, 19/11/38, p. 3, «Il problema ebraico»; PpL, 21/11/38, p. 1, «La Guiana accoglierà degli ebrei». 235
PpL, 21/11/38, p. 1, «Il Chile farà altrettanto».
236
LSt, 22/11/38, p. 1, «La questione degli ebrei. Una risoluzione londinese».
237
Dov, 21/11/38, p. 7, «Un appello a Roosevelt»; CdT, 21/11/38, p. 5, «Gli ebrei chiedono di rifu-
giarsi in Palestina». 238
PpL, 21/11/38, p. 3, «Gli ebrei in Palestina».
239
CdT, 17/11/38, p. 1 «Gerusalemme».
240
Dov, 10/11/38, p. 7, «L’abbandono del piano di divisione della Palestina».
241
Avg, 26/11/38, p. 3, «Un discorso di Mac Donald ministro delle Colonie».
242
PpL, 17/11/38, p. 3, «Uno stato speciale?».
XII - Il mese di dicembre 1
CdT, 03/12/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; Avg, 03/12/38, p. 1, «Il prossimo processo
Grynszpan»; GaT, 03/12/38, p. 5, «Il padre di Von Rath si costituisce parte civile». 2
GdP, 01/12/38, p. 2, «Gli zii di Grynszpan».
3
Avg, 05/12/38, p. 1, «L’estendersi delle barbarie naziste»; CdT, 05/12/38, p. 5, «La persecuzio-
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NOTE
ne antisemita nel Reich»; GaT, 05/12/38, p. 1, «Altre misure antisemite»; LSt, 05/12/38, p. 4, «Nuovi
495
provvedimenti antisemiti in Germania»; Dov, 05/12/38, p. 6, «La persecuzione contro gli ebrei continua»; SüS, 07/12/38, p. 6, «Deutschland: Berlin». 4
GaT, 06/12/38, p. 1, «La posizione degli ebrei nel Reich».
5
GaT, 29/12/38, p. 1, «Germania. Si vogliono scompartimenti ferroviari per gli ebrei».
6
PpL, 29/12/38, p. 1, «Gli ebrei di Berlino sfrattati».
7
GaT, 06/12/38, p. 1, «La posizione degli ebrei nel Reich».
8
SüS, 10/12/38, p. 2 (Nr. 100), «Ausländisches. Deutschland-Oesterreich».
9
LSt, 05/12/38, p. 1, «Il valore delle proprietà ebraiche a Berlino».
10
LSt, 10/12/38, p. 1, «L’espropriazione degli ebrei tedeschi».
11
Ibidem.
12
PpL, 16/12/38, p. 1, «Gli ebrei pagano».
13
LSt, 15/12/38, p. 4, «Il miliardo».
14
GaT, 06/12/38, p. 1, «La posizione degli ebrei nel Reich».
15
PpL, 13/12/38, p. 1, «Gli ebrei devono scomparire dalla Germania entro due anni. Un nuovo pro- da pagina 269
getto». 16
GaT, 05/12/38, p. 1, «Germania. Altre minacce dallo “Schwarze Korps” agli ebrei».
17
GaT, 03/12/38, p. 5, «Un discorso di Rosenberg»; Avg, 03/12/38, p. 1, «Lo spudorato fanatismo
nazista». 18
PpL, 16/12/38, p. 1, «Conferenza di Ludwig a Parigi che solleva proteste in Germania».
19
CdT, 09/12/38, p. 5, «La condizione giuridica degli ebrei meticci nel Reich».
20
LSt, 12/12/38, p. 1, «I cattolici soccorrono le vittime dei prodromi».
21
PpL, 14/12/38, p. 5, «Documentazioni impressionanti»; Fam, 17/12/38, p. 3, «La persecuzione
in Germania». 22
LSt, 15/12/38, p. 1, «Un rifiuto del pastore Niemöller».
23
LSt, 27/12/38, p. 1, «Il terrore nazista all’estero».
24
GdP, 01/12/38, p. 1, «La giornata».
25
Dov, 27/12/38, p. 2, «La tensione tedesco-americana. Chiusura di consolati».
26
Avg, 24/12/38, p. 1, «Un discorso e una protesta».
27
Avg, 24/12/38, p. 1, «La protesta tedesca respinta a Washington».
28
Avg, 24/12/38, p. 1, «Pronti alla rappresaglia».
29
PpL, 02/12/38, p. 1, «Morti per l’emozione?».
30
LSt, 27/12/38, p. 1, «Brutalità».
31
GdP, 04/12/38, p. 2, «In breve»; SüS, 14/12/38», p. 4, «England: Das Flüchtlingsproblem».
32
PpL, 13/12/38, p. 3, «I beni degli ebrei tedeschi e una visita di Schacht a Londra».
33
PpL, 17/12/38, p. 1, «I colloqui del dott. Schacht».
34
CdT, 20/12/38, p. 1, «La giornata estera. Cronaca».
35
Avg, 22/12/38, p. 3, «Per l’espatrio degli ebrei»; CdT, 22/12/38, p. 1, «La giornata estera. La que-
stione degli ebrei».
Note a pagina 274
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36
CdT, 24/12/38, p. 1, «Trattative per l’emigrazione degli ebrei dalla Germania».
37
PpL, 22/12/38, p. 1, «Agitata vigilia di Christmas».
38
PpL, 30/12/38, p. 1, «Per l’emigrazione degli ebrei tedeschi».
39
Un libro sul destino dei ragazzi espatriati dalle organizzazioni umanitarie è Winfrid Georg Sebald,
Austerlitz, Adelphi, Milano, 2002; inoltre, sull’argomento, vedi anche il film La fuga degli angeli del regista Mark Jonathan Harris, Gran Bretagna-USA 1997. 40
PpL, 03/12/38, p. 1, «Ragazzi ebrei inviati in Inghilterra».
41
Avg, 15/12/38, p. 1, «Profughi accolti».
42
Avg, 16/12/38, p. 3, «Per il soccorso per i profughi ebrei»; LSt, 16/12/38, p. 4, «A favore degli ebrei».
43
SüS, 10/12/38, p. 5, «Ausländisches. Deutschland».
44
PpL, 12/12/38, p. 1, «Un messaggio papale per i rifugiati».
45
LSt, 20/12/38, p. 4, «Interpellanza Nicole sugli israeliti».
46
LSt, 17/12/38, p. 1, «Il problema degli ebrei nel Belgio».
Note
47
Avg, 20/12/38, p. 3, «Una opportuna precisazione dei dignitari della chiesa anglicana.
da pagina 274
48
GaT, 10/12/38, p. 1, «Il Giappone non fa antisemitismo.
a pagina 282
49
LSt, 12/12/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. La situazione degli ebrei».
50
CdT, 17/12/38, p. 1, «Giornata estera. La requisizione delle proprietà immobiliari degli ebrei in
Italia»; GaT, 17/12/38, p. 1, «Italia. Le Misure a carico degli ebrei»; GdP, 17/12/38, p. 3, «Si spogliano gli ebrei in Italia»; LSt, 17/12/38, p. 4, «Nuove misure antisemite in Italia»; PpL, 17/12/38, p. 1, «Nuovi provvedimenti contro gli ebrei in Italia»; SüS, 21/12/38, p. 4, «Ausländisches. Italien Die Juden müssen zahlen»; Fam, 24/12/38, p. 2, «Notizie estere. Italia. Si spogliano gli ebrei». 51
GdP, 16/12/38, p. 2, «La fine della Camera italiana»; Dov, 15/12/38, p. 7, «Alla Camera italiana».
52
Fam, 24/12/38, p. 2, «Le leggi sulla difesa della razza»; GdP, 22/12/38, p. 2, «Al Senato italiano».
53
Dov, 15/12/38, p. 7, «Alla Camera italiana».
54
GaT, 03/12/38, p. 1, «Cronache Svizzere ed estere. Gli ebrei a Trieste»; CdT, 03/12/38, p. 1,
«Rivista Italiana». 55
CdT, 05/12/38, p. 1, «Rivista Italiana».
56
LSt, 15/12/38, p.1, «Notizie brevi; CdT, 14/12/38, p. 1, «Rivista Italiana».
57
GaT, 14/12/38, p. 3, «Telegrammi».
58
GdP, 15/12/38, p. 2, «In breve».
59
CdT, 05/12/38, p. 1, «Rivista Italiana».
60
LSt, 13/12/38, p. 1, «Il suicidio di Formiggini»; LSt, 16/12/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. Ancora sul
suicidio dell’editore Formiggini». 61
LSt, 17/12/38, p. 1, «Ebrei».
62
CdT, 07/12/38, p. 1, «Note vaticane. Il nuovo decreto-legge sul matrimonio in Italia».
63
Dov, 16/12/38, p. 1, «Il Vaticano e il razzismo».
64
Fam, 17/12/38, p. 1, «La Chiesa e il razzismo (II parte)».
65
GdP, 22/12/38, p. 1 «Una nuova vittoria dei nazisti».
66
Fam, 17/12/38, p. 1, «La Chiesa e il razzismo (II parte)».
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NOTE
67
Per l’omelia del Cardinale Ildefonso Schuster, vedi qui, p. 243.
68
Gua, 10/12/38, p. 2, «Sette cardinali contro il razzismo».
69
PpL, 05/09/38, p. 3, «La lotta conto gli ebrei in Italia. Sono prossime altre misure»; CdT,
497
06/09/38, p. 3, «L’antisemitismo in Germania. Altri provvedimenti in vista». 70
PpL, 16/12/38, p. 1, «Un arretrato».
71
Corneliu Zelea Codreanu (1899-1938) fondò nel 1923 il movimento nazionalista antisemita Legione
Arcangelo Gabriele che dal 1931 divenne Guardia di Ferro. Quest’organizzazione, ricordata in particolare per i suoi assassini politici, si guadagnò il favore delle classi più povere rurali e operaie con l’istituzione di brigate per il raccolto e mediante la promozione di costruzioni di ponti, chiese e dighe. Nelle città la Guardia gestiva mense e negozi a prezzi moderati. Nel 1937 Codreanu ottiene il 16% dei voti ma nel 1938 il suo movimento venne messo fuori legge. Fu arrestato e nella notte del 30 novembre 1938 venne ucciso (insieme ai suoi accoliti) dalle guardie carcerarie nel corso di un trasferimento da un carcere all’altro. La spiegazione parlò di ‘tentativo di fuga’. Dopo la morte di Codreanu, la Guardia di Ferro continuò ad esistere e partecipò al governo del paese nel 1944, su pressione di Hitler. Sotto questo governo la repres-
Note
sione antisemita fu particolarmente brutale. Dopo la caduta del regime di Ceausescu si sono ricostituiti da pagina 282 gruppi di estrema destra che si riferiscono alla Legione Arcangelo Gabriele con contatti che raggiungono il livello governativo tramite esponenti del Partito contadino cristiano democratico nazionale. 72
CdT, 10/12/38, p. 1, «Rassegna settimanale».
73
LSt, 03/12/38, p. 1, «La colpa agli ebrei»; CdT, 02/12/38, p. 1, «Situazione torbida in Romania».
74
PpL, 02/12/38, p. 1, «La situazione in Romania dopo la morte di Codreanu».
75
PpL, 05/12/38, p. 3, «La sorte degli ebrei i Romania».
76
LSt, 03/12/38, p. 1, «La colpa agli ebrei»; CdT, 02/12/38, p. 1, «Situazione torbida in Romania».
77
PpL, 05/12/38, p. 3, «La sorte degli ebrei i Romania».
78
CdT, 10/12/38, p. 1, «Rassegna settimanale».
79
LSt, 14/12/38, p. 4, «Sinagoghe in fiamme in Slovacchia».
80
Fam, 17/12/38, p. 2, «Bruciate due sinagoghe dalla popolazione a Turava in Slovacchia».
81
Dov, 13/12/38, p. 7, «Contro gli ebrei».
82
PpL, 24/12/38, p. 1, «L’antisemitismo in Cecoslovacchia».
83
GaT, 24/12/38, p. 1, «Cecoslovacchia. Misure antisemite».
84
PpL, 24/12/38, p. 1, «L’antisemitismo in Cecoslovacchia».
85
PpL, 22/12/38, p. 1, «Si riconsegnano anche i rifugiati».
86
PpL, 24/12/38, p. 1, «Povero Natale».
87
Dov, 22/12/38, p. 7, «Per sistemare la posizione degli ebrei polacchi»; GdP, 23/12/38, p. 2,
«Antisemitismo in Polonia». 88
PpL, 12/12/38, p. 1, «Stalin e gli ebrei»
89
Dov, 24/12/38, p. 1, «Il progetto circa gli ebrei in Ungheria»; Avg, 24/12/38, p. 1,
«L’antisemitismo ungherese»; CdT, 24/12/38, p. 1, «Opposizioni alla legge antisemita in Ungheria». 90
CdT, 29/12/38, p. 1, «Notizie dal mondo»; GaT, 28/12/38, p. 3, «Ungheria. Una vittima della legi-
slazione razzista»; LSt, 28/12/38, p. 4, «L’antisemitismo in Ungheria. Un suicidio».
a pagina 286
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498
91
PpL, 09/12/38, p. 1, «Camere federali. Consiglio Nazionale»; Dov, 09/12/38, p. 2, «Camere fede-
rali. Consiglio Nazionale». 92
GaT, 15/12/38, p. 3, «Notizie telegrafiche. Importanti esposizioni di Baumann e Motta al
Consiglio Nazionale». 93
Avg, 16/12/38, p. 1, «Circa i rapporti germano-svizzeri»; CdT, 15/12/38, p. 1, «Camere federali.
Consiglio Nazionale»; GaT, 15/12/38, p. 3, «Notizie telegrafiche. Importanti esposizioni di Baumann e Motta al Consiglio Nazionale»; GdP, 16/12/38, pp. 1-2, «L’on Motta parla al Consiglio Nazionale del discorso del ministro Frölicher»; PpL, 15/12/38, p. 1, «La risposta dell’on Motta alle interpellanze Walter e Meyerhans»; Dov, 15/12/38, p. 8, «Circa i rapporti germano-svizzeri». 94
Discorso dell’Ambasciatore svizzero in Germania Frölicher alla festa del 90º anniversario della
Società Svizzera di Beneficenza di Monaco. Vedi testo in Appendice, Doc. CH-c, p. 398. 95
LSt, 07/12/38, p. 1, «Ciò che Frölicher ha detto a Monaco»; GaT, 06/12/38, p. 3, «Notizie tele-
grafiche. Che cosa disse il ministro Frölicher»; PpL, 03/12/38, p. 1, «Sul discorso del sig. ministro»; Note
PpL, 6/12/38, p. 1, «Alla giornata. L’aggiunta».
da pagina 287
96
PpL, 03/12/38, p. 1, «Sul discorso del sig. ministro».
a pagina 294
97
LSt, 07/12/38, p. 1, «Ciò che Frölicher ha detto a Monaco. Enormità».
98
PpL, 03/12/38, p. 1, «Sul discorso del sig. ministro»; PpL, 06/12/38, p. 1, Alla giornata.
L’aggiunta». 99
Vedi sopra, nota 93.
100
LSt, 10/12/38, p. 1, «La Germania vuole l’annessione della Svizzera».
101
Vedi sopra, nota 93.
102
Vedi in www.switzerland.taskforce.ch: La Suisse face aux activités pro-nazies. Per le attività di
Von Bibra in Svizzera vedi Werner Rings, La Svizzera in guerra 1933-45, Mondadori, Milano, 1975, pp. 77-78, 249-251, 255-257, 283-284, 287-290, 343-345. 103
Edgar Bonjour, Geschichte der schweizerischen Neutralitaet. Vier Jahrhunderte
Eidgenoessischer Aussenpolitik. 104f, Band III, 1930-1939. 2. umgearbeitete und erweiterte Auflage. Basel: Helbling & Lichtenhahn 1967. 104
PpL, 06/12/38, p. 1, «Bravi i nostri studenti».
105
Dov, 05/12/38, p. 2, «La questione degli studenti germanici in Svizzera».
106
Vedi sopra, nota 93.
107
Dov, 05/12/38, p. 2, «La questione degli studenti germanici in Svizzera».
108
Vladimiro Macchi, Il nuovo dizionario Italiano-Tedesco Sansoni, Firenze 1975.
109
Duden Wörterbuch, Dudenverlag, Manheim 1993.
110
GaT, 10/12/38, p. 1, «Come si avvelena l’opinione pubblica».
111
Ibidem.
112
GaT, 12/12/38, p. 1, «Segnalazioni. Neutralità e stampa».
113
GdP, 20/12/38, p.7, «Risposta al Völkischer Beobachter»; GaT, 20/12/38, p. 3, «Libertà di stam-
pa e neutralità in un articolo del “Bund”»; Dov, 29/12/38, p. 1, «Svizzera e fascismo». 114
LSt, 14/12/38, p. 1, «Difesa spirituale del paese. Giornalisti svizzeri espulsi dall’Italia».
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Avg, 30/12/38, p. 1, «Una risposta all’interpellanza Bodenmann»; Dov, 29/12/38, p. 1, «Tra
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Germania e Svizzera». 116
LSt, 17/12/38, p. 1, «Appunti e Note. I fascisti elogiano l’on Motta».
117
CdT, 16/12/38, p. 1, «L’ottima impressione nel Reich per le dichiarazioni al Consiglio Nazionale»;
LSt, 17/12/38, p. 1, «Appunti e Note. I fascisti elogiano l’on Motta». 118
Ibidem.
119
PpL, 15/12/38, p. 3, «Soddisfazione a Berlino».
120
GaT, 16/12/38, p. 3, «Echi italiani»; LSt, 17/12/38, p. 1, «Appunti e Note. I fascisti elogiano
l’on. Motta». 121
GdP, 28–29–30/12/38, sempre a p. 1, «La difesa spirituale della Confederazione».
122
LSt, 22/12/38, p. 1, «Un appello proibito».
123
LSt, 06/12/38, p. 2, «Opinioni. Umanesimo o barbarismo».
124
GaT, 16/12/38, p. 3, «Il delitto di uno studente a Losanna»; LSt, 17/12/38, p. 1, «Un delitto»; GdP,
16/12/38, p. 3, «Enry Gruenberg»; PpL, 16/12/38, p. 3, «Un delitto alla clinica universitaria di Losanna»; Dov, 16/12/38, p. 2, «Una tragedia all’ospedale cantonale di Losanna». 125
LSt, 27/12/38, p. 1, «Toscanini ritornerà in Isvizzera».
126
GaT, 20/12/38, p. 1, «Da Zurigo. Il ballo degli studenti italiani».
127
Dov, 10/12/38, p. 2, «Un giudizio di E. Ludwig sulla Svizzera».
128
Dov, 29/12/38, p. 1, «Svizzera e fascismo».
129
Avg, 12/12/38, p. 1, «Gentilezze fasciste».
130
LSt, 28/12/38, p. 3, «Sul caso del Cons. di Stato Antognini perquisito alla frontiera di Chiasso».
131
Ibidem.
132
LSt, 14/12/38, p. 1, «Attività dei Consolati contro gli ebrei anche nel Ticino».
133
GaT, 14/12/38, p. 1, «Pubblicazioni: Meinrad Inglin Giovinezza di un Popolo, traduzione di Piero
Bianconi». 134
PpL, 05/12/38, p. 1, «Alla giornata. Un libro che va ritirato».
135
PpL, 06/12/38, p. 1, «Alla giornata. Al bando».
136
Dov, 12/12/38, p. 2, «Si perquisisce»; Avg/12/38, p. 1, «Una perquisizione».
137
INz, 03/12/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei “Pietà per gli ebrei”».
138
A questo proposito vorremmo fare un’osservazione. Abbiamo spulciato meticolosamente i gior-
nali del 1938 ma non abbiamo trovato da nessuna parte la massiccia presenza di inserzioni di ‘negozi ebraici’ tanto deprecata da L’Idea Nazionale. 139
INz, 10/12/38, p. 2, «Cronache italiane Quattro chiacchiere sui “poveri” ebrei».
140
INz. 17/12/38, p. 1, «Il signor Ludwig».
141
INz, 17/12/38, p. 1, «Pietà per gli ebrei».
142
INz, 17/12/38, p. 2, «San Tomaso e gli ebrei».
143
Avg, 30/12/38, p. 1, «Compiti nuovi, vecchi doveri»; GaT, 29/12/38, p. 1, «Un anno eccezionale:
1938»; GdP, 31/12/38, p. 1, «Rassegna di fine anno»; LSt, 31/12/38, p. 1, «Bilancio 1938. Germania» 1938; PpL, 31/12/38, p. 1, «Muore un anno che non lascia rimpianti. Ci protegga Iddio per quello che
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lo segue»; Dov, 30/12/38, p. 1, «Grave trapasso d’anno e onerosa eredità»; Dov, 31/12/38, p. 1, «Commiato di fin d’anno. Nota estera». 144
LSt, 27/12/38, p. 1, «Malinconie di Natale».
145
Dov, 24/12/38, p. 2, «Novella di Natale. Il sogno dell’ebreo».
146
LSt, 27/12/38, p. 1, «Malinconie di Natale».
147
Ibidem.
XIII - Le risposte alle domande 1
CdT, 03/01/38, p. 1, «La politica razzista del nuovo governo rumeno»; GdP, 12/01/38, p. 3, «Il
Governo rumeno vuol sbarazzarsi degli ebrei»; GaT, 12/01/38, p. 3, «Re Carol e il problema ebraico»; Avg, 12/01/38, p.3, «Il Governo rumeno e la questione degli israeliti»; CdT, 20/01/38, p.3, «L’esodo degli ebrei dalla Rumania»; Dov, 20/01/38, p. 7, «La situazione in Romania»; GaT, 31/01/38. p. 3, «Provvedimenti di Note
carattere razzista in Rumania»; LSt, 01/02/38, p. 2, «La politica razzista in Romania»; GaT, 08/01/38, p.
da pagina 305 1, «Il nuovo orientamento della Rumenia»; LSt, 07/01/38, p. 4, «Il Fascismo in Rumania; CdT, 07/01/38, a pagina 310
p. 1, «La Romania verso un regime fascista»; CdT, 12/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Il regime nazionalista in Rumenia»; CdT, 14/02/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Il nuovo regime in Rumenia»; LSt, 10/03/38, p. 4, «La persecuzione contro gli ebrei in Rumania»; GaT, 10/03/38, p. 3, «Romania. Sulla posizione degli ebrei»; Avg, 10/03/38, p. 3, «In Romania la verifica della nazionalità»; CdT, 18/11/38, p. 3, «Tentativi antisemiti sventati in Rumenia»; LSt, 19/11/38, p. 3, «La Guardia di Ferro»; Dov, 18/11/38, p. 7, «Tentativo di Manifestazioni contro gli ebrei represse in Romania»; CdT, 21/11/38, p. 5, «Sinagoga rumena distrutta da un’esplosione»; LSt, 22/11/38, p. 1, «La questione degli ebrei. Attentato in una Sinagoga rumena»; CdT, 24/11/38, p. 1, «Notizie dal mondo. Bucarest»; GaT, 24/11/38, p. 1, «Ondata di antisemitismo»; Dov, 19/11/38, p. 7, «...ed in Romania»; PpL, 22/11/38, p. 3, «Manifestazioni antisemite in Rumenia»; CdT, 28/11/38, p. 5, «Attentato terroristico in un teatro ebraico»; CdT, 02/12/38, p. 1, «Situazione torbida in Romania»; PpL. 02/12/38, p. 1, «La situazione in Romania dopo la morte di Codreanu»; PpL, 05/12/38, p. 3, «La sorte degli ebrei i Romania». 2
Cenni biografici su Corneliu Zelea Codreanu, vedi qui, p. 497, nota 71.
3
Cenni biografici su Octavian Goga, vedi qui, p. 457, nota 12.
4
CdT, 10/01/38, p. 7, «Nazisti Ungheresi prendono a randellate gruppi di sciatori»; GdP, 11/01/38,
p. 2, «Gesta di nazisti in Ungheria»; Dov, 11/01/38, p. 2, «Sciatori ebrei aggrediti dai social-nazionalisti»; CdT, 07/03/38, p. 5, «Azione antisemita anche in Ungheria»; LSt, 08/03/38, p. 1, «Persecuzione degli ebrei in Ungheria»; GdP, 08/03/38, p. 3, «Gli ebrei in Ungheria»; GaT, 15/04/38, p. 1, «La legge sugli ebrei in Ungheria»; LSt, 11/04/38, p. 3, «Nuove misure reazionarie in Ungheria»; GdP, 07/05/38, p. 2, «L’Ungheria e gli ebrei»; Avg, 27/05/38, p. 1, «Una legge sugli ebrei»; CdT, 18/05/38, p. 1, «Il Governo Imredy»; CdT, 28/06/38, p. 5, «La legge sugli ebrei in Ungheria»; CdT, 08/08/38, p. 1, «L’avanzata del nazionalsocialismo in Ungheria»; Avg, 17/11/38, p. 3, «I provvedimenti ungheresi»; CdT, 17/11/38, p. 1, «Provvedimenti antisemiti anche in Ungheria»; PpL, 08/11/38, p. 3, «Gli ebrei lasciano i territori ceduti all’Ungheria»; LSt, 19/11/38, p. 2, «Terrore nei territori occupati dell’Ungheria»; CdT, 19/11/38, p. 5,
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«L’antisemitismo in Ungheria»; PpL, 19/11/38, p. 3, «L’antisemitismo in Ungheria»; Dov, 19/11/38, p. 7,
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«Le persecuzioni contro gli ebrei in Ungheria». 5
CdT, 21/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia»; GdP, 08/06/38, p. 5, «Una grande
manifestazione di contadini a Varsavia»; Dov, 27/06/38, p. 7, «Una manifestazione ebraica a Varsavia»; CdT, 27/06/38, 3, «Dimostrazioni di ebrei in Polonia»; Dov, 28/06/38, p. 7, «Una marcia di ebrei in Palestina»; GdP, 29/06/38, p. 2, «Una marcia di 10.000 ebrei dalla Polonia alla Palestina». 6
Vedi qui a p. 213.
7
PpL, 05/10/38, p. 3, «Rabbia anticeca e antisemita nelle regioni occupate dai tedeschi»; CdT,
21/10/38, p. 1, «Gli ebrei e l’accordo di Monaco»; Avg, 11/11/38, p. 3, «I profughi cecoslovacchi»; LSt, 14/12/38, p. 4, «Sinagoghe in fiamme in Slovacchia»; Fam, 17/12/38, p. 2, «Bruciate due sinagoghe dalla popolazione a Turava in Slovacchia»; PpL, 24/12/38, p. 1, «L’antisemitismo in Cecoslovacchia»; GaT, 24/12/38, p. 1, «Cecoslovacchia. Misure antisemite»; 8
Informazione diplomatica, N. 14, vedi testo in Appendice, Doc. I-a, p. 428; vedi anche qui, p. 35.
9
Manifesto degli scienziati razzisti. Vedi testo in Appendice, Doc. I-b, p. 428.
10
Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-d, p. 432; da pagina 310
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-e, p. 433; Dichiarazione sulla razza, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-f, p. 435. 11
Provvedimenti per la difesa della razza italiana, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-g, p. 438.
12
Cfr. qui, p. 71.
13
Legge per il rinnovo dell’amministrazione pubblica, cit., vedi testo in Appendice, Doc. G-a, p.
423; Legge sulla cittadinanza tedesca, cit., vedi testo in Appendice, Doc. G-b, p. 424; Primo regolamento alla legge sulla cittadinanza tedesca, cit., vedi testo in Appendice, Doc. G-c, p. 425. 14
CdT, 07/06/38, p. 5, «Una razzia di accattoni a Vienna»; PpL, 30/03/38, p. 3, «Notizie da Vienna»;
CdT, 01/06/38, p. 3, «L’antisemitismo in Austria. Arresti in massa»; Avg, 02/06/38, p. 1, «Antisemitismo in Austria»; CdT, 08/06/38, p. 3, «La campagna antisemita in Austria»; LSt, 13/08/38, p. 1, «La fuga degli ebrei»; Avg, 02/07/38, p. 3, «Lo scrittore austriaco Auernheim muore in un campo di concentramento»; Dov, 02/07/38, p. 3, «Scrittore austriaco morto in un campo di concentramento»; LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocifissi del fascismo». 15
CdT, 08/06/38, p. 3, «La campagna antisemita in Austria»; LSt, 16/11/38, p. 1, «Dopo i progroms
in Germania. Particolari raccapriccianti»; PpL, 22/12/38, p. 1, «Si riconsegnano anche i rifugiati». 16
CdT, 15/11/38, p. 3, «10.000 ebrei arrestati in Germania»; GaT, 16/11/38, p. 1, «La persecuzio-
ne degli ebrei in Germania e la ripercussione internazionale. 10.000 Israeliti arrestati»; GdP, 15/11/38, p. 2, «La feroce caccia agli ebrei in tutto il Reich»; LSt, 16/11/38, p. 1, «Dopo i progroms in Germania. Particolari raccapriccianti»; Dov, 15/11/38, p. 7, «La persecuzione contro gli ebrei. 10.000 arresti»; 17
PpL, 30/03/38, p. 3, «Notizie da Vienna»; CdT, 11/11/38, p. 3, «Ultime notizie. Il furore antisemita
in Germania»; GaT, 12/11/38, p. 1, «Dopo la morte di von Rath. Un proclama di Göbbels»; GdP, 12/11/38, p. 2, «Violente manifestazioni antisemite in Germania»; PpL, 11/11/38, p. 3, «Eccessi antisemiti in tutta la Germania»; Dov, 11/11/38, p. 7, «Contro le dimostrazioni per l’assassinio»; PpL, 30/03/38, p. 3, «Notizie da Vienna»; CdT, 14/11/38, p. 1, «Gli ebrei messi al bando della vita pubblica ed economica in
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Germania. La reazione di Stati Uniti e Inghilterra»; GaT, 14/11/38, p. 3, «Ciò che dice Göbbels»; LSt, 14/11/38, p. 4, «La tragedia senza fine»; Dov, 14/11/38, p. 7, «Le persecuzioni degli ebrei in Germania». 18
GdT, 07/06/38, p. 5, «Una razzia di accattoni a Vienna».
19
GaT, 06/11/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Germania e la ripercussione internazionale.
10.000 Israeliti arrestati». 20
PpL, 19/05/38, p. 3, «La sorte dei prigionieri cattolici in un campo di concentramento nazista»;
LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocefissi del fascismo»; Fia, N. 4, gennaio 1939, p. 3, «La lotta contro gli ebrei in Germania». 21
LSt, 16/11/38, p. 1, «Dopo i progroms in Germania. Particolari raccapriccianti».
22
LSt, 23/05/38, p. 1, «Per la prima volta dei prigionieri riescono a fuggire da un campo di concen-
tramento»; LSt, 13/08/38, p. 1, «La fuga degli ebrei»; LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocefissi del fascismo»; PpL, 22/12/38, p. 1, «Si riconsegnano anche i rifugiati». 23
PpL, 19/05/38, p. 3, «La sorte dei prigionieri cattolici in un campo di concentramento nazista»;
Note
PpL, 08/09/38, p. 3, «La situazione al campo di concentramento di Dachau».
da pagina 312
24
a pagina 316
Dov, 02/07/38, p. 3, «Scrittore austriaco morto in un campo di concentramento».
Avg, 02/07/38, p. 3, «Lo scrittore austriaco Auernheim muore in un campo di concentramento»;
25
Dov, 11/07/38, p. 7, «Undici pastori evangelici arrestati in Germania».
26
LSt, 28/03/38, p. 4, «Nell’Austria nazificata: un discorso di Göring a Vienna»; GaT, 28/03/38, p.
1, «Nell’Austria nazista. Un discorso di Göring»; Avg, 28/03/38, p. 3, «Un discorso di Göring a Vienna»; Dov, 28/11/38, p. 2, «Un discorso di Göring a Vienna». 27
GaT, 14/11/38, p. 3, «Ciò che dice Göbbels».
28
PpL, 15/11/38, p. 1, «Fino allo sterminio completo».
29
PpL, 14/11/38, p. 1, «La ripugnante persecuzione contro gli ebrei».
30
PpL, 23/11/38, p. 3, «Si vogliono distruggere gli ebrei del Reich»; GdP, 26/11/38, p. 1, «Razzismo
integrale». 31
CdT, 28/04/38, p. 4, «Nuovi provvedimenti antisemiti in Germania».
32
GaT, 05/12/38, p. 1, «Altre minacce dallo Schwarze Korps agli ebrei».
33
CdT, 21/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia».
XIV - La politica svizzera di accoglienza dei profughi 1
GdP, 16/03/38, p. 1, «Problemi austro-svizzeri»; Dov, 15/03/38, p. 1, «Dopo l’annessione
dell’Austria. La sorte dei profughi». 2
Comunicato del DFP del 30 marzo 1938, vedi qui, p. 61.
3
PpL, 20/08/38, p. 1, «Confederazione. L’affluenza di fuggiaschi»; GdP, 20/08/38, p. 2, «Per impe-
dire l’afflusso di profughi»; Dov, 19/08/38, p. 2, «Rivista Svizzera. Esuli dall’Austria e dalla Germania». 4
CdT, 25/08/38, p. 2, «Intorno al problema dei profughi. Negoziati con la Germania circa il visto
dei passaporti»; Avg, 26/08/38, p. 1, «Intorno al problema dei profughi. Negoziati con la Germania circa il visto si passaporti»; Dov, 26/08/38, p. 1, «Dalla capitale federale. Il problema dei profughi».
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NOTE
5
Risoluzione del Consiglio Federale del 4 ottobre 1938, testo tratto da: Avg, 05/10/38, p. 1,
503
«Rassegna federale. Comunicato del Dipartimento federale di Giustizia e polizia»; GaT, 06/10/38, p. 1 «Per arginare l’immigrazione ebraica»; LSt, 06/10/38, p. 2, «Controllo degli emigrati tedeschi». Vedi anche qui, p. 182. 6
AST, RCS, Anno 1938, RDP Gestione 1938, pp. 27-29, vedi testo (parte che concerne profughi
ed ebrei), in Appendice, Doc. T-c, p. 404. 7
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Circolare N. 213 del 4 ottobre 1938 del DFP.
8
GdP, 30/11/38, p. 3, «Profughi ebrei»; LSt, 30/11/38, p. 4, «Profughi»; Dov, 01/12/38, p. 2, «Gli
ebrei rifugiati»; SüS, 03/12/38, p. 3, «Eidgenossenschaft». 9
GaT, 21/11/38, p. 1, «La Svizzera e i rifugiati Germanici»; Avg, 21/11/38, p. 1, «La Svizzera e i
rifugiati germanici»; PpL, 19/11/38, p. 1, «Confederazione. La Svizzera e i rifugiati germanici; Risposta del Dipartimento Politico Federale al Primo Ministro olandese Colijn del 18 novembre»; vedi qui, Capitolo undicesimo - Il mese di novembre, p. 213. 10
Cfr. SGC, verbale manoscritto della Seduta del Gran Consiglio della Repubblica e Cantone del
Note
Ticino del 25 maggio 1939, Sessione ordinaria primaverile 1939, intervento del Consigliere di Stato da pagina 316 Enrico Celio. Trascrizione inedita (parte che concerne profughi ed ebrei) in Appendice Doc. T-e, p. 408. 11
SBA, sezione consultazione: Fondo E 4320 (B) 1991-243 vol. 21. Lettera confidenziale del
Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia del 13 agosto 1942, inviata ai posti di frontiera, ai comandanti di polizia cantonali, alla sezione di polizia d’informazione e di sicurezza del comando dell’esercito. Una fotocopia di questa lettera ci è stata gentilmente spedita dal signor Elio Bollag di Lugano, che ringraziamo. Vedi testo in Appendice, Doc. CH-d, p. 399. 12
Vedi sopra, nota 2.
13
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1: Circolare N. 213 del 4 ottobre 1938 del DFP indirizzata ai
Consolati e Legazioni Svizzeri, parla delle trattative volute dalla Svizzera e istruzioni a proposito della J sui passaporti degli ebrei del Reich; Circolare N. 217 del 29 ottobre 1938 del DFP indirizzata ai Consolati e Legazioni svizzere extraeuropei + Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Norvegia, Svezia Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania, concerne gli Ebrei tedeschi regolarmente domiciliati in paesi esteri, i Consolati devono pretendere che gli ebrei che vogliono venire in Svizzera (per al massimo tre mesi) vadano al Consolato tedesco a farsi apporre la ‘J’ sul passaporto; Circolare N. 218 del 31 ottobre l938 del DFP (firma Baumann) indirizzata alle Legazioni e Consolati Svizzeri, concerne i Polacchi, contiene l’ordine di non rilasciare visti ai portatori di passaporti polacchi senza il permesso della Polizia Federale Stranieri; Lettera circolare del 17 novembre l938 della Divisione di Polizia del DFP (firma Rothmund) indirizzata ai Consolati e Legazioni Svizzere, annuncia l’invio del Comunicato Stampa «per gli emigranti e le persone sprovviste di documenti» e chiede alle Legazioni e Consolati Svizzeri di sorvegliare quali paesi forniscono illegalmente o a pagamento passaporti agli ebrei, chiede inoltre di segnalare singole persone o funzionari che lo fanno abusivamente; Circolare N. 219 dell’ 11 novembre 1938 del DFP ai Consolati Svizzeri (con copia della Circolare N. 217 del 29 ottobre 1938 del DFP) e Circolare N. 220 del 22 novembre 1938 del DFP alle Legazioni e Consolati Svizzeri, riguardano l’entrata in Svizzera dei ressortissants polacchi, le pratiche possono
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essere fatte normalmente solo per i passaporti già ‘revisati’ dopo il 29 novembre 1938 o prima, ma con l’indicazione dell’avvenuta revisione, rimangono però in vigore le limitazioni per gli ebrei polacchi, confermate le disposizioni sull’obbligo del visto e ingiunzione di rifiutare il visto ai portatori di passaporti non ‘revisati’. 14
Per le dichiarazioni di Rothmund alla Conferenza di Évian vedi qui, p. 93 ; LSt, 13/07/38, p. 1,
«Alla conferenza di Évian». 15
Avg, 25/08/38, p. 1, «L’affluenza di profughi diminuisce».
16
Comunicato del DFP del 9 aprile 1938. Vedi qui, p. 61.
17
Le opere umanitarie, In CIE, La Svizzera e i profughi…, p. 58-67; Finanziamento della politica
svizzera dei rifugiati: dall’aiuto privato alla partecipazione della mano pubblica, ibidem, p. 187-189.
Note
18
Il periodo storico e le sue censure. La Svizzera, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., p. 13-15.
19
AST, RCS, Anno 1941, RDP Gestione 1941, p. 22.
20
Cifre e categorie, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., pp. 24-25.
21
AST, RCS, Anno 1937, RDP Gestione 1937, pp. 25-26, vedi testo (parte che concerne profughi
da pagina 319 ed ebrei) in Appendice, Doc. T-b, p. 402. a pagina 328
22
AST, PvT Sessione ordinaria primaverile 1938, Seduta VIII, 14 luglio 1938, discussione della
Gestione del Dipartimento di Polizia: esercizio 1937, pp. 222-232. Vedi testo (parte che concerne profughi ed ebrei) in Appendice, Doc. T-a, p. 400.
XV - La politica dell’Autorità cantonale ticinese verso i profughi 1
AST, RCS, Anno 1937, RDP Gestione 1937, pp. 25-26, vedi testo (parte che concerne profughi
ed ebrei) in Appendice, Doc. T-b, p. 402. Cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. 2
AST, RCS, Anno 1938, RDP Gestione 1938, pp. 27-29, vedi testo (parte che concerne profughi
ed ebrei), in Appendice, Doc. T-c, p. 404. 3
SGC, RCG del 22 maggio 1939, in merito al RDP 1938, vedi testo (parte che concerne profughi
ed ebrei) in Appendice, Doc. T-d, p. 406. 4
SGC, verbale manoscritto del dibattito parlamentare sul RDP Gestione 1938, avvenuto il 25 mag-
gio 1939 in Gran Consiglio a Bellinzona. Vedi testo (nostra trascrizione della parte che concerne profughi ed ebrei) in Appendice, Doc. T-e, p. 408. 5
Nostra ricostruzione del Dibattito parlamentare del 25 maggio 1939 in Gran Consiglio a
Bellinzona, effettuata con l’ausilio degli appunti del Cancelliere verbalista (vedi sopra, nota 4), del testo dell’intervento dell’On. Caroni (vedi nota 12) e con le cronache apparse sui giornali il 26 maggio (vedi nota 10). Vedi testo (parte che concerne profughi ed ebrei) in Appendice, Doc. T-f, p. 411. 6
Vedi sopra, nota 2.
7
Vedi sopra, nota 3.
8
Vedi sopra, note 4 e 5.
9
Vedi sopra, nota 4.
10
LSt, 26/05/39, p. 1, «Gran Consiglio. Si approva la gestione dei Dipartimenti Militare e Polizia»;
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NOTE
Avg, 26/05/39, p. 1, «Gran Consiglio»; PpL, 26/05/39, p. 2, «Gran Consiglio»; GdP, 26/05/39, p. 1,
505
«Gran Consiglio. La gestione Militare e Polizia approvate»; Dov, 26/05/39, «Gran Consiglio. Seduta del 25 maggio»; CdT, 26/05/39, p. 2, «Gran Consiglio»; GaT, 26/05/39, p.2, «Gran Consiglio. Intorno alla Polizia e al Militare». 11
Intervento del deputato Barchi alla seduta del Gran Consiglio ticinese del 25 maggio 1939 (vedi
sopra, nota 5). 12
AST, DPP, scatola 88, incarto 4.3, testo dell’intervento del deputato Caroni alla seduta del Gran
Consiglio del Canton Ticino del 25 maggio 1939; cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. 13
Intervento del deputato Pellegrini alla seduta del Gran Consiglio ticinese del 25 maggio 1939
(vedi sopra, note 4 e 5). 14
Vedi sopra, nota 4.
15
Vedi sopra, nota 2.
16
Vedi sopra, nota 4.
17
AST, RCS, Anno 1939, RDP Gestione 1939.
18
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 5 settembre 1938 del Municipio di Croglio al DPT. da pagina 328
Chiede per una coppia di anziani ebrei polacchi residenti a Milano «un permesso di soggiorno nel Cantone, sia pure sotto la considerazione di ospiti a diporto».. 19
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 14 settembre 1938 del DPT al Municipio di Croglio
(velina rosa). Risposta negativa «facciano istanza al Consolato di Milano» dove ci sono scarse possibilità di successo. 20
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 13 novembre 1938 di Vita Nuova [Casa Ebraica di
Educazione Maderno] al DPT, con richiesta di apertura di una scuola per ragazzine ebree. 21
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 24 dicembre 1938 del DPT in risposta all’organiz-
zazione Vita Nuova. 22
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 7 gennaio 1939 dell’avvocato e notaio Jean Hirsch
di La Chaux de Fond al DPT. 23
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 10 gennaio 1939 del DPT in risposta a Jean Hirsch.
24
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 22 dicembre 1938 al vescovo di Lugano, Mons.
Angelo Jelmini, il cui mittente è presumibilmente il Capo del DPT. 25
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 14 ottobre 1938 ‘urgente’ della Schweizerische
Zentralstelle für Flüchtlingshilfe di Zurigo al DPT L’organizzazione, diretta dal Consigliere di Stato Zurighese Briner, chiede le cifre dei Flüchlinge nel Ticino. 26
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, Lettera del 17 ottobre 1938 del DPT alla Schweizerische
Zentralstelle für Flüchtlingshilfe di Zurigo, allegato un biglietto con l’annotazione fatta a mano delle cifre che compaiono nella lettera. 27
AST, DPP, scatola 88, incarto 3.2, Prospetto degli individui consegnati e ricevuti in consegna alla
Stazione internazionale di Chiasso, redatto dalla Delegazione di Polizia svizzera della Stazione internazionale di Chiasso (con controfirma del Delegato svizzero di Polizia a Chiasso in data 1 luglio 1938, 30 settembre 1938 e 1 gennaio 1939).
Note a pagina 332
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Si tratta di Leo Wagner di Kaaden (Cecoslovacchia) la cui partenza dalla Stazione di Chiasso «è
stata sorvegliata» l’8 e il 12 luglio 1938. 29
AST, RCS, Anno 1941, RDP Gestione 1941, p. 22.
30
AST, RCS, Anno 1944, RDP Gestione 1944.
XVI - La posizione della Chiesa cattolica … 1
GdP, 29/03/38, p. 2, «I vescovi austriaci e il plebiscito».
2
Mit brennender Sorge (Con viva ansia) – Enciclica di Papa Pio XI del 14 marzo 1937. Vedi Civiltà
Cattolica, anno 88, 1937, Vol. II, pp. 193-216. Mit brennender Sorge. Rundschreiben Pius XI über die Lage der Katholischen Kirche im Deutschen Reich, S. Antonius Verlag, Solothurn, 1937.
Note
3
Sillabus, cit., vedi testo in Appendice, Doc. Cat-b, p. 448.
4
L’ipotesi della pubblicazione di un’enciclica di Pio XI era già stata ventilata all’epoca, vedi GdP,
17/07/38, p. 1, «Una nuova enciclica». In quest’articolo si afferma che è prevista un’enciclica contro
da pagina 332 la superemazia di forza della razza e del materialismo. In sostanza il Cristianesimo contro la passione a pagina 336
razzista e nazionalista (nazismo) e contro il sovvertimento mondiale dell’ateismo (comunismo). 5
Pio XI (Achille Ratti) morì il 10 febbraio 1939 e venne sostituito da Pio XII (Eugenio Pacelli) in
seguito alla fumata bianca del 3 marzo 1939. 6
I documenti dell’Archivio vaticano, al momento della stesura del presente libro, non sono anco-
ra stati tutti pubblicati, specialmente quelli che si riferiscono al papato di Pio XII. 7
Vedi anche qui, p. 142; Avg, 06/08/38, p. 1, «Il conflitto cattolico-fascista»; GdP, 09/08/38, 1, «Il
fascismo alla scuola del nazismo». 8
Avg, 1210/38, p. 1, «L’incidente di Vienna (Card. Innitzer)».
9
PpL, 23/11/38, p. 1, «L’esposizione ufficiale del piano di persecuzione».
10
GdP, 18/11/38, p. 1, «Anche in Germania si sente vergogna per gli eccessi del nazismo»; PpL,
23/11/38, p. 1, «L’esposizione ufficiale del piano di persecuzione»; PpL, 23/11/38, p. 1, «La lotta contro il cristianesimo nel Reich. Nuove violenze a Monaco». 11
Vedi sopra, nota 2.
12
Vedi sopra, nota 3.
13
PpL, 16/11/38, p. 1, «A proposito di un nuovo Decreto Legge».
14
Fam, 10/12/38, p. 1, «Il razzismo e la Chiesa, (I parte)».
15
Fam, 17/12/38, p. 1, «La Chiesa e il razzismo, (II parte)».
16
PpL, 09/09/38, p. 1, «Un nuovo discorso del Papa»; Fam, 24/09/38, p. 2, «Razzismo».
17
PpL, 02/08/38, p. 1, «Un nuovo, monumentale discorso del Papa contro il razzismo».
18
PpL, 23/08/38, p. 1, «Il papa condanna ancora l’eccessivo nazionalismo».
19
Gli ebrei a portata di persecuzione, nel 1938, sono oltre mezzo milione in Germania e Austria.
La cifra degli ebrei minacciati aumenterà a diversi milioni nei mesi e anni seguenti con l’espandersi delle conquiste naziste. 20
Il cardinale Schuster, (vedi qui, p. 243) e i cardinali primati del Belgio, di Polonia e del
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NOTE
Portogallo, l’arcivescovo di Parigi e l’Arcivescovo di Filadelfia (Gua, 10/12/38, p. 2, «Sette cardinali
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contro il razzismo»). 21
Lettera pastorale dei Vescovi svizzeri, del 18 settembre 1938, in occasione della Festa Federale
di digiuno e ringraziamento. Testo pubblicato in: PpL, 24/09/38, p. 2, «Le aberrazioni del razzismo, dell’esasperato nazionalismo e dello statismo totalitario denunciate dai Vescovi Svizzeri». 22
PpL, 1/07/38, p. 1, «La Riunione di Evian. In questo articolo viene espresso lo sdegno per le
aggressioni subite da un parroco cattolico di origine ebraica». 23
GdP, 27/03/38, p. 1, «Un gesto del Papa»; LSt, 29/03/38, p. 1, «Un bel gesto: un’elargizione di
1250 lire sterline alla moglie (protestante) dello scienziato Hertz di origine ebraica». 24
CdT, 22/09/38, p. 1, «Il discorso di Trieste».
25
Manifesto degli scienziati razzisti, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-b, p. 428.
26
PpL, 02/08/38, p. 1, «Un nuovo, monumentale discorso del papa contro il razzismo»; GdP,
31/07/38, p. 1, «La Chiesa di fronte al razzismo». 27
Giacomo Acerbo, I fondamenti della dottrina fascista della razza, Ministero della Cultura popola-
re, Roma 1940-XVIII. 28
Antonio Messineo, S.I., I fondamenti della dottrina fascista della razza, in La Civiltà Cattolica,
anno 91-1940, Vol. IV, pp. 216-219, Roma 1940. 29
Raffaele Ballerini, S.I., Della questione giudaica in Europa…, cit., pp. 5-20, pp. 385-407, pp.
641-655. 30
Enrico Rosa, S.I., La questione giudaica e «La Civiltà Cattolica», in La Civiltà Cattolica, anno 89-
1938, Vol. IV, pp. 3-16, Roma 1938. 31
Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-d, p. 432;
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-e, p. 433; Provvedimenti per la difesa della razza italiana, cit., vedi testo in Appendice, Doc. I-g, p. 438. 32
GdP, 16/11/38, p. 1, «La breccia nel Concordato»; PpL, 16/11/38, p. 1, «A proposito di un nuovo
Decreto Legge». 33
Lettera di Pio XI a Mussolini, del 4 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia degli ebrei
italiani…, cit., p. 564. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-e, p. 449. 34
Lettera di Pio XI a Vittorio Emanuele III, del 5 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 564. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-f, p. 450. 35
Lettera di Vittorio Emanuele III a Pio XI, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 565. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-h, p. 451. 36
Lettera di Mussolini a Vittorio Emanuele III, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo,
Storia degli ebrei italiani…, cit., p. 565. Vedi testo in Appendice, Doc. Cat-g, p. 451. 37
Relazione di Padre Tacchi Venturi al segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Maglione, 29
agosto 1943, riportata in Actes et documents du Saint Siège, vol. IX, pp. 458-62. Cit. a p. 459; in Giuseppe Mayda, Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita 1943-1945, Feltrinelli, Milano, 1978, pp. 56-57. 38
Cfr. Michele Sarfatti,, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Einaudi, Torino,
2000, p. 227.
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39
Weekly Standard, 26/02/2001, Vol. 6, Nr. 24: David G. Dalin, «Pius XII and the Jews. A defense».
40
Discorso pronunciato il 13 aprile 1986 da Giovanni Paolo II nel corso della visita alla Sinagoga
di Roma 41
La processione in costume del Giovedì Santo di Mendrisio, che in origine si chiamava ‘La giu-
deiata’ è ancora oggi imperniata sul mito della colpevolezza degli ebrei in ordine alla passione di Cristo. Tra i primi a filare nel corteo c’è il Sinedrio. Vedi www.mendrisio.ch/PSM/gioved2.htm . 42
Un esempio interessante è la Via Crucis di Brissago che raffigura i ‘giudei’ come esseri mostruo-
si gozzoluti. Già ripetutamente è stato invano chiesto all’autorità comunale e parrocchiale di sistemare per lo meno dei cartelli che rendano edotti i visitatori che si tratta di un modo d’espressione storicamente superato. 43
David I. Kertzer, I Papi contro gli Ebrei, Rizzoli, Milano, 2002, pp. 128-134.
44
Vedi sopra, nota 29.
45
Autore non indicato, Intorno alla questione del Sionismo, in La Civiltà Cattolica, anno 89-1938,
Note
Vol. II, pp. 76-82 Roma, 1938.
da pagina 341
46
a pagina 346
pp. 146-153, Roma, 1938. 47
Mario Barbera, La questione dei Giudei di Ungheria, in La Civiltà Cattolica, anno 89-1938, Vol. III, Giovanni Sale, S.I., Antigiudaismo o antisemitismo? Le accuse contro la Chiesa e la «Civiltà
Cattolica», in La Civiltà Cattolica, anno 153-2002, Vol. II pp. 419-431, Roma 2002. 48
Vedi sopra, nota 30.
49
GdP, 04/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano».
50
Fam, 19/11/38, p. 3, «Ultima domenica dopo Pentecoste».
51
Fam, 15/10/38, p. 2, «Dom. XIX dopo Pentecoste».
XVII - La posizione degli schieramenti politici e della stampa 1
Andrea Ghiringhelli, Il Ticino della transizione. 1889-1922. Verso l’affermazione del multipartiti-
smo e dei prerequisiti della democrazia consociativa, Dadò, Locarno 1988. 2
Mauro Cerutti, Fra Roma e Berna. La Svizzera italiana nel ventennio fascista, Franco Angeli,
Milano, 1986. 3
Roberto Bianchi, Il Ticino politico contemporaneo 1921-1975, Dadò, Locarno, 1989.
4
Davide Dosi, Il cattolicesimo ticinese e i fascismi, Edizioni Universitarie, Friburgo (CH), 1999.
5
Pasquale Genasci,
Il partito socialista nel Ticino degli anni ‘40, Fondazione Pellegrini
Canevascini, Lugano, 1985. 6
Legge elettorale cantonale detta comunemente ‘Formula Cattori’ 1922 prevede:
a) un Consiglio di Stato formato da 5 membri (con elezione diretta e proporzionale); b) un Gran Consiglio di 65 membri (con elezione diretta, proporzionale a circondario unico); c) un partito per avere la maggioranza assoluta in Consiglio di Stato deve averla raggiunta anche nel numero dei voti ottenuti. 7
Un piccolo comune ticinese situato a nord di Bellinzona.
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NOTE
8
Giuseppe Butti - Pasquale Genasci - Gabriele Rossi, L’aereo della libertà. Il caso Bassanesi e il
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Ticino, Fondazione Pellegrini-Canevascini, Bellinzona, 2002. 9
Guglielmo Canevascini (1886-1965) nacque a Tenero Contra, presso Locarno, da una famiglia
contadina. Aderì al partito socialista nel 1904 e ricoprì la carica di segretario della Camera del lavoro dal 1907 al 1922. Fu fondatore di Libera Stampa nel 1913. Dal 1917 in avanti divenne il capo indiscusso del Partito Socialista Ticinese. Fu deputato nel Gran Consiglio ticinese e al Consiglio Nazionale a Berna dal 1919 al 1922 e fece parte del Governo del Canton Ticino dal 1922 al 1959. Dal 1922 al 1935 fu, insieme a Giuseppe Cattori (conservatore), artefice dell’alleanza comprendente i socialisti, i conservatori e gli agrari che estromise dal potere il Partito Liberale. Dal 1942 in avanti partecipò alla coalizione liberal-socialista. Negli anni ’30 e ’40 pur sedendo in governo, organizzò l’antifascismo ticinese, collaborò alla lotta dei fuorusciti italiani e sostenne la causa dei repubblicani spagnoli. È ricordato per il suo pragmatismo e per la sua forte personalità che gli aveva procurato il sopranome di ‘Padreterno’. 10
Piero Pellegrini (1901-1959) nacque a Torino dove, ragazzino undicenne, fu operaio alla Fiat. Nel
1921 si trasferì in Ticino, suo paese d’origine. Entrò in Libera Stampa nel 1922 come redattore e in
Note
seguito assunse il ruolo di direttore. Importante dirigente del Partito Socialista Ticinese, fu deputato in da pagina 346 Gran Consiglio e nel 1959 subentrò a Guglielmo Canevascini nel governo cantonale. 11
Vinicio Salati (1908-1994), giornalista e scrittore, fu redattore di Libera Stampa dal 1934 al
1940, poi direttore del settimanale L’Azione. 12
Ignazio Silone, (pseudonimo di Ignazio Tranquilli, 1900-1978), naque a Pescina dei Marsi
(L’Aquila). Dopo la perdita dei genitori nel terremoto della Marsica lasciò gli studi ed entrò in contatto con la Lega dei contadini. Nel 1917, a 17 anni, sull’Avanti, denunciò le le appropriazioni dei fondi destinati alla ricostruzione dopo il terremoto. Fu processato per manifestazioni anti-interventiste dell’Italia nella prima guerra mondiale. Dopo la guerra si trasferì a Roma aderendo al Partito Socialista, e nel 1921 partecipò al congresso di fondazione del Partito Comunista Italiano. Diventò poi direttore del giornale romano L’avanguardia e redattore del giornale triestino Il Lavoratore. Causa la sua opposizione a Stalin, Silone lasciò il partito comunista nel 1930. Dopo l’arresto del fratello nel 1928, abbandonò l’Italia per l’esilio in Svizzera dove continuò la sua azione politica e collaborò anche a Libera Stampa. Dopo la guerra rientrò in Italia, aderì al Partito Socialista Italiano e diresse l’organo del partito L’Avanti. 13
Cfr. Dario Bicocca - Mauro Canali, L’Informatore: Silone, i comunisti e la polizia, Luni Editrice,
Roma, 2000. 14
Ricerca eseguita dalla Fondazione Nenni: Giuseppe Tamburano - Gianna Granati - Alfonso
Isinelli, Processo a Silone. La disavventura di un povero cristiano, Lacaita, Manduria, 2001. 15
Angelo Crespi (1877-1949) simpatizzava per il Socialismo, collaboratore del Tempo di Milano,
diretto da Claudio Treves, e della Critica Sociale. Aderì al movimento liberale. Si trasferì a Londra come corrispondente del Secolo e del Corriere della Sera. Quando Mussolini assunse il potere troncò ogni collaborazione a giornali e periodici italiani. Collaborò anche alla Libertà, organo della Concentrazione antifascista di Parigi e con Libera Stampa. Nel 1935 ottenne la cittadinanza britannica. Attivo rappresentante dell’antifascismo in Inghilterra, amico di Sturzo, Salvemini e Sforza. Insegnante di italiano a
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Birkbeck College (Università di Londra), assiduo collaboratore della Contemporary Review e del Manchester Guardian. Nel dopoguerra riprese a scrivere sul Corriere della Sera e sul Messaggero. 16
LSt, 20/07/38, p. 1, «In difesa di Israele contro i suoi persecutori».
17
Guido Ludovico Luzzatto (1917-1990), storico dell’arte e musicologo, pubblicò studi dedicati a
Giotto, Rembrandt, Dürer, Brunnelleschi, Van Gogh e i dieci decaloghi sulla creazione artistica. Esponente socialista, fu perseguitato dal fascismo per motivi politici e razziali. Nel 1929 partecipò alla preparazione della fuga da Lipari di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti. Dal 1931 fino alla morte collaborò alla Libera Stampa con lo pseudonimo Odis. Nel dopoguerra è stato studioso dell’Olocausto e per tale suo impegno ebbe un riconoscimento da parte del governo d’Israele. 18
Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947), politico, giornalista e sindacalista, entrò nel Partito
Socialista e fu eletto alla Camera dei Deputati nel 1913. Fu pacifista e europeista già ai tempi della prima guerra mondiale. Fu avvocato di parte civile nel processo a Matteotti. Nel 1926, costretto all’esilio, si rifugiò in Francia. Dopo la guerra fece parte della Costituente e aderì al Partito Note
Socialdemocratico. Collaborò a Libera Stampa inviando i suoi pezzi da Parigi. Era fratello dell’artista
da pagina 348 Amedeo Modigliani. a pagina 349
19
LSt, 27/12/38, p. 1, «Malinconie di Natale».
20
LSt, 20/04/38, p. 2, «Pagina della scuola Il maglio: La strage degli innocenti».
21
LSt, 15/10/38, p. 1, «La fuga dei capitali dall’Italia e la campagna razzista»; LSt, 27/10/38, p. 1,
«Notizie dall’Italia». 22
LSt, 05/04/38, p. 2, «In Austria. Sotto la sferza della croce uncinata»; LSt, 06/04/38, p. 3, «Come
si arianizzano i magazzeni in Austria»; LSt, 28/04/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei in Austria»; LSt, 16/05/38, p. 3, «Germania 1938»; LSt, 08/06/38, p. 1, «La nuova Germania e il pensiero scientifico»; LSt, 25/07/38, p. 1, «L’azione contro gli ebrei in Austria»; LSt, 13/08/38, p. 1, «La fuga degli ebrei»; LSt, 23/08/38, p. 1, «Per delitto contro la razza»; LSt, 30/08/38, p. 1, «Barbarie nazi nel Burgerland Austriaco»; LSt, 28/10/38, p. 1, «Le aberrazioni del razzismo»; LSt, 12/11/38, p. 3, «I prodromi in Germania. Tutte le sinagoghe sono incendiate»; LSt, 14/11/38, p. 1, «I fuori legge»; LSt, 15/11/38, p. 2, «Germania 1938. La verità viene a galla»; LSt, 22/11/38, p. 1, «Sdegno Universale contro Hitler»; LSt, 22/11/38, p. 2, «Crescente indignazione nel Belgio contro l’antisemitismo. Il Governo sospende il rinvio degli ebrei»; LSt, 26/11/38. p. 1, «I prodromi nella Germania occidentale»; LSt, 28/11/38, p. 1, «Nel campo di Heralec»; LSt, 28/11/38, p. 3, «Profughi a Lugano. Il calvario dei crocefissi del fascismo». 23
LSt, 11/04/38, p. 3, «Nuove misure reazionarie in Ungheria»; LSt, 05/05/38, p. 3, «Contro la per-
secuzione degli ebrei ungheresi». 24
LSt, 19/07/38, p. 1, «Il “razzismo” in Italia»; LSt, 23/07/38, p. 4, «Ultime notizie il razzismo in
Italia»; LSt, 25/07/38, p.2, «Pagina dei Giovani. Il decalogo del razzismo servile»; LSt, 02/08/38, p. 2, «Pagina dei giovani. L’assurdità razzista fattore di guerra»; LSt, 10/08/38, p. 1, «Fascismo e razzismo»; LSt, 12/08/38, p. 1, «Dall’osservatorio ginevrino. Nel Labirinto degli errori»; LSt, 23/08/38, p. 1, «Ariani, dolicocefali biondi !»; LSt, 23/08/38, p. 1, «Il duce ha sempre ragione»; LSt, 31/08/38, p. 2, «Pagina della scuola. Il maglio. La razza»; LSt, 02/09/38, p. 1, «Copia dello Stürmer»; LSt, 03/09/38, p. 1, «Com’è organizzata la “pacchia”»; LSt, 03/09/38, p. 2, «Razzismo in Italia»; LSt, 07/09/38, p. 1, «L’indignazione uni-
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NOTE
versale per la politica razzista»; LSt, 08/09/38, p. 1, «L’Italia si cerca una razza»; LSt, 20/09/38, p. 1,
511
«Alle radici dell’antisemitismo italiano»; LSt, 03/10/38, p. 2, «Pagina dei giovani. La difesa della razza e le contraddizioni di Mussolini»; LSt, 14/11/38, p. 1, «Antisemitismo lotta di concorrenza»; LSt, 16/11/38, p. 2, «Pagina della scuola. Il maglio. Morte all’ebreo»; LSt,12/12/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. La situazione degli ebrei»; LSt,13/12/38, p. 1, «Il suicidio di Formiggini»; LSt, 16/12/38, p. 1, «Notizie dall’Italia. Ancora sul suicidio dell’editore Formiggini». 25
LSt, 20/06/38, p. 1, «Il problema semita come problema europeo»; LSt, 20/07/38, p. 1, «In dife-
sa di Israele contro i suoi persecutori»; LSt, 08/09/38, p. 2, «Appunti e note»; LSt, 14/11/38, p. 1, «I fuori legge». 26
LSt, 09/07/38, p. 1, «A Evian. Il problema internazionale dei profughi politici»; LSt, 12/07/38, p.
1, «Dall’osservatorio ginevrino. La conferenza di Evian»; LSt, 16/07/38, p. 1, «L’America si pronuncia». 27
LSt, 02/04/38, p. 2, «La miseria dei rifugiati»; LSt, 12/04/38, p. 2, «Poveri emigranti».
28
LSt, 19/09/38, p. 1, «L’esodo».
29
LSt, 27/08/38, p. 1, «La tragica situazione degli ebrei»; LSt, 05/09/38, p. 1, «Emigranti»; LSt,
25/10/38, p. 1, «La persecuzione degli ebrei nella Svizzera». 30
LSt; 13/09/38, p. 2, «Le donne svizzere a favore dei profughi»; LSt, 19/09/38, p. 1, «Per il diritto
d’asilo. Un appello al Consiglio Federale»; LSt, 20/09/38, p. 2, «Nel Partito Socialista Svizzero»; LSt, 22/12/38, p. 1, «Un appello proibito». 31
LSt, 29/07/38, p. 1, «Sulla strada del razzismo».
32
GaT, 12/10/38, p. 1, «Segnalazioni antisemitismo».
33
GaT, 04/10/38, p. 1, «La preveggenza socialista».
34
LSt, 20/06/38, p. 1, «Il problema semita come problema europeo»: vedi testo qui, p. 86.
35
LSt, 09/11/38, p. 1, «L’incubo della barbarie»: vedi testo qui, pp.250-252.
36
LSt, 06/12/38, p. 2, «Opinioni. Umanesimo o barbarismo»: vedi testo qui, pp. 298-299.
37
Votazioni cantonali del 1927 e del 1931 per il rinnovo del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio
del Canton Ticino. 38
Sito internet ufficiale del Partito Liberale Radicale Ticinese: www.plrt.ch/contenuti/archiviodocu-
mento/Ricordo_L_Olgiati.pdf. 39
Avg, 05/04/38, p. 1, «Un limpido e coraggioso discorso dell’on. G.B. Rusca sulla libertà di asso-
ciazione». 40
Avg, 03/10/38, p. 1, «La neutralità svizzera in un eloquente discorso dell’on. G.B. Rusca al
Consiglio nazionale». 41
Avg, 20/07/38, p. 1, «L’ora della razza»; Avg, 22/07/38, p. 1, «Razzismo italiano»; Avg, 02/08/38,
p. 1, «Mussolini contro Pio XI»; Avg, 24/09/38, p. 1, «L’ora della razza. Note d’attualità»; Avg, 08/10/38, p. 1, «Nella politica italiana: I provvedimenti antisemiti»; Avg, 14/10/38, p. 1, «L’epurazione all’università». 42
Avg, 21/06/38, p. 1, «Barbarie nazista»; Avg, 28/07/38, p. 1, «Smentita israelita».
43
Avg., 20/07/38, p. 1, «L’ora della razza».
44
Avg, 21/06/38, p. 1, «Barbarie nazista»; Avg, 24/09/38, p. 1, «L’ora della razza. Note d’attualità»;
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512
Avg, 14/11/38, p. 1, «Aberrazioni antisemite nel Reich»; Avg, 17/11/38, p. 1, «Antisemitismo in azione. Nuovi conflitti». 45
Avg, 20/07/38, p. 1, «L’ora della razza».
46
Avg, 14/11/38, p. 1, «Aberrazioni antisemite nel Reich».
47
Avg, 20/07/38, p. 1, «L’ora della razza»; Avg, 22/07/38, p. 1, «Razzismo italiano»; Avg, 08/10/38,
p. 1, «Nella politica italiana: I provvedimenti antisemiti». 48
Avg, 14/10/38, p. 1, «L’epurazione all’università».
49
Avg, 25/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi».
50
Dov, 08/11/38, p. 1, «Autarchia in Italia»; Dov, 15/12/38, p. 7, «Alla Camera italiana».
51
Dov, 15/03/38, p. 1, «La diana razzista».
52
Dov, 17/11/38, p. 1, «Nota estera. Terrorismo»; Dov, 17/10/38, p. 1, «Razza e architettura»; Dov,
10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma Impressioni circa un dissidio» con una “Nota di redazione” posta in coda all’articolo, che dice: “(1) e che noi pubblichiamo esclusivamente come tali rimanendo inequivoNote
cabile ed assoluto il nostro dissenso dalla politica razzista ed antisemita….NdR”.
da pagina 353
53
a pagina 357
Dov, 15/03/38, p. 1, «La diana razzista»; Dov, 10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma Impressioni circa
un dissidio»; Dov, 24/11/38, p. 1, «Aspetti della questione ebraica»; Dov, 28/11/38, p. 1, «La Svizzera e gli ebrei». 54
Dov, 10/10/38, p. 1, «Opinioni circa gli ebrei».
55
Dov, 28/11/38, p. 1, «La Svizzera e gli ebrei».
56
Dov, 24/11/38, p. 1, «Aspetti della questione ebraica».
57
Dov, 24/12/38, p. 2, «Novella di Natale. Il sogno dell’ebreo».
58
Dov, 22/10/38, p. 1, «Sionismo».
59
Vedi sopra, nota 57.
60
Dov, 17/11/38, p. 1, «Nota estera. Terrorismo»: testo completo, p. 232, Capitolo undicesimo. Il
mese di Novembre. La stampa della Svizzera italiana e “la notte dei cristalli”. 61
Dov, 15/03/38, p. 1, «La diana razzista»; Dov, 10/08/38, p. 1, «Lettera da Roma Impressioni circa
un dissidio». 62
Dov, 29/12/38, p. 1, «Svizzera e fascismo».
63
Dov, 07/09/38, p. 1, «Politica Federale. Situazioni e considerazioni. Diritto d’asilo».
64
GaT, 29/08/38, p. 4, «Un censimento degli usignoli».
65
GaT, 21/07/38, p. 4, «La germania possiede il maggior numero di telefoni in Europa».
66
GaT, 07/07/38, p. 4, «Berlino diventerà una delle più belle e grandiose città del mondo».
67
GaT, 25/05/38, p. 4, «Progressi dell’agricoltura tedesca».
68
GaT, 11/05/38, p. 4, «Quanto beve ogni tedesco in un anno».
69
GaT, 26/10/38, p. 3, «Gas asfissianti nella cura del mal di denti».
70
GaT, 03/07/39, p. 4, «Anche le piante dormono».
71
GaT, 18/11/39, p. 4, «Poliziotti fosforescenti a Berlino».
72
GaT, 03/07/39, p. 4, «Il coltello galleggiante ed il termometro all’occhiello».
73
GaT, 17/02/38, «Gli ebrei in Italia. Facendo il punto».
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NOTE
74
GaT, 16/11/38, p. 1, «Una protesta dei minatori inglesi»; GaT, 16/11/38, p. 1, «Il significato di un
513
gesto americano»; GaT, 17/11/38, p. 1, «Una dichiarazione di Roosevelt»; GaT, 15/11/38, p. 3, «Indignazione britannica»; GaT, 23/11/38, p. 3, «Dimostrazioni di protesta nel Canadà»; GaT, 23/11/38, p. 3, «L’atteggiamento del parlamento inglese»; GaT, 23/11/38, p. 3, «Dichiarazione di Chamberlain»; GaT, 12/11/38, p. 3, «Commenti inglesi»; GaT, 16/11/38, p. 1, «Largo movimento nei Paesi Bassi a favore dei profughi». 75
GaT, 10/11/38, p. 1, «Dopo l’attentato di Parigi»; GaT, 09/11/38, p. 1, «L’impressione nella capi-
tale francese». 76
GaT, 18/11/38, p. 1, «Le lagnanze della Frankfurter Zeitung».
77
GaT, 20/07/38, p. 1, «Politica internazionale. La proclamazione razzista degli intellettuali italiani».
78
Ibidem.
79
GaT, 23/07/38, p. 1, «Rassegna estera. Ancora sul manifesto dei razzisti italiani».
80
GaT, 21/07/38, p. 3, «Italia. Intorno a principi razzisti».
81
GaT, 19/09/38, p. 1, «Dopo le leggi razziste. Le posizioni degli ebrei in Italia».
82
GaT, 14/12/38, p. 3, «Telegrammi»; GaT, 06/10/38, p. 1, «Per esportazione abusiva di valuta»; da pagina 358
GaT, 07/10/38, p. 1, «Chiassese vittima a Milano di un’audace truffa»; GaT, 13/10/38, p. 3, «Una truffa sui cambi». 83
GaT, 13/08/38, p. 1, «Italia. La campagna antisemita del Tevere».
84
GaT, 23/07/38, p. 1, «Notizie telegrafiche»; GaT, 27/07/38, p. 1, «Italia. La politica della razza».
85
Ibidem.
86
GaT, 27/07/38, p. 1, «Italia. La politica della razza».
87
GaT, 12/08/38, p. 1, «Il podestà di Trieste Salem si dimette»; GaT, 25/08/38, p. 3, «Un consiglio
di Farinacci agli ebrei». 88
GaT, 12/08/38, p. 1, «Il podestà di Trieste Salem si dimette».
89
GaT, 17/08/38, p. 3, «Italia. La statura media degli italiani in aumento».
90
GaT, 18/08/38, p. 3, «Gli ebrei in Italia».
91
GaT, 19/08/38, p. 3, «Ancora sul problema ebraico».
92
GaT, 21/10/38, p. 1, «Divieto di macellazione secondo il rito ebraico».
93
GaT, 04/08/38, p. 1, «Italia. La teoria razzista e il filosemitismo di Pio XI».
94
GaT, 07/09/38, p. 3, «Italia. Una parte dell’Etiopia agli ebrei italiani».
95
GaT, 04/08/38, p. 1, «Politica cantonale. L’immigrazione ebrea e i socialisti».
96
GaT, 04/08/38, p. 1, «Politica cantonale. L’immigrazione ebrea e i socialisti»; GaT, 04/10/38, p.1,
«La preveggenza socialista». 97
GaT, 12/10/38, p. 1, «Segnalazioni antisemitismo».
98
Vittore Frigerio (1885-1961) iniziò la sua carriera al Corriere del Ticino come impiegato e poi
come corrispondente da Milano. Ricoprì la carica di direttore del giornale dal 1912 al 1957. Oltre a giornalista fu autore di romanzi e opere teatrali. Firmava i suoi articoli con lo pseudonimo Gavroche. 99
CdT, 30/12/33, p. 1, «Democrazia e fascismo svizzero. Punti chiari» (da Roberto Bianchi, Il Ticino
politico contemporaneo 1921-1975, Dadò, Locarno1989).
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514
100
Ibidem.
101
CdT, 08/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Problemi dell’attualità ungherese»; CdT, 21/01/38, p. 1,
«Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia»; CdT, 22/06/38, p.1, «Evoluzione Austriaca»; CdT, 04/07/38, p. 1, «Gli ebrei in Ungheria»; CdT, 23/07/38, p. 1, «Giornata estera. Il razzismo in Italia»; CdT, 27/08/38, p. 1, «Rivista Italiana».. 102
CdT, 23/05/38, p. 2, «La nota»; CdT, 06/08/38, p. 2, «La nota»; CdT, 15/11/38, p. 2, «La nota»;
“Gavroche” è lo pseudonimo del direttore del Corriere del Ticino, Vittore Frigerio. 103
CdT, 21/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia».
104
CdT, 02/06/38, p. 1, «L’Austria dopo l’Anschluss».
105
CdT, 20/06/38, p. 5, «Una settimana di terrore per gli ebrei in Germania»; CdT, 21/06/38, p. 3,
«Gli eccessi dell’antisemitismo a Berlino»; CdT, 11/11/38, p. 1, «Terrorismo antisemita in Germania»; CdT, 14/11/38, p. 5, «La spietata campagna antisemita in Germania»; CdT, 14/11/38, p. 5, «L’iniquità di un’ammenda». Note
106
CdT, 21/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia».
da pagina 359
107
CdT, 04/07/38, p. 1, «Gli ebrei in Ungheria».
a pagina 361
108
CdT, 24/02/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Il nuovo regime in Rumenia».
109
CdT, 21/01/38, p. 1, «Lettere da Vienna. Gli ebrei in Polonia».
110
CdT, 21/10/38, p. 1, «Gli ebrei e l’accordo di Monaco».
111
CdT, 21/07/38, p.1, «La Giornata estera. Lo strano movimento razzista in Italia»; CdT, 23/07/38,
p. 1 «Giornata estera. Il razzismo in Italia»; CdT, 03/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Il razzismo italiano»; CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma. Razzismo e campagna antisemita». 112
CdT, 10/08/38, p. 3, «Il numero degli ebrei in Italia»; CdT, 11/08/38, p. 1, «Lettere da Roma.
Razzismo e campagna antisemita»; CdT, 27/08/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 15/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano». 2. Parte; CdT, 31/10/38, p. 1, «Lettere da Roma. Le misure antisemite e la reazione del popolo italiano»; CdT, 15/11/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 03/12/38, p. 1, «Rivista Italiana». 113
CdT, 15/11/38, p. 1, «Rivista Italiana».
114
CdT, 23/07/38, p. 1, «Giornata estera. Il razzismo in Italia»; CdT, 03/08/38, p. 1, «Lettere da
Roma. Il razzismo italiano»; CdT, 06/08/38, p. 1, «Rivista Italiana». 115
CdT, 23/07/38, p. 1, «Giornata estera. Il razzismo in Italia».
116
CdT, 06/10/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 15/10/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 14/10/38, p.
1, «Rivista Italiana»; CdT, 05/12/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 14/12/38, p. 1, «Rivista Italiana»; CdT, 19/12/38, p. 1, «Un grosso affare di contrabbando». 117
CdT, 17/10/38, p. 5, «Organizzazione antifascista scoperta in Italia»; CdT, 18/10/38, p. 3,
«Particolari sul complotto antifascista in Italia». 118
CdT, 23/07/38, p. 1, «Giornata estera. Il razzismo in Italia»; CdT, 27/08/38, p. 1, «Rivista Italiana».
119
CdT, 21/07/38, p. 1, «La Giornata estera. Lo strano movimento razzista in Italia»; CdT, 03/08/38,
p. 1, «Lettere da Roma. Il razzismo italiano»; CdT, 12/08/38, p. 1, «Razzismo italiano»; CdT, 15/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano. 2. Parte»; CdT, 31/10/38, p. 1, «Lettere da Roma. Le misure antisemite e la reazione del popolo italiano».
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NOTE
120
CdT, 15/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano».
121
CdT, 18/11/38, p. 2, «Il problema dell’antisemitismo».
122
CdT, 13/07/38, p. 1, «Lettere da Parigi. La conferenza di Evian».
123
Vedi sopra, nota 121.
124
CdT, 25/08/38, p. 2, «I rifugiati».
125
Ibidem.
126
Francesco Alberti (1882-1939), dottore in Filosofia e in Teologia, nacque a Montevideo da una
515
famiglia di modesto ceto sociale. La sua formazione religiosa ebbe luogo a Milano. Dal 1905 al 1917 si dedicò al sacerdozio. In seguito si occupò di sindacalismo, organizzazione della gioventù cattolica, e fu tra i fondatori della “Guardia Luigi Rossi”. Entrò come giornalista al giornale Popolo e Libertà e ne fu direttore a due riprese, dal 1921 al 1928 e dal 1935 al 1939. Con la sua personalità diede all’organo del Partito Conservatore un orientamento antifascista e democratico. Quale intellettuale si è battuto contro la corruzione, il clientelismo e i malvezzi della politica. Come scrittore ha lasciato opere ancora attuali come Il voltamarsina, Predicate sui tetti e Diavolo d’una ragazza!. 127
Mussolini un finanziamento per creare in Ticino un’atmosfera favorevole nei confronti del fascismo italiano. 128
Note
Il Consigliere di Stato Angiolo Martignoni è ricordato soprattutto per aver chiesto e ottenuto da da pagina 361
CdT, 03/10/38, p. 2, «Il discorso del Cons. Fed. Motta»; GaT, 03/10/38, p. 1, «Il discorso di
Motta»; GdP, 04/10/38, p. 1, «Discorso del Consigliere Federale Motta all’inaugurazione della Fiera di Lugano»; Dov, 03/10/38, p. 1, «La Pace di Monaco nel discorso di Motta. Discorso per l’apertura della Fiera di Lugano». 129
Per cenni biografici su Luigi Sturzo, vedi qui, p. 459, nota 41.
130
PpL, 10/11/38, p. 1, «Il delitto di Parigi».
131
PpL, 15/07/38, p. 1, «Gran Consiglio. Dipartimento di Polizia approvato».
132
PpL, 14/11/38, p. 1, «La ripugnante persecuzione contro gli ebrei».
133
PpL, 02,08/38, p. 1, «Un nuovo, monumentale discorso del papa contro il razzismo»; PpL,
09/09/38, p. 1, «Un nuovo discorso del Papa». 134
PpL, 11/07/38, p. 1, «La Riunione di Evian»; PpL, 16/12/38, p. 1, Un arretrato».
135
PpL, 18/11/38, p. 1, «L’eresia nordica»; PpL, 25/11/38, p. 1, «Le condanne del razzismo si sus-
seguono». 136
PpL, 19/07/38, p. 1, «Alla giornata».
137
PpL, 06/08/38, p. 1, «Si fa giudizio».
138
PpL, 20/10/38, p. 1, «L’imbroglio palestinese. Altro grattacapo per l’Inghilterra. Come si compli-
ca la quistione». 139
PpL, 03/09/38, p. 1, «L’Italia contro gli ebrei. Il decreto. È vera mitezza? Giustificazione audace».
140
PpL, 05/01/38, p. 1, «L’ora degli ebrei in Rumenia»; PpL, 29/01/38, p. 1, «Dove andranno gli
ebrei»; PpL, 08/11/38, p. 3, «Gli ebrei lasciano i territori ceduti all’Ungheria»; PpL, 19/11/38, p. 3, «L’antisemitismo in Ungheria»; PpL, 02/12/38, p. 1, «La situazione in Romania dopo la morte di Codreanu»; PpL, 24/12/38, p. 1, «L’antisemitismo in Cecoslovacchia».
a pagina 365
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141
PpL, 29/01/38, p. 1, «Dove andranno gli ebrei».
142
PpL, 06/08/38, p. 1, «Infinita pietà».
143
PpL, 05/07/38, p. 1, «I rifugiati politici. A proposito della Conferenza di Évian».
144
PpL, 23/08/38, p. 1, «Un problema angoscioso».
145
PpL, 03/09/38, p. 1, «L’Italia contro gli ebrei. Il decreto. È vera mitezza? Giustificazione audace».
146
Il movimento “La GuardiaLuigi Rossi” deve il suo nome al Consigliere di Stato Luigi Rossi perito
nel 1890 nel corso dei moti rivoluzionari liberali. 147
La Voce giornale di ispirazione fascista pubblicato negli anni 1925-26 dall’opposizione interna al
Partito Conservatore. Le sue firme principali erano quelle di Alfonso Riva, Rodolfo Bordoni, Alberto Rossi. 148
Per informazioni più dettagliate sulla “Guardia Luigi Rossi” vedi anche Dosi, Davide, Il cattolice-
simo ticinese e i fascismi, Edizioni Universitarie, Friburgo (CH), 1999. Note
149
Gua, 19/08/38, p. 1, «Il fascismo alla scuola del nazismo».
150
Gua, 10/12/38, p. 2, «Sette cardinali contro il razzismo»; Gua, 28/10/38, p.1, «Peggiori dei bol-
da pagina 365 scevichi»; Gua, 12/09/38, pp. 2-3, «Vi è una forza destinata ad avere il sopravvento sull’onnipotenza a pagina 369
de dittatori: essa si chiama ragione. Il razzismo è una teoria, assurda, antiscientifica, anticristiana»; Gua, 19/08/38, p. 1, «La peste razzista . Il papa ha ragione». 151
Gua, 31/03/38, p. 3, «Gli ebrei erranti».
152
Gua, 12/09/38, p. 1, «L’antisemitismo».
153
Vedi sopra, nota 151.
154
Vedi sopra, nota 152.
155
Vedi sopra, nota 151.
156
Vedi sopra, nota 152.
157
Alfredo Leber (1902-1983), dopo essere stato ordinato sacerdote si formò come giornalista
prima a Zurigo da don Teobaldi e in seguito a Milano dove seguì un corso con il conte Dalla Torre (direttore dell’Osservatore Romano), con il gesuita Padre Enrico Rosa (di La Civiltà Cattolica) e con don Vittorio Oliati (professore alla Cattolica di Milano). A Milano strinse amicizia con padre Agostino Gemelli e con Pio Bondioli (che in seguito collaborò al GdP). Nel 1926 il vescovo Aurelio Bacciarini lo chiamò a fondare insieme a lui e a dirigere il Giornale del Popolo, il cui N. 0 uscì il 21 dicembre. Nel 1933 don Leber divenne Cappellano Militare del Reggimento Trenta, e nel 1934 Assistente della Gioventù Cattolica. Al di fuori dell’attività giornalistica fu anche un infaticabile organizzatore di Giornate della gioventù e pellegrinaggi a Lourdes. Nel 1949 fu il promotore della Madonna Pellegrina, un evento che ha portato in tutti i comuni del canton Ticino la statua della Madonna del Sasso. 158
GdP, 03/04/38, p. 1, «Affermazioni ingiuste».
159
GdP, 09/10/38, p. 1, «Lettere Vaticane. Cose di Spagna e d’Italia».
160
GdP, 27/08/38, p. 1, «Figuri della Spagna rossa»..
161
GdP, 19/11/38, p. 1, «L’eresia nordica».
162
GdP, 11/08/38, p. 1, «Il razzismo (prima parte)»..
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NOTE
163
GdP, 07/08/38, p. 1, «Razzismo italiano»; GdP, 22/04/38, p. 1, «La questione semitica»; GdP,
517
20/11/38, p. 1, «Razzismo, antisemitismo e altro». 164
GdP, 11/09/38, p. 1, «Il Papa e le infiltrazioni ideologiche in Italia»; GdP, 09/09/38, p. 1,
«Rievocazioni»; GdP, 20/11/38, p. 1, «Razzismo, antisemitismo e altro». 165
GdP, 20/11/38, p. 1, «Razzismo, antisemitismo».
166
GdP, 15/04/38, p. 1, «Il vinto d’un giorno».
167
GdP, 13/08/38, p. 1, «Il razzismo (seconda parte)».
168
Ibidem
169
GdP, 12/11/38, p. 1, «Nel clima della persecuzione e dell’odio».
170
GdP, 04/10/38, p. 6, «Gli ebrei nel mondo».
171
GdP, 22/04/38, p. 1, «Note di Politica Estera. La questione semitica».
172
Vedi sopra, nota 167.
173
GdP, 26/11/38, p. 1, «Razzismo integrale».
174
Vedi sopra, nota 169.
175
GdP, 18/11/38, p. 1, «Anche in Germania si sente vergogna per gli eccessi del nazismo».
176
GdP, 27/08/38, p. 1, «La soluzione del Conflitto religioso in Italia».
177
Vedi sopra, nota 167.
178
GdP, 17/07/38, p. 1, «Il papa condanna il razzismo e il nazionalismo esagerato».
179
GdP, 22/07/38, p. 1, «A proposito dei professori razzisti».
180
GdP, 23/07/38, p. 1, «Per la verità».
181
GdP, 17/07/38, p. 1, «Il Papa condanna il razzismo e il nazionalismo esagerato».
182
Vedi sopra, nota 180.
183
GdP, 07/08/38, p. 1, «Razzismo italiano».
184
Ibidem.
185
Ibidem.
186
GdP, 04/09/38, p. 1, «L’antisemitismo italiano».
187
Ibidem.
188
GdP, 28/08/38, p. 1, «Il contributo del Papa alla pace».
189
GdP, 21/08/38, p. 1, «Momento di attesa».
190
GdP, 16/11/38, p. 1, «La breccia nel Concordato».
191
GdP, 10/07/38, p. 1, «La conferenza di Évian».
192
Fam, 30/07/38, p. 1, «La parola del Papa».
193
Fam, 10/09/38, p. 1, «Razzismo italiano».
194
Fam, 22/10/38, p. 1, «Italia. Notizie estere».
195
Fam, 19/11/38, p. 3, «Ultima domenica dopo Pentecoste».
196
Pae, 24/10/38, p. 1, «La questione delle razze».
197
Pae, 16/11/38, p. 1, «Fatti e Misfatti. L’abisso invoca l’abisso».
198
EdL, 13/01/38, p. 1, «Il fronte del lavoro tedesco. L’attività del Dr. Ley».
199
EdL, 08/10/38, p. 1, «La conferenza di Locarno il –XIII annuale».
Note da pagina 369 a pagina 374
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200
EdL, 15,18,20/01/38, p. 1, «Impressioni di viaggio. Nell’Africa Orientale italiana».
201
EdL, 22/10/38, p. 1, «La questione delle razze».
202
Rossi, Alberto, Rivoluzione nel Ticino, Tessin Turiste, Lugano, 1936. Con questo opuscolo Alberto
Rossi dà la versione degli avvenimenti visti dalla prospettiva dei fascisti ticinesi. 203
Piero Scanziani (1908-2003) lasciò gli studi classici ed esordì nel 1928 come giornalista a
Lugano. Si trasferì poi a Roma e Milano. Dal 1938 al 1945 visse a Berna dove iniziò la sua attività di scrittore di Romanzi che pubblicò però in Italia a Milano (La Chiave del mondo 1941, e I cinque continenti 1942). Dal 1946 al 1971 visse a Roma. Nel frattempo proseguì con successo la sua attività letteraria, ricevette molti onori e premi letterari e culturali e presiedette l’Istituto di relazioni letterarie italo-svizzere dell’Università dell’Aquila. All’inizio del 1934, dopo la ‘marcia su Bellinzona’, Alberto Rossi (che sostituì Rezzonico alla direzione del fascismo ticinese) chiamò Piero Scanziani a dirigere il giornale A noi, che terminò le pubblicazioni alla fine del 1934. Dopo la guerra Scanziani si occupò prevalentemente di letteratura e cultura e non risulta sia mai entrato nel merito quando è stato interroNote
gato da giornalisti e studiosi a proposito delle sue attività politiche negli anni ’30.
da pagina 374
204
Dov, 12/12/38, p. 2, «Si perquisisce».
a pagina 378
205
I numeri unici fascisti [NUF] usciti nel corso del 1938: La Verità, 18/02/38; La Volontà, 13/04/38;
La Rivoluzione, 1/05/38; Sincerità, 21/05/38; La Baraonda, senza data; Il richiamo della razza, senza data; Giustizia, 19/11/38. 206
Giustizia [NUF], 19/11/38, «Come si difendono gli interessi degli operai»: il foglio Il richiamo della
razza viene citato, come NUF precedente. 207
La Verità [NUF], 18/02/38, p. 1, «Il Giudeo»; Sincerità [NUF], 21/03/38, «Gli Ebrei in Russia».
208
Giustizia [NUF], 19/11/38, p. 1, «La razza italiana».
209
Il congresso della “Guardia Luigi Rossi” svoltosi il 14 luglio 1933 a Bellinzona sancisce la scon-
fitta della linea ‘integralista’ filofascista e la vittoria di Giuseppe Lepori e Riccardo Rossi esponenti fedeli alla linea del Partito Conservatore Democratico. 210
INz, 16/04/38, p. 2, «La grande Germania e la Svizzera»; INz, 14/05/38, p. 2, «Romanità e
Germanesimo»; INz, 17/09/38, p. 2, Il «Congresso di Norimberga». 211
L’avvocato Alfonso Riva stesso.
212
INz, 01/01/38, p. 1, «Direttive».
213
INz, 31/12/38, p. 1, «Considerazioni e decisioni di fine anno».
214
Basilio Maria Biucchi (1908 – 1983), studiò economia e diritto a Milano e Berna. Dopo la laurea
divenne assistente all’Università di Milano. Politicamente si formò nella “Guardia Luigi Rossi” all’interno della quale fece parte dell’ala destra che propugnava l’ordinamento corporativo e appoggiava la proposta di riduzione dei salari. Nel 1933 si staccò dalla “Guardia Luigi Rossi” per aderire alla Lega Nazionale Ticinese per la quale concorse alla nomina del Consiglio di Stato nelle elezioni del 1935. Contemporaneamente, dal 1937 al 1939, ricoprì la carica di segretario aggiunto della Camera di Commercio di Lugano. Quando alla fine del 1938 la Lega Nazionale si sciolse e il giornale L’idea nazionale cessò le pubblicazioni, Basilio Biucchi venne assunto al Corriere del Ticino quale redattore politico. Dopo la guerra lavorò per qualche tempo in proprio come consulente fiscale. Nel 1949 entrò all’Università di
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NOTE
Friburgo dove insegnò economia fino alla pensione nel 1977. Negli anni del suo insegnamento approdò ad
519
un «approccio metodologico marxiano». Per ricordarlo, al Centro Civico di Lugano il 22 dicembre 1993 ha avuto luogo un seminario Basilio Biucchi nella sua attività scientifica. A 10 anni dalla scomparsa. Gli atti di questo seminario sono stati pubblicati interamente nella rivista Cenobio, Anno XLIII, gennaio-marzo 1994. 215
INz, 16/04/38, p. 2, «Voci di lettori. Divagazioni quasi serie».
216
INz, 06/05/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei»; INz, 14/05/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei.
Consensi»; INz, 28/05/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei. Attività illecite di emigrati ebrei»; INz, 18/06/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei»; INz, 19/11/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei»; INz, 03/12/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei. “Pietà per gli ebrei”.» 217
Accuse ai medici di attentare alla morale e al buon costume nei confronti delle loro pazienti: INz,
24/09/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei». 218
INz accusa una ditta ebraica luganese di aver licenziato 6 operai per rappresaglia: INz, 17/09/38,
p. 1, «I ticinesi e gli ebrei»; la smentita arriva nel numero seguente: INz, 24/09/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei». 219
INz, 06/05/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei»; INz, 19/11/38, p. 1, «Noi ticinesi e gli ebrei».
220
INz, 23/07/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei».
221
INz, 24/09/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli ebrei».
222
INz, 21/05/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei».
223
INz, 12/11/38, p. 2, «Antisemitismo».
224
INz, 27/08/38, p. 3, «Razzismo e cattolicesimo»; INz, 10/09/38, p. 1, «Gli ebrei e i cattolici»; INz,
26/11/38, p. 1, «Gli ebrei e La Civiltà Cattolica»; INz, 17/09/38, p. 2, «San Tomaso e gli ebrei». 225
INz, 01/10/38, p. 1, «Noi svizzeri e gli ebrei».
226
INz, 23/07/38, p. 1, «Noi Ticinesi e gli Ebrei»; INz, 27/08/38, p. 1, «Gli ebrei e il razzismo».
227
INz, 09/07/38, p. 2, «Ebrei e bolscevici; INz, 13/08/38, p. 2, «Razzismo italiano».
228
INz, 06/05/38, p. 2, «Aforismi sugli ebrei». In questo articolo vengono riportati gli sproloqui anti-
semiti di Giovanni Papini apparsi nel suo libro Gog. Per cenni biografici su Giovanni Papini, vedi qui, p. 464, nota 36. 229
INz, 27/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi»; Oltre all’INz, quest’articolo è apparso anche in:
Avg, 25/08/38, p. 1, «Il problema dei profughi»; PpL, 23/08/38, p. 1, «Un problema angoscioso». 230
INz, 27/08/38, p. 1, «Piccole cronache del regime. Misure elvetiche contro gli ebrei».
XVIII - La società di fronte agli avvenimenti 1
Johannes Baumann (l874-1953) nacque a Herisau (canton Appenzello), fu esponente del Partito
Liberale Radicale Svizzero. Fece parte del Governo Svizzero dal 1934 al 1940 in qualità di Capo del Dipartimento di Giustizia e Polizia. Fu Presidente della Confederazione nel 1938. 2
PpL, 20/08/38, p. 1, «Confederazione. Il problema dei profughi»; GdP, 20/08/38, p. 2, «Per impe-
dire l’afflusso di profughi»; Dov, 19/08/38, p. 2, «Rivista Svizzera. Esuli dall’Austria Germanica». 3
AST, DPP 1938-39, scatola 89, incarto 4.1 dal titolo ‘Ebrei’.
Note da pagina 378 a pagina 383
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4
AST, DPP 1938-39, scatola 89, incarto 4.2 dal titolo “Ebrei”: copia di una lettera del 22 dicem-
bre 1938 indirizzata al Vescovo di Lugano, Mons. Angelo Jelmini. Il mittente è con grande probabilità il Consigliere di Stato on. Enrico Celio. Vedi testo in Appendice, Doc. T-g, p. 415; cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. 5
AST, DPP 1938-39, scatola 89, incarto 4.1 dal titolo: «Ebrei».
6
AST, DPP 1938-39, scatola 89, incarto 4.2 dal titolo “Ebrei”: Lettera del 17 settembre 1938 del
DFP ai Dipartimenti cantonali di Polizia, con allegata una Conferenza di Rothmund Ausländer in der Schweiz. Sweitzer im Ausland, pronunciata a Sciaffusa in occasione delle Giornate degli Svizzeri all’Estero del 10 e 11 settembre 1938. 7
Heinz Roschewski, Rothmund und die Juden, Helbing & Lichtenhahn, Basel/Frankfurt a.M, 1997.
Vedi anche Appendice 2: Note biografiche, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., p. 299.
Note
8
Appendice 2: Note biografiche, in CIE, La Svizzera e i profughi…, cit., p. 294.
9
Stefan Keller, Délit d’humanité. L’affaire Grüninger, Editions d’enbas, Lausanne, 1994.
10
Corrispondenza tra Francesco Chiesa e l’Autorità cantonale. Vedi testo (4 lettere e una circola-
da pagina 383 re) in Appendice, Doc. T-h, p. 417; cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. a pagina 394
11
Avg, 18/11/38, p. 1, «Per soccorrere gli ebrei poveri».
12
PpL, 24/09/38, p. 1, «Le aberrazioni del razzismo, dell’esasperato nazionalismo e dello statismo
totalitario denunciate dai Vescovi Svizzeri». 13
PpL, 19/12/38, p. 2, «Lettera natalizia di Mons. Vescovo. L’apostolato della buona stampa»; GdP,
20/12/38, p. 1, «Lettera natalizia di S.E. Mons. Vescovo. I nostri doveri in ordine alla carità e alla stampa». 14
Il Caffè, 28/01/2001, «Da dove nasce la mia simpatia per il popolo palestinese»; Il Caffé,
04/05/2002, «Un’ombra sinistra cade sulla Svizzera»; Il Paese, 16/05/2003, «Nolte messo all’indice». 15
AST, RCS, Anno 1938, RDP Gestione 1938, vedi testo (parte che concerne profughi ed ebrei) in
Appendice, Doc. T-c, p. 404. 16
Cfr. Adriano Bazzocco, Fughe, traffici, intrighi. Alla frontiera italo-elvetica dopo l’armistizio dell’8
settembre 1943, in Rivista Storica Svizzera, n. 2, 2002, Schwabe Verlag, Basilea, 2002, pp. 194-121. 17
Lettere anonime di protesta, non datate, archivio della direzione del IV Circondario doganale di
Lugano (ADLu), vedi sopra, nota 16. 18
Lettera di Inia Robbiani Fustelli a nome delle donne di Ponte Tresa inviata al Presidente della
Confederazione Enrico Celio, il 22 settembre 1943, (vedi sopra, nota 16). 19
Messaggio al popolo svizzero ed alla gioventù internazionale della “Lega di azione della gioventù
svizzera”: LSt, 22/12/38, p. 1, «Un appello proibito». 20
Vedi discorso del 14 dicembre di Giuseppe Motta in Parlamento, pubblicato in: Avg, 16/12/38,
p. 1, «Circa i rapporti germano-svizzeri»; CdT, 15/12/38, p. 1, «Camere federali. Consiglio Nazionale»; GaT, 15/12/38, p. 3, «Notizie telegrafiche. Importanti esposizioni di Baumann e Motta al Consiglio Nazionale»; GdP, 16/12/38, pp. 1-2, «L’on Motta parla al Consiglio Nazionale del discorso del ministro Frölicher»; PpL, 15/12/38, p. 1, «La risposta dell’on Motta alle interpellanze Walter e Meyerhans»; Dov, 15/12/38, p. 8, «Circa i rapporti germano-svizzeri». 21
Ibidem
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NOTE
Appendice 1
521
GdP, 22/03/38, p. 1, «Una storica seduta dell’Assemblea Federale. La dichiarazione del Consiglio
Federale»; Dov, 22/03/38, p. 1, «La neutralità e l’indipendenza della Svizzera proclamate in una solenne seduta delle Camere Federali. Fiere dichiarazioni del Consiglio Federale e di tutti i gruppi del Parlamento». 2
Ibidem.
3
LSt, 07/12/38, p. 1, «Ciò che Frölicher ha detto a Monaco»; GaT, 6/12/38, p. 3, «Notizie tele-
grafiche. Che cosa disse il ministro Frölicher»; PpL, 03/12/38, p. 1, «Sul discorso del sig. ministro». 4
SBA, sezione consultazione: Fondo E 4320 (B) 1991-243 vol. 21. Lettera confidenziale del
Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia del 13 agosto 1942, (firmata Rothmund) inviata ai posti di frontiera, ai comandanti di polizia cantonali, alla sezione di polizia d’informazione e di sicurezza del comando dell’esercito. Una fotocopia della lettera (versione francese) ci è stata gentilmente spedita dal signor Elio Bollag di Lugano 5
AST, PvT Sessione ordinaria primaverile 1938, Seduta VIII, 14 luglio 1938, discussione della
Gestione del Dipartimento di Polizia: esercizio 1937, pp. 222-232, .
Note
6
AST, RCS, Anno 1937, RDP Gestione 1937, pp. 25-26 (parte che concerne profughi ed ebrei).
da pagina 396
7
AST, RCS, Anno 1938, RDP Gestione 1938, pp. 27-29 (parte che concerne profughi ed ebrei).
a pagina 423
8
SGC, RCG del 22 maggio 1939, in merito al RDP 1938 (parte che concerne profughi ed ebrei).
9
SGC, verbale manoscritto del dibattito parlamentare del 25 maggio 1939 sul RDP 1938 in Gran
Consiglio a Bellinzona, nostra trascrizione per le sole parti che concernono profughi ed ebrei. 10
Dibattito parlamentare del 25 maggio 1939 in Gran Consiglio a Bellinzona, nostra ricostruzione,
per le sole parti che concernono profughi ed ebrei, effettuata con l’ausilio di: SGC, verbale manoscritto del dibattito parlamentare del 25/05/39 sul RDP Gestione 1938; AST, DPP, scatola 88, incarto 4.3, testo dell’intervento in Parlamento il 25/05/39 del deputato Caroni; e con le cronache apparse sui giornali ticinesi (vedi qui sotto nota 12). 11
Vedi sopra, nota 9.
12
LSt, 26/05/39, p. 1, «Gran Consiglio. Si approva la gestione dei Dipartimenti Militare e Polizia»;
Avg, 26/05/39, p. 1, «Gran Consiglio»; PpL, 26/05/39, p. 2, «Gran Consiglio»; GdP, 26/05/39, p. 1, «Gran Consiglio. La gestione Militare e Polizia approvate»; Dov, 26/05/39, «Gran Consiglio. Seduta del 25 maggio»; CdT, 26/05/39, p. 2, «Gran Consiglio»; GaT, 26/05/39, p.2, «Gran Consiglio. Intorno alla Polizia e al Militare». 13
AST, DPP, scatola 88, incarto 4.3, Intervento del deputato Caroni alla seduta del Gran Consiglio
del 25 maggio 1939; cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. 14
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, ‘Ebrei’, Copia della lettera del 22 dicembre 1938 indirizzata al
Vescovo di Lugano, Mons. Angelo Jelmini; cfr. anche Bazzocco, Adriano, A porte chiuse…, cit. 15
AST, DPP, scatola 89, incarto 4.1, ‘Ebrei’, corrispondenza tra Francesco Chiesa (Direttore del
Liceo-Ginnasio di Lugano) e le Autorità cantonali, riguardante gli studenti ebrei, 4 lettere e una circolare; cfr. anche Adriano Bazzocco, A porte chiuse…, cit. 16
Gesetz zur Wiederherstellung des Berufsbeamtentums, RGB, 1934, I, p. 20. La legge sul riordino
dell’impiego nella funzione pubblica del 7 aprile 1933 (RGB, 1933, I, pp. 175-177) fu modificata quat-
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tro volte nell’arco di 11 mesi (23 giugno 1933, RGB, 1933, I, p. 389; 20 luglio 1933, RGB, 1933, I, p. 518; 22 settembre 1933, RGB, 1933, I, p. 655). L’efficacia di ogni variazione fu sempre retroattiva all’8 aprile 1933. 17
Reichsbürgergesetz, RGB, 1935, I, p. 1146.
18
Erste Verordnung zum Reichsbürgergesetz, RGB, 1935, I, p. 1333.
19
La nota pubblicata dall’Informazione diplomatica appare sui giornali ticinesi il 17 febbraio 1938;
GaT, 17/02/38, p. 3, «Italia: Una nota ufficiosa sul problema ebraico»; CdT, 05/03/38, p. 1, «Lettere da Roma. Uno Stato ebraico in Africa Orientale?»; Avg, 18/02/38, p. 3, «Farinacci sconfessato». 20
Manifesto degli scienziati razzisti in Giornale d’Italia, 14 luglio 1938.
21
Informazione diplomatica, n. 18, una nota ufficiale del Governo italiano appare sui giornali tici-
nesi il 6 agosto 1938. 22
Regio decreto-legge 7 settembre 1938-XVI, n. 1381 - Provvedimenti nei confronti degli ebrei
stranieri, Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 208, 12 settembre 1938. Note
23
Regio decreto-legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390: Provvedimenti per la difesa della razza
da pagina 424 nella scuola fascista, Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, n. 209, 13 settembre 1938; convertito [senza a pagina 451
modifiche] in Legge 5 gennaio 1939, n 99, Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, n. 31, 7 febbraio 1939. 24
Dichiarazione sulla razza, approvata dal Gran Consiglio del Fascismo del 6 ottobre 1938, pubbli-
cata in Foglio d’ordine del Partito Nazionale Fascista, 26 ottobre 1938. 25
Regio decreto-legge, 17 novembre 1938-XVII, n. 1728, Provvedimenti per la difesa della razza
italiana, Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, n. 264, 19 novembre 1938; convertito in legge 5 gennaio 1939, n. 274, Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, n. 48, 27 febbraio 1939. 26
Dov, 30/09/38, p. 7, «Ultima ora. Le condizioni».
27
Trascrizione da Avg, 31/03/38, p. 1, «Chiesa e nazismo in Austria. Note d’attualità».
28
Lettera di Monsignor Ruffini, segretario della Sacra Congregazione dei Seminari e delle
Università degli Studi, a tutti i Rettori Magnifici delle Università ecclesiastiche e ai Rettori dei Seminari. Testo pubblicato in: CdT, 12/05/38, p. 1, «La Santa Sede contro il razzismo; LSt, 13/05/38, p. 3, «Il Papa contro il razzismo»; GdP, 13/05/38, p. 1, «Gli errori del razzismo»; GaT, 12/05/38, p. 1, «Sillabo pontificio contro il razzismo»; Avg, 13/05/38, p. 3, «Il papa contro il razzismo». Cfr. qui, p. 73. 29
Lettera di Pio XI a Mussolini, del 4 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia degli ebrei
italiani…, cit., p. 564. 30
Lettera di Pio XI a Vittorio Emanuele III, del 5 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 564. 31
Lettera di Mussolini a Vittorio Emanuele III, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo,
Storia degli ebrei italiani…, cit., p. 565. 32
Lettera di Vittorio Emanuele III a Pio XI, del 7 novembre 1938, citata in De Felice, Renzo, Storia
degli ebrei italiani…, cit., p. 565.
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