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SERIE «DE BE~LO» -mt.R/~
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EDITRICE MILITARE ITALIANA
I Laqcieri di Moqtebello Cf ~e La:qcers cf Mc:qtebellc
1859- 1990 Testo di RODOLFO PULETTI Tavole a colori di ENNIO e VITTORIO DEL GIUDICE
MONTEBELLO Non son, barbaro, qui le inermi genti onde facil menar preda ti giova: son forti mille: e teco ardono in prova mescersi, d'armi e di valor potenti.
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Sono gl'itali manipoli irrompenti: questo che fere, il ferro è de la nova gente; e com'è s 'incarna avido e trova l'austriache vite, barbaro, tu il senti. Superbo, e sotto la sabauda lancia curvi le spalle? Prode, e sì restio se· tu dal'ferro e così pronto a ciancia? T'urta e rompe e disperde, o ladron rio, Italia a fronte; e a tergo poi ti lancia la vendetta de' popoli e di Dio. 3 Giugno 1859. GIOSUE' CARDUCCI
Tra i monumenti di Montebello della Battaglia figura questo sonetto carducciano che, inciso su lapide, venne offerto il 20 maggio 1950 alla civica Amministrazione della Sezione culturale dell'Ente pro Oltrepo.
Pubblicato nel 1990 dalla Editrice Militare Italiana di Ivo Fossati Via Inama, I - 20133 Milano - Italy © Copyright 1990 Editrice Militare Italiana Questo libro è tutelato da Copyright secondo la Convenzione di Berna. Tutti i diritti sono riservati, esclusi gli accordi fatti col proposito di studio privato. ricerca, critica o recensione. come permesso dal Copyright Act del 1956. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta adesso o in futuro, o riproposta in ogni forma o modo elettronico, elettrico, chimico, meccanico, ottico, nè in fotocopie, registrazioni o altro senza previo permesso scritto del proprietario del Copyright. Per informazioni in merito rivolgersi all'Editrice Militare Italiana. This book is protected by copyright under the Berne Convention. Ali rights reserved , expect for the purpose of private study, research, criticism or review, as permitted by the Copyright Act of 1956. No part of this publication may be reproduced either now or in the future. Nor may it be transmitted in any form or by any means, electronic. electric, chemical. mechanical, optical, photocopying, recording or otherwise, without prior permission of the copyright owner. Enquiries should be addressed to the Publisher.
Ringraziam enti
Autore ed editore desiderano ringraziare, per la collaborazione prestata alla realizzazione del presente libro, l'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, il Gruppo Squadroni «Lancieri di Montebello» ed in particolare il Ten. Col. Vittorio Serafini, il Club Italiano Studi Storico-militari.
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Bibliografia essenziale
Arma di Cavalleria - cenni storici. Enzo Paglieri e Giovanni Serappo. Scuole di applicazione d'arma. Torino, 1967. I Lancieri di Montebello alla difesa di Roma, 8-10 settembre 1943. Bruno Mei - Roma 1981. \ Caricat! Tre secoli di storia dell'Arma di Cavalleria. , Rodolfo Puletti - Capitol - Bologna, 1973.
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Diari storici e memorie storiche della fondazione ai nostri giorni. S .M.E. - Archivio Ufficio Storico. Esercito e i suoi corpi - Sintesi storica. S.M.E. - Ufficio Storico - Roma, 1971-74. Fasti della Cavalleria Italiana - Dal Ducato di Savoia all'Impero di Roma. Pietro Pezzi Siboni e Emilio Ravagnati - Ed. Ravagnati - Milano, 1939. Glorie dei Cavalieri d'Italia. Tenente Colonnello Pietro Pezzi Siboni - Tenente Emilio Larghini Ravagnati - Ed. Ravagnati - Milano, 1925. Istruzioni e regolamenti sull'addestramento a cavallo, sugli esercizi per l'Arma di Cavalleria, sul servizio interno, nel maneggio delle armi e sul tiro, sulle uniformi, dal 1859 ai nostri giorni.
Stampato in Italia da Zerocopie srl - Via Pericle, 2/ 4 - MILANO
I LANCIERI DI MONTEBELLO 1859 - 1990
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LE ORIGINI
Montebello della Battaglia è un piccolo e grazioso comune nella provincia dj Pavia, a sud della confluenza del Po con il Ticino, nei pressi della stretta di Casteggio- Stradella. TI 20 maggio 1859 vi si svolge un combattimento tra gli alleati franco-piemontesi e gli austriaci nel corso della seconda guerra di indipendenza italiana. Unità francesi e piemontesi di copertura schierate difensivamente sul fianco meridionale, hanno il compito di trattenere l'avanzata austriaca dalla Lombardia per permettere l'afflusso delle truppe francesi, in corso di sbarco a Genova, ed il loro congiungimento con quelle sarde, già dislocate al confine con la Lombardia. A rinforzo di una divisione francese (Forey) priva della sua cavalleria, perché non ancora sbarcata, è posta una brigata di cavalleria di formazione sardopiemontese costituita dai reggimenti cavalleggeri di «Novara>>, «Aosta» e «Monferrato» che agli ordini del colonnello brigadiere Maurizio Gerbaix de Sonnaz, in un susseguirsi di ripetute cariche, frenano, contengono e respingono l'attacco del V corpo d'armata austriaco, consentendo alla brigata francese di mantenere la stretta di Stradella. Gravi le perdite, numerose le ricompense, celebre nel tempo la giornata del 20 maggio quaJe inizio della
controffensiva franco-piemontese che, cambiando le sorti della seconda guerra d'indipendenza porterà alla conquista e alla liberazione della Lombardia. Per tale fatto d'arme, allorché con RD. 25 agosto 1859, il 16 settembre successivo viene istituito nella città di Voghera (a pochi chilometri da MontebeJJo) un nuovo reggimento di cavalleggeri, viene ad esso attribuito il nome di <<Cavalleggeri di Montebello». Alla sua costituzione concorrono tre squadroni dei citati reggimenti che nella località di Montebello hanno contrastato l'offensiva nemica e resa famosa la cavalleria sardo-piemontese anche agli occhi degli alleati francesi. In conseguenza della vittoriosa campagna del '59 e della annessione al Piemonte delle province lombarde, ìl re di Sardegna Vittorio Emanuele li (ormai prossimo a divenire re d'Italia) intende potenziare la sua Cavalleria di tre nuovi reggimenti composti anche con il personale dei contingenti lombardi di leva, nonché dei soldati di cavalleria italiani già al servizio degli austriaci, da amalgamare con i piemontesi. Dei tre uno si denomina <<Montebello», uno <<Milan0>> (vedasi voi. 01 di questa serie) ed uno «Lodi». Montebello è pertanto un caso unico nella storia della Cavalleria italiana di reggimento che trae il proprio nome da un fatto d'armi, da una battaglia, e non da una provincia del regno, come è sempre stata usanza.
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Stemma araldico 1951
Stemma araldico 1987
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Alcuni mesi più tardi con le riforme del 6 giugno 1860, nel quadro dell'esercito ormai italiano, il reggimento assume la denominazione di «Lancieri di Montebello», nome conservato fino ai nostri giorni, raggiungendo nel 1861 la consistenza organica di sei squadroni. La differenza tra le due specialità (lancieri e cavalleggeri) consiste prevalentemente nell'armamento e nel conseguente impiego. I cavalleggeri, armati di pistola, moschetto e sciabola svolgono azione di ricognizione, esplorazione, ossia funzioni di avanscoperta per le quali necessitano cavalli piccoli e agili con cavalieri conseguentemente di piccola statura. I lancieri, invece, sono armati di pistolone, sciabola e lancia e vengono impiegati a massa nella carica; necessitano, quindi, di cavalli di maggiore taglia capaci di portare uomini robusti a loro volta idonei a reggere la lunga e pesante lancia alla velocità voluta dalla carica per conseguire l'urto sull'avversario da scompaginare e ricacciare in fuga. ':-.... La prima uniforme del reggimento ottobre 1859) è quella tipica della cavalleria leggera (così come si osserva nella tavola I a colori di pag. 7): chepì verde con cordoncino verde e pennacchio di crine nero, tunica (una specie di giubba) di panno turchino scuro, con filettature, pistagne e falde scarlatte, colletto (o goletta) di color verde, pantaloni IJigi. Il verde fin dai primi anni resta il colore che distinguerà nel tempo il reparto. Si tratta ancora dell'uniforme di tipo albertino, sia pure modificata in qualche dettaglio. Bisognerà arrivare alle riforme del ministro Ricotti ( 1870) per pervenire ad una uniforme di tipo italiano, in un quadro di sprovincializzazione dell'esercito è di unificazione delle mode e delle tenute di varia provenienza preunitaria. Comunque inizialmente l'uniforme (da cavalleggeri) appare in contrasto con l'armamento (da lancieri); anche se come si è visto il reggimento entra ben presto a far parte della specialità lancieri. Le uniformi del periodo dal 1859 (anno di costituzione del reggimento) al 1870 (momento in cui si verificano varianti) risentono del chiaro influsso piemontese, nella tunica di tipo albertino dal taglio austero. L'atteggiamento anche è austero: grande sfoggio di baffoni, sembrano tutti compresi del ruolo da protagonista che, come esercito e come popolo, hanno nella guida dell'unità nazionale. La storia dell'uniforme subisce l'influsso della moda imperante nella società, anche se l'uniforme si distingue dall'abito civile per certe caratteristiche peculiari e per certe esigenze, diciamo belliche, che la rendono inconfondibile. inoltre ciascun esercito ha una propria identità che nasce dalla primaria esigenza di riconoscere a colpo d'occhio, sul campo di battaglia, il nemico dall'amico, ma che trae origine ed è influenzato dal gusto, dalle tradizioni popolari, e da altri fattori. L'Armata sarda-piemontese (qualcuno scherza dicendo che si tratta di sarda quando perde e di piemontese quando vince) si distingue per una certa eleganza sobria, dai colori scuri, priva di inutili fronzoli. L'amore con cui l'esercito piemontese cura le uniformi traspare dalla continua ricerca di miglioramen-
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ti che perfezionino quanto già codificato, dando al soldato la massima prestanza possibile. Ma sussiste anche la ricerca della parsimonia, caratteristica peculiare dei piemontesi, tendente a far sì che i miglioramenti all'uniforme non arrechino aumenti di spesa, nè all'erario pubblico nè al militare singolo. Economia e semplicità sono realtà concrete dell'esercito e della cavalleria che hanno fatto l'Italia. Forse altri eserciti preunitari sono più eleganti, colorati, impennacchiati ma o non hanno combattuto mai e le loro figure rimangono manichini senza vita, oppure hanno combattutto contro l'Italia, alleandosi allo straniero di cui copiano spesso il taglio delle uniformi e gli equipaggiamenti. Mi pare di avere più volte espresso il concetto che in tema di uniformi non esiste una verità assoluta, perché non sempre la documentazione sussiste; non sempre sono pervenuti ai nostri giorni cimeli e reperti esatti e completi; non sempre tutte le norme sono state rispettate dai singoli. Esistono, infatti, i seguaci del «fuori ordinanza», ossia di coloro che variano in parte la propria uniforme nella erronea convinzione che «diverso dagli altri» corrisponde a «migliore degli altri» ed in cavalleria tale vezzo si è tramandato forse più che in altri corpi. Si cercherà comunque di dare al lettore la più esatta versione di quali siano state le unif.ormi del reggimento, anche con l'aiuto delle brillanti tavole a colori dipinte magistralmente dai fratelli Del Giudice. Al momento della costituzione del reggimento (1859) è indossata l'uniforme stabilita dal regolamento albertino del 1843, un regolamento tanto esauriente da rimanere in vigore fino all'emanazione nel 1864 di nuove norme, sia pure con l'eccezione di talune piccole varianti uniformologiche, apportate nel lungo periodo, con disposizioni transitorie. Nel gennaio 1850, con la costituzione della specialità cavalleggeri, nasce una serie nuova di capi di corredo, mai prima adottati. Mi riferisco alle mostre alla goletta (colletto) della tunica (giubba), che sono in pratica antenate delle attuali «fiamme» a tre punte, divenute tipica ed esclusiva mostreggiatura della cavalleria. Solo che inizialmente le punte hanno la lunghezza decrescente dall'alto verso il basso. Viene adottato anche il citato chepì di cuoio, ricoperto di panno del colore del reggimento, ossia, per «Montebello>>, verde. L'indicata tavola I di pagina 7 indica tutti questi elementi, differenziando i fregi e le mostreggiature del periodo da cavalleggeri (figura I, a, b, c) da quelli del periodo da lancieri (figure 2, 3, 4, d, e, f). Anche per il cavallo abituale compagno del soldato di cavalleria che lo aiuta ad affrontare e superare i pericoli, vi sono espressioni del regolamento piemontese che invitano alla massima cura per conservarlo lungamente in considerazione dell'alto costo del quadrupede. Come si può vedere si tratta di uno stato povero, ma dignitoso, in cui alle ristrettezze di bilancio si sanno contemperare anche le esigenze militari. Ma riprendiamo a narrare le vicende del nostro «Montebello». Nel maggio del 1860 il reggimento si disloca a Parma, città dalla quale deve essere improvvisamente e repentinamente trasferito a causa di un incidente... diplomatico di cui riferisce in un suo libro Giuseppe
I COMANDANTI THE COMMANDERS I 2 3 4 5 6 7 8 9 IO 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50
Ten. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Teo. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Teo. Col. Magg. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Ten. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col. Teo. Col. Teo. Col. Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col.
Eugenio BERAUDO di PRALORMO D'HUMILLY DE CHEVILLY Carlo GRIMALDI di BELLINO Alessandro CROTTI DE ROSSI Alfonso APPELIUS Emilio CAVALCA Cesare MILON de VA RAILLON Alfredo FRJGERIO Achille CAMPANELLI Eugenio RICCI Carlo VERCELLANA Giovanni Ezio APPIOTTI Giovanni PELLEGRINI Corrado TAMAIO Luigi DE SILVESTRIS LOMBARDI Giovanni VIALARDI di VERRONE Vittorio TAVANI Augusto GIORDANI Umberto MARINI (G.E.D.) Vincenzo ANTONELLI INCALZI (G.E.D.) Enzo DE SIVO Giulio VALENTINIS Arturo DE NOTARISTEFANI Vincenzo CHIEPPA Pasquale BORSARELLI Giovanni Michele CASSANO MASSIMO Riccardo Marco BITOSSI BARTOLI Ubaldo MENZIO Augusto CIPRIANI Adalberto IMPERIALI D'AFFLITTO di FRANCAVILLA Mario Massimo OTTAVIANI Giovanni Battista CAMPANELLA Giovanni CARLI GUIDA FANTINI Giovanni Giuseppe Alessandro D'AMBROSIO GIANNATTASIO Pietro Matteo PORPORA D'AURIA Adriano IMPAVIDO Carlo Emanuele PERRE Giuseppe TREVISAN Riccardo Lucio MARTINELLI STRUZZI Franco Gaetano CIGNA Giangabriele CARTA MESSUTI Giancarlo Vittorio SERAFINI
1859-1861 1861-1868 1868-1877 1877-1884 1884-1887 1887-1888 1888-1890 1890-1894 1894-1897 1897- 1904 1904- 1910 1910-1912 1912-1913 1913 1913-1916 1916-1917 1917 1917-1920 1942-1943 1950 1951 1951-1952 1952-1954 1954-1955 1955-1957 1957-1959 1959-1962 1962-1963 1963-1965 1965 1966-1967 l 967-1968 1968-1969 1969-1970 1970-1971 1971-1972 1972-1973 1973-1974 1974-1975 1975-1976 1976-1978 1978-1980 1980-1981 1981-1982 1982-1983 1983-1984 1984-1986 1986-1988 1988-1989 1989
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Cesare Abba, storico dei Mille di Garibaldi e garibaldino lui stesso, oltre ad essere stato un lanciere di «Aosta» nel 1859. A Parma, all'albergo della Posta, che funge da mensa per gli ufficiali del reggimento, vengono usati dei piatti con l'effige di Garibaldi. Taluni giovani subalterni di <<Montebello», rampolli di nobili casate, non gradendo la cosa cominciano a lanciare quei piatti dalle finestre, dando l'avvio ad un tumulto, che i focosi parmensi non intendono placare, infervorati come sono di Giuseppe Garibaldi. Come sempre succede in queste faccende chi paga è quasi sempre (a torto o a ragione) il reparto militare, dato che sui privati quanto bollenti cittadini non interviene quasi mai alcuna autorità. La cittadinanza, infatti, per vie politiche, chiede la punizione del reggimento e da Torino il Ministero della Guerra con un ordine immediato fa spostare di notte il reggimento da Parma, parte a Piacenza, parte a Fiorenzuola e parte a Modena. La città di Parma viene, così, appagata nel suo amore verso Garibaldi, ma nel reggimento il malumore non è poco. Il comandante, quel galantuomo del colonnello di Pralormo, chiede di essere messo in aspettativa, quasi a voler prendere su di sè tutta la responsabilità e la conseguente punizione e lascia il comando al collega savoiardo D'Humilly de Chevilly. Ma chi non è ancora soddisfatta è l'ufficialità garibaldina. Già malcontenta del trattamento subito dal governo regio di Cavour che non l'ha voluta riassu-
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TAVOLA I 1 2 3
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4 a b -
c
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d e
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f
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1859 · 1860: Cavalleggere in gran montura. 1860 · 1871: Tenente dei Lancieri in gran montura. 1860 - 1872: Lanciere in montura di fatica con pastrano. 1860 - 1872: Lanciere in montura di via. Fregio metallico per il c.hepì dei Cavalleggeri. Fregio in ricamo d'argento per berretto degli ufficiali e dei sottufficiali dei Cavalleggeri (in lana bianca per la bassa fona). Goletta per tunica dei Cavalleggeri. Fregio metallico per chepi dei Lancieri. Fregio in ricamo d'argento per berretto degli ufficiali e dei sottufficiali; in lana bianca per la bassa forza. Goletta per tunica dei Lancieri.
mere in servizio nell'esercito regolare (diatriba sulla quale si è scritto ormai tutto), coglie al balzo questa occasione per mostrare tutto il suo livore. Ne consegue una serie di sfide a duello per ripagare ulteriormente l'oltraggio fatto a Garibaldi, tra ex ufficiali garibaldini ed ufficiali di «Montebello», in gran segreto perchè la legge vieta i duelli. Ma è un segreto di Pulcinella in quanto le due parti (I 'esercito regolare e quello dei volontari) seguono trepidanti l'esito della questione. Manovre di campagna dei lancieri di Montebello nel 1861 (Acquarello di Quinto Cenni).
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Ma se la legge vieta il duello, il codice cavalleresco, di contro, non può consentire agli ufficiali di sottrarvisi senza perdere di dignità, senza mancare di coraggio, che un uomo, che esercita la professione delle armi, deve necessariamente avere. Antonio Riboli, già sottotenente delle Guide a cavallo di Garibaldi del I 860, già volontario in «Piemonte Reale Cavalleria» nel 1859, lancia una sfida a tutta l'ufficialità di «Montebello» che ha partecipato al lancio dei piatti dalle finestre, con appuntamento a Pinerolo, sede del deposito dei volontari garibaldini, in forzata attesa delle decisioni sulla loro futura o meno riassunzione in servizio nell'esercito regolare. Primo a raccogliere la sfida è il duca Francesco Sforza Cesarini che è la causa iniziale della faccenda e dell'annessa vertenza. Poi sarà capitano a Custoza nel 1866, medaglia d'argento al valore, senatore e deputato.
Come si vede si tratta di uomini che, alla fin fine, sono divisi solamente su questioni più ideologiche che pratiche, essendo tutti in definitiva al servizio dell'indipendenza italiana dallo straniero. Il primo duello avviene alla Bormida, presso Alessandria, e termina con la vittoria del Garibaldino che, otto giorni dopo, incontra un altro ufficiale di «Montebello». Sempre alla sciabola, ma questa volta al muro di cinta del camposanto di Torino ed anche questa volta ha la meglio il garibaldino. Otto giorni più tardi (sembra una scadenza fissa) altro duello, ma alla pistola perché Riboli non vuole più battersi con la sciabola, arma nella quale ha fama di gran spadaccino, maestro di scherma del cui merito non vuole sembrare di abusare. Ma neppure con il fuoco Riboli scherza e questa volta colpisce l'avversario in maniera così grave che
LE DENOMINAZIONI DENOMINATIONS
1859/ 1860 R EGGIMENTO «CAVALLEGGERI DI MONTEBELLO» 1860/ 1871 R EGGIMENTO «LANCIERI DI MONTEBELLO» 1871/1876 8° R EGGIMENTO DI CAVALLERIA (MONTEBELLO) 1876/ 1897 R EGGIMENTO CAVALLERIA «MONTEBELLO» (8°) 1898/ 1920 R EGGIMENTO <<LANCIERI DI MONTEBELLO» (8°) 1942/ 1943 RAGGR. ESPLORANTE Ù;)RAZZATO (R.E.C.) «LANCIERI DI MONTEBELLO» (8°) 1950/ 1951 GRUPPO ESPLORANTE DIVISIONALE (G.E.D.) «LANCIERI DI MONTEBELLO» 1958/ 1975 R EGGIMENTO «LANCIERI DI MONTEBELLO>> (8°) 1975/ oggi 8° GRUPPO SQUADRONI «LANCIERI DI MoNTEBELLO»
LE GUARNIGIONI GARRISONS VOGHERA PARMA FOGGIA CASERTA BOLOGNA FERRARA UDINE VERO A TERNI VERCELLI
1859/ 60 1860/ 61 1861 / 63 1863/ 64 1864 1864/ 66 1866/ 69 1869/74 1874/77 1877/ 80
MILANO SALUZZO S. MARIA CAPUA VETERE FIRENZE BRESCIA VICENZA PARMA FERRARA ROMA
1880/ 84 1884/ 88 1888/ 91 1892/ 98 1898/ 02 1902/ 08 1908/ 20 1942/ 43 1950/ oggi
FESTA DI CORPO 15 8
S ETTEMBRE
ANNIVERSARIO DEI COMBATTENTI DI ROMA,
PORTA S. PAOLO
(1943)
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I ,011cieri di Momehdlo nel 1859.
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per lungo tempo rimane in pericolo di vita, salvandosi soltanto molto tempo dopo. Dopo tre duelli Riboli, i padrini e gli avversari riparano in Svizzera, in attesa che la giustizia si dimentichi della faccenda, rimpatriando alcuni anni più tardi. Al suo ritorno Riboli viene ammesso nell'esercito italiano e per poco non viene assegnato proprio in «Montebello>>, ma essendo già stato, come si è visto, in «Piemonte Reale» nel 1859, viene mandato a prestare servizio in quest'ultimo reggimento. Mentre in «Montebello» un altro garibaldino, Stefano Gatti, viene accolto con tutti gli onori. La pace è fatta, forse sono fatti anche gli italiani, che oggi possono parlar male di Garibaldi senza dover più duellare tra loro.
IL BRIGANTAGGIO Descrivere oggi le cause del brigantaggio meridionale, avendo sotto gli occhi quanto si verifica in talune provincie di quelle regioni, può apparire persino superfluo. Ma non vi è dubbio che, dopo l'arrivo delle «camicie rosse» di Garibaldi e dei «piemontesi>> di re Vittorio Emanuele II, esso nasce e si sviluppa per una concatenazione di cause che ora vedremo. Pa1tuglia d i M ontebello in esplorazione (Q. Cenni).
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In primo luogo per l'errato provvedimento di sciogliere l'esercito borbonico che crea un alto numero di sbandati armati alla ricerca di sopravvivere. In secondo luogo per la sempre più organizzata reazione del decaduto regime borbonico (esiliatosi a Roma) a l nuovo stato giuridico, legittimamente istituito dopo la resa delle forze regolari ed il plebiscito, che conferisce legittimità al nuovo stato, denominato Regno d'Italia. L'ultima causa è la renitenza alla leva militare, estesa quest'ultima per legge dal nuovo governo nazionale ad una popolazione che non può sentire per antica desuetudine il diritto-dovere di vestire l'uniforme a difesa di una patria che ancora non crede sua. Nasce così e si diffonde una guerriglia che si innesta in antiche abitudini brigantesche, inserendosi in un ambiente socio-politico favorevole. Guerriglia che dura circa un decennio, cioè fino alla soppressione del «santuario» (senza il quale le guerriglie non sopravvivono), costituito dallo stato pontificio, la cui protezione viene a cessare con l'eliminazione del potere temporale della Chiesa, nel 1870, alla presa di Roma. Dunque per una decina d'anni sotto le mentite spoglie di un nostalgico attaccamento alla causa borbonica si verificano rapine, uccisioni, incendi talvolta fine a se stessi, mascherati ideologicamente, ma molto spesso con scopi più meschini ed abietti di pura e semplice malvivenza. Il nuovo stato unitario impegna in questa lotta più di centomila soldati ed anche la cavalleria concorre,
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con le altre Armi, alla repressione dei briganti, costituendo colonne mobili che battono la campagna e soprattutto le zone boscose, sedi preferite delle azioni banditesche. Anche «Montebello» vi opera dal 1861 al 1863, ossia per 18 mesi. Il 5 novembre del 1861 il reggimento «Lancieri di Montebello» con ordine ministeriale lascia Terni dove è di guarnigione e si porta a Foggia operando nel Tavoliere delle Puglie, nella Capitanata con puntate anche frequenti nella Basilicata e nel Molise. Il 22 novembre il I O squadrone con lo stato maggiore prende stanza a Lucera, il 4° a Larino di Molise, il 5° si spinge sino a Lavello in Basilicata con un plotone ad Ascoli, il 3° si stanzia a Serra Capriola ed il 2° a S. Severo. 11 13 dicembre 1861 il comando di reggimento trasferisce la sua sede a Foggia (come sopra detto) ove viene raggiunto anche dal 3° squadrone. Il 1° viene poi distribuito parte a Lucera e parte a Torre Maggiore. Più tardi sono chiamati alla sede reggimentale il 4° ed il 5° squadrone. Successivi distaccamenti sono poi dislocati, mano a mano che se ne presentano le occasioni e le necessità. Numerosi (circa 50) e importanti sono gli scontri che il reggimento sostiene con i briganti nella immensa pianura, lunga oltre cento chilometri, larga cinquanta, fertilissima e priva allora di alberi, tranne verso i monti del Gargano ed il litorale Adriatico che per lunghi tratti è invece ricoperto di impenetrabili boschi fra cui primeggia quello di Dragonara. Questo terreno particolarmente adatto alla cavalleria è il campo d'azione assegnato a «Montebello». Nei primi tempi di questa guerriglia le autorità militari agiscono più con misure di sicurezza, anzichè con unità d'azione e con forze adeguate, contro un nemico che giornalmente cresce di numero e di audacia. Gli ordini di far battere la campagna da piccole colonne o di stabilire deboli posti fissi in masserie isolate espongono quei piccoli distaccamenti a continui pericoli e insidie, nell'ambito di popolazioni ostili, poichè ignorantemente soggette e nutrite con pregiudizi, che stentano ancor oggi a scomparire in qualche zona. Quindi le predisposizioni iniziali riescono non solo inefficaci alla repressione, ma costituiscono un costante pericolo per la stessa truppa. A questo errato modo di condurre le fasi iniziali della guerriglia si deve deplorare la perdita di molti drappelli, tanto di cavalleria che di fanteria, vittime di quell'incauto sistema di operazioni contro un nemico pratico della zona. Ma è ora di iniziare il racconto dei principali eventi che vedono i «Lancieri di Montebello» alle prese con la tragedia di una lotta simile, per certi versi, ad una guerra civile. Il 16 dicembre 1861 un plotone del 4° squadrone agli ordini del luogotenente Luigi Mussi, della forza di 22 uomini, attacca, presso la masseria De Matteis, una banda (di cui non si vuole nemmeno ricordare il nome per non incorrere nel vezzo di certa stampa che esalta e divulga più spesso le gesta dei delinquenti, dimenticando l'operato dei tutori dell'ordine) forte di 200 ladroni e dopo un combattimento di tre ore ne uccide sette, ferendone 22; sei lancieri purtroppo rimangono sul terreno. La resistenza dei lan-
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cieri, protrattasi per oltre tre ore, consente ad altre forze di intervenire e di accorrere in loro aiuto impedendo la distruzione totale del drappello. Per tutelare le comunicazioni da Foggia con S. Marco in Lamis e Manfredonia, il comando superiore stabili.sce un posto fisso in una masseria alle falde del Gargano, della forza di un plotone, da avvicendare mensilmente. Al comando viene posto il tenente Leopoldo de Gregorio con il compito di tenere sgombra la zona dai banditi (che vi scorazzano frequentemente) sorvegliando attentamente la rotabile. Ad un certo momento il tenente viene a conoscenza che il capo banda si deve recare di notte in una masseria non molto lontana da quella occupata dai lancieri. Costituito un drappello di uomini tenta di catturare nottetempo il capo banda, ma questi o per rumori sentiti o perchè avvertito, riesce a fuggire e decide di vendicarsi. Il 31 dicembre 1861, giorno del cambio di plotone nel presidio distaccato, il brigante, raccolta la sua banda di 200 uomini, decide di porre un agguato al plotone del tenente de Gregorio nel momento in cui deve lasciare il posto. Ma il bandito misconosce le regole militari per le quali un posto non viene lasciato se non sostituito il suo presidio da altre forze. Ne consegue che egli dispone la sua banda sulla riva sinistra del fiume Candelaro in un luog4il ove sarebbero necessariamente transitati i lancieri e dove la strada, sull'argine, in quel punto è attraversata dal ponte denominato Sesa. Ivi i briganti attendono silenziosi e non veduti, sperando- di sorprendere de Gregorio. Nel frattempo parte da Foggia il tenente Carlo Alberto Fossati col suo plotone di venti uomini per dare il cambio a quel distaccamento. Arrivato nei pressi del ponte l'ufficiale scorge al di là di esso una dozzina di briganti a cavallo che, apparentemente, non si sono accorti dell'avvicinarsi dei lancieri. Il Fossati si lancia animosamente avanti per affrontarli, seguito dai suoi uomini con la lancia impugnata, ma, appena attraversato il ponte, si alzano dal piano sottostante l'argine tutti i banditi che fanno fuoco addosso al galoppante drappello. Appena dileguatosi il fumo si vedono ancora a cavallo l'ufficiale, un caporale ed il trombettiere. Il resto degli uomini giace a terra, mentre attorno è pieno di briganti che sparano; ai tre non resta che saltare rapidamente il largo e profondo fosso che fiancheggia la strada, dirigendosi di gran carriera verso Foggia. Una quarantina di quei ladroni col loro capo in testa li inseguono sparando all'impazzata per una dozzina di chilometri, senza poterli raggiungere. Recata la notizia al comando viene fatto partire immediatamente il 3° squadrone del capitano Porcara Bellingeri il quale, arrivato di gran trotto sul luogo del disastro, trova tutti i lancieri uccisi e mutilati e la banda ormai dileguatasi. Un solo lanciere è scampato miracolosamente alla morte perché, ferito ad una mano, cade nel fosso fiancheggiante la strada, ove tramortito rimane con la bocca aperta. I briganti seguendo il loro feroce uso di mutilare i caduti, arrivati a questo, per la pigrizia di scendere nel fosso e finirlo a colpi di coltello come gli altri , gli sparano una fucilata nella
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faccia, ma il proiettile entrato nella bocca esce da un lato del collo senza ledere neppure i denti. Dopo un certo tempo, ripresi i sensi ed alzatosi dal fosso e aver visto in un profondo silenzio che tutti i compagni sono ormai morti, si dirige verso Foggia, ove incontra il drappello del capitano Porcara che gli offre un cavallo ed una scorta; ma il soldato, di cui le cronache non riportano i1 nome, la rifiuta e si reca da solo all'ospedale della città ove viene curato e salvato. U 17 dicembre 1861 il tenente Giuseppe Caracciolo, con un plotone del 5°, si scontra con una banda numerosa alla masseria S. Mercurio, presso Ascoli, costringendola alla fuga dopo aver cagionato la perdita di undici briganti. II giorno successivo un plotone del 1° squadrone comandato dal tenente Testafochi Eugenio disperde una banda di 60 briganti vicino al bosco di Dragonara, uccidendone cinque, tra cui il capobanda, e ponendo gli altri in fuga; in tale scontro il tenente è ferito graveme.nte alla mano ed al volto, ma continua nel suo compito venendo per questo decorato di medagJja d'argento al Valor Militare. JJ 22 gennaio 1862 alla masseria Lauria, presso il ponte di Civitate sul Fortore (Serra Capriola), 44 lancieri del 4° squadrone, comandati dal loro capitano Carlo Gentile, sorprendono una banda di 160 briganti uccidendone 22, ferendone molti altri e forzando il resto della marmaglia a una disperata fuga; tre sono i lancieri caduti e sei i feriti. Al capitano
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TAVOLA 2 1 - 1871 - 1872: Maggiore in gran montura da parata. 2 - 1872 - 1876: Lanciere in gran montura. 3 - 1872 - 1876: Tenente in montura giornaliera. 4 - 1871 - 1872: Colonnello com.te il Reggimento in montura estiva.
5 - 1872 - 1876: Tenente in gran montura fuori servizio. a - Fregio ricamato in argento su panno robbio per il comandante del reggimento (su panno turchino scuro per tutt i gli altri ufficiali). b - Fregio metallico e coccarda per colbacco. c - Mostreggiature.
viene attribuita la croce dell'Ordine Militare di Savoia. Successivamente, il 6 febbraio, un drappello del 2° squadrone, guidato dal tenente Cesare Cane, individua e assale una banda nel bosco di Campisa (Ripalta). Cadono 12 briganti, altri vengono inseguiti per alcune miglia; nel reggimento si lamentano tre lancieri caduti e due feriti. li 17 febbraio è la volta di una sezione del 4° squadrone, condotta dal capitano Artemio Sejssel d'Aix,
che si scontra presso la masseria S. Leonardo in Basilicata, con una grossa combriccola, superiore di numero. Ma il drappello di lancieri attacca con grande risolutezza scompigliando i briganti che si sbandano fuggendo. Comincia poi un inseguimento nel quale i banditi, volgendosi, scaricano le loro armi su quelli che più da vicino li incalzano con le lance alle reni. L'8 aprile a Vallo di S. Maria, tra Castel Fiorentino e Monachella, una colonna mobile, comandata dal maggiore Giuseppe Municchi e composta dal 2° squadrone (capitano Luigi Mandelli), dal 4° (capitano Gentile) e da alcune compagnie di fanteria, marcia per attaccare circa 200 briganti, attestati su posizioni per loro molto vantaggiose. Mentre la fanteria compie un predisposto movimento aggirante che mira a prendere alle spalle i briganti e i lancieri attendono che si compia questo lungo giro che richiede ancora del tempo, i briganti tentano un movimento in avanti che può preludere ad un successivo ripiegamento. Allora viene ordinata dal maggiore Municchi una carica frontale del 4° squadrone ed una laterale a sinistra del 2° per tagliare loro la ritirata ed investirli sul fianco. Dopo un primo tentativo di resistenza, i briganti sono costretti alla fuga dalla combinata serie di cariche; fuga cui non può seguire l'inseguimento per Ujjìciale del Reggimenco con mance/la, inizi del '900.
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l'arrivo del buio. Trenta banditi cadono, unitament ad un caporale e 3 lancieri. E' da tener presente che le fertili campagne di quell provincie sono in questo particolare momento storie, abbandonate dai contadini. Le masserie, compless, di edifici per le famiglie di agricoltori e per le stall del bestiame, sono così vaste da poter contenere in teri squadroni di cavalleria, ma sono completament vuote del numeroso bestiame che un tempo vi ~ trovava e, quasi per ironia, vi è rimasta la sola pa glia, sulla quale riposano a vicenda ora i briganti, o ra i soldati. Lungo le vie delle campagne si incontrano spessi cadaveri mutilati o teste di cittadini appese sugli al beri. Difficile è individuare e colpire le bande di brigant perchè protette da aristocrazia e clero, parteggiant per il caduto governo borbonico, dai quali vengon< rifornite ed informate dei movimenti delle truppe. Continuano nei mesi successivi le azioni di «Monte bello» per individuare e stroncare le bande armati per lo più montate su velocissimi cavalli, con cava !ieri generalmente vestiti da contadini, oppure con u niformi improvvisate. Il 27 aprile una sezione del 3° squadrone, al coman do del tenente Luigi Mussi, staccatosi da una colon na mobile agli ordini del luogotenente colonnellc Ferdinando Garibaldi-Ghilini, inseg,1,1e i briganti che alla masseria Beretta, cercano di salvarsi interponen· do tra loro ed i lancieri una palude formatasi presse il lago di Risentino, ove il fiume Candelaro ha allar· gato il suo letto. Tuttavia il coraggio degli inseguitori supera le diffi. coltà ed, attraversato il pantano, essi raggiungono fuggiaschi che lasciano sul terreno 11 morti, numero· si cavalli ed armi. Il 7 maggio il capitano Gentili con il 3° ed il 4' squadrone, alle falde del Gargano, uccide sette bri· ganti, liberando tre proprietari, già presi in ostaggic e su ciascuno dei quali pesava un riscatto di ventimila lire, costituente allora un vero e proprio patriomonio. Il 13 giugno altra banda è distrutta nei dintorni della masseria del Giardino da una sezione del 2° squadrone, mentre il 14 dello stesso mese il 4° squadrone insegue i briganti per oltre 6 miglia, li raggiunge presso Castelluccio dei Sauri e tra morti e feriti disperde completamente la banda. Il 3 novembre presso la masseria degli Julis il 2° squadrone ed una sezione del 5°, unitamente a reparti dell'8° fanteria, si scontrano con oltre 250 briganti, superiori di numero, che dapprima resistono agli attacchi, ma poi cercano salvezza nella fuga. La cavalleria li raggiunge e solo l'arrivo della notte e della pioggia impedisce la continuazione dell'inseguimento, mentre la banda subisce una forte falcidie tra morti, feriti e cavalli catturati. Tra le ultime imprese si segnala quella di Motta Calabrese (Lucera) ove una sezione di lancieri, in cooperazione con i bersaglieri, attacca 260 briganti e sotto un vivissimo fuoco li caccia dalle loro forti posizioni. Riannodatisi sulle alte colline del Sequestro, sono nuovamente messi in fuga e inseguiti fino a notte. Anche in questa azione le bande vengono dissolte, catturando loro cavalli e armi.
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Per le fatiche sopportate e l'impegno svolto in 18 mesi il reggimento perde 28 cavalli di ufficiali e 240 da truppa per malattie e ferite. Degli uomini ha in meno 4 ufficiali e 40 lancieri, morti in seguito alle ferite riportate o aUe malattie contratte in servizio. li 29 aprile 1863 da Foggia il reggimento viene trasferito a Caserta ove giunge il 3 maggio successivo. Il sacrificio e l'impegno dei «Lancieri di Montebello» per pacificare quell'area sono ricompensati con due croci al valor militare e 93 Menzioni Onorevoli, tramutate poi io medaglie di bronzo al Valor Militare. Il primo maggio I 863 il giornale popolare La Nuova Dauoa di Foggia scrive un articolo sui «Lancieri di Montebello» nel quale vengono espressi il rammarico ed il rincrescimento della popolazione della Capitanata nel veder allontanare il reggimento... «cui è sacro dover serbare eterna riconoscenza pei non pochi benefici arrecatici dal suo valore. Nel corso di un anno e mezzo, in cui con rara abnegazione si è dedicato alla distruzione del brigantaggio in questa provincia, ha avuto non meno di 49 scontri, dei quali non possiamo dispensarci da accennare qui appresso i più rilevanti...».
LA TERZA GUERRA D'INDIPENDENZA L'occasione lungamente attesa (dal 1859) per liberare le Venezie si offre nel 1860 al governo italiano, quando Austria e Prussia entrano in conflitto. L'Italia si allea con la Prussia, anch'essa impegnata in un ciclo di lotte per l'unificazione nazionale e combatte una infelice campagna nella quale, tuttavia, riesce ad ottenere almeno la sola Venezia Euganea, con l'esclusione di quella Tridentina e di quella Giulia. li S maggio 1866 «Montebello» da Ferrara sua sede, distacca tre squadroni sulla linea del Po, il cui comando è affidato al colonnello comandante del reggimento. Assegnato all'armata del Po del generale Cialdini, viene posto a protezione del fianco destro dell'armata del Mincio, destinata inizialmente a svolgere l'azione offensiva. Ma l'esito negativo della battaglia di Custoza del 24 giugno, blocca ogni iniziativa, che viene ripresa solamente a luglio. Infatti per tale epoca, organizzato su 680 uomini e 625 cavalli, «MontebeJJo» entra a far parte della l3 brigata di cavalleria (Generale Poninski) del IV corpo d'armata, che l'l l luglio varca il Po in una ricognizione offensiva verso ponte Lagoscuro, Lendinara. Passato anche l'Adige prosegue la marcia per Este e Vicenza onde coprire il fianco destro delle colonne avanzanti su Rovigo e Padova. Raggiunta Vicenza il reggimento spinge ricognizioni verso Verona, Stella e la valle di Schio, dove il 2° squadrone respinge e sbaraglia reparti tirolesi che tentavano di occupare il paese. Indi prosecuzione del movimento per Cittadella e Masarada, guado del Piave, passaggio per Roncadelle e Cusano. Varcato il Tagliamento si porta a Goricizza e Mortegliano ove viene accantonato per
A destra: Capitano di Momebello in grande unifo rme da parata, 1905.
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la durata dell'armistizio. Riprese le ostilità in agosto, viene destinato alla re troguardia rimanendo oltre il Tagliamento, a Co droipo. A pace conclusa, a metà agosto il reggimen to è dislocato nella zona di Yalvasone-Cordenon: mentre a novembre si porta di guarnigione ad Udi ne. Tre anni dopo raggiunge la sede di Verona. Dal 1870 al 1915 per circa 45 anni l'Italia vive u1 periodo di pace sia pure con l'eccezione delle cam pagne coloniali. Pace fervida di opere in tutti i campi, perché dopc l'unificazione territoriale si deve attuare quella spiri tuale e queJla amministrativa per costruire un nuove futuro, cercando di redimersi da un passato di sog gezione allo straniero e di pessima amministraziom interna. In questo lungo periodo l'esercito, e con esso la cavalleria, si appresta a completare la sua organizzazione trasformandosi da piemontese in italiano. E un 'opera grande sotto vari profili, che tocca tutte lt branche della compagine militare. Da queJla ordinativa a quella dei regolamenti, dall'addestramento alle modalità di attuazione della leva t della circoscrizione, alla quale fino a questo momentc storico erano risultate esenti di fatto le province dell'Italia centrale e per legge quelle meridionali. Causa non secondaria di tutti i problemi relativi, ne: decenni successivi ed ancor oggi, d'él malumore po· polare nei confronti della coscrizione obbligatoria. In particolare per la cavalleria si sente la necessità di unificare le uniformi che sono diversificate in relazione alla regione di provenienza dei reggimenti: basti per tutti citare l'esempio degli «Ussari di Piacenza» e dei ((Cavalleggeri Guide». Con le riforme del ministro Ricotti, il 10 settembre 1871, pur continuando ad essere armato di lancia, assume il nome di 8° Reggimento di Cavalleria « Montebello». Ricotti vuole agevolare le operazioni di mobilitazione ed il conseguente accantonamento di uniformi e di materiali. L'unificazione delle denominazioni, in stretta connessione con quella delle uniformi e dei colori vuole semplificare l'iter delle attività conseguenti all'emergenza. Si verifica, quindi, una variazione uniformologica che tende a trasformare la foggia di tipo piemontese con altra di impronta italiana più semplice, meno appariscente, ma più funzionale e che, con eccezione di qualche dettaglio, rimane in vigore fino all'adozione del grigioverde, ossia in pratica fino all'inizio della guerra di Libia. Come si può osservare dalla tavola 2 di pagina 15 il copricapo, abolito il chepì, viene sostituito da un berretto detto alla "figaro", una specie di bustina a due punte con visiera, di panno blu, avente come fregio unico una stella a cinque punte sormontata (solo per gli ufficiali) dalla corona reale e riportante al centro il numero 8. Questa bustina nel 1872 è sostituita da un berretto tondo, soprannominato «pentolino Ricotti» che è usato a diporto, mentre, inquadrati nei ranghi si usa un nuovo copricapo, denominato colbacco, piuttosto bello e imponente. La giubba è corta, turchina, a doppio petto per gli ufficiali, ad uno per la truppa.
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Colonnello Ricci 1897 al 1904. , Montebello daÌ
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Bavero rovesciato, anziché diritto, con fiamme bianche uguali a tre punte per tutti i reggimenti (la cui lunghezza è decrescente dal basso verso l'alto) per gli ufficiali, mentre La truppa ha mostrine ad una punta sola. Gradi a fiore in vigore fino aJ 1902. Pantaloni bigi con doppia banda bianca (nera per la truppa). Sempre nel quadro delle riforme Ricotti in questo periodo (1871-1872) sono adottate, quale simbolo dell'Italia unita e della disciplina militare, le stellette a cinque punte sul bavero delle uniformi, che ancora oggi costituiscono lo status militare del cittadino. Per effetto dello stesso Regio Decreto IO settembre 1871 viene tolto al reggimento lo Stendardo che viene depositato all'armeria reale di Torino. Tale sottrazione è conseguente ai criteri tattici dell'epoca, che vedono il reggimento largamente frazionato in avanscoperta ed in esplorazione sì da fargli perdere la caratteristica unitaria e la possibilità conseguente di avere uno Stendardo alla testa degli squadroni. Questa privazione del simbolo guerresco e dei colori distintivi privano «Montebello» della propria fisionomia, ma il reggimento disciplinatamente attua anche queste disposizioni. E' indubbio comunque che
Gruppo di ufficiali di cavalleria, di differellli reggimenti, fra cui uno di Montebello riconoscibile dal colore dis1inrivo verde (Acquarello di Q. Cenni del 1888).
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TAVOLA 3 1 - 1876 - 1884: 2 - 1876 - 1884: 3 - 1876 - 1884: 4 - 1876 - 1884:
Sottotenente in montura giornaliera. Sergente in gran montura.
Lanciere in montura di marcia. Lanciere in montura di servizio interno
con pastrano. a - Fregio ricamato in argento per berretto degli ufficiali.
b - Fregio di metallo per colbacco. e - Fregio stampigliato per copertina di tela del colbacco. d - Fregio di metallo per controspalline dei sottufficiali e bassa forza. e • Fregio ricamato in lana bianca per berretto da fatica della bassa forza (io ricamo d'argento per berretto da fatica dei sottufficiali).
sul piano pratico l'unificazione uniformologica, pu1 sacrificando una certa eleganza, ha guadagnato ir semplicità ed economia. L'ordinamento reggimentale. mantenutosi su 6 squadroni, comporta la presenza d una forza di 49 ufficiali, 1014 uomini di truppa f 748 cavalli. Le riforme comprendono anche l'ammodemamentc dell'armamento: nel 1872 sono adottati nuovi modelli, detti 1870, di sciabola e lancia, questa ultima in frassino. Entrambe hanno il pregio ~i essere più bilanciate e quindi più maneggevoli ed efficaci. Viene anche introdotto il nuovo moschetto Wetterlj model-
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lo 1870 a retrocarica con baionetta ripiegabile. Finalmente al reggimento nel 1876 vengono ripristinati nomi e colori tradizionali. Adesso si chiama Reggimento di Cavalleria «Montebello» (8°), mentre sull'uniforme il bavero ritorna ad acquisire il colore verde (Vds. tavola 3 di pag. 23). n fregio dei copricapi è costituito ora dal trofeo di lancie avente al centro il numero 8, sormontato dalla corona reale, come si può osservare nella citata tavola di pagina 23 (figure a, b, c, e). In tema di armamento viene sostituito il vetusto pistolone modello 1860 con la pistola a rotazione modello 1874. Dopo 25 anni, infine, viene restituito al corpo anche lo Stendardo poiché le modalità di impiego si sono modificate, consentendo così il ritorno del vessillo alla testa degli squadroni quale simbolo di coesione reggimentale e di espressione nazionale. L'ultimo atto che restituisce al reggimento le sue peculiari caratteristiche risale al IO gennaio 1898, allorquando il corpo riassume il nome di Reggimento «Lancieri di Montebello» (8°) rimasto tradizionalmente fino ai nostri tempi, anche quando l'unità ha assunto veste blindata prima e corazzata poi. Sul piano equestre «Montebello» partecipa come gli altri reggimenti alle attività propriamente ippiche con il proprio personale, in gran parte ufficiali, alle gare, ai concorsi, ai cross, agli stuples, nonché alle compeScuola ,i, ,·q11i1orione a Tor cli Qum /0. /9(/5.
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tizioni del campionato del cavallo d'arme svolte dalla fine dell'800 fino alla prima guerra mondiale. Tra le manifestazioni di rilievo si evidenzia la marcia di una pattuglia di quattro lancieri comandata dal tenente Edoardo Pirandello che compie 170 chilometri in 55 ore sull'appennino toscano in pieno inverno nel gennaio 1898, dimostrando attitudine al movimento in montagna e come la lancia non sia affatto di impedimento nei più difficili terreni. Tre anni prima, un ben più famoso Pirandello, Luigi, il valente commediografo, Nobel per la letteratura nel 1934, presta servizio in «Montebello». La sua presenza al reggimento è ricordata nella Rivista di Cavalleria del 1956, che rievoca il periodo militare dello scrittore, il suo amore verso i cavalli, certe sue stravaganze, come quella di ordinare due bottiglie di buon vino in una locanda di Siena, per placare la sete del suo cavallo e di quello dell'attendente. Quest'ultimo, ormai anziano nel 1956, ricorda questo e altri episodi di un 'epoca lontana, ne!Ja quale genio, sregolatezn e allegra goliardia, sembrano pervadere il mondo della belle époque, in cui la cavalleria appare come il fulcro di ogni eccentrica bizzarria. Anche se, qualche anno più tardi, questa stessa gioventù, apparentemente fatua e mondana, saprà montare in sella e correre verso l'immortalità per la patria italiana, immolando la sua spensierata giovinezza per quegli ideali di italianità, che oggi ~embrano passati di moda a causa di un edonismo di pretta marca consumista.
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Il reggimento «Montebello» non partecipa alle campagne d'Africa con propri reparti organici, inviando solamente personale destinato a formare o a completare altre unità. Nel 1887/ 88 concorre alla formazione dello squadrone Cacciatori a cavallo d'Africa con 23 uomini. Nel 1895 / 96 un ufficiale e sessantanove lancieri sono assegnati a vari reparti mobilitati per l'Eritrea. Nel 1911 / 12 e negli anni seguenti sono inviati cavalli e lancieri per il completamento delle unità di cavalleria operanti oltremare. Ad Adua il 1° marzo 1896 cade il sottotenente di «Montebello>> Giovan Battista Frigerio. Questo giovane di agiata famiglia milanese, è volontario senza assegni. come usava allora per i rampolli che prestavano servizio per desiderio di avventura e per l'onore di indossare l'uniforme. Ad Adua egli assolve il compito di aiutante di campo del generale comandante la brigata indigeni e viene colpito mentre si reca dove maggiormente ferve la lotta per portare gli ordini del suo comandante. Colpito a morte, viene decorato della medaglia d'argento alla memoria per lo sprezzo del pericolo e per l'impegno dimostrati nel corso della battaglia. Le uniformi coloniali della tavola 4 di pag. 31 sono state, dunque, portate da un numero esiguo di lancieri di «Montebello», anche se mantengono intatto il loro fascino, diciamo esotico, per l'ambiente africano per il quale sono state concepite, ad imitazione di quel1e di altri paesi europei. [n colonia dopo una breve parentesi iniziale nella quale si è adottata una uniforme bianca, che si è dimostrata troppo delicata e poco pratica, viene ad essere distribuita una uniforme cachi in una tonalità di colore bronzo chiaro. Come è noto questo deriva dall'uniforme coloniale inglese. Si rimedia alla poca praticità dell'uniforme bianca, inizialmente usata, tingendola empiricamente in grosse marmitte di acqua bollente tinta con il tè, fino a raggiungere il colore voluto. Da noi il provvedjmento delle uniformi cachi viene sancito nell'istruzione per la divisa del Corpo Speciale d'Africa del 25 febbraio 1889, di cui sono riportati nella predetta tavola 4 i principali elementi e i caratteri distintivi. Si può concludere specificando che si tratta di una bella uniforme che accomuna essenzialità e praticità, non disgiunta da una certa eleganza nelle linea e nel taglio. Le uniformi del periodo 1890-1908 sono riportate nella tavola 5 di pagina 39. Esse hanno l'indubbio pregio di conservare intatti i colori tradizionali e di avere una foggia veramente marziale. Forse hanno anche iJ difetto di essere troppo numerose, specie se si considera che l'ufficiale ha l'incombenza dell'acquisto in proprio delle uniformi. Spesa non indifferente ové si pensi al numero elevato di monture; ordinaria (figura 2), da campagna (figura 3), grande tenuta (figura I); con capi di corredo di un certo costo come lo spencer, il colbacco, la mantella, il pastrano e la stessa sciabola.
A sinistra: Lanciere di Montebello, 1908. A destra: carto line del Reggimento fra il 1900 ed il 1943.
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Caratteristici i gradi a fiore alle maniche, che saranno aboliti nel 1902, rimanendo solo i galloni alle manopole o portando le stellette sulle controspalline. Ufficiali e soldati sono, comunque, accomunati da questa caratteristica di stile, che renderà la cavalleria famosa come l'arma dalle tradizioni di eleganza e di estrema cura della uniforme, delle persone e dello stesso quadrupede. Una disposizione non scritta prevede che il lanciere non possa provvedere a se stesso, se prima non ha provveduto a governare il suo cavallo (abbeverata, proffenda, alimentazione). Questo criterio vale anche per i superiori nei confronti dei subordinati. Con l'inizio del secolo XX le esigenze di mimetizzazione evidenziate dalle campagne coloniali, dalle guerre americane e balcaniche inducono anche per l'esercito italiano all'adozione del grigioverde che si osserva nella tavola 6 di pagina 47. La tecnologia sempre più avanzata degli armamenti, che determina un incremento letale dell'efficacia del fuoco e della celerità di tiro, impongono una uniforme da campagna di tipo mimetico: il grigioverde, attraverso la campagna di Libia dove dapprima viene sperimentato, e poi nei due conflitti mondiali, assume a tradizione nazionale e prende il valore sentimentale di una bandiera. Inizialmente c'è ancora un uso promiscuo della vecchia tenuta con la nuova (figura 1), che poi prende definitivamente piede. Anche su tale uniforme si conservano i colori reggimentali, sia pure limitati al solo
bavero della giubba. Dapprima l'equipaggiamento è di colore cachi e cuoio naturale, poi viene introdotto il grigioverde anche nei cuoiami. I gradi degli ufficiali sono definitivamente sostituiti dalle stellette sulle spalline, mentre restano sulle manopole per graduati e sottufficiali. I disegni, di questa come delle altre tavole, sono talmente chiari e bene eseguiti, oltre che conformi al vero, che danno subito, visivamente nozione di tutte le novità di dettaglio, oltre che dell'uniforme anche delle buffetterie e dell'armamento. A questo propsito è già in dotazione il moschetto da cavalleria mod. 1891 con baionetta ripiegabile, che ha sostituito il Vetterly 1870. La tavola n. 7 di pagina 55 centra in pieno e con efficacia le caratteristiche delle uniformi indossate dai lancieri nella prima guerra mondiale, mettendo in evidenza non solo le più moderne esigenze belliche, ma anche gli adattamenti dell'uniforme della cavalleria ai suoi differenziati e molteplici impieghi, determinati dall'appiedamento e dal passaggio dei cavalieri in altre armi, corpi e specialità. Le fasce gambiere del tipo "fanteria" per coloro che sono appiedati e devono combattere in trincea (figura 1) ne sono esempio, come anche le varianti del fregio da lanciere per coloro che sono transitati in aviazione (figura d) ed il fregio da., pilota di aereo (figura e). Le esigenze di mimetizzazione dei gradi e dei fregi in colori più neutri e meno brillanti (figura a e c). Inizialmente i lancieri sono entrati in guerra adottando sul colbacco una foderina grigioverde, ma ben presto anch'essi calzano il più protettivo elmetto metallico derivato dal francese Adrian (figura 2). Estrema praticità nella foggia, nelle tasche, nelle abbottonature, etc. hanno la preminenza su qualsiasi altra considerazione: resta innato nel lanciere il gusto della distinzione anche in questa dimessa uniforme, riuscendo a mantenere una linea elegante che il disegnatore della tavola ha reso con efficacia.
TRINCEA, RETICOLATO, MITRAGLIATRICE: UN TRINOMIO MICIDIALE Lo scoppio del primo conflitto mondiale, considerato dagli storici come una vera e propria guerra d'indipendenza, poiché consegue il fine di liberare le ultime terre non ancora redente dal giogo straniero (Trento e Trieste), vede una prima incerta avanzata oltre confine da parte della cavalleria. Ma la guerra di posizione che, nel giro di breve tempo si determina a causa delle difese austriache, ma soprattutto del micidiale trinomio indicato nel titolo, riduce enormemente le possibilità operative del cavallo. Ma l'Arma non può e non vuole rimanere inoperosa. Per tale motivo si rende necessario il duro sacrificio, anche psicologico, dell'appiedamento e
A s1111stra: Tenenle di ,\fomebello, ini:w .Jeco/o. A destra: il Gt'llnole Ma.rnoni. lspeuore dell'Arma di Ca1•0/leria nel 1897-1902 e Ministro della Guerra nel 1905-06.
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della rinuncia al primo, fedele compagno di lotta: il cavallo. I lancieri di <<Montebello» sono inquadrati nena 3' divisione di cavalleria, formando la 6' brigata con «Savoia Cavalleria». La sua articolazione organica prevede due gruppi squadroni a cavallo ed una sezione mitragliatrici, di due armi, anche essa a cavallo. La dislocazione è sulla fronte Giulia ossia nel tratto tra Gorizia e Trieste. li primo elemento costretto ad appiedare e a combattere in trincea con la fanteria, per coadiuvarne l'azione, è proprio la sezione mitragliatrici reggimentale che opera sul Monte Sei Busi nel luglio 1915; in una azione il suo comandante tenente Gervasio Bitossi viene ferito insieme ad altri uomini mentre le armi rimangono inutilizzate. Ricostituita, nell'ottobre opera con altro reparto di fanteria nel settore di passo Buole e in val Lagarina. Durante l'appiedamento il reggimento riceve. quale 6° squadrone, il JO squadrone del reggimento «Cavalleggeri di Padova». Ma tale fase dura poco perchè viene rimesso a cavallo nel 1916, in seguito all 'offensiva sferrata dagli austriaci nel Trentino; nel maggio il reggimento accorre nella zona di Schio. Dopo la battaglia si porta su! Chiesi e quindi si accantona nella zona di Brescia. E11gemo Gambaroua. ujjìciale in Montebel/o nel 1904.
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TAVOLA4 1 - 1887 - 1889: Capitano nell'uniforme di marcia per le truppe d'Africa. 2 - 1887 - 1889: Caporale nell'uniforme di marcia per le truppe d'Africa. 3 - 1890: Tenente in uniforme ordin aria fuori servizio per le truppe d'Africa. 4 - 1890: Sottotenente in uniform e di marcia per le truppe d'Africa . 5 - 1890: Sergente in uniforme di marcia per le truppe d'Africa. a - Nappina di metallo per l'elmetto coloniale di tutti gli ufficiali. b - Nappina in lana per l'elmetto coloniale dei sottufficiali e bassa forza.
Caduta la testa di ponte di Gorizia 1'8 agosto 19 16, quale avanguardia della 3' divisione di cavalleria, il reggimento raggiunge il 12 agosto monte Fortin per l'eventualità di penetrare in val Vipacco, ove viene sottoposto a fuoco d'artiglieria nemica, subendo perdite di uomini e cavalli. Passato 11sonzo, raggiunge Peteano operando fino al 16 agosto. Mancato lo sfondamento delle linee nemiche, fortemente arroccate su terreni montagnosi, ai reparti montati non è concesso l'intervento in profondità. li reggimento riprende poi la stessa dislocazione, con il medesimo compito di riserva, per la eventuale prosecuzione della lotta in profondità d urante la settima battaglia dell'Isonzo dal 14 al 17 settembre. Nel luglio 1917 il deposito reggimentale costituisce la 860• compagnia mitragliatrici appiedata, armata di mitraglie Fiat modello 19 14; tra luglio e novembre dello stesso anno, in cooperazione con reparti bersaglieri, opera tra Liga e Selva concorrendo alle azioni di frenaggio dell'avanzata austriaca. Sempre nel quadro del concorso fornito alle altre armi, «Montebello» invia 450 uomini per il nuovo corpo dei bombardieri, che con il loro fuoco devono creare varchi nei reticolati nemici o colpire, mediante il tiro curvo, i trinceramenti e le opere fortificate avversarie. Sei ufficiali sono trasferiti in artiglieria. Tra essi si distingue il capitano Luigi Zappieri caduto il 4 ottobre 1916 a quota 144 del Carso. Nella nascente aviazione il reggimento annovera un buon numero di piloti e di osservatori di aeroplano. Tra i pionieri vi è il capitano Luigino Falchi che è un ufficiale medico dei «Lancieri di Montebello», appassionato del volo e dei problemi medici ad esso connessi. Fin dal 1911 appartiene a quella schiera che inaugura l'impiego bellico dell'aereo nella campagna di Libia. Decorato di medaglia di bronzo nel 1911 -1912 quale comandante di una squadriglia e quindi promosso maggiore al comando di un gruppo di squadriglie Caproni nella prima guerra mondiale, riceve nel 1916 una medaglia d'argento ed altre due di bronzo nel 1917. Operano in aviazione anche i tenenti Giuseppe Costa (poi comandante di «Genova Cavalleria» nella seconda guerra mondiale), Roberto Bonuti, Renato de Riso, Gastone Novelli. i fratelli Andrea e Mario Pan-
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• Uffìriple del Reggimento con mar11efla, /90,7,
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ciera di Zoppola, Giorgio Gavina. I sergenti Carlo M.alvicini e Riccardo Radicula. I lancieri Alfredo Mori e Antonio Sanfilippo. Sono i piloti di quegli aerei Nieuport, Aviatik, Farman, Bleriot, Caproni che sono le macchine volanti dell'epoca, in legno e tela in cui i temerari cavalieri del cielo (mai dizione è apparsa più appropriata) salivano con speroni e frustino a idealizzare un impiego bellico che con il tempo diverrà sempre meno cavalleresco e sempre più disumano. Il tenente Gastone Novelli, con il suo rilevante numero di otto vittorie aeree, rientra persino nella graduatoria dei piloti da caccia italiani con il più alto numero di abbattimenti avversari, il cui primato assoluto è tenuto dal ben più famoso maggiore Francesco Baracca, nella cui 91" squadriglia Novelli presta servizio, venendo decorato di tre medaglie d'argento, attestanti l'ardimento con il quale ha svolto il suo difficile compito. Anche quasi tutti gli altri aviatori citati sono pluridecorati al VaJor Militare per le imprese svolte nei cieli della prima guerra mondiale, dimostrando con quale efficacissima funzione abbiano operato nella giovane aeronautica piloti ed osservatori di cavalleria. Ma si vuole anche ricordare un altro ufficiale di <(Montebello» che, in tutt'altro campo, ha saputo rendere onore ai verdi colori che ha indossato nella prima guerra mondiale. Si tratta del tenente colonnello di complemento Giannino Antona Traversi, valente commediografo nella vita civile, che si arruola volontario a 54 anni Souo: alcuni pilori. p1<mieri dell'Aviazione. pro,w1iemi da Monrebello. I) Cap. Luigino Falchi. 2) Ttn. Renato fH Ruo 3) Ttn. Gastone \iorelli 4) Ttn. Roberto Bonmi.
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e partecipa in parte con il reggimento e in parte c, altre unità anche alle azioni di prima linea. Nei periodi di riposo si occupa persino di assisten alle truppe, organizzando spettacoli teatrali e ricre tivi per le stesse. Ma l'opera sua più meritevole consiste nella sistem zione, nell'immediato dopoguerra, di cimiteri di gue ra, in particolare quello più famoso di Redipuglia ve, non solo raccoglie con amorevole cura i resti d Caduti, ma detta per ogni tomba una epigrafe, 1 verso, un pensiero, denotando sentimenti di italiani e grande versatilità di scrittore. Tornando alle vicende reggimentali si ricorda eh durante il ripiegamento sulla riva del Pia• nell'ottobre-novembre 1917, «Montebello» dai qua tieri invernali nel milanese viene inviato nuovamen al fronte ed il 31 ottobre giunge a Conegliano. So110. Ugo Ferrano, ufficiale in Momebello nel 1904.
, l f/i"alt• cf,,; l.anuert dì° it,!m,•hdlo, 190:J.
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Come tutti gli altri reparti di cavalleria deve proteggere il ripiegamento delle truppe dopo la sconfitta di Caporetto. Si tratta di frenare, rallentare, logorare preponderanti forze avversarie che dilagano nella pianura padana senza trovare troppi ostacoli alla loro avanzata. La protezione del ripiegamento è un compito nel quale bisogna avere il coraggio di sacrificarsi, mettendosi in mezzo tra l'amico che ripiega ed il nemico che avan1a. Compito non facile per il quale necessita un'autodisciplina che si imponga sull'istinto di conservazione e questo carattere si formava nei cavalieri che imparavano a dominare se stessi, per dominare il generoso, ma inquieto e ombroso quadrupede, dotato di una precisa volontà che deve essere indirizzata nel senso voluto dal cavaliere. Per compiere questo sforzo la cavalleria si segnala resistendo alle dilaganti forze nemiche che incalzano le nostre intere armate che, in parte sbandate, arretrano verso ovest. Nella notte sul 5 novembre nella zona del MedunaCellina il reggimento entra in contatto con colonne nemiche che stanno tallonando i resti della 2• armata che ripiega dal Tagliamento. Il mattino del 5 con rapido sbalzo, per i magredi di Cordenons ed il torrente Cellina, il reggimento punta contro colonne nemiche segnalate i.n direzione di Sequals e di Lestans. Da ponte del Giulio indi si sposta verso S. Leonardo e San Foca per arrestare altre infiltrazioni nemiche ivi segnalate. Il reggimento vi concorre appiedando due squadroni e successivamente con «Savoia Cavalleria» schiera i restanti suoi reparti sulla Brentella, presso Rovereto in Piano. Nella giornata i reparti sono soggetti al fuoco dell'artiglieria nemica ed a quello di mitragliatrici di aeroplani. Frattanto il nucleo ciclisti reggimentali, al comando del tenente de Micheli, prende parte ad azioni condotte da un battaglione bersaglieri ciclisti sul Meduna dapprima e successivamente sul ponte di Sacile sulla Livenza. Nel pomeriggio dell'8 novembre il reggimento viene rinforzato con cinque autoblindo ed un battaglione ciclisti per costituire un raggruppamento misto, posto agl i ordini del comandante di reggimento colonnello Augusto Tavani, al fine di coordinare l'azione di protezione del ripiegamento delle nostre fanterie. Sino dalle ore IO numerose pattuglie avversarie provenienti da S. Fior Pianzano hanno molestato con il fuoco gli elementi avanzati del reggimento; nelle ore successive altri reparti nemici, portati avanti celermente su autocarri e seguiti da forze consistenti provenienti da Castello Roganzuolo, tentano di aggirare il reggimento che frattanto ha assunto formazione di combattimento, appiedando tutte le sue unità, ad eccezione di due squadroni a cavallo, dislocati al coperto in posizione arretrata. Il pericolo è sventato tempestivamente dall'a1ione a cavallo dei due squadroni di riserva che agiscono con estrema decisione, mentre le unità appiedate aprono il fuoco sulle formazioni avanzate.
A sinistra: il Capitano Luigi Zappieri nel /910, sepolto nel cimitero di Monfalcone. A destra: 1/ S. Tenente Giovanni Pastori nel /914. alla \'lg,lio della guerra.
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TAVOLA 5 1 - 1884 - 1897: Colonnello com.te il reggimento in grande uniforme da parata. 2 - 1903 · 1910: Maggiore in uniforme ordinaria fuori servizio. 3 - 1902 - 1910: Capitano in piccola uniforme. 4 - 1903 - l910: Caporale in uniforme ordinaria per servizio interno.
Sopra: il Tenente Guyllaume. 1905. Smto: U!fleialt a ca,•alfo in tenwa da equitazione. 1905.
Anche il battaglione bersaglieri e le autoblindo appoggiano l'azione, cosicché il nemico investilo dal fuoco di ben venti mitragliatrici e dalla fucileria di tre squadroni e di tre compagnie, dapprima si arresta, indi ripiega celermente verso le alture. Il 9 novembre 1917 il reggimento assolto il compito passa il Piave al ponte della Priula. Nella battaglia di Vittorio Veneto (ottobre-novembre 19 I 8) l'avanguardia della 3• divisione di cavalleria costituita dal I gruppo dei <(Lancieri di Montebello>>, rinforzato da tutte le mitragliatrici del reggimento e da una batteria a cavallo, riconosce" le difese nemiche nella stretta a sud dell'abitato di Polcenigo. li 31 ottobre le unità si portano a brevissima distanza dalle posizioni nemiche, investendole con precise raffiche. L'avversario dopo viva reazione si ritira nell'abitato facendo saltare il ponte sulla Livenza, seppure non completamente, tanto che è possibile attraversare il corso d'acqua, inseguendo le retroguardie nemiche con le quali si ingaggia una mischia tra le case del paese, catturando circa un plotone ed impadronendosi di abbondante materiale bellico. Trovato un secondo ponte nell'interno di Polcenigo, minato e barricato, l'unità di testa del I O squadrone si getta a nuoto nel torrente, mettendosi in postazione allo sbocco est del paese. rimasto così saldamente in nostro possesso. li 1° novembre da Polcenigo si riprende la marcia per Vigonovo e Roveredo in Piano con obiettivo Tauriano e Spilimbergo; le pattuglie segnalano presenza di nuclei nemici con mitragliatrici ed artiglieria nella zona di S. Martino, Sedrano, S. Quirino. Le sezioni di mitragliatrici dell'avanguardia incontrano resistenze a Roveredo in Piano, che superano, catturando prigionieri. Anche a S. Quirino si svolgono scontri, con fuoco di artiglieria da ambo le parti. U sopraggiungere della notte interrompe l'az.ione. li 2 novembre si riprende la marcia verso est con il reggimento «Mootebello», questa volta in coda alla divisione. Per S. - Quirino, S. Foca e Vivaro, completamente sgombri dal nemico, ovunque acclamati dalla popolazione, i lancieri raggiungono Tauriaoo. Qui al reggimento, rinforzato da una batteria a cavallo, viene affidato il compito di dirigersi al ponte di Bonzicco sul Tagliamento che risulta ben protetto d ali 'avversario. (<Montebello» muove da Tauriano circondato dai propri elementi di sicurezza e contemporaneamente inviando pattuglie esploranti su Barbeano, Provesano e Gradisca.
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Già all'uscita da Tauriano, nell'attraversare il torrente Cosa, l'intera colonna è faua segno a tiro di fucileria. Viene distaccata una colonna costituita dal 5° squadrone. tre sezioni di mitragliatrici e mezza batteria a cavallo con il compito fiancheggiante di avanzare lungo la ferrovia Spilimbergo-Casarsa, mentre la colonna principale del reggimento marcia sulla strada di Barbeano. Entrambe le colonne sono fermate da nutrito fuoco del nemico, appostato tra le coltivazioni e le case coloniche. Viene individuata una solida testa di ponte avversaria ad ovest di Gradisca, formata da nuclei della forza di circa cento uomini ciascuno, appoggiati da mitragliatrici appostate in talune case. Il reggimento si arresta al coperto, lanciando in avanti il 1° ed il 4° squadrone appiedati, rinforzati da mitragliatrici. Lo scontro a fuoco si intensifica, ma l'incal1are dei verdi lancieri obbliga il nemico ad arretrare gradatamente, abbandonando successivamente, casa dopo casa, e ripiegando sempre più verso il fiume Tagliamento. Frattanto viene prolungata la nostra linea di fuoco, avanzante anche verso Barbeano, in modo che il nemico viene attaccato di fianco e costretto a ritirarsi su Provesano, mentre sviluppa, in un ultimo tentativo, un nutrito lancio di spezzoni ~e fanno ritenere di essere sotto il fuoco di artiglieria. A sinistra: Caporal Maggwre dei ùmcieri, 1915. S n110: Ufflriali del Reggimemo in zona di guerra, 5 t
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mal!,l{ÌO
1917.
Il sopraggiungere della notte ed il terreno intricato ed insidioso non consigliano di continuare l'avanzata che viene fermata, pur mantenendo il contatto col nem ico. Ma questi, protetto dall'oscurità, passa il fiume , fa saltare il ponte, lasciando nei pressi di Gradisca qualche mitragliatrice che copre l'operazione con il ..uo fuoco, tendente a recare molestia e ad impedire un possibile inseguimento. Il mattino del 3 novembre il reggimento, lasciati i cavalli a conveniente distanza sotto opportuna scorta, si dirige appiedato su Gradisca, preceduto dalle proprie mitragliatrici, mentre talune pattuglie a cavallo attraversano a guado il Tagliamento raggiungendo la riva opposta. Viene riattato alla meglio il ponte distrutto nella notte precedente sul quale passano le sezioni mitragliatrici che raggiungono la sinistra del fiume. Gli squadroni rimontano a cavallo ed il reggimento passa il fiume, puntando su Bonzicco, ove concorre, con gli altri reparti divisionali, alla cattura della 44• divisione Schutzen (tre brigate di fanteria, cento mitragliatrici e circa venti batterie di artiglieria). Intanto una pattuglia di lancieri, agli ordini del tenente Pasquale Camicia, passando audacemente attraverso unità nemiche ancora efficienti, raggiunge la città di Udine, in breve successione di tempo ad altra pattuglia di «Savoia Cavalleria)>. Il bollettino di guerra del comando supremo numero 1266 del 3 novembre 1918 dice testualmente ... <<La VI brigata con i reggimenti «Savoia Cavalleria» (3°) e «Lancieri di MontebellO>> (8°) penetrava a viva for-
za in Spilimbergo catturando png10men, cannoni, armi diverse, ingente quantità di munizioni e di materiali ed un treno carico di vettovaglie». Il 4 novembre da Bonzicco seguendo il reggimento «Savoia>>, «Montebello>> marcia fino a Nogaredo, entrando alle ore 11 in Udine, e fatto segno a dimostrazioni di giubilo da parte della popolazione. Da Udine «Montebello» dirama pattuglie a cavallo e di ciclisti su Gorizia, Plezzo e Tolmino con l'ordine di arrestarsi alle 15, ora fissata per l'armistizio. li grosso procede con celere marcia per Cividale e la valle del Natisone raggiungendo per le fatidiche ore 15 Ponteacco-Biarzo, mentre la pattuglia del tenente Carignani ha raggiunto Robic una località nei pressi di Caporetto, la stessa nella quale un anno prima si era verificato l'inizio della disastrosa battaglia che da detta località ha preso tristemente nome. Un ultimo scontro si verifica all'alba del 5 novembre quando le vedette danno l'allarme e quasi contemporaneamente, raffiche di mitragliatrice investono l'agglomerato di case, ove il reggimento è accantonato. Si tratta di una forte colonna nemica di 400 uomini e altrettanti carriaggi che, agli ordini di un generale, tenta di aprirsi il passo verso l'Austria. Ma la pronta reazione delle nostre mitragliatrici e l'accorrere di altri reparti reggimentali risolve in poco tempo il combattimento in nostro favore, ottenendo la resa di tutta la colonna avversaria. Ufficiali d i Montehello nel 1914. alla vigilia della Grande guerra.
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La guerra è conclusa e ne consegue la s mobilitazione per effetto della quale il reggimento dapprima (novembre 19 19) si contrae su di un solo gruppo squadroni, ricevendo come secondo gruppo i resti del disciolto reggimento «Cavalleggeri di Catania». Indi nel maggio del 1920 anche «Montebello» viene sciolto trasferendo il 2° gruppo squadroni, già di «Catania», nei «Lancieri di Vittorio Emanuele>>, mentre il resto del reggimento con lo Stendardo ed i cimeli storici sono affidati a «Nizza Cavalleriai>. Il 24 maggio 1925 lo Stendardo viene depositato nel museo dì Castel S . Angelo ed esattamente dieci anni dopo, con gli altri Stendardi dei reggimenti disciolti, viene trasferito al Vittoriano sempre in R oma, ove è tuttora custodito.
LA PRIMA RICOSTITUZIONE E LE OPERAZIONI DEL REGGIMENTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Sopra: Ufficiale del Reggimento ne/l 'uniforme da compagna del 1918.
Nella pol(ino a fronte: medaglie ricordo di Momebello dal 1910 ad oggi.
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In questa fase storica nella quale si iniziano ad approntare le prime micidiali bombe atomiche, la cavalleria italiana continua ad operare prevalentemente a cavallo. Le esigenze della guerra e le esperienze delle campagne delJ 'Africa settentrionale e della Russia suggeriscono, tuttavia, la ricostituzione di talune u nità di cavalleria. ma in veste meccanizzata e blindata. li 15 luglio 1942 «Montebello» rinasce a Ferrara presso il deposito dei «Lancieri di F i renze», su due gruppi squadroni dello stesso «Firenze>>, d a inquadrare nella neo costitu ita divisione di cavalleria corazzata «Ariete» 2' . La nuova unità, denominata R aggruppamento Esplorante Corazzato (R. E.Co.), viene affidata al comando del colonnello Umberto Giordani il quale ha avuto l'abilità di attrarre un gruppo d i eccellenti e anziani ufficiali effettivi e di complemento, i quali hanno in breve saputo bene inquadrare i giovani sottotenenti di complemento e le reclute usciti dalla scuola di Pinerolo, con una preparazione ormai di tipo corazzato. L'articolazione del R .E.Co. prevede un comando, uno squadrone comando: il J gruppo su squadrone comando, due squadroni autoblindo, due squadroni motociclisti; il II gruppo su squadrone comando, due squadroni semoventi (uno da 47 / 32 ed uno da 75/ 18); il III gruppo in corso di formazione su uno squadrone zappatori-traghettatori ed uno squadrone contraerei da 20 mm. li grosso del materiale in armi e mezzi viene consegnato durante il maggio del 1943, ossia dopo quasi un anno dall'inizio della formazione, a riprova che la lentezza burocratica non si scuote nemmeno durante la guerra. Nella tavola 8 di pagina 63 relativa al periodo 1942/ 43 ossia della ricostituzione del reggimento, come raggruppamento esplorante corazzato, si vedono gli adattamenti dell'uniforme grigioverde, rimodernati con i discussi criteri della riforma del generale Baistrocchi, sottosegretario a l Ministero della Guerra.
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Il capo di vestiario, tra quelli modificati, che maggiormente procura critiche all'autore della riforma, è la giubba aperta con conseguente adozione di camicia c cravatta di chiara deriva1ione borghese. In questo periodo il grigioverde, nato come uniforme da campagna o da guerra, diviene anche uniforme ordinaria e da libera uscita. Comunque la riforma ha determinato una maggiore comodità e salubrità, migliorando le condizioni igienico-fisiche, specie della truppa. Anche questa appare una uniforme dignitosa, priva di orpelli, ma non priva di una certa elegan1a, specie per chi sapeva curarla e portarla con stile, pur risentendo del nuovo impiego della cavalleria sui mezzi blindo-corazzati. Di qui l'uso e l'adozione del giubbotto di pelle nero e del casco imbottito, identico per gli equipaggi delle autoblindo, dei semoventi e per i motociclisti. Vi è un uso differenziato per stagioni con l'abolizione, nei mesi estivi, della giubba. Con questa uniforme i «Lancieri di Montebello» hanno combattuto la loro ultima guerra e tutti si augurano che tale rimanga. Nell'estate del 1943 l'addestramento è in complesso ultimato, specie nell'ambito delle specializzazioni tecniche e corazzate, sia pure con le note carenze di ogni epoca, in merito al numero dei colpi sparati e alla disponibilità di aree addestrati ve. Le esercitazioni e manovre sono svolte nel monotono terreno padano, mentre appaiono progredite le eserFerrara, 1° Novembre 1942: il rinato Re1111Jmet110 lancieri d, Montebello nello nuovo ,·este di Raggruppamento Esplorante C,,ra::010.
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citazioni di colonna diurna e notturna, nonché il passaggio di corsi d'acqua. Finalmente si ottiene una unità dotata, per quei tempi, di me1 ti moderni, anche se parte del materiale da combattimento (autoblindo, semoventi e motocicli) appare alquanto logoro. L'unità, costituita sulla base delle esperienze di guerra desertica, è altamante idonea a manovrare in ampi spa7i. Invece, come vedremo, sarà impiegata e sacrificata per la difesa di una città, in combattimenti dentro gli abitati, cioè fuori del suo ambiente operativo. Nel luglio del 1943 quando gli eventi politici determinano l'esigenza di addensare attorno a Roma i reparti più moderni e affidabili per la difesa della capitale, il reggimento (insieme a tutta !'«Ariete») viene trasferito a Roma e nell'agosto è dislocato a nord della città, nella tenuta Olgiata, tra le vie Cassia e Claudia, con il comando ad Isola Farnese. Alle ore 22 dell'8 settembre, due ore dopo che la radio italiana ha diffuso il proclama di Badoglio dell'armistizio con le forze alleate, il reggimento su preavviso del comando della divisione «Ariete» è in stato di allarme. Alle 23,30 un fonogramma della predetta divisione ordina di tenersi pronti a muovere con destinazione Roma per passare alle dipendenze tattiche della divi~ sione «Granatieri di Sardegna». Da una rapida ispezione ai reparti e dalla viva voce di ufficiali e gregari il colonnello comandante trae la convinzione che l'improvviso annunzio dell'armistizio non abbia turbato la compagine morale del reggimento.
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TAVOLA 6 I - 1910 - 1915: Caporale in uniforme da guanigione per servizio interno. 2 - I91J - 1912: Capitano in uniforme da campagna indossata nella guerra italo-turca. 3 - 1914 - 1915: Sottotenente in uniforme da campagna
per servizi armati. 4 - 1913 - 1915: Caporale maggiore in uniforme da fatica in,·ernale con gambali sperimentali di tela.
a - Aquila Sabauda riprodotta sulle due guance in ebanite della pistola automatica Glisenti io dotazione agli ufficiali.
«Montebello», benchè coranato, resta un reggimento di cavalleria, perché i suoi uomini sono stati educati e addestrati alla scuola della cavalleria. <<La disciplina era quella dei vecchi reggimenti dell'arma ed era improntata alla decisione ed al rischio - per citare le parole del generale Raffaele Cadorna che della divisione «Ariete» è il comandante - che deriva dalla pratica del cavalcare; la cura meticolosa nella conserva1ione dei materiali è frutto anche essa di una lunga tradizione, per la qu{µe il cavaliere non si concedeva riposo sin tanto che non avesse assicurato il benessere del proprio quadrupede». A .1ini.wo: Ufficiale con giaccone in pelle, Ferrara 1943. Souo: estate 1942. graduati e su/doti di '110111ebel/o intenti alla revisione di alcune motocideue del reparto.
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EQUIPAGGIO: 4
DIMENSIONI:
ARMAMENTO
LUNGHEZZA: m. 5,2 LARGHEZZA: m. 1,93 ALTEZZA: m. 2,34
l mitr. cal. 20 m/ m in torretta l mitr. cal. 8 coassiale I mitr. cal. 8 in casamatta (in rit.)
APPARATO MOTORE
CORAZZA (spessore max.)
TIPO: a benzina CILINDRI: N° 6 POTENZA: Cv. 100 N° GIRI APOT. MAX: 2700
AUTONOMIA
TORRETTA FRONT.: m/ m 18 TORRETTA LAT.: m/ m IO SCAFO FRONT.: m/ m 8,5 SCAFO LAT.: m / m 8,5 CIELO: m / m 6 FONDO: m / m 6
SU STRADA: Km. 100 IN TERRENO VARIO: ore 15
MEZZI COLLEGAMENTO
I radio R.F. 3 M VELOCITÀ MASSIMA SU STRADA: Km/ h 75 IN TERRENO VARIO: Km/ h 30
N.B. L'autoblindo era munita di doppia guida: anteriore e posteriore.
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Alle 3 del giorno 9 giunge l'ordine di movimento e «Montebello>> muove celermente alla volta della capitale. La colonna motocorazzata, è costituita da due gruppi squadroni così inquadrati: I gruppo squadroni (tenente colonnello Alberto Guzzinati), su: l O sq uad rone autoblindo (capitano Vittorio Piozzo di Rosignano), 2° squadrone autoblindo (tenente igs. Luciano Fortunato), 3° squadrone motociclisti (capitano Bruno Mei); Il gruppo squadroni (maggiore Guido Passero), su: 4° squadrone motomitraglieri (capitano Adalberto Cipriani), 5° squadrone semoventi da 75/ 18 (capitano Romolo Fugazza), 6° squadrone semoventi da 47 / 32 (capitano Camillo Sabatini). li colonnello con il nucleo tattico precede la colonna per prendere contatto con il comando della divisione «Granatieri di Sardegna». li III gruppo di formazione (tenente colonnello Mario Allocatelli Fabbri) costituito dallo squadrone zappatori-traghettatori (tenente Enzo Macchiagodena) e dallo squadrone contraereo da 20 mm (Capitano Enzo Antonelli Incalzi), resta nella zona di Isola Farnese per presidiare e difendere due caposaldi della via Cassia aJJ'altezza dell'Olgiata. Di queste unità si sentirà poi molto la mancanza: ma non è stata una scelta, è stato un ordine. Lo stesso ordine che pone il reggimento, unità studiata per compiti esplorativi in seno ad una divisione corazzata, alle dipendenze, invece, di una unità di fanteria, schierata a caposaldo a sud di Roma per
// !0 squadrone schierato coi suoi mezzi. Ferrara 1942.
operare nell'intricata viabilità cittadina, tra i grossi fabbricati della E42 (l'attuale Eur), senza possibilità di spiegamento in formazioni d'attacco e senza poter condurre veloci azioni a massa. Ordini errati? Forse più semplicemente necessità imposte dall'urgenza di intervento e mancanza di altre forze idonee, in grado di intervenire tempestivamente. Certamente effetto anche di una crisi decisionale del vertice politico-strategico a tutti ormai nota e che qui sarebbe fuori luogo esaminare. Unità dei servizi reggimentali al comando del maggiore Vincenzo de Notaristefani, con un'aliquota dello squadrone comando reggimentale .si trasferiscono nella zona di Tivoli, dove è dislocata !'«Ariete». La colonna motocorazzata di «Montebello» dalla Cassia raggiunge e supera nella notte la capitale e si attesta alle prime luci dell'alba a sud di Roma, immediatamente a tergo della linea di capisaldi, presidiati dal I O reggimento Granatieri, nel settore compreso tra il Tevere e la via Ardeatina, a sbarramento delle principali rotabili che in questo settore adducono alla città. Durante il movimento molta gente, nonostante l'ora notturna, si affaccia dalle case agitando le braccia in segno di saluto, sovrastando il rombo dei motori e il raschiare dei cingoli sull'asfalto. Si odono in lontananza gli echi dei combattimenti che infuriano alla periferia della capitale, mentre il cielo si illumina di forti bagliori seguiti da tremendi boati. Dal comando della divisione Granatieri di Sardegna il colonnello Giordani riceve l'ordine di concorrere, con le unità reggimentali alla rinconquista e alla difesa dell'importante caposaldo numero 5, posto a
Sopra: Ferrara. /942. schieramento del / 0 squadrone.
Sotto: Ferrara. 1942. suonano le trombe della fanfara di Montebello.
'il
. -- =--
I
.... 7
SEMOVENTE da 47/32 (su scafo L/ 40) PESO: tonn. 6,5
VELOCITÀ MASSIMA
DIMENSIONI:
SU STRADA: Km/ h 42 IN TERRENO VARIO: Km/ h 20
LUNGHEZZA: m. 3,82 LARGHEZZA: m. 1,86 ALTEZZA: m. 1,89
EQUIPAGGIO: 3 ARMAMENTO
I pezzo da 47 / 32 in casamatta APPARATO MOTORE TIPO: a benzina. CILINDRI: N° 4. POTENZA: Cv. 70 N° GIRI A POT. MAX: 2500.
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CORAZZA (spess. max.) SCAFO FRONT.: m/ m 30 SCAFO LAT.: m/ m 15 CIELO: m/ m 6 FONDO: m/ m 6
AUTONOMIA
MEZZI COLLEGAMENTO
SU STRADA: Km. 200 IN TERRENO VARIO: ore IO.
l radio R.F. I C.A. sui carri 1 radio R.F. 2 C.A. comando
SEMOVENTE da 75/18 (su scafo M/41) PESO: tono. 13,1
EQUIPAGGIO: 3
DIMENSIONI:
ARMAMENTO
LUNGHEZZA: m. 4,91 LARGHEZZA: m. 2,28 ALTEZZA: m. 1,85
I cann. da 75 / 18 in casamatta
APPARATO MOTORE
TIPO: diesel a nafta. CILINDRI: N° 8/ V. POTENZA: Cv. 125 N° GIRT A POT. MAX: 1800.
CORAZZA (spess. max.)
SCAFO FRONT.: m/ m 30 SCAFO LAT.: m / m 25 CIELO: m / m 15 FONDO: m/ m 6 MEZZI COLLEGAMENTO
AUTONOMIA
l radio R.F. 1 C.A.
SU STRADA: Km. 210 IN TERRENO VARIO: ore 10. VELOCITÀ MASSIMA
SU STRADA: Km/ h 30 IN TERRENO VARIO: Km/ h 15
N .B. Il carro comando aveva una mitr. cal. 13,2 in luogo del pezzo da 75/1 8. Per il collegamento, aveva una radio R.F. 2 C.A. oltre quella R.F. 1 C.A.
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TAVOLA 7
sbarramento del ponte della Magliana, della via del Mare e della via Ostiense. Questo caposaldo, cardine della difesa settoriale, era stato nella notte attaccato e sopraffatto da preponderanti forze della 2' divisione paracacfutisti germanica, in movimento dalla zona di Ostia-Pratica di Mare su Roma. Tale grande unità inizialmente di 2000 uomini, si è in breve dilatata attingendo armi e mezzi, già esistenti in loco, e incorporando elementi pervenuti alla spicciolata dalla Germania, talché la sua forza all'8 settembre raggiunge la cifra di 14.000 uomini. La 2' divisione cerca di aprirsi un varco da sud verso Sopra: Soldato di Mom ebel/o nel 194]. So11c,: ca valli e awoblindo in caserma, 1942. Passato e presente a conf ronto.
-
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I - 1915 - 1918: Capitano in uniforme di combattimento. 2 - 1916 - 1918: Lanciere in assetto di guerra con elmetto metallico. 3 - 1915 - 1918: Lanciere in uniforme da campagna invernale con pastrano. 4 - 1920: Maggiore in grande uniforme provvisoria. a - Fregio ricamato in lana nera su tela bigia per berretto della truppa (anche stampigliato). b - Fregio ricamato in seta grigio verde (su panno robbio per il com.te di reggimento) per berretto degli ufficiali. e - Fregio ricamato in seta nera per berretto degli ufficiali e marescialli. d - Fregio ricamato in argento per berretto degli ufficiali destinati alle squadriglie operative deU'aviaz.ione. e . Distintivo ricamato in oro per ufficiali aviatori col secondo brevetto (piloti militari), da portarsi nena parte superiore di ambo le maniche della giubba.
Roma ed i suoi reparti, sostenuti da violento fuoco , hanno accerchiato il caposaldo numero 5 impadronendosi del ponte sul Tevere. Alle ore 7 del 9 settembre «Montebello» inizia l'azione per la riconquista del c~posaldo della Magli~na, secondo il piano concordato nella notte con il comando del I O reggimento Granatieri. «Montebello» accorre, quindi, sul posto per ristabilire la situazione con le autoblindo in fila indiana, poiché il terreno circostante e gli abitati non consentono il movimento fuoristrada. Anche i motociclisti
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A utublindo A841 di Montl'hello su · vagoni ferroviari, 1942.
, ono più vulnerabili degli uomini a ca, allo. che a\Tebbero potuto !>fruttare le pieghe del terreno, saltare i fossi ed attaccare in massa, per raggiungere rapidamente la posiLione più idonea per appiedare e continuare l'a7ione offensiva. Il contrattacco viene sviluppato in concomitan?a con le unità del Il battaglione Granatieri. Il 6° squadrone da 47 / 32 agisce lungo la via Ostiense mentre il 3° squadrone motociclisti effettua un'a1ione diversiva contro gli elementi tedeschi, appostati nella 1ona dell'E 42, impedendo così che essi possano intervenire nel combattimento. Frattanto il 5° squadrone da 75 ' 18 e il J0 squadrone autoblindo vengono dislocati. l'uno di riserva nei pressi della basilica di S. Paolo lungo l'Ostiense e l'altro a disposi1ione del comando di reggimento in località la Montagnola lungo la Laurentina. Il 2° squadrone autoblindo viene assegnato a rinfor10 del caposaldo numero 6 (sulla Laurentina ci.rea a 4 Km a sud est del numero 5); il 4° squadrone motomitraglieri riceve il compito di coprire il fianco orientale dello stesso caposaldo numero 5. A destra. Roma. 9 11•11,.mbre /94]. l'UllurtJ d, 1m paracadut1.H11 redesw
do puri< ,I, due lanc,er, d, \fon1t>hdlu.
~,•11...- quadra riewxome lo m,me del Cop110110
Rom tJ/o h,f{o::o a
R...,,., ,I IO ,eut•mhrr l'NJ.
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"
Roma, 0/gia,g, prova di una rnùnethza.to. A destra: li Tenmtè Silvano Gra_r de Cris1oforis, ~adwo .a Pona S. Paolo f'll séueml>re /943.
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TAVOLA 8 l - 1942 - 1943: lenente nell'uniforme ordinaria del tempo di guerra (nella figura è rappresentato senza cinturone per evidenziare il tipo di giubba degli ufficiali priva del cinturino di stoffa pre,isto imece per la giubba dei sollu(ficiali e della truppa). 2 - 1942 - 1943: Tenente colonnello nell 'uniforme di guerra. 3 - 1942 - 1943: Lanciere io tenuta da carro. 4 - 1942 - 1943: Lanciere nell'uniforme ordinaria del tempo di guerra. 5 - 1942 - 1943: Lanciere in uniforme da campagna estha con elmetto. a - Fregio per berretto a busta ricamato in rayon nero (grandena naturale).
L'attacco diretto, per richiesta del comandante di <(Montebcllo». ha ini1io con il tiro preciso ed efficace dei semoventi da 75 · 18 del plotone del sottotenente Giuseppe Libertini che demolisce lo sbarramemo stradale sull'Ostiense e neutralizza altri obbiettivi; con l'appoggio di successive violente puntate di autoblindo del plotone del tenente Manfredi Tcr,i di Sissa viene conquistato il ponte della Magliana. In questa azione rimane tra gli altri gravemente feri to il tenente Enrico Dini dei semoventi da 75/ 18 e iJ A si11u1ra: ,emm·en1e J, \fanuhello ,turante i wmhuuimemi ,!,·/ se111•mhre 1943 a Roma. Souo: Rmnc1, O/giara, ag,mo /943, hlindo A 8 41 ml nuovo n11111etls1110 di guerra.
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DECORAZIONI CHE F REGI ANO LO STENDARDO DI MONTEBELLO MEDAGLIA D'ARGE 1TO AL VALOR MILITARE
«Durante un grave collasso politico-militare seppe mantenersi compatto e disciplinato, fedele al suo giuramento, ascoltando la voce del dovere e dell'onore. Nell'ardua missione di contrastare l'avanzata germanica su Roma si prodigava con ardimento e decisione, riusciva a contenerla, sostenendo inoltre ed animando con l'esempio altri reparti impegnati nella durissima lotta. Lasciati sul terreno oltre la metà degli effettivi e conscio dell'inanità del suo compito, continuava il combattimento sino a quando un ordine superiore ne faceva cessare l'olocausto. Stremato ma non piegato, si conservò ancora saldamente raccolto intorno allo Stendardo, da cui si allontanò soltando quando il comandante del reggimento fu costretto ad ordinarlo. Documento della sopravvivenza, anche nelle ore più buie, delle migliori for1e della stirpe. Rinnovato esempio delle virtù della cavalleria che, pure nel più recente dei suoi impieghi ha saputo ripetere, a difesa del sacro suolo della Patria, i fasti di una tradizione secolare e le gesta delle guerre di indipendenza e della prima guerra mondiale». Roma, via Ostiense - porta S. Paolo, 8-15 settembre 1943 (DP. 31 gennaio 1947)
DECORAZIONI ALL'ARMA D I CAVALLERIA CROCE DI CAVALIERE DELL'ORDINE MILITARE DI SAVOIA (ORA D'ITALIA)
«In terra d'Africa rinnovava le sue gloriose secolari tradizioni a cavallo, sui carri veloci, sugli automezzi: ammirevole sempre per audacia e per tenacia seppe, ovunque fedele al suo motto, gettare l'anima oltre l'ostacolo, dando alla Patria il fremito della travolgente vittoria». Africa Orientale, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936 (R D. 27 gennaio 1937) MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE
«In quarantuno mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e di sactificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò a cavallo i fasti della sua più nobile tradizione, emulò appiedata, fanti, artiglieri, bombardieri, fornì per i duri cimenti dell'aria piloti di rara perizia e di singolare eroismo». Maggio 1915 - Novembre 1918 (R.D. 17 Settembre 1933) Le ricompense all'arma di Cavalleria sono state custodite fino al 1980 dal reggimento «Lancieri di Montebello>> quale reparto dell'Arma avente sede nella capitale. Dopo tale data, istituito lo Stendardo dell'Arma di Cavalleria, assegnato alla scuola di Fanteria e Cavalleria di Cesano di Roma, tali ricompense sono state appuntate su questo ultimo Stendardo.
I DECORATI DI MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE CAPITANO CAMILLO SABATI ' I (alla memoria)
«Comandante di squadrone semoventi da 47 / 32, superando ostacoli di terreno fortemente battuto da mortai avversari, concorreva all'a1ione che portò alla conquista d i un caposaldo essenziale, contro paracadutisti germanici, superiori per numero e mezzi. Espugnato il caposaldo lo mantenne e lo presidiò, nonostante l'insufficienza dei mezzi di fuoco a disposizione, rimanendovi aggrappato per un'intera giornata, con la consapevolezza di contribuire, così, ad una più strenua resistenza delle truppe operanti nel settore. Conscio sin dal principio dell'ineluttabilità del sacrificio, ripiegava, contendendo il terreno palmo a palmo, sino a che giunto all'ultima linea stabilita per la difesa di Roma, guidava, in disperato attacco, i suoi semoventi contro il soverchiante nem ico, rinnovando, in una carica suprema, i fasti dell'antica Cavalleria. Ferito, rimaneva al suo posto rincuorando i suoi lancieri, quindi stoicamente spirava con la fierezza del dovere compiuto, offrendo la vita in olocausto alla Patria. Fulgido esempio di eroismo e di altissime virtù militari». Roma, Via Ostiense - porta S. Paolo, 9-10 settembre 1943 CAPITANO ROMOLO FUGAZZA (alla memoria)
«Comandante di squadrone semoventi da 75/ 18 in molteplici rischiosi combattimenti, contro forze preponderanti per numero ed armamento si esponeva dove maggiore era il pericolo, per animare, incoraggiare e dirigere con oculata previdenza e con comprovata competenza tecnica, i suoi lancieri nelle manovre d'attacco, rese più ardue dall'impervio e difficile terreno. Incaricato di proteggere con il suo squadrone il ripiegamento degli altri reparti, contrastava al nemico il terreno palmo a palmo, arginandone l'irruenza e fiaccandone la baldanza. Rivelatosi ormai insufficiente ogni tentativo d i arrestare l'avanzata nemica e di salvare la città di Roma dalla conquista, giunto nei pressi di porta S. Paolo, ultimo baluardo per la difesa della capitale, in un impeto di rabbia e di ribellione al fatale epilogo dell'impari lotta, quasi a sfidare ancora il nemico, dal quale non si sentiva vinto, si lanciava
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col suo carro, ed alla testa del suo squadrone contro le formazioni avversarie incalzanti rinnovando, in un epica carica, le gloriose tradizioni della Cavalleria italiana. Squarciato il suo carro da una granata avversaria, ed egli stesso ferito a morte, rifiutava ogni aiuto offertogli dai suoi lancieri accorsi, esclamando "Non mi toccate, lasciatemi qui al mio posto d'onore". Tempra energica e tenace di cavaliere e di comandante, esempio di altissimo valore militare>>. Roma, porta S. Paolo, IO settembre 1943.
DECORATI DELLA CROCE DI CAVALIERE DELL'ORDINE MILITARE DI SAVOIA GIUSEPPE MU i ICCHI
«Maggiore nel Reggimento Lancieri di Montebello, per l'abilità ed energia con cui 1'8 aprile 1862 nel Vallo di S. Maria (Foggia) alla testa di due Squadroni dello stesso Reggimento, attaccò la banda Toppa-Minelli e pel sommo valore spiegato nel combattimento contro la medesima, forte di 200 briganti, nel quale trenta di essi rimasero uccisi lasciando in mano della truppa 18 cavalli, nonchè molte armi e munizioni». CARLO GENTILE
<<Capitano nei Lancieri di Montebello, per avere il 22 gennaio 1862 nelle vicinanze di Serra Capriola caricato alla testa di 44 suoi soldati ben due volte con slancio sopra una comitiva di 160 briganti, fugandoli, inseguendoli e uccidendone 22>>.
capitano Pietro Roselli Lorenzini del comando di reggimento. li li battaglione Granatieri, nel contempo, efficacemente appoggiato dal fuoco dello squadrone semoventi da 47 / 32 (capitano Sabatini) ha raggiunto ed occupato il costone della chiesa della E42, agevolato anche dall'azione diversiva svolta in direzione dei padiglioni dell'esposizione da parte del 3° squadrone motociclisti (capitano Mei). Frattanto il 2° squadrone autoblindo (tenente Fortunato), di cui al momento non vi è necessità presso il caposald o della Laurentina. attraversa la zona occu-
Roma. 0/J(iaw. OJ(OHtJ
pata dell'E42 con audaci puntate di autoblindo e sorprende sul fianco e sul tergo reparti paracadutisti avversari, ai quali infligge gravi perdite, completando il successo. Alle ore IO l'obiettivo è raggiunto: il caposaldo della Magliana è di nuovo saldamente in mano nostra, nonostante si lamentino elevate perdite. Mentre alla Magliana e sull'Ostiense si combatte per la riconquista del caposaldo numero 5 un audace colpo di mano viene attuato nei pressi della Cecchignola. Il tenente Silva no Gray de Cristofor is. comandante
/943 : ;e/1/o·
\'(•nti di .\10 111ehello in mol'ime,uo.
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di un plotone autoblindo del 2° squadrone, riceve l'ordine di riprendere alcuni autocarri con rimorchio carichi di carburante, caduti in possesso dei tedeschi. Egli scende dalla sua blindo, sotto il fuoco rabbioso dei paracadutisti, aggancia i rimorchi e riesce a trainarli nelle nostre linee, assicurando così ancora qualche possibilità di rifornimento ai reparti motorizzati del reggimento. Anche il caposaldo numero 7 dell'Ardeatina viene attaccato a circondato dai tedeschi che concentrano il tiro dei loro mortai, intenso ed efficace, sulle posizioni italiane, causandovi gravi perdite, Per alleggerire tale pressione si rende necessario un nuovo contrattacco di «Montebello»: il 4° squadrone motomitraglieri, in collaborazione con le blindo del 1° squadrone e con i semoventi da 47/ 32 del 6° squadrone, attacca decisamente nonostante l'intenso fuoco avversario, che non è sufficiente ad arrestare lo slancio dei motociclisti che, appiedati, strisciando ed a sbalzi, si avvicinano sempre più alle posizioni nemiche. Cadono colpiti a morte il sergente maggiore Carmelo Parentela, il sergente Giuseppe Losi ed il lanciere Mario Andrani del 4° squadrone, ma gli altri sono ormai giunti a distanza di assalto e scattano avanti lanciando le bombe a mano. Le perdite sono sensibili, ma dopo circa un ora e mezzo dall'inizio dell'azione, l'attacco avversario è stroncato e le primitive posizioni alla chiesa dell'E42 sono ripristinate. Anche il comandante dello squadrone motomitraglieri, capitano Cipriani, rimane ferito da schegge alle gambe, rischiando il dissanguamento, nonostante una fasciatura d'emergenza. Due lancieri che lo trasportano a braccia sentono l'arrivo rombante di una motocarrozzetta tedesca: un balzo con le armi puntate, due colpi di intimazione e la motocicletta si arresta quasi girando su se stessa. Vi è un ufficiale che viene fatto scendere e lasciato in consegna ad uno dei due lancieri; l'altro monta al suo posto col proprio capitano sulle ginocchia e puntando la pistola alla nuca del motociclista tedesco gli impone di raggiungere il Celio, dove finalmente Cipriani è salvato in extremis con una urgente trasfusione di sangue. Segue, frattanto, una breve sosta nei combattimenti, durante la quale aerei tedeschi sorvolano a bassa quota indisturbati per la mancanza dei mezzi contraerei, di cui si è detto. Preoccupa il mancato arrivo dei rifornimenti in viveri e munizioni, essendo il carburante meno urgente grazie ai 4000 litri strappati ai tedeschi dal tenente Gray. Il combattimento si riaccende verso le ore 17. Sui tre caposaldi torna a concentrarsi il tiro nemico. Alla breve ma violenta preparazione segue l'attacco dei paracadutisti. Al caposaldo numero 5, che sbarra il ponte della Magliana, i granatieri restano validamente sostenuti da elementi blindati e da semoventi di <<Montebello», mentre sull'Ardeatina i motociclisti del 1° squadrone affiancano i granatieri nella difesa delle posizioni. Particolarmente violenta è la pressione del nemico al caposaldo numero 6 sulla Laurentina, ove i granatieri continuano a resistere benché duramente provati e malgrado molti pezzi siano inefficienti perchè colpiti o senza più munizioni. 66
La situazione è quanto mai cnt1ca anche per il fatto che non c'è possibilità di rinforzi e scarseggiano i rifornimenti. A tarda sera un ordine dei comandi superiori fa arretrare di circa un Km il presidio della Magliana, onde consentire ai tedeschi di raggiungere l'Aurelia transitando sul ponte della Magliana stessa, al fine di farli defluire verso nord senza attraversare Roma. Tale richiesta tedesca determina la perdita degli unici appigli tattici della zona, che dopo vengono utilizzati dagli stessi tedeschi. Essi non defluiscono affatto verso nord, non mantengono i patti concordati e si avvalgono delle migliori posizioni conseguite per reiterare il loro attacco contro il nostro schieramento arretrato. Poco dopo la mezzanotte si delinea a cavallo delle rotabili Ostiense e Laurentina una minaccia al fianco sinistro delle posizioni italiane. Ma la ferma reazione fa esaurire l'attacco avversario. All'alba del IO settembre la situazione si rivela ancora critica perché l'attacco si svolge da posizioni dominanti, mentre i reparti corazzati di «Montebello» sono costretti a manovrare sugli angusti spazi delle strade, intensamente battute dalle armi controcarro e dal tiro micidiale dei mortai germanici. Sulla Ostiense la sezione semoventi da 75/ 18 del tenente Ezio Vecchio Verderame, portatasi audacemente in avanti a cavallo dell~ rotabile, batte efficacemente le postazioni nemiche individuate, mettendone due fuori combattimento con tiro ben assestato. Ad una nuova puntata il semovente dell'ufficiale, colpito ai cingoli, è immobilizzato; sull'equipaggio che, saltato fuori dal mezzo, tenta di agganciarlo per trainarlo indietro al riparo, si abbattono raffiche di mitragliatrice. Il tenente Vecchio ferito, cade al suolo ed a stento viene salvato dal generoso slancio del lanciere Michele Lizio il quale, sebbene ferito a sua volta, riesce a trascinare l'ufficiale al coperto. L'autoblindo del tenente Luciano Murgia colpita da granata nel corso di una puntata contro postazioni avversarie sull'Ostiense prende fuoco. L'ufficiale, benchè gravemente ustionato al viso ed al corpo, salta fuori dalla torretta e si prodiga per salvare il resto dell'equipaggio. Sulla Laurentina i motomitraglieri del 4° squadrone, in contrattacco di alleggerimento, che si sviluppa . verso le ore 7,30 in stretta cooperazione con i blindati del 2° squadrone, si scontrano nei pressi del ponte Tre Fontane a sud della Montagnola. Nell'azione che porta alla cattura di prigionieri rimane gravemente ferito il tenente Vincenzo Nardone. Sull'estrema destra dello schieramento il 3° squadrone motociclisti, duramente impegnato frontalmente, è costretto a respingere consistenti infiltrazioni di elementi paracadutisti che tentano di sorprenderne il fianco. Cade il tenente Lorenzo Torri ferito ad un polmone. Anche il tenente colonnello Guzzinati, comandante del I gruppo che per meglio dirigere i reparti si porta ove maggiore è il pericolo, è gravemente colpitO al petto e alle braccia. E' anche ferito il tenente Giorgio Mariano. Verso le ore 9 la situazione è diventata insostenibile, sia per l'entità delle forze contrapposte, sia per le numerose infiltrazioni nemiche; una pressante richiesta di rinforzi per rastrellare la zona adiacente le rotabili, fatta dal comandante di «Montebello» al 1°
Sopra: una istantanea scauata nel se11embre 1943 alla Montagnola 2 blindo di Montebello colpite e incendiate.
c,m
Sollo: semoveme di Momebello durame uno pausa nei comba11imenti, Roma 1943.
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'
Sopra: Rr,111a. /943. una m11ohlindo AB 41 di .\Jo111ehello 11011 ancora mime1i::ata.
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Sollo: Ufficiali del r1•ggi11U'nto nel /943 in tenuta da carro.
granatieri, non trova possibilità di accoglimento. Dal comando superiore giunge alJora l'ordine che «M ontebell0>>, in previsione dell'evolversi della situa7ione verso un armistizio con i tedeschi, lasci un velo di copertura e ripieghi con i rimanenti reparti nei pressi della caserma di Santa Croce in Gerusalemme per rientrare successivamente nell'ambito della divisione «Ariete». In ottemperanza a tali ordini, i reparti schierati in linea ripiegano ordinatamente sotto la protezione del 3° motociclisti e del 1° autoblindo. Alle ore IO il reggimento è riunio nel piazzale di S. Croce in Gerusalemme ad eccezione di alcuni elementi del fI gruppo, al comando del maggiore Passero, lasciati a Porta S. Paolo per una ulteriore battuta di arresto del nemico incalzante. Ma alle IO e 30 sopraggiunge un nuovo ordine: ogni voce di armistizio è sfumata. L'indagine storica sugli avvenimenti del tragico 8 settembre ci chiarirà poi i penosi conflitti di competenza tra alte autorità dovuti prevalentemente a crisi di coscienza di fronte ai pericoli per la città e per la popolazione che a considerazioni di opportunità tattico-militari. I reparti di «Montebello>> devono ora ritornare subito in linea e resistere a porta S. Paolo fino all'arrivo di unità del corpo d'armata motocorazzato, preannunciate in movimento per contrattaccare i tedeschi.
Roma, Montagnola. se11emhre /943 : paracadutisti tedest·hi a\'anzano f ra moro e hlindo iu1/iane. ,Jis 1rutl(• nl'i con1halfilnenti.
Gli uomini di «Montebello» digiuni da oltre 24 ore ritornano in linea alla piramide di Caio Cestio sull'Ostiense, ove ormai pochi mezzi corazzati con limitata possibilità di manovra sono costretti ad agire allo scoperto su passaggi obbligati, facile bersaglio delle armi controcarri tedesche in agguato. Affiancano «Montebello» in questa ultima difesa pochi animosi reparti, tra i quali un gruppo di dragoni di <<Genova Cavalleria» (tenente colonnello Nisco) formato da reclute al deposito e montato, ossia a cavallo. Lo schieramento difensivo a Porta S. Paolo è imposto dalle limitazioni degli abitati che riducono il campo di tiro ed impediscono ai mezzi corazzati ogni possibilità di manovra. I motomitraglieri presidiano la stazione Ostiense e la via omonima; i dragoni di «Genova», appiedati, le strade laterali di cui sbarrano gli accessi; più indietro sono dislocati i blindo-corazzati pronti a lanciarsi in reiterate puntate lungo la via Ostiense. Alle ore 13 ha inizio l'ultimo attacco tedesco e la zona Ostiense è sottoposta ad un concentrato fuoco avversario che semina strage di uomini e di macchine. L'attacco dei paracadutisti germanici avviene a piccoli gruppi che sfruttano la copertura dei vagoni ferroviari fermi sui binari della Roma-Ostia. Durante tale ultima fase dei combattimenti nel tentativo di arginare una infiltrazione cade il capitano Vannetti Donnini di «Genova». Muore anche il maggiore Passero, comandante del Il gruppo, colpito mentre sta impartendo ord ini ai propri ufficiali.
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Vengono altresì feriti il maggiore Eugenio Minutoli Tegrini, aiutante maggiore in prima, il tenente Luciano Fortunato, il capitano Carlo Castelbarco Pindemonte. Il capitano Romolo Fugazza, colpito il suo semovente da granata avversaria, ed egli stesso ferito a morte, conscio della fine imminente, ricusa ogni aiuto dei lancieri accorsi, esortandoli a lasciarlo al suo posto di combattimento. Il tenente Gray de Cristoforis già segnalatosi il giorno precedente nel recupero dei carburanti, raccolto morente ha ancora la forza di rivolgere l'estremo saluto al suo reggimento. Il capitano Camillo $abatini, comandante dei semoventi da 47 / 32, ha la testa squarciata da una scheggia di granata, mentre con i suoi semoventi tenta di arginare il soverchiante nemico. Un sottufficiale capocarro, il sergente Alfredo Solla, resiste a lungo con il suo semovente in posizione avanzata fortemente battuta causando gravi danni al nemico. La rabbiosa reazione di fuoco avversario riesce, infine, a centrare il mezzo che si incendia causando la morte del tenace sergente. La situazione del reggimento e dei reparti che lo affiancano è ormai disperata: ridotto negli uomini duramente provati, con la maggior parte dei mezzi corazzati fuori combattimento, alcuni in fiamme in un groviglio di ferraglia contorta e di resti umani carbonizzati, che testimoniano l'asprezza della lotta; pochi i mezzi ancora efficienti, a corto di munizioni e carburante. Le autoblindo del capitano Piozzo di Rosignano fanno ancora qualche puntata per rallentare il movimento nemico, dosando gli ultimi colpi. Il sottotenente Volturno Pagnottella dirige con calma il tiro del suo semovente che spara gli ultimi colpi nei pressi della piramide Cestia. Il lanciere Guelfo Ruffaldi, conduttore di automezzi, si prodiga generosamente nel recupero e trasporto feriti, finchè serrato da presso dai paracadutisti avversari cade ferito a morte, terminando così la sua opera di soccorso. Sono le ore 16.30: ai superstiti di Porta S. Paolo giungono ulteriori voci contrastanti di armistizio, ma i paracadutisti germanici, ai quali l'accesso a Roma da questa porta sta costando elevate perdite, si accaniscono contro tale ultimo baluardo di resistenza, mentre altrove essa é già cessata. Attraverso le porte laterali (S. Giovanni, S. Sebastiano, Latina) i tedeschi dilagano in Roma, essendo ormai in condizione di attaccare Porta S. Paolo da tutti i lati in una morsa che si stringe sempre più. Resta ormai una sola via di ripiegamento: via Marmorata che supera il Tevere a Ponte Sublicio. Qui «Montebello» con i pochi mezzi e uomini superstiti tenta di imbastire un'ultima resistenza per una estrema battuta di arresto. Ma a sera, dal comando della Granatieri, giunge l'ordine di cessare l'impari lotta che la fame, la stanchezza, le perdite subite, rendono ormai vana e può avere soltanto il significato di salvare l'onore dello Stendardo. Ad esso verrà poi attribuita la medaglia d'argento al Valor Militare la cui motivazione si può leggere a pag. 64. Numerose le ricompense individ~ali tra le quali si ricordano le due medaglie d'oro alla memoria dei capitani Fugazza e Sabatini. Anch'esse sono riportate nell'annesso specchio.
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Il reggimento si scioglie, quindi, nei giorni successivi per ordine superiore nella caserma di Prati. Il suo sacrificio resta nella storia quale testimonianza della capacità dei suoi uomini di rispettare gli ordini ricevuti, di mantenere fede al giuramento prestato, di confermare che, quando bene comandati e inquadrati, gli italiani sanno battersi per i propri ideali e per l'onore della bandiera. A riprova di queste affermazioni basta esaminare le percentuali delle perdite subite dal reggimento nelle sette giornate di lotta. Tra morti, feriti le perdite degli ufficiali assommano al 60% dei partecipanti ai combattimenti. Tra sottufficiali e lancieri, caduti e feriti, le perdite ammontano al 30% degli effettivi presenti. Tali cifre sono certamente inferiori alla realtà, perchè in esse non sono compresi coloro che non poterono essere raccolti dalle varie zone di combattimento, anche per il fluttuare della lotta nell'abitato di Roma, e che sono stati curati, nascosti e protetti dai cittadini. Le ricompense sono state date con vera parsimonia, tanto più se si raffrontano con quelle concesse in altri periodi storici. Solamente una medaglia d'argento allo Stendardo, ma quella d'oro non avrebbe sfigurato di certo, specie se si legge la motivazione c~ l'accompagna. Ai singoli: due medaglie d'oro, cinque d'argento, otto di bronzo ed una croce di guerra; in tutto sedici ricompense. E' quasi ridicolo, ma forse considerazioni politiche hanno influito in questa <<tirchieria», che non ha sicuramente premiato e valorizzato il sacrificio estremo di uomini la cui vita venne donata per una Italia libera ed unita.
«MONTEBELLO» OGGI «Montebello» rinasce il primo gennaio 1950 a Pietralata in Roma come gruppo squadroni esplorante divisionale (della Granatieri di Sardegna). li primo giugno dell'anno successivo il gruppo si trasforma in reggimento ed assume la denominazione di 8° R.C.B. «Lancieri di Montebello», occupando la sede di Tor di Quinto (dal 189 I distaccamento della Scuola di Cavalleria di Pinerolo e dal 1946 Scuola di Cavalleria Blindata). Nel 1958, il quattro novembre, viene assunta la denominazione tradizionale di Reggimento «Lancieri di Montebello» (8°), anche se ormai la struttura è modernamente e totalmente blindocorazzata. Con la ristrutturazione del 1975 il reggimento viene contratto a gruppo squadroni corazzato, trasformato nel 1979 in meccanizzato. Contrariamente ad un erroneo e diffuso convincimento per il quale i reparti dislocati nella capitale si ritengono impegnati prevalentemente per esigenze di rappresentanza, bisogna specificare che nel gruppo «Montebello» molteplici sono le attività svolte: innanzi tutto quelle addestrative, comuni a tutto l'esercito, e ragione di essere, in tempo di pace, dell'esercito stesso.
Sopra e sotto: Roma. Tor di Quinw. awoblindo di Montebello nei primi anni '50, dopo la ricostiw:ione.
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Quindi esercitazioni e manovre a tutti i livelli ordinativi, in bianco ed a fuoco, in sede e fuori; gare di tiro, atletiche, di orientamento topografico, etc. In secondo luogo il gruppo vive la sua vita logistica con i movimenti del personale, gli avvicendamenti dei quadri e dei comandanti, l'arrivo delle reclute, il congedamento degli anziani. Si devono anche registrare le manifestazioni celebrative: festa di corpo, celebrazioni del gruppo reduci «Montebello 43», partecipazione a manifestazioni esterne quali: «Eques» di Milano, «Hippos» di Bari, Piazza di Siena a Roma, mostre sulla cavalleria in Roma e in molte altre località nazionali. Non manca l'attività del centro ippico militare nelle gare di livello nazionale, nell'addestramento di ufficiali e sottufficiali del gruppo, nei corsi giovanili ai figli di dipendenti dell'amministrazione militare, nelle riprese in collaborazione con infermerie volo ntarie della Croce Rossa Italiana ai ragazzi portatori di handicap. T ra le attività che si inseriscono nella vita reggimentale si usano ricordare gli interventi a favore delle popolazioni colpite dalle calamità naturali. Per non elencare in modo noioso tutti gli interventi che «Montebello» in questi ultimi 120 anni ha compiuto si riepilogano brevemente e schematicamente con le sole indicazioni dell'ep01:a, della località e del tipo di intervento. Ottobre-novembre 1870; inondazione a Mantova del Po e del Mincio: intervento del 1° e 2° squadrone. Settembre 1875; Chieti intervento per domare un incendio. Agosto J876; Terni intervento per domare le fiamme nell'ex convento S. Martino. Luglio 1833; incendio alla fabbrica di liquori Branca in Milano. Maggio 1905; Vicenza rinforzo degli argini dei fiumi Bacchiglionc e Retrone straripati a causa di incessanti piogge. Novembre 1906; ulteriore inondazione dei fiumi straripati già nel maggio dell'anno precedente. Novembre 1965; alluvione delle borgate romane di Labaro e Prima Porta. Novembre-dicembre J966; alluvione di Firenze interventi in città, ad Areao e a Grosseto con uno squadrone di formazione, dotato di numerosi mezzi. Novembre 1980; sisma nell'Italia meridionale (Irpinia), interventi a Napoli e all'areoporto di Capodichino, ad Avellino, a Salerno, a Nocera Inferiore, per turni di oltre 20 giorni l'uno, di aliquote di uomini e mevi. Giugno 1984; sisma nell'Italia centrale, interventi a S. Donato in Val di Comino (Sora) e in zone limitrofe, di uno squadrone di forma,ione con turni di circa 15 giorni. Tutti questi interventi fanno riscuotere al reggimento la gratitudine delle popolazioni e l'encomio delle autorità superiori, civili e militari. Anche sul piano individuale numerosi sono gli atti di coraggio che portano a ricompense al Yalor Civile a militari di ogni grado che. in una gara di generosità, salvano persone in pericolo.
A .11ms1ra: quattro rare immaKm• dello festa cld Reggimento m·I /953.
nm ,filamento d,i me::i in odo:wne all"eporn.
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Sopra e .H>tta: 1'155. eserciw=ioni di Gruppo Ta11ico ,~on a:ioni appiedate e nwnovre coi corri.
TAVOLA 9 1 - 1950 - 1962: Lanciere in uniforme ordinaria invernale.
2 · 1950 - 1962: Capitano io grande uniforme per servizi armati. 3 • 1973: Maggiore in grande uniforme per servizi armati.
4 - 1973: Lanciere io uniforme ordinaria invernale. 5 - 1964: Caporale in uniforme ordinaria estiva. a - Fregio di materiale plastico, ad imitazione ricamo, per basco (1950). b - Fregio di materiale plastico, ad umtazione ricamo, per basco (in alternativa al precedente).
e - Fregio ricamato in oro per basco degli ufficiali e S/Jpra: st·hinamemo di carri durante la.feslO di reparto del 1958. Souo .- dri110 e ro ,·e~cio dr/la drappellq da 1romba d, Momebello.
sottufficiali (di materiale plastico per la truppa). d · Mostrina di metallo smaltato per tutti indistintamente e per tutte le uniformi in adozione dal 1973.
L'ultima tavola a colori (la 9) di pagina 75 riproduce le uniformi dal I950 a oggi, sia pure con l'esclusione delle uniformi da sera e da cerimonia invernali ed estive per gli ufficiali , delle tute mimetiche e della sahariana, introdotta circa d uc anni fa. Le attuali sono uniformi sottt gli occhi di tutti da oltre 40 anni e quindi appare inutile descriverle. Si può, invece, confermare la valutaLione della loro estrema praticità, economia e razionalità, a scapito ovviamente della eleganza. La tavola non rende bene il differente tono di colore tra le divise invernali (verde scuro) e quelle estive (più chiare). Come si è detto mancano le uniformi nere e bianconere degli ufficiali per le esigenze di rappresentanza o di gala che non hanno alcun carattere di marzialità come dovrebbero. Vi sono voci di un ripristino dell'antica uniforme da sera adottata negli anni Trenta (anche questa non riprodotta nelle tavole di questo volume). Manca la intera serie delle tute adottate in questo dopoguerra: quella blu per i mezzi coraaati in vigore negli anni Cinquanta, la mimetica del periodo 1960/ 80, quella verde (che si continua a chiamare mimetica) dagli anni Ottanta ad oggi. Tuta che è divenuta ormai la tenuta da combattimento per eccellenza di tutti gli eserciti. Per l'uniforme di questo ultimo periodo, appare evidente la caratteristica di funzionalità non solo per le diverse utilizzazioni ma anche per i di versi climi. Per non annullare le tradizioni che, per i militari costituiscono il senso di continuità storica, sul finire degli anni Cinquanta è stata ripristinata la sciabola per ufficiali e marescialli; si è inoltre conservata per i primi la sciarpa azzurra la cui antichissima origine viene fatta risalire alle truppe sabaude partecipanti alle Crociate. Oggi «Montebello» è un'unità, inquadrata nell'ambito della Regione Militare Centrale, con il compito di assolvere la difesa territoriale e di concorrere alla protezione civile e al mantenimento dell'ordine pubblico; in casi di calamità si articola in moduli funzionali, rinforzati da unità del Genio e delle Trasmissioni nonché dalla Croce Rossa stessa.
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,\f,lam,•1110
,li-, carr, ,I, .\Ion1,,hell" in on asùJlte della fe.,a del rep<1f/t> nel /958.
Altre due helle 11nmag1111 di corr, del R<'/i//llllento durant~ la[t,.v111 dt Corpo del /9511.
Sopra e sol/o: Lancieri di Montebello con semicingolati e jeep in occasione della festa di Corpo del 1959.
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Sopra e sollo: autoblindo e carri del reparto in due splendide /010 d1•I 1959.
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Sussistono. inoltre, gli impegni di rappresentanza: a questo scopo il reclutamento dei suoi uomini prevede giovani di leva ahi non meno di un metro e ottanta: Altare della Patria, Quirinale, Senato e Camera sono ordinariamente i luoghi ove ((Montebelio» effettua il servizio d'onore, per compiere il quale è stato dotato di una particolare uniforme storica riprodotta in queste pagine, riecheggiante la divisa dell'inizio del secolo e così composta: l'antico colbacco. giubba blu con una fila di bottoni d'argento, con bavero verde, pantaloni color celeste con bande nere. stivali neri con speroni, bandoliera di cuoio. lancia, mantella azzurra. Tra le manifestazioni di rilievo in cui recentemente il gruppo è stato impegnato, si evidenziano le visite di capi di stato stranieri. tra i quali persino Gorbaciov. Mediamente ogni lanciere trascorre in addestramento esterno (lezioni di tiro, campi. esercitazioni e manovre) circa 110 giornate nei cinque mesi di addestramento di ciclo avanzato. Dal sesto-settimo mese iniziano i servizi di rappresentanza, che durano sino al momento del congedo. Come indicato all'inizio si è potuto dimostrare che gli impegni di «Montebello» non risultano affatto di preminente rappresentanza, ma sono pari a quelli delle altre unità di cavalleria, semmai con il sovraccarico di tali attività, che ilt gruppo assolve con la consueta precisione e con il tradizionale stile della Cavalleria italiana.
A sinisrra. dall'olio in basso. Schi.erame alla fe.110 di Corpo del 1959 Due immagini di una cerimonia del 1967. Gruppo di ra(Jpresmtan:a con lancia. 1972. S,)l(o : lan<'ieri in esercitatione con 111ra mimerica, 1971.
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Sopra- sfilamrnw d, mm amul/i 1147 d, Womebello. Roma 1964.
Sollo: esercita:ioni mecca11i::a1e dei lanl'ieri o S. Rnmano. 1981.
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Sopru t·
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\0110·
uddr11ra11wn10 del personalt• .(lii mr::, lllt.'< ,·am::011 di< w e ,101010 il reparto. \ '010,r lo n111m·11::a;iune. J'J-".J\
Supra: nuc,ra=ìone addr1,,rarfra a Ilo/Ile Rvmmw. /98Y So1t11 a ,inism,. lonc,ere mli manu,1/a d111,a1111 al Comando, Solt<> " destra. lo Sr,•ndarda di \fo111eh1•/lo col gruppo ,mrta.
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Sopra.
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>OIJ.O
e nella pagina a.fronte: momeflli delle fasi addes1tali"e del personale. /988-89.
Sopra<' so110: momemi di cerimonie t:On la presenza della rappresentanza in un!forme stot1ca. /988 - 89
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Sopra e so110: mome111i Ji cerimome co11 la prese11::a della rt1ppN•.1e111a11;{) in 11n[(orme swrica. 198/J -1/Y
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•
Sopra. il Presidente Cossiga po.,.,a in ra.1jegna I,, roppre,en1,111:e de, Gronarieri di Sardegna e dei umderi di Afo111ebello in uniforme storir<1. Roma, P:a VMezia, 1988.
\Hl
Gt/(/rdia d'onore dei Lancieri di "1onteheflo in occ·asione ddl/1 1•isi1a di ."vi. Gorhaciov a Roma. I dicembre 1989. S0110:
!CGG T13NTO L ANC I~R: I.:JN~EB~LLO
La creazione del reg gimento si ricollega al vittorioso combattimen= to di ~·ontebello del 20 maggio 1859 in cui squadroni del,.. reggimen to lan= cieri di Novara, lancieri di Aosta e cave;.lleggeri di : onferrato condotti del colonnello brigadiere Maurizio De Sonnez s i comportarono valorosamen•
te. Pertanto il 16 settembre 1859 giuste il R.D.25.8 . 1859 con il concor= so del 3c squadron€ lancieri di No~ers, del 3° squadrone lancieri di hO=
sta e del 4° cavalleggeri di •:onferreto si costituì il reggimento ce.val=
legger~ di ~ ontebello. Successivamente però, il 6 giugno 1860, fu ascritto fra i lancieri. Col riordinamento portato col R.D.1 0 .9. 1871 ebbe la denominazione di 8° r eggimento di cevelleria (r,!ontebello) ma con R.:D .5. 11.1876 !'iprese
la denominazione di reggimento ce.valleria di ~.;ontebello ( 8 °) e con R.D. 16.12. 1897 ebbe quello di lancieri di Mon~bello (8°). Pa~tecipò alla campagna del 1866.
Durante l a campagna d'Africa e quella della Libia inviò complementi ad altri corpi. Partecipò alla guerra 1915- 1918 segnalandosi nella battaglia di Vit= torio Veneto e nell'inseguimento del nemico. I l 20 aprile 1920 v enne sciolto.
Sotto l a data del 1 ° mar zo 1943 il reggimento la.ncieri di r:ontebello
assume a ltra formazione
(R.E. Co.)
Festa del reggimento: 1° novembre. Anniversario della battaglia di Vittorio Veneto (1°nov.1918). Campegne di guerra
1866 - 1887- 88: concorse alle formazione dello squedrone cacciatori a cavallo 1895- 96: non costituì riparti organici, inviò 1 ufficiale e 69 gregeri per vari servizi 1911 - 12: durante la guerre italo-turca fornì ad alcuni cerpi e servi= z i mobilitati 91 gregari 1915-1 8: 1916- Isonzo, Peteano - 1917- Visnadello - 1918- Vittorio Veneto, P i ave, Udine.