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Presentazione
11992 fu un anno cruciale nelle storia della nostra Repubblica. Basta ricordarne gli episodi salienti, spesso gravi, talvolta addirittura .tragici. Il 19 febbraio, con l'arresto di un dirigente pol itico socialista, ha inizio l'inchiesta "Mani pulite". Ad aprile si svolgono le elezioni politiche anticipate. Il 25 dello stesso mese si dimette il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il governo Amato, insediatosi a giugno, compie una dura manovra economica, che tuttavia non scongiura in settembre la svalutazione della lira. La mafia proterva e impunita porta al massimo livello la sfida allo Stato: il 23 maggio stermina Giovanni Falcone, direttore degli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia, la moglie Francesca Morvillo anche lei magistrato, gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Monrinaro, Vito Schifano; il 19 luglio assassina Paolo Borsellino, magistrato del pooJ antimafia, e gli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Lo Muti, \'Yal ter Casina. Uccidendo Falcone e Borsellino, la mafia eliminò due acerrimi nemici, pretese di distruggere i simboli stessi della legge, intese affermare che in terra di Sicilia una sola era l'autorità effettiva: Cosa Nostra . Ma l'enormità dell'attacco allo Stato, lungi dal causarne la paralisi o addirittura il crollo, funz ionò come uno shock salvifico. Da un male immenso nacque il bene della consapevolezza e della determinazione. La sfida del la mafia fu raccolta dalle Istituzioni e dal popolo. L'eclatante protesta della gente contro le personalità politiche in tervenute ai funerali delle povere vittime rese chiaro a tutti che i siciliani per primi dicevano basta alla sovercbieria mafiosa . Contrariamente all'amara scritta, comparsa sui muri di Palermo dopo le stragi, con Falcone e Borsell ino non morì la speranza dei siciliani onesti. Anzi, rinacque. Nel contesto dell'ampio ventaglio di misure antimafia via via adottate, le,.Forze Armate furono chiamate a dare il loro contributo, come era stato anni prim a ai tempi del sequestro Moro, nel pieno rispetto della norma costituzionale. Non si trattò (come poi i fatti hanno confermato) né di militarizzare una parte dell'Ita.lia, né di fare assumere a tutte le forze militari una valenza di forze di polizia. Piuttosto, si trattò di rispondere ad una situazione di emergenza con mezzi di emergenza, ma già previsti nel nostro ordinamento e, in termini più strettamente tecnici, di condurre una più efficace azione di con trasto della criminalità organizzata attraverso form e articolate di controllo del territoi'io. Il gran numero di obiettivi "fissi" da proteggere può richiedere il dispiegamento dell'Esercito, nelle città e nelle campagne, per sorvegliare gli obiettivi sensibili, controllando i punti crucial i delle reti stradali e ferroviarie, e p residiando gli edifici pubblici potenzialmente attaccabili.
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In eccezionali circostanze, l'impiego dell'Esercito si rivela utile due volte: direttamente come deterrenza; indirettamente, come ausilio ai Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finan za, così messi in grado di uti lizzare più uomini nelle azioni di indagine e di contrasto. Straordinarie, infatti, sono state le circostanze in cui è maturata la decisione d'impiegare l'Esercito in compiti di ord ine pubblico; e straordinari, inoltre, sono stati i tempi e le dimensioni quantitative della missione "Vespri Siciliani", successivamente seguita da "Forza Paris" in Sardegna, da "Partenope" e "Riace" nelle zone più difficili della Cam pania e della Calabria. Straordinari, infine, sono stati l'impegno e la dedizione dei reparti dell'Esercito, che si sono avvicendati, in Sicilia e nelle altre Regioni, nella difesa de1le istituzioni dagli attacchi dei poteri criminali. I "Vespri Siciliani" sono stati un'operazione efficace in perfetta aderenza alle disposizioni ed allo spirito della nostra Costituzione. Da quella terribile contingenza, la nostra democrazia è uscita più forte e matura; le nostre Forze Armate più consapevoli dei legami che uniscono gli italiani. La vicenda dei "Vespri Siciliani" merita di essere ripercorsa ed esaminata anche sotto l'aspetto operativo, perché non è semplice né facile schierare migliaia di uomini in territori diversificati e farli agire in pieno coordin amento con le forze di polizia. Allo Stato Maggiore dell'Esercito, pertanto, desidero esprimere vivo compiacimento per aver promosso la pubbl icazione del libro, che giustamente riconosce i meriti di migliaia di ufficiali, sottufficiali, graduati e soldati, soprattutto di leva, che hanno contribuito alla lotta contro la mafia. Il testo chiaro e scorrevole, efficacemente curato da Maria Gabriella Pasqualini e Gian ca rlo Gay, corredato da una ricca documentazione fotografica, fa di questo volume un'iniziativa di sicuro interesse, capace di gettare luce su una travagliata stagione della nostra vita nazionale. Ringraziq dunque tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita dell'ope. . ra, a cur auguro preno successo.
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Introduzione
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Operazione "Vespri Siciliani" ha rappresentato, sotto molti aspetti, un 'esperienza importante e significativa, non solo per l'Esercito, ma anche, più in generale, per le Forze Armate. L'interven to dei reparti militari in supporto alle Forze di Polizia, avviato con non poche apprensioni in una fase particolarmente critica della vita nazionale, ha messo in evidenza, in primo luogo, il forte e profondo legame che unisce Forze Armate e Paese. Tale rapporto, consolidatosi nel corso di tante altre emergenze della storia nazionale, ha trovato, durante i sei anni in cui l'operazione si è sviluppata, un ulteriore, significativo suggello, testimoniato dall'affetto con cui i militari sono stati accol ti, ovunque si siano trovati ad operare. I sentimenti cli gratitudine manifestati dai cittadini e dalle Istituzioni, per l'opera svo.lta dai reparti che si sono via via avvicendati sul suolo siciliano, sono il miglior riconoscimento della straordinaria professionali tà con cui Ufficiali, Sottufficiali e Soldati hanno assolto la missione loro affidata. L'operazione, impegnativa e difficile dato il particolare contesto di impiego, assolutamente inedito, è stata coronata da un successo pieno, tanto da divenire una formula operativa applicata in altre regioni italiane. Ma il risultato forse più inaspettato che essa ha prodotto sta nell'avere stimolato 1' avvio di una profonda riflessione su alcuni temi cruciali per la sicurezza ciel Paese. In particolare, i "Vespri Siciliani", in una fase di incertezza generatasi con il sovrapporsi cli un'emergenza nazionale ad una crescente instabilità internazionale, a pochissima distanza dalla fine della "guerra fredda", hanno ribadito il ruolo centrale che le Forze Armate svolgono per la sicurezza dell 'Italia ed hanno soprattutto evidenziato J'.urgenza cli dorarsi di uno strumento militare che fosse in grado di assolvere tale fondamenrale missione nei nuovi, sempre più complessi scenari. Essi hanno alrresì posto in evidenza, sia pure in una situazione molto particolare, il problem a del coordinamento e della sinergia eia realizzare tra tutte le componenti, non solo quelle militari, che concorrono a.I la sicurezza nazionale. Si tratta cli temi oggi più che mai attuali, alla luce dell'evoluzione rapida ed incessante del quadro di sicurezza internazionale, contrassegnato da.ll'emergere di nuove, esiziali minacce, i cui effetti si ripercuotono, inevitabilmente, anche sul quadro di sicurezza interno. Nell'attuale fase di spinta globalizzazione, infatti, la sicurezza dell'Italia dipende sempre più eia quella internazionale, di cui si definisce, in larga parte, come un sottoprodotto.
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Concetti come sicurezza interna ed esterna hanno perso, pertanto, il valore di categorie esclusive che avevano un tempo, divenendo aspetti intimamente connessi di un medesimo pr;blema. Le sfide alla sicurezza, quali la diffusa conflittualità, la criminalità transnazionale, le emergenze umanitarie, l'instabilità politica, la proliferazione delJe arm i di d istruzione d i massa, il terrorismo internazionale, richiedono un approccio ed uno sforzo globali, coerentemente con la complessità dei fattori e le potenzialità operative degli attori coinvolti. Io tale prospettiva, la sicurezza diventa sempre più un bene condiviso, per il cui conseguimento lo strumento militare, nazionale o multinazionale, si pone quale risors,} decisiva, soprattutto per la sua capacità di creare e garantire, nelle aree di crisi in cui si sviluppa l'intervento della Comunità Internazionale, le condizioni necessarie per promuovere stabilità e, quindi, sviluppo. In questi scenari, le Forze Armate italiane giocano un ruolo di primo piano, sia per la quantità sia per la qualità del contributo fornito nell'ambito delle operazioni in cui sono state o sono presenti con propri reparti. Un contributo diven uto sempre più importante e reso possibile dal processo di profonda riorganizzazione, tuttora in corso, che ha come cardini principali la professional izzazione e l'integrazione in senso interforze. Il fine perseguito è quel lo di realizzare uno strumento al passo con i tempi e pronto per essere impiegato, al servizio dei cittadini e delle Istituzion i, ovunque ed in tutte le circostanze in cui il Paese decida di farvi ricorso. In questo processo di rinnovamento delle Forze Armate, quella ormai lontana operazione dell'Esercito in Sicilia ha rappresentato, oltre che una consistente fon te di esperienze, un potente elemento catalizzatore. In tale contesto, il presente volume costituisce quindi un importante punto cli riferimento per una lettura in chiave prospettica di alcuni dei principali problem i all' ordin.e del giorno nel corrente dibattito sulla sicurezza del Paese e fornisce, in modo chiaro, dettagliato ed accessibile, una eccezionale documentazione circa gli aspetti isti tuzionali, operativi ed umani dei "Vespri Siciliani". Di ciò va dato merito ai due autori. Allo Stato Maggiore dell'Esercito, invece, che ha volu to p·romuovere questa importante iniziativa, esprimo il mio personale, convinto apprezzamento.
Maria Gabriella Pasqualini
LUGLIO 1992 · GIUGNO 1998
Sintesi dell'iter parlamentare del Decreto-Legge istitutivo e della successiva decretazione
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Prefazione
11 1992 fu , nella storia della Repubblica italiana, un anno segnato da eventi tristi ed inaspettati . Nei mesi di maggi.o e luglio due attentati colpirono, rispettivamente, i giudici FALCONE e BORSELLINO e le loro scorte. Due dei magistrati più noti, eletti dall'i mmaginario collettivo a simbolo della lotta alla mafia, scomparvero drammaticamente. Ogni cittadino, a prescindere dalla posizione, dal ceto e dal credo politico rimase sgomento . L'Italia, in precedenza, era già stata messa duramente alla prova da altri attentati, se possibile ancor più devastanti, ma mai come in quelle occasioni l'attacco parve mirato al cuore stesso de.llo Stato e delle sue Istituzioni. Nel momento stesso in cui il Paese stava producendo il suo massimo sforzo per sconfiggere il fenomeno mafioso si verificò un attacco senza p recedenti che causò costernazione e timori in ognuno di noi . F u in questo clima d'incertezza, in un momento certamente tra i più delicati degli ultimi anni della nostra sto ria, che Governo e Pàrlamento decisero di dare una risposta che fosse al tempo stesso simbolica ed effettiva, impiegando, con immediatezza, l'Esercito in concorso alle Forze di Polizia in un 'Operazione nota a tutti con il nome "Vespri Siciliani". Facevo cenno, poc'anzi, al duplice valore, simbolico ed effettivo, dell'impiego dell'Esercito nel contrasto del fenomeno mafioso. Non è infatti certamente usuale, nei paesi di solida cultura democratica quale il nostro, che le Forze Armate vengano impiegate a massa con compiti di. polizia. Pur tuttavia, è parimenti vero che poche organizzazioni rappresentano in modo così istintivo ed efficace le Istituzioni come le Forze Armate. E questo esse fecero: rappresentarono la arte sana del Paese che voleva reagire mettendo fine ad un vero e proprio oltraggio. Dal punto d i vista organizzativo, l'Operazione rappresentò una vera e propri.a novità (ai militari fu conferita la qualifica di Agente di Pubblica Sicurezza). Per mesi, quasi tdfte le unità dell'Esercito si alternarono sul bellissimo territorio siciliano, fornendo un contributo unanimemente giudicato molto efficace e prezioso. In poco tempo si fu costretti ad addestrare il personale all'espletamento cli nuovi compiti : posti di b.locco e di controllo, accertamenti e perquisizioni personali si. sostituirono, d'improvviso, all'addestramento militare classico. Inoltre, si dovettero porre in essere predisposizioni logistiche per certi versi inusuali per quel tempo - data la tradizionale "staticità" dei reparti sul territorio - volte a garantire il trasporto di intere Grandi Unità via mare e lungo la penisola ed il loro sostegno per l'assolvimento della missione : esperienza che si doveva rivelare utilissima an che nei successivi impegni nei Teatri Operativi all'estero . Jvla l'aspetto più bello, forse, fu la risposta corale e tempestiva che, insieme a tutte le altre Istituzioni, fummo capaci di dare.
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Molti per la verità, anche all'interno dell'Esercito, si chiesero se fosse giusto impiegare una Forza Arm.ara, dei militari, con compiti cli polizia. Vi era, inoltre, la co11creta possibilità di venir percepiti dall'opin ione pubblica sicil iana quasi come un corpo d'invasi~me, invece che come uno strumento al servizio del Paese ed a difesa del loro stesso interesse. Tuttavia la grande sensibilità, la semplicità e l'umanità con la quale i nostri Quadri e i militari di leva, provenienti da tutte le Regioni d'Italia, seppero agire, unitame11te alla straordinaria maturità e tolleranza della popolazione siciliana, non solo scongiurarono tale pericolo ma produssero, anzi, dei legami spesso duraturi tra le nostre unità e le comunità locali. Per una strana iron ia del destino, inoltre, il 1992 rappresentò anche l'anno in cui ebb~ i11izio l'impiego massiccio, .in Italia ed all'estero, delle Forze Armate. La situazione geostrategica, dopo la fine dell'equilibrio bipolare, mutò rapidamente, riesplosero confl itti prima sopiti, il terrorismo divenne purtroppo una parola di uso comune, i flussi migratori clandestini iniziarono a costituire un serio problema. Tutto ciò, naturalmente, implicava un cambio radicale di strutture, procedure, dottrina ed addestramento dello strumento mi litare, che doveva rapidamente imparare a confrontarsi con pericoli nuovi, imprevedibili e multiformi, avviando un processo di trasformazione culturale ed organizzativa insieme. L'Operazione "Vespri Siciliani" ha rappresentato per l'Esercito, in tale contesto, proprio il punto di non ritorno tra il vecchio ed il nuovo, tra la tradizione ed il futuro. Con essa l'Esercito si è convinto ed ba convinto il Paese delle sue capacità e potenzialità ed ha intrapreso con decisione la strada del rinnovamento e della modernizzazione. Per tutti questi motivi, per il significato di vera e propria pietra miliare nel processo evolutivo tuttora in corso, anche al di là dei contenuti e degli aspetti meramente tecnici, noi salutiamo e guardiamo con interesse a quest'opera che analizza in modo così efficace un momento importante della nostra storia recente .
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Sintesi dell'iter parlamentare
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on solo la Sicilia, ma l'Italia intera restò senza parole di fronte al se-
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condo pesante attacco portato dalla mafia alla magistraturti e quindi alle Istituzioni dello Stato, quell'assolata domenica, il 19 luglio 1992. Dopo aver passato una domenica in famiglia presso cari amici di lunga data, a Villagrazia di Carini, Paolo Borsellino aveva deciso di andare a trovare la madre e la sorella in centro città, a Palermo. Il magistrato percorse la stessa strada che due mesi prima aveva fatto il giudice Falcone, passando dove, poco prima dello svincolo autostradale per Capaci, l'amico e collega di tante battaglie, aveva lasciato la vita insieme alla moglie e agli uomi ni della scorta. 1n Via D'Amelio Borsellino giunse, ma non arrivò a vedere la madre; tutta la sua scorta non rivide le fam iglie: la televisione mostrò per la seconda volta, nello spazio di due mesi, delle immagini difficili da accettare in uno stato democratico; immagini che avevano turbato la nazione numerose altre volte. E' in utile negarlo: fu un momento molto delicato per i ci ttadini italiani. Così come lo era stato in precedenza con le uccisioni di altri servitori dello Stato, di commissari cli polizia, di agenti, dello stesso prefetto del la città cli Palermo, generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Le conseguenze non tardarono ad arrivare. La risposta dello Stato fu rapida e precisa. Nella notte fra il 19 e il 20 luglio fu convocata una riunione nella Prefettura di Palermo, presieduta dallo stesso Ministro dell'Interno. La prima decisione, conosciuta dal grande pubblico a operazione avvenuta, fu l'intervento delle Forze Armate, in concorso con le Forze de.ll'Ordine per rinforzare la vigilanza all'esterno del carcere Ucciardone, nel centro di Palermo e per scortare in trasferimento verso l'aeroporto di Pisa e successivamente nell'isola di Pianosa, 63 detenuti indicati come particolarmente importanti nelle gerarchie della cdminalità organizzata o utili ai fini delle attività investigative. Successivamente, nel breve periodo che intercorse tra il 20 luglio e il 25 luglio, data di nascita ciel decreto-legge n. 349/1992 1, il Comando della Regione Militare Sicilia fornì un concorso, quantificato in 400 unità, per assicurafr la vigilanza alle carceri cli Palermo, Termini Imerese, Augusta, Caltanissetta e Catania; al Palazzo di Giu stizia di Palermo; per assicurare il pattugliamento e la vigilanza nel tratto autostradale Palermo-Aeroporto di Punta Raisi 2, divenuto in quei momenti. un'arteria particolarmente sensibile, per il continuo afflusso di Autorità nell'isola. Questi erano stati i provvedimenti tempestivi presi per fronteggiare la prima angosciosa emergenza: il concorso delle Forze Armate in aiuto e a supporto dell' attività delle Forze cli Polizia era iniziato. Questa situazione si sarebbe prolungata
1 DECRETO.LEGGE 25 luglio 1992. 11. 349, pubblicato su 11;1 GAZZETTA UFFICl,\ lE Idi seguito indicata
rnrne G.U.I 25.7.1992, Serie Generale, n. 1ì 4. 2 ;\ tlualmente ,\eroporlo Falcune-
Burselfino.
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3 Art.77 del la Costituzione Ital iana: // Gm,em o non f) llÒ, senza delegazione delle C1mere, ema11,1re decreti che ilhbi,1110 valore di legge ordi naria. Quilndo, in casi straordinari rii necessità e d'urgenza, il Governo aclo //a, .ml/o l,1 suil responsabilità. provvedimenti prow isori con iooa di legge, deve il giomo stesso presenwrli p er la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convoca/e (' si ril111iscono entro ci11que giorni. I decreti p erdono di efficacia sin dall'inizio se non sono co1wer1iti in l egge entro sessanta gi orni ria/la loro p llbhliCiizione. Le Camere p ossono tul/avia regolare con legge i mpporti gillridici sorti sulla base r/ei decreti non convertiti.
4 1\rl.87: // Presidente della Repubblica ... .. . (r.ommaSi promulga le leggi ed emana i decreti avenli va lore di le,i;ge e i regolamenti ..
'> LEGGE 23 seltemb re 1992, n. 38 6, pubb licata sulla G U. 23 .9.1 992 . Serie general e, n. 22 4.
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per sei lunghi importanti anni nella vita dello Stato e della Regione Sicilia: anche una .esperienza <li alta v.alenza professionale per 1a stessa Forza Armata coinvolta. Pochi giorni dopo, il 25 luglio 1992, i1 Governo decretava delle misure urgenti per contrastare la criminalità organizzata in Sicilia. AI Consigli.o dei Ministri che prese la del icata decisione partecipò, in conformità con quanto previsto dalle norme deUo Statuto Regionale Siciliano, il Presidente della Regione che poté così dare il proprio parere e il preventivo motivato assenso ai contenuti del proweclimento. Un Decreto-Legge di soli cinque articoli che trovavano la loro legittimazione giuridica negli articoli 77 3 e 87 4 deIIa Costituzione e in un vasto quadro cli riferi mento giuridico. Il Presidente de1la Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, promulgava il 23/ settembre successivo la Legge cli conversione del Decreto-Legge 5. Quale era la caratteristica principale del prowedimento? Decidere l'impiego di Forze Armate sul territorio siciliano per la tutela della pubblica sicurezza e nel1'attività di prevenzione dei delitti cle1la criminalità organizzata: compito certo molto delicato, considerando il salto di qualità da essa compiuto in una strategia cli lotta armata, con l'eliminazione fisica di importanti e qualificati servitori dello Stato, che stavano giungendo molto vicino alla conclusione di alcune loro indagini, e delle loro scorte. In sintesi, il Decreto n. 349, con la relativa Legge di conversione n. 386, autorizzava i Prefetti delle province siciliane ad impiegare unità delle Forze Armate, poste a loro disposizione, per attività di vigilanza e controllo del territorio e di prevenzione cli delitti della criminalità organizzata, regolamentandone.l'azione specifica. Tale impiego veniva previsto per <lare modo aI1' Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza cli impegnare tutte le loro forze per le complesse indagini in vestigative che si imponevano anche riguardo alla cattura di latitanti storici ed esponenti cli spicco della criminalità organizzata. La situazione difficile e di sicura emergenza aveva imposto al Governo una serie di iniziati~1e tra le quali il concorso dei militari nelle attività comunemente svolte
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dalle Forze di Polizia p er prevenire i delitti della criminalità organizzata e per la sicurezza e controllo ciel territorio: per q uesta part icola re attività venne conferita alle unità impiegate nell'Operazione la qualifica di agenti d i pubblica sicurezza 6. L'azione <lei militari si configurava come integrativa e per alcuni aspetti, in quei momenti, sosti tutiva cli quella delle forze de.Il ' ordine, anche come vigilanza di obbiettivi cosiddetti 'sensibili'. Il quadro normativo di riferimento, nel momento della complessa decisione del Governo e, successivamente, dell'approvazione d a parte dei d ue rami del Parlamento, è piuttosto ampio e dettagliato, oltre agli articoli sopra citati della Costituzione Italiana: le n orme vigenti legittimavano il d ecretolegge e la situazione di urgenza e necessità, disponendo che fossero in ogni caso le forze politiche e le autorità di pubblica sicurezza a decidere le di rettive e a stabilire i compiti delle unità militari chiamate a concorso nell'azione di contrasto; a] le autorità militari spettava la ricerca delle più efficienti modalità operative e ]e relative disposizioni per conseguire i risu.ltati p revisti e richiesti. Per quanto riguarda i compiti che erano connessi con la tutela della pubblica si curezza, la legittimazione si trovava in varie d isposizioni, era l'altro richiamate esplicitamente nell' art.1 del Decreto-Legge. Un primo riferimento era nel Regio Decreto 3 marzo 1934, n. 383 , relativo al Testo Unico della Legge comunale e provinciale, ove all' art.19 si stabilisce che il Prefetto (comma 6) tutela l'ordine pubblico e sopraintende alla pubblica sicurezzct:
dispone della forza pubblica e può richiedere l'impiego di altre Forze Annate. Un secondo, per quanto riguardava i poteri dei Prefetti, era nella Legge 1° aprile 1981, n. 121, sul Nuovo ordina1nenlo dell'Am,rninistrazione delta pubblica sicurezza, che all' arr.J.3, comma 5, p revede che il Prefetto disponga della forza pubblica
e delle altre forze eventualrnente poste a sua disposizione in bc1se alle leggi vigenti e ne coordini le attività . Nel 1990 la Legge 8 giugno 1990, n.142 , all'art.64, nell'i ndicare l'abrogazione di norme, al comma C, pur abolendo il R.D. 3 J .1934, ne escludeva esplicitamente in toto l'art.19, facendo dunque salvi i poteri ciel Prefetto riguardo all'uso even tuale delle Forze Armate. Nel. quadro delle attribuzioni del Ministro dell'Interno, poi, la stes·sa L.12 1/1981 all' art.1 comma 2 e il D.L. 152/1991, all' art.12 prevedono che egli adotti i provvedùnenti per la tutela del!'ordine e della sicurezza pubblica che si rendano necessari: anche con questa legittimazione, nel caso specifico il Ministro dell'Interno delegò al prefetto cli Catania, per la Sicilia orientale, e al Prefetto di Palermo, per la Sici-
6 Per le cara tteristiche di questa qualifi ca e di quella rii agenti di
polizia gi ud iziari a v. avan ti il saggio di Giancarlo Gay, pag. 67 e seguen ti.
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lia occidentale alcune importanti funzioni di coordinamento nell'Operazione, aJlo scopo di assicurare una unità di indirizzo necessaria per il successo dell'Operazione intrapresaì. Vi è anche da sottolineare in quale quadro giuridico di riferimento si potesse legittimare l'impiego delle ,Forze Armate con compiti di ordine pubblico. Un primo riferimento è quello che si rileva ne!Ia L. 11 luglio 1978, n.382, Nonne di principio sulla disczj;Ùna mdùare, all'art.1.: Le Forze Armale
7 Per una migliore co mprensione del quadro di riferiniento giuridico, dell'iler parlamenta re e dei provvedimenti decisi può essere interessante riportare qui di seguito integralmen te anche l',irt. I della stessa Legge n. 121/8'1 relativo alle attribuzioni del Ministro dell' Interno: // ,'v1illistro dell'Jntemo è responsabile della tu/eia de/l'ordine e della pubhlica sicurezza . Ha l'alia direzione dei servizi cli ordine e sicurezza pubblica e coordina in ma1e1ù i compili e le Rllivi1,ì delle (or,.c cli polizia. 11 M ini.slro de/l'Interno adotta i provvedimenti per fa iU/cla clcff'ordinc e della sicurezza pubblica. Resta/lo (erme le competenze del Coll.siglio dei !'vlillistri previste dalle leggi vigenti.
sono al servizio della Repubblica; il Loro ordinamento e la loro allivilà si informano ai principi cosliluziònaù. Compilo dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica è assicurare, in conformità al giuramento prestato e in obbedienza agli ordini ricevut( la difesa della patria e concorrere alla salvaguardia delle Ùbere istituzioni e al bene della collettività nazionale nei' casi di pubbliche calarnità. Anche la L 24 dicembre 1986, n. 958 sulle Norme su! servizio militare di leva e sulla ferma di Leva prolungata recepiva la medesima disposizione dell 'articolo sopra citato. Questi sono i due rife rimenti normativi di base che consentirono di mettere a disposizione dei Prefetti in Sicilia contingenti cli mi litari dell'Esercito. Il dibattito che ne seguì, sia in Parlamento sia su!Ia stampa quotidiana, periodica e specializzata, fu certamente assai articolato, complesso e vivace, anche aspro a volte, facendo ricorso a sentenze della Corte Costituzionale, a orientamenti giurisprudenziali, a sostegno dei vari orientamenti pro e contro l'invio dei mili tari in Sicilia, mai però mettendo in dubbio la professionalità dello strumento militare impiegato. Il dibattito ha dimostrato la correttezza di un sistema democratico che funzionava e funziona secondo quanto previsto dalla Carta costituzionale. In Parlan~ento, la maggioranza di governo, e non solo quella, approvò l'Operazione che fu in seguito conosciuta con il nome di 'Vespri Siciliani', in ricordo cli un importante avvenimento storico accaduto nel lontano 1282, quando il popolo siciliano, dominato dagli Angioini, si rivoltò contro il governo di Carlo I d'Angiò, la sera del .31 marzo, davanti alla Chiesa di Santo Spirito in Palermo, all'uscita dai Vespri serali, a causa di alcuni soldati francesi che provocatoriamente volevano fare perquisizioni alla ricerca di armi; il segui to di questo episodio fo una insurrezione generale dell'isola: i francesi si diedero alla fuga, lasciando l'isola, fra il 15 e il 18 aprile successivo. Nonostante i tentativi cli riprendere possesso della Sicilia, garantendo ri forme, soprattutto nel settore della fiscalità, che era davvero pesante, Carlo d'Angiò fu respinto in un suo tentativo di sbarcare di nuovo sulle coste siciliane nel luglio dello stesso anno: alla fine di agosto la flotta del re d'Aragona sbarcò a Trapani, accolta dalla popolazione come liberatrice dal tirannico giogo degli Angioini. Iniziava così un'altra dominazione per gli isolani. L'indignazione e la volontà di riscossa della popolazione siciliana, dopo gli avvenimenti di Capaci e di Via D'Amelio, suggerirono la memoria storica e l'indicazione del nome all'Operazione che stava per iniziare.
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Il Parlamento approvò le decisioni governative I lavori preparatori del Disegno di Legge di conversione in legge del decreto-legge n. 349 si svolsero, per la Camera dei Depurati, tra il 28 luglio 1992 e il 10 settembre 1992, nel quadro della XI Legislatura (Atto Camera [A.C.] 1380) 8; per il Senato della RepubbliGa tra il 16 settembre e il 23 settembre 1992 (Atto Senato [A.S.J 595). Il Disegno di Legge fu presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri del tempo (Amaro), dal Ministro della Difesa (Andò) e dal Ministro dell'Interno (Mancino) , di concerto con il Ministro di Grazia e Giustizia (Martelli)9". La relazione che accompagnava il Disegno di Legge sottolineava come le decisioni e le scelte del Governo fossero state ispirate dalla convinzione che lo Stato doveva sia continuare nella sua opera per contrastare la criminalità organizzata con attività investigative e repressive, sia rispondere alla recente sfida lanciata dalla stessa criminalità con tutte le forze disponibili. Occorreva stabilire un controllo del terri torio più articolato e visibile, considerando che la mafia dimostrava di avere quel controllo e quella padronanza del territorio che permettevano azioni clamorose contro lo Stato. Era indubbio che le Forze di Polizia stessero realizzando un egregio lavoro di in vestigazione, ma per dare app unto all'op inione pubblica maggiore visibilità al controllo del territorio, sarebbero state in parre distolte da una attività, di riconosciuta prim aria importanza, ma complessa e che richiedeva numerose forze ad essa applicate. Era necessaria una più incisiva azione di contrasto de] fenomeno mafioso, con stru menti non solo processuali: occorrevano ulteriore attività investigativa, con-
8 Per comp letezza di informa7 ionc, i lavori prcpM~lori della Legge 23 settembre 11. d i conversione del D.L. 25 luglio 1'J<J2 , 11. 349, fu rono, in sede consultiv~: I Commissione Affari Cos1i1uzionali (a i sensi rl ell' arl.% -bis riel Kegolamento della Camera) 21$ luglio 1992 ; stessa Comm issione: 30 luglio e 4 agosto 1992 ; Il Commissione Giustizia: 5 agosto 1992; V Commissione Bilan cio : 8-9-1 O settembre 1992 Assemble~: 6 agosto ·1992. In sede referente: IV Comm issione D ifesa : 5- 6 agosto e 2 settembre I 992 . Lavori in Assemb lea 8-910 settembre 1992.
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9 Cir. Camera dei Deputali - A/li P.:irlamen/ari- 1\ttu 131$0 - Xl Legislatura - D isegni di Legge e relazioni - Documenti.
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IVespri Siciliani,luglio 1992 -giugno 1998
trollo, prevenzione e repressione, per un segnale 'forte e chiaro'. Dunque si era imposta .la scelta di ricorrere all'intervento delle Forze Armate nel pieno rispelto
dei principi e delle 11onne costituzionali e sulla base dei precedenti legislativi e di alcune esperienze, che sono risultate utz'li al fine di configurare in 112odo chiaro - così da evitare ogni pericolo di confusione, di giustapposizione e contrapposizione fra poteri pubblici - il ruolo sinergico del personale militare 1O_
10Cfr. Camera dei Deputati - Atti
Parl,1ment,1ri -Atto 1380 - Xl Legislatura, Disegni di Legge e relazioni - Documenti, pag. 2. rl Art.4 ... /n casi eccezionali di necess it,'r e di urg enza che 110n consentono un tempestivo provvedimento dell'Au!Orità Giudiziaria, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza e della forza pubblica nel corso di operazioni di polizia possono procedere, oltre d1e all'iclenti(icazione, illl'immecliata perquisizione sul posto al solo fine di accertare l'even tuale possesso di armi, esplosivi o strvmenti cli e/frazione, di persone il cui a11eggiamento o la cui presenza, in relazione a specific/1e e concrete circostanze cli luogo e di tempo non appaiono giustificabili. Ne/l'ipotesi di cui al comma prececlente la perquisizione può estendersi per le medesime fina/it,ì al mezzo di trasporlo utilizzato dalle persone suindicate per giungere sul posto ..
12 Il dibattito sul problema dell'ordine interno e della sicurezza è sempre stato un9 dei punti cl i maggiore impegno dei due rami del Parlamento. Possono essere interessanti a questo proposito e per meglio comprendere alcune posizioni politiche circa le qualifiche da dare ai militari impegnati in Sicilia, con i compiti connessi, le dichiaraz ioni rese dal Ministro dell' Interno Vincenzo Scolli e relativo dibattito nella seduta del 6 febbraio 199 1 della I Commissione Permanente della Camera, quando erano in discussione risoluzioni relative all'aumentato pericolo dì un potenziale terrorismo, conseguente le vicende belliche nel Golfo, e impiego delle Forze Armate sul territorio nazionale, per esigenze diverse.
Le Forze Armate, sempre secondo quanto previsto dalla Costituzione, sono a salvaguardia anche de.Ile istituzioni democratiche e una loro forte presenza sul territorio non poteva che riaffermare quanto previsto dalla fonte normativa primaria. Nella relazione di presentazione, preparata dal Governo, si avverte d1 iaramente il desid'7rio di sgombrare il campo da una serie di critiche che già erano state avanzate da alcune parti politiche, quali quella della 'm ili tarizzazione' dell'isola. In realtà le Forze Armate sono chiamate non solo alla difesa della nazione, ma anche a collaborare con il potere civile, in ottemperanza alle direttive politiche: se la direzione dell'Operazione Vespri era stata affidata ai prefetti era cb iara la funzione delle Forze Armate, a supporto appunto dello svolgimento delle decisioni politiche e degli indirizzi di coordinamento indicati dalle Autorità civili. La sorveglianza del territorio e degli obbiettivi sensibili, cosiddetta 'sorveglianza passiva', poteva però in qualche caso necessitare di un intervento attivo per il quale si prevedono nell'ordinamento statale precise e specifiche regole di comportamento. Un elemento nuovo veniva considerato dal comma 2 dell'art.2 del Decreto-Legge, basandosi su quanto previsto dall a Legge 22 maggio 19ì5, n. 152, Disposizioni a tutela del/!ordine pubblico 11 : l'attribuzione ai militari delle Forze Armate in servizio per i Vespri della qualifica di agenti di pubblica sicurezza12.
Sintesidell'iter parlamentare
Quei militari divenivano titolari di poteri di identifi. . caz1one e pergu1s1z1one sia personale che dei mezzi di trasporto, assimilati pertanto agli agenti della Polizia di Stato 13. Questa disposizione trova la sua legittimazione giuridica nella stessa Costituzione italiana, all'art.13, al terzo comma, quando prevede in casi eccezionali di necessità e di urgenza provved imenti provvisori clell' autorità di pubblica sicurezza 14. Importante sot toli neare che i militar i titolari dei poteri di. cui sopra avevano altresì un potere accessorio, strumentale, di accompagnamento delle persone identificate per le qual i necessitavano approfondimenti sulla situazione personale, ai più vicini Uffici o comandi di Polizia o dell 'A rma dei Carabinieri; non avevano potere di sequestro, ma un potere, anch 'esso strumentale, nell'obbligo cli consegnare all'Autorità di Polizia giudiziaria eventuali corpi di reato o pertinenti, in particolare c0n specifico riferimento al possibile ritrovamento di armi o esplosivi. Relativamente ai tempi dell'interven to, l'articolo 2 ciel Decreto-Legge prevedeva che i contingenti dell'Esercito sarebbero rimasti in Sicilia fino al 31 dicembre 1992. Veniva data facol tà al Governo cli prorogarne la presenza per altri sei mesi, rinnovabili una sola volta, cioè in pratica una prima previsione cli impiego per circa un anno ~.mezzo: questo elemento già indicava l'indirizzo del Consiglio dei Ministri sulla riconosciuta esigenza di una Operazione non certo a breve termine. Il terzo articolo del Decreto-Legge considerava l'aspetto finanziario delle inden nità da corrispondere ai militari impegnati nei Vespri e del costo totale dell'Operazione e delle fonti cli finanziamento da trovare nelle pieghe ciel bilancio dello Stato, secondo quanto previsto dalla Costituzione 15 e dalla normativa sulla copertura finanziaria delle Leggi dello Stato. Il quarto articolo prolungava di due anni, oltre i tre previsti., il sei·vizio di quei. militari che avessero scelto la ferma prolungata, per continuare .ad avvalersi di professionalità già acquisite dai militari di truppa, preziose anche per l'Operazione 111 corso. Dunque nelle stesse dichiarazioni del Governo presentate insieme al testo del di-
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13 L' arl. 24 del la Legge n. 121/19/ll sui compili istituzional i della Polizia cl i Stato: La Polizia di Stato
esercita le proprie fun zioni al servizio delle istituzioni democratiche e dei ciuadini sollecitandone la collabor;1zio11c. Essa tutela l'esercizio delle lihertà e dei diritti elci cil/i'!(lini; vi2ila sull'osscrvanz,1 delle leggi, dei regolamenti e dei pl'lwvcdimen/i della puhblirn autorit,ì; h11Cla l'ordine e la sirnrezza puhblica; provvede alla prevenzione e alla repressione dei reati; presta soccorso in caso cli cal;1mità cd infortuni. 14 r er completezza si riporta il testo integra le del ter zo co111111a dell'il ri . 13 del la Costituz ione ital iana, inserito nel Ti tolo I - Rapporti Civ i li : ... In casi eccezionali cli
necessità e di urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorit,ì di pubblica sicurezza può adollarc provvedimenti provvisori, c/Je devono essere comwiicati entro quaran/0110 ore a/1',wtorità giudiziaria e, se questa 110 11 li convalida nelle rnccessivc quarantollo ore, si intendono revocati e re.siano privi di ogni effetto. 15 f\rt. 8 1 della Coslill 1zione Itali ana, comma 4:... 0gni a/1m legge
che imporli nuovo o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fron1e.
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segno di legge di conversione, il Decreto-Legge aveva due obbiettivi ben precisi:
uno, generale, il rafforzamento della presenza dello Stato nel territorio siciliano; l'altro specifico e collegato al primo, quello di garantire un contributo ulteriore ali'attività di prevenzione criminale... senza incidere sugli ordinari moduli di intervento .. . 16 .
·16 Relazione di presentazione del Disegno di Legge, f\lto 1380. 17 Ai sensi dell'arl.'I H cr, comma 2 della L. S agosto 197 8, n. 468. come introdollo dall'arl.7 della L.30.8 1988, 11 . ]62. 18 Era stato rich iamato nello stesso Decrelo-Legge all'art. 3, un decreto -legge dcll' ll lugl io prece dente, n. 33.3, concernente le misure urgenti per il ri sanamento della fin,inza pubblica, che aveva già effett uato una tassaz ione straord inari a sui conti correnti bancari e postali di persone fisiche e giuridiche.
Era stata ritenuta necessaria una decretazione d 'urgenza perché l'utilizzo dell'ordinaria via legislativa avrebbe potuto .ingenerare nella pubblica opinione l'idea che lo Stato avesse abbandonato alcune sue funzioni costituzionali relative alla tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza, se non avesse agito con prontezza e fermezza. ··La relazione tecnica 17 che accompagnava quella generale illustrativa dell'origine e delle final ità del decreto-legge era relati.va agli oneri finanziari che sarebbero andati a gravare sul già esausto bilancio dello Stato 18 . Erano previste spese per il personale (per i seguenti oneri: trattamento economico aggiuntivo, compenso per lavoro straordinario, trattamento previdenziale); per beni ·e servizi (oneri relativi all'impiego di automezzi in zona operativa, al servizio trasmissioni, al trasporto di mezzi e personale, al rimessaggio di mezzi e veicoli; oneri relativi all'accasermamento di unità e contingenti, al vitto, alle integrazioni viveri, alle convenzioni per vitto, vestiario ed equipaggiamento speciale, al casermaggio, all'approntamento di basi, alla liquidazioni danni e ai canoni per i servizi generali) , per un totale di 5.2.50 milioni di lire al mese: il tutto quantificato, in prima istanza, per un impiego di 7 .000 unità in Lire. 80.000.000.000 (= E uro 4.131.655,192) per sei mesi e per Lire. 160.000.000.000 (= E uro 8.263.310,384) per dodici mesi. In seguito le previsioni sarebbero state riviste per un assestamento delle presenze intorno alle 5 .000 unità. Il Decreto, come riportato nelle annotazioni circa i lavori preparatori, venne assegnato in sede referente alla IV Commissione D ifesa, con i pareri delle Commis-
Sintesi dell'iter parlamentare
sioni I (Affari Costituzionali), 11 (Giustizia) e V (Bilancio). Il 28 lugl io successivo alla sua emanazione, il Decreto-Legge passò all'esame, in sede consultiva, della T Commissione Affari Costituzionali per giudicare della sussistenza dei caratteri di necessità e urgenza. Ne fu relatore l'on. Nicola Savino, il quale portò a proya della sussistenza di quei requisiti il fatto che il provvedimento aveva dovuto avere già la sua applicazione, proprio con il trasferimento immediato di quelle forze di cui si chiedeva l'impiego in teatro di operazioni. Del resto quelle disposizioni trovavano legittimazione nella L. 21.4.1981, n.121, sopra ricordata, su l potere dei Prefetti a poter disporre non solo della forza pubblica, ma anche cl i altre forze, eventualmente poste a loro disposizione. Per quanto poi riguardava specificamente le Forze Armate, il relatore sottolineò in particolare l'art. I della legge 11 luglio 1978 n. 382, che includeva tra i compiti del le stesse, la salvaguardia delle libere istituzioni. L' on. Savino propose quindi alla Commissione di dare parere favorevo le circa l'esistenza dei requisiti relativi ali' art.77 della Costituzione. Critiche all 'insieme del provvedimento vennero fatte da alcuni componenti, ma la Commissione deliberò di esprimere parere favorevole circa la presenza di quei requisiti per i quali il Governo aveva dovuto emanare il Decreto-Legge. Fu comunque riconosciuta unanimemente, anche Ja parte di coloro che avevano espresso riserve o perplessità circa i contenuti del Decreto-Legge, la particolare gravità del momento e quindi la necessità di agire in modo sicuramente diverso da una situazione cli normalità. Intervenne nella discussione anche il Miriistro della Difesa 19, il quale osse1'vò che la maggior parte delle critiche emerse nel dibattito riguardavano il merito ciel Decreto, eia discutere in altra sede, in guanto la Commissione era stata chiamata a decidere solo sui requisiti della necessità e urgenza, e quindi sottolineò come il provvedimento emesso dal Governo con decretazione d'urgenza mirava ad avere rapidamente un controllo più diffuso del territorio nella Regione Sicilia. Rispondendo anche ad alcune critiche fatte circa l' utilizzazione dei giovani di leva, per quanto riguardava i requisiti professionali richiesti ai mili tari che erano andati e che sarebbero stati successivamente impiegati in Sicilia, fece presente che i soldati di leva, eventualmente utilizzati o già attivi nell'Operazion e, avevano svolto sei mesi di addestramento. Inoltre l'utilizzo de.Ile Forze Armate nei compiti di presidio statico aveva già permesso a elementi della Polizia e dei Carabinieri di occuparsi più attivamente in quelle funzioni investigative, che erano necessarie per continuare la lotta alla criminalità organizzata. Il 30 luglio il Decreto-Legge, e il relativo disegno di legge per la sua conversione in legge, fu di nuovo discusso nella I Commissione per l'esame e la deliberazione di rivendica di competenza. Questa volta il relatore fu I'on. Danilo Bertoli che esaminò dettagliatamente i vari aspetti del provvedimento con i relativi riferimen-
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I 9 In quel periodo reggeva i l Dica-
stero Salvatore ,\ndò.
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ti normativi. Il dibattito, che si concluse con un voto favorevole, fu molto animato: .l'attenzione degli onorevoJj Deputati componenti la Comm issione si soffermò in particolare sull' a'mmissibilità e costituzional ità dell'uso dell'Esercito sul territorio nazionale, sulla efficacia dell'uti lizzazione delle Forze Armate per contrastare efficacemente la mafia o piuttosto sulla necessità di in tensificareJ a caccia ai latitanti per giungere alla loro cattura; sull'opportunità di dare ai militari impegnati la qualifica di agenti cli pubblica sicurezza; sulla mancanza nel testo del decreto dell'indicazione dei requisiti fondamentali di addestramento e del tipo di armi eia utilizzare; sull'impiego dei militari cli leva e dei rischi connessi, se la preparazione non fosse stata adeguata. Da al~une parti si fece rilevare come, oltre alla Costituzione e al testo Unico sulle leggi di pubblica sicurezza, si dovessero considerare attentamente anche quelJe norme amministrative che disciplinavano l'impiego delle Fo rze Armate in servizi di ordine pubblico, in particolare la Circolare n. 400 del 1 giugno 1950, del Ministero della Difesa 20.
20si tratta di un,1,1rticol,1tJ Circolare a finn~ del /v\inistro Pacciardi (no1J i n segui to con il nome rii
Circolare Pacciardi) che ha ap punto per oggetto Impiego delle FF.AA. nei scn,i1i di ordine p u/J-
h/ico.
Il parere finale della Commissione, dopo un serrato dibattito, fu favorevole. Il 5 agosto 1992 il decreto venne esaminato dalla II Commissione (G iustizia), con la relazione clell 'on . Gianfranco Anedda, il quale, dopo aver brevemente illustrato il provvedimento, ritenne necessaria una migliore formulazione ciel secondo comma ciel primo articolo per il generico riferimento fa tto alle funzioni degli agenti cli pubblica sicurezza: ritenne poi estremanzente equivoca l'espressione del terzo comma sempre ciel primo articolo, che faceva riferimento ad altri oggetti eventualmente rinvenuti, nel senso che appariva necessaria la specificazione che essi fossero pertinenti al reato: cli fatto alcune importanti puntualizzazioni che non inficiavano la natura ciel Decreto-Legge, ma ne chiarivano ulteriormente alcuni aspetti. Ancbe in questa Commissione il dibattito fu, come si conviene in regime di democrazia, vivace e si orientò p rincipalmente sulla questione dei limi ti e degli qmpliamenti delle fun zioni di agente di pubblica sicurezza conferito ai militari impegnati, rispetto a quelle di agente di polizia giudiziaria. Il parere finale fu favorevole, con due importanti osservazioni: la prima chiedeva che la Comm issione cli meri to specificasse che il comma 2 cieli' art.l attribuiva ordinari compiti connessi alla qualifica di agente cli pubblica sicurezza, pl'evisti dall'art.39 della legge 121 ciel 1981, con la chiara esclusione delle funzioni cli polizia giudiziaria; la seconda che la Commissione di merito prevedesse che le operazioni indicate al comma 3 dell'art.l avvenissero sotto la responsabiliti1 della polizia giudiziaria e che sempre allo stesso comma fosse soppressa l'espressione o per altri gravi motivi, in quanto ritenuta troppo generica. I l giorno 8 settembre 1992 il disegno di legge per la conversione del DecretoLegge fu esaminato in sede consultiva dalla V Commissione Bilancio. Il relatore fu l' on. Mariol in a Mojoli Viganò, che illustrò il disegno cli legge, con particolare riguardo all' art.3 commal che attribuiva ai militari del le Fo rze Armate impiegate nelle operazioni dei Vespri una indennità onnicomprensiva di ogni trattamento accessorio, che sarebbe stata determinata con apposito decreto interministeriale nei limiti delle risorse stanziate dal successivo comma 2. La relatrice osservò che
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appariva necessario un chiarimento sui contenuti economici della nuova inden nità onnicomprensiva cli cui al disegno di conversione, considerato che le spese per il personale quantificate nella relazione tecnica (5 .250 milioni mensili) tenevano conto esclusivamente di indennità e di altri elementi della retribuzione peraltro già previsti dalla legislazione vigente e che lo stanziamento restante (8 .025 milioni) risultava fina)izzato interamente alla copertura delle spese logistiche. I rilievi formula ti dal relatore furono condivisi anche da altri componenti la Commissione i quali, però, considerata l'eccezionalità della situazione, ritenevano che gli stanziamenti potevano essere approvati, rilevando che comunque vi era l'opportunità di precisare all'arr.4 che i Jirniti di spesa dovevano essere quelli fissa ti annualmente dalla Legge di Bilancio, sentita la relazione del rappresentante del Tesoro. Anche per quanto riguardava le fonti finanziarie, eia alcune parti si ribadiva l'opportunità d i individuare modalità diverse per la copertura degli' oneri del
provvedimento, diverse da quelle indicate nel Decreto-Legge. La discussione in sede di Comm issione di Bilancio fu lunga e articolata perché i singoli componenti, pur riconoscendo quasi tutti la difficoltà e l'eccezionalità della situazione, proposero numerosi emendamenti sempre nell 'adempimento delle proprie competenze istituzionali che prevedevano anche quella di improntare l'azione della Commissione ad un doveroso rigore finanziario. La d iscussione e i pareri che furono espressi non investirono minimamente il merito dell'Operazione quanto esclusivamente la correttezza dei profili finanziari , per far sì che il Ministero ciel Tesoro si facesse carico di individuare una adeguata copertura di spesa, concordandola con l'Amministrazione della Difesa. La Commiss ione Bilancio diede dunque parere favorevole, con l'indicazione che occorreva aggiungere all' art.4 le seguenti parole: e co11zunque entro i contingenti
annuali' stabiliti dalla legge di bilancio.21
21 L~ Comm issione Bi lancio si riunì anche iI 9 e i I 1O scttcm bre per forni re un parere all'Assemblea, che stav,1 terminando la disrnssionc per l'i ter di conversione in legge, su alcuni emendamenti di carattere finan ziar io proposti in 1\ ula. In sintesi, la Commissione più volte espresse i l parere che il Ministero del Tesoro doveva farsi carico d i i ndividuare l'adegu ata coperlura finanziar ia per alcune spese 110 11 immediatamente quantificabili, sempre di concerto con l'Amministrnione della Difesa.
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Espressi tutti i pareri necessari delle Comm issioni interessate, il disegno cli legge di conversione iniziò il suo iter nell'Assemblea cli Montecitorio il 6 agosto 1992. Per quanto riguardava la deliberazione sulla esistenza dei requisiti cli necessità e cli urgenza del Decreto-Legge n.349, ai sensi dell'art.96-bis comma 3 ciel Regolamento, fu relatore del testo l' on. Nicola Savino, che, come sopra.J,icordato, ~veva rivestito la stessa funzione in I Commissione. Il Deputato, facendo riferimento a quanto aveva già esposto in sede consultiva, invitò l'Assemblea ad esprimersi in senso favorevole circa la sussistenza dei requisiti di necessità e d' urgenza che legittimavano la decretazione d'urgenza da parte del Governo. Il Sottosegretario cli Stato alla D ifesa, l' on. Dino Madaudo, si associò alla richiesta del relatore.
Il dib~ttito in Assemblea al riguardo fu vivace e non poteva essere altrimenti. Fu più volte richi amata la legge 382 del l 9ì8 , sul concorso delle Forze Armate alla salvaguardia delle libere istituzioni, considerata un filon e di legislazione cbe apparteneva alla più recente legislazione di attuazione della Costituzione. ,\!cune voci rilevarono come fosse possibile, nei tempi presenti, utilizzare l'Eserci to p rop rio grazie ad una maggiore cornpenetrazzòne tra ordinamento costituzionale e ordina-
mento delle Forze / Innate, anche a tutela delle istituzioni democratiche . Contemporaneamente fu più volte messo l'accento sulla necess ità che un tale provvedimento avesse durata li mitata nel tempo. AJcune parti politiche espressero tutta la loro contrarietà e indignazione per il fa tto che le Forze Armate venissero usate in questo particolare tipo di imp iego, Operazione contestata nel merito ccl ancora più pericolosa in p rospettiva, qualora la mafia avesse preso come obiettivo l'Esercito. Nel corso dell'Operazione però, i militari non divennero mai obbiettivo della criminalità organizzata: il rispetto per le Forze Armate fu completo. Tndetta la votazione nom ina le sulla sussistenza dei requisiti previsti per la decretazione d'urgenza con procedimento elettronico, il risultato fu il seguen te:
Present,. .......................................... . 360 Votanti .... ........................................ 347 Astenuti .......................................... 13 Maggioranza ................. .... .. ........ 174 Votanti per il SI .......................... 267 Votanti per iI NO ......... .... ......... 80 La Camera decise dunque che ai sensi clell 'art.7ì della Costituzione il DecretoLegge rispondeva ai requisiti richiesti di urgenza e necessità. Mentre era iniziato l'iter in Assemhlea, il giorno precedente, 5 agosto 1992, il disegno di legge di conversione era stato trattato in sede referente alla IV Commissione Difesa, sotto la presidenza del P residente on. Gastone Savio e poi ciel Vice P residente Isaia Gasparotto, con un intervento del Ministro della D ifesa Andò e del Sottosegretario di Stato per l'Interno, Antonino Murmura, acquisiti i pareri della LII e V Commissione. Anche in questa Commissione, come era prevedibile, la discussione fu articolata e molto interessante.
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F u relatore del disegno cli legge di conversione l'on. Ignazio La Russa. Egl i fece molte volte presente che un a sim ile risposta eia parre dello Staro, e cioè l'utilizzo delle Forze Armate, nel caso specifico in prevalenza Jell'Eserciro, sia come dimostrazione d i una particolare reattività da parte dello Stato, sia per un contro.Ilo più capillare del territorio, in quanto liberava forze investigative, non poteva essere la sola risposta .delle Istituzioni repubblicane al fenomeno criminoso della mafia: l'impiego dell'Esercito renderà possibile non solo setacciare il territorio ma
anche restituire ai compiti investigativi ingenti /orz e di polizia e dei cC1rabinieri.. .così tra l'altro si esprimeva l'on. La Russa: per vincere la ma/ict è infatti necessaria un'azione decùa e coerente da parte di Lutti i poteri pubblià, mentre sino ad ora si sono svolte iniziative a carattere parziale. Ne.I corso della sua ampia esposizione sottolineò con fo rza l'importanzC1 del ruolo di coordinamento delle varie/orze impegnate nel!'azione di contrasto alla mafia che spettava ai Prefetti. Ritenne, tra le sue annotazioni sull'Operazione, che bisognava anche studiare ulteriori opportune fo rme d i incentivazione dei militari cli leva impiegati.
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Nella parte finale il relatore espresse un positivo giudizio sull'impiego dell'Esercito in funzione d i controllo del territorio .. .impiego che se reC1!izzato in manierCI coordinata e ben integrala come quello delle Forze dell'ordine, poteva sicuramente
rendere la vita difficile alla mafia e consentire zl raggiungimento di rlsulttJ.ti importanti anche per quel che riguardava la cattura dei latitanti. .. '* Non tutte le voci furono ugualmente a favore del provvedimento, alcune ritenendo che l'invio dei militari non avrebbe aiutato a combattere la mafia, altre consi derando incostituzionale l'attribuzione della qualifica di agenti di pubblica sicurezza ai militari. Alcune critiche si appuntarono sul fatto che in Sicilia erano stati mandati anche militari di leva, auspicando che l'invio fosse limitato a reparti volontar( Altri ritennero che per risolvere il problema di insufficienti forze in Sicilia avrebbero potuto essere impiegati contingenti forse non pienamente u tilizzati di forze dell'ordine, in particolare deJl' Arma dei Carabinieri. Alcuni deputati fecero presente che il controllo del territorio poteva essere un falso problema e che per combattere la mafia dovevano essere impiegate altre strategie, come un buon intelligence, conseguito anche attraverso infiltrati nelle cosche. Dal p roblema dell 'invio delle Forze Armate scaturì, come naturale, anche una importante discussione politica su come annullare definitivamente la crim in alità organizzata e quali gli strumenti da approntare, considerando non solo quello militare, che non poteva e non doveva essere l'unico modo cli affrontare il controllo del territorio e la lotta alla mafia. Di fronte a dubbi sulla costituzionalità del provvedimento e sulla sua opportunità, altri deputati sottolinearono invece come le Forze Armate potessero svolgere ci pieno titolo l'azione di prevenzione che il decreto le chiamava a svolgere, consentendo cosi alle forze cli polizia di dedicarsi all'atti-
vità investigativa ... \ Da alcune parti fu sottolineata la necessità di reali:zzare una effettiva solidarietà tra i verticl dello Stato, la magistratura e le forze politiche nella lotta alla mafia, co1ne avvenne f!e1· quella al terrorismo 22 . Anche coloro che furono contrari in toto al provvedimento lo erano solamente per quanto riguardava i principi ispiratori dello stesso: non misero mai in dub bio la professionalità dello strumento impiegato, anche se in molti espressero la volontà che i militari cli leva non venissero impiegati in questo tipo di servizio, giudicato non privo di pericoli: i giovani non dovevano essere esposti a rischio. Da parte del Governo, il Ministro della Difesa Andò , nel suo intervento esposto nella discussione preliminare, osservò che il provvedimento in discussione era finalizzato a realizzare un controllo di prùno livello del territorio, controllo che nelle aree urbane si concretizzava nella difesa cli alcuni obbiettivi a rischio ..... .un contri-
22 Per i l diba ttito in Co mmissione, cfr. Camera dei DcptilMi, Biblioteca, R 20023 CD/2.59, p.1 1O e
ss. 23 Or. le d ichiarazioni del M inistro del la Difesa Salvalore .Andò in Came1,1 dei Deputali, Biblioteca, Doc. cit. supra p.1 16.
buto indireli o fornito dal!' Esercito alle /orze del!'ordine, che ttVevano gid da tempo manifestato una esigenza in tal senso, proprio al fine di dedicare in misura 11zaggzòre i propri uomini all'azione investigativ{/ 23 . Il Ministro Andò assicurò poi la Commissione che il Governo, prima di varare l'invio di reparti mi litari in Sicilia, aveva effettuato una attenta verifica con le relative strutrure per poter conoscere la reale disponibili tà all'utilizzazione di reparti cli Polizia o dei Carabinieri, in particolare di battaglioni dell'Arma , e aveva con-
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statato l'impossibilità di utilizzazione degli stessi, stante che a fronte di 3436 unità presenti, circa 1.000 risultavano già impiegate in funzioni cl' ordine pubblico. Inoltre fece presente che i prefetti e i questori delle province interessate all'intervento, i qual i peraltro erano stati d'accordo nell'invio dei contingenti in Sicilia, stavano già facendo pervenire comunicazioni c:o11/ortanti circa la posùiva attitudine 1nostrata dai rmlitari dei reparti impiegati; anche in termini relativi alla collaborazione e al coordinmnento con le /orze deLl' ordine ..·. Questi risultati già ottenuti dopo breve tempo indicavano che le decisioni prese stavano andando nella giusta direzione, anche per quanto riguardava la qual ifica di agenti di pubblica sicurezza data ai militari impegnati, intesa come legittimazione sufficiente per le attivzlà di carattere sostanzialmente propedeutico demandate ai mi/item. Il Ministro Andò colse l'occasione per rispondere ad alcuni colleghi che avevano sollevato, anche nella I Commissione, il problema del rapporto fra la sopra citata Circolare n. 400, la 'Pc1cciardz", e le norme introdotte dal Decreto-Legge in esame: le due normative, originate in momenti storici completamente diversi e con finalità distinte, avevano pertanto una natura non omologabile e comunque vi era un interessante dato politico da rilevare, cioè come la Circolare Pacciardi ven isse in realtà rimossa e sostituita integralmente dalla normativa che veniva introdotta con il Decreto-Legge. Le norme dell' art.4, relative alla possibilità di trattenere a domanda i militari di leva in ferma prolungata per due anni rivestivano la portata di un provvedimento di carattere generale per consentire un piiì elevalo livello di esperienza e di professionalità dei militari in servizio. Queste decisioni erano la risposta adeguata proprio rispetto a delle perplessità sollevate da alcune componenti politiche della Commissione sul livello di preparazione dei militari in Sicilia. Le dichiarazioni del Ministro Andò rappresentarono con chiarezza il contenuto politico delle decisioni ciel Governo. ,,. Il giorno successivo, sotto la presidenza del Vice Presidente Isaia Gasparotto, poi del Vice Presidente Antonio Pappalardo e successivamente dello stesso Presidente della Commissione Gastone Savio, fu ripreso l'esame del provvedimento: intervennero per il Governo i Sottosegretari Antonino Murmura e Dino Madaudo. Nella discussione alcuni deputati colsero, pur nell'ambito del.le critiche e obiezioni mosse eia alcuni gruppi pol itici all'invio dell'Esercito in Sicilia, una occasione positiva per definire una ulteriore fondamen tale missione delle Fo1;ze Armate, vista nel quadro ciel nuovo modello di difesa, anche tenendo conto. del mutato scenario internazionale - cessazione della minaccia ad est - e cioè quello di mantenimento dell'ordine pubblico non più in senso repressivo, come ern stato visto nelle normative precedenti, e della stabilità internazionale.
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Jl nucleo di critiche più forte si appuntò in particolare: a) sulla qualifica di agente di pubblica sicurezza, in quanto il provvedimento non avrebbe stabilito in maniera netta la del imitaz1one che separava le funzioni affidate ai militari in quanto agenti di pubblica sicurezza e quelle di pol izia giudiziaria; b) sull'invio di militari di leva e sulla possibilità di ferma prolungata dei giovani militari. ., La discussione in Commissione Difesa continuò, dopo la prevista pausa estiva, il 2 settembre con l'esame dei numerosi emendamenti presentati, preceduta eia una assai dettagliata relazione del Ministro della Difesa su come stava procedendo la presenza dei militari in Sicilia e sulle modalità con le quali proseguiva il loro impiego nell'isola, in aderenza a quelle direttive che i prefetti, responsabi li della sicurezza/ e dell 'ordine pubblico, ritenevano di dover dare ai comandanti militari. I prefetti, in sede di Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica (CPOSP), del quale faceva parte anche il rappresentante dell'Esercito, indicavano le linee generali del compito prefissato, gli obbiettivi e gli scopi che intendevano perseguire, attuavano anche una azione coordinatrice tra le vari.e forze dell'ordine 24. La relazione del Ministro, oltre a spiegare in dettaglio le modalità operative dell'impiego dei militari, fece anche un primo in teressante bilancio delle operazioni effettuate dall'inizio dei 'Vespri': vigilanza di 12.5 punti sensibi li sparsi in tutte le province siciliane; 7 rastre.llamenti urbani ed extraurbani (ai fini di una "bonifica" del territorio), 18.3 pattugliamenti, 13 7 posti di blocco stradale, con trollo di 2443 automezzi e 6 edifici. Gli obbiettivi cosiddetti 'sensibili' vigilati erano stati distribuiti su tutta l'isola: 48 a Palermo; 12 a Trapani, 17 a Catania, 1.3 ad Agrigento, 11 a Messina, 11 a Caltanissetta, .5 a Enna; 4 a Siracusa e 4 a Ragusa. Tra questi obbiettivi vi erano carceri, abitazioni di personalità a rischio, gallerie, tratti autostradali. Andò diede anche akune cifre sintetiche interessanti per valutare quanto era stato fatto in meno cli due mesi: circa 1200 automezzi impiegati , con una percorrenza di 2 milioni e mezzo di chilometri, al .31 agosto. Erano stati consegnati all'autorità. cli pubblica sicurezza 29 sospetti. Erano stati altresì già sequestrati esplosivi e armi in notevole quantità. Era poi stato notato un calo non indifferente cli scippi e rapine, furti, specialmente nell a città cli Palermo 25, quantificato in un
24 Per i dettagli opr.rativi. d r. avanli il ,aggio ri i Gianca rlo Gay.
25 A queslo proposito i I /Vii nistro Andò menzionò anche le risul· tanze, pubblic.1 tc dalla stampa loc,1le, cl i una ricerca condotta dalla Questura di Palermo: rispet10 ai dali del 199 1, nel periodo 26 luglio-20 agosto 1992, le rapine erano passale ria 27ì a ·129; i furli , da 2553 a 999; i borseggi, da ·144 a 43 e gli scippi da 227 ;i 'J 'J. Cfr. Re lazione del Ministro ;\ ndò alla Commissione Di fesa della Camera, 2.9. 1992.
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abbattimento dell'attività criminale di circa il 60% . Fino al momento della relazione erano presenti in Sicilia circa il 27% di militari professionisti (ufficiali, sottufficiali e volontari) e il 73 % di militari cli leva, i quali avevano completato l' addestramento cosiddetto di seconda fase (4 mesi di servizio militare) , con la sola eccezione di un numero ridotto di giovani del IV0 scaglione 1992, che però avevano già ultimato le Jezioni di tiro ed effettuato esercitazioni in bianco ed a fuoco di squadra fucilieri d'attacco. Questo scaglione veniva com unque impiegato esclusivamente in servit.'.i di vigilanza fissa . La relazione del i\llinistro si soffermò anche su altri punti importanti quali il rapporto dei militari con le autorità civili e la popolazion e, affermando che almeno fino a quel momento non erano emersi elem,entz' di incomprensione circa i criteri ispiratori dell'impiego dei militari e le procedure da adottare nella de/iniziane dei compiti e degli interventi. Sottolineò che la presenza dei militari era stata guardata certamente con sorpresa, ma veniva considerata dall'opinione pubblica siciliana come quel che in realtà si era voluto che fosse: e cioè una chiara e inequivocabile dùnoslrazione della deter112inazione dello Stato a combattere e a debellare/{! crimin{./lùà organizzata. ll rapporto fra i mili tari e le forze dell'ordine erano stati caratterizzati da un senso di chiarezza e di collaborazione, anche quando si erano verificate delle discrepame e/o dei disguidi nel corso dell'applicazione delle direttive impartite dai prefetti. Indubbiamente i militari erano stati sensibilizzati ad ogni livello per evitare che la popolazione civile potesse risentire della presenza dell'Esercito: bisognava consolida~·e con un giusto, anche se fe rmo, atteggiamento, il consenso di base già espresso dalle persone, le quali dimostravano per la maggior parte di sottoporsi ai controlli dei quali erano oggetto, con buona disponibilità. Qualche dissenso fu notato nell'isola, ma rimase circoscri tto ad alcuni in teressi commerciali, che si ritenevano lesi, e ad alcune insofferenze manifestate soprattutto nelle abitazioni civili vigilare, perché abitazione di personalità a risch io, riguardo al registro delle persone che entravano e uscivano dagli edifici, anche quando andavano in visi ta privata a condom ini regolarmente registrati e conosciuti alle autorità di controllo (registro abolito alla fine del 1996): sostanzialmente però anche queste insofferenze furono solo superficiali, perché, dopo le prime critiche, la vigilanza dei militari al portone di casa fu considera ta anche un valore aggiunto alla qualità della vita, oltre alla valenza specifica di controllo del territorio. Infatti, secondo quanto riferito da.I .Ministro, chiunque ha vissuto quegli anni a Palermo e in Sicilia ha potuto constatare 26 che la popolazione civile ha frequentemente manifestato simpatia, apprezzamento e gratitudine al lavoro svolto dai militari: molte amicizie sono state strette in quel periodo fra giovani che arri vavano per la prima volta in Sicilia eia tutte le parti d'Italia e coetanei isolani. Dunque l'Esercito rappresentava una presenza visibi le dello Stato, proprio per riconquistare la fiducia dei cittadini che non era stara persa, ma che sicuramente aveva vacillato di fronte ad avven imenti così violen ti contro alcune istituzioni statali e i loro rap presentami.
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26 L'.A d i questo saggio ha vissuto in Sici lia. a Pal ermo, per motivi di lavoro, l utti gli anni relativi all'O perazione ·vespri Sic il i;ini', abil<tndu in un 'obbiettivo sensibi le'. per la presen za di un magistrato ad alto ri schio.
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Mentre era in discussione la legge di con versione. una delegazione della Commissione Difesa aveva espletato una inceressante missione conoscitiva in Sicilia, il 31 agosto, per constatare direttameme le fin alità e le modalità dell'Operazione. Alcuni deputati, pur prendendo arto dei lusinghieri risultati raggiun ti nella prima fase dell 'Opera7.ione, continuarono a chiedere ripetutamente che ulteriori strade fosse ro perseguire per combattere la mafia; altri chiese ro al Ministro alcun i chiarimenti rispetto alla intenzione manifestata, con il provved imento in esame, in ordine all a prevista ristru tturazione delle Forze Armate. Aci alcune critiche espresse si opposero i risultati già raggiunti dalla prima appli cazion e del provvedimento J 'urgenza, che in ducevano aJ una valutazione positiva del Decreto-Legge. Da alcu ni depurati fu paventato il pericolo di incostituzion alità del decreto che invece si poneva, secondo molte parti politiche, come un a appropriata iniziativa nella lotta alht crimin alità organi zzata, per restituire ai cittad ini siciliani la consapevolezza della presenza dello Staro a loro tutela, così come a quella di tutta la popolazione italiana. Fu assai lunga e puntigliosa la discussione sui vari emendamenti presenLati, ma alla fine la Commissione Diresa esp resse il consenso della maggioranza sulle norme in questione e il provvedim ento approdò alla discussione finale dell' Assem blea 1'8 settembre 1992: furono solameme apportate delle modifiche al testo del provvedimento per meglio chiarire alcuni aspclli relativi al tema delle attribuzioni fissate per i rnilitari inviati nell'isola e soprattutto nel quadro giuridico di una migliore definizione dal punto di vista organico dei com piti che i mi li tari erano ch iamaci ad espletare. All a fine della discussione, il MinisLro Andò notò che i contrasti al Decreto-Legge erano derivati da preclusioni di carattere ideologico, ma si doveva considerare che la presenza positiva dello Stato in Sicilia, attraverso
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la visibilità Jelle Forze Armate, aveva determinato positivi segnali verso il ristabilùnenlo di una condizione di fiducict tra poteri pubblici e società civile. E questo era stato uno degli obbiettivi principali che si era prefissato il Governo con la sua decisione politica. Come sopra ricordato, già nella seduta Jel 6 agosto la Camera si era espressa in senso favorevole sull.'esistenza dei presupposti d'urgenza e necessità rich iesti dall'art.77 della Costituzione per il Decreto-Legge per il quale era in discussione la legge di conversione. Jn Aula si aprì la discussione sul testo del provvedimento 1'8 settembre e la Commissione Difesa tramite il. suo Presidente, presentò la sua relazione, autorizzata dall'Assemblea a riferire oralmente i risultati dell'esame. L'on. Savio, dopo avere iLlustrato brevemente la portata generale degli emendamenti apportati in sede cli Commissione, a chiarificazione del testo del DecretoLegge, sottoli neò come non si fosse verificata nell'Isola alcuna opera di 11uùtarizzazio11e, da più parti poli tiche paventata. Nella realtà era emerso che i militari erano un elemento discreto, ma molto importante per manz/estczre la presenza dello Stato e delle istituzioni in un mom.ento di grave difficoltà ambientale, unita appun to al calo delle manifestazioni della crim in alità comune. Inoltre l'on. Savio volle anche porre nella sua relazione l'accento sulla volontà e sulla capacitcì dei giovani 111.ilùarz; in particolare quelli di Leua, di svof.gere compii.i loro assegnati' con grande determinazione e senso del dovere. E altresì volle sottolineare l'aspetto positivo dell'Operazione nel rapporto dell'Esercito con la gente onesta che rappresentava e rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione siciliana. Nell'emergenza Sicilia erano impegnate, a quel momento, circa ìOOO unità con mezzi adeguati alle esigenze e alle necessità indicate in un piano molto preciso che di volta in volta veniva individuato dai prefetti delle varie province. Il dibattito in Aula si svo.lse complessivamente in tre giorni, tra 1'8 e il 10/settembre: numerosi peraltro i temi trattati, fondamentalmente quelli relati vi come sempre alla costituzionalità del provvedimento, ali' opportunità dell'invio dei giovani di leva, alla specifica delle funzioni da compiere da parte dell 'Esercito (qualifica di agente Ji pubbl ica sicurezza e chiari contorni del relativo significato in termini operativi), con una progressiva delimitazione degli impegni, anche finanziari, as.,,.. sunti. Il 10 settembre, concluse le dichi arazioni di voto, che avevano ripercorso lodi, dubbi e critiche già espresse nelle Commissioni, si passò alla votazione nominale mediante procedimento eJettronico. La votazione ebbe i seguenti risultati:
Presenti ........................ ...... .... . 362 Votanti ..................................... 303 Astenuti ............................. ... .. 59 152 Maggioranza Votanti SI .............................. . 206 Votanti NO ........................... 97
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E quindi la Camera approvò a larga maggioranza. Intanto l'Operazione proseguiva, con sempre maggiori consensi da parte di quasi tutta la popolazione siciliana. II Disegno cli Legge' di conversione approvato clal1a Camera dei Depurati il 10 settembre 1992, fu trasn1esso, come previsto da.Ila normativa vigente, il giorno dopo al Senato clel1a Repubblica (A.S . n . 595). .,., II 16 settembre fu p reso in esame clal1a Prima Commissione Affari Costituzional i, sempre ai sensi dell'art.76, comma 3 del Regolamento, cioè per discutere, come era avvenuto nella corrispondente Commissione del1a Camera, sui requisiti di necessità e d' urgenza dei con ten uti del provvedimento preso in esame. La Commissione, dopo l'illustrazione del sen . Guzzetti e una breve discussione, conven;1e cli trasmettere parere favorevole al quesito sui requisiti di costituzionalità del provvedimen to all a Commissione di merito cl1e avrebbe poi esaminato il provvedimento nel contenuto. 11 giorno successivo si riunì la Sottocommissione dei pareri, sempre della J" Commissione Affari costituzionali: relatore ancora il sen. Guzzetti. Si aprì il dib attito e il parere della Sottocommissione fu favorevole alla legge cli conversione con una osservazione 27. Intanto il 16 settembre il disegno di legge di conversione aveva iniziato il suo iter presso la 5" Comm iss ione Bilanci o (sempre al Senato), alla Sottocomm issione per i pareri. Il relatore sen. Pavan fece presente, per guanto di competenza, che il decreto presentava, in base ai dati forniti nel frattempo dal Tesoro, una non corretta quantificazione degli on eri finanziari sotto mol ti aspetti e che p erta nto si esigeva una nuova riformulazione del piano finanziario che tenesse conto delle maggiori inden nità da corrispondere ai militari sia di carriera che di leva; per la copertura finanziaria, ricordava che essa era tratta a valere dalle maggiori entrate previste dal già citato Decreto-Legge nJ.3.3/1992 : su questa copertura, ricordava il sen. Pavan, la Commissione Bilancio della Cam era non aveva fatto alcuna obiezione perçhé era possibile ricorrere a tale fonte. Infatti la legge finanziaria per il 1992 aveva previsto che le maggiori entrate deri vanti eia provvedimen ti legislativi (che prevedevano nuove entrate) fossero interamente destin ate alla copertura ciel saldo netto da finanziare, a meno che dovessero essere usate per interven ti urgenti e imprevisti. Il caso della Sicil ia poteva a
?.ì In p,1rticolare l,1 Suuocominissione invitò la Commissione di merito a valuwe aclcgua1a111en1e la portata del comma ·1bis dell'art. 4 del decreto legge in questione, frullo di un e111e11cla111ento apportato clall,1 Ca111er,1 dei Deputali, che disponeva che ai militari in fer111<1 di leva prolungata, al lcrminc della leva, anche qualora non avessero presentalo doman da di trattenimento in serv izio per ulteriori due anni, fosse riservalo il 3S% dei posli disponibili nei ruoli organici dell'Anna dei Carab ini eri , del Corpo dell,1 Guardia di Finanza e della Poli/.ia di Stato.
buon diritto rientrare nella tipologia prevista dalla legge finanziaria. Intanto il .Ministero del la D ifesa aveva corretto la p revisione di bilancio dell'Operazione, inoltrando una nuova relazione tecnica, ne.I la quale si poteva notare come una più razionale distribuzione del personale e una riduzione delle spese tecnico -logistiche potesse compensare i maggiori oneri derivan ti dai benefici economici attribuiti ai mil itari in servizio nei 'Vespri' . Dopo aver attentamente analizzato la nuova relazione tecnica ciel Ministero della Difesa, la 5" Commissione espresse parere favorevole, osservando che si sarebbero comunque dovuti quan tificare, da parte del Ministero ciel Tesoro, gli effettivi benefici ciel decreto-legge n . 3.3.3, per meglio quantificare le maggiori entrate previste e il livello netto cli risparm i di spesa. Intanto il 17 setr.embre l'iter era iniziato anche presso la 4" Commissione Difesa,
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in sede referente, per l'esame e il rinvio all'Assemblea, sotto la pres idenza del sen. Umberto Cappuzzo, particolarmente esperto del settore, che aveva ricoperto, prima della sua elezione al Senato, cariche di vertice nella gerarchia militare. Ne fu relatore il sen. Sellitti, che sottolineò il concetto della piena costituzionalità del provvedimento, riguardante la collaborazione fra Forze Armate e autorità civili, come era ampiamente dimostrato dal fatto che l'art.! comma 1 del decretolegge poneva il personale mi litare a disposizione dei prefetti delle province siciliane, cioè delle autorità civili. Ricordò il sen. Selli tti che comunque non era questo il primo caso in cui le Forze Armate erano state impiegate in operazioni di ordine pubblico: emergenze quali quella recentemente riscontrata in Sicilia richiedevano la collaborazione tra le istituzioni dello Stato e anzi era auspicabile che si procedesse ad un adeguamen to della normativa che disciplinava l'impiego delle Forze Armate per la salvaguardia delle istituzioni democratiche. Il relatore passò poi a fare un sintetico bilancio del periodo in cui già l'Operazione era stata messa in atto: .. . l:c1ppùcazione del provvedimento in esame ha inoltre concorso a scalfire l'alone di ùwincibilità che sembrava circondare la mafia, restituendo fiducia alfe istituzioni e alla popolazione e allontanando i timori di un{! perdila di controllo del territorio siciliano da parte dello Stato. La presenza delle Forze Armate aveva consentito di realizzare un controllo cli primo livello sul territorio, favorendo a! tempo stesso un impiego più razionale delle Forze di Polizia ... 28 . Nel presentare la sua relazione, il sen. Sellitti oltre ad ill ustrare le caratteristiche del provvedimento, così come già era stato fa tto alla Camera, illustrò altresì le modifiche introdotte in quel ramo del Par.lamento al testo ciel decreto-legge nel
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21l O r. Sen,1to della Repubblica. ,1;\ Commissione. Rcla1.ionc. 17 sctlcrnbre ·1992.
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29 Nel comma 2 dell'arl.2 del decreto-legge vi era la seguente disposizione: // Cnmi,[!lio dei Minis1ri, sentite le compelenli commissioni parlamenwri, con propri11 delibf:'ra:àonc pt1ò autorizzare i prcfc11i di a/ire province ad avvalersi delle disposizioni cli cui all'ari. I.
:io Cfr. Senato della Repubblica, 4,\ Commissi one, dibattito 17 settembre 1992.
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disegno di legge per la conversione: la Camera infatti aveva soppresso il comma 2 deI1' art.2 29 e aveva introdotto modifiche all' art.3 , per indicare la misura dell'indennità onn icomprensiva attribuita ai militari impegnati. AI1' art .4 infine era stato aggiunto un comma 1 bis che prevedeva appunto la riserva de.I 35 % dei posti disponibili nei ruoli organici delle Forze di Polizia (Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) per i mili tari in ferma prolungata. In Commissione il dibattito, come era prevedibile, fu animato, concentrandosi prevalentemente sulla tematica della costituzionalità o incostituzionalità dell'invio dell'Esercito con compiti di ordine pubblico e sulla valenza, significativamente politica, della conversione in legge del decreto-legge n . .349 come un messaggio di ple'/10 sostegno dei Parlamento alle Forze Annate, im,pegnate in una rnissione delicata di difesa dell'ordine democratico. Alcuni dubbi furono espressi in maniera eh iara cirea la validità cli questo tipo di lotta alla criminalità organizzata: da più parti si chiedeva una normativa articolata che potesse con trastare con efficacia tutte le organizzazioni criminali del tipo che in Sicilia aveva attentato alle istituzioni dello Stato. Alcuni senatori, come già avevano fatto alcuni dep utati, notarono che indubbiamente, per alcuni aspetti, la normativa del decreto-legge in conversione poteva preludere a forme di nuovo e diverso impiego clell 'Escrcito, inserendo, in particolare all'art.4, dei modelli organizzativi diversi da quelli vigenti nel 1992. Da più parei però fu con forza sottolineato il valore rnoraie della presenza dei militari in Sicilia, che rispondeva a una volontà politica macura nella risposta alle offese della mafia e a una nuova e più avanzata concezione della sicurezza 30 . Inoltre furono esposti ancl1e in quella sede gli effetti positivi derivanti dall'impiego di reparti dell'Esercito, già verificatisi nell'Isola, dove era facilmente riscontrabile una nuova serenità e una rinnovata fiducia nelle istituzioni. La Commissione varò un parere favorevole e i.I 22 settembre iniziò la discussione in Aula. Anche in questa autorevole sede, come era prevedibile, il dibattito fu articolato e vivace, con i vari senatori che apportavano non solo ]'orientamento del gruppo politico di appartenenza, ma anche, in alcuni casi, come in quello del sen. Cappuzzo, una specifica alta professionalità nel settore. Come alla Camera dei Deputati, anche al Senato il dibattito si svolse sul alcune linee principali, sostenute dai diversi gruppi politici, di seguito sintetizzate, per facil ità di comprensione: a) plauso all'iniziativa de.I Governo, soprattutto dopo la prima verifica provvisoria dei risultati conseguiti, o critica all'operato politico di contrasto alla crimin alità organizzata mediante invio delle forze Armate e quindi alle scelte decise in sede governativa, viste come Operazione di immagine e ,nassa propagcmdlstica; b) consensi all'operato delle forze Armate in ordine pubblico, quale già verificato in altre regioni, oltre che in Sicil ia, e positive valutazioni sull'addestramento delle stesse e sulla loro professionalità, dimostrata anche all 'estero nelle operazioni di supporto alla pace, ove hanno operato congiuntamente con altre Forze clell' Alleanza Atlantica;
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c) eccezione di costituzionalità del provvedimento; d) sussistenza o meno dei requisiti di urgenza e necessità; e) critica all'utilizzazione dei militari di leva nell'Operazione, soprattutto per i rischi connessi all'i mpiego; f) consensi e dissensi sull'opportunità di dare ai militari la qualifica di agente di
pubblica sicurezza·; g) assoluta necessità di chiarire la portata e i limiti della qualifica sopra indicata, escludendo con chiarezza quella di agenti di polizia giudiziaria; h) verifica dei costi dell'Operazione e della loro copertura finanziaria, con relati va approvazione o contrasto alle decisioni governative; i) critiche al provvedimento inteso come introduzione in forma surrettizia, a re-
gime, cli alcuni aspetti di un possibile 'nuovo modello di difesa', senza che il quadro normativo fosse stato prima discusso dal Parlamento: in particolare per quanto riguardava il controllo del territorio, visto come compito dello Stato, quindi sia delle Forze di Polizia che delle Forze Armate, e per una modifica nel sistema della leva. Anche per il dibattito in Aula, il relatore del disegno cli legge cli conversione fu il sen. Sellini il quale integrò brevemente la relazione scritta, che era già stata fa tta circolare tra i senatori. Particolare enfasi fu posta sulla coerenza del Governo che aveva deciso cli mettere in campo tutte Je forze possibili nell'azione di contrasto al fenomeno mafioso, ivi comprese dunque le Forze Armate in concorso con le Forze di Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di fi nanza, in operazioni di manten imento deJl.' ordine pubblico.
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3I Cfr. Senato della Repubblica, Xl l egisla tura, 46a Sedu ta, 23 sc1tem brc ·1992, 1\ssernblca, resoconio stenografico. 32 Per le modificazioni, ved i in Appen dice il testo della Legge 2.1 settembre ·1992, n. 386.
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Alcune parti politiche cri ticarono la filosofia delt emergenza che a loro giudizio ispirava il decreto: furono ricordati gli omicidi Scaglione, Matrarella, La Torre, unJ ungo elenco di omicidi eccellenti in tutti i settori della vz'ta pubblica ed economica regionale 3 l _ La situazione in Sicilia fu esaminata attentamente, considerando la sua alta drammaticità, che si era manifestata nel corso cli molti anni precedenti, appunto con le centinaia di delitti che erano stati commessi. Per alcuni l'Operazione prevista dal Governo era solamente un provvedimento di ùmnagine, e quindi non di sostanza nella lotta alla mafia. Il contrasto tra le parti politiche non ebbe mai come oggetto una critica alla riconosciuta professionalità delle Forze Armate: accanto a motivi ideologici di contrasto, compariva solamente, in senso positivo e non negativo, la notazione che l'Esercito non aveva né !et rnentalità né la preparazione per esercitare un compito che era proprio delle Forze del!'ordine, considerato l'addestramento accurato ricevuto per impieghi istituzionali di altro tipo. Anche coloro che criticarono il Decrero-legge non poterono fare a meno di notare che stavano emergendo alcune valutazioni positive sul provvedimen to in esame, come l'impatto psicologico sull'opinione pubblica e la effettiva riduzione degl i episodi di criminalità diffusa, dovuta senza <l ubbio ad un maggior controllo del territorio. Furono. in molti a giudicare positivamente nel suo insieme l'operato <le] Governo e la presenza dell'Eserci to in Sicilia, sia come immagine della presenza del.le istituzioni del lo Stato, sia come concretezza del la strategia scelta per l'azione di contrasto ad una crim inalità organizzata che aveva lanciato una sfida difficile alla società civile. Il Senato della Repubblica approvò a larga maggioranza l'articolo un ico ciel disegno di legge n.1389, con gli emendamenti proposti dall'altro ramo del Parlamento 32: l'Operazione 'Vespri Siciliani' aveva riscosso il consenso parlamentare. La discussione alla Camera e al Senato per la conversione in legge del DecretoLegge n. 349, si.a che abbia approvato senza riserve l'operato del Governo, sia che l'abbia duramente osteggiato, ha rappresentato una delle pagine più in teressanti del dibatti to politico degli anni '90 in Italia soprattutto se si considerano i cambiamenti derivanti eia una profonda trasformazione della società civile, che hanno naturalmente comportato anche profonde innovazioni nelle strutture militari italiane, necessarie in una nuova dimensione interna e in una proiezione internazionale; cli missioni di supporto alla pace, come elemento valido e rappresentativo di una professionalità specifica.
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L'Operazione 'Vespri Siciliani'continua Come sopra ricordato, la Legge di conversione del Decreto-Legge n. 349 aveva stabilito che l'Operazione fosse autorizzata fino alla fine Jel Jicembre 1992 e protratta tramite due rinnovi governativi: in fatt i al Governo era stata data la facoltà di prorogarla per sei mesi, 1,dreriormente estenJibili per altri sei, cioè fino al 30 dicembre 1993, quando si sarebbe imposta una ulteriore valutazione politica della situazione e relativa pron uncia del Parlamento, anche rispetto alla parte finanziaria . Il 29 dicembre 1993 il Governo deliberava e il giorno successivo, 30 dicembre, provvedeva all'emanazione del Decreto-Legge n . .5.50, che prorogava ·i termi ni dell 'Operazione 33 , fino al .30 giugno 1994. Come previsto, il giorno stesso il Decreto fu presentato al Par.lamento per la conversione in legge, con scadenza al 27.2.1994, assegnato alle Commissioni competenti il successivo 10 gennaio 1994. La relazione del Governo che accompagnava il testo del disegno di legge per la conversione del Decreto-Legge n. 550 è particolarmente interessante, perché traccia un primo bilancio ufficiale Jell'Operazione. Dopo quasi un anno e mezzo di utilizzazione di militari dell 'Esercito in Sicilia, erano stati conseguiti dei signifi cativi risultati nella lotta non solo alla criminalità di stampo mafioso, ma anche a quella comune. L'attività di vigilanza e di controllo del territorio aveva portato al conseguimento di alcuni obbiettivi, soprattutto aveva permesso a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza di concentrarsi su uno sforzo investigativo senza precedenti anche per quanto riguardava la ricerca di alcuni latitanti storici. Ma l'esperienza che lo Stato aveva fatto in Sicilia non era certamente conclusa e permaneva l'esigenza di contin uare una lotta serrata alla mafia, non abbassando la guardia e soprattutto non allentanJo una stretta sorveglianza e il controllo reale del territorio. Appunto in questo quadro era necessario che le Forze Armaté con tinuassero nel loro compito, rimanendo a fianco dei rnagùtrati e delle Forze di Polizia che operavano in prima linea .. ) 4 .
JJ Pubblicato sulla G . U ., Serie Generale, n.505 del l0. 12. 1993 l 4 Cfr. negli i\tti della Camera dei Deputati, la Relazione introduttiv;i al D i segno di Legge d i conve rsi o ne ci el D. L. 28.2 .1 994 .
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L'elemento nuovo introdotto del Decreto n. 550 era quello relativo all'utilizzazione delle positive esperienze siciliane in altre aree dell'Italia, dove si manifestavano situazioni difficili di contrasto alla criminalità organizzata. In particolare il riferimento era ai territori delle province calabresi, tristemente note per una serie di sequestri di persona, anche contro bambini e adolescenti. ,,, Il preambolo del Decreto-Legge, dopo aver ricordato gli articoli della Costituzione per la legittimazione dell'urgenza e necessità del provvedimento e ricordato la precedente normativa .in merito, sottolineava la necessità di allargare l'area cli applicazione: Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di utilizzare contingenti
35 1-'er i de ttagl i del l 'Operaz ione Ri ace, Partenope e Testuggine v. ava nli i l saggio di Ciancarlu Ca}', pag. 90. note 14-1 5-1 6.
di Forze annate per contrastare la criminalità organizzata nel territorio della regione Sicjlia, della regione Calabria e del comune di Napoli per la tutela di specifici obieltivi di lotta alla criminalità organizzata, nonché per il controllo dei valichi di frontiera della regione Friuli-Venezia Giulia, al fine di conseguire un più diffuso controllo dell'ordine pubblico e di garantire la sicurezza dei cittadini ... Il Governo dunque riteneva necessario intervenire in quel momento anche nella città cli Napoli e provincia, dove la criminalità organizzata stava dilagando in modo esponenziale e qu indi occorreva dare un segno concreto della solidarietà e della efficienza delle Istituzioni alla popolazione napoletana, con una presenza dell'Esercito, sempre per specificbe operazioni di vigilanza e controllo. Non era stata sottovalutata nemmeno l'emergenza della regione Friuli-Venezia Giulia, per una azione di contrasto dei fenomeni di immigrazione clandestina, di traffico di armi, dovuti principalmente alla particolare situazione dei paesi della vici na ex-Jugos.lavia, per i quali occorreva adottare forme di sorveglianza più incisive ai valichi di confine. Il Decreto-Legge presentato per la conversione dunque legittimava l'impiego delle Forze Armate da parte dei prefetti nelle regioni Sicilia, Calabria, Friuli-Venezia Giulia e provincia di Napoli, città compresa, sempre per operazioni di sorveglianza e contro/lo del territorio, richiamando le stesse disposizioni contenute nella Legge n. .386/92 35. Questo allargamento dell'impiego dei militari naturalmente portò a una serie di dibattiti sia neile Commissioni che in Aula, quando si ribadirono da parte della maggioranza e dell'opposizione gli stessi temi ideologici di appoggio e/o di contrasto alle decisioni del Cons iglio dei Ministri, già esposti in occasione della conversione del precedente Decreto-Legge n.3 49. Nella relazione governativa, a ulteriore sostegno del DecretoLegge da convertire, si poneva poi l'accento sul risvolto umano e socia.le cli grande importanza in una situazione così delicata: I.:impiego dei militari dell'Esercito Italiano, sernpre svolto con la professionalità e Furnanz'tà che contraddistingue le Forze Annate
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del Paese, ben lungi dall'aver "rmùtariz.zato'' la Sicilia, ha viceversa rafforzalo il legame fra cittadino e istituzioni; risvegliando nelle popolazioni sentimenti di solidarietà umana e di fiducia verso lo Stato: al di là cli una facile retorica, la presenza dei militari dei "Vespri" stava consentendo una rinnovata fiducia dei cittadini nell a valenza della società civile e solidale, perdurando una lotta difficile contro una criminalità senz~ scrupol i nella sua ansia di potere e di arricchimento rapido, a carico di tutta la popolazione italiana, non solo cli quella siciliana o calabrese o campana. In dettaglio, l'art.I riprendeva le norme previste dalla precedente legislazione in meri to e prolungava l'applicazione dei provvedimenti con effetto dal 1 gennaio 1994, estendendo appunto la possibili tà di impiegare le Forze Armate per gli scopi p revisti anche nelle altre regioni menzionate. L' art.2 stabiliva che le unità delle Forze Armate impiegate nelle aree così specifi cate sarebbero rim aste a disposizione dei prefetti interessati sino al 30 giugno 1994. L' art..3 dettava la necessaria norma relativa alla copertura finanziaria degli oneri previsti da quanto stabilito nell'art. l, per un periodo cli sei mesi e I' art.4 fissava la decorrenza dell'entrata in vigore del Decreto-Legge. Come era successo precedentemente, il disegno di legge per la conversione ebbe un primo parere favorevole dalla I Commissione Affari Costituzionali per la verifica cli prassi dei requisiti di urgenza e necessità, e quindi assegnato alla IV Commissione Difesa in sede referente, dove però non venne mai esaminato, per una serie di circostanze dovute ad altre esigenze di dibattiti politici in Aula e in Commissione. Per qu anto riguardava il Decreto n. 550, eia alcune parti politiche si faceva notare che mentre il precedente Decreto-Legge 349 convertito nella Legge 382/92 prevedeva solamente la possibilità di una proroga del termine p er l'utilizzazione e quindi non consentiva ulteriori proroghe dopo le prime eventuali due rispetto al termine finale del 3 7 dicembre 1993 36 , il decreto in discussione non solo introduceva una ulteriore proroga, ma era addirittura privo di termini temporali finali, pregiudicando quello che veniva considerato il ritorno a u na 'normalità' auspicabile in Sicilia e nelle altre regioni considerate. Il Decreto n . .5.50 dovette essere reiterato co n analogo provvedimento del 2ì.2.1994 , n. 136 37, su delibera del Consiglio dei Ministri ciel 25 febbraio 1994. Anche quest'ultimo ebbe la stessa sorte ciel p recedente e fu dunque reiterato il 29.4.1994: Decreto-Legge n. 258 38, con scadenza ai 60 giorni successivi, che non ebbe maggior fortuna parlamentare, tra l'al tro per .la discussione sulla opportun ità cli rinnovo dell 'Operazione. Al D.L. n. 258 seguì il D. L. n. 422 .,9, d el 30.6.1994, che non fu convertito. In questi Decreti, tutti reiterati con lo stesso testo, l'onere finanziario, che per sei mesi veniva valutato in 106.3 78 milioni fino al 30 giugno 1994, rimaneva sempre a carico ciel Ministero della Difesa, nei limiti delle disponibilità di bilancio (art.3) . Di decreto in decreto, non convertiti per decorrenza termini, si arrivò al 29 Agosto 1994, con il Decreto-Legge n. 521 40, che, trovato il consenso politico, fu convertito senza modificazioni il 27 ottobre 1994 con Legge n. 599 4 1.
36 U r. Camera dei Deputati, ;\tti Parla111entari, Bolletti no delle G iu nte e del le Co111111 ission i permanen ti, con i processi verbali della Commissione Affari Cos li tu z io n ali, sedu ta del 19.1.1994, per i l parere riguardo ,i ll 'art.96 bis del Regol amento sulla sussistenza dei requisiti di urgenza e necessità. 37 Pubbl icato i n C .U., Serie Generale, n.49 del 1.3 1994. 311 Pubblicato i n G.U., Serie Genera le, n.99 del 30.4.1994 . 39 Pubbl icato in G.U., Serie Generale, n.1.51 del 30.6.1994 40 Pubblicato in G.U., Serie Generale, n. 203, del 31.8.1994 . 41 PubblicJta i n G.U., Serie Generale, n. 254 del 29.·10. 1994.
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4 2 Co n Alto n. 1 1/\4, i l Di segno di Iegge d i conversio ne del decreto-legge n. 52 1, presentato ;il la Camera il 6 settembre·l 994, era stato ;1ssegnato lo slesso gio rno alla IV Comm iss io ne Difesa, in sede rcferenl e, còn pareri delle Commissio ne I, l ii e V. Era sta to esaminato dalla I Commissione (A ffari Costi tt12 ionali), i n sede co nsultiva su l I' esi stenza de i prest1pposl i di costi tuzionalità il giorno 8 seltembre 1994. La Co mm iss ione D ifes a l 'av eva esam inato i l 20 e il 22 settembre ·1 994. In ;\ula era Stillo esam ina to e app rovalo il 20 settembre 1994.
4 l Cfr. Camera dei Deputali, Atli pa rl am entari , X11 Legislatura, sed uta d el 29 .9 .'1994, atto n. ·118,1. 44 Cfr. Relazione dell'On Sospiri, ibicl.
Infatti il 26 agosto 1994 il Consiglio dei Ministri aveva dovuto appunto far ricorso ad un a ennesima reiterazione dei decreti e il 29 agosto veniva emanato il provvedimento n. 521 cbe inseriva anche un a decretazione d'u rgenza per la straordinaria necessità di assicurare la continuità delle operazzòni della missione umanitaria in Mozambico fino al 3 7 dicembre 1994. Anche per quanto riguardava i 'Vespri' e le altre operazioni in atto in Calabria e a Napoli e provincia, il person ale militare ven iva messo a disposi zione dei prefetti fino al 31 dicembre 1994, clanIl- - - - ~ do così un termine temporale per l'ulteriore valutazione politica dei parlamentari e convalidando il periodo precedente, dal 1 gennaio 1994, che aveva avuto solo la copertura della decretazione d'urgenza. Il Decreto-Legge n. 521 fu più articolato, non solo perché aveva inserito la normativa relativa alla missione in Mozambico, ma anche per alcuni aspetti tecnicofinanzia1\ richiesti nelle Commissioni Bilancio, quali la palese indicazione, con disaggregazione dei dati, dei capitoli di spesa del bilancio del Ministero della Difesa ai quali atringere, fino a giungere alla somma di Lire 231.628 milioni, necessari per coprire le spese ann uali fino al 31 dicembre 1994; spese che peraltro continuavano a lievitare con pesanti ripercussioni sul Bilancio della Difesa e su quello complessivo dello Staro. Il 2ì ottobre 1994 la Legge n. 599 convertiva, senza modificazioni, il DecretoLegge n. 521 , autorizzando il proseguimento dell'Operazione. Notazione importante: all' art.2 dichiarava .la validità dei provvedimenti adottati fino ad allora, nonché faceva salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti-legge precedenti, che venivano richiamati uno per uno nel testo dell' articolo. Il disegno di legge per la conversione del D.L. n. 52] aveva avuto lo stesso iter precedente presso le Commissioni interessate in sede referente e in sede consultiva 42 : 1'8 settembre aveva ricevuto il parere favorevo le dellà I Commissione e successivamente dalla IV. per essere esaminato alla Camera, e approvato lo stesso giorno, il 29 settembre 43. Ne era stato relatore !'on. Nino Sospiri, autorizzato a riferire oralmente, su.Ila base della relazione già presentata e del parere espresso dalla Commissione Difesa. Nel ricordare l'iter politico e parlamentare del primo Decreto-Legge e Legge di conversione che aveva dato l'avvio all'Operazione, il relatore ne sottolineò nuovamente con forza i fondamenti giuridici che permettevano l'uso delle Forze Armate in impieghi per ordine pubblico: nonostante le discussioni fatte, in quell'occasione anche le jòrze politiche schierate al!'opposizione fecero registrare, sia pur con comprensibili riserve, un atteggiamento di grande responsabilità 44 . Era evidente, che il decreto in discussione presentava notevoli differenze con i precedenti, in quanto vi era l'allargamento dei presupposti siciliani che avevano
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rich iesto i 'Vespri ' ad altri territori italiani. A questo proposito il relatore ricordò tra l'altro come la presenza delle Forze Annate in quella regione e successivamente nelle altre, fosse stata accolta con simpatia e spirito cli' piena collaborazione dalla lo-
tcrlità delle popolazioni interessate. Fece poi presente che l'articolo 4 quantificava l'onere complessivo dell'Operazione con i dati disaggregati per voci di spesa e che nella relazione tecnica i.I Governo aveva anche fornito elementi cli valutazione per periodo di tempo e per luoghi, tenendo presente che al momento della discussione erano presenti in Sicilia 6200 uni tà; 500, a Napoli e provincia; .300 nel Friuli-Venezia G iulia e 1380 in Calabria: uno sforzo notevole di impiego da parte dell'Esercito e finanziario del Bilancio dello Stato (Difesa). A questo riguardo, le cifre erano state esamin ate e approvate dalla Commissione Bilancio, con le opportune modifiche concordate con lo stesso Ministero del Tesoro. li dibattito, per quanto concerneva le operazioni su terri torio italiano , si concentrò principalmente sui temi che avevano caratterizzato le discussioni precedenti: da molte parti si continuava ad esprimere l'idea che l'impiego delle Forze Armate in ordine pubblico, anche se legittimato dalla legislazione vigente, già più volte richiamata , non poteva rappresentare che una 1nisura di ordine transltoriò, con ampio rischio di 'militarizzazione' del territorio . Venne ricordato da molti deputati che in occasione delle prece-
denti quattro proroghe concesse alla pennanenza delle truppe in Sicilia, nel corso del dibattito sulla conversione in legge erano stati adottati ordini del giorno, documenti di indirizzo sulla sostituzione dei rmlitari con personale delle Forze di Poùzia. Si era iniziata a concretare, nella struttura dell'indirizzo politico dei singoli gruppi parlamentari, una certa convergenza trasversale sulla necessità_..di considerare questo decretolegge come una misura di carattere assolutamente transitorio, in attesa di provvedimenti che dessero una soluzione globale e organica al problema e sollevassero l'Esercito da questo forte impegno, soprattutto tenendo conto delle missioni ali' estero che si erano concretate o che si stavano preparando. Bisognava
rzj;ensare la logica complessiva degli interventi; che non potevano rimanere legati alla esigenza di assicurare un presidio militare nel terrùorio in relazione alla lotta alla crirninalùà
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organizzata. Era necessario che il Governo si facesse carico di risolvere la questione anche con riferimento al possibile nuovo modello di difesa che si veniva delineando. Considerando poi il D.L. dal punto di vista finanziario, non si poteva prescindere dalla necessità di usare diversamente le forti somme (231 miliardi"e 620 milioni di lire per il 1994) che venivano erogate per far fronte a una 'emergenza' che ormai durava da troppo tempo per continuare a essere tale: occorrevano degli interventi seri rispetto al personale (potenziamento degli organici e riequilibrio di alcuni compiti) e alle strutture. Il messaggio che proveniva al Consiglio dei Ministri da parte della Camera dei Deputati era chiaro ed esplicito: bisognava porre mano ad una serie di decisioni che permettessero di uscire dail 'emergenza e dare una risposta concreta ai cittadini sulla lotta alla criminalità organizzata di qualsiasi matrice, che prescindesse dall'uso delle Forze Armate. Il dibattito fu vivace, ma costruttivo e il 29 settembre 1994 la Camera approvò a larga maggioranza la conversione in Legge del D.L. .521 con la seguente votazione: Presenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 68 Votanti............ . . .. .. . 274 Asten uti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 94 Maggioranza . . . .. . . . . . . . 138 Votanti per il SI .. .. .. .. .. 222 Votanti per il NO ........ 52
4 511 D isegno d i legge di conversione fu tras messo al Senato (A.5. n .937) il 3 0 se tte mbre 1994; assegnato al la 4a Commissione (D ifesa) in sede referente il 4 ottobre 1994, con pare r i d e l le Commiss i on i ·1a, 2a,3 a, 5a e 6a. Esarn inato da 11a 1a Comm iss io ne (Affa ri Costitu zio nal i), i n sede co nsultiva, su ll'esistenza dei presuppos ti d i costituzional ità, il 5 ottobre 1Y94. Esaminato dal la 4a Commissione 1' 1 1 e il 13 ottobi·e. 46 Cfr. Senato del la Repubbli ca. Assemblea, resocon lo stenografi co, seduta del 19 settembre 1994
Anche per il Senato, i tempi furono abbastanza rapidi 45 e dopo il vaglio delle Commissioni, il provvedimento, esaminato in Aula il 19 ottobre, era· stato approvato il giorno successivo. Alcuni senatori espressero le loro riserve circa l'Operazione e a sostegno della loro tesi politica, fecero dei riferimenti di carattere storico: hnvio di truppe nei territori del Sud continua ad essere quello che è già stato in passato, un errore storico46, con chiare allusioni al fenomeno del brigantaggio e ai problemi ciel Mezzogiorno, subito dopo l'unità nazionale, per criticare fortemen te la presenza militare in ordine pubblico nelle regioni meridionali; l'esempio storico non appare però molto calzante, viste le diversissime condizioni di unità, innanzi tutto, e poi di ordine pubblico e cli stabilità di cui gode la Repubblica italiana, soprattutto dalla fine ciel secondo conflitto mondiale. Più coerenti, anche se vanno sempre valutati rispetto al quadro storico generale, gli esempi cbe ricordavano l'utilizzazione delle Forze Armate in ordine pubblico a Milano, nel 1947, immediatamente dopo la fine della guerra, quando fu occupata la Prefettura per la sostituzione del Prefetto Troilo; nel 1970 a Reggio Calabria, a presidio della ferrovia e Ji altri punti sensibili, per i disordini in quella città; nel 1978 dopo il sequestro e
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l'uccisione dell' on. Moro e della sua scorta e nel 1988 in Aspromonte: tutte occasioni nelle quali l'Esercito aveva mostrato la validità del suo addestramento e la sua operatività anche per esigenze di ordine pubblico. Nel dibattito in Aula, anche al Senato, come per la Camera vi furono delle forti perplessità rispetto al proseguimento dell'Operazione e fu sÒprattutto stigmatizzato quello che veniva ritenuto un abuso de.Ila decretazione d'urgenza, con la conseguenza che il Parlamento veniva investito dei problemi a consuntivo, per la reiterazione elci Decreti-Legge da parte ciel Governo, che non affrontava i veri nodi della situazione: 1nafia, camorra e 'ndrangheta non erano soltanto un fenomeno criminale, ma anche un fenomeno dalle profonde interconnessioni con l' econornia, la società e la vita politica. Nel dibattito sulla presenza cli mil itari in impiego d i ordine pubblico, si era fa tta strada una interessante analisi politico-sociale della realtà con dichiarazioni rese nelle aule parlamentari, che dimostravano quanto fina lmente risultasse chiara l'incidenza della criminalità organizzata non solo riguardo ad alcuni atti clamorosi (massacri e uccisioni) messi a segno, ma anche in vari aspetti della vita sociale. In quella sede il dibattito si spostò dalla approvazione o meno della presenza, ritenuta costituzionale o incostituzionale, dell'Esercite?, dei militari di leva, del loro addestramento, dai costi di quella presenza, cioè dai consueti argomenti politici per dare la fiducia al Governo o negarla, ad una volonrà di voler analizzare e risolvere il problema di fondo . I senatori intervenuti nel dibattito notarono con preoccupazione gli alti costi di esercizio di tutte le Operazioni: e anche in quella sede fu detto che di quegli ingemi fondi si poteva fare miglior uso, strutturando meglio le Forze dell 'Ordine e dotandole di equipaggiamenti più moderni e adatti all'azione di contrasto che dovevano affrontare contro una criminalità organizzata anche con le p iù recenti tecnologie. Non molte erano le voci che si dissociavano dalle decisioni governative, salvo le naturali perplessità sul costo finanziario dell'Operazione, .rispetto ad un BiJancio dello Stato, c9me sempre, in gravi difficoltà per le molteplici esigenze di una nazione moderna e con la necessità cli arrivare a sanare almeno una parte del deficit annuale. Altro punto di forte discussione rimaneva sempre la qualifica di agente dì pubblica sicurezza data ai militari impegnati. I 'Vespri Siciliani' godevano però sempre più del consenso popolare e di quello di gran parte della stampa quotidiana e specializzata. La cittadinanza siciliana, calabrese, friulana e cli Napoli considerava quella dell'Esercito, in impiego di ordine pubblico, una presenza non solo rassicurante, ma dovuta e comunque ormai entrata nella quotidianità e nella fam iliarità. La presenza delle Forze Armate non poteva e non doveva però essere l'unica soluzione al controllo del territorio, anche in p resenza di una attività investigativa intensa a 360 gradi. L'impiego dell'Esercito per l'esigenza dell'ordine pubblico
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doveva avere dei tempi precisi e rispondere appunto ad una situazione di eccezionale gravità: era necessario tornare ad una normalità di impiego e di funzioni per tutte le unità delle Forze Armate, in una Italia stabile e democratica, considerando il sempre maggior impegno di quelle Forze in una proiezione internazionale conseguente ai trattati sottoscritti dalla Repubblica, soprammo l' appartenenza alle Nazioni Unite e alla Nato e nella considerazione di un Nuovo Modello di Difesa che si stava affermando nelle discussioni e nella programmazione relativa.
47 r ubbl icato in G.U., Serie Generale, n. I 00 del 2 .:; I CJ CJS. 4 8 Per cornplelezz,1 di informa zio-
ne si indicano di seguito i decreti reiterati: il r:u. 2 1mggio 1995, n. 152 fu sos ti tu ito da IJ.L. 30.6..1995, n. 266 in G.U. Serie Gen e ra l e n. 16 1 de I 12.7. 1995; seguono i OD.LL. 7 9. 199:i n 375 i n G.U 5.C n .2 12 del l ' l "l .9 . 1995; 11. 1 I. I 99 5 n.468 in G.U. 5.C. n .264 del l 'll.11.1995; 8. 1.1 996 n. 10 in G LI. 5.C. n.7 de l 10 . "1.1 9%; 1 "1 3 . I CJCJ6 n.1 14 in G .U . S.C. n.59 del1'11.3 . 19%; 10.5. 1996 n. 252 in G . U. 5.C. n. 109 dell' l l.5. 1996; 8.7. ·199(, rd :i6 in C .U . 5.C. n.1 60 de l "I0.7..19% che fu assorbito dal D.L. 6.9. 1996 n.465 i n G U 5.C. n. 21 1 dc.I 9.9 .1 9% (art. l com ma 2 rl r:d I~ Legge 7. ·1"I 1996 n. S6CJ fece salvi gl i eifelli del D.L. n.356). Qu est' ultimo O.l. non fu convert ito perché abrog,1to dal l'Mt ì del O.L. 23 10.1 996 n. 554, in G U. 5 C n 249 del 23 . 10."l 9%, che fu convertito in legge con modi ficazioni i l 23 dicembre successivo (v. lesto av,inti). 49 i n C.U . S.C. 11. 300 del 23."12 .19%. V. testo coordi nato, redat to dal M i n istero d i G razia e Giusl.i7. i a, i n C .U . S C. n.304 del 30 12.F J96, ripubbl ica to in G.U . 5.G. n.29 del 5.2 .1 997, corredato del le relative note .
Nel 1995, il 28 aprile il Consiglio dei Ministri del iberava cli continuare l'Operazione "Vespri" e di garantire la presenza dell'Esercito in Calabria e nel territorio del co91trne e cle!Ia provincia di Napoli, allargandola anche alla regione Puglia, per rafforzare talune strutture e funzioni, al fine di intensificare la lotta contro la criminalità organizwta nez' settori del controllo del traffico di stupefacenti a decorrere dal 10 maggio 1995: fu quindi emanato il Decreto-Legge n. 152 ciel 2 maggio successivo 47 . Tra il 1995 e il 1996 furono emanati ben dicci decreti-legge 48 senza che si potesse giungere ad una legge di conversione: solo oeJ dicembre 1996 il Parlamento arrivò a licenziare un testo legislativo definitivo. Nel corso di questi due anni però, prima di arrivare alla Legge n. 653 del 23 dicembre 1996 49, vi furono alcuni decisivi cambiamenti nel corso della reiterazione dei decreti. Nel maggio 1995, l'art.I comma 3 del D.L. n. 152 indicava la decisione del Governo di porre fine all'emergenza: Entro il 30 giugno 1995 i! governo presenta C1l Parlamento per l'esam.e delle cornpetenti co112rnissioni parlamentari un programma di graduale sostituzione delle Forze annette impegnate in compiti di ordine pubblico in Sicilia, Calabria e nella provincia di Napoli nonché di potenziamento in uomini e mezzi delle Forze del!' ordine a! fine di accrescere la capacità di contrasto della criminalitd e di rassicurare i cittadini sul!'impegno dello Stato per il controllo del territorio. Nel lugli9 1995, l'affermazione del Governo fu più chiara e accentuata: si legge infatti nel preambolo del D.L. n.277, ritenuta aitresì la straordinaria urgenza e necessità di avviare il programma eh sostituzione dei contingenti delle Forze cmnate impiegati nelle predette province (Sicilia, Calabria Puglia, Friuli-Venezia Giulia) in operazioni di polizia con ulteriore personale dette Forze di Polizia, di rafforzare alcune strutture e funzioni al fine di intensi/i'care la lotta contro la crùnznalità organizzata nei settori de! controllo de! traffico degli stupefacenti nonché di apportare i necessari adeguamenti ai decreti legislativi 12.5 ..l995 n. 798 e 799 concernenti zl riordinamento delle carriere del personale rispettivamente dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ... Nel successivo D.L. n. 375 ciel settembre 1995 si indica esplicitamente che le Forze Armate in Calabria sarebbero state sostituite con personale delle Forze di Polizia, in modo da pervenire alla loro totale graduale sostituzione entro il 31.12.199.5. Nel D.L. del novembre 1995, n. 468 si indica la necessità e l'urgenza di proseguire nel!'attuazione del programma di sostituzione con ulteriore personale delle Forze di Polizia .. . programma avviato con La sostituzione del contingente militare impie-
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gato nella provincitz di Napoli/in dai primi giorni del settembre 1995 ... era iniziato il ritiro anche da Napoli e provin cia. Per quanto riguarda il ritiro dei contingenti impiegati nei 'Vespri', la prima indicazione governativa si riscontra nel D .L. n . 252 del maggio 1996, già nella stessa titolazione del decreto 50 . Nel preambolo poi si indicava anche (urgenza di di-
sporre di più rapidi e agili strumenti di reclutamento del personale, nonché di rafforzare talune strutture ·e fìmzionz; al.fine di intensificare la lotta contro la crùnincdità
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'5 0 Disposizioni per la graduale sos1it(1Jionc del personale delle Forze ;mnale impiegcllo in allivit,ì di con/rollo del /erri!Orio della regione siciliana, nonché l'adeguamento di stru/lure e iunzion i conn esse ,1 Ila lott;i contro la criminalità organiaala.
S 1 Legge 23 .1 2.1996 n .6 5J i n c_;.u . Serie Genera le, n. 300 del 23.1 2. 19%.
52 Cfr. Xlii Legislatura, Atti parlamentari, Carnera dei Deputali,
allo n. 253 4. 531 11 sede consultiva· al l.:i I ( 0 111 rn issione 1\ffari Cosli tu zio n.:il i, per i requisiti di necessità e urgenza, fu esami nalo il 29 o ttobre con parere fovorcvole; aIla Commissione Bilancio il .1 e il 5 dicembre, sempre con parere ravorevole; in sede referente alla Commissione Difesa il 20 ottob re, il 5, 26 e 27 novembre, i l 3, 4 e 5 dicemb re, quando l'esame si concl use. Il giorn o stesso fu trasmessa a 11 a C.:i mera la Relazione ufficiale.
54 Or Xli i Legislatura, ,'ltli parlamentari della Ca mera dei Depu ta l i , resoconti stenogr.:ifici delle sedute del 19 e 20 dicembre '19% .
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organizzata .. : ùel decreto stesso furono indicate alcune . prime normative per ampliare gli organici interessati, facilitare il reclutamento e la ristrutturazione di alcuni servizi del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e delle altre Forze di Polizia, ovviamente di concer.to non solo con il ìv1inistero della Difesa e quello ciel Tesoro, ma anche con quello di Grazia e Giustizia, delle Finanze, del Bilancio e della Programmazione economica, de.Ila Funzione Pubblica e Affari regionali. Nel D.L. n. 465 del settembre 1996 si poneva come termine temporale della presenza delle Forze Armate in Sicilia il 31.12.1996, prevedendo una graduale sostituzione, iniziando con le province di Agrigento, Ragusa e Trapani. Da notare che in Calabria i miJ irari già erano stati definitivamente sostituiti al 31.12.1995. Dal maggio all'ottobre 1996, dunque, si susseguirono vari Decreti-Legge: il D.L. n. 554 del 23 ottobre 1996, dal contenuto molto delicato e assai complesso, fu finalmente con vertito in Legge nel dicembre successivo 51. Sinteticamente il D.L., a) prorogava la presenza delle Fo rze Armate in Sicilia b) <.l ava la possibilità al Governo cli intervenire per adeguare strutture e funzion i connesse alla lotta alla crimi nalità organizzata. Trasmesso alla Camera lo stesso giorno della sua emanazione 52, ebbe il consueto iter in sede consultiva e referente nelle Commissioni previste 5.3 , per approdare alla discussione in Aula il 19 e il 20 dicembre. Ne fu relatore l'on. Domenico Bava, autorizzato a riferire oralmente. Nella discussione che ne seguì emerse che alcuni deputati consideravano un erro re di valutazione da parte del Governo <.li voler stabilire il ritiro dell'Esercito dalla Sicilia al 31 dicembre 1996, mentre da altre parti si iqsisteva sulla transitorietà dei provvedimento e sulla necessità di terminare l'emergen:1-a 54 . Un acceso dibattito si accese sul possibile riti ro al 31 dicembre cieli' anno successivo o su un più vicino termine dell 'impiego dell'Esercito: alcuni deputati invece stigrnatiz:1-avano il ritiro dalle province siciliane segnalate, ritenendo che l'opera prestata dai militari dei Vespri fosse stata·pro/ icua e auspicavano che anche in quelle province fosse protratta fino al 31 dicembre l 99ì. Il Sottosegretario all'Interno Giannicola Sinisi, nella sua risposta ai Jeputati intervenuti nella discussione, sottolineò quale fosse l'i mportanza e il significato ciel provvedimento in esame. Già in Commissione Difesa, il .5 novembre precedente aveva avuto modo di notare come l'iniziativa avesse avuto pieno successo e fosse stata accolta con jàvore dalle popolazioni. In quella sede aveva altresì sottolineato cbe il Governo aveva dovuto prendere comunque atto della richiesta più volte avanzata dal Parlamento di una graduale riduzione della presenza delle For:1-e Armate in funzione di ordine pubblico nelle province meridionali. In Aula, per guanto riguardava le date cli ritiro dalla Sicilia, fece presente che non vi era alcun errore da parte del Governo: esse erano state indicate non come definitive, ma venivano stabilite di volta in volta in base al le disponibilità della
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Legge finanziaria e all'approvazione parlamentare. Confermò una prima fase di ritiro dell'Esercito da alcune province siciliane, per garantire una progressiva sostituzione con le Forze di Polizia: era staro possibile iniziare quel cambio, anche diminuendo il numero dei cosiddetti 'punti sensibili' e individuando alcuni 'punti /issi' che necessitavano comunque di sorveglianza e che sarebbero stati a/fidati; non appena possibile, tdle Forze del!'ordine 55. In effetti il D.L. da éonvertire conteneva aggiustamenti organizzativi di ruoli, di promozione, di concorsi, con un aumento di organico. Ad alcune critiche relative alla varia normativa sulle carriere delle Forze di Polizia, introdotte nel D.L. in esame, il Sottosegretario fece presente che nel deneto erano in realtà previste misure di accelerazione per poter fruire del personale che avesse superato i concorsi; aj]i'nché fosse immediatamente possibile non solo fa disponzbilitcì di questi soggetti; rna anche l'effettiva sostituzione delle Forze Armate, se questo era il desiderio del Parlamento, cioè il D.L. comportava solo quelle norme finalizzate ad attuare gli ordini del giorno e le direttive di indirizzo espresse dalle Camere. Come era accaduto altre volte, il dibattito si accese anche intorno ai metodi di lotta aUa mafia, ma il Sottosegretario Sinisi ribadì con fo rza che quella era la sede in cui si discuteva complessivamente dell'impiego delle Forze Armate a supporto delle Forze di Polizia, anche se quel decreto rappresentava prop rio il segnale politico da lanciare alla popolazione, cioè una particolare attenzione de.I Governo alla lotta alla mafia; si avvertiva la necessità di ripensare quella lotta attraverso pratiche e politiche diverse da]la sola presenza benemerita dell 'Esercito. Il ritiro dei militari dalle province siciliane era imposto, oltre che dalle indicazioni pol itiche espresse dal Parlamento, anche da vin coli gravi di natura fin anziaria. Naturalmente quella graduale sostituzione comportava la necessità di procedere a modificazioni dello stesso sistema di reclutamen to delle Forze cli Polizia. Terminato il dibattito, le votazioni dettero il seguente risultato:
Presenti .. .. .. .. .. .. .. .. .. 422 Votanti .. .. .. .. .. .. .. .. .. . 257 Astenuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . 165 M aggioranza .. .. .. .. .. .. 129 Votanti per il 5/..... .. .. . 205 Votanti per i I NO ... . .. .. 52 Il testo così approvato fu trasmesso al Senato il 20 dicembre 56 e lo stesso giorno, senza alcuna modifica, che avrebbe comportato un rinvio alla Camera dei Deputati, fu licenziato e poté essere promulgato, con un solo articolo e tre commi: il secondo comma faceva salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei precedenti decreti-legge, puntualmente indicati. La discussione al Senato ebbe il consueto iter: il disegno di legge di conversione del Decreto-Legge fu deferito in sede referente alla IV Commissione (Difesa),
S.'i Cfr. Bu llettino delle Gi unte e Commissioni Permanenti della
Carnera, 5 e 2 7 novembre 1996.
56 Sena to della Repubb lica, ,\ .S. n. 1901 discusso il 20 dicembre 19%, seduta n. I 08.
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previo parere della I Commissione sui requisiti di necessità e cli urgenza, ai sensi dell'art.78 comma.3 del.Regolamento ciel Senato. II 20 dicemb re iniziò la discussione in Aula, relatore il sen. Petrucci, che aveva avuto lo stesso incarico in Commissione Difesa, ove vi era stato un dibattito molto affrettato, che aveva comportato non poche tensioni. Il relato,re, che riferiva oralmente al plen um, dovette osservare che quel decreto era stato reiterato più volte, senza modificazioni: l'unica novità che era stata introdotta dal Governo era quella della previsione di una p rogressiva riduzione delle Forze Armate in compiti di ordine pubblico, soprattutto in Sicilia, per venire incon tro ad una esigenza più volte espressa dal Parlamento; del resto in Sicilia la sostituzione stava avvenendo, tenuto conto de.I fatto che a fronte di una media cli 6.500 uni tà, al momento della relazione, si era già scesi ad un impegno di 5.000: infatti le province siciliane cli Agrigento, Ragusa e Trapani stavano ultimando il passaggio alle Forze dell'Ordine. Credo che l'impegno che abbiarno difronte sia quello di evitare l'abbandono del territorio della Sicilia fino a che continuerà ad essere /orte la presenza della mctlavita organizzata, della grande crùninalità: così si esprimeva il relatore per rispondere ad alcune forti critiche che venivano mosse al Governo, accusato di voler abbandonare l'isola al suo destino, ritirando l'Esercito. Prevaleva però l'orientamento che finissero i provvedimenti cli emergenza, affrontando peraltro il problema alla radice. Oltre a questi, vari altri appunti furono mossi al Decreto-Legge in conversione e alla politica governativa. TI problema deJla reiterazione della decretazione d'urgenza e del tempo ridotto per la discussione, senza poter presen tare e discutere emendamenti, fu più volte sollevato, insieme alla circostanza che nel provvedimento in discussione erano stati inseriti nuovi scopi: secondo coloro che intervennero, questi obbiettivi nulla avevano a che fare con il p roblema dell'impiego dell'Esercito. in ordine pubblico. A questo proposito furono ancora una volta ribadite le perplessità per quel tipo , cli compito, ritenuto da alcune parti politiche anomalo per le Forze Armate: perplessità rese ancora più forti dalla lunga permanenza in Sicilia, al cli là cli quella che veniva considerata pura ernergenza. Fu dichiarato più volte che nel passato anche il gruppo di opposizione aveva finito per approvare, pur se con molte perplessità, la decretazione governativa, perché veniva posto un limite ben preciso alla presenza dei 'Vesp ri ' in Sicilia, che invece sembrava non essere chiaro nel Decreto-Legge in esame. Da più parti giungeva la richiesta e l'invito al Governo che lo Stato fosse presente in Sici.lia con le sue Tstituzionz, riferendosi naturalmente alle Forze dell'Ordine e alla Magistratura: bisognava fornire alle Procure della Repubbl ica l'autonomia necessaritl, le strutture, i poteri, adeguate Forze di Polizia. Non si doveva creare un corto circuito, per il quale la necessità della lotta contro la mafia veniva coperta e colmata dall'uso improvviso dell'Esercito. Non si doveva rispondere ad una jpinta reale di lotta contro la mafia con una logica emergenziale che finiva con l'eccitare le paure del profondo della società per cui poi l'Esercito veniva rich iesto a gran voce anche in altre region i e prov in ce italiane. /
Sintesi dell'iter parlamentare
Ancora una volta furono espresse perplessità anche sull'opportunità di inviare ragazzi di leva in Sicilia, sulla loro preparazione, sul loro addestramento e suII' armamento che era stato loro assegnato, giudicato da alcuni intervenuti inadeguato: era riconosciuto che i giovani di leva ven ivano assegnati a posti di vigilanza fissa, ma si rilevava anche che spesso questi posti erano isolati e i rischi erano alti, anche se almeno fino a quel momento nulla era successo. Occorre sottolineare a questoriguardo che i posti di'vigilanza fissa compresero anche le tombe dei magistrati Falcone e Borsellino, notte e giorno, in una situazione cli assoluta solitudine, ma non si ebbero né nei cimiteri né in altri luoghi episodi Jj aggressione o contrasto, nemmeno in contingenze così isolate e difficili. Accanto alle critiche per l'impiego e agli eventuali aspetti negativi, vennero però sottolineati gli effetti positivi dell'Operazione nel tempo, quali non solo lo stretto controllo del territorio, ma anche la chiara integrazione fra le Forze Armate nel loro complesso e la popolazione siciliana, con un plauso, espresso da tutte le parti politiche, all'Esercito.
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.L componenti la Commissione che dichiararono di approvare la continuazione
dell'Operazione, auspicavano comunque una rapida normalizzazione, un ridimensionamento del' ruolo delle Forze Armate pur tenendo conto delle condizioni concrete in cui venivano a trovarsi le strutture dello Stato in Sicilia. In realtà poi però la discussione generale, dopo questi relativam(;nte brevi interventi, si focalizzò su una critica serrata a quello che veniva chiamato un 'maxi decreto' o 'decreto ornmhus', soprattutto per quanto riguardava a) i militari in ferma di leva prolungata, transitati nei volontari in ferma breve, che potevano essere trattenuti in servizio a domanda per un ulteriore anno nei limiti dei contingenti di volontari di truppa fissati annualmente per ciascuna Forza Armata e per il trattenimento in servizio anche del personale in ulteriore fe rma biennale; b) akune modifiche a strutture e carriere delle Forze dell'ordine; c) gli arruolamenti di allievi agenti della PoJ izia di Stato; d) alcune modifiche temporali al mandato di militari cli carriera eletti negli organi di rappresentanza militare (Cocer). La discussione sui 'Vespri' si era esaurita, ormai attestata sul problema a) della situazione di emergenza da far cessare e b) sulla costituzionali tà dell'impiego dell'Esercito in ordine pubblico: le forze politiche che si erano sempre opposte all'invio dei mili tari in Sicilia ribadivano comunque il proprio dissenso, anche se era stata ormai accetrata di fatto la legalità dell'invio. La replica agli interventi dei senatori fu fatta dal Sottosegretario alla Difesa, on. Brutti il quale fece presente che il Governo aveva posto come fine dell'Operazione 'Vespri' la data del 31.12.1997 principalmente per attendere che il Parlamento si esprimesse circa il proseguimento dell'Operazione, anche per morivi legati alla Legge Finanziaria 1997 e per poter alleggerire progressivamente l'impegno militare in Sicilia. Il Sottosegretario ebbe così modo di affermare che con i 'Vespri' le Forze Armate avevano svolto un compùo significativo e delicalo, del tutto con/orme ai doveri costituzionqli loro attribuiti. Con Je decisioni prese, introdotte nel Decreto-Legge in discussione, il Governo confermava la necessità di non abbassare la guardia e di 11011 attenuare l'intensità dell'impegno dello Stato nella lotta contro la rna/ia ... con i Vespri erano stati recuperati 3000 uomini per le attività di Polizia in senso stretto. Era pur vero che il provvedimento conteneva altre norme, come il reclutamento e il riordino delle carriere, ma questo era avvenuto perché vi era una stretta connessione, una unità tra le norme proposte e la progressiva sostituzione dell'Esercito. Considerata l'urgenza del provvedimento e la vicina sospensione dell'attività parlamentare per le Festività, i senatori rinunciarono ad ulteriori discussioni e approvarono la Legge di conversione del Decreto-Legge 23 ottobre 1996, n. 554. Dopo due giorni il provvedimento veniva promulgato, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e poteva avere il suo corso, facendo salvi gli effetti di tutti i precedenti decreti reiterati, puntualmente riportati al comma 2 dell'articolo unico della Legge. L'Operazione era stata dunque approvata fino alla fine dell'anno successivo 1997 e quindi non fu necessario prowedere ulteriormente per quanto riguardava l' attività in Sicilia57. Tenendo però conto delle numerose critiche giun te da tutte le parti del Parlamento sull'abuso di decretazione d'urgenza, il Governo provvide a /
57 11 Governo dovette ricorrere ,11la decretazione d' urgenza per quanto rigu,1rdava la presenza dell' Esercito a Napol i e provincia: infa tti fu emanato il decreto-legge del 14 luglio 199 7 n. 21 'i, pubblicato nel l;i G.U., Serie Generale, n. 162, stessa data. Il provvedimento fu converti to i I 29 agosto 1997, con la legge n. 282, pubb licata sulla G.U , Serie Generale, n . 204 del 2 settemb re 1997, che riguardava solamente i l contingente di 500 unità poslo a disposizione del Prefetto di Napoli per le esigenze di pubbl ic,1 sicurezza i n qtiel la provincia.
Sintesidell'iter parlamentare
presentare al Parlamento in tempo utile, il 9 dicembre 1997, un disegno di legge, il n. 4386, che prevedeva la progressiva, ma questa volta definitiva, sostituzione, nel primo semestre del 1998, di tutti i militari dell'Esercito impegnati in Sicilia nei 'Vespri'. Il 9 gennaio 1998, non essendo stato discusso quel disegno cli legge, il Governo fu quindi costretto a decidere di ricorrere nuovamente ad una decretazione d'urgenza e il 1.3 gennaio 1998 varò un nuovo Decreto-Legge 58 per assicurare fino al 30 giugno dello stesso anno l'impiego del contingente dell'Esercito in Sicilia e nella provincia di Napoli in altesa che nella predetta data, venga c01npletalo il programma già avviato di graduale sostituzione di detti contingenti con il personale in servizio ausiliario dijeva nelle Forze di Polizia. Il giorno stesso il disegno di legge di conversione del Decreto-Legge, con i] numero 4445, fu presentato alla Camera: fu assegnato, come prassi, alla IV Commissione che ne iniziò la discussione il 21 gennaio 1998, contando di continuarla il 27, 28 e 29 gennaio successivi. Mentre si stava però svolgendo la riunione del 27 gennaio, l'Assemblea della Camera assegnò il disegno di legge n. 4386, quello presentato il 9 dicembre 1997, alla IV Commissione, non più in sede referente, ma in sede legislativa· 59: l'Aula era infatti oberata da numerosi impegni istituzionali, collegati alla discussione dei provvedimenti finanziari, che non avevano e non avrebbero permesso una sollecita approvazione: i gruppi politici manifestarono dunque un grande senso di responsabilità nel consentire che il disegno di legge fosse esaminato in sede legisla-
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511 Decreto-l egge 13 gen naio 1998, n. 2, Disposizioni con cernen/i l' impiego di contingenti delle Forze Armate in aliivit;ì di controllo del territorio in Sicilia e nel/a provincia di Napoli, in G.U., Serie Generale, n.l Odcl 141 1998.
59 Cfr. Bol leffino delle C iuntc e delle Commissioni permanenti, IV Comm issione, seduta del 2 1.1 1998.
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tiva, per affrettare i tempi, anche nella considerazione che ormai l'Operazione 'Vespri' era avviata a terminare e con essa una fase di delicata emergenza. Proprio quel giorno, però, 'come sopra ricordato, era in atto la discussione per il d isegno di legge di conversione in Commissione: a quel punto, considerato che i testi dei due disegni d i legge trattavano lo stesso argomento, la Commiss.ione decise cli sospendere la discussione dell'A.C. n. 4445, per riprendere quella del n.4386, preferen do p rovvedere all'esame del disegno cli legge che garantiva una p iù rapida approvazione, essendo in sede legislativa. Tecnicamente il D ecreto-Legge non ebbe la necessaria conversione in legge in quanto prima dei sessanta giorni previsti fo varata la Legge 13 marzo 1998 n. 50 60, che regolava la materia oggetto della decretat'.ione d 'urgenza: all'art. 3 se ne facevano comunque salvi gli effetti 6l . La relazione governa tiva per ambedue i disegni d i legge (quello del 9 dicembre 1997 e quello del 13 gennaio 1998) mise in rilievo come alla fine del 1997 gli uomini impegnati fossero già scesi a 2 .500 unità in Sicilia e 500 in provincia di Napoli: il Governo stava seguendo le precise indicazion i del Parlamen to. Nel disegno di legge in esame, collegato anche alla Legge Finanziaria per il 1998, era stato p revisto un incremento cli 3 .000 un ità del contingente annuale da ammettere al servizio ausiliario cli leva nelle Forze di Polizia . Il Governo chiedeva aJ Parlamento una p roroga fino al 30 giugno 1998 per attuare il progressivo completamento del programma cli sostituzione integrale. Il p iano prevedeva il ritiro completo da Messina, nel mese d i gennaio; il 20 marzo da Caltanissetta e nel mese di giugno eia Palermo, Catania e Napoli; sulla base cli questo p iano le necessità di impiego erano di 3.000 unità fi no al 10 febbraio, 2.600 fino al 20 marzo e 2.050 fino al 30 giu gno. Per l'esame in Commissione il relatore fu, per ambedue i disegni di legge, l' on . Bova cl1e p resentò le caratteristiche dei provvedimenti all'esame e, nella prima relazione del 2 1 gennaio, diede con to della ragione che era stata alla base della en-
60 Pubblicata in C .U., Serie Generale, n. 64 del 18 .3 . I 99 B, Disposizioni per la sostiluzione del personale delle Forze armate impiegale in· servizio di controllo del territorio in Sicili,1 e nella provinc ia di Napoli e pmrog,1 cli termin i in materia di gestioni fuori bilancio e/ella Difesa .A.ssegnata alla IV Com miss ione (D iresa) i n sede legislal iva i I 27 gennaio 1998, con pareri delle Comm issioni I, V, V II, Xl. Esam i na ta d a l l a IV Commiss ione i l 28 e 29 gennai o: ITI , 12 e 17 febb rai o 19911, approvata il 1B febl>raio
nesima. decretazione d'urgenza. In quella riunione, quindi in sede referente, di nuovo eia alcune parti politiche fu ricordata la storica delicatezza del problema della conczliti.zione tra esigenze di controllo del territorio e rispetto della legalità; altresì venne stigmatizzata la circostanza che non potevano essere considerati gli interventi sul- numero delle Forze d i Polizia e sulla loro struttura, contenuti nel provvedimento in esame, risposte efji'cienti ad unc1 questione che imponeva la presenza capillare delle Forze dell'ordine e
la certezza dell'applicazione delle sanzioni.
6l 1\rt. 3 comma I : Reswno validi
La discuss.ione si spostò prevalentemente sul tema della sicurezza e del.I'ordine pubblico nazionale, perché si trattava di questioni cl1e erano state affrontate, per alc uni deputati della Commissione, in modo inadeguato, in quanto sussisteva l'esigenza cli assicurare la vigilanza e il presi dio in determinate zone della nazione: l'impegno delle Forze cli Polizia doveva essere assicurato anche attraverso la disponibilità di organici adeguati. F u sottolineato con forza che l'aver approvato in
gli afli e i provvedimenti adolta ti e sono iatli salvi gli el(etli prodotlisi e i rapporti g ivridici sorti sulla ba.se del decreto-l eg ge 13 gennaio 7998, 11. 2.
Sicilia, in Puglia, in Calabria e nella provincia di Napoli l'impiego deltEsercito come iniziative di emergenza non doveva lasciare intendere alla popolazione che si trattasse di iniziative sostitutive dell'impegno dello Stato nella lotta alla crimina-
199/l.
Sintesi dell'iter parlamentare
lità organizzata . Da tutte le parti pol itiche venivano richieste forti al Governo per una attività di programmazione e di coordinamento chiaro de.Ile Forze di Polizia in rapporto alle necessità che caratterizzavano determinati territori. Come sopra ricordato, l'esame del disegno di legge di conversione [A.C. n. 4445] fu sospeso lo stesso 2ì gennaio e la riunione fu aggiornata al giorno dopo, 28 gennaio, per prendere in esame il disegno di legge presentato il 9 dicembre, ma questa volta in sede legislativa e quindi definitiva.
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62 Senato della Repubblica, Bollettino del le Commi ssioni permanenli, seduta del rn ..1 : 1998.
Ripresa la discussione, alcuni deputati chiesero una audizione del Ministro dell 'Interno, in quel momento l' on. Giorgio Napolitano, per valutare i risultati conseguiti allo svolgimento della missione in Sicilia e nelle altre regioni. Era molto sentita l'esigenza cli avere un bilancio dettagliato dei circa sei anni di presenza dell'Esercito in Sicilia, che avevano impegnato grandi risorse umane e finanziarie. Nella discussione emerse ancora una volta la necessità di sottolineare il momento di eccezionalità che aveva giustificato il rafforzamento della presenza dello Stato in alcune regioni. La seduta del 28 gennaio era stata dedicata alla discussione sulle linee generali del disegno cli legge, con l'intervento in sede di replica del relatore e del rappresentante del Governo. Le sedute successive furo no dedicate alla presentazione di emendamenti, al loro esame e al relativo voto. Il 18 febbraio 1998 il disegno cli legge fu approvato e il testo fu inviato il giorno stesso al Senato della Repubblica, che decise di seguire lo stesso iter della Camera dei Deputati [A. S. n. 3087], assegnando il provvedimento alla 4a Commissione Difesa in sede deliberante il 25 febbraio, con pareri delle Commissioni P,5a, 7a Il 10 marzo successivo la Commissione si riuniva: il relatore sen. Petrucci fece una ampia relazione, alla quale fecero seguito le critiche, ormai ben conosciute, sulla qualità ciel provvedimento considerato 'tampone'. Da più parti però fu notato che quella legge chiudeva un periodo assai difficile per la vita della nazione e in particolare di alcune regioni: si stava uscendo da uno stato patologico, per tornare alla normalità 62_ Fu chiara la coscienza che il Mezzogiorno d'Italia meritava e merita la massima attenzione ai problemi di fondo che risalgono a molto tempo addietro, sicuramente al momento della costruzione dell'unità nazionale. Il Sottosegretario Brutti nella sua replica espresse grande apprezzamento per il sostegno o//erto anche dalle /one del!'opposizione al testo del disegno di legge. Con la Legge del 13 marzo 1998 si concludeva la discussione nei due rami del. Parlamento sul tema dell'invio dell'Esercito in missioni interne di ordine pubblico: le Forze Armate italiane stavano partecipando a numerose missioni cli supporto alla pace e il Nuovo Modello di Difesa era in valutazione nella sede parlamentare. La professionalità espressa nel corso della missione era risultata chiara all'opinione pub\Jlica e a chi si era opposto a quell' impiego, certamente di carattere eccezionale, dei militari.
Sintesidell'iterparlamentare
Imilitari dei 'Vespri'lasciano definitivamente la Sicilia Il 20 giugno 1998, nello Stadio della Favorir.a a Palermo, la popolazione sici liana salutò con grande calore le rappresentanze dei vari reparti dell'Esercito Italiano e delle altre Forze Armate, succedutisi nell'operazione Vespri Siciliani, che term inava con la fine del mese di giugno, alla presenza del Ministro degli Interni, Napolitano, e delle più alte cariche civili e religiose della Regione. Il Presidente della Region e, Giuseppe Drago, dopo aver ringraziato le autorità politiche e militari per aver pianificato e condotto in porto un progett? così importante, fece un accorato appello affinché, pur in assenza delle truppe dei Vespri, ritirate per motivi politici, tecnici e finanziari, lo Stato contin uasse nella lotta che aveva intrapreso in Sicilia contro la criminalità organizzata. Il Ministro dell'Interno a sua volta rispose affermando che la fine dell'operazione Vespri non rappresentava un disimpegno delle autorità centrali verso i particolari problemi della Regione e si faceva garante deJ fatto che le Forze di polizia avrebbero ricevuto gli opportuni rinforzi, a garanzia dello stato di sicurezza raggiunto e per migliorarlo possibilmente nel periodo successivo. L'operazione, iniziata il 25 luglio del 1992, la cui durata era prevista in sei mesi, si era protratta per sei anni. Sei anni di impegno proficuo. Sei anni che non sono stati dimenticati nell 'Isola. La manifestazione di saluto ai Vespri, organizzata dalla Regione Siciliana, dalla Provincia Regionale di Palermo, dal Comune di Palermo e dal Comando della Regione Militare della Sicilia, culminata con il giuramento delle reclute del 5° scaglione 1998, volle essere una festa della memoria e un ringraziamento per l'operato svolto dai militari dell'Esercito Italiano, impiego imponente per spiegamento cli uomini e mezzi e per le attività esercitate, a dimostrazione della professionalità raggiunta. /
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Qualche cifra potrà meglio dare l'idea cli quale impegno l'Esercito ha sostenuto e condotto a termine con successo: Estensione ciel territorio di operazione: l'intera regione per complessivi Durata dell'operazione:
Kmq. 25.000 sez anm
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personale impiegato, complessivamente: 150.500 unità. Tipologia c.lell 'attività esplicata: statica e dinamica, così suddivisa: Numero obiettivi sensibili vigilati:
155
Persone identificate:
813.439
Posti di b locco:
39.014
Autovetture controllare:
665.407
Perquisizioni:
75.000
Pattugliamenti:
21 .512
Rastrellamenti:
1.645
Edifici o opere controllate:
62.857
Armi sequestrate:
168
Esplosivi e munizioni sequestrate:
Kg. 3.1.lJ
Cinturazioni:
786
Persone consegnate alle autorità di P. S.: 1225 Le ore di volo degli elicotteri nell'ambito dell'operazione furo no 2.966 e decine di milioni i chilometri percorsi dai militari. Nei prim i due anni di impiego i militari giornalmente presenti sull'isola furono 7000, dislocati in 27 località , mediamente distanti dagli organi logistici e di comando 1.50 km. ; scesero a poco più cli 5000 nel 1994 (per le esigenze connesse alle operazioni in Bosnia), per risalire a 6000, nel periodo 1995-1996. Dal 1997 in poi il numero scese progressivamente fino a 1000 unità. Il sostegno logistico e le attività di rifornimento di tmti i materiali cli armamento; le attività di commissariato; i trasporti stessi di truppe e materiale impegnarono duramente le strutture. M.a il dato forse più emblematico dello sforzo sostenuto dall'Esercito in Sicilia tra il 1992 e il 1998 è l'entità numerica del personale avvicendato. Dall'inizio dell'O perazione, tra personale di leva e personale professionale (VSP e VFB) hanno partecipato circa 150.500 militari di cui 12.05 1 ufficial i, 12.359 sottufficiali e 126.054 Soldati di truppa. Nel corso dell'Operazione sono stati trasportati dalle altre regioni alJa Sicilia 45 .000 veicoli, senza considerare i trasporti effettuati nell'ambito regionale. I voli charter sono stati 551, i viaggi ferrov iari organizzati, 931; i viaggi con navi di linea, 491 e di solo trasporto mezzi e materiali, 105. Sono stati montati 182 schermi protettivi. Sopo stati distribuiti 1280 giubbetti antiproiettile, 4000 giubbetti antifrarnmento, 37.35 elmetti kevlar. Le persone sono state alloggiate, nutrite, curate
Sintesi dell'iter parlamentare
se ve ne era necessità, comportando queste necessità un notevole sforzo logistico e di approvvigionamento. Queste esigenze hanno comportato una organizzazione che ha messo seriamente alla prova comandi centrali e comando regionale. 'Grandi manovre' dunque, ma questa volta non solo pura esercitazione: 'manovre' per garantire alla popolazione civile una sicurezza sostanziale. Le cifre sopra riportate infatti danno un a idea chiara, anche se ridu.ttiva, dello sforzo sostenuto dall'Esercito e dal Comando del-
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la Regione Militare della Sicilia nell'esplicare un compito così articolato. L'Esercito dunque, non più ristretto nelle caserme o nei campi di esercitazione, si è mescolato alla vira dei cittadini, che lo hanno visto come una p resenza rassicu rante e amica, in nessun modo occupan te e minacciosa. I militari in servizio per i Vespri erano, per la maggior parte, giovani in servizio di leva provenienti da tutte .le regioni d'Italia, che hanno così avuto modo di conoscere una regione diversa, della quale tanto si parla, spesso con un solo riferimento - terra di mafia -, ma che è in realtà poco conosciuta. Un indubbio contributo, anche questo, alla migliore comprensione e conoscenza del territorio. La p resenza, al giuramento delle reclute del 5° scaglione 1998, cli una compagnia di fo rmazione ,c on rappresentanze dei vari reparti succedutisi nell'operazione Vespri, che componevano la b rigata di formazione schierata, insieme ad una compagnia di Carabinieri, della Polizia di Stato, della Finanza, e alla banda dell'Esercito, fu interpretata come il passaggio di un testimone ideale tra i giovani di leva che avevano partecipato ai Vespri e i nuovi che affrontavano l'esperienza del servizio mi litare, per meglio comprenderne la valenza.
Sintesi dell'iter parlamentare
Molti dei giovani mili rari di leva che hanno partecipato aU' operazione, spesso espressero a chi scrive una soddisfazione genuina di fare qualcosa di utile, anche se i turni di guardia risultavano spesso gravosi, in particolare con le alte temperature estive. l'operazione Vespri è stata plurivalente, dunque, anche sul piano professionale, economico, sociale e culturale: si è concretato un nuovo modo di vedere e di intendere le funzioni di un esercito allo stato attuale delle relazioni europee, in primo luogo, e internazionali. E' stata una esperienza positiva sul fronte a) del coordinamento con le Forze del1' ordine e b) dell'organizzazione della catena di comando e di controllo .. Le Forze Armate operano, su indicazione degli stessi cittadini rappresentati democraticamente nel Parlamento, a favore di tutta la popolazione italiana per il rafforzamento della raggiunta stabilità interna e, a livello internazionale, per il mantenimento c.lella pace.
20 giugno 1998 - Palermo - Stadio La Favorita. Cerimonia di saluto alle rappresentanze dei vari Reparti delle Forze Armate impiegate nell'Operazione "Vespri Siciliani".
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Giancarlo Gay
LUGLIO 1992 · GIUGNO 1998
La concezione, l'organizzazione e la condotta della missione .,.
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La concezione, l'oroanizzazione ela condotta della missione
Nascita dell'emergenza
Ile 17 ..3 7 del 19 luglio 1992, nelle redazioni dei giornali italiani giunse improvvisa una agenzia di stampa dell'ANSA: "Un attentato dinamitardo è stato compiuto a Palermo, in via dell'Autonomia Siciliana, nei pressi della Fiera del Mediterraneo. Vi sono coinvolte numerose automobili e sono molti i feriti. Sul luogo dell'esplosione, che è stata avvertita ad alcuni chilometri di distanza, sono confluite tutte le pattuglie volanti della Polizia e <lei Carabinieri. Sono state richieste autoambulanze da tutti gli ospedali. Secondo le prime indicazioni della Polizia, un magistrato sarebbe rimasto coinvolto nell'attentato. " A questa prima drammatica agenzia, ripresa <lai media cli rutto il mondo, ne seguirono a.ltre che confermarono che il "magistrato coinvolto nell'attentato" era il Giudice Paolo Borsellino, consideraro il naturale successore del Giudice Giovan ni Falcone sulla trincea della guerra alla Mafia. Con lui erano rimasti vittima clel1' attentato esplosivo anche i cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli. Il Giudice, che a tutti i costi voleva vivere una vita "normale", si era recato in visita alla madre, dopo averla avvisata qualche ora prima per telefono . .Ma la comunicazione era stata intercettata dagli appartenenti alle "cosche" che, con grande rapidità e precisione, avevano parcheggiato, in via Mariano D'Amel io, al numero civico 19, proprio davanti al portone cli ingresso dell'abitazione della m~<lre del magistrato, una potente auto-bom ba, imbottita con decine di chili di esplosivo e con un innesco telecomandato. L'artificiere di Cosa Nostra aveva attivaro il telecomando all~ ore 17 .00 in punto. Questo assassinio seguiva di poche settimane quello del Giudice Giovanni Falcone, della moglie e delle quattro guardie del corpo, vittime anch'essi di un attentato realizzato con l'esplosivo, nel tratto cli autostrada tra l'aeroporto di Punta Raisi e Palermo, nellà località di Capaci, il 23 maggio 1992. Nel giro di poche settimane erano caduti, sotto i colpi della Mafia, due dei magistrati più famosi d'Italia. La morte dei Giudici Falcone e Borsellino fu un vero e prop rio scossone per il Governo e per tutto lo Stato che, ormai eia tempo, avvertiva l'incapacità di assicurare la propria sovranità sul territorio della Sici lia, dove, tutto sommato, ancora una volta veniva confermata la dislocazione effettiva del comitato di rettivo della Mafia. Nel corso degli anni era stato pagato un pesante contributo di sangue alla lotta contro il potere occul to della "Cupola", con decine di vittime tra poliziotti, magistrati, carabinieri, politici o semplici cittadini, condannati a morte e giustiziati per essersi ribellati alla sua autorità.
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Il Coverno, anche sotto la pressione dei media e di una opinione pubblica o sempre più preoccupata, decise che R s era arrivato il momento di fermare la E Mafia e cli sferrare una decisa conL troffensiva per contà1stare la campaL gna di terrore messa in atto dalla criI minalità organizzata contro lo Staro e N le sue Istituzioni. o Poche ore dopo l'attentato cli Via D'Amelio, a Villa \'X!ittaker, sede della Prefettura cli Palermo, venne tenuta una riunione alla quale partecipò, oltre che tutti i responsabili dell'Ordine Pubblico in Sicilia, anche il Generale Paolo Cavanenghi, Comandante della Regione Militare della Sicilia. In quella occasione furono prese due decisioni innovative. La prima, fu quelia di trasferire immediatamente i principali e più pericolosi esponenti di Cosa Nostra, detenuti nel carcere dell'Ucciarclonc, in stabilimenti penali di massima sicurezza situati fuori della Sicilia. La seconda, fu quella di ricorrere alle forze dell 'Esercito, di stanza in Sicilia, per presiJiare le carceri di Palermo. Il trasferimento dei "boss" mafiosi dall'Ucciardone ad altre carceri, fuori dell'isola, avrebbe potuto costituire il motivo scatenante per una rivolta all'interno ciel carcere, appoggiata all'esterno dalla folla dei familiari. I capi di Cosa Nostra, che vi erano detenuti, infatti, non avrebbero certamente gradito l'allontanamento dalla casa circondariale cli Palermo, da dove, bene o male, riusciyano in ogni caso a comunicare con l'esterno ed a mantenere i contatti con le rispettive "cosche", continu ando, in pratica, ad impartire ordini ai loro "affiliati". Nel giro di qualche ora, venne messo a punto un piano di emergenza che prevedeva l'impiego immediato del le Unità dell'Esercito, al momento disponibili sull'isola, appoggiate eia rinforzi dei Carabinieri in afflusso dal Continente, per raffitti re e rinforzare il servizio di sorveglianza attorno al carcere di Palermo. Si decise anche l'utilizzo cli Reparti militari armati, in rinforzo ed in concorso alle Forze dell 'Ordine, per scortare e difendere il convoglio di mezzi che avrebbero trasportato 63 detenuti eccellenti cli Cosa Nostra dal quel carcere ali' aeroporto di Punta Raisi, per il loro successivo trasferimento, per via aerea, all'aeroporto militare di Pisa. Da questo aeroporto, poi, essi sarebbero stati avviati al carcere cli massima sicurezza dell'isola di Pianosa 1 ed a quello di Marina ciel Tron to, nelle Marche. Alle prime luci dell'alba del 20 luglio, a meno cli ventiquattro ore dall'assassinio del Giudice Borsellino, circa 70 genieri del 51 ° Reggimento Genio Pionieri "Simeto", cli stanza a Palermo, prendevano rapidamente ed ordinatamente posizione, in pieno assetto di guerra, intorno alla casa circondariale.
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1 Nel passato. si era spesso parlato rl i utiIi zzarc, qua Iora cc ne fosse staio bisogno, il carcere di Pianosa e, in particolare, la cosiddetta "sezione /\grippa'', dal nomc del nipote dell'imperatore 1\uguslo, esiliato cd ucciso nell'isola. Essa era sfata allesl ila, a suo tempo, dal Generale Carlo .A.lberto Dalla Chiesa, durante gli "anni rii piombo" del terrorismo. Ma della cosa 11011 se ne era poi mai fatto nulla.
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In effetti, all'interno eJ all'esterno dell 'Ucciardone venne tentata una qualche disordinata reazione, ma fu di breve durata, in quanto, ali'esterno del carcere, i familiari dei "boss" trovarono i soldati armati. Una volta completato l'isolamento dell'edificio, dal carcere vennero fotti immediatamente uscire decine di carcerati Ji rango, del livello di Michele Greco, di Pietro Vernengo e di Francesco Madonia, ed avviati, sotto la scorta Ji circa 100 lancieri del 6° Reggi1~1ento "Lancieri cli Aosta", verso l'aeroporto di P unta Raisi, dove vennero imbarcati su tre aerei Ja trasporto G-222, forn iti dalla 46A Aerobrigata da Trasporto dell'Aeronautica Militare, di stanza a Pisa. I tre G-222 atterrarono poche ore dopo all'aeroporto militare di Pisa, da <love sette elicotteri CH-47 "Chinook", ciel 1° Reggimento dell'Aviazione dell'Esercito "Antares", di Viterbo, che erano già in attesa sulla pista cieli' aeroporto, trasportarono i detenuti direttamente al carcere dell'isola di Pianosa ed a quello di Marina del Tronto. Nel frattempo, lo Stato Maggiore dell'Esercito ricevette dal Gabinetto ciel Ministro della Difesa la comunicazione che, a livello governativo, stava maturando sempre cli più la decisione cli impiegare Reparti dell'Esercito e di inviarli in Sicilia per fare fronte alla drammatica situazione di emergenza creatasi. Lo stesso Capo di Stato Maggiore, Generale Goffredo Canino, venne direttamente in terpellato dal Ministro della Difesa, Salvo Andò, circa quali concrete ed im-
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2 1:0pernzione " Forza Paris" (15 lugl io - 22 settembre 1992) prese l'avvio quando, in seguito al rapimento c cl a I la 111u1i lazio ne del p icr.o lo F~ro uk Kas sa 111, venne dec iso d i svo lgere una grande "eserc i taz ione di contro l lo del territorio" in Sardegna . Lo scopo non era quel lo di contribuire alla l ibc r~ z ione del piccolo, 111a d i rnndurre allivilà adclestrative idonee a garantire un capil lare con trol lo del terri torio. fornendo in tal modo un " concorso indiretto" a Ile For1.c di Poi izi a. Vi presero parte cirr.a Il.ODO uomini e 2.000 automezzi .
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mediate possibi lità avesse l'Esercito di intervenire in Sicilia, così come era stato fatto in Sardegna per fOperaz ione "Forza Paris" 2 . TI Generale Canino·confermò che era possibile assicurare la p resenza costante sull'isola di circa 7 .000 soldati, da far ruotare ogni 50 o 60 giorni, così da non mettere in crisi l'addestramento normale delle Un ità e non far decadere il loro livello di efficienza. In realtà il problema, seppure in termini più generali, era già stato affrontato e studiato alcuni mesi prima. A suo tempo, infatti, nel 1991, il Generale Canino era stato sollecitato dal Ministro della Difesa pro tem pore, Mino Martinazzoli, ad esam in are la possibilità che in Aspromonte si passasse eia una presenza saltuaria dei soldati, come già avven iva in un poligono di addestramento della zona, ad una presenza più sistematica e costan te, allo scopo di rendere meno impenetrabi le la regione e cli con tribuire, in tal modo, con un con trollo più capillare del territorio, a stroncare il fenomeno dei sequestri di persona, che, in quel periodo, si succedevano con una certa frequenza in Calabria.
PALAZZG Dl .GIUSTIZIA.:-
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Al Min istro fu p resentato un ap profondito promemoria, ma il tutto era stato poi accantonato per alcuni dubbi, sortì in sede istituzionale, circa la poss ibilità, che doveva essere assolutamente evirata , di eventuali contrasti con le Forz~ di Polizia. Subito dopo il suo insediamento, anche il l\tlinistro Andò aveva prospettato al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito la diffici le situazione che si era venuta a creare, nel fra ttempo, anche in Sicilia ed in Sardegna e gli aveva ch iesto un parere di massima circa la possibilità di un eventuale impiego dell'Esercito in quelle aree. Da questi primi contatti era poi nata l'Operazione "Forza Paris" che aveva visto, nelle zone più impervie del Nuorese, la presenza e l'avvicendamento cli diverse Unità militari impegnate "in esercitazioni addestrative . Lo Stato Maggiore dell'Esercito ave:;.. va comunque continuato a tenere in considerazione, ad analizzare e studiare la possibili tà e la fattibilità dell'impiego cli Unirà dell'Esercito per l'acquisizione ed il mantenimento del controllo del territorio, nelle aree dove la malavita sembrava aver sostituito la presenza dello Stato. Era stata studiata una specie di "occupazione" sistematica del territotio, da realizzarsi mediante l'avvicendamento in loco di Reparti militari, che tenesse conto della contemporanea necessità di ricercare ed ottenere un efficace e corretto rapporto con la popolazione, tale da evirare di riportare alla memoria i pesanti interventi dell'Esercito, avvenuti soprattutto nell'Italia Meridionale, durante il periodo della lotta al brigantaggio. Nelle ore che se_guirono l'attentato al Giudice Borselli no, anche lo Stato Maggiore del Comando della Regione Milita re della Sicilia, che, peraltro, era staro coinvo.lto in prima persona sin dall 'inizio dell'emergenza, aveva immediatamente dato inizio ad una incensa attività concettuale ed organ izzativa, sulla base delle sommarie in dicazioni fornitegli dallo Stato Maggiore dell'Esercito, circa il possibile impiego di Unirà dell'Esercito per il presidio ed il controllo del territorio siciliano. Non si trattava piC1 solo di soddisfare l'esigenza di eventuali ulteriori richieste di soldati e di emanare i conseguenti ordini ai propri Reparti, ma di. individuare i nuovi problemi operativi e logistici che sarebbero indubbiamente sorti con l'afflusso dall 'esterno di altre Unità su!I'isol.a, di analizzarli sulla base concreta della organizzazione militare presente in Sicilia e di trovarne le diverse possibili soluzioni, da proporre poi allo Stato Maggiore dell 'Esercito. Nei giorni seguenti, tra il 20 ed il 2.5 luglio J.992, il Comando della Regione Mili-
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tare della Sicilia venne ancora chiamato a fornire un ulteriore concorso di circa 400 soldati, per assicu.rare, oltre a quella già in atto alle carceri di Palermo, la vigilanza anche agli Istituti di Pena di Termini lmerese, Augusta, Caltanissetta e Catan ia ed al Palazzo cli Giustizia cli Palermo. Il personale necessario venne tratto dalla Brigata Meccanizzata "Aosta" di stanza a Messina e dalle Unità cli Supporto del Comando della Regione Militare. .~ Con soldati degli stessi Reparti vennero assicurati, inoltre, anche il controllo e la sicurezza del tratto autostradale che dall'aeroporto di Punta Raisi porta a Palermo, interessato, proprio in quei giorni, al contin uo flusso di Autorità che arrivavano per partecipare alle esequie del Giudice Borsellino e ciel personale della sua scorta.
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Decisione del Governo di intervenire Gli om icidi, avvenu ti a breve distanza di tempo l'uno dall 'altro, dei Giudici Falcone e Borsellino e la presa cli coscienza che fosse necessario agire immediatamente e con tutti gli strumenti a disposizione dello Stato per combattere Cosa Nostra, fece maturare a livello governativo la convinzione che fosse giunto il momento di ricorrere ai,"che alle Forze Armate 3 per fronteggiare quella che era divenuta una tragica situazione di "emergenza interna". Di fronte ad una tale situazione, infatti, appariva assolutamente necessario elevare il livello delle risposte operative date fino a quel momento e, soprattutto, quale esigenza prioritaria, prima cli poter avviare qualsiasi altro tipo cli intervento, rip rendere il pieno controllo e l'iniziativa su quel territorio dove la l'v:fafia agiva ormai in piena libertà. Ciò significava procedere ad un a vera e propria "invasione" dell'isola, per realizzare un a presenza visibile e diffusa delle Unità delle Forze Armate, a premessa della ri acquisizione del controllo del territorio, al fi ne ultim o di limitare lo spazio e la libertà di manovra della malavita. Da un punto di vista operativo, l'Esercir.o era l'unica Istituzione dello Stato che
3 Le Forze .Armate, in partico lare l' Eserc ilo, ern no già state, in passato, chiamale a svolgere importanti funzion i cl i sicurezza sociale. Si possono ri cordare, tra le altre: le a11ivi1à di antibanclitismo in Sic il ia, nel l' i111111ed i;i10 dopoguerra; le operazioni, svolte negli anni '60 in Alto Adige, per prevenire gli alti terroristici dei movimenti separatisti sudtirolesi; la vigilanza alle installazio ni cd agl i obietlivi sensi bi li durante la crisi del la Guerra del Gol fo, nel '199 1; i l contenimento ed il controllo rii o ltre 20.000 profugh i albanesi sbarcali a Bari e, successivamente, ospi tali per o llre un an no presso i nfrastru ttu re del1' Escrc ito. nel 199 1.
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dispon esse, sotto l' aspetto quantitativo, di risorse umane, di equipaggiamenti e cli materiali idonei e, sotto quello qualitativo, <li una preparazione addestrativa e <li una organizzazione logistica, che lo ponesse in grado di contribuire efficacemente al controllo ed all'interdizione de] terri torio . Limitando, in ca.I modo, la liberrà di movimento alle organizzazioni malavitose, veniva cli fa tto elevato il livello di rischio che la crim inal ità avrebb~ dovuto affrontare per continuare a svolgere le proprie attività illegali e delittuose. Da un punto di vista politico, inoltre, l'impiego dell'Esercito rappresentava concretamente la volontà di coinvolgere tutto il Paese nella lotta alla Mafia ed alla criminal ità organizzata e <li elevare la portata del problema <la regionale a nazionale. In altri termini, l'imp iego delle Forze Armate poteva dimostrare la volontà dello Stato <li difendere la Nazione con tutti i mezzi a sua disposizione, anche a costo di creare un progressivo incremento, controllato ed a ragion veduta, <le] grado di viole11:1-a della risposta, in relal.'.ione all'eventualità della crescita ciel livello di pericolosità della minaccia. Così la risposta definitiva, forte e decisa dello Stato venne data la mattin a del 24 luglio, al termine <l i una riunione a Palazzo Chigi alla quale parteciparono il Presidente del Consiglio, Giul iano Amato, i Ministri dell 'Tnterno, Nicola Mancino, e della Difesa, Salvatore Anelò, il Capo di Stato Maggiore del l'Esercito, Generale Goffredo Canino, il Comandante Generale <lell' Arma dei Carabinieri, Generale Antonio Viesti, ed il Capo della Polizia di Stato, Vin cenzo Parisi. Il Consiglio <lei Ministri venne riuni to per adottare due importanti provvedimenti.
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Il p rimo riguardava l'invio immediato in Sicilia di circa .5.000 uomini dell'Eserci to con il compito di concorre re, con azioni sostitutive ed in tegrative, assieme alle Forze di Polizia, nelle attività per i1 controllo del territorio e nella vigilanza di obiettivi di particolare interesse, in adere1na alle direttive impartite dai Prefetti ai Comandanti Militari. Il Governo prendeva così la decisione di utilizzare in modo massiccio l'Esercito, riconoscendo che, in quel momento, un segnale forte di rinnovato impegno in Sicilia non poteva che passare attraverso la riconquista del controllo fisico ciel territorio. Il secondo provvedimento consistette nell'emanazione ciel D.L. 349 "Misure urgenti per con trastare la criminalità organizzata" 4 , con il quale, tra l'altro, venne conferi ta a tutto il personale militare lo status di "Agente di Pubblica SÌcurezza"; qualifica da cui restarono escl use le funzioni di "Polizia Giudiziaria", ma tale da permettere alle Prefetture siciliane di avvalersi di Unità dell'Esercito per le operazion i di sicurezza e controllo del terri torio e per le attività di prevenzione dei delitti di criminalità organiz!.'.ata. In particolare, i mili tari potevano procedere all 'identificazione e all'immediata perquisizione su] posto di persone e, quando necessario, di mezzi di trasporto.
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4 Cfr. iI saggio del la Prof PasquaIi ni. pag. IOe seguenti.
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Essi erano inoltre autorizzati a fermare eventuali sospetti ed accompagnarli ai più vicini Uffici o Coman di dei Carabinieri e della ~, Polizia di Stato . Anche eventuali armi, esplosivi od oggetti d i interesse rinvenuti dovevano essere consegnati alle Forze di Polizia.
5 I.e Forze di Poli zia presenti in Sicilia, in quel peri odo, ammontavano a circ~ 24.000 unità, di cui 10 .000 del la Po l izi a di Stato, <J.000 dei Carabi nieri e 5.000 dell a Guardia di Finanza.
Fin dai p rimi momenti in cui si era palesata la possibilità di intervenire in Sicilia, da parte dello Stato Maggiore d ell'Esercito era st at a posta la condizione che almeno agli Ufficiali ed ai Sottufficiali fosse conferito, durante il loro impiego, u no "s tatu s" tale d a consentire loro di fermare, identificare ed, eventualmente, perquisire gli elementi sospetti, i mezzi di trasporto, i cascinali abhanclonati, ecc. , lasciando pur sempre alle ·Forze dell'Ordine il necessario raccordo con la Magistratura. L'obiettivo fondamentale di questa richiesta era quello di evitare che si ripetessero alcuni inconvenienti che si erano manifestati nel corso d ell' emergenza per la Guerra nel Golfo, s ull'intero territorio nazionale, e nel corso dell'O perazione "Forza Pa ris", in Sardegna. Nel corso di queste due missioni, infatti, i soldati erano stati impiegati sempre affiancat i da Agenti di Polizia o Carabinieri in quanto, non possedendo la qualifica di "Agenti cli Pubblica Sicurezza", non potevano intervenire in prima persona direttamente sui cittadini. L'attribuzione della qualifica, chiesta con decisione dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel corso della riunione, venne sosten uta con convinzione anche dal Capo della Polizia, Vincenzo Parisi, che agevolò la richiesta e fornì il suo aiuto nella formulazione cli una soluzione funzionale. Egli, infatti, aveva capito quale vantaggio derivasse daJl'incrementare cli alcune migliaia cli unità la presenza delle Forze dell'Ordine, consenten do cli mettere a disposizione dei magistrati impegnati nelle indagini un maggior numero cli appartenenti alle Forze di Polizia per lo svolgimento delle più specifiche attività investigative 5. Cosicché, nelle ore successive alla strage di Via D 'Amelio, mentre la Mafia si face va d a parte, attendendo che terminasse la sequela cli arrivi di alti funzionari da Roma, di funerali di Stato, cli commemorazioni e di riunioni delle Forze dell'Ordine per improbabili piani offensivi, nella Capitale venivano rapidamente superati gli ostacoli per l'ingresso in campo di una variabile che senz'altro non era stata considerata dalla Cupola, l'Esercito Italiano.
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Inizio dell'Operazione Già nella giornata del 25 luglio, nel pomeriggio, una prima aliquora di .300 paracadutisti dell a Brigata "Folgore" sbarcò all'aeroporto di Punta Raisi dai C 1.30 e dai G.222 della 46/\ Aerobrigata, con armi, material i ed equipaggiamenti. Poche ore dopo, i principal_i pun ti chi ave dell a città erano già sotto il loro controllo. Successivamente, nella stessa giornata, altri 700 paracadutisti arrivarono all'aero porto di Palermo e si portarono, sotto lo sguardo sorpreso, ma anche amm irato dei palermitani, rapidamente a fianco dei loro compagni già in azione 6_ Il giorno dopo, 26 luglio, circa 200 Ufficiali, Sottufficiali e uomini di truppa della Brigata Meccanizzata "Friuli" arrivarono con un ponte aereo all'aeroporto di Punta Raisi, elementi precursori cli altri Reggimenti della stessa Brigata destinati a partecipare all'Operazione "Vespri Siciliani". Cominciava così, sotto il sole a piombo cli quell'estate siciliana, la "riconquista" dell'isola. L'operatività delle Unità in rinforzo fu garantita su tutta l'isola fin dal 7 agosto, mentre il completamento dell'afflusso dei Reparti dell'Esercito fu portato a term ine fra il 14 ed il 1.5 agosto.
6 I paracadutisti dello Brigala "folgore" rimasero in Sicilia fino all'inizio del dicembre 1992 lnfaui, il rn dicembre vennero ritira li da Palermo, perché destinati ad essere ridislocali in Somalia, per partecipare alla missione "Ibis" (13 dicemhrr. ·1992 - 21 mar1.o 1994). In loro sostituzione venne inviato il 3° Reggimento Bersa glieri, della Bri gata Bersaglieri "Garibaldi", di stanza a Caserta.
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L'entità iniziale delle forze vide 1.000 paracadutisti della Brigata "Folgore" e 500 lancieri ciel 6° Reggimento "Lancieri di Aosta" a Palermo; 1.800 alpini della Brigata "Julia" dislocati nelle province cli Enna, Ragusa e Siracusa; 1.500 fanti della Brigata "Aosta" nelle province di Catania e Messina; 800 uomini del 23° Reggimento Bersaglieri e altri 1.500 soldati della Brigata "Aosta", ns_lla provincia cli Trapani; l.800 soldati della Brigata "Friuli" schierati nelle province di Agrigento e Caltanissetta, per un totale complessivo cli quasi 9.000 soldati, cli cui oltre la metà proveniente dal resto d'Italia. Il J4 settembre 1992 mettevano piede in Sicilia i pri mi uomini del 5° Reggimento Alpini "Morbegno" e, con il loro arrivo, iniziava l'avvicendamento della Brigata "J ulia" con la Brigata "Tridentina" , mentre la Brigata "Friuli", da meno cli una settimana, era stara sostitui ta dalla Brigata "Legnano". Iniziava così l'avvicendamento dei Reparti in Sicilia, attività che, in tempi successivi e nell'arco di sei ann i, porterà in concreto tutte le Brigate e le Un ità dell'Esercito sull'isola, alcune di esse anche per più volte. Indipendentemente dall'Arma o Specialità di appartenenza, tutti, fanti, granatieri , alpini, bersaglieri, carristi, paracadutisti, lagunari, artiglieri, lancieri , dragoni, cavalleggeri, genieri, trasmettitori e autieri, fu rono impiegati nelle attività statiche e dinamiche richieste dalla missione. L'avvio dell'Operazione "Vespri Siciliani" rappresentò dunque una svolta fondamentale per la vita dell'Esercito e del Paese. Per la prima volta nella storia repubblicana il Governo aveva deciso cli impegnare, in una intera regione del Paese, migliaia cli uomini dell'Esercito in compiti autonomi di Ordine Pubblico, con le funzion i principali di controllo del territorio e cli vigilanza di obiettivi cli particolare rilevanza. Inoltre i soldati, sempre per la prima volta dal secondo dopoguerra, agirono con funz ioni di "Agenti di Pubblica Sicurezza", anche se, in sede parlamentare, l' ampiezza del mandato trovò una riduzione in guanto furono escluse le funzioni cli "Polizia Giudiziaria" . I motivi-che determinarono la decisione di eliminare le funzion i di "Polizia Giu diziaria" furono essenzialmente legati alla effettiva impreparazione del personale
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militare a svi luppare tale tipo di attività e, sop rattutto, alla volontà di non creare un dualismo nelle dipendenze dei militari. Le fu nzioni di "Polizia Giudiziaria" , in fatti, vengono svolte alle dipendenze e sotto la di rezione dell'Autorità Giudiziaria e non del Prefetto, alle cui dipendenze avrebbero invece operato i Repa rti. A ciò si aggiunga che, nell'ambito delle Fot.7e di Polizia, si erano create serie preoccupazioni circa una possibile signific ativa riduzione del proprio ruolo. Malgrado ciò, il significato ultimo de1le decisioni governative fu quello cli aver attribuito anche ai militari, impegnati in operazioni militari sul "fron te interno ", 1' autori tà di intervenire direttamente sui cittadini, entro i limiti sanciti da1la legge, senza necessità di ricorrere alJa presenza di personale delle Forze di Polizia. Nonostante la li mitazione dello "status " conferito ai soldati, il "mandatò" del vertice poli tico nazionale fu ampio e decisamente innovativo . Si trattava, quindi , cl i dettati legislativi 7 che avevano come unico protagon ista le Forze Armate, chiamate a sviluppare in modo autonomo, alle d irette dipendenze dei sol i Prefetti, le significat ive e diversificare attività proprie di una vera e propria "Polizia cli Sicure:aa" 8. Per inciso, sia nel testo del Decreto Legge che nella successiva Legge di conversione, non venne mai citata 1a parola "concorso" e la Polizia cli Stato e l'Arma dei Carabinieri sono indicate un a sola volta " per procedere a tutti gli arri di Polizia Giudiziaria" . D 'altro canto, le "Norme cli p rincipio sulla disciplina militare " 9, nell'enunciare i compiti delle Forze Armate, indicano, tra gli altri, il compito di "concorrere all a salvaguardia delle libere istituzioni ed al bene della collettività nazionale, nei casi cli pubbliche calamità". Per le Forze Armate si tratta, quind i, di assolvere in prima p ersona entrambe le funzioni e non cli fornire un concorso alle Forze di Polizia, ne1la prima funzione , o agli Organismi della Protezione civile, nell a seconda. In sin tesi, il concorso richiesto alle .Forze Armare in Sicili a doveva essere inteso come un contributo peculiare, che l'Esercito aveva il compito di fornire per consentire allo Stato di esercitare efficacemente la propria sovranità sull 'isoH1 e non p er incrementare le capacità p rop rie di altre Forze ed Organismi. Tanto è vero che il compito di esercitare il coman do e controllo sulle Unità milita-
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7 Cfr. il saggio del la Prof. P,1sq1.1 alini.
8 Si lraua di allività cli tipo preventivo ed osl,itivo, a differenLa di quelle della "Pol izia Giudi ziaria". che sono di tipo repressivo rii fal li antisocial i criminosi. L.1 " Pol izia d i Sicurezza'· si prefigge lo scopo, o ltre che di assicurare la paci fica convive111a e l'ordinato svolgimento della vil a della collettività, nel rispetto della Legge. anche quello cl i evitare i danni eri i pericoli derivanti allo Stato ed ai ci l tad in i da attivi tà che mettano i n pericolo la surlrlctla convivenz,1.
9 Cfr. il saggio della Prof. Pasqualini, pag 12.
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IOcrr.
il s,1ggio della Prof Pasqualini, pag. 16 e seguenti.
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ri, in term ini di direzione e coordinamen to delle attività di tutte le componenti dello Stato chiamate ad operare, sono sempre stati devoluti ad un rappresentante scelto dal Governo, un Commissario Straordinario, un Prefetto o anche, come avvenuto in passato, un Alto Comandante Mili tare. Al momento di convertire il Decreto in Legge, la n . 386 del 23 settembre 1992, il Parlamento stabilì anche l'impossibilità, da parte del Consiglio de(Ministri, cli autorizzare, senza la propria preventiva approvazione, i Prefetti di Province d i altre regioni ad avvalersi di Unità militari, nella lotta alla criminalità locale 10 . I motivi relativi alla soppressione della autonoma facoltà del Governo di estendere, a qualunque parte del territorio nazionale, l'impiego di unità mi.li ta.ri contro la criminalità organizzata, furono essenzialmente connessi con la volontà parlamen tare cli/mantenere, per decisioni cli tale rilevanza, il proprio controllo politico sul Governo, e con le perplessità, ingenerate nella opinione pubblica da quasi tutti i media, circa i pericoli sociali ed istituzionali d i una paventata ed estesa "militarizzazione" del territorio. Vi era anche la convinzione di fondo che soltanto la criminalità organizzata siciliana di stampo mafioso potesse avere una vera valenza "eversiva", la capacità, cioè, di incidere e condizionare negativamente il. tessuto politico, giudiziario, amministrativo, sociale, economico e culturale cli una parte del territorio nazionale. Ma lo stesso Parlamento dovette ricredersi quando, successivamente, autorizzò le Operazioni "Riace", "Pa rtenope" e "Salento ", riconoscendo così, di fatto, che anche le organizzazioni criminali calabresi, napoletane e pugliesi avevano una valenza "eversiva" nei confronti dello Stato.
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Compiti affidati all'Esercito Il Decreto Legge n. 349, del 25 Luglio 1992, e la successiva Legge di conversione, la n. 386 <lei 23 Settembre 1992, indicarono il mandato che il vertice politico nazionale, il Governo, assegnava all'Esercito in merito alle misure eia mettere in atto per combattere la crip1Ìnal ità organizzata in Sicilia. Con tal i atti il Governo ed il Parlamento, disponendo l'impiego delle Forze Armate in compiti di Ordine Pubblico, conferirono al problema della lotta alla criminalità organizzata, che di fatto si era dimostrata in grado cli limitare la sovranità dello Stato sull'isola, la veste di "in te resse nazionale vitale" da difendere, Come è .noto, .l'obiettivo fondamentale che lo Stato si era prefissato con l'Operazione "Vespri Siciliani" era stato quello di rafforzare e di rendere più visibile la propria presenza sul terr.itorio. Impiegando personale militare, in sostituzione od a integrazione delle Forze di Polizia, nella sorveglianza agli obiettivi sensibil i, nel rastrellamento e nel pattugliamento del territorio, lo Stato aveva predisposto un sistema più articolato ccl effi cace e.li risposta ali 'offensiva della malavita, che lo avrebbe posto in condizioni concrete di realizzare un più esteso e fitto controllo dell'Ordine Pubblico e cli garantire maggiormente la sicurezza fisica dei cittadini. In questo senso, l'estensione e.li parte e.lei compiti delle Forze di Polizia alle Unità dell'Esercito permise di liberare consistenti forze, tra Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, da incarichi di "routine" e di consentire loro e.li c.led icarsi totalmente alle attività inves tigative. Già nei mesi seguenti si ebbero i primi effetti positivi, allorché furono catturati alcuni latitanti eccellenti, fra i guaii lo stesso Totò Riina, che circolava tranqu illamente per le strade cli Palermo, ed iJ numero due della Cupola, Leoluca Bagarella.
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Il comp ito affidato all e Uni tà dell'Esercito consisteva, quindi, nel "concorrere con le Forze di Polizia alle attività per il cont rollo del territorio e alla vigil anza di obiettivi sensile direttibili di particolare interesse, secondo ...ve impartite dai Prefetti delle province siciliane, quali responsabili del la tutela dell 'Ordi ne Pubblico". In tale quadro, la Forza Armata operò con due tipi di modalità: eia sola ovvero congiuntamente all e fo rze dell 'Ordi ne. Tali modali tà fu rono comunque sempre finalizzate al soddisfacimento delle esigenze prospettate dalle P refetture, in sede di "Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica". Al ve ri ficarsi dell 'esigenza "Vespri", l'Esercito non disponeva di una specifica normativa di impiego delle Unità in tale tipo di attività. Pertanto, le operazion i furono sviluppate con modalità e criteri di azione delle forze fissati dal Comando della Regione Militare della Sicilia, sulla base delle attività operative svolte normalmente dalla Forza Armata, ed affinati, poi, all a luce delle successive esperienze maturate nel corso dell'impiego dei Reparti che si sono succeduti nell'Operazione. Fo rti delle esperienze maturate in passato, so prattutto durante la crisi della Guerra del Golfo, si cercò di privilegiare le attività dinamiche, quali i pattugliamenti ed i posti di blocco, rispetto a quelle statiche, come la vigilanza di obiettivi fissi. Inol tre, venne garantito il rispetto dei peculiari criteri di impiego. dei Reparti dell'Esercito, salvagu ardando, fin che possib ile, i vincoli organici delle Unità ed i rapporti di dipendenza di tutto il personale mili tare dai propri naturali Comandanti. Infine, le cosiddette "regole di ingaggio", cioè le procedure da osservare per l'eventuale impiego delle armi, furono le medesime che erano già in vigore per le Forze dell'Ordine. I soldati impegnati nell'O perazione "Vespri siciliani" potevano ricorrere a.lJ' uso delle arm i solo per la propria difesa, o per quella cli altri soldati impegnati nell' assolvimento dello stesso compi to, per far rispettare le consegne ricevute oppure su preciso ordine dei propri diretti superiori. Il problem a fondamentale da risolvere, per garantire concreta efficacia all'integrazione tra le Unità dell'Esercito e quelle delle al tre Forze di Polizia, fu quello cli individuare, definire ed esplicitare i compiti da assegnare ali.e Un ità, in relazione alle loro caratteristiche operati ve e cli addestramento ed al tipo di azioni che meglio si prestavano ad essere condotte con modalità con formi alle procedure cli impiego operativo tip iche della Forza Armata. In sintesi, si trattò di dare concrere:aa al p rincipio di base di integrare, in una unica sinergia, l'azione delle Forze di Polizia con quelle dell 'Esercito, nel rispetto delle differenze dei ruoli cli ciascuno. Problema che non sussistette tanto per le attività di vigilanza dei punti sensibili, per lo più statiche e svolte autonomamente, quanto per quelle dinamiche, svolte spesso in stretta cooperazione con le Forze dell'Ordine. , Sulla base delle esperienze maturate nelle prime settimane, furono realizzati spe-
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cifici accordi ed intese con le Autorità periferiche di Governo, in base ai quali si addivenne alla definizione particolareggiata di una tipologia di interventi operativi standardizzati, compatibili con le caratteristiche e l'addestramento dei Reparti militari, che si estrinsecarono mediante: · la vigilanza esterna di edifici pubblici, quali carceri, tribunali e prefettu re, di abitazioni di personalità a rischio, di sedi diplomatiche e consolari, di strutture ed opere di particolare importanza; il presidio e la vigilanza di aree sensibili, quali quelle degli aeroporti e degli insediamenti industriali; il contro1lo cli personale e cli mel.'.zi all'interno cli aree o cli edi fici aperti al pubblico, ma soggetti a particolari restrizioni; · la sorveglianza mobile su itinerari con pattuglie appiedate, motorizzate, blindate o corazzate; · la sorveglianza fissa da particolari punti dominanti del terreno, con la tecnica del "Posto di Osservazione e Allarme"; il controllo e la bonifica da manufatti esplosivi cli zone limitrofe ad alcuni tratti autostradali, stradali e ferroviari e delle relative opere d'arte; i rastrellamenti e pattugliamenti di aree extraurbane, di grotte, di boschi e di cascinali abbandonati, condotti con la tecnica dell'interdizione cl' area; · la messa in opera di posti di blocco stradali, urbani ed extraurban i, fissi o saltuari, per attività di controllo, con fermi a campione o su particolare segnalazione di persone o autovetture ritenute sospette; la "cinturazione" di piccoli ab.ita ti ed il loro isolamento per favorire interventi particolari, quali i rastrellamenti di aree urbane, condotti dalle Forze dell'Ordine; irruzione e "blitz" in casolari abbandonati, quando richiesto.
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A tal proposito, c'è da ricordare che i particolari compiti assegnati ai Reparti militari hanno comportato, anche per la vastità del territorio che ha interessato l'Operazione, una accentuata frammentazion e del personale in piccoli nuclei, ampiamente sparsi sul territorio. Le esigenze di comunicazione dei diversi nuclei tra loro e di questi con i propri Comandi mise in evidenza una certa inadeguatezza del "Sistema delle Trasmissioni" classico, componente essenziale dell'attività di é omando, Controllo e Coordinamento, calibrato per le normali necessità cli impiego operativo. Le stazioni radio in dotazione, infatti, per difficoltà di natura squisitamente tecnica, connesse con la particolare compartimentazione dell'ambiente nelle aree dei
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grossi centri abitati e con problem i di "visi bil ità elettromagnetica" all'interno delle ;wne urbanizzate, risultarono non del tutto idonee alle esigenze. Per porre rimedio agli inconvenienti riscontrati e per consentire comunque l'assolvimento del compito, furono approvvigionati apparati commerciali , d i tipo "palm are" , collegati tra loro tramite ripetitori. L' utili zzazione di stazioni radio commerciali di tipo "palmare", caratterizzate da dimensioni e pesi molto contenuti, ha inoltre consenti to al personale di operare con più efficacia e sicurezza, essendo in condizioni di impiegare con maggiore facilità l'arma in dotazione.
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Intervista al Generale Canino ,/.
Come si add iven ne alla decisione di imp iega re, in Sicil ia, le Unità dell'Esercito per combattere la Mafia? Perché al personale mil ita re impegnato nell'Operazio ne "Vespri sic iliani " venne attribuita la qua lifica d i ;'Agenti d i Pubblica Sicu rezza"? Come reagì la popolaz ione sici li ana a questa specie d i " invas ione" mi litare de ll 'iso la? A d ista nza d i dieci an ni, la persona più ind icata a ri spondere a queste domande è senz'altro il Genera le Goffredo Can in o, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito pro tempore e, quin di, pri mo attore d i qu egli avvenimenti, o ltre che testi mone qua li ficato, che così ricorda quel periodo . " La dec isione di imp iegare massicc iamente forze de ll' Esercito in compiti d i ordi ne pubb li co non si sv ilu ppò da un giorno all'a ltro, ma ebbe bisogno d i un peri odo d i matu razione. Ricordo che all' in izi o degl i anni '90, in Calabri a, si era no succeduti in poco tempo numerosi seq uestri di persona, che aveva no messo in lu ce una situaz ione cl i in control labi lità di quelle aree. L'Esercito, già da qualche anno, util izzava un pol igono situ ato in Aspromonte per far svo lgere alle proprie Brigate dei "camp i d i addestramento" . La presenza, anche se sa ltuaria, d i unità mil itari contri buiva a rendere meno " impenetrabile" que ll a zona p iuttosto imperv ia. Così che, quando l'allora M ini stro della D ifesa, M ino Martinazzoli, mi chiese cosa potesse fare l'Esercito per dare una mano alle Forze de ll 'O rd ine, gli presentai un prorne1J1ori a nel quale proponevo di rendere pi(i freq uente e costante l' utilizzo d i quel poligono di addestramento, in modo da poter assicu rare in quell 'area una presenza continua d i repa rti mil itari e d i rea lizza re una sorta d i "controllo del territorio" a favore dell'az ione dell e Forze dell 'O rdine. Ma, quella vo lta, il progetto fu acca ntonato a causa di ale::uni dubb i, sorti in sede istituzio nale, circa un siffatto impiego de ll 'Eserc ito e, soprattutto, per il timore cl i crea re eventuali contrasti con le Forze d i Po lizia. Nonosta nte ciò i l mio Stato Maggiore conti nuò a stud iare la poss ib ilità cl i impiegare propri reparti per acqu isire il controllo de l territori o in quelle zone dove la crimin alità organizzata sembrava aver sostituito la presenza de ll o Stato. Si in tendeva, attraverso l'avvicendamento sistematico cl i unità m ili tari, rea li zzare una spec ie di "occupazione" permanente ciel territori o e, qu in di, un contro ll o d iretto ed una sorveg li anza attiva delle aree dove i reparti dell'Esercito venivano imp iega li . Particolare attenzione veniva posta sulla assoluta e impresc ind ibi le necess ità di ri cercare e rea li zzare un corretto ed efficace rapporto con la popo lazione, d i raccordare l'az,ione dei so ldati con la sensib ilità del la gente e cl i elim in are nell 'opini one pubb li ca qualsiasi timore d i una "mi li ta ri zzaz ione" de l terri torio .
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Proprio nel maggio del ·1 992, pochi mesi pri ma de i "Vespri", in occas io ne d i un discorso ali' Accadem ia Mi li tare di Modena, avevo ri bad ito un concetto ne l quale credevo profondamente. L'Eserc ito d i un Paese democratico come il nostro è l'espressione della società cui appa rtiene ed opera unicamente nell' interesse dei c ittad ini e dell' intera co llettività nazionale, ga rantendo loro una "s icu rezza globa le" contro qua lsiasi pericolo proveni ente sia da ll' interno, quali il terrorismo e lacri mi nalità orga nizzata, che da ll 'esterno, con la difesa mi li tare cie l territorio e la difesa degli interessi nazionali, in Patria e al l'Estero. Ausp icavo che, in situaz ioni d i particolare emergenza, si potesse fa re ricorso all' impiego in tegrato de ll e varie o rganizzazioni armate dello Stato, superando la d istinzione tra l' imp iego de ll e Forze dell'Ordine solo per fronteggiare pericoli· intern i e quello de ll e Forze Armate proiettate so lo contro le minacce esterne. Qua ndo una de ll e Istitu zioni non riesce a sopraffare un fenomeno peri coloso, non è detto che l'altra non possa aiutarla a conseguire il successo, come peraltro è già prev isto nei compiti affidati all e Forze Armate. Questa mia posi zione incontrò, a quei tempi, d iverse cri tiche, ma la situ azione era destinata a matu rare rap idamente so lo pochi mes i dopo. Ci fu, infatti, l'emergenza in Sardegna, dove il picco lo Farouk l<assam era stato rap ito e crude lmente mu til ato. Anche in quell'occas ione fui convocato da l Ministro della Difesa, Salvo Anelò, che mi chi ese quali poss ibil ità ci fossero di impiega re repa rti dell ' Esercito in quell e aree. Risposi che un tale progetto era poss ibile e fattibile . Nacque così, nell'estate del '92, l'eserc itazione " Forza Paris", che non si proponeva ta nto lo scopo cl i contri buire d irettamente alla l iberaz ione del piccolo Farouk, quanto quello di cond urre, in coord inamento con le forze preposte all 'ord ine pubb lico, attività addestrative idonee a gara ntire un cap ill are contro ll o de ll e zone più impervie de l territorio del Nuorese. La m issione ven ne chiamata "esercitaz ione" e non "operaz ione" propri o per sottolinea re il fatto che le nostre Unità vi svo lgeva no attività di tipo addestrativo e no n d i ordine pubb lico . Il pri mo sa lto d i qualità nell' impiego dell'Esercito in compiti di sicurezza interna, in qua lche modo, però, era stato fatto e, devo di re, con gra nde successo, soprattutto per qua nto riguardava i nostri ti mori sui rapporti fra Esercito e popo lazione. Era no trascorsi pochi giorn i da ll' in izio della "Forza Paris", qua ndo si impose drammaticamente l'es igenza Sic ilia. Fui interpellato dal Min istro de ll a Difesa su quali possibil ità avesse l'Esercito di intervenire efficacemente sull' isola e ri sposi subito che potevamo ass icurare la presenza costante ai ci rca 7.000 soldati da avv icendare ogn i 40-50 giorni. Q uesta volta, però, quando si trattò cl i defi ni re le moda lità dell' in tervento, posi alcu ne condiz ioni che ritenevo asso lutamente necessa ri e per. conferire efficac ia e concretezza all'a zione de ll'Eserc ito. La pri ma fu quella di attrib uire, almeno agli ufficial i ed ai sottuffic iali, uno "status" giuri d ico, o una qua lifica, che consentisse loro d i fermare, identificare e, se necessa ri o, perquisire le persone sospette o i mezzi cli trasporto. In Sardegna avevo dovuto chi edere gli uom ini de i battaglioni Ca rab ini eri per poter ass icu rare ad ogni pattuglia la presenza d i un Carabi niere, quale "ane ll o" giu ri dico di co llegamento con la popolazione. In Sici li a volevo che i mi litari dell'Esercito agissero in pri ma persona, senza intermed iari, anche se la fu nzi one di raccordo con la Magistratu ra, per ovvi motivi, sarebbe rimasta alle Forze dell'Ordi ne.
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L'accettazione del la rich iesta, assolutamente nuova nell a storia delle Forze Armate, non fu accettata imm~d iatamente. Venne discussa nel corso d i una ri un ione, alla qual e pa rteciparono il Presidente del Consiglio, il M in istro degli Interni, quello del la Difesa, il Coma ndante dcli' Arma dei Carab ini eri, il Capo del la Polizia e io stesso quale Capo del l'Eserci to. In quel la sede, il presidente del Cons iglio, Giu liano Amato, dec isi per l'attribuzione del la qualifica di ''Agente d i Pubb lica Sicurezza" a tutti i mil itari impegnati in """ Sic ilia, compres i quelli cl i truppa. Fu quel la una svolta epocale, ottenuta con il fattivo e determ inate contributo proprio del Capo della Poliz ia, Vincenzo Parisi, che vedeva con grande favore e, direi, con alto senso del lo Stato, la possibilità di in crementa re in pochi giorni le Forze dell'Ordine cli diverse migliaia di elementi . Cosa che avrebbe consentito di mettere a disposizione de i magistrati impegnati nelle indagini tutte le Forze dell 'Ord ine presenti in Sicil ia. L'a ltra condizione che posi fu quel la che i soldati fossero impiegati non solo in compiti di vigilanza static i, ma anche in attività di controllo di na mi che, e che rimanessero agli ord in i dei propri Comandanti naturali. Desideravo che le Uni tà ed i Reparti, conservando in tatti i propri assetti organ ici ed alle d ipendenze de i propri Comandanti, fossero impiegati in tutte quell e attivi tà che consenti ssero loro cli esprimere al meglio il proprio peculiare addestramento "mil itare", quali per esemp io i pattugli amenti, i rastrell amenti, il controllo mobi le, i posti d i blocco, ecc. . Anche qui non fu facile supera re certe resistenze da pa rte dell e Forze de ll'Ord ine, che non vedevano con pi acere il fatto di delegare questo ruo lo ai so ldati, ma anche queste perplessità vennero superate. In sei lungh i an ni, i fatti han no ampiamente dimostrato che i mi li tari ha nno dato una prova di gra nde matu ri tà nel fare un uso estremamente corretto della loro qual ifica d i "Agente di Pubb li ca Sicurezza". Avevo promesso che non avrei mandato in Sic ili a i so ldati a fare i " Rambo", ma ad aiutare la popola zione fornendole la sicurezza con la loro presenza, e così è stato. A ll 'in izio i sicil iani furono sorpres i da un così massi cc io affl usso cli soldati e mostrarono una certa d iffidenza, frutto sia di una atavica preoccupaz ione di dover sub ire un'altra um il iante militarizzazione, sia dell a possib il ità di esser danneggiati nell'immagine co ll ettiva della Sic il ia. Ma i l popolo, co n la saggezza che gl i è propria, ci ha messo poco a capire che non vi sarebbe stata alcuna mili tari zzaz ione dell' isola e che quei giovan i soldati, figli essi stessi del popolo, era no lì per aiutarlo a debel lare quel la sottocultura che al imenta la de lin quenza ed a dimostrare la so lidarietà cli tutti gli Italiani. Così la gente ha accolto con affetto i soldati e ha fatto scoprire loro una Sic ilia molto d iversa da quel la che era stata sempre presentata.
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Organizzazione di Comando eControllo Trattandosi cli una Operazione di emergenza, a carattere "ecceziona.le" e "temporaneo", il Decreto Legge di autorizzazione prevedeva inizialmente una durata di impiego delle unità ~ull'isola di soli sei mesi, cioè fino al .31 dicembre 1992, salvo la possibilità di eventuali proroghe semestrali connesse sia con i risultati della missione, che con il perdurare della situazione dell 'emergenza stessa. Tutto ciò può dare una idea cli quello che è stato uno dei problemi fondamentali della missione: l'indeterminatezza della sua durata. L'impossibilità cli conoscere a priori la durata temporale effettiva dell'impegno, rendeva problematica l'impostazione di una pianificazione, operativa e logistica, adeguatamente calibrata all'Operazione. Il problema fu affrontato impostando, fin dall' inizio, una pianificazione proiettata sul medio termine, con la possibilità cli poterla estendere al lungo periodo. Uno stato di fa tto che avrebbe in flu ito sulla complessità dell'azione cli Comando, Controllo e Coordinamento, elemento fondamenta le per il successo di qualsiasi missione operativa. Le particolari caratteristiche dell'in tervento, che vedeva per la prima volta consistenti forze delJ'Esercito impegnate sul "fronte interno", e la necessità di assicurare la massima efficacia alla missione loro assegnata, richiesero una attenta messa a punto dell'Operazione e degli aspetti organizzativi in due diversi settori. Il primo settore era quello del coordinamento e dell'interazione con gli organismi
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IVespri Siciliani, luglio 1992 -giugno 1998 estern i alla Forza Armata, attraverso la concezione e lo sviluppo dell'attività cli pianificazione generale e del controllo operativo dei Reparti impegnati nell'Operazione, effettuati in collaborazione con le varie Autorità Nazionali interessate al1' esigenza. Il secondo riguardò la funzionali tà e il livello di efficacia della stessa missione, con la definizione dei compiti, delle responsabilità specifiche, dei limi ti di inrervemo, nonché della programmazione, a lungo termine, del concorso ch~) e Unità dell'Esercito dovevano fornire, ne.Ila lotta contro la criminalità organizzata, assieme alle Forze dell'Ordine presenti sull'isola. Da tutto ciò scaturì la necessità di realizzare due diversi livelli organizzativi, uno centrale ed uno regionale. A livello centrale, tutto il dispositivo dei "Vespri Sicilia ni ", - l'entità delle forze necessarie, i tempi per il loro afflusso, la dislocazione delle Unità ed il loro supporto 'logistico - venne pianificato e coordinato direttamente dallo Stato Maggiore dell'Esercito, che operava in stretto collegamento con il Comando Generale del]' Arma dei Carabinieri, con quello della Polizia di Stato e con la Direzione Investigativa Antimafia. A livello regionale, il Comando, il Controllo Operativo ed il Coordinamento del le fo rze Militari Terrestri, sia quelle stanziali sia quelle inviate in rinforzo, venne affidato al Comandante della Regione Militare Sicilia, collegato, per il tramite del proprio Comando, con i responsabili regionali delle Forze dell'Ordine, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, e con la Magistratura. A questo livello, peraltro, si resero necessari degli adattamenti e delle nuove scelte strutturali, tenuto conto del fatto che ad un Comandante cli Regione Militare, con responsabilità operative su tutta la Sicilia, non corrispondeva sull'isola un'altra Autorità Statale con pari giurisdizione territoriale. L'elemento più significativo fu costituito dalla necessità cli dover avvicinare le due componenti operanti sul territorio, Forze di Polizia e Forze dell'Esercito, rendendo quanto più possibile aderenti le rispettive organizzazioni. Così l'Esercito, delle due organ izzazioni quella con maggiori caratteristiche cli flessibilità ed una più ampia capacità di assumere strutture diverse, in funzione degli scopi eia raggiungere e dei mezzi e deUe modalità utilizzate, dovette adattare i propri dispositivi e le proprie strutture operative a quelle preesistenti delle Forze dell'Ordine, cbe erano fo ndamentalmente modellate sulla organ izzazione amministrativa civile del territorio. Ragione per cui la dislocazione delle forze militari terrestri sul territorio fu realizzata in piena aderenza alla suddi visione della struttura amministrativa civile della Sicilia. Pertanto, l'organizzazione cli Comando e Controllo si plasmò sulle Province, che erano le suddivisioni amministrative cui facevano capo sia le Prefetture, che le Questure ed i Comandi Provinciali dell 'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
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L'organizzazione di Comando e Controllo venne realizzata, inoltre, anche tenendo conto della dislocazione dei Comandi delle Un ità permanentemente stanziate in Sicilia, della entità delle Unità assegnate in rinforzo e della organizzazione dell'Amministrazione Civile. Ai fini della lotta alla criminalità organizzata, la Sicil ia venne ripartita in due gran di aree ammin istrative, quella Occidentale e quella O rientale, a.ll' interno delle quali vennero individuate delle "Zone di Intervento Mi litare" , articolare a loro volta in uno o più "Settori di Intervento", ciascuno corrispondente ad una Provincia amministrativa. L'area Occidentale, per talune attività di coordinamento, venne posta sotto la giurisdizione della Prefettura di Palermo, che estese la propria competenza anche sulle Prefetture delle province di Trapani, Agrigento, e Caltanissetéa; l'area Orientale fece capo alla Prefettura di Catania, con le province di Enna, Messina, Ragusa e Siracusa. Partendo da questa suddivisione amministrativa, il Comando della Regione Militare della Sicilia ripartì l'intero territorio di propria giurisdizione in cinque "Zone di Intervento ": - "Settentrionale", comprendente la provincia di Palermo,,la cui responsabilità fu presa direttamente dal Comando della Regione Militare della Sicilia, nel.la persona del Vice Comandante della Regione Militare; "Occidentale", comprendente la provincia di Trapani, posta sotto la responsab ilità del Comandante d i uno dei Reggimenti in avvicendamento; - "Meridionale", comprendente le province di Agrigento e Caltanissetta , sotto la responsabilità del Comandante di una delle Brigate in avvicendamento; "Nord Orientale", comprendente le province di Messina e Catania, sotto la responsabilità del Comandante della Brigata Meccanizzata "Aosta", di stanza sull'isola;
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- "Centro Sud Orientale", comprendente le province di Enna, Ragusa e Siracusa, posta sotto la responsabi lità del Comandante di una delle Brigate in avvi· cendamento. In ogni "Zona di Intervento" furono dislocate forze pari ad una Brigata, con il proprio Comandante, il Reparto Comando e Trasmissioni e più.,...Reggimenti, in numero variabile, in funzione del numero di province comprese nel territorio da tenere sotto controllo. Le "Zone di Intervento" erano a loro volta suddivise in "Settori di Intervento", coincidenti con i limiti amministrativi della Provincia, affidati ad un Reggimento. Ogni Brigata, che è la più piccola Grande Unità autonoma dal punto cli vista logi stico ed operativo, disponeva, quale supporto logistico, ciel proprio Battaglione Logistico e della propria Compagnia Genio G uastatori. Peraltro, in alcuni casi, in funzione delle esigenze specifiche, i Comandi da cui dipendevano le Brigate assegnavano, a favore delle forze impegnate, ma alle dirette dipendenze de.I Comando della Regione Militare della Sicilia, taluni Reparti minori e supporti tattici, affiancati da Squadroni dell 'Aviazione dell'Esercito. Ciascun "Settore di Intervento" disponeva di una "Sala Operativa", attivata, ventiquattro ore su ventiquattro, con personale del Reggimento responsabile. Esse facevano tutte capo alla "Sala Operativa" della "Zona di Intervento", della quale il "Settore" faceva parte. Le "Sale O perative" delle "Zone di Intervento", a loro volta, facevano tutte capo al "Centro Operativo", attivato presso il Comando della Regione Militare, il cui nocciolo centrale era costituito dal "Centro Decisionale", retto dal Vice Comandante della Regione Militare. Per il solo "Settore cli Intervento" di Palermo, la "Sala Operativa" del Reggimento dislocato in città coincideva con il "Nucleo Operativo" del "Centro Operativo" di Regione Militare. Il punto di incontro, confronto e dialogo, tra il comparto militare e quello civile era costituito dalla figura del Prefetto, quale organo della Amministrazione della Pubblica Sicurezza. Egli, infatti, in ambito provinciale, non è solo un soggetto ed un organo politico con compiti generali di indirizzo, di attuazione e di controllo della volon tà governativa centrale, ma è anche e soprattutto, quale Autori tà Provinciale di Pubblica Sicurezza, una figura autonoma cli Autorità Governativa Provin ciale. Q uando cioè il Prefetto agisce quale Autori tà Governativa ·Provinciale, egli esplica una semplice attività sostitutiva, o delegata, a nome e per conto del Governo. Quando, invece, agisce quale Autorità Provinciale cli Pubblica Sicurezza, egli svolge, in maniera permanente e sistematica, una attività autonoma di indirizzo e coordinamento, con la massima libertà cl' azione, alla quale corrisponde la sua piena responsabilità sulla legittimità degli atti esplicitati e dei risultati obiettivamente conseguiti nel territorio cli propria competenza, nel settore dell'Ordine Pubblico. Per l' espliqzione di tale funz ione, l'ordinamento conferisce al Prefetto un potere di direttiva proprio, che gli consente di non scendere a dettagliare i minimi particolari, lasciando al destinatario margini apprezzabili di autonomia nella realizzazione del proprio intervento. Il collegamento con le Prefetture venne realizzato, per ciascuna Provincia, nel1' ambito dei "Comitati Provinciali per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica", organi collegiali periferici, speculari del medesimo organo esistente a livello centrale, il
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"Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica" . Il "Comitato Provinciale per l'Ordin e e la Sicurezza Pubblica", dimostratosi l'elemento cardine dell'intera Operazione, è l'organo ausiliario di consulenza del Prefetto per l'esercizio delle sue attribuzioni cli Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza. Esso costituisce il punto di incontro tra un flusso di informazioni e notizie che vi affluiscono ed un altro flusso di direttive operative che si dipartono. La fonte delle notizie in arrivo, in questo caso, era costituita d all'insieme delle attività informative delle singole Forze di Polizia e delle diverse strutture, i cui vertici pa rtecipavano al Comitato. Le indicazioni di partenza, invece, erano il risultato delle analisi, delle valutazioni tecniche e politiche della situazione, o delle situazioni, in esame e rappresentavano le d irettive generali di indirizzo operativo per le singole Forze di Polizia e dell'Esercito che vi prendevano parre. Il "Comitato", cli norma, è presieduto dal Prefetto ed è composto dal Questore, dal Comandante Provinciale dell' Arma dei Carabinieri e da quello della Guardia di F in anza. Ai fini della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché della prevenzione e della difesa dalla violenza eversiva, il Prefetto può chiamare a partecipare alle sedute del Com itato le Autorità local i di Pubblica Sicurezza e i responsabiìi delle Amministrazioni dello Stato e degli Enti locali interessati ai problemi da risolvere. In tale sede i Comandanti Mil itari, o gli Ufficiali di Collegamento che li rappresentavano, erano chiamati a partecipare all'attività decisionale, a pari titolo con i
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rappresentanti delle Forze dell'Ordine, allo scopo di individuare congiuntamente le possibilità opera tive ed i limiti di competenza delle rispettive componenti, al fine ultimo di definire le direttive generali per l' assolvimento dei diversi compiti di cia; cuna struttura operativa. La presenza di un rappresentante dell'Eserci to, inserito permanentemente nei "Comitati Provinciali ", ha consentito di segui re con continuità la situazione informativa relativa all'Ordine Pubblico, di realizzare, quindi, gli opportun i flussi di informazione e di rendere tempestiva l'emanazione delle linee d'azione e delle direttive specifiche del Prefetto. Era, infatti, nelle riunioni periodiche di questi organismi, alle quali i responsabili militari • partecipavano su un piano di completa parità con i Comandanti delle Forze dell'Ordine, che venivano prese in esame le diverse esigenze relative all'Ordine Pubblico. Al termine, effettuato l'esame congiunto delle esigenze e sulla base delle intese e degli accordi raggiunti, il Prefett.o stabiliva per le Unità dell'Esercito specifiche direttive riferite alle attività da svolgere, agli obiettivi da vigilare, ai pattugliamenti, alla cooperazione con le Forze dell'Ordine, ecc ... Sulla base delle direttive impartite dal Prefetto, il Comandante Militare procedeva alla pianificazione delle attività di propria competenza ed alla definizione delle modalità più idonee per il loro espletamento. Le operazioni "tattiche", svolte dalle Unità sul territorio, ven ivano, poi, gestite in concreto dalle varie "Sale Operative" di "Settore", che, a loro volta, per il tramite di quelle delle "Zone di Intervento", facevano capo al "Centro Operativo" del Comando della Regione Militare. Inizialmente, le apposite "consegne", che venivano elaborate da ogn i Comandante per le attività cli vigilanza, fu rono sottoposte al Prefetto per la loro sanzione, ma, successivamente, tale procedura venne abbandonata proprio per contribuire a separare più chiaramente le competenze e le responsabilità di ciascuno ed a salvaguardare i rispettivi margini di autonomia. Infatti, il Prefetto doveva limitarsi ad indicare solo l'obiettivo da conseguire, mentre il modo per perseguirlo era specifica competenza ciel Comandante militare, al quale spettava la responsabilità dell' impiego delle proprie Unità e la defin izione delle modalità operative di dettaglio con le quali effettu are gli interventi. In caso di operazioni congiunte con le Forze dell'Ordine, le attività che dovevano essere svolte venivano ulteriormente messe a punto e coordinate in apposite riunioni. presso le Questure competenti; invece, quando era previsto che le Unità dell'Esercito agissero autonomamente, gli Organi di Polizia veni.vano preventivamente e dettagliatamente informati circa le attività che sarebbero state svolte dai Reparti. La presenza di rappresentanti permanenti della Forza Armata in seno ai "Camita-
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ti Provinciali" consentì, inoltre, ogni qualvolta fu possibile, di far prendere in considerazione e, quando necessario, cli far prevalere le modal ità operative tipicamente militari per lo svolgimento dei servizi di vigilanza e di protezione. Allo scopo di evitare il pericolo di sovrapposizioni ovvero di pericolosi vuoti nel1' azione cli controllo e prevenzione, tutte le attività relative alla sorveglianza del terri torio, decise nel l'ambito dei "Comitati Provinciali", venivano soctoposte ad un accurato coordinamento tra i vari organismi ad essa preposti. In particolare, presso la Questura cli Palermo, si concretizzò un modello originale di integrazione costituito dal "Com itato Tecnico Operativo Interforze", del quale facevano parte i rappresentanti di tutte le Forze dell'Ordine, compreso un Ufficiale dell'Esercito, e delle altre Istituzioni interessate alle attività da espletare. I1 "Comitato Tecn ico Operativo" esp rimeva pareri, d i ordine prevalentemente tecnico, relativi alla sicurezza degli obiettivi sensibili e delle personalirà esposte a rischio. Per esempio, decideva sulla necessità di imposizione cli limiti o divieti alla circolazione, sulla localizzazione ed estensione delle zone di rimozione delle autovetture, sui sigilli da apporre ai tombini, alle cabine elettriche od a quelle telefoniche, sulla posizione più opportuna delle fermate dei mezzi pubblici o sull'individuazione delle aree per i parcheggi ed i mercati rionali. F u questa un a metodologia cbe si rivelò efficacissima e che consentì di azzerare, in pratica, il rischio di pericolose sovrapposizioni di interventi o di mancanza di coordinamento tra i vari soggetti dello Stato schierati sul campo. La Forza Armata, nello svolgimento dell'Operazione "Vespri Siciliani", non sviluppò mai una vera e propria attività informativa autonoma, in quanto, per la finalità delle operazioni di vigilanza e controllo del terri torio, le Unità potevano efficacemente usufruire del contributo informativo ed investigativo delle Forze dell'Ordine. Le informazioni, che provenivano dalla Prefettura, dalla Questura e dal Comando Provinciale dei Carabinieri, erano attinenti esclusivamente agli. obiettivi ed agli scopi della vigilanza militare.
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Da notare anche che la qualifica cli "Agente di Pubblica Sicurezza" non consentiva comunque al person.ale militare l'accesso diretto alla "Banca Dati" delle Forze dell 'Ordine. L'incon,reniente fu risolto dislocando appositi "nuclei", dorati di apparati radio, presso le "Sale Operative " dei Comandi Provinciali dei Carabinieri, che fungevano da "capo maglia" di una apposita rete radio, in gra.90 di fornire, a tutti i siti ed ai posti di blocco dell'Esercito, immediato riscontro. alle richieste di vaglio delle general ità cli persone o dei dati su targhe e vetture ritenute sospette. Inizialmente era stato previsto che l'Operazione "Vespri Siciliani" dovesse terminare alla fine del 1992 11 , ma, alla luce dei risultati ottenuti fin dall'inizio e sulla b ase delle richieste delle Autorità locali, essa venne prorogata dal Governo con successive determinazioni, assun te nell 'ambi to del Consiglio dei Min istri, con estensioni, dapprima, deHa durata di sei mesi e, poi, di due soli mesi per volta. Segno questo dell'incertezza che regnava in ambito politico circa la durata dell'Operazione alla quale si desiderava in qualche modo porre termine, ma dalla quale non si sapeva come uscire, visto che vi erano fortissime sollecitazioni, soprattutto locali, a farla proseguire. L'esperienza che veniva maturata nel tempo, a mano a mano che l'O perazione "Vespri Siciliani" continuava, e la conseguente esigenza di razionalizzare al meglio l'impiego delle forze disponibili, in modo da consentire loro di svolgere anche il normale addestram en to, o l'impiego in alt ri imp ortanti compiti istituzionali 12 , oltre che la necessità di contenere i costi fi na nziari dell a missione I3, portarono con il tempo a successivi rimaneggiamenti del dispositivo iniziale.
11 Cfr. il saggio della Prof Pc1squali11 1.
I 2 A wI proposito, si tenga presente che 1'Esercito ltal iano, nei sei an11 i che vanno dal ·1992 al 1998. inizio e termine dell'Operazione " Vespri Si c i liani'', .ha effelluato anche le seguenti missioni: Operazione " Ibis" (Somalia>; O perazio ne "i\ lba tros" (Mo zambico): Opcra7 ionc ''Tcsluggine" (llalial; Opernzione ·' Riace" (ltaliai; Operaz ione " Partenope" (Italia); O peraz i o ne " Ippocam po " (Ruanda}; Opernzione "Sa lento" (Ital ia); O peraz io ne " I - FOR " ! Bo snia); O peraz io ne "S - FO R" (Bo sn ia); O perazione ";\lba" (,\lban iai .
13 Cfr. il saggio della Prof. Pasqualini, pag. H,
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A partire dal gennaio 1993, due <lelJe "Zone <li lntervento ", quella "Settentrionale" e quella "Occidentale", vennero unificare per dare vita alla "Zona cli Intervento Nord Occidentale", comprendente le province di Palermo e Trapani e posta sotto un unico Comando, a livello Brigata, che aveva alle proprie dipende;12e tre Raggruppamenti. Si passò così ad una nuova ripartizione della regione in quattro "Zone di Intervento": la "Nord Occidentale"; la "Nord Orientale" ; la "Meridionale"; la "Centro Sud Orientale". L' avvicendamento delle forze sull'isola , inizialmen te organ izzato con cadenza mensile, venne successivamente portata ad una cadenza bimestrale, allo scopo di ottimizzare il periodo d'impiego del personale e cli limitare gli oneri logistici e finanziari dei trasferimenti. Perdurando .l'Operazione, Io Stato Maggiore dell'Esercito si rese conto che l' assetto inizialmente adottato, fondato sull'invio di Unità a livello Brigata, implicava il fatto che il Comandante de!Ja Brigata ed il suo Stato Maggiore rimanessero assenti per lungo tempo dalla sede stanziale della Grande Unità di appartenenza. Ciò comportava, ovviamente, che fosse molto difficile esercitare, a distanza, I' azione di comando sull'aliquota cli forze, talvolta consistenti, rimaste in sede e che non partecipavano ai "Vespri" , e, di conseguenza, era problematico poter esplica-
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14 Operaz ion e ;, Tes tu ggin e" ('I 6 agosto 1993 - 28 febbraio 1995i. La mi ssio ne fu o rga ni zzata per incrementare la sorvcglian1.a del confine tra Ital ia e Slovenia. onde p reven ire i ngress i irregol ari cl i perrnne, mezzi e materiali. L'esigc117a ha comportato un impegn o medio d i 400 so l ri al i trail i dalla Brig,1ta Alpina "Julia" per la provi ncia di U di ne, e, a turno, dalle Brigate del 5° Corpo d'Arma ta per quelle cl i Gorizia e cl i Trir.s1r.. Co111plcssiva111e111e hanno preso parte all'Operazione c irca 6.400 uomini, all e dipendenze del Comando della Regione M i litare ì':ord Est. Da l gennaio 199,1, in analogia rnn quanto già allua10 nell 'ambi to dei " Vespri Sicili ani", ;1i soldati venne attribuito lo "statu s" d i ".Agente cl i r ubb l ica Sicurc7.7a".
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re le normali attività addestrative, logistiche ed amministrative e quelle organizzative .connesse con gli tdteriori impegni operativi che l'Esercito stava assumendo nel periodo. A ciò si aggiunga che, essendo state avviate altre Operazioni sull a falsariga dei "Vespri", si stava creando una sempre maggiore esigenza di dispo1y bilità di forze. In particolare, nell'agosto del 1993 iniziò l'Operazione "Testuggine" 14, al confine Nord Orientale, e, sei mesi più tardi, verso la fine di gennaio 1994, partirono l'Operazione "Riace" l5 , in Calabria, e la "Partenope" 16, a Napoli. Tutte queste missioni nacquero proprio sull 'onda dei risultati positivi conseguiti dall'Operazione "Vespri Siciliani", che convinsero i vertici politici a ripetere l'esperienza maturata in Sicilia anche in altre regioni "a rischio" dell'Italia Meridionale, con compiti del tutto analoghi, fina lizzati semp re al controllo del territorio ed al recupero di personale delle Forze dell'Ordine da attività non strettamente di natura investigativa e giudiziaria. Le motivazioni connesse con l'esigenza di economizzare e razionalizzare le risorse umane e quel le finanziarie, oltre che con quella di carattere addestrativo, e la necessità di far fronte ai vari nuovi impegni operativi assunti dalla Forza Armata, costrinsero lo Stato Maggiore dell'Esercito a rivedere la struttura organizzativa e l'articolazione di comando e controllo dell'intera Operazione "Vespri Siciliani". Venne deciso, pertanto, di suddividere il territorio in tre sole "Zone di Interven to" e di attribuire le relative responsabilità operative non più ai Comandi di Brigata, ma a quelli di Reggimento. Ciò fu reso possibile anche dal fa tto che, nel fra ttempo, la struttura logistica della Regione Militare della Sicilia, che era calibrata per supportare e sostenere le sole Unità stanziate permanentemente sul l'isola, era stata notevolmente incrementata e messa nelle condizioni, con pochi minori rinforzi, di poter svolgere in proprio le attività logistiche a favore delle fo rze provenienti dalla penisola.
15 O perazione '' Riace" (2 6 gennaio 19(),1 - 15 dicemb re 1995). La missione fu organi;lala in Cala bri a per contrastare la criminalità organizzala, mediante il controllo del lerri to ri o, nell e zone d i Reggio Calabria, Locri, Catanz;1ro e Cosenza. L'esigenza ha compor ta l o tr n impegno med io cl i 1.350 uomin i in quad rati in due Reggi men ti d i " form az ion e" . C:omplessivamenle vi hanno preso pari e o l tre 16.000 uo mi n i, provenienti d;1 tutti i reparti dell' Esercito.
l 6 Operazione "Parlenope" Cl 8 febbraio 1994 - 4 settembre 1995),
ha vi sto l'impegno di c irca 500 sol dati per la v igilanza dei che
tri b unali e dell e c;1 rceri , nella citl;i cl i Napoli e nella su,1 provin cia.
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La conseguenza di ciò fu che, avvalendos i in misura sempre crescente del sostegno logistico assicurato dalla Regione Militare della Sicilia, fu possibile li mitare l'i mpegno delle forze a quelle specificatamente "operative", i Reggimenti per l'appunto, limitando al minimo· indispensabile l'afflusso delle com1)onenti locl'istiche le cui b ' funzioni potevano adesso essere assolte dagli Organi Logistici regionali e dei Comandi di Brigata. Le disposizioni impartite furono quelle di contenere l'entità delle aliquote cli comando e logistiche entro il limite del 25 % del la forza complessiva reggimentale. Tale limite, se ci si riferisce alle forze complessivamente impiegate, fu generalmente rispettato. Fu necessariamente superato solo nei casi nei quali i Reggimenti furono impiegaci, per aliquote, in comuni molto distanti tra loro, con la conseguenza che fu necessario dare vita a "distaccamenti" con proprie autonome organ izzazioni cli comando, cli sicurezza e logistiche. In quesr.i casi, per guanto riguarda le attività logistiche, si fece il più ampio ricorso alle organizzazioni civili similari, quali ristoranti, officine ed ospedali. Qualche problema, in questo campo, fu causato dal fatto che il "Regolamento cli Amministrazione Unificato", che regola tutte le attività amministrative delle Forze Armate, non consentiva che i Comandanti di Reggimento, nei momenti di emergenza, potessero accedere alle risorse locali in tempi rapidi e con procedure snelle. Passando dal modulo organizzativo del livello Brigata alla nuova configurazione reggimentale, la competenza dei relativi Comandanti si allargò anche al settore dei contatti con le Au torità civil i e mili tari provinciali, la Prefettura, la Questura, il Comando Provinciale dei Carabinieri e, contestualmente, i Comandanti di Reggimento furon o delegati a rappresentare la Forza Armata nei "Comitati Provinciali per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica" . Furono, altresì, riordinate le forze operative nelle singole province, allo scopo di con tinuare a garan tire il presidio dei punti considerati più sensibili e la condotta di una adeguata attività mobile per il controllo del territorio, in coordinamento con le Forze de'll'Ordine. La scelta di impiegare esclusivamente Reparti a livello reggimentale comportò, naturalmente, maggiori oneri a carico dei Reggimenti stessi nella gestione delle attività logistiche. Così che, in questo modo fu possibile collaudare sul terreno la validità della nuova formu la "reggimentale", da poco reintrodotta nell'Esercito, in grado, per disponibil ità cli organi cl i comando ed esecutivi, cli coordinare efficacemente unità e rinforzi assegnati "ad hoc " per la missione. Pertanto, a partire dal Gennaio ciel 1994, mentre agli ordini del Comandante della Regione Militare Meridionale iniziavano le Operazioni "Riace" e "Partenope", quello della Regione Militare della Sicilia provvedeva alla definizione di un nuovo dispositivo di comando e controllo.
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L'isola venne ripartita in tre "Zone di Interven to", in ciascuna delle quali venne previsto l'impiego di u110 o più Reggimenti, posti alle diretre dipendenze dei Comandi demoltiplicafori della Regione Militare. In particolare, fu rono costituite la: "Zona di In tervento Occidentale", comprendente le province di Palermo, Trapani ed Agrigento, affidata al Vice Comandante della Regioq_e Militare della Sicilia; "Zona di Intervento Centrale", comprendente le province di Catania, Caltanissetta, e Ragusa, affidata al Comandante del 1.6° Comando Operativo Territoriale di Catania; "Zona di Intervento Orientale", comprendente le province cli Messina, Siracusa ed Enna, affidata al Comandante della Brigata Meccanizzata "Aosta". /
17 Operazione "Sa lento'' i I O maggio - 3 novembre 1995). Organizzata con gli stessi c ri teri dei '·Vespri'', per il contrasto del contrabbando in Puglia cri il controllo della fronl i era 111aritt i111a. La missione ven ne affidata al Coma ndo dell a Regio ne /v\ili tare Meridion;1le, che si avva lse del Comandan te della Brigata " Pinerolo'', di stanza a Bari, per l'cserci%io del con trol lo operativo delle forze i111piegate. L' i mp egno 111edio fu di ci rc;1 650 uo min i, riuni ti in un Reggimento di ''iorrnaz ione", per i l control lo del la fasc ia cosi i era che da Bri ndisi porla a San ta Maria di Leuca.
rn Cfr. il saggio della Prof. ni, pag. 40
Pasquali-
Intanto, in Puglia, nel maggio del .1995, era iniziata l'Operazione "Salento" 17 l'ultima missione in ordine cronologico, affidata all'Esercito per contribuire alla sicurezza interna del Paese. Dal 1° settembre 1.995, con il Decreto Legge n. 277 18, venne presa la decisione cli sostituire gradualmenre le Forze dell'Esercito, impegnate in compiti di Ordine Pubblico, con personale delle Forze di Polizia, i cui organici sarebbero dovuto essere incrementati, Ma è solo a partire dal secondo semestre del 1996 che fu effettivamente concordato con il Ministero degli Interni un piano di graduale riduzione delle forze, da attuare in due fasi. La prima fase, iniziata ai primi di Settembre dello stesso anno, vide il ritiro di circa un migliaio cli soldati dalle province di Agrigento, Trapani e Ragusa. La seconda, effettuata ai primi di Luglio dell'anno successivo, coinvolse circa 800 soldati che lasciarono definitivamente le province di Siracusa e di Enna. In quest'ultima fase del secondo semestre ciel 1996, il dispositivo venne articolato in due sole Zone d'Intervento: - "Occidentale": comprendente la provincia di Palermo, responsabile il Comando della Le,;a, Reclutamento e Mobilitazione della Regione Militare Sicilia, con sede a Palermo; - "Centrale": comprendente le province di Catania, Caltanissetta e Messina, responsabile il 16° Comando Operativo Territoriale, con sede a Catania. Le responsabilità del comando e del controllo su tutte le fo.rze dislocate nell' isola rimasero sempre nelle mani del Comandante della Regione Militare della Sicilia, dal quale, per l'intera durata dell'Operazione, continuarono a dipendere tutte le forze militari terrestri impegnate nei "Vespri", Il livello complessivo di forza impiegata nella missione scese, nel luglio del 1997, a circa 4 .200 soldati. A partire dal mese di febbraio del 1998 iniziarono le operazioni finali per la graduale e completa sosti tuzione dei Reparti militari con le Forze di Polizia. Alla fine dello stesso mese terminarono le attività di avvicendamento nel "Settore di Intervento " di Messina ed il 20 aprile successivo in quello di Caltanissetta. li programma completo prevedeva che il rientro definitivo dei soldati, che ancora operavano nei "Settori di Intervento" di Catania e di Palermo, dovesse essere attuato entro la fine di giugno 1998. Il 25 giugno 1998, infatti, l'Operazione "Vespri" venne definitivamente chiusa.
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Organizzazione Logistica Completati, nel giro di poch i giorni, il movimento e lo schieramento delle prime Brigate inviate in Sicilia, lo Stato Maggiore dell 'Esercito si apprestò a pianificare, organizzare ed attivare l'afflusso e l'avvicendamento degli altri Reparti suJJ'iso.la ed il loro sostegno logistico. Si trattava di assicun;re i rifornimenti, essenzialmente di viveri, cli carburanti, cli equipaggiamenti e cli munizioni, oltre che le riparazioni e la manutenzione dei mezzi e delle armi, alle due Brigate ed al Reggimento che, inizialmente ogni due mesi, a turno si r.ischieravano in Sicilia. Inoltre, era necessario pianificarG ed organizzare il trasporto degli uomini e dei mezzi di queste Grandi Un ità e trovare una sistema'.lione alloggiativa adeguata per circa 6.000 soldati. L'organizzazione logistica del Comando Regione Militare della Sicilia era calibrata per fornire il sostegno alle sole forze di stanza permanente sull'isola, una Brigata, un Reggimento Addestramento Reclute, un Reggimento del Genio, un Reggimento de.lle Trasm issioni, un Reggimento Trasporti, un Reggimento clell' Aviazione dell'Esercito ed altre Unità di Supporto. Il Comando dei Servizi Trasporti e Materiali della Regione Militare si trovò fin dall'inizio a dover affrontare tutti i problemi derivanti non solo dal raddoppio delle forze presenti, ma anche dall'afflusso di Unità dotate di mezzi, materiali ed armamento abitualmente non in dotazione ai Reparti di stanza in Sicilia. A ciò si aggi unga che le distame tra le Unità impegnate nelle operazioni e gli Organi Logistici della Regione Militare, anche a causa dell a conformazione morfologica ciel territorio, non sempre consentivano un facile e regolare flusso degli approvvigionamenti. Una difficoltà in più fu rappresentata dalla contemporanea costituzione, in Sicilia, di due nuovi Reggimenti e dalla concomitanza delle missioni internazionali di
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·19 Si tratta della suddivisione tradi zionale della "catena" degl i Organi e delle ;\ 1tivi1:1 Logistiche nei suoi vari l ivelli, o "anel li'', c iascuno dei quali è dipendente da quello superiore. Il " Primo Anello" riguarda le Compagnie, i B,1tu glion i ed i Reggimenti, al "Secondo" troviamo le Brigate e le Divis ion i, al " Terzo" c'è l'Organizzazione Terri loriale, che dipende dalle Region i M ilit,iri, ed il "Quarlo" è rappresentato dal l,1 sl ruttura industriale naziona le., sia civi le che militare. !\egl i ultimi anni tulla l'Organizzazione Logistica, anche alla luce delle esperien ze matu rale con l'organizzaz ione e la condo tta delle missioni fuori della Madrepatria, ha subi to una profonda razional izzazione che la vede articolata in due grandi "rasce", la " Logistica di Aderenza", o " Logistica Operativa", che è quella degl i O rf\ani Logi stic i, comp letamen te mobili e "proic u ab ili" . dell e Unità Operative Terrestri, e l,1 " Log i st i ca di Sos tegno", o "C ra ndc Logi stica" , c he opera preva len temen te con gli Organi Logistici dislocati in Madrepatria, rn.i che sono in grado di "proiettare" cl ementi special istici .
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supporto alla pace, che, comunque, assorbivano anche fo rze ed energie dei Reparti stanziali. Sul piano delle attività logistiche, cioè i rifornimenti di viveri, carburanti e material i, le riparazioni e la manutenzione dei mezzi, il sostegno alle Unità venne assicurato, in un primo tempo, dai battaglioni Logistici delle Brigate di appartenenza, che a loro volta si appoggiavano agli Organi Logistici ed ai Sup[Xlrti del Comando della Regione Militare della Sicilia. I Battaglioni Logistici operarono a 360 gradi, specie nel settore dei rifornimenti, del materiale della Sani tà, della Sussistenza, della Motorizzazione e del Commissariato. Il flusso dei riforni menti del "Primo Anello" l 9 avveniva dall'avanti all'indietro, cioè 1(2 Compagnie ed i Battaglioni si recavano a prelevare i rifornimenti presso il "Secondo Anello", ossia i Battaglioni Logistici delle Brigate, con l'eccezione dei carburanti che venivano recapitati direttamente a domicilio mediante autocisterne. A loro volta· i Battaglioni Logistici, per ripianare le proprie scorte, si appoggiavano al "Terzo Anello", costituito dagli Organi Logistici della Regione Militare. Ciò comportò per questi Organi un notevole incremento delle proprie attività, specie nel campo del mantenimento, dovuto al numero sempre crescente di interventi di riparazione a favore delle nuove Unità. Per esempio, presso l' 11 /\ Officina Riparazioni, con sede a Palermo, durante i primi mesi dell'Operazione, si verificò un notevole incremento nel consumo di parti di ri cambio per i veicoli medi "VM90" e le autovetture da ricognizione "AR76". L' l 1° Reparto Rifornimenti, con sede a Messina, dovette reperire, in poco tempo e in gran quantità, materiali eterogenei quali giubbotti antiproiettile, elmetti in "kevlar", segnaletica per posti cli blocco, "metal detectors" ed "edicole" con vetrate bl indare, per la protezione passiva dei soldati. I Battaglioni Logistici delle Brigate lavorarono soltanto per i primi due anni dell'Operazione. Dopo, a partire dalla fine del 1994, la logistica della missione subì una svolta: non vennero più inviate nell'isola le Brigate al completo, ma singoli Reggimenti, con i propri Organi di Supporto di "Primo Anello" . In seguito al ridimensionamento del dispositivo operativo, dell'entità delle forze e conseguentemente al l'invio in Sicilia di Unità solamente a livello reggimentale, l'onere ciel supporto logistico passò interamente al Comando Regione Militare, che ebbe la competenza sia delle attività logistiche del "Secondo Anello", a favore degli organi logistici dei Reggimenti, sia del concorso per l'assorbimento deJle riparazioni e delle lavorazioni che superavano le capacità del livello in esame. Così, mentre i Battaglioni Logistici di Brigata rimasero in sede, per esplicare le attività di "Secondo Anello" a favo re delle proprie Grand i Unirà, per tutti i Reggimenti inviati in Sicilia le stesse funzion i vennero assolte dal solo Battaglione Logistico "Aosta" , debitamente rinfo rzato in personale ed organi tecnici, e quelle di "Terzo Anello" dalla 11 11 Officina Riparazioni dell'Esercito e dall'll O Reparto Rifornimenti. L'll O Reggimento Trasporti "Etnea", di stanza a Palermo, venne impegnato, con l'impiego a massa dei propri mezzi, per l'effettuazione dei trasporti necessari per il moviinento.dei Reparti dalle stazioni ferroviarie e dai porti ed aeroporti cli arrivo fino alle aree di schieramento e, mediante il decentramento di parte dei prop ri
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mezzi, per l'incremento delle capacità cli trasporto delle Unità proven ienti da fuori reg10ne. Così. che il dispositivo logistico sul territorio risultò fondato su due soli "anelli": quello "territoriale", costituito dagli Organi Regionali, e quello "operativo" di aderenza, rappresentato dagli organi di comando, esecutivi e logistici dei Reggimenti. Ne conseguì l'esigenza, in generale, di incrementare l'autonomia logistica de.I livello reggimentale, conferendogli una maggiore capacità logistica, con particolare riguardo per le attività di riparazione, di trasporto e di manu tenzione, con conseguente aumento dell'entità e del "peso" delle scorte di materiali. Ai Reggimenti, inoltre, furono assegnati in rinforzo organ i esecutivi e ·personale specializzato, per incrementare le proprie capacità di effettuare lavorazione e di condurre interventi correttivi. I controlli di affidabilità sui mezzi e le altre attività di maggior peso vennero garantite, invece, eia "Squadre a Contatto" della Regione Militare, che, su chiamata, si recavano presso i Reparti, e dagli Organi Logistici Regionali. [ movimenti ed i trasferimenti delle Unità, dalla penisola all'isola e viceversa, furono sempre effettuati utilizzando vettori, militari e civil i, sia marittimi, che aerei e ferroviari, secondo una innovativa "linea d'azione" sancita dai nuovi dettami della normativa logistica. In diverse occasioni, nell'utilizzo di vettori civili, si verificarono talune disfunzioni causate essenzialmente dall a regolamentazione vigente per il trasporto civile che, non contemplandole, non sempre poteva soddisfare le esigenze dei Reparti militari.
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Aci esemp io, la nave civile "Major", affittata ad uso esclusivo della Forza Armata, effettuava essenzialmente il trasporto dei soli mezzi militari e dei materiali e non era previsto quello contemporaneo dei conduttori e degli operatori di tali mezzi, né quello del personale comunque al loro seguito. Si rese, pertanto, necessario ricorrere al trasporto separato di tale personale con altri mezzi. Inoltre, il contratto d'impiego di questo vettore non,Aprevedeva esplicitamente l'impiego di personale civile per il caricamento dei mezzi militari e ciò determinò problematiche burocratiche e proced urali per l' accesso dei mezzi ai piani di caricamento e per la successiva movimentazione dei materiali stessi. Problema simile si ebbe con il trasporto delle munizioni, il quale è consentito, via mare, solo ai vettori commerciali che abbiano a bordo una organ izzazione omologata dal "Registro Navale Italiano". In tale contesto il munizionamento necessario non poté mai essere trasportato con traghetti civili. Pur riducendo al minimo il problema, cioè evitando di caricare grosse scorte di munizion i, rimase comunque l'esigenza di portare, al seguito del personale, almeno il munizionamento indi spensabile per la difesa dell'armamento individuale. Le scorte di munizioni furono, pertanto, trasportate per ferrovia ed i convogli ferrovi~ni militari furono scortati, come previsto dall'apposita normativa, da personale militare armato. Tale personale venne talvolta sistemato in carrozze bagagliaio non idonee, in quanto spesso prive di arredi, di impianto di luce e di riscaldamento, o addirittu. . . ra 111 carn mero. Il movimento dei Reparti, all'interno delle rispettive "Zone cli Intervento", avvenne sempre con mezzi mil itari, utilizzando sia quelli portati dalle Unità al proprio seguito che quell i dati in rinforzo dall' 1l O Reggimento "Etnea" . Per assicurare un minimo di comodità, soprattutto per gli spostamenti non strettamente operativi del personale, il Comando della Regione Militare mise a disposizione dei Reparti impegnati nella Operazione una quarantina di autobus militari. Nel quadro del problema degli alloggiamenti, l' esigua disponibilità iniziale di infrastrutture militari e la vastità del territorio su cui i Reparti furono destinati ad operare non consentirono subito di accasermare tu tte le Unità. Vennero quindi adottate soluzioni cli tipo misto, accampamenti, accantonamenti e accasermamenti. Nella fase iniziale dell'Operazione si fece ricorso all'attendamento delle Unità in affl usso, all'affitto di "residence", all'occupazione di scuole ed alla riattivazione, ove possibile, di caserme dismesse. In seguito, perdurando l'Operazione "Vespri", il problema di reperire le infrastrutture destinate ad alloggi per il personale venne affrontato con una maggiore cura e soprattutto con una prospettiva temporale di più lunga durata. Si procedette ad eliminare ogni forma di accampamento o attendamento, occupando edifici industriali non più uri-
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lizzati e dotando, quando possibile, le aree di schieramento dei Reparti di strutture prefabbricate per l'alloggiamento dei solJati. Peraltro, negli apprestamenti campali, sia militari che civi li, si è avuta, alcune volte, una certa indisponibi lità di "shelters" per le docce ed i servizi igienici, con taluni negativi riFlessi sull'efficienza psicofisica Jel personale. Si provvide, inoltre, per ospitare al meglio i soldati, ad intervenire con lavori di ristrutturazione nelle e:aserme esistenti, · a recuperare caserme dismesse dall'Aeronautica Militare e<l a reperire nuove strutture, rese disponibili dalle Autorità Comunal i e Regionali, o comunque esistenti sul territorio. C'è Ja dire che le Amministrazioni comunali dimostrarono sempre una grande disponibilità, specialmente quando si trattava di sodJisfore le esigenze·delle piccole Un irà dislocate nei centri minori. Lo stato delle infrastrutture, utilizzate per l'alloggiamento del personale impiegato nell'operazione, fu caratterizzato inizialmente Ja pesanti carenze igieniche e sanitarie. Soprattutto nella fase iniziale dell a missione, l'inadeguatezza dal punto cli vista igienico e sanitario cli alcuni edifici adibiti alla conservazione, lavorazione e distribuzione degli alimenti, espose talvolta i contingenti, che vi si avvicendavano, a potenziali rischi tossici ed infettivi, che avrebbero potu to avere conseguenze negative su.Ila operatività del personale. Ciò comporrò che, quando le condizioni stagionali lo consentivano, si preferì ini zialmente ricorrere all'attendamento dei Reparti, anche perché questo era un elemento che incrementava la loro autonomia ed operatività. Si preferì, invece, fare ricorso all'accantonamento soprattutto per i livelli di Comando per i quali la mobilità era meno richiesta. Per soddisfare le esigenze di nuove in frastrutture, il Comando Regione Militare, nell'ambito della ricerca di queste, effettuava dei sopralluoghi per accertare che i vari immob ili reperiti rispondessero alle effettive necessità. In caso affermativo, ven ivano immediatamente pres i contatti con i proprietari, o con le Amministrazioni locali che detenevano gli immobili, chiedendo loro di poterli utilizzare. Acquisito l'assenso, una apposita Commissione dell'Esercito, composta da un rappresentante della Direzione di Amministrazione Militare, del Comando dei Servizi di Commissariato e dagli Organi ciel Genio Militare, valutava la ri chiesta del corrispettivo avanzata dal proprietario. Trovato l'accorcio, veniva stipulato un contratto, corredato da un verbale sulla consistenza e sullo stato di conservazione dell'immobile, che veniva approvato dal Comandante della Regione Militare. La stessa pras; veniva seguita anche nel caso di concessioni di im mobili ad uso gratuito. Questo tipo cli concessioni avrebbe potuco far sorgere dei dubbi su!I' eventuale esistenza e.li secondi fini nelle in tenzioni dei proprietari, ma, quando esistevano, tali dubbi venivano fugati attraverso le informazioni richieste sempre alle locali Stazioni dei Carabinieri. Oltre al prob.lema della sistemazione del personale, vi fu anche quello di trovare infrastrutture abbastanza capienti da poter essere utilizzate anche per lo schieramento dei "Centri Logistici" di Brigata con tutti i loro mezzi, macchinari e materiali. Una sistemazione ottimale, si rivelò la Base di Comiso, deU' Aeronautica Militare, nel "Settore Sud Orientale" . Ottima sia dal punto di vista funziona le, che del conforto, aveva però l'inconveniente di essere distante dagli Organi Logistici di
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"Terzo Anello" deJla Regione Militare, l'll" Officina Riparazioni dell'Esercito, che era a Palermo, e l' 11 ° Reparto Rifornimenti e Magazzino di Commissariato, situato a Messina. Nel "Settore Sud Occidentale", a Porto Empedocle, furono utilizzati i capannoni di una fabbrica di concimi chimici ex "Enichern". I capannoni,,.erano però fatiscenti e in diversi locali, che non erano ancora stati bonificati, ristagnava la pericolosa e fastidiosa presenza dei concimi stessi. Furono necessari diversi giorni di lavoro per risanare tutta l'area e renderla utilizzabile da parte ciel personale. Per un certo periodo, poi, non venne più utilizzata, cadendo così nuovamente in uno stato di degrado profondo, tanto che, allorché fu necessario riutilizzarla, dovette essere completamente riattivata sia la fornitura dell'acqua, che quella dell'energia elettrica. A Piazza Armerina, le condizioni iniziali cli disagio, dovute anche alla necessità di doversi attendare su uno spiazzo in terra battuta, che diventava estremamente fangoso in caso di p ioggia, furono rapidamente eliminate. Già al secondo turno di avvicendamento, fu possibile realizzare una buona sistemazione dei materiali tùl'interno di una fa bbrica in disuso, mentre gli automezzi poterono util izzare, quale parcheggio, un largo spiazzo asfaltato. I soldati, non più attendati, furono alloggiati in capannoni dismessi ed utilizzarono, al loro interno, servizi di tipo campale. Ed ancora una sistemazione estremamente precaria fu quella di Agrigento, all'interno di un capannone industriale, mentre a Caltanissetta venne utilizzato un deposito munizioni dismesso ed a Gela l'interno di un'ala in d isuso di uno stabilimento Enichem. Migliori le condizioni a Marsala, dove l'alloggiamento fu realizzato all'interno delle strutture del "35° Gruppo Radar", dell'Aeronautica Mil itare, ed a Termini lmerese, dove il personale del Reggimento che prestava servizio a Palermo poté utilizzare, per l'alloggiamento e per le esigenze logistiche, un complesso multifunzionale messo a disposizione dalla Regione Siciliana. I movimenti di questo personale, eia e per Palermo , sia per le esigenze di tipo operativo, che per quelle legate al tempo libero, vennero assicurati da un treno "navetta" fornito dalle Ferrovie dello Stato e gestito dal Reggimento Genio Ferrovieri.
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Attività svolte Il bilancio operativo della missione, il cui termine, fissato inizialmente al 31 dicembre 1992, è stato via via prorogato dal Governo fino al 25 giugno de.I 1998, è semplicemente impressionante 20. 1125 giugno 1998, in fatti, dopo sei anni, tenninava una operazione. militare che non aveva eguali nel panorama europeo ed in quello mondiale. Un Esercito che, impiegato sul "fronte interno", non per fini ad destrativi o di soccorso a popolazioni colpite da calamità naturali, ma per scopi di Ordine Pubblico, non si era mai trasformato in esercito cli "occupazione". In questi sei anni i mi litari hanno assicurato la protezione, giorno e notte, ad un elevato numero di "obiettivi sensibili" : abitazioni di magistrati, cli personaggi pubblici e di privati cittadin i, vittime di attacchi e di min acce da parte della Mafia, sedi istituzionali, carceri, esercizi commerciali, cantieri, monumenti. Tali attività sono state sviluppate sulla base degli specifici criteri cli impiego fissati dal Comando della Regione Militare della Sicilia. In genere, furono sempre evitati i servizi non compatibi li con l'addestramento del personale o con le caratteristiche dei mezzi in dotazione, quali le scorte a personali tà importanti, la vigilanza e la tutela di familiari dei "collaboratori di giustizia" e, più in generale, tutti quei servizi che le Forze dell'Ordine disimpegnavano in abiti civili, utilizzando automezzi blindati ed arm i "corte". Per esempio, fu subito esclusa la possibilità di effettuare inseguimenti di autovetture che non si fossero fermate ai posti di blocco o che avessero rifiutato di esibire documenti cli riconoscimento o non avessero osservato le prescrizioni del personale in servizio di vigilanza fissa .
20cfr. il saggio della Prof Pasqualini, pag. 52
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2l La '·mu ta·· è, per tradizione, l'insieme dei soldati c he svolgono co11te111poranea111ente un turno d i guardia. L'organi zzaz ione del servizio cli vigilanza fissa su cincju c " mute'', ovvero su ci nque tu rni di serv izi o, consen te, articolando opportl 111a111enle i tu rni, cl i avere sempre una " muta" a riposo per 24 ore ed una, non in serv i zio, cl i pronto impiego, per lo stesso periodo . In Pol izia viene chiamato " turno in quinta " .
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Il personale è stato ruotato con elevata frequenza tra i vari obiettivi, al duplice scopo di evitare pericolosi fenomeni di assuefazione psicologica da parte dei soldati e di ripartire equamente gli inevitabili disagi insiti in ciascuno dei diversi servizi di vigilanza fissa. Allo scopo di uniformarsi all'organizzazione delle Forze di Polizia, i turni di servizio furono articolati su cinque "mute" 21 , garantendo prioritariamente un sufficiente periodo di riposo al personale e disponendo altresì di aliquote operative da impiegare per le esigenze di pronto impiego e per le attività dinamiche. Il presidio degli obiettivi sensibili venne ripartito in maniera tale che la responsa bilità delle vigilanze ubicate nei centri urbani e ricadenti in un determinato settore, ven issero assegnate ad un'unica Unità, sia essa Reggimento, Compagnia o Plotone./ Venne previsto un preavviso, di almeno quarantotto ore, prima di attivare un nuovo servizio di vigilanza, in modo da poter disporre del tempo sufficiente per effettuare i necessari sopralluogbi. La prima attività, nel corso di questi sopralluoghi, era quella di rilevare lo schizzo planimetrico del nuovo edificio, con particolare riguardo alle possibilità di comunicazione da e con l'esterno. Era, inoltre, necessario poter disporre di un elenco aggiornato degli inquilini e di notizie in merito alle aree di parcheggio interno ovvero all'esistenza nell 'edificio di eventuali esercizi commerciali, agenzie e studi di professionisti. Il sopralluogo consentiva, inoltre, di ind ividuare le esigenze di personale, cioè l'en tità dei mil itari necessari per la vigilanza, la più appropriata durata dei turni di servizio e, in relazione al numero dei soldati, il grado del Comandante responsabile. Durante il sopralluogo venivano definiti anche i mezzi per assolvere il compito - quali schermi protettivi, giubbetti antiproiettile, apparati radio, specchi carrellati - e per garantire una adeguata cornice di sicurezza ai soldati, che, comunque ven iva assicurata, in primo luogo, dalla "copertura" reciproca tra tutti gli elementi del sistema di vigilanza. Le attività di vigilanza, pur essendo "statiche" e "passive", hanno avuto comunque, an·che se solo di riflesso, una certa incidenza sul "controllo del territorio" nelle aree urbane. Infatti, la presenza in città di centinaia di mil itari che, ventiquattro ore su ventiqu attro, esercitavano un diretto e continuo controllo di altrettante strade cittadine, assolveva oltre che una funzione di "monitoraggio" dì un più articolato sistema cli allarme, i cui "sensori" erano i soldati, anche una azione di dissuasione nei confronti di eventuali malavitosi, con una conseguente crescita del livello cli sicurezza dei cittadini. Nella città di Palermo, nell'arco di una giornata, concorrevano alla vigilanza cli punti sensibili più di 850 militari. E' un dato di fatto che molte persone, specie se anziane, abbiano effettivamente preferito frequentare banche, Uffici Postali e negozi ubicati nei pressi di un obiettivo sensibile vigilato dai militari. Tutto ciò ha contribuito non poco a fugare le perplessità di quanti, all 'inizio dell'Operazione, avevano visto nella presenza dei militari in Sicilia un fattore di possibile t.urbamento al normale svolgersi delle attività sociali e commerciali. A ciò si aggiunga che ai Comandanti responsabili ai vari livelli era richiesta una contin ua azione di controllo, che si estrinsecava in frequenti ispezioni e sopralluoghi effettuati presso i presidi di vigilanza. L'insieme di questi movimenti ha realiz-
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zaLo nelle città una forma ben visibile di "presenza mi li tare" pressoché ininterrotta. Si pensi, per esempio, che, sempre nella città di Palermo, in epoca di massimo sforzo, la vigilanza di ben cinquantatré obiettivi ha comportato, per le sole esigen ze Ji avvicendamento delle "mute", circa un centinaio di movimenti giornalieri Ji personale, montato su automezzi ed armato, lungo le principali strade cittadine, con una percorrenza media complessiva di circa duemila e cinc..1uecento chilometri al giorno. li presidio fisso degli obiettivi sensibili ed a rischio ha comunque rappresentato un a attendibile fonte di informazioni in tegrative anche per le Forze dell'Ordine, perché aJ esse venivano forni ti tutti i dati relativi all'identificazione di quanti chiedevano di accedere presso gli stabili sottoposti a vigilanza fissa. Per quanto riguarda le attività dinamiche, i criteri di impiego fissati dal Comando della Regione Militare prevedevano che l'effettuazione dei rastrellamenti nei centri abitati, anche se di piccole dimension i, fossero sempre condotti in concorso al le fo rze cli Polizia, n1entre per il rastrellamento di zone rurali, boschi, grotte naturali, allo scopo di reperire eventuali rifugi o depositi occultati di armi, le Unità dell'Esercito banno agito in piena autonomia. Nel co rso delle attività dinam iche al personale militare, alla luce dell'addestramento specifico posseduto, veniva affidata in genere la "copertura " delle Forze di Polizia, lasciando a queste ultime la responsabilità dell e irruzioni nelle dimore e nei casolari abbandonati. In tale contesto si collocarono anche le "cinturazioni" degli abitati, richieste con sufficiente anticipo per consentire 1a ricognizione delle località e l'addestramento preventivo del perso nale. Ai soldati, di norma, fu affidato il presidio <legli sbocchi stradali onde permettere alle Forze dell'Ordine di operare all'interno dell'abitato a "com parti chiusi". Da questo contesto emerge che la Forza Armata ha, tutto sommato, disimpegnato in prevalenza servizi di natura eminentemente statica. Ciò suscitò non poche perplessità presso alcuni Comandi, che avevano eviJenziato la maggiore propensione delle Unità delJ'Escrcito per le attività di caraltere dinamico e che consideravano la staticità come un elemento riduttivo delle capacità e delle potenzialità che i Reparti erano in grado cli esprimere e, in qualche caso, addirittura lesive dell a loro immagine. L'espressione che venne usata talvolta nell'ambito dei Reparti fu quella di "manovalanza operativa". D'altro canto, è pur vero che il concorso della Forza Armata era srato richiesto anche con lo scopo di consentire lo sganciamento cli personale deUe Forze dell'Ordine da compiti no n prettamente investigativi. Le attività dinamiche, considerate le limitazioni connesse con la qualifica di "Agente di Pubblica Sicurezza" e la mancanza di mezzi e di addestramento idonei all'inseguimento, richiedevano comunque la necessità di affiancare personale delle Forze di Polizia alle Unità militari e, quindi, non contribuivano pienamente a realizzare tale scopo.
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Aspetti particolari Il rendimento complessivo fornito <la] personale, sia Quadri che Gregari, impegnato in turni di servizio resi a volte gravosi per la durata, per la tensione richiesta dal la delicatezza dei compiti e per le condizioni meteorologiche, si è sempre mantenuto su livelli elevati. La convinzione cli assolvere un compito importante, socialmente utile e finalizzato a scopi ben definiti, ha costituito per tutti una forte motivazione, che si esprimeva con un atteggiamento generale caratterizzato <la spirito cli sacrificio, senso del dovere e senso della responsabilità. Particolare menzione merita il comportamento dei militari di leva, che hanno costituito la parte più cospicua del personale imp/egnato, i quali hanno dato la dimostrazione di un grande impegno, di una solida convinzione e <li una adeguata preparazione tecnico-professionale. Ciascuno dei Reparti in avvicendamento, infatti, pianificava, in tempo utile, entro il completamento del terzo mese <li servizio dei soldati cli leva, un intenso addestramento volto al raggiungimento <li specifici "obiettivi", incentrati in modo particolare sui temi dello sfruttamento dell'ambiente, del maneggio delle armi, dell'"interdizione" e della "controinterdizi.one d'area", nonché sugli aspetti giuridici e normativi correlati con lo "status" di "Agente cli Pubblica Sicurezza". Nel corso <lelle sei settimane, che hanno rappresentato la permanenza media delle Unità sull'isola, i soldati erano operativi per circa quattro o cinque settimane, durante le quali alternavano a cicli cli attività statica di sorveglianza dei punti sensibili, quelli più dinam ici dei rastrellamenti e del controllo del territorio. Il tempo rimanente era dedicato al recupero psicofisico del personale che, comunque, aveva l'obbligo <li essere sempre prontamente reperibile. Il periodo d'impiego delle Un ità nell'Operazione "Vespri Siciliani", a parte modesti aggiustamenti iniziali, fu stabilito in due mesi. La durata di questo periodo ha consentito di disporre sempre di personale in possesso di adeguata efficienza psicofisica e, pertanto, garantiva un rendimento di elevato livello qualitativo, evitando le 'pericolose assuefazioni che potevano essere causate da prolungati periodi di impiego in attività di natura essenzialmente statica. Il personale che veniva impegnato in questo tipo cli servizio era soggetto, causa la natura dello stesso, ad un affaticamento psichico non trascurabile. Pertanto, nel1' ambito dell'Operazione furono spesso organizzate, a cura dei Comandi interessati, molteplici attività ricreative, culturali e turistiche, grazie anche agli ottimi rapporti instauratisi tra le Autorità Militari e quelle Civili .l ocali, che ha permesso di raggiungere in questo campo buoni livelli di collaborazione. I Prefetti, in particolare, hanno sempre apprezzato l' attività svolta <lai Reparti dell'Esercito, che aveva consentito di disimpegnare consistenti aliquote delle Forze dell'Ordine a vantaggio dei loro precipui compiti di carattere istituzionale. I rapporti con le Forze dell'Ordine furono sempre caratterizzati da chiarezza e senso di collaborazione, nello spirito delle direttive scaturite dalle riunioni dei "Comitati Provinciali". Le operazioni congiunte furono tutte coordinate e pianificate nell'ambito di apposite "riunioni tecniche", presso le Questure, per evitare sovrapposizione nello svolgimento delle rispettive attività; quelle condotte autonomamente dall'Esercito venivano preventivamente rese note alle Forze dell'Ordine.
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È stato peraltro rilevato che alcune delle Aurorirà di Polizia, anche se esistono pubbliche manifestaz ioni di apprezzamento sull'impiego dell'Esercito, ebbero, talvolta, atteggiamenti di incredulità o diffidenza circa la capaci tà effettiva dei soldati, la maggior parte dei quali di leva, cli espletare compiti diversi da quelli della vigilanza fissa cli punti sensibili. In questa ottica, è accaduto che alle volte alle U nità della Forza Armata venisse richiesto l'assolvimento·di compiti di Ordine Pubblico e d i controllo cli "frontiera", q ual i controlli di porti ed aeroporti, specie in occasione di particolari affluenze di personalità, oppure il controllo delle coste per impedire sbarchi clandestini di immigrati, ecc ... Le richieste per lo svolgimento cli questi compiti, che esulavano da quelli previsti e concordati, non furono mai accolte dai Prefetti responsabil i. Ad un certo punto, aumentarono anche le rich ieste, da parte delle Autorità di Polizia, di impiegare i militari per il p residio cli punti sensibili. Ma furono sempre respin te, anche perché, tra l'altro, un eccessivo impegno in tal senso avrebbe ri schiato di limitare notevolmente la disponibilità di forze per compiti più dinamici, come posti di blocco, controllo di aree ed itinerari, che i Reparti militari erano particolarmente idonei ad assolvere e che, inoltre, risultavano decisamente p iù gratifi canti p er i soldati, an che sotto l'aspetto psicologico. La popolazione siciliana ha inizialmente assistito con un senso di sorpresa, quasi di incredulità, al coinvolgimento dei soldati nella lotta alla delinquenza, chiara ed inequivocab ile dimostrazione de.Ila determinazione dello Stato a com battere la criminalità organizzata.
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Ma ben presto, grazie anche al comportamento ed all'atteggiamento maturo dimostrato dalla maggioranza dei soldati, la risposta dei siciliani non si è fatta aspettare e si è instaurato un rapporto tutto speciale con i giovani militari, legato allo scorrere quotidiano della vita e permeato da un senso di vicinanza profondo e concreto. Quadri e Gregari, a tutti i livelli, erano a loro volta molto sens'fbili ed attenti a mantenere atteggiamenti che, pur contraddistinti dalla ferm ezza necessaria all'assolvimento del compito, evitassero assolutamente di suscitare il risentimento della popolazione e di pregiudicare il consenso dell'opinione pu bblica, indispensabile per il successo del]'intera Operazione. Tale azione sembra aver sortito il suo effetto, considerato cbe la maggior parte delle persone che furono fermate si sottoposero sempre di buon grado ai controlli , mai effettuati con protervia o prepotenza, ed alle limi tazioni imposte dalle attività in atto . Sporadici episod i cli dissenso, amplificati solo da una piccola parte della stampa, potevano essere riconducibili ad inreressi commerciali ostacolati, allo spirito di reazione che contraddistingueva alcuni strati della popolazione o all'immaturità di alcuni giovani. Nel complesso, comunque, la popolazione ha freq uentemente manifestato , anche nei maggiori centri urbani, atteggiamenti di simpatia, di apprezzamento e di riconosce nza verso i soldati, assumendo in diverse occasioni varie e sincere iniziative nei loro confronti, quali inviti a pranzo da parre cli singole famiglie, distribuzione di pubblicazioni turistiche ... D'altro canto, in più occasion i furono create diverse possibili tà di contatto e dialogo reciproco, sia con le Autorità locali che con la popolazione. Quasi sempre
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esigenze particolari, di natura logistica o altro, delle Unità, specie quelle minori, vennero soddisfatte localmcn te ed i Reparti, ogni qualvolta fu possibile, cercarono di ripagare ciò con interventi diretti a favore delle comunità locali, attivando rifornimenti idrici "ad hoc", organizzando donazioni di sangue o consentendo l'impiego di ambulanze militari per operazioni cli pronto soccorso. Ed ancora, nel quadro della Cooperazione Civile-Militare, furono organizzate cerimonie militari, concerti all'aperto o nei teatri comunali di bande, fanfare e cori, sia militari che locali, attività sportive congiunte, visite di militari a località cli interesse turistico e visite cli giovani siciliani ed Autorità locali agli accantonamenti militari. I rapporti con la stampa furo no in genere positivi, tanto è vero che proprio i giornali e le televisioni locali fornirono spesso un quadro favorevole dei risultati conseguiti, sottolineando sempre i vari fenomen i positivi legati all'Operazione, quali la diminuzione generale delle attività criminali e, in particolare, della piccola criminalità giovan ile, oppure la riscoperta del senso di fiducia da parte dei cittadini verso lo Stato e le Forze dell'Ordine e la riaffermazione della credibili tà e dell'autorevolezza dello Stato di diritto e delle sue Istituzioni . In questo senso, anche la stampa ha sempre interpretato l'Operazione "Vespri Siciliani" come un segnale forte cli una presenza continua, attiva e pressante dello / Stato per riconquistare il proprio territorio. In questo settore, comunque, l'Esercito aveva iniziato l'Operazione avendo ben presente guanto l'atteggiamento della stampa, sin dall'inizio, sarebbe stato importante nel "formare" un'opinione pubblica, se non favorevole, almeno non contraria alla missione. I Comandanti delle Brigate e dei Reggimenti furono portati a conoscenza di quali procedure seguire per un corretto rapporto con gli Organi della Pubblica Informazione e furono sollecitati a mantenere atteggiamenti di apertura nei confronti della popolazione, anche attraverso la programmazione di attività social i nel territorio cli competenza. Ogni qualvolta si verificava una circostanza "sfavorevole",' o potenzialmente tale, venivano emanati dei "Comunicati ufficiali" riguardanti l'evento di interesse. Tale procedura, oltre a conferire alla Forza Armata il vantaggio dell'iniziativa, obbligava praticamente gli Organi della Pubblica Informazione a confrontare, prima della pubblicazione della notizia sui giornali, le informazioni in loro possesso con quelle fornite dall'Esercito, con un evidente vantaggio reciproco ai fini della completezza della rappresentazione dell'evento. Poiché lo Stato Maggiore dell'Esercito non sempre poteva disporre cli notizie aggiornate in tempo reale ed essendo il "tempo " un elemento fondamenta le per
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l'informazione, al Comando della Regione Militare della Sicilia, nella struttura del quale esisteva una "Agenzia di Pubblica Informazione", venne concessa una ampia autonomia decisionale in merito alle possibilità di intervenire, soprattu tto sugli Organi di Informazione locali, utilizzando, quando esistenti, le "note di lin...r guaggio" degli Organi Centrali. Ciò ha comportato, di conseguenza, anche una più estesa delega di azione ai Comandanti ai vari livelli e, nei casi in cui era prevista la concessione del "nulla osta" per in terviste e servizi, l'attuazione di un "iter" procedurale più rapido e meno burocratizzato. Fu data ampia possibilità di autorizzare interviste, oltre che ai Comandanti ai vari livelli, anche ai militari di truppa. Queste ultime non hanno mai dato esiti negativi per l'immagine della FA., né sono mai state utilizzate dagli Organi cli Informazione per strumentalizzazioni di sorta. ln definitiva l'Operazione "Vespri Siciliani" ha rappresentato una insostituibile occasione di osmosi con la società civile e le altre pubbliche Istituzioni. Per tutta la sua durata, il "Palazzo dei Normanni", sede del Comando della Regione Mil itare della Sicilia, è staro un frequentato luogo di incontro fra esponenti delle Istituzioni Nazionali e di quelle Regionali, fra rappresentanti cieli' Autorità Giudiziaria e quelli di Pubblica Sicurezza con i Comandanti Militari. Ciò ha significato, in concreto, una costante presenza ed attenzione da parte degli Organi della Stampa da cui è, poi, scaturita una lunga consuetudine ai contatti reciproci. I criteri posti a fondamento del le attività svolte nel settore dell'informazione hanno, di fatto, costituito una pratica attuazione delle consapevolezze e degli in tendimenti maturati negli ultimi anni, finalizzati a sottolineare una maggiore presenza e visibilità delle Unità dell'Esercito e, cli conseguenza, una migliore, più ampia e puntuale informazione sugli scopi e ed i precipui compiti della Forza Armata. Infine, sotto il profilo addestrativo, l'Operazione ha fornito una notevole quantità di esperienze, tal i da consentire di elaborare una specifica "Normativa d'impiego" per le Unità dei minori liveJli impiegati in tale tipo di operazioni, e di integrare le "Di.retrive Addestrative" per il personale destinato ad essere impiegato in operazioni in ternazionali di supporto alla pace. In definitiva, l'Operazione "Vespri Siciliani" ha consentito di acquisire una generale e significativa esperienza nell'attività della sorveglianza e controllo del territorio, anche fortemente urbanizzato, e nel coordinamento di· tal i attività operative con le Autorità cli Polizia locali. Ha, inoltre, consentito, soprattutto nel campo della Cooperazione Civile - j\ti"ilitare, cli conseguire un valido addestramento di base per il personale, specie quello in servizio volontario, che ha permesso allo stesso di affrontare, con una consolidata preparazione, le situazioni n uove e i diversi compiti connessi con l'impiego nell e operazioni internazionali di supporto alla pace, fuori dal territorio nazionale. Tutte le Unità hanno, inoltre, maturato una concreta esperienza, logistica ed operativa, in merito all'organizzazione ed effettuazione di trasferimenti di Reparti anche consistenti, su lunghe distanze, per ferrovia, per via ordinaria, per via marittima ed aerea.
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Considerazioni finali L'Operazione "Vespri Siciliani", per la sua durata, per l'entità Jelle forze messe in campo nel corso Ji sei anni, per i risultati conseguiti e per il supporto di opinione pubblica che l'ha caratterizzata, può essere considerata, a ragione, una Operazione militare completamente riuscita nella sua concezione, nella sua organizzazione . e nella sua condotta sul campo. I risultati più significativi che sono stati conseguiti sono quelli relativi alla realizzazione di una organizzazione di Comando e Controllo che, pur essendo molto articolata e poco "dottrinale", si è dimos trata funzio nale; quell i riguardanti l' efficace coordinamen to real izzato con la struttura delle Prefetture e delle diverse Forze dell'Ordine, in uno scenario inconsueto e difficile; infine, non meno importante, quello della conquista dell'opinione pubblica sicil iana. Tutti successi conseguiti malgrado le molte limitazioni poste alle Unità militari dal fatto di dover operare in un quadro di situazione articolato e complesso quale è quello del "fronte interno" . ~
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Il con:ipi ro assegnato dal livello strategico-militare, lo Stato Maggiore dell 'Esercito, alle proprie Forze impegnate in Sicilia è stato quello di concorrere con le Forze di Polizia nelle attività di "controllo del territorio e nella vigilam:a cli obiettivi sensibil i di particolare in teresse", secondo le di rettive impartite dai Prefetti delle province siciliane. . Ma tale compito non sembra , in effetti, essere del tutto conseguente all'ampio "mandato" del vertice politico-istituzionale, il Governo. Il "controllo ciel territorio" è, infatti, solo una delle missioni che possono essere assegnate alle Unità militari ed in tale compito non han no trovato completa traslazione quelle "operazioni di prevenzione dei delitti di criminalità organizzata" previste dal "mand ato" politico. Per di più, "]a vigilanza di obiettivi sensibili" è soltanto uno dei diversi procedimenti che si possono applicare per realizzare il "controllo del territorio" e nulla aggiu nge ai suoi contenuti. In effetti, le "operazioni di prevenzione" previste dal "mandato" avrebbero dovuto tradursi sul campo in un impiego eminentemente "dinamico" ed "offensivo" delle Unità dell'Esercito, a fronte di quel lo più "statico" e "difensivo" del "controllo del territorio e della vigilanza di obiettivi sensibili" . L'impiego "offensivo" avrebbe significa to l'organizzazione e cond uzione di una serie cli azioni sistematiche, diurne e notturne, da sviluppare nelle aree extra urbane e nei quartieri delle città a più alta densità cli presenza crimin ale, mediante l' attivazione di "Posti di Osservazione e Allarme", l'effettuazione di pattugl ie, a piedi o motorizzate, l'impiego di unità aeromobili, l'attuazione cli rastrellamenti, nonché l'attivazione di posti di blocco sulle autostrade, o in corrispondenza delle entrate e delle uscite autostradal i, e, soprattutto, mediante lo sviluppo di una attività in formativa in proprio. A livell o di comunicazione verso gli organi cli informazione, l'Operazione "Vespri Siciliani" è stata a suo tem po presentata soprattutto quale strumento per "liberare risorse investigative" delle Forze di Polizia, che, al momento in cui si verificò ''1' emergenza", erano vincolate in maniera consistente in com piti di vigilanza, per meglio utilizzarle nella lotta alla criminalità. Questa affermazione era vera so.l o in parte, dato che le Forze di Polizia in effetti destinavano a tale vigilanza per lo più person ale ausiliario o, comunque, non in grado di essere efficacemente utilizzato in attività investigative. Tutto ciò sembra evidenziare il fatto che il livello strategico h a inteso attribuire alle prop rie Unità un ruolo, in qualche modo, subalterno rispetto a quello del le Forze di Pol izia. Pertanto, il processo decisionale sviluppato a livello Stato Maggiore dell'Esercito ha in effetti risrreuo, dal punto di vista concettuale, il più ampio spettro deJle molteplici att.ivi tà che sarebbe stato possibile assegnare alle Unità militari ed il maggiore rilievo del ruolo da attribui re loro nelle intenzioni delle Autorità Politiche. In tal modo la propensione acco rdata dal livello strategico alle attività "statiche" e "difensive", a detrimento di quelle "dinamiche" ed "offensive", si è trasformata, a livello operativo, con il passare del tempo, nell 'attribuzione di una decisa preminenza alle azioni "statiche". Ciò anche perché la larga disponibilità di militari ha fatto crescere,a dismisura la '' domanda" di vigilanza fissa alle abitazioni, talvolta addi rittura case di villeggiatura non abitate, delle persone considerate "a rischio" . ~
La concezione,l'organizzazione ela condotta della missione
Non è esagerato affermare che, in diversi cas i, la vigilanza dei soldati dell'Esercito è assurta a ve. " status sym IJOl " . ro e propno Inoltre, le attività dinamiche, continuamente ri dotte, sono state sempre più vincolate alla con\ testuale presenza di elementi delle Forze di Polizia, svuotando così di ·contenuto sia le attribui te funzioni di "Agente di Pubblica Sicu rezza", che la pretesa autonomia d'imp iego del le Unità. E' anche vero, peraltro, che i Comandanti del livello operativo dovevano attenersi alle direttive che i .Prefetti impartivano in sede di "Comitato Provinciale per l'O rdin e e la Sicurezza Pubbli ca", sentiti anche i pareri dei rappresentanti del - L le Forze di Polizia, i quali certamente non potevano vedere di buon occhio il fatto che all'Esercito fosse consentito e.li svolgere un ruolo più incisivo e preminente. L'orientamento dei Comandi operativi ad assegnare una maggio re priorità alle attività di vigilanza può essere spiegata anche con il fatto che uno degli scopi generalmente attribuiti alla necessità del concorso c.lelle Unità militari era riconducib ile essenzialmente ali' esigenza di sganciare Fo rze di Polizia eia compiti non prettamente investigativi. Ma questa finalità non rientrava né nel "mandato " politico né nel compito assegnato dal livello strategico. Un'altra spiegazione sta nel fotto che lo sviluppo delle attività dinamiche era condizionato eia taluni limiti connessi con la qualifica di "Agente di Pubblica Sit urezza" ed anche dalla mancanza cli mezzi e di ad destramento idonei all 'inseguimento. Limitazioni che, comunque, obbligavano le Unirà militari a richiedere l'affiancamento delle Forze di Polizia; ma ciò, in effetti, non ha impedito che, in sei anni, le attività dinamiche sviluppate e.lai Reparti dell'Esercito in com pleta autonomia siano state numerose. Vi era anche in molti Comandanti, soprattutto nelle aree fortemente urbanizza te, il convincimene~ che l'attività di vigilanza fissa avesse una ri levante incidenza sul "controllo del territorio". Ma, a questo proposito, è opportuno sottolineare che, in qualunque tipo di operazioni, solo le azioni "dinamiche" ed "offensive" po~sono assicurare l'acquisizione ed il mantenimento dell 'iniziativa e che, nelle aree urbane, i soldati in servizio di vigilanza ai pu nti sensibili potevano assicurare solo il cont rollo degli edifici dove loro stessi erano dislocati e del le aree immediatamente adiacenti agli stessi. Per quanto numerosi, come a Palermo, questi punti sensibili, tenuto conto del rilevante sviluppo urbano, non potevano quasi mai essere "tatticamente" connessi fra loro e, quindi, non era possibile consegui re il controllo complessivo cicli' area entro la quale essi erano localizzati. Né, per ovvie ragioni, il "controllo " poteva essere conseguito con il pattugliamento pressoché inin terrotto delle aree urbane,
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che, di fatto, era realizzato dai frequenti movimenti dei Comandanti ai vari livelli, impegnati in ispezioni ai punti sensibili, e da quelli dei soldati che si recavano a svolgere, nei diversi luoghi delle città, il proprio servizio cli guardia. In realtà, la vigilanza fissa alle abitazioni di magistrati, autorità, persone a rischio, tribunali e carceri ha realizzato un tipo di organizzazione "difensiva" nettamente differente da quella tattica classica. Questo tipo di vigilanza fissi; era, infatti, doppiamente "difensiva" e "statica", poiché in ragione dell'oggetto da vigilare e difendere, il personale era decisamente "ancorato" al punto sensibile, senza alcuna possibilità di manovra. A livello operativo, quindi, in qualche modo, sono state introdotte ulteriori limitazioni alle possibilità di impiego, all'a utonomia ed al ruolo delle Unità dell'Esercito, -rispetto a quelle delle Forze di Polizia. Queste limitazioni possono essere attribui te, solo in parte, al livello di addestramento dei singoli militari e delie Unità inviate in Sicilia, per questo particolare impiego, ed alla contestuale crescita del fenomeno delle ''Unità di formazione", considerato il deciso indirizzo politico parlamentare sulla questione "agente di pubblica sicurezza". Il fenomeno relativo alle Unità di formaz ione ha determ in ato, specie neJJ'ultimo periodo dell'Operazione, l'impiego di Reggimenti formati con personale proveniente dai diversi Reparti della Brigata di appartenenza o, addirittura, in taluni casi, proven iente da altre Brigate; Unità, quindi, che necessitavano di un periodo di amalgama. E' comprensibile, quindi, che la consapevolezza di disporre di Unità con una capacità operativa immediata non elevata per quell'impiego, abbia contribuito, a livelio operativo, ad orientare i Comandanti verso una maggiore preferenza per le attività di vigilanza fissa ed abbia indotto a ricercare, in qualche modo, una sinergia dinamica con le Forze cli Polizia, per lo sviluppo delle irrinunciabili attività successive. A liveHo tattico, le attività sviluppate in sei anni dalle Unità del]'Esercito, hanno permesso di acquisire, senza alcun dubbio, numerosi successi. Questo livello, peraltro, è stato quello più penalizzato dalle lim itazioni poste al loro impiego e dal ruolo, assegnato dalla legislazione vigente, ricoperto nei confronti delle Forze di Polizia. Ma è proprio a questo livello tattico, soprattutto nello sviluppo delle attività dinamiche, che le Unità dell'Esercito, paradossalmente, ma non tanto, hanno preso coscienza anche di una loro peculiare professionalità. Infatti, è proprio nella concezione, organizzazione e condotta dei rastrellamenti cli boschi, o cli aree urbane, nella reaJizzazione delle "cinturazioni" e dei posti di blocco, nello sviluppo delle attività di pattugliamento, a piedi o motorizzato, e nella capacità di muovere sul terreno, che il personale militare ba dimostrato concretamente una professionalità ed un addestramento assolutamente adeguato per l'assolvimento dei compiti che venivano assegnati. Ciò ha contribuito non poco ad elim inare, o quantomeno ridurre, un certo "complesso di inferiorità", assolutamente non giustificato, del personale delle Unità Militari rispetto a quello delle Forze di Polizia, Questo, inoltre, conferma ulteriormente il fatto che il controllo del territorio deve essere incentrato principalmente sulle attività "dinamiche" ed "offensive", più consone al peculiare addestramento dell'Esercito e più gratificanti per i soldati, i
La concezione, l'organizzazione ela condotta della missione
quali vi hanno preso parte sempre con elevata motivazione. Resta comunque il fotto che i risul tati ottenuti con l'Operazione "Vespri Siciliani" sono stati rilevanti e, soprattutto, conseguiti in una diversificata gamma di settori, alcuni dei guaii non prevedibili. Tra questi ultimi, mai abbastanza sottolineata, c'è la vittoria del consenso dell'opinione pubbli ca sulla "opinione pubblicata ed en unciata" , con pregiudizio ed ostilità, da alcuni media che profetizzavano "la militarizzazione del territorio", ''l'impiego di soldatini contro professionisti del crimine" ovvero "prove generali di intervento dell'Esercito ne1la vita istituzionale e sociale de1lo Staro ". In realtà, è stata la stessa collettività nazionale ed, in particolare, il popolo siciliano, a conferire all'Esercito la legittimi tà e la moralità ad operare, anche ·nel futuro, contro tu tti i rischi per la sicurezza interna.
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Allegati
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25-7- 1')92
CìAI.I.LTr,, U t·i-lLJ.\1.l
DEC RETO-LEGG E
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~ is1:_r~ gc~:.l_i _per cont~as~:i.! yJa y imi!_1~!iià J!:_g;1_i!_i~~a_t~0n Sidli:i.
IL PRESIDENTE DELL\ REPUBBLICA
Visti glì artico li 77 e 87 della Costituzione: Riten uta la straordinaria neccssìtù cd urgenza <li utilizzare. nell'ambito della lotta a lla criminalità organizza ta. contingenti di Forze armate ìn operazioni di polizia nel territorio della regione siciliana. al lìne di conseguire un più diffuso controllo dell'ordine pubblico e di garantire la sicurezza dei cit tad ini: · Vista la deliberazione del Consiglio cki Ministri. adol!ata nella riunione del 25 luglio - I 992; Su!la proposta del Presidente òel Consiglio dei Mini$lri e dei Ministri della difesa e dcl!'inierno. di concerto con il Mi nistro di gr:izia e giu~tizia: E.\1 A N A
il seguen te decreto-legge: Ari. I. I . Fermo quanto previsto dalle disposizioni vigenti. i prefetti delle province siciliane. nell'ambito di operazioni di sicurezza e controllo del territorio c d i prevenzione di delit1i di criminalità organizzata, sono autorizzati ad avvalersi di contingenti di personale militare delle Forze armate. posti a loro disposizione dalle competenti autorità mili tari ai sensi dell'articolo 13 della legge 1° aprile 1981. n. 121. e dell'articolo I9 del testo unico della legge comunale· e provinciale. approva to con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383. e successive modificazioni. nonché delle norme di esecuzione vigen ti. 2. Nel corso delle operazioni di cui al comma I i militari delle Forze anna te agiscono con le funzioni di agenti di pubblica sicurezza. Essi possono procedere alla identificazione e alla immediata perquisizione sul posto di persone e mezzi d i trasporto a norma dell'articolo 4 della legge 22 maggio 1975. n. 152. anche al fine di prevenire o impedire comportamenti che possono mettere in pericolo l'incolumi tù di persone o la sicurezza dei luoghi o delle i nfrastru li ure>vigila ti.
~- I? conformità a quant? previsto d,illc disposizioni di cui ::i li artico lo 352 dèl codice d1 procedura pena le, delle openwoni di perqu isizione è d:.,a notiziu. senza ritardo e comun4ue entro 48 ore. al procuratore della Repubbl ica prcs:;o il trit,unalc del luo;o in cui le opera2ioni sono effet tua te. ti quak. se ne ricorrono i prc~upposti. le co r,\ :.i ltJa cn trt; le si1ccc~si,·e 48 ore.
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3. Ai lini di identificazione o per completare gli accertamenti o per altri gravi motivi. · il persona le impiega to nelle operazion i di cui a l comma l accompagna le persone indicate al comma 2 p resso i più vicin i uffici o comandi della Poìizia di Stato o dell'Arma dei carabinieri. consegnando le a rmi. gli esplosivi e gli altri oggen 1 eve ntua lmente rinvenuti. Nei confron ti delle persone accornpagn::i tc si appl:cano le disposi1.io11i dell'a rticolo 349 del codic·~ d i proc-:dura pc1rnlc.
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I. I! personale di rni al comma I é posto a d_isposi,,ionc dei prefelti interessati lino al 31 dicembre 1992. Il Consiglio dei Ministri può prorogare tale termine per un periodo non superiore a mesi sei. ulteriormente prorogabile una sola volta . 2. Il Consiglio dei Ministri, sentile le competenti commissioni parlamentari. con propria deliberazione può autorizzare i prefet.li di altre province ad avvalersi delle disposizioni di cui all'a rticolo I .
Art. 3. l. Agli ufficia li, sottufficiali e militari di truppa delle Forze armate compresi nei contingenti di cui all'articolo I è attribuita una indennità onnicomprensiva. detenninata con decreto del Ministro del tesoro, di concerto con i Ministri dell'interno e della d ifesa, nei limi ti prc\ isti al comma 2. 2. All'onere derivante dall'applicazione del presente decreto. valu tato in lire 80 miliardi per ranno 1992 ed in lire I 60 miliardi per l'anno 1993, si provvede con corrispondente quota delle maggiori entrate recate dal decreto-legge 11 lut!lio 1992, n. 333, concernente misure urgenti pè( il risa1;,Hnento della finanza pubblica. 3. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare. con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4.
I. I militari in ferma di leva prolungata d i cui all'articolo 5 della legge 24 dicembre 1986. n. 958, possono essere trattenuti , a domanda, per ulteriori due anni in aggiunta alla ferma trienna le di cui al comma I dello stesso articolo 5, n~l limite massimo annuale fissato con decreto del Ministro della difesa. di concerto con il Ministro del tesoro. / Art. 5. I. li presente decreto en tra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Ga::.::.ctta Ujjìcialc della Repubblica ita liana e sarù presentato alle Camere per In conversione in legge.
11 presente decreto, munito del sigillo dello Stato. sarà inserito nella Racco lta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di far lo osservare. Dato a Roma. addì 25 luglio 1992 SCÀLFARO Presidenti.' del Consiglio dei lvlinistri A N DÒ, Mi11isrro della ,di/'c.w MANCINO . Ministro dell'i11AMATO ,
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i11i1;is1rn di ira::ia e giusti::io
MARTELLI.
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23-9-1992
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LEGGL D ECRETI E ORDI NANZE PRESIDENZIALI 1. 1::(;G F ~.' ,-· ttc·m h f,: l</9 ~.
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('0111wsio11C' in l(')!)!l'. <:on 111odiDl':1zioni. dl'I dl·,n·h•: kggt 25 .luglio I 992. 11. J.t9. r<'<:anl(• misur<' urg<'nti pn contrastare l a crimin:tlit,ì org:rniu,11:1 in Sicilia.
L:1 C1111era dei ,kpu ta1i ~-d il Sena to dcli;, Rcpubhlic.:a h;1111ll1 appn\\';1w:
IL PR ES ID ENTE DELLA REPUBBI.ICA PRO~(l 'I GA
Art. I.
I li dc<.:rL'lO-lc!!~e 25 lu!!lio 1992. 11. 349. r<::c;.1111<:: mis;irc urgent i pe,:-<:l)ntra~ta ;<:: la cri minalitù org.iniuata in Sicilia. è convertito in legge con le modificazioni riportatc in allegato a lla prc~cn tc legge. La presen te legge. munita del sigillo dello Stato. sa rù inserita nt::lla Racc.1 lta urlìc.:i.tlc de1di atti no rmativi del la Repubblica itul ia na . È fotto obbligo a chiunque spet ti d i 0ss,:r\'arla e di farla osscrrnrc come legge dello Stato .
Da ta a Rl)llla . add ì 2., scttembrL' 1992 SC.ÀLFARO f'rcsidcntc' del Co11sigli11 dei M i11istri ANDC) . /1.f i11istro dl'/111 d[fi,sa M .-, Nnso. Mi11 istro dd/'i111er11(1
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A I. I.EC.ATO
MOD IFICA Z IO I APPO RTATE IN SEDE DI CONVERS IONE AL DECRETO-LEGGE 25 LUGL.10
1992. N . .<49. :llf'an icolu I:
al c1m1111// :;, srJ110 //ggi11111<;. i11 Jìne . I<' parole·: « . co n e,cì usioné' del le runzioni di po[i,.ia giudiziaria.»: o/ co11111111 3. le paroll' da: <<Ai lini di idcn tilì~1zionc» /ìm, <1: •<!.m1vi m0t ivi.» su1111 .wstituite dalle seg11c111i: «Ai ·lini di icÌcntificazionc. per completare gli accertame nti. per procedere a lllllÌ gli atti di polizia giudi,iaria.». All'articolo ::: i/ ( 'rJ/111111/ :}
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A /l'art iculo 3:
al co111111a J. sono o~gi11111i. in /ì11e. i .wg11c111i periodi: «Per i.:li uflìciali. i sot l;tflìcia li e ·i militari di truppa in fc rm,t ui leva pro lungata , la prcdctt:1 indcnn it:'i onnicom-
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Pr<',idc111,· d d C<•n,ig li,• cki '.\l ini,tri ( ·\\f\l <>l. d al !\ lini, t n> òc ll a di f~~a e J :d ~ lini, 11·,, d ,·ll 'in1rrn,, (i'vl ." ' >M >I il 25 lu~li o I')':I ~. ,-\ s~:·~nal<l :dia f \' \.',)JlHHi:,..:,..H 'lll.' t D1 l~·:-a >. in !'ùÌt." rd (°n:n lc.· . il 15 ludit' .. 199~ . 1.·..,n p.u\· ri <.kll~ , 1.Hnmi :,.:,..i1.n1i I. l 1 \.. \ '. È~:uuinato òall a J Ct)llllll i:;:-.if,1h: (Aff:, ri \.'t):,,li1u1inu.1ii ). in !'-c.·,lc C:l\ll>Ulti,a. :,..ull\•:,;j:,;(c.,'lli'a <lc.'I pn: ..upr,,sti \ Ì1 , ·1.l:,..(ll Ulion;tlil:Ì. il ~~ lu,:li,• l'J92. Fs;1mi11a1 0 i1l :1ub. ~ull\~:-:i,l\.·111.11..ki p1\ ·:,,. 111'P"s1i di f •'Sti 111 1i,,11:t!i1 :i . il 6 a !.!O~h ' I t)t)~. [ : ;,mi n~ll t) d:ill a I\' ù '1mmissit, 1h: tl ~. (, .,~,·,:,. h) ~ 2 s1.... llc.·mbn: 11..M~. [s:imin:1h' in ~1u l:1 r~. 9 Sc.' lh:mhrc.· I \M~ (.' ;1p ji rtn ';1 1,, il IO .!'\.'ll1.'ll1 1'rc l <J'I:.
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14- 1-1998
Serie generale - n. I O
GAZZE'ITA UFFI C IAL E DELLA REP UBBLI CA ITALJ A NA
DECRETO-LEGGE l3 gennaio 1998, n. 2, Dis osizioni ur enti concernenti l'im ie o di contin enti delle Forze armate in attiYita di controllo de l territorio io 1cìlia e nella pro)·incia d1·Napoti.
mica: quanto a lire 7.000 milioni, l'accantonamento relativo al Ministero della pubblic·a istruzione; quanto a lire 21.000 milioni, l'accantonamento relati'vo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale. 3. 11 Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; Visto il decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 554, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 653; Visto il decreto-legge 14 luglio 1997, n. 215, convertito dalla legge 28 agosto 1997, n. 282; Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di continuare ad assicurare fino al 30 giugno 1998 l'impiego di contingente delle Forze armate per l'espletamento dei compiti di controllo e di so rveglianza del territorio nelle province della Sicilia e nella provincia di Napoli, in attesa che, entro la predetta data, venga completato il programma già avviato di graduale sostituzione di detti contingenti con il personale in servizio ausiliario di leva nelle Forze di polizia; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9 gennaio 1998; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri delJ'interno e della difesa, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
Art. 2. I. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufjìciale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta uff)ciale degli atti normativi della Repubblica italiana. E fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 13 ge1maio 1998 SCÀLFARO
PROm, Presidente del Consiglio dei Ministri NAPOLITANO, Ministro dell'interno ANDREATTA , Ministro della difesa CIAMPI, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
EMANA
il seguente decreto-legge: Art. 1.
Visto, i/ G,uirdasigilli: Fu,cK
I. A decorrere dal 1° gennaio 1998, in attesa della disponibilità di maggiori aliquote dei contingenti dì leva da ammettere a prestare servizio quale ausiliario della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia dì finanza, le disposizioni del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 554, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 653, concernenti l'impiego di personale delle Forze armate per esigenze di controllo del territorio nelle province della Sicilia, continuano ad applicarsi fino al 30 giugno 1998. Fino alla stessa data continuano ad applicarsi alt resi le disposizioni per l'impiego di personale delle Forze armate per esigenze di controllo del territorio nella provincia di Napoli, di cui al decreto-legge 14 luglio 1997, n. 215, convertito dalla legge 28 agosto 1997, n. 282. 2. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma I, valutati in lire 40.000 milioni per l'anno 1998, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito dell ' unità previsionale di base di parte corrente <<fondo speciale>> dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bi lancio e della progra mmazione economica per il medesimo anno. allo :-.copo parzialmente ut ilizzando, quanto a lire 12.000 milioni. l'accanto namento relativo al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione econo-
98G0011
DECRETO LEGISLATIVO 8 gennaio 1998, n. 3, Riordino de li or ani colle iali o eraoti resso la Presidenza del onsiglio dei Ministri - Dipartimento dello spettacolo, a norma dell'articolo 11 , comma 1, lettera a), della legge 15 marzo 1997, n, 59.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400; Vista !a legge 15 marzo 1997, n. 59, ed in particolare gli articoli 11, comma I, lettera a), e 12, comma I, lettere g) e p) ; Ravvisata l'esigenza di razionalizzare l'attuale assetto organizzativo delle varie commissioni e comitati, istituiti per legge, operanti nel settore dello spettacolo, con conseguente semplificazione e riattribuzione delle funzioni agli stessi affidate;
- 6 -
118
Serie generale - n. 64
GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBJJLICA ITALIANA
18-3-1998 LEGGE 13 marzo 1998, n. 50.
Disposizioni per la sostituzione del personale delle Forze armate impiegato in servizio di controllo del territorio io Sicilia e nella pro~iocia di Napoli e proroga di termini in materia di gestioni fuori bilancio della Difesa.
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PROMULGA
la seguente legge: Art. 1. O
1. A decorrere dà] l gennaio 1998, in attesa della disponibilità di maggiori aliquote di personale dei contingenti di leva da ammettere a prestare servizio quali ausiliari della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, le disposizioni del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 554, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 653, concernenti l'impiego di personale delle Forze armate per esigenze di controllo del territorio nelle province della Sicilia, continuano ad applicarsi fino al 30 giugno 1998. Fino alla stessa data continuano ad applicarsi altresì le disposizioni per l'impiego di personale delle Forze armate per esigenze di controllo del territorio nella provincia di Napoli, di cui al decreto-legge 14 luglio 1997, n. 215, convertito dalla legge 28 agosto 1997, n. 282. 2. Fermo quanto previsto dai commi 2 e 3 dell'articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, al fine di consentire il completamento della graduale cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall'Arma dei carabinieri al Corpo di polizia penitenziaria, continuano ad applicarsi .sino al 31 dicembre 1998 le disposizioni di cui all'articolo I, comma 4, del decreto-legge 13 settembre 1996, n. 479, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 novembre 1996, n. 579, concernenti le assunzioni del personale maschile e femminile del Corpo di polizia penitenziaria. Per la copertura dei posti disponibili si applicano le disposizioni di cui all 'a,rticolo 1, comma 5, del citato decreto-legge n. 479 del 1996, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 579 del 1996, e di cui all'articolo 3, comma 3, del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 2 settembre J997, n. 332. 3. Agli oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, valutati in lire 40.000 milioni per l'anno 1998, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale>> della stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per il medesimo anno, allo scopo parzialmente utilizzando, quanto a lire 12.000 milioni, l'accantonamento relativo al Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, quanto a lire 7.000 milioni, l'accantonamento relativo al Ministero della pubblica istruzione e, quanto a lire 21.000 milioni, l'accantonamento relativo al Ministero del lavoro e della previdenza sociale.
4. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 2. 1. I regolamenti emanati con decreti del Ministro della difesa 5 febbraio 1997, n. 209 e n. 21 O, si applicano a decorrere dal I O gennaio 1999.
Art. 3. I. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto-legge 13 gennaio 1998, n. 2. 2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzella Ufficiale della Repubblica italiana. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta uffjciale degli atti normativi della Repubblica italiana. E fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Data a Roma, addì 13 marzo 1998 SCÀLFARO
Presidente del Consiglio dei Ministri NAPOLITANO, Ministro dell'interno ANDREATTA , Ministro della difesa PRODI,
Visto, i/ Guardasigi/{i: FLICK
LAVORI PREPARATORI Camera dei deputati (atto n. 4386):
Presentato dal Minist ro dell'i nterno (NAPOLITANO) e dal Mi nistro della difesa (ANDREATTA) il 9 dicembre 1997. Assegnato alla IV com missione (Difesa). in sede legislativa. il 27 gennaio 1998, con pareri delle commissioni I, V, VII e XI. Esaminato dalla IV commissione il 28 e 29 gennaio I998; 11. 12 e 17 febbraio 1998 e approvato il 18 febbraio 1998. Senato della Repubblica (alto n. 3087): Assegnato aJJa 4' commissione (Difesa). in sede deliberante
il 25 febbraio 1998 con pareri delle commissioni l', 5' e 7'. Esaminato dalla 4' commissione e approvato il IO marzo 1998.
NOTE
AVVERTENZA: li testo delle note qui pubblicato è stato redatto ai sensi del l'art 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufliciali della Repubblica italiana. approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura deJJe disposizioni di legge alle qua li è operato il rinvio. Restano_ invariati il valore e l'eflicacia degli atti legislativi qui trascritti.
8-
119
18-3-1998
GAZZETTA UFFICIALF. DF. I.LA R EPUHBLICA ITALIANA
Nore al!'arr. /:
Serie [;enerale - n. 64
3. li corso di formazione per il perso nale reclutato a nonna del comma 2 ha la durata di tre mesi.
Il D.L. 23 ottobre 1996. n. 554, convertito, con modifica zioni, dalla legge 23 dicembre 1996, n. 653, reca: «D isposizioni per la graduale sostitu zione del persona le delle Forze armate impiegate in atti\'ità di controllo d<:I ter ritorio della regione siciliana, nonc hé per l'adeguamen to di strutture e funzion i connesse alla lotta contro la criminalità o rganizzata>).
Il D.L. 14 luglio 1997, n. 215, convertito dalla legge 28 agosto I997. n. 282. reca: «Impiego di con ti ngent i delle Forze armate in attiv ità di controllo del territorio in provincia di Napoli>>. -- Si riporta il testo dei commi 2 e 3 dell 'art. 39 dell a legge 27 dicembre 1997. n. 449 (Misure pe r la stabilizzazione de lla finanza
pubblica): «2. Per I.e amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento a utonomo, fatto salvo quanto previsto per il personale della scuola dall'art. 40, il numero complessivo dei dipendenti in servizio è valutato su basi statistiche omogenee, secondo criteri e parametri stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Minis tri di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Per l'anno 1998, il predetto decreto è emanato entro il 31 gennaio dello stesso anno, con l'obiettivo della riduzione complessiva dd personale in serv izio alla data del 31 dicembre 1998, in misura non inferiore ali ' I per cento rispetto a l numero delle unità in servizio al 31 dicembre 1997. Per l'anno 1999, viene assicurata un'ulteriore riduzione complessiva del personale in servizio alla data del 31 dicembre 1999 in misura non infe riore allo 0,5 per cento rispetto al numero delle unità in servizio a l 31 dicembre 1998. 3. Il Consiglio dei M in istri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica e del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione eccnomica, delibera trimestralmente il numero delle assunzioni delle singole amministrazioni di cui al comma 2 sulla base di criteri di priorità che assicurino in ogni caso le esigenze della giustizia e il pieno adempimento dei compiti di sicurezza pubblica affidati alle Forze di polizia e ai Vigili del fuoco, nell 'osservanza di quanto disposto dai commi I e 2. In sede di prima applicazione, tra i criteri si tiene conto delle procedure concorsuali avviate alla data del 27 settembre 1997, nonché di quanto previsto di commi 23 e 24 del presente articolo e dal comma 4 dell'art. 42. Le assunzioni sono subordinate alla indisponibilità di personale da trasferi re secondo procedure di mobil ità attuate anche in deroga alle disposizioni vigenti, fermi restando i criteri generali indicati dall'art. 35 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle assunzioni previste da norme speciali o derogator ie». - Si riporta il testo dei commi I, 2, 3, 4 e 5 dell'art. I del D.L. 13 settem bre 1996, n. 479, convertito, con modificazioni, dalla legge I 5 novembre 1996, n. 579 (Provvedimenti urgenti pe r il personale dell'amm inistrazione penitenziaria, p er il servizio di traduzione dei detenuti e per l'accelerazione delJe modalità di conclusione degl i appalti relat ivi agli edifici giudiziari nelle regioni Sicilia e Calabria): «Art. I (Ampliamento dell'organico del Corpo di polizia penitenziaria e modalità di reclutamento). - I. L'organ ico del Corpo di polizia penitenziaria stabil ito dalla tabella A allegata al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, è aumentato nel ruolo degli agenti e degl i assistenti di mi llequatt rocento un ità di perso nale maschi le e duecento unità <l i pe rsona le femmini le. 2. All a co per tu ra dei posti portati in a ume nto <la i comma I s i provvede, pri oritariamente, mediante a ssu rn:io.ne del perso nale delle Forze armale che, alla data di ent ra ta in vigore del presente dccrct oltggt. p resta serv izio vo.l onta rio nel Corpo d i po lizia pcnitcn7,iaria ,cçondo le no rme del decreto -legge 17 maggio 1993. n. 145, conver ti to. c0n motl ifica;,:ion i, dall a legge 16 lugl io 199.ì. n. 231, e successive modificazioni. Se residuano vacan7.c si provvede, nella mis ura del cinquacta pcr cen to, mediante assunzione su domanda dei volon ta ri delle l-'or7.e armate congeda ti se nza demeri to, in possesso dei requisit i per l'a5;unzio nc nel Corpo e, per la restante pa rte. median te assun.r. i,,i:e , u doman da degli ausil ia ri in conged o tlcl l'A rma dei carabinieri e delle altre Fo r;,:e di pol i.r.ia, che no n siano cessai i dal servizio per motivi d isci plinari o per infcrrnitù.
-- 9
4. Fermo quanto previsto dal comma 2, fino a l l i dicembre 1997 le assunzioni del personale masch ile e femminile del Corpo d i pol izia penitenziaria per l'accesso a ll a qualifica di agente hanno luogo anche in eccedenza rispetto alla consistenza numerica del ruolo degl i agenti e degli assistenti di cui al la tabella A allegata al decreto legislativo 12 maggio 1995, n . 200, come mod ificata dal comma I, ma non oltre il limite delle vacanze esistenti nel ruolo dei sovrintendenti e degli ispettori di cui alla predetta tabella. Le conseguenti eccedenze nel ruolo degli agenti e degli a~sistenti sono riassorbite mediante le ordinarie procedure di avanzamento o per effetto delle assu117.ioni,
5. AJla copertura dei post i disponibili a norma del comma 4 si provvede mediante l'assunzione dei candidali risultali idonei in p rece denti concorsi e, se permangono vacanze, mediante l'assu nzione dei volontari delle Forze armate congedati senza demerito, e successivamente mediante assunzione degli ausiliari in congedo dell'Arma de i carabinieri e delle altre Forze di polizia». - Si ripor ta il testo del comma 3 dell'a rt. 3 del D.P.R, 2 settembre 1997, n. 332 (Regolamento recante norme per l'immissione di volontar i delle Forze armate nelle carriere iniziali della Difesa, delle Forze di polizia, dei Vigili del fuoco e del Corpo militare della Croce rossa italiana):
«3. L'accesso alle carriere iniziali delle Forze di polizia ad ordinamento m ilita re e civile delle amministrazioni di cui all'art. I, è riservato ai volon tari in ferma breve che ne facciano richiesta e che abbiano prestato servizio senza demerito per almeno tre anni nelle Forze armate, nei limiti delle vacanze di organico, secondo le modalità previste dagl i articoli 9 e IO e le seguenti percentuali: a) Arma dei carabinieri
60%
b) Guardia di finanza ... , . . ... . .... • . ... , .. ..
60%
e) Corpo militare della Croce rossa
100%
d) Polizia di Stato . . . ... ... , . , .. . . . .. • , • . . . ..
35%
e) Corpo di polizi5' penitenziaria
50%
f) Corpo nazionale dei vigili del fuoco
35%
g) Corpo fores tale dello Stato .. . . ... .. . . , . . . . .
35¾».
Note all'art. 2:
- Il D.M. 5 febbraio 1997, n . 209 (pubblicato nella Gazzeua Ufficiale - serie generale - n. 159 del 10 luglio 1997), reca: «Regolamento recante norme in materia d i interventi di protezione sociale a favore del personale militare e civile, delle Forze armate, di apporti dell'Amministrazione e relative norme d'uso». , Il D .M. 5 febbraio 1997, n. 210 (pubblicato nell a Ga::eua Ufficiale - serie genera le - n. 159· del 10 luglio 1997). reca: «Regolamento recante modalità per la gestione e le rendicon tazione delle attività di prot e;:ionc sociale a favo re del personale militare e civi le delle Forze a rmate)>.
Nora all'art. 3:
· Il D.L. 13 gennaio 1998, n. 2. non convcrtì to nei termini costituzionali. reca: <<D isposi7.ioni urgenti concern.:.nti l'impiego di contingenti delle l'or7.c anna te in a ttività di controllo del territorio in Sicilia e nella prov incia di Napo li» .
98G0097
120
Ragusa, li 23 novembre 1992 : I, ;
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-·-· ···-- -- ·-· . ·-· _. __ _J desidero espr i merLe , a parecchi mesi oramai dall 1 'esperimento ' "Vespri siciliani", il mio p1u vi vo apprezzamento e sentito compiacimento per il servizio continuo efficace perfetto - che gli uomini dell'Esercito (alpini prima ed ora cavalleggeri ) stanno compiendo anche in questa Provincia.
I risultati conseguiti, uniti a quelli delle tradizi onali Forze dell'Ordine, fanno bene sperare per il futuro di questa Terra che, anche se defilata rispetto al contesto geografico delle altre siciliane, in quello, invece, malavitoso compare ed è presente sia pure non con quella valenza di quasi tutte le altre province isolane; e la diuturna opera dei Suoi Uomini è per tanto deternrinante, apprezzata e, direi , insostituibile e necessaria. Anche la popolazione provinciale ha gradito questa "eccezionale" e rassicurante presenza . I rapporti con i militari sono stati, e sono, sempre improntati a cordialità , solidarietà e simpatia , accresciuti dalla presenza delle varie "bande musicali " dei Corpi armati che non lesinano sforzi e sacrifici per allietare con bravura i pomeriggi ·e le sere di queste popolazioni . Un "grazie" percio anche a Lei , per l 'impegno e la lungimirante opera svolta, pure a livello organizzativo · e decision<".le centrale , nella speranza che le Forze dell'Ordine possano ancora contare, ed a lungo, in un supporto così quali fican te e determinante per l ' ordine e la sicurezza pubblici . Nella speranza di poterLa incontrare presto, lllélgari in vis ita ai Suoi soldati ed ufficialì qui schierati (Ragusa non è Palermo, dove ho avuto il piacere, e l 'onore, di incontrarLa s ovente in questi recenti anni decorsi ), La prego, sig. Generale Comandante, di voler gradire, con stima e sim~atia , .,,,t_' ...-t..A~ ~Q~ -
~ ~p.,v ..J~ /
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(A. Pr)!,~tr~
·k,'<*******''<*
Hl .mo Sig. Gen. C.A. dott. Goffredo Canino Capo di Stato ~1aggiore del!' Esercito H:inistero della Difesa R On A
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121
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2?&iJ~,d, S:1:a~/
Siracusa,
4 dice mb re 1992
Pro t.n. 133/9. A.2. /Gab .
in pari data ho fatto avere a l Ministero d el l'Interno l'impiego del D.L.
l'unita
copia
dell'Esercito
in
di
una
q u esta
rel a zione
provincia
in
ri gu ardant e attuazione
349/92, convertito in legge 386/92 . Sento il
bisogno d i
sottolineare che
il
giudiz i o conclusivo e spr esso in detta no ta n ei confronti dei militari impegna~i alimentato,
con
determinante
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ampiamente posit ivo, loro
presenza ,
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clima
avendo gli in
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Istituzioni, proprio in virtù d ei risultat i conseguiti, rivo lgere
Nel
anche
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apprezzamento, colgo l'occasione per inviarLe i più distinti saluti .
Gen. C . A. Goffredo CANINO Capo di Stato Maggiore dell'Esercito R
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~.t,f/93 S.p.
Pale~mo, 25.8.1993
AL SIG. COMANDANTE LA REGIONE MILITARE
- Gen. Paolo CAVANENGHI PALE:R..'J...{0
A quasi sette mesi dalla mia presa di possesso dell'Ufficio di Procuratore nel
della
Repubblica
momento stesso
in cui
presso
si avviu
il a
Tribunale
conclusione
Palermo,
di
l'importante
incarico che in Palermo Le è stato affidato, sento il dovere di esprimerLe
tutto
il
mio
apprezzamento
e
la
mia
profonda
riconoscenza per l'attenzione ed efficienza (intrecciate con gÀande sensibilità) dell'Esercito
quotidianamente dimostrate dagli
Italiano
impegnati
sicilani" e addetti, tra l'altro,
nell'operazione
uomini Vespri
alla tutela e protezione dei
magistrati di Palermo e delle loro abitazioni. ogni giorno verifichiamo quanto importante sia poter ~ontare sulla presenza coraggiosa di giovani così valenti, di talchè di nuovo
non
posso
che
ring raz i are
organizzato anche a nostro vantaggio.
la
S. V.
per
il
serviz:io
123
~ , 9 t .•c(.C-7-C/, ,(.~(J.:f.C: ( , : /
~a;; ,§ì:_0<<'&;:ìiba.
g;d/',,,/1..(é~d a{· !Jìt,;.:;//?1.,1:.>
Le sarò grato se vorrà formalmente comunicare ai Suoi uomini, di ogni livello, quanto forma oggetto della presento nota, A Lai personalmente voglio poi esprimere un forte e caloroso
saluto
(se mi consente:
con tanto,
tanto affetto)
per le molte
manifestazioni di solida~ietà e simpatia riservatemi.
XL
PROCÙRJ\.TORE
- Gian
!r,LA REPUBBLICA
Ca::: (
,...
,,,..
125
Indice dei nomi "Alba", Opeyaz ione ................................................................................................................
90
"Albatros", Operaz ione· .........................................................................................................
90
"Antares", 1° Reggimento Aviazione dell'Eserc ito ..................................................
63
"Aosta", Brigata Meccanizza ta .........................................................................................
66, 72, 94
"Etnea", 11° Reggimento Trasporti ..................................................................................
96, 98
"Folgore", Brigata Paracadutisti ........................................................................................
7·1, 72
"Forza Paris", Operazione ................................................................................................... 64, 65, 70, 8 1 "Friuli", Brigata Meccan izzata ......................................................................................... . "Garibaldi", Brigata Bersaglieri ........................................................................................
71
"Ibis", Operazione ..................................................................................................................
90
"1-FOR", Operazione .............................................................................................................
90
"Ippocampo'', Operazione ..................................................................................................
90
"Jul ia", Brigata Alpina ............................................................................................................
72, 92
"Lancieri cli Aosta", 6° Reggimento ................................................................................
63, 72
"Legnano", Brigata Meccanizzata ...................................................................................
72
"Major", Nave Traghetto .......................................................................................................
98
"Morbegno", 5° Reggimento Alpini .............................................................................. .
72
"Partenope", Operazione ..................................................................................................... 74, 90, 92, 93 "Pinerolo", Brigata Meccan izzata ...................................................................................
94
"Riace", Operazione .............................................................................................................. 74, 90, 92, 101 "Salento", Operazione ........................................................................:.................................
74, 90, 94
"S-FOR", Operazione ............................................................................................................
90
"S imeto'', 5·1° Reggi men to Gen io Pionieri ..................................................................
62
"Testuggine", Operazione ....................................................................................................
90, 92
"Tridentina", Bdgata Alpina ................................................................................................
72
11i, Offic ina Riparazioni del l'Esercito ......................................................................... .
96, l 00
, 11° Reparto Rifornimenti .................................................................................................... .
96, 100
16° Comando Operativo Territoriale ............................................................................. .
94
23° Reggimen to Bersaglieri ................................................................................................
72
3° Reggimento Bersaglieri ...................................................................................................
71
Reggimento Genio Ferrovieri ................:............................................................................
100
35° Gruppo Radar, Aeronautica Militare .................................................................... .
100
46 1\ Aerobrigata .eia Trasporto, Aeronautica Mil itare ..............................................
63, 71
5° Corpo cl' Armata ................................................................................................................. .
92
126
(LA QUALIFI CA INDICATA SI RIFERISCE A QUELLA RIVESTITA DURANTE IL PERIODO DEI 'VESPRI SICILIANI', PER LA CITAZ ION E FATTA)
Amato Giul iano, Onorevole, Presidente del Consig lio dei Ministri .,.. 15, 68, 82 Andò Sa lvatore, Onorevole, Ministro della Difesa ·1 5, 19, 22, 24, 25, 28, 63, 65, 68, 81 Anedda Gianfranco, Onorevole
.................... ................... 20 Bagare lla Leo luca ................. 75 Bertol i Danilo, Onorevole ....................... ...... .............................. ................................. .. Borsellino Paolo, Magistrato. .. ... ... ... ....... .. .. .. ... . 11, 47, 61, 63, 65, 66, 67 Bova Domenico, Onorevole .50 Brutti Massimo, Onorevole, Sottosegretario alfa Difesa .............................. .. 48, 52 Canino Goffredo, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ............... 63, 64, 70,80 (appu zzo Umberto, Senatore .... .. . . . . . . . . . . . . 31 61 Catalano Agostino, Agente di Polizia ..................................................................... .. Cavanenghi Paolo, Comandante della Regione Militare della Sicilia . 62 Cusina Wa lter, Agente di Polizia .......................... 61 Dalla Ch iesa Carlo A lberto, Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo 11 Drago Giuseppe, Presidente della Regione Siciliana .................................... . 53 Falcone Giovanni, Magistrato ................................ ...................................................... 11,47, 61,67 Gasparottò Isaia, Onorevole ....................... .................................................................. . 22,25 Greco Miche le ................................... 63 81 l<assam Farouk ....... La Russa Ignazio, Onorevole ............ ................................ ...... ............ . 23 Limu li Vincenzo, Agente di Poliz ia 61 Loi Emanuela, Agenle di Polizia ................ . 61 Madaudo Dino, Onorevole ............................... .......................................... 22, 25 Madonia Francesco ..... 63 M ancino Nico la, Onorevole, Ministro dell'Interno . 15, 68 1v1artel li Claudio, Onorevole ........................ .............................................. .................... 15, Ma rtinazzol i Mino, Onorevole, Ministro della Difesa 64, 80 Moiol i Viganò 1\1\ario l ina, Onorevole 20 Murmura Anton ino, Onorevole .................................................... ..... .. 22, 25 Napo litano G iorgio, Onorevole, Ministro dell'Interno .................... . .52 Pappalardo Antonio, Onorevole ............. 25 68, 70, 82 Pari si Vincenzo, Capo della Polizia cli Stato ........... ........................ . Petrucc i Patrizio, Senatore ........................ 46, .52 Riina Totò ............... ...... .......... 75 19, 22 Savino Nico la, Onorevole 22, 25, 29 Savio Gastone, Onorevole ·12 Scalfaro Oscar Lu igi, Presidente della Repubblica .... 31 Sellitti Michele, Senatore ........... 45 Sinisi Giannico la, Onorevole, Sottosegretario all' Interno Sosp iri Nino, Onorevole ............ ............. ............... . 38 61 Tra ina Claud io, Agente di Poliz ia Vernengo Pietro . . Viesti Antonio, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri ............
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Indice Presentazione del Ministro della Difesa,
On. Antonio ,Vlartino ............................................................................................................ .
3
Introduzione del Capo di Stato Maggiore della Difesa,
Ten. Gen. Rolando ivlosca Moschini .............................................................................
5
Prefazione del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito
Ten. Gen. Gianfranco Ottogalli ........................................................................................
7
Sintesi dell'iter parlamentare del Decreto Legge istitutivo e della successiva decretazione
Maria Gabriella Pasqualini ................................................................................................
9
La concezione, l'organizzazione e la condotta della missione
Giancarlo Gay ...........................................................................................................................
59
Intervista al Generale Canino .......................................................................................... .
80
Allegati ..........................................................................................................................................
115
Indice dei nomi ........................................................................................................................
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